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Full text of "Annali universali di medicina"

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ANNALI UNIVERSALI 

Di 

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OIÀ COMPILATI 

DAI DOTTORI 

ANNIBALE OMODEI e CARLO-AMPELIO CALDERIN 

CÙIfTiNVJTI DJL DOTTORE 

ROMOLO GAIFriNI. 



Anno 1864. 



rOLlTMg QiXXtX. 



#■&!■ QITAmTA VOL. &IIt. 



Luglio, Agosto e Settembre 1864. 



MILANO 
FU8S0 LA Società per la pubbucaxìons. dbou Amhau Uhjveiisat 

DELLE SCIENZB E UBLL* InDCSTBU 

Nella Galleria De-Cristoforit 
1864. 



ANNALI DNIVBRSAII 

Di 

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OIA COMPILATI 
DAI DOTTOBI 

ANNIBALE OMODEI B CARLO-AMPELIO CAU)ERIff 

COHTltfVJTt DJL DOTTOME 

ROMOLO GAIFFINf. 



Anno 1844, 



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#«mtB QITAmTA VOI.. &IIt. 



Luglio, Agosto e Settembre 1864. 



MILANO 

9M8S0 LA SodBTA PSE LA PUBBLICAZIONS. DBOU ANMAU UmVERSAT 

DBLLB SCOENZB % UOL* IHDTOTBU 

Nella Galleria De-Cratoforìs 
1864. 






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kMiU mwmUlì DI MEDICINA. 



VoL. CXXXIX. — Fàsc.^ 605. — Luglio 1864. 



Il biliincio preircntivo dell^ Ospedale Ma^iiKioro 

di Miiaifto* 



M. 



.entre la gestione igienico^sanitaria d^U' Ospedale di Mi^ 
lano veuiva io q[U88t' ultimo decennio, con uno zelo si- 
nora imitato da pochi^ perspicuamente illustrata mediante 
i Rendiconti pubblicati per oura di quella benemerita Di- 
rezione» indefessa nel raccoglieire e ordinale tutte le notizie 
che poteano concorrere a dar luce sul movimento interno 
di si grandioso istituto, quanti prendevano interesse alle 
sue sorti non poteano a meno di sentire come» a rendere 
completa una tale esposizione» vi mancasse la oonoscenza 
dei mezzi eccmomici coi quali era dato sopperire ^le esi- 
genze del seryizioj dei. riippiprti che coUegavano fra Iprq 
le membra d^.una maQchin^ fi complicata, dei principii che 
informavanp la gestione am^ninistràtiva . da cui come da 
centro dovrebbero rifluire, sino ai minimi rami il sangue^ 
la vita. La ofmì^c^nji^ del fine non può a men(^ di supporre 
la conoscenza dei iioezzi con cui è dato raggiungerlo, di 
modo àlik% ofide po^r conosioere nella loro interezza le con- 
dizioni in cui versava l' Ospedale sarebbe stato necessario 
sapere se 1* equilibrio fra te rendtte" e^^e-^pesc -ftjssr atro 
normale, se le risorse patrimoniali fossero andate ele- 
vandpsi in proporzione della estensione sempre maggiore 
della beneficenza, se il dispendio fosse rimasto entro i con- 



395r 



4 

fini della rendita dlsponiMIe, meuti'e ove fosse avveouto 
il contrario , col dissesto economico dello stabilimento non 
avrebbe potuto a niano di deriva.rne una sosta H quei mi- 
glioramenti igienici che sono richiesti dai progressi del*- 
Tarte e dalle condizioni attuali della civiltà. Il silenzio 
che veniva serbato sistematicamente su questa parte del- 
Taziènda ospitallca, in òoncliisk>he«ltro nóàikòea che ec- 
citare sempre più vivo il desiderio che venissero tolti una 
volta questi inutili veli, tanto più che la dubbia luce in cui 
erano lasciate le condizioni finanziarie non potea far a 
meno dt rendere più cupe le tinte del quadro, e cosi con- 
fermare le voci che a torto o a ragione si andavano bucci- 
nando sulla gravità del dissesto. In tempi come i nostri di 
'pubblicità un tale silenzio efà assolutamente inopportuno 
ed era indispensabile una eéposizibhe fk'att^, completa, 
Serttagllàta della consistenza pàtvimoniale ,* sia per dar 
giudizio sul vero stato dèlie cose, sia per avvalorare 
coiraùforJtà dell'opinione T opera di coloro che si addos- 
savaiia il difficile compito di riformarne F azienda. Ben 
fecero quindi l membri del nuovo Consiglio arnministra- 
tivo che, non appena insidiati, vollero reso di pubblica 
ragione il Slancio preventivo dell' Ospedaler^l), corre- 
dandolo di tutte quelle notizie e di quei dati numerici 
che poteano meglio illustrarne le condizioni, mettere in 
evidenza le ragioni intime del dissesto economico, e, ri- 
inontando alle Cause, dedurne le norme dietro le quali 
riordinare l'erogazióne della beneficenza su un jiiano più 
confórme ai tempi, agli obblighi, alle risórse. 

Al di d*oggi poi V esame- di queste Relazione avrebbe 

per noi interesse tanto maggiore che avendo dottito i no- 

< 

(1) Bilancio preventivo dell' Ospedale Maggiore di Milano 
per l'esercizio i864, Relazione del Consiglio degli Intitttti Ospi- 
talieri. Milano, 1864. 

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5 

stri istituti tutti dai più al meno subii'é le conseguenze, non 
dirò già d* una mala gestione, ma dei £ftlsi principia su cui 
essa è andata smora reggendosi » gravati €om' erano da 
pedi di tro^ò superiori alle forze, sono tutti amxnati dal 
vivo desiderio di mettere un argine al dissesto , mercè la. 
riforma ddlV impianto amministrativo , col richiamare ad 
un unico centro la gestione delle rmidite e T erogazione 
dei fondi, coli* adottare tutte quelle misure di previden^ 
za ^ di controUo , di risparmio che sono suggerite dalla 
legge e che pitrvero più adatte a ridonar la fiducia e a 
ristaurare i tarlati patrimomi. Nà alcuno ci accusi di 
invadere uu cam|>o estraneo ai nostri studii; nel campo 
della beneficènza la carità^ è vero, vivifica ^ la scienza 
illumina, ma è la ricchezza pur troppo quella che dà il 
nerbo e il potere, ed ove noi la vedessimo q[»^perata alla 
sua fonte, deviata dai snm veri seopi, chi potrebbe impe^ 
dirci di ripeters la parta che spetta a nm pure nella ge-^ 
stìone del retaggio del povero! Chi vorrebbe nej^rci il 
diritto di parlare e di agire in ciò ohe è nostro, perchè 
entra nella nostra sfera d' azione ì Ove tace^imo noi fini» 
ressinio ad esautorarci seaM prò, a restarceiie spettatori 
passivi là dove sono di mezzo interessi sui quali dobbiamo 
noi pure vegliare gelosamente, onde poteoci trovar sempre 
pronti in ciò che r^uarda la scienza e T umanità a com« 
piere conscienzìosamente'la nostra missione» 

Il reddito lordo del patrimonio dell' Ospedale si eteva 
all'ingente cifra di lir. 2,367,400 dalle qixali ove ven- 
gano dedotte lir. 1,722,161 per passività e spese pati'imo- 
niali, la somma erogabile in beneficenza si trova ridotta 
a lir. 645^279. Altre lir. 452,846 si calcola che possano 
pervenire air Ospedale a titolo di compensi per ricovero 
di varie categorie di malati , di modo che in monte si 
avrebbero lir. 1,473,614 onde sopperire alle spese di or- 
dinario servizio. Siccome il preventivo per queste viene cai- 



6 

colato in lìr. 1,473,614, è chiaro come onde pareggiare 
le spese presunte colle rendite disponibili, mancherebbero 
lir. 375,488, cifra che rappf esenta il disavanzo a cui do- 
vrebbe inesorabOmente sopperire Tasse pairimmiiale del 
Fio Luogo. Queste cifre sarebbero già per sé sole eloquenti, 
ma è baie interrogarle, anaKzzare con calma i fatti di cui 
esse in fine non sarebbero che l'esponente, e rimontare 
cosi col Ilio che esse porgcmo alle intime cause di tanto 
squilibrio. Intanto balza sulxto alToochio come due buoni 
terzi dei redditi Tengano assorbiti dalle passività e dalle 
spese d*amministrazione, di modo che, di fronte a una ren- 
dita a prima vista veramente colossale, la cifra che rima- 
ne erogabile nelle spese di beneficenza finisce col ridursi 
entro limiti molto modesti > e certo tutt' altro che in pro- 
porzione ai bisogni sempre più elevati cui è pur forza di 
soddisfare. II fiume, come ognun vede» sarebbe tutt'altro 
che parerò alle sue sorgenti » ma sviato durante il suo 
corso da mille diverticoli, le acque che gli restano onde 
irrigare i terreni che da lai ripetono gli umori e la fe- 
condità finiscono a ridursi a un volume ben scarso. Onde 
procedere neir esame importa quhidi mettere in evidenza 
i varii elementi che cancorrono non solo a sottrarre 
tanta pai*te del reddito alle sue vere destinazioni, ma a 
rendere cotanto difficile, avviluppata, costosa la gestione 
di una azienda già per se si.v^ttta e ad aggravare di 
tanto la responsabilità di chi si assunse V incarico di 
presiedervi — Nella rubrica ddle spese patrimoniali le 
imposte sole figurano, p^ lir. 447,177, gli interessi dei 
capitali passivi per altre lir.» 427,587, i restauri agli edi- 
fizii per lir. 188,516, di maniera che per questi tre ca- 
pitoli soli si avrebbe già una uscita di più di un mi- 
lione. A me non conviene di entrar qui nella quistione 
se una prelevazione cosi elevata di imposte finisca a rim^ 
poverire di tanto di quanto eccede la giusta propor-^ 
zioii0 della rendita; questo ò certo che essa non può a 



7 

meno di tornare a scapito della stessa proprietà col de- 
trarre molta parte di quel reddito che avrebbe potuto es- 
sere impiegato in miglioramenti agricoli, e che coiraunfònto 
delle forze produttive sarebbe tornato à diretto vantag- 
gio del patrimonio. — L'imposta comunale resta di solito a 
carico dei conduttori dei fondi, ma essendosi questa pure 
duplicata, triplicata, e dovendo essere valutata nella de- 
terminazione d^li affitti, è naturale che fluisce col ricadere 
quasi sempre a carico del Pio Luogo. ^^ L'atrofia del baco 
e la crittogama della vite, hanno colpito la fonte più 
ubertosa dei redditi dell'altipiano,' e l'Ospedale che vi pos- 
siede estesissimi predìi ha dovuto subirne le irreparàbili 
conseguenze, sia pel ribasso degli affitti, sia pel ritardo 
ài pagamenti, sia per l'insolvibilità di non pochi condut- 
tori, i quali nella stipulazione dei contratti non poteano 
certo prevedere e mettere a calcolo la falìanza dei prin- 
cipali, per non dire degli unici prodotti del suolo: donde 
una perdita annua dì circa Uri 128,000 sulla rendita dei 
fondi asciutti. Siccome però l'Ospedale è altresì ricchis- 
simo proprietario nella porzione irrigua di Lombardia, 
non sarebbe del tutto infondata la. congettura che qu^ 
sto disavanzo non sia stato almeno in parte compensato 
dall'aumento sensibilissimo di valore acquistato dai fondi 
irrigatori, in modo da esserfie risultato, se non il pareggio 
nel ricavo, un indenniiKzo almeno delle perdite. — Nessuno 
ignora quanto si sia 'elevato in questi anni il tasso del- 
l'interesse, né potrà quindi stupirsi se i mutui, soliti ad 
assumersi al quattro, sia ora un favore ottenerli al 4. *h 
e al 5: altrettanta sottrazione di reddito da valutarsi i« 
lir. 28,653. — Sino la nuova tassa di registro è venuta 
anch'essa a colpire i contratti d'appalto per la somministra- 
zione di generi occorrenti al Pio Luogo, di modo che la 
rendita netta, residua di tante imposte e dedurionì, pro- 
prio al momento in cui viene a soddisfare ai Msogni, fini- 
sce coir essere di bel nuovo falcidiata. — Infine Taumen 



8 

tato valore di tutti gli oggetti di prin;^ necessità non ha 
mancato di indurre un aumento corrispondente neir.usci- 
ta^ aumento che potrebbe benissimo essere, calcolato ad 
altre lir. duecento mille, trattmdosi di generi indispensa* 
bili per' r ordinario servizia Di rimbalzo non potè a meno 
di venirne un aumento progressivo nelle mercedi e qegli 
t>n^arii^ e il numero dei salariati e funzionarli è tale 
che la sola sostituzi<me della lira italiana ali* austriaca , 
a ófre idwtiche o quasi di assegni^ valse ad elevare di 
lir. 87,31£ questo solo titolo del preventivo. 

Mta1a% in un modo o neir altro siffatte cause hanno 
concorso a sottrarre porzione si rilevante del reddito alla 
sua vera destinazione, altre ve ne furono inerenti allUn-r 
dole stessa delFistituto le quali in ragione inversa cospi- 
rarono ed elevarne le spese e ad aumentare sempe più lo 
squilibrio fra i bisogni e le rendite disponibUL E prima 
d'ogni altra Y aumento progressivo , costante del numero 
degli . ammalati i qu^li , se nel 1850 aveiu^o già toccata 
la cifra elevatissima di.25 mila, .alla fine del decennio sa* 
Urano ai trenta, in modo che onde poter accogliere tanta 
onda dì accorrenti e prevenire i funesti effetti d' un ag- 
glomerammto di piagati e febbricitanti che a saturare 
r ambiente dei miasmi più infetti avrebbe finito col riu-- 
scire esiziale e ai siuii e ai malati, fu di necessità erir 
gere nuove sale, disporre pei cronici un locale appartato, 
mifiRire indispensabili pel momento parche imposte dairi- 
giene e dair umanità, ma che non varranno certo né ad 
aumentare la s^ubrità e il lustro deiristituto, né ad im- 
pedire* che nuDvesala e più capaci si abbiano quanto pri-r 
ma a disporre ove non si riesca a rimettere la benefi- 
cenza nel vero suo alveo. •** Nel milione e mezzo di lire 
preventivate per la gestione interna figurerebbero lire 
462^846 a tit(ko di rimborsi per varie categorie di malati 
ritenute per motivi d'interesse generale a carico dei co^ 
munì o deliberarlo; ma rappresenta poi questa somma il 



9 

costo preciso dell^ giornate di d^gen^ea? Lo sta|>iUmeato 
verrebbe ad essere rimborsato integralmeote dtUe semme 
da lui dovute anticipare per sopperire alle esigenxe del 
servizio t Gli autori del Rendiconto lo impugnano , e la 
r^^ione che adducono non potrebbe essere più* ofaiara» cioè 
^he non furono mai finora modificate nò ìq più né in meno 
le rette che venivano pagate or fanno quarantanni; una 
pensione che in quell'epoca si sarà potuta ritenere veramente 
rimunerativa, al presente non potrebbe che rappresentare 
una perdite, tento che lo spedale è quello che finisce a 
rifondere coi proprii redditi la non piccola difierenza. E 
valga il vero, la teriffa- attuale delle diarie può essere cal- 
colate pocopiù poco meno in ragione di una lira, mentre 
invece il costo effettivo d'un malato verrebbe a corrispon*- 
dere a L. 1. 34, cosi che, ragguagliato il prezzo colle gior- 
nate di presenza, non si andrebbe lungi dal vero nel ritenere 
che la perdite cui è obbligato a sottostere lo stabilimento 
per tale difierenza non si elevi a meno di L« 1^^000. — 
L*unico Ospizio che pur troppo s^ve tuttora al ricovero dei 
pazzi poveri ne accoglie già un numero di non poco su- 
periore alla sua capacità, ed ove rOspedale nei casi mas-* 
sime d* urg^za volesse rifiutersi a riceverli, non si sa-^ 
prebbe in qual modo ricoverare questi infelicissimi che, 
non fosse per dovere di carità, per ragioni d'ordine pub- 
blico avrebbero diritto ad essere custoditi e curati; ma 
rOspedale tiene aperte le porte anche a questi disigraziati, 
i quali in numero quasi di trecento occupano speciali in- 
fermerie» e finiscono in un modo o nell'altro a restare per 
un tempo indeterminato indebitamente a suo carico. -^ Nò 
qui ha fine la lunga sequela delle miserie che come edera 
tenace stennosene abbarbicate al vecchio tronco, succhian- 
done gli umori, senza punto badare all'avvenire, e, come 
avvien di solito dei parassiti, senza nemmanco ammettere 
il delMto che pur dovrebbero avere di gratitudine. Tanto 
il manicomio che il brefotrofio secondo le leggi in vigore 



# 



10 

avrebbero dovuto rimanere intéramente a carico dell' era- 
rio , il quale invece solo a lontane scadenze e a malin- 
cùi3re suol ^ rifondare le somme che vennero anticipate 
dairamministrazìone ospìtaliéra onde provvedere alle oc- 
correnze dèi servizio;' ma intanto chi sazia le ihgorde 
ftuci di questi istituti, chi fa gli avanzi, chi anticipa i 
pagamentf ai fornitori, le mercedi alle nutrici,' gli stipen- 
dii agl'impiegati? T Ospedale, sempre l'Ospedale, il quale 
per questo titolo solo potrebbe vantare il ereditò di più 
d^un milione vèrso lo Stato. Arrogi l'altro credito dì gran 
lunga superiore che si' andò accumulando nei molti anni 
che precedettero l'attivazione della tassa del Dominio, in 
éui le spese pei pazzi ed esposti, che avrebbero essere do- 
vute rifuse integralmente dal Governo , o non lo furono 
fliai , ò lo furono con mano cosi parca che il compensor 
ini ad essere talvolta quasi irrisorio. Le somme di cui il Pio 
Luogo per questi titoli sarebbe creditore si eleverebbero 
nientemeno che alla cifra di dieci milioni, i quali ove non 
fossero stati sottratti o fossero, stati rifusi all'asse ospi- 
talico, avrebbero dato un reddito più che bastante a so* 
stenerne i pesi ^per quanto gravi e ad impedire cosi il 
progressivo squilibrio dei suoi bilanci; invece lo stabili- 
mento si è trovato nella dura necessità di dover soddi- 
sfare del proprio ai mutui che era obbligato di mano in 
mano ad assumere onde riparare alle continue deficienze e 
provvedere ai più urgenti bisogni. 

Le cifre del bilancio sono l'esponente più esatto delle 
condizioni dello stato patrimoniale, sono la guida miglio- 
re dtètro la quale rimontare ' alle cause dello sbilancio 
iBConomico; il conoscerle è già molto, giacché conosciute 
che si siano, noii riesce più tanto difficile consigliare i ri- 
medii, e tener dietro alla loro applicazione; ma pur trop- 
po in afiari di beneficenza questo non è tutto, e le diffi- 
teoltà allora appunto cominciano quando si tratta di fare 
* di andare alla meta. Onde una riforma si possa dire ve- 



Il 

ramente utile e radicale essa dovrebbe riordinare Tazienda 
su basi tali che le spese abbiano a rientrare il più possìbiU 
mente nei limiti della rendita disponibile: affinchè però un 
tale equilibrio non abbia ad essere fittizio e illusorio, biso* 
gnerà pur sempre che lo si ottenga senza detrarre di troppo 
agli scopi dell'istituzione, senza ledere le volontà dei testa-^ 
tori, rimanendo stréttamente mtro i confini segnati dall'ut 
manità e dalla giustizia; ove si volesse toccare a certe 
abitudini immedesimate quasi coU'esistenza delle classi po- 
polane, ove non si procedesse con cautela nel limitare le 
beneficenze di cui tradizionalmente fruiscono, ove l'eman-" 
cipazione dal soccorso n<Hi fidasse di pari passo col prò*-* 
gresso e col benessere sociale, le migliori intenzioni fini-* 
rebbero collo spuntarsi contro la forza d'inerzia ddla pub- 
blica opinione, né altro si farebbe che distruggere il vecchio 
edifizio, venerando se non altro per la memoria del bene 
che ha diffuso, senza poter giungere ad ergere il nuovo su 
ampie e solide fondamenta. Ma procediamo nel nostro esame. 
Intanto oltre ad alcune economie che il nuovo Collegio con-* 
terebbe di introdurre nel servizio interno, indicate troppo 
sommariamente perchè sia possibile &rne im giudizio, 
tutto dà a sperare che fra poco si abbia ad erigere il 
tanto desiderato Manicomio, ed ove ciò si verifichi, TOspe- 
dale non tarderebbe a liberarsi da un numero rilevante 
di ospiti irrequieti che al presente non fanno che vivere 
a sue spese e ingombrare uno spazio destinato a ricove-- 
rare ben altre miserie; di più, mediante eque transazioni 
si procurerebbe di elevare le misure d'indennizzo pei ma-*^ 
lati a pagamento , di maniera che Y aumento divìso in. 
grado insensibile fra i comuni e l'erario avesse a com-^ 
pensare integralmente l'Ospedale dei suoi avanzi. Ciò per 
Vinterno; ma appena si rifletti a quanta purte dei red- 
diti se ne vada dispersa e consunta nella gestione aiami*» 
nistrativa, il pensiero corre subita alle econoiDie ben più 
importanti sotto ogni rapporto che si avrebbero ad attuare 



12 

in questo ramo, di cui più evidanti e preziosi sarebbero 1 
risultati perchè ottenuti senza scapito, anai a tutto profitto 
delle applicazioni dirette , della beneficenza. A Parigi le 
spese di amministrazione , massime pegli stabili di città , 
tlniscono coll*assorbire una buona metà del ricavo, tanto 
che si trovò couTeniente alienarne una parte per con ver*' 
iirne il capitale in rendita dello Stato; la gestione da 
noi dovendo essere meno costosa, il rieddito netto disponibile 
non potrebbe mai scezKlere cosi basso; in tutti i modi il 
Consiglio amministrativo, riserbando» in materia cosi de^ 
licata di deliberare dopo matura esperienza, ai sarebbe in- 
tanto deciso di por mano alla riduzione delle passività 
che gravano il patrimonio alienando fra le proprietà 
quelle meno produttive^ per quanto per ora il concedono le 
condizioni tutt' altro che prospere in cui versa la proprietà 
fondiaria. Il Consiglio farebbe pure^ assegnamento sugli 
ingenti crediti ohe i' Ospedale professa Terso Y erario a 
titolo di rimborso delle spese incontrate ^ pei pazzi e gli 
esposti , ai quali il cessato Governo si era obbligato a 
provvedere, trattandosi di misure imposte da necessità so- 
ciali, ed inoumbendo allo Stato di tutel^e l'ordine e la sa- 
lute pubblica. I dominatori stranieri se ne sono iti, ma 
resta la nazione, e il govei^no costituzionale che la rap- 
presenta non potrebbe certo rifiutarsi di saldare i conti dei 
Governi dispotici che lo hanno preceduto. Per quanto però 
si cambino i governanti, non si modifica punto per questo 
Io spirito di fiscalità, né si mutano le condizioni finanzia- 
rie, seppur col crescere degli impegni non sono cresciute 
altresì contemporaneamente le difficoltà, di modo che ponno 
ritenersi ben poco vicine ad avverarsi le speranze d'una ri- 
fusione anche parziale di questi crediti, i quali come una 
pia commemorazione continu^anno a figurare nelle ta- 
belle dei preventivi , inaino a tanto che consolid^e le 
sorti del paese potrà esaere resa giustizia ai reclami e 
saldato un debito contratto sotto le strette della prepo- 
tenza ed avarizia straniera. 



13 

eccome jierò con questi spedieati non sarebbe possibile 
fel momento eLevare le entrate in modo cUe possano giun- 
gere a coprire le spese, bisognerà o presto o tardi risol- 
versi a dare a* poveri il tanfo che si tiene e non il 
tanto di piti che venga domandato , o , per dirla con 
frasi maio dure e più precise^ sarà. d'uopo che l'eroga-^ 
zione della beneffcenza venga a commisurarsi e a rien- 
trare nei limiti della rendita disponibile (1). È un provve- 
dimento al quale tutte ornai le nostre opere pie sarà giuoco 
forza -che addivengano non solo onde restaurare Tazienda 
economica e impedire che i continui diss^vanzi le trag- 
gono a irreparabile ruina, ma altresì onde disciplinare 
un pò meglio la distribuzione dei soccorsi, limitarne, im- 
pedirne se possibile i gravissimi abusi , eliminare Y idea 
pur troppo . invalsa nelle classi popolari del diritto al be- 
neficio , sostituendo al principio della carità legale che 
abbassa chi riceve senza avvicinarlo a chi dà, quello ben 
più puro e fecondo della carità individuale, che soccorre 
spontanea ai veri bisogni, che provvede liberalmente a chi 
soffre, che appiana le ineguaglianze sociali, senza fomen- 
tare per questo nò V imprevidenza né V ignavia di colorò 
che finora erano troppo abituati a far a fidanza coiras- 
sistoiza dell'Ospedale per potersi elevare a una idea di 
soccorso più conforme all'umana dignità. À mio vedere 
sarebbe questo il punto culminante della quistione, giac- 
ché col riparare alle finanze dello stabilimento si ver- 
rebbe a raggiungere altresì uno scopo altamente mo- 
rale; ma, ripetiamolo, T impresa é tutt' altro che fiicile, 

(1) È questa una massima che noi troviamo sancita aei più 
vecchi regolamenti dei nostri Ospedali ; . e valga il vero nelle 
Ulrusioni dell' Ospedale di Como che rimontano ai primi anni 
M nmoìo XVI trovasi ingiunto che secundum faeultates ho- 
$piUdU pauperes et infirmii in eo recollig<tntur , ut ibi suis 
n€ce$9\tatibu$ subvenire poseint, etc. 



14 

giacché sia pure UDiyersalmente sentito il bisogno di ri-* 
forme , ogìii qualvolta si, tratterà di venire alla pratica 
attuazione, non mancheranno mai di farsi avanti e di attra- 
versare la strada tutte quelle consuetudini consacrate dal 
tempo e della carità, quei diritti acquisiti, quei riguardi di 
igiene e di interesse pubblico che, rispettabili ovunque, lo 
devono essere tanto più in un luogo aperto sin diu primi 
tempi di sua fondazione a tutte le miserie, e che fu abi« 
tuatp a servirsi con una liberalità adequata alla tradizionale 
pietà dei cittadini delie ingenti risorse che si trovavamo a 
sua disposizione. Ma esaminiamo le proposte. —^ Il duca 
Francesco Sforza che nel 1456 fondava questo grandioso 
Ospedale, coU'aggregare ad esso vai^i pii luoghi sparsi per 
la città e pel suo agro (1), intendeva per questo che avesse 



(1) È meritévole da notarsi palla storia amministrativa e 
politica del nostro paese come appunto da questo periodo di 
tempo sì debba ripetere l'origine dei precipui spedali delle nostre 
città, sia poi ciò da attribuirsi allo spirito organizzatore di quel 
primo degli Sforza, illustre tanto nelle armi che nella politica, o 
piuttosto af progresso naturale dei tempi che, col cessare delle pic^ 
cole autonomie comunali, mirava a promuovere i coneentramenti 
dei vasti istituti ospitalieri sparsi pel territorio, e a ridiiamarli 
alla benefica destinazione da cui per incuria o per malizia erario 
stati sviati. Così nel 1449 per Decreto dello stesso Duca venn^ 
fondato a Pavia V Ospedale di S. Matteo , al quale furono ag- 
gregate le rendite di altri Spedali ed Opere Pie della ci^tà 
(Statuta, Consiitutioftes , ■ ordinationes hosp. magni S. Matthaei 
pietatis Papiae. Rossi 1626). Verso il 1450 dal Consiglio di 
Cremona venne fondato l'Ospedale Maggiore' detto della B. Y. 
della Pietà, essendosi ottenuta dallo Sforza V aggregazione di pic- 
cioli ospizii sparsi nella città e nella diocesi e dm parziali no- 
socomii posseduti da private famiglie (Rob ciotti , Storia e sta- 
tistica dell'Ospedale di Cremona. Cremona, 1851). Nel 1468 per 
per cura del vescovo card. Branda Castiglione venne fondato in 
Como r Ospedale Maggiore di S. Anna a cui vennero accollati 



15 

«erfire per tutti ì porerì èeì du«%to saasa limite dlcsumo 
di numero e di spesa 1 Gli autori del Rendiconto ne dfi- 
luterebbero, inclinando a ritenere che si tritasse swiplice- 
mente di una tal qual giurisdizione sugli altri spedali dal 
Duca affidata a chi presiedeva al suo governo, di un po- 
mato ai quale non potea certo corrispondere Tobblii^di 
provvedere indistintamente a quanti vi cercavano un asilo. 
Le porte rimanevano in verità aperte a chiunque vi ^i pre- 
sentasse senza distinzione di patria, di età, di religione, 
purché povero e travagliato dal male, essi non lo possono 
negare, ma le comunicazioni fra la città e il contado 
erano cosi inceppate, gli abitanti cosi scarsi, si poco fre- 
quenti i commerci, che in &tto poi V affluenza degli is(- 
fermi estranei a Milano e sue vicinanze avrà dovuto ri- 
dursi a una, cifra ben limitata. È bensi vero che n^ 
1785 i deputati deirOpera Pia allo scopo di regolariz- 
zare r accettazione e di riparare allo squilibrio eoonor 
Ottico, avrebbero dichiarato che non sarebbero amnftessi alla 
cura gratuita altro che. gli abitanti della città e ducator, 
ma a loro vedere era questo un atto puramente reg(dar- 
mratare, il quale per quanto fondato suUe vecchie, fondk^ 
rie, non avrebbe mai potuto costituire un diritto per un 
ducato che ora più non esiste ^ per comuni lontanissìBoi 
dalla città e ben più vicini -agli attuali loro capoluoghi , 
per Provincie le quali nen avrebbero nulla a che fare 
con Milano, e c^e non hanno mai contribuito p^ niente 
a sostenere la beneficenza milanese. Il patrimonio primi<- 
tivo, essi continuano, se ne è andato vìa via dìleguanito 



i' redditi di altri ospizi! della città e contado. ( Istrutione pel 
buon governo dell'Hospital Maggiore dì Como, ecc. Como, 
1644). L'impulso era dato e tutti si àfflrettiMninb a seguif^ il 
Botiik esèmpio d^la càpitalb, (bverita cem'sra da iiB raMviurs 
dello zelo religiosa e dal huovo assalto poliftÌQO. « 



16 

pM* la lènta eoiTosimé dei contifmi disaTanzi , e i -bene- 
fottori i qtiàU colle loro krgiisioni concorsero a ridonar-^ 
gli il n^bo e le forze apparterebbero tutti ad antiche fa- 
miglie cittadine. Perchè dunque Milano avrebbe a sop^ 
portare iti perpetuo V aggravio e V ingonibro della 
fniseria domestica e della miseria dei vicini? Limitare 
il raggio della beneficenza ospitaliera, restringendola al- 
l' attuale provincia, non sarebbe a loro vedere una lesio- 
ne del patto fondamentale, sibbene un provvedimento &- 
eoltativo in diritto e necessario in fatto, un ordinamento 
idoneo a commisurare l'estensione della beneficenza al ter- 
ritorio amministrativo e alla girisdizione della tutela, in 
somma nell* altro che una applicazione della vecchia mas^ 
sima una quaeque civitas suo$ pauperes alito. Sic- 
come con un simile tratto di penna si verrebbero ad esclU'» 
dere dal secolare godimmito della beneficenza ben 463 
comuni appartenenti alle vicine provincie, ed a Uautarla ai 
sóli 38& dell' attuale territorio , cosi lo Spedale si trove- 
réU^e esonerato dei ricovero di circa 3800 malati airailf«< 
no, con uii corrispondente risparmio di L. 183,000, rag- 
gnai^iando il costo delle giornate^ al totale delle giornate 
4i presenza. Ove tali economie fossero possìbili, è chiaro 
che sì potrebbe anche disporre di qualche avanzo, e appena 
ciò si verificasse non sarebbe difficile attuare tutti quei 
miglioramenti nel servizio suggisriti dell' umanità e impo- 
sti quasi dal progresso sociale e scientifico, che nelle at- 
iuali condizioni di illimitata beneficenza e di sbilancio 
economico nessuno potrebbe pensare a introdurre colla 
desiderata estensione : la soluzione della quistione finan- 
ziaria afiretterebbe in somma la riforma igienica, essendo 
solo mediante un savio equilìbrio fra le rendite e le spese 
che si potrebbe giungere a posare la gestione interna su 
baai solide, a sottrarla alle crisi che ne alterano il corso 
aormale, a realiazare infine quelle riforme di cui V aspe- 
TìeaÙL va palesando ogni di pia l' importanza. 



17 

Uidflft mì&gìmIì del IvrotOb ommq U dito 
sui aaU^ 6spQ«U i biflQgm» ci ti^yiwii^ g«* aUa portata 
di poter amettora uà gia4iak> itfkNm^ aU^ apfovttttìtà 
dalla misure che sarebbero state proposte twda rìmattera 
Vaquilibrio e rordine nella gestione. Intanto da qnahniqpM 
lafo il soggetto ai prenda, due saranno semiM^ i priMcqttli 
punti obbiettivi» il punto di viste morale-sanitario» e il 
^unto di viste anumnistrativo, i quali per poco che si voglia 
venire a risulteti pratici, biscgn^nà che pur procedano par 
raUelammto, ris^ttai^do i diritti e le esigenze reciproche» 
in modo che non abbia > turbarsi con esagerate pretese o 
con un procedere troppo spigliato Tarmcmia del .piano, né 
si abbia ad impedùre che tutti possano cooperare coxyoatèi 
alla sua felice riuscita. Il quadro che gli autori della Re- 
lazione ci delinearono delle condizioni del Pio Luogo non 
potea certo essere rassicurante; probabilmente Timportanaa 
del mandato» il peso della posponsabilite » la impressiona 
prima delle cose che di solito ne aggrava i contomi, to» 
gliendo allo spirito un pò della sua ealma impaniala,* 
avranno contribuito a caricare un pò le tinte» ad esagerare 
le difficoltà, a prendere per errori le necessite del servi- 
zio, per abusi consuetudini sanzionate dal tempo e dalla 
piote ; il tempo e Y esperiènza faranno giustizia di tutto» 
modificheranno qualche preconcezione, calmeranno qual- 
che improvvido zelo, richiameranno le menti più innova^ 
trici al senso pratico degU afiari» finiranno a mettere e 
cause e rimedii e uomini e principii sotto^ la loro vera 
luce; nessuno per questo vorrà impugnare la verite dal 
fondo» né mettere in dubbio la necessite di radicali prov- 
vedimenti. È uno steto d* aocasciameaito da cui in un 
modo o nell*all7o una amministrazione dee uscirne» se vuol 
acquistare colla coscienza delle forze il libero uso dei 
proprii modi d* azione. 

Qui jperò si affaccia spontanea la domanda se tali 

anormalite della gestione» teli squilibri economici del Pio 
ANNALI. VoL CLXXXIX, 2 



18 

Luogp^ exMàklìàiMB^ uA- ftttto >pf ót)AuiieÌie nuoTo, cìl cui 
si :ablna^« tendlè^ responsabiU te condiaoni e gli tiomini 
idT aM«»litài « tìm niàno ^màétcy mxti a^^r^egaèfbih in^ 
vtUte al stiò ^tflMo dfdihamento, ùha crisi da lui altre «volte 
fiqperttta, dalle quali finora è riuscito a scamparne se non 
latcobon, almeno tton deteriorato né nei suoi me^ti , né 
neUa eua reale importasizat Óbde pote^ sindacare impar- 
aiidmente la g^estione > d* uika éaUiÉft {>ia , non basta che si 
toigano ad esaminare cosi in Via assolata le condizioni in 
eul -versa , sarà siampre necéàsariò' efae Tenga studiata ith- 
che da un punto di vista ciMn^araiivò, venga col dare uno 
sguardo retrospettivo alle vicende per le quali ha dovuto 
^Bsoorev ^i& confroi&taiidóU con istituti affini, essendo 
possìbile soltanto dietro un tale esame di giungere a ri- 
oarvare i cnieril dietro cui rimontare alle cause dei di* 
terdìni e giudicare iiA valore delle rifermé : ài di nostri 
foi un tale coufrcmto tanto pi>& importa che, Tabuso che 
si è voluto fare dei dati numermi ha finito collo spo* 
gUtfli.iQ0lto àA loro valore , e che nfoh poche delle cose 
in 'mezzo alle quali viviamo, se hanno conservato i nomi 
e.le appareaie, n^la sostanza poi rappresentano tutt*altro 
4i queilo «ohe erano una volta. Nel caso nostro per6,« an- 
eto senjsa uno studio retrospettivo né un esame di con- 
ftìantP, solo che si volesse badare airestensione del terri- 
torio su cui l'Ospedale diffonde le sue beneficenze, e al mo- 
do «0i quale vengono erogate, non sarebbe difficile dare una 
Wfvsta. Per quanto infatti sia- ingente la consistenza 
^rimoniale d'irn opera pia, nessuno per questo potrebbe 
mai dirla ricca ogni qualvolta le largizioni. non siano con- 
tenute entro assegnati confini, la véra ricchezza consistendo 
non tanto. nella cifra più o meno elevata dei redditi, quanto 
nel giusto equilibrio fra i redditi e le spese,* fra il dare 
e r avere. Tutte volte che la beneficenza non venga stret- 
tamene coiAmisurata alle risorse di cui in via ordinaria 
perttébfcB disporf^) onde far fronte agli oneri e sopperire 



1» 

airamfuooo, sarà ftxt d*u<»po o otnflèMTi nollà Pro^yi- 
d«&za À'ìntaccaro il patriMmìD, sptdiati ambidm trop- 
po TÌBolnosi e che iniréUwrd édtto icàktut dalle bari l%ll- 
floio anche più solido. Per cU poi conosce fat stima é la* 
geografia del nostro OspadUe e sa ia mole delle éue lar - 
giàoni, non potrelflbe certo rinscir nuovo il sapere ooim 
Teiecesso appunto delie-spese abbia ad interyalit ^ik o tùeno 
loiìtani indotto crisi graTÌssiìnei die solo trovarono r^t^ 
nella inoBau^ibile ariti dei cittadini, i qnM nétto sti^tb 
sen^ delhi paiola vi prefissero le loro riocHetse. Il Onaldo 
PrtoMto gtt sifa dal 1606 (1) riferiva come a patriaiottié 
dillo Spuiide pei soVérohi carichi dai cento mUle scudi 
d'èfttrata fioÉse stato ridotto a meno di MtantaÉdlle; cin- 
quaiiVflMiftl dopo il Torre (B) namrva còme « l*OBfpedaI« 
^pendèssre ansualmei^ p^li ttvgentì bilobi |>iù del va- 
lore delle entrate ancoi^M abbondatoli , - necesàitando a 
itanto consnmo le glandi q^ese che alla giornata si fiuno : 
ma Iddio provvede a tutto, é se ne vedove ogni anso 
evidenti (avori. » Nelle cbasiderazioni premesse daHa Caria 
vescovile vtt^so il 1770 all' istrunssato di foildkzioae d*un 
piòcok) spedale dell* afro si dichian come, oltre dì dover 
riuscii^ tpaàV àspmo di vantaggio àgli abitanti di un 
ati|;olo insalubre della proviscfa^ avrebbe òoiullrstt ad al^ 
le^toe i p$9i dàlfùspedaie di Mikmo il quale^, graib 
vaiò »m' ero M ii8biti, ma potea p^ te^^eré a Mnia 
SIMO. Che se Utida è la (iracygÉilità, nemmteo gli abétt 
sMM> ndoVi, e afsi vediamo éin dal 1545 <8) i dej^otsftt 
lamesftarti àtV^à. ^k9tHpU&ità dti éUèv^ni e con/bfAm» 
che Mdkuito >Kf / H» reggimenti '} ina pet guanto sttb* 



•i^m 



(1) Gualdo Priorato. Reiàtìóùé delNt città e stato di Milano. 
Milano, 1666. 

(3) Torre. Il RkrUYo dì MilMió. Milano, ìli 4. 

<3) Oi^ìni ap^tsnenti al governo detrHospitale granda di 
Milano. Mibiiìo, 1558. 



20 

dia6tm5r di jripararYÌ, «ra lero .forza, miài» le coBaegiiBn-^ 
lerréé fi?lncifm ds^ preaiechmuKr aU* erofasiofte ideila be^^ 
nckleeki»^ eh» erano ìimtiedeaìiBati< nel suo (nrganiaixto ,* 
menire si ripòsaTano nella speranza dii& ai bìso^id^iiuia 
caiità illimitata mai non sareli&e venuta meno la l^hiera^' 
litè'oittadina. 

f Né mal si apponevano^ non avendo mai dessa maj»^' 
Qftto di colmare i guasti die si sono andati sdmira facendo 
al suo patrimonio , e dico ^nora , gìacdiè le sue t/mii 
nemmeno al di d'oggi si sarebbero esaurite. Si apra kt Re-^ 
lazioné e subito vi si trova ^come in Quest'ultima detSiemìio/ 
a fronte di due milioni e mezzodì defldt^siaBO pervenuti 
per eredita ben sette miliocù e me^^a di capitale, pvoba^ 
bilmente più che bastante a rimettere in sesto Taese patri- 
monisdé e a dargli i modi onde riparare anche alle future 
miserie. Ove non vi feeaero 4i mezzo altre considerazioni, 
invera non si potrebbe credere a tanta jattura e m^io poi 
ritenere. die sino ad ora si sia proprio vissuti allaven^ 
tnra:^ seontawdo ogni giorno Ut fortuna dèi domani; i» 
fk dei conti l'Ospedale avrebbe a. lagnarsi piuttòsto d'uno 
sqitil^o. neomentaneo fra i mezzi e gli (meri, indotto da 
ctBcostame ei^tmseche dix parte ed anK)vifaili, (ti,^eUx) che 
di!una diminiiizconex reale del suo patrimonio,. il. qnale nella 
fecm^i almeno si dovrebbe ritenj^re invece a)ime:atet!0, mas- 
tre per; r indel^olirsi -di . qualdbie: idea r^^ligiosa null^ si è 
estinto ^ di quello. ìspir ito di jcaidttà^.che lo adcfaisse à tanta 
magnificenza da caDstìtùirld. il più grandiofio -^^ stabilimento 
òispitalièro; non dirò- dltalia^ma del móndo dvile.^o^non è 
vero che llOspedale di Milano sia grande salo di miserie, 
è questa xujlq, improntitudine buttata là in un momento di 
malumore, che non esiterebbe a smentire quegli stesso 
che se la lasciò sfuggire dalla penna ; noi fosse pel suo 
patrimonio varamente colossale, per l'eleganza maestosa dei 
suoi claustri, esso sarebbe grande per le splendide tradizioni 
di illuminata pietà, per le tante memorie che lo rendono 



21 

caro e YM^raBdo n tutti i.cHtadim».$i^ le fortWQ90 vioende 
che lo aosoeianmo intinuuafiQiite alla stenla del f^uoè^ aUe 
cui glorie e alle ^yenture pia ancora bob ha mancato laai 
di parteciiiare ; io poi ctaie medico dovm aggiijignere 
die rOspedtJe di Milano è non meno grande per le illu- 
stri memorie da lui segnate nelle pagine della sq^enza, e 
pei -mezzi tdie ha ofierto e che offre eoa taeta lihwilità a 
càijBiiqtte si consacra al culto e ai progress ddl' arte. E 
qm fo puntov giacdiè non -irerrci che il lìontagio 4^Hmi* 
tazione mi ti^ascinaase al di là dei limici 4^ mio assunto^ 
però un'occhiata retrospettiva era iiecessaria onde ri- 
porre le questioni. sotto il lolTo. yerp puAto di tista^ ^ 
onde {Hreyenire censure, fi^dli a |Nr<»iUn<narsiv da ehi è so-^ 
Uto giudlìGare s^nza la piena conoscenza dei latti, rima- 
i^ndosi estraneo aU* impianto e^all' andamento ddla ge^ 
sticne. 

Mettere un limite aireccessa delle spese è. il dovere 
primo d' un ammìnistratc^^e , è il «ardine d* una azienda 
ben:ordina;ta: il concettò però di rispam^ ha d'uc^ 
di essere (km^etato, individualizzato, per dir Q9si, onde se 
ne possa capire il yatore e la portata» non bastando che 
sia enunciato in un modo generico p^ poter giudicare 
se i risultati corrisponderaano poi idle.iiitien^MHii, ma do- 
vendosi preventivamente deteAuinar.bene i piwti su cui 
avrebbero a cader le riforme e prestsi^ilire in un colle mas- 
sime direUive il piano gefciende di economia : sape» bene 
ciò che si vuole, e v<^rlo eoa deliberato proposito, , sono 
i capisidoU d*un sàvio oi^gattiz8fiit(»«. Intanjbo. giova sperare 
die il nuòvo Mameomio non abhia a mn^ai^re più a lungo 
in istato di pio desijto^,:e una ^ta che fosse eretto, 
rOspedale verreUbs h. trovarsi eaim^fato da; uno stuolo <U 
disgiteiati, i quali ora fluiscono ad iogoi^ibrarue L^ s^le, ^ 
detrmstoto d^ spazio, disUa quiete e d^e proprie ftmi- 
ze: cosi pure non. è a aiettem n^ 4ul(bìò ^^^ W^ fi^fT^ 
quanto prima aecreeciuta la misura dei rimbmi ^ar te 



22 

varie catégorie di peni^ati, in * m«do da va&ir aiNiuditi i 
reclaiai che ^ui dd altrove faiioao inoitrati siBimt infirol-* 
tuosammte. FacciaiÉ voti perdio il L. P. giunga a c^m^ 
gfuire 41 rimborso dei vistosi credMi professati vm^sir Vftsif 
rio nazionale , e li • faeckimo con tanto più: di ci)ore ehè 
dall'esito piA ftieno fortunato dì tali pratidie potranao 
dipendere é 11 riordinamento e resistenza di altri istétatii} 
cui patrimràio per razione delle identìeiie eauie vfrsa in 
còndieieni non meno allarmanti. Ma sono cespiti questi 
che potranno dar frutti pei faturi bisogni, sui quali per 
ora non safsMbe possiUIe &re un sicuro assegnamento, di- 
fendendo da v^ettà e da &tti indipendenti in gran parte 
dalla loro sfera d'efficiei^za, legati ad altri interessi non 
meno tenaci dei privati , i quali pria £ rinunciare alle 
loro pretese, ove le ragioni mancassero, non esitereb- 
bero a ricorrere alle forinole dilatorie della burocrazia, 
alle promesse dalV attender corto, che finiscono sempre 
collo «puntare le volontà pib tenaci. Questi titoli d* al- 
tronde avrebbero {orse potuto flg^u*ar meglio in un piano 
^gsmico, di quello clie in un preventivo, il quale, non es- 
sendo cbe Tespressione mimeórica deUa gestione interna, e 
dovendo presentare sotto la forma più esatta il bilancio 
completò del patrimomo, avrebbe dovuto unicamente re- 
gi^tréire di fronte agli <Mieri i mez^d con cui provvedervi, e 
basare', se non in tutto e per tutto sui &tti conetatati 
òei précédenti eserci^iiy.' come da taluno si vorrebbe pre- 
tendere , su ()^etti almeno la cui realizzazione sia in no- 
i^o liotere, auUe rendite insonuiia e sulle spese accertate, 
non già augii avanai e sui rimboorsi contingibili. Una buona 
contabilità non dovrebbe mai appoggiarsi oha ai veri ele- 
menti cosl^utivi d^ preventivo, che ai daU die sa trov^^o 
già a sua disposizione, e lasciar ad altri il &r a fidanza 
cogli eventi ftituri; ove fosse altrimenti, invece di base su 
^ui id hnpernla selidaineMe la gestione, essa diiprenterebbe 
una scoria mal Ma , e finiretthe tioHo is^entire qualsiasi 



28 

pret^raa ^i\% iqfalUbìlH^ È iK>lo.iiegIi el^mwti ddl^ pròpria 
organissa^iooe ohe U pfttw»onio d*un'<q|i9r$t |^ potrà tro- 
vare i rimedii ai mali che lo coQismwo» e h p(^r& taalo 
pit^ rOspedale <U Milano ette ha troppp mfiiQSPf^ di vitalità 
per n<m avere io 8Ò tsteaso risorse più che sufficiegELti onde 
rei^ire alle difficoltà ohe inomeiitaiiea«i(9|ite lo aggrayaao 
e superare la crisi, anche senza ripoprrp . grandi ^pcraHiie 
negli eventuali sussidii che incerti e parchissiifti {^luagei- 
ranno sempre troppo tardi per sovvenire in tempo utile 
e integralmwte ai bisogni. 

Al posti^to , nello svolere le jpagì^ d^l^ Rejl^oQ^ 
due punti in modo spepifile attirano Tattmasione; sarebbe 
r uno la cifra stxaordùi^ari^unente elevata d^lle p^sività 
e spese patrimoniali che iagqjano tre buoni .q^inti del red^ 
dito a detrimento degli scopi carit^tevojii cui dovrebbe e&h 
sere destinato,. Ffiltro Testensioi^e veramente iperbolica della 
beneficeoza, avendo gli infermi che trovarono neirannata 
ricovero nello stabilimento toccata la cifra di trenta mila. 
LùfpHfure quindi il più possibilmente le spese di au^nini- 
strazionè, sempre avuto il debito rigixsiTdo all^ forze pro- 
duttive, liberarsi dalle passività, liquidare il pj^triB^ouio. , 
per quanto il concedono le condizioni dei tempi e d^la 
proprietà fondiaria, ^questo il gra^e colpito che si ^^ 
sunsero i nuovi amministratori, e nessuAp dpil^ta che efsi 
si^i^uino soddis&rvi con fortuna pari ^l\o zelo, eorrìiqpKm- 
dendo alU fl4upi;a che ùf }oro giustamente rifpsa il pes^; 
sarebbe stato certo desidejrabile in argoni^to cosi vitlde 
qualche ]^ prec^ dett^Iip, x»^, p^^t ot ffjt Htoynj ie il tiw^ cU 
imp^[i)an»i in proffì^s^e ^? ««ali fw i>Qn $}fujw mSiW 
rattqndere, li ^^ tra^t^M^i dall' eiip^rre eoa mtSfÒfPP 
ampiez^ i ìa^ p|^ di v^ofnff^ Per noi eftjpaaei a qjiffkB 
faccende, siamo ben lieti di lasciarne a chi spetta il merito 
e la responsabilità, e di poter ritenere Tanalisi eiitro i limiti 
.4eQa nostra s|ara d-tizioue» le ppopoij^ pi^^ # rigin^. che 
riguardano lerogazione della beneftseps^a, il ricftV^W ^ , la 



i 



asràteazà dei maiali. Onde conteiiere il dispendio entro 
gli assegnati conAal lo spediefite più diretto , asseriscono 
gli autori didla Relazione , sarebbe quello di limitare il 
raggio xt effumazione della heneficenza, o, per serrirsi 
di parole più esatte, di ristringere la superficie di territorio 
su coi al iMresente si diffonde, riducendola entro la cerchia 
dell'attuale provincia, I nostri tempi hanno un gusto par- 
ticolare pei metodi speditivi, si vorrebbe in ogni cosa &r 
preiito,' poco importa il modo, pur che si raggiunga lo 
scopo , e in vero non si potrebbe negare che col sistema 
pipoposto si verrebbe a troncale ogni indugio , si riuscio*^ 
rébbe a sempliiteare di non poco la quistione e ad. ovviare 
senza ambagi e senza fatica alle difficoltà più gravi dél- 
rimppesa: ma intanto col praticare tale riduzione siete 
-roi pftJprio sicuri di ottenere una riduzione nel numero 
dei malati quale voi. la sperate, e cosi considerevole bI-^ 
^mi&nto quale la dovrebbe es^re la gravità del partito ? A 
me •pare di no-, e infatti, ove si volesse stare ad uno de- 
gli ùlt!mi prospetti delle provenienze dei malati (I) , si 
potrebbe sporgere come nel 1860 su 27,159 ricoverati, 
25,651 siano pervenuti dai comuni precisamente compresi 
neir attuale ' riparto amministrativo, di modo che verreb- 
bero a ridursi a 1508 soltanto i malati appartenenti àgli 
altri comuni deir ex-ducato ora staccati da Milano e as- 
sègnatf 2cà altre provmcie , risultato non molto invero 
sodd!s£9LCé^te, óve lo si metta a raffronto con una misura 
tsósi radicale e lesiva di "tanti interessi. Ed era ciò ben 
ds£ aspettarsi, giacché appena si prendano ad esame le con- 
ditimi igi^iche e to^grafichè di cui questf dati non sono 
cBb Fé5J>réssìoné numerica, • subito ài rileva come più della 
nètU'dèi mblati che affluiscono tììo Spedale di Mftatio àp- 

' (ì^ 'Rendiconto della beneficenza dèli* Oceànie Maggióre di 
tm^r eoo, Milano» imi. 



23 

partaigano alla oittà e sobborghi, e unaitro buon terzo al 
territorio drcostMdte entro un raggu» éi aette^ od ott^ 
miglia, gpecialiiieiite alla 8«ma irrìgia ove pìd abbondila» 
le febbri, ove maggiore è la popcdaztone celibe, dìpendoite 
per yiinsre dai giMulagai giornalieri , quindi jiix abituata 
a ricorrere ali* ospedale appena ooUa malattia le T^igaa^ 
meno le risorse e T assistei!^: Nei distretti invece del- 
l'altipisuiio, sia p^ un. sentimento più devato didfla dignità 
umana, sia perchè più stretti i l^ami £ fiusugUa, sia per 
la kmtananza e le maggiori difficoltà del traqportò^ il &tto 
è che ben di rado i contadini cercano * rifugio nette sale 
dell'Ospedale, e se k> cercano, non le è che nei casi di sa<* 
prema necessità, allora quando esaurita a casa ogni risorsa» 
altra speran2a più non resterebbe loro che nei sooccnrsì lar- 
giti dalla carità del luogo e dalla menxa dm suoi funzio»- 
narj : ove altre prove mancassero, basterebbe a mostrarlo la 
proporsione della mortalità, la quale, esenido in ragione dì- 
retta delle distanze da cui provengono gli infermi, palesa 
la gravità delle lesioni da cui sono colpiti e per le quali 
si decidono a chiedere il ricovero. 

Ma si ammetta pure la conveni^aa eh una t^ mi- 
sura , resterà sempre a vedersi se si possa poi ritenere 
fondata in diritto^ onde non Isrovarsi in eegiùto nell' ob- 
bligo di revocarla, <»so mai il giudizio dei Tribimali non 
le si mostrasse ftivorevole. La bolla di Pio II, che è Tatto 
a cui si dee pur far rimontare la fondialria,. (hclnara^p»*^ 
tamente che V Ospedale di Milano si deve ritenere quale 
ewitatis i^usdem atgpée dksoesis meéBobmensis prind- 
paie e$ ceiput, e la diocesi oidlanefie con lievi diffisrenae 
abbraccia tutimra l'intiera superfiide ddlVexnlueato, i cui 
comuni, sia per diritto, «a per pietosa oonnatudine^ man- 
dano dà iseccdi i malati poveri idlX)s|iedide da essi cousir- 
ddrato ixms In' provvidenza loro; il k»io.UBÌoo patrimònio, 
«MòessfiUdoné taaì ^tatl sinora rebipiutt. Né. idi' Ospedale 
soltautovma esistono altre pie fendazion alle 'quali tutti gli 



26 

abitanti dell'ex-ducalo avrebbero ab immemorabili il pri- 
erilegiò di partecipai^. €he 'poi l^Oepedale, eone jesiatente 
Mila €ittà cbe gli abÈtauti delFagro considerano e venerano 
tuttora come la yecdiìa e naturale loro sa.fib9l% abbia il 
dovete di i^coogUefli, lo si potrebbe argomentare dalla cor* 
chia cui si estaide la benetoenza degli spedali drile Tidne 
città, tracciata precisamente anemie al di d'oggi dai confini 
degli antidii terrìlomi, in modo ch^ quello di Payìa a|tt*e I0 
porte ai inalati dell'ex-prinoipato, comprendei^te liom^Uina 
e (AtrerPa, quello * di Como del suo contado, ohe abbra^M^ 
le terre iaculi, e cosi yia degli ^trì. Era naturate iur 
fotti che» ogni centro , dovesse provvedere ai bisogni dril^ 
rispettive popolazioni, e che ogni povoro fosise sicgjro ^i 
trovare un asilo neUe supreme necessità della vita, Aome 
d* altronde era confi^me alle idee, d' allora sulls^ p:abblie^ 
carità. la quaie, se non ammetteva reoiprooanssa degli ob- 
blighi frsi dttà e eitt^, ammetjbeva però Teguagliànza del- 
.ruomo in fabcda. al dolore, e quindi nel povero il diritta 
imperacidBk^ibile di esscgpe socccuso nei suoi maU. Le po- 
'pola^ioui avrebbero quindi par loro Tuso, il possesso ser 
colare^deila^ beneficenza, e potrebbero al ca»o invocare la 
vecchia massima che errar omnums faeit jus. M^ non 
si potrebbe nemmeno dir questo un errar camunis, giac- 
fdìè (dtre al trovarsi tale diritto ampiamente sancito dal- 
r&idinaisia capitdàre del 1785, pubblioSKta airunicQ 30(qK) 
di 4eterminaro i limiti territoriali della competenza paasiiv^ 
del P. L. , lo si vede confermato dal Regol^nanto d* a9- 
eettasione tuttavìa in vigore, nel quale vieijte Schiara- 
to, come aUiiano dbàtjbo al ricovero gratuito gli asnmalati 
tutti pavem e sanàbili c^pparienenti ai comuni delr 
Pew-iiiucata di Milano, e determinati dajfU atti di isti- 
iuzione, ammettendosi cosà implicitamonte che taFobbligo 
.debbasi riportare alle prilliti vie fondiarie. Insomma, il i^ 
^atbOjè scomparso .travolto dall' onda irremeabile df^li even- 
tX, ma i .jcopnuni nastano, e pòi eoitiuni sta, a mio ycder^, 



27 

immutato il dovere di proviredepe alla i^alute dei loro pove- 
ri. Del resto la iroposta di restriagero la beaeAcensa eòtro 
nuovi GOntoi non awebfee per sé aemneDo |l*iii6rito della 
novità , eeigtendo negli arc^vii ìbì F. L. ub' Or^ùiaiiaa 
detta GongregaziQoe di Oarìtà, Mila quale sin dal 1811 esea 
avrebbe propoeto di Ikoitave l^aasettazione ai soli CSoinuni 
appartenenti al Dipartimento d'Olima, Ordinanza che^ non 
venne mai eseguita , sia ohe vi si opponessero ragioni di 
eonvenieni^ , sìa eli^ si fòsse accorti dri « poóa utile- ^he 
ne sarebbe venuto allo stabilinfento. Di nuovo nel 1847, 
in vista sempre di porre ^pialdie limite alla affluenza de- 
gli infenni, fl (Governo interpellava la IHrezione sulla op- 
portunità dì richiamare in osservansa la Circolare del 
1811 , e la Direzione non stava in fcMrse nel dichiarare 
come ben' altm che sperarne una diminuzione , era a te- 
mersene un aumento, e ciò in omseguenza dei nuovi 
oneri ai quali avrebbe dovuto sobbarcarsi il P. L. 

Arrogi che ove si volesse ristringere^ la cerchia della 
bén^cònaa entro i conftài della nuòva provincia, confini 
del resto assolutamente arbitrarii e in&usto retaggio ddle 
leggi rattaziane, verrdMiieh) ad esaere esclùei dai vantaggi 
del beneficio i poveri impunto che per le loro condizioni to- 
pografiche ne so^ono meno degli altri abusare; che meno 
importuni e meno esigenti, non vi accorrono se non quando 
li incalza la malattia o la miseria più ben inqp^iosa del male; 
chiudendo ad essi le>porte del pietoso asilo si finirebbe cd- 
Tessere severi senza essere giusti ; ove poi con improvvido 
consiglio venissero chiuse senza aprir lora oontmnporanea- 
mente quelle d" un altro, non si iardMix) eke postergare i 
doveri ddla carità alle esigenze d'una gretta economia, il 
che certo non può essere nedle intenzioni di alcuno^ Si elevi- 
no pure alla più atta potenza le ragiom di oofivenieoza e di 
risparmio, per questo esse non fiuageranno mài né à iào- 
etitube «è a distruggere un diritto fondato aidlectadue- 
tudliil e sull'umanità. Si sarebbe pnrlaito, è veh», diHHforifie 



23 

agU spedali dei* capoluoghi di procacia o di circondario gli 
obblighi e leattribiusioBi di stobHimaiiti provindali» nm ohi 
mai nei traipi che eonroiio vorrt '&re a fldausa coi siyssidii 
idetta provìncia Éeni» i quali questi àtabiliilaaiiti non avreb- 
bergr gli el^enti {ler viriare^ mentile jioa potendo avere raa- 
^slbeo(3a delle malattie comuni un caràttere di utilità pub- 
blica, né potendosi «eetendene i suoi obblighi oltre i con- 
dii d$Ua isunìglja e del Gomune^ i fondi per sopperir yi 
non Terrebbero mai isoritti fra le spese obbUgatorie , ma 
al più nelle facoltative , per le qu(iU sarebbe sén^re in 
arbitno dei Consigh lo stanziare o no fondi speciali 1 Bastii 
enunciare la xx)8a per vedere se, mentre i Comuni pagano 
già il medico e largiscono soccorsi ai malati jnù tttaognosi, 
sia possibile^he le provineie vogliano addossarsi un onere 
di cui finirebbero mnpre a goderne i Cdmuai più vicini ai 
capoluoghi a preferenza dei lontain. Han^ , ò vero , in 
Francia la legge del 24 vendesnmie^e , anno II , to ^uale 
^v^bbe impoeto l'obbligo al Comune di donlicUio di fatto 
di inviare rammalato airx»p6dale più vicino» ma oltre al- 
Tedsere questo un dovere riservato al Contkvme, e di rado 
sqipnr mai pratioato asdie in Francia, ove lo si volesse in- 
trodurre da noi sarebbe lo stesso che veder sancire il prin^ 
eipio ddla caariik legale, principio che sincura non a9i*ebbe 
stato fra noi applicato ohe a queirordme di sventure le quali 
per rindole loro o pel tnodo di diffudoae possono in un modo 
o neiridtro interessare direttammte Tigiene e l'ordine pub- 
blico. Del resto collo sviluiqpQ attuale delle industrìe^ colla 
&cilità ddle communica2Ìoni^ coUlunificsAiotie dello Siato, 
riuscirà sempre impresa difficile il voler localfausaire , cir- 
coscrìvere entro i omfini delle singole provincia la bene- 
ficetoza ospitalità; i grandi eoitri prevaleranno sempre e 
saranno toGcM che attireranno xontin^mente le popola- 
i^ni aneho lontane^ di modo che in luogo di sempUiSe^e si 
potrebbe correre il rischio di rendale anoor più coiifu^a Ta»- 
eistonza deg^i infermi e la definizione degli oneri rispettivi. 



39 

In quanto poi all*Osped^^e di.MUimo, .iì0b d^Td^lpntr 
da. banda il fé&aaÈO obe , se U piti- dai^ lMi^tt(»ri rii^ om 
satto le Bua Baagv^oha ^Ite akaaÀi a aadati si ammiìano 
i ritratti, appurtìana « Milaii», i loro pra(Ui pare ^nàsa 
sparsi sin negli angoli più ramaci dd dueata , a jcha mA 
lasciare a lui le avite riodiasca^ neotre intmdaraAO bena^ 
ficare i loro ooncittadkii^ ,noB inteadevaao per ({uesto che. 
fosa»^ (nanomaniente dim^ticati i poyeri cdoai i ^att 
colla loro $Midie aToano forniti loro i mezci per essara 
dopo la tomba sq^l^a4iclAIMate pietosi. 

Inaino a taato ohe T assistenza dalle malattie comuni 
sarà considerata come un senylioa dovere della carità pri* 
vata ed oai^taliera,. nesami . ospedale potri ritenersi escMie- 
rato dagli oWighiobe a lui incombono tradizionalmente, 
se prima almeno, non siano stati esauriti tutti gli spedianti 
idonei a ripararne le finanza^ e a riordinare T erogazione 
della b^^ficenza su basi migliori. Si addottino pure tutte la 
rifo^e possibili» i propositi pi|^ deliberati Anirannp mai sem- 
pre coU'esaere temperati da %ueL senso di simpatia per le 
sventure umaiie, da quella salidarìetà nel dc^oxe, cbe sta 
nei fimdo di tutti i cuori , »è vi ^arà amministarazione , 
per quanto tenace nelle idee.di riforma, la quale preoccu- 
pata altresì dalla sua misùone tutta d'umanità, «enza tran- 
sigere dalle sue massime , all' occasione vorrà rifiutarsi 
dalL'aeoelitare sia il forastiopo che non potrebbe essere rin- 
viato .senza pericolo al proprio domicilio , sia V individuo 
per l'età, pjr l'indole della <malMtia, per altre circostanze 
meritevole^ .di speciali riguardi, di. maniera che in breve le 
eccezioni finirebbero ad essere la regola , né mai verreb- 
bero a mancare le scappatoje onde derogare da una legge 
troppo severa. Gli ospedali sono per me, il principio del- 
l' eguaglianza applicato alla beneficenza, e quand'^inco i 
loro risultati non, corrispondessero, in tutto alle idee che 
potressimo esserci formati iatorao il progresso civile, tale 
è la loro utilità per la scienza, tale la loro importanza pelle 



30 

dbMi popcdilri, iih!eaiA finiraano «èmprè- ad onta 4i qoal^ 
che a6aii& à ri^biàmài^ la simt>iitii^ é rintenissé eonnme. 
Ma onde (Utènte qiuhrté taiitò desidétaté éOMomìe è 
iftò pMpvio indtitpéhsalyile ap^i^tìAìrsi a misure cofli radicalil 
Hmi ti potrebbe eséere qualéhe pìroVVèdtfiienfo più tempe- 
rato tirile fónne , (4ù còndetitiìieo ai priftdpii cbe ginòra 
I^hesiedetteró Al gorerno del pio luogo? A me pare iittaato 
che òVe vèiiisee richiamato TOspédale alla tefa sua deitiiia^ 
^ne, q<iella cioè di ricoverare gli infermi paoéH e éana-^ 
bili, si potrebbe riuscire non solo ^ dirieulÀriie le sale e a 
depurai^è ratmosfera inquinata da un cumitlo di esalasiom 
morbose, ma a sempliicar^ altresì llnterna ge^ione e a di- 
minuire dì non poco la spesa. Obbligo dell* Ospedale ò di 
provvedere ai casi hei quali sia per le condizioni in cui' ver- 
sano le famiglie, sia per Tindole e lo stadio della malattia, 
emerga Vadsóluto bisogho'di asfaìatenza; più in là cestta ogni 
stio dovere, e vi subentra sia la carità privata, la quale ha 
maggior libertà d^azione, e pifò abbandonarsi senza iiMbn«- 
venienti agli impulsi del cuore, sia Terario pubblico, ogni 
qual volta esigenze dìgiene o d*òrdine soc&le impongano 
il ricovero o Tisolamento dégfi infermi. Chi vorrà ammet- 
iere, per es. , éhe TOspedale sia proprfb obbligato a rico- 
verare ì sifflitici, i dementi, i detenuti, i pompieri, le guar- 
die doganali; chi vorrà' initpu^nare i vantaggi cke né ri- 
donderebbero alla disciplina e alVigiene dello staUfimsnto 
ove venissero destinati per questa categoria di j^scimalati 
os|iizii appositi,' sorretti da regolamenti, da fondi» da per- 
sonale assolutamente distinti? In tutti i modi la vera po- 
polazione dell'Ospedale sarà sèmpre t^sftituita dai malati 
ordinari!, per la ragione semplicissima che , non essendo 
possibile designare con esattezza scientifica i caratteri che 
veramente costituiscono il diritto al ricovero, e dovendone 
ìt giudizio restar atìdkto al criterio e alla coscienza dei futì- 
ziònarii, non pochi infermi finiranno sempre in ufi modo o 
nelFaltro a insinuarsi nelle sale, e una volta insinuativi a 



31 
formare quel ^mput mdrtuuM ^ ^cM i4«ce poi - di taAtD 
ingombro ed aggràvio idi» stabilìHiiftiito. L'indigMza è un 
fltttò relftilro, noti potendosi definii con esattena. né dm^ 
oominéi, né dove termini, e potefido «n indÌTÌdao c go ei H p ifii- 
tennto poverisèimo in dttà, mfen^e potarebbe vivere tenta 
r^juto della cariti in uii villaggio; non mancano per queste 
criteriì dietro i quali distinguere la vera dalla &lsa ed ìm^ 
portmia miseria, ma appunto perchè essi dipendono più dal 
sentimento morale di quello che da prove poBitì;vev evi- 
denti, onde evitare il [ftù possibilnmitè gli abusi, eoiiver-^ 
rebbe che ile fesse totta l'appressasione airart)iirìo d'un 
solo, e che venisse invece affidata ad apposite Commiiisioni, 
le quali come più indipendenti potrebbero esaurire al loro 
mandato con maggiore' severità ed imparnalìtà. Onde non 
lasciar più oltre all'arbitrio rerogazione dei soccorsi, con- 
dizione prima sarebbe quella che i comuni avess^o a 
compilare dietro norme il più posnbilmente chiare e uni- 
formi gli dementi à&Lé famiglie veramente bisognose della 
jpùbblica caMtà, affidandone il carico a perione ohe sa«- 
pessero apprezzarne T importanza e soddisfarvi con zelo 
pari alla prudenza. Una volta che fossero redatti questi 
elenchi e stabilito che • non ablMano diritto all'Ospedale 
altro che gli individui in essi r^olarmente inscritti, 
esclusi però sempre i casi d* urgènza , pei quali ad ogni 
emergenza -sì dovrebbe red^ere un partitolarizzato rap- 
porto, ove ciò fosse possibSe di ottenere, io non dubito che 
non tarderebbe a verificarsi una diminuzione notevole nel- 
Taffluenza dei malati, giacché verrebbe ad esserne esclusa 
la turba di quelli, e son molti, che colla importunità o 
dietro false apparenze riescono senza troppa difficoltà a 
carpire le dichiarazioni di miserabilità. Né ciò basta,, onde 
la legge abbia ad esaere ^es^^ita è indispensabile una san- 
zione pebale,. un controllo : infatti nel regolamento annesso 
alla legge fhoicese 7 agosto 1851 9ttgli*spedaU è dichiarscto 
che r amministrazione nei casi dubbii potrà essere auto- 



32 

rizzata a far inràticart d* oiBció inchieste jil.domìcilio dcd 
malati accolti gratuitamente , allo sc(^ di Tarificare sa 
«iqpiBirtangaiio al oomuiid e di assieararai se siano assoli»- 
tamente impóiénU a rimborsare lo stabilimento delle 
spese di cura. Ogni qoal volta anche i nostri consigli 
amministrativi fossero rnupiti di una tale facoltà/ ove 
lesse loro dato di controllare in modo reale ed efficace le 
dichiarazioni delle Giunte, imponendo a queste V obbligo 
del rimborso in tutti i casi in cui si trattasse di Indivi- 
dui non iscritti ^ iadeUtamente iscritti sui registri dei 
poveri, si riescirebbe senz* altro a porre un qualche freno 
agli abusi e a richiamare entro i veri confini la benefit 
cenza.' 

Se k. inscrizione dei veri poveri su elenchi regolari 
è il provvedimeóto primo, un'altra misura non meno im- 
portante sarebbe quella di designare nel modo il più pos« 
sibilmente preciso ^ scientifico le malattie ammissibili alla 
cura gratuita nello . stabilimento , non che il loro grado 
di acutezza e di curabilità (1). Ammettiamo pure che le 



(5) In tutti ì ragolamenti anche i più antichi dei nostri spedali 
trovasi indicata la carafoilità della malatiia stocome uno dei requi- 
siti indispensabili per l'accettai ione. Così negli Ordini dell'Ospe- 
dale 'di Milane è dichiarato esfiicitameAte che sarapno ammessi 
unicamente gli infermi curabUi e che non siano di infermità 
contagiosa , e negli Statuti pur antichissimi dell* Ospedale di 
Pavia viene proibita assolutamente V ammissione di malattìis 
croniche per la ragione che qualora si accettasse tale qualità 
di malati, questi in breve. ne riempirebbero le infermerie, e 
si grande stabìiimento riuscirebbe proficuo a ben pochi. (Sta- 
tuto, pag. 77). In una relazione che abbiamo dell'Ospedale di 
S. Maria Nuova in Firenze che rimonta al 4524 si fa menzione 
genericamente di febricitantesy aut ulcérosos, aut vuineratos; 
n4ì Regolamento però pubblicato verso il 1650 dai Ricasoli si 
dichiara che « gli infermi abili ad essere posti su letto saran- 



53 

attuali condizioni dell* arte non diano lusinga che sia pos- 
sibile raggiungere in sìfiatta classificazione un grado molto 
elevato di esattezza; oye già noi vietasse Tarte, vi si oppor- 
rebbe Tumanità, la quale impone che chiunque soffre abbia 
sempre ad essere soccorso, qualunque pòi sia il grado e 
l'indole della malattia ; in tutti i modi io non ritengo affat- 
to impossibile il designare nosologicamente certe affezioni 
e certi stadi 1 quali , come quelli che sarebbero compresi 
nell' appellativo di febbrili, adoperato nei vecchi statuti, 
darebbero il diritto alla cura gratuita,, restandone cosi 
esclusi i casi i quali in via assoluta non potrebbero es- 
sere ritenuti né acuti , nò J)isognosi di cura. Il quesito , 
torno a ripeterlo, è difficile, non potendo venir circoscritti 
i suoi fattori colla dovuta esattezza ; sarà sempre però 
utile prc^rlo , giacché una soluzione , fosse pur parziale 
e incompleta, sarebbe tale da dar una spinta efficace alla 
riforma economica ed igienica dei nostri spedali. Qualun- 
que misura del resto ^ venisse adottata, i suoi frutti sa- 
rebbero ben scarsi ove non potesse essere applicata seve- 
ramente al punto di .provenienza , ove non venisse alFo- 
rigine sbarrata la via, facendo stretto obbligo ai comuni 
di attenersi alle regole prescritte, e mettendo a loro ca- 
rico le conseguenze degli invii abusivi intorno ai quali 
spetterebbe all'Ospedale di emettere in via inappellabile il 



no gli ammalati di febbre, o di piaghe, o ferite o altri mali 
non contagiosi, i quali non abbiano modo di farsi curare nelle 
loro case. Contagiosi, ai quali particolarmente si vieta lo in- 
gresso, sono i lebbrosi, i tifici, gli infranciosati , i rognosi, 
gli ulcerosi di plaghe serpeggianti^ ecc. Incurabili si inten- 
dono gli etici, gli infermi di cancro invecchiato, che hanno il 
flusso epatico , la sciatica , la podagra , i pazzi luBatici , ch^ 
hanno le scrofole, i carboni maligni , insomma tutti quei mali 
che da medici saranno giudicati sopra la loro coscienza conta-* 
giosi o incurabUi ». 

Annali. Voi, CLXXXIX. 3 



34 

giudizia. B valga il véro, oltre die la cronicità le motte 
volte non si può verificare che ndle inf(fflrmerie come po- 
sttimo naturale del male , oltre cbe; £ fnsqit^te i me- 
dici cui spetta il difficile compito dell' accettazione^ quan- 
di anco palesissima Y indole cronica della malattia , non 
potrebbero per questo, trattandosi di infermi gravi ò lon- 
tani, assumersi la responsabilità d*un imprudente rinvio, 
chi mai vorrebbe pretendere che nei brevi momenti con- 
cessi air ispezione di infarmi importuni^ affranti dal disa- 
giato veicolo, emaciati da lunghe sc^orenze, fosse proprio 
possibile verificare una diagnosi, distinguere gli stadii della 
malattia, resistere alle sollecitazioni dei parenti, oontrol- 
lare alla meglio i sintomi subbiettivi , talune volte bu- 
giardi, sempre esagerati, agguerrirsi insomma contro le 
arti cui ricorrcHia di solito i malati onde insinuarsi nelle 
infei^merie , certi come sono che una volta accettaU non 
possono più correre il rischio di essere rimandati alle loro 
case? Nessuno che abbia qualche pratica d'ospedale può 
ignorare le tante difficoltà che assiepano il medico astante, 
né vorrà lanciargli la pietra se qualche volta per ubbi- 
dire agli impulsi dd ouore^ per liberarsi dalle importunità 
da cui è vessato, nel dubbio fra il dovere e la, carità, 
egli finisca a transigere colla severità della consegna. Né 
bisognerdibe d'altra parte %norare le tristi condizioni, 
massime di domicilio, in cui versano i nostri poveri, spe- 
cialmente di campagna, per non ammettere che se vi ha 
eirrostanza in cui si faccia più vivamente sentire il biso- 
gno dell'assistenza ospitaliera, sia appunto quando la ma- 
lattia superato lo stadio acuto assume un andamento 
cronico, giacché in questi casi avendo le famiglie esaurite 
le loro risorse, gli speziali i loro bossoli, i medici i loro 
consigli , ^ r ammalato sia per Y angustia delle abitazioni , 
aia pel Bisogno delle braccia, aia per quella stanchezza 
ohe pur troppo a lungo andare sùolsi insinuare anche nelle 
nnime più gentili, finisce a diventare di peso e di ingom- 



35 

hro ai coagiunti, di quali non par vero di trt>vat*e un 
asilo cui affidare un ospite divenuto per loro grave ed 
importuno. Le difficoltà sono molte, tanto più al presente, 
che le non liete condizioni àeìV agro e Fintiepidirsi degli 
affetti domestici, rendono meno schivi i contadini dal- 
l' accorrere allo Spedale; ma appunto per questo urge di 
ripararvi in tempo ; onde raggiungere V intento non ba- 
sterà però starcene contenti a circolati redatte come di 
solito in termini generali e su indicazioni astratte, ma sarà 
necessario designare con caratteri il più possibilmente 
precisi le malattie che sole possono dare diritto sa ricovero, 
e dichiarare in modo esplicito come per tutte le altre si 
intenda che la spesa abbia a rimanere a carico dei comuni 
senza riserve , senza diritto a reclamo, levando contem- 
poraneamente di qualche poco la tariffa delle diarie, non 
solo a titolo di compenso pella spesa maggiore^ ma come 
' sanzione penale della legge e ammonimento alle Giunte per 
r irregolarità dell'invio. Stabilito una volta die l'obbligo 
dell' ospedale non è né potrebbe mai essere incondiziona- 
to^ chiara ne vie&e la conseguenza che esso debba avere 
altresì l'autorità e il potere di respingere gli individui 
non qualificati pel ricovero gratuito, e» ove per ragioni 
d'umanità non creda opportuno rimandarli, il diritto di 
farsi nei singoli casi compensare dell'indebita spesa da co- 
lobo che pretenderebbero in tBi. modo abasare della pubblica 
beneficenza. Si riuscirebbe con ciò a due intenti r V uno 
di limitare in modp non indifferente l's^uenza di infermi 
che appunto pel lento decorrere della malattia vanno ac- 
cumulandosi per un t^sftpo indeterminato nelle sale e fi- 
niscono a non uscirne che cadaveri, l'altro di deviare la 
corrente, di scentralizzare per dir cosi T assistenza ospi- 
taliera,- giacché i comuni di càmpagiia, adescati dalla spesa 
minore e dal maggior comodo, non mancherebbero di inviare 
di preferenza i loro cronici^ gli scabbiosi, i pellagrosi agli 
spedali foresi, i quali per essere prosami alle famiglie dei 



36 

inalati, per V aere libero e puro di cui fruiscono , per la 
loro capacità relativamente maggiore, potrebbero senz'altro 
offrire uh asilo più salubre , più omogeneo , mentile col 
crescerò del credito e- coli' estendersi della loro sfera 
d' azione, finirebbero ad attirarsi quelle largizioni che ora 
non fanno che inabissarsi nell'ampia voragine degli istituti 
cittadini. Dicasi cjie vuoisi, sarà massime col perfezionarsi 
e coir estèndersi del soccorso a domicilio, col moltiplicarsi 
degli ospizii nei principali centri del territorio , col defi- 
nire esattamente i titoli che danno diritto al soccorso 
gratuito, coir eliminare tutte indistintamente le classi dei 
pensionisti, le quali per quanto paghino non giungeranno 
mai per questo a compensare il Pio Luogo delle spese e 
degli imbarazzi che subisce, che potrà riordinarsi la b^ 
neficenza cittadina; e sarà dietro^ queste misure ben ap- 
plicate che l'Ospedale di Milano potrà trovare un alle- 
viamento sensibile ai guai die lo minano , un equilibrio 
normale dei suoi bilanci, senza che abbia nulla a detrarre 
agli scopi delle fondiarie, senza ricorrere a misure le quali, 
oltre al non armonizzarsi coi principii liberali e temperati 
che reggono l'attuale società, non potrebbero forse nem- 
meno accordarsi a quelle norme imprescrittibili di equità 
dalle quali, meno che qualsiasi altro, un istituto consacrato 
alla più mite delle virtù avrebbe il diritto di deviare. 
I provvedimenti di cui potrebbe essere tentata l'applica- 
zione* non sono certamente riforme radicali, speditive, lo 
so, ciò non ostante pria di metterli da banda converrebbe 
esaminarne la portata, cercar di coordinarli coli' insieme 
delle riforme sanitarie e anmiinistrative, giacché sarà solo 
dairarmonico concorso di tutte le forze sociali, e il nostro 
paese ne ha tante e dotate di tanta vitalità, che sarà con- 
cesso sperare una qualche soluzione ai quesiti morali, igie- 
nici , economici che il progressivo squilibrio fra le rendite 
e le spese va tuttodì suscitando nella gestione delle opere 
pie. La crisi che subisce l'Ospedale di Milano non è già un 



V 

1 



37 

fatto isolato; poco su poco giù, essa è comune agli altri 
istituti ospitalieri di Lombardia, avendo tutti dovuto pas- 
sare per le stesse forche caudine^ subire le stesse impe- 
riose esigenze, di modo che se identiche ne furono le sorti, 
a date proporzioni, non potrebbero esser diversi né l'av- 
venire né i rimedii. 

Ma ammettiamo pure che siffatti spedienti abbiano a 
ritenersi incerti , lenti , inattuabili , inferiori di troppo ai 
bisogni, si dovrà per questo ricorrere a una limitazione di 
territorio che non avrà mai per sé il suffragio dell'opinio- 
ne, non vi potrebbe mò essere qualche altra misura meno 
aspra con cui raggiungere lo scopo senza dar proprio mano 
alla scure ì II dottor Buffini, il cui parere in fatto di ge- 
stione interna non può a meno di essere rispettabile, nel 
suo Rendiconto 1851 deirOspedale, mentre colle cifre alla 
mano metteva in evidenza da una parte il progressivo ele- 
varsi delle spese, additava dall'altra come inevitabile con- 
seguenza la rovina del suo patrimonio : onde scongiurare 
tale disastro ammoniva sin d'allora come fosse necessario 
che l'Ospedale, non solo avesse a circoscrivere la benefi- 
cenza ai reale bisogno , ma dovesse altresì restringere il 
dispendio entro i confini delle proprie risorse, ricorrendo 
annualmente pel di più ai mezzi comunali in proporzione 
dei ricoveri. « Conservare il patrimonio , così ei diceva , 
non è un interesse dello Spedale soltanto, ma un interesse 
di tutti i comuni che hanno diritto di inviarvi ì propri 
malati,; l'esercizio di questo diritto non è assoluto, in- 
condizionato : r Ospedale adempie ai proprii doveri , ma 
sino a che i mezzi lo permettono ; ove questi per V adem- 
pimento-dei xio veri stessi vengano ad esaurirsi, cessa la 
possibilità , si estingue il dovere , il diritto diventa una 
lettera morta ». La quistione non potrebbe essere esposta 
con maggior franchezza, e noi avressimo su questo propo- 
sito già fatto osservare come la vera ricchezza d'una causa 
pia non ^ebba rìporsi tanto nella cifra più o meno eie- 



38 

vata dei redditi , quanto nel giusto equilibrio fra le rendite 
e le spese; ogni volta quindi che fosse in potestà dell'ospe- 
dale di mettere un limite alle proprie largizioni, sarebbe 
sempre in suo arbitrio di commisurarle alle risorse di cui 
può disporre, né avrebbe più a temere di squilibrarsi se 
non nel caso in cui o una improvvida amministrazione 
volesse dare una estensione alla beneficenza assolutamente 
sproporzionata ai suoi mezzi, come avveniva pei nostri 
istituti sotto il regime austriaco, ovvero che i redditi re- 
stassero molto al di sotto delle previsioni, come succede pur 
troppo ai di nostri per la fàllanza dei raccòlti. Ma ve- 
niamo alle proposte. 

Determinato che si avesse ogni anno il preventivo 
della beneficenza, dovrebbero essere accettati indistinta- 
mente tutti gli infermi insino a tanto che si fosse esau- 
rito il fondo disponibile ; questo una volta esausto, cesse- 
rebbero i malati d' essere a carico dello stabilimento e 
verrebbero addossati ai comuni che ne hanno fatto l'invio. 

Ove poi nell'anno successivo per buona ventura si veri- 

» 

ficasse qualche eredità, il reddito maggiore servirebbe ad 
aumentare il preventivo , di modo che ove si riuscisse 
coi risparmi a pareggiare l'entrata colla uscita, potreb- 
be anche darsi il caso che col volger degli anni l'accet- 
tazione avesse a ritornare a.1 sistema di prima e ad eli- 
minarsi qualsiasi misura restrittiva al ricovero degli in- 
ferrai. Fin dove posso , direbbe lo Spedale , son qua io ; 
più ili là tocca a voi, non volendo rovinar me per far 
servizio a voi altri , e trascinar voi pure nello sfascia- 
mento comune. L'idea non potrebbe in massima essere più 
giusta, ma quando poi fossimo airappHcazione, è allora che 
si vedrebbero sorgere le difficoltà^ non già da parte dell'O- 
spedale il quale , uiia volta esaurite le somme preventi- 
vate, potrebbe benissimo socchiudere le sue porte e limi- 
tare r aflSiuenza dei malati, sibbene dal canto dei Comuni 
i quali, stante il continuo e irregolare va e vieni ài in- 



39 

fei'mi, non ^irebbero mai prevedere quando sarebbe per 
finire da un lato 1' obbligo del ricovero gratuito , e per 
cominciare dairsdtro quello del compensa; di modo che 
non sarebbe loro tanto fadle predisporre con certezza i 
fondi necessarii onde &r fronte agli impegni cui dovreb* 
bero sobbarcarsi. Arrogi che ove si volesse adottare un 
tale partito, si verrebbe in fin dei conti ad- imporre 
tacitamente o no ai Comuni V obbligo di provvedere al** 
r assistenza ospitaliera dei loro malati, obbligo a cui essi 
non a torto si rlcuserebb^o di sottostare, e per la grave 
spesa, e pei sussidii che già largiscono al domicilio. Un' i* 
dea forse più attuabile, perchè più precisa e pratica, sa- 
rebbe quella di stabilire il contingente di malati che cia- 
scun Comune potrd[)be entro Tannata inviare gratuita- 
mente allo spedale, predisponendo in base alle statistiche 
degli anni precedenti il numero di infermi, o meglio di 
giornate di degenza di cui i singoli Comuni avrebbero 
diritto a fruire , esaurite le quali, tutto il di più verreb- 
be messo a loro carico, qualunque poi fosse Y indole o lo 
stadio della malattia , esclusi i casi d' urgenza pei quali 
si dovrebbe^ sempre teiere disponibile un certo margine 
nei preventivi. Contemporaneamente si potrebbe altresì ri- 
durre il. numero dei letti, e determinarlo a una cifra fissa 
invariabile, proporzionata alla capacità dei locali e agli or- 
dinarii bisogni, da non superarsi se non in circostanze 
di suprema necessità, misura ottima in vero, giacché sa- 
rebbe il mezzo più acconcio onde impedire T agglomera- 
mento di malati, fonte di malsania e di abusi, e onde ricon- 
durne il numero all' equilit^ io normale, ma forse im- 
possibile ad attuarsi néO/& condizioni afiatto speciali in 
cui versa, lo stabilimento senza ledere in qualche modo 
le norme della giustizia distributiva. Siccome T Ospedale 
estende la sua beneficenza su un rsM^gio di territorio 
estesissimo, potrebbe avvenire dàe le molte volte ne 
avessero a godere i più vicini, come. quelli che si trove- 



40 

rebbero più alla portata per colmarne i vacai, acL esclu- 
sione dei più lontani e forse più bisognosi, ai quali po^ 
trebbe mancare Toccasione opportuna per esservi accolti ; 
di più, mentre in alcune stagioni la cifra dei letti dispo- 
nibili verrebbe ad essere superiore al bisogno , in altre , 
quando appunto è più urgente la necessità dell' assistenza 
ospitaliera, i letti potrebbero mancare alle domande, tanto 
che si finirebbe sempre col ricorrere a spedienti eccezionali, 
e a derogare con frequenza tale ai regolamenti da ri- 
durli in breve a lettera morta. Il ragionatore migliore 
anche per fare il bene sarà sempre 1! esperienza , né si 
avrà mai la convinzione di poterlo fare se il presente 
non prenda consiglio dal passato : sono quesiti troppo 
complessi per essere sciolti con un tratto di penna, e le 
circostanze accessorie che li complicano sono talvolta cosi 
"imperiose e prepotenti, da obbligar a difEerire Tattivazione 
delle riforme più desiderate, o da doverle attuare con cau- 
tela tale che non abbiano a ferire di subito e vivamente le 
abitudini e le esigenze più o meno vere delle classi po- 
polane. Dar tempo e serbar modo è un precetto del- 
larte che non si dovrebbe mai trascurare, nemmeno nella 
pratica della beneficenza. 

A conti fatti> ove si , vogliano calcolare da uria parte 
gli obblighi da cui non sarebbe possibile derogare, dall'al- 
tra l'urgenza di ristabilire l'equiUbrio fra le rendite e le 
spese, mi paye che l' idea di rendere, per dir cosi , . i Co- 
muni partecipi della beneficenza dell' Ospedale , solidarii 
nella conservazione del suo patrimonio, sia ancora il punto 
di vista più vero e più esatto sul quale basare il quesito 
del riordinamento finanziario, da cui prendere le mosse* 
per venire a dei risultati pratici^ quando si voglia inten*- 
dere con questa parola tutte quelle riforme valevoli a con- 
ciliare, i doveri e le tradizioni della carità coi calcoli e colle 
previsioni di una bXiona azienda. Per ottener questo, la pri- 
ma coridizione sarebbe sempre che i rapporti fra l'Ospedale 



41 

e Comuni fos^ro stabiliti su basi tali da aaimettere un 
accordo , una azione reciproca , senza di che non sarebbe 
possibile addÌYMiire a quei temperamenti . conciliativi , a 
quelle concessioni' mutue , le quali , anche senza derogare 
ai rispettivi diritti e doveri, ciò non ostante lasciano li- 
bero Tadito a una cordiale ed efficace cooperazione. I Co- 
muni farebbero tutto il possibile, non v'ha dubbio, onde sot- 
trarsi a qualunque corrisponsione verso il Pio Luogo, fosse 
pure a detrimento dei proprii amministrati, ogni qual volta 
gli obblighi che assumessero dovessero immobilizzarsi, né 
si vedesse probabilità alcuna di liberarsene ; la loro oppo- 
sizione sarebbe in questo caso sistematica, tenace, e forse 
insuperabile. L'avvilire però non è cosi oscuro, che anzi 
tutto dà a sperare che il patrimonio delVOspedale savia- 
mente amministrato finirà presto o tardi a superare la 
crisi , e a ricuperare il libero uso delle proprie forze , 
pel momento sospese, non abolite per questo. Io e con me 
tutti hanno fede che mediante opportune riforme sarà 
dato ottenne nella gestione si intema che esterna eco- 
nomie tali da raggiungere non solo il vagheggiato equili- 
brio, ma da poter chiudere Tannuo esercizio con un ecce- 
dente d'entrata bastante a soddis&re ai bisogni, ed a pre- 
disporre un fondo di riserva con cui far fronte ad ogni 
eventualità : ove ciò si verificasse, i Comuni avrebbero le 
più solide guarentigie per la riduzione in un avvenire non 
lontano dei loro oneri, mentre al Pio Luogo non fallireb- 
bero i mezzi mediante i quali diffondere la beneficenza a 
quanti hanno il diritto di reclamarla. I suoi redditi de- 
vono soccorrere alle attuali miserie ; pensiamo ad esse , e 
lasciamo ai figli nostri il c<»i^ito di provvedere ai poveri 
venturi. 

Tutti desiderano le riforme, perchè tutti conoscono le 
condizioni in cui versa il Pio Luogo, ma appunto per-] 
chò tutti le desiderano, non è da stupire se si teme che 
l'esito possa venh* compromesso da misure non abbastanza 



42 

meditate ; tutti convengono sulla neceseità di risparmi , 
ma se vi sono dei risparmi utili , ve ne sono anche di 
tali che non potrebbero mai venire approvati né dalla ra- 
gione né dalla morale, poiché finirebbero ad urtare quanto 
vi ha di più umano e di più nobile nella nostra natura. 

Onde una riforma economica abbia a perdere quabiasi 
carattere di fiscalità, è necessario che chi vuole il fine co- 
nosca il valore e l'efficacia dei mezzi mediante i quali 
raggiungerlo, giacché non basta nella gestione delle opere 
pie voler il bene, bisogna anche mettersi nelle condizioni 
acconcie onde poterlo fare, e saper contare col tempo, al- 
tro elemento importante di riuscita. In non pochi casi una 
eccessiva parsimonia, invece d'essere economia, finir€i>be 
ad essere imprevidenza, e mostrerebbe in chi volesse at^- 
tuarla un concetto non esatto della propria missione. Tol^ 
latur abusus non res; ove si &cesse altrimenti, le ri- 
forme sarebbero un vero regresso , le fonti della carità 
finirebbero ad inaridirsi, e i risparmii invece di essere un 
semplice mezzo si posereWbero come il fine supremo. 

Nel nostro caso coli' aver messo in piena evidenza le 
angustie finanziarie dello stabilimento, si é fsttto già molto, 
poiché è dato cosi anche all^occhio meno esercitato di poter 
seguire , come in vaso di cristallo, il corso del denaro, é 
di poter giudicare d^ modo con qui viene erogato, e ne 
dobbiamo render grazie agli autori della Relazione, i quali 
col dare pubblicità agli elementi costitutivi del bilancio 
del Pio Luogo, ci fornirono i criterii dietro cui formulare 
un giudizio sul valore e sull'opportunità delle innovazioni ; 
ciò sta bene, ma non bisogna per questo dimenticare che 
le illazioni d^la contabilità sono ben di spesso illusorie, in- 
certe nella loro sostanza e nei loro risultati, che il suo 
valore é passivo più di quello che si crede, giacché se 
fornisce dati e lumi sul più e sul meno , non sempre può 
dare il bandolo con cui uscire dall'intricato labirinto delle 
cifre e delle rubriche, e di rado ci porge norme chiare e 



13 



sicure da cui partire per una riforma; gelosa delle for- 
me, ma incapace di spingere uno sguardo uh pò acuto nel 
fondo delle quistioni, sotto apparenze severe la contabilità 
promette in genera più di qudlo che essa poi valga a man- 
tenere, e si sbaglierebbe a partito chi, fidando di troppo 
nell'evidenza dei numeri, e nella r^olarità dei quadri, 
invece di farsene una utile adjutrice, volesse servilmente 
ottemperare alle s/ae pretese. Un bilancio, sia pur compi- 
lato con tutte le regole dell'arte, non varrà mai da solo 
a fornirci la chiave della gestione, e a far conoscere ai non 
iniziati il valore vero^lle diverse impostazioni, massi- 
me quando in imo stesso prospetto si inscrivano e i cre- 
diti arretrati e le restanze attive e passive, le spese 
straordinarie e quelle richieste dal servizio ordinario , le 
spese interne e quelle consunte nella azienda esterna. 
Reggano pure i numeri il mondo a loro posta, essi per 
questo non potranno mai sostituirsi alla pratica intelligenza 
degli affari, massime quando suffulta da un animo liberale, 
dal doiiderio del bme e dal férmo volere di conseguirlo. 

E qui fo punto , non volendo più oltre abusare della 
pazienza dei lettori , né usurpare pagine che dovrebbero 
essere gelosamente riserbate ai progressi dell'arte ; quanto 
si riferisce al riordinamento degli istituti ospitalieri tocca 
però troppo da vicino ai suoi veri interessi per ritenere 
affatto inopportuno l'aver sostato un pò a lungo su que- 
ste discussioni, ove altro non fosse, per non lasciarci esau- 
torare da quell'influenza a cui i servigli e la pratica no- 
stra ci danno il diritto , per non dichiararci stranieri a 
questo campo di riforme sociali, per ripetere la parte 
che a noi si compete e che ci si dovrà pur concedere ogni 
qual volta si vorrà venire a un assetto normale della pub- 
blica beneficenza. Le delicate questioni che si riferivano 
al servizio interno dell'Ospedale di Milano vennero di- 
scusse su questi Annali con quella temperanza di modi , 
con quella elevatezza di vedute^ con quella impuzia- 



44 

lità di giujdizii di chi , geloso della dignità dello stabili^ 
mento, senza postergare gli interessi e il decoro del me- 
dico sodalizio, ha cercatoci conciliare, di riunire le volontà, 
più in apparenza che in fatto discordanti, in un identico 
pensiero , quello di concorrere efficacemente a fare e a 
promuovere il bene. Restava di dir qualche- cosa intorno 
alle condizioni economiche, ed io l'ho fatto esponendo le 
impressioni che mi andava mano mano suscitando la lettura 
della Relazione, e le idee che intorno alla opportunità 
delle riforme economiche potea suggerirmi una non breve 
spérienza guadagnata sotto la severa pressione di circo- 
stanze, cheimi obbligarono, mio malgrado» a rimuginare su 
ingrate questioni afifatto estranee alla calma serena dei 
consueti studii. Non soqual valore potranno avere le mie 
opinióni su materie ardue ed oscure anche pegli uomini 
più consumati nei civili negozii; qualunque sia il loro desti- 
no, io mi riterrò compensato abbastanza ove mi fosse dato 
di richianiare V attenzione dei colleghi su un argomento 
cosi importante, e di mettere una pietra, sia pure mode- 
sta, al riordinamento di questo venerando Istituto. B. 



Nuovi MndiI «alla irlta^ «air Istologia e pa.Co- 
loi^ia eellulare del Vitrehowy del cav, dottor 
ODOARDO TARCHETTI. 

IL 

Importanza anatomico-fisiologica dell* Istologia e sunto 
della Patologia e dottrina cellulare del Virchow. 

. Qual trionfo per il vecchio padre della medi- 
cina , che ai nostri giorni V investigazione 
scientifica e la semplice pratica esperienza 
abbiano dimostrato di tanto valore i suoi 
principj ! VmcHOw , Della febbre. 



L 



a materia lanciata nel mare dell* essere dall' onnipos- 



45 
sente mano d'Iddio, mostra due maniere di esistere ri- 
guardo allo spazio ed al tempo. — Nell'una tanto questo 
come quello è definito e vi ha forma costante e invaria- 
bile, e durata a tempo — nell'altro sonvi forma e sussi- 
stenza variabili. — Oli esseri della prima specie sono or- 
ganati, qudli della seconda inorganici; nei primi èia vi- 
ta, nei secondi la sola formatività. — . « Il carattere uni^ 
» voco e generale , dice il sapiente Mugna , onde distin- 
» guonsi gli .esseri organici che vivono ex sé dagli inor- 

> ganici che non -possedonOv che la vitalità cosmica, è la 
)► cellula, elemento primo e prototipo dell'organizzazione, 
)► come la chiamò il Carus. — Se la chimica nei corpi 
» inorganici arriva agli atomi , alle molecole , l' istologia 

> nelle materie organizzate e vive non giunge oltre le 
» cellule — imperocché nelle sole cellule si trovano le 
» condizioni, per le quali la vita si manifesta e si man- 
» tiene , e fuori di esse quelle ;^ù non esistono , né può 
» aver luogo la vita ». Vi sono^ soggiungerò io, gli stru- 
menti che servono a costruire , gli strumenti della vita , 
ma questa peranco non vi è. 

Ogni cellula , che è un composto di una membrana , 
una sostanza contenuta, euno,.o più globuli /con uno, o 
più nucleoli» benché poss^ consistere pur anco di sola 
membrana continente e sostanza contenuta , ha una vita 
ex sé; e quand'anche sìa unica, come nei protozoi e pro- 
testi, ha la proprietà di assorbire, assimilare, eliminare, 
crescere, moltiplicarsi coUa segmentazione, ecc. In somma 
essa è già un piccolo (H'ganismo , una qualche cosa che 
vive. 

Alcune di queste cellule già notate dal Malpighi, e 
poscia illustrate da Schleiden e Schwann, conservono 
costantemente la loro originaria forma e appariscono o 
/sferiche, o discoidee, o cilindriche, o stellate, o gangliari. 
— Le altre si trasmutano ip totalità o in parte nei di- 
versi tessuti organici, facendosi o composte, o fusiformi. 



46 

allungate con fibre striate, o lisce (fascetti) , come nel 
sistema muscolare! Alcune stanno a mutuo contatto fra 
loro, altre lasciano uno spazio, dettò intercellulare. Pare, 
ma non è dimo3trato , che il loro contenuto sia d' indole 
diversa; certo è che alcune hanno nei nascere la pro- 
prietà di moltiplicarsi e poscia la perdono collo scompa-- 
rire dei nuclei (cellule sanguigne deiruomo) ed altre con- 
servano costantemente il potere della cellulazione (tessuto 
connettivo). Virchow ritiene che ogni cellula nasca per gè* 
nerazione fissipara, o per endogenia, da un*altra cellula, che 
il blastema, o cito-blastema vagheggiato da Schwann, non 
sia atto a produrle^ bomecchè amorfo; ma questa teoria è 
oppugnata da Fftrher, Weismann, Wilkens, Arnold, Lie- 
berkiihn , Baugmartner e specialmente da Henle , che va 
riabilitando la facoltà formativa del blastema e Y azione 
dei granuli amorfi, ritornando alla dottrina di Pari, Coc- 
chi e Rivelli , e ritenendo la cellula per un elemento di 
secondaria formazione. 

Benché sapientemente Tistologia e la formazione, j ca- 
ratteri, gli uffici, la metamorfosi, ecc., delle cellule siano 
state studiate da Malpighi, Bichàt, Schleiden, Remak, Kòl- 
liker, StilKng, Weber, Niemajor, Schaltz, D(Miders, His, 
Henle, Pacini, Tigri, Sangalli, Rivalli, Cocchi, Pari, BrUcke, 
Samuel, Dorpart, Mairner, Forster, Muller,Fuke; Kund, 
Hope, Leydig, Friedricsh, Bidder, Rothcher, Buhl, Jacobo- 
witsch, Kuka, Vogt, Rollet, Askerson, Eberth, Reischarpt, 
Bowmann Reinold, Scholkove-Hindsleisch, Oehl, Steinah, 
Moleschott, Schiff, ecc., pure conviene persuadersi, sono 
parole del più celebre degli istologi, il Virchow, che non 
vi è peranco nulla di definitivamente e inconcussamente 
stabilito, benché sull'esistenza e varietà delle cellule non 
cada più alcun dubbio. — Ed invero dii potrà negare le 
cellule epiteliali, le cellule stellate ossee , le cellule j o fl- 
bro-cellule fusiformi del tessuto Tnuscolare, le gaiigliari 
del sistema cerebro-spinale e nervoso , le sf<^oidali del 



47 

sangue , linfa e chilo , e 1« esagone del tessuto connet- 
tivo ? 

Il fatto delle cellule esiste. Esse formano V ordito , lo 
scheletro , lo stame e il tnattonato drila vita e degli or- 
ganismi TÌTenti , e molti fencHneni fl8i(d(^ici e patologici 
hanno ritratto da questo acquisto prezioso della scienza 
esperimentale e da questo sussidio anatomico luce gran- 
dissima. >— - Che anzi io reputo di tanta importanza lo 
splendore gettato dagli studi istologici sulla aAatomia, 
sulla flstologia e suHanaton^a patologica, che mi credo in 
dovere, pigliando la patologia cellulare del Virchow, di 
riassumerne i maggiori portati. 

Fermo stante che le funzioni speciali si devono al li- 
quido contenuto entro le cellule e le g^i^ali alla, m^m*- 
brana invol vento, siamo per Tistologia venuti a conoscere 
la differenza che passa fra i diversi tessuti. — * Cosi i 
muscoli volontari diffi^iscono dai muscoli involontari , 
essendo in alcuni le fibro-<;ellule ( i fascetti ) lisce ed 
in altri striate. — In pari modo si sono potute distin- 
guere le cartilagini dal tessuto delle ossa non-ancora cal- 
carizzato; e fu messo in chiaro die alcuni tessuti, co- 
me le cartilagini medesime, Tumore vitreo, la cornea lu- 
cida, Tepidermide e sue appendici, e qualche altro tessuto, 
non hanno né vasi, né nervi e che (tranne i capillari) i 
vasi e i nervi sono forniti di fibro*cellule, o £»scetti mu- 
scolari — che la contrattilità non appartiene che al 
sistema, alla ceUtda muscolare; che dove è contrattilità, 
ivi deve esserci necessariamente sostanza muscolare ; e 
che questa proprietà è. insita in essa e non proveniente 
dall' influsso nervoso. 

Ugualmente la varietà scoperta nelle cellule del cer- 
vello ,^'0 Sistina nervoso in generale, ha palesato che la 
mielina non è la parte funzionante del sistema medesimo, 
essendo una sostanza comune a molti tessuti e prodotti 
del corpo animale, ma che è Tasse cilindro, filetto cen- 



48 

tralé, quello che in noi) come nei pesci elettrici, dà ori- 
gine alle azioni nervose -7- che questo sistema si diparte 
e divide in diversi territorj , Y uno differente e indipen- 
dente dairaltro ; sicché invano si cerca nelF umano orga- 
nismo Tunità anatomica e fisiologica. Invece ogni partico- 
lare attività ha il suo proprio organo cellulare; ogni di- 
rezione delle impressioni trova, le proprie vie prefisse e 
determinate e nel cervello trovasi il perineuro e la ne- 
vroglia. 

Si è pure venuto a conoscere che le cellule (alcune 
delle quali come le matrici, sono dotate di forma ramosa, 
le sensitive hanno minori rami e le simpatiche meno an- 
cora) che le cellule , io dico , che sono la forma che ca- 
ratterizza ogni vivente e dalla quale derivano i processi 
che mantengono la vita stessa^ finché conservano le pro- 
prietà vitali i loro nuclei o nucleoli (se li possedono) 
conservano una forma pressoché costante; che quelle del 
«angue, destinate, come le snucleate dell'epidermide, a pe- 
rire, non hanno nuclei che nel periodo embrionale — che 
ogni animale è la somma di tante vitali unità quante 
cellule integre possiede, ed è un organismo in accoman* 
dita; che ogni produzione di tessuti, aumento di parti ed 
ogni neoplasma non è che un prodotto di cellule distin- 
guibili per la forma, per Tomogenia, o eterogenia, per il 
numero accresciuto (iperplasie) per raccrescimeilto del 
solo volume delle esistenti (ipertrofia) non che per le so- 
istanze che contengono e le differenziano; e che in fine 
queste sostanze immediate sono la fibrina, la condrina, 
la mucina, la sintonina e la creatina (nei muscoli stria- 
ti), ecc. 

Anche il sangue, siccome il muco,' la marcia, il latte, 
la linfa, ecc. , al dire e al credere di Virchow, sono pretti 
tessuti , sebbene composti. — Nel sangue , per esempio , 
son vi cellule, globuli rossi, cellule o globuli scolorati, 
bianchi ed ematina e fibrina. Però dichiara esser questo 



49 

un tessuto instabile e transeunte di continuo, probabil- 
mente rifornito di parti elementari cellulari dalla milza, 
dalle glandule lìn£Bitiche, dalle amigdale, timo, follicoli in- 
testinali, ecc. , e sempre in dipa^denza dalle altre parti del 
.corpo — - e quindi incapace a prestarsi a discrasie, ad acri- 
monie, a processi zimotici permanenti, quando succhi al- 
terati non gli vengano forniti e di continuo rifomiti da 
qualche organo permanentemente ammalato per mezzo 
dell'assorbimento. — In allora le discrasie avvengono, co- 
me si nota nel cancro inoltrato , nella tubercolósi e in 
coloro che abusano degli alcoolici, non che nelle malattie 
degli organi e tessuti lincici che separano o meglio pre- 
parano la fibrina, o endofibrina, che poscia in gran co- 
pia viene portata neir alveo circolatorio. -^ In tali casi 
la discrasia non è continua, ma continuata, e questo può 
pure avvenire per infezione a cagione di miasmi, di ve- 
leni, di contagi, salva mai sempre però la regola che ogni 
discrasia sanguigna permanente deriva dall' arrivo conti- 
nuo di elementi nocivi provenienti da certi luoghi (foco- 
lai) morbifacienti. — * La fibrina, elemento morfologico 
del sangue, è analoga al muco ed al glutine, e quasi quasi 
si confonde colle fibrille magliate del tessuto connettivo. 
Essa in ìstato ordinario è amorfa e gelatinosa, e forse non 
è che una conversione della albumina per metamorfosi 
progressiva. — Certo è che passando dallo stato di bra- 
di-fibrina, o fibrinogena^ perviene nel sangue e nei mu- 
scoli a. fibrina perfetta. Essa è contenuta nel liquido in- 
tercellulare (liquor sanguinis). Consta di un intreccio di 
fibrille, o rete a maglie, che nel sangue morto imprigio- 
na i globuU sanguigni, — Essa ha pure molta somi- 
glianza col muco, c(dla colla e più colla sostanza inter- 
cellulare del tessuto connettivo ^- e trapassa facilmente 
dallo stato fibrillare allo stato omogeneo, amorfo, gelati*- 
noso e viceversa. 

Annali, Voi, CLXXXIX. 4 



50 

I globuli, secondo eleftiento del sangue, altri sono rossi, 
altri incolori. Questi ordinariamente stanno ai primi nella 
porzione di 1 a 300 : mao di condnetcr di maggiore dimen- 
sione, non appianati, con nucleo e nucleoli , maggiormente 
diafani , vischiosi , e scorrenti perciò lungo le pareti dei 
vasi con moto ritardato» e minore velocità. I globuli -rossi 
sono vescichette senza niiclei, meno che nei pesci, uccelli 
ed embrioni umani ^- contenenti una sostanza alquanto 
vischiosa, alla quale aderisce la materia colorante (ema-- 
timi) che ex inegualmente ripartita — maggiore nei 
margini -^ minora nel centro del globulo. — A questi 
^buli gli agenti chimici arrecano varie e molteplici al- 
terazioni , inclusive la distruzione loro , e la uscita della 
ematina dalla cellula. — L' «natina poi per procelsso na- 
turale può cristsd^lizzarsi in aghi di forma romboidale, di 
colore giallo, o rosso. -—Tali cristalli di ematoidtna fu« 
cono rinvenuti negli antichi focolaj apoplettici, nel folli- 
colo di Garaef , d' onde usci V uovo , non che altrove. — 
Le . proprietà di qaesti si ragguagliano chimicamente alla 
floateria colorante della bile. — Altra qualità di cristalli 
ai retrae dall' ematina col sai comune e V acido acetico e 
questi foron detti da Joichmann di emina, — Essi sono 
di colore bruno cupo e rappresentano ordinariamente ta- 
vole romboidali piane — resistono molto ai reagenti chi- 
mici e sono di grande importanza nelle ricerche medico- 
£E>rensi. -^ Reichert trovò nei preparati anatomici altri 
cufetatìi , . che. . disse di emato^ristallina. — Essi sono 
però fuggevoli, nascono ia certi processi morbosi , dirò 
cosi , dissolutivi àxà, sangiie ; hanno forma rettangolare e 
pare proveagaao. dalla diss(4uzione dei globuli sanguigni. 
— In ogni modo hanno stretto rapporto coir ematina, 
perchè diveatano di colore rosso vivace sotto razione 
deli' osaìgena e di cob>re rosso cupo sotto quella dell* acido 
carbonico. 

Non occorrendomi per ora di dire altro sulla compo- 



51 

sizione istologica del sangue, riEmrbando alla parte pato- 
logica quel di più che ha palesato T istologia, per dare 
un* idea adequata della dottrina del Virahow, giova signi-* 
ficMre, che egli non considera i tessuti mA smao dèi Ri* 
chet, dei quali ninno per il professore di Berlino è sei»* 
plioe , ma più meno composto di vaTj dementi iltòlo** 
gìci — che egli stabilisce T identità primordiale della 
composizione organica; ohe ritioie la generazione non 
poter nascere che dalla generazione, la cellula dalla oeU 
lula, e che quiiidi lo syttuppamoito indiyidai^, mcòiam 
qudk) degli kidividui dalla spedo d contìnuo e che non 
avvi in nessun caso generazione equiTOca, dome opine^ 
rebbe il Pouchet. Al che arrogo che aHa oelhila àM^ibui- 
sce un* attìviti embriogeniea interna ( yr<difeirazione ) ed 
una esterna per la sostanza intercdlulare, ravvisando che, 
a differenza delle vegetabili, le cellule anifllali, tranne 
forse quelle delle cartilagini, contengono azoto in ogni 
loro parte involvente e involuta. <— * Ripone nel nucleo 
la parte sostanziale attiva delle cellule che mai periscono 
sino a che esso non si scompone, ed è da questo, che si 
segmenta, che deriva la cellulazione che dà sviluppo ai 
tessuti normali, non che ai morbosi di cui più olti^ 
avremo luogo di dire. — Distingue in tre grujqpi i tes- 
suti elementi istologici, cioè in qurilo epiteìà^le^glat^ 
dulare , nri eonnettivù adiposa con cellule disseminate 
in molta sostai^a idt^reellulare (mefltre ndA* e|>itelìale 
scmo fira di loro serrate^ e continue ) o nel mu^àùlare^ 
7i^toafhn>Mcolare che si coalorma a fibre^ o eaiielli^ é si 
aimatomissa retieolandost ,. o- formandosi strato. In que- 
sto grapparlo cellule non hanno costane e identità di 
forma, essendo in var) tempi rotonde, e allungate, o stel- 
late^ o retiformir o fusiformi, o tinriformi : e per es^ttipio 
il &SCÌO primitivo dei muBccdi striati che contengono 
ereoHna , mentre i lisci o involontari non hanno che 
sintoninay sarebbe una cellula originalmente semplice, ma 



1^ 



52 

poi compòi»ta, la cui membranella racchiude i corpetti 
nucleati ed^yna sostanza specifica sorgente delibazione 
motoria, o contrattile. 

L'osso al contrario è un tessuto che contiene in una 
massa fondamentale apparentemente omogenea le proprie 
cellule in forma di stelle , ed ogni corpuscolo osseo pare 
che posseda un particolaTe modo di nutrizione indipen- 
dentemente dai vasi sanguigni, notandosi in esso, come 
nei denti, nelle cartilagini, perchè non yascolarizzate , e 
neUo stesso tessuto connettivo, dei canaletti atti a eonte- 
nere e trasmettere il succo nutritivo <*-* nò^ vi è caso ohe 
questi canaletti giammai si ossifichino. 

Parlando dei tendini, ecco come li qualifica il-: nostro 
valentissimo istologo ^*« « Nella superficie del tendine ve* 
« desi una massa fibrosa , una specie di guajna molle , 
« nella quide esistono i vasi che nutrono il tencMne, e 
« formano un intreccio che lo avvolge air esterno, r— 
« Da questo penetrano alcuni vasi nell* interno che poi 
» si ramificano per le guajne dei fascicoli. Si possono dun- 
« que dividere i tendini in una serie di fascicoli più 
« grossi i quali si dividono in altri minori, si gli uni 
« che gli altri deparati da sostanza connettiva per modo 
« che la sezione trasversale del tendine offre un aspetto 
« reticolato. Da questo tessuto interfascicolare che di- 
« stinguesi dalla sostanza propria del tendine solamente 
« per la sua mollezza e la maggior copia di elementi 
« cellulari e di vasi, trae origine una rete di cellule stel- 
« liformi (corpuscoli tendinosi) ohe penetrano neU'in- 
« terno dei fieiscicoli e tra loro anastomizzate mantengo- 
« no le comunicazioni fra le loro parti esterne , cont^ 
* nenti vasi, e le interne che ne sono prive », 

Col tempo queste cellule si fanno fusiformi e si allon- 
tanano le une dalle altre moltiplioahdosi i canaletti de- 
stinati a ricevere e trasmettere il succo vitale costituen-* 
do dei distinti territori, 



53 

in pari modo yiene istologicamente costituita e nutrita 
ìa cornea. In essa pure in mezzo ad una sostanza fonda-» 
mentale omogenea souyì i corpuscoli della cornea fatti 
fusiformi e anastomizzati fra loro con laterali prolunga^ 
menti : e se si guard^o in una sezione trasversale, que-» 
sti elementi si mostrano come cellule appianate^ steUifor-^ 
mi, paragonabili ai corpuscoli delle ossa: e poiché sono 
disposti a strati paralleli ^ danno air intero tessuto la 
struttura fogliosa j o laminare-. 

Cosi potrebbe dirsi del tessuto mucoso , o gelatinoso, 
del funicolo ombelicalef che ha tanta analogia col panni^ 
colo adiposo ( che or^iginalmente deriva dal tessuto mu- 
coso ) e col corpo vitreo — ' unico tessuto dell' uomo che 
si riduce a tremola gelatina, — nella sostanza propria 
intercellulare del tessuto dd cordone ombelicale reticolato 
vi è impigliata nelle sue m€^lie la mitcina e le cellule 
isolate, rotonde e le appendici delle maglie sono formate 

da sostanza fibroso-^triata contenente elementi stellati» 

». 

Se non che oltre che nei denti , nelle ossa , tendini ^ 
cartilagine » cornea ^ i canaletti nutritivi si trovano an- 
cora nel comune tessuto connettivo , benché tanto ricco 
di vasi sanguigni, quanto ne; sono poveri^ o sforniti i tes^ 
suti anzidetti^ sia esso lasso^sia per trasfornìazione. delle 
reti cellulari e fil»*<>-cellule ridotto a tessuto elastico, quale 
trovasi nella media membrana delle arterie, hella cute, al 
disopra del tessuto adiposo, nello scroto, ecc. In tutti 
questi tessuti osservansi degli apparati di canaletti va-» 
scolari per mezzo dei quali si effettua la speciale distri-^ 
buziòne dei succhi nutritizi nei singoli territori cdlulari 
in modo regolare e corrispondente ai continui bisogni. 

Nulla dirò della natura istologica delle arterie, vene 
e vasi linfatici» -^ Sono questi tessuti composti, nei quali 
gli elementi muscolari e fibro-^lastici campeggiano in va- 
ria proporzione ; hanno essi un moto di contrazione atr 
tivo, ed una dilatazione (ritorno per elasticità) passiva 



54 

aumentabile colla recisione dei nervi, e generatrice delle 
stasi e iperemie. —» I capillari puramente formati da tes- 
suto elastico frammezzano le arterie e le irene in modo 
che fra esse non Ti resta vacuità alcuna , e quindi 
non è ad ammettersi alcun trapelamento di sangue 
senza rottura di vasi. — Quanto è più attivo il vaso , 
tanto è minore Y afflusso, dice il Yirchow ; e quanto me- 
glio funziona , maggiore è V anemia , o ischemia locale. 
Quindi nelle flussioni e congestioni Y opportunità e la 
convenienza degli stimolanti e irritanti! (sic). Le fibre 
elastiche provvedono al mantenimento ed alla regolarità 
della corrente sanguigna, impediscono le ectasie ( che av- 
vengono ove e quando l'elasticità dei vai^i diminuisce), 
facilitano la nutrizione , si ammetta , o non si ammetta 
l'esosmosi e l'endosmosi, sempre atto vitale, per la spe- 
cifica azione ed attranone degli elementi cellulari para- 
gonabili air azione delle cellule delle più note e operose 
glandule secementi. 

Circa r apparato nervoso giovi sapere : 

1.*^ Che consta di un numero infinito di elementi cel- 
lulari, di mole più o meno grande» gli uni accanto agli 
altri e per lo più tra ìero indipendenti, senza un centro 
di unità, e che vi si trova una sostanza bianca, detta an-» 
che midollare e fibrosa ed una sostanza grigia, o gan- 
gliare. 

2.** Che ì nervi periferici hanno le fibre primitive 
analoghe al fascetto primitivo muscolare e si dividono e 
suddividono in rami infiniti ed in fisiscetti attorniati da 
una membrana di tessuto connettivo molto denso deno- 
minato da Robin perineuro differente dal neurilema tjhe 
fascia l'intiero nervo. 

3.* Che in ogni fibra nervosa primitiva , o fasoetto , 
si trova il cosi detto ctlindro-oisse attorno al quale 
si adagia una sostanza alquanto soda, oscura, la midolla 
nervosa, o guaina midollare ohe riempie lo spazio tra 



55 

r asse cilindro e la e&tema membrana, e ehe la sostanza 
midc^are è quella che comparte ai nervi il color bianco 
ed è indizio di maggior perfezione di tessuto. 

4.'^ Che dessa materia midollare si pviò estrarre dai 
globuli sanguigni, da quelli della marcia, dagli elementi 
epiteliali, dalla milza e dal tuorlo d'uovo, e che questa 
materia detta mie lina manca neìT atrofia grigia, o de- 
generazione gelatinosa dei nervi, e che sembra avere 
Tufficio di issante il cilindroHisse detto anche sostanza 
elettrica. 

5.^ Che quanto alla diversità istologica dei nervi fra 
loro, si può dire che da un lato si distinguono i nervi 
per la larghezza ddle loro fibre primitive, dall'altro 
per contenere midolla: xhe sonvi fibre molto larghe, 
medie è piccole , come pure filare grigie larghe e fini ; e 
mentre i nervi periferici hanpo un gran numero di fi- 
bre larghe, nei simpatici predomioano le fini, e nel basso 
ventre sono ^edominanti le fibre grigie e grandi. 

6.^ Che la funzione specifica dei nervi è determinata, 
da un iato dairor|;ano centrale, e dall'altro dalla parti- 
colare natura della parte periferica in cui terminano : che 
le terminazioni medesime per gran parte isono ad ansa ; 
che nei corpi del Pacini (che Virchow trovò numerosi 
nei pazzi) il nervo termina coli' asse cilindro privo di 
guaina midollare — che i n^vi tattili finiscono a forma di 
pina di abeto, a bitorzoli, con anse indeterminate fino ad 
oggi, ma che in ogni modo riscontransi da un lato pa- 
pille prive di nervi e ricche di vasi , e dall' altro papille 
prive di vasi e solo provvedute di nervi. Negli altri nervi 
dei sensi esterni essi finiscono verso la superficie in tes- 
suti particolari che si scostano dalle ordinarie fibre ner- 
vose, o si uniscono con elementi di al^o tipo, per esem- 
{Ho colle cellule epiteliali. — Neil' occhio il nervo ottico 
si foggia a strato . di bastoncelli stipati con cavicchi e in 
disposizione raggiata. 



56 

7.'' Che le fibre nervose si dividono in filetti nume- 
rosi e piccolissimi : che una fibra sola è quella che si 
spande e vivifica- V intiero apparato elettrico dei pesci , e 
che forse anche nei muscoli avvi una innervazione di 
questa maniera; che la sotto mucosa degli intestini è 
uaa tonaca- nervosa ( cosa già riscontrata dal Willis ) con 
reti nervose da somigliare alle vere reti capillari con 
spessi nodi facenti funzione di plessi. 

Per ciò poi che riguarda la midolla spinale, e il cer- 
vello r istologia-, insegna : 

1.® ChB il più esterno strato della corteccia del cer- 
vello non ha cellule gangliari e che d' altro lato esse si 
trovano nella substantia nigra, fusca, ferruginea colo- 
rate da pigmento separato da processi patologici e indi- 
cante vecchiezza di cellule. 

2.® Che le cellule gangliari hanno appendici che si 
<^ngiungono con altri nervi, o con gangli. — Queste appen- 
dici, che sono moltiplici e pallide, a poco a pòco si prov- 
vedono di guaina e assomigliano a piccoli assi-cilindri 
e sono quasi identiche nel cervello, nella midolla e nei 
gangli del nervo simpatico. 

3.*^ Che nella midolla spinale, organo centrale, tro- 
vansi ovunque nella sostanza grigia (corni) gangli di 
diversa specie che Jacobowitsch chiamò motori^ sensitivi, 
e simpatiei, stante ogni specie in gruppi separati. — 
Rare sono le cellule unipolari, frequentissime le pluripo- 
lari. 

4.^ Che una cellula pluripolare rappresenta - una for- 
mazione che ha un grosso nucleo, e un contenuto gra- 
nuloso e se è grande una macchia di pigmento, ed è prov- 
veduta di prolungamenti, o appendici che si staccano in 
varie direzioni. — Queste appendici si dividono sovente 
a foggia di ramicelli , i quali distribuendosi in filamienti , 
o fibre , rendono ragione come dal centro la efficienza 
nervosa può secondò le circostanze prendere questa, o 



57 

quella via, e come da un determinato punto può. traspor- 
tarsi sopra tutte le f amtficazioni. — Esse sono per lo più 
grosse ed accumulate in quelle parti che corrispondono 
alle radici motorie e quindi si possono denominare cellule 
motrici, mentre quelle che corrispondono alle radici sen- 
sitive sono d' ordiaario più piccole e danno minori ramt- 
flcazioni — e le cellule simpatiche sono più grosse, assai 
meno ramificate ed hanno una forma che si ayyicina alla 
rotonda. 

5.^ Che si possono distinguere le i^pendici dei gangli 
in due categorie ; in app^idici propriamente dette e in 
appendici gangliari di ignoto uffizio. 

6.^ Che la parte bianca, o midollare., della midolla 
spinale, consta di larghe fibre nervose midollari frammi- 
ste a qualche cellula gangliare : e che la grigia (cornuta) 
è quella in cui propriamente si contengono le cellule 
gangliari, ed è priva di mielina — * che in mezzo ad essa 
vi è un canale centrale sottilissimo, che sc(N*re dal fila- 
mento terminato fino al 4.^ ventricolo e sbocca nel cosi 
detto foro romboidale della sostanza gelatinosa del cala- 
mo scrittorio. 

7.^ Che le cellule gangliari si riscontrano in massimo 
numero nelle parti anteriori e laterali dei comi anteriori 
e sono grandi elementi pluripolari: ed analoghi gruppi 
di tali cellule si riscontrano pure nei comi posteriori, 
ma desse sono più piccole. 

8." Che ancora nella sostanza Manca dei cordoni an- 
teriori, laterali, e posteriori si trovano le fibre nervose 
midollari che in generale scorrono in alto e in basso; 
che la intiera massa fibrosa della midolla sjÀnale si di- 
vide dall' interno air esterno in una serie di gruppi , o 
segmenti disposti per la maggior parte a guisa jdi raggi 
in forma di bnstndelli qua^ cuneiformi e fra i singoli 
scompartimenti fascicolari si frammette una massa più, o 
meno grande di tessuto connettivo con vasi : che quanto 



58 

riguarda le fibre nervose, alcune si prolungano per tutta 
la midolla, altre hanno origine dalle cellule gangliari della 
midolla e si dirigono ai cordoni anteriori e posteriori. 

9.^ Che esistono diretti legami fra metà e metà della 
midolla e fra le singole cellule gangliali che si traman- 
dano a vicenda fibre incrociate, o paralelle. Dal che 
ne consegue che ogni particolare attività ha il suo pro- 
prio organo cellulare ed ogni direzione delle impressioni 
trova le sue prefisse e determinate vie. 

10.° Che le appendici gangliari del c^vello e del cer- 
velletto sono in legame con apparati costrutti in modo 
particolare, i quali hanno la più ^ande somiglianza cp*- 
gli strati di nuclei e bastoncelli 4ella retina. Quivi pure 
si riscontrano filamenti ramificati, fira i quali sono com- 
presi piccoli granuli sovente dispo9ti in più serie, i quali 
si uniscono alle cellule gangliari in ben diversa maniera 
che le altre appendici nervose, essendo esse molto più 
fini. -^ Queste cellule sono forse destinate air azione psi- 
chica/ 

Quanto poi alla sostanza interna nervosa giova notare 
e sapere 

1.° Che in tutte le parti nervose compresa la midolla 
spinale, oltre gli elementi nervosi esiste un altro tessuto 
che appartiene al gruppo dei tessuti connettivi , , il quale 
da Virchow fu appellato nevroglia — e che nei processi 
patològici interessa di sapere se esso, o la vera sostanza 
nervosa trovasi affetta — che la degenerazione adiposa 
coglie unicamente il primo e che quindi non tutte le ma- 
lattie degli organi nervosi sono d' indole speciale. 

2.° Che la nevroglia provvista dei vasi si estende , 
conservando la molle e delicata struttura sua propria, 
anche per quelle parti che sono risguardate come pro- 
lungamenti della sostanza cerebrale, specialmente in al- 
cuni organi del senso (olfattorio ed acustico), e nell'ot- 
tico acquista il carattere di deciso perineuro. 



59 

3.® Che la nevroglià non è che un perineuro molle 
midolioso, fragile e quasi mucoso, .e che il neyrilema sta 
al perineuro, come le membrane del cervello e della mi- 
dolla stanno alla nevroglià ; che ovunque questa sostan- 
za trovasi, si riscontrano corpuscoli simili ai granuli ami- 
dacei e che nella tabe dorsale (atrofia dei cordoni) si 
trovano num^osissimi e stanno in proporzione del pro- 
gresso della malattia e del degenerare dei cordoni ner- 
vosi. 

Adonbrata , benché in mòdo imperfettissimo , la parte 
puramente istologica della patologia cellulare del Virchov^ 
aureo volume di profondissime disquisizioni, noi crediamo 
conveniente di abbandonarlo per un momento, premendoci 
di far conoscere alcuni precipui soccorsi che la fisiologia 
ha potuto trarre dall'istologia, per la .spiegazione di fe- 
nomeni fino ad oggi male compresi, od erroneamente in- 
teiTpretati. — Poscia torneremo a parlare della parte fi- 
siologica di un tanto libro, e in ultimo della parte vera- 
mente patologica, riserbandoci ad esposizione completa, a 
muovere alle dottrine dell'illustre berlinese alcuni ap- 
punti critici, il che faremo nel 3.*^ studio. 

1.^ n fenomeno della pelle anserina, pelle d'oca, restò 
rischiarato mercè la scoperta di sottilissimi fascetti di 
fibre contrattOi, liscie, che dalla base dei bulbi dei peli si 
dirigono alla superficie della pelle ed efiettuano la contra- 
zione. In pari modo la erezione del cappezzolo delle mam- 
melle si vide che è dovuta ad un intreccio di fibre mu- 
scolari, che si riscontrano nell'ajola della mammella e nel 
cappezzolo slesso : e cosi dicasi della contrazione, o coar- 
tazione dello scroto. 

2J* La facoltà che ha l'occhio di adattarsi a diverse 
distanze per una lucida e netta visione fu fenomeno oscu- 
rissimo ed inesplicato, non che inesplicabile, fino a che 
BrQcke e Jòod non ebbero dimostrato, che nell'occhio avvi 
un muscolo , che dall' estema superficie della coroidea 



co 

portasi air orbicolo ciliare, destinato ad ulto spostamento 
della lente» piccolo si ( di mezza linea ), ma tale in&tto , 
che, secondo Olbers, basta a dare ragione del fenomeno. 

3.^ Anche sui movimenti dell* iride Y istologia diss$ 
r ultima parola. — Mostrò esistere un fascio di fibre 
muscolari in forma di anello, vero sfintere della pupilla ^ 
che attornia il margine della membrana, al quale è do^ 
vuto il suo ristringimento, mentre altro muscolo compo- 
sto di numerosi fascicoli tenuissimi di fibre^ che dal mar- 
gine 'esterno dell' iride scorrono isolate fra le anse yasco- 
lari per giungere all' orlo dello sfintere nel quale si in- 
seriscono, cagiona la dilatazione della pupilla. -^ V istessa 
istologia, mostrando fibre muscolari lisce non solamente 
nei grossi brx)nchi , in forma di fasci appianati , che li 
circondano, ma ancora nei loro rami, del diametro di 1;6 
di millimetro, palesò che anche nell' espirazione il polmone 
è attivo. 

4.® Nel bujo campo delle azioni nervose, colla scoperta 
delle cellule gangliari, l'istologia porse la chiave di non 
pochi misteriosi fenomeni, e potè stabilire che le fibre 
nervose hanno ufficio di conduttrici delle impressioni sen- 
sorie e volitive , e le cellule gangliari quello di organi , 
dai quali le fibre stesse ripetono le proprietà loro ri- 
spettive, o di essere motrici, o sensitive, o vegetative. — 
La velocità della forza^ o impressione sensoria, secondo i 
calcoli di Helmoltz, sarebbe di 180 piedi per secondo, es- 
sendo r elettrica, stando a Wheastone, di 460 chilometri. 
— Ammesso dovunque che si trovano cellule gangliari 
più, meno raccolte in un corpo, e ivi di necessità deve 
ammettersi l'esistenza di un organo, si viene a confer- 
mare col fatto quello che asseriva il Petit, cioè che nella 
midolla spinale esiste un organo di innervazione: cosa 
in seguito verificata da Radge, SchifiF, Bernard; e si giunge 
alla conclusione che il cordone simpatico non è un solo 
nervo, ma un apparato nervoso. E poiché i suoi rami 



61 
traggono origine dalla midolla spinale, cosi è di necessità 
lammettere, che da essa emani il loro potere nervoso, e 
che la sostanza cinerea, o gangliare della midolla spinala 
sia' r organo centrale della vita vegetativa. 

5.^ Sono note le caldissime questioni suir assorbimento 
che , altri ai linfatici , altri alle vene , altri agli uni ed 
alle altre attribuirono. -^ Anche qui la istologia venne 
a sciogliere la matassa, mostrando che i veri organi del- 
l' assorbimento sono le cellule. --- Non vi sono vasi, che 
terminino isolati e con aperti orifizi : non vi sono reti 
vascolari nude e scoperte; gli uni e le altre sono ricoperte 
da uno strato di epitelio, composto di cellule, nelle quali 
deve entrare la materia per esser trasmessa ai sottoposti 
vasi. Assorbe la cellula primitiva , V ovulo ; assorbono le 
piante CQmposte di sole cellule; assorbono le parti degli 
organismi superiori che non hanno vasi di nessuna spe^ 
eie. -^ Dunque questa loro proprietà ò dimostrata. 

6.^ L' istologia mostra che fra i vasi linfatici afferenti 
ed efferenti hav vi uno strato spugnoso, composto di tra- 
beccola intrecciate fra loro e formanti come degli alveoli 
chiamate dair inventore KoUiker lacune. Ivi i vasi afferenti 
con boccucce libere versono chilo, o lin&, ed ivi gli effe- 
renti la riprendono. In quelle trabeccole , ricche di vasi 
sanguigni, si formano i globuli bianchi (linfatici) desti* 
nati a tramutarsi in globuli, o cellule sanguigne; sicché 
è per questo restato dimostrato essere i gangli linfatici 
organi secernenti che concorrono alFematosi. 

7.® Invano Ruischio ed Haller, a cui si avvicinano 
pure oggi alcuni anatomici alemanni, combatterono la 
dottrina di Malpighi, sulla struttura delle glandule. Fino 
dal 1831 MuUer mostrò che gli acini dell' anatomico ita* 
liano (vero fondatore del sistema cellulare) sono una 
congerie di cellule e che ad esse esclusivamente si de» 
vono le secrezioni tutte, non ai vasi. Quindi si scopriro- 
no le glandule stomacali, destinate a separare la pepsina; 



62 

le glandule secernenti 4eU* utero^ attive nella sola gravi- 
danza, come le prime nel solo periodo della digestione, e 
quelle infine che secernono lo sperma, giunta la pubertà. 
Air immaginata serie dei vasi sierosi decrescenti di Boer- 
haave , Y istologia sostituì un sistema particolare di ca- 
naletti, che fiemno le veci di veri Tasi, nei tessuti orga- 
nici al tutto privi di essi, e in quelli dove essi non giun- 
gono. — Questi canaletti sono costituiti in massima parte 
delle cellule del tessuto connettivo, qpn appendici che si 
intrecciano fra loro e formano reti , alle quali compete 
r uffizio di distribuire il plasma nutritivo per quelle parti, 
alle quali, come dissi, non giungono i vasi sanguigni. — - 
Essi nelle ossa e nei denti furono già conosciuti fino dal 
tempo dell' Havers e formano una rete di cellule stellate. 
— Con questo si spiega la infiammazione che sorge in 
parti, ove vasi non sono, od almeno fino ad oggi non si 
scopersero. — Ma se non sonvi vasi sanguigni, havvi 
sanguigno plasma, e questo basta. 

8.° Benché dagli studi di Baer, Argenti, Rivelli, Bi- 
schofi*, Rokitansky, Coste, Negrier, Pouchet, Naegele, la 
mestruazione si sia grandemente dilucidata e si sia ri- 
dotta ad una pura e semplice periodica evoluzione, ed uU 
timamente si sia venuti in cognizione, che presso alcuni 
popoli dell'Asia, ove si pratica la evirazione femminile, 
le donne di essa passive, non mai abbiano la mestrua- 
zione, si deve alla moderna istologia il pieno risolvimento 
della questione. -— Per essa siamo edotti, che i cosi detti 
animaletti spermatici, scoperti da Ham nel 1677, non sono 
veri e propri animali, ma molecole fecondanti dotate del 
moto intestino di Brown. — Per essa si sa, dietro glt 
esperimenti di Prevost, Dumas, Schwann, Leuckart,, ecc., 
che lo sperma filtrato, cioè privo dei filamenti, o sper- 
matozoi, non feconda, e per quelli di Newpost, Barry, 
Bischofi", Meissner, Flourens, ecc.,. che gli spermatozoi non 
solo hanno una azione di contatto eccitante, ma ne han- 



63 

DO pure una di commistione ohimico^ vitale : e questo ci 
darebbe la spiegazione delle ràzse incrociate, delle ma- 
lattie ereditarie, dei temperamenti , delle somiglianze dei 
figli coi padri, ecc. 

Finalmente (chiuderò gli esempi fisiologici) sembra 
omai dimostrato , specialmente per i profondi studi del 
Virchow , che le cellule non nascono che dalle cellule , 
siccome omìie vivum non nasce cfte a mvo, e che è una 
semi-follia la clnedenza nella generazione spontanea, che 
in ogni modo avrebbe sempre bisogno di ossigeno e di 
materia orgnica putrescilnle ; per lo che il substratum 
di ogni animale sarebbe sempre la materia animale ! ! 

A onofe di due nobili ingegni italiani, dimenticati dal 
Governo , che cotante scelte fece di mediocri scienziati , 
gioverà riportare le seguenti parole del chiar. Brizio 
Cocchi, le quali varranno a (^mostrare come egli e Ri- 
velli prima del Virehow e Valentin intendessero a sta- 
bilire la massima di omnis cellula a cellula. — « Non 
« ha egli dichiarato il RivelU , infelicissimo , che T uovo 
« ò una continuità anatomica colla femmina, di tessuto 
« membranoso, composto di vasellini e tubetti innume- 
« revoli , di cellule madri e figlie aventi un ilo , o foni- 
le colo di comunicazione, e che esse pure ndla loro bue- 
« eia sono composte di tubilli intrecciati finissimi ? — La 
4c tubillarità membranosa, dichiarata da Raspali, venne 
« confermata sui polipi , e sulle gemme , e bottoni dallo 
« stesso Rivelli, da cui pienamente risulta comprovata 
« la rinnovata gemminazione e ramificazione da essa de- 
« rivata, che compone ogni tessuto, organo e sistema non 
« che là stessa celltda ». 

Adunque ncm in forza di una legge chimico-vitale, 
come vogliono gli epigenisti e molti istologi, formansi le 
cellule , unità primitive viventi , ma bensì in forza di 
gemminazione e di continuità organica : le quali cellule 
costituite quali organi av^Eiti vita da sé per cagioni 



fA 

«strinseche ed intrinseche, e non per la sola continuità 
organica, possono crescere e perfezionararsi, decrescere e 
sparire ,metamorfosandosL Per tale maniera hanno vita 
anche gli ovuli e gli iniusorii, come ha vita entro V u- 
tero, la vescicola graefi^ma, V embrione, e il feto. 

Ora ci incombe riprendere in mano la patologia cel- 
lulare e trame altri sommari corollari fisiologici da ag- 
giungersi ai testé riferiti. — E comecché il sangue, que- 
sta carne vivente, questo riepilogo ddl' organismo, questo 
substratto universale, in fine questo tessuto, od elemento 
istologico, di cui in senso anatomico già dicemmo alcuna 
<x)sa, sia il primo d^li organi della macchina umana, 
gioverà da esso dipartirsi nell' op^a di riassumere i ca- 
noni precipui delle fisiologiche dottrine del sommo di 
Berlino. 

Per esso la formazione ctegli elementi morfologiei dd 
sangue avviene nel modo che appresso. Questi elementi 
non sono duraturi come credevasi, ma transitorii di loro 
natura e vengono riforniti da altri organi, o tessuti, e non 
è come vide Remak , che nei primi tempi della vita em- 
brionale che i globuli sanguigni si dividono direttamente 
in modo che, in un globulo, che da prima mostravasi 
4:ome una cellula nucleata, avviene la partizione del nu- 
cleo, e poi tutta la cellula mostra nel suo contorno un* 
intaccatura 4ai due lati ; la quale a poco a poco si ap 
profonda, ^finché la cellula si divide in due. Oggi che è 
esclusa V origine dei globuli sanguigni dal blastoma , e 
dalla segmentazione di essi dopo la vita embrionale, non 
resta ammissibile altro concetto tranne quello che la 
linfa pDrti seco gli elementi che sono destinati a trasmu- 
tarsi in perfette cellule sanguigne. E poiché circa i glo- 
buli rossi e scolorati questa teoria è ornai generalmente 
ammessa, non resta che a trovare la provenienza della 
fibrina (plasmina di Robin) che pare si debba ripetere 
dalla fibrina incoa^ulublh dclli linfa, e che (^undi h eoa- 



65 

gulabilità di quella del sangue si debba riportare ad un 
grado jnaggiore, di perfezione, ed in tesi generale air os- 
sigeno , o a qualche processo morboso locale. -* ;Dicesi 
fibrinogena, o bradifibrina la prima, e fibrina la secon- 
da. La prima trovasi non di rado puranco nel sangue 
delle vene periferiche. E poichò su questa ha cotanta in- 
fluenza Tossigeno, si spiega la ragione per la quale tanto 
abbondantemente si ritrova nelle malattie degli organi 
polmonali e nelle febbri ardenti. -^ Questa aumento co- 
stituisce la iperinosiy che consiste in un aumentato afflus- 
so di .lin£i nel sangiie, come avviene dopo copiosi salassi. 

— Sicché Taumento della fibrina non deve ricercarsi nel 
sangue, ma in quei luoghi, dove i vasi linfatici C/Onducono 
al sangue una* maggior quantità di linfa. Ond'è che il 
Virchow ammette per assioma « che la fibrina j ove si 
presenti nelle parti del corpo fuori del sangue , non 
è da considerarsi come secrezione del sangue, ma co- 
me un prodotto locale ». Quindi l'alterazione della crasi 
sanguigna è non primaria , ma secondaria. — Corrobora 
una simile sentenza col dire , che quegli organi che mo- 
strano questa particolare dipendenza di un sangue cosi 
detto flogistico da una locale infiammazione sono eminen- 
temente provveduti di vasi linfatici, e sono legati con un 
gran numero di glandule linfatiche, mentre quelli che ne 
hanno pochi, o nessuno,' non esercitano alcuna influmza 
sulla mistione fibrinosa del sangue (il cervello per esem- 
pio). D'altro lato non ò provato che possa uscire dai vasi 
sanguigni un liquido coagulabile in forza dell'accresciuta 
pressione, o per aumentata celerità, o frequenza di cir- 
colo. Onde sorga Viperinosi^ richiedesi aumentato circolo 
ed una locale irritazione (si torna al criterio flogistico}. 

— E poiché la fibrina si separa fuori dei yasì e dai fo- 
cokg viene portata colla linfa nell'alveo circolatorio, cosi 
se avviene che se ne trovi negli organi infiammati della 
stravenata ciò segue in quanto ohe i linfatici non furono 

Annali. Voi. CLXXXIX. 5 



66 

sufficienti a trasportarla tutta nel sangue. — Al che ar- 
roga che ogni irritazione di una parte riccamente prov- 
veduta di vasi linfatici e che sta in comunicazione con le 
glandule dello stesso nome produce unitamente airtp^- 
rinosi uh grande aumento di cellule scolorate sanguigne. 
-^ Ad un tale aumento di globuli il Virchow ha imposto 
il nome di leucocitosi, la quale vien distinta dalla leucho- 
ernia, o leucocitemia per non andare congiunta la prima, 
come la seconda , con una diminuzione dei globuli rossi , 
fino al punto di scendere al numero dei bianchi stessi. — * 
Questa è Una speciale atrofia che si risolve in melanosi, 
ó in precipitose emorragie; atrofia progres» va , come la 
muscolare , per lo più tlipendente dalle alterazioni della 
milza, delle glandule linfatiche. Nel primo caso (leuche- 
mia lierìale) le cdlulé sono grandi con nucleo semj^lice, 
multiplo, ed in molti casi hanno grande somiglianza con 
quelle della milza, mentre nella leuchemia linfatica sono 
piccole, a contorni precisi, alquanto granellose, e la loro 
membrana sovente è cosi ristretta che appena si può ve- 
dere lo spazio che essa comprende , e di modo che in 
molti casi appare come sa nuclei interamente liberi esi- 
stessero nel sangue. Sembra adunque che Tingrossamaito 
delle gl^dule che dipende da una reale moltiplicazione 
dei loro elementi (iperplasie) , produca eziandio un gran 
numero di cellule nella linfa, colla quale sono trasportate 
nel sangue; e che a misura che queste predominano, im- 
pediscono la formazione dei globuli rossi. — E si con- 
clude, che la leuchemia è una specie di progressiva e 
permanente leucocitosi^ mentre questa per le sue semplici 
forme è un processo passft^gero legato ad uno stato mor- 
boso di certi organi^ e che in fine la iperinosi, la leur- 
Cucitosi e la leuchemia sono tre stati prossimi , legati e 
affini , e che i vasi linfatici trasportano dai follicoli delle 
glandule conglobate e della milza le cdlule, o globuli sco- 
lorati che rifanno il sangue nell'alveo circolatorio. 



67 
Dell' irritazione. 

Venendo a dire dell'irritaìione, o eccitabilità titale, il 
nostro Autore dopo aTWe stabilito, che ogni parte del 
corpo à formata da moltissimi centri, o elementi Mtiyi^ 
che in nessun luogo Tosservazione dimostra un punto, /da} 
quale derivino le attività del corpo, dice esser questo il 
sommo criterio per mezzo del quale dobbiamo giudicare 
della validità di una teoria bióbgica. — Il sistema ner- 
Yoso, in cui riponevasi questo centro di ria^jonzìone e di 
unità, ha esso pure la stessa divisione in centri innumer- 
revoli, benché universalmente si distribuisca ed abbia mol- 
teplici gangli, centri di movimento. -^ Per^ ^npVe in esso 
manca il punto centrale, la gran c^ula che tj^tto il cor- 
po influenzi; che se avvi \ui unità psipolojgica, non vi ha 
la corrispondente fisiologica ed anatomica, e<J in ciò sia- 
mo simili alle piante, prive di sistema nervoso. 

D carattere della vita delle singole parti animali è 
V attività, la quale aggiungendo alcun che di particolare 
secondo la sua qualità, possiede sempre un'intima condi- 
zione che la metta in accordo eolla vita universale del- 
r organismo. — L'attività (azione) non è cosa derivatfi 
da alcun che inerente alle parti, ma sempre ha duopo di 
xm'eccitazione. Ogni attività vitale suppone reccitazio;ae, 
o irritazione. — Perlochè l'eccitabilità delle singole parti 
è il criterio pel quale giudichiamo, se una parte vive, o 
non vive. — E quanto più una parte è organizzata, più 
evidente è, ed intensa Teceitabilità che appena si nota nel 
semplice tessuto connettivo. 

Le diverse attività che possono dall'eccitabilità per 
cause esterne venir destate nelle parti organiche sono di 
tre specie, perchè Y atto della eccitabilità , riguarda la 
fimzione, la conservazione, o la formazione di una parte 
— e quindi essa è funzionale , nutritiva , o formativa. 
-^ Poco sappiamo delle speciali funzioni di alcuni dlementi 



68 

e tessuti, e di altre si può soltanto assicurare che compe- 
tono al contenuto cellulare, il quale si altera negli stati 
mofbosif si modifica òi ragion di atomismo e di moto ne- 
gli stati fisiologici — e si modifica pure nella restitu-^ 
zione della funzione, che all'epitelio vibratile per esem- 
pio restituiscono la soda e' la potassa, esse sole, e ad al- 
tre parti, altri irritanti. — * E si conclude, che mentre 
l'irritabilità funzionale è comune a tutti i tessuti, la vera 
irritabilità hallerìana non compete che ai muscoli, i quali 
per spiegarla non hanno duopo dell' influsso nervoso, ba- 
stando gli stimoli specifici. 

L' irritabilità nutritiva avviene per due modi, o per 
aumentato volume delle cellule elementari (ipertrofia), o 
per aggiunta di nuove cellule (iperplasia), H primo modo 
fa strada ali* infiammazione, il secondo ai neoplasmi, se 
esce da certi limiti. — -^ Neil' un caso e nell' altro le cel- 
lule, siano no spettanti a tessuti vascolarizzati, si gon- 
fiano, si accrescono di volume, e se nasce flogosi, si riem- 
piono di granuli e si fa torbido il loro contenuto. — 
Però può avvenire ed avviene infatti nelle flogosi paren- 
chimatose (il supremo grado della irritazione nutritiva) 
che il contenuto delle cellule ingorgate venga a trasfor- 
marsi in una sostanza solubile che può esser portata fuori 
per la niedesima via che vi pervenne, cioè per assorbi- 
mento ; e quindi può avvenire che le cellule tornino 
alla normalità, se non altro di volume , come può avve- 
nire altrimenti, cioè la loro distruzione. 

Nell'irritazione formativa infine, il nucleo pria si gon- 
fia, ingrossa e spesso si foggia a bastoncino — poscia si 
intacJca il nucleolo, che più tardi si biparte; e questa di- 
visione precede di poco la partizione dello stesso nucleo. 
— La nucleazione peraltro può essere tanto fisiologica 
che patologica e può sussistere colla permanente fuiìziona- 
lità delle cellule madri, benché d'ordinario dopo la loro 
moltiplicazione endogena e fissipara si distruggano. — La 



69 

proli^azione cellulare dipende da una irritazione perma- 
nente , che è ad un tempo vegetativa e formativa ed è J 
indipendente dall'afflusso del sangue e dall*influsso nervo- 
so. Solamente all' affievolimento delV innervazione tien 
dietro un affievolimento della forza di resistenza delle 
parti, o più brevemente una grande predisposizione ad 
ammalare. Ed al più con Samuel si può ritenere che i 
nervi trofici possano essera, conduttori di irritazioni. 

Parte patologica. 

» 

Prendendo a discorrere più. brevemente della parte più 
strettamente patologica dell' opera del Virchow , e delle 
più salienti innovazioni arrecate alle patologiche dottrine 
dalla istologia, prenderò le mosse dai tessuti patologici, o 
morbosi. . 

Non vi ha dubbio per il Virchow che ogni tessuto pa- 
tologico nei suoi elementi non possa esser ridotto ad uno, 
o ad altro dei tessuti normali. — Anche il cancro e 
il tubercolo (creduto un essudato) sono per esso tali, pur- 
ché si esaminino nel loro esordire, e non sfuggano alla 
regola generale. In seguito si trasmutano e si costitui- 
scono in veri e propri organi patologici , ed in tessuti 
composti. — Un dermoide, per es., non consta solamente 
di epidermide e di tessuto connettivo, ma presenta una 
riproduzione j[)atologica del derma nella sua completa 
struttura come organo cutaneo; nella composizione del 
quale entrano epidermide, tessuto connettivo, peli, glan- 
dule sebacee e sudorifere, tessuto adiposo , muscoli lisci, 
vasi e nervi. — Cosi il cancro non corrisponde ad un 
solo tessuto fisiologico, ma contiene elem^ti cellulari in 
particolari cavità, o canali, i quali esistono entro uno 
stroma di tessuto connettivo con vasi. — Cosi pur dicasi 
dell'osteoma. 

Tutta la serie dei neoplasmi si divide poi in due clas- 



regolari, aBgdose, si agglomerano, rifrangono più forte- 
mente la luce e daoino luogo ai prodotti caseosi denom^ 
nati tubercoli ,, che Reinhardt riportò alla fiogosi p^r la 
loro origine. •— Se tali cellule A depositano entro gli al- 
veoli polmonali, e che da un alveolo e T altro sì estenda 
la deposizione e F kpessimento ,. nascerà q;uella epatizza- 
zione caseosa conosciuta sotto il nome di infiltrazione tu- 
\ bercolare. Ed in questi organi, come in altri ove avven- 
ga una tale deposizione ed un incompleto assorbim^dto ^ 
Torgano può a lungo giuoco esulcerarsi e distruggersi^ 

Ma vi è un altro caso di assarbimento assai più £si- 
vòréVole , nel quale essa svanisce del tutto , ma non già 
per essere assorbita in natura, ma per tra^smutarsi prima in 
grasito (metamorfosi adiposa) e poi nello sciogliersi di que- 
sto in granuli adiposi ed in liquido interposto. . — Di mo- 
. do che scomparsa la mai^cia colle sue cellule , non resta 
che una massa emulsiva, lattiginosa, che consta di adequa, 
di grasso , sali ed anche alle volte di zucchero, ed è so- 
migliantissima al vero latte, e come tale viene completa- 
mente assorbita. Questo processo costituisce Tassorbimento 
flsiolc^ico della marcia. 

Non vi ha poi dubbio che, pet* rottura di un ascesso 
in una vena, o artèm, non possa entrare pus integro nel- 
l'alveo circolatorio, é vi possa essere recato dall' assorbi- 
mento venoso, ntói questi casi sono rari (1). — Sono in- 
vece frequenti quelli di assorbimento per i vasi linfatici 
periferid , ma pare che le cellule itìdecomposte dalla mar- 
cia non possine oltrepassare le glandule linfatiche, e che 
quindi non possa andare nel sangue che la parte sierosa 
di essa marcia. — - L'osservazione mostra che le glandole 



(1) In vari casi F infezione è momehitanea e il pus viene 
rejetto. — Negli altri le cellule della marcia assai più grosse 
dei globuli sanguigni non possono mai dalle vene assorbirsi. 



73 

per questo asaorUmento si infarcìano; il che istologica- 
m^ite significa cl|e le loro cellule si mQltiplicauo. Di qui 
nasce una ma^^ore cellulazione di globuli scolorati che 
entrano nel sangue confendibili colla tera e propria mar- 
cia. — D*onde 1* eniite di Piorry e la piemia spontanea 
della scuola di Vienna e Fir^^ze. — « Però se si mira at- 
tentamente alla coinddenza della leucocitosi colle irrita- 
zioni delle glandolo non suppurate, ed a quella del pasto 
quotidiano, a quella delle gilstyide e puerpere, se ne tro- 
mberanno non poche e si Terrà a conoscere che quest'abbon- 
danza di g^buli scolorati non indica presenza di pus nel 
sangue, ma soltanto irritazione fisiologica di glandule lin- 
fatiche non disorganizzate — poidiè una yolta diventate 
tali, la leiu)ocitosi cessa. Ciò si Tede nella tisi meseraica, 
nel cancro» nel tifo , erisipola , ecc. — E si nòti che fra 
le glandule producenti cellule bianche si deyono riporre i 
foUicoli degli intestuù solitari e pejeriani, le tonsille , il 
timo, i corpetti maipighiani della milza. Dal che Tiene a 
concludersi che tbia, o propria pi^nia sanguigna non si 
dà e die le dottrine dedotte dalle metastasi , dalF anione 
catalittica, dall^assorbimento e dalle azioni dìssolutiTe.sono 
assolutamente errcmee. ^- Nò meno erronea è quella del- 
THunter tuttora Tagh^giata , che la riporta alla flebite 
— sia o no capillare, rappresentata in ogni caso da un 
coagulo , già ben noto a Lancisi e ValsalTa , a cui Yir- 
chow ha dato il nome di trombo^ o troipbosi. -^ In tali 
casi, couTien eon&ssarlo , la. massa puriforme che si ri- 
troTa nel loro centro non è un tessuto mobile , come il 
pus, e non deriTa dalla parete del Taso^ ma si forma di- 
rettamente per un mutan^ento degli strati centrali del 
coagulo, mutamento di natura chimica, nel quale non al- 
trimenti di quello che aTTiene nella lenta artifiziale di- 
gestione della fibrina coagulata, la massa fibrosa del coa- 
gulo si disfà in una sostanza finamente granulosa e la 
intera massa riducesi ad un detritus. 



74 

È una specie di rammolUm^ito , o regressioae della 
sostanza organica cbe si riduce a ini granellini , pallidi , 
che costituiscono una sostanza: purifbrme^ ma bmhi puru'^ 
lenta. — Con che non negasi però ohe esista la flebite; 
si nega che esista la cosi detta, flebite suppurativa, non 
potendo insorgere neirinterna membrana arteriosa» né dan- 
do mai essa, perche priva di yasi sanguigni, alcun essu- 
dato — che se esso si nota in qualche flogosi venosa , 
questo avviene fra Tuna e Taltra membrana. — Avviene 
peraltro non di rado che la interna membrana art^iosa, 
o venosa, per azione flogistica si leccia scabra» si infossi, 
si esulceri e dia per tal modo origine alla trombosi , ma 
questa è ben altra cosa. 

Bella trombosi^ metastasi ed infezioni. 

Nella trombosi (tromjbo), o coagulo, o polipo sangui- 
gno, gli strati più recenti sono sempre i più m(dli, ma il 
rammollimento e il parziale squagliamento cominda di re- 
gola nel c^rtro pei più antichi strati , ove si forma una 
cavità che strati più {Rovani d'ordinario occludono all'cH 
stemo. — La trombosi si osserva nelle vene alla pari 
che nel cuore, e quivi ed ivi può cagionare la flogosi e 
Tulcerazione delle pareti vascolari e squagliarsi, ed in tal 
caso pezzi del rammollito trombo si staccano e vengono 
trasportati dalla corrente sanguigna entro vasi più , o 
meno lontani , costituendo la cosi detta einbolia. — In 
principio ogni trombo è autoctono, ma poi si accresce, si 
divide e suddivide, e la corrente sanguigna ne stacca dei 
frammenti, che vanno ad ostruire vasi venosi, od arterie* 
si. — Cosi vediamo di regola che tutti i trombi della 
periferia del corpo producono secondarli intasamenti e 
metastasi nel polmone. — Se questi emboli sono grossi, 
possono produrre T asfissia; se sono piccoli, le polmoniti 
circoscritte e le migliariformi. -i— Vi è poi l'embolia car- 



75 

pillare proveniente dalle esulcerazioni delle valvule car- 
diache , che può indurre piccoli focolai nella milza , nei 
reni , nelle carni del cuore , e anche può esser causa di 
amaurosi e di apoplessia; 

La prima e più appariscente delle metastasi è quindi 
Tembolia; alla quale succedono quelle che erompono dal^ 
r assorbimento di liquidi infettanti , sia che provenghino 
dalle glandule anmialate, sia dalle alterate secrezioni. -— 
Ne office un esempio significante Tuso del nitrato d* ar- 
gento, che si ritrova nei reni, come Tarsenico che corre 
a depositarsi ael fegato. -— Ce roSre pure Tartritide, che 
arricchisce di sali il sangue; Fosteomalacia che lo carica 
di fosfati terrosi « sali calcarei, per non dire del trasporto 
dei contagi e di umori morti, sierosi, ecc., che costitui- 
scono una vera discrasia. Anzi nel corso di una stessa 
malattia si può avere ad un tempo istesso unite le di- 
verse alterazioni da noi esaminate, cioè la leticocitosi , 
Venibolia con focolaj metastatici e icoremia e septicemìa 
(assorbimento di umori icorosi, o putridi). 

Partì solide, liquide e direi anche aeriformi; sostanze 
fisidie e chimiche possono essere causa di ^scrasia san- 
guigna. Ma questa alterazione non dura che per quel 
tanto che persiste V afflusso di queste sostanze. Ne è am- 
missibile che sianvi discrasie, nelle quali il sangue sia il 
substrato permanente. Quanto più manifesta ò la impu- 
rità del sangue prodotta da materie estranee alla sua 
composizione, tanto più di solito suol essere acuto il corso 
del processo morboso che ne viene provocato. Tali sono 
i casi di avvelenamenti e di contagi, od esantemi acuti. 
— Ed in quei casi, dove rìeeontrasi una insanabile di- 
scrasia cronica , ciò accadde per causa di durevole ed 
estesa alterazione di certe parti , o di certi organL — 
Di questo numero sono il cancro, la tubercolòsi , la leb- 
bra, la emorrofilia. In generale è l'abbondanza dei suc- 
chi parenchimatosi quella che facilita la diffusione dei 



76 

processi discrasiaci. La cUffusione metastatica del cancro 
si fa per lo più verso gli organi d^elle^ secrezioni, quando 
non dÌBtri&gge te vene. — Le. metastasi che si effettuano 
per mezzo di liquidi sono più agevoli ad avvenire , ben- 
cliè sia provato che anche le stesse cellule dei tumori 
eteroplastici si possono, distaccare e germi^liare nella 
parte sana, in cui sono trasportante. Ciò: avviene nel can- 
cro dello stomaco, che si ripete neir omento. e nel mesen- 
t^lo. — U modo di sviluppo sembra essere analogo a 
quello delle malattie ccmtagiose della pelle, prodotte dalle 
.muffe (mioo&i) psoriasis, porrigine, oidium, ecQ«, ed avviene 
per il distacco d^Ue spore : e può anche avvenire per 
azione catalittica. simile a quella dello sperma. 

Dovrei dire alcun ohe della melanemia, dei globuli 
sanguigni me)anotici che provengono con molta verosimi- 
glianza, d^l disfacimento, e muta dei globuli rossi. Dovrei 
pur dire come questi n#lla clorosi^ scarseggino senza che 
aumentino gli. scolorati,, come neUa leuchepdia. 

Dovrei injSine. dire della alterazione della loro sostanza 
ìntima, o respiratoria, cono^. avviene per alcuni veleni, 
ma poiché e sulla .tossicoemia e sulle alterazioni suindi- 
cate la (Mimica e V istologia sono perineo mute , mi 
taccio. 

Riepilogando quanto ha esposto a questo proposito il 
Virchow, dirò che le discr^ie provengono, o da sostanze 
.introdotte nel sangue , le quali riescono nocive ai suoi 
elementi cellulari per modo che essi non sono più in gra- 
do di eseguire la propria funzione, o perchè dall'esterno, 
o da un organo interno sono condotte nel sangue mate- 
rie, le quali riescono nocive ad altri organi, o finalmente 
perchè gli elementi del sangue non sono normalmente ri- 
parati. — Non si riscontra mai un caso , nel quale il 
sangue si mantenga stabilmente in una determinata alte- 
razione, e quindi non è possibile una permanente discra- 
sia senza che abbia luogo la costante affluenza sul san- 



77 
gue da un dato atrio, od organo del oorpo. In ogni caso 
il sangue ci si mostra come un fluido dipendente^» Le fonti 
del suo mantenimento e della ^oà riparazione e le cause 
delle sue alterazioni esistono fuori di esso. Per la qual 
cosa si può stabilire la tesi sommamente impcurtànte alla 
praticai, che in tutte le forme di discrasie è da rioercarsi 
la loro locale origine, o la esterna cagione.^ 

Processi passivi. 

Dopò aver tenuto proposito delle alterazioni patologi- 
che del tessuto mobile sanguigno , conviene parlare di 
quelle dei tessuti stabili dovute a metamorfosi regressive, 
(od aplasie) o a sostituzioni di tessuti. Quindi .occorre 
intrattenerci alcun poco sulle degenerazioni adiposa^ ami- 
lacea , ecc. , — in una paròla di qiiei procesdi morbosi 
detti dal Virchow passivi; — Sonò inipértanto altera- 
zioni passive quelle per le . quali gli elem^aiti ia forza di 
cause morbose soffrono daniio, o.seoapEcemente nòUa loro 
attività vitale, o sono completamente, o parziaUotente di- 
strutti ; se non cbe tanto quelle che inducono affievoUmento 
di azione che la morte -disila parte appartengono. alle dege- 
nerazioni. -«- Però nel primo caso la restituzione ^nu- 
trttiva è possibile senza biseco della restituzione H^^-- 
nerativa\ che è necessaria nel secondo osso, consistente 
anche a sentimento di Schultz in una vera neGrobi0(si, 
che finisce nel rammoUmento e màlàdci. La seconda catego- 
ria dei processi passivi comprende le semiAiei forme de- 
genersitive che termioitno nèll* indurimento. 

Tra i processi della prima categorìa , la più comune 
e più importante di tutte le note alterazioni delle cèl- 
lule è la metamorfosi adiposa. Questo processo produce 
un aumento di grasso negli oi^gani. Il grasso esiste nor- 
malmente in alcuni organi , o tessuti , esiste transeunte- 
mente nei villi ed epitelio intestinale nel tempo ie dopo 



78 

il passaggio del chila ; ed in tessuti che normalmente 
non ne devono mai eontenere. Però la formazione del 
grasso morboso ha le corrispondenze in quella normale, 
e notoriamente nella confezione del latte, sego cutaneo, 
cerume degli orecchi, corpo luteo della oyaja^ ecc« Il 
processo di questa formazione è identico; ma mentre^nella 
secrezione del latte, del sego, ecc , si riproducono nuove 
cellule, sostituenti le degenerate e non avviene la necro- 
biosi , nei casi patologici questa avviene per distruzione 
di cellule non sostituite. Il tessuto adiposo è congenere 
al connettivo ed in esso si trasonuta per metamorfosi 
regressiva : non si differenzia di gran fatta neppure dal 
mucoso: in ogni modo è composto di cellule nucleate e 
rotonde. -* Nella pseudo-deg^ierazione adiposa dei mu- 
scoli non si nota che un progressivo sviluppo di cellule 
fra i fÌBUscicoli primitivi avviti sede nel tessuto connettivo. 
— Queste cellule giungono a mascherare e a rendere 
pallidi i fascetti muscolari , ma in questa forma, morbosa 
essi non vengono altrÌBMnti distrutti, questa è comune nel 
cuore, ma non è ancora una v^a degenerazione adiposa — 
anche il processo adipóso del fidato entra in questa classe. 
-*- Esso si £a adqposo durante ogni digetstione. In tale stato 
le cellule epatiche si riempiono di grasso e poco dopo si 
riscontra una simile condizione lungo il corso dei canali 
biliari, e cosi in questi, come nella cistifelea, V epitelio as- 
sorbe il grasso, come fa quello dagli intestini. — Se non 
che questo trasporto del grasso dagli intestini nel sangue, 
dal sangue nel fegato, da questo nella bile e da essa pei 
vasi linfatici nuovamente al sangue è fisiologico , se è 
proporzionato, e se non viene turbata Y azione delle cel- 
lule epatiche, che io credo lo debbano sempre modificare. 
Generalmente il grasso è depositato nella buccia degli acini 
contigui alla rete dei capillari vmiosi della porta. — Co- 
munque cresca il grasso ,. non vi è mai peraltro la vera 
neerobiosi, o V ascesso adiposo con distruzione di tessuto 



79 

che la distinguer e quindi il fsgato cosi detto grasso 
può tornare a normaUtà, oome i villi gras^ nel cholera 
vi ritornano e prestoi 

Al contrario la secresione del latte, del sego cutaneo, 
berome tfuriooìare, ecc., appartile alla vera degmerasione 
adiposa, secondo Virehow, avendoTl notato rajq^ire dèi 
granuli. grassosi e la distrusioBe' ddle cellule progressiye, 
e la insorgenza delle nuove. NeUe degenerasioni adipose 
pat(4ogiche senqpre notasi Tapparizione di tali granuli Essi 
si addensano stipati fira k»ro, ccmie quelli del colostro, ri- 
manendo solamento là dove giace il nucleo una i^ccola 
lacuna. Da questo stato, benché i granuli si siano formati 
a qualche distanza dal nucleo e la membrana tuttora esi- 
sta aUa completa distruzione della cellula, non vi è che 
un passo. — Imperoccbò sqf^pena rienq>itasi questa di gra- 
nuli di grasso svanisce il nucleo e la membrana, scioglien- 
dosi, i»revio rammftlimento, Tuno e T altra. Allora non si 
hanno più che i globuli granulosi, o infiammatorj -di Gluge. 
Un simile processo notasi comunomento nell'atollo del 
polmone in casi di pneumonia catarrale, nel rammcdlimento 
giallo del cervello e dei corpi lutoi, e dell'ovaja, nel cosi 
detto arco senile della cornea,, ecc. — In tutti questi casi 
si tratta di granuli non di cellule adipose granulate. Si 
esamini, p. e., un rene nello stadio della d^enerazione 
adiposa: nei primi periodi dell'atrofia, che avviene nel 
morbo di-Bright, si riscontreranno i tubuli orinari della 
superficie molto ingrossati e il loro epitelio ad un tempo 
trasformato in grasso, per guisa ohe nel loro interno so-* 
vento altro non trovasi che una massa molto stipata di 
granuli adiposi Se si osserva col microscopio una sezione 
di questi tubuli baie preparata, si veggono a principio i 
granuli di gras^ ancora riuniti in gruppi (come cellule 
granulose, o globuli) ma la n^assa sotto una lieve pressione 
si dÌBpa*de e tutto il tubulo appare uniformemente co^ie 
ripieno di una sostanza emulsiva. Questa degenerazione 



80 

nei tessuti rìcohi di liqpidi , come « la- maroia , discioglie 
il tessuto trt;e8S0 m ttn detritiis latligiacao^- Ma non go£4 
avviene nei tessati che dirò aridi, fdaii- sono- i; iiias€(4i. 
In essi qmsti < granuli 'si diisq^ongenO' a- strboid giallastre 
quasd lirtrecekte fra di loro, -ed interrgimpùno i&scj. mu- 
scolari; <eofial che non fa la' polisar eia mAscotore^ che lascia 
integri' i fliseétti ^rtessi^ menile br degfinarànon» vera, a^i- 
pos(i:, quandi non segmenta ififiocAtiinosoolari del tutto, 
li trasforma e U ita degénemtra Giosi osserva Mila cUk^^x, 
nAìe carni del cuore e nelle membrane delle arterie, cl^e 
in tal modo logorandosi si rompono e produtoono irrepa- 
rabili emorragie. Lo ctie non é a confondarsi colla vera 
ulcera ateromatosa. 

< 
Degen^c^ione amiloide. «-- Caleinàzione. 

-' " ■ ' - . 

Fra i processi passivi che inducono la degenerazione 
dei tessuti e quindi sono necrobiostiei, vi. è lo sibato lar- 
daceo, eereo, o amilaceo àie si voglia dire, ed esso co- 
stituisce una -parte importante della patologia che riguarda 
gli siati cadiéttici. 

Il solo criterio, -onde si può esattamente conoscere questa 
sostanza scolorita, indurita , pesante, dìafazia , . non splen- 
dente , la quale in passato fu presa ora per grasso , ora 
per albumina, o fibrina, ora per sostanza collòide,, ci viene 
somministrato dall'iodio. Essa sostanza quanto la cellulosa 
vegetabile^ «quanto il glicogene. di Bernard, si colora in 
rosso coirjodio,- ma poi anche senfsa Y aggiunta dell* acido 
solforico si colora in ceruleo alla pari deUa fecola. — 
Consta di granuli rotondi od ovali, composti di strati con- 
cantrici. Piccolissimi e microscopici soào questi granuli 
amilacei nell'apparato nervoso, sooi^ibili ad occhio nudo 
nella prostata degli adulti , dove spesso inducono delle 
vere concrezioni : e tali sono pure quelli che Friedereich 
trovò nel polmone. Tutti poi sono a formazioni gemelle e 



81 

spesso un solo Tdlamè&to ne rieopre parecchi. Se questi 
corpi amilacei sono misti a molta albumina, Tiodio fi co- 
lora in verde ed alle volte anche in bruno. Vi è un altro 
processo passivo, quello della calcinazione, in cui una so- 
stanza che parimenti mostra la reazione dell'iodio si ac- 
cumula non dissimilmente dèlia calce entro i tessuti e di- 
cesi però processo di calcinaziane. Ma questa sostanza, 
se per Tiodio diventa giallo-rossa^ od anche violetta, non 
diventa mai turchina, come i granuli, o corpetti amilacei — 
senza Tacido solforico. 

n processo di calcinazione che predilige le tonache ar- 
teriose fa si che ogni flbro-cellulà deUa loro membrana 
muscolare riceva sali calcarei da prima deposti in forma 
di grani, poi in massa omogenea, fino a che si trasmuti 
in un filo calcareo uniforme, se il vaso è piccolo, ed av- 
venga il rìstringimento del suo lume se è di lato calibro. 
Frattanto la parete delle . arterie resa scolorita e compe- 
netrata daUa materia amiloide, e firtta splendente si rende 
molto friabile. Questa afiézione può svilupparsi anche nel 
fegato, ed in allora si nota nella zona intema contigua 
ai rami portali ( interlobular i ) T infiltrazione adiposa; la 
zona media è la sede della d^nerazione amidacea e la 
terza del pigmento ; sicché a preferenza ne sono attaccate 
le cellule. Quando una cellula epatica ne è passiva, il suo 
contenuto da prima granuloso che le imparte V aspetto 
leggermente torbido, diviene a poco a poco (Hnogeneo: 
svaniscono poi nucleo e membrana, e finalmente subentra 
uno stadio, nel quale altro noa si vede che un corpo omo* 
geneo alquanto splendente; per cosi dire, una semplice 
striscia. Se il processo progredisce, può invadere anche 
tutta la sostanza degli acini e i capillari. In generale 
questo è un procèsso universalizzato ed ha tutti i carat- 
teri della vera discrasia o cachessia, e forse è dipendente 
da una chimica alterazione del sangue. È desso ferace' di 

A>'Nia>L Voi. CLXXXIX. 6 



8È 

paralisi , diarree , idrtJpi , enfòrragle, ecc.: attacca vasx^ 
nervi , epitelj , glandule , ecc. Anzi frequentissimo si os- 
serva nei reni; e^ una gran parte dei casi cronici della 
malattia di Bright si deve a questa condizione morbosa , 
che altri appellò lardacea. Pare anzi che molti <;asi di 
albuminuria che sono associati a notabile diminuzione di 
urea e anassarca consecutiva si debbono ad essa. Però 
questi casi si distinguono dalla vera malattia di Bright 
(nefrite parenchimatosa ), perchè in essa non tanto sono 
attaccati i glomèruli e le arterie , quanto V epitelio delle 
vie renali, nel quale Tafifezione sovente dura lungo tempo, 
restando intanto intatti i glomèruli, distrutto essendo tutto 
l'epitelio. Vi è anche una terza forma di questo morbo 
ed in essa si altera il tessuto interstiziale a preferenza, for- 
mandosi addensamenti attorno alle capsule e ai tubuli re- 
nali, e soluzioni e raggrinzamenti che pongono ostacolo 
alla circolazione del sangue e secrezione dell'orina. 

Spesso queste tre forme , che sono morbi stinti , si 
uniscono in uno stesso soggetto , a due , od anche a tre 
assieme, durante il corso della malattia e richiamano l'at- 
tenta osservazione chimica e clinica per distinguerli. Per 
lo più la degenerazione amilacea è quella che precede 
le altre. 

Di questo stesso processo patolc^ico sono passive la 
milza e le altre glandule lin&tiche, non che i follicoli di 
queste che si selciano di globuli amilacei , mentre le ar- 
terie ingrossandosi conducono meno sangue e dispongono 
eaèk follicoli a una tale degenerazione. Di qui anemia e 
idropisia, — Il progresso tii questa affezione morbosa è 
pari a quello del cancro, della scrofola e del tifo.: ne ven- 
gono colpite le glandule^ le une dopo le altre, ed in ognuna 
di queste un follicolo dopo dell' altro , e sempre in modo 
che la direzione del corso delia linftt determina la priorità 
deir affezione. Non vi ha dubbio che i vasi linfatici non 
ne siano i conduttori, come pare certo ohe insorga da 



83 

ascessi, oarie o necrosi dei rispettivi territori! linfeLtioi, op- 
pure anco dalla cachessia sifilitica. 

In quanto alla calcinazione, non ò a ritenersi quale 
una ossificazione. La calcinazione d*ordinario ha sede n^la 
media arteriosa, invade gli elementi muscolari e le flbro- 
cellule si trasmutano in aghi calcarei. — La massa cal- 
carea può dificmdersi alle parti vicine, ma la tonaca in-r 
tima rimane in qualche maniera intatta. Quindi è cosa 
ben diversa dal. processo ateromatoso, né è legata alla 
flogosi delle arterie, benché avvenga sotto ccmdizioni che 
vi predispongono, e nelle quali i sali calcarci diventano 
liberi in altri punti deir economia e sono trasportati as^ 
sieme cogli umori. Ma se non ha la calcinazione somiglianza 
con la ossificazione, Tha bensì colla deposizione e infiltra- 
zione di urato di soda, che nella sostanza delle cartila- 
gini articolari avviene nella gotta. Ambedue queste in«* 
crostazioni rivelano la presenza dei sali calcarei nel san- 
gue e la loro natura metastatica. Sembra pure che i corpi 
amiloidi possano col tempo calcinarsi: e si notano frequen- 
temente nella prostata senile incrostazioni dell'una, o del- 
Taltrà sostanza. — Sembra infine che queste incrostazioni 
non avvengano per azione vitale, ma insorgano peraffie- 
volimento fisiologico e chimica s^terazione del sangue. 

E con questo eccoci giunti airinfiammazione. 

Partendosi dal concetto della c^Uul^zione, dell'aziona 
assorbente ^d esalante delle cellule , delF esistenza di un 
processo evolutivo malamente detto flc^i^tico, che sinot^ 
pure nelle parti che ajpparentemente sono prive di va3^ 
sanguigni e di rametti i^rvo^, se non di plasmina e di 
sostanza nervosa , il Virchov unito ad altri molti isto-r 
logi celebri , ha tentato di r(>vesci4re la dottrina della 
infiammazione, quale si è insegnata e professata da Ga- 
leno a Tommasini e Broussais. Come infatti netta nfn»- 
tamorfosi adiposa, che, sia che insorga nelle cellule del 
tessuto connettivo, o in quelle della marcia, della fibro^ 



84 

cellula dei vasi e dei muscoli, o dei nervi, conduce sem- 
pre a un detritus lattiginoso, a un accumulamento amorfo 
di particelle di grasso ,, o di olio entro un liquido più o 
meno albuminoso, ritiene che i globuli granellosi che pre- 
cedono questo squagliamento siano un prodòtto déirinfiam- 
mazione, benché essa sia un processo passivo. -—È per 
altro generata da u;i processo misto, o meglio Irritativo, 
che si manifesta nei primi momenti della flogosi, che inco-* 
mincia col gonfiamento torbido , ingrossandosi le parti e 
insieme addensandosi perchè succhiano una gran quantità 
di materiale nutritizio dalle parti vicine, e non àdXVessu^ 
dato sanguigno, Ove avvenga che T accumulamento giunga 
ad una tale n^ìsiira, che la costituzione delle cellule si di-^ 
sordini oltremodo, succede la pronta degenerazione adi- 
posa nel loro interno: —» alias lai degenerazione adiposa av- 
viene nel terzo stadio. Lo che si nota in occasione di fé* 
rite anche nei muscoli, i cui foscicoli primitivi diventano 
più larghi e torbidi, avvenendo, o tantosto, o più tardi la 
metamorfosi adiposa. Ove avvenga questa degenerazione 
la parte si distrugge, e tranne forse che nelV epitelio, giam- 
mai si riproduce, 

Anche la metamorfosi àtéromatosa sembra che sia pre- 
ceduta dalla flogosi delle pareti arterióse ( endoarterite , 
endocardite) e si nota nel detritus, ooléstearina (1), gra- 
nuli adiposi e brandelli di sostanza simile a quella conte- 
nuta nell'or ^ojolo della cute. Anzi ritiensi che non sia 
che una pura successione della metamorfosi adiposa. D'al- 
tre? lato la schlerosi ^ processo attivo figlio ancor esso 
della flogosi, può indurre la vera ossificazione, sempre però 
riferibile ad una prima irritazione, o flogosi. '^^ Questa 

può produrre processi attivi e passivi, e le rapidissime e 

• • ■ > 

(1) Questo è un tardivo sedimento prodotto da ogni mate- 
ria stagnante che contiene grasso^ 



85 

intensissime possono dare i medesimi risultati delle lente 
e croniche» 

Dopo aver discorso d^li effetti, il Virchow viene a 
parlare» con metodo inverso» per evitare ogni ontologismo, 
della forma e del corso della infiammazione. V infiammazio» 
ne per questo autore è .nutazione contraria che, o viene 
direttamente dal di fuori, o viene dal sangue, o dai nervi^ 
ed offendendo una parte dell'organismo ne cambia la strut* 
tura e la composizione e modifica i suoi rapporti coi tes« 
suti viventi. Sotto questa influenza la parte irritata at«* 
tira una certa quantità di sostanza togliendola all^intor-^ 
nO) a qualche vaso» o ad altre parti del corpo, e cosà è. 
che assorbe e trasforma, secondo le circostanze» una quàiT- 
tità più, o meno considerevole di materiali. Tutte le for- 
me conosciute trovano in ciò la spiegazione naturale» e 
tutto si riassume in questo che la infiammazioàe incòmin^^ 
eia dal momento in cui i tessuti assorbiscono una quan-' 
tità di materiali e fanno loro subire delle modificazioni 
ulteriori» 

Al che arroge che a sentimento del Virchow la in- 
fiammazione consiste nell' aumentata energia locale del pro- 
cesso ipertrofico provocato da uno stimolo inconsueto» che 
direttamente» o indirettamente agisce sugli elementi isto- 
logici dei tessuti organici» ripetendo il concetto del prof. 
Bufalini. 

L'afflusso, o iperemia sanguigna, il calore, il rubore 
non hanno importanza nella genesi della flogosi per il no- 
stro Autore : il tumore quale essudato, fondamento od ele- 
mento flogistico» secondo la scuola di Vienna» il dolore 
della scuola nevropatologica, non hanno per esso parimente 
importanza significante, imperocché il dolore può esservi 
e non esservi» e l'essudato è piuttosto un assorbimento 
cellulare che un trapelamento vascolare. 

Per Virchow la pietra fondamentale della infianuna- 
zione è T irritazione (anche Greromini lo ritenne), che non 



86 

deve essere puramente fàii2ionàle, ma neppure nutri- 
tiva. Ed in questo ccmcordano Bufalini e Franceschi, per 
tacere di altri e dello stesso Tommasini, che ben distinse 
irritazione da inéammazione. — Non crede Y iperemia ca- 
rattere costante , in quanto che manca nella flogosi dei 
tessuti privi di vasi sanguigni , né il trapelamento della 
Sbrina reale e costante, mancando nella flogosi della mem- 
brana mucosa, nell' encefalite, neircpatite, miocardite, ecc. 
— Dalle piaghe, ei dice, geiòe umor sieroso, o marcia, non 
fibrina; e questa nella flogosi catarrale, o non avviene, o 
solo sotto un alto grado di irritazione flogistica, mentre le 
membrane sierose sono facili a dare questo essudato. Né 
occorrerà ripetere cbe il Virchow ritiene la fibrina nelle 
flogosi, quale un prodotto locale in parte assorbito e recato 
nel sangue; che la crasi fibrinosa è il prodotto della me- 
tamorfosi locale della materia nutritizia, e che l'essudato 
che riscontrasi nel corso dell* infiammazione è formato in 
parte dal materiale che si produce dall'alterato contenuto 
del tessuto infiammato, e in parte dal siero trasudato dai 
vasi Le parti ricche di vasi daraio infatti abbondante es- 
sudato, e se sono mancanti di vasi, o scarse e chiuse nei 
{Mtrenchimi , non ne danno alcuno. Quindi è che per il 
prof. Berlinese esistono due distinte categorie di infiam- 
mazioni. — Le parenchimalùse y il dui processo si ordi- 
sce nell'interno del tessuto, alterandone gli elementi senza 
che avvenga trasudamento libero, e le infiammazioni etsu- 
dative, o secretorie^ che invadono gli organi superficiali 
è nelle quali trapela dal sangue maggiore, e minor copia 
di liquido acquoso (siero), da cui sono trasportate alla su- 
perficie dell'organo le particolari materie formate in gra- 
5!ia dell'irritazione del tessuto, entro il parenchima me- 
desimo. Le flogosi della prima categoria hanno tendenza 
ad alterare la struttura istologica e la funzione dell'or- 
gano: quelle della seconda a reintegrare, mercè dell'essu- 
dazione, il tessuto infiammato; a discaricarlo di materie inaf- 



. • 87 

fini e morbose e compire quindi una yera azione depura- 
torta. 

Neo-formazione normale e patologica. 

Giunti all'ultima parte dell'opera, procureremo di es- 
ser concisi, e, se ci sarà concesso, di essere anche chiari 
espositori, quanto coscienziosi. È cosa difficile esser c(Hi- 
cisi e chiari, ma merita di esser tritata quest'opera an- 
che in cosi astrusa è difficile materia. 

La neo-formazione si deve sM' irritazione formativa^ o 
meglio azione formativa. Qui non vi ha dubbio. Ripu- 
diata la teoria di Schwann, cioè quella del hlastema, jed 
ammesso lo sviluppo continuo dei tessuti, T uno dalF altro 
— applica r Autore questa dottrina allo studio dei tuber- 
coli che non crede consistere mai in materia amorfa come 
non lo è appunto la cosi detta morva tifosa. I tubercoli 
invece hanno cellule con nuclei — ma di ciò in breve. Ora 
mi conviene riferire, che il tessuto connettivo coi suoi 
equivalenti è il comune germe, dal quale procede lo svi- 
luppo delle parti di nuova formazione. — Vi è poi una 
neo-formazione endogena y nella quale, cioè, i nuovi ele- 
menti sono racchiusi nella sostanza dei vecchi, ed una, 
dirò cosi, fissipara o iper plastica , che avviene per segmen- 
tazione e. moltiplicazione di cellule; negli animali, siccome 
nelle piante, vi è il tipo-<li accrescimento e il tipo di pro- 
duzione (moltiplicazione). In una serie di formazioni cellu- 
lari , le divisioni di questo sistema si £Emno con una certa 
regolarità^ per modo che gli ultimi prodotti mostnmo fin 
da principio una completa uniformità colla matrice e le 
giovani formazioni in nessun tempo si differenziano nota- 
bilmmrté dagli elementi, onde pervennero. Questa serie si 
distingue da alcuni col nome di ipertrofie, ma dall* Autore 
vien designata con quello di iperplasiè, imperciocché non 
si tratta di aumento di nutrizione pelle parti esistenti, ina 
della formazione di nuovi el^nenti; quindi non ènti pro- 
cesso trofico o nutritivo, ma plastico, o formativo. 



88 * . 

Neil' altra serie si coi!q»ié lo svilappo bensì per divisio- 
ne, ma questa si fa molto rapida, producendosi elementi 
sempre più piccoli , per modo che talvolta in fine riescono 
tanto minuti che appena raggiungano i limiti delle cellule 
(granulazioni). I singoli elementi poi incominciano a cre- 
scere e ad ingrandirsi^ e sotto eerte circostanze può an- 
che in questi casi prodursi una formazione analoga, d'onde 
originò lo sviluppamento. Questa è- un* iperplasia che av- 
Tiene per secundam intentìonem. Però essa non è co- 
mune ;^ mettendosi di regola i gìorani piccioli elementi so- 
pra una^ via ben diversa di svolgimento ; e allora inco- 
mincia lo sviluppo eterok^o. Benché nrt giovani elementi 
possano succedere nuove divisioni, d* ordinario, mentre le 
cellule si accrescono, si moltiplicano solamente i nuclei 
divenendo sempre più numerosi e i nuovi sempre più pic- 
coli. Questo avviene nella marcia, ecc. 

Nella neo-formazione endogena finalmente fin da prin- 
cipio quasi sempre avviene la etero logia, perciocché gli 
elementi prodotti nella cellula madre sono di regola pic- 
cioli, apparentemente indifferenti e disposti al rammolli- 
mento. Oosl nei tumori perlacei delle cellule del tessuto 
connettivo si formano perle, ecc. 

Eccettuate quelle neo-formazioni che, colla regolare 
partizione degli elementi, danno luogo immediatamente 
alia iperplasia s lo stato normale nei neoplasmi viene in- 
terrotto da utìo stato intermedio, nel quale il tessuto ap- 
jpare mutato essenzialmente, senza, che si possa conoscere 
dal principio del processo, se ne risulterà un prodotto be- 
nigno, o maligno, omologo, od eterologo. -.— Virchow quin- 
di chiamò questo periodo di indifferenza, ossia stadio di 
:ffranulazione, È uno stadio che, dirò cosi, riproduce l'evo- 
luzione esordiente dell'embrione {é, io dico, iina nuoya 
formazione, creazicHie o generazione). Presto però siamo 
fatti acooirti dell'indole della neo-formazione,. perché, come 
nell'embrione, le parti dell'uovo destinate a dar esistenza 



8* 

agli argani nobili hanno un più accelerata. STilappo; cosi 
nei neoplasmi, se lo sYÌliq»po accade rapidamcante, abbia- 
mo senza dubbio die &re con un prodotto più, o meno 
eterologo. 

Non potendo s^uire TAutore nelle dottissime disqui- 
sÌ2Ìoni della formasione, o trasformazione, o sostituzione^ 
dei tessuti nell*osso sano e ammalato, ove la cartilagine 
si trasmuta in tessuto mucoso e questo in adiposo, ed an-« 
che gelatinoso, dirò che in tutto T intero corso di questi 
processi, dal primo sviluppo della midolla, dalla cartila- 
gine fino air alterazione infiammatoria (osteomielite) fino 
aUo stato gelatinoso della ostecmudacia, in nessuna epoca 
mostrasi una sostanza amorfa, un blastoma, o essudato, 
nessuna cosa nasce de novo, ma sempre si può deriva- 
re una cellula dalle altre, cioè dalle precedenti, per 
modo che fin tanto che progredisce il lussureggiamento , 
seguita una continua progenie di cellule. Nella trasmuta- 
zione della cartilagine in osso, da principio si &l una cal- 
cinazione nella capsula che ravvolge le cellule cartilaginee 
tutto, poscia ogni cavità entro le quali stanno questo sin- 
gole cellule, si trasmuta nella nota cavità raggiata pro- 
pria dell'ossa 

La rachitide che non è una malattia dell'osso, ma 
sibbene della cartilagine, e del periostio, e non è altri- 
menti un rammollimento osseo, avviene, in quanto che 
gli strati di nuova formazione non si consolidano, nell'atto 
che gli strati antichi ddl'osso si consumano per la for^ 
mazione normalmento pn^^^ssiva d^la cavità midollare; 
e di più vi è irregolarità di sviluppo della midolla, in- 
versione d^li stadi ossigeni, irregolarità di tipo e di con- 
torni, ecc. 

È necessario ritenere, come cosa positiva, che la ossia- 
cazione procedente dal tessuto connettivo è la r^ola ndla 
neoformazione patologica deUe essa, e particolarmento 
nella formazione del callo. — E di ciò Laifphi e Floufens 



ne fanno ampia fede; che i modi, onde si formano le ossa, 
sono molteplici, cooperandovi la cartilagine neHe estre- 
mità, il perioitio ncll' esterna e il teasuio midollare nririn- 
terna superficie; che non è assolutamente necessario che 
preesista la cartMagìne alla formazione dell* osso» forman- 
dosi più di frequente una sostanza ogiaide colla diretta 
w^lerosi del tessuto connettivo; che il callo avviene per 
addensamento periostiale,^ ingrossam^ito midollare» e che 
tutte le teorie amesse per spiegare Tosteogenesi sono vere, 
sebbene tutte incomplete. 

La carie nasce dal discioglìersi che fa Tosso nel suo 
territorio, subendo i singoli elementi nuovo sviluppamento, 
mentre il resto dell' antica sostanza fondamentale rimane 
t^ome un caos di piccoli ruderi immersi nella m(^le so- 
stanza per Io più adiposa, o prolifera (mai ossea) prove- 
niente dalla metamorfosi dei corpetti ossei e dalla sosti- 
tuzione di tessuto cagionata da un'o9^Y^ degenerativa. 
Avviene ancora die insorgano granulazioni sostitutive 
della midolla, e marcia pria cruda e poi matura esprimente 
il rammollimento del tessuto interstiziale. In ogni modo 
sono insieme strettamente legati, il processo fisiologico 
dello sviluppo evolutivo delle ossa, e il processo regres- 
sivo patologico. — Si ha sempre da' fare con una serie 
di processi, di permutazioni, o trasformazioni, o sostitu- 
zioni, che rappresentano i passaggi a forme ora inferiori» 
ora superiori; ma sono sempre fra loro dipendenti e le- 
gati, a seconda delle cause che operano sulle parti si for- 
mico in im modo, o neir altro. E poiché la midolla con- 
tiene le cellule le più piccole e. le meno caràtteristiobe» 
perciò essa rappresenta come il iipo delle forme eierolo- 
ghe. — Cosi che senza errare si può dire che dove de- 
vonsi formare nec^lasmi in molta copia avviene unii so- 
stituzione (granulazicme) analoga al iipo del recente tes- 
suto midollare, e che per comunque possa aver solidità il 
preesistente tessuto, ha sempre luogo una specie di pro- 
lificazione, onde sono posti i germi dei futuri elementi 



91 
Neoformazione 'patologica e in particolare etcrologa. 

Ogni iieof(NrmaKi<Hie, oltreché sappcme preesistenti ele- 
menti cellulari, d*onde essa ha origine e in loro luogo 
subentra, suppone e deve essere nécessarìamente legata 
coir alterazione di una determinata parte del corpo; e 
quindi dove ha luogo una neoformazione, di regola devono 
cessare di esistere i^tì elementi dei tessuti del corpo, av- 
venendo ovunque divisione di cellule, ed ogni divisione 
delle medesime essendo pari alla distruzione. E quindi 
ancora si può dire che ogni specie di neoformazione è 
distruttiva in quanto che distìoigge qualche cosa di pree- 
sistente. Per quesfta ragiiMie si devono chiamare eterolo- 
ghi non solo i neoplasmi maligni, d^enerativi, assoluti, 
ma benanche ogni tessuto che si discosta dal noto tipo del 
luogo malato, mentre sf dirà omologa qualunque neoplasma 
che riproduce il tipo primitivo. Tali sono, p. e. , i tumori 
fibrosi dell'utero, benché possine arrecare la morte; ed 
invece sono da diirsi eterologhe le cellulazioni delle mu- 
cose che inducono il catarro (fluori bianchi, dissenteria), 
perchè queste non hanno più la natura di pavimentose, 
benché di consueto non vadano congiunte a malignità ed 
a pericolo. — Ciò si intende in certi limiti dell'affezione, 
poiché col perdurare e colla molta acutezza anche una 
blennorragia può esser seguita dalVerosione. 

La marcia, che è un molle tessuto recente, a poco a 
poco con un rapido sviluppo di cellule discioglie tutta la 
sostanza intercellulare solida. Una sola cellula di tessuta 
connettivo può produrre in breve tempo una dozzina di 
cellule purulenti, ma il resultato per l'organo ammalato 
è inutile, perchè la suppurazione èr un mero processo di 
lussurr^giàmento, dal quale sono prodotte parti super- 
flue che non si consolidano, né acquistano durevoli rap- 
porti fra loro e colle parti vicine, quali sono necessari 
per la conservazione del corpo. — La marcia, che ncm è^ 



92 

cooie si credeva, il tessuto dissolvente^ ma il disciotto f 
avviene per aflfezione deir epitelio , o del tessuto connet- 
tivo. — Nel prima ca^o può sprigionarsi per semplice 
erosione, ma nel secondo porta di necessità air ulcera- 
zione. — Nella cellula della marcia ben presto incomiu- 
eia la partizione del suo .nucleo, né essa ,più cresce ; in 
quella del muqo, al cpntrmo, le cellule diventano glosse 
senza che il loro nucleo mai si divida. Infine quelle del- 
r epitelio ben presto assumono la loro forma particolare. 
In tesi finale peraltro le cellule purulente, mucose ed epi- 
teliali sono parti patologiche equivalenti, che si sostitui- 
scono bensì le une alle altre, ma non possono le une per 
le altre funzionare. Bsse spesso vanno congiunte e di 
pari passo nei processi flogistici delle mucose e nei suppu- 
rativi, trovandosene nei prodotti di tutte tre le specie. 

Se non che la vera degenerazione, nel comune signi- 
ficato della parola, non avviene che nelle parti profonde, 
e la suppurazione ulcerativa di regola si produce nel tes- 
suto connettivo. In principio ingrossano le cellule (cor- 
petti di tessuto connettivo), poi i nuclei si dividono e si 
moltiplicano per lungo tempo in numero eccessivo; poscia 
le cellule stesse si dividono, in modo che nei contorni 
delle parti irritate, ove sonvi cellule solinghe, vi si tro- 
vano raddoppiate, moltiplicate, dalle quali ordinariamente 
si sviluppa un neoplasma omologo (tessuto connettiva 
iperplastico). Neir interno per lo contrario , dove prima 
gli elementi erano pienissimi di nuclei, si incontrano cu- 
muli di piccole cellule che da principio hanno ancora la 
forma e la struttura dei corpetti del tessuto connettivo 
preesistente; ma più tardi si mostrano focolai i'otondeg- 
gianti (infiltrazioni diffuse), neir interno dei quali è molto 
scarso il tessuto interposto e via via si rammollisce e di- 
strugge col crescere del lussureggiamento. 

Formato l'ascesso, si apre all'esterno, o col rammol- 
limento, o colla rottura dei soprastanti strati, e si notano 



03 

le granulazioni, le tjuali consistono 'in un tessuto, oVe 
entro una scarsa quantità di sostanza intercellulare esi* 
stono più, meno numerosi elementi rotondi. La sostanza 
fondamentale alfine si discioglie, i granuli restano liberi 
e cosiìiasce l'ulcera, L'Autore conclude in proposito col 
fare il confronto fra questo pi*ocesso distruttiTO e quello 
di accrescimento organico e dichiara « che avvi uno sta- 
» dio, nel quale non può distinguersi con sicurezza, se 
» in una parte trattasi di un semplice processo di accre^ 
» scimento , o dello sviluppò di una forma eteroplastica 
» distruttiva ». 

Sembrò al Vlrchow, che questo modo di distruzione, 
o disfacimento organico, sia tipico e oomnne ad ogni prò* 
duzione eteroplastica. Il primo sviluppo del cancro, can^ 
croide, sarcoma, ecc., mostra a suo giudizio i medesimi 
stadj e nel primo, entro i più profondi e reconditi strati, 
esìstono delle cellule indifferenti che, a seconda della par- 
ticolare irritazione che destavi il processo specifico, assu- 
mono r uno, o r altro tipo , ed ancora nel periodo finale 
dell' esulcerazione non vi si ravvisa grande differenza. 

Sembra che i neoplasmi tutti si stacchino da un ceppo 
comune , da cellule indifferenti , sebbene col progredire 
si differenzino grandemente e la vita media dei rispettivi 
elementi sia òltremodo diversa. -^ La marcia non dura 
a lungo senza passare alla metamorfosi adiposa, nel* 
l'atto che le cellule cancerose restano integre per lun« 
ghissimo tempo, --^ Questo si nota anche nello stato fi-» 
Biologico , nel quale la gianduia tiroidea sussiste più a 
lungo del timo , e certi organi sessuali della donna ces^ 
sano per tempo dalle loro funzioni, ed altri no. — Uguale 
mente , ripeto , avviene in patologia , e tutto dipende dal 
più lei^to , rapido avviamento alla formazione ed allo 
stadio regressivo. «^^ Questa regressione, o prima, come 
nel tubercolo,. o pai come nei cancri, avviene in tutti i 
neoplasmi ; e se essi durano quanto la vita deir individuo, 



J 



94 

ciò accade j^erchà nel- singoli elementi essi più volte ai 
rinnoYaiio, — Questa rinnoyazione si fa dair interno al> 
r esterno , ed attorno al vecohio si trova una zona di 
produzioni recenti che si estende al di là dei limiti che 
ad occhio nudò si traccierefabero. — Anzi* dai fòcolig e 
centri morbosi dei nec^lasmi partesi un succo che, sotto 
uno speciale punto di vista, riesce infettante e contagioso, 
moltipliceado la malattia identica nelle vicine ed anche 
nelle parti lontane, se sono molli, provviste di vasi e di 
nervL «^ Dal che ne emerge, che ogni produzione etero- 
plastica per il disfacimento del tessuto matrice è di ne- 
cessità diiMruttiva , e per non cospirare alla solidarietà 
organica è ugualmente parassita/ 

Forma e natura dei neoplasmi patologici. 

Non sono criteri diagnostid dei neoplasmi etcrologhi, 
secondo il Virchow, l'origine, né le cause presunte, né 
quelli desunti dalla grossolana apparenza di struttura, 
dalla forma , ecc. , ma sibbene lo sono i soli tratti dai 
caràtteri istologici e dagli stadj progressivi. — A senso 
degli antichi patologi, le parole canoro e tubercolo indi- 
cavano delle f<M*me di neoplasmi , ma non delle speciali 
malattie ed essenziali produzioni. •'— Laennec precisò un 
cotal poco il linguaggio, ma. ammettendo T infiltraziona 
tubercolosa e la tubercolosa granulazione, distrusse il va- 
lore tecnico del vocabolo^ tubercolo. — Trovato poi il 
carattere caseoso di ogni ia&zione tubercolare, il tipo 
clinico fa bello e rinvenuto ; non cosi può dirsi dei cor- 
petti tubercolosi' del Lebert, che- sono un effetto secondario 
e residui imbozzachiti di elementi già perfetti e non abortiti 
nell'origine. Se si esamina la infiltrazione tubercolosa 
neila sua vera essenza, si giunge all'ultimo risultato che 
Reinhardt ha stabilito , cioè ohe la tubercolósi non è 
altro che la trasformazione dei prodotti dell' infiartìma- 



J5 

zione, non essendo la maitem tubercolosa che marcia 
addensata e raggrinzata, dopo* il. subito assorbimento. — «^ 
^A tutto ciò non ìMMrtituisce il tubercolo., ben»! il suo 
esito. Questo ò un grano , un nodetto che rappreseota 
un neoplasma, il quale nel suo primo sviluppo ò aieurar 
mente di natura, cellulare,, pi^ooedeate, come gli altri 090* 
plasmi , dal tessuto ^ connettiro. Quando è giunto ad «n 
certo sviluppo, rappresenta im piccolo nodo in forma di 
prominenza, quando trovasi sopra una superficie; il qual 
nodo per ^intero è composto di pìccole cellule ed uno, o 
più nuclei ( fino a 30 ). Esso nel suo sviluppo rassomiglia 
alla marcia per la picodezsa delle cellule, e dei nueJei 
omogenei e splendenti, e si distingue dal cancro, can-r 
croide , sarcoma, , per essere le cellule di questi molto 
piti grandi , dirò andie colossali , con nuclei e nucleoli 
molto più sviluppati «— II tubercolo è un neoplasma fino 
di^r origine craie imhozzachito. Se anche da principio è 
attraversato da vasi, collo stiparsi delle .sue cellule, le 
une sopra le altre, questi a cagione della compressione 
diventano impermeabili. — Ben presto il elitra del tu- 
bercolo, cioò la parte più vecchia, subisce la metamm*fosi 
adiposa; la quale per regela non riesce completa. Poi 
svanisce ogni traccia di liquido. —- Gli elementi comin- 
ciano a raggrinzarsi) e il centro divelta giallo ed opa<x>, 
quasi macchia nel mezzo del grigio grano diafano. — 
Questa alterazione progredisce sempre di più verso Te- 
sterno, di cellula in cellula: spesso invade il tubercolo 
intero — - o per dir m^lia la massa tubercolare, che è 
un composto di infiniti granuli tubercolosi, ciascuno dei 
quali non giungerebbe mai a £3ire tubero per sé stesso ; 
non essendo .essi originalmente, che migliariformi •— e i 
tubercoli della gvosaeazs^ 4i una noce, di un uovo, di un 
pugno contenendoìBe in una mtagUa» ^0 rete e^t^rna vasco- 
lare, niigliaja.e miUoni* 

La degenerazione caseosa, che è il ridare esito del 



tubercolo , non è necessaria uè costante , imperocché da 
un lato essa avviene paranco nel cancro » nella marcia , 
nel sarcoma, gomme siflliticke, massa tifosa, ecc. , e <]i^ 
1* altro Ti sono casi che. tatta. la sostanza adiposa viene 
assorMta. Per sapere quando questo genere di trasforma- 
zione appartiene al tubercolo , e quando no , bisogna ri- 
montare e studiarlo nei primi stadi del suo sviluppo, non 
éssiendo negli altri neoplasmi questa alterazione , nò oosl 
precoce, uè cosi estesa. «— - Ansi questa regola milita per 
tutti i ne(^lasmi, che si devono esaminare ( se si desidera 
coglierne le diagnostiche, o prognostiche caratteristiche) 
fra il punto d' insorgenza e il loro acme per vedere a 
quali tipi fisiologici corrispondono. In tal modo si potrà 
raffrontare il colloide , o missoma al. tessuto mucoso , o 
gelatinoso del funicolo ombellicale, e il ooltorema al tes- 
suto oonnetHvo^chleromatoso -'—cosi dicasi del cancro 
mucoso , gelatinoso, ecc. La marcia ha una forma ema- 
toide, ed è una specie di sangue patologico e non differi- 
sce ufologicamente dai globuli scolorati che per il luogo 
di sua formazione, che è extra-vasale. 

Tra le neo^formazioni patologiche ve ne è un' altra ca- 
tegoria molto mimerosa , della quale fisiol(^co esemplare 
è l'epitelio — e a questa specie di formazioni si diede il 
nome di epitelioma da Hannover, — ma impropriamente, 
poiché anche il cholesteatoma di MùUer e il tumor per- 
laceo di Cruvelhier hanno la stessa struttura delV epite- 
lioma di Hannover e sono ben diversi da esso -— e non 
sono dotati dell* infausta proprietà di recidivare in loco e 
di moltiplicarsi in distans. 

Si può peraltro ritenere che il cancro, il cancroide, 
il tumor perlaceo, Il dermide, in una parola, i neoplasmi 
epiteliali non siano composti del comune epitelio e jien 
esprimine che una serie progressiva di ìxvC identica in- 
fezione e alterazione patologica, e che non possano però 
tra di loro distinguersi: ed infatti è ormai abbandonata 



■**4i 



97 
là teoria dell» cellula speoifloa cancerosa. Tutti per altro 
sono eterologlii, perchè non si fonmutio alla superficie del 
còrpo, ma neir interno degli organi, dal tessuto connetti- 
vo. Producono è vero apparenze di glandule e peli, ma 
tali in realtà non sono, né quelle, nò questi Possono si- 
mulare Tateroma, ma questo è un lussurreggiamento iper- 
plastico degli elementi epidermici normali entro un allun- 
gato follicolo cutaneo, mentre il cancroide e il tumor per- 
laceo sono neoplasmi eteroplastici formati da elementi epi- 
dermici che derivano dal tessuto connettivo : ed in questo 
caso vi ò eterotopia (error loci). 

Anche maggiormente difficile è trovare le differen^ee 
caratteristiche fra cancro e- cancroide, ma pure le diffe- 
renze vi sono; e quanto al vero cancro noterò che devesi 
ritenere per tale nello stretto senso della parola solamente 
quel neoplasma, nel quale cellule epiteliali sono racchiuse 
entro gli spazi reticolati di uno stroma di teiBSUto con- 
.nettivo di recente formato, e fornito di vasi. 

Al postutto r importanza fisiologica e patologica di ogni 
specie di questi tumori dipende dalF abbondanza dei suc- 
chi che contiene. — Le forme, la cui sostanza è asciutta, 
povera di umori, sono relativamente benigne; quelle, 
per contrario, il cui tessuto è ricco di succhi, hanno sem- 
pre natura pia, o meno maligna. Per esempio il tumor 
perlaceo, che è composto di una massa epiteliale del tutto 
asdutta, si mantiene limitato alla pafte nella quale si 
svlhii^ n cancroide resta per lungo tempo locale, .dif- 
fondendosi solamente dopo anni ed anni alle j^ù viciae 
glandule linfettiche, nelle quali per molto tempo rimane 
latente e nascoso il processo prima che (e solo di rado) 
tutto il corpo ne sia affetto. Nel cancro propriamente 
detto il processo locale è molto rapido ; la diffiiaione del 
morbo per il corpo succed^ presto , e però la guarigione 
si ritiene per impossibile. 

Questa legge di nocuità delVabbondanza dei succhi ^ 

Annali. Voi. CLXXXIX. 7 



* > 



1 » » ' » 

. » • * 



nota peraiicD nei neoplasmi analoghi éì t^uto comune 
connettivo, nei casi detti beniguL -— Quindi è che il som* 
plice iumore adi|>o^ (lipoma) è sempre. beiriignp;; il misr 
soma . (tuiftor niucóso) che contiene molti liquidi è in ogni 
casa sospètto, recidivando sovente. -«^ L'encondroma» se è 
moUè, gdatinoBO, può dare «origine a interne me^^tasi, 
alla pari del canoro. Ugualmente dicasi del fibfoma (tu- 
more del tessuto connettivo) che sotto determinate circo- 
stanze, può dai^e origine alle nascen^.e flbro-plastiche , o 
meglio sarbonotiche. 

La somma rilevanza in questa questione si è il deter- 
minare, se i neoplasmi si folcano «m un luogo ^ al quale 
appartengono, o se vi sono stranie^ per i loro el^nenti 
istologici ^. o se producono, un umore che trasportato in 
altre parti può esercitare un'azione. dannosa» contagiosa, o 
irritante, oasivvero ne sono sprovvisti. — Eoqo il pur^ctum 
saliens. 

Qui ha termine la patologia cellulare hasata sulla dot- 
trina istologica e patologica dei tessuti* di Adolfo Virchow. 
Ma poiché egli ha dilucidato maq^giormente le suje teorie 
^lo st^to .a^orhoso in altri opuscoli q segnatamente in 
quello in cui ha preso a trattare della febbre, argomento 
sppra tutti impo'rjtantissimo ^ così io nai credo in dovere 
di toccare brevemente anche delle innovazioni da,, esso 
indotte nello studio di ^questo processo morboso,, essendo- 
fijiècfigee «i. riportino in gran parte ftUa dottrina cellulare. — 
3àfcà|)^rè. consolante m proposito, per i propugnatpri i%lla 
«iwite iCKg2tìaiG^-yitaliBtica italians^ e per i, prppugnatori 
éteìllippocrMismo rinnovato il venire in cognizione., come 
il s»pientÌ3sjinQ proiessore: di Berlino, per altre, vi^, con 
altro Upffu^gio, e con ben diverso intendimento, sia. ve- 
jauto a..proclainare alla luce del sole, che non può esservi 
in jQQfidicina altra dottrina .ragionevole^ se no» que^a.che 
accetta i principj dlppocrate, e ohe contempera con le mo- 
:jdQpne scoperte istologiche. 



'^ 99 

« Generalmente/ dice Virchow» il complicato meccani- 
^ smo della febbre si fùò soltap&to corapf^dere, se si 
» ccmstdera il meocanisma àfà coiyo. -^ Non si dero im^ 
» maginare il corpo come iia anuniissg^ di materia morta, 
» in cui entra, come dicono i Greoi, Taltto, il pneuma, 
» o come si esprìmono gH Einrei, il respiro viMe/per 
» mettere tutto in funzione. Air opfpoat(> deve eonoafirsi 
» r organismo , come un assieme di molte parti per egni 
}» doYB animate, eiasouna deUe <tuali larora, certamente ki 
« modo mecoainico, nm oipunna contiene de) p«rl ìst sé 
« stessa la vita. Molte irito sono qui riunUe in un tatto 
» ritaie ; molte speoiali esistckn^e, oon indipendente capa- 
» cita vitale e fhnzionade, eotio poete* in we^ comune e 
» vicendevole indipendenza in queste! itidip^ndenza veti* 
» gono le une infoenzate dalle altr^, eiaseuma secondo il 
» suo modo e il modo drile altre. Alcune sono più in 
» alto locate e però più nobili e più poteietti nel |^an 
» tutto ; altre più piccole, pov^^, deboli» iselate, apparen- 
» temente di poca, importanza , ma $ono difficilmente di 
> soverchio in caso di bisogno. Tale è la vita deiruome, 
» siccome quella degli ammiaU e delle pianta, e si pi^ft 
» solamente paragonare alla famigliai allo Stato, alla so- 
» cietà, ove isolati esseri viventi entrano in re^iproclie 
31 rriaziotti, ed lumno iq>eciale destinazicme e fbUbri e ari$i. -^ 
» Ciascuna parte prende dal sangue l4 sua porzione di 
» materiale e càesouna ridona di nuovo al sajegueeì6 cbe 
» ad essa diveime ioserv8)il0. Si p«ò ancora farO' le m^- 
» ravii^ie che il salane possa divept^r^ una sorgente di 
» afifesioni generali» il punto centrale di saalattie costitu- 
Tff zìonalil Per vie mràto diverse penetrano le noiiterie 
» nocive nel sangue , ed ari«)vate^ nelle siiigQle parti di- 
» ventano un poteiite fermento per le intM'ne decomposi- 
» zioni. Ind^ la IsUntì di iniezione, in cui il sangue ò 
»• contaminato da diverse specie di sostanze guas^ta, pro- 
» dotte dalla decomposizione di corpi organici vegetabili 






m 

» o animali. Il loco, le abitazioni, il suolo,46 professioni, eoe., 
» possono èssere altrettante circostanze favorévoli allo 
^ syilappo di simili infezioni, ma anche lo stéssa organi»^ 
» M^mo può fornir ne il materiale ed esser causa di snf(»- 
» rione a sé medesimo, con operaeione misteriosa; A qae^ 
» 'ìsta' appartengono le cosi dette febbri da ferita e da in*-. 
» flammaziòne; che sd sviluppano negli spedali, rqpìeai di 
» ammalati, -r? Però non tutte le infezioni sanguigne pro^, 
» ducono la febbre , il fermento sanguigno ) anzi non lo 
» producono che allora quando le sostanze deleterie at- 
» taccano il sistemai nervoso nelle sue parti più impor- 
» temuti. -r*r! Qualche volta è il sistema dei vasti ehe reoa 
» le sostanze deleterie, altra volta è il sistema nervosa 
» che ii^adia razione molesta e suscita l'eccitanientd feb^ 
» brile (febris alba, amatoria, ecc.): l'irritabilità della 
» parte eccitata per lo più si accresce coir eccitamento 
y'dtella febbre, ma non sempre Fazione nervosa è esal-. 
» tata; non di rado è piuttosto infievolita; e la stessa ac- 
» cresciuta irritabilità è più indizio di debolezza che di 
% vigore, ed ecco perchè ciò si osserva nei prodr(»ni della 
» febbre. Essa toglie Y equilibrio gtoerale delle parti e 
» cucita la sensazione di interna disarmonia : avviene 
)► ' poscia lo spasmo cutaneo e la contrazione dei capillari ; 
» dazione del cuore si aumenta , si accresce la termoge- 
k Desi ; il sistema nervoso perde la sua attitudine alla 
^ azione moderatrice e spesso nel suo proprio elementa 

> ^^coitr^le. — Consid^ata la febbre dal lato dell' intiero 
» (fyrganismo dell' unità,^ meglio del complesso organico, 
» non ò , né una reazione , nò un' essmziale azione , ma 

> piuttosto una passione j, una vera affezione — *- (cosi 
» opinaTa pure Galeno), alla quale vien posto termine 
» dal ristabilimento dell'equilibrio delle funzioni.' •»? Per 

> óttei^ere ciò conviene che la etmAtistione delle parti 
» organiche e l'azione cardiaca siano depresse, ed . invece 
» *la debolezza del sistema nervoso e la secretoria atti-. 



101 

» vita si rinforzino. «^ Bisogna insomma mettere in atti-^ 

)^ vita il vero metodo ippocratico -^ che è quanto dire in-^ 

» dividoalizzare i casi analizzati con tutti i soccorsi ,tee^ 

» nici e con tutta la capacità^ dei sensi e disll' intelletto ; 

}» scegliere i rimedi, non secondo il nome delle maiattiei 

» ma secondo la specialità dei casii II metodo ij^ppcratico 

» d*oggi rassomiglia ben poco nei suoi particolari di ese^ 

» cuzione e d^a pratica a quello che fu seguito dal.yec» 

» chio di Geo, ma nelle sue basi £dndamentaii è rimasto 

» lo stesso^ Questo metod0 è la vera base della medicina 

» scientìfica» L'odierna medbcina ha raccolte - le esperienze 

» e i problèmi da Ippocrate accennati nelle sue ^re. 

» Possa essa riuscire a dimostrare anche col &ito che la 

» nostra scienza discende dallo stesso Dio della luce , e 

> che pertanto è divinai 



▼•0l ééOm vita pAlttUea aselle ^gmmtimm ciasai 
émmn a«ÌHiaU verteliMitl I pet PJWTB» lamisi^ 

( Continuazione della pag^, 355 del voi. 187^ fascia 
Cólo di febbroòo 1864 ^< 

Parte Quarta^ 
fisiologia dell'encefalo dèi mammiferi^ 

(ioloro che si sono applicati allo studio sperimentale 
dei centri neryosì» sUo non m'inganno» hanno potuto os^- 
servare che i mammiferi resistono molto meno degli uc- 
celli alle mutilazioni encefaliche » motivo per cui questi 
a quelli hanno sempre « nelle loto indagini , preferito. Se 
però si ha la precauzione di prescegliere i porchetti d'in- 
dia, siccome io ho &tto nelle mie ricerdie» non ai trova 
poi anche nelle vive sezioni dei centri nervosi dei mam- 
miferi tanta difficoltà qiianta si potrebbe supporre. Ce 






102 

ne faranno tesi^enfettt»! gli ^odj ^esenti , i quali ser- 
vir dfé^tto À cofìfeHim ^ a sidhiafiifiento dei risaltati 
ottefdìtti né^ altre cìÈ^ dei vertebrati. Aùtì, dair^ser- 
vare che quanto aìsMàmo appreso relativamente alla fisio- 
l(^pa é^ cèntri ^ètfoé dei pesci, lo trovammo pme ap-' 
plicabSe* ali'èftceMo dei rèttili e che gli ^imsi orguii cen- 
trali nervosi ^ le ;ste^e loto fiitizsioni, ohe abbiamo rico- 
nosciute proprie àgli ucceili, ricevono nn'amj^ia cmiferma 
nei toammifeH, potr^no, io credo, con tutta ragione pre- 
stMere cbe questa stèsàa costanza e ifth^bilè uniformità 
che la natura ha sei4)atò , k^ t^tl 1 vertebrati , sia nel 
tipo Oì^gaitìto, sfa hél #fOdè d'agita neH^^noefido, debba 
pure riscontrarsi feth^he t^éiruMto. 

Capo I. — Cenni anatomici. 

Descrivere e disegnare TenceMo dei mammiferi, giu- 
dicò che sia opera per lo meno inutile. Imperocché , nel 
dare gfi Jmtecédedti cenni anittomiei sui centri nervosi 
dei pésibi, M. rtrttilf, degli ncèelM, eisendo stata mia unica 
intéttziMfe'é sóopè'ijuella ffl fter éotìt»cèr«*e ben precisare 
ài lettori gli organi i^ quali io ho istituito le mie vive 
sezioni, questa intenzione e quèiÀo icùpo vengono a man- 
care, allorquando si tratta dei centri nervosi dei mam-r^ 
miferi. Di fatti, avendo T encefalo di questi ultimi la più 
stretta somiglianza coìr enoefolo AdV uomo , nessuno può 
ignorare, fra quelli che daranno un'occhiata a questo mio 

« 

Saggio, né certamente ignorerà cosa isia e cosa ìntendesi 
per cervello propriatoente detto , t^aami ottici , tubercoli 
quadrfgemihi , fcei-veltetto, midolla allungata. Il che è 
quanto richiedesi e btóta per bene ihténd«^ gli studj spe- 
rimentali, che imprendo a nartare. 

Capo IL — Proprietà dei centri nervosi 

dei mammiferi, . . 

,E§p. 1.© — Io ho punto in un porclvetto 4'irMìa ! lobetti 
tt^lfittìvi ; Tanimale restò impassibile ed immobile. 



103 

I lohetti olfattim sono dunque insensibili agli irri- 
tanti meccanici ed ineócitàbili. 

Egualmente succede della sostanza propria del cervello. 

E?p. 2.® — Ad. un porch^tto d'india ho punto Fun emisfero 
cerebrale e poi Taltro : ;iessun moto e nessun segno di dolore. — 
Sopra altri porchetti io ho fatto di consimili assaggi e dal coih- 
plesso di questi posso asseverare che si può pungere il cervello 
propriamente detto, in questi animali, a destra o a sinistra, al 
davanti od al di dietro , sitperficialmente o profondamente , ed 
in tutti i' sensi, sènza che la sostanza propria di questo centro 
nervoso si mostri' per tali cimenti sensibile od eccitabile. - 

L' insensibilità agli irritanti e V ineccUahilitd del 
cervello è ammessa generalmente dagli sperimentatori , 
tra i quali mi basterà di citare Flourens e Longet. A 
nostri occhi, dice quest'ultimo (1), è questa una verità 
sperimentale delle meglio stabilite. 

Al pari degli emisferi cerebrali, anche i corpi striati 
possojao essere p<mti, l^c^rati, sottomessi alFazione di ir- 
ritanti tli ogni apecie, sen^a che vi sia, da partte delVani- 
male , manifestazione di dolore ( Longet , pag. 32 ) ; e lo 
stesso Autore (pag. 28) non ha dubbio circa l'inattìtudine 
di questi organi ad eccitare delle contrazioni muscolari 
sotto l'influenza di irritazioni artificiali ed immediate. 

Flourens (2) ha punto in ogni senso , sopra un co- 
niglio, e poi ha levato in totalità a strati sucessivi i corpi 
striati ; nessuna agitazione segui questa operazione. 

Le mie ricerche vengono esse stesse in conferma della 
insensibilità e delU in^oitabiHtà elei 0orpi sirie^i: Cito 
in ppopo^o U e^maiusft <^d segua» 



(4) « Traité de physiologie » ,, Pari% 1850, t, 3 , partie 2, 
pag. 3i. - 

(2) « Recherches expérimentales stìr les propri étés et les 
fonctions du systeme nerveux », Paris, 1842, pag, i9. , 



104 

Esp. 3." -^ Messi bene alio scoperto i corpi striati rn un 
porchetto d'india, li ho punti superficialmente e profondamente 
senza produrre il minimo fenomeno di- eccitabilità od addolo- 
rabilità. 

Ma non è già cosi dei talami ottici, quantunque 
Ffourens (pag. 19), e Longet (pag. 28 e 32) li claasifichino 
fra le parti insensibili ed ineccitabili. 

Esp. 4.® — Le punture e le lacerazioni degli strati supe- 
riori dei tAlamì ottici , praticate in molti porchetti d* india ed 
in qualche coniglio, non furono seguite da movimenti dell* ani- 
male. Le medesime irritazioni meccaniche, spinte agli strati in- 
feriori e particolarmente posteriori, furono iVequentemente ac- 
compagnate da contrazioni muscolari , le quali, ben si vedeva , 
non provenivano da altra causa, ma si presentavano come ve- 
ramente provocate dalle ferite dei talami. Queste ferite, d'altra 
parte , non cagionarono giammai effetti dolorifici , non avendo 
gli animali emesso grido o gemito , che potesse a ciò indicare. 

Questo esperimento riassume i risultati di molti espe- 
rimenti, dei quali è bene che ne faccia conoscere almeno uno. 

Esp. 5.* -* • Messi ben bene allo scoperto i talami ottici, in 
un porchetto d'india, punsi del sinistro la metà anteriore in- 
terna ed il destro in varj punti, superficialmente e profonda- 
mente ; le punture degli strati superiori non furono seguite da 
contrazioni muscolari, né dà grida dèirànimale, nel mentre che 
le punture degli strati profondi provocarono delle contrazioni 
muscolari, ma non delle grida. 

Laonde, in conseguenza di questi fattf , io * debbo am- 
mettere contro la opinióne di Flourens e Long&t, iqualche 
eccitabilità dei talami ottici^ partiéolarmente dei loro strati 
posteriori inferiori ; ma riconosco la loro perfetta insen- 
sibilità agli irritanti meccanici. 

Io ho punto, dice Flourens a pag. 19, sopra un cane 
i tubercoli quadrigemini ; finché io mi sono limitato agli 



' «^ 1 t 



105 

strati superficiali , cioè ai soli tubercoli, ia non ho ve- 
duto delle convulsioni ; ma dacché toccai gli strati pro- 
fondi, cioè i peduncoli del cervello , sui quali riposano 
i tubercoli, comparvero delle deboli convulsioni. Io ho 
punto la midolla allungata; ne sopra v venero delle violenti. 

Del medesimo parere è il sig. Longet (pag. 28, 32), il 
quale ammette T insensibilità e la ineccitabilità della so- 
stanza propria dei tubercoli quadrigemini, e dice che per 
ottenere delle contrazioni muscolari e delle grida da 
parte dell*animale bisógna, coli' iatrumento pungente, pe- 
netrare molto avanti, cioè fino alle fibre del fascio antero- 
laterale e del £bu9Cìo posteriore della midolla. Il che è lo 
stesso che dire che i fenomeni di dolore e di eccitabilità 
prodotti dalle punture delle quadrigemelle, non sono pro- 
prietà di queste, si bene proprietà della midolla allungata. 

Seguono due esperimenti miei proprii, i quali rappre^ 
sentano i fatti da me osservati in proposito , anche per 
altre parecchie vive sezioni. 

Esp. 6.** — In un porchetto (S'india ho pùnto gli strati su- 
perficiali della eminenta quadrigemina posterior destra. Tali 
punture non cagionarono né fenomeni di dolore, né di ecci- 
tabilità. 

r 

f- 

Esp. 7.e — Ad un altro porchetto d' india ho esportato le 
quadrigemelle sinistre, per modo che alla sezione trovai di ^se 
solamente la hase e la parte più anteriore dell* eminenza flati- 
forme. »= Forti grida e convulsioni durante questa esportazione. 

Anche i miei esperimenti concordano dunque coi ri- 
sultati sperimentali di Flourens e di Longet. Le punture 
superficiali dei tìàbercoli quadrigemini non sono seguite 
né da effetti sensibili , né da efibtti eccitabili ; per otte- 
nere questi effetti bisogna procedere avanti coU'istrumento 
pungente verso gli strati interni. Ma io non m' accordo 
poi coi sullodati autori nella conclusione che essi tirano 
da questi risultati. 



106 

Che gli eflfetii sensitivi e motori, che «usseguono alla 
puntura ' degli strati profondi delle quadrigemelle , siano 
devoluti, i pribii alla irritazione di porzione dei gottopo- 
sti fasci posteriori della midolla , ed i secondi , alla irri- 
tazione di parte del fascio ànte^o-laterale della midolla 
stessa (fettuccia di Reil), non vi sarà chi lo nieghi. Né 
certamente io lo nego. Ma queste fibre, dal momento che 
dai fasci seni^itivi e motori della* midolla si pécano a 
metterci in intima relazione colla sostMiza' pròpria delle 
quadrigemélle , ' non fermano esse per questo fatto parte 
integrante delle quadtigemelle stesse? Ed entrando nella 
tessitura propria di queste eminenze delle fibre che alle 
irritazioni mecòaniche, in animali viventi, inducono dolore, 
provocano reazioni muscolari , perdiè non si diranno le 
dette eminenze , agli irritanti , aenslbilir ed eccitabili ? La 
anatomia conduce a questa conclusione, gli esperimenti ci 
confermano^ in essa. Cosi negli uccelli , dove le eminenze 
bigemine, corrispondenti alle quadrigemine dei mammiferi, 
hanno un limite ben distinto colla midolla allungata, le 
punture di queste stesse eminenze producono convulsioni 
e dolori, indipendentemente afiatto da qualunque compar- 
tecipazione lesiva della midolla. E nei mammiferi jpoi si 
inducono dolori e convulsioni per effetto di lesioni arre- 
cate limitatamente a quelle protuberanze , che quadrige- 
mine si dicono. Ce ne sia prova V esperimento settimo , 
dove la lesione non oltrepassò certamente le quadrige- 
mine sinistre , essendo di queste rimasta intatta la base, 
e frattanto vi furono forti grida e convulsioni durante 
la lesione^-stessa. Né si dica che gli eletti di adjiolorabi- 
lità ivi otteniAi erano il proéotto di trazieiii eeepcitate 
sulla sottoposta midolla allungata, poiché simili tramoni 
si fanno sulla midolla anche nell*eseguire le esportarioni 
del cervello e del cervelletto , ed in questi casi non si 
hanno fenomeni di sensibilità e di ec>citabilità. Anzi devo 
^ire (e questo è da rimarcarsi) che dalle mie esperienze, 



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• «• « e 
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107 

istituite nei rettili, negli uccelli e nei mammiferi, risulta 
<*.be^ le flieooaniehe lesioni dèlie quadrigemine e bigemine 
o lobi ottiei sogliono provocare nell^ animale delle grida 
più forti e gemiti più compassionevoli, che non le irrita- 
zioni della superficie posteriore o superiore della stessa 
midolla allungata; motivo per cyd' inclino ad assegnare 
a queste., eminenze una parte speciale e distinta nella 
percezione delle impressioni semplici e dolorifiche. 

Dopo le eminenze quadrigemine viene il cervelietto. È 
egli quest* organo nervoso sensibile agli irritanti meoca- 
nioil è eigU eccitabile 1 

Esp. S.** — Ad un porchetto d' india ho punto la metà si- 
nistra del cervelletto: le puntare superficiali e profonde di questa 
metà non indussero nell'animale nò movimenti, né grida. 

Esp. 9.^ — Le punture deUa metà destra del cervelletto di 
un altro pprchetto d' india non eagionaroiM» uè agitazióne , né 
grida : ranimale restò immobile ed impassibile. 

Esp. 10.^ •=— Ad un vigoroso ed adulto coniglio ho punto 
il cervelletto, ora nel mezzo, ora sui lati, senza alcun movimento 
o segno di dolore da parte dell'animale. 

E cosi altri esperimenti. 

n cervelletto adunque è un'organo insensibile ed inec^ 
citabile. Di questo parere sono pure gli altri nervologi. 
Noto per altro che'i fenomeni convulsivi degli occhi, 
che osservammo avvenire nelle vive sezioni del cervel- 
letto dei pesci e degli uccelli , si manifestano anche nei 
mammiferi , nei quali però sono più deboli e richiedono 
per essere effettuati una maggior lesione del cerveliétto. 
Allego in proposito i due s^uenti esperimenti. 

Esp. li.*"^ — In un porchetto d'india al quale aveva levato 
gran parte della metà sinistra del tervcdletto, eravi graftd« ni- 
stngmo palpebrala e del bulbo deirocchio destro. 



103 

Esp. 12.^ -« Ad un altro porchetto feci uaa lesione ne^i 
strati esterni del 'lobo destro, del cervelletto ; si manifestò con* 
temporaneamente nistagmo trasversale di f^mbedue i bulbi degli 
occhi. 

Quanto poi alla sensibilità ed eccitabilità dei peduri^ 
coli del cerwlletto, comincerò a riferire testualmente il 
relativo passo delVultimo lavoro del sig. Wagner, intito- 
lato: Recherches criHques et expértmentaìes sur les 
fbnctions du cerveau, stampato tradotto nel « Journal 
de la physiologie > del 1861. 

4c Egli è legittimo l'ammettere che (i peduncoli po-^ 
steriori) contengono certamente delle fibre motrici e che 
queste fibre ne formino almeno la più gran parte. Io non 
vorrei frattanto aflermare, come Brown-Séquard Tha fatto 
in seguito a delle osservazioni patologiche, che essi siano 
completamente sprovvisti di fibre sensibili. Io sarei piut- 
tosto disposto ad ammettere che essi ne contengano, per- 
ciocché io trovo, colla maggior parte degli sperimenta- 
tori, che gli strati profondi del cervelletto, che avvici- 
nano i peduncoli posteriori, sembrano sensibili. Io devo 
convenire frattanto che Tesperimento non può determinare 
questa questione d'una maniera decisiva ». 

» Le esperienze e 1* osservazione patologica s' accor- 
dano al contrario per dimostrare che i peduncoli cere- 
bellosi medlì sono formati esclusivamente o quasi esclusi- 
vamente di fibre motrici ....;•.»* 

» I peduncoli cerebellosi superiori, al contrario, non 
sembrano contenere che delle fibre sensitive; allorché 
si feriscono, si produce un dolore violento, ma non delle 
turbe di motilità ». 

Contro questi insegnamenti - di Wagner oppong<)no i 
seguenti fatti sperimentali. 

Esp. 13.^ — Ad ttn porchette tentai di .ledere con un ago 
il peduncolo cerebellare destro, passando attraverso il corrispon- 



109 

dente lobo del cervelletto, •-* Nessun segno di dolore durante 
la ferita. 

Sezione, — La lesione giungeva (Ino alla origine del pedun- 
colo destro del cervelletto, 

Esf». 14.^ -^ Tentai una lesione consimile alla precedente in 
un altro porchette d' indiÀ, -^ Nessun segn^ di dolore , né di 
eccitabilità durante la ferita ; il porchetto si mosse una sol 
volta e leggermente. 

Sezione. — » Il peduncolo destro del cervelietto era*stato oU 
feso sul suo Iato esterno, là dove si inserisce nella midolla. 

Bsp. 15.^ -« Una tena oonsimile lesione tentai in un altro 
porchetto. *^ Qualche movimento insignificante, ma propriamente 
nessun segno da cui poter desumere ohe 1' animale avesse sof» 
ferto dolore ; ne si n^inifestò «onyulsione veruna durante la 
lesione. 

Sezione, -«• Si verificò che ora stat^ interessata l' origine 
del peduncolo cerebellare^ destro, 

Esp. 16,® -«-'In un quarto porchetto tentai ferire l'origine 
del peduncolo sinistro del cervelletto. --» Nessun segno di do-^ 
lore durante la lesione ; il porchetto non fece che muoversi ap^ 
pena una sol volta durante i ripetuti maneggi dello strumento, 
come si sarebbe mosso anche Indipendentemente dai maneggi 
operativi, 

Se:^ione, -» Come alfa intestazione della esperienfa, 

E! da questi esperimenti ne conchiudo che il cervel-- 
letto non è né sensibile né eccitabile »gli irritanti or-* 
dinar j e ohe lo stento ayyiene de' suoi peduncoli , per 
quanto questi ad esso fqpettapo o da lui d^ivano. 

Certamente wok' io ammetto con Wagner che in se- 
guito , cioè nèjr ulteriore Ipro decorso , i peduncoli del 
oeryeUetto , o , per meglio di|^, i corpi re^tiformi ed i 
prooessd del cervelletto alle quàdrigemellé acquistino 
delle proprietà sensitive ed incitabili^ e forse anco delle 
proprietà eccitabili per la mescolanza che loro si fo di 



110 

fibre della imdolla; ma io non ammetto che queste pro- 
prietà loro derivino dal cervelletto, le cui fibre sono 
sempi*e, nella loro origine, nel loro decorso e nella loro 
fine, insensibili ed ineccitabili. 

Per quanto poi spetta alle pròprìeU sensitiva ed ec- 
citabili della midolla allungata, riferisco i seguenti 

esperimenti. 

i 
E9p. -ìT.^^ — Ad un piorchatto d'uuiìa levai il cervelletto, e, 

giuato agli Imitimi strati, procedetti ad interessare eziandio la 
superficie della midolla allungata. — Finché operai sui cervel- 
ietto, t'animale restò immobile ed impassibile; ma quando £^nsi 
a ferire la- superficie della midolla . allungata , allora T animale 
^i dibattè e gridò fortemente. 

Sds^ioHe. -^ Cervelletto quasi ibntto esportato. Feriti gli strati 
superficiali della midolla allungata a destra ed a sinistra. 

Esp. 18.® — Ogni qualvolta mi accadde di penetrare , col- 
ristrumento tagliente o pungente, neirinterno della midolla al- 
' lungata dei porcbetti d' india da me esperimentati, vi fu tosto 
produzione di forti convulsioni generali. 

La deduzione a farsi da questi esperimenti è semplice 
e consiste in ciò che i fa^d posteriori della midolla 
allungata sono sensibili ed incitabili, ed i fc^ci an- 
teriori endneiìtémente eccitàbili. 

Conclusione generale di questo capo IL 

1.^ Sono da collocarsi fra le parti inÉensibiU od 
inebòitdbìU agli irritanti médcanici gli emisfeti cere-- 
brali coi lobetti olfattici e corpi striati, gii strati su- 
periori dei talami ottici e delle eminenze quadrige- 
melle, il cervelletto co' suoi pedunóoli. 

2.® (jU^ strati profóndi posteriori dei talami òttici 
sono eccitabili e non s^sibili. 

3." Gli strati profondi delle quadrig"emelle sono sen- 
sibili ed eccitabili. 



Ili 

4.^ I fasci poàteriari della rmdoilla allungata sono 
sen&ibiU ed incitabilL 

5.® I fs^ci anteriori àéti^ midolla stessa sono ecci- 
tabili. 

Restano a determinarsi le proprietà dei &sci pirami^ 
dali anteriori. 

Capo III. — Funzioni degli emisferi cerebrali 

dei mammiferi. 

Seguendo l'ordine da me precedentemente adattato in 
questo mio saggio, disporrò gli esperimenti diretti a far co- 
noscere le fanzioni degli emisferi cerebrali dei mammi- 
feri in tre gruppi, cioè : 1.* esportazioni totali, 2.® espor- 
tazioni unilaterali, 3.** esportazioni e lesioiii parziali. 

Articolo 1.® — Esportazioni totali. 

Seco com' io ho proceduto , nei porchetti d' india , a 
cotali esportazioni. 

Raso il pelo del capo e tagliata longitudinalmente la 
cute , si stacca e si spinge sui lati il periostio ; indi col 
becco di una tanaglia incisiva si ipcide V ossatura in cor- 
.rispondenza della sutura coronar ia, da un lato e poi dal- 
l' altro, e nel mentre il becco della tanaglia trovasi con- 
ficcato nel cranio, si solleva col medesimo stromento, 
adoperandolo a guisa àx leva, l'uno e poi l'altro osso 
parietale , che indi si staccano completamente colle pin- 
zette o colle dita, il che riesce facile nei porchetti ancora 
giovani. Allora succede ima emorragia venosa, che a pri- 
ma giunta sembra impcm^inte, ma che facilmente si arre- 
sta soprapponendo leg^rmente una soffice spugna per 
brevi istanti. Dopo di ciò si esporta anche l' osso fron- 
tale con opportuni colpi di tanaglia ; e nel modo sopra 
indicato si rimedia ancor qui aUa consecutiva leggiera 
emorragia. In seguito non resta più che a levare le me- 



112 

ningi , le quali devono essere staccate anteriormente , # 
sui lati e conservate posteriormente , al fine di usarle 
per coprire il moncone risultante dalla esportazióne cere- 
brale. 

Quest* ultima deve essere praticata prontamente e con 
maestria; perciò è necessaria una certa abitudine in si- 
mili operazioni. Con opportuna spatola, bene affilata, si 
taglia e si esporta una porzione anteriore di cervello, 
quindi le parti laterali di questo; dopo di che la por- 
zione posteriore superiore si rovescia al davanti e con 
ciò essa quasi si stacca da sé; in seguito si recidono 
quelle parti dei corpi striati che ancora aderiscono ai 
talami ottici; e per ultimo si tolgono le circonvoluzioni 
posteriori inferiori dei lobi posteriori, che si insinuano 
quasi e si nascondono sotto il tronco peduncolare, me- 
diante adatti stromenti foggiati a guisa di zappa o di 
cucchiajo. In tutte queste operazioni bisogna far molta 
attenzione a non ferire i tàlami ottici e le quadrigemelle, 
che talvolta anche giova lasciar coperte da un leggier 
strato di sostanza cerebrale, onde proteggerle dall' imme- 
diato contatto degli agenti e^rni e dalla infiammazione 
consecutiva. È poi inutile il dire che se sopravviene qual- 
che stravaso sanguigno, conviene interporre qualche re- 
mora tra 1* una e Y altra delle indicate esportazioni, onde 
rimediare al sangue che si effonde. Né dirò di più, impe- 
rocché io ho trovato in genere molto facili queste abla- 
zioni totali del cervello nei porchetti d* india , né certa- 
mente vi ho trovate quelle difficoltà che si sarebbero 
potuto supporre. 

Eseguita la recisione degli emisferi cerebrali, arrestata 
l'emorragia e pulita la cavità del cranio dai grumi di 
sangue, si còpre la ferita dei peduncoli cerebrali col lem- 
bo delle meningi rovesciate posteriormente, si appressano 
le divisioni del periostio , e si cucisoe la ferita tegumen- 
tale. 



113 

Per tutte queste operazioni il porchetto deve essere 
disteso ed assicurato sopra un tavolo mediante legacci 
apposti alle estremità e fissati a chiodi infitti nel tavolo 
stesso; nel medesimo tempo un assistente deve tenere 
fermo il capo, afferrandolo per le orecchie. 

Succede immediatamente una prostrazione generale 
più o meno profonda ed una scossa convulsiva, simulante 
il singhiozzo, la quale suole svanire solamente nel di 
successivo. Questa scossa non si osserva nelle vive se- 
zioni degli altri organi encefalici, ma viene solamente in 
seguito alle lesioni degli emisferi cerebrali, ed impedisce 
r immediato esame psichico dell' operato. 

Premesse queste poche avvertenze circa il metodo 
sperimentale, passo alla esposizione degli sperimenti. 

Esp. 19.^ -^ Ad un porchetto d'india ho praticata l'ablazione 
contemporanea dei due emisferi cerebrali. 

i.^ giorno. ^- Immediatamente sì manifestò una scossa con^ 
vulsiva generale, simulante il singhiozzo; questa scossa dive* 
niva più forte dopo che l'animale era stato irritato. 

lU fenomeno più cospicuo che presentò questo porchetto su- 
bito dopo la ablazione cerebrale , fu una tendenza irresistibile 
a muoversi senza scopo veruno , circuendo sul lato sinistro , 
quantunque tal fiata si traslocasse anche in linea retta. Se ca- 
deva sul sinistro o sul destro .lato si dimenava finché si era ri- 
messo ih posizione naturale. Sfregavasi anche colle zampe il muso. 

Passati cinque quarti d'ora, girava invece circuendo sul lato 
destro; ma si muoveva anche in linea retta. Preso fra le mani 
si mise a dibattersi fortemente , e collocato tosto in terra sì 
diede a correre con somma velocità urtando violentemente centra 
i muri e gli oggetti ; dopo di che tornò a girare macchinal- 
mente sul lato destro. 

Più tardi si muoveva ancora spontaneamente, ma aveva per- 
duta quella grande mobilità di prima. 

2.0 giorno. — Le scosse convulsive, simulanti quelle del 
singhiozzo, erano cessate e non si rinnovavano che \iopo le ec- 
citazipni. 

Annali. Voi. CLXXXIX. 8 



IH 

Piì primi esami, dopo il riposo della notte, ho osservato che 
questo quadrupede si muoveva ancora da se regolarmente ; 
spesso girava , particolarmente sulla sinistra ; ma questi moti 
erano senza direzione e senza scopo. 

In seguito si fece calmo ed assopito ; spinto camminava, ir- 
ritato saltellava, faceva qualche passo poi tosto ripiombava nel 
suo sonno. Non si allarmava, non temeva, non fuggiva, non si 
nascondeva. Sotto qualunque velHcamento praticato alle narici 
od alla piaga, l'animale scuoteva il capo. Preso in mano si di- 
batteva, ma non si difendeva, ne cercava di mordere. Talvolta 
si sfregava colle zampe il muso e le narici. Non mangpiava da 
sé; imboccato teneva il cibo per un certo tempo in bocca, poi 
negli intervalli di veglia lo masticava lentamente , ed in parte 
la deglutiva, in parte lo lasciava sfuggire dalla bocca. Qualora 
poi si métteva il pezzo di cibo fin presso le fauci, in questo 
caso il porchetto si metteva a masticare immediatamente ed a 
deglutire lodevolmente il boccone^ — Sentiva bene i tocchi , e 
sotto le impressioni dolorose gridava. •— Udiva assai bene i 
rumori , anche non forti , poiché si commoveva agli stessi ed 
apriva gli occhi, ma non se ne allarmava. — Sembrava affatto 
cieco, rimanendo immobile a qualunque atto gesticolatorio fktto 
verso i suoi occhi ; però sotto una lucè un pò concentrata, di- 
diretta sugli pcchi, l'animale divergeva il capo e si muoveva come 
per sottrarsi ad una molesta sensazione. Anzi, gli occhi, che al- 
l' ombra rimanevano semi-aperti , quando erano percossi dalla 
luce del sole tosto si chiudevano. Le pupille, che tosto dopo la 
esportazione del cervello si erano molto dilatate , avevano in 
questo giorno ripreso il loro diametro normale, e le iridi erano 
^lobili. — Sotto, l'azione delle emanazioni odoroso-irritative,dello 
scolaticcio della pipa sulla schneideriana, l'animale si risvegliò 
e si sfregò colle zampe le narici. Diede qualche segno di per- 
cezione dell'odore della canfora, ma in grado debole. 

3." giorno. — L'animale era divenuto ancor più calmo. Però, 
rannicchiato in sé stesso, o girava sul lato sinistro, senza quasi 
togliersi di posto, od anche talvolta passeggiava qua e là, come 
un vero automa. 

4." giorno. — Come al solito dormiva ; scosso protese il capo 
e fece Tatto come di chi si risveglia da un sonno profondp. Ri- 



JI5 

stette per un momento , poi agitò il capo , si pulì colle zampe 
il muso, fece quasi per leccarsi il pelo sopra di un lato, indi si 
mise a girare, si fermava e poi tornava a girare sulla sinistra 
macchinalmente, od a trasferirsi per brevi tratti, con tendenza 
però sempre a circuire sul lato sinistro, s* Restò perfottamente 
indifferente alle ripetute carezze di un suo compagno. 

5.* giorno. -* Imboccato, sapeva mangiar meglio dei giorni 
antecedenti, imperocché, appena il boccone arrivava a toccar le 
labbra e la lingua, il porchetto si metteva tosto a masticare ed 
indi a deglutire assai bene. 

8." giorno. — Dopo essere stato un certo tempo calmo ed 
immerso nel . suo profondo assopimento, si metteva a passeggiare 
spontaneamente e regolarmente, andando e venendo senza scopo 
e direzione, poi ritornava nella calma, per ripigliare successi- 
vamente i suoi andirivieni. Del resto perduravano i soliti sin- 
tomi di perdita della intelligenza notati nei giorni antecedenti. — 
In questo giorno poi ho positivamente rimarcato che la retina 
dell'occhio sinistro era meno sensibile alla luce che quella del- 
rocchio destro. Esponendo di fatti ai raggi solari quest'ultimo 
occhio, le palpebro tosto andavano chiudendosi, ciò che non suc- 
cedeva per l'occhio sinistro, la cui pupilla era più dilatata della 
destra. 

9.' giorno. — Aggravamento del porchetto; trascinava, mo- 
vendosi, gli arti posteriori, che però non erano del tutto para- 
lizzati ; dOatazione anche della pupilla destra. — Uccisi il por- 
chetto. 

Sezione. — In luogo del cervello, che era tutto esportato, 
esisteva una raccolta purulenta. Al di sopra dei talami ottici 
e quadrigemelle anteriori esisteva un trasudamento fibrinoso, 
levando il quale veniva con sé la sostanza nervosa di detto 
parti. 

Esp. 20.^ =» Ad un altro porchetto d' india ho levati gli 
emiferi cerebrali, lasciando coperto di un leggier strato di so- 
stanza cerebrale i sottoposti talami ottici e le quadrigemelle. 

1." giorno. — Lasciato libero questo porchetto, stette per 
un momento , indi incominciò a muoversi da sé stesso con ab- 
bastanza di energia e con regolarità ; urtava contro gli oggetti, 



116 

^i fermava per uno spazio di tempo variante , indi tornava a 
camminare. — La solita scossa convulsiva, simulante il sin* 
ghiozzo, mi fece differire alPindomani un esame più circostanziato, 
' 2.® giorno. -.- Questo porchetto giaceva in uno stato dì 
completa stupidità. Niun fktto dimostrò che esso avesse a scortai 
dei suoi atti anche solo un leggier grado di intelligenza ; agiva 
senza scopo e determinazione ; esso , cioè , più non riconosceva 
né oggetti, né nemico, né cibo; più non si allarmava, jpiù non 
fuggiva, più non si nascondeva ; era indifferente a tutto, tranne 
che alle impressioni moleste. Sii lasciava prendere con tutta fk- 
cilità ; si dibatteva allora, ma non si difendeva , né cercava di 
mordere, quantunque gli si cacciasse il dito in bocca. Collocata 
sopra, un tappeto di molle erbetta , non se ne cibò giammai ; 
imboccato, masticava e deglutiva, ma affinché ciò succedesse era 
necessario spingere il cibo un pò avanti nella bocca, poiché se 
glielo si collocava appena dietro gli incisivi , colà esso lo rite- 
neva. —8 Si muoveva da sé ; talvolta non i^ceva che volgersi 
dair uno o dall' altro lato senza quasi togliersi di posto , o fa- 
ceva pochi passi ; tal^altra, specialmsente dopo lunghi riposi, si 
traslocava per certi tratti spontaneaniente e regolarmente; an- 
dava e veniva qua e là senza direzione veruna ; il più pìccolo 
ostacolo bastava per arrestarlo ; così, a modo d'esempio, giunto 
casualmente in un piccolo fossato , a margini assai bassi , non 
seppe togliersi da questo se non dopo molti infruttuosi tenta- 
tivi , poiché bastava che venisse a toccare col muso la sponda 
del fossato, assai facile d'altra parte ad essere superata, per 
fermarsi e retrocedere. Stanco, diveniva calmo, più o meno im- 
mobile ed assopito. -^ Toccato , se ne risentiva benissimo , sia 
che il tocco si praticasse a destra od a sinistra ; irritato si 
agitava, gemeva è gridava, = Sotto l'azione dei rumori deboli 
si commoveva ; ai rumori un pò più forti , siccome al battere 
delle mani, ergeva alquanto il capo. —. Sembrava cieco poiché 
restarva immobile agli atti di intimidamento ; ma ambedue le 
retine erano sensibili alla luce, conciossiachè gli occhi, che al- 
l'ombra, quando il porchetto non dormiva, restavano bene aperti, 
esposti alla luce solare andavano tosto chiudendosi. Le pupille, 
che , parve , non subissero mutazioni immediatameute dopo là 
esportazione del cervello si presentavano pure eguali anche in 



questo giorno. -^ Sottoposta la canfora alle narici, il porchetto 
attestò di aver percepito qualche senfiazione. Egual^aeute suc- 
cesse sotto razione delle emanadoni x>doroso-irritatiye dello sco- 
laticcio della pipa. ^^ Niua indizio di disgusto air amaro del 
chinino. 

4J* giorno. =^ Calmo per ordinario ed assopito nei due giorni 
antecedenti^ aveva in quest'oggi acquistata una tendenza a pas- 
seggiare qua e là , sempre però immerso nella sua solita stu- 
pidità ed indifferenza^ — ^ Altri esami hanno mostrato che sen- 
tiva discretamente hene i profluvj odoroso-irritativi della can- 
fora e scolaticcio della pipa. 

7.* giorno. — =* tn quest' oggi mi fu dato osservare altri in- 
dizj sicuri di persistenza di vista in questp porchetto d* india. 
Passeggiava esso in una cassetta (nella quale soleva collocarlo) 
a sponde di irregolare altezza. F^ui meravigliato dal vedere qual- 
tnente il porchetto tentasse sempre di uscire dalla cassetta per 
un solo angolo della stessa, dove appunto le assicelle presenta- 
vano la minor altezza. Soprapposi air angolo una mano inter- 
polatamente e ripetutamente. Giungendo l'animale a questo can- 
tuccio, innalzava il capo, e, se vi scorgeva l'ostacolo della mano, 
si ritraeva e proseguiva a passeggiare, oppure ne usciva^ se la 
mano non esisteva ad impedirne il tragitto. Oltre di ciò, quando 
io opponeva repentinamente un oggetto a questo animale , al- 
lorché con calma si traslocava da un luogo all'altro^ esso si 
arrestava davanti all'oggeitto senza urtarlo* Io ho verificato tali 
prove più e più Voltéi 

Lungo la giornata stette discretanlente bene : sulla sera ersi 
molto aggravato : sentiva poco o nulla le irritazioni : non sapeva 
che difficilmente camminare per contrattura tetaniforme gene-» 
rale, particolarmente dell'arto anterior destro* 
8.® giorno* *— Era mortOi 

Sezione, — I talami ottici e le quadrigemelle èrano protetta 
da un leggier strato rammollito di sostanza cerebrale. Il cer- 
vello era stato tutto esportato, e quella piccola porzione che 
esisteva ai lati della midolla allungata èra anch' essa ferita e 
rammollita. La cavità del cranio era ripiena di un liquido pu- 
rulento. 



118 

Esp. 21.'^ — Ad un terzo porchetto d'india ho esportato il 
cervello propriamente detto , lasciandone uno straticello a prò- 
tezione delle quadrigemine e dei tàlami ottici. 

2.* giorno. — La prostrazione, che immediatamente susseguì 
a tale mutilazione, fu labile, e la solita scossa convulsiva, simu- 
lante il singhiozzo, era svanita e- non tornava a mostrarsi che 
nei caso si fosse irritato l'animale. 

Stava quieto questo porchetto e soporoso ed in attitudine di 
febbricitante ; oppure passeggiava qua e là , in su ed in giù , 
così all'azzardo e senza alcun fine, ora ciamminando ed ora sal- 
tellando. Era indifferente a tutto; niente, tranne le forti im- 
pressioni fatte sui sensi, Io commoveva e molto meno Io met- 
teva in allarme, in attitudine di difesa od in cerca di nascon- 
diglio. Non si curava affatto dell'erba, frammezzo alla quale si 
collocava e della quale codesti animali sono cotanto ghiotti ; 
mangiava però i pezzetti di polenta, che gli venivano imboccati, 
ma solamente quando gli si erano cacciati un pò in avanti nella 
bocca. Aveva, in una parola, questo porchetto perduta tutta la 
sua intelligenza ; niun fktto dimostrò che esso possedesse an- 
cora l'uso di qualche facoltà conoscitiva. 

Ma non era così della sensibilità che conserva ancora in 
tutta la sua integrità. — I tocchi erano bene percepiti da am- 
bedue i Iati ; si dibatteva se preso nelle mani ; si agitava e 
guaiva se veniva irritato. ^- Udiva bène i rumorì anche leg- 
gieri, giacché al semplice battere delle mani ne subiva una ge- 
nerale commozione. — Le pupille non provarono cambiamento 
veruno , ne immediatamente dopo la mutilazione cerebrale , né 
in seguito. Esponendo l'uno o l'altro occhio ai raggi del sole, 
chiaramente apparve che ambedue le retine erano sensibili, giac- 
ché r occhio y nel quale cadevano i raggi luminosi , tostamente 
si chiudeva, rimanendo aperto l'altro occhio, che dalla luce so- 
lare era difeso. Oltre di ciò , se opponeva a questo porchetto , 
quand'era fermo, un oggetto per modo che si fosse impossibile 
progredire senza volgersi completamente dall'avanti all'indietro, 
esso , accingendosi a camminare , eseguiva quest' atto costante^- 
mente e con tutta la precisione; se poi gli metteva un ostacolo 
qualunque davanti al suo cammino, il porchetto spesse volte si 
fermava davanti allo stesso e talvolta appena giungeva a toc- 



119 

cario , senza giammai urtarlo , siccome avrebbe dovuto fare se 
fosse stato veramente cieco. Tali fotti, comprovanti la sensibi- 
lità della retina alla luce e 4a persistenza della percezione vi- 
siva degli oggetti, f^irono verificati più e più volte e raccolti 
con tutta la esattezza possìbile. — Si risenti vivamente e si 
sfregò colle zampe le narici , alle quali era stata sottoposta la 
estremità della pipa bagnata di scolaticcio. 

4.* giorno. — Nello stato sopra descritto trovavasi questo 
porchette anche in quest' oggi. L' animale era in una completa 
stupidità ; impossibilitato all' uso della percezione intellettiva , 
della memoria, delle facoltà conoscitive, della volontà. = Ulte- 
riori esami hanno ancora dimostrato che questo porchette pos- 
sedeva la percezione visiva degli oggetti : era bello di fatti a 
vederlo arrestarsi od anche divergere dagli oggetti opposti al 
suo cammino ; le pupille, nel loro diametro, e le iridi, nei loro 
movimenti, si mantennero sempre n^lo stato fisiologico. — Ma 
questo porchetto era assai aggravato , e per dì più , a quando 
a quando veniva preso da un movimento involontario e come 
spasmodico, per il quale ^stendeva il capo, allungava il collo, 
torceva alcun che queste partì a sinistra, cadeva sopra di que- 
sto lato, dimenava gli arti e poi si ergeva di nuovo e ripren- 
deva il suo portamento d'un esseVe privo della sua intelligenza. 

Sezione, — La cavità del cranio era piena di grumi di san- 
gue e di una e^sione siero-fibrinosa. Del cervello esisteva una 
porzione dei lobi posteriori ; quella che si impegna alquanto 
sotto il tronco peduncolare. I talami ottici e le quadrigemelle 
erano ij^ese e coperte di un lieve strato dì sostanza nervosa ce- 
rebrale. Gli stessi corpi striati erano totalmente levati fin presso 
ai talami ottici. 

All'appoggio di questi esperimenti io mi accingo a 
dedurne i coroUarj relativi alle funzioni del cervello 
propriamente detto ne* suoi rapporti colla intelligenza , 
coir istinto, colie sensazioni e coi movimenti. 

I. Del cervello propriamente detto ne' stioi rapporti 

colla intelligenza. 

Oli stessi fenomeni di abolizione intellettiva, ch^ ab- 



120 

biamo veduto succedere , nelle altre classi dei vertebrati 
in seguito alla ablazione dei lobi cerebrali^ noi li vedem- 
mo or ora ripetersi nei mammiferi. L'unica differenza sta 
in ciò che, a norma del progressivo sviluppo delle facoltà 
intellettuali dai pesci ai rettili, dagli uccelli ai mammi- 
feri, noi troviamo in questi ultimi un quadro sintomatica 
delle dette ablazioni cerebrali proporzionalmente più esteso 
e completo. 

I tre porcbetti d' india , che furono soggetto ai qui 
sopra descritti esperimenti, non riconoscevano più gli 
oggetti che toccavano o vedevano, non i ramori che udi- 
vano, non gli atti di intimidimento ai quali erano affatto 
indifferenti, non il nemico al quale più non s'allarma- 
vano. 

Essi non si ricordavano più dei luoghi che avevauo 
abitato, non dei loro compagni coi quali avevano vissuto 
in società e dei quali più non curavano le carezze. 

Essi non concepivano più idea veruna di fuga dal ne- 
mico, di riparo nel nascondiglio, di difesa nei mezzi dei 
quali natura opportunamente li forni. Io ben poteva a 
quei porchetti mettere il mio dito tra i loro denti inci- 
sivi, che mirabilmente sanno usare contro i loro nemici; 
io poteva bene allora irritarli, aizzarli in qualunque modo, 
importunarli, maltrattarli, essi più non mordevano, si di- 
battevano ma non combattevano. ^ 

Essi erano divenuti incapaci a fare il più ovvio e più 
semplice dei giudizj pratici, che prima ben sapevano con- 
cepire. Voi li potevate vedere quei porchetti andare e 
venire qua e là, in su ed in giù, senza scopo, senza di- 
rezione , senza determinazione ; arrestarsi , come autotni, 
al minimo ostacolo; e circuire stoltamente in una pic- 
cola fossa, come in un labirinto, senza calcolare che con 
lievissimo sforzo i margini della fossa erano ben tosto 
valicati ! 

Essi, in una parola, avevano perduta la loro intelli- 



1 



121 

genza. Più o meno calmi, più o meno assopiti, completa- 
mente stupidi ed insensati , ben si vedeva che loro non 
restava più a scorta delle loro azioni veruna delle fa- 
coltà intellettuali, che prima possedevano. Dopo avere 
per qualche tempo macchinalmente camminato cosi all'az- 
zardo ed al caso, oppure dopo essere stati stancati dal- 
l' esperimentatore per le sue osservazioni , quei porchetti 
si mettevano in attitudine di un animale che dorme un 
profondo sonno; eccitati, si risvegliavano, aprivano gli 
occhi, si scuotevano, crollavano il capo, talvolta sbadi- 
gliavano , si pulivano anche il muso , ma poi tostamente 
ripigliavano il loro sonno ed assopimento. Nello stato di 
veglia poi, intimoriti restavano calmi ed impavidi , mal- 
tratti non si opponevano, aiSamati non mangiavano , ac- 
carezzati restavano indifferenti; oltrecciò, più nessuna 
astuzia, più nessuna circospezione, più nessuna sollecitu- 
dine per la prosperità individuale, per la riproduzione 
della specie» per la conservazione della vita. 

Dai quali &tti ne consegue per immediata illazione 
che il cervella propriamente detto, nei mammiferi, sic- 
come nelle altre classi dei vertebrati , è la sede della 
intelligenza. 

IL Degli emisferi cerebrali nei loro rapporti 

cogli istinti. 

Gli istinti hanno essi dunque la loro sede nel cer- 
vello propriamente detto t 

Flourens^ dopo aver riferito alcune esperienze da lui 
fatte sopra uccelli e mammiferi, soggiunge a pag. 130: 
« Non solamente gli animali privi dei loro lobi cerebrali 
perdono ogni percezione, ogni intelligenza in generale; 
essi perdono fin anco questi istinti proprii, inerenti a cia- 
scuna specie e cosi tenaci in ciascuna d'esse; la gallina 
non becca più, la talpa non scava più, il gatto resta cai- 



122 

mo anche quando si irrita , . ecc. D* altra parte nessuno di 
questi istinti, cejne nessuna di queste facoltà intellettive 
e percettive, non sì perde nò per il cervelletto, nò per 
i tubercoli bigemini. Tutti questi istinti, come tutte que- 
ste &coltà appartengono beh dunque esclusivamente ai 
lobi cerebrali ». 

Egualmente il prof. Lussana (1) dichiarava che: « Gli 
animali senza cervello non hanno più intelligenza , più 
istinti ». 

Secondo Bouillaud egli è dubbio che i lobi cerebrali sia-* 
no il ricettacolo unico di tutti gli istinti. Di questa opi-« 
nione è pure il sig. Longet (pag..252). 

Or bene , da ciò che un animale della classe superiore 
dei mammiferi , per es. , un porchette d* india privo di cer-» 
vello non mangia più da sé, non fugge più ai pericolo, 
non si difende più dal nemico, non si commove alle ca«- 
rezze del compagno, resta indifferente alle attrattive del 
sesso , ecc. , si potrà egli inferirne che questo animale ha 
perduto, col suo cervello, ogni istinto di conservazione 
individuale e di riproduzione della specie 1 

Rispondo die da questi fatti logicamente non scende 
l'illazione di Flourens e seguaci; imperocché se gli ani- 
mali privi di cervello non mangiano, non bevono, non si 
difendono, ecc., egli non è perchè manchino di istinto, 
ma solo perchè Tnancano della loro intelligenza; non 
hanno più la cognizione degli oggetti e delle azioni che 
si riferiscono a questi bisogni istintivi. 

Di fatti , come volete voi che codesti animali soddisfino 
alla fame e alla sete, se nei cibi e nelle bevande non ri- 
conoscono più l'oggetto che li deve saziare ^ Come volete 
voi che essi si allarmino e fuggano ad un pericolo che, non 
conosciuto, non vale a risvegliare in loro verun senti- 



(1) « Monografia delle vertigini », ecc. Milano 1858, pag. 72. 



123 

mento di paura! Come volete voi ohe si difèndano da un 
nemico che, da essi non giudicato., non. eccita più in loro 

né ira, né ardire? E supposta anche in questi ani*- 

mali la cognizione del'cibo, del pericolo, del nemico, co- 
me volete voi che mangino, fuggano, si difendano, se, 
mancando della intelligenza, non sanno più né determi- 
narsi, né volere quelle azioni che sono necessarie per la 
alimentazione, per la fuga, per la difesa? 

Tanto ^li mi pare spontaneo e persuasivo questo modo 
di ragionare, che credo impossibile una seria opposizione. 
Ma siccome un sol &tto vale meglio, nelle scienze fisi- 
che , di mille raziocinj , cosi io mi appello ancora al fatto. 

È vero dunque che i mammiferi senza cervello man- 
chino proprio dell* istinto della conservazione individuale? 
L'esperimento risponde che no ; imperocché i porchetti d'in- 
dia, che io ho sottomesso all'ablazione del loro cervello, 
irritati gemevano e gridavano, molestati si dibattevano, 
collocati in incomoda posizione ripigliavano (la naturale, 
SI pulivano il muso se imbrattato di sudiciume, si lecca- 
vano il pelo , miagolavano se accarezzati , restavano calmi 
se non importuniti , ecc. Con queste iazioni per loro sco- 
nosciute, involontarie, irriflessive, strettamente istintive, 
egli è più che evidente che quegli animali procuravano 
di allontanarsi da quanto loro nuoceva e di accomodarsi 
a quanto loro era utile ; nel che sta appunto ciò che chia- 
masi istinto conservativo. 

Mi si objetterà forse che io, citando ed in questo modo 
interpretando codeste azioni infime della vita animale, con- 
fondo ciò che é automatico coUe azioni istintive. 

Ebbene, sia pure; ciò che però non é, imperocché il 
moto automatico appartiene alla classe dei moti od azioni 
diastaltiche del sistema spinale, nel mentre che gli atti 
da me addotti dipendono evidentemente da una operazione 
psichica, ossia dall'istinto di conservazione. Io mi volgerò 
dunque a fetti esperimentali di più alta cat^oria ; io pren- 



124 

do ad esempio T istinto alimentario. E dico: — Volete \ 
toccar con mano che un animale senza cervello non man^ 
già più, non già perchè ne abbia perduto l'istinto, ma 
solamente perchè non ha più la cognizione degli alimenti 
e delle azioni necessarie per assumerli ? Vedetelo ne' miei 
esperimenti. Quand' io , porgendo il cibo e collocandolo 
nella bocca di qu^* miei operati, suppliva alla mancante 
loro cognizione, essi, avvertiti per mezzo dei sensi del 
tatto e del gusto , della presenza del cibo nel cavo ora- 
le, si mettevano tostQ a masticare il cibo stesso, e, ben 
masticato, a deglutirlo, e quindi a cibarsene. Si può dun- 
que dire che quei porchetti mancassero del loro istinto 
alimentario? .... Non è egli evidente che in questo caso 
mancava solo la cognizione degli oggetti e delle azioni 
necessarie per cercare, scegliere ed assumere i cibi?.... 
e che bastava supplire a questa mancanza affinchè T istinto 
della alimentatività si attuasse quasi cosi bene come in 
un porchetto intatto? ...; (1). 



(i) Del più aitò interesse mi sembra in proposito il se' 
guente passo dell'opera di LaUemand., RecHercheé anatomo" 
pathologiques sur l'encéphale, tom. Ili, pag* 310: 

a Dopo la nascita, la respirazione può stabilirsi , quantun^ 
que il cervello ed il cervelletto siano intieramente distrutti, pur- 
ché la midolla allungata sia conservata sino al disopra dell'o- 
rigine dei nervi pneumo-gastrici ». 

« Egli è vero che questa respirazione si effettua sempre 
con poca energia, che le grida emesse dell' infante sorto deboli. 
Frattanto fa suzione può effettuarsi ancora con sufficiente forza 
per far sortire il latte dalla mammella; la deglutizione ha 
luogo come all'ordinario; l'estremità del dito, introdotto nella 
bocca, è abbracciata dalle labbra e succhiata come il capez- 
zolo ». 

a Le braccia e le gambe eseguiscono dei moti in tutti i 
sensi ; solamente essi sono un pò meno forti che quelli d' un 



125 

Ne conchiudo che io non posso ammettere che l'i- 
stinto abbia sua sede nel cervello propriamente det- 



infante ordinario. La sensibilità è perfettamente conservata, ed 
anche , se si colloca un dito nella mano dell' infante , egli lo 
prende, lo serra, con poca fyviSi per verità, ma abbastanza 
esattamente , perchè non si possa dubitare che egli reagisce 
sopra una sensazione nettamente pQr<;epita. Egli porta le sue 
mani alla sua bocca ; egli eseguisce altri moti automatici pa- 
ragonabili a quelli che fa una testuggine priva di capo , 
quando le si pizzicano le parti della pelle che sono provviste 
di scaglie ». 

« Queste sensazioni ed i moti che ne sono la conseguenza, 
avendo luogo in individui privi di cervelletto, ne risulta incon- 
trastabilmente che nella specie umana, come negli animali delle 
classi le più inferiori , ciascuna regione della midolla spinale 
(o più precisamente la tnidalla allungata) gode della facoltà 
dii essere impressionata dai nervi che le apportano delle 
sensazioni, e di reagire, in seguito a queste impressioni, so^ 
pra altri nervi che si distribuiscono ai m^uscoli di maniera a 
determinare dei moti in rapporto con queste im,pressioni ». 

« Non si possono spiegare che in questo modo i moti di 
suzione, di deglutizione , di presa , ecc. , eseguiti da. questi in- 
fanti privi di cervello e di cervelletto. Questi moti sono della 
stessa natura di quelli che producono la respirazione, la espul- 
sione del meconio, dell' orina , ecc. , cioè il risultato immediato 
di una impressione ricevuta dalla parte della midolla (allun- 
gata ) alla quale finiscono i nervi di questi organi. Nell'infante 
provvisto di un sistema encefalico completo , questi moti pre- 
sentano gU stessi caratteri, e devono essere attribuiti &lla stessa 
c^usa ». 

Ecco dunque qualmente anche nel!' uomo che nasce privo 
di cervello e di cervelletto , si verifichino appuntino quelle 
azioni, che io ho osservato, insieme ad altri sperimentatori, ne- 
gli animali mutilati del loro cervello, voglio dire le azioni pret- 
tamente istintive. Ecco dunque qualmente anche V uomo possa 
succhiare il latte , deglutirlo , in una parola , alimentarsi , ad 



I?6 

to; solo ammetto la necessità dell' intervallo del cer- 
vello in quelle azioni intellettive che vengono dagli 
istinti reclamate per poter essere soddisfatti. 

Escluso per tal modo il cervello dalla funzione del- 
l' istinto, resta conseguentemente a determinarsi qual sia 
l'organo fanzionatore dell'istinto stesso. 

Spinta a questo punto la questione , a me più non r^ 
sta che fare la mia professione di fede in proposito, e 
questa professione di fede io la £^rò con tutta sincerità 
e franchezza, poiché la sincerità e la franchezza indicano 
il grado di convinzione che si ha in una opinione. 

Io dunque , lo dichiaro apertamente , non ammetto l'i-- 
stinto qtiale facoltà psichica distinta e primitiva, e non 
lo ammetto perchè esso non ha un organo centrale ner- 
voso proprio e speciale che lo funzionL Io ho esportato ad 
uno ad uno, ed in altri modi sezionati tutti i varj organi 
encefalici di animali viventi di tutte le quattro classi dei 
vertebrati, io ho trovati degli organi proprii e speciali 
per la intelligenza ed anche per la sensibilità tattile e 
specifica, ed anche per la motilità, ma non ne ho giam- 
mai trovato alcuno per la pretesa facoltà dell' istinto. Mi 
si dia un organo centrale nervoso, per la cui esportazione 
vengano aboliti gli istinti od anche solo questo e quel- 
l'istinto, senza l'abolizione però di altra facoltà psichica, 
ed in questo caso io ammetterò l' istmto quale facoltà pri- 
mitiva; ma fino a tanto che non mi venga questo dimo- 
strato, dichiaro di non potere accedere a questa opinione. 

Che se però l'istinto non è per me una facoltà spe- 
ciale e distinta, io lo riconosco quale conseguenza di al- 
tra facoltà, quale conseguenza della sensibilità. Quando 



onta che sia completamente mancante di cervello. Si può dun- 
que dire che V istinto abbia sua sede nel cervello f Qual 

magnifica prova in contrario ci viene offerta dalla teratologia ! 



127 

il nostro organismo ha un bisogno, noi ne siamo tosto ay- 
vertiti per mezzo di una sensazione, seguita da raiozio- 
ne, nella quale propriamente consiste V istinto e la quale 
forma il punto di partenza e T ultimo scopo a cui tendono 
tutte le azioni che all'istinto si riferiscono. Gli istinti, sia 
che dir si vogliano impulsi o stimoli intemi , senrtimenti , 
inclinazioni, tendenze o bisogni, sono pur sempre altret- 
tante modificazioni della interna sensibilità , ossia del senso 
corporeo, e quindi appartengono alla sfera dei fenomeni 
sensitiTÌ; sono nò più, né mena sensibilità, e come tali 
hanno la loro sede laddove ha sede la sensibilità, nella 
midolla allungata (l). 

B godo che questa mia opinione sia pure la opinione 



(1) Cosa sia od in cosa consista V istinto secondo parecchi 
filosofi : — « I più semplici sentimenti e primitivi sono quelli, 
che precedono qualunque esperienza, sono prodotti dagli stimoli 
della interna sensibilità, accompagnano lo sviluppo della nostra 
organizzazione , e sono V espressione dei nostri fisici bisogni. 
Tali sentimenti si chiamano istinti o sentimenti istintivi. Questa 
parola istinto che corre per la bocca di tutti, è anzi vaga ed in- 
determinata che no. Gabanis crede che sia stata creata per 
indicare le emozioni prodotte dalla interna sensibilità poiché 
proviene da due radicali en e stingein 'quasi intìis pungere, 
Giovanni Locke e l'abate di Condillac non riconobbero af- 
fatto r esistenza dell' istinto ; fu seguito questo parere da 
Berkeley, Hume, e da tutti i discepoli di Condillac, Soave, Bini 
ed altri ; cosicché sembrò allora bandito dalla filosofia. Tale dot- 
trina sin dal suo nascimento fu impugnata da lord Shaftesbury 
e Smellie, come ancora da Tommaso Reid e Dugald Stewart. 
Che più ? Il dottor Priestley , quantunque discepolo di Locke , 
ammise le azioni istintive nei bambini, e quelle riguardò come 
meccaniche. Finalmente Cabanis fece nascere gli istinti dalla 
sensibilità intema, e due verità, che disparate sembravano, col- 
legò tra di loro ». (Mancino, « Elementi di filosofia », Paler- 
mo 1849, voi. 1, pag. 135 ). 



128 

del celebre nostro Rolando (1), del quale se si fossero se- 
guite un pò meglio le pedate, la fisiologia dei centri ner- 
vosi sarebbe forse progredita un pò più di quello che ora 
noi sia. « La massima somiglianza (egli dice) passa fra 
la cosi detta fisica sensibilità e quella forza interna dai 
tempi più antichi riconosciuta ed ammessa negli animali e 
che generalmente anche ai nostri giorni còl nome di istinto 
si suole disegnare ». E soggiunge: « L'istinto pertanto, 
non altrimenti che la fisica sensibilità, risulta dal com- 
plesso di numerose operazioni elementari, cioè dalle im- 
pressioni fatte sulle periferiche estremità dei nervi, dalla 
loro trasmissione per mezzo di questi al comune sensorio 
centro del sistema nervoso, ove ha luogo qualche mu- 
tazione non bene ancora conosciuta, o, se si vuole, una 
emozione, da cui nascono poi fatti che si manifestano al- 
l' esterno e rendono, per còsi dire, visibili le istintive ope- 
razioni ». E conchiude: « Il punto centrale del sistema 
nervoso {midolla allungata), da cui si irradiano nume- 
rosi nervei filamenti, fibre e fili midollari, che formano 
poi organi importantissimi al perfezionamento di questo 
sistema, è dunque ad un tempo primo rudimento del si- 
stema nervoso, sede della fisica sensibilità e àeW istinto, 
coordinatore dei movimenti volontarj, centro della vita 
e sede dell'anima ».* 

in. Degli emisferi cerebrali nei loro rapporti 

colla sensibilità. 

Trattando della fisiologia del cervello propriamente 
detto degli uccelli, ho fatto conoscere le diverse opinioni 
circa la influenza di questo C/entro nervoso nelle funzioni 



(1) <ìf Saggio sulla vera struttura del cervello e sopra le fun 
zioni del sistema nervoso », Torino 1828, tom. 2, pag. 19 
20, 26. 



129 

dei sensi. E sviluppando, coir appoggio di esperimenti miei 
proprii, i rapporti che il cervello tiene colle funzioni di 
ciascun senso, sempre ne conchiudeva che gli uccelli, colla 
perdita del loro cervello, conservano le sensazioni o per- 
cezioni sensitive, ma perdono la percezione intellettiva 
delle sensazioni; e che quindi il cervello non è la sede 
delle sensazioni o percezioni sensitive, ma bensì la sede 
della percezione intellettiva delle sensazioni i^tesse. 

Questa medesima conclusione io devo pure adottare 
relativamente alla ingerenza degli emisferi cerebrali dei 
mammìferi nei fenomeni sensitivi. Di fatti, i porchetti 
d'india, da me spogliati dei loro emisferi cerebrali, tocca- 
vano, vedevano, udivano, ma non sapevano giudicare ciò 
che toccavano, vedevano, udivano. I fatti che vengono a 
sanzionare questa verità sperimentale, sulla quale non può 
cader dubbio veruno, sono, nelle mie esperienze, cotanto 
parlanti, che mi dispenso da ogni commento in proposito. 
Mi permetterò solo di fare alcuni rimarchi. 

Primieramente, la persistenza della vista nei mammi- 
feri, in conseguenza delle ablazioni cerebrali, era di già 
stata traveduta dal sig. Longet. « In giovani gatti (egli 
scrive a pag. 241), in giovani cani e conigli (dicervel- 
lati), riride continua a muoversi sotto T influenza di una 
luce viva; talvolta anche allora le palpebre si chiudono ». 
Io mi lusingo di aver prodotto dei fatti assai più conclu- 
denti e dimostrativi di questi del sig. Longet, i quali, a 
vero dire, possono essere forse contestati per quello che 
il fisiologo francese crede che dimostrino (1). 

(1) Se neir esperimento 19.* ebbi a notare subito dopo la 
esportazione cerebrale , una notevole dilatazione delle pupille , 
questa paresi temporaria delle iridi è da devolversi alla pro> 
strazione generale ed allo stato convulsivo, che sopravvenne nel- 
ranimale in conseguenza della sofferta mutuazione. Egli è questo 
un effetto accidentale o secondario delle ablazioni del cervello^ 

Annali: VoL CLXXXIX. 9 



130 

Quanto all' udito « noi abbiamo sempre veduto (dice 
ancora, il liOniget a pag* 241)^ ixi seguito a mutilazioni 
cosi gravi (oerebro-<)erebellari) i giovimi gatti, i gio- 
vani cani e conigli cadere in una tale prostrazione che 
le detonazioni le più forti giamnnai li commossero : la loro 
impassibilità fu la atessa» dQpo la abla^ne dei soli emi- 
sferi cerebrali ». Per lo contrario io ho osservato che i 
porchetti d'india, privi del loro cervello, non solo sono 
ancora impressionabili ai rumori forti, ma si risentono 
anche ai rumori debolissimi, tal che non può rimaner dub- 
bio veruno circa la nessuna influenza del cervello nei fe- 
nomeni dell' udito. Ciò per altro verificasi più agevolmente , 
nei soli porchetti d' india , imperocché non qbbi eguale ri- 
sultato nei conigli , siccome prova il seguente esperimento. 

Esp. 22,® — Ad un coniglio ho levato il cervello. 

Erano caratteri di ques|;o animale la stupidezza, V immobi- 
lità ed il coma, dal quale non si risvegliava, né in altro modo 
si commoveva, neppure per le detonazioni di un' arma a fuoco. 

Sezione, — Del cervello non esistevano che i lobi posteriori, 
anche questi offesi. * 

Questa differenza di effetti, che le mutilazioni del cer- 
vello producono nei porchetti d' india iti confronto dei co- 
nigli, per cui quelli rimangono sensibilissimi ai rumori e 
qaesti sembrano insensibili, ci pone in avvertenza essere 
necessario, anzi indispensabile, per lo studio delle funzioni 
dei centri nervosi j dì eseguire gli esperimenti non in un 
sol genere di animali, ma in molti generi, poiché dò che 
non si giunge a conoscere in un animale si impara in un 
altro, il quale, essendo di diverso genere e quindi di una 



ma non è un effetto proprio delle stesse e d* altronde è un ef* 
fatto tempor«,rio , che cessa col cesisare dell' abbattimento ge- 
nerale. 



131 

costitvizione organica speciale, possiede una suscettività 
psichica, che meglio corrisponde a certe ricerche. 

L'olfatto dei porchetti d'india da me disipervellati fu 
assaggiato col mezzo della canfora e dello scolaticcio della 
pipa, le quali sostanze produssero sempre qualche sensa- 
zione neir animale , anche quando i bulbi olfattivi erano 
stati completamente distrutti, sia che ciò ayyenisse per 
effetto delle estremità gustative del glosso-faringeo o sen- 
sitive del quinto. Anche il sig. Longet non ha, a questo 
proposito, veruna esperìeaiza propria. 

Per ultimo le funzioni del palato, nei suddetti por- 
chetti, furono da me esaminate per mezzo del bisol&to 
di chinino. Essi Thanno sempre deglutito senza mostrare 
il minimo segno di disgusfb ; ma è da avvertirsi che 
questi animali sono ghiottissimi delle erbe amare, ed è 
quindi presumibile che Tamaro del chinino non sia per 
loro disgustoso. Di fatti, ecco cosa dice in proposito alla 
pres^te questione il sig. Longet a pag. 243 : « Io ho le- 
vati i lobi cerebrali a dei giovani gatti , a dei giovani 
cani ; poi avendo versata della decozione concentrata di 
coloquintide nella gola di questi animali, io li ho veduti 
eseguire dei moti bruschi di masticazione, contoit^ré le 
loro labbra, come se essi cercassero di sbarazzarsi da una 
sensazione disaggradevole ». 

Adunque, le funzioni dei sensi del tatto, della vista, 
dell' udito e del palato non hanno nulla a che fare 
colle funzioni del cervello j, il quale, essendo l'organo 
della intelligenza, non interviene che nella percezione 
intellettiva e nella utilizzazione delle sensazioni. Egli 
è da ammettersi, siccome ho dimostrato nella j)arte terza, 
che le percezioni olfattive siano nel medesimo caso che 
le altre. 



132 

IV. Degli emisferi cerebrali nei loro rapporti 

colla motilità, 

■ " • . ■ * > . ... 

Un porchette d'india, al quale Flourens (pag. 53) aveva 
levati gli emisferi cerebrali , cadde in un indebolimento 
tale che seinbrò per lungo tempo come morto. Essendosi 
dissipato questo indebolimento , l' animale si rilevò e si 
rizzò sulle sue gambe. Camminava , saltava , batteva i 
piedi per teirra , quando si irritaCva ; e dacché non si ir- 
ritavg^ più, esso più non si pauoveva. 

Longet dichiara (pag. 244) òhe: « Sé, negli uccelli 
privati da parecchi giorni dei loro lobi cerebrali, si vede 
effettivamente compiersi quajphe movimento che siamo 
tentati di riferire ad una influenza volontària, egli è dif- 
ficile di ripetere le medesime osservazioni nei giovani 
mammiferi , che non sopravvivono tutt'al più che due p 
tre ore a quests^ grave mutilazione ». 

Noi abbiamo veduto i pesci,' i rettin e gli uccelli, in 
seguito alla esportazione del loro cervello, farsi immobili, 
cioè non muoversi giammai spontaneamente o muoversi 
soltanto nel caso in cui venivano toccati , eccitati , irri- 
tati od in altro modo si fosse turbato il loro benessere 
corJ)oreo. E ne ho conchiuso che quegli animali, avendo 
perduta la loro intelligenza e volontà, non si muovevano 
più spontaneamente e volontariamente, ma conservando 
la lora sensibilità, si muovevano solo istintivamente; in 
altri termini , ho detto che essi avevano perduta V atti- 
tudine ai moti intellettivi, rimanendo abili alla esecu- 
zione dei moti istintivi. 

■ 

Questa stessa conclusione deve essere adottata per le 
funzioni degli emisferi cerebrali dei mammiferi in rap- 
porto alla motilità. 

Il moto volontario non è per me se non un moto pen- 
sato, ed il moto spontaneo , se non può dirsi pensato , è 
però sempre un movimento che ha il suo principio, ossia 



133 

la sua cau$a nella intelligenza. Ora, se un mammifero 
senza cervello manca di intelligenza e di volontà, esso do- 
vrà necessariamente essere divenuto inetto alla esecuzione 
dei mòti rolontarj ó spontanei. Di fatti, i porchetti d'in- 
dia de* miei esperimenti testé riferiti non ài muovevano 
per certo Volontariamente , percioc<5faè ben si Vedeva òhe 
essi camminavano cosi all*^azzardo, e passeggiavano in su 
ed in giù, di qua e là, ma senza scopo, séiizà direzione, 
senza determinazione. Né si può dii^e neppure che essi si 
muovessero m forza di un'idea òoncepit^,^ di un'associazione 
di idee, di perc^ioni intellettive, di cognizioni; perocché 
di queste facoltà essi più non possedevano; epperciò l'atto 
della fuga non era in ea^ risvegliato dalla ricognizione 
del nemico, ne quello della difesa dalla idea dell'offesa, ecc. 

Ma pure q«e' miei porchetti si muovevano ; e ; notisi 
bene , essi si muovevano noè sólamente per eccitazioni ed 
irritazioni esteriori, ma si -mttoVevano anche da sé stessi, 
senza causa esterna che si potesse conoscere o presumere ; 
e si muovevano talvolta lungamente, sempre però stupi- 
damente. 

Questo fatto è i*)[marcbevQ|e ed eccezionale, non veri- 
ficandosi negli animali d^le altre classi dei .vertebrati in 
simile modo mutilati ; [esiso è rimar;cheyol^ perchè non 
corrisponde a quanto fu osservato da Flourens; esso ò 
rimarchevolp ancora perc}iè . Rolando istesso nelle sue 
esperienze sul cervello dei. n^ammileri parla sempre di fe- 
nomeni di lettore ^a calmai ll^^i , jDC^oviipenti, di immobilità, 
di paresi locomotive. ., j . , 

to ho dunque pensato ad accertarmi sempre più della 
realtà di questo fs^tto^ A questo scqpo ho eseguito il se- 
guente esperimento. , 

Esp. 23i* ^^ Ad un porchetto d' iadia ho esportalo tutto il 
cerveUo propriamente detto; indi coprii i talami ottici e le 
quadrigemelle colle meningi e cucii la ferita tegumentale. 



134 

Coilocaio il porchetto in sul terfeno, cadde sul lato destro 
e sopra di questo giacque singhiozzando e scuotendo a quando 
a quando il capo. 

Entro breve tempo si rìzzb e si assise in posizione naturale ; 
faceva ad intervalli qualche passo, si arrestava e gemeva ; fre- 
quentemente si sfregava colle zampe le narici ed il muso. Una 
volta si mise, correndo, a percorrere un certo spazio di terreno 
in linea retta ; rinnovò quest' ultimo movimento ed in seguito 
andò ripetendolo a sempre più brevi intervalli, tal che, scorsi 
air incirca tre quarti d' ora , si muoveva questo porchetto fìre* 
quentemente da sé in linea retta od in ampj circuiti, correndo 
e saltando. Un'altra volta eseguì mólti giri di seguito in sul 
lato sinistro senza quasi togliersi di posto. 

Del resto questo porchetto aveva perduta la' sua intelligenza 
e conservava i suoi sensi. 

Air indomani il porchetto era agli estremi di vita : di modo 
che era divenuto incj^ace a traslocarsi, quantunque facesse an- 
cora come dei tentativi di locomozione , movendo e dimenando 
continuamente gli arti. 

Sezione. — Cervelb propri&iente detto completamente 
esportato. 

In questo esperimento io aveva levato il cervello in 
totalità, non esclusa la parte inferiore interna dei lobi 
posteriori (la quale è molto (fiffidle a levarsi); e gli stessi 
Corpi striati ; aveva solo diligentemente rispettate le qua- 
drigemelle ed i talmni ottici , e ad onta di questa com- 
pleta mutilazione cerebrale, il porchetto si muoveva da sé 
frequentemente ed insistentemente, seiiza esservi stato in 
verun modo spinto od eccitato. 

Perchè ciò mail 

Questo perchè non può certamente venire dal cervello, 
che mancava ; né dalla intelligenza, della quale 11 cervello 

è sede esclusiva. Dunque ? Questo perchè noi non lo 

possiamo trovare che negli organi rimasti alla esporta- 
zione encefelica, o negli aecessorj agli organi stessi. Ora, 
gli organi rimasti (talami ottici, quadrigemelle , cervel- 



135 

letto , midolla allungata ) sono altrettanti centri nervosi, 
che concorrono a costituire l'apparecchio sensitivo; e gli 
accessorj non consistono in altro che nelle meningi ed in 
altre parti tagliate, lacerate, infiammate. Nei porchetti, 
da me dicervellati, non poteva dunque esigervi che una 
folla di sensazioni od irritazione, infiammazione e dolore, 
non già fenomeni intellettivi. Sensazioni e dolore, ecco 
quindi la causa per cui i suddetti porchetti si muovevano 
da sé, senza esservi stati spinti od eccitati. I moti dun- 
que di quei porchetti non erano intellettivi, si bene so- 
lamente istintivi. 

Che se di tali moti non avvengono nei volatili o negli 
altri vertebrati, ciò forse dipende dal pochissimo stato ir- 
ritativo dolorifico dello sperimento. 

E se non avvennero agli altri sperimentatori, egli è che 
i loro animali ne erano forse rimasti troppo sfiniti ed esau- 
sti, o non usarono dei porchetti siccome io usai. 

Laonde ne conchiuder A che t mammiferi decerve l lati 
non si muovono volontariamente, avendo essi, col loro 
cervello , perduta la volontà ; e che non si può dire 
neppure che essi si muovono spontaneamente, cioè per 
un effetto di idee concepite, di percezioni intellettive, 
di cognizioni che essi più non possiedono; solo si può 
dire che si muovono istintivamente, cioè spinti da sen- 
sazioni ed irritazioni (h lori fiche. 

Conclusione generale di questo articolo. 

Adunque un mammifero colla perdita dei suoi emisferi 
cerebrali : 

1.° Perde la sua intelligenza. 

2." Conserva gli istinti, ma perde la cognizione degli 
oggetti e delle azioni che si riferiscono alla soddisfazione 
degli istinti superiori. 

3.** Conserva le sensazioni, ma perde la percezione in-* 



136 

tellettiva delle sensazioni, cioè la cognizione di ciò che 
sensi percepiscono. 

A!^ Perde la volontà e la spontaneità dei moti , ma 
conserva la mobilità istintiva tutta intiera. 

Il cervello propriamente detto è dunque la sede della 
sola facoltà della intelligenza. 

Articolo 2*° — Esportazioni unilaterali. 

Le esportazioni di un solo emisfero del cervello si 
praticano nei mammiferi collo stesso processo delle abla- 
zioni totali, tranne che si opera da un sol lato. 

Esp. 24.^ <— Ad un porchetto d'india ho levato 1* emisfero 
cerebrale sinistro. 

Sopravvenne tosto il consueto fenomeno convulsivo simulante 
il singhiozzo ed un abbattimento generale. Quest' ultimo andò 
in breve mitigandosi, tal che V animale toccato o spinto od an- 
che spontaneamente si muoveva e girava sul Iato destro. Vedeva 
bene a sinistra , conciossiachè si avvedeva della presenza del 
nemico , se ne allarmava e lo fuggiva ; ma sembrava affatto 
cieco a destra. 

2.® giorno. -* Il singhiozzo era cessato ; il porchette d'india 
stava *GBlmo , poco pauroso, talvolta un pò sonnacchioso. Man- 
giava da sé , ma non sapeva ben cogliere le erbe. Forbivasi 
colle zampe le narici ed il muso. Si avvedeva della mia presen- 
za, se ne allarmava e faceva anche dei .tentativi di fuga. — 
La stazione era abbastanza regolar-e, ma teneva il corpo pre- 
cidente sulla destra, sulla quale anche cadeva q giaceva. La 
locomozione era pure regolare ; si muoveva spontaneamente, por- 
tando però sempre il corpo un pò cascante sul lato destro , il 
quale certamente presentavask affievolito ; e vidi una volta que- 
sto porchette traslocarsi in linea obliqua sulla destra. Non gi- 
rava più sicome il giorno antecedente, ma si volgeva dall' uno 
e dall'altro lato; quando però attendeva a mangiare, si acco- 
sciava alcun che sulla natica e sul lato destro e coli' ajuto de- 
gli arti opposti girava costantemente sulla sinistra. — Sentiva 
bene qualunque tocco ; gridava sotto le irritazioni. Udiva bene 



VAI 

ogni rumore. Vedeva bene a sinistra, ma sembrava cieco a de- 
stra, imperocché restava immobile a qualunq^ue atto gesticola- 
torio o di intimidimento che si facesse verso T. occhio destro. 
Però anche la retina di quest' occhio istesso era impressionabile 
alla luce, giacché facendo cadere sopra il bulbo oculare destro 
la luce solare raccerta mediante lente leggermente convesso- 
convessa in un debole foco, né tate da produrre penosa sensa- 
zione di calore sulla congiuntiva, le palpebre costantemente si 
chiudevano e V animale talvolta divergeva il capo : affinché tali 
fenomeni si presentassero nièir occhio sinistro era necessaria 
una maggior concentrazione li luce. 

3.* giorno. — Stato presso a poco eguale a quello di jeri. 
L* animale mangiava da sé e sembrava aver acquistata mag- 
gior capacià a cogliere le erbe : tuttavia però e, la presa del 
cibo e la masticazione erano ancora difficoltose. Tale difetto 
evidentemente proveniva da una paresi dei muscoli della guan- 
cia e del lato destro della lingua, imperocché tutte le volte che 
io gli imboccai dei pezzetti di polenta questi tosto venivano 
spinti verso alla metà destra del cavo orale, né mai rimane- 
vano nella metà sinistra : ^Itre di ciò il bolo alimentare in 
parte sfuggiva dall'angolo destro della bocca. — Riconfermai 
come jeri la sensibilità della retina dell'occhio destro ad una 
discreta forza, di luce. Le due iridi erano egualmente mobili 
ed eguali pure le due pupille. — Agli esami di jeri e di oggi 
non trovai differenza veruna nella sensibilità delle due narici 
agli odori dello scolaticcio della pipa e della canfora.. — Nes- 
sun segno di disgusto al palato per l'^amaro del chinino. -, 

17.* giorno. -^ Se si esclude la perdita della percezione intel- 
lettiva deUe sensazioni della vista a de^ra, rimanendo però sen- 
sibile la retina alla luce e V iride corrispondente normalmente 
mobile, in tutto il resto questo porchette erasi assai bene rista- 
bilito. Nei primi giorni dovetti imboccarlo, giacché non sapeva, 
siccome si é notato, cogliere bene le erbe, ma in seguito que- 
sta mia cura dfvenne inutile , essendo divenuto atto a man- 
giare assai bene da sé. Non girava più, ma camminava in retta 
linea portando però ancora il corpo un pò inclinato a destra. 
Visse questo porchetto per quasi otto mesi. A quest' epoca 
non si sarebbe poluio differenziare da un porchetto intatto, nel 



138 

suo contegno è portamento generale ; si associava assai bene a 
suoi compagni ; ed, essevido' femina, ingravidò , siccome si ebbe 
a verificare ali* atto della 

8eti0ne, «^ In luogo delle ossa del lato sinistro era tesa 
una membrana legamenioBU. Emisfero sinistro del cervello tutto 
esportato. Il solo lobetto olfattivo sinistro rimaneva congiunto 
alla, midolla allungata mediante un bendelletto di sostanza 
nervosa. Talamo ottico sinistro considerevolmente atrofizzato. 
Quadrigemine eguali le sinistre alle destre. In tutto il resto 
nessuna lesione apprezzabile , tranne che eravi una conge- 
stione generale dei vasi intracranici. Portava tre feti quasi a 
termine. 

Esp. 25.* — Ad un altro porchette d* india esportai T emi-' 
sfero cerebral destro. 

Ebbe luogo il singhiozzo, la ^alma, qualche sonnolenza, nes^ 
sun cangiamento nella pupilla sinistra. 

^J" giorno. — - Il singhiozzo era cessato. Lasciato u sé que- 
sto porchette stava calmo in semi-sonno : intimorito colla mia 
presenza, si allarmava, fuggiva oeleràmente e cercava di appiat- 
tarsi, siccome sogliono queerti timidi animali. Mangiava da sé, 
o, più propriamente, faceva dei tentativi di mangiare, concios- 
siachè sembrava non sapesse ben cogliere le erbe. Posto un 
bocconcino di polenta nella metà destra della bocca, mettendosi 
r animale a masticare , il bocconcino passava tosto nella parte 
opposta ; collocato invece un boccone nella metà sinistra , co- 
stantemente ivi rimaneA(a e veniva masticato , senza giammai 
passare alla destra. I moti di traslocazione erano eccellenti, seb- 
bene tenesse il corpo alcun che obliquo in sulla ^sinistra , ciò 
che succedeva anche nella stazione. Non girava propriatnente , 
nel suo cammino; ma, accudendo a mangiare, si accosciava un 
pochette in sulla sinistra e girava sulla destra. — Le due pu- 
pille erano eguali , e le due iridi egualmente mobili. Vedeva 
bene ogni gesto diretto air occhio destro : restava immobile ad 
ogni atto fatto attorno all' occhio sinistro. Ma la retina di 
quest* ultimo occhio era ancora sensibile alla luce , imperocché, 
facendo cadere sulP occhio sinistro una discreta quantità di 
luce , non tanto però da produrre una molesta sensazione di 



139 

calore y il porcheito o chiudeva V occhio , od arricciava il gru- 
gno, o divergeva il capo. Io ho bendato a questo porchetto 
r occhio destro , per esaminare il diportamento dell' animale 
sulla scorta del solo occhio sinistro; l'animale noQ si arrestò 
dal fare variati tentativi per togliersi la benda , finché questa 
non fu caduta. Eguale esame, con eguale risultato io ho fatto 
nel porchetto dell' esperienza antecedente. — Il porchetto di 
questa esperienza poi sentiva bene i tocchi ed egualmente bene 
da ogni lato. — Udiva benissimo e si commoveva ad ogni pic- 
colo rumore eseguito a sua insaputa. 

Io ho conservato per lungo tempo, cioè per parecclij mesi , 
questo porchetto d* india, e posso assicurare di averlo per lungo 
tempo trovato presso a poco n^o stato sopra descritto ; anzi 
dopo un certo tempo- non si sarebbe potuto differenziare, nel 
suo contegno e portamento generale, da un porchetto intatto. 
Ma io non ho fatte altre annotazioni oltre alle surriferite; né 
ho potuto eseguire la sezione, perciocché il porchetto debb' es- 
sere caduto sotto la ferocia di un cane o di un gatto , • che lo 
uccisero e talmente ne maltrattarono il cadavere, che l' autopsia 
del capo divenne impossibile. Puossi però ritenere la completa 
esportazione dell' emisfero cerebrale destro. 

Adunque, esportato, in un porchetto d'india, uno degli 
emisferi cerebrali, rimanendo Taltro intatto, Tanimale: 

1.^ Conserva Fuso della sua intelligenza ed i suoi 
istinti. 

2.^ Conserva i stioi sensi, ma perde la percezione 
intelleUiva delle sensazioni della vista dell'occhio op^ 
posto e probabilmente dei sensi del lato opposto al" 
l'emistèro esportato. 

3J^ Conserva la sua motilità spontanea e vùtontar- 
ria, ma rimane semi-paralizzato nella metà laterale 
del corpo opposta alV ablazione. 

Chi desiderasse ragguagli e schiarimenti circa questi 
corollari potrà consultare quanto dissi in pn^posito delle 
esportazioni unilaterali del cervello degli uccelli. Credo 
piuttosto qui opportuno di trattenermi in alcune osser- 



140 

vaziojii circa il modo ed il grado d' influenza locomotiva 
degli emisferi cerebrali nei diversi animali vertebrati in 
fino airnomo. 

Ifi tutte le quattro classi degli animali vertebrati ab- 
biamo sempre veduto che le irritazioni meccaniche della 
sostanza propria del cervello lion provocano delle contra- 
zioni muscolari. Il che è quanto dire clie il cervello non 
è la sede del principio immediato delle contrazioni mu- 
scolari. 

D' altra parte abbiamo altresì sempre veduto che le 
ablazioni del cervello inducano la perdita della motilità 
spontanea e volontaria, ritnanendo intatta la motilità 
istintiva^ Il che ò quanto dire che il cervello è sede della 
volontà. ' 

Dai quaH risultati sperimentali mi parrebbe conseguirne 
che il cervello esercita fisiologicamente nella contrazione 
dei muscoli analoga influenza a quella che' la volontà 
tiene psicologicamente nella produzione dei moti. 

Mi spiego. 

Nessun movimento deriva direttamente dalla volontà. 
La Voloirtà ém è òhe la causa jprovocatrice di c^li mo- 
vimenti : essa non è giammai la causa effettiva di nessuno* 
Quando un animale vuol muovere uno de' suoi arti od 
ogni altra sua parte, tosto esso la muove ; ma non è la 
volontà che ànima i muscoli della parte móa^ è che li 
eccita alla contrazione. La volontà non fa che mettere 
in azione l'estremità centrali delle fibre eccitabili della 
midolla, e queste, entrando in funzione, provocano da sé 
stesse la contrfirione d'iin dato gruppo di muscoli, e cosi 
(^.ompiono il moto voluto. 

Traduciamo questo pensiero dal linguaggio psicologico 
nel linguaggio fisiologico e noi avremo un'idea abbastanza 
chiara ed esatta del modo di cooperà^ione del cervello nei 
fenomeni locomotivi. 

Nessun movimento deriva direttamente dal cervello. 



Ili 

Il cervello non è che T organo^ provocatore di certi mo- 
vimenti ; esso non è l'organo efficiente di nessuno. Quando 
un animale vuol muovere una parte del suo corpo, esso 
tosto la muove ; ma non è il suo cervella che istimola i 
muscoli della parte mossa e che li eccita alla contrazione. 
Il cervello non fa che agire sulle estremità centrali dei 
nervi motori, e questi ,' eccitando i muscoli alla contra-* 
zione, compiono il moto voluto. 

Dove sia poi il punto in cui le fibre cerebrali si met- 
tono in relazione di contiguità colle fibre eccitabili della 
midolla , punto in cui quelle agiscono su queste , noi lo 
vedremo quando ben tosto avremo ad occuparci delle fun- 
zioni , e successivamente della organizzazione dei talami 
ottici. 

Laonde, fisiologicamente parlando, in ogni mc^ spon- 
taneo e volontario^ avvi azione del cervello sulle estre- 
niità centrali dei nervi motori ; e reazione di questi sui 
muscoli. Ecco, in una parola, il modo di cooperazione del 
sistema nervoso nei movimenti intellettivi. 

Determinat<o in tal guisa il modo d'azione del cervello 
nei fenomeni locomotivi, procuriamo di determinare anche 
il grado di questa stessa azione nelle diverse classi degli 
animali vertebrati. 

« I lobi cerebrali (scrive Longet a pag. 243) sono 
lontani d'esercitare nei moti volontarj in tutte le specie 
d'animali una influenza cosi immediata come nella nostra. 
Così, la lesione di questi movimenti , in seguito ad ana- 
loghe lesioni det lobi cerebrali, è lontana di offrire un 
grado eguale d'importanza nelle diverse classi di animali 
ed anche negli animali di una stessa classe ma d' una 
età diffei^nte. Levate un lobo cerebrale tutt' intiero ad 
un rettile, ad un uccello, sarà appena se talvolta voi po- 
trete constatare uaa debolezza passaggera in una metà 
del corpo ; questa debolezza sarà di già più evidente in 
Vin mammifero inferiore, in un coniglio, per esempio; ella 



142 

sarà assai grande, se Toperazione è stata praticata in un 
cane; essa s^rà altrettanto più pronunciata, in questo 
animale, quanto più si avvicinerà alletà adulta ed altret- 
tanto meno marcata quanto sarà più giovane. Al contra- 
rio , neir uomo , una lesione infinitamente minore di un 
emisfero cerebrale potrà essere seguita da emiplegia, an- 
che completa >. 

Fa egli mestieri il dire che in queste parole si con- 
tiene la esposizione nitida e veritiera dei fatti ì Noi stessi 
abbiamo potuto toccar con mano che, nei rettili , non si 
manifesta verun indebolimento nel lato opposto al lobo 
cerebrale esportato ; negli uccelli ^ si manifesta qualche 
leggiero e labile ajflSevolimento ; e nei mammiferi inferiori, 
si produca una vera paresi; tal che spinti i porchetti 
d'india dal lato corrispondente all'emisfero esportato verso 
il lato opposto , immediatamente e con tutta facilità ca- 
dono sopra di questo lato, nel mentre che spinti dallato 
opposto verso il lato corrispondente all'emisfero levato, 
resistono con quest'ultimo lato energicamente alla spinta; 
consimile paresi si manifesta pure nei muscoli della ma- 
sticazione. Non dubito poi che questi fenomeni di incompleta 
paralisi non si abbiano a verificare,, anzi più pronunciati, 
nel mammiferi superiori ed anche nei mammiferi della 
stessa specie ma di età adulta. Ed ognuno sa che il mi- 
nimo colpo di sangue in un emisfero cerebrale dell'uomo 
produce inunediatamente una decisa paralisi del lato op- 
posto. 

Or dunque , qual è la cagione di questa diversità di 
influenza locomotiva del cervello nei diversi animali ver- 
tebrati e neir uomo ? 

La risposta mi sembra più che semplice. 

Quanta più scarsa è la intelligenza e meno necessaria 
alla vita di un animale, altrettanto più piccolo è il cer- 
vello, e quindi le sue esportazioni meno risentite dall'e- 
conomia generale. Per lo contrario , quanto 'più svilup- 



143 

pata è la intelligenza e più necessaria alla vita di un 
animale, altrettaato più voluminoso ne è Forgino suo, il 
oGorvelIo, e conseguesiteaiente le esportaziom di questo 
producono sempre un eS&ttn più o meno palese di para- 
lisi locomotiva. 

Nei pesci e nei rettili che possiedono un infimo grado 
di intelligenza ed i cui precipui principj d* azione sono la 
sensibilità ed i bisogni istintivi ; gli organi saisitivo-istin* 
tivi ( lobi ottici, midolla allungata ) prevalgono all'organo 
della intelligenza ( cervello ) ; quindi è che tolto questo , 
riman^ìdo quelli, non succede sensibile effetto nella ener- 
gia e vivacità della locomozione e della contrazione mu- 
scolare, imperocché in detti animali non viene pressoché 
niente a risentirsi la. mancata azione del cervello sulle 
estremità centrali delle fibre eccitabili deUa midolla , le 
quali Ai solito sono meno in attività in conseguenza di 
operazioni sensitive e di bisogni istintivi, e quindi per ef- 
fetto dei relativi organi. 

Negli uccelli poi, che con una intelligenza suscettibile 
di educazione e di progresso presentano un cervello che 
quasi incomincia a predominare sugli altri centri nervosi, 
le esportazioni unilaterali o totali del cervello stesso pro- 
ducono qualche indebolimento neirimo od in ambedue i 
lati del corpo , imperocché viene ad essi a mancare un 
organo di certa importanza nella eccitazione delle fibre 
destinate alla cx)ntrazione muscolare. 

E dagli uccelli passando ai mammiferi inferiori , poi 
ai mammiferi superiori e finalmente alV uomo , le abla- 
zioni e lesioni del cervello hanno per effetto costante 
una paresi o paralisi motrice , il di cui grado massimo 
osservasi neir Uomo. Del che non é a £airsi meraviglia , 
considerando T aumento graduato della intelligenza dei 
mammiferi inferiori, ai- mammiferi superiori ed air uomo 
ed il relativo sviluppo del cervello e la importanza di 
questo, quale organo della volontà, nei moti volontarj. 



144 

Per le quali circostanze avviene che nei mammiferi su- 
periori , e più particolarmente neir uomo , la base delle 
cui azioni è la intelligenza e la volontà, tolto od in qua- 
lunque altro modo gravemente offeso un emisfero cere- 
ì^rale , si viene a togliere o ad offendere un organo di 
prima necessità nella attivazione delle fibre eccitabili della 
midolla, le quali perciò restano più o meno inerti, e con 
queste restane inattivi i muscoli, la cui funzione era ad 
esse subordinata. 

Laonde*, la causa , per cui il cervello esercita , nei 
moti volontarj, diversa influenza nei diversi animali ver- 
tebrati, consiste nella diversa importanza ch9 quest'or- 
gano possiede nella economia dei detti animali ver-- 
tehrati in sino all'uomo; o, più propriamente, consiste 
nel differente grado d' azione che il cervello tiene 
sulle fibre m4)trici della midolla nei diversi anifnali. 

Articolo 3.° — Esportazioni e lesioni parziali. 

Esp. 26.*" — Ad un pofchetto d' india levai gli strati super- 
ficiali del cervello. 

Air indomani era alquanto stupefatto e calmo : ma conser- 
vava ancora vivacità d' azione ; camminava lestamente e rego- 
larmente, ed anche correva, senza spingerlo, né eccitarlo, ma 
spontaneamente: conservava tutti i suoi sensi: vedeva e ricono- 
sceva il nemico,, se ne allarmava e lo fuggiva; udiva i rumori 
e se ne metteva ali* erta ; sentiva il minimo tocco e preso in 
mano si dibatteva non solo, ma anche si difendeva, tal che non 
potendo resistere alle sue graffiate , dovetti abbandonarlo a sé 
stesso e cadde e ne riportò considerevole commozione , per ef- 
fetto della quale non potei proseguire negli esami. 

In seguito questa porchette, sia in causa della lesione mec- 
canica del cervello, sia in causa piuttosto della sofferta caduta, 
andò rapidamente aggravandosi , e morì in quarta giornata , 
senza che io abbia potuto raccogliere altri dati sperimentali. 

Sezione. — Esportati gli strati superiori del cervello fin 
quasi presso al corpo calloso ; injezione generale delle meningi. 



145 

Esp. 27.® -^ Ad un secondò poreliettò cépòrtAi d«I cervello 
tutta quella pftrte che sta a!' di sópra del corpo calloso. 

Immedlatatneiìte P animale 'assunse rispetto df un animale 
stupefatto. Tuttavia Tedefva ed' lìdfra. Itièonosceva in me il suo 
nemico, perchè ogni volta, che m^awicinàva a hii , si metteva 
in qualche allarme ed in fuga. 'En^ però questa una ftiga piut- 
tosto stupida perchè talvolta, intimorito questo poi^hetto, cor- 
reva verso dì me, che lo intimoriva, invece cK dirìgersi in senso 
contrario. Sentiva benìssimo i tocchi ; gridava sotto le irrita- 
;iioni ; e preso in mano si dibatteva e si difendeva a graffiate. 
Niente dì rimarchevole nei movimenti , se non che erapo essi 
divenuti alquanto fiacchi. Del resto sì muoveva spontaneamente 
e regolarmente ed anche correva. 

Scorso un settenario dal gfomo "dell'' indicata esportazione 
parziale del cervello, questo porchette si era ben rimesso dal- 
l' effetto meccanico della lesione. Camminava spontaneamente 
e regolarmente, ma un pò debolmente ; andava in cerca di cibo, 
di cui si cibava e si cibò sempre da sé. Quando aveva man- 
giato si metteva accovacciato ed in calma. Eccitato correva ed 
anche saltellava. Il minimo rumore risvegliava la sua attenzìo* 
ne e lo metteva in allarme. La stessa cosa succedeva quando 
io mi presentava fhrtivamente a questo porchette , nel qual 
caso si metteva anche a fhggire, quantunque dopo pochi passi 
si arrestasse stupidamente davanti all' erba 'che incontrava , 
della quale si metteva quietamente a mangiare , senza curarsi 
gran fatto della mia presenza. Si lasciava prendere con tutta 
facilità e tenuto in mano si dibatteva non solo , ma anche si 
difendeva e graffiava. In somhia si vedeva che questo porchette 
era piuttosto ottuso nella sua intelligenza, ma che conservava 
però ancora tanta cognizione da poter adempire a suoi consueti 
bisogni. 

Visse questo porchette per due mesi, trascorsi i quali soc- 
combette a morte naturale. Conservò sempre integri i suoi 
sensi e la sua motilità spontanea ed istintiva ; io non ho os- 
servato fatto alcuno dal quale pot«r desumere che questo por- 
chette avesse perduto questo o queir istinto , questa o quella 
facoltà. Esso era ancora intelligente , ma la sua intelligenza 
crasi affiievolita, avendo scapitato, molto nella sua vivacità na- 
Annali. Voi CLXXXIX. 10 



tn«.l« «* attento ai «.«ori, m ««8» «* •e' allarmava troppo, 
Sn 'to!S dopo iuB^o. rip^ndeva il suo pa^o che av.v. 

mTZ.t^mZ ^B^'^ *r» ,>oi. *«ai. Bo«, ti«orj.«.. 4«l ne- 
T !r^ fagfiivMeci-ment, , «eftuowlo solamente u« 

":^; rfC^'4 paroU, ,ue,t,po,chetU, era diviato 
^ZJ«l«Jite stupido e caimo , ora ,a<olto indebolito nelle 

olà in aualcbaduna singolarmente. 

' S«tCe -- I^ luogo della v61ta..del cranio levata era tesa 
una «embram. che chiudeva e completava la. cavità del cramo. 
JaTu^rficie interna di ,«,sta men^brana M-iva la sostanza 
niopr^del cervello ; di.fa^ti levando quella «membrana v«me 
!rersa esportato «n leggier strato del cervello stesso e p,o- 
nimeate il corpo callose; ^ «.»,cii. v^ero n.essi allo sco- 
5X?^«»i oW e le qu^lrigemeUe, che s. valevano in 
stato naturai». ' ' 

P. „ 28." -- Esportai la parte-suppriore del cervello e L'an- 
teriore dfcorpo ciloso, i« u, ter^ porchetta: -di., m modo 
A. «v^ti^rP aUo scoperto i àx^e talami ottjcx. 
^ 1^1 mJl porchette, c^minava bene con ..quache 
• *^G^*^ "*^^''' *^ ,. ,._.^ ora sulla sinistra. Vedeva 
^"^ "" ^tTdi " li co CL iei ^ti diretti agli oc- 
VllTo tr'l r^o .non dava pia segno di ricono- 
' ■ '• ^ r^ 7 quT restava percib , indifferente. Imboc- 
r; quer:::i-ale: L. varie volte di mordermi, anzi una 
volta realmente a» addento. 
. Sezione. - Come *lla intestazione. , 

IT.» 29- - In un quarto, porchétte d'. india h^ esportato 
,a paS; superioredel cervello e rovesciai aU' indietro U corpo 
cJl in modo di. mettpre allo scoperto .- talami ottvci 

Stl'ttlper alcuni minuti, immobile ed in rUasciamento poi 

. ^J*U a «ucversi ed in modo regolare, sensa tendenza 

a 7Z!vl sola volta oadde sull, destra. ^Conservava que- 

rjrrltto tuua la ^ -^^f,,!^; t^hl^X 
benUsimo, ma temeva 1 rumori e li tOogHya» 

che la intelligonxa non era del tutto abolita. 



' 



147 

All'indomani cammia&Taf rifoUrmeste. Er» mm pk pììi de< 
bole a destra ehe non a sinktra. UiUv% Niiiwi^a i nnmori e 
li fuggiva. Non fuggiva pfffipriapaia« ugU atiftl gfUtkolatefj. filiti 
attorno agli occhi; ma nie»}!^^» un rotìn»» 4i'%MÌ<HUa:^ 4KH»ì^0) 
di parecchia aperture per il paaaagg»* di4l' anitiita, . 4piMl» ca- 
peva prevalersi dei luegU dì tr^MKfita,. iai.mpé<^ ohe. y^ajluftuue 
osservatore poteva convincersi della pevsittenaa, ÌA qi^ato for- 
chetto , della percezione sensitiva della vista. — Conservava poi 
tanta capacità iateltettiva per potere mainar 9, iàò ehe^e^ie^i- 
va da sé. 

Siccomie quesifi ^^eilsa ed anche la a]iteaacknt#< eff no state 
fatte par altsa Qsserva^oniy e^A, m» 90^90 ^gj/pfMiH^f «Uff par- 
ticolarità. .. 

Sezione, . — Come alla ijit€i|ta9on«« * 

£sp. 30.^ — Ad un quini^o porcha^Uh levai gfP^^i lotto il 
cervello. 

Air indomani questo pprchatta.si nuiovnva p«c^; ma ws^ndo 
si muoveva , i suoi movimanti avana regolari e reltilii^ei, can 
qualche proclività a cadere, ani. lato destro- Dei. resta era il ri- 
tratto fedele di un porchetta privo complataaieata di cervello. 
Integrità della sensibilità e deUe. aaiooi intellettiva ; perdio della 
intelligenza e ààUe azioni intelUUive. 

SezUme. «r- Dal cervello. esisteva )a parta po^lerior^superiore 
e po&terior-inlaciore. 



Esp. 31.^ — Ad uA sesto porc)iet$p; d'odia. leilhi i lobi. an- 
teriori del cervello coi lobetti olfattivi. 

Da prima ques-tp porchetto era calmo, mano timoroso e meno 
vivace del naturale per evidenta conseguenza : di perdita par^ial^ 
della intelligenza. Ma entro breve tai^po si riebbe per modo dia 
non saperlo quasi di&tinguere da un porchette^ iatat^o; e. fug- 
giva il nemico con tanta vetocità^ che mi riusciva a§sai diffi- 
cile il prenderlo. Però un esame accurato dimostrava. ancora, un 
affievolimento intellettivo,, perciocché oravi tuttavia nell'animale 
minor tendenza allo spavento ed alla fuga. 

Tenni vivo questo porchetto^per un mese circa, esseadp morto 
in 33.* giornata dalla oper,azione. Fu sempre un pò più calino 



148' 

del colite %9 M ^^'im€(lf<^ Iftuèiyftb d^T iiftCuralc. Ih tutto ii re- 
sto hO)^i^i> sfeiiMOberidtetiiItc^^dii vkt p^i>éhètt^ intatto. 

'^zCétOif. ^)|« l«ibg(^^H4l^'|Mir«é idr cfank> levata era tesa 
una ili«Mibi<aha legaii^iitféML ll'^l^tetìo oocufi^va pi*es9od)è tutta 
la ca^tà Al èrtiffltf;^e^«éiiAèll'^98tMo^ akicle anteriormente; lÉa 
di essè-niAilteitVàno i'tfiA>i"ant6HM eoi' iobéitf olftitthri , cioè tutta 
quella 'palrt4' ètte M^ 'ài daVjiAtf del ijorpi striarti, 

Bsp. S^'.*' J«- Ad «Il setttrtìo l)orclietto d*lhd!a sollevate le 
due ossa parietali , senza esportarle , ho praticato due tàgli- nel ' 
cervello, Ili' itiò3o da • dividete i due lobi latèralf dal nucleo oen" 
tralei Ho' lidotiltio- 'ijfltesto nlefdék) perchè k^ Volére propriamente 
esportare le parti laterali del cervello si corre molto Méciiio , 
nel maneggio degli istrontéìitf , di V^fe i tàlaitii ottici ed an-> 
che i peduncoli in sui lati, 

Lasciato 'filrerO, si làlie quesito porcitetto accovacciato, cainio 
e singhiozzante. A-vVicinatomi pian piano non si mosse. Intimo- 
rito eett (portimi atti ^eililièf>là%a¥j , IHcèva qualche passo per 
fuggire;* nia beh tòsto st Virrefitaval Quanto al resto udiva, séti-' 
tiva i toóchi, gridava 'sotto le irritazioni. 

All'indomani; toFto questo poi-chef to 'dal suo ripostlgHo e 
collocato i^opi^ nn t>ràtitfélIo, si'mfee à hiuoversi prOtitaihente, 
dirigendosi di qua e di là, « ft\itandò éònié per cordare iì'cibd, 
di cui' sapeva fard 'tibelia'e 'del quEìàlé si' cil>avk da sé stesso. 
Ha temeva assai poco il nemico, benché lo ficoiiòscesse e se lie 
allarmasse e lo fHiggisse anche, ma raramente e non decisamente. 
Udi^a' knche ì >ufnòi^ ,- i quali r^vegliavano 4a sua attenzione 
e nulla più, . ' . . » x • . • 

Io ' l*ho ^tenuto Wò etf' osservato questo^ pórchetto per venti 
giorni. Oa^ndo'io lo bollicava nel praticello, esso si mette'sra 
tosto a mangiare é rimaneva di solito nel luogo' che si trova- 
va, incendo solo i passi necèssarj pei^ raggiungere Terba che 
si presentava al suo pasto, sen2a allontanarsi.' Sé io fece va dei 
rumori, senza essere dal pórchetto' vèdtito , qXiesto si métteva 
tosto all'erta, cessando dti mangiare ed innalzando il cafio come 
per osservare, ed anche fuggiva^ senza 'però Rifugiarsi ad un 
luogo opportuno per nascondersi. Egualmente si conteneva quan- 
do flirtivamente io mi avvicinava a lui; ma In questo caso non 



.149 

fuggiva preclpìtosamaa4ie^ ,9ÌQ0Qi»é n9$UiV^ }, pocohelii illesi, e 
si iasciav» preiKlere cqn tut^a ffU)Ìlitj^. 9if|liA44%^ liain^l. trat- 
tamenti ed era atìch^lVil^tl«A »1V atn^eilp 9Ì a)bi!ftgt a|% <fttP ^ '^^g 
&ue as^o^i^ ma ^r^ -pii); ca^K^; <ii)|!^<|i«#iriOfii e^ qu#fi1^ xs^lma , 
coi^sidereyole n^ primi gWM 4fU% ^Q|MK^«Mii.fM^à baciata- 
meute sv^jì^n4p^ ma;, «e .9^di^i9^eyar,j|^myg^ ujiif^niibil^. gra4o 
nel giorno in cui scrissi qtiest^ ultime ann^^^Qi^ uel quale 
lo uccisi per farne la 

istato di.incoata 



concavità diretta 



$ézione. ^- Furono .verificati due i^gli , , \n 
cicàtrizzaziohé, m forma di semicerchio colla ^ 
"Aff'estórtn)/tieì dtó emisferi déf'eéfvéHd, l'cjtiall dividevano parte 
dei lobi lateAir^«hiÌ''^àèl«»^tó«t^fè'/' ^^ " '^ 






^ ÌtK|R.^J33U^ >M»v1^é»^iiÌtiiOo|' aicJ^itM^ g;k9aft^ 1^ d^ india 

levai la estremità .pfltatfarìéfe .hÌbì 'Cerrerii^^ osBéa ^taa parte dei 

l^a^giaAfl liher^^Tà^);^^ ftBr_f^gPpp9,;^njko^,.5a^u,ttchè stu- 
pidito e si^ghio^zantft*^ P^oi. sa nù^e,fi(^Q^^y,er9r,4a j|è,. w4,pò 
sbadatamente^ ma regi^larmen^^jalquantp pei^. ^debolmente, per 
cui la minima spinta lo faceva trabocpàre sopra ì^uno o T altro 
lato. Ogn,i qualvolta lo mi avvicinava a quésto pórclietto, si scUo- 
teVa Satlà sHà dalnìd, fàcéVà' atcUnf precipitósi pàssi, còme per 
fdgglré/trta'torfo si arféstàVa* )pef dui floiì fti^giVa decisamente. 
figudtoeiltb &cevà^'qti«ittét4o -tenti ^erti' adattati pràcuraVa dì iri- 
timorìi'fo. > Slatto ralÉidiie éà^ fu^dii si' ^ì^^ri còme i^er^ ds^er- 
Vàrd'^^riia; 1tO»itM§^YÉ^ Ttfodiltd 6ÌMB»in^é1i^ e pigolava; irri- 
tato. §Hàatfé e ai. iitf«idqv»ìgrtiffiégiff» Memo ,nel ^uo ripostiglio 
8i mke da «e » m^ngtftrii «fii^ui^ «Mi itifiena' 

• In. dec^a gipvaata d^ran^ni» siv iif^4ev^ ohe ^^uesta por-' 
chetto conservava V Uso de' suoi sensi e deità sua intelligenza 
e le sue . abitud^n^ istintiva.. M^ngi^s^^ji^k, sé; ricoiios^Va .il ne- 
mico e lo fuggiva i si intimoriva >^if rumori insoliti e se ne met- 
teva all'erta! non si differenziava ,, in' somnia , in tutte le sue 
azioni da un jiorchettò s'aito, sé rton iii pii che aVevà perduto 
at4uaitt(r tìeflà èÙiSfvaCcità ilatixralé'j ei^ ùrt pò più calmo del 
liormafe, Uri pS mèito iiìtìdrosa e percìòr noiì fuggiVa precipito- 

samente il nemico, tal cImJ si tóscravai* pVeHdere -coh tirttà fa- 
cilità. 



150 

In tale «Mto qu««lo ^p4^(AtHto pelerò più di irove settenà- 
rj, e il^n scèrgfèiié^iìeì' siM^ dipòrtarih;ftio ftltra circostanza ol- 
tre' le '^séfM MHH&y te -méèìm pét ftrrne la 

S€zi0n^: >-'l^ iwifi^ 'éelk' piftìè di urànio levata esisterà 
la flK^ìM mettibrAika iegaritieiitofl*. tM òer^'elto ^«i era stata espor- 
tata ImoiM p(àr«e iKyéterior^Sttperidre, ial che le (|ttadrigemine 
erajio alila 'Scoperto. 

. " • ■> ' * * 

Chiunque abbia dato, anche solo diyolo, una occhiata 
alle or ora riferite mm ^jge^^Xiz^ , pr^ cìjie |icilme»te 
possa convenire naeco nej^la f^uepti. il)^i<HÙ : , 

1.° Si possono esportare^ nei mammiferi, dairalto al 
basso, dfìgU atr^ «iap^wÌTÌ q «ttttdtvfyoli di jcaftflllo, 
senza che la istellìg'ttiza Yàda ftrduta. 

2.° Mano mano che si va operando questo esporta- 
zione graduata del tMsriirello, si fnamfesta contemporanea- 
mente un affieroUmentò graduato della intelligenza. 

3.® La perdita totale della intelligènza non avviene 
che quando la esportazione del cervello ha sorpassati 
certi liiniti , cioè quando ha ritg;giantp il ^riado di una 
ablazione qiuasi tp^le. Cd . WP^ ixi q^est' i^ltijpao caso , 
quantunque Tanim^la .«oan 41^ |M)gfU) di riapnctfci^ire , di 
. ricordare, di ii^tend^^». f\vs^ ^sip ^cwi^rva wa vivacità 
d'azione, die rum «i ^CM^rva dopo la aUaxiMe totale d^ 
cervello^ e la. qoato paUGtè mi fa preittÉAeee ck» alla con- 
servazione di poTJÉ&oàe 'Msai UmiiiMà di eerfeUo corri- 
sponda una boRservazìoné di qtialche traccia di intelli- 
genza. ' 

4.* Si posàono |rtire esportare , sia al davanti , sia al 
di dietro, sia sui lati, delle porzioni considerevoli di cer- 
vello senza che la intelligenza rimanga aboKta. 

5." In ognuno 4i questi casi vi ^ sempr^^ però una 
sensibile 4iWWi^ope| d^lla ii;itfìUig»p^ ; diiaainu^ione pro- 
pprzio^tfi, al -gr^o della espc^t^^iipip^w « 

6." Sia che si tratti di ablazioni graduate del cer- 



151 

vello , dall' alto al basse , ài» ohe si tratti i' aWaiioni 
parziali , in questa o qòéRa legione d«l cervèllo ite&so , 
non si osserva giammaci che l'aft&halft «bfctft perdota 
questa ò quella fe^^oltà inteltet«va, qtìeSto o q*Bll'Ì8ttoto. 
In ogni caso non è che tm *fflevtìlkfteil1)& dèlia iatdlit- 
genza , e nuli' altro <*e questo, affievolirne**» , «he a es- 
serva ; di modo che, a misura che si Oj^cfmi* te juddsbte 
ablazioni , si vedono le facoltà rntell«ttive , complessiva^ 
mente, gradatamente e c<»itempom»6Mft«te, mano mano 
aflfevolll^» e per tìltlmò S^8g«»si c^Ha pecèita totale o 
quasi totale ^l cfen^o. ' 

Gli •sperimene dnn*iaenon nono per auilat fevoreroU 
alla distinzione dWlè ftn»*tà adBBBssa dallo pòcctogo, né 
alla pluràliixagiohe dtìle ffccoltó THWfoste da Gali , e 
molto meno alla foetfRzaazieae • prodasnata dai quest' ul* 

timo. '♦ 

h"inéeItigenza,<ìomìiiwì^Tt aneh'io con Flourens, 
è facoltà e8éemktl*nente ufut. ^ risiede essenzialmente 
in un orgono solo; e quies^'orguno è ii cervello. 

Egli è t&te a Bèfltmwto «nanima dei newtriqpi , tra 
quali mi bastefft- (àt*i?e Y autorità di Magendie, Fìomrem, 
Lon^et, MùUér, Lewet. - (Continua). 



m^^mmr^m 



. ' ' • 

appareecfiio per Ir fra tiare ,del femore 
' nei Jiamblni % del dott. I.VIGI eiWlÀK(.I.I , chi- 
9>iirgo primario nello Spedale Maggiore di Cre- 
mona. 

V i hamio t^li coiidÌ9Ì<>m aaatomiche nei bambini che 
fanno daferite le toro fratture da quelle degli adulti e 
dei vecchi, sia rigusurdo alla loro forici, sia riguardo alla, 
diag^si -ed ai mesti oiM^ativi. L' iwjiwls^ solidità delle 
loro ossa, lo sviluppo e ia robustezaa del periostio, la de- 



152 

boleisia d|»ll# ppteni^ inuscplari iuwo si che nei bambini 
si verifiabin^. le ffMtur^ . inco«%idete. , rimanendo Integra 
alcune fibre pssee .^i^t si lasciarono picare sotto la vio- 
lenza, éfitarna ;. cke aqcbe quando la fratiiuna ò completa 
molte Yolte non evvi , 4ecomposÌ2ÌQne dei frammenti , i 
quali sono, mantekittii in giusto rapporto dal periostio ri- 
masta illeso {almeno paì^zialmente ; che le potenze musco- 
lari non valgone né a rendere /complete le fratture, né a 
distruggere il kgame ehe il periostio oSke ai frammenti; 
per cui se non fosse il movùaento olie wti^^ialipente si 
ottiene nel punto fratturato, del.q4»a^ n^ei^o, diagnostico 
deresi usare con molta pai^imoiMa onde jou^ radere la 
frattura complMÀ ^e con iseotKopOBiiiiQa^ ^ franamenti 
quando uòn to iosse , hi molti oasi si rimarra^bbe inperti 
suir esistenza della lesione di cui trattai; poco o nessun 
conto potendosi fere del dolore espresso dal bambino. Le 
fratture nei bambini seno p^ lo più trasversali, gii ap- 
parecchi eontenUvi sempUoi bastano a contenerle e ad 
elidere Taùone delle potenze muscolari. 

A queste cìrcòstanze,^ohe in generale taumo meno gravi 
le fratture JÉei. primi mesi della vita e. ne &v0riscom> la 
guarigione, altre ne vanno unite che rendono, difficile la 
loro cura. Tali sono la facilità colla quale i frammenti 
vengono smossi sotto i movimenti del resto del corpo, ine- 
vitabili j)er,ralIatt^mento e per le regole di nettezza, ed 
il lordarsi ed. .amI^o^irsi dell'apparecchio> che rimane in- 
zuppato degli umori escrementizi, per cui manca all'effetto 

% ' ^ 

cui è destinato, e mantenendo gli umori in ìstato di fer- 
mentatone a contatto della cute, diventa causa di irri- 
tazioni che rendono il bambino inquieto ed obbligano al 
frequente ricambio, il quale non df rado è* rèso ^ difficile 
od è impedito dalle escoriazimii, dàlie piag^he e dalle escare 
che sotto di essio si sono formate/ Queste difficoltà e que- 
sti accidenti che' feeilménte possono aver luogo- in qualun- 
que frattura degli arti negli infanti, si presentano parti- 



153 

colacmeiìte in ^u^Un del ^va&ge, oha in; »» è k piO» flre^ 
qu^!^. Il seaq^Uoe iq^yèimclùft fiMtentit» 
scie ed asùc^e 4> Uste- di eirtoafe ^ éMmb0 jiifleieÉte « 
contaiere i fnmmteatà. ridotti,. qwMid'.atiQke ^Misero ertati 
acoaTalIatìy ben preBÙ> ttoyfuà tordo ed ìntoppetod'oriiiiw 
per ciii è d^Qopo c*Dfrbiario^<qW9Ì giomiKlmmìte» malgrado 
la dilig«[iza di mantenerlo involto nella tela cerati^ Né 
più firiioe rieece rapplioaaiaiid dugli ^n^aiieechi inamovibili 
od admwnti aH'iartov' siano dem fittiti eon deitetfùìa, wn 
amido o: cMà di pane, con eolte &rte« om cbia*» dWo, 
con liste di ^earta o twrtm^ iflotdlat* snU' wto^ soatam» 
J;atte db»:8i là^eiafto infiltcMre datt- orina , per mi o pon 
acquistatìO la Mc^ysaria -aolMìlà'v O tea pteito ^ventane» 
lorudli.cMie Vappateocllìo eoarteùtiro aesiplice. QiielU poi 
fatti coi gesso o.con acBMcattali di latta. o di piombov ol- 
treehèr pesanti e« sogipstti 4i ralletttan». per rateottì^arsi 
deU*arta, lasoiaiiQ «die TiMrjna ti. passi elitro prodiKsmdt» 
guasti aUa peUe^ ohe> àrrivaoip ad alto .grado perchè non 
osaorvati^ per mi possono raaicine più diamosi dei j^imi. 
Quindi non è raso di ▼edere (jpJMla frattura^ cbopotreUie 
guarìfe ia dodici .a ^tiindiei giorni isòfMgarn invece, à 
motivo deU^asttffiàaiKa degU app£lreodhi» tanto tempo come 
neir adatto ; od oltre i^ maggiori incomodi- che porta seco 
la cura > guarire^ con una curva a convessiti anterioire 
esterna^ che es^ appr€q[>riate cure eoneecutive ondo cor- 
rigarla. 

l^rovare un «qipareqtdiio aen^Aìca ^^ noa assorba gli 
amori escr^nent^i, aè li lasci penetrare arila .sua pan^ie 
intima, staMite, Ifiggiero ed abbaatasaa soUdo da impedipp 
qualanijne movimea^ o deviazione dei ^mmwti ossei 
sotta i movimeali del resto dd corpo del bambino , eeeii 
le indioacioai cui. deve» soddiffisure aeUe fratture delW 
memlsra ndle prime ^lodke ddla vita, e particolarmeate 
in queUa del femore, d^ qaak intendo parlare, cope la 
sola che ebbi a trattare neU'in&nsia; essendo essa la pìii 



154 

tlifficile. à xttraarsi potrà * (Swrvvre di regola per le altre. 
<Hieiite tfi4ioi0iwi bi' >giHiìfi à Mddi|i&re pi^n^ 
jdtOMto iàMr'mpfiMoeiuo te fiMOie, le' tale ved ogni altri) x>g^ 
gittoo eftpttèe 41 lazuppuf^i dagli: uDioiri «acreineiitià , «d 
ki^^^uiSo «oltanic^ tiie fenili», alootie i^tteocia ifi telai ed 
'il • collodio , col ^ale ogni peizo dell^ ap{iiu*èc(^io -viene 
saldkti» e rìMpèrio. < ' 

Le ferule ^tffcité,ù te' bambtoì 4i -du<>A ^uaefetro mesi 
furono- di kii^' sotiUl«r eo«t dott» da eoattAa, ^m, deftto 
s|$essoi^ 'di ciiN» iHi 'miUiiiieti^ e mmio ^ dMa largbezsia 
di d^e cefitimétipi , ìetigaito é^ snuKjeaAe iMile estremità e 
negli orlt. -L'^eriist egibeea èli di eotte» Mia eroibt fl&aeà 
alla piaMa del piod4, Vai«ebii»% ìdal di «etto< d^i pti^ 
MÌA coscia ai ^i «o^ delte roteila, fii^teriia' dalla parte 
superiOKe >detla('COeeìa a poMi «brta&xa dal ^eri^^eó sino al 
di sopra del cimdilo itttema del fanarew-^Le Mtueoe di 
tela di lino dèlia iMf^éaza di uìi odDtinitro o poco piò. 
' ftidotka 4à fe^ttóm iqnaadiD fir.duofo e lidonata aH'arto 
la fi^itÉÀ' nerfiudè , le tm «lèicdàe^ ^^repnsDo.saldate su ék 
esso p^ ttieaao (Mc^Btfdip diiteeoTi tsopra aMiDiiflaivte^ 
mente, aiceM' itfiAìcatè, eqpìcciaTa d|i egni parte rifl»iicn«- 
done i&Totti t'IorolK^di, non ohe le ertmaóià dell'ante^ 
rif^e e d^ir interna, per cui la cute rimaneva ditea dal 
loro immediato contalAo. Le tre «seteelle iurwo toeto as<- 
sicurate mediante un semplice gir^' fatto colla fettuccia 
intorno alla parte media della coscia, cui nei casi trattati 
corris^nde^' la {fattura; la quale fittiiecitf v«mi04saldata 
col coHodio 'tafìt6 adto assicelle 4i:^nto alla cute interme^ 
dia, e yamtiojbfta 9«i¥Pedtemà Hf ési^. OofloòMa ima piccola 
coìn{)rèséa dT tela aldi i^to d§l ftialleeto e6tét4|o, allo 
scoì[K> * *fendéi^o <da11a oorapreeéiòtie cMtWslùrtlal ester- 
na,' qife^ft Vèrme qufvi fissat* mediante ana ^f(G?ttuccià le- 
gata ad essa al di 'soprai dell'allatti éfk malieoTo, fecondo 
ognfitto dè'sruor éapi un gire a cifra otto intorno ài pfede, 
per tornare al pnnto di partenza, ove furono rannodati 



155 

sopra r assicella do|K> av^li saldati col JSoUodio in iì§ni 
poBto^ di eoataito. Altre tn^lialtttcce'fttmmo appUi»ta4fcUo 
stesso modo dalla pidma^ al idi sotto. dal gkioachia, «daUa 
parte superìOM ed iatetem-drila' cesaìav passando sulle 
estremit* di^le assiefllle,' ixàttìoT%' ^ìaAakìm; maifwnnà} 
piuttosto tea appMypte cdia stratte nttonoalfarto/flMl- 
mente un'ahra fettueóia nDuiodBta odia ÌMia: {ooto laedia 
•ali* estrraiità' superiora deU* asóipalia eatoma, i^irArà co* 
•suoi capi iutoniDal fasdAo, è ritomara soiraMoeHa stassh 
aulla i|aale tpwra rannodata ; eaBa. pare . saldata intorno 
al ooipoiao far imseo del oottodio » col qttlo vanaato 
pure spakuali tetti i peui daiiij^ilQeati Tai^Breoekio, tiou 
ohe i tmtti érila^plke^aoàpBÉti'iatorBÒ a&Wt» ed aitai- 
Cina In segnilo rifebeaì.cara ohe «{ueato strato aon rima^ 
nesso interratto par -te iscnepòbinre ohe mano mano vi si 
formàyKio. Il cottodio reo dbstioe ceiklaggiunta dall'olio 
di rioiad, htmst mo' sthiAo' ohir naia va Jsoi^gaftÉa a sere- 
polam, • potpahha.peneìò oaasré.praMÉa» fussalD il. suo 
uso nati toraàsso di danno atta aalìditè dell* appsjMckio, 
essendo la chia. forza adastver ai^ai ninòne di -quella, del 
<:oIlodio semplice ; par cui trovai più •^caavenieBta l\m di 
questo^ 

Qua^ apgacacddo^ sempiìoe o leggevo più di ,qua^in- 
que altro, tutte saldato sulTarto fmttunuto per coi forma 
<x>a esso àn «erpo.seio» aeUdo tanto da impedire qMftlan- 
que 'detomposiaioiie dei frammenti ossei » può man^tanere 
la sua aeiidità ^siao a compmento .daUa wm asma bir- 
sogno di Oisef^ riaaoviip , ptraMitaado 1 movim^Mbi del 
corpo dd Jbamlaao, le lavotitre ; seiwa che metioipam^te 
si scboqponga ; oon viene altmto dagli umori eaisreteen- 
tisi, xdiaaMi:io pentitmno epsiò essere perfetìmmeatori^ 
pulito ; lasm .vedaro ìb a(«fco .delTalrto rél^jUvasneato alla 
frattura ad alla coùdiMiir ieUa Quto..Queftta sotto, lo 
strato ^del collodio^ si oonseraa ootftantemente pulUda , ed 
a questa condizione si ridusse totsrto quando già era ar- 



.15t3 

ruvtsata, «àGokìidta e ptr«4t)iaàa .^ ulcariimi essa non visite 
xàenomaoiwtei Qfi0sa> daUe jferule. e.^i laooi* dai quali è 
s^pasftta. ptl. allodio mtQl^p<)fttQju(:ill: caUJadio llia.p^ il 
yaatatjg^di oppiHPH al.jgrt^ arto Diagli spazi 

tra i . bcei * >)« avitolto: « & fi^nitnn 'dcirapiiaréQaliio pel 
4ónlAuhi>r.tl(rfiii»e delF^asto niÉsue/agÉvobneaie oarretto 
stràiigeBdo ittode]1ttafue&ti»)fciiiodk ^UétfeUticoéi * 

iia iormazkkot di;ilppttpe(MtU steinK^^ faldati alie mèm-' 
bea fnatttapftte: perrioeno' dri e(iUsoidi(Hiè>be& iniìgi dairea- 
sere^ unotaL X'iUiiatre dottor fioffdlrdn^itt'iiregcfliq^iaaiino 

pabUioàio siqp dal lasajiHeUa- « GeaietiM Madiba^rdi Mi- 
land^» ^ ^parlando ddlejapplìoaiDpni'dft quèUlo àgtfite.tera- 
paniico alle fpattiife,.i}ice :ohe «noi. bsìda^ peir: queste 
n lesioni poò: esso :applkafBÌ'ta4ué-inadiv od inuueéiatar- 
» ìfnèatte ^ul loanAro fraUttRato col dboteo di liatsreUe so- 
» vrapposte^.la -luia atte aUre* adi aenaé kmgiiudinale del 
x' niend^BO in niiaitvoai^flkiaate «per fpraiape m abbastanza 
:*i80ltdcr'|isfaìàlei> <» àHinapfiUaeiidOiàlW'anddetta: Uaterelle 
»i dalle, fenile Kidiiassicatte diréartonaNO diiaUra^scìtainza, 
3^ spalmate par asse di coUodio; Il 'pvima itapdo pàò ba** 
>i^ stare nelle fratture delle pìccole ossa, ed ha il vafrtag- 
» gio di i lasciava; aHò Boqièrto/ tutte te partr liwerate , 
)»<: suppuranti ^ aeo^ril seoondo eonvibba alle grosse frat^ 

> tùné; Iv'dspertenia ha già omaprcrrato in vari casi com-^ 

> plieati co» taceraaioai, aappurazsòniy con grande mobi^ 
» liti dei ftfamitìèniti il parifto ebe fasossi iiràre daicol*- 
9^ Iodio {k BàYUef ittèAic^h^irìivf^e ì^ì ff&pUftahte 1&48) 
n^ . « » . > Il eolkfdio p«r la Ma' itnpèriuaaMlìità ai liquidi 
^ ed amori anìmaU.^trasia*ap]^ioare m< quei «sbì hi cui 

> h^vti «ti tMmtiftuo sc«b (tt tunorì^ e $peeiainastftè, come 

> venne consigliato dalT^sgrsgio dotiwv^ Parimio, nelle 
» fratture dalle estttemità «ddomùiali nei raigazÀ »« nei 
^ dedieitti soggetti a bagnarsi coirorina*; * 

Secondo la citata Memoria le ferule, à differenza dei 



157 

mòdo da me usato , non y)3rféM)6ro appliòaie' immediata- 
mente sulla cute, ma ìMpt*9, le IiiiMr«lte |fià prina ap^i* 
cate e servirebbero ad ^»»é d? tìjAótììiiì^ilii ^iMHdb Mmro^ 
ria non è latto cmM A(6 Ufgwi^ ^ ^é ì0 itmall esser» 
necessari, non tallto per iiiip^difi» il d»tli«K50 d*l€f*ftì*afte, 
quanto pei^ elìdèìre Tàglie UM»eoIarè pèt ine^ó di una 
modellata comprésstolie e per Imp^i^ \ùiA grtUldè soli- 
dità all'appareccbio. Inoltre non essendomi noto cheVap- 
parecchio accennato dal dott^ BoreUi sia stato adoperato 
nelle fratture dei bambini , o negli altri casi nei quali 
viene gltiffiioato' o^pOrt!ilìt]f, t9fèdéWS*hon*1buffette<ftir>-eono- 
scere il modo da me' àA)|)éfMtef; è'^éOrtàhiépà dopo la 
lettura della eriaditissima Itomoria del prof. L. ^orta — 
Delle fratture del femore — lètta nella tornata ^ luglio 
1863 del R, Istituto Lombardo, ^ecc,, nella quale l'illustre 
clinico consiglia nei ragaszi rap^reechio. &Mò con li^o 
di cartone incollate iBUlla «oda p^Ue per mtszo del glu- 
tine e tan CificiaMra eipulftiva coperta dì desteris», ri-- 
stauraìidolo ogfdi volta cèsliA' di «glfe p»r amr6i Ilario 
assotttglfato, o fròvaé( inftrattkto di matèrie 03crom«iti- 
zie, od evvi S(>spettò dt p!agà* od èscare al di sotto. An- 
che (juer§ant nella sua opera che va ora pubblicando — 
Notices sur la chirurgie des ^n/ojnte'^ consiglia Belli 
frattura del fomore nei bambini Tappareccliio di Sculteto 
p quelli) di Sejjtin, 

L'eisparienza i^ipetuta , coma seppe C^r conoscere nella 
moltipUcità <fegU apparati per 1^ fratture « quali siano a 
preferirsi net singoli dUbf^iti easi, cobì s^rà pronunciare 
sul merito di quelto da ine «dopetato nelle fratture del 
femore nei bambini , nelle quali ia pratica finora, seguila 
lascia molto a d^idérai^. 

Cosi pei pregi che seco riunisce potrà essere 'sperimen-. 
tato nelle altre fratture delle membra degli infanti, ed 
iu alcuni casi speciali di fratture e particolarmente in 
quelle complicate da grave ferita delle parti rnoUi; e forse 



WS 

in quftskerpOtrà es&ere prefèfito a quello di Burow (1) fatto 
colle atoiacMrr di fott^rl^^rchii/ Queste ., oltre di essere di 
prewKl 'elevato e difficik ^t tro¥W9i , esigono particolare 
destrezza. MU'afiplicasione» i^nfao cspunoUite col riscalda- 
metto e :liMtfit0i^ute:applieAia.<air^N^-^f^ fìispia di flanella 
per.i24.Qr^.r i^ ^i^ vi si a^a^iao e^.vi, aderiseaao^ n^ntre 
si.rendoifto. di^re; io ^aguHo-r m 4'Wgw^ aesieura^ con 






d^x €?AaM» ■ja^iacHgwim.M^^^ presidente del Co- 
mUato m^dik)Q'df,Ca^lmaffgiore>. — Lette* nelC Adu- 
T^mQ, IZ aprile 1864., 

< 

■ 

Onorévoli l^niorì è coIIèglfL — Pi*i. tcJté. io ' l^eì seittire la 
c^mvenieiiza ^ ti hin^gao 4i oectqpardineHé 'ÌMnéae «dunuize , 
ad imitMimie ài t^v^nf» pr^Uoiài pmsò f^i ooHiQiti. Comitati, 
intorno aà:tuc^mimti^\ .«e<ttci|ia cUi|i$i^/.di ;»«di(»..giurÌ8pru<^ 
denta, di aàiotfiiisiLri^ione aarùiaria»» di ia>«atigaz^qiù. statisti- 
ch«, ma niano .di questi qgg^tt^ fiapra.^pjrastò occasione jai no- 
stri trattenimenti, forse ,parchè troppo rari ^ sfuggevoli per la 
distaazci sovercl)ia ^el ri^spettiv^ nostro lyogo di domicilio e 
per }a conseguente poca opportunità di contatto. Neil' intendi- 
mento pertanto di tener vivo io spirito di vicendevole comuni- 
cazione degli offorentisici casi pràtici, ed allo scopo di eccitarvi 
a conservare annotazioni df essi, preeorrenéóVi «oli' esempio ho 
deliberato di opporvi oggi làr nlirra2i(me ^ di^ fdtti occorsimi 
durante fl mio' eMn^ino, l' ttam dfeiqtkftlidiMOBtra 1* utilità scien'^ 
tifica delld atttdpnitf ,raltr9 maniéssta come *ki stringente ne- 
cessità su^geriflca il rìitvemmento di nuovij o non ^on^^uni espe- 
dienti, e come questi nelle speciali em^rgevkze riescane indispen- 
sabHi e non .surrogabili da altri. 



(i) « Annali Universali di Medicina w. Giugno 1849. 



159 

Esordciifio dal priitlo . uvgtmui^ Aitò , che ^ess^ mi. viene 
somaumstrftio datt' nomo bMico, etti d«ibbiaaiG^ im reoeiite «re- 
zione de) niàgmico UmfAo^ ett^ (ótmA- il éeeoro iì queMn cHtà. 
Era desso doa &iotttnm ^ie^a^^ j^énc&tte , che nel setUasbre 
•1836 pervenne alla gra^ età éi ^6 anni e due m^i -^ esso 
soggetto negli tikimi ]ie#iedi di éi» Tka Kd intercornenti in- 
fiammanoni bronco^podmtfnari, a dispnea, a turbamenti eardiaci 
«on Ì3Ìt6hriinttaBti pidsmoni arfieriinery ar fltitkhe«ta\ a* dolori 
rcmnatioi Aonbarr aJeitfl|n«i w ìtipfeci»' il lato destr» «d ^ aiter- 
nantiaì con dc^ri ai conisfiadene^'ftnocoUo. Qciea^À 'sconcèrti 
per atltOQ àoh fimeadeivàne eoa gvalvtf^'iatenidità né ^rirta lft^ di 
kn esìstsMU, ehaaazs Isvidiafaìiii petevnai 4ire^^dn:•rafriaMr:4eU 
y età, dappoiché Mgtmùso idi^empra Jutmtasicowfanientmiente, 
passava le ^ notti d' ordinario tÉanquiiCs , faceimJVeqQenii corse 
in carrosa, oecupavaai con ordim d^ propr| affavi , e tratte- 
nevasi in. fonig^iari conversazioni ragionando di storia antica 
e moderna^ <éi letterainjna, di sciane^ di po&tica qnal fosse nel- 
V età vMIev opportonalnsiit^ ìntnxhiceBdo nei snoi colloqnii 
squiarcii poèiioi 'cftassifai ^ specialniente driOhraaio. Q i ffaUu di hd 
benessere .f« lèsteAlitb fimo agli estnami -gìolni. fi «un vita , 
r^pentiàaioente troaehéa in aegiiito ad éuobl «e^ta^ a cui vo- 
lontariamente si espose 1^* tentando . di - -v^rlHieiitaro ii gnado 
delle propoie fer^e, casttosnaAido da: suiti in un'inoriieait^ in cui 
acoidentalnienis non trovossi sorvegliato. 

Negft ultimi aaaii precedenti il decesso^ codne ai è acoanaalOy 
il Peasone non fruì di. uiia salfobe- eoslante ed inaHerata, dap- 
poiché sebbene non soggjertto a gravi ikialattic. di :C<>rs<iv 'Mtfriva 
talora non poco per «Mtinata stiticheiza ^ talveikta vineibile con 
ovvj ^ lievi appreiBtameati; tal' altra restia ad energiche pralaohe. 
Né si limitavano punto, a senfdici dissesti addominali - le sofie- 
rense dèi Ponaoni^- che ansi fortemente reagendo queste sairim- 
pressionabil§ di Ini or|^ióoa, cuciono, gli dììvenivaao di irre- 
quietudnie,. di amaaie^ 4i malcontenfto ^ 41 intoU«ra|i49^^ di ti- 
mori, di sgarbo e quasi di avversione pei famigliari e per qua- 
lunque assietevalpt : taomeni tatti, che in un balena si ^dilegoà- 
vano air apparire «.Ml%. 49^i<}ei^ te benefiche evaouskzioni». Di 
questa stitiohezaa faeije ad inaoutrarsi in- molti individui, e che 
non ad organica sformata struttura , ma solo ad alterato fun- 



160 

■ioasmento intestinale si «ttribuiv» , naturali appariscono 1* 
4:o»sdgttenit ùn-adìasioiii sul sistMoa mimosa. La storia ci ad- 
dita quale tmporianxa inllaiti nell'andamento degli, umani eventi 
a«tfqma V uomo a seconda della speciale situaxione , in cui si 
atteggia, #. quanta concórra la Condizione dei ìiisoeri addominali 
a tnodificarei lo stato deH' animd , e ad ifioliiiarlo a gajezaa od 
a tróstezaa. li. cardinale. di^Richelièu ne t»fl^lva splendido esem- 
pio.; ne sfuggi un tale» ffinom^nii alla peneénaziofne di Voltaire, 
ed alla «agaeia di pi^ftindl filologi e psicologi^ i qoÉtli rinven- 
nero in iakà ipflomèno V- istiou ragione del cupio carattere di 
Grofliwcdli di Savaillac , di Damiens e di Lowel; 1 loro delitti 
a parere ^questi inùgni e^utàtoifi deile «mane tendenze non 
pótevansi:eoinpìere, ckè sell' atto diìunrifleiiso «óvre^qi (amento 
ceralirale apportante terribili molestie , smaniose inquietudini ^ 
e sviluppo dì tea concetti, che 4i cerio ài. laro dire, sardbbersi 
prevenuti y ae mediante purgativi opportunamente ^pprestiati si- 
fosse r ordinaria éaikttf ié nomale piaorvoiezza ridonala ali* cn*- 
ganismo. ÀUa fanrorev^le circostanza éi trovare r grandi liberi 
dalle nojeiEte'fiMiisaBiotti' indotta da|flì ii^gombri iddomimiii , de- 
vesì spesse i3 fortuiiato 'coitsegùimento dei loro favori. 

I fenomeni hroncliiaii é cardiaci riprodottisi o precipitosa- 
mente accreeciutisi dppo ia caduta idbbreviaròno e spènsero 
d' un colpo -ia vita- dei Pònzone , il quale coUm inumazione se- 
guita colle comuni pratiche avrebbe occultata la causa delle 
précédenti sue seiferenze, avrebbe distrutte le testimonianze di 
gnavi alteralzioni :viscerall mantenute^ con poca manifestazione 
£8m>iienok>gica>festérnfi. Ma i preparativi necessarj per un fu- 
nerale prefcorzfoitatò alle estese ^ue facoltà, e la coincidenza di 
giorni festivi' impedienti le funebri soliennità, imposero il biso- 
gnò di'proicrastìiiare la tuinulazione, le ancora calde giornate 
di 6eit«mbre:'po6Ìm«ero alt' ufiO' di mezzi valevoli a ritardare 
la putrefazione eadaverica. SI passò atto sventramébto , me- 
diante cui in%rap^en({endod[ i'esatne delle viscere, si ottenne il 
seguente muHtflo: 

Petto t ^idro-torace copiose massimi al lato: ministro: 
idro-periea^dio : litiasi aortieii a 6^[uame * d ìspoéte circolarmen- 
te e formanti quasi un anello dèi diametro di tre centime- 
tri : alto quattro millimetri nella parte più consistente e gra- 



161 

daiamente assottigUantesi in modo da rendere ineompleto il 
àrcolo. 

Addome : -— Intestini con appendici risultanti da disten- 
dono delle pareti esterne intestinali ÌPresentano la figura di 
un ditale a perfetto cui di sacco : hanno la lunghezza da uno 
a due centimetri , il diametro da quattro a cinque , millimetri. 
Appariscono rare negli intestini tenui, più frequenti nei crassi, 
e tanto più, quanto maggiormente si arvicinano al retto. Sono 
in numero da 40 a 50 : non ne esistono sul cieco , poche sul 
rotto, per cui occupano in principalità i tratti del colon , colla 
distanza tra loro dai sette ai died centimetri. Quasi in tutte 
erano contenute nel fondo cieco delle scibale più o meno indu- 
rite, d'ordinario uniche, in alcune duplicate; in ninna ravvi- 
savansene tre. Il rene sinistro si riscontra sformato nell* orga- 
nica struttura , e composto di un parenchima bruno , friabile , 
pastaceo, paragonabile al tessuto della milza rilasciato. Del rene 
destro potevasi dire scomparsa ogni traccia, a meno che per 
tale non si volesse riconoscere un' nucleo membranoso cartila- 
gineo, su cui scorgonsi innicchiate sette cisti idatiche di va- 
ria estensione, da quella di un noeciuolo, fino all' uovo di gal- 
lina. Gli ureteri sani, la vescica di mediocre volume e di spesse 
pareti. 

Questo caso offire le seguenti osservazioni , dalle quali ap« 
punto viene costatata V importanza delle cadaveriche sezioni. 

Fu infatti per V eseguita autopsia, che verificossi 1* esistenza 
d' idrotorace assai più esteso di quanto rìtenevasi , il quale fu 
compatibile con un sufficiente benessere in tanta età ; dappoi- 
che sebbene sotto ( movimonti impetuosi il Pontone soggiacesse 
ad afianno di respiro, questo non manifestavasi nò con violenta 
ne con frequenza, e gli insulti notturni ortopnoici talora so- 
prawenientì cadevano fscilmente colle sottrazioni sanguigne, 
né riapparivano che a lunghi intervalli. La litiasi aortica era 
pure diagnosticata. 

L' autopsia ci segnalò V esistenza di un' abnorme conforma- 
zione intestinale, la quale per V intercettazione di materie escre- 
mentizie dava luogo a penose sensazioni enteriche , riflettenti 
sul sistema nervoso , e dissipabili quando coi purganti e coi 

hmhhi. Voi. CLXXXIX. li 



162 

clisteri si liberavano dalle infeste materie stercoracee le sopra- 
rimarcate appendici. Ne altrimenti potrebbesi spiegare, come la 
smania, V inquietudine, V intolleranza predominanti nel Ponzone 
durante la stitichezza, non cadessero che al vincersi di questa, 
e col lessare del titillamento agente sulla mucosa intestinale 
mercè le materie fecali. 

Riesce poi ammirabile V osservare còme i reni potessero 
funzionare in modo nion difforme da quello soglia avvenire nei 
vecchj malgrado la profonda alterazione in essi avvenuta, dap- 
poiché r uno erasi ridotto allo stato di melma, l'altro scom- 
parso. Durante la vita del Ponzone difatti non rimarca vasi che 
un frequente stimolo ad emettere urine, ed appariva un dolore 
ricorrente alla region lombare destra, il quale saltuariamente 
sì avvicendava a sviluppo di dolore nel ginocchio del corrispon- 
dente arto. Dichiaro che in pratica ebbi più volte ad osservare 
questo fenomeno , che confermai sintomo dì a£fedone renale , e 
che parvemi potersi paragonare al dolore insorgente alla spalla 
destra sintomatieo degli epatici sconcerti (i). 

L' altro oggetto su cui ho divisato tenervi parola , distinti 
QoUeghi , riguarda 1' applicazione dell' apparecchio permanente 
nelle fratture. Questo metodo in alcuna di esse riesce di asso- 
luta ed indispensabile necessità, e non può venire surrogato da 
altri; ed anzi T inopportunità e l'inefficacia dei consueti mezzi, 
servi liei caso che sono per esporvi a fiar sorgere in me V idea 
di . adottare quest' apparecchio in momenti, in cui non era^ còme - 
oggi, destata sopra di esso l'attenzione dei pratici. 

È conosciuto, dal medici di questa città il sarto Bianchi 
Luigi di Federico e Giuseppa Beduscfai, bassissimo di statura, 
non arrivante al metro , rachitico e coi femori curvi a conca- 
vità interna. Nel. giorno 23 xiiaggio 1843 esso venne tradotta 
in questo nostro Spedale^ per frattura del femore destra poco 
al di sotto della diafisi. Era allora addetto alla cura delle ma- 



(4) Il socio dott. Acerbi di Viadana, fa rimarco di avere 
oella propria pratica avuta occasione di riscontrare consimile 
coincidenza sintomatica. 



163 

lattie esterne, il chirurgo fi;> Luigi Contesine, il quale rincon- 
trando neir offertosi caso straordinarie circostanze , e trovando 
insufficienti i ^nsueti mezzi di ridu«ione e contentivi, volle in- 
terpellarmi sul metodo da adottarsi. 

Neir esame dell' infermo rilevossi, che il femore destro frat- 
turato, lungo circa trenta centimetri, era realmente curvo a 
concavità interna , e che tentando di eseguire V estensipne q 
controestensione per effettuare la riduzione, i frammenti, si di- 
sponevano nella direzione di una linea rett^ tracciata dalle due 
estremità dell'osso; ma siccoQie ognuno di essi frammenti ve- 
niva a costituire circa la metà dell' arco formato dal femore in 
istato sano, ne seguiva, che stirate le due estremità risultanti 
daUa frattura, anziché portarsi^ a mutuo contatto, si volgevano 
verso la parte interna della coscia, allontanandosi in tal guisa 
sempre più tra di loro, e distogliendosi perciò viemaggiormente 
dal contatto indispensabile alla saldatura dell'osso. Come ciò possa 
avvenire, di leggieri si comprende considerando, che il segmento di 
circolo formato dal femore deforme veniva coU'estensione ridotto 
a due segmenti più piccoli , di cui le superficie prodotte dalla 
lesione di continuità perdevano il reciproco contatto cambiando 
posizione. In tale frangente niun' altra indicazione era da se« 
guirsi fuori di quella di assestare e mantenere V arto iiell' or- 
dinaria e consueta sua deforme posizione. 

Poco adottata e quasi obliata in quei giorni, la fasciatura 
permanente eseguita mediante l'albume d'uovo, sì felioementQ 
usata un tempo dai cbirucghi italiani, specialmente ne^ grande 
Spedale di Milano, ed allora seguita solo dalle donniciuole « 
dai pseudo-chirurghi, vagheggiavasi la risorsa del collocamenta 
dell' arto noli' apparecchio di goisso disposto in convenienteL cas^ 
aeita^; di cui da poo<» tempo erasi caldamente proposto e rac- 
comandato l'uso. Se non che la informe brevità dell! arto del 
Bianchi poneva ostacolo all'applicazione di tale apparecchio, 
a surrogare il quale appariva il bisogno di ricorrere ad un 
m^zo acconcio al mantenimento dell' osso nella Aaturale sua 
abnorme configurazione , con successiva addizione di mezzi va- 
levoli a conciliare all' arto la forma pressoché cilindrica. A tale 
scopo si immaginò di empire mediante stoppa di lino il vano 
risultante dalla concavità del femore, assicurando poscia la ri- 



164 

duzione e l' immol^lità dell' arto rÀedlante la fasciatura circo» 
lare corroborata da soluzione gommosa, mercè cui si die luogo 
al regolare oomplmento del callo', prevenendo in tal guisa la 
pratica dell* apparecchio permanente Inamovibile p reparato col- 
r amido, che tanto rumore elevò negli anni successivi. 

Avvenne con ciò la perfetta consolidazione della fì'attura : 
rosso conservò 11 primitivo suo stato, ed il Bianchi dopo cin- 
quanta giorni di spedale potè nel i6 luglio successivo ripren* 
dere i consueti lavori , che pur oggi disimpegna senza alcun 
sgradevole postumo, e colVabnorme simmetrica configurazione dei 
suoi femori. 

Permettete, ottimi colleghi , che per qualche istante ancora 
abusi della vostra pazienza per larvi nota V effettuazione di un 
parto raro a verificarsi in pratica , e che io ebbi occasione di 
vedere nei primi anni di mio esercizio. Ho divisato di richia- 
marlo, affinchè la statistica ostetrica possa registrare nelle sue 
colonne un numero, che vieppiù confermi la possibilità di un fatto, 
che da taluni non si volle ammissibile. Consiste esso nell* av- 
Venuto rivolgimento spontaneo in seguito a presentazione dal 
braccio destro. 

Chiamato ad assistere in Rivarolo del Re la moglie di certo 
Siro B , . , , già da un giorno in travaglio di parto , attesa la 
distanza di sette chilometri dalla mia residenza non ho potuto 
pervenire presso di essa se non tre ore dopo, che fti spiccato 
il messo incaricato di invitarmi. Giunto alla casa della gestante, 
fa rinvenni già divenuta puerpera , e viddi il feto àncora vi^ 
vente col braccio sinistro fortemente ecchimosato fino all' ascella. 
La mammana afiktto priva di istruzione e zotica, né sapeva né 
poteva apprestare alcun soccorso alla sofferente , ed kìtanto il 
parto aveva avuto luogo per le natiche mediante naturale ver- 
sione. Lo stato del braccio sinistro chiaramente dimostrava qual 
fosse stata la presentazione , e contribuiva a convincere della 
immensità dèlie risorse , di cui inesauribilmente sa valersi na« 
tura. 



165 

H^l lArtiiS*«e*pto e die^ sii«l umì nftcdlci i Lezioni 

di GIORGIO #omidON« professore di medicina 
ili Collegio del Re a Londra, ecc. ecc. (^ TheLan- 
cet »> may, 21, 28, 1864^. *- Versione con aggiunte 
del dottore MimiSimi BmtHem^ già assistente alla 
Clinica chirurgica, incaricato del Corso di ana^ 
tomia topografica presso la Regia Università di 
Pavia (1). 



&, 



ignori. ^^ ti tema delle confereiiase, che t>er le vostre elargì- 
sioni^ o signori, io sto per svolgere in questo recinto^ può essere 
definito in brevi parole. 

Alcuni fra i discepoli del Collegio 'avendo diretta la loro at- 
tenzione sul soggetto Laringoseopo , ed essendosi formato un 
elevato concetto sul valore delP istromento come un ajuto effi- 
cace nella diagnosi e nella cura dei morbi, io fo voti ed anti- 
cipatamente desidero che se ne abbia a generaliztore ed agevo- 
lare r uso nel più breve tempo possibile. È mio pensiero di 
combattere l'idea che l'arte della laringoscopia sia cosi ardua, 
da non potersi convenientemente applicare se non da pochi eletti, 
che alla lor volta 1' abbiano ad erigere a specialità. Mi studierò 
per avverso di persuadere, che le difficoltà inerenti all'uso della 



^«■rf^MaMUiM^^^Hiii*«aiBB4«lMMaaM*Mi^ri^B««w^Ma«i^i«»aBM 



(i) Se noi constatiamo le Memorie pubblicate in questi ul- 
timi tempi sulla laringoscopia , le Vediamo {improntate d^ una 
duplice fisionomia. Le une che Vi parlano a traverso il prisma 
abbacinante d' un fìttale specialismo , ne decantano i pregi con 
una iperbole troppo manifesta: le altre meno plagiarie ma sven- 
turatamente troppo severe, vorrebbero negar luce ai fatti e con- 
chiudere' quasi coll^ostracismo. 

Quésto cotzo dì Viste troppo discrejpatìti non si attaglia 
certo a dar vita o far attecchire i primi incessi d'un'arte novella. 

Le osservazioni e ^li studi del Johnson, spoglie di idee pre- 
concette e di personali pretese, sembrano a mio credere fatte a 
bello studio per palesarci qtlanto vi abbia di véro e di parti- 
colarmente attendibile dalla laringoscopia. 

Epperò io mi lusingo di far cosa non discara a miei colie- 
ghi presentando loro le valutazioni dell'insigne pratico inglese. 



166 

Ianngosco{>ia sono numerate e ben lievi, e la maggior parte di 
tal natura d'essere facilmente superate da chicchessia mediante 
un pò di pratica e di perseveranza. Mi lusingo che non ne po- 
trà ridondare che bene all'argomento presentato al Collegio da 
tino de'suoi membri,, il. qpiAle è ben lungi dalFavanssàre k pre- 
ies^ d'avere ^p^iali cognizioni dell'arte, od una peculiare atti- 
tudine ad esercitarla^ ma ohe solo avendola «.tudiata e praticata 
nel corso ordinario delle sue giornaliere occupazioni , è deside- 
roso di comunicare il risultato delle proprie esperienze , e an- 
sioso che altri abbiano a dividere con lui il piacere ed il con- 
forto di pos^edere un novello istromento per investigare e com- 
battere una larga ed importante classe di malattie. 

« 

Ciò premesso vediamo che cos' è il laringoscopio ? 

Il laringoscopio è un piccolo specchio fisso ad un' aata- o 
manico di convoniente lu^gh0zz^a» , . 

Questo specchio, previo moderato riscaldamento affine d'imr 
pedire che esso s'abbia ad offuscare al contatto del respiro del 
paziente, vien posto in tal posizione obliquamente dietro, il pa- 
lato , che mentre riflette la luce dalla bocca nella laringe , ri- 
percuote all'indietro l'immagine dello stesso organo all'occhio del- 
l'osservator^. 

Vi SQno varii e mplteplioi mezzi , come \edxemo, più tardi , 
per rischiarare di intensa luce lo specchio, ma il larìngoscopo 
non è se non un piccolo riflessore , un artificioso congegno, il 
ci^i scopo è di ritrarre al vero l'innnagine della natirra. 

Ora non ù\> poca meraviglia come un metodo di esplorare 
la laringe così sempfice ed .in pari tempo così prontamente ef- 
fettuatane, non sia prima d' ora venuto in uso — come doveva 
essere serbato agli operai d'oggigiorno di ideare un concetto, 
il quale ha letteralmente rischiarato di viva lucè una classe 
assai comune e fatale di malattie^ 

E qui non mi ^i vorrfi muovere accusa , io spero , se devio 
dallo strettamente pratico disegno delle mie conferenze, per fare 
una breve e sommaria digressione suHa stoHa di questo stro- 
mento, passando di volo i tentativi che di tratto in tratto ven- 
nero fatti da molti osservatori, ed i successivi gradi pei quali la 
laringoscopia si rese semplice e perfezionata. 



167 

Ad epoche deferenti ed in modo distinto si tentarono diverse 
vie per illuminare la laringe col mezzo di uno specchio. 

Una delle prime , se non assolutamente la prima di queste 
prove, venne istituita da un esimio allievo di questo Collegio , 
il dott. Babington , il quale fece pubblica mostra del suo con- 
gegno ad una adunanza della Società Hunteriana nel marzo 1829, 
cioè 35 anni or sono(i). L'istromento era del tutto identico a 
quello oggigiorno ììì uso, e la seguente descrizione del medesimo 
venne pubblicata nel terzo volume della « Medicai Gazette », 
pag. 555. Esso -consisteva di uno specchio oblungo incastrato 
in un xerchio d'argento a gambo lungo e prolungato che fun- 
geva da manico. 

Si pone lo specchio sotto alla volta palatina al di là delle 
fauci, mentre si abbassa le. lingula mediante il largo d'una spa- 
iala , si scorge allora nel campò della superOcié riverberante 
l'epiglottide in un colla porzione superiore della laringe. 

Il rapporto aggiunge cl^ • < il dott. Babington propose di 
chiamare questo congegno glottiscopio ». 

Il medesimo perfezionò poscia il suo specchio, facendolo co- 
strurre di ben pulito acciajo e combinando in un solo- stromento 
il depressore della lìngua collo specchio. Egli possedeva pure 
un riflessore di forma ovoidea che reputava conveniente di usare 
in casi di ipertrofia delle tonsille. 

Babington y mi comunicò più tardi eh' egli era uso di illu- 
minare le retro^Buici, riverberando sulle medesime i raggi solari 
mediante uno specchio tenuto colla mano sinistra. 

^ Lungo tempo dopo- che Babington ebbe pubblicata la sua 
Memoria sul glottiscopio, Listen nel suo libro di Chirurgia pra- 
tica (1840) accenna all'uso dello' specchietto odontalgico (dentist's 
mirror) per vedere la glottide. 

Trousseau e Belloc in un Trattalo sulla tisi laringea edito 



(1) Scrutando la storia di questo modo d'investigazione, tro- 
vai che il primo che ha esaminato il fondo delle fauci con uno 
specchio fu il Gerdy, come risulta da questo passo : « La con- 
trazione della faringe (dice Gerdy) si verifica col mezzo di uno 
specchio ». Gerdy. — Phystologie medicale, pag. 50à. 

^Nota del Traduttore/. 



168 

nell'anno i837, parlano di uno speculum ìaryngis. Questo venn« 
costrutto da un certo Selligue, un ingegnoso artefice che sof- 
friva egli stesso di tisi laringea. 

L'apparecchio constava di due tubi, uno dei quali valeva a 
portare la luce sulla glottide, mentre l'altro serviva a riflettere 
r immagine della glottide , mercè un piccolo specchio posto al 
suo estremo gutturale. Gli autori aggiungono che 1' istromento 
era di applicazione assai difficile, e che non uno su dieci indi- 
vidui ne poteva tollerare l'introduzione. 

Avery (1) lavorò per lunga pezza ed efficacemente nella co- 
struzione d'un laringoscopio^ od altri stromenti di simil natura, 
per l'esame degli organi interni , ma per somma sventura non 
lasciò scritto veruno su questo argomento. 

Nell'anno 1844 il dott. Warden (2) inventò uno speculum 
prismatico col quale riesci a vedere la glottide ammalata in 
due casi. 

Egli è nondimeno un singolare q ben noto fatto, che il primo 
sperimentatore che pervenne a vedere distintamente la propria 
laringe , è 1' egregio professore di musica , il signor Garcia , di 
questa città» 

Garcia studiò a lungo Tanatomia e la fisiologia della laringe 
come organo della voce, ed era invogliato da una viva brama 
di vedere i movimenti della laringe vivente. Raggiunse final- 
mente l'agognata meta con un processo in vero molto semplice. 
Mettendosi col dorso al sole, egli teneva uno specchio dirimpetto 
alla faccia còlla mano sinistra, concentrando e dirigendo i raggi 
solari stessi dello specchio nella cavità orale. Poscia immetteva 
uno specchietto da dentista, previamente riscaldato, fino al da- 
v^iiii della parete anteriore della laringe , ed in tal modo ve- 
deva il riverbera della sua laringe entro lo specchio. 

Garcia rese pubblici i risultati delle sue osservazioni in un 
interessante lavoro intitolato: Physiological OhservatiOì\$ on 



(1) Introduction io thè Art of taryngoscopy. By Doct. Vear- 
sley, 1862. 

(1) British and Foreign Medico -chirurgi cai Review, Jan, 
1863, p. 210. 



169 

the human voice 9, edito nei 4 Proceedings 9 of the Royal So- 
ciety in the year 1855. 

Questa Memoria era predestinata ad essere il germe di più 
importanti osservazioni e scoperte. Elssa venne all' orecchio del 
dott. Tùrck di Vienna , e lo persuase a servire dello specchia 
laringeo, in uno degli scompartimenti dell' Ospedal generale di 
quella città durante Tanno 1859. 

Nello scorcio di quest' anno il TUrck imprestò il suo spec- 
chio aldott. Czermack y il quale se ne occupò con molto zeli> 
ed energia. 

Egli tosto fece V importante modificazione di servirsi di un 
largo oftalmoscopio^ per concentrare la luce artificiale, rendendo» 
così il laringoscopio servibile ad ogni tempo come un preziosa 
investigatore della laringe , ed una guida sicura della mano 
nelTapplicazione di topici rimedii. 

Czermack travidde tosto, come egli assevera, il valore pra- 
tico dell' istromento , e diresse tutta la sua energia ed i suoi 
conati a divulgarlo per tutto il mondo incivilito* 

Io son del parere, senza far torto a coloro che lo precedete 
tero, che i diritti di Garcia alla originalità dell'autolaringosco' 
pio sono incontravertibilL — Czermack poi alla sua volta deve 
essere ritenuto come l' inventCNre dell' arte della laringoscopia 
nelle sue applicazioni alla diagnosi ed al trattamento delle 
malattie. 

Fu pure il primo che accennò alla pratica consorella della 
rinoscopia. 

Sydney Smith, ventilando le rivali pretese degli scopritori, 
disse : a Che non si deve reputare inventore di un' arte colui 
» che ne tenne pel primo parola , ma sibbene chi ne parla 
» più diffusamente, con maggior calore ed in modo così chiara 
» da costringere gli uomini ad ascoltarlo* Chi infine fu così in- 
» timamcnte convinto dell'importanza della sua scoperta, da non 
» lasciare alcun che di intentato, avesse pur dovuto, a rischia 
B della sua fortuna e fama, mettersi di fronto a tutte le oppa- 
» sizioni , e diede non dubbie prove di essere a tutto parata 
» acciocché la sua scoperta non venisse meno per virili prò- 
9 positi ». 

Su questo terreno , cioè , non della priorità del tempa , ma 



170 

delle peirseveranti e tenaci prove, a rendere un metodo prati- 
camente utile e dìllaso, lo Czermack ha meritanHìnte il diritto 
d'essere riteauto llnTentore e fuori di contrasto il grande mo- 
difieatore e maestro dell'arte della laritìgo scopia e rinoscopia 
nelle loro applicazioni alla diagnosi ed al trattamento dei 
morbi. 

Passo ora a descrivere il metodo da usarsi nell* adoperare 
il laringoscopio e per primo del modo di illuminare le retro-fauci. 
'Il metodo che si segue generalmente per ribattere la luce so- 
lare, od artificiale nelle fauci, è di servirsi d'uno spècchio con- 
cavo assicurato alla fronte o mantenuto innanzi all' occhio del- 
l'osservatore. L'operatore si colloca sempre di fronte al paziente. 
Allorché si impiegano i raggi solari, il paziente è rivolto colle 
spalle contro i medesimi. Se per avvBrso adoperiamo la lampada, 
la si colloca al lato destro del capo dell'esaminando, allo stesso 
livello, ovvero, biò che è meglio, uri pò più elevata. 

Utilizzando la luce artificiale, non e mestieri una perfetta 
oscurità, basta moderare la intensità della luce del giorno, col 
chiudere le imposte delle camera. Ora sorge la questione, se lo 
specchio deve essere perforato e posto avanti V occhio dell' os- 
servatore in modo da vedere pel fòro centrale le fauci del pa- 
ziente, ovverò se è miglior partito assicurarlo alla fronte, come 
un diadema ? Nef qnal caso non è necessario uno specchio per- 
forato. 

Credo fermamente, che la migliore posizione pel riflèssore 
sia al disopra degli occhi e non alV innanzi di uno di essi : 
ma cotìiè questo è un punto di non lieve momento, così mi stu- 
dierò di fornire le ragioni del mio asserto. 

Tenendo lo specchio strila fronte, noi evitiamo il disagio e 
la molestia, frutto degli sforzi richiesti a mantenere un occhio 
applicato al giusto livello del foro del riflessore. Abbiamo la 
piena litertà ed il non impedito uso di entrambi gli occhi, e 
per conseguenza noi possiamo con "maggiore agevolezza dirigere 
la luce nella gola del pazieritéj inti'odurre lo specchio laringeo 
e praticare qualunque altra manualità richiesta per la diagnosi 
e la terapia. 

Un altro vantaggio relativo alla posizione dello specchio 
sulla fronte, è che in questo modo noi procuriamo al riflessore 



171 

mo\'imenti più estesi ed in tutte le direzioni. Questa facilità di 
movimenti ci permette di mutare repentinamente la direzione 
della luce allorquando esaminiamo il nostro paziente , come 
pure di rendere molto più facile il metodo dell' autolaringosco- 
pìa, della quale avrò fra breve a tenervi parola. 

Qui pure si eleva un'altra questione, cioè, vi sono vantaggi 
neir osservare a traverso ad uno specchio perforato , che con- 
trabilancino in certo modo ì suoi manifesti inconvenienti ? 

Io non ne conosco , e tengo per fermo che non ne sussi- 
tano. 

La pratica di usare uno specchio perforato venne tolta ad 
imprestito dell' oftalmoscopio : ma le condizióni colle quali si 
compie r investigazione del fondo . dell' occhio a traverso una 
ristretta apertura quale è quella della pupilla, sono assi dissimi K 
da quelle, colle quali noi esaminiamo la grande cavità orale per 
vedervi l' immagine della laringe dipinta sovra uno specchio di 
considerevoli proporzioni. In quest' ultimo caso avvi nessun 
vantaggio evidente ad esaminare pel centro d'un rìflessore per- 
forato. Verità della quale mi diedi più volte plausibile ragione, 
non solo colla ispezione della laringe, ma con ogni altro espe- 
rimento di simil natura. 

Provatevi a mettere uno stetoscopio, col suo estremo auri- 
colare rivolto al basso,' su d' una tavola in faccia a voi. 

Tenete uno specchio laringeo obliquamente a cavaliere dello 
stetoscopio in modo da riverberare i raggi neir inierno del tubo, 
dirigete la luce d' una candela sullo specchietto col mezzo d'un 
rifiessore concavo posto sulla fronte, e tenetene in pari tempo 
un altro perforato, al davanti d' un occhio , voi troverete che 
per ciò che spetta alla facilità di illuminare l' interno del tubo 
e di vederne l' immagine nel piccolo specchio, tanto che vi ser- 
viate dell' uno quanto dell' altro riverberante, non vi accorgete 
della menoma differenza. . 

Ebbi a riscontrare pochissime persone che, avendo esperiti i 
due metodi , esitassero nel tributare i più grandi vantaggi al 
riflessore tenuto sulla fronte anziché lai davanti di un occhio. 
Solo alcuni i quali presero 1' abitudine di valersi di questo ul- 
timo metodo, sono per attaccamento poco proclivi a cangiarlo. 

Czermack non solo porta lo specchio avanti all' occhio de- 



stro, ma sostieue pure 1' apparato fra 1 denti, pratica che ebbe 
assai pochi imitatori (1). Garcia (2) riferisce d' essersi servito 
dello specchio perforato, allorquando volle far vedere ai dottori 
Sharpey e Williamson , la propria laringe mentre esperiva so- 
vra, sé stesso. Confesso nullameno che questo metodo non era 
seguito da alcun apprezzabile vantaggio. Essi viddero V imma- 
gine riflessa della sua faringe tanto bene guardandola dalla 
superficie dello specchio , come a traverso al centro del rifles* 
sore perforato. Feci T identica osservazione quando osservai le 
fauci dello Czermack , mentre egli usava il suo autolaringO' 
scopo : potei vedere la sua laringe in modo egualmente chiaro 
tanto sui lati dello specchio , quanto sul suo centro. Quando 
esamino la laringe di un paziente, se io desidero di rendere la 
parte visibile ad un. altro, posso prontamente ottenerlo, piegan- 
do la superficie dello specchio laringeo leggermente su di un 
lato , ed invitando V osservatore a mirare dal mio tergo nello 
specchietto immerso nelle fauci. 

Per vedere V immagine della laringe non è mestieri che 
r occhio venga posto vicino al margine del riflessore , e molto 
meno poi necessario che V occhia abbia ad osservare a traverso 
al centro dello specchio perforato. 

Il riflessore , se posto avanti air occhio , è una sorgente dì 



(1) Esperii più volte questo mòdo di tenere il riflessore, e 
ciò non solo per controllare il metodo dello Czermack, quanto 
per cercare coir esercizio di rendermelo famigliare» 

Ma ad onore del vero devo aggiungere : che per la scabrosa 
ed ineguale superficie delle arcate dentarie è ben difììcile di 
fare un solido punto di presa , che chiudendosi la mandibola 
inferiore sul ma^cellar superiore ad angolo acuto rientrante ne 
avviene di necessità, che solo il margine posteriore del manico 
del riflessore vien preso nello strettoio , che per .l' instabilità 
della presa si altera facilmente il parallelismo fra la pupilla ed 
il centro forato dello specchio ; per ultimo che V afferrare gli 
istromenti coi denti a mio parere è così poco dicevole, e tecnico 
in chirurgia, che se anoo si ottenesse alcun lieve vantaggio, lo 
si dovrebbe sacrificare per non fare ingiuria al senso estetico. 

/Nota del traduttore/. 

(2) « Notice sur Tinvention du laryngoscope » , par Pau- 
lin Richard. Paris, 186d, pag. i4. 



173 

molti disturbi ed incenvenienti, senza alcun compenso, ond'è mi< 
glior partito senz' altro porlo sulla fronte appena al dissopra del 
sopraciglio. 

Lo specchio laringeo o fauciale viene costrutto a forme 
differenti , cioè , ciò quadrato ad angoli smuzzati , circolare ed 
ovoideo. La forma di questo specchio è di poca importanza. 
Trovai nullameno che la circolare è più tollerata dalla faringe 
che non la rettangolare : per conseguenza io preferisco uno spec- 
chietto rotondo o sub-rotondo. Gli specchi di vetro inargentati 
sono da preferirsi a quelli d^ acciajo od altro metallo levigato , 
perchè i metallici perdóno facilmente il loro polimento, e raf- 
freddandosi in un tempo più breve, si appannano al contatto del 
respiro colla più grande facilità (i). 

Si può riscaldare lo specchio, o col tenerlo vicino alla lam- 
pada, ovvero coli' immergerlo nell' acqua calda. Se ne deve pò- 

■ 

scia controllare la temperatura , portandolo a contatto della 
guancia o del dorso della mano dell'operatore. Conviene insom- 
ma avere somma cura a che abbia solo da acquistare quel 
grado di calore da impedire che il respiro del paziente si ab- 
bia a condensare sullo specchio. 

Vi sono due importanti ragioni per non riscaldare di so- 
verchio il riflessore laringeo, «— La 1." si è che con una tempera- 
tura elevata ci esporremmo ad abbruciare certamente la bocca 



■ ■ ■■l^»-»^P»«^*W^-i^'^* 



(i) Devo avvertire chei gli specchietti di vetro che fiinno 
parte dell' apparato laringoscopico dello Czermack, costrutto con 
privilegio dal Mathieu di Parigi, si fanno foschi molto celere- 
mente senza che se ne possa ascrivere a causa il soverchio uso. 

L' apparato della Clinica chirurgica presso alla quale io era 
assistente si appannò in pochi mesi, il mio che èbbi dallo stesso 
Mathieu , in brevissimo tempo , così pure quello della Clinica 
operativa di Pavia mostratomi or sono pochi giorni dal suo di- 
stinto assistente il dottore Cernuschi, che credo non 1* abbiano 
paranco adoperato. 

Notai che 1* oscuramentQ in tutti iacomiuciò dal centro alla 
superficie; questo è un inconveniente di tale gravità, sui quale 
è bene richiamare i' attenzione dei costruttori, perchè rende in 
breve inservibile un istromento d'altra parte dispendioso. 

/ Nota del traduttore '. 



174 

del pazienta, per quanto esso sia docile, e sicura la mano del- 
l' operatore. 3.^ Con un calore un pò concentrato si disgreghe- 
rebbe r amalgama di mercurio ed argento che serve a tap- 
pezzare il fondo dello specchio , che cosi vedovato cesserebbe 
dalle sue funzioni. 

Lo specchio laringeo deve essere impugnato come una penna 
da scrivere, cioè , fra il pollice da una parte e 1* indice ed il 
medio dall' altra , indi lo si insinua delicatamente nelle fauci ^ 
avendo cura di elevare leggermente T ugola e le parti molli. 

Devesì porre ogni riguardo per non toccare coli' istromento 
la base della lingua, e la parete anteriore della faringe, poiché 
queste sono le parti più sensibili e delicate del cavo orale. 

L' operatore puoi tener ferma la sua mano appoggiando 
r anulare ed il mignolo sulla guancia del paziente. 

Dissi che non si deve toccare la base disila lingua collo 
specchio ; ma come la si può evitare ? Voi proverete che ordi- 
nariamente non appena lo specchio viene impegnato fra i denti, 
la lingua ijivolontariamente si eleva verso il cielo della bocca , 
in modo da venire in contatto coli' istromento e da ostruire 
il campo visuale ; e per dir vero la lingua è uno de* più fre- 
quenti e serii inciampi nell' eseguire là laringoscopia. 

Vi sono varii modi per signoreggiare questo irrequfeto ed 
inceppante organo. In alcuni pochi casi il paziente ha suffi- 
ciente impero sulla propria lingua da mantenerla abbassata 
colla semplice volontà, mentre si introduce lo specchio laringeo. 
Questo potere non pertanto lo si acquista assai di rado senza 
un ripetuto esercizio, e nel più gran numero si è costretti ad 
alcuni mezzi meccanici per abbassare questo organo. Il prò- 
cesso . che comunemente riesce migliore , si è quello di tenere 
la punta della lingua fra il pollice e l' indice , e stirarla con 
garbo air innanzi appoggiandola sulla atcata dentale inferiore. 
Il che può farsi o dall' operatore stesso colla sua mano sinistra, 
dal paziente colle dita rivestite di un guanto di cotone o lana, 
ovvero afferrando la punta della lingua fra una piega d' una 
salvietta , perchè non abbia a scivolare (1). In alcuni casi si 



•fcjl^«M*«»**"»— — "^""^«^^^■■■•i"»^-"^i™>*-.»'i^~^«i«taiW*« 



(1) Questo modo suggerito dall'Autore di afferrare la lingua 



I/O 

potrà usare un abbassatore metallico ^eWai lingua , ovvero la 
medesima può venire depressa colT indice della mano sinÌBira 
dell* operatore. Ha sarà facile lo scorgere che uno degli effetti 
che succedono all' abbassamento della lingua all' innanxi , è il 
sollevamento della sua radice o, ceppo in modo da intercedere 
quasi onninamente, la vista. Questa arcuata posizione della lin- 
gua molesta vivamente il passaggio della luce.; assai di sovente 
essa vellica i contorni, dello specchio, eccitando in tal guisa h| 
nausea, e se non si de^te, ^nati di vomito. Per queste ra- 
gioni i tentativi di deprimere la lingua sono abitualmente più 
inani e meno eflicaci , che non il tirarla delicatamente all' a- 
vanti (4). 



per stiirarla all' avanti, lo trovai difettoso perchè: i.^ Colle 
dita non si può fare una valida presa se non. intervengono le 
unghie , il che limita il punto di contatto , intacca e contunde 
la parte, facendo inutilmente soffrire il malato. 2.* Perchè la 
lìngua essendo breve e reagendo se stirata soverchiamente , 
obbliga la mano del paaienté o dell'operatore a starsene siil li- 
mitare della bocca , facendo così da diaframma ai mggi lumi- 
nosi, che devono penetrare nel cavo orale, e quel che più monta, 
causando un non lieve arresto a qualunque manualità che l'in- 
dole dell' ispezione di sua natura possa richiedere. 

Nelle prove che io feci, uno de' mezzi che mi riesci assai bene 
si fu quello di prendere la lingua con una pinzetta da polipo 
piegata ad angelo retto Tei*so il suo tergo libero ( analoga alla 
pinzetta di Trousseau per la tracheotomia ) colle branche ri- 
vestite d' una pezzuola un pò grossolana , per rendere meno 
rude e più uniforme il tratto di presa. In questo modo la lin- 
gua viene afferrata validamente per 1' estensione dei punti di 
contatto, ed in pari tempo si lascia libero il campo all' opera- 
tore. fNota del traduttore J. 

(i) Turck ( t Méthode pratique de Laryngoscopie >. Paris 
i861 , pag. 23 ) consiglia per tener abbassata la lingua senza 
l'uso d'alcun istromento che oscnri il campo operativo, d'in- 
vitare il pallente a pronunciare continuamente la vocale A , 
ricominciando ad ogni ispirazione. 

Fournie. ( e Etude pratique sur le Laryngoscope ». Paris , 
1863, pag. 26) commenda ne' casi di lingua incoercibile (à 
gros doa) come ^li la chiama , d' invitare il malato a fore 
ielle profonde inspii*asioai esclusivamente per la bocca (si sa, 
dice egli, che «e si respira dal naso la base della lingua ed il 



176 

Dissi precedentemente che lo specchio laringeo si deve in- 
trodurre in modo da soUeTare leggermente l'ugola, ed il velo- 
pendolo. Conviene evitare che l'ugola abbia a cadere nel cam- 
po deHo specchio. L' apice dell' ugola pendente all' innanzi del 
riflessore ha la sua immagine capovolta ( a guisa di stalagmite ) 
sul piano del medesimo , i! che vale ad oscuraire e confondere 
la prospettiva della laringe. Il velopendolo è 1' ugola sono le 
parti meno sensibili che possono venire in contatto dello spec- 
chio. La parete anteriore della faringe è oltre ogni dire più 
impressionabile, opperò se ne deve evitare il contatto colla più 
grande cura. Assm di fk'equente nondimeno la faringe sopporta 
il contatto deir istromento tanto bene quanto V ugola ed il pa- 
lato molle (1). 

Lo specchietto se vien posto in direzione obliqua sotto la 
volta palatina e le fauci , cioè dall' alto al basso , dall' innanzi 
air indietro, ci presenta tosto l' immagine della laringe. Un pò 
di esercizio ci permetterà in breve tempo di fare tali cangia- 
menti nella posizione del piccolo riflessore, in quelle del paziente, 
ovvero nella direzione della luce, da riescire a mettere le parti 
più recondite pienamente a giorno. 



velopendolo si giustapongono in modo intimo). Accennai a que- 
ste pratiche perchè in simili casi si possano tentare. 

/Nota del traduttore/. 

(1) Ebbi un infermiere nella Clinica che era di una doci- 
lità veramente meravigliosa ; io poteva titillare, sumovere, pre- 
mere la parete faringea, senza eh' egli ne risentisse la menoma 
molestia; difficilmente avrei potuto trovare un soggetto miglioro 
per fare le mie prime armi. Nel 1862 viddi a Parigi all' ospe- 
dali della Pitie Grosselin presentare un individuo dell' età di 
circa 40 anni sul quale esperivano tutti coloro che seguivano 
il corso, e questi non erano al certo i più abili, senza che dasse 
il menomo segno di disagio od intolleranza. 

Il distintissimo dottore Sforzini di Stradella , ai quale mi 
legano vincoli d' amicizia e di ben elevata stima , mi narrava 
d'avere esplorata da non molto, mercè l'apparato dello Czer- 
mack, la laringe d' un individuo adulto, che per tutto il tempo 
dell' operazione lo si poteva toccare collo specchio in tutti i 
punti e ripetutamente, senza che accusasse il menomo disturbo. 

fNota del tradtttorej. 



177 

i mestieri aver presente che la laringe, come ce la porge 
lo specchio, è rovesciata, così che noi la vediamo come quando 
dopo morte la si esamina dall' indietro all' avanti. Le cartila- 
gini ariten<Mdee sono più vicine all' occhio dell' osservatore , e 
per avverso T inseràone deMe corde vocali alla cartilagine ti- 
roide è più distante. Ci si presenta pure la parete anteriore 
della tra^ea come se la* si vedesse dal di dietro. Durante l'in- 
spirasione noi vediamo la glottide foggiata ad ampia apertura 
triangolare, e le corde vocali di colorito bianco madreperla- 
ceo (i). Nella fonaàone, pronunciando a mò d'esempio il mo- 
nosillabo e «h • la n^ottide si chiude e lo corde vibrano per 
r impulso dell' aria espirata. 

È importante di rendersi abili ad introdurre lo specchio larin- 
geo tanto colla mano destra che coUa sinistra. Nell'applicasione 
di topici sulla laringe, il pasìente deve essei^ ammaestrato a 
contenere la sua propria lingua, mentre l'operatore tenendo 
colla sinistra lo specchietto in modo d'avere sempre in vista 
la laringe, si serve della destra per l' introdusione delle pinie 
o di qualunque altro strumento. 

Ma come potranno le fauci sopportare il contatto dello spec- 
chio? 

Non provocherà la sua appUcasione conati di tosse, di vo« 
mito, di dispnea od altra spiacevole sensasione? 

Queste dimando vengono talvolta fktte dai Heopratici nella 
laringoscopia, ma coloro che vi son ihmiglìari li troverete una- 
nimi nel didiiarare che nella grande maggioransa dei casi que- 
sti accidenti sono più ipotetici che veri 

In alcune Ikttispecie pertanto noi ci troviamo di fronte a 
reali difficoltà nell'uso del larìngoscopio, ed io mi credo in d(^ 
vere di accennare ad alcune, e dare alcuni suggerimenti die 
meglio varranno a Ihrie conoscere e superare. 

Primieramente quando ci troviamo con individui proclivi a 
portare la lingua in alto contro la volta palatina, dò che ri- 
petono con pertinacia provocante, proprio quando si è per in- 



(i) Nelle osservasioni che io feci le notai piuttosto di co- 
lore rossastro. fNota del traduttore/. 

ÀNMALL Voi, CLXXXIX. 12 



178 

trodurre lo specchio fra i denti. Questa posizione vinata della 
lingua forma un serio imbarazzo alla immissione dello specchio ^ 
e r ostacolo è tanto più grave quanto più è volnminoso l'organo 
ribelle. Questa complicazione è ordinariamente l'effetto d'imo 
stato iperstetico del paziente^ che si è sieurì di aggravare, vo- 
lendo persistere ad ogni costo. La miglior cosa è quella di de- 
sistere incontanente, e cercare ogni via di calmare ed assicu- 
rare il paziente. Talvolta l' occupazione di tenere la sua propria 
lingua ha un ottimo effetto nel distrarre l'attenzione del pa- 
ziente ; ordinariamente mentre egli tiene la punta della sua lin- 
gua, voi ne potete deprimere il dorso o con una spatola o coUe 
dita. In alcuni casi dopo av«re esperiti due o tre tentativi in- 
fruttuosi, è bene' rimandare l'esame al prossimo giorno. Dopo 
tre o quattro sedute la sensibilità si ottunde, e conseguente- 
mente i pazienti sono meno impressionabili, di più si apprende 
a meglio padroneggiare i movimenti- della propria lingua. 

(Il dottore Waston dopo aver ascoltato queste. conferenze, 
mi disse r che in casi di pazienti i quali avevano tendenza ad 
elevare il dorso della lingua ad arco, e porre, perciò ostacolo 
all'esame delle fauci ^ egli li consigliò a ci^ocarsi dinnanzi ad 
uno specchio colla bocca aperta. L'osservazione della loro lin- 
gua, ' mentre essi si adoperano per metterla a dovere, gli riesci 
di grande vantaggio). 

Un' altra barriera all' ispezione della laringe emerge da una 
esagerata' sensibilità delle fauci, per modo che il più lieve con- 
tatto dell' istromento suscita contrazioni spastiche del velo pen- 
dalo e della faringe e conati imperiosi di vomito. Questa eccesiva 
impressionabilità è comune allorquando le fttuci sono infiaiounate 
(T^ vivamente congeste: cosicché presentandosi una zela infiamma- 
ta e rossa, noi possiamo presagire le difficoltà che incontreremo 
nella ispezione della laringe, ^> 

Vi sono due modi di ammorzare la sensibilità esagerata di 
questi casi. Uno si è di invitare il paziente a tenere un pezzo di 
ghiaccio in bocca per 10 o 15 minuti pochi momenti prima del- 
l' esame, e quando il ghiaccio sì fonde deglutirne l'acqua fred- 
da. L'altro, che io reputo più efficace, si è di mettere 20 goccio 
di cloroformio in una pezzuola e lasciarlo inalare per Un Ininuto 
circa: trovai questa pratica utilissima nel calmare le più su- 



179 

scettibili fìiuci, e ciò senza assopire o sconcertare menomamente 
il paziente. 

Il bromuro di potassio allorquando lo si inghiotte , p lo si 
usa a mò di gargarismo, già da molto tempo viene ritenuto come 
un fàrmaco capace di attutire la sensibilità, della retrogola ; nei 
pochi casi che l'adoperai con siffatto indirìzso, mi riesci del 
tutto inerte. 

Semeleder pure riferisce di*non aver ottenuto alcun risui- 
tato da questo sale. 

È fuor di dubbio che le reiterate immissioni dello specchio 
faringeo ad intervallo di un giorno o cU due hanno per effetto 
di ottundere la sensibilità ^ talché dopo breve tempo anche le 
fauci le più intrattabili diventano docili e tolleranti. 

Ho potuto constatare che pazienti in preda ad acute la- 
ringiti, od altra organica malattia accompagnata da vive soffe- 
renze, comunemente sopportano Pesame assai bene, e sovente 
meglio d'altri non affetti che da insignificanti indisposizioni, 
ovvero che non hanno alcun male. L'individuo che è sotto mi- 
naccie di soffocazione, si sottoporrà a qualunque pratica che gli 
inspiri qualche speranza di sollievo, e le angoscio della sua la- 
ringe sono sì gravi, che egli quasi non si accorge delle lievi 
molestie causate nell'introduzione dello specchio: in questi casi 
si avvererà in modo conclamato, il noto adagio e ubi major, 
minor eessat ». 

L'ipertrofia delle tonsille può rendere l'esame della laringe 
difficile od impossibile. Può u&arsi con vantaggio un piccolo 
specchio quando l' ipertrofia non sia eccessiva, ma se le tonsille 
sono per modo voluminose da quasi combaciarsi Tun l'altra, 
riesce allora impraticabile l'uso del laringoscopie. 

L'epiglottide è talvolta molto lunga, avanzandosi obliqua- 
mente all' imbasso ed all' indietro, in modo da rendere, se non 
assolutamente impossibile, almeno, molto difficile, il poter por- 
tare la luce alle sue terga per illuminare la glottide e la la- 
ringe. L'arco della epig^lottide è talvolta cosi contratto da ostrui- 
re l'entrata della luce. 

Semeleder (1) rassegna il risultato delle sue sperienze : su 

ff 

(1) Die Laryngoscopie , eie; von doct. Friederich Semele- 
der. Wien, 1863. 



180 

più del 25 per 100 degli adulti egli ottenne un' immagine della 
laringe perfetta, nitida, e facile al. primo esame: oltre il 5 per 
100 riesci impossibile di vedere là laringe, nel rimanente egli 
riesci in modo più o meno compiuto dopo ritentate prove. Nei 
ragazzi da due a più anni la proporzione dei ten(.ativi è molto 
più grande, 

Lezione IL »« Autolaringoaeopla, 

Uno dei mezzi più valevoli per acquÌ9tve abilità e confi- 
denza nell'esame delli^ laringe, è il metodo deìYa'Utolaringoseih 
pia, che altro non è se non l'esame della propri^ laringe. 

Varii metodi di autolaringoscopia furono proposti e tradotti 
in uso, La . più semplice e soddisfacente pratica è quella ch« 
si presenta di più facile esecuzione, e non richiede alcun ap- 
parato speciale. 

Il metodo per l' esecuzione è il seguente : Ponendomi a 
sedere ad un tavolo di conveniente altezza , io colloco uno spec- 
chio dirimpetto al mio volto alla distanza di 18 pollici circa: 
ed una lampada sui lati dello specchio , due o tre pollici all' in- 
dietro del medesimo, in modo che la luce non abbia a passare 
direttamente dalla lampada allo specchio. Ora con un riverbe- 
rante sulla fronte dirigo la luce nella bocca aperta della mia 
immaj^ine dipinta sullo specchio, poscia introducendo il piccolo 
riflessore laringeo nella bocpa, veggo la riflessione della mia la- 
ringe '^ trachea nello specchio che mi sta dinnanzi, e chiunque 
rimira al di dietro del mio capo od alle mie terga, può vedere 
questa immagine, Cotesto metodo vale per conseguenza tanto 
per rautolaripgoscopia quanto per una dimostrazione didasca- 
lica, od in altre parole lo sperimentatore può con simil mezzo 
osservare la propria laringe e mostrarla agli aitanti. 

Siffatta pratica possiede fuor di dubbio decisi vantaggi so- 
vra q\ieUa impiegata dallo Ciermack. 

E per primo punto il metodo dello Czermack esige un ap- 
parato speciale che è troppo costoso e complicato per poterne 
generalizzare V uso» Benché io possegga gli stromenti di questo 
autore per Tnutolaringoscopia, nuUameno li ho del tutto ab- 
bandonati, perchè trovai l'altro processo più ovvio e soddisfa- 



181 

céiite. Viddi, per es., che mentre io impugno lo specchio larin- 
geo colia mia destra,, e cambio la posizione deUa testa nell'in- 
tento di ottenere differenti prospettive della laringe, posso colla 
più grande possibile facilità eseguire qualunque cangiamento 
nella direzione della luce, accomodando il riverberante frontale 
colla smistra^ 

Questa direzione ed aggiustamento della luce non può essere 
prontamente eseguito collo apparato dello Czermack, a motivo 
della distanza sulla quale il. rìCLessore è infisso al gambo me- 
tallico» 

Pei neofili nell'arte della lariilgoscopia questo processo si 
consiglia molto per la faciikà di tradurlo ad efietto. Una delle 
principali malagevolezze che si incontrano nell'esordii^e, si è quella 
di saper mantenere una conveniente e non tremola luce nella 
bocca del paziente, mentre trovasi installato lo specchio larin- 
geo. Ora l'esordiente dopo aveare ben disposto il suo specchio a 
la lampada, può dirigere la luce del riverberante frontale tanto 
sullo specchietto che in bocca« Questo modo di procedere diffe- 
risce leggermente da quanto sarà chiamato a praticare sovra 
il suo paziente. - 

Poscia dopo avere appreso a tenere la luce fissa, egli può ap- 
plicarsi lo specchio laringeo, e vedrà tosto l' interno dell' organo 
della voce. 

Ho Veduto molti de' miei colleghi ed allievi riescire in que- 
sta investigazione in meno di mezz'ora di prova. 

È cosa importante il ritenere, che nel praticare questo me*' 
todo AeìV autolaringoseopxay entrambi gli occhi devono essere 
protetti dalla luce troppo viva della làmpada^ la quale deve es- 
sere costantemente posta sui lati dello specchio alla sinistra del- 
r osservatore. L'occhio destro vieUe allora ombreg^atodal mar- 
gine inferiore del rifiessore posto sulla frónte, e l'occhio sini- 
stro può essere prontamente* difeso dà due dita della mano omo- 
nima poste all'estremo del riverberante. Le dita così disposte 
servono tanto da diaframma all'occhio sinistro, come & muovere il 
riverberante quando si desidera cangiane la direzione della luce. 

Se lo sperimentatore desidera mostrare la propria laringe 
a molte persone in una sola volta, lo può fare prontamente met- 
tendo innanzi a lui uno specchio a piccole proporzioni, cioè tra 



l82 

pollici air incirca, ed assicurato ad una conveniente altezza; ni 
può usare a questo proposito lo specchio piatto che fa parte 
dello apparecchio dello Czermack. Così mentre due o tre per- 
sone stando dietro di lui ponno vedere l'immagine della sua 
laringe y altrettante poste a lui davanti, ed osservando l'apice 
ed i lati dello specchio laringeo, possono vedere l'immagine che 
vi sta dipinta. 

Nell'esercizio della laringoscopia, tanto nell'esame della pro- 
pria che dell'altrui laringe, egli è di sommo valore pratico, che 
l'operatore sappia cangiare prontamente la direzione della lucè 

in modo da poterla adattare alle varie direzioni del corpo, come 

• j 

si richiede per un'ispezione dettagliata della laringe e del suo 
contenuto. Una debole luce che si possa muovere ad ogni hi- 
sogno è senza confronto più efficace di un' altra più intensa 
ma a punto fisso. 

Alcuni laringoscopisti del continente , e fra questi il dottor 
Walker di Pietroburgo , non usano il riverberante per illumi- 
nare le fauci, ma si valgono in sua vece della luce concentrata 
che emana da fuoco fisso. Ordinariamente si servono di un globo 
di vetro riempito d'acqua come d' un potente condensatore. In 
tal modo si ottiene una luce molto vivace, e questo è fuori di 
dubbio, ma le obbiezioni che si possono muovere a questo pro- 
cedimento di rischiarare le fauci sono : 1.® Che l'apparato è troppo 

■ 

massiccio e grossolano, per poter essere portato ovunque. 2.® Che 
la direzione della luce non può próntamente ed istantaneamente 
seguire i moti del capo d^I paziente , e questo forma uno dei 
più serii e principali appunti. 

Il fatto della luce mobile a seconda dei movimenti dell'ope- 
ra tore che da alcuni vien considerato come una imperfezione al 
metodo di illuminare le £auci col riflessore frontale, costituisce 
evidentemente uno de'suoi ^precipui vantaggi. 

Per quanto riflette alla sorgente della luce, non mi accorsi 
d' alcuna difficoltà a vedere ed a mostrare la mia propria la- 
ringe, come pure ad ispezionare Ts^ltrui, anche con una comune 
candela, ma non si può nascondere che una luce maggiormente 
viva rende l'esame molto più facile e soddisfacente. 

La più bella luce artificiale è quella che abbiamo da una 
lampada a moderatore, ovvero da un becco di gaz. Essa può 



183 

essere resa molto più intensa col mettere uno specchio concavo 
al di dietro del centro illuminante. Io trovo che con un sem- 
plice condensatore si ottiene una luce più viva di quella che 
procura il condensatore di Tobold, che consiste di tre lenti po- 
ste in un tubo di latta, o di rame, il che non ha altro pregio 
se non d'essere un interessante e costoso apparato. 

La maggior parte degli osservatori sono d'avviso, che la luce 
solare, quando la si può avere, è l'agente migliore per rischia- 
rare la gola. Si colloca il paziente colle sue spalle contro il 
sole, e l'operatore gli dirige la luce nelle'^ fauci col mezzo di 
uno specchio. Non occorre per ^juest' ufficio che il riverberante 
sia concavo. Quello di forma piana fornisce una luce più che 
sufficiente. Usando uno specchio concavo colla luce del sole, si 
correr grave pericolo di cauterizzare la retro gola e le parti 
circumambienti, concentrando in un sol foco i raggi. Dopo que- 
ste conferenze trovai che il miglior modo di servirsi della luce 
solare nella laringoscopia, si . è quello di mettere lo specchio in 
tale posizione da ripercuotere i raggi sul riverberante frontale 
lasciando l'operatore all'ombra. In tal guisa noi evitiamo il serio 
inconveniente di esporre gli occhi dell' osservatore ai raggi dì- 
retti del sole. Tanto l'esaminatore che l'esaminando devono fare • 
in modo di trovarsi all'ombra e lasciare che solo un fascio lu- 
minoso venghi riflesso dallo specchio sul riverberante. Colla 
luce solare non è assolutamente necessario di usare il riverbe- 
rante frontale, il paziente può mettersi in faccia al sole in modo 
da far cadere i raggi luminosi direttamente sullo specchio la- 
ringeo (4). 

Ma qui pure giova ripetere il sopravento che ha il river- 
berante, la cui mercè possiamo cangiare a piacimento la dire- | 
zione della luce. j 

' i 

(1) Se questo iiiodo può passar per buono in Inghilterra, 
ove la luce solare è meno viva e più moderata , non potrebbe 

ripetersi in Italia ove essa è più intensa e. cocente per buona j 

parte dell'anno. Tutte le volte che mi provai a sottopormi a | 

questo procedimento , malgrado una decisa volontà di riescire , | 

dovetti ritirarmi abbagliato e grondante di sudore. ! 

/Nota del TraduttoveJ, j 



184 

lì riverbero sulla fronte è un ottimo ed efGcace mezzo per 
illuminare le fauci nèir ispezione delle tonsille^ del velopendolo 
e della faringe (i).. Mettendo una lampada od una candela ai 
lati del paziente, od usando la luce solare quando la si reputa 
del caso, l'operatore col suo riverbero sulla fronte porta la luce 
nella retro gola^ ed ha le sue mani Ubere per deprimere la lingua, 
cauterizzare, od applicare qualunque altro tossico (2). In casi 
di difterite o scarlattina, mercè queste metodo di illuminare,. si 
può fare una attenta e minuta osservaaione, m un tempo moli» 
più breve ed in modo più preciso che non coi mezzi ordinarli, e 
senza il. bisogno di elevare il capo del paziente dal guanciale ove 



(i) Nel gennajo 1862 mentre per malattia del mrio illustre 
maestro il prof. cav. Paravicini, venivami affidata la direzione 
della Clinica, ricoverava nella medesima Agromi Dorotea, d'anni 
22 , per ottite esterna destra ribelle a 22 mesi di cura. L' in- 
spessimento della mucosa del condotto, la forma viziata del me- 
desimo, l'eccessiva sensibilità, rendevano impossibile ed ostinata- 
mente rifiutato r uso dello speculum. Mi suggerì allora di va- 
lermi dello specchio dello Czermack per rischiarare queste parti 
resiie airilluminazione. Al primo esame fatto nel teatro chirur- 
gico in presenza della* scolaresca sì potè vedere benìssimo un pic- 
colo tumore piriforme (polipo) del volume d'un grosso granello 
d'uva inserito alla vòlta superiore del condotto auditivo esterno, 
proprio al punto dì inserzione della membrana del timpano. 

Il giorno susseguente, sempre valendomi del rìflessore, ne feci 
r ablazione afferrandolo e traendolo con una pinzetta , e dopo 
nove giorni 1* Agromi potè ripatriare perfettamente guarita. 

fNota del TraduttoreJ . 

(2) È un fatto questo sul quale io non saprei insistere d'av- 
i^antaggio. Adoperando tanto il riflessore frontale , come quello 
dello Czermack, si rischiarano in modo la faringe, il velo pen- 
dolo, ecc., da poterli esaminare colla medesima accuratezza del 
palmo della propria mano. In un individuo che vidi or son po- 
chi giorni affetto da sifilide costituzionale con ulceri nelle fauci, 
di cui due appena al davanti del pilastro posteriore ,* mediante 
il riflessore frontale le potei esaminare e cauterizzare con una 
tale accuratezza, che invero mi sorprese. Provai pure con uno 
specchio rotondo con manico (da parrucchière) e si vedeva alla 
stessa chiarezza , il che potrebbe usarsi da tutti coloro i quali 
non intendono sobbarcarsi ad una spesa rilevante. 

{Nola del TraduttoreJ, 



185 

lo appoggia. Il pratico in questo modo si. mette più al coperto da 
ogni pericolo di infezione, per inalazione dell'alito del malato, 
oirvero per morbosa secreà^ae profusa sol volto sotto conati dì 
tosse o di stornate^. 

Di fronte ad nna dotta (assemblea come quella alla quale io 
ho l'onore di parlare, non è mestieri asserire^ che se nel larin' 
goscopio noi abbiamo un importante ajuto nella diagnosi delle 
malattie deUa laringe, quea|o ausiliario non è solo ^pecioso o 
superfluo. L'esperiensa d'ogni pratico gli richiamerà alla meste 
i numerosi casi, nei quali col dubbio più crudele mal sapeva 
pronunciarsi sulla natura d' una affezione interlaringea. PcHrter 
ne'suoi scritti dell' anno 1835 diceva : .< Chi è quell' uomo di 
» consumata esperienza, che riscontrando una affezione della 
» laringe, è in grado di asserire se essa è causata da un edema 
» del tessuto sottomucoso, ovvero da un ispessimento cronico 
» della mucosa stessa, o da una. ulcerazione, o da una corrosione, 
9 o distruzione delle cartilagini, o dalla presenza d'un ascesso, 
» tumore, o qualunque altra di quelle numerose affezioni la 
» cui ne(at>80opia frequentemente ci appalesa essere stata la 
» causa della morte ?» E più in basso aggiunge che: < forse 
» a motivo delie difficoltà del tema, volgeranno molti anni 
3 prima che noi giungiamo, a possedere quella accuratezza di 
» diagnostico nelle malattie 'del tubo aereo , che noi abbiamo 
» per le altre malattie ». 

Ed ora quali sono gli effetti della semplice invenzione deUo 
specchio laringeo? 

Noi possiamo dite senza tema di esagerare, che esso ha reso 
la diagnoM delte affezioni della laringe molto più sen^lice e si- 
cura, che la diagnosi di qualunque altro organo interno. 

Infatti r organo della voce ha cessato d' essere per noi un 
viscere interno , nel senso d'essere celato alla vista , e ciò per- 
chè coli' intervento del laringoscopio noi lo possiamo mettere 
pienamente a giorno. E per rispondere al quesito di Portar, 
altro non abbiamo da aggiungere se non: che il pratico d'og- 
gigiorno non ha che a guardare la laringe, e vedrà tosto quale 
è la forma delle malattie colla quale deve fore conoscenza. 



186 

Ùella Rinoseopia. 

Czertnack nella sua prima 'pubblicazione sul laringoscopo , 
asserì che un identico metodo di investigazione era applicabile 
air ispezione della apertura posteriore del palato molle , della 
apertura posteriore delle nari, delia parete superiore della faringe. 

Per eseguire la rinoscopia, il paziente dovrebbe esser messo 
in posizione verticale, senza portare il cap<^ air indietro , e la 
luce venir diretta nella boeca da un riflessore frontale. La iin^ 
gua deve essere tenuta abbassata mectiante un depressore me- 
tallico, il quale può essere tenuto indifferentemente o dall'ope- 
ratore o dallo stesso paziente. Abbisogna un pìccolo specchio , 
migliore di vetro che di metallo, per Videntico motivo delia ra- 
pidità colla quale le lastre metalliche si raffreddano e conden- 
sano il vapore sulla loro superficie. 

Posseggo per mio conto due specchi circolari per la rino-- 
scopia, uno della dimensione di un franco, Taltro un pò mag- 
giore. 

Quando tutto è disposto per T opepaadone , prima di accin- 
gersì alla medesima è bene consigliare al malato di respirare 
tranquillamente. Uiia profonda inspirazione porta V ugola ed il 
velo pendolo in alto ed all'indietro, il che disturba Pesame. Si 
introduce delicatamente lo specchio ai lati deir ugola , e sotto 
alla vòlta palatina, còlla sua superficie riverberante diretta al- 
riiialto ed airinnanzi. La facilità colla quale si riesce in questo 
esame dipende quasi interamente dallo spazio che esiste fra il 
velo pendolo e la parete anteriore della fóringe. Quando l'in- 
tervallo è mtoderatamente. ampio, lo specchio può essere intro- 
dotto senza toccare l'ugola od il palato, ed allora si ponno ve- 
dere assai distintamente l'ap^tura posteriore delle fosse nasali, 
i turbinati , il padiglione e l'apertura della tuba eusiachiana, 
il setto nasale e la vòUb. faringea. 

In alcuni casi' si agevola di- moli/) 1' osservazione portando 
all'ìnnanzi V* ugola con an uncino ottuso ; ma è meglio , a mio 
credere , ove lo si possa , farne a meno , perchè questa pratica 
torna sempre incomoda e molesta; di più titillando il velo pen- 
dolo, esso si porta in alto ed all'indietro ostruendo in tal modo 
il campo visuale. Le più apprezzate investigazioni rinoscopiche 



187 

da me eseguite, le ho sempre compiute senza toccare l'ugola od 
il palato. Talvolta col mezzo della rinoscopia si possono racco- 
gliere preziosi ragguagli' (^agnostici. L* anno scorso io ^'eniva 
consultato da un signore di 24 anni circa, che si doleva d'una 
completa ostruzione della nariee destra. Essa datava da due 
anni ed ebbe principio da una forte costipazione ; da quell'epoca 
cominciò a crescere sensibfimente al punto che dopo iO mesi 
circa la narice destra era per itiodo intoppata che non ostante 
i più violenti conati, il malato non riesciva né ad avere né ad 
emettere '0 respiro. La narice sinistra rimase pervia, ma in 
conseguenza dell^ obliterazione della destra, il paziente teneva 
abltifalmente semiaperta la bocca, tornandogli assai malagevole 
il respirare a bocca chiusa, e per aggiunta la voce aveva preso 
un timbro nasale. Esplorando la narice di fronte, non si avevano 
traccio d' alcuna ostruzione , né appariva alcun che d' abnorme 
all'esame ordinario del palato e della faringe. Aveva una retro 
gola molto acconcia per la rinoscopia : ugola piccola, velo pen- 
dolo ad una buona distanza dalla parete anteriore della faringe, 
cosicché lo specchio poteva mnoVersi fkcilmente senza molestare 
queste parti. ' 

La fossa nasale sinistra era del tutto normale, ma la destra 
la si vedeva completamente ostruita, da un tumore d'apparenza 
globulare ,, a supericie -scabrosa , e di colorito giallo-rossigno. 
Questo tumore si appoggiava al piano ed al setto delle nari , 
ed estèrnamente nascondeva ì tuH»nati. Potei toocarlo con uno 
specillo piegiato ad uncino ed introdotto dietro alle fauci. Ri- 
corsi al mio amico* e collega il dottore John Wood e lo pregai 
di vedere 1' ammalato in mia compagnia , e di immag^inare un 
piano per demolire questa neoformazione. Egli infatti introdusse 
per l'apertura anteridre «l^la narice destra una pinzetta da po- 
lipo leggermente ctifva, afferrò- il tumore, e mentre torcendolo 
io stirava all' innanzi, spruzzò dalla nare un liquido glutinosa 
biancastro, simile all'albume d'uova, commisto a detriti mem- 
branacei, di cui se ne trovava la maggior parte fra le brane&è 
delfidtruménto. 

Il malato s' accorse incontanente che V ostruzione era stata 
tolta. All'esame rinoscopico il tumore era scomparso e si vede- 
vano assai palesemente i turbinati, ed al dissotto del medio si 



188 

avvertiva una ristretta superficie abrasa, da^la quale con moit» 
probabilità il tumore era stato divelto^. 

Il neoplasma forse altro non era se non una cisti globulare 
ripiena d* una sostanza liquida. Al secondo giorno dopo V ope- 
racione venne espulsa una porsj»ne del sacco della cisti, che io 
eonseryai : era liscia e levigata alla sua superficie interna , al- 
l'esterno per contro leggermente granubsa, ed in un punto 
anfrattuosa , il che lasciava credere esser- questa la superficie 
colla quale H cisti si inseriva alla soneìderiania. 

Durante i prinii giorni diUla demolisione^ la piaga, crventa 
si copriva d' una tela di granulazioni »uppajra|iti , e voke poi 
in breve a cicatHce. Il paziente aveva acquistata la iiberlà 
completa della sua narice, poteva respiraire a suo bell'agio e a 
bocca chiusa , ed avevti riouperato il tono naturale della pro- 
pria voce. 

In questo c&so non di può muovere conte^taaione all' effica- 
cia della laringoeco)^ia« Anzi è molto dubbio se con qualunque 
altro mezzo, si darebbe potuto determinare con sufficiente cer- 
tezza la natura e la sede del tumore, per modo da deciderne e 
regolarne l'operazione. 

Compartecipai poi questa risultato lui un amico, il quale 
mi disse : che il mio paziente aveva ben ragione di congi^tU'- 
larsi d'essersi a me diretto, meglio d'un altro che lo aveva con- 
sultato da qualche tempo» Questi aveva una narice obliterata 
e si accusava un polipo deirostruzione. Un chirurgo fece inani 
tentativi per rimuovere il tumore colle pinze , ma non riesci 
ad altro se non a provocare indicibili soflérenze; finalmente, ripe- 
tuto l'emme con maggiore accutatezza, si 'scoperse che l'avvertita 
ostruzione era dovuta ad una ipertrofia del turbinato inferiore. 

Csermack nell'ultima edizione tedesca del suo lavoro (1) 
ril^risce un buon numero di casi illustrativi sul valore della 
rinoseopia.per correggere le diagnosi errpnee* Un giovane sordo 
dall'orecchio sinistro aveva un tumore all'apertura faringea della 
narice omonima, che dava al dito la sensazione di un polipo. 
Veniva allora proposta una. operazione, ma Tesarne microscopico 



(1) Der Kehlkopfspiegel, eie. Pag. 127-28. Leipzig, 1863. 



189 

mise a giorno una protttboraftto iperirote cblla nMicosa, dello» 
spessore di an dito trasverso airinàrea, <to rivestiva Tapertura 
Cacciale della tuba eustacchianà. I turbinuti-m^o. ed inferiore 
ecano pure molto pronunciati, ma non si avevano traccie né di 
polipo, né di altro tumore che potesse essere rimosso od attac- 
cato da una opei:azioi^e. 

(Tobold (1) col suo laringoscopio assicura d'avere osservato i 
ventricoli e le corde vocali così bene come se si vedessero in 
una preparazione ; 4^onvien però d^re che , se dal lato diottrico 
questo apparato sarà forse il più perfetto , è cosi complicato e 
dispendioso d^e sarebbe una follia il sognarne V uso generale , 
tutto al più potrà essere riserbato a qualche fortuna privile- 
giata, od agli Istituti scientifici, che riboccano di mezzi. Presso 
di noi le piccole borse, che sono pure le più numerose, male si 
piegano all'acquisto di istrontenti costosi, per quanto grandi ed 
efficaci ne sieno i vantaggi. Desideroso di mettere questa no- 
vdla risorsa, ebe Ma inconcussi ed accertati pregi, alla portata 
di tutti, studiai ogni* modo per renderla il piu^ elementare pos* 
sibile, e se non m'inganno, credo d'aver raggiunio la meta. Con 
uno speeciiio di latta & forma cireolare, come usana i soldati ed i 
contadim per radersi la barba, ed una benda da salasso o qualun- 
que altro nastro, si ha un ottimo riflessore frontale. 

Feci Gostrurra dai nostri lattoAieri e segnatamente dal signor 
Peronàsi di Pavia, dei pieeoli specchietti laringei, incastonati nel 
piombo e montati sovra asta di ferro fissa ad un manico di legno, 
ad un prezzo tanto modico che tutto l'apparato non costa più di 2 
franchi, e fiitto il cqnfronto, serve tanto bene, se non meglio, di 
quello deUo Gaermack, il cui presso è di 50 fraachl, avendo per 
sovramei\e(ito tutti quegli incoiavenieAti che già ebbi ad accen- 
nare),. /Aggiunta del TradutiorsJ, 



mtmmmimmtmmmm^am w 



<i) Lthrhueh éer Laryngù^kopie; von doet. Adelbert To« 
bold, pag. 8-19, 



100 

mivlsi* eletir«i«0lcift m^wm mmtrm è^ | per il dottare 
ì^UAmMm mewnwAmWMn medico dell'Ospedale Mag^ 
giare di Milana. 

I. 

Sommario. — Bus righe d'esordio. — Pubblicazioni italiane 
di Zuradelli, Namias , Simi. — Francia: Premii delV Isti- 
tuto e deir Accademia di medicina. Nuovi studj di Tri- 
pier sulla galvano-caustica negli stringimenti uretrali. 
Paralisi saturnina guarita da Piorry. Della nevralgia lin- 
guale e sua cura elettrica per Neffe. L' elettricità del 
sangue degli animali viventi provata da Scoutetten. — 
Germania : Cura elettrica della midriasi tossica. — Spe- 
ranze per una prossima applicazione fortunata dell* elet- 
trico nella idrofobia. 



I 



lettori degli Annali non ayranno certo dimenticate le belle 
riviste elettrologiche (1),' colle quali il dott. Felice Dell^A4:qua 
li tenne ragguagliati dì tutto ciò che neirelettrojatria s'andava 
facendo, dei progressi e > delle soste^ delie sperane» the veniva 
eccitando. Lui oceopatissima ora in altri studj mi offersi io di 
sostituire, e di manteaere negli Annali questa rubrica già da 
lui resa sì interessante. Solo mi parve bene di farla ad epoche 
fisse, anzi di darne una ogni semèstre, e cosi tener dietro più 
facilmente a tutto ci^ che nel mondo scientifico viene pubblicato 
8U questo importante argomento. 

Da alcuni anni appassioaato cultore di questo ramo di scien- 
za, ora divenuto gigante, occupato contìnuamoite delle nume- 
rose sue applicazioni, onorato di' un premio per U mio « Ma- 
nuale d'elettroterapia (3) », già uscito alla luce, voglio lusin- 



(i) Vedi Annali, fascicoli di gennajo 1858, gennajo 1859, 
dicembre 1860, -febbrajo 1861, settembre 1862, gennajo 1863. 

(2) « Manuale teorico pratico di elettroterapia; Esposizione 
isritico-speriment^le di tutte le applicaziorii elettro-jf^riche ». Un 
volume di più che 400 pag. con 32 incisioni in legno. 



191 

garmi che i lettori degli Annali non saranno per essere dolenti 
della perdita del dott. Dell'Acqua e mi conaerveranna qudr in- 
teresse col quale hanno sempre accolte le sue riviste. Allo scopo 
poi di rendere questa nostra più completa che sia possibile, sa- 
remo grati a tutti quelli che pubblicando in Italia alcuna cosa 
su questo argomento, vorranno inviarcela, proponendoci noi di 
parlarne diffusamente, e di supplire con questa nostra pubbli- 
cazione semestrale ai periodici di elettroterapia che si pubbli- 
cano all'estero. 

Noi saremmo ben lieti se il nostro già citato Manuale 
valesse a ridestare in Italia gli studj elettrici; se in questa 
terra, dove sortirono le prime scintille, che gettò al mondo stu- 
pito quella superba creazione >che è la pila, l'elettricità medica 
potesse riavervi nuovi cultoi^i. 

Scorrete i giornali scientifici della penisola, che ora troppo 
numerosi ripuUolano dovunque, e in meszo a numerose traduzioni 
di opere straniere vi trovate pochi lavori originali italiani, quasi 
nulla di applicazioni elettrojatrìche (IX 

L'elettroterapia che conta pure tanti trionfi, che in ogni 
ospitale d'. Europa viene giornalmente applicata, è poca cosa an« 
eora fra noi e molti ne parlano tuttavia con sorriso di scherno, 
o ne pretendono miracoli- applicandola in casi disperati, deve 
tutte le altre medicazioni hanno fallito. • Ridare ad essa il po- 
sto che le compete n^la terapia senza entueiastiche declama- 
zioni e sènza le prevenzioni dello scettico; riassumere qui e 
commentare tutto ciò che si pubblica riguardo ad essa, ecco 
lo scopo che io mi prefiggo. 

Il nuovo giornale di NapoU, La medicina del secolo XlXy nei 
suo primo numero del gennajo avea promesso gli stucU del prof. 
Prudente sull'applicazione dell'elettrico alla cura delle febbri 
intermittenti, ma non tenne parola, nò più nuUa vi comparve 



(1) L' unico giornale in Italia che abbia promesso di occu- 
parsene e che infatti tradusse lavori stranieri su questo argo- 
mento, fu la Rivista di scienze mediche^ un nuovo giornale di 
Torino redatto dal dott. Giuliano Manca , che è lui stesso un 
valente elettricista. 



102 

di elettroterapia. Veramente là cara elettrica delle febbri a pe- 
riodo non è cosa naova, poiché oiftmettendo anche i vecchi ten- 
tativi colla macchina elettrica, il De Rossi a Roma nel 1853 e 
il dott. Shipuluski in Russia F hanno già eseguita , ma le loro 
pubblicazioni mancavano di certa quale esattezza da togliere ogni 
dubbio. Era dunque con piacere che noi vedevamo un st di- 
stinto clinico come il prof. Prudente occuparsi di questo argo- 
mento, e speravamo fosse da lui portato a compimento. 

Se mancò il prof. Prudente, non ne segui l'esempio il dott. 
Gustavo Simi, il quale dopo aver promesso nel 1862 nell'/inpar- 
ziaie di Firenze (N.^ 18) di pubblicare i risultati da lui otte- 
nuti su d'una vasta scala, lo fece ora nel giornale di Livorno 
• /{ Raccoglitore y fascicolo 2.* e 3.* del corrente anno. Egli as- 
sicura che la virtù curativa dell' elettricità contro la febbre in- 
termittente, sia o no miasmatica, è quanto quella della chinina 
sicura e costante; averglielo dò dimostrato respèrieilsa di dieci 
anni, e ritenere ncm si debba più ricorrere ai chinacei se non 
in quelle febbri ad essa ribelli. Ecco il processo seguitOi Dopo 
aver tolto ogni complicanza gastrica , egli assoggetta V infermo 
alla influenzn di una corrente generale diretta e, indotta, di 
mediocre intensità, a rapide interruzioni, sviluppata tanto dagli 
apparecchi elettrio-magnetici, che magnete-elettrici, per il eorso 
di mezza ad un'ora. Fa l'applicazione durante l'apiressia, di 
preferenza un'ora o due prima dell'accesso. Pone i reofori in 
mano all'infermo, e fo catena se vi sono più individui da elet-' 
trizzare contemporaneamente. Aggiunge anche che per avere 
effetto più sicuro e minore incomodo dell'infermo è necessario 
invertire la corrente facendo cambiar mano ai poli. 

Noi non sappiamo cosa intenda il dott. Simi per corrente 
diretta. Che egli applichi una corrente generale, che agisce su 
tutto r organiamo , è facile vederlo ; ma -qui non vi ha alcuna 
corrente che dir si possa diretta nel senso generale di questa 
parola. Per corrente diretta infatti si intende quella che si ot- 
tiene ponendo il polo positivo ai centri nervosi ( cervello o mi- 
dollo ) e il negativo alle estremità periferiche , per cui la cor- 
rente scorrerebbe lungo le diramazioni nervose. Si chiama in- 
vece inversa quella che va in un senso contrario. È noto che 
Matteucci, e dietro a lui Becquerel, Dell'Acqua, ecc., danno una 



193 

certa impartanza alla dirasiona [dalla carrente a basano tu di 
assa uà sistema elettro-terapioo. È diiàro però che ae ti danno 
i due reofori nelle mani all' infarina , di corrente diretta non 
si p^oò più parlare; come pure adoperando le oMcckine nngneto- 
elettriehe y poiché la corrente che da esse ei sviluppa, canata 
di scosse alternantisi in senso contrario. 

Ciè premesso, ecco orai risidtati del dott. Simi , che sono 
in realtà assai briUantL Egli dichiara in primo luogo che vide 
qìM$i sempre fino dalla prima applieaxione troncarsi , o dimi- 
nuire di intensità e durata gli accessi, e dalla tavola unita al 
suo lavorò si rileva, che furono da lui curate 271 tersane, di 
cui 177 guarirona subito, 06 recidivarono, 28 furono ribelli; 
43 le quartane, 23 guarirono subito, 8 recidive, 11 ribelli ; 64 
le quotidiane, 34 guarirono, 15. recidivarono, 15 ribelli. Totale 
378 casi , di cui 235 guariti subito alla prima applicatone I 
Da notarsi poi che molte provenivano dalle maremme, ed- altre 
erano oronicfae e ribelli al chinino. Invece le ribelli alla elet- 
tricità furono vinte col chinino. 

£ questo oerto un bel risultato, e che merita Tattensione 
del pratico , principalmente ora che si pende incerti fra solfiti 
e «Àinacei. 

Gli Annali nostri pubblicarono due mesi sono (fascicolo di 
aprile) un ottimo lavoro di quel diligentissimo osservatore, 
che è il dott. Zuradelli, già noto per i tanti altri pubblicati 
nella Gazzetta medica lombarda. Questo riguarda la eura 
eUttriea della partUiei degli scrittori, studio già vecchio ^r 
lui che se ne occupava fin dal 1857. Sgraaiatamente però 4ft^ 
questa lunga monografia che occupa 51 pagine degli Annali, 
non vi abbiamo trovato che osservasioni teoriche , giuste ed 
opportune senz'altro, ma che avressimo amato di veder ae* 
compagnate da alcuni di quei casi, che sansa dubbio il dottor 
Zuradelli nella sua lunga pratica avrà raccolto. Avrebbe cosi 
reso anche più attraente il suo lavoro, che sembraci troppo mi- 
nusipso. 

Zuradelli ricorda giustamente che per il crampo degli scrit'^ 
tori furono poste in uso tutte ie specie di elettricità, ma che 
in realtà sono solo le correnti indotte che diedero quei ri* 

Annali. Voi, CLXXXIX. 13 



194 

suitati splendidi ehs ofrotio-nMe paralisi di moto, atétuto 
le altre efferiù eeio ìaMìj di mis^Uoritmentò^ È. dì esse •quindi 
che si serys e di cui àòn^iq§^ 1* usa ^ - 

il cbtt. Naonàfi^iimse. conimi» 4d apjplicare la sua eterna 
corona dì tazze è nel Gemale - eeneto idi sdente ifme&i^hé\ 
di cui è uno dei Vedattcnri , troviamo' spesso dei bpeTÌ tmppowH 
di cure elettriche dji| hii òpetate. Nel fosdcolo di gena&ìoi eravi 
un caso di afpnùi. vk funaraiia scroEfoldsà, curata utilmeiite eoVie 
so<^$e eljBt^rielftQ^ appticaiida il reoftiro posiJbivo alla cervice, ed 
il negativo aUa;Uirlnge.. la 4 .giorni. avea riguadagnato oom» 
plej^amonte Ij^ .yoce« -t** Nel i.&isQÌcolot di febfaraje è «arso «ib 
altro ^ncor più iót^ressanté. vi ieggemmo. Una ragazza dì .'13 
annipsyegli^&dasi el' mattino si. tcovò^ il* xsytpo deviato apdestfa^. 
s^u^Sk cbe Iq p/^iessepiìi itòddrizzfetr^ pes qwnti- sforzi -facesse. 
Poco .dopo vi ai>iaggiuiij^va lÀraliiBi di tutto, il lato destro, iii- 
berissime essendo restatele >fàaoltà > intèdlettuaii ^ Ib digestive, 
la loquela ^ 0d essendo inferassaii .principahiiente certi nniesooli 
che non si vedono colpiti nella. s^^iaplessia,. Naonias la ébciuse e 
giuncò trattarsìì ao^Q.di 4>ainMÌssi. perifl^icsu >£n due scrltimane 
ijà:,csxTix fìlQWica. Qra«Q gta focili akuni: mi»vimei|ti e la ^esta 
meno piegata a destra ; in seguito la ragazza migliorò «eiupre 
fiù^.e. ^i|^((o^i^ g^iangione fu bene iiVyjfata, -sospese l'elettrico, 
e :M !C<|i%qj^orÒL .cfìB lUA fUetodò di darà ristóratàvio , fìnebè iorti: 
4airj>^^itale^ j^orfàttametit^ risanarta. 

^ . ]\fa. oltrj3 a queste pM^lioazioiti 1' egregio Naraias^ in ocoa^ 
sjL^Vire jdi un ^uo recente, via^giO' iat^ià. oajàtale dèlia Francia, 
l^ggey» ai due i>iiù.importÀttti;caBftessi aetem^fìci d!EttBopa, al* 
tó^jjpi e: più ttQjliOVoli Ptufllij 

^ ^ Troif^amp infatti i^eiìa . (r^c^^a des H&pitnaas.TSi.'' b% Aq\ 
181^4 ^e^, Biì^'Aeiidémi^ 4^ m^oiAe il do.tt. Na^as dava ìet- 
t^ra di.(m)3»0s^rvft9ÌQ»i;.di pftu^si del sattidio guarite coUa 
tìlettri«ità. E.nel :N.^ &7 ài ^nftunda. un'altra lettura^ e* qiiesta 
ìxWIstitìUe di Francia, suU'a^ioiledeir etettrico a dimidnire (gli 
ostacoli, che nella malattia di Bright s'oppongono alla sep^a- 
zion^ dair.ar^ rdal^ sangue, ftuest! ultima deve essere a^sai inte- 
ressante e «yperiam^ dì vederla* .pi^e^to pubblicata..^ 

Se si eccettuino dunque Namias Zai:adelH .e Simi, nuiraltro 



195 

fu pa^blicato in Italia di notevole sull'argomento (f ). In Francia 
inveoe si coltiva con passione questo « racno terapeutico ; Pu- 
chenne , il compianto Becquerel e Trìpie^ vi. hanno mol^ ani- 
mato questo- studio e tanti^ importanza vi si annate, ch^ 1' I- 
stituto di Francia^ oltre ai diversi premj già accordali , yub- 
blicavane testé un altro pe( 1866 di fr. $000. Eccone il pro- 
gramma: 

< I ooneorrenti dovranno: i.** gia<jUcare gli appar^ccbj elet- 
trici adoperati, descriiver-e i) loro. modo d'.applii^asione ed iloro 
effetti, firiillogici; 2/ n^ooo^^^ere e discutere i fatti pubbUcati 
s«illa apptìeaiione della elettricità adla anni d^Ue mitlattie e in 
partieotare alla cura delle aSoiion^ 4^i sistemi nervopc^, museo- 
lare , vaecelare e lin^tico ; verificare e completare con nuovi 
otud^ i r^i^tati/li queste oss^vasioni^ 3«^ determinsMne i oasi nei 
quali jQonviene ricorrere sja airaziqne delle correnti intermit- 
tenti, sia air azione d«|lle correnti continue ». 

Noi dubitiamo assai che q.vesto premio possa essere 4a al- 
cuno riportato > poiché o il concorrenti^ si limiterà ad esporjre 
lo stato attuale della scienza ed allora meriterebbe tanto lui.il 
premio, quanto tutti gli fdtri che lo hai^o preceduto: o de¥e 
esporre alcun che di nuovo in proposito , e noi erediamo che 
dopo esaurito il premio Napoleone III d^ 50 mila fra.nchi, che 
durò 10 anni, sia quasi impossibile in due anni di creare qual- 



I I I ■ I H I J l I» me ' 111» m i 



(1) Dovere di cronisti né obbliga a parlare di altra pubbti- 
cazione comparsa nel fascicolo di giugno degli AntkàU manire 
questa nostra Rivista era sotto i torchi, cioè della traduzione 
iktta dal dott. Fumagalli dell' ai;ticoIo Éleciricité^ che si trova 
n^ìVAgenda-Formulaire de^ méàecins praticiens. 

Noi non possiamo che lodare il nostro collega per ì* ottimo 
divisamente ; ne rincresce però che la scèlla da Sur fatta non 
fosse delie più commenéevoli , imperocché quell' «articolo ton è 
che la compilazione 4i -i^ia. (^qmpilazione del dott. Pesparquets 
che noi possediamo, e che travaàimo ben meschina. Oltre a piò 
queiParticolo 'era già vecchio e lion piti alla portata della scteh- 
za dèi giorno. I lettori avranno Veduto inatti che vi- ^ parla 
ancora dà corì^enU dà ì\e II créàu^ denpmihaZioii già abban- 
donate' fin dal 1860; avranno notata la confusione sulla cor- 
rente indotta e induttrice e sui caratteri differenziali che la di- 
stinguono; e così via. Quando si avesse voluto dare Un Com- 
pendio si poteva scegliere alcune fìra le migliori e più moderne 
pubblicazioni. 



ìéQ 

cosà. È notò come 11 primo NapoleoAe profondamente fmpres« 
sionato dall*^àver assistito in Parigi air la et ^u^o alle esperienze 
di Vòlta fondasse un gi^ah i>remio sur gaivanisroè , c^e i go^ 
verni succedutigli ' noli vollero riconóscere, e che Napoleone IH 
risfabilV nel 1852 per la migliore applicazione della pila. Sea- 
duto nel 1857 , là Commissione instò perchè venisse prorogato 
d* altri 5 anni e frattanto si dessero medaglie di inoioraggia- 
mento ai quattro più meritevoli , che furono Duchennè , Mid- 
deldorpf, Froment, RùhmkorfF. La Commiésione ha precisamente 
In questi giorni ultimato il suo lavóro e sembra abbia definiti^ 
vamente premiato il Ruhmkorff inventore dì quel potente Roc- 
chetto che sa accumulare hi tal modo V elettrico da ftirlo di- 
ventare una £Drza spaventosa ,e dar scintille lunghe perfino 50 
centimetri! La Commissione ha ricompensato uninvenzione che 
farà epoca nella storia dell' elettricità , e noi ci proponiamo di 
parlarne in esteso nella prossima rivista. 

Ma più interessante ancora per l'elettro- ja^ia potrà riuscirà 
il premio Portai di 1000 franchi delV A^iadémie da méfiecine di 
Parigi, la quale pose pel 1864 al concorso il seguente quesito: 
Determinare lo stato dei nervi nella paralisi, È chiaro infatti 
che determinata una volta esattamente la condizione patologica 
dei nervi, si vedrà n^olto meglio quali potranno essere le indi- 
cazioni dell' elettrico.. 

Ecco ora le più importanti pubblicazioni francesi del semer 
stre^ a cui ne iiggiuagiamo una ^s^ai interessante, ^unic^, sgrar 
zittamente che ne sia pervenuta 4aUa p^rmania. 

I. Paralysie saturnine, etc. — Paralisi saturnina con atrofia mu^ 
. scolare curata cqlla elettrifiitàr ( « Gazette des H^pitaux ò, 

ì^y 14 del 1864), . 

È questo un caso di paralisi saturnina , importante per (a 
sua gravezza e complicazione , e che fu curato all' ospitale pa^ 
rigido La Charité uiel servilo del prof. Piorry, Il dott. Masse 
suo assistente , che lo pubblica , ricorda che V amminist ragiono 
di queir ospitale ha provveduto di apparecchi elettrici tutte le 
^sale, confidandoli a quelli fra i medici che hanno già fatto uno 
studio speciale di questo ramo terapeutico. 

Il paziente era un pittore di case, di 48 anni, al quale nel 



191 

^84à cominciarono & svilupparsi le coljche saturnine, che due 
iiani dopo si ripeterono e poi non passò anno che non ne 
soffrisse. Al cominciamento del 1862 si. maniiestò la paralisi, 
che invase tutto il corpo. Quando fu acooHo all'ospitale avea 
V intelligensa sana ^ la parola difficile e iutii i movimenti 
completamente aboliti, I muscoli esteaaoi:i j^ralìzsati abbando- 
navano r arto in una flessione oostsuita. H inalato obbligato al 
Ietto continuamente, un riposo di tre meai gli dovea infallibil-; 
mente condurre l'atrofia di tutte le parti .inattive, e il sistema 
mii^scolare infatti dop(» quell'epcfcà presentava una diminuzione 
tale di volume da moslvfarne jperdug^o.pi^ii biella metà. Il prono- 
stico era grave, bisognava aArettarsi.A.far entrare in azione il 
sistema muscolare per richiamarvi la. nutrizione, il moto ^ la 
vita. Piorry ricorre ad un mezzo nuovo ed ingegnoso d' appli; 
care V elettricità. Un apparecchio ginnastico [fu adattato alla 
parte superiore del letto del malato, delle correggie scorrevano 
su carrucole mobili , che ' rispondevano ad ogni ipinimo movi- 
mento e rendevano l'arto. superiore. solidale,- per cosi -dire, del- 
l'arto inferiore, in questo senso che un movimento comunicato 
alla gamba era trasmesso subito al braccio. L'impiago dell'elet- 
tricità combinata con questo apparecchio^ non produsse dap- 
prima alóun miglioramento apprezzabile. Ma dop^. sei settimane 
di cura ^ettrica assidua e regolare si cominciò a veder corri- 
spondere all' eccitamento elettrico i muscoli dell' avanbraccio e 
della coscia^ poi a poco a poco l'ammalato potè «seguire da sé 
alcuni movimantlr Tre^ mesi dopo il progresso era considerevole, 
l'ammalato mediante un veicolo speciale girava per i vasti cor- 
rido^ , poi quando potò tenersi nella poaUione verticale -ricorse 
alle gruGciOj La cura iurò 7 mesi, ma il paziente sortì dal- 
l'ospitale perfettamente guarito^ 

IL De la nevralgie du nerf lingi^al, etc. — bella nevralgia del 
nerva linguale e deUa sua cura còlla eUttrÌMza^ione della 
corda del timpano f per il dott. Y^ De Neffs ^ di Gand, 
( t Annales de l'Electricité medicale », N. 4 del 1864). 
La nevralgia del nervo linguale è tanto rara^ che non si 
trova neppure sui trattati i più estesi^ e non sarà discara quindi 
la seguente descrizione di un caso molto caratteristico. 



1»^ 

Un uomd sui 90 «intti , di teiiiperament^ linfàtico , essendo 
stato espósto à delle torrenti d*2(Hà, rhtentì tutto ad on tratto 
un dolore nelhi prarté pi>8tériofe e laterale sinistra della bocca ^ 
allb parte interna déflà gehgfvd , di fronte air ultimo molare 
inferiore. Dii qui si irradiava' fin verso la ptinta déllft !in^a ^ 
poi prese sede immèdiiiteibente hi di sópra della lingua , lìmi- 
tandosi in a^^nti ali* ufiione del terro anteriore coi due terzi 
posteriori, indietro alla parte intema dell'ultimo molare. Il pa- 
ziente paragonava fa sètìto^one che provava a queHa che si 
risente dopo esserci ri<Aentement6 moriicttta là liiftgim. Venti- 
quattro ore dopo' la bòòtfa «i a^Hva Aìf&tiBtaétM , e il inalato 
dovette riilùiiciare a )pi^ndère degli alim^ti solidi, tanto la 
ihasticazioÀB era "péhtjnk: ho spBkiAìiìò si p^opa^d àncora di più, un 
punto doloroso si tnànìi^tò scatto la ttiaseelln inferiore sinistra, 
tutte le gengive divennero dolorose. La Nevralgia era perma- 
nente, ma a lunghi fntervalK si iesiaspérava per alcuni istanti, 
poi tornava alla sua intè^^ità abituale. ' 

Trattavasi senza dubbio d'una nevralgia del linguale, il do- 
lore essendoisi locàlicsàtKy' precisamente snl decorso di questo , 
affettando di pre^renca , come Io ha g|à stabilito Va]leix per 
tutte le nevralgie, i suoi fnniì più superficiali. I>apprima il 
dothn* Neffé adopera gli èmoHlenti ed I narcotici , si interna»- 
ìhettte, eho esternamente, vé^rsatido ci^ d^ laudano n^ 'orecchia 
«inistra, poi una solusibne concentratSssiina di solikto neutro 
dì atropina. Riusciti va=ni questi, attera )pmsh di ricorrere alla 
f^rsiàìztBctnme dèlia cot^' M tìitìj^ti^. È noto che quelita dira- 
mazione itervosà, che Sérard chiama an enigma gettato ai fi- 
fiiolofei*, e sulla quale A ècriSsé ancora «ndbe fra noi, si di- 
stacca dal 7.® ^ajb un poco' a! disotto del ibro «tilo-mastoideò, 
si dirige in seguito verso la casró timpanica, oorte per la fes- 
sura del Glaser e va ad anastomìzzarsi col linguale e perdersi 
come lui fttìla pa^te anterkr^e dèlia lingua. VTia dunque una 
connessione fra lui e il'Hngtìrfe, e d'tìtronde »e è fecflissiraa la 
sua faradizzazione HeHlpi^*à il mfeaio esternò di «cq^a , im- 
mergendovi trn reofo«^ , ed applicando 'l'altro suir<i|>ofisi ma- 
stoidea. 

Neffe ado^erb una» cforrente a rapide intermittenze, e non ap- 
pena questa avea attraversato t'orecchio, il paziente non senti 



109 

più il dolore. La seduta d\\rò circa 20 minuti, durante i quali 
r ammalato non provava nulla; ma appella «la dorreote cessò, 
riapparve il dolere- ftebbèoe- In vun grado -inolio minere. Il paziente 
potè dormire. Nel giorno. .seguente si iHlottutìAzò diM Tofte la 
eorda del timpano e sempre dimimiivaàl dri»rev Al terto giorno 
tire sedwta ^ncoca e la >giii|rigtoiM -era completa. 

•rn. Trftitement des rétféfSssements ; étc. — * ékira degli s&tn:gi- 
menti uretrali còlla gcHvàno-causHca ehimxca; del dottor 
A. Trbpier.- /.*.....'... 

La cura degli strmgimenti ttrétrali -eoHa* galvano-caustica 
chimica è il titolo d'una Nota presentata afl'Istftuto di Fran- 
cia dal- Triple^ e per te quale "!' Istituto nomina una -Gofaimis- 
si($ìie composta degli Hlu^ri chirurghi ^lobert de liHmbaHe e 
Gloquet. Ecco la Nota testuale del Tripier che traduco dai « Oom- 
ptes rendus », N.*^ 24, pag. 986, pterchè questo metodo può forse 
recare ottimi servigi. • ** • 

< I diversi modi di cura degli stringimenti uretrali offirono 
tutti eia apprezzare dei risultati vicini e dei risultati lontani. Nes- 
suno dei metodi raccomandati finora non ha fatto sotto que- 
st' ultimo punto di vista le sue prove; per nessuno fu ancora 
ben stabilito che una volta ottentita la dilatazione dell'uretra, 
la guarigione fosse duratura. Mi si pei^ntetterà dunque, avendo 
a proporre un m^odo la cui pubblicazione è tutt' alfetto recen- 
te, tenermene oggi ai suoi effetti immediati, lasciande intatta 
la quistione dei risultati lontani. Fu cereale- di- lectiluszane esat- 
tamente e di circoscrivere nei limici ^voluti una caurterizzazione 
alcalina , che" fui condotto a consigliare nel' gennàjo 1868 (« An- 
nales de TÉlectrothéra^ie ^) ài distriiggere gli stringimenti ure- 
trali colia galvano-caustica chimica neg^iva (i). Il conoorse del 
dott. Mallez m' ha fornito recenteWiente l'occasione di fer pas- 



^mw% ■■ I II ■ Il a »»»<a»<»^— ^M^i»— tfw^i^iM^iiwp— »i^ 



(1) Nel mio >bnuale ho esposto in cosa consista a uesta spe- 
cie di galvano-càustica, dovuta al dott. Ciniselli dì Cremona, e 
in che differisca dalla galvano-caustica termica di Middeldorpf 
Vi si troverà pure come applicare la prttta agli stringimenti 
uretrali. S^ P. 



soo 

spire nel dominio det-ffttti <}uesta operazione rimasta finora alla 
stato di cpncezion* teorica. 

( Il nostro malato è «n uomo di 62 anni, affetto da lungo 
tempo d' un stringimento, ebe sempre aumentando era divenuto 
da 18 mesi una eaina di ritenzione incompleta con incóntinenia 
permanente e avea «eriamante compromesso lo stato generale 
del paziente. L'uretra non ammetteva che a stento una mi- 
nugia conica di i millimetro di diametro (N.^^ 3 della filiera 
di Cbarrière). Dopo una seduta di galvano-causticc^ chimica ne- 
gativa della durata di circa 5 minuti, una minugia N.* i8 della 
detta filiera passava fìtcilmente. Non v'ebbe né febbre, né emor- 
ragia; l'.inoontineBja cessò subito dopo l'operasione; il malato 
ha potuto immediatamente orinare. Dodici giorni dopo l'opera- 
zione il migliora,mento locale persisteva, lo stato generale era 
soddis&centissimo. 

» Convien ricorrere per queste cauterizzazioni ad una cor- 
rente di tensione un pò forte e di una intensità poco conside- 
revole ». 

Staremo a vedere ora come ne giudicheranno i suddetti Com- 
mis$arj. 

IV. Expériences nouvelles, eie. •» Nuove esperienze per con- 
statare V elettricità del sangue negli animali viì>enti; del 
dott SoouTETTEN. Un opuscolo di 20 pagine con incisioni. 
Parigi , 1864. 

Il prof. Scouietten si è dato a numerose esperienze sulla 
elettricità del sangue. La sua prima Memoria su questo argo- 
mento trovitsi nei « Compteii-rendus »> tomo 57^ N.* 4 ; ed anche 
questa seconda ebbe lo stesso onore e fu ivi stampata ( N.* 20 
del 1864 ). Le sue esperienze sui cavalli T hanno portato a 
conchiudere, che il sangue arterioso ed il venoso danno svìlu'p-^ 
pò col loro contatto ad una corrente elettrica, apprezzabile dal 
galvanometro di Nobili che abbia un rocchetto di 10 mila giri. 
Dopo alcuni precedenti tentativi l'esperienza capitale fu fatta 
al 29 ottolire dello scorso anno alla presenza di chimici , fisici 
e medici distinti. Il sangue era fornito da un cavallo sano e 
robusto, r arterioso eertiva dalla carotide destra, il venoso dalla 
giugulare sinistra. Un vaso in grès d' un litro di capacità con- 



2ai 

teneva il sangue arterioso, ed ¥U vaso iiore^o» che non era mai 
«tato adoperatOi il sangue venoso* e ti^Uo^ l' app«ree^iio Ai con- 
tornato d'acqua alla ten^^eratura di 40^:0^, j^ rallentare U 
coagttlasione. Dei piccoli vasi porosi contenenti ana soLusione 
di solfkto di zinco fUrono imìBersi fino a % <Mla loro aHezxa 
nell' uno e nell' altro sangue, gli elettrodi |n sinoo amalgamato 
vi furono calati lentamente e simultaneamente, e subito la cor- 
rente si. manifestò colla deviasione dell'ago del galvanometro ^ 
che indicava che la corrente interpolare era poaitiva e che an- 
dava dal sangue arterioso al venoso attraverso al galvanome- 
tro, L' ago si mantenne a 66* per un' ora ; dopo di che discese 
di 4 gradi e si cessò l' esperienza. Ecco come Scontetten spiega 
l'origine delia corrente osservata* I due sangui venoso e arte- 
rioso in contatto , ma separati artificialmente neH' esperienza 
dal vaso poroso, nel corpo dalle pareti dei vasi rappresentano 
due soluzioni conduttrici dell' elettrico capaci -di esercitare mu- 
tuamente r una suli' altra un' azione chimica, dovuta principale 
mente all' osùgeno di oui è carico il sangue arterioso, gaa che 
sostiene la parte di comburente o di acido i:iguardo al sangue 
venoso e che determina la diresìone della corrente osservata. 

Queste esperienze di Scoutetten potranno servire a rischia- 
rare molti punti di fisiologia generale, e di fisica medica, m» 
non potranno essere ben af^rezsate se non quando il lavoro 
che egli sta preparando sarà, ultimato. Allora vedremo quali 
risultati si saranno ottenuti per la scienza da queste ricerche 
minuziose e diligentL 

V. Zur EHektrotherapie d^ Mydriasis. paralitica intozicativa. -— 
L' elettroterapia delia fnidria»i paraiitica da avvetena" 
mento ; per il dott, Fibber* (c Wiener medizinische Wochen- 
schrìft », N« %2 del 1964). 

Una interessante pubblicazione è questa del dotU Fieber, 
che riguarda un genere di malattia sul quale raramente i pra^ 
tici si occuparono, cioè la midrìasi paralitica da avvelenamento. 
£ noto come i movimenti dell' iride sieno il risultato à&ìV a- 
zione di due diverse sorgenti di motilità , cioè l' oculomotore 
che agisce sullo sfintere, e 1! altra per il dilatatore ha se4e nel 
simpatico ; che affezioni paralitiche del 3.® pajo s<mo accoropa- 



202 

gnaté da dilatasiane' dklla pupilla, la paralisi o la sezione del 
simpatloo^ ito flBttingimeivIo. Mm> oltre «Ha aiidriam predetta da 
paralM delf (M«tfoi]ì^òito , 'V4>a quella bafgienats^ dai vdeni e 
prittèipaltnéttle àéà' pf«pftirató di beiladonna. gd iM eaBO appunto 
di tale parèlio ^ quèlìà. «M «arra il éett. Fiebér b ohe fu da 
lui guarito coir eleltrf«). ' 

Era una dénna di 55 antìi, che avea semi^re ^«^utò di'ot- 
tima vista , ehe tutto ad' un tratto amitià^ò d* irllnide , pef la 
quale di usò a lungo 1* atropina e l' estratto di belladonna. 
Finita la aura, restò tiiMi notcrvele ditfttatidnè duella' puplHtf* si- 
nistra, hi modt) cketa Arista non' em posi^bfle se noh tenendo 
copefto F ocdilo malato; Né iì tenervi di fronte- una - eandéla , 
né r azione delP eleUrieo valevano ad esereitape la più^ plécola 
aiione per farla i^estringerè. lì earapo pupillare -era -n^tto , il 
foro avea la sua forala rotonda, non vi erafiosiiiechie, nulla. 
Non si potea sospettare una paralisi del 3.* pajo, pelrc*i«èTnain- 
cavano gli altri sintomi , e il- dott. «Fieber s' attenne 'giusta-^ 
mente al concetto di una paralisi d^ àvvelename&to, ed ideò di 
trattarla coifa cura elettrica , adoperando V elettricità indotta , 
che tion ha* alòuna azione' sulla» retina; ^ * 

* Quanto al modo seeltb^mle fkr giunge)'e' 1' eccitamento elet- 
trico fieli' iride io ndn toi' lermei^ qui a svolgerlo, avendolo già 
fktto altrove in esteso. fMrò' solo èfaè it Fieber scelse il metodo 
di Moyér, e* piratico tfe Cedute alla- settimana con. unte corrente 
debole a rapide* intermittenze. Dopo due sole applicazioni V i- 
ride si contraeva già alla luce della candela, e dopo sette Tarn- 
malata portava occhiali azzurri e si serviva discretamente del 
suo occhiò. La pupilla non era ancora allatto nello stato natu- 
rale, ma il dott. F^ber sos^pese egualmente essendogli jterso di 
aver raggiunto' •abbastam», avendo !»idonato ia vistii à quell'oc- 
chio che r avea perduta. . . : . ' 

Cu^a delia idrofobia eoHa eletMcità. ' 

Nei primi giorni del corrente anno una buOna notizia cór- 
reva per 'tutti i giornali, sì scientifici che .politici. Trattatasi 
di una guarigione di idrofobìa otteniita in Àmei^ica per mezzo 
deirelettricità ! Per chi conosce questa tremenda malattia e la 



203 

ìfnefRcetekL 4ei tanti rimedj proposti ed usati contro di essa, non 
stupirà ae noi diciamo che umt 'tale notizia- dovea essere accolta 
con generale aggradimento. ^ 

In Milano già fino dal i954 veniva dair illustre direttore 
medico dell'Ospitale Maggiore di Milano, il dott. Verga, istituita 
una Commissione permanente per lo studio e la cura dell'idro- 
fobia, Commiijssione che si rese assai benemerita per lo' zelo in- 
defesso coti eui attese a questa importante bisogna , e deàla 
quale fecero e fanno p(u*te le più distinte nostre capacità 
soièfttiftclie. I daoi-laT<MÌ acquistarono quindi una certa impor- 
tanìa, e prindpatoente il quadro sinottico che il già segretario 
dott, Tinoni corapUava di tatti gli idroibbi * accolti dal Ì8f9al 
i854, e le relaiioni che V attuale segretario dott. Pasta conti- 
nuamente va pubblicando. Io dunque mi diressi ad essa ed il 
giorno 30 aprile consegnai - al* doit. Clerici presidente, Uè se- 
guente Nota : 

« In un numero' del « Times » di Londra dello scorso anno 
trovavasi narrata un" esperienza fatta dal dott. Lussing in 
Nuova York, risgnardante una felice applicazione della elettri- 
cità alla idroi<^ìa. Tutti i rimedj erano riusciti come d'ordi- 
nario' inutili , r ammalato era in preda ad una agitazione spa- 
ventosa , tentava di addentare tutti quelli che gli si avvicina- 
vano, e coll'elettrìco si ottenne la calma e la guarigione. 

« Non è nuova del resto 1' applicazione dell' elettricità alla 
idrofobia, perchè il prof. Rossi di Torino, citato dall'Aldini nella 
sua grande opera sul galvanismo (Tomo I, pag. 239), sui pri- 
mordj del secolo ^l'applicava con felice successo. 

€ Mi fkccio quindi' animo a proporre alla benemerita Com- 
missione per I* idrofobia di tentare anche fra noi 1' elettricità y 
tanto più che M prof. Matteucoi in occasione del fatto avvenuto 
in America, richiamando in una Nota ^all'Istituto di Francia la 
sua esperienza del i835 sul tetano, insiste afSnchè questo pos« 
sente modificatore del sistema nervoso non venga dimenticato » . 

E la Commissione tiella seduta del 1.*' maggio, postai dal se* 
gretario sul tappeto la quistione d^ trattamento curativo del 
prossimo caso di idrofobia, dopo discussione veniva alle seguenti 
decisioni , che tolgo testualmente dal processo verbale : t La 
Commissione stabilisce: 1.*^ di tentare qnal mezzo curativo in 



204 

un primo caso dì rabbia canina f* applicazione delia ekitrìcttà 
a corrente continua, servendosi di un apparecchio alla Bunsen 
ed applicando il reoforo positivo sotto forma di ago o di pia- 
stra a seconda della tolleranza delf ammalato alla nuca , ed il 
reoforo negativo (ago o piastra) al coccige, od a ima estremità 
inferiore; 2.* di regolarsi a seconda del caso e deUa tolleranza 
dell'ammalato per Tapplicazione della eorrente più^o meno forte 
e per la sna continuazione > 3/ di ^giovarsi per V applicazione 
dell'elettrico dell'opera dell'egregio signor dott; Plinio Scbivardi, 
medico di questo Spedale, che tanto gentilmente ha offerta; 
4.* finalmente di ritentare in iia secondo sgrAiiiKto rabido l'ap- 
plicazione dell'elettricità quando; per eissa si fosse ottenuto qual- 
che risultato ». 

In una seconda Nota alla suddetta Gommissione, nel mentre 
io esprimeva il vivo piacere provato nel vedere accolta quella 
mia idea, e di veder accettata la mia offerta, mi permetteva di 
far osservare che temeva potesse la corrente fornita dalle pile 
alla Bunsen, o esser troppo debole per dare effetti fisiologici, o 
troppo forte e cauterizzare i tessuti. Poi continuava così : « Il 
sottoscritto è dolente che la Commissione sia venuta in pensiero 
di applicare la corrente contìnua. Prima 4i tutto il fatto' di 
America, che è il primo caso i>en stabilito di guarigione d'idro- 
fobia colla elettricità, è stato ottenuto colla corrente, indotta. 
Questo precedente è di tanta importanza che esso solo dovrebbe 
far propendere ad adottare la corrente scoperta da Faraday. In 
secondo luogo la corrente continua è stata abbandonata da 
pressoché tutti gli elettricisti.... La corrente d'induzione invece 
è stata riconosciuta come la elettricità medica per eccellenza ; 
è ad essa infatti che si debbono tanti successi, è con essa che 
l'elettrojatria festeggiò tanti trionfi ! E. ben giustamentet, a pa* 
rer mio , merita la corrente indotta una tale predilezionie da 
parte dei medici. Primieramente cessano quasi afiatto con essa 
gli effetti chimici e termici deli' elettrico , predominando invece 
gli effetti fisiologici. Il suo carattere .tipico di corrente inter- 
rotta, e le interruzioni regolari e precise che si possono otte^ 
nere , costituiscono un altro e non piccolo vantaggio. In tutti 
gli ospitali d' Europa, in tutte le grandi applicazioni che nei 
nostri tempi furono fatte dell'elettricità in raedirina^ fu sempre 



20o 

[^r9ì$cet.ta la corrente indotta ^ è ad essa che ^ ricorse in Ame- 
rica quando si volle tentare la citra elettrica neiridrofobk. Ed 
eccettuati i easì in cui si riceipca «n'asioae eiettroliticay la ùovr 
rente continua non vie^e quasi più da nessuno adoperata.... ». 
h% Commissione noa si è ancora radunata per decidere; 
voglio sperare che essa accetterà quelle mie osservazioni, e eh e 
il primo caso di rabbia canina ehe si presenterà fra noi, verrà 
curato eoU'elettricità indotta^ 



€f099p éPoeiif eie. -^ C«lp* d*«eehl« mI dlTernl 
modi di ear» della pustola mallsiia* ed espe- 
•ivlena di «« naoTO metedot dei dottori J[. Ij. 
e tJ. II. MOWVBJRiW. ( « Archives générales cfe 
niédeoine », niars, 1864^. — ^ Analisi critica del dot" 
tor^ F. 9éf0anzi0^ 



e 



lolor» che faticanp alla nobile meta di distinti ed utili cul- 
tóri della scienza, dovrebbero essere gelosissimi di non meritare, 
^nche menomamente, n^i loro lavori la eritica di imbrattacarte, 
che tanto bene si cercano le menti deboli e presuntuose nei 
loro poveri sforsd ; dovrebbero non dimenticarsi che da loro $i 
vogliono materiali utili, sodi, nuovi, per Tedificio del progresso, 
>noa rimpasti di cose vecchie, non ripetizioni di ciò che è ab- 
bastanza noto, non T esposizione di idee e fatti di poca o nes- 
suna utilità, non insomma scritti che vissuta la vita di un 
giorno di circostanza,, vanno ad accrescere la gOb troppa ricca 
mole libraria^ -«r* Sssi inoltre dovrebbero essere sommamente 
prudenti Aeir enunciare siccome cosa nuova un'idea, un fatto, 
.l|uaudo 1100 si sono abbastanza assicurati che «iano tali dav« 
vero, per non incorrere nella taccia di malafede o di iasufiìcienza 
4i cpgnÌ9ÌQni^ per non &r rivivere ciò che forse, non merita. 

Ci sisjui) permessa questa considerazione, perchè non ci 
parve superflua neU' epoca nostra , e perchè V ultima parte di 
iBssa la vogUi^mo riferita al lavoro dei dottori Monvezin, di cui 
.veniamo a dare un cenno riassuntivo e che faremo seguire da 
alcune osservazioni critiche. 



206 

JLa prima indicazioiMs a soddisfare nella eura della pustola 
maliifna' ò 1^ distruzione 4^1 virus localìzsato , allo scopo di 
prevenire V avvalenameiito generale. A tal uopo si ricorre o al 
caustico potenziale o air attuale, r** I pratici hanno per T uno 
per V altro di questi mezù ^ una sfieoiai dèfenNua , perchè 
ciaseup d'essi offre qualche particolare vantaggio in confronto 
air altro 9 però entrambi presentano inconvenienti abbastanza 
gravi, perchè siano sostituiti da altro che $oddisÌi meglio al- 
l' esigenza del caso. — Il caustico potenziale è in genere di 
azione troppo lenta ed irregolare, e non si può precisamente de- 
teriv^nare' se o meno ^s^ basii allo scopo pf:efis§0) oltr^ckè 
provQpa un lungo e, vivo dolore. D.ue jpaustici pp^zybli soltanto 
sembra sfuggano a queste critiche , il sublimàjto ^ e la potassa 
caustica applicata cpl metodo , dello. sfegamentQ ; egsi però sono 
altrimenti vulnerabili, perchè entrambi fanno un'escara troppo 
superficiale in confronto allo spessore del nocciolo pustolare, di 
più r uso del sublimato non è sen2a pericolo , giacché risulte- 
rebbe da una statistica che sopra 48 malati in cui si adoperò 
il subliinato cpxoie caustico, si «^bepo 17 avvefenati e morti.-*- 
Rispetto al cauterio attuale, oltre ad bseere ira mezzo spaven- 
tevole e dolorosissimo, à: anche incerto^ perchè T escara da lui 
prodotta è sottile e, non sempre suféciente al bisogno, e perchè 
por npn temere deficienaa d'a^ione^ •conviene quasi sempre penare 
d' eccesso. ■^- In vista di tttli consideraóoni A dottori Monvezin 
raccK^mandaao di curare la pustola maligna colla demoliàono 
praticata, col taglio e la cauterizzazione successiva col caustico 
attuale. Questo metodo li assicuBa della totale distltuzione del 
focolajp virulento ; i^raticato da .abile chirurgo, è assai spiccio e 
non moUo dolente , in vista del sommo rispannio che si fa del 
caustico ( due bottoni pornio bastare ) ; in otto o quindici giorni 
la piaga è ridotta semplice e vegetante ; usato prima dello svi- 
luppo dei sintomi d-4nquinamento generale^ non ha mai ikltìto 
allo scopo di prevenirli pquand' andlie qualche siatoma generale 
fosse già comparso, non sarebbe superfluo il vicorrervi, perchè 
forse limita i disordini locali, eccitala vitalità della parte, 
forse provoca la reazione generale e risparmia' al malato che 
guarisce, cicatrici vaste con perdila di sostanza , prevenendo 
r estensione della gangrena ; è un metodo applicabile oolla 



207 

massima siauresca sofira localit» che sono sedre ^i organi im- 
portantii cioè à ridosso di arterie^ ftérvi e tèndini; cautela nel 
domolire, mòderasì«iie n^' uso dri «austico, ed ogai pericolo è 
sconi^uràto. — ? 8ono ri^^orèate 14 storie <fi felkiasiiiia. applica- 
zione del metodo in diso^irao/ falite :dftgli autori, i quali assicu- 
rano di non riferime un maggior numero per solo anore di 
breìdtà. 

Traitasigendo per «a wowento avi valore intrinseco dei me- 
todo preposto in quiesto lavoro y osserviamo da prima obs esso 
non è un trovato d«i dottori Menveain', non è cosa nuova, 
mia che fa ifià usato., studiato ed in genere ripudiato fin. da 
molti anni fa». 

Troviamo sul Diùonario delle scienze mediehe pubblicato, .a 
Venezia nel 1829, all' articolo Carbonchio, raccomandato il me- 
todo in discorso ; ivi è anehe fatta la considerazione giustissi- 
ma che un tal modo non è sempre applicabile per la troppa 
estensione del male^ e che i suoi risultati non sono sempre 
fortunatissimi. All' articolo Pustola maligna dello stesso Dizio- 
nario^ è men»on«to il metodo della esdsione e vi è dichiarato 
crud^le^ p^rìcolend e quindi éari^pudìarsi per sostituirvi i cau- 
stici. — Non è questo il luogo di occupieirèi di una tale con- 
traddizione; a nói basta osservare che ^and'. anche si voglia 
tra carbonchio e- puatcSa maligna srmmettere una differenza es- 
senziale dal lato noaologtco, il traittamento curativo è per en- 
trambi «gualfi , .ed In dò concordano quasi tutti coloro che si 
occuparono di questi «rgdAienti •*** Anohe Samuele Cooper nel 
suo Dizionario di ehifurfià pratica, alT articolo Carbonchio, dove 
intende oompreiiderf anche la pustola maligna ,. facendone una 
sola aflesione, accettila tìbtt 'fu già ^. in uro la demolizione «del 
tumore col taglio , ma la combatte. — Il nostro Meateggia 
( « fecfit. chir. », cap. Y, § 199 ) riferisce consigliata da Pmiton 
r estisflazione aoì ferro, ma egli si dichiara fautore del caustico 
^milendMe. t^ ,Finaiitiei|te Crsriisolle ( « Pat.'spec. med. jì», voi. 2.® ), 
parla :deUa jestirpazione della- mascola maligna, ma dice prefe- 
rìbili i caustici potenziale « attuale. 

Quéste citaziimi provano n^ sulficiensa quanto abbiamo detto 
or era, che, cioè, vi ha nulla di nuovo nella propòsta del Blon- 
vezin ; di più mettono uno sfavorevole antecedente perchè si 



208 

possa coaced^re^ da chi non può istituire ósperi^nae pr<^rie • 
deve' rìmettérsi mì giudizio altrui'^ che il metodo richiamato in 
uso sia c<»Bmendcvole e però preferibile agli altri. 

Quando si prenda in cenèiderarione la Qualità della malat* 
tia di cui stiaiBo discuieiido il metodo di cura; quando si vo- 
'gliano ventiiare con minore parzialità di quello che abbiano Aktto 
i dott. Monzevin, i vantaggi del caustico attuale e specialmente 
dei vani caustici potenziali che ottenere il voto di fiducia di 
uomini insigni e vastamente esperimèntati su questo soggetto; 
quando si ricordi inoltre che questi raccomandarono anche in 
qualche caso grave, a preferenza della demolizione, le profonde 
scarificazioni della pustola e successiva cauterizzazione, metodo 
di cui non è fatto cenno nel lavoro dei signori Monvezin ; quando 
infine si raffrontino i vantaggi offerti da quésti metodi, con 
quelli attribuiti al metodo della escisioné é cauterizzazione suc<- 
cessiva, si troverà che quest'ultimo non ha diritto a preferen*- 
za, che anzi, se si eccettua qualche caso speciale, dovrà sem* 
pre essere posposto agli altri. 

Ci sarebbe facile, ma troppo lungo, lo) sviluppo di questo 
nostro asserto, per cui ci limitiamo a commentare come oltre*- 
spinti e il giudizio di insufficienza dato al sublimato dai dottori 
Monvezin e la tema di pericolosi accidenti dal suo uso. 

Il N.^ 28 (i864) della e Gazzetta Medica Lombarda », riporta 
dalFa Union Medicale b^ settembre 1863, i frutti di lunghe espe-' 
rienze fatte dal dott. Missa nella cura abortiva delle pustole mar 
ligne coir uso topico del sublimato. Missa dice che curando col 
detto rimedio 360 casi, in media, di pustole maligne in un an- 
no, non ebbe che due casi d'insuccesso, perchè in essi erano 
già comparsi i sintomi generali, e non ebbe mai inconveniente 
dì sorta attribuibile all'agente terapeutico. 

Senza mettere in dubbio gli splendidi risultati di Missa e 
la sconfortante statistica importata dai Monvezin, noi pensiamo 
che il sublimato sia uno dei migliori topici applicabili alla cura 
della pustola maligna, ma che convenga fìire di esso un uso 
assai prudente e sorvegliato, in vista della troppo varia suscet- 
tibilità individuale a tollerare questo rimedio una v(^ta che 
venga assorbito. Di ciò ci siamo viemeglio convinti quando un 
nostro collega, il dott. G. Restellini, ci riferiva, or sarà un me* 



209 

se, un fatto interessante su questo frropostto. A d«6 suoi am- 
malati applicava, per scopi poco diversi, il sublimato come cau- 
stico neiristessa giornata; l'uno tenne il caustico per ventiquat- 
tro ore senca inconveniente di sorta, l'altro dopo un'ora dal- 
r applicazione o£fri se^i imponentissimi di avvelenamento e f^ 
necessità levar tosto il caustico e ricorrere a mezsi energici per 
prevenire un probabile esito funesto. 



il dréim««t« curerete* e •«! mesml clie !• 
«MdtovaB^t deleap. cMt invitti ClNMEIiU* — 

Analisi critica del dottar MmiHné Bmrimm f inca- 
ricato del Corso di anatomia chirurgica presso 
V Università di Pavia, 



E 



igli è col senso del più vivo interesse che io lessi la Memo- 
ria del chiarissimo dottore <]liniselli sul drenaggio chirurgico, 
testé pubblicata negli e Annali di Medicina » (fascicolo di mag- 
gio) di cui reado pubbliche graxie all'Autore per avermene con 
squisita cortesia favorita una copia. 

Non è la mera e vana compiacensa di vedere da altri di- 
vise le proprie idee, di trovar compagni nelle proprie valuta- 
sioni, quella che mi trasse a far buon viso a cotesto lavoro, ma 
il piacere di scorgere un valente e distinto pratico raccoman- 
dare col prestigio del proprio nome una risorsa tempeutica che 
ha f^or di dubbio ogni diritto per essere resa f)umgliare. 

Spoglio di ambiziose pretese, non ho alUto desiderio, se noa^ 
quello di vedere i tubi vulcanizzati prender maggior voga o per 
meglio dire esser alla mano di tutti, pmchè ogni giorno noto 
quanto sieno frequenti i casi ove la loro applicazione sarebbe 
riescita veramente efficace. 

Ogni modificazione pertanto che valesse a semplificarne la 
meccanica od accrescerne il valore, avrebbe certamente ben me^ 
ritato della pratica chirurgica, ed io sarei il primo a renderne 
omaggio agli inventori. 

AwNAU, Voi. CLXXXIX. 14 



2Ì0 

Fui eofrivo ad àmtù&ttiev& (i) , che il novello drenaggio co< 
me ideato dal 'Chassàigoac min aveva detto T ultima parola, che 
anzi alt^o noQ ^cva m non im setone perfeùoiiato , la cui ordi- 
tura )fòh appagava t>^ni speranza. Il ge^io nei suoi voli arditi 
e gigaiiti l>a88a sovra T ordine attuale delle cose e crea: lo stu- 
dio, le pasienti indagini, P osservazione pertinace, temperano 
ben di sovente, ed abbelliscono qm^sie parti, che per essere pre- 
coci vestono ancora grossolane forme. 

Siffatti temperamenti però, «ome non hanno altra meta se 
non quella d* agevolare l' incesso d' una eletta concezione, così 
devono dì loro natura aègi'dngèré ^a m'édesitìà Vttttiagg?4ntrin'> 
seci, positivi e reali, o per 'mèglio dirò, mìgÌMnu« eedlibilmente 
e ad èvMèn^ lé sue iÀ*iìnieàpe eoÀdìziònl, altrimenti > a vefee di 
farla atteéchitè la si rende sterile , e per i»<ip Urano contrasto 
si concorre a dirigerla a ritroso del pr^fi$SO «(moetto. 

Le innovazioni che il chiarissimo clinico di Cremona vor- 
rebbe introdurre nella pratica del drenaggio, non valgono, a n^io 
creiìere, nèf ^ pei^feirionarla , uè a rènderne ovvia la meccanioa; 

%ft\iheié schiettamente il mio parere, beni», fìtr^ capo, con 
poca'^alaiite«4a 'fbrsd, ax^rtigìanie '^^i, i perchè nel' linguag- 
gio «cientMóo queste nauseabonda rétiòéiifze non rief)Coih>< ad* 
altro che a velare i nostri pensieri^ dei quali pare abbiaino ver** 
gogna. •• • \i . I... ■• '•■'.,: 

V^r prillo- '^gii respinga ruso< del trequarti- p^r> i«imefttere 
i tùbi,'-dnaàaado meglio valersi .d* una siringa d'argt^to e d'un 
bistori retto, od in* mancanza di questi- strumenti, d'una soada 
scàilalata odi un. gprosso. specillo. F^tta una iii^isipa#.di uno o 
due eentiisetrì, kitrodnceiper q^ue^ta la wiaga d'argento, e 
cétdando oon nsfta il punto, più opportuno all' escita, ne pra- 
tié^' tónun bìstoii la «ontroapertura , iniaiderido a strati fino 
air^tremità della siringa, alla) quale, avanzata all'esterno, ma- 
rita il tubo, che alla «ila Volta ai trova installato nel cam- 
mino percorso dalla siringa. Se il caso poi lo comporta, replica 
una terza. ìndainnc, indi nna 'quarta, per installare un numero 
maggiore di anse (pag. 4). Questo modo di fare che altro non 



(1) Vedi il mio lavoro, pag. 11. 



MI 

è se non Toncotomia ciasnca coU*addixioa« del setone^ ha gli 
identici inconvenienti e perciò inerita gli stessi rimproveri. 

Si praticano due ampie aperture più o mene profimée per 
dar ftanza ad un corpo straniero ehe ò IQ-o 15 voHe pie pic- 
colo della vagina che gli deve dare ricetto , gniilaita lesione kshe 
lo non trovo modo di poter giustificare. Eaeguendìo per avverso 
l'apertura e la contro apertura col trequanti si ha: i." L*im* 
mense vantaggio di non ikre una dieresi Bae^giere di qndla 
ohe richiede T occupazione del tubo. 2.* Pel movimento t>ru8eo 
e rapido col quale se ne effettua la meoc^nica, « s^ptende per 
cosi dire l'ammalato, che quasi ^pn si aooorge dell' ^peradonoi 
laddove incideodo g^adatAmfiQte ed a 0t^^ ai ftttino asaapo- 
rare a centeUi quatte torture irfie ò neiaftpo minietere di evi- 
tare. 3.* Queste estese bottoawre menitre -npo preseotaae alcun 
benefìcio per sgorgare compiutamente una vaaea marciosi^ ee-* 
me. dìmostner^ più tardi, £ac#itaiio pei* eoatre raooeseo dell'aria, 
che sventuratamente noi sappiamo essere il più funesto jaemiee^ 
r «gente dissociante per eccellenza dei. nostri tessuti vivi(i)^ e 



(1) L'aziona peraiciosa dfiU'arja atmosferica sulle superfieie 
ìiuppuranti od abrase, non è già una conoscenza nuova, essa 
era avvisata dai chirurghi di pressoché tutte le epoche, i quali' 
si studiarono con ogni mèzze di proteggere e celare le ferite 
e le piaghe. Fra le dotte liemerie che improntane queste b«k 
colo mi pregio di annoverare le cegueati: 

Bouisson. Tribut à la Chirurgie^ tome II, pag. 165. Faits 
cliniques relatifs à des solutions de continuité suppurantes, tran* 
sfbrmées en plaies soùs-crustacé^ par la ventilation. 

Chassifigiiac. Puris, 4861. ftwM bltnique «t pra^\»e fké 
opération» thirurg(ieaàt9.y teff» i, pag. 160, f Panaement ^a3r 
occlusion ». 

William Lawrence. London. 1863. Lectures on Surgeryi de- 
livered in St. Bartholemew^s Hospital ^ pag. 153. 

Treatment of Bun^hot and Penetrating Wóunds of €hé9t 
and Aòdbmen òy e Hermdàcaiigr fiealing » ; By B. Howard^ M. 
D. Assist. Surg. U. P. A. Surgeon in chief Artillery Brigad^ 
Fifth Corp, Array of Pomac. Ì863. 

Esse gettano una vivissima luce sulle più ardue questioni di 
fislo-patokig^a, ed arricchiscono l'arte di proprie risorse ttì^peu- 
tiche, fra le quali primeggia la cura di sottrarre le supepficia de- 
undate dall' azione veneìlcu dell'aria atmosferica. 



però tutti i vantaggi che presenta il drenaggio nella cura de» 
gli aiiceiSsi «ongetitisii pel solò fetto dell' impedito contatto dell'a* 
ria, vltiié elìso da un pt^cedimento che lo controverte. 

Una dimanda ehé io vorrei BlUòvere all'esimio dottor Cini^ 
selli sanebbe questa: 

Siamo i^oi sempre certi negli ascessi profbndi «e qnando si 
deve 'praticaiie l'apertura d' escita attraverso ad un rilevante 
strato di parti molli, di cadere proprio a perpendìcolo della siv 
ringa? 

: Io mi vi provai ripetutamente spi cadavere, e non posso 
ponohiudere troppo fovprevolmente, 

Capisco che deviando dra a destra, ora a sinistra, finiremo 
poi rintracciare la siringa, ma allora avremo un tragitto a 
meandri, ohe sarà proprio l'antitesi di eie che abbiaaio iq ani« 
mo di conseguire. 

Si vorrà apporro^ a quésta pratica il pericolo di féiire quaK 
che tronco arterioso, vadoso, ovvero qualche cospicuo nervo, Que^ 
sta obbiesione però è più speciosa ohe vera, ed infetti oolla 
guida delle pozioni a^atoi^iiche noi possiamo » W9Ì dobbia- 
mo, escire in quei punti che sono i più innocenti, e volendo 
pur tener calcolo di ectopie impossibili a prevedersi noi possia- 
mo asseverare che i. vasi sanguigni ed i nervi, che vivono in 
mi' atmosfera cellulare » sfuggono per* la loro mobilità alla punt^ 
del trequarti) che scivola su di essi sen^a intaccarli. 

Di questa verità di feitto me ne diedi più volte V intimo 
convinciniento , tentando con ti|) trequarti da drenaggio di fe-^ 
rire i vasi femorali nel caqe senza riescirvi, benché questi or- 
gani sieno molto più superficutli che non n^ir uomo e perciò 
facili ad essere colpiti nel movimeiito brnsoo e vorticoso del prir 
mo attaccOj 

Tentai pure, assistito dal sig. IfOnghi studente del 4,^ annp 
di medicina, di ferire od i vasi carotidei, ovvero i femorali col 
trequarti sul cadavere, e por quanto mi studiassi di colpire ri'r 
petutamente e nel giusto punto , non vi riescii che in un sol 
r.aso d' una vecchia a 08 anni , affetta da avanzato processo 
gteromatQso, ove intaccai T arteria femorale destra cbe qr^ 4ura 
e rigida a guisa d' un tubo osseo. ^ 

P' altra parte, nò ebbi mai a4 osservare ^ nò mi consta cho 



213 

sia avvenuta la lesione d' un tronco sanguigno o nervoso uel^ 
l' installare un tub9 da drenaggio* 

Se poi un lontanissimo pericolo noi non lo. .possiamo logi** 
camenté rifiutare ^ è jpur logico ammettere che esso sarà di 
gran lunga più remoto, per un istroosento che smaglia anziché 
dividere i tessuti^ e die in ultima analisi si accontenta d' una 
divisióne di poche linee, à confronto d* un taglio regolare, che 
richiede V estensione d' uno o più pollici* 

Né si creda che io sia così affasciuato dal trequarti da non 
ammettere VerUn altro ausiliario^ Consigliai io stesso e misi ih 
atto ( V; la mia Memoria , pag* 20 ) in casi eccezionali ed oVe - 
le condizioni lo consentivano^ od il semplice specillo , od il bi- 
stori e la sonda, ma da queste indicazioni eccentriche volerne 
dedurre la regola^ é cosacche rivolta alle premessei 

Installato il tubo , V egregio dottore Ciniselli unisce toHo 
V un l' altro i capi mediante Mn filo y in mode non da fOT' 
mare un' ansa molle , ma un* ansa abbastimza tesa da ri- 
manere appoggiata alla cute', e da esercitare una modetata 
trazione Sui margini o sovra uno degli angoli delle aperture, 
e quando poi per V avvicinamento dei due orifici l' aȓtsa pte- 
sentcui rilasciata e pendente ^ allora conviene tenderla di 
nuovo applicando una seconda legatura abbastanza distante 
dalla primat 

Questa pratica dell'insigne chirurgo di Cremona, non è piui 
ti vero dire, una modificazione, ma una vera mutazione o sosti- 
tuzione radicale che cangia di faccia alla proposta del ClUlssai' 
gnac^ èpperò io mi proverò a passarla in disamina per vedere 
se avvi titolo per preferirla; 

Stringendo l'ansa^ si stresza in un eerchio elastico là vòlta 
la parete superiore dell' ascessoi la quale stretta per V indole 
del mezzo, che tende incessantemente a rinvenire sovra sé stesso, 
è costante, pertinace ^ e non cede se non avvicinando i punti 
di distensione, cioè gli orifici d'entrata e d'eseita. 

La ctttej noi sappiamo, tiene i suoi vasi nutritisi! aell' at- 
mosfera cellulare sotto-cutanea; ora nellci coUezicmi purulente 
sotto-dermoidee per la distruzione del tessuto congiuntivo e 
de' vasi che pescano nel medesimo, il lembo cutaneo o la parete 
•aterna dell' ascesso , viene assai depauperato di sangue , ed ia 



214 

akuHÌ òasi, eome nel flemmone diifliso, od in fusioni purulenti 
repentine, vien privato in tal moda dell'elemento nutritizio da 
cadére a larghe falde In gangre^a. 

Stringèndo noi questo punto neìransa, ne inceppiamo for-* 
temente il ctircoio, già di sua natura, molto affifevolito, il perché 
ci esponiamo eridèfttemente a tutte le conseguenze di una ostru^ 
zione od arresto sanguigno ne' tessuti vivi. 

Di più questa spira inesorabile non può a meno di agire 
come trauma, o come provocatore meccanico, in modo da risve^ 
gliare risipole, flemma^ie, escoriazioni, ecc. 

Un altro inconveniènte, non so se più grave, si è : che an- 
nodando in tal modo il' tubo elastico, noi lo obblighiamo inde- 
elinabilmente coittro la parete superiore dell'ascesso, il che 
vuol dire ofa^esso non pescherà n^lé marcie se non quando 
queste saranno per traboccare , cioè allora cher avranno riem- 
pito tutto r ambito dell'ascesso^ e toccata la vòlta. Per tal 
modo noi vedremo Ainzionare il drenaggio solo allorquando la 
ressa dei materiali purulenti si sarebbe aperta un' escita in ogni 
altro punto^ 

Finalmente un ultimo abbaglio, che però snatura il valore 
del drenaggio , è : che stirando noi i tubi , ne alltinghiamo il 
diametro lengitudinalé a tutte spese del trasverso, od in al- 
tre parole , distruggiamo la cavità tubulare dell' ansa vulcaniz- 
zata, il che sucointameàte vtie) dire, rinunciamo a tutti i suoi 
pregi, per far rltoimo al tetuste segone. 

Riepilogando adunque la praticst d^ Giniselli vediamo , che 
essa presenta a differente ài qiiellà^ dèi Qhassaigilac : 

iy II grave inconveniente di f«tt*e un* ampia breccia là ove 
4ion 31 richiede the una É^là puntura. 

2.* Lo svantaggio di strozzare, contundere, molestare le parti 
ove si installa il tubo. 

3.** Di ubicare Tansa né nel centrò, tanto meno pW nel ftmdo 
della cavità suppiiraAte , Ma per avvetsto nel punto diametral- 
mente oppoéto all'indole de'feuoi uffiòi. 

4.* Di elidere lo spazio tubulare, <Ae caratterizza il novello 
drenaggio, e rendere il cilindro Mastico un implico bindello, 
spogliandolo delle sue prerogative. 

Operando, i^ggiunge il CiniseH!, < per mezzo del trequarti. 



215 

» lo scolo delle marcie è tutto affidato ai tttfn , i quali fàcil- 
» mente si otturtino per !'ttiAo*»e troppo denso, ovvero J>er fim- 
» bric dì tessute eellutare gàtìgirenato, trattenendo cosi le mar* 
» eie in cavità finché èssi non vengano disostruiti col itìeitm delld 
» injezioni. Operando nell'altro modo, il pus si scarica per la 
» massitna parte dalle incisioni mantenute aperte dar tulio stesso; 
» e questo esereiterèbbe d» solo la suiat benefica azione solamente 
» quando le aperture fbsse^ro ' t^Mto ristrelite dn^fio^ feidciar pae^ 
» saggio che ad esso ; caso che difOciimeiìté^ 91 pu^ veri^caré 
» da ambe le parti ». 

In quanto àll« ostruziotie dei tohf pei grami* óaseosi 0^ de- 
triti, accennai già nella min liètifiorià, (^he qUd^a era una ob- 
biezione più teorica che prse(;ieaY< «d ii^vero, per quanto^ io abbia 
osservato un bel numero di applicazioni di drenaggio ohirur* 
gico, tanto nella Clinica oh^ nelle infermerie dell'ospedale Lari^ 
boisiòre di Parigi , questo fenomeno si presentò tanto di rado 
che non mi sorvviene di averlo veduto una sol volta. Aggiungo 
poscia, che anche si avesse ad (obliterare il tubo in un sol punto, 
non cesserebbe per. questo dalle sue funzioni, in grazia dell* a- 
zione vicaria delle finestre scolpite alla sua periferia, cioè, le 
mareie sarebbero costrette ad escire dal tubo al punto ostruito, 
progredire fra la superficie esterna del medesimo e l'interna del 
tragitto , per « riguadagnare ancora il cavo tubulare al primo 
meato, A'ftle a dire, ad una distanza non maggiore di un centi- 
metro, cosa che avviene senza che ce ne abbiamo ad accorgere 
menomamente. 

Ma vogliamo purè amimettere che per uìio strano concorso 
di tutte le circostanze sfìtvorevoK ne avvenisse T intera oiblite* 
razione del tubo , costa poi tanto poco il fare un' injezione dì 
acqua tiepida, che io non so persuadermi come la si abbia a 
posporre ad un considerevole saerifieia di tessati, il quale esso 
pure non ci mette al coperto d'ira possibile tntopfH> sotto le 
stesse cause che lo genererebbero nel primo. 

In quanto poi allo toarioarsi delle marcie quasi onninamente 
dalle indtÌDiii, malgrado la presenza dei tubi, non so dire altro 
se non che l'osservazione ci ha fatto cattivo giuoco. 

Vtd<ti costantemente che allorquando un' ansa vulcanizzata 
esciva da una larga breccia , essa si appropriava il trasporto 



2M 

dei liquidi mareiosì in modo che i margini della soluzione dt 
continuità quasi non ne venivano umettati. La qual cosa non 
passò inosservata, poiché il chiarissimo mio maestro, il prof, 
cav. Paravicini, la fece assai di frequente rimarcare alla scola- 
resca, ed io mi ricordo ancora che nel Codecà Luigi (oss. VI)^ 
fu con un senso di sorpresa che vedemmo le marcie fluenti dal 
capo inferiore dell^ansaj essere portate a ritroso verso il capo 
superiore col quale si annodava, e ciò malgrado emergesse que- 
sto tubo da una larga breocia; 

Così pure nel Bozzoni Giuseppe (oss. XI )^ tutta la scuola 
potò osservare, che si difìgeva un torrente di marcie a destra 
od a sinistra, in alto od in basto, a seconda si volgeva il tubo, 
malgrado , ripeto , questo sortisce da un cratere du quasi un 
pollice di diametro. Quest' anìio ebbi pure nella pratica privata 
un individuo affetto da carie vertebrale con ascesso ossifluente 
all' inguine sinistro , apertosi largamente e naturalmente alla 
parte interna della coscia , tre dite trasverse al dissotto della 
branca ascendente dell* ischio. Impegnai in questa ampia ca- 
verna un tubo a lettera ypsilon e le marcie cessarono da que- 
sto momento d' escire dall' apertura, per seguire il tubo alla re- 
gione anteriore della coscia ove lo aveva assicurato per mag- 
giore comodità nelle medicazioni. 

Io ho adunque per fede ohe allorquando il tubo funziona, le 
larghe aperture è come non ri foissero, mentre in caso avverso 
esse non danno passaggio al pus, se non quando questo si rac- 
coglie in tal copia da distendere le labbra della soluzione di 
continuità j perciò il volerle istituire per disseccare le collezioni 
marciose, è volersi servire di ,un mezzo, con effetto contrario di 
quanto sa dare. 

Epperò ^in casi ove è installata un' ansa da drenaggio e, si 
vede il pus fluire dalla apertura (cutanea anziché dai tubo , a 
vece di ampliare la tiottoniera ogni giorno più nell' intento di 
aprire un più facile passaggio ai liquidi marciasi, è a mio av- 
viso più sana pratica studiare quali sono gli ostacoli ohe im- 
pediscono Tuffìcio del drenaggio, per rimuoverli e ripristinarhe 
r integra funzione. 

D' altra parte* conviene pure aver presente che un tubo ino- 
peroso è un corpo straniero del tutto inutile, se non dannoso, 



217 

ali' economia , ed i» aimili contmgénze se nòti si riesce a ren" 
derlo attivo, è saggia prudenza sopprimerlo definitfvameBte. 

Di più convien pur notare che gli indWidm die offrono 
queste raccolte marciose «sigeuti. V upplicaaioiie dal draBaggto , 
sono per lo più soggetti eachetici, a tcffspra Hnfatica o sbro^ 
foiosa assai pronunciata. Ora le larghe incisioni oltre aM'esporli a 
tutti i sinistri del contatto del pus coli* atmosfera^ mettono po^ 
scia una eternità a cicatrizzare, costrìngendo in tal mode qìke" 
sti poveri sciagurati, che hanno più che mai urgente bisogno 
d' una vita libera ed attiva , ad intabidire fra le * coltri d' un 
letto. 

Un insigne vantaggio, che ti Ciniselli crede di avere ottenuto 
colla sua pratica di tendere l'ansa vulcanizzata, sarebbe dì al^ 
largare gangreoando a poco a poco le aperture in modo da 
avvicinarle fra loro , finché esse rimangano alla metà , ad un 
terzo, ad un quarto della loro primitiva distanza. 

Vedo benissimo che se la tei?apia degli ascessi e dei tra-* 
gitti fist<riosi , fosse di avvicinare le aperture di sgorgo, colla 
pratica del Chassaignac non vi sarebbero grandi profitti man^ 
tenendo costantemente V ansn rilasciata, e per contro quella del 
Ciniselli si indirìzzerebbe direttamente alla meta. Ma la (sio- 
terapia de' tragitti fistolosi non è , a mio crederOf quella di av* 
vicinarne sempre più gli orifici, poiché allora le fist(4e vescioo^ 
uterine, vescico-vaginali, le aeree, le stercoracee» lo uretrali, ecc., 
si dovrebbero tenere in non cale, avehdo i loro orifici a qual« 
che millimetro di distanza, mentre esse per avverso sono le più 
restie e ribelli alle nostre risorse. Il ctmcetto che- informa il 
chirurgo in questi casi, si è di prosciugare od estinguere i li' 
quidi od i solidi che passano per un dato cammino morboso,^ 
poscia di metterne e mantenerne a contatto le pareti per furo- 
vocarne il combaciamento. 

Ed a tal uopo il drenaggio serve non solo a traspiurtare i 
materìali secreti , ma ad importare agenti terapeutici che de- 
vono modificare le superficie secementi, e quando queste sono 
inaridite al punto che le escrezioni si limitano a quelle trat- 
tenute dalla presenza del tubo, allora lo si sopprime e con una 
efficace compressione si facili^ il coalito delle pareti del tra« 
gitto. 



218 

Fiftalntente U Ciniselli, ftceennando ai coadiuvanti il drenag- 
giOy smiovertk ia. dómprassione, di cai egli dice: « più frequente 
e se He impìfit^herà it bisagtio- aj^lieandd i ; tubi per maz^ del 
« txetpniPÙ e -coaservaiidp. le anse rttas^iate ». 

hi quanto ad cut itoggfiar bisogne di servitsl àe^W auailiftrio- 
« oompresgione » flel solo fk^to eh e ci siamo serviti- del tre- 
quarti attJskbÀ del bìstorì e siitìnga , veramente non io so ve- 
dere- Oiò riliette Patto operativo, ma una volta installato^ Vale 
lAnbù a mio credere essersn servito dèi trequarti , come dbHo 
specilla, ovverò della siringa-, né so trovare per quanto io ci- 
pensi un lato debole, per cui il primo mezzo abbia a preferenza 
degli altri dùf richiedere l' intervento della compressione. 

Pier ciò (She spetta poi aH' ansa rilasciata , questa mi pare* 
che la dovrebbe esigere menò dell' ansa t^sa. Ed infotti coIFansa- 
rilasciata noi non facciamo alcuna violenta sulle pareti ^elF a« 
scesso, che abbandonate al proprio peso, od attratte da poten^e^ 
moscéiàri , si possono riunire e per ciò rendere menò indicato 
1' avvicinatore fn&cednieo» 

'Mentre servendosi iielf ansa tesa , come questa stringe e 
solleva o distrae una deHe paréti della cavità marciosa, avrem<^ 
un maggior bisogno della' coinpressione, non solo per avvicinare 
le saperfifcie< suptpupànti, ma jp^er' efidere l'allontanahienfa risul- 
tante dalla tensione dell* ansa. 

Non riassiAne^ per sommi capi le considerazioni che volli 
muovere alla pmliéa suggerita dal <?iniselli , e ciò perchè : es- 
sendo^ State fatte in itìodo rapido e sommarie sono per esse 
stesse un riefiiiogo. 

Ndn avendo à caldeggiare pei* cose mie, rfon ebbi altro mo- 
vente in queste riflessioni, se non d'impedire chte il drenaggio 
indiissasse una veste pid meilchina di quella còlla quale venne 
concepito , che meglio di accrescerne , valesse a menomarne la 
impoì^ai&a, e a jH^ctìrare nell'uso Sconforti e disinganni da 
arrestarle- ìf cdinmfnò; 

Se quesiei rifle^, amò ripètere, ispirati solo dafl* amore del 
vero , non- fcrdvel^anno il controllo dei ficttì , od una mente più 
sagace né vorrà dimostrare- 1* errore , ninno meglio di me sarà 
lieto à* essere convertito , convinto come sono che « la verità 
nata dal cozzo di opinioni disparate è pur quella che trova un 
maggior numero di seguaci ». 



21© 

Rivtoia p«toliHi<rl«»« del dott. €»9ARK LeHBBO 

$io« Incaricato della Clinica delle malattie men- 
talt presso la R. Università di Torino. 

II. 

Sui Manicomj italiani. 

I 

L Brevi cenni sullo stato i$Uuale del Manicomio di Torino , 
sulla cUMsificazione e cura delle pazzie con alcuni dati 
clinico-statistici sul Manicomio di Torino, per Berroni Fe- 
derico Amedeo. Torino^ 1863 ; op. di pag. 95. (Dalla e Gazz. 
Med. It. Prov. Sarde »)w 

II. Sulla Proposta di costruzione di un nuovo Manicomio da 
sostituirsi alla Senavra ; Rapporto della Commissione del 
Consiglio Provinciale di Milano. . Milano, 1861; di pag. 96. 

III. Progetto del Regolamento generale e della Pianta orga- 
nica del personale del R, Morqtrofio di Averla; del dottor 
Biagio MmAOUA. Aversa, 1863; op. di pagi^Sl. 

IV. Prolusione inaugurale per la clinica delle malattie men- 
tali; del prof. Biagio Miragua. A versa, 1863; op. di pag. 18. 

V. Programma di un Manicomio modello italiano ; del prof. B. 
Miraglia ; con 5 tav. A versa,. 1862. . 

VI. Della costruzione di un Manicomio muliebre ; Appendice 
al Programma di un Manicomio modello italiajiq; del professor 
B. Miragua. A versa, 1862» 

VII. Cenni sullo stato degli alienati nella città e provincia 
di Trieste, Memoria del dott. De Dreer,^ Trieste, 1863. 

Vili. Bel Manicomio Anconitano ; . per . Filippo dott. Cardoma. 
Milano, 1864. (Dall' Archivio Italiano per le malattie nervose 
e mentali. Marzo, 1864). 

IX. Rendiconta statistico sul movimento degli alienati nfill\Qspi- 
zio di Fermo, per Alessandro Bianchinl . Fermo, 1862^ 

X. Prospetto delle maniache curate durante l'anno 1861 .net 
Morocomio femminile di Venezia, pel dotj. An^oiiio Berti. 
Venezia, 1863; 1 voi. di pag. 150. 

XI. Intorno ad alcuni Prospetti statistici del Manicomio di 



220 

Alessandria* Conaiderasiooi del .mexUco e^po 0. L* ViJiUtà* 
Alessandria, i$63 ; 1 voi. di pag. 153 in 4<* 
XI L Delle malattie mentali curate nel Manicomio di Santa 
Margherita di Perugia nel i 861-62-63. Relazione triennale 
di Francesco BonuccI) medico primario* Perugia^ 1864/ * 

XIII. Statistica degli alienati curati negli ultimai due anni 
nel Manicomio centrale maschile di S, Sertolo in Venezia; 
del dottor padre Prosdocimo Sai^erio. 

XIV. Sul Manicomio di Bergamo in Astino; del dott^ Bauononi 
Bergamo, 1864; op. di pag. 87, 

t|uésta volta noi raderemo terra tèrra il campo dei fatti no** 
stri principalmente* Pur troppo V Italia non 4 completata an- 
cora, e se i savi stessi non vi si trovano ancora adagiati per 
bene non potrebbero 1 matti tro^'a^vls{ meglio. 

E tutte le pubblicazioni e tutti i resoconti che dì vengono 
dalle Varie Provincie d'Italia , con triste unissorto, ci dipingono 
il deplorabile stato in cui sono gli istituti pubblici pei pazzi* 

Il dott. Berfone ci fa per esémpio una dipintura veramente 
lagrimevole delle condizioni del Manicomio di forino il quale 
non ha di buono altro 'che l'eletto personale medico. 

Chi lo crederebbe ? Il Manicomio, l'Istituto che ha più biso- 
gno di una direzione unica, dittatoria, medica, è diretto da una 
dozzina di persone. — Tra queste si contano 2 preti, 2 baroni ^ 
6 avvocati ed appena un medico ! — * ìtì mezzo a tanta abbon- 
danza oligarchica , a questa plejade dittatoria , credereste voi 
che alméno l'autorità maggiore resti a quell*un medico? Ohibò! 
Chi dirige davvero quelristituto sarebbe il Cappellano^ il quale 
potrebbe a sua posta negare l'entrata nelle sale al medici prt- 
marii , che pur contano fra le pid rispettabili e rispettate au- 
torità del nostro paese 1 

Il cappellano è più pagato per ciò del medico. Non ò più, 
dopo ciò, a meravigliarsi se quella Commissione direttrice si ri- 
fiutava di spendere poche lire per migliorare e provvedere delle 
vasche da bagno, e invece poi ne sperperava 29,000 per ornare 
una cappella ! — E intanto i ricoverati sono stipati senza al- 
cuna occupazione, sen^a nemmeno vestiario adatto in quelle sale;. 



221 

senz'aria, in condizioni certo assai peggiori che non i^ galeotti. 
E quando si volle pensare ad ujfia »uecur$ale, la si scelse mal' 
grado il parere medico, in i^n luogo come OoHegno ove l'endeiuia 
broncocelioa domina a permanenza. E come difatti potPeb)>e coh" 
sultarsi e apprezzarsi poi il parere di un mèdico ia «oa biso- 
gna cosi poco medica come quella di un'epezione di un Mani-r 
comio H ! E noi parliamo poi di riformare la civiltà a Palermo, 
a ignoriamo che il pieno medio evo.dooùna, serenamente^ nel cuore 
della nostra capitale! Il 

Nel 1861 entrarono al Hanioomio 419 pa«zi, ne uscirono 169 
e mprij^ono 925, 

Nel 1863 ben 394 erano gli entrati, 202 i morii e 208 gli 
usciti, -w Gus^riroQo 1|8 degli uomini 1^24 delle dono«, 3f3 |^e 
miglioraroaot 

La maggiore mortalità si notò negli uomini; di eui 42 mo^ 
furono per affezione deir addome ; veianero , quindi , le affezioni 
del capo, 35 nei maschi 29 nelle donne ; e le pleuro^polmoniti» 
27 nei maschi e 11 nelle donne. 

La mortalità massima si notò in gennajo, ia minima in giu- 
gno e marzo,. 

Il maggior numero d^ pazzi fU fornito dalla provincia di 
Torino, dai coniugati e da individui tra 30 a 40 anni.' 

Il Miraglia è uno . dei più abbondanti nostri psichiatri, e solo 
il titolo delle sue operette che precedono questo articolo basterà 
a capacitarne qualunque ipttore, 

Pa uno di qu^i lavori sul Manicomio di Aversa traspare 
già come anche là infelicissime fossero e. sieno le condizioni dei 
maniaci ricoverati , e malgrado gli sforzi e lo zelo intelligente 
deiregregio loro direttore. 

Pochi anni sono ì» suore poteano despotizzare a lor voglia 
ed orticaie con nefande ed oscene babarie le infelici maniache 
che le inginri^sspro. 

Il Uanioomio di Aversa possiede giardini , teatri , ma nel 
suo magazzino ha appena 83 scarpe, 184 camicie, e 5 panta- 
loni, ~T Troppo poco invero per un Manicomio di 800 e più 
persone, Eppure un adatto vestiario può essere di tanto van- 
taggio per la cura morale, dei poveri in ispecie» 



222 

Btil'1813 ai -iSdO vi si ricevettero 11,947 altenati , di eul 
S777 guarirono e 4833 morirotìo ; eifV^a quest'ultima veramente 
spaventosa e che fa comprendere quanto giusti sieno i lagni 
del Miraglia. 

L'Autore passa a dettagli molto sottili per l'erezione di un 
Manicomio modello ohe non de^vrebb' essere capace di meno che 
200, né più che 500 individui. — « Trova inutile e forse dannosa 
come cura la coltupa dei camiH, quando si abbia a fare con con- 
tadini, i quali infatti abusarono già troppo di quel metodo te- 
rapeutico perchè «e ne possano ^gicrvare ammalati. 

Proporrebbe dividere il Manicomio in sezioni diverse — pei 
pa«zi criminali , per gli inbWrabiH , per ^li individui in osser- 
vazione, per gli agitati, pei veeéhi paralitici e pei fanetulli. ^ 
Davvero quest'ultima sezione da noi non apparrebbfe molto ne- 
cessaria , bensì urgentissima e provvida sarebbe la prima , con 
cui si terrebbe a molti dei nostri tribunali il terrìbile dùbbio di 
condannare ispesso dei matti e assolvere dèi rei. 

E tristi lagni ci sì ripetono eontiiluamente per le condizioni 
infelici della Senavra. — Bella è in questo proposito la Memo- 
ria redatta dagli egregi Pogliaghi, Tavefna, Massarani, Sala, e 
Todeschini relatore. Sono pagine d* uno stile sdente ed insieme 
elegante e quali non siamo avezzi di trovare , per solito , nei 
rapporti burocratici. Gli alienai! della provincia di Milano, vi 
si dice, sommano a 877, dei quali 100 cretini, 100 senza rico- 
vero, 30 ad Abbiategrasso, 116 all'Ospitale Maggiore. — S'ag^ 
giunga che molti più sono i cretini che mano mano ci si vanno 
palesando, e che molti più saranno poi anche i matti che do- 
manderanno poi ricóvero, perchè ogni volta che sorge un Isti- 
tuto di beneficenza gli aspiranti vi si moltiplicano ; per cui il 
preventivo non è mai largo abbastanza. Sicché a calcolo giusto 
i matti sommeranno a 1000. E siccome un buon Manicomio non 
deve contenere più di 800, perciò è necessario fondarne almeno 
due. La Commissione proporrebbe a modello il Manicòmio di 
Auxerre , ridotto per 500 individui dei due sessi; comechc i la- 
vori dell' uno sesso possono essere utilissimi , associati a quelli 
dell'altro. — Noi auguriamo che i Voti sapienti di quella Com- 
missione si compiano una volta, e cessi, che n'è tempo, la turpe 



223 

raacchia di quel Manicomio, dove le intermittenti e' le endemie 
broncooelicbe vanno ad aggravare la già terribile condizione 

degli alienati. 

. » - • 

Ed altri lagni ci vengono ancora dal Manicomio di Ancona 
■dair egregio Cordona. — Xn6\ke Ut nessuna autorità è concessa 
bl medico ^ol personale è ìtì il medio* nen ha altro assistente 
e sostituto che un flebotomo. Per eoi, se ammalasse , niuno 
potrahba Teramente assistervi gii ammalati. 

Dal 1 genoano iS^ al 2i ottobre 1868 si ricevettero nei 
Manicomio di Ancona 207 maschi e 140 femmine. Xì erano 5M2 
celibi, 109 coniugati e 26 vedovi 

61 -erano i dementi maschi e 30 le dementi; 56 i monoma- 
nìaci e 29 le monomaniache ; 14 gli imbecilli e 29 le imbecilli. 
E qui faccio notare come sembri cosa -assai strana che in uno spe- 
dale di pazzi non debbaaio èsserci che motiomaniaci ed imbecilli 
o dementi. -* Sarebbe nn rarot fenomeno che abbisogna assai 
di una dilucidazione. 

Il 31 ottobre 171 erano i ricoverati, di cui 92 maschi. La 
inèdia in Ancona è di I *iatto so 12800 abitonti. 

Fra le cause prossime dei 49 morti, contaronsi: 7 casi di apo- 
plesma ; 2 Gongestioai cerebrali ^ 2 rammollimenti ; 3 stravasi ; 
2 tifoidi ; 7 consunzioni <?) ; 2 idropi ; 3 angine ; 5 sincopi ; 2 
paralisi ;..l perforazione .^sofegea; 1 cangrena intestinale; 1 can- 
grena senile ; 1 pellagra. 

NefiL' Ospizio di Fermo in ^to anni furono* ammassi OS-^z* 
zi, 18 nomini, 45 dònne; di essi uscincmo 41 uomini e 18 fem- 
mine. Morirono 3 nomini, 8 donne. Rimasero. nel 1861, 9 indi- 
vidui con 8 donne ed 1 uomo." 

Il numero degli alienati n^la provincia di Trieste (che noi 
possiamo con tutto diritto dire nostra) è di circa 1 su 1598 
abstantì. 

Su 599 ricoverati nel Manicomio in questi ultimi 20 aifni, i 
maschi superarono le femmine, i celibi superarono i eonjugati, 
273 risqltliirano . maniaci'^ d42-niélanc(dici, 3 aflbtti da delirio 
acuto, 78 da paranoia, 50 da monomania, 48 da demenza, 5 da 
cretinesimo. 



224 

a59 sortirono, 144 moriroiiOy 96 rìmasero alla fine del 1862^. 

L^ mortalità grande di circa 24 per 100 indica seni' altro 
eome la solerzia e T ingegno del direttore riescano spesso impo- 
tenti contro ai difetti di cui è seppe anche quel Manicomio. 

Bello e degno di esempio fui il pensiero della Deputasione pro- 
vinciale di Alessandria di fare stampare a spese del bilancio del 
.XaAÌpomia i prósfietti statistici ehe il dott Pensa aveale presen- 
tate. Belli e minuziosissioSi sono questi prospetti ed ansi non 
iianno Corse altro difetto «he la troppa abbondansa, la troppa 
Unezza dei dettagli numerici, come che le cifre sieno esse schierate 
ed inquadrate , poco e* interessano se non debbano esprimere 
qualcosa, se non debbano parlare, dirò cosi, offrendoci un ben 
chiaro risultato. ^- Ma pure T abbondare in tempi in cui si di* 
fetta di tanto non sarà poi biasimevole mai. 

Dal 1785 al 1856 entrarono nel Manicomio d'Alessandria 760 
uomini e 442 donne con una media annua nei primi 65 anni 
di 10 a 12 per gli uomini e 6 a 8 per le donne , e negli at- 
tivai 6 anni di 25 uomini e 17 donme. 

Nel 1862 il manicomio rieevette 103 pazsi di cui 67 uomioi 
e 36 dpnne. . 

Dal 1857-62 vi ricoverarono 154 maniaci e 84 maniache 
delle quali rimasero nel 62 32 m{. 14 ut 

101 melanoolici e 76 melane, 
disile quali rimasero nel 62 18 id, 17 id. 

61 dementi mas. e 42 dem. fem. 
dì cui. rimaBero nel 62 17 ùi. 5 id. 

in tutto dal 56 al 62 furono 316 uomini e 202 donne. 

La media annua fu di 39 maniaci, 29 melancolici e 17 de- 
menti. 

285 furono i eonjugati (dei quali 145 maschi) e 271 nubili 
(^i cui 262 maschi). 

Le maggiori ammessioni furono in luglio (66 su 518), le mi- 
nime in febbraio (24 su 518). 

La mortalità maggiore si notò in marzo, 18 per 100; la mi* 
nima in giugno, 7 per 100; in tutto di 194, di cui 19 per tisi, 
15 per febbre tifoidea, 26 per enterite. 

La media per il circondario d'Alessandria fu di 1 matto su 
1702 abitanti e su 1049 ettari quadrati. 



Le gaarigioni più brillanti si ottennero nel militari , in cui si 
notò il 69 per i 00 dei guariti, il che credo succèda anche alla 
Senavra; poi vengoso i passi di Tortona che diede 64 per iOO 
dei guariti; al 48 per 100 m(mtarono le guarìgioni degli Ales- 
sandrini maschi e al 42 per 100 quello delie femmine, il che 
è molto Ticino al risultato di Firense ove si notò il 40 per iOO 
dei gpiariti. 

Fra le cause di 194 passie si ebbe a notare 38 volte l'e- 
redità; 46 volte le cause morali; 48 le fisiche e 32 volte le fi- 
sioo*morali. E qui mi duole non vedere accennato in quanto e 
per quanto influisse fra queste la pellagra. 

■ 

Ed ora siami concesso accennare più distesamente ad un rap- 
porto statistico che megUo può dirsi un'opera classica in psichia- 
tria. — Rara fortuna toccava, in vero, al Manicomio femminile 
di Venesia nello essere diretto da un uomo come il Berti, che 
alla profonda conoscenza delle scienze mediche accoppia quella 
delle fisiche, e che all'arte rara di esperimentare unisce quella 
di comprendere e far spiccare il senso recondito delle cifre, di 
farle parlare, senza violentarle. -*- Una prova del risultato fe- 
lice di tante doti riunite è appunto questo prezioso prospetto 
clinico, di cui non potremmo, per lo spazio concessoci, che dare 
troppo brevi ed aridi cenni. 

Durante Tanno 1860-1862 furono 492 le ricoverate, delle 
quali guarirono o migliorarono 100; morirono 15. 

La mania vi conta per ^fioo ® ^ P^^ ^00 del totale. 
La melancolia si conta per 18,28 per 100. 
La stupidità vi tooca il 10 per 100, e la monomania il 7,^ 
per 100 del, totale. 

Nella stupidità figura la pellagra per 22 casi; in tutte le 
altre forme la pellagra compare per 95 altri casi. 

Nelle maniache le suicide montano a 37; le epilettiche a 
21 casi. 

Le paralisi non sommarono a più di 1,42 per 100. 
Nelle melanoolie potè l'Autore annotare 5 casi o varietà di 
demonomania 9 la quale rivestiva, però, caratteri meno igno- 
bili e atroci che una volta non fosse. 

Anmall Voi CLXXXIX. 15 



2SA 

!^ E qui con sottilissimo criterio passa TAutcwe a studiare le 
cause. L' eredità influiva 53 wlte ;. ranomalie di qualche orga- 
no vi influirono 15 volte;. ì» necrosi 44 \»o*te; discrasie scrofo- 
lose 3 volte; Hi volte la pellagra?; malattie degli organi ge- 
miteli e menstruazioni 10 volte; puerperio, e allattamento 40 
volte; alcooiiamo 10 volte; irritazione ed eredità 1 volta; mise- 
ria o dissenzioni domestiche 90 volte; amore deluso 29^ volte p 
avarizia 2 volte; ambizione 4 volte; rimorso 9 volte; spavento 
12 volte; esaìtazion e. religiosa 24 volte; 

n massimo fattore di alienazione da noi dunque è la pel- 
lagra. , 

L'eredità e la viziosa conformazione influivano specialmente 
suir idiotismo. 

Le nevrosi influivano sulla mania* 
La pellagra parve influire fiwrila mel»nooAiti. 
Lo spavento predomiaò sulle of^use della s^u^dità. 
L'amore deluso sulla monomaniia e melaneooia. 
, L'esaltazione religiosa influì sulla monoma^ia^, mel^ipjconia 
e stupidità. 

218 erano le nubili; i99 le maritate; 74 le ved.'>ve, il uu- 
mero maggiore, relativamente. alle popolazioni, sj doyej^e^ alle 
vedove ; il minore si dovette alle maritata. 

181 erano le villiehe; 76 le casilinghe; 54- le serve; 32 le. 
benestanti; 27 artiste di moda; 27 industrianti; 2)5 a?tiigi£^ne; 
24 cucitrici; 8 tessitrici; 6- lavand^e; 2 maestre; 2 m,aH^mane. 

La monomania prqp^ndette netfe benestanti e nelle artiste 
di moda ; 

* ' • » 

L' idiotismo e la stupidità nelle villiehe ; 

La mania nelle casilinghe, serve, cucitrici^ industrianti; 
^ La melatuconia nelle villiehe, nelle benestanti, nelle artiste 
di mode. 

La demenza prevalse mlìn industrianti. 

La causa ereditaria più operò nelle" benestanti e nelle in- 
dustrianti. 
. La pellagra e la miseria nelle villiehe. 

Le. nevrosi nelle eucitrici. 

I patemi nelle casalinghe > uefe artigiane,, nelle cucitrici. 

L'esaltazione religiosa nelle casalinghe- e neille industrianti. 



22f 

L'amore deluso nelle benestanti ^ domestiche ed artiste- di 
mode. 

La provincia d* Udine forni più manie; Veneùa pia nmìiik' 
colie; Padova e Treviso più monomanie. Treviso più stapiditi, 
Belluno e Treviso più demenze. 

Il metodo del Jacopi non giovò in nessun caso di mania cro- 
nica. — L'arsenito di chiiùno portato sino a tre grani al giovai 
giovò in un caso di mania ciclica; il bagno freddo gìovò^ nette; 
stupide; nelle dissenterie giovò l'ipecacuana; nell'enteriti lenii» 
giovò il nitrato d'argjento» l'ossido di zinco, Tempio e speeial- 
mente un elettuario di 5 parti djl qame cruda di; vacca e 4 4i 
zucchero; il tutto da 6 a 9 oncie da (rende^rsi in 2 volte aA 
giorno. 

Due manìe guarivano dopo ostinata diarrea; un'altra dq|>o en- 
terite e scorbuto. Altra già deménte, sterco£&ga, guariva dopo 
la comparsa di furoncoli; altrui dppo la comparsa di uà var 
rioloide; due dopo un'eruzione scabbiosa; caso <^u^ato ultin)^ 
che sarebbe analogo ad altro narrato da Esquirol, ma che non 
parrebbe conciliabile colle attuali cognizioni. Ma il fatto va ri- 
spettato sempre sopra le teorie. 

La pluralità delle guarigioni appartiene, come è solito, ai 
primi due anni, anzi ai primi due mesi. Delle guarite le più 
ecatto maritate y e di professione^ domestiche od industrianti;]^ 
proporzioni maggiori delle guarite appartengono alle artiste c^ 
mode ed alle oziose. 

Nelle malattie predominanti 1^ coliti ed enteriti, ecq. c<^ta- 
rono per 1.77 casi, e diede^Q %S morti ^ le bronchiti, tnl^fi}, 
colo^:, epe, oont^ono per 78 c^si, e. di^de^ro 19 mo^ — ».le i^f^^ 
lattie dei Cjentri nervosi oontaconsi (^65 (fira ci^i 11 pikr%)||ji^ 
10 congestioni cerebrali, 11 epilessia, 7 apoples;s|e) <k>9ì 17 
morti; le febbri intermittenti causarono 5 morti. 

Dalle misure prese sopra 71 cadaveri risulterebbegU cl^ 1^ 
media maggiore del diametro aAtero-posteriore trovasi i|ella 
monomania — , la minore nella stupidità. La media xpagjgjpne 
nel diametro trasversale trovasi nella melanconia; la*mjiiore 
nella demenza. 

Le stupide avrebbero la testa piccola e i;0|tond^gia<ite ; 
le melanconiche grande e rotondeggiaate ; le c^emc^ti pi<^e 
e schiacciate ai iati. 



228 

Sopra 7i autopsie 21 voit^ le pareti craniali erano grosse , 
pesanti, senza o con diploe ; 33 volte il cranio mostrossi assi-» 
metrico ; in un caso di assimetria si trovò nell* osso occipitale 
una seconda sutura ricca di ossa vormiane la quale correndo 
quasi paralella alla base delP osso lo divideva in due, uno su* 
periore triangolare, V altro inferiore trapezio ; in altro caso con 
sviluppo straordinario del cervelletto , V osso frontale erasi aK 
lungato, la sutura coronale portatasi al sincipite e V osso occi- 
pitale spinto a far parte quasi della base craniale. 

Frequenti furono le aderenze delle meningi fì*a loro special- 
mente in corrispondenza dei corpi pacchionanl, e frequentissimi 
furono, come ben nota già il Benvenisti , i coaguli dei seni 
venosi ; frequenti le congestioni delle pie meningi e le essuda- 
zioni sierose ; V idrope dei ventricoli , ecc. I rammollimenti del 
cervello che più spesso notavasi, come già accennò Verga , nel 
mesocefalo , nel corpo calloso e nella vòlta' a tre pilastri. Il 
maggior numero dei versamenti sierosi trovossi nella demenza 
e il minore nella melancolia e monomania ; la stupidità serbò 
proporzioni uguali alla mania. 

Il cuore fu trovato più piccolo del normale. La media della 
lunghezza del cuore delle 71 maniache fu di cent. 8,66 ( la 
normale è 9,^7 ). La media della larghezza fu di 8,98 ( nor- 
male è i0,02). In genere notossi prevalere il restringimento della 
cavità ventricolare destra del cuore e V ingrossamento delU 
sue paretir 

Se queste misure medie superarono il normale nella mono- 
mania , vi erano inferiori nelle melancolie e più nelle demenze ; 
inferiori erano , ma però di poco , nelle demenze e manie , 22 
volte su 59 casi esaminati sì trovò pervio il forame ovale. 

. Il fegato apparve adiposo, 23 volte su 71 casi ; congesto 20 
volte ; 8 volte atrofico ; 2 cirrotico ; 20 volte voluminoso ; 9 vol- 
te piccolo. 

La milza apparve 20 volte rammollita; 1 volta tubercolosa; 
7 atrofica ; 6 congesta. 

Le mtestine anemiche 12 volte; congeste 20 ; ulcerate 10; 
ingrossate 6 ; ristrette 8 volte, ecc. 

E qui ci duole il dover por fine a questo rimarchevole la- 
voro, pur desiderando che possa trovare degni imitatori. *- Al- 



229 

Clini altri lavori come questi del Berti ridurrebbero la psichiatria 
ad una scienza esatta* 

Quando il Bonucci esce dalle nuvole di una metafisica teo' 
logica e mistica, quando si poggia colla robusta mente sul ter- 
reno della realtà e della cifra, noi ritroviamo l'uomo del molto 
ingegno e vivace , dello stile puro ed elegante , della chia- 
rezza pratica e della conoscenza esatta delle cose umane , e le 
sue belle statistiche ci fan bene perdonare le strambe e viete 
sue teorie. 

Il numero dei pazzi ammessi nello .spirato trieanìo^ nel suo 
Manicomio di Perugia fu di 120, -^ (17 volte, più del triennio 
antecedente ). Il numero degli usciti fu di 68 , quello dei gua- 
riti fu di 52 per 100. 

La mortalità fìi di 36 individui cioè, di 'f^ •— mprirono 8 
per apoplessie ; 3 per versamento sieroso al capo ; 1 per tisi ; 
4 per entero-peritonite ; 1 per cancro ; ed 1 per cirrosi del fe- 
gato ; 1 per tumore dell' utero ; 2 dì anasarca j 3 di vecchiaia. 

Le cause fisiche furono 42, fra cui la sifilide conta Der tre 
volte , la pellagra per 1 ; la mestruazione per 4 ; 1* alcoolismo 
per 9 ; 1' epilessia per 7 ; il puerperio per 5 ; V abuso di venere 
per 2 ; la sifilide per 3« 

Nelle cause fisico-morali l'eredità conta 17 volte e 3 la mi- 
seria. 

Nelle cause morali (35) lo spavento contò per 6 volte ; in- 
fluirono le vicende politiche per 4 volte e per 11 volte i dolori 
domestici, e 2 volte sole l'amore fa causa di follia. 

73 furono i celibi; 41 i maritati (22 uomini); 65 vedove; 
34 furono i contadini ; 42 gli operai ; 42 i ricchi , 2 i preti e 
frati. 

Quanto alle forme si notarono 49 casi di mania acuta; 14 
di melancolia ; 23 di monomania ; 8 di demenza acuta ; 1 5 di 
demenza cronica, e 8 di demenza paralitica progressiva. «^ No- 
tiamo qui come fatto notevole la frequenza , tanta rara altrove, 
delle paralisi progressive e l'assenza delle pellagrose. — Ma qui 
devo mio malgrado arrestarmi non senza prima ritornare a lodare 
r ordine, la parsimonia, la lucidezza mirabile di questo classico 
rapporto in cui non una parola è sperperata, in cui noi abbia' 



230 

mo idee ^esatte ed insieme pratiche — e su cui sopratutto le 
cifre invece di restare senza frutto accatastate per appagar 
r occhio dell' ignorante sbadato , parlano e vivono e sono soc- 
corse e ravvivate dal te«to "dì cui non sono che la cornice. — 
Possa il Bonucci trovare iti questo degli imitatori ! 

E allora ìo studio delle alienazioni mentali diverrà vera- 
mente una wnenza e tion un' agone di ciarle — accessibile a 
chi non ha Iena più pei severi studi sperimentali ed analitici 
necessari al vero medico. 

In Sicilia, il IsbóriD^o dott. Pignocco ci ragguaglia come il 
manicomio (fi Palermo accolga t>ra 291 maniaci. ( <r Archivio di 
malat. nervose », fase. S.*). 

In Roma nel '1^861' si accolsero 152 maniaci, di cui 86 
uomini — e ne morirono 57, di 'cui 27 nomini — ne uscirono 
52 uomini e 37 donne. — Nel 62 ^entrarono 150 pazzi e 78 paz- 
ze, morirono 23 uomini e 19 donne — uscirono 131 di cui 78 
uomini. (Id. id», pag, 183). 

Il padre Prosdocimo raccoglieva anch'egli una diligente sta- 
tistica sul manicomio maschile di S. Servilio riassunta e com- 
mentata dal cav. dott. Biffi ne^i e Àrcfaivii per le malattie 
nervose » del luglio 1864. In .7 anni si ricevettero a S. Servilio 
1727 malati, di cui 838 usdti; fra essi 109 eran vedovi, 575 am- 
mogliati; 1043 celibi; '690 agricoltori, 217 giornalieri, 511 ope- 
rai, 44 militari, 40 possidenti, 113 di professioni liberali. — Tra 
le cause ben 503 ToHe lù notata la 'pellagra di cui 160 morirono, 
167 volte l'eredità, ^6 voHe la dissolutezza e 129 volte Falcoolismo, 
51 volte l'amor proprio offeso o contrariato, 33 volte gli scru- 
poli, 5 gli eccessi di studio, 28 vohe lo spavento e 4 gli avve- 
nimenti politici; — '503 appartenevano a Venezia, 169 a Pado- 
va, 242 a Vicenza, ^0 a Verona, 188 a Treviso, 189 a Udine, 
77 a Belluno. 

Or ora il Brugnoni inibblicava ttn opuscoletto sul manicomio 
di Bergamo in Astino che contiene 176 alienati, di cui 75 don- 
ne e 95 nommi , e t;be ftra 'pòc6 sarà capace di ben 200 indi- 
vidui. 



231 

In queir opuscolo il psichiatra bergamasco combatteva la 
stramba idea del Mtmioi|no di Bergamo che volea introdurre ed 
applicare il sistema coloniale di Cheel al -manicomio di Astino 

— seguendo i progetti d' un. nostro alienista che in un mo- 
mento di generoso entusiasmo^ non avea ponderate bene le con- 
dizioni pratiche e vere del nostro paese. 

Come assai bene , dice il Brugnoni , non è vero che la co- 
lonia di Crheel presenti tutto quel fiore di «norftlità e quell'uti- 
lità terapeutica che si volle da alcuni troppo benevoli visita- 
tori; ivi il bastone e la catena spesso rimpiazzano il farmaco! 

— More vetusto! 

E il balio — afBttatore di matti — rifiuta spesso .osti- 
natamente e malgrado le istanze del governo a die il maniaco 
venga ritirato in infermeria anche se ammalato — per paura 
di rimettervi del lavoro. ^ 

In ogni modo un buon critico deve considerare che la du- 
rata e 1' apparente prosperità di queHa colonia si deve al lun- 
ghissimo uso che rimonta al Medio Evo e vi si collega a prati- 
che di strana superstizione dbe vi diedero voga e appoggio — 
e ad ogni modo alligna in paesi in cui la pellagra non diffuse 
la mania nelle proporzioni gravi come da noi ove tre quarti 
dei maniaci poveri sono pellagrosi. 

Il contadino ammala già perchè ~ lavora troppo , e mangia 
male , e mangia mais affetto da sporisorio , e voi per buon ri- 
medio gli suggerite della nuova polenta e del nuovo lavoro ! ! ! 

Ben a ragione il Brugnoni osserva che questo metodo non 
potrebbe durare né giovare un solo istante, -r E noi siamo 
con lui e credo non occorra spendervi su altre parole. 

Questa rapida rivista sui manicomii e sui lavori pubblicati 
dagli egregi direttori di essi mostrano — che V operosità non 
manca, no, dal lato medico — ma che questa, pur troppo, assai 
spesso, vi viene male Hcompensata — che la loro voce non eccheg- 
gia nelle regioni del potere, così che i loro desiderii troppo ra- 
ramente sortono l'effetto loro. 

Così vedemmo disordini gravi o gravi difetti nei manicomii 
di Torino, d'Ancona, della Senavra — e disordini solo in -parte 
riparati a quelli di Aversa e di Venezia, dove le donne ancora 



232 

attendono il loro V«ro manicomio ^— di Alessandria, dove ancora 
i due sessi sono quasi a contatto , ecc.' — E noi vedemmo in 
parecchi manicomii la mortalità essere maggiore è le guarigioni 
.minori e men durature. che non si dovrebbe aspettare da quella 
tanta ' carità y da quello zelo intelligente ed operóso che distin- 
gue i psichiatri italiani. — Speriamo che quel sovrano giudice 
ch'è la pubblica opinione e quel sovrano rimedio oh* è la pub- 
blicità, riescano a temperare questi gravissimi sconci. 



Del ir^Bso e del cretinismo i del doti. Morel. — 
Conclusioni: 

Il gozzo ed il cretinismo hanno aflfinità d'origine, le quali 
non permettono di separare V eziologia e la cura di queste af- 
fezioni : 8i diventa gozzuti e si nasce cretini. 

Le cause del gozzo endemico si debbono a certe costituzioni 
speciali dei terreni, la dì cui influenza tossica è favorita e svi- 
luppata dalla eccessiva umidità, e da tutte le cattive condizioni 
che alterano la salute delle popolazioni, e, fra l'altre, dalle abi- 
tazioni insalubri e dalla cattiva qualità delle acque. 

Nei paesi ove il gozzo è endemico , si può supporre la esi- 
stenza di una specie di malaria che finisce col determinare una 
diatesi speciale negli abitanti dei paesi contaminati. 

Infatti non è sempre il gozzo che è la manifestazione esterna 
bell'elemento tossico, ma ben anco uno stato d'innervazione che 
affetta il sistema cerebro-spinale, e che si traduce coli' indebo- 
limento delle forze fisiche e coli' abbassamento , l' ammanco di 
energia delle facoltà intellettuali e morali. 

La parte ritenuta sana delle popolazioni , nei paesi ove il 
gozzo ed il cretinismo sono endemici, non isfugge mai comple- 
tamente a questo complesso di sintomi morbosi che influisce in 
modo speciale sul carattere tipico della razza. 

Le malattie del sistema linfatico e del sistema dsseo sono 
frequenti nei luoghi ove il gozzo è endemico. Vf s' incontrano , 
più che altrove, i temperamenti scrofoloso e linfatico, il rachi- 
tismo , le diverse di/Tormità dello scheletro , e la sordo-muto- 
lezza. 

11 cretinismo è una degenerazione della specie, di cui bisogna 



233 

rintracciare l'origine nelle condizioni morbose degli ascendenti. 
Esistono diverse varietà di cretinismo. 

Le influenze morbose generali si esercitano talvolta con tale 
intensità, che colpiscono l'individuo persino nelle condizioni fe- 
tali della sua esistenza. Il che spiega il cretinismo congenito 
nei fanciulli nati da parenti giunti da paese straniero a stabi- 
lirsi in località dove il gozzo ed il cretinismo erano endemici. 

In ogni contrada ove il gozzo è endemico , si troveranno 
cretini. 

Questa legge non subisce eccezioni se non nelle contrade in 
cui potenti elementi rigeneratori fanno antagonismo alle conse- 
guenze fatali della cachessia bróncocelica. Ciò che ha potuto 
indurre la credenza che il cretinismo fosse una affezione total- 
mente indipendente dal gozzo ; ma, negli stessi paesi nei quali 
il gozzo esiste indipendentemente dal cretinismo , lo stato di 
malessere delle popolazioni si traduce mediante segni carat- 
teristici. 

Per regola generale , il gozzo non è che il primo sintomo 
di un'affezione degeneratrice, di cui il cretinismo è l'ultimo ter- 
mine per via di degenerazione. 

L' intimo studio dei fatti considerati nella loro evoluzione 
patologica condurrà ogni imparziale osservatore a riconoscere 
che, nelle contrade in cui il cretinismo apparentemente si sot- 
trae dinnanzi alia epidemia bróncocelica, si troveranno, più che 
ovunque altrove, le scrofole, il rachitismo , la sordo-mutolezza , 
al pari di diverse degenerazioni delle specie designate sotto i 
nomi di idiozia, di imhecillità, di debolezza di costituzione, ecc. 

L'iodio è incontrastabilmente il più efficace specifico del gozzo, 
ma questo agente, come i suoi preparati diversi, non basta per 
far scomparire la epidemia gozzo-cretinosa localizzata in questa 
o quella contrada , in questo o queir àmbito. Bisogna ricorrere 
alla applicazione di una igiene preservatrice o profilattica* 

Ma in presenza della apatia e della, indifferenza, della po- 
vertà e talvolta anche della opposizione sistematica delle popo- 
lazioni e delle autorità locali, il medico è inerme. La sua azione 
e troppo individuale, per conseguenza troppo ristretta. Il che è 
riconosciuto alla unanimità da tutti quelli che si sono occupati 
della cura e. della profilassi del gozzo e del cretinismo* 



234 

Bisogna adunque, se vuoisi raggiungere un risultato deOni- 
tivo, che tutti i mezzi di cui dispone la atnministrasrione di un 
gran paese ccmter^no verso ano scopo capitale, quello di mi- 
gliorare le condizioni 'lnteHettuali, fisiche e morali degli indivi- 
dui che Vivono nei patesi contaminati. 

"È questa una verità che venne compresa dalla Commissione 
sarda, la quale avrebbe desiderato di vedere istituita in perma- 
hen^a una giunta medica per vegliare alla esecuzione delle pre- 
scritte misure. 

^uale potrebbe essete la migliore organizzazione di una 
Commissione permanente destinata non solo a combattere Ten- 
demia gozzo-cretinìca nelle sue origini , nelle sue conseguenze , 
ma ben anco a prevenire taie affezione , mediante mezzi proli- 
lattici d' ordine medico e d' ordine amministrativo ? È ciò che 
r Autore tenta formulare nel seguente : 

Programma medico- amministrativo, 

I. Verrà stabilita una Commissione centrale e permanente 
del gozzo e del cretinismo a Parigi. Questa Commissione sarà 
incaricata di organizzare i mezzi più efficaci per rimediare alle 
tjause del gozzo e del cretinismo nelle località e nei centri in 
cui per mezzo di statistiche officiali sarebbesi verificata Tende- 
micità di tali aflfezio(ni, e determinato il numero degli individui 
colpiti. 

Per Tapplicazione del suo programma generale, la Commis- 
sione centrale potrebbe utilizzare l'azione dei Comitati d'igiene, 
e trar profitto dalla organizzazione dei medici cantonali che già 
funzionarono in parecchi dei nostri dipartimenti. A tal uopo 
basterebbe il prendere le seguenti disposizioni : 

II. I Comitati d* igiene esistenti sarebbero, in tutti i centri 
ove il male domiha intensamente, rafforzati da una sotto-Com- 
missione particolarmente incaricata dBlla questione del gozzo e 
del cretinismo. Una sotto-Commissione si occuperebbe della ap- 
plicazione del programma generale edito dalla Commissione 
centrale. Oltre a ciò, nella questione delle vie e mezzi atti a 
combattere od a prevenire la endemia, essa sarebbe giudice delle 
modificazioni che deve subire un programma generale secondo 



235 

il medio in cui si sviluppa il male, secondo la intensità di que- 
sto male , avuto riguardo alle abitudini, ai costumi , all' igiene 
degli individui dei paesi centamniati. 

III. Fra r altre attribuzioni , la sotto^Commissione eserci- 
tando una parte attiva dal punto di veduta igienico e profi- 
lattico, sarebbe parimenti incaricata di far progredire la parte 
scientifica e terapeutica propriamente detta : analisi delle acque, 
deir aria ; studio del suolo ; applicazione dei metodi di cottura 
atti a modificare le influenze telluriche di cattiva specie ; con- 
dotta, tenuta delle acque ; medicina comparata ; organizzazione 
delle scuole, ecc. ; il che è quanto tratteggiare anticipatamente 
le spedalità che dovranno rafforzare le Commissioni d' if^iene 
già esistenti : chimici, geologi, agricoltori, veterinarii, ingegneri, 
rappresentanti della istruzione -pubblica e del culto. 

lY. In tutti i dipartimenti in cui il male incrudelisce in 
modo endemico , si stabilirebbero circoscrizioni mediche, a capo 
delle quali verrebbero posti uno o più medici incaricati di vi- 
sitare i villaggi , le abitazioni , di porgere cure particolari ai 
gozzuti , d' invigilare , in una parola , alla esecuzione del pro- 
gramma generale, ed a quella delle particolari prescrizioni ema- 
nate dalla sotto-Commissione locale. 

"V. Le funzioni di questi medici sarebbero retribuite ; li no- 
minerebbe il governo , e corrisponderebbero direttamente coi 
prefetti dei dipartimenti. 

VI. Alla sotto-Commissione d' igiene verrebbe impartito un 
potere bastevole per assumere V iniziativa di certe misure spe- 
ciali, deliberare sulle proposizioni dei medici incaricati di visi- 
tare le località , proporre alla autorità amministrativa le mi- 
gliori misure da prendersi nell' interesse igienico e profilattico 
delle popolazioni. 

VII. Esisterebbe a Parigi , al Ministero dell' interno o del 
commercio , un ufficio specialmente incaricato di centralizzare 
i documenti spediti dai medici sanitarii e dalle sottO'-Commìs- 
sioni d' igiene. 

Vni. Le spese richieste da tali misure sarebbeix) a carico 
dei dipartimenti e dei comuni, salvo il concorso dello Stato nel 
caso in cui il male incrudelisse in modo endemico, ed in cui le 
risorse locali non fossero bastanti per combatterlo. 



236 

. IX. I Prefetti dei dipartimenti nei quali si istituissero que- 
sti mezzi sanitarii comunicherebbero .ogni anno ai loro consigli 
generali i rapporti dei medici o delle •Commissioni d'igiene come 
avviene per gli asili degli alienati* 

X. Il ministro nelle cui attribuzioni sarà posta questa or- 
ganizzazione medico-amministrativa si farà render conto annual- 
mente dei risultati ottenuti. Egli convocherà la Commissione 
Centrale quando il giudichi opportuno, per farla deliberare sulle 
modificazioni da introdursi nella organizzazione primitivamente 
addottata. Lo stesso ministro giudicherà della utilità di proce- 
dere ad ogni tre. o cinque anni ad un nuovo censo dei gozzuti 
e dei cretini , allo scopo di constatare la efficacia dei mezzi 
adoperati. Esso sarà pur giudice della convenienza di stabilire 
un annuo premio pel miglior lavoro suir argomento ,. e d'im- 
partire missioni particolari a coloro che dal proprio zelo fos- 
sero spinti a studiare la questione , non solo in Francia , ma 
ben anco all'estero. ( Arch» gén. de- méd*, aprile, 1864). 



Intorno ad nn larinsoseòpio di naoira for- 
ma^ fabbricato In Milano < Nota del dottor PLINIO 
SCHIVARDI. — I mezzi d* investigazione , che debbono servire 
a dilucidare la diagnosi di malattie dapprima o sconosciute , o 
difQcili a conoscersi , vanno aumentando fortunatamente ogni 
giorno, e forniscono al pratico sempre nuovi sussidj alla esatta 
conoscenza delle varie forme morbose. 

Non sono ancora molti anni, che T illustre fisiologo di Kònig- 
sberga , Helmholtz , ideava V ottalmoscopo , che doveva gettare 
tanta luce sulle malattie dell' interno delP occhio , e già posse- 
diamo un nuovo stromento che ci permette di giungere alla co- 
noscenza di molte alterazioni nelle vie aeree. 

L' istrumento che Garcia , famoso cantante italiano , ideava 
allo scopo di preparare un' opera sulla formazione dei suoni e a 
maggior incremento della nobile sua arte , veniva poco dopo 
quasi contemporaneamente da Tùrck e da Czermak portato nella 
pratica medica e chiamato ad un bel avvenire. Un buon nu^ 
mero di affezioni laringee passarono spesso inosservate, ed era 
impossibile il diagnosticarle ; e chi sa quanto sìa importante per 



237 

la cura una buona diagnosi , vedrà quali graadi servigi potia 
apportare alla pratica il nuovo istrumento. 

Ma i laringoscopj finora in commercio erano troppo cari e 
non alla portata di tutti i cultori della scienza, che vedono quasi 
sempre così poco retribuite le loro fatiche. Quello di Gzermak, 
fabbricato da Mathieu, costa fr. 50, e così purè costano quelli, 
che su quel modello riproduce fra noi il Gennari. È troppo per 
un istrumento, il quale alla fine non ha così vasto campo d'ap- 
plicazione. 

È perciò che noi, che da alcun tempo ci occupiamo di que- 
sti studj , abbiamo invitato un nostro giovane fabbricante di 
istrumenti di chirurgia a cercar di poter ottenere un laringo- 
seoplo, il quale nel mentre fosse provveduto di tutto V occorrente, 
potesse però essere più accessibile alle modeste fortune. Crediamo 
di esserci riusciti. 

Il laringoscopio fabbricato dal Baldinelli rappresenta un ele- 
gante astuccio , simile ad un porte-monnaie. È un quadrato 
quasi perfetto , ogni lato essendo di circa un decimetro , e ad 
angoli smussati. È alto due centimetri, pesa 177 grammi. Si apre 
a cerniera, ed aperto nelle sue due metà, si vede quella di si- 
nistra contenere lo specchio concavo a disco , adagiato sii vel- 
luto verde. Il disco viene di Francia ed è il medesimo che serve 
per gli strumenti di Czermak> Nel compartimento di destra, tap- 
pezzato di seta verde, sta un manico di osso e due specchietti 
laringei , l* uno circolare (Turck) , V altro quadrato (Czermak). 
Siccome però la loro asta sarebbe stata più lunga dell' astuccio, 
così si dovette spezzarla a metà, in modo però che le due parti 
si possano vitare assieme quando si vogliono adoperare. Così si 
è vitata V asta collo specchietto stesso, non tenuta vela fissa come 
ia tutti gli altri, a risparmio di spazio. 

Quanto alla disposizione da darsi allo specchio concavo, onde 
tenerlo a contatto coir occhio deli' osservatore, fra le diverse ia 
uso , ci siamo tenuti ad una che ci sembrò la più comoda. £ 
noto che in quello di Charrière lo specchio è sostenuto da un 
manico che si tiene fra i denti incisivi, ma questa disposizione 
offre' l'inconveniente che lo specchio non è mai abbastanza saldo, 
e poi che V osservatore non ha libera parola, che deve usare a 
regolar la posizione del paziente , ad animarlo , ecc. Quello di 



23» 

Mfttfafìea ihyece si porta -come un pajo di Occhiali; ma prima di 
tutto è difficile legar bene il disoo, poi il suo peso lo fa scivo- 
lar fticilmente lungo il dorso del naso. Il terzo sistema , che è 
quello che abbiamo prescelto, consiste in un nastro elastico di 
seta, che si lega sulla fronte attorno alla testa. Nella sua parte 
anteriore porta una lastrina metallica, sulla quale sta infissa 
una piccola sfera d'ottone che viene abbracciata da un tubo 
fesso portato dallo -specchio in un punto della sua circonferenza. 
Una volta che il tubo fesso abbia abbracciata la sfera, si può 
dare alio specchio qualunque posizione e portare perfettamente 
il suo fuoco nelle fauci. 

Il prezzo di questo laringoscopio venne dal suo fabbricatore 
stabilito in lire 35, e noi crediamo che questa modicità in con- 
frónto ai suaccennati, unita all'ottima esecuzione, al poco vo- 
lume ed all' eleganza dell' iistrumento , varranno a rendere co- 
mune fra noi il laringoscopio del Baldinelli (i). 



IVECROliOGIA. 

Xroviamo nella Liguria medica (Dispensa 6.*, 1864) un do- 
loroso annunzio, quello della morte del suo fondatore dott. cav. 
G. Massone, avvenuta il 25 luglio a seguito di lunga malattia 
intestinale. Egli, aveva varcato appena il quarantacinquesimo an- 
no di sua vita, e nel momento della sua maggiore energia in- 
tellettuale fu involato alla scienza, alla famiglia, agli amici. 

Oolleghi , Amici e Cittadini tutti rimanevano dolorosamente 
colpiti per una perdita tanto prematura. Il 27 a sera la su» 
salma veniva accompagnata air estrema dimora dai Colleghi riu- 
niti in Comitato Medico, dall' Associazione dei Tipografi che lo 
aveva a medico onorario, dalla Filodrammatica Italiana della 
quale era membro , e della Guardia Nazionale dov* era Medico 
di Legione. Ogni ordine di Cittadini prendeva parte al mesto 
accompagnamento. 



(i) V. più sopra le Lezioni di Johnson e la proposta Bot- 
^^^' Il Compilatore. 



239 

Al momento di abbandonarne gli avanzi nella Chiesa della- 
CajDMra Mortuaria , il Oolloga ^t%^ par. Ckaqtsna Torre pronun- 
ziava con viva commozione dell'animo le seguenti parole: 

e In questo stesso luogo non S^^gran tempo deponevasi la 
salma deirillustre Collega prof. Viviani. Tu pronunciavi parole 
d'encomio » di nuMrero affetto , io pure esprimeva fl mio grave 
dolore per la perdita di un cara Amico , ed opa- son io presso 
al tuo Cadavere o mio caro , e sento profondamente il dolore 
della tua perdita. Tu fosti distinto cultore della scienza nostra. 
Tu (béii kidefesBO neH'assistenza 4e* tuoi iftftrrmi; Ttr fbsti de- 
gno d'onori e et gloria, met tu ora non sei più, una morte im- 
matura ti tolse a noi, alla tua famiglia, all^niore" della patria. 
Ma no che tu non moristi. Tu vivi e vibrai nelle tue opere ,. 
nelle i;icordanz^ del tuo ingegno e della tua instancabil» fer- 
mezza nel compiere molti lavori scientifici che formano il mag- 
giore tuo elogio 9. 

a Che se qualcuno volesse trovare qualche pecca nella tua 
vita , io rispenderei col Vangelo : — Se qualckuno di voi tro- 
vasi senza peccato , cacci ìì primo la pietra. — No , siano pur 
benedette fé tue ceneri, noi tutti formiamo una sola famiglia , 
abbiamo comuni le pene maggiori ed i conforti nell' esercizio 
dell' arte nostra nobilissima. Ma un altro pensiero mi attrista 
profondamente, vedo in Te un padre di famiglia, che lascia nel 
lutto e nell'abbandono i suoi figli. No per questi tuoi cari noi 
giuriamo assistenza e conforto ; questi sentimenti che partono 
dal mìo cuore commosso ed angustiato ricevi come sincero tri- 
buto di un tuo Amico, e l'ultimo addio, e vivi immortale ». 

Dopo di lui leggeva onorevole commemorazione il Presidente 
della Società dei Tipografi ; e finalmente il Collega D' Angelo 
Orsini, ricordando le virtù dell'ottimo medico e del chiaro scrit- 
tore , del quale Genova e la Medicina Italiana si onorano , fa- 
ceva proposta che un segno alla sua Memoria fosse dai Colle- 
ghi e dagli Amici posto nel Cimitero, dove cittadini e forestieri 
potessero convenire a portargli un fiore, ad esalare un sospiro. 
La propoeta v^ntta» accolta -con un sì generale e tosto veniva 
m^Bsa, a4i effetto» 



240 



ERRATA-CORRIGE. — t'aseieolo di Giugno 1W4. 



Errori Coriuszioni 

pag. 477, lin. 18. 

provincia (Torino) vanta 941,992 città ( Torino ) vanta intórno 
abitanti 200,000 abitanti 



pag. 665, lin« 7 
cosa che mi pareva vera cosa che non mi pareva vera 



pag. 666, lin. 15 

£ ciò lo fo tanto più volentieri, E ciò lo fo tanto più volentieri, 
nell^ atto che in quanto che mi si presenta 

occasione favorevolissima per 
attestare, nell'atto che 



Il Redatlore e Gerente responsabile 
Dott Romolo GniFFiia. 



241 



UmaU UNIVERSALI DI MEDICINA. 



VoL. CLXXXIX. - Fasc." 566 e 567. - Agosto e Sbtt. 1864. 



la lUlaB** per l*iiBn* t8«S| redatto dal dottor 
OAlSTAliO CASATI^ 2.^ esistente alla medesima, 
preceduto da Considerazioni del Prof. Direttore 

dott. P1KTB9 IiABSATI. 

L 

Sulla R. Scuola cT Ostetricia in Milano; 
Considerazioni del Prof. Pietro Lazzati. 



L 



la pubblicazione del nuovo Regolamento organico 14 ago- 
sto 1862 per la R. Scuola di Ostetricia di questa città, portò 
le seguenti modificazioni al piano di istruzione delle al- 
lieve levatrici cui la scuola medesima è particolarmente 
destinata, al personale che vi era addetto, ed air orga- 
nizzazione di essa (1). 

1.^ Al corso elementare di istruzione teorico-pratica 
di Ostetricia in vigore antecedentemente , fu sostituito un 
corso di nove mesi di teoria per tutte le allieve iscritte 
presso la R. scuola; ed un altro di pratica da comin- 
ciare contemporaneamente al corso teorico, e durare do-^ 
dici mesi per le allieve interne o dimoranti a convitto 

(i) Vedi « Annali universali di Medicina », voi. CLXXXII, 
fascicolo di ottobre 1862, pag. 232. 

Annali. VoL CLXXXIX. le 



242 

nello Stabilimento, e dieciotto mesi per le allieve esteme, 
ossia per quelle altre che frequentando la Scuola, dimo- 
rano fuori di; <^s<i.'pej ^l*r>e.^ ;d|t^'^s$ere djilfrima il 
corso d* istruzione 'teòrico-pràtico per le allieve levatrici 
di un semestre scolastico^ ossia- di cinque mesi, ciò che 
rendeva possibile ogni anno scolastico un doppio corso di 
istruzione, il.QUOV0 R^g^lacaftuto. gtabiliva; che fóssero* ri- 
dotti ad uno solo per ogni anno; anzi per le allieve ester- 
ne, la completa loro istruzione non era raggiunta che 
dopo 18 mesi di studio. ^ ,. , •• . . 

2,^ Le norme per r ammissione delle alunne alla, Scuola, 
venivauo dal nuovo "^tegolai^aejatQCQusid^r^yQljaeiit^ cam- 
biate, . .. , . ^ ' . . " 

L'ammissione era ritardata fino allieta di 20 .anni com- 
pinti: le allieve dovevano presentare, per essere iscritte, 
un attestato di aver superatp un esame d'ammissione 
sul programma ufficiale della 3.* classe elementare; 
tale esame era datò alla presenza de W Ispettore del 
Circondario, 4a due "maestri ò maestre delle Scuole 
Elementari superiori scelti dallo stesso Ispettore che 
aveea 4;ofe por 1^ esame medesimo, e che rilasciava alle 
aspiranti wn certificato constatante V esito fizvorevole 
dell'esame, ' 

3.^ La pensione per le allieve interne convivènti nello 
Stabilimento, era aumentata é fissata in lire 45 kl mese. 

4,° Veniva aggiunto un individuo al personale inse- 
gnstóte addetto alla Scuola, colla nomina di un 1.® assi- 
stente, ^duraturo in carica 5èe anni, ed al quale il R. Era- 
rio contribuiva annue lir. 1500 di stipendio. 

5.^ Un 2.® assistente rappresentante l'antecedente solo 
assistente addetto alla Scuola, doveva prestar l'opera pro- 
pria per dihe annii ed era retribuito a carico egualmente 
erariale, con- uno stipendiò di annue lire 1200. 

6.° Il R. Erario corrispondeva a titolo di dotazione 
della Scuola altre lire 1200 ogni anno. 






243 

7.^ Gli esami per le ÀÙdeve Lwatrid erano distinti coi- 
rne per lo addietro in teorico e pratico, ma circa all'esa- 
kne teorioù^ doveva cansistere in due esperimenti uno 
in iscritto, in cui le allieve avrebbero dovuto in un 
tempo non maggiore di 4 orey risolùere due quesiti 
proposti dal J^rof essere di Ostetricia; Taltit) verbale 
ed individuale della durata di meta* ora, e versante 
sulle materie svolte neir insegnamento- Le allieve che 
ne' due esperimenti ottenessero i sei decimi dei voti, 
riceverebbero dal Professore wn àt^nt0!tù da cui risul- 
terebbe del modo col qUfOie sarebbe stato superato V e^ 
some del coi^90 teorico. Q4iest\attestato obn due storie 
di casi osservati nell'esercizio clinico scritte da loro 
e firifnate dal Professore, «arebbero da presentarsi per 
ramussione ^Ue allieve 9ìr e^Èit pratico , U quale do- 
veva essere orale della duréta^di mejz' ora, e versare 
Sulle due storie prese^iUate, e èu di alcune manualità 
ostetriche sul fantoccio. In fine g^ esami verrebbero dati 
da una Gommis$iotie c&nqpotta: dal ProjfesBcre di Ostetricia, 
dal chirurgo anàaDio dell' Ospédate Maggiore, e da un terzo 
esaminatore designato attinalinelite. dal Minist«t>. 

Se le diHpoBiaioni isiqperiólri antecedenti i^ative all' v- 
struzione teorico^^ratioa delle Allieve Levatrici della Scuola 
di Ostetrìcia di SaAta Cat^itta, |moavaiio forse di sover- 
chia facUitazione . accordata alle medesime^ massime rap- 
porto alla durata del corso d'istruzione teorico-pratica 
limitato a soli, cinque mesi, il nuovo Regolamento 14 
agosto 136S er» «>verrhiamentfl ri^^i^so^ « «^«ideva diffi- 
cile assai la irisoluzione delle adiranti ad libbracciare la 
carriera di Levatrice, « retltìi i Comuni ad inviarle alla 
Scuòla, assumendosene od anticipandone la spesa di istru- 
zione. Infatti reti di 20 anni, limite minimo dell' ammis- 
sione delle alunne, trova la maggior parte delle giovani 
campagnuole già maritate, quindi con obblighi, e doveri 
che le svia dal dedicarsi a questa professione. La aec^^H 



244 

sita poi di dover i$ubird-un esmne di S-^ classe eleìnen^ 
tare, oltreòhè in oiolte ubioazioni massime idieir alta M)m-« 
barella avvi iui^\a&solUta imposiàbiiità iper- )è aìniatrici di 
molti ComuAi' di nw^e la;relatiVa istruitone, metteva Ta^ 
spirante Levatrice aeU*obbIìgé di sottostare a spesa ante* 
cedente^ euì . difficiiiKMiite' ckvrébbe^{ìatoto sobbarcarsi, po^ 
vere e bisognose ' coikm^ atmo^^ s^itòi Ma la circòs^nza 
che rendeva axicora ^uiù arduo ^ e «disfficiìe V aspirare a tale 
professione,. er4 la- questione economica, sia per quelle 
alunne ohe intJPa{a^ek)ne^ lo studio di Ostetricia a pro-> 
prie spese, sia. perule altre ^niwiiate o pensionate a tale 
oggetto dai Gomuni. n corso allungato ad un anno per 
le allieve interne colla pensione del conritto èi lire 45 
al mese, vaia a dire eoo lua. spesa di lire S40 {ter il sole 
mantenimento' duraa^e- rìstrttàone,: ed i diecfotto mesi di 
obbligo d'insegnamento stabbiti {iér ie allieve esterne, 
rendeva trq^po grave la spesa di iatr^rfoné, tanto per le 
prime come per le altre, 

K queste oauee riùnitie e dipendenti dalle relative di- 
sposizioni del nuovo n^òhunento, si dovette ascrivere 
lo scarsisshno liumero delle Allieve iscritte neir^no sco^ 
Wico 1863^3, ohprfiiia.dall'attmizìMie^el-Regolamento 
succitata 14 agosto! 1862; Mentt^e• infetti la cifra adequata 
delle Allieve nella /Scuoia . di Milado eiw di N.^ 98 (1), nel- 



^a**« 



iM*i 



i^M«^ 



■>)•• 



(1) Prospetta numerico delle Allieve Levatrici durante gli 
ultimi 4 «wm antecèdenti ul 1863-1864. 



:«:9eM»»ì»=ae 



wm^»^ 



Etti 



Anno 
1859-60 



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«P 



1860-61 



1861-6^^ 



1,* Corso 
2.*» Corso 



N," 47 
» 27 



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1, Corso 



1 2/ Corso 



i. 



» 60 

;j"44 ■ 



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TgtalQ 

74 



I : -.».iQ4 



186^ 



1-* Corso 
o 



"" " Oqrso: 



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» 66 
» .49 



I 



1 

» 113 



1-63 
col nuovo* 
Regolamento 



■•-r' 



■n» 



Interne 
£stQri|e 



» 6 



11 



245 

ratino scolastico 1802^3 colle nuove norme di ammissione 
la Scuola fii- V^ttas!** deserta, «noA rtSultando iscritte che 
N^ il allièvi, »10 ^olfe «èlle quali 'ftriy)no' aj^-ovate. " 

' Ih Tìsta' pertai^to ìMlà iiiitììn*u2i<*Se éccesiiiTa del nu- 
mero delle àlUeVé vei^ifiéàtòsi Mlr«ttIvazione del nuovo 
Regolaménto, Befe- c6T?ài(feì*àtè* le* càuse* ^di tale astensio- 
ne, fe te eonàegW«**è«(ftfe"'he-éaì*bBei'e> derivata ne! ser- 
TÌKiò sàbìtaMii 6ste1?rtéry'mtis!rf«iè*^ la campagna, la Di- 
réikcfàé à^^. aduèlel, éoiice7tù*à^ nel Professore di'Osle- 
trióià, p^opòÉè ài Mfc3Ìkem*HÌi'piibbli<5a'fsl¥ttziwie alcune 
modiflcà^ìdni^ ài RególartréfWS^'^éèso; modMmzfonl recla- 
mate iwtt sdo dalWftèMV«ifltetè^%tiiiiaicatò,' ma dà altre 
imperrtanti CònsideraiWà*'feli^ esporrò in seguito. Ifitanto 
Il afaltedàte'MììlfetèfÒ tW1«tè^ fidate le própcwte rtiodifi- 
caziòrti VelatfVè sflr^'^^i^T- ammissione delle alunne, e 
portata là propoirta à'-iy^i^m*;, non che al bastare che 
le altfnwé da i3Ct?iv«*è^'^ ih '«■ Scuola di Ostetricia sa- 
pesséro ?i*p'^^ì^'^ ifèfiVef^ iH)rrentemente , è ciò dietro 
dit!^hiàm^{òn^'df^xM^''li^éifti^^approfxzfo, é colla tidinia-' 
zioné dètÌ\l!speÙùf4^ fìfkcbndaYio, si compiacque, con 
lHspaccibl7'attote^l8eRfN:* 27,220, di approvarle, ri- 
servandoci à'pì'onùhctórtff^ftì merito ad altre propóste dopo 
aVersehtite la Dilteiiòilè del P. L. degli Espoàti e T Am- 
ministrazione dell' Oépedàlé Maggiore. Tali alti*e proposte 
miravano a 'dfttìitttiiirid tì^'tfurata del corso di istruzione 
per le alunne, e proponevasi di ridurla a rìo^e mest per 
tutte, cinque (fi fe<^f d'antecedenti al ^órso'di pratica, 
pereti^ è 'iùdl^eiMRBtbilè <5Bé* sienò ammésse alfe pratica le 
allieve quando- abbiano 4e necessarie cognizioni per com- 
prendere quinto^ Itfrò ùémìpttì sótto gli ofcchi; durante 
questi toinqne-m^i lè^altinhe avrebbero pòtutt) o entrare 
a convitto flelio» Stabiliitfieilto,- o riniaùersene'afté proprie 
abitaiioÀi, ì&tidt^^i^ldrfdo alia Scuola ed alle «visite secando 
te ' ordinazioni' del Pii&feBsore; e quattro mesi di pratica 
che tutte le alunne avrebbero dovuto passare nello Stabi- 



246 

limcinto, onde poter di continao attendere con profitto 
alla pratica Istruzione. Il bisogno che dorante il corso 
pratico le alliere siano obbligate tutte a stabile dimora 
nella Scuola, è dim99trat0 dalla necesràtà che Tistruzione 
pratica deve essere continuata e -regolare per rieacire di 
profitto, che le allieva tutte abbiano ad assistere sa varìi 
ca3Ì di parto, e particolarmente ai numerosi che si veri-* 
ficunq di notte, che prestino e veggano prestar dalle al- 
tre le neciessariift curt alle novelle madri ed ai bamMni, 
e di averle sottomano, per cò^idire^ ad ogni insorgere 
improvviso di accidenti dunmtA i p^rti, o dopo per pò* 
ter mostrar loro praticamente qwnto^è, necessario che co- 
noscano e &eciano. Con tale rii()a«ioAe^ si ottiene d'al- 
tronde che il eorso d' istmasiwe rtermìmi allo scadere 
di ogni anno scolastico., itqzi restando anmra tre mesi 
in libertà, questi possono essére utilmente impiegati r ^ 
nella ripetizione del oorsp di pratiGa per quelle allieve 
che non avessero soddisfatto a] primo espwimento^ o nd- 
r ammissione d\ corso di qualcxina che non avesse potuto 
intervenire a ten^o utile per malattie, o per qualche 
altro legittimo impedimento ^ sema Y inconveniente gra- 
vissimo della contempoi^uea dimora ed istruzione nello 
Stafaiìimeaito di smieye provette e di nuove* Circostanza 
abbastanza rifle^bile ed imbarazismte, e che di l^;gieri, 
attesa la di lei importanza» verii da ognuno ^^onvenien- 
temente valutata. 

La sistamazii^^e del servizio dei Dottori assistenti alla 
scuola, uno de* quali per il disposto dal nuovo Regola- 
mento doveva restare in posto S0i anni, e T altro due 
armi soltanto, era altro oggetto drile modificazioni do- 
mandate. Sembrava che sarebbe stato meglio porovveduto 
all'istruzione dei futuri assistenti ed al servizio d'uno 
stabilimento tanto importante che, rispettando quanto era 
gij^ avvenuto per la. nomina degli attuali assistati dott. 
Francesco Agudio e <ìott. Gaetai^o Casati, ciascun indi- 



247 

viduo dei futuri assistenti alla scuola, coiupiuto il primo 
biennio di ìstradame»to4vd'' polito di '2/' assistente ^ allo 
scadere di esso , pratico déf iser vizio^ e dell' arte Ostetricia , 
passasse per altri dae anni a 1/' aanstente, surrogando 
il 2.^ con una nuova nomiTia. Con ciò dovendo daseun 
assistente- rimafiiére in poistò quattro anni, veniva meglio 
assicurato V istrosicme del medenmoi, . e poi coir;att6r- 
nativa d'una nuova nomiiìfa^ ogni due unni,, si .prò v ve* 
derta ohe Uno degli cussistentt'.giÀ^.eipevtò restasse in ser- 
vizio come guida al nuovo; nominato, e sì. evitava T in- 
conveniente che di 'tempo in 'tempo si .veridehean^be» che 
ambedue ^li assistati tertnìMasero contemporaneamente 
il loro sér Visio, e èhe' si dovesse provvedere siinultanea*- 
mente alla Icnro surroguzibne^ oon individui' nuovi noiisolo 
allo Stabilimento, ma- forse mobeall'eaerekìò pralioo del- 
l'arte. ■ •• ■ •••:.<•.• 

U'^ntinùb auménto ili gravide da ricoverarsi nell'O- 
spizio che si ' nota * da- aléuni 'anni ^ 'per modo^ che da 
N.^ 300 porti che si avellano annualmieAte per lo addie- 
tro, da qualche tempo si oltrepassa i 500, ed accenna a farsi 
maggiore, dimostrò la necessità di assumere in servizio 
stabile una terza Levatrice a sussidio della Levatrice mag- 
giore e della Levatrice assistente, che sole avevano finora 
disimpegnate le gravose incombenze loro assegnate (1). 



(1) Prospètto nunCeriòo 'delle ricov^ate e dei parti avve- 
nuti ih Santa CUitèriiia dal 184B al 1864. • 



y^jjjj^ Numero . . . . Numero 

delle ricawerate dei parti 



1848 384' 

4849 311 

1850 295 

i851 32» 



300 
303. 
273 
315^ 



1852 339 324 



248 

Tale Levatrice 2.^ assistente, venne accordata dietro di-^ 
manda fatta dalla Direzione della R. Scuola a quella del 
P. L. d^Ii Esposti ed Ospizio Partorienti, e dalla medesima 
favorevolmente i^poggiata presso la Superiorità^ A questa 
Levatrice venne fissato, a carico della Pia Casa, T annuo 
stipendio di lire 400 oltre il vitto e T alloggio, e non 
manca che la pubblicazione del Concorso per la nomina 
stabile a tal posto, disiinpegiiato da oltre un anno iute- 
rinalmente dalla Levatrice Damiani Bibiana, i^he lo assunse 
per la meschina retribuzione di lire 12 al mese. 

Si fece in pari tempo dimanda al Mioister» di pub- 
blica istruzione che , essendo &tto obbligo nel Regola- 
mento organico d<^la R. Scuola alla Levatrice Maggiore 
ed aUa Levatrice 1/ assistente, di prestarsi all'istruziono 
delle ' allieve levatrici, sarebbe giusto e doveroso di retri- 
buirle un pò più convenientemente, essendo troppo tenue 
lo stipendio alle medesime iconcésso dal L. P. , di lire 600 
annue alla prima, e di lire 450 alla seconda, oltre un più 
che modico vitto ed un alloggio meno che decente. Fu pro- 



. Numero Numero 

delle ricoverate dei parti 

1853 ....... 296 • 287 

1854 . . 356 333 

1855 ....... 372 354 

1856 .379 , . 367 

1857 390 ....... 351 

1858 . 394 . 381 

1859 406 ....... 377 

1860 419 408 

1861 . 476 ...... . 442 

1862 567 528 

1863 545 507 

1864 202 200 

primi 4 mesir 



2Ad 

posto che dallo stesso Ministero dell* istruzione sia asse- 
gnata una retribuzione di altre lire 600 per la Levatrice 
maggiore, e di lire ^00 per la Levatrice 1/ assistente 
ogni anno , e ciò come retribuzione dovuta alla loro eoo- 
perazione nell'istruzione delle allieve, pariftèando almeno 
la prima alle Letatriei' maggiori in servizio ^esso 1« 
R. Scuole di Ostetricia di Torino, di Firenze e di Pavia. 

L'alloggio pei Dottori assistenti, finora situato a qual- 
che distanza dello Stabilimento, venne fissato- pià^ tidno 
al medesimo, dando loro per abitazione pàrtfe dell' allog'^ 
gìo che ha servito fino al presènte al cessalo Pròlessore 
di Ostetrìcia, mantenendo all'attuale il diritto normale di 
alloggio in sito, e riservandogli a tàruso alcuni locali 
del detto appartamento, mentre venne al nominato di re- 
cente concesso di dimorare in seno alla propria famiglia. 
E si sp^a che gli addattamenti a tale scopo necessari!, 
verranno fira breve tempo condotti a compimento, onde 
la superiore disposizione in proposto abbia ad avere ef- 
fettuazione (1), 

Coli* avere poi modificato col Decreto Reale' 29 novem- 
bre 1863 il § 16 del Regolamento per la Scuola 14 ago- 
sto 1862, ove era stabilito che la dote di lire 1200 as- 
segnata alla Scuola fosse da corrispondere all'Amministra- 
zione dell'Ospizio Partorienti, la quale cdn tale asse- 
gno e la pensione delle allieve avrebbe provveduto a 
tutte le spese occorrenti per la Scuola e clinica Oste- 
trica, concedendola invece colla disposizione suenunciata 
direttamente al Professor Direttore della Scuola, veniva 
quest'ultimo parificato a tutti gli altri Professori Diret- 
tori di StabilimMti d* istruzione del Re^o, è in pari tem- 
po toglievasi ogni ingerenza nella parte risguardante l'i- 



(i) Tali addattamenti dóno in corso di eseoasione. Agosto 



250 

9 

struziòne airAmministrazioae deirOspizio, alla quale que- 
st* ultima era riioasta sempre affatto estranea. 

In vvista di alouq^ dìfflaoltà chia aecesaariamente si pre^ 
sentavaoD itdla sktemazione della Scuc^^ specialmente per 
essere la med^iom annessa .air Ospizio Partorienti costi- 
tuente una parte integrante del P. L. degli Esposti, ;e per-* 
ciò sotto questo rapporto in dipendenza di quella Dire* 
zione, il Mii^ist^ro di pubblica • istruzione dV accordo con 
quello deirint^mo, assecondava la dimanda fatta dalla Di- 
rezionei della B. Scuola di Ostetricia qualche mese fa, di 
nominare. una Comi^issione alla quftl<^ fosse demandato 
r esame- 4elle . proposte modificazioni al Regolamaato 14 
agosto 1863, e proponesse dietro discui^ione, il Regolamento 
interno della R. Scuola redatto dal Professor Direttore 
della medesima , e yedesse di 46finire tutte le altra dif- 
ficoltà, e . questioni , alle quali uom fu mai finora conve- 
nientemente provveduto, a che neosssariamente risultano 
nella gestione . detle mansioni d^ Pro(fessor. Direttore della 
R. Scuola, il quale per essere Medico prirnario ddl' Ospi- 
zio Fartopienti,: come tide è ia xsearto quali modo dipendente 
dalla Direzione del P. L. degli Esposti qui TOspi^ia stesso 
è annesso, ed attualmente per. essa al Consiglio degli Isti-i 
tuti Ospitalieri , e di conseguenza al Ministero dell' In- 
terno , mentre è direttamente subordinato a quello di pub- 
blica istruzione per quanto riguarda ri^osegnamento oste- 
trico. Tale Commissione composta dal. Sc^gretario presso la 
R. Prefettura D. Emilio Pellegrini, dai memtei del Consi- 
glio provinciale di Sanità Cavalieri dott. Antcww Trezzi, e 
dott. Salvatore PogU^ighi, da uno de' BMjfnbri dell'onorevole 
Consiglio degU Istituti Ospitalie^ri Cav^ I^uigi Caaati,^ dal Di- 
rettore della Pia Casa degli Esposti. dott Angelo Leonesio, 
e dal Professor Direttore della Scuola di Ostetricia , si 
radunò in fatti al principiare del corrente anno presso la 
R. Prefettura» ed ha ultimato il proprio lavoro, che fu inol- 
trato in doppio esemplare ai Ministeri di pubblica istru- 
zione e dell' interno. 






25i 

La Direzione ddl2 R. Scuola di Ostetricia rendendo 
pubUicanMQite graàe airopeva ed alla solenda di quella 
Canuuissione, non può dissisialare la pr<q)rta soddUbsfozione 
di a^er reduto acoòUe ed a|qK>ggiate le domande tutte 
latte alla medeBima» nell* ingente e grave lavoro che le 
fu affidato, onde sistemare la Scuola e TOsfiao che era 
chiamata a riordinare^ e & voti. perchè le proposte della 
sullodata <]!oiiimissione sieno dai Ministeri di pubblica 
istruzione e dell'interno sanzionate^ e die dall'Onorevole 
Consilio degli Istituti Oqutaliari inearicato della com- 
pilazione dei Regolamenti degli Mituti die jgli furono dati 
a dirig^:^ ed ^Mnnùnistrare , si vorrà neUa redazione di 
qurilo per kt Pia Gasa degli E^Kieti e Partorienti tener 
conto anche dri benésaere > dell' in^-emento , e del con- 
veniente andamento della Scuola dìniea di Ostetricia, cui 
r Ospizio d^e Partorienti è parte integrante. E per ul- 
timo^ la IMrezione ddla R. Scuola ai p^rmetterÀ di espri- 
mere un voto non meno inqpcnrtaiite, ebe: se. il Ministero 
preposto alia pubblica istruzione desidera e. vuote » come 
non vi )wò esser dubbio^ che B prezioso materiale di pra- 
tico msegnameato 4eir Ospizio deUe Partorienti di S. Ca- 
terina^ possa utUmente servire allo soo^ cui dovrebbe 
essere Stianto , il Ministero stesso dovrebbe convertire 
r Ospizio di Maternità di Milano, il più cos|>icuo di Italia, 
in Istituto dinìeo di Oststneia> «negandolo affittto dalle 
inseparabili difficoltà che incagliano il r^olare andamento 
della rtlattiva «strueioiie, finché resterà unito e dipendente 
dalla Pia Casa d^li Eaposti. 

OoUa dettagttato eqposìsìoiie di quanto fu più sopra 
indicato, la nixKva Direzione della Scuola di Osrtietrioia di 
lifilano^ ha creduto di rondare conto al pubblico di-tutto 
ciò di cui le fa mestieri ooouparsi p^ la di 1^ ^t^nazione 
e nùgUoramento, nel non lungo lasso di ten^x) che le fu 
affidata la gestione della . Seuoia medesima e della Clinica 
che vi è annessa, incominciata col giorno 28 geniMijo 1863. 



252 

Il prospetto clinico che tiene dietro'/ e* redatto dal 2e"As- 
sisteo'te alla Scuola 'dbtti'Oatftanò! Casati, à ccm^^siVo di 
tatto ririftnoiultàmq sb<9r8Ò;''iSic^nfo; }a/i'joonqrilàEÌaiie di 
tale prospetto'^fir fatta la" oprniohia' àlìeiAeé ;dì't)£rt»tricìa 
svolte adesca ineU' insagnamentò ; oosl nÓR isarà dèi tutto 
fuori di proposito r esporre duoointajBèntd «a » quali iior me 
la Scnda; stessa sl'atienga m tale/ivni{iito!,;ande':il iliii^ 
giia^gio col cpsìBiiUtomiinàiCK^ tepi^aiiclieóì&serivizion^ 
riegra -a* tìàséufiò >ìtitelligibtle: •- »" : '' ' '/•»]> • ; .:« : u 

Tale i'riichiaraiztonet do^éi tdìoè* èia; néC6é^afii>Ipréioiètteré( 
alla pnbbllcazionè diel Kéndìcontó clinica, lin éunio ideitle 
idee teoribo-pcaiiidie dsietro'' le quidt':f[tt<a»ipiìato;'èorite'^ 
nuta dalla Dfre^one della Soóolà ìadiàp<a^liiley<|{iaiii«in« 
que potrà sembrare a ialùno BXXfmpBmb. Sé. si' cwindera 
però , che' là ' forma ;del linguaggio! < o^etricb ^ eolia ' quale 
sano redatti in^ generale i Prospetti ciiilici ''di ^ Ostélfrida, 
diversifica' néi'mediesiBtni in modb', che tbe» di spéeiso éldura 
fatica a compr^iéere, collie 'Sarebbe pur ^necesBaric^: quanto 
dall' Aufe^re- si è voluto '«ottopopiie'an'iatk^nalone:ed^ al- 
l' esame^ pubblico; si^try^fvèrà che ià'dlcbiadpaziótté isuindi- 
rata non è tàtt* affittò fiiotidi^ projJosit©, Non invéro in- 
fatti ielle, feecoado le diffisnenti- scuole che godono «. mag- 
gior fama in Eurdpa e ftiori, trattandosi di argomento 
ostetrico che dovrebbe avere tìiia fomntla colnune per esqpri- 
mere le idee ^he vi si rifériscona/ avvi tale una : diversità 
non solo di concetti, ma di esfa'estìoiii^'cbeà cbiiiprendere 
quanto si va di mano in mano esposendé / è ìiè^ssaria 
non solo la perfetta cognizione deliai Ijrigua^ heJlài quale 
è esposto, ma moKe. volte quasi fa d'uò^ diìinttìrpt'eta- 
ijlone? Non è vero' che, trattandosi' M travagliò delipartò, 
della dassiiScaziona di- esso, déirvarii m^cdanisxBi'meUe dif- 
ferenti presentazioni e posizioni del feto, avVi ancora' una 
differenza cosi grande di vedute^ ejjdl* precetti ,. quasiché 
si trattasse di argomento Bpertilativb, • e ào» :di fatti po- 
sitivi, invariabili, e che hanno fondaménto in norme pr&- 



253 

iitabilite dalla natura , e sempre le stesse fev il compi- 
meato di «na delle più intei^$santi fui^iani' deir'eGcuoHua 
vivente .Umanità U- parto <) Non à infine veifiasimo che, seb- 
bene U' natwai<egfl9it giorno si. ripeta nell' effettuazione di 
tale funzione sempr» coHe jnedeaisae siodaUtà; pare avvi 
discrepane e Hom - peoa, persino mxi raippofti cIm le varie 
parti ad feto xnaotQi^iHiO'Ccn'^nii perilépìpi della p^ vi 
materqai nair^^Q Kiba isyintevi daU uterOk la attraversano 1 
Le presfantMÌom p^ssUilU d^ feto; le .po(9iàoai oocapate 
dalle i^rti iObB si i^es^ntaiio.iieU' atto :del nascere^ la si- 
tuazione, -del feto n^* uterOp tutt04iò ebe ò pure parte in- 
tegrante y ^essenziale;, di ciò (dia la, tatara t^ quotidiana- 
mente rj^pe^Mfdo sempre 'nello stesso* mode» è ^soggetto di 
disputaxione, di centr«K]dinpne, di coaftisione. (^^stnto si è 
lontani ancora p. ^. dal- convenire nel dieteraunaro^ quale 
sia la parta che. piar la prima il feto o$ra neU* atto dei 
parti più freqyenti e naturali air ingresso d^lla pelvi , e 
quali rapporti dessa abbia con questo canale! 

Per non al^usam deMa payiieM» dei lettori di questi 
Annali dilungandomi di tr<)|n[Kì in simili considerazioni , 
indicherò le norme cui si ^t^ene la Seriola, dietro le quali 
fu compilato il Rendiconto cliniqo delL'Ospijsio Partorienti 
di S, Caterina per Tanno 1863. 

Il travaglio del piglio si ritiene distinto in tre stadii 
o periodi: 

l.^ Dì dilataziof^; ha principio col risvegliarsi delle 
contrazioni espulsive dell* utero o dei dolori del parto , 
e termina colla com^pleta dilatazione dell* orificio dell* utero, 
siavi o no la borsa delle acque intatta» 

2.^ Di espulsione, nel quale periodo compiesi il vero 
meccaniamo del parto, impegno^ discem e sortita dal pu- 
dendo del feto, 

3,^ Di liberazione, o di espulsione delle secondine, o 
di svuotamento completo dell'utero. 

Questa distinzione, tolta ai precetti della Scuola attuale 



254 

<Ji Ostetricia Ticinese, è a parere della Scuola la più ra^ 
zionale e la più pratica. È in&tti basata su tre fittti sem- 
pre possibili ad essene studiati e determinatì , la dilati^ 
^2on^ cioè degli organi getiitrii moffi materni, Vèspul-- 
sione dttl feto, e lo spuoiamento drfV utero. È più sem- 
plice di tttttd le altre, è contrassegmit* da tiowne sempre 
rinveniMM nella pa^rtoriente, e segua tr# atti distinti del 
lavoro che la natura coitipie coir effettUàÉtòne del parto. 

La classificazione del parto divisa ili generi o pre- 
sentazioni, eà in specie o posizi&H occupate relativa- 
mente alla periferia della privi materna dalle parti pre- 
sentate, è dalla Scuola ritenuta quate è indicata nel Ma- 
nuale H Ostetricia minore del Prof, cavaliere dott. Teo- 
doro Lovati (1) , libro che fa adottato andhe per testo 
neir istruzione delle allieve levatrici. I gmeri o le pre- 
sentazioni che la pratica mostra possibili, espósti in or- 
dine della frequenza ccAla quale si osi^rvano in natui4, 
sarebbero : 

Genere 1.' — Presentazione àéì' Occipite. 

Genere 2.*^ — Presentazione delle Natiche , con o 
senza procidenza delle inferiori estremità. 

Genere 3.® — Presentazione della Spalla, con o sen- 
za procidenza del braccio. 

Genere 4.** — Presentazione della Faccia. 

Verrebbero ammesse due sole specie di parto per cia- 
scun genere, ossia due posizioni per ciascuna presenta- 
zione. 

Occipite 1.'^ posizione = Cervico-iliaca sinistra. 
2.* posizione := Cervicò-iliaca destra. 

Natiche 1.* posizione === Sa^rale-iliaàa sinistra. 
2.® posizione = Sacrate^-^iliaca destra. 
■ ^ — — • — _, 

(i) « Manuale di ostetricia minore del professore Teodoro Lo- 
vati esposto secondo V ordine delle lezioni che vengono da lui 
date nell'Università di Pavia. Pavia ». i850. 



255 

Spalla 1.* posizione = Cefalo^iliaca sinistra, 
2.* posizione = CefizUy4liaca destra. 

Fùccia 1/ posizione = Fronto^iliaca sinistra, 
2." posizione = fVùnto^iliaca destra. 

La Scuola ammette la soindicsta classificazione a pre- 
ferenza ddla più recentemente adottata dalla Scuola di 
Heidelberg , e condivisa da quella cui faimo capo Djibois 
e Stoltz in Francia , e nelle quali i generi di parto sa- 
rebbero ritenuti per dnqu» (1) : della aommità della tei- 
sta, della faccia, delV estremità pelmca, del piano UUe^ 
rale destro del tronco, e del pianò laterale sinistro del 
tronco del feto, e dò perchè più semplice, più razionale e 
più consono a quanto si verifica in pratica. Infatti, di 
tutte le regioni del tronco del feto , e specialmente dei 
lati di esso, ò quella ddia spalla soltanto che viene a 
presentarsi orizzontalmente o con qualche inclinazione al- 
l' ingresso ieA bacino nelFatto del parto. La Scuola non 
può ritenere seriamente che si vogliano ammettere come 
altrettante presentazioni o generi di parto, le inclina- 
zioni riferibili alla presentazione ddl' estremità pelvica 
del feto. Ama pertanto meglio conservare aU* unica pos^ 
sibilo e vera presentazione di un punto laterale del tron- 
co, il nome impartitogli dalla Lachapelle , di presenta- 
zione della spalla^ non curandosi della destra, o della si- 
nistra spalla che si trovi in rapporto air ingresso pelvico, 
nella clai^siflcazione del parto, ma solo tenendo calcolo 
del lato del bacino ove in questi., casi è rivolta la testa 
del feto, ossia àéUai . posizione occupata dalla spalla, per- 
chè di questo rapporto deve Y Ostetrico tener conto per 
le indicazioni del modo di eseguire gli atti operativi , e 
della scelta della mano per efiettuarli, necessarii nd- 



(1) Cazeaux. < Traité théorique et pratique de l'art des 
accouchements 9. Paris, 1844, pag. 331. 



256 

r esercizio pratico dell' arte. La regione della spalla che 
si presenta al bacino nell'atto del parto, è d'altronde 
la sola per la quale talora la natura spiega , sebbene di 
rado , una delle proprie risorse , sis|, sostituendovi a feto 
atiQora tutto chiuso nell'utero la regione delle natiche 
coìLaL versMùne sponfawea:,: sia terminando il parto spin-^ 
^entlò' aranti la spalla ' primitivamente presentata, per 
-quanto ò possìbile nella trafila pelvica e nel canal vulvo- 
uterino^ ft^ohè con sforzi mm indifferenti e colta perdita 
per solito dèlia vita del &to^ , riesca . a far abbassare le 
natiche obbligando il tronco a piegarsi fortemente su so 
stesso , come accade coli' evoluzione apontanea , mecca- 
nismo speciale di parto che compiesi n^' interno del ca- 
iFiale osseo costituito dal bacino.^ 

La presentazione AèWoceipite^ ossia della regione pò- 
steriore od ocoipitcUe della testa del feto nell' atto dei 
$)arti più frequenti, è sostituita dalla Scuola attuale di Pa- 
via alla presentazione del vertice di taluni , e du smn- 
met dei francesi, perchè ò infatti la regione posteriore 
della testa stesi^ , contrassegnata nella di lei parte cen- 
trale dalla fontanella posteriore detta, anche occipitale, 
e dai punti periferici (cardinali della stessa regitme poste- 
riore della testa fetale nuca a cervice, bregma, e gob~ 
be parietali, quella che viene ad appoggiare orizzontal- 
mente sull'apertura superiore del bacino nei parti ordi- 
narli, 6 che presentasi pure orizzontalmente al piano del- 
l' apertura inferiore, eseguito che abbia la testa il moto 
di rotazione nell' escavazione, e che' si impegna per attra- 
versare il suindicato distretto perineale. La scuola nostra 
divide completamente questa credenza, e se non bastasse 
la ispezione digitale quotidiana a far ritenere essere que- 
sta la regione della testa del feto che si mette in rap- 
porto colle aperture pelviche assai frequentemente nel- 
r atto del parto , riscontrandosi dal dito esploratore du- 
rante r impegno della testa nelle due suindicate aperture 



257 
più o mena esattamente ma sempre verso il centro delle 
medesime, la fontanella posteriore od occipitale, varran- 
no a convalidarla quanto è indicato dai maestri deirarte 
Ostetrica in proposito, e le considerazioni che si possono 
addurre a dimostrarla razionale e positiva. 

Ecco quanto rilevasi consultando i maestri dell'arte 
su tale argomento, rimontando fino a Levret, che può 
dirsi il ristoratore dell'Ostetricia in Francia, come lo fu 
Smelile in Inghilterra alla metà del secolo scorso. Le- 
vret (1) pertanto,, relativamente all'argomento di cui si 
tratta si esprime cosi : « Fon congoit dono que ime des 
« facilités de V accouchement depend en partie de ce 
« que les diamètres de la téte de V enfant se presen- 
« tent , en raison concordante , avec ceux du bassin 
^ de la mère ». Smelile (2) dice che « lorsque la téte 
« est descendue , on ne sent plus que la suture sa- 
« gitale, parce que la fontanelle (bregma) se tourne 
« plus en arrière vers le col ou la concavité de Vos 
« sacrum , à mesure que la partie postérieure de la 
« téte despend datts le bassin, etc. », Stein (3) « que- 
« sta dottrina del naturai passaggio della testa nel 
« parto , cioè che la parte o estremità posteriore di 
« essa^ non già il cosi detto vertice, ossia apice su- 
« periore, sia quella che entra per la prima nell'o- 
« rificio dell' utero, e che la faccia come base dell' a- 

■ ' J ■ I I 1 , ^ 1 B 

(1) «L'art des accouchements demontré* par des principes^ 
de physique et de mechanique » , par À. Levret. Paris 1766, 
pag. 78, § 437. 

(2) e Traité de la thé^orie et pratique des accouchements )!», 
de M. Smelile, traduit de l'anglais, par VL, de Pre ville. Paris, 
1771, voi. 1. pag. 219. 

(3) a Arte ostetrica », di G. G. Stein. Traduzione dal te- 
desco di G. B. Monteggia. Parte prima, pag. 141, Milano 1796, 
§ 582. 

Annali. Voi. CLXXXIX, 17 



258 

« pice posteriore, dal principio fino alla fine del parto 

* naturale, non venga espulsa che per mezzo del suo 
« sviluppamento , ecc. , questa dottrina è quella che 
4k piti si accosta ad una ragionevole teoria delpartOj 

* venendo anche appoggiata alla ripetuta esperien-- 
^ za ». Non si pu6 esprimere più cliiar^mente il concetto 
ammesso dalla Scuola Ticinese. Solayrés (1) che fu il pri- 
mo a considerare il parto dai rapporti della parte pre- 
sentata coi differenti punti del.ba<5Ìno, il maestro di Bau- 
deìocque, descrivendo la testa del feto, accenna chiarapiente 
alla parte posteriore di essa che si. insinua per la prima 
nella trafila del bacino nell'atto del parto, ^ considera 
questa parte formata dalla congiunzione dei quattro ovali 
che si notano nella testa stessa e che si riuniscono nella 
regione occipitale. « Ovatum capitis superius; ovatum 
« inferius sive calvario basin ; .ovaium anterius, vel 
« faciem proprie dictam ; ovatum laterale dextrum > 
« ovatum laterale sinistrum; eonjunctionem quatuor 
< ovatorum quce constituunt calvariam seu oceiput ». 
Leishman (2), che riferisce il meccanismo del par^o toglien- 
dol^o dalla dissertazione di Solayrés e della quale porta 
giudizio , come di opera sotto ogni rapporto commende- 
vole descrivendone il meccanismo nella prima posì^^ione 
della presentazione cranica, dello stesso Solayrés, dice, 
sono le medesime parole di quest' ultimo Aoitore : mentre 
« le contrazioni uterine spingono il feto in mx)do da 
« farlo avanzare nel bacino, si osserva che la fonia- 
« nella posteriore corrisponde sempre piti al centro^ 
« della pelvi ». Baudelocque (3), scolaro del Solayrés e 



(1) Dissertano. « De partu viribiis maternis absolato ». 
Paris, 1771. . 

(2) William Leishman. « Àn Essay historical and criticai 
OD the mechànism of parturition ». London, 1864, pag. 35. 

(3) « Dell'arte ostetrica », di Baudelocque, traduzione del 
prof. Leonardi Cattolica. Volume II, pag. 30. Milano 1833- 



259 

che sì attenne ai precetti del inaiei$tro nella descrizione 
del meccanismo del parto naturale, dichiara bhe « molto 
« spesso è la parte media e posteriore della sutura 
« sagittale quella che si tocòa nel eentro del bacino 
« nel primo momento del travaglio; ma questo puntò 
^ se ne allontana in seguito per dar luogo ad una 
« delle fontanelle, e quasi sempre alla posteriore ohe 
« discende, e si. presenta in avanti ». La Lachapelle (1), 
a tale proposito indica che « des fontanelles e* est ordi^ 
« nairement la posterieure qui est laphis O/ùeesÉible », 
e siccome questa celebre Ostefricaate ò da ritenersi co- 
me uno dei luminari dell'arte nostra, cosi non sarà discaro 
che sieno riferite le di lei proposizioni relative air argo- 
m^ito indicate a pag. 107 e 108. « Une partie impor^ 
« tante du mecanisme de V accouchement naturel, c'est 
« la flexion de la téte au momenti elle penètre 
« dans V excavation ; ce mouvement abaisse Vocciput 
^ et le rapproof^ du centre: Rien de pltis réel que 
« ce fiùt, etc. ». E più avanti a pag. 108. « Je sais 
4c bien que d'ordinaire c'est plutòt l'ewtremité occt- 
« pito^pariétale de la téte que V occiput méme qui 
* oocupe alors le centre; mais que Vocciput soitplus 
4c ou moins rapproché de centre ùu méme Voccupe 
« iout-^ait , la téte n'en offrirà que des diamitres 
« plus peHts et plus fUvoràbles ». E più avanti an- 
cora : « la présence de toeciput au oentre de basstn 
« ne gène ni la roùsttan ni la préputsion de làjéte, 
^ ni enfin aucun des mouvemens - n ó o o ssai r e s poùr la 
« prompte expulsion du fcetus ». Moreau (2), parlando 



(i) « Pratiques des accouchements y. Tom. I, pag. 107, 108, 
141. Paris, 1821. 

(2) « Traile pratique des Accotietremeats », par F. F. Mo- 
reau. Tom. Il, pag. 73. Paris, 1841. 



260 

del meoeanismo del garto naturale^ cosi si esprime. « Vaici 
4 ce qui (mri'&e, Vocciput s'abaisse, le mentori se re^ 
et lève et se rapproche du sternum, la fontanelle an^ 
« térieure, qui d'àbord était ctccessible au doigt , re-» 
« monte un peu, en s'eloignant du centre de forifice 
« uterin r, fe diamètre ocoipito^bregmatique coincide 
« avee le diamètre oblique gauche du bassin », Per 
Cazeaux (1) ; « la tSte aimi fléohie ftyrtement, ses rap^ 
fc ports $ont changès : le diamètre sous-'-occipito-breg-^ 
« wa^we (cervìco-bregmatico) a pris la place du 
ik diamètre occipito-fironial , etc. ». Velpeau (2): « In 
» questa posizione ( V anteriore sinistra cioè ) la fon^ 
« tanella anteriore piuttosto ohe la fronte propria^ 
« m£nte detta riguarda la sinfisi sacro^iliaca destra », 
Jacquemier (3) , cbe pure divide esattamente sull' argo- 
mento le idee professate dal Naegèle, non può a meno di 
confessare che,, quando la testa ò giunta all'apertura in- 
feriore del bacino ; « cependant les deuoo fbntanelles 
« ne sont pas sur le mtéme pian ; la fontanelle acci" 
« pitale est notablem^nf plus basse que la fontanelle 
« frontale ». E siccome i rapporti della parte presen- 
tata neir atto che attraversa lo stretto perineale sono gli 
stessi, relativamente alla periferia della detta apertura, 
di quelli che aveva colla periferia dello stretto siq)eriore 
Ja p^rte chg ^i impegna per la prima nel bacino, cosi 
30 ^4 pais^aggio la fontanella posteriore è più bassa della 
brqgmatica, lo stesso deve nacessariameate riscontrarsi al-< 

f m n^ i n^ t > ■ i» nn ii>i n i ni iii ì^ w TU ^ i^fi ^ (■■■ _ ■ fci » m I t I ., ,, ' 1111 .1 1. !■ t i I j I .j i I 

^ « * - 

(1) et Traité théorique et pratique de Tart des accouche^ 
ments ». Deuxième ^ditioi^ pag. 338, Paris, 1844, 

(2) « Trattato completo di Ostetricia », di A, Velpeau, Tra- 
duzione dall'edizione francese del 1834, di G, Coen, Venezia, 
-1835, pag, 210, 

(3) « Manuel des aocouehQments »y toia. 1, pag, 557, Paris, 
1846, 



■1 



2Cl 

1^ atto dell* impégno della tèsta del feto nel distretto ad- 
dominale^ Chailly (1), ^' après la ftexion, les rapports 

< de la téle changent, de$ deiiaa fiyntahèlte^ qui étaient 
« au mème niveau, sur le mSnié piati, la postérieure 

< 8*abais$e et devient plus accessible *. dongiovanni (2), 
« nella prima posizione stando la testa obliquamente 
« situata sull'ingresso del bacino, eseguisce il primo 
« movimento di flessióne in avanti , per cui porta il 
« mento contro lo stemo, é per* conseguenza la fbn-* 

< omelia posteriore scende dietimo là cavità cotiloidea 
€ sinistra, avvicinandosi al centro dell' escatazione > 
^ e la fontanella anteriore monta verso la sinfisi sa- 

< cro^liaca-^stra ». Finalmente Lovati (3)t Nella 1.* 
« posizione { dell' occipite ) la cervice trovasi a sinistra, 
« la fronte a destra, la cùmissura sagittale è diretta 
« obliquamente o trasversalmente ; la fontanella pò-- 
« steriore occupa il centro del bacino , e V anteriore 
€ sta in alto e a destra >« 

E si potrebbe, rolendo^ continuare in citazioni cònsi^ 
mili. Ma a meglio dimostrare la razionalità e la, positi^ 
vita della presentazione AelV occipite sostituita a quella, 
ammessa dagli altri Autori, non saranno, io credo, indif^ 
ferenti pei cultori dell'ostetricia, le seguènti considerazioni. 
È un fatto ammesso da tutti perchè positivo, che il tu-> 
more cosi detto del parto, formasi su quella parte del feto 
che nell' atto del parto stesso Corrisponde al vuoto , che 
è quanto dire, al centro del canal pelvico, sia in corri^ 



tu * ■ Il II I I I m* I -1 I II II é <p- 



(i) « Traiti pratìque de l'art des accouchements »< Deuxiè^ 
me édition, pag. 315. Paris, iS55. 

(2) « Letioni elementari di Ostetrìcia teorica e pratica » , 
pag. 161. Pavia, 1826. 

(3) e ManuaU di ostetricia minore », pag. 142. Pavia 1850, 
2." edizione. 



262 

spondenza alle due aperture di ingresso e di sortita» bia 
neirescavazione. È parimenti un fatto, che quando la testa 
fetale resta un pò a hingo impegnata nel distretto supen 
riore, il tumore del parto copre esattami^te la fontanella 
posteriore; e il dito esploratore che la sentiva dapprima 
3rerso il centro della stessa apertura pelvica, non riesce 
più a riscontrarla, ma soltanto sente le diramazioni della 
eom^sura occipitale che sortono daUa periferia del nomi*» 
nato timore. È un &tto, che la stessa cosa avviene se 
la tQ9ta del feto, presencandosi per il cranio, sia tratte-^ 
nuta, dopo eseguito il moto di rotazione nella cavità, al 
distretto inferiore, vale a dire il tumore del parto si forma 
sulla fontanella posteriore, ossia sul punto della testa del 
feto che A ia corrispradenza al vuoto od al eentro del 
suindicato distretto perineale» Che se talora osservasi il 
tumore più sporgente su di una gobba parietale, sidla d^ 
stra se trattasi di posizioni sinistre , e viceversa se Foo 
cipite occupa una posizione destra, ciò avviene perchè la 
testa è trattenuta al passaggio^ prima che compia il moto 
di rotazione e si presenti in posizione diretta all'apertura 
mferiore dd bacino. In tali casi è la gobba parietale che 
sta rivolta in avanti, trovandosi azicora la testa in posi- 
zione obliqua, quel punto che corrisponde al vuoto del- 
r arcata pulnca ed al c^i^tro del distretto inferiore sulla 
quale avviene la massiipa compressione p^iferica, e quindi 
il tumore del parto. Tanto è v^o dò, che dal punto ove 
esser vasi il tumore sulla testa presentatasi p^* la regione 
posteriore neir atto del parto , si può senza dubbio di 
errare, dopo la nascita del feto e guidati solo dal luo- 
go ove il tumore del parto si è formato, giudicare 
della presentazione e della posizione in quel determinato 
caso, ma si può anche con tutta certezza asserire ove sia 
avvenuto il tratt^ngiento della testa» se all'apertura su-- 
perìore cioè od airinfrariore^ e se la testa in quest'ultimo 
caso sia rimasta o no a lungo in posizione obliqua. La 



263 

regione dèli' occipite contrassegnata dai punti periferici 
suindicati e dalla fontanella posteriore nel centro, non 
da confondersi pertanto calla centriflcazione ai distretti 
del bacino della gobba occipitale a cui nessuno mai pensò, 
costituisce, per la riducibilità della testa del feto, T apice 
della piramide triangolare raffigurata dalla testa stessa 
nell'atto del parto, come la &ccia ne è la base; forma che 
venne da tutti i maestri dell'arte ostetrica indicata come 
quella cui si avvicina di più il capo del feto, quando at- 
traversa più ó meno stentatamente la trafila del bacino . 
materno. È per conseguenza la parte più adatta, e che 
più razionalmente deve avanzarsi per la prima, come la 
più atta per la forma,- alla progressiva dilatazione delle 
parti della donna partoriente. Presentandosi in tal modo 
la testa, mette in rapporto coi diametri del canale osseo 
della madre le più piccole di lei misure. Infatti, sono i 
diametri fetali assai brevi cervico-^bregmatico j cervico- 
frontale, che misurano per l'ordinario uno dei diametri 
obliqui materni ; ed il bi-parietale che si avvicina alla 
direzione dell'altro diàmetro obliquo dello stretto supe- 
riore, e che si trovano in corrispondenza coìVahtero^po^ 
steriore e col bi-ischiatico all' apertura inferiore. Si è 
la piccola circonferenza della testa fetale, ossia la basio- 
verticale là più corta di tutte, che si mette in rapporto 
colle circonferenze o periferie delle due aperture pelviche. 
Infine la testa del feto situata sul segmento inferiore del- 
l'utero neir atto del parto, come accade tanto frequente- 
mente; già semiflessa sul tronco e sulla di lui superficie 
sternale, per l'azione espulsiva delle contrazioni uterine 
che agiscono come ognuno sa , a prevalenza dal fondo 
verso r orificio dell' organo gestatore , e per conseguenza 
sul feto dalle natiche in alto verso l'estremità cefalica 
di esso in basso , deve necessariamente eseguire , incon- 
trando la testa la resistenza che gli viene opposta dal 
segmento inferiore dell'utero, dall'orificio non ancora dila- 



234 

tato , e dal ccmtomo osseo del distretto superiiH'e del ba- 
cino quando le acque sieno colate, un moto di flessione 
prima delVimpegno della testa stessa o nell'atto del me- 
desimo nel distretto addominale; moto di flessione che 
cambierà necessariamente i rapporti della testa , che col 
vertice appoggiava sul segmento inferiore deirutero, rela- 
tivamente ai punti della circonferenza pelvica. Da quel 
moto di flessione, la fontanella posteriore viene abbassata, 
e si mette più o meno esattamente in corrispondenza col 
centro del distretto superiore, là nuca è obbligata ad 
appoggiare su di un punto della linea ossea sporgente d*in-* 
coronamento, o del distretto superiore, e per conseguenza 
dallo stesso moto di flessione è operato il benefico cam- 
biamento di rapporti tra le misure fetali e quelle del ba- 
cino della madre ; per cui le più piccole di quello sono 
costrette a corrispondere alle maggiori di questa. L^ge 
fondamentale ed invariabile della meccanica^ che cioè : onde 
un corpo di determinate misure diminuibili fino ad 
un certo punto possa attraversare con facilità un ca- 
nale di misure pure determinate ed aumentabili fino 
ad un certo grado , è necessario che le più piccole di- 
mensioni dì quel corpo corrispondano alle massime del 
lume del canale. Formola semplice ma vera e precisa , 
sulla quale è basata in ultima analisi la teoria della mec- 
canica del parto. 

Né vale a minorare quanto la ragione , le l^gi più 
ovvie di meccanica, e la quotidiana osservazione de- 
pongono per tale questione favorevolmente alle idee della 
scuola Ostetrica di Pavia, quanto fu esposto dal Naegèle^(l) 
ed in parte abbracciato da altri ostetrici di Germania, di 



(i) « Manuel d'accouchements », par F. C. Naegèle, tradiiit 
de Tailemand par le D. Schlesinger-Kahier , augmentée et an- 
notée par J. Jacquemier. Paris, 1853» 



. 2Cfò 

Francia ed Inghilterra, relativamente al modo di presen-* 
tazione del feto nei parti più ordinarii e naturali. Il suin- 
dicato Professore di Heidelberg a pag. 157 e § ^9 del- 
l'opera indicata, cosi espone i rapporti della testa del feto 
col bacino onaterno. « Voùn donc au début de V accou-- 

> chement, la position de la téte dans la première 
» position craniènne : le sinciput est tourné vers le 
» sacrum, de sorte que la partie moyenne de la 
» suture sagittale regarde le corps de la première 
» ou de la seconde vertebre sacrèe^ suivant que la téte 
» de V enfant est plus ou moins élevée ou qhaissée: la 
» petite fontanelle est dirigée à gauche et un peu en 

> avant; la grande, à droite et un peu en arrière; 
» le pariétal droit est la partie plus beasse, et la bosse 

> parietale de ce coté occupe presque le milieu dii 

> bassin. Ainsi, on le voit^ la téte se presente au de- 

> troit supérieur du bassin dans une direction oblique 

> et un peu transversale ». Tali idee del Naégèle, che 
cioè al principiar del travagUo del parto, o meglio quando 
la testa che viene avanti per la parte cranica si appc^gia 
sullo stretto superiore del bacino, sul segmento inferiore 
e suirorificio dell'utero, la gobba parietale che sta rivolta 
in avanti sia più bassa di quella situata posteriormente, 
che il piano della testa corrispondente al sincipite guardi 
air indietro per modo che la comessura sagittale sembri 
corrispondere, o meglio essere dirimpetto alla prima ver- 
tebra del sacro, sono verissime, se si considerino isolata- 
mente od in rapporto soltanto alla maggiore facilità o dif- 
ficoltà colle quali il dito tocca i differenti punti della 
parte preisentata. Ma il Naegèle non ha tenuto conto del- 
l'i nclinazione del piano dell'apertura superiore del bacino 
e del segmento inferiore dell'utero, inclinazione diretta 
dall'indietro all'avanti e dall'alto al basso, né della consi- 
derevole differenza di altezza tra le pareti aateriore e po- 
steriore della pelvi, né della necessità che allatto dell'im- 



266 

pegno i punti periferici della parte -presentata corrispon- 
dano esattamente ed orizzontalmente ai punti della cir- 
conferenza pelvica. Se avesse tenuto conto di queste tre 
importantissime ed essenziali condizioni del meccanismo 
del parto naturale, si sarebbe persuaso che necessariamente 
i punti della parte presentata dal feto all'ingresso pelvico, 
che si trbvano in quella determinata presentazione e po- 
sizione, in contatto o rivolti alla parete anteriore del ba- 
cino, devono essere per k prime raggiunte dal dito che 
esplora, perchè situate più basse, essendo declive alFavanti 
il piano di inclinazione del distretto superiore, e che per 
conseguenza quelle parti che sono rivolte aU'indietro non 
si possono toccare col dito che esplora perchè più elevate, 
essendo molto più in su il piano della medesima apertura 
pelvica se lo si considera verso la parete posteriore del ba- 
cino. Avrebbe ammesso, tenendo conto della minima ^altezza 
della parete anteriore del bacino confrontata a quella della 
parete posteriore (una terza parte la prima, considerata re- 
lativamente alla seconda, non assecondando la curva sacro- 
coccigea), che il dito, esplorando una partoriente, non può 
percorrere che T altezza della parete anteriore , e tutt' al 
più giungere al centro dello stretto superiore , ma che 
non può elevarsi di tanto da toccare 1 punti della testa 
che sono ancora al disopra del promontorio del sacro , e 
delle sinfisi sacro-iliache nel sito clìe queste articola- 
zioni corrispondono alla linea d'incoronamento se non suc- 
cede r impegno di essa. Avrebbe infine trovato natura- 
lissimo che, per mettersi in rapporto, la circonferenza della 
parte presentata orizzontalmente alla periferia dello stretto 
superiore ed al piano inclinato del segmento inferiore del- 
l'utero, il sincipite o il vertice, doveva offrire al dito esplo- 
ratore esso pure un piano inclinato ascendente dall'avanti 
airindietro, dal basso in alto, e quindi essere rivolto il sin- 
cipite stesso airindietf 0, e la comissura sagittale guardare 
dirimpetto alla prima vertebra del sacro. Quest'ultima prò- 



267 

posizione specialmente spiega l'abbaglio in cui è caduto il 
celebre Professore tedesco, e con hii quanti hanno e vanno 
ripetendo la stessa dottrina, perchè infatti il dito che esplora 
toccando la situazione della gobba parietale che sta in avanti, 
e Taltezza della comissura sagittale, deve riferire la loro 
elevazione precisamepte verso la prima o la seconda falsa 
vertebra del sacro. Infine, non tenendo conto deirimpor* 
tantissimo moto di flessione verso lo sterno, che la testa 
del feto eseguisce neir atto che si impegna air apertura 
superiore, moto di flessione che deve necessariamente av- 
venire come da tutti si ritiene, per ragioni troppo ovvie 
e troppo solide di meccanica e che ò inutile ripetere, ha 
trascurato uno dei punti cardinali del meccanismo del 
parto, sostituendovi condizioni e movimenti che Tesperienza 
non conferma. Dopo avere il Naegèle infatti, esposte le 
proprie idee sul parto quali furono indicate dapprima, al 
§ 330 e p^. 157 della stess'opera citata più sopra,- ter- 
mina col soggiungere « A tme epoque plus avancée 
» (del travaglio) c'est-^d^ire .lorsque la téte pénètre 
» dans le detroit supérieur et quelle descend peu à 
» peu dans la cavile pelviennej les deuoo fontanelles 
» restent souvent au méme niveau ; parfois la grande 
» s'cLbaissè d'avantage, mais le plus souvent e' est la 
» petite"^. Che è quanto conchiudere che ben di spesso, a 
testa impegnata al distretto superiore, è la fontanella oc- 
cipitale che è più bassa e che si porta nel centro. Né può 
essere altrimenti, e Tesperienza lo dimostra : e d'altronde 
finché la pelvi della femmina umana sarà costituita da 
un canale osseo le di cui aperture di ingresso e di sor- 
tita presentano un piano di inclinazione, la prima diretta 
dair alto al basso e dall' indietro air avanti , e quella di 
sortita dairindietro alFavanti ma dal basso all'alto, per 
modo che si^io quei due piani di inclinazicHie convellenti 
air innanzi e divergenti all' indietro , finché le pareti del 
canale formeranno quattro piani essi pure inclinati, i due 



268 

anteriori sporgenti all^inoanzi verso il pube, ed i due po^ 
steriori riunendosi nella concavità sacrale, finché Tutero 
agirà neiratto del parto colle sue colitra^oni dal fondo 
verso r orificio, e quindi la loro direzione sarà; dftlF alto 
al basso e eLall'avanti alFindietro, finché il feto nascendo 
per sortire dall'orificio uterino dovrà seguire la spinta 
che riceve dall'utero nella direzione che questo viscere 
gli trasmette , e finché la parete pelvica posteriore che 
deve essere percorsa nella di lei altezza dalle parti del 
feto che vi corrispondono nello stesso spazio di tempo che 
quelle situate in avanti percorrono l'altezza assai minore 
della parete anteriore del bacino, sarà inutile proporre 
idee più imaginose che vere, circa al modo di presentarsi 
del feto, e supporre differente andamento nel mecx^anismo 
del parto da quanto ogni giorno la natura va ripetendo. 
Finché in una parola la forma delle varie parti della 
macchina p del canale femminile, e del corpo del feto che 
lo deve attraversare, saranno quelle che attualmente sono, 
finché le forze che devono spingere questo corpo ad at- 
traversare il canale, agiranno nella direzione ad esse pre- 
stabilita, il meccanismo del parto non potrà effettuarsi 
che sulle basi semplicissime ma invariabili di meccanica 
colle quali oggigiorno si compie. Il feto dovrà piresetìtare 
una delle estremità del corpo da lui figurato neU' utero, 
non potendo la di lui lunghezza occipito-coccigea attra- 
versare la pelvi, che impegnando prima uno dei suindicati 
punti, e sortendo l'opposto per l'ultimo. , Qualunque sia la 
regione che il feto presenta in un determinato parto^tal 
parte bisognerà che si adatti orizzontalmente al piano 
dell'apertura d'ingresso della pelvi, e si presenti pure 
orizzontalmente all'apertura di sortita del bacino per at- 
traversarla. Per ottenere ciò, data la diversità di altezza 
della parete anteriore del bacino confrontata con quella 
della parete posteriore assai più rilevante , é necessario , 
che, nell'atto che il feto attraversa il distretto superiore 



269 

per discendere nelVescavazioiie, i punti della parte presen-» 
tata che si trovs^no posteriormente si abbassino per i pri-r 
mi e percorralo l'altezza della parete posteriore pelvica, 
nello stesso spazio di tempo nel quale quelle situate an- 
teriormente arrivano dal distretto superiore all'inferiore; 
vale a dire che quelle situate all'indietro devono discen-* 
dere per le prime e percorrere la cavità pelvica con mag-* 
gior velocità, e che nell* abbassarsi , discendere e sortire, 
hanno a seguire la direzione delle contrazioni uterine, 
8 quella dei piani di inalinazione tanto duri che molli sui 
quali scorrono. E certamente non si insisterà mai abba* 
stanza su questo punto ; perchè è dair esatta 'cognizione 
del meccanismo del parto naturale , che V ostetrico trae 
argomento e direzione» nell' opera benefica eh' ò chiamato 
a prestare nell'atto di un parto difficile e pericoloso. 

Per la scuola pertanto, al principiar di un parto nei 
casi più ordinarii e frequènti, la testa del feto ofire 
per la prima all' ingresso pelvico l' estremità posteriore 
di essa, ed è situata in modo al disopra dello stretto 
superiore del bacino, che la gobba occipitale sta in avanti 
ed a sinistra verso la parete cotiloidea di questo lato, e 
la fronte guarda o Bta dirimpetto alla sinfisi sacro-iliaca 
destra. Tali rapporti vengono poi cambiati dal moto di 
flessione della testa verso la superficie sternale del feto, 
6 per esso, nell'atto dell'impano della parte presentata 
nello stretto superiore del bacino, la nuca va ad appog*- 
giare contro la parte alta della parete cotiloidea sinistra 
ove si trovava prima del moto di flessione la gobba oc- 
cipitale, e che se ne allontana alquanto portandosi verso 
il vuoto del dii||pretto superiore; il bregma va a mettersi 
al posto occupato prima dalla fronte che rimonta invece 
in alto costrettavi dalla stessa flessione del capo, e si col- 
loca per conseguenza la fontanella anteriore in corrispon- 
denza della sinfisi sacro-iliaca dq^tra. Delle due gobbe pa- 
rietali, la destra sta rivolta in avanti ed a destra del ba- 



270 

cine, e precisamente viene a corrispondere verso Temi- 
nenza ileo-i[>ettinea di questo lato ; relativamente al dito 
che esplora è situata più in basso della gobba parietale 
sinistra che guarda posteriormente a sinistra di contro 
alla sinfisi sacro^iliaca corrispondente. Lia fontanella po- 
steriore è più meno in corrispondenza del centro dello 
stretto superiore e dell'orificio dell'utero, è la comissura 
sagittale è diretta da sinistra a destra, dall' avanti all' in- 
dietro, e dal basso all'alto, per conseguenza verso il punto 
ove trovasi situata la fontanella bregmatica. Gli stessi 
rapporti della testa del feto colla pelvi materna, si veri- 
ficano Aella seconda posizione; soltanto che nella medesi- 
ma, venendo più frequentemente a corrispondere la nuca 
alla parete cotiloidea destra e il J)regma alla sinfisi sacro- 
iliaca sinistra, la direzione della comissura sagittale, re- 
stando sempre la fontanella posteriore nel centro dello 
stretto superiore, va dall' avanti all' indietro, dal basso al- 
l'alto, ma da destra verso sinistra. 

Infine, per rapporto alla presentazione dell'estremità 
pelvica del feto nell'atto del nascimento , che costituisce 
il secondo genere di parto nella classificazione ammessa 
dalla Scuola, per essere la stessa pfesentaeioue in ordine 
della frequenza colla quale 4a si osserva in pratica, quella 
che tiene. subito dietro alla frequentissima dell'occipite, 
basterà accennare che, non venendo alterato per nulla il 
meccanismo del parto, facendosi- o no procidenti le infe- 
riori estremità del feto, non incominèiando in tutti i casi 
il meccanismo del parta che all' atto dell' impegno allo 
stretto superiore delle natiche, cosi di questa presenta- 
zione se ne costituisce un sol genere co||^ varietà di con 
o senza procidenza delle estremità stesse, le quali d'al- 
tronde, come ognuno sa, si possono afiacciare al canal 
pelvico per attraversarlo, allungate o ripiegate in diffe- 
renti modi. , " 

Le denominazioni delle posizioni occupate dalle regioni 



271 

4el corpo del feto presentate nel parto, ammesse dalla Scuola 
di Pavia e ritenute pure dalla nostra, di iliaca sinistra o 
1.*' posizione^ e di iliaca destra la 2.^, accennano piutto- 
sto alla frequenza^ generalmente parlando, delle prime sulle 
destre o seconde, come si verifica in pratica, di quello che 
con ciò si voglia indicare, che le parti presentate sieno 
rivolte esattamente alle fosse iliache interne. Che se que- 
sto avviene quasi costantemente nella presentazione della 
faccia, e ben di spesso in quella àélY occipite quando la 
pelvi sia angusta nel senso del diametro retto dell'aper- 
tura superiore, non è men vero però, che le posizioni ob- 
lique anteriori y sono fra tutte le più frequenti al mo- 
mento d^ parti ordinarli. Cosi è pure da notarsi che, se 
la posizione obliqua posteriore destra nella presentazione 
deiroccipite, occorre piuttosto frequentemente al principiar 
del travaglio , e prima per consegueniza che la testa fetale 
si impegni nello stretto superiore, dessa cambiasi quasi 
costantemente nelFanteriore obliqua corrispondente, a ciò 
spintavi dal piano inclinato alFavanti ed al basso del seg- 
mento inferiore deir utero sul quale poggia, dall'inclina- 
zione simile del contorno osseo costituito dallo stretto su- 
periore e dalla direzione delle contrazioni uterine. E ciò 
tanto più volentieri si dichiara, appoggiati alla più rigida 
e minuziosa osservazione ora mai di 28 anni di esperienza 
pratica, e perchè quest'asserzione è destinata a rettifi- 
care un' altra proposizione del Naegèle su tale argomento. 
Nel Manuale dei parti, più sopra citato, del distintissimo 
Professore di Heidelberg, è fatta menzione di tale cam- 
biamento della posizione posteriore destra, nell'anteriore 
cor rispondente,,, e per il suUodato Professore la posizione 
posteriore destra da lui chiamata occipito-sacro-nliaca 
destra, si convertirebbe in occipito^otiloidea destra. Per 
la Scuola nostra, la posizione cervico-sacro-iliaca destra 
o posteriore destra si cambierebbe, come fu. notato più 
sopra, ben di spesso nella oervico^otiloidea destra (2.^ 



272 

posizione della Scuola) o cervico-anterior destra. Sol- 
tanto la Scuola nostra crede dover suo di dover rettifi- 
care quanto è indicato nel Naegèle relativamente al punto 
del bacino ove tale cambiamento succede (1). Si è già in- 
dicato più sopra come dalla Scuola si ritenga che, tale con- 
vertimento della posizione obliqua posteriore destra , nei- 
r obliqua anteriore dello stesso lato del bacino, avvenga 
a testa libera ancora al disopra dello stretto superiore, 
contenuta ancora nella cavità uterina. Per il Naegèle 
ciò succederebbe invece a testa discesa nell' escavazione, e 
non sarebbe che un movimento assai esteso della rota-* 
zione che la testa e le altre parti del feto eseguiscono, 
spinte contro la inclinazione delle pareti della escavazione 
stessa. Ed in ciò, secondo la Scuola almeno, sta Terrore 
del Naegèle. Ammettendo infatti, Còme è d'altronde dimo- 
strato dair esperienza d'ogni giorno, che il cambiamento 
della posizione posteriore destra nell'anteriore corrispon- 
dente, succeda all'apertura superiore del bacino e nell'atto 
che la parte presentata viene ad appoggiare orizzontal- 
mente sulla periferia della stessa apertura inclinata dal- 
l' indietro air avanti e dall'alto al basso, come crede la 
Scuola, trovansi, nell' inclinazione indicata di detta apertura 
pelvica e del segmento inferiore dell'utero che sulla me- 
desima appoggia e sul quale sta a contatto la parte pre- 
sentata, non che nella direzione delle contrazioni uterine, 
la efficienze causali di tale scivolamento della testa, il quale 
favorito dall'essere tutto il feto contenuto nella cavità 
ddr utero, rende poi possibili i movimenti rotatorii della 
testa non solo, ma anche del tronco del feto, e cosi può 
compiersi colla facilità e frequenza dimostrati possibili e 
veri dalla quotidiana osservazione. Ma è certamente as- 



(1) Vedi pag. 159 e 160 del « Manuel d'accouchements x>, 
sgpra citato. Paris 1853. 



273 

sai difficile a comprendersi, come a testa discesa nell*esca- 
razione, fuoriuscita dalla cavità uterina, nella maggior 
parte dei casi almeno mentre il tronco vi resta ancora 
trattenuto e stretto dalla forza contrattile dell' organo ge- 
statore, si possa eflTettuare un moto rotatorio della testa 
del feto, che appoggierebbe sulla parete posteriore e destra 
deir escavazione , la cui inclinazione è diretta verso la con- 
cavità del sacro, col quale venga spinta in senso opposto 
in avanti, cioè verso il foro ovale destro « verso l'arco 
del pube, mentre a tal grado di avanzamento della part0 
presentata nella trafila del bacino, ogni disposizione mec- 
canica dovrebbe guidare invece la parte posteriore della 
testa fetale verso il sacro, e spingere in avanti verso l'ar- 
cata pubica la fontanella bregmatica e la fronte. Per am- 
mettere quanto è indicato dal Naegèle, bisognerebbe ri- 
nunciare alle più semplici ed elementari nozioni di mec- 
canica generale, non bisognerebbe, relativamente al parto, 
tener conto del perchè avvenga il moto di rotazione nel- 
r escavazione, moto necessario ed importantissimo del mec- 
canismo del parto, moto che è costretta di eseguire non 
solo la testa del feto, ma anche il tronco, moto determi- 
nato dall'inclinazione delle pareti dell' escavazione, desti- 
nata a produrre effetto invariabile e costante. D'altronde , 
come sì disse più sopra, tale moto rotatorio della testa 
fuoriuscita dall'utero e discesa nell'esoavazione, e che ar- 
riva a più di un terzo di cerchiò, se la nuca deve poe- 
tarsi sotto l'arcata pubica per sortire dallo stretto infe- 
riore, dovrebbe essere seguitò e partecipato dal tronco 
del feto chiuso nell'utero e contratto fortemente su di 
esso , ciò che non è probabile ; od effettuandosi la relativa 
torsione sul collo del bambino per la tanto estesa rota- 
zione della testa, questa, sortita dal pudendo col moto di 
restituzione, dovrebbe rivolgersi colla nuca posteriormente 
a destra e la faccia in avanti ed a sinistra , ciò che vet- 
rificasi solo, quando impedito il scivolamento da noi in- 

Annali. Voi, CLXXXIX. 18 



274 

dicatò accadere ben di spesso ma a testa ancora ^ di so- 
pra dello stretto superiora, questa si impegna e discende 
neir escavazione in posizione posteriore destra, la nuca dal 
moto di rotazione che accade neir escavazione stessa è co- 
stretta a girare verso la concavità sacrale, e la fontanella 
anteriore e la fronte , scivolano in avanti. 

, Le posizioni a le specie di partq nell?i . presentazione 
della faccia ricevono dalla scuola di Pavia, secondo i pre- 
cetti della LachapeUe, e la nostra divide pienamente tale 
opinione, la denominazione dalla fronte e nou dal mento 
come è ritenuto dalla maggior parte degli ostetrici mo- 
derni da Moreau e Dubois in poi, t-e ragioni che fanno 
propendere a cluamare fronto-iliaca sinistra la 1.* o 
la più frequente posizione nel parto per la faccia,, e fronto- 
iliaca destra la 2.** in Ijioga di dirle mento^-iUaca destra 
la 1.'^ degli altri autori, e mento-iliaca Mnistira ^^2,", 
sarebbero le seguenti.. Nel moto di estensione che la testa 
del feto subisce, rovesciandosi air indietro sul tronco per 
venire. a posare la faccia sul segip.ento inferiore dell'utero 
durante la gravidanza (presentazione primitiva della 
faccia), (1) o nell'atto del parto per deviazione dell' ori- 
ginaria presentazione dell'occipite {presentazione secon- 
daria della stessa regione del feto), la fronte- è, la parte 
della testa che corrisponde alla superficie dorsale del feto, 
ed il mento alla sternale; la fronte per conseguenza è 
il punto della faccia che col resto della superficie dorsale 
del feto si adagia alla parete interna concava dell'utero 
e che tocca i punti periferici dello stretto suppriore nel 
caso di presentazione primitiva/, nel seconda cas^o di 
presentazione della , faccia susseguita all' originaria del- 
l' occipite ( presentazione secondari^ della faccia ) , la 



■ »■ I ■ Il fci II I 1 1 M> ■ Il I ■ ^1 



(1) Presto vedrà la luce, una mia lettera al ca.v. prof. Lo 
vati, come promisi già, su tale argomento. 



275^ 

la frante va a mettersi. ifelativamente alla peM nel luogo: 
lasciato in libertà dalla nuca. Siccomejietla dmOsmitsaioiiej 
delle posizioni arile altre p^etentaùonÀ, i|iiesta «i44ttUne 
dal puAto corrispondente alla siaperficie^ darsG^ di Mia- 
parte presentata a ^sontatte di uik> dei . ponti perilériei ^ 
dello stretto supei^iore, cosi ò ben oatnrale ck)»«DKdie per*' 
la presentaaione della fiuscia rdkiiTamente alle pemeioni, 
si segua la ^ssa norma. ^D'altronde deaomtiiaado' : oome 
vien latto da varii ostetrici moderni 4i Fraaoia , di Ih- > 
ghilterra, di Gernanlia -e d'Ilìalta, le posizioni deUft faccia, 
col titolo di . mento-Hiaca dewtra ia 1.* posizione o la più 
frequente, si genera un'altra confusione, sembrando qtouà 
da ciò che nella sola preseatasione della faoda le poeisnoni. 
destre sieno le più frequenti', e non le smisire oome ia 
tutti gli altri generi di parto, ccadEusione che Viene evitata . 
adottando la defoominazioné tolta dalla fironté, iadicata 
dalla celebre Leyètriee fraaieèse, e ritenuta dalla Scuola. 
Dopo tuttociò <dié eri yéf neeessàrio di indicare re- 
lativamente al modo còl quaèe dalla Scuola si ritiene ven- 
gano a stabilirsi i rapporti nell'atto del patio: tra. le varie 
parti del feto e la pelvi materna, sarebbe stato opportuno 
parlare dei meccanismi di parto nelle varie presentazioni 
a posizioni, e delle legg^ fondamentali della meccanica ge^ 
nerale dei plurtL Cià però metterebbe a eerio cimento la 
pazienza dei lettori di questi Annali, per il che la Scuola 
si limite a riferirsi per ora su tele p)roposito a quanto è 
indicato nel Manuale di Ostetricia minore del Professore 
cav. Levati, fdservandòsi forse in altra occttidiéne di pro- 
nunciarsi su tale importontissimo e delicatis^mo argo** 
mento, e sul' quale pur troppo regnasi an^ra grave eon-. 
fusione, se ^ ha almeno- a giudicare dalle più recenti pub- 
bUoaeioni, al m e d es imo relative, del Mattm -(l), del Profes- 



■*^«»-i^—^ *■ ^É II Hill 



(i) « Essai sur l'accotichemént physiologique », par A, Mat- 
tei. Paris, 4855. 



276 

8ore Esterle (1) e dell'inglese Leishman (2). Ma su di 
dò a queir occasione. 

Ed è per vedere i&fine di mettere un pò. di luce nella 
presente confusione, ohe la Scuola rivolge una parola di 
invito e di aj^Mllo a tutti 1 cultori dell' arte Ostetricia, 
e speciabamte in Italia, affinchè tenendo conto di quanto 
dai sommi maestri dell'arte stessa fu proclamato e sta- 
bilito in ogni paese, e fattone tesoro, con Rovelli studii, 
colla più attenta osservaaione al letto della partoriente 
ed appoggiati sulle invariabili leggi della meccanica, sulle 
quali è basato l'atto più importante della riproduzione 
della specie umana, stano riscdiiarate e sciolte le questioni 
tuttora palpitanti , relative al modo, di effettuazione del 
parto, venga oon oiò reso possibile di adottare un lin^ 
gnaggio ostetrico intelligibile, e ne abbia cosi per la eoo* 
peraziona di tutti affratellati in uno studio comune ad 
avvantaggiare la scienza, l' istruzione, e l'umanità. 

Dalla Direzione della R. fieuola di Ostetricia di Milano 

n Professor Direttore Lizzati, 

Maggio 1864, 

Prospetto clinico della R. Sctu>la d' ostetricia in 3ft- 
lano pel 1863 ; del dott Gaetano Casati 

Della gramdanza. 

• * 

Al primo gennaio 1863 trovavansi all' Ospizio >N.^ cin- 
quantadue gravide^ e durante V anno ne entrarono^." 545, 
per cui tutte cak)olate ne ebbimo 597; queste vennero 
accolte a varie epoche di gravidanza, nia il loro numero 

tu ' * ■ ■ n Oft I I 9 '■■ ■ ! t f \ % ' 1 111 > I I I I'' ^**' ■» ■! I '1 I — *»»»^^ 

(1) a Manuale di ostetrici» »^ per Carlo Esterle. Milano, 1863, 

(2) « Ao Essay histprip^l , aad criticai , etc, » , già citate, 
London, 1864, 



277 

ìmaggiDire trovasi fra T ottavo e il nono mése, perchè i 
r^olamenti d* accettazione vo^ono che le nubili si tnH 
vino almeno nell* ottavo mese di gestasione , le maritate 
nel nonot ma vennero accettato alcune donne gestanti 
anche nel 7»^ nel 6^^ e persino nel 5«® mese, qnando mi- 
nacciavano ttir pfdBsfaM parto» o dietro lo sborso di qnal- 
die piccola somma per le ricoverate nubili e povere» che 
a titolo di elemosina all'Ospizio viene da costoro pagata 
•pd tempo che loro manca a raggiungere 1* epoca di grar 
vidansa» per la quale ponilo accettarsi nello Stalnlimento, 
o perchè iscrìtte fra le paganti, le quali vengcmo accettate 
a qualunque qioca di gestaxmne esse si trovino» o perchè 
spedite avanti tempo dai Comuni»^ che pagano pel maggior 
tempo die esse dimorano nello Stabilim^itOi non concesso 
dai regòlunenti. 

Le 545 gravide entrate nel corso di qtiest^ anno , se 
le vogliamo ripartite a seconda dei mesi in cui fecero 
ingresso neU^piido, avressimo il seguente prospetto : 



Gemuyo • 
Febbnyo 
Marzo 
Aprile , 
Maggio . 
Giugno « 
Luglio 
Agosto « 
Settembre 
Ottobre , 
Novembre 
Dicembre 



N.° 53 

» 42 

» 49 

» 48 

» 39 

» 37 

» 49 

» 48 

» 38 

» 43 

» 42 

\ 57 

N.^ 545 



Totale « « « • « 

Da cui risulta dtie il Alassimo numerò delle entrate 
fu nei mesi più rigidi delV anno ( dicembre e gennajo ) , 



mi q^sdi tacciona i Jayori campestri, il minimo nei mesi 
ài giugno, maggio e settembre, nei quali per Taltò mi- 
laneoéf fervono le occupaàont campestri, V allevamento 
àel baoo ^ iseta, eiii attctndo^ in modo apeciate le àùo^ 
Ike , la vemdemittia , la raoQolta del frumento , del grano 
Hurco, e per il bastto miiaoeee ^uetta 4d riso. 

Delle 597 gmvide^ non tutte ;pai;Aonrono dBranie Ysxb^ 
n(»v msk^ rimatevano amora gestanti alla mezzanotte 
4el 31 di^easibre 1863 e 22 peroiroastanae particolari alw 
ba^deofiai'oiu) 1! Ospizio -prima di agravarsi. 

In generale le gravide moverate godettero di buona 
séJkuie ^ ed anzi moUe si videro imitingiiare , lodarsi. del 
toh» bmi^saere.fiskoì .qi;iàiitiiinq«e^^ vedrà dalla, ta^^ 

, v^la più mttf> espoirta, ^ ^Ifeia «voto un dìsGreto numero 

» 

di ammalate : ma bisogna considerare la condiàone di 
'^j^Qste miaere* donne , ehe.per la massima parte abitanti 
ii^ÌA oampagni^y abtt^te a «o<mdttnre vita attiva fra i 
campi, a respkfare \m\ aria pwa e balsamica -, moltissime 
provenendoci dai villaggi più salubri del Milanese , del 
Cortiasco, del Lago Maggiore, sono costrette heirOspizio 
a passare quasi l' intera giornata fra quattro mura , ob- 
bligate a lavorare in una sola camera, dove, sebbene am- 
pia, 1' arta è insufficiente a tanti individui , specialmente 
nella stagione invernale, ristrette a dormire in due soli 
locali, quantunque ben ventilati, ed aventi per passeggiare 
ad ària libera un picciolo cortiletto, impropriamente chia- 
mato giardino, fiancheggiato da alte muraglie, che vi im- 
pediscono un libero soffiar dell'aria. Aggitmgansi final- 
mente le cause morali , che se non in tutte , osservando 
che comunemente il buon umore e l'allegria non le ab- 
bandona quasi mai , vi sono però alcune cruciate o dal 
timore del vicino parto , o dal pensiero del marito , dei 
figli che lasciarono a casa , o dal pentimento del fallo 
^commesso, della vita burrascosa o ^icieperata che con- 
clussero, o daìlo spavento di rampogna dei parenti» o dalla 



279 

vergogna per quando devono far ritorno al proprio do- 
micilio, e fórse in taluna, raramente, la fiamma d'amore 
che invadeva il loro cuore e che le rese madrL E però noi 
vedremo come queste cause, se non in gravidanza, influi- 
rono per qualcuna nel puerperio, ma di ciò a t^npo op- 
portuno non amwdo lo^eoorrere' le cose. 

Credo inutile il regislrare) tutti i casi di malattie ^ 
che ^i osservarono durante quest* anno nelle nostre gra- 
vide, ma accenneremo quelle soltanto , che o pei^ la loro 
gravezza o per la^ lóro moltiplicità' o per pratiche dedu- 
zioni meritano^ che io ne faccia particolarB parola, limi- 
tandoci a darne per le altre un breve prospetto (1) ^ 
perchè se non altro per molte il malessere , la leggiera 
indisposizione di gravidanza, hanno forse predisposto a 
più gravi aflFezioni, talora mortali, durante.il puerperio. 

Numero Numero 

Denominazione delle gravi- Denominatone delle gravi^ 
delle malattie de malate . • delle malattie de malate 



Febbre intermittente . . ^ 5 Riporto 28 

Id. reumatica .... 3 Irritazione spinale con bron- 

Id. miliare .... 2 chite i 

Pletora uterina .... 7 Risipola alla faccia ... 1 

Id. uterina e cerebrale i D^issenteria 2 

Congestione cerebrale . . 6 Diarrea . . s . . , . 5 

Cefalea 3 Leucorrea .... . 4 

Laringite i Forme veneree e sifilitiche 20. 



28 ei 



(i) Credo conveniente il premettere che, se le cifre di que- 
sto prospetto non concordano perfettamente colle cifre che si 
trovano nelle tavole che sì presentano alla fine di ogni mese ,. 
dipende da ciò, che in' qu*}sto vennero ommesse alcune gràvide 
Malate, che figurano nelle tavole, perchè affezioni di poco rilievo 
e di brevissima durata. 



280 

Num«ro 

Denominazione delle gravi- 
delie malattitt de malate 

j >i — 

Hiporto 6i 

Grippe i 

Bronchite ....... IH 

Emoftotf i 

Pneumoaite 3 

Tisi tuberc^lftre . . , *. . i 

Pericardite . . . . • 1 

Cardiopalmo 1 

Mastite suppurata ... 3 

Gastrite 3 

Enterite ^ . , . . . i 

Irritazione intestinale . . 3 
Cistite con rammollimento 

delle sinfi&i .... 1 * 
Metrite, congestione .cerebra* 

le e miliare .... i 

Adenite inguinale . ' . . 1 

Angina tonsillare , , . i 



Denominazioni 
delle malattie 



Numera^ 

delle gravi- 
de malate 



Riporto 95 

Edamsta 4 

Oateomalaeia Si 

Ifldiialgia . . . .2 

ApNwUtS .-• -I 

Gastralgii^ ...... i 

Edema alle gambe - e parti 

genitali .... 7 

Id. polmonale ... 3 

Id. alle gambe e varici 3 

Id. con diarrea. . . 1 

Anasarca con albuminuria 3 

Metrorragia 2 

Asma da broncocele . . 1 

Mania melanconica ... 1 

Odontalgia 2 

Scabbie 12 

Crampi ...,/.. 3 



95 



Tptale i42 



Edema, — L' edema generale o parziale, come risulta 
dal suaccennato' prospetto, è tra le affezioni che maggior- 
mente afflissero le nostre gravide, giacché tutto compreso 
risalgono a sedici, senza calcolare alcune donne, che non 
figurano nell'unito prospetto, perchè in loro si osservò 
soltanto un leggier grado di edemazia ai piedi o alle gambe, 
e che scomparve dietro un pò di riposo. Molti e valenti 
autori hanno scritto su quest'argoménto perchè io vo- 
glia possa dir cose nuove, solo mi limiterò a far os- 
servare che, fra tutte queste donne quattro solo presen- 
tarono le orine albuminose, in una V edema era limitato 
agli arti inferiori , nelle altre tre l' edema era generale. 



281 

Qttando Ted^oui si limitò alli arti inferiori ed alle grandi 
labbra, scomparve con qualche giorno di riposo a letto, 
col prendere internamente poWeri di cremor tartaro, ni«« 
tro e digitale, ed eflBcacissiina riesci nei casi di edema 
delle grandi e piccole labbra luia compressione fatta su 
queste parti con pezzuole bagnate in acqua TegetoHuine- 
rale , e mantenute in posto mediante fasciatura a T : ia 
un sol caso si ricorse je con vantaggio alle scarifica-' 
zioni. - 

L'edema polmonale osservato in due gravide, pose a 

pericolo la loro vita, e mediante qualche piccolo salasso 

ripetuto ad intervalli, polveri temperanti, e qualche ve- 

scicante, si riesci una volta a vincerlo totalmente prima 

del parto; in altro caso a migliorare la donna a segno 

da lasciarla giungere al parto s^ntaneamente , e questo 

compito, in pochi giorni la domia stette bene, e potè aì^ 

bandonare T Ospizio perfettamente rissoiata. Un'altra donna, 

che entrò afietta da edema qua^ generale, con dispnea 

e riccorrenti accessi di «una , che cMAìgarono al solito 

trattamento interno ed a qualche piccola sottrazione di 

sangue, verso la prima metà del nono mese di gestazione 

v^ine presa da tosse insistente, febbre, affanno di respiro 

sempre crescente, e finalmente pressoché tutti i sintomi 

di congestione polmonale , ocKnplicato da edema di questi 

organi: la vita della gravida fu seriamente minacciata, 

specialmoite perchè soggetto gracile , e malaticcio : ma 

qualche piccolo salasso (grammi 200 a 250), ripetuto ad 

intervalli, quindi T applicazicHie di vescicanti al costato 

ed alle l»*accia, e l'uso interno continuato di diuretici 

vinsero anche questa complicazione morbosa, sicché giunse 

il momento del parto, che era assai migliorata, il respiro 

reso più facile, quasi scomparsa la tosse, diminuito l'edema. 

Delle tre donne affette da anasaroa con albuminilria, una 

dimorò per qualche tempo nello Stabilimento, potè essere 

sottoposta a trattamento terapeutico, e lo stato suo avea 



282 

migliorsEto, non tanto da non scoprirvi ' semfnre albumina 
ncUe orine, la quale poi al terzo giorno xlopo il parto più 
non SI rinvenne: in un'altra, fra ii suo ingresso neirOspi- 
zio e r epoca del parto passarcela poohi giorni, sicché non 
si ebbe neppur tempo di istituita un appropriato tratta-» 
mento terapeutico, anclse in questa r albumina scomparve 
dalle orine dopo il parto: nella terza eziandio, che en- 
trata verso sera nella nostra clinica, già in sopraparto« 
vi partoriva poche ore dopo il suo ingresso, si osservò lo 
sparire dell* albumina nelle t>rine poco dopo il parto,. eb- 
bene questa donna si conservasse anasarcatìca e morisse 
per metrorperitònite puerperale. E siccome ébbimo a di-^ 
scorrere della presenza dell' albumina nelle orine delle 
gravide, cosi credo conveniente il fiir note alcune osserva^ 
zioni, le quali se non altro . servirantH> quale materiale 
di studii ^ di soccorso a* citi vorrà m^lio e pib 'profon^ 
(lamente inoltrarsi neirargomeato. M«>lto studiato e vària-^ 
pente interpretato questo soggetto, diede a taluno motivo a 
segnalare la frequente presenza della albumina nrile (Nrine 
delle gravide , come Blot , il quale osservate le orine di 
205 gravide ricoverate nella Maternità di Parigi, ne tro- 
vava 41 con alburaina (1), e perchè altri vollero che l'e- 
dema fosse sempre xjomplicato ad albuminuria , questa a 
quello, ambedue sempre o quasi sempre compagni delVe- 
Qlamsia (Braun). Mosso da tali fatti ed incoraggiato dal 
Professore, esaminai diligentemente le orine di moltissime 
delle nostre gravide al loro ingresso nella clinica,- o poco 
tempo dopo che vi erano entrate, non trascurando giam- 
mai le orine di quelle che presentavano anche un l^giér 
grado di edemazia. Dueoentotrentotto furono le gravide 



(1) «:'Df^ ralbumÌRurie dea femmes enceintes , ses fap^ò/tsf 
avec réclampsie, s<>ii iriflaenee sur l^^émorrbagie uterine après 
l^accoucheraent ». Paris, i850. 



283 

'di cui esaminai le orine^ sia coH'acido mtrico, sia coU-ebol- 
lizione, e fra queste ventisei soltanto rivekirono o coiruno 

cdir altro dei due metodi o con ambidue, la jHresénza 
deir albumina in qiuintttà più o mefto abbondante. Di que- 
ste 26 donne una era edematosa agli arti inferiori, 8 
erano anaBarcatidie, le altr* godeirano dì ottiina salute; 
e riguardo aUa primiparità o pluriparità, 18 erano pri- 
mipare, 3 gravide per la eeeonda volta; 2 per la 3/ volta, 

1 per la 5l*, l per ia*8/, 1 per la 10.*. Daciò^mi pare 
sia ledto -il concludere che la -albuminuria cosi come Tedema 
generale o parziale, pcmno presentarsi isolate nelle donne 
gravide, e la prima non influire menomamente sulF anda- 
mento delia gestazione , né attenerei a malattia speciale 
dei reni , solo causata • dalla coni^res^kme che esercita 
r utero gravido sopra le vmie renali, e forse da quello 
stato di cloro-anemia, di ia^poverimeiito di globoli rossi, 
di idroemia, in oni si trc^a il sangue delle ^onne gravide, 
giusta i più recenti studii degli ematologi moderni. E 
in questo mi conferma' an<^e il fktto , che una di quelle 
gravide anasarcatiche , che presentavano albutnina nette 
orine, venne a morte pochi giorni dopo il parto, ed aHa 
autossia non si trovò alterazione nei reni che denotasse 
malattia di Bright (1). Però egli è certo che, se non Talbu- 
minuria, l'edema almeno che si osserva in talune gravide, 
ci deve far molto cauti suir esito del puerperio ? perchè 
indebolendo le gravide, le predispone più facilmente ad in- 
contrare malattie puerperali. 

Congestione uterina. — Sette volte ci occorse di os- 
servare nelle nostre gravide questa forma congestiva, su 



(1) Veg-gasr 8uir argomento la reoftnte monografla del dott. 
Germe: r QH*e9t-ce qtte l'aibwmmurief oo de son analogìe 
avec les séerétiens séreuBes , séro-piMti^nes et les hémof rtia- 
gies, et e. ». Paris, 1864; pag. 27 e seg. 



284 

cui non vogliamo a lungo intrattenerci , perchè tioti»- 
8ima e frequentissima; solo indicheremo che qxudche sa- 
lasso, che giammai non sorpassava i 400 grammi, unito 
a qualche bevanda purgativa, bastò a vincerla ; utilissimo 
poi ia alcuni casi fu un hagno generalo tiepido, rara- 
mente ripetuto^ che quasi ali* istante o poco dopo calmò 
i tlolori. 

C(mge$tione cerebrale, cefalea. -» Qii^te due for- 
me morbose, sebbene V ulna dair alti* a distinte^ ci piacque 
di insieme raccogliere , e perchè amendue contrassegnate 
da dolor di capo, e perchè io credo riconoscano la stessa 
causa produttrice, che probabilmente risiede presso di 
noi nella vita sedentaria, cui sono obbligate le nostre gra- 
vide, nel poco moto che fismno, fors^anco nella naancanza 
di aria per loro abituate alle campagne e ad una vita 
molto attiva, durante la stagione invernale nelle stufe, 
le quali necessarie onde riscaldare i locali che a]i)itano, non 
ponno a meno di influenzare sinistramente coloro che 
non vi sono accostumate. In generale ebbero queste affé- 
Kioni un decorso assai breve, e se non in tutte, in molte 
si ricorse ad una emissione o due di sangue dal braccio, 
che riesci sempre vantaggiosa, al riposo, a qualche blan- 
do purgativo (citrato di magnesia). 

In iig &ol caso la congestione cerebrale si unì a mellite, la 
quale venne susseguita da miliare. Era una giovane donna ro- 
busta , iscritta al N.*' 123, d* anni 20., gravida per la prima 
volta, nel nono mese di gestazione : cominciò ad accusare dolori 
e sensa di peso al capo, qualche capogiro, anoressia, sete, leg- 
gier movimento febbrile : quasi vinto questo stato mediante un 
salasso e rinfrescativi, comparvero dolori di ventre, febbre più 
gagliarda, ambascia ali* epigastrio, leggier vaniloquio, alternato 
con stato soporoso : tutto queito apparato fenomenologico era 
scomparso mediante qualche sanguisugio ai mastoidei, e salasso 
generale, qualche senapismo volante applicato alle coscie; quando 
la donna cominciò a cadere in abbondanti sudori, che vennero 



285 

«iKsegaiti da ripetute .«ruzioni di miliare cristallina , che ten- 
ne aneora la malata obbligata a Iglto per alquanti giorni, e di 
cui forse puossi incolpare la epidemia di miliare, che dominava 
in queir epoca lira le nostre puerpere , postumo probabile di 
un principio epidemico di febbre puerperale , che sventurata- 
mente aveva invaso la nostra clinica nei mesi precedenti. Però 
questa giovane sorti salva anche da questa affeàone, ed il 
parte che si effettuò regolarmente, naturalmente e facilmente il 
3 luglio, la trovò se non guarita, ^ertamente assai migliorata,, 
e solamente aflbtta da poche bollicine miltarose, che le perdura- 
rono per qualehe tempo anche nel puerperio. 

Altro caso di congestione cerebrale passaggiera interessante, 
si osservò in una donna registrata al N.^ 367, gravida per. la 
prima volta , d' anni 25 » già da tempo soggetta a convulsioni 
isteriche, che' durante la gravidanza si erano fatte più frequenti 
e gravi : questa donna , che del resto non soffriva altri pati- 
menti, qualche giorno dopo il suo ingresso, e dopo alcuni gravi 
accessi convulsivi avuti nella notte , cominciò verso la mattina 
a lamentarsi di cefalea ostinata e gravativa, capogiri , anores- 
sia : il polso era duro, tardo, inceppato , i moti attivi del feto 
fktti più rari , e meno sensibili : . si ricorse ad una sottrazione 
generale di sangue. Ma appena terminato il salasso ricomparve 
r accesso convulsivo, che la donna avvertiva al suo principiare 
con ambascia all' epigastrio, quindi un senso di soffocazione , e 
allora cominciava a dibattersi, perdeva la coscienza di sé e di 
quanto la circondava, e se non fosse stata, impedita avrebbe se 
stessa percosso con pugni diretti specialmente verso il petto, e 
il collo , quasi volesse liberarsi da quel molestissimo senso di 
oppressione e costrizione che la tormentava, e tentava afferrare, 
stringere le coltri, tirarsele a sé vicino, e agita vasi pel letto, 
quindi cadeva quasi ^n letargo colle membra rigide , contratte, 
quasi tetanizzate , e poco dopo si addormentava con un sonno 
Itssai rumoroso. Ma breve era il dormire , svegliavasi , rivolge- 
va r occhio smarrito alF intorno, e non ristabilita nelle sue fa- 
coltà mentali chiamava quelli che la ciroondavano coi nomi dei 
suoi parenti, dei suoi amici , voleva accarezzarli , baciarli , ab- 
bracciarli, ricordava loro fatti di sua^ovinezza, quindi ridendo 



286 

terminava col eaiitare eanioni, ck« areva- appreso nei suoi prì« 
mi 'attui, e tutta ^kiliif« vdli^a. ch« gli aitni T aocoflàpagnaaser o 
nel eante. Dopo 10 « i5 minuti ^easamt giusta stato di eà^ita^ 
mento e la donna ragionava Ibene, att«adeva . al lavoro, 4eqide* 
rava alzarsi dal leFtto*, far quaielie còsa^ no* ricordandosi di 
quanto le era accaduto / e stando piuttosto taciturna e triste 
come era il sito carattere* abituale. Akulie dosi di pillole di 
fiori* di zinco eoii estratto di ioaciamo valsero, se non a vincere 
gli accessi convulsivi, almeno a renderli più rari e mena gravi. 
Dopo il parto , che si effettuò naturalmente e facilmente , non 
comparvero più accessi, sebbìene la donna restasse nell'Ospizio 
tredici giorni ancora. 

Crampi. — Quasi affini alle convulsioni isteriche so- 
vraccennate vanno per alcuni i crampi, che ritengono di- 
pendenti da isterismo, non da ' stato congestivò, come cre- 
de la pluralità dei medici ; troppo pochi sono ì casi of- 
ferti alla nostra osservazione, perchè possiamo sciogliere 
l'arduo problema. Solo faremo notare come, in due casi 
in cui il crampo manifestavasi per la prima volta unito 
a senso di formicolio allibarti inferiori,, un pò. dì accen- 
sione al volto , polsi febbrili , leggiera cefalea, il salalo 
presentò vantaggio ; nientre in altro caso, se questo giovava 
pel momento a togliere il male alk gravida , poco dopo 
ricompariva il crampo, e la. donna nota fu guarita che al- 
l' atto del pafto. E bene osservare ohe qnest' ultima' gra- 
vida già aveva sofferto di •simile affezióne in precedenti 
gravidanze e nelli allattamenti' consecutivi. ' ' 

Mr ingite, bronchite, polmonite, trdcheo-bronchite, 
tisi tubercolare, — Tutte queste diverse affeigioni, che 
io amai riunire, come quelle che aiffettano " lo stesso' ap- 
parato respiratorio, non presentarono nulla di notevole, 
né che si allontanasee <ii motto dall' ordinario : solo farò 
osservare come itt alcune, la tosse si josae resa assai? osti- 
nata e ribelle anche all' uso di replicaii trattamenti-, forse 
perchè in parte sostemita dallo «tato di gravidanza , a 



287 

dair azione meccanica o simpatica che esercita 1* utero 
natta produzione^ yarie malattie d^li organi respiratorii, 
mentre in altre giovarono le polreri del Dower, qualche 
picoolo salasso generale, qualche vescicante, le pillole di 
4Khermes con aconito, sebbene però si notò in talune che 
questo trattamento vinse la febbre , non la tosse , che 
perdurò per tutta la restante gravidanza , e non le ab- 
bandonò che nel puerperio. Relativamente alla tisi tuber- 
colare , di cui abbiamo avuto un caso nella ricoverata 
N.*" 44, ebbimo una prova àei come la grsividanza sospen- 
da il decorrere di questa terribile malattia, la quale poi 
conduce a morte le donne in breve tempo dopo il parto : 
di questa osservazione avremo a parlare nel paragrafo , 
che riguarda i puerperiL 

Diarrea, dissenteria, gastrUe, enterite, irritazione 
intestinale. -^ Queste affezioni, dipendenti dall'apparato 
digerente, rlscoritrarohsi in diverse gravide, specialmente 
dopo qualche tèmpo' che erano entrate nell'Ospizio, per cui 
parmi sia lecito incolpare di questi disturbi il cambiamento 
di vitto e di abitudini cui sono obbligate le nostre gravide, 
giacché doime che per lo innanzi non avevano mai mangiato 
che puro pane di grano turco, raramente la minestra di 
riso o di pasta» quasi mai la carne, qui trov^dosi ali- 
mentate con vitto abbondante ^ carne , minestra , pa^e e 
vino, fornite di molto appetito^ mangiano assai ed abbon-r 
dantemente: riescendo loro diffiooltoso il muoversi, stan- 
no dì preferetìzà sedute,** e non possono favorire la dige- 
stione di sostanze, cui il loro tubo gastro-enterico non 
è abituato a digerire. Da ciò causati,' i frequenti disturbi 
che ebbimo ad osservare ftelle nostre, gravide , che non 
soffrivano di tali affezioni ài momento del loro Ingresso 
nella Clinica , tranne un ^ol caso di diarrea cronica , so- 
stenut^ da colite e che si mostrò ribelle ad ogni tratta- 
mento perdurando all' atto del parlo , mentre, nelle al- 
tre si osservò che il loro decorso fu piuttosto breve. 



288 

nò mai pose % pericolo la vita delle malate» le quali eb- 
bero mareato vantaggio -dall^ uso di tamarindi gommosi^ 
di limonate gommose o con magnesia, qualche clistere di 
riso, qualche semicupio : nelle gastriti riesci utile 1* appli- 
cazione di sanguisughe airepigastrio, le polveri di bicarbo- 
nato di soda magnesia. 

Febbre miliare. — Durante la già accennata epide- 
mia di febbri miliari, che si ebbero nelle puei^re, osser- 
vammo oltre la gravida già indicata (123) un'altra es- 
sere presa da questa affezione. 

La donna , che ne forma soggetta , iscritta al N.® 83 , era 
entrata nell'Ospizio gravida nel 6.^ mese, e vi era stala accet- 
tata prima dell'epoca prefissa perchè sul suo viso^ nella sua 
persona, leggevansi le impronte della miseria, dei patimenti, 
della fame, il timore di soiFrirne altri e maggiori , perchè 
sola , abbandonata e gravida. Per qualche tempo dopoché era 
stata ricoverata nello stabilimento , godette di buona salute , 
ed il suo fisico avea migliorato , ma più tardi cominciò ad 
accusare malessere, un pò di febbre, anoressia , facilità ad ec- 
citarsi , a farsi irascibile , a mostrarsi annojata di tutto , a 
stancarsi per un nonnulla , a desiderare il letto ', ma appena 
coricata , bramare di alzarsi. Posta in cura , ebbe ripetuti ac- 
cessi di febbre con freddo, susseguiti da copiosi sudori viscidi, 
e finalmente una abbondante ~ eruzione di miliare cristaUina 
«he si ripetè ad intervalli per oltre un mese: nel fV*attempo 
andava dimagrando , le comparve una adenite inguinale de- 
stra , che non passò a suppurazione , e si risolvette in pochi 
giorni mercè la semplice applicazione di cataplasmi e frizioni 
iodate; non cosi la miliare, la quale accompagnò la nostra don- 
na, sempre irascibile, e di tutto malcontenta e disdegnosa fino 
al parto,, ed anche nel puerperio* 

Cistite, rammollimento delle sinfisi. — Una donna 

(511) gravida per la decima volta, nell'ottavo mese di geiStazione 
veniva portata all'Ospizio, od accusava dolori alti arti inferiori , 
nella parte inferiore dell* addome ed in corrispondenza della 



289 

finflsi puliica esacerbantasi lotto il più legg^ier palpamento, o 
nell'atto del mingere, polsi pioeoU un pò frequenti, fisionomia 
spacuta, dimagramento generale: questa misera donna venne 
eottoposta ali* uso di giornalieri semicupii, a leggier trattamento 
Antiflogistico con bevande rinfrescanti, qualche blando purgativo, 
jed essendosi un giorno maniffstata viva reazione febbrile, ac- 
censione di volto, dolori vivissimi, insopportabili, si dovette ri- 
correre ad un piccolo salasso generale, che le apportò discreto 
giovamento, a segno che potè giungere il momento del parta, 
anticipato di 15 giorni, sènza che fosse necessario ricorrere 
ad altri trattamenti , fuorché quello che si era messo in corso 
al suo ingresso nell'Ospizio. Tranne questo caso, nel quale oltre 
la cistite tutto dava a credere fossero interessate anche le sin- 
fisi, specialmente la pubica, non si osservarono in altre gravide 
esempii ben constatati di affezione di queste parti, che pur sap- 
piamo ammalare alcune volte per effetto della gravidanza , e 
«he si presentarono in istato morboso in alcune nostre donne, 
dopo il parto, in conseguenza di questo o degli atti operatori! 
resi neceesarii per la sua effettuazione. Ma ritornando donde 
siamo partiti, aggiungeremo come la ricoverata N.^* 511 , seb- 
bene dopo lo sgravio sia stata visitata dalla miliare, a poco a 
poco rimanesse libera dai dolori, il puerperio volgendo in bene 
al finire dell' anno. 

Osteomalacia. *— Due soli furono i casi di donna af- 
fette da osteomalacia, che si osservarono nella nostra cli- 
nica durante quest*anno, ma siccome una presentò Tindi- 
cazione di atti operatorii, cosi ne discorreremo altrove; 
mentre del secondo caso, entrato in clinica sul finire del- 
Tanno, e rimastovi in istato di gravidanza al 31 dicembre, 
ci limiteremo ad indicare come fosse gestante per la de« 
cima vòlta, che solo nella precedente gravidanza aveva 
cominciato a soffrire dolori alla pelvi, ma allora il parto 
si era effettuato da sé. Al presente al subito principiare 
della gestazione , aveano ricominciato i dolori al bacino , 
la difficoltà nel muoversi, la quasi impossibilità a reg- 
gersi in piedi ed a passeggiare. Più tardi verso la fine 

Annall Voi. CLXXXIX. 19 



ago 

deir ottavo mese di gravidanza, poco dopo essere riparata 
in questo Ospizio, fu assalita da tosse, da affiinno di respi- 
ro , quindi da edemft agli arti inferiori , seguitò da edema 
polmonale, e in tale stato trovavasi al 81 dicembre; 

F^èhbri intermittenti, — lii gravide provenienti da siti 
insalubri e paludosi si osserviif la febbre intermittente , là 
quale ora mostrossi a tipo terzanarie, ora quartanario, ma 
tutte ne furono sollevate in pochi giorni mediante i china- 
cei, qualche decotto amaro; giammai si videro recidivare. 

Forme veneree e siftlitiche, — Ragguardevole fu il 
numero delle donne afiette da forme veneree o sifilitiche, 
che entrarono quest'anno n^U* Ospìzio, senza calcolare 
quelle che ci pervennero dal R. Sifilicomio o dall' Ospe-* 
dale Maggiore» e che in quei luoghi avevano già dubito 
durante la gravidanza un appropriato trattamento tera- 
peùtitiò intèrno od esterno, a cotìibattere le forme morbose 
di indole celtica onde erano affette. Le principali forme che 
ci venne dato di osservare furono ulceri semplici ^ te^ 
getazioni, colpiti e vaginiti hlenorragiche , sifilide 
tubercolare, pctpute mucose , eczema impetiginoso, 
ulceri alle fauci. Varie furono le cause che in queste 
donne produssero tali malattie, talune avendole contratte 
da impuro commercio » altre per avere allattato bambini 
affetti da sifilide provenienti da questo L. P. , oppure pel 
inàlvezzo che hanno in campagna le donne di allattarsi 
vicendevolmente i bambini , ad onta dei numerosi casi oc- 
eorsi di trasmissione della hie celtica per interi villaggi 
mediante questo mezzo, ohe non bastarono a renderle avvi- 
tite e guardinghe. Non in tutte si potè istituire un appr(>- 
priato trattamento, o perchè entrate nell* Ospizio alla fitìe 
di gravidanza , o perchè già in travaglio di parto. In 
quelle nelle qiiali si potè istituire un'adatta cura, sia col 
mezzo delle pillole di sublimato corrosivo (metodo Dzofe^ 
tli), sia collo ioduro potassico, sia col' mercurio solubile 
délr Hahnemann , sia col protoioduro di mercùriQ cóadiu- 



vati k alenili casi con tocchi di pietra iafernak alla kn 
calità, con angusto di ^mndano preparato a v^^re, o 
con injezioAi o coUutorii l^n[iermeiite aslrìngeati, ai nh- 
marcò in generale: 

L La poca tolleranza delle gravide ai freparati di mk 
blimato corrosivo; 

U. L* essere le varie forme vmeree o sifilitiche . et* 
cotto gli ulceri semplici che gaanrono dietro Tdso dal 
nitrato d'aigento, ribelli ad ogni trattamento, e la &cl'» 
Utà di queste malattie a riprodursi in altri puivti» Gos) 
una donna che aveva contratto }a sifiUde per aUatta^ 
mento» presentò al suo ingresso nell*0si»2io, paj^uie mu-- 
cose ai pudendi; guarite queste, si notarono uiceri sfk^ 
rici con margini a picco leggiermente fra6t€(§Ua1i e 
fondo grigiastro verso F intemo delle fi^u^, i quaU 
non erano per anco guariti perfettamente alVatto del 
parto. La puerpera, divenuta nutrice del proprio bambino^ 
nato senza apparenze morbose, passò in altra comparto ^ 
onde continuarvi la già incominciata cura specifk^; 

in. La jErequensa delle vegetazioni, sìa al pudendo, sia 
al contorno dell'ano, dovuta forse alla congestione san* 
guigna che si effettua negli organi genitali e nei vasi 
emorroidarii» durante la gravidanza, per Tostacolo appor* 
tato al ritorno dd sangue venoso dalle grandi e piccole 
labbra, dal perineo, dall'ano, e che probabilmente & ù 

m 

ohe le papille si ingorgano di sangue e v^^etano (I). bt 
questi casi riesci utilissima Vescìsione e la cauterizzazio^ 
ne col nitrato d'argento, e la medicazione locale oon uhh- 
guanto di calomelano preparato a vapore ed adipe ( una 
parte del primo so^a 25 del seccmdo ). 

IV. Come in generale queste diverffe lorme non abi^ 



(i) Gu^rin. < Malstfìs» dss.Mgen^ geni^aux eztsrneK 4e U 
femme ». Paris, 1862. 



292 

biàno per nulla alterato la salute generale delle donne , 
le quali del resto si sentivano bene, digerivano regolar^ 
mente, ndaccnbavano altri inòomodi;^ ' 

V. Non si ebbero affezioni osteopatiché, liòri ^affezioni 
nervose sifllitilbél' • » 

E poiché ebbimo a discorrere della siftlide; l'argomento 
elitra» à fare àlctwe considerfei2iioni : se ik sWlidfe àbtóa in- 
fluenza sulla durata della gravidanza, e se le prostitute pos- 
sano concepire, riservandoci di trattare della azione di qué^ 
sta malattia suir andaménto dei parti, e sul prodòtto 
del concepimento nelli appositi artìcoli. 

Riguardo al primo argomento faremo osservare come, 

oltre le 20 dònne affette da forme veiieree o sifilitiche 

già indicate, se ne osservarono altre 35 che erano state 

affette o pribà o durante la gravidanza, una o più volte, 

da forme veneree o sifilitiche, e fra questo numék'o sette 

prostitute ; aggiungansi undici altre, nelle quali era molto 

a; sospettarsi di pi^ecedute infezioni celtiche. Fra tutte 

queste 66 donne, cinque sole partorirono innanzi tempo a 

sei, sette, otto mesi di gestazione , senzaché a provocare 

il parto sia stato possibile rintracciare altre cause ocsi* 

tociche. Riguardo alla facoltà di concepire delle prostitute, 

osserveremo che fra le nostre ricoverate non si ebbero 

che sette prostitute, delle quali sei primipare, una gravida 

per la seconda volta. Giova del resto far notare tx>me 

fra queste sette prostitute, una primipara era soltanto da 

sei mesi iscritta sui pubblici registri, non aveva avuto 

cbe uila solafo^ma venerea, e -il concepimento datava 4a 

«n*epoca anteriore di due mesi circa a quando cominciò 

il turpe mestiere; iin*altra pulre primipara, d*atóii 16,'eseiv. 

citava da circa diciotto mesi la prostituziohe è in quel 

frattempo aveva riparato per tre volte nel R. Sifilicomio 

per diverse forme celtiche : le altre da tempo esercitavano 

il meretricio, éfl''^rano àtate replicatanrente àminalàte di 



293 

ScMdé. -^ hoàici fttrdiid le scabbiose curate fteiran- 
^o: it trattamento usato e ^oiie riesci utilissimo., avendo 
guarito tutte le nostre malate, C(Misistette in cinque, sei fri- 
zioni di unguento solforato della farmacopea dello Spedale 
Maggiore, lavature con sapone nero, e bagni generali. In 
tutte si potè compiere la. cura e ottenersi perfetta guarìgio- 
-ue, nà mai anche in quelle ohe rimasero poi per qualche 
tempo gravide nell* Ospizio, si Osservò il ripetet*si della 
malattia. Tutte queste donne entrarono già scabbiose» né 
mai si rimarcò, la comunicazione dall'una all'altra gravida, 
perchè, fattici accerti dalla presenta dell'acaro al primo 
loro ingresso nella Clinica, vennero da noi sottoposte a 
congua cura ed all'isolamento sino a perfetta guarigione. 

Delle altre minori e. mena. importanti affezioni osservate 
nelle vostre gravide, taccio, perchè senza scopo e senza 
utile sarebbe il parla|rne : p^rò credo conveniente .il trarre 
dal rapido mio cenno alcm^ brevi coroll^rii: 

I. L'indole irrits^tivorflpgistica predominare nelle ma- 
lattie che insorgono nello. stato di gravidanza. 

II. Talune affezioni ripetere la loro origine esclusiva- 
mente dallo stato di gravidanza. 

IIL Altre dipender^ certamente dal cangiamento d'aere, 
di vitto, di abitudini, cui sono obbligate le nostre gra- 
vide durante la loro dimora nell' Ospizio. 

ly. Non essersi verificata fra le nostre ricoverate ge- 
stanti, tranne i pochi casi di miliare, che ripetevano la loro 
origine forse dalla frequenza con cui questa, o sintoma- 
tica od essenziale, si presentava contemporaneamente fra 
le puerpere, alcuna malattia che rivestisse i caratteri di 
epidemia o contagio. 

y. Non potersi incolpare le vicende atmosferiche di 
favorire Taumento delle malattie delle gravide, in modo 
da riscontrarBeoe un nomerò maggiore in un mese, piutr- 
tostochò in un altro. 

VI. L'indole in generale mite delle affezioni. 



^4 

VII. La nesMina nioHlalità aruta Balle gmrìde. 
Vllt La tenacità della malattie^ sifilitiche ael resisteni 
ni trattamento. 

IX. Il poco legame che passa fra Tedema e Talbami- 
Quria. 

X. Il buon effetto della terapia antiflogistica general- 
metìte impiegata , quaei nuova testimonianza dell* attitu- 
dine, del bisogno e della toUenuciza delle sottrazioni sao- 
guigne, nelle malattie flogistiche e congestiTO delle gravi- 
de che cercarono ricovero presso di noi. 

XI. Il non aver osservato casi di amaurosi albumina- 
riche nelle dotme affette dit attmniinuria. 

Appendice alla gravidanza* 

Eclaimsia. — Di questa forma morbosa, che quattro 
volte ci occorse osservare, abbiamo creduto opportuno lo 
~ stendere un articolo speciale in aggiunta al paragrafo sulla 
gravidanza, non comprendendola in alcune deSe tre grandi 
divisioni del nostro lavoro, perchè la dobbiamo conside- 
rare in riguardo alla gravidanza, al parto ed al puerpe- 
rio , e quindi altrimenti facendo avrebbe necessitato divi- 
dere le nostre osservazioni, il che sarebbe rìeseìto meno 
chiaro e meno interessante. Delle quattro donne eclamsi- 
che già indicate , due vennero prese dalla convulsione in 
gravidanza, una terza in soprapparto, e la quarta ci ve- 
niva tradotta già affetta da eclamsia in travaglio di par^ 
to. Eccone brevemente le storie. 

Prima fu la ricoverata N.® 549 del 1802, primipara, d*alini 
SS, di costituzipne sana e robusta, che da alcuni gliomi* trova- 
vasi nell'Ospizio, quando tuttora gràvida, venne presa da repli- 
cati e gravi accèssi ecianisiol fimsseguiti da 'delirio, obe iti brè- 
ve tempo raggiunsero il numero di sedici, e sconparvaro ObMo 
Taso di salassi generósi, di infusione lassativa, la quale frodussa 



295 

eoplose scariche alvine, sieohè destatosi quindi il travaglio del 
parto, questo si meamittiii^ regolarmente , senza che si rinno-r 
▼isserò altri aecessi edamsici , e la donna si sgravò naturai 
mente e focilmente il giorno li gennajo di un bambino vivo , 
discretamente sviluppato, nonimestre. Sussistendo dopo il parto 
sintomi di eongestioae eerebrale, vennero applicate sanguisughe 
ai mastoidei , vesciche oon ghiaccio sul capo , e dati interna^ 
mente varii purgtttivi, Xa donna, perfettamente guarita, parti- 
va dall' ospisio il giorno* 8 febbrajo j diciannove giorni dopo il 
parto. Si esaminarono le orine e non presentarono mai albu^ 
mina, anche estratte sotto gli accessi. 

Il secondo caso riguarda la ricoverata N.* 377 , d' anni 20, 
giovane contadina robusta e si^na , che da qualche tempo tro- 
vavasi nello stabilimento , quando la notte dal 1 al 2 ottobre 
cominciò a soflirire di oeiklea e capogiri, per cui la mattina sus-* 
seguente si fece visitare, ed avendola il Professore trovata con 
polsi vibrati, tardi , fi8Ìon<mìia accesa , le avea ordinato un sa^ 
lasso» Ma nel mentre tsompiesi la visita delle altre ricoverate , 
vien presa da un primo accesso di edamsia, ed un secondo le 
ritorna appena terminato il salasso, che le era stato prescritto. 
Si applica subito il ghiaccio sul capo, e sanguisughe dietro le 
orecchie, e più non compaiono accessi eclamsid , ed ansi verso 
sera cominciano le doglie del parto, od alle ore 2 antimeridia- 
ne del 2 ottobre si eifettua naturalmente e facilmente il parto, 
e nasce una bambina viva, sana, discretamente svUuppata. Si 
esaminarono le orine, prima e dopo avvenuto il parto, e non si 
trovò albumina, come manoava quando si esaminarono le orine 
Al suo ingresso nello stabilimento , né era edematosa. Dopo il 
parto la donna stava discretamente , era poco confusa , rispon-^ 
deva abbastansa bene alle domande ohe le venivano Iktte, si 
lodava di eerto benessere, le orine non presentarono mai albu- 
mina, e così continuò per aleuni giorni, nei quali tutte le fun- 
sioai pverperali deocnvaro b«&e» Ma il giorno 6 alla visita mat- 
tutina, eomindaronò a manifestarsi di bel nuovo i sintomi di 
congestione eerebrale, sn#asione al volto, balordaggine, poca 
eoerenaa nelle idee e nelle parole, polsi vibrati e tardi, leggier 
gT%^ di alalia : le si praticò subito un salasso e più tardi $t 



206 

applicarono sanguisughe ai mastoidei. Ad onta di ciò, il 7 cty- 
minciò in lei un delirio vago e confuso, che andò facendosi più 
grave nella sera e nella notte j aggirantesi specialmente su ar-^ 
gomenti religiosi: che era dannata airinfermo, che tutti le voleva^ 
no male, la perseguitavano, la abbruciavano, temeva di anne- 
gare^ alternava i lamenti ed il pianto col riso, la faccia ad in- 
tervalli atteggiavasi ora a mestizia, ora ad allegria , aveva al- 
lucinazioni di vista e di udito , talora illusioni. Si applicarono 
altre sanguisughe, quindi due vescicanti alle braccia ed uno 
alla nuca, ma tutto inutilmente ; per cui la mattina del giorno * 
8 riuscendo di grave disturbo a tutte le altre ricoverate, venne 
trasferita neir apposito comparto delle donne deliranti presso 
Io Spedale Maggiore , dove allora io mi trovava qual medico 
assistente; e quindi ebbi campo di seguire V andamento di que-* 
sta malata , la quale presentò un decorso abbastanza interes- 
sante , per cui credo conveniente il continuarne la narrazione , 
sebbene quanto ora vado esponendo non accadesse nell'Ospizio. 
Alla sera del giorno stesso presentavasi con fisionomia tra l'e- 
statica e la melanconica, con polsi fìrequenti, piccoli, abbondante 
diarrea, lochi fetenti) temeva tuttora del diavolo, e del fuoco 
eterno , che si vedeva davanti gli occhi. Il 9 continuò nello 
stesso stato di delirio con febbre e diarrea. — Emulsione di 
semi di mellone gr. 400, aggiungete acqua coob. lauro-ceraso 
gram* 4* — Il 10, polso più largo, rientrata in sé, dormì nella 
notte; sulla sera dopo sudori profusi avuti nella giornata com* 
parve qualche bollicina miliarosa sotto le mammelle. Verso le 
ore undici antimeridiane del giorno li, ebbe brividi di freddo, 
conservando . piena coscienza di sé e dì quanto la circondava ; 
cessate Ib allucinazioni acustiche e visive, continuavano la feb- 
bre, la diarrea, e la miliare; scomparso i{ fetore dei lochi. Il 
12, riprende il delirio, che Versa sopra soggetti religiosi, con. 
idee di p^secuzione ; febbre e sudori , non più diarrea. 11 13 
e il 14. sta presso a poco nello stesso stato, però la mente va 
alcun . poco snebbiandosi , e si fa più quieta* Il 15 è perfet- 
tamenjf<e tranquilla di mente, la miliare è scomparsa quasi to- 
talmente, ed in sùq luogo si trova una eruzione anomala ca- 
ratterizzata da piccoU pustole e vescicole contenenti una j;ocGÌa 
di pus; apiressia: il 17 verso le due antimeridiane ha brividi. 



297 

di freddo, che le durano per dvca meiz'ora, ed alla visita mal- 
tutina del giorno stesso sete ¥iva , ventre .non dolente né me- 
teorissato; nuova erusione mitiarosa, leggiera frequensa feb- 
brile» pelle urente. Il 18 continua nello stesso stato, più si ag- 
giunsero diarrea e febbre risentita che perdurarono il 10 e il 
20;. dal 21 si è fatta apiretica, ragiona bene, ò tranquilla, 
e va progredendo verso la convalescensa , per cui il 27 comin- 
cia ad alzarsi da letto , ed il giorno 8 novembre abbandona 
lo spedale perfettamente ristabilita di mente e di corpo (1), 
prima ancora delia fine del puerperio. 

Il terzo caso ci venne offerto daHa ricoverata N.^ 125, che 
in travaglio di parto veniva, trasportata mediante lettino a que- 
sto Ospizio il giorno 18 marzo alle ore 1 antimeridiane. Visi- 
tata, si trovava il collo uterino scomparso, aperti ampiamente 
gli orificii, la testa fetale a nudo impegnata allo stretto supe- 
riore in prima posizione dell'occipite, ben conformata la pelvi, 
le contrazioni uterine che agivano con poca forza ed irregolar- 
mente, mancanza dei battiti cardiaci fetali, la donna con fisio- 
nomia accesa, balorda e confUsa : n<m sa dire nulla su quanda 
principiarono i dolori, su quando le si ruppe la borsa. Due ore 
dopo il suo arrivo, verso le tre antimeridiane, viene presa da 
grave accesso eclamsico , susseg^to ben presto da un secondo , 
che la lascia comatosa : le si pratica subito un abbondante sa- 
lasso, intanto le doglie diventano forse più regolari ed espul- 
sive. Alle ore 8 antimeridiane, trovandosi che la testa è discesa 
allo stretto inferiore, che la donna ha polsi frequenti, febbrili, 
faccia accesa , coma , inquietudine , si giudica dal Professore 
conveniente il passare alla pronta estrazione del bambino me- 
diante il forceps. Sebbene durante Tatto operativo sopravvenisse 
un terzo accesso di eclamsia, T operazione fu pronta e spedita, 
e si estrasse una bambina già cadavere , discretamante svilup- 
pata. ^ La donna dopo alcune ore dalla operazione, e dopoché 



(1) Rividi questa giovane nel marto di quest'anno, stava 
benissimo, non avendo più sofferto alcun disturbo nelle fkeohà 
mentali, ed avendo 'sempre goduto di buona salute. 



2d8 

le Tennero applicate 12 sangaÌ8Hg))e al mai^toidei , comincia a 
risvegliaitai e rendere eonto di sé , e riferì di avere 24 aiiiii , 
d'essere gravida per la prima volta, -ed a termine di gestasione; 
il gierno 17 mar«o~ all'ora 1 antimeridiana si erano destate 
le doglie di parto ; le acqne colarono alcune ore dopo : da 
queir epoca non ricordò più nulla , non si aocorse di essere 
stata qui trasportata , della operazione praticatale ; né ci fu 
possìbile raccogliere dati sul numero degli accessi eclamsiei 
avuti prima di: entrare nell'Ospizio e del trattamento pratica^ 
tole a casa. Nei giorni susseguenti air operazione andò sempre 
più rischiarandosi ed avviandosi verso la guarigione , per cui 
il giorno 2^ marzo abbandonava l'Ospizio perfettamentebene. Le 
orine di questa donna né prima né dopo il parto, rivelarono pre- 
senza di albun^ina , trattate colla ebollizione e celi' acido nl« 
trieo, e non oravi edema generale né parziale. 

Il quarto caso di eclamsia , che mi rimane a narrare , ri« 
guarda la ricoverata N.* 206, ammessa nello stabilimento il 
giorno 9 maggio 1863 : gravida per la prima volta , semi^ 
idiota, con voluminoso broncocele da ipertrofia del lobo de« 
Stro della ghiandola tiroidea; di costituzione discretamente sana; 
non rioordavasi quando vide 1' ultima' sua mestruazione , né 
quando avverti i moti attivi del feto , né quali malattie abbia 
sofferto in sua vita : dallo osarne interno ed esterno la si 
giudicò gravida verso la fine del 7,'* mese. Appena entrata , 
eomeché prima sofifrisse di fame , dimostrandolo a chiare note 
il suo viso sparuto e dimagrato, e l'allegrezza che leggevasi nel 
suo volto alla vista del cibo, si diede a mangiare abbondante* 
mente, per cui in breve tempo divenne assai pingue ; e due 
volte f\i presa durante il suo soggiorno quale * gravida nello 
stabilimento, da accessi di asma, che minacciavano quasi solfo* 
cazrone, con turgore al volto, polsi vibrati, e due volte venne 
vinto questo stato congestizio mediante salassi e purgativi. 
Esaminate attentamente le orine, anche perché edematosa in 
lieve grado agli arti inferiori, non si riscontrò albumina. Il 
giorno 21 luglio alle sal^e pomeridiane, oonaineiarono i dolori 
del parto, i quftli coiati^uttronp e crebbero «aUa notite, ptur oui 
Alle ore 3 e 3^4 antimeridiane del 22, a dilatazione eompletìEl delln 



29d 

b«éea uterina , con presèntatione àeW occipite in 2.* posizione 
trasversale, tonpevasi spontaneamente il saeco amniotico. Le 
4isli6 coniittuarono con regolarità ed intensità , tiuando verso 
ie'on^ 4 e $f4 antiineridiane» ad un tratto la partoriente venne 
presa da un primo accesso eclamsico, che la lasciò comatosa, 
he si praticò^ subito un abbondante salasso , si applicarono pes* 
suole gelide sul capo , ed estratte colla sciringa le orine dalla 
vescica, si trovarono ricchissime dì albumina. Verso le ore 6 e 1}2 
antimeridiane, ritornò un secondo accesso eclamsico più grave 
e più continuato del primo ; allora il Professore opinò necessa* 
ria la pronta estrazione del feto la cui testa era arrivata al- 
l' apertura inferiore del bacino. Applicato convenevolmente il 
forceps in modo che la ntfova curvsttura guardasse verso il latb 
^destro della donna , conservandosi la testa fetale in posizione 
trasversale, bastarono poche metodiche trazioni dopo aver fatto 
eseguire alla testa fetale il moto di rotazione , riducendo la 
nuca sotto 1* arco del pube, ad estrarre il capo, cui tenne die- 
tro il tronco di un bambino maschio, nonimestre, vivo, leggier* 
mente apopletico, che subito si riebbe. Nel secondo giorno di 
puerperio mantenendosi un pò comatosa , ed avendo febbre , le 
vennero applicate dodici sanguisughe ai mastoidei, ed esaminate 
di nuovo le orine più non vi si scorse albumina. Il resto del 
puerperio decorse regolarmente, non si rinnovarono più accessi 
di eclamsia dopo il parto, ed il giorno 8 agosto abbandonava 
qaesta clinica, 

Senza volere entrare nella disamina delle varie opi- 
nioni emesse su questa malattia mi permetterò solo di 
fare notare: 

I. In.niun caso ci occorse osservare accessi eclam- 
sici dopo il parto. 

n. Il trattamento antifl^ogistico bastò in due oasi 
ad arrestare gli accessi, continuando la gravidanza, men-* 
tre in due altri essendosi la forma convulsiva presentata 
a travaglio di parto dichiarato, fu necessario lo svuota- 
mento dell'utero. 

HI. In una sola donna le orine^ si riscontrarono albumi* 



300 

noBe , e questa donna era lievemente edematosa , mw^ 
non lo erano le tre altre colpite da eclamsia. -, > 

IV. In una donna apparve delirio fugace e breve al e«^ 
sare delli accessi, tuttora gravida ; mentre in altra il de* 
lirio, dovuto alla congestione cerebrale postuma deire- 
clamsia e forse al principiò miliaroso, si sviluppò ili 
puerperio, ma durò pochi giorni. 

V. Tutte e quattro le eclampsiche erano primipare e 
robuste. 

VI. Nessuna di esse venne a morte. 

VII. Uno solo dei bambini nacque morto, né si co« 
nobbe esattamente T anamnesi dalla madre eclampsica. 

Vili. In due donne gli accessi si svilupparono in grajv»- 
danza, nelle altre due in sc^praparto. 

IX. Tutte le donne vennero coliate dal male a fine di 
gestazione. 

Dei parti. 

Il numero totale della donne che partorirono in que- 
sto Ospizio durante l'anno 1863, fu di 507; 468 tro- 
vavansi già ricoverate da maggiore o minor tempo, 38 
entrarono in travaglio di parto, ed una in terzo stadio 
di parto per arresto della placenta nella cavità uterina. 

I parti divisi a seconda dei mesi in cui si verificaro- 
no, darebbero il seguente prospetto. 

Mesi N.* dei parti Mesi N* del parti 

Gennajo 52 Luglio 40 

Febbrajo .... 38 Agosto 45 

Mano 55 Settembre .... 38 

Aprile . . , . . 36 Ottobre 40 

Maggio 52 Novembre 41 

Giugno 32 Dicembre . , . . . 38 

265 342 

Totale dei parti N.« 507. 



301 



La seguente tabella distingue le ricoverate che si 
'Sgravarono, in quelle the ebbero un primo parto , dalle 
altre che erano gii divenute madri un. nùmero maggiore 
o minore di volte. 



» 






Numero delle gravidanzi 


?. 












!.• 


2.» 


3.' 


4.* 


5.^ 


6.^ 


7." 


8.* 


9,^ 


I0.*'l2.» 

} 


13.* 


14." 


Num; d«i 
parti avve- 
nuti in cia- 
scuna gra- 
vidanza. 


264 


87 


51 


20 44 


20 


13 


• 

18 


8 


• 

6 


4 


1 


1 



N » 507. 

Da cui risulta che le primipare rappresentano oltre 
la metà delle donne ricoverate nel nostro Ospizio, cui se- 
guono le gravide per la seconda volta, per la terza e 
va dicendo: non si osservarono gravidanze che sorpas- 
sassero la quattordicesima volta. 

Riguardo alla età nelle primipare e pluripare, noi 
avressimo i seguenti dati. 



Primipare 



Età 
delle 
donne 



Parti 
avve- 
nuti in 



Età 
delle 



queste! donne 
età I 



Parti 
avve- 
nuti in 
queste 
età 



Anni 15 
» 16 
» 17 
18 
19i 
SO 
21 

22 
23 
24 
25 
26 



2 
2 
4 

26 
22 
29 
26 
32 
25 
19 
16 
16 



219 



Anni 27 
28 
29 
30 
32 
33 
34 
35 
36 
39 
40 



Totale N/ 264 



10 
6 

i 
8 
3 
3 
4 
5 
2 
1 
2 



Pluripare 



Età 

delle 

donne 



Parti 
avve- 
nuti in 
queste 
età 



Età 

delle 

donne 



Parti 

a\fve- 

nu|i in 

qi|estc 

età 






45 



l 



Anni 18 
» 19 
» 20 
21 
22 
23 
24 
25 
26 
27 
28 
29 
» 30 
» SI 



\ 



1 

1 

3 

8 

7 

14 

19 

17 

12 

21 

8 

14 



152 



Anni 


32 




33 




34 




35 




36 




37 




38 




39 




40 




41 


» 


42 


» 


43 


» 


45 







' 7 

12 

\ 11 

Vl5 

ilo 

8 
15 
2 
3 
2 
3 

e» 



91 



Totale N.<» 243 



302 

Dalla quale emèrge ch^ Tetà delle primipare fu dai 15 
ai 40 anni , ma che il massimo numero si osservò ai 22 
anni; mentre neÙé plurìpare fti dai 18 ai 45 anni, veri- 
ficandosi il numero maggiore di parti a 30 anni. 

Considerando quindi i parti secondo T epoca, il modo 
di efifettua^ione e i feti, avi^essimo il seguente prospetto. 

Epoea I . . abortivi. ..... N. 7 

in cai j ' • prematuri » 51 1 N. 507 



avvennero I . . maturi » 449 



s 



|_.x„^,5 J fedii N. 426 ) \ 

°**«~'» i difficili ... : : ; 3?J*»7)^ 

««,» ««* % manuali ..... » i9, l^^' 
non nat. < . . ^ *. ( Klìl^s 

^ g I istromentah .... » 3i ( ^" J 

Numero > . . semplici N .5001 „ »..- 

dei feti i . . composti , 7J «. 507 

Kiguardo poi alle presentazioni e posizioni si avrebbe : 

'Occi-t . i." Posinone. Cervico-iliaca sinist. N. 345i .-.' 
pite \ . 2.* Posizione- Cervico-iliaca destra » 1294 

.^iNati-ft . 1.* Posizione. Sacro-iliaca sinistra N. 15/ o.» 
5; I che I 2.* Posizione. Sacro-iliaca destra » 11 V i 

[^ I f de- ^1." Posizione. Cefalo -iliaca sinistra N. 2 
S / J! I stra ^2.' Posizione. Cefalo-iliaca destra » 3^ 

Sia.! / ^/ • 

5 I 03 Isini- il.' Posizione. Cef&lo-iliaca sinistra > 21 \^ 

« 1 I stra Ì2.* Posizione. Cei^lo-iliaca destra » 2 



OS 



^ f Fac- I l.» Posizione, Pronto-iliaca sinistra N. — | ^ 

eia ) 2." Posizione. Fronto-iliaca destra » 41 * 

Indeterminate (1) .......... N. 1 



ìH 



(1) Fu in una donna che entrò in questo Ospizio in terzo 
stadio di parto, come fu già avvertito. 



903 

Da questi^ prospetto (1) risulta la jnassima- frequenza 
dei parti per Toccipite, e fra questi come, in posizione sini- 
stra colla nuca rivolta alla parete cotiloidea corrispondente 
sì efifetttìi il maggior numero, e come, solo il terzo dei parti 
per r occipite avvenga essendo la nuca del feto rivolta al 
lato destro ed anteriore della madre : vengono quindi 
per ordine di frequenza la presentazione delle natiche, 
quella della spalla , e finalmente della faccia , fatti che 
d' altronde verniero confermati da tutti gli ostetrici» 

La maggiore o minore durata del travaglio nelle 
donne che partorirono naturalmente « sia che il parto 
fosse facile, sia difScile, esclusi tutti i casi nei quali fu 
necessario ricorrere ad atti operatorii manuali od istro- 
mentali , perchè in questi venne alterato T ordine di na- 
tura, né ponno costituire argomento a considerazioni, mi 
decise, dietro quanto già venne fatto da molti altri, a 
compilare la seguente tabella dimostrativa delle ore di 
travaglio, differenxìando le primipare dalle pluripare. 



(1) NB. In questo prospetto noi abbìarào 5+4 predttitaSli^tii 
e posizioni, mentre il numero dei partì fu (tì 507, picchè si eè« 
bero sette parti gemeUi, coi quali si raggiunge ta cifth. ili 514 
presentazioni e posizioni-. 



304 



Priinipar9 



PluHpare 



Ore 4i travaglio 



r*N.«'deUe 
donne che 
partorirono 




N.o deUe 

donne che 

partorirono 



Ore una . . 






4 


Ore una . 


• 






10 


B due . . 






i 


9 due . 


• 






10 


» tre . . 






3 


9 tre 


• 






15 


9 quattro . 






4 


9 quattro 


■ 






24 


» cinque . 






9 


9 cinque 


• 






29 


9 »ei . . 






16 


9 sei 


■ 






28 


i> sette • • 






20 


9 sette . 


» 






25 


3 otto . 






31 


9 otto . 


■ 






24 


» nove . . 






24 


9 nove . . 


1 






20 


« dieci . . 






22 


9 dieci . . 


1 1 






10 


» undici . . 






16 


9 undici . 








8 


9 dodici . . 






15 


9 dodici 








3 


» tredici . . 






20 


9 tredici . 








. 4 


9 quattordici 






9 


9 quattordici 






4 


» quindici 






12 


9 quindici 






2 


» sedici . . 






4 


9 sedici . . 






2 


» dìciasette . 






4 


9 ventuna 






1 


9 diciotto . . 






1 


9 venticinque 




2 


ì> diciannove . 






2 


9 trentanove . . 




1 


9 venti . . 






5 


9 qtarantasette 


1 


» ventuna 






3 






» ventidue 




• 


2 






9 venticinque 






1 






» ventotto 






2 

« 






9 trenta . . 












9 trentadue . 












9 trentaquattro * 










9 cinquantadue . 






- 




9 cinquantaqu 


att 


ro 


1 1 








1 





Da questo prospetto rilevasi che la maggiore durata 
del travaglio nelle primipare fu di ore 54, e la minima 
di un* ora , verificandosi il numero maggiore di parti con 
una durata di ore 8, mentre nelle pluripare il massimo 
ascese ad ore 47 (fu un caso di evoluzione spontanea), 
il minimo ad un'ora, avendosi il maggior numero di parti 
della durata di 5 ore. 



305 

Dei pof^ti prematuri od abortivu «^- Come risulta dalla 
#lassiflcanone più innanzi esposta dei ptrti divisi secondo 
repoca di gravidanza, cinquantuno furono i parti prema- 
turi e sette gli abortivi: vediamo ora se è possibile, al- 
meno per alcuni, conoscere la causa che ha determinato 
il parto imianzi tempo, ricercandola nelle madri e nelle 
dipendenze fetali. Premesso che dodici parti si provoca- 
rono ad arte ad otto mesi per ristrettezza pelvica , ne 
rimangono 46, che avvennero spontaneamiente fra i tre 
e gli otto mesi : per otto donne che entrarono neir Ospi- 
zio gii in travaglio di parto, e per undici che da molto 
o poco tempo si trovavano nella clinica, non fu possibile 
scoprire la causa che le fece partorire anticipatamente. 
Delle altre 27, cinque erano state affette da sifilide in gra- 
vidanza ed aveano subito la cura intema od il trattamento 
esterno ; una gestante tra il 5.^ ed il 6.^ mese era stata 
affetta da vajuolo, ed il bambino ottimestre venuto vivo 
alla luce era idroce£Bdicio e presentava fratture spontanee 
molteplici alli arti superiori ed inferiori ; una donna comin- 
ciava a presentare i primi sintomi di incipiente osteomala- 
da; una era ammalata per melancolia, per la quale da ol- 
tre tre mesi si trovava ricoverata nel comparto deliranti 
dello Spedale Maggiore, e al momento del parto venne tra- 
sferita in questa clinica ; come pure proveniva dallo Spe- 
dale Maggiore in principio di travaglio di parto un* altra 
donna che partorì a sette mesi* Una donna presentò sin- 
tomi di grave pletora uterina pochi giorni prima del par- 
to: sei donne furono negli ultimi tempi di gravidanza afr 
fette da malattie agli organi r espirator ii , circolatorii e di- 
gerenti (bronchite, bronco-pneumonite, cardiopatie, edema 
generale o parziale, dissenteria), che le aveano rese di sa- 
lute assai grame , smagrite ed indebolite , con ricorrenti 
accessi di tosse, di dispnea, di ortopnea; onde colle scosse 
che imprimevano ali* organismo materno avranno contri-* 
Annali. Voi, CLXXXIX. 20 



300 

buito potentemente ad. eccitare le contrazioni uterine. <Si 
osservò pure il parto ottimestre nella donna affetta da 
diarrea (287), di cui ai tenne parola nel paragrafo sulle 
gravidanze » e cui più tardi si accennerà nei puerperii mor- 
bosi, essendo per tale malattia lar- donna venuta a morte 
nei primi giorni ilei puerperio; in due donne^ che in gra-« 
vidanza vennero r^licatamente^ disturbate da metrorra- 
già;. in tre casi di gravidanza .geoaeUare ; in uno di pla- 
centa previa ; in uno di maatite suppurata. In due donne 
la sola affezione morbosa riscontrata fu. la presenza del-* 
Valbumina in discreta copia nelle orine; e finalmente una 
donna, che in gravidanza non accusò disturbi di sorta, par-* 
tori ad otto mesi , quando nel nostro Ospizio frequenti si 
osserva vano i casi di febbre puerperale, di cui ella stessa 
rimase vittima in 5."*. giornata di puerperio. Qui mi 
sembra si possa fare la domanda : se quel miasma specia- 
le, in qualunque modo esso agisca, vuoi quale fermento, 
vuoi in altra maniera^ che destò e generò la febbre puer- 
perale nella donna tuttora gravida, — essendoché il rapido 
decorrere della malattia in puerperio non ci spiegherebbe 
le alterazioni, risoontrate dallo scalpello alla bara anato- 
mica, le quali perchè si sieno potute formare è giuoco- 
forza lo ammettere un decorrere più lungo della malat- 
tia che non il brevissimo puerperio, e che il principio 
morbiflco sia stato per qualche tempo, latente e subdolo 
nell'organismo della donna ancora gestante preparando 
lentamente quei guasti da noi ritrovati airautossia, — non 
sia stato, ripeto, quel medesimo miasma ohe, reso amma- 
lato r utero, tuttora gravido, lo abbia eccitata a contrarsi 
e ad espellere il prodotto del coscqàmento innanzi tempo 1 
Questo fatto d'altronde io non credo di darlo per nuovo, e 
mio, giacché tutti gli ostetrici hanno notato che durante 
le epidemie pu^rperali avvengono più frequenti gli aborti 
ed i parti prematuri , come ne dà prova, fra gli altri , il 



307 
professore Sp&th (I), il quale in una tabella statistica del 
rendiconto della clinica da lui' diretta , mostra che nei 
mesi in cui più frequenti furono le affezioni puerperali, il 
numero dei parti prematuri e dei bambini mòrti fu almeno 
il doppio che negli altri mesi. Per un caso poi di parto 
di sei mesi, la causa, assai presumibilmente si deve ri- 
porre nelle dipendenze! fetali , e segnatamente nel Wdone 
ombellicale, il quale, presso la sua inserzkme airombeHico 
fetale» prei^entava un 'rimarchevole attorcigliamento 3opra 
s^ stesso , ed il feto nacque in istato di avanzata mace- 
razione. La placenta non ci presentò mai nella «uà* costi- 
tuzione alterazioni tali, che si potessero dir causa della 
provocazione del parto prematuro od abortivo; ìfì an-sol 
caso la placenta prèvia, o la inserzione di questa alla 
bocca uterina, fu causa di j^rto preinaturo. ' 

In questi 58 parti prematuri od abortivi, si o^ervò 
la firequenza della presentazione delle natiche, percl|è tro- 
viamo ch^ sopra 54 presentazioni, si ebbero sdTo 26 pre- 
sentazioni delle natiche; che nelle 60 presentazioni dei 
parti prematuri (essendoché vi furono tre parti gemelli, 
ed una presentazione ignota, come fo detto più avanti) 
noi abbiamo avuto 12 presentazioni delle natiche, per cai 
nella proporzione di 1 sopra 5 , e perchè osservato il com*» 
plesso dei parti a termine che fu di 449 con 453 presen- 
tazioni, si notò quattordici volte presentarsi T estremità 
pelvica , aveJidpsi la proporzione di 1 sopra 32,35. Più 
frequente pure nei parti prematuri osservammo la presen- 
tazione della spalla, che si mostrò quattro volte nei parti 
innanzi tempo, quindi nella proporzione di 1 sopra 15, men- 
tre nei parti a termine si osservò soltanto in cinque casi, 
quindi 1 sopra 90,6 parti. 

(i) t Zeitsch. der Geselìschaft der Aerzte in Wien », I Effe, 
1863. . . ; . 



808 

A completare le generalità soggiui^erò, come si o^ 
servarono sette parti gemelli, pei quali credetti conve- 

niente formare un piccolo specchio sinottipo, 

■ t 



J ÌI L «*- 



±xsp 



K.* della 
i4òove- 



Genere 
e sptcìtf' 
4i fwifì 



' : 



Modo di 


Epooaì 


Sèsso' 


<^MftttiiaEÌ<me 


di . ■ 


dèi 


;jlcl parta 


gft^Yidanza 


wiom^ 



Il 1" I . LM »- 



124 



499 



346 



500 



498 



457 



49 



Occipite ^.* 
Naiicbe 4;^ 

Occipite 4,* 
Occipitte %* 

Occij^te U* 
Occipite 2,* 

r 

Occipite 1,* 
Occipite \,^ 

Natiche 2> 
Natiche 1/ 

Occipite 1," 
Occipite 2,' 

.Natiche 4»* 
Natiche 2,* 



.( 



Natur. facile settimestre 
NirtQl*,' Ikcile 



Natur, facile 
"Natur, focile 

^t^a^r. difficile 
Natur, facile 

Nfttar. facile 
Natur. ffKÙlQ. 

Natur. facile 
Nàtur> facile 

Natur. facile 
Natur^ flstcile 

N^tuf ^ facile. 
Nat^ur. facile 



a termine 



a termiuQ 



settimestKe 



settimestre 



a termine 



a terBili^e 



femlnina 
maschio 

maschio 
ffenimìnà 

femmina 
ilemmina 

maschio 
maschio 

maschio 
pkascfak» 

maschio 
maschio 

maschio 
maschio 



Non si osservarono gravidanze e partt di un numero 
maggioi'e eli feti. 

Dei 'parti naturati, facili. — In generale il parto natu^ 
Tale facile si effettuò presentandosi l^occìpitenn uria delle due 
posizioni sinistra ó* destra, raranxente biella presentazione 
deUe natiche della faccia; i ffeti nfacquero qiiasi sèmpire 
vivi. Nella assist^iaa ai paptì> Maturali facili, ia necessario 
qualche volta ricorrere alla artificiale rottura delle mem- 
brane a travaglio già avanzato, quando, dilatata compie* 
tftmente la bocca uterina, ritardava la rottura spontanea 



309 

della^borsa per troppa resistenza delle membrane, e per al- 
tre cause, che in tutti ì trattati ostetrici vengono segnate 
quali indicaziojai alla rottura artificiale della bor^à à tra- 
vaglio già inoltrato. Si usò pure qualche volta il salas- 
so, il bagno generale, sì tagliò il cordone ombelicaie, pri- 
ma che il feto fosse totalmente escito dalle parti genitali 
materne, avendolo rilevato attorcigliato al cpUp del feto, 
ed essendo impossibile lo scioglierlo ; ma siccome furono 
cose di poco momento, cosi mi dispenso dal pàrWne. 

Dei parti naturati diffìcitù — Trentuno furono ì 
parti naturali difficili che ci renne dato dì osservare : di 
questi n. 18 si eflfettuarono In prima posizione dell'occi- 
pite; n. 6 in una seconda posizicme; n, 3 per le natiche; 
n. 2 per la faccia, una volta presentandosi il fèto per la 
spalla destra in posiziQue destra (evoluzione spontanea), 
ed in un parto gemellò presentandosi ambedue i feti per 
l'occipite, ma in diversa posizione. 

Le cause che resero questi parti dìfl&cili furono : un 
anticipato scolo delle acque o solo o combinato ad irre- 
golarità di contrazioni uterine, o a resistenza del collo 
uterino e del perineo, oppure queste tré cause unite ad 
impedito moto di rotazione da introflessione della branca 
ischio-pubica destra: come pure la lentezza, irregolarità 
o poca espulsività delle contrazioni uterine, la resistenza 
del cqUo uterino, una leggiera viziatura della pelvi, il cui 
diametro retto .s\iperiore misurava polL 3.2 =: 0«*,086. La 
donna, che ne era affetta, aveva cercato ricovero neirOspi- 
zio, a sette mesi, onde le si provocasse a tempo debito il 
parto precoce, ma da sé partoriva poco dopo il suo ingresso, 
un bambino, che a stento arrivava e pel volume e pei cal- 
coli fettti agli otto mesL Aggiungasi che va jin caso il 
parto fa reso difficile per obliterazione deir orificio uteri- 
no (1), in u& aìivù per staio infermiccio e debote della 



j^ 1 



(1) Per questo caso, di cui ommétio la descrizione veggasi 



310 

donna, che pur aveva le contrazioni irregolari e poco 
espulsive, finalmente una presentazione dell* occipite^ che 
deviò in presentazione secondaria della faccia, e il caso 
accennato dì evoluzione spontanea. 

Come abbiamo fatto discorrendo dei parti naturali fa- 
cili, anche per questi non accenneremo T^sito dei bambi- 
ni, nò il decorso del puerperio delle donne che ebbero di 
questi parti; piuttosto ci arresteremo a fare alcune con- 
siderazioni sulle cause che li produssero e sui soccorsi 
che si j^estarono, come pure diremo qualcosa sui pren 
cedenti di queste donne, accennando eziandio a qualche 
osservazione , che per la sua rarità , o perchè non per 
anco studiate ed indicate le cause, merita una più detta- 
gliata descrizione. 

La resistenza del collo uterino, che certamente costi- 
tuisce una delle cause precipue della difficoltà del parto 
naturale, fu quasi sempre causata da stato di pletora ge- 
nerale e locale dell* utero, raramente da spasmo uterino: 
le donne in generale si presentavano inquiete^ con faccia 
accesa, dolor di capo, polsi pieni e vibrati, quasi conti- 
nui i dolori , il ventre talora dolente alla pressione , la 
vagina calda, dolente all'esplorazione il contornò dell'òrl- 
ficio uterino , che si presentava duro , resistente, gonfio. 
Utilissimo riesci il salasso, qualche bagno generale tie- 
pido , ipioccorsi , che in alcuni casi si dovettero ripetere fin 
due, tre volte nel corso del travaglio del parto. Cosi pure 
questi soccorsi tornarono utilissimi nei casi di irregola- 
rità poca, espulsi vita delle contrazioni uterine causate 
da pletora uterina, e in cui manifestamente appàlesavasi 



rcfsBMfvaàbna N;"" a daÌMProspetto B « Ut. dettagliata; demi^ne 
che .ne. dOl prof. Lagz^ i nel suo scritto: N.* 50 easidij^rto 
prematuro arti fidale^, ecc., ^nM} «, Ann, uni)r, di n;kfedipina », 
(marco 1864) a pag. 497. 



311 

la prevalenza di azione delle fibre circolari sulle longitu- 
dinali, che ben si riconosceva, coinè insegna il Professo^ 
re, dal diverso modo di centrarsi delFatero, il quale, invece 
di diminuire nel senso longitudinale, diminuisce nel trar- 
syersale; dal dolore quasi continuo, non intermittente, 
the accusavano le donne, esacerbantesi sotto il tatto f dalla 
diversa direzione dei dolori, che in luogo di comin- 
ciare ai lombi per portarsi in basso ed air avanti co- 
minciano in avanti ed al basso, talora combinati tutti 
questi sintomi a polsi frequenti, febbrili, talora a ce&- 
lea, a sufiusione di volto, ad inquietudine. Parti di tal 
genere si osservarono in donne, che^ replicatamente ave- 
vano sofferto di sifilide, ed in prostitute, in -taluna delle 
quali non valsero neppure il salasso ed il bagno ti^do 
generale, e si dovette ricorrere ad operazioni stromenta- 
li, per cui è lecito fare la d(»nanda: se la sifilide abbia in- 
fluenza nella effettuazione del parto, come agisca e per- 
chè? Egli é noto, e noi già ne discorremmo trattando 
delle forme veneree e sifilitiche nelle gravide* che la si- 
filide e la prostituzione agiscono, se non nel renctere ste- 
rili le donne, certamente nelF anticipare il parto, abbre- 
viando ed interrompendo lo stato di gestazione , per cui 
freqiuentemente si osservano T aborto, il parto {Hrematurò, 
vuoi causato dalla malattia celtica, vuoi da qud c^ontiauo 
stato di eccitazione, in cui generalmente trorvansi gli or- 
gani genitali dello prostitute. Ora se a queste due cause, 
che già per sé rendono ammalato Tutero, aggiungonsi gli 
indurimenti, le formazioni di tessuto cicatriziale, con- 
seguenza del processo riparatore e dei replicati tocchi di 
sostanze caustiche, con cui si denno trattare le granula- 
zioni od altre affezioni del collo uterino, avverrà quasi 
necessariammite che questo organo si troverà più resi- 
stente, male' preparato alte funzioni a cui deve servire, 
difficilmente dilatabile, apportatore di dolori vivissàni aUa 
partoriente ; fatte che osservammo andare congitmto, spe- 



312 

cialixieate in tre prostitute, ohe inquietissime sì agitavano 
pallette, gridavamo, piangevano, volevano essere ajutate^ 
dichiarandosi incapaci a pia oltre sopportare i dolori / che 
dicevano tormentosi^ insòffribiU. Infatti in una presti* 
tuta dialitica data e replicatamente affetta da; svariate 
forme veneree e sifiUtiche, nella quale il travaglio durò 
ore 145, soltanto per potérsi avere una quasi complèta 
dilatazione della bocca ut^ina si dovette , passato questo 
lasso di tempo e resa possibile la introduzione delle bran- 
che del forceps , ricorrere a questo stromentò onde estrarre 
il feto, cui impedivano T avanzamento, la resistenza del 
collo uterino, e la irregolarità delle contrazioni, essendo 
del resto questa donna ben fatta di statura, a pelvi di 
giuste misure e ben conformata, con feto presentahtesi 
convenientemente per T estremità ce&lica, e di misure or- 
dinarie, sebbene già morto, forse per la malattia della^ ma- 
dre la quale resolo più sensibile a qualunque influenza, 
aveva fórse favorito la sua morte durante il travaglio del 
parto. Anc^e in donne che partorirono prematuramente, sia 
che il parto fosse stato provocato ad arte per viziatura 
pelvica, sia esso avvenuto spontaneamente, si osservò bène 
spesso che i parti furono difficili per resistenza del collo ute- 
rino , forse perchè queste parti non erano ancora prepai«te 
a quel nuovo officio cui doveva») servire: utili anche in 
questi casi r iescirono i bagni ed i salassi. Riguardo ad al- 
tre cause di parto difficile, e che reputo degne di speciale 
menzione; ecco un breve cenno storico. 

• , • » ■ • 

Occipite, i.' Posizione, — AnHcipatò seoto delle acque- *^ 
resistenza del collo uterino -^ i4iipeàito moto di rétàzione du 
depressane della branaa ischio-pùbióa destra,"^* Parto .na- 
turai diffioite. — Fatodisissro femminina-^ vi^P* apo^^ica , 
discretmnmté spiluppafo, r-, .^uefpfivio /infimo ^v^ Yì^0\r,iie, 

— .Gutirigione, ..'".'!• 

La. ri<y>verata N.<* 322 è. gestante per la pri^na yoUa, di co; 



1 



313 

stituzLaue sana e robusta ^ d'anni 2^: non soffrì giammai ma- 
latti^ in tempo di sua vita, tranne forse qualche forma vene^ 
rea, (ti cui conserva le traccie:. regolare per la quaikiità « 4a 
periodicità ebbe sempre la meetruasioae, che le incomiaoìò ai 
14 anni. Interrogata sulla attuale gestasione risponde, che sul 
finire del dicetobre 1862 vide l'ultima sua mestruasicme, e «he 
allo scadere dell'aprile 1863 avvertì i moti attivi del feio. I 
battiti dardiaci fetali rilevansi manifesti a sinistra in basso: 
tutti gli altri segni, volume dell'utero, ballottamento, eoe.-, de^ 
notavano una gravidanza a termine. Il giorno 17 settembre 
1863 aUe ore 11 pomeridiane, dopo sei giorni di segni pre- 
cursori, si risvegliarono in questa donna le doglie del pacto, 
leggiere e separate da lunghi intervalli di calma* Dopo due 
ore (alla una antim. del 18) si ruppe spontaneamente il saooo 
amniotico. Visitatala , si trovava aocorcùtmenio del collo ^ as- 
sottigliamento del segmento inferiore , aperto l' orificio òroa 
un pollice, a contorno piuttosto duro e resistente, la testa fetajke 
elevata si presentava per l'occipito in 1.** posistone, le dbglìe 
incalzavano con forza. Per lo stato del collo uterino o degli 
orifici' venne posta la donna in un bagpao generale tiepido per 
rimanervi circa diie ore, dopo le quali si trovò scomparsa fl ool^ 
lo y rammollito l'orificio e fattosi più cedevole, le contrazioni sem- 
pre forti e frequenti. Ha verso l'alba del giorno 18 le contra- 
zioni divennero irregolari nella comparsa e nella durata , poco 
espulsive, la donna inquieta lamenta vasi per gagliardiasimi do- 
lori lombari. Alle ore 9 antimeridiane di quel giorno- continuando 
questo stato, il Professore le ordinò un salasso di grammi 400, 
dietro il quale cessarono i dolori ai lombi ^ e le contrtoòoni si 
regolarizzarono, aum«ktando di energia, sicché dopo quattro etfe 
trovavasi ampiamente aperta la bocca uterina, e la testa diseesa 
al distretto inferiore, ove arrestossi rimanendovi per oltre <m' ora 
senza mai eseguire il movimentò di rotasioae* Allora esaminala 
dal Professore, questi riscontrò che: la branca ts^fcto-piiidtca de- 
8tra era depressa o portala dLV indietro eirea un me^tù pef- 
liee confrontandola eolla sinistra, la quale deformità impe- 
òiva alea tosta del feto di eseguire U movimsnio di rotazio- 
ne- lofaiti per altre tre ore le coatraaiom uterine aglroaa con 
forza e frequenza coédinvate dai muscoli addominali , finché la 



314 

testa, eseguendo il moto d*arco di cerchio, si sviluppò dai geni- 
tali materni tn po$izù>ne obliqua, e dopo la stéa sortita non 
ebbe luogo U moto di retti^zione. Le spaile e il resto del corpo 
fiatale escirono con ftusilità: il neonato era vivo, gravemente apo- 
pletioe, di seSfo femmiaiao, e si riebbe ben tosto mediante op- 
portuni soccond: esso portava un discreto tutnoUt sull'occipite 
e specialmente sul parietale destro , parte della testa che cor- 
rispondeva al vano dell'arcata pubica prima della sortita fetale 
dal pudendo materno.- Pronto e facile fu il secondamento. 

In puerperio veAne questa donna disturbata da metrite, che 
necessitò un salasso, due mignattazioni agli inguini, -qualche 
.infusione di ipecaquana, cataplasmi di linseme al ventre; scom- 
parsi j sintomi di questa malattia, ad onta delle sottrazioni saii- 
gaigne si fece avanti copiosa la secrezione lattea , e siccome 
non potea essere accettata fra le nutrici del L. P., perchè af- 
fetta da scolo, ^he -si sospettava gonorroico, venne trattata e 
eon vantaggio collo ioduro potassico. ^ -Il giorno 30 settembre 
lasciava l'Ospizio perfettamente guarita. 

Considerazione* — In questo case, oltre la resistenza del 
oojlo uteriuo, le irregolari e poco espulsive contrazioni, abbiamo 
avuto un'altra causa di difficoltà del parto, in una speciale mala 
eonfonnazione del bacino, cioè nella depressione della branca 
- isdiio-pubica destra, come fu indicato più sopra, la quale im- 
pedì il moto di rotazione. Questa deformità, fattaci rilevare ed 
annotare dal nrìo- chiarissimo Professore, credo non sia per anco 
stata osservata ed indicata da altri quale causa di leggiera di- 
stocia, in altàra ricoverata, di cui più avanti daremo breve cen- 
nòv^ebfoimo pure occasione di osservare la stessa deforinità, ma 
in grado forse maggiore, ed allora, come si vedrà, fu duopo ri- 
correre al forcipe per liberare la donna, essendo la testa già 
scesa: allo stretto inferiore, e mancando il moto di rotazione. 
-Rsr cui giustamente ritiene la Scuola ohe, in molti casi di mandato 
ikoto di Bptazione e di cui ignorasi la eausa, q^iesta forse rivede 
instale eattiva conformazione dell'arcata pubica. . 

Presentatitme. delV occipite, IncHnationé hregmatioa, cui 

tenne dietro- inclinazione frontale e presentazione secondaria 

ideila fàccia. 2^' Posiz'ianr^ fronte- iliaca destra). *^/Pariio natu- 



315 

ral difficile» — Bcunbino^nato vivo, di sesso mciscolino, asci- 
tico con ernia inguinale doppia ed ombelicale. — Puerperio 
regolare, — Allattamento, 

La ricoverata. N.* 396; ch^ era gravida per la dodicesima 
volta, ben conformata nella persona, che sempre godette di 
buona salute essendo tutte le gravidanze > i parti ed i puerpe- 
rii antecedenti decorsi regolarmente, entrava in questo Ospizio 
il 22 settembre 1863. Il giorno 5 dicembre alle ore 6 antime- 
ridiane, essendo questa donna giunta a termine di gestazio- 
ne, come dai calcoli fatti dalla stessa, e da quanto si rilevava 
dalla sospensione dei mestrui, dai moti attivi del feto, dal vo- 
lume dell'utero, cominciarono le doglie di parto, a cui avevano 
preceduto per alcuni giorni i segni precursori. Dopo un' ora 
(alle 7 antimeridiane), si rompe spontaneamente il sacco am- 
niotico, si trova aperto quasi ampiamente l'orificio uteritfo, 
e la ^ testa fetale tuttora libera all'apertura superiore, che 
si presentava per l'estremità occipitale con marcatissima in- 
clinazione bregmatica. Le . doglie incalzavano con forza , fre- 
quenza e 4urata^ per cui alle ore 9. 'j^ antimeridiane, visi- 
tata di bel . nuovo, si trovava che la parte presentata si era sl- 
cun poco, ajbbassata , ma sussisteva tuttora la accennata incli- 
nazione bregmatica, ed an^i si notava una tendenza ad ab- 
bassarsi della fronte e faccia fetale» ed innalzarsi dell'occipite, per 
cui il Profes3ore, partendo dal principio che sempre conviene 

favorire quanto tenta la natura, fece in 'modo di maggiormente 

* ■ - . ' 

abbassare la faccia comprimendo con due dita, introdotte in 

.... * . . ' 

vagina e nella cavità uterina, leggiermente all'hidietro la fronte 
fetale. In tal modo e conservando pei* qualche tempo colle due 
dita introdotte e mantenute sulla fronte fetale la faccia alPaper- 
tura superiore^ si riesci a far sì che questa presentazione si 
mantene$se, e. cosi si abbassasse nella trafila pelvica. Assicura- 
tici che. la presentazione della faccia era divenuta orizzontale 
in 2.« posizione, si cessò la leggiera compressione, che si esèr- 
citava colle djta sulla fronte fetale! All§ ore 12.^^4 pomeridiahe 
del giorno stei&so, 3Ì' e&ttuava nalùràlmenta il parto ^col mento 
sotto r arcata del piibe, compiendosi ^ sortita la' testa ^dài geni- 
tale, il moto j di restituzione, rivolgendosi la. faccia trasversal- 
mente a sinistra verso la coscia corrispondente deUa donni e 



316 

la parte pasteriore del capo verso la coscia opposta. Nasceva un 
batnbinp di sesso mascotìno, viVò, leggiermente apopleticOy asci' 
tico, con ernia ombelicale é doppia ernia ingninale. Il Seconda- 
mento succedeva poco dopo, e la donna decorreva un puerperio 
regolarissimOy sicché il 13 dicembre lasciava questo Ospizio per- 
fettamente bene, seco portando il proprio bambino, di cui si era 
• • • 

fatta nutrice con abbondante quantità dì latte. 

4 

Spalla destra in 5i.a posizióne (cefalo-iliaca destra). — invo- 
luzione spontanea, — Bambino morto poco sviluppato, di sesso 
femminino» — Puerperio morboso per metrite. — Guarigione, 

Alle ore 4 antimeridiane del giorno 11 settembre 1863, ve- 
niva trasportata iù questo Ospizio da una cascina poche miglia 
discosta da Milano, una donna in sopraparto, la quale venne re- 
gistrata al N.® 382. Dall'esame esterno ed interno, e dalle in- 
terrogazioni fattele si rileva che ha -29 anni , sempre sana, non 
ebbe che poco tempo prima una pnèumonite^ di cui ora è per- 
fettamente guarita; mestruata per la prima volta a 16 ann4, il 
flusso mensile le si mantenne regolare nella quantità e perìo- 
dicità ; già tre volte gravida, partorì sempre da sé e bene ed i 
puerperi! decorsero regolari. Vide l'ultima mestruazione in di- 
cembre 1862, e nel maggio successivo avvertì i moti attivi del 
feto , per cui essa si credeva a termine di gestazione. Il gior- 
no 8 settembre alle ore 8. *j^ pomeridiane cominciò' ad av- 
vertire i dolori del paHo; dopo dodici ore te si ruppe sponta- 
neamente il sacco amniotico^ ed i dolori più o meno forti le 
continuarono per tutto il giorno 9 e pel 10, finché ftlla notte, 
stanca delle sofferenze patite in quel lasso di tempo, e spaven- 
tata, comeché le altre volte i parti furono sempre naturali e 
facili , mandò pel medico del suo villaggio, il quale Id consigliò 
a recarsi in questo stabilimento. Visitata, si rilevava che la 6ra 
donna di statura piuttosto elevata, ben fatta nella persona, di 
aspetto robusto; il fondo dell'utero arrivava sette dita trasverse 
sopra l'ombelico, Tutero duro, contratto sul feto, non'si udi- 
vano battiti cardiaci fetali, là pelvi appariva di giuste dimen- 
sioni, e ben conformata: esaminata ài^ pudendi, vedevat^i proci- 
dente il braccio destro fetale gonfio, livido, colla mano situaU 
in modo che il pollice guardava a destra della donna, Ìl palmo 



317 

^ella mano all'a vanti, il dorso all' indietro, il dito mignolo sta va 
a sinistra ; introdotte le dita pel canal vaginale^ si riconosceva 
trattarsi di presentazione della spalla destra in &.• posizione 
(cefalo-iliaca destra); fortemente impegnata al distretto superiore. 
Poco dopo continuando le contrazioni ad agire con forza e tv^- 
quenza, la spalla già presentata si avanzò maggiormente impe^ 
gnaudosi juaìis^ esca^fazipne ,. .quindi seguendo col dito la parte 
presentata e iutroduee.^dolo in yagiiia e pel canal pelvico, si sen- 
tiva che il .corpo del feto aveva sujbito come una flessione so^ 
pra se stesso, e che le ni\tiohe si abbassavano scivolando al da- 
vanti della sinfisi sacro-iliaca sinistra della madre: più tarrli sei 
vide successivamente apparire fluori disila vulva Ta^cel^la, il lato 
destro del petto, quello del ventre, il fianco destro, quindi Testre- 
mità pelvica tutta intiera, finalmente vennero espulsi II braccio 
sinistro e la testa in mòdo però che quest'ultima es^ì presen- 
tando la nuca» air avanti verso la sommità dell'arcata del pube, 
cambiamento dovuto ad un movimento di floasione, tì^e il feto 
aveva subito sopra di sé stesso, e ohe ricondusse in avanti 
il suo dorso. Le secondine vennero epulse poco dopo. Non si 
ebbe emorragia, nò lacerazione o contusione al perineo. 

La donna nel puerperio fu molestata da leggiera metrite , 
che venne vinta mediante un salasso, qualche purgativo e dieci 
sanguisugih^ parti guarita il 1^ settembre, 

, Il bambino espidso era di sesso femnùniao, poco sviluppa- 
toy morto: pesava 9»166 grammi : misurava dal ventre ai pie- 
di ==?» O'f^,^!!^ e nella metà superiore, cioè dal ventre all'ombe- 
lico Cfli;239. I diametri della testa fetale erano: 

Diametro occipito<*mentonierp , , .* , , .^ • «^ Om,iOd 

» occlpito-frontale -...«» 0iii,095 

» cervico-bregm^tico , , ^ . . . . *= 0«,090 

\ » bi-parletale . , ... . . . . -« 0»,081 

» bi-teriiporale , , = 0«,0G7 

» fronto-nìeiitoniero , . . . ' . . . =* 0»,081 

n diametro bi-acromiale era di Oa>,f22* 

Ripiegato quindi il feto sopra sé stesso, simulando il lA^éo 
con cui doveva trovarsi quando si era impegnato nella escàva- 
zione e aveva attraversato questo càhale per eseguire re^'oluzio- 
oe, e presa la maggiora lunghezza, la quale si estendeva dalla 



318 

parte laterale destra della, baqe del collo al coccige^ si avevano 
',109, e questo combinato ad una estrema cedevolezza e pie- 
ghevolezza di tutto il corpo fetale, all'energia delle contrazioni 
uterine, alla pelvi simmetrica, ben conformata e di giuste di- 
mansioni, ci spiega come fa possibile che il feto che si presen- 
tava per la spalla abbia potuto eseguire la evoluzione spontaìiea. 

Dei partì non naturali. — Cinquanta furono i partì 
artificiali (1), diciannove dei quali si effettuarono col sem- 
plice soccorso della mano, e trentuno, necessitarono Tuso 
degli stromenti, come risulta dal qui unito prospetto. 

manuali \ estrazioni ........ N. 7 

N. 19 J rivolgimenti . v . . . . . » 42 

Parti non) / ..(allo stretto superiore » 13 

naturali ( i forcipe N. 25 {nella escavazione o allo 

N. 50 ] stromentali ) i stretto inferiore . » 12 

N. 3i j 

/craniotomie scolla forbice di Smelile » 5 
\ N.^6 fcol forceps-sega . . » 1 



N. 50 



Prima però di discorrere dettaglìatammte di questi 
aitti opératorii, credo conveniente Taccemiare ad un easo 
di correzione dell'obliquità del feto e riduzione dell'estre- 
mità cefalica di esso sul segmento inferiore dèllNitero, me- 



"•*H 



(1) Ragguardevole certamente è il numero dei parti non na- 
taraliy giacche si avrebbe la proporzione del 10 per 100 circa 
sui parti avvenuti in quest'anno; ma è giuocofor^a di riflettere 
che a questo Ospizio affluiscono molte donne, perchè sanno ne- 
cessario qualche atto operativo . o perchè vi vengono trapper- 
tate in ^opraparto dopocjiè altri chiamati non riescirono a li- 
berarle ; finalmente da noi cercano, ricovero moltissime rachiti- 
che della città non solo, ma di molti .villaggi delle provincia 
circonvicine. 



819 
diante pressione fatta con cintò elastico doppio continuata 
lìer qualche tempo, a fine di mantenére la tèsta in rap- 
porto col distretto superiore pelvico. Non è mio intendi- 
mento il discorrere a lungo di questa nuova ed utile ma"^ 
novrai ostetrica ideata dal mio chiarissimo Prof. Lazzati , 
che ne fece argomento di interessante Memoria inserita 
in questi Annali (fase, di luglio ed agosto 1863), e nella 
quale ragiona eziandio del rivolgimento eseguito con ma- 
novre esterne e del valor jpratioo, che gli si può attri- 
buire; solo mi limito ad indicare T osservazione avuta 
nella clinica, togliendola dalla sullodata Memoria, alla 
quale rimandiamo il lettore, che amassa di meglio cerno*- 
scere le idee che hanno sqpìnto e guidato il Prof. Lazzati 
nella ^costruzione dell'accennato cinto. 

« Obliquità considerevole del feto nelV utero. Spalla destra 
in posizione sinistra 10 giorni prima del teì^mine della gra- 
vidanza, senza precedenza di contrazioni uterine. Applica- 
zione del cinto senza maneggi estèrni. Continuazione per quat- 
tro giorni della compressione metodica. La testa del fèto è 
ridotta sul segmento inferiore «1-2.^ giorno, e si mantiene. 
Il cinto si leva dopo 4 giorni e ne res^a senztt altri 3« Parto 
naturai facile per V occipite, 1.* Posizione, — Travaglio di 6 
ore circa. — Bambina viva, bene sviluppata. — Liberazione 
e puerperio regolari. — Allattamento t. 

« N. N., ricoverata nell'Ospizio di Santa Caterina, al N.^ 20i, 
d'anni 30, sana e robusta, fioffirì Vajuolo e morbillo nell'età in» 
lantile. Mestruata regolarmente a 14 anni, ebbe due gravidanze 
a termine, finite con parti naturali e puerperi! regolarissimi. 
Vide l'uHima volta ì mestrui nel mese di settembre 1862, sentì i 
moti attivi del feto In questa tersa gravidanza nel gennajó 1863, 
fu accolta nello stabilimento sul finire di aprile, giudicata gravitta 
di otto mesi. B^minéia negli eeèreizi» pratici di esploratione ifeHa 
prima settimana dì maggia, sebbene l'Utero coiisMeréWilAiefite dis- 
teso non fbsse péri cflìe leggietmetttè obliquo a destra, pthré^ non 
si riscontrò parte 'di feto «al segn^eiitò inferiore dcll'utefo, moto 
di ballottamento per conseguenza nullo, i battiti cardiaci fetali 



320 

sotto l'oiobilico a sinistra. Ripetuto un secondo esamer ai 22 
d^lo stesso, mese, si rìscontrò esternamente ciie la teista del feto 
era in basso, ma sulla fo&sa iliaca sinistra, ed attraverso Tori- 
ficio interno uterino e le membrane, sentivasi manifestamente 
il braccio destro del feto e la spalla corrispondente colla sca- 
pola rivolta in avanti. Verificavasi quindi trattarsi della pre- 
sentazione della spalla destra in posizione sinistra; quindi il 
giorno 23 maggio alle ore 9 del mattino applicai il cinto in modo 
conveniente. Permisi alla donna dopo che fu messo in posto 
r apparecchio di alzarsi e passeggiare. Alla sera verso le nove 
visitai internamente la gravida, e trovai che la testa del feto 
•ra già discesa sul segmento inferiore dell'utero ed occupava 
il campo dell'apertura superiore del bacino. Il cinto restò ap- 
plicato quattro giorni e mezzo, dopo i quali per non essere adat- 
tatissimo a questa donna, produeendolé un pò di nioles^ia, re- 
stando sempre la testa ben situata sul segmento inferiore della 
matrice, mi decisi a levarlo. Feci però quotidianamente esami- 
nare la ricoverata per riapplicare la compressione metodica, qua- 
lora avvenisse una nuova deviazione del capo del feto, . ripeten- 
dosi la di lui obliquità nella cavità dell' ùtero; ma passati tre 
giorni e precisamente il 30 milggio a sei ore pomeridiane, si ri- 
svegliarono i dolori del parto. Alle nove della stessa sera per- 
dette spontaneam,ente le acque, la testa fetale si presentava al- 
l' ingresso pelvico per l'occipite in posiziono cervico«anteriore 
sinistra, ed alle ore li. 'I4 pomeridiane dello stesso giorno venne 
alla luce una bambina Viva, sana, bene sviluppata. Liberazione 
e puerperio regolari. La madre allattò, ed il 6 del successivo 
giugno lanciò il comparto Partorienti per entrare come nutrice 
nel L. P degli Esposti».. 

Così pure a. questo posto io devo accennare ad un caso di ri^ 
duzione di anse di cordone ombelicale precidenti, che si osservò 
nella ricoverata N.^ 142, la quale entrò nello stabilimento in 
tiravaglio di, parto. In questa donna, appena entrata nell'Ospi- 
zio , trovandosi presentazione dell'occipite in seconda posizione 
Ubera lair apertura superiore^-eon proeidenza del braccio destro, e 
di anse. ombelicali tuttora palsantjl, si tentò subito colle dita, ma 
inutilmente, la riduzione del cordone, mentre riesci quella del 



321 

1»racc!o; allora presa una siringa di gomma elastica munita 
nell'interno del proprio stiletto d'acciajo, assicuratovi convene- 
volmentd con nastrino il cordone, si tentò, e riesci, la ridu- 
zione del cordone ombelicale che continuava a pulsare. Ma 
la donna era già in travaglio da 40 ore; quando entrò nel- 
r Ospizio, era stanca ed affranta; le contrazioni agivano irre- 
golarmente, vi si notava resistenza del perineo e delie parti molli 
genitali, per cui il parto riesci naturai difficile, e nacque una 
bambina morta, bene sviluppata. 

Parti mantiàli. 

« 

Estrazioni. — Sette , come si vide , ftirono le estra- 
góni, in sei delle quali avevasi la presentazione delle 
natiche, e fu reso necessario tale atto operatorio : tre volte 
per imminente morte del feto da procidenza del cordone 
ombelicale, avendosi sempre la fortuna di estrarre bam- 
bini vivi: due volte pure per imminente morte del feto 
da irregolarità e poca efiScacia delle contrazioni uterine, 
per cui escite le estremità inferiori, che si erano fatte 
precidenti, ritardava Tesdta del tronco e della testa fe- 
tale, e i bambini minacciavano morire, ed anche in questi 
due casi fu salva la vita dei feti. Nel sesto caso di pre- 
sentazione delle natiche e in cui fu necessaria la estra-^ 
zione, a questa si dovette ricorrere, sebbene il feto fosse 
già da tempo morto e presentasse tutti i caratteri di 
avanzata putrefazione, per irregolarità e poca espulsività 
delle contrazioni uterine combinate a leggier grado di ri- 
strettezza del bacino materno, e dopoché continuate per 
ore 19. le doglie si vide che il parto non si sarebbe forse 
più effettuato da so. Il settimo caso di estrazione, osser- 
vasi in una donna (41), nella quale si era provocato il parto 
artificialmente col metodo di Kiwisch, e in cui si presen- 
tava il feto per Toccipite in prima posizione (cervico-iliaca 
sinistra ) , con procidenza deHa mano e del piede destro , 
e fu su quest* ultimo arto che si eseguirono le trazioni. 
A>'NALi, Voi CLXXXIX. 21 



322 

Di questo caso parla a lungo il Professore Lazzati in 
un suo scritto interessantissimo pubblicato nel f^cicola 
di marzo di quest' anno degli « Annali universali di Me- 
dicina » (1)* 

RivolgimentL — Vennero quésti eseguiti due volte 
per presentazione della spalla destra in 1.' posizione, due 
volte per presentazione della stessa spalla in 2.^ posizione, 
in una donna per presentazione della spalla sinistra in 1/ 
posizione, ed in due presentandosi la stessa spalla in 2.* 
posizione. Inoltre si eseguirono due rivolgimenti per emor- 
ragia cervico-placentale, uno per procidenza del cordone 
ombelicale, uno per viziatura pelvica, ed hiflile uno per 
minacciata vita del feto in presentazione della facfcia* 

Tralasciando di discorrere minutamente dei sette ri- 
volgimenti eseguiti per presentazione della spalla, che 
ìiort presentarono nulla di abnòrme, mi limiterà ad àccen*^ 
nare brevemente l'esito di ciascuno di loro, sia per la inadre 
che pqr il feto, mentre per quelli complicati a procidenza 
di cordone ombelicale o ad altri accidenti > credo conv^. 
niente il dilungarmi alcun poco. * 

' ì. Spalla destra, 2.-* Poaiziofie. -^ Procidenza del cordone 
ombelicale ancora pulsante. — Rivolgimento, — » Bambino oi- 
timestre, poco sviluppato, di sesso mascolino^ agonizzante, — 
Metrorragia dopo il parto. — Metrite in puerperio' — Gua* 
rigioné. 

La ricoverata N. 362 entrava la sera del 29 agosto : inter* 
rogata risponde che ha 33 anni, che fu mestruata per la prima 
volta a i4 anni, e che il flusso mensile le si mantenne sempre re- 
golare nella quantità e periodicità ; che appena maritata soffrì 
dr congestione cerebrale; già gravida tredici volte', pai*tor]i per 



^d^^iT ^MMP^ 



(i) Numero cinquanta casi di parto premàturdr artificiale 
provocati per ristrette««a del bacino, la maggior pdPte col me* 
lodo di Kiwisch. Vedi Tosserv azione 29 del Prospetto A. 



3f9 

86Ve Vòlte kp6iilAlleaUMli«« teiriMm Mttktbeslrl 4A MàÈmM^ » 
quattro volte venne carata meéluite il rivolglaiéafto' p$t {m-' 
«entaiftone della sfialla, Tnltima dfiMé qua^ tìhe tot IkM miàùf 
sono» venne seguita da mett ite. Non sa beno predktf^ ^ttlMo^ 
vide Taltima volta la sua mestruazione pef<tete , se in ine' éì 
éioembre , o in princifMO di gennajo ; fdù «ardi com^i^e^ ali» 
epoche eatameniali qualche leggiera perdita di sangue dal ge- 
nitali , per cui le vennero ftittl due salassi , ed un- tél^zO ]to« 
chi giorni prima di entrare nell* Ospiiio : in te di Éidg^ò' Itf 
pare é& avere avvertito primamente In questa tiutàMté^GMÈik 
gestazione i moli attivi del fiato ,^ i cut bàttiti cai^dlÉci oééttia 
distinti a destra sotto l'embelieo. n fendo defi'nten» dk^rivit élM 
dita sopra di questo , e il viscere gésfa«óre pMexkUè il- Mtàé 
piegato a sinistra in modo da <ttre un» Arma di tHUÈggiét svf^ 
luppo nel senso dei diame^ trasVersaU della nbatflcé, àiìttftihè 
dei longitudinali: le parti genitali mcUi sono oedtfvOli', a^t) 
gd orifici uterini tanto da lasciar pscstere Ti^picé del dfCd Indiéèr 
la cavità del collo lunga tté 6 quittro Ùnée ; MH éi seittd 
parte presentata ; colla palpazione addominale seinfbfA di eeiktire 
un piccolo corpo rotondo, duro, situato vèrso Id fyisà ìSàeà 
destra. 

Alle ore 9. ifS pomeridiane dello stesso gioiM, ietiÉit cHlJ 
la^ donna' avvertisse dolori, si rompe spontaneamerite H sdcc^ 
amniotico, e le acque colano^ in disOk'eta quantità; ^irttàtd, tÙé^ 
vàd aperto 1* orificio estevno quasi un pollice , f intei^o lUMStf 
Aperto, quasi scomparsa la cavità del collo, e assottSigllaio il i^^ 
mento inferiore detl'utero, procideiiza di piccola axisà' di coi^t i éf 
ombelicale pulsante ; non rilevasi ancora parte presentita. IW-^ 
rante la notte la donna continuò a perdere dell* acqua amnio- 
tica, ma senza dolori, nà la mano applicata sul ventre tiinrét' 
tivii l'indurirsi delì^utéro. Ad onta di ciò, riveduta Verso WòYè' 
8. Ìf2 antimeridiane del giorno 90, si trovarono gfli òrificf à^étti 
quasi due pollici, procidenza di un braccio ch\t si rìcottdbb<f 
essere il destra e di anse del cordóne ombelicale tutforii pulkaAttf, 
e più in alto verso destra sentivasi una spalla , che fb gtuifiv 
cata la destra, quindi presentazione della epaUa destila in pò* 
sizione neconda (ceMo-iliaca destra). Si giudicò dal Professore- 
Direttore conveniente per la vfta^ del feto la sua imitteditftsf 



Mt^MMae» i^r^via il riii[elgimeiU«w OoUo€«ta quiiMli la bolina i|^ 
opp^riu^a posizione, si introdusse la mano destra noUe par^ 
gemiikli matei>i^e, incoii:4ros»i un£^ certa reshticaiza nel «upepar^e 
l'orlfic^ .utejrino, cb« si era ali&un. poco oont^atto » m^ penetra- 
tosi: colla : mano neUa eaviià uterina si a£6»rrò un piede, c^e 
era il, destro, e noD» senya sJtealo si riesci a &r eseguire 9^1 feto 
il fivolgiinenito ed. a portare, il ple4e ^^Terrato all' osculo vagì^r 
naJ|8$ madiftnte quindi opportuna trazioni, condotti fuori da^a 
yul(Va il pi^de ,q la corrispondente gamba, si andò a prendere e 
disj^pegnare r altro piede, e ciò fatto, mediante trazioni ese-> 
guite su queste parti, si riesci ad estrarre il tronco e il capo 
gettale. L'utero a stento ,fii contraeva suUa placenta, e aveoidosi 
«ibboiidAnte gemitio di sangue, si .dovette estrarre pur quelita , 
la quale essendo di im^^nsa fragilità si rompeva, a brani e si 
spappolava fra. ìfi fnanl,. L'utero, escita la placenta, si contrasse 
ben^ sopra -s4 stqsi^o^ e U donna, venne riposta > letto. Il bam- 
bino, .estratto era: di sesso mascolino, in istato ^j gr^ ve asfissia, 
po/so,svilupp<ito, .QttimeAtiìe) e mori pochi minuti dopo,^ 
. ^ftsk U donila un'ora ^ n^ez^o circa do^o il parto cominciò a 
per^r^^angue .dai genitali, 1' utero poc'anzi contratto si fece 
molle, voluminoso, rilasciato; visitata internamente, si trovò 
qualche grumo, sajiguigno 4)elbt cavità uterina | che venne su* 
bita estratto:. si praticarono frizioni 9ul fondo dall'utero, si ap- 
plicarono bagnuoli gelidi, mi ventre, all'interno delle cos<;iei i? 
perdita per ,po^o ceasat» riprendeva, per cui si .propinava alla 
dQ^n^, ,w^ polvere di mezzo, grampao di segale cornuta , e si 
oqi^jdnuo : col freddo. Diciatti con qu^ti sussìdii, l'utero si con^ 
^E^va di bel nugyo e più pon rinnovo^si l'emorragia, 
\(.:hp' puerpera ebbe in sf^i4Ìto qualchq dolore uterino conse- 
cutivo, e duo giorni. dopo una leggiera metrite, cbe venne vinta 
mediante una .sanguettazione svgli inguini, cataplasmi di linseme 
e. qualche purgativo. Guarita, lasciava TOspizio il giorpo 5 set- 
tembre 1863f perchè desiderosa di ritornare in f^^s^a alla fami- 
glia da cui si era staccata ^ matinouore e trattarvi dalia dura 
necessità, 

L'altro rivolgimento per presentazione . della spalla destra in 
gOQonda posizione, non offri nullft di interessante ; v^nne eseguito 



•335 

%hé le mem^raifé erano tuttofa intiere la, tompleta dilatazione 
deir orificio uterino, dopo sette -ore di 'travaglio, iiff donna ben 
feottformaia (N. 193), che già aveva pótVettà feUcèmente a ter* 
Aline altre otto gravidanze, ed ora si tf^aVa al Ùiie della ttti^à. 
"Si estrasse un bambino maselfio, vivo',- éafiO) bene fivilu]^pat<> : 
la donna percorse piiei^pefio affatto tégii^^tré, ^ pass^ fra le nU^ 
trici di questo Luogo Pio ÌV il taa^^b, Unirei gi^Mtrì dòt)o il 
parlo. ■ . ' • . I ; X :"? . '\ ' 

II. spalla destra. — Prima posizione. -^ RUyolgimento. ^^ 
spasmo uterino. -^ Bambino maschio , in> iétaio di aif amata 
pntrefaztone. *-• ^etperio tègoìaré» 

Il giorno 2 aprile i863) entrava in questa elinka una donna, 
che si diceva gravida per la dednla volta: interrogata, racconta 
che godette sempre buona salute, sebbene Ìl suo aspetto maei-> 
lento quasi ne volesse dimostrare il contrario, ohe ha 45 anni, 
che ebbe nove gravidanàse precedenti , delie quali 8 portò foli'* 
cernente a termiiìe , sebbene per due i parti . sieno stati ilrtifi- 
ciàli mantiali (rivolgimento) per cattava presenterione del feto, 
ed in una nona gestazione abortì a cinque Mefi : assicura di 
sentire manifesti i moti attivi del feto in diveir^ franti del ven- 
.tre. Dalla Visita non è manifesto il volume MI'* utero, né dove 
arrivi precisamente il suo foiido, anzi i^ ventre è tutto unifor^ 
memento disteso, quasi fosse ascitico, e il palamento e la 
pet*cu8SÌone fanno sospettare di raccolta idropica al ventre ; 
nullo il ballottamento esterno : ì battiti cardiaci fetali poco di- 
stinti a destra in basso : la esplorazione interna rivela nullo 
il ballottamento , non sentendosi parte pre^^tata ; lo stato del 
collo uterino, delli orifici, del segménto «nfeiùoire deirutero, de- 
notavano una gravidanza verso gli otto m^sik 

Più tardi, verso le ultime settimane dì gravidanza, soffirì di 
leggiera edemazia'alH arti inferiori, e riferi che più non av- 
tertiva moti del feto, i cui battiti infatti più non udivansi. Il 
giorno 8 maggio verso l'albeggiare, cominciò ad accusare qual- 
che dolore da oontraaione aterina, e visitata pooo dopo, si tro>- 
vareno aperti li orifici uterini circa nn, pollice, intiere le mem- 
brane , che si tendevano' sotto 'il dolore, ed attravereo a fue- 



a«6 

iiU si ioccfkva una parU 4k hU mobilissima, piccola, sfìi|^ 
gdvoU al più lef^iaro tocco, impossibile a deterBÙnarsi. 

\lle ora li. 1|4 aniimoFiéiaae del giorno stesso, mppasi spoo* 
lanoamente il sacco amniotico ed esei una straordinaria quan- 
tità dj lifoido giallo-rossastro , fetente , spumoso. Si riconobbe 
ti^attarsi di présenki^kme détta àpalla destra in prima posi^ 
' piane (oelUo«iliaw ainistva) , con proeidensa del braccio .destro 
in istato di avansata putrefazione, essendovi la epidermide fa- 
cilmente staccabile a lembi. L'orificio uterino era dilatato circa 
un pollice e OMzso. 

Verso r ima pomeridiana » tjrovaiidosi 1' orificio uterino più 
aperto, cedevole e dilatabil<^ «ì 4efi^se il Professore di passare alla 
estrazione del 4^ med^tinte H viveJighiiepto. Si ebbe qualche dif- 
ficoltà nella introducile dolla notano e delF avambraccio sinistro 
nella cavità utwrioa, mk u^a volta penetrati in cavità, la presa 
dei piedi, ed il rivolgimento, come anche il portare al di fuori 
della vulva i piedi, rids^rono fiioilmentew Allora subentrò spasmo 
deirorificio uterino,, ohe si aerrò sul corpo fetale, e rese impose 
sibilo r ulteriore estraaiona del fbto , non essendosi voluto pas- 
sare a violente traiioni, le quali avrebbero nociuto alla madre, 
e non erano neoestaric per il feto , il quale anche dai piodi e 
dalle gambe dava a conoscere manifestamente lo «tato di morte 
e di avanzata putrefoalioae in cui si trovava. 

Allo scopo di vincere h) spasmo, si rioorse subito ad un ab- 
bondante salasso dal braccio, si ripose la donna in letto, aspet- 
tando un momonto più opportuno, in cui cessato lo spasmo, si 
potesse continuare senxa pericolo per la madre la estrazione del 
fbto, che, ripigliate forca le contrazioni uterine, queste da sole 
bastassero airespnlslono del feto ohe ora trovavasi favorevolmente 
situato perchè il parto si potesse effettuare spontaneamente* 
Dopo circa 20 minuti si ritentò la estrazione del - feto , ed es- 
sendo quaci totalmente scomparso la spasmo, si. estrasse un bam- 
bino appena nonimestre, affetto da ascite, in instato di avanzata 
putrefazione. 

Le secondine escirono spontaneamente dopo, pochi minuti, e 
r utero si contrasse sppna sé stesso. La donna ebbe un puer- 
perio a£foftto regohkre e partì il giorno 19 maggio. 

L' autossia del bambino , e lo stato della placenta , che era 



327 

ffftna e normale , non valsero a spiegarci la causia della morte 
del feto, 

L* altro caso, in cui si ebb^ presentazione della spalla destra 
in prìùia posizione, e che richiese il rivolgimento, non presentò 
nulla di notevole : donna gravida per la 4/ volta , già stata 
operata di rivolgiménto per cattiva presentazione del feto : il 
rivolgimento in questo caso venne eseguito ore 2. l}^ dopo 
lo scolo delle acque, avvenuto dopo altrettante di travaglio. Il 
bambino estratto era leggiermente asfitioo , la donna percorse 
un puerperio aflktto regolare e passò fra le nutrici del Luogo 
Pio il 28 marzo 1863, dieci giorni dopo la subita operazione, 
seco portando il proprio bambino. 

La spalla sinistra presentatasi in posizione 2.* richiese due 
volte il rivolgimento ; di una donna (34), in cui era stato pro- 
vocato ad arte il parto precoce mediante il metodo di Kiwisch 
già discorse a lungo il Professore Lazzati nella accennata Me- 
moria (1); 1* altra donna (N.® 94) era gravida per la sesta 
volta, avendo avuto le precedenti gravidanze, parti e puerperii 
regolarissiml, venne operata a completa dilatazione dell' orificio 
uterino, a membrane tuttora intiere, e si estimasse una bambina 
viva, sana, discretamente sviluppata. La madre morì per feb^ 
bre puerperale, 

IIL Spalla sinistra i.* pifsizione. ^- Procidenza del cor^ 
done ombelicale. ^ Rivolgimento — Bambino maechio, vivo, 
sano, ottimestre, leggiermente asfitico. -^ Puerperio regolare. 

La donna ohe forma oggetto di questa osservazione (N." 1^ 
entrava nello stabilimento il giorno 4 aprile Ì8G3 accusando 
leggiere doglie di parto. Interrogata e visitata, si rilevò elle 
era gravida per V ottava volta , che Ai sempre sana , che fe- 
lici decorsero le altre gravidanze, parti e puerperii, e fiha ftn« 
che questa volta non soffrì disturbi di sorta : ha 38 toni , 
vide r ultima volta la mestruazione nel luglio 1862 , e nel di** 
cembre avvertì i moti attivi del feto. Marcati sono i battiti 
eàrdiaei fetali a sinistra in basso ; il fondo dell' utero arrivi^ 



-»* 



(1) V. Tosservazione N,** 30 àé\ Prospetto K 



328 

otto dita trasverse sopra T ombelico. P«Ivi, canal vaginale ben 
conformati , il collo uterino accorciato , penetrasi coli' apice del 
dito entro i due orifici; sentesi una testa piccola, ad os^ ce- 
devoli, assai ballottabile 9 pochissima o nulla la t^sione deUe 
membrane sotto ì dolori che la donna accusa ad tnteryalli. 
Continua qualche contrazione nel resto della giornata e nella 
notte, e la mattina del 5 fecersi le doglie più valide e frequenti, 
sicché alle ore 12. 1]2 pomeridiane, ampiamente apertisi gli 
orifici uterini, ruppesi spontaneamente il sacco amniotico , esci 
una quantità straordinaria di acque, ed insieme ad esse venne 
trascinato in basso un' ansa di cordone ombelicale, e un brac- 
cio del feto ; visitata , trovossi che in luogo della testa , che 
qualche ora prima sentivasi libera allo stretto superiore, ave- 
vasi invece presentata la spalla sinistra in posizione sinistra. 
Allora non si. pose tempo frammezzp, e comechè manifeste inan- 
tenevansi le pulsazioni del cordone ombelicale, si passò subito 
alla estrazione del feto previo il rivolgimento. Questi atti ope- 
ratorii non presentarono difficoltà, e si estrasse un bambino 
«aaschio, vivo, leggiermente asfitico, ottimestre. Facile e pronto 
fu il secondamento. La madre, donna piena di pregiadizii e di 
timori, sentendosi bene in salute, volle recarsi al proprio do- 
micilio il giorno 9 aprile 1863. 

IV. Occipite, !.• Posizione. — Procidenza del cordone om- 
belicale, del braccio sinistro, e del piede destro. — Leggiera 
viziatura pelvica» '( Diametro retto dell* apertura superiore 
poli. 3> 4. 0»090 ). — Rivolgimento. — Bambino vivo, sano, 
di sesso mascolino. — Puerperio morboso per metrite e mi- 
liare. — Cruarigione. 

Alle ore 5 pomeridiane dol giorno 8 settembre, veniva tra- 
dotta a questo Ospizio da un villaggio poche miglia discosto 
da Milano, la ricoverata. N.<> 378; donna d'anni 34, gravida 
per la terza volta, giunta a termine di gestazione, in travaglio 
di parto da otto ore. Visitata, si trova il fondo dell'utero otto 
dita sopra i' ombelico, i battiti cardiaci fetali marcati a. mini- 
stra in basso , procidenza nella vagina di anse di cordone om- 
belicale tuttora pulsante, del braccio sinistro , del piede destro 
del feto , coperte dalle membrane intiere in basso e flacide , 



329 

sebbene la dolina dicesse di aver perduto acque essendosi il 
sacco amniotico rotto in alto gualcire ora prima, orificio ampia^ 
mente aperto , pelvi leggiermente ristretta all' apertura supe- 
riore misurando pollici 3^ 4 «» 0ai,090 nel diametro retto su- 
periore, testa fetale che si presenta per T occipite in i.* posi- 
sione, tuttora libera all' apertura superiore. 

In vista del sovraesposto e della pericolante vita del feto, si 
passa subito al rivolgimento ed estrazione di esso e si ha la 
compiacenza di portare all' esterno un bambino sano , vivo ^ di 
sesso mascolino, leggiermente asfitico, che fu prontamente ria- 
vuto. 

Il secondamento fu facile e pronto. La donna nel puerperio 
fu molestata da metrite con susseguente miliare ,- ma dietro 
r applicazione di alcune sanguisughe , di cataplasmi , nonché 
r uso interno di infusioni di ipecaqnana , e leggieri purgativi , 
potè lasciare 1' Ospizio perfettamente ristabilita il giorno 27 
settembre. 

V. Faccia. 2." Posizione f fronto-iliaca destra /, — Ri- 
strettezza e resi9tenza del canal vaginale. — Tentativo ina- 
ne di riduzione dell' occipite, — Rioolgimento, — Bambino 
vivo, di sesso mascolino, bene svHuppato , leggiermente asfl- 
tico, riavutOy nonimestre. — Puerperio morboso per metrite e 
miliare. — Guarigione. 

La ricoverata N.^ 181 , che entrava in questo Ospizio il 
giorno 26 aprile , è donna d' anni 22 , gravida per la prima 
volta, di aspetto sano e robusto, che non soffn in sua vita al- 
tre malattie che due artritidi, molto prima dell' attuale gravi- 
danza , e che non le lasciarono conseguenze. La sua mestrua- 
zione, dal di che primamente le comparve all'età di 16 anni, 
si mantenne sempre regolare nella quantità e periodicità fino 
al luglio 1862, epoca in cui fu visitata per 1' ultima volta dal 
flusso mensile; nel dicembre successivo avverti i moti attivi 
del Idìo, i cui battiti ora riievansi a sinistra sotto ì* ombdico ; 
il foado. dell* utero è nove dita sofora. 1' oDcib^ieo , il canal va- 
ginale straordinariamente ristretto e resistente, aperti alcun 
poco li orific» tanto da poter introdurre nella cavità del collo 
r apice del dite esploratore; distinte è il ballottamente, e sen- 



330 

tesi che si presenta ana parte irregolare, che si giudica estsero 
assai probabilmente la faccia. Il giorno li maggio verso le ore 
9 pomeridiane, si destano le doglie del parto, che r^^lari oob« 
tinuarono per tetta la notte, e pel di successivo sino al toooo 
pomerid.'del 12: nel frattempo si era visitata ad intM*valli onde 
rilevare il progressivo^ dilatarsi ddla bocca dell* utero , il ten- 
dersi delle membrane sotto il dolore, la rieognisiene ddla parte 
presentata die dra ia focaia in pasiffione seconda ( fronto-iliaca 
destra ). 

Air ora poc'ansi aoeennata, il Protesore^Direttore, snssisten-^ 
do tuttora la integrità della borsa delle acque, essendo ampia-» 
mente dilatato l*orifteo «terino, calcolata la resistensa e ristret- 
tezza del oanal vaginale, e per conseguenza se non la assoluta 
impossibilità, éerto la grave difficolti • che con tale presenta» 
zione potesse effettuarsi il parto spontaneamente e a feto vivo, 
si decise di tentare la vidusione dell' occipite. Introdotta la 
mano sinistra, dopo collocata la donna in opportuna posizione, 
tentò la riduzione della presentazione della faccia in quella 
dell' occipite, il che gli fti impossibile, essendosi nella manovra 
rotto il sacco amniotico e da sopraggiunta contrazione uterina 
spinta più in basso la faccia. Allora siccome la vita del feto 
pericolava , essendosi rallentati i battiti cardiaci fetali , pensò 
ricorrere al rivolgimento. Fatta quindi maggiormente avanzare 
nella cavità uterina la mano, che già aveva introdotto, aflterrò 
il piede sinistro, e con opportune manovre lo portò alla vulva 
focendo eseguire al restante del serpo del feto la versione : 
r estrazione quindi deli' altro piede e del corpo fetale e deUa 
testa fu discretamente facile, salvo la resistenza ohe il tronco, 
Upecialmente nel diametro biaoromiale e poscia il capo fetale 
incontrarono, nel!' attraversare il canal vaginale ristretto e re« 
i^stente. 

il bambino estratto era un maschio, sano, bene svilu^ato, 
leggiennente asfitico, ma che dietro opportune prartàebe pronta^ 
mente si riebbe. Pochi minuti dopo esci la placènta , noA àvà- 
seguita da emorra^. Il piurperio di questa glovaiii* fù^ dKstiir^ 
bato da Buetrite oon mMiare: la prima, sviluppatesi in 5.'^|fiót« 
nata di puerperio Ai vinta in po«hi giorni «on sedici ^og«d^ 
sughe afl^lidate in due riprese agli inguini; qualdle cktmfkwth 



331 

di lintéSMi y infti&o di ipecaqaAna , tamarindi ed emulsioni : la 
miliare comparsa al cessare della metrite, riapparve replicata- 
Bunte, ma mantenendosi di indole mite né mai aggravando lo 
stato della puerpera » la quale pienamente ristabilita in salute 
veniva dimessa, dietro suo desiderio, il giorno 3 giugno, 

Del rivolgimento per ristrettezza pelvica diseorrerò altrove , 
e preferisco il trattare dettagliatamente dei due casi, in cui si 
praticò questa operazione per emorr agiti da placenta previa. 

VI. Occipite. 1." Posizione. ^~ Emorragia cerviah-placen- 
tale. — Tampone, -^ RivolgimentQ' — Banibino settiitieetre , 
vivo, gravemente asfitieo* — Puerp^ria morbosQ per mstrite* 
— Guarigione* 

Alle ore 8. 1|4 antimeridiano -del giorno 6 maggio veniva 
trasportata a questo stabUìmanto una donna (204) gravida, af* 
fetta da metrorragia. Posta subito a letto, interrogata e visi^ 
tata, si rilevò quanto segue: ha 29 anni, è gravida per la S.'* 
volta, gli altri due parl^ furono naturali e facili, né ebbe con- 
seguenze nei puerperii : vide 1* ultima mestruazione in settem- 
bre , ed in principio di febbr^Jo avvertì i moti attivi del feto. 
Percorse regolarmente questa gravidanza fino al giorno 5 ms^- 
gio in eui cominciò a perdere un pò di sangue dai genitali , 
perdita che andò aumentando verso sera, accompagnata a qual- 
che leggiera contrazione uterina, Sopraohiamati una levatrice 
ed un chirurgo, questi le. applicò subito un tampone di filaccia 
e tela , ma ad onta di ciò continuò piuttosto abbondante V e« 
morragia per tutta la notte, insieme a dolori da contrazioni 
uterine,, per cui al mattino susseguente lo stesso chirurgo ia 
consigliò a domandare ricovero in questo Ospizio, La donsia 
appare sofferente, pallida in volto, con polsi- piccoli, fifiionomia 
Abbattuta, ventre un po' metepri«zato, il fondo dell* ut^po arriva 
6 dita- sopra V ombaco , e sotto i dolori si sente indurirsi il 
globo uterino, i battiti eardiaci fetali distinti a sinistra in basso, 
gli orifici uterini aperti oltre un pollice , assottigliato il> sei^ 
mento inlbriore dell* utero, » traverso i^AÒsto e g^- oHfici si 
eenite una massa molle, spugnosa , oostituita dalla placenta in^ 
serita in basso sul collo, e centralmente; inoltre traverso il «dg-* 
meato inlM«re in alte ed anterkariiieiite , pare- d^^f»èiUii^# V e« 



332 

«tremità cefalica del feto, piceola e ballottabild f. coiitinfia 1' e^ 
morragia. Giudicasi la donna gravida nel 7.^ mése, affetta da 
metrorragia per placenta previa, nel primo stadia *del parto, 
e quindi conTeniente ricorrere subito di nuovo allo zafiò di 
' tela e stoppa, imbemito nella mucila^gine di semi di lino, as- 
sicurato con fasciatura a T; nel frattempo dare alla donna una 
bevanda eccitante, poWerì di segale cornuta Aella dose di cen- 
tig. trenta <;iascuna, aspettando così che meglio si preparasse 
la bocca uterina all' estrazione del feto, non vedendosi possibi- 
lità pel momento di ricorVere ad atto operativo* 
' Visitata di bel nuovo alle undici j si trova che 1^ donna ha 
"perduto pochissima quantità di sangue da quando le Venne 
applicato per la seconda volta il tampone circa un* ora prima ; 
che aveva preso tre polveri di segale cornuta, come le era 
stato prescritto ; che V orificio uterino era più dilatato e dilata- 
bile, quindi necessario per la donna e' possibile il passare allo 
svuotamento dell' utero. 

Lasciata la donna supina in letto, limitandoci a far passare 
un lenzuolo piegato a varii doppii sotto le natiche, onde solle- 
varla di alcun poco dal piano del letto, si passò alla estrazione 
del feto, previo il rivolgimento, essendoché il feto si presentava 
per l'occipite. 1." Posizione. Brevissimo fti l'atto operativo per 
l'estrazione del baikibino e della placenta, che si trovava cen- 
trale alla bocca uterina. Esci qualche grumo e sangue sciolto 
alla prima introduzione della mano e durante la celerissima 
operazione; nel frattempo la donna fu presa da leggier deliquio. 
Svuotato lentamente 1' utero nell' atto che con fregagioni ester- 
ne si eccitavano le contrazioni di esso, non si ebbe più perdita 
di sangue, perchè la matrice dietro qualche frizione continuata 
sul suo globo e l'applicazione di ghiaccio, tu contrasse; facendosi 
contemporaneamente per alcuni minuti la compressione dell'aorta 
addominale; alla donna si propinò una quarta polvere segalina, 
e 8i continuò colla mistura eccitante coadiuvata da qualche 
brodo. 

Il bambino estratto era di sesso feminino, di sviluppo sear- 
samènte settimestre, vivo, gravemente asfiticé e mori f»»co 
dopò. 

Una leggiera metrite , vinta con 44 sanguisughe applicate 



335 

in due riprese e cataplasmi, disturbò il puerperio di questa 
douna, la quale però, pienamente ristabilita, ottenne licensa di 
partire dall'Ospizio il 17 maggio. 

VII» Oocipite. 1.* Posizione, — Emorragia cervico-placen- 
tale. — Rivolgimento, — Bambino maschio, nonimestre, vivo, 
a^fitico ed anemico, — Morte della madre e del figlio per 
anemia, — NecTQscopya^ 

Giungeva all'Ospizio alle ore nove pomeridiane del giorno 
30 luglio sopra di un carretto mal ripsurato, da un villaggio di- 
scosto da Milano oltre venti miglia , una donna in sopraparto, 
affetta da metrorragia , che compariva, ad intervalli , e che si 
sospettava da placenta previa. Venne registrata al N.^ 313 , e 
subito posta à letto e mutata di biancheria, essendo i suoi 
abiti tutti inzuppati di ss^ngue, cosi come lo era il carretto, ed 
il pagliericcio, su cui giaceva, quando venne condotta dal suo 
domicilio allo stabilimento. Ha 30 anni , è di corporatura ro- 
busta, sebbene ora presenti tutti i caratteri dell' anemia, è gra- 
vida per la 3.^ volta, a termine di gestazione pei segni razio* 
nali e sensibili : i battiti cardiaci fetali odonsi a sinistra in 
bassQ , deboli e frequentissimi : assottigUato il . segmento infe« 
riore dell' utero , aperto quasi ampiamente 1' orificio uterino : 
traverso questo in avanti ed a destra , si sentono per pìccolo 
spazio le membrane e la testa fetale, essendo il rimanente co- 
perto dalla placènta . aderente all' orificio ed al segmento infe- 
riore dell' utero : le contrazioni uterine agiscono con poca fo^^za, 
continua la emorragia , inoltre sanguina abbondantemente la 
ferita da salasso praticatole a domicilio , e che le si era slac- 
ciato in viaggio , per cui anche da questa via avea perduto e 
perdeva sangue, che fu tosto arrestato con opportuna fascia- 
tura. 

La donna , i cui . polsi erano frequenti e piccolissimi , rac- 
conta che verso i 7 ed i 15 di luglio avea avuto metrorragia 
ricorrente, che cessò subito col riposo; ma ripetutasi verso il 28 
con discreta abbondanza, cessava il 29 per riprendere la mattina 
del 30, per cui il medico del suo villaggio fattole un salasso ed 
essendole cessata l'emorragia, né riscontrandosi principio di tra- 
vaglio di parto, l'aveva consigliata a riparare nel nostro Ospi- 



S34 

si6, ove 9,ppeiiitL giunta, é Visto lo stato anatniante, il Profbssd- 
re-Direttore eredette urgente passare ftlìo svuotamento dell'utero 
mediante il rivolgimento ed estragone del fèto. Eseguiti proih- 
tamente questi atti operatori!, lasciando anche in questo caso 
la donna supina nel proprio letto , si estrasse il bambino ^ e 
quindi subito dopo la placenta» 

L'operazione riuscì speditissima» ad ónta che si fosse lasciato 
tempo air utero durante la estrazione del feto di contrarsi so- 
pra di esso : non ostante etò , finita V operazione » V utero ri- 
tardava a òontrarsi : si dà alla donna internamente una polvere 
di mòziO' grammo* di segale cornuta unita a liquore anodtuo ^ 
si praticano per tre volte injezioni nella cavità uterina con 
acqua ghiacciata ed acidnlata » si fanno fregagioni sul fondo 
deir utero, la compressione dell* aorta addominale, la quale vie-" 
He continuata per quasi un^ ora e metza ; st^ danno a brevi 
intervalli altre due polveri di segale, qualclie cuochiajo di brodo 
con vino, e di una mistura eccitante» 

L* utero , che si era contratto convenientemente dietro que- 
sto pronto ed attivo trattamento, non più si rilasciò , e puossi 
dire che dopo V atto operativo, durante il quale pure pochissi- 
ma fu la perdita sanguigna, non si ebbe più emorragia. La 
donna sembrò riaversi per qualche ora, ma verso le ore il po- 
meridiane cominciò a dibattersi pel letto, ad accusare sensazioni 
penose ali* epigastrio, quasi di sofibcamento , i polsi frequentis- 
simi , intermittenti , ambascia , inquietudine somma , pallofe 
massimo al volto, non avvi emorragia né interna, né esterna, 
V utero si mantiene contratto : ma la donna Ta aggravando- 
si , non ha deliquii, non svenimenti, ad un tratto si fa quieta» 
non parla più, e muore tre ore dopo l*operaziotìe, che si ese- 
guì venti minuti circa dopoché la donna erft entrata nelV 0* 
spizio (i). 

Eseguitane la autossia 33 ore circa dopo la morte, si trovò: 
Abito esterna. — Statura ordinaria, sóomparsa la rigidità cada» 



(ì) Mancando TOspizio di un apparecchio per la trasfusione 
del sangue, che attualmente possiede, iion fu possibile esperire 
questo mezzo curativo, come se ne aveva desiderio. 



33»! 

varie», corpo ben nudriio , pallore generale, ùipo. -^ Mea^fi 
olireixiodo pallide : anemica la soatania cerebrale, vasi della base 
vuoti di sangue. Torace. -^ Qualche antica aderenza pleuritica 
al lato destro del torace , polmoni normali , cuore flacido , 
scolorito , mancante di sangue. Addome, — « Fegato volumi- 
noso, pallido, tendente alla degenerazione adiposa, milza flacida, 
di volume normale, utero piuttosto contratto, orifici sani; 
nella sua cavità si trovano circa grammi sessanta di sangue 
rappreso ; vasi ' di questo viscere vuoti di sangue. — Gli altri 
visceri di questa cavità pallidissimi , e le arterie e le vene ca» 
pitevi, come quelle del capo, del tora^ce^ e degli arti, sprovviste di 
sangue. 

Il bambino estratto era vivo^ discretamente sviluppato, no- 
nlmestre , di sesso mascolino , anemico , in istato di grave 
asfissia, da cui si riebbe mediante opportune pratiche : ma sul- 
V albeggiare del mattino seguente si fece pallidissimo , i battiti 
cardiaci diventarono frequentissimi , ed alle ore 8. i;2 antime- 
ridiane del giorno 31 luglio moriva , e la necroscopia svelava 
anche in lui i segni di marcata anemia. 

Parti stromentati. 

Applicazioni di forcipe. — Avanti discorrere delle 
2^;>plicazioni di forcipe fatte in quest'anno, è bene il dire 
quale sia lo stromento adottato dalla Scuola, e quali le 
regole che ne governano il modo di applicazione. Il for- 
cipe adottata nella Scuola è a perno, e nella forma, nel 
modo di costruzione, nella dimensione è simile a quello 
usato del chiarissimo Professore Levati , che ne dà una 
dettagliata e minuziosa descrizione nel suo pregevole 
Manuale del parto meccanico od i^trumentale (pag. 23) 
per cui io mi credo di^fpensato da qualunque descrizione, 
bastandomi T averlo acoeni^ato. Riguardo poi al modo di 
applicazipoe , anchB in ciò la Scuola, segue qqaAto vien^ 
iAoegnato dall'egregio Pi!ofes3pre ticinese,, il qu^g,> parti-^ 
giano della scuola francese, vuole come questa clie. il fotr*. 
cipe debba applicarsi ai lati della testa fetale, sulle regioni 



336 

tèmporo-i'parietali, non ai Iati del bacino, come insegnano 
gli ostetrici di Gennanià. Non istà quindi a me il dimo- 
strare la utilità somma di questo modo di applicazione 
di fronte all'altro, e perchè a tale ufficio lo dimostrano 
destinato la forma del forceps, Tantica curvatura, la più 
facile riduzione della testa fetale nel senso della di lei 
massima compre3sib^ità, la presa più sicura e meno dan- 
Bosa al feto in confronto all'altro metodo» che presenta, 
è vero, una maggiore facilità di applicazione. Soggiungo 
però che in casi di morte constatata del feto, e nei quali 
all'applicazione del forcipe deve essere seguita la cranio- 
tomia^ nei quali casi il forceps non serve più come mezzo 
di riduzione della testa fetale, ma sibbene di presa e di 
estrazione della medesima , anche là Scuola ritenga tal- 
volta conveniente il metodo di introdurre il forcipe ai 
lati del bacino, come si avrà occasione di vedere nell'ar- 
ticolo sulle craniotomie. Sul modo di applicare le bran- 
che, sulla mano da scegliersi per l'introduzione di una o 
di altra branca, e quale delle due si debba applicare la 
prima, nonché sulla maniera di eseguire le trazioni, la 
scuola segue pure quanto è insegnato dal Prof. Levati. 
Premessi questi brevi cenni , che credetti indispensa- 
bili in un primo lavoro , che riguarda la clinica oste- 
trica dopoché venne affidata al Professore Lazzati, dirò 
come le dódici applicazioni di forcipe fatte a testa o li- 
bera, appena impegnata allo stretto superiore, vennero 
richieste da viziatura pelvica per ristrettezza in maggiore 
minore grado, tutte però comprese nelle ristrettezze di 
primo grado, complicate queste in taluni casi ad irrego- 
larità di contrazioni uterine, ad inclinazione bregmatica, 
a spossatezza della donna : in due casi il bacino era obli- 
quo-ovalare, ed in un caso fu necessaria l'applicazione 
del forceps sulla testa fetale dopo uscito il tronco del 
feto, che si era presentato per l'estremità pelvica con 
proci denza dei piedi. 



337 

Noioso d poco interessante riescirebbe un dettagliato 
racconto di tutte le applicazioni del forceps fatte allo 
strétto superiore , quindi mi limiterò a dare soltanto un 
breve cenno di ciascuna, accennando più dettagliatamente 
quelle che o per la loro rarità o per qualche cosa di 
straordinario o di istruttivo presentato o prima o durante 
Tatto operatorio, meriteranno una speciale descrizione. 



!.. Occipite. Prima j^sizione* — Riitrettezza pelvica* --^ Far- 
cep$. — Bambino morto. — P^erperia regolare. 

La ricoverata N. 2 entrò in travaglio di parto il 2 gennajo; 
d'anni 29, gravida per la quinta volta, sostenne già due rivol- 
gimenti per cattiva preseniasieno del £eta. A casa cinque ten- 
tativi frustranei di applicaiione di forceps; le ^acque erano co* 
late già da 14 ore, quando riparò neirOs^iyio, e da 22 ore du- 
ravano i dolori. — Viziatura pelvica..-^ Il feto ti presentava 
per l'occipite in prima posizione, e ne Biancavano i battiti car- 
diaci fetali fino dall' ingresso della donna in questa clinica : la 
partoriente ara spossata e stanca , . le . contrazioni irregolari e 
poco efficaci. -^ Si estrae un bambino morto , di sesso femmi- 
nino» discretamente sviluppato. — La donna passa puerperio 
normale, e abbandona l'Os^zio il 10 gennajo. 

Peso della bambina grammi 2842. 
Lunghezza totale . . ,« . . •; • . poli. 18 <=» 0,485 

9.6 — 0,257 
5.1 -P 0,137 
4.3 -P 0,115 
3,9 — 0,101 
3Jt.-=^ 0,086 

3.7 .^ 0,097 
3.1 «. 0,083 
44 -f- 0,108 



Lunghezza della metà superiore. 

Diametro occipito-meptoniero , 

Detto occipite-frontale • * 

Detto cervico-bregmatico 

Detto bi-parìet^le • , . • 

Detto facciale . , , . . 

Detto bi-temporale ; . . 

Detto bi-acromiale .. -^ . . • 



II. Occipite, Prima pOiizUmo* -^ Leggiera riHrettezza pel- 
vica. — Scolo anticipato delle acque, y- l^egolarità delle con'* 
trazioni Mkterine e re&iètenza.4ella bocca éeU'uiero da pletora. — 
Salasso, bagno, forcepe. -^ Bambina wta. «^ Metrite, metror- 

Annali. Voi. CLXXXIX. 22 



338 

rogltta conéècwtéoa da pveeota placenta iuctentériata, «-* Gua- 



» ' I I 



[ 



ìaxwfi di gestatione,, <U p(i9tLtuaUQii&. san» 8 robusta; U aoqge £p«^ 
laroQo spontanea^nejitQ U 4 genj:iajo alle ^rq 4 pomeridiaoi^ , e 
Venne operata atle 9 flntimeridiane del 7.geankjo, cioè ore 62 
dopo la rottura della T}orsa e * 41 dopo svegliatisi i dolori j in 
quei frattempo era stata posta in bagno, e praticatole nn- sa- 
lasso dal braccio per vincere lo stato di pletora generale e la 
resistenza de^H orifici! titerifit. Leggiera ìsrat Ìb. viziatura pel- 
vica, ma le contràsioni irregolari e poco valide. Il feto si pre- 
sentava 'in ' prima posizione' dell* oòcipite. ^ Bambina estratta 
àBsai sviluppata, viva, sana. • ; 

- La bambitia péìsava grammi 099S. ' 

Lunghézza tiJtafe . . •.';'..;.. pcflh Ì9.6 «= Ò;S33 
Lunghezza (klla ttietà 'superiore . . . .' i ib.O =^ 0,270 
Watoetro oécì>fith-ìùeKtow^fo \ . : : n^ ' 5:3 *= 0.142 
Dettò ècbipit««««M;a^« ..... ^ 4:6 =^0,122 
• Déttb cefVtoò-bt'efcftiWilcd . . : . > "S.O' ^ 0,101 
Detto bì-parìetàfle . -. '. v . . . » ' S.l":^ 0,090 
Détto bi-teml)ol*aflè . . : . '. . '"» ^ 3Ì2^' ^' 'OjOS* 
Dotto fecòlafc ;•' .'K . . ... \ -3) ^.& ^ 9fi93: 
Detto bi-acromiale . 1 .- . f . . ' » 4.3 ^'^,115 
La donna ebbe in puerperio una mett*ite , die venne vinta 
con un ftalaséo , "20 sanguisughe-, spalmature mòrcùrfalf con 
estratto di bèlladt^nna. Aggiungasi che in' seconda giornata di 
puerperio ad un tratto fu sorpre^ dk metrorragìa ', die si ri- 
petè ad" intétvall! , ed esplorata, si tlp'ovd nella carità uterina 
adeso ' aA fondo un corpicciuolo^ che eartralttb hiediaiite apposita 
pinzetta 'curva, tìi trovò «essere come una pidcola placenta suc- 
cehterirfta. *-i* Patti dall'Ospizio guarita il 29 gennajo. 

Ili. Octipiie, 4Vtwa posizione: -^ Le^fei^a rùtiH^ttezTà pel- 
vica* — Contrazioni uterine irregolari. — Forceps. — Feto 
itpopUtiéo , ohm muore pòchi ièUmti thpa 4a' mKcif a. ^ ^-^ Afe- 
tri$e4 *^ 'Gttìain^iaf^a.iX - - » ' 

-La <i*MDf#itatta N. ;4SB <iM2) nèn^ «bW iparti antaòodewti , è 
tana» robutts/tià ^ aMU. I «4oioi4 at de^lano^ aUd oà 7 aati- 



368 

meridiane del giorno fi gpiiii9Ja« e vorso il n^MOfionift» M si 
rompf 11 sacco avim^fj^^i .^vyi ri#i;(4($e9z« INlyi^ jài iluriìoM 
grM^^ le c«o^*4ziQAÌ j»tti^rfui#, irf«91>l»rÀ|.^ j41#.:0né Vf""»" 
del 9 si ricorrt al focci^, «..si a^a^.,uq:JÌMM|bì|ioiiriK^ifacrìfc. 
tamente svìl.upj^to» in k$t9^ 4i£r^Te iipepfes^4MnferA«*oiii9[| 
rinvieae^ ma poco, dopo jpiMrf^;; : ; . / . t . . 

Peso 4el l»ainl>iao gramoai 3^33* . 

LuAg^esai totano <,,««•...%• poJi U^ mmùièèS 

Metà «4periore * •: . ..;*.«.« >' « . .ft6i iidbi 11^7 

Diametro occvpit(|^nle^t^ajler9 • • • ♦ b 4.1ii* #«ì4(^i0S 

Detto occipito -frontale ..... » 4.3 a%;6^i5 

Detto cervico-bregmatKO . ..< ^ >. « dvM m& 0,104 
Detto, bì-pfirietale » 3jl y^mQ^OSIÙ 

Detto bi-tempor^le . .......... .» . Shiéi.fcnr A;8T9 

Detto facciale ....... . > t^,^ » • ^S --i^ifùJBì^Ò 

Detto bi-acfomia^e .......*> : w/ -ZAi ^m:ùii06 

Liberazione naturale, e prQnta,. U .ptv^rpemi f«. disturbai da 
metritOr ch^. necessitò, un salajsso., ed ima ap y li ya Bdone «di 4an- 
àsfighe^ Lascia la clinica. il.26i gennai- 



• I I 



IV, Oeicipite. Pritna posizione, — QUtifai fionfétmazionàifUl 
bofiÒM dtk pr0oedkiktn roé^hiMC' r- I>i#«fiflro sctar^HpnkiàOi. Bàli. 3 
*= 0^081. — Procidenza di cordone ombelicale puUcuiJfe^ tt^'^W- 
ceps, — Mcischio MfiticOy riavxito. — Puerperio normale^ 
. La ricoverata ^. 41$ (1862) è^gra.yida^p0r la^ae^Mila .udita: 
il parlo anteoe^enfc^ abbi^pc^ 4i fl^oaporsi oa|«^ci ^^qI meaaa di 
stromentì, cjie o^ sa 4ei|eriv^re^ e fi» sei^M^ to matrotcislild: 
ba 30 anni, ebjbf radutide o^r infascia, ò di piei^a etiUira, 
estremità inf^ieri contorte ^ ginoeclMa piegata da destra vèinw 
siniiitra, sp^^iialnientaj^ 4es|irOft. r^taUe. ri¥<ate afkl'efletsi», «eciimia 
vertebrale iQurva aeU^ swi porxioiie lombpkre y^e^ia ùniatracbat- 
cino inclinato da aiaistra ^er^ destra, osso innomiuftlo SihisAro 
più alto 4el 4e9tre QoUa oreata> iUftOft & coiatutilo^dol mai^ne 
delle foste; poco sviluppata le aU dai^ ìAei: ÙMsvi^tftra spaerà- 
lombare più profonda, appianata la parte «vfnrioBe del sae»o , 
la inferiore regolare colla f mia dal:. eaccAge vpltei.ifc sinistra: 
il tsocaBtere.^nìit««> più .alto sporgente .del.dasàro.: ^ branche 
orizeontali- 4al pube depresse , tuberosità ischiatiolw «pidcisiate. 



340 

CoU'esàioe interno si rileva raroo'-del pube ricetto, alquanto 
tntrcyPette le àviiià eotiloilieé, -j^fòmoIktòHo dcfl sacro iftclinafo a 
destra; dia^ii«o i^tte delVafiertlrHi è^pélfiofe ^ poli. 3 «» 0,tl8i. 
Si Sfagliano i iiMorl ^ek parto aHe ere ì anthtlerìdianè del 
giorno -^ g«iMiaj4v fliUe :8. ltQ-péinéi4dlàite^ si rompe spontahea- 
mente il sacco e si tocca la test» kl-^|»riMti posisio^è dén^occi- 
pite; nel frattempo erasi fatta! pfoèfdènle tkn'àhia di cordone 
(»isbelioale tuttora pulsante, e manifesti erano' 'i bàttiti cardiaci 
fetali. ÀUe 4 pomeridiane si applica il forcipe, e si èstrae uh 
baudbuia di' sesso mascolino, gravemente ttfefltico, che suf^lto'si 
ridiH>e. 

Il bambiao pesava grammi 2888« 

Lunghessa totale ..... 

Met& superiore.. . .. • .- • 

Diametro ' occipite-mentoniero' 

Detto ' occipito-frontale . 

ioervioo^-bfi^niatico 

bi^pàrÌ0taW . '• 

bi-temporalo *. ; 

facciale .... 

bi^cromlalfr . . . 



= 0,445 

r o;ì3o 

. 0,408 
« (J,090 
-0,084 
> 0,067 
^ 0,086 
.0,101 

Regolato jk il puerperio,' e la doiina vèntre dimessa il giorno 
20 gennajo. 



Detto 
Detto 
Detto 
Detto 
Dotto 



poH. 46.6 
8.6 
4.8 
4 

8.4 
S 

2f.& 
3.2 
3.9' 



i 
» 

» 



» 



V. Oeeipite.' Prima pùèiziane.'^ RietrBtttita peli)ieci da 
rachitide. -* Diametro rétt& superiore p&iì. ÒA ^•'O^OSS:! — 
Fàreepe. — Bamh%7io vi^o. — Puerperio réfgi>lare, 

Bicovorata Né 499 ( 4862 ), d^na già aflbtta da raobitidè 
n^a ittfttnsia, d'anni 94, primipara. — Ristrèttezsa antèro-po^ 
steriore dal bacino, che misura poli. 3, Uneé 4 «* 0^083 «lel dia- 
metro retto superiore. «^ Travàglio incominciato aHe ore ^ iant 
del 17 gennajo: la borsa si rompe otto ore do^^o; il feto si 
presentava in prima positicne deH* occipite. Venne ot^raia alle 
ore 9. 4^2 pomeridiane dei 'giorno' ttUM^^ e si estrasse un bara* 
bino^ bene sviluppato. 

U bambino pesava gramibi •^3888. ^ ^ 
Lunghezza totale . . ; . ; ; '. ^ '/ póH. 49 «« 0,542 
Moti superiore . . v . ... . :. v '. 9«40'«« 0,266 





341 


poli. 


4.10 -* 0,131 
4.5 ^ O^lld 
3.9 ^ 0.101 


^ • 


3 • ** 0,081 
3.10 •*. 0,076 
3.6 ^ 0,095 

4 -1-0,108 



DUmetro Occipito-iHdntoniefò »... 
Detto occìpito-frontale * . « » « 
Detto '. èervico-bregraaticp * . * . 
Detto • 6i-par letale • * . % % . 
•• Detto ' bi-tenporale *.,... 
Detto ' facciale 4 ...... » . • 

Detto ^i-acromiale . . * . . . * 
' I) puel^rio decorse normalsiente , e la donna partì in nona 
-giornata. 

Vr. Ooeipité. S&éónda petizione {ejtr^icthitiaiùa déHpa). -^ teg" 
giera ristrettezza pelvica d» rachitide. -^^ DiMi4ti^o rétt^ mi^ 
periore poli. 3,4 =» 0^090. — • Depressione delle pareti cotiloi^ 
tfee. — « Proeidenta* 4\ èx>rdone^ ònih^Uóaté: J^ SUrU^a ditate^ 
biotte della bóccu deUSitt^os *-» Merté del feto, ^^ Fòrceps, -• 
-Feto maschio , di9^ret«9kent€ HHluppato, -^ ìfytrite ed ente" 
rite follicolare. — Sul finire del puerperio trasportata alto 
spedale, dm d&vé -Mértì 'pumriteu ' 

Ricoverata N.* 9M (1862), gfracilé, rachitica, d*anni 34, primi- 
^ra*'-^ Diametro rotto delPupertara superiore poli. 3^4^^0,090^ 
leggiera introflessione dette pareti cotitoidee. Era a termine di 
gestanone quando il 17 marzo 1803 alle ore 11 pomeridiane 
avvertì i dolori del parto, che leggieri si mantennero per tutta 
la notte e il di tfuoceeeivo, finché allo 6 pomeridiane del 18 
ruppesi spohtaneaiiiiente il sacco amniotico , e collo scolo delle 
acque scesero due anse di éordpne omlbeticale. Visitata, e! Hlevft 
che Torificio uterino era apèrto meno di due pollici, a contorno 
assai resi^tfefttb, la testa del feto si presentava in seconda po~ 
sizioÀe dell'occìpite, poco manifesti ì- battiti cardiaci fetali ; rafe 
e poco espulsive le contrazioni uterine ^ che tali si mantennero 
per iutta la notte successiva. Al mattino del 19 le si pràtica 
nft' piccolo salasso a domare lo stato generale, pletorico ' della 
donila y ed alle 4 pomeridiane trovandosi una maggiore dflata" 
%Ì0A& e dilatabilità dell'orificio, e nessun avansamentò della -parte 
presentata, 'si passa ali* estrazione , mediante il forcipe ^ di un 
bambino maschio , morto, discretamente sviluppato* 

Il bambino pesava gramiài MM* 
Lunghezza totale * poli* 18.6 **• 0,498 



Meli superiore poli. 9.6 =^ 0^S7 

DiKmeiro oteipiio-tnentoniero .... » 4.7 *» 0,129 

Detto oòcipito-frontale » 4.i «»= 0,iiO 

Detto cét^ìco-bregmatico .... » 3.4 «» 0,090 

Detto bi-parietale » 3.1 «-^ 0,063 

Betto bi-temporale ....... » t.8 >«* Qg072 

Detto faciale » 3 = 0,081 

Petto bi-dorolniale. ...... » 4il »« 0^113 

Una leggiera metrite, che Tenne vinta con qualche sangui^ 

sugio, e in appresso una enterite fc^lìcolare disturbarono il puer- 

aperto di questa doilte» H i^uafo tctee fin imréì trasportata allo 

Spedale Magg»ere> éoxkdfii «Gd g«arka. 



VII. . OcaifUe, iVtma 'p§éi$ion0* -v-. Legffiera rUtrettezza p^-^ 
«ica. ^ JHamett» Vefii» ««pi^ore jiol^ 3,3 <«• 0,088. -^ Fo^'oepJL 
^ Bdmòiii^ ajii^UttoP rtavi^e^ «^ Metr^perit^a^t» grave* -^ 

Ricoverata N. 92. — Gravida per la prtea volta, d^anai 25,. 
i;rao9e e ruebitica» eàra giunta aliai ànt àéi nono vieee di gè- 
aUrtìone, quando si diehiarè travag!{i> di fiarte. II dianaetro au^ 
tero*posteriore defì^apertiira supapìore aikuravfi polL 3^ »- 0^088.. 
Freìseintavasi V ooc^pite^ in |Mnma ponzìoiie* Le doglie ooAiinua* 
vano ésL 34 ore y di cui 24 dopo Io scolo delìb ao^oe» quando 
Tenft0 eseguita restraxioae del f^ mediaiiie il IbroepH. Si eatrosse 
un bamUno di sesso matoolino , benei svilapfato » kggiw'aiMaatft 
apopìetico, che subito si riebbe perfetlainente*. 

Pesa del bambino granami 3111. 



Lunghezaa totale .... 






. . poH. 18.10 ^ 0,507 


Metà superiore i* . . . . 






. . » 9.6 -» 0^258 


Diametro oecipito^mentoniero 






. . > 5.4 _ 0,144 


Detto oco^ito-froiitale . 






» 4.9 ^ 0,128 


Detto bì-parietale . . 






. , » 3.3. — 0,088 


Detto oervico-bregmfttieo . 






» ae « 0,095 


Detto bi^emporale • • 






j» 2.8 = 0,072 


Detto facciale . • r . . 


« 




» 3,1 — 0,083 


Detto bi^aoromiale- ♦ ♦ . 


t 1 




. » 4.2 — 0,113 



Il puerperio di questa d^pruM Al re^Hestato da gru^e metro- 
p0rifofUie ^ che $v»luppajtasi in seconda giornata di puerperio^ 



343 

necessitò, per asaere vinta , di tre salassi generali , deMa appli- 
castane dì ^ sAagahagìm , «U quattro irescicanti ^ di infuùoni 
di ipecaquaii^ di pillole di caleat#lano .e iosetamo. Partiva dal- 
rOspÀtào guarita iK26 maggio^ sedie» fiirni depe Toperaziohe, 

. YIIIp OccipUe. Se^ùmU j^mstiape^ -^ Xx^ii^re pi$ér^tinsa 
pelvica, — Diametro retto superiore poU, 3>% «^ Q^tìM^--^ In» 
regolarità delle- fié^raaiod^i wée^ina. -» 9a§yuf. -^ Fo^^eptL — 
BomhinKk v^no. -* P\*erti^xi9 4>^o\€^re^ r^ Allattf^m^^o. ^ 

Riopverat» N, 39^ d'aam 30« sa^a q j^mà^ gravida pep 
la seconda veita, ay^nAi? la^ j^i«)# ^«4|a^ j^toritQ^ 4a sé a stéftt^ 
un bambino otti^sestre, Ora trove^i a %3KflWd.4igAliiMuont:.la 
distansa 4M promentario saerale all^ pfkrte «al'arisre d^a 9àm* 
fisi pubica^ fatt^ la dedu^ìQna di iei lin^e^ à4i polU 3^ *=« (k/SìSì^ 
e di ppllici 6 e Iblee, 3.»» 0^60 è la. poajvgata.. esterna bùsiì- 
r^ta ^l p«|lvÌB|e|ro di Q^j^elooqne. II. 3 ^totirei aUe ore 2 po« 
meridiane si destano l^gg^r/i df^glloy e. lA^ve ore^.dopo ei. rompe 
8pontaneamente.il sac(^ ^iQnioticp:..per tutto il 4 le contra* 
zioni furQQi» ^'evi, 4[K)ea espujtsive, 4e|ipr%ta da l^ngbi intervalli 
di calma, sebbene It veKiif^ fatto tPXi bag9^ generale» Verso la 
mattina del 5 ereseone le deglie, in fre(ii|«A^ ^ intensità, che 
tali perdurarono per tutto -.quel giorno, Anq\iè. alle ore 5 pom. 
del giorno st^so vedendosi cba la tacita tuttora trova vasi alla 
apertura ^p^iriore in seconda posizione d^ll'occipitoi si passò alla 
estra^ope del fete mediante il forceps; Il bambino era vivo, 
sano, bene sviluppato. 

Peso del bambino grammi 3194^ . . 

Lungbe^ssa toltale r . . « poli 18.3 ^ 0,492 

Metà superiore » 9.3 == 0.250 

Diametro occipito-mentoniQro , , , . m 4*4 »• 0,117 
Detlo eocipito-flrontale ...... » 4,4 » 0,117 

Detto cervico*bregmatico .... » 3.8 =»• 0^099 

Detto bi-parietale » 3.1 « 0,083 

Detto bi-temporale » 3 -» 0,081 

.Detto facciale n 3.1 =» 0,083 

Detto bi-acromiale « 4.2 =» 0,112 

La dannar percorse regolare il ^puerpecio^t ik ^\ ^^ ottohan^ , 
fa^si nutrisse del proprio .bainb^no , passavst . fra le baii^ .di 
questo Luogo Pio, 



344 

IX. Occipite. SccQnàu po^iziéns, •— Leggiera riiirettetza pei-- 
vica. -* Diametro reUa $Uper%are peli. 3y3 •* OjMS. — Irre- 
golarità di eontrationi. -^ Aoque piane. ^^ Rottura artiftcicUe 
delle tnemWan». -^ Bagno, ^^ Saìoèio^ — Foreopo» -^ Maschio 
9Ìvo, apopUtico, che non respirò. — Piaga gangrenosa al pu- 
dendo, nUUare, fiebUé. ^^ QìUittrw ootUmttìu dopo trasportata 
oHo Spedale ove guari. 

Ricovenita N. 98S — d'anni 2?, disoretamentè tiana e ròba- 
kta, printpara. — Goigugata ««terna poli. 6,2 «-(M, 1^7, obli- 
q«q destro estornamento poli.. 8^10 '^ On>y236j obliquo sttiistro 
poli. 9^2 — 0,S48. Ooi^ agata interna poli 3,3 -* D,088. La sera 
del ÌB ottobre av^èPte t primi dolori del parto, che si fanno 
maggiori la mattina del di successivo , ed alle om due pomeri- 
diane a quasi eomj^eta dilatasione della booea Uterina, essendo 
le membrane assai roaistenti, non formandosi la borsa (acque 
piane), la testa Ibtale assai alta, si passa alla rottura artificiale 
delle membrane , dando òosi esito a molto idramnios^ Alle ore 
8. ifS pomeridiane presentando la donna sintomi di pletora ute- 
rina, si fa un salasso di grammi 36#, cui nella giornata si era 
fatto precedere un bagno. La mattina <éel i5, ad ónta di cour 
trazioni energiche perdurate tutta la notte, si trovava la testa 
appena impegnata allo stretto superiore, oòlava meeonio, la donna 
era stanca e spossata, i battiti cardiaci fetali fVeqnentissimi, la 
testa del feto ricoperta da tumore si presentava in seconda 
posizione dejr occipite. Si passa mediante il fòrcipe alla estra- 
zione di un bambino maschio, vivo^ discretamente sviluppato, il 
cui cuore tuttora pulsava, ma che, per quanto si facesse, non 
potè riaversi e respirare , cessando pochi minuti dopo anche il 
battito cardiaco. ' 

Peso del bambino grammi 3000. 

Lunghezza totale poH. 19.1 «• 0,501 

Metà superiore » 9.8 ^ 0,263 

Diametro occipite-mentoniero . . ^ . )» 5.6 «* '0,149 

Detto occipito-frontale » 4.7 ** 0,126 

Detto cervico-bregmatico . . . .• ir 8.7 -• 0,097 

Detto bi-parietale » 3.2 -^ 0;()86 

Detto bi-tentporale » a.l *« 0,683 

Detto facciale i» . 3.2 «* 0,066 

Detto bi-acromiale » 4.6 -» 0,122 



345 

Questo puerpera venne disturbata da piaga gangrenosa al 
pudendo , cui &i jkggiuiisaro la miliare con replicate orazioni , 
un dolore novral^co al foro ovale destro, e finalmente una fle- 
bite dell'arto inferiore sinistro. Guarita doHa piaga al pndenéo 
e della nevralgia, tuttora ^rsint^nti la miliare • la flebite, ve- 
niva trasferita allo ;Spedale Maggiore il giorno iO novem- 
bre 1863. 

X. Ricoverata N. 366»--* Bi «questa operaaione daremo una 
minuta descrizione , giapdiè fu daio dìagaodicare la esistenza 
di p<dvi oblìquo-ovalare. 

Occipite^ Seconda pinUiane. — RiMitettéztUpelviaa»^*, Pelvi 

ohliqìuO'Ovalmitei — TeH^ arre$tsta Mq stretto euperiore* — 

JForeipe. «— Bambino^ maec^io, bene ewiiuppatQ, metto. «— Puer- 

perio marhoèo per meirite e rammoUÀmento delle sinfiei. — 

(ruarigiene. 

La ricoverata N. 366 è giovane d'anni 19, d'aspetto sano e 
robusto, gravida |^ la pritna Tolta, fu sempre regolarmente 
mestruata, non sofferse giammai malattie; decorse la presente 
gravidaa^a esente da qualunque aoòidanie* Il giorno M ottobre, 
essendo giunta a tenBume di geetatiotte, iwrso le ore 10 pome- 
ridiane cominciarono, delle leggiere degHe 4i plKrto, le quali eon* 
tinuarono tutta la notte, finché alle ore 6 «aiimeridiane del di 
successivo si ruppe spontaneamente il sacco amniotico con una 
dilataaione degli orificii di circa un pollice» Siccome si sospettò 
dal Pri^ossore della cattiva conformazione pel^cn descritta dal 
Naegele, v^ine sottO|>osta ad accurato esame, e si trovò quanto 
segue; la coi^jugata esterna misurava polL 6,3 «* 6,168, l'obli- 
quo destro poli. 8,2 — 0,218, il sinistro poU. 9,2 «» 0,245 , e 
prese le misure che lo stasso Autore dà come eriterU a giudicare 
di pelvi obiiquo-ovalare, si ebbe; 

I. Dalla tuberosità ischiatica sinistra alla «pina iliaca poste- 
riore superiora opposta polL 6.3 ^a» 0,142. 

II. Dalla, tuberosità ischiatica destra aHa spina iliaca poste- 
riore superiore opposta poli. 6..6 <«» 6i,17&. 

III. Dalla spina iliaca anteriore superiore sinistra allSi spina 
iliaca posteriore superiore destra poli, 7.4 »« 0,108. 

IV. Dalla spina iliaca superiore anteriore destra alla spina 
posteriore superiore sinistra poli. 7.1 «■ 0,192* 



846 

V< Dalla spinsi iliaca aiiteri<»re Superiore slnifitra alla apofi&i 
spinosa dell'ultiiW Tertebra lombare poH. 5.40 •<ts:'0,158i 

YL Dalla^ spina iliaca a^nteriore saperiore dostra alla apofist 
s^iikosa deirultìma veft6l^ì»a lombare poli. 6.4a*0,i7i. 

Vii. DaUa parte iiife#«oii4 ctoUa sinfisi pub&oa alla spina iliaca 
posteriord supcriore sinistra, pdU. d«±>*0,l^ 

Vili. Dal detto punto alla spina iliaca posteriore superiore 
destra poli. 6.3 = 0,i69. 

La misuraaknie digitale interna darà poli. S^8 ^^ 0^099 per 
la difltansa tra ^la parte inferiore > 4ella sinfisi del pube e il 
promontorio del sacro senza deduzione, a poli. 3 •«*• 0,081 'mjsu- 
rara il diametro •bi<:i8abiatM0. Marcata era i'inoHnaziene pelvica, 
il fianco 4e0iro più espanso del einistro, rincedera della donna 
non perfettamente' regelare:- tirate dnn linee paricele in modo 
che runa passasse nel mézza del sacro, nella direrione- dall'alte 
al basso, Taltra pure nel mezzo della sinfisi pubica e neUa ate^ 
sa dkrezione, si trovata obe il pube era spostato vere» einistra, 
e che ira le due Hnee segnate enl muto passava "Una cHtotanza 
di circa un pollice e messe ^»>0,04i. Finalmente rintrodnckme di 
alcune dita nelle parti genitali e nel canal pelvico <foiostrava 
inaggiormente la esistenza di pelvi obiiqfne^ovalare, perchè rive^ 
lava l'atrofia ddln «età «Inistra del 'saero e sviluppo incompleto 
della corrispondente parte deirilea 

Presenta vs«i l'occipite in seconda posiiione, il che era favo* 
revole al tsaso nostro. f 

Per tutto il gi<Nrno 31 continuarono le dòglie, e mantenen- 
dosi pauttoste resistente il cello uterino, le si fdee un bagno gene- 
rale. Perdurarono anche la notte seguente, finché la* mattina 
del primo novembre^ essendo ampiamente aperto rorlUeio ute- 
rino, non avanzandosi la testa fetale arrestata alle stretto su- 
periore, la donna stanca e spossata, le contrazioni divenute ir- 
regolavi, si passò idi' applicazione del forcipe, e mediante ener- 
giche trazioni si riesca ad eetrarré il capo fbtale, cnf tennero 
dietro il tronco e le estremità. L*>estratto «ra -un ^aechio, assai 
sviluppato , nonimestre , morto. . Prontdi e na^tirat& In ^1 ^secon-* 
danieniOr • ^' 

Peso del bambino =« grammi -3450.- ' 

Lunghezza totale ^ . ptrtl. i9.9-^ 0,633 



48 *= 0,126 
3.3 -=«'0,088 
ae = 0,095 
8.i «» 0,088 
SA « 0,090 
5.d ^ 0,i40 



347 

Liuigh«zia 4ella' metà superiore .... » 10.8 «> 0,284 

Dtavietro. occipité-nieBtoiiiePo . . ^ . ... poli; 5.5 «*» 0,14& 

Détto oecipitoi^ontale 

Detto bi-^p«rietal0 ..«...• 

Détto eenpioe4>eegia»tko • . • . • 

Detto basilare v . « . 4 . • . 

Detto fàciiÈM • «'• •■• • •- 

Detto bi^acronulale ^ . • 

Nel puerperio ebbe questa donna una meirite, Tinta con re- 
plicati' sangttiaagi , e contemponuleMseiite e in seguito raiMuol-^ 
limento éeììe siafisi pubica e sBcm-iliaea destra^ per eoi risen- 
tiva vivissimi dolori in eorrispondensa a <|uei due. ponti alptà 
piceolo movimento : però lentamente mediante a^pposita isseia- 
tura contentiva scomparvero anche questi dolori, e il .2 dieenir 
bre lasciava l'Ospizio .perftttamenle guarita. 

* • • - • • • 

XI. Oetipite, Seconda ^airUme. «^ PbM ohliqu4hav€Uar&^ 
rUtretta. ^-^ Irtegolarità . di . travttgli» per pletora e 9us§eg%iefUe 
meirite» — » Sàlaesij bagni, , forcipe* ^^^ Bambina asfitioo^aipo- 
plùUca riavuta, — ìletro-peritùnite in puerperio. -^ Morte 
della donna in quinta giornata» . 

Altro caso di pelvi obliquo-ovalare , che vetuae constatato 
colla autossia ci offrì la ricoverata N. 245. 

Donna d'anni 25, di aspetto delicato e gracile, scrofolosa, 
primipura^ era a termine di gravidania, quando il 5 settetibre 
alle ore 1 antimeridiane fu presa dai dolori del parto. Le con- 
trasioni, leggiere ed irregolari, si mantennero per tutto quel 
giorno, neà quale le venne &tto un bagno generale. Alla mat<- 
tina del 6, essendovi tutti i- segni di pletora uterina, T utero 
continuamente contratto «sui ^oito (le acque erano colata alle 8 
antimeridiane del dì precedente), dilatato Torificio uterino circa 
un polUee, resistente, doro, e gonio, Ai pò di lebbre e ceMea, 
le venne fatto un salasso e ripetuto il bagno. Alle 4 pomeri- 
diane le venne praticato un secondo salasso, presentandosi gli 
stessi fenomeni della mattina^ Alla sera (9 pomeridiane) si trovò 
assottigliato e rammollito H segmento inflariore dell' utero , più 
aperti ^i orifieii e più cedévoli , na la testa tnttera lìbera allo 
stretto superiore in seconda posisionè dell'occipite^ b'ie.eotttra* 



348 

zioni irregoUri , per cui si eseguVun terfto salàdsd ed ud téria 
bagno generale^: Finalmente, vista la psrioHéhtÌB di nnò^»*Vdrso 
-le ore li pomeridiane, essendo amjpiftmette-? Aperto rdrìticio, 
tatlora resistenti il canal vaginale e le paHi'Mtèrne, là tèsta 
sempre allo' stretto superiore, e formatosi ^ rimarchevble tu- 
more sulla parte presentata, i battiti cardiaci fttaK perdurahdo 
a-ilestra ita, basso, l'utero dolente sotto la préiHdne, anelie du- 
rfinte la eatma, la donna inquieta ed agitivlft con cefalea, polsi 
febbrili, fisionomia >Bcoesa, 'U Pi^ofebstffe-DIVèttore icredetie con- 
veakate paisars ali» «estraaiwie éeirfeto' méiUKiite il fbrcipe. 
Ketodiche *iMa anergicbe tmiioni valsero ad estfarré tina bam- 
bina discretamente iaVikippatii^'Tiva, «ebbene -in ktatd di apo- 
plessìa combàtta adasissiài II seeóndameiito ai effettuò poco 
dopo spo.ntaDeàmenite.^ 

Peso della bambina ^at grammi 9038. 

Lunghezza totale poli. iS.9 = 0,505 

Lunghezza detta metà superiore .^ . v ''^» - '9w^^^=«' 0,264 
Diametro occipìto^mentoAìero . . . . '» 4.40 -^"^ 0,181 

Dettò occìpiio*IH>ntale^ . . . .' ^ '4.2- «^fc- 0,413 

Detto cervico4»regmatioo :. . . v 3 3.7 =* 0,097 
Detto bi-parietale ....... 3.5 «^ O^OOS 

Detto fkcdale ......*. » 3.6 «^ d,095 

Detto bi-temporale ...... » 3 .«** 0^081 

Detto • bi-aeromiale . ^. « •. . . » 4.1 -** 0,110 
La puerpiera venne presa nel giorno suàsegnente al parto 
dai sintomi di metro-pdritenite, con fenonÌeni'€he ac^nmavano 
ad infiammazione della sinUsi pubica, contro la qvale nuUa valse 
un attivo trattamento antiflogistico (salassi, sanguisughe, vesci- 
canti, pillole di calomelano con iosciamo)-, finéhè alle ore' 3« 1^2 
antimeridiane del giorno 11 cessò dì vivere. 

Antossia. ^-> Non volendo entrare in minbti dettagli su 
quanto si trovò alla anAssia, perchè dal risultati generali ^vtiti 
nelle morte per metro-peritonite tratteremo nell* articolo ^ dei 
puerperii, ci limiteremo ad indicare come ei tn>vat«ono gli esiti 
di vasta meiro^peritofiite^ eoa ascesso mareioeo nel ienttté ceU 
Ittlare^che st» al davanti della veseica, comunicante con altro 
ascesso alla sinfisi pubica', essendo là cartilagine ihterpubiea di- 
staccata dal pube sinistro, con allontanamen(x> dei dne pubi di 



349 
circa tre cantiittetri ; la marcia . si estendeva iaollre per un 
cm'to tf«Ua atri tessui^i istllukie <telk /oss^ iliaclit, patlicolar- 
xaeiiio.a sinistra* 

La pelvi è <>bliqtto-ovalara : laldatura da osaUcasibne del 
sa^ro eoU'ossa inaoiainato destro, quindi maacaiisa della nnfisi 
s^cro-ilis^ea ignito, ; maucania di svilupiia eoageailo delle apoflsi 
trasver«e delle in^rtebre «aerali del laAo de8<;ro : 1' oe$o sacro è 
normale a gioiitrfk, ma la sinfisi saoro^liaea da questo lato è 
aperta eoa distacco 4i periostio al davanti di dette àrticolaBióBe 
per eirca tre dita. tra^Vdrsa verso la léssa iliaca di questa par- 
te: tra il periostio sollevato e Tosso «imomiwio simstro trovasi 
piccolo stravaso di saqgR^. ^^'osso imi^aiiiiato daitro meao svi- 
luppato del ^iiistro, .«olia cre(4« iliaca n»«M ea|>aaaa« 

Mi^urajba. 1^ pelvi, .4ikbbi^o le «sgueoiti diataiMie : 

Dian^e^o r^^o .^eU^pfirtura svperioro ^oìh a,Q » O^Ol. 

Dal promomoriQ saprale alla spina del pube destro pollici 
3,6=*0,Q95, ;. 

Diametro trasverso dell'apertura superiore poli, 4»» 0,1 08^ 

Diametro obliquo «ÌAJ8tiH> poJL 4,3» Q^115« 

Diametro obliquo dèstro poli. 3,5 «» 0,093^ 

La pelvi; è pbliqua anche aI}o stretto iaferioore. 

Diametro pube-coccigeq, spinto alTiadietiìb U ceccige, poiiici 
4,3p«0,li&. 
. Diametro bi-ischiatico poli. 3,6'9».0y0i95. 

Dal ceocige spinto %11' inclietro .all^ tuberosità ischiatica de- 
stra poli. 8,4 ^ 0,063. . 

Palio stesso, punto alla tifberosità . ischiatica sinistra pollici 
3,5^0,003. 

Altesia della einfisi pubica polL 1,6»- 0,041. 

Da una spina iliaca aaterÌ4>reiiaperiore ^'altra fKUlici.8,3 » 
0,223. . , . 

Altezza della pelali biterftlmaQte a destra ed a sinistra pol- 
lici 7=^0,18au . . 

• I . • . . ... 

XU. N^i^h0i4 Pnin^,pQ$ififtne* -^ Proaidejf^Zta del piede si- 
nistro. — Ristrettezza pelpigsa» --^ JDiamt^tro re^to superiore 
poli, 3 =« 0,081. -^ Travaglio regolare, — Estrazione del tronco 
fetale per minacciata vita del. bambino. *«- Arresto della testa 



350 

tUlo 9tr9È$0 9upéHére. •«* Feréepè. — Maschia gravemente asfl- 
Hoc, ehe um ii'< m$$9'érm dopt^ l« naseiia, -* Ewum^mgiai cm»- 
Beeutita. — PeriìeniU. — Morte della donna in terui §iomwta. 
Rio^MnOft N. 12«. Ha &4 anni, è granile, 4i pigola sUitara, 
anMarcailca e toBsieoloM eon aeeeMi dÌ8pfH»ki ricorrenti : par- 
torì ahra volta ifWitaneamente nn bambino premature \ la vi- 
ziatura pelvica inlsiira poli. 3 «^0,061 nel diametro retto su- 
•periòre. U SS- aprile verge V alba è presa da delori del parto , 
alle 8 si rompe la borsa, si 'presenta il feto In prima posizione 
delle natiche con proeldensa dell'Arto inferióre sinistre ; essendo 
ampiamente apeiHe Forìlleio si passa airestrarione del feto la 
cui vita è pericolante, ma escito (l tronco, non si può estrarre 
il capo fetnl^ arresCatOsi all'apertura superiore. Quindi si ricorre 
al forcipe ^ 4A1B eenvenevoimente applicato ,' mediante energiche 
trazioni riesce ad estrarre M capo di un bambino maschio, di- 
6cf etì&mente' stìiuppato, gravemente asfitico, cui pulsava tuttora 
il cuore, ma che non fece che poche respirazioni, morendo mez- 
z'ora dop% l'eotratiene. 

Peso del bambino » grammi 9066:* 
Lunghezza totale ......... poli. i9.5 «» 0,523 

Lunghezza della metà superiore .... » 10,3 ^=« 0,275 

Diametro occipito-m^itoniero « . • % » 5.i «s»^ 0,137 

Detto * occipite-frontale » 4.9 ^^ 0,115 

Detto cervico-bk*egmatioo . . « . . » 3.8 ««» 0,101 
Detto 4>ì-partetiilé ....... » 3.1 «» 0,083 

Detto bi-temporale ...... » 3 ■=» 0,081 

Dfetto facciale » 3.8 >-» o,099 

Detto bi-acromiale » -4.1 -= 0,110 

Pronto fu il seeondamento , ma in eeguita si sviluppò una 
di^^creta evài^rnagin, ohe nesesiitò, per esseiFe A^t^estuta, di segale 
cornuta (un grammo e mezzo in tre polveri), bagni ghìncetati, 
inijetioni acidulate-e gdlide nelln cavità uterina. ' Più tardi una 
acutissima metro-peritonite, sviluppatasi il dì stessè delia ope- 
razione e ribelle ad ogni trattamento terapeutico condusse la 
donna alia tomba il 1 maggie alteore-1. IfS pomeridiatte. L'au- 
tossia rivelò gli esiti di peritonite. . 

XHI. Octvpite^ Prima potizione-. ^^ RiHreHezta pelvica: — 



351 

tàiOifietro reti<0 superiore pplL 3,^='0,QSB. *^ TravàyliQ irre- 
gelale. **- ]^e^\$f4naa^dA^'Hfificio^u^Briwp. -^Sato^a e hvqno^ — 
Fovceps^ **^. F^mmiiM^ vìp^l e sancu — Metrite cefi, cistite, — 
Guarigione, - 

llicov^rata N. 361. iPrimipara, d*anni ,19, di statura pixitto- 
sto bassa, di costtturione gracile e delicata. La conjugata esterna 
pelvica misura poli. 6,6 »*b 0,i75 , l'obliquo '^destro poli. 8,8 s±» 
0,234, il siniètrò poli. 8,7 >^ 0,232: 11 diametro retto ddlo eretto 
superiore misurate^ internamente ool dito e fktta la cfebita de^ 
du^ione è dipolL 3,3 «» 0,088 , havri- inellAirtiètaé pelTièli ri- 
marchevole. H iFfttaglk) oémind^ «ttUf oi%-4 «Himttidiane del 
giorMo .'5' «dicembre,. e dopo dódici ore ai rttppis yptntimawiftitf 
la borsa ; la -testa* feUde n preq^nla m fame' pQsif ione ckiroc- 
cipite. Le dogiie-loao kj^eg^lan,- r^Ait^ia. H.^oUo uterino^ per 
cui si ricorre rm):, un bs^gpo g^ei;ale ed un ^asao ;■ finalmente 
alle x>re iO. 1^2 antimeridiane del 6 dicembre si applica il for*' 
cipe trovandosi' la testa tuttora libera ali* apertura supcriore e 
si estrae un bambino di sesso femminino, discretamente svilup- 
pato^ vivo e sano. Il secondamento fu pronto. 

Peso del bambino ^» grammi 3333. 
Lunghezza totale . . .... . . . poli, id.6 ^^ 0,408 

Metà superiore ..........:» ^9.8 «» 0,250 

Diametro oedpHo-metttMiiérd • . » . » 5.i f« 0,i37 
Detto .' occipito-firontale » * «. . ^ >» 4.7. «^ 0,124 
Detto cervkiHbragmiitia» . ; • .< » dJ ^^ D,097 
Detto bi;ipaffiela)^^« » « .. . ^ « • b 3.1 =» OfiS3 
Detto bi-temp(Nrale ...... » 3 »«s 0)j08i 

Detto focdale ........ » 3.2 « 0,085 

Detto bi-aeromial« . • . \* « . • ^ »- 5J6 <= #,149 
lA puèrpQfrie-^fueste donila- ^v^nne lAolebtata 4a l^ggiwa me- 
trite- ^ansociatasi A. cistite I il rui sintomo principale JTu F enu- 
resi , m^ jl tutto fìedj^tte QpA poclù ' gigrui dì trattainofito ^ per 
cui H4^ 4ìce9ìjl^re lasf^iavj» l'Qspiz^o jperléttam^nte bene. 

: A gupste. applicaajioiu di forcij^ eseguite essendo la 
testa letale o. lìbera q aj^piQH^ ì^jpegnata allo 3tf;ettQ su- 
periore, abbiamo a £sur sc^guire le applicazioni di tale 
stromento , quando la testa si trovava o nella escayazione 



352 

o allo stretto inferiore. Senza accennare e deserivefè det- 
tagliatamente tutte le storie che riguardano questo pa- 
ragrafo, indicherò solo le cause che determinarono l'atto 
operativo, facendo tener dietro la particolareggiata nar- 
razione di alcuno dei casi che credo più interessante o 
per la novità sua o per la sua importanza: 

1.° Per eclamsi^ due volte 

2.° Per irregolarità o poca espulsività delle 
coQftrMioni uterine .•..,..«.. due volte 

3.^ Per nttioAto moto di rotazione ed in- 
clinazione bregmirtica • una volta 

4.^ Per maneato moto di rotazioiie e «^ 
possibile avanzamento della «testai Aitale da ii^ 
regolarità di conttistzioni e spossatezza della 
donna (1) .......... . quattro volte 

5." Per impedito moto di rotazióne di de- 
pressione della branca ischio-pubica [destra e 
corrispondente parete cotiloidea . . . . , una volta 

.&« Per arresto della testa al passaggio da 
sporgenza della punta del sacro e curva esa- 
gerata^di quest'osso ed ayvicinaiMato 4eUa 
tuberosità ischiatiche .,.»,.•. una volta 

7.^ Per trombo voluminoso .della vagina 
e del gran labbro destro, e sospensione di 
tròva^io . una volta 

1.^ ValiAfninoso trombo del gran labbro destro estenden- 
ti in vagina, — Variei voluminose speeiahnenie all'arte in- 

(1) Due fra le donne, cte formano soggetto di queste osser- 
vazioni, erano vi2iate di bacino alPapertura supérioi^e misuran- 
do poli. 3.2 « 0,086, e poli. 3.3 » 0,088 nel diametro retto su- 
periore; la testa fetale superò questo distretto, ma giunta allo 
stretto inferiore , sebbene quivi non esistesse alcun vizio nella 
ossatura , si dovette ricorrere al foreeps per le cause indicate 
più sbj^ta. ' ' • 



3B3 

feriore Ministro, — Testa fetale arrestctta nella eacavazione 
in i,* posizione dell' occipite, -^ Travaglio lungo e protratto, 
sospeso con sfinimento della donna. -^^ Spaccatura del gran 
labbro ed estrazione di molto sangue raggrumato. — Forcipe, 
— Bambino di sesso femminino , discretamente sviluppato , 
vivo, — Puerperio morboso per metrQ-peritonite, — Morte, — 
Auii09^ia. 

Alle ore 4 pomeridiane del 22 aprile giungeva in questo 
Ospizio da un villaggio discosto oltre dieci miglia da Milano la 
ricoverata N. 173, in sopraparto, anasarcatica, sflnita di forze, 
abbattuta e spossata. Interrogata, si rileva che ha 24 anni, che 
soffre di edema quasi universale dagli ultimi due mesi di gesta- 
zione e di varici voluminose agli arti inferiori, che è a termine 
di gravidanza, ohe il 21 aprile era stata presa dai dolori del 
parto, che un primo feto presentatosi per le natiche, essendo la 
gravidanza gemellare, dovette essere estratto manualmente dal 
medico del suo villaggio verso le ore 7 pomeridiane del giorno 
21, e che nell'atto della estraaione di quel feto essendosi svi- 
luppato, com'ella diceva, un tumore alle parti genitali, né osando 
il suo medico operarla, l'inviò il dì successivo a questo Spedale* 
Visitata^ si trovò il detto tumore essere un trombo sanguigno, 
di consistenza quasi elastica , di color rosso*scuro , quasi pavo^ 
naszo, leggiermente fluttuante, del volume di oltre un grosso 
arancio, occupante tutto il gran labbro destro ed estendentesi per 
piccolo tratto in vagina, dove introdotto il dito si sentiva la 
testa fetale arrivata nella escavazione, e presentantesi in una 
prima posizione deiroccipite. Allora il Professore mediante una 
incisione praticata con bistorì nella parte mediana ed inferiore 
dM tumore, diede esito a tutti i grumi sanguigni che formavano 
rinterno del trombo, e che si potevano valutare ad oltre ^00 
grammi di sangue: svuotato così il tumori», applicò il forcipe 
ed estrasse dall' utero materno una bambina discretamente svi^ 
luppata, viva , ma leggiermente asfitica e che subito si riebbe. 
La placenta esci poco dopo, ed esaminata, si trovò essere unica 
con due borse distinte, e col cordone del secondo bambino, men-i 
tre quello del primo si rieeontrava lacerato presso la sua inser-» 
zione alla placenta. 

Poco dopo il parto questa donna fu presa da un grave ao« 

Annali. Voi. CLXXXIX, 23 



254 

cesso a freddo, simile, raccontava essa, ad altro che aveva avuto 
a domicilio il dì precedente. Quindi , mentre la piaga residua 
del trombo andava migliorando, si svilupparono tutti i fenomeni 
di grave metro-peritonite, che condusse la puerpera a morte il 
30 aprile alle ore 3 antimeridiane. 

La autossia dimostrò i soliti esiti della peritonite puerperale, 
ed inoltre si trovò che sul peritoneo parietale erano chiassature 
Ììvido*nerastre, che sì estendeano da una fossa iliaca all'altra, 
e al disotto del peritoneo nel tessuto cellulare e muscolare della 
parete anteriore dell'addome d*ambo i lati dal pube fino alla 
cresta iliaca, e fino entro ai tessuti delia fossa iliaca andando 
verso il sacro ; quHri oltre às sàngue stravasato * eravi anche 
marcia fra i tessuti del lato destro, comunicante col trombo os- 
servatosi. Il sacco costituito dal trombo era in via di riparazione. 

II. Occipite, 2." Posizione. — Viziatura pelvica, — Ar- 
resto della testa al passaggio per sporgenza della p/ymta del 
eacro ed avvicinafnento delle tuberoeità ischiatiche* -— Forci" 
pe. «^ Bamhi9ia nonimestre^vitra, aefitvea ed apopleliea ria- 
vuta. --^ Puerperio morboso 'per metrUe, -^ Chsarigiene. 

Il giorno 2i agosto alle ore 8. 1^4 antimeridiane si sve- 
gliarono nella ricoverata N.® 298 le doglie del parto r donna 
primipara , d* anni 24 , di aspetto discretamente sano , sebbene, 
sempre dismenorroiea, e già stata ammalata replksatanente per 
polmoniti e bronchiti. Alloraquando comparvero le oontrationi 
uterine, e dai calcoli sulla cessazione dei mestrui» e da quando * 
avvertì i moti attivi del feto , nonché pel volume dell* utero e 
per gli altri segni razionali e sensibili,- risultava a termine di gè* 
stazione. La pelvimetria esterna idà le misure regolaci, ma vi- 
6itat£i internamente ritrovasi il sacro più curvo, del normale, 
e la sua punta, sporgente naìV interno del bacino , più svilup- 
pata che d* ordinario, così pure portato alPavanti il coccige : la 
distanza dalla punta sacrale al dissotto della sinfisi pubica presa 
col dito e fatta la deduzione solita è di poli. 3,4 «» 0,090 ; 
avvicinate sono pure le tuberosità ischiatiche, per cui la loro 
distanza è ridotta a polL 3,6 «« 0,095. 

Alle ore 7 antimerìdiane del giorno stesso, si ruppe spenta* 
nestmente il sao^o amniotico a quasi completa dilatazione della 



sasr 

bocca uterina, agendo le contrazioni con molta forza e regola- 
rità : alle 9 a.vevasi una completa dilatazione , e la t^ta che 
si presentava per l'occipite in 2." posizione, scendeva neUa «sca- 
vazione; ma rivisitata qualche tempo dopo^ si t^vaya.cke la 
testa discesa per grande parte della escavasione urtava, co) par 
rietale destro contro la punta sporgente del sacro , né le. efé 
possibile avanzare, per quanto si aiutasse la donna ed energi- 
che agissero le contrazioni uterine. Alle tre pomeridwie «Ment 
dovi ancora lo stesso stato di cose, il Professore. caleolMo ^néh^ 
l'avvicinamento delle tuberosità ischiatiche, pensò rufirttré al 
forcipe, col quale, applicatolo ai lati della testa fetale, aiiestrasM 
una bambina gravemente asfitica ed ^ aypopletka , nonìmeaii^, 
discretamente sviluppata, che fu riavuta. 

Facile e pronto fu il secondamento^ in 2." giornata di 
puerperio si svilupparono in questa donna sintomi di metritt', 
che venne subito vinta con un salasso, qualche catapjlasma di 
linseme laùdanizzato, e purgativi, sicché il giorno il settembre 
questa giovane lasciava V Ospizio perfettamente rtstiy[)ilita. . . 

III. Occipite. 2.^ Posizione. — Depre^siwie dello bnmca 
ischio-pubica destra e corrispondente parate cotihédea. «— 
Arresto della testa allo stretto inferiore, impedito moto di r«- 
tazione. — Forcipe. — Feto vivo, apopletico, di sesÉo femmine, 
nonùnestre, bene svUuppato, riavuto. — Puerperio reffolea^e» 

La ricoverata N.^ 358 è giovane d'anni 20, di cos^maipoie 
robusta e sana, regolarmente mestruata , gravida per la prima 
volta : il 24 settembre alle ore cinque antimeridiane trovaaibsi 
in fine di gravidanza , cqmecchè i segni razionali e sonoUli 
cosi lo deponevano , avvertì i primi dolori del parto , #d aile 
sette si ruppe spontaneamente il sacco amniotico, avendosi tut- 
tora pochissima dilatazione degli orifici. Leggiere si mantennero 
le doglie per tutto quel giorno, finche verso sera si fecero più 
forti , ^ dietro 1' esplorazione si trovò scomparsa la cavità del 
collo , aperto 1' orificio óltre un pollice , la testa che si presen- 
tava per r occipite in 2.* posizione : i battiti' cardiaci fetali 
erano marcati a destra sotto V ombelico. Alle ore 2 antimeri- 
diane del 25, avendo le contrazioni agito con molta fòrza e fre- 
quenza, la testa era discesa allo stretto interiore, ma non avan- 



356 

^Eavsisi, né si compiva il moto dì rotazione. Rivisitata alle orci 
9 antimeridiane, trovavasi la testa immobile allo stesso posto , 
e per nulla avea principiato il moto di rotazione : allora esa« 
minata dal Professore onde scoprire quale causa originasse tale 
arresto, el trovò oltre un discreto tumore sulla testa presentata, 
la qaale si manteneva in posizione obliqua, ebe la branca ischio^ 
puhiea destra era più depre89a e portata air indietro di quasi 
metzo p&Uice della éinietra , e che introflessa si sentiva an^ 
che la 09rm$pQndente parete cotUoidea, Questa deformità giu-^ 
dico al Professore causa del non avanzarsi della testa fetale, e 
decise rivedere più tardi la donna , perchè se non aveva per 
allora partorito naturalmente, sarebbe forse stato necessario ri-^ 
correre al forcipe, oiide il feto non perdesse la vita e non ve«' 
histero irUiì oonseguenae alia donna. Verso le ore tre pomeri- 
diane , circa sei ore dopo , non avendosi avuto alcun avanza* 
mento , U Professore «redette conveniente ricorrere al forcipe , 
col quale applicato convenevolmente ai lati della testa fetale , 
e fattole eseguire il moto di rotazione, si estrassjei non senza 
difficoltà una bambina nonimestre, bene sviluppata, gravemente 
apc^dfltioa, òhe subito si riebbe, e che |>ortava un discreto tu^ 
more sul lato sinistrp della testa verso f occipite , e per poco 
anchie sul parietale sinistro, Questa donna nei primi due giorni 
di puerperio accusò dolori agli arti ed ai lombi, causati proba- 
bilmente dal lungo travaglio, e dagli sforai ohe aveva fatto in 
sopraparto. Cessata questa addolentatura, non ebbe altro malan- 
jiQ, e siccon^ per vizio di confermasione del capezzoli non potè 
allattare la propria bimba, prese alcuni grammi di ioduro po- 
.tfuuico, onde vincere un. leggiero ingorgo alle mammelle. La- 
.sciava rOspiaio il giorno 4 ottobre 1863 perfettamente bene. 

Craniotomie. -^ Terminato il (Ji^corso delle opera- 
zioni che non ledono né il feto, né la madre, verrò a far 
parola delle viziature che indicarono Tuso di stromenti 
taglienti, applicati, aul capo fetale, onde, terminare il 
parto, ed accennerò i metodi seguiti, E siccome queste 
operazioni raramente occorrono nella pratica ostetrica, 
cosi darò un breve cenno di ciascuna nostra osserva-^ 



357 

2Ìone, tralasciando di narrare lì caso di uiia donna, in cui 
si era &tto precedere il parto provocato artiflcialmmte, 
perchè né diede dettagliata descrizione il mio egregio Pro- 
fessore nella citata Memoria (1). 

Delle sei operazioni comprese in quésto capitolo, cin- 
que vennero praticate colla forbice dello Smelile , una 
sola mediante il forcipe-séga di Vanhuevel, e quésta pri-* 
machè l'attuale Professore avesse presa la direzione della 
clinica. 

t. Occipite, i." Posiziofie, — Procidenza della mano destta, 
del piede sinistro, e del cordone ombelicale non pulSantCi — 
Ristrettezza pelvioa. -^ Diametro retto superiore polL 3.3 =* 
0,088. -^ Craniotomia eolla forbice dello SmeUÌ6i -^ Estra- 
zione del feto per i piedi, -^ Feto morto poco sviluppato , di 
sesso^ femminino. — Puerperio regolare. 

La ricoverata N.® 235 giungeva in sopraparto nell* Ospi- 
zio alle or» 8. i;2 pomeridiane del 2 giugno, trasferitavi 
da un villaggio aleune miglia discosto da Milano* È gravida 
per la seconda volta, e già venne operata in questa clinica nel- 
l'anno i86i mediante il forcipe, essendosi anche allora recata 
allo stabilimento in travaglio di parto. Prima di quell'epoca 
e dopo godette sempre buona salute, fu regolarmente mestruata 
dai 15 anni sino al presela, che ne conta 28 , non fece mai 
malattie di sorta , ed anche il puerperio precedente decorse 
discretamente benCi 

Riguardo air attuale gestazione ^ rilevasi' che nel settembre 
4862 le si sospesero i mestrui e nel gennajo successivo avvertì 
i moti attivi del feto : decorse la gravidanca ysensa alcun di- 
sturbo. La sera del 31 maggio comindò lo scolo delle acque 
senza dolori, i quali non principiarono che verso la mezzanotte 
dal primo al due giugno, alle ore pomeridiane del quale giorno 



- ^ ,. > .— «^ - ^^^ ^^a^!t-^ > ■- 



(1) V. la già ciUta Memoria sui parti precoci. ^ Osserva- 
zione della ricoveraU N.*518^ pag. 430, e4 osservazione N.* 1 
del prospetto B« 



358 

visitata dal medico condotto fu consigliata a riparare in questo 
Osftsio^ ove, come fu detto, giunse alle óre 8. 1^ di sera e 
dove sottoposta ad accurato esame esterno ed interno si rilevò 
quanto segue. Il fondo dell' utero arriva* sette dita sopra Tom- 
belico, le contrazioni uterine agiscono con forza, ma quasi con- 
tinua è la contrazione dell' utero, rimanendo questo viscere sem- 
pre duro ed addossato sul feto ; la pelvi ristretta , misurando 
col pelvin^etro di Baudelocque poli. 6.3 — 0,169 nel diametro 
retto superiore esterno , rimarchevole è la inclinazione pelvica. 
Esplorata internamente, trovossi rorificio uterino quasi ampia- 
mente aperto, e la testa fetale libera allo stretto superiore, pre- 
sentante l'occipite in 1* posizione con procidenza della mano 
destra, di cui la parte doY^sale è rivolta in avanti ed il pollice 
a sinistra , del piede sinistro col calcagno che guardava al sa- 
cro e del cordone ombelicale òón pulsante, una di cui ansa 
sporge dalla vulva fredda e flacida. Le parti genitali molli, di- 
scretamente cedevoli ; vuoti vescica e retto intestino : la distanza 
dalla parte inferiore della sinfisi pubica al promontorio sacrale 
misurava internamente poli. 3.9 = 0,1 Òi, per cui fatta la de- 
bita deduzione, avevansi pollici 3.3 = 0,088 pel diametro retto 
della apertura superiore. I polsi erano frequenti , vibrati , la 
donna accusava cefalea. 

Contro lo spasmo dell* utefo che avrebbe impedito o reso 
assai diffìcile qualunque manovra operatoria , si praticò subito 
un salasso di grammi 300. Quindi in vista della viziatura pel- 
vica, delle procidenze osservatesi , della certa morte del feto e 
pel cordone procidente freddo, flacido, non pulsante, e per l'as- 
senza dei battiti cardìaci fetali , onde editare inutili maneggi 
dannosi alla donna , ricorrendo ad altre pratiche operatorie , 
si giudicò dal Professore opportuno è conveniente il praticare 
dapprima la craniotomia' colla forbice dello Smeìlìe , facendovi 
susseguire 1* estrazióne del fèto eseguendo trazioni sull* arto in- 
feriore procidente, Introdotta perciò la mano destra hél canal 
vaginale, e pelvico della donna ed accertatisi della situazione 
della testa fetale sulla guida di quella mano, si introdusse il 
eraniòiòmo delto 8niè1HQ,:ièòl «quale* si eseguì un vasto taglio 
nel crani<(i fetale, cfandòf iosì esdto alla sostanza cer^bràl^. Quin- 
di colla stessa mano fu respinta la testa, ed aBerrato il piede 



359 

proddente , su, questo si praticarono alcune trauonì , portando 
in basso la gamba corrìspondente, e disimpegnando l'altro arto 
inferiore , e finalmente estraendo il tronco ed il capo fetale , 
manovre che riesciroao £etcili e pronte. 

L' estratto era di sesso mascolino» discretamente sviluppato*, 
e presentava segni di morte^ avvenuta da* mohe ore : il cra« 
niotomo aveva colpito in cerrispondensa delia sutura sagittale 
nella sua porsione mediana. Pronto fu il secondamento , noi) 
"tusseguito da accidenti : regolare il puerperio , ed in sesta 
giornata volle la donna lasciare TOspi^io, Il peso dei bambino , 
privato della sostanza cerebi^e, era di grammi 2416 ^^ la sua 
lungbessa totale di pollici 18.2 =^ 0,489^ mentre nella metà su^ 
periore misurava poli. 9.8 =i» 0,261 : il diametro basilare era 
di poli. 3.1 ^ 0,083, ed il biacromiale di poli. 3.10 » 0,103. 

II. OocipUe, l.« Posizione. — Procidenza di cordone om* 
belieale freddo, non pulsante, — Ristrettezza pelvica. — Dia* 
metro retto superiore poli. 2.9 =■ 0,074. — Forcipe e era* 
niotomia. -— Bambina nonimestre , discretamente sviluppata^ 
— Puerperio nonnale. 

Alle ore. 3 antimeridiane del giorno 10 agosto 1863 veniva 
trasportata in questo stabilimento una donna in travaglio di 
parto, primipara, ohe venne registrata al N.*^ 334: Di corpo^ 
ratura discretamente robusta , di statura piccola , d' anni 25 , 
fu sempre sana dopo i primi anni di sua vita , nei quali sof-^ 
ferse la rachitide; mestruata regolarmente ciai 15 anni , vide 
sospendersi la mestruazione nel dicembre antecedente, in aprile 
avvertì i moti attivi del feto , moti che da più ore più aon 
sentiva. Il giorno 9 agbsto verso le ere 8 antimeridiane prin^ 
oipiarono le doglie di parto e cinque ore dopo si ruppe il 
sacco amniotico, ed essendo le contrazioni continuate per tutto 
quel giorno infruttuose , si -decise a fo.rsi trasportare in que- 
sto Ospizio. Visitata-, la si cileva con marcata depressione 
in corrispondenaa della base del sacro , la coniugata esterna 
misura poli. 5.10 »« 0,158, rimarchevole è T inclinazione pel- 
vica, arti inferiori uà pò contorti, colle ginocchio portate verso 
r interno : utero contratto, dolente 'aUa pressione, non si av- 
vertono battiti cardiaci fetali , contrazioni quasi continue ; la 



360 

donna stanca ed abbattuta. ìntemameate abbiamo 1« parti ge- 
nitali molli, cedevoli, -e sane ; la pelvi ristretta nel senso antero- 
posteriore y misurando col dito poli. 2.9 ««> 0,074 il diametro 
retto dello stretto superiore, fatta la debita deduzione : leggiera 
introflessione delle cavità cotiloidee : i* orificio aperto oltre due 
pollici a contorno un pò resistente : presentazione della testa 
tuttora libera all' apertura superiora in 1 .• posizione dell* occì- 
pite , con procidenza di un' ansa di cordone ombelicale freddo 
uon pulsante» che fuori usciva dalla vulva. 

Le si pratica subito un bagno generale. Alla vìsita mattu- 
tina del giorno stesso, essendo quasi ampiamente dilatato Tori' 
ficio uterino, il Professore credette utile ed indispensabile la 
pronta estrazione del feto : doversi applicare il forcipe, far qual- 
che trazione con questo , e, se non bastava , ricorrere alla cra- 
niotomia colla forbice dello Smellie , avendosf tutti i dati della 
morte del feto. Applicato il forcipe ai lati della testa fetale e 
fatte alcune trazioni senza effetto, si praticò colia forbice dello 
Smellie una ampia apertura nel cranio fetale tuttora fissato tra 
le' branche del forceps. 

Allora compresso maggiormente il capo fetale , e dato così 
esito ad una certa quantità di sostanza cerebrale , mediante 
poche, ma valide trazioni , si portò la testa all' aperturar infe- 
riore. Quindi, levate le branche, con semplici maneggi si estrasse 
dai genitali la testa del feto ed' in seguito il resto del corpo 
di una femmina , discretamente sviluppata, nonimestre, che pe- 
sava , senza il cervello , grammi 3000 , misurava poli. 18.6 >» 
0^493 nella sua lunghezza totale, e poli. 9.1 *==« 0,245 nella 
sua metà superiore , essendo il diametro biacromiaie di poli. 
4.6 =« 0,1 à2, ed il bitemporale di poli. 2.9 «* 0,074. Le se- 
condine escirono pochi minuti dopo ; ma circa un* ora e mezza 
dopo r operazione questa donna cominciò a perdere un pò di 
sangue dai genitali. Esplorata, si estrasse qualche grumo san- 
guigno dalla cavità uterina, rilasciata alquanto, ove si pratica- 
rono in seguito injezioni fredde acidulate, le si propinarono due 
polveri di segale cornuta di centigrammi cinqustnta ciascuna, 
quindi a riattivare le forze una mistura eccitante: si applicò 
una vescica con ghiaccio sul ventre. Dietro questi trattamenti 
interni ed esterni, cessò l'emorragia per il contrarsi debita- 



361 

I 

mente mantenuto dell* utero, né la donna fu da altro distur^ 
bata, a tal segno che il 21 agosto lasciava l'Ospizio seco espor- 
tando per allattare un bambino esposto di questa Pia Casa. 

III. Occipite, i,^ Pasizi&ne. — • Ristrettezza pelinea, -*• 
Diametr» retto dell' apertura superiore peli. 2.6 — 0,068. — 
Introflessione delle pareti cotiloidee. -r Forcipe e cranioto^ 
mia. — Bambina nonimestre, discretamente sviluppata. — 
Puerperio con leggiera metrite. — Guarigione. 

Veniva la donna, che forma soggètto di questa osservazione, 
accolta il giorno 2Ì agosto alle ore 7 pomeridiane e la » re- 
gistrava al N.* 350. Di aspetto gracile , di piccola statura , 
d' anni 20 , rachitica , mestruata regolarmente dair età di 15 
anni, abortiva altra volta a S mesi senza causa nota. È giunta 
a termine di gestazione, desunta dalla cessazione dei mestrui, dalla 
comparsa dèi moti attivi del feto, dal volume deir utero. In gra- 
vidanza fa sempre bene : racconta inoltre che il i8 agosto alle 
ore 6 antimeridiane fu presa dai dolori del parto , che il 20 
alle ore 2 pomeridiane si ruppe spontaneamente il sacco am- 
niotico, che la mattina del 2i un chirurgo tent6 inutilmente 
per ben due volte Y applicazione del forcipe, dopo averle prati- 
cato un salasso, e che finalmente la consigliò a'^veniìre in que- 
sto Ospizio. Dall' esame che qui le sì pratica si trova che il 
fondo dell'utero arriva sette dita sopra l'ombelico, il viscere 
gestatore in istato di quasi continua contrazione , dolente al 
tatto anche nel momento della calma : marcata incavatura sa- 
cro-lombare , e rimarchevole indinazione • pelvica : coniugata 
esterna poli. 5.6 == 0,i49 , obliqui poli. 9 »> 0,243. Mancano 
i battiti cardiaci fetali ; parti genitali molli discretamente cede- 
voli, diametro retto ddl'apertura superiore, fatta la deduzione, 
poli. 2.6 =>= 0,068, presentazione ddl' occipite in 1.* posizione, 
e testa tuttora libera all' apertura superiore , aperto l' orificio 
oltre due pollici con contomo assai duro e resistente: la don- 
na soggiungeva *che da più di 24 ore non avvertiva moti attivi 
del feto. Onde vincere la resistenza dell* orificio uterino, venne 
coUocata in bagno, ove rimase per oltre un' ora, poi messa alla 
sponda del Ietto si passò allatto operativo, è calcolandosi la 
viziatura pelvica, la certa morte del feto, venne dal Professore- 



362 

Direttore deciso di ricorrere come nel caso antecedente air «ap- 
plicazione del forcij^e sui lati della pelvi, combinata colla era- 
niotomia mediante la forbice dello Smelile. L' atto operativo 
non presentò molte difficoltà , sebbene il feto estratto, di sesso 
feminino, nonimesire, fbsse discretamente sviluppato, pesando ^ 
senza cervello, graimni -297^ e misurando nella sua lunghezza 
totale poli. 17 »- 0,459, e pali. 8.9 =» 0,236 nella sua metà 
superiore. ' Ma la placenta non si staccava in totalità , e già si 
era avviata emorragia, per cui tentate invano alcune piccole 
trazi(mi sul cordone, ombelicale , e la injezione di acqua ghiac- 
ciata per la vena ombelicale, onde attivare le mancanti centra- 
«ioni uterine, fu necessario farne la artificiale estrazione colla 
mano. Ma estratta anche que^a , V utero perdurava in istato 
di mollezza sema contrarsi e- continuava la perdita sanguigna ; 
per cni fa necessaria ricorrere a frizioni sul fondo dell' utero , 
ad applicazioni di pezzuole gelide e ghiaccio , sul bassa ven- 
tre ed all' interno delle coscia.: in vagina e nella cavità ute- 
rina si fecero injezioni ftiedde ed acidulate. Questi mezzi ba- 
starono a far contrarre V utero ed arrestare la emorragia 
senza ricorrere alla segale cornuta , che rincresceva adopera- 
re, essendoché a casa gii ^ie ne erano state propinate diverse 
dosi. In seconda giornata di puerperio si svilupparono i sinto- 
mr di leggiera metrite., dhe vennera vinti mediante una appli- 
cazione di sanguisughei e contro la piaga ai genitali, postumo 
di lacerazione ohe avevano subita quelle parti , e che &ì era 
fatta di malo aspetto, giovò la applicazione di polvere di china. 
•Tutto progrediva in bene, quando in nona giornata la donna 
cominciò a perdio involontariamente le orine, ed esploi:ata, ri- 
levavasi V esistenza, di piccola fistola vescico-vagii^ale. Munita 
di apposito apparecahio atto a contenere le orine, che a.goccie 
cola^'ano per la vagina, risanata da ogni, altra conseguenza del 
parto, Veniva congedata dairOspizio il giorno il settembre. 

f 
IV, Occipite, l.a Posiziona. — Ristrettezza pelvica, -. — 
Diametro reUo dell' apertura superiore poli. %9 =-« 0,074. . — 
hiiro flessione delle paretai, cotiloidee^ spezialmente a destra, — 
TeHa al distretto sv,periore. — Forcipe $ fir^niQtQmku . — 
Bambina' dis^etamente sviluppata. — Puerperio morboso per 
enterite, — Guarigione. 



363 

Erano le ore 6: ijS antimeridiane del 12 dicembre quando 
dalla città veniva tradotta in questo Ospizio la ricoverata 
N.a 514: ha 27 anni, fU «empre regolarnente Baestmata, porta 
le traecie della rachìtide, ohe la infenuò nell' infanaia, e di una 
frattura del femore destro riportata a 16 anni. Ora è giunta a 
termine della sna prima gravtdania, è in travaglio di parto da 
96 ore , tutte decorse dopo lo scedo delle acquie , essendoohè la 
borsa si ruppe al primo insorgere delle contrasioni uterine. 
Esaminata , rilevaù che il fondo dell' utero arriva circa sette 
dita trasverse sopra V ombelico : contratto il viscere gestatore 
quasi spasmodicamente sul corpo fetale, dolente alla pressione : 
mancano i battiti cardiaci fetali, né si possono destare moti 
attivi del feto, che la donna soggiunge non avvertire più da 
oltre 24 ore : la misura esterna del diametro retto dello stretto 
superiore dà pollici 5.9 » 0,156; è di piccola statura, di co- 
stituzione gracile, delicata, affannosa nel respiro, abbattuta e 
spaventata; ha cefalea , polsi piocoli, fk*eqnentL L' esplorasione 
interna ^a conoscere le parti genitali molli cedevoli e sane , 
vuota la vescica e il retto intettino, dilatatione completa della 
bocca uterina , la testa fetale appena impegnata ali* apertura 
supefrìóre in l.a posizione dell' occipite « ricoperta da tumore ri<> 
marchevole, ma flacido : il dito misura polL 3.3 «sr 0,088 dal 
promontorio sacrale alla base della. -sinfisi pubica; fatta quindi 
la deduzione di linee sei abbiamo poli. 2.9 «=0,074 nel dia- 
metro retto dell'entrata; soopjfési inoltre • introflessione delle 
pareti eotiloidee, specialmente a destra. 

Si iptutica a questa donila un bagno generale tiepido : tolta 
da questo e rivisitata e confermato quanto si era trovato, {uri- 
ma, si ptfssa all'atto operativo. Collocata perciò ia partoriente 
in opportuna poaisione^ vennero introdotte ai lati del baeino le 
branche del.fbrceps, ap^icazione che presentò poche dillQeoltà 
per la branca . destra, mentre invece rieaeì più diiOcile T intro- 
duzione della 'Sinistra in eausa della igrave introflessione della 
parete cotiloidea ^stra. Assicuratin di aVer fotte buona presa 
ed eseguite alcune trazioni infruttuose, nel mezzo delle branche 
del forceps sulla guida della mano sinistra si eseguì la cra- 
niotomia colla forbice dello - Smelila» lucendo ooet «scire una 
grande porzione della sostanza cerebrale; quindi con alcune tra- 



364 

ziónì metodiche hiédisinle il fbrceps , che era rìtnasto in ^osto 
non lasciando Ut fotta presa, si riesci con poca difficoltà ed in 
breve tempo ad estrarre il capo fetale, cui tenne dietro il tron^ 
€0 colle estremità. L'estratto era una bambina, di discreto svi- 
luppo, nonimestre, la quale senea la sostanza cerebrale pesava 
grammi 2280, ed aveva una lunghezza totale di poli. 18 «« 
0,485 , mentre la metà superiore era di poìU 9.3 »» 0,250. 
Pronto fu il secondamento , non susseguito da emorragia. Nel 
puerperio questa donna soffrì di disturbi intestinali rappresen- 
tati da diarrea copiosa, vinta mediante qualche mignattazione, 
cataplasmi di linsemè , 1' uso intano di infusioni di ipecaqua- 
na , di limonate gommose e semplici , di emulsioni : rimaneva 
tuttora nello stabilimento ma in via di guarigione al 31 dicem- 
bre 1863 (1). 

V. Occipite. 2.» Posizione. *— RMrettezzet pelvica. — Dia- 
metro retto dell' apertura superiore polL 3.2 «=» 0,086. — • 
Leggiera introflessione delle pareti cotiloidee. «^ CefalotonUa 
col forcipe-sega di Yan-Huevel. — Bafnìdno maschio , assai 
sMuppato, nonimesire. — Puerperio regolare. 

La ricoverata N." 416 (1862) ha 19 anni, pare abbia sof- 
ferto neir infanzia di rachitide : a 16 anni ebbe la prima me- 
struazione, che si mantenne in seguito sempre regolare , finche 
nel marzo 1862 le si sospese la mestruazione, ed in agosto av- 
vertì i moti attivi del feto. È di piccola -statura , di aspetto 
gracile e delicato : il diametro retto dell* apertura superiore 
misurato esternamente dà poli. 6.1 »« 0,164, l'esploi^ione in- 
terna digitale colla deduzione poli. 3.2 =« 0,086; scorgesi inol- 
tre introflessione delle pareti cotiloidee , leggiermente, contorte 
le estremità inferiori II giorno 8 gennajo 1863 alle ore 9 po- 
meridiane cominciò qnèista donna- ad avvertire i dolori del parto, 
che in grado però mite si mantennero per tutta la notte, non 
aumentando che verso la mattina del 9. Esplorata allora, tro- 
va vansi le parti genUali molli sane e cedevirii, scomparsa la 



(1) Questa donna lascìaifa I^Ospizio il 3 gennajo 1864 per- 
fettamente bene. 



365 

cavità del collo, aperto V orificio oltre dae pollici , a contorno 
molle e cedevole; intiera la borsa amniotica, che tendevasi sotto 
i dolori : presentavasi la testa per V occipite in 2.* posizione , 
mobile al distretto superiore. ìfanifesti i battiti cardiaci fetali 
a destra sotto l'ombelico materno, le contrazioni agiscono con 
molta Cor^a e frequenza. Verso le ore 7. 1;2 antimeridiane si 
rompe spontaneamente il sacco amniotico e poco dopo viene po- 
sta in bagno. 

Riveduta la donna verso l'ora pomeridiana, trovandosi am- 
piamente aperto 1' orificio, e che sebbene le conti^zioni agissero 
con forza la testa non si impegnava , calcolata la ristrettezza 
pelvica, il Professore De Billi, che ancora in quell'epoca dirigeva 
r Ospizio ,' decise di tentare la estrazione del feto mediaftte il 
forceps. Posta la donna sulla sponda dei letto, sebbene il for- 
cipe fòsse bene applicato ma ai lati della pelvi e venissero fatte 
valide trazioni, n<Mi riesci la estrazione del feto, nò per nulla si 
era avaniuita la testa ; intanto i battiti cardiaci fetali erano 
scomparsi. Allora , levato il forcipe » si ricorse al cefalo-sega 
di Yan-Huevel ; applicate convenevolmente le branche di que- 
sto stromento sulla testa del feto , seguendo il precetto dello 
stesso ostetrico Belga , che dice conveniente T applicarlo ai lati 
del bacino, vennero introdotte le asticelle armate della sega a 
catena e mediante la manovella si die principio alla segatura 
del capo fetale, 

la operazione non presentò accidenti di sorta , e in pochi* 
minuti si opefò la segatura del capò. Tolte le asticelle e la 
sega, si eseguirono col Borcipé stesso alcune trazioni, mediante 
le quali si fece discendere la testa fetale sino allo stretto in- 
feriore; quindi, levate le branche, con una mano introdotta in. 
vagina V operatore afferrò una porzione segata della testa fe- 
tale e con quella traendo riesci poco a poco ad estrarre le due 
porzioni del capo, ' seguito dal tronco del feto, che era di sesso 
mascolino, assai sviluppato. La testa presentava una ossatura 
molto resistente, e la segatura era diretta dal vertice alla base, 
in direzione trasversale , interessante le due ossa parietali e le 
temporali , passando al davanti della rocca petrosa , dividendo 
la sella iurcioa, e giungendo sino oltre le prime tre vertebre 
cervicali i che però non vennero iQjbaccate y ledendo invece le 



366 

parti molli che vi stanno al davanti. Pronta Ai la liberazione, 
ed essendo il puerperio decorso affisitto regolarmente, il 19 gen- 
najo 1863 questa donna lasciava lo stabilimento (i), 

Bei parti precoci artificiali. — A eompletare qamito 
abbiamo a dire intorno ai parti, sarebbe necessario che 
io tenessi discorso dei parti, che ad arte vennero provo- 
cati o per ristrettezza pelvica o per altra cagione; ma 
siccome di^ questo soggetto già parlò il mio egregio Pro- 
fessore i^ una sua interessantissima Memoria (2) , cosi 
mi riservo di dare spltantouiì breve cenno su quest'ar- 
gomento, rimandando alla suaccennata Memoria chi desi- 
derasse più dettagliate nozioni 

Tredici volte si ricorse a questa utilcssiflia risorsaoster 
trióa, e in dodici casi rìndioazidiie ne fa la viziatura pel- 
vica per ristrettezza ed in uno la viziatura pelvica di 
grado mediocre, associatasi a stato minaccioso della, gra- 
vida. Siccome di quest' ultima non è tenuto discorso nello 
scritto del Professore Lazzàti, perchè avvenuto sul prin- 
cipiare di gennajo, primachè egli assumesse là direzione 
della clinica, cpsi cred,o conveniente darne dettagliata 
descrizione. 

G^t^omcUacia. — • MinoQciata vita della donna e ristrettez- 
za pelvica di leggier grado^ — Parto provocato arti/icial- 
mente colla puntura delle membrane. — Ore 14 dopo la 
puntura comincia il travaglio. — Occipite, i.^ posizione. — 
Procidenza del braccio destro, e di anse .ombelicali pul- 



(1) Questa storia in modo più oonciso venne già da me 
pubblicata nella mia Rivista ostètrica e ginecologica. ( « Ann. 
universali »^ fase, di febbrajo i863). 

(il) « Numero cinquanta casi di parto prematicro artifiei^e 
provocati per ristrettezza del bacino ». — « AnUv uaiv. di me- 
dicina y>j fase, di marzo 1864. 



367 

santi, — ' Rivolgimento, -^ Pweirperto morboso per diarrea e 
bronchite, -^ Trasferita allo Spedale Maggiore dape $edici 
giorni. 

Al primo gennajo 1863 trovavast già da alcuni giorni in 
questo Ospizio iscritta sotto il*N»* 559 del 1863 una^ donna 
gravida per la terza volta , la quale sino ai 10 anni godette 
buona salute ; a queirèpoca sofferse una febbre miliare di lan^ 
go decorso : a 1 7 anni fu primamente mestruata , ma fu sem- 
pre dismenorroica. 

A 26 anni sostenne la prima gravidanza , e nel frattempo 
soffri di pleurite e febbri quotidiane t * partorì allora da tè e 
facilmente, ed il puerperio decorse l'egoiare. Un anno dopo era 
di bel nuovo gravida , e durante quella gestazione cominciò a 
soffrire dolori alle ossa , specialmente del bacino , e agli arti 
inferiori, rièsc^ndole doloroso c^uahiAque moviinento : ad onta 
di ciò portò a terniiine -la gratridanaa, e partorì da aè un bam- 
bino sano e viva. AHa ine èi aprilo 1862 vide y<ultkna sua 
mestruazione, dd In settembre avverti i moti attivi del feto; 
intanto rioomparvero i daloiri , che accompagiiano lo svolgersi 
della ostQOttiaJavia, e che cominciati nell'antecedente gestazione, 
aveano taciuto dopo il parte. La donna ora si trova nella as- 
soluta impossibilità di reggersi da se, riescendole assai penoso 
qualunque movimento ella faccia per il ietto. Quando venne 
qui trasportata, la si trovava assai dimagrata ed en^aciata , di 
colorito giallastro al volto, affannosa nel respiro, impossibilitata 
a qualunque movimento : la si giudica gravida nel principio del 
nono mese di gestazione, affètta da osteomalacia che deformò 
il bacino restringendolo nel diametro antero-posterioìre dell* a- 
pertura superiore che misura poli. 3«6 *» 0,095: la esplora- 
zione le riesce assai dolorosa. 

Sebbene venisse debitamente curata e trattata, la dispnea 
andava sempre facendosi maggiore , sicché e per questo e per 
la viziatura pelvica , la quale per sé non avrebbe indicato la 
provocazione > del parto, ms^ lo avrebbe reso certamente dif- 
ficile, e quindi di dannosa influenza sulla donna già cosi 
grama dì salute, il giorno 4 gennajo all^ ore 4. ifi pomeri- 
diane essendo lievemente aperti ambo gli oriflcii si passo alla 
puntura del sacco amniotico , dando così esito alle Acque. Il 



368 

giorno 8Ucce$8^vo verso V alba si desytarono le prime contrazioni, 
che continuarono tutta la giornata, iinchò alle ore 5 pomeri- 
diane, essendoché la testa trovavasi tuttora libera all' apertura 
superiore con procidenz^ della mano destra^ e di anse del cor- 
done ombelicale, tuttora pulsante, manifesti d' altronde essendo 
i battiti cardiaci fetali co^ dilatazione completa dell* orificio 
uterino, si ricorse al rivolgimento e si estrasse un bambino sano, 
di sesso femminino, vivo, non molto sviluppato. Il secondamento 
seguì prontamente. Dopo T operazione la donna mostrò di avere 
ricevuto giovamento e stette discretamente per alcuni giorni ; 
quindi sviluppossi diarrea copiosa, associatasi a bronchite, che 
persistendo, sebbene trattate con opportuni rimedii, decisero al 
trasporto di questa donna allo Spe4ale Maggiore il 18 gennajo. 

Degli altri dodici partì precoci provocati ad arte, dirò 
soltanto come tutti vennero provocati per viziatura pel- 
vica, essendo i diametri retti dell'apertura superiore fra 
i pollici 2.9 ed i pollici 3.2 = 0,074 o 0,086; che l'età 
delle donne, talune primipare, altre pluripare , oscillò fra 
ì 20 ed i 36 anni; che i metodi seguiti furono in due 
casi la injezione vaginale (metodo di Kiwisch), in due la 
siringa elastica tra le membrane e V utero, in due la pun- 
tura ed in sei la spugna preparata; che i parti si effet- 
tuarono cinque volte naturalmente e facilmente, quattro 
vòlte naturalmente e difficilmente, tra ci4 in un caso eb- 
besi obliterazione dell' orificio interno, che necessitò V in- 
cisione, due volte il parto fu ultimato colla mano (una 
estrazione ed un rivolgimento) ed una volta occorse la 
craniotomia fatta colla forbice dello Smellie tra le bran- 
che del forceps. I bambini nati furono quattro maschi e 
otto femmine, i primi sempre vivi, delle seconde quattro 
morte ; tutti , ad eccezione di uno settimestre, erano otti- 
mestri. Quattro donne percorsero un puerperio regolare, 
cinque si ammalarono di metrite , associatasi in taluna a 
miliare : una sola ebbe piaga gangrenosa al pudendo : non 
vennero a morte (per febbre tifoidea e ppr metro-perito- 



369 
nite) che le due aoìe doimn,; nelle quali si era uaato il me- 
todo di Kivisch. 

Con questo noi abbiamo terminato il paragrafò, che 
r^uardava i parti, certamente il più lungo, e &>rse il più 
interessante , pel numero loro grandissimo , per • lo sva- 
riato modo di effettuaflionò , per i diversi soccorsi, che 
fu neccessario Tai^restare, e per le svariate cause di di- 
stociac Credo ora conveniente il far seguire idcune brevi 
ooiìsiderazibiii a quanto fu detto e quei pochi corollarii, 
òhe ho sapotoi meglio dedurre da un cosi vasto empo- 
rio di fatti pratici. 

La procidenza del cordone ombelicale tuttora pulsan- 
te, che si osservò replicatamente, sia in presentazione del- 
Toccipite^ sia in quella della spalla o delle natiche, deci- 
se, come fu detto ^ parecchie volte ad mtraprendere atti 
oprativi appena la bocca dell* utero il permetteva , par-^ 
tendo dall'osservazione, che in tale modo si ha più facil- 
mente speranza di salvare il feto, anziché ricorrere ad 
altri atti (^ratorii , limitati alla sepplic^ riduzione del 
cordone ombelicale precidente. In&tti noi abbiamo avuto 
un solo caso, più sopra accennato, in cui fu ridotto il cor- 
done ombelicale precidente mediante la siringa elastica, 
che è uno dei metodi migliori e più usati. Ma senza in* 
oolpare in tutto la procidenza del cordone ombelicale della 
morte del feto, avendovi in parte contribuito la lunghezza 
del travaglio del parto, fl feto .nacque morto, mentre in- 
vece in tutti i casi neL quali praticossi appena fu possi- 
bile il rivolgimento o la semplice estrazione del feto, si 
ebbe sempre la fortuna di estrarre bambini, vivi. 

Nò crediamo che di un utile maggiore per la vita del 
feto sia il recentissimo ed ingegnoso stromento proposto dal 
sig. Hyernaux di Bruxelles (1) per la riduzione del cordone 



(1) « Du lacs et d*un nouveau porte-noeud sur le pied d« 
Annali. Voi. CLXXXIX. . 24 



370 

ombeUcàié) 6 tìbB^ di (K3oe modMoatb, Tostettico belga mole 
impiegato come laccio atto a prenderete estremità iiilé-' 
' rieri del- feto; 'i ' •■ "■ • . * ;••.:! r'» 

.Le viziature Civiche ricfaiesero', conm si vide, assai 
Bovente il soccorso ostetrico^ si osservò il. mag^gior nu- 
merò dì viziature aver s^de al distretito eupdriore, spe- 
cialmente nel diameti^ amtero-poM^rjjtnre^ fatto (^e già 
venne òoiistatata dalla massima parte degli < ostètrici^ ' co- 
meccliò fu il primo ' difettò ad èssere : proposto ed acoen- 
nato da^li Autori. Per la diflujriosi àH»li viziature -pel- 
viche ci fu di molto ajuto il pelvìmetro di^Baudelocque, 
il quale* ci daVa sempre misure disòrelaménte > esatte in 
alcune, esattissime in altre. E per la pel vimetrkt' interna 
il dito si trovò preferibile ad ogni stuomento ideato pw 
'là misurazione di quel diametro, 'ed a • fornirci ; tma idea 
della viì5iatura generale del bacino, cui in qualche caso 
m aggiungevano due dita^ e talora tutta la mano^ onde 
'accertarsi della fetta tdiagnosi è av^e una idea . completa 
'della-'vìzìàturagent^ale* della pelvi. JLia quale nei maìau- 
'furati casi di morte della donna , e: in- cui bi pi^titò la 
attossìa, risultò esswe sempre stati «satta/ nè'le'misu*- 
razioni prese sulla' donna già viva, sìa còl Compasso dì 
Bàuddlocqué, Sia col dito, averci mal condotto dn errore, 
iha' queste èoincidiei^e. sempre ed esattamente eoa quelle , 
y^lle sì presero sulìa :pelvi d^lla donna ìslììol cadaiveare. Sì 
osservò pure il parto efifettuàrM diaisò in donne irachiti- 
iche, le" cui ^ vi eraiiè' miincanfci idi= cinque, i soi^ otto li- 
nee nel diàmetro cretto «u^riorev sebbene. giUnrIie à ter- 



i«M«M*«BMÌMÀrfMiMMiMMàw^i*MMMMiMll*dM*à^iiXtL 



Tenfant dans la terminaison des . accouchements laborieux et 
d*un nouyeau repoussoir en cas de prolapsus du coràon ombé- 
Ucal », par le doct. Hyernaux, chirurgien el professeut d*accou- 
4}hoittenta jurilniver^é dfi BxÀilXeUes. -7- Bruxelles, i863. (Extrait 
du <( Bulletin de TAcademie royale de médecine de Belgi que », 
n serie, toiiì. Vi, N.* i). 



371 
mine di gravidanza. Come anche in donne H cui bacino 
nel detto diametro non sorpassava i pollici tre = 9»P81;, 
ed era uniformemente ristretto da farcelo quasi rassaoiir 
gliare alla pelvi in£stntilè, il parto nofi fstblf|aognò dÌ.»oc* 
corso oistetrico, perdiè effettuatosi da .sé, forsi^ per prov- 
vida legge di natura , quando la donna t^yayiisi ^ 1s^ 
epoca di gestazione (settimo od ottavo mese)^ in cui il 
feto non aveva ancora raggiunto un. completo svilu|pa, 
per cui gli ^1 possibile passare, pep una trafila pelvica più 
ristretta del normale, Qi^est' anno ci venne p\ir d^to.di 
verificare esempii di pelvi obliqup-ovalare dji Nae^èle, ct^e 
sono rarissime a riscontrarsi. In uno, di essi, che d pi noto 
soltanto aU'autossia, e nel quale Tapplicazione del forc^ps ifu 
resa necessaria piuttosto da irregolarità e poca, ^spulsiyità 
delle contrazioni uterine, che dalla ristre^te;E^ jpf^lyica*. ven- 
ne confermata la verità di quanto dice Naegi^l^-. esfier^ tale 
viziatura assai raramente riconoscibile . nel , vivo , perohéi, 
come accadde nella nostra donna, non si han^^odE^ti anan^ 
nestici che ce la facciano sospettare, le gestiti godono di 
buona salute, sono di statura regolare^, né presenjbano quel 
complesso di fenomeni, che riscontrasi ordinariamente 
nelle rachitiche o nelle affette da osteomalacia. Rigui^r^o 
alValtro caso, nel quale la donna dopo essere st^ta liberata 
artificialmente del prodotto del concepimento, parti guarita 
dairQspizio dopo avere supi^rato un puerperio morboso^ )aon 
ne rimase alcun dubbio circa la sopra notata alteratone 
del bacino. E ciò per le misure ottenute seguendo i pre- 
cetti di Naegele, e pel minuto esame interno ed esterno 
della donna, la quale era sanissima, di statura niedio- 
cre, discretamente robusta, per T andamento, irregolare 
del travaglio del parto, per la stentata estrazione del fe- 
to, per la posizione occupata dalla parte presentata, e 
pel confronto tra le due linee seguenti la direzione delFal- 
tezza del sacro e quella della sinfisi del pube, tra di loro 
distanti un pollice e mezzo circa , nonché da ultimo pei 



872 

dolori in corrispondenza della sinfisi pubica e .sacro-?iliaca 
dest^U, mancanti a sinistra. — Più rari a riscontrarsi 
ivizii della apertura inferiore, che ire volte soltanto 
si presehtaróho tali da meritare speciale riguardo. Fu- 
rono essi in due casi la depressione di una branca ischio- 
pubica, che in una dohhà rese il parto naturale diffi- 
cile; ih altra necessitò 1* applicazione del forcipe, essen- 
doché "tale viziatura impedì il moto di rotazione, per cui 
nel primo dei due casi la testa fetale esci nella posizione 
obliqua, nella quale era discesa nella escavazione, mentre 
nell • altra i^i dovette ajutat'.e colforceps e favorire questo 
movimento/ L'altra anormalità della ossatura riscontrata 
al passàggio, fu la sporgenza della punta del sacro con 
avvicinamento dèlie tubejroi^itìl ischiatiche. Di queste tre 
osservazióni ho dato più sopra (lettagl lata relazione. 

Sull'emorragia da inserzione della placenta alla bocca 

uterina , osservata due voìtie nel cÒr^o dì . quest' anno , 

dirò, come la Scuola ritenga colla pluralità delli oste- 

* trici , che il miglior metodo a seguirsi sia il tampone, 

^quando remoìragia è' grave, fino a dilatazione tal^ della 

tocca uterina, per cui sia reso possibile il rivolgimento 

r'eatraziòne 'del feto e dell^ placenta ^, quindi il pronto 

'"svuotamento deirritero, sdo mezzo radicale di cura di 

^slmile adcidénté. Cotiteriiporaneamente, e prima e dòpo Tatto 

'^opei^atlvo,' riesce utilissima T amministrazione della se- 

-^gafe còiirfuta (1). ' . ' ;: .' 

' ' Due sole Volte si passò al rivolgimento semplice in caso 
^ di pelviòa ristrettezza, ed una volta al rivóigìmento dopo 

praticata la craniotomia, essendovi in questo caso coll'oc- 
' cipite, che si presentava, procidenza di uri pied^. Per il che 

jion crediamo di pc^er istituire confronti od emettere opi- 



^B^^w^y^W^yyi 



I— f»*4''^***— — *y^*^* ' « I n 1 1*.>^»*<^*" 



• (i) Lazzati! « Dell'uso ostetrico dell* seg;ale cornuta », Mi 



373 

hioni sulla prevaleq^sa da darsi al forcipe od al. rivolgimento 
nei casi di pelvica ristréjttezza, argoqiento che forma uno 
dei quesiti attualmente discussi dalli ostetrici, e c|ie recen- 
temente venne trattato in^ vario senso dai pignori Val- 
suani (1), TÌbone (2), Fabbri (3), M. CVjdock (4), Pranke (5) 
e molti altri. No^,^ ebbero ristrett^z2e xnas^ime del bacino, 
che necessitassero operazioni gravi sulla madre» limitat^osi 
tutte le viziature fra il primp e il secpndo gf ado. £ per 
queste, quando le donne giunsero alVO^pitio o in trava- 
glio di parto o in epoca avanzata di gestazione, nella 
quale più non potevàsi provocare il parto precoce , si 
ebbe utile o dal forcipe solo o da questo combinato colla 
craniotomia mediante, la forbice dello Smelile* 

t)a, tutto quanto fu detto e narrato, mi sembra lecito 
il dedurre quanto se^ue: 

I. La frequenza assai maggiore delle presentazioni del- 
l'occipite, cui segupno in ordine decresK^i^te ^i:|elle per le 
natiche, per la spis^lla^per la faccia j(6)« 



■> 



(1) « La versione podalica nei difetti dal bs^no », Milaso, 
18&2. (E la. mia Rivista e Ann. .univ. di med. » , febbrajo 
1863). 

(2) *€ Forcipe e rivolgimento nelle ristrettezze pelviche * , 
Torino , Ì863 (e la mia Rivista « Ann. univ< di med« v ^ feb- 
braio 1864). 

(3) « 0etr ostetricia* sperimentale é dell'uso della IcVa in 
ostetricia », Bologna, -!'^3(e la" mia Rivista sovra accennata). 

(4) « Clinieal MemMr' of tumittig' in case òf disproportion ». 
(a Tr^rìÈOcU of tbé otet SocJietty d London 9, voi. IV^ id63^ 
pag- 175). '-}'.' 

(5) « Die Wenditi>g auf èie Fds^e bei engem Becken j»^ Halle, 
1862* ^ 

(6) Dal relativo prospetto sopra indicato risolta infatti eoe 
sopra 514 presentazioni, 474 volte si ebbe T occipite , che per 
primo offrivasi all' ingresso pelvico , 26 volte le natiche , 9 
volte la spalla, 4 sole volte la faccia. 



374 

- II. Kéi pieirti innanzi tempo, più frequenti le presenta- 

ìildni delle lìatichè e della spalla che nei parti a termine. 

IH. La nessuna mortalità nelle donne durante il parto. 

IV. L'utilità del salasso e del bagno generale a Tin- 
gere lo stato di pletora dei Vasi uterini , a favorire la di- 
latazione della bocca uterina, a regohtrizzare le oontra- 
ritmi déir utero; a combattere la prevalenza delle fibre 
t^cdlari sidlé longitudinali della matrice. 

V. La utilità della' pronta estrazione del bambino , 
quando fu possibile , nei casi di procidenza del cordone 
ombelicale. • '' f 

VI. €ausa quasi ^costante dalle viziature pelviche la 
rachitide. Due sole volte la pelvi risultò obliquo-o vaiare 
(imperfetto sviluppo pai^ziale. dell'ossatura àeì bacino) e 
due volte infine T alterazione delle ossa era ripetibile da 
osteomalacia. 

Ytl. La sifilide pregressa essere probabilmente causa 
di parto difficile , {W'emàtùro &iì abortivo. 

Vili. La. depressione di una branca ischio-pubica causa 
di impedito moto di rotazione: 

IX. L'efiettuazioné, in un caso di presentazione della 
' spal^, della evoluzione spontanea., resa possibile in una 
* partoriente perchè fornita di pelvi ben conformata e di 

giuste misure, perchè le contrazioni uterine si manten- 
nero con forza ed intensità , perchè il fèto «ra poco svi- 
luppato, assai pi^hevold e cedevole. 

X. .La passibilità della correzione deUa obliquità del 
feto néir utero e ridanone dell* estremità cefalica dt esso 
sul segmento inferiore mediante pressione &tta con cinto 
elastico doppio, e continuata per qualche tehipo a fine di 
mantenere la testa in rapporto col distretto superiore 
pelvico. 

XI. La presenza di un voluminoso trombo (1) del gran 



\ ' " ; :^, 

(1) Questo trombo apparterrebbbe ai vaginali intraparietali 



375 

labbra destro le d^ki vagiaa» Causato da precedenti varici 
e da num^gi {ier .l'eetraziooe di im primo bambino pre^ 
sentatosi per le natiche, in caso di gravidanza gemella-* 
re, impedire T avanzamento ddla tesfet- del secondo feto, 
e necessitare la spaccatura e svuotamento del trombo, e 
restrazkme di questo ; bambino vivo ancora col forcipe. 

XIL Ii*oblitora2Ì<mà delFcrifieio interno dell'itero in 
donna, cui si provocava antifioialitMiitb al «pacto pdt viziai 
tura pelvica,' aemoa preoedesza di cause noie cfaei la gene-< 
rassero, di sintcMoU che la potesseno i far rUevare^- e senza 
alterazioni sen»bili dri collo utmno, rendere il poti» assai 
lungo e necessario pel ris^vcigliainento rdalla. goiltrazionì 
espul^vè r USD del tampone combinefcto colla i^nlgna e Y in« 
cisione del sepimekUov' che 'Chiudeva queU* erifìbiò. 

XIIL n frequente; osservarsi della presentazione del 
feto per la spalla nelle stesse "^donhe in varie gravidanze 
successive.' 

Xiy. L'utilità delia s]kugnà e ddia puntura delle mém« 
brano quali metodi a provocare H pairto precoce: la si- 
ringa elastica utile pure, ma nella «introduzione di quella 
facilmente si rompe il sacco amnìotico>: questi tre metodi 
e specialmente i primi due. preferibili alle doccie vaginali* 



' ^* ■ ^ ■ ■." 



di LcAorie, il quale ritiene xhe la causa eflicieute ordiaaria è 
razione contundente del prodotto, che nel nostro caso fu il feto 
estratto a domicilio^ la quale si fa sentire sopra parti sempre 
ricche di vasi , già sì favorevolmente predisposte durante la 
gravidanza dair evidente incremento dell' apparato circolatorio , 
cui nel nostro caso puossi aggiungere lo stato varicoso , che 
il Laborie nega abbia influenza predisponente. V, la Memoria 
letta dall'autore il 6 novembre i860 all'Accademia di medicina 
di Parigi , nel quale scritto è pur detto assai giustamente es- 
sere il trombo della vagina e della vulva , che sopraggiungo 
dopo il parto, affezione sempre grave, e che può compromettere» 
la vita delie puerpere, che ne sono affette. 



376 

XV. Non' aversi casi di distocia dipendenti dal fèto 
per cattiva conformazione o mostruosità di questa. 

Appendice ai parti. 

, .< 

A completare il nostro cenno sui parti, ci rimMie a dire 
poche parole intorno ai bambini ed al secoDdamento o terzo 
stadio del parto, ed intorno alle alterazioni riscontrate 
nella placenta, n^e membrane e cordone ombelicale. 

Bei bambini. —<• Dalle 507 donne die partorirono in 
qttest*^no nel nostro Ospizio nacquero vivi 473 bam- 
bini e 41 già morti : fra i primi si osservarono 254 di 
sesso mascolino, e 219 femmine: fra i sepondi 21 erano 
maschi e 20 femmine^ Riguardo ai bandbìni nati vivi, 2S 
escironodall^ Ospizio insieme alle loro ma^^» ^1 passa- 
rono esposti in questo L. P., vuoi colle loro madri che 
vi si recarono quali nutrici, vuoi perchè queste ammala*- 
tesi ìa puerperio o maaicanti di latta a&tte da nialat- 
tie contagiose^ od imperfezioni fisiche, o p^chè per av^e 
pagato la voluta tassa di esonero, ncm poterono o non 
vollero passare fra le balie del L. P. Però nel breve telm- 
po, in cui questi bambini dimorarono nel nostro comparto, 
se ne Abero 30, che per cause svariate accidentali, o in 
conseguenza del modo di effettuazione del parto, vennero 
a morte. Se poi aggiungiamo che al primo gennajo 1863 
esìstevano nel nostro comparto 10 bambini e 4 rimane- 
vano al 31 dicembre, potressimo istituire il seguente pro- 
spetto , che ci fornisce una idea del movimento generale 
(Jei bambini dui^ante il 1863. 




. ■ i ■ "i 

Sortiti 

dairOspi- 
zk) còlle 



«ftOfti madri 



' Passati 

esposti 

al P. L. 



Morti f Già 
pier ma 

lattie morti 



377 



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M. fÌ M. 



M, 



M. 



F. 



M, F, IM. F. 



M. 



F. 



M. 



6 



10 



254 



21Q 



%\ 



20 



473 



41 



*mmimm 



534 



20 



8 



*** 



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26 



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217 204 20 10 21 

' I II ì I I 1 1 V — • :~~.i 



421 



30. 



20 



41 



' ■■ H 



I 



524 



Rigaarclo aUlepojQa, di sviluppo della vita intrauterina, 
lino nacque mortp ^ tre me^i; tra morti e^ vivi ve n'eb- 
bero 6 a sai mesi, 10 settimesrtri, 42 ottimestri. Fra i nati 
morti, sia abortivi, sia prematuri, sia a termine, nove 
erano già in istato di fiv^nzata macerazione; sei aveano 
le madri, ohe in giravi^anza . er^o st^ie afiette d^ forme 
veneree o sifilitiche, fra cui due prostitute , per cui re- 
sta verificato che la sifilide influisce sulla vita del feto; 
nove nacquero morti nei mejù in ci^i più frequenti os- 
servaronsi le metro-peritoniti, le fabbri, puerperali o le 
febbri tifoidi, anzi varie madri ebbero puerperio morboso 
per tali malattie, venendone alcune a morte;. quindici nac- 
quero già. cadaveri, essendo la ; morta stata eausata, da 
procidenza del cordone ombelicale, o da luz^hezza ed ir- 
regolarità di travaglio, p da ^tre chiuse che richiesero in 
talune maneggi operatorii. Per gli altri oi mancano i dati 
necessarli a spiegarci la morte, perché non si trovarono le- 
sioni sufficienti alla autossia dei pACCoti cadaveri, o nella 
osservazione della madre o nel genere di parto. 

Le principali alterazioni . di primitiva conformazione 
presentate dai neonati furono : un cciso di spina bifida, ri- 
siedente nelle vertebre lombali e sacrali. — Questo bambino 



378 

nacque vivo, e mor| alcuni giorni dopo la nascita nel com- 
parto Gspoiti 4i q^o^to L. P. OTe era passato essendo la 
madre incapace aU:allattamei|to.per mancanza di latte^ — 
Una idrocefalia incompleta associata a fratture sj^ntanee 
multiple delle ossa delle estremità inferiori e superiori, 
proveniente da madre, che in gravidanza avea superato un 
grave vaguolo, di <5ui portava tuttora le traccio sul viso, — 
Un bambino vi^t>o con ernia inguinale doppia; altro pure 
vivo ù&sk-^mia inguinale doppia, . ascite ed. ernia om^ 
belicalè; uno^nato morto di $ei mesi con eUtorciglirnnento 
del cordone o)nì}eticaie presso la sua inserzione air om- 
belico, ed un pemftgo sifilitico in bambino viva,. e bene 
sviluppato. 

Le forme morbose presentate dat bambini , duriinte 
la brevissima e limitata loro dimoi'a nel nostro ^mparto^ 
furono due òttalmie pur^U lente \ contro chì rie*ì utile 
il collirio di nitrato d'argento éitistalli;^to; imA diarrea 
da enterite , associatasi a gonfiore, tensione, quindi in-» 
fiammazione e suppurazióne dèlia mammella destra, per 
cui fu necessaria una piccola incisione ^ che diede escita 
a poco pus ; una bronchite. 

Dei 30 bambini tenuti a morte, dodici morirono per 
prematurità /né la ^tossia rilevò altra alterazióne 
sufficiente a produrre la morte; uno per periioriitej uno 
per scleriasi, uno per morbo c^rwfeo , sussistendovi 
r apertura del foro del Botallo. In essa il fégato pre- 
sentavasi di colore e di aspetto quali si riscontrtóo nella 
degenerazione adiposa di questo visoere nelli adulti.' Tre 
morirono di enterite, uno pfer apoplessia polmonate, 
uno per «n^mtó, uno pei* sifilide (pemflgo), alla cui au- 
tossia non si rilevarono nei visceri del petto o dell' ad- 
dome le alterazioni additate dai moderni sifiliografi; una 
per apoplessia cerebrale da compressione delle vene 
del lato (testro del collo , per la presenza di un turno- 
retto gl'osso quanto Una piccola noce, situato presso 



37d 

il lato destro' ddìa glìkihddla tiroidea , passato a su^ 
purazione, internandosi eziandio nella parte posteriore 
destra de) torace; otto Analmente perirono o subito o 
alcuni giorni dopò il parto, perchè nati in istato di 
grave apoplessia ed asfissia. Si osservò inoltre come qual- 
che bambino nascesse spontaneamente o venisse estratto 
col cuore tuttora pulsante, e nei quali, per quanto si &- 
cesse, non si potò attivare la respirazione, provando con ciò 
che il battito cardiaco fetale in idouni caaì, sébbme indichi 
la^ persistente circolazione, non ò segno certo che il bambino 
potrà essere conservato in vita dopo la naiicita. 

n peso massimo avuto nei nostri bambini fa di gram- 
mi 4590, ma la media oi^illò fra i grammi 2700 ed i 
grammi 3300: la lunghezza fu di centimetri 55, là me- 
dia oscillò fra i 0ni,51 ed i 0iii48. Le altre .misure dareb- 
bero per media quanto si trova in tutti i Trattati di oste- 
tricia, per cui credo inutile Tannojare i lettori con cifre» 
ripet^do quanto venne detto da tanti altri. 

Placenta ed annessi. — Pochissimo abbiamo a dire 
intorno alla placenta ed ai soccorsi che fu necessario ap- 
prestare per la sua estrazione. Comincieremo dalla don- 
na, che entrò in terzo stadio del parto. 

La ricoverata N.® 152 è donna d'anni 24, primipara, di co- 
stituzione gracile e delicata, ben fatta nella persona: sempre 
sana, vide sospendersi la sua mestruazione in gennajo i863. Per- 
corse bene i primi tre mesi di gestazione, quando verso il 7 di 
aprile eomhiciò ad avere leggieni e ripetuta emorragìa, la quale 
accompagnata a dolori di parto si mostrò maggiore la notte daU 
rS al 9 aprile, ed alle ore 40 antimeridiane di questo giorno 
abortiva di un feto dello sviluppo di tre mesi scarsi. Ma la pla- 
centa rimaneva nella cavità uterina, né la levatrice, né un chi- 
rurgo chiamatovi, non riescirono nella estrazione di questa, per 
cui continuando un leggier gemizio di. sangue fu consigliata a 
riparare in questo Ospizio, ove gitinse verso sera. Esaminata, si 
trovò che perdurava in brevissimo grado la emorragia, . che 



380 

U caviti^ del <eolto rom^.pi«k>tia a djiie ceniiii^ff ri, r^p^rti gli oH' 
ftcji cicca ui^.p^ntfi^Qtfro .eiipfzzQ,; iyj»ye|r$o qi^e^ti . ài se^tiyd 
un corpo moU^^ ^^^ 1^ fP^^9^i^.^^' 9}^^ riusciva impossibile af-' 
ferrare. La donna era , stanca , abbatti)ta,i polsi leggiermente 
frequenti. La si pose, a letto , le si prescrissero piccole dosi di 
segale cornuta, quali il Professore Làzzati consiglia ih tati ca'^ 
si (1). Dietro l'impiegò di tali inezziy'ìa perdita 'fei arrestò, com- 
parse qualcHé léggiérisìsiinti ' contr'àzìòrfe titèfirtà: 'nèflò' stésso 
statò fu 'q'uaéì'tu«to*ll'giòfho!su^sè^uenléi TmiìMéiite^h'ieta, del 
1 le dogl(^ drebWò' dS'foli^fed, Itt) pìàicen«ai èra gi4^«a sino alM 
orifici e tentà-ya avanearsi , gli' orijSeìi erdnsi dil»liaii tanto dà 
permettere 14 Ub^ra iintroduzipiie di un dUo^ per eiii mediante 
alcuni pocbi ' maneggi si estrasse la piccola plapenjba tutta in- 
tiera. C^ò sv^)jito dopo la; emorragia, e sette gioriM a(:ypre6S9 la 
donna sentendosi bene vojle ritornar^ a domicilio,. •. 

La estrazióne manuale déllk placenta fji resa riècfes- 
saria in un sòl caso di parto liàturale a termine, è 'quat- 
tro volte vi dì dovette ricorrere in Casi di inerzia ùté- 
rina nel 3.® stadio, in seguito à parti riòri liaturàli p nei 
quali, ritardando l'uscita della seconda, si era incammi- 
nata una eniorragia più meno jgrave. 

Rispetto alla placenta, liei casi di parto gemellò, alcune 
volte fu dato riscoritrarlla semplice con due saccHi , op- 
pure con un sol sacco, più frequentemente doppia con s^cco 
distinto. Cosi pure osservossi ìa placenta a raccnetta,; o 
col cordone inserito, ^ul margine. Le-^Jterazipni spe- 
ciali risiQQntirate nelle placente fiirpno g],i esil;^ della pla- 
centite, la degenerazione adiposa Q scirrotica, di qual- 
che sua porzione. . Si notairono • pure in alcune plja^&ente 
sulla feccia fetale piccoli' bitoifzoletti o tubercoli ;r grossi 

quanto la capocchia di* uno i spillo, duri» resistenti al tà- 

( • • • • 

• . V '•, ( ■' • 

(1) ic Deiruso ostetrico della segale cornuta t>, MilaAio^ d862 
(e la mia Rivista, febbrajo 1863, deg^' x> 'A.nn. univt di medi- 
cina .»). 



». 



381 
glio od alla pressione: in tali donne erano precedute le 
fofnie sDAIitibhe in gravidansa. ' Le inékftbràilè non presen- 
tarono giammai' veruna altorazione d^gna di menzione. Il 
cordone -fu di vbria langhezca, nò superó gli ottanta 
cdniinàetri. Quaile alieraziomè del cotone onitolicale m os- 
serrò, eonké già fci detto, un csa^ di attore^liamento del 
coréèna' oinbcfUcale sopm «è stesso, òhe impedì il libero 
circolare del sangue del feto alla placenta e quindi ap- 
portò la morte di esso, alterazione di cui discorse il prof. 
Db Billi in questi Annali e più tardi il dottb Dohrn (1). 

Puerperio. 

Sedici puerpere esistevano al principio dell'anno, cui ag- 
giungendo N.** 507 donne che partorirono durante Tannata, 
abbiamo un complesso di 523 puerpere. Fra queste N.® 333 
lasciarono l'Ospizio perfettamente risanate; 17 vennero 
trasferite alFOspedale Maggiore, perchè afiette da .malat*- 
tie, o indipendenti dal parto, o di lunghissima durata, op- 
pure da delirio, per cui riescivano di grave disturbo alle 
altre ricoverate; 140 passarono fra le nutrici del L. P. 
e 23 morirono. Rimasero in Clinica N.^ 10 puerpere alla 
mezzanotte del 31 dicembre 1863. 

Come miti e di indole benigna furono generalmente le 
affezioni delle nostre gravide, altrettanto pur troppo non 
possiamo dire delle puerpere , delle quali si ammalò un 
numero grandissimo, come risulta dal prospetto nosologi- 
CQ (2), che più avanti uwlicheremo. In esso, come abbia- 



«*i 



(i) e Ueber die Torsion der Nabelschur niid dadtirch be- 
dingte Stenosen der Gef&sse > (mit vier Abbildttngen). < Mo- 
nats. fùr Geburtsk. », Bd. i8, pag. 147, i86Ì. ' 

(2) Riguardo alla non coftéonanaa perfetta delle cifìre date 
da questo prespetto con quelle che tro^ansi nelle tavole mensili, 
valga quanto già fu detto in riguardo al prospetto nosologico 
d6lle gravide. 



382 

mò fatto peip le^gravide, omoMtteremo di accennare alcune 
malattie, o di breyiswno d^qprso, q di nesavina importanza 
riguardo allo stato pi^erporide!, perchè o. puramente cU- 
rurgiche, o limitate » sui^Rsistevaiio e .nella gravidanza , e 
prima di' queata, aenmmettomamente alterarne Tandar 
mento > o influire sul parto > quali. furono ramaurosi,* la 
trichiasi) gli e^iti di j^rioatite al cubito e^atro, taesa- 
zìoni; e?a . ; . 

. iNumero 
I^^nòminasieilo della maVat^lia .stelle piierpere 

malate 



Apoplessia polmonare . . , . . N.** 1 

Bronchite » 6 

Bronchite con miliare ........... » 2 

Bronco-polmonite •. . . » 2 

Cistite » i 

Oolite con diarrea . . . . . . . ..•.'. . » * i 

Congestione cerebrale e delirio ......... » 4 

Ddarrea ..';.....,.. ' . » 2 

Febbre' miliare . y . . . . . . . : . . , , », - ^6 

— .j^rpenlc ..' . . . ì .; . . ... . . . » , 40 

— tifoidea .....,...:.' » 7 

Flebite .......... ^ , .... . » 5 

Forme veneree e sifilitiche » 14 

Gastro-enterite » 1 

Irritazione intestinale » 4 

Ischialgia » 4 

Lacerazione ' o contusione ai genitali . .... . » 17 

Mastite - » 9 

Metrite semplice » 23 

— icon bronchite ... . . » % 

— con car4i<^fittia . ... . .., . . • . . , » 1 

*-- con congestione cerebrale ... ... • . . . . • » 1 

. '^ • ^con irritasione intastinale ..».,.. » 3 



1 • — — '■ 



N.» i43 



383 

Numero 

.,.J^e^i»fììpfAwn^ deXLsL malattia . -. , delle puerpere 

.j malate 

i-^ con miimire'. . : . i ì . . . . ; , '» 15 
-^ ccrn miliare, ramftidllilnento délW sin/Ied ed isehial* 

già- destra, * «^ . . . . » i 

'^ con milìarei risipola ^erratica e brpncbite lenta j> 1 

— con miliare e mastite suppurata . \ . . j» 1 
:;t-. ; ooìi mili;>re, oUniptiasi,. .nevralgia tibiale sinistra, . 

piag^ III pudendo • ». ,* * • .♦ • • * • . ^ 

Metro-peritonite ....»• . 9 40 

con miliare v 5 

Pleuro-pneumonite .....'..*....' » i 

Ragadi ed escoriazioni ài capezzoli - » 8 

Tubercolòsi pòlmònale ; . . . ; • . . . * * . . » 1 

• i • "• -^ 

Totale N.^ 187 



( .• -.,•,■. .! .. 



t t 



I 



Innfìoizi però di entrare nella partiòolareggiata descri- 
zione delle forme morbose più rimarchevoli , credo bene 
premettere alcuni cenni generali su alcuni dei soliti feno- 
meni, che aiccompagitano il. puerperio. 

Polso. -^ EgH è noto come Blot dice di avere osser- 
vato un ralleatainekto del pol£K> nelle puerpere (1), e lo 
prova anche nelle osservazioni^ che si trovano ih un recente 
lavoro dal dott: Cha^p^tier (2); e^i ammette che il polso 
oscilla fra le 44 e 60 pulsazìoai al minuto. La diligente 
osservazione , fetta sopra qualche oentinajo di puerpere , 
che godevano baonèisima salute, e che percoits^o un puer- 

* ' I - - ■-----, • I -r ■ ■■ ; • • i . • ' y 



I I < I I I n 



(1) tu Bulietin de' PÀcademìe de médecine »» tóm. XXVIII, 
N-^ 21/18#3s fBgiiM64 : - 

(2) < Dea aiQcsidsnts: fébriies cbea i^s uouvelles ac^houcliées >, 

Paris, I8dS. (Y. 'la mia e Rivista ostetrica e giaecolQgiqa j». 
« Ann. univ. di medicina », giugno 1864). 



384 

perio affatto regolare, ci provò come assai raramente fosse 
dato il ritrovare un polso inferiore a TO/'hioItissime volte 
arrivando a 80, 90 e perfino oltre le 100 pulsazioni al 
minuto^ senzachò la donna accusasse alcun male, assicu- 
randoci anzi di sentirsi benissimo : inflitti qu^te donne 
avevano appetito!, erano di buon umotre, digerivano bene, 
ed ogni altra funzione si eseguiva normalmente. Rarissimo 
fu il riscontrare intermittenza od irregolarità di polso, 
eccetto i casi di n^lattia. 

» 

Secrezione lattea. — Questa funzione si effettuò nelle 
nostre puerpere in modo pressoché sempre normale. Verso 
il terzo giorno cominciava il gonfiarsi del seno accom- 
pagnato in alcune a diminuzione dei lochi, a brividi di 
freddo, quindi a leggier movimento febbrile con c^ldo, a 
sofiusione di volto, ad un pò di inquietudine e malessere, 
mentre in altre, anzi nella maggior parte, si efiettuava 
quésta secrezione senza alcun apparato fenomenologico, 
solo ossservandosi il graduato tendersi delle mammelle. 
Se la donna era destinata a far là nutrice, le si attaccava 
sotto le poppe il proprio bambino, passata qualche ora dal 
parto, e cosi Vallattamentò si incamminava bene. Se invece 
la donna , o per malattia contagiosa e trasmissibile onde 
era affetta (sifilide, ottàlmia, tigna, ecc.), o perchè gracile 
ò malsana, o perchè affetta da vizio ddla ghiandola mam- 
maria, o del capezzolo, o per aver pagato, veniva dispen- 
sata dairobbligo di allattare la propria prole (1), progre- 
dendo la secrezione lattea, osservavasi in essa il gonfiarsi 
del seno, il farsi tumide, dure e dolenti le mammelle, tar- 
lora Benso di' addolentatura e gonfiezza alle ghiandole 
ascellari. A togliere questo stato giovò sempre Y ioduro 

(i) Le giovani nubili che hanno partorito in questa Clinica 
e che vogliono essere esonerate dal far la nutrice, lo possono 
mediaiite un pagamento all'Economato di. questo L. P., di 
franchi 18. 41. 



385 

di potassio dato nella dose di' grammi 4 in grammi 300 
di acqua, « ripetuta una, raramente due volte ; sulla mam^^ 
mdla pòi vengono praticate unzioni con olio di canape; 
talvolta si ricorse al cataplasma anodino o di linseme. 
Quasi mai ci fu dato di riscontrare un vero ingorgo lat-* 
teo, o la mastite, la quale, quando ci accadde osservarla 
ndAe nostre puerpere (9 volte), o fu postumo di mastite 
iACCMninciata in gravidanza e sussistente alKatto del parto 
(2 volte), o venne causata da qualche compressione, 
colpo od urto ricevuto al seno , oppure teneva ali* abito 
scrofoloso e cachetico di quelle donne. Nei due casi di 
mastite, che perduravano dalla gravidanza, entrarono le 
donne nell' Ospizio , che già ne erano affette , coli* esito 
di supporazicHie , operato colla incisione. Le altre sette, 
che si svilupparono in corsQ di puerperio, ebbero diverso 
decorso, essendoché alcune si limitarono al primo stadio 
della infiammazione, caratterizzato da leggier movimento 
febbrile, da rossore, tensione e dolore alla mammella, e in 
queste bastarono qualche purgativo (olio di ricini, polveri 
temperanti, ecc.), V ioduro potassico , Y applicazione locale 
di cataplasmi anodini con olio di canape, e le unzioni con 
imguento di glicerina ed estratto di belladonna e cicuta, 
che valse a vincere qualche induramento postumo di in- 
fiammazione. In due soltanto la mastite percorse tutti i 
suoi periodi, ed essendo riusciti inutili le mignattazioni, 
fu necessario, fattasi manifesta la fluttuazione, il ricórrere 
alla apertura del sacco marcioso, dando cosi esito ad ab- 
boiidante copia di pus. In questi due casi ci prestò va<- 
lidissimo ajuto il drenaggio chirurgico» applicato in modo 
che il tubo fenestrato di cautchouc traversasse la pozza 
marciosa in due punti, eolla Tavvertenza che Vuno fosse 
più declive dell* altro. Si aveva inoltre la cura di pulire 
ogni mattina ed ógni sera il tubo, injettàndovi per la parte 
superiore un pò di acqua tiepida, che si faceva uscire dalla 
parte inferiore, traversando cosi tutto il tramite del tubo, 
Annali. Voi. CLXXXIX. 25 



386 

che passava nel mezzo dell' ascesso, e che ad ogni medi- 
cazione si smuoveva. Nelle dtie donne v ù[i c«u fa duopo 
ricorrere a questa, rkorsa chirurgica, ideata dalOhassai- 
gnac (1) , la mastite limitossi in una alla mammdla de- 
stra, mentre nelFaltra vennero prese JuAbedue le uammelle 
successivamente. ÌBntrambi erano gracili , di costituzione 
scrofolosa, e riferivano di avere inavveriitameate doBUK 
presse le mammelle al primo svolgerai della seereadone 
lattea. Riepilogando, dobbiamo dire ohe 49epra un liumero 
cosi esteso di donne, che non allattarono, m<dtisi^e dèlie 
quali robuste e liel fior degli anni, fùmlni^ a»3ai foHunati 
nello avere un numero cosi scarso di inastiti , il die è 
certamente dovuto all'utilità somma delVi^uro potassico, 
siccome in questo medesimo Istituto avea rilevato il Pro- 
fessore Billi (2), in quello di Bologna: U dottor Bellu2- 
zi (3) ed altri. 

Nelle donne che si prestarono volonterose od obbligate 
alVallattamento, si osservarono taluna volta iaseoriajjiotii e 
ragadi ai capezzoli di grado mite, )e quali trattate colla 
pomata mirabile della farmacia di Brera di Milano, gua- 
rirono prontamente, onde Tallattamento venne proseguito. 
In altre invece queste soluzioni di continuità Ai priesenta-^ 
cono in grado piuttosto grave, per cui fu necessario Soi^n- 
dere Tallattamento, medicare le escoriazioni e ragadi con fi- 
laccie, toccarle col nitrato d'argento fuso. Dietro questi trat- 
tamenti guarirono in un lasso di tempo più o meno lungo. 

, f • ... 

(1) V. la mia dissertazione inaugurale fr Sul drenaggio chi- 
rurgico », Milano, 1861. 

(2) « Suir azione dell' induro dì potassio a risolvere gli in- 
gorghi lattei nelle puerpere )i.'(« kun, univ. di med. w; ag^ 
sto 1882). 

(3) « Priao Rendiconto saaìtafrio della' Maternità e balia- 
tico degli opposti di Bologna », periQ^ S^llUzzt; *^ Bologna , 
1863. 



387 

Horsi ut^ini a dolori uierint conseóutipi. -**- Fre- 
quentemente nelle. (Jonne plurij^are si presentò qnbsta 
forma .di dolori uterini , mentre eariaedma la si aamrfé 
nelle primipare, le quali d'altronde in: questi casi a veTatio 
quasi sempre avuto parti naturali e £m2Ì1ì » brevissinri e 
talora precipitosi. Noq è questa una novità^ né per tale 
io YogUo esporla» essendoché è fatto notato da tutti i gli 
ostetrici. Solo io. ne feci parola per indioare il metodo 
curativo già da tempo in uso nell'Oi]^io, seguito dalPixy* 
fessore Lazzati , e consistente ndila amministrazione in^ 
terna di acqua distillata di fiori di sambuco alla dose (fi 
grammi 500, da consumarsi neUo spaxio di 24 orel Questa 
bevanda, che difficilmente occorre ripetere; ò di im: odoro 
e sapore aggradevole, e viene presa volootiepi dalle nostre 
puerpere, le quali subito si accorgono deH* utilità del ri- 
medio a calmare e far tacere i dolori , ohe le tormettta*^ 
vano. Alcune volte al rimedio interno suaccennato, allò 
scopo di rilasciare Y utero , se questo presmit^vasi assai 
duro e contratto, e i lochi: Attivano scarsi^ si associarono 
/cataplasmi di linseme senlplici o laudanizzati applicati al 
ventre. In pochissimi casi (tre o quattro)^ quando i dolori 
erano vivissimi, sebbene ìk polso non segaasm Isbhre, 
fyi duopo ricorrere ad un piccolo salasso dal braccio. ^ 

Lochi, ^r Tacendo delle diverse metamorfbsé,. che su^ 
bìscoao i lo<^ » i qnaii da sangmigai si fimno. sieroi» , 
quindi mucosi, dirò piuttosto come questo scolo si vide 
rallentarsi e diminuire al sorgere deHa secpexione Uttea, 
mentre, questa incamminataci, si &cevano pNi abbondanti; 
come molte altre volte si osservarono aumentare e ri- 
tornar^ sanguinolenti in sesta , settima e ottava gior* 
nata, quando la puerpera alzavam primamente dal let- 
to; finalmente come questi diminuissero sensfl^mente, 
ai. sospendesseiro , ai alteras^n» al^o . svibipparsi di afife- 
2ÌQsn kiflaenBietoarie utevine^ o peritoneali. Ma siccome in 
tali casi la loro altera(«i0ne non t^a, che sintomatica , 



388 

cosi mi riservo trattarne in altro paragrafo , discorreu^ 
do delle affiszioni , di coi em^ sintonia. Piuttosto accen- 
iieremo come molte volte si videro i lochi oaiKgiare di 
colore , &rsi di una tinta quasi di mattone pesto , ap-« 
pure nerastri, assumendo un odore speciale fetido, sen% 
zachè r organismo generale della dontia se ne risentisse; 
ó si rivelasse aleun altro patimento. Questa alterazione 
si osservò specialn^ente nelle $tagi(mi primaverile od au^ 
tunnale^ o quando aveansl rapidi mutamenti atmosferici , 
durante lunghe pioggie o con temperature sciroccali, 
A vincere questa forma morbosa afiatto locale, giova-^ 
rono iiyezioni praticate in vagina o nella cavità uterina 
con i4lH)cloro diluito in acqua tiepida • nella dose di cir-^ 
ca una parte del prin^o e sei ad otto della seconda, 
Tali injesioni ripetonsi due, tre volte nella giornata, 
e per ogni injezione si consumalo circa grammi 160 di 
idrocloro: le iqjezioni vengono praticate mediante una 
pompa di quelle ohe si adoperano per la provocazione del 
parto preooee eoi metodo di Kivisch, ma il getto viei» 
assai moderato , e minore è la spinta che si dà allo 
stantuffo. Tre, quattro giorni di questo trattamento ba^ 
(Starano ìq puslti oasi a ridonare ai lochi il loro aspetto 
naturale, qui^do non tenevano a malattìe generali. A 
riattivare lo scolo iochiale, allorché si làcera assai mi-» 
nimo, giovava VappUca^sione di ^p:iakhe cataplàsn^ apj^^ 
cato sul ventre, > i 

Lttoeraziani al perineo. -^ è noto come nd prikno 
parto generalmente- succede la laicerasiione ddk forchetta» 
e come qualche volta, a per resistenza sortitasi del perineo, 
o poca sua cedevcdez^a, q per testa molto voluminosa, o 
perchè il parto si effettua ^lQlto rapidamente, o perchè la 
donna sia, assai iuquieta e si muova al momento che il 
capo fetale trftversa qpeste parti e sia impossibile il son 
stenere convenientemente ì} p^neo, come insegna e vuole 
if^ Scuola, 4ietro atti operatorii^ sii^ coì]^ mmQn m f^QUi 



389 

^i^oménti , succède àiiche k lacerazione del |>erineo in 
parte, o in totalità. Fra le nostre ricoverate si osaerrò 
alcune t>Pimipare andare esenti da qualunque lacerazio- 
ne t perfino alla forchetta , in altre essere iUterèssata 
solo questa parte^.in moHe aYTenire una piccola screpo^ 
latura perineale, o venire questo sepimeato interessato 
per piccolo tratto, in poche (settéf) la lacerazione interest 
sare quasi tutto il perineo , giammai oltrepassare lo 
sfintere dell* ano. In generale a togliere il primo bru*- 
ciore causato dalla contusione o lacerazione, si applicò 
con molto vantaggio e sollievo della puerpera qualche 
pez^uoU bacata in Una soluzione di tintura d* àrnica 
diluita in certa dose di acqua i é mescolata fld un pò di 
olio d'oliva. In molte bastò il riposo a letto ^ e il tenere 
le co^cie avvicinate, perchè la piag» guarisse entro pochi 
giorni^ senza ricorrere ad altri trattamenti. In alcune, 
nelle quali la piaga avevsl assunto un malo aspetto ò si 
mostrava assai pallida ed inerte , e bene spesso si com- 
plicava a lochi fetenti^ si adoperò con molto vantag- 
gio la polvere di china ajqplicata alla località^ In quattro 
donne, nelle quali la piaga da lacerazione al perinck) avea 
assunto un aspetto lurido e gangrenosd, e complicavasi 
a malattie dell* utero o del peritoneo f si ebbe ricorso 
con vantaggio alla cauterizzazione con acido cloroidrico, 
il quale dìetruggmido tutto che vi era di gangrenoso, 
vi formava una estesa escsHra^ la qUale a poco a poco 
staccavasi entro quattro o CinqUe giorni, lassando il 
fondo saoÈo , che più tardi si riparava con buona gra- 
nulazione. 11 bruciore ed il dolore che apportavahsi con 
questa cauterizzazione, venivano subito mitigati coli' in- 
troduzione nella vagina e presso le parti cauterizzate 
di molte filaccie bagnate con olio d'oliva, che veni" 
vano di frequente cambiate nelle prime 24 <ire. Non 
si ricorse mai per riavvicinare i lembi delle ferite da 
lacerazione a punti di cucitura^ a serre-fines , nò ad 



390 

altri presidii- chirurgiei , bastando anche nei casi più 
gravi il riposo prolungato a 'latto in posizione supina , 
ravvicinamento delle cesoie , una continua ed attenta 
pulizia delle parti genitali.. Non chiuderò questo para- 
grafo senza acc^mare come anche per le piaghe da la- 
cerazione perineale osservoissi quanto già si indicò pei 
lochi, che, doèy più facilineiite faceansi di malo aspet- 
to, luride e gangrenose, e più <)ifficilmente guarivano, 
njrite stagioni primaverile ed autunnale, nei mesi piovosi, 
^ o sotto rapide vicende atnuysferiche, o temperature caldo- 
ùmide^ • • 

Emorrcigié, — Abbiamo già fette parola air articolo 
dei parti di alcune metrorragie susseguenti al parto» os- 
servate in quest'anno. A quanto allora dioemmo dobbiamo 
aggiungere cha- raramente ci fu dato osservare lametror^ 
ragia si intana chfì» esterna , non volendo chiamare con 
.tal nome una piccola perdita di sangue, che aicune volte 
avvenne ne^e nostre puerpere ' subito dopo il parto , e a 
y incere ed arrestare la quale bastò quakke fr^agìò^e 
sul globo uterino^ onde eccitare a meglio conrtrarsi' que- 
sto viscere* 

Tacendo quindi di tali .casi, soggiung»[*amo<che il più 
delle volte avvenne questo accidente in sèguito à parti 
difficili e lunghi per irregolarità o poca aspulsività delle 
. contrazioni uterine, o che aveasio necessitato il soccorso 
ostetrico, sia colla mano , sia cogli strumenti / oppure in 
donne gracili , e deboli , di preferenza nelle stagioni pri- 
maverile od estiva. Le perdite sanguigne si mostrarono 
subito dopo il parto, o qualche ora appresso : non mai la 
emorragia jpose a pèficolo la vita della donna, il che vuoisi 
attribuire alla pronta assistenza prestata. 

Le |>i*atÌGhe seguite sono quelle insegnate da 'tatti i 
trattatisti, doè il pronto svuotamento dell'utero <}ai grumi 
che potesse contenere, frizioni su questo, Tapplioaziorie di 
pezzuole gelide, o di vescioa con ghiaccila al basso ventre» 



391 

airintemo iMId ooscie, ihjezioni fredde ed acidulate in va- 
gina, e nella cavità ilteriiia, Tuso interno di ghiaccio pe- 
sto, di lUìoiiate , di polvteri di ségale cornuta nella dose 
di centigrammi 60 ciasiJtiiia : di queste bastava una, tutto 
al pia due a far contrarre Tutero. A rieccitare le forze 
dèlia donna si usò con molto vantaggio di una mistura 
che troviamo, indicata n^la Memoria del Prof. Lazzati 
« Suir uso ostetrico della segale cornuta » e che è cosi 
composta : 

P. Aq. distillst. di fióri di camomilla 

Aq. difttillat. di fiori d'^arando ana grammi 30 

Aq. font. 4tÌ8tiHata grammi 60 

Siropp^ seuptìce ......... » '15 

' Spirito di nitro dolce > i 

M. da preqder^ a cucchiai . 

In una donna la emorragia si sviluppò in ottava gior* 
nata di puérfieno: stava essa discretamente bene, es- 
sendo ccm^alleseente di leggiera ' metrite , quand' ecco , 
senza causa nota, comincia a perdere un pò di sangue 
dai genitali. Eq^orata, si ritrova qualche grumo reoente 
nella cavità uterina, che subito si estrae; il solito trat^ 
tamento (frizioni e freddo) e due polveri segarne ba- 
stano a feir contrarre Y utero in breve ora , e più non 
rinnovasi Temorragia. 

Enuresi ed iscuria. — La prima di queste du^ forme 
morbose osservosd ben manilesta in una sola puerpera 
( 361 ) , operata di forcipe a testa libera allo stretta 
superiore per ristrettezza pelvica, giacché non puossi 
considerare come tale quella perdita involontaria delle 
orine, che notasi spesso nelle puerpere, come nelle al- 
tre donne ^ sótto gli sforzi della tosse. Nella puerpera 
saaooenniEta la enurcài era certamente dovuta a paralisi 
A^e fibre del coUo veseicale, prodotta dalla* compressio- 
ne operate datti strumenti, e dai mi^^gì <^'he.si erano resi 
necessarii per V estrazione del feto , essendoché la dcmna 



\ 

4 



392 

del resto stava bene, né accusava dolori o patiménti a jfjiiélte 
parti. Scomparve questo accidente entro i primi otto* giorni 
dal parto. Osservammo inoltre due casi dì perdita invo»- 
lontaria delle orine dovuta a fistole^ eìsto^-vaginale una 
volta , cisto-uterina V altra , cui aocemianimiD trattanda 
dei parti. Ambedue si sviluj^arono in nona giornata di 
puerperio » dopoché le donne aveano avuto pairti lunghi r 
non naturali. 

Assai più frequente a riscontrarsi della enuresi fo la^ 
iscuria. Molte donne dovettero esaere siringate per tmo, 
due, tre giorni dopo il parto » essendo impossibilitate ad 
orinare spontaneamente. Nel più dei ca^i ossérvossi in 
puerpere , che ebbero parti difficili e stromentali , o di 
lunghissima durata, dovuta T iscuria a gonfiore del collo 
della vescica e dell'uretra , consecutivo alla compressione 
sofferta da questi organi nel parto. 

Meirite. — Come conseguenza o meno del p^rto, ed 
accidente complicante il puerperio, presentossi la infiamma«- 
zione dell'utero in un gran numero delle nostve puerpere, 
sia da sola » sia complicata ad infiammazione di altri 
visceri, del peritoneo, o combinata a miliare. Diverso fu 
il decorso di questa malattia e pei sintomi offerti, e per 
la durata, secondochè la si presentava in soggetti robusti 
e giovani, e che potevano sopportare il trattamento, o in 
donne gracili e delicate, o già state precedentemente ma- 
late. Non si ebbero a lamentare casi di morte per sem- 
plice metrite. La durata media* di tali affezioni fa di 
giorni sedici; se ne videro colpite indistintamente le puer^ 
pete in/ ogni stagione^ qualùnque sìa stato il genere 
di pai^. Il trattamento utilmente adoperato nella cura 
della metrite sola o combinata alla peritonite parziale, e 
che non rivestiva la forma specifica, lù il mgoente: salasso 
praticato subito all'invadere dei {M*imi dolori, raramente 
replicato nella dose di granuni 300 (il sangue poresmitavasi 
sempre plastico con strato cotennoso più o meno alto ) ; 



zin 



393 

quindi una o due applicazioni di sanguisrughe agli ìnguini 
( da 8 a 10 per Tolta ) , infusi o polveri di ipecaquana ^ 
polveri di cremor di tartaro eon nitro» o con tartaro 
stibiato, cataplaoni di linseme talora laudanizzati sul ven- 
tre. Raramente e solo nei casi pertinaci si ricorse alla 
applicazione di qualche vescicante (1). 

Più grave e pel decorso e per la sindrome offertaci 
presentossi la mètrite, quando era accompagnata a miliare, 
la quale rése V. andamento della prima assai irr^olare, 
impacciò neir Uso dei rimedii, pose in pericolo la vita di 
parecchie puerpere, sebbene nessuna ne sia rimasta vittima. 
La durata media di tale malattia fu di giorni ventuno 
circa, essendoché in alcune osservossi un rapido decorso, 
in altre invece si ripeteì'ono varie evnàoai miliarose. Le 
donne generalmente cominciavano col presentare sintomi 
di metrite, fisbbre, dolori al basso ventre ed agliii^uini, 
ce&lea, inquietudine : calmati questi fenomeni con qualche 
salasso generale e locale, subentravano brividi di freddo, 
senso di oppressione epigastrica, dolori vaganti pei corpo, 
quindi copiosi sudori, cui susseguiva T eruzione miliarosa 
abbondante in taluna, scarsa in altre. La donna ne ave- 



M^^ri^ 



(i) I Vescicanti adopcnrati nél!o Stab&imsnto- in numero che 
oltrepassòr certa il centinajo, furano somministrati gratuitamente 
dall'egregio signor Carlo Erba, direttore deffa Farmacia di Bre- 
ra in questa città, al quale Ta Scuola reilde ptrfofirlicameitte ì 
dovuti ringraziamenti, dichiarando che tali vescicanti preparati 
a surragazionér dr.quelH dell' Albespeyres non Ikllirono mai nei 
loro effetti , produssero con dolore relatrvàmféttte mmore ed in 
tempo più breve in confronto agli aftri mezzi vesdcatorii uwa 
completa vescica resistente in modo da non ìacerars* ritirando 
il vescicante y evmdizione riflessibilissinia pei casi in etti non si 
voglia dai vescicanti unii successiva suppurazione , o si voglia 
esperire T applicazione endermica dei rimedila 






304 

Ta sollievo, e talvolta più non comparivano * novelle era* 
zioni miliarose, cosicché in pochi giorni era convale- 
scente, mentre in taluni casi quei fenomeni si ripetevano 
una, (liie, tre volte. Giovò moltissimo, oHnre la cura ac- 
éennata contro la metfite, qualche infuso di camomilla, 
o di tiglio , qualche senapismo volante all' esordire del 
freddo, per accorciarne la durata e anticipare il caldo 
ed i sudori. In alcune osservossi pure air insorgere della 
eruzione miliarosa un pò di delirio, o vago ed incerto, o 
melanconico: e triste. Di una poi, fattasi delirante, credo 
bene accennare succintamente il caso. 

^ La ricoverata N.^ 48 è giovane prodtHtita, d'anni i6, repK- 
catamente affetta da sifilide, già da olire un afino e iklezeo 
esercitante' il tarpe mestiere, gravida per la prima volta, di 
costituzione piuttosto delicata e gracile, 'di temperameOrlo lin- 
fatico, di mente non molto svegliata. Quoisi* temesse le venisse 
fatto rimproverò delia sua vita scioperata, evitava essa. costan- 
temente la compagnia delle altre ricoverate per tutto il tempo 
che rimase gravida nell'Ospizio (oltre due mesi). In questo men- 
tre ammalò di mastite sinistra, passata a suppurazione, e che 
necessitò V incisione. Ma di questa era perfettamente guarita 
da oltre venti giorni, quando partoriva a termine il 7 aprile 
1863 naturalmente e facilmente una bambina viva e sana. In 
seconda giornata di puerperio presentò i sintomi di netrite e 
le venne praticato un salasso. Allora vedendo a fasciarsi il 
braccio con fasciatura a cifi*a otto, comecché era vii primo sa^ 
lasso che riceveva, cominciò a dire che, la volevano far morire, 
perchè le avevano fatto un sortilegio colla benda, che a guisa di 
croce le avevano assicurato al braccio.- Non disse altro per 
quel giorno e nei successivi , e si tenne tranquilla , sebbene 
taciturna e triste. Le furono per la metrite applicate san- 
guisughe agli inguini , e di questa migliorava assai , quando , 
caduta in profusi sudori ^ presentò una abbondante eruzione 
.miliorosa, si fece più triste e melanconica, piangeva e pre- 
gava che le avessero compassione , . che non la uccidessero , 



S95 

che si: pentiva della mala vita condotta fino allora, e l'a- 
vrebbe cambiata , si sarebbe fatta savia ed onestia , ma che 
non voleva morire. Temeva l'inferno, cui diceva essere destinata, 
voleva scendere dal lelto, si rifiatava alle medicine e cose simili. 
Per quanto si facesse, rimase sempre più o meno ecoitata, con 
prevalenia di un delirio melanconico, contrassegnato da esage- 
razione nelle idee religióse, e di persecuzione^ per cui dopo 2i 
giorni di inutile trattamento venne trasferita allo Spedale Mag- 
giore. 

In altra ricoverata , il delirio subentrò prima del- 
r erompere della miliare, mostrossi vago ed incerto, 
con tendenze a danneggiare gli altri , giacché calun- 
niava, insultava, malediva tutti che la avvicinavano: 
cessò al comparire di copiosa eruzione miliarosa. I mesi 
nei quali maggiormente mostrossi la miliare associata 
alla metrite, desunti dal numero delle ammalate, furono 
il settembre, T ottobre» il maggio, il giugno, il luglio, 
il novembre ed il marzo : calcolate tanto le primipare, 
che le pluripare, le donne di campagne e di città, quelle 
che avevano dubito <qperazioni e parti difficili, come ^u^e 
che si sgravarono naturalm^ite e &cilmente. Unitamente 
a miliare e a metrite osservossi in alcune donne una 
profusa diarrea, senza doglie ventrali, e senza cause 
speciali determinanti. Rimarcossi pure la metrite andare 
unita a contusione, a piaga gangrenosa al pudendo, ad 
escoriazioni ai capezzoli , a metrorragia , ^d elmintiasi , 
a bronchite, a cardiopatia, a congestione cerebrale, a 
nevral^^e, ad enterite, nonché alla peritonite. 

Riguardo alle aoeeikiiate oomplicazioni della metrite, 
molte mostraronsi come entità morbase separate, che 
non presentarono influenza sull* andamento goi^rale della 
malattia, mentre altre invece aggravarono lo stato delle 
pazienti e contribuirono a condurle a fil di vita , o alla 



396 

tomba. Fra queste vadtio accennati i seguenti casi , chd 
credo degni di ricordo* 

Alla ricoverata N.* 419, viziata hel diametro retto stiperiore 
del bacine, era stato applicato il forcipe a testa giunta all'in' 
feriore distretto per impedito moto di rotazione. Nei primi 
giorni questa donna venne travagliata da raetrite, che necessitò 
un salasso, e applicasioni di sanguisughe alli inguini. Volgeva 
questa forma infiammatoria verso la guarigione , quando com- 
parve uha abbondante eruzione di miliare cristallina , quindi 
man ifes tossì un rossore risipelaceo alli avambracci e verso il 
sacro, che errando qua e là si, estese alle g^mbe , al dorso, al 
ventre, girovagando così per quasi tutto il corpo , risparmian- 
dole soltanto il capo. Nel frattempo ebbe ad intervalli un de" 
li rio melanconico con prevalenza di idee di persecuzione ad ogni 
nuòva' eruzione niiliarosa , accompagnati tutti questi fenomeni 
a bronchite, idi èui era affetta sin da quando trbVàvasi gravida. 
Retylicatamente e specialmente alfo svilupparsi del delirio fu in 
grave pericolo di vita; i pol«i sempre frequentissiimi è piccoli, 
talora aimbaseia epigastrica, oefìtlea gravs^ita, inquietudine, ecc. 
Oltre i rimedi! sovra Indicati, le si somministrarono pillole di 
calomelano e iosci^mo, infusi di ipecaquana ^ tre vescicanti al 
ventre, senapismi violanti . alle gambe, cataplasmi eli linseme sul 
ventre. Tutti, questi fenomeni ^i succedettero nello spazio di 
circa un mese e la donna era di molto migliorata, quando 
il 9 novembre venne trasferita allo Spedale Maggiore non of- 
frendo più nulla di interessante sotto il rapporto ostetrico. 

Lai ricoverata H.^» M era stata òfperàfa di forcipe per ar- 
resto d^la testa &\\o stretto inferiore e impedite moto di rota- 
zione, sebbene già la testa avesse HttTatersato vHna pelvi, che 
nóldiametiio retta dell' agpentura tsmi^piore iifisorata. |>òll. 3.3 
==a 0,068.. Questa puerpera due giorni dopo il parto lamentossi 
di vivi clolori al basao Vf^nt^?^ ^i^ecialmente in e&rcisp^nde»za 
al globo uterino, presei^tando .(:qsv tv^ i caratteri di metrite 
associatasi a peritonite. Era dessa quasi vinta con blando metodo 
antiflogistico , quando dietro ripetuti e copiosi sudori si vide 
ricoperta la paziente da ricca eruzione miliarosa alle ascelle, al 



397 

petto. Nel frattempo la piaga al paàeade da lacerazione peri- 
neale erasi fatta 4i cattivo aspetto e gangrenosa , per cui 
9Ì credette conveniente passare alla immediata cauterizsasione 
mediante l'acido cloroidrico, il quale contribuì a formarvi una 
estesa e profonda escara , che a poco a poco staccossi pre* 
sentando una piaga di bell'aspetto con bottelli carnei di buona 
granulazione , sicché si cicatrizzò perfettamente. 

La miliare, sempre cristallina, comparve e ricomparve parec* 
chie volte, e intanto la donna cominciò a lamentarsi di nevraN 
già tibiale anteriore sinistra, che la tormentava giorno e notte, 
togliendole il sonno ed il riposo , associata a lochi fetenti , a 
frequenti scariche diarroiche, colle quali emetteva di sovente 
lombricoidi morii di ordinaria grosaeiza. Si impiegarono a 
combattere questo complesso di fenomeni morbosi, oltre il sa* 
lasso generjile e locale , adoperati sul priacipìo , infusi di ipe- 
caquana, vescicanti e cataplasmi al ventre ed alla gamba, blandi 
purgativi , polveri di santonina , infezioni in vagina con idro« 
cloro diluito neir acqua tiepida. Mercè di questo trattamento la 
puerpera si riebbe perfettamente d'ogni disturbo, ed il 4 luglio, 
35 giorni dopo il parto, lasciava l'O^i^io in buona salute. 

Febbre puerperalé. — Non è mia intenzione il 
trattare della febbre puerperale dopo quel tesoro di co- 
gnizioni, che è Tpp^ra del Tarnier (1), e dopoché ne 
discorsero . cosi bene flra noi V asterie (2) , il Giorda- 
pò (3) ; in Francia il Velpeau , il Gru veilhier , il Dubois 
#d altoi sommi n^Ua lamosa diso^isaicme twutasi airAc^ 

(1) c De la flèvre puerperale observée à l'bospiqe de la Ma-* 
terniié •, Paris, 1858, 

(2) € EelaiÌQno di una lytidemia di febbre puorperal^ tifoi^ 
dea, ecc, >, -f e Ann, univ, di medici?^ », ott. 1958. 

(3) « D^Ua febbre puerperale osse^ivata nella Clinica oste- 
trica, dell'eclainpsia « d^l'e4^m^ m^ <^«U9 puerpere », Tori- 
np, 1859. 



398 

cademia di Parigi {1) e altrove rOppdzer (!^, Hugen-* 
berg (3).. MayriK>f6r (4), Mitchell (5) ed altri moltissi-^ 
mi (6). Solo mi limiterò ad accennare di questa malattia 
la sintomatologia offertasi, i reperti cadaverici, il metodo 
curativo. 

- _ • 

Verso la !.■ ó 2.* giornata dì puerperio cominciavano 
a svilupparsi febbre, dolori di ventre, cefalea, polsi fre- 
quentissimi; i lochi o si. facevano scarsi mantenendosi 
di buona qualità, oppure diventavano fetenti, nerastri o 
color mattone; precedevano meteorismo, inquietudine, bri- 
vidi ricorrenti di freddo, ambascia q^igastrica : bene spesso 
vi si associava una c(^iosa ed abbondante diarrea di ma- 
terie stercoracee, liquide, o giallastre; sensazioni vaghe 
pel corpo; talora erompeva la miliare sotto abbondantis- 
simi sudori, mentre altre volte si manteneva la cute 
arida e secca. Questo complesso fenomenologico si svol- 

(1) « De la fièvre puerpérale, de sa nature et de son trai'- 
teiuent » , comunicatìons à TAcadéinìe Imp. de médecine par 
MM. Guerard, Depaul, etc. Paris, 1858. 

(2) « Wiener med. Wochenschrift », 1862; e jil. cenno fatto 
dallo scrivente nelli « Ann. univ. di med. »> dicembre 1862. 

(3) Das puefperal Fieber in St. Petersburger Hebammen. 

Insti tute Ihrer Kaiserl. Hohéit der Grossfiirstin Helena Paw- 

lowna'yon 1845-59 , etc. {% Petersb. ined. Zeitschrift », Bd. 
1862 e 4t Monats. far Geburtsk » , Bd. 21 , Supplemeat Heft 
1863, pag. 196). 

■" (4) « TJUtersuchangen (iber Aetiologie der Puerperal pro- 
cesse ». (« Wien med. Jahrb. », 1863, e « Monats. fur Geburtsk. ». 
August, 1863, pag. 155). 

(5) « On the nature, treatment, etc, of Puerperal Pento- 
nitis ». (« Transact. of the obstetrical Society of London, etc. », 
1863, voi. IV, pag. 96). 

(6) Veggasi pure suU' argomento fehhYe puerpercUe la ' mia 
Kivista ostetrica,- ecc. < Ann. uiliv. di med. »/ftt8c. di giugno 
1864. 



399 

gera alcune Tolte in due, tre, quattro giQJ'ni, altre Tolte 
teneTa un decorso più lungo e meno regolare. Quindi ad 
nn tratto in alcune scomparÌTano i dedori al basso yex^ 
tre, sussistendo il meteorismo, la donna miglioraTa e a 
poco a poco in lungo spazio di tempo vedevasi Tol- 
gere verso la guarigione. Ma questi erano i casi^ più 
rari; più di sovente sotto la calma apparente di un be- 
nessere , di una tranquillità illusoria , si nascondeva un 
male assai maggiore. La donna dopo qualche tregua, che 
gii ci dava speranza, e ci fiioeva augurar bena, si ag- 
gravava, la fisionomia £su»vast sparuta ed ippocaratica, 
la Accia assumeva un colore giallastro, livide occhiaje 
circondavano; g^ occhi, che sembravano infossarsi nell*(Hr- 
Uta, i polsi diventavano fuggevoli, frequentissimi , scom- 
parenti sotto la più leggila pressione , aumentava a di- 
smisura r aflbnno di respiro, Tambasda epigastrica, il re- 
spiro veniva emésso quasi con un senso di lamento , su- 
bentrava in talune il vomito di sostanze giallo-verdi, e 
profuse diarree, oppure ostinate stipsi, cresceva il meteo- 
rismo, compariva un subdelirio vago e confuso, un txNrbat- 
tamento a mezzavoce, un 'desiderio della fiuniglia, dei pa- 
renti, della propria casa, gli occhi divenivano languidi, 
talora gemevano lacrime o diveltavano cisposi, la donna 
si lamentava di tutto e di tutti , ncm voleva . più de- 
combere in letto, o come j^iva di coscienza lasciava che 
di lèi fuoessero quanto volevasi, né dava ad intendersi 
di quanto avveoiva intorno a lei : finalmente le forze si 
affievolivaao, la disjmea ^ convertiva in ortopnea, i polsi 
divenivano intermittenti , irt^olari , e la puerpera non 
era più. 

Qf^to svQ^^ersi di fimoQ^eiJi , di e^i io non aec^mm 
che i- più saiimti, Osser^avasi alcune volte iot toeviesimo 
s9m)o di Umf» Hr% qmttre giorni ), m^dv^ m altre ai 
osservò un decorso ma^^re (otto, dieci giorni), rara^ 
mente pervennero oltre questo lasso .di tempo. Qudle 



400 ^ 

poche, <(fhè roìaevo a guarigioiie, s^pecialménte se vi andava 
assooiata la miliare, ebbero un decorso lunghissimo, com- 
^pHoato da qualche ascesso alle parti pudende, o da flebite 
limitata ad un solo arto inferiore, oppure estesa ad am- 
bedue. 

La autossia eseguita sempre in tutte le donne che 
verniero a morte, rilevò nella massima parte dei casi e^ 
fusione sierosa più o meno abbondante tra le m^iingi 
cerebrali, e nei ventricoli. Queste membrane, specialmente 
la pia madre, presettfearonsi in adcuni casi con viva < injezio- 
ne e congestione dei k>ro vasi, ma più di savenie nello 
stato normale, o lievemente ispessite, ed opaeate. La so- 
stanza del cervello finamente punteggiata in talune, in 
altre quasi anemica; la sua conststenca normale, e mar- 
cata la sostanza midollare dalla corticale; q[)essissimo 
pallida la tela coroidea ed in^vuta di siero ; nessuna al- 
terazione nelli oggetti dei ventricoli laterali, al corpo 
callóso, al cervelletto, al midollo òblungato. I seni ve- 
noia longitudinale e trasverso contenevano bene spesso 
coaguli fibrinosi, bianco^iallicci, piuttosto resistenti, stra- 
tificati, ricoperti dà sangue recentemente coagulato, esten- 
dentisi a guisa di cordoncini per quei seni. I polmoni ge- 
neralmente poco congesti, edematosi, scrosicianti al taglio, 
galleggianti sull'acqua, eon poche aderènze pleuritiche. 
La mucosa bronchiale lievemente spalmata di muco san- 
guinolento, i vasi polmonali contenenti di sovente dei coa- 
guli flbriiìosi, simili a quelli riscontrati nei seni cerebrali : 
talvolta effusione di siero citrino limpido o d«i8o o com- 
misto a flocchi marciosi nelle cavità pleuriche, ispes-^ 
simento delle pleure con abbondante o scarsa deposi- 
zioBe di linfa plastica. Il pericardio ootttenente poco o 
molto siero citrino e trasparente. Il cuore presentossi 
neUa generalità dei oasi di volume maggiore dell' ordiniir 
rio, di un eotorito piuttosto pallido, colle pareti del ven^ 
triodio destara 'assai assottigliale, flacide, più cedevoli del 



401 

normale, con ampliamento della caTÌtà di quel Tentricok), 
mentre le pareti àA ventrioolo sinistro apparivano più 
grosse, più robuste di quelle siano ordinariamente. Nor- 
male r apparato valvolare , sia dei ventricoli , sìa delle 
orecchiette, sia dell'aorta, sia dell'arteria polmonale. I 
ventricoli e le orecchiette raramente preseàtavansi vuoti 
di sangue, ma il più delle volte ci offrirono nel loro in- 
terno molti coaguli fibrinosi, stratificati, bianco-giallicci, 
poco aderenti ai pilastri ed alle colonne musc<^ari di quel 
viscere, occupanti non solo le cavità, ma estendentisi 
anche per T arteria polmonale^ meno frequentemente per 
r aorta. Alla sezione dette pareti addominali vedovasi 
sempre escire una abbondante quantità di siero citrino , 
denso, commisto a fiocchi marciosi , nella dose da 500 a 
2000 grammi e più , il quale stava contenuto nella car- 
vità addominale. Il peritoneo parietale e viscerale con 
injezione marcatissima : talvolta aderenti fra bro le due 
pagine di questa membrana. Le intestina e lo stomaco 
distesi da gaz, essi pure congesti, viscidi, ricoperti ester- 
namente per certi tratti da trasudamento giallastro Un- 
£Bttico, puriforme, simile alla materia che si rimarcava 
nel liquido suaccennato. Il fegato quasi sempre volumi- 
noso, di un colore rosso-giallastro, tendente alla degene- 
razione adiposa, ricoperto assai volte nella sua superficie 
convessa, raramente nella concava, da pseudo-membrane 
gialliccie simili a quelle riscontrate sulla superficie ester- 
na delle intestina ; la cistifellea conteneva ben di spesso 
una bue densa, verde-4iuranziaca^ vischiosa. Sano il pan- 
creas ; sani e poco congesti i reni, talvolta poco distinte 
le due sostanze: la milza piuttosto voluminosa, col pa- 
renchima color feccia df vino , spappolabile fra le dita ; 
sana la vescica. L* utero ridotto, proporzionatamente al- 
r epoca del parto e alla durata del puerperio , discreta- 
mente contratto, presentava la sua superficie esterna ri- 
coperta da quello stesso trasudamenti linfatico puriforme 
Annali. Voi CLXXXIX. 26 



tm 



402 

che il fegato. Nelki cavità uterina trova vasi la mucosa o 
suppurante, di un color grigio^-ardesiacò, o sana con traccie 
il più delle volte ^ della inserzióne della placenta in alto e 
verso il fondo : il suo tessuto o pallido o lievemente conge- 
sto, non escendo mai pus dalle vene, le qu^li talora conte- 
nevano qualche piccolo ooaguletto, o grumo sanguigno. 
Sane le tube, e le ovaje. 

Le vene iliaclie e femorali, piti spesso d$lle arterie 
omonime, contenevano in molte donne dèpi coaguli fibri- 
nósi, ricoperti da sangue raggrun>àto, che a guisa di cor- 
doncini discretameate resistenti si internavano- pel lume 
di quei vasi senza esservi molto aderenti 

Il metodo curativo adottato fu rantiflogistico : salassi 
locali e generali ripetuti, calomelano, ioseiamo, frizioni 
con unguento mercuriale, cataplasmi laudanizzati, polveri 
od infuso di ipecaquana , solfito . di ^ magnesia , vescicanti 
al ventre, alle coscie, alle braccia, injezioni in vagina 
con una soluzione di idrocloro, o col solfitp. dx soda, 
ghiaccio, decotto di tamarindi, emulsioni, purjganj;i (olio 
di ricino^ magnesiav eco ), polveri r jscdyenti o temperanti, 
tartaro stibiato,- eco. , 

Fra tutti i casi di febbre puerperale osservati in 
quest' anno , quello che più 4^1 colpi ,. e 4)er il r^ipido de- 
correre > e* per le alterazioni patologiche rinvenute, non 
proporzionate alla breve durata della ajalattia, e per^diè 
ci fu luminoso esempio di quanto sia terribile,, questa ma- 
lattia per la madre e per il feto (1), ci venne ofierto 
dalla ricoverata N.^ 166. 

! . " • . . . 

Questa donna entrava nelPOspizio il 10 aprile 1863, gravida 

per Tottava volta, nel nono meJ?e di gestazione, f'ù 'sempre sana, 



* (1) Veggafii suirargom^nto \& interésjsaiUe Memoria del dott. 
Lorain: Xa fièare ^uarpérale chez la femme ,^Ì9 foetm et le 



403 

è di costituzione discretamente robusta. Il 25 aprile alle, ore 
3 pomeridiane , mentre tuttora trovavasi gravida , senza avere 
provato disturbi nei giorni precedenti, avendo anzi mangiato 
con discreto appetito al mezzogiorno, venne presa da grave ac- 
cesso di freddo, cui sussegui febbre e caldo con sudori, che le 
durarono per varie ore, e sotto quell'accesso di febbre assicurò di 
non avere più avvertito i moti attivi del feto , che per lo in- 
nanzi erano manifestissimi. Alle nove .pomeridiane dello stesso 
giorno, si manifestarono in questa donna le doglie del par^o» 
che si aumentarono più tardi in forza e frequenza., sioehè a 
mezzanotte aveasi scomparsa del collo ,. dilatazione deir. orificio 
di oUre duo pollici, intiera la borsa delle acque^ assottigliato il 
segmento inferiore dell'utero, la testa fetale, che. si presentava 
in j)rima posizione dell'occipite: mancavano i battiti cardiaci 
fetali. Sotto contrazione assai dolorose e penose alla donna e quali 
essa asseriva di non avere mai prqyato le altre volte, a poco a 
poco dilatossi ampiamente Toriflcio uterino, e ruppesi spontanea- 
mente la borsa: alidore 5 antimeridiane del 26 partoriva la donna 
un bambino maschio, motto^ assai sviluppato, che pesava grammi 
4333. Pronto fu il secondamento, né ebbesL emorragia. Ma poco 
dopo il parto fu presa da grave accesso. a frédda, Ite^oinpMnato 
a febbre e dolori vivissimi alFaddome, per cui alle ore 9 'anti- 
meridiane delj^orno stésso le venne praticato un .s^li^so di 
grampii 300. Ad onta di ciò continuava lo stato febbrile con 
caldo , dolori al ventre , fisionomia abbattuta e sparuta , colo- 
rito del viso giallastro , ambascia , presagio di vicina morte. 
Alle 4 pomeridiane altro salasso , e più tardi senapismi alle 
gambe, ma tutto inutilmente. L'ambascia aumentava, i pólsi si 
erano fintti frequentissimi , fuggevoli , la donna diceva di star 
molto male , quindi si fece soporosa , ed alle ore 1 antimeri- 
diane del 27 cessava di vivere , cioè ore 21 dopo il parto , e 
33 dopo il primo acceco a freddo, quando era tuttora gravida. 
L*aut09sia rilevò al capo .una iiyezione discreta nei vasi me- 
ningei : punte9gifit$ira della ^n|ta|i^ cerebrale, cbe. è d4 eonsi- 
stenza. normale : ^iero nei .vefitricoii laterali ; congesta la tela 
coroidea , minore la consis^enzfi delia sostala cerebellare. Sie- 
ro sanguiaoiei^to nulla. doi>e di oltre 60 ,grammi nel pericar- 
dio : sangue fluido , nerastro nelle cavità del cuore : imbibi- 



: 



404 

I 

mone dell'endocardio: sostanza del cuore meno resistente, un 
pò adiposa : le pareti del ventricolp destro più sottili del nor? 
male: un coagulo fibrinoso, nqìoUéy recente, i^eir orecchietta der 
stra. Aderenze antiche della pleura sinistra: pelatone cprri? 
spendente cocqpressQ , rimpicciolito , crepitante al taglio ; poN 
mone destro senza aderenze , sai^o* Siero sanguigno e puru- 
lento nella quantità di circa un l^trg nelli^ cavità peritoneale 
oeritonép parietale e viscerale incettato, i^asslnie a ridosso della 
parete' anteriore dell' utero, <2uesto T^scere è vplumjinoso , eoa 
tessuto molle, con marcia nei va^i e seni venosi ; ^ssai flacida 
la porzione cervicale, congesta | al punto di inser;iione é^eM pia? 
conta, che era anteriormente yersp il fondo, la inarcia entro il 
tessuto , e nei vasi uterini mostkravasi n^aggióre , che in ognf 
altro punto. Fipcchi inarcipsi e pnri^rn^i alla superficie supe- 
riore del fégatp , che n^pstra tendente alla (i^S^^^^^^s^oi^® adi- 
posa; milaa spappolatile color feccia d} vino; reni pallidi nella 
sostanza corticale; nessuna traccia di pus alle sinfisi o nelle 
vene addominali * d^^ll arti* inferiori. Nulla fivelara la a^tossia 
del neonatp. 

La rapidità del decorsa della febbre puerperale in que-* 
sta donna mostra una volta dì più quanto già venne as-? 
serìto e pubblicato nei rendìeontì della Souola ostetrica 
di Pavia (1), che, cipè, la febbre puerperale riconosce ori^ 
gine antecedente al parto, e ciò, se non sempre, ben di 
spesso ; che sarebbe cony^niente la cura profilatica e prer- 
yentiya delle gpftvide nell} Qsplzii di M^^ternità ogni qual 

(i) Reca meraviglia che nélld lunga e interessante discus- 
sione su questo" argoménto pressp l'Adoadeniia di n^edicina di 
Parigi nei 1859, n^n siasi neppur fette cenno delle idee che in 
proposito furpno rese 41 Pubblica' ragióne dalla Scuola ticinese. 
— V, Prospetto clinico dell' Istituto di pstetrida presèo V Uni- 
versità' di "Pavia ({irettp dal prof, Teodoro Levati , pompiiatp 
dall' assistente dott Vincenzo Oan^pari per l' anno 1 829-30, 
!?— ^ Ann. univ. di ìnedicina » , anno 1831 , voi. 60, pag. 125 
e seg, 



4Óg 

Voltarsi presenta nei medesimi questo terribile flagello.* I 
deperti cadaverid nella adstral donna, e speòiaìmentè la 
t*accolta mardoaa densissima che $i rinvenne nel perito- 
neo , accennavano a malattia incominciata certo 33 ore 
prima della morte< 

Fèbbre tifoidea^ -^ Questa forma morbosa, la quale 
assai probabilmente ^(m è .altro che uiia figlìazieiBe{. della 
febbre ptierperaH uQ.(ÙT<frso mioda:di maiàife d^Uo 

stesso principia morbìAt^^iiil^ekM^hè pur troppo ^ouna 
contemporaneamente a quella , dcsne qiidla mioidiaìe e 
terribile, ribelle ad ogni trattamento , con tiU^nì r^rti 
cadayerìci quasi ^uali^ ci tenne dato osafianyare ripetute 
Tolte sola Combinata colla miliare^ La sìiltomatoiogia 
di questa malattia è breve* In prima^ seconda , o terza 
giornata di puerperiq la. donna accusava doWi vaganti 
pel basso ventre, e* che cassavano dielaro Tapplicazione di 
poche sanguisughe: la febbre era nùte^ nel frattempo i 
lochi si &c6Vaiio fetenti e nerastri; quindi in talune 
compariva un*eruzìone miliarosa pid d meno abbondante, 
preeeduta od ac^oompagdata da ricornrqti brividi o veri 
accessi di freddo, da vomito^ da nausea» ds^ diarr^a^ e su- 
dori< Poscia più frequenti fiicevansi gli ac<^^ a freddo, 
si soi^ndeva la eruzióne milial'oea^ U tesitre diveniva 
meteorÌ2zato, compariva l'ambascia epigastrica^ il subdé- 
lirio, il vaniloquio, la carpologia^ l^inquietudline o il coma, 
la balbuzie» e lamenti : la lingua si faceva arida e secca, 
ricoperta da placche difteriche , estendentisi alle &ùci ^ i 
denti fuligìBosi , arìde le narici , i pol4 frequentis^mi , 
filiformi, poi intermittenti, la fisiononùa idrata e la donna 
spirava. La necroscopìa rivelava aL capo prasso a poco le 
stesse alterazioni che nelle donne morte da jE^bbre puer- 
perale. Nel torace^ oltre un leggìer . grado di edemazia 
del polmone, riscontravansi coaguli fibrinosi nel ,prii»cipio 
delle vene e delle arterie polmonali , di formazione non 
recente. Il cuore generalmente ipertrofico ^ con fladdità 



406 

ed agsottigliamento delle pareti del ventricolo destro, 
mentre quelle del sinistro apparivano ispessite e robuste: 
grossi coaguli fibrinosi simili ai suddescritti , resistenti , 
stratificati y occupavano specialmente il cuore destro, e si 
estendevano nelle arterie polmonali, staccabili a stento 
dai pilastri del ventricolo: tutti presentavano la forma 
ramificala dell'arteria polmonale, deirorecchietta; corami-^ 
sto a questi coaguli fibrinosi trovavasi un pò di sangue 
raggrumato : più rari , meéo voluminosi e forse di for- 
maiione più recente erano i coaguli fiìmnosi, ehe riscon- 
travansi nA cuore sinistro è nel principio dell' aorta. Il 
peritoneo presentavasi sano, nessun versamento nella ca- 
vità^ addominale : stomaco ed infestina distese da gaz , 
sani: il fegato generalmente pallido, con tendenza alla 
miristicazione : retiii pancreas, vescica, ovaja sani : milza 
quasi sempre spappolabilè , quasi febcia di vino. L* utero 
ridotto, sano nel suo tessuto, colla mucosa internamente 
un pò suppurante , talvolta quasi gangrenosa verso la 
porzione cervicale^ raramente qualche coaguletto nei seni 
uterini, mentre si riscontravano coaguli fibrinosi resistenti, 
stratificati, nella cava ascendente, nelle iliache, ed in un 
caso notoàsi un coagulò fibrinoso, che a guisa di cordone 
paHiva dalle venie iliache e femorali, e si prolungava per 
lungo tratto nella cava ascendente. 

Ecco il mètodo curativo impiegato: raramente il sa- 
la:^so generale ( WO o 350 grammi ), più di spesso uno o 
due sanguisugi alle parti dolenti, qualche vescicarito, ca- 
taplasmi di lihseme' laudanizzati : internamente infusioni 
o polveri dì ipecacuana, pozioni magnesiaconstibiaté, pol- 
veri temperanti o risbl variti, limonate vegetali con tna- 
gnesia, decotti di ' tamarindi od emulsictoi. Utile riesci 
molte volte il sensij[>ismO applicato alli arti inf<^riori , alla 
nucd, al dòrso, sia a tògliere ostinata cefalea, sia contro 
il séwso di ambascia epigastrica, o a favorire T eruzione 
miliarosa. 



407 

Febbre miliare -^ La miliare» questa proteiforme 
malattia; che manifesta il suo sviluppo ed erompe con 
tanti e cosi svariati sintomi precursori, oltre Taccompa- 
gnare molte forme morbose , ]^esentossi. eziandio quale 
entità morbosa indipendente. Non è qui il luoj^o di spie* 
gare il come e il perchè del frequente dominare di 
tale affezione , specialmente in questi ultuni anni , 4opQ. 
che tanto venne scritto suir argomento da validissime 
penne ; io mi limiterò a dare una breve e succinta idea 
del modo con cui si presentava presso 4i noi. Le puer«- 
pere, dopo un parto naturale od (artificiale, stavano 
bene per qualche giorno , i LocH fluivano regolari ^ la 
secrezióne lattea si incamminava normalmente, non cefalea, 
non diarrea od altri disturbi gastro-enterici. Solo il polso 
si manteneva piuttosto frequente, sorpassando generalmente 
le lOObattulie, la pelle madida, abbondante la traspirazione 
cutanea, facile il sudore, appena la donna si abbandonasse 
al sonno. La pelle allora feu^evasi viscida, e taluna donna 
esalava quelVodore specifico, quale di paglia fracida, poi un 
pò di febbriciattola preceduta da leggieri brividi, o da 
senso di (^pressione epigastrica, leggiera in taluna, forte 
in altre, quasi una mano di ferro comprimesse quella parte^ 
o da tosse secca, insistente, quasi convulsiva, rassomigliante 
alla tosse ferina , o da c^alea , o da gravi parossismi di 
freddo, da cramqpi. In altrer mancavamo tutti questi 
sintomi precursori , la puerpera sudava abbondantemente 
e poco dopo compariva Teruzipne diiliarosa, in alcune ri- 
stretta a poche bollicine cristalline al petto, specialmente 
al dissotto delle mammelle, o verso le ascelle, mentre in 
altre £acevasi confluente, al petto , al ventre , con bolle 
piuttosto grosse , discernibili col solo tatto : questa eru- 
zione o scompariva dopo qualche giorno , per ritornare 
più tardi in quantità maggiore o minore , oppure V una 
eruzione susseguiva l'altra. Raramente ci fu dato osser- 
vare una sola eruzione , più spesso si ripeteva due , tre 



408 

volte ih uno spazio di tempo assai vario, con sintomi 
più meno gravi ed allarmanti. Nessuna dottna venne a 
morte per questa àfiezione, là quale tenne ma durata fra 
i 10 e i 40 giorni, e per media di circa IS giorni. Tutte an- 
darono a guarigione. Più frequente mostrossi in ottobre,, 
quindi in ordine decrescente in marzo, novembre, maggio, 
dicembre, giugno ; non se ne ebbero in gennajo, febbraio, 
agosto, aprile, luglio e settembre. 

Venne curata con infusioni di fiori di camomilla o 
di tiglio air insorgere o durante il parossismo a fred- 
do , onde favorirne la cessazione , ed il subentrare del 
caldo e dei sudori , qualche senapismo volante a riat- 
tivare ed eccitare le funzioni cutanee, e tornò utile 
in lóalti casi anche il vescicante, il tartaro stibiato, sia 
nelle polveri risolventi, sia nella pozione magnesiaco- 
stibiata, Tipecaqnana, e più tardi al cessare della miliare, 
in quelle cui rimasero per postumi bocca cattiva, lingua 
sporca, inappetenza o dispepsia, furono di grande giova- 
mento gli amari. Quasi sempre fu necessario sospendere 
T' allattamento per la diminuzione apportata nella se- 
crezione lattea, o perchè lo si credette conveniente pel 
bene della madre e del bambino. Nei casi più benigni 
potè questa funzione essere c(mtinuata , e le donne gua- 
rite passarono nel Luogo Pio degli Esposti seca portan- 
do il proprio bambiilo, ojqpure con questo ritornarcelo a 
casa. 

Fra tanti casi di febbre miliare, parmi degno- di spe- 
ciale menzione il Bruente: 

La ricoverata N. 30, d'anni 3^, di co&tituzione gracile, srem- 
pre regolarmente mestruata^ non ebbe mai i^Milattie di sorta. 
Già quattro tolte gravida ^ «ubi lo gravidanze sempre felice- 
mente; i parti furono naturali, facili, normali i puerperi!, En- 
trava in questo Ospizio il 20 gennajo gravida per la quinta 
volta^ ed il 17 fabbrajo alle ore 3. i\2 antimeridiane, giunta a 



409 

termine di gravidaiuaiy partonYa da sé e fiiciimonte ttn bambino^ 
discretamente sviittp|iaito, vivo,ai&tto da «^rnìa inguinale dop- 
pia ; il travaglio era stato brevissimo , avendo durata meno di 
due ore, ne il secondamento presentò M1II4 di irregolare. La 
donna sta bene nei primi quattro giorni , non ha mai febbre , 
non cefklea, nessun disturbo a!li organi respiratorii^ del circolo, 
della digestione, ha fame e digerisce beae^ la secresione lattea 
si incammina regolarmente , p^eea alia dieta III. Deaiderava 
' aliarsi tanto si sentiva henùy quand'eoco alle ore 1 pomeridiane 
del 22 febbraio (sesta giornata di puerperio) vien presa da 
crampi alli arti superiori ed inferiori, che si fanno duri e 
contratti, quasi tetanizzati, con sensazione di stringimento alla 
gola, ambascia epigastrica quasiché la stringessero o compri- 
messero con mano di ferro; la fisionomia si altera, la faccia si 
fa cianotica, livide le labbra, i polsi fìrequenti , vibrati ; dispnea, 
brividi di freddo, alternantisi con sensazioni di ealdo e fuoco 
vaganti qua e là pel corpo. Si pratica subita un piccolo salasso 
dal braccio, e sulle prime il sangue «esee a gocce e con difGieeltà, 
quindi più facilmente ed agetto^Si fanno contemporaneamente 
fregagioni su tutto il corpo con pezze di tela di lana. L'ac- 
cesso scompare, la donna si fa tranquilla, ma verso le 3 pome- 
ridiane ritorna in iscena la stessa . fenomenologia., però in grado 
più mite : si applicano sanguisugi alli arti inferiori ed al dorso, 
ed internamente una pozione stibiata. Riveduta poco dopo, la si 
trova in profuso sudore , e tutto il torace , Si ventre ricoperti 
da abbondantissima eruzione miliarosa cristallina. In quel giorno 
e dappoi non si ripeterono più accessi , non rinnovossi la eru- 
zione miliarosa , sebbene la malata conservasse per qualche 
giorno polsi firequenti, febbriU, e si mantenessero sederi pro- 
fusi : si continuò colla pozione stibiata, si sospesa rallattameato, 
essendo eziandio dim^mita notevolmente la secrenone lattea. 
Dal dì dell' accesso i lochi , già regolari nella quantità e qua- 
lità , divennero più scarsi ed assunsero un odore fetido ed un 
colore nerastro, per cui si prescrissero polveri di solfito di 
magnesia di centig. cinquanta ciascuna, da prendersene sei 
al giorno, ed injezìoiii con soluzione acquosa A cWo, trat- 
tamento che si continuò fino al 27 , in cui la donna progre- 
diva di bene in meglio, essendo anche i lochi ridivenuti nor- 



4Ì« 

mali. Da quel giorno sì mantenne il migliorafeneniQ: la donna 
volse verso la convaleseenan , più- non comparvero accessi , né 
eruzioni miliarosev né altri fenomeni, talché il. 7 mano, ristabi- 
lita, vrile lasciare rOspizio. 

Diarrea. -^ Compagna alla matrite « ed alla metro- 
peritonite, come abbiaitio detto, esaervossi assai di spesso 
la diarrèa profusa , suscitata da più lievi cause o sorta 
spontaneamente. In alcune puerpere plresentossi isolata, 
non accompagnata da altre affezioni morbose , o com- 
binata alla miliare : giammai mortale, tranne in un caso 
in cui sussisteva da mesi. Andava però rimarcata pel gran 
numero di scariche, cui dava luogo ,, perfino venticinque, 
trenta e più nello spazio di 24 ore ; durava quattro, cin- 
que, sei giorni; cessava per ridestarsi alla più lieve causa; 
la donna ora avvertiva il bisogno di scaricare il retto , 
altre volte perdeva involontariamente le feci nel proprio 
letto senza quasi avvedersene. Rimedio utile fu la ipe- 
caquana, sia prepaf^ata in infuso, sia in polveri, le limonate 
semplici o gommose, o con laudano , i clisteri di decotto 

di riso. In un sol caso, come già si accennò, fu mortale. 

■ 

La riòovemta N. tt87 ^ d' anni 4d , di costituzione delicata , 
che presentava marcate le iinproiste di patimenti fisici e morali, 
entrava il 14 luglio, e da quel di sino a) 31 luglio, epoca del 
parto, fu seimpte disturbata da profUsa diarrea, già ribelle ad 
ogni trattamento , che la affiiggeva da oHre due 'mesi, e per 
la quale aveva poco prima cercato ricovero nell'Ospedale Mag- 
giore , donde ventie qui trasferita. II parto fu precoce fad otto 
mesi, naturai facile, essendo Tottavo in questa donna. Ma -du- 
rante il puerperio "continuò- infrenabile 'la diarrea, cui si oppo- 
sero inutilmente svariati trattamenti terapeutici, e la donna 
moriva il 5 agosto alle ore i pomeridiane in sesta- giornata di 
puerperio. La autossia rivelò effusione sierosa inter-e sub-me- 
ningea, anemia e scoloramento della sostanza cerebrale, vuoti i 
vasi cerebt'ali. Siero marcioso nelle cavità pleuriche , e deposi- 
zione di ììtifsL ptastiòa sulle pleure ispessite , opacate , aderenti 



411 

fra k>ro. EdenUAzia del polmone sinistro ^ rossore deila mucosa 
bronchiale^ Cuoreréi. volume normale, a ^pareti flacide ad ambo 
i ventricoli, che contengono un pò di sangue ragif^matp , ed 
altro fluido. Siero limpido gialUoeio oeHa quantità .di circa due 
litri nella cavità peritoneale: anemia generale nei visceri ca- 
piti in questa cavità: fegato leggiermente adiposo, bile gìalio- 
aurannaca densa nella eiati&llea , spapp^abile . la mika ce^lor 
feccia di vino. AssottìgliameiAo' deUe tonache, speoiainente della 
mucosa del cieco e colon ascendente, ove in qualche punto havvi 
decisa mancanza di sostanub^ deUa membrana interna intestinale 
non oltrepassante lo spessore difessa ed atrofia dei follicoli; in- 
jezione arbor^giata ed a. chiazze della muoosa del colon tra- 
sverso e discendente, ove pure i foHiooU mostransi atrofizzati; 
la parte inferiore drila curva sigmoidea del colon attraversa il 
promontorio del sacro e finisce nel retto situato al davanti della 
sinfisi sacro-iliaca destra. Utero grosso oltre un pugno, fiacido, 
sano come gli altri visceri capiti nella cavità addominale. 

Malattìe delV apparato respiratorio. Apoplessia poi-- 
intonale. — La mòrte repentina nelle puerpere, che formò 
argomento ad eruditissimi lavóri dei dottori Moynier (1) e 
Mordret (2), non venne da noi osservata che una sola 
volta per apoplessia polmonale. Crediamo opportuno ac- 
cennarne la storia, sìa per la breve fenomenologia offer- 
tasi, sia per quanto vi scopri lo scalpello anatomico. 

La rievocata N. 553 ..entrava neir Ospizio il 20 dicembre 
1^62: era sanf^., robusta^ leggtecmenta gozzuta^ ^ non mai sog- 
getta ; a. nudattie, d' ani^i 29, sempre regolarmene mestrus^ta 
dai i4 anni. Sostenne già tre gravidanze, che por4;ò sempre fe- 
licemente a. termine, i parti ftisono naturali e- facili, ed essa 



(i) «r Des morts 8Ub#les €hez les femmes enceintes , etc: i», 
Paris, 1858. 

(2) « De la mort subite daais l'état puerperal » , Paris , 
i858. 



412 

stessa fu niitrìoe dei propriì figli; attiialhieìite trovati gràvida 
per la quarta velta. Nulla sofferse duranti^ questa gravidanza 
prima di entrare neìr Ospizio , nuUa< nel tempo che vi dimorò 
da quando vi fece ingresse sino all'epoca* del p^rto, ansi si 08>' 
servò che si era impinguata. Partorì naluralmaate e Ikcilmenté 
il 19 febbrajo i869 alle Are i pòmBrìdiana : Giacque un baro^* 
bino sano, bene sviluppato; fu proialD il secondamento, il travaglio 
avea durato iiove ore.* Questa donna stétte beaè tutta la gior^ 
nata del 19, e la uiatiina del dO era apiretica, i locU colavano 
regolari, cominciava la secrezione lattea e porgeva, ii seno aliare 
propria prole; non cefalea, non aflmono di respira^ Quand' ecco 
verso le ore due e mezzo pomeridiane del 20, mentre si ftbceva 
la visita pomeridiana^ giunti al suo letto vediamo che la sua 
faccia si fh accesa, accusa difficoltà al respiro^ sé ne sta supina in 
l(!tto, ha tosse : ascoltata*, si rilevano rantoli sibilanti e- crepi- 
tanti ^ diminuzione' del mormorio respiratoitto ; polsi . frequenti , 
vibrati, duri, la Ciccia va diventando semrpre più • rossa j cresce 
Taffanno di respiro, a tutti gli altri sintomi; v*ha minaccia di 
sofTooazione. Alk>ra il Professore le presel*ive subito ut» . abbon- 
dante salasso, che viene immantinenti esegUiito, si pongono se» 
napismi alle gambe : il sangue dal salasso fluiva bene , ma la 
dispnea, l'ambascia aumentano, 9^^*i ^^ ì?ìT9Ì ortopnea, la fac- 
cia da rossa diventa cianotica , livide le labbra , i polsi discre- 
tamente sostenuti, e usciti circa 400 gi^mmi di sangue si chiude 
il salasso, quindi la donna comincia a stringere te mascelle Tuna 
contro Taltra, spuma sanguinolenta esce datfa bocca ,^ ' contorci- 
menti svariati si notano sul suo viso , quali si osservano in 
donna eclamsiea ; cade supina sul ietto , il pólso si fa esile , il 
cuore batte con minor fbrza e frequenza , e dopo poehi istanti 
la donna non è i^« Dallo insorgei'e dei j^imi fenomeni alla 
morte non passò mezz'ora. 

L'autossia praticata 42 ere dopo la morte diede i seguenti ri- 
sultati : Abito esterno. «^ Buona la nutrizione generale, rigidità 
cadaverica scomparsa, ventre leggiermente disteso da gaz, bron^ 
cocete di mediocre volume. Cap^. -^ Coai^sta la diploe della vòlta 
cranica, meningi incettate, massime nella parte posteriore, setto 
falcato alquanto aderente ; nn pò di siero sotto-aracnoideo. 
Aspetto esterno del cervello, e cervelletto congesto, sostanza cs' 



413 
rebf aie vivamente punteggiata ; siero nei ventrìcoli laterali* 
Nel lobo destro del cervelletto si trov^ un corpicciuolo , occu- 
pante il centro dell* arbor vitce > dellfi grossezza di un piccolo 
cece y la cui parte centrale è rammollita , V esterna resistente 
circondata da zona oscura , e lascia supporre sia un punto di 
rammollimento cerebellare. Torace. — Antiche aderenze della 
pleura costale e polmonale, specialmente a destra. Mucosa tra- 
cheale e laringea assai incettata , con marcate arborizzazioni , 
spalmata di muco roàsigno. — > Polmoni zeppi di sangue , mas- 
sime il sinistro, poco crepitaàti al taglio , quasi rassomiglianti 
al primo stadio della epati^sazioae ; nei polmone destro trovasi 
la congestione più mancata verso la base: i canali bronchiali 
presentanQ V aspetto deUi^ trachea e della laringe. Pericardio 
sano. Cuore voluminoso , ricoper,to da moUa adipe ; ventricolo 
sinistro coil^ pareti ipertrofiche, dello spessore di tre centimetri, 
sp^iciali^ente VQr^o 11 )set(o divisore, ed impicciolimento della 
sua cavità (ipertrofia concentrica) : questa alterazione notossi 
pure, n^a in n^inor grado, nel ventricolo destro, verso il quale 
prptri|de ^ s^ttQ interventrico]ar<9 n^olto robusto, e grosso quasi 
due centimetri. Orecchiette , sistema valvolare , arterie e vene 
polmonari, aorta n^i^P stato norinalp : non trpv^nsi ne coaguli 
fibrinosi, né grumi sanguigni (en^bpli q tronchi) nei ventricoli, 
nello orecchiettp, nei vasi poln^onali, nell'aorta, Il broncocele è 
costituito da s^inplice ipertrofia del tessuto della ghiandola ti- 
roide^t 4«^<?Pi»«, -s-n I^eggiera infezione del poFÌtoneo parietalti 
e viscerale; n^il^a, fegato e r^ni congesti: in^e^tin^ , ston^aco , 
vpscica^ pancraas^ utejro sani, 

Pleur(h^lmonite. -«r- Uiwt isola volto ci occorse os-» 
servare qu^^ti^ ini^atti» aellò nostre puerpere : 3i sviluppò 
in seoonda giornata di puerperio , e sebbene V in^ponenza 
dei siatomi ed focesae andare assai guardiagbi e titubanti 
neìì^ prognosi, pure njercè l'energico trattan^ento antiflo- 
gistico adoperato dal Professore (salassi, sanguisughe, cher- 
mes minerale, estratto d'acgnito, vescicanti, ecc.) volse a 
guarigione. Siccome questa malattia, come alcune broii- 
pljitidi sviluppatesi in altre puerpere, non presentò nuU^ 



414 

di rimurchevoié , cosi non M &ccio dettagliato discorso^ 
Umitandomi ad acòdkinare come presso di noi, e nel corso 
di qtieirt^srtnfr, la bfohco-^polteotììte non si mostrò* quale 
una frequente èompKcazione delle foi*me puerperali, come 
ebbe ad osservare in Londra il dott. Barnes (1). Però 
stimo opportuno il notare come alcune forme di bron- 
chite ed edema polmonare esservatesi in' gravidanza ri- 
belli ad ogni trajttamento , . e che perduravano eziandio 
alVatto del parto , volerò in puerperio a rs^ida guari- 
gione, per cui è giuocoforza ammettere la influenza della 
gravidanza nel produrre e. sostenere tali affezioni mor- 
bose. Riguardo al caso di tubercolósi pòlmonale, cui 
abbiamo accennato neir articolo della gravidanza , e che 
era rimasto, dirò cosi, latente e subdolo negli ultimi mesi 
di gestazione, volse desso rapidamente alla morte nei primi 
giorni di puerpèrio. 

La donna che forma soggetto di questa storia, registrata al 

♦ - 

N. 44, partoriva da se e facilmente per la sesta volta il SOgen- 
najo alle ore 3. 1/2 antimeridiane : nacque un bambino maschio, 
poco sviluppato, vivo, pttimestre. In seconda giornata dì puer- 
perio, la tosse si fece assai più forte ed insistente, accoinpa- 
gnandosi ad abbondante escreato di' materie dènse, elaborate, 
giallo-verdastre; gli sputi erano nummulati, viscidi;" verso sera 
fu visitata dà febbriciattola, e nella notte sudò abbondantemente. 
Questi fenomeni si mantennero stazionàri! "sino al giorno 7 feb- 
brajo (ottava giornata di puerperio), quando ad un tratto verso 
le ore il antliiieridiane vién -'prefea'da gMve' dispnea, con tosse 
contimia, tnsit^tenite, pblsi frequenti,* fèBt>^ili,'Siilfvidòjieal v^lto; 
che ad Ihtfjrvalli si fa cdaiyotieou -Lesi- prftika* subito un salasso 
di grammi 300:^ éha :le avceob disca^eto soiHeiro per tutto, quéi 



(1) « Note on the bronco-pneumonia . in lying-of-women » , 
by R, Barnes. (« Transact. of the òbstetrical Society of Lon- 
don », voi. IV, pag. ^, 1863), e Vestfatto che diedi nella mia 
Rivista ostetrica, ecc. « Ann. liniv. (ti hied. », giugno 1864. 



415 

giorno. La notte seguente ebbe di tratto in tratto delirio , la 
febbre andò aumentando, crebbero la tosse ^ la dispnea, e seb- 
bene dissoggettata ad opportuno ti^attaraei^tOy la donna andò sem- 
pre aggravandosi, ed alle ore 7 pomeridiane del giorno 9 feb- 
brajo, dieci giorni dopo il parto, cessava di vivere. 

La necroscopia praticata ore 40 dopo la morte rivelò nulla 
di abnorme al capo ed all'addome ; nel torace aderenze antiche 
pleuritiche ad ambedue i polmoni, specialmente al sinistro ; al- 
l'apice degli stessi estese caverfte contenenti moltissima materia 
tubercolare passata alla fluidificatone : congestione al resto dei 
polmoni , che qua e là contengono noceioli ài materia tuberco- 
lare : due bicchieri di siero citrino nel perì^rdio : cuore sano 
di volume, forma, consistenia e tessitura i&ormaie* • 

Flebite: -^'La flebite deUi arti, inferiori ophlegma-- 
sia alba dolens^ edema acuto de llie puerpere^ ci occorre 
cinque volte, delle quali .uflsa volta affettava ;ajnbedue gli 
arti , le altre uno solo. Quasi si^pre complìc^ione di 
metro-peritonitide ,. di febbre tifoidea o di miliare, volse 
ignora verso la guarigione, né mai vi tenne dietro la 
suppurazione. Il trattamento usato, come quello seguito 
comimemente, e la sindrome a4;>palesataci, comuniasima, non 
meritano speciali parole. 

Nevraigie. -^ In aleome nostre puerpere si svilup- 
parono subito dop6 il parto, o alcuni giorni più tardi, 
alcune speciali nevralgie limitate. o al nervo ischiatico 
posteriore, O' ai tibiali. Queste nevralgie^ il cui sorgere 
era istantanea, e che Tittsdroiioi più o meno dolorose alle 
nostre puerpere, vennero tutte irinte.medsaiite Tapplica- 
zione di sanguisi%he ai' punti più dolorosi , quaiche ve- 
scicante, cataplaismi, unzioni oott oliò morfinatò. La toro 
dur^tta 'OioSlòf Era podii> giotmi. ed alcune srttìiiiane. • 
• Fòrm»'^tef^^rèe e ^i^tiehp, *-*-'8ÌMpnie .quararte di-* 
y^m' 'fbfme' '^(Sà orano f:(^ Mu* ^oistìnnaxiqne <o. il ri- 
prodursi' di qdelle già arate nella gravida»ro,*e éi cui 
tenemmo parola, e siccome d' altra parte mm venne ìsti-« 



416 

tuito apposito trattamento terapeutico, cosi non ne parlo, 
limitandomi ad accennare come queste affezioni sembras- 
sero avere una funesta influenza nel ritardare in alcune 
donne là guarigione delle contusioni e lacerazioni peri- 
neali. 

Delle altre forme morbose accennate nel prospetto 
non dico parola, perchè non meritevoli di particolare ri- 
cordo, né aventi un interesse speciale air argomento che 
ci occupa. 

Da tutto il fin qui detto credo sia lecito il trarre le 
seguenti coocIusìodì : 

I. r utilità dell'ioduro potassico dato - internamente, e 
deirolio di canape applicato esternamente, a vincere la se- 
crezione lattea, a combattere gh . ingorghi lattei , che ne 
conseguitano, qnindi le rare mastitìdi suppurate o meno; 

IL il vantaggio della soltizione aquosa di cloro nel 
trattamento della fetidità dei lochi ; 

III. Tindole flogistica di molte malattie, che afflissero 
le nostre puerpere , e il conseguente giovamento del sa- 
lasso generale o locale a combattere le forme prettamente 
infiammatorie ( metrite, metro^perìtoniti, polmoniti, bron- 
chiti, ecc. ) ; 

IV. la mortalità maggiore delle nostre puerpere cau- 
sata dalla febbre puerperale, e tifoidea; 

•V. il decorrere della febbre puerperale quasi epide- 
mico nei mesi primaverili, e contemporaneamente a quer 
sta e dopo lo svolgersi della miliare, quasi da farci du- 
bitata che come amendue sono malattie di infezione, 
amendue forse ponno essere prodotte dalle stesse cause 
cosmo-telluridie , da aseorKmento di ' principii putridi 
( lochi alterati , fermenti , ecc. , ) da agglomeramento di 
puerpere , pw quanto si procurassero la pulizia, T isola- 
mento, la opportuna ventilazione, nonché da costituzione 
dominante verificandosi un numero considerevole di si-* 
mili malattie anche nelle puerpere della città; 



417 

VI. la frequenza alle a9tossie delle donne morte «di 
febbre puerperale o di. febbre tifoidea dei coaguli fibrinosi 
non recenti, stratificati, aderenti, occupanti di preferenza 
il cuore destro o T arteria polmonale, già minutamente 
descritti dal Professore Giordano (1) , sempre accompa- 
gnati da altri esiti morbosi, come risulta dalle necro- 
scopie ; 

VII. il rapido decorrere della febbre puerperale, e le 
grayi alterazioni anatomo-patologiche riscontrate provarci 
come questa malattia si formi assai di spesso sul finire 
della gravidanza , predisponga od ammali in prevenzione 
r organismo della donna , il parto ed il puerperio agire 
in quanto accelerano ed aggravano questa malattia ; 

Vili, un caso di morte repentina in una puerpera 
per apoplessia polmonale con alterazione cardiaca; 

IX. la tubercolósi aggravarsi e condurre la dònna 
alla tomba poco dopo il parto ; 

X. r avere riscontrato frequenti volte alle autossie 
r alterazione al cuore primamente descritta da Larcher , 
combinata in alcuni casi ad edema polmonale, a degene- 
razione adiposa incipiente del fegato; 

XI. talune malattie (diarrea, ecc. ), tenere assai pro- 
babilmente al genere di vita che conducono le nostre 
gravide nell'Ospizio ; 

XII. il delirio, onde vennero prese alcune puerpere, 
sia postumo di eclamsia , sia ia corso di miliare , o per 
altra causa, rivestire generalmente la forma melanconica, 
che è la prevalente nelle gravide , partorienti , puerpere 
e nutrici, forse causata da quel continuo stato di preoc- 
cupazione , di tristezza , di timore del vicino parto , o di 
ranqpogna, o di tardo pentimento, aggiunti tutti questi 
fatti allo stato di indebolimento, in cui si trova la re- 



(1) V. Memoria citata sulla febbre puerperale. 
Annali. Voi. CLXXXIX. 27 



418 

cente puerpera, re$a q\iiiiidi più soggetta aUa melaiicolia, 
che puossi considerai^e quale un pervertimento della sen- 
sibilità con depressione vitale; . 

XIIL il riposo e la posizione stHpina in letto e le a{)-* 
plica^ioni di tintura d* arilioa allungata bastare a gnarire 
le lacerazioni perineali , le qàali , se divenivano gangre* 
ttose e ài cattivo aspetto, traevano sommo, vantaggio da 
estese ^ generose canterizzazioni coli* acido cloridrico ; 

XIV. il raro presetìtafsi della phlegmasia alba jckh- 
Uns e il suo decorso sempre mite ; 

XV* r utilità della segale cornuta , del freddo appli- 
cato localmente, sia con pezzuole gelide, sia per injezioni 
d* acqua ghiacciata od acidulata, ad arrestare le emorra- 
gia susseguenti al parto, e nei rarissimi casi in cui que- 
sti mezzi non botavano > o nei quali ùrgeva far cessare 
la emorragia, riuscire di grande giovamento la compres- 
sione deir aorta addominale ; 

XVL tranne alcuni pochissimi casi non avere il modo 
di effettuazione del parto alcuna influenza sul decorso e 
5ulr esito, del puerperio > Osservandosi paerperii morbosi 
susseguire indifferentemente a partì naturali facili o dif-* 
ficili, come a parti artiflciali manuali ó strumentali. 

" • ■ ' - • 

Prima di chiudere questo mio Rendiconto» siami cdtt-* 
Cesso volg^e una parola di ringraziamento e di ricono- 
sc^zà air illustre Professore Lazzàti , che si laicamente 
yoU# comunicarmi i frutti della sua molta scienza ed 
esperienza , e mi fu maestro impareggiabile , e più che 
maestrój amico e guida sicura^ nèireserclzìo deirarte oste- 
trica. Come pure abbiasi una pubblica attestazione di lode 
e di affetto, il 1." Assistente; presso Tlstituto ostetrico di 
S. Caterina^ sìg. dott> Pranoescó Agudio, che mi fii cofth* 
pàgno nello studio e nel lavoro, e mi secondò nell'ufficio 
Colla massima bontà e deferenza» 



419 

irosi dellm wHm fmìthMmm ii«Utt qiMUCMi cKuM 
^e^U «Bloàffll irertebrAtl ; per PliBni0 B«MU» 

( ConHnttaztone della pag. 151 <jiel fascicolo prece^ 
- dente). 

Capo IV. — Funzioni dei talami ottici dei mmìmiferù 

In quattro dÌTersi modi si possono praticare deQe vìtìì 
sezioni in sui talami ottici dei mammiferi. 

Il primo modo consiste nello scoprire il cervello» fsfo* 
gliarlo delle meningi, rialzare i lobi posteriori a taotezzo 
di una spatola, insinuarvi per di sotto un coltellino a 
lama stretta ^ e con questo ^ ferire Y uno dei talami ocl 
ambedue al tempo stesso, in questa od in quella rtgion^i 
superficialmente o profondamente, eca 

Ognun vede che questo metodo ha V inconveiwnte di 
compromettere il cervello , esponendolo alla aziona <1%U 
agenti esterni » a molteplici ferite e laceraaoni, atwte la 
delicatissima e molle sua struttura, non che a dof^ spo- 
stamenti e stiramenti , il che tutto concorre a paraliz- 
zare più o meno le funzioni cerebrali , ed a comjdkare 
gli effetti sperimentali dei talami Oltre di ohe il saagot, 
òhe, appena si rialzi la estremità posteriore dal cervello, 
viene a sgorgare dai lacerati vasi» copre immediatamente 
i talami ottici per modo che questi non possono essere 
feriti che ali* azzardo. Per queste considerazioni non ho 
creduto di seguire un tal metodo. 

Il secondo modo di praticare le vìve sezioni dei ta- 
lami ottici sta nell* esportare previamente il cervello, o 
meglio la sola parte superiore di esso unitamente al corpo 
calloso , mettendo con ciò allo scoperto i talami ottici 
per lederli in quel modo ed in quel grado che si crede. 

Con questo metodo si ha, a vero dire, maggior com- 



420 

promissione delle funzioni cerebrali, ma esso ha sopra il 
primo metbdo 'irgràndef'vatrilaggioUi permettere allo spe* 
riraentatoi%^df poter precisare la lesione dei talami. Égli 
può, a tutta sua volontà, esportare la superficie di ujio o 
di ambedue i talami, air^^vauti od all' indietro, all' ester- 
no od air internò ; egli può con esattezza approfondar^ 
la ferita i^li strati medj , fino àgli strati inferiori • egli 
può levarli totalmente o parzialmente ; egli può , insom-» 
ma, disporne dei talami slcooine meglio gli pare e piace, 
B' altronde lo svantaggiò 3opra citato non impedisce allo 
sperimentatore di giungere , per via di questo procfìsso , 
alla conoscenza delle funzioni dei talami ottici. Di fatti, 
1 fisiologi considerano questi organi nervosi relativamente 
^lle funzioni della vista e ^ella motilità; ora, conosciuti 
che siano gli eflretti .delle mutilazioni cerebra,li in sulla, 
jÉiotiHti e sulle funzioni iègtì occhi, se In causa dì le- 
sioni complicì^te del cervello e dei talami otticj ^vver- 
irannrf^in dette funzioni fenomeni diversi da q^nelle (Jeile 
lesioni' semplici del cervello, .questi fenomeni stessi ss^ran- 
4io da attribuirsi alle ferite dei talami. Mi spieg;o con 
un esiampib. Le semplici ablazioni del cervello non so- 
gliono cagionare. ìa paralisi dell' iride e la dilatazione 
^lìe' guplllé' in* modo pèrm^,nehtp ; se dòpo la compless?^ 
«té^o'rfe del Jòbl cerebrali e dei talami , questi effetti psf- 
•ralltibl e permanenti si osserveranno negli occhi, merita- 
'mente se rie conèhìudeì*à che essi sono conseguenza 4ella 
•ofiiesa dei talami ottici. Per tali considerazioni mi sem-^ 
bra un tal ^nètodo meritevole di essere seguito, partico- 
larmente quando si voglia indagare Ist, influenza dei ta- 
lami sui moti dell' iride e sulla motilità generale , non 
che quando si Voglia operare T ablazione totale dei ta- 
> lami stessi, nel qual caso è il solo metodo possibile. 

Il terzo metodo è quello per il quale , fatto un foro 
nel cranio in corrispondenza dei talapìi ottici sottoposti, 
jGon sottile stromento si penetra verticalnjente nel cer« 



424 

Vello uno à ledere più o nièiio i takmi stessi; Questo 
mètodo è forse il più conveniente , concioasiachè la pi<v 
cola ferita del cervello non aiterà gran fatto le funzioni 
della intelligenza e della percezione intellettiva, né sue-» 
cède per e^sa giammai emorragia complicante. Ma don 
questo metodo non si può precisare là lesione dei talami^ 
ne esportarli in totalità, d molte esperienze noii riescono^ 
»iccotne 5i terrebbe^ giacché Tistromento feritore procede 
sempre a tentoni. Ad ogni modo questo metodo è quello 
che deve ^sere prefi&rito, da u|i abile e sìctiro esperimeii^ 
tator&, almeifo in mdlté delle sue es|)erienze< 

Il quarto metodo ràssonnglia in gran parte al sè^ 
0ondo- Consiste nel dividere suUia Imea mediana V uno 
dair altro gli emisferi cerebrali ^ Rovesciarli al di fuori ^ 
staccare anteiriorroéntij il corpo calloso e rialzarlo onde 
mettere in vista i talami ottici^ apportare a questi quella 
lesione che si crede ^ ed indi riotmipoi^rè pojs»ibilm0nte le 
parti nervose .spostate e medicare lafeifita.' In tirtte quen 
ste manovre operatorie abbisogiia un$t grand0 . speditez-^ 
za , se la esperienssa ha da riu^cireu Con <|ueste metodo 
si compromettono un pò meno. che-o^I secondo le fun- 
zioni del cervello , e , come in appressa praticamente si 
vedrà, è desso conveniente pervi^idonoscere la influenzi! 
dei talami in sulla vista* ' •?. 

Articolo 1.** *— Dei tattmU attici nei loro rappof^i 

colle sensazioni dMa mstut 

Anatomici , patologi e fisiologi tutti concordano net 
ritenere che i talami ottici siano centri originarj dei 
nervi ottici , e . perciò centri per la pereeziorie yisiva. 
Cosi, tra gli altri ^ il Rolaiido , in molti lucJghi derl ano 
Saggio, sia per dati anatomici y sia per fatti fisiologici, 
sostiene francamente la influenza visiva dei talami oi- 



422 

tici. E r illustre Panizza (1) scrive; « In taluni (coni- 
gli e specialmente cani), tagliata la parte anteriore del 
talamo ottico , restò cieoo V occhio opposto , senza che 
r animale, patisse alcun danno ». Ed il prof. Lussana 
( Monografia delle vertigini , ecc. ) , senza fermarmi sulla 
lunga discussione ohe egli consacra a questo argemento 
di fisiologia nevrologica, riferisce parecchie sperienze sue 
proprie , eseguite sopra porchetti d' india , dalle quali ne 
eónohiude che V offesa di un talamo ottico produce Pac- 
oieoamento dell' occhio opposto , e che succede la com- 
pleta cecità per la lesione di ambedue i talami ottibi. 

Se non che Longet, forse il solo , dissente da questo 
parere. « I talami ottici ( egli scrive a pag. 226) non 
hanno sulla vista T influenza che il nome che essi por<^ 
tano potrebbe loro far supporre. Di fatti, io li ho disor- 
ganizzati sopra mammiferi ed uccelli, e vi fU persistenza 
della impressionabilità visiva, poichò la pupilla ha con- 
tinuato a restringersi sotto la influenza d*una viva 
luce : di più, là stimolazione diretta dei talami ottici non 
ha giammai determinato delle oscillazioni nell* iride ». 

Il sig. Loz^t dunque argomenta alla conservazione 
ed alla perdita della vista in seguito alla lesione del ta- 
lami ottici dalla persktenza o meno della contrattilità 
deir iride per effetto delle lesioni stesse. Pur ammettendo 
che questa sorta di prova sia rigorosamente logica, se- 
guiamo TAutoi^ nella sua argomentazione e vediamo se i 
fatti sperimentali da «i» raccolti siano o non siano con- 
fermativi della opinione delF illustre fisiologo francese, 

Esp 94." — Neil* esportare I* emisfero oerebral destro in un 
porchetto d'india mi accadde di levare ui^a fettuccia delta su- 
pedicia superiore del talamo ottico corrispondente. 



(i) < Osservazioni sul nervo ottico )r, 1855, pag. 9. 



-^1 



4S3 

Immediatamente successe enorme dilatauone della pupilla 
dell' ocehio sinistro in confronto di quella del destro. 

Ho conservato questo porehette per dieci giorni consecutivi, 
ed al decimo giorno la pupilla dell' occhio sinistro si oenserrava 
ancora molto dilatata in confronto dell» destra^ e Tlride ìm-> 
mobile. - 

Sezione. -^ Oltoe-la quasi compieta esportazione dell' emi^ 
sfero destro del cervello, era stata levata la. superficie del eQr« 
rispondente talamo ottico. 

In questo esperimento ooUa ospoptazione della supera 
Soie del talamo ottico destro, oltre a quella dell' emisfero 
cerebrale corrispondente, avemmo grande persistente di- 
latazione della pupilla dell' occliio sinistro e perciò immo- 
bilità dell* iride. La paralisi persistente dell' iride non è 
effetto proprio delle mutilazioni cerebrali, essa non può 
dunque essere stata, in questo esperimento , che la con- 
a^iguepza inu)an;iediata della lesione del talamo ottico. Ciò 
è appunto il contrario di quanto vedemmo asserito daj 
sig. Longet. 

Se non che un simile errore non può supporsi in tale 
personaggio, a meno che nell'errore non si includfi con- 
temporaneamente anche una verità. Se il sig. Longet ha 
sperimentato sopra porchetti d* india, siccom* io feci, e se 
egli ha limitata la disorganizzazione dei talami alla loro 
metà anteriore interna, in questo caso il sig. Longet non 
ha tutto il torto, imperocché la contrattilità dell'iride 
allora, sotto la influenza d' una vi|a luce , persiste. An-^ 
che le mie ogjperienze concordano in questo risultato, 

,Esp. 35.^ — Nell'emisfero destro del cervello di un por- 
ehetto d' india ho praticata una ferita verticale al punto cui 
sottogiace il talamo ottico., senza però arrivare a ledere que- 
st' ultimo. -^ Ho poi eseguito una consimile ferita nell' cmi- 
j^ero cerebrale sinis;;ro, ma tanto profondi^ da offendere il. cor' 
rispondente talamo ottico. 



424 

Subito ^opo etamiiimte le pupille , si preseoii» la destm aT- 
quanto più anapia della siai&ira ; ma in breve tempo le due 
pupille si presentarano eguali nel loro diametro, e le iridi 
egualmente alla luce contrattili. 

Sezione, -r- A ^stra la ferita era limitata air emisfero del 
cervello; ed a sinistra Tistromento feritore ave\*8 apportato 
nna forte lesione trasveisale dell' estremità anteriore ddi tala* 
mo ottico, oltre alla lesione dell' emisfero cerebrale. 

Esp. 36. — In un altro porchette d' india ho esportata la 
parte superiore ■ del cervello e rovesciai all'indietro il corpo cai- 
loeOy allo scopo di mettere bene allo scoperto i sottoposti tala- 
mi ottici, dei quali levai gli strati auperiorl del loro terso an- 
terior-posteriore . 

Le pupille subirono considerevole dilatazione^ alcun che più 
la destra delle sinistra ; il fondo degli occhi assunse una tinta 
decisamente opalina. Due ore dopo le pupille eransi sensibile 
mente ridotte. AH* indomani , se non affatto , erano pressoché 
normali nel loro diametro ed egualmente le iridi nella loro 
contrattilità. La tinta opalina del fondo era scomparsa. 

Sezione, — Come alla intestazione. 

Esp. 37;® -^ Esportata là parte superiore del cervello^ e 
V anteriore del corpo calloso, in un terzo porchette d' india, in 
modo da mettere allo scoperto i due talami ottici ,^ levai di 
questi la parte interna ( le pareti laterali del terzo ventricolo ). 

Le due pupille subirono qualche dilatazione, particolarmente 
la destra^ poi si ridussero al loro diametro normale. 

Esportai altra porzione dei talami ottici^ estendendo la pre- 
cedente lesione in bass^^d air esterno. 

Le pupille av'er\''ano una tendenza a dilatarsi , ma le rridi 
erano ancors^ contrattili sotto una forte luce. All' indomani esa- 
minate più é più volte le pupille, sempre si mostrarono consi- 
derevolmente dilatate ; ma le ìridi, «sotto razione della luce so- 
lai'e, andavano lentamente coTrtraendosi , tal che gradatamente 
le pupille riassumevano il loro diametro normale. Ad ogni modo 
ì movimenti iridali erano torpidi. Il fondo deir occhiò presene 
tava un color opalino. 



425 

Sezione, — Oltre V esportsiziona deila parte superiore del 
cervello, i talami ottici erano stati considerevolmente offesi nella 
loro parte interna.* 

Esp. 38. — Ad un . quarto porci«etto d* india esportai quasi 
tutto il cervello, lasciando in posto il corpo calloso ; indi rove- 
sciai quest' ultimo per . quanto bastasse a mettere allo scoperto 
i due talami ottici , dei quali ne levai buona porzione , procu- 
rande di rispettare di essi la parte posterior esterna, dove de^ 
corre il tratto ottico. 

Le pupille si fecero immediatamente assai ampie. — Sei ore 
dopo si erano in parte ristrette, alcun che più la destra della 
sinistra. — All' indomani la pupifAt destra e la mobilità del' 
V iride destro erano normali ; ma la pupilla sinistra era più 
dilatata della destra e conseguentemente V iride sinistro un pò 
meno contrattile. Fondo dell' ^ccbio einistre di tinta leggier- 
mente opalina, 

Sezione, — Cervello quasi totalmente esportato ; dei talami 
ottici era stata levata la metà anterior interna , fino a livello 
del pavimento del terio ventricolo. 

Queste esperienze ci porgono i seguenti fatti : 

1 .^ Una ferita della estremità anteriore di uu talamo 
ottico produce immediatamente qualche dilatazione nella 
pupilla deir occhio opposto, dilatazione che presto scom- 
pare (esp. 35.°). 

2.^ Uxka Lesione del terzo* anteriore iirterno di ambe- 
due i talami ottici è seguita dalla dilatazicme di ambedue 
le pupille, dilatazione alcun che più sensibile e durevole 
che non nel caso precedente (esp. 36,®). 

3.° Ancor più sensibile e durevole si è la dilatazione 
delle pupille ed il torpore delle iridi quando la offesa dei 
talami si spinga un pò più al^ indietro, senza però intac- 
care il tratto ottico (e^p. 37. ** e 38/*), 
. 4.** In ognuno dei sopra indicati casi la contrattilità 
deir iride alla luce persiste^ 



426 

Si possona dunque a}^rtare ai talami ottici , e pro<^ 
priamente alla loro metà anterior interna, delle disorga-*^ 
nizzazioni , senza che la contrattilità dell* iride , siccome 
vuole il Longet, vada perduta. 

Siccome però costante effetto delle lesioni di questa 
stessa metà anteriore Interna dei talami si è una dimi-< 
unzione ' più o meno palese della eccitabilità dell'iride al- 
l' azione della luce sulla retina , ciò che avviene anche 
neir uomo ogni qualvolta esista una parziale alterazione 
del nervo ottico., co^ mi parrebbe che coir oìBfendere la 
detta regione. dei. tallii; si venga parzialmente ad inte-^ 
ressare le radipi oi^igipar^e del nervo ottico, e che perciò 
la stesm sf^agione formi parte del centro percettivo d^^le 
sensazioni della viata^ . < 

Passo . ora «. riferire le vive sezioni che ho ese- 
guito sulla metà posteriore esterna dei talami, allo scopo 
di constatarne i relativi effetti sui moti dell'iride. 

Esp. 39.^ — NeU'eseguire la esportasione totale dei cervello 
in un porchette d' india , mi accadde di ferire il talamo ottico 
sinistro.. 

All'indomani, le due pupille, le quali, immediatamente dopa 
la mutilazione , si erano molto dilatate (i), aveano subito una 
considerevole riduzione, o, per meglio dire ,' la destra aveva ri-r 
pigliato il suo diametro normale e la sinistra era rimasta più 
dilatata ; ambedue poi erano contrattili, ma più la destra della 
sinistra , la qikal ultima , anche ad una luoa energica , non ql^ 



(i) Avverto nuovfimente che la dilatazione della pupill^ av- 
viene talvoUv^ siruche in conseguenza delle semplici ablazioni del 
cervello, quando l'organismo cade in una grave prostrazione ge- 
nerale paresi, alla quale partecipano anche le iridi. Nessuna 
meraviglia dunque se , in questa esperienza, subito dopo la le- 
sione, vi fu atonia di ambedue le Ìridi. Ma è a notarsi che gli 
affetti paralitici d'elle iridi per le ablazioni del cervello sono 
transitorj, siccome transitoria k la prostrazione generale. 



427 

tre)>iÌ69àYa un certo grado di coartatnento* , né giungeva giam^ 
mai a ripigliare il suo diametro normale. 

Sezione^ — Oltre alla esportazione quasi totale del cervello, 
esisteva un;! profonda ferita della parte posteriore del talamo 
ottico destro. 

Esp. 40.^ «» Ad un j^orchetto jd* india ho levato parte del- 
Temisfero cerebrale destro in senso orizzontale, al di sopra del 
talamo ottico corrispondente ed ho offeso quest'ultimo, ma noi^ 
tanto ^profondamente. 

La pupilla deirocchio sinistro divenne, subito dopo la lesione, 
enormemente ampia , e si conservava tale anche air indomani , 
Firidé per conseguenza era aflàtto inerte. <)uesta paralisi iridale 
sinistra si presentava ancora cinque giorni dopo Topefniziofie. 

Sétion». — * Oltre ia aliiaziooe della parte swpiiriot^e dell'ernia 
sftro oarebrale destro, era stata levata una fbttuoeia superficiale 
di tutta la parte esterna del talamo ottico destro (tratto ottico), 

Esp. 41.^ *- Ad un altro porchette d'india, penetrando con 
sottile coltello per un apposito foro praticato nel cranio, ho fe^ 
rito rémisfero cerebral destro verticalmente al punto cui sotto 
giace il talamo ottico, in modo però da non giungere a que- 
st'ultimo , ma limitando la ferita ali* altezza del solo emisfero ; 
nel lato sinistro invece sono penetrato più profondamente fino 
ad offendere il talamo ottico sotto giacente. 

Cinque giorni dopo fatte quéste rea^ui , la pùpiQa destra 
era considerevobnente più ampia di qu^Ia dell' oediki sinistro, 
e l'iride di quell'occhio non era molto coutrattile, non riduccn* 
dosi giammai la pupilla desuma ad egual diametro della pupilla 
sinistra. 

Sezione. -^ A destra la ferita non oltrepassava l'altezza del« 
l'emisfero cerebrale, ma si estendeva alquanto in senso trasver- 
sale , ciò che era stato fatto appositamente ; a sinistra invece 
non si estendeva trasversalmente, ma s'approfondava, sotto forma 
fistolosa, nella parte posteriore del talamo corrispondente. 

Da queste tré espefiehzè ^iMrgòno i seguenti iastti : 
l.'^ Una ferita parsiald di un talaino otttcd nelfo anit 



428 

parte posteriore cagiona una oonaiderevole dilatazione delldr 
pupilla dell' occhio opposto e oonflegueat^nente una con- 
siderevole diminu^idne della oontrattìlità deiriride. Questi 
effetti sono durevoli ed a$sai più palesi di quando si sia 
operato sulla metà anterior interna del talamo stesso. Ma 
riride resta ancora un pò contrattile (esp. .39.** e 41.^*) 

2.* L' ablazione totale della metà posterior' esterna 
della superficie di un talamo ottico induce enorme dilet- 
tazione dèlia pupilla dell'occhio opposto ed immobilità as- 
soluta dell'iride (esp. 40.'*) 

E questi fa.tti ci dimostrano, senza che possa cadere 
dubbio alcuno, l'intima relazione cho le ra,dici dei nervi 
ottici debbono avere colla regione po^eriore esterna dei 
talami , se questi fatti fossero iMcessàrj per dimostirare 
ciò che la anatomia c'iosiegna con tutta aioufézzìa ^ ^vi*' 
denza, imperocché il tratto ottico si espande» appunto so-' 
pra di quella regione* 

Ma potrebbe for^e ad alcuno venir sospetto che i nèrvi 
ottici coi talami ottici abbiano un rapporto di sola con- 
tiguità transito , non già di centricità , e che quindi ì 
talami stessi siano organi di semplice conduzione, non di 
percezione visiva. 

Più ragioni mi fanno ritenére cjie i^ talanod ottici 
siano centri propri^joente destinati alla percezione delle 
sensazioni della vista ; e queste ragjoni sono : 

1.** Se le fibre dei nervi ottici non avessero coi talami 
un rapporto di centricità , sarebbe stato inutile il iorro 
passaggio sopra di questi e molto più la loro diffusione 
sulla metà anteriore intèrna della superficie dei talami 
stessi, siccome provano le mie esperiènze sui porchetti. 

Zy Nei rettili , nef quaK appare il primo rudimento 
dei talami, si vede dal tratto ottico distaccarsi due o tré 
filamenti che si spandono e finiscono sulla superficie dei 
tat&Qij, nel mentre ohe ì» parte pi?ijacipale dei nervi vi- 
sivi ifecasi alle lame dei lobi ottici- Negli uccelli poi, [seb^* 






429 

bene anatomicamente parlando , i talami ottici sembrino 
stranieri alla produzione dei nervi ottici , pure le mie 
sperienze insegnano il contrario, poiché quando i talami, 
nei volatili, vengano lesi, le funzioni visive restano pure 
offese. Tutto ciò non dovrebbe avvenire se soli . centri 
delle sensazioni della vista fossero le lame ottiche 4ei 
lobi ottici. 

3.^ Anche la anatomia viene a sanzionare quanto io 
vado esponendo, poichò Rolando nella figura 1/ e 3.^ 
della tavola Vili del suo Saggio, ci rappresenta lo spac- 
cato dei talami ottici di un bue, sulla cui superficie si 
disegna la fascia o lamina ottica^ composta di tre strati, 
esterno fibroso (tractus optiòus e cocque fibreuse su^ 
perficiell^ di Foville), medio cinereo ed interno striato. 
Le strie di quest'ultimo strato sono» secondo Tespressione 
di Rolando^ « filamenti o fibre midollari dei nervi ol- 
tipi e che devono essere come le radici di questi nervi: 
si poésùììo a queste paragonare le figure di Vicq^ 
d'Azyr rappresentanti le stesse parti tirate da W uomo ». 
Ora , se i nervi ottici hanno origine ( almeno in parte ) 
dai tala^di ottici, sricoomtf dimostrerebbero questi filamenti 
o fibre midollari descritteci da Rolando, bisogna ben 
dire che i tàlami ottici siano centri dei nervi stessi. 

Ls^onde, se si vuole ayer riguardo anche solo alla in- 
fluenza dei talami sui moti dell'iride, bisogna conchiudere, 
contrariamente all'opinione di Longet, ch^ i talami ottici 
nei mammiferi costituiscono due centri percettivi delle 
sensazioni della vista; che questa loro funzione ar« 
viene in senso crociato; e che ad essa sono destinati 
gli strati superficiali , particolarmente i posteriori 
esterni dei talami stessi. 

Ma a sostegno di questa tesi io debbo annunciare altri 
fatti bea più positivi degli antecedenti, 

» 

Esp. 42,^ — la un porchettp d'india, messo allo scoperto il 



430 

cervello e spogliatolo delle men^igi, ho insinuato una spatpU 
tagliente nella scissura longitudinale» colla quale divisi e .rove- 
sciai sui lati le lame circonvoluzionarie. Troncato poscia al da- 
vanti il corpo calloso , lo rovesciai pure al di dietro , in modo 
da mettere in vista i talami ottici , dal destro dei quali levai 
gli strati superiori della metà anterior interna. Ricomposte 
quindi le parti spostate, cucii la ferita tegumentale. 

Sopravvenne il solito moto convulsivo simulante il singhiozxo. 
Stette per un poco ìndi si mise a girare in sulla destra senza 
quasi togliersi di, posto. Avvicinatomi a questo porchette , si 
diede a fuggire vebceniente quasi siccome intatto , mostraindo 
cosi di vedere e di temere. Incominciò allora a manifestarsi una 
tendenza a girare in sul lato sinistro a larghi cerch^^ tendenza 
che conservò anche in seguito. Le due iridi, particolarmente la 
sinistra, subirono, imìnediatapiente dopo la lesione, un sensibile 
restringimento ; ma ben tosto esse riacquistarono il loro dia- 
metro, essendosi però fatta la sinistra un pò più dilatata della 
destra. Sussisteva ancora una discreta percezione intellettiva e 
sensitiva dei seghi diretti all'occhio destro, essendo ciò dall'ani- 
male attestato per svariate azioni ; ma era questo allatto cieco 
dairocehio sinistro, perciocché rimaiiéva immobile ed impavido 
ai s^ni gesticolatorj,^ ed al nemico paratosi davanti a quest'occhio. 

Airindomani la scopra opavuls^a era. cessata. L'animale era 
calmo e dormiglioso, ir^it^to corcava di mordere: faceva dei 
tentativi di npi^ngiare da sé i si muoveva in retta linea, ma aveva 
una tendenza a girare in sulla sinistra. Delle due pupille la 
tsini^tra si presentava un pò più dilatata della destra, ed il fondo 
dell'occhio sinistro di una tinta opalina. Si avvedeva discreta- 
mente della mia presenza e degli atti gesticolosi diretti all'oc^ 
chio destro, giaòchè 1' animale , agli atti di intìmidamento , di- 
vergeva, si commoVeva, ecc. Ma restò sempre immobile agli im- 
provvisi gesti diretti all'occhio sinistro, che era anche fkeile a 
chiudersi. , 

Sezióne, — Cervello un pò gonfio : superfìcie di esso incet- 
tata di sangue e coperta di uno strato fibrinoso : ferita cere'* 
brale infiammata. Erano stati esportati gli strati -superiori di 
poco più del terzo anterior-interno del talamo ottico destro. 
Tratto ottico illeso. 



431 

Esp. tó.* — In uh altro porchctto, collo stesso processo che 
n^l'esperìenza antecedente , ho scoperti i due talami ottici , ed 
esportai ttha fettuccia delia metà ànterior-ititerna d^l talamo òt- 
tico dentro. 

Stette. un poco questo porclietto, e poi si mise a girare sul 
lato sinistro. Avvicinatomi allo stesso, si diede poi a ftiggire 
tanto velocemente, che non si poteva prendere che con difìicoltà. 
Poi divenne ealmo, ma continuava a girare sul lato islhistro in 
stretti cerchj. La pupilla dell'occhio ministro si mostrò conside- 
i^evoìmente più ampia della destra, e tale fel mantenne in se- 
guito, essendo pereto il corri^pòfadeiite irido mfeho -contrattile. 
Quando mi predentava a questo porchetto in modo da essere 
veduto dal solo ocdhio dostro, od a quest* occhio dirigeva degli 
atti gestioobttorj, l'animale dimostrava di vedermi e di temermi ; 
nel òaio opposto, iAoè nel caso di sìiùili esami sull'occhio sini- 
stro, restava immobile. 

Sezione: —- La sostanza cerebrale era molto ingorgata di 
sangue ; gli strati superficiali della parete anteriore del talamo 
ottico destro eraho stati esportati fino a contatto de) margine 
anteriore del tratto ottico. 

Bsp. 44.*^ — Ancora sopra un altro porchetto d* india, col 
processo superiormento indicato, ho fatta Una lesione eguale a 
quella delle precedenti esperiense, tea al talamo ' ottico sinistro. 

Svanito il priniitivo abbattimento, si mise questo porchetto 
a girare , e girò anche In seguito ora sulla destra , ora sulla 
sinistra, e si coricava, - simulando quasi 'altrettante cadute , ora 
sulla destra, ora sulla sinistra. Tanto i giri che le cadute av- 
venivano però ordinariamente sulla destra^ Un momehtò dopo 
la lesione, avvicinatomi a questo porchetto, si mise a ftiggire, 
ed allora potei eonvincermi per replicate prove , che era a si- 
nistra che vedeva e ohe óra cieco a destra. Le pupille erano 
più, ampie d§l nat«irale; tM il p<yrehetto era evidentemente sotto 
razione, dei fenoi$eni convulsivi. 

All'indomani questi feromeni convulsivi erano svaniti; il por- 
chetto era calmo e sonnolento ! èàmmihava in lltteà retta , o , 
per meglio dire, quando acciugevasi a progredire, si volgeva 
sempre per il fianco destro. Ogni qual volta (e le prove furono 



432 

numerose) io mi avvicinava -a questo porchetto, in modo da es- 
.sere veduto per il solo occhio sinistro, esso divergeva dalla mia 
presenza e fuggiva (1) ; ciò non succedeva quando mi presen- 
tava in modo da essere veduto per il solo occhio destro. Della 
due pupille la destra era marcatamente più ampia della si- 
nistra» 

Evacuai gli umori dell'occhio sinistro ; dopo di che non mi 
fu più possibile osservare segno alcuno dal quale se ne potesse 
iaferire con sicure^sza ch« questo^ porchetto avesse un barlume 
di vista. Es.amina^ ancora la pupillfi destra, si presentp nota^ 
biimente più ampia del naturale , ma ancora contriittile alla 
luce solare, senza però ridursi giaipinai al diametro normale. 

Sezione, -^ li cervello era superiormente infiammato e ram- 
mollito.. Dal talamo ottico sinistro erano stati esportati gli 
strati superiori della sua metà anteriore. Il tratto ottico lera 
illeso. 

- £sp. 45.^ — Ad un ultimo porchetto .d'india, seguendo sem- 
pre il solito processo operativo , ho levato gli strati superiori 
della metà anteriore del talamo ottico destro. 

Tormentato dal solito singhiozzo convulsivo, stava immobile ; 
;ivvicinatomi a lui, fece alcuni passi veloci come per fuggire. 
In seguitò non si «paventò più per la presenza del nemico, tal 
che. riusciva difficile Pesame della vista. Si travedeva però an- 
cora che questo porchetto vedeva a destra, e non a sinistra. Le 
pupille si restrinsero , rimanendo ristretta più lungamente la 
jsinisti^a. Del resto girava questo animale in sul fianco sinistro 
e. rare volte sul destro. ^ 

Air indomani era calmo ed istupidito. Camminava anche in 
linea retta, ma per ordinario non faceva che volgersi ed ese- 
guire qualche giro in sulla sinistra , senza quasi togliersi di 
posto, ta percezione intellettiva delle sensazioni della vista era 
iippe9a sensibile e perciò Fes^^ie della vista col mezzo dei gesti 



(i) Non bisognava però ripetere tali atti e tali prove ad in- 
tervalli troppo brevi , perchè in tal caso il porchetto non vi 
badava. 



433 

non produceva verun risultato. Potei però convincermi che ve- 
deva a destra e non a sinistra , giacché questo porchette , nel 
suo cammino , sapeva deviare e schivare benissimo gli oggetti 
collocati alla sua destra , ed urtava coètantemente contro gli 
oggetti col suo lato sinistro. Queste prove furono numerose, ri- 
petute a varj intervalli ed evidenti. Le pupille non si mostra- 
rono differenti V una dall* altra, fenomeno che non ho giammai 
osservato in nessun*altra delle mie vive sezioni dei talami ottici. 
Sezione, — Ferita e strati superiori del cervello, come al 
solito, infiammati e rammolliti. La ferita poi del talamo ottico 
destro comprendeva gli strati superiori del suo terzo anterior- 
interno. Tratto ottico illeso. 

Nessuno dubiterà, io credo, che offendendo il tratto 
ottico, il quale decorre sulla metà posteriore esterna dei 
talami ottici, non si abbia a produrre una offesa nella 
vista dell'occhio opposto al tratto ottico ferito. Era quindi 
inutile esperimentare in questa regione dei talami, e per- 
ciò le ultime quattro mie vive sezioni, non si riferiscono 
che alla metà anteriore interna dei talami . stessi , alla 
quale il tratto ottico potrebbe sembrare anatomicamente 
estraneo. 

In queste quattro esperienze, dirette ad indagare le 
funzioni visive dei talami ottici, oltre alla ferita di uno 
di questi centri nervosi, io apportava, egli è vero, una 
grave disorganizzazione al cervello. Ma questa complica- 
zione di lesioni non impedi però che fosse raggiunto lo 
scopo, cui tendevano le esperienze stesse. Di fatti, in cia- 
scuna di queste abbiamo, dalFun canto, considerevole ed 
eguale offesa e distrazione dei due emisferi cerebraJU, ed 
ablazione della superficie della metà anterior-interna di 
un talamo ; e, dall'altro canto, diminuzione della intelli- 
genza e della percezione intellettiva, conservazione della 
sensibilità visiva dell'occhio corrispondente al talamo of- 
feso, e perdita della vista dall'occhio opposto. Ognun vede 
che la diminuzione della intelligenza e della percezione 

Annali. Voi. CLXXXIX. 28 



434 

Intellettiva è l'effetto proprio della lesione cerebrale; che 
il fatto della conservazione della vista da un occhio, ad 
onta che la lesione cerebrale fosse eguale da ambedue 
i lati, dimostra che la lesione cerebrale stessa non può 
aver prodotto la perdita assoluta della percezione per 
l'altro occhio; e che quindi questa perdita della vista dal- 
l* occhio opposto al talamo offeso non può essere che la 
Conseguènza immediata della lesione del talamo stesso. 
Aggiungasi che la pupilla dell'occhio cieco si presentò o 
]più ristretta del naturale (prevalente stato irritativo del 
centro ottico), o più dilatata del normale (prevalente stato 
pài*alitiCO del centro ottico). É noi avremo in questi fatti 
più che basti per stabilire che i talami ottici sono centri 
in tia crociata^ per la percezione delle impressioni 
fatte sulle estremità retiniche dei nervi ottici. 

Finisco appena di dimostrare che le fun:8ioni visive 
dei talami ottici possono essere riconosciute ad onta che 
il cervello venga, nelle relative esperienze, gravemente 
compromesso. Ora aggiungo che esse possono essere tra- 
vedute anche quando alla lesione dei talami si faccia pre- 
cedere l'ablazione totale del cervello* 

fisp. 46.* — Nell*esportare 11 cervello ad uh pofchetto d*irt* 
dia ferii accidentalmente il talamo ottico destro^ 

Sopravvennero 1 soliti fenomeni propri! della distruzione 
totale degli emisferi cerebrali» 

Ed oltre a questi fenomeni potei odàervare^ nel térsio giorno 
dopo la operaitione^ che Cocchio sinistro rimaneva ampiamente 
aperto^ nello stato di veglia ^ sta ch^ fosse o no esposto alla 
Ilice solare, nel mentre che Inocchio destro ^ che rimaneva bene 
aperto quand*ertt difeso dal faggi solari^ esposto airaaione di 
questi j tostamente andava chiudendosi» 

Al dì sUcòessivo (quarto dalla operariotte) ho UUoVamante 
ed accuratamente esaminata la sensibilità delle retine. Facendo 
cadere nell'occhio destro una luce non foHe > le palpebre tosto 
Saldavano Beffandosi e l' animale frequentemente divergeva il 



435 

òapo. Non vidi mai a chiudersi le palpebre deirocchio sinistro, 
dirigendo la stessa luce sopra di quest'occhio. 

Esaminate le pupille^ si presentarono la destra di diametro 
normale e la sinistra più dilatata*. 

Sezione^ -^ Del cervello esistevano i lobi anteriori staccati 
dai peduncoli e la parte inferior-interna dei lobi posteriori^ Il 
talamo ottico destro era stato superficialmente ferito nella sua 
parte posteriore» 

Ho riferito questo esperimento allo scopo dì far co- 
noscere altra delle vie che sono a disposizione dello spe- 
rimentatore onde indagare le funzioni visive dei talami 
ottici* 

Articolo 2.* — Dei rapporti dei talami ottici 

colla motilità. 

"«e Levate in un coniglio (cosi il Longet a pag. 227), i due 
emisferi cerebrali, poscia anche i due òorpi striati , cosa 
rimarcabile, la stazione e la progressione saranno ancora 
possibili: ma, appena avrete voi soppresso il talamo ot-^ 
tico destro, per esempio» che l'animale cadrà sul lato sini- 
stro, e viceversa» senza che pertanto questo lato sia pa- 
ralizzato d'una maniera assoluta ». Queste parole del si- 
gnor Longet dea^ivono il fatto quale realmente osservasi 
nelle vive sezioni dei talami ottici dei mammiferi (por- 
chetti d'india). Ecco in proposito una delle mie sperienze. 

Esp. 47.^ — Ad un coniglio ho levato il cervello e quindi 
il talamo ottico sinistro^ 

Sebbene questo coniglio per tale mutilazione fosse preso da 
profonda inatione » qualora si irritasse faceva dei tentativi di 
cammino o di salto ^ ma tosto e costantemente cadeva sul lato 
destro. 

Passata un* ora air incirca» questo coniglio teneva alquanto 
inclinato il corpo in sulla • sinistra» ma aveva acquistata la ca- 
pacità ad ui^a mal ferma stazioiie ed anche a camminare sotto 
le eccitazioni ed a saltare, girando sul lato destro, ppn ieqden|t^ 



436 

^d obliquare sopra di questo iato ed a cadervi sopra , «iccom^ 
talvolta succedeva. li lato destro non era dunque completamente 
paralizzato, ma semirparalizzato 5 e onesta parziale paralisi de- 
stra era poi assai manifesta nell* arto anteriore corrispondente, 
giacché il coniglio non sapeva ben reggere sopra di questo arto, 
il quale d'altronde rimaneva per ordinario abbai^donato al d\ 
sotto del ventre e spesso incrociato col sinistro. 

Levai anche, il talamo ottico 46Stro. 

Il coniglio reclinò il capo all'indietro, protese gU arti ante-: 

I 

rieri e cadde in profondo abbattimento gen^raje ed in cprapletq 
abbandono sopra sé stesso. Per tutto il tempo che visse, giac-. 
que questo porchetta sopra (Ji quel latq ^ul quale si cpllgcava, 
A quando acquando si "metteva repentinamente ad agitarsi con 
più Q meno di violenza , poi tostq ritornava nella c^ln^a e nel 
^uo rilasciamento generale, La stagione non era possibile ed 
egualmente il cammino. Preso e sostenuto per la pelle del dorso 
e per tal modo aju^^o a reggersi ed ^ progredire , lp,sciavasi 
ciò nullamenp trascinare gli arti per terra^ Mantepu(Q ifieìH 
posizione che sogliono prendere questi animali stando .fermi , e 
poi pizzicato fortemente nella coda, spiccava un goffo salto, ca- 
deva, dimenava gli arti, e fimaneva collocato sopra di quel lato, 
sdì quale casualmente era caduto, 

Alla sera era morto. 

Sezione, ->-t Oltre agli emi&feri eerebrali , i talami ottici 
#ran,o sitati esportati in totalità. Le quadrigemelle erano intatte 
e «pper^ da i|n leggi<^r strado di cervello, 

Adunque , tolto , unitamente al cervello , uno dei ta- 
lami ottici, l'animale resta semi-parali?zato nel lato op- 
posto : e^ tolti ambedue i talami ottici , succede una pa- 
ralisi imperfetta da ambedue i lati. Ciò che vuol ^ìre che 
i tfLlami qttiqi sqr^o veri centri d\ piofilità , in, senso 
decussc^to. 

Ma affinchè avvengano gli effetti che trovansi descritti 
uelln, or ora riferita eaperienaa, è necessario che V abla-i 
^one dei talami sia più che completa, siccome dimostra 
U seguente fatto sperimentale, secondo il ^uale la piQt}« 



4St 

Utà restò pressoché intatta ad onta di una ccmsidereyole 
esportazione di talami ottici^ 

Esp. 48.^ -^ Ad un coniglio ho levato il cervello, lasciando 
coperte le quadrigemine ; indi gran parte del talamo ottico destro. 

Se si irritava e si spingeva al moto, questo coniglio cam- 
minava^ saltava senza cadere ne sull'uno^ né sull'altro latoj gi- 
rava però sul lato destro in stretti cerehji 

Esportai gran parte anche del talamo ottico sinistro. 

Erano caratteri di questo animala la stupidezza^ la immobi- 
lità ed il coma, dal quale non si risvegliava per le detonazioni 
dì un* arma a fuoco.- IrritatOi spinto 9 ed an<^e semplicemente 
toccato od in qualsiasi modo vellicato^ si metteva in marcia sal- 
tando così bene come se. sano fosse , senza eadere né suil' uno, 
né sull'altro lato, né all' indietro^ né all' avanti, ma girando in 
sulla sinistra in larghi cercbj ; poi si fermava o seduto o ritto 
in sugli arti^ e cosi rimaneva, per incominciare poi il suo moto 
. di maneggio ad una novella eccitazione. — ^ Pupille assai ampie, 
iridi immobili. — ' Dopo parecchio ora si traslocava, eccitato che 
fosse, in linea retta^ 

All'indomani era mwter. 

Sezione. — > Del cervello non esistevano che 1 lobi posteriori, 
anche questi offesL Dei talami ottici esisteva ancora una consi-> 
deretrole porzione posteriercy porzione prevalente pel talamo si-^ 
nistro. 11 chiasma era stato slaccato dai centri nervosi^ 

Questo fatto sperimentale é però eccezionale; impe^ 
rocche quando si apporta Una lesione, anclie solo parziale^ 
ai talami ottici^ succede d'ordinario qualche effetto pa- 
italitico nella matiUtè, sécJcome prorano' le seguenti espe^ 
rienze fatte sopra di tre porchetti d' india/ 

Esp. 49.* -^ Ad un pòrchetto d'india fetai^ oltre il cer- 
vella, del sinistro talamo ottica una parte lintM'iope ki terna, e^ 
tutta il destro.' 

La Inrostraztoite non fu grave , poco il singhiozs^.- Si piegé^ 
ad arco in sulla sinistra ed entro Vrevi istafifi si mise a gt' 
rare sulla sinistra ^ cadendo talvolta so^nra di questar laitcr.^ •«« 



48» 

Le pupille si dilatarono grandemente, più però ìa sinistra della 
destra. 

Levai la massima parte del talamo ottico sinistro. 

Cadde il porchetto^ con grande rilasciamento generale ed 
abbandono completo del corpo. Poi si riebbe per modo che sa* 
péva ancora camminare > girando sulla sinistra e cadendo a 
quando a quando sulla sinistra, e spesse volte si metteva a 
correre velocemente anche in linea retta ^ ma più frequente* 
mente in giro sul Iato manco» urtava violentemente gli oggetti» 
é, come imbecille , si fermava contro gli ostacoli urtati. Stava 
per ordinario sdrajato, col capo appoggiato a terra , cogli art! 
anteriori ( particolarmente il sinistro ) abbandonali , semi-para* 
litici; talvolta si rovesciava sul dorso. ^^ È poi innutile il 
dire che questo porchetto aveva perduta tutta la sua intelli* 
genza ( conseguenza necessaria dell* ablazione cerebrale ) ; come 
è inutile il dire che le due pupille erano divenute enormemente 
'ampie ( effetto della lesione dei nervi ottici ). Giova piuttosto 
sapere che esso conservava tutta la iTensibilità , non solo alle 
Irritazioni , ma anche ai semplici tocchi , e che si commoveva 
ad ogni rumore anche non forte. 

Passate parecchie ore, non si muoveva più da sè^ ma solo 
quando vi si spingeva , e dopo i movimenti , da lui eseguiti , 
-veniva preso dà maggior abbattimento generale. Stava immo^ 
bile sdrajato sul petto o sopra di un lato, in grande abban- 
dono e rilasciamento, siccome succede dei porcbetti morienti. 
Ne' suoi moti di traslocasione poi aveva ancora una tendenza 
a girare in sulla sinbtra, ma camminava anche in retta linea; 
dondolava, e, non sapendosi ben reggere sugli art! , tosto ca- 
deva sul petto sopra di un lato ed ivi rimaneva. «-^ Fu 
ancora constatata la persistenza delle sensazioni tattili ed udi« 
tive. 

Il giorno dopo era morto. 

Sezione, -^ Oltre alla* esportazione totale degli emisferi ce- 
rebrali, erano stati levati anche i talami ottici, del sinistro dei 
qpali ne esisteva ancora una piccola porzione posteriore ester- 
na ; a destra il talamo era stato esportato fino a livello delle 
quadrigemine. L' aja quadi^ata de' nervi ottici era staccata dai 
centri nervosi. 



439 

Esp. 50.® — Messi allo scoperto ì talami ottici, in un altra 
forchetto d' india esportai quasi tutto il destro e |»arte d^l si-* 
nistro, 

Si piegò il porobetto ad arco in sulla sinistra , cadde ripe^ 
tutamente sopra di questo lato , poi si mise a girare sul lato 
manco in cerchj da prima stretti, poi più ampj, mostrando ii^ 
ciò fare di essere più debole a sinistra, il di pui arto anteriore 
veniva dal porchetto maneggiato e governato imperfettamente, 
>^ La pupilla sinistra si dilatò enormemente ; subì una dila-? 
tazione anche la pupilla destra, ma si ampliò cansiderevolmentQ 
meno della sinistra. 

Air indoixiani il porchetto. era molto aggravato; nella sta^ 
?ione ara tutto dondolante ; non sapeva progredire \ faceva 
qualche tentativo di camminare, con t^nd6n^ a girare ìsulla^ 
ministra, ma tosto cadeva particolarmeiite sul lato sinistro, caduto 
dimenava gli arti e sapeva difficilmente rialzarsi ; collocato sul 
lato destro^ quasi sempre volta vasi sul sinistro e su questo re^ 
stava, -r^ L* iride del lato sinistro era pressoché scomparsa , 
tanta era la dilatazione della pupilla ; anche la pupilla destrsv 
era più dilatata de} normale. 

Sezione, -r^ Oltre la esportazione della massima parte del 
cervello, il talamo ottico destro era stato quasi tutto esportato 
ed era stata levata la terza parte anterior interna del talamo 
sinistro. Il nervo ottico che distaccasi da quest' ultimo centro 
nervoso era precisamente intatto . prima e dopo il chiasma, ^d 
il suo tratto ottico troncato, 

Esp. 51,® -«- Esportata la parte superiore del cervello e 
r anteriore del corpo calloso, in un terzo porchetto d' india, in 
modo da mettere allo scoperto i due talami ottici, levai di que- 
sti lina porzione interna (le pareti del terzo ventricolo). 

Svanita la generale prostrasioBe conseeiiMva a questa muti- 
lazione, il porchetto caminiQava bene e sembrava ch^ niente 
avesse sofferto sulla locomozione. Però una volta fu veduto tor- 
cere da un lato il capo per modo ch0 l'uno d^gU occhi diyen^ 
ne superiore e 1' altro inferiore. — Camminando urtava da per 
tutto ; le i^upille aveano uni^ tendenza a dilatarsi più del nar^ 
male^ ma le iridi erano ancora contrattiUr 



440 

Nel giorno successivo , stava questo porchetto lungamente 
immobile, alquanto soporoso ed in atteggiamento di ammalato-. 
Poi , a quundo a quando veniva preso da un movimento , pel 
quale digrignava i denti, si piegava un pò ad arco sulla sini- 
stro, e successivamente si metteva a correre in modo irresisti- 
bile ; si fermava, cadeva sulla destra, e finalmente o tornava a 
precipitarsi in avanti , ovvero ogni moto cessava , e V animale 
ricadeva nella calma e nella immobilità, per ripigliare, passato 
un certo tempo, questo specioso movimento. — Esaminate più 
e più volte le pupille, sempre si mostrarono considerevolmente 
dilatate ; ma le iridi, sotto V azione della luce solare, andavano 
lentamente contraendosi, talché le pupille riassumevano il loro 
diametro normale : i moti iridali erano perciò torpidi. Il fondo 
deir occhio presentava un color opalino. — Imboccando questo 
animale, tentò varie volte di mordermi, e realmente una volta 
gli venne fatto di addentarmi. 

Sezione. — Oltre la esportazione della parte superiore del 
cervello, era stato levato il lato intemo dei talami ottici. 

Anche questi tre esperimenti costitoiscono una prova 
palmare della azione locomotrice dei talami ottici, azione 
che essi esercitano in i^nso crociato sopra ciascuna metà 
laterale del corpo. 

E qui io m'arresto, senza entrare a discutere T opi- 
nione di Saucerotte, Serres, Lonstan, Schiflf e Fo ville , i 
quali collocano nei talami ottici e loro radiazioni, il prin- 
cipio dei movimenti dei membri toracici e non quello dei 
moti dei membri pelvici. Dirò solo che nell'esperimento 
47.*' colla ablazione totale dei talami ottici, osservai gli 
arti posteriori egualmente paralizzati che gli anteriori; 
ma che però anoora nell'esperimento 47.® colla esporta- 
zione di un solo talamo ottico, vi fu paralisi prevalente 
neir arto anteriore opposto, e Fegual cosa si osservò nel- 
r esperimento 50.° colla ablazione quasi totale di un ta- 
lamo e parziale dell'altro. 

Né esaminerò 1* altra opinione di SchifiF, il q^sìe as- 
serisce che la distruzione dei tre q^uarti anteriori di \m 



441 

talamo, nei conigli, determina il moto di maneggio versa 
il lato leso ; e la distruzione del suo quarto posteriore 
provoca dei movimenti in forma di circuito verso il lata 
opposto alla lesione. Io propendo piuttosto alla opinione 
di Longet, il quale ha costantemente veduto il moto cir- 
colare o di maneggio efiFettuarsi sul lato opposto al ta- 
lamo leso, quantunque a questo proposito contrasti al- 
quanto l'esperimento 48." 

Certamente nei talami ottici debbono esistere delle 
sedi distinte per i movimenti dei membri superiori ed 
inferiori, di questa o quella parte del corpo ; e per certo 
queste sedi distinte debbonsi trovare in relazione con 
questa o quella regione del cervello. La |specialità delle 
paralisi parziali, osservata nei casi di malattie del cer- 
vello e dei talami , ce ne assicura. Ma queste sedi di- 
stinte noi non le conosciamo ancora; e per poter giun- 
gere a qualche risultato, in si difficile questione, abbiso- 
gna un gran numero di sperimenti, eseguiti sopra mam- 
miferi di vario ordine e genere, e , meglio ancora , con- 
vien attendere nuovi fatti patologici, che ce ne diano 
qualche positivo responso. 

Articolo 3.° — Dei talami ottici quali organi della 
volontà motrice ossia delle funzioni dei cotiledoni 
proprj dei talami ottici. 

Determinata la funzione motrice dei talami ottici, re- 
sta ora a conoscersi il modo di cooperazione dei talami 
stessi nei fenomeni locamotivx. 

Secondo V opinione e * V espressione del sig. Longet 
( pag. 227 ) : « i talami ottici trasmettono gli ordini della 
volontà al centro {au foyer) incitatore principale del 
moto (protuberanza o mesocefolo) »« 

« Per certo (scrive il prof. Lussana a pag. HO) i 
fasci anteriori spinali non sono centro fisiologico deUa 



442 

spontaneità dei movimenti : eglino ne sono i ministri 
conduttori : giacché il taglio loro , a qualunque altezza , 
prescinde tutte le sottoposte e sotto innervate parti 
. dalla influenza volitiva. Un centro adunque volevasi che 
risiedesse in cima a questi fasici trasmissori della volontà 
motrice, e che quindi costituisse Tergano della medesima. 
Il qual organo, dalla anatomia comparata ed umana, non 
altrove nò diversamente ci si ofire se non se appunto nei 
talami pedunoolari ( talami ottici spogliati delle lame ot- 
tiche » ), 

E più in avanti ( pag. 1 12 ) soggiunge : < Intanto ò 
eerto che per la demolizione di un lobo cerebrale non 
avviene la paralisi opposta ( emiplegìa ) del corpo e delle 
membra , nò la paralisi generale dalla a^blasiione di am-« 
bedue i lobi cerebrali »^, 

« Soggiungiamo (faceva rimarcar Rolando) ohe le 
mie esperienze sugli emisferi , ripetute recentemente dal 
^ig. Flourens, provano chiaramente che le lesioni di que-* 
sti organi non si trasmettono decisamente al midollo 
spinale o nemmeno perciò ai manifestano al lato opposto, 
Intendevasi per riguardo al moto. Adunque la volontà 
motrice risiede al di sotto dei lobi cerebrali », 

« Ma il taglio completo di un peduncolo cerebrale 
( continua il suUodato professore), al davanti del mese-» 
cefalo, paralizza perfettamente dei moti spontanei il lato 

I opposto : ed il taglio completo di ambedue i peduncoli 

I cerebrali al detto aito abotóce i moti volontarj di tutte 

I le membra », 

« Adunque la volontà motrice risiede al di sopra del 

i livello mesocefalioo dei pedunceli cerebrali , risiede al di 

sotto dei lobi cerebrali ». 

I « Quali organi stanno sopra al livello mesocefalioo, 

! sotto ai lobi cerebrali , lungo i prolungamenti pedunoo-» 
lari dei cordoni anteriori , se non se appunto \ per 

i noi descritti talami peduncolari ? », 



1 



443 

Quanto a me i talami ottici sono formati : 1 .^ delle 
lame ottiche, che li involgono superiormente; 2,** delle 
estremità oentrali rigonfie dei fàsci anteriori spinali, che 
loro stanno inferiormente e posteriormente; 3.® di un 
nucleo proprio o cotiledone , frapposto a ^ queste ed a 
quelle. 

L'esistenza delle lame ottiche al di sopra dei talami 
ottici io eredo averla sufficientemente dimostrata colle 
esperienze da me all'uopo praticate e negli uccelli e nei 
mammiferi, i quali diventano ciechi dair uno e da ambe-^ 
due gli occhi, secondo ohe si esporta la superficie dell'uno 
o di ambedue i talami otti<ci. 

La presenza àeiìe estremità centrali dei fasci anteriori 
spinali a contatto dei talami ottici risulta pure evidente 
dalle mie vive sezioni instituite aopra i rettili, sopra gli 
uccelli e sopra i mammiferi; imperocché la eccitabilità 
propria dei detti fasci noi la ritroviamo, non solo nei 
peduncoli cerebrali, ma eziandio nelle parti profonde e 
posteriori dei talami ottici e giammai nelle parti collo-< 
cate anteriormente e superiormente ai talami stessi (corpi 
striati, lobi od emisferi cerebrali). 

Non ci resta or dunque che determinare la funzione 
del nucleo proprio o cotiledone dei talami ottici. A que-^ 
sto scopo io devo ricordare Topinicae da me emessa 
trattando delle fUnziooi dei cotiledoni dei talami ottici 
dei rettili, 

I talami ottici dei rettili hanno in sé le condizioni 
di posizione e di organizzazione le più favorevoli per le 
loro vive sezioni e per la ricognizione delle loro funzioni, 
più precisamente dei loro cotiledoni. Essi sono collocati 
tra il cervello ed i lobi ottici, non coperti da quello, ben 
distinti da questi; d'altronde il tratto ottico del nervo 
ottico trascorre sul loro lato esterno senza espandersi 
sopra di essi in una lama ottica, e coprirli , e con essi 



444 

contrarne intimi ragguardevoli rapporti (1). Queste cir-* 
costanze fanno si che i talami ottici dei rettili possono 
essere disorganizzati senza compromettere il cervello , né 
verun altro organo nervoso , né la stéssa lama ottica , 
centro per la percezione della vista. Conseguentemente 
nei rettili le funzioni dei cotiledoni proprj dei talami 
ottici possono essere conosciute in tutta là loro sempli- 
cità, perciocché le loro vive sezioni possono essere 
praticate senza complicazione di lesioni d'altri organi. 

Laonde, ad onta della estrema piccolézza dei talami 
ottici dei rettili , mi venne fatto , all' appoggio di una 
lunga serie di esperimenti e di accurate osservazioni da 
me pel primo istituite in sulle rane, di giungere a cono- 
scere che i cotiledoni proprj dei talami ottici di questi 
animali ril^ultano composti di una sostanza identica a 
quella del cervello , imperocché le lesioni di questi coti- 
ledoni hanno per esclusivo effetto di attutire la perce- 
zione intellettiva e la motilità spontanea , le quali sono 
funzioni proprie dei lobi cerebrali; Da questo fatto e dal 
fatto della eccitabilità delle parti profonde dèi talami ot- 
tici , ossia da ciò che i cotiledoni proprii dei talami ot- 
tici sonò sostanza cerebrale, vero cervello ; e da ciò che 
è nei talami ottici, e non oltre, ohe pervengono i fàsci 
eccitabili della midolla, ne conchiusi che i talami ottici 
sono il mézzo d** unione mediata del cervello colle estre- 
mità centrali dei fasci eccitabili della midolla, l'organo 
per cui la volontà provoca dalle fibre dei fasci anteriori 
spinali le correnti nervose necessarie per la contrazione 



i^M— **-^.^^Mfc^— ^^M»« " ■■' l«Xll ^ »fc.A»^»Xi 



(i) Non vi sorno che alcuni esili filamenti ottici , che dal 
tratto ottico serpeggiano sopra i ti&làmi ottiòi. E questi fila- 
menti non sono dimostrati dalle esperiertÉe', ma solamente dal- 
l' esame anatomico. Le vive sezioni 'ddla superficie superiore dei 
talami ottici dei rettili non arrecano sensibile lesione della 
vista. 






445 

dfei muscoli ; brevemente, l' organo dei moti intellettivi, 
ossia dei movimenti spontanei e volontarii. 

Ma, nei mammiferi, non è più possibile giungere a 
dei risultati cosi semplici e positivi, imperocché non si 
possono offendere i talami ottici, senza ledere più o meno 
gli emisferi cerebrali , che li coprono , e particolarmente 
le lame ottiche che li avvolgono ; quindi è che , colla 
compromissione di varj organi, si ha complicazione di ri-i 
sultati , e , colla complicazione di risultati , impossibilità 
di giungere alla cognizione delle funzioni nella loro vera 
semplicità. 

Noi non possiamo dunque , per via di esperimenti , 
direttamente dimostrare che le lesioni dei cotiledoni pro- 
prii dei talaaiii ottici dei mammiferi haniio per esclusivo 
effetto la diminuzione della percezione intellettiva, e della 
motilità volontaria, e che quindi questi talami ottici sono, 
anche nei mammiferi, gli organi dei moti spontanei e 
volontarj. Ma Y analogia e Y induzione ci dicono che ciò 
che verificasi nei rettili in riguardo ai cotiledoni dei ta-r 
lami ottici, debbe pure verificarsi anche nei mammiferi ; 
imperocché in tutta la serie dei vertebrati, dal pesce al 
rettile , dall' uccello al mammifero , sempre riscontransi 
cogli stessi organi le stesse funzioni, cioè il cervello per 
la intelligenza, i talami ottici per la vista e la motilità, 
i lobi ottici e le qu^drigemelle per la vista ed i moti 
ancora, il cervelletto per la coordinazione sensitiva dei 
moti , ossia per Y attenzione sensitiva , ia midolla allun- 
gata per la sensibilità, la respirazione e la vita, 

Oltrecciò, se non oi è dato dimostrare direttamente 
con esperimenti che i talami ottici sono, anche nei mam-r 
miferi, gli orgat» dei mòti volontarj', lo possiamo perO 
in via indiretta. Io qui mi riferisco all' esperimento 24. ' 
Ad onts^ che fosise stato esportatq Temisfero sinistro del 
pervrijp, il po^'chetto, che fa sottoposto a tale mutila^ 
mm^ yisae per ^aa§i gtto mesi: ed alla sezione si trovò, 



443 

oltre alla mancanza del detto emisfero, il talamo ottico 
sinistro considerevolmente atrofizzato e le quadrige- 
mine eguali le sinistre alle destre. Ora , che alti*o mai 
significa questa atrofia del talamo ottico corrispondente 
air emisfero cerebrale esportato se non se V intimo rap- 
porto del cervello coi talami ottici, ossia la identica na- 
tura dei cotiledoni proprj di questi organi colle fibre ce- 
rebrali, siccome ci viene con tanta chiarezza insegnato 
dalle vive sezióni dei talami ottici dei rettili^ E ciò es- 
sendo dair una parte, e dall' altra essendo . i talami ottici 
eccitabili nei loro strati posteriori inferiori, non è egli 
evidente che questi organi costituiscono il mezzo d* u- 
nione mediata del cervello colle estremità centrali delle 
fibre eccitabili della midolla ; in altri termini T or gatto 
della volontà e spontaneità motrici f 

Adunque i talami ottici colle toro lame ottiche 
sono centri per la percezione sensitiva della vista , 
e coi loro cotiledoni servono di sede alla volontà mo- 
trice, cioè a mettere in azione le fibre eccitàbili mo^ 
trici della midolla, le quali alla lor volta sono la 
causa immediata della contrazione muscolare. 

( Continua ). 



DI iinH pfofttìfttoiic t>iil«o|oBa «Irli** ati^i«o $ Memò- 
ria del dott liUlGi rEiitCl d'Ancona, 

Sebbene pressoché tutti gli autori di patologia tanto 
antichi che moderni, si accordino nelF ammettere che 
produzioni calcolose possono formarsi in quasi tutte le 
parti del nostro corpo (1) , pure in riguardo a quelle 



(1) Dopo i lavori di Rentman il quale è stato uno fra i 
primi a dimostrare che produzioni calcolose possono formarsi 
in quasi tutte le parti del nostro cocpo, molti altH ancorit im 



447 

deir utero > alcuni le han posto in dubbio , mentre altri 
ne hanno negato recisamente resistenza. 

Il Roux dice, che tutti i fatti raccolti presentano a 
non lasciar dubbio dei casi di tumori poliposi della ma- 
trice passati allo stato osseo, e porta opinione, che tutto 
ciò che si sa, tutto ciò ohe si è detto dei pretesi calcoli 
uterini , debba essere riferito a questa specie di tumori 
degenerati > dei quali il genere di petrificazione non ha 
assolutamente alcun rapporto colla formazione dei ccdcoli 
nelle altre parti del corpo , ed anzi molto si sorpre^i^ 
che un tale errore abbia dumto si lungo tempo e che in 
questo modo si sia mal cohosciuto un tal genere di alte- 
razione organica dell^ utero. 

Dupuj^r^i del pari ha ritenuto inesatte le osservazioni 
raccolte su tal materia , qualificando anch' esso tali pro- 
dotti quali trasformazioni di tumori fungosi, o rudimenti 
del prodotto del ccmcepimento (1). 

Boyer, Velpeau^ sebbene nelle loro opere parlino di 
tali infermità, pure sembrano molto proclivi alla opinione 
del Roul, trovandola più consentanea alla ragione, e più 
d' accordo con i fatti osservati. 



hall no diffuàaiìienie parlato , ed infatti calcoli sono stati rin- 
venuti nell'apparecchio escretore del fejgato^ delle glandole sali- 
Vari, nelle Vescichette seminali (Meckel), della spessessKa dei tes- 
suti , nella cavità deirocchio ( Morgagni) Zinn) Haller^ Scarpa). 
Se ne trovarono nei muscoli delle varie parti del corpo , nel 
cuore > ecc. ^ e nel museo Uunteriano a .Londra osservasi un 
cadavere d^ un uomo morto asfitico nel quale si rileva una 
quantità di parti petrificate» 

(i) Invero sorprende come questi uomini eminenti abbiano 
'^potuto confóndere ie ossificazioni colle petrificazioÀi, mentre ba- 
sta una più che superfieiale osservasione per distinguere l'una 
dall' altra queste morbóse produzioni che hanno caratteri dif^ 
ferenziali così marcati. 



448 

Vidal scrive òhe ad onta dei meravigliosi progressi 
della anatomia patologica, specialmente in questi ultimi 
tempi, non si trovano in oggi gli esempi di tali calcoli 
ohe nei libri degli autori più o meno antichi, e nei quali 
si rileva sempre molta oscurità, od un amore del mera- 
viglioso, che debbono ispirare una grande difSdenza sul- 
l'esattezza delle osservazioni. 

Nonat autore d' una interessante e recente opera sulle 
malattie dell* utero, non si ferma a parlare di tale in- 
feqmità, e solo trattando dei corpi fibrosi dice che in 
certi casi vi si incrostano de* sali calcarei vche a poco a 
poco possono invadere anche V intero tumore. 

E Nélaton infine nel suo classico Trattato di patolo- 
gìa chirurgica colloca del pari tali produzioni tra ì corpi 
fibrosi dell'utero, dicendo: Qu^lques chirurgiens ont de- 
crii, sous le nom de calculs de Vutérus, les earps fi- 
breux libres dans la cavité uterine. 

Ma un fatto occorsomi nella mia pratica, mi ha chiara- 
mente addimostrato l'erroneità della opinione di quelli che 
hanno negato o posto in dubbio l'esistenza di tali corpi, 
e mi ha invogliato a fare delle ulteriori ricerche atte a 
rischiarare un tal punto controverso di anatomia pato- 
logica. Da esse emergerebbe, che le non poche osser- 
vazioni di tal genere sono tutt' altro che oscure e me- 
ravigliose. Ed i fatti bene osservati non formano il mi- 
glior patrimonio dell' arte nostra ? Questi non possona 
negarsi : V osservazione può esserne imperfetta e fal- 
lace quando provenga da uomini di mala fede, imme- 
desimati in false teorie, od anco dotati di poco discerni- 
mento; ma se si appoggiano a fatti che cadono sotto il 
dominio dei sensi e vengono narrati da uomini conscien- 
;5Ìosi ed istrutti, l'impugnarli sarebbe inqualificabile per- 
tinacia. E bÌ30gna confessare che i calcoli della matrice 
3ono nel novero di quelle malattie su cui poco si è rivolta 
l'attenzione dei pratici moderni. Ma disgraziatamente non 



449 
è la sola patologia di questo viscere che sia poco co- 
nosciuta e studiata. Adonné depuis longìies années d 
l'étude^ des affectiam utérin^s^je naipas tarde à étre 
frappé des ingertitudes , des imperfections , et des la-- 
cunes que presentait cette branche de la pathologie 
malgré les nombreuoo et impartants tfavauw dont 
elle a été l'oljjet depuis la moitié du dernier siècle 
( Nonat ). 

Molti autori sono d'accordo nell' attribuire ad Ippo- 
crate la prima osservazione di tal genere, ed infatti si 
legge nel libro quinto dei Mor. Vulg. la storia seguente* 
Una giovane fantesca ogni vòlta che aveva commercio 
con uomo soffriva dolori intensi. In seguito di una forte 
indigestione fu presa da dolori eguali a quelli del parto, 
e le parve sentirsi staccare entro la vagina qualche cosa 
di scabro; cadde in sincope, allorché una donna che l'as- 
sisteva introducendole una mano nella vagina le estrasse 
una grossa pietra : dopo ciò cessarono i dolori, e la donna 
godette poi di buona salute^ 

Il Louis narra d' una vecchia nubile di 62 anni morta 
per malattia di petto all'Ospedale della Salpétrière il 16 
aprile 1774; aperto il suo corpo, si trovò luterò più vo- 
luminoso del consueto, ed infatti nella sua cavità esiste- 
va una pietra bianca assai scabra e dura che pesava 
dramme 9. 1;2. 

Marcello Donato dice di avere trovato nella matrice di 
donna morta una pietra di notabil volume, di consistenza 
gessosa. 

Michele Morrò, medico di Siena, racconta di una don- 
na di anni 40 morta di pleurìtide e che da molto tempo 
soffriva intensi dolori al basso ventre ribelli a tutti i 
rimedi: all'autossia si trovarono entro la' cavità della 
matrice 32 piccole pietre. 

Salio narra la storia d'una religiosa di 50 anni che 
da parecchi mesi andava soggetta ad acerbi dolori delr 
Annali. Yoh CLXXXIX, 29 



450 

l*utéfo; questi resistettero a tutti i rimedi e non cessa- 
rono che per la sortita spontanea d' una pietra scabra ^ 
grossa come un uovo di anitra. Quest'inferma, benché 
liberata dalla causa dei suoi mali» mori di marasmo per 
infezione putrida della matrice. 

Blancardi dà la storia d'una vedova di 62 anni morta 
a Lila ove fti trovata neir autopsia una grossa pietra 
che empiva tutta la cavità dell* utero, assai dilatata dal 
corpo estraneo. 

Rinaldi, medico collegiate deirUniversltà di Torino, 
aprendo il cadavere d'una donna, vi trovò nell' utero una 
pietra del volume d*unia avellana che presentò ali* Acca- 
demia. 

Foubert parimenti vide una pietra voluminosa dell'u- 
tero nel sezionare il corpo d'una signorina. 

Né meno notabile è l'osservazione di questo genere 
che Vinslow comunicò al Bertrandi e che appartiene al 
Pequet» 

Duncan, Aeziò, Gaubio, Portai, Petit, Beale, ma spe- 
cialmente Louis, ne citano casi che non possono mettersi 
In dubbio e che sarei troppo prolisso se qui tutti volessi 
riportare ; non tralascierò però di fare riflettere come ap- 
punto per la validità dei fatti, Cooper, Lìsfranc, e Fabbre 
asserissero di non potere più dubitare di tale avveni- 
mento. 

Vengo ora al caso da me osservato. La sig. L. P. , 
possidente di campagna, di anni 34 , nubile, di tempera- 
mento nerveo sanguigno , trovavasi molestata da qual- 
che tempo per ricorrenti coliche uterine; le mestruazioni 
erano irregolari ed abbondanti ; a loro succedeva un fetido 
e copioso scolo bianco: associavansi a ciò disturbi gastri- 
ci, isterismo, malessere generale. Vari medici consultati 
l'avevano sottoposta ad una cura tonico-ferruginosa ed 
agi' antisterici , ma senza reale vantaggio , allorché un 
giorno» essendo in preda a dolori intensi uterini , le si 



«51 

afiacciò imponente metf orragia. Chiamato ad assisterla, io 
la rinvenni nello stato s^^^ente: fisonomia pallida ed 
abbattuta, polsi diressi, ventre tumido e dolente, sortita 
dalla vagina di sangue disciolto. Lorsque un médecin se 
trouve en présence dCune metrorrhagie, il dùit avant 
tout se pqser la qv^sHon de savoir quelle est sa no* 
ture (Letellier). 

Escluso lo stato di gravidanza o di puerperio, ndn 
poche sono le cause che possono dare sviluj^ a tal fe^ 
nomeno morboso, per cui in certi casi non basta pren- 
dere a calcolo i segni razionali , ma & d' uopo ricor- 
rere ai sensibilL Esaurite pertanto le ricerche solite a 
£aursi in tali emergenze, vidi che a formarmi un concetto 
diagnostico più possibilmente chiaro, si presentava qual 
mezzo migliore T esplorazione vaginale. Lorsque vous 
ètes en présence d^une femme atteinte de metrorrhagie, 
explorez attentivement les organes de la generation : 
touchez, toiuihez dans tout les eas (Lisfranc). Introdotto 
pertanto il dito nella vagina e rimosso qualche grumo 
che vi si trovava, rinvenni il collo dell' utero molto ab- 
bassato , e portando il dito esploratore verso il muso di 
tinca, m' incontrai con un corpo duro , scabro > immo- 
bile, e come incuneato fra le sue labbra: T esplorazione 
prolungata riescendo assai sensibile, e temendo di produr- 
re una maggiore irritazione al viscere, ritirai il dito 
senza che mi fossi veramente formato un criterio chiaro 
e preciso con quale alterazione avessi a che fare. Trat- 
tavasi forse di un polipo fibroso, di una pn>duzione os- 
sea , o d' un indurimento scirroso del collo uterino ? 

La sola esplorazione collo speculum poteva farmi sortire 
da tali dubbi ; però V applicazione di tale istrumento in 
certi casi non è scevra d'inconvenienti ed anzi alcuni 
pratici la ritengono assai nociva nelle donne prese da 
metrorragia : ma io mi decisi a servirmene, confortato dal 
consiglio dei più che convengono potervisi ricorrere 



m 

quando la preventiva esplorazione digitale ci ha fatto sin 
Guri ^he la vagioa ò libera $ che T istigamento può es-^. 
9^e ; introdotto senza inconvenienti. Feci non pertanto 
passare qualche intervallo firn un^ es{^lorazione e V 'altra ^ 
somministrando alla paziente ^deir acqua emostatica del 
Pagli€tri allungata, coadiuvandola con dei bagni freddi 
al ventre, Mercè questi mezzi, il sangue dopo qualche 
pra cei^ di fluire in abbondanza, i dolori si fecero più 
miti , ed. avendo già predisposta la donna a quest* altro 
mazzo d* investigazione, introdussi lo speculur^, il quale 
mi porte a vedere chiaramente un corpo rértondo , gra- 
piulosD, impegnato fra }e labbra del muso di tinca, e che 
percosso con una sonda metallica, rendeva un suono per^ 
fettament^ lapideo. . Tolto lo speaulum, soprassedetti al-, 
cuni momenti onde meglio riflettere (il caso essendo per 
me del tutto nuovo) se saria stato n^eglio confidare la 
sortita di questo coi^o estraneo alle sole forze della na« 
tura , qssivverx) eseguirne Y estrazione ; ammesso il se^ 
pondo caso, mi trovavo nella più grande incertezza se 
dovevi^ eseguirla seduta stante, o rimetterla a tempo mi- 
gliore, onde praticarla con più acconci mezzi di quelli 
che potava av^re sottomano. Ma il timore che si riaffac- 
classe l'emorragia, e il dirò pure, una straordinaria bra- 
mosia di eseguire un'operazione certamente non comu^ 
ne, mi fece decidere di tentare, se mi fosse siato possi- 
bile, r estrazione immediata di quel corpo estraneo. Pre- 
parate un pajo di pinzette a polipo che avevo nella bu- 
sta tascabile, nonchò uno specillo colla punta formata a 
guisa d' un piccolo cucchiajo piatto , introdussi di nuovo 
lo speaulurriy che detti a tenere ad un assistente^ poscia 
insinuata la parte piatta dello specillo posteriormente fra 
il muso di tinca ed il corpo estraneo, cominciai con de- 
licatezza a girarlo intorno ad esso onde vedere di rimuo- 
verlo in tutta la circonferenza, ed assicurarmi ancora 
fissere libero da aderenze: in seguito colie pinzette Ic^ 



m 

h\}hHh6B,i ai due lati come là paiate più voluminosa che 
mi si presentava, poscia riportato di nuovo il piatto dello 
specillo al di dietimo del calcolo onde servirmene a guisa 
di leva, e di terisa branca j potei mercè leggiere tra- 
zioni compiere felicemente Testrazicme. L'atto operativo 
non fu lungo , né molto doloi*bso ; il calcolo estratto 
era del volume oifca di una mandorla , irregolare 
nella sua forma , di colore arancio foéco , granuloso , 
compatto e del peso di quattro decigrammi ; la dònna 
provò subito i benefici eflFetti della di lui ablazione, i do- 
lori scomparvero ben presto e lo scolo sanguigno Àrre- 
stossi del tutto; La cura consecutiva fu tonico-ferruginosa^ 
allo scopo di rianimare le abbattute fòrze, e praticando 
localmente delle ii\jezioni d^acqua fredda che cambiai ben 
presto òon quelle di sostanze astringenti onde combattere 
un residuale stillicidio siero sanguinolento, questa donna 
riguadagnò uno stato di salute abbastanza soddisfacen» 
te (1), 

Ora mi sembra che al giorno d'oggi per le osser- 
vazioni altrui e per la mia si possano ammettere le se- 
guenti deduzioni. 

È innegabile che la più grande oscurità regna tuttora 
relativamente alle cause che possono pi^odurre il vero cal-^ 
colo uterino I a meno che non ^i vòglia atti*ibiiire anche 
questa^ come le produzioni calcolose delle altre parti del 
corpo, ad una preesistente diatesi litiacai Le circostanze 
per Cui si manifestano, sruggorio tuttoi'a alle nòstre in- 
dagini: fanciulla o ctdulta, vergine o no, sterile o ma-' 



(1) L'analisi chimica ha gerièraìménte riscontrato in que- 
sti calcoli il fosfato di calce, del muco condensato; i più sono 
friabili e presentano nella loro decomposizione una natura 
eguale al gesso, il loro colore è per lo più di un rossd grn 
giastro^ 



454 

dre , dìc<e il Fabbre, la donna non ne va esente in 
alcuna fsise della sua vita. 

La poca conoscenza che si ha di tal malattia, devesi 
a mio credere anzitutto alla mancanza di segni razionali 
positivi, essendone le manifestazioni in gran parte co- 
muni ad altre affezioni di questo viscere: come pure al- 
l'essere rimasti questi calcoli più volte innocui ed inos- 
servati sino . alla morte, ed anco per andarne essi con- 
sociati ad altre malattie più apparenti , alle quali si at- 
tribuiscono tutti gl'inconvenienti che gì* infermi accusa- 
no. Dopo tutto, volendo particolareggiare i sintomi più 
salienti , si può dire che essi consistono in dolori più o 
meno profondi alla regione dell' utero , talvolta fissi , 
tal' altra riccorrenti , e che sono stati paragonati alle 
doglie del travaglio del parto : in uno scolo mucoso- 
purulento , rossastro , che può convertirsi anche in una 
vera perdita sanguigna : in un senso di peso nel fon- 
do dell' utero : in jm prurito insopportabile alla vulva : 
in stiramenti alle coscie, associandovisi anche sintomi 
generali , quali nausee , vomiti , disturbi gastrici , isteri- 
smo , inquietudine abituale , ecc. 

Ma la chirurgia, come nella pluralità dei casi, anche 
in questa infermità ai s^ni razionali può aggiungere i 
segni sensibili per poter fondare con maggior Certezza il 
criterio diagnostico. Essi ci vengono forniti dai diversi 
mezzi di esplorazione, siano isolati, o combinati, per l'e- 
same collo speculuniy o per il cateterismo uterino. Certo 
si è che di quest'ultimo mezzo, il più concludente che 
oggi abbiamo, fa d' uopo non abusare , né servirsene con 
leggerezza, e non vi si deve ricorrere, se non in quei casi 
eccezionali in cui gli altri mezzi d'esplorazione sieno re- 
stati insufficienti. Pertanto, quando dall'assieme dei sin- 
tomi si sospetti , ma non si verifichi , il corpo estraneo , 
permettendolo la bocca dell' utero, si può introdurre per 
essa una sonda sottile metallica che ci faccia sicuri della 
di lui presenza. 



455 
L'affezione e^loolosa è sempre grave in qualsiasi 
parte del nostro corpo si sviluppi; maggiormente lo è 
per questo viceré cosi imp(»?tante, destinato ad altissi- 
ma funzione, e ohe esercita tanta influeiusa nella vita 
della {ammina. 

La presenza prolungata di un calcolo neir utero può 
sviluppare una seri^ di fenomeni da compromettere fa- 
cilmente Tesigtenza, determinando xma metrite più o me- 
no grave; può alterare le pareti del viscere fino a pro- 
durre una completa ulcerazione; può formare ool vi- 
scere stesso tali aderenze da rendere impossibile qualun- 
que metodo di estrazione ; infine T emorragia , un più o 
meno cc^ioae scolo, purulento , sono conseguenze ^ravi e 
non ix^quauti di tali infermità» 

. [ja«cwa 9UÒ essere terapeutica chirurgica», as^t- 
tante attiva ; la prima deve applicarsi in quei oasi in 
cui i disturbi funzionali sono di poco momento : giovano 
in allora a favorire spontaneamente la sortita del calcolo i 
ripetuti semicupi , le injezioni emollienti nella vagina, i 
blandi purgativi, nonché qualche leggera dose di segale 
cornuta. Però, allorché il calcolo uterino è suscettibile 
di essere attaccato d9.1Ia mano chirurgica, è sicuramente 
il metodo a cui devesi dare la preferenza, come quello 
che serve più prontamente a liberare V inferma dalle 
sofferenze che le cagiona, A raggiungere tale intento, vari 
mezzi sono stati consigliati , cioè Y. estrazione semplice 
mercè delle piccole tai^lie, od anche semplici pinzette 
da medicatura, oppure delle pinzette snodate da congiun- 
gersi in seguito carne il forcipe e le di cui punte sieno 
piatte e leggermente curve. Allorché questi stromenti 
non possono introdursi per essere il calcolo circuito te- 
nacemente dal collo dell'utero, gli aiitori hanno proposto 
di eseguire- una o più : incisioiii laterali del collo stesso 
servendosi del bisturi retto hottonuto (Lisfranc), o di 
apposite forbici a doppio taglio esterno (Louis) ; alcuni prò- 



456 

pongono r istromento di Anmssat, ed altri infine con Fab- 
bro la litotripsia. ,. « . 

Quando malauguratamente il calcolo é aderènte o 
talmente voluminoso che V estrarlo non riesca possibile, 
è saggia prudenza astenersi da qualunque manovra coer-- 
citi va, contenendosi come si dovrebbe in tutti quei casi 
riconosciuti superiori ali* arte, istituendo una cura pal- 
liativa diretta a combattere i sintomi più crudeli che 
inevitabilmente accompagnano sino alla morte i miseri 
che sono presi da siffatte malattie. 



Rendiconto dei^ll ammalati onrati nel eomparto 
delle malattie cutanee nell^Ospedale llasi;Ìo- 
re di Milano nel tsesi del do(tor A)AniM PA- 
STA, medico aggiunto in detto jstabilimentó, diri- 
gente la divisione cutanei. — Letto nella seduta 
ospitaliera del maggio 1864- 



A 



nche nel 1863 venni dalla onorevole Direzione del ve- 
nerando Ospedale Maggiore di Milano destinato a diri- 
gere e curare gli affetti da dermatosi, dalla scabbia e 
dalla tigna. 

Avanti tutto debbo renderle grazie per avermi affidato 
per la seconda volta tale onorevole incarico. — Ciò mi 
assicurò della sua soddisfazione |H mio anteriore operato, 
ciò mi procurò i mezzi di estendere le mie cognizioni e 
di convalidare quelle che mi era già, acquistate nel diffi- 
cile argomento delle malattie della pelle; ciò infine mi 
rinfrancò in alcuni giudizj, in alcune esperimentazioni. — 
Come pure debbo ringraziarla per avermi destinato a me- 
dico assistente il distinto dottore Edoardo Boccoraini, che 
mi ebbi collega carissimo , e il cui concorso fu da me 
tanto apprezzato nell'opera e nel consiglio. 









457 

Ciò premesso, a sdebito del giusto e del vero. Vengo 
a dire dello scopo di questo mio Rapporto^ che più me^ 
ritamente vorrei chiamare una aggiunta al Rendiconto 
presentato pel 1862, ed inserito negli « Annali Univ. di 
Medicina » (voi. 185, anno 1863). 

Come già feci in allora, anche qui dirò partitamente 

1.*^ degli ammalati di dermatosi; 

2.^ degli scabbiosi ; 

3.® dei tignosi. 

Tanto per gli uni , quanto per gli altri , riassumerà 
in appositi quadri quei dati statistici , che ho creduta 
poter essere di qualche utilità scientifica ed amministra-^ 
tiva (1). 

Parlerò sonunariamente dei trattamenti impiegati nell0 
diverse specie di dermatosi occorsemi , e dell* esito più o 
meno fortunato avuto. 

Ometterò tutto quanto è dì classificazioni, di descri-' 
rioni delle varie forme, di cognizioni teoriche , e mi at-^ 
terrò per esse a quello ohe ho esposto nel resoconto 
del 1862. 

Accennerò colla più possibile brevità i casi particolari 
più meritevoli di attenzione, e le poche esperienze eseguite^ 
massime sulla scabbia, ed i risultati avuti^ 

Raffronterò in generale , od in particolare , secondo 
che troverò più conveniente per Futile scientifico ed am- 
ministrativo, le risultanze avute in quest' anno Con quelle 
del 1862, al fine di poter, dedurre da un complesso di 
maggiori fatti, coroUarj più logici, certi e sicuri, e final-* 
mente dirò fino a qual punto vennero ritenute e messe 
in pratica le proposte da me fatte ^nel passato anno per 



(1) Tali prospetti consegnati alla Direzione a corredo di que- 
sto Rapporto, sono qui omessi, perchè le loro risultanze trovansi 
riassunte in ciascun capitolo^ 



458 

il miglior andamento qv;^ oomparto, per il bene degli am- 
malati, e pel decoro di questo nostro grande Stabilimento- 
Capitolo I. — • Delie dermafosi non contagiose. 

Riassmmerò in prima te risultanze principali occorsemi, 
raflFrontandole mano mano con quelle avute nel 1862, fa- 
cendo qualche osservazione e deducendo qualche corol- 
lario. 

1.® Gli ammalati accolti nella divisione delle derma- 
tosi furono 416, dei quali nmsóhi 213, femmime 203. — 
Anche in ,quesVanno il numero dei maschi supera quello 
delle femmine. — Ciò trova spiegazione perchè i primi, 
sia per le loro abitudini, sia per le loro occupazioni, sono 
maggiormente esposti agli agenti esterni. 

2.*^ Dei 213 maschi, 16 erano nella divisione al primo 
deiranno, 144 entrarono dairuffldo d* accettazione^ e 53 
dai varj comparti. -« Delle 203 femmine, 4 erano le ri- 
maste, 150 vennero dall'accettazione e 49 dai comparti. 

3.® Dei 213 maschi, 173 uscirono guariti, 33 furono 
tr&^ortati in altri comparti per malattie, che già in corso 
o sopraggiunte, mn ei^aoo di spettanza di questa divisione. 
Uno morì e 6 rimasero in cura al 31 dicembre. — Delle 
203 femmine, 169 guarirono, 30 verniero mandate in altre 
sale, e 4 restarono nella divisione alla fine dell'anno. 

4.^ Gli ammalati si presentarono in maggior numero 
nella stagione jemale e nella primavèra, pochi entrarono 
nell'autunno, e pochissimi nell'estate. -*-* Ciò essendosi ve- 
rificato anche neH'antecedente anno, dà maggiore conferma 
allosservazioBe fettasi in allora, che le malattie cutanee 
si palesano , ricompajono , o si esacerbano massimamente 
nelle stagioni fredde, piovose ed incostanti, quando l'aria 
è troppo viva, od umida, in una parola, quando la cute 
non bene funziona. 

5.® La divisione scabbiosi, come ebbe a rilevarsi anche 



459 

nel 1862, fa quella che, in confronto a tutte le altre di- 
visioni deirOspedale, diede maggiori ammalati di derma- 
tosi (maschi 27 sopra 53 entrati dalle sale, femmine 11 
sopra 49). *— Ciò , come ho avvertito andie in quel ren- 
diconto, si spiega in parte per l'irritazione che pro- 
duce sulla cute T unguento delV Helmerich, col quale si 
cura la scabbia, ed in parte per le tante forme cutanee, 
che ben di frequente complicano la scabbia stessa, tra le 
quali massimamente la prurigine, Tectìma, il lichen. 

6.® Si ebbe un decesso. — Era un uomo di 73 anni 
affetto da eritema a tutto il corpo, con un molestissimo 
prudore. — La morte avvenne per tabe da lenta gastro- 
enterite, che da tempo lo travagliava. 

7.^ Le forme derma tiche che più frequenti occorsero, 
furono, come nel 1862, Timpetigine, Y eczmna , la pruri- 
gine, la scrofulide, T ectima, il lichen, la psoriasi, e cosi 
per le altre specie sempre decrescendo. 

8.® -Anche in quest'anno si osservò che il maggior 
numero di ammalati cutanei contava da 1 ai 30 anni 
(270 sdpra 41.6), e che tutte le età presentavano forme 
loro proprie bene distinte^ in rapporto massime alla co- 
stituzione dell'individuo. — r Cosi l' impetigine fa più fre- 
quente nell'infanzia é nell'adolescenza; — ^ il zoster, la 
scrofulide nella giovinezza; *— l'eczema, la prurigine, 
r ectima , la psoriasi , la pitiriasi neU' età adulta , e 
qualche volta nella vecchiaja, nella quale però più spesso 
si ebbero le forme composte, 

9.^ La dimora media degli ammalati, nella divisione, 
fu pei maschi di giorni 17 , ore 16, pw le. femmine di 
giorni 25, ore 22. — Tale dimora ai discosta di qualche 
ora soltanto da quella avuta nel precedente rendiconto. 

10.° La città ' di Milano diede il maggior contingente 
di ammalati' cutanei (228 aopra 416 entrati), seguono 
poscia i Corpi Santi (39). Tutti gli altri mandamenti 
figurano con ben poco numero. Anche in quest' anno 



460 

devo fai* nòtai^e che i coiitadi as'ciutti é di colìiilà, Aoiré 
ì'apìa è più pura ed ossigenata, e dove Hogicatnente si do-' 
vrebbe ritenere- menò, dominante, la cositituzione pastacéa-' 
scrofolosa, e quindi meno frequehti le foi^mé dermfittiche^ 
furono. Quelli àlVincòntro che, in confronto ai paesi bassi 
é paludosi della pianura, diedero cumulativamente mag-^ 
glori ammalati. «^ Figurano i primi don 116, i secondi 
con soli 33. — Trovo difficile darmi spiegazione di questo 
fatto, se non ripetendolo dalla maggiore popolazione. 

11.® Il numero degli ammalati di dermatosi nei quat- 
tro anni da che veune regolarmente attivata questa spe- 
ciale divisione ^ andò sempre aumentando. — Entrai'ono 
145 nel 1860, 187 nel 1861, 338 nel 1862 e 396 nel 1863. 

Ciò <>onferma ad evidenza il bisogno generalmente 
sentito, soddisfatto dalla saggia. dét6rminazioIUBl^di que- 
sta onorevole- Direzione nel 1859, di ' avere . riunite in 
una sola sede , ed affidate alla cura di \m salo funzio-' 
nario, le varie forme cutanee non contagiose. »^ Tale 
determinazione non può a meno che tornarle véramente 
a lode e ad encomio. — -* Per essa venne favorito lo stu- 
dio scientifico e pratico di queste speciali malattie, poco 
dapprima conósciute , certamente per mancanza di op- 
portunità, ì)er essa venne provveduto al miglior bene 
degli ammalati , per essa infine venne tòlta titìa la- 
cuna che pesava sopra questo nòstro grande Stabili- 
mento. 

Attenendomi al programma che mi sonò prefisso , e 
che ho qui in principio tracciato, dirò ora sommariamente 
della cura adoperata nelle diveriae sjpecife di dermatosi 
occorsemi, e dell'esito ottenuto, ed accennerò i casi spe- 
cialmente meritevoli di attenzione. — Per essere più bre- 
ve e più preciso, terrò aggruppate le varie forme der- 
matiche, come le ho classificate nel 1862. -**• Non parlerò 
che degli usciti dalla divisione. 



461 
Classe 1.* — Esantemù 

Eritema — Risipola. 

I pochi casi avuti di qjieste forme (maschi 5, femmine 
3), andarono feoilmente a guarigione ooll'uso dello stibio 
e dei blandi eocoprotici. — - Nell'eritema la cura venne 
coadjuvata coi bagni semplici e ooirapplicazione degli am- 
mollienti. — ! Un caso di eritema però fu gravissimo. —- 
Era un uomo di oltre 70 anni, nel quale la malattia, 
che datava da lunga pezza, erasi diffusa a pressoché tutta 
la Buperfioie cutanea, e gli procurava un continuo e mo^ 
lestissimo prudore, che non fu possibile vincere né coi 
bagni semplici e narcotizzati, nò colle unzioni ammollienti, 
col bismuto e coi narcotici. — r Mori per lenta gastro-en-r 
terite, di cui era da tempo travagliato. — La cute in 
ultimo rassomigliava precisiamente alla carta pecora. 

Glasse 3,* -- Vesoioole e bolle, 
PemfigQ r— Erpete — Eczema -? Zoster — Rupia, 

Si ebbero 4 casi di pemfiffo nelle femmine. — ^ In due 
ragazze, una di 7 e l'altra di 10 anni, furono assai gravi 
per la forma cutanea che invadeva tutto il corpo, e per 
la cachessia e 1' estenuatezza cui erano in preda. — In 
ambidue si amministrò il solfito di magnesia con vera 
soddisfazione. -*• La cura nelle altre venne fatta colla 
magnesia e zolfo. In tutte il trattamento interno fu coad-- 
juvato dall' applicazione dell' amido sulle vescicole. — In 
una sola si trovò il bisogno di qualche bagno generale. 

Collo i^tibio e coi blandi' ecooprotici in principio, iodi 
a seconda del temperamento più o meno pastaceo-scrofo-r 
loso degli individui, colla magnesia e zolfo, o coi prepa- 
rati jodici, o coU'olio di fegato di merluzzo ferruginoso, 
colle tifane amare , coU'uso dei bagni semplici , amidati,^ 
ftlp^lM 6 solforosi, coir applicazione locale degli ammo\«: 



462 

lienti, della glicerina, deirunguento di bismuto e canfora, 
e degli essicativi leggieri^ come Tarnido, l'acqua vegeto- 
minerale, ecc., si ottenne la guarigione delle poche forme 
erpetiche (maschi 8, femmine 2), e delle tante eczema- 
tose (maschi 60, femmine 49)i che si pres<&ntarono. 

In due casi di eczema amministrai il j&olfito magnesiaco, 
ma non ottenni il desiderato successo. 

In una donna di 39 anni, affetta da grave eczema alle 
gamba ed alle braccia, ch^ di mano in mano si estendeva 
a tutto il corpo, tornati frustranei varj tentativi di cura, 
si ottenne, se non perfetta guarigione, un notevole mi- 
glioramento dall' U30 deir acido arsenioso. In alcuni casi 
ostinati di eczema applicai anche un emuntorio , che mi 
giovò alcuna volta per conseguire la guarigione, e bene 
spesso per ritardare le recidive che a brevissimo inter- 
vallo si succedevano. 

L'eczema del pudendo, oltre che difficile a Vincersi sì 
nell'uno che nell'altro sesso, sem^pra con facilità lo viddi 
recidivare. 

Come già ebbi a notare nel resoconto del 1862 , le for- 
me eczematose si presentarono presso che tutte in i&tadio 
già avanzato, e quindi coperte di vere ijroste. — Due soli 
casi mi occorsero di data recente, a nello stato primitivo, 
senza, cioè, che fosse stata anteriormente applicata alcuna 
cura esterna. — Erano due donne sui ^30 anni, robuste^ 
che presentavano alla parte anteriore del petto un vero 
tipo di eczema nel primo stadio, che ben faceva risovve- 
nire le tavole in cui è descritto dagli autori. 

Nei casi di zoster ( maschi 2 , femmine 5 ) la gua^ 
rigione indistintamente si ottenne nel lasso di 6 a 19 
giorni coir uso dello stibio , dei leggieri purgativi , delle 
tisane sudorifere, e coli' applicazione dell'amido sulle ve* 
scicole. 

In quest'anno si presentarona anche 3 casi di rupia 
semjplice (maschi 2, femmine 1) abbastanza bene caratte^ 



463 

rizzati, in qualche punto anche dalla sua forma primitiva, 
a bolle più o meiìo grosse, più o meno confluenti, e for- 
manti per la loro irregolarità di unione come tanta Aie- 
tene più o meno grandi, contenenti un umore un pò denso, 
torbido, al quale conseguitavano delle croste {nane, grosse, 
grigio-oscure. —* Tutti e tre erano individui che avevano 
marcata T impronta della- cachessia. -^ La guarigione si 
ottenne^^ coir uso dell' olio di fegato di merluzzo ferrugi- 
noso, delle tisane amare > della dieta nutriente, del vino , 
di qualche bagno^ e di qualche ammolliente locale appli- 
cato in principio^ della cura. 

Classe 3.* — PustoU. 
Acne '•— Impetìgine — Ectinux — Mentagra. 

Due soli furono i casi di acne (maschi 1^ femmine 1), ed 
andarono in breve a guarigione collo stibio, lo zolfo, qual- 
che bagno e Tappliciazione degli ammollienti. Nell'uomo si 
osservò Vacue semplice , nella donna quello descritto da 
Bazin sotto il nome di dcne varioliforme. — Poco con- 
fluente, sparso sulla faccia, e sopra alcune altre parti del 
corpo, presentava una forma pustolosa perfettamente om- 
belicata, che rammentava quella del vajuolò; se non 
che il suo modo di presentarsi, il suo decorso, la perfetta 
apiressia, la mancanza d'ogni fenomeno locate concomi- 
tante, allontanavano dal pensiero il dubbio dell'eiruzione 
vajuolosa» 

L' impetìgine fu la iorma dermatìca che diede il 
massimo numiMro di ammalati. (M. 37. F» 85), 

La cura interna ed esterna adoperata, e che gene- 
ralmente corrispose , fu l' antiscrofolosa , e precisamente 
quella che dissi più aopra aver giovato nell' eczema, — 
Neil' impetigine del capo , tolto lo stato infiammatorio 
cogli ammollienti, ben sovente ebbi giovamento dall'ap- 
plicazione dell' unguento collo zolfo» e dalle acque ^Iso- 



464 

iodiche. — - L'unguento col gok> bismuto fu però quello 
dr cui più mi prevalsi per procurare la totale guarigio- 
ne, e dirò , per riafrancarla , perchè per esso non si ri- 
produceva r infiammazione, che tanto fiacilmente si risve- 
glia coir uso degli altri unguenti. 

In 4 casi amministrai il solfito magnesiaco. — Inco- 
minciando con 4 a 6 grammi al giorno, aumentai la dose 
fino ai 18 e 20 grammi , a seconda dell' età dell* indivi- 
duo. — In 2 r esito fu felice, in 2 nullo. 

L* ioduro di sodio più volte amministrato mi persuase 
essere la sua azione troppo lenta e debole suir organismo, 
e che la cura si prolunga ben assai più, che non colFuso 
dell'ioduro di potassio. 

In due casi d* impetigine al capo, ribelli a varj trat- 
tamenti, dovetti far ricorso alla depilazione, indi all'un- 
guento deirAlibert, col quale ottenni la guarigione. 

In due altri casi, non essendo riuscita a buon termine 
anche la cura stessa dell' Àlibert, rinnovata la depilazio- 
ne , applicai replicatamente la tintura iodica del Lugol , 
colla quale conseguii il desiderato intento. 

V ectima forni' 27 casi (M. 19. F. 8). — La cura 
usata fu presso a poco quella detta per l' impetigine. — 
Due volte con felice risultato anmiinistrai il solfito magne- 
siaco. — Nei soggetti eminentemente cachettici mi gio- 
varono i Inarziali, gli amari ed il vino. 

Anche la mentagra diede il suo piccolo contingente. 
(M. 4). La guarigione si ottenne coi medicamenti indi- 

« 

cati per T impetigine. — In due casi adoperai con vero 
vantaggio le spalmature coli' unguento mercuriale. — In 

uno si dovette far precedere anche la depilazione. 

• 

Classe 4,^ '^ Papuh, 
Lichen ^-r- Prurigine, 

Pochi furono i casi ^i lichen (M. 7, F. 2) nume- 



465 

rosi quelli di prurigine (M. 45, F. 9). — Come dissi 
per il passato anno, la guarigioiie di queste forme la si 
deve ripetere più che dai medicamenti interni , dai sus- 
sidii esterni adoperati, come i bagni alcalini e solforosi, 
le unzioni col grasso semplice e misto a zolfo , coli* un- 
guento di bismuto e canfora,' ecc. 

Classe 5.» — Squame. 
Psoriasi — Pitiriasi — Ictiosi. 

Si ebbero 8 casi di psoriasi diffusa ( M. 4 , F. 4 ) 
— 4 di pitiriasi alba. (M. 1, F, 3) — e 2 à* ictiosi 
(M. 1, F. 1). 

Nella psoriasi non sempre la cura potè appoggiarsi 
air amministrazione interna dell'acido arsenioso, tanto 
raccomandato oggi giorno dai dermatologi, e dal quale 
massimamente vogliono ripetere la più pronta e stabile 
guarigione di questa malattia/ 

Le condizioni particolari del ventricolo e degli inte- 
stini permisero cha 1* indicato farmaco venisse ammini- 
strato nei 4 maschi, e da esso se ne ebbe un* abbastanza 
soddisfacente risultato. 

Non cosi fu per le femmine. — Le gastro-enteriti 
che si risvegliavano dopo uno , due giorni che si propi- 
nava r acido suddetto, anche a minima dose, persua- 
sero a desistere dal suo usa — La guarigione in esse 
fu tarda più che nei maschi, e si ottenne collo zolfo, o 
coir olio di fegato ferruginoso. 

Tanto nei maschi che nelle femmine la cura interna 
fu coadjuvata dai bagni semplici, amidati, alcalini e sol- 
forosi, e dalle unzioni col grasso semplice, ò misto a zolfo. 

Le prove di confronto fatte anche in quest'anno collo 
zolfo e col goudron, mi hanno fatto persuaso che il pri- 
mo assai meglio favorisce la risoluzione delle chiazze, 
che non il secondo. 

Annali. Voi, CLXXXJX. 30 



466 

In due femmine ricorsi anche air applicazione di un 
emuntorio. *— Ciò facilitò la guarigione, e ritardò di 
molto le recidive, che a brevissimo spazio di tempo si 
ripetevano. 

La guarigione della pitiriasi si deve ripetere dall'uso 
dello zolfo , e dell* olio di fegato ferruginoso , dai bagni 
alcalini e solforosi, e massime poi dall' applicazione lo- 
cale degli ammollienti , del grasso semplice , della glice- 
rina, dell'unguento con ^lo bismuto, o collo zolfo.— 
In due donne, 1' una di 29 , l' altra di 40 anni , la cura 
fu oltremodo li^nga. — Ambedue stettero nella divisione 
più di 4 mesi. — Erano affette da pitiriasi alba al ca-» 
pò. — La forma dermatica che sembrava, vinta, dopo 
qualche giorno ricompariva più forte , e complicata col- 
l'eczema impetiginoso., -r- L'applicazione di un emunto- 
rio portò indubbio giovamento. 

, \ due oasi à! ictiosi datavanp dalla nascita. -«- Uno 
era un bambino , l' altro un giovane di 22 anni , assai 
robusto, che pregava lo si guarisse da quella forma cu- 
tanea pel solp intento di poter essere ^ arruolato nell'e- 
sei;c^to, *— I bagpi. semplici , i solforosi , le unzioni col 
grasso semplice e solforato , procurarono la momentanea 
scomparsa delle squame, che sola si può ottenere in que- 
sta specie di dermatosi. 

Classe 6.* — Tubercoli. 

. • Lupus o Scrofulide. 

» 

^ Abbastanza numerosi furono i casi di lupus o sarò- 
fulide, che ricoverarono anche in quest'anno xuella divi- 
sione (M. 9, F- 20)v 

. Per il complesso delle osservazioni che ho fatte so- 
pra questi , ammalati , e per i relativi confronti istituiti 
in alcuno di essi con varj metodi di cura interni ed 
esterni , posso francamente confermare quanto già dissi 



467 

nel resoconto del 1862 , che nelle varie specie di scro- 
fulidi il medicamento interno che più corrisponde tanto 
nei maschi che nelle femmine, è l'olio di fegato di 
merluzzo ferruginoso amministrato ad alta dose, e che 
nella scroftilide ulcerosa, o tubercolosa, — con o senza ul- 
cerazioni , il miglior risultato lo si ottiene dall^ applica- 
zione dell' acido nitrico concentrato. — Con tali mezzi 
curativi coadjuvati dagli amari, dalla dieta nutriente, 
dal vino, e dai bagni, massimamente solforosi, sono d'av- 
viso che le g;uarigioni delle scrofolidi ^i coas^gi^o in 
assai minor spazio di tempo , che non, usando altri me- 
todi finora conosciuti, e che le recidive so»f^ meoo fre- 
quenti^ e meno gravi. 

Per coadjuvare e fecilitare la cura , ^ per 4m9uire 
le frequenti recidive, nei casi più gravi «d o^tioati, 
trovai indubbiamente vantaggio dall' applicazioiie di un 

emuntorio. 

U risultato che mi procurò il trattamento curativo 
sopra esposto fu veramente soddis£EU)ente. — Mi toma 
sempre a dispiacere di non avere £atti delineaa:^ primiti- 
vamente alcuni dei casi più gravi, per dimostrve col 
confronto il miglioramento ottenuto dopo coiB^ta la ouri^. 

L'illustre collega cav. Dubini, che con tanto sapere 
e con tanta solerzia dirige ora qu^ta divisione, mi par- 
tecipò gli esperimenti di cura esterna che sta facendain 
queste forme col ridestatore di Baunscheidt (l). — r II giù-? 
dizio suir utilità di questo nuovo trattamento esterno 
verrà pronunciato dal complesso delle guarigioni o1tt^ 
nute , dai relativi confronti per il tempo impiegato per 
raggiungerle, dalla loro stabilità più o meno duratura, 
e dalla gravezza delle recidive. 



(1) V. « Notizie intorno al baunscheidtismo 9;^ del dott. 
Angelo Dubini. -^ f Ann. univ. di medipina », voi. i88, anno 
1864. 



468 

Cliisse 7.* -^ Produzioni parassitiche, 

Myrhw pediculariSf 

Un solo caso 9i ebbe di morhìis pedioulqfis in un 
uomo settuagenario. -« Qu^l<}ba spalmatura mercuriale, 
(ju^cl^e ba^q procurarono pront;a]^eQt;e }a gu^r^ipnet 

* ■ , • • . 

Capitolo 2,^ rr- Dea fi scabbiosi. 

ÀYànti tutto devo premettere che, come feci nel 1862, 
^nche- in questo rendicontò ho distinti gli Éicabbiosi en-r 
tratì per l' ufficio d' accettazione , da quelli provenienti 
dai varj comparti, e dagli esistenti al 1.^ dell'anno, per-i 
ohe quasi tutti cronici. —• Le ragioni che viilsero a far-, 
mi ritenere in allora logica e necessaria tale distinzione, 
furono pure le rtesse che mi persuasero a ripeterla per 
quest' anuQ, ^^ Se questi ammalati, che dirò interni, ve^ 
nissero compresi cogli altri, che chiamerò esterni, di 
certo dalle complessive risultanze non si potrebbero avere 
dati statistici esaiti ed attendibili , né si potrebbero de- 
durre corollarj certi e persuasivi sulla pronta e sicura 
azione del metodo adoperato per gui^rire la scabbia. 

B di fatto la cura nei detti ammalati , per la più 
parte cronici, per le condizioni particolari della loro cute, 
riesce più lunga che non negli esterni ; inoltre ben so- 
vente in alcuno di essi si osserva la ricomparsa della 
forma psorica. — - Questa nuova manifestazione della 
scabbia, ohe da taluno potrebbe attribuirsi ali* insufficien- 
za del metodo curativo usato, od alla imperfetta sua ap-. 
plicazione, io per diligenti indagini ed osservazioni fatte . 
e per accurati confronti istituiti, credo poterla ripeterle 
da cause speciali, pur troppq Qnora ignpte, Inerente al-^ 
rOspedale. 

I provenienti dai comparti essendo per la massima 
parte cronici o decombenti ^^ tempo in ^ssi, ragione fi^ 



ttéAeté ohe la scabbia t^ abbiano primitivamente acqui-^ 
Bita durante la loro degenza neirOspedale. — * Questo 
&tto, sul quale non può meitei'si dubbio, torna in ap- 
poggio al mio pensamento, di ritenere, cioò, la ricomparsa 
della forma psorica nei detti anunalati, non una véra reci- 
diva, come taluno potrebbe credere^ ma una nuova infezione 
ingenerata dalle cause stesse che originariamente la pró^ 
dussero. — -* Per ora basti sopra questo argome^to, sul 
quale sarò pur troppo obbligato di ritornare nel seguito 
del rendiconto. 

Ciò premesso. a schiarimento di quanto segue, dirò 
ora le risultanze principali occomemi, rafirontandole mano 
mano con quelle del 1862« 

1.^ Sommano a 1083 gU scabbiosi ricevuti nella divi-^ 
sione, dei quali 713 M* e 370 Fi — Anche in quest^an-' 
no il numero nei micchi supera quasi del duplo quello 
delle femmine. — ' Ciò facilmente lo si spiega. «^ I primi 
per le loro abitudini, per le loro professioni, trovansi a 
maggiori contatti con persone, con oggetti che non le 
seconde; inoltre gran parte di essi sono nella neces- 
sità di ricoverare nell^ ^otte iu località impulite, e co- 
muni a molti individui. -^ È ancora un desidèrio che 
tali località aleno sorvegliate da incaricati municipali per 
ingiungervi gli opportuni provvedimenti igienici. 

2.^ Dei 713 M- » '22i si trov^vana. neUa divisione al 
1.^ deiranno, 526 entrarono dairufficicx. d'accettazione, e 
165 dai varj comparti^ — ^ Delle. 370 F, , 2 erano le ri- 
maste, 344 vennero dall' accettaz^ipne^ Q 24 dalle sale. 

3.® Dei 713 M. , 617 uscirono guariti., .186 vennero 
trai^)ortati in altri comparti, m^p mori^ e 9 rimasero -nella 
divisione alla fine dell' anno. — Delle 370 F> ,. 330 usci- 
rono, 39, vennero ]napda,te in altre sale, ed una morÌ4 

4.^ Il maggior numero degli scabbiosi si ricevette nelle 
stagioni fredde, pochi entrarono neir estate. 

5.^ Il comparto dei cronici maschi fu quello che in 



470 

co*nfrcmto a tutti gK altri comparti dell' ospedale diede 
maggiori infetti di sdabìbia f W feop'i^a 165 entì'ati dalle 
siale). 

In qutest* anno non si ébbérto fetóimÌHe òrottiche. — 
"Ciò dìpéiide jtetclfè qufel^fe, fiSer 'sàvia ^ òoscetiziosa di- 
sposiziofté Mf Òìl'ót'éVòte Ì)it*éiÌiotiè, non tengono più ora 
ti^àspoftaltfe ìàììk divisione , Ina ^no curate nella casa 
stessa sUàtòdKltìa dX &. Mtólìéle ali Sfepolclri ove decom- 
ttóiio. — CoJtté 'frtttfe dgu'r'kno tebh pòchissimi aitìitialati i 
comparti dei deliranti {M. 5, F. 4). 

In qiiaifto iatllte 'fentìùitìè, ^ di 'feittb thè poche scabbiose 
si sono tìl5ò'ófatr*até. -^ ISfWi cdél si può dire pei maschi. 
Il loro numero somma di certo à 'più di 100. — La ra- 
gione per cui questi attirala ti non Vennero compresi nel 
détto quadro, si è perchè iichi essendo stati trasportati 
nella divisione, per giusti riguardi dovuti alla loro prin- 
cipale malattia; nòti Wsultaho éldnòati sul relativo regi- 
stro nòsologico. — Là cura àntipsorica in èssi venne pra- 
ticata in una stanza separata ed attigua al loro comparto, 
a quest' unico intento saviamente disposta dalla Direzione. 
— Di questi ammalati, e dei cronici, che come nel 1862 
provocarono anche in quest'anno tante indagini e cure, 
air intento di poter conoscere la causa che* manteneva 
in loro il fomite scabbioso, dirò in appi*esso. 

6.® Si ebbero 2 decessi ( M. 1; F. 1 ). Nel toaschio fu 
causa della morte , 1* asma da vizio precordiale , per il 
quale era da tempo ricoverato nel cronici. — La fem- 
mina mandata nella* divisióne in tstàto agonizzante per 
apoplessia cerebrale, inòrt dopo poche ore di degenza. 

V;* Si Ticfevettero affètti dà scabbia, individui di tutte 
le età. — Il maggior nùmero però contava dagli 11 ai 
20 aiitli (38è sopra «*?© eirtrati dall' ufficio d'accétta- 
zione). ' '■ ' 

8.® Le giornate èoinsùnte nella divisione dagli 870 
scabbiosi entrati peT T uiiScio d' accettazione , ed usciti 



471 

guariti, fturono ^75 per i 526 maschir, e 1304 per le 
344 femmine. La media dkaora pertanto dei primi fei 
di giorni 4 ore 8, e delle seconde di giorni 3 ore 19. — 
Tale risultato ritengo ohe possa abbastanza soddisfare. 
— Esso è minore di queUo avuto nel 1862 di' ore 13 
circa pei masohi , e di 1 giorno ed ore 2 per le femmi- 
ne. Per le ragioni già addotte in ^tiel rendiconto, e <^e 
credo inutile di qui ripetere , si dìmùiià^cano i giorni 
suesposti da quello d'ingresso, e da quello d* uscita, per- 
che nel primo non s' intraprende la <^ura , e nel secondo 
si fa un solo bagno di pulizia , e risulterà che la media 
dimora fatta nella divisione per la cuxa dalia, scabbie fa 
pei maschi di giorni 2 ore 8, e per le femmine di giorni 
1 ore 19. *r- Ciò vale quanto dire qhe negli uni e neUe 
altre complessivamente ^ ottenne la guarigione della 
scabbia oooi due -sole um&ioni praticate coli' ungu^ito dri- 
r Helmerìoh. 

9.^ In quanto ai mestieri esercitati dagli scabbiosi, ri- 
sulta che.il maggior numero di essi erano contadini, se- 
guono indi i camerieri , i forns^ , i falegnami , calzolaj , 
scardassieri, fabbri, sarti, tessitori, muratori, eòe. ; si eb- 
bero anche .10 infermieri. — Nulla di più naturale che 
questa risultanza sia presso a pioco uguak a quella avuta 
nel 1862. — Ciò maggiormente prova che Teserciao di 
alcuni mestieri, ed alcune particolari abitudini o neces- 
sità, influiscono a far. contrarre la scabbia. 

10.^ Il circondario di Milano fu quello che diede il 
maggior contingente di scabbiosi ( 542 sopra 870 entrati 
dair ufficio d' accettazione )« — - Gli altri %urano con as- 
sai minor numero, i^che in quest' anno si verificò* che la 
più gran parte delle donne forensi provenne ^a contadi 
dell'alto milanese ove vi somo filande,, setifici , ed altri 
stabilimenti di simil genere. •«— ^.(I mandamenti di- Monza, 
Desìo , Vimercate , Busto Arsizio diedero 1 13 scabbiose 
sopra 154 entrati). 



472 

11.^ Le giornate consunte nella divisione dagli scabbiosi 
entrati dai varj comparti, che sono per la più parte cro- 
nici, furono 1024 per i 178 maschi, e 131 pei* le 26 fem- 
mine. -^ La media dimora pertanto dei primi fu di giorni 
5 ore 18, e delle seconde di giorni 5 ore I. — >• Si dimi- 
nuisca tale risultanza anche per questi ammalati, per le 
ragioni or dianzi addotte , del giorno d* ingresso , e àL 
quello d* uscita,, e si ayrà che effettivamente per la cura 
furono impiegati nei maschi giorni 3 ore 18, e nelle fem- 
mine giorni 3 ore L — La media dimora dei detti am- 
malati nella divisione per la cura , supera quasi di un 
giorno e mezzo quella avuta per gli entrati dair ufficio 
d'accettazione. «— Ciò dipende dalle condiziom partico- 
lari della loro cute, in alcuni troppo sensibile e dilìcata, 
in altri troppo dura e resistente , e per le varie fbrme 
dermatiehe che bene spesso in esn còncomitano la scab- 
bie, per cui trovasi prud^ite e necessario talvolta di non 
praticare tosto il trattamento curativo, o di farlo a ri- 
lento, ed anche ad intervalli, e talvolta di ripeterlo più 
volte per ben assicurarsi della radicale guarigione. 

12.^ Finalmente dal confronto degli scabbiosi ricevuti 
nella divisione nel quadriennio 1860, 61, 62, 63 risulta 
che in quest* ultimo anno il numero di essi fu minore 
di quello avuto nei due primi , e (li poco maggiore del 
1862. 

La cura della scabbia anche in quest^anno venne fatta 
col* metodo dell' Helmerich. Air intento di ben constatare 
se dall -uso dell'unguento dell'Helmerich modificato in que- 
sto nostro ospedale col sapone nero, e da quello proposto 
dair Helmerich stesso, si ottenevano i medesimi risultati 
nella cura della scabbia, e si generavano per il loro uso 
i medesimi inconvenienti sulla cute dello scabbioso, il trat- 
tamento curativo rm maschi si fece per tutta Tannata 
col primo, e nelle femmine col secondo dei detti unguenti. 

Per il complesso dei molti fatti osservati , e per i 



confronti istituiti aopra tanto anqna 0cala^ posso franca-' 
mente confermare quanto già dissi nel 1862 ^ che dal- 
l'uso dei detti unguenti nessuna diffarenza si pronun-^ 
eia per preferire fMuttosto T uno ^ che Y altro nella cura 
della scabbia. 

Ciò è quanto anche logicamente dovevasi ritenere, per-* 
che si neir una che neir altra formola vi è neU* uguale 
proporzione lo zolfo, da tutti i dermatologi ritenuto fin 
ora il medicamento che possiede la più pronta e sicura 
azione acaricida. 

Tralasciando di esporre il modo di applicazione del 
detto metodo curativo, sul quale ritengo essermi abba-> 
stanza diffuso nel rendiconto del 1862, dirò prima sulle 
risultanze avute per esso , aec^merò poscia gli esperi-* 
menti fatti sull* acarus , e sugli scabbiosi col b^no aci-* 
dulo-igienico proposto dal cav. prof. Kalb, e finalmente 
chiuderò questo caiMt(do parlando della epidemia psorica, 
che anche in quest' anno si ebbe a lamentare nei comparti 
dei cronici, e dei deliranti. 

In una nota che feci nelF indicato rendiconto , al* 
r appoggio dei fatti e delle osservazioni die andava di 
mano in mano raccogliendo, e per le quali mi faceva 
sempre più persuasa e convinto della fHPonta e incura 
azione del metodo dell* Helmerich nel guarire la scabbia, 
dissi che nutriva lusinga di avere nel 1863 una dimora 
media minore per la cura d^li scabbiosi, di quella otte- 
nuta nd 1862. 

Tale mia lusinga trovò piena conforma nei fatti. — ' 
Il confronto delle relative risultanze £ei conoscere che i 
giorni 3 consunti nella divisione per la cura dai maschi 
entrati nel 1862 p^ Y ufficio d* accettazkme, diminuirono 
nel 1863 a giorni 2 ore 8 , e quelle delle femmine da 
giorni 3w 1;2 si ridussero a giorni 1 ore 19. — Ciò vale 
quanto dire che complessivamente tanto nei maschi che 
nelle femmine si ottenne la guarigione della scabbia con 



474 

sole due ^unzioni fatte coir unguento deir Helmerich. Que* 
sta marcata ^miinueione di tempo non si riscontra per i 
provenienti dai vaij cónparti, e massine pei maschi. — '> 
Di ciò ne è causa , come sopra ho avvertita, la partico- 
lare condizione della loro cute, essendo per il maggior 
numero cronici, -=*- I giorni 4 oire 6 dei maschi si tro- 
vano ridotti a 3 ed ore 18, ed i giorni 4. 1;2 delle fem- 
mine a 8 ed ore 1. -^ La minore dimora avuta nelle 
femmine in confronto dei maschi dipende perchè tra que- 
ste nei 1863 non vennero ricoverate croniohe. 

Potrebbe taluno farmi domanda perchè, nella nostra 
divisione non si sono ottenuti i pronti risultati», ohe si 
hanno in Francia, dote là cura della scabl»a si compie 
in poche ore col metodo stesso dell- Helmemch da noi 
adoperato. 

Non è di faltto. che a Parigi bi praiichr lo stesso trat- 
tamento GuratiTi) ibdisttntaitiente sopra tutti gli scalkbtosi, 
né che tutèi ven^no dimessi tanto prontamente. -^ An- 
che là vi è una divisione ove sono ricoverati quelli nei 
quali, per le condizioni particolari della loro cute, o per 
le forme dermatiche cte presentano^ non si trova oppor- 
tuno e prudente di fmaticare istatita^neamente la cura del- 
l' Helmerìchi -^ Le statistiche p^ gli scabbiosi di Parigi 
danno solo nude cifre, le quali fanno conoscere in genere 
i pronti e felkii i risultati ottenuti dalla cura praticata. 
— Esse però non avvertono se il metodo curativo venne 
applicato indistintamente sopra tutti gli scìièbioéi, o sol- 
tanto sopra quelli che non presentavano complicazloìii cu- 
tanee; in mm norif è detto se i risultati esjtosti furono de- 
sunti sulla tafajditél degli soabbioai oùrati, o tsdio sopra quelli 
nei quali si trovò Foi^rtunità di appiicjare tosto la- cura 
deir. HehxierioU. 'a — In una parola tàlli statistiche la&cilan- 
do dei vuoti, dei dUbbj,dei desiderj iftcompiti, osferei dirle 
imperfette, "en^m intieramente attendibili. -** A Parigi 
di c^to per le cose idi fatto non si potrà conseguire più 
di quello che si possa ottenere a Milano. 



475 

NeOa nostra divisione ricoTeransi mdistintamente tutti 
gli scabbiosi che si preséatano all'ufficio d'accettazione. -^ 
Da noi non tì è, dirò, un* ambolanza che scelga gli adatti 
per la pronta cura, da quelli nei quali è al mom^ito 
coiltroindicata. — La risultanza per la dimora osedia si 
ottiene da noi dal computo fatto sulla totalità degU en- 
trati senza eccezione , o detrazione alcuna. -« Da tutto 
ciò conseguita che la nostfia divisione non può dare 
complessivamente una dimora media di poche ore per la 
cura della scabbia, come si pubblica a Parigi. — Le ci- 
fre però che noi esponiamo in proposito sono veramente 
attendibili, perchè appoggiate sopra fatti che non possono 
mettersi in dubbio. 

Anche nella nostra divisione, come lo* provano i regi- 
stri nosologie! , abbiamo avuti degli scabbiosi robusti , di 
cute sana , nei quali la cura ^renne compita in uri sol 
giorno. •*— In questi dopò una sola unzione bì trovò morto 
Tacartis e scomparsa ogni tràccia della forma, psoma. 
— In altri all' incontro abbisognarono 2 , 3 e perfino 4 
unzioni per persuadersi ed acoertarsi detta perfetta gua- 
rigicme, ed in altri finalmente» o non si trovò prudente 
di ai^licare tosto il trattamento curativo v- o si dovette 
farlo a rilento, ed anche * ad 'intervalli. 

A ciò si aggiunga che - io •, coerente alle idee mani- 
festate nel 1882, noAl dimétterla lo scabbioso dalla di- 
visione "come guarito ^ se isUeramente . non ersu in lui 
scomparsa anche la fofi&a est^na ps0riea,.aiò chie iion 
sempre si ottiene, date pat aneo te più felici cnreostanse 
della fcute, con tttia st^a ^tmzioèe;' i . 

Tale pratica veniva pupe segmta dal < uno bottega e 
compagno s^g. doti.' ^Sdceòidini , «col quale diir ideva le 
mansioni , sàa^me' dei 'maschi^ ^-« > Qnantoaqu» persuaso 
e cohviùto bhe, tfòVsCto Yabrto r^isAsUras, isi débbatfranca^ 
mente ritenere 'guarita' «la scabbia, per essere questo la 
sola ed unica cauiaa che la prorluce e mantìeno , • quan- 



476 

tunque persuaso ebd le vescicole psoriche, ed il pniritó 
che dopo la cura avverte ancora raj^iaaalato, sieao feno- 
meni di poca o Dieasuiia iaiport^i^a , postunn deUa caus» 
stessa, o del trattam^to curativa!. imptiegatoi ed i quali 
scompajono anche per loro soli in poco tempo* o col sem- 
plice uso di qualche bpf^uo, o .di qualche unzione di gras- 
so, pure sempre continuai nella pratica suindicata, per 
non incorrere nel dis-piacere di vedere rimandati nella 
divisione c(»ne scabbiosi i n^edesimi individui da qualche 
giorno dimessi , per la sola ragione che sulla loro cute 
riscontravasi qualche vescicola « o che perdurava in loro 
il prurito. 

Per tale pratica di precauzione e di prudenza usata , 
ben pochi furono gli scabbiosi che ritornarono nella di- 
visione, e di questi, posso assicuralo! ^i. il jiiiiM)p numero 
deve ritenersi recidivo* — Alcuni, enpbo in jpredst a nuo- 
va infezione, o per Vincuria avuta nello spwgo. delle lin- 
gerie a domicilio, o perchè Belle loro famiglie trovavansi 
altri infetti di scabbie, come risulta dalle stesse loro as-- 
serzioni , altri iinalmente erano contaminati da sola im- 
mondizie, od erano stati rimandati per errore di diagnosi. 
««* Qui devo avvertire che anche questi ultimi figurano nel 
quadro come scabbiósi , e fttiinp parte del relativp com- 
puto, pet*ch^ anche in lorp» pochissimi ca^i eccettuati, 
venne praticato il trart^tam^nto Curativo prima d' invali 
nelle divisioni di loro oonàpeteoza» e cyb per. soia ragione 
di prudenza, essendo stati ricoverati fra gli 9cabbio3Ì e 
quindi esposti a contrarre la malattia. . 

Altra spiegazione potrebbe esserci dimandata. -^Perchè 
in quest'anno la dimora media dei maschi (giorni 2» qre 8) 
risultò maggiore di quella delle femmine (giorni 1, ore 19), 
quando airinoontro in essi per. la cute jnoUo meno im- 
pressionalùle dal metodo curativo adottato, davevn risul- 
tare minore, e come si verificò anche nel 18624 

La ragione di ciò è puramente amministrativa ed ecor 



477 

nomica, per nulla vi entra il trattamento ourativo. — - La 
divisione maschi è situata fuori dell^Ospedale in una casa 
sussidiaria. -^ Ivi la cura si & alla mattina. -^ Troppo 
costoso e malagevole sarebbe ripeterla per quelli che en- 
trano dopo il meriggio^ essendo d* altronde ammalati di 
nessuna urgenza. -^ La divisione delle femmine airincon-^ 
tro ò neir Ospedale stesso , ove in ogni ora del giorno 
si trova r opportunità di far bagni , sem» menomamente 
alterare gli interessi del Pio Luogo* — « In queste per- 
tanto ben di frequente, e massime nella stagione estiva, 
dopo la visita pomeridiana, s'incominciava la cura, e cosi 
si utillazava il giorno stesso d'entrata della scabbiosa. «- 
Da ciò la minore dimora risultata per \e femmine. 

Il oav. prof, Kalb, medico divisionale nell* armata 
Haltana , mandò air egregio nostro Direttore cav. Verga 
un suo opuscolo intitolato: Oura della aoabbia col bagno 
igienioo aoidutato ( Napoli , 1863 ), — Desiderio del- 
l' Autore era che il metodo curativo da lui indicato ve- 
nisse esperito in questo nostro Ospedale, per ccmstatare i 
pronti e felici risultali che si * ottenevaiio dalla sua appli-» 
cazione nel guarire la scabbia. 

L'Autore non disconosce i grandi vantaggi che si ot-. 
tengono nella cura di questa malattia col metodo dell'Har- 
dy (che è quello dell^Helmerich), ma appoggiato alle sue os-« 
servazioni ed ai &tti da lui stesso constatati sopra mille e 
più militari, si ritiene autoriszato « a raccomandare l'aci- 
» do solforico diluito nell'acqua quale rimedio antiscaln 
» bioso, efficace, speditivo, sicuro, ed il più acconcio all'in-^ 
» dole parassitica della rogna, in riscontro coi metodi 
> finora adoperati », Per evitare poi le obbiezioni, e per to- 
gliere i dubbj che potevano insorgere sulla convenienza di 
usare il metodo da lui proposto nei casi in cui la cute dello 
scabbioso fosse molto delicata e sensibile, o presentasse colla 
scabbia altra forma morbosa come l'ectima, T eczema, la 
pmriglQe y il Uolien , ecc. , e per mostrare che finche ii) 



478 

questi casi non erasi a temere Tazicme dell'acido solforico 
cosi si esprihie : « lieto del mio operato, dirò concisamente 
» che r ultima parolai avuta dal complesso dei risultati 
» cliniòi è che ìKbagxio acìdulato in questiono guarisce 
» la scabbia con celerità sorprendente , giovando a tutti 
» i coesìstenti morbi., cutanei, e senza^mqstirare di essere 
» di danno per le costituzionali labi. Oserei dire che fa 
» Tufficio di una esatta lavaeione, la quale purga la cute 
» dalle sozzurr8,-e non intacca T intrinseco dell' organica 
» compage. Gli è sotto tale considerazione che mi piac- 
» que denominarlo igienico bagno, acidulato ». ' 

Determinando in seguito le proporzioni dell' ^u$qua e 
dell'acido da adoperarsi per ogni bagno dice: « Preparata 
» Tacqua a temperatura piacevole» vi si versa Tacido sol- 

> pycìco del oon^mercio in dose di un chilo; ad un mezzo, 
» per ogni 100 litri di liquido acquoso, il <^e corrisponde 
» esattamente ad -un grado, od 1 V9 di densità acida del 
» pesa-^acido di Réaumur. *- Per un bagno ordinano e 
» sufficiente un chilo di acido^ ed è bene di non eccedere 

> i due chilo, si per Teocmoinia della spesa, si per non 
» eccedere nel grado di acida densità tollerata dalla 
» cute »'. 

Espone poscia i fenomeni che prova lo scabbioso messo 
nel bagno da lui proposto, e dopo che ne. è uscito ; dà 
spiegazione del modo con cui agisce Vacqua acidula sulla 
cute, sull'acarus, e ne dedtice la pronta e sicura guari- 
gione drila scabbia. — Dice che lo ' scabbioso deve stare 
nel bagno dai 30 ai 60 minuti , che nei casi ordinarj 
di scabbia recente e semplice un solo bagno può es« 
sere bastevole a curarla, e che nei casi contrarj $ia ne- 
cessarie un periodo di tempo più o meno lungo per 
ottenere il reintegramento della cute. E finalmente fy, 
conoscere Futile economico che deriva da tale suo me- 
todo curativo, per la spesa minima del medioamentO) 
per il poco consumo di lingerie, e per il vimtaggio che 



"Yf <7 



si può trarre dall'acqua stessa acidula dopo aver servito 
per lo scabbioso, potendo essere adoperata per fare pu- 
lizia. 

Era ben giusto e naturale che la noataia Ciirezione, 
per il maggior bene degli ammalati, e peif il n^ìgUor in- 
teresse dello stabilimi^ta , sugli asceti del prof. Kalb , 
facesse proposta che V indicato metodo curativo venisse 
esperito in questa divisione, per conoscere se. ed in quanto 
si constatavano i risultati indicati^ e se conseguentemente 
doveva preferirsi a quello dell'Helmerich in uso. 

Prima di assoggettare a tale trattamento curativo lo 
scabbioso, credetti opportuno di far precedere alcune espe- 
rienze' siuiracadrus. -r- Era troppo necessario di conoscere 
avanti tutto come si comportava Tacarus messo nell'acqua 
acidula proposta,, e quanto tempo vi impiegava a morire, 
per potere, anche a priori dedurre sull utibtà del metodo 
suggerito per guarire la scabbia. 

I molti esperimenti fatti da me e dal colica dottor 
Bocc(»ùni alla temperatura 4i. 10 gradi Réaumur, prova- 
rono che Tacarus messo in un^ goccia di liquido compo- 
sto di 100 parti d'acqua comune, ed una parte di acido 
solforico del commercio» e bene mescolato, continuava in 
vita per 45 e fino 48 minuti.-— Tali risultati facevano 
già primitivamente diabitare sulla prontezza di riuscita del 
metodo proposto. — Di fatto se Y acarus fuori del suo 
cunicolo, tolto dalle svie .abitudini, ed in diretto contatto 
col liquido aeidulo, continuai va a vivere per circa Vi d'ora, 
ben a ragione. si doveiva ritenere che- avjrebbe resistito 
più a lungo airazione del rimedio trovandosi sotto la cu- 
ticola e quindi in cirpostafize a lui' ben più favorevoli. 

Qu^. fatti, qufkattonqv^ per sé soli abbastanza per*^ 
suasivi, 4on erano subbienti però per lasciar prwunciare 
un giiSbdkio ^ir&ffl^acia del metodo elativo preposto. — <• 
Era necessario provaj^lo anche sullo scabbioso, per vieppiù 
rafiermame i risultati. 



480 

L'esperimento venne &tto sopra una contadina dì 15 
anni, bene sviluppata, a cute molto robusta, e sanissima. •** 
Constatata in essa la scabbia per la presenza di alcuni acari 
vivi, si versarono in un bagno di l^no 100 litri di ac- 
qua ed un chilo d*acido solforico del commercio ; si ebbe 
cura di ben rìmescolàffe il liquido nd dubbio che 1* acido 
pel suo maggior peso specifico in confrcmto dell'acqua 
avesse a guadagnare il fondo del recipiente, e quando la 
temperatura del hsLgno fu a 28 gradi Réaumur , si fece 
immergere Tammalata. 

La sensazione che provò la ragazza tosto a contatto 
del liquido fu di un vivo bruciore sopra tutta la cute , 
che continuando, e facendosi sempre più forte, malgrado 
si tenesse in Continua agitazione il liquido stesso, obbligò 
dopo 45 minuti a farla sortire dal bagno. 

La sua cute fattasi di un colore ros80--Garioo presen- 
tava, ov'era più fina e delicata, come al petto, al ventre, 
alla parte intema degli arti, moltissime escare più o 
meno confluenti e profonde. -^ Si vedevano rotti, essiccati 
i cunicoli e le vescicole, e si estrasse qualche acarus 
morto. 

Le escare formatesi sulla cute della ragazza lasciavano 
giustamente dubitare, che potessero essere causate da una 
maggiore densità acida del liquido adoperato in confironto 
di quella indicata dal prof. Kalb , dipendente forse dalla 
diversa qualità dell' acido solforico. -— Per togliere tale 
dubbio si esperimentò il liquido stesso col pesa-acido di 
Beaumés, col quale si trovò il medesimo risultajx) avver- 
tito dal suUodato professore nel suo opuscolo. •— Tutto 
ciò però ancora non bastava per poter pronunciare un 
franco e severo giudizio sul metodo proposto. — Il pro- 
fessore Kalb aveva ottenuti i felici risultati della sua 
cura pn^ticandola sopra militari, e quindi sopra individui 
giovani a cute molto robusta. — ^ Il nostro esperimento 
ftir incontro veniva fatto sopra una ragazza la cui cute 



481 

doveva essere molto più delicata, ed impressionabile. Era 
pertanto necessario , avanti di venire ad una definitiva 
oonelusione , di esperire la suddetta cura sopra uomini 
giovani e robusti, od in caso diverso mettere la dose 
delFacido indicata in una maggiore quantità di acqua. 

Il cav. dottor Dùbini, che mi subentrò nella cura degli 
scabbiosi, mancandogli T opportunità , come a me pure 
non si era presentata, di esperimentare il detto metodo 
nei maschi) lo tentò in due femmine , una di 18, Y altra 
di 25 anni, a cute sana e robusta, e bene sviluppate. — 
Egli usò la precauzione di mettere un chilo di acido sol- 
forico del commercio in 150 litri d'acqua, anziché in 100, 
come io aveva praticato, lusingandosi cosi di evitare Tin- 
conveniente occorsomi. 

Anche questi due esperimenti fallirono. — L* unii e 
Taltra delle ammalate riportarono più o meno delle escare 
nelle varie parti del corpo, ed in ambidue dopo il bagno 
si trovarono cunicoli , e vescicole integre , e si estrasse 
qualche acarus vivo. — In quella dei 25 anni poi, la cui 
cute ii| confronto dell'altra aveva sentita in minor grado 
l'azione dell'acido, volle replicare il bagno. Con questo si 
ottenne la morte dell'acarus, ma più numerose si palesa- 
rono le lesioni cutanee. 

Tali in&usti risultamenti ottenuti , in onta alle più 
rigorose precauzioni usate, non lasciarono dubbio di prò*- 
nunciare un giudizio negativo sul metodo di cura per k 
scabbia proposto dal professore Kalb, e conseguentemente 
di non preferirlo a quello dell'Helmerichy i cui effetti sono 
pronti e sicuri, e ohe usato colle debite precauzioni, non 
produce alcuna triste conseguenza sulla cute. 

Anche in quest'anno devo lamentare che nei comparti 
dei cronici e dei deliranti si riscontrassero replicatamente 
molti ammalati infetti da scabbie. *-*- Il contagio che nel 
1862 era limitato soltanto ad alcune infermerie, si diffuse 

Anmali. Vxfl, CLXXXJX. 31 



482 

più meno in tutte le sale dei detti oomparti. -^ Come 
pure più volte andie iir qmsV anno si ossearvò ripetersi la 
forma psorica nei medesimi ammalati che, stibfta b ca- 
ra^ erano stati da poco tempo* restituiti atta propria- di- 
visione. 

Tanto spiacevole inconveniente volila dre non; si ^ves-* 
sero a trascurare ricerche ed intiesligàirioni per cooosoere 
la causa produttrice e mantenitrice del fomite scabbioso 
in quelle infermerie , al fliie di mettervi Un opporUmo 
riparo. 

A tale intento si istituirono r^licat» visite ag:U am- 
malati, agli infermieri, vennero» tosto separati gli infetti 
e sottoposti a scrupolosa cura^ fu provveduto perchè ógni 
cosa stata a contatto collo scabbioso venisse bene espur- 
gata , in una parola non si tralasciò pràtica alcuna che 
potesse dare lusinga di far cessare la lamentata epidemia 
psoricai 

Ma tutti questi proVvedinienti liòn apportarono mai 
sempre che una momentanea tregua. — Dopo uno, due 
mesi al più, si trovavano ancora in Quelle infermerie in- 
dividui infetti di scabbia ^ e tra questi > ciò cbe ^a più 
spiacevole , alcuni che poco tempo prima avevano subito 
un rigoroso trattamento antipsorico. 

Come nel 1862, anche in quest'anno il maggior numero 
di scabbi(^i nei detti comparti si riscontrò nelle stagioni 
fredde. Pochi ed isolaci casi si ebbero neir estate*- 

Sopra tale osservazicMe'inassimamenter si appoggiarono 
le ricerche, le^ indagini.- • : 

Fra le tante ipoteéi che vennero messe yn campo per 
spiegare la causa del lamentato inconveniente, si ritenne 
come più probabile quella che nisUe coperte di lana do- 
vesse trovarsi il fomite che generava e manteneva la 
scabbia nelle dette inf^ftmerie. — L'epoca .ed il modo 
«on cui si manifestava Tl^icfemia psorica in quei comparti, 
con cui si diflfondeva, diminuiva e cessava, erlino altret- 



483 

tanti &tti, che davano un abbastanza valido appoggio 
a quel pensamento » manifestato anche oeir antecedente 
anno. 

Se la detta epidemia psorica non trovasse origine e 
sviluppo in qualche causa inerente ali* Ospedale , che 
si appalesa solo nelle stagioni fredde, e nella più proba7 
bile ipotesi, occulta nelle coperte di lana,, certamente negli 
ammalati cronici il maggior numero cU scattinosi dovrebbe, 
verificarsi nell'estate e. non nell'in verno, come si oss6[rva^ 
e ciò per la ragione che nei masi freddi tali iodEérmi, per 
il massimo numero obbligati a letto, si trovano a mjuiori 
contatti cogli altri, e quindi in assai minori probabilità 
di contrarre, o comunicare la malattia. — Ma alVinopatro 
il numero degli scabbiosi in detti comparti è in ragione di- 
retta della stagione più o meno fredda. — Pochi ed iso- 
lati casi si verificano nelFestate, aumentano neirautunno, 
epoca in cui s* incomincia a mettere in uso le coperte 
di lana, crescono maggiormente n^rinverno e vanno gra-- 
datamente a diminuire nella primavera, quando si levano, 
le coperta stesse. 

Io non credo di fermare Tattenzione suUa ricomparsa 
della forma psorica, che si verifica in alcuno degli am- 
malati cronici. — - Nel principio di questo capitolo e nel 
rendiconto del passato anno ritengo di aver esposti bsH 
stevoli argomenti per. persuadere che essa non debba ri-^ 
tenersi, una recidiva nello stretto valore della parola, ma 
bensì una nuova infezione, prodotta da cause tuttora 
ignote inerenti all'Ospedale. — Il pensare diversame^ite 
sarebbe lo stèsso che o mettere in dubbio Y efficacia del 
metodo^ dell' Helmerich nel guarire la scabbia, o ritene- 
re imperfetto il modo con cui lo si ai^lica,.o finalmente 
disconoscere l'operato ed i giudi^ di chi dirige e sorv^lia 
le cure , e decide le guarigioni degli scabbiosi. — * La 
scabbia bene guarita non può recidivare. — Tolta la causa 
che la genera e la mantiene , e cioè ottenuta la mort^ 



484 

dell* acanis , non si ha' piti ragione pei* * dubitare ohe ri« 

compaja, se non pw tiUoVo contagio. '^ 

Che se taluno fosse di contpario parere e volesse far 
dipendere' \k rioompat^sa psorica nei détti ammalati solo 
da recidiva, ' onde GOàl fàeilmente spiegare questo fiottò e 
conseguenteriiente la persistenza del lamentato- contagiò 
scabbiofso nei sumitaento-Tati comparti, gli risponderò che 
^ ciò fo^ véro si VeriflcherelAéPo frequenti recidive an-; 
ohe negli esterni e negli ammalati che entrano' nella divi-! 
sione* dagli altri comparti , non esclusi gli fetèisl cronici 
che/ vendono cui*ati nell'estate, 

I registri liosologici fanno conoscere all'evidenza che 
pofcl^ssimr dei detti individui ritom^rto nella divisione. —i 
Che Sé talvolta trovaci ripetuto il nome di qualche esterno, 
questo il più sovente non lo si deve Considerare recidivo, 
ma in preda a nuova infesione, per le ragioni che ho già 
sopra esposte. — In tutti gli scabbiosi «i adopiéi^a indistin-^ 
tamente Iq stesso trattamento curativo deirHelmerich, in 
tutti viene' applicato 4a^1ì stesdi inserviienti, ed in tutti 
la cura è direttp, e sorvegliata , ^ \^ guarigione decisa 
dallo stesso ' funzionario medico, v- Ora se il metodo di 
cura usato tanto giova per gli esterni , e per gli altri 
scabbiosi deirOspedale in tutte le^ stagioni dell'anno, non 
si sa trorare ragicme perchè egualBfiente e sempre non 
debba corrispondere per i cronici, pei quali, dirò pure, si 
usano assai maggiori diligente e precauzioni, pei quali si 
mantiene rigorosamente la pratica di trattenerli nella di- 
visione inflno a che non è affetto scomparsa in loro ogni 
traccia esterna psorlca. E di ciò ne sia prova la loro 
maggiore dimora nella divisione in confronto 4i Quella 
degli esterni , conie sopra faci conoscere , dimora che sa-. 
réa^ certamente risultata ancora più lunga se nel com- 
puto non fossero stati compresi con loro anche gli am- 
inalati provenienti dagli altri comparti, nei ^uali la cur^ 
fiei^ce molto più breve, 



10U 

Àktlni del detti ammaUti crocici, constatata la guari- 
gione della scabbia per la ìoaorte deU*acarus, vennero n^an- 
dati nella dÌTÌdione cutanei per altre forile denns^tiche. 
-^ Guariti anche i^a quéste e restituiti ai loro comparti 
colla cute perfettaiMnte sana^ dopo qualche tempo si tro- 
varono anoora injEetti dia.dcabbi0( 

Ritenuto pertanto per gli argoi](ienti sopraccennati che 
la ricoìoiparsa, dell^ lòi^mff psorica €Jie»,9Ì verifica in ài-' 
cuno d«g'tt amm^likti cr0niei non : debba ascriversi a re-* 
cidi va i ma. a: nuova infeeione .originata da , mia causa 
inerente air Ospedale/, rjttenuto eoiMM^uentem^nte che da 
tale causa, aia mantenuto^ il iioi^agio psorico nei datti 
comparti, ed ammesso, fljialviente c)ie, nella più probabile 
ipotesi^ la causa «tessa sia joccudta jaelle coperte di lana^ 
perchè per la loro ^pe^iale natura .non si possoiio lavare 
col liscivio Ile coiracqua hpllen^ £tr^ pur troppo di do'^ 
ver^ e di necessiti) olies». avesse a> rivolgere ogni cura, 
ogni indagin^^ per ottenere, . im .perfetto espijrgo delle co- 
pèrte stesse- *-^,.ScJ ciò .è facile a dirsi ^ a pensarsi, trova 
moltissime diiScoltà all'attoj praticOi • . . 

Nel 1862 io nutriva lusinga di. avere ottenuto l in- 
tento. — Il vedere diminuito il contagio psorico nei la- 
mentati comparti dopo che si era adottata la pratica di 
sottoporre le coperte dei scabbiosi per molte ore ad un 
calore a secco di 60 gradi in apposito cassone munito di 
termometro sporgente all'esterno per meglio assicurarsi 
delia relativa temperatura interna^ lasciava ragioniOvoI- 
mente sperare essersi raggiwito. lo scopo. — • Ma il fatto 
fece pur troppo successivamente conoscere che questo prov- 
vedimento non era suiBciente al bii^gno. 

Io non credo né voglio per ciò mettere menomamenter 
in dubbio i risultati pubblicati dal mio collega dott. Du- 
bini per le sue esperienze fatte f suir acarus ^ e dire ch0 
questo sopravviva al calore di .^ gradi* — ■ Quei risul^ 




486 

tati sono per me altrettanti fatti constatati, » che non &ì 
possono né si devono impugnare. 

La non riuscita dì tale pratica io crederei poterla at- 
tribuire al modo di comportarsi deU'acarus nelle coperte, 
che stando nascosto, e dirò come immedesimato nella tes- 
situra di esse, non può fc^rse risentire quel grado di ca- 
lore iilcompatihile colla sua e^stenza. A ciò si aggiunga 
la difficoltà, e dirò pure impossibilità, di ottenersi un ca- 
lore uniforme in tutto il cassone di espurgo. — Per avere 
i 60 ^ràdi ad ima ddìe sue estremità , non può. a meno 
che essere ben più elevata la temperatura in altri punti. 
Il &tto provò che le pòràoni delle coperte che trovansi 
necessariamente esposte ad un calore molto elevato, sof- 
frono, ingialliscono, ed alcuna volta carbonizzano. — Si 
aggiunga ancora che per ottenere il desiderato vantaggio 
da tale pratica' è necessario che sia eseguita c(m molta 
diligenza e cura, è necessario che le coperte sieno collo- 
cate nel cassone ad una ad una, intieramente svolte, e 
di quando in quando eambiate di posizione, in una parola 
è indispensabile molta accuratezza, la quale ben difficil- 
mente può ottenersi in un grande stabilimento, se non' 
dietro una continua e rigorosa sorveglianza. 

Nella persuasione che TinsucCesso di tale provvedimento 
dipendesse in parte dairinesattezza della sua applicazione 
e massimamente poi dalla diiBcoltà di ottenere, senza danno 
delle coperte, in tutti i punti del cassone di espurgo quel 
grado di calore necessario per laifóiare persuasione della 
morte dell' acarus, si pensò di sottoporle contemporanea- 
mente air azione del calcico, per quanto si poteva otte- 
nere , ed a quella dell' acido solforoso. -<* Ma anche tale 
pratica continuata per più mesi persuase col fatto che non 
aveva raggiunto l'intento. 

Fallito anche questo mezzo di espurgo, si trovava ne- 
cessario di tentarne aleuti altro che focile, ed il più razio- 



487 

nalmente sicura, non avesse a portare danno alle co- 
perte. 

Dopo gli esperimenti fatti snU'acarag col liquido aci-- 
dulo .proposto 4ial cav: professore Kalb per la cura della 
scabbia , per i quali si ]^otò conatatare che il parassita 
moriva nel termine di circa 45 mtfiuii messo ih quel li-^ 
quido composto di una parte di addò solforico e 100 di 
acqua alla temperatura orAiaaria , e dopo il tentativo di 
cura fatto eoi liquido stesso nella ragazza, della quale ho 
più sopra^ parlato, mi suggerì ìilla ménte che quelVacqua 
acidula avrebbe, potuto riuscire an jeccellente mezzo di 
espurgo d^le lamentate copepte , ' quando e sempre non 
avessero sofferto luàla, loÉro natura e tessitura per razione 
dell'acide sol&oricè. - 

. Sul finire éel dicembre espejSmentai tale espurgo sopra 
due coperte, lasciandole nel' liquido per 24 ore. — Uesito 
è impÒ6Ì3Ìbilé dirlo. Per poter dedurre coroUarj certi e 
positivi da tali ei^rimenti; è^necessario sieno fatti sopra 
un* ampia scala. ^^ Ciò che posso assicurare si è «che le 
coperte non soffrirono danno alcuno. -— Certamente se 
avessi continuato a dirigere quelle divisioni non avrei 
lasciata tale pratk». -^ Serva questo di norma al mio co^ 
lega dott. Dubini, che mi subentrò nella direzione di quel 
comparto, é che deùdero possa ottenere queirintènto die 
a me non fu possibile raggiungere per quanto la mia poca 
intelligenza abbia pensato e fatto. 

Prima di chiudere questo capitolo dirò che il collega 
dott. Boccomini sta &cendo nuove esperienze col liquido 
acidulo dei Kalb, ridotto a maggiore acidità, onde vie 
meglio . constatarne gli effetti sull' acarus e sulle coperte , 
essendo nel suo pensamento, a seconda dei risultati che 
avrà ottenuti, di. adoperarlo quale mezzo ordinario di 
espurgo delle coperte stesse. 



488 

Capitolo III. — Bei Tignosi. 

A schiarimento di quanto sarò per dire nel seguito 
di questo capitolo , trovo di premettere che ho distinti i 
tignosi interni o pensionisti, dagli esterni od interve-^ 
nienti solo per la cura; -» Tale distinzione, che già feci 
nel 1862, trovai logicò e necessario di ripeterla anche ut 
quest*aaino, nel criterio, che sola per essa si possono avere- 
coroUarj certi e sicuri soli' efficacia del metodo di. cura 
adoperato per guarire la tigna. 

Ciò premesso, seguendo lo stesso metodo tenuto per i 
dermatioi e per gli scabbiosi, dirò le risultamse principali 
che mi sono emerse, raffi^mtandole numo mano, ove lo 
troverò di qualche utilità scientifica od amministrativa , 
con quelle avute nel 1862 , Scendo ^ualefae osservMìone 
e deducendo qualche ooiroUario. 

1.^ Furono 133 i tignosi che si ebbero nella divisione, 
dei quali 86 erano maschi e 47 femmine. — * Come in quasi 
tutte le malattie, cosi anche nella tigna, sì verifica essere 
il sesso maschile <;olpLto in assai maggior numero del finn- 
minile. 

2»^ Degli 86 maschi, 15 si trovavano nella divisione 

al 1.® ddFanuo, 61 aitrarono dall' ufficio d' accettazirae, 

I e 10 dai varj comparti dell'Ospedale. —* Delle 47 femmine, 

I 11 erano le rimaste, 33 vennero dall' accettazione e 3 

dalle varie sale. 

3i9 Degli 86 maschi, 55 uscirono guariti, 8 furono 
trasportati in altri comparti e 23 rimasero nella divistone 
alla fine dell'anno. -^ Della 47 femmine, 30 guarirono, 
4 si mandarono in altre ^le e 13 rimasero in cura al 
31 dicembre. 

4,^ Il maggior numero dei tignosi entrò iwirinvemo. 
Causa di ciò non deve ritenersi la specialità della malattia 
di cui sono afietti , la quale ordinariamente durando da 
anni lascia alla loro volontà di scegliere l'epoca per ri- 



489 

correre al Pio Luogo per la cura, nfia sola perchè essendo^ 
essi per la massima parte contadini, nella stagione jemale, 
non potendo venire utilizzati nei lavori , restano a solo 
peso delle famiglie. 

5.^ In quanto all'età risulta che il maggior numero 
aveva dai 6 ai IO anni (73 sopra 133 entrati), seguono 
ìndi quelli dagli II ai 15 (35), pochi sup^avano que- 
sta età, uno solo aveva raggiunto il ventesimo anno. — 
Ciò sempre più conferma essere questa ' malattia quasi 
esclusiva deUa prima età, come ritengono tutti i der-* 
matologi. 

6.^ Le giornate consunte nella divisione per la cura 
degli usciti guariti furono 4376 per i 55 maschi, e 3401 
per le 30 femmine. — La media dimora pertanto dei primi 
fu di giorni 79 , ore 13 circa , e deììe seconda di giorni 
113, ore 8 circa. '— ' Tale risultato è minore di quello 
ottenuto nel 1862, di giorni 16 pei maschi, e di gioi^ni Z 
per le femmine. 

Ài maschi furono applicati 947 eapelletti pic^, ed alle 
femmine 624, che danno pw media a ciascuno dei primi 
eapelletti 17, ed alle seconde 21 « 

- 7.^ n circandario di . Milano fa qadlo ch0 diede il 
maggi(H* contingente di. tignojsi (34 sopra 133 entrati). — 
.Nessuno si ebbe dai Ciorpi^ Santi. ^^ Gli altri mamdamenti 
presi isolatamente figuraiM> /^n pochissimo numero. 

ÀBche ia queet'anfio si verificò ohe i eoBt4Mlf> asciutti 
e di collina diedero cumulativamente assai, più caai di 
quelli della bassa pianura , compresavi aiiche la città di 
Milano. — Figurano i primi con 78^ ed i secondi con 55. 

In quest'anno i t^nosi della città rappresentano solo 
un quarto degli «strati nella d&rbione, a differenza del 
1862 che ne £(»*mavaflo la terza parie. — Giò prova che 
chi dirige ed ammànistna. la nostra . eittà ha trovato giu- 
sto e ragionevole di non obUigarsi con tanta &cilità al 
pagamento della pensione per ammalati che possono senza 



490 

alcun ioro danno e degli altri venire curati e guariti 
egualmente, coirintervenire, cioè, alla medicazione giorna- 
liera o settimanale. Per ciò ne sia fatta la debita lode, 
la quale sarà ancora maggiore quando il Comune di Mi-* 
laiM> , salvo pochissimi casi eccezionali , avrà per questi 
ammalati preso ad esempio quello dei ^ Corpi Santi, che 
: nel 1868 non ebbe alcun tignoso pensionista. 

^ P^ raggiungere tale intento, certamente chi è prepo- 

sto alla tutela delle leggi igieniche e sanitarie dovrà su- 
perare molte difficcrftà , molte opposizioni , avrà a' lottare 
* con persone poco ragionevoli, che avendo solo di mira il 

•: loro partìedare interesse, nulla curando' il maggior bene 

I che ne può venire al tignoso , « solo peùdando ad «ssère 

j sollevate d'ogni incomodo,* d*ogni èura , vorranno tenere 

! a calcolo, ad esempio, il passato; per arrivare a tale in-* 

I tento di certo si dovranno vincere tanti pregiudiai radì- 

I cati nel volgo sutl* indole eminentemente contagiosa di 

questa malattia. — Tutte queste difficoltà dovranno però 
a poco a poco superarsi, non tanto per il poco utile che 
ne potrà conseguitare 'al Comune, quanto per V indubbio 
vantaggio fisico e morale che ne ritrarrà il tignoso. — 
In proposito non poslK> a meno di ripetere quanto già 
dissi nel resoconto del 1862. I tignosi lasciati a perma- 
nenza nella divisione sono per mesi e mesi distolti dalle 
loro povere abitudini, dalle scuole, dai lavori * essi ki abi- 
tuano ad una vita troppo molle ed agiata in confronto 
al loro sttato sociale; essi per mesi e mesi restando in 
preda all'ozio diventano nighittosi. 

Nò valga contro il mio avviso V obbiezione tjhe la ti- 
gna, malattia da tutti ritenuta contagiosa , esige misure 
di precauzione, e quindi Tisolamento degli infetti. 

Nel mentre ritengo che sarebbe assurdo il negare 
che la tigna si trasmetta e si diffonda per contagio e 
che le spore del parassita vegetabile (achorion) le quali 
costituiscono il favo , possano volitare per Y aria e de- 



I 



491 

positarsi da uno ad altro individuo, comunicando la 
malattia, sono però d* avviso che per questa affezione si' 
possa e si debba declinare da alcune misure, da alcune 
leggi generali sui contagi. — La tigna nella generalità 
dei casi occupa delle parti del corpo solo il capo. Quando 
dal capo sono tolti i favi ed i capelli, quando questo è 
coperto dal cataplasma, o dal capelletto piceo, o dalla so- 
luzione iodica che forma sul capo stesso un intonaco, un 
leggier strato come di pellicola, non v^è più ragione, a 
mio credere, per temere che il parassita abbia a diffon- 
dersi , a trasmettere il contagio. 

I fatti tornano in appoggio al mio pensamento. — In 
molti ospedali i tignosi stanno in comuae cogli altri 
ammalala , e solo si ha cura che mantengano coperto il 
capo. — Da noi, in alcuni tignosi, che per le particolari 
loro infermità non possono venire trasportati nella divi- 
sione, la cura si fa. nel comparto stesso ove decombono. — 
Nei due anni in cui ebbi la direzione di questi ammalati, 
mai mi occorse di vedere comunicata la malattia ad al- 
cuno degli altri infermi che stavano vicini ed a continuo 
contatto degli infetti. — In alcune comunità , in alcuni 
stabilimenti, si curano i tignosi senza che mai siasi dif- 
fusa e propagata ad altri la forma morbosa. 

Per tutto ciò credo di poter concludere, che fatta 
forse eccezione per pochissimi e particolari casi , nessun 
tignoso dovrebbe restare a permanenza per la cura nella 
divisione, alla quale potrebbe sostituir» una semplice 
ambulanza giornaliera per la medicatura. Come pure tro- 
vo irragionevole che non abbiansi ad ammettere i ti- 
gnosi nelle scuole. — Tale esclusione dee pronunciarsi 
soltanto pel tignoso non per anco sottoposto a regolare 
trattamento , pel quale vien rimosso ogni dubbio che le 
spore abbiano a diffondersi e comunicare la malattia. 

Quanta lode ben giustamente si meriterebbero dalla 
società i medici condotti, se alle tante cure, ai tanti gra- 




492 

vosi sacrifici cui sono sottoposti, pur troppo sènza tttt 
equo e ragipnevole compenso, morale e materiale, ag- 
giungessero quello d* intetressarsi dei tignosi dei comuni 
loro affidati* -^ Ciò certamente sardi>be d' immenso van- 
taggio a quei poveri ragazzi, che al lungo andare della 
malattia diventano cachettici, ed alcuni perfino imbecille 
scono. — Ciò si potrebbe conseguire con poco perditem- 
po« con poca fatica , quando il medico sapesse addestrare 
qualcuno, dotato pur anche di appena mediocre intelli- 

. genza, ad eseguire sotto la sua direzione le, semplici, e 

manuali medicazioni. — Nella nostra divisione i ragazzi 
tignosi in poco tempo si addestrano non solo ad applicare 

I ai loro compagni il cataplasma, la tintura iodica, ed anche 

il capelletto piceo, ma perfino ad eseguire colla voluta esatr* 
tezza la depilazione. — Mi si perdoni q^esta lunga di- 
gressione. Ora ripiglio la via che mi era tracciata. 

{ 8.^ Dal ccmfronto dei tignosi ricevuti nella divisione 

neir ultimo quadriennio risulta che il numero di essi 

di 

:) andò sempre diminuendo. Elntrarono 172 nel 1860 — 134 

nel 1861 — 114 nel 1862, e 107 nel 1863, 

9.^ I tignosi esterni, cioè quelli intervenuti solo per 
la medicazione , furono 64 , dei quali ,26 erano rimasti 
al 1.*^ dell'anno, e 38 si presentavano nel decorso del- 
l'anno stesso. — Ne guarirono 43 -e 21 rimasero in cura 
al 31 dicembre* 

A questi poi devono aggiungersi altri 15 che. si cu- 
rarono nelle varie sale dell'Ospedale ( 7 nei maschi, ed 8 
nelle femmine )» no^ potendo essere. trasq[>ortati nella di- 
visione per le particolari malattia, di cui erano afietti. 

La più parte dei detti tigno^^ esterni venivano setti- 
manalmente pei: la visita e la. medicazione, pochi ^pre- 
sentarono tutti i giorni. . . ' .,,.. 

Per i detti intervenienti , anqlie in qv^est' anno , non 
ho creduto di fare un adequato dei giorni.' occorsi per 
ottenere la guarigione , e del numero dei capelletti picei 



493 

«tati loro applicati , nella persuasione che tali computi 
non potievano darmi dati statistici positivi, ed attendibili 
per il metodo di cura in essi iin^iegalio, per Y irregolarità 
eon cui presenta vansi nella divisione. 

Nei pochi però che Tennero giornalménte alla medi- 
cazione , r esito detla efura fu soddisfacente , ed eguale a 
quello avuto per gli interni. 

11.* Finalmente ir maggior numero d^ tignosi inter- 
venienti fu dei contadi asciutti e di coHina (44). Dal paesi 
della bassa pianura , compresa la città di Milano , se ne 
ebbero soli 20. — Il comune di Milano ih particolare ne 
diede 7, ed 8 quello dei Corpi Santi. 

La cura della tigna anche in quest'anno venne fatta 
agli interni o pensionisti , ed agli esterni intervenienti 
giornalmente alla medicatura col metodo impropriamente 
detto del Lugol, ed agli estemi òhe sì presentavano set- 
timanalmente per la visita col metodo antico, consistente 
nell'applicazione del solo capelletto piceo. 

Tanto r uno ohe V altro di questi metodi curativi 
danno soddisfstoenti e felici risultati , e per le radicali 
guarigioni che si ottengono dalla loro applicazione, è per 
la loro innocuità in oonfrònto di tante altre medicazioni 
state suggerite, e tentate coi preparati mercuriali, arse- 
nicali , di rame , colla calce viva , ecc. ; con ambedue si 
raggiunge l' istesào intènto di distruggere il parassita 
vegetabile che genera, e niantietìè il favo tìgnoào. 

Col metodo del Lugol però la guarigióne si fconsegue 
in assai minor spazio di tempOj òhe non coir uso del me- 
todo aAtioo del solo capelletto piceo. -^ E' di fatto col 
1 .** non solo si estirpano i calvelli, ed i bulbi infetti me- 
diante i berretti picei come si fti col 2.\ ma per la solu-* 
zione iodica che si alterna con essi , è che penetra per i 
forellini lasciati dai capelli estirpati, fino al bulbi ed alle 
capsule, o follicoli , in cui sono essi rinchiusi , si ottiene 
pivi pronts^mcmte ìd^ distruzione del parassita, e si accelera 



494 

quindi la guarigione. -— Questa è la ragione per cui , 
date le fiivorevòU circostanze, si preferisce per la cura 
della tigna il metodo del Lugol. 

Tralasciando di descrivere dettagliatamente il modo 
di applica2Ì0Ae dei suddetti mezzi curativi, sui quali ri- 
tengo essermi abbastanza diffiiso nel resoconto del 1862, 
dirò solo in breve, che ai pensionisti ed agli esterni in- 
tervenienti giornalmente alla visita, premessa la cura 
preparatoria, e cioè tagliati i capelli all'altezza di un 
centimetro, fatte cadere le croste o favi, e tolta Y irrita- 
zione del derma capelluto coli* applicazione degli ammol- 
lienti, si praticò la depilazione colle pinzette, indi si al- 
ternò con più meno regolarità , a seconda del bisogno 
e delle particolari circostanze che sopravvenivano al ti- 
gnoso, r applicazione del capelletto piceo, della soluzione 
iodica, e del cataplasma ammolliente. — Quando poi si 
avevano sufficienti caratteri fisici pei quali si poteva rite- 
nere essersi raggiunta la guarigione, nei giorni in cui si 
teneva ancora il tignoso in osservazione , si applicò il 
grasso misto alla soluzione iodica, non trascurando le la- 
vature del capo coir acqua alcalina. 

Per gli esterni poi, intervenienti solo settimanalmente 
alla medicazione , premessa la cura preparatoria sudde- 
scritta, bì adoperò il solo capelletto piceo, cambiandolo da 
8 in 3 giorni lino a compita guarigione. 

Accennando più sopra ai metodi di cura adoperati per 
guarire la tigna , dissi uno essere quello del Lugol. — 
Tale denoiQinazione è affatto impropria. — Quel metodo, 
anziché del Lugol, a tutta ragione ed a tutto diritto, do- 
vrebbe chiamarsi dell' Ospedale Maggiore di Milano. — 
B di vero le varie operazioni che prese complessivamente 
costituiscono quel trattamento curativo non vennero sug- 
gerite dal Lugol. — Esse sono il risultato di studj , di 
esperienze , di osservazioni microscopiche fatte da akuni 
medici addetti a questo L. P. ( sigg. dott. Verri nel 1856, 



495 

Dubini nel 1860, Pasta nel 1862), e di confronti istituiti 
da loro con altri metodi, e mezzi curativi, che erano in 
uso massimamente da noi ed io Francia per guarire 
questa malattia. 

In detto metodo entra di fatto, e rappresenta certa- 
mente la parte più attiva ed importante per accelerare 
la guarigione , la soluzione caustica d' iodio del Lugol , 
modificata però in dose alquanto minore, non per avviso 
o suggerimento del suo inventore ^ ma peròhè si tf ovò 
air osservazione microscopica che la sua azione rendeva 
le ^pore del favus raggrinzate in modo da lasciar credere 
spenta in esse ogni virtù vegetativa, ciò che non si ot- 
teneva con altri rimedi vegetabili o minerali stati pro- 
posti, ed applicati in questa forma morbosa. 

La tigna fino dai tempi più antichi veniva guarita 
coli* avulsione dei capelli mediante le replicate applica- 
zioni dì calotte conqposte di sostanze più o meno glutino- 
resinose, premessa una cura preparatoria^ e cioè tolte pri- 
ma le croste o ùlyì e le comidicazìoni del derma capel- 
luto. -^ Tale pratica usata ancora da joaolti , la è anche 
da noi in- certi particolari casi, come sopra ho latto co- 
noscere. 

A questo mezzo , per verità assai doloroso , venne 
in tempi a noi più vicini sostituita V aj^icazione di tante 
listerelle di cerotto pure resinosa» la cui parziale estirpa- 
zione era meglio tollerata dall' ammalato, in confronto al 
berretto, per il minor numero di capelli che per esse ve- 
niva levato. 

Samuele Piombe nel 1851 fu il primo che in Francia 
SUggeri 1^ depilaziQne fatta coUe pinzette. £gU voleva 
che venisse praticata a rilento , e con tutti i riguardi , 
estirpando un solo capello por volta « per non provocare 
r infiammazione del darma, e per evitare il più possibil- 
mente i dolori airiMnmalato. 

I professori Bazin e Devergie nel 1853 adottarono 




t 

•I 



496 

tale mezzo e sanzionarono colla loro atitorità il vantaggio 
che 8i ritraeva da questa operazione nella cura della ti- 
gna. — Essi pelrò la praticavano in modo assai più pronto 
e spedito, e perchè riuscisse più facile e tneno dolorosa, 
rammollivano il derma capelluto coll'olio tìi Cade. — Que- 
sta operazione veniva poi da loro ripetuta a più o ìheno 
I lunghi intervalli, a seconda della hiaggiore o minore ri- 

I produzione dcS capelli. 

I I prelodati profeesori riconobbero ben tosto che per 

I fnaggtorn»nte abbreviare la cura era necessaria Tappli- 

i oazione, sul capò denudato dai capelli, di qualòhe sostans^a 

ì che fosse capace di togliere là for^a vegetativa alle spore 

l del favus , che avesse in una parola un' azione paras- 

I siticida. 

Dietro osservazioni ed esperienze microscopiche, Bazin 

trovò che l'acetato di rame ed il deuto solfato di inercu- 

f rio (turbit minerale) corrispondevano all'intento. '^ Egli 

1 pertanto applicava or l'uno, or l'altro di questi preparati 

' mischiandoli col grasso nella proporzione di 1 a 30. 

Devergie usava il carbonato di rame puro nella pro- 
porzione di 1 a 36 di gTa$so. 

Il metodo che si adopera in questo nostro Ospedale pre- 
senta, a mio credere, considerevoli vantaggi ih càrfif^onto 
dei trattamenti adoperati dai sullodati professori. — Noi, 
fatta riserva di una qualche rara eccezione, pratichiamo in 
tutta la cura una sola depilazione. — Questa operazione, sia 
pure eseguita con tutta la pazienza, con tutte le precau- 
zioni , riesce sempre assai dolorosa e genera l' infianima- 
zione del derma caj^Iuto e conseguentett^ente una miriade 
di piccole {histole, ed anbhe qualche ascesso. Noi alter- 
nando' il cappelletto piceo alle varie Inèdicature , a se- 
conda delle indioaifioni che presentai il tignoso, estirpiamo 
con pooò nessun dolore i poéhi peli' ohe* si riproducono, 
non risvegliamo gli inconvenientii che nella pluralità dei 
casi succedono ailla' depilazione , ed otteniamo conseguen- 



497 

temente il gran- Vantaggio che la sostanza medicamentosa, 
che viene tosto dopo applicata/ penetrando per i forellini 
lasciati dai capelli estirpati , è messa più di frequente in 
diretto contatto colle spore del parassita. — Noi finalmente 
coU'applioare buI capo del tignoso la soluzione iodica del 
Lugol, modificata com'è al presente con maggior quantità 
di acqua, arriviamo ad ottenere] contempojaneam^nte due 
importanti intenti, senza incontrare alcun iiicon veniente 
per la sua azione locale, e coi^l 'per essa si agisce sul pa- 
rassita togliendogli la facoltà vegetativa, e si migliora 
per il suo assorbimento la condizione generale del tignoso, 
quasi sempre càchetica e scrofolosa. Il che è provato dal* 
rx)sservazione giornaliera. 

Il professore Michelacci di Firenze nella cura della ti- 
gna, abban(k)nata ogni altro metodo, ora adopera solo il 
cloruro di sodio (sale comune). È sómmamente a deside- 
rarsi che Tillustrè e dotto dermatologo faccia di pubblica 
ragione i risultati delle sue esperienze, i fatti clinici da 
lui osservati. 

Le nozioni che in proposito mi vennero mandate dal 
distinto signor dott. Melloni-Satta, che continua la clinica 
del prelodato professore, furono da me consegnate al 
collega dottor Dubini subentratomi nella direzione dei 
tignosi. 

Anche in quest'anno si ebbe a verificare la ricomparsa 
del favus in* 9 tignosi (maschi T, -femmine 2), che avevano 
da più m«io tempo subito il regolare trattamento cu- 
rativo nella divisione, ed orano stati ritenuti perfettamente 
guariti. *— In '2 di essi era la tèi»za vùHa che ricompariva 
la forma- morbosa, in^ uno la seconda, in 6 la prima. «^ 2 
erano stati' dichiarati guariti nel 1860 , 4 nel 1862 e 3 
nel 186a 

Quattro ragionévolmente per le informazioni avute si 
possono considerare in preda a nuova infezione; negli 

Annali. Voi, CLXXXIX, 32 



498 

altri 5 è d^uopo ammettal che il fayo sia ricomparso, per 
non essersi afiatto disfenitto primitivamente il farassita , 
in una parola per imperfetto giudizio fatto della guari- 
gione. 

Come già dissi nel 1862^ io dolio dlavtiso cke la tigna 
bene guarita non può reoMivarei.— Tolta, estinta la 
causa che la genera e la mantietie, e.caoè distrutto il 
parassita, non vi può essere più ragione pei(i credere che 
abbia a ricomparire. -— La sua mù^parsa per -me è sem-^ 
pre dovuta a novella infezione, o ad imperfetta guari-> 
gione. — ^ Il franco giudizio di guarigioae nella tigna è dif- 
ficile a pronunciarsi. — Esso alcune volte riesce» imper- 
fetto per cause che non possono menoflaamente essere in- 
colpate a chi dirige la cura. «^^ La guarigione, di questa 
malattia è decisa ed appoggiata sopra .un Complesso di 
fenomeni fisici, che. alcuna volta riescono insufficienti. — 
Si abbia pure la massima cura, la piò accuritita 'diligenza 
e circospezioue prima di decidere jguarito il tignoso , di 
osservare se i capelli hanno acquistata la forza, la gros- 
sezza, la lucentezza naturai^ , ^e i loro bulbi . sono bian- 
chi, sottili , se il derma capelluto ha acquistato il suo 
colore normale , può sempre avvenire chs qualche bulbo 
tuttora infetto non sia stato esti