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Full text of "Annali universali di medicina"

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1 



U6. 



ANNALI UNIVERSALI 



DI 



MEDICINA E CHIRURGIA 



GIÀ DIRETTA DA G. B. SORESINA e M. DE-GRISTOFORIS 

ORA DA 

A. CORRADI 



CONSIGLIO DIRETTIVO 

De Giovanni Achille . . Ricordi Amilcare 

• « 

Golgi Camillo [ Hv* Scarenzio Angelo 

Quaglino Antonio '* : : Zucchi Carlo 

DoTT. P. Conti Segretario 



h ) 



VOLUME 283 



9.0 SESlVCEJS'rRE} ISSV 



MILANO 

FRATELLI RECHIEDEI EDITORI 

1887 



* • 



RASSEGNA MEDIOO-OHIRURGIOA^*) 



1. Atkiason J. E. — Rubella (rubeola). 

2. Stewart Grainger — Jh alcune forme di aìòuminuria non perico- 

lose alla vita. 

3. Prudden Mitchell — Studio sperimentale suìV endocardite ulcerativa 

micotica o maligna eseguito nel laboratorio dell* Associazione de" 
gli alunni del collegio medico-chirurgico di Nuova York, 

4. Skerrit Markham — Actinomycosis hominis, 

5. Lombard Warren — Se il sussulto del ginocchio sia realmente un 

atto riflesso. 

6. Sena N. — La chirurgia del pancre^as bacata sulle esperienze e suite 

ricerche cliniche, 

7. SheparJ F. — Breve cenno sulla malattia chiamata ainhum e rela- 

zione di un caso detta stessa, 
S. Hun H. — Studio clinico sulle localizzazioni cerebrali con relazione 
di sette casi. 

1, Atkinson J. e. (2). — Rubella (vùbeola); pag. 17. 

1 caratteri distintivi della scarlattina e del morbillo sono noti e or- 
dinariamentf^ ben manifesti , ma tratto tratto si presentano certe for- 
me eruttive miste, intorno alle quali gli autori non sono d^accordo se 
sieno da attribuirsi alleano o alPaltro dei suddetti esentemi, oppure se 
siano da considerarsi come entità morbosa speciale, come volevano 
fin dal secolo passato Bergen (1752) e Selle (a780), e poco dopo Heim, 
Willan, Meton. Altri Autori pur riconoscendo le rubeola come forma 
distinta notarono che essa appariva quasi sempre quando dominava il 
morbillo o la scarlattina o succedeva a brevi intervalli alla epidemia 
di questi esantemi, ovvero si manifestava in luoghi prossimi a quelli 
dove le eruzioni suddette erano diffuse. Cosi Schònlein nel 1822 osser- 
vò che nelle provincie renane eravi epidemia di morbillo, in quelle 
oltre TElba di scarlattina e fra le une e le altre di rubeola, e Busche 
nel 1841, Gerstein a Qroninga nel 1821 e nel 1834, e Wagner e Paasch 
nel 1854 videro al morbillo succedere immediatamente Pepidemia di 
rubeola ed a questa quella della scarlattina. 

Schònlein tentò dimostrare che nella rubeola quando si avevano sulla 
pelle i caratteri della scarlattina prevalevano sulla mucosa quelli del 



(1) DallV American Journal of the Medicai Sciences », N. 185, N. S. V. XCIII, 
gennajo 1887. Sunto del dott. R. Paladini. 

(2) Professore di Materia Medica e Terapeutica neir Università del Mary- 
land. 










/ 

RASSEGAVA MEDICO CHIKUKGICA 



morbillo e viceversa. Molti autori applicavano il nome di rubeola act 
ogni eruzione di carattere non bene definito fra il morbillo e la scar- 
lattina, ed altri giunsero invece a non sostenere Tanti ca teoria dellMden- 
tità di questi due esentemi. Sommi clinici e dermatologi, quali Hebra^ 
Wunderlich, Gelmo, Kostlein negarono resistenza specifica della rubeola 
e la sostennero Invece Balfour, Emminghaus, Murchison, Fox, Bourne- 
ville, Trousseau, Lubanscki, Lewis Smith ed altri molti. 

Definizione. — La rubeola {rubeola notha , rubeola sine catarrho, 
roseola epidemica, ted. róthéln) ò un esantema specifico , contagioso , 
caratterizzato da un periodo dMncubazione che dura due o tre setti- 
mane, un periodo prodromico che dura uno, due, raramente più giorni, 
un altro eruttivo con eruzione affatto .simile a quella del mor- 
billo e un periodo di desquammazione poco rilevante. La malattia ò ac> 
compagnata da tumefazione delle ghiandole cervicali, sottomascellari, 
auricolari, ed altre ancora, con dolore, ma non mai con esito di sup- 
purazione. I sintomi catarrali mancano o sono appena accennati. La 
febbre manca nella metà circa dei casi e negli altri di raro supera il 
secondo giorno e tocca i SQ**. Questa malattia può presentarsi tanto 
sporadicamente, quanto epidemicamente, ed ò contagiosa, ma in minor 
grado del morbillo. 

Un attacco conferisce ^immunità contro altri, ma non contro il mor- 
billo, né la scai lattina. 

Eziologia* Contagiosità, — La rubeola non insorge mai spontanea- 
mente, ma sempre per contagio. Thierfelder crede che questa sia più 
attivo durante la convalescenza , ma nulla v^ha di positivo. 

Età e sesso, — Attacca i due sessi indifferentemente. I teneri bam- 
bini godono di una relativa immunità, tuttavia si videro colpiti barn-* 
bini di pochi giorni e di pochi mesi. L^età più esposta sembra quella 
fra i due e i dieci anni, ma gli adulti non sono immuni e Seitz vide 
colpita una vecchia d^anni 73. 

Relazione con altri esantemi febbrili, — La coincidenza delle com- 
parse della rubeola colle epidemie di morbillo e di scarlattina, coin- 
cidenza da molti osservata, rimane ancora inesplicata, a mono che 
non si voglia ritenerla puramente accidentale. Tutti gli Autori rico- 
noscono che la rubeola non conferisce veruna immunità contro il mor- 
billo e la scarlattina. 

Incìibazione. — È per lo più maggiormente prolungata che negli altri 
esantemi e varia dai quattordici ai ventun giorni, talora ò più breve 
e di raro oltrepassa questi limiti. 

Invasione. Stadio prodromico. — Molte volte l' eruzione è il primo 
sintomo che richiama Pattenzione, in alcuni casi si osservano per uno, 
due o tre giorni alcuni sintomi prodromici , quali malessere , cefalea , 
dolori articolari 9 vertigini, debolezza, anoressia, di raro nausea, vo- 
mito, convulsioni, brividi. Sebbene di regola manchino i sintomi ca- 
tarrali tuttavia può esservi iniezione congiuntivale, sternuti, ottura- 



BASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 5 

mento delle narici, tosse, raucedine, accessi di soffocamento, iperemia 
delle fauci, lingua impacciata, epistassi. Caratteristica frequente se 
non costante è 1* aJenopatia occipitale, auricolare, cervicale, sotto- 
mascellare, la quale pare precedere di parecchi giorni Teruzione. La 
febbre manca in molti casi , non ò mai elevata e può cessare prima 
ancora che abbia luogo Teruzione. 

Stadio dell'eruzione, — L^esentema appare dapprima alla fronte ed 
alle tempia ed in poche ore si estende a tutto il corpo ; talvolta è pre- 
ceduto da un arrossamento diffuso più o meno manifesto. Esso ha aspetto 
punteggiato come Teruzione del morbillo , ma non ne assume mai il 
-colore rosso cupo. Le macchie sono leggermente rilevate, impallidi- 
scono momentaneamente se compresse , sono specialmente abbondanti 
^lla faccia, al petto, alle natiche, alle braccia, alla superficie anteriore 
delle coscie, possono confluire e formare chiazze simulanti quelle della 
scarlattina, e Dnsclap la vide altresì assumere Taspetto petecchiale. 

Olà al secondo o terzo giorno Teruzione impallidisce incominciando 
dove prima si era manifestata, cosicchò regolarmente in tre o quattro 
giorni compie il suo decorso, può tuttavia rimanere una certa tinta 
marmoreggiata della pelle per otto, dieci e fino quindici giorni. 

La febbre, che di raro giunge a 39<^,5, raggiunge il suo coma ora 
prima dell'eruzione , ora nel corso della stessa. Persistono i fenomeni 
catarrali specialmente alla faringe e IMperemia congiuntivale, ma in 
^rado molto meno marcato che nel morbillo. Lewis Smith vide tut- 
tavia la faringite assumere carattere difterico, ma mite. Compita Ve- 
ruzione le ghiandole ingrossate e dolenti rapidamente scompaiono. Ta- 
lora havvi albuminuria transitoria, eccezionalmente accompagnata da 
edemi. Di raro havvi desquammazione manifesta. 

Complicazioni e consegì^enze. — La bronchite, la pneumonite, la 
gastroenterite furono le complicazioni più sovente osservate, in alcuni 
casi con esito letale. Talora furono altresì rilevate congestione ce- 
rebrale, nefrite, otorrea, blefarite ciliare. Le rare recidive si verifica- 
rono non più tardi di una quindicina di giorni dalla prima insorgenza. 

Anatomia patologica. — Secondo Thomas durante 1* eruzione havvi 
iperemia del corpo papillare e degli strati superiori del cerio cui ta- 
lora si congiunge lieve infiammazione essudativa. Il principio specifico 
della rubeola ò ignoto. 

Prognosi. — Quasi sempre favorevole. 

Diagnosi, — Presenta talora qualche difiScoltà potendosi confondere 
la rubeola col morbillo. Gioverà nei casi dubbi il seguente quadro si- 
nottico: 



6 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 



Rubeola 



Debole. 



Contagiosità. 



Morbillo 



Notevole. 



Incubazione, 



Da 14 a 21 giorni, sovente meno, 
di raro più. 



Da 7 a 12 giorni. 



Prodromi. 

Sovente mancano, per lo più du- Per solito durano tre giorni, ta- 
rano uno o due giorni e di raro lora meno, di raro più, 
fino 4. 

Fenomeni catarrali. 

Non costanti, talora estesi alla Quasi costanti e dMntensità va- 
congiuntiva ed alle vie aeree, ma riabile in ragione inversa deirab- 
sempre con caratteri miti. bondanza doiresentema. 

Sistema linfatico. 



Quasi costante Tadenopatia occi- 
pitale, auricolare, cervicale e sotto 
mascellare. 



Le adenopatie sono rare. 



Sistema circolatorio. 



Febbre mancante o mite, di raro 
dura oltre il terzo giorno, il suo 
acme non sempre corrisponde colla 
maggiore intensità deireruzione. 



Febbre costante, sovente eleva* 
ta, la sua maggiore intensità è per 
solito al sesto giorno e corrisponde 
col massimo grado dell* eruzione. 
La defervescenza completa succe- 
de solo al settimo od all'ottavo 
giorno. 



Esantema. 



Appare nei primi tre giorni , di 
raro più tardi, sovente scopapare in 
una regione del corpo, quando ap- 
pare in un^altra, ò di color rosso 
e di raro rosso capo, per lo più ò 
discreto, talora diffuso, raramente 
perdura oltre il terzo giorno. 



Appare regolarmente al quarto 
giorno, rimane in piena efflore- 
scenza fino al sesto giorno, ha ge- 
neralmente colore rosso cupo a 
contorni irregolari. 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 7 

Rubeola Morbillo 

Irritazione faringea. 

Esiste ma in grado lieve accom- È raro il mal di gola , tuttavia 

pagnata da eruzione punteggiata circa 24 ore prima che si dichiari 

o papulare sulla mucosa; tale eru- Tesentema cutaneo appaiono sulla 

zione può precedere la comparsa mucosa faringea papule e mac- 

dell'esentema cutaneo. chiotte. 

Complicazioni. 

Rare, generalmente si riferisco- Frequenti massime neirapparato 
no airapparato respiratorio. respiratorio. 

Desquammazione, 
Poco manifesta. Manifesta. 

Il quadro complessivo dell'una e delP altra malattia appare dunque 
abbastanza distinto , pure ogni sintomo tanto nelP una che noli' altra 
ò suscettibile di molte variazioni e non havvi un carattere patogno- 
monico costante, onde in certi casi particolari la diagnosi può presen- 
tarsi assai dubbia. Si terrà allora conto della natura deirepidemia do- 
minante, del contagio cui 1* ammalato sarà stato esposto e delie ma- 
lattie esantematiche già da lui sofferte, sebbene sia accertato che il 
morbillo può essere contratto due ed anche tre volte talora col solo 
intervallo di poche settimane. 

Non presenta difficoltà la distinzione della rubeola dalla scarlattina, 
poiché in quest'ultima il mal di gola è più intenso , T incubazione più 
breve, la lingua presenta carattere proprio, la desquammazione cutanea 
si fa abbondantemente ed a lembi. L'attento esame dell'ammalato e la 
cognizione dell'anamnesi varranno poi sempre a distinguere la rubeola 
dalla roseola tifica o sifilitica o prodotta dall'ingestione di medica- 
menti quali il balsamo copaive. 

Cura. — Finchò non si hanno complicazioni la cura sarà limitata 
all'isolamento dell'ammalato ed alla sua protezione dai raffredda- 
menti. 

Conclusione, — La rubeola è un esantema specifico, contagioso, i cui 
caratteri si rassomigliano a quelli del morbillo, ma permettono tutta- 
via di fare la diagnosi differenziale, quando questo non domini epide- 
micamente. L'Autore alla denominazione di rubeola preferisce quella 
dì ruibella, perchè la prima fu da Autori inglesi adoperata per desi- 
gnare il morbillo. 



8 RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 

Jahrb. f. Kinderheilk. 1870-71. N. F. 4 , pag. 47. — 1858 , 1 , 152 — 
1882, XIX. 
Gera^cWs Handb. f. Kinderkr. 177 . 2. pag. 336. 
Zeitsch. f. Klin, Med. 1885. 10, 1. 
Edinb, Med. Joum. 1857. pag. 718. 1866. Nov. 
Oreifswald Med. Beitr. 1864. IL 
Wiener Med. Presse. 1868. 13. 

Lancet, 1864, 566. — 1870, 595. — 1874, 560. — 1883, 994. 
Joum. f. Kinderkr. 1869, 53. 
Le Progr. Med. XII, 578. 
Union Méd. 1884, 7. 
Boston Med. and. Surg. Joum, 1873. 
Trans, Intem. Med. Congr. Londra, 1881. 
Arch. of Dermatologi/, 1869, 237. • 
Med. Times, Londra, 1862, 360. 
Am. Joum. of the Med. Se. 1884, ottobre. 
Jahrb. f. Faedietr. N. F. IV, 2, 124 
Chicago Med. Joum. and Exam. 1881, XIII, 130. 
Trans. Med. Soc. Alabama, 1881. 
Aerstl. Intelligenz. Blett. 1879, X, 101. 
Deutsch. Arch. f. klin. Med. 14, 539. 
Trans. Am. Med. Assoc. 1881. 
Ziemssen's Cyclop. II, 137. — Dorpat med. Zeitsch. 1873 

IL Stewart Grainger (1). — On some forma of albuminuria 
noi dangerous to life. {Di alcune forme di albuminuria non peri- 
colose alla vita); pag. 34. 

L* album inuria fa rilevata per la prima volta da Gotugno, circa 
un secolo fa, e i suoi rapporti colla nefrite furono determinati da Bright 
or sono circa cinquant* anni. Per lungo tempo essa fu considerata come 
un sintomo gravissimo , ma recentemente si accertò che può trovarsi 
albumina abbondante e per lungo tempo nelle orine anche di persone 
sane, o per lo meno non affette da importanti lesioni organiche. Per 
non estendere troppo Pargomento, PAutore tralascia di trattare delle 
albuminurie accidentali dovute a commistione delPorina con sangue, 
pus, sperma, od umore prostatico , di quelle che si accompagnano a 
processi infettivi e ad elevata temperatura, come nella pneumonite, 
nella risipola, nella difterite, nelle febbri specifiche, di quelle che si 
osservano in alcuni disordini nervosi, quali il gozzo esoftalmico, Pepi- 
lessia , Papoplessia , di quelle sperimentali ottenute , come fu indicato 
da Bernard^ colla puntura del pavimento del quarto ventricolo, di 
quelle conseguenti ai bagni di mare, come fb dimostrato da G. Johnson, 



(1) Pi*ofes8ore di clinica medica neirUnireraità di Edimburgo. 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 9 

6 di quelle provenienti da vizio cardiaco od otturamento vascolare 
e si limita a stadiarne quattro gruppi , che egli classifica come albu- 
mìnurie perossistiche , albnminurie dietetiche, albuminurie da eser- 
cizio muscolare ed albuminurie persistenti semplici, riferendo casi cli- 
nici caratteristici. Molti anni sono, Ghristison osservava che certi ali- 
menti producono temporanea albuminuria; Jaccoud (1), notava che 
può esservi un^albuminurìa persistente, senza malattia renale e com- 
patibile con uno stato regolare di buona salute. Maxon (2), determinò 
resistenza di un^aibuminuria remittente, che manca od ò leggerissima 
alla mattina per tempo e si manifesta o si aggrava dopo Tasciolvere, 
e di un^ albuminuria intermittente degli adolescenti che si mostrano 
svogliati, languidi, anemici, quantunque in essi non si rilevi altra con- 
dizione morbosa che un affievolimento generale. Anche in essi Talbu- 
mina manca sovente nelle orine alla mattina e si mostra dopo Pasci ol- 
vere. L^Autore osservò tale l'orma di albuminuria in diciannove giovani, 
fra i quali eranvi due coppie di fratelli; ed uno aveva un fratello, 
nelle cui orine nota vasi un persistente e considerevole eccesso di 
urea. 

Moorley Rooke (3), segnalò la circostanza che il riposo in posizione 
orizzontale diminuisce Palbuminuria, mentre Yeo (4) avvertì che Pac« 
crescono gli esercizj muscolari. Dukes (5) dimostrò come in tali casi 
circostanze di nessun conto, come un cangiamento di dieta, uno sbalzo 
di temperatura, an*emozione possono provocare un aumento delPalbu- 
mina neirorina. 

Pavy (6) inventò la denominazione di albuminuria ciclica; asserì e 
comprovò che può durare mesi ed anni senza detrimento della salute, 
scoprì come possa in tali casi Torina contenere qualche volta zucchero 
e sovente ossalato di calce, ed accennò come la variazione diurna della 
quantità delPalbumina contenuta neirorina possa assimilarsi alle oscil- 
lazioni fisiologiche della temperatura nelle varie ore del giorno. 

Magnìre (7) distinse tre classi di albuminuria funzionale o ciclica, 
quella accompagnata da languore generale , poca tensione del polso e 
non da depo6ito di acido urico; quella con alta tensione del polso, 
dispepsia ed abbondante deposito di acido urico e quella con presenza 
di anormale albumina. 

Altri Autori ancora si occuparono delPargomento, quali Mahomed, 



(1) « Nouv. Dict. de Mód. », I, 1864, Parigi. 

(2) « Guy's Horp. Rep. 1878, voi XXIII, 3.* S. 

(3) « British Med. Jouì-n. », 1878, II, 59a 

(4) Ibid , p. 6Ì7, 

(5) « British Med. Journ. », 23 ottobre 1885, p. 789. 

(6) « Lancet », 5 e 12 giugno 188^ p. 1062 e 1106. 

(7) Ibidem. 



' 



10 RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 

Laabe, Quein e Semmola (1), Fùrbringor (2), Rnneberg, Saamlby, John- 
son (3) e Randell (4). 

L^Autore d& un cenno delle quattro varietà di albuminuria non pe- 
ricolosa da lui ammessa. 

Albuminuria parossistica. Viene rappresentata dai seguente caso 
clinico. Una giovane, accolta nelPOspitale, presentava febbre moderata, 
catarro gastrico, orina scarsa, colorata, albuminosa con numerosi tu- 
buli epiteliali, granulari e jalmi ed alcuni cristalli di ossalato di calce^ 
edema moder*ato del volto, il giorno seguente l'ammalata era miglio- 
rata e in breve guariva del tutto. 

Questa forma di albuminuria si può mettere in relazione coIPema- 
tinuria od emogiobinuiia perossistica , che molti Autori fanno dipen- 
dere da sconcerto delle funzioni epatiche. Questa malattia infatti ri- 
corre ad accessi e neir intervallo tra Tuno e Taltro Tammalato gode 
perfetto benessere. L'accesso incomincia con brivido più o meno mar- 
cato, senso di molestia nella regione epatica ed al dorso, appare quindi 
Torina intensamente colorata per la presenza di pigmento sanguigno 
e talvolta anche di globuli sanguigni, i quali tosto si decompongono* 
Avvi dunque in questa malattia un processo di emolisi ossia di disso- 
luzione del sangue, ma temporani o, talchò talvolta una sola emissione 
di orina vale a scaricare tutta Temoglobina risultante dalla scompo- 
sizione globulea di un accesso. 

Un caso narrato da Rosenbach (5), dimostra i rapporti di analogia 
esistenti fra Talbuminuria e Temoglobinuria parossistica. Un ragazzina 
di sette anni , in conseguenza di caduta da una carrozza di ferrovia, 
divenne soggetto ad emoglobinuria parossistica, ed in principio d'ogni 
accesso presentava orina carica di albumina. Questa circostanza pro- 
babilmente non sarà rara, ma può facilmente passare inosservata, e 
sarà probabilmente devoluta ad nutazione irritante del sangue sui reni. 

Il freddo, l'amido, gli errori dietetici, l'alcoolismo sono atti a pro- 
durre tanto l'emogiobinuria quanto Talbaminuria parossistica. 

L'albuOiinuria subitanea e considerevole con numerosi cilindri al- 
buminosi , seguita da pronto benessere e ricorrente ad intervalli con 
o senza causa percettibile, costituisce il carattere distintivo di questa 
forma clinica. 

La presenza di numerosi cilindri e cellule epiteliali indica in questi 
casi la presenza di una lesione renale, potrà pure esistere un aumenta 



(1) « Lancet », 187«», I, 501, — 18 gennajo 1879, p. 77 e p. 86 - 1881, 1, p. 468. 

(2) « London Medicai Record », 1880, p. 449. 

(3) « fìrìtish Medicai Journal », 10 maggio 1*79, p. 699 — 13 dicembre 1879, 
p. 928 — 5 giugno 1880, p. 841. 

(4) « Thèse de Paris », 1882. 

(5) « London Med. Ree. », 1880, p. 450. 



JlmX. 



RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 11 

delia pressione sangaigna, ma solo come elemento secondario, ed ò 
poi probabilissimo, sebbene non perentoriamente dimostrato, che vi 
siano cangiamenti tali nella crasi sanguigna da irritare i reni , come 
succede nel 1* itterizia e neirossalaria. 

Siccome la guarigione succede per lo più presto ed anche colle sole 
forze naturali , TAutore si limita nella cura alla somministrazione di 
piccole dosi di cloruro d^ammonio, badando di evitare ogni soverchio 
stimolo ai reni. 

Albuminuria dietetica. — Alcuni cibi in certe persone determinano 
un*albumìnuria transitoria; tale azione hanno per molti le uova, il 
cacio, i dolci. In altre persone Io stesso effetto è dato dalla sola in- 
troduzione nello stomaco del cibo, qualunque ne sia la qualità. Un 
giovane medico , soggetto ad eccitabilità i ervosa ed a dispepsia ed a 
disturbi epatici, presentava albuminuria immediatamente dopo il pasto, 
ma solo alla mattina e nel corso del giorno, non mai alla sera e sol- 
tanto nella stagione estiva. La qualità delle vivande non modificava 
il fenomeno in modo sensibile, gii esercizj corporali e le fatiche men- 
tali accrescevano la quantità delTalbumina nelPorina. In essa non si 
trovavano cilindretti, né cristalli di ossalato di calce. Talora essa era 
intensamente colorata, ma non mai sanguinolenta, depositava talora 
urati , ma non acido urico. Il giovane non soffriva dolori dorsali , ma 
aveva intermittenze del polso e marcato ingrossamento delle pareti 
delle arterie radiali. L* albumina fu constatata nelle sue orine d^estate 
per quattro anni consecutivi (1881-84), poi cesn di comparire (1885). 
La cura arsenicale, quella ferruginosa semplic , quella colle doccio 
fredde speciali non produssero notevole benefichi , invece riusci utile 
il cloruro d^ammouio congiunto al ferro. Le applicazioni fredde ed i 
bagni a vapore si dimostrarono piuttosto svantaggiosi, e cosi pure le 
applicazioni di senapismi e le unzioni colTolio di crotontiglio ai lombi. 

Il fatto che in questo caso Talbamina compariva nelle orine subito 
dopo i pasti della mattina e del mezzogiorno, prima ancora che po- 
tesse credersi incominciato Fassorbimento , dà a erodere che si trat- 
tasse, più che d^altro, di un^azione nervosa riflessa dallo stomaco sui 
vasi renali, senza che si possa negare la possibilità di una temporanea 
alterazione del siero sanguigno, mentre il decorso della malattia, la 
mancanza dei cilindri epiteliali neirorina e T intermittenza delPalbu- 
minuria valgono ad escludere, secondo ogni probabilità, qualunque 
lesione renale. Essendo però accertato che la presenza de'sali nelPacqua 
e specialmente del cloruro di sodio, del nitro, del cloruro di calce ed 
anche dell'urea , affretta il passaggio del liquido attraverso ad un fil- 
tro, come fu dimostrato da Hoppe-Seyler (1), si capisce come ^essendo 
dopo un pasto prontamente assorbita la sostanza salina, si possa avere 
così repentinamente l*albaminaria dopo aver mangiato. 



(1) « New Sydenham Transact », 1884, p. 97. 



12 RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 

Id genere le dispepsìe ostinate noi^ accompagnate da manifesta al- 
terazione organica dello stomaco, del duodeno, del fegato, del pancreas, 
degli intestini devono richiamare P attenzione sulla funzione renale. 
Nella cura oltre l'osservanza rigorosa delle regole igieniche, giove- 
ranno il cloruro d'ammonio e gli arsenicali. 

Albuminuria consecutiva ad esercizio muscolare. — Una ragazza di 
tredici anni, la quale da alcuni mesi aveva superato la difterite, pre- 
sentava Talbuminuria solo di giorno, quando era alzata e non al mat- 
tino al primo alzarsi. Gol restare in letto anche di giorno la quantità 
deiralbumina scendeva a tenui traode e non si accresceva anche se la 
ragazza veniva invitata ad agitare per qualche poco le gambe e le 
braccia, se veniva assoggettata a strotlnamenti, o ad un bagno caldo. 
I cangiamenti nel regime dietetico non produssero notevoli efTetti e 
quindi la circostanza più influente nel determinare in questo caso Tal- 
buminuria appare il passaggio dalla posizione orizzontale a quella 
eretta. 

Considerando che T albuminuria non è costante, che la quantità 
giornaliera dell'orina e dell'urea ò normale, che non si riscontrano 
quasi mai cilindri epiteliali, nò altri sintomi di nefrite cronica, 
l'Autore è convinto che in quella ragazza non siavi nessuna grave le- 
sione renale. 

Sintomi affatto simili pre^^entava un signore, gran viaggiatore a piedi 
ed a cavallo, nel quale l'albuminuria era per la prima volta comparsa 
dopo un rapidissimo viaggio attraverso TAsia Minore. 

Recentemente fu studiato il si^'nificato della prevalenza nell'urina 
delPuna o dell'altra delle varietà di albumina che si conoscono. Ma- 
guire (1), dietro proprie investigazioni, ritiene che la prevalenza della 
paraglobulina sull'albumina del siero è indizio di mitezza della ma- 
lattia. In tre casi di albuminuria ciclica oravi quasi soltanto paraglo- 
bulina. In un caso di anemia con albuminuria, dovuta probabilmente 
a degenerazione grassa dei reni, la paraglobulina era in quantità 
maggiore della scrina o albumina del siero, mentre nei casi di vero 
morbo di Bright si ha un rapporto inverso. Tuttavia nella ragazza 
sopramentovata, nella quale ^albuminuria era per certo semplicemente 
funzionale, )a scrina prevaleva sulla paraglobulina; ondo TAutore non 
crede di poter accettare le conclusioni di Maguire in modo assoluto. 

Nelle albuminurie cicliche, Pavy notò che qualche volta non avvi 
l'ordinaria albumina, o scrina, ma albumina alcalina; l'Autore invece 
trovò sovente l'albumina acida, che meno facilmente coagula al calore. 
Oeneralmente nel casi di albuminuria funzionale non furono riscon» 



(1) « Lancet » 5. e 12 giugno 1886, pp. 106^ e 110?. V. anche le belle lexioni 
di Jaccoud, pubblicate nel « Journal de Médecine et de Chirurgie » e riassunte 
nella <'' Gazzetta Medica Italiana », 19 marzo 1887. 



UASSKGNA MEDICO CHIRURGICA 13 

trati , anche se ricercati, peptoni; solo Olivier (1) di Harrogate fece 
menzione di un caso di albaminaria intermittente alternante colla 
peptonaria. 

Itegli ammalati osservati dalPAatore non oravi notabile edema, ma 
il Tolto era pallido e tumi<io, la qual condizione pare da attribuirsi in 
parte ad una anormale condizione generale delle pareti vasalì, in parte 
air anemia, che sovente accompagna Talbuminuria. La presenza dello 
zucchero, che fu talvolta accertata, ò da attribuirsi verosimilmente a 
quella medesima alterazione dei metabolismo, alla quale ò dovuto il 
passaggio deiralbnmina nelle orine. Sovente avvi sovrabbondanza di 
fosfati sia contemporaneamente alla presenza deiralbumina, sia alter- 
nativamente colla stessa. Talora avvi pure la presenza di notevole 
quantità di urati e di acido urico e quasi sempre di ossalati. L^ossa- 
luria anzi per iMrritazione che determina nei canaletti oriniferi, so- 
vente costituisce il primo passo verso Talbumìnuria. Fu pure molte 
volte trovato un eccesso di sali biliari, la cui quantità, secondo Ste- 
vens, può variare nelle diverse ore del giorno a seconda del diminuire 
deir aumentare della proporzione di albumina. Tuttavia nel caso 
della ragazza, che fu tenuta a letto per 36 ore e nella quale quindi 
^albumina delle orine si ridusse a semplici traccio, i sali biliari con- 
tinuarono a presentare le consuete variazioni quantitative. Del resto 
Olivier (2) dimostrò che la secrezione stessa della bile, anche nello 
stato di saluto, presenta varie oscillazioni nel corso della giornata, 
essendo più abbondante nelle ore di digiuno, e più scarse subito dopo 
i pasti e durante il tempo della digestione. Negli ammalati di albu- 
minuria tuttavia le modificazioni della quantità di sali biliari presenti 
neirorina non seguono questo ordine, poiché aumentano dopo il pasto 
coiraccrescersi della proporzione delPalbumina (3). 

È importante di conoscere i metodi per la ricerca dei sali biliari 
nelle orine. 

Fino a poco tempo fa si seguiva il metodo di Pettenkofer, basato 
sulPuso dello zucchero e deir acido solforico, il qual metodo ha T in- 
conveniente di richiedere che previamente vengano estratti dairorìna 
i sali da ricercarsi. Olivier immaginò un altro metodo, fondato sulla 
proprietà dei sali biliari di precipitare Talbumina o i peptoni sciolti 
in liquidi convenientemente acidulati; egli quindi propose di servirsi 
di una soluzione titolata od acidulata di peptoni, la quale però è dif- 
ficile a prepararsi e viene a riuscire costosa se occorre di usarla con 
certa frequenza. Stevens ideò un metodo analogo, ma più pratico. Egli 
mette Torina da esaminarsi in un bicchiere conico, e se essa già non 



(1) « Lancet », 1885, I. 

(2) « Bedside Urine Testing », IH ediz., p. 225. 

(3) « Lancet ». 13 giugno 1885, p. 1078. 



14 RASSEGNA MBDICOCHIRUUGICA 

è albamìnosa vi aggiunge un poco di albumina, indi vi versa alcune 
goccie di acido nitrico, facendole scorrere lungo le pareti del vaso, 
allora Talbumina precipita dividendosi in due strati, di cui il supe- 
riore contiene i sali biliari e dairaltezza dello strato superiore si potrà 
approssimativamente dedurre le loro quantità , al qual scopo si può 
fare il paragone con altre orine contenenti sali biliari in proporzione 
già nota e conservata mediante l'aggiunta di alcune goccie di acido 
fenico. Con un poco di pratica e di attenzione si distinguono facil- 
mente i precipitati dati dall'albumina e dai sali biliari abbondanti, 
da quelli molto meno manifesti che si possono avere anche nelle orine 
quasi normali per razione deiracido nitrico sulla mucina e sulla dose 
fisiologica dei sali biliari , nonché da quelli f\he possono essere pro- 
dotti dagli urati, i quali, come ò noto, si ridiscìolgono a caldo. 

Circostanze importanti e che tolgono il carattere di gravità airal- 
buminuria, sono la normale proporzione dell'urea e l'assenza dei ci- 
lindretti renali. 

Le spiegazioni che si possono dare di queste forme di albuminurie 
sono varie. Si possono ammettere alterazioni molecolari delle cellule 
dei glomeruli malpighiani dipendenti da congenite particolarità di 
struttura, ma nessun dato positivo appoggia questa supposizione. Si 
può invece ritenere che si verifichino cangiamenti chimici nel siero 
del sangue, dei quali possono pure essere effetti la glicosuria, la fo- 
sfaturia e l'ossaluria. Ovvero finalmente si può accettare l'ipotesi, alla 
quale si accosta l'Autore , che si tratti semplicemente di alterazioni 
vaso- motorie, queste infatti possono determinarsi sotto l'azione di sva- 
riate cause , quali i mutamenti di regime dietetico , la digestione , le 
fatiche muscolari e mentali, possono rapidamente svanire e con egual 
celerità riprodursi e mentre nel rene producendo aumento della pres- 
sione sanguigna, possono dar luogo all'albuminuria, nel fegato possono 
determinare altri sconcerti funzionali, con conseguente glicosuria e 
sovrabbondanza di sali biliari nell'orìna. 

La cura dell'albuminuria proveniente dalle fatiche muscolari ri- 
chiede il riposo ed un regime dietetico appropriato a ciascun caso 
ed inoltre sarà da tentare l'azione dei medicamenti, 1 quali hanno ef- 
fetti speciali sulle fibre muscolari dei vasi, quali sono la segale cor- 
nuta e la belladonna. 

Albuminuria persistente semplice, — È rara e diflacile a distinguersi 
da quella sintomatica di lesioni renali. L'Autore potò riscontrarla in 
uno studente di medicina ed in un altro signore, e notò che essa 
può persistere per anni senza detrimento della salute, senza comparsa 
di cilindretti nell'orina, senza diminuzione della quantità di urea eli- 
minata, senza notevoli modificazioni nella quantità dell'albumina di- 
pendentemente dai cangiamenti del regime dietetico e delle abitudini 
di vita più o meno attiva o sedentaria, avendosi solo una lieve, ma 
costante diminuzione nella notte e nelle prime ore del mattino, ed 
infine senza aumento della tensione vascolare e senza ipertrofia cardiaca. 



RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 15 

I 

Questa albuminuria semplice però , come anche qnella parossistica, 
talora rappresenta il primo esordire, sebbene lontanissimo, delia ma- 
lattia di Bright, mentre nell'albuminaria dietetica e in quella dipen- 
dente da esercizio muscolare il pronostico può essere più francamente 
favorevole. 

Non si deve dimenticare tuttavia, per non errare nella diagnosi, che 
anche nella vera cirrosi renale Talbuminuria non ò sempre continua 
e costante, potendo in certi casi presentarsi soltanto in seguito ad 
eccessi alcoolici, a raffreddamenti od a fatiche, oppure solo di giorno 
e di sera e non di notte e di mattina, onde converrà sempre tenere 
accurato calcolo della presenza o della mancanza di alterazioni vi- 
sive, di cilindretti renali neirorina, di ipertrofia cardiaca, di aumen- 
tata tensione vascolare e di edemi (1). 

III. Prudden Mitchell. — An experimental study ol mycotie 
or malignant ulcerative endocarditis, froxn the laboratory of 
the Aluxnni Association o£ the College ol physicians and sur- 
geons New York. {Studio sperimentale sull'endocardite ulcerativa 
micotica o maligna, eseguito nel laboratorio dell* Associazione dfgli 
alunni del collegio medico- chirurgico di Nuova York)\ p. 55. 

Le alterazioni infiammatorie deirendocardio si possono classificare 
sotto le due denominazioni di endocardite semplice e di endocardite 
ulcerativa, maligna^ micotica a seconda che il sintoma prevalente ò la 
neoformazione di tessuto connettivo, specialmente nelle valvole, op- 
pure uu processo di necrosi e di esulcerazione dovuto alla presenza 
di batteri. 

La prima forma può offrire parecchie varietà , cosi l'endocardio può 
essere uniformemente tumefatto od ingrossato e indurito per diffusa 
sclerosi, ovvero può presentare ingrossamenti irregolari e vegetazioni 
polipoidi di varia consistenza, secondo che sono più o meno recenti e 
suscettibili di esulcerarsi, di calcificarsi , di ricoprirsi di coaguli , che 
possono poi dar luogo ad emboli ed infarti. 

Nella seconda forma si possono avere varj gradi di reazione locale 
attorno alla sede del processo necrotico con accumulo di leucociti, che 
sovente formano emboli infettivi. L'endocardite semplice e quella in- 
fettiva possono presentare talora molti punti di rassomiglianza e spe- 
cialmente quando l'endocardio è coperto di coaguli l'aspetto macro- 
scopico appare eguale nelPun caso e nell'altro, tanto più che anche 
nella forma semplice si possono avere processi ulcerativi e necrobio- 
tici, ma la mancanza di batteri servirà di carattere distintivo. Si 
danno altresì forme miste per l'insorgenza di un'endocardite ulcera- 



(i) « British Med. Journ. »,30 nov. 1878, p. 794 - 13 die. 1879, p. 928 - 1881, 
voi. II, p. 776. 



16 RASSEGNA MEDICO CHIRURQICA 

tiva nel corso di un'endocardite cronica, oppure per lo sviluppo di 
proliferazioni del tessuto connettivo in seguito ad endocardite in- 
fettiva. 

La distinzione di una forma semplice e di una settica, di endo3ar* 
dite tifoide associata frequentemente a lesione di altri visceri disco- 
sti, fu ammessa già da tempo, e Yirchow dimostrò Pimportanza dei 
trombi e degli emboli nella produzione delle complicazioni. Presto an- 
che furono osservate delle masse di corpuscoli tanto neirendocardio, 
quanto in altri organi e si avanzò l'ipotesi che si trattasse di orga- 
nismi parassiti. 

Nel 1872 : Hjalmar Heiberg trovò i microbi in un caso di endocar- 
dite ulcerativa, insorta nel corso di una febbre puerperale, e Yirchow 
confermò Tosservazione. Nel medesimo anno Heber li trovò neir endo- 
cardite piemica, e molti altri osservatori ebbero pure a scorgerli in 
casi consimili. Klebs emise l'opinione che anche l'endocardite semplice 
fosse dovuta ai bacteri, di specie differente però da quelli della forma 
infettiva, e parecchi Autori lo appoggiarono, ma Hiller tentò confutarlo, 
ed Hamburg dichiarò che solo in quattro casi di endocardite acuta, su 
quattordici esaminati, ebbe a trovare dei cocchi, dei quali quattro casi, 
tre si riferiscono ad ammalate di piemia o di febbre puerperale. 

Winge pel primo espose la teoria che Tendocardite fosse prodotta 
dalla fissazione sulle valvole cardiache di microbi trasportati per le 
vene e penetrati per mezzo di feri' e esterne, Overbeck, nel 1881 esa- 
minò cinque casi di endocardite ulcerativa con emorragie, e trovò in 
quattro i micrococchi, e al tempo stesso numerosi ascessi interni. In 
tutti e cinque i casi eranvi lesioni per endocardite d' antica data. 
Bramwell istituì osservazioni in undici casi di endocardite, ed in tutti 
constatò i micrococchi. 

L^Autore ebbe ad eseguire osservazioni in venti casi, dei quali sette 
erano di endocardite semplice cronica verrucosa, e tredici di endo- 
cardite ulcerativa acuta. Egli dapprima colorava i preparati sempli- 
cemente colla fucsina e li scolorava coiralcool, poi segui il metodo di 
Gram. I risultati dei suoi esami furono i seguenti : 

Endocardite vegetativa cronica; sette casi, non si rinvennero batteri. 

Endocar lite ulcerativa acuta; tredici casi , quattro con ulcerazioni 
e trombosi poco estese, e i rimanenti in condizioni opposte. In cinque 
abbondavano i sferobatteri, in otto mancavano. Furono tentate quattro 
volte le colture artificiali, ma una volta sola si ebbe esito positivo e 
i casi negativi corrisposero ad esami morfologici pure negativi. I bat- 
teri, quando furono riscontrati, presentarono sempre la medesima 
forma sferoidale. Le esulcerazioni ed i trombi avevano un* eguale 
estensione , tanto nei casi nei quali si trovarono i batteri « quanto in 
quelli nei quali mancarono. » 

Oli otto casi nei quali non si trovarono batteri, si prestavano alle 
seguenti suddivisioni: sette presentavano ingrossamento antico delle 



RASSEGNA MEDICO -CHIRORGICA 17 

yalvole cardiache siuistre, in quattro casi le esalceraziooi erano sol- 
tanto salla valvola mitrale e negli altri quattro su quelle aortiche, in 
due casi oravi infarto splenico semplice, ed in tre ingrossamento e 
rammollimento della milza; in tre casi era vi stato antecedentemente 
il reumatismo articolare acuto , 'n un caso eravi meningite purulenta 
con bronchite diffusa ed in uq altro pneumonite lobare acuta. 

Dei cinque casi nel quali non si riscontrarono batteri, quattro pre-- 
sentavano antico ingrossamento dell'endocardio. Le lesioni valvolari 
in due casi erano limitate alla mitrale, in uno alle valvole aortiche, 
in uno alla tricuspidale e nell* ultimo erano estese tanto alla mitrale, 
quanto alla tricuspidale. In tutti cinque ì casi la milza era ingrossata 
e rammollita, e in quattro presentava inoltre infarti antichi e recenti. 
In due casi non eravi altro precedente morboso, tranne quello del- 
l'endocardite y in uno eravi reumatismo articolare acuto e negli altri 
due piemia da traumi, accompagnata nell'uno da osteomielite maligna» 
periostite y pericardite purulenta , trombosi delParteria polmonale, e 
nell'altro da ascessi molteplici nel cervello, nei reni e nel miocardio 
e da infarti nel fegato e nella milza. 

La sintomatologia ed il decorso clinico fu pressochò eguale tanto 
negli ammalati, nei quali si riscontrarono i batteri, quanto in quelli 
nei quali non si scoprirono. 

Per lo più nell'endocardite furono rilevati dagli osservatori mi-* 
crobi sferici ; solo eccezionalmente furono veduti bacilli varj , ed in 
tre ammalati quelli della tubercolosi, essendovi contemporaneamente 
lesioni polmonari, ciò che fu pure osservato da altri. Contro tutte 
queste osservazioni però si può muovere una grave obbiezione, e si ò 
che non ò possibile di escludere perentoriamente il dubbio che i ba- 
cilli veduti, anzichò essere la causa della malattia, non ne fossero se 
non una concomitanza, oppure non rappresentassero che T indizio del- 
l'incipiente decomposizione cadaverica. Per definire la questione si 
tentarono le inoculazioni ipodermiche da Winge nel 1870, e quelle in- 
travenose e peritoneali da Heiberg nel 1872, ma senza positivi risul- 
tati. Eberty Birch-Hirschfeld ed Osler» mediante diretta inoculazione 
nel globo oculare, provocarono panoftalmia e cheratite nei conigli. 
Grancher tentò la coltivazione pura dei batteri dell'endocardite, ma 
con poco successo, poiché essi non presentavano caratteri distintivi 
abbastanza marcati e perivano prima che si potesse istituire la prova 
delle inoculazioni. Perret e Rodet riferirono di avere determinata la 
produzione di vegetazioni endocardiche nel rene coir inoculazione di 
frammenti delle medesime tolte da un ammalato, oppure di liquidi di 
coltura del bacillo specifico, ma l'esperimento non ha molto valore, 
poichò nei cani l'endocardite può insorgere anche spontaneansente. 

Di recente, Have e Bramweil tentarono le inoculazioni con colture 
eseguite su sostanze solide , ma non giunsero a conclusioni ben defi- 
nite; ma Wyssokowitsch , sotto la direzione di Orth, ottenne risultati 
positivi. 

Rivista. 2 



18 RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 

Egli prese a base delle sae ricerche il fatto accertato da Rosenbach 
nel 1878, che ana lesione traumatica prodotta su di una valvola car- 
diaca di un coniglio per mezzo di una sonda introdotta attraverso la 
carotide, non ò seguita da reazione infiammatoria, ma tutt'al più da 
leggiera trombosi. Questo fatto è in opposizione colle vecchie idee 
sulla sensibilità del r endocardio, per la quale un tempo si credette che 
nelle piemìe i brividi fossero determinati dalPazione irritante del pus 
entrato nel cuore suirend< cardio. Seguendo simili opinioni, Bichat rac- 
comandava nei casi di asfissia di eccitare il cuore, introducendo fino 
ad esso una siringa lungo una vena giugulare, ciò ctie fu effettivamente 
eseguito da DiefTenbach in caso di collasso per colera asiatico , ma 
senza baon successo. Virchow infatti trovò che l'endocardio era del 
tutto insensibile agli stimoli cagionati da siringhe di vetro o dal ghiaccio^ 

Wyssokowitscb, dopo aver leso le valvole cardìache di sette conigli 
secondo il metodo di Rosenbach , introdusse una porzione di liquido 
di coltura dello strepticocco piogenico nelle vene delle loro orecchie e 
li vide perire tutti nello spazio da uno ad undici giorni, generalmente 
in ragione diretta della quantità di materia infetta inoculata. In cinque 
degli animali operati si trovarono all'autopsia vegetazioni endocar- 
diche più o meno sviluppate, non sempre però precisamente in corri- 
spondenza del punto artificialmente offeso, ma talora anche alquanto 
discoste da esso. Tali vegetazioni si componevano di fibrina, corpuscoli 
sanguigni rossi e numerosi sfero-batteri, simili a quelli injettati. Inoltre 
si riscontrarono aree necrotiche tanto più estese, quanto maggiore era 
r infiltrazione dei batteri, e in alcuni casi pericardite ed ascessi car- 
diaci, metastasi nei reni, nella milza e nei ginocchi. In due casi Tiqo- 
culazione non ebbe successo. 

In altri tre conigli, Wyssokowitscb operò similmente, ma injettò 
colture pure dello stafilococco piogeno aureo, che ò frequentemente 
associato allo streptococco. Due volte adoperò colture concentrate, e i 
conigli morirono nello spazi ) di due giorni con lesioni simili a quelle 
prodotte dallo streptococco, ad eccezione che i batteri erano meno ab- 
bondanti ed in loro vicinanza i processi suppurativi erano più mar- 
cati. Una volta impiegò una emulsione diluita di batteri e il coniglio 
morì trentotto giorni dopo l'operazione senza lesioni valvolari, seb- 
bene presentasse ancora le traccio dell'offesa artificialmente recata 
all'endocardio. Un altro coniglio fu operato col cocco settico di Ni- 
colaier, e mori al quarto giorno coi medesimi sintomi suaccennati. In 
esso il processo infiammatorio si era esteso all'orecchietta sinistra per 
coniinuitatem. Due conigli inoculati col micrococco tetragono ed altri 
due col bacillo pneumonitico non risentirono verun effetto. Risultati 
positivi e simili a quelli già menzionati si ebbero dalle inoculazioni di 
una coltura di stafilococco piogeno aureo ottenute da un caso di en- 
docardite ulcerativa maligna con ascessi metastatici. 

Poco dopo Wyssokowitscb, Weichselbaum esaminò i cadaveri di tre 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 19 

giovani morti per endocardite ulcerativa acuta, in due casi concoipi- 
tante a reumatismo articolare acuto , ed in uno lesioni vascolari di 
antica data. Da uno di questi casi e ptecisamente dal liquido pericar- 
dico, dalle vegetazioni deirendocardio, dalla milza e'dalPorina egli ri- 
•cavò una mistura dì stafilococco piogenico aureo e bianco e di strep* 
tococco piogenicoy dal secondo ca^o ottenne solo lo streptococco pioge- 
nico e dal terzo soltanto lo stafilococco piogenico aureo. Dal cadavere 
di una quarta giovane morta per endocardite acuta vegetativa reu- 
matica si ebbe colle colture soltanto lo streptococco piogenico. Gli 
esperimenti sugli 'animali riuscirono analoghi a quelli di Wysso- 
kowitsch. 

Ribbert studiò lo stesso argomento, niodificando però il metodo, 
poiché tralasciò di ledere meccanicamente Tendocardio, e si limitò ad 
introdurre direttamente nelle vene dei conigli ammassi di stafilococco 
piogenico aureo coltivato sulle patate, e potè determinare in tal modo 
ascessi cardiaci ed aree di necrosi nel miiocardio, nonchò vegetazioni 
suir endocardio e specialmente sulle valvole mitrale e tricuspidale pre- 
valentemente presso r inserzione delle corde tendinee. Air esame mi- 
croscopico egli potò distinguere i varj staJj dell* infezione, la fissazione 
dei batteri e talora anche di piccole particelle di patate suir endo- 
cardio e la loro penetrazione negli strati più profondi con produzione 
di necrosi e trombi. 

L^ Autore esegui pure alcune esperienze, valendosi del materiale ri- 
cavato da un caso di endocardite, dal quale ecco un cenno succinto: 

Caso clinico. — M. C. nelT infanzia soffri convulsioni e la scarlattina, 
a quattordici anni , nel giorno 26 febbrajo 1886 . fu operato di osteo- 
tomia cuneiforme per correggere un piede torto, il 6 marzo fu preso 
da risipola, delirio, stiramenti muscolari dal lato sinistro e morì al 
10 marzo. 

All'autopsia si trovarono emorragie superficiali sulle circolazioni 
cerebrali sotto la pia madre, vegetazioni endocardiche p:ù o meno ade- 
renti, grandi e piccole, bianche e rosse, ricoperte di coaguli sulle 
valvole mitrale e tricuspidale , una piccola erosione coperta da una 
pellicola fibrinosa su di un muscolo papillare del ventricolo sinistro, 
molte piccole petecchie sotto Tendotelio del ventricolo stesso ed un 
piccolo ascesso, milza molle ed ingrossata, con un^area grigiastra del 
diametro di circa un centimetro, reni alquanto ipertrofici sparsi di 
macchie giallognole circondate di un'area rossiccia, corteccia renale 
alquanto maggiore del normale, piccole aree biancastre di rammolli- 
mento nel fegato. 

Al microscopio si trovarono nelle porzioni superficiali delle vegeta- 
zioni endocardiche molte cellule sferiche, fusiformi e stellate e fra di 
esse numerosi batteri agglomerati ed isolati , facili a colorarsi sia col 
metodo di Gram, sia colla sola fucsina, misti a materia granulare, a 
leucociti, a fibrina, a corpuscoli rossi. Erinvi inoltre zone necrotiche, 



20 KASSEONA MEDICO-GHIRORaiC.V 

nelle qaall i nuclei rimanevano scolorati e la sostanza fondamentale 
appariva mista o trasparente e finamente granulare. Attorno a tali 
zone per lo più notavatisi leucociti accumulati in quantità variabile. 

Le lesioni degli altri organi erano quelle degli ascessi ed infarti pie- 
mici. I vasi renali, specialmente i più piccoli, erano ingombri di mass» 
di batteri^ senza traccio di reazione circostante, oppure con un^area 
di vasi sanguigni dilatati oppure di leucociti accumulati. Il fegato & 
la milza presentavano gli effetti consueti dell'embolismo infettivo. I 
piccoli vasi cerebrali erano pure ingombri di batteri , con emorragie* 
circoscritte, zone di vasi dilatati, focolaj di rammollimento, di infil- 
trazione purulenta. Alcuni frammenti di reni conservati per uno, due 
o tre giorni in recipienti disinfettati mostravano unMmmensa molti- 
plicazione e diffusione dei batteri patogenici. 

Particelle minute dei reni e delle vegetazioni endocardiche poste 
con tutte le ordinarie cautele antisettiche nella gelatina peptonizzata 
alla temperatura ordinaria del laboratorio , diedero origine alla fine 
della seconda giornata a numerose colonie di batteri, visibili ad occhia 
nudo, di color bruniccio, e dotati della proprietà di liquefare la gela- 
tina, nonchò di moltiplicarsi nelPagar-agar e nel siero sanguigno. Sulla 
gelatina esse formavano una pellicola, che prima era biancastra, poi 
si faceva gialliccia e cadeva al fondo. Mano mano che procedeva il 
processo di moltiplicazione dei batteri tutta la massa di gelatina an- 
dava assumendo un colore oscuro. L*agar non veniva liquefatto^ anche 
in esso le colonie di batteri assumevano un colore dapprima bianca- 
stro, poi giallognolo; e cosi pure sul siero si formava una pellicola 
giallastra, come anche sulle patate, ma più lentamente. 

A sei conigli furono inoculati per via ipodermica circa due milli- 
metri cubici di coltura di batteri nelPagar per ciascuno, ed in cinque 
si svilupparono ascessi contenenti i bacteri inoculati. A tre altri co- 
nigli furono eseguite injezioni nelle cavità pleurica ed addominale con 
un miscuglio di una parte della coltura suddetta con tre parti di acqua 
salata, ma non si ebbe altro fenomeno di reazione che un rialzo nella 
temperatura per due giorni. L'Autore concorda con Wyssokowitsch^ 
Weichselbaum e Ziegler nel ritenere che il batterio patogenico del- 
l'endocardite maligna si ò lo stafilococco piogenico aureo. 

Merita di essere raccontato, che un collaboratore deirÀutore, es- 
sendosi ferito ad un dito mentre maneggiava i visceri addominali dt 
un coniglio morto in seconda giornata, dopo aver ricevuto un'inje- 
zinne intravenosa di una coltura pura dello stafilococco, ebbe un pa- 
tereccio con addolentatura di tutte le ghiandole linfatiche del corpo» 
Dal pus si ottennero facilmente colture di stafilococco piogenico aureo. 
Altre esperienze eseguite dall'Autore, furono le seguenti : 

Punture delle valvole senza successiva inoculazione, — A cinque co- 
nigli mise allo scoperto una carotide e vi applicò due legature alla 
distanza di circa due centimetri l'una dall'altra, fece un'incisione 



RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 21 

nella parete del vaso e in essa ìntrodasse una siringa, e superando la 
legatura centrale previamente allentata, la spinse fino contro le val- 
vole aortiche y al qaal momento i battiti cardiaci si fecero rapidi ed 
irregolarii quindi la ritirò, lavò la ferita, come già prima la cute, con 
una soluzione di sublimato corrosivo al millesimo, applicò alcuni punti 
di sutura, levò la legatura e medicò con cotone assorbente e flanella. 
I battiti cardiaci continuarono ad essere frequenti, ma regolari per 
alcune ore e talora furono altresì accompagnati da un distinto soffio. 
In tutti 1 casi gli animali si riebbero prontamente e la ferita guari 
per prima intenzione, quando gli animali non furono subito sacrificati. 
Sia negli animali accisi nelle prime venti ore successive airopera- 
zione, come in quelli che furono lasciati vivere più lungamente fino 
a trentasei giorni non si trovarono manifesti segni di reazione tanto 
alla sede della lesione, quanto negli organi interni. Una volta si vide 
Papice della valvola lacerata coperto di un coagulo membranoso. Tra- 
scorsi alcuni giorni dalPoperazione, la sede della lesiona si trovò sol- 
tanto leggermente ingrossata. 

Punture delle valvole seguite da inoculazione* — Ad otto conigli 
operati nel modo snddescritto furono injettati, una due o tre ore dopo 
la lesione delle valvole, una quantità variabile di liquido carico di 
stafilococchi piogenici aurei e diluito con acqua salata in una vena 
d^nn' orecchia. 

Uno di questi conigli mori dopo 16 ore; in esso si trovò una estesa 
abrasione alPorigine della carotide ed una semplice puntura all'apice 
dì una valvola aortica, ed inoltre congestione polmonare. Un secondo 
coniglio ebbe per due giorni temperatura elevata e torpore, poi si ri- 
stabili, e quando fu ucciso dopo ventisei giorni, presentò le traccio di 
una puntura su di una valvola aortica con ingrossamento dei suoi 
màrgini e numerosi depositi calcari nei reni. 

Negli altri sei animali si osservarono fenomeni uniformi: febbre 
olevata, stupore, immobilità, avversione al cibo e movimenti convul- 
sivi generali poco prima della morte, che avvenne in media circa cin- 
quanta ore dopo Toperazione. La ferita al collo cicatrizzò prontamente, 
in quattro casi eravi pericardite siero-fibrinosa con essudato ricco di 
sferobatterj, i quali ooll*esame morfologico e colle colture furono iden- 
tificati per stafilococchi piogenici aurei. In quattro casi erano state 
lese le valvole aortiche ed inoltre eranvi abrasioni sulle pareti della 
•carotide e suir endocardio, in due eranvi solo queste lesioni e le val- 
vole erano rimaste intatte per essere scivolato fra di esse IMstrumeato 
senza offenderle. In corrispondenza di tutte le lesioni eranvi masse 
simili a vegetazioni endocarditiche costituite di fibrina, sostanza gra- 
nulare, corpuscoli sanguigni bianchi e rossi e numerosi sfero-batterj, e 
sotto di esse notavasi una circoscritta zona necrotica, attorno alla 
quale erano ammassate molte cellule sferiche nel tessuto sottoendote- 
iale, ed in un caso eravi moderata proliferazione delPendotelio. In un 



22 RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 

coniglio si trovò la muscolatara cardiaca invasa da ascessi , in altri 
due essi erano semplicemente endocardici e piccoli, ma nel loro in* 
terno ovvero nelle loro vicinanze eranvl.i soliti batterj, i quali talora 
rilevarono completamente il lume dei vasi sanguigni. Identici batterj 
si rilevarono altresì nei coaguli rossi, voluminosi, i quali in pa- 
recchi casi distendevano il ventricolo e Torecchietta di destra. In un 
caso oravi notevole infarto epatico; in tutti la milza era molle, volu- 
minosa e conteneva i batterj. I reni apparivano iperemici ed in cinque 
animali presentavano infarti, iu uno ascessi grandi e. piccoli; in essi i 
vasi sanguigni erano ingrombri di masse di sfero-batterj , ma senza 
alterazioni dei tessuti circostanti, ora invece con infiltrazione puru- 
lenta o con zone necrotiche. In un caso fu riscontrata una placca gan- 
grenosa nellMntestino, in tre congestione cerebrale. 

Questa serie di esperimenti dimostra adunque che T introduzione nel 
sangue dei conigli di una considerevole quantità di sostanza carica di 
stafilococco plogenico aureo, dopo una lesione meccanica deirendo- 
cardio, può produrre oltre le alterazioni periferiche caratteristiche 
della piemia anche quelle proprie deirendocardite ulcerativa maligna 
e precisamente in sede ad estensione corrispondenti alle lesioni arti- 
ficialmente praticate. 

Lesioni chimiche delV endocardio seguite da inoculazione. — Con ma- 
neggio simile a quello già descritto, TAutore pensò di introdurre per 
la vena giugulare destra sino alla valvola tricuspidale la siringa colla 
punta munita di un miscuglio di parti eguali di nitrato (Inargento e 
di potassa ricoperto da uno strato di zucchero, cosicché razione cau* 
stica non veniva ad esercitarsi se non quando lo strato zuccherino 
era disciolto e la punta della sonda veniva strofinata contro Pondo- 
cardio del ventricolo sinistro o contro la valvola. Successivamente ve- 
nivano eseguite le inoculazioni. Sette conigli furono operati in questo 
modo e presentarono in complesso le medesime lesioni di quelli nei 
quali Tendocardio era stato leso traumaticamente, solo che apparvero 
con frequenza alquanto maggiore emorragie ed ascessi polmonari. 

Per controprova a ^ue conigli fu introdotta una siringa sterilizzata 
sino al ventricolo destro del cuore e quindi fu estratta senza ledere 
Tendocardio, poi fu eseguita T inoculazione di materiale carico di sta* 
filococco piogenico aureo in una vena auricolare. Entrambi gli animali 
soccombettero con infarti renali e milza tumefatta, ma senza lesioni 
cardiache. 

Lesioni chimiche dell'endocardio non seguite da inoculazioni. — A tre 
conigli furono eseguite semplicemente le cauterizzazioni «lelT endo- 
cardio nel modo suddescritto , e poi furono uccisi uno venti minuti 
dopo l'operazione, Taltro dopo cinque giorni e il terzo dopo sei. Nesl 
sano di essi presentò in vita segni di malessere, ed airautopsia sol- 
tanto sui secondo si trovò un coagulo aderente al margine della val- 
vola tricuspidale, ma privo di batterj. 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 23 

In riassunto è accertato che in un certo numero di casi di endo- 
cardite ulcerativa acuta esistono baiterj tanto nelTendocardio, quanto 
negli organi periferici, quando in essi si trovino alterazioni dipen ienti 
dalla malattia.. Questi batterj sono per lo più piccoli e sferici solo di 
raro, essendo stati trovati dei bacilli. Vi sono casi di endocardite ul- 
cerativa acuta con estesa distruzione dei tessuti e formazione di grandi 
trombi senza presenza di batterj, ma in essi di solito i^endocardio era 
già sede dì procossi inllammatorj di antica data. Questa ultima cir- 
costanza tuttavia fu accertata ancbe in casi di endocardite con pre- 
senza di batterj, ma in questi si hanno facilmente lesioni emboliche 
di natura infettiva, e tale si manifesta il carattere generale della ma- 
lattia, ed è quindi ragionevole di contraddistiinguerli colla denomina- 
zione di endocardite acuta ulcerativa maligna batterica o micotica. 
Talora però la distinzione fra le due sorta di endocardite non può 
èssere basata che sulT esame rufcroscopico. Talvolta si osservano bat- 
terj anche ueli* endocardite ulcerativa semplice, ma essi mancano sem- 
pre nelle forme croniche. 

Il nesso eziologico che corre fra Tendocardite micotica ed i batterj 
viene dimostrato dal fatto , che coltivando i batterj che si ricavano 
dal corpo degli ammalati di tale malattia ed inoculandoli nei conigli, 
ai quali sia stato preventivamente leso Pendocardio con mezzi chimici 
o meccanici, si deter nina la riproduzione delle alterazioni anatomiche 
caratteristiche , sia centrali che periferiche colla presenza in esse dei 
medesimi batterj. 

Sotto quali condizioni poi neiruomo possano fissarsi e moltiplicarsi 
i batterj nell'endocardio quando esso non ò leso meccanicamente, nò 
chimicamente e non è sede di lente infiammazioni , rimane tuttora 
ignoto. 

Pare che Tembolismo per ammasso di batterj nei vasi sanguigni 
delle valvole cardiache non sia cosi raro, come finora credevasi. 

In sei casi fu accertato che i batterj presenti nelle lesioni deir en- 
docardite ulcerativa maligna erano della specie dello streptococco pio- 
genico e dello stafilococco piogenico aureo, ma fu pure dimostrato ohe 
oltre a questi anche altri batterj inoculati nei conigli possono , sotto 
determinate condizioni , comportarsi nello stesso modo o produrre gli 
identici effetti. 

Non lurono ancora studiate, in relazione a questi nuovi concetti, le 
relazioni delPendocardite ulcerativa colla pneu monito, colla febbre ti- 
foide e con altre malattìe acute. Tuttavia ò importante di osservare 
che quando fa accertata in tali malattie la presenza di batterj , fu 
anche accertato che questi erano di quelle specie che hanno parte 
nella produzione della piemia ed in genere dei processi infiammatorj» 
onde conformemente a tali idee Tendocardite in tali casi non sarebbe 
che una delle lesioni locali risultanti dalla piemia. 

La frequenza colla quale Tendocardite ulcerativa acuta si aggiunge 



24 RASSEGNA MEDICO-CHIRUKGICA 

a quella cronica, sembra indicare che neiPuomo le lesioni antiche del- 
Tendocardio costituiscono la condizione favorevole alla fissazione ed 
alla moltiplicazione dei batterj penetrati nel sangue , com3 le lesioni 
chimiche o meccaniche dell* endocardio nelle esperieaze eseguite sai 
conigli. Del resto Toscarità intorno alle cause predisponenti ò comune 
a tutte le malattie che si ritengono originate da microbi, e tutto resta 
ancora a scoprire intorno a questo argomento nel campo clinico, fi- 
siologico e morfologico. 

Frattanto una deduzione pratica che scaturisce dagli studj finora 
eseguiti y è che in ragione dei rapporti deir endocardite cronica col- 
Tacuta esulcerativa e di questa colla piemia, conviene raddoppiare di 
precauzioni antisettiche quando si hanno ad eseguire operazioni chi- 
rurgiche in persone afifette da vizj valvolari. 

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Ziegler definisce l'actinomicosi una infiammazione progressiva pro- 
dotta da un fango, detto actinomicete, con esito di formazione di granu- 
lazioni, di tessuto fibroso e di suppurazione, propria deir uomo e delle 
bestie bovine, ovine e saine e trasmissibile per inoculazione. 

Negli animali fu primamente descritto da BoUinger nel 1877 e nel- 
Tuomo da Jomel pure nel medesimo anno, e due anni dopo con mag- 
gior esattezza da Fonfick. 



(1) Docente di medicina, di patologia e di anatomia patologica nella Scuola 
Medica di Biistol, Medico anziano nell'Ospitale Generale di Bristol e membro 



<lel Collegio univei*8Ìtario di Londra. 



\ 



20 RASSEGNA MRDIOO- CHIRURGICA 

La denominazione di actinomicete fu dedotta dalla configurazione a 
raggi dei fungo, che ha l'aspetto di piccole masse sferiche del volume 
di granelli di miglio di colore per lo più gialliccio , ma ora anche 
bianco o bruno o verdastro o chiazzato od a striscio. Ogni corpuscolo 
si compone dì un nucleo centrale di filamenti strettamente avvolti e di 
altri filamenti disposti a raggi. Ognuna di queste granulazioni quando 
ò in seno ai tessuti infiammati rassomiglia esattamente ad un tuber- 
bercelo. Se Tinfiammazione ò recente Tactonimicete ò circondato di cel- 
lule rotonde, ossia di tessuto di granulazioni , più tardi si trovano cel- 
lule epiteliali e cellule giganti circondate da una zona di tessuto con- 
nettivo di nuova formazione tendente a trasformarsi in fibroso. Per 
ultimo sopraggiunge la suppurazione, colla quale i funghi vengono eli- 
minati. 

L'eziologia è ancora oscura. Gli actinomiceti non furono mai tro- 
vati fuori degli organismi animali, e neppure fu determinato con si- 
curezza come avvenga la trasmissione degli animali airuomo. Israel 
crede che gli uni e Taltro possano ricevere 1* infezione dai cibi ve- 
getali e dair acqua potabile. Jensen (1) vide in Seelandia un'epide- 
mia di actinomicosi nel bestiame che pascolava su di un suolo recen- 
temente sottratto alle acque marine e Johne scopri un fungo affetto si- 
mile air actinomicete in alcuni grani di segale infitti nelle tonsille di 
un maiale. 

Israel non pare alieno deirammettere che in circostanze favorevoli 
Tactinomicete possa svolgersi ùaìV innocente lepthotrix buccalis ed in- 
fatti fu evidentemente verificata la frequente concomitanza delPacti- 
nomicosi colla carie e colla fistola dentale. In parecchi casi la malat- 
tia incominciò dove appunto oravi un dente guasto od un'alterazione 
delle ossa della mascella. Israel riferi al Congresso dei chirurghi te- 
deschi (1886) che nel centro di un polmone affetto da actinomicosi 
trovò un pezzo di dente cariato. 

Molti tentativi di coltivazione artificiale del fungo fallirono, ma re- 
centemente Bostròm di Giessen (2) sarebbe riuscito a conservarlo ed 
a portarlo a maturanza in cinque o sei giorni; tuttavia colle inocula- 
zioDi non riusci a riprodurre la malattia. Israel e Ponfick invece riu- 
scirono a trasmetterla dairuomo ai conigli ed ai vitelli mediante in- 
iezioni ipodermiche, venose ed intraperitoneali. 

L'actinomicete può invadere Torganismo da tre parti: dalla bocca e 
dalla faringe, dalle vie respiratorie e dal tubo gastro-enterico. 

Invasione della bocca e della faringe, — Più frequentemente avviene 
dalia mandibola. IL fungo può trovarsi in essa od anche nelle regioni 
sottomentale, sotto mascellare e nella parte inferiore del collo. La tu- 
mefazione può cangiare di posto, e così Israel dal mese di agosto a 



(i) « Tidskrift. f, Veterineer » , 1883. XIII. 
(2) « Jahi'esbericht iiber Path. Org. » , 1886. 



RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 27 

quello di dicembre la vide passare dalla regione sottomascellare a 
quella tiroidea. Talora la traccia del passaggio resta segnata da un 
cordone cicatriziale. 

Quando la malattia incomincia dalla mascella superiore tende a dif- 
fondersi nelle parti molli ed anche profondamente fino alla base del 
cranio. Solitamente in questa regione il corso della malattia è lento e 
per qualche tempo anche indolente, e quando si verifica la suppurazione 
per lo più si fa strada ali* esterno. Ma altre volte mentre la tumefa- 
zione scompare da una parte e dà luogo ad una cicatrice, si estende da 
altre parti ed anche in profondità e rende grave la prognosi. La sola 
cura efficace consiste nelPesportare 1 tessuti ammalati. 

Invasione per le vie respiratorie, — In una donna sofferente da otto 
anni di catarro bronchiale diffuso senza indizi di lesione polmonare 
e senza danno grave della salute generale si trovarono nello sputo i 
granuli ceratteristici deiractinomicosi. 

È probabile che molto volte il parassita incominci a fissarsi nell& 
mucose bronchiali e poi si propaghi nel parenchima polmonale. In que- 
sto caso si devono distinguere, secondo Israel, tre stadi: 

Nel primo gli actlnomiceti determinano un focolare di peribronchite 
o di pneumonite , le cellule negli alveoli subiscono la degenerazione 
adiposa e formano masse gialle d* apparenza tubercolare, succedono 
poi rammollimento, suppurazione, emorragie capillari e formazione di 
una cavità, attorno alla quale si costituisce uno strato di tessuto con- 
nettivo ricco di fibre elastiche. 

In questo periodo i sintomi si riducono a lieve r.tsse con scarsa espet- 
torazione, ed alPesame si riscontrano, quando la malattia è sufficien- 
temente inoltrata, i segni fisici di un indurimento polmonale, il quale 
per lo più è limitato alle porzioni laterali e posteriori, e non mai, al- 
meno secondo quanto fu sinora osservato , attacca gli apici. Corri- 
spondentemente air indurimento polmonale può notarsi la retrazione 
della parete toracica. 

Nel secondo periodo il male tende a portarsi verso P esterno e per 
lo più posteriormente e lateralmente, attaccando i tessuti prevertebrali. 
Altre volte la malattia scende in basso dietro il diaframma nel tessuta 
retro oeritoneale e nei vicini muscoli e quindi nella cavità addominale 
suscitando una peritonite acuta e determinando la formazione di ascessi 
sottofrenici, epatici o splenici. Talvolta il mediastino ed il pericardio 
possono pure essere offesi. Generalmente quando la malattia si estende 
fuori dei polmoni il suo corso si accelera; havvi prostrazione delle 
forze, sudori profusi, brividi intercorrenti, temperatura ora normale 
ora inferiore della fisiologica. 

Nel terzo stadio la pelle viene implicata nel processo morboso, al 
petto ed al dorso si manifesta un'estesa infiltrazione pastosa e final- 
mente si ha Puscita del pus contenente i glomeruli caratteristici. La 
durata totale delle malattie non può determinarsi , essendo incerta 



28 RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 

sempre la data deiresordiOi tuttavia pare possa prolungarsi per due o 
tre anni. 

L* intervallo fra le comparse dei sintomi più evidenti e patagnomo- 
nici e la morte varia dai cinque ai venti mesi. 

Invasione per il tubo digestivo, — Chiari nel cadavere di un uodqlo 
morto per marasma dopo due anni di malattia trovò la mucosa del- 
r intestino ricoperta di uno strato biancastro consistente del micelio 
degli' actinomiceti, che apparivano sotto forma di globuli gialli e bruni 
saldamente aderenti ai sottostanti tessutj. 

Altre volte però i noduli actlnomicetici hanno sede nella mucosa o 
nel tessuto sottomucoso e producono per rammollimento esulcerazioni 
profonde a contorni mal detiniti suscettibili tuttavia di cicatrizzazione. 
In questa forma ò possibile la guarigione spontanea perchò i moti peri- 
staltici degli intestini favoriscono Peliminazione dei parassiti. Perico- 
lose complicazioni tuttavia si possono avere per Testensione del pro- 
<!esso morboso al fegato sia per il sistema della vena porta, sia come 
fu verificato in un caso, per la via dell'appendice vermiforme e del 
tessuto retroperitoneale. 

Finché la malattia è limitata alle pareti intestinali paò mancare 
ogni sintomo od esservi semplicemente un pò* di diarrea. L'esame delle 
feci però può rivelare la presenza del fungo , il quale può trovarsi 
eziandio neirorina, quando esso abbia attaccata la vescica. La cura in 
genere non può essere se non palliativa « tuttavia Esmarch ottenne 
una guarigione mediante un atto operativo. 

Del resto qualunque sia la sede primitiva del male si può averne la 
rapida diffusione per embolismo anche molto tempo dopo che esso 
rimase a lungo circoscritto e quasi innocuo. La diffusione viene ac- 
<!ompagnata da brividi ricorrenti ad intervalli irregolari e da rapido 
deperimento. 

Un caso interessante fu studiato dall'Autore. 

Un imbianchino , di anni 28 , di cui il padre ed un fratello erano 
morti di tisi, fu ricoverato all'Ospitale di Bristol siccome sofferente 
di un dolore che persisteva da tre settimane in corrispondenza delle 
cartilagini costali destre. Parecchi mesi innanzi egli aveva dovuto fer- 
marsi a letto tre settimane per disturbi intestinali. È notevole che 
l'acqua potabile di cui egli faceva uso proveniva da una sorgente si- 
tuata tra una chiesa ed un antico cimitero e che in seguito a dirotte 
pioggie essa era stata per qualche tempo molto torbida, e che allora 
^gli si era astenuto dal berne. 

L'ammalato era debole, gracile e presentava l'aspetto di chi ha ten- 
denza alla tubercolosi. Il dolore che lo tormentava era esacerbato dai 
movimenti, dalle respirazioni profonde e dalla tosse. Le respirazioni 
erano 36 al minuto, le pulsazioni 84. Alla parte inferiore destra del 
torace il respiro era alquanto aspro , l' addome era alquanto teso , il 
fegato oltrepassava il margine costale ed era dolente alla pressione. 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 2) 

la lingua era secca ed impaniata. Più tardi Terso la base del torace 
a destra si ebbe ottasità e incominciò altresì un'espettorazione muco- 
pnrolenta, con progressivo dimagramento e profasi sadori notturni. 
Non vi furono brividi ma temperatura febbrile a tipo irregolare. Varie 
punture esploratorio praticate nella zona di ottusità ed anche nell'area 
epatica non rivelarono la presenza nò di essudato nò di pus. Per lo 
spazio di circa due mesi tuttavia i segni di un versamento pleuritico 
andarono crescendo , poi a poco a poco svanirono e invece si eb- 
bero quelli di una suppurazione interna, come i brividi, l'estrema ema- 
ciazione, i sudori coUequativi , ed in questo stato sopraggi ungeva la 
morte. All'autopsia si trovò il lobo inferiore del polmone destro ade- 
rente al costato ed al diaframma e trasformato in una massa fibrosa, 
compatta. Il fegato aderiva pare al diaframma e conteneva una massa 
del diametro di circa dieci centimetri divisa e suddivisa da sopimenti, 
la quale conteneva numerosi actinomiceti. Il pus era penetrato nelle 
vene adiacenti, un ascesso secondario notavasi nel lobo inferiore del 
polmone sinistro. Nel lobo inferiore del polmone destro non si scopri- 
rono se non pochi actinomiceti^ sempre tuttavia sufficienti per fa rico- 
•noscere la cagione vera e prima del male. 

Anche in un caso affatto simile osservato da Israel si ebbe versa- 
mento pleuritico che poi fu in breve riassorbito. Nel caso succennato 
la durata della malattia a datare dai primordi fu di quasi sette mesi 
ed a datare dalla comparsa dei primi sintomi maligni fu di quasi 
quattro. 

La diagnosi fu piuttosto difficile. 

Il complesso dei sintomi e dei dati anamnestici deponeva per la tu- 
bercolosi , la persistenza dei brividi , malgrado il miglioramento delle 
condizioni toraciche mise in sospetto sulla reale natura del male, ma 
essa non fu accertata , se non all'autopsia. 

Quando le circostanze permettessero di fare per tempo la diagnosi 
di actinomicosi polmonare potrebbe essere giustificato un tentativo di 
esportazione del segmento di polmone dove risiedesse il male, poichò 
più tardi ogni terapia diviene inutile. 

V. LoMBARD Warren. — Is ths « Kneekiok » a reflex Act ? A 
Researche xnade at the physiological laboratory of the Colle- 
ge ci Physicians and Surgeons, NeTV York — (Se il sussidio del 
ginocchio sia realmente un atto riflesso). Ricerche eseguite nel labo- 
ratorio del collegio medico-chirurgico di Nuova York; pag. 88. 

Caratteri e risultati delle esperienze, — L'Autore si propose di ri- 
cercare se il tempo che passa fra il colpo sol legamento della rotula 
e il principio della contrazione del muscolo quadricipite sia abbastanza 
lungo lia potersi ammettere che si compia un atto riflesso. Egli avrebbe 
trovato che tale intervallo rappresenta solo un quarto del tempo ne- 
cessario perchò si compia un atto riflesso del ginocchio dietro un ec- 



30 RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 

oitamento cntaneo, ed è assai poco più lungo di quello richiesto dalla 
contrazione del muscolo quadricipite dietro la diretta applicazione dello 
stimolo elettrico. 

Teorie comunemente acceétate. — LMmportanza diagnostica del fe- 
nomeno del moto aussultorio della rotula fu segnalata nel 1871 e di- 
venne oggetto di molti studi, pure non ne fu ancora perentoriamente 
dimostrata la vera natura, poiché taluni Autori lo considerano come 
un moto riflesso ed altri come un effetto diretto dello stimolo mec- 
canico delle fibre muscolari. Molteplici esperienze dimostrarono che 
normalmente lo stimolo meccanico opera non sulla cute, ma a quanto 
pare, sulle fibre nervose situate nel tendine e nelle guaine muscolari, 
nonché sulle fibre muscolari stesse. Quello che appare certo ed è co- 
munemente ammesso si è che perché si verifichi il fenomeno ò neces- 
sario r integrità deirarco di riflessione, come fu dimostrato da nume- 
rose osservazioni fisiologiche, cliniche e patologiche. Da ciò i fautori 
-delPidea del moto riflesso deducono che esso deve essere di tale na- 
tura, poiché dipende dair integrità del midollo spinale, ma gli oppo- 
sitori fanno osservare che anche quando il fenomeno fosse puramente 
muscolare, esso sarebbe strettamente collegato col tono dei muscoli , 
il quale alla sua volta non sussiste se non é normale e continua IMn- 
fluenza spinale, la quale forse non consiste in altro in ultima analisi 
se non in una serie di deboli impulsi provenienti ancora per via ri- 
flessa dal^azìone incessante degli infiniti stimoli esterni. Vero ò però 
che poco conoscendosi intorno alla vera natura del tono muscolare ed 
anzi alcuni Autori mettendone in dubbio l'esistenza tutta la teoria ri- 
mane vacillante. L^argomento principale adunque contro Topinione della 
natura riflessa del sussulto patellare si é quello della brevità del tem- 
po , nel quale esso si compie, tre volte circa minore di quello che se- 
condo i calcoli sarebbe necessario. Infatti secondo gli Autori T inter- 
vallo fra il colpo sul legamento rotuleo e la contrazione del qua- 
dricipite varia da 3 a 4 centesimi di secondo, e può scendere fino 
solo 16 millesimi in certe condizioni anormali, per esempio quando 
siavi sclerosi laterale del midollo spinale, mentre calcolandosi la ve- 
locità di trasmissione dell* impulso lungo i nervi eferenti ed afferenti 
a circa 30 metri per minuto secondo il tempo impiegato nel solo tra- 
sporto deireccitamento meccanico e del consecutivo impulso dovrebbe 
essere di 4 a 5 millesijai di secondo, dovendosi percorrere una distanza 
in media di circa un metro e mezzo ed aggiungendo poi il tempo ne- 
cessario allo svolgimento deir azione nel midollo spinale, tempo che 
ascenderebbe a ben 55 millesimi secondo le esperienze di Exner sul- 
Tammiccar delle palpebre, nonché tenendo conto del periodo latente 
muscolare il quale sarebbe di un centesimo di secondo si avrebbe sic- 
come indispensabile per Tinero atto riflesso una durata di 11 decimi 
di secondo. 

Gli oppositori nondimeno osservano che nel riflesso tendineo potrebbe 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA ol 

darsi che la velocità di trasmissione luogo i nervi fosse maggiore di 
quella comunemente ritenuta, ed infatti secondo alcuni sperimentatori, 
sarebbe di 90 metri anzichò di 30 al secondo, e che inoltre non è di- 
mostrato che il cosi detto periodo latente muscolare nelP uomo sia 
eguale come nella rana. 

Esperienze dell'Autore, — Esse furono intraprese dietro il concetto 
che la contrazione del muscolo quadrìcipite in seguito ad un colpo po- 
tesse essere un atto complesso dovuto in parte allo stimolo meccanico 
diretto delle fibre muscolari, in parte air eccitamento riflesso, onde 
TAutore pensò di studiare il fenomeno col metodo grafico per scinderne 
e renderne manifesti i componenti. Egli stimolò direttamente il mu- 
scolo mediante la corrente indotta, indirettamente con un colpo sul 
legamento rotuleo o per vie riflesse , irritando la cute presso al gi- 
D occhio. 

Normalmente quando si percuote.il legamento rotuleo la contrazione 
del muscolo quadricipite viene segnata da una curva uniforme e re- 
golare tanto nella porzione ascendente, quanto in quella discendente. 

Il più breve intervallo fra il momento deirapplicazioiie dello stimolo 
ed il principio delle contrazioni muscolari seguite dal movimento del 
piede si ebbe quando fu impiegata la corrente indotta ed il più lungo 
quando si provocò il moto riflesso collMrritazione della cute e preci- 
samente nel primo caso 1* intervallo fu in media di 64 millesimi di 
secondo e nell'altro invece di ben 253 millesimi, mentre fu di 71 mil- 
lesimi quando si percosse il legamento rotuleo. 

Nel fenomeno del sussulto rotuleo si devono distinguere parecchi 
momenti, cioè il tempo richiesto perchè lo stimolo raggiunga il mu- 
scolo, il tempo necessario perchè il muscolo risponda allo stimolo, ossia 
il periodo latente che nella rana fu calcolato di circa 3 millesimi di 
secondo, il tempo occorrente affinchè la contrazione divenga abba- 
stanza energica da ileterminare il movimento del piede vincendo Tiner- 
zia della gamba. Un elemento variabile è quello del numero delle 
fibre muscolari alle quali giunge Teccitamento. Circa 3 millesimi di 
secondo andaronon perduti per effetto del ritardo deirapparecchio elet- 
tromagnetico nel registrare il momento dell'applicazione dello stimolo 
opperò a rigore essi devono aggiungersi alle cifre surriferite siccome 
esprimenti la durata media degli intervalli fra lo stimolo e la con- 
trazione 

La poca differenza di soli 7 millesimi di secondo, che passa fra l' in- 
tervallo consecutivo all'applicazione elettrica e quella susseguente ad 
uno stimolo meccanico, costituisce una notevole presunzione a favore 
dell'idea che lo stimolo meccanico, operi come quello elettrico per 
diretta azione sulle fibre muscolari e solo giunge alquanto più in ri- 
tardo perchè non arriva alle fibre muscolari se noa superando una 
serie di trasmissioni dal legamento alla rotula, da questa al tendine 
del quadricipite e finalmente al ventre muscolare, mentre lo stimolo 



32 RASSEGNA MeDICO-CHIRURGICA 

elettrico non ha che da attraversare la ente, il cellalare sottocutaneo 
e la fascia muscolare. 

La produzione dei sussulto rotuleo per vie riflesse richiede necessa- 
riamente un tempo più lungo comprendendosi in essa le seguenti fasi: 
I. La trasmissione deiruHo dal tendine alle estremità terminali 
dei nervi sensitivi , la durata di questo periodo non può essere deter- 
minata ; 

IL La trasmissione dello stimolo dalle estremità terminali dei 
nervi sensitivi al midollo spinale e da questo per mezzo dei nervi mo- 
tori ai muscoli ; la durata di questi periodi sarebbe di circa 16 mille- 
simi di secondo calcolando a 90 metri al secondo la velocità di tra- 
smissione della forza nervosa; di 24 millesimi se si ritiene tale velo- 
cità di 62 metri con Exner , e di 50 millesimi , qualora essa venga 
valutata secondo i calcoli più comuni a 30 metri al secondo; 

in. La trasformazione dello stiiùolo sensitivo in stimolo motorio 
nel midollo spinale, la quale secondo Exner avviene nello spazio di 55 
millesimi di secondo; 

IV. Il periodo latente muscolare. 

Il calcolo del tempo entro il quale si compie nelle condizioni ordi- 
narie il sussulto rotuleo depone adunque a favore deiropinione che sia 
almeno prevalentemente un effetto della' eccitazione diretta delle fibre 
muscolari, anziché un atto riflesso. 

In parecchie esperienze eseguite un giorno su di un uomo si notò 
che la curva grafica presentava una irregolarità più culminante , ora 
nella sezione ascendente ora in quella discendente, come se un im- 
pulso secondario fosse venuto ad un dato punto ed aggiungersi al 
primitivo. In altri giorni sperimentando sul medesimo uomo non si 
ottenne tale oscillazione, come non fu ottenuta nelle esperienze ese- 
guite su di altri uomini* 

Condizioni per le esperienze. — I soggetti delle esperienze erano col- 
locati comodamente distesi con una coscia sostenuta da un appog- 
gio tale da non comprimere i vasi e i nervi e da lasciar liberi i mo- 
vimenti della gamba e del piede, che era sospeso ad una fune. Sulla 
superficie mobile delPapparecchio registratore (chimografo di Ludwig), 
venivano iscritti da tre stiletti la velocità di rotazione delPapparecchio, 
ì momenti nei quali veniva applicato lo stimolo e la curva delle 
contrazioni muscolari, che venivano designate dal movimento del piede. 

Per dare le percosse sul legamento rotuleo si impiegò un martello di 
acciajo di medio volume con un capo assottigliato ma ottuso e rivestito 
di gomma. Nei casi nei quali era molto facile ad ottenersi il sussulto 
bastava anche il consueto martello da percussione. Il rivestimento di 
gomma del martello era inoltre munito di una laminetta di platino e 
sul ginocchio era assicurato un pezzo di tessuto di fili d^oro, in modo 
che quando si dava il colpo veniva chiuso un circuito elettrico e cosi 
ristante preciso veniva automaticamente registrato. 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 33 

La corrente indotta veniva applicata al muscolo retto delle coscie 
verso il suo terzo medio tenendo la distanza di circa 15 centimetri 
fra i due elettrodi. Quando si voleva stimolare i nervi cutanei si ap- 
plicava la corrente indotta con uno spazzolino metallico ed una punta 
di platino alla distanza di circa 15 millimetri Tana dalT altro. Per la 
produzione della corrente impiegavasi un elemento Greve, ed un altro 
per Tappareccbio registratore. 

Perchè possa essere ammesso senza eccezione che il sussulto rotuleo 
ò un effetto almeno prevalentemente dell'eccitamento diretto delle libre 
muscolari, resta ancora a spiegarsi in modo soddisfacente P influenza 
indubitabile del midollo spinale sul fenomeno o per lo meno conviene 
dimostrare sicuramente resistenza del tono muscolare, dal quale si fa 
dipendere la sensibilità, dei muscoli agli stimoli più leggieri. 

VI. Senn N. (1) — The Surgery of the pancreas as based 
upon experiments and clinical researches (2). {La chirurgia del 
pancreas basata sulle esperienze e siUle ricerche cliniche )\ p. 121. 

Cisti del pancreas, — Di questo argomento speciale l'Autore ebbe 
già ad occuparsi in altro lavoro (3). Successivamente furono osservati 
altri quattro casi in un uomo di anni 42, cui fu fatta la puntura 
della cisti e che dopo circa un mese venne a soccombere (4); in una 
donna d*anni 45, nella quale il tumore datava da nove anni, e fu espor- 
tato con esito letale per peritonite (5); in una donna d'anni 33, nella 
quale il tumore che datava da 15 anni fu giudicato una cisti ovarica, 
e fu esportato con esito pure letale per peritonite (6), ed in una ra- 
gazza d'anni 16, nella quale la cisti, che dapprima credevasi dipen- 
dente da echinococco del fegato, fu aperta e cucila alle pareti addo- 
minali con esito felice (7). 

Siccome le esperienze sugli animali hanno dimostrato che la sola 
occlusione del condotto pancreatico non basta a produrre una cisti, 
cosi è da credere che debba anche concorrere una alterazione della 
secrezione e precisamente la presenza in essa di una qualche sostanza 
che ne impedisca il riassorbimento. 

Per la cura ò da consigliarsi non P estirpazione, ma P istituzione di 
una fistola. 



(1) Chirurgo asaistenteneirOspitale Milwaukee e pi\)fe8sore di chirurgia teo- 
rica e pratica alla scuola medico-chirurgica di Chicago. 

(2) V. < Annali Uoiversali di Medicina e Chirurgia. » — Parte Rivista voi. 281, 
gennajo 1887. 

(3) 4c American Journ. of the Me 1. Se. », luglio 1885. 

(4) « Med. Record », 15 marzo 1884. 

(5) Riedel. « Arch. f. klin. Chir. », XXXIII, 994. 

(6) Salzer. e Zur Diagnostik der Pancreas cyste », 1886. 

(7) Kramer. « Ceutralbl. f. Chir. », 1885, N. 2. 

Rivista. 3 



34 BASSBGNA MBDICO-CHlRURaiCA 

Tumori del pancreas. Ipertrofia, — Io nn uomo d'anni 48, che mori 
di ostrazione intestinale, si trovò il duodeno compresso dal capo del 
pancreas ipertrofico (1). 

Sarcoma. — Non è frequente, e di solito non si appalesa in vita se 
non con una sintomatologia oscura di dimagramento ed anemia (2). 

Carcinoma. — Da alcuni Autori fu ritenuto assai raro il cancro pri* 
mitivo del pancreas, ma invece se ne trovano riferiti numerosi esem- 
pi (3). I sintomi prevalenti furono sempre la diarrea adiposa associata 
air itterizia. 

Secondo Da Costa (4), il cancro del pancreas ò più frequente nel- 
Puomo che nella donna e specialmente dopo i quarant'anni. Fra le 
varie foi^me, la più frequente ò lo scirro, ma furono altresì riscon- 
trati il cllindroma ed il cancro colloide. 

Oltre i sintomi già accennati , sono importanti quelli dalla presenza 
di un tumore, del dolere epigastrico nevralgico per la compressione 
del plesso celiaco e del vomito non sanguigno. È tuttavia raro che si 
possa stabilire una diagnosi esatta. Billroth esegui due volte V esci- 
sione di porzione del capo del pancreas affetto da carcinoma, lasciando 
intatto il condotto, con esito immediato favorevole. Prima deiresci- 
sione conviene applicare un laccio al pancreas per evitare Temorragia 
ed il versamento del succo pancreatico nel cavo peritoneale. 

Tubercolosi del pancreas. — Rara ò la tubercolosi primitiva. Aran 
ne vide un caso in una donna d'anni 25, che aveva color bronzino 
della pelle, e mori di languore. Anche la milza era invasa dai tuber- 
coli (5). Anche Mayo la vide in un uomo d'anni 88. In esso il pancreas 
era enormemente ingrossato (6). 



(1) Stòrck. « Schmidfs Jahrb. Suppl », 1836, p. 161. 

(2) Mayo. « Outlines of Human Path. », p. 411. 
Lépine e Corni!. « Gaz. Med. de Paria », 1874, p. 6^. 
Ziemssen's. « Cyclopaedia », Vili, p. 614. 

<3) Suche. « De Scirrho pancr. » Berlino, 1834. 
Schupmann. « Hufeland*s Journ. », 1811. 
Récamier. « Rev. Méd. », 1830. 
Muehi*y. « Caspar^s Wochcnschi*. », 1835, N. 10. 
Albera. « Med. Correap. rhein. und weatf. Aertze », 1843, N. 8. 
Haldacere. « Asaoc. Med. Journ. », maggio 1854. 
Webl. « Philad. Med. Tim. », II, dicembre 1871. 
Groaa. « Ibid », II, giugno 1872. 

Luithlen. « Mem. a. d. aei'ztl. Praxia. », 1872, voi. XVII, p. 309 
Roberta. « Hi*it Med. Journ. », aettembre 1{!65. 
Davidaohn. « Ueber Ki-ebs der Bauchapeicheldruae », 1872. 
Williama. « Med. Timea and Gazette », agosto 1852. 
Tre?ich8. « Klin. d. Leberkrankheiten », I. 146. 
Friedreich. « Ziemaaen^s Cyclopaedia », VIII, 608. 

(4) « North. Am. Med. Chir. Review. », aett. 1858. 

(5) « Ai*cb. Gén. de Méd. », 1846. ' 

(6) « Outlinea of Human Pathology », p. 410. 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 3j 

Quando fosse possibile una pronta diagnosi, si potrebbe tentare Te- 
sportazione di qaella porzione di organo, che ò sede dei tubercoli, mas- 
sime se fa parte dei capo del pancreas. 

Lipomatosi del pancreas. — È caratterizzata dalla trasformazione in 
adipe del tessuto connettivo frapposto agli acini ghiandolari, che fini- 
scono a cadere in atrofia per compressione, onde viene a cessare la 
secrezione. Rokitansky osservò queste alterazioni in casi di obesità (1). 
Esso può esistere senza cagionare gravi disturbi della digestione, men- 
tre altre volte può condurre al marasmo ed alla morte, certo secondo 
che le altre ghiandole deirapparato digestivo compensano o no la man- 
canza del succo pancreatico (2). 

Litiasi dei condotti pancreatici. — Frequentemente si trovano nei 
condotti pancreatici concrezioni di carbonati e di fosfati di calce, pic- 
cole, irregolari e talora invece anche di dimensioni notevoli, per esem- 
pio, del diametro di oltre due centimetri. Esse producono nei tessuti 
adjacenti sclerosi ed atrofia, e talvolta perfino suppurazione (3), e pos- 
sono essere causa non unica ma concomitante della cisti da ritenzione. 
Quando si arrestano allo sbocco del canale di Wirsung, possono com- 
primere il coledoco e produrre T itterizia. 

La loro diagnosi ò sempre quasi impassibile. Nel caso che l'itterizia 
persistente giungesse a mettere in pericolo la vita, sarebbe giustificata 
una laparotomia esplorativa e successivamente Tesportazione del cal- 
colo, avendo cura di vuotare prima, mediante aspirazione, i condotti 
biliari dilatati per prevenire il versamento della bile nel cavo peri- 
toneale. 

L'Autore riassume la deduzione dei suoi studj sul pancreas nelle se- 
guenti proposizioni: 

I. Dopo una completa incisione del pancreas non si ristabilisce più 
la continuità del dotto pancreatico. 

II. L* estirpazione completa sperimentale del pancreas ò sempre se- 
guita dalla morte per il traumatismo e per gangrena del duodeno. 

in. L'escisione parziale del pancreas ò possibile e in certi casi può 
essere indicata. 

rV. La sola occlasicne del dotto pancreatico senza alterazioni del 
parenchima ghiandolare non basta a determinare la formazione di 
una cisti. 

Y. Neir occlusione semplice del dotto pancreatico il succo pancrea- 
tico viene riassorbito. 

VL II pancreas può cadere gradatamente in atrofia o subire degene- 
razioni senza che necessariamente ae venga danneggiata la salute. 



(1) « Lehrb. dar Path. Anat », IH, 313 e 369. 

(2) Litten. « Charitó Annalen. », 1881. 
Lépiae e Corni). « Gaz. Méd. de Paris », 624. 

(3) Moore. « Lancet », 12 gennajo 1884. 



1 



36 RASSEGNA MEDICO -CHIRURGICA 

VII. Il distacco di una porzione della ghiandola ò invariabilmente 
seguito da degenerazione progressiva ed atrofia nei segmento separato 
dalla massa principale. 

Vili. Il succo pancreatico normale versato nella cavità peritoneale 
viene prontamente riassorbito senza nocive conseguenze. 

IX. Porzioni di tessuto pancreatico ammaccate o lacerate possono 
venire riassorbite quando la lesione sia asettica. 

X. La divisione completa del pancreas per mezzo di un laccio eia- 
stico non ò mai seguita dal ristabilimento della continuità anatomica» 

XI. Le operazioni sul pancreas richiedono il limitato distacco del 
mesenterio dal duodeno, ma questo non cade perciò in gangrena. 

XII. In tutte le operazioni sai capo del pancreas conviene mantenere 
Tunione fisiologica della porzione periferica della ghiandola per rispet- 
tare r integrità del condotto principale. 

XIII. L^escisione parziale della porzione splenica del pancreas ò in» 
dicata nei casi di ascessi circoscritti e di tumori maligni, quando l'o- 
perazione possa compiersi senza lesione di altri òrgani importanti. 

XIV. AH* estirpazione parziale del pancreas conviene far precedere 
Tapplicazione di un laccio, per impedire Temorragia ed il versamento 
del succo pancreatico nel cavo peritoneale. 

XV. Nella cura delle cisti, ascessi, gangrena ed emorragie del pan* 
creas per causa locale, ò indicata T istituzione di una fistola pancrea- 
tica esterna mediante taglio addominale. 

XVI. Nei casi di ascessi e gangrena del pancreas con raccolta di 
pus nello spazio retro peritoneale ò indicata l'applicazione di tubi da 
fognatura. 

XVn. Quando un calcolo pancreatico impigliato nel condotto wir- 
sungiano cagiona pericolo di morte per colemia, ne sarà indicata l'e- 
strazione. 

XIX. Per il buon esito di tale operazione sarà d'uopo aspirare la bile 
dai condotti biliari dilatati e lasciare gli organi digestivi in perfetto 
riposo il più a lungo che si possa. 

VII. Shepherd F. (1). — A short account of the DÌsease called 
<( ainhum » with the report of a case. {Breve cenno sulla ma* 
lattia chiamata ainhum e relazione di un caso della stessa); p. 137. 

Un nero, all'età di 41 anni, avvertì una pustola al lato esterno del 
dito piccolo del piede destro in corf ispondenza della piega digito-plan- 
tare. Per quattro anni e mezzo la pustola rimase stazionaria e non 
cagionò incomodo, poi si esulcerò e divenne dolorosa, tanto da richle ^ 
dere il riposo e l'applicazione di cataplasmi e al tempo stesso il pa- 
ziente si accorse di una certa depressione nella piega digito-plantare, 



(1) Professore di anatomia nell'Università Mcgill. e chirurgo airOspìtale Ge- 
nerale di Montreal (Canada). 



RASSEGNA MEDICO -CHIRURGICA 37 

ma dopo un altro anno si ebbe una nuova esacerbazione, al posto della 
depressione si formò un solco circolare profondo; il dito divenne gonfio 
e dolente. II dito fa disarticolato e la ferita medicata con jodoformio; , 
^uarì prontamente. Àiresame del dito si riscontrarono le falangi estre- 
mamente atrofiche, mentre i tessuti molli erano normali. 

La malattia detta ainhum ò rara, ma non propria solo dei neri, 
poiché fu osservata anche fra gli Indiani (1). Essa attacca preferibilmente 
il dito piccolo dei piedi, ma talora anche le altre dita e perfino le gambe 
« pa'^e possa succedere anche nella vita intrauterina ed essere cagione 
di amputazioni spontanee (2). È più frequente fra i neri nati in Africa 
che fra quelli nati al Brasile: pare relativamente frequente sulle coste 
africane occidentali. Fu descritta esattamente per la prima volta da 
Silva Lima nel 1867. Egli la trovò più comune fra gli uomini che fra 
le donne, e notò una qualche predisposizione ad andarvi soggetta in 
certe famiglie. Il decorso della malattia ò sempre lento. In sul prin- 
cipio vuoisi che po.^sa essere arrestata mediante ampie incisioni lon- 
gitudinali, ma per lo più continua finché il dito o viene amputato o 
si stacca spontaneamente- 

Per la singolare atrofia delle ossa che si osserva in questa malattia, 
appare probabile che essa dipenda da perturbamento neirazione dei 
nervi trofici per causa centrale. Tuttavia, esclama l'Autore con ironia, 
che forse potrebbe anche chiarirsi poco giustificata: non v'ò dubbio 
che se una porzione del dito amputato fosse capitata in mano di un 
abile batteriologo, egli avrebbe trovato il bacillo dell'ainhum capace 
di riprodurre la malattia nei conigli e nei gatti, ma solo in quelli neri 
e non nei bianchi! 

Vili. HuN. H. (3). — A^aclinical study of cerebral localization, il- 
lustrateci by seven cases. (Studio clinico sulle localizzazioni ce- 
rebrali, con relazione di sette casi); p. 140. 

Negli ultimi anni lo studio delle localizzazioni cerebrali ha fatto no- 
tabili progressi per opera specialmente di Meynert, Gudden ed Flechsig, 
Tesposìzione dei casi clinici relativi a quest'oggetto può tuttavia sempre 
giovare a gettare maggior luce su di essi, massime quando presentano 
qualche insolita particolarità, come quelli dei quali si occupa TAutore. 

I. Difetto nel quadrante inferiore sinistro di ciascun campo visivo. 
Atrofia della metà inferiore del cuneo destro. 

Un uomo d'anni 57 da qualche tempo soffriva vertigini, accessi di an- 
gina pectoriSf confusione di idee e finalmente un difetto visivo, per cui 
non scorgeva gli oggetti posti al suo lato sinistro ed un po' in basso. 



(1) « Edinburg Med. Journ. >, giugno 1886. 

(2) « Buok*s References Handbook », I, 9 . 

(3) Professore delle malattie del sistema nervoso nella Scuola Medica del- 
l'Albania. 



3S BASSEGNA MEDICO-CUIKURGlCA 

Mori improvvisamente. Il corpo fa imbalsamato , e Taatopsia non fa 
esegaita se non dopo tredici giorni; si potò tuttavia rilevare P atrofia 
delle circonvoluzioni cerebrali nel lobo occipitale destro e precisa- 
mente nei limiti della metà inferiore del cuneo. Si notò altresì ne- 
frite interstiziale con cisti ed ateroma delle arterie coronarie e del 
principio deiraorta. Essendo un fatto assodato che le fibre ottiche ter- 
minano nella corteccia dei lobi occipitali; bisogna ammettere che la 
parziale cecità dipendeva dairatrofia del cuneo, ed essa ò da classifi- 
carsi fra i casi di emiampsia omonima, ed è da dedursi che le fibre 
dei quadranti superiori della retina, corrispondenti ai quadranti infe- 
riori del campo visivo vanno a terminare nei cunei (1) e precisamente 
nella loro metà inferiore. 

Da altre osservazioni pare risultare che le fibre dei quadranti infe- 
riori della retina terminano nelle parti adjacenti alla circonvoluzione 
occipite-temporale mediana (2). 

II. Un uomo d^anni 70, dopo alcuni attacchi di apoplessia, ebbe un 
indebolimento delle facoltà mentali, con emianopsia sinistra. Morì 
anasarcatico. AlPautopsia si riscontrò nell* emisfero cerebrale destro 
atrofia del cuneo , delle circonvoluzioni occipito-temporale mediana e 
occipitale discendente, del fascicolo ottico, del pulvinare, del corpo 
genicolato esterno del tratto ottico e della metà destra di entrambi 
i nervi ottici; nell'emisfero sinistro si trovò atrofia delle circon- 
voluzioni temporali superiore e media ed in minor grado, delle cir- 
convoluzioni occipitali media ed inferiore. 

In questo caso Temianopsia sinistra era evidentemente dovuta alia 
lesione del lobo occipitale destro, ed essa prova che le fibre di cia- 
scuna metà destra delle retine terminano nel cuneo e nella circonvo- 
luzione occipite-temporale mediana di destra. 

All'atrofia delle circonvoluzioni temporali media e superiore sinistra 
sono da imputarsi altri disordini presentati dall'ammalato; segnata- 



(1) Alien Starr. « Am. Journ. of Med. Se. », voi. LXXXVII, pp. 65 e 366; e 
voi. LXXXVIII, p. 114. 

Gùnther. « Zeitschrift f. klin. Med. », voi. IX, 1. 
Munt « Deb. d. Funct dar Grosshirnrende, » Berlino, 1881. 
Seguin. « Journ. of Nerv. and Ment Disease », 1886, 1 — e « Areh. de Neu- 
rologie », 1886, 176. 

Marchand. « Ai*ch. f Ophthal. », 1882, lì, 63. 

(2) Heguinin e Haab. « Klin. Monatsblatt f. Augenheilk. », 1882, 141. 

Però. « Arch. de Neurologie. », 1885, I, 229. 
Monakow. « Arch. f. Psych. und Nervenkl. », 1885, 151. 
Sequin. « Journ. Nerv. and Ment disease. », 1856, 1. 
Wilbrand. « Gràfe^s Arch. f. Ophth. », 31, p. 119. 
Westphal. « Arch. f. Psych. u, Nervenkz. », XI, p. 822. 
Hirschberg. « Virchow's Arch. », LXV, 116. 



RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 39 

mente V incapacità di comprendere la parola , sebbene fossero uditi i 
suoni, e IMmpossibililà di riconosoere l'esattezza delle parole da lui 
stesso pronunciate. Quando è distrutto Tintero lobo temporale o il fa- 
scio di fibre cbe lo mette in comunicazione colla capsula interna, avvi 
sordità completa (1). 

IH. Paresi e ipotstesia negli arti destri^ agrafia^ alexia e afasia. 
Atrofia dei tre quarti inferiori della circonvoluzione posteriore centrate 
e del lobulo parietale inferiore dell'emisfero cerebrale sinistro. 

Un merciaJQolo, d'anni 56, nel corso di una febbre tifoide fu colto 
da emiplegia e da una forma di afasia, per cui scambiava le parole, 
riconosceva i proprj errori , ma senza i*ajiito d*altri era incapace di 
correggerli; dopo due anni migliorò; ma rimase inetto a leggere e 
scrivere correntemente. A poco a poco cadde in uno stato di p^nalisi 
generale e mori. 

I risultati deirautopsia furono i seguenti: Dura madre aderente al 
cranio , chiazze opache sulla pia madre lungo il decorso dei vnsi , ec- 
cesso di liquido sotto- aracnoideo sull'emisfero sinistro , specialmente 
presso Testremità posteriore della scissura di Silvio, lieve atrofia di 
tutte le circonvoluzioni dell'emisfero sinistro e sopratutto del campo 
di diramazione dei rami terzo e quarto e parietale ascendente e pa- 
rieto-sfenoidale dell'arteria cerebrale, media o silviana, ateromasia 
delle arterie della base del cervello, cuore ipertrofico e adiposo, ade- 
renze del colon col fegato e indizj di cicatrizzazione di una perfora- 
zione probabilmente avvenuta nel corso di accessi ripetuti e prolun- 
gati di coliche biliari , aderenze pleuritiche , incipiente nefrite doppia 
interstiziale. 

Evidentemente oravi stato embolismo o trombosi della porzione ter- 
minale dell'arteria cerebrale media sinistra. Un caso simile fu esposto 
da Vnlpian. L'embolismo dell'arteria cerebrale media avvenne anche 
in questo nei corso della febbre tifoide (2). 

II caso dell'Autore concorre con altri parecchi a dimostrare erronea 
l'asserzione di Ferrier, dedotta da esperienze sulle scimmie , che il 
centro corticale visivo sìa nella circonvoluzione angolare, poiché la 
vista non era offesa. Invece all'atrofia incompleta di tale circonvolu- 



(1) Baumgarten. « Centralbl. f. d. med. Wiss. », 1878, p. 369. 
Schweiger. « Gràfe's Ai-ch. f. Ophth. », XXII, 276. 

Maufchner. « Vorti àge a. d. gesammte Gebiet d. Augenheilk. », I. 360. 
Monakow. « Areh. f. Psych. und Nervenkrenkh. » XVI, 166, 
Fùrstner. « Ibid. », VIII, 162, e IX, 90. 
Stenger. « Ibid. », XIII, 218. 
Wilbrand. « Ueber Hemioncpsie. » 
Westphal. « Charitó Annalen. », 1882, p. 466. 

(2) « Revue de Médecine. », 1884, 162. 

Kiilni. « Deutsch. Aroh. f. klin. Med. », XXXIV, 56. 



40 RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 

zione, posta presso i centri visivo e auditivo, devonsi attribuire IMn- 
capacità, non però assoluta, di leggere e di scrivere. 

L* irregolarità, piuttosto che assoluta paralisi dei movimenti degli 
arti destri, si collega colla lesione non della totalità, ma di buona 
parte dei rispettivi centri motori. Infatti è ormai comprovato che le 
due circonvoluzioni centrali e Tadjacente zona corticale sono i centri 
corticali per 1 movimenti deir opposta metà del corpo; che il centro 
per i movimenti del braccio comprende la parte posteriore della cir- 
convoluzione frontale superiore, il terzo medio delle due circonvolu- 
zioni centrali e la parte anteriore del lobulo parietale inferiore | che 
il centro per i movimenti della gamba ò nel lobulo paracentrale , nel 
terzo superiore delle due circonvoluzioni centrali e nella maggior parte 
del lobulo parietale superiore, che infine il centro per i movimenti 
dei muscoli facciali risiede nel terzo medio delle due circonvoluzioni 
centrali e specialmente in quella anteriore. L^ analisi delle lesioni e 
dei sintomi occorsi in questo ed altri simili casi pare induca a credere 
che le lesioni dei centri motori nelle porzioni anteriori alla scissura 
di Rolando, producono più marcata paralisi e le lesioni delle porzioni 
posteriori alla detta scissura cagionino piuttosto, come appunto nel 
caso in discorso, un* irregolarità di movimenti quasi per la perdita 
della memoria deir innervazione. 

L* afasia transitoria è da attribuìri»i a qualche causa non perma- 
nente, come Tanemia delle fibre, cho congiungono la circonvoluzione 
frontale inferiore col lobo temporale o colla circonvoluzione angolare, 
cioè coi centri corticali della memoria delle parole scritte e parlate (1). 
Coir irregolarità dei movimenti oravi pure, come di solito, diminuzione 
della sensibilità, la quale può essere dovuta alla medesima lesione del 
centro corticale, come anche airatrofia della circonvoluzione sovra- 
marginale, poiché una lesione di questa, in un caso osservato da Cernii 
e citato da Wernicke, produsse non solo afasia, ma anche ecniane- 
stesia (2). 



(1) Mickle. « Journ. of Ment. Se. », aprile 1885. 

Hirschfelder. « Pacific Med. and Surg. Journ. », ottobre 1881. 
<2) Spitz. « Deutsch. Med. Wochenschr. », aprile 1882. 

Prevost e Cotard. « Études phys. et path. sur le rammolliss. córebr. », Pa- 
rigi, 1886. 

Hughlinghs Jackson. « Brain. », ottobre 1882. 

Sands. « Med. News. », aprile 1883. 

Carson. « Am. Pract. », XV, 217. 

Vetter. « Deutsch. Arch. f. klin. Med. », XUll, 421. 

Broadbent. « Med. Chir. Trans. », LV e LXI. 

West. « Brit. Med. Journ. », 1885, p. 1242. 

Cornil. « Gaz. Med. », 1864, p. 534. 

Wernicke. « Lehrb. d. Gehirsnkr. », II, 176. 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 41 

IV. Emiparesi sinistra, Corjkvulsiom limitate al lato sinistro del corpo 
ed esordienti sempre dalla gamba sinistra. Endotelioma comprimente 
il lobulo parietale superiore destro. 

Una donna, alPetà di 38 anni, cadde battendo il capo sul suolo, e 
dopo un anno fu presa da accessi convulsivi che incominciavano dal 
piede sinistro e si estendevano a tutta la gamba ed al braccio dello 
stesso lato, nonchò al capo, ed erano seguiti da perdita delia coscienza. 
Oli accessi completi furono solamente sei; più frequenti furono altri 
accessi lievi e incompleti. Gli arti sinistri divennero più deboli dei de- 
stri e sede di dolori, che si estendevano alla metà sinistra del capo- 
La sensibilità era normale da entrambi i lati. I sussulti riflessi del 
gomito e delle coscio erano esagerati e più a sinistra; non quelli delle 
braccia. Le pupille ottiche erano strozzate ed edematose, le vene della 
retina tortuose. La percussione non riusciva particolarmente dolorosa 
su nessuna parte del capo. 

Trascorsi circa tre anni, cadde a poco a poco in uno stato comatoso ; 
gli arti a sinistra divennero contratti e poi si rilasciarono, e In. capo 
a pochi giorni sopravvenne la morte. 

Cinque ore dopo il decesso fu eseguita Tautopsia. Contro il seno lon- 
gitudinale superiore e appena dietro Testremità superiore della cir- 
convoluzione centrale posteriore di destra oravi un tumore duro, ovoide 
del volume di una nocciuola, il quale produceva una depressione nella 
parte anteriore del lobulo parietale superiore sul margine della scis- 
sura longitudinale superiore. Il tumore aderiva alla dura madre , ed 
al^esame microscopico fu giudicato un endotelioma; esso presentava 
una struttura alveolare ed era composto di cellule appiattite e disposte 
a strati concentrici . Non si trovarono indizj di degenerazione discen- 
dente nò nel midollo spinale, nò nei tratti piramidali alla base del 
cranio. 

I sintomi prevalenti prodotti da questo tumore furono le irradia- 
zioni dolorose e gli accessi convulsivi. Le prime furono abbastanza in- 
tense, secondo ciò che fu comunemente osservato, che i dolori sono 
tanto più vivi, quanto più un neoplasma cerebrale ò più vicino alla 
sostanza corticale. Le convulsioni unilaterali sintomatiche di lesione 
corticale sono conosciute col nome di epilessia di Jackson , di cui un 
carattere particolare si ò la paresi temporanea dei muscoli che furono 
agitati dalle convulsioni, ed un altro quello di cominciare da quelPor- 
gano, al cui centro motore corrisponde la sede del neoplasma, come 
appunto succedeva nel caso esposto. Una singolarità di questo erano 
però gli accessi più miti, simili a quelli del piccolo male, come se 
r irritazione data dal tumore, non essendovi distruzione di sostanza 
cerebrale determinasse al tempo stesso una scarica di impulsi motorj 
ed un^ altra dal potere inibitore, in modo che venissero quasi a neu- 
tralizzarsi a vicenda. 

La paresi poco rilevante, ma persistente anche negli intervalli fra 



42 RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 

gli accessi , paò spiegarsi tanto colla compressione trasmessa dalla 
sede del tamore a tutta la zona motrice, quanto coir ipotesi più pro- 
babile, che non siavi precisa distinzione di funzioni fra i yarj cen- 
tri motori , ma che ciascuno di essi eserciti la sua azione più spic- 
cata su di un solo membro , ed allo stesso tempo spieghi una certa 
influenza su tutta la metà del corpo. 

V. Coma senza sintomi antecedenti; tumore del lobo frontale. — Un 
uomo d'anni 44 entrò nell'ospitale come affetto da anemia consecutiva 
ad emorragie per rottura di una varice ad una gamba. Otto anni prioaa 
egli aveva contratta la sifilide. Quattro giorni dopo il suo ingresso 
divenne comatoso, e il giorno successivo mori. All'autopsia si trovò 
un tumore della grossezza di un uovo di gallina nella parte inferiore 
del lobo frontale destro, verso la sua metà circondato da una stretta 
zona di rammollimento giallo. Il tumore era di colore oscuro, diviso 
da sopimenti incompleti e contenenti alcuni focolaj emorragici. 

Questo caso conferma, ciò che già ò noto, cioò che i tumori nei lobi 
frontali, che non ledono i centri motori, nò la parte superiore della 
circonvoluzione frontale inferiore, possono fare il loro decorso senza 
nessun sintoma, tranne forse qualche mal definito cangiamento di ca- 
rattere. 

VI. Convulsioni^ afasia^ coma, morte; ascessi avanti il corpo striato 
sinistro. 

Questi sìntomi si succedettero nello spazio di un mese in un uomo 
d'anni 43, antecedentemente sano. Egli ebbe in tal frattempo anche 
vivi dolori all'occhio sinistro ed alla tempia. Negli ultimi giorni di- 
venne anasarcatico. 

All'autopsia si trovarono due ascessi incapsulati, comunicanti, cia- 
scuno del volume di un piccolo uovo di gallina avanti al corpo striato 
sinistro; la sommità dell'ascesso superiore era a livello del pavimento 
del ventricolo laterale. La sostanza cerebrale circostante agli ascessi 
era in preda a rammollimento , che invadeva la parte anteriore del 
corpo striato e le circonvoluzioni dell'isola di Reil. 

Questo caso dimostra come si possano avere convulsioni generali 
dipendenti da tumori dei lobi anteriori. 

VIL Convulsioni, afasia, paralisi di una gamba, coma, morte; tu* 
more nella sostanza midollare del lobo frontale sinistro. 
' Una donna d'anni 89 fu colta da accessi epilettiformi con successivo 
coma della durata di due o tr^ ore, accessi i quali le prime volte ven- 
nero a cadere nell'epoca mestruale. Poi ebbe dolori alle tempia, spe- 
cialmente al lato sinistrOf vomito, paresi della gamba destra, indebo- 
limento della vista. Morì dieci mesi dopo il primo accesso. 

All'autopsia si trovò un tumore gelatinoso che occupava tutto l'in- 
terno del lobo anteriore sinistro ed era circondato da una zona di 
rammollimento che si estendeva al corpo striato. 

Anche in questo caso si ha un esempio di convulsioni generali pro- 
dotte da tumore dei lobi anteriori. 



RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 4S 

Dal sao stadio TÀutore dedace le seguenti conclusioni : 

I. Nella sostanza corticale degli emisferi cerebrali si distinguono 
molti centri funzionali; 

IL I centri sensori sono nella metà posteriore degli emisferi e nei 
lobi temporali; i centri motori nella porzione media e nella parte po- 
steriore dei lobi anteriori; 

III. Ogni centro sensorio si compone probabilmente di due porzioni, 
una più piccola, dove terminano i nervi periferici e dove succedono i 
cangiamenti molecolari corrispondenti alle sensazioni semplici, Taltra più 
grande dove si svolgono i processi mentali della memoria, dei para- 
goni, dei giudizi, i quali tutti insieme costituiscono una percezione 
completa ; 

rv. Ogni centro motorio contiene pure probabilmente due parti, 
r una più piccola , in cui si verificano i cangiamenti molecolari cor- 
rispondenti agli impulsi volitivi, Taltra più grande dove funziona la 
memoria deir innervazione muscolare coordinata; 

V. Le fibre ottiche del quadrante superiore destro di ciascuna re- 
tina terminano nella metà inferiore del cuneo destro ; 

VI. Le fibre ottiche del quadrante destro inferiore di ciascuna re- 
tina terminano nella porzione adiacente al cuneo della circonvolu- 
zione occipito-temporale mediana destra; 

YIL La metà inferiore del cuneo e Tadiacente porzione della cir- 
convoluzione occipito-temporale mediana formano la regione dove ter- 
minano le fibre ottiche della metà omonima della retina, la metà destra 
di ciascuna retina trovasi quindi rappresentata nel lobo occipitale de- 
stro e la metà sinistra nel sinistro ; 

Vili. Per la semplice sensazione visiva ò necessaria l'attività fun- 
zionale della sostanza verticale della superficie mediana del lobo oc- 
cipitale; 

IX. Per la perfetta percezione e ricognizione visiva e per la me- 
moria delle sensazioni visive ò necessaria V attività funzionale della 
corteccia della superficie convessa del lobo occipitale sinistro; 

X. Nel lobo temporale avvi il centro corticale per Tadito e la 
completa distruzione di un lobo temporale e dalle fibre auditive ad 
esso dirette produce la sordità assoluta deirorecchio opposto; 

XL Per la percezione e la ricognizione delle parole pronunciate è 
necessaria l'attività funzionale della corteccia della circonvoluzione 
temporale superiore sinistra, come anche per la memoria delle parole. 
La lesione di tale circonvoluzione produce inettitudine a comprendere 
le parole pronunciate ed afasia sensoriale; 

XII. Per Tesercizio della memoria dell'apparenza dello parole scritte 
o stampate ò necessaria l'attività parziale della corteccia della cir- 
convoluzione angolare sinistra, e le sue lesioni determinano alexia ed 
agrafia; 

XIII. La circonvoluzione angolare non fa parte del centro visivo. 



44 RASSEGNA MEDICO -CHIRURGICA 

se non in quanto che dalla sua attività funzionale dipende la memo- 
ria delle parole scritte o stampate ; 

XIV. Il centro corticale per i movimenti delle gambe comprende il 
lobulo paracentrale , il terzo superiore delle due circonvoluzioni cen- 
trali e la maggior parte del lobulo parietale superiore; 

XV. Il centro corticale per i movimenti del braccio comprende la 
parte posteriore della circonvoluzione frontale superiore, il terzo medio 
delle due circonvoluzioni centrali e la parte anteriore del lobulo pa- 
rietale inferiore; 

XVI. Il centro corticale per 1 movimenti della faccia include il 
terzo inferiore delle due circonvoluzioni centrali e specialmente del- 
l'anteriore; 

XVII. Nella porzione anteriore del centro corticale , che presiede 
ai movimenti del braccio hanno origine le fibre motorie del braccio, e 
la lesione di tale regione determina completa paralisi del lato oppo- 
sto. Lo stesso probabilmente deve dirsi dei centri motori delle gambe 
e della faccia; 

XVIII. Nella porzione posteriore del centro corticale che presiede 
ai movimenti del braccio hanno luogo i movimenti molecolari neces- 
sari per la memoria dell' innervazione muscolare coordinata. Questa 
regola vale probabilmente anche per i centri corticali delle gambe e 
della faccia; 

XIX. Non si può tracciare un'assoluta linea di separazione fra 
i centri motori del braccio, delle gambe e della faccia, anzi pare piut- 
tosto che ciascun centro abbia una più o meno evidente influenza su 
tutti e tre questi centri ; 

XX. I centri corticali per la sensibilità muscolare e cutanea sono 
i medesimi che quelli della motilità, ma probabilmente si estendono 
più air indietro sovra il lobo parietale; 

XXI. La facoltà della paròla non può essere localizzata in una 
sola porzione della sostanza corticale e l'afasia può essere prodotta da 
lesioni di varie parti dall'emisfero cerebrale sinistro, l'emisfero destro, 
a quanto pare non prende parte alla facoltà delia parola se non nei 
mancini. La memoria dell'innervazione muscolare necessaria alla pro- 
nuncia delle parole dipende dall'attività funzionale della corteccia della 
circonvoluzione temporale superiore sinistra. La memoria dell'appa- 
renza della parola scritta o stampata dipende dall'attività funzionale 
della circonvoluzione angolare sinistra. Questi centri sono tutti con- 
nessi mediante fibre di comunicazione. La facoltà della parola nel suo 
complesso dipende da tutte le parti accennate , eccettuata forse solo 
la circonvoluzione angolare. Secondo che è lesa l'una o l'altra di queste 
parti si hanno le varie forme di afasia. L'afasia motoria proviene da 
una lesione della circonvoluzione frontale inferiore sinistra e della 
sottoposta sostanza bianca ; l'afasia sensoria è data da una lesione della 
circonvoluzione temporale superiore sinistra e forse anche dalla cir- 



RASSEGNA MEDICO -CHIRURGICA 45 

convolnzione angolare sinistra e l'afasia di trasmissione vìodb prodotta 
dalla lesione delle sovramenzionate fibre comunicanti. 

XXII. I tumori od altre lesioni situate fuori della zona motrice 
negli emisferi cerebrali possono anch'essi determinare convulsioni ge- 
nerali con perdita della coscienza. 

XXIII. I tumori od altre lesioni situati nei centri corticali motori 
del braccio, della gamba, dèlia faccia possono pure cagionare convul- 
sioni , le quali per lo più esordiscono rispettivamente dalla faccia » 
dalla gamba o dal braccio, possono diventare generali, sebbene il più 
delle volte rimangano unilaterali e possono pure essere accompagnate 
da perdita della coscienza. 

XXIV. I tumori collocati nel centro corticale motore delle gambe 
possono determinare accessi simili a quelli del piccolo male. 




46 



RIVISTA DI FISIOLOGIA 

del Prof. S. PUBI NI 



1. LhngendorS -^ Reazion'i chimica della sostanza grigia del cervello. 

2. Kostiourioe — Modificazioni della sostanza corticale negli emisferi 
cerebrali dei vecchi, 

3. Àsch e Neisser — Eccitabilità elettrica dei varj strati della corteccia 

cerebrale, 

4. BrowQ-Séquard — Eccitamento della circonvoluzione del corpo calloso, 

5. Frank — Disordini motori del cervello, 

6. LaoDegraoe — Disordini visivi di origine corticale, 

7. Heaunis — Il sonnambulismo provocato, 

8. Jastrow — Misura dei processi psichici, 

9. Novi — La concentrazione del sangue considerata quale condizione 

di stimolo per il sistema nervoso centrale, 

10. ValpiaQ — Persistenza di movimenti istintivi e volontarj nei pesci 
ossei dopo l'ablazione dei lobi cerebrali, 

11. Marchi — Degenerazioni consecutive air estirpazione totale o par- 
ziàle del cervelletto, 

12. BrowQ-Sóqaard — Potere inibitorio nella paralisi* di causa cerebrale, 

13. Fródericq — Regolarizzazione della temperatura nei piccioni pri- 
vati di emisferi cerebrali, 

14. Borgherinl — Stille vie di conducibilità nella midolla spinale, 

15. Brown-Séquard — Emisezione del midollo spinale, 

16. Kabrhel — Innervazione dei cuori linfatici, 

17. Schiff — Causa dei disordini della nutrizione deW occhio dopo la 
sezione, dei nervi del V pajo cerebrale, 

18. Qainqaaud — Azione del freddo nelV organismo animale vivo, 

19. Bowditch e Warrea — Esperienze pletismografiche sui nervi vaso- 
motori degli arti. 

20. Browa-Sóquard — Influenza esercitata sulV encefalo dai nervi di 
senso e sui nervi motori dai centri nervosi. 

21. Rawa — Riunione di nervi diversi anche di varia funzione* 

22. Valpian — Origine dei nervi motori del velo del palato, 

23. Frédericq — Eccitamento del pneumogastrico in coniglio avvelenato 
col CO^, 

24. Barbacci — Contributo sperimentale alla fisiologia del nervo la- 
ringeo superiore, 

25. Brown-Séquard — Sensibilità della pelle alla regione cervicale, 

26. Jyes Delage ^ Funzione dei canali semi circolari. 



DI FISIOLOGIA 47 

27. Steinber — Funzione dei canali semi circolari, 

28. Dreser — Chimica dei bastoncini della retina. 

29. Michel — Topografia della temperatura dell'occhio. 

30. GolasaDti e Mengarioi — Il fenomeno spettrale fisiologico. 
81. Plateau — Percezione della Ittce nei miriapodi ciechi. 

32. SteÌQ — Catcaratta prodotta dai suonh 

33. Langeodorff — Chiusiara delle palpebre uni e bilaterale. 

34. Reymond — Contributo alio studio dellHnnervazione per VaccomO" 
damento. 

35. Wailer e Waymouth Reid — La contrazione del cuore esciso nei 
mammiferi. 

36. Magioi — La pressione del sangue nella cavità del cuore studiata 
per mezzo di trequarti speciale. 

37. Fili pò w ' Suture nelle ferite del cuore. 

38. Magini — Sulla eccitazione del cuore colla corrente galvanica. 

39. Spalluta — Azione della bile sui movimenti del cuore. 

40. Cybalski — Determinazione della velocità della corrente del san- 

gue — Fotoematocometro. 

41. Loyd Jones — Variazioni del peso specifico del sangue nello stato 
normale. 

42. Mosso A. — Del sangue. 

43. Freund — Coagulazione del sangue. 

44. Lasker — Determinazione dell'emoglobina nel sangue per mezzo 

deW emometro di Fleischl. 

45. Heooche — Metodo nuovo di analisi del sangtte basato sulV uso 
dello spettroscopio. 

46. l^dkmhxjiVgQv— Cangiamenti dei corpuscoli del sangue nelle soluzioni. 

47. Noorden — Succo gastrico ed alcalescenza del sangue. 

48. Hayem e Barrier — Effetti delle trasfusioni del sangue nella testa 
di animali decapitati. 

49. Bikfalvi — Valore digestivo di alcune sostanze usuali. 

50. Seliwaooff — Sulla reazione del glucosio. 

51. Kulz — Qaz delia saliva parotidea. 

52. Andoaard — Cambiamenti delTaddo fosforico nel latte di vacca. 

53. Colin — Sui movimenti dello stomaco. 

54. Rothschild — Rapporto delVacido cloridrico del succo gastrico in 
diversi tempi della digestione. 

55. Glazinski - Infli/^enza dell'alcool sulVattività del ventricolo dell'uomo. 

56. Axenfeld — Vacido pirogallico come reagente sul prqpeptone. 

57. Baam — / cangiamenti morfologici delle cellule del fegato in ri- 
poso ed in attività funzionale. 

58. Jakabowicz — Composizione quantitativa della bile nei neonati e 

nei lattanti, 

59. Oddi — Di una speciale disposizione a sfintere allo sbocco del 

coledoco. 




48 RIVISTA 

60. Oddi — Azione della bile sulla digestione gastrica, 

61. Bockai ~ Azione dei gaz intestinali e dei componenti delle fecct 
sui movimenti dell'intestino, 

62. Gapparelii — Laiidano liquido del Sydenham, 

63. Gaeiihagen — Assorbimento di grasso ed epitelio intestinale, 

64. Aschenbrandt — Influenza della cavità nasale nel respiro, 

65. Grazi adei — Sulla ventilazione polmonare nei sani, 
Qò, Aducco — Espirazione attiva ed inspirazione passiva, 

67. Ulrich — Contributo allo studio deìVacqva espirata. 

68. Hanriot e Richet — Influenza delle modificazioni volontarie della 
respirazione sulla escrezione di acido carbonico, 

69. Gréhant — Processo per misurare la capacità polmonare, 

70. ZuRst e BerJez — Azione dell* alcool sulla respirazione delViùomo» 

71. Peiper — Contributo alla f^erspir azione insensibile, 

72. Gréhaot — Esperienza di Priestley ripetuta sopra animali e ve^ 
gelali acquatici, 

73. Marey e Demeny — Parallelo fra il passo e la corsa. 

74. Marey — Studio della locomozione animale colla cronofotografia, 

75. Aducco — Contributo allo studio del tetano dei muscoli striati, 

76. Brown-Séquard — Esperienze, che sembrano dimostrare che la ri- 
gidità cadaverica dipende da una contrazione, 

77. Zaleski — B'erro ed emoglobina nei muscoli privi di sangue, 

78. Zossietzky — Influenza dei movimenti muscolari nel ricambio in-^ 

terstiziale delle sostanze azotate. 

79. MASBé -^Ricerche sopra Virradiazione di calorico del corpo delVuomo, 

80. Hnokei — SuUa temperatura delti pelle dell'uomo. 

81. Frédericq -— Calore e lavoro musculare. 

82. Ctiauveau e Kauffmann — Il glicosio^ il glicogeno eia glicogenia in 
rapporto alla produzione di calorico e di lavoro meccanico nel' 
l'economia animale. 

83. — Coeficente delV attività nutritiva e respiratoria dei muscoli in 
riposo ed in lavoro. 

84. — Conseguenza della determinazione del coeficente di attività re-' 
spiratoria e nutritiva dei muscoli in riposj ed in lavoro* 

85. Munk — Teoria dei processi secretori e sintetici dei reni, 

86. Bum — Influenza dèlio strofinamento (massaggio) sulla secrezione 

renale. 

87. Aducco — Reazione dell'orina in rapporto al lavoro musculare. 

88. Sanare] li — Assenza di acido urico e reazione alcalina delV orina 

in animali carnivori. 

89. Chibret — Influenza del regime latteo sull'escrezione dell'orina. 

90. Leo — V'ha escrezione di tripsina per mezzo dell'orina ? 

91. Posner — Albumina nella orina normale, 

92. Dndon — Albuminuria fisiologica, 

93 Blomfled — Albuminom^tro e tubi di Essbach, 



' 



DI FISIOLOGIA 49 

94. Raspopoff — Influenza del lavoro intéllettioo sullo scambio di ma- 
ferie azotate e delVacido fosforico. 

95. Gréhant e Quinquaud — Ricerche sui formiati introdotti nell'or^ 
ganismo, 

96. Colasanti — Le reazioni della creaiinina. 

97. Guareschi — Reazione di Weyl per la creatinina, 

98. AshdowQ — Assorbimento della membrana mucosa della vescica 
urinaria. 

99. RarilelebdQ — La ghiandola tiroidea. 

100. Dubois e Roux — Azione anestetica del metilcloro formio. 

101. Pi net — Azione fisiologica delVulexina. 

102. Mosso U. — Azione fisiologica della cocaina. 

103. Sinighelli — Azione fisiologica della cocaina. 
104 Weir Mitchell e Reicbert — Il veleno dei serpenti. 

105. Dubois — Gli elateridi luminosi. 

106. Frédericq — Mutilazioni spontanee. 

107. D'Arso n vai — Morte per l'elettricità. 

I. La^gendouff. — Die chemische reation der grauen Substanz. 
(Reazione chimica della sostanza grigia del cervelloj. In: Zeitsohrift 
fur physiol. Chemie, X. 

Iq opposizione a Gscheidlen e Edinger, TAutore vide cbe non solo la 
sostanza midollare del cervello, ma anche la sostanza corticale ò al-, 
calìna. Le ricerche furono fatte sui conigli e cavie, che erano profon- 
damente narcotizzati da cloralio ed etere, ed il confronto si faceva 
con pezzi di corteccia presi da animali non narcotizzati con stru- 
menti congelati. I pezzi della corteccia dopo alcuni minuti dalla loro 
estirpazione si dimostrarono più acidi quanto più alta era la tempe- 
ratura esterna. Quando il cervello di animale era reso anemico per 
dissanguamento o per la chiusura delle arterie cerebrali, la cortec- 
cia da alcalina si cangiava presto in acida. La corteccia del cervello 
di animale morto ò acida. 

La corteccia diventata acida per chiusura della corrente sanguigna, 
può ritornare alcalina quando il circolo viene riattivato, allora Taci- 
dità scompare lentamente. L'acidità ò processo vitale non cadaverico. 

Fa eccezione il cervello dei neonati. La reazione della corteccia viva 
ò alcalina, nò coi metodi sopra indicati si dimostra acida, ed anche 
dopo 24 ore al caldo ed al freddo persiste alcalina. 

IL KoSTiouRiNE. — Sur les luodifìcations de la substance corti- 
cale des hémisphères oérébraux chez les vieillards. {Modifica^ 
zioni della sostanza corticale negli emisferi cerebrali dei vecchi). In: 
Archives slaves de Biologìe, 1886. 

Da osservazioni fatte, risulta che nella maggior parte dellj cellule 
nervose delle circonvoluzioni cerebrali dei vecchi si ha la trasforma- 
Btvista, 4 



! 



50 RIVISTA 

zione grassa: esse si empiono di granulazioni pigmentarie e si scavano 
vacuolo. 

Le fibre nervose si atrofizzano, diminuiscono di numero per la de- 
composizione della sostanza nervosa nelle piccole granulazioni nervose. 

I vasi divengono ateromatosi, V iugrossamento della parete può pro- 
durre occlusione completa di vasi. 

L* atrofia delle cellule e delle fibre ò accompagnata da proliferazioni 
del tessuto connettivo, che rimpiazza gli elementi atrofici. 

Si trovano corpuscoli amiloidi nella parte periferica delie circonvo- 
luzioni, questi corpuscoli sono meno numerosi nelle partì centrali del 
cervello. 

LMntensitÀ dei processi atrofici ò più in rapporto col peso del cer- 
vello che colPetà dellMndividuo. 

III. AscH E und Neisser A. — Unterauchung ùber die elektrisclie 
Erregbarkeit dar verschiedenen Schichten dar Grosshimrlnde. 

(Richerche sulla eccitabilità elettrica dei varj strati della corteccia del 
cervello). In: Pfliìger's Archiv. XL. 

Gli Autori si prefissero di trovare nella regione motoria uno strato 
nella profondità della corteccia, il cui eccitamento per mezzo di cor- 
rente elettrica produca forte scossa muscolare. Questo stato si rico- 
nobbe essere nei limiti fra la sostanza bianca e grigia. 

Le ricerche più esatte furono fatte sui conìgli. 

' IV. BaowN-SÉQUARD. — Excitation da la clroonvolution du corps 
calleux. (Eccitamento della circonvoluzione del corpo calloso). In: 
Sociélé de Biologie de Paris, 1887. 

Da tempo si sa che Teccitamento della regione rolandica determina 
movimenti dal lato opposto per Teccitamento. Tuttavia quando si ec- 
cita la circonvoluzione del corpo calloso, si producono movimenti dello 
stesso lato. Questi movimenti non sono costanti, ma PAutore ebbe oc- 
casione di osservarli parecchie volte. 

V.Frank — Lestroubles moteurs du carveau {Disordini motori 
del cervello). In: Revue scienti fique,' 1887. 

La zona motoria corticale comprende neiruomo la circonvoluzione 
frontale ascendente, la circonvoluzione parietale ascendente ed il lo- 
bulo paracentrale. 

Le lesioni distruttive delle parti della corteccia, che coprono questa 
regione degli emisferi cerebrali, provocano disordini paralitici, la cai 
gravità e distribuzione sono in rapporto diretto ooirestensione e pro- 
fondità delle lesioni corticali provocatrici. 

Se le lesioni sono estese, risulta un* emiplegia totale del lato opposto 
del corpo, se sono limitate a parte sola della zona motoria, Temipiegia 
è parziale, se sono molto limitate, la paralisi colpisce un solo arto od 
un solo gruppo muscolare. 



DI FISIOLOGIA M 

VI. Lanneorage. — Oes troubles visuels d'origine cortioale. {Di- 
cordini visivi di origine corticcUé), la: Association Frangaise pour Va 
vancement des sciences, Congròs de Nancy, 1886. 

Lesioni del lobo occipitale producono emiambliopia laterale omo- 
nima, che pare diminuisca alla regione della macula lutea (zona sen- 
soriale). Le lesioni ai lobi frontali, temporali, parietali producono spe- 
cialmente ambliopia crociata^ che si attenua verso la macula lutea. 
Se una lesione colpisce le due zone, la funzione dei due occhi é nei 
tempo stesso compromessa. 

La zona sensoriale corrisponde al centro visivo di Munck. Tale re- 
gione è in rapporto per la sua parte laterale esterna colla metà esterna 
delia retina dello stesso lato, e per la parte laterale interna colla metà 
interna della retina del lato opposto. 

Le lesioni della zona sensoriale non disturbano nò la sensibilità ge- 
nerale, nò la motilità. 

Per le lesioni della zona sensitive-motoria si ha nei muscoli estrin- 
seci deirocchio un certo grado di paresi; nei muscoli intrinseci un 
poMi paresi dell* iride, del pari in certe lesioni corticali il muscolo 
coroideo può perdere parte del suo potere accomodatore. 

La congiuntiva può perdere parte della sua sensibilità. L'occhio si 
fa più sporgente, rosso. 

Quindi per le lesioni corticali si ha emiambliopia per la lesione 
della parte corticale dell'apparato ottico sensoriale. 

L' ambliopia crociata avviene per lesione della parte corticale del- 
l'apparato ottico-motorio. 

VII. Beaunis — Le somnambuUsme provoqvLé. (Il sonnambtdismo 
provocato). In: Études physioìogiques et psychologiques, Paris, 1886. 

LMpnotismo ò un insieme di fenomeni nervosi, che deve essere stu- 
diato del pari degli altri argomenti fisiologici. Il sonnambulismo pro- 
vocato contiene in germe una profonda rivoluzione nella fisiologia e 
nella psicologia centrale. Il sonnambulismo artificiale si può ottenere 
facilmente anche in persone non isteriche. 

L'ipnotismo si può dividero in 5 gradi: sonnolenza, sonno leggiero, 
nel quale stadio l'individuo capisce quello, che si dice attorno, sonno 
profondo, nel quale stadio si ò in rapporto colle persone presenti, sonno 
molto profondo, sonnambulismo. 

Gli uomini sono influenzati quasi nella stessa proporzione delle donne, 
cioè il 18,8 Vo per gli uomini, il 19,5 Vo P^r le donne. 

Il mezzo classico per avere il sonno ipnotico ò la fissazione dello 
sguardo; i passi a distanza possono pure provocare il sonno ipnotico. 

L'ipnotismo si ottiene difficilmente nei pazzi. 

L'Autore, per suggestione ipnotica produsse modificazione nella fre- 
quenza dei battiti del cuore. Il rallentamento o l'acceleramento del 
polso seguivano immediatamente la suggestione, non vi aveva nò mo- 



52 RIVISTA 

dificazione nelle emozioni dei soggetto, nò alterazione del ritmo respira- 
torio ; i fenomeni del polso erano sabordinatl alPinflaenza sola della 
suggestione. In generale si dice la volontà non avere azione diretta 
sulle pulsazioni del cuore, però molti fatti contraddicono tale opi- 
nione. 

Non v^ha stretto legame fra racceleramento del polso e Paumenta 
della pressione sanguigna; perchè, terminato racceleramento, la pres- 
sione contìnua a mantenersi eguale di prima. 

Per la suggestione ipnotica si poterono produrre rossore e cenge* 
stione cutanea. Nelle condizioni ordinarie non possiamo modificare vo- 
lontariamente la innervazione vasomotrice. Si trattava di far apparire 
un rossore persìstente sopra un punto determinato del corpo. Quando- 
la suggestione è molto forte, invece di un solo eritema si può avere 
congestione vera con gonfiezza della pelle. 

La dimostrazione deir influenza enorme del cervello sulle funzioni 
della vita organica si ha dalla respirazione per suggestione ipnotica. 
Per suggestione si possono eccitare le secrezioni, come Torina, il sa* 
dorè, le lagrime ed il latte. 

Gol dinamometro di Mathieu, TAutore fece ricerche sopra individui 
sottoposti air ipnotismo. 

In generale la forza dinamometrica diminuisce durante il sonno pro- 
vocato se si paragona alla forza, che avevasi prima del sonno. La 
forza al dinamometro aumenta dopo il risveglio più che durante il 
sonno. Colla suggestione si può in alcuni sonnambuli aumentare la 
forza dinamometrica. 

Per Pesame delPacuità uditiva, TAutore usa Tapparecchio in islìtta 
Dubois Reymond, i cui estremi della bobina induttrice sono in rap- 
porto colla pila : i due estremi delia bobina indotta con un telefono ^ 
che l'individuo applica al suo orjecchio. Si deve avere un solo suono 
dMnduzione alla chiusura ed apertura, ed usa perciò un interruttore 
a mercurio. Con speciale artifizio otfteneva cosi un audiometro molto 
sensibile. 

Si ha aumento doir acuità uditiva nel sonno ipnotico al difuori di 
ogni suggestione ed aumento assai notevole quando v^ha suggestione. 

Colta suggestione ipnotica si può aumentare l'acuità uditiva ed ac- 
celerare il tempo di reazione delle sensazioni uditive e tattili. 

VIII. Jastrow. — La mesure des processus psyohiques. (Misura 
dei processi psichici). In: Revue scientifique, 1886. 

Ecco in quale modo l'Autore semplificò questi mezzi di ricerca. Basta 
avere orologio, che segni il quarto di minuto secondo, e l'operatore si 
sia abituato a seguirne le indagini contando mentalmente. Per i pe- 
riodi di reazione semplice, dispone una serie di persone in forma di 
circolo, in cui ciascuna appoggi un dito sulla spalla della persona vi- 
cina. Ad un dato momento, scelto dall'operatore, una delle persone^ 



DI FISIOLOGIA 53 

poggia il suo dito in modo da prodarre impressione di contatto al sao 
vicino, questo fa lo stesso per l'altra persona e così finché il movi* 
mento abbia fatto quattro o cinque volte il giro completo del circolo. 
L* operatore nota il momento della fine come il momento del principio 
deiresperienza. Uapprezzazìone del tempo ò fatta in un quarto di 
secondo. 

Per avere la misura del periodo di reazione di detta persona, si opera 
facendola partecipare prima airesperimento , poscia escludendola, la 
differenza si calcola facilmente. 

Per il tempo di discernimento, TAutore si serve di giuoco di carta, 
con cui si fanno contare, o separare i colori e variando in molti modi 
resperimento. 

Le cifre ottenute sono assai vicine di quelle, che si ricavono con 
processi complicati. 

IX. Novi F. — La concentrazione del sangue considerata quale 
condizione di stimolo per il sistema nervoso centrale. — Fi- 
renze, 1887. 

Il cloruro di sodio iojettato in soluzione al 10 % ^^^^^ vene di ani- 
mali superiori determina contrazioni in tutti i muscoli del corpo allorché 
osso abbia raggiunto nel sangue una concentrazione che sia circa il 
doppio della normale. 

Esso non agisce cambiando Temogobina in metemoglobina. La sua 
azione è quindi affatto diversa da quella dimostrata da Marchand per 
1 clorati alcalini. 

Gli apparati periferici muscoli e nervi , da queste condizioni del 
sangue, non sono influenzati, e quanto al sistema nervoso centrale, la 
ragione del fenomenu non va cercata nel midollo spinale, né nel bulbo, 
ma solamente nel cervello. 

La perdita di acqua, che subisce il cervello e specialmente la so- 
stanza grigia , rappresenta il meccanismo , per cui il sistema nerveo- 
muscolare viene portato ad un punto cosi alto di eccitazione. 

Con tutta probabilità riconoscono questa causa medesima le contra- 
zioni, che accompagnano concentrazioni analoghe, ma patologiche del 
sangue, ad esempio, i granchi del colera asiatico. 

K. VuLPiAN. — Persistance decertains phenomènes instinctifs 
et des mouvements volontaires chez les poissons osseux après 
Tablation des lobes cérébrauz. (Persistenza di alcuni movimenti 
istintivi e de* movimenti volontari nei pesci ossei dopo V ablazione dei 
lobi cerebrali). In: Académie des Sciences de Paris, 1886. 

Ad una carpa TAutore tolse, il 18 marzo 1886, i due lobi cerebrali; 
essa mori il 29 settembre 1886. 

Dai primi giorni dell'operazione, fino al giorno prima della morte^ 
non si riconobbero differenze fra questa ed altra carpa, che viveva 
oelPacquario. 



54 HIVJSTA 

I lobi cerebrali e la ghiandola pineale erano stati tolti e non v^era 
minima traccia dì lavoro di rigenerazione dei lobi cerebrali. Il tessuto 
adiposo, che colma nello stato normale le parti della cavità cranica 
non occupata dair encefalo, si era riprodotto. La parte craniale era ri- 
fatta dal lavoro di rigenerazione ossea. 

Dairesperienza fatta, TAutore crede giusta Foplnione di Stenier, che 
ristinto e la volontà, la cui sede nei batraci, rettili, uccelli e mammi- 
feri sembra trovarsi nei lobi cerebrali, possono ancora manifestarsi 
nei pesci ossei dopo. Tablazione completa di questi lobuli^ 

XI. Màrchi Y. — Sulle degenerazioni consecutive all'estirpazio- 
ne totale o parziale del cervello. (Gazzetta degli Ospedali, 1886). 

Sopra cani operati dal prof. Luciani, l'Autore fece una serie di os- 
servazioni, dalle quali trasse le seguenti conclusioni. 

In seguito all'estirpazione totale del cervelietto, si riscontra una 
sclerosi diffusa, specialmente della sostanza grigia del ponte di Varolio^ 
che circonda le piramidi, di quella delle olive inferiori, e di tutti i pe- 
duncoli cerebellari , compreso il fascio cerebellare diretto di Flechsig^ 
senza alcuna lesione dei nuclei di origine dei nervi craniali. 

In seguito di estirpazione della metà del cervelletto^ sono degenerati gli 
stessi elementi suddetti , specialmente nella metà corrispondente alla 
lesione, ma in parte anche nel lato opposto. Si rileva di più, che le 
fibre degenerate dei peduncoli cerebellari superiori, lungi dall' incro- 
ciarsi completamente con quelle del lato sano , in parte mantengono 
una linea retta per perdersi in seguito nel nucleo di StilliDg dello 
stesso lato della lesione. 

Successivamente all'estirpazione del lobo medio, la degenerazione bi- 
laterale si circoscrive a certi determinati fasci di fibre, e così al fascio 
cerebellare diretto, ai nastri inferiori di Rei], alle fibre arciformi ed a 
molte fibre de' fasci piramidali. 

Ialine si ha una degenerazione di parecchie fibre costituenti i nervi 
craniali, non che le radici anteriori del midollo spinale, sebbene ì 
nuclei di origine dei detti nervi e le fibre, che ne emanano, sembrino 
esenti da alterazioni. 

XII. Brown-Séquard. — Róle de l'inhibition dans les paralysiès 
de cause cerebrale. (Potere inibitorio nelle paralisi di causa cere- 
brale). In: Société de biologie^ 1886. 

Secondo l'Autore, le lesioni superficiali o profondo del cervello o del 
cervelletto agiscono per semplice inibizione sul midollo spinale, di cai 
distruggono l'eccitabilità riflessa. Questo fatto si verifica nelle paralisi 
isteriche, malattie di ordine dinamico, che senza lesioni possono du- 
rare tanto tempo quanto le paralisi ordinarie. 



DI FISIOLOGIA 55 

Xin. C< RiN C. et VAN Bercéden a. - Recherches sur la régulation 
de la temperature chez les pigeons privés d'hexnisphères cé- 
rébraux. (Regolarizzazione della temperatura nei piccioni privat» 
degli emisferi cerebrali). la: Travaux du laboratoire de L, Fredericq, 
1885-86. 

Nei piccioni privati degli emisferi cerebrali non trovaronsi varia- 
zioni di temperatura del corpo e varianti giornaliere di temperatura. 
Anche il ricambio dei gaz del pari procede come nei piccioni sani. 

XIV. B RGHERiNi A. — Sulle vie di conducibilità nella midolla 
spinale. {Rivista Sperimentale di freniatria e di medicina legale. Vo- 
lume Xir, 1887). 

Il metodo d'indagine consistette nel produrre le ferite neiranimale 
con rigorosa antisepsi, valutarne le alterazioni colla scorta delia ne- 
croscopia e colPesame istologico. Gli animali si lasciavano vivere fino 
a completa guarigione, cosi si studiavano i fenomeni nel l.^e nel 2.° pe- 
riodo sperimentale. 

CondiLcibilità delibasse grigio spinale, — L'Autore conferma le pro- 
posizioni di Woroschilofi" e di Weìss, che la sostanza grigia non con- 
tiene lunghe vie, cioè non è in grado di guidare dalla periferia al 
centro e viceversa gli impulsi motorj volitivi e le impressioni sensi- 
tive (dolorifiche). L'Autore insiste nel parlare solo di conducimento 
dell'asse grigio per tutta la sua lunghezza, non già della parziale con- 
ducibilità, di cui l'asse grigio sembra veramente capace, cioè di rice- 
vere e di trasportare in sé per breve tratto della sua lunghezza (corte 
vie) sia le impressioni di senso, sia gli impulsi volitivi motorj. 

Vie motorie spinali, funzione vicaria delle stesse. — Per l'Autore le 
vie motorie, che funzionano normalmente, hanno sede nei cordoni la- 
terali, ma i cordoni anteriori contengono vie collaterali, che entrano 
poco a poco in funzione , dopo che le vie principali dei cordoni late- 
rali sono state distrutte. 

La esatta e completa recisione dei cordoni laterali porta con so la 
immediata e completa paralisi degli arti posteriori , la quale sussiste 
quando si può credere già riiharginata la ferita del midollo; ma poco 
a poco si ripristina la funzione e tale ripristino proviene da parte dei 
cordoni anteriori: ò in questi che devesi ammettere una via motoria 
collaterale, vicariante alla via dei cordoni laterali. Nei cordoni laterali 
devonsi collocare -le principali vie motorie, mentre le vie vicarie dei 
cordoni anteriori sono capaci di sostituire le prime in modo incompleto. 

La supplenza nella conducibilità motoria è data anzitutto dallo stesso 
cordone laterale. Dove manca l'attività dei due cordoni laterali , sot- 
tentra quella dei cordoni anteriori. 

Riguardo alFazione trofica del midollo sulle fibre muscolari, l'Autore 
osservò che le alterazioni si manifestavano negli animali operati, in 
cui l'asse grigio era distrutto comprese le corna anteriori, per tutta la 



56 RIVISTA 

loro interezza. Si iniziarono molto per teoDpo e crebbero progressiva- 
mente e presto, senza che fino a periodo inoltrato apparisse alcun 
fatto irritativo nell'interno della fibra stessa (aumento di nuclei nel 
sarcolemma) o fuori della medesima nel connettivo interstiziale e 
nei vasi. 

Yie sensorie. -— La sezione trasversale di un solo dei cordoni late- 
rali non estingue la sensibilità, nò al lato operato del corpo, nò al- 
l'opposto. Recisi ì due cordoni laterali, si perde negli arti posteriori 
la sensibilità dolorifica. 

Per il decorso delle vie sensorie sono molto d'ajuto gli studj delle 
degenerazioni progressive sistematiche di Tùrck. 

L'Autore fece perciò due ordini di ricerche; nel primo studiò il 
prolungamento delle radici sensitive nei cordoni posteriori. In galline 
strappò lo sciatico, e TAutore asserisce di aver potuto tracciare esat- 
tamente il cammino delle fibre del nervo sciatico nella lunghezza della 
midolla fino ai nuclei grigi del midollo allungato; potò in un caso os- 
servare il nucleo grigio corrispondente al cordone di Gol), alterato. 
Nel secondo ordine dì ricerche, l'Autore riconobbe la degenerazione 
ascendente nelle vie cerebellari dei cordoni laterali. L'Autore dimo- 
strò la degenerazione delle vie cerebellari per una lesione, che non 
cadde in esse, il che fa supporre la via cerebellare derivare dall'asse 
grigio e più specialmente dalla parte posteriore dello stesso, ed in 
parte serve allo studio della questione sulla derivazione delle vie ce- 
rebellari dai cordoni laterali. 

XV. BROWN-SÉQUA.RD. — HémisectiQXi de la xnoelle. {Emisezione 
risi midollo spinale). In: Société de biologie, 1887. 

L'Autore avverte che le trasmissioni sensitive possono ancora avve- 
nire dopo la emisezione completa del midollo, purcbò questa sezione sia 
fatta in due punti diversi. La trasmissione avviene per vero lavoro 
fisiologico, perchè nel midollo spinale come nel cervello trovansi veri 
centri intellettivi, e la conservazione di alcune fibre basta per assicu- 
rare il passaggio della corrente. 

Parlando poi dell'inibizione, dice non esservi strada particolare per 
l'inibizione, nel sistema nervoso tutto è in comunicazione e ogni parte 
può agire sopra il tutto. 

Mettendo in rapporto colla teoria della dinamogenia alcuni fatti di 
sutura nervosa per sezione traumatica, l'Autore avverte che l'irrita- 
zione di nervi sensitivi a livello di ferita, produce cangiamenti sulla 
sensibilità di parti innervate. Del pari coloro, che aprono il cranio per 
cercare tumori, che suppongonsi causa di accessi epilettici dovreb- 
bero arrestarsi all'incisione dei tegumenti: nelle cavie difatti si gua- 
risce l'epilessia colla sezione cutanea della zona epileptogena o dei 
punti sede dell'aura. 



DI FISIOLOGIA 57 

XVI. Kabrhel. — Studien liber Innervation der Lymphherzen. 

{Studio sull'innervazione dei cuori linfatici). Io: Wiener Jahrb, 1886. 

L'Aatore vide che per evitare un arresto permanente dei cuori lia« 
fatici posteriori di rana dopo la distruzione del midollo spinale, e per 
vedere ricomparire il polso regolare, rapido ed attivo, conviene di non 
distruggere in un solo tempo il midollo spinale, ma a poco a poco. 

Vide 1 cuori linfatici arrestarsi in diastole per eccitamento riflesso 
(martello di Gotz) o per la distruzione del midollo. Trovò nel midollo 
spinale il centro frenico dei cuori linfatici, come nel midollo allungato 
quello del cuore sanguigno. L'atropina non sottrae T influenza frenica 
sui cuori linfatici. 

Il cloralio aumenta la rapidità di pulsazione dei cuori linfatici. 

XVII. ScHiFF. — Sur la cause dea troubles dans la nutrition de 
roeil qid survienneut apròs la section dea nerfs de la ciu- 
quième paire cerebrale. {Causa dei disordini della nutrizione del- 
l'occhio dopo la sezione dei nervi del 5.° paj i cerebrale). In: Archives 
dea sciences physiques et naturelles, 1886. 

Alcuni asseriscono che i tessuti delPocchio dopo la sezione del 5.® pajo 
sono alterati per la dilatazione vasaio, altri affermano che la flogosi, 
che avviene néirocchio dipende dacchò esso ò insensibile; per Schiff, 
r iperemia prepara il terreno e le cause meccaniche producono alte- 
razioni di struttura. Sezionasi il nervo in un arto, si ha iperemia neu- 
roparalitica caratterizzata da oscillazioni, che avvengono dopo un pe- 
riodo iniziale di iperemia durevole e non interrotta; ora neir occhio 
avviene lo stesso al secondo giorno. La cornea non ha tendenza ad 
ulcerarsi se la si protegge, resterà illesa e frattanto la sensibilità è 
perduta. 

LMperemia neuroparalitica deirocchio non ò irritazione traumatica 
favorita dal T insensibilità. 

Nello stato normale, il polviscolo non produce suir occhio di cane o 
di coniglio le alterazioni , che si osservano dopo la sezione del trige- 
mino quando la cornea non è protetta. 

XVIII. QuiNQUAUD Ch. e. — De l'action du froid sur l'organisme 
animai vivant. {Azione del freddo sopra V organismo animale vivo). 
In: Aoadémie des Sciences de Paris, 1887. 

Facendo agire il freddo sopra animale a temperatura costante, TAu- 
toro osservò i seguenti fenomeni: abbassando la temperatura centrale, 
le funzioni sMndeboliscono, i riflessi si fanno meno intensi, ma quando 
il calore centrale discende a 25<^, e meno, si ha un aumento della ecci- 
tabilità riflessa del midollo spinale, al minimo urto si hanno sussulti 
e contrazioni convulsive generali; Tanimale sembra essere sotto Tin- 
fluenza della stricnina. 



53 RIVISTA 

XIX. BowDiTOH und Warren. — Plethysmographic experiments 
on the vasoxnotor nerves of the limbs. {Esperienze pletismogra' 
fiche sui nervi vasomotorj degli arti). In: Journal of Physiol y VII. 

Costrassero gli Autori ano strumento per studiare le funzioni vaso- 
motrici dei nervi delPestremità nei ^alli, per studiare gli effetti delie 
dilatazioni o degli stringimenti dei vasi nelle zampe. Per eccitare i 
nervi, si servivano di correnti d'induzione di. determinata forza e fre- 
quenza. Il nervo sciatico si può considerare nervo, che restringe o di- 
lata i vasi. 

L'eccitamento del nervo di fresco recis», produce ora cangiamenti 
di volume rapido (strettura vasale) o costrizione seguita da dilata- 
zione od allargamento vasale lento. Il caso più frequente era lo strin- 
gimento vasale con successiva dilatazione, il semplice allargamento 
vasale proveniva da eccitamento di corrente debole. 

Con aumentata intensità e frequenza della corrente , si hanno effetti 
costrittori e dilatatori. 

Evidentemente si hanno due diverse fibre nervose, che allargano e 
restringono i vasi accanto Tane alle altre; le dilatatrici abbisognano di 
tempo latente più lungo delle costrittrici. In caso di stringimento mas- 
simo, si ebbe diminuzione di sangue del 48 Vo> P^r forte allargamento^ 
aumento del 20 Vq. 

XX. Brown-Séquard. — lafluence exercée sur l'encephale par 
les nerfs sensitifs et sur les nerfs moteurs par les centres 
nerveux. {Influenza esercitata sulV encefalo dai nervi di senso, e sui 
nervi motori dai centri nervosi). In: Comptes rendus de V Académie des 
Sciences de Paris, 1886. 

Conclusione del suo lavoro è: che tutti i nervi motori e quasi tutte 
le parti eccitabili dei centri nervosi possono subire modificazioni molto 
notevoli nella loro eccitabilità, per Tirritazione anche poco considere- 
vole della maggior parte del sistema nervoso. 

XXI. Rawa. — Ueber das ZusamxnenTvachsen der Nerven ver- 
schiedener Bestimxnung und verschiedener Functionen. {Riu- 
nione di nervi diversi ed anche di varia funzione)» In: Archiv fur 
Anat, und Physiologie, 1886. 

In conigli, gatti, cani, majali giovani, l'Autore uni l'estremo periferico 
del nervo peroneo coir estremo centrale del nervo tibiale posteriore e 
viceversa. Questi nervi hanno la stessa funzione, ma si distribuiscono a 
parti differenti, cosi il tibiale posteriore va ti flessorj, il peroneo agli 
estensorj della zampa. 

Quando l'estremo centrale del flessore (tibiale) si salda all'estremo 
periferico dell* estensore (peroneo), la funzione degli estensorj si rista- 
bilisce dopo tempo lungo, l'estensione della zampa si opera per inter- 
medio dell'estremo centrale del nervo flessore e forse per Tintermedio 
dei centri nervosi, che presiedono la flessione. 



DI FISIOLOGIA 59 

Del pari Testensore (peroneo) saldato airestremo periferico del fles- 
sore, può innervare i flessori. 

V^ hanno ulceri alle zampe per le sezioni dei nervi tibiali posteriori 
e peronei. 

Riunione dei nervi a funzione distinta. — L^Àutore unì Tes tremo pe- 
riferico deiripoglosso coirestremo centrale del pneumogastrico. Ecci- 
tando il vago, si hanno contrazioni nei muscoli della lingua. Quando 
riesci Poperazione, l'Autore recide Tii ogiosso dell'altro lato. Ora si sa 
che per la sezione dei due ipoglossi, la lingua è del tutto paralitica e 
gli animali muojono di fame. Nulla di simile avviene qui, Tanimale 
continua a vivere ed a muovere la metà della lingua innervata dal 
vago-ipoglosso. La superficie della metà paralitica per la sezione sem- 
plice deiripoglosso, mostra dopo certo tempo delle escoriazioni ul- 
cerose. 

Nelle capre fece Tunione dell'estremo centrale deiripoglosso colFe- 
stremo periferico del vago. Eccitando Tipoglosso vago sopra il punto 
di sutura, si ha rallentamento od arresto del cuore. 

XXII. YuLPiAN. — Sur rorigine des nerfs moteurs du voile du 
palaia chez le chien. (Origine dei nervi motorj del velo del palato 
nel cane). In : Académie des Sciences de Paris, 1886. 

Nel cane e nel cavallo nessuna fibra dei nervi motorj del velo del 
palato proviene dal nervo facciale. 

L'origine principale delle fibre nervose motrici del velo del palato 
nel cane ò ne' filamenti delle radici inferiori del nervo vago, e nel fi- 
lamento della radice, superiore dei nervi spinali. Forse questi varj fi- 
lamenti radicali appartengono ai nervi spinali od accessorj del Willis. 

XXIII. Fredericq L. — Excitation du pneumogastrique chez le la- 
pin eznpoisonné par CO*. {Eccitamento del pneumogastrico in coniglio 
avvelenato col CO^). In: Travaux du laboratoire, 1885-86. Gand, 1886. 

L'Autore trovò nei conigli, che avevano debolezza del respiro per 
l'avvelenamento con COS che l'eccitamento del tronco centrale del 
vago produceva azione frenica rapida. 

XXIV. Barbacci 0. — Contributo sperimentale alla fisiologia 
del nervo laringeo. (Gazzetta degli Ospedali, 1887). 

L'Autore, dalle sue conclusioni trae le seguenti notizie: Turck, Steiner, 
Heidelberg ed Exner, dissero che tagliando i due nervi laringei supe- 
riore ed inferiore non si ottiene degenerazione del muscolo crico-ti- 
roideo; per spiegare questo, l' Exner chiama in azione il laringeo medio, 
la cui azione portò tale degenerazione. L'Autore sezionò il laringeo 
superiore di un lato e vide mancare lesioni degenerative nel crico- 
tiroideo , oppure quando si eccitò il laringeo superiore si vede il 
crìco tiroideo contrarsi in tutta la massa muscolare. Quindi forse l'in- 



rO RIVISTA 

fluenza trofica non viene a questo muscolo dal suo stesso nervo mo- 
tore siccome avviene iu generale, ed il laringeo mediano descritto 
dairExner non riveste insieme a funzione sensitiva una funzione tro- 
fica, che si spiega sulle fibre del muscolo crico-tiroideo. Non è d'al- 
tronde strano che un nervo sensitivo contenga fibre trofiche, ma è fatto 
eccezionale che un muscolo riceva la sua innervazione trofica da sor- 
gente distinta da quella, da cui gli viene innervazione motoria. 

.XXV. Brown-Séquard. — Sensibilité de la peau de la région 
cervicale. (Sensibilità della pelle alla regione cervicale). In: Académie 
des Sciences de Paris, 1887. 

LMncisione di parte poco grande della pelle della regione cervicale 
può distruggere presto la sensibilità della metà anteriore del collo nella 
sua grossezza, sicché dopo la sezione della pelle, Tindividuo che tenta 
suicidarsi tagliandosi la gola, può continuare il suo tentativo senza 
dolore. 

La pelle del collo ed il laringe hanno la proprietà, sotto irritazione 
meccanica rapida, di fare scomparire presto le grandi funzioni dei centri 
nervosi come respirazione e circolazione. 

Così si può morire per un choc nervoso, non per asfissia da coloro, 
che subirono impiccagione, mentre ancora toccavano il suolo colle gi- 
nocchia coi piedi, senza che sia interrotto il passaggio dell* aria 
nel laringe e trachea. 

XXVI. Yves Delage. — Sur la fonction des canaux demi-circu- 
laìres de roreille interne. {Funzione dei canali semicircolari). 
In: Académie des Sciences de Puris, 1886. 

Secondo l'Autore , i canali semicircolari o l'otricolo , nòb sono l'or- 
gano speciale delle sensazioni di traslazione; non ci rappresentano lo 
spazio colle sue tre dimensioni, non comandano i movimenti riflessi 
provocati dalle impressioni uditive, non formano un senso della dire- 
zione, che ci permstta trovare ad ogni istante la direzione del punto 
di partenza. 

Non ci danno notizie sull'orientazione della testa. La loro funzione 
talora sensitiva ed eccitomotrice, è di avvisarci sui movimenti di ro- 
tazione della nostra testa sia sola, sia col corpo e di provocare per via 
riflessa 1 movimenti degli occhi , compensatori di quelli della testa, e 
le contrazioni muscolari, che producono necessarie correzioni per assi- 
curare il nostro equilibrio e la precisione dei nostri movimenti ge- 
nerali. 

XXVII. Steinher. — Fonctions des canaux semi-circulaires. {Fun- 
zioni dei canali semicircolari). In : Acad des Sciences de Paris , 1887. 

L'esportazione dei canali e le loro ampolle negli squali non produsse 
modificazione ne' movimenti. 



DI FISIOLOGIA 61 

Tagliando gli otocisti in aloane specie di crostacei non si ha disor- 
dine di movimento. 

XX Vili. Drbser. — - Zur Ghemie der Netzhautstàbchen. {Chimica 
dei bastoncini della retina). In: Zeitschrift fur Biologie, XXII. 

La purpura visiva ò resistente ai mezzi ossidanti (ozono , iperossido 
dMdrogeno neatro). 

Il colore nero dovato airacido iperosmico nei preparati microscopici 
viene poi tolto per il trattamento coir iperossido dMdrogeno; si eli- 
mina nella retina della rana accanto alla porpora il mieloide. Coi dae 
processi si riconosce che la porpora resta intatta, che Tacido ipero- 
smico solo può imbianchire la porpora visiva e decomporla. Come Ta- 
cido iperosmico, si comporta il permanganato di potassa, mentre nella 
soluzione concentrata di clorato, iperclorato ed iperiodato alcalino il 
corpo rimane illeso. La purpura resta inattaccata dalia soluzione di 
clorato di potassa; è decomposta dal jodio libero. 

La pilocarpina accellera la rigenerazione delia porpora visiva nella 
rana, Tatropina è senza influenza. 

La massa principale deirarticolazione esterna dei bastoncini nella 
rana si colora intensamente coiracido osmico. La mieloide non ò leci- 
tina, con probabilità è vitellina e questo si prova anche per la sua 
solubilità in soluzione salata concentrata. Anche la vitellina pura secca 
prende colTacido iperosmico colore oscuro, che si toglie per raggiunta 
di iperossido dMdrogeno. 

XXIX. Michel. — Topographie de la temperatare de I'cbìI. (To- 
pografia della temperatura dell'occhio), in : Revue generale d'ophtalmo- 
logie, 1887. 

Per ottenere la temperatura delP occhio, TÀutore usa un apparato 
termoelettrico. Uno degli aghi era mantenuto a temperatura costante 
nell'acqua mentre Taltro si poneva neirocchio deiranimale, che si esa- 
minava (coniglio). La temperatura del corpo era da 88^,5 a 38^,9, quella 
del mezzo della camera anteriore di 3P,9, del mezzo del vitreo e del 
cristallino 36^1. Nella camera anteriore la temperatura abbassava 
da 1^ a y^Q di grado se l'apice deirago era vicino alla cornea, aumen- 
tava se Tapice era vicino allMride. 

Nel vitreo la temperatura aumentava mano a mano che Vago si avvi- 
cinava alle pareti del globo, ed eguagliava la temperatura del corpo 
se Pago era in contatto esatto colla superficie interna degli involucri 
deirocchio. 

La chiusura delle palpebre aumenta di 2^-3^ la temperatura della 
camera anteriore , la quale al contrario abbassa dopo mezzo minuto 
di 13* a 15^ se si applica suirocchio vescica di ghiaccio. 

Michel già dimostrò nel 1882 che Tapplìcazione di vescica di ghiaccio 
sopra rocchio di giovane gatto , sviluppa in poco tempo una cateratta 
totale, che scompare presto quando si toglie il ghiaccio. 



62 RIVISTA 

XXX. GoLASANTi e Mengarini. — li fenomeno spettrale fisiolo- 
gico. (Accademia dei Lincei, 1885-86). 

Boll, Yolendo sperimentare razione della luce monocromatica sulla 
porpora visiva, si avvide che ricevendo sull* occhio i colori di uno 
spettro puro ed intenso , situandosi a 4,05 metri dal prisma , accomo- 
dando la visione a distanza infinita e dirigendo Tasse visivo sul pro- 
lungamento del raggio osservato, si osserva un brillantissimo feno- 
meno detto fenomeno spettrale fisiologico. Egli ò fenomeno soggettivo 
della visione proveniente dalla macula lutea. 

Caratteristica di questo fenomeno endottico si è che i punti lumi- 
nosi sono fermi nello spazio; occupano sempre la stessa posizione re- 
lativa, riproducono costantemente la medesima figura. 

Individui affetti da daltonismo vedono ed apprezzano come individui 
sani il fenomeno nelle sue particolarità, lucentezza dei punti, diametro 
deiraureola, salvo il non percepire il colore, per il quale sono ciechi. 

Gli Autori, procuratisi uno spettro solare con luce possibilmente 
pura monocromatica, studiarono il fenomeno spettrale fisiologico nelle 
varie regioni dello spettro solare e ricavarono le seguenti conclusioni : 

I valori angolari, sotto i quali si percepisce tale fenomeno seguono 
costantemente lo stesso andamento, crescono dal rosso fino ad una 
zona posta fra le righe D. ed E. di Fraunhofer, e da questa diminui- 
scono verso il violetto. 

Ogni serie presenta un massimo, ma la posizione di questo massimo 
oscilla fra le lunghezze di onde 0™%000,545 e 0"^.,000,580. Il valore as- 
soluto dei massimi è diverso da serie a serie di giorni diversi, e fra 
serie e serie dello stesso giorno. 

I confronti fra giorno e giorno non si possono fare con grande si- 
curezza, però gli Autori possono asserire che le variazioni riscontrate 
nei massimi raggiungono il 29 y^. 

Sembra che esista una relazione fra la grandezza apparente del fe- 
nomeno, la forma della curva e la quantità e qualità di luce mandata 
dal sole, a seconda dei varj assorbimenti prodotti dairatmosfera. 

Alterando la visione con Tuso della santonina, non si cambia sen- 
sibilmente Tapprezzamento del fenomeno, quindi le variazioni non si 
possono attribuire a causa soggettiva. Con lampada elettrica Soleil si 
osservò che il fenomeno spettrale segue esattamente Tandamento senza 
saltuarie variazioni. 

XXXI. Plateau. — Recherohes sur la perception de la lumière 
par les xnyriapodes aveugles. (Percezione della luce nei miriapodi 
ciechi). In: Journal de r anatomie et de la physiologie normale et pa- 
thologique^ 1886. 

I miriapodi chilopodi ciechi percepiscono la luce del giorno e sanno 
distinguere la luce dalle tenebre. 
Nei miriapodi chilopodi, che hanno gli occhi ed in quelli, che ne 



r>i FISIOLOGIA 63 

sono privi, occorre in generale un tempo lungo perchè questi animali 
si accorgano d'essere passati dair oscurità relativa o completa alla 
luce del giorno. 

La durata di questo periodo latente non ò maggiore nei miriapodi 
ciechi che in quelli, che non lo sono. 

Per la lentezza, colla quale si fa la percezione della luce, avviene 
€he quando uno spazio oscuro ò di debole estensione rapporto alla su- 
perficie illuminata, i miriapodi ciechi quantunque sensibili alla luce» 
traversano questo spazio oscuro senza accorgersene e non sanno ri- 
trovarlo quando P hanno sorpassato. 

XXXII. Stein — Staar durch Tòne erzeugt. ( Cateratta prodotta 
dai sitoni). In; Centralhlaft fiir praktis. Augenheilhf 1887. 

Si pongono giovani cavie in una cassa, dove si abbia un diapason 
elettrico in movimento; in queste condizioni gli animali non stanno in 
riposo, gridano, le pupille stanno per alcune ore dilatate, il fondo del- 
Tocchio diviene iperemico. Dopo 12-48 ore che continuano i movimenti 
del diapason, si manifesta intorbidamento della lente. Nelle cavie adulte 
non si veggono tali alterazioni del cristallino. 

XXXIII. Langendorff. — Ueber einseitigen und doppelseitigen 
làdschluss. {Chiusura delle palpebre uni e bilaterale). In : Archiv, fùr 
Anat, und Phjfsiotogie^ 1887. 

NelPuomo il riflesso deirammiccare ò duplice, nel coniglio è unila- 
terale. Nel conìglio anche per eccitamento elettrico della corteccia ce- 
rebrale si ha chiusura delle palpebre d'un lato in senso incrociato, 
€on forte corrente si ha dai due lati. 

XXXIV. Reymond. — Contribuzione allo studio dell'innerva- 
zione per raccomodamento. (Giornale della R, Accademia di me- 
dicina di Torino, 1887). 

Fra i movimenti della pupilla dipendenti dal 3.^ pajo e raccomoda- 
mento, esiste per l'ordinario simultaneità d'azione, non sinergia as- 
soluta. 

Se lo sforzo di accomodamento si associa allo stringimento della 
papilla, questo può variare per effetto di un'illuminazione più o meno 
intensa, tuttochò l'accomodamento si mantenga invariabile. Nel campo 
patologico v'hanno paralisi di accomodamento con conservazione dei 
movimenti della pupilla, o midriasi ed immobilità della pupilla senza 
paralisi di accomodamento. 

Le paralisi del 3.® pajo a sede centrale possono interessare isolata- 
mente i fascetti iridei od i fascetti accomodativi. 

Allo stato fisiologico le dae papille si restringono in modo siner- 
gico, il ritardo del moto consensuale non ritarda questa legge. 

Ogni variazione di accomodamento di un occhio, si associa necessa- 



64 RIVISTA 

riamente con variazione eguale neiraltro occhio. Questo fatto ammessa 
da Dondes, Hering ò constatato da Snelien e Woinow. 

La sinergia fisiologica d'azione de^ fascetti iridei dei due lati, fra di 
loro non esclude che i fascetti iridei di un lato possono essere para- 
lizzati, conservandosi intatta razione dei fascetti iridei deiraltro lato. 
Lo stesso può accadere per i fascetti accomodativi* 
É osservazione volgare che neiramaurosi unilaterale T impressione 
luminosa deirocchio sano provochi la miosi deir occhio sano e dell' a- 
maurotico. Esistono circostanze, in cui una paralisi centrale unilate- 
rale dei fascetti accomodativi si manifesti solo collMmpossibilità dt 
accomodare direttamente dietro impressioni ricevute dall*occhio corri- 
spondente al lato affetto, conservandosi intatta Pazione sinergica del- 
Taccomodamento per rocchio affetto, quando T impulso accomodativa 
gli è trasmesso dairocchio corrispondente al lato sano. 

XXXV. Waller a. et Waymouth Rbid. — La contracture du 
coeur eircisé chez les xuanunifères. (La contrazione del cuore 
esciso nei mammiferi). In: Academie des sciences de Paris, 1887. 

Del pari che nel cuore di rana, nel cuore dei mammiferi si vede il 
passaggio deironda eccitatrice come varietà difasica. — Questa nella 
rana non è che Tespressione di una vera onda di contrazione muscu- 
lare. Ma mentre nella rana la contrazione del cuore procede dalla base 
alla punta , nei mammiferi la contrazione ò monofasica dopo l' escis- 
sione del cuore e non diviene difasica che più tardi. Le contrazioni 
del cuore, esciso nei mammiferi, possono avere grandissima durata , 
fino a 10'', durata che varia secondo la temperatura. 

XXXVL Macini I. — La pression du sang dans les cavités da 
coeur étudiée au moyen d'un trocart special. (La pressione 
del sangue nella cavita del cuore studiata per mezzo di trequarti 
speciale). In : Archives italiennes du biologie, 1885. 

Le sonde cardiache di Chauveau e Marey per misurare la pres- 
sione del sangue nella cavità del cuore, esigono atto operativo assai 
lungo e difficile, e danno dei valori manometrici e grafici dubbi. 

La cannula di Pick e quella di Colin conducono a risultati erronei. 

L'Autore preferisce il trequarti cardiometrico per la facilità della 
applicazione, per la semplicità e rapidità delPatto operativo, perchè la 
sola ferita dell'animale ò quella prodotta dal trequarti, perchò la car- 
diocentesi dà risultati costanti — perchò V influenza respiratoria sulla 
pressione mostra nelle grafiche grande regolarità. 

Il lavoro meccanico del cuore ò molto più elevato di quello finora 
fissato. 



DI FISIOLOGIA 65 

XXXVII. FiLiPow. — Sur les sutures dans les plaies du coeur. 
{Suture nelle ferite del cuore). la Archives slaves de Biologie, 1886. 

Le ferite del caore fatte con trequarti finoo con un a^o, sono bene 
sopportate. 

La guarigione può ottenersi per sutura fatta in tempo. 

I cani sopportano bene l'apertura del pericardio. 
Le ferite dei grossi vasi sono fatalmente mortali. 

XKXVIII. Magini. — Sulla eccitazione del cuore colla corrente 
galvanica. {Accademia medica di Roma, 1886-87). 

II cuore si comporta diversamente dagli altri muscoli rispetto alla 
corrente galvanica, non solo perchè durante il passaggio di questa il 
cuore seguita a centrarsi, anzi si contrae nelTunità di tempo un mag- 
gior numero di volte che nello stato ordinario, ma anche perchè il suo 
modo di comportarsi alTatto dell'apertura e delia chiusura della cor- 
rente costante è tutto speciale del muscolo cardiaco. 

XXXIX. Spallitta F. — Azione della bile sui movimenti del 
cuore. {Archivio per le scienze mediche. Voi. XI, N. 6). 

L*Àutore dalle sue ricerche sperimentali deduce le seguenti conclu- 
sioni : 

Che la bile e gli acidi biliari diminuiscono le contrazioni cardiache 
né per dissoluzione dei globuli sanguigni, come credette il Ròhrig, 
o per la produzione di coaguli sanguigni in vicinanza del cuore, 
come aveva sostenuto il Ranke, né per diminuzione di contrattilità 
muscolare, come avevano creduto di dimostrare il Feltz e il Ritther; 
ma per una azione speciale, che spiegano gli acidi biliari sui gangli prò- 
prii del ctiorey o suUe fibre nervose del cuore stesso. 

l sali biliari arrestando i movimenti del cuore, potrebbero spiegare 
la loro influenza o paralizzando le fibre accoleratrici , o eccitando le 
inibitrici. La prima ipotesi è contraddetta dal fatto sperimentale veri- 
ficato dall'Autore che l'atropina (la quale in base alla esperienza di 
Schiff aumenta le pulsazioni del cuore perchè distrugge le fibre ini- 
bitrici, e quindi lascia prevalere l'azione delle acceleratici) neutra- 
lizza l'azione della bile prolungando le contrazioni cardiache. 

I sali biliari invece eccitano le fibre inibitrici sino a produrre l'ar- 
resto completo del cuore e l'aggiunta dall'atropina, neutralizzando 
l'azione della bile, prolunga così i movimenti cardiaci. (Vedi Corradi A. 
Bonillaud ed il polso dell'itterizia. In : Ann. un, Med.^ 1885, V. cclxxxiii). 

« 

XL. Ctbulski. — Die Bestimnung der Sromgeschw^indigkeit 
des Blutes : Photohàmotociiometer. {Determinazioni della velocità 
della corrente del sangue. Fotoematocometro). In : Archiv fùr die ges , 
Physiologie XXXVII. 

L'Autore si serve di apparecchio basato sul principio dei tubi di 
Pitot, 

RitDist<i. 5 



66 RIVISTA 

Vt piccolo tubo saldato ad angolo retto è intercalato sulla corrente 
del liquido, cioè fra i due estremi di arteria a traverso. Sopra questi 
tubi in L SODO saldati lateralmente due tubi, che comunicano con due 
manometri. 

Il liquido si eleva alla stessa altezza nei due manometri, mentre il 
liquido è in riposo; quando v^ ha corrente, la colonna si eleva sul pic- 
colo manometro più alto che nel secondo. V* ha rapporto fra la ve- 
locità della corrente e la differenza di livello dei due manometri. 

Per diminuire Tampiezza delle escurzioni delle colonne del liquido , 
i manometri non si aprono air aria libera, ma sono chiusi in alto e 
comunicano fra loro in alto. 

Si ha cosi rappresentazione grafica delle variazioni di livello nei due 
tubi manometrici, fotografando nello stesso tempo T ombra projettata 
dalie due colonne di liquido in moto sopra carta sensibile alla gelatina 
di bromuro, animata di moto di traslazione rapida ed* uniforme. 

XLI. LoYD Jones. — Variazioni del peso specifico del sangue 
nello stato normale. (Journal of Physiology ^ 1887). 

Roy per lo studio del peso specifico del sangue, ne introduceva una 
goccia ricavata colla siringa ipodermica in miscela di glicerina ed ac- 
qua di peso specifico notò, ei osservava se il sangue tende a salire o 
discendere nella soluzione. 

L'Autore si serve di sottile pipetta di vetro con la punta piegata ad 
angolo retto ; portata la punta a contatto del sangue, piccola quantità 
di questo penetra nel tubo, el immersa poi la punta nella miscela di 
glicerina ed acqua di peso specifico noto, il sangue esce in direzione 
orizzontale e si può cosi conoscere se ha tendenza a salire od a discen- 
dere nel liquido. 

Il peso specifico deiruomo ò più elevato che nella donna ; nel pe- 
riodo di gestaziqne il peso specifico ò minore. 

È eguale il peso specifico nei due sessi agli estremi di esistenza. 

La dieta mista produce diminuzione del peso specifico del sangue. 
L'esercizio muscolare modico produce abbassamento del peso specifico, 
se forte, il peso specifico cresce. 

Nelle varie ore della giornata il sangue ha minore peso specifico 
nel giorno, maggiora di notte. 

XLIl. Mosso. — Del sangue. {Rendiconto accademico dei Lincei, 1887). 

Sotto questo nome riassumiamo sei note deirAutore sopra uno dei 
capitoli più importanti e controversi della fisiopatologia. 

Nel sangue normale trovansi corpuscoli rossi , che si alterano facil- 
mente ed altri più resistenti. 

Nei corpuscoli rossi si può distinguere uno scheletro o trama, che si 
mette in evidenza colla digestione e colla macerazione. Fra V invola- 
cro estei*no del corpuscolo e la parte nucleare nei mammiferi si ha 



DI FISIOLOGIA ' 67 

uaa parte corticale fatta da due sostanze, che si comportano tra loro e 
formano sostanza omogenea, ma alterandosi il corpuscolo, si separano 
6 Pana è trasparente , V altra ò gialla per emoglobina. L' emoglobina 
può cristallizzare dentro ai corpuscoli, quindi sui vertebrati superiori 
dentro al corpuscolo si ha sostanza analoga ai corpi albuminosi , che 
può cristallizzare senza che il corpuscolo perda la sua forma. 

Per vedere il nucleo dei corpuscoli rossi di mammiferi usò soluzione 
di cloruro sodico 0,75 per 100 colorata con violetto di metile 1:50J0 — , 
eosina alcalina 1-2 per 100 nel NaCl, 0,60 per 100, od il verde di me- 
«• til 1 per 100. 

Tranne che nel siero di sangue dello stesso animale, negli altri li- 
quidi si alterano presto. 

È principio del disfacimento dei corpuscoli la forma nei corpuscoli 
rossi di mammiferi di un disco biconcavo. 

L^alterazioni dei corpuscoli provengono per il contatto col vetro od 
altri corpi. Le azioni meccaniche più leggiere fanno impallidire i cor- 
puscoli, scoprono i loro nuclei. 

Gli ematoblasti di Hayem e le piastrine di Bizzozzero sono i nuclei 
dei corpuscoli sanguigni, che talvolta sono circondati dei frammenti 
o frangio della parte corticale. Le piastrine sono prodotte da altera- 
zioni dei corpuscoli rossi. Nelle ricerche di Afanassiewe di Fusari invece 
di studiare le piastrine si ha misurato la resistenza dei corpuscoli 
rossi nelle varie malattie. 

L'Autore nelle sue ricerche esamina il sangue con soluzioni 3 per 100 
di cloruro sodico e 1:5000 di violetto di metile. Se il sangue non ò 
molto resistente, in poco tempo si alterano molti corpuscoli rossi , i 
nuclei si colorano di violetto. 

Per il grado di resistenza del sangue, si titola la soluzione di clo- 
ruro di sodio, in cui si scioglie il maggior numero di corpuscoli rossi. 
Si preparano boccette con soluzioni di cloruro di sodio successivamente 
degradanti da 0,76 per 100 fino a 40 per 100. Si fa puntura nella 
pelle e con pipetta si aspira sangue, che si versa in tubo di assaggio, 
che ha 20 ce. di soluzione titolata di cloruro sodico. Si può così tro- 
vare il grado di concentrazione, in cui il sangue .non si scioglie tutto 
ed il liquido ò opalescente, mentre in tubo vicino, tutti i corpuscoli 
Bono sciolti ed il sangue ò trasparente. 

Gli animali digiuni hanno sangue piCi resistente. 

Gli uccelli hanno i corpuscoli più resistenti. 

Secondo TAutore i corpuscoli rossi sono il fattore il più importante 
della coagulazione del sangue. La cotenna non si produce solo quando 
il sangue coagula lentamente. 

Dissanguando un cane dalle arterie, aumenta successivamente la ra- 
pidità del coagulo, sicché le ultime porzioni di sangue coagulano più 
rapidamente delle prime. 
La coagulazione é più rapida nelle prime 2-3 ore dopo la morte, 



68 RIVISTA 

pèrchò tutti i corpuscoli subiscono prima lu alterazioni cadaveriche^ 
che li rendono meno resistenti. Y^ha selezione dentro ai grossi vasi 
venosi ed al cuore. II digiuno prolungato rende il sangue meno eoa- 
gulabile. 

Negli animali, in cui il sangue non coagula che dopo 1848 ore, a 
col sangue non coagulabile di cavalli si può produrre la coagulazione 
con Yarii metodi, che distruggono molti corpuscoli rossi , e sono ag- 
giunta dì volume eguale di acqua, agitazione del sangue con pallini di 
piombo con mercurio, facendo scorrere il sangue per le pareti di 
imbuto, trattandolo col vuoto della macchina pneumatica, o colla cor- 
rente di acido carbonico. 

Metodo semplice per la selezione del sangue era quello dì sbatterlo, 
colla defibrinazione si levano i corpuscoli rossi più alterabili che pro- 
ducono coagulazioni. Infatti il sangue sbattuto è più resistente alla 
coagulazione. 

Prima che il sangue coaguli , i corpuscoli rossi divengono biconcavi^ 
irregolari, spinosi, si gonfiano, impallidiscono. 

Nel sangue, che non coagula spontaneamente, mancano i corpuscoli 
rossi spinosi e quando appajono abbondanti si ha la coagulazione. 

I corpuscoli rossi per coagulazione del sangue si trasformano in- 
bianchi. 

La dottrina del coagulo di Schmidt poggia suir ipotesi di un fer- 
mento, che ò negato dall'Autore, oppure è fermento diverso dagli altri» 
perchò si consuma presto e deve essere in grande quantità. 

La sostanza colorata non basta per produrre il coagulo, non devona 
disfarsi i corpuscoli rossi. 

Mantegazza, Schmidt credono la coagulazione essere prodotta dai 
corpuscoli bianchi. Raccolse tali corpuscoli da ascessi sui conigli e cani. 
Il liquido, che sta sopra il pus naturale od allungato con volume eguale 
di NaCl.0,6 per 100 produce presto coagulo con 1-3 volumi di sangue^ 
Incettando tale liquido nelle vene di un cane, succede la morte, ed il 
sangue è meno coagulabile, la morte avviene per embolia dei polmoni. 

L'alterazione dei corpuscoli rossi , che mette in evidenza il loro nu- 
cleo, non è la sola che si produca nella coagulazione. 

Arrestando la circolazione del sangue in un vaso per mezzo di due 
legature, si arriva a rintracciare le piccole alterazioni nel disfaci» 
mento del corpuscolo. 

Nel sangue si trovano corpuscoli resistenti, che non si alterano, altri 
invece fragilissimi si alterano, si distruggono facilmente. 

Alterazione più caratteristica ò quella detta degenerazione jalina, per 
cui si ha strato gelatinoso, trasparente attorno al corpuscolo. 

Alterazioni non meno gravi succedono nel sangue quando si tiene 
un preparato per molte ore di seguito sotto il microscopio. Corpuscoli 
rossi tenuti per 2 ore nel cloruro sodico 0,75 per 100 si scoloriscono» 
si gonfiano, mostrano allMnterno od alla superficie delle masse globose» 



DI FISIOLOGIA 69 

«he accennano alla formazione di 4-5 nuclei , poi si hanno granula- 
zioni scure, ed alla periferia appare un cerchio di sostanza jalina ; la 
maggior parte dei corpuscoli rossi si fanno invisibili, i leucociti si al- 
terano, soompajono. 

Per usare le maggiori precauzioni neir esame del sangue TAutore 
metteva soluzione di NaCl 0,75 nel sito, dove si voleva fare la pun- 
tura, e sul porta oggetti prima depositava soluzione di cloruro di 
sodio. 

L^eosina fa gonfiare i nuclei e la parte corticale del corpuscolo si 
assottiglia presto. 

Il gooflamento dei corpuscoli coireosina non è fenomeno vitale. 

Anche nei mammiferi i corpuscoli rossi hanno parte attiva nella for- 
mazione del coagulo. Secondo TÀutore, la coagulazione del sangue nei 
mammiferi è causata dal disfacimento dei corpuscoli rossi. 

Nella nota riferibile al leucociti derivati dai corpuscoli rossi del 
sangue, TAutore divìde i leucociti degli uccelli in quelli a granuli grossi 
ed in granuli piccoli. I leucociti a granuli grossi, che non si lasciano 
colorire facilmente colla eosina o col verde di metile contengono uno 

più nuclei rotondi. Le protuberanze , i punti scuri o lucenti, che si 
trovano alla superficie dei leucociti alla temperatura ordinaria ese- 
guiscono movimenti. Frammezzo ai corpuscoli grandi si hanno dei pic- 
coli oscuri, dotati di grande moto vibratorio. Alle volte queste gra- 
nulazioni, dopo il loro movimento, si staccano, si diffondono attorno nel 
liquido continuando a muoversi come fili nodosi e granuli dotati di 
movimento browiano. 

Leucociti a granuli fissi e sacchi nucleari : i nuclei dei corpuscoli 
rossi danno origine a leucociti finamente granulosi. Comprimendo leg- 
germente il vetrino di preparati di sangue normale, tosto appajono molti 
<}i questi nuclei. È facile vedere formarsi leucociti a granuli fini, che 
hanno ancora intorno la sostanza corticale del corpuscolo rosso primi- 
tivo. Talvolta il nucleo è ancora giallognolo , ma il colore va perden- 
dosi ed il corpuscolo diviene pure rifrangente e finamente granelloso. 

1 leucociti deiruomo, secondo TAutore, non sono cellule speciali, ma sono 
corpuscoli rossi degenerati. 

I leucociti non sono forme giovani e protoplasmatiche e la dimo- 
strazione ò data dallo studio dei movimenti dei nudici e dei leucociti 
quando si esaminano alla temperatura di 38^-40^ I movimenti dei leu- 
cociti che furono fino ad ora considerati espressione di vita esuberante, 
sono invece Tespressione della morte e del disfacimento. Il corpuscolo 
di sangue, che si muove, dice TAutore, non è una giovine cellula, che 
cresce, ma una cellula che muore. 

II pus si forma dai corpuscoli rossi del sangue. 1 corpuscoli bianchi 
già neiratto stesso, in cui appajono fuori dei vasi, sono corpuscoli 
rossi alterati, i corpuscoli rossi meno resistenti si trasformano in leu- 
oociti dopo che uscirono dai vasi ed i corpuscoli rossi meno alterati 



V RIVISTA 

si conservano tali per tempo più o meno lungo fuori dei vasi san- 
guigni. 

Ripetendo Tesperimento di Gohnheim, riconobbe che si produce un 
numero considerevole di leucociti, che prima non esistevano nel san - 
gue di rana e che sono prodotti artificiali deiresperimento. 

L^Àutore lavorando col tavolino di Tboma riconobbe nel mesentere 
di cane che il fatto fondamentale, quando diminuisce la tonicità dei 
vasi sanguigni ed incomincia T infiammazione, si è Tuscita dei corpu- 
scoli rossi, non quella dei leucociti. Il fatto fondamentale osservata 
dalPÀutore fu la formazione delle ecchimosi e T uscita dei corpuscoli 
rossi dai vasi sanguigni. 

L*Autore nega che i leucociti pei loro movimenti possano escire con 
maggior facilità dai vasi sanguigni perchè i corpuscoli rossi sortono- 
in numero maggiore. 

La dottrina della trasformazione dei corpuscoli rossi in leucociti^ 
trovò conferma nella patologia della suppurazione. Nel pus giovane del 
cane abbondano i corpuscoli rossi ancora intatti. La forma dei corpu- 
scoli jalini è quella, che predomina e si riconosce che sono corpuscoli 
rossi alterati. 

Col microscopio si può quasi stabilire l*età dei corpuscoli del pus 
perchè vi è una serie di forme, che derivano Tuna dall'altra. 

I corpuscoli del pus più giovani sono quelli, che rassomigliano ai leu- 
cociti, i più vecchi sono i corpuscoli jalini con cito frammenti volu- 
minosi. 

Sotto il nome di degenerazione dei corpuscoli rossi, PÀutore com- 
prende le alterazioni più complesse, che impiegano tempo più lungo 
per compiersi e che alterandone la struttura normale e le funzioni 
fisiologiche, conducono al disfacimento dei corpuscoli. L'Autore trovò 
alterazioni nel sangue, che presentavano forme come quelle, che sono 
considerate caratteristiche del sangue nella infezione malarica quando 
si trasfondeva del sangue di cane neiraddome di uccelli. 

XLIII. Freund e. — Zur Kenntniss der Blutgerinnung. (Sulla 
conoscenza della coagulazione del sangue). In: Wien-med, Blàtter, 19S6. 

Dalla carotide sezionata di cane si fece scorrere sangue sotto olio 
od in vaso spalmato di vasellina ; il sangue non si coagula anche dopo 
24 ore. Le pareti ingrassale mostralo né traccio di sostanza colorante, 
né di corpo albuminoso. Questo risultato avviene quando il vaso ha 
la temperatura del corpo. Del pari si può impedire Ja coagulazione 
quando s'introduce un tubo di vetro spalmato di vasellina, come can- 
nula, nella carotide. 

Anche quando si mette del sangue , in vescica di pesce unita ad un 
tubo di pergamena pieno della soluzione fisiologica di cloruro di so- 
dio : se la cannula è spalmata di vasellina, il sangueanche dopo 24 ore 
non è coagulato e non si ha dopo parecchi giorni né imbibizione con 
sostanza colorante del sangue, né traccia di coagulo sanguigno. 



DI FISIOLOGIA 71 

XLIV. Làsììer K. — Die Bestimmung des Hcemogloblngehalte 
im Biute mittels des v. Fleischr8cheniH(Binoxnetters.(Z)e^ermina- 
zione dell'emoglobina nel sangue per mezzo delV emometro di Fleischl), 
In: Wiener med, Wochenschrift, 1886. 

Nelle diverse regioni del corpo il contenuto di emoglobina del sangue 
anche nello stato normale varia perfino del 10 per 100. Per avere 
quindi valori comparabili si estraeva sempre il sangue dalla stessa 
parte del corpo , alla parte laterale dalla seconda falange dell* indice 
sinistro. 

Il contenuto di emoglobina del sangue tratto dal^Autore e da 12 
altri colleghi di pari età| sani, diede solo piccole differenze procen- 
tuali. L^Autore poi estese questo suo studio in casi patologici. 

XLV. HÉNOCQUE. — L'hématoscopie, méthode nouvelle d'analys 
du sang, basée sur remploi du spectroscope. {Uematomoscopia: 
metodo nuovo di analisi del sangue). In: Academie des sciences de 
Paris, 1886. 

Serve tale metodo per i* analisi spettrale del sangue puro, non di- 
diluito, quando si estrae da puntura ad un dito e dal sangue rinchiuso 
nei tessuti. Coirematoscopio di Hónocque si determina la quantità di 
ossiemoglobina del sangue, si può poi esaminare collo spettroscopio a 
visione diretta il sangue traverso l'unghia del pollice contando il tem- 
po di durata di riduzione deir ossiemoglobina. L* attività di riduzione 
e il rapporto, che v' ha fra la quantità di ossiemoglobina e la durata 
di riduzione, si calcola in unità di attività: che ò la quantità ossie- 
moglobina ridotta normalmente in un secondo nel pollice. 

Gli strumenti per le osservazioni sono Tematoscopio e Tematospet- 
troscopio di Hónocque costruito da Lutz. 

XLVI. Hamburger H. J. — Verànderungen der Blutk6rperchexi in 
Lòsungen. ( Congiamenti de' corpuscoli del sangue nelle soluzioni). 
In: Du Bois, Reymond^s Archiv fur Physiologie. 
. Nei corpuscoli sanguigni della rana, del pulcino e della tenia, non 
in quelli bovini appajono forme, che ricordano i plasmolisi delle ceU 
lale vegetali. 

Queste figure non appajono solo nelle soluzioni, che sottraggono emo- 
globina ai corpuscoli di sangue, ma anche nelle soluzioni, che non 
sottraggono sostanza colorante ai corpuscoli. 

V* ha una concertazione, in cui tutti i corpuscoli rimangono inalterati. 

I cangiamenti avvengono in una concentrazione forte e debole e ri- 
cordano i cangiamenti di forma dei plasmolisi nelle cellule vegetali. 

La concentrazione delle soluzioni saline, di zucchero di canna, o di 
nitrato di potassa, in cui i corpuscoli rimangono immutati, corrispon- 
dono al coeficente isotonico. 

I corpuscoli nel siero allungato con acqua sia macroscopicamente 



i 



72 RIVISTA 

sia al microscopio si comportano come nei sali isotomici e nelle solu- 
zioni zuccherine. 

XLVIL NooRDEN. — Magensaftsecretion und Blutalkalescenz. 
(Secrezione del succo gastrico ed alcalescenza del sangue. In: Archiv. 
fur exper, Pathol, und Pharmahologie, XXIII. 

UAutore osservò nei cani che l'alcalescenza del sangue nelle prime 
tre ore dopo un ricco pasto non aumenta. 

XLYIII. Hayem e Barrier. — (Ezpériences sur les effets des 
transfusions de sang dans la téte des animauz décapités. 

{Effetti delle trasfusioni del sangue nella testa di animali decapitati). 
In: Académie des sciences de Paris, 1887. 

Le osservazioni furono fatte sopra cani, e con sangue di cane com- 
pleto e defibrinato e col sangue arterioso completo del cavallo. 

L'estensione del sentimento e della volontà sembra rapida se non 
immediata dopo la decapitazione. 

La vita cosciente può essere mantenuta, dopo la decapitazione, per 
mezzo di injezione immediata nella testa separata dal tronco, di sangue 
arterioso preso da animale della stessa specie o di specie differente. 

La trasfusione di sangue fatta in queste condizioni in testa inerte 
da alcuni minuti, fa riconoscere moti automatici e moti riflessi mul- 
tipli ed estesi, ma non può risvegliare nò i sensi, .nò la volontà. 

La vita cosciente ò legata all'attività fisiologica di elementi delicati, 
le cui manifestazioni funzionali cessano presto dopo la decapitazione: 
e non possono essere risvegliate per mezzo del sangue ossigenato 
certe azioni fisiologiche, automatiche o riflesse dipendenti da centri 
situati nella parte midollare dell'encefalo. 

XLIX. BiKFALVi. — Valeur digestive de quelques substances 
usuelles. (Valore digestivo di alcune sostanze tcsuali). In: Revue scienti- 
fique, 1887. 

Le osservazioni fatte dall'Autore sull'alcool, birra, caffo nero, ta- 
bacco, sale furono fatte sugli animali, e colle digestioni artificiali. 

L'alcool ritarda appena le digestioni artificiali in piccole quantità, 
in grande quantità impedisce il processo digestivo. L'arresto della di- 
gestione prodotto dalla birra era maggiore dell'effetto corrispondente 
dell'alcool. Il vino, sovratutto il rosso, rallenta le digestioni artificiali- 

L'acqua alcalina se nuoce alle digestioni artificiali , favorisce quelle 
naturali. 

Il caffè nero favorisce le digestioni. L'estratto del tabacco non di- 
sturba in generale le digestioni artificiali. 

A debole dose, il sale è un eccitante della digestione naturale ed ar- 
tificiale, a dose elevata, produce l'arresto. 

L'allume ritarda la digestione chimica nel rapporto di 1 :400, a dose 
doppia arresta la trasformazione della destrina in glucosio. 



DI FISIOLOGIA 73 

L. SÈliwanoff. — Notiz ùber eine Fruchtzuckerr eaction. (No- 
tizie sulla reazione del glucosio). lu : Bericht dar Chern,^ Ges . 20. 

Una solazione acquosa fredda di 2 parti di zacchere di canna ed 
1 parte di resorcina coli^aggianta di acido cloridrico concentrato al 
caldo dà presto colore rosso, ed al freddo si ha precipitato oscuro, che 
si scioglie nell'alcool con color rosso. 

Oltre dello zacchere di canna ed il glacosio, danno qaesta reazione 
il levaloso ed il rafflnoso, mentre il destroso, il galattoso, il maltoso, 
lo zucchero di latte e Tinosite sono senza alcuna azione. 

LI. KiiLz. — Ueber der Gazgehalt menschlicher Secreto — 
Gazgehalt des Parotìdenspeichels. (Gaz della saliva parotidea). 
In : Pflùger's Archiv, 38. 

Dal condotto stenoniano deiruomo con fìoa cannula metallica si con- 
dusse il secreto sotto campana piena di mercurio. Colla pompa di 
Hufner si ricavò 0,81-1,46 di volume di ossìgeno per Vq, 2,4-3,2 % di 
azoto e 2,3-4,7 % di CO». 

Due ore dopo il pasto, Torine che si mostravano chiaramente alca- 
line, non diedero aumento di alcalinità alla saliva. L^alcalescenza della 
saliva non fu influenzata dalla digestione del ventricolo. 

LII. Andouard. — Variations de l'acide phosphorique dans le 
lait de vache. (Cambiamenti dell'acido fosforico nel latte di vacca). 
In: Académie des Sciences de Paris, 1887. 

L'Autore studiò le modificazioni subite dal latte di vacca durante 
^allattamento ed i cangiamenti, che si osservano riguardo all'acido 
fosforico. I quattro animali, sui quali si fecero le osservazioni avevano 
statura e peso quasi eguale, e Petà variava da 4 ad 11 anni. 

L'acido fosforico diminuisce nel latte dal principio allu fine dell'al- 
lattamento. Il butirro e sovratutto lo zucchero diminuiscono pure di 
quantità durante lo stesso periodo. 

Sopra quattro vacche, due ebbero proporzione maggiore, due pro- 
porzione minore di caseina. 

Non è costante l'aumento di parti solide nel latte durante l'allatta- 
mento. 

Il valore nutritivo degli alimenti ha accresciuto la quantità e la 
qualità del latte. 

L'individualità sembra essere fattore il più importante fra quelli, 
che modificano l'abbondanza e la composizione del latte. 

LUI. Colin. — Sur les xnouvements de l'estomac. (Sui movi- 
menti dello stomaco). In: Académie de médecine de Paris, 1887. 

L'Aatore, studiando il moto dello stomaco negli animali, sovratutto 
nei ruminanti, crede essere difettoso lo stabilire paragone fra i mo- 
vimenti dello stomaco di questi ultimi ed i movimenti dello stomaco 
nell'uomo. 



74 RIVISTA 

Finora si conoscono poco i movimenti dello stomaco degli animali; 
abbiamo idea assai imperfetta dei movimenti nelPuomo, e non arrive«» 
remo a conoscerli che quando lo stomaco sarà posto allo scoperto per 
grande estensione. 

LIY. RoTHSGHiLD S. — Utersuchungexi ùber das verhalten der 
Salzsàure des Magensaftes in den verschiedenen Zeit den 
Verdaung. (Ricerche sul rapporto dell'acido cloridri'*,o del succo ga-^ 
strico in diversi tempi della digestione). In: Z>m., Strassburg, 1886. 

L'Autore fece le osservazioni sopra di so e sopra un' altra persona. 
Dopo introdotto 50 gr. di carne pura e 325 gr. di acqua nel ventricolo 
vuoto, il contenuto del ventricolo fu estratto colla pompa gastrica ed 
esaminato, si titolò il grado di acidità del ventricolo. 

1.* Persona Voo 2.* Persona %o 

Dopo Vg ora 0,74 0,74 

» 1 > 0,82 1,64 

> 1% 0,99 0,86 

» 2 ore 1,40 2,88 

> 2y, 2,46 2,22 

» 3 ore .... ventricolo vuoto ventricolo vuoto. 

LV. Gluzinski. — Ueber den Einfluss des Alkohols auf die 
Funotion des menschlichen Magens. (Influenza delValcool sull'ai-^ 
tivUà del ventricolo dell' uomo ). In : Deutsches Arch, fur Klin, Med, , 
XXXIX. 

Riguardo alla digestione delle sostanze albuminose, Talcool ha due 
fasi diverse di attività. Quando l'alcool soggiorna nel ventricolo, la 
digestione à molto ritardata. Quando non v'ha alcool, i pezzi di alba- 
mina sono in gran parte digeriti, invece coll'alcool sono poco alterati. 
La reazione della sintonina e del peptone era molto debole. Quando 
il ventricolo ò privato dell'alcool, allora si hanoo diversi effetti. Il 
grado di acidità del ventricolo ò maggiore, si da superare 2-3 volte 
il grado di acidità della digestione senza alcool. La digestione delle 
sostanze albuminose ò accelerata. L'alcool è un eccitante della fun- 
zione della bile. 

Da questi dati si riconosce il vantaggio dell'uso moderato di alcool 
prima del pranzo per favorire la digestione, invece le grandi quantità 
ne diminuiscono la funzione. 

LYL Ax£NF£LD. -— L'acido pirogallioo come reagente sul pep- 
tone. {Annali di Chimica e di farmacologia, 1887). 

L'emialbuminoso o propeptone si trova costantemente nei prodotti 
digestivi gastrico e pancreatico, si scopre coU'acido nitrico a freddo 
e si ha la ridissoluzione a caldo (reazione di Benoe Jones). 



DI FISIOLOGIA 75 

Come Tacido Ditrìco e picrico, anche il pirogallico precipita il pro- 
peptone a freddo, lo ridiscìoglie a caldo; Tacido pirogallico lo preci- 
pita anclie in soluzioni allungate. Il propeptone si trova nella farina 
di frumento, nei leguminosi, nel latte, nel formaggio. 

Ricchi di propeptone sono i tessuti ghiandolari, cosi il fegato di vi- 
tello su 100 parti contiene 0,^.09 di propeptone , la midolla dell'ossa 
0,033, la milza 0,113, il polmone 0,066, il pancreas 0,13, il rene 0,055. 
Il cervello, i polmoni, il siero di sangue, il chiaro d^uovo ne sono 
privi. 

Il fegato di rana anche dopo lungo digiuno non ò privo di prò» 
peptone. 

LVII. Baum. — Die morphologìsch-histologischen Ver&nderun- 
gen in den ruhunden und tàtlgen Leberzellern. (I cambiamenti 
morfologici delle celltUe del fegato in riposo ed in attività funzionale). 
In: Deutsche Zeit, fùr Tiermed. und vergleichende Pathologie. 

L'Autore osservò le cellule del fegato di cavallo , che era stato uc- 
ciso 3-5, 13-36 e 40 ore dopo Tultima alimentazione. 

Nei riposo i nuclei delle cellule si tìngono colPematossilina. Le cel- 
lule non sono chiaramente distinte Tuna dall'altra. Il protoplasma con- 
tiene granelli irregolari ad immagine vescicolare eosinofole. Il glico- 
geno non ò del tutto comparso. 

Nello stato di attività manca il nucleo cellulare in grande numero 
di cellule. I lìmiti delle cellule sono chiari. Il glicogeno ò accumulato 
in grande quantità nelle cellule. 

I granelli di pigmento si trovano in minore numero nello stadio di 
riposo. Gli acidi chiari si lasciano per modificazione della reazione di 
iNeukomm dimostrare in sezioni microscopiche. 

LVIII. Jakubowigz. ' Sur la composition quantitative de la bile 
chez les nouveau-nés, et chez les nourissons. {Composizione 
quantitativa della Mie nei neonati e nei lattanti). In: Archives slaves 
de Biologie, 1886. 

La quantità di bile contenuta nella vescica biliare aumenta coiretà 
del ragazzo. 

Quantità di bile 
Età nella vescica biliare 

1.** giorno da 0,135 gr. . . . 0,335 gr.^ 

1 ^ mese » 0,276 »... I,n05 » 

2.*^ » » 0,005 »... 1,000 > 

5.° » » 0,042 »... 1,000 » 

9.° » » 1,535 »... 2,021 » 

1.*^ anno » 1,012 »... 5,032 » 



76 RIVISTA 

La quantità di acqaa della bile dei neonati è di 86-90 %, *1 residao 
solido 11,4-14%; non sorpassa al fine del 1.^ anno 8,8 Vq* ^^ q<Jantità 
di sali inorganici è minore che neiradalto , oscilla fra 0,18-0,90 %. 

La proporzione di urea e di saponi biliari ò nei neonati circa 1,1 Yo'y 
al fine del primo anno da 0,40-0,44 y^. Lh quantità di colesterina, di 
lecitina e di grasso ò minore nei neonati che negli adulti. La propor- 
zione di mucina e di sostanza colorante diminuisce coll'età del ra- 
gazzo. 

LIX. Oddi R. — Di una speciale disposizione a sfintere allo 
sbocco del coledoco. Perugia, 1887. 

Esiste allo sbocco del coledoco nell'intestino una speciale disposi- 
zione muscolare a sfintere. Questo sfintere, costituito da fibre musco- 
lari liscie, ò in gran parte indipendente dalle tuniche muscolari del- 
r intestino. 

L^ ufficio probabile di questa disposizione a sfintere è quello di re- 
golare il periodico, versamento della bile nelP intestino. 

Esiste pure allo sbocco del dotto di Wirsburg una disposizione mu- 
scolare a sfintere. Questa disposizione a sfintere ci può rendere ra- 
gione di alcune affezioni morbose, la cui causa non era stata ancora 
clinicamente determinata. 

LX. Oddi R. — Azione della bile sulla digestione gastrica. Pe- 
rugia, 1887. 

Sotto la direzione del prof. À. Marcacci, TAutore fece i suoi studj col 
mezzo di fistola colecisto gastrica, dai quali trasse le seguenti con- 
clusioni: 

1.^ La presenza di bile nello stomaco prima e durante il periodo 
della digestione non toglie ai succhi gastrici il loro potere digerente. 
2.^ La presenza della bile nel ventricolo a digestione inoltrata 
non ne precipita i prodotti. 

3.^ Non ò esatto che la bile possa esser causa di vomito e di gravi 
disturbi gastrici. 

CContinuaJm 



77 



v^iòietA. 



ProTTedimenti sanitari. — Circolare del Ministero dell' Interna 
{Direzione della Sanità pubblica) ai Signori Prefetti sulle misure pre- 
ventive contro la diffusione del colera nei comuni del Regno (22 Ago- 
sto 1887). 

Questo Ministero, preoccupato del fatto che alcuni Municipi si tro- 
vano spesso incerti sulla linea di condotta da tenere di fronte al pe- 
ricolo di una epidemia colerica, ritiene opportuno di tracciare in 
modo preciso le norme che le Autorità devono seguire io tale frangente. 

1. Ogni qualvolta un sanitario riconosca in un Cnmune del Regno 
individui affetti da colera^ ò tenuto a farne immediatamente denunzia 
al Sindaco, accompagnandola, per i primi casi, con dichiarazione 
^scritta in cui specifichi i sintomi morbosi sui quali fonda il suo giu- 
dizio. 

Il Sindaco trasmetterà al Prefetto la denunzia , ed ove si presenti 
pure per i primi casi qualche dubbio sulla vera natura delia malattia» 
sarà chiamato a stabilirla un sanitario perito nelle indagini bacte- 
riologicbe. 

2. Intanto, sulla dichiarazione del sanitario intorno alla natura co- 
leriforme della malattia , V Autorità Comunale prenderà d* urgenza i 
provvedimenti più sotto indicati per evitare che la malattia si tra- 
smetta ad altri , disponendo in pari tempo che al malato siano pre- 
state le cure richeste dalla gravità del suo stato. 

Tali provvedimenti coesisteranno essenzialmente neirisolamento degli 
ammalati, nelle misura di precauzione per le persone che li assistono 
e nella distruzione o disinfezione efficace delle loro materie di deje- 
zione o di vomito, e delle biancherìe, panni, effetti letterecoi ed altri 
oggetti esposti ad essere dalle stesse materie contaminati. 

a) LMsolamento degli ammalati si otterrà, secondo le contingenze,^ 
o col ritenerli nella propria abitazione , allontanandone tutte le per- 
sone sane non strettamente necessarie alla loro assistenza; o col 
trasportarli in apposito locale di isolamento » previamente apprestato 
dal comune. 

In questo secondo caso il trasporto dei malati si dovrà fare con 
vetture o barelle apposite, che saranno ogni volta diligentemente di- 
sinfettate con lavature abbondanti colle soluzioni disinfettanti più in- 
nanzi indicate. 

h) Per misura di precauzione delle persone che assistono i cole- 
rosi, queste si avvertiranno anzi tutto che non corrono pericolo di 



78 VARIETÀ 

essere infettate dal contatto o dalla permanenza nello stesso ambiente 
dai malati, purchò non mantengano le mani od i vestiti insudiciati 
colle materie fecali o di vomito dei medesimi. Si raccomanderà loro, 
pertanto , di lavarsi le mani frequentemente colle solnzloni disinfet- 
tanti, in ispecial modo prima di prendere alimento, e di sottoporre 
a tali lavature le loro vesti e calzature ogni volta si abbia ragione di 
dubitare siano contaminate. 

A tal uopo, la camera del malato sarà provvista d'una quantità 
sufficiente di soluzione acquosa di sublimato corrosivo al 2 per mille, 
tenuta in recipienti non metallici, e che, ad evitare sbagli pericolosi, 
si tingerà leggermente con qualche colore di anilina, o vegetale. 

In mancanza del sublimato, si dovrà far uso di soluzioni al 5 per 
cento d'acido fenico o del 5 per mille di acido solforico o cloridrico 
eppure di altro liquido acido. 

e) Le dejezionl degli aipmalati si raccoglieranno in vasi conte- 
nenti abbondante quantità di soluzioni disinfettanti e preferibilmente 
di quella sopraindicata di sublimato. In ogni caso non si permetterà 
mai che siano gettate nalle strade o in cortili o su letamai; saranno 
invece raccolte in luoghi appartati, o in latrine, dove si sia sicuri che 
non possano contaminare le acque. 

I recipienti che contennero le defezioni si laveranno colle stesse so- 
luzioni, e nel luogo di rigetto delle materie si verseranno abbondanti 
quantità di esse o di cloruro di calce al 5 per cento. 

d) Per le biancherie, lane, vestiti, calzature ed effetti letterecci 
usati dal malato o in qualunque modo insudiciati di materie di deje- 
zione o di vomito, si dovrà preferire la distruzione col fuoco a qua- 
lunque mezzo di disinfezione , sopratutto nei primi casi , sebbene non 
seguiti da morte. Dove per ragione di economia non è possibile ricor- 
rere a questo mezzo, e dove non esistono apparecchi di disinfezione a 
vapore, si darà la preferenza per disinfettarli alla immersione per 10 
o 15 minuti in una soluzione di sublimato corrosivo al 2 per mille, o, 
in mancanza di questa, alia immersione per mezz'ora in acqua man- 
tenuta bollente. 

Gli stessi oggetti, per quanto disinfettati, sarà bene lavarli poi se- 
paratamente da quelli delle persone sane e possibilmente in apposite 
lavanderie. 

La disinfczione degli effetti d' uso dei colerosi si dovrà fare 1 man 
mano che si ricambiano, essendo molto pericoloso di tenerli accumu- 
lati sucidi. 

e) Avvenuta la morte od ottenutasi la guarigione dell'ammalato^ 
si procederà nel più breve termine a rigorosa disinfezione degli og- 
getti contenuti nella camera e della camere stessa prima di permet- 
terne l'uso a persone sane. 

Si laveranno perciò colla detta soluzione di sublimato corrosivo gli 
oggetti in questione, il pavimento e le pareti fino all'altezza di due 
metri e mezzo, scrostando queste in seguito e rimbiancandole. 



VARIETÀ 79 

I pagliericci e materassi saranno di regola bruciati; ed ove si vo- 
gliano conservare si dovranno disfare e quindi disinfettare gii invo- 

, lucri e le lane separatamente con la stessa soluzione di sublimato al 
2 per mille. 

f) Constatata la morte di un coleroso dal medico necroscopo , il 
cadavere sarà tradotto nel più breve termine in apposita camera mor- 
tuaria, per esservi tenuto in osservazione per il tempo stabilito dal 
regolamento sanitario. 

II trasporto sarà fatto entro la cassa di legno, essendo la salma av- 
viluppata in panno bagnato colla solita soluzione di sublimato. 

Ai becchini sarà dato mezzo di lavarsi frequentemente colle citate 
soluzioni disinfettanti. 

g) La tumulazione o la cremazione dei cadaveri dei colerosi si 
farà colle solite cautele delle altre malattie infettive. Non ò necessario, 
salvo per ragione di spazio , di istituire cimiteri appositi , e nulla si 
oppone a che 1 cadaveri siano sepolti nelle tombe private dei cimi- 
teri; sibbene è severamente vietato il seppellimento in comune nelle 
cosidette fosse carnarie. 

3. Quando ì primi casi di colera si verificano in un circoscritto gruppo 
di case, specialmente se in cattive condizioni igieniche^ si dovrà ten- 
tare, ogni qualvolta ciò sia possibile, lo sgombro completo di tutti gli 
abitanti sani, trasferendoli in case isolate, o in baracche, o sotto tenda, 
ove saranno tenuti in osservazione mentre si procede al completo ri- 
sanamente del sito infetto. 

Questa misura ò raccomandata nelle stesse condizioni , anche dopo 
dichiaratasi Tepidemia e particolarmente per gli istituti eiucativi ed 
ospitalieri, per le caserme, carceri, ecc. 

4. Dichiaratasi Tepidemia in un comune, si stabiliranno, dove difet- 
tano, lavatoi pubblici, presso i quali si terranno tini con soluzione di 
sublimato corrosivo al 2 per mille, da rinnovarsi due volte al giorno, 
per farvi immergere per 10 minuti, sotto sorveglianza di personale 
intelligente, tutte le biancherie prima di lavarle. Questa precauzione, 
intesa a premunire dalla malattia le lavandaie ed assicurare la di- 
sinfezione degli effetti di ammalati non denunziati, non cagiona alcun 
danno agli oggetti così trattati. 

Per dirigere la preparazione delle soluzioni disinfettanti e 1* esecu- 
zione delle disinfezioni, si formeranno delle squadre di persone idonee 
(farmacisti, studenti di medicina o di farmacia, o garzoni farmacisti), 
i quali agiscano sotto la direzione dei medici. 

' 5. Sia precetto per le autorità comunali di tenere nella stessa con- 
siderazione, in quanto alle misure dMsolamento o disinfezione, tanto i 
<:asi leggeri, quanto i gravi di colera, potendo sì gli uni che gli altri 
divenire egualmente centro di diffusione della malattia. 

6. Come norma generale per prevenire questa diffusione , essendo 
oramai dimostrato che T acqua è uno dei veicoli principali dei germi 



• 80 VARIETi 

del colera, Paatorità comunale procurerà, per quanto è possibile, dove 
si fa uso di acque di pozzi inquinabili, di correnti sospette, o di acque 
condottela tubi permeabili, di sostituirvi T uso di* acqua di buone 
sorgenti o per lo meno attinta in località perfettamente immune dalla 
malattia, oppure di acqua bollita. 

7. La stessa Autorità rivolgerà , inoltre , le sue cure a migliorare , 
per quanto è possibile, P alimentazione nel comune, col sorvegliare 
alla salubrità delle derrate o bevande esposte in vendita, coirimpianto 
di cucine economiche cooperative per la generalità degli abitanti, e 
con distribuzioni gratuite o a prezzo ridotto di buoni delle medesime 
o di derrate di prima necessità a quelle persone che per ragione di 
malattia o di inabilità al lavoro non sono in grado di procurarsi ali- 
menti sani. 

8. Questo Ministero fa speciale raccomandazione alle autorità comu- 
nali di prendere sempre le disposizioni qui accennate, nel modo più 
pronto e di curarne T esecuzione con intelligente e continua sorve- 
glianza; poiché dipende da ciò la loro efficacia sia per impedire 1* in- 
vasione della malattia quando si manifestano 1 primi casi, sia per 
limitarne la diffusione e troncarne i progressi, quando ha preso carat- 
tere epidemico. 

9. Fino a nuovo ordine sarà vietata T esportazione degli stracci dai 
comuni nei quali sia stata o verrà ufficialmente constatata Tepidimia 
di colera. 

10. Airinfuori di queste misure preventive è rigorosamente proibito 
alle autorità comunali, per qualsiasi ragione, di istituire o permettere^ 
cordoni sanitari, o di richiedere certificati di provenienza, impedire in 
qualunque modo la entrata nel comune, imporre quarantene, osserva- 
zioni, sequestri o soffumigi alle persone, comunque provenienti da lo- 
calità infette sia per via di terra che di mare. 

I contravventori alle disposizioni del presente articolo saranno de- 
nunziati airautorità giudiziaria per essere puniti con pene di polizia 
indipendentemente da ogni altra pena, ove il fatto costituisca uno dei 
reati previsti dal Codice penale. 

11. Sono abrogate tutte le disposizioni anteriormente emesse. 

12. I signori prefetti sono invitati a diramare la presente a tutte 
le autorità dipendenti ed a curarne ^osservanza nella rispettiva pro- 
vincia. 

Bi¥lsta meteorologica del mese di giugno 1887 (1). — 
Nel giorno 1 al sud delle isole britanniche trovasi una depressione 
(758), che nel 2 ha il suo centro sulla Francia (751), e cosi nel 3 (750)» 
Nel 4 si allontana sul Baltico, ed il barometro in Italia ò livellato fra 



(1) Comunicata dalla Direzione del R. Osservatorio del Collegio Romano. 



VARIETÀ. 81 

i 762 a 763; nel 5 fra ì 763 e 764; nel 6 ffa i 762 e 763. Nel 7 si forma 
un'area di alte pressioni col centro sul golfo di Guascogna (767); nel- 
rS questo è sulla Francia (768) , nel 9 sulla Brettagna (769) e nel 10 
sulle isole britanniche (772). Nei giorni 7-10 sulla Grecia trovavasi una 
lieve depressione, la quale nel 10 aveva al centro il valore di 758. 

Le pioggie verificatesi neir alta e media Italia dall' 1 al 5 furono in 
relazione colla prima depressione cui accennammo. Le rare e lievis- 
sime pioggie del 7-9 nella bassa Italia e i temporali del 10 lungo il 
versante adriatico si dovettero all' influenza, della depressione sulla 

Grecia. 

Nel giorno 11 un'area di alte pressioni ha il suo centro sulla Ma- 
nica (775), il quale nel 12 è sulla Brettagna (770), nel 13 sulla Fran- 
cia (767), nel 14 sull'Adraticu , nel 15 sulle isole britanniche (770), e 
cosi nel 16 (771); nel 17 è sul mare del nord (770) e cosi nel 18 (770) ; 
nel 19 è sulla Scozia (77Ì) e cosi nel 20 (774). In questo frattempo sulla 
Grecia e sulla Turchia il barometro era basso, sia per depressioni io- 
cali , come per saccature barometriche dipendenti da depressioni , che 
si trovavano nell'est e nel nord-est d'Europa. 

In causa di queste condizioni barometriche durante la seconda de- 
cade del mese predominarono nella media e bassa Italia i venti del 
primo quadrante, i quali fecero precipitare la pioggia nelle regioni 
orientali della penisola. 

Nel giorno 21 una depressione secondaria (760) dipendente da una 
principale c)ie ha il suo centro sulla Russia (749) trovasi sull'alta 
Italia; nel 22 la pressione secondaria è sul golfo di Genova (758), men- 
tre la principale persiste sulla Russia. Nel 23 la depressione della 
Russia è precso Pietroburgo (751), quella del golfo di Genova ò tra- 
sportata sulla Grecia (76^). Nel 24-26 persiste la depressione sulla 
Russia (747-751). Nel 27 sul golfo di Genova si forma una depressione 
secondaria (760) che vi persiste nel 28-:ì0 (760-762)» Anche in questi 
giorni nel nord-est della Russia persisteva la vecchia depressione. 

Le pioggie ed i temporali verificatisi specialmente nell'alta e media 
Italia nel 21, 22, 26-30 furono in relazione colle condizioni barometri- 
che sopraccennate. 

La temperatura più bassa «si verificò ad Aquila con 6^^5 ne{ giorno 
19 e la massima a Novara con 34%1 nel giorno 10. 



Ansali. \'oi. S8i. 5* 



84 VARIETÀ 

TABELLA B. 

Acqiui caduca nel mese di gingno i887^ confrontata con quella caduta 

nei giugno 1886, 

Stazioni Giugno 1887 Giugno 1886 

Porto Maurizio 98,2 ^ 27,0 

Genova 161,4 235,5 

Massa Carrara 72,0 151,0 

Cuneo 151,6 111,1 

Torino 79,2 98,2 

Alessandria 55,6 20,6 

Novara 98,8 22,1 

Pavia 84,9 47,1 

Milano 77,4 98,4 

Como 84,7 117,0 

Bergamo 103,1 116,0 

Brescia 59,1 70,9 

Cremona 162,3 87,2 

Mantova . 95,7 109,9 

Verona 76,0 102,0 

Vicenza 92,8 169,0 

Belluno 84,3 147,9 

Udine 23,8 203,6 

Treviso 88,1 184,1 

Veuezia 103,0 119,5 

Padova 82,6 126,1 

Rovigo 30,2 104,2 

Piacenza 133,1 88,3 

Parma 111,4 97,7 

Reggio Emilia 174,8 80,0 

Modena 127,4 77,4 

Ferrara . 86,5 120,7 

Bologna 88,3 145,7 

Ravenna 79,7 84,7 

Forlì 72,1 103,9 

Pesaro 55,1 177,3 

Ancona ? 100,5 

Camerino 67,0 76,7 

Ascoli Piceno 157,0 100,0 

Perugia ? 142,2 

Lucca 44,5 127,9 

Pisa 23,5 164,3 

Livorno • . 18,3 69,8 

Firenze 78,5 1303 



VARIETÀ 85 

Stazioni Giugno 1887 Giugno 1886 

Arezzo 37,2 97,6 

Sieaa 62,1 54,5 

Massa Marittima 97,7 106,8 

Roma 29,8 13,3 

Teramo 81,0 76,4 

Chieti ? 65,0 

Aquila 40,4 ? 

Agnone ? 186,5 

Foggia 33,5 0,0 

Bari 5,4 32,2 

Lecce ? 19,1 

Caserta ... 31,5 46,8 

Monte Cassino 21,7 55,6 

Napoli 0,6 0,0 

Benevento 24,5 19,5 

Avellino 60,2 45,1 

Salerno 15,0 44,5 

Potenza 17,1 42,5 

Cosenza 12,7 25,9 

Reggio Calabria ? 19,5 

Trapani 2,6 2,9 

Palermo 5,7 27,3 

Girgenti ? 0,0 

Caltanissetta 1,0 14.8 

Messina 3,2 50,5 

Catania 0,0 ? 

Siracusa 1^ 3,4 

Sassari 8,3 26,2 



R Direttore e Gerente responsabile 
Prof. A. Corradi. 



86 



INDICE DELLE MATERIE 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 



1. Atkinson J. E. — Rubella (rubeola) — 3. 

2. Stewart Grainger — Dt alcune forme di aìbuminuria non perico- 

lose alla vita — 8. 

3. Pradden Mitchell — Studio sperimentale sull'endocardite ulcerativa 

micotica o maligna eseguito nel laboratorio dell'Associazione de- 
gli alunni del collegio medico-chirurgico di Nuova York — 15. 

4. Skerrit Markham — Actinomycosis hominis — 25. 

5. Lombard Warren — Se U sussulto del ginocchio sia realmente un 

atto riflesso — 29. 

6. Seno N. — La chirurgia del pancreas bacata sulle esperienze e sulle 

ricerche cliniche — 33. ' 

7. Sbepar.l F. — Breve cenno sulla mxilattia chiamata ainhum e reta- 

zione di un caso da la stessa — 36» 

8. HuD H. — Studio clinico sulle localizzazioni cerebrali con relazione 

di sette casi — 37. 



RIVISTA DI FISIOLOGIA 

del Prof. S. FUBINI 

1. Langendorff •— Reazione chimica della sostanza grigia del cervello 
-49* 

2. KostiouriDe — Modificazioni deUa sostanza corticale negli emisferi 
cerebrali dei vecchi — 49. 

3. Àsch e Neisser — Eccitabilità elettrica dei vary strati della corteccia 
cerebrale — 50. 

4. Brown-Sóquard ~ Eccitamento della circonvoluzione del corpo calloso, 

5. Frank — Disordini motori del cervello — 50. 

6. Lannegrace — Disordini visivi di origine corticale — 51. 

7. Beau ni 8 — Il sonnambulismo provocato — 51. 

8. Jastrow — Misura dei processi psichici — 52. 

9. Novi — La concentrazione delsaayue considerata quale condizione 
di stimolo per H sistema nervoso centrale — 53. 

10. Vulpìan — Persistenza di movimenti istintivi e volontari nei pesci 
ossei dopo l'ablazione dei lobi cerebrali — 53. 



87 

11. Marchi — Degenerazioni conseotUive ali* estirpazione totale o par^ 
ziale del cervelletto — 54. 

12. Brown-Sóquard — Potere inibitorio nella paralisi di causa cerebrale 
— 64. 

13. Pródericq — Regolarizzazione della temperatura nei piccioni pri- 
vati di emisferi cerebrali — 55. 

14. Borgherini — Stdle vie di conducibilità nella midolla spinale — 55. 

15. Brown-Séquard — Emisezione del midoUo spinale — 56. 

16. Kabrhel — Innervazione dei cuori linfatici — 57. 

17. Schiff — Causa dei disordini della nutrizione délV occhio dopo la 
sezione dei nervi del V pajo cerebrale — 57. 

18. Qainqaaud — Azione del freddo nell'organismo animale vivo — 57. 

19. Bowditch a Warreo — Esperienze pUtismografiche sui nervi vaso- 
motori degli arti — 58. 

20- Brown-Sóquard — Influenza es&^dtata sulV encefalo dai nervi di 
senso e sui nervi motori dai centri nervosi — 58. 

21. Rawa — Riunione di nervi diversi anche di varia funzione — 58. 

22. Valpian — Origine dei nervi motori del velo del palato — 59. 

23. Fródepicq — Eccitamento del pneumogastrico in coniglio avvelenato 

col CO^ — 59 

24. Barbacci — Contributo sperimentale alla fisiologia del nervo la- 
ringeo superiore — 59. 

25. Brown-Sóquard — Sensibilità della pelle alla regione cervicale — 60. 

26. Jyes Delage — Funzione dei canali semi circolari — 60. 

27. Steinber — Funzione dei canali semi circolari — 60. 

28. Dreser — Chimica dei bastoncini della retina — 61. 

29. Michel — Topografia della temperatura dell'occhio — 61. 

30. Golasanti e Mengarini — Il fenomeno spettrale fisiologico — 62, 

31. Plateau — Percezione della luce nei miriapodi ciechi — 63. 

32. Stein — Cataratta prodotta dai suoni — 63. 

33. Langendorff — Chiutsura delle palpebre uni e bilaterale — 63. 

34. Reymond — Contributo allo studio dellHnnervazione per Vaccomo- 
damento — 63. 

35. Waller e Waymouth Reid — La contrazione del cuore esciso nei 

mammiferi — 64. 

36. Magini — La pressione del sangue nella cavità del cuore studiata 
per mezzo di trequarti speciale — 64. 

37. Filipow — Suture nelle ferite del cuore — 65. 

38. Magini — Sulla eccitazione del cuore colla corrente galvanica — 65. 

39. Spallitta — Azione della bile sui movimenti del cuore — 65. 

40. Cybulski — Determinazione della velocità della corrente del san- 

gue — Fotoematocometro — 65. 

41. Loyd Jones — Variazioni del peso specifico del sangue nello stato 
normale — ^. 

42. Mosso A. — Del sangue — 66. 



88 

43. Freund — Coagulazione del sangue — 70. 

44. Lasker — Determinazione delVemoglóbina nel sangue per mezzo 
dell' emometro di FleiscJU — 71. 

45. Henoche — Me'odo ntwvo di analisi del sangue basato suU* uso 
deUo spettroscopio — 71. 

46. Hambarger — Cangiamenti dei corpuscoli del sangue nelle soluzioni 

- 71. 

47. Noorden — Stacco gastrico ed alcalescenza del sangue — 72. 

48. Hayem e Barrier — Effetti delle trasfusioni del sangue nella testa 
di animali decapitati — 72. 

49. Bìkfalvi — Valore digestivo di alcune sostanze uguali — 72. 

50. Seliwanoflf — Sulla reazione del glucosio — 73. 

51. Kulz — Gaz della saliva parotidea — 73. 

52. Andouard — Cambiamenti delVacido fosforico nel latte di vacca — 73. 

53. Colin -^ Sui movimenti dello stomaco — 73. 

54. Rothschild — Rapporto delVacido cloridrico del succo gastrico in 
diversi tempi della digestione — 74. 

55. Glazinski — Influenza dell'alcool sulVattività del ventricolo dell'uomo 

-74. 

56. Axenfeld — Vaddo pirogallico come reagente sul propeptone — 74. 

57. Baam — / cangiamenti morfologici delle cellule del fegato in ri' 
poso ed in attività funzionale — 75. 

58. Jakubowicz — Composizione quantitativa della bile nei neonati e 
nei lattanti ~ 75. 

59. Oddi — Di una speciale disposizione a sfintere allo shocco del 
coledoco — 76. 

60. Oddi — Azione della bile sulla digestione gastrica — 76. 

VARIETÀ. 



Provvedimenti sanitari — 77. 

Rivista meteorologica del mese di giugno 1887 — 80 



RIVISTA DI. FISIOLOGIA 

del Prof. S. FUBINI 
(Continuazione e fine, vedi fascicolo precedente pag. 76). 



61. Bockai — Azione dei gaz intestinali e dei componenti delle f'ecci 
sui movimenti dell'intestino, 

62. Capparelli — Laudano liquido del Sydenham, 

63. Guenhagen — SulV assorbimento di grasso sulV epitelio intestinale, 

64. Aschen brand t — Influenza della caviti nasale nel respiro. 

65. Grazi adei — Sulla ventilazione polmonare nei sani, 

66. Ad u eco — Espirazione attiva ed inspirazione passiva, 

67. Ulrich — Contributo allo studio de IV acqua espirata, 

68. Hanriot e Richet — Influenza delle modificazioni volontarie della 
respirazione sulla escrezione di addo carbonico, 

69. Gréhant — Processo per misurare la capacità polmonare. 

70. Zanst e Berdez —. Azione dell* alcool sulla respirazione delV uomo. 
Ih Pei per — Contributo alla i erspirazione insensibile, 

72. Gréhant — Esperienza di Priestley ripetuta sopra animali e ve- 
getali acquatici, 

73. Marey e Oemeny — Parallelo fra il passo e la corsa, 

74. Marey — Studio della locomozione animale colla cronofotografia, 

75. Aducco — Contributo allo studio del tetano dei muscoli striati. 

76. Brown Séquard — Esperienze, che sembrano dimostrare che la ri- 
gidità cadaverica dipende da una contrazione, 

11, Zaleski — l'erro ed emoglobina nei muscoli privi di sangue, 

78. Zossietzky — Influenza dei movimenti muscolari nel ricambio in» 

terstiziale delle sostanze azotate. 

79. Mdiasé^ Ricerche sopra Tir radiazione di calorico d !l corpo delVuomo, 

80. Hunkel — Sulla temperatura dell i pelle delVuomo, 

81. Frédericq — Calore e lavoro musculare. 

82. Chauveau A. e Kaufmann — Il glicosio, il glicogeno e la glicogenia 

in rapporto alla produzione di calorico e di lavoro meccanico nel^ 
l'economia animale. 

83. — Coeficente delV attività nutritiva e respiratoria dei muscoli in 
riposo ed in lavoro. 

84. — Conseguenza della determinazione del coeficente di attività re- 
spira-toria e nutritiva dei muscoli in riposj ed in lavoro. 

85. Munk — Teoria dei processi secretori e sintetici dei reni, 

86. Bum — Influenza degli stropicciamenti (massage) sulla secrezione 

renale. 
Rivista. 6 



90 RIVIS TA 

87. Aducco — Reazione delV orina in rapporto al lavoro musculare. 

88. Sanarelli — Assenza di acido urico e reazione alcalina de If orina 
in animali carnivori. 

89. Chibret — Influenza del regime latteo sulV escrezione dell'orina, 

90. Leo — V'ha escrezione di trip una per mezzo dell'orina ? 

91. Posner — Albumina nella orina normale. 

92. Daden — Albuminuria fisiologica. 

93 Blomfìed — Albuminometria e tubi di Esbaoh. 

94. Raspopoff — Influenza del lavoro intellettivo sullo scambio di ma- 
terie-azotate e delVacido fosforico. 

95. Grébant e Quinquaud — Ricerche sui formiati introdotti nell'or- 
ganismo. 

96. Colasanti — Le reazioni della creatinina. 

97. Gaareschi — Reazione di Weyl per la creatinina. 

98. Ashdown — Assorbimento della membrana mucosa deUa vescica 
urinaria. 

99. Bariielebea — La ghiandola tiroidea. 

100. Dubois e Roux — Azione anestetica del me tilcloro formio. 

101. Pi net — Azione fisiologica delVuleooina. 

102. Mosso U. — Azione fisiologica della cocaina. 

103. Sinigbelli — Azione fisiologica della cocaina, 

104. Weir Mitcbell e Reichert — Il veleno dei serpenti. 

105. Dubois — Gli elat eridi luminosi. 

106. Frédericq — Mutilazioni spontanee od auiotomia. 

107. D'Arsouval — Morte per l'elettricità. 

LXI. BocKÀi A. — Azione dei gaz intestinali e dei componenti 
delle feci sui movimenti dell'intestino. {Annali di chimica e di 
farmacologia^ 1887). 

Per osservare i movimenti dell'intestino si apriva l'addome ai co- 
nigli in un bagno di cloruro sodico 6 %^ riscaldato a 38^ C, cosi l'in- 
testino è in completo riposo. I varj gaz erano raccolti in un gazometro 
venivano introdotti nell'intestino mediante un'apertura del digiuno 
e sotto una debole pressione. 

Erano indifferenti per il moto intestinale l'azoto e l'idrogeno. L'os- 
sigeno era indifferente: se vi era asfissia dell'intestino per soffocazione 
dell'animale o compressione dei vasi, l'ossigeno faceva cessare i vivaci 
movimenti intestinali, che erano stati cosi provocati. 

Il CO^ produce vivaci movimenti intestinali, che cessano per l' infe- 
zione di acqua di calce o di ossigeno. Il CO^ agisca probabilmente ir- 
ritando i nervi motori dell'intestino e la stessa fibra muscolare. Infatti 
quandoi l'intestino è in vivace movimento, il cloruro di sodio appli- 
cato sulle pareti intestinali produce contrazioni ancora più energichd. 

Il g^z (CH^) può del pari produrre violenti movimenti intestinali) 
che sono arrestati dall'ossigeno. H^S si comporta come il GH^, però 



DI FISIOLOGIA 91 

qui r ossigeno modera ma doq arresta T intestino. L'azione lassativa 
dello zolfo e dei suoi preparati dipende da formazione di H'S, l'azione 
antidiarroica di piccole dosi di bismuto si spiega perchè fissa l'idro- 
geno solforato. 

LXII. Gapparelli. — Laudano liquido del Sydenham. (Annali di 
chimica e di farmacologia, 18'H7). 

Il laudano liquido del Sydenham a dose sufficiente amministrato ai 
cani per via della bocca, determina ed aumenta la produzione di succo 
gastrico, quindi si ha considerevole grado di acidità, modifica la rea- 
zione intestinale, da alcalina la trasforma in acida. 

La tintura tebaica semplice e Toppio pure agiscono come il laudano 
nello stomaco. 

La tintura idroalcoolica di zafferano non ha come il laudano il po- 
tere di acidificare la mucosa intestinale. 

Gli oppiacei amministrati per la via del sangue non acidificano la 
mucosa dell' intestino. 

L'acidità dQlla mucosa dipende dal passaggio del succo gastrico iper- 
secreto rapidamente dallo stomaco alla superficie intestinale. 

Le grandi dosi di laudano acidificano fortemente e rapidamente la 
mucosa dell'intestino. 

LXIIL GUENHAGEN. — Uebcr Fettresorption und Darmepithel. 

{SulV assorbimento del grasso e sulVepUelio intestinale). In : Archiv. far 
mikros. Anat., XXIX. 

Le ricerche furono fatte sopra i topi e le rane: gli animali erano 
nutriti con grasso, e dopo poco tempo erano uccisi; l'intestino era in- 
durito colla soluzione di Flemmìng, i tagli colorati col bleu di Dahlia. 

L'acido iperosmico del miscuglio di Flemming annerisce il grasso, 
ed i fatti dimostrarono che il grasso si assorbe dalle cellule margi- 
nali dell'intestino, nò le cellule linfoidee interepiteliari , nò il paren- 
chima dei villi, nò le cellule a bicchiere dell'epitelio hanno questo 
ufficio. Le cellule marginali terminano nel parenchima dei villi con 
piccola apertura, che viene fuori per prolungamento protoplasmatico. 

LXIV AscHENBRANDT Th. — Die Bedeutung der Nasa fiir die 
Athmung. (Influenza della cavità nasale nella respirazione). Wur- 
zburg, 1886. 

L'aria inspirata passando per il cavo nasale si riscalda sopra 
i 30^ C. 

Nel naso l'aria per rapporto alla sua temperatura ò satura di 
umidità. 

Fina polvere chimica e gaz non sono trattenuti dal naso. Particelle 
grosse non passano nei profondi organi respiratori. 



• '. 



92 RIVISTA 

LXV. Graziadei B. — Sulla ventilazione poknonare nei sani 

{Gazzetta degli Ospitali, 1886). 

L^Àutore, dalle sue sperienze trae le seguenti conclusioni: 

La quantità di aria respirata in 15' negli uomini di media età varia 
fra 114,240, e 171,360 litri con media per 15' di litri 143,302. 

Le donne e gli adolescenti respirano più attivamente degli uomini 
adulti con una media di 143,713 litri. 

La quantità di aria respirata da un dato individuo non é in rap- 
porto colla statura, col peso del corpo e neppure con la circonferenza 
toracica e con la escursione inspiratoria dei polmoni : ciò dimostra 
come i bisogni chimici deirorganismo non sono quelli, che regolano la 
meccanica del respiro, la quale probabilmente neìruomo perfettamente 
sano ò regolata essenzialmente dal sistema nervoso secondo leggi, che 
ancora ci sfuggono. 

La ventilazione polmonare sta in un certo rapporto collo stato emo- 
globinico del sangue: quanto più è basso il valore citometrìco del 
sangue, tanto più grande è la quantità di aria respirata. 

LXVI. Anccco. — Espirazione attiva ed inspirazione passiva. 

(Accademia delle scienze di Torino, 1887). 

Le conclusioni delfAutore sono le seguenti: 

L'espirazione calma non ò un fenomeno passivo: in essa si può di- 
mostrare la partecipazione di fattori, che agiscono attivamente. 

Mentre il torace normalmente prima si dilata (inspirazione) e poscia 
ritorna alla posizione di riposo (espirazione), talora il tipo respira- 
torio assume una forma ed un decorso, che è proprio l'inverso, il to- 
race prima si restringe (espirazione) e poscia ritorna alla posizione di 
riposo (inspirazione). In questi casi l'inspirazione è passiva e l'espira- 
zione si può compiere o per mezzo dei muscoli anteriori dell'addome 
o per mezzo dei muscoli laterali dell'addome. 

LXVII. Ulrich. — Gontribution à Tétude de l'eau ezpirée. (Con- 
tribiUo allo studio dell'acqtui espirata). In: Thèse de med, de -9. Peter- 
sburg^ et Archives slaves de biologie, 1886). 

L'esperienze erano fatte sopra cani: si pesavano e si osservava 
la temperatura dell'intestino retto, il polso ed il respiro, indi si pra- 
ticava la tracheotomia. Si separava l'aria inspirata e acqua espirata. 

Si riconobbe che la temperatura dell'aria inspirata e quella del corpo 
erano i principali agenti che influivano sulla proporzione di aria espi- 
rata. Il tipo respiratorio ha pure influenza, ma nò il grado igrome- 
trico dell'aria inspirata, nò la proporzione di acqua dell'organismo, nò 
l'azione dei corpi, che possono modificare la funzione della mucosa 
delle vie respiratorie, hanno influenza sulla quantità di acqua espi- 
rata. Secondo l'Autore, il polmone contiene sempre dell'acqua tanta 
per divenire sorgente di saturazione dell'aria inspirata, che arriva in 



k 



DI FISIOLOGIA 93 

contatto immediato eoa questo organo ; la d arata di questo contatto e 
la temperatura, nella quale avviene il fenomeno, modificano il grado 
di saturazione. 

LXVni. Hanriot et RiGHET. — InfLuence dea znodifications volon- 
taires de la respiration sur rezorótion de l'acide carboziiq[ue. 

{Inflttenza delle modificazioni volontarie della respirazione sulla escre- 
zione di addo carbonico). In: Aoadémie des sciences de Paris, 1887. 

Dair osservazioni degli Autori , conclusero che la produzione dell'a- 
cido carbonico è in modo notevole indipendente dalla ventilazione 
polmonare. 

L'escrezione deiracido carbonico può essere per alcuni minuti mo- 
dificata dalla ventilazione, ma ritorna tosto alla misura normale, cioè 
a quella della produzione. 

LXIX. GuÉHANT. - Procède de mesure de lacapacité pulxnonalre. 

{Processo per misurare la capacità polmo7iare ). In: Socìété de biO' 
logie, 1887. 

L'esperienze furono fatte sull'uomo e sopra altri animali con bagni 
molto caldi e molto freddi. In bagno freddo capace di far discendere 
la temperatura a 30° R.; il sangue assorbe quantità grande di ossi- 
geno, il contrario avviene nel bagno caldo. 

Il bagno freddo aumenta Tesalazione del COS il caldo la diminuisce. 
Tali fenomeni non avvengono più se la temperatura discende a 28^ R. 
nel cane. A 22<^ si ha la morte. Ma quando appare la morte, se si im* 
merge Tanimale a 50^-52® C, la vita riappare quasi tosco. Il bagno 
freddo aumenta molto le ossidazioni interstiziali. I bagni molto caldi 
e molto freddi producono ipertemia, che può andare fino alla glico- 
saria. Nei diabetici non devonsi dare bagni troppo caldi, o troppo 
freddi. 

LXX Zlnst und Berdez* ~- Beitrag zur Kenntniss der Ein- 
vrirkung des Weingeistes auf den Bespìratìonsprocess des 
Menschen. ( Contributo alla conoscenza dell'azione dell'alcool sulla 
respirazione delVuomo), In: Du Bois Reymond's Archiv, 1887. 

Sopra quattro sperienze fatte sull'uomo, dando la dose da 20 a 
30 grammi di alcool, TAutore dedusse che l'alcool non produce diffe- 
renza qualitativa nel processo della respiratone diversa da quella 
degli altri alimenti. 

LXXI. P£iPER. — Ein Beitr&g zur Lehr^ von der Perspiratio 
inseiiEàbilis. ( Contributo alla dottrina della perspirazione insensi- 
bile). In iZeitschnft fùr Klinis. Med., XII. 

Per determinare il vapore d'acqua emesso dalla pelle , l'Autore si 
servi di cilindro di gomma indurita della superficie di 25 centimetri 



94 RIVISTA 

quadrati. Vi fece tre aperture, una per il termometro, una per il tubo 
afferente, una per l'afferente. L'aria era aspirata da duplice aspiratore,, 
passava prima di entrare per acido solforico concentrato, e nel tabo 
di escita per tubo con cloruro di calcio. Fra l'aspiratore ed il tubo di 
cloruro trovavasi recipiente con acido solforico. 

Determinazioni comparative fra regioni corrisp indenti della metà del 
corpo destro e sinistro diedero risultato costante. Una diminuzione si 
aveva* solo per lo spessore diverso dell' epidermide della pianta del 
piede e della mano. 

In diverse regioni del corpo si notarono differenze per le varie 
quantità di ghiandole sudoripare e costituzione dell'epidermide. 

Si avevano differenze nelle varie ore della giornata. Aumento dopo 
il mezzogiorno, dopo il pranzo abbassamento della curva, dopo le 8 di 
sera fino alle 12 si aveva aumento progressivo per poi ritornare in 
basso. 

Quanto più alta è la temperatura esterna, più forte ò l'evaporazione. 
Non si potè dimostrare rapporto fra la pressione barometrica e la 
perspirazione. 

Per forte eccitamento della secrezione del sudore con diaforetici si 
aveva minore perspirazione. Nei bimbi la perspirazione insensibile ò 
minore che negli adulti. Non si riconobbe differenza dipendente dal 
peso del corpo, grandezza del corpo e sesso sulla perspirazione. 

LXXII. Gréhànt M. N. — Expérience de Priestley répetée avec 
dee animaux et des végétaux aquatiques. ( V esperienza di 
Priestley ripetuta sopra animali e vegetali acquatici). In: Academie des 
Sciences de Paris, aout 1886. 

Due recipienti di vetro della capacità, di un litro si empiono di ac- 
qua ordinaria; in ciascuno di essi si mise un ciprino di egual volume. 
In uno s'introdussero nel tempo stesso 15-20 gr. di foglie di Potarao- 
geton lucens assai verde. Si chiusero con membrane di caoutch^uc i 
vasi pieni di acqua e si posero orizzontalmente in acquario traversato 
da corrente di acqua fredda. Dopo cinque ore il pesce posto nell'acqua 
pura diede segni di asfissia. Si fece allora l'estrazione dei gaz dall'ac- 
qua con pompa a mercurio e non vi si trovò più traccia di ossigeno; 
L'altro ciprino continuava a nuotare nel mezzo delle foglie. Si estras- 
sero ì gas dall'acqua. Dopo di avere assorbito l'acido carbonico, che 
era in quantità mir>ore, che nell'esperienza precedente, trovò nel mi- 
scuglio di azoto e di ossigeno fino al 30 per 100 di ossigeno. Il pesce 
si trovava nelle miglior condizioni fisiologiche. 



DI FISIOLOGIA 95 

LXXIII. xMarey et Demeny. — Pallèle de la marche et de la oourse 
suivi du mécanime de la transition entre ces deux allures. 

{Parallelo fra il passo e la corsa). In Académie des sciences de Paris, 
1886. 

Namerose differenze esistono fra il passo e la corsa. Da molto tempo si 
riconobbe che la corsa si caratterizza per momenti di sospensione, in 
cui il corpo ò del tutto staccato dal suolo, v'hanno altri caratteri di- 
stintivi, che si rilevano colla crono-fotografia o col dinomografo. Cosi 
le inflessioni diverse della traiettoria di ciascun punto del corpo , gli 
acceleramenti , i rallentamenti della mossa, la durata, i doppi appoggi 
dei piedi o dei tempi di sospensione. Tali differenze poggiano nelle 
condizioni meccaniche della locomozione , nella forza muscolare , nel 
rapporto delle varie parti del suo corpo, nella importanza doll.i sua 
mossa o dei pesi che sopporta. Dipendono dalla natura ed inclinazione 
del terreno. 

Dal punto di vista ginnastico è utile definire le attitudini, che danno 
il massimo di effetto utile ^ cioò la ma;^giore velocità colla minore 
spesa di lavoro. Oli artisti dal loro canto trovano in questi studii 
il mezzo di rappresentare le attitudini, che esprimono la lentezza o la 
velocità della andatura, la calma o Tenergia dei movimenti, 

LXXIV. Maret. — Étude de la locomotlon animale par la chro- 
nophotographie. {Studio della locomozione animale colla crono-foto- 
grafia). In : Revue scienti fique, 1886. 

Il movimento è attributo essenziale della vita. I muscoli vibrano di 
continuo sotto razione dei nervi motori. Il fisiologo tende di fissare con 
rigore i caratteri del movimento. Il metodo grafico esprime i cangia- 
menti di direzione, di velocità, cioè tutte le fasi del movimento. 

Per lo studio completo della locomozione delPuomo e degli animali, 
^iscrizione meccanica deve cedere il posto alla cronofotografia. Il fo- 
tografo Miiybridge dispose Tuno dietro l'altro una serie di apparati 
fotografici, davanti ai quali si faceva passare un cavallo in movimento. 
Man mano Pani male progrediva nei suoi movimenti, gli apparati foto- 
grafici si aprivano di seguito e ciascuno prendeva V immagine delPa- 
nimale. Le immagini difforivano perchè si erano formati successiva- 
mente, rappresentavano quindi T animale nelle vario attitudini, nei 
vari istanti, in cui si presentava avanti airapparecchio. 

Oggidì grazie ai progressi della chimica fotografica, fotografando un 
uomo nudo in movimento, i suoi muscoli si possono designare colla 
parte, che ciascuno di essi prende nel moto eseguito. La trajettoria di 
un corpo in moto si ottiene colla fotografia del corpo avanti ad un 
fondo oscuro. 

Per avere le indicazioni di tempo si deve interrompere ad intervalli 
eguali Tarrivo della luce suiTapparato fotografico. Il metodo detto ero- 
nofotografico fornisce la legge completa del movimento di un punto 
nello spazio. 



96 RIVISTA 

L'Autore ebbe buone immagini in un 2/1000 di 1*'. 

Si può ridurre IMmmagine di un uomo a delle linee, che perla loro 
lunghezza e direzione esprimono le attitudini successive del suo corpo 
e dei SUO) arti. Invece di abito bianco si dà air individuo abito nero, 
che davanti al fondo oscuro diviene quasi invisibile. Ma se sull'abito si 
mettono cordoni bianchi secondo la direzione dell'asse degli arti, dei bot- 
toni bianchi sulle articolazioni , le parti bianche danno immagini e si 
ottiene sulla lastra sansribile un numero infinito di posizioni. Le cro- 
nofotografie parziali traducono le leggi di movimento d^ogni parte del 
corpo, la bilancia permette di misurare le mosse in movimento, si può 
dunque stabilire con precisione il lavoro speso nei vari atti della lo- 
comozione. Per la marcia più favorevole, la frequenza del passo è di 
120 e. m. per minuto, per le corse, il numero deve essere circa di 214 
per 1\ 

Passi più rari o più numerosi darebbero minore effetto utile con 
maggiore lavoro. Dall'applicazione di tali sperienze si può regolare la 
cadenza del passo del soldato per risparmiare le loro forze. 

Il moto degli esseri vivi è rigorosamente sottoposto alle leggi della 
meccanica. Quando un uomo salta un ostacolo, lasciando il suolo, il 
suo centro di gravità segue come un projettile la trajettoria parabo- 
lica. Per i suoi muscoli egli sposta le braccia e le gambe, nel suo tra- 
gitto aereo il centro di gravità del suo corpo non sarà spostato dalla 
sua strada. . . 

In colui, che salta, la trajettoria del centro di gravità segue esatta- 
mente la curva parabolica, il saltatore alza le gambe quando deve su- 
perare un ostacolo, la sua testa si abbassa della quantità necessaria 
per mantenere il centro di gravità sulla trajettoria. 

L'analisi della cronofotografia dimostra gli effetti me'^.canici di colpi 
delle ale, cioò le reazioni impresse al corpo deiranimale. 

LXXV. Aduggo. — Gontribution à l'étude du tétanos des muscles 
striés. {Contributo allo studio del tetano dei muscoli striati). In: Ar- 
chives itàliennes de biologie, 1886. Tome VII. 

Il muscolo bianco di coniglio può rispondere con scosse ad un nu- 
mero di eccitamenti per secondi, che si trova fra 75 ed 86, cioò il 
muscolo bianco per entrare in tetano deve essere eccitato almeno 86 
volte per 1". 

Il muscolo rosso di coniglio può rispondere ancora con 20 eccita- 
menti per 1", dietro maggior numero di eccitamenti entra in tetano. 

Il muscolo bianbo abbisogna per tetanizzarsi di un numero di ecci- 
tamenti per secondi che sia almeno quattro volte maggiore di quello 
richiesto per il muscolo rosso. 

Il minimo della durata di una scossa per un muscolo bianco del co- 
niglio ò una frazione di secondi compresa fra 1^96 e I286, il minimo 
della dnraca di una scossa per un muscolo rosso ò una frazione di se- 
condi molto vicina ad I22O, cioò 4 volte maggiore. 



Di FISIOLOGIA, 97 

LXXVI. BaoWN-SÉQUARD. — Recherches expérimentales parala- 
sant demontrer que la rigfidité cadavérique depend d'une con- 
traction. (Esperienze che sembrano dimostrare che la rigidità cadave-- 
riea dipende da un i contrazione). In : Académie des sciences de Paris ^ 

1886. 

Secondo TAutore, la rigidità cadaverica non rMpende dalla coagula- 
zione delle sostanze albuminose del muscolo. L^ Autore sempre credette 
che la rigidità fosse una contrazione post-murtem. Ora benché una 
coagulazione delle sostanze albuminose possa contribuire alla produ- 
zione della rigidità cadaverica, la causa principale e talvolta la sola 
sembra trovarsi in una vera contrazione, attività vitale benché esista 
nel cadavere. Ricorda i fatti da lui osservati sopra braccia di uomini 
decapitati, nei quali avvicinandosi la ri^^idità cadaverica, la contrat- 
tilità muscolare modificata produce non moti rapidi ma accorciamento 
assai lento seguito da rilasciamento del pari lento. 

Nelle rane vide talvolta che i muscoli per tutta la lunghezza si con- 
traggono lentamente e restano definitivamente contratti passando allo 
stato dì rigidità cadaverica. 

L^Autore asserisce poi che resistenza della fluttuazione nello stato 
di rigidità cadaverica in tutta la sua durata, T allungamento od il 
raccorcianiento dei muscoli non possono essere spiegati colla coagu- 
lazione della sostanza albuminoide. 

L^Autore dimostrò che la rigidità muscolare scomparsa può ricom- 
parire; è solo nel momento della putrefazione che la rigidità scom- 
pare. 

Con un motore idraulico mettendo in moto un arto di animale morto 
da qualche tempo, sia prima, sia dopo la rigidità (mota continuato per 
6-10 ore), si vide che mentre il membro ò mosso, resta flessibile, ma 
divien rigido tosto cessato il movimento. 

LXXVII. Zaleski. — Das Eìsen und das Hàmoglobin im blut- 
freien Muskeln {Il ferro e VemogloboUna nei muscoli privi di san- 
gue). In: Centralblatt fùr die med. Wisserschaften, 1887. 

Un gatt ) di 3 mesi fu dissanguato dalla carotide ; il sistema vasale fu 
privato di sangue per mezzo di soluzioni di zucchero di canna al 25 
per 100. I muscoli fornirono ancora 0,0206 gr. di ferro per 100 gr. 
di sostanza essiccata. Per confronto, ad altro gatto fu dalFAutore injet- 
tato nei vasi del tartrato ferrosodico, quando Panimale era stato trat- 
tato in quel modo, si trovò nel muscolo meno di ferro 0,0073 per 100. 
Nò colla reazione diretta del ferro, nò per l'estrazione coll^acido idre- 
dorico, che contiene dell'alcool si può dimostrare il ferro. Il ferro si 
trova in combinazione organica nei muscoli. 



98 RIVISTA 

LXXVin. Zassietzky. — InfLuence des mouvementB musculaires 
sur les éohanges interstitiels des xnatières azotées. {In^uenza 
dei movimenti muscolari nel ricambio interstiziale delle sostanze azo- 
tate), Iq: Archives slaves de biologie, 1886. 

Uomini sani uopo di avere passato due o tre volte 24 ore ia riposo 
assoluto, marciarono per dae, tre giorni durante 12 ore al giorno, ^i 
nutrivano solo con del latte. Di quindici spenenze fatte si concluse che 
i ricambi delle sostanze aumentano in media dei nove per 100. La quan- 
tità di orina pure aumenta, ma i movimenti prolungati non esercitano 
influenza apparente nò sulTassimilazione delle sostanze azotate nò sulla 
quantità di latte ingerito dall'individuo sopra, il quale si sperimentò. 

LXXI. X. Maje a. — Untersuchungen uber die Wàrmenstrahlung 
des luenschlichen Kòrpes. {Ricerche sopra Virradiazione di ca- 
lorico del corpo dell'ttomo). In : Virchow's Archiv, 107 Band. 

Le ricerche si fecero per mezzo di un termoscopio fondato sul prin- 
cipio del bolometro di Langley. 

I raggi calorifici delle parti del corpo per Tordinario coperte, aumen- 
tano di continuo dopo lo svestimento, mentre la temperatura propria 
della cute si abbassa. Le stesso avviene quando la pelle per mezzo di 
bagno di acqua fa. moderatamente raffreddata. 

Dopo forte raffreddamento, il potere dMrradiaziòne diminuisca men- 
tre discende la temperatura propria, e ciò nelle persone sane e feb- 
brili. 

Per aumento artificiale della temperatura della cute, per -mezzo di 
bagno caldo locale, aumenta T intensità dellMrradiazione. Dopo sforzi 
musculari , iregamento della pelle ed altri eccitamenti cutanei, cresce 
V irradiazione termica. 

Nell'uomo T intensità delia irradiazione della pelle è maggiore che 
nelle donne, nei fanciulli ò maggiore che negli adulti, nelle persone 
giovani e forti ò maggiore che nei vecchi e deboli. 

La quantità di calorico che un uomo forte a temperatura media 
della camera emette per 1 c.m.q. di superficie del e »rpo in 1" ò eguale 
a 0,001 gr. calorie, e per tutta la superficie del corpo (82 chilngp. con 
superficie di 20,000 centim. q.) in 24 ore si può calcolare a 17,000,000 G. 
calorie. 

La differenza di temperatura fra il corpo e V ambiente ha nessuna 
influenza essenziale sulla irradiazione calorifera della pelle. Ora per 
r azione del freddo si ha contrazione dei muscoli lisci cutanei , che 
rende la superficie ineguale e produce maggiore irradiazione di raggi» 
d'altra parte il freddo moderato aumenta fino a determinato grado il 
ricambio delia materia, epperciò il movimento molecolare nella cute, 
che si può scoprire per razione dell'intensità dell'irradiazione. 



DI FISIOLOGIA 99 

LXKX. HuNKEL. — Ueber die Temperatur der menschliohen 
Haut. {Stilla temperatura della pelle dell' uomo ). In : Sitzungeher, die 
pht/sic. med. Oes. in Wùrzburg. 

L^Aatore col metodo termoelettrico misurò la temperatura della pelle 
dell'uomo in diversi punti del corpo, in diverse età, sotto varie con- 
dizioni esterne ed interne. La temperatura della superficie del ragazzo 
è 2-6^0. minore di quella delPadulto. 

La temperatura della pelle dell'uomo da 20-30 anni si aggira at- 
torno a 3P. la un fanciullo molto forte di 2 anni variava da 25-28^ C. 
Anche nelle parti coperte era da 26-27^ G. 

A tale temperatura Tadulto ha già il senso di brivido. L' ambiente 
dove si presero le temperature era di circa 20^ C. 

LXXXI. Fredericq. — Chaleur et travail musculaire. {Calore e 
lavoro muscolare). In: Revue scientifiquey 1887. 

L'Autore dopo di aver fatto la critica della memoria di Sanson sul- 
l'energia muscolare e calorico animale, ricorda le seguenti cifre di 
calorie di combustione che sodo del Danislewski e Rechenberg, che sono 
da preferirsi a quelle di Frankland. 

1000 grammi di fibrina danno . . . 6830 di calore 
» » di caseina » ... 5950 » 

» s> di albumina veg. . 6200 6300 » 

» » di peptonì 4900 » 

» » di grasso li842 » 

(Danislewski) 

» :^ di fecola 4479 calorie 

» » di destroso 3939 ^ 

» » dì maltoso 4163 » 

(Rechenberg) 

Colla seguente tavola si ha il numero di calorie poste in libertà per 
unità di peso di ossigeno consumati, di CO^ esalato, di azoto e di urea 
escreti secondo che si tratta della distruzione organica di albumina, 
di grasso, di fecola o di destroso. 

Calorie di combustione per 1 grammo 

Azoto Urea 
0. assorbito CO^ esalato escreto escreta 

Album, vegetale Calorie . . 3,380 2,930 31,800 14,860 

Grasso ........ 3,370 " 3,460 » > 

Fecola ........ 3,797 2,750 » » 

Destroso ........ 3,695 2,687 » » 

La migliore misura indiretta della produzione di calore organico nel- 
l'adulto ò data dalla intensità di consumo d'ossigeno. Ogni gramma 



♦ •» . 



100 RIVISTA 

di osjsìgeno consumato corrisponde alla stessa quantità di calore 
prodotto per qualsiasi natura di alimento ossidato del corpo. 

LXXXII. Chauveau a. e Kaupmann. — La glycose, la glyoo- 
géne, la glyogénie en rapport aveo la production de la cha- 
leur et du travail mécanique dans l'écoaomie animale. (Il gli- 
costo, il glicogeno e la glinogenia in rapporto' alla produzione di 
calorico e di lavoro meccanico nell'economia animale). In: Compie s 
rendus de VAcadémie des sciences de Paris, 1886. 

Gli animali erano tenuti digiuni , in tal condizione si vede il fegato 
fornire del glucosio al sangue , e tal glucosio è il principale elemento 
delle combustioni organiche, sorgente di calore animale e di lavoro 
muscolare, poiché tale alimento (rende al sangue la maggior parte 
deirossigeno assorbito nei capillari. 

La produzione di calore e di lavoro muscolare è si bene collegata 
neireconomia animale alla funzione glicogenica ed al consumo di gii- 
cesio che il fegato versa questa sostanza più abbondante nel sangue 
quando uno o molti organi funzionano in modo attivo. 

Al contrario quando al limite estremo dell* astinenza prolungata il 
fegato non riceve più daireconomia spostata i materiali necessari al- 
Tesercizio della funzione glicogenica, lo zucchero scompare del tutto 
dalla massa del sangue , v^ha arresto delle combustioni , raffreddamento 
e morte. 

LXXXIII. Chauveau A. e Kaufmann. •— Expériences pour la déter- 
mination de coeffìcient de Tactivité nutritive et respiratoSre 
des muscles en repos et en travail. {Coefftcente dell'attività nu- 
tritiva e respiratoria dei muscoli in riposo ed in lavoro). In: Camp- 
tes rendus de VAcadémie des sciences de Paris^ 1887. 

Si determinò per un peso del tessuto muscolare vivo e nelle condi- 
zioni fisiologiche normali del tessuto: 1.^ la quantità di sangue che lo 
traversa nella unità di tempo per nutrirlo; 2.^ il peso di ossigeno as- 
sorbito dal tessuto e dal GH^ escreto nella stessa unità di tempo; 3.^ le 
sostanze che danno il carbonio del CO^ In altre parole, si cercò di 
fissare il coefficiente di attività nutritiva e respiratoria del tessuto 
muscolare in riposo ed in lavoro, cioò l'attività specifica degli scambj 
intra-muscolari. 

L'esperienze furono fatte sul muscolo elevatore proprio del labbro 
superiore del cavallo, muscolo che a volontà dell' osservatore può es- 
sere posto in riposo , oppure inattività fisiologica essendo la sua fun- 
zione intimamente collegata colla masticazione. Spesso l'emuntorio 
venoso ò unico, il che permette di raccogliere solo il sangue, che sorte 
dal muscolo. 

S; può quindi pesare il sangue che scola dalla vena in un tempo 
dato , analizzarlo , compararlo al sangue, che entra nell'organo e rap- 



DI FISIOLOGIA 101 

portare al peso del muscolo i risaltati avati. Con tali elementi si paò 
calcolare per un gramma di tessuto muscolare ed 1 minuto Tatti vita 
specifica dei fenomeni circolatorj, deirassorbimento deirossigeno, del- 
Tescrezìone di GO^ dalia ritenzione del glìcosio neir attività e nel ri- 
poso del muscolo. 

In un esempio si ha che nello sfcato di riposo il muscolo prende dal 
sangue 2,«**17 di 0, gli cede 1,««'94 di 00^ ; nello stato di attività il muscolo 
prende tlal sangue 11,^.50 di 0, e gli cede 14,^*35 di 00^ Riportandosi 
i Talori ad 1,8 di tessuto muscolare e ad 1% si ha: 

Riposo Lavoro 

Irrigazione sanguigna media . . . 0,14200000 0,95200000 

Assorbimento di ossigeno 0,00000419 0,00014899 

Emissione di C0« 0,00000518 0,00025709 

LXXXIV. Chauveau A. e Ka.uFx\iann. — Gonséquences physiolo- 
giqued de la détermination de l'activité specifique das échan- 
-ges cu du coefficient de ractivité nutritive et respiratoire 
-dans les muscles en repos et en travail. ( Conseguenze della 
determinazione del coefficiente di aUività nutritiva e respiratoria nei 
muscoli in riposo ed in lavoro). In: Comptes rendusde VAcadémie des 
sciences de Paris, 1887. 

La quantità di sangue, che passa in V a traverso il tessuto musco- 
lare attivo equivale in media a 0,850 il peso del muscolo negli indi- 
vidui magri, i cui muscoli hanno piccola massa. 

Il coefficiente cresce o decresce colPattività funzionale del muscolo. 

In uno stesso muscolo , che compie lo stesso lavoro , il coefficiente 
dMrrigazione sanguigna ò quasi costante. 

Del pari succede in individui differenti ; i loro muscoli hanno lo 
stesso peso ed eseguiscono lo stesso lavoro. 

Per uno stesso lavoro compiuto , T irrigazione sanguigna specifica 
tende ad essere inversamente proporzionata al peso dei muscoli, che 
eseguiscono lo stesso lavoro. La stessa somma di lavoro esige la stessa 
quantità di sangue per IMrrigazione nutritiva e respiratoria dei mu- 
scoli, qualunque sia la loro massa. 

La quantità di sangue, che passa in 1' attraverso il tessuto musco- 
lare in stato dMnattività, equivale in media a 0,175 del peso dei mu- 
scoli in soggetti magri. 

Il coefficiente di attività circolatoria varia molto nel riposo , non 
solo fra individuo e Taltro, ma anche nello stesso individuo. 

La proporzione di ossigeno, che il sangue abbandona in 1^ al tessuto 
maseolare durante il lavoro equivale in media a 0,00014200 del peso 
del muscolo ne^ soggetti magri. 

Tale coefficiente cresce o decresce coirattività funzionale del tessuto 
•muscolare e tende a prendere valore inversamente proporzionale al 
peso dei muscoli quando questi fanno lo stesso lavoro. 



102 RIVISTA 

La quantità di ossigeno contenuto neiracido carbonico, che il sangue 
prende al muscolo è superiore di quella, che riceve dal muscolo. Il 
rapporto medio di queste due quantità ò di 1,223. 

L'ossigeno ceduto al muscolo dal sangue, paragonato ali* ossigeno 
necessario per la combustione del carbonio contenuto nel glicosio preso 
dal muscolo al sangue durante il lavoro, presenta leggero accesso. Il 
rapporto ò di 1,007. 

La quantità di ossigeno che il sangue abbandona in 1* al tessuto 
muscolare durante T inazione equivale in medisi s^ 0,00000690 del poso 
del muscolo. Questa enorme differenza si accentua ancora quando si 
paragonano questi due stati al punto di vista della produzione di 00*. 
Ma questa accentuazione può non essere che il risultato della difficoltà, 
che presenta la determinazione esatta del CO* del sangue. 

L'ossigeno assorbito dal muscolo in riposo non si ritrova neiracido 
carbonico escreto dal tessuto muscolare. L'eccesso alimenta T imma- 
gazzinamento delPossigeno durante lo stato d'inattività del muscolo. 

La quantità di carbonio abbruciato in 1' del tessuto muscolare du- 
rante il lavoro equivale in media a 0,00006700 del peso del muscolo. 

È superiore a quella fornita dal glicosio, che scompare nel sangue. 

L'eccedente viene sia dallo zucchero immagazzinato nel riposo, sia 
da altre sostanze, principj grassi od azotati. 

La quantità di carbonio abbruciato in 1' dal tessuto muscolare allo 
stato d'inattività equivale in media a 0^00000190 del peso del mu- 
scolo. La quantità di ca; bonio fornito al muscolo in riposo dal glicosio, 
che scompare dal sangue è superiore a quella che è trasformata in CO** 
Dunque parte di questo glucosio non ò utilizzata direttamente nella 
combustione del muscolo attivo. È l'origine della riserva del glicosio, 
che si consuma durante il lavoro. 

LXXXV. MuNK J. — Zar Lehre von der secretorischen und 
syntetischen Processen in der Niere , sowie zur Theorie der 

Wirkung der Diuretica. (Teorf a dei processi secretori e sintetici dei 
reni e teoria délV azione dei diuretici), la: Virchoio^s Archiv, 107. 

L'Autore fece ricerche su reni di cane, in cui sì faceva passare cor- 
rente artificiale di sangue. Dall'uretere si aveva liquido giallognolo, 
neutro o debolmente alcalino che contiene albumina, privo di sostanza 
colorante di sangue ed ha ì principj dell'urina, cloruro di sodio, urea, 
creati nina. 

La pressione del sangue ha solo influenza sulla velocità della cor- 
rente. L'epitelio renale del pari che il contenuto del sangue hanno 
proprietà di formare le sostanze, che hanno urina. 

Il sangue di cane digiuno non possiede od in grado minimo il pò» 
tere secernente; il sangue di animale, che mangiò, favorisce la se- 
crezione. 

Le sostanze diuretiche: quali urea, cloruro di sodio, nitro, caffeina, 



DI FISIOLOGIA 103 

glacosio, glicerina, pilocarpina e chinino rinforzano anche in piccola 
dose la corrente renale, il dorare di sodio 2 % rinforza la secre- 
zione di 8-15 volte. Aumentasi la velocità del sangue, allargasi i vasi 
renali. 

LXXXYI. Bum. — Influenza degli stropicoiamenti ( massage ) 
sulla secrezione renale. (Riforma medica, 1887). 

Gli sperimenti furono fatti sopra cani curarizzati. L* urina si racco- 
glieva dagli ureteri dentro vasi graduati. 

La secrezione urinaria aumentava col massaggio praticato negli 
arti inferiori. 

L'aumento della secrezione urinaria per opera del massaggio era 
maggiore quando sMnjettava nelle vene una soluzione di cloruro di 
sodio. 

LXXXYII. Aducco. —Reazione dell'orina in rapporto col lavoro 
muscolare. (Giornale delV Accademia medica di Torino, 1887). 

Durante la fatica la reazione deirorina dei cani diventa prima meno 
acida, poi alcalina. Ridiventa acida nel riposo successivo. 

L'alcalinità dalP orina di cane, che lavora, è dovuta alla presenza 
di carbonati , di alcali fissi e di alcali volatili in proporzioni non co- 
stanti. 

La quantità di urea, che si trova nelle orine estratte durante le ore 
di corsa, in complesso é minoro della quantità, che se ne trova nelle 
orine emesse prima o dopo la corsa. 

I carbonati, che danno luogo alla alcalinità dell'orina. di un cane 
ohe lavora sono un prodotto del ricambio materiale, che ha luogo 
neir intimità dei tessuti. Il che vorrebbe dire che durante la fatica 
vengono consumate specialmente quelle sostanze, che danno dell'acido 
carbonico come prodotto ultimo della loro trasformazione. 

Questi risultati concordano colla teoria di Traube, che il muscolo 
lavorando consuma dei materiali privi di azoto, quali il glicogeno, lo 
zucchero, i grassi. É le ricerche di Fick e Vislicenus parlano in questo 
senso. 

LXXXVIII. Sanarelli G. — Assenza di acido urico e reazione 
alcalina dell'orina in animali carnivori. (Annali di chimica e di 
farmacologia, 1887). 

La reazione dell'orina in un animale abitualmente carnivoro e nu- 
trito con alimenti carnei o misti può essere alcalina. 

Queste medesime orine possono mancare di uno dei principali pro- 
dotti di ossidazione organica, cioò dell'acido urico. 

La mancanza di acido urico può veridcarsi anche quando esse ab- 
biano una reazione eccezionalmente acida. 



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C ',*«/.% 'J<r.,* *i.'fi'.>\:'Zz.'jTi« h, in -La re aderir, zlc jer 14 £:omi di 
177 i(r. 'J; |/-4^'.r<«i* >fj iJ/J gr. di è-.:':er.i:a. D. :!2e5;3 icfj-j si met- 
tz/f»'-» da. *-2 j'f"/:.", t'i 1 !.To :: a-r/jia. la ta.e .:::'a Jj si ;^a3 ìacil- 
fft'iftUf rì*'J*u**>''yftrti .a trij,<».r,a. 

Ai?;^J/f.;^': 'Jo ^io^r j<occ>e d. «vl'azlone di tiai?l aicoo'i^a a! 2.5*^0 a 
4 ';/j, '1» Vyio7„or;'; jo'J:ca, ai \iù\f-\ ?ce I^ .:e-'.i?':e Jel.a :ì5.-*:aa ca- 

i> arni unti ^ìo J'orina di aomo e di f*ar*e in diversi tempi, si riconobbe 
^5;5«<?fvj pnva di tripsina* 



XCI. Poh .k;-, - Ueber Eimreiss im normalen Harn. {AVjumina 
n^M'f trina nf/ruuilej/in: Virchow^s Archiv, 104. 

lì pre/;ipitato che ni ottiene dalPorioa filtrata con diligenza dopo 
ìtthuììhiomif per azione dell'alcool o del tannino è corpo caratteriz- 
%9iUt da innoJttbilità nell'acido nitrico, solabilità neiracido acetico e 
potanMaf che nella soluzione acetica è precipitato del ferrocianuro di 
potaNiilOf dell'acido nitrico , dell'acido metafosforico, acido picrico, che 
dopo obulU/ione con potassa e solfito di rame prende colore violaceo, 
elm con soluzione di acido formico riduce il color d'oro con colore rosso. 
Tata corpo per 1^ sue reazioni corrisponde al siero albuminoso. 

L'orina si tratta con acido acetico, si lascia stare per 24 ore, si fil- 
tra • si svapora; arrivata ad una data concentrazione, si hanno le 
rtazioni dei corpi albuminosi» sovratatto col ferrocianuro di potassio 



DI FISIOLOGIA 105 

X' n. DuDEN. — Ueber physiologische Albuminurie. (Sopra 
Valbuminuria fisiologica), Iq: Dissert. inaug. Berlin, 1886. 
' L'Autore riconobbe pure nel laboratorio di Senator, che l'nrina di 
individui sani contiene albumina. 

XCIIL Blomfield. — Albumiaometry and Esbach's Tubes. (Al- 
òuminometria e tubi di Esbachy In: The Lancet, 1886. 

L'Autore usò per la determinazione delTalbumina nell'orina dei tubi 
di Edbacb. Quale reagente si serve di soluzione di 10 gr. di acido pi- 
crico e 20 gr. di acido citronico in 1 litro. 

I tubi portano un segno fin dove si deve mettere Purina e fin dove 
si deve porre la soluzione picrica. Dopo forte scotimento si lascia per 
24 ore in riposo' e si riconosce il contenuto di albume in grammi 
per ogni litro di orina. I tubi si trovano in Parigi da Brewes Frères, 
N, 43, rue S. André des Arts. 

XCIV. Raspopoff. — Influence du travail intellectuel sur Té- 
change ìnterstitiel des matières azotées et de Tacide phospho- 
rique. {Influenza del lavoro intellettivo sullo scambio interstiziale di 
materie azotate e dell'acido fosforico). In: Archives slaves de biologie^ 
1886. 

Studiò su cinque individui l'influenza dell'attività cerebrale sui pro- 
cessi chimici dell'organismo. Si vide su di essi che durante il lavoro 
intellettivo si ha meno di azoto (da 0,4-7 %) che negli individui in 
riposo — (sopra quattro) — meno di acido fosforico (in tre), un effetto 
contrario per l'azoto (in uno) ed in due per l'acido fosforico. 

XCV. Gréhant et QuiNQUAND. — Recherches sur les formiates in- 
troduits dans l'organisiue. (Ricerche sui formiati introdotti nel' 
Vorganismo), Io: Archives de Physiologie, 1887. 

Dalle analisi fatte, risulta che il formiate di soda incettato nelle vie 
digestive o nel sangue , passa per la maggior parte nelle orine senza 
provare la minima decomposizione. 

XCVI. CoLASANTi. — Le reazioni della creatinina. (BulletHno 
dell'Accademia Medica di Roma, 1886-87). 

La più bella e sensibile reazione della creatinina è quella di Weyl: 
mescolare alcune gocciole di soluzione debolissima acquosa di nitro 
prassito sodico ed altrettanto idrato sodico diluito. 

Salkowski ed altri parlarono dell'acido acetico ghiacciale, utile per 
la reazione complementare della creatinina. 

L'Autore vide che la reazione si può anche ottenere a freddo con 
l'acido formico dopo passate alquante ore dalla reazione Weyl, cioè 
dopo iniziata la scomposizione del nitro prussito sodico. 

A meglio compiere la ricerca, l'Autore raccolse le orine delle 24 ore 

Rivista, 7 



1 OG RIVISTA 

e coir idrato di barite precipitò le sostanze inorganiche, a bagno maria 
ridusse il liquido ad un quinto dei volume. L'orina cosi concentrata 
dà marcata la reazione di Weyl. La reazione di Weyl sull' orina te- 
nuta in ri DOSO fino a 30 giorni continua a dare la reazione comple- 
mentare di Salkowski coll'acido acetico ghiacciale, coll'acido formico, 
propionico, butirrico, valerianìco, ossalico, succinico, tartarico, melite, 
citrico, ecc. 

La creatina, colP alterarsi dell'orina, non modifica la sua proprietà. 

Sterilizzando Torina col metodo di Pasteur, ed in piccoli fiaschi con- 
servata per 32 mesi, dava sempre la ricordata reazione. 

XCVII. GuARESCHi. — Reazione di Weyl per la creatinina. (An- 

nali di chimica e farmacologia, 1887). 

La reazione di Weyl consta nelPaggi ungere a soluzione di creatinina 
alcune goccie di soluzione di nitroprussiato sodico, poi alcune goccio 
di soluzione di carbonato sodico: si ha colore rosso, se il liquido rosso 
è passato al giallo poscia se si fa bollire con acido acetico si ha co- 
lore verde-azzurro. Anche la creatinina fornisce tale reazione perchè 
poco a poco si cangia in creatinina. 
Soluzioni di 0,587 p. 1000 di creatinina danno ancora la reazione, 
L'Autore vide che altri corpi azotati simili alla creatinina danno tale 
reazione così la tioidontoina, la metildantoina, la idantoina, col pro- 
dotto della fusione dell'urea o della solfurea ed un amidoacido gene- 
ratore d'una idanzoina come urea e glicocolla, urea e sarcosina, sul- 
furea e glio-ocoMa, solfurea e sarcosina. Anche col prodotto di fusione 
di urea con alamina si ha la stessa reazione. 

XCAllI. AsHi>owN. — On absorption from the mucous mem- 
branes of the urinary bladder (Assorbimento dalla membrana 
mucosa della vescica urinaria). In : The Journal of Anatomy und Phy- 
siologie, XXI, 1887. 

L'Autore sui conigli col catetere iniettò stricnina, eserina, morfina, 
curaro, acido prussico in soluzione acquosa, in tutti i casi si ebbero 
sintomi tossici, in tempo che variò fra 4'-78\ Potò narcotizzare ani- 
mali con etere e cloroformio emulsionato nell'olio di mandorle. 

Incettando nei conigli soluzione di ioduro di potassio o di salicilato 
di Koda si ritrovarono queste sostanze nella orina, che fuori esciva 
dall'uretere. 

In due cani provvide di cannula gli ureteri e sulla vescica previa- 
mente bene lavata injettò soluzione di urea titolata. Dopo 5-6 ore si 
tolse del tutto questa soluzione e 1' urea fu sperimentata col metodo 
Liebig. Trovò diminuzione del liquido del 3-4 per 100 e dell'urea del 
10 al 19 per 100. 

L'Autore riconobbe nei suoi esperimenti contrazione ritmica della 
musculatura della vescica e riconobbe il fatto con un manometro ad 
acino, che era in rapporto col contenuto della vescica. 



DI FISIOLOGIA 107 

, XCIX. Bardeleben. — La glande tyroide. {La ghiandola tiroidea). 
In: 59 Congrès des naturalistes et méiecins altemands, 1886. 

L^Autore non crede che la piandola tiroide sai cane, gatto, capra, 
abbia egaale funzione nell* uomo. Non vide cachessìa in 12 persone 
operate. È raro il trovare nell'uomo tiroili accessorie. 

C. DuBOis e Roux. — Action anesté^ique du méthylchlorolorxne 
(Azione anestetica del metUclo^oformio). In : Comptes rendus de l'Aca- 
de mie des sciences de Paris, 1887. 

Questo Corpo ^a il punto di ebullizione più elevato del cloroformio, 
non ha V odore penetrante e soffocante di questo. Agisce rapidamente, 
il sonno si produce in 5'-6^ e Tanestesia ò completa in 7^-8\ 

La respirazione ò presto calma e regolare, e perdura durante il 
sonno. 

Il risveglio completo si produce senza nausee, o malessere uno o 
due minuti dopo cessate le inalazioni. È un poco più lento nella sua 
azione che il cloroformio. 

CI. PiNET. — De raction physiologique de l'ulexine. (Azione 
fisiologica delVulexina), In : Archives de Physiologiey 1887. 

L'ulexina è un alcaloide estratto da Gerard. Ha massa cristallina, 
incolora, inodora, molto solubile nelP acqua, di gusto amaro, legger- 
mente acre. Cagli acidi forma sali cristallini solubili nell'acqua. È un 
agente paralizzante, che può determinare convulsioni cloniche. 

Dallo studio delPAutore, risulta che non v' ha reale antagonismo fra 
r ulexma e la stricnina. L* ulexina molto attiva maschera per certo 
tempo gli effetti della stricnina, la sua azione si dissipa più presto 
della stricnina, ne segue quindi che b stricnismo, ohe era per cosi dire 
allo stato latente, appare dacchò l'animale non è più sotto Tintiuenza 
della ulexina. 

CU. Mosso U. — Deirazione fisiologica della cocaina. {R, AC" 
<:ademia dei Lincei ^ 1885-86). 

La cocaina a dosi elevate paralizza il midollo mantre sono ancora 
intatti i nervi di moto ed i nervi sensibili nella loro parte periferica. 
La conducibilità del midollo è sospesa, ed è impedita la funzione delle 
cellule nervose, che prendono parte alla produzione dei movimenti 
riflessi. Il meccanismo di azione della cocaina è differente da quello 
del curaro e della stricnina e solo nell'ultimo periodo di avvelena- 
mento per dosi elevate essa diminuisce reccitabilità dei nervi motori. 

I cuori linfatici cessano quasi immediatamente di pulsare e questo 
arresto dipende dalla cessata funzione del midollo spinale e non dal- 
Pazione locale della cocaina sulle fibre musculari dei cuori linfatici. 

La cocaina produce accessi convulsivi che non dipendono da cause 
esterne, ma hanno loro origine nei centri, e forse la natura intima 



108 * RIVISTA 

delle convulsioDi dipeDde da disturbi di nutrizione, i quali raggiun- 
gono, più meno presto, ta^e intensità da produrre contrazione spa- 
smodica dei muscoli* I cani e porceliiné d* India divenuti insensibili 
per gli eccitamenti esterni, hanno ancora con eguale intensità e spon- 
taneamente degli accessi. 

Il midollo spinale può di per sé, senza che vi concorra il cervello 
od il midollo allungato produrre delle forti contrazioni nelle estremità» 
che rassomigliano agli accessi di convulsioni caratteristici per razione 
della cocaina neiraninàale illeso. 

L^ aumento di frequenza del respiro nelP avvelenamento per cocaina 
non ò prodotto in via riflessa da ciò, che l'animale senta meglio la 
venosità del sangue, T aumento di frequenza è invece un fatto solo 
nervoso dovuto airazione della cocaina, che malgrado l'attività mag- 
giore dei centri respiratori, li mette in condizione di non potere più 
provvedere in modo conve >ìente ai bisogni chimici dell'organismo la- 
sciando che la ventilazione dei polmoni divenga insufficiente. 

La cocaina ò un rimedio eccitante della respirazione. 

Nel cuore di rana isolato, studiato per mezzo dell' apparecchio di 
Roy colla circolazione sanguigna artificiale si riconobbe che a piccole 
dosi ò un eccitante del cuore, a più forti dosi arresta il cuore* Con 
soluzioni fortissime di cocaina si arresta il cuore in sistole. 

Di regola non si produce modificazione sulla frequenza delle sistoli 
cardiache durante gli accessi convulsivi di cocaina. 

Nel cane durante gli accessi di convulsione, prodotti dalla cocaina 
cresce molto la pressione sanguigna ma non si modifica la frequenza 
dei battiti cardiaci. 

Il cuore per effetto della cocaina aumenta non solo la frequenza, ma 
anche la forza delle sue sistoli. 

La frequenza maggiore dei battiti del cuore per azione della cocaina 
non dipende da paralisi dei vaghi, perchè questi sono ancora eccita- 
bili per correnti indotte anche quando sono date fortissime dosi di 
cocaina. 

La cocaina agisce sul vago e lo rende meno sensibile agli eccita- 
menti elettrici, ma questa azione è poco durevole ed anche per dosi 
fortissime può cessare se non si rinnovano le amministrazioni del 
farmaco. Che i vaghi non abbiano perduto la loro eccitabilità si ha 
pure nel fatto che qualche volta anche dopo fortissime dosi, il respiro 
durante l'eccitamento cambia di forma, diviene regolare* 

Per dosi fortissime non si ebbe mai rallentamento dei battiti del 
cuore. 

In media bastano 1-2 centigrammmi di cocaina per kilogramma, per 
produrre aumento durevole della pressione sanguigna sul cane, solo 
quando la dose di cocaina è più forte, si produce abbassamento della 
pressione. 

Le dosi medie di 1-2 centigrammi per chilogramma lasciano persi- 



DI FISIOLOQU 109 

stere la funzione dei centri vasomotorj e lo osculazioni nella tonicità 
dei vasi sangnigni. 

Per istndiar l'azione della cocaina sulle pareti dei vasi sanguigni 
indipendenti dai nervi e dai centri vasomotorj, TAutore scrisse la 
pressione nei cani col midollo tagliato fra T atlante e T occipite, ai 
quali si danno forti doti di cocaina. 

Colla cocaina sMmpedisce T abbassamento della pressione ed il raf- 
freddamento, che si ottiene dopo il taglio del midollo spinale. 

La cocaina a forti dosi produsse prima abbassamento della pres- 
sione per la sua azione deprimente sul cuore, e dopo la pressione si 
é sollevata. 

La cocaina ha diretta azione sui vasi sanguigni. Questo stndio TAu- 
tore volle fare anche colla circolazione artificiale degli organi estirpati 
così sul rene di cane. Da queste esperienze concluse che a piccole dosi 
circa 1 rentigramma per 1 chilogramma deir animale non si hanno 
efletti sensibili sui vasi sanguigni. Alla dose da 2 a 7 centigr. per chilo- 
gramma si produce forte paralisi dei vasi sanguigni negli organi 
estirpati. 

La cocaina amministrata nelle vene o nei polmoni produce diminu- 
zione passeggera nella frequenza del respiro e con effetto persistente 
e caratteristico un acceleramento dei moti respiratorj. Le dosi più 
forti arrestano isolatamente ora il diaframma ed ora il torace. 

Quando dazione della cocaina si diffonde al midollo allungato, si os- 
serva nna modificazione nel ritmo respiratorio, che precede gli accessi 
accelerandone la frequenza. 

La cocaina nel suo primo periodo di azione, eccita i centri respira- 
torj produca aumento sulla frequenza e sull'ampiezza dei moti respi- 
ratorj. 

Le forti dosi di cocaina producono la morte perchè arrestano i mo- 
vimenti del respiro. La respirazione artificiale ò il mezzo più efficace 
per tenere in vita gli animali quando la cocaina sospende i movi- 
menti liei respiro. Quando per la cocaina Tanimale cessa di respirare, 
il cuore batte ancora per qualche tempo. 

La cocaina fa crescere più sollecitamente e maggiormente la tempe- 
ratura deir organismo e per questo fatto non abbisogna che siano in- 
tatte le vie nervose, che uniscono il cervello al midollo spinale. Come 
nel cervello si ammettjno dei centri termici, cosi se ne debbono tro- 
vare nel midollo spinale: anche dopo il taglio del midollo allungato 
può essere aumento di temperatura. 

La cocaina deve considerarsi uno dei migliori eccitanti del sistema 
nervoso e può avere applicazione contro gli avvelenamenti per i nar- 
cotici. 

L'animale, per azione della cocaina,'pnò svegliarsi dal sonno cloralico 
senza che si sospenda la diminuzione della temperatura data dal ciò* 
ralio. Cloralio e cocaina si elidono nei loro effetti. Il cloroformio e 



110 RIVISTA 

l'etere si possono pure coasiderare antagonisti della cocaina* La co- 
caina può forse sostituire la stricnina nei suoi usi terapeutici perchè 
meno velenosa della stricnina. 

CHI. SiNiGHBLLi G. — Gontribution à Tétude de raction physio- 
logìque de la cocaine. {Studio delVazione fisiologica della cocaina). 
In: Archives italiennes de Biologie, 1886. 

La cocaina può produrre la paralisi dei muscoli motori del bulbo 
oculare e dei muscoli striati in generale purché siano molto piccoli. 

La cocaina produce dilatazione pupillare paralizzando temporaria- 
mente le fibre muscolari dell' iride. 

Si produce la stessa azione per le fibre muscolari liscie deir inte- 
stino. 

CIV. Weir Mitchell e Reicheet. — Le venia des serpents» 
(Il veleno dei serpenti). In: Eeìme scientifique, 1887. 

I bacteri, che si trovano nei veleno recente, non hanno azione spe- 
cifica, che hanno invece le sostanze proteiche, le sriobuline, i peptoni^ 
che costituiscono gli elementi tossici, i veleni possono essere essiccati» 
conservati all'infinito con poca diminuzione di loro tossicità. Introdotti 
nello stomaco a digiuno sono assorbiti e possono in date proporzioni 
portare la morte, durante la digestione introdotti nel ventricolo sono 
alterati, neutralizzati. 

II perroans^anato di potassa, il percioruro di ferro, la tintura di sodio 
sono antidoti locali più attivi. Uno degli effetti dei veleni è quello di 
trasformare i globuli rossi del sangue in masse sferiche e molli fon- 
dendosi in amassi irregolari simili a sostanza colloidea. Tale azione 
spiega il meccanismo dello stravaso di sangue e de' disordini del re- 
spiro, uno dei principali sintomi degli avvelennmenti. Il centro bulbare 
ò il più colpito; v'ha duplice azione sul cuore, una diretta e mode- 
ratrice, l'altra centrale ed avvelenatrice. che gli Autori dissociarono 
coll*espe ri mento. La morte arriva per paralisi dei ceutri respiratori!. 

QY. DuBOis R. — Les Élatérides lumineux. {Olielaferidi luminosi}. 
In: Thése de la Faculté des sciences de Paris, 1886. 

L'Autore studiò il pyropkorus noclilucus abbondante ueli'Americ& 
intertropicale. È animale lungo da 22-23 m.m., che spande viva luce 
di notte. 

L'ovicino pure ò luminoso quando .si trova ancora nell'ovidotto^ 
emette splendore azzurrognolo, che perdura nel tempo dello svJuppo. 
All'oscurità manda luce contìnua. La fecondazione non ò necessaria 
per la produzione di luce nell'uovo, ma gli ovicirù non fecondati re- 
stano luminosi per poco tempo. L'ovicino ha reazione acida. La pro- 
dazione della luce continua nell'ovicino , ma nelle larve di prima età 
si osserva la luce quando sono eccitate meccanicamente, od elettrica- 
mente od alla temperatura di 25^-38^ 



DI FISIOLOGIA 111 

La luce emaDa da regioDe, che sta fra il bordo posteriore della stessa 
ed 11 bordo ianteriore del primo segme.nto toracico; in questa regione 
troYansi due organi particolari accollati Tuno all'altro nella linea me- 
diana e si riferiscono ai segmenti cefalico e protoracico. 

Quando la larva ha 18 millimetri, i punti d*onde emerge la luce 
sono meglio circoscritti. L' insetto possiede tré organi luminosi : due 
protoracici ed uno ventrale. 

La luce del piroforo dà spettro continuo , esteso dal lato del rosso 
fino ai primi raggi azzurri; i suoi limiti da un lato si avvicinano alla 
linea B, dall*Hltrò alla linea E. La composizione dello spettro cangia 
quando varia T intensità della iuce. Quando lo splendore diminuisce» 
lo spettro si raccorcia un poco dal lato azzurro, molto dall'altro lato. 
L* effetto inverso si produce quando Tanimale comincia ad e^^^eie la* 
minoso. Il massimo di luce corrisponde per lo spettro continuo del- 
Tanimale alla lunghezza di onda 528 [i. 56; l'intensità visiva di questa 
luce ò assai grande. Un occhio emmetropo può in locale oscuro leg- 
gere con un solo insetto alla distanza di 0,^33 i caratteri corrispon* 
denti a B^^^ò della scala di Sneller, essendo il fuoco luminoso posto 
aO,M5dalla tabella. La luce non ha raggi polarizzati; contiene molti 
raggi chimici, sicché sì può avere • riproduzione fotografica degli og- 
getti da essa schiariti ; non ha influenza sui vegetali, giacché non per- 
mette lo sviluppo della clorofilla; non ha raggi infrarossi. 

La luce emessa dagli apparati protoracici di sei pirofori, non mette 
in movimento le alette di un radiometro. Con una pila di Melloni si 
constatò produzione di calorico capace di produrre lieve deviazione 
dell'ago dei galvanometro a riflessione. Negli organi luminosi non si 
osservarono njanifestazioni elettriche. Tutta l'energia dell'insetto è 
convertita in luce. 

Ad ogni periodo di sviluppo gli urti, gli eccitamenti meccanici pro- 
dussero od attivarono la produzione della luce, la quale si estingue 
per la fatica quando gli eccitamenti meccanici furono troppo ripetuti 
o troppo intensi. 

Gli organi luminosi separati dal corpo dell'insetto sono pure bril- 
lanti. Un eccitamento avviva il loro splendore o lo fa riapparire quando 
ò spento. 

L' insetto privo di acqua perde la sua facoltà fotogenica, la ricupera 
quando ò rimesso neiracqua. Gli ovicini essiccati non perdono la pro- 
prietà fotogenica. Essiccati nel vuoto, gli organi luminosi si polveriz- 
zano, se allora si umetta la polvere con un po' d^acqua la massa di- 
venta luminosa ancorché l'acqua di recente bollita sia priva di gas. 

Contro l'idea, che la luce dcL^i insetti provenisse dairossidazione 
della sostanza degli organi lumiuosi, l'Autore avverte che in un'atmo- 
sfera di ossigeno puro, il fenomeno luminoso é come nell'aria , e l'os- 
sigeno compresso non rianima la luce spenta, mentre questa è riani- 
mata dagli eccitanti meccanici e dall'elettricità. 






112 RIVISTA 

Lo studio dei campi d' illaminazioDe dimostra che gli apparati la- 
minosi si adattano al mezzo, in. cai si trovano. 

L'insetto si gaida nell'oscarità colla lace che predace. Otturando 
con un po^ di cera nera ano degli apparati protoracici, l'animale ò spinto 
dal lato illaminato. 

La sostanza fotogena' ò an albaminoide solubile nelPacqua coagala- 
bile al calore; quest'albuminoide entra in conflitto con altra sostanza 
del grappo delle diastasi e parte deirenergia posta in libertà da questa 
reazione si sviluppa sotto forma di luce ; la funzione fotogenica delle 
eloteridi luminose ò fenomeno fisico-chimico. 

• 

evi. Frbdebigq. — Les mutilations spontanées cu l'autoto- 
mie. (Mutuazioni spontanee od autotomia). In : Revue sdentifique, 1886. 

L'Autore chiamò autotomia Tatto per mezzo del quale molti animali 
(crostacei 9 aracnidi, insetti) sfuggono il nemico, che li afferrò per un 
arto o per la coda, provocando attivamente ma in modo incosciente, 
per via riflessa, la rottura deirestremità prigioniera. 

Il sacrificio di una parte assicura in questo caso la salvezza di tutto 
il resto del corpo. 

È questo un interessante mezzo di difesa. 

CVIL D'Arsonval. — De la mort par Télectricité. (Morte per 
elettricità). In: Camp, rend, de V Académie des sciences de Paris, 1887. 

L'elettricità può uccìdere per azione diretta: si produce la morte 
per distruzione dei t'essati stessi. Per azione riflessa, eccitando i centri 
bulbarj, come farebbe un eccitamento meccanico. Tale eccitamento si 
accompagna coi fenomeni di azione a distanza studiati da Brown-Se- 
quard col nome d'inibizione o di dinamogenia. 

La morte spesso avviene per arresto del respiro che, prolungandosi, 
produce la morte per asfissia. 

Conclusione pratica ò che la respirazione artificiale può richiamare 
la vita, del pari che la galvanizzazione del colio. 



11» 



RIVISTA DI OTOJATRIA 



dei Dottori ARTURO HARTMANN e EDOARDO SCHULTE (1) 



Lavori varj. 

1. Kretschmann — Relazione sopra r attività della Regia Clinica oto- 
j africa di Halle a/s nell'anno 1885. 

2. De Rossi Emilio — XIV ònno di insegnamento di otojatria» 

3. Kirchner W. — Dalla pcliclinica otojatrica dell' Università di 

Wùrzburg. Relazione sopra gli anni i884 e 1885. 

4. Schmiegelow — Relazione sopra gli ospedali comunali di Kopen^ 

haghen. Clinica per le malattie delVorecchio, del naso e della gola, 

5. Matthewson , Ppout e Rasbmore — XVII rapporto annuo , per 
l'anno 1885 , delVospedale per le malattie dell* occhio e dell'orec- 
chio a Broohlyn. 

6. Chi sol m J. J. — VII r rapporto annuo delVospedale presbiteriano 
per le malattie delVocchio e dell* orecchio a Baltimore pelVanno 1885. 

7. Ferreri Gherardo — La terapia chirurgica nelle malattie dell'o- 
recchio. 

8. Graham Bell A. — Sulla possibilità di educare l'udito dei sordomiUi. 

9. LoDghi G. — Le malattie auricolari, la sordità e la sordomutezza 
nei rapporti civili e legali. 

10. Baratoux J. — Bella sifilide dell'orecchio. 

11. Roosa B. St. J. — Presbiacusi. 

12. Menière E. — Rumori delVorecchio nelle affezioni dello stomaco. 

13. Rougier L. — Due cólsì di lipemania con delirj di persecuzione ca- 
ratterizzati da allucinazioni dell'olfatto, del gusfo e deW udito, 
susseguenti ad alterazioni della mucosa boccale, nasale e naso- 
laringea e delco scheletro d(flle fosse nasali. 

14. Setterbla 1 G. — Un caso di iperestesia galvanica delVacustico. 
16. Kiesselbach W. — Ricerche sopra il fischiare delVorecchio, 

16. Tombe 11 L. — Alcune forme rare di Uschiamento d'orecchio o mo- 
lestie soggettive ed obbiettive nell'orecchio. 



. (1) Traduzione dal Bericht uher die Leistungen und Fortschritte der Ohren- 
heilktmde in der I Hdlfte des Jahres^ iS^'d, compilato dai predetti dottori Hart- 
mann di Berlino e Schulte di Milano, ed inserito nel yoL XVI della Zeit- 
schrifi fur Ohrenheilkunde (p. i 83-323). 



•■^■^31» 



114 RIVISTA 

17. Longhi G. — Otite media catarrale secca bilaterale, Scotoma au- 
ditivo sinistro. 

18. Baumgarten E. — L* utilizzazione dell'udire dall'altro lato nello 
sperimento di Rinne, 

19. Lacae A. — Osservazioni nuove e critiche sopra l'esame col dia- 

pason. 

20. Knapp H. — Sopra la convenienza delV adozione di una denomi- 
nazione uniforma* per V acutezza dell'udito, 

21. Weil — Due piccole mo li/le fzioni al processo di Politzer. 

22. Meniòre E. — Il cateterismo della tromba d* Etùstachio. 

23. Lancereaux. — Eruzione pustole p tpulosa sifilitica , generalizzata 
in seguito ad un cateterismo della tromba d'Eustachio, 

24. — Keller C. — Comunicazioni vecchie e recenti sopra riperossido 
di idrogeno H^O*. 

26. Burnet». C. H. — L'uso locale della cocaina e della brucina nelle 

malattie d dV orecchio. 
26. tìishop S, S — La cocaina od altri medicamenti anestetizzanti 

nella otojatria. 
21, Hoct E. E. — Se la cocaina prolunga la congestione diminuendo 

i dolori nella otite media acuta? 

Strumenti ed apparecchi. 

28. Beerwald K. — Un nuovo acumetro. 

29.^ Sane Molisi L, — Nttovo apparecchio per l'insufflazione nella tromba 
e nella cassa del timpano, mosso per mezzo di pedale. 

30. Radrig P. — Un mietodo semplice per rendere più adoperabili le 
sonde di osso di b ilena (per le trombe), 

31. Molooy M. J. — Un recipiente auricolare. 

32. Moure — C m tila nasale ed auricolare, 

33. Co/zolìno — Alcuni nuovi e modificati apparecchi per te malattie 
del naso, orecchio, ecc, 

34. Ziem — Nota sulla conservazione degli specchi della faringe e della 

laringe, 

35. Katz L. -— Uno strumento per l'esame della cavità nasale. 

36. Raineri Antoni — Di un nuovo rhinobyon. 

Orecchio esterno. 

37. Corson E. R. — Un caso di padiglione rudimentale bilaterale senza 
condotto uditivo esterno. 

38. Dyer E. — Fistola dell'orecchio. 

39. Nepter H. — Ciste nel padiglione dell'orecchio dopo un ematoma 

traumatico. 

40. Sanger Brown — Tre casi di ematoma, curati con massaggio, elet- 
tricità e sanguisugJhe. 



DI OTOJATRU 115 

41. Keown Me. — Perforazioni durature della membrana del timpano, 

42. Uekermann — Rilasciamento della membrana. 

43. Dalby \V. B. — Le funzioni della membrana del timpano, iUu^ 

strale per malattie. 

44. Miot C. — Tumore del manico del martello. 

Orecchio medio. 

45. Dixon Jones C. N. — Otite media acuta suppurativa, meningite set- 
ticaj piemia^ febbre tipica, morte dopo una settimana, 

46. Bacon G. — Un caso di otite media purulenta^ con susseguente ma* 
stoidite e piemia. Operazione. Guarigione 

47. Chatell'ep H. — Di qualche accidente concomitante i tumori ade- 
noidi della faringe. 

48. Duyardin — Nota sopra la cura della suppurazione della cassa per 
instillazioni di sublimato (4 osservazioni). 

49. Eitelberg A. — 7 polipi dell'orecchio e la loro cura. 

50. Hessler — Contribuzioni casuis fiche alla cura operaf iva delle sup- 
purazioni dell'ape fisi mastoidea. 

51. Cdccherellì A. — Trapanazioni della mastoide. 

52. Snell Simeon — La partecipazione della apofisi mastoHea nelle 
malattie dell'orecchio. 

53. Horsley Vittorio — Suppurazione delle cellule mastoidre con trom' 
bosi del seno laterale ed embolia settica, 

54. Stepanow E, M. — Della questione sopra la funzione della chioc^ 
dola. 

55. Poraeroy 0. D. — Un caso letale di infiammaziofie suppurativa 
dell'orecchio medio con asresso nel cervello. Necrosi e carie del' 
Vosso petroso e iperostosi del tetto della cassa. 

56. Kipp C. I. — Un caso letale di malattia delVorecchio^ commciante 
come malattia circoscritta nella metà esterna del condotto uditivo 
esterno. 

57. Mathewson N. — Malattie cerebrali cagionate da affezioni dell'o- 
recchio e dell'osso petroso. 

68. Sexton S. — Dus casi di malattia dell'orecchio trascurata y con 
esito letale. 

59. Stein de St. — Il massaggio degli ossicini e la cura delie sensa- 
zioni auditive col diapason. 

60. Bride P. Me. — La prognosi del catarro dell'orecchio me Ho non 
suppurativo. 

61. Burnett C. H. — / rapporti fra il catarro cronico dell' orecchio 
medio e quello del naso. 



•r^ 



116 RIVISTA 

Apparato nervoso. 

62. Kirk Dankanson — Parotite come cauta di sordità improvvisa. 

63. Kundrat — Dimostrazione di un làberinto completatnenfe ossi- 
ficato. 

64. Habermaon J, — - Per la cognizione della o'ite interna. 

Naso e cavità naso -faringea. 

65. Ziem — Le cause delle intumescenze della mucosa nasale. 

66. Lo stesso — L' importanza e la cura delle suppurazioni del naso. 

67. Neumann .J. F. — Sull'uso delVaeido cromi-^o e della galvano-cau- 
stica nel naso e nella faringe^ 

68. Ziem — Sulla coincidenza di tracoma della congiuntiva col ca- 
tarro della mucosa nasale, 

69. Bobone T. — Un caso di spasmo stemutatorio, 

70. Hack — Contribuzione alla terapia operativa della malattia di 

Basedow. 

71. Baumgarten E. — V epistassi e la sua, cura dal punto di vista 
rino ' chirurgico . 

72. Schmìegelow — Un rinolito. 

73. Uberfc W. — SuJle deviazioni del setto nasale e loro cura, 

74. CozzoIìqo V. — Deviazioni del setto nasale delle ossa e cartila- 
gini nasali, 

75. Lo stesso — Il lupus primitivo della mucosa nasale, 

76. Lo stesso — Catarro farin o -nasale artritico, 

77. Broich M. — Breve contribuzione casuistica alle osservazioni di 

Tornwald sopra le malattie della borsa faringea. 

78. Keimer — Comunicazioni casuistiche sopra le malattie della borva 
faringea, 

79. Gottsteia J. — L'operazione delle vegetazioni adenoidee nella ca- 
vità naso -faringea, 

80. Lòwenberg B. — L'estirpazione delle vegetazioni adenoidee nella 

cavita naso-faringea e descrizione del suo nuovo strumento per 
questa operazione. 

81. Chatellier H. — Di qualche accidente accompagnante i tumori ade- 
noidi della faringe, 

82. Grancher — Un nuovo sintomo dei tumori adenoidi della faringe 
nasale. 

83. Lichtwitz — / disturbi della voce articolata nelle affezioni de 
velopendolo, della cavità na^o- faringea e delle fosse nasali. 

84. KirmissoQ M. — Tumore neoplastico delle fosse natili. 

86. Tillaux H. -- Fibromyxoma della faringe nasale. Estirpazione per 
la via palatina. 

^. Gharchili H. — Fibroma naso-faringeo in un bambino* 

87. Capart — Polipi fibrosi della cavità nasO'faringea, Guarigione per 

Vélettrolisi. 



DI OTOJATRIA 117 

I^aTori Tarli. 

I. Kretschmann di Halle. — Bexioht ùber die Thàtigkeit der Kò- 
nigliohen Universitàts-Ohrenklinik in Halle im Jahre 1885. 

{Relazione sopra l'attività della Regia Clinica otojatrica delV Univer» 
sita di Halle a/s nelVanno i885)» In : Arch, f. Ohrenkeilk, Voi. XXIII^ 
pag. 217. 

Nella clinica otojatrica di Halle si presentarono nel tempo suddetto 
1039 ammalati d^orecchio con 1159 casi di malattia. Fra questi, trentadue 
subirono 1* apertura artificiale deirapofisi mastoidea. Si operò in sedi^ci 
casi acuti, i quali (eccettuati due con esito letale) guarirono tutti. Di 
un egual numero di casi cronici ne guarirono sei, s*ammegliorarono 
otto e ne morirono due. 

Nei casi cronici la causa della morte fu una volta meningite settica 
provocata durante Toperazione, essendo penetrate nelle cellule mastoi- 
che masse putride, per essersi rotta, nel levare il periostio, la so- 
stanza corticale deirosso resa molle per rachitide. 

Nel secondo caso acuto la morte fu cagionata da una pneumonia 
mentre 1* operazione e il processo di guarigione della piaga decorsero 
normali per tre settimane. 

I due ammalati con affezione cronica morivano di piemia, i cui sin- 
tomi si erano presentati nelF uno nove giorni dopo T operazione , nel- 
l'altro nel giorno istesso deiroperazione. L'Autore accenna, basandosi 
sopra le esperienze di Schwartze, che anche nell'ultimo caso Tatto ope- 
rativo era giustificato, perchò questi ha operato un caso in questo 
stadio con ottimo effetto. 

Da un anno anche nella clinica di Sonvartze si ò introdotto il su- 
blimato come antisettico. Questo è adoperato nelle otoree croniche per 
irrigazioni in una concentrazione di 1: 5O0O, nelle operazioni sopra 
l'apotisi mastoiilea di 1:1000. 

Ebbero risultato soddisfacente gli esperimenti terapeutici col lodolio 
nei casi di carie con ulcere dell'asso. Adoperando una soluzione di 
gr. 2, di lodolio con gr. 16, o di alcool e 34 di glicerina si ebbe di- 
minuzione del pus e cessazione dell'odore. S. 

II. Rossi DB E. di Roma. — XIY. Anno di insegnamento di otoja- 
tria. Roma 1886. 

Nella clinica otojatrica dell'università di Roma diretta dal de Rossi, 
l'unica che esiste in Italia, furono curati nell'anno scolastico 1884-85 
in tutto 583 malati d'orecchio. Di questi 108 presentarono malattie del- 
l'orecchio esterno, 523 nell'orecchio medio e 52 dell'orecchio interno. 

Nella prima rubrica, come degno di special nota, si riporta un caso 
di tumore del padiglione e della parete cartilaginea inferiore del con- 
dotto esterno , ritenuto .dapprima per un epitelioma, ma dimostra- 
tosi all'esame come un papilloma. La chiusura completa del condotto 






1 18 RIVISTA 

esterno fa osservata ana volta congenita ed un' altra volta in segaito 
ad otite media purulenta e periostite del condotto esterno. 

Esostosi ed iperostosi del condotto uditivo esterno furono viste dae 
volte, in ambedue come conseguenze di otite media cronica. 

In riguardo delle rotture traumatiche della membrana, TAutore ac- 
cenna, come sia importante principalmente dal lato medico-legale, di 
constatare in questi casi, se la membrana sia stata perfettamente sana 
prima deirinsulto. 

Nel più gran numero dei casi deve essere preceduta una malattia 
dalla membrana, essendo essa troppo resistente &\ìo stato sano per- 
chè possa rompersi in causa di una leggiera pressione. Dei 25 casi 
registrati di iperemia acuta deir orecchio medio , osservati per gran 
parte dal Febbraio alla tìne dell^ Aprile, fu ottenuta guarigione di 
tutti, eccettuati 5, in cui Tesito fu sconosciuto. In questa affezione, in 
cui l'Autore altre volte ese^^uiva sempre la paracentesi, ora non pra- 
tica l'operazione che nei casi in cui dolori forti la richedano. 

Parlando delia diagnosi della otite media purulenta acuta, de Rossi 
qualifica erronea Topinione di quegli autori, che credono nella presenza 
di essudato sieroso o purulento nella cassa dover essere la membrana 
più meno convessa. E^sa è anzi più concava che normalmente sia 
la contemporanea tumefazione della mucosa della tuba o per la man- 
canza di aria nella cassa. Il contenuto abnorme di questa non può fare 
tale pressione sulla membrana da poter infiueazarne la curatura na- 
urale, perchè il suo stato fibroso è troppo resistente per permetterlo. 

Anche in questa forma l'Autore non esegui la paracentesi che nei 
casi in cui i dolori la domandavano ed allora fece una larga incisione 
e medicazione borica per mezzo di ins ffiazionì. 

Nella descrizione delle affezioni cronicbe dell'orecchio medio si ac- 
cenna alla grande influenza che vi ha il sistema nervoso tanto sulle 
forme con secrezione quanto su quelle dette secche. 

La cura di questi stati morbosi fu diversa secondo la causa. Se vi 
fu essudato nel tessuto, formazione di aderenze e membrane, rigidità 
della catena degli ossicini furono adoperate injezioni con Joduro di 
potassio o potassa caustica; nelle iperemie dell'orecchio medio o ne- 
gli esiti di queste injezioni di solfato di rame o zinco 0,05-0,10 : 30,0 
acqua. 

Di 64 casi di iperemia cronica ne guarirono 25 e ne migliorarono 
15, me trechè di 55 ammalati con otite media iperplastica non eb- 
bero miglioramento che 20 e nessuno guarì. 

Le otorre croniche furono curate diversamente secondo le cause 
eolle quali furono cagionate o mantenute. 

Nei bambini con secrezione mucosa ed iperemia del condotto esterno 
portò buoni servizj il calomelano, mentre nei casi con iperemia forte 
della cassa e considerevole essudato libero od interstiziale il nitrato 
d'argento in dose caustica si mostrò efficace. 



DI OTOJATRIA 119 

Dopo del nitrato d'argento vien lodato per qaesti casi principalmente 
la resoroìna in soluzione alcoolica o nei casi con granulazioni il jo- 
doformio. 

Per diminuire una secrezione abbondante de Rossi raccomanda Tal- 
€Ool assoluto, ma non crede che questo possa rimuovere vegetazioni 
per le quali preferisce Tuso di nitrato d'argento in sostanza. 

Gli esiti delia otite media iperplastica delle suppurazioni croniche 
dell'orecchio medio e dei disturbi, trofici P Autore raccoglie sotto la 
rubrica esiti di infiammazione cronica delPorecchio medio e sono re- 
gistrati in questa categoria 55 e» si, di cui 11 ebbero miglioramento. 

Affezioni dell'osso temporale in seguito di su4)purazione dell'orecchio 
m^dio si ebbero in 11 bambini ed in un adulto; la loro cura fu fatta 
rimovendo colla sgorbia o col cucchiaio le parti ammalate dell'osso e 
medicando con jodoformio. 

Nelle considerazioni sui 26 casi registrati di affezione dell' acustico 
de Rossi si diffonde sopra la incertezza dei metodi di esami in uso 
fin qui. Egli attribuisce un gran valore diagnostico allo sperimento 
descritto di Gruber nel Monatsschr. f, OhrenheUn, Bd. XIX, N. 2 nei 
casi di grande diminuzione dell'udito. S. 

III. KiRCHNKR W. Wù^^zhurg. — Aus der otiatrischen Univer- 
sitàts Poliklinik in Wurzburg. Berlcht ubar die Jahre 1884 

und 1885. (Dalla policlinica otojatrica dell' università di Wurzburg. 
Relazione sopra gli anni 1884 e 1885). Mìinchen^r med. Wochenschr, 
In: N. 10. 1886. 

Nella policlinica otojatrica dell'Università di Wurzburg furono cu- 
rati durante gli anni suddetti 825 casi. I furoncoli del condotto uditivo 
esterno si curarono con fomenti umidi e caldi di una soluzione al 2 % 
di acetato di alume. Nel catarro acuto della cassa con secreto viscido si 
ottennero risultati buoni per mezzo di una soluzione debole di liquori 
naturali caustici (0,01-0 03:100 acqua distillata) per siringazioni , in- 
stillazioni o defezioni per là tuba da due a tre volte al giorno. Per 
le otorree profuse vi vengono raccomandati i cordoni di garza con su- 
blimato, descritti già prima dall'Autore. Una suppurazione dell' orec- 
chio medio di lunga durata guarì presto evacuato un sequestro , che 
consisteva di una gran parte della chiocciola; vi rimase sordità com- 
pleta. H. 

IV. SCHMIEOELOW dì Kopenhaghen. — Berctiniag fra Komxnune 
hospitalets-Klinik for Oere, Naese og Halssy domine. (ReZa^ 
zione sopra gli ospedali comunali. Clinica per le malattie dell* orecchio, 
del naso e della gola). In : Rospitalstid nde. Voi. III, N. 8. 

Nel Giugno 1883 fa eretto un ambulatorio per le malattie degli orec- 
chi» del naso e della gola nell'ospeilale comunale di Kopenhaghen. Da 
questo tempo fino alla fine del 1884 si presentarono 406 ammalati con 



120 RIVISTA 

473 casi di malattia , di cui dell'orecchio 195 , della faringe 111 , nella 
bocca laringea 5, del naso 82, della laringe 56. Fra le malattie del- 
Toreccbio erano assai frequenti le otite medie (69) e fra quelli della 
faringe, le vegetazioni adenoide ( 41 ). V. Beroer. 

V. Matthewson, Prout e Rushmore di Brooklyn. — XVII rap- 
porto annuo per 1' anno 1885 dell' ospedale per le malattie 
dell*ocohio e deirorecohio a Brooklyn. 

Il numero totale dei malati deir occhio e deir orecchio a Brooklyn 
fu di 1671. Le operazioni eseguite furono 59, fra le quali 15 incisioni 
Ji Wilde. Furono levati 134 polipi e due sequestri dal condotto 
esterno. Swan M. Burnett. 

VI. Chisolm I. I. di Baltimore. — VII rapporto annuo dell' o* 
spedale presbiteriano per le malattie dell' occhio e dell' o- 
reochio a Baltimore per l'anno 1885. 

Il numero totale dei casi di malattie dell'orecchio di suddetto ospe- 
dale fu 1315. Fra le operazioni ve ne furono 6 di polipi, 3 aperture 
dell'apafisi mastoidea e 2 esportazioni di tumori dell'oreccdio esterno* 

Swan M. Burnett. 

Ferreri Gherardo. — La terapia chirurgica nelle malattie 
dell'orecchio. (Lo Sperimentale 1886 N. 3). 

Ferrari nel suo lavoro dà una descrizione della cura delle malattie 
dell'orecchio quale si pratica nella clinica universitaria di Roma. Si 
accenna con molta ragione che come l'antisepsi è la base di qualun- 
que operazione chirurgica cosi debba esserlo anche della cura delle 
molattie dell'orecchio, principalmente di quelle della cassa. Nello 
stesso modo l'Autore presta per la disinfezione di tutti gli strumenti 
da usarsi per l'operazione o per l'esame tanta attenzione quanta ba- 
sta per impedire trasporti di materiale infettivo da un ammalato ad 
altri. 

Del resto la cura delle varie affezioni non è differente da quella che 
è in uso in Germania. L'Autore loda molto le irrigazioni calde dell'o- 
recchio, che raccomanda per la cura dell'eczema cronico del padi- 
diglione , contro i dolori nella foroncolosi , nella dermatite diffusa del 
condotto uditivo esterno e nella miringite. 

Per la cura delle otite medie croniche con secreto purulento e per 
rimuovere vegetazioni nella cassa di bambini scrofolosi l'Autore rac- 
comanda jodoformio in soluzione eterea, se il secreto ò viscido, la 
resorcina. 

La sclerosi, secondo la proposta di Rossi chiamata otite media iper- 
plastica, nel primo stadio si cura con infezioni di potassa caustica o 
di jodaro di potassio, injettato nella cassa per mezzo del catetere. Se 
vi sono adesioni o membrane si fa una larga incisione della membrana 



DI OTOJATRIA 121 

del timpauo per poter fare una diagnosi precisa e per la saccessi va 
cura topica. Le insafdazioni di sostanze gazzose nella tuba proposte 
da alcani, sono condannate come dì niun valore. Se le injezioni di 
mezzi caustici nella sclerosi avanzata non hanno effetto, si tentano in- 
stillazioni di jequirity, allo scopo di ottenere una vascolarizzazione ab- 
bondante della macosa della cassa ed il pronto riassorbimento del* 
Tessudato linfoide. 

Nei casi di forte restringimento della membrana , da cui i rumori 
accompagnanti la diminuzione deir udito , erano molto forti , V Autore 
vide miglioramento dopo Puso dei Rarefacteur di Oelstanche , il quale 
raccomanda anche per tirare fuori il secreto nelle suppurazioni della 
membrana di Shrapnell, se non può essere evacuato per la doccia 
d^ria. S. 

Vili. Graham Bell A. — Sulla possibilità di educare V udito 
di sordo-muti. {Trans, amer, otol. Soc. 1885). 

Bell accenna alla necessità e dimostra la possibilità di far imparare 
la parola ai sordo-muti. Secondo lui ò importante di correggere le no- 
stre statistiche in riguardo alla causa della sordità. L* Autore discute 
la possibilità della propagazione della sordo-mutezza pei matrimonj 
fra individui nati sordo-muti. Swan M. Burnett. 

IX. LoNGHi di Milano. -— Le malattie auricolari, la sordità e la 
sordo-mutezza nei rapporti civili e legali. {Qazz. med. italiana 
lombarda 1886). 

Longhi accennando alle conseguenze che hanno le malattie dell* o- 
recchio trascurate nei bambini , principalmente se questi non hanno 
ancora imparato a parlare, dimostra come ad ogni medico sia neces- 
saria qualche conoscenza delPotoj atria. 

L^ Autore accentua T importanza della giusta critica delle lesioni 
dell^orecchio davanti al tribunale e la prognosi delle malattie dell*o- 
recchio esistenti per le società di assicurazioni della vita , nel rap- 
porto agli obblighi militari, qualora insorga la questione se un indi- 
viduo sia no adatto al servizio militare. S. 

X. Baratoux I. — De la syphilis de Toreiile. {Della sifilide del- 
Vorecchió). In : Extrait de la revue mens. ecc. Paris 1886. Delahaye et 
Lecrosuier. 

Il lavoro di Baratoux contenente 130 pagine fu pubblicato nei sin- 
goli capitoli nella Revue mensuelle de Laryngol ecc. Le pubblicazioni 
vecchie e nuove sopra la sifilide dell* orecchio sono completamente 
compilate e criticamente ordinate. 

Vi ò sparsa qua e là nna serie di osservazioni ed esperienze proprie 
a^irAulofa. s. 



122 RIVISTA 

XI. RoosA B. St. I. di Nuova York. — Presbyacusis. (Presbiacust). 
In : Trans, amer. otol. Soc. 1885). 

Roosa fa la proposta di adoperare il nome di Presbyacusis nella 
diminuzione dell* udito, cagionata per le metamorfosi accompagnanti 
reta avanzata e che sono fisiologiche. Queste sono caratterizzate da 
conduzione diminuita deirosso e da disturbi delfudito, da rumori. 

SWAN M. BURNETT. 

XII. Meniére di Parigi. — Des bourdonnements de roreille 
dans les affections de restomac. (Rumori dell' orecchio nelle af* 
fezioni dello stomaco) In : Revue mensuelle ecc. N. 6. 18s6. 

Menìère, seguendo T esempio di Woakes, cerca di mettere in rap- 
portar i rumori soggettivi osservati in affezioni dello stomaco e la di- 
sacusi col vago e la innervazione della arteria vertebrale, la quale 
provvede al labirinto, rapporto che avviene per mezzo del ganglio 
cervicale inferiore. In via riflessa secondo TAutore vi ha iperemia o 
stasi nei vasi del laberinto , onde T endolinfo viene messo sotto ana 
pressione diversa. L* esame dimostra sempre uno stato normale del- 
r orecchio esterno e medio, cosi che si deve sospettare una malattia 
dell^orecchio interno. 

Di 43 casi osservati sono comunicati 5 storie cliniche di cui una ri- 
guarda TAutore stesso. 

Nelle considerazioni si accenna, che nei casi di disacusi o di ru- 
mori si deve prestare molta attenzione allo stato deir apparato dige- 
stivo. I rumori possono presentarsi sin dal primo momento della ma- 
lattia dello stomaco. La disacusi varia molto ed è il più delle volte 
inguaribile. 

L'intensità dei rumori dipende in molti casi dallo stato dell'appa- 
rato digestivo. La cura consiste specialmente nella esatta considera- 
zione delle affezioni dello stomaco. Talvolta dalPAutore furono ottenuti 
buoni risultati dall'uso della elettricità statica, e col bromuro di pò- 
lassa* 

XIII. RouGiEa L. di Lione. — Deus cas de lypòinanle avec de- 
lire de persécution caracterisé par des hallucinations de l'o- 
dorat du goùt et de Toule consécutives à des altérations de 
la muquense buccale, nasale et naso-pharyngienae et dusque- 
lette des fosses nasiles. {Due casi di lipemania con delirio di 
persecuzione e iratterizzata da allucinazioni delVolfatto , del gusto e 
dell'udito 'suss guenti ad alterazioni della mucosa boccale^ nasale e 
naso-faringea e dello scheletro delle fosse nasali). In: Revtie mensuelle 
de Laryngologie ecc. N, 5, 1886. 

Nei due casi comunicativi di Rougier vi furono processi necrotici 
del naso con secrezione suppurativa, neiruno cagionati da sifilide, nel- 
Taltro da un trauma. I sintomi nominati nel titolo e descritti esatta- 



DI OTOJATRIA 123 

mente nel lavoro cessarono nel primo caso immediatamente dopo l*e- 
vaouazione del sequestro, nell^altro colla guarigione s accessi va. L'Autore 
crede che i disturbi psichici sieno stati cagionati dagli stimoli sui nervi 
sensitivi. H. 

XiV. Setterblad 0. — Ett fall of galvanick hyperaesthesia 
acustica. (Un caso di iperestesia galvanica dell* acustico). In: Ht/gieUf 
Voi. XLVI, p 164. 

Setterbland descrive un caso di paralisi reumatica del facciale, con 
disacusi e forti rumori ueirorecchìo ed accentuata iperestesia galva- 
nica delPacustico cbe frequentemente vi ò unita. L'Autore loda Teifetto 
della corrente costante (An. D) in questi casi. 

V. Bremeb. 

XV. KiESSELBACH W. di Eplangcn. — Studie ilber Ohrenklingen 
(Ricerche sopra il fischiare dell'orecchio). In : Monatsvchr /*. Ohre- 
nheilk. 1886, N. 4. 

Le ricerche di Kiesselbacb sopra il modo d'insorgere dei rumori del- 
l'orecchio e sopra la parte dell'oreccbio in cui si producono, diedero 
le seguenti conclusioni: 

1.^ Il fischiare delPorecchlo si produce se vi ha iperestesia dell'ap- 
parato per la percezione del suono. In molti questa c'ò sempre, in 
altri invece si presenta transitoriamente per improvvisa oscillazione 
della pressione intralaberintica. 

2.® Per la iperestesia in so non può esservi percezione di suono, 
ma per essa ò dato la possibilità di percepire il rumore del sangne, 
rumore esistente sempre nell'oreccbio (principalmente il suono con- 
sonante di questo accresciuto per la risuonanza delle cavità dell'o- 
recchio medio) tanto maggiore durante un aumento del rumore del 
sangue. Sotto le ordinarie circostanze non udiamo questo* rumore del 
sangue o il suo suono consonante in seguito alla abitudine, allo sti- 
molo. 

3.^ È possibile che da un lato il rinforzarsi del rumore del san- 
gue, dall'altro un aumento della eccitabilità delle termina'^ioni dell'a- 
custico, per sé isolatamente bastino a rendere percettibile il fischiare 
dell'orecchio: nel più gran numero dei casi vi sono ambedue le cause. 

In quanto alla terapia, Kiesselbacb consiglia di tener lontana prima 
di tutto ogni causa di iperestesia, come rumori e musica Nel fischiare 
spontaneo in seguito a catarro della tromba ò raccomandata la cura 
colla candeletta (bougie) è la faradizzazione della muscolatura e della 
tromba. Nei casi prodotti per l'influenza di forti rumori od insulti 
meccanici, l'Autore raccomanda una derivazione di sangue dalla vici- 
nanza dell'orecchio od in ezioni di pilocarpina. La cura con suoni se- 
condo Lucae non si raccomanda che pei casi vecchj , pei casi recenti 
è rifiutata dall'Autore. S. 



126 RIVISTA 

h « TTT = orologio, di cui la distanza normale per l'udito è di 
0,6 

60. cm. è sentito soltanto in contatto colPorecchio (con- 
tatto). 

h = — = orologio non sentito che presso airorecchio. 
6,0 

t 
h == TT? ^ non sentito che applicato alle tempie. 

0,D 

h = TTTT == non seutito che applicato ai denti. 

0,D 

h = — = orologio sentito alla fronte (glabella). 
0,6 

V 

h = — = orologio sentito al vertice. 

h =» — r =* orologio sentito dappertutto (ubique). 
0,6 

I segni sono usati nel seguente modo, se devono indicare la man- 
canza deirudito. 

n 

h ;r^ = vuol diro che l'orologio a contatto non è sentito. 
0,6 

ub 
h Trr == o, che Torologio non si sente in niun luogo. 

Un comitato composto dai signori Dottori Knapp, Roosa e Prout fa 
nominato per far una relazione su questo soggetto. 

SWAN M. BURNETT. 

XXI. Wbil-Stoccardo. — Zwei kleine Modificationen des Po- 
litzerschen Verfahreus. (Due piccole modificazioni al processo 
di Politzer). In : Monatschr f. Ohrenheilk. 1886, N. 5. 

Weil propone ripetutamente, seguendo i' esempio di Lòwenberg, di 
guardare nella esecuzione del processo ili Politzer il collo e di non 
comprimere il pallone se non vedendo che nell'ammalato si alza la la- 
ringe. 

La seconda modificazione ò, che se si vuole avere soltanto una pres- 
sione debole non si chiude tutto il naso, ma soltanto una narice, la- 
sciando libera l'altra. S. 

XXII. Meniére di Parigi. — Gathiterisme de la trompe d'Eu- 
staohe. (Il cateterismo della tviba à^Eìistacchio). In : Qaz, des Hópitaux* 
N. 34, 1886. 

L'Autore fa uso esclusivamente di cateteri d'argento, che sono con- 
servati in una scodella, contenente alcool. Prima di adoperarlo, il oa- 



DI OTOJATRIA 127 

teiere è tenuto per qualche minato sopra una fiamma di alcool. Perchè 
si infiamma tanto il liquido nelP interno del catetere quanto quella 
sulla superficie esterna, pulendosi cosi radicalmente il catetere, che 
sommerge allora in acqua fredda. Poi si prende uà man irino di filo di 
ferro o di ottone per pulire Tinterno del catetere e per portare via 
quello che in esso c'ò di bruciato. 

Così secondo T Autore è impossibile una infezione anche nel caso 
che il catetere sia stato adoperato sopra un individuo sifilitico. S* 

XXIII. Làncereàux. — Eruption pustulopapulense syphilitique- 
généralisée à la suite d'un chatérisme de la trompe d'Eusta- 
che. {Eruzione pustolo-papulosa sifiHHca^ generalizzata in seguito ad 
un cateterismo della tromba d' Eustacchio. In: Qaz, des, Hóp.y 1886, 
N. 25. 

Lancereaux ha constatato verso la metà dal gennaio delPanno scorso 
in un ammalato indubitabili sintomi di sifilide secondaria. la riguardo 
alla infezione non potò essere arrestato, che nella applicazione di un 
catetere dell' orecchio sia avvenuta una emorragia abbondante dal* 
naso. 

Perciò conchiude TAutore che Tinfezione sia avvenuta per mezzo del 
catetere. Il contatto infettivo dovrebbe aver avuto luogo nel primo ca- 
teterismo alla metà del settembre. La emorragia nella ripetizione del 
cateterismo avvenne secondo T Autore, che allora vi fosse già un ul- 
cero nella profondità del naso. 

Benché il trasporto dell' infezione accettato dalP Autore sia molto 
dubbio, ò giustificato il consiglio dello stesso di disinfettare bene i ca- 
teteri. S. 

XXIY. Keller C. di Colonia. — Aeltere und neuere Mitthel- 
lungen ùber Wasserstof fsuperoxyd , H^O'. (Comunicazioni vec- 
chie e recenti sopra riperossido di idrogene ^ H^O*). In: Monatsschr, 
f. Ohrenheilh, 1886, N. 6. 

Keller dà un sunto storico degli sperimenti terapeutici fatti da altri 
Autori sopra IMperossido di idrogeno. L'Autore stesso adoperò questo 
medicamento sin' ora soltanto in alcuni casi di suppurazione cronica 
deiroreccbio medio in una soluzione al 16 %. La pulitura delPorecohio 
fatta con questa sostanza non gli pare più vantaggiosa degli altri me« 
tedi. Ma esistendo focolaj di marcia nell'orecchio medio, non sono ac- 
cessibili all'occhio; l'Autore preferisce l'iperossido di idrogeno alle 
siringazioni con altri mezzi. Esso , egli dice , rende fluida la marcia 
toccandola e l'ozono formantesi nella catalisi può sviluppare la sua 
facoltà disinfettante anche colà» dove la soluzione non può arrivare. 



128 RIVISTA 

XXV. BuRNETT G. H. — L' uso locale della cocaina e della bru- 
Cina nelle malattie dell'orecchio. ( Trans, amer, otoh Soc, 1B85. 

Burnett trovò che il solfato di cocaina non ha valore per la dimi« 
Duzione dei dolori nella otite media od esterna. LMdroclorato di co- 
caina, secondo T Autore, è più efficace , ma soltanto nella congestione 
superficiale di tessuti tenui. L*Àutore adoperò anche la brucina, ma 
senza che i dolori cessassero. Nella otite esterna trovò che il elori* 
drato di cocaina anestetizza più presto il derma che la mucosa. 

L'adoperò in una soluzione al 5 %. Swan M. Burnett. 

XXVI. BiSHOP S. S. -— IiBl cocaina ed altri medicamenti ane- 
stetizzanti nella otojatria. (Jcum. amer. med. Record, , 20 feb- 
brajo 1886. 

Bishop comunica che riusci a sopprìmere i dolori in una otite media 
acuta con o senza perforazione, per mezzo di instillazione di una so- 
luzione di cocaina al 4 Y^ nel condotto esterno, lasciandola in contatto 
colla membrana per 5 minuti. Il dolore, secondo l'Autore, non torna 
che raramente dopo il primo uso del medicamento. 

Swan M. Burnett. 

XXVII. HoET E. E. — Se la cocaina prolunga la congestione 
diminuendo i dolori nella otite media acuta. {Trans, amer. otol 
Soc., 1885. 

Hoet risponde a questa domanda di sì, secondo il risultato della sua 
esperienza. Questa opinione fu anche affermata nella discussione della 
lettura. Swan M. Burnett. 

Strumenti ed apparecclii. 

XXVIII. Beerwald K. — Ueber einen neuen Hòrmefer. ( Un 
nuovo acumetró). In: Arch. f, Ohrenheilk. Voi. XXIII, pag. 14L 

L'acumetro descritto da Beerwald consta di una scala di campano 
da c-c^ con corrispondente battente c-d, un piedestallo allungabile come 
un leggio. Il battente movibile per mezzo di una treggia nella lun- 
ghezza della campana è costruito in modo che il suo martello possa 
rotare intorno al suo lungo asse. Un lato del martello ò d*acciajo, 
Taltro ò coperto di sughero. Accanto al battente sta un quadrante 
graduato, che rende possibile il determinare esattamente Taltezza dalla 
quale si fa cadere il battente, co6Ì che si può ottenere un suono di 
unMntensità diversa. Il piedestallo ò' costruito così che la campana 
può adattarsi all'altezza dell*orecchio« S. 



DI OTOJATRIA 129 

XXIX. SuNB MoLiST L. -^ Nuovo apparecchio per T insuffla- 
zione nella tromba e nella oasaa del timpano, mosso per 
mezzo di pedale. {Bollettino delle malattie dell' orecchio^ eco., 1886, 
Num. 2. 

Molist descrive un apparato fisso, costrutto dal sao assistente Sa- 
ieker, per insufflare arid nelle trombe. 

L* apparato vieu fatto funzionare col piede, così che applicando la 
doccia di aria si ha bisogno soltanto di una mano per fissare il ca- 
tetere, mentre Taltra resta libera per altri scopi. S. 

XXX Radzig P. dì Moscowa. — Ein einfaches Mittel die Brauoh- 
barkeit des Fischbeinbougies (fiir die Tuba) zu orhòhen. {Un 

metodo semplice per fare più adoperabili le sonde di osso di balena 
(per le tubej). In: Monatsschr. f. Ohrenheilk. N. 2, 1886. 

Per levare alle sonde di osso di balena, adooerate per il sondaggio 
delle tube d'Eustachio, la loro rigidezza, che può cagionare lesioni 
della mucosa, l'Autore propone di metterle due o tre giorni prima 
delPuso in una soluzione debole di acido fenico. Cosi le sonde diven- 
gono perfettamente flessibili e molli. S. 

XXXI. MoLONT M. J. di Arklow. — The aural reservoir. {Un re^ 
cipiente auricol ire). In : The Lancet, 1886. 

Il recipiente auricolare di Molony per ricevere il liquido adoperato 
per la siringazione deirorecchio consiste di un vaso di latta, il quale 
può essere sospeso sul padiglione deirorecchio. S. 

XXXII. MouRE. — Ganule nasale et auricolaire. {Cannula na- 
sale ed auricolare). In: Oaz. des Hóp., 1886, N. 50. 

Moure ha cercato di le are T inconveniente che può aversi nell'uso 
della doccia nasale di Weber, non dirigendone sempre gli ammalati 
il pezzo terminale alP indietro, ma ali* insù. Perciò TAutore fa uso di 
una imboccatura formata ad angolo retto. Se il lato più lungo della 
cannula si tiene verso il mento, mentre il più breve ò introdotto nel- 
Torificio del naso , Tapertura della cannula è diretta perfettamente 
verso la cavità naso-faringea, ed il liquido injettato ò obbligato a pe- 
netrare air indietro lungo le pareti del condotto nasale. L* imboccatura 
per la siringa auricolare non ha libera la fine, ma è munita di una 
oliva, per impedire che lo strumento entri troppo nel condotto. L^olira 
ha delle scanalature nella sua superficie, perchè possa defluire dall'o- 
recchio il fluido injettato. S. 



130 RIVISTA 

XXXIir. CozzoLiNo di Napoli. — Alcuni nuovi e modificati ap- 
parecchi per le malattie del naso , orecchio , ecc. (Rivista cli^ 
nica e terapeutica 18S6, N. 3. 

Gozzolino descrive diversi istrumenti del suo armamentario, in parte 
costruiti, in parte modificati da lui. Nei primi ò da notarsi una si- 
ringa, la quale convenientemente curva sMntroduco dalla bocca. Inoltre 
TAutore descrive la sua doccia auricolare , la quale oltre il tubo con- 
ducente il liquido dal recipiente messo più alto ò fornita di un altro 
tubo, per il quale il liquido tornante dalT orecchio scola. Anche la 
doccia nasale di Weber fu modificata dalPAutore. S. 

XKXIV. ZiEM di Danzig. — Notiz ùber Gonservirung der Rachen» 
und Kehlkopfspiegel. {Nota sulla conservazione degli specchj della 
faringe e della laringe). In: Monatschr, f. Ohrenheilh. N. 5, 1886. 

Ziem ci insegna che si può evitare che gli speccbj divengano opachi; 
abbisogna riscaldarli sempre , dopo averli lavati , per far evaporare 
Tacqua penetrata fra Torlo dello specchio e la montatura. S. 

XXXV. Katz L. — Ein Instrument zus Untersuchung der 
Nasenhihle. {Uno strumento per l'esame della cavità nasale). In : 
Berlin. Min. Wochenschr,^ 1886, 7. 

Katz, non riuscendo ad illuminare bene T interno del naso senza 
premere la punta del naso in su colla mano, costrusse un apparato 
che libera questa mano, alzando il naso e fissandolo. S. 

XXXVI. Ranieri Antonio. — Di un nuovo rhinobyon. {Bollettino 
delle malattie dell* orecchio, ecc., 1884, N. 3. 

Il rhinobyon consta di un tubo di gomma, non troppo indurito, della 
forma e dimensione della sonda di Bellocque, rivestito in tutta la sua 
lunghezza da un sacco di gomma estensibile. Parallelamente al terzo 
anteriore del tubo entro al sacco un altro tubo di dimensione più pic- 
cola, fornito alla sua estremità posteriore di una valvola aprentesi 
all'indentro, per la quale si può insufflare aria noli* interno del sacco 
circondante i due tubi, gonfiando per tal modo e chiudendo comple- 
tamente la cavità nasaie. La valvola nel tubo aeroforo impedisce Ta- 
scita dell'aria da) sacco. Questo tampone pneumatico fa cessare l'e- 
morragia senza impedire la respirazione nasale che si compie attra- 
verso il tubo non comunicante col sacco. S. 



DI OTOJATRIA 131 

Oreccliio esterno. 

XXXVII. CoRSON. E. R. — Eln Pali von beiderscitiger rudi- 
mentàrar Ohrmuschel ohne àusseren GehOrgang. {Un caso di 
padiglione rudimentario bilaterale senza condotto uditivo esterno), la : 
New York med. Times, May 1886. 

In un bambino di colore, che al tempo della prima visita aveva tre 
giorni, ambedue i padiglioni erano rudimentali. Un piccolo lembo di 
cute era ricooosoibile come un lobulo ; una piega soltanto delia cute 
rappresentava il padiglione. 

Una fossetta nella cute accennava al luogo ordinario del condotto 
uditivo esterno. Swan M. Burnett. 

XXXVIII. Dyer e. — Ohrenfistel. {Fistola dell' orecchio). In: Trans, 
amer. otol. Soc, 1885. 

L* osservazione si riferisce ad una ragazza di quattordici anni, af- 
fetta dalla nascita da uno scolo fetido da una fistola deirorecchio. Una 
sonda si potò introdurre fino a 1 centim. La fistola fu distrutta per 
mezzo del galvanocauterio. S. 

XXXIX. Hessler H. di Halle. — Gyste in der Ohrmuschel naoh 
traumatischea Hasmatom. (Ciste nel padiglione dell'orecchio dopo 
un ematoma traumatico). In: Arch f. Ohrenhcìlh. Voi. XXXIII, p. 143. 

Hessler osservò una ciste nel padiglione doIPorecchio consecutiva 
ad una suppurazione di un ematoma tranmaDico. L'Autore s'oppone 
alla opinione di Hartmann , che crede che la formazione di una ciste 
possa essere spontanea e debba essere distinta dairematoma. S. 

XL. Sanger Brown. — Othàmatom ; Drei Falle behandelt durch 
die vereinigte An^vendung von Massage. Electricitàt und 
Blutegel {Tre casi di otematoma curati con massaggio, elettricità e 
sanguisughe). In: Med. Record, 10 giugno 1886. 

Due casi erano accompagnali da mania puerperale, il terzo da manìa 
acuta. 

La corrente galvanica fu adoperata due volte al giorno, il massaggio 
quattro fino a sei volte. Swan M. Burnett. 

XLI. Keown Me di Belfast. — Keeping perforation of the mem* 
brana tympani open. {Perforazioni durature della membrana del 
timpano). Io : The Lancet, 1886, p. 691. 

L'Autore descrive un metodo nuovo per fare perforazioni artificiali 
della membrana» che non si chiudono presto; consiste il metodo nel 
fare un lembo triangolare, con la base in basso. 

Questo lembo cade colla punta in giù e per mezzo del sangue che 
vi trova sopra la sua superficie, si agglutina alle parti sottoposte della 



132 RIVISTA 

membrana. L^ apertura fatta cosi si mantiene per settimane e mesi. 
Keown fece uso di questo metodo per assicurarsi della diagnosi di af- 
fezioni della cassa e in molti casi per rendere possibile una cura di- 
retta di metamorfosi ipertrofiche del rivestimento della cassa. Il più 
gran numero di casi curati cosi migliorarono. S. 

XLII. UcKERMANN. — StappelSB, Udridning o£ Trommohinder. 

{Rilasciamento della membrana del timpano). In: Norsh f. hacge. Vo- 
lume. XIV, p. 133. 

Uckermann descrive tre casi di rila$:ciamento delia meriibr^na, ca- 
gionati dalTabuso del processo di Politzer. Essi furono curati colla 
puntura galvano-caustica. Gli ammalati (bambini neiretà di 5-10 anni) 
soffrirono tutti di vegetazioni adenoidee nella cavità naso-faringea. 

V. Bremer. 

XLIII. Dalby W. B. — Die Functionen des Trommelfelles durcli 
Krankheitea erlàutert. ( Le funzioni della membrana del timpano 
illustrate dalle malattie). In: Amer, Journ, Med, Science. Luglio 1886. 

In base ad osservazioni cliniche fatte con grande esattezza, Dalby 
conchiude: 1.® che possono esservi alterazioni della struttura, princi- 
palmente calcificazioni di grande estensione nella membrana, senza 
peggioramento delPudito: 2.° che delle perdite di sostanza non devono 
diminuire la funzione della membrana, quando Tapparato lìgamentoso 
che unisce la membrana alla catena degli ossicini non abbia subito 
alterazione. Swan M. Burnett. 

XLIV. MiOT C. — Tumeur du manche du marteau. {Tumore 
del manico del martello). In: Revue mens, N. 3, 1886. 

In una ammalata, divenuta sorda per una suppurazione cronica del- 
l'orecchio medio, Miot trovò sulla membrana del timpano pendente 
dalla parte superiore del manico del martello un tumore a tre lobi. 
Toccandolo colla sonda si dimostrò «iuro, sensibile ed aderente al ma- 
nico. Rimosso il tumore col coltello, si ebbe notevole miglioramento 
della facoltà dell'udito. H. 

Orecchio medio. 

XLV. DixoN Jones 0. N. — Acute, citerige Entziindung des 
Mittelohres, septische Meningitis, Pyaemie, typische Ficber- 
rerlauf; Tod in oiner Woche. {Otite media acuta suppurativa^ 
meningite settica, piemia, febbre tipica, morte dopo una settimana)^ 
In: New York med. Ree, 12 giugno 1886. 

L'ammalata, una donna di trentadue anni, affetta da furuncolosi 
generale, aveva assistito come infermiera una donna morta di set- 
ticemìa. Swan M. Burnett. 



DI OTOJATRJA 133 

XLYL Bacon G. — Ein Fall von acuter eiteriger Mittelohrent- 
ziindiing mit nach folgender Entziindung der Warzenfort- 
satzes und Pyaexuìe. Operation, Heilung. (Un caso di otite media 
acuta purulenta , con consecutiva mastoidite e piemia. Operazione, 
Guarigione), la: Trans, amer, otol, Soc, 1885. 

L* operazione si fece col trapano. La cavità conteneva 8 grammi di 
marcia. Swan M. Burnbtt. 

XLVII. Chatellier II. — Da quelques accidents qui accompa- 
gnent les tumeurs adénoides du pharynz. iDl qualche acci- 
dente concomitante i tumori adenoidi della faringe). In: Annal des 
mal de Voreille etc. N. 1, 1886. 

I fenomeni concomitanti delle vegetazioni adenoidee, descritte da 
Obatellier, sono: 1^ L'infiammazione; in tutti i casi osservati da lai 
si trovarono chiari segni di infiammazione, ora di grado maggiore, ora 
di minore; 2.^ faringite granulosa; 3.® metamorfosi della forma del 
naso; 4.^ metamorfosi della forma del petto. 

Che questi fenomeni dipendano dalla ostruzione nella cavità naso- 
faringea ò dimostrato dalla scomparsa dopo la rimozione delle vege- 
tazioni. H. 

XLVIII. DujARDiN di Havre. — Note sur le traitement de la 
suppuration de la caisse par des instillations de sublime 
(4 observations) . (Nota sopra la cura della suppurazione della 
cassa per instillazioni di sublimato (4 osservazionij. In : Revue mens,^ 
N. 6, 1886. . 

Dujardin raccomanda per la suppurazione deirorecchio medio infe- 
zioni di soluzioni di sublimato al 2 Voo P^^ ^^^ delle trombe e per 
mezzo della cannala della cassa introdotta per il catetere. Dalle quat- 
tro storie cliniche, risulta che si ottenne in due casi guarigione, in 
altri due diminuzione del secreto. H. 

XLIX. EiTELBEKG A. di Vienna. — Die Ohrpolypen und ihre Be- 
handlung. {l polipi dell'orecchio e la loro cura). In: Centralblatt 
fur die ges. therapic, 18o6. 

Se nel lavoro di Eitelberg, sopra i polipi deirorecchio e la loro cura 
mancano nuove veda' e, il trattamento deirargomento ò assai diligente 
e completo che il lavoro deve essere giudicato favorevolmente. Nelle 
singole parti si discutono T istologia dei polipi deirorecchio, P eziolo- 
gia, la sede, la diagnosi, il decorso, la diagnosi differenziale, la pro- 
gnosi e la cara. H. 



sv 



134 KIVISTA 

L. Hebsler di Halle. — Gasuistische Beitr&ge zur operati ven 
Behandlnng der Eiterungen im Warzenfortsatzc. (Contribuzioni 
casuistiche alla cura operativa delle suppurazioni dell* apo fisi ma- 
stoidea). In: Arch. f. OhrenheUk, 1886, p. 91. 

Hessler ci comunica dieci casi di suppurazioni deirapofisi mastoidea, 
in cui fece Papertura artificiale deirosso. Tutti guarirono , eccettuato 
ìiTìOy cbe mori di accesso cerebrale. La durata della cura variò da 
quattro settimane fino a due anni. Essendo ogni caso un pò* diverso 
delPaltro, non si può trattare Tuno come Taltro e non è possibile di 
fare prescrizioni generali per ogni caso. S. 

LI. Cecgherelli a. di Parma. — Trapanazione della mastoide. 
(La Riforma medica, 1886, N. 4). 

Ceccherelli aprì la cavità mastoidea colla sgorbia in un malato, il 
quale soffriva da tempo di otite media suppurativa, e da mesi di do- 
lori neirorecchio ammalato. 

Evacuata qualche goccia di marcia, i dolori cessarono ed il malato 
ottenne Tudito, il quale era diminuito molto negli ultimi tempi. S. 

LII. Snfll Simeon. — On the implication of the mastoidone 
in ear disease. (La partecipazione delVapofisi mastoidea nelle ma- 
lattie dell'orecchio)» In: The Lancet, 1886, Bd. I, N. 4. 

Suoli afferma, che benché siano conosciute qualche volta malattie 
deirapofisi mastoidea senza precedenti o contemporanei processi mor 
bosi della cassa, ciò è sempre una eccezione. Di sette casi, in cui in 
seguito a suppurazioni delPorecchio medio si formarono malattie dei- 
rapofisi mastoidea, quattro guarirono dopo la rimozione di polipi dalla 
cassa, essendosi fatta strada al secreto putrido delPo rocchio medio. In 
tre casi la malattia cessò, sotto il taglio di Wilde. Nel caso della ne- 
cessità di compiere nn^ apertura chirurgi a delPapofisi mastoidea, TÀu- 
tore si dichiara pronto di adoperare il trapano di Dalby. S. 

LUI. HoRSLEY Victor. — Suppuration in mastoid cella %vith 
thrombosis o£ lateral sinus and septic embolism. (Suppurazione 
delle cellule mastoidee con trombosi del seno laterale ed embolia set- 
tica). In : The Lancet., 1886, pag. 1068. 

Horsley fece Tapertura delle cellule mastoidee in una ragazza di 
diciasette anni, la quale aveva sofferto da tre anni di otorrea. 

Quindici giorni prima deiroperazione apparve sordità completa nel- 
l'orecchio destro ed infiammazione di tutte le partì molli nella vici- 
nanza delPorecchio. Evacuato per mezzo del taglio di Wilde una quan- 
tità di marcia fetida, ma continuando la febbre, TAutore apri le cellule 
mastoidee poste air indietro colla sgorbia. 

La parete posteriore del condotto fu levata, e così Toreochio medio 
e la cavità mastoidea furono trasformati in una cavità aperta. L^apo- 



DI OTOJATRU 135 

fisi mastoidea si trovò riempita dì marcia fetida. Malgrado la disin- 
fezione la più esatta e 4a medicazione al jodoformio , il giorno dopo 
Toperazione la temperatura mostrò aaa curva tipica di piemia, e l'am- 
malata fa colpita tre giorni dopo da grave angina precordiale e dispnea, 
le quali durarono per una mezz^ora. Questi sintomi cambiarono con 
quei di embolia polmonare, lagnandosi l'ammalata di forti dolori sotto 
rangole inferiore della scapola sinistra, dove si mostrarono anche i 
segni fisiologici di un tale stato. 

L'ammalata migliorò man mano, curata con antipirìna, e nel di- 
cembre, tre mesi dopo l'operazione, si potò togliere il drenaggio. S. 

LIV. STEPÀ.N0W E. M. — Zur Frage fiber die Function dar 
Gochlea. (Della questione sopra la funzione della chiocciola). In : 
Monatsschr. f. Ohrenheilk, 1886, N. 4. 

Stepanow osservò un malato , al quale era stato rimosso dall'orec- 
chio sinistro un sequestro , rappresentante una parte della chiocciola 
e corrispondente alle 1 I22 spirale superiori. Esaminando quest'orec- 
chio con tutti i suoni nei limiti della percezione dell'orecchio umano, 
dai più bassi fino ai più alti, non si trovarono difetti. La distanza del- 
l'udito per la voce ordinaria e la voce bisbigliata si mostrò più grande 
nell'orecchio ammalato, che nell'altro sano. L'unica anomalia consta- 
tata fu il risultato inverso dello sperimento di Weber e la diminu- 
zione della percezione del Diapason per la conduzione ossea. 
In base alla sua osservazione, l'Autore conchiude: 

1.^ Colla distruzione della parte superiore della chiocciola non 
scompare la percezione dei suoni bassi nell'uomo ; 

2.^ Questo fatto, mancando le prove dirette della ipotesi di Helm- 
holtz, basta per ritenerla inaccettabile; 

3.^ La perdita della parte superiore della chiocciola non produce 
difetti di suoni; 

4.<> La stessa non ha influenza — almeno quanto alla qualità — 
sopra la percezione della voce bisbigliata e forte; 

5.^ Come «lalle suddette ipotesi non risulta, che la chiocciola non 
abbia funzione nella percezione del suono, cosi viceversa la conserva- 
zione dell'udito nelle malformazioni, nelle necrosi dei canali semicir- 
colari e delle ampolle e nelle ablazioni sperimentali di questi non di- 
mostra che queste parti non abbiano compartecipazione nella perce- 
zione del suono; 

6.^ Finora non abbiamo una base per localizzare le percezioni 
delle diverse manifestazioni del suono (suoni , rumori , voce) nelle di- 
verse parti del laberinto. S. 



136 RIVISTA 

LV. PoMEROY 0. B. — Un caso letale di infiammazione sup- 
purativa dell' orecchfo niedio con ascesso del cervello. Ne- 
crosi e carie dell' osso petroso ed iperostosi del tetto della 
cassa. (Trans, amer. otol. Soo,, 1885). 

L'autopsia di questo caso mostrò il terzo superiore anteriore del 
lobo destro del cervello distrutta più o meno; il yerme superiore nor- 
male, ma molle. La pia madre alla base era opacata lungo i grandi 
vasi. Vi era un essudato fibrìno-marcioso sotto la parte destra e po- 
steriore dell'emisfero. I ventricoli cerebrali ingranditi, il loro fondo 
liscio. 

Non vi era pachimeningite localizzata o diffusa. L'Autore s'inclina 
a ritenere un fatto unico la iperostosi della vòlta della cassa. 

SWAN M. BURNETT. 

LVI. Kipp e. J. — Un caso letale di malattia dell' orecchio , 
cominciata come infiammazione circoscritta nella metà esterna 
del condotto uditivo esterno. (Trans, amer. otol. Soc, 1885). 

L'ammalata, di 28 anni, ebbe in tempi diversi accessi di foronco- 
losi al lato sinistro, di cui guarì apparentemente. Ma immediatamente 
dopo rultinCio accesso ebbe intenso mal di testa. Non vi fu nò sensi» 
bilità rossore della apofisi mastoidea» nò sintomi di forte infiamma- 
zione della cassa. Lieve aumento della temperatura. L'orologio non 
era sentito che toccando l'orecchio. Il diapason egualmente in am- 
bedue i lati. L'ammalata morì, e l'autopsia mostrò una forte infiam- 
mazione di tutta l'aracnoidea e della pia, raccolta di pus nella parte 
anteriore del cervello; l'arcolino sinistro ed il facciale circondati di 
marcia. Vi era un piccolo accesso nel margine anteriore del lobo si- 
nistro del cervello; le cellule dell'apofisi mastoidea erano riempite di 
un liquido marcioso — pochi sintomi di infiammazione della cassa. 

SWAN M. BURNETT. 

LVIl. Mathewson N. -— Malattie cerebrali cagionate da affe- 
zioni dell'orecchio e dell'osso petroso. {New York med, Journ.j 
12 giugno 18S6. 

Riflessioni generali sopra tutto l'argomento e riepilogo del nostro 
sapere sopra di esso. Sei casi per illustrazione. 

1* Uomo di quarant'anni: scarlattina da bambino; otorrea destra 
di tempo in tempo. 11 primo di gennajo dolori sopra i' apofisi ma- 
stoidea destra, incisione di Wilde. Il giorno dopo complicazione da 
parte del cervello , per cui morì tre giorni dopo. Autopsia: Carie del 
tetto della cassa ed ascesso cerebrale al di sopra di questa parte. 

2.^ Ragazzo di 11 anni. Otorrea con polipi neirorecchio sinistro, fi- 
stola neir apofisi mastoidea. Paralisi del facciale , la quale migliorò^ 
durante la cara; ebiasura delia fistola dell'apofisi. Dopo due mesi ri- 
torno dei dolori, vomito, sonnolenza, costipazione. All'oftalmoscopio si 



DI OTOJATRIA 137 

mostrò una lieve nevrite. 1/ ammalata mori dopo pochi giorni sotto 
convulsioni. Autopsia. La dura madre aderente sopra Tosso petroso e 
due cucchiaj di marcia nel cervello. 

3.^ Uomo di 40 anni. Raffreddore; sintomi cerebrali seguiti da 
morte. 

4.° Donna di 27 anni. Otorrea per qualche anno; granulazioni fibrose 
nella cassa. Dolori e scolo fetido. Incisione di Wilde ; necrosi dell'osso 
senza sintomi di mastoidite. Morte. Autopsia. Epitelioma originato dal- 
Posso petroso. 

5.° Bambino di 5 anni e mezzo. Otite media acuta destra senza per- 
forazione. Morte. Si trovò carie del tetto della cassa con meningite 
basilare estesa. 

6.° Bambina di 10 anni. Otorrea, polipi , convulsioni, dolori. Morte. 

Non si fece autopsia. Swan M. Burnett. 

LVIII. Sexton S. — Due casi di malattia deirorecchio tifascu- 
rati, con esito letale. (Trans, amer, otoL Soc, 1885. 

Primo caso: Otite media purulenta con linfadenoma del collo, carie 
dei parietali ed ossa vicine airorecchio medio , paralisi del facciale e 
meningite suppurativa. Morte. Autopsia . mancava la parte superiore 
della parte interna della cassa, ed il canale semicircolare orizzontale 
fu trovato snudato. La parete della cavità mastoidea e delle cellule 
attigue era distrutta. La base della staffa era snudata, quasi distac- 
cata. L* anello della finestra ovale era ruvido. 

Nella superficie interna si trovò una estesa apertura lungo la su- 
tura petro-squamosa, per la quale probabilmente erasi propagata l'in- 
fiammazione al cervello. Swan M. Burnett. 

LIX. Stein de St. di Moskowa. — Il massaggio degli ossicini 
e la cura delle sensazioni auditive col diapason. [Deutsche 
med, Wochenschr. N. 7, 1886. 

De Stein adoperò il massaggio degli ossicini , secondo Lucae , colla 
sonda a pressione in 30 casi, e ne ebbe i seguenti risultati: 1.*^ La cura 
colla sonda in tre casi non ebbe nessuna influenza sopra T udito ed i 
rumori ; 2.° In un' ammalata scomparvero i rumori che duravano da 
anni dopo una cura di un mese senza aumento deirudito; 3.^ Nel mag- 
gior numero dei casi non fu ottenuto che una discreta distanza del- 
Tudito, avendo sentita la voce bisbigliata ad 1 metro, ma i rumori 
scomparvero o diminuirono di intensità; 4.® Quattro volte l'udito fu 
ristabilito allo stato normale, ma perduravano i rumori. In questi casi 
TAutore ricorse alla cura col diapason. In questi casi in cui lo stato 
anormale dell'apparato conduttivo, guarito col massaggio, aveva la- 
sciato probabilmente un disturbo dell'organo percipiente solo la forma 
di rumori , la cura col diapason diede buoni risultati. H. 

Rivista- 9 






138 RIVISTA 

LX. Bride P. Me. — The prognosis of chronic non suppura- 
tive middle car affection. (La prognosi del catarro cronico dei- 
l'orecchio medio non suppurativo), Iq: The Edinburgh mei* Journ> 
Maggio 1886. 

Iq un caso con diminuzione deili conduzione peli* osso il catarro 
soomparve e nello stesso tempo Tudito fa ristabilito. 

In UQ altro caso in cai la condazione peli* osso era nulla , la cura 
deir orecchia medio col cateterismo ottenne ristabilimento dell'udito* 
Inoltre TAutore comunica la storia- di una malata con rumori o dimi- 
nuzione dell'udito. Questa guarì per la cura locale, mentrechò i rumoi*i 
non cessarono ohe dopo una cura con preparati di ferro, soffrendo 
l'ammalata di anemia. ^ S. 

LXl. BuRNETT C. H. — I rapporti fra il catarro cronico dell'oreo- 
chic medio e quello del naso. {Trans, amer. otol. Soc, 1885. 

L'Autore crede che il catarro cronico dell'orecchio medio sia accom- 
pagnato e dipenda più s;)esso da rinite cronica, che da disturbi della 
faringe. Ve ne sono due forme, la ipertrofica e l'atrofica, di cui ognana 
offre sintomi concomitanti dell'orecchio. I rumori negli orecchi si tro- 
vano più nelle forme atrofiche. La cura locale in tali casi si deve di- 
rigere sulla mucosa del naso. Astringenti e pulitura nella forma iper- 
trofica, pulitura e stimolanti nella forma atrofica. Non si deve mai 
adoperare nitrato d'argento nella forma ipertrofica, ma nella forma 
atrofica esso ha valore come stimolante, principalmente in polvere. 

SWAN M. BURNETT. 

Apparato nervoso. 

LXII. DuNKANSON KiRK. — Mumps a3 a cause of sudden deafneas. 
(Parotite come caìisa di sordità improvvisa). In: Edinburgh med. Joum, 
January 1886. 

L'Autore ci comunica un caso di sordità improvvisa, seguita ad un 
accesso forte di parotite. Al contrario alle esperienze fatte fin qui, che 
la sordità acquisita in tal modo resti inalterata, si constatò in questo 
caso dopo qualche tempo un miglioramento dell'udito benchò limitato. 

S. 

LXIII. KuNDRAT. — Demonstration eines vollstàndig verknò- 
cherten Labyrinthes. (Dimostrazione di un laberinto completa- 
mente ossificato). In: Wien, med. Presse, N. 17, 1886. 

L^uomo trentenne, di cui Kundrat dimostrò il preparato, subì dieci 
anni prima della sua morte una lesione della testa con consecutivo 
scolò marcioso dairorecchio destro. Più tardi vi fu mal di testa, ver- 
tigine e sordità completa a sinistra. 

Il reperto della sezione dimostrò un vecchio ascesso incastonato nel- 
l'emisfero destro del cervello, il quale con una parte della sua peri- 
feria raggiungeva il condotto uditivo o interno. 



DI OTOJATRIA 139 

L^osso petroso dastro era più grosso del sinistro ed aveva gli orli 
arrotondati. Sezionando Tosso petroso, si presentò una completa obli- 
terazione ossea dei laberinto. H. 

LXIV. Habermann J. di Praga. — Zar Kenntniss der Otitis in- 
terna. (Per la cognizione della otite interna). In: Zeitschr, f, HeiUt,^ 

1886, N. 1. 

Habermann aumenta il numero dei casi esattamente osservati di 
suppurazione secondaria del laberinto, in cui V infiammazione si è pro- 
pagata dal cervello al laberinto. L^Autore fece Tautopsia di un ra- 
gazzo, divenuto sordo nel decorso di una meningite e morto per questa, 
affezione. Il reperto anatomo-istologico dimostrò che vi fu la conti- 
nuazione della meningite esistente dno al laberinto e che prima della 
comparsa della sordità il laberinto era già ammalato; TAutore crede 
venga fatto dalTavanzarsi dei fattori producenti la meningite dalla 
cavità sub-aracnoidea, per la lamina cribrosa e 1* acquedotto della 
chiocciola, allo spazio perilinfatico deirorecchio interno. S. 

LXV. ZiEM di Danzig. — Ueber die Ursaohen der Ansch^TV^el- 
lungen der Nasenschkirnbaut. {Le cause delle intumescenze della 
mucosa nasale). In: Allgem. rned, Central. Zeitung , N.® 16 e 17, 1886). 

Ziem accenna che avendosi una tumefazione con suppurazione per- 
sistente del naso non dipendente da una malattia circoscritta della 
cavità nasale, principalmente da una affezione delPosso del setto o dei 
turbinati, si debba sempre pensare ad una suppurazione in un recesso 
della mucosa nasale, in una delle cosi dette cavità accessorie, rimossa 
la quale cessa Totturazione e la suppurazione del naso. 

L* intumescenza in seguito a tonsille ipertrofiche o vegetazioni ade- 
noidee si spiega secondo TAutore T impedimento della respirazione che 
quelle danno, e per le conseguenti stasi dei plessi nasali. 

Inoltre vi si aggiunge anche un disturbo diretto della circolazione , 
perchè la muscolatura della faringe e del palato sopracaricato dalle 
tonsille e dalle Vegetazioni della faringe non può agire liberamente , 
e per tal modo s^mpedisce Tevacuazione delle vene anteriori del naso 
nelle vene della faringe e del palato. S. 

LXVI. Ziem di Danzig. — Ueber Bedentung und Behandlung 
der Naseneiterangen. {V importanza e la cura delle suppurazioni 
del naso). In: Monatschr, f. Ohrenkeilk^ 1886, N. 2, 3 e 4). 

L^Autore afferma che il maggior numero di suppurazioni nasali ò a 
focolai e che , solo in pochi casi , Taffezione è diffusa a tutta la mu- 
cosa. Perciò Ziem ha sempre cercato di trovare il focolaio della ma- 
lattia, che produce la suppurazione e riusci di trovare in un gran 
numero di individui affetti da blenorrea nasale una suppurazione del 
seno mascellare, che guari insieme col processo della mucosa del naso, 



140 RIVISTA 

per mezzo della apertura chirurgica del seno attraverso al margine 
alveolare. 

I sintomi creduti fin qui caratteristici della suppurazione delle cavità 
accessorie del naso, come: 1.^ il gonfiore delia corrispondente mascella 
superiore; 2,° scolo aumentato se Tammalato decombe sul lato oppo- 
sto; 3.^ dolore^ e 4.^ tumefazione della guancia corrispondente, pos- 
sono mancare in parte o totalmente, secondo TAutore. 

Si deve supporre una malattia del seno mascellare : 1.^ se una ble- 
norrea della mucosa nasale fu trattata per qualche tempo senza effetto, 
2° se la mucosa nasale non presenta delle anomalie, mentrechè esiste 
uno scolo, ripetentesi spontaneamente e periodicamente o provocato 
da insuffiazioni di aria nel naso. 

La cura diretta si fa: 1.® per la via degli orifici naturali; 2.® per 
Tapertura chirurgica del seno mascellare. 

i^'Autore fece nel più gran numero dei casi l'apertura dal processo 
alveolare ed adoperò il trapano dei dentisti. 

Dopo Tosservazione bisogna rimuovere regolarmente la marcia con- 
tenuta nel seno mediante una irrigazione ripetuta una o due volte al 
giorno. Delie soluzioni antisettiche usate a questo scopo fu trovato 
molto efficace il borace. S. 

LXVII. Neumann J. F. di Pietroburgo. — Ueber die Anwendung 
der Ghromsàurc und der Galvanocaustik in der Nase und dexn 
Rachen. (SulVuso delV acido cromico e della galvano catcstica nel naso 
e nella faringe). In: St Petersburger mei, Wochenschr. N. 3, 1886. 

Neumann fonde Tacido cromico sopra piccoli cucchiai muniti di un 
manico piegato alTuso delPacido fa precere una pennellazione con una 
soluzione al 5 per 100 di cocaina e seguire gargarismi con soluzioni 
di potassa. Prima della cauterizzazione e dopo si beve acqua di po- 
tassa di Seltz. Non si è osservato mai vomito. S. 

LXVIII. ZiEM di Danzig. — Ueber das Zusammentreffen von 
Trachom der Blndehaut mit Gatarrhen der Nasenschleim- 
haut. {Sulla coincidenza di tracoma della congiuntiva con catarri 
della mucosa nasale). In : Allgem med. Centralzeitung. N. 23, 1886. 

Ziem s'oppone alla opinione di Schiff, che malattie dell* orecchio 
possano essere causa di infiammazione cronica del naso e si fonda so- 
pra l'autorità di Stoerk e di Horner, che non videro mai discendere 
le malattie della congiuntiva alla mucosa nasale. S. 

LXIX. BoBONE T. di San Remo. — Un caso di spasmo sternuta- 
torio. {Bollettino delle mal. dell'orecchio ecc. N. 4, 1886). 

Si osservò in una ragazza di otto anni un caso di spasmo sternuta- 
torio cosi forte, che due volte ne minacciò la vita. Lo spasmo si mo- 
strò verso la fine di una polmonite e gli accessi di sternuto, sul pria- 



DI OTOJATRIA Hi 

cìpio isolati, si successero poscia cosi presto, che Pammalata non potò 
più compiere un'ispirazione, senza che un accesso di sternuto Tinter- 
rompesse. 

' Come sintomi accidentali si mostrarono epifora e una abbondante 
secrezione acquosa dal naso« Questo stato durò finchò l'ammalata di- 
venuta cianotica, svenne; cessò allora lo spasmo e la respirazione ri- 
prese il suo ritmo. 

Oli accessi tornarono ad intervalli più lunghi finché la sera dello 
stesso giorno si ebbe una ripetizione del quadro descritto che richiuse 
di nuovo con uno svenimento. L^Autore ordinò- pennellature con una 
soluzione di cocaina al 10 % e crede doversi air azione di queste, se 
gli accessi divennero più rari. 

L'esame della cavità nasale mostrò iperemia intensa di tutta la 
mucosa nasale e gonfiamento della mucosa di ambedue i turbinati in- 
feriori cosi forte che toccavano in ambedue lati il setto. S. 

LXX. Hack di Friburgo. — Zur operati ven Therapie der Ba- 
sedowschen Krankeit. ( Contribuzioni alla terapia operativa delle 
malattie di Basedow), In: Deutsche med, Wochensch, N. 25, 1886. 

L'ammalata, la cui guarigione comunica Hack, soffriva dalla prima 
infanzia di grave esoftalmo bilaterale con contemporanea inclinazione 
ad ostruzione estrema del naso. Più tardi comparve palpitazione di 
cuore ed ingrandimento della ghiandola tiroidea. Esaminando il naso 
vi si trovò iperplasia enorme del tessuto erettile dei turbinati medj 
ed inferiori del naso. Hopo la cauterizzazione del tessuto erettile 
del turbinato destro inferiore l'esoftalmo scomparve quasi completa- 
mente il giorno seguente. Ti'attato così anche il turbinato sinistro si 
vide dopo qualche giorno diminuzione della prominenza del bulbo. Più 
tardi cessò anche la palpitazione e Tarea del cuore, prima ingrandita, 
tornò nel limite normale. H. 

LXXI. BA.IMQARTEN E. di Budapest. — Die Epistaxis und ihre 
Behandlung vom rhino chirurgischen Standpunnte. (L'epistassi 
e la sua cura dal punto di vista rino^chirurgico). In: Wien 1886. 
Teplik & Denticke. 

La monografia di Baumgarten dà una descrizione chiara delle opi- 
nioni vecchie e moderne e degli esperimenti sopra l'epistassi. Ne sono 
discusse minutamente le cause e la cura e aggiunte le esperienze del- 
l'Autore. 

Per tamponare Baumgarten fa uso di striscio di garza al iodoformio 
introdotte pel naso. Come mezzo per distruggere i punti dell'emorag- 
gia non crede bastante che la galvanocaustica ed il ferro candente. 

H. 



^pf^ 



142 RIVISTA 

LXXII. ScHMiEGELOW di KopeohagbeD. — Om Stendanelsc in Ni- 
schulen. {Un rinolito). In: Nord. med. Arkiv. VoJ, XVI, N, 16. 

Schmicgelow ci comunica la storia clinica di uo aomo di 58 anni 
che soffri per 16 anni di un grande rinolito nella metà sinistra del 
naso. L^ammalato guari colla litotrisia. I sintomi erano la sensazione 
di ostruzione, un secreto abbondante e fetido dal naso e da 5-6 anni 
frequenti accessi di sudore emilaterale del capo, che P Autore spiega 
come una nevrosi riflessa. Il calcolo consisteva principalmente di fo- 
sfato di calce e di magnesia. V. Brkmer. 

LXXIII. Hubert W. di Heidelberg. — Ueber die Verkrùmmung 
dor Nasensclieidewaad und dercu Bchandlung^ (Sulle devia- 
zioni del setto nasale e loro cura). In: Mùnchen. med, Wochetischr, 
N. 18, 19 e 20, 1886. 

Hubert dà un riassunto dei diversi metodi proposti per la correzione 
della deviazione del setto nasale ed accenna che le deviazioni per forma 
e grado sono così diversi che in un caso il metodo ortopedico neiral- 
tro quello operativo debba arrivare ^lUa meta. 

L*Autore descrive due metodi adoperati da lurascz. L*uno consiste 
neir ablazione galvanocaustica della deviazione (già proposta da Vol- 
tolini) Taltro nelPadoperare sistematicamente tamponi asciutti di co- 
tone, i quali sono introdotti giorno per giorno nel naso ristretto. Questo 
metodo secondo PAutore si raccomanda principalmente per deviazioni 
esistenti da breve tempo e di origine traumatica. H. 

LXXIV. — CozzoLiNo di Napoli. — Deviazioni del setto nasale, 
delle ossa e cartilagini nasali. {Il Morgagni, 1886, fase. 3). 

Cozzolino adoperò in otto malati affetti di deviazioni del setto na- 
sale per il raddrizzamento di questo lo strumento raccomandato da 
Jurasz, e questo gli prestò in tutti i casi buoni servizj. Per conservare 
la posizione corretta l'Autore adoperò lo strumento di Adamo, modifi- 
cato così, che le piastre di avorio furono sostituite da altre di caut- 
chouc, che secondo TAutore irrita meno la mucosa nasale. Quasi in 
tatti i casi basta lasciare questo strumento 2-3 giorni dopo T opera- 
zione nel naso per ottenere la permeabilità completa. S. 

LXXV. CozzoLiNo V. di Napoli. — Il lupus primitivo della mu- 
cosa nasale. {Archivj italiani di laringologia^ 1886). 

Cozzolino osservò nel decorso di 8 mesi 5 casi di lupus primitivo 
della mucosa nasale. La sua opinione sopra T eziologia, la diagnosi e 
la cura di questa malattia ò la seguente. 

Consta senza dubbio che vi ò una manifestazione primaria del lupus 
sopra la mucosa nasale, che manifesta il suo effetto distruttore prin- 
cipalmente sopra il setto cartilagineo. Il lupus della mucosa nasale ò 
più frequente di quello di tutte le altre mucose ed è una malattia 



DI OTOJATRIA 143 

pi'imaria non rara della membrana di Schneider, e può confondersi 
colle metamorfosi di sifilide tarda od ereditaria, principalmente se vi 
ha già perforazione o distruzione completa del setto cartilagineo. IL 
lupus della mucosa secondo TÀutore ha un carattere speciale e basta 
osservarne un caso per non confonderlo mai con altre forme. 

L^ unica cura razionale non può essere che locale, come nel lupus 
della pelle, e consiste principalmente nella distruzione dei nodoli per 
mezzo della galvanocaustica, pulitura e disinfezione dei condotti nasali. 

Ogni cura diversa ò inutile, secondo C, e non impedisce Testensione 
del processo che si fa più in superficie che in profondità. L^Àutore ac- 
cenna all'obbligo del dermatalogo di esaminare in ogni lupus della 
faccia o della pelle esterna del naso, la mucosa delle prime vie aeree; 
allora si troverebbero maggior numero di casi di lupus della mucosa 
nasale e non si crederebbe, come finora, cosi rara questa localizzazione 
primaria del lupus. S. 

LXXVI. CozzoLiNO V. di Napoli. — Catarro faringo-nasale artri- 
tico. (Bollettino delle malattie delVorecchio ecc. N. 4, 1886). 

Due osservazioni di catarro faringo-nasale in indiviaui con diatesi 
artritica e la produzione abbondante di croste coriacee nella cavità 
naso -faringea in questi inducono il Gozzolino ad accettare una nuova 
forma di catarro faringo-nasale, T artritica, descritto già prima dai 
Francesi. 

L^Àutore per dar fondamento alla sua ipotesi, oltre gli autori fran- 
cesi, cita anche Mackenzie ma erroneamente, perchò questo nel suo 
trattato delle malattie del naso e della gola egli fa menzione bensì 
del rapporto delT artrite col catarro faringe nasale ritenuto esistente 
da due autori americani e da uno francese , ma conchiude in modo 
chiaro sia poco verosimile. S. 

LXXVI I. Broich M. di Ànovra. — Ein kurzer casuistischer Bei- 
trug zu Tornwaldts Beobachtungeix iiber Erkrankung der 
Bursaphoryngea {Breve contribuzione casuisiica alle osservazioni di 
Tornwaldt sopra le malattie della borsa faringea), l^i Monatschr f, 
Ohrenheilk. N. 5, 6 o 7, 1886. 

Broich trovò nel venti per cento dei casi di malattia della faringe 
e della cavità naso-faringea come causa un catarro della borsa fa* 
ringea. Perciò si vede che le malattie di questa borsa, descritte da 
Tornwaldt non sono rare. Al contrario dell'opinione di Reimer l'Autore 
ritiene che la borsite faringea, non sia autogena ma piuttosto la con- 
segnenza di affezioni croniche od acute del naso o della cavità naso* 
faringea. S. 



144 RIVISTA 

LXXVIII. Keimer di Friburgo. — Gasnistische Mittheilugen ùber 
die Erkrankungen der Bursa pharyngea. (Oomim^'cazionì casui- 
stiche sopra le malattie della borsa faringea). In : Monatsschr f, Ohren^ 
heilk. N. 6, 6 e 7. 1886. 

Keimer pubblica 8 osservazioni , le quali confermano la nosografia 
fatta da Tornwaldt delle malattie della borsa faringea. In questi casi 
fu ottenuta la guarigione colla terapia proposta da Keimer. Quanto 
alle affezioni nasali congiunte colla borsite faringea, e delle quali Torn- 
waldt cerca T origine nella borsa, T Autore osservò nei suoi casi che 
non c^ò questo rapporto. Anzi cessati tutti gli altri sintomi l'affezione 
nasale doveva èssere curata separv.tamente, per farla scomparire. Inol- 
tre pubblica un caso in cui si ebbe il complesso di sintomi di bursite» 
mentrechò mancava la borsa. Le croste formantisi sempre di nuovo 
sul luogo della borsa erano cagionate da una rinite cronica, la di cui 
abbondante e vìscida secrezione si era fatta strada dai turbinati medj 
ed inferiori alle parti laterali della faringe e dal margine superiore 
della coana alia parte mediana elevata per T eminenza della protube- 
ranza anteriore dell* atlante. Qui aveva assunto T apparenza come di 
borsite faringea. Non basta dunque la presenza di secreto conden- 
sato in croste per diagnostìzzare una malattia della borsa, soltanto il 
sondaggio dà una risposta sicura. S. 

LXXIX. GoTTSTEiN I. di Breslavia. — Zur Opera tion der ade- 
noiden Vegetationen im Nasenrachenraum. (L'operazione delle 
vegetazioni adenoidee nella cavità naso-faringea). In: Berlin, Wb- 
chenschr. N. 2, 1886. 

L'Autore descrive uno strumento per rimuovere vegetazioni adenoidee 
dalla cavità naso faringea. Esso è costituito da una lama a finestra 
della forma di una sezione di pera colla parte larga, volta in alto è 
la parte ristretta continuantesi in basso col manico orizzontale me- 
diante una breve curvatura ad angolo retto, arrotondato all'indentro 
ed all'infuori, per modo che il coltello stia in direzione frontale al 
manico e non di fianco come quello di Lange. Gottstein passa collo 
strumento abbassandone il manico, allMndieiro del velo, premendolo 
nel luogo dell'operazione fortemente contro la parete della faringe, 
cosi che le vegetazioni si facciano strada attraverso delle aperture 
della finestra, allora le taglia con un forte movimento alTingiù. 

S. 



DI OTOJATRIA 145 

LXXX. LòWENBERQ B. di Parigi. — Ueber Exstirpationder ade- 
noiden Wacherungen im Nasenrachenrauxne nebst Besohrel- 
bungeines neùnen Instrumentes zu dieser Operation. (La estirpa^ 
zione delle vegetazioni adenoidee nella cavità naso faringea e* descri- 
zione del suo nuovo strumento per questa operazione)» In: Deutsche 
mes. Wochensch, N. 16, 1886. 

Lòwenberg costitaì per rimuovere vegetazioni adenoidee un coltello 
tagliante coirorio interno protetto. Il sistema di protezione copre lo 
strumento durante Tatto dellMntroduzione. Introdotto lo strumento 
nella cavità naso-faringea e tolta per un meccanismo la protezione, il 
coltello è libero per Toperazione. Il coltello si muove quasi come una 
pialla da destra a sinistra e dalTalto in basso. La protezione tutela 
gli organi vicini, parete della faringe e tuba d^Eustachio durante l'o« 
perazione, la cavità orale durante il passaggio dello strumento da le- 
sioni e rende possibile ropern'/..one anche ad inesperti. H. 

LXXXI. Ghatellier H. — De quelques accidents , qui accoxn- 
pagnent les tumeurs adenoides du pharynx. (Di qualche acci' 
dente, accompagnante i tumori adenoidi della faringe). In : Annal, des 
mal. de Voreille, ecc. N. 1, 1886. 

I sintomi accessori! delle vegetazioni adenoidee descritti da Ghatel- 
lier sono: 1.^ Infiammazione: in tutti i casi osservati da lui si trovarono 
chiari sintomi di infiammazione, talvolta di grado maggiore, talvolta 
di grado minore; 2.® faringite sotto la forma di faringite granulosa; 
3.^ alterazione della forma nasale; 4.^ alterazione della forma del petto. 
Ghe questi sintomi dipendono dalla ostruzione della cavità naso-fa- 
ringea , .«i spiega dal loro scomparire dopo V ablazione delle vegeta- 
zioni. H. 

LXXXIf. Grancher. — Un nouveau signe des tumeurs adenoi- 
des du pharynx nasal. (Un nuovo sintomo dei tumori adenoidei 
della faringe nasale). In : Annal. des mal. de Voreille, ecc, N. 5, 1886. 

Grancher accenna alla differenza della respirazione negli ammalati 
con vegetazioni adenoidee secondo che respirano colla bocca aperta o 
chiusa. Nel primo caso si ha respirazione costo- addominale, nei se- 
condo respirazione per mezzo coste superiori e Tingresso deiraria non 
basta. Nella ascoltazione si sente debole e poco chiara la respirazione 
Vescicolare. H. 

LXXXIII. LicuTWiTZ. — Destroubles de la voix articulée dans 
les affections du voile du palais de la cavité naso-pharyn* 
glenne e des fosses nasales. (/ disturbi della voce articolata nelle 
affezioni del velopendolo nella cavità naso-faringea e delle fosse na- 
sali]. In: Revv^ mens, N 4, 1886. 

L^Autore accenna che i disturbi della voce cagionati per processi pa- 
tologici sono crdinariamente troppo poco differenziati. Lichtwitz di- 



i46 RIVISTA 

stingue, secondo Kassmanl, due disturbi: La rinolalia chitisay se la 
comanicazione frala parte inferi re della faringe e la parte superiore 
del naso invece di essere aperta è chiosa; la rinolalia aperta , se la 
comunioazione è aperta dove dovrebbe essere ctiiusa. Nella rinolalia 
chiusa si deve distinguere se c*ò un impedimento polla emanazione 
delle onde sonore senza stringimento o con restringimento delle ca- 
vità. La rinolalia aperta si trova nelle perdite di sostanza , nelle pa- 
ralisi e paresi del velo palatino, nelP edema e nella infiltrazione^ nei 
disturbi meccanici della motilità e finalmente nella atrofia congenita 
del velo palatino. H. 

LXXXIV. KiRMissoN H. — Tumeurs néoplastique des fosses na- 
sales. (Tumore neoplastico delle fosse nasali)» In: Gaz, des Hóp. Nu- 
mero 3, 1886. 

Kirmisson, basandosi sopra due casi, nei quali per sbaglio neoplasmi 
maligni, furono ritenuti polipi e trattati come tali, accenna ai pericoli 
che da ciò ne derivano, e dà qualche cenno in riguardo alla diagnosi 
difTerenziale. Indi TAutore descrive Toperazione di un tumore del naso, 
che traeva origine dal setto vicino aU^orillcio esterno e che fu rimosso 
col galvano-cauterio. S. 

LXXXV. TiLLAUx M. — Fibromyxoxne da pharynz nas&L Extir- 
pation par la voie palatine. {Fibromixoma della faringe nasale. 
Estirpazione per la via palatina. In: Gaz, des Hóp. N. 2, 1886. 

Tillaux iiferi>ce Toperazione di un polipo della cavità na>o»faringea, 
impiantato nella parte inferiore deirestremità posteriore del setto na- 
sale, per mezzo di spaccatura del velo palatino. 

La ri anione di questo si effettuò in 5 giorni, la guarigione completa 
in dieci giorni. 

L*esame istologico del tumore dimostrò struttura mixomatosa nella 
parte nasale e fibrosa nella parte faringea. S. 

LXXXVL CuRCHiLL M. — Post nasal fibroma in a child. (Fi- 
broma naso- faringeo in un bambino). In: The Lancet, Voi. I, N. 4, 1886. 

Curch 11 presentò alla Società patologica di Londra un fibroma, le- 
vato dalla cavità naso -faringea di un ragazzo di 8 anni. Il tumore era 
impiantato per mezzo di un peduncolo alla superficie superiore del 
velo palatino, ed aveva due processi digitali, che s'estendevano fino 
alle narici. Il tumore era pendente sopra Tapertura superiore della 
laringe ed aveva, a quanto appariva, impedito il pieno sviluppo del 
ragazzo. All'esame microscopico si mostrò un reticolo fino di fibrille, 
con poco tessuto mucoso. Il carattere mixomatoso era più chiaro nei 
suddetti processi. S. 



DI OTOJATRIA 147 

LXXXVII. Gapart di Bruxelles. — Polypes fibreux naso-pha- 
ryngiens, guérison par Pelectrolyse. {Polipi fibrosi della cavità 
naso'fartngea, Qtiarigione per Velettrolisi ). — Communicatìon faite à 
VAcademie. 

Capai t rifer scd dae casi, in cui per mezzo deirelettrolisi scompar- 
vero graudi polipi fibrosi della cavità raso- faringea. Io uno dei casi 
in cai si era tentato inutilmente di rimuovere il tumore secondo il 
metodo di Gussenbauer, fu ottenuta la guarigione in due mesi. 

Nel secondo caso riuscì la distrazione del gran tnmore in 7 sedute. 
L*ttso dell'elettrolisi è molto semplice. Due elettrodi sMntroducoco 
pel naso nel tumore , il terzo curvato dalla faringe. Ordinariamente 
bastò Tuso di 4*6 elementi. La sìngola seduta durò 10-20 minati. 

S. 



148 



RIVISTA D'ANATOMIA PATOLOGICA 



per il Dottor NINO GAZZANIGA 



1. Andry I. — I tumori dei plessi coroidei, 

2. Tirket Oh. — Studio sulle condizioni anatomiche dell'eredità della 
tubercolosi, 

3. Giraud M. — Sopra un osteo-sarcoma dell* estremila inferiore del 
femore destro in bambino di i2 anni — Tumore del peso di sei 
chilogrammi^ accompagnato da ipertermia locale e generale, 

4. Co ud ara in R. — Fratture del bacino y rottura dell'uretra e lacera- 
zione della vescica, 

5. Cadeac e Mal et — Sulla trasmissione delle malattie infettive per 

mezzo dell'aria espirata, 

6. Lacroix I. — Fibroma della dura madre che comprime la parte 
posteriore del lobo temporale destro in donna epilettica morta per 
tisi polmonare. 

7. Bard e Tellier — Aneurismi dell' aorta addominale aperti nella 
pleura, 

8. Coudamin R. — Sopra una ciste dermoide del cuojo capelluto del 
volume di un mandarino posta a livello della fontanella ante - 
riore. 

9. Bucquois M. — Studio clinico sull'ulcera semplice del duodeno. 

10. Landouzy e Dejerine — Nuove ricerche cliniche ed anatomo^pato- 

logiche sulla miopatia atrofica progressiva, 

11. Arthaud G. — Considerazioni sulla classificazione dei tumori del 

testicolo. 

12. Jeannel — Sagrfio sulla patogenesi dei vizi di conformazione del- 

l'ano e del retto, 

I. Andry. — Les tumeurs des plezus choroides. (/ tumori dei 
plessi coroidei), la: Revue de médecine, 1886. 

I tumori dei plessi coroidei sono rari ; ne esiste un certo numero di 
osservazioni della scienza ed ò appoggiandosi appunto su venticinque 
casi conosciuti che TAutore ha potuto presentare un lavoro abbastanza 
completo suirargomento. 

Questi tumori hanno sede a livello dei ventricoli laterali, del quarto 
ventricolo; più raramente del terzo; più di frequente si trovano a li- 
vello dellMnspessimento naturale che presentano i plessi dei ventricoli 
laterali quando essi attorniano il corno posteriore* Essi sono dovati a 
sviluppo esagerato, sia d*an elemento anatomico normale dei plessi 



d'anatomia patologica 149 

(tumori epiteliali, vascolari, psammomi, fibromi, miomi , lipomi): sia 
di tutti gli elementi (ipertrofia semplice); sia ancora di elementi estra- 
nei a qaesti plessi (osteomi, condromi, tabercoli, cisti idaticbe, cisti- 
cerchi). 

Non si riprodacono mai ad altri organi, a meno che non trattisi di 
tabercoli; possono essere molteplici ed allora frequentemente si ac- 
compagnano ad idrocefalo ventricolare. 

In certi casi la malattia resta latente per tutta la vita; si scoprono 
per caso airautossia, e non presentano alcun rapporto coi fenomeni 
osservati durante la vita; altre volte il tumore si scopre nelle ultime 
ore o negli ultimi giorni della vita per qualche fenomeno cerebrale 
(cefalea, coma, delirio). Più di frequente il quadro clinico presenta un 
decorso subacuto o cronico. 

« Nel primo caso, l'ammalato presenta al principio fenomeni di ec- 
citazione; poi sopravviene negli ultimi giorni della malattia, depres- 
sione nelle forze intellettuali e fisiche , che termina col coma. Nella 
forma cronica, si trovano questi due periodi, ma i sintomi sono, in 
qualche caso più vaghi al principio; e ciò sovente accade nei dementi 
e negli epilettici ». In questi casi pure si possono notare sintomi di 
vicinanza (poliuria, diabete, atassia cerebellare); ma nò disturbi dM- 
deazione, nò disturbi motori (paralisi, contratture, atassia) nò disturbi 
nella sensibilità (anestesia, dolori lancinanti, ecc. ecc.), nò disturbi sen- 
soriali (cecità, sordità) nò disturbi dei riflessi, nò disturbi trofici o vi- 
scerali (vomiti ecc.) nulla, in una parola, caratterizza clinicamente que- 
sti tumori. Cosi la diagnosi ò pressochò impossibile, e La morte può 
avvenire per divers* meccanismi. In qualche caso essa sembra dovuta 
alla sede del tumore che comprime il quarto ventricolo e lede il 
nodo vitale. Abitualmente essa ò il fatto delPidrocefalo grave, che au- 
menta senza posa e gli ammalati sembrano soccombere per una vera 
apoplessia sierosa. Altre volte ò una malattia intercorrente che porta 
via Tammalato, così una tisi, una bronco-pneumonite , una scarlat- 
tina ». 

II. FiRKET Ch. — Étude sur les conditions anatomiques de 
Thérédité de la tubercolose. (Studio nulle condizioni anatomiche 
deWeredità della tubercolosi). In: Revue de Médecine, 1, 1887. 

Dimostrata la contagiosità e Porìgine parassitaria della tubercolosi, 
lo studio dell'eredità di questa malattia venne fondato su nuove teorie^ 
sulla trasmissione cioò dfl germe tubercolare al feto sia per mezzo 
dello sperma o deirovolo, sia per mezzo della circolazione placentare. 

L^Autore prende in considerazione queste teorie dichiarando la se- 
conda più verosìmile e più probabile. Esamina quindi i recenli ed ac- 
curati lavori di Koubassof e di Todor sul passaggio dei batteri car- 
bonchiosi dalla madre al feto per mezzo della placenta e crede che 
per analogia si possa pur ammettere tal passaggio anche per il ba- 



150 RIVISTA 

cillo delia tabercolosi. Ma perchò ciò possa avvenire btsagaa che il 
bacillo tubercolare, come il carbonchioso, si trovi liberamente nel san- 
gue materno; ciò che non fa peranco dimostrato. L* Autore con critica 
sagace e con non comune sapere discute poi la dottrina dell'infezione 
bacillare del sangue nella tubercolosi ed appoggiandosi ad un rilevante 
numero di autossie di tubercolosi asserisce in modo assoluto che nella 
maggior parte dei casi ne mancano i segni anatomici. Per questo 
crede che colle attuali conoscenze suU'eredità della tubercolosi si pos- 
sono soltanto accettare le seguenti conclusioni: 

1.^ La trasmissione d^una malattia dalla madre al feto per mezzo 
della placenta non si osserva che nei casi in cui vi ha infezione del 
sangue, sia per malattie veramente parassitarie (carbonchio) o solo 
supposte tali (sifilide). 

2,^ Nel maggior numero dei casi di tubercolosi polmonare cronica 
non si può ammettere finora Tinfezione bacillare del sangue, condizione 
essenziale d'infezione parassitaria del feto per mezzo della placenta. 

3.^ LMnfezione tubercolare congenita per mezzo della placenta deve 
essere considerata come possibile; non interessando però la tuberco- 
losi congenita in modo speciale il polmone, sede prediletta della tu- 
bercolosi primitiva, sembra provare che la tubercolosi polmonare pri- 
mitiva non sia dovuta ordinariamente ad infezione congenita per mezzo 
della circolazione placentare. 

III. GiKAUD M. =— Note sur un ostósarcome de rextréxnité iu- 
férleure du féxnur droit chez un enfant de douze ans. Tu- 
.meur du poids de 6 kilogr., s*acoonipagnant de fièvre et de 
temperature locale élevée ( hy perthermie dee nóoplasmes). 

(Nota sopra un osteosarcoma delVeslremità inferiore del femore destro 
in un bambino di i2 anni. Tumore del peso di 6 chilogr,, accompU' 
gnato da febbre e da temperatura locale elevata (ipertermia dei tu- 
mori)). In: Lyon medicai, N. 19, 1887. 

I tumori maligni nei bambini si presentano di frequente in modo 
assai diverso che negli adulti. Decorrono rapidamente, raggiungono in 
breve dimensioni considerevoli e non si trapiantano nelle ghiandole 
linfatiche vicine. La particolarità però di maggior rilievo è la febbre 
e ripertemia locale che li accompagna dall' inizio fino al termine 
del loro decorso. Nel caso riferito dairAutore in un ragazzo do lioenne, 
un osteosarcoma teleangectasico del ginocchio destro raggiunse in un 
anno un volume cosi notevole da pesare sei chilogr. e da misurare 
83 centimetri di circonferenza. Si mantenne però sempre alla sede 
primitiva; non si riprodusse alle ghiandole linfatiche nò ha infettato 
Torganismo. La febbre che ebbe il paziente oscillava fra 88-39 centigr. 
Fra il tumore e la parte simmetrica dell* arto opposto esisteva una 
differenza di temperatura di due, tre centigr.; temperatura che presa 
in diversi punti del tumore, si mostrava più elevata nelle parti peri- 



d'anatomia patologica 151 

feriche che nelle centrali. Ciò concorda colle idee espresse da Estlan- 
der, Yernuil, Parizot ecc. ecc. che ciuò IMpertermia dei tumori ò in 
rapporto coi loro rapido sviluppo e che ò maggiore alla periferia per- 
chè qaivi ò più attiva la proliferazione cellulare. 

IV. CoNOAMiN M. R. — Fractures du bassin; rupture du canal 
de Turèthre; éclatement de la vessie. {Fratture del bacino; rot» 
tura del canale uretrale; lacerazione della vescica). In: Lyon Medicai. 
N. 11, 1887. 

In un vetturale caduto dalla carrozza in istato d' ubbriachezza , 
l'Autore ha riscontrato lesioni al perineo, allo scroto, alla parte in- 
terna della coscia ed una ferita airinquine sinistro per la quale collo 
specillo si potevano sentire dei frammenti ossei. Air ospedale visse 
poche ore dopo Taccideate, in uno stato comatoso grave: non emise 
mai orina o sangue dall'uretra nò presentò segni fisici che ne rivelas- 
sero nella vescica. La necroscopia, eseguita dairAutore ha spiegato la 
fenomenologia dimostrando quanto segue: distacco della pelle e tes- 
suto cellulare sottocutaneo dalla linea alba al terzo superiore della co- 
scia; spandimento di sangue sotto Taponeurosi del grande obliquo; rot- 
tura dei legamenti pubici e distacco delle ossa pubiche; a destra, frattura 
della branca orizzontale e discendente del pube ad un centi m. e mezzo 
airinfuori della spina pubica; a sinistra, identica frattura in due fram- 
menti; leggera diastasi delTarticolazione sacro-iliaca. Integrità completa 
dei vasi crurali. Legger spandimento di sangue nel piccolo bacino; rot- 
tura del canale uretrale per modo che i due monconi distano fra loro 
per sei centimetri. Questa rottura avvenne nel punto dove T uretra 
attraversa il legamento di Carcassone, per cui ò giusta l'idea dell' Au- 
tore che cioò il canale uretrale si ò tagliato contro l'aponeurosi media. 
La vescica affatto vuota presentava nella parte posteriore superiore 
una rottura della grandezza di cinque centimetri circa. Nessuna trac- 
cia di orina nel cavo peritoneale. La vescica, probabilmente assai di- 
stesa dall'urina (l'individuo era ubbriaco) si è lacerata per la sover- 
chia pressione che su di essa hanno esercitato le ossa fratturate della 
parte anteriore del bacino e l'orina asettica versata nel peritoneo venne 
completamente assorbita. Le recenti esperienze di Vincent confermano 
questa spiegazione. 

V. Gadéag M. M et Malbt. — Sur la trasmission des maladies 
infectìeuses par l'air ex pire. {Sulla trasmissione delle malattie 
infettive per mezzo dell'aria espirata). In: Lyon Medicai. N. 14, 1887. 

Gli Autori, colpiti dall'importanza cbe ancor oggidì si attribuisce 
all'aria nella trasmissione di alcune malattie contagiose, hanno atten- 
tamente ricercato quanta parte abbia l'aria espirata nella trasmissione 
delle malattie riputate contagiose per l'atmosfera e quindi capaci di 
essere trasmesse per le vie respiratorie. I loro studj furono però ri- 



152 ' RIVISTA 

volti soltanto a due malattie infettive, al carbonchio cioò ed alla va- 
ricella degli ovini. Con numerose esperienze gli Autori cercarono di 
risolvere la questione seguendo duplice via, facendo inalare ad ani- 
mali sani V aria espirata da animali infetti ed inoculando poscia ad 
animali sani Tacqua ottenuta dal condensamento delParia espirata 
dagli animali infetti. Dalle esperienze fatte per il carbonchio, dimo- 
strarono : 

1.^ che Tarla non ò virulenta in quegli animali i cui organi re- 
spiratorj sono sani; 

2.^ che Tacqua ottenuta dal condensamento dell'aria espirata non 
contiene bacterj carbonchiosi e che inoculata non produce mai la ma- 
lattia. 
Per la varicella degli ovini hanno trovato: 

1.® che Taria espirata n >n ò virulenta nò per gli animali sani, nò 
per quelli affetti da malattie delTapparato respiratorio; 

2.° che Tacqua ottenuta dal condensamento delParia espirata non 
contiene microrganismi speciali e che inoculata non trasmette la ma- 
lattia. 

VI. Lacroix M. J. — Observation de fibroine de la dura-xnère 
comprixnant la parile postérieure du lobe temperai droSt 
chez une femme épileptique morte de phthisie pulmonaire. 

(Osservazione d^un fibroma delta dura-madre che comprimeva la parte 
posteriore del lobo temporale destro in una donna epilettica morta per 
tisi polmonare). In: Lyon Medicai. N. 10, 1887. 

In una donna d'anni 58, llglia di nevropatici , sofferente fino dalla 
prima gioventù convulsioni epilettiche, cefalee intense e morta per 
tubercolosi polmonare, TAutore alla necro:jcopia ha trovato il seguente 
interessantissimo reperto: anemia generale della cute, cachessia, tu- 
bercolosi e caverne ai polmoni; fegato grasso. Cranio brachicefalo, con 
assimetria frontale sinistra; ossa sottili con diploe scarsa. Granula- 
zioni del Pacchioni ben sviluppate, anemia cerebrale notevole. Attac- 
cato alla superficie interna della dura-madre, in corrispondenza della 
parte posteriore del lobo temporale destro, trovavasi un tumore del 
volume dMna grossa noce, che comprimeva la sovrastante sostanza 
cerebrale formando come una cavitai il cui fondo era formato dalle 
circonvoluzioni appianate e dalla pia-madre d^ aspetto normale. Il tu- 
more coperto da membrana fibrosa, molle, grigio al taglio e poco va- 
scolare, era interamente costituito da tessuto connettivo. Questo tu- 
more che non produsse sintomi durante la vita della paziente, ebbe 
qualche influenza sullo sviluppo delP epilessia? L^Autore escluse che 
sia stata la causa diretta deirepilessia perchè posto in un punto della 
zona latente del cervello; inclina ad ammettere, appoggiandosi alla 
predisposizione della donna per le nevropatie, che sia stato invece la 
causa occasionale. 



d'anatomia patologica 153 

VII. Bard L. et Tellier S. — Anévrysmes de Taorte abdozni- 
nale; leur ouverture dans la plévre. t Aneurismi dell'aorta ad- 
dominale e lo^o apertura nella pleura). In: Lyon Medicai, N. 13, 1887« 

Gli Aatori, analizzati i casi già descritti nella letter^^tura medica sa 
qaest^argomento e studiati al tavolo anatomico due casi a loro occorsi, 
danno sai meccanismo deirapertura dì tali aneurismi nella pleura le 
due seguenti spiegazioni: in alcuni casi Tanenrisma aumenta di vo- 
lume, atrofizza e distrugge i tessuti sovrastanti, ascendendo così len- 
tamente dall'addome verso il torace ; allora V apertura nella pleura 
non è che la conseguenza naturale della sua posizione. In altri casi in- 
vece Taneurisma rimane nelUaddome, ma giunge egualmente nel cavo 
plearìco perchè rompendosi nel tessuto cellulare sotto-peritoneale, 
posto immediatamente al disotto del diaframma, il sangue per la sua 
pressione riesce a staccare 1 tessuti, a vincere le inserzioni posteriori 
del diaframma ed a giungere così nella pleura. 

Vili. CouDAMiN R. -— Note sur un kyste dermoide du culr 
chevelu du volume d'une mandarino, siegeant au nlveau de 
la fontanelle antérieure. {Nota sopra una cisti dermoide del cuojo 
capelluto del volume d'un mandarino , posta a livello della fontanella 
anteriore). In: Lyon Medicai. N. 13, 1887. 

Le cisti dermoidi del cuojo capelluto sono oltremodo rare; fra le 
altre poi sono rarissime quelle poste in corrispondenza della fontanella 
anteriore. Di queste ultime non se ne ricordano che sei casi, dovuti 
a Giraldós, a Vrany et Th. Neureuter, ad H. Arnot , ad Heurtaux, a 
Lannelongue ed airAutore. Nel caso descritto dalPAutore, la cisti era 
situata appunto sulla linea mediana del cuojo capelluto appena al- 
rinnanzi del bregma; era molle, fluttuante , indolente; alla pressione 
non diminuiva di volume nò arrecava disturbi cerebrali. La sua base 
assai larga aveva uno spessore di 3-4 millim. ed una durezza pres- 
soché ossea. Asportata ed esaminata al microscopio si conobbe il con- 
tenuto interamente costituito da sostanza sebacea, piena di piccoli e 
numerosi peli; la parete formata da sottile strato epidermoidale , so- 
stenuto da derma fibroso dove trovavansi ghiandole sebacee e bulbi 
piliferi; la base invece costituita soltanto da tessuto fibroso assai com- 
patto. L'Autore crede che per la speciale situazione del tumore non si 
possa pensare per la sua genesi ad unUnvaginazione deirectoderma, ma 
che invece si debba ricorrere alla nota teoria di Gohnheim. 

IX. BucQUOY M. — Étude clinique sur Tuloère simple du duo- 
dénum. {Studio clinico sull'ulcera semplice del duodeno). In : Archives 
générales de médecine. Avril, mai, juin 1887. 

Il duodeno , come lo stomaco , può essere la sede della lesione così 
ben studiata e magistralmente descritta da Gruveillrier sotto il nome 
di ulcera semplice. Solamente che mentre Tulcera semplice dello sto- 
Rivista. 10 



154 RIVISTA 

maco si conosce perfettamente quella del duodeno per la sua rarìtà 
e pel suo difficile diagnostico , preoccupa ancora clinici ed anatemi- 
patologi. 

Digià Klinger nel 1861» Falkenbach, Trier nel 1863, Krauss nel 1865 
pubblicarono numerose osservazioni, affermando decisamente che Tul- 
cera duodenale debba avere un capitolo a parte nello studio delle 
malattie del tubo digerente. Le osservazioni ed 1 lavori su questo ar- 
gomento moltiplicarono ; essi vennero dati da Garniet, Morot, Tlellais» 
Nidergang, Alloncle, Ghwostek e tutti tendono a dimostrare che P ul- 
cera duodenale ha proprj caratteri clinici ed anatomici. Dopo aver 
riassunto tutti i lavori conosciuti e pubblicate cinque osservazioni 
inedite, TAutore studia Teziologia, l'anatomia patologica, la sintoma- 
tologia e la cura dell'ulcera duodenale. 

Secondo l'Autore, l'ulcera del duodeno ò dovuta quasi esclusivamente 
ad una infiammazione locale primitiva: e questa teoria, emessa anche 
da Gruveilhier per Tulcera semplice dello stomaco, venne confermata 
recentemente da Laveran e da Gaillard, i quali all'esame microscopico 
di questa alterazione, trovarono al disotto ed all'intorno del fondo 
cieco delle ghiandole del tessuto connettivo di nuova formazione e nu- 
merosi fooolaj di elementi embrionali che mandavano prolungamenti 
alla tonaca muscolare ed .alla mucosa. Questi elementi embrionali, se- 
condo i suddetti Autori, degenerano, si trasformano a poco a poco in 
globuli di pus, e diventati liberi lasciano al loro posto una cavità si- 
mile a quella degli ascessi che dapprima forma una semplice erosione, 
poscia una vera ulcera. L'acidità delle materie contenute nella por- 
zione del duodeno, che è sede quasi esclusiva dell'ulcera, contribuisce 
a' suoi progressi, come il succo gastrico contribuisce ai progressi del- 
r ulcera semplice dello stomaco. Quasi senza eccezione l'ulcera si pre- 
senta al di sopra del punto di sbocco del dotto coledoco e del dotto 
pancreatico. Ciò si spiega per il fatto che solo Ano al detto punto il 
succo gastrico , che passa coi cibi nell' intestino , conserva la reazione 
acida e Fattività digestiva, mentre più in basso la pepsina s'incontra 
colla bile e l'acidità del succo gastrico viene neutralizzata dall'alcali- 
nità del secreto intestinale, cosicchò il succo gastrico diventa inattivo. 

Come nell'eziologia, così nell'aspetto anatomico l'ulcera semplice del 
daodeno somiglia moltissimo a quella dello stomaco. La sua forma è 
frequentemente rotonda ed i mai*gini sono inclinati in modo che. as- 
sume aspetto quasi infundibuliforme. La sua sede è nella porzione 
orizzontale superiore del duodeno; eccezionalmente si trova nella se- 
conda terza porzione, almeno come ulcera semplice, unica; spesso ò 
sL.tuata in tal modo che dal duodeno passa nella mucosa del piloro. 
Ordinariamente ò un* ulcera sola; più di rado parecchie. Quest'ulcera 
è caratterizzata dalla tendenza alla perforazione ed all'emorragia; l'e- 
morragia può verificarsi per diffusione od erosione da parte dell'ul- 
cera all'arteria pancreatica-duoJenale (Kneoht), all'arteria gastro- 



d'anatomu patologica 165 

«piploica (Bodinier), air epatica (Broaissaiss), alla Tena porta (Rayar) 
e perfino airaorta (Stich). 

Delle serie difficoltà diagnosticlie risaltano dal carattere latente della 
malattia durante la maggior parte del sno decorso. L'ulcera dnode- 
nale offre tuttavia sintomi che, senza avere un valore patognomonico 
assoluto, hanno dati abbastanza particolari per permettere di stabilire 
quasi con certezza l'esistenza della lesione duodenale, e Quando un 
ammalato di sesso maschile è preso all' improvviso da emorragie in- 
testinali, che cessano dopo qualche tempo senza dare altri disturbi, 
tranne quelli che risultano da profonda anemia; quando queste emor- 
ragie avvengono con gli stessi caratteri ad epoche più o meno lon- 
tane, lasciando degli intervalli di apparente salate perfetta; quando 
infine dopo le crisi emorragiche il ritorno rapido delle funzioni dello 
stomaco dimostra T integrità di quest'organo, v'ha forte presunzione, 
se non certezza, che le emorragie hanno la loro origine nell'ulcera sem- 
plice del duodeno^ > 

€ L'esito più frequentemente osservato ò la perforazione del duo- 
deno, seguita da peritonite prontamente mortale. La morte può so- 
pravvenire in seguito a ripetute emorragie o ad una emorragia in- 
frenabile. » La prognosi ò sempre grave. La cura identica a quella 
dell'ulcera gastrica. 

X. Landouzy et Dbjerine. — Nouvelles recherches cliniques et 
anatomo-patologiqnes sur la xnyopathie atrofique progres- 
sive. {Nuove ricerche cliniche ed anatomo-paiologiche sulla miopatia 
aXrofica progressiva). In: Revue de Médecine^ novembre 1886. 

In lavori anteriori gli Autori avevano stabilito e che d'ora innanzi 
era un errore togliere dall'atrofia muscolare progressiva mielopatica 
quel gruppo di atrofie a fisonomia clinica speciale, di natura miopa- 
tica, » alle quali essi avevano dato nome di miopatie atrofiche prò- 
ffressive. Avevano creduto del resto di dover descrivere due tipi cli- 
nici e un tipo fdcio-scapulo-omerale (corrispondente alla malattia de- 
scritta da Duchesne col nome di atrofia muscolare progressiva infan- 
tile), nel quale i muscoli della faccia sono atrofici come quelli delle 
spalle e degli arti; un tipo scapulo-omerale, analogo, sintomaticamente 
parlando, alla forma di amiotrofia descritta da Vulpian in certi mie- 
lopatici. » 

Nella loro memoria gli Autori riportano sei nuove osservazioni, di 
cui una seguita da autopsia. Fra queste, alcune dimostrano nettamente 
la lesione intima esistente fra il primo el il secondo tipo; le altre 
stabiliscono, completandosi a vicenda, che i due tipi clinici principali 
della miopatia atrofica progressiva non sono che varianti evolutive 
della stessa affezione. In certi casi, infatti, i muscoli mimici non sono 
atrofici ohe dopo un tempo più o meno lungo dei muscoli delle mem- 
bra; ò il tipo primo tipo, a sintomatologia facciale tardiva. In altri 



156 RIVISTA 

casi, assai più cooiuui, sembrano essere la consegueoza della miopatia 
atrofica progressiva, che principia neiradulto, al contrario di ciò che 
si osserva nell'infanzia, in cai il principio facciale ò la regola. 

Nullameno, benché il secondo tipo non sembri costitaire che un tipo 
temporaneo pure vi sono casi in cui può restare per tutta la vita, come 
dimostra una delle osservazioni degli Autori. 

Anatomicamente la miopatia atrofica progressiva si avvicina alla 
paralisi pseudo-ipertrofica, da cui essa differenzia solo dal punto di 
vista clinico. Dippiù, benché il sistema nervoso centrale e periferico 
siano intatti, benché si abbia integrità assoluta dei nervi e dei centri 
trofici muscolari, certi fatti (simmetria delle lesioni muscolari, eredità 
nervosa, ecc., ecc.) permettono di supporre che v'é forse partecipa- 
zione funzionale del sistema nervoso alla patogenesi della miopatia; 
questa però non é che unMpotesi, perché « tenendosi agli insegnamenti 
anatomo-patologici deir ultima ora, si deve dire che le miopatie sor- 
gono, si svolgono e progrediscono senza neuropatie >. 

XI MoNOD Ch. et Arthaud G. — Considérations sur la classi- 
fication des tumeurs du testìcule. (Considerazioni sulla classi/i' 
cazione dei tumori del testicolo). In: Revue de Chirurgie. N. 3, 1887. 

Il lavoro degli egregi Autori consta di due parti. La prima é una 
concisa, esatta e ben esposta rivista storica delle principali teorie sul 
modo di formazione e classificazione dei tumori in generale. Accennato 
appena alla teoria deireteromorfia (Laennec, Lebert, Cruveilhier), fanno 
un raffronto fra quella di J. Mùller e quella di Virchow. Il primo am- 
mise che i tumori erano costituiti da elementi normali deirorganismo* 
ma se quello stabili questo punto importante, che cioè tutte le produ- 
zioni morbose trovano i loro analoghi in qualche tessuto normale, non 
indicava però in nessun modo il meccanismo di loro formazione, ciò 
che appunto fece il Virchow; osservare le modificazioni della cellula 
allo stato morboso, sostituire alla forma immediata e momentanea 
degli elementi del tessuto ammalato, lo studio delle trasformazioni 
successive che essi possono subire. Idea capitale, soggiungono gli 
Autori, degna di essere messa a lato di quella di Mùller, che conva- 
lida sviluppandola. Senonché T illustre Berlinese ammise che tutti i 
tumori hanno orìgine dal tessuto connettivo; a negar ciò sorsero Robin 
in Francia e Waldayer in Germania, i quali coi loro studi diedero ori- 
gine alla teoria epiteliale del cancro. Coi lavori di Robin suir epite- 
lioma delle sierose, di Lancereaux, che descrisse forme non dubbie di 
tumori endoteliali dei linfatici, del peritoneo, di Gaucher, che descri- 
vendo Tepitelioma della milza mostrò che si sviluppa a spese dell'en- 
dotelio dei linfatici e dei vasi della ghiandola; di Ghambard, che sta- 
bilisce Tendotelioma primitivo dei ganglj; di Waldeyery di Malassez 
che derivano il cilindroma dair endotelio o peritelio , e per osserva- 
zioni personali degli Autori vien definitivamente stabilita la classe 
degli endoteliomi. 



d'anatomia patologica 157 

Ciò posto, gli Autori si domandano se non ò possibile stabilire fra 
qnesti tumori, così classificati, ed i sarcomi volgari , coi quali furono 
per Taddietro confusi, un ravvicinamento qualsiasi. E questo cercano 
di provare: tenendo conto delle serie intermedie esistenti fra i due 
tipi, specialmente dimostrabile nello studio dei sarcomi angiolitici del- 
Taracnoide e dei rapporti che questi tumori hanno coi proprj vasi ; 
cosicchò si potrebbe ammettere che neir inizio di sviluppo dei tumori 
questi possono prendere origine dagli elementi figurati della parete 
vascolare Invocano anche il parallelo che si può stabilire fra la serie 
deirangioma ed il linfe-angioma, fino al sarcoma diffuso passando per 
i linfosarcomi e gli angio-sarcomi ; e Tal tra serie dei tumori epite- 
liali che va dalPadenoma al carcinoma, passando per Tepitelioma vol- 
gare. Da ultimo accennano al fatto che certi epiteliomi recidivano sotto 
forma di carcinoma, mentre certi endoteliomi possono trasformarsi in 
sito od a distanza, in sarcomi diffusi. Espongono quindi come per i 
lavori di Ponflk sopra Tactinomicosi , di Koch sul tubercolo, sulla 
morva, lepra, sifilide ai potò distinguere un'altra classe col nome di 
tumori da infezione e dopo brevi considerazioni espongono la teoria 
di Gohnheim, che si riepiloga colle stesse parole deirAutore: tutti i 
veri tumori sono il risultato d'un vizio di sviluppo embrionale, < Ma 
vero tumore, ò per gli Autori, un organo nuovo che si sviluppa ad una 
fase qualunque della vita post-embrionale e che segue nella sua evo- 
luzione un decorso analogo a quello che segna il suo accrescimento 
al periodo della primitiva organizzazione ». Stabiliscono quindi due 
grandi classi: nella prima sono compresi ì tumori propriamente detti ; 
Bella seconda le neoplasie d'origine infiammatoria o trofica, che pos- 
sono presentarsi qualche volta con una morfologia identica a quella 
dei veri tumori, ma che differiscono sempre essenzialmente per il loro 
decorso, per la loro durata e per la loro evoluzione anatomica. 

Nella seconda parte gli Autori, avendo a guida Tipo tesi di Cohnheim» 
discutono e provano come debbansi classificare i tumori del testicolo' 

Questa seconda parte consta di tre capitoli. Nel primo si descrive 
delle inclusioni fetali e delle cisti dermoidi , che gli Autori ne fanno 
una sol classe col nome di teratomi. Sui tumori misti che occupano il 
secondo paragrafo, gli Autori notano che, tenendo calcolo dei nume- 
rosi esempi che si posseggono di tumori misti del testicolo, non si 
può non convincersi che essi offrano dei tipi che servono di transi- 
zione fra i detti tumori e le cisti dermoidi od inclusioni. Se esiste 
quindi realmente, dal punto di vista della loro struttura generale una 
stretta parentela fra tumuri misti e teratomi , si è tentati ad ammet- 
tere che la loro origine deve anche essere la stessa. Nel terzo ed ul- 
timo capitolo sono analizzati i tumori puri. Di questi gli Autori fanno 
due classi; nella prima collocano quelli che si sviluppano dal foglietto 
medio, cioò i condromi, i misomi , i sarcomi embrionali, gli angiomi, 
^ linfoangiomi , i miomi. Questi furono tutti trovati nella ghiandola 



.'/; 



158 BITISTA 

seminale , ma sono molto rari , almeno s' intende , senssa essere misti 
con parti eterogenee. Si potrebbe del pari sostenere come i tumor* 
puri, per i pochi elementi estranei che vi si trovano, meriterebbero 
a vero dire, di essere considerati come tumori misti. Tatti questi tu-* 
mori appartengono originalmente al foglietto medio e quindi devono 
essere collocati nella grande famiglia dei tumori endoteliali , ciò che 
ò conforme al significato morfologico delle cellule connettive non dif- 
ferenziate. 

Queste idee sono poi sinteticamente svolte dagli Autori, i quali ter- 
minano questo paragrafo dichiarando che per loro conto T ipotesi di 
Gohnheim ò Tespressione di una verità fisiologica. 

Nella seconda classe sono collocati i tumori del testicolo di origine 
endodermica. Questi tumori epiteliali in ragione della loro struttura e 
della loro evoluzione si presentano sotto due forme; la tipica, che ri-' 
corda più o meno la disposizione del tessuto ghiandolare normale; e 
la metatipica (carcinoma), nel senso che questo nome ha dopo i la- 
vori di Waldeyer. 

La forma tipica deir epitelioma del testicolo ò rappresentata dall'af- 
fezione descritta sotto il nome di malattia cistica di quest'organo. 

I tumori epiteliali atipici del testicolo rivestono diverse forme. Qual- 
cuna ò in apparenza assai vicina alla malattia cistica. La più parte 
dei casi descritti sotto il nome di sarcoma cistico f come quasi tutti i 
dstO'adenomi di talun Autore, non sono che fasi più avanzate di mo- 
dalità più atipiche della malattia di Malassez. 

Più comune ò l'epitelioma metatipico vero (carcinoma). Il più so- 
vente esso si presenta sotto forma di un tumore molto diffuso, asso* 
lutamente atipico in tutta la sua estensione, a stroma poco abbondante, 
soggetto a degenerazione mucosa e colloidea, a gangrene parziali, ad 
emorragie multiple (encefeloide degli antichi). La varietà detta scir'» 
rosa^ a stroma composto di elementi cellulari poco abbondanti, ò più 
rara; fu descritta assai accuratamente da Nepreu. Essa presenta di 
sovente la formazione di perle epidermiche, risultanti dall' involuzione 
dell'epitelio canalicolare. 

La qui unita tavola riassume il concetto della seconda parte di questo 
bel lavoro: 



d'anatomia patologica 



159 



a 

o 

9 



Inelasioni fetali. 



» 

OD 

m 



'A 



Gisti deroDOidi. 



co 

a 



S I Tumori endo-ectome- 
§ I sodermici. 

Eh 
I 

m f Tamori mesodermici. 

o 



Epitelioma tipico 
od atipico. 



Endotelioma ti- 
pico od atipico. 



Sarcomatoso. 
M io m atoso. 
Crondromatoso. 
Lipomatoso. 

Crondromatoso. 
Miomatoso. 
Mixomatoso. 
Lipomatoso. 



9 

Pi 
O 

a 

9 

H 



1.® Gruppo. 
Tumori en- 
dodeì*mioi. 



Adenoma { Forma benigna della malattia cistica. 



Epitelioma 
tipico. 



Epitelioma 
metatipico. 



/ • 



1^ 



» 

oa 



co 



Tipo endo- 
teliale. 



2.® Gruppo 
Tumori me- 
sodermici. 



Tipo adulto 

o 
differeaziatoi 



Epitelioma mucoide tipico. 
Sarcoma cistico degli antichi autori. 

Carcinoma reticolato. 
> colloideo. 

» ematode. 

» melanotico. 



Angioma { Angioma e linfo-angioma. 



Endotelioma 
tipico. 



Endotelioma 

metapico 

(sarcoma). 



Tamori 
connettiYì. 



Angioma embrionale. 
Linfo-angio-sarcoma. 
Lìnfo-adenoma. 
Linfoma. 

Sarcoma embrionale. 
Linfosarcoma. 
Endotelioma metatipico 
nucleare. 

Ì Condromi. 
Miyomi. 
Lipomi. 
Fibromi. 



Tamori ( Rabdomiomi. 
mascolari. j Lelomiomi. 



160 RIVISTA 

XII. Ieannel. — Essai sur la phatogénie des xnalformations 
de raniis et du rectum. (Saggio sulla patogenesi dei vizj di con" 
formazione delVano e del retto). In : Revue de Chirurgie n. 3, 5, 1887. 

In questo accurato lavoro l'Autore riprende, coli' aiuto dell' Embrio- 
logia, lo studio anatomo- patologico dei vizj di conformazione dell'ano 
e del retto. Analizza dapprima le teorie patogeniche emerse sull'ar- 
gomento da Treiat, da loUin e Duplay; riferisce poscia e critica le clas- 
sificazioni che di questi vizi hanno fatto Zoster e Gasser; da ultimo 
propone questa sua classificazione fondata sulla pa{ogenesi, in cui i vizj 
di conformazione dell'ano e del retto sono raggruppati in tre classi : 

I. Classe. — Vizj di conformazione che risalgono all'epoca della 
formazione deU'allantoide , dèi fondo cieco dell'intestino della ripie- 
gatura caudale, e dell' atrofia dell'intestino caudale ; ossia anteriori al 
diciottesimo giorno: Questi sono: a) la mancanza del retto, che nel 
maschio si complica sempre colla fistola intestino-vescicale, sovente 
con vizj di conformazione del canale di Wolff e degli ureteri, se la 
mancanza del retto ò totale, e con fistole retto -ves cicali se la man- 
canza del retto ò incompleta; h) certi .restringimenti o atrofie del retto, 
prodotto per esagerata atrofia dell'intestino post-anale ; e) la persistenza 
dell'intestino post- anale. 

II. Classe. — Vizj di conformazione che risalgono all'epoca dello 
sviluppo dell' ano primitivo, ossia posteriori al 18.® giorno, ma ante- 
riori al ventesimo ottavo; questi sono: a) le mancanze dell'estremità in- 
feriore del retto^ dell'ano e dell'uretra profonda, o, per meglio dire, la 
persistenza della cloaca intestinale con mancanza della cloaca interna. 

III. Classe. — Vizj di conformaz'one che rimontano all'epoca della 
divisione della cloaca interna e dell'esterna, ossia posteriori al 28^ giorno; 
questi sono ; a) la persistenza totale della cloaca esterna ed interna ; 
V) la persistenza parziale della cloaca interna e totale dell'esterna (ano 
vulvare, scrotale, ecc.); e) la persistenza parziale della cloaca interna 
Con normale evoluzione della cloaca esterna (fistola retto uretrale con 
ano imperforato); d) persistenza del seno uro-genitale; e) restringi- 
menti del retto e quelli dell'ano con e senza mucosa; f) imperfora- 
zioni o meglio impermeabilità o restringimenti impermeabili del retto 
p dell'ano. 

L'Autore come conclusione pratica del suo lungo lavoro ricorda per 
la diagnosi i seguenti precetti: 

1.^ Che la mancanza totale o parziale del retto, si distìngue dalle 
imperforazioni e dalle atrofie del retto, per la costante coesistenza nei 
maschi colla fistola intestino-urinaria, nelle femmine coU'ano valvare; 

2.^ Che mancano segni per diagnosticare a quale altezza si trovi 
la porzione terminale dell' intestino nei casi di imperforazione o di 
atrofia del retto; 

3.^ Che nei casi di mancanza del retto se v'ha fistola intestino-ve- 
scicale allora l'intestino è elevato; se invece vi ha fistola uretrale, al- 
lora l'intestino è in basso e bisogna cercarlo sul perineo; 

4.*^ Che la diagnosi delle fistole intestino-vescicali e delle retto-ure- 
trali, è difficilissima a farsi e che deve solamente fondarsi sui sintomi 
che servono a differenziare l'ematuria dall'aretrorragia. 



161 



^-A-IÒIET-A. 



A proposito di un annunziato Decreto riguardante le 
esercenti Illegalmente da IiCTatricl. — Dopo i farmacisti le 
levatrici, dopo queste yerranno i medici e chir arghi che illegalmente 
esercitano Tarte, ed ai quali un esame praticOj cui presiederà la com^ 
miserazione, concederà di fare quanto la legge concede a chi abbia 
per lunghi anni atteso agli studj, superato esami, sostenute spese, pa- 
gate tasse; incomodiixìiiì che qneglino non hanno avuto. 

Il dott. Belluzzi, egregio DioCtore della Maternità di Bologna, ha 
fatto assai bene ad alzare la voce , e noi volentieri ne ripetiamo qui 
le parole, col desiderio , non diciamo speranza , che quelle non siano 
fiato perso. 

La istruzione delle Levatrici in Italia era buona in alcune città, 
come ad es. a Torino, a Pavia, a Milano, a Venezia, a Firenze, ecc., 
era difettosa o mancante in varie Provincie, come nell'ex Stato Ponti- 
ficio (forse Roma eccettuata) , in cui non esisteva nemmeno una Sala 
per le partorienti, ove potessero le studenti ostetricia venire ammae- 
strate, e tuttavia dopo 3 o 4 mesi di istruzione teorica le aspiranti 
ottenevano il diploma di libero esercizio, senza avere visitato nem- 
meno una gravida. Solo nel 1860 fu presa qualche provvidenza anche 
in queste località , poiché il Governatore delle Romagna istituì in Bo- 
logna una Clinica ostetrica ed una Maternità , nei quali Istituti i gio- 
vani studenti e le aspiranti levatrici cominciarono nel 1862 a profit- 
tare. Nel 1870 poi la Facoltà medica della Università di Bologna fece 
un Regolamento, col quale il corso di ostetricia per le levatrici fu 
portato ad un anno solare, per 4 mesi teorico, e per 8 teorico-pratico. 
La quale disposizione recò buoni frutti, ed infatti le levatrici che fu- 
rono patentate dopo tale epoca riuscirono senza confronto molto su- 
periori alle antecedenti. Ma un più notabile progresso fu portato alla 
Istituzione dal provvido Decreto Reale 10 febbraio 1876, N. 2957 S.« 2.'' 
ed annesso Regolamento , col quale si uniformava tale istruzione per 
tutto 11 Regno, obbligando le aspiranti, per essere ammesse a tale stu- 
dio, a sostenere un esame sul programma della 3.*^ elementare, e por- 
tando a 2 anni scolastici, la durata del corso teorico-pratico di oste- 
tricia per le levatrici, da praticarsi in uno stabilimento di partorienti* 
Il medesimo Regolamento poi, riguardo a quelle esercenti abusivoi le 
quali non avrebbero mai avuto T idoneità per intraprendere un tale 
studio, e non volendo privare i Comuni massime di campagna di quel 
qualunque servizio ostetrico, del qi^ale erano provvisti, recava la di- 



1G2 • VABIETA 

sposizione transitoria che fino al 1879, le dette empiriche, che avevano 
servito per un quinquennio un Comune , con soddisfazione del mede- 
simo potevano essere ammesse ad un esame pratico. 

Il suddetto Regolamento fa accolto in Italia con molta soddisfazione 
dagli insegnanti ostetricia* Infatti il richiedere che lo aspiranti leva- 
trici dovessero sostenere un esame di 3.* elementare, era un rialzo nella 
condizione delle Alture levatrici, dalle quali venivano cosi escluse le 
ignoranti, le analfabete e le donne della infima elasse sociale. L*esi- 
gere poi un corso di duo anni scolastici presso Cliniclie ostetriche o 
maternità aventi almeno un 120 parti air anno , ove era dato loro di 
fare uno studio serio ed una vera pratica dei parti, recava una gran* 
dissima utilità, ed invero dal 1876 ad og^i in questo decennio é uscito 
dalle scuole ostetriche del Regno buon numero di levatrici , con soda 
istituzione teorico-pratica, le quali sono riescite di reale vantaggio , 
non solo alle partorienti della città, ma altresì delle campagne, non 
perchò sieno stati molti i Comuni rurali, i quali spontaneamente ab- 
biano cercato levatrici di recente patentate, ma perchò alcuni Consigli 
Provinciali sanitari, come ad es. quello di Bologna, forti del suddetto 
Regolamento e deirobbligo che hanno i comuni di provvedere pei po- 
veri al servizio sanitario anche ostetrico, ne costrinse non pochi , nei 
quali non vi erano che empiriche, a provvedersi di levatrici patentate. 
E che S. E. il Ministro della pubblica Istruzione fosse sempre persaaso 
dell* importanza della coltura delle levatrici -si desume altresì dalla 
Circolare che dirigeva nel 1882 ai aignori Prefetti, perchò « invitassero 
« gli ispettori scolastici a tenere più alta la misura dell'esame, perchò 
€ fossero ammesse agli studj universitarj di ostetricia solamente quelle 
e candidate, che dessero prova sicura di suficiente istruzione.» Delle 
quali saggio disposizioni gli inseganti si compiacevano, in prova di che 
comparvero fra di noi in questi ultimi anni Manuali di ostetricia per 
le levatrici molto ben fatti, poichò uomini distinti non sdegnarono di 
occuparsene, come un Minati , un Grillenzoni , un Cuzzi. Neil* anno in 
corso poi, per cura di quest'ultimo, ò anche sorto un giornale di oste- 
tricia per le levatrici, destinato a tener vivi nella memoria delle eser- 
centi mediante la narrazione di casi pratici, i precetti della scienza 
studiata, e nel quale le più distinte fra di loro possono rendere pub- 
blica qualche osservazione, sicchò l'Italia anche nel rapporto della 
istruzione delle levatrici, si era messa a livello delle altre nazioni ci* 
vili : quando con molta meraviglia si ò veduta annunziata nei giornali 
politici prossima la pubblicazione di un Decreto combinato fra 11 Mi- 
nistero dell' interno e della pubblica istruzione, col quale « sarà accor- 

< data alle donne esercenti abusivamente da levatrici almeno da 10 
«anni, anche se analfabete, di regolare la loro posizione, mediante 

< esame pratico da subirsi in una delle scuole di ostetricia delle Uni- 

< versità italiane. > La quale disposizione , ove abbia effetto , sarà di 
gravissimo danno alle partorienti, specialmente delle campagne, le 



VARIETÀ 163 

quali sarebbero assistite (se cosi può dirsi) da empiriche ignoranti , 
le qnaliy oltre agli errori commessi durante l'assistenza del sopra parto, 
non conoscendo e non praticando T odierna antisepsi, inconsciamente 
sarebbero cansa di diffusione di malattie infettive fra le puerpere. Che 
se oggi esercitano a loro rischio e possono essere punite, ove qualche 
disgrazia avvenga in seguito al loro esercizio illegale, non lo potreb- 
bero più dopo il suddetto esame. 

Il nominato Decreto sarebbe pure di danno alle novelle levatrici 
patentate dopo lungo stadio e sacrifizi sostenuti, le quali si vedreb- 
bero preclusa la via ad onesti collocamenti in condotte ostetriche. Non 
sarebbe utile (sebbene di utile malinteso) che al bilancio di quei Co- 
muni, quali essendo in flagrante opposizione alla legge aXmeno da 10 
anniy per ciò che riguarda il servizio sanitario ostetrico, non avendo 
provveduto levatrici approvate , vedrebbero ad un tratto premiata la 
loro disobbedienza. 

È vero che nel summentovato annunzio ò detto che « il permesso di 
€ esercizio alle citate empiriche sarà limitato al Comune, ove presen- 
< temente esercitano, e ove non esista nna levatrice regolarmente pa- 
« tentata.» Ma non per questo il suddetto decreto sarebbe di meno 
danno, infatti sino p. es. mille i Comuni in Italia (saranno certamente 
di più) (1) nei quali vi sono esercenti ostetricia abusivamente, saranno 
mille Comuni nei quali le povere partorienti non saranno assistite a 
dovere, saranno mille condotte per lo meno soppresse ad un tratto 
per le levatrici patentate, e se in -qualcuno di quei Comuni vi fossero 
patentate avventuriere, ò dubbio molto sieiu preferite, per ragione 
della spesa maggiore che importerebbero. 

È vero ancora che per essere approvate queste empiriche, dovrebbero 
sostenere un esame pratico, e gli esaminatori potrebbero respingerle: 
molti di questi però, vedendo la tendenza del Governo alle facilita- 
zioni, ne seguirebbero l'esempio, tanto più che non mancherebberu le 
raccomandazioni e le pressioni massime dei Comuni interessati, i quali 
probabilmente sono quelli che, per mezzo di qualche persona influente, 
hanno fatto credere ai nominati Ministri essere necessario di legaliz- 
zare la posizione delle suddette empiriche, mentre la verità ò che non 
vi ha bisogno alcuno di far ciò, perchò contando anche solo dal 1878, 
sono più di 10 anni che sono state date alla società levatrici istruite, 
e che ogni anno buon numero di esse continuerà a venir fuori dalle 
scuole di ostetricia del Regno, disposte , anzi che hanno duopo di una 
condotta, in vista della quale hanno e studiato e speso non poco, do- 
vendo la maggior parte mantenersi lontane dalla famiglia. 



(1) Infatti dopo la consegna alla stampa del presente articolo appresi dal- 
Tnltima statistica sanitaria del Regno che il numeiK) dei comnni mancanti di 
levatrici patentate ò di 2872. 



164 VARIETÀ 

A provvedere ad aa regolare servizio ostetrico basta che i Prefetti, 
quali presidenti dei Consigli Provinciali sanitari, in proporzione che 
vi sono levatrici patentate disponibili, cerchino sieno eliminate dai 
Comuni le esercènti illegali , invece che un esame pratico regolarizzi 
la loro posizione (1). 

Ingegoeri sanitari. — Ritenuta la necessità di migliorare la' 
pubblica igiene e di renderne più efficace la sorveglianza nei comuni 
del Regno dove sovente son trascurate le norme stabilite dalla legge 
e dai regolamenti suiredilizia sanitaria; ritenuto che alPuopo occorrono 
persone di speciale competenza, con R. decreto del 14 luglio ò stato in- 
stituito alla dipendenza del Ministro deirinterno un ufficio d'ingegneri 
sanitari, 

Quest^ufficio sarà composto di 5 ingegneri, i quali saranno scelti con 
Decreto Reale fra quelli facenti parte del Consiglio superiore e dei 
Consigli provinciali di sanità giusta la legge 30 giugno scorso, n. 4617 
(serie 3*). — Saranno affidate al suddetto ufficio le attribuzioni con- 
ferite alla commissione instituita col R. decreto del 13 novembre 1885 
n. 3536 (serie 3*). — Oltre al compito del servizio centrale si commat- 
terà a ciascuno degl'ingegneri componenti il suddetto ufficio e degli 
altri ingegneri facenti parte dei Consigli provinciali di sanità P inca- 
rico di visitare quei comuni che fossero in istato di evidente malsania 
e di fare studi e proposte su tutto quanto abbia attinenza al migliora- 
mento igienico delle popolazioni urbane e rurali. 

La nuova istituzione si propone senza dubbio di favorire la pubblica 
igiene e il buon servizio sanitario; ma certamente sarebbe stato me- 
glio incominciare dal formare la scuola per gìHngegneri sanitari, poiché 
in nessuna delle nostre Scuole dMngegneria s'insegna Pigione, neppure 
i rudimenti. E ciò tanto più ò necessario che quest'ufficio degringegneri 
avrebbe facoltà che non hanno i Consigli provinciali, che non ha il'Con- 
siglio superiore, che sono corpi meramente consultivi. In oltre quest'in- 
gegneri dovrebbero prendere il posto de' medici igienisti o sanitari, che 
dir si voglia: ma Tigiene e nelle sue noroQe e nelle sue applicazioni non 
istà tutta nell'ingegneria! Ciascuno al proprio posto; ò la conseguenza 
logica del grande principio della divisione del lavoro. 

I piccioni viaggiatori nelle esercitazioni di Terona. — 

Non sono senza importanza per la fisiologia comparata le meraviglie 
di velocità e di memoria dei piccioni viaggiatori. Curiosi e nuovi espe- 
rimenti si potrebbero fare in proposito: p. e. vedere quanto tempo 
duri la memoria del natio loco, ed anche in quale parte del cervello 
risegga cotale facoltà di sapere trovare la colombaia a si grande di- 
stanza, battendo la via diretta, senza scostarsene o smarrirla. 



(l) Dal «Giornale delle Levatrici», anno 1887, n. 16. 



VARIETÀ 



165 



Intanto sentiamo ciò che ò stato fatto ed ottenuto. 

Barante le recenti operazioni di assedio e di difesa della piazza di 
Verona furono largamente impiegati i piccioni viaggiatori per il ser- 
vizio di informazioni. 

Gli esperimenti si proponeveno essenzialmente di determinare: 
1.^ Se e come potessero essere usufruiti i piccioni per i stabilire e 
mantenere comunicazioni tra la piazza assediata ed altri punti del ter- 
ritorio nazionale; 

2.* Il numero de* colombi, che doveva essere assegnato ad ogni sta- 
zione; Torà delle lanciate; il peso dei dispacci; il modo di assicurarli 
e le probabilità del loro arrivo a destinazione. 

I risultati sono stati nel loro insieme soddisfacenti. 

Eccone un riassunto: 

Nel periodo dal 18 al 31 luglio furono lanciati 271 colombi, ne per- 
vennero a destinazione 247, come meglio appare dal seguente spec^ 
obietto: (1). 





Distanza da 
Verona in 
linea retta 


Lanciati 

con 
dispacci 


Giunti 

a 

destinaz.® 


Disertori 


Media 
velocità 


Roma 

Ancona 

Alessand ria 
Piacenza. ... 
Bologna 

Totale .... 


415 
285 
200 
115 
159 


38 
63 
83 
54 
13 


32 

57 
57 

o9 
59 


6 
6 
6 
2 
4 


51 
66 
47 
55 
53 

55 
med. gen. 


— 


271 


247 


24 



La prima trasmissione di dispacci si effettuò dapprincipio con 5 co- 
lombi per Roma e 4 per le altre città e poscia, in via normale, si ri- 
dusse questo numero a 3 per Bologna e Piacenza siccome meno di- 
stanti da Verona, pur continuando ad inviarne 5 a Roma e 4 ad Ancona 
ed Alessandria. In via eccezionale però si ridusse qualche volta a 3 il 
numero dei colombi per le ultime due citate stazioni, e spesse volte 
a 2 per Bologna e Piacenza, per le quali, in via d^esperimento, si fe- 
cero due spedizioni, con un sol colombo. 



(1) Dei 24 disertori parecchi sono rientrati poi. 



' - • 1 



1C6 vabibtì 

Qaanto alle ore della giornata , nei primi giorni si effettaarono le 
lanciate sabito dopo spuntata l' alba , onde far compiere il tragitto ai 
viaggiatori nelle ore meno calde, ma poi, per accertare se fosse pos- 
sibile trasmettere notizie più volte al giorno, il 26, 28, 29, SO o 31 la- 
glio si effettaarono tre spedizioni per ogni città » meno per Roma , in 
tatto le ore della giornata comprese fra le 5 antimeridiane e 1» 3 po- 
meridiane. Soltanto 2 colombi giansero a destinazione senza dispaccio 
loro affidato, che smarrirono lango la via. 

Il peso dei dispacci varia dai 3 ai 5 decigrammi. Ck)i medesimi si 
tennero informate le autorità militari dei singoli luoghi deir anda- 
mento delle manovre e si comunicarono pure le notizie risguardanti 
le spedizioni dei colombi. 

La media massima della velocità per spedizione, si ottenne nella 
prima lanciata del 29 luglio in Km. 68 e la minima si ebbe nella se- 
conda lanciata nello stesso giorno in Km. 39. 

La massima velocità individuale ò stata raggiunta dalla colombaja 
M. di Ancona in Km. 90 il giorno 29 e 87 il 30 luglio. Raggiunsero i 
viaggiatori questa straordinaria velocità, probabilmente perchò domi- 
navano in quel giorno sulPAdriatico venti freschi del Nord, che sono 
i più favorevoli al volo dei messaggieri. (Dalla Gazzetta Ufficiale del 
9 agosto 1887 N. 186 pag. 4463). 

RiYisto meteorologica del mese di laglio 1887 (!)• — 

Quella lieve depressione che, negli ultimi di giugno, giaceva sul ge- 
novesato, attraversò l'Italia nei primi tre giorni del mese e si portò 
sulla Grecia ; di qui le pioggie ed i temporali verificatisi in quasi tatta 
l'Italia l'I e nella bassa anche il 2. Intanto una nuova depressione 
dalla Finlandia passa il 6 su Pietroburgo (743) , essa abbassa gradaal- 
mente il barometro ed una saccatura si forma anche in Italia (757) 
apportatrice di pioggie e temporali. Poi l'anticiclone, che venne di 
Francia , ristabili il buon tempo nel resto della prima decade. La tem- 
peratura media della prima decade fu normale; a Treviso avemmo 
34^ il 4; ad Avellino &> l'8. 

Pongo qui la tabella A che contiene gli estremi termometrici osser- 
vati durante il mese in molte stazioni d' Italia. 



(1) Comunicata dalla Direzione del R. Osservatorio del Collegio Romano. 



VARIETÌ 



167 



TABELLA A. 
Estremi termometrici del mese di Luglio 1887. 



Mly^imf 



Stazioni Qradi 

Porto Maurizio . . . 15,6 

Genova 17,3 

Massa-Carrara . . . 17,0 

Ganeo •••••. 12,7 

Torino 15,9 

Alessandria .... 15,3 

Novara 15,1 

Pavia 13,7 

Milano 15,4 

Como 13,5 

Brescia 15,0 

Cremona 15,3 

Mantova 15,0 

Verona 15,6 

Vicenza 15,7 

Belluno 12,0 

Udine 14,4 

Treviso 16,4 

Padova 14,6 

Rovigo 16,0 

Piacenza 15,1 

Parma 15,0 

Reggio Emilia .... 16,4 

Modena . 16,4 

Ferrara 16,5 

Bologna 15,1 

Ravenna 13,4 

Forlì 14,2 

Pesaro 13,4 

Camerino 12^2 

Ascoli Piceno .... 14,0 

Perugia 14,3 

Lucca 15,3 

Pisa 13,3 

Livorno 16,0 

Firenze 14,4 

Arezzo 15,0 

Siena 14,4 



Giorni 



1,2 
1 
8 
7 
8 
8 
8 
2 
1 
8 
1 
1 
2 
1 
9 
8 
8 
8 

7,8 
8 
8 
8 
1 
9 
2 
1 



Massimi 


ÌKhUil 


Giorni 


32,7 


30 


31,7 


24 


32,5 


18 


31,6 


14 


31,9 


14 


32,6 


15 


33,4 


12 


33,6 


15 


34,2 


15 


32,0 


11,12 


33,5 


12 


34,2 


12 


36,0 


12 


33,8 


30 


32,5 


23 


31,4 


21 


34,8 


29 


36,9 


16 


33,0 


22,31 


34,2 


30 


32,4 


12 


33,2 


12 


34,4 


23 


33,8 


23 


33,9 


12 


32,4 


23 


34,4 


23 


35,0 


23 


33,6 


23 


32,4 


22 


37,5 


22 


35,5 


22 


35,2 


22.30 


37,2 


22 


34,1 


22 


38,0 


22 


87,5 


22 


36,5 


2 



Stazioni Gradi 

Massa Marittima . . 14,3 

Roma 16,7 

Teramo 14,2 

Aqaila 11,0 

Poggia 15,1 

Bari 17,4 

Locca 16,9 

Caserta 14,9 

Monte Casino . . . 14,6 

Napoli 17,3 

Benevento 10,2 

AvelilQo 8,0 

Salerno 16,5 

Potenza 10,4 

Cosenza 15,4 

Trapani 19,8 

Palermo 15,9 

CaltaDiasetta .... 13,5 

Messina 21,1 

Catania 19,9 

Stracasa 18,8 

Sassari 15,5 



37,4 
35,2 

40,1 



Nella seconda decade di luglio il regimn barometrico fu in Europa 
anticiclonico; In Italia poi dall' 11 al 16 assai livellato, mentre nel 17 
si forma sul golfo di (ìenova una debolo depressione, cbe nel 20 è pas- 
sata in Grecia. Di qui i temporali e le pioggìe copiose del 17 e 18 nella 
ralle del Po. 

La temperatura media della seconda decade fU di 1° a 2° aopra nor- 
male; a Foggia avemmo 38" il 19; ad Avellino 11° 1/2 il 20. 

La temperetura media della terza decade fa di 1° a 2° sopra normale ; 
a Caserta avemmo 38 01/2 il 22; ad Avellino 12 02/3 il 26. 

Diamo qni posto alla tabella B riguardante i mm. d'acqua caduta 
nel mese, nonché quelli caduti nel luglio 1886. 



VARIETÀ 169 

TABELLA B. 

Acqua caduta nel mese d>. luglio i887, confrontata con quella caduta 

nel luglio 1886. 

Stazioni Luglio 1887 Luglio 1886 

Porto Maurizio ..... 11,8 0,8 

Genova 11,2 5.6 

Massa Carrara 2,0 7,0 

Cuneo 71,2 9,9 

Torino 112,0 92,0 

Alessandria . . . e . . . 24,2 8,2 

Novara 23,6 131,5 

Pavia 57,4 3,9 

Milano 38,5 86,4 

Como 148,2 137,0 

Bergamo ? 66,2 

Brescia 68,5 62,5 

Cremona 70,8 16,7 

Mantova 67,6 20,9 

Verona 56,0 37,0 

Vicenza 87,9 52,2 

Belluno 94,9 113,9 

Udine 144,2 206,5 

Treviso 99,0 49,5 

Venezia ? 27,2 

Padova 48,7 , 29,6 

Rovigo 39,6 27,4 

Piacenza 126,8 2,3 

Parma 33,6 3,7 

Reggio Emilia 46,0 3,9 

Modena 82,2 1,3 

Ferrara 94,9 0,5 

Bologna 74,0 13,3 

Ravenna . . . 46,8 44,9 

Forlì 43,2 18,1 

Pesaro 9,8 11,8 

Urbino ? 24,0 

Camerino 57,6 39,3 

Ascoli Piceno 40,0 41,0 

Perugia 18,5 22,2 

Lucca 4,0 8,2 

Pisa 2,5 9,1 

Livorno 18,6 1,5 

Firenze 5,0 4,3 

RiìAsta. 10* 



170 VARIETÀ 

Stazioni Giugno 1887 Giugno 1886 

Arezzo 18,1 4,7 

Siena 27,9 6,6 

Massa Marittima 10,0 0,0 

Roma 30,1 13,3 

Teramo 32,2 19,8 

Chìeti ? 20,2 

Aquila 23,8 ? 

Agnone ? 7,0 

Foggia 7,9 0,0 

Bari 11,2 0,1 

Lecce 67,0 19,1 

Caserta 35,3 0,0 

Monte Gassino 34,7 2,6 

Napoli 7,0 0,0 

Benevento 135|5 0,5 

Avellino 33,0 0,4 

Salerno 40,5 0,0 

Potenza 42,4 1,8 

Cosenza 35,2 4,2 

Reggio Calabria ? 0,3 

Trapani 5,0 13,8 

Palermo 11,6 5,8 

Girgenti ? 1,4 

Caltanisselta 4,9 0,0 

Messina 0,1 0,5 

Catania 11,0 ? 

Siracusa ........ 1,0 0,0 

Sassari 8,1 2,9 

Nel 21 una nuova area di alte pressioni (770) trovasi sulla Scozia e 
persiste sull'Europa occidentale meno accentuata fino al 24. 

In Italia nel 22 il barometro ò livellato fra i 763 764, nel 23 le iso- 
bare presentano unMnsenatura (762), aperta verso il SE. 

Nel 25 sul golfo di Lione trovasi una debole depressione, che dopo 
si diffonde suir Italia e che da ultimo passa in Grecia; di qui le lievi 
pioggie con parvenze temporalesche del 22 e 23 dell'alta Italia e i pic- 
coli temporali fra il 26 e il 30. 



Il Direttore e Gerente responsabile 
Prof. A. Corradi. 



171 



INDICE DELLE MATERIE 

RIVISTA DI FISIOLOGIA 

del Prof. S. FUBINI 
(Gontinaazione e fine, vedi fascicolo precedente pag. 76). 



61. Bockai — Azione dei gaz intestinali e dei componenti delle fecci 
Sili movimenti dell'intestino — 90. 

62. Capparelli — Laiidano liquido del Sydenham — 91. 

63. Guenhagen — SidV assorbimento di grasso sulV epitelio intestinale 

64. Àschenbrandt — Influenza della cavità nasale nel respiro — 91. 

65. Grazi adei — Sulla ventilazione polmonare nei sani — 92. 

66. Adacco — Espirazione attiva ed inspirazione passiva — 92. 

67. Ulrich — Contributo allo studio delV acqua espirata — 92. 

68. Hanriot e Richet — Influenza delle modificazioni volontarie della 
respirazione sulla escrezione di acido carbonico — 93. 

6). (ìréhant — Processo per misurare la capacità polmonare — 93. 

70. Zanst e Berdez — Azione deU* alcool sulla respirazione delVuomo 
—" 9«5. 

71. Pei per — Contributo alla perspirazione insensibile — 93. 

72. Gróhant — Esperienza di Priestley ripetuta sopra animali e ve- 
gelali acquatici — 94. 

73. Marey e Demeny — Parallelo fra il passo e la corsa — 95, 

74. Marey — Studio della locomozione animale colla cronofotografia 

75. Aducco — Contributo allo studio del tetano dei muscoli striati — 96. 

76. Brown-Séquard — Esperienze, che sembrano dimostrare che la ri- 
gidità cadaverica dipende da una contrazione — 97. 

77. Zaleski — Ferro ed emoglobina nei muscoli privi di sangue — 97. 

78. Zossietzky — Influenza dei movimenti muscolari nel ricambio in^ 

terstiziaZe delle sostanze azotate — 98. 

79. Majé — Ricerche sopra Virradiazione di calorico d^l corpo delVuomo 
— 98. 

80. liunkel — Sulla temperatura della pelle delVuomo — 99. 

81. Frédericq — Calore e lavoro musculare — 99. 

82. Chauveau A. e Kaufmann — Il glicosio, il glicogeno e la glicogenia 

in rapporto alla produzione di calorico e di lavoro meccanico nel' 
l'economia animale — 100. 

83. Chauveau A. e Kaufmann — Coeficente delV attività nutritiva e re- 
spiratoria dei muscoli in riposo ed in lavoro — 100. 

84. — Conseguenza della determinazione del coeficente di attività re- 
spiratoria e nutritiva dei muscoli in riposo ed in lavoro - - 101. 

85. Munk — Teoria dei processi secretori e sintetici dei reni — 102. 

86. Bum — Influenza degli stropicciamenti (massage) sulla secrezione 

renale — 103. 

87. Aducco — Reazione delV orina in rapporto al lavoro musculare — 

103. 




172 

88. Sanarelii — Assenza di acido urico e reazione alcalina dell'orina 
in animali carnivori — 103. 

89. Chibret — Influenza del regime latteo sull'escrezione dell'orina — 
104. 

90. Leo — V'ha escrezione di tripsina per mezzo dell'orina ? — 101. 

91. Posner — Albumina nella orina normale — 104. 

92. Daden — Albuminuria fisiologica — 105. 

93. Blomfied — Albuminomstria e tubi di Esbach — 105. 

94. Raspopoff — Influenza del lavoro intellettivo sullo scambio di ma- 
terie azotate e delVacido fosforico — 105. 

96. Gróbant e Qainquaud — Ricerche sui formiati introdotti neW or- 
ganismo — 105. 

96. Golasanti — Le reazioni delta creatinina — 105. 

97. Guareschi — Reazione di Weyl per la creatinina — 106. 

98. AshdowQ — Assorbimento deUa membrana mucosa della vescica 
urinaria •— 106. 

99. Rardeleben — La ghiandola tiroidea — 107. 

100. Dubois e Roux -- Azione anestetica del metilcloroformio — 107. 

101. Pi net — Azione fisiologica delVuleoìina — 107. 

102. Mosso U. — Azione fisiologica della cocaina — 107. 

103. Sinigbelli — Azione fisiologica della cocaina — 110. 

104. Weir Mitcbell e Reichert — Il veleno dei serpenti — HO. 

105. Dubois — Gli elateridi luminosi — 110. 

106. Fródericq — Mutilazioni spontanee od autotomia — 112 

107. D'Arsonval — Morte per l'elettricità — 112. 



RIVISTA DI OTOJATRLV 

dei Dottori ARTURO HARTMANN e EDOARDO SCHULTE. 

Lavori varj. 

1. Kretscbmann — Relazione sopra l'attività della R^gia Clinica oto- 
j africa di Halle a/s nell'anno 1885 — 117 

2. De Rossi Emilio — XIV Sinno di insegnamento di otojatria— 117. 

3. Kirchner W. — Dalla policlinica otojatrica dell' Università di 

Wiirzburg. Relazione sopra gli anni i884 e i885 — 119. 

4. Schmiegelow — Relazione sopra gli ospedali comunali di Kopen^ 
haghen. Clinica per le malattie dell'orecchio, del naso e della gola 

— 119. 

5. Matthewson, Prout e Rushmore — XVII rapporto annuo, per 
l'anno 1885 , deWospedali per le malattie dell* occhio e dell' orec- 
chic a Broohlyn — 120. 

6. Chisoim J. J. — Vili rapporto annuo delV ospedale presbiteriano 
per le malattie dell'occhio e dell'orecchio a Baltimore pelVanno 1885 

— 120. 

7. Ferreri Gherardo — La terapia chirurgica nelle malattie dell'o- 

recchio — 120. 

8. Graham Bell A. — Sulla possibilità di educare l'udito dei sordomuti 

— 121. 

9. Longhi G. — Z^ malattie auricolari^ la sordità e la sordomutezza 
nei rapporti civili e legali — 121. 



à 



173 

10. Baratoux J. — Della sifilide dell'orecchio — 121. 

11. Roosa B. St. J. — Presbiacmi — 122. 

12. Me ni ère E. — Rumori delVorecchio nelle affezioni dello stomaco — 

122. 

13. Rougier L. — Dtie casi di lipemania con delirj di persecuzione ca- 
ratterizzati da allucinazioni dell'olfatto ^ del gusfo e dell'udito, 
susseguenti ad alterazioni della mucosa boccate^ nasale e naso- 
laringea e delio scheletro delle fosse nasali — 122. 

14. Setter bla i G. — Un caso di iperestesia galvanica delV acustico — 

123. 

15. Kiesselbach W. — Ricerche sopra il fischiare delVorecchio — 123. 

16. Turnbell L. — Alcune forme rare di Hschiamento d'orecchio o mo- 

lestie soggettive ed obbiettive nell'orecchio — 124. 

17. Longhi G. — - Otite media catarrale secca bilaterale. Scotoma au- 
ditivo sinistro — 124. 

18. Baumgarten E. — L'utilizzazione dell'udire dall'altro lato nello 
sperimento di Rinne — 124. 

19. Lacae A. — Osservazioni nuove e critiche sopra Vesame col dia- 

pason — 125. 

20. Knapp il. -^ Sopra la convenienza delVadozione di una denomi- 
nazione uniforme per Vacutezza dell'udito — 125. 

21. Wejl — Due piccole modificazioni al processo di Polii zer — 126. 

22. Meniòre E. — Il cateterismo della tromba d'Eustachio — 126. 

23. Laocereaux. — Eruzione pustolo-pjpulosa sifilitica , generalizzata 
in seguito ad un cateterismo della tromba d'Eustachio— 127 

24. — Keller C. — Comunicazioni vecchie e recenti sopra riperossido 
di idrogeno H^O^ — 127. 

25. Barnett G. H. — L'ìmo l cale della cocaina e della brudna nelle 

malattie dell'orecchio — 128. 

26. Bishop S. S. — La cocaina od altri medicamenti anestetizzanti 
nella otojatria — 128. 

27. Hoct E. E. — ^ la cocaina prolunga la congestione diminuendo 
i dolori nella otite media acuta? — 128. 

Strumenti ed apparecchi 

28. Beerwald K. — Un nuovo acumetro — 128. 

29. Sane Molist L. — Nuovo apparecchio per l'insufflazione nella trombai 
e nella cassa del timpano, mosso per mezzo di pedale — 129. 

30. Radrig P. — Un metodo semplice per rendere più adoperabili le 
sonde di osso di balena (per le trombe) — 129. 

31. Molony M. J. — Un recipiente auricolare — 129. 

32. Moure — Canmda nasale ed auricolare — 129. 

33. Go/zolino — Alcuni nuovi e modificati apparecchi per le malattie 
del naso, orecchio, ecc, — 130. 

34 Ziem — Nota sulla conservazione degli specchi della faringe e della 

laringe — - 130. 
35. Katz L. — Uno strumento per l'esame della cavità nasale — 130. 
3*3. Raineri Antoni — Di un nuovo rhinobyon - 130. 

Orecchio esterno. 



I 



I 



37. Corson E. R. — Un caso di padiglione rudimentale bilaterale senza 

condotto uditivo esterno — 131. 
88. Dyer E. — Fistola dell'orecchio — 131. 



I 



174 

39. Nepter H. — Ciste nel padiglione dell'orecchio dopo un ematoma 

traumatico — 131. 

40. Sanger ^Bpowq — Tre casi di ematoma^ curati con massaggio, elet- 
tricità e sanguisughe — 131. 

41. KeowQ Me* — Perforazioni durature della membrana del timpano 
— 131. 

42. Uckermann — Rilasciamento della membrana — 132. 

43. Dalby W. B. — Le funzioni della membrana del timpano, illu^ 

strate per malattie — 132.^ 

44. Miot C. — Tumore del manico del martello — 132. 

Orecchio medio. 

45. Dixon Jones C. N. — Otite media actUa suppurativa^ meningite set- 
tica, piemia, febbre tipica, morte dopo una settimana — 132. 

46. Bacon G. — Un caso di otite media purulenta, con susseguente ma- 
stoidite e piemia. Operazione. Guarigione — 133 

47. ChatellJer H. — Di qualche accidente concomitante i tumori ade- 
noidi della faringe — 133. 

48. Duyardin — • Nota sopra la cura della suppurazione della cassa per 
instillazioni di suiblimato (4 osseroazionij — 133. 

49. Eitelberg A. — / polipi dell'orecchio e la loro cura — 133. 

50. Hessler — Contribuzioni casuistiche alla cura operativa delle sup- 
purazioni dell' apo fisi mastoidea — 134. 

51. Ciccherei li A. — Trapanazioni della mastoide — 134. 

52. Snell Simeon — La partecipazione della apo fisi mastoidea nelle 
malattie dell'orecchio — 133. 

53. Hursley Vittorio — Suppurazione delle cellule mastoidee con trom- 
bosi del seno laterale ed embolia settica — 135. 

51. Stepanow E. M. — Della questione sopra la funzione della chioC" 
dola — 135. 

55. Pomeroy 0. D. — Un caso letale di infiammazione suppurativa 
dell'orecchio medio con ascesso nel cervello. Necrosi e carie del- 
l'osso petroso e iperostosi del tetto della cassa — 136. 

56. Kìpp C. I. — Un caso letale di m ilattia dell'orecchio, cominciante 
come malattia circoscritta nella metà esterna del condotto uditivo 
estemo — 136. 

57. Mathewson N. — Malattie cerebrali cagionate da affezioni dell'o- 
recchio e dell'osso petroso — 136. 

58. Sexton S. — Due casi di malattia dell'orecchio trascurata, con 
esito letale — 137. 

59. Si<^i de St. — Il massaggio degli ossicini e la cura delie sensa- 
zioni auditive col diapason — 137. 

60. Bride P. Me. — La prognosi del catarro dell'orecchio meiio non 
suppurativo — 138. 

61. Burnett C. H. — / rapporti fra il catarro cronico dell' orecchio 
medio e quello del naso — 138. 

Apparato nervoso. 

62. Klrk Dunkanson — Parotite come causa di sordità improvvisa — 138. 

63. Kundrat — Dimostrazione di un laberinto completamen'e ossi- 
ficato — 138. 

64. Habermann J. — Per la cognizione della otite intema — 139. 



175 

Naso e cavità naso-faringea. 

65. Ziem — Le cause delle intumescenze della mucosa nnsale — 139. 

66. Lo stesso — L* importanza e la cura delle suppurazioni del naso 
— 139. 

67. Neamann .1. F. — Sull'uso deW acido cromico e della galvano 'Cau- 
stica nel naso e nella faringe — 140. 

68. Ziem — Sulla coincidenza di tracoma della congiuntiva col ca- 
tarro della mucosa nasale — 140. 

69. Bobone T. — Un caso di spasmo stemutatorio — 140. 

70. Hack — Contribuzione alla terapia operativa della malattia di 
Basedow — 141. 

71. Baumgarten E. — V epistassi e la sua cura dal punto di vista 
rinO'Chirurgico — 141. 

72. Schmiegelow — Un rinolito — 142. 

73. Ubert W. — Sulle deviazioni del setto nasale e loro cura — 142. 

74. Cozzolino V. — Deviazioni del setto nasale delle ossa e cartila- 
gini nasali — 142. 

75. Lo stesso — Il lupus primitivo della mucosa nasale — 142. 

76. Lo stesso — Catarro faringo -nasale artritico — 143. 

77. Broich M. — Breve contr^uzione casuistica alle osservazioni di 

Tomwald sopra le malattie della borsa faringea — 143. 

78. Keimer — Comunicazioni casuistiche sopra le malattie della borsa 
faringea — 144. 

79. Gottstein J. — L'operazione delle vegetazioni adenoidee nella ca- 
vità naso "faringea — 144. 

80. Lòwenberg B. — L'estirpazione delle vegetazioni adenoidee nella 
cavita naso 'faringea e descrizione del suo nuovo strumento per 
questa operazione — 145. 

81. Chatellier H — Di qualche accidente accompagnante i tumori ade - 
noidi deUa faringe — 145. 

82. Grancher — Un nuovo sintomo dei tumori adenoidi della faringe 
nasale — 145. 

83. Lichtwitz — / disturbi della voce articolata nelle affezioni del 
velopendolOy della cavità naso-faringea e delle fosse nasali — 145. 

84. Kirmisson M. — Tumore neoplastico delle fosse nasali — 146. 

85. Tillaax H. — Fibromyxoma della faringe nasale. Estirpazione per 
la via palatina — 146. 

86. Churchill H. — Fibroma naso-faringeo in un bambino — 146. 

87. Capart — Polipi fibrosi della cavità naso-faringea* Guarigione per 

Velettrolisi — 147. 



RIVISTA D'ANATOMIA PATOLOGICA 

per il Dottor NINO GAZZANIGA 

1. Andry I. — I tumori dei plessi coroidei — 148. 

2. Tirket Oh. — Studio sulle condizioni anatomiche dell'eredità della 

tubercolosi — 149. 

3. Giraud M. — Sopra un osteo-sarcoma dell' estremità inferiore del 
femore destro in bambino di i2 anni — Tumxìre del peso di sei 
chilogrammi, accompagnato da ipertermia locale e generale — 150. 

4. Coudamin R. — Fratture del bacino j rottura dell'uretra e lacera- 
zione della vescica — 151. 




m- 



I7ò 

5. Cadeac e Malet — Sulla trasmissione delle malat'ie infettive per 
mezzo dell'aria espirata — 151. 

6. Lacroix I. — Fibroma della dura madre che comprime la parte 
posteriore del lobo temporale destro in donna eiMettica morta per 
tisi polmonare — i 52. 

7. Bard e Tellier — Aneurismi dell' aorta addominale aperti nella 
pleura. 

8. Coadamin R. — Sopra una ciste dermoide del cuojo capelluto del 
volume di un mandarino posta a livello della fontanella ante-- 
riore — 153. 

9. Bucquoìs M. — Studio clinico stUV ulcera semplice del duodeno — 
158. 

10. Landoazy e Dejerine — Nuove ricerche cliniche ed anatomo pato- 

logiche sulla miopatia atrofica progressiva — 155. 

11. Artbaad G. — Considerazioni sulla classificazione dei tumori del 
testicolo — 156. 

12. JeanDel — Saggio sulla patogenesi dei vizi di conformazione dei- 

Vano e del retto — 160. 

VARIETÀ. 

A proposito di un annunziato Decreto riguardante le esercenti ille - 

galmente da levatrici — 161. 
Ingegneri sanitari — 164. 

I piccioni viaggiatori nelle esercitazio i di Verona — 164. 
Rivista meteorologica del mese di luglio 1887 — 166. 



RIVISTA DI CHIRURGIA <*> 



1. Rosenbach — DelVerisipeloide e sua eziologia. 

2. Fischer — Bello sviluppo a spirale di alcune parti delVcrganicmo. 

3. flelferich — Un caso di miosite ossificante generale. 

4. Bramann — Un caso dì degenerazione cistica dello scheletro, 

5. S nnenburg — VArthropathia tabidorum, 

6. Krause Fedor — Della degenerazione ascendente e discendente dei 
nervi. 

7. Albrecht — Delle malattie chirurgiche provenienti alt' uomo dalla 
posizione eretta. 

8. Kraske — Della respirazione artificiale e della artificiale prodU' 
zione dei moti del cuore. 

9. Schlange — Materiali da medicatura sterilizzati. 

10. De Ruyter — Va zione dello jodoformlo. 

11. Bruns P. — Dell'azione antitubercolare dello jodoformio. 

12. Genzmer — Vignipuntura. 

13. Helferich — Dall'incremento artificiali della neoformazione ossea. 

14. Lassar 0. — Del ynodo di ottenere regolari cicatrici. 

15. Wagner W. — Del ir apiant amento di lembi cutanei peduncolati 
dal torace al braccio per rimediare ai difetti delle parti molli. 

16. Israel J. — Nuovo m,etodo di rinoplastica. 

17. Genzraer — Della deformità del setto nasale. 

18. Israel J. — Un nuovo m,etodo di plastica delle guancie. 

19. Wolff — DelV uranoplastica e della sta filorafia nella prima in- 
fanzia. 

20. Wòlfler — Degli effetti della legatura d-lle arterie tiroidee nel 
gozzo. 

21. Hahn E. — Un comodo metodo di levare dal gozzo grossi pezzi 
di tessuto senza otturamento e senza emorragia. 

22. Albrecht — Il fondamento anatoìnico della scoliosi. 

23. Stelzner — Estrazione di un ago da cucire dal ventricolo destro 
del ciùore. 

24. Kùmnaell — Della laparotomia nella tubercolosi peritoneale. 

25. Wòlfler — Della Resectio pylori. 

26. Rydgyer — Osservazioni su di un caso di resezione del piloro per 

carcinoma e sulle indicazioni della laparotomia nelVulcera perfO" 
rante dello stomaco. 



(1) Resoconto del XVI Congresso della Società chirurgica tedesca tenutosi 
dal 13 al 16 aprile 1887. Dal « Centralblatt fùr Chirurgie », Appendice al N. 25, 
1 87. — Sunto del dott. R. Paladini. 

Rivista. i^ 



178 RIVISTA DI CHIRURO A 

27. Fletter — Un caso di resezione del piloro per carcinoma, 

28. Mikulicz — Della cura operativa della stenosi pilorica 

29. Stelzner — Estrazione di parecchi corpi stranieri mediante con- 
temporanea entero e gastrotomia. 

30. Madehing — DelV intervento chirurgico nell' occlusione intestinale, 
nella peritonite e nella perforazione dell'intestino, 

31. Rydy^lep — Contributo alla cura chirurgica deW occlusione inte- 
stinale. 

32. Gre ié — Dell i cura chirurcjica delle coliche intestinali croniche , 
gravi per prevenire l* occlusione, 

33. V. Tischendorf — Enferostomia per atresia congenita dell'ileo, 

34. Beely — Innovazione nei cinti erniarj, 

35. Lange — Della cura chirurgica delle emorroidi. 

36. — La cnra delle fistole intestinali mediante esc is ione e sutura, 

37. Kùstei' — Djlla chirurgia della cist fellea. 

38. Tillnianns II. — Della estirpazione ed incisione della cistifellea per 
calcoli biliari. 

39. V. Ti^chen.Jorf — Estirpazione della cistifellea per calcoli biliari 
e ferma di un rene mobile, 

40. Tillrnanns H. — Un caso di calcolosi renale, 

41. Langr^ — Della nefrolitotomia. 

42. Madelaiig — Uà caso di ateroma renale. 

43. Israel J. — Un caso di esportaz one di rene carcinomatoso ese- 
guita nei primi stadj dtl male. 

44. Stettei' — Estirpazione di un reie carcinomatoso, 

45 H^lferich — Sarcoma metastatico della clavicola e della colonna 
vertebrale procedente da tumore maligno renale, 

46. Nitze — Vendoscopia elettrica della vescica maschile, 

47. Brenner — Un r.icovo apparato elettro endoscopico, 

48. KovAcs — Note sulle indicazioni, esecuzione e statistica dei calcoli 
orinarj, 

49 Wólfler — Della cura operativa delle fistole orinarie, 

50. Hofmeier M. — Degli atti operatici sulVutero gravido, 

51. von Lesser L. — Trattamento delle fratture delV epifisi inferiore 
del radio consolidate in modo difettoso. 

52. Wittelshofer — Apparecchio per la cura dei piedi torti congeniti^ 

53. Bi^iiy — Protesi semplificata del piede e delle gambe, 

54. — Semplice disposizione per mezzo della quale si può determi- 
nare la rotazione del piede all'interno od all' esterno nel cammi- 
nare. 

55. — Apparecchio per i piedi torti atto a permettere un movimento 
di abduzione e di adduzione. 



RIVISTA DI CHIRURGIA 179 

I. RosENBAGH (Gottinga). — Ueber das Erysipeloid und dessen 
Aetiologie. {Dell' erisipeloide e sua eziologia), 

L^ erìsi peloide o risipola cronica od eritema vagante, quantunque 
non sia malattia grave, presenta qualche interesse dal lato eziologico. 
Pare infatti che esso sia uuMnfìammazione dipeniente dalla penetra- 
zione in una ferita o lesione cutanea di un microbo che si trova nelle 
carni degli animali morti. Perciò ci vanno specialmente soggetti i 
cuochi, i venditori di selvaggina, \ macellaj, i conciatori, i pesciven- 
doli e le mani sono più frequentemente colpite. Si manifesta con una 
infiltrazione della cute, che si fa di colore rosso cupo o livida, e si 
estende assai lentamente, per esempio, in otto giorni dali*estremìtà di 
un dito al metacarpo corrisi cadente ed in altrettanto tempo fino al 
carpo. È acco npagnata da prurito e trafitture. Dura da una a tre set- 
timane. L'Autore riesci ad ottenere colture pure del microbio produt- 
tore di questa infezione e con esse, mediante inoculazione, produsse la 
malattia sul proprio antibr^tccio. Nella gelatina, nella quale fu ese- 
guita la coltura alla temperatura di 20 graili, vi erano corpuscoli si- 
mili a micrococchi, ma più tardi si videro anche filamenti di varia 
lunghezza con ramificazioni e con un ingrossamento terminale, pro- 
babilmente ricettacolo delle spore. Questi caratteri rassomiglierebbero 
a quelli assegnati da Cohn alla Cladothrix dichotoma. 

II. Fischer E. — Ueber Wachsthumsdrehung. {Dello sviluppo 
a spirale di alcune parli dell* organismo). 

In una neoformazione ossea del bacino, TAutore ostcrvò non lievi 
traccio di uno sviluppo a spirale. Un medesimo fatto constatò nelle 
escrescenze ossee dell'artrite deformante, e dì due casi di anchilosi 
del ginocchio. Anche nello sviluppo del tubo intestinale il suo asse 
segna una spirale, ed un simile cammino seguirebbero le anse inte- 
stinali nelLi produzione delle ernie. Le trazioni, le compressioni, la 
posizione del corpo pare possano esercitare un'influenza sullo svi- 
luppo delle neoformazioni ossee. Di questi fatti la chirurgia deve tener 
conto, massime nella cura dei piedi torti, delle incurvature delle gambe 
e delle ernie. 

IH. Helferich (Greifswald). — Vorstellung eines Kranken mit 
allgemeiner Myositis ossifìcans. {Un caso di miosite ossificante 
generale). 

L'ammalato conta attualmente 24 anni. La malattia incominciò nel 
1875 e fino al 1879 tenne un decorso piuttosto rapido, poi si rallentò. 
I fenomeni più rimarchevoli sono le modificazioni subite dai due pol- 
lici, la simmetrica mancanza di una falange in due dita dei piedi, ciò 
che fu pure constatato in tutti gli altri casi ; le enormi chiazze ossee 
come corazze al petto ed al dorso, la chiusura delle mascelle per 
Tossificazione dei masseteri e la contrattura delle braccia. 



Ho RIVISTA DI CHIRURGIA 

Volkmann (Halle) crede che si debba abbandonare IMdea che nella 
miosite ossificante si tratti di un'affezione infiammatoria , ed invece 
adottare il concetto che essa sia un perturbamento dello sviluppo di 
origine congenita. Ritiene pure affatto infondata l'opinione che trat- 
tisi di un reumatismo muscolare. 

Helferlch però contrappone la circostanza che nel suo ammalato 
ro88ificazione incominciò dove aveva agito una pressione od un trauma. 

IV. Bramann (Berlino). — Ein Fall von cystòser Degeneration 
des Skelettes. (Un caso di degenerazione cistica dello scheletro^ 

Una donna, d'anni 34, nella quarta gravidanza fu colta verso il 
settimo mese da dolori intensi al dorso ed agli arti inf. rieri; ebbe 
dopo alcuni mesi una frattura spontanea del femore destro, cui seguì 
una pseudoartrosi, poi presentò tumefazioni ai femori ed alle tibie e 
poi di nuovo frattura spontanea di entrambi i femori, dell'omero de- 
stro e delTantibraccio sinistro. Venuta a morte, si riscontrarono al- 
Tautopsia i caratteri dell'osteomalacia nelle coste, nella colonna ver- 
tebrale e nel bacino, allargamento della cavità midollare nelle ossa 
cilìndriche ei in essa numerose cisti di volume vario, da quello di un 
pisello a quello di una noce. Esse si trovavano anche nei calli delle 
fratture dei femori, 

V. SoNNENBURG (Berlino). — Die Arthropathia tabidorum. 

Per determinare i precisi rapporti fra le lesioni articolari, cbe si 
riscontrano nella tabe dorsale, e la degenerazione dei cordoni grigi 
posteriori, l'Autcra crede essere importante l'accurata osservazione 
dei primi esordj della malattia. Egli potè istituire tale studio in 20 
casi. L'analgesia concorre alla produzione delle lesioni articolari, spe- 
cialmente del cosi detto piede tabetico , perchè permette che gli arti 
assumano atteggiamenti viziati. Le articolazioni degli arti superiori 
possono essere attaccate al pari di quelle degli arti inferiore 

L'Autore tuttavia opina che non si possa ancora emettere un giu- 
dizio definitivo sulle varie ipotesi enunciate, quale quella di Virchow, 
cbe la tabe dorsale predisponga alle lesioni articolari, producendo 
perturbamenti locali della nutrizione delle ossa; e quella di Gharcot, 
che le attribuirebbe, in base ad osservazioni proprie, a degenerazione 
dei nervi periferici. 

Rotte riferisce di un uomo di 40 anni, nel quale ancora nello stadio 
preatassìco della tabe, nello spazio di sole sei settimane un piede di* 
venne varo in sì alto grado, che il malleolo esterno toccava il suolo. 
Neil' eseguire la resezione dei capi articolari della gamba si trovò che 
vi era frattura del malleolo interno e del tale, che era in gran parte 
distrutto. L'esito dell'operazione fu soddisfacente , sebbene la guari 
gione sia stata assai lenta. 

Un altro|[^uomo d'anni 40 affetto da tabe dorsale, presentava da 



RIVISTA DI CHIRURGIA 181 

qaattro anni un gonidrarto; in seguito ad una caduta nello spazio di 
sei settimane il ginoccliio divenne valgo in alto grado per artrite de- 
fornsante e distacco del condilo esterno della tibia. Anche in questo 
caso fu eseguita la resezione dei capi articolari. 

In un uomo d'anni 34 che era in secondo stadio inoltrato della tabe, 
un ginocchio in tre mesi acquistò tale mobilità, che la gamba pendeva 
ciondoloni e mobile in tutti i sensi. Nel procedere alla resezione si 
trovò che l'estremità superiore della tibia era scheggiata in molti 
frammenti ricongiunti da tessuto connettivo e che il condilo interno 
della medesima giaceva libero in seno all'articolazione. Questo caso 
fu pubblicato da Bensch nel N. 50 del Beri, klin. Wochenscrift del 1886. 

Una donna d'anni 38, sofferente di dolori lancinanti ed analgesia 
agli arti inferiori, ebbe spontanea lussazione di un femore per artrite 
deformante. Fu operat;i di resezione dell'articolazione. 

Un paziente d'anni 55 affatto da tabe dorsale in secondo stadio, ebbe 
frattura S[)ontanea del femore destro e successiva lussazione. 

Sembra troppo recisa l'asserzione di Charcot, che le artropatie dei 
tabidi dipendano puramente da un impulso nutritivo interno e non 
dall'influenza di canse esterne. Più accettabile è l'opinione di Virchow, 
il quale ritiene che la tabe determini nelT articolazione una speciale 
vulnerabilità, per la quale più facilmente e più gravemente tendono 
ad ammalarsi. Le cause di queste vulnerabilità risiederebbero preci- 
puamente nell'analgesia, ne. l'atassia e nella fragilità delle ossa. 

Sonnenburg invece appoggia l'idea di Charchot, in considerazione 
delle circostanze che nella tabe le lesioni sono per lo più poliartico- 
lari, anziché monoarticolari; ma se si "riflette che le artropatie, alle 
quali predispone la tabe, possono essere molteplici (artrite deformante, 
traumatica, reumatica, idrarto) non sarà da maravigliarsi che parec- 
chie articolazioni si trovino contemporaneamente offese per cause dif- 
ferenti. Quanto alla degenerazione periferica dei nervi nulla essa prova, 
potendo essere secon iaria tanto alla lesione spinale, quanto a quella 
articolare. Secondo l'Autore però l'analgesia preesistente alle lesioni 
articolari, indica un'alterazione dei rami nervosi periferici e perciò 
fa supporre che le lesioni stesse siano in dipendenza dalla mancanza 
d'innerva/ione piuttosto che da una diretta influenza della stessa. 

Krònig (Berlino) ram-nenta che nella clinica di Frerichs furono os- 
servati tre ammalati di tabe, nei quali oravi incurvamento della co- 
lonna vertebrale con manifesta tendenza a cadere all' avanti. Ad essi 
riuscirono molto vantaggiosi i corsetti di ossi di balena. 



182 RIVISTA DI CHIRURGU 

VI. Krause Fedor (Halle). — Ueber ansteigende und abstei- 
gende Nervendegeneration. {Della degenerazione ascendente e di' 
scendente dei nervi). 

Insieme con Friedlànder (1), l'Autore ha rileyato che in seguito 
alTamputazione di un arto i monconi centrali dei nervi subiscono 
delle metamorfosi , consistenti principalmente nelL* assottigliamento 
delle porzioni midollari delle fibre sensitive e nella moltiplicazione 
dei nuclei. Queste modificazioni tuttavia riguardano soltanto le fibre 
sensitive, mentre invece quelle motorie possono conservarsi inalterate 
anche dieci anni dopo l'amputazione. 

Siccome i risultati ottenuti dalle esperienze sngli animali non sono 
sempre applicabili integralmente airuomo, l'Autore si propose di stu- 
diare su di questo gli effetti della recisione, distruzione ed esporta- 
zione parziale dei nervi nei casi non solo di amputazioni, ma altresì 
di atrofia per compressione data da un tumore e di sfacelo di un' in- 
tera zona per gangrena. Dalle sue osservazioni dedusse che i monconi 
di un nervo reciso non si riuniscono mai per prima intenzione, ma 
possono anche dopo lungo tempo ricongiungersi per seconda; che i 
corpuscoli tattili di Meissner non sono solamente centri sensitivi, ma 
forse anche trofici, poiché le fibre che stanno in relazione con essi 
non subiscono degenerazione anche se è interrotta ogni loro comuni- 
cazione coU'asse cerebro-spinale; che nella gangrena senile e diabetica 
la degenerazione dei nervi è secondaria e non primitiva, come potrebbe 
sospettarsi; nel moncone periferico di un nervo reciso non subiscono 
degenerazione tutte le fibre che sono in comunicazione con un centro 
trofico, e nel moncone centrale restano integre le fibre motorie e quelle 
sensitive delle ossa e muscoli. 

VII. Albrecht (Amburgo). — Ueber diejenigen chirurgischen 
Krankheiten, vrelche die Menschen sich dadurch er^^orben 
haben, dass sic in die aufrechte Stellung ùbergegangen sind. 

(Delle malattie chirurgiche provenienti all'uomo dalla posizione eretta. 
Siccome gli antenati remoti della razza umana, giusta la teoria del- 
Tevoluzione, camminavano a quattro gambe, così, secondo TAutore, ò 
naturale che Tuomo, avendo voluto distinguersi a lottando la posizione 
eretta, che gli animali non assumono se non affatto eccezionalmente, 
avesse a risentirne qualche svantaggio. 
I dannosi effetti della posizione eretta sarebbero i seguenti: 
Malattie delle ossa, scoliosi, spondiliti, ascessi per congestione, co- 
tiliti , ginocchi vari e valghi , spondilolistesi ; spostamento di organi 
retroperitoneali , reni , testicoli , ovari. Riguardo ai testicoli ò da no- 
tarsi che solo i monotremi hanno testicoli prerenali, i cetacei, gli sden- 



(1) « Fortschritte der Medicin », 1886, p. 749. 



RIVISTA DI CHIRURGIA 183 

tati, il rinoceronte, ^elefante hanno testicoli retrorenali; i tìlopodi, 
molti carnivori, gli ungulati hanno testicoli inguinali; alcuni ungulati, 
i pipistrelli, gli insettivori hanno testicoli in^^uinali, che però risal- 
gono neir addome alP epoca del calore; molti ruminanti , carnivori, 
scimmie hanno testicoli scrotali, i marsupiali hanno i testicoli in una 
borsa avanti al pene. Per analogia TÀutore profetizza che in avvenire 
gli uomini avranno nello scroto anche i reni, e le donne gli ovarj nelle 
grandi labbra; 

Ernie; a proposito delle quali TAutore nota come la disoesa dei te- 
sticoli rappresenti la formazione di un^ ernia fisiologica, e la parte ner- 
vosa degli occhi costituisca un encefalocele normale. Similmente si 
può dimostrare che il cuore non è altro se non un normale aneurisma 
arterie- venoso allo sbocco dell'arteria e della vena protoepatics, nel- 
Tarteria e nella vena ventrale ; 

Varici, varicoceli , emorroidi. Diverticoli esofagei rappresentanti il 
cieco esofageo del majale, del camello, delPelefaute. 

Vili. Kraske (Friburgo). — Ueber kttnstliche Athmung und 
kilnstliche Herzbe^vegung. (Della respirazione artificiale e della 
artificiale produzione dei moti del cuore). 

In un fanciullo di cinque anni, morto per crup, circa un quarto d'ora 
dopo il decesso fu eseguita la tracheotomia e fu istituita la respira- 
zione artificiale secondo il metodo di Silvester, e dopo pochi minuti 
si videro le labbra farsi rosee, colorarsi le gote, restringersi le pupille 
(per Taffiusso del sangue nei vasi); appena si sospendeva la respira- 
zione artificiale ritornava l'aspetto cadaverico , e riprendendola si ri- 
pristinava il colorito vitale. In queste alternative si persistette per 
quasi due ore, quindi si desistette dai tentativi, vedendo che non si 
riusciva a ristabilire il polso e la respirazione spontanea. 

Questo caso dimostrò alTAutore come colla respirazione artificiale 
si effettui altresì in certo grado la respirazione sanguigna, e di ciò si 
accertò con ulteriori .esperienze sugli animali ed anche sa cadaveri 
umani, nei quali giunse ad ottenere l'arrossamento delle labbra e lo 
stringimento delle pupille. 

Fra i vari metodi di respirazione artificiale, quello di insufflazione 
diretto dell'aria nei polmoni non può esercitare grande azione sul 
circolo , poiché con esso si determina solo l'aumento della pressione 
atmosferica nell'interno dei polmoni e non mai l'abbassamento come 
sarebbe necessario. Lo stesso può dirsi del metodo della compressione 
del torace verso la base. Il metodo di Silvester, imitando con maggior 
precisione i movimenti respirato rj naturali, riesce il più efficace anche 
per riguardo alla circolazione. 

Nei bambini, se alla compressione della base del torace si aggiunge 
quella della regione cardiaca, si agisce direttamente sul cuore, strin- 
gendolo e cacciandone il sangue che vi si trova accumulato. Negli 



184 RIVISTA DI CHIRURaiA 

adalti sì ol^tiene lo stesso risultato, comprimendo durante respirazione 
Taddome, e Teffetto è più marcato se si inverte la posizione del corpo 
mettendo il capo in basso e le gambe in alto, in modo che il dia- 
framma graviti pel proprio peso sul cuore e venga agevolato il de- 
flusso del sangue dalla vena cava nel cut re. 

Questa pratica sarebbe da attuarsi , secondo TAutore , specialmente 
nei casi di sincope per inalazione di cloroformio 

Le norme per riuscire nelT intento sono di mettere il paziente col 
capo all'inbasso, fargli eseguire moti respiratorj , secondo il metodo 
di Silvester, con notevole vigore, contemporaneamente fargli compri- 
mere il torace ad ogni espirazione da un ajuto colle due mani, e ad 
ogni cinque espirazioni e ad ogni dieci ispirazioni" fargli turare da 
un altro assistente le narici e la bocca per meglio agire sulU circo- 
lazione. 

Heusner (di Barmen) racconta che in un caso di morte per tumore 
cerebrale, essendosi prolungata la respirazione artificiale per ben quat- 
tro ore, si riuscì ad ottenere il rossore delle labbra ma non a ristabilire il 
polso e le reazioni della pupilla e dei muscoli, con rialzo della tem- 
peratura a 33° centigr.; ed in un altro caso di una giovane affetta da 
patereccio e caduta in collasso per inalazione di cloroforaìio, di cui 
si usarono meno di 20 grammi , si esegui invece la respirazione arti- 
ficiale per tre ore, ma poi essendosi collocata la ragazza in un bagno 
continuandosi la respirazione artificiale, si riuscì a richiamarla in vita 
per la durata di circa tre ore. In questi casi fu istituita la respira- 
zione artificiale col metodo di Schùller, che riesce bene nelle persone 
magre, trattandosi di eseguire trazioni sul margine costale. Heusner 
avrebbe altresì osservato che se si tengono i pazienti col capo pen- 
dente in basso, essi hanno maggiore attitudine a resistere all'avvele- 
namento per. cloroformio; perciò egli consiglia che quando si vuole 
istituire la respirazione artificiale si metta il paziente col capo in 
basso e si faccia tratto tratto cangiare la posizione del tronco. 

Langenbuch (di Berlino), in un caso di morte per narcosi clorofor- 
mica di un ammalato di tabe dorsale, apri il t race dopo mezz'ora 
di inutili tentativi colla respirazione artidciale e comprimendo il cuore 
colla mano, ottenne Tarrossamento del volto, ma nulla più. 

IX. SCHLANGE (Berlino) — Ueber sterillsirte Verbaudstoffe. 
{Materiali da medicatura). 

Coir impregnare i materiali, che devono servire alla medicatura 
delle ferite, di sostanze antisettiche, si mira ad impedire lo sviluppo 
di batterj. Secondo l'Autore, però questa precauzione è illusoria, poiché 
i materiali da medicatura non vengono adoperati subito dopo che 
farono preparati ed hanno tempo di caricarsi di germi di microbi, 
mentre d'altra parte l'essicamento distrugge o scema il loro potere 
antisettico. L*Autore, con molteplici prove, si ò accertato che anche la 



RIVISTA DI CHIRURGIA 185 

garza preparata col sublimato corrosivo quando ò essiccata , perde 
quasi ogni facoltà parassiticida. Si deve poi anche notare come Tai- 
bamina del sangue e delle secrezioni delle ferite ha la proprietà di 
sopprimere la virtù antisettica del sublimato corrosivo, scomponen- 
dolo e formando un albuminato mercuriale insolubile. L'Autore crede 
perciò preferibile l'uso di apparecchi diligentemente sterilizzati col- 
r esposizione ad una corrente di vapore acqueo a 100 gradi , quali 
già furono adottati nella clinica universitaria di Berlino, poiché con 
essi si è sicuri di non introdurre germi viventi di nessuna sorta e 
quindi di mantenere una perfetta asepsi. 

X. De Ruyter (Berlino). — Zur Jodoforinwirkung. {L'azione 
dello jodoformio, 

Heyn e Rovsing di Copenhagen sostengono (1) che l'uso dello jodo- 
formio nella cura delle ferit<^ l; non solo inutile, ma ben anche peri- 
coloso, perchè con esso possano trovc:rsi luescolati germi di microbi 
patogeni. L'Autore non nega la possibilità di quest'ultimo inconve- 
niente, ma osserva che esso può essere facilmente evitato con qualche 
cautela nella preparazione e conservazione del medicamento, e che 
del resto esso è comune anche agli altri antisettici asciutti: acido bo- 
rico, garza e cotone con sublimato corrosivo, con acido fenico, con soK'o- 
fenato di zinco, ecc. (2). 

L'Autore, unitamente al dottor Behriog, ha. notato che lo jodoformio 
nel pus mantenuto alla temperatura del corpo umano si scompone, 
lasciando traccio sensibili di jodio. Il sangue ed il siero sanguigno 
normalmente non hanno la facoltà di produrre tale scomposizione, ma 
se vi si aggiungono i microcoochi del pus tosto essa si verifica. Lo 
jodio che ne risulta ha la proprietà di combinarsi colle ptomaine, di 
modificare le loro facoltà coloranti e di rendere innocui i cocchi dei 
pus, sebbene non ne distrugga la vitalità. Tale proprietà riesce parti- 
colarmente vantaggiosa per la medicatura della bocca, del naso, del- 
l'intestino retto ed altre cavità del corpo dopo atti operativi, poiché 
è ormai fuor di dubbio che ivi possono prodursi ptomaine. 

È però da avvertire che impiegando lo jodio invece dello jodoformio 
non si ottengono i medesimi effetti. La soluzione dello jodoformio in 
una mistura di alcool e di etere uccide prontamente i microorganismi; 
ha quindi un'energica azione disinfettante e può servire molto oppor- 
tunamente anche per sterilizzare i materiali da medicatura al mo- 
mento stesso che si devono adoperare. 

La semplice soluzione eterea è un po' meno attiva, ma è molto ac- 
concia per assicurare con uniforme distribuzione dello jodoformio 
sulla superficie di una ferita. 



(1) « Portschritte der Medicin », 1886, N. 2. 

(2) V. Bergmann. « Arbeiten aus der Chir. klin. », 2 voi., 1887. 



186 RIVISTA DI CHIRURGIA 

V. Volkmaan (di Halle), osserva che Pesperienza clinica è decisa- 
mente favorevole alPaso dello jodoformio. 

Senger (di Magdeburgo) riferisce che alcune esperienze istitaite sai- 
razione dello jodoformio contro lo stafilococco aurea appoggerebbero 
le idee degli Autori danesi, ma egli riconosce che tale microrganismo 
ha caratteri non sufdcientemente definiti e proprietà variabili, onde 
non riesce un buon soggetto di esperienze; mentre opportunissimo ò 
il bacillo delPantrace. Orbene questo, sotto razione dello jodoformio, 
rallenta la sua moltiplicazione, perde la facoltà di essere trapiantato 
sulla gelatina, presenta la distinzione di una membrana jalina del 
protoplasma. Una miscela di bacilli dell* antrace, gelatina ed jodo- 
formio diviene tanto meno nociva ai sorci , ai quali venga inoculata, 
quanto meno essa è recente, ed è affatto innocua dopo sei giorni. Se 
si inocula ad un animale dello jodoformio e subito dopo nello stesso 
punto si introducono germi delPantrace, questi spiegano la loro azione 
letale, ma non più se la loro introduzione viene alquanto ritardata in 
modo da dar tempo allo jodoformio di decomporsi. 

XI. P. Bruns. — Ueber die antituberkòlose Wirkung des 
Jodoform. (Dell'azione antitubercolare dello jodoformio), 

L^Autore trattò gli ascessi freddi colla puntura e successiva infezione 
di jodoformio misto alPalcool e alla glicerina nella proporzione di 10 
del primo , per 50 di ciascuno dei secondi. Di 54 ascessi cosi curati, 
40 guarirono e fra questi parecchi assai voluminosi e dipendenti da 
spondilite. In alcuni ammalati dopo Tuso deirjodoformio fu di nuovo 
aperta la cavità delTascesso e ne fu estirpata la membrana piogenica, 
nella quale Neuwerk, all'esame istologico, microscopico rilevò sem- 
pre la mancanza dei bacilli tubercolari e la, necrosi o la degenerazione 
grassa dei tubercoli, onde l'Autore ritiene che sia chiaramente dimo- 
strata razione specifica antitubercolare dell'jodoformìo. 

XII. Genz&iar (Halle). ~ Ignipunktur. (L'ignipuntura). 
L'Autore trattò molte volte le ghiandole linfatiche ipertrofiche col- 

l'ignipuntura. Per quelle più piccole si limitò ad una sola introduzione 
di un sottile cauterio di platino rovente, previa incisione della cute; 
per quelle più voluminose impiegò istrumenti più grossi e ne replicò 
Tapplicazione parecchie volte. In poche settimane conseguì risultati 
favorevolissimi. Applicò simile cura anche in cinque casi di tuberco- 
losi dei testicoli, i-i due con pieno successo e negli altri due con qual- 
che miglioramento. Ne ebbe pure qualche vantaggio in casi di gozzo 
e di ipertrofia della prostata. 

V. Yolkmann dubita che i risultati conseguiti possano essere du- 
raturi. 



RIVISTA DI CHIRURGIA 187 

XIII. Helferich (Greifswald). — Ueber kùnstliche Vermehrung 
der Knochen-neubildungen. {Dell'incremento artificiale della neo- 
formazione ossea). 

Nei casi nei quali si richiede di stimolare l'attività della riprodu- 
zione del tessuto osseo, come quando avvi iosufflciente o mancante 
consolidazione di una frattura o necrosi di una porzione di osso senza 
che il vuoto sia sufficientemente riempito o frattura spontanea per 
questa od altra cagione, è utile provocare nel punto leso un maggior 
afflusso di sangue. Ciò si ottiene fasciando Parto dal putito ammalato 
air insù, cioò verso il centro circolatorio con un tubo di gomma ela- 
stica, dando a questo una tensione capace di determinare un certo 
grado di stasi venosa, ma non tale da produrre molestie o danni al- 
Pammalato. Se poi si aggiunge una fasciatura espulsiva alla parte in- 
feriore o periferica dell'arto, sì può limitare la stasi sanguigna alla 
sede della lesione. Si possono poi aggiungere, secondo i casi, stecche 
od apparecchi gessati. L'Autore segue da sei anni questo metodo con 
vantaggio. È però da accertare che con esso si aumenta l'attività della 
riproduzione ossea, quando essa è già in corso, ma non si giunge a 
risvegliarla se è mancante. L'Autore ha combattuto con questo mezzo 
anche gli accorciamenti degli arti nei ragazzi dipendenti da pregresse 
fratture e paralisi infantili. Qualche cosa di simile, cioè lacci circolari 
sopra o sotto il punto offeso ed al medesimo scopo, fu già messo in 
pratica da Dumreicher, Nicoladoni e Thomas. 

XIV. Lassar 0. (Berlino). — Ueber NarJacnverbesserung. (Del 
modo di ottenere regolari cicatrici). 

Se si abbandona a so stessa la cicatrizzazione di una superficie 
piana cruente le granulazioni centrali, che poi si trasformano in tes- 
suto connettivo, prendono facilmente il sopravvento sul tessuto epite- 
liale, che va riproducendosi dui margini con iscapito per la regolarità 
della cicatrice. A prevenire questo inconveniente giova specialmente 
nel lupus, nell'acne rosacea ipertrofica, nelle scottature, nei cancroidì 
ed in genere quando esistono granulazioni esuberanti la raschiatura 
della piaga e il ravvivamento dei margini una o due volte la setti- 
mana coi cucchiajni taglienti di Volkmann. 

Questi osserva che nell'acne rosacea del naso dopo la raschiatura 
il tessuto epiteliale si riproduce non solo dai margini della piaga, ma 
ajiche dagli avanzi rimasti in posto delle ghiandole cutanee. 

XV. W^AGNER (Kònigshùtte). — Ueber TraDsplantation frìscher 
gestielter Lappen voxn Thorax auf Weichetheildeiekte des 
Ober und Unterarms. {Del trapiantamento di lembi cutanei pedun- 
colati dal torace al braccio per rimediare a difetti delle parti molli). 

Per le operazioni di plastica, Maas ha stabilito le seguenti norme: 
L Si deve im mobili zzare e tenere ravvicinate le parti da cui si 
toglie e su cui si eseguisce IMnnesto mediante fasciatura gessata; 



183 RIVISTA DI CHIRURGIA 

II. il lembo da trapiantare deve essere ricco di vasi e le iacisioi. 
devono per quanto è possibile decorrere parallelamente agli stessi ; 

III. La superficie su cui deve innestarsi il lembo deve essere di 
recente ravvivata coU'esportazione degli strati superficiali di granu- 
lazioni, nelle quali i vasi decorrono perpendicolarmente alla super- 
fìcie del corpo, ed invece devono essere allo scoperto gli strati pro- 
fondi, nei quali i vasi decorrono paralleli alla superficie medesima (1); 

IV. Il lembo deve essere esattamente unito ai margini della solu- 
zione di contiguità che esso deve riempire; 

V. La superficie libera del lembo deve essere protetta dalP essic- 
camento cùl mezzo di un grosso strato di unguento; 

VI. Il peduncolo di regola sarà reciso dal 10.° al 14.° giorno, ta- 
lora anche prima. 

Seguendo questi precetti, l'Autore eseguì con buon successo varj 
trapiantamenti di lembi cutanei dal torace al braccio ed all'antibrac- 
cio, da una coscia all'altra e dal dorso all'ascella. Egli crede che la 
chirurgia conservativa farà in avvenire sempre più largo uso di questo 
metodo. 

XVI. J. JsRAEL (Berlino). — Bine neue Ivlethode der Rhiao- 
plastìk bei Sattelnasen. {Nuovo metodo di rinoplastica). 

Il metodo di rinoplastica di Kònig, che ricostituisce il naso mediante 
due lembi cutanei tolti dalla fronte, ha l'inconveniente di formare 
alla radi'je del naso in luogo della normale depressione una promi- 
nenza poco estetica. L'Autore perciò pensò di trovar modo di evitare 
tale inconveniente. Egli stacca dalla fronte un piccolo lembo quadrato 
dì cute col periostio di 7 millimetri di lato e lo stende in basso, vol- 
gendo la superficie del periostio all' innanzi e congìungendola mediante 
suture alle parti molli circostanti. Riunisce pure con qualche punto 
i margini della ferita alla fronte. La superficie periostea del lembo 
cutaneo non viene ricoperto da altra cute, ma bensì abbandonata alla 
spontanea cicatrizzazione. Mediante i residui dell'antico naso vengono 
poi ricostrutte le parti laterali, le pinne, il lobulo ed il setto. 

In due casi di naso schiacciato in conseguenza di sifilide congenita, 
l'Autore col suo metodo ottenne ottimo successo. Tuttavia Volkmann 
osserva che questo i.on sarà pieno, se non quando fra qualche anno 
si possano rivedere gli operati e constatare lo stato soddisfacente del 
loro naso. 

XVIL Genzmer (Halle). — Ueber die Deformitàten des Septum. 
{Belle deformità del setto nasate). 

Le lesioni violenti del naso producono sovente deviazioni e piega- 
ture del setto nasale con impedimento al respiro ed allo scolo delle 



(1) Thiersch. « Arch. f. klin. Cliir. », XVII, 323. 



RIVISTA DI CHIRURGIA 189 

secrezioni e con molteplici disturbi nervosi. Queste conseguenze tut- 
tavia non si manifestano per Io più subito dopo il trauma, ma bensì 
quando ò già trascorso qualche tempo. La cura consiste neiresporta- 
zione delle sporgenze con un coltello arcato e munito di bottone. 

Yolkmann e Trendelenburg però credono che le deviazioni e piega- 
ture del setto per fratturo consecutive a traumi non sieno tanto fre- 
quenti e che invece le irregolarità nella direzione del setto nasale 
sieno da collegarsi coirasslmetria che tanto sovente si osserva fra i 
due lati della faccia, specialmente nelle mascelle. 

XVIII. J. Israel. — Eine neue Itfethode der Wangenplastik. 
(Un nuovo metodo di plastica delle guancie). 

In un vecchio settantenne operato di un cancroide ad una guancia 
con esportazione della corrispondente commessura della bocca, l'Au- 
tore riparò nel seguente modo la larga breccia rimasta. 

Egli disseccò un lungo lembo di cute della parte laterale del collo 
e della regione sopraclavicolare, lasciantlola aderire mediante un pe- 
duncolo alla regione sottomascellare presso l'angolo della mandibola. 
Rivoltò il lembo e ne applicò una porzione contro la breccia lasciata 
dalTatto operativo, in modo che la superìicie epidermica era rivolta 
verso la cavità della bocca e la superficie cruenta restava airesternc; 
assicurò Tadesione mediante alcuni punti di sutura. 

Dopo 17 giorni , essendosi accertato che T innesto aveva attecchito, 
recise il peduncolo ed appl'CÒ mediante sutura la porzione di lembo, 
che ancora sopravanzava, contro la superficie cruenta della prima 
porzione, tenendo la superficie epidermica rivolta all'esterno, cosi la 
guancia neoformata venne ad essere rivestita di epidermide tanto al- 
l' intorno, verso la cavità boccale, quanto all'esterno. L'epidermide 
della superficie orale assunse però presto l'aspetto di mucosa. Colla 
congiunzione dei margini delle due porzioni sovrapposte del lembo dis- 
seccato fu ricostruito l'angolo della bocca. Un simile mete lo fu già 
in quattro casi adottato da Hahn. 

XIX. WoLFF (Berlino). — Ueber Uranoplastik und Staphy- 
lorrhaphie im fruhen Kindesalter. (Dell* uranoplastica e della 
stafilorapia nella prima infanzia). 

Le operazioni tentate da Billroth , Weber, Simon, Rouge e Trélat 
contro le fauci lupine in fanciulletti di età inferiore ai quattro anni 
ebbero per lo più esito poco favorevole. L'Autore invece, col suo me- 
todo di comprimere metodicamente la ferita in modo da evitare quasi 
ogni perdita di sangue e di pulire accuratamente la bocca, facendo 
pendere all'innanzi il capo del paziente, ottenne un buon successo, 
per lo più con una sola seduta, in 24 operati, dei quali 14 in età in- 
feriore a cinque anni ed uno di soli 15 mesi. 

Pare che l'operazione eseguita per tempo assicuri una più perfetta 
pronuncia della parola. 



19 J RIVISTA DI CHIRURGIA 

XX. WóLFLER (Graz). — Ueber den Effekt nach Unterbindung 
der Arteriae thyreoideae beim Kropfe. (Degli effetti della lega- 
tura delle arterie tiroidee nel gozzo), 

L* Autore si è accertato che nei cani la legatura delle arterie ti- 
roidee determina la necrobiosi del corpo tiroide. Lo stesso effetto egli 
potò verificare in due ammalati operati Tuno nelP ottobre del 1885, 
Paltro nel dicembre del 1886. NU primo , avendo eseguita la legatur 
delle due arterie tiroidee destre, potò in capo a due anni accertare 
Tatrofia non solo della metà sinistra del corpo tiroide, ma anche del- 
ristmo e della metà destra. Nella seconda (poichò trattavasi di una 
donna), TAutore eseguì Tallacciatura pure delle due arterie tiroidee 
destre ed in tre mesi ottenne Tatrofia del lobo destro, ma poco dopo 
si sviluppò un carcinoma nel lobo sinistro che trasse a morte Tope- 
rata. All'autopsia ed all'esame del lobo destro del corpo tiroide si 
osservò che il tessuto ghianiìolare era [)erfettamente atrofico nel cen- 
tro, mentre la sua porzione periferica e la capsula avevano resistito 
per la somministrazione di un circolo collaterale dalle arterie eso- 
fagee, tracheali e cricotiroidee. 

È da notarsi che sebbene una reale atrofia del corpo tiroide iper- 
trofico non possa avvenire se non lentamente, pure la legatura delle 
arterie tiroidee nei casi di gozzo arreca immediato sollievo al respiro, 
producendo una certa diminuzione di volume per avvizzimento dei 
tessuti. 

L'Autore ò persuaso che l'allacciatura delle arterie tiroidee abbia 
a sostituire le estirpazioni totali o parziali del corpo tiroide, quando 
sia ingrossato non per neoplasma maligno. 

XXI. Hahn e. (Berlino). — Eia Verfahren beliebig grosse Stùcke 
aus Kròpfen ohne Tamponade und Blutverlust zu entfernen. 

{Un comodo metodo di levare dal gozzo grossi pezzi di tessuto sema 
otturamento e senza emorragia. 

Per evitare i pericoli e gli inconvenienti connessi colla estirpazione 
completa del gozzo quale, fra gli altri, quello della cachessia strumi- 
priva, furono immaginati varj mezzi di demolirlo gradatamente o 
parzialmente; così Mikulicz propose di eseguire resezioni parziali con 
legature in massa, Wòlfler l'allacciatura delle arterie, Wolf il raschia- 
mento l'otturamento, Socin lo svuotamento intracapsulare. L'Au- 
tore in un caso segui un metodo misto, cioò allacciò le arterie tiroidee 
superiori e la profonda, applicò pinzette emostatiche alle inferiori, 
incise la capsula dal lato sinistro e senza ulteriormente lederla eoo 
coltello, forbici e pinzette esportò grossi pezzi della ghiandola. Simul- 
taneamente operò a destra. La perdita sanguigna fu minima. I vasi 
che dettero sangue nell'atto dell'incisione della capsula furono legati. 
Nell'applicazione delle pinzette emostatiche si fece attenzione se mai 
fossero insorti disturbi della parola, poichò essi sarebbero stati indizio 



RIVISTA DI CHIRTJRGU 101 

che nella compressione era compreso il nervo ricorrente, che avrebbe 
dovuto essere tosto liberato. Fu eseguita la medicatura per mezzo di 
garza con jodoformio. Dopo 24 ore furono levate le pinzette emostatiche • 
Dopo alcuni giorni fa eseguita la sutura secondaria, ed al decimo 
giorno la cicatrizzazione era quasi compita. 

I vantaggi di questo metodo sono il risparmio del sangue ed il nes- 
sun pericolo di ledere il nervo ricorrente, poiché si opera neirinterno 
della capsula. 

XKII. ÀLBREGHT (Àmburgo^ — Ueber den aaatoxnischen Grund 
der Skolìose). Il fondamento anatomico della scoliosi). 

La scoliosi della colonna vertebrale si manifesta anche nel capo, nò 
co deve sorprendere, quando si rifletta che il cranio risulta dalla fu- 
sione di varie vertebre. 

Tra tutti i vertebrati la scoliosi si osserva soltanto negli uccelli e 
nei mammiferi. Ciò pare collegarsi colla disposizione dei vasi maggiori, 
che nei mammiferi e negli uccelli ò simmetrica , essendo nei primi 
L'arco deiraorta a destra, nei secondi a sinistra, mentre negli altri 
vertebrati si nota una disposizione simmetrica, essendo in essi una 
doppia aorta, mentre nellMmbrione dei mammiferi e d.'gli uccelli una 
presto cade in atrofìa. 

Vi sono scoliosi normali e patologiche e queste non sono per lo più 
se non esagerazioni di quelle e la loro produzione ò favorita dalla sta- 
zione e dair incesso su due soli arti. 

Quando Tasse vertebrale presenta varie incurvature la causa per 
solito risiede in un punto solo , e tranne una le altre sono curve di 
compensazione. 

Negli uccelli esiste normalmente un principio di scoliosi verso si- 
nistra della colonna vertebrale. Ciò dipenderebbe, secondo l'Autore, 
dalla partic lare disposizione del sistema vascolare nel loro embrione, 
poiché in esso l'arteria polmonale od aorta ascendente destra reca 
sangue venoso proveniente dalle vene cave anteriori attraverso Torec- 
chietta e il ventricolo destro; il quale sangue venoso per mezzo del 
doppio arco aortico si versa nelle due aorte discendenti : ora nella 
aorta discendente destra scorre anche sangue arterioso proveniente 
dall'aorta ascendente sinistra e indirettamente dalla vena cava poste- 
riore, ivi ha dunque luogo un miscuglio di sangue arterioso e venoso, 
che poi passa anche nelTarterla succlavia destra, mentre la succlavia 
sinistra non riceve se non puro sangue arterioso. In corseguenza di 
ciò l'ala sinistra riesce meglio nutrita e più vigorosa che non la de- 
stra e da ciò un principio di scoliosi sinistra. 

Nei mammiferi invece si osserva un principio di scoliosi destra. Ciò 
succede perchè nel loro embrione il miscuglio del sangue arterioso e 
venoso succede nella aorta discendente sinistra, onde l'arto superiore 
od arterioso sinistro riceve sangue meno puro che non il destro , il 



192 RIVISTA DI CHIRURGIA 

quale riesce più robusto e più attivo e tende quindi a determinare la 
scoliosi dal suo lato. Oltre le scoliosi principali, vi sono nel mam- 
miferi e negli uccelli altre sei scoliosi anteriori o superiori a quelle e 
cinque posteriori od inferiori. 

IVuso però delPuomo di valersi del^arto superiore destro più che del 
sinistro dipende più dairesercizio fisiologico che non dalla condizione 
anatomica. 

XXIII. Stelzn£R (Dresda). — Mittheilung einer Operation Be- 
hufs Entfernung einer Nàhnadel aus dexn rechten Herzven- 
trlkel. (Estrazione di un ago da cticire dal ventricolo destro del 

cuore). 

Uno studente in istato di ubbriachezza si infisse un ago nel cuore a 
scopo di suicidio. Dopo dodici ore comparvero dolori nella regione car- 
diaca, dispnea e rumore pericardi tico alPapice del cuore. Dopo 36 ore 
Tammalato cadde nel collasso, onde apparve evidente la necessità di 
tentare l'estrazione delTago. Fu mestieri, dopo incisa la cute, resecare 
una parte della quinta costa, aprire la cavità pleurica ed il pericardio 
ed infine fu dato di sentire Tago in direzione trasversale nel ventri- 
colo destro, 'e mediante compressione esercitata colle dita si riusci a 
fare sporgere la cruna dalla parete del cuore, ma stante Tagitazione 
del cuore non si potò nò afferrarla colla pinzetta, nò trattenerla in 
posto, onde presto sfuggì di nuovo nella cavità del cuore e si dovette 
rinunciare a ricercarla di nuovo. Frattanto accadde V inconveniente 
che uno zaffo con iodoformio applicato per otturare l'apertura della 
pleura dai moti respiratori fu attirato nella cavità pleurica, nò più 
potò essere ritirato. La ferita fu interamente otturata con zaffo, e mal- 
grado ^avvenuto inconveniente e sebbeno insorgesse pneumotrace e 
pleurite essudativa l'ammalato guarì senza più presentare nò rumori 
pericarditici , nò perturbamento dell'azione del cuore, nò traccio del 
versamento pleuritico. Se la guarigione poi sarà duratura resterà a 
vedersi. 

Hardt raccolse nella letteratura medica 22 casi di aghi infitti nel 
cuore e fra di essi solo in tre pjtò essere estratto Tago senza ulteriori 
conseguenze e senza gravi atti operativi. Bergmaun pure ne estrasse 
uno senza difficoltà, però procedette assai lentamente per non distur- 
bare troppo il cuore e dar tempo di formarsi un coagulo nel foro di 
passaggio dell'ago, allo scopo di evitare una possibile emorragia in- 
tropericardica attraverso il miocardio. 

XXIV. KuMMELT. (Amburgo). — Ueber Laparotomia bei Bauoh- 
f elltuberkulose. ( Della laparotomia nella tubercolosi peritoneale.) 

Dopo le comunicazioni fatte da Kónig nel 1884, l'intervento chirur- 
gico nella tubercolosi peritoneale fa elevata a razionale metodo di 
cura, mentre prima esso non era avvenuto se non casualmente per 



RIVISTA DI CHIRURGIA 193 

errore di diagnosi. Oggi si considera la tubercolosi peritoneale come 
malattia locale suscettibile di guarigione al pari della tubercolosi os- 
sea o delle articolazioni. 

Nel 1862 Spencer Wells credendo di aver a fare con un tumore 
ovarico evacuò una raccolta ascitica dipendente da tubercolosi. L'ope- 
rata guari e vive ancora in buone condizioni senza che il liquido siasi 
mai riprodotto. 

Kónig potò raccogliere una trentina di casi consimili, e solamente 
in due operati da Neumann si ebbe esito letale in conseguenza della 
operazione ; in altri due si ebbe dopo breve tempo la morte per i pro- 
gressi della tubercolosi, in altri due ancora questa continuava ad ag- 
gravarsi sebbene non fosse ancora sopraggiunto l'ultimo stadio, ed in- 
fine nei rimanenti 22 si ebbe un miglioramento notevole e duraturo, 
poichò datava all'epoca in cui l'Autore aveva assunte le informazioni 
da 10 e fino da 25 anni. 

La maggior parte delle operazioni (28 su 30) furono eseguite su donne 
Petà delle quali variò dai 4 ai 56 anni, ma per il più grande numero 
fu circoscritto fra i 15 ed i 20. 

Esmarch (Kiel), Mikulicz (KOaigsberg) e Wagner (Kònigshutte) con- 
fermano, per esperienze proprie, i buoni effetti dell' evacuazione del- 
Pascite mediante laparotomia nella tubercolosi peritoneale. 

XXV. Wòlfler (Graz). — Zur Resectio pylori. 

In una donna operata dall'Autore di resezione del piloro e morta 
dopo cinque anni per riproduzione di neoplasma in altra parte si 
rilevò all'autopsia che la mucosa dello stomaco si continuava per- 
fettamente con quella del duodeno, nel quale lo stomaco s'immetteva 
con un orificio imbutiforme. 

Questa osservazione di una quasi perfetta restitutio ad integrum in- 
coraggia grandemente a replicare l'operazione in simili circostanze. 

XXVI. Rtdqter (Kulm). — Demonstration eines vor 2 1/2 Ja- 
hren wegen Carcinoma pylori resecirten Magens, nebst 
einlgen Bemerkungen in Betreff der Indikation zur Laparo- 
tomie bei perforirtem Ulcus ventriculi. {Osservazioni su di un 
caso di resezione del piloro per carcinoma e sulle indicazioni della la^ 
parotomia nell'ulcera perforante dello stomaco). 

Una donna operata di resezione del piloro per carcinoma sopravvisse 
due anni e mezzo in buona condizione, tranne negli ultimi mesi , nei 
.quali si riprodusse il neoplasma. 

Un'altra donna pure operata dall'Autore di resezione di porzione 
dello stomaco per ulcera rotonda vive da sei anni in istato di salute 
soddisfacente. E lo stesso può dirsi di una terza donna similmente ope- 
rata da tre anni per ulcera rotonda. 

RivistOm 13 



196 RIVISTA DI CHIRURGIA 

XXX. Mi^DELUNG (Rostock). — Zar Frage des operati ven Ein- 
greifens bei inneren Darmeinklemxnungen , Feritonitis und 
Darmperforation. (2>ell' intervento chirurgico neW occlusione intesti^ 
naie, nella peritonite e nella perforazione delVintestinó), 

L'Autore crede che la laparatomìa doq sia da intraprendersi nei casi 
di occlusione intestinale se non quando si abbia qualche indizio in- 
torno alla sua sede e si abbiano tutte le condizioni materiali richieste 
per il buon esito delPoperàzione. 

Un grave pericolo si ha nel vomito stercoraceo che fì*equentemente 
segue durante la narcosi, perchè facilmente le materie fecali pos- 
sono allora passare nella via aerea. A ciò si procurerà di ovviare 
vuotando lo stomaco colla pompa esofagea. Per agevolare la ricerca 
dal punto ove risiede lo stringimento sar& bene vuotare in parte Tin- 
testino praticandovi una piccola incisione che poi si riunisce. Sovente 
poi sarà necessaria la resezione di un'ansa intestinale. 

La peritonite, per la quale sola più volte fu fatta con buon suc- 
cesso la laparotomia, non la controindica, quando accompagna la oc- 
clusione intestinale, ma si deve esser preparati ad incontrare essudati 
saccati. 

L' indicazione non viene modificata se la peritonite fu prodotta da 
perforazione intestinale. 

XXXI. Rydygier (Kulm). — Beitrftge zar operati ven Behand- 
lung innerer Darmeinklemmungen. {Contributo alla cura chi- 
rurgica deir occlusione intestinale). 

L'Autore esegui la laparotomia nei seguenti sette casi di occlusione 
intestinale: 

1.^ Una donna d'anni 43 in sesto mese di gravidanza e con un tu- 
more renale destro ebbe dolori intensi all'ipocondrio destro e sintomi 
di occlusione intestinale. Fu eseguita la laparotomia. Lo stringimento 
era prodotto da una briglia fibrosa, che fu recisa fra due lacci. Ija 
guarigione avvenne senza febbre nello spazio di quattordici giorni e 
senza interruzione della gravidanza. 

2J^ Un uomo vigoroso d'anni 39 presentò un invaginamento ileoce- 
cale caratterizzato oltre che dall'occlusione intestinale, da un tumore 
cilindrico nella regione ombelicale. Insorse peritonite. Fa eseguita la 
laparotomia in quarta giornata. Fu difficile togliere l' invaginamento. 
Dopo poche ore avvenne la morte. 

3.° Una fanciulla d'anni 1/ probabilmente tubercolosa fu colta da 
valvole della curva sigmoidea. Fu prontamente eseguita la laparotomia* 
Fu punto in due posti l'intestino a fine di acquistare maggior spazio 
per l'introduzione delle mani. La torsione fu tolta e fu ristabilito il 
corso delle feci, tuttavia in quinta giornata avvenne la morte per me« 
ningite verosimilmente tubercolare. 

4.® Un uomo d'anni 50 dopo avere cavalcato per molte ore presentò 



RIVISTA DI CHIRURGIA 197 

sintomi di occlasioDe intestinale. In quinta giornata si passò alla la- 
parotomia. Per trovare la sede dell'ostacolo si dovette far passare quasi 
tutte le anse intestinali rimettendole in posto a mano a mano che veni- 
vano estratte. Si rilevò che un* ansa intestinale era fissata nella pic- 
cola pelvi e compressa. Si stabili un ano preternaturale. Dopo poche 
ore avvenne la morte. Airautopsia si trovarono parecchie ulcerazioni 
neir intestino retto. Esso dovettero essere il punto di partenza della 
infiammazione, che produsse il grosso essudato, il quale fissava e com- 
primeva Tansa intestinale. 

5.^ Una fanciulla di 14 anni presentò i sìntomi di tiflite con occlu- 
sione intestinale. Si dovette procedere alla laparotomia. LMntestino cieco 
aderiva alle pareti addominali. Si trovò una raccolta di pus, che ema- 
nava odore stercoraceo, tuttavia non fa possibile scoprire verunn per- 
forazione, ma solo un otturamento dell'estremità dell'ileo per com- 
pressione con aderenza colle vicine anse intestinali, tolte le aderenze 
e la compressione, praticata la fognatura si ottenne la guarigione. 

6.^ In un bambino di pochi giorni si osservò Tocclusione intestinale 
probabilmente dipendente da peritonite decorsa durante la vita intra- 
uterina. Fu fatta la laparotomia, si trovò che una grande parte 
deli' intestino tenue era strettamente aggomitolata ed una porzione di 
esso della lunghezza di circa 4 centimetri era tramutata in un cordone 
fibroso. Questo segmento coi tratti adiacenti per una lunghezza totale 
dì circa 25 centimetri fu esportato. Poche ore dopo l'operazione av- 
venne la morte. 

7.° In un uomo attempato che presentava stipsi, timpanismo e vo- 
mito stercoraceo si trovò colla laparotomia che esisteva un carcinoma 
nelle pieghe della curva sigmoidea. Esso aveva tante aderenze che ne 
era impossibile l'esportazione, perciò non si fece altro che istituire un 
ano preternaturale. Il giorno seguente avvenne la morte. 

L'Autore riconosce che l'uso della tromba gastrica apporta sollievo 
agli ammalati, ma avverte che questo non deve indurre il chirurgo a 
lasciar passare il momento opportuno per la laparotomia. Avverte pure 
come talvolta esistano non uno solo, ma due o più ostacoli al passag- 
gio delle feci lungo l' intestino, onde ò buona norma di non desistere 
dalle ricerche, appena se ne ò trovato uno, ma di prendere cognizione 
dello stato di tutto il tubo gastro-enterico. 

É pure buona norma di non fare un' incisione troppo ampia nelle 
pareti addominali per evitare la protrusione di una troppo grande 
massa d'intestini e la difficoltà della ri posizione, però quando ò ne- 
cessario si possano praticare nell'intestino piccole incisioni, avendo cura 
che il contenuto non cada nel cavo peritoneale. 

Nei casi, nei quali l'intestino si presenta compresso da un tumore 
che non può essere esportato, sarà indicata l'enterostomia. 



.'^r- * 



198 • RIVISTA DI CHIRURGIA 

XXXII. Credè (Dresda). — Ueber die chirurgische Behandiung 
sch^verer chronischer Unterleibskoliken . — Operation zur 
Profìlaxe des Ileus. (Della cura chirurgica delle coliche intestinali 
croniche, gravi per prevenire rocclusione). 

L'Autore si ò convinto che nei sette ottavi di casi di occlusione in- 
testinale questa non si ò formata in modo al tutto acuto, ma ricono- 
sce una causa che agiva da tempo lentamente producendo disturbi 
digestivi di varie sorta. In tali condizioni un intervento chirurgico 
sollecito può togliere molte sofferenze e prevenire i pericoli dell'oc- 
clusione completa. 

L'Autore ritiene di aver raggiunto tale scopo nei tre seguenti casi: 

Una donna d'anni 35 soffriva di coliche intestinali frequenti dopo 
che era stata attaccata da peritonite insorta in seguito all'applicazione 
fatta da una donnicciuola, di una grossa coppetta nella regione om- 
bellicale nell' intento di togliere gli inconvenienti di una flessione ute- 
rina. L'Autore apri l'addome, sciolse le aderenze ed ottenne la guari- 
gione, che data già da un anno. 

Una donna d' anni 50 avendo sopportato parecchi traumi nell' ipo- 
condrio destro andava soggetto da un anno e mezzo a fieri dolori colici, 
e stitichezza che duravano sino a dieci giorni, ed inoltre presentava 
un indurimento sotto al fegato. Aperto l'addome si trovò infatti con- 
giunta intimamente al fegato una massa livida, dura, tondeggiante 
cui le anse intestinali erano unite da molteplici aderenze. Queste furono 
tolte, le emorragie arrestate col termocauterio Paquelin e la donna 
ila nove mesi non ha più le sue sofferenze. 

Una donna d'anni 38, dopo che era spontaneamente guarita di un'er- 
nia inguinale soffriva stipsi e dolori addominali. Dopo che mediante 
laparotomia furono tolte molteplici aderenze fra le anse intestinali , 
non ebbe più disturbi. La guarigione data da un anno. 

XXXIIL v. TiscHENDORF (Lipsia). — Enterostomie bei angebo- 
rener Atresie des Ileuxn. — {Enterostomia per attesta congenita 
delVileo). 

In un bambino di sei giorni che presentava atresia intestinale, senza 
che il punto dell'occlusione fosse accessibile col dito dall'ano, l'Autore 
fece la laparotomia. Trovò atresia dell'ileo a circa 25 centimetri 
prima delta valvola ileo-cecale, cioè press'a poco al punto corrispon- 
dente all'origine del dotto embrionale omfalomeseraico ; tutta la por- 
zione inferiore dell'intestino era rappresentata da un cordone fibroso; 
la porzione superiore era dilatata dai meconio. Le condizioni generali 
del bambino non permettevano di pensare alla resezione della por- 
zione inferiore del tubo enterico ed alla istituzione di un vero ano , 
onde si praticò l*entero-stomia unendo alle pareti addominali i mar- 
gini di un'apertura eseguita nella parte dilatata dell' intestino. L'ope- 
razione durò quasi due ore, ed il bambino fa assoggettato a narcosi: 



RIVISTA DI CHIRURaiA 199 

tuttavia si riebbe prontamente ; non ebbe febbre e sopravvisse ancora 
due settimane e infine mori piuttosto per la mancanza dell* allatta- 
mento naturale e gli inconvenienti di quello artificiale che non per 
le condizioni deiroperato digestivo. 

XXXIV. Beely (Berlino). — Neuerung an Bruchbàndern. {Inno- 
vazione nei cinti erniari), 

L'Autore ha pensato di impedire che il cinto erniario scivoli troppo 
in basso aggiungendovi nella sua porzione posteriore dae piccole molle 
che vengono a corrispondere ai lati della colonna vertebrale. 

Wittelschòfer (Vienna) inserendo sulla molla del cinto che gira at- 
torno all'addome un'altra molla che reca il cuscinetto compressore ha 
aumentato la stabilità di quest'ultimo e lo ha reso di più facile adatta- 
mento, ciò che è importante assai nei bambini, nei quali il ru^'ido svi- 
luppo costringa a mutare sovente 1 comuni cinti (1). 

XXXV. Lange (Nuova York). — Zur chirurgischen Behandlung 
der Hàmorrhoiden. (Della cura chirurgica delle emorroidi). 

In America è universalmente accettato l'uso delle injeziom di acido 
fenico nella cura delle emorroidi. Per eseguirle non è necessario l'as- 
soluta anestesia, bastando attutire la sensibilità colla cocaina. 

Per il buon esito è mestieri attenersi alle seguenti norme: 

Attendere la cessazione di ogni indizio infiammatorio, spalmare i 
nodi emorroidari con unguenti di iodoformio, adoperare un ago molto 
fino, sciogliere l'acido fenico nella glicerina in proporzioni variabili 
secondo i casi da 1 su 10, fino a parti eguali, della soluzione iniettarne 
da 2 a 6 goccio proporzionatamente alla grossezza dei nodi , lasciar 
l'ago qualche istante nel nodo, finché il sangue siasi coagulato, si 
possono fare le iniezioni anche in cinque o sei nodi in una sola se- 
duta; quando ò necessario le iniezioni si possono replicare con qual- 
che settimana d'intervallo, è bene consigliaro dopo l'operazione il ri- 
poso per qualche giorno, l'uso di alimenti liquidi , di qualche prepa- 
rato d'oppio e di applicazioni fredde. Per alcune ore havvi dolore di 
intensità variabile a seconda della sensibilità individuale. I nodi emor- 
roidari in breve sMmpiccoliscono e si raggrinzano. 

Le affezioni emorroidarle sono molto frequenti a Nuova York e ciò 
dipende, secondo l'Autore, dal vitto sostanzioso, di cui si fa uso, dalla 
vita poco attiva nelle donne, dalle soverchie occupazioni e preoccu- 
pazioni negli uomini, che perciò non soddisfano regolarmente al bi~ 
sogno di evacuare Talvo e finalmente dall'abuso dei purganti. 

Quando avvi notevole ipertrofia della mucosa con prolasso dei nodi 
emorroidari ò necessario procedere alla loro escisione previa narcosi. 



(i) V. i cinti a regolatore sistema Baldinelli. R. P. 



200 mVISTA DI CHIRURGIA 

osservando tatto le cautele antisettiche, disseccando la mucosa, sa cai 
sono inseriti i nodi, dal tessuto circostante e riunendo poi con punti 
profondi la mucosa colla cute ed infine compiendo la recisione e la 
esportazione. 

XXXVI. Lange. — Die Behandlung der Mastdarmfisteln mit- 
tels Excision und Naht. {La cura delle fistole intestinali mediante 
escisione e sutura). 

La guarigione delle fistole anali ò più rapida e sicura, sostituendo 
la completa esportazione del tessuto calloso circostante alla fistola alla 
comune spaccatura. Per eseguire tale spaccatura bisogna introdurre 
una sonda nel tragitto fistoloso, oppure due, Tuna dairorificio esterno, 
Taltra dair interno, finché vengano a contatto e sulla guida di esse si 
incidono tutte le parti molli, compresa la mucosa. L* orificio esterno 
della fistola deve essere esportato in totalità senza inciderlo. Dopo as- 
sicurata l'emostasi , si pratica una sutura a strati mediante minugie 
air iodoformio, avendo cura di non stringere troppo i punti, e di as- 
sicurare Pesatto combaciamento dei segmenti dello sfintere. Di 13 ope- 
rati in questo modo 4 guarirono per prima intensione, in 3 si ebbe 
scarsa suppurazione dalPestremità anale della ferita, e in uno di que- 
sti dopo sei mesi la recidiva, in uno si ebbe guarigione relativamente 
pronta sebbene non siasi eseguita la sutura, in due si eseguì la 
sutura solo parzialmente, e di essi uno guarì, l'altro fa colpito da 
periproctite e restò con una fistola interna, ed infine in 3 casi si ebbe 
suppurazione, ma susseguita da guarigione. 

AirAutore riuscì pienamente anche l'estirpazione di una lunga ra- 
gade tubercolare con guarigione per prima intensione. 

XXXVII. KusTER (Berlino). ~ Zur Chirurgie der Gallenblase. 
{Della chirurgia della cistifellea). 

In due casi di calcoli della cistifellea TAutore li estrasse mediante 
incisione, quindi eseguì la sutura e l'affondamento. In uno l'esito fa 
letale per peritonite, che già era in corso in seguito ad esulcerazione 
delle pareti della vescicola biliare ed a passaggio di bile nel cavo pe- 
ritoneale. Nell'altro si ottenne la guarigione. 

XXXVIII. TiLLMANNS H. (Lipsia). ^ Ueber Eztirpation und In* 
cision der Gallenblase wegen Oallensteinen. {Della estirpazione 
ed incisione della cistifellea per calcoli biliari). 

In una donna d'anni 64 sofferente di dolori alla cistifellea l'Autore 
incise l'addome sulla linea alba sopra all'ombellico , passò un filo di 
seta nel fegato e con esso e con pinzette rivolse in alto questo viscere, 
applicò una doppia legatura al dotto cistico , staccò colle dita la ci- 
stifellea del fegato e la esportò. In dodici giorni si ebbe la guarigione, 
che si mantiene da parecchi mesi. 



RIVISTA DI CHIRURGIA 201 

In altra donna, d*anni 35, itterica, deperita mise allo scoperto la 
cistifellea mediante qd' incisione a destra del muscolo retto destro , 
trovò che essa e il suo condotto erano occupati da calcoli e la stirò 
e la fissò fra le labbra dell'apertura addominale. Dopo quattro giorni 
la incise ed astrasse i calcoli, che erano in numero nientemeno che 
di 302, ma nel nono giorno dalla prima operazione V ammalata mori 
per colemia ed esaurimento. AlPautopsia si trovò un cancro del fegato 
che comprimeva il condotto epatico. 

In genere TAutore ritiene preferibile Tesportazione della cistifellea 
alla sua apertura e ricucitura, ma quando la prima operazione si pre- 
senta ardua per aderenze od altri ostacoli sarà da adottarsi la seconda. 

XXXiX. V. TiSGHBNDOBF (Lipsia). — Eztirpation der steinkranken 
Gallenblase mit glelchzeitiger Annàhung dèr Wandernier. 

( Estirpazione della cistifellea per calcoli biliari e ferma di un rene 
mobile). 

Una donna d'anni 32 presentava da sei mesi un tumore mobile nella 
parte superiore dell'addome con dolori e sofferenze nervose. Il tumore 
appariva essere un rene mobile, ma di volume doppio del normale e con 
aderente appendice di una grossa nodosità, quando si tentava di ri- 
porlo sotto l'arcata costale sorgevano vive molestie. La perdita delle 
forze ed il dimagramento considerevole fecero nascere il sospetto che 
sul rene si fosse sviluppato un neoplasma maligno e si decise di pas- 
sare alla laparotomia. 

Aperto l'addome si trovò ohe la cistifellea era distesa e ripiena di 
calcoli, uno dei quali era anche nel dotto cistico ed aveva il volume 
di una nocciuola. La cistifellea aveva stretta aderenza col rene mo- 
bile; essa fu isolata ed estirpata, misurava 11 cent, in lunghezza e 
12 in circonferenza, conteneva 49 calcoli , alcuni dei quali voluminosi 
come ciliegie* Le sue pareti erano della grossezza di 4 millimetri. Il 
rene fu respinto e fissato mediante sutura sotto la 12.* costa. La gua- 
rigione avvenne senza febbre e perdura da 4 mesi. 

Langenbuch recentemente in un'operata «^i estirpazione di ren(3 mo- 
bile dovette procedere anche all'estirpazione della cistifellea, nella 
quale erano 82 calcoli di varie grandezze. Ne seguirono complicazioni, 
gonfiezza, itterizia, spostamento dei punti di sutura e versamento della 
bile nel cavo addominale. 

XL. TiLLMANNS H. — Cine Niere mit einem grossen Nieren- 
stein und zahlreichen kleinen Steinen. (Un caso di calcolosi re- 
nale). 

Una donna d'anni 35, in causa di pio-nefrosi destra, presentava una 
raccolta purulenta saccata che occupava la regione lombare destra. 
Non essendo possibile estirpare il sacco ohe aveva strette aderenze 
colla colonna vertebrale, col fegato e colP intestino, si fece solo l'in- 



202 RIVISTA DI CHIRURGIA 

cisione, dopo 12 giorni T operata mori di nremia. Air autopsia si ri- 
levò nefrite parenchimatosa del rene sinistro e si trovò un grosso cai- 
colo nella pelvi renale destra interamente avvolto di tessuto connet- 
tivo, altri calcoli minori erano nel rene. 

XLI. Lange. — Zur Nephrolithotoxnie. {Bella nefrolitotomia). 

Siccome la diagnosi di calcolosi renale rimane molte volte a lungo 
incerta, finché. non vengono eliminati piccoli calcoli e le orine non si 
mostrano sanguinolenti, così l'Autore crede che possa essera utile, più 
sovente di quanto comunemente oggi si crede, fare un'incisione esplo- 
ratoria della pelvi renale , colla quale si potranno scoprire anche i 
calcoli nascosti nella pelvi o nei calici renali. L'autore ha già de- 
scritto il metodo operativo in altro lavoro (1). 

Egli consiglia di penetrare nel bacinetto renale dalla superficie po- 
steriore, dove non ci sono vasi, spostando leggermente il rene, ciò che 
si può praticare senza inconvenienti. L'estrazione dei calcoli per solito 
riesce facile, tranne quando sono molto fragili o muniti di prolunga- 
menti, o nascosti nel fondo del bacinetto disteso da pio-nefrosi. 

L'Autore eseguì l'operazione tre volte e di esse due con buon suc- 
cesso. I calcoli estratti erano fosfatici ed assai voluminosi. 

Kùster ha pure eseguito la nefrotomia per calcolosi in tre casi, due 
dei quali ebbero esito felice. 

XLIL Madelung (Rostock). — Demonstration eines Pràparates 
von Atherom der Niere. {Un caso di ateroma renale). 

Un giovine d'anni 22 presentava una vasta cisti che si estendeva dal 
margine costale destro fino al bacino; questa fu svuotata e dopo sette 
mesi l'ammalato moriva. All'autopsia si trovò il rene destro solo nel 
suo terzo inferiore normale e per il rimanente trasformato in una cist^ 
a contenuto calcare durissimo, del volume di una mela accompagnata 
da molte piccole cisti a contenuto acquoso. L'uretere era permeabile, 
le capsule soprarenali atrofiche, il rene sinistro ipertrofico per com- 
pensazione. 

Prima d'ora il solo Paget aveva notato un caso di cisti dermoide 
renale. 

XLIII. Israel L (Berlino). — Demonstration eines Falles von 
Frtlhexstirpation einer carcindsen Niere. {Un caso di esporta^ 
zione di rene carcinomatoso eseguita nei primi studj del male). 

Un giovine di 21 anni , dopo uno sforzo eseguito per sollevare un 
sacco di farina fu preso da una colica nefritica con ematuria. All'e- 
same, spingendo il dito Indice sotto al margine costale nella linea di 



(1) « Annals of Surgery, » ottobre 1885, p. 286. 



RIVISTA DI CHIRURGIA 203 

coDginnzione fra raRdicesima e la dodicesima costa siriascì a sentire 
l'estremità inferiore del rene e a due centimetri più in alto una lieve 
prominenza del diametro presso « poco di ana moneta da cinque cen- 
tesimi. Dopo un mese essa si era notevolmente rialzata e allora si de- 
cise di mettere allo scoperto il rene ed esseadosi accertato che tratta- 
vasi di carcinoma si esportò il rene per intero. Esso aveva dimensioni 
normali, ossia cent, lidi lunghezza , 6 di larghezza , 3 di grossezza e 
177 grammi di peso. Il neoplasma penetrava attraverso tutta la so- 
stanza renale e sporgeva nella pelvi renale come una massa polipoide; 
al microscopio si confermò essere un carcinoma ricco di cellule. 

XLIV. Stetter (Kònigsberg). — Extirpation einer carcinòsen 
Niere. {Estirpazione di un rene carcinoìnatoso). 

Una donna di anni 51, che presentava rene mobile sinistro con grande 
deperimento di forze, fu operata di estirpazione dello stesso con buon 
succiso. 

L^incisione dei tegumenti fu fatta sulla linea alba per poter ac- 
certare r integrità del fegato. La durata delPoperazione fu di un^ora o 
mezzo; l'emorragia fu insignificante; il peduncolo fu allacciato in massai 
la ferita guarì per prima intensione con due sole medicazioni , l'ad- 
dome e la regione renale sinistra rimasero piani ed indolenti, si ebbe 
però febbre elevata e complicazione di pericardite e pleurite circo- 
scritta, che furono superate, il polso fu sempre frequente (120) e l'orina 
fu in quantità variabile da 800 a 1000 grammi nelle 24 ore. 

XLV. Helferich (Greifswald). — Demonstration von Knochen- 
pràparaten. Metastatische Sarkome dar Clavicula und der 
Wirbelsàule von einer malignen Nierenstrunxa ausgehend. 

(Sarcoma metastatico della clavicola e della colonna vertebrale proce- 
dente da un tumore maligno renale). 

Un nomo d'anni 42, presentava un gigantesco tumore che invadeva la 
spalla sinistra e porzione del petto, e fu diagnosticato per un sarcoma 
della clavicola. Contemporaneamente presentava paresi del braccio de- 
stro ed una tumefazione in corrispondenza dei processi spinosi delle 
vertebre cervicali. L'ammalato mori nel marasma. All'autopsia si ri- 
scontrò un enorme cistosarcoma della clavicola sinistra, un sarcoma 
dei corpi delle vertebre cervicali con spontanea frattura delle stesse 
ed infine un tumore maligno di un rene, del quale gli altri non erano 
se non metastasi, metastasi che si osservò pure nel fegato. 

Bergmann osservò pure un caso di tumore della tibia secondario a 
neoplasma renale. La presenza di noJuli all'inguine distolse dall'am- 
putazione che già si aveva intenzione di eseguire. 



204 RIVISTA DI CHIRURGIA 

XLVI. NiTZE (Berlino). — Ueber Elektroendoskopie der znànn- 
lichen Harnblase. (^endoscopia elettrica della vescica maschile). 

Gli apparecchi per la cistoscopia sono finora poco usati perchò co- 
stosi e perchò il loro uso presenta, difficoltà tecniche. L'Autore ha pen- 
sato di renderli di più facile applicazione coir aggiunta di lampade 
Edison. Cosi si ottengono eccezionali condizioni di sicurezza e chia- 
rezza tanto che la diagnosi dei calcoli vescicali non può esser meglio 
fatta in nessun altro modo e le operazioni della litotrizia e della li- 
tolaplassi ricevono no potente sussidio, perchò riesce possibile accer- 
tarsi che ogni frammento calcoloso fu eliminato e che non sian ri- 
masti altri nuclei di altri futuri calcoli. I medesimi vantaggi si pos- 
sono avere per la diagnosi dei tumori vescicali e già in tre casi TAu- 
toro ha potuto valersene; potendo essere scoperti più facilmente essi 
potranno essere più felicemente operati e cosi si accrescerà il numero 
dei successi favorevoli delia nefrotomia. 

XLYII. Brenner (Vienna). — Demonstration der von Herrn 
Leiter im ZusaxnxneniTvirken mit Hern Prof. D.r von Dittel 
neu konstruirten elektro- endoskcpischen Apparate. (Un nuovo 
apparato elettro-endoscopico). 

Sembra che Leiter abbia messa in pratica V idea deirapplicazione 
delle lampade elettriche alla cistoscopia prima ancora di Nitze. Lustra- 
mento da lui immaginato in collaborazione con Brenner e Dittel può 
illuminare per oltre ungerà la vescica, che contenga 175 grammi (inac- 
qua, senza determinare in essa nò dolore, nò aumento di temperatura. 

XLVIII. KovAGS 1. (Budapest). — Daten zur Indikatlonstellung, 
Ausfùhrung und Statìstik der Blasensteinoperationen. (Note 
sulle indicazioni, esecuzione e statistica dei calcoli orinary). 

L^età ed il calibro deiruretra sono i due fattori che più potente- 
mente influiscono sull'esito delle operazioni di litotomia e litotripsia. 

Il taglio perineale nei fanciulli ò quasi scevro di pericoli, perchò in 
essi poco sviluppata ò la rete vascolare che sMncontra, mentre negli 
adulti v*ha facilità di emorragia e di flebite infettiva. 

Nei fanciulli, per Tesiguità del canale uretrale, non ò possibile Vano 
di litotitori un po' robusti e V estrazione di frammenti di calcolo un 
po' voluminosi. Generalmente dunque negli ammalati di età inferiore 
agli otto anni ò da preferirsi la litotomia alla litotripsia ed anche in 
quelli di età superiore, fino ai 20 o 24 anni quando V uretra sia poco 
sviluppata o presenti stringimenti acquisiti. 

Fra i vari metodi di operare, l'Autore presceglie nei fanciulli il ta- 
glio ipogastrico. Quanto al taglio laterale ed a quello mediano hanno 
vantaggi che press'a poco si equivalgono, col primo si ottiene un'aper- 
tura più facilmente dilatabile ed atta a dar passaggio ai calcoli , col 
secondo si corre minor pericolo di ledere i vasi spermatici. L'Autore 



RIVISTA DI CHIRURGIA 205 

ha immaginato uà metodo misto, secondo il qaale dapprima si ese- 
gaisce il taglio laterale nella cate e nei tessuti muscolari tino alla ve- 
scica, poi sulla guida di un itinerario appositamente introdotto si in- 
cide la vescica con taglio mediano. La medicatura della ferita si fa 
colla semplice apposizione di una spugna fenicata. 

Quando bavvi catarro vescicale, prima di passare alPoperazione si 
procura di mitigarlo con iniezioni di acqua salata al 2 per %; queste 
fanno risentire la loro azione anche sui reni e talora giungono a fare 
scomparire Talbuminuria, quando esiste. Per la litotripsia talora oc- 
corre dilatare preventivamente Turetra con sonde metalliche. 

LMniezione in vescica di un gramma di cocaina sciolto in 25 grammi 
di acqua distillata, produce in cinque minuti una sufficiente anestesia 
della vescica, la quale dopo tal tempo deve essere distesa, per poter 
procedere airoperazione, con una seconda iniezione di 75 grammi di 
acqua pura. Due volte però PAutòre ehhe a constatare sintomi di av- 
velenamento per cocaina. 

Le operazioni della pietra eseguite da Kovacs ammontano a 248. 

XLIX. WòLFLER (Graz). — Zur operativen Behandlung der 
Urinfisteln-Fistula urethrae und Fistula vesicae. (Delia cura 
operativa delle fistole orinarie). 

Nella cura delle fistole orinario TÀ utore raccomanda la diretta ure- 
trorafla e nelle fistole vescico -vaginali la diretta oistorafia. 

Egli ottenne favorevoli successi nei seguenti casi: 
1.^ Fistola orinosa traumatica, — Resezione circolare di una por. 
zinne di uretra ristretta da cicatrice, sutura circolare dei due mon- 
coni dell'uretra mediante 30 punti, guarigione per prima intensione. 
2.® Distruzione di porzione délVureira per infiltrazione urinosa e 
gangrena. — Si dovette eseguire due volte la sutura dei margini ure- 
trali, che infine si congiunsero. 

3.® Stringimento hlennoragico con estesa callosità, — Questa fu 
estirpata e poi siccome non potevasi eseguire Turetrorafia per la so- 
verchia distanza dei segmenti uretrali furono eseguite, a brevi inter- 
valli, ben quattro escisioni cuneiformi nel corpo del pene finchò si ot- 
tenne il ravvicinamento e il coalito delle due porzioni dell'uretra. 

Estirpazioni di callosità uretrali e successiva uretrorafia furono già 
più volte eseguite da Kònig, Riedel ed Heusner. 

Con Konig, Gzerny e Kaufmann l'Autore non approva che in questi 
casi si lasci in posto un catetere a permanenza e piuttosto preferisce 
l'istituzione di una temporanea fistola orinarla perineale. 

4.® Fistola vescicO'Utero'vaginaìe, — Secondo il metodo consueto 
si sarebbe dovuta eseguire IMsteroclisi ,- invece furono accuratamente 
separati i margini della soluzione di continuità della vescica da quelli 
dell'apertura vaginale e furono riuniti mediante sutura a strati esclu- 
dendo la mucosa. Furono applicati 16 punti e si ottenne la guarigione 



205 RIVISTA DI CHIRURGIA 

per prima intenzione e non si ebbe più perdita di orina. L^operazione 
fu compita in tre quarti d>ra. 

L'Autore dunque consiglia Turetrorafla quando havvi soluzione di 
continuità longitudinale o trasversale nelTuretra e questa si mantenga 
permeabile; la resezione circolare e quindi la sutura, quando oltre la 
soluzione di continuità havvi impermeabilità dell'uretra; Tescisione cu- 
neiforme di porzione dei corpi cavernosi del pene quando havvi le- 
sione deiruretra con notevole distanza delle porzioni che si devono 
riunire e la diretta cistorafia nei casi di fistola vescico- vaginale. 

L. HoFMEiER M. (Berlino). — Ueber Operatlonen am scti^van- 
geren Uterus. {Degli atti operativi sulV utero gravido), 

L'Autore dà conto di quindici operazioni suirutero gravido eseguite 
nella clinica femminile dell'Università di Berlino e precisamente 4 da 
lui stesso, ed undici, colla sua assistenza, da Schroeder. In sette casi 
trattavasi di carcinoma^ in sei di fibromioma ed in due di strettezza 
del bacino, che rese necessario il taglio cesareo. Due sole operate mo- 
rirono, runa in seguito ad amputazione sopravaginale del collo dell'u- 
tero affetto da carcinoma, 1' altra dopo il taglio cesareo , e Tesporta- 
zione totale dell'utero , secondo il metodo di Freund. In altri casi di 
amputazione cervicale sopravaginale dal terzo al sesto mese di gravi- 
danza si ebbe l'aborto. L'Autore esportò con facilità e buon successo 
l'utero in secondo mese di gravidanza; la sua mobilità e mollezza age- 
volarono l'operazione. 

Questa fu eseguita colla medesima facilità anche da Schroeder in 
una gravida febbricitante e affetta da infiltrazione carcinomatosa dal 
collo uterino, ma però si ebbe la morte per infezione. Sei furono i 
miomi operati. Due erano voluminosi, l'uno come un pugno, l'altro al 
doppio della testa di un bambino, e furono esportati staccandoli e la- 
sciando in posto l'utero gravido. Per gli altri si richiese altresì l'espor- 
tazioDO del corpo dell'utero che in due casi era in secondo o terzo mese 
di gravidanza, e negli altri due era presso al termine. La facile ac- 
cessibilità dell'utero e delle arterie uterine e la mollezza dei tessuti 
uterini, per cui non. incontra ostacoli la sutura, furono circostanze fa- 
vorevoli. 

Nelle operazioni si fece uso della legatura elastica ed il peduncolo 
fu affondato. Il moncone uterino fu unito a strati con minugia. In sei 
casi i feti vennero alla luce vivi. 

Thieme (Kottbus) esportò un utero gravido da dieci settimane, del 
peso di 1500 grammi, per carcinoma. Egli è convinto che nei casi come 
il suo, l'unico rimedio efilcace sia l'esportazione totale, poiché la sem- 
plice amputazione sopravaginale ò sempre seguita da recidiva. 



RIVISTA DI CHJRURGU 207 

LI. Lesser V. L.(i jpsia). — Zur Behandlung lehlerhaft geheilter 
Bruche der karpalen Radius-epiphyse. {Trattamento delle frat- 
ture delVepifisi inferiore del radio consolidate in modo difettoso), 

Uq uomo aveva avato il polso sinistro schiacciato fra le Correggio 
ed il cilindro di aoa macchina. Sebbene curato a dovere la sua mano 
era rimasta inservibile, perchò erano impossibili i movimenti del corpo 
e delle dita, nonché quelli di supinazione e pronazione dell'avambrac- 
cio. Nove mesi dopo Torigine del male, l'Autore procedette alla rese- 
zione deirepifisi inferiore dell'ulna arrotondandone in forma di cono 
Testremità inferiore della diafisi e con ciò ristabili la mobilità del ra- 
dio e dopo d^allora l'operato potò riprendere il suo mestiere di chia- 
vai uolo. 

L'Autore ritiene che in molti casi giudicati per semplici fratture del- 
repiflsi inferiore del radio sia offesa anche Tulna, ed a prevenire spia, 
cevoli conseguenze consiglia che quando oltre i segni della frattura del 
radio si ha dolore provocato dalla compressione suir epifisi dell' ulna 
si abbia- a mettere e mantenere stabilmente l'avambraccio in supi- 
nazione. 

LII. WiTTELSHOFER R. (Vienna). — Apparai zar Behandlung des 
angeborenen Kiunipfusses. {Apparecchio per la cura dei piedi torti 
congenite). 

L'apparecchio proposto dall'Autore per la cura dei pieU torti con- 
siste di una doccia metallica concava rivestita di caoutchouh la quale 
si applica al lato esterno delle gambe, di una suola che mediante una 
vite può essere fissata alla doccia in qualsivoglia direzione ed incli- 
nazione. Dopo che si è ridotto il piede in giusta posizione vi si adatta 
l'apparecchio e si mantiene in posto mediante listerelle di cerotto, la 
cui posizione può essere di quando in quando variata per evitare ogni 
irritazione della pelle. 

L'apparecchio si raccomanda per semplicità, facilità di applicazione 
anche a ragazzi di diverso sviluppo, durata ed efficacia. 

LITI. Beely (Berlino). •— Vereinfaohte Prothese fUr Pass und 
Unterschenkel. {Protesi semplificata del piede e della gamba), 

L'Autore ha migliorato gli apparecchi di protesi del piede e della 
gamba sopprimendo l'articolazione corrispondente a quella tibiotarsale 
ed aggiungendo un'articolazione con molle alla metà del piede. Con 
ciò crede di aver reso più sicuro l'incesso. 



208 RIVISTA DI CHIRURGIA , 

LIV. Beely. — Demònstràtion einer einfachen Vorrlchtung 
duroh welche die Rotationstellung der Fùsse beeinflusst wer- 
den kann. ( Semplice disposizione per mezzo della quale si può de^ 
terminare la rotazione del piede all' intemo ed all'esterno nel cam- 
minare). 

Nella cura dei pazienti che portano apparecchi ortopedici per cor- 
reggere deviamenti dei piedi dalla posizione normale, può essere ta- 
lora utile Tapplicazione di una robusta striscia elastica la quale sia 
congiunta alla parte esterna degli apparecchi delle due gambe colle 
sue estremità a livello dei malleoli e sia di tale lunghezza che nello 
stato di riposo, quando i due malleoli interni non distano se non po- 
chi centimetri, essa non eserciti veruna trazione ed invece la spieghi 
quando i piedi si discostano Tuno dail*altro nelPatto del camminare. 
Allora se la cinghia elastica è passata posteriormente alle gambe trae 
energicamente i piedi alPinfuori e se ò passata anteriormente li stira 
air indentro. 

LV. Beelt. — Klumplussmaschine mit Abductionsbewegong 
im Fussgelenk. {Apparecchio per i piedi torti atto a permettere, mo* 
vimento di abduzione e di adduzione). 

I soliti apparecchi per i piedi torti permettono entro certi limiti i 
movimenti di flessione ed estensione quando sieno muniti di nn*arti- 
colazione in corrispondenza del malleolo esterno. Ora se Tasse di tale 
articolazione invece di girare in un'apertura circolare, penetrerà in 
una fessura verticale, il piede potrà eseguire movimenti di abduzione 
e di adduzione più o meno liberamente a seconda dell'estensione della 
fessura stessa. 



209 



RIVISTA DI PATOLOGIA E CLINICA MEDICA ^'^ 



1. Dettweilep e Penzoldfc — La terapia della tisi, 

2. Rùhle — L'eredità della tubercolosi. 

3. Lichtheim — DelV anemia perniciosa. . 

4. Rindfleisch — Sull'anatomia patologica della tabe dorsale. 

5. Nothnagel — Sulla Iccalizzazione dell-i malattie cerebrali, 

6. Naanyn — Sulla localizzazione dei disturbi afanci nella corteccia 

cerebrale. 

7. Adamkiewicz — Sul trattamento delle nevralgie col mezzo della 
cataforesi. 

8. Fraenkel A. — Sulle proprietà patogene del bacillo del tifo. 

9. Unverricht — Sulla epilessia sperimentale. 

10. Rossbach — Sulla importanza fisiologica dei leucociti e corpuscoli 
salivari. 

11. Lo stesso — SuUa chiluria. 

12. Lo stesso — Di una seggiola respiratoria per gli enfisematici e gli 

asmatici, 

13. Littea — SiU rapp^,rto che può intercedere fra affezioni gastriche 
e cambiamenti di posizione del rene destro. 

14. Vogel e Ha^^enbach — Sulla patologia e terapia della tosse con- 
vulsiva. 

16. Finkler — Osservazioni sopra il tifo. 

16. Fleischer — Contribuzione alla patologia sperimentale dei reni. 

17. Kùhne — Sulla presenza della forma spirocetica del comma-ba- 
ciUo di Koch nel tessuto dell' intestino cholerico , e svZV impiego 
della fluoresceina nei preparati microscopici. 

18. Frenkel — La respirazione permanente di aria fresca. 

19. V. Mering — Sul diabete mellito. 

20. Cahn — Intorno agli acidi dello stomaco carcinomatoso. 

21. Franz — Lavoro muscolare o riposo per i malati di cuore ì 

22. Schultze — Sulla diagnosi della meningite acuta. 

23. Mailer — StUTassorbimeiUo alimentare in condizioni patologiche. 



(1) Relazione delle adunanze del 6.® Congresso di Medicina interna tenuto a 
Wiesbaden dal 13 al 16 aprile 1887. — Appendice al « Centralblatt fùr klin. 
Medicin », 1887, N. 24. — Traduzione compendiata del dott. Roberto Gobianchi 
medico a S. Giovanni in Persiceto (Bologna). 

Bivista^ 14 



210 RIVISTA 

I. Dbttweiler — La terapia della tisi. 

Nella cura della tisi polmoDare, noi ci atteniamo essenzialmente 
a tre metodi, che si possono riassamere nella terapia climatica dei 
luoghi meridionali, nella terapia dei Inoghi elevati e nella terapia 
puramente clinica, che dopo avere rinunziato alla credenza nei mezzi 
specifici, si fonda su concetti strettamente fisio-patologici. Tutti que- 
sti metodi, almeno nei punti fondamentali, non differiscono fra loro 
in maniera essenziale, e tutti si accordano nel non riconoscere la 
possibilità di un trattamento specifico della tisi; tino ad oggi ogni 
tentativo eseguito in questa direzione è stato seguito dal più completo 
insuccesso. 

Oggidì noi dobbiamo considerare i processi che si sviluppano dopo 
^ingresso del bacillo nei polmoni come una lotta, e la nostra sfera di 
azione deve circoscriversi ad una terapia complessivamente aspetta- 
tiva e sintomatica, la quale miri più che altro a venire in ajuto del- 
l'organo minacciato e delPorganismo in genere. Quindi la necessità di 
mettere Tammalato di polmone in condizioni differenti, per proteg- 
gerlo col clima più adatto, per migliorare la costituzione coi mezzi 
igienici e dietetici più opportuni , e portare con ciò più facilmente 
a guarigione Taffezione locale. Questo il cardine di qualunque terapia 
della tisi. 

Discendendo ai particolari, il trasporto del malato dalla famiglia al 
luogo di cura deve essere fatto con ispeciali precauzioni. Il ben noto 
naturale dei tisici , il falso apprezzamento del proprio stato di salute, 
la mancanza di fermezza e di costanza nei propositi rendono difficile 
un retto tenore di vita. V educazione psichica di questi ammalati ò 
dunque altrettanto importante quanto il trattamento somatico. Il ma- 
lato deve essere, benché con qualche riguardo, informato della verità, 
e deve conoscere i rischi cui va incontro , non attenendosi alle pre- 
scrizioni del medico, in cui il malato stesso deve avere ogni più larga 
fiducia, per essere certi che il piano curativo sia eseguito con molto 
scrupolo. 

Nella esecuzione di esso occorre in primo luogo avere mente al- 
Taria di cui il malato fruisce, e che è con ragione considerata come 
il mezzo più importante. Non v'ò bisogno di dire che l'aria deve es- 
sere fresca, e che devono evitarsi gli stati climaterici estremi. Il 
tempo, il luogo e il modo (in riposo o in movimento) del soggiorno 
airaria devono essere determinati con ogni precisione dal medico, e 
continuamente sorvegliati nella loro esatta esecuzione. 

Il metodo migliore è di portare all'aria libera i malati in istato di 
riposo. Perì malati più deboli saranno molto comode, anzi necessarie 
le terrazze coperte aperte da un lato, le verande, i balconi o i padi- 
glioni , dove giaceranno su seggiole a sdrajo facilmente trasportabili 
o anche in amacche. Gli ammalati deboli e quelli eventualmente feb- 
bricitanti dovranno stare permanentemente all'aria fin che la febbre 



DI PAIULOGIV E CLINICA MEDICA 211 

sia scomparsa e le forze si siano rialzate. Poi, a poco a poco, latra- 
preaderanno il moto , sempre alParia libera. Ma anche gli ammalati 
più forti, devono stare sdrajati alParia aperta tatto il tempo che non 
impiegano nelle passeggiate e nelle brevi sedute di riposo. 

Gon qaesto sistema del soggiorno prolungato aliarla aperta si ot- 
tiene Vinduramento delPorganismo, vale a dire la capacità di esporsi 
ai disequilibri atmosferici senza risentirne alcun danno, capacità che 
costituisce il migliore indizio di una forte costituzione. Tutti sanno 
come neHisici il più lieve catarro delle vie aeree superiori, perfino 
una semplice corizza, conduca facilmente per diffusione di processo 
alle bronchiti capillari ed alle bronco-pneumoniti. E sMntende per 
conseguenza come preservare un tisico da un raffreddore equivalga a 
impedirne le ricadute. Da queste considerazioni emerge inoltre il pre- 
cetto terapeutico di curare energicamente entro le 2i ore col metodo 
sudorifero qualunque raffreddamento di cui il tisico si risentisse con 
fenomeni generali. 

Il vitto ò un altro punto importante. La dieta deve essere mista e 
ricca di grassi e di idrati di carbonio. In quasi tutti i casi si farà una 
cura lattea, facendo bere incirca 1 litro di latte al giorno negl* in- 
tervalli fra i pasti maggiora Eventualmente se ne potrà far pren- 
dere anche di più, e aggiungervi acqua di calce, cognac o kir- 
schwasser, acqua carbonica, sale, caffo o thò freddi, acqua d*orzo. Lo 
scopo principale deve essere di migliorare la nutrizione ad ogni costo. 

Si farà uso anche di alcool, ma si abbia in mente ch^esso deve 
sempre restare medicamento, e non diventare mai alimento- di pia- 
cere. Esso deve essere prescritto specialmente ai febbricitanti ed agli 
anemici nella quantità fino a 3/4 o 1 fiasco (?) di vino leggero bianco 
rosso durante i pasti, e fino a 80 gr. di cognac puro da consumarsi 
ueglMntervalli a piccole riprese. 

11 peggiore nemico dei tisici ò la febbre. I rimedj più attivi sono il 
soggiorno prolungato air aria libera e fresca ed una nutrizione cor- 
roborante. Nelle esacerbazieni febbrili acute, massime se abbiano ca- 
rattere infiammatorio, si deve tenere Tammalato in letto, ed even- 
tualmente mettere in opera qualche procedimento diaforetico; la ca- 
mera però deve essere bene arieggiata e mantenuta fresca il più che 
sia possibile. L* uso della borsa di ghiaccio è spesso vantaggioso. Se 
trascorre una settimana e piò, senza portare cambiamento, allora si 
porta Tammaiato permanentemente all'aria aperta pure lasciandolo in 
letto; contro questo procedimento non v*ha altra controindicazione 
che quella derivante dai sudori invadenti. Nella febbre cronica Taso 
del termometro ò da sconsigliarsi ; non si potrà fare a meno di ado- 
perare i nuovi antitermici, antipirina, tallina, antifebbrina. Questi ri- 
medj agiscono molto bene contro la febbre etica; essi non portano 
alcun danno, e a dosi moderate nemmeno cagionano alcun spiacevole 
fenomeno concomita.>te. L'unico inconveniente ò il sudore che può 



212 RIVISTA 

determinare il collasso. Il sudore si comb.ttterà con frizioni opportu- 
namente fatte e colla somministrazione a giusto tempo di sorsi di 
cognac o di Tino generoso, ofpure coli* agaricina ad 1 milligr. Que- 
st'ultima come pure Tatropina ad 1 milligr. egualmente, le spolvera- 
ture coiracido salicilico, e le frizioni collo spirito salicilico (2 Vo) ^^^ 
ranno alla loro Tolta da consigliarsi contro ai profusi sudori notturni 
e mattutini. Se la febbre resista ancora, allora si darà mano ad ina- 
lazioni disinfettanti. 

Penzoldt (Erlangen), 2.** relatore. — La tisi polmonare può guarire, 
e può guarire anche spontaneamente. Il problema di guarirla ò dif- 
ficile. Tanto difQcile, come la profilassi di essa tisi. Questa profilaFsi 
può raggiungersi, teoreticamente, in due modi. col rendere innocui 
i bacilli, o collo impedirne Pattecchimento. La prima cosa non è fat- 
tibile. Alia seconda provvedono T igiene generale e privata, tentando 
di limitare gli agenti infettivi. Dapprima, dimostrando il pericolo che 
deriva dagli ammalati e dagli animali con tisi perlacea. Poi, inse- 
gnando a rafforzare e a corroborare glMndividui che hanno speciale 
disposizione a lasciarsi infettare. In modo speciale dal lato profilattico 
si deve elaborare il concetto della rimozione dei focolaj tubercolosi 
dalle altre parti del corpo. — 11 trattamento proprio più attivo della 
tisi è quello igienico. In primo luogo, bisogna dare importanza al- 
Varia. Sebbene noi ignoriamo quali siano le proprietà dell'aria atmo- 
sferica che facilitino la guarigione, è certo che il clima delle regioni 
immuni e il clima dei luoghi meridionali sono per dato di esperienza 
i più salutari. Ma anche il trattamento all'aria libera nel nostro clima 
porta gran vantaggio. In secondo luogo si raccomanda un cibo co- 
pioso, ricco specialmente di albuminoidi e di grassi, sussidiato dagli 
alcoolici, mentre la ccsidetta ipernutrizione forzata spesso si palesa 
ineseguibile. Un discreto moto corporeo, una igiene accurata della 
pelle ed un trattamento psichico giudizioso costituiscono altri fat- 
tori importanti della terapia igienica. Questa sarà meglio eseguita 
in una Gasa di salute ben diretta. Le Case di salute dovranno essere 
in regioni immuni o per lo meno a prova di esperienza straordina- 
riamente sane. Le Case di salute hanno peraltro una grande impor- 
tanza anche nel nostro clima. Ospedali speciali per i poveri tisici sa« 
rebbero una grande benedizione. — In quanto al trattamento farma- 
ceutico, la morfina è indispensabile. Per diminuire la secrezione catar- 
rale operano bene le inalazioni con trementina o con tannino, e come 
solventi quelle con cloruro di sodio. Nell'emoptoe il riposo, il ghiaccio 
e la morfina giovano più degli stittici. Da processi operativi sul pol- 
mone non v'ò per ora nulla da aspettarsi. 

Disctusione. — Brehmer di Gòrbersdorf annuncia come cosa fuori di 
dubbio che, se esiste una immunità locale della tisi, questa si ritrovi 
sui monti. Secondo Ganster, la regione immune è limitata in basso 
dagli scbisti micacei , dal gneiss e dal granito , in alto dagli schifiti 



DI PATOLOGIA £ CLINICA MEDICA 21S 

argillosi, e là dove le roccie primitive ora menzionate si associano 
colla dolomite e colle altre formazioni calcari non v* ò più immunità. 
Non solo dunque Tarla, ma anche la costituzione geologica di un 
paese ha influenza nellMmmunità verso la tisi; nella cura di questa 
malattia si dovrà per conseguenza mettere molta attenzione a sce- 
gliere luoghi la cui immunità sia veramente dimostrata, — Contro la 
febbre, e specialmente contro il brivido, Toratore ha trovato utilissimo 
il riposo in letto e la somministrazione di uno o due bicchieri di vino 
un'ora prima delPinvasione del freddo. — Secondo Rokitansky €i pol- 
moni piccoli godono P immunità verso la tubercolosi, e Tabito tifico 
ò caratterizzato da polmoni voluminosi con cuore piccolo ». Si può 
chiedere se sia possibile di poter regolare nelPuoniO lo sviluppo del 
tessuto polmonare in modo da poter avere polmoni piccoli e non pol- 
moni voluminosi. Secondo Tesperienza degli allevatori di animali si 
ha che una copiosa alimentazione produce polmoni piccoli, torace con 
grande circonferenza e cuore molto valido. Possiamo valerci di questo 
risultato sperimentale per la nutrizione delT uomo e per la profilassi 
delia tisi, e dare la raccomandazione di usare nei bambini una nu- 
trizione più che sia possibile abbondante. 

Mess di Scheveningen ha osservato un notevole miglioramento del- 
Taffezione polmonare in due tisici che aveva mandato a viaggiare nei 
tropici. Richiama Tattenzione dei colleghi tedeschi sopra le nuove co- 
lonie germaniche come verosimilmente luoghi assai adatti per il sog- 
giorno di tali malati. » 

Thieme di Mentono riferisce sul nuovo metodo di Bergeron per la 
cura della tisi polmonare. Consiste, come ò noto, nella introduzione 
di certi gas nel corpo , p. es., dell' acido solforoso che mescolato con 
acido carbonico viene introdotto nell'intestino retto. I gas relativi 
vengono eliminati attraverso i polmoni , e possono in questo modo 
esercitare una influenza diretta sui prodotti morbosi. Per ricerche 
proprie di Thieme queste insufflazioni gazose avrebbero influito favo- 
revolmente sullo stato generale dei pazienti , ma non si sarebbe ac- 
certata nessuna azione sui bacilli. L'oratore raccomanda ulteriori espe- 
rimenti in proposito. 

Haupt di Soden. Chi guardi la letteratura comparsa ultimamente 
intorno alla terapia della tisi si accorge tosto che essa può essere 
classificata in due gruppi. Un primo gruppo comprende i lavori che 
basandosi sugli esperimenti di Koch si sforzano di cercare i mezzi coi 
quali portare la morte al bacillo, oppure rendere sterile il terreno 
organico di sua vegetazione. Nessun metodo ò stato trascurato e nes- 
suna apertura del corpo umano ha potuto sfuggire ai tentativi di in- 
trodurre nell'organismo i rimedj antimicotici. Recentemente col rac- 
comandare r infezione di un miscuglio gSLSoio per anum, si ò proprio 
voluto colpire il bacillo per di dietro. Àiraugurio dell'oratore prece- 
dente, egli contrappone il desiderio contrario che si risparmino ai 



214 lavisTA 

poveri tisici esperimenti così ciechi. Il secondo grappo è dato dai la* 
Yori dei medici dei laoghi di cura elevati, e specialmente dei pro- 
prietarj e direttori delle Case di salate chiuse. Brehmer, fondatore dì 
queste ultime, ha certamente dei meriti che nessuno paò disconoscere. 
Ma nel suo libro egli pretende che la tisi polmonare si possa* curare 
soltanto in Case di salute chiuse come quella di Gorbersdorf. L* ora- 
tore si meraviglia che nelle relazioni fatte al Congresso non siano af- 
fatto menzionate le acque minerali nel trattamento della tisi. Eppure 
ò riconosciuto da molto tempo che le sorgenti saline di Soden hanno 
la più favorevole influenza nel trattamento dei catarri di stomaco e 
di intestino, che cosi spesso accompagnano la tisi polmonare. 

II. RÙHLE (Bonn). — L'eredità della tubercolosi. 

Siccome il bacillo e le sue spore sono Tunica causa della tuberco- 
losi , cosi in ogni singolo caso di tubercolosi umana deve essere en- 
trato neirorganjsmo del materiale bacillifero. 11 caso più semplice è 
quello del trasporto diretto, e gP individui che. soffrono di tubercolosi 
producono materiale bacillifero, specialmente colla espettorazione, ma 
anche colle secrezioni da fistole glandolar!, ossee, articolari, da ulce- 
razioni cutanee lupose e forse anche da altri prodotti. Appena che 
qualcuno viene a contatto di questo materiale, egli è soggetto alla 
possibilità della infezione, e se realmente ammala, questo ò stato il 
modo più verosimile. 

Naturalmente per ammalare ci vuole anche la recettività, il terreno 
appropriato, ma anche nel terreno il più adattato non viene malattia, 
se non vi ò portato materiale bacillico. 

Come modo molto frequente ed incontrastato di ammalare di tu- 
bercolosi si ò considerato fino ad oggi la eredità. Considerando per 
qual via in cosiffatta contingenza può entrare nelTorganismo il mate- 
riale bacillico, noi vediamo che per la eredità paterna non vi può es- 
sere che il trasporto nelPovo mediante lo sperma, seguito da completa 
latenza per tutta la vita intra- uterina e per la vita extra-uterina 
anche per decenni; per la eredità materna poi, il materiale bacillico 
può trovarsi nel sangue della madre, e da questo venir ceduto al feto. 
Qli unici fatti, sai quali si fondano queste idee, sono: nel primo caso 
il reperto di bacilli in testicoli sani e capaci di funzionare di uomini 
tubercolosi, e nel secondo caso il reperto di un feto tubercoloso ap- 
partenente ad una vacca ammalata di tubercolosi (osservazione di 
Johne); per la grande frequenza e il notevole valore della categoria 
della tubercolosi ereditaria, sono codesti davvero fondamenti an pò* 
difettosi. 

Noi parliamo di eredità come di cosa sicura, quando il figlio di ge- 
nitori tubercolosi ammala più tardi egli medesimo di tubercolosi. Ap- 
pena che un tubercoloso ha risposto alla nostra domanda, come mo- 
rirono i suoi genitori, che morirono indubbiamente di tabercolosi, ecco 



DI PATOLOGIA E CLINICA MEDICA 215 

che per noi è chiaro ed esplicito ch'egli soffre di tubercolosi eredi- 
taria ed ò eredi tariameD te viziato. 

Ma riflettiamo noi mai se per avventura il figlio non avesse potuto 
essere infettato dai genitori malati, non all'atto del concepimento, ma 
dopo la nascita? Ricerche su famiglie tubercolose fatte in Francia, 
hanno dimostrato la verità e la im ortanza di questo modo di tra- 
smissione che si opera facilmente mediante il bacio , i fazzoletti e 1 
bicchieri. Non si può dir nulla però di preciso suirintervallo di tempo 
che può intercedere fra il trasporto del materiale infettante e l'appa- 
rire della malattia. 

Queste ricerche etiologiche fatte su famiglie tubercolose dimostrano 
la inutilità della ipotesi dell'eredità per ispiegare l'ammalarsi per 
tubercolosi dei figli di genitori tubercolosi. Se gl'infermieri si amma- 
lano poco in confronto dei membri di una stessa famigliai , si può 
forse spiegare col fatto che quelli non hanno rapporti cosi intimi coi 
loro malati (bacio, ecc.). 

Ai medici pratici spetta dunque il compito di continuare queste ri- 
cerche. 

Discussione. — Fraentzel di Berlino: L'immunità degl'infermieri è 
molto relativa; nel mio riparto delia Gharité sono diventati tuberco- 
losi tre dei miei più vecchi infermieri, uno dei quali era un uomo 
forte e robustissimo. 

Hueppe di Monaco: Dopo la scoperta del bacillo della tubercolosi, 
la disposizione ha perduto un po' della sua importanza nella etiologia 
della medesima. Dai lavori sperimentali e da osservazioni sulla con- 
tagiosità della tubercolosi eseguite nelle carceri, negli asili per i vec- 
chi, ecc., è risultato come cosa positiva che l'aumento della possibilità 
di infettarsi sia una causa essenziale per Taumento degli ammalati di 
tubercolosi. Questi risultati contrastano colle idee anteriori, secondo 
le quali il bacillo tubercolare e rispettivamente il contagio avrebbe 
un'importanza minima In confronto della predisposizione. 

III. LiGHTHEiM (di Berna). — Dell'anemia perniciosa. 

Lichtheim riferisce dapprima in base alla propria esperienza sul 
rapporto che può esistere fra la presenza di botriocefali nel canale 
intestinale e l'anemia perniciosa. Sopra 11 osservazioni, in due sole 
furono trovati i parassiti dell'intestino. 

Indi passa a riferire sul combinarsi dell'anemia perniciosa colla dei- 
generazione dei cordoni posteriori del midollo spinale. Pensa che l'af- 
fezione spinale sia una conseguenza della malattia del sangue. Fa ri- 
levare che i sintomi della tabe si svolgono secondariamente o tutt'al 
più in modo contemporaneo a quelli delPanemia, che invadono pron- 
tamente anche le estremità superiori, e che tutto il quadro anatomico 
è più proprio di una degenerazione acuta. Infine tratta della cara 
dell'anemia perniciosa oollMnjezione di una soluzione di cloruro so- 



216 RIVISTA 

dico. Egli aveva già tentata questa cara, e poi I^aveva lasciata da 
parte y perchò gli era sembrato che i malati peggiorassero, e razione 
sulla neo-formazione dei globuli rossi gli era apparsa minima. Ma 
sotto r influenza di una comunicazione di Lépine, egli ha ritentato la 
prova, e negli ult'mi mesi ha trattato cinque casi con quei metodo. I 
risultati non hanno potuto modificare le sue vedute anteriori. Due casi 
morirono pochi giorni dopo T infezione; due casi peggiorarono mol- 
tissimo nello stato generale senza che si riconoscesse nessun miglio- 
ramento nella condizione del sangue; solo in un caso che era il più 
leggiero, T iniezione non ebbe alcuna sfavorevole influenza sullo stato 
generale, e determinò anzi un indubitato miglioramento nella costi- 
tuzione del sangue. Conclude pertanto TAutore, che neiranemia di alto 
grado e avente decorso rapido , la cura accennata sia controindicata , 
perchò minacci direttamente la vita del paziente colla idroemia acuta 
ch'essa provoca. Nei casi a decorso lento e di grado mite, si può ten- 
tarla, ma non giudicare del suo vero valore prima di altre osser- 
vazioni. 

Discussione. — Jùrgensen di Tubinga comunica un caso di anemia 
perniciosa guarito. Si trattava di un uomo che presentava al più alto 
grado i segni delPanemia perniciosa. Non potendosi del tutto escludere 
la possibilità di una infezione da anchilostomiasi , gli fu amministrata 
una forte dose di estratto di felce. L^ esame delle materie fecali fece 
riconoscere la presenza di anchilostomi. 11 malato migliorò subito; 
dopo 3 4 mesi i globuli rossi erano ritornati in numero normale, e 
il contenuto emoglobinico dei sangue si era pure ripristinato in con- 
dizioni fisiologiche. Co 1 temporaneamente svanirono tutti i sintomi 
morbosi. 

Litten di Berlino ha esaminato in 14 casi di anemia perniciosa o il 
sangue o lo feci degli ammalati senza poter mai riscontrare traccia 
di parassiti. Secondo la sua esperienza v'ò una intera serie di malattie 
diverse, le quali nei loro sintomi rassomigliano fino nei più minuti 
particolari al quadro deiranemia perniciosa. In alcuni casi non si riesce 
a trovare un momento etiologico adequato, in altri si ritrova o un 
carcinoma o una malattia intestinale , in modo da dover concludere 
che 1 casi veri e genuini di anemia perniciosa si debbano tenere di- 
stinti da altri cosi detti frusti malgrado la perfetta simiglianza dei 
sintomi. 

IV, RiNDFLEiscH. — SuH'anatomia patologica della tabe dorsale. 

(S. Weinbaum, relatore). 

Dalla dimostrazione di una serie numerosa di sezioni trasversali del 
midollo spinale in casi di tabe dorsale, Rindfieisch venne nella con- 
vinzione, che dalla pia madre ingrossata, riccamente vascolarizzata e 
fittamente fascicolata si prolungano dette alterazioni nei sepimenti di 
tessuto connettivo, che dalla pia madre stessa sMmpiantano in ma- 



DI PATOLOGIA E CLINICA MEOICA 217 

niera raggiata nella sostanza midollare. Qaesti setti di tassato con- 
nettivo, che normalmente corrono in linea retta, nei cordoni laterali 
del midollo tabico presentaao una particolare curvatnra verso T in- 
dietro, la quale disposizione ò specialmente manifesta in direzione 
delle colonne grìgie posteriori. Mentre adunque si manifesta la possi- 
bilità, che le alterazioni sclerotiche sopra descritte della pia madre 
rappresentino forse il fatto primario nel processo tabico, emerge al- 
tresì che la strangolazione del midollo spinale che ne risulta sia la 
più adatta, per il modo con cui si produce, a spiegare la speciale lO' 
calizzazione delle alterazioni tabiche. Di fatti i sopimenti radiati del 
midollo spinale sono disposti in guisa, che nei cordoni posteriori e 
laterali si dirigono verso un punto collocato air indietro del canale 
centrale, mentre nella regione delle colonne grigie anteriori conver- 
gono verso un punto collocato incirca nel mezzo delle medesime. Ne 
risulta, che uoa costrizione del midollo spinale, quale può essere 
determinata dallMngrossamento della pia madre, deve affliggere in 
molto maggior grado i cordoni posteriori ed in ogni caso i cordoni 
laterali sempre a preferenza dei cordoni anteriori, poichò la compres- 
sione nei cordoni posteriori si esegue parallelamente ai sopimenti, e 
nei cordoni anteriori invece quasi perpendicolarmente. Questa poisi- 
bilità dimostrata da Rindfleisch anche mediante modelli dì gomma 
elastica, ò ritenuta ds^ll'Autore come molto adatta a chiarire la que- 
stione perchè la tabe dorsale si localizzi a preferenza nei cordoni po- 
steriori. 

y. NoTHNAGEL (di Vienna). — Sulla localizzazione delle malat- 
tie cerebrali. 

Localizzazione del senso della vista. — Le alterazioni del senso 
della vista che fino ad oggi sono state osservate neir uomo in casi di 
malattie corticali, sono le seguenti: 1.® emianopsìa,o cecità nei campi 
visuali omonimi laterali, 2.® cecità completa, che ò stata constatata 
soltanto in casi di focolai bilaterali, e che deve perciò essere consi- 
derata come una emianopsia bilaterale, 3.® alterazione del senso dei 
colorì, qualche volta combinata con cecità psichica, ma talora anche 
isolata, 4.® cecità psichica; in questa v'ò la semplice percezione ot- 
tica, si ha la impressione luminosa, il malato vede, ma non può con- 
vertire in idea V impressione retinica, non può paragonarla con sen- 
sazioni antecedenti, manca completamente la memoria di imaginì ot- 
tiche, 5.^ sensazioni subiettive di luce e di immagini ottiche, le quali 
debbono venire riferite a processi irritativi di quelle parti della cor- 
teccia, il cui diverso modo di ammalare cagiona egualmente la emia- 
nopsia e la cecità psichica. I reperti cadaverici dimostrano che la 
comparsa di questi disturbi visivi corticali — naturalmente soltanto 
in quei casi in cui sono duraturi — ò esclusivamente vincolata con 
malattie del lobo occipitale. Sulla base di questi reperti ^Autore di- 



218 RIVISTA 

stingue nlteriormente la localizzazione della emianopsia dalla localiz- 
zazione della cecità psichica. Il campo della percezione ottica risiede 
nella sostanza corticale del canee e della prima circonvoluzione occi- . 
pitale: la lesione unilaterale di queste parti determina emianopsia, la 
lesione bilaterale determina cecità completa. Il resto della corteccia 
del lobo occipitale contiene il campo della memoria delle percezioni 
ottiche, memoria delle immagini visuali, e la lesione di questa parte 
produce la cecità psichica. Non si può ancora decidere se il campo 
della memoria visuale occupi solo una parte o tutto il rimanente della 
sostanza corticale occipitale. Ma se da un lato ò leso il cuneo, la prima 
circonvoluzione occipitale e il resto della corteccia occipitale, e dal- 
Taltro lato semplicemente la corteccia occipitale con esclusione del 
cuneo e della prima circonvoluzione occipitale , si ha corrispondente- 
mente alla prima lesione emianopsia, e corrispondentemente alla se- 
conda lesione cecità psichica. 

Alterazioni motorie corticali. — È fuori di dubbio che l'arto supe- 
riore, l'arto inferiore, il facciale e l' ipoglosso possono essere paraliz- 
zati da una lesione corticale; la questione odierna è di sapere se 
esiste una localizzazione corticale per le paralisi di altri nervi motori. 
Tutto porta a credere che le paralisi corticali motorie siano la con- 
seguenza di lesioni delle circonvoluzioni centrali e del lobulo paracen- 
trale. La porzione più basilare di queste circonvoluzioni contiene i 
centri per il nervo facciale .e il nervo ipoglosso , la porzione mediana 
contiene i centri per Tarto superiore, e la porzione più alta o supe- 
riore contiene i centri per Parto inferiore, mentre per lesioni del lo- 
bulo paracentrale possono venire paralizzate, come sembra, ambe le 
estremità superiore ed inferiore. Se anche il piede delle circonvolu- 
zioni frontali e la parte o porzione frontale delle circonvoluzioni del 
vertice contengano centri motori corticali, non si può stabilire con si- 
curezza, ma ò verosimile che non sia, perchè paralisi isolate e dura- 
ture si osservano soltanto congiunte a lesioni della corteccia delle 
circonvoluzioni centrali, mentre mancano quando pure esiste una le- 
sione circoscritta delle altre parti della corteccia. 

Paralisi del éenso muscolare. — I pazienti non sono paralitici , ma 
presentano i segni deiratassia, il disturbo di coordinazione, senza che 
vi sia nessuna alterazione della sensibilità cutanea. Già da 8 anni 
PAutore ha collocato nel lobo parietale il centro corticale della fun- 
zione del senso muscolare. Tutte le osservazioni concordano nel fare 
ammettere questa localizzazione^ senza però che sia possibile neanche 
oggi di circoscriverla in confini precisi. Si comporta questo centro ri* 
spetto alle circonvoluzioni centrali, come si comporta il centro di 
Broca riguardo al centro motorio corticale deir ipoglosso; come la le- 
sione della circonvoluzione di Brooa determina afasia senza paralisi 
deir ipoglosso, cosi una lesione del lobo parietale determina pura atassia 
senza paralisi. 



DI PATOLOGIA E CLINICA MEDICA 219 

Paralisi sensorie corticali. — Fino ad ora si paò dire che le lesioni 
delia corteccia del lobo occipitale, del temporale e della maggior parte 
del frontale non hanno alcun rapporto coli* alterazione della sensibi- 
lità cutanea. Se esiste qnesralterazione, si verificano colpite le circon- 
voluzioni parietali e forse anche la porzione più posteriore delle cir- 
convoluzioni frontali. 

L'Autore sorvola sulla localizzazione dei disturbi vaso-motorii e sulle 
lesioni della parte anteriore del lobo frontale, non potendosi fino ad 
oggi dire nulla di positivo, e passa a dilucidare alcune questioni d'or- 
dine generale. 

1.^ Le alterazioni così dette corticali dipendono veramente da le- 
sioni della corteccia, o non piuttosto da lesione della sostanza midol- 
lare corrispondente? una serie di buone osservazioni ha dimostrato 
che anche con lesione esclusivamente limitata alla sostanza corti- 
cale si hanno disturbi di carattere permanente. 

2.° Perchò si determini il disturbo funzionale ò più opportuna la 
lesione dei gruppi cellulari, oppure quella delle fibre di associazione ? 
sulla base di lesioni analoghe dei nuclei grigi del midollo allungato si 
viene alla risposta che la lesione essenziale sia quella delle cellule 
gangliari. 

3.^ Sostituzione funzionale nelle lesioni corticali. Il fatto della scom- 
parsa di evidenti alterazioni sia di moto che di senso deve essere 
spiegato nel maggior numero dei casi colla cosiddetta azione a di- 
stanza, vale a dire che non si trattava che <H paralisi indirette. Per 
nn certo numero di casi poi può servire la ipotesi di Exner, che di- 
stingue i canf)pi corticali in assoluti e relativi, cosi che qualche volta 
può essere distrutta soltanto una parte del campo corticale relativo. 

Come per conclusione, l'Autore respinge il concetto che vorrebbe 
considerare il centro psico-motore nel rispettivo campo corticale come 
il luogo in cui si svolgano i processi della coscienza al medesimo ine- 
renti. Un malato con paralisi corticale ò perfettamente idoneo alla 
produzione del processo cosciente di volere muovere le parti paraliz- 
zate, soltanto egli non può mettere in esecuzione l' atto volitivo. Av- 
viene la stessa cosa come per il centro della percezione ottica; collo 
annientamento di questa è soltanto perduta la capacità di ricevere 
nuove impressioni luminose e nuove immagini ottiche, ma non sono 
per nulla annientate le immagini ottiche in antecedenza acquistate. 

I centri motorj corticali non soltanto non sono il luogo ove si de- 
termina la produzione cosciente dell'impulso motorio, ma nemmeno 
sono centri di coordinazione. 

Come già è stato notato, il campo corticale per il semplice trasporto 
del movimento (circonvoluzioni centrali, lobulo paracentrale) ò ben di- 
stinto dal campo corticale della memoria delle immagini motorie (lobo 
parietale), e mentre l'annientamento del primo determina semplici pa- 
ralisi permanenti, la distruzione di quest'ultimo centro produce le pa- 



220 RIVISTA 

ralisi psichiche. Certamente sì deve distinguere a a terzo campo della 
corteccia, in cai si compiano i processi psichici più elevati della co- 
scienza e del pensiero, ma quest'ultimo campo pare che si estenda so- 
pra la intiera superficie della corteccia cerebrale. 

VI. Nauntn (di Konisberga) 2.^ relatore. — Sulla looalizzazione 
dei disturbi afasici nella corteccia cerebrale. 

Dopo di avere dato una scorsa nel campo della storia deirafasia, 
TAutore, servendosi di una serie di reperti anatomici in casi di afasia 
tolti dalla letteratura, cerca di indagare se ai disturbi afasici corri- 
sponda regolarmente la lesione di determinate parti del cervello, e 
quali siano queste parti. Egli prende in considerazione soltanto quei 
casi nei quaii esistono lesioni delle circonvoluzioni cerebrali , oppure 
della sostanza midollare immediatamente sottoposta. Ripartisce le os- 
servazioni in 3 grandi gruppi: 1.® che comprende tutti quei casi di 
afasia, nei quali i malati si dimostrano incapaci alla formazione delle 
parole (afasia motoria): 2.® che comprende i casi di afasia nei quali 
si ha indubitabilmente una difficoltà neir intelligenza delle parole (sor- 
dità verbale) : 3.^ che comprende tutti gli altri casi , nei quali il di- 
sturbo del linguaggio non era nò l'afasia motoria considerata col primo 
gruppo nò la sordità verbale considerata nel secondo gruppo. 

Una ulteriore separazione non parve airAutore possibile; PAutore 
stesso non potè convincersi che esista un centro speciale per l'agrafia. 

I reperti cadaverici sono raccolti in due tavole, da cui si traggono 
le seguenti conclusioni: 

« Per Tafasia motoria e per l'afasia sensoria la cosa ò molto sem- 
plice. Le lesioni essenziali risiedono per Tafasia motoria nella circon- 
voluzione di Broca, per l'afasia sensoria nei due terzi posteriori della 
circonvoluzione temporale superiore. Con ciò vengono confermati i due 
centri di Broca e di Wernicke colle dottrine rispettive. 

Meno semplici si presentano i risultati per l'afasia indeterminata. 
Anche qui le lesioni pertinenti si ritrovano per la maggior parte nelle 
circonvoluzioni di Broca e di Wernicke. Rimane per altro incirca il 
40 per % dei casi di afasia indeterminata in cui la rispettiva lesione 
della corteccia cerebrale non risiede in alcuna delie due nominate cir- 
convoluzioni. Ed allora in più della metà dei casi, la lesione essen- 
ziale è situata incirca nella regione in cui il giro angolare si innesta 
sul lobo occipitale, vale a dire molto vicino al centro corticale le cui 
lesioni determinano emi-anopsia o cecità delle parole. 

Non si può dunque fare a meno di ammettere un terzo centro cor- 
ticale per l'afasia, tanto più che le lesioni ivi ritrovate erano netta- 
mente delimitate e con ubicazione lontana dalle circonvoluzioni di 
Broca e di Wernicke. 

Negli altri casi — ultimo quinto dei casi studiati — la lesione si ri- 
trovava nell'insula, o nella seconda circonvoluzione frontale, o nel 



DI PATOLOGIA E CLINICA MEDICA 221 

giro sopramarginale, vale a dire in punti delia corteccia cerebrale 
molto vicini o alla circonvoluzione di Broca o a quella di Wer- 
nicke. > 

Riassumendo: le lesioni della corteccia cerebrale, che comunemente 
si collegano coH'afasia, si trovano o nella circonvoluzione di Broca, o 
in quella di Wernìcke, o nella parte posteriore del giro angolare là 
dove trapassa nel lobo occipitale, o in parte cosi prossima a uno di 
questi tre punti da poterne benissimo disturbare le funzioni. 

Tutti e tre i centri corticali delTafasi a mostrano di avere importan- 
tissimi rapporti coi centri dei processi motori e sensoriali che giuo- 
cano una parte essenziale nel linguaggio, e difatti: 1.^ la circonvolu- 
zione di Broca ò vicinissima al centro corticale per la muscolatura del 
linguaggio, 2.° il centro che sta nel giro angolare ò vicinissimo al 
centro delle percezioni ottiche, 3.^ nella regione delia circonvoluzione 
di Wernìcke ò situato con moltissima probabilità un centro per le per- 
cezioni acustiche. Nelle lesioni del primo centro si determina Tafasia 
motoria. Nelle lesioni degli ultimi due centri si determina l'afasia sen- 
soriale. Una forma capitale di quest'afasia sensoria è la forma acustica 
ossia l'afasia con sordità delle parole. Uno studio accurato della forma 
ottica dell'afasia sensoria, ossia dell'afasia con cecità delle parole, è 
ancora da compiere. 

Afasia sensoria con sordità delle parole non ò identica alla sordità 
dello parole, cosi come afasia sensoria con cecità delie parole non è la 
stessa cosa che la cecità delle parole. Questo insegnano i casi di sor- 
dità delle parole senza afasia (come nel bellissimo caso di Lichtheim), 
e i casi di cecità delle parole senza afasia. 

L'Autore conclude col dire che i centri dell'afasia non debbono es- 
sere considerati come i centri del linguaggio. 11 linguaggio ò una fun- 
zione troppo complicata per poterla tutta restringere in quei tre pic- 
coli centri. E così pure le rappresentazioni schematiche che si danno 
delle alterazioni del linguaggio non si debbono intendere alla lettera 
e crederle così nettamente e recisamente definibili e circoscrivibili. 
L'Autore stesso è inoltre persuaso che nel cervello dei diversi indivi- 
dni| i centri corticali per l'afasia non siano sempre nello stesso punto 
preciso della corteccia cerebrale. È permesso di supporre che il de- 
corso dei fasci fibrosi e l'aggruppamento delle cellule gangliari subi- 
scano delle modiflcazioni nel varj individui. 

Discvrssione. — Gurschmann di Amburgo riferisce un'osservazione cli- 
nica ed anatomica in appoggio delle idee già espresse da Nothnagel 
intorno ai rapporti della corteccia cerebrale colla funzione visiva. 

Un uomo di 50 anni fino a quel momento sano, fu trasportato allo 
spedale per ustioni esofagee da ingestione di acido solforico. Incirca 
all' 8.^ giorno di malattia fu colpito improvvisamente da un attacco 
apoplettico, che lasciò per residuo puramente e semplicemente l'a&o- 
lizione della facoltà visiva in ambe le metà sinistre del campo visuale; 



222 uivjsTA 

ratame oftalmoscopico, la esplorazione dei mezzi refraogenti e dei 
mascoli oealari dod face ricoooscere naila di abnorme. Tatti i neryi 
cerebrali intatti, nesenn disordine di motììitÀ né di sensibilità ai tronco 
o agli arti. — La emianopsia si mantennd inalterata fino al 14.^ giorno 
dall* ingresso in cai avvenne la morte. Questa accadde per i ripetati 
vomiti di sangue e per il difetto di notrìmento, donqoe semplicemente 
in caasa deiraffezione esofagea, il malato rimase in piena coscienza 
fino a pochi momenti prima di morire. L* autopsia mostrò una endo- 
arterite circoscritta dell*aorta discendente, con trombosi parietale, cor- 
rispondentemente af ponto dove il vaso si trovava a contatto colla 
porzione neci-otizzata dell^esofago. Questo punto delP aorta fu la sor- 
gente di un embolo, che occupava Tarteria brachiale destra, e quindi 
di una chiusura embolica di una delle tre terminazioni delVarteria 
occipitale posteriore destra del cervello. Ne era rinUtato un focolajo 
di rammollimento bene circoscritto della punta del lobo occipitale e 
del cuneo f che interessava in quest'ultimo essenzialmente la corteccia, 
e soltanto gli strati superiori deUa sostanza Manca. Il resto del cer^ 
vello era completamente intatto. Questo caso per le circostanze da cai 
ò accompagnato acquista quasi la importanza di un esperimento fisio- 
logico. 

Hitzig di Hal'e comunica un caso di sordità delle parole in cui i 
disturbi afasici erano molto irregolari , persisteva Tudito musicale , 
mentre v'era parafasia in modico grado. La sezione mostrò un vecchio 
foooiajo di rammollimento nella metà superiore della prima circonvo- 
luzione temporale sinistra, e un fouolajo più recente simmetrico nella 
prima circonvoluzione temporale destra. 

VII. Adamkiewicz (di Cracovia). — Sul trattamento delle ne- 
vralgie ool mezzo della oataforesi. 

Il relatore dice di avere dimostrato in lavori antecedenti che , coi- 
Tajuto di un elettrodo da lui costruito, che egli chiama cDiffusions- 
elektrode» e ohe ha descritto nel Neurol. Centralblatt. , N. 10, 1886, si 
può trasportare (cataforizzare) cloroformio attraverso la pelle delPuo- 
mo fino nella sua profondità (Neurol. Centralblatt, N. 21, 1883). In ap- 
presso egli ha applicato il suo processo alla cura delle nevralgie, e 
riferisce sopra i seguenti casi: 

1.^ Il 9 novembre 1886 si presentò, proveniente dalla Polonia, J. Zu- 
ckermann, di 64 anni, mercatante, con accessi nevralgici violenti del 
nervo sopraorbitale destro. Oli accessi erano cominciati deboli 3 mesi 
prima e si erano andati facendo sempre più gravi. Da 3 settimane si 
seguivano quasi senza interruzione e non lasciavano pace airammalato 
nò giorno nò notte. Ogni tentativo di parlare era accompagnato da un 
accesso; e cosi pure ogni tentativo di masticazione. Durante la prima 
visita del malato ogni 2 o 3 minuti veniva un accesso. — La prima 
cataforlzzazione sospese gli accessi per una mezz^ora. Dopo 5 sedute 



DI PATOLOGIA £ CLINICA MEDICA 223 

gli accessi spontanei cessarono completamente. Soltanto T uso di cibi 
«oiidi lì ricliiamava. — Cosi il pazieite potò venir congedato in istato 
di notevole miglioramento. — li malato fa riveduto il 27 marzo 1887, 
e intanto dopo una lunga pausa si erano presentati nuovi accessi; i 
quali per altro avevano un altro carattere; essi non erano più alla 
fronte, in vicinanza deirocchio, ma bensi al sincipite. 

2.^ St. Paleney, di 24 anni, medico militare, in seguito a forte raf- 
freddamento, fu afflitto da una vivace nevralgia del nervo sopraorbi- 
tale destro, la quale durava ogni giorno dalle 8 fin dopo mezzogiorno, 
ed aveva il massimo di violenza fra le 10 e le 12. Chinino e acido 
salicilico erano stati usati per 3 settimane inutilmente. La cataforiz- 
zazione interruppe momentaneamente l' accesso doloroso durante la 
sua fase più vivace. In 3 sedute il malato era completamente e per- 
manentemente guanto. 

3." J. Baran, di anni 16, soffriva da 4 giorni di una nevralgia del 
nervo sopraorbitale destro. Al 5.® giorno — 10 marzo 1887 — appunto 
durante T accesso fu cataforizzato , e il dolore scomparve e non ri- 
tornò più. 

Simili osservazioni si sono fatte in nevralgie del nervo occipitale e 
del nervo intercostale. 

In tutti i casi il metodo di eseguire la cataforesi fu il seguente: Ve- 
lettrodo diffìMibile era messo in comunicazione col polo positivo di una 
batteria costante ed era collocato prima di chiudere la corrente sul 
punto doloros >. Poi si chiudeva il circuito, la corrente si rinforzava a 
poco a poco fino a 7 millimetri. Amp., la si lasciava agire per 2 mi- 
nuti con questa forza, indi lentamente veniva ridotta a zero. In questo 
modo non si ò mai verificato alcun inconveniente, nò alcuna produ- 
zione di escare. 

Gli esempi riportati dimostrano ohe la cataforesi gitarisce le nevral- 
gie e che la guarigione segue tanto più prontamente quanto più il caso 
è recente. Il decorso superficiale dei nervi ammalati ò di importanza 
per la guarigione. Dove le circostanze sono favorevoli, possono bastare 
4 sedute, e anche una sola, per ottenere definitiva guarigione. Sfavo- 
revoli per la cataforizzazione sono quelle nevralgie che hanno per fon- 
damento una malattia che non sia accessibile alla cataforesi. 

Discussione, — Loewenthal di Losanna crede possibile che la guari- 
gione delle nevralgie mediante la corrente costante con cataforesi possa 
accadere meno per quest^ultima che per razione della corrente co- 
stante medesima. Per lo meno a lui ò accaduto di guarire completa- 
mente una nevralgia sopraorbitaria con una sola applicazione di cor- 
rente continua. In ogni modo domanda se la immissione del clorofor- 
mio nel -profondo dei tessuti mediante il polo ò talmente dimostrata 
da potere escludere ogni altra azione chimica. 

Rumpf ò d* avviso che il cloroformio inalterato non possa essere 
trasportato in certa quantità dalPanode della corrente galvanica entro 



224 h>v.;..A 

Torganìsmo. Di molto maggiore importsDia dell'azione catafoMca della 
corrente sono le azioai elettrolitiche, e per mezzo di qnoste il cloro- 
formio deve essere decomposto, allo stesso modo che si decompone 
l'ioduro di potassio, come hanno dimostrato procedenti ricerche. Di 
più l'Iodio, e EDalogameate il cloro, non Tetano dall'anodo verso il 
catode, ma invece dal catodo verso 1' anode. Che poi altri prodotti 
di decomposizione vengano introdotti dal polo positivo entra il corpo 
ed ivi possano esercitare azioni cbimicbe, questo non pad essere 
negato. 

Àdamkiewicz risponde : dalia discussione emergono qneste obbie- 
zioni ; se il cloroformio possa essere cataforizzato e se la corrente anche 
senza il cloroformio possa essere efficace, poi ss il cloroformio entro 
il mio elettrodo non venga per avventura decomposto. Per la prima 
difflcoltà egli si riferisce ai propri esperimenti fatti salle orecchie dei 
conigli, nel cui tessati ha potuto dimostrare microscopicamente il clo- 
roformio cataforizzato, avendolo prima colorito con violetto di gen- 
ziana. Se poi la corrente galvanica da sola è io grado di gaarire le 
nevralgie, questo è completamente indifferente per la questione della 
cataforesi, poiché è inlubitato che vi sono nevralgie, le quali gnari- 
scono da sé stesse anche senza nessuna cura. L'egregio contradditore 
non vorrà da questa nozione di fatto trarre la conseguenza che non 
ei debbano tentare nuovi procedimenti contro le nevralgie inveterate 
e ribelli ai consueti metodi curativi! — Se poi, continna l'oratore 
rispondendo al dott. Rumpf, il cloroformio si scomponga nel mio elet- 
trodo, io davvero non so capire come mai il dott Rumpf senza avere 
mai operato col mio stromento, possa avere acquistato cognizioni cosi 
speciali intorno alla sua azione. Io non ho mai osservato la decom- 
posizione del cloroformio nel mio elettrodo, e del resto io non mi sono 
occupato che dell'astóne terapeutica della cataforesi con cloroformio, 
essendomi poi perfettamente indifferente se sia il cloroformio stesso 
che agisca oppure ì suoi prodotti di decomposizione. Quello che im- 
porta è che il mio metodo dia buoni risultati terapeaticl. 

(ContinuaJ. 



225 



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N. 92. — Sebileau. Les traumatismes de Tépaale et les paralysies 
da naembre supériear. 

Agosto, N. 93. — L Herpes récidivant de la langae — Rófrigération 
da membre dans les cas de sciatiqae — Asepsie ocalaire. — IL Anemie 
perniciease, atrophie des glandes stomacales — LModure de bismath 
comme succèdane de Tiodoforme — Purpara contagieux et récidivant 

— Implantation des dents — Diabète insipide durant la grossesse et le 
travail. — ITI. Diabète insipide — Polyurie phosphatique de convale- 
scence guérison — Cécile puis paralysie ascendante. 

N. 91. — Recltcs Paul. Maladie kystìque et mammite chronique. 

N. 95. — Berbez Paul. L'hystéro-traumatisme. 

N. 96. — Brouardel, Yiol et attentat à la pudeur; déflBition; stati- 
fitique; étade de la victime et da coupable en general. — Fort J. A. 
Nouveau procède pour Textraction de certaines tumeurs du larynx 
(crico-traohéotomie sans canale). 

N. 97. — Simon J. De la broncho-pneumonie chez les enfants (N. 99). 
-^ Le Beo. Fistule vésico-vaginale ; rétrecissement du vagin par une 
bride transversale; oblitération du vagin; guérison complète. — Lail» 
ler A. Barbiers et médecins (N. 98). 

N. 98. — Michaux P. De l'intervention chirurgicale dans les trau- 
matismes da tube digestif (N. 103). 

N. 99. — Mòricourt. Indications et controindications des eaux minó- 
rales et des bains de mer, fournies par la métalloscopie et par la 
sensibilité, argent en particulier. 

N. 100. — Moret Lavallée. Étude generale sur les roséoles. 

N. 101. — Des micro-organismes dans les végétaox et les cellaies 
microphages dans les animaux — Métrite fongueuse et cancer. — 
Tumeurs fantòmes de Tabdomen. — Prurit general gaórisé par le sa- 
licilate de scade ^ Les causes morales dans Tétiologie de la cirrhose 
da foie — Le traumatisme et la cirrhose du foie — Le bacillo de la 
lèpre — La résistance des globules rouges du sang — L^opération de 
Polk — L'alimentation de Tenfance — Le permanganato de potasse 



234 BIBLIOGRAFIA — ELENCO DELLE MEMORIE, ECC. 

contre l'aménorrhée — Laparatomies — Hygiène publique — Myxoe- 
dóme thyroeprive — Suture des nerfs — Section da nerf médian — Lu- 
xatìon de la rotule — Polyurie symptomatiqne de ralcoolisme. 

N. 102. — Jaccoud. Diabète sucre et coma diabétique (N. 114). — 
Archamboult Pièce de 50 centimes tombées dans le larynx; menaces 
immédias de soffocation ; extraction de la pièce après section da car- 
tilage tbyroìde. — Hendoupe Fred. Observation de tumenr calcaire de la 
mamelle. 

N. 103. V. N. 98. 

N. 104. V. N. 85. 

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Tócrasear ; ligature préalable des deax linguales. — Luys L. Sar la 
sollicitatioii expéri mentale des régions émotives et intellectuelles ^ 
ches les sujets bypnotisés, à Taide de substances médicamenteuses et 
toxiques tenues à dlstance. — Lancereaux, Le traitement des cirrboses 
du foie. 

N. 106. — Raymond Paul, Les cirrhosés du foie. — Qrout P. De la 
mìgration (dentaire), nevralgie du trifacial; nevralgie sciatique; né- 
vrotomie auricolo-temporale. 

N. 107. — Brouardel. Causes d'erreur et règles d'expertise dans les 
affaires d'attentat à la pudeur. — Le Beo* Kyste synovial du creux 
poplité; extirpation antiseptique ; guérison. — Duòoasquet Laborderie, 
Quelques censi dérations cliniques sur les amygdalites infectieuses. — 
Yéroudart. Des limites de la conservation après les traumatismes de 
la maìn. 

N. 108. — Reclus. Du molluscum flbreux de la région ano-rectale. 
— Charcot Pachymóningite cervicale hypertrophyque. — Vemet ff. C. 
La syphilis est-elle une cause de la paralysie generale. — Abadie. In- 
jection contre la kératite parencbymateuse. 

N. 109. -^ Picheim R. Traitement da varicocèle. — Morel Lavallée. 
Daignostic diffórentiel des ulcòres gommeux et des ulcòres variqueux 
de la jambe. — De Fecole G. Luxation sous-gléxoìdisieune de Tepaale. 

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traction de Taponévrose palmaire. — IIL Hernie inguinale congénitale 
complexe. — IV. Tumeur néoplasique de Pintestin, colotomie lombatre. 
-- Le Beo, Deux coxalgies tuberculeuses suppurées guéries par la rése- 
ction de la banche. — Baudisson. Sur la pléuréste cà frigore». 

N. 111. — Reclus, Étranglement herniaire, kélotomie. — Peter, I. ÀI- 
coolisme et saturnismo hystéro-épilepsic et bystórie — IL Fièvre ca- 
tarrhaie dans le cours d'une tubercolose latente. — Kergróhen. Étude 
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droiterie et la gaucherie sont-elles fonctions de l'édacations oa de l'hé- 
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N. 116. — Reclus. De ronyxìs et son traitement. — Miaìet. Vomis- 
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rbypnotisme ; singuliers effets de la saggestion. 

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Guérison de contractures hystóriques du jambier antérieur gauche et 
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Amédée, Le train sanitaire n.» 1 de la Compa^mie de TOuest. 

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men. Blessure d^une intercostale. Hémopneumothorax. Mort. — Ma* 
spero. Les momies royales d*Egypte récemment mises au jour. 

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jections iodées, sans cautérisation. — Albertus. Revue médico-littéraire 
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— Dutil A. Note sur un cas d'hémorrhagie bulbaire. 

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grande distanza di alcuni rumori cardio-vascolari per la via delle ossa 
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tico. — Str ambio Gaetano. Sul progetto del Codice della pubblica 
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N. 29. — Schulte. Il primo semestre del mio ambulatorio per le ma- 
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Agosto, N. 31. — Petrone L. Intorno allo studio della struttura della 
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N. 32. — Maj Severino. Pensieri sulla cura della sifllide (N. 33). 

N. 33. --Albini Q. A proposito del questionario per P indagine sta- 
tistica della cecità. 

N. 34. — Rampoldi R. Caso di cataratta osservata in individuo che 
ebbe transitoria glicosuria per abuso di birra. — Colombo 0. Società 
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benedetti, Siugolare raccolta sanguìgaa sotto palpebrale. 

Settembre, N. 36. — Truzzi Ettore. Sopra il parto prematuro e pre- 
coce artificiale nelle pelviche ristrettezze (N. 37, 38). 

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peutica dell'etere nitroso dell' etil-dinaetil-carbinol. — Cecche^elii An^ 
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N. 63. — Mya Giuseppe. Influenza di alcuni componenti normali ed 
anormali dell'urina sulle reazioni motrici determinate dall'eccitazione 
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luto continuato per tre mesi senza inghiottire dalla bocca alcuna cosa 
solida liquMa e terminato colla perfetta guarigione. — Campana R. 
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^■-<p. 



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cholera in rapporto con le quarantene marittime (N. 70, 71). — De 
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Raffaello. Un caso di ernia inguino-properitoneale col sacco erniario 
intemo indipendentemente dall'esterno e con strozzamento dei colla- 
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N. 72. — Turazza Guido- Sulle infezioni in ostetricia. •— Pascale 
Giovanni. Litotomia, litotripsia, litolaplassi. — Cembali F. Sulla cura 
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N. 73. — Ceccherelli. La laparotomìa nella peritonite tubercolare. — 
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sella Antonio. Contributo allo studio delle vie di assorbimento e di 
eliminazione delPantipirina. — Turazza Guido. Nuovo contributo allo 
studio delle localizzazioni cerebrali. 

N. 74. — Ingria Vittorio Emanuele Su di un caso di emoglobinuria 
parosistica da freddo. 

N. 75. — Pratolongo Pietro. L'operabilità degli stafilomi opachi della 
cornea (N. 76). 

N. 76. — Teofili Raffaello. L'allacciatura dell'arteria femorale pro- 
fonda e l'ematoma arterioso diffuso (N. 77). 

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strato dei granuli interni e sullo strato reticolare esterno 'della retina. 

— Marro e Cónti. Lo stato del cuore nelle frenosi paralitiche. ^Spe- 
rino, Polmone destro bilobato con lingula soprannumeraria in corri- 
spondenza delPapice — Decorso normale della grande vena azigos. — 
tubini e De Blasi. L'attività della saliva parotidea deir uomo e del 
succo enterico di cane dipendono da microorganismi ? — Morra» Con- 
tributo allo studio della penetrazione di corpi estranei nelle vie respi- 
ratorie — Una spica di segale nel polmone destro. — Aducco, Sopra 
l'esistenza di basi tossiche nelle orine fisiologiche. — Secondi, Osser- 
vazione di tubercolosi oculare. — Id. Fibro-mixoma della congiuntiva. 

— Oallenga, Brevi osservazioni sulla struttura della pinguecola della 
congiuntiva. — Del Vivo, Contribuzione allo studio sul modo di com- 
portarsi dell'A. nelle paralisi oculari. — Luciani, Sopra alcuni medi- 
camenti cardiaci. 

Giornale medico dei R.- Esercito e della R. Marina (Roma). 

Luglio, N. 7. — Cognetti L. Appunti di geografia medica sul porto di 
Massaua. — Sgobbo F*. L'isterismo nell'uomo e l'isterismo nell'esercito. 

— Ricci C. Sopra un caso di sarcomatosi acuta. 

Agosto, N. 8. — Baroffio F, Diagnosi medico-legale militare dell' a- 
maurosi e deirambliopia monoculare. — Id. Leucomaine e ponogeri. 

— Imbriaco P, Note cliniche sopra un caso di frattura della diafisi 
del femore. — Sgobbo F. L' isterismo nell' uomo e l' isterismo nell' e- 
sercito. 

Settembre, N. 9. — Baroffio F. Dott. comm. Machiavelli Paolo, mag- 
giore generale medico, presidente del Comitato di sanità militare. — 
Mascagno G. Cenni ed appunti di patologia massauense. — Di Fede li. 
Contribuzione alla cistotomia ipogastrica. 

Giornale di Neuropatologia (Napoli). 

Maggio e Giugno, N. 3. ^ Qiuffrè L. Contribuzione allo studio delia 
paralisi radicnlare superiore del plesso brachiale. — De Hieronymis I. 
Su di alcune singolari forme di alterazione regressiva delle cellule 
nervose della corteccia cerebralu. — Frusci F. e Viziali R. Guarigione 
immediata e completa merco la suggestione di una paralisi vescicale 
isterica durata 14 mesi. 

Luglio e Agosto, N. 4. — Virgilio G. Omicidio per melanconia pre- 
cordiale — Parere freniatrico. — Lerribo V. Paraclonus multiplex del 
Friedreich, 16.* osservazione. 




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buzione allo studio dei microorganismi del suolo. — Le cucine econo- 
miche di Milano. 

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Giugno e Luglio , N. 12-13. — Brancaccio. Sul pettoriloquio afono. 
Nota clinica. — Moìfese, La coxalgia e la resezione coxofemorale. — 
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gione in seguito a larghe ferite dello addome e fuoriuscita delle in- 
testina. — Biondi D, Chirurgia pulmonare (N. 14, 15). 

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N. 28. — Vinay. De Tasepsie en obstéinque. - - Gìénard. Sommaire 
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N. 29. — Mollière Humbert. Un cas d'ataxie locomotrice avec dóbat 
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N. 35. - Duchamp. Grossesse tubaire de 6 semaines: rupture de la 
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Settembre, N. 36. - Orcel L. De la persistaoce du gonococcus dans 
larèthre après la miction et le lavage de l'avant caual; ses rapports 
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Du pbimosis Gomme cause d'incontinence nocturne chez les enfants. — 
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hépatique. — Condamin. Note sur un cas de liomyome de i'ópididyme. 
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l'utero con potentissime correnti elettriche. — Sega A. Laparotomia 
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zatto B. e Patella V. Del polso bigemino. — Bosma Giovanni. Sifilide 
ed irritazione. — Turazza Guido. Sull'edema acuto da angionevrosi. 

Schmidt's Jahrbùcher (Lipsia). 

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Sperimentale (Lo) (Firenze). 

Luglio, N. 1. — Banti Guido. Alcuni fatti utili a determinare la du- 
rata del periodo d^incubazione nel colera asiatico. — Gaglio G. Se l'or- 
ganismo animale decomponga il joduro di potassio. — De Sanctis S. 
Sopra un caso di necrosi totale delle unghie in ambedue le mani. — 
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N. 99. — Chéron Paul, Les róactions des liquides de Testomac et 
leur valeur diagnostique. 

N. 100. — Duroziez. Du grand coeur rhumatismal (N. 101). — Oon- 
douin Alfred, Abcès stercoral herniaire; guérison rapide. 

N. 101 — Michalski, Hy>larthrose chronique guórie par les lavages 
à Peau phénlquée. Observation. 

N. 102. — Le Oendre P. — Le foie destructeur des poìsons. 

N. 103. — Dtdbuc. Trois pierres dures d'acide urique. Pyélonéphrite 
à gauche. Lithotritie en une séance avec óvacucition immediate de la 
totali té des fragments. 

N. 104. — Gallet Louis. Un grand hópital parisien en 1886 (N. 106). 
— RouHn, Observation de rògles hàtives (hómorrhagie vulvaire) chez 
un enfant de 5 jours. 

N. 106. — Pasteur, La vaccination charbonneuso. 

Settembre, N. 107. — Pineau. Décollement épiphysaire de Textrómitó 
joférieure du radius et du cubitus droits; issue des diaphyse par une 
large plaie des téguments. Mort par tótanos le 3.* jour. — Chéron 
Paul, Les succédanés de l'acide salicylique; le salol et le sallnaphtol. 

N. 108. — Roulin L. Des accidents possibJes de l'injection intraute- 
rine apròs l'accouchement. 

N. 109. — Trousseau. Un cas de conjoncti ie diphtórique. 

N. 110. — Wickham Edmond, Note sur la ure radicale du varico- 
còle par la résection siniple bilaterale du scrotnra. 

N. 111. — Sée Germain, Diverses applications thérapeutiques de Kan- 
tipyrine. Comparaison avec l'antifébrine (N. 112). 

N. 113. — Terrier, Kyste de l'ovaire droit-sarcome du colon tran- 
sverse. Ovariotomie. Résection da sarcome. Mort 22 mois apròs l'o- 
póration. 

Nr 114. — Le Oendre P. — Traitement antiseptique des diarrhóes 
infantiles. 

N. 115. — Verneuil, Nouvelles observations de syphilides trauma- 
tiqnes (N. 116). 

N. 117. — Longuet A, Da ròle des insectes dans la propagation des 
maladies infectieuses. 

N. 118. — Dubrisay J, Histoire d'un degènere. — Petit L. H, Asso- 
cìation fran^aise pour l'avancement des sciences (N. 119). — Deniau 
Lucien, De la leucocytose dans les cancers et de la nature da can- 
cer (N. 119). — Dehenne A. Du traitement da ptérygion. 



252 



VARIETÀ 



Ordinanza di Sanltit marittima N."" 13 (22 ottobre 1837). — Ac- 
certate le buone condizioni delia salute pubblica nelle città della Si- 
cilia e del continente, dove prima si erano manifestati focolari di 
epidemia colerica, il Ministro deirinterno decreta: 

Tutte le disposizioni sancite dalle Ordinanze 8, 9, 10 del 7, 9 e 15 
luglio ultimo scorso per regolare 1 trattamenti sanitarj cui dovevano 
essere sottoposte le provenienze dai luoghi infetti, sono revocate per 
le navi in partenza dalla Sicilia e dal continente da oggi in poi, che 
giungono a destinazione con traversata incolume. 

Consiglio superiore di Sanitli. — Il nuovo Consiglio supe- 
riore di Sanità ò composto dai professori Baccelli Guido (Presidente), 
Moleschott, Mantegazza, Marchiafava, Cannizzaro, Bizzozero, Cantanij 
Corradi, Nocito, Carnei atti , Ratti, Oreste (professore di zoojatria), e 
dagPingegneri Nazzani e Donadio. 

Monumento a Bretonneau, Telpeau e Trousseau. — La 

città di Tours il 30 ottobre ha dedicato un monumento alla memoria 
di Bretonneau e de* suoi due scolari Velpeau e Trousseau, tutti tre 
della Touraine. ^ 

Del Bretonneau, il cui nome va ognora ricordato quando avvenga 
(e troppo spesso avviene) li parlare della difteria e della febbre ti- 
foide, discorse il dottor Duclos, professore alla Scuola medica di 
Tours, ed uno dei pochi discepoli superstiti del grande maestro, uno 
dei precursori della medicina moderna. Il Velpeau cominciò per essere 
maniscalco, poscia divenne medico e fini per essere sommo chirurgo: 
il Trousseau invece, prima di riesoire uno de* maggiori clinici di questo 
secolo, fu chirurgo; e però ei potò fare della chirurgia una terapeutica 
medica, applicando al croup la tracheotomia, ed air idrotorace la to- 
racentesi. Il Velpeau, richiamando i suoi stu Ij medici, potò schierarsi 
fra gli avversarj della medicina fisiologica, e combattere il dogma del 
Broussais sulP infiammazione, e sostenere la natura specifica di certe 
malattie. Del dotto operatore della Charité fece Telogio il prof Guyon, 
ed il Peter tesso le lodi delPAut^re della Clinique medicale dell'Hotel' 
Dieu. 

Boccacio e l'anestesia. — Noi fascicolo di settembre della Ri- 
vista Veneta, il dott. Guido Bolzoni, a proposito della storia delPane- 
stesia chirurgica, riferisce il noto brano della Novella 10.^ della Gior- 



VARIETÀ 253 

nata IV del Decamerane. Non avendolo mai vedalo ricordato in alcan 
trattato di chirurgia, nò in articoli di enciclopedie , e cita i Dizionaij 
medici dello Jaccoad e del Dechambre, P Enciclopedia italiana, i trat- 
tati di Bardeleben, di Ericsea, ecc. Ma il collega non ha avuto buona 
sorte nelle sue i;icerche: il Dizionario delle scienze mediche che pub- 
blicavasi a Milano dai professori Mantegazza, Corradi e Bizzozero, alla 
pag. 417 del 1.^ volume (A. 1871) notava Tanzidetto passo ; dal qaalo 
poi il prof. Corradi prendeva le mosse per fare una prima escursione 
nel Decamerone e discorrere deWanestfsia e degli anestetici nella chi- 
rurgia del medio evo, dissertazione stampata nel voi. XIV delle Memorie 
della Classe di Scienze matematiche e naturali dell'Istituto Lombardo, 
e compendiata negli Annali universali di Medicina (1879, CCXLIX, 81). 

Antropologia. — Merita di èssere notato lo svolgimento dato agli 
studj antropologici a Parigi non per opera diretta del Governo, ma 
di queiroperosa Società d'antropologia. 

Ecco il programma dei corsi nel Panno scolastico 1887-88. 
^ I. Antropologia generale (Topinard). — Parallelo fra i caratteri di 
saperiorità ed inferiorità delle razze umane. — Evoluzione del cranio 
nella serie animale. ~ Caratteri regressivi, caratteri progressivi. 

II. Etnologia (Manouvrier). — 1.» parte: Dei caratteri fisiologici e 
particolarmente dei caratteri intellettuali nelle razze umane. — 2.* parte: 
Etnografia del popolo annamita. 

III. Antropologia preistorica (De Mortillet). — Origini delP industria 
e deiragricoltura, con proezioni. 

IV. Geografia medica (Bordier). — Influenza dello stato interno e 
della razza sulle malattie. — Patologia comparata. — Il trasformismo 
in patologia. 

V. Storia delle civiltà (Letourneau). — La proprietà; origini, la etno- 
grafia ed evoluzione. 

vr. Antropologia anatomica (Hervó). — Storia naturale ed anato- 
mica comparata dei primati. 

Per ogni corso v*ha una lezione la settimana: al semestre d^estate 
è rimesso il corso 6^ antropologia zoologica di Mattia Duval, il quale 
tratterà ^e\V antropogeni a ed embriologia comparata dei vertebrati, 

RlTista meteorologica del mese di agosto 1S87 (!)• — 
Nelli sulla Grecia trovasi una piccola depressione (759), che vi persiste 
nel 2 (760). Nel 3 sul golfo di Genova trovasi una piccola depressione 
(761), che vi persiste nel 4 ('61); nel 5 questa trasporta il suo centro 
presso la Sicilia (760), e nel 6 sulla Grecia (759). Frattanto nelll un'area 
di alte pressioni avea il suo centro sulla Brettagna (769), e cosi nel 2 
e 3 (772); nel 4 questa trovasi sul mare del Nord (770), e cosi nel 5 



(1) Comunicata dalla Direzione del R. Osservatorio del Collegio Romano. 



251 VARIETÀ 

(771), nel 6 ò sulla Germaaia (770), nel 7 suiralta Italia (769), neirS e 9 
presso la Brettagna (770), e nel 10 sull'Irlanda (770). 

I pochissimi temporali deiri e 2, quelli dell'alta e media Italia del 
3, della bassa nel 4 e della Sicilia nel 5 e 6 furono la relazione colla 
piccola depressione di cui sopra tenemmo parola. 

Neiril presso Pietroburgo ha il suo centro una depressione (741), la 
quale spinge una saccatura sull'Italia. Quella nel 12 si è trasformata 
in depressione, col centro sul golfo di Genova (757). N ì 13 sulla Fran- 
cia trovasi un'altra depressione (757), la quale nel 14 giace sulla Sviz- 
zera e sull'alta Italia (757). Nel 15 il barometro ò basso sull'Ungheria 
(758). Nel 16 sulla Francia si forma una nuova depressione (755), la quale 
nel 17 ha il suo centro sulla Germania (758), mentre sull'alta Italia tro- 
vasi una depessione secondaria (758 j. Nel 18 sull'alta Italia persiste la 
depressione (752); quella della Germania travasi sull'Austria (752). Nel 19 
quest'ultima ò sulla Polonia (745) e nel 20 sulla Russia (745). In questo 
stesso giorno sulla Francia e sul golfo di Genova troyansi due pìccole de- 
pressioni (758), (757). Le pioggie con temporali verificatesi in quasi tutta 
la decade, ma specialmente nel 16-18 e 20 nell'alta e media Italia, furono 
in relazione colle depressioni sopraccennate. 

Nel 21 sull'alta Italia ha il suo centro una depressione (752), che nel 22 ò 
sull'Ungheria (755); nel 23 sull'Asia Minore (755), nel 24 sulla Russia me- 
ridionale (752), e cosi nel 25 (752); nel 26 sulla Russia centrale (755), e 
nel 27 presso g i Urali (751). Nel 28 sull'Algeria trovasi una depressione 
(759), la quale forse vi persiste nel 30, nel 31, quasi colmata, trovasi 
sulle Baleari. Le alte pressioni, che nel 21 trovavansi sull'Europa occi- 
dentale (765), nel 22-25 hanno il loro centro sull'Europa centrale, nel 28- 
81 sulla Russia. Le pioggie abbondanti nell'alta e media Italia nel 21, le 
leggiere pioggie nella Sicilia nel 26, 27 e nell'estremo NW nel 28 furono 
in relazione colle depressioni di cui sopra tenemmo parola. 

La più bassa temperatura nel mese fu osservata a Belluno nel 19 di 
+ 8^1 e le massime a Palermo di + 43^8 nel giorno 17. Temperature 
superiori ai 40 gradi si ebbero in Catania, Siracusa^ Lecce, Bari e 
Foggia. 



ViJtlBTl 



25 



TABELLA A. 



Estremi termometrici del mese di Agosto 1887. 



Minimi 



Stazioni Gradi 

Porto Maarizio . . . 14.8 

Genova 16,7 

Massa-Carrara . . . 15.5 

Cuneo 10,8 

Torino 12,5 

Alessandria • • • • 11,8 

Novara 12,2 

Pavia 12.3 

Milano 12,4 

Como 9,8 

Bergamo 10.4 

Brescia 12,0 

Cremona 12,2 

Mantova 14 

Verona 14,6 

Vicenza 11,0 

Belluno 8,1 

Udine 10.6 

Treviso 12,6 

Padova 11,9 

Rovigo 14,2 

Piacenza 12.7 

Reggio Emilia .... 13,8 

Ferrara 13,9 

Bologna •••... 13,2 

Ravenna 11,2 

Forlì 14.6 

Pesaro 13.0 

Ancona ....•• 18.9 

Camerino 13,5 

Ascoli Piceno .... 14,0 

Perugia 11,5 

Lucca 11,5 

Pisa 11,0 

Livorno 13,0 

Firenze 12,1 

Siena 11,9 



Giorni 

23 

22 

21 

21 

23 
22,23 

21 

23 

21 

20 

21 
22.27 

22 

22 

21 

19 

19 

19 

19 

19 

2(» 

23 

22 

22 

21 

23 
6 

22 

24 

6 

22,23 

22 

22 

22 

22 

22 
2 



Massimi 


jRADI 


Giorni 


32,6 


2 


31.5 


2 


31,5 


2 


32,7 


9 


32.3 


10 


32,2 


1 


33.0 


1 


33,3 


9 


34.2 


21 


30,8 


9 


31.5 


21 


33.5 


1,2 


34,2 


2 


35.0 


2 


34.2 


1 


33,4 


1 


32,4 


1 


84.8 


1 


38,0 


l 


34,0 


1 


85,2 


1 


32,2 


1 


«-»o,5 


1 


35,2 


1 


34,3 


17 


34.4 


1, 10, 14 


33,8 


14 


34,8 


14 


32.8 


14 


32.8 


16 


36,5 


8 


33,4 


8 


34,8 


1 


35,5 


8 


31,5 


8,4,16 


33,1 


2 


33,0 


6 



«■ ■^•ì 



25(5 



varietì 
Minimi 



Massimi 



Stazioni Gradi 

Roma 14,9 

Teramo 13,7 

Chieti 12,4 

Aquila 10,0 

Àgnone 9,9 

Foggia 13,7 

Bari 14,8 

Lecce ....... 16,0 

Caserta 13,3 

Monte Gassi DO . . . 14,6 

Napoli 18,0 

Benevento 12,1 

Avellino 8,2 

Poteoza 11,0 

Cosenza 14,8 

Trapani 20,2 

Palermo 16,0 

Girgenti 18,0 

Caltanissetta .... 13,9 

Messina 21,5 

Catania 21,0 

Siracusa 19,7 

Sassari 15,8 



Gl0RN[ 

25 

24 

22 

23 

22 

30 

30 

26 

22 

20 

22 

8 
24 

8 

8 

25 
23 

7 
23 
28 
28 
29 
22,24 



Gradi 

351 
37,5 
35,6 
33,0 
33,7 
41,4 
41,7 
40,1 
37,1 
35,0 
32,6 
87,6 
34,2 
33,1 
36,4 
33,9 
43,8 
37,0 
37,4 
36,2 
41,5 
40,3 
34,4 



Giorni 

2 
14 
14 
16 
16 
17 
17 
17 
16 
16 
16 
15 
16 
16 
16 
18 
17 
16 
16 
17 
18 
16 
14 



yabibtI 257 

TABELLA B. 

Acqiui caduta nel mese di agosto 1887^ confrontata con quella caduta 

nelVagosto ±886. 

Stazioni Agosto 1887 Agosto 1886 

Porto Maurizio ..... 0,0 6,7 

Genova 2,2 86.7 

Massa Carrara 41,0 78,0 

Cuneo 34,9 110,6 

Torino 17,9 64,2 

Alessandria 0,0 29,8 

Novara 42,2 73,3 

Pavia 15,8 116,9 

Milano 18,8 84,6 

Como 137,0 95,8 

Bergamo 40,8 87,9 

Brescia 29,3 72,8 

Cremona 25,1 128,6 

Mantova 12,5 83,3 

Verona 49,0 77,2 

Vicenza 37,1 94,0 

Belluno 63,3 139,8 

Udine 50,4 74,4 

Treviso 83,8 66,6 

Padova 46,4 97,7 

Rovigo 16,5 102,2 

Piacenza 1,0 76,2 

Parma 7,4 63,6 

Reggio Emilia ...... 0,2 47,6 

Modena ? 82,4 

Ferrara 14,5 103,1 

Bologna 23,0 71,6 

Ravenna 21,1 29,3 

Forlì 43,8 113,7 

Pesaro 26,3 47,8 

Ancona 25,0 88,7 

Camerino 68,9 102,8 

Ascoli Piceno 28,0 227,0 

Perugia 38,2 103,0 

Lucca . 18,3 33,1 

Pisa 3,1 44,5 

Livorno . 0,0 45,0 

Firenze 16,6 99,3 

Rivista. « 



VARIETÀ 

Stazioni Agosto 1887 Agosto 1! 

Siena 13,2 50,8 

Roma 29,6 7,5 

Teramo 27,4 59,8 

Chieti 0,0 153,8 

Aquila 95,7 ? 

Agnone 6,1 58,0 

Foggia 6,0 51,5 

Bari 0,0 10,7 

Caserta 1,0 49,0 

Monta Cassino 24,9 36,6 

Napoli 7,5 63,7 

Benevento 58,5 47,0 

Avellino 7,1 42,9 

Potenza 51^ 56,7 

Cosenza 4,0 33,2 

Trapani 0,7 18,6 

Palermo 8,5 25,6 

Girgenti 21,1 3,6 

CalUnissetta 35,5 23 

Messina 3,0 53,7 

Catania 7,0 10,0 

Siracasa 21,7 30,5 



B Direttore e Qereate responsabile 
Prot A. Corradi. 



259 

INDICE DELLE MATERIE 

RIVISTA DI CEnRDRGIA. 

1. Rosenbach — - DelVerisipéloide e sua eziologia — 179. 

2 Fischer — Bello sviluppo a spirale di alcune parti délV organismo 

— 179. 

3. Helferich — Un caso di miosite ossificante generale — 179. 

4. Bramano — Un caso di degenerazione cistica dello scheletro — 180. 

5. S'nnenbarg — VArthropathia tabidorum — 180. 

6. Krause Fedor — Della df" generazione ascendente e discendente dei 

nervi — 182. 

7. Albrecht — Delle malattie chirurgiche provenienti all' uomo dalla 
posizione eretta — 182. 

8. KrasRe — Della respirazione artificiale e della artificiale produ* 
zione dei moti del cuore — 183. 

9. Schlange — Materiali da medicatura sterilizzati — 184. 
10 De Ruyter — L'azione dello iodoformio — 185. 

11. Bruns P. — Dell'azione antitubercolare dello iodoformio — 186. 

12. Genzmer — Vignipuntura — 186. 

13. Helferich — Dall'incremento artificiale della neoformazione ossea 

— 187. 

14. Lassar 0. — Del modo di ottenere regolari cicatrici — 187, 

15. Wagner W. — Del trapiantamento di lembi cutanei peduncolati 

dal torace al braccio per rimediare ai difetti delle parti molli — 
187. 

16. Israel J. — Nuovo metodo di rinoplastica — 188. 

17. Genzmer — Della deformità del setto nasale — 188. 

18. Lrael J. — Un muovo metodo di plastica delle guancie — 189. 

19. Wolff — Deir uranoplastica e della stafilorafia nella prima in- 
famia — 189. 

20. Wòlfler — Degli effetti della legatura ddle arterie tiroidee nel 
gozzo — 190. 

21. Hahn E. — Un comodo metodo di levare dal gozzo grossi pezzi 
di tessuto senza otturamento e senza emorragia — 190. 

22. Albrecht — Il fondamento anatomico della scnliosi — 191. 

23. Stelzner — Estrazione di un ago da cucire dal ventricolo destro 
del cuore — 192. 

24. Kùmmell — Della laparotomia nella tubercolosi peritoneale — 192. 

25. Wòlfler — Della Resectio pylori — 193. 

26. Rydgyer — Osservazioni su di un e uso di resezione del piloro per 
carcinoma e sulle indicazioni della laparotomia nelV ulcera perfo- 
rante dello stomaco — 193. 

27. Fletter — Un caso di resezione del piloro per carcinoma — 194. 
2S. Mikulicz — Della cura operativa della stenosi pilorica — 195. 

29. iStelzner — Estrazione di parecchi corpi stranieri mediante con- 
temporanea entero e gastrotomia — 195. 

30. Madelung — DelVintervento chirurgico neW occlusione intestinale, 

nella peritonite e nella per fo*^ azione delVintestino — 19(5. 

31. Rydygier — Contributo alla cura chirurgica deW occlusione inte- 

stinaie — 196. 

32. Credo — Delli cura chirurgica delle coliche intestinali croniche, 
gravi per prevenire l'occlusione — 198. 



260 

33. V. Tìschendorf— Enterostomia per atresia congenita dell'ileo —198. 
84. Beely -— Innovazione nei cinti emiarj — 199. 
35. Lange — Della cura chirurgica delle emorroidi — 199. 
86. — La cura delle fistole intestinali mediante escisione e sutura 
— 200. 

37. Kùster — Della chirurgia della cistifellea — 200, 

38. Tillnianns H. — Della estirpazione ed incisione della cistifellea per 
calcoli biliari — 200. 

39. V. Tischendorf — Estirpazione della cistifellea per calcoli biliari 
e ferma di un rene mobile — 201. 

40. Tillmanns H. — Un caso di calcolosi renale — 201. 

41. Lango — Della nefrolitotomia — 202. 

42. Madelung — Un caso di ateromu renale — 202. 

43. Israel J. — Un caso di esportazione di rene carcinomatoso ese- 
guita nei primi stadj del male — 202. 

44. Stettep — Estirpazione di un rene carcinomatoso — 203. 

45. Helferich — Sarcoma metastatico della clavicola e della colonna 

vertebrale procedente da tumore maligno renale — 203. ' 

46. Nitze — Vendoscopia elettrica della vescica maschile — 204. 

47. Brenner — Un nuovo apparato elettro -endoscopico — 204. 

48. Kovàcs — Note sulle indicazioni, esecuzione e statistica dei calcoli 
orinarj — 204. 

49. Wòlfler — Della cura operativa delle fistole orinarie — 205. 

50. Hofmeier M. — Degli atti operativi sull'utero gravido — 206. 

51. von Lesser L. — Trattamento delle fratture deir epifisi inferiore 
del radio consolidate in modo difettoso — 207. 

52. Wittelshofer — Apparecchio per la cura dei piedi torti congeniti — 207. 

53. Beely — Protesi semplificata del piede e delle gambe — 207. 

54. — Semplice disposizione per mezzo della quale si può determi- 
nare la rotazione del piede all'interno od all' estemo nel cammi^ 
nare — 208. 

55. — Apparecchio per i piedi torti atto a permettere un movimento 
di abduzione e di adduzione — 208. 



RIVISTA DI PATOLOGIA E CLINICA MEDICA 

1. Dettweilep e Penzoldt — La terapia della tisi — 210. 

2. Rùhle — Veredità della tubercolosi — 214. 

3. Lichtheim — DelVanemia perniciosa — 215. 

4. Rindfleisch — Sull'anatomia patologica della tabe dorsale — 216. 

5. Nothnagel — Sulla localizzazione delle malattie cerebrali — 217. 

6. Naunyn — Sulla localizzazione dei disturbi afasici nella corteccia 

cerebrale — 220. 

7. Adamkiewicz — Sul trattamento delle nevralgie col mezzo jdella 

cataforesi — 222. 

VARIETÀ. 

Ordinanza di sanità marittima — 252. 

Consiglio superiore di Sanità — 252. 

Monumento a Bretonneau, Velpeau e Trousseau — 252. 

Boccacio e Vanestesia — 252. 

Antropologia — 253. 

Rivista meteorologica del mese di agosto i887 ^ 253. 



RIVISTA DI PATOLOGIA E CLINICA MEDICA 

(GontiDuazione e fine, vedi fase, precedente pag. 224). 



8. Fraenkel A. — Sulle proprietà patogene del bacillo del tifo» 

9. Unrerricht — Sulla epilessia sperimentale, 

10. Rossbach — Sulla importanza fisiologica dei leucociti e corpuscoli 
salivari. 

11. Lo stesso — Sulla chiluria, 

12. Lo stesso — Di una seggiola respiratoria per gli enfisematici e gli 

asmatici, 

13. Littea — Sul rapporto che può intercedere fra affezioni gastriche 
e cambiamenti di posizione del rene destro. 

14. Vogel e Hageabach — Sulla patologia e terapia della tosse con- 
vulsiva. 

15. FiDkler — Osservazioni intorno al tifo. 

16. Fleischer — Contribuzione alla patologia sperimentale dei reni. 

17. Kùhne — Sulla presenza della forma spirocetica del comma-ba- 
cillo di Koch nel tessuto dell' intestino cholerico , e svZV impiego 
della fluoresceina nei preparati microscopici. 

18. Frenkel — La respirazione permanente di aria fresca. 

19. V. Mering — Sul diabete mellito. 

20. Cahn — Intorno agli acidi dello stomaco carcinomatoso. 

21. Franz — Lavoro muscolare o riposo per i malati di cuore ? 

22. Schultze — Sulla diagnosi della meningite acuta. 

23. Mùlier — SuU' assorbimento alimentare in condizioni patologiche. 

VIIL Fraenkel A. (di Berlino). — Sulle proprietà patogene del 
bacillo del tifo. 

L^Autore dice che le ricerche di questi ultimi anni hanno dinaostrato 
anche per il tifo addominale la presenza di un agente morboso speci- 
fico e che perciò acquistano importanza le seguenti questioni : se e in 
qaal rapporto stia il numero dei bacilli trovati negli organi dei morti 
di tifo colla intensità dei sintomi morbosi osservati durante la vita, 
e per quanto tempo i bacilli del tifo possano mantenersi vitali entro 
^organismo. Lasciando sospesa la prima parte intorno alla quale nulla 
si può dire, intorno alla seconda vi sono alcuni dati offerti da Euge- 
nio Fraenkel e da Simmonds , per i quali si dovrebbe concludere che 
in alcuni singoli casi i bacilli del tifo sono manifesti nell* organismo 
per un tempo straordinariamente lungo. L^oratore ò in grado di por- 
tare una contribuzione decisiva a questo argomento: 

Rivista. 17 



2 i2 RIVISTA 

A mezzo dicembre 1885 venoe ammesso nella prima clinica medica 
a Berlino un fornaio di 20 anni , ammalato per tifo. Il corso della ma- 
lattia si complicò con un^affezione polmonare ostinata, cosi che il pa- 
ziente rimase a lungo nello stadio remittente. Dopo un periodo dì circa 
7 settimane, la febbre smise; dopo 10 giorni i sintomi di una recidiva. 
Al 6.^ giorno di questa, collasso coi sintomi di una peritonite diffusa, 
ma dopo pochi giorni il malato si rialzò. Nella riconvalescenza della 
recidiva, risipola facciale, e di quando in quando sintomi peritonitici. 
Quattro mesi dopo il principio della malattia nella metà sinistra infe- 
riore del ventre si formò un tumore fluttuante, dal quale si ebbe colla 
pUDtura di assaggio un liquido sottile marcioso bruuastr>>, che conte- 
neva assieme a corpuscoli purulenti e a globuli rossi del sangue mol- 
tissimi cristalli di ematoidina e dei bacilli i quali agli esperimenti di 
coltura si riconobbero esclusivamente per ba3illi del tifo. 

Il paziente venne operato e air incisione si vuotò incirca un litro 
del liquido sopra descritto. Poi il malato mori per ileo. Alla necro- 
scopia si trovarono le anse intestinali fra loro saldamente congluti- 
nate; nessuna perforazione deir intestino, nessuna apparenza di prece- 
dente rottura della milza e nemmeno di infarto splenico. 

L'oratore crede che la causa deirascesso sia stata il rammollimento 
e la ulcerazione di un ganglio mesenterico che abbia versato il suo 
contenuto nel ventre, appoggiandosi sopra osservazioni analoghe di 
GPttìsinger ed altri Autori. 

Il caso è interessante 1.** perchè dimostra, che in certe circostanze 
il bacillo del tifo può soggiornare nell'organismo umano per un tempo 
assai più lungo di quello che si era soliti ad ammettere, e questo fatto 
può rischiarare assai la comparsa frequente di recidive e di postumi 
nel tifo — 2.° perchè insegna, che il bacillo del tifo che indubitabil- 
mente possiede proprietà flogogene, può sotto date circostanze deter- 
minare anche suppurazione. 

Nella 2.^ parte della sua relazione TAutore rende conto di esperi- 
menti fatti allo scopo di dilucidare la questione intorno alla ino- 
culabilità degli animali col bacillo del tifo. In 13 cavie egli injettò nel 
duodeno colture pure del bacillo tifoso. Di questi 13 animali ne mori- 
rono 11 , e in 9 di questi i bacilli tifici poterono essere dimostrati 
nelle glandolo del mesenterio (mai nel sangue). In tre la morte avvenne 
il 9.^ o il 10.^ giorno dopo la injezione, e uno di questi tre presentò 
in modo evidente la necrotizzazione delle chiazze del Peyer, descritta 
da Eug. Fraenkel e da Simmonds. Dalla morte tardiva della maggior 
parte degli animali soggetti ad esperimento, e dalla dimostrazione dei 
bacilli nelle glandolo, crede TAutore di poter concludere che al ba- 
c Ilo tifoso si debbano attribuire proprietà infettive, oltre a quelle tos- 
siche dimostrate da esperimentatori precedenti (Sirotinin, Peiper e 
Benmner). Però queste proprietà infettive non sono molto chiare, oo- 
corrono grandi dosi di materia bacillare da injettare, e i sintomi mor- 



DI PATOLOGIA E CLINICA MEDICA 263 

bosi presentati dagli aDimali non sono da confrontare col quadro sin- 
tomatico del tifo umano. Però ò possibile che si possa trovare un modo 
di trasportare la infezione più attivo di quello che si è adoperato. 

Discussione. — Quincke di Kiel considera come molto iute reRs sante 
la lunga durata della vita del bacillo tifoso nelPessudato saccate. Ma 
anche neir intestino i bacilli del tifo debbono vivere più lungameote 
di quello che non ò stato ammesso fino ad oggi, poichò i convalescenti 
da tifo anche due settimane dopo la cessazione della febbre possono 
infettare i sani, come dimostrano due casi osservati in Kiel e descritti 
da Reher. Egli spera che verranno comunicate presto altre osserva- 
zioni intorno a questo punto cosi importante per la pratica. 

IK. Unverricut (di Jena). — Sulla epilessia sperimentale. 

Il relatore comunica i risultati di ulteriori investigazioni , che egli 
ha fatto sul meccanismo delle convulsioni provocate sul cane dalla 
irritazione della corteccia cerebrale. 

Per dimostrare, che la regione motoria della corteccia cerebrale ò 
necessaria non soltanto per la produzione, ma anche per la propaga- 
zione e per la continuazione dei crampi clonici muscolari, TAutore ha 
estirpata tutta la parte anteriore della corteccia fin dietro al centro 
deirorbicolare, ed ha eccitato colla corrente faradica i distretti corti- 
cali che vi corrispondono. Con ciò i centri motori estirpati sono quelli 
per Torbicolare, per il distretto del facciale inferiore, per la muscola- 
tura della mandibola e della lingua, per il muscolo risorio, per gli arti, 
per la muscolatura del collo, del tronco e della coda, e in alcune ri- 
cerche anche quelli per Torecchio. 

Se Teccitamento della regione posteriore era fdtto in condizioni nor- 
mali, Tesperimeotatore , in pieno accordo con Ferrier, otteneva movi- 
menti laterali dei bulbi e alterazioni del diametro pupillare, 1 quali 
effetti col far agire più a lungo la corrente si cambiavano in nistagmo 
laterale e conducevano quindi allo sviluppo di un accesso convulsivo, 
che colpiva gli altri gruppi muscolari nello stesso ordine di succes- 
sione, in cui i loro centri erano situati sulla corteccia cerebrale. L'ac- 
cesso convulsivo invadeva dapprima tutta una metà del corpo, e poi 
si estendeva alPaltra metà incominciando sempre dalla estremità po- 
steriore e propagandosi poscia con un decorso ascendente fino a ter- 
minare col nistagmo di questa seconda metà. 

Ma se Testirpazione parziale della corteccia cerebrale era stata ese- 
guita come sopra ai è detto, ed era stata praticata, p. es., a sinistra, 
allora dopo il nistagmo non avveniva la propagazione delPaccesso con- 
vulsivo ai muscoli della metà destra del corpo , ma dopo un certo 
tempo incominciavano le scosse neirarto posteriore sinistro e Taccesso 
assumeva in seguito lo stesso corso ascendente, come se avesse pre- 
ceduto un accesso laterale tipico della metà destra. I^e scosse adunque 
nei gruppi muscolari di cui i centri erano stati estirpati non si pre- 



> r «* 



264 RIVISTA 

seotaronoy e cosi era dimostrata la importanza dei centri corticali 
motori perle contrazioni muscolari cloniche. 

Si poteva per altro obbiettare, che colla irritazione determinata dal 
taglio venissero forse a paralizzarsi dei gruppi gangliari intracorticali, 
e questa paralisi impedisse gli spasmi , appunto come in tagli recenti 
del midollo spinale scompariscono in primo tempo certe azioni reflesse 
che poi si ripristinano più tardi. 

Per rispondere a questa obbiezione, TAutore estirpò i centri motori 
per gli arti e fece gli esperimenti di eccitazione a completa guarigione 
della ferita. Se Teccitamento si faceva dal lato offeso, si producevano 
accessi convulsivi in tutti gli altri gruppi muscolari, ma gli arti non 
mostravano di parteciparvi. Se Teccitamento era fatto suiraltro emi- 
sfero, comparivano allora scosse vivaci d^un lato che si estendevano 
anche alle zampe. Succedeva adunque, come nel taglio recente, che 
non si presentassero le contrazioni cloniche in quei muscoli i cai 
centri erano stati estirpati. Non riuscì per altro all' esperimentatore 
di osservare la diffusione delle contrazioni all'altra metà del corpo, 
forse perchè le degenerazioni secondarie che susseguono alf estirpa- 
zione disturbano la propagazione dello stimolo all'altra parte. 

La teoria corticale dell' epilessia è combattuta perchè altri osserva- 
tori hanno veduto delle scosse in muscoli, i cui centri motori erano 
stati estirpati. L'Autore dimostra che in ultima analisi anche queste 
scosse dipendono da stimolo della corteccia cerebrale e perciò non 
contraddicono alla teoria corticale. L'Autore stesso ha osservato queste 
contrazioni in molti dei suoi esperimenti. Ma queste contrazioni rap- 
presentano soltanto un fenomeno accidentale, in quanto che non ap- 
partengono al decorso tipico dell'accesso convulsivo. Qualche volta 
mancano totalmente , e qualche volta presentano un carattere a pre- 
ferenza di spasmo tonico. L'Autore le chiama contrazioni secondarie , 
per contrapporle alle primarie che avvengono in quei gruppi musco- 
lari, 1 cui centri sono stati conservati (1). Esse si presentano anche a 
corteccia intatta ed accompagnano le scosse di quei gruppi muscolari 
i cui rispettivi centri motori si trovano in istato di momentanea sti- 
molazione; per esempio, quelli del lato sinistro durante la stimola- 
zione dell' emisfero sinistro. Avanzandosi poi nell' ulteriore corso del- 
l'accesso la stimolazione sull'emisfero destro, in allora i muscoli del 
lato sinistro hanno la contrazione primaria , e i muscoli del lato de- 
stro la secondaria (2). 

Anche il molo di comportarsi dei movimenti oculari e della colonna 
vertebrale costituisce un punto importante per decidere la questione. 



(i) Non vi sarebbe qui forse un circolo vizioso? {Not% del Traduttore), 

(2) Cosi, almeno sembra, troppo ogni cosa, alle esigenze della teoria. 

{Idem), 



DI PATOLOGIA E CLINICA MEDICA 265 

86 la stimolazione si localizzi soltanto in un emiitffero. Se il nistagmo 
si presenta soltanto a destra, si deve considerare come attivo soltanto 
Temisfero sinistro. Riguardo alia coIoana vertebrale, TAutore ha di- 
mostrato che questa si fa sempre concava verso il lato dell'emisfero 
stimolato, coDcludendosi da ciò che tatti o almeno la maggior parte 
dei fascicoli nervosi che vanno alla muscolatura del collo e del tronco 
derivano dairemisfero dello stesso lato. 

Come si formano le contrazioni secondarie? La regione motoria può 
mancare, senza ch*essi scompariscano, purché però rimanga intatta la 
regione motoria corrispondente dell* altro lato. Il midollo spinale può 
essere emiseziouato e aversi egualmente i crampi secondari, perchè 
il passaggio dello stimolo nel midollo si compie dall'altro lato. E cosi 
se lo spasmo clonico di un lato ha la sua origine nella corteccia ce- 
rebrale, anche le scosse secondarie si devono riferire a questa stimo- 
lazione corticale, esse sono adunque di origine corticale, soltanto esse 
vanno devolute non airemisfero incrociato, ma bensì airemisfero dello 
stesso lato. 

X. RossBAGH (di Jena). -^ Sulla importanza fisiologioa dei leu- 
cociti e corpuscoli salivari. 

Avendo Stòhr dimostrato che dalle tonsille e dalle glandolo mucci- 
pare della bocca e della lingua si fa una discreta emigrazioae d| leu- 
cociti attraverso Tepitelio nelle cavità orale e faringea, che questa 
emigrazione non è patologica, ma per la sua costanza si palesa come 
nn processo ordinario, che i cosidetti corpuscoli del muco e della sa- 
liva altro non sono che questi leucociti emigrati , veniva ad imporsi 
il problema di stabilire la precisa significazione fisiologica di questi 
corpuscoli. 

Rossbach ha dimostrato che con quantità comparativamente molto 
piccole di tessuto delle tonsille e delle glandolo muccipare si ottieoe 
dall'amido grande quantità di zucchero ; perciò deve esservi contenuto 
un fermento saccarificante. Ma siccome ò noto che quasi tutti 1 tes- 
suti e liquidi organici agiscono diastaticamente , conveniva indagare 
in qual rapporto stesse la potenza saccarigeaa degli organi ricchi di 
leucociti, con la potenza stessa di altri organi semplicemente attra- 
versati dalla corrente sanguigna povera di leucociti. Risultò che estir- 
pando immediatamente dopo la morte le glandolo tonsillari e le glan- 
dolo muccipare della base della lingua , esse possedevano una forza 
saccarificdti'ice straordinariamente grande in confronto di quella pre- 
sentata, p. es., dalle glandolo muccipare della mucosa della punta 
della lingua o dal muscolo linguale. 

Il fermento saccarificante di questi tessuti ò la ptialina. Risulta 
dunque da queste ricerche che i leucociti contengono sempre un fer- 
mento saccarificante, e che raccamalarsi di essi nel canale alimentare 
costituisce una delle sorgenti della ptialina esistente nei sacchi di- 
gestivi. 



266 mviSTA 

Xr. RossBÀCH (di Jepa). — Sulla chiluria. 

Rossbach comunica un caso di chiiuria indigena osservato nella sua 
clinica. Riguarda una operaja di 21 anni, di colorito pallido, con pan- 
nicolo adiposo abbondante, con insufficenza mitrale compensata, con 
fegato dapprima ingrossato e poi a poco a poco rimpiccolito , con do- 
lori isterici di alto grado nella regione lombare, alla testa ed alle 
articolazioni, che qualche volta si gon^vano e mostravano edema e 
rossore; corpo stittico, fecce dure, senza gran contenuto grassoso anche 
con alimentazione adiposa abbondante. L^ orina lattiginosa dopo più o 
men breve tempo dalla emissione mostrava dei coaguli di varia gran- 
dezza , ma non si rappigliava mai in tutta una massa gelatinosa, come 
nella chiluria tropicale. L'urina presentava il suo intorbidamento lat- 
tiginoso proveniente da innumerevoli corpuscoli adiposi. Soltanto a 
regime albuminoso puro, si alternava urina limpida e chiara con urina 
lattiginosa Casi di chiluria osservati da altri Àuto ci accennano alla 
circostanza che Turina della notte conteneva grasso e quella del giorno 
ne era priva, o viceversa, mentre in questo caso di Rossbach la elimina- 
zione adiposa continuava e di giorno e di notte. La quantità del grasso 
fu da principio 1,5-2,0 gr., e salì fino a 10,0 gr. Nell'estratto etereo s| 
riconobbe grasso, lecitina e colesterina. Nell'orina esisteva inoltre, oltre 
a corpuscoli bianchi del sangue, dell'albumina, in parte sciolta nel- 
l'acqua dell'urina, e in parte adoperata per l'emulsionamento del 
grasso. 

Nel caso esposto si poteva escludere con sicurezza: l.^che il grasso 
dell'urina derivasse da qualche degenerazione adiposa degli elementi 
dei tessuti di qualche parte dell'apparecchio orinario; 2." che avesse 
la sua origine da una mescolanza diretta di chilo o di linfa mediante 
qualche fistola chilosa o linfatica. La prima idea era respinta dallo 
stato generale relativamente buono della paziente e perdurante da 
anni, e dalla mancanza di elementi formali colpiti da degenerazione 
grassa. Contro al miscuglio di chilo o di linfa parlavano la completa 
mancanza dello zucchero e la piccola copia di albumina esistente nel- 
l'urina, poi Talto contenuto di materia grassa dell'urina stessa,' che spesso 
era più alto del doppio della massima quantità che può esistere nella 
linfa pura e non diluita, indi la mancanza in certa copia dei corpuscoli 
bianchi del sangue, finalmente la piccola quantità dell'urina emessa 
e la scarsezza dei fosfati e dei solfati in detta urina ritrovati. 

Tutto ben considerato, si doveva venire alla conclusione , che sol- 
tanto i reni potessero essere la porta d'ingresso del grasso e dell'al- 
bumina, mentre gli elementi formali del sangue e della linfa dovevano 
essere trattenuti dagli epiteli, tanto più che si sa che del grasso molto 
finamente emulsionato e injettato nel sangue può essere eliminato at- 
traverso gli epiteli renali sani. 

Di dove veniva il grasso eliminato? Sia col digiuno prolungato per 
più giorni, sia con un alimento di adipe, il contenuto di sostanza grassa 



DI PATOLOGIA E CLINICA. MEDICA. 267 

dell* urina si manteneva .immutato; con un alimento assolutamente 
privo di grasso e ricca invece di albuminati e di idrati di carbonio 
la quantità di grasso deir urina cresceva del quadruplo. Con P ali- 
mento ricco di azoto nei residui trattati coir etere si riconosceva 
della lecitina cbe deve essere considerata come un prodotto interme- 
dio della formazione del grasso dagli albuminati. Nell'urina obliosa 
si trovavano inoltre tirosina e leucina come prodotti ulteriori del 
ricambio organico nella trasformazione dell* albumina. In unione alle 
predette circostanze , il manifesto impiccolimento del fegato porta a 
far supporre con molta verosimiglianza che a base dellMntiero com- 
plesso sintomatico stesse una malattia del fegato. 

XII. RossBACH (di Jena). — Di una seggiola respiratoria per 
gli enfisexaatici e gli asmatici. 

La medicina pratica non possiede ancora un apparecchio efficace, 
comodo ed accessibile a tutti, per ajutare la espirazione tanto diffi- 
coltata neirasma e nelP enfisema di alto grado. I diversi apparecchi, 
camere pneumatiche, panziere, ecc., si sono dimostrati assai poco pra- 
tici; il meglio è ancora la compressione manuale della gabbia tora- 
cica raccomandata da Gerhardt, specialmente neir enfisema polmonare. 

Ma siccome anche questo metodo ha molti difetti, per essere troppo 
incomodo per il medico o per gli assistenti, per non comprìmere il 
torace che parzialmente, ecc., Rossbach fu indotto a far costruire da 
uno del suoi ammalati, certo Zoberbìer di Gera presso Elgersburg, un 
apparecchio che favorisse la espirazione mediante una pressione sul- 
r intero torace. 

Dietro ai braccioli di una comoda seggiola a spalliera vi sono due 
aste orizzontali che portano due cilindri mobili intorno al loro asse. 
À ognuno di questi cilindri ò connessa una leva o manovella a gomito, 
che può essere mossa innanzi e in dietro da chi sta a sedere sulla 
seggiola. Di più, intorno ai cilindri sodo applicate delie cinghie, che 
si uniscono incrociandosi intorno al torace del paziente. Queste cin- 
ghie sono mantenute in buona posizione da un opportuno fasciatojo 
ascellare. 

Il paziente ò collocato nella seggiola colle cinghie e le fascio bene 
a posto , le sue mani afferrano le manovelle , respira colla consueta 
profondità, e quando sta per terminare Tatto espiratorio, allora avvi- 
cina il più che sìa possibile i bracci di leva. Ne risulta che le cinghie 
si tendono e la cassa toracica viene compressa. Indi, allargando le 
braccia, le manovelle vengono spinte air indietro, e la nuova inspira- 
zione viene potentemente favorita. Con ciò si allontana una grande 
quantità di aria residuale, il muco esistente viene spinto verso Paltò 
e meglio espettorato, e la piccola circolazione si trova migliorata. 

Si hanno dunque negli asmatici e negli enfisematici i seguenti van- 
taggi: facilitamento e rinforzo della espirazione, fuoruscita di una dì- 



KX 



268 RIVISTA 

screta quantità di aria residua carica di acido carbonico, facilita- 
zione ed aumento dello spurgo mucoso, sollievo del circolo polmonare, 
innalzamento del diaframma e diminuzione nel volume dei polmoni 
distesi. In seguito a queste azioni, in ognuna delle successive inspira- 
zioni si ba la possibilità di inspirare aria sempre più ricca di ossigeno, 
diminuisce la frequenza del respiro , aumenta la capacità vitale pol- 
monare. 

I vantaggi principali di questa seggiola respiratoria consistono nel 
poter essere adoperata da chiunque in qualunque tempo, senza bisogno 
di ajuto , nel poter servirsene giorno e notte senza interruzione , nel- 
l'essere facilmente trasportabile dappertutto , e nella tenuità del suo 
prezzo così da essere accessibile a qualunque classe di ammalati. 

Discussione. — Schreiber di Kooisberga si ò occupato da molti anni 
della cura dell* enfisema, ed ò stato guidato allo stesso metodo della 
compressione esterna del torace; compressione però che egli cerca di 
ottenere coirapplicazione di corsetti elastici. 

XIII. LiTTEN (di Berlino). — Sul rapporto che può intercedere 
fra affezioni gastriche e cambiamenti di posizione del rene 
destro. 

Da una serie d'anni TÀutore procede ad esplorare il rene destro 
in questo modo. Egli fa mettere in posizione dorsale l'ammalato o 
anche in posizione intermedia fra la giacitura dorsale e la giacitura 
laterale sinistra, e poi si vale della esplorazione bimanuale, mediante 
la quale le punte riunite delle dita della mano sinistra si pongono 
Immediatamente sotto al margine costale inferiore destro nella parte 
posteriore^ mentre le punte riunite delle dita dell'altra mano s'infossano 
nel punto corrispondente dell'arco costale in avanti; in questo modo rie- 
sce non di rado durante la inspirazione di poter sentire il margine infe- 
riore del rene al di sotto dell'arco costale destro. Quanto è più pro- 
fonda la inspirazione, tanta maggiore superficie di rene si sente, finché 
a inspirazione forzata tutto l'organo si sente sporgere al di sotto del- 
l'arcata costale, e si può palpeggiare benissimo fra le due mani. 

Se sì confronta la posizione del rene destro come la si può ricono- 
scere in questi casi con quella che presenta in istato normale, si trova 
che il margine inferiore dell'organo corrisponde incirca al punto in 
cui in condizioni normali si trova il margine superiore, cosi che il rene 
è spinto in alto per una lunghezza quasi eguale a quella del suo dia- 
metro longitudinale. Si tratta dunque di una dislocazione verso l'alto 
(e contemporaneamente anche un po' all' esterno , quando la mobilità 
sia da ritenersi come una conseguenza del continuo spostamento re- 
spiratorio). 

Ma prima di addentrarsi nei rapporti anatomici e nel meccanismo 
di questa dislocazione verso l'alto, l'Autore riferisce di non avere mai 
trovata isolatamente questa anomalia di posizione del rene, ma quasi 



I 



DI PATOLOGIA K CLINICA MEDICA 269 

sempre in compagnia dì alterazioni bene determinate dello stomaco 
(e del duodeno), e più di rado dellMntestino crasso. Queste alterazioni 
relativamente allo stomaco consistono in insufldcenza pilorica con po- 
sizione profonda ed ectasia dello stomaco. 

Ordinariamente si tratta di operaj giornalieri , piccoli impiegati , i 
quali durante il breve riposo del mezzogiorno ingojano grandi quan- 
tità di cibi farinacei di difficile digestione, e poi subito dopo ritor- 
nano al lavoro. 

Clinicamente questi casi si contraddistinguono per la debolezza, ap- 
petito cattivo e bocca impastata, senso di distensione e gonfiamento 
del ventre in ispecie dopo i pasti, borborigmi, stitichezza, alle volte 
dolori ventrali e vomito. Obbiettivamente si può quasi sempre ri- 
levare diminuzione di peso corporeo, segni dispeptici, rutti, borborig- 
mi, senso di sciaguattamento anche a stomaco digiuno. Occasional- 
mente si può presentare odore » co conico delPalito e comparsa di acetone 
neirorina. La grande curvatura dello stomaco si trova abnormemente 
in basso, e colla miscela spumante discende ai di sotto deirombellico. 
Colla siringa gastrica si sente allora la punta a livello o al di sotto di 
una linea che riunisce le due creste iliache. 

Di cosiffatti casi di dilatazione dello stomaco non determinata da 
meccanico stringimento del piloro , PAutore , dal 1.^ gennajo 1886 al 
1.^ aprile 1887, ne ha osservati 40, 22 dei quali (cioò il 55 %) erano 
complicati con dislocazione del rene destro verso Talto. 

Se in seguito dei disturbi digestivi sopradescritti si costituisce una 
durevole ectasia dello stomaco, e spesso anche del duodeno, ò naturale 
che per Taumento di volume di questi organi avvenga uno sposta- 
mento nella posizione degli organi limitrofi. Questo spostamento col- 
pisce in modo più immediato e più intenso il fegato che viene ricac- 
ciato in alto contro Tapertura inferiore del torace, e colpisce pure in 
minor grado la milza. Allo spostamento del fegato in alto deve seguire 
immediatamente lo spostamento nella stessa direzione del rene de- 
stro, il quale ò strettamente congiunto alla superficie inferiore del 
fegato mediante il legamento epatico-renale. Se poi anche altre cause 
si debbano trarre in campo per spiegare il detto spostamento del rene 
destro verso l'alto, ò ciò che TAutore si prefigge di studiare con ap- 
positi esperimenti sul cadavere. 

A questo scopo apre il ventre ed esercita sul rene destro in sito e 
ricoperto dal peritoneo una pressione in direzione dal basso verso 
Talto, sin che gli riesce di dislocarlo in modo da farlo scomparire 
sotto rarc9 costale e rispettivamente sotto il fegato. Questa disloca- 
zione non avviene sempre in maniera completa; però si tratta solo 
di piccole differenze, le quali dipendono più che altro dai legamenti 
che fissano il rene e dalla lunghezza e resistenza dei vasi, special- 
mente deirarteria renale. Dell* apparato legamentoso si deve conside- 
rare in prima linea il legamento duodeno-renale, perchò il legamento 



270 RIVISTA 

epatico-renale non si può opporre ad ano spostamento del rene verso 
Talto. — Per stadiare ulteriormente il meccanismo di dislocazione sul 
cadavere, TAatore cercò di imitare le circostanze che si hanno in 
vita: a questo scopo legò il digiuno immediatamente al di sotto del 
duodeno, e con una cannula introdotta nella parte superiore deir eso- 
fago gonfiò lo stomaco e il duodeno a piacimento con aria o con acqua. 
Appena il duodeno presentava un certo grado di so vrariem pimento, 
in modo che colle sue tonache distese ricoprisse completamente il rene 
destro, dal quale era separato soltanto mediante il peritoneo , si potè 
osservare che il rene sfuggiva verso Paltò, la qual cosa avveniva in 
maggior grado con una distensione più potente del duodeno. La di- 
stensione del duodeno provocava la dislocazione del rene precisamente 
come se la mano lo spingesse, dal basso verso Paltò. 

Come causa poi della mobilità del rene dislocato, oltre ai movimenti 
respiratorj che debbono avere una grandissima importanza, noi dob- 
biamo considerare i varj gradi di riempimento e di distensione del 
duodeno. 

Circostanze analoghe si osservano nella dilatazione abnorme e dura- 
tura del colon ascendente, in conseguenza della quale si può alle volta 
avere lo stesso spostamento del rene destro verso Tallo. L^esperimento 
sul cadavere conferma il fatto. 

Nella pompa di Kussmaul noi abbiamo un mezzo che mentre agisce 
tanto favorevolmente sulla gastroectasia, deve pure impedire per lo 
meno una ulteriore dislocazione del rene. Una bene adatta fasciatura poi 
servirà per diminuire o togliere i disturbi che direttamente provengono 
dallo spostamento, e che consistono specialmente in un senso ottuso 
di compressione dolorosa, in sintomi neuralgici, ed occasionalmente in 
parossismi dolorosi simili a coliche. 

Discussione. — Nothnagel di Vienna dice di avere osservato spesso 
IMnsufflcenza dello stomaco in persone con reni migranti, ma che non 
può aggiungere nulla di positivo intorno ad un eventuale rapporto 
causale fra Tuna e l'altra malattia. Nel maggior numero dei casi deve 
trattarsi di una semplice coincidenza. 

Quincke di Kiel ò pure indotto a considerare la mobilità dei reni 
come un fatto molto frequente, e spesso associato con dilatazione dello 
stomaco od altre gastropatie. È d'accordo eoa Bartels nel ritenere che 
il momento causale efficiente sia il più spesso la compressione della 
parte inferiore del torace fatta daglMmbusti. In allora ciascuna con- 
trazione del diaframma per P interposizione del fegato compresso fa 
rilassare il rene destro; contemporaneamente il duodeno rimane schiac- 
ciato dalPavanti alP indietro fra il rene e il margine acuto del fegato 
e così spesso ne risulta una dilatazione dello stomaco da stasi. Anche 
direttamente mediante la costrizione della parte superiore della cavità 
addominale fatta dalP imbusto, si disturba lo stomaco nella sua circo- 
lazione sanguigna e nei suoi movimenti, risultandone anche altri stati 
patologici. 



DI PATOLOGIA E CLINICA MEDICA 271 

XIV. VoGEL Alfredo (di Monaco). — Sulla patologia e terapia 
della tosse convulsiva. 

Il relatore desidera che la tosse canina sia in avvenire trattata nel 
capitolo delle malattie dMifezione, quantunque fino ad oggi non sia 
stato dimostrato il fungo caratteristico. I dati antichi di Hallier, Let- 
zerich e Burger non reggono innanzi ai grandi progressi della mo- 
derna batteriologia. 

La importanza relativa dei sintomi si è molto modificata nel corso 
del tempo. Nel secolo passato prevaleva la teoria gastro- patologica. Il 
vomito era considerato come il sintomo cardinale. In principio del 
secolo presente prevaleva la teoria neuro-patologica, e Taccesso di 
tosse convulsiva ebbe il primo posto. La statistica parla per la neurosi 
in questo senso, che in tutte le epidemie sono colpiti un maggior nu- 
mero di femmine che di maschi. 

Quando Tanatomia patologica ebbe il predominio nelle dottrine ri- 
guardanti la medicina clinica, la tosse convulsiva fu considerata come 
un forte catarro bronchiale; oggi poi si parla di nn catarro infettivo. 
Linneo, 150 anni fa, disse che la causa della tosse canina era la ina- 
lazione di un contagio animato. Non sono da trascurare le ricerche 
laringoscopiche di Herft di Darmstadt; essendosi ammalato di coque^ 
luche, egli trovò su di so stesso un catarro della regione interarit- 
noidea, e in ogni accesso di tosse vide comparire in questo punto un 
fiocchettino di muco. Col toccamento di quella regione si poteva pro- 
vocare ad ogni volta un violento accesso li tosse. Le ricerche di 
altri Autori (Beau, Rehn, Meyer-Hùni, Rossi»., h) intorno al reperto la- 
ringoscopico non concordano minimamente, per cui le alterazioni la- 
ringee non si debbono considerare nò come evidenti , nò come co- 
stanti. 

Le ricerche anatomo-patologiche sono poche. È da menzionare un 
lavoro di Thaon di Parigi, che nella pneumonite da tosse canina trovò 
diplococchi e bacilli. Ma dalla descrizione risulta che quei diplococchi 
non difTerivano per nessun verso da quelli della pneumonite cruposa, 
descritti per primo da Friediànder. 

Complicazioni, — Marshall descrive 2 casi , in cui la tosse canina 
era complicata con afasia, stupore, convulsioni ed emiplegia. E. Wagner 
descrive un caso in cui un ragazzo di 5 anni fu colpito da abbondanti 
emorragie sottocutanee e delle mucose, emorragie che sMniziarono 
dopo la coqueluche e continuarono per un corso di 3 anni, ripeten- 
dosi una o due volte la settimana, e cessando in fine colla guari- 
gione. 

Falls considera la tosse canina come una causa frequente di sordità. 
In quanto al rapporto della tosse canina col morbillo, gli Autori sono 
di diversa opinione. Gli uni considerano ambo i contagi come identici, 
altri non ci trovano nessun rapporto intimo. In causa della frequenza 
e della lunga durata di tutte e due queste malattie epidemiche, il re- 



274 RIVISTA 

PAutore dà la preferenza alla morfina ed al cloralio. Fra gli aitizi- 
motici raccomanda i preparati di chinina, e specialmente il tannato 
di chinina per uso interno e le insufflazioni di chinina. 

Discussione (Michael di Amburgo). — La differenza fra i gindizj dei 
varj laringoscopisti sta in questo, che alcuni hanno fatto le ricerche 
subito dopo Taccesso, mentre altri hanno lasciato trascorrere un lungo 
intervallo. Subito dopo Taccesso, si vede la mucosa laringea, s^iecial- 
mente la parete posteriore, molto arrossata. Dopo, il reperto è normale. 

La teoria che la tosse canina sia una neurosi reflessa, ò molto dub- 
bia. 1 buoni risultati della terapia insufflatoria si spiegano egualmente, 
considerando che la { olvere insufflata agisce come irritante, e il trat- 
tamento non ò che derivativo come quello di nn senapismo sulla 
cute. 

Per dimostrare obbiettivamente Teffetto della cura, il meglio è di 
numerare gli accessi che avvengono nelle 2i ore. Su 50 casi trattati 
colle insufflazioni nel naso e terminati tutti colla guarigione, la du- 
rata media della cura fu di 14 giorni. Nel 25 Vq non si potè ricono- 
scere alcuna influenza speciale delle insufflazioni. Di quei casi che 
vennero in cura senza avere già in corso la poeumonite, uno soltanto 
ammalò di poeumonite e guarì. Nessun morto. 

Heubner di Lipsia. — L* unico criterio col quale si possa avere una 
misura obbiettiva dei varj casi di tosse canina è la numerazione esatta 
e coscienziosa degli accessi quotidiani. Perciò non bisogna Hdarsi che 
delle famiglie in cui le madri o le nutrici abbia io P intelligenza e la 
perspicacia necessarie. Presenta una serie di 21 curve di casi di tosse 
canina di durata varia. Ciò che colpisce innanzi tutto, ò la grande 
uniformità di queste curve. Qualunque cura, sia stata eseguita, sia la 
malattia guarita presto o tardi, si vede in ogni caso la stessa discesa 
lenta e graduata fino ad estinzione totale. Si vede pure, come la loro 
forma complessiva differisca ben poc> nei vari casi in cui ò stata 
usata atropina o chinina o cocaina o Mcido fenico. I casi guariti in 4 
5 settimane hanno pure la stessa curva discendente e graduata di 
quelli a lunga durata. Tutto questo contrasta con unMDfluenza me- 
dicatrice qualsiasi; si dovrebbe vedere una spezzatura qualunque, vi 
dovrebbero essere delle discese rapide e acute, per concludere con 
verosimiglianza alPeffetto beneflco di una determinata medicatura. 

Ungar di Bonn. — Chiama Pattenzione sopra certi casi di tosse ca- 
nina, nei quali per tutta la durata della malattia manca completa- 
mente quella particolare inspirazione fischiante (gemito) ohe pure ò 
stata considerata come patognomonica per la coqueluche^ oppure tutt^al 
più accompagna eccezionalmente qualche accesso. I relativi casi non 
8i scostano per altro in tutto il resto dal quadro generale della ma- 
lattia, e soltanto il decorso si mostra in genere più mite. Il porgere 
la dovuta attenzione a questa irregolarità della sintomatologia può 
essera importante per la diagnosi e per la profilassi; poichò si deve 



DI PATOLOGIA E CLINICA MEDICA 275 

tenere per fermo che questi casi presentano Io stesso pericolo di con- 
tagio degli altri e possono determinare forme gravi della stessa ma- 
lattia. 

Schliep di Baden-Baden. — Raccomanda la cura nella camera pneu- 
matica. Da una serie di osservazioni personali ne trae una rìsguar- 
dante un membro della propria famiglia ed interessante inoltre per 
il suo particolare decorso: < Una bambina di 8 mesi ammala di tosse 
canina: diagnosi carta: fino a 17 accessi in una notte: ogni giorno 
una seduta di due ore, alla solita pressione di 30 centi m. di mercurio, 
durante le quab' la bambina dormiva tranquillamente: gli accessi di- 
minuirono subito dopo il principio della cura, e scomparvero dopo 12 
sedute. Alcune settimane dopo recidiva , prova che il veleno morboso 
non aveva abbandonato Torganismo; altra serie di 12 sedute, alla fine 
delle quali gli accessi non si fecero più vedere •». L'oratore dice di 
avere spesso occasione di curare casi di coqueluche , perchò molti 
bambini vengono mandati a Baden per il cambiamento diaria. Il trat- 
tamento pneumatico Tha posto in uso dopo avere conosciuto il lavoro 
del dott. Sandahl di Stoccolma, il quale nel suo opuscolo dice di aver 
trattato con questo metodo in 6 anni 102 casi di tosse canina e di 
averne guariti 88 in 9 sedute al minimo e in 20 al massimo. Di sei 
casi il risultato è sconosciuto , 8 casi non guarirono per la presenza 
di complicazioni infiammatorie. 

L'azione deiraria compressa sugli ammalati di tosse canina deve 
essere doppia: 1.® meccanica, coU'ajatare la scomparsa della iperemia 
e del catarro e coU'esercitare sui nervi degli organi respiratorj un'a- 
zione sedativa, come è stata già osservata in altre malattie; 2.® chi- 
mica, col far assorbire dall' emoglobina del sangue una quantità mag- 
giore di ossigeno. Pare certo che l'aumento di CO* nell'aria inspirata 
sia sufficiente per far aumentare la intensità e il numero degli ac- 
cessi, e ciò forse spiega ancora perchò nelle camere da Ietto alla notte 
questi accessi siano più frequenti. 

L'oratore continua, aggiungendo di avere avuti buoni risultati in 
pratica dalla trementina, amministrata secondo la formola di Oesterlen: 

Pr. Trementina di larice 4 

Acqua di cinnamomo 120.0 

Tuorlo d'ovo N. 1 

Sciroppo semplice 15.0 

Etere acetico 5.0 

fa emulsione. Un cucehiajo da tavola o un cucchiaino Ja caffè, secondo 
l'età del bambino, tre volte al giorno. Alcuni bambini prendono vo- 
lentieri questo medicamento , altri contro voglia. Si dove continuare 
fino a comparsa di un eritema diffuso. 
Il dott. Mohn di Cristiania raccomanda i suffumigi con acido solfo- 



• . < • 



276 RIVISTA 

roso, che egli pratica piuttosto potenti, facendo bruciare 25 gc. di zolfo 
per ogni metro cubo dell* ambiente e lasciando il gas per 5 ore nella 
camera chiusa. Dopo T ambiente viene ventilato, e vi si fa dormire 
gli ammalati. 

Sonnenberger di Worms. — Egli ha avuto contemporaneamente al 
dott Demuth di Frankenthal e al dott. Windelband di Colonia e senza 
che l*uno sapesse deir altro, la atessa idea di adoperare Pantipirina 
nella cura della tosse canina. Il fondamento teoretico-razionale ò dato: 
1.^ dair appartenere Tantipirina alla serie chinolinica, i corpi tatti 
della qual serie, secondo Binz ed altri Autori, hanno proprietà paras- 
siticide anche dentro l'organismo umano; 2.^ per risultare da recenti 
ricerche che Tantipirina ò un mezzo sedativo, un antinervino; 3.® per 
possedere Tantipirina stessa molto verosimilmente anche proprietà 
espettoranti. Egli ha veduto in una epidemia molto intensa i casi ca- 
rati coirantipirina andare a guarigione in 4 o 5 settimane, aversi solo 
6 o 8 accessi leggeri fra il giorno e la notte, e non avere la più pic- 
cola complicazione. I bambini prendono il medicamento molto volen- 
tieri, la digestione e lo stato generale non si alterano. Petersen ha già 
dimostrato che piccole dosi di antipirina, appunto come le amministra 
Foratore, non agiscono sfavorevolmente sulla digestione. Anche a uso 
prolungato, egli non ha mai osservato disturbi concomitanti. NelPacma 
stessa della malattia, il medicamento agisce con successo; gli accessi 
si fanno più miti, poi più radi, e la malattia in complesso si mitiga 
e si abbrevia. Il materiale di osservazione, su cui si appoggia, è di 
70-80 casi. 

Binz di Bonn commenda la cura della tosse canina col chinino. La 
difficoltà maggiore della somministrazione sta nel sapore amaro. La 
forma migliore ò in capsule, in pillole u in polvere neir ostia, se si 
riesce a ottenere che il bambino non le mastichi. In molti casi si riesce 
mercè specialmente il tatto e la costanza del medico , e allora in tre 
quattro giorni si ha manifesta la diminuzione degli accessi in* nu- 
mero e intensità. 

Non si devono dare dosi troppo piccole, come fa Heubner, il quale 
anche nei bambini più grandicelli non ne amministra più di 30 centi- 
grammi per giorno. Queste son dosi piccolissime in confronto di quelle 
con cui e l'oratore ed altri hanno avuto ottimi successi. Però — a for^ 
tìori — i risultati buoni avuti da Heubner sono già sufficenti per fare 
acquistare la convinzione che dal chinino nella tosse canina si ot- 
tenga più e meglio che da tutti gli altri nietodi. Heubner poi evita le 
dosi maggiori, perchè secondo lui facilmente provocano il vomito. Per 
l'esperienza dell'oratore il vomito si evita coli' aumentare solo grada- 
tamente le dosi, ed anzi il primo indizio del buon risultato della cura 
consiste prima nella diminuzione, poi nella cessazione degli accessi di 
vomito caratteristici dell' ipertosse. 

Per riparare all'ostacolo del cattivo sapore, l'oratore stesso fin dal 



DI PATOLOGIA E CLINICA MEDICA 277 

1879 propose il tannato di chinina. Questo preparato non si scioglie 
quasi affatto nella saliva ed ò perciò insipido. Ma ha V inconveniente 
di contenere troppo poca base in confronto del solfato e del cloridrato ; 
in commercio v^ò del tannato di chinina che contiene solo il 10 Vo di 
chinina. Ne dovrebbe contenere il 24 Vo» ^^ anche in questo caso bi- 
sogna allora amministrare ogni giorno una dose doppia di quella che 
si darebbe ordinando , p. es., il cloridrato. I risultati sono soddisfa- 
centi, per quanto non siano cosi solleciti. 

Concludendo : 1.® il decorso della ipertosse può essere essenzialmente 
mitigato ed abbreviato coiramministrazione di chinino in forma e 
dose opportune, nelle 24 ore tanti decigrammi quanti anni ha il bam- 
bino; 2.* la prognosi ò tanto più favorevole quanto più presto si in- 
comincia la cura, Tetà del bimbo non fa differenza; 3.^ il cloridrato 
di chinina ò il preparato meglio tollerato dallo stomac, poi viene il 
solfato; il tannato deve contenere almeno il 24 % di chinino , e deve 
usarsi solo quando il sapore amaro costituisce un ostacolo insormon- 
tabile: la dose deve essere doppia; 4.^ ò da augurare che fra i nuovi 
medicamenti analoghi al chinino se ne trovi uno il quale sia altret* 
tanto attivo senza essere cosi incomodo nella somministrazione. 

XV. FiNKLER (di Bonn). — Osservazioni intorno al tifo. 

Lo sviluppo del tifo nella clinica di Bonn durante T inverno 1885-86 
ha dato occasione di studiare accuratamente il suo modo di diffon- 
dersi. Ecco la storia dei fatti: In Eiffalia (Satzvey) dominava il tifo, 
ed una donna era venuta dal Reno per assistere la propria figlia am- 
malata di tifo a Satzvey. Ritornata a casa a Dollendorf, dove fino a 
quel momento non v^era nessun caso di tifo, ammalò di tifo. Due donne 
del vicinato Tassisterono , ed ammalarono ambedue, di tifo. Nelle abi- 
tazioni e famiglie rispettive si svilupparono altri casi, alle epidemie 
in quelle abitazioni seguirono casi isolati altrove, cosicché dal prin- 
cipio — agosto 1885 — alla fine della epidemia — inverno 1886 — vi 
furono nel villaggio incirca 50 o 60 casi di tifo. La propagazione me- 
diante Tacqua potabile ò inverosimile, perchò le famiglie si servivano 
di fontane differenti, e lungo il corso d'acqua che attraversava il vil- 
laggio non avvenne alcun caso di malattia. Nei primi casi ò dimo- 
strato il contatto personale diretto colla donna ammalata per prima 
o colla sua casa. La epidemia di Dollendorf mandò i suoi raggi in due 
direzioni; da una parte verso Bonn, ed ecco come. Tre ammalati di 
tifo di Dollendorf per la loro gravezza vennero trasportati nella cli- 
nica di Bonn nel novembre 1885. Nello stabilimento delle cliniche am- 
malarono di tifo 4 lavandaje, una gravida che era stata occupata in 
lavanderia, una gravida che colla precedente era sempre insieme e 
Tassisteva nella sua malattia, un infermiere, una infermiera che aveva 
servizio speciale di notte presso i malati di tifo , un' ammalata che 
giaceva nella stessa sala degli ammalati di tifo. Contemporaneamente 
Rivista. 18 



278 RIVISTA 

non T^era tifo in Bonn. Nessuna comunicazione fra P interno e Testerno 
dello stabilimento. Le lavandaje ammalatesi di tifo avevano abitazione 
e vitto cornane colle altre inservienti, di cai nessuna ammalò; ado- 
peravano per bevanda la stessa acqaa d*acqaedotto come tatti gli abi- 
tanti dello stabilimento clinico. Egualmente le gravide che si amma- 
larono avevano abitazione, vitto, ecc. in comune colle altre gravide 
di cui nessuna ammalò. Le stesse circostanze valgono per il resto del 
personale che ammalò di tifo, per cui non resta altra cagione che il 
contagio mediante la lavatura di biancherie che avevano servito per 
i tifosi, e mediante il contatto diretto coi tifosi medesimi. L* altra di- 
rezione che prese Tepidemia di Dollendorf fu mediante le Suore ohe 
assistevano gli ammalati di Dollendorf e che portarono il tifo nella 
loro casa principale che era lo spedale di Kònigswinter, e in una casa 
nella quale solevano fermarsi nel fare ritorno al loro domicilio sta- 
bile. In questa casa ammalarono 3 bambini, e nello spedale una suora 
e 3 ammalati. Oltre il contatto colle suore, il contagio potrebbe essere 
stato trasportato da un bambino che veniva da una famiglia di Dol- 
lendorf in cui v^erano stati dei casi di tifo, ma che non era ammalato 
di questa malattia e che entrava nello spedale per altro morbo. La 
piccola epidemia — 7 casi — si spense nel gennajo 1886. Noi settembre 
1886 nello stesso spedale e nelle case contigue si svolse un* altra epi- 
demia che durò fino al dicembre e comprese 17 casi di malattia. Se 
si debba mettere in rapporto con quella del gennajo, non si può sta- 
bilire con sicurezza; il primo caso colpi un giardiniere che veniva da 
Eckartsberga in Turingia. Ammalò incirca 3 settimane dopo che 
aveva lasciato Eckartsberga. Risulta che in Eckartsberga v^era il tifo. 
La malattia del giardiniere ammalatosi a Kònigswinter fu un tifo a 
decorso irregolare. Nel corso di quest* ultima epidemia ammalò un 
uomo, che giaceva nello spedale per una frattura complicata della co- 
scia. Fu congedato guarito nel novembre 1886, e andò a casa sua vi- 
cino a Bennert. Nel marzo 1887 in questa casa si sviluppò il tifo, cosi 
che ò verosimile un lungo stadio di latenza del germe tifoso nei con- 
valescenti. 

Da questa osservazione sì conclude che il tifo ò direttamente con- 
tagioso, che il tifo può essere trasportato da persone sane e da con- 
valescenti, e che la vitalità del germe tifoso perdura lungo tempo. 

XYL Fleischer R. (di Erlangen). — Contribuzione alla pato- 
logia sperimentale dei reni. 

Il relatore accenna alle obbiezioni che con ragione sono state mosse 
agli esperimenti sugli animali fino ad ora eseguiti per chiarire alcuni 
punti della patologia renale e specialmente le questioni relative al- 
Turemia, air ipertrofia del cuore ed agli edemi. La legatura dei due 
ureteri o Testirpazione dei reni sono mezzi troppo radicali per poterne 
comparare gli effetti a quelli che si ottengono da una malattia lenta 



DI PATOLOGIA E CLINICA MEDICA 279 

«progressiva; inoltre gli atti operatorj stessi sono molto gravi, spesso 
seguiti da disturbi consecutivi speciali. Per iscansare questi appunti, 
egli ha in un gran numero di cani estirpato il rene di un lato, e dopo 
completa guarigione della ferita, introdotto nell'uretere dell'altro rene 
un apparecchio col quale poterne chiudere in tutto o in parte il lume, 
quando l'animale era di nuovo guarito. Ha fatto inoltre fistole del- 
l'uretere, le quali venivano chiuse parzialmente in modo da aversi 
un accumulo graduato delle scorie del ricambio organico. Sintomi 
uremici compariscono allora soltanto che la soppressione della funzione 
renale sia avvenuta gradatamente. Nella solita istantanea legatura 
completa mancava o Tane o Taltro dei sintomi caratteristici. 

La injezione di sali di potassa o di sali dell'urina determina un com- 
plesso sintomatico analogo, nel quale non manca mai il vomito. Il 
principio dell' accesso ò accompagnato da impallidimento delle con- 
giuntive, del fondo dell'occhio e della lingua, miosi e forte anemia 
della pelle e del tessuto cellulare sottocutaneo. Molti animali vennero 
uccisi o al principio dell'accesso, o nell'acme del medesimo, o nel più 
profondo coma, e l'autopsia subito eseguita. Emergeva la ineguale di- 
stribuzione del liquido sanguigno in varie fasi: anemia del cervello 
delle meningi e del midollo allungato, anemia polmonare o in altri 
casi forte iperemia, anemia dei reni. Nei casi, nei quali qualche tempo 
prima della morte era stata sciolta la legatura degli ureteri, si con- 
statava o iperemia o anemia (crampo vascolare persistente). Poi si 
rilevava anemia del tessuto cellulare sottocutaneo e della pelle, ipe- 
remia del fegato. Dall'anemia del sistema nervoso centrale derivano 
tutti i sintomi. La distribuzione ineguale del sangue si deve attribuire 
a irritamento del centro vaso -motorio. Il relatore aggiunge che queste 
osservazioni gettano luce sopra la comparsa di certi accessi ec- 
clampsici. 

XVII. KùHNE H. (di Wiesbaden). — Sulla presenza della forma 
spirooetica del coniina-bacillo di Koch nel tessuto dell'inte- 
stino cholerico, e sull'impiego della fLuoresceina nei prepa- 
rati microscopici. 

L'oratore dice che dopo di avere ricercato inutilmente i bacilli di 
Koch nel materiale proveniente dalle epidemie di Parigi e di Palermo, 
rimase molto sorpreso di trovare subito nei primi tagli dell'intestino 
cholerico di Finthen dei comma-bacilli non soltanto identici a quelli 
di Koch, ma anche delle forme spirocetiche dei medesimi, quali ap- 
pena si ritrovano nelle loro vecchie colture. Questo intestino cholerico 
di Finthen si distingueva già macroscopicamente in maniera molto 
evidente dagli altri intestini prima esaminati, era di colore rosso- 
bruno oscuro, grosso 2-3 millimetri, fungoso, qualità che conservava 
anche dopo il soggiorno di mesi nell'alcool, mentre di regola l'inte- 
stino colerico ò di colorito roseo , non ò ingrossato , e nell' alcool 



280 RIVISTA 

assume prontamente ana colorazione bianchiccia. L'esame microsco- 
pico dimostrò mancanza dell^epitelio nei yilli, distacco del medesimo 
nelle glandolo di Lieberkùhn , allargamento delle maglie del tessato, 
forte iperemia venosa con- considerevole dilatazione vascolare special- 
mente nel tessato sotto-macoso senza caratteri infiammatorj di rilievo. 
Il bacillo di Koch e le forme spirocetiche di esso si trovarono misti 
con altre forme, specialmente nel tessato mucoso e sotto-mucoso, come 
pure nei fasci di tessuto connettivo che dalla sotto-mucosa si appro- 
fondano nella muscolare. Nei vasi non furono trovati, e solo di rado, 
e superficialmente nei follicoli. 

Poco tempo dopo T oratore ebbe occasione di esaminare an pezzo 
dMntestino tenue di un caso di cholera avvenuto a Trieste. Era Man* 
chiccio e sottile, meno una piccola porzione più spessa e di colore 
giallognolo che fu esaminata per prima. In questa porzione furono ri- 
trovati bacilli ricurvi , alcuni dei quali somigliantissimi a quelli di 
Koch, e inoltre delle forme spirocetiche del bacillo stesso. 

In un terzo caso proveniente dall' epidemia di Suez e che era nel- 
Palcool fino dal 1881, si trovò appunto in un pezzo d'intestino tenae 
un tratto ingrossato e giallo di poca estensione, il quale all'esame mi- 
croscopico si trovò essere costituito soltanto dalla muscolare e dalla 
sierosa , alla prima delle quali aderiva appena qualche brandello di 
sotto-mucosa; conteneva solamente nelle vene dei bacilli grossi e si- 
mili a quelli del carbonchio. Nel resto dell'intestino che era sottile e 
bianchiccio, sui villi e nelle glandolo si trovarono gli stessi bacilli. 
Qualche altra forma si riscontrava qua e là e solo alla superficie. Anche 
qui come negli altri casi l'epitelio era dappertutto esfogliato. 

Un altro pezzo d'intestino cholerico, proveniente da Trieste, com- 
plessivamente ingrossato e di color giallo mostrava dappertutto le 
stesse alterazioni iste- patologiche dell'intestino di Finthen , cioè una 
grande copia di bacteri differentisslmi, e fra essi alcuni ricurvi, brevi 
ed altri a forma spirocetica, fra cui taluni morfologicamente molto 
analoghi al comma-bacillo di Koch. 

Il confronto dei 4 casi esaminati mostra in tutti lo stesso sfalda- 
mento dell'epitelio ed in complesso molta uniformità anche nelle altre 
alterazioni patologiche; le forme di bacteri penetrati nei tessuti non 
concordano invece in due casi, e solo nell'intestino Fintheneriano si 
potò stabilire con sicurezza la identità morfologica coi bacilli di Koch 
della maggior parte dei bacilli ricurvi riscontrati. Queste osservazioni 
diiinostrano inoltre la penetrazione più facile dei bacteri nel tessuto 
Iperemico edematoso e in condizione di stasi. Soltanto in questo tes- 
sato avente condizioni di depressa vitalità compariscono forme spiro- 
cetiche, le quali possono essersi sviluppate durante la vita o post 
mortem, ma pur sempre in un tempo in cui la vitalità del tessato era 
scemata. La comparsa di ana stasi cosi intensa e cosi diffusa come 
nel caso di Finthen, ò rara; invece la stasi stessa in limiti più mode- 



£>I PATOLOGIA. E CLINICA MEDICA 281 

rati si presenta frequentemente , e deve attribuirsi alle stesse cagioni 
che dorante il processo cholerico operano in altri organi consimili al- 
terazioni. Alla penetrazione del bacilli nel tessuto dellMntestino oltre 
lo strato epiteliarOy non si può a stretto senso dare una grande im- 
portanza nella patogenia del processo cholerico, invece se ne può dare 
nella produzione del cosidetto colera-tifoide. Non si viene a togliere 
con ciò importanza ai bacilli di Koch come causa morbi, in quanto 
che se anche non facessero altro che esfoliare in grande estensione 
r intestino del suo epitelio, il processo cholerico mercè questa esfo- 
liazione molto intensa e diffusa si lascia comprendere chiarissima- 
mente. Merita molta attenzione la grande somiglianza dei sintomi del 
cholera con quelli delle estese bruciature cutanee. Tanto là che qua, 
al. denudamento di estese regioni dai relativi epiteli corrisponde l'ab- 
bassamento iniziale della temperatura generale e la comparsa di ipe- 
remie negli organi più differenti, nel colera esantemi, nelle bruciature 
diarree e ulcerazioni duodenali, vivace irritazione delle superficie lese 
con successiva febbre traumatica dipendente da infezione secondaria. 

Si aggiunga ora la grande perdita di acqua che si ha nel cholera e 
il conseguente addensamento del sangue ,. e appena ci sarà bisogno 
della disposizione alle diverse infezioni acquisita merco la desquam- 
mazione epiteliare deir intestino per intendere Tessenza del processo 
cholerico. Le affezióni tifoidi e difteriche che compariscono cosi spesso 
nel cholera sono da considerarsi come infezioni secondarie. 

L* abbondantissimo materiale di Finthen ha servito inoltre al rela- 
tore per stabilire il modo di comportarsi dei comma-bacilli di Koch e 
delle altre forme concomitanti col violetto di metile, colia fucsina e 
col bleu di metilene. Per colorire i comma-bacilli di Koch e le forme 
spirillari che ne dipendono serve meglio di tutti Tazzurro di metilene' 
mentre il violetto di metile e la fucsina non si raccomandano a que- 
sto riguardo. 

Si userà preferibilmente il seguente metodo. Le sezioni, messe prima 
neiralcool per liberarle dairacqua, si lasceranno per 10-15 minuti in 
una soluzione di azzurro di metilene alcalina molto scura di colorito, 
preparata coli* aggiungere ad una soluzione acquosa concentrata di 
bleu di metilene una soluzione di carbonato d'ammoniaca alPl %. 

Dopo di avere risciacquato le sezioni neir acqua si scelgono le più 
sottili e le più debolmente colorate e si mettono neiralcool di bleu 
di metilene, mentre per quelle più colorite si adopera alcool puro. 
Dopo che abbiano assunto la sfumatura di colore che si desidera, si 
portano per il rischiaramento neirolio di garofani; e ove questo non 
sia sufficiente, si adopera allora olio di garofani con fluoresceina, il 
quale non solo agisce più potentemente, ma impartisce anche al pro- 
toplasma un bel colore verde-chiaro. Poi si lava Tolio di garofani con 
un olio etereo come quello di trementina o di timo, e si toglie com- 
pletamente Tolio col xilolo, con che il preparato ò beli' e pronto per 



282 RIVISTA 

essere montato nel balsamo del Canada. Le sezioni invece grossette e 
potentemente colorate si rischiarano meglio con una solazione acida 
debole, p. es., di acido cloridrico alll p. 500 o anche airi p. 1000. Dopo 
una buona lavatura neiracqaa si prestano meglio per preparati a 
secco, ma in caso che non si volessero si mettono nell'alcool di blea 
di metilene e poi si opera come sopra. 

Qaesti bacilli si colorano facilmente anche dentro ai tessuti, e ci6 
risulta dal seguente esperimento. Se si pongono le sezioni in una tenue 
solazione alcoolica di azzurro di metilene, e si osserva attentamente 
ristante in cui assumono una sufficiente colorazione senza oltrepas- 
sarla, e dopo risciacquatura nell'acqua se ne traggono preparati a secco, 
si veggono i comma- bacilli molto bene coloriti. Le forme ricurve esi- 
stenti nei due casi di Trieste si colorirono bene con questo sistema. 
Da questi risultati appare manifestamente la facile colorabilità dei 
comma-bacilli di Koch entro ai tessuti; dove quella non apparisce , 
questi non ci devono essere. 

Si ò creduto per molto tempo che il bacillo del moccio fosse dif- 
ficile da colorare, ma intanto sotto questo rapporto si comporta in 
maniera del tutto simile al bacillo di Koch, se si prende anche in con- 
siderazione la facilità di cedere airalcool una parte della sostanza co- 
lorante. Perciò si raccomanda piuttosto il rischiaramento fatto cogli 
acidi deboli con immersione successiva nell'alcool di azzurro di metilene 
oppure la preparazione a secco , se si vuole conoscere semplicemente 
la quantità dei bacilli senza avere riguardo ai rapporti di situazione. 

Anche i bacilli del tifo si colorano bene e facilmente con questo me- 
todo, quando si espongano in antecedenza per alcuni minuti airazione 
di una soluzione acquosa concentrata di acido ossalico. 

Finalmente il relatore raccomanda vivamente il suo metodo di ri- 
schiarare colla fiuoresceina i preparati al violetto di metilene. Le se- 
zioni si lasciano per 5-10 minuti in una soluzione cupa alcalina di 
violetto di metilene, dopo risciacquatura nell'acqua vengono trattate 
colla soluzione jodica, poi di nuovo lavate nell'acqua e finalménte 
messe neiralcool di fiuoresceina, fin che rimangono quasi del tutto 
decolorate, il resto della sostanza colorante si allontana coiralcool puro 
e coll'olio di garofani. 

Mancanza sicura di precipitazione della sostanza colorante e poten- 
Simo rischiaramento, come pure la pronta remozione della coloritura, 
assicurano a questo metodo un uso estesissimo. Se si vuole colora- 
zione doppia, allora si colora o con vesuvina dopo o con carmino 
prima, e in questo caso si preferisca il carminio neutro o quello aci- 
dulato con Tacido cloridrico, evitando sempre il carminio alluminato. 



DI PATOLOGIA E CLINICA MEDICA 283 

XVIIL Frbnkel (di Dornbeim). •— La respirazione permanente 
di aria fresca. — Contribuzione alla terapia e profilassi delle affezioni 
polmonari. 

Sta il fatto irrevocabilmente assiodato cbe il miglioramento o la gua- 
rigione della tabercolosi cronica si può ottenere esclusivamente nei 
luogbi climatici di cara, rispettivamente nelle case di salute chiuse (?!). 
Dairapprezzamento critico dei risaliati'della terapia climatica emerge 
come il principale fattore di cura sia la respirazione abbondante 
e continuata di aria atmosferica fresca e pura. Il punto di vista etio- 
logico esige aria priva di bacilli del tubercolo , ed ulteriormente aria 
priva di micro-organismi in genere e di quei miscugli meccanici che 
possono favorire la germinazione e lo sviluppo del fungo specifico. 
Merita pertanto 1* attenzione dei medici un apparecchio costruito da 
Giulio Wolff (Gross-Gerau presso Darmstadt), il quale permette l'in- 
troduzione nei polmoni di aria esterna filtrata in maniera' non inter- 
rotta e adoperabile anche durante la notte senza impedimento del 
sonno. Il ritorno del Tari a espirata dentro ai polmoni ò completamente 
escluso. La temperatura deiraria inspirata può essere regolata a pia- 
cere mediante Tallungamento dei tubi di conduzione. L* apparecchio ò 
trasportabile ovunque in pochi minuti , il suo uso non impedisce di 
mangiare , di parlare , e qualunque altra occupazione. Le esperienze 
terapeutiche, finora fatte, quantunque non molto numerose, sono 
promettenti. Diminuzione della tosse, limitazione della secrezione, au- 
mento deirappetito, sonno tranquillo, diminuzione della febbre, ecco 1 
fatti spesso constatati. Per la profilassi ò importante la circostanza 
che durante Tuso deirappareccbio i polmoni sono perfettamente isolati 
dairaria della camera che circonda V individuo. Si può fare anche la 
inalazione dei medicamenti opportuni. 

XIX. V. Merino (di Strasburgo). — Sul diabete mellito. 

Per ricerche precedenti deirAutore ò dimostrato che si riesce colia 
floridzina a rendere artificialmente i cani diabetici anche quando per 
digiuno continuato sia scomparso il glicogeno dal fegato e dai mu- 
scoli, come pure si può ottenere lo stesso effetto nelle oche a cui si 
sia estirpato il fegato. Inoltre lo stesso Autore avea dimostrato che 
malgrado una nutrizione abbondante dopo Tamministrazione della flo- 
ridzina non si trovavano nel fegato degli animali che piccole quantità 
di glicogeno. 

Avendo TAutore continuato le sue ricerche, egli assegna alla florid- 
zina la proprietà di fare scomparire il glicogeno dagli organi. Ed ecco 
come si procede per avere, p. es., un cane privo di glicogeno: dopo 
di aver fatto digiunare T animale per 2 giorni, lo si rende diabetico 
colla floridzina (1 gr. di questa sostanza per ogni chilogr. del peso del 
corpo), e dopo 48-72 ore la glucosuria ò terminata e Panimale è privo 
di glicogeno, in tre esperimenti non essendosi potuto dimostrare gli» 



284 RIVISTA 

cogdDo nò nei muscoli nò nel fegato. Prima, per togliere con sicurezza 
al fegato tatto il suo glicogene, occorreva un digiuno di almeno 20 
giorni, oppure conreniva assoggettare Panimale a sforzi muscolari ec- 
cessivi e prolungati. 

Seguendo questo metodo, TAutore dopo di avere ottenuto dei cani 
privi di glicogeno amministrava loro di nuovo la floridzina e poi ri- 
cercava nello stato di digiuno il quantitativo della eliminazione zne« 
cherina e della distrazione albuminoide. 

Un grosso e magro cane da caccia del peso di 20 eh logr. si fa di- 
giunare per 3 giorni e poi riceve 20 gr. di floridzina. Nelle 48 ore snc- 
cessive elimina 75 gr. di zucchero. Dae giorni più tardi , cioò dopo 7 
giorni di digiuno , il lunedi 10 gennaio , alle 6 di sera , in un tempo 
cioò in cui sicuramente Tanimale era privo di idrato di carbonio, gli 
sif amministrano di nuovo 20 gr. di floridzìna. L^ orina si evacua col 
catetere. Martedì 11 gennaio, alle 9 1;2 del mattino, 125 e. e di urina 
con 10 per 100 di zucchero. Alle 3 pom. , 80 e. e. di urina con peso 
specifico 1077, zucchero 15,9 per 100, azoto 2,5 per 100, urea 5,4 per 100. 
Alle 6 p., 30 e. e urina, p. spec. 1097, zucchero 19 per 100, urea 8,5 per 
100. A mezzanotte, 60 e. e. urina, p. spec. 1100, zucchero 13,3 per 100, 
urea 9,5 per 100. Mercoledì 12 gennaio , a ore 9 1^2 antim. , 100 o. e. 
urina , p. spec. 1080, zucchero 9 per 100, urea 8,4 gr. La sera 66 e. e. 
di urina con 2,4 per 100 di zucchero. Dunque nel primo giorno furono 
eliminati 31 gr* di zucchero e nel secondo altri 19,5 gr. Giovedì 13 gen- 
naio, essendo di nuovo stata data floridzina e contemporaneamente 
idrato di cloralio, Tanimale eliminò un^orina che conteneva 10 per 100 
di zucchero e 5 per 100 di acido urocloralico. 

I risultati più importanti di questo esperimento sono i seguenti: 

L'animale, il cui organismo privo di idrati di carbonio ò costituito 
solamente da albuminoidi e da grassi, elimina sotto 1* influenza della 
floridzina e nello stato di digiuno quantità considerevoli di zucchero; 
l'urina contiene fino il 19 per 100 di zucchero, proporzione che non si 
osserva nemmeno nei casi più gravi di diabete. Siccome ai 10 gen- 
naio r idrato di carbonio era completamente scomparso , lo zucchero 
eliminato TU gennaio durante il digiuno non può derivare che dalla 
scomposizione della carne o del grasso. Secondo l'opinione dell'Autore 
lo zucchero non dipende dalla decomposizione del grasso, ma da quella 
dell'albumina, e la sua opinione ò fondata sulle seguenti considera- 
zioni : 

La introduzione di grasso non aumenta la eliminazione zuccherina 
nò nel diabete da floridzina nò nei casi più gravi di diabete mellito, 
invece l'aumento nella introduzione degli albuminoidi ha per conse- 
guenza un aumento della eliminazione zuccherina. Inoltre si sa per gli 
esperimenti di Pettenkofer e Volt, che il diabetico, il quale durante 
lo stato di digiuno elimina considerevoli quantità di zucchero , esala 
dulia superficie respiratoria minore quantità di CO* dell'uomo normale» 



DI PATOLOaiA E CLINICA MEDICA 285 

qaantanqae decomponga abbondantemente ralbamina. La diminazione 
nella quantità di CO* esalato dimostra che il oonsamo del grasso nel 
diabetico non ò abnormemente grande. 

Ma se noi vogliamo pensare che dalia distrazione del grasso dipenda 
lo zucchero deir urina, noi dovremmo supporre una decomposizione 
del grasso straordinariamente grande. Per la produzione dello zuc- 
chero si deve considerare solamente la glicerina del grasso (9 per 100) 
non Tacido grasso. Con 100 gr. di grasso si possono formare incirca 
9 gr. di zucchero. Sotto ^influenza della floridzina nel primo giorno di 
esperimento si sono formati 31 gram. di zucchero. Quindi P animale 
avrebbe dovuto consumare 350 gr. di grasso. Ammettendo questo, la 
produzione di calore dagli acidi grassi contenuti in 350 gr. di grasso 
avrebbe dovuto salire al triplo incirca del normale; ma siccome la 
temperatura deiranimale durante il periodo di diabete provocato dalla 
floridzina non si aumentò por nulla , nò tanto meno si verificò un ac- 
crescimento nella frequenza degli atti respiratori!, cosi si può esclu- 
dere con sicurezza una decomposizione abnorme del grasso delPorga- 
nismo. 

Queste considerazioni dimostrano dunque che lo zucchero deriva dalla 
decomposizione dei corpi albumidoidei. Conoscendo la quantità di azoto 
contenuto neirorina, si può determinare la quantità di albuminoidi 
decomposti. 100 gr. di carne o 20 gr. di albumina con 3,4 di azoto, la- 
sciano, dopo di avere abbandonato Tazoto come urea, tanto carbonio 
libero, da poterne ottenere coir aggiunta della necessaria quantità di 
acqua 27 gr. di zucchero. Teoreticamente dunque dall'albumina sopra 
ogni grammo di azoto possono venire fuori 8 gr. di zucchero, oppure 
sopra ogni grammo di urea 4 grammi di zucchero. Nell'esperimento in 
questione a un certo momento vi fu nell'orina 15,9 per 100 di zucchero 
e 2,5 per 100 di azoto. Uno scettico potrebbe affacciare l'obbiezione 
che lo zucchero eliminato dipendesse dallo zucchero contenuto nella 
floridzina (1). Da 20 gr. di floridzina si possono avere 7 gr. di zucchero. 
Siccome dunque nelle 48 ore immediatamente successive alla sommi- 
nistrazione della floridzina l'animale eliminò 50,5 gr. di zucchero, cosi 
l'obbiezione cade di per so. Dal predetto esperimento risulta dunque 
che nell'albumina è contenuto un discreto complesso di idrato di car- 
bonio, e siamo autorizzati a ritenere che la parte non azotata dell'al- 
bumina contenga per lo meno 2^3 di idrato di carbonio. 

Mediante queste ricerche che gettano luce sulla costituzione dell'al- 
bumina, l'albumina stessa si lascia designare come un glicoside, il 
quale nello scomporsi, oltre al carbonato di ammoniaca che colla sot- 
trazione di acqua si trasforma direttamente in urea, lascia libero prin- 
cipalmente idrato di carbonio. 



(1) Difatti la floridzina ò un glicoside che si riti\}va nella scorza delle radici 
dei meli e dei ciliegL {Nota del TracL) 



286 RIVISTA 

L'Autore ò persuaso che la chimica giungerà a produrre artificial- 
mente coiralbumìna degli idrati di carbonio o degli acidi di idrato di 
carbonio. 

Sta in fatto che nelP organismo (astrazione fatta dal grasso intro- 
dotto coli' alimento) si forma grasso tanto dall'idrato di carbonio 
quanto dairalbumina. Ora che noi sappiamo che il residuo non azo- 
tato deiralbumina si compone in massima parte di idrato di carbonio, si 
capisce facilmente come nella decomposizione delP albumina si possa 
formare grasso. Si può supporre che , decomponendosi l' albumina , 
l'idrato di carbonio che ne resulta serva alla produzione del grasso. 
Si può pensare inoltre che il grasso, il quale non sia portato diretta- 
mente entro l' organismo mediante gli alimenti , derivi tutto dal- 
l'idrato di carbonio , sia poi che questo idrato di carbonio sia stato 
assunto coli' alimento, o si sia formato entro l'organismo per de- 
composizione dell'albumina. In condizioni normali dall'albumina si pro- 
duce idrato di carbonio in gran copia; l'idrato di carbonio o viene 
bruciato nei tessuti o viene accumulato come glicogeno e rispettiva- 
mente come grasso, 

Si domanda ora se dalle predette ricerche si possano trarre conclu- 
sioni per il diabete mellito nell'uomo. Il diabete mellito dovrebbe di- 
pendere da una produzione di zucchero abnormemente aumentata , 
o da una distruzione di zucchero abìiormemente diminuita. Ambe le 
teorie hanno un gran numero di fautori. Nella cosidetta forma leggera 
del diabete, nella quale comparisce lo zucchero nell'orina soltanto du- 
rante una dieta amilacea, lo zucchero introdotto coli' alimento si 
elimina coll'orina indecomposto, e la grandezza della eliminazione zuc- 
cherina è essenzialmente proporzionale alla introduzione zuccherina. 
Non ò per altro completamente sospesa la distruzione dello zucchero 
introdotto. Il diabetico di forma mite decompone pur sempre una certa 
quantità dello zucchero introdotto coli' alimento , e possiede ancora 
la capacità di consumare od impiegare agli usi fisiologici tutto lo zuc- 
chero derivante dalla decomposizione degli albuminoidi. Nella forma 
mite del diabete non si tratta duuque di un aumento nella produzione 
o formazione dello zucchero , ma bensì soltanto di una diminuzione o 
abbassamento della facoltà di ti cAoiOrmare e consumare lo zucchero 
introdotto. 

I diabetici di forma grave anch^ a pura dieta albuminoide eliminano 
zucchero, e anzi l'aumento dell'introduzione albuminoide ha per con- 
seguenza un aumento nella eliminazione dello zucchero; però conti- 
nuano ad avere spesso, non sempre, la capacità di trasformare o con- 
sumare una discreta quantità dello zucchero o della sostanza amilacea 
introdotta coU'alimentazione. 

Da parecchi anni l'Autore in un gran numero di diabetici a forma 
grave tenuti a regime carneo assoluto ha determinato lo zucchero e 
l'azoto contenuti nell'urina e confrontato i numeri proporzionali a cento» 



DI PATOLOGIA E CLINICA MEDICA 287 

Ha osservato che sopra 1 gr. di urea v'ò un gr. di zucchero o poco più, 
ma non ha mai trovato che sopra 1 gr. di urea vi fosse 1,5 gp. di zucchero 
più, mentre nelle ricerche colla florldziqa sopra 1 gr. di urea v'era 
spesso 2 gr. di zucchero , e anzi neU'esperimjBnto riportato fino a 2,5 
grammi di zucchero il che dimostra che anche nel diabete grave una 
grande quantità dello zucchero proveniente dall'albumina viene de- 
composto. 

Dobbiamo pertanto ammettere che anche nella forma grave del dia- 
bete non si abbia nessuna produzione esagerata di zucchero; e la di- 
struzione o decomposizione di quello che in via fisiologica si produce 
dall'albumina sia non sospesa ma solo diminuita. 

La essenza del diabete mellito sta dunque non in una produzione 
anormale di zucchero, ma nella incapacità di trasformare secondo gli 
usi fisiologici tutto lo zucchero formatosi. Lo zucchero che si trova 
neirorina di un diabetico o ò stato introdotto coiralimento o ò deri- 
vato normalmente dalle sostanze albuminoidi. 

Dalla stessa quantità di albamina che un diabetico decompone, non 
si produce maggiore quantità di zucchero che in un uomo sano. Ma 
nel diabetico è discesa sotto alla norma la capacità di adoperare quello 
zucchero, sia per accumularlo allo stato di glicogeno o di grasso , sia 
per bruciarlo nei tessuti. 

L'Autore aggiunge che più volte nel diabete da floridzina ha trovato 
nell'urina acetone in discreta quantità, ed una volta potò dimostrare 
l'acido ossibutirrico , come pure che si riesci nell'uomo dopo l'assun- 
zione di 15 o 20 gr. di floridzina a ottenere /ciccherò nell'urina nella 
proporzione di 6-8 per 100, senza che lo stato generale sia alterato. 

XX. Cahn (di Strasburgo). — Intorno agli acidi dello stomaco 
carcinomatoso. 

Il relatore dimostra che le stesse obbiezioni che si sono mosse al- 
l'uso del violetto di metil-anilina per dimostrare l'acido cloridrico nel 
contenuto gastrico valgono a miglior ragione contro il rosso di Congo 
recentemente raccomandato. Per le proprie ricerche fatte in collabo- 
razione con V. Merlng la presenza dell' HCl nel carcinoma è dimostrata. 
La esattezza dei metodi seguiti è corroborata dal fatto che le risul- 
tanze concordano pienamente con quelle ottenute dal metodo di Bid- 
der e Schmidt. Il relatore formula il teorema che la presenza dell'a- 
cido cloridrico nello stomaco carcinomatoso sia così sicura come la 
esistenza dell'acido cloridrico nel succo gastrico. 

Ma la significazione diagnostica delle reazioni colle sostanze colo- 
ranti esige una limitazione; poiché si trovano dei casi di carcinoma 
sicuramente comprovato in cui la reazione manca positivamente. Il re- 
latore presenta numerosi campioni di filtrati di contenuto gastrico ap- 
partenenti a un individuo ammalato di carcinoma del piloro. Una parte 
di quei campioni coloriva in azzurro la carta di Congo e digeriva bene 



288 RIVISTA 

Talbame aggiaoto ; nn* altra parte lasciava la carta rossa e digeriva 
male. Per ambe le serie f areno determinati i valori qaantitatiyi del- 
racido cloridrico, degli acidi organici e dei peptoni; con queste cifre 
Cahn potò dimostrare, ehe la mancanza della reazione e delPattività 
digestiva stava in relazione con un contenuto relativamente alto di 
prodotti digestivi , e inversamente la reazione colorante positiva e la 
buona attività peptica stavano in relazione con un contenuto infimo 
di prodotti digestivi (1). In questo caso la diagnosi di carcinoma dello 
stomaco fu posta in sodo dalla gastro-enterotomia fatta da H. Lù- 
cke. Sul risultato favorevole di questa operazione il Relatore conclude 
che le conseguenze determinate nelf organismo dal cancro del piloro 
SODO fondamentalmente di ordine meccanico, e i disturbi del chimi- 
smo della digestione non hanno che un'importanza subordinata. Ap- 
pena è ristabilita la comunicazione fra stomaco ed intestino, i malati 
si rianno, anche se il carcinoma resta nel corpo. 

Discussione (Riegei di Giessen). — Avendo il Cahn già pubblicato 
queste ricerche, egli ha incaricato i suoi assistenti Honigmann e voQ 
Noorden a ripeterle, e sui risultati avuti non vuole ora dir nulla. Egli 
vuole soltanto rallegrarsi, che il Cahn sia riuscito a dimostrare Ta- 
cido cloridrico nel carcinoma, quantunque quasi senza eccezione le 
carta coloranti rimangano silenziose e quantunque il succo gastrico 
dei carcinomatosi quasi mai dimostri una potenza digestiva qualun- 
que. Dunque si presentano due possibilità: o nel carcinoma non si 
forma acido cloridrico, o Pacido cloridrico si forma, ma speciali cir- 
costanze si oppongono al manifestarsi delle sue reazioni. Rimane inal- 
terato il fatto che nel carcinoma dello stomaco colle carte o reagenti 
colorati THCl non è dimostrabile. L'oratore non ha mai pensato che 
nel carcinoma non si formi acido clorìdrico, ma ha stabilito che nel 
succo gastrico carcinomatoso in opposizione al succo gastrico della 
maggior parte delle malattie di stomaco non si può dimostrare HGl 
libero mediante i reagenti colorati , e che il succo gastrico dei carci- 
nomatosi non possiede attività peptica. Come per lo innanzi egli se- 
guita a ritenere che questa mancanza delle reazioni e dell'attività di- 
gerente sia per il carcinoma un segno di grande valore» Se si dica 
in contrario che anche in altre malattie non si trova HCl libero e che 
perciò questa mancanza non ò patognomonica per il cancro , egli al- 
lora risponde che le poche forme morbose in cui finora è stata rico- 
nosciuta la mancanza di HCl libero non permettono uno scambio col 
carcinoma. Esse spno la degenerazione amiloide di alto grado della 
mucosa gastrica, la gastrite tossica, T itterizia permanente da riassor- 
bimento, ed eventualmente la febbre. In nessuna altra affezione, mal- 
grado più migliaja di ricerche individuali, egli ha trovato mancare in 



(i) In questo malato di cdrcinoma si potò dimostrare una ipersecrezione dal 
succo gastrico. 



DI PATOLOGIA E CLINICA MEDICA 28& 

modo daraturo Pacido cloridrico libero e la potenza peptica del sacco 
gastrico. 

Se oggi il GahQ ha presentato an caso, nel quale quantunque ci fosse 
un carcinoma si trovava HCl libero, questo caso deve essere conside- 
rato come una eccezione straordinariamente rara. Vi stanno contro 
100 casi di carcinoma esaminati spessissimo. E però il valore diagno- 
stico di quel segno resta inalterato. 

V. Noorden di Giessen riferisce intorno alle ricerche fatte nel labo- 
ratorio clinico di Riegei in unione al dott. Honigmann. Essi hanno 
trovato, d'accordo con Gahn e v, Mering, che nel succo gastrico car- 
cinomatoso 6 ore dopo il pasto o dopo d'avere allontanato l'acido lat- 
tico e gii acidi instabili colla estrazione eterea e colla distillazione 
rimane ancora un residuo acido, la cui acidità ò stata considerata 
come derivante da HCI. Ma siccome questo residuo acido non ha in- 
fluenza colorante nà sulla tropeolina, nò sul violetto di metile, nò sul 
rosso di Congo, e, cosa molto importante, non ò in grado di digerire 
l'albumina, cosi gli esperimentatori sono d'avviso che non si tratti 
di HCl libero, ma di qualche combinazione organica dell' HCl e preci- 
samente di un albuminato. 

v« Mering osserva che la mancanza della reazione col violetto di 
metile può avere una certa importanza diagnostica per il carcinoma 
di stomaco, ma che ò un errore il volerne concludere che il succo 
gastrico corrispondente manchi di acido cloridrico; poichò il succo 
gastrico carcinomatoso contiene ordinariamente acido cloridrico come 
gli hanno dimostrato le ricerche proprie e di Cahn , eseguite col me- 
todo della decantazione e della cinconina, e soltanto la sua presenza 
non ò rilevata dai colori di anilina, perchò altri corpi come il pep- 
tone, ecc. impediscono alla reazione di manifestarsi. 

G. Sticker di Colonia, appoggia in genere le idee di Riegei. 

Cahn, per provare che la mancanza delle reazioni di Yelden nel car- 
cinoma, non ò poi così straordinariamente rara come dice Riegei, cita 
un caso osservato già da Kussmaul ed altre osservazioni personali. 

XXI. Franz (di LiebsnsteiD). — Lavoro muscolare o riposo per 
i inalati di cuore? 

Un'idea cosi fondamentalmente nuova, come ò per la terapia delle 
affezioni cardiache croniche la cessazione dell'antico precetto « riposo 
e riguardo > e il passaggio ad un trattamento più attivo, non può farsi 
strada senza lotta. È deplorevole che i fautori del nuovo indirizzo al- 
lontanino l'interesse dei circoli medici da questa importante questione 
colle loro futili questioni di priorità e con modificazioni per nulla es- 
senziali di questo o quel metodo. Più appropriati per il trattamento 
col lavoro appariscono in genere i vi^ valvolari e il cuore grasso, in 
cui, coll'opportuno alternare dell'esercizio col riposo e col riguardo, 
deve ottenersi un aumento dell'attività cardiaca. 



290 RIVISTA 

LMasegnamento fisiologico che il lavoro mascolare acceleri il polso, 
non corrisponde in tutto ai fatti. Incirca 5 anni fa, TAntore osservò 
sopra un malato di cuore che a respirazione tranqaìlla an movimento 
poderoso ma eseguito pacatamente come la ginnastica o il salire ope- 
rava rinforzando e rallentando il polso. Ricerche di consimili diedero 
egnal risultato anche nel sano, cosi che parve, come se il muscolo car- 
diaco regolasse la forza e il ritmo delie sae contrazioni sulla maniera di 
lavorare dei muscoli volontarj agenti contemporaneamente. Gli parve 
pertanto di trovare la spiegazione deirazione curativa della ginnastica 
raccomandata prima da Stokes e più tardi da Schott, come pure delle 
ascensioni montane preferite da Oertel. 

Non è il lavoro che nuoce al cuore malato, hensì la difettosa ma- 
niera di lavorare; non ò il quanto, ma il come. Contrazioni precipi- 
tose ed incompiute, che non is vuotano completamente il ventricolo 
disteso e frammezzo alle quali non v*è pausa sufficiente per Tallon- 
tanamento dei prodotti di riduzione, affaticano il muscolo cardiaco; 
contrazioni più rare e più potenti, che rimpiccolendo la cavità ven- 
tricolare ne sottraggono le pareti alla pressione esuberante e cui, se- 
condo le leggi fisiologiche , segue un prolungamento della pausa dia- 
stolica, riposano meglio il muscolo cardiaco, quantunque sia maggiore 
il lavoro unitario, perchò durante la diastole prolungata una maggiore 
quantità di sangue nutritizio ha tempo di sboccare dalle vene nella 
carne del cuore. Nel lavoro fatto dal cuore in condizioni fisiologiche 
basta la pausa che intercede fra due contrazioni per tenere lontano 
qualunque affaticamento; ma nel lavoro eccessivo come ò richiesto al 
e acre dai vizj valvolari sarebbe necessaria una pausa più lunga. 

Per il trattamento della dilatazione proveniente da insufficenza car- 
diaca ò importante la seguente considerazione: nel riposo, vale a dire 
senza lo sprone di uno stimolo più potente, come la ginnastica e le 
ascensioni sono in grado di esercitare , il muscolo cardiaco colle sue 
contrazioni è insuftlcente a rimpiccolire 11 cuore fino al suo minimo 
fisiologico. Ma se mediante un lavoro muscolare energico purchò pa- 
catamente eseguito il cuore stesso sia stimolato a contrazioni più vive 
più energiche, e in conseguenza deir azione rallentatrice del polso 
di cotesto lavoro si aumenti la lunghezza della diastole. A spiegare 
il quale effetto sta il fatto che la pressione arteriosa aumentata dal 
lavoro muscolare costituisce uno stimolo naturale per il centro del 
vago : allora ogni contrazione svuota meglio le cavità cardiache 
dal sangue esuberante, e si toglie intanto ogni motivo airaumento 
della dilatazione. Poi, in seguito airelevamento della pressione arte- 
riosa, cresce la velocità della corrente circolatoria dapprima nelle 
arterie, dopo una serie di queste sistoli più energiche Tacceleramento 
della circolazione si propaga dai capillari nelle vene, finchò si ottiene 
tutta una migliore distribuzione del liquido sanguigno nel complesso 
deirapparecchio vascolare. 



DI PATOLOGIA B CLINICA MBDICA 291 

D'altra parte, in seguito alla diminuzione della stasi nel circolo, in 
seguito alla respirazione più profonda il sangue si fa più ricco di os- 
sigeno, per il miglioramento della circolazione addominale il sangue 
stesso si fa più ricco di sostanze alimentari, in guisa che in tutto il 
complesso il lavoro del cuore viene facilitato. E il sangue cosi miglio- 
rato facilita tanto di più il lavoro del cuore, che in conseguenza della 
corrente più energica nel circolo coronario i prodotti riduttivi vengono 
più prontamente esportati. 

Noi possediamo dunque nel lavoro muscolare un mezzo che agisce sul 
rinforzameoto e sul rallentamento dell* attività cardiaca allo stesso 
modo come la digitale, colla differenza di non avere a temere col lungo 
uso di vederne cessata P azione o peggio ritorta in danno del viscere 
cui si vuole portare sollievo. 

La questione della qualità deiresercizio muscolare ha grande impor- 
tanza solo a compenso disturbato; siffatti malati sopportano solo le 
forme più calme di lavoro muscolare, la ginnastica svedese, il salire 
cautamente, e dapprincipio sempre in presenza del medico. Oertel, per 
diminuire Tappunto fattogli di avere poca graduabllità nei suoi metodi, 
vorrebbe per questi malati le passeggiate per istrado piane; ma allora 
questa ginnastica non ha lo stesso valore. AirAutore pare molto più giusto 
di mantenere la salita, solo conviene regolarla ed abbreviarla secondo 
il bisogno. Esercizi di salita brevi ma ripetuti, di 50-100 passi o anche 
meno, su strade erte sotto rocchio del medico non pregiudicano al 
malato, e possono portare giovamento rinforzando dazione cardiaca 
nella loro qualità di pochi ma energici movimenti ginnastici. L*anno 
«corso vennero per errore in cura casi troppo avanzati, i quali TAutore 
escluse dalla cura del movimento; foce però per eccezione qualche pic- 
colo tentativo di salita, e trovò che anche il polso più debole, frequen- 
tissimo, irregolare e talora intermittente presto si faceva regolare, più 
lento e più forte, le palpitazioni e la dispnea diminuiva, ecc. ecc. 
Però egli non può consigliare la cura del movimento per simili casi 
estremi. Il miglior criterio per conoscere se da una tal cura si può anche 
ottenere successo, consiste, come ha detto Oertel, nella possibilità di 
provocare mediante il lavoro contrazioni cardiache più valide. 

La cura del movimento non va eseguita durante il periodo della di- 
gestione. Il cardiaco deve fare parecchi piccoli pasti al giorno, e dopo 
il mangiare non deve nò girare nò giacere, ma rimanere semplice- 
mente seduto, e la ginnastica e la salita devono essere proibite in que- 
sti momenti. 

Dove esistono fenomeni gravi di stasi, bisogna far precedere una 
cura depletiva. Non bisogna mai dimenticare, che una respirazione 
calma e profonda, alla quale con saldo volere ci si può costringere, 
costituisce il miglior rimedio contro alla palpitazione e alla dispnea. 
Il lavoro muscolare porta nocumento al cuore malato, se vi ò spro- 
porzione fra razione del cuore e quella dei polmoni, in modo che 
gli ultimi non possano tenere dietro airattività aumentata del primo. 



292 RIVISTA 

Schoit ò ìd errore qaando crede di avere egli per il primo usata la 
ginnastica; Stokes, da lai citato, raccomandò in primo luogo un regO" 
lato trattamento ginnastico, e riferisce soltanto di avere avuto buoni 
risultati dai viaggi pedestri nei paesi di montagna. 

La opinione di Oertel, che solo la salita dei monti sia un mezza 
fisiologico per rinforzare Inattività cardiaca, è contraddetta da Coha* 
heim. Per Oertel la comparsa delle cosi temute palpitazioni ò il segno 
da cui si riconosce il rinforzamento del muscolo cardiaco ; perTAutore 
invece il lavoro migliore per il cuore malato ò considerato quello che 
mediante movimenti energici ma calmi in compagnia di una respira- 
zione placida e profonda impedisce il più che sia possibile la comparsa 
delle palpitazioni. 

Discussione. — Th. Schott di Bad-Nauheim fa rilevare come egli e 
il suo fratello defunto Angusto Schott già da più dì 10 anni usino nei 
malati di cuore una forma speciale di ginnastica. {Wìderstands-und 
Selbsthemmungsgimnastih), Sui buoni risultati che nelle affezioni cro- 
niche del cuore si hanno dai bagni e dalla ginnastica, egli non 
vuole insistere per il momento, prima perchò questi buoni risultati 
sono stati già in parte oggetto di speciali pubblicazioni, e in secondo 
luogo perchò lo stesso tema sarà portato in discussione anche nel Con- 
grosso del venturo anno. Soltanto vuole aggiungere qualche commento 
intorno al metodo di Oertel. Secondo la sua personale esperienza, che 
si aggira intorno a più di 700 cardiaci, la cura di Oertel non ò appli- 
cabile che ad un numero molto limitato di malati di cuore, p. es. al 
cuore grasso, e anche qui deve essere applicata con molta circospe- 
zione, p. es., con attenta considerazione alla bilancia, a termometroy ecc. 
Per la grande maggioranza delle cardiopatie il metodo di Oertel non 
va, perchò il trattamento non si può nò misurare, nò dosare. Il me- 
todo di salire le montagne, come desidera Oertel, è congiunto con 
grandi pericoli e l'oratore stesso ha veduto forti peggioramenti in ma- 
lati di cuore che erano stati trattati con questo metodo negli stabili* 
menti ad hoc. In principio della cura si devono usare i bagni ed 
una ginnastica bene adatta, e se in seguito a questi mezzi più blandi il 
muscolo cardiaco acquisti forza sufficiente da poter sopportare il lavoro 
supplementare che si richiede per salire, allora soltanto si potrà pas- 
sare al metodo di salire le montagne secondo Oertel 

Leyden di Berlino riconosce nel movimento sollevato da Oertel un 
materiale terapeutico di pregio, quindi un progresso; ma pensa d*altra 
parte che la voce d^ammcnizione già da lui mandata sia ancora comple- 
tamente ragionevole e convenga di sperimentare in ogni singola forma 
di cardiopatia, come e quando la ginnastica convenga. I casi gravi non 
sopportano per verun modo le salite dei monti; nei casi leggeri (d'al- 
tronde nelPetà giovanile anche un vizio valvolare può essere benis- 
simo compensato) una' ginnastica circospetta può essere usata. L^ora- 
tore ricorda che il metodo di Stokes simile a quello di Oertel sollevò 



DI PATOLOGIA E CLINICA MEDICA 293 

in Inghilterra grandi resistenze, e fa rilevare che nella questione teo- 
retica molto difficile di stabilire Tinflaenza del movimento, della gin- 
nastica e delle salite dei monti sulP attività cardiaca, le dedazioni 
fatte infine ad oggi sono in molti panti discretamente arbitrarie. 

XXIL ScHULZE (di Eidelberga). — Sulla diagnosi della meningite 
acuta. 

L^oratore riferisce tre osservazioni della clinica medica di Bidel- 
berga, nella quale fu posta la diagnosi di meningite acuta, senza 
che al reperto necroscopico si potesse trovare nna meningite macro- 
scopicamente manifesta. La ricerca istiologica alla sua volta non di- 
mostrò le alterazioni consuete'della meningite, ma fece vedere in prin- 
cipal modo accumuli cellulari intorno ad alcuni singoli vasi della pin 
madre, e nel primo caso pure nella pia-madre cerebrale un ammasso 
insignificante di cellule rotonde al di fuori dei vasi. Erano colpiti in- 
vece in maniera più rilevante specialmente nei primo caso i vasi del 
cervello e del midollo spinale; nella sostanza stessa del sistema ner- 
voso centrale si trovarono accumuli cellulari abnormi. Il quadro sin* 
tematico della meningite può dunque indipendentemente da nna me- 
ningite anatomica diffusa comune essere provocato da una affezione 
nel sistema nervoso centrale. Ma siccome per converso una meningite 
può associarsi ad una mielite senza alcun sintomo meningitico e pro- 
cedere ad es. con una paralisi acuta ascendente, cosi per il momento 
nessun sintomo speciale può stare a designare la distruzione grosso- 
lana di qualunque singolo punto del cervello e del midollo spinale. 
Bisogna piuttosto ricorrere alle proprietà degli agenti infettivi, alle 
loro ptomaine e toxine e alPeventuale influenza di esse sul sistema 
nervoso. Nella osservazione di Gurschmann di bacilli del tifo nel mi« 
dolio spinale di un ammalato morto per paralisi ascendente abbiamo 
il primo segnale di questa nuova direzione. 

XXIII. MùLLER (Federico di Berlino). — Sull'assorbimento alimen- 
tare in condizioni patologiche. 

Da ricerche precedenti ò dimostrato come si comporti Passorbimento 
degli alimenti se nel canale intestinale manchi o Pnno o Taltro delle 
secrezioni digestive ; cosi p. es. mancando la bile si ha semplicemente una 
difficoltà nelPassorbimento del grasso, mentre l'assorbimento deiralbu- 
mina e degli idrati di carbonio rimane quasi del tutto intatto, cosi la 
mancanza del succo pancreatico non apporta nessun danno particolare. 

Potava dunque venire in mente di studiare come si comporti il detto 
assorbimento alimentare in presenza di una malattia degli apparecchi 
assorbenti , al quale scopo hanno fatto ricerche TAutore e sotto la 
sua direzione il candidato medico Grassmann. Dai lavori div. Mering, 
di Schmidt-Mùlheim e di Zariliski era noto che P assorbimento degli 
idrati di carbonio e dell'albumina si fa in guisa prevalente dai vasi 
Hwista, 19 



294 RIVISTA 

sanguigni deirintestìno e non dal sistema chilifero, e che i vasi chili- 
feri assorbono invece la massima parte dei grassi. Era dunque da 
aspettarsi che processi di stasi nelle vene della mucosa intestinale do- 
vessero porgere occasione a gravi disturbi di assorbimento. Questo 
però non si vede accadere nei malati con vizi cardiaci valvolari non 
compensati. Anche nel tempo in cui Tascite ò in progressione ascen- 
dente, Tassorbimento alimentare appare di poco diminuito. Per es., in una 
stenosi mitrale e insufticienza tricuspidale di alto grado, deirali mento 
introdotto (a preferenza latte e pan bianco) comparve non assorbito 
nello sterco 9 <^2o di residuo secco, 12 \ di azoto e 16 ^^o ^^ grasso, 
mentre in soggetti sani colla stessa alimentazione si ebbe il 6\ di 
residuo secco, il 9 ^^o ^^ azoto e dal 4 al 10% di grasso. 

Solo in un caso di stenosi mitrale e insufficienza aortica si rilevò 
un disturbo considerevole delPassorbimento , essendosi trovato nelle 
feci 1119^^0 deirazoto e il 15 % del grasso introdotti coll'alimentazione. 
Risultati eguali come nei vizi valvolari non compensati si ebbero nella 
cirrosi del fegato, anche qui in molti casi non si riconobbe alcun osta- 
colo considerevole airassorbimento; soltanto quando c^era diarrea, ap- 
pariva la diflìcoltà delPassorbimento. É da notarsi che Tassorbimento 
dei grassi era buono; il fegato malato doveva dunque segregare an- 
cora bile sufficiente. 

Da queste ricerche risulta che nei processi di stasi neirintestino, i 
quali sono già sufficienti per provocare dalla sierosa un trasudato, 
Tassorbimento dei mezzi alimentari dalla mucosa si fa ancora in ma- 
niera discretamente normale; fatto codesto che viene in appoggio alla 
teoria secondo la quale Tassorbi mento alimentare non ò considerato 
come un fenomeno puramente fisico, ma piuttosto come reffettodeirat- 
tività cellulare della mucosa stessa. 

Molto evidenti sono i disturbi che seguono alla obliterazione del 
sistema vascolare chilifero. Nella tubercolosi diffusa dei vasi linfatici 
deirintestìno e delle glandolo meseraiche Passorbimento dei grassi ò 
reso difficile in massimo grado, mentre soffre poco quello degli altri 
prìncipi alimentari. Per la diagnosi di tabe mesenterica ci si può va- 
lere della comparsa di grasso nelle feci. Nelle affezioni che colpiscono 
uniformemente una gran parte della mucosa delPintestino tenue, p. es. 
enterite e degenerazione amiloide, si hanno contemporaneamente di- 
sturbi di assorbimento i quali possono essere di due gradi. Nel primo 
grado più leggero Passorbi mento del grasso soffre di più di quello degli 
altri principi alimentari; la mucosa ammalata assorbisce soltanto le 
sostanze solubili, ma non più il grasso corpuscolare. Ma in un grado 
più alto delPaffezione della mucosa, questa differenza si estingue; viene 
in campo un disturbo uniforme ed elevatissimo nelP assorbimento di 
tutte le sostanze alimentari compresa Pacqua, e compariscono allora 
quelle diarree infrenabili, quali sono da lungo tempo conosciute come 
caratteristiche dell'enterite e delPintestino amiloide, e sotto la cai in- 
fluenza i malati prontamente soccombono nelPinanizione. 



295 



RIVISTA. D'ANATOMIA 

del Prof. EDMONDO COEN dell' Università di Camerino 

Congresso degli anatomici tedeschi 

Anatomisches Anzeiger — Jena 1887 , II Jahrg. N.*^ 12 (1) 



Braane — Sul meccanismo della mano deWrwmo. 

Benda — Contributo aUo studio della sper patogenesi e della strut' 

tura dei testicoli nei vertebrati. 
Stoehp — Sulle glandule mucipare, 
Raeckert — SulVorigine dell'endotelio del cuore. 
Karg — Sul pigmento cutaneo e suZla nutrizione dell* epidermide, 
Hasse — SuUe asimetrie della faccia. 

Braune. — Ueber den Mechanismus der mensohlichen Hand. 

{Sul meccanismo della mano dell'uomo). 

Queste osservazioni furono fatte in unione al dott. Fischer, e si ri- 
feriscono alla lunghezza delle falangi e delle ossa relative del meta- 
carpo, e all'influenza che esercita la mobilità delle ossa della prima 
serie del carpo, nel movimento di tutto l'apparecchio articolare della 
mano, nonchò alla partecipazione che a questo movimento prende cia- 
scun osso di entrambe le articolazioni del carpo. 

Per la misura della lunghezza delle dita si usarono 40 mani. Fra le 
ossa del metacarpo , il più lungo ò il 2.^ (vi sono solo rarissime ecce- 
zioni), poi seguono il 3.^, 4.^, 5.% 1.^ Fra le ossa falangee le più lunghe 
sono quelle del 3.^ dito, poi seguono quelle del 4.®, 2.^, 5.^ 1.^ Pertanto 
Tessere l'indice un poco più alto del 4.^ dito, dipende dalla lunghezza 
del 2.^ osso metacarpico. 

Facendo uguale a 100 la somma della lunghezza delle falangi e delle 
ossa del metacarpo, si hanno le seguenti proporzioni: 



(1) Il 14 e 15 aprile fu tenuto in Lipsia il primo Congresso degli anatomici 
tedeschi. Dal resoconto delle sedute togliamo, riassumendole, alcune comuni' 
cazioni fra le più interessanti. Fra queste ayi*ebbe dovuto trovar posto, per 
r importanza sua, quella del Waldeyer: Bau und Enhoichelung de- Samen* 
fàden; ma essendo essa, di per so un succoso riassunto di tutto quanto si sa 
al giorno d'oggi intorno alla struttura e allo sviluppo dei filamenti seminali, 
non abbiamo creduto di condensarlo maggiormente e rimandiamo piuttosto 
il lettore al testo originale. 



ì^ 




RIVISTA 








Metacarpo 


1.* falange 


2.'' falange 


3.* falange 


2.° dito. 


. . 44 


27 . 


17 


12 


3.0 > 


. . 40 


29 


19 


12 


4.^ » 


. . 38 


29 


20 


13 


5.» » 


. . 42 


27 


16 


15 



La somma della lunghezza della falange terminale e mediana ò su- 
periore a quella della lunghezza della prima falange (o falange fon* 
damentale); la lunghezza della falange fondamentale, più quella della 
falange media, è superiore alla lunghezza del metacarpo corrispondente» 

Per ciò che riguarda il movimento della mano, fu misurato dapprima 
tutto quanto il movimento; quindi fu determinata una media a cai 
si rapportarono possibilmente i singoli movimenti. La partecipazione 
che ciascuna singoia articolazione del carpo ha nel movimento gene- 
rale, fu determinata togliendo J^un dopo Taltra le singole articolazioni. 
Le posizioni dei punti ossei nelle diverse posizioni della mano furono 
misurate entro un limitato sistema di coordinate ad angolo retto. 

Il movimento di tutti i singoli punti ossei riuniti strettamente al- 
Particolazione si compie su superfici sferiche concentriche, il cui punto 
medio generale si trova nel mezzo della testa del capitato. La massima 
flessione dorsale misurata dalla posizione media, appartiene alla mano 
destra, 83^: la mano sinistra giunge a 79^ Riguardo alle flessioni ul- 
nari e radiali, ^ampiezza della flessione, rispetto alla posizione media, 
va da 21^ a 28®. Si ò trovato ancora che la prima articolazione (arti- 
colazione radio -carpea) ha maggior importanza nella flessione volare 
di quello che nella flessione dorsale, e un poco più nella flessione ul- 
nare di quello che nella flessione radiale. Nella 2.^ articolazione (arti- 
colazione intercarpea) la flessione dorsale ascende presso a poco a tre 
volte la flessione volare. La flessione radiale era maggiore della ul- 
nare. LUnflnenza della mobilità delle ossa della prima serie delle ra- 
dici della mano sulla flessione, diede in ambedue le articolazioni il 
seguente risultato: se si fissano le 3 ossa della prima serie in una 
massa compatta si limita notevolmente la mobilità deir articolazione 
della mano, specialmente nella direzione dorso-volare. 

Nell'articolazione della mano pertanto si ha un apparecchio, i di cai 
movimenti si compiono al dMntorno della testa del capitato come in- 
torno ad un perno, coirajuto di due cavità glenoidali concentriche 
mutabili nella forma loro. 

Benda. — Zur Spermatogenese und Hodenstruktur dar Wir- 
belthiere. {Contributo allo studio della spermatogenesi e della struttura 
dei testicoli nei vertebrati). 

In tutte le classi dei vertebrati, ad eccezione dei pesci ossei, si tro- 
vano nei testicoli due specie di cellule diverse morfologicamente e per 
rispetto alla funzione loro. v. La Valette, Svaen e Masquelin, Gruenhagen 



d'anatomia 297 

hanno descritto qaeste cellule nei salaci e negli anfibi in una maniera 
del tutto concorde, alla quale T Autore pienamente si associa. In 
queste classi di animali le cellule originali del seme (generatrici dello 
sperma) con quelle che ad esse susseguono, cioè le cellule seminifere 
(spermato-cisti), di cui ciascuna dà origine ad uno spermatozoo, si ca- 
ratterizzano per un contorno rotondo netto, da una secon la specie di 
cellule con limiti diffusi, irregolari, di cui ciascuna ha nel primo pe- 
riodo del suo sviluppo come una specie di follicolo epiteliale. Questa 
cellula entrain funzione, nella trasformazione delle cellule spern^atiche, 
mediante movimenti attivi speciali che TAutore considera come copu- 
lazione. Ciascun Autore ha un concetto differente rispetta alP analogia 
di questi elementi con quelli dei mammiferi; infatti gli elementi che 
V. La Vallette ha considerati identici alle cellule follicolari , vengono 
invece ritenuti da altri come cellule spermatiche. Tenendo conto 
della proprietà funzionale degli elementi, PAutore accetta P opinione 
di Svaen e Masquelin contro quella di v. La Vallette. Per i mammi- 
feri e specialmente per gli ani moti restava ancora da dimostrare Pana- 
logia morfologica. 

Ciò ò riuscito alPAutore giacchò egli trovò uei testicoli di questi 
animali, sia durante il periodo di sviluppo, sia durante il periodo di 
riposo funzionale, le due specie di cellule, le quali corrispondono per- 
fettamente per forma e topografia a testicoli degli anfibi e dei salaci. 

In questa occasione PAutore potò verificare il diverso modo di essere 
di queste due specie di cellule, già nei primi stadii delio sviluppo em- 
brionale, in varie specie di animali e perfino nelPuomo: ciò contradice 
a quanto viene asserito dal Biondi, il quale crede che solo nel periodo 
della pubertà queste cellule si differenzino fra loro. 

Rispetto alla genesi di queste due specie di cellule le osservazioni 
delPAutore hanno dimostrato che il dualismo degli elementi nei testi- 
coli è già palese in un tempo, nel quale nelPovaia non è apprezzabile 
ana distinzione dei diversi elementi del follicolo delP uovo. L^ Autore 
conchiuJe che le cellule seminifere primitive derivano dalP epitelio 
germinativo; la seconda specie di cellule, per la quale è ancor discu- 
tibile il nome di cellule follicolari, o cellule fondamentali, o cellule di 
sostegno, si origina invece dai condotti epiteliali che germogliano dai 
corpi di Wolff e che saranno in seguito i condotti escretori. 

Stoehr. — Ueber Schleiindriisen. {Sulle glandola mucipare). 
Questa comunicazione si rannoda alle osservazioni che già P Autore 
fece sulle cellule marginali delle glandolo mucipare. L^ Autore ha di- 
mostrato che la condizione perchò si formino le cellule marginali ò 
che le cellule glandulari più vicine non secernino contemporaneamente. 
È noto che vi sono glandolo mucipare le quali non hanno cellule mar- 
ginali; a questa categoria appartengono le glandnle mucipare della 
lingua delPuomo e del coniglio. La ragione di ciò sarebbe facile a tro« 



298 RIVISTA 

vare, ripensando alla condizione necessaria perchò appaiono le celiale 
marginali. Infatti si potrebbe dire: nelle glandolo mucipare della lin- 
gua manca la secrezione non contemporanea delle cellule glandalari 
e quindi mancano le cellule marginali (o semilune del Qianuzzi). Ep- 
pure ciò non ò esatto. Infatti usando dei metodi di colorazione, con 
sostanze che tingono il muco, per es. coire no atossilina di Delafield, si 
vede che anche le cellule delle glandule mucìpare della lingua hanno 
diversi stadii di funzione. Pertanto la mancanza delle cellule mar- 
ginali in tali glandule bisogna ricercarla in altre cause» che l'Autore 
crede d'aver trovate. 

Il risultato dei suoi studi ha dimostrato all'Autore, che le celiale 
marginali (le semilune) si originano nella secrezione non contempo- 
ranea dalle cellule glandulari le più vicine provvedute di parete de- 
licata. L'ultima di queste condizioni manca appunto nelle cellule mu- 
cipare della lingua dell'uomo e del coniglio e perciò in quest'organo 
mancano le cellule marginali. 

RuECKERT. I. — Ueber den Ursprung des Herzendothels. {Sul- 
V origine dell'endotelio del cuore)* 

Le opinioni dei diversi autori intorno all'origine dell'endotelio del 
cuore sono assai disparate fra di loro. 

Secondo Balfour esso si origina dal mesoblasto splancnico, secondo 
Rabl dall' entoblasto (negli anfibi), secondo Goette sia dall' entoblasto, 
sia dal mesoblasto (bombinator igu), secondo Blaschek dal materiale 
delle vertebre primitive e finalmente) secondo His l'endotelio del cuore 
si originerebbe dalle cellule parablastiche le quali dal tuorlo penetrano 
nell'embrione. L'Autore ha studiato questa questione negli embrioni 
dei solaci ed ha trovato che il rivestimento endoteliale del cuore negli 
embrioni di torpedine si origina dalle cellule che escono sia dall' en- 
toblasto della parete intestinale, ventrale, sia dalla splancnopleura li- 
mitante e che si accumulano fra i ricordati foglietti. In questo punto 
si dispongono in una superficie cellulare solida, la quale si estende 
dall'avanti all'indietro in direzione dorso ventrale e che finalmente 
coU'avvicinarsi reciproco degli elementi da ambedue i lati dà luogo 
ad uno spazio, alla cavità del cuore. 

Ciò che specialmente si riferisce all'origine entoblastica dell'endotelio 
si ò che sul principio avvi un ispessimento sulla porzion mediana della 
parete intestinale ventrale. Questo ingrossamento rappresenta certa- 
mente una zona di proliferazione come lo si rileva da un aumento delie 
figure cariorinetiche e dalla presenza di nuclei rotondi invece di ci- 
lindrici nelle cellule entoblastiche. Che da questo punto provengano 
le cellule le quali formeranno il futuro endotelio del cuore lo si vede 
specialmente nel pristiurus. In questo animale si presenta nella regione 
accennata della parete intestinale, un bottone che sporge dalla porzion 
ventrale, costituito di cellule con nuclei rotondi e questo bottone in 
seguito si trasmuta in cellule endoteliàli. 



d'anatomia 299 

Karo. — Ueber Hautpigment und Emàhrung der Epldermis. 

(Sul pigmento cutaneo e stdla nutrisione délV epidermide). 

Nella clinica chirargica di Lipsia diretta dal Tliiersch si fecero espe- 
rimenti di trapiantazioDe della pelle sa di un negro che aveva una ul- 
cerazione in una gamba. Dapprima si trapiantarono pezzi di pelle nera, 
poi si fecero delle prove con pezzi di pelle bianca. 

Questa pelle bianca aderì senza inconveniente alcuno e dapprima non 
mostrò nessun cambiamento. Decorse però alcune settimane si mostra- 
rono in essa delle linee nerastre, le quali crebbero sempre più tanto 
chò alla fine il pezzetto di pelle trapiantato assunse una colorazione 
nerastra si da non poter essere differenziato dalla circostante pelle 
nera. Per questo fatto si pensò di fare esperimenti sulla produzione del 
pigmento nella pelle, eseguendo delle trapiantazioni di pelle bianca 
sul negro, e di pelle nera su individui bianchi. I pezzi di pelle così 
applicati si esaminarono 4, 8, e 12 settimane dopo da che erano state 
trapiantate nei diversi organismi. La pelle del negro trasportata su di 
un individuo bianco perdeva il suo pigmento, e questo cambiamento si 
effettuava in 12 a 14 settimane. 

L^esame microscopico di pezzi di pelle così trattati dette i seguenti 
risultati. Il pigmento si presenta dapprima in forma di sottili filamenti 
posti fra le cellule epiteliali i quali fili terminano spesso con un ri> 
gopfiamento. Qaesti fili si trovano nel sistema di canali che corre fra 
le cellule epiteliali. 

In queste parti e in questo tempo le cellule epiteliali sono del tutto 
prive di pigmento. Avanzando il processo di produzione del pigmento, 
si trova negli strati profondi deirepidermide una fitta rete di filamenti 
neri la quale ravvolge nelle sue spire le cellule epiteliali e di più si 
rinviene nelle cellule epiteliali stesse dei sottili granuli neri, sicché 
bisogna ammettere che essi sieno là pervenuti secondariamente dai 
filamenti. Questi filamenti si mostrano come propagini delle cellule 
che si trovano al confine fra la rete m9.lpighiana e la cute. Oltre a 
queste cellule pigmentate (cromatoforo) si trovano anche nella cute 
numerose cellule con pigmento, senza però le accennate propaggini. Nella 
pelle nera, la quale diventa bianca, sonvi cellule della rete del Mal- 
pighi prive di pigmento. Un poco di pigmento si rinviene negli strati 
superiori degli strati cornei, i quali sono presso a distaccarsi, e di più 
anche nella cute, raccolto in zolle più o meno grandi. Inoltre si trova 
pigmento anche nelle glandolo sebacee in cui si ha un processo di de- 
generazione grassa. 

La rete di fili che si vede apparire sulla pelle che diventa nera, ri- 
corda rimmagine che si ottiene trattando la cornea o la pelle coi pre- 
parati d^oro secondo il metodo di Cohnheim, Ranvier, Langerhaus ed 
altri e che fu descritta come plesso nervoso. Si domanda ora, se nel 
caso nostro, scabbia a che fare come un plesso nervoso di tal genere 
colorito in nero. Questa ipotesi appare inverosimile giacchò dai fila- 



300 RIVISTA 

meati neri penetra, senz^alcun dabbio, della sostanza nelle celiale epi- 
teliali e viene da queste assimilata, il cha, per quello che noi sappiamo, 
non ò affatto proprio dei nervi. Egli è invece più verosimile, che que* 
sti elementi siano cellule di tessuto connettivo con numerosi e sottili 
prolungamenti, le quali arrechino il pigmento alle cellule epiteliali, e 
ciò tanto più in quantochò nella cute si trovano cellule migranti nu- 
merose le quali portano seco il pigmento. Nulla si potò arguire intorno 
al luogo ove il pigmento si origina. L^Autore ricorda solo il fatto, co- 
muDicatogli da un viaggiatore africano, che nei negri le cicatrici su- 
perficiali si presentano pignaentate, mentre le cicatrici molto estese 
e dovute a ferite profonde rimangono chiare. 

A queste cellule portatrici di pigmento e ai prolungamenti loro bi- 
sogna ascrivere una grande importanza nel processo di nutrizione del- 
repidermide. Fino a che manca la rete di fili, le cellule epiteliali della 
pelle trapiantata mostrino tutti i segni di una cattiva ed insufficiente 
nutrizione. Le cellule assumono spesso una pessima colorazione de 
nucleo e di più dei vacuoli e delle goccio di grasso che si rinvengono]^ 
nelle cellule stesse stanno a testificare un processo di degerazione. 
Tutto ciò si cambia non appena si sono presentate le cellule pigmen- 
tifere. Le cellule epiteliali hanno allora Taspetto di cellule più giovani. 
Moltissime figure cariocenetiche che si trovano negli strati profondi 
delPepidermide stanno ad indicare dei processi di proliferazione, i quali 
qualche volta sono cosi attivi che possono perfino dare origine a for- 
mazioni atipiche, a perle epiteliali, come si trova nel carcinoma cu- 
taneo iniziale. 

Hasse. — Ueber Asymetrien des Gesichts. {Sulle asimeirie 
della faccia). 

Le asimetrie della faccia si limitano generalmente alla metà supe- 
riore di essa. La bocca ed il mento sono perfettamente simmetriche* 
Le asimetrie consistono in ciò: di regola prevale la metà sinistra del 
cranio in seguito ad uno sviluppo maggiore della metà sinistra del 
cervello; si ha inoltre asimetria del naso cioò deviazione verso destra 
verso sinistra. 

Generalmente avvi un sollevamenti della regione oculare destra, di 
più avvicinamento della regione oculare sinistra alla linea mediana, 
ed allontanamento della regione oculare destra dal piano mediano. 
Inoltre si trova più in alto Papertura uditiva esterna sinistra. La caasa 
delle prime asimetrie testò ricordate , si trova nella tendenza a vol- 
gere la testa a sinistra per compensare un lieve incurvamento sco- 
liotico del collo e del torace. 



301 



RIVISTA DI PEDIATRIA 

del Dottor GIOVANNI GAZZANIGA. 



1. Savestre — Sopra una forma di bronco^polmonite infettiva di ori-' 

ffine intestinale. 
2 Lyall — Un caso di reumatismo articolare seguito da necrosi acuta 

della tibia. 

3. Byers — Lesione clinica sulVitterizia dei bambini. 

4. Secretaa — Faradizzazione della cistifellea nelV itterizia catarrale. 

5. Haydea — Rara anomalia del cuore. 

6. West — Un caso di emiplegia destra con afasia in un bambino. 

7. Misrach — La chinina nella cura d'ella ipertosse. 

8. Zinnis — Lo ioduro di potassio nella bronco'polmonite dei bambini, 

9. Jauell Easmont — Un caso di ascesso del fegato in un bambino di 
3 anni e mezzo, 

10. Comby — Saggio sulla bronchite cronica dei bambini. 

11. Catraras — Studio sopra un caso di paralisi spasmodica infan^ 

tile. 

12. Girard — Contribuzione allo studio dello spasmo della glottide nei 

bambini. 

13. Porteoas Lindsay — Sclerema. 

14. Haber — L'enfisema nei bambini. 

15. Zinnis — Contributo alla cura delle coliche nei neonati. 

16. Zantiotis — Oli ascessi flemmonosi sottocutanei nella sifilide in- 
fantile ereditaria. 

17. De Pezzer — Vuretromia intema nei bambini. 

18. Simon — Dei vomiti nei bambini. 

I. Sevestre. — Sur une forme de broncopneumonie inf ectieuse 
d'origine intestinale. (Sopra una forma di bronco -polmonite infet- 
tiva di origine intestinale). In: Soc. méd. des Hópitaux, gennajo 1887. 

L^Aatore ha osservato uo certo numero di bronco- pueumoniti nei 
bambini che si presentavano identicamente e quasi in modo epide* 
mico. In tutti i casi si trattava di bambini da 1 a 2 anni, i quali erano 
presi di subito da diarrea inteuiisa, 6-10 scariche al giorno, accompa- 
gnata da febbre; poi, dopo qualche giorno, da 2 a 6 in generale, ces- 
sava la febbre e principiava invece una tosse secca, dispnea mode- 
rata, ecc., ecc.; airascoltazione poi si sentivano crepitìi e soffi più o 
meno intensi. In alcuni casi 1 fenomeni polmonari erano lievi, in altri 
invece erano gravi, si produceva asfissia e quindi morte. Airautopsia 



302 RIVISTA 

si trovavano neir intestino delle chiazze fortemente iperemiche , le 
placche del Peyer tumefatte, qualche volta erose; 1 g&ngW linfatici 
congesti; nei polmoni le vere lesioni della polmonite. In hase a questi 
risaltati, TAutore escluse l*idea che si trattasse di una tifoide; le sue 
ricerche gii dimostrarono invece che il punto di partenza dei feno- 
meni era una diarrea infettiva. Perciò ammette che Tenterite settica 
possa dar origine a prodotti capaci di determinare nel polmone dei 
fenomeni congestivi. Insiste anzi su questo fatto e sovra d^esso fonda 
il metodo di cura. 

II. Ltall a. — a case of rheumatio levar lollowed by acute 
necrosis of the tibia. (Uh caso di reumatismo articolare seguito d i 
necrosi acuta della tibia). In: Ediiiburg medicai Journal, luglio 1837. 

Un fanciullo d^anui 10, ammalato per reumatismo poliarticolare e cu- 
rato col solito trattamento del salicilato di soda e solfato di chinino, 
fu preso nella convalescenza da febbre altissima, da forte dolore alla 
gamba destra, specialmente nelParticolazione tibio-astragalica. La gamba 
era gonfia e nel palparla si rilevavano segni non troppo evidenti di 
fluttuazione. Fatta un* ampia incisione in questo punto, ne usci pud 
di odore disaggradevole ed .in grande quantità. Goiresplorazione me- 
diante lo specillo, si riusciva a sentire Tosso scoperto e meglio la ne- 
crosi della tibia. Separatasi la parte d^osso necrosato, carata la ma- 
lattia colle solite medicazioni antisettiche, Tammalato potò guarire in 
modo da usare ancora Tarto affetto. 

III. Bters W. John. — Glinical lecture on the Jaudioe oì 
infants. {Lettura clinica sull'itterizia dei bambini). In: The Lancet. 
luglio 1887. 

LMtterizia dei bambini, oggetto di studilo ai medici drogai tempo, 
presenta ancor oggidì nella sua patogene^ molti punti assai oscuri ed 
incerti. L^ Autore, colla maggioranza dei pediatri, distingue due forme 
di Utero neonatorum. Una forma lieve , sulla cui patogenesi emisero 
discordi pareri i più eminenti anato mo-patologi moderni. Virchow la 
considera infatti dovuta a catarro-gastro-duodenale; Cohnheim la fa 
invece dipendere da maggior secrezione di bile dopo la nascita; Fre- 
richs da cambiamenti nella circolazione epatica; Birch-Hirschefel da 
disturbi nella circolazione epatica per la speciale disposizione anato- 
mica dei vasi. L^Autore accetta quest* ultima opinione, trovandola ap» 
plicabile alla maggior parte dei casi. La seconda forma, T itterizia 
cioò grave e mortale, non fu, secondo TAutore, oggetto di studio quanto 
la gravità sua richiede. Da alcuni casi osservati nella sua pratica 
privata ed ospìtaliera, da altri descritti , per TAutore questa seconda 
forma dipende in generale da una delle seguenti tre cause: Sifilide; 
anomala costituzione, dei vasi biliari; flebite ombellicale. La seconda 
di queste cause sfortunatamente è assai più frequente di quanto si 



DI PEDIATRIA 303 

immagini, e TAatore ricorda di ana famiglia in cui 6 bambini perirono 
tatti per ittero grave sostenuto da anomalia dei vasi biliari. La te- 
rapia è per questi casi inefficace, mentre nella sifilide la cura specifica 
alla madre ed al bambino, nella flebite la cura antisettica rigorosa 
nella levatrice e nella partoriente arrecano reali vantaggi e riescono 
a salvare molti bambini. 

IV. Segretan. — Faradisation de la vesoioule biliaìre dans Tic- 
tère catarrhal. {Faradizzazione della vescichetta biliare nelVitterizia 
catarrale). In: Revue rnédic. de la Suisse Romande. Voi. VI, pag. 701. 

In un bambino di 11 anni, che da 3 settimane aveva unMtterizia 
ribelle agli ordinarj colagoghi, T Autore ha pensato, come metodo cn> 
rativoy di fare Tapplicazione della corrente elettrica alla vescicola bi- 
liare, continuata con lavacri di acqua fredda negli intervalli delle 
elettrizzazioni. Introduceva nel retto, per la profondità di 8 centim , un 
elettrodo cilindrico, mentre Taltro applicava a livello della vescicola 
biliare; la seduta durava 10 minuti ed era quotidiana. Dopo tre se- 
date la circolazione della bile era completamente ristabilita ed il bam- 
bino prontamente guariva. 

V. Hayden. — Unusual cardiac anomaly. (Rara anomalia del 
cuore)» In: Journal, of American medicai Ass,, marzo 1887. 

Il bambiuo visse 16 mesi, presentando solo durante la prima setti- 
mana lieve cianosi, dovuta probabilmente alla persistenza del foro del 
Botallo. Airautopsia si ò trovato un cuore ipertrofico, foro ovale in- 
completo; orifici atrio- ventricolari normali; un orificio di mezzo pol- 
lice di diametro faceva comunicare i due ventricoli; Tarteria polmo- 
nare aveva la sua origine dai due ventricoli. L* aorta era normale, e 
le vene polmonari sboccavano nel ventricolo sinistro. 

VI. West. — A case of right hexniplegia ^(vith aphasia in a 
child. i Un caso di emiplegia destra con afasia, in un bambino). In : 
Clinic. Soc. of London., e Brit. med. Journal, genoajo 1887. 

Un bambino affetto da tosse ferina e che era in cara dell'Autore, 
fu colto di subito da emiplegia destra con afasia. Casi identici ven- 
nero descrìtti da RadclifTe Croker. Trae TAutore occasione dal suo 
caso per cercare di stabilire la sede anatomica del male, che vorrebbe 
•fosse nei ganglj cerebrali e non corticale, come ammette il Broadbent, 
€iò spiegherebbe infatti meglio Tafasia, ma non spiegherebbe comple- 
tamente Tatetosi che si ha di frequenti in simili casi. 

VII. MiSRAGH. — De la qxdnine dans le traitement de la coque- 
luche. {Il chinino nella cura della ipertosse). In: Bulletin gérier, de 
Thérap,, marzo 1887. 

. L'Autore richiama in vigore l'idea di Letzerich, di curare l'ipertosse 
col solfato di chinina. Riporta varj casi, nei quali il solfato di chinina 



304 RIVISTA 

ha guarito radicalmente e sollecitamente IMpertosse; il primo effetto 
sarebbe qaello di calmare gli accessi e di ridarne il numero. L^Aatore 
amministra il medicamento in due riprese, mattina e sera, variando 
ia dose da V^ gr. ad un gr. e mezzo, a seconda dell'età del paziente. 
La condizione sine qua non del successo ò la perseveranza neirammi-* 
nistrazione del rimedio: bisogna continuare le stesse dosi senza stan- 
carsi per due, tre settimane ed anche per un mese. 

Vili. ZiNNis. — Le Jodure de potassium oontre la bronoopnen- 
monle des enfants. (Lojoduro di potassio contro la bronco -pneumo' 
nite dei bambini). In: Bulletin gén. de Thérapeutiqtte, giugno 1887. 

L'Autore fu condotto ad esperimentare il j od uro di potassio nelle 
bronco-pneumoniti dei bambini, pensando al sollievo ch'esso procura 
in molte dispnee. Egli Tamministrava nelle dosi di 0,50 a 2 gr. a' bam- 
bini da 6 a 7 anni, ed ha sempre avuto beneficio certo. 

IX. Farrell Easmont. — A case of abscess of the liver in chiid 
three years and a hall old. (Un caso di ascesso del fegato in barn- 
bino di 3 anni e mezzo), lu: The Lancet, agosto 1887. 

Il seguente caso clinico è della massima importanza, si per l*età del 
paziente, che per il metodo di cura adottato con esito felice. In un 
bambino di 3 anni e mezzo, da un mese ammalato per febbre prece- 
duta da brividi ed accompagnata da profusi sudori, l'Autore, dopo 
attento esame, riscontrava un grosso tumore nell'ipocondrio destro che 
si estendeva fino all'epigastrio. IL tumore era teso, ottuso alla percus- 
sione e ondeggiante alla palpazione. Colla puntura esplorativa estrasse 
pus giallognolo, fetido, denso, contenente fiocchi fibrinosi e brandelli 
di tessuto epatico. Diagnosticato un ascesso del fegato, venne evacuato 
il pus coU'aspiratore, estraendosi in tre volte circa 21 oncie di pus. 
La cavità dell'ascesso veniva poi lavata con soluzione di cloruro di 
zinco all'uno per mille, e la parte medicata colla più scrupolosa me- 
dicatura antisettica. Svuotato completamente l'ascesso, la febbre scom- 
parve; il bambino ripigliò le forze, e dopo 17 giorni dall' operazione, 
lasciava guarito l'ospedale. 

X. CoMBT. — Essai sor la bronchite chronique des enfants 

(Saggio sulla bronchite cronica dei bambini). In: Archiv. de médecine. 
N. 11, 12, 1886. 

La bronchite cronica nel bambino raramente si accompagna ad enfi, 
sema, ciò che la rende relativamente benigna e assai facilmente cu- 
rabile. La bronchite cronica si osserva soprattutto negli scrofolosi e 
nei rachitidi, nei bambini defedati per alimentazione incongrua e per 
malattie costituzionali. Il principio della bronchite cronica ò vario^ 
Ora si sviluppa in modo subdolo , senza precedenti di malattie bron- 
chiali; ora invece succede a bronchite specifica, consecutiva a malattia 



J 



DI PEDIATRIA 305 

infettiva. Qualunque sia IMnizio, i sintomi sono sempre eguali: non 
dolore, non dispnea. Alcuni bambini conservano uno stato generale 
eccellente, altri invece prendono rapidamente un aspetto cachettico. 
La tosse ò insistente, specialmente mattina e sera. La percussione] dà 
risultati negativi. L'ascoltazione invece ci fa sentire rantoli sibilanti, 
ronchi sonori; quasi sempre poi rantoli bolari, sottocrepitanti, secchi 
ed umidi. La complicazione da temere ò la produzione di focolaj tu- 
bercolari; fatto frequente ad osservarsi, trovando nella bronchite cro- 
nica opportuno terreno al suo sviluppo il bacillo di Koch. L'esito è 
quasi sempre favorevole. La cura espettorante e ricostituente ò quella 
che TAutore consiglia, e dalla quale ò a ripromettersi il maggior gio- 
vamento. 

XI. Catraras. — Etude sur un cas de paralysie spasmodique 
infantile. (Studio sopra un caso di paralisi spasmodica infantile). 
In: Annales mèdico 'psychologiques, luglio 1887. 

L^ Autore ebbe in cura un bambino di 4 anni e mezzo , che già da 
due anni presentava i seguenti sintomi: 

Arti superiori ed inferiori contratti; piedi equini; coscio adotte e 
ginocchia fra loro avvicinate fino a toccarsi; difficile articolazione 
dello parole; riflessi rotulei e plantari esagerati; sensibilità e contrat- 
tilità faradica normali. Mancanza di atrofia muscolare: funzioni della 
vescica e del retto normali. Occhi strabici. Atetosi. 

L^Autore prende occasione da questo caso perlstudiare la patogenesi 
della paralisi spasmodica infantile. Per il fatto della presenza della 
paraplegia spasmodica ammette con certezza che la lesione sia nei 
fasci piramidali e sistematica, tanto per la mancanza deiratrofìa mu- 
scolare, quanto per la mancanza di disturbi sensitivi. Ciò ammesso, si 
domanda se la lesione spinale sia primitiva o secondaria. Appoggian- 
dosi alPautorità di Haden e di Ross, l'Autore ammette che la lesione 
spinale sia secondaria alla cerebrale, che avrebbe la sua sede precipua 
ne^ centri eccito-motori e nelle circonvoluzioni del Broca di ambedue 
gli emisferi. Fissata così la base anatomica, si spiega anche Tatetosif 
la lesione cerebrale primitiva che dà la lesione dei fasci piramidali, 
invade anche la regione vicina a quelli dove passano detti fasci (parte 
posteriore della capsula interna, presso la regione ottica), la cui le- 
sione apporta appunto T atetosi. Riguardo poi alla natura della le- 
sione cerebrale primitiva, TAutore rigetta Tidea che essa sia irritativa, 
ed accoglie invece quella che ammette un difetto di sviluppo delle zone 
motrici corticali. 



306 RIVISTA 

XII. Girard. — Gontrlbution à l'étude du spasine syxnpa- 
thique des muscles de la glotte chez les enfants. (Contributo 
allo studio dello spasmo simpatico dei mìMColi della glottide nei barn- 
bini). In: Rerme mèdie, de la Suisse romande, p. 41, 121, 145 — 1887. 

L^Àutore, sotto questo nome, chiaoia lo spasmo idropatico od essen- 
ziale della glottide, poiché lo considera come un fenomeno riflesso che 
succede ad irritazione della mucosa gastro-intestinale. Lo studio dei 
casi citati nella letteratura medica e di quelli osservati dall'Autore, 
r hanno condotto ad ammettere come unica causa ralimentazioue in- 
congrua, si per la qualità che per la quantità. 

La cura che l'Autore consiglia ò la seguente: muschio ad un centi- 
grammo, da prendere più o meno sovente secondo Tetà del bambino 
e la quantità degli accessi. La guarigione in generale ò pronta ; se 
per caso qualsiasi fosse tardiva, allora si coadiuva amministrando il 
bromuro di potassio. 

XIII. PoRTEOUS LiNDSAY. — Sclerema.*(iSc2^ema). lu : Edinburg me- 
dicai Journal^ settembre 1887. , 

Un bambino di quattro giorni , allorché fu visitato dairAutore, pre- 
sentava tutta la pelle del corpo indurita, cedevole alla pressione, di 
color vario fra il porpora carico ed il garofano chiaro; abbondante 
infiltrazione cellulare. La temperatura inferiore alla normale, le pul- 
sazioni 120 al minuto; nessun sintoma bronco-polmonare; costipazione 
persistente. Appoggiandosi a questo caso clinico, TAutore combatte 
IMdea di Valleix, che il polso nello scleroma si abbassi al di sotto 
della norma; combatte Tidea di EUis, che causa dello scleroma sia 
la pneumonite lobare o Tatelectasia polmonare e sostiene invece che 
lo scleroma ò una malattia veramente costituzionale. 

XIV. HuBBR. — On the empiema in the childrens. {Uem- 
piema nei bambini). In: Thì Lancet, giugno 1887. 

L'Autore considera anzitutto Tempìema acuto come una flogosi della 
pleura, assai intensa, accompagnata Ano dal principio da secrezione di 
pus. Accenna ch<) si incontra principalmente nei bambini poveri e de- 
nutriti; che insorge d'un tratto con grave adinamia e febbre alta. Ha 
un decorso rapido; il versamento cresce rapidamente; la febbre per- 
siste alta; l'esaurimento può esser tale da condurre in fin di vita in 
due settimane. Una diagnosi sicura riguardo alla natura del versa- 
mento non è possibile se non mediante la puntura esplorativa, la quale 
di per sé innocua, deve farsi sempre vista IMmportanza che ha la dia- 
gnosi per la cura da adottare. 

Colla terapia interna non si ottengono vantaggi suir assorbimento 
dell'essudato, di qui la necessità di ricorrere ai mezzi chirurgici non 
solo per salvare il bambino , ma per ricuperare anche il polmone e 
permettergli di riprendere la normale sua espansione. L*Autore pensa 



DI PEDUTRiA 307 

che si debba intervenire per l'aspirazione quando sia cessato lo stato 
febbrile acuto, salvo che la vita non sia altrimenti minacciata. Il luogo 
di scelta è il 6.**-7.® spazio intercostale , presso la linea ascellare po- 
steriore. Quando il pus si riproduca, conviene adottare un mezzo più 
radicale; l'incisione, seguita da fognatura e da irrigazioni antisettiche 
al sublimato uno pei dieci mila. 

Concludendo , l'Autore richiama la mente sui seguenti punti spesso 
trascurati nell'empiema dei bambini: 

1.** Nei versamenti pleurici acuti si ha ragione di ammettere la 
presenza di pus, quando i disturbi generali siano gravi e la febbre sia 
alta fino dall' esordire; 

2.° Se il versamento non si riduce , anzi cresce malgrado la cura 
interna, è probabilmente purulento; in tal caso ò indicata la puntura 
esplorativa ; 

3.0 Se l'aspirazione rileva liquido purulento e se dopo l'aspira- 
zione il pus si riproduce rapidamente nelle stesse od in maggiori pro- 
porzioni, meglio dell'aspirazione serve l'incisione. 

XV. ZiNNis. — Contribuzione alla cura delle coliche o ente- 
ralgie dei neonati. {Archiv. di patologia infantile). N. 2, 1887. 

Le coliche costituiscono una delle più frequenti fra le malattie dei 
neonati. L'Autore, osservatone un gran numero, espone i mezzi tera- 
pautici che l'esperienza gli ha additati come i migliori. Egli procede 
a norma delle differenti indicazioni che si offrono a volta a volta. 
Se, p. es., le evacuazioni sono verdastre e contengono concrezioni di 
caseina, è all'abbondanza degli acidi del tubo gastro-enterico che si 
debbono attribuire le coliche. In questi casi sono indicati gli assor- 
benti e gli alcalini e contemporaneamente prescrive bagni tiepidi con 
decozioni di camomilla o clisteri di camomilla. Per prevenirne poi il 
ritorno, rivolge l'attenzione al regime del bambino. Cosi se allattato 
dalla madre, i dolori sono dovuti air allattamento frequente ed irre- 
gelare, oppure ad alterazione del latte per malattia della madre Nel 
primo caso occorre regolare allattamento; nel secondo una nuovi nu- 
trice mercenaria: allora le coliche provengono dall'essere il latte 
troppo vecchio. Allora necessita cambiamento della nutrice Se il 
bambino allattato col poppatojo, è necessario affidarlo a nutrice 

Se poi i dolori ventrali si manifestano senza che le scariche alvine 
siano alterate per numero, allora si usano gli antispasmodici ; tintura 
di muschio in acqua aromatica, clisteri di camomilla, ecc. Finalmente 
se le coliche debbonsi a stipsi persistente, combatte questa coi soliti 
mezzi terapeutici. 



308 RIVISTA 

XYI. Zantiotis. — Des abcès phlegmoneusé sous-outanés spé- 
cifiques dans la syphilis infantile héréditaire. ( Begli ascessi 
flemmonosi sottocutanei specifici nella sifilide infantile ereditaria). In : 
Gazz. Hebdomadaire, 1887. 

Gli Aatori di sifilografla infantile non parlano che pochissimo degli 
accessi flemmonosi sottocutanei come espressione localizzata, possibile 
deirinfezione generale. FoUin dice che gli ascessi cachettici mostransi 
nei lattanti sifilitici, ma li ricorda solo per dimostrare che SYilappansi 
per la grande debilità organica. Appoggiandosi su due osservazioni 
TAutore cerca di mettere nei grappi dei fenomeni specifici precoci della 
sifilide infantile, Tinfiammazione franca, circoscritta o diffusa, del tes- 
suto cellulare sottocutaneo. Fondandosi sulle esperienze sue e di altri 
crede di poter concludere: 

1.^ che nei bambini, in presenza di sifilide ereditaria il virus spe- 
cifico può manifestare la sua potenza collo sviluppo precoce delle le- 
sioni flemmonose sottocutanee; 

2.^ che come esiste una varietà di scrofola flemmonosa, esiste pure, 
una varietà di sifilide flemmonosa. 

XVII. Pkzzer. — De ruréthrctomie interne chez l'enfant — De 
la courbure à donner au conducteur de rnréthrotome. (Del- 
ruretrotomia intema nel bambino — Della Curvatura da darsi alla 
guida delVuretrotomp). Io: Union medicale^ agosto N. 98. 1887. 

L^ uretrotomia ò un'operazione rara nei bambini; Guersant» Gì- 
raldòs. De Saint-Germain nel loro trattati sulle malattie chirurgiche 
dei bambini non fanno punto menzione di questa operazione, come 
pure non ò accennata nelle opere dedicate alle malattie delle vie uri- 
narie. Soltanto Homes di Londra ed Eugenio Boeckel di Strasburgfo 
fanno allusione a questa operazione nei bambini. 

L^ Autore si ò occupato di queste ricerche in occasione che ebbe in 
cura due casi di restringimento dell* uretra in fanciulli. Egli venne a 
queste conclusioni: 

r*' Nella cura dei restringimenti uretrali nei fanciulli Turetrotomia 
interna ha le sue applicazioni come negli adulti ; non vi sono contro- 
indicazioni a questa operazione; nel fanciullo può farsi come nel- 
r adulto. 

2.^ L'istrumento deve essere proporzionato tanto nel suo angolo di 
curvatura che nella larghezza della parte curva alla curvatura del ca- 
nale; rangole, e la lunghezza della curvatura variano per conseguenza 
seconda delPetà del soggetto. 

3.^ La galvanocaustica non dà risultati paragonabili; il lieve bene- 
ficio che si ha con questo metodo non ne compensa gì' inconvenienti, 

4.^ Allorché il canale dell' uretra ò ancora permeabile ò da rifia- 
tare nei bambini la dilatazione forzata e la uretrotomia esterna perchè 
dannose allorché da un anno il risultato dell' uretrotomia interna e 
della dilatazione consecutiva si sono mantenuti. 



DI PEDUTRIA 309 

5.° Nel casi in cui il conduttore deiraretrotomo non potesse essere 
introdotto, Taretrotomia esterna resta nataralmente T operazione di 
necessità. 

XVIII. Simon. -- Du vomlssement chez les enlants. (Dei vomiti 
nei' bambini). In: Gas. des hopitaux N. 59, 62, 70, 1887. 

L^Aatore in questo lavoro fa uno studio, assai interessante per il me- 
dico pratico, sul vomito dei bambini. — Passa in rivista le diverse cause, 
dalle più semplici alle più complicate; le distingue in quelle che hanno 
sede nello stomaco, in quelle che hanno sede nelPintestino ed in quelle 
che hanno punto di partenza negli annessi al tubo digerente. 

Le eccitazioni che determinano il vomito possono partire dallo sto- 
maco senza che essosia ammalato: 1.^ per alimento incongruo o cat- 
tivo; 2.^ per somministrazione di medicumenti (santonina, olio di mer- 
luzzo); 3.° per presenza di corpi stranieri (noccioli di frutta); 4.® per 
movimenti dopo i pasti. — Il vomito ò dovuto a malattia di stomaco 
sia per indigestione dovuta ad ìmprussione di freddo, sia per rammolli- 
mento della mucosa dovuto a catarro gastrico acuto o cronico. 

Nelle malattie intestinali il vomito può aversi in seguito a costipa- 
zione, ad ostruzione intestinale, a parassiti, a peritiflite, a tiflite. 

Il vomito può aversi anche per malattie degli altri organi addomi- 
nali, così ad esempio, nella peritonite acuta e nella cronica; nelle con- 
gestioni epatiche, nelle coliche nefritiche; nelle ritenzioni d^ urina per 
difetto di contrazione della vescica. 

Alcune volte i vomiti nei barubini trovano la loro ragione di es- 
sere solo in irritazioni del pneumogastrico o del plesso mesenterico; 
altre volte sono dovuti a strette fasciature, a compressioni del testi- 
colo, ad ernie ombellicali. 

Sorgente di vomito sono pure le malattie del sistema nervoso; le 
congestioni cerebrali, le meningiti; nel primo caso cessano col cessar 
della causa; nel secondo si producono senza sforzi ed assai di fre- 
quente. 

Si hanno vomiti pure nelle malattie infettive, nella dentizione, ecc; 
negli avvelenamenti per santonina, per dolciumi colorati con so- 
stanze nocive; per somministrazione di medicamenti (chermes, eme- 
tici, ecc. ecc). 

Per farsi luce a quale di queste cause debbasi attribuire il vomito 
si userà questa distinzione: vomiti senza febbre e vomiti complicati a 
reazione febbrile. Se il vomito ò accompagnato da movimento feb- 
brile allora ò sintomatico di una affezione acuta qualunque (febbre 
eruttiva, bronchite, tifoide, ecc.); se non vi è febbre il vomito deve 
considerarsi come un puro atto riflesso, senza importanza, come il ri- 
saltato d'i ndigestione. 

La natura delle materie vomitate indicherà la causa dei vomiti ; se 
vi è vomito biliare entra in causa il fegato; se vi è vomito fecaloide, 

Rivista. 20 



--f. .1.. 



310 RIVISTA DI PEDIATRIA 

si avrà ostrazione intestinale; se il vomito sarà sanguigno si informi 
se si fa epistassi, eoe. ecc. 

Dato un bambino con vomito, quale ne sarà la cura etiolologioa? Se 
ò sintoma di malattia febbrile acuta, a questa si volgerà la cura; se 
il vomito esiste invece solo come atto riflesso, a questo si porrà mente. 
Si ricorrerà alla pozione del Rlverio, dandone mezzo ohncchiajo ai 
neonati , un cucchiaino da caffo ai bambini d^un anno; si daranno 
pezzettini di ghiaccio zuccherato; se il vomito ò complicato a diarrea 
— senza malattia di stomaco o delP intestino — si darà vantaggiosa- 
mente doppio sotto forma di laudano alla dose di una goccia ogni anno 
al bambino. Nei soggetti nervosi si darà ancora il bromuro di potassio 
per bocca, IMnfuso di valeriana per clisteri, ecc. ecc. 



311 



•VA.IÒIET-à. 



Progetto di legge 
sulla tutela dell' igiene e santtit pubblica (1). 

TITOLO I. 

Ordinamento dell'Amministrazione e dell'Assistenza sanitaria 

del Regno. 

Capo I. 

Art. 1.^ La tutela della sanità pubblica spetta al Ministro dell'interno. 

Nel Ministero dell'Interno è istituita una Direzione generale della 
sanità pubblica composta: 

di un direttore generale (Medico igienista); 

di un ufficio tecnico sanitario, con laboratorj di ispezione igienica; 

di un ufficio amministrativo e di segreteria. 

È pure istituito presso il Ministero dell'Interno il Consiglio supe- 
riore di sanità pubblica. 

In ogni provincia vi sarà un medico provinciale con ufficio sanitario 
ed un Consiglio provinciale di sanità. 

In ogni altro Comune non capoluogo di provincia vi sarà un Con- 
sigliere sanitario presso il Sindaco. 

Art. 2.® In tutti i Comuni sarà inoltre stabilita l'assistenza medico- 
chirurgica e zoojatrica con medici e chirurghi , veterinari , farmacisti 
e levatrici. 

I Comuni di oltre 10»000 abitanti provvederanno al servizio Igienico 
sanitario per mezzo di un ufficio medico municipale. 

Capo II. 

Direzione generale di sanità pubblica. 

Art. 3.^ Il Direttore generale della sanità pubblica ò nominato. dal 
Re, su proposta deliberata del Consiglio dei Ministri. 

II Direttore generale della pubblica igiene esercita , sotto la dipen- 
denza del Ministro dell'Interno, le seguenti attribuzioni: 

a) Decreta e revoca le discipline sanitarie atte a preservare la 
salute pubblica dalla importazione e diffusione delle malattie infettive ; 



(1) Sta per essere discusso nel Senato del Regno. 



312 VARIETÀ 

b) Stabilisce le discipline speciali per le iadastrie insalabri q> 
rapporti sanitarj ; 

e) Ha Talta vigilanza sulle condizioni igieniche ed il risanamento 
dei Comuni, snglMstituti sanitarj, e neirordine della sua competenza, 
sulle caserme, istituti educativi, luoghi di reclusione, di pena e di pub- 
blico accesso e convegno; 

d) Disciplina la risicoltura ed assume presso i rispettivi dicasteri 
^a iniziativa pei diboscamenti, le bonifiche, la sistemazione delle acque, 
le irrigazioni , e in generale pei lavori reclamati dall* igiene pubblica 
ad essa attinenti ; 

e) Esamina i regolamenti municipali di igiene e stabilisce la limi- 
tazione estensione loro in base alla legge presente; 

f) Convoca, d*ordine del Ministro, il Consiglio superiore, gli sot- 
topone le questioni e lo consulta intorno alle materie nelle quali deve 
essere per legge sentito e in tutti gli altri casi, nei quali il Ministro 
credesse di interpellarlo; 

g) Prepara la relazione statistica da presentarsi al Parlamento, 
intorno allo stato sanitario del Regno alla fine d^ogni biennio, coi ma- 
teriali pervenutigli dalle provi ncie e dai comuni, e corredata dalle sue 
proposte ; 

h) Rivede la farmacopea ufficiale , sentito il parere del Consiglio 
superiore di sanità; 

i) I decreti del Direttore generale sono da lui firmati pel Ministro 

Capo IH. 

Del Consiglio superiore di sanità. 

Art. 4.^ Il Consiglio superiore di sanità ò composto: 
di un presidente; 

di sei dottori in medicina e chirurgia, competenti particolarmente 
nelP igiene pubblica; 

di due professori di chimica; 
di un farmacista; 

di un dottore veterinario: i quali saranno nominati con decreto 
reale sopra proposta del Ministro dell* Interno. 
Faranno parte del Consiglio stesso: 
Il procuratore generale del Re presso la Corte d'Appello della ca- 
pitale; 
* un medico ispettore del corpo sanitario militare; 
un medico ispettore del corpo sanitario militare marittimo; 
il Direttore generale della marina mercantile; 
il Direttore generale della statistica. 
Sei almeno dei membri del Consiglio superiore debbono essere resi- 
denti nella capitale. 

Il Direttore generale designa a segretario del Consiglio uno de^ suoi 
impiegati dottore in medicina, che non avrà voto. 



VARIETÀ 813 

Art. 5.^ Il GoQsiglio saperiore di saaità darà il suo parere: 
Sulle questioni che gli saranno deferite dal Ministro delP Interno e su 
tutte quelle che per le vigenti leggi deve essere interpellato. 

Deciderà inoltre in seconda istanza (salvo le competenze dell'Auto- 
rità giudiziaria e del Cons glie di Stato) sulle contestazioni fra i Go< 
muni e gli ufficiali sanitarj, e fra questi ed il medico provinciale, e 
sulle istanze ed i reclami di Comuni, di cittadini o corpi morali, contro 
il servizio o il personale sanitario degli spedali o istituti speciali. 

Capo IV. 

Del Medico provinciale* 

Art. 6.^ Il Medico provinciale ò nominato con decreto reale in se* 
guito a concorso per titoli od esami , secondo apposito regolamento, 
su proposta del Ministro deirioterno, e risiede presso la Prefettura. 
Il Medico provinciale: 
a) Veglia sul servizio sanitario, e sulle condizioni igieniche dei 
Comuni, sugli istituti sanitarj in tutta la provincia e suir esecuzione 
delle leggi e dei regolamenti sanitarj. 

h) Informa il direttore generale ed il prefetto di qualunque fatto 
possa interessare la pubblica salute e decreta i provvedimenti d'ur- 
genza reclamati dalla pubblica incolumità; 

e) Convoca, d'ordine del Prefetto, il Consiglio provinciale di sa- 
nità; gli sottopone le questioni e ne invoca il parere, in tutte le ma- 
terie nelle quali dev'essere per legge sentito; 

d) Esamina ed approva i consorzj ed i capitolati per il servizio 
medico, chirurgico, veterinario ed ostetrico; approva la nomina dei 
medici comunali fatta dai Comuni e decide, in prima istanza, sentito 
il Consiglio provinciale di sanità, sulle contestazioni che non siano di 
competenza dell'Autorità giudiziale o del Consiglio di Stato, fra i me- 
dici ed i Municipj, i corpi morali ed i privati, per ragione di servizio ; 

e) Espone al Direttore generale ed al Prefetto i bisogni ed i desi- 
derati attinenti ad interessi igienici della provincia, e per i quali si 
dovessero eccedere le attribuzioni e le forze economiche della pro- 
vincia dei comuni; e intraprende di propria iniziativa le pratiche 
dirette ad opere, riforme o miglioramenti interessanti la pubblica 
Igiene nel territorio provinciale; 

f) Ispeziona, senza preavviso, le farmacie della provincia, assistito 
da un chimico o da un farmacista; 

g) Decreta i provvedimenti disciplinari contro il personale sani- 
tario, contro gli esercenti sottoposti alla vigilanza dell'autorità sani- 
taria, nei casi e modi determinati dai regolamenti speciali e contro 
gli esercenti irregolari; 

h) Redige la relazione annuale sullo stato sanitario della provincia* 



&14 VAHlETl 

I decreti del Medico proviaciale sono resi [esecativi col visto del 
Prefetto. 

Capo V. 

Del CoYisiglio provinciale di Sanità. 

Art. 7.^ Il Goosiglio provinciale di sanità ò composto : 
di tre dottori in medicina e chirurgia; 
di un professore o cultore di chimica; 
di un farmacista; 
di un dottore veterinario; - 

di un ingegnere; tutti nominati con decreto reale, su proposta del 
Ministro deli* Interno. 

Faranno parte dello stesso Consìglio il Prefetto come presidente, ed 
il Procuratore del Re presso il tribunale civile e correzionale. 

II Prefetto designa a segretario un impiegato . dell' ufficio sanitario, 
che non avrà voto. 

Art. 8.® Il Consiglio provinciale di sanità è sentito: 

a) Per Tesame e giudizio sui consorzj comunali, per il servizio 
sanitario medico, farmaceutico, veterinario ed ostetrico; 

b) Sulle contestazioni fra i sanitarj ed i Municipj , corpi morali e 
privati, per ragione di servizio; 

e) Sui provvedimenti disciplinari centro il personale sanitario, 
contro gli esercenti sottoposti alla vigilanza deirAutorità sanitaria e 
gli esercenti illegali; 

d) Sulle discipline da applicarsi alle industrie manifatturiere ed 
agricole e le cautele igieniche richieste da lavori speciali a tutela dei 
lavoratori , salvo sempre quanto è disposto dalla Direzione generale ; 

e) Sui provvedimenti igienici da ordinarsi agli stabilimenti pub- 
blici di pubblico accesso o convegno; 

f) Sulla relazione dello stato sanitario della provincia, da spedirsi 
alla fine d*ogni anno alla Direziona generale di sanità. 

Capo VI. 

Disposizioni comuni al Consiglio superiore 
ed ai Consigli provinciali. 

Art. 9.^ I membri del Consiglio superiore e dei Consigli provinciali 
sanitaij durano in carica tre anni, e sono rieleggibili, rinnovandosi 
secondo il disposto di apposito regolamento. 

Art. 10.^ Il Consiglio superiore ed i Consigli provinciali sanitarj pos- 
sono assumere T iniziativa di proposte per provvedimenti di interesse 
sanitario generale o speciale alla propria circoscrizione sanitaria. 



VARIETÀ. 315 

Capo VII. 
Del Consiglio Sanitario comunale. 

Art. 11.^ Il Comigliere sanitario comunale è nominato dal Prefetto e 
scelto fra i medici residenti nel Comune: esso dura in carica tre anni 
e può essere rieletto. 

Esso yigila, col concorso dei medici eomanali, sulle condizioni igie- 
niche e sanitarie del Comune; segnala al Sindaco i bisogni, gli incon- 
Tenienti e quanto in rapporto alia sanità pubblica reclami speciali e 
straordinarj provvedimenti nel Comune; constata le trasgressioni alla 
legge ed ai regolamenti sanitarj, provocando air uopo ispezioni per 
parte del medico provinciale. 

Capo VIII. 

Deir Assistenza Medico- Chirurgica Farmaceutica 
ed Ostetrica nei Comuni. 

Art. 12.^ L^ assistenza medico-chirurgica, farmaceutica ed ostetrica 
nei Comuni ò obbligatoria, ed è gratuita per gli indigenti; Tassistenza 
medico-chirurgica deve essere affidata ad uno o più medici di benefi- 
cenza, stipendiati dal Comune stesso e in esso residenti. 

Art. 13.^ I Comuni che per le loro sfavorevoli condizioni economiche, 
per la loro speciale posizione topografica e «per il numero esiguo di 
abitanti non sono in grado di provvedersi di un proprio medico chi-^ 
rnrgo o di un farmacista, o di una levatrice, sono obbligati a stipen- 
diarli in consorzio con altri Comuni, secondo convenzioni da appro- 
varsi dal medico provinciale. 

Art. 14.° I medici e chirurghi stipendiati dai Comuni per il servizio 
di assistenza medico-chirurgica di beneficenza o per la generalità degli 
abitanti, sono considerati come ufficiali sanitarj dello Stato* 

La loro nomina, fatta dal Consiglio comunale, acquista carattere di 
stabilità dopo tre anni di prova: da tale epoca il Comune non può li- 
cenziarli o sospenderli dal loro ufficio se non per cause gravi coirau- 
torizzazione del medico provinciale, sentito il Consiglio provinciale di 
sanità. . 

Capo IX. 

Dell'assistenza Zoojatrica. 

Art. 15.® Ogni Comune capoluogo di provincia o di aircondario , od 
avente una popolazione superiore ai 20,000 abitanti , dovrà avere uno 
più dottori veterinarj: ogni altro Comune dovrà avere un veteri- 
nario a so o consorziale. 



316 VARIETÀ 

Art. 16.® Il dottore veterinario comanale vigila eolia salate degli 
animali nella estensione della saa circoscrizione sanitaria. Vigila 
inoltre: 

a) Sulla igiene delle stalle; 

b) Sai macelli, sagli animali da macello e sulle carni macellate; 

e) Constata il genere di morte degli animali, sulle denuncie che 
gliene possono arrivare da qualsiasi parte; ne riferisce in iscritto al 
Sindaco od al Consigliere sanitario, afflncbò impediscano Paso delle 
carni nocive e provvedano alla loro distruzione; 

d) Ispeziona senza preavviso gli spacci di carne e fa rapporto salle 
contravvenzioni ; 

è) Informa il Consigliere sanitario o il Medico provinciale della 
comparsa di epizoozie, e provoca i provvedimenti d^urgenza; 

f) Oltre ai rapporti straordinarj , spedisce alla fine d'ogni anno 
una relazione sullo stato sanitario degli animali nella sua circoscri- 
zione , corredata di note e di eventuali proposte per V incremento e 
il miglioramento delle razze; 

g) Presta il suo servizio nel caso di epizoozie nella propria cir- 
coscrizione. 

Art. 17.® Saranno nominati veterinarj, di confine e di porto, i qaali 
visitino ogni genere di animali (o parti di animali), che entrano nello 
Stato e proibiscano P ingresso a quelli affetti da malattie contagiose 
o sospetti di esserlo. 

I veterinarj di confine e di porto sono nominati dal direttore gene- 
rale della pubblica sanità. 

TITOLO n. 
Esercizio delle professioni sanitarie e affini. 

Art. 18.® È sottoposto a vigilanza speciale Pesercizio: 

della melicina e chirurgia; 

della veterinaria; 

della farmacia; 

delP ostetricia. 
La vigilanza si estende sui titoli e modi che rendono legale e re- 
golare Pesercizio delle professioni sanitarie e sulla preparazione, con- 
servazione e vendita dei medicinali. 
Sono soggetti a vigilanza, rispetto alla sanità pubblica: 

i droghieri; 

i profumieri; 

ì colorari; 

i liquoristi; 

i confettieri; 

i fabbricanti o negozianti di prodotti chimici e preparati farma- 



VARIETÀ 317 

oeatici, di acqae distillate, di olj essenziali, di acque e fanghi mine- 
rali e di ogni specie di sostanze alimentari e di bevande artificiali. 

Art 19.° Nessuno può esercitare la professione di medico e chirurgo, 
veterinario, farmacista, dentista, flebotomo o levatrice se non sia mag- 
giore di età ed abbia conseguita la laurea o il diploma di abilitazione 
in un* Università, Istituto o Scuola a ciò autorizzate nel Begno. 

Chi intende esercitare una di queste professioni a cui ò per legge 
abilitato in un Comune, deve far registrare il diploma neirUfficio co- 
munale nei modi prescritti dal regolamento. 

I contravventori al prescritto del presente articolo sono punibili col- 
Tammenda non minore di L. 100, salvo le maggiori pene stabilite dal 
Codice penale. 

Art 20.° Il conseguimento di più diplomi o patenti dà diritto alPe- 
sercizio cumulativo dei corrispondenti rami dell'arte salutare, eccet- 
tuata però la farmacia che non può essere esercitata cumulativamente 
con altri. 

I sanitarj che facciano qualsiasi convenzione coi farmacisti sulla par- 
tecipazione agli utili della farmacia, sono puniti coirammenda non mi- 
nore di L. 100. 

Art 21.° Non è permesso di aprire officine di farmacia, senza darne 
avviso, quindici giorni prima delPapertura, al Mèdico provinciale. 

Ogni farmacia, destinata o alPuso del pubblico, o al servizio di spe- 
dali di altri istituti civili o militari , deve avere per direttore un 
farmacista legalmente approvato, che vi dimori in permanenza. 

La contravvenzione a queste disposizioni sarà punita coirammenda 
non minore di L. 100. 

Arr. 22.° Chiunque vende o distribuisce sostanze o preparati , an- 
nunziati come rimedj o specifici segreti che non siano stati approvati 
dal Consiglio superiore di sanità, o, chiunque vende o distribuisce 
rimedj , attribuendovi sulle etichette o in annunzi al pubblico , virtù 
ed indicazioni terapeutiche speciali, non riconosciute da competenza 
sanitaria, ò punito con un'ammenda non minore di L. 200. 

Nel caso di recidiva può applicarsi l'arresto fino a 15 giorni. 

Art 23.° Le farmacie devono essere provviste delle sostanze medi- 
cinali segnate come d'obbligo nella farmacopea approvata dal Ministro 
dell'Interno, sentito il Consiglio superiore di sanità. 

Un esemplare di detta farmacopea dovrà conservarsi in ogni far- 
macia. 

La mancanza di qualsiasi sostanza medicinale dichiarata obbligatoria 
nella farmacopea sarà punita coll'ammenda di lire 10. 

La mancanza di un esemplare della farmacopea sarà punita colia 
ammenda di lire 20 

Art. 24.° Sono puniti coli' ammenda sino a lire 100 e colla sospen- 
sione dall'esercizio in caso di recidiva, i farmacisti che ritengono me- 
dicinali imperfetti, guasti o nocivi, e colPammenda estensibile a lire 500 



818 VARIETÀ 

o coirarresto estensibile ad an hqdo, i farmacisti che abbiano sommi- 
lìistrati medicinali non oorrispodenti in qaalità e quantità alle medi- 
che ordinazioni. 

.Art. 25.® Chianque, non essendo fabbricante o negoziante di prodotti 
chimici, farmacista, droghiere, colorare, fabbrica, vende o in qualsiasi 
modo distribuisce veleni , è punito con ammenda di lire 500 , e coU 
^* arresto estensibile ad un anno. 

I farmacisti, i droghieri, i fabbricanti di prodotti chimici autorizzati 
a tenere veleni e coloro che per ^esercizio dell'arte loro o professione 
ne fanno uso, sono puniti come alTarticolo precedente, se non tengono 
jtali veleni in recipienti con analoga ben riconoscibile indicazione , e 
sotto chiave. 

Art. 26.** Quando i farmacisti spediscono veleni dietro ordinazione di 
medici, chirurghi o di veterinari, dovranno trattenere e conservare 
presso di loro le ricette originali , notandovi il nome delle persone cui 
furono spedite e dandone copia airacquirente che la domandi. 
1 contravventori incorreranno nella multa estensibile a lire 100. 
Art. 27.® I farmacisti, i droghieri, i fabbricanti di prodotti chimici, 
i venditori di colori, non possono spacciare veleni che a persone ben 
cognite, o che, non essendo da loro conosciute, siano munite di atte- 
stato .deirautorità di sicurezza pubblica indicante il nome, cognome 
Tarte o la professione del richiedente, e le quali persone ne abbiso- 
gnino per Tesercizio della loro arte o professione. 

In ogni caso devono notare in un registro speciale, da presentarsi 
airautorità ad ogni richiesta, la qualità e quantità del veleno spac- 
ciato, il giorno dello spaccio, col nome, cognome, domicilio, arte e 
professione deiracqaìrente. 

La contravvenzione al disposto del pre^^^nte articolo, è punibile con 
ammenda estensibile a lire 250; alTarun «;iida può aggiungersi la so- 
spensione dairesercizio della professione lino a 3 mesi. 

Art. 23.® Nel corso di ciascun biennio tutte le farmacie dovranno 
essere ispezionate nei modi e forme prescritti dal regolamento. 

È data facoltà al Direttore generale della sanità ed ai medici pro- 
vinciali di ordinare ispezioni straordinarie alle farmacie e di fare vi- 
sitare senza alcun preavviso i negozii di droghieri , colorari « proiu- 
mieri, liquoristi, confettieri, fabbricanti e negozianti di prodotti chi- 
mici, nellMnteresse della pubblica salute. 

Art. 29.® Chiunque intende attivare officine di prodotti chimici usati 
in medicina e di preparati galenici, dovrà darne preventivo avviso di 
15 giorni airufficio municipale ed al medico provinciale, facendo con- 
stare che Tofficina ò diretta da un farmacista o persona munita di 
diploma di chimico, di un^università o di altro istituto autorizzato. 

La ommissione dell'avviso sarà punita con ammenda di lire 100 e colla 
chiusura dello stabilimento, qualora il proprietario manchi del detto 
diploma 



VARIETÀ 319 

Art. 30.^ Nessuno pa6 aprire e mantenere in esercìzio un istitato di 
cara medico chirargica, o di assistenza ostetrica, o stabilimenti bal- 
neari, idroterapici o termici, se non coll*aatorizzazione del Medico pro- 
vinciale e io conformità delle prescrizioni dei medesimo, stabilite col 
parere dei Consiglio provinciale di sanità. 

Contro la deliberazione deiraatorità provinciale è ammesso il ricorso 
nei termini e nella forma prescritta da Regolamento alla Direzione 
generale di sanità, che decide sentito il parere del Consiglio superiore 
di sanità. 

I contravventori alla presente disposizione ed alle relative prescri- 
zioni delPantorità sanitaria sono paniti con ammenda estensibile a 
lire 500. 

TITOLO IH. 

Deirigiene del suolo e dell'abitato. 

Art 31.^ Nessuno può eseguire opere stabili sul suolo di sua o altrui 
proprietà che impediscano in qualche modo il naturale deflusso delle 
acque su di esso scorrenti, cosi da renderlo sul luogo od a distanza 
acquitrinoso o paludoso. 

La contravvenzione a questa disposizione sarà punita colPammenda 
fino a lire 500. 

Art. 32.° La coltivazione delle risaie sarà regolata da apposito rego- 
lamento che contempli le condizioni a richiedersi del suolo, la distanza 
dairabituto ed il modo della coltivazione stessa. 

Chiunque intenda impiantare nuove risaie dovrà chiederne licenza 
non più tardi del 31 agosto deiranno precedente a quello in cui vuole 
attivarle, e sulla sua domanda deciderà il Medico provinciale, sentito 
il Consiglio provinciale di sanità. 

In qualanque tempo si verifichi che una risaia, tuttoché legalmente 
istituita, rechi danno alla salute pubblica, il Medico provinciale, sen- 
tito il Consiglio provinciale di sanità, può decretarne proibita la col- 
tivazione. 

Gli interessati pò ranno appellare alla Direzione generale di sanità 
contro il divieto di attuazione o Tordine di cessazione dalla coltiva- 
zione di una risaia. 

Chiunque impianta una risaia senza la voluta autorizzazione, la col- 
tiva non conforme al disposto del regolamento, o la rinnova dopo il 
divieto delfautorità, incorre in una ammenda di lire 100 per ogni et- 
taro di terreno coltivato in contravvenzione, oltre la distruzione da 
farsi a sue spese della illegale coltura 

Art. 32.° La macerazione del lino, della canapa ed in genere delle 
piante tessili, neirinteresse della salute pubblica, non potrà essere 
eseguita che nei luoghi, nei tempi, alle distanze dalPabitato e con le 



320 VARIETÀ 

cautele, che verranno determinate da reg^olamenti lopaii approvati dal 
prefetto sopra proposta del medico provinciale, sentito il Consiglio 
provinciale di sanità. 

I contravventori saranno puniti con un^amtnenda di lire 50. 

Art. 34."^ Le manifatture e fabbriche che spandono esalazioni insa- 
lubri , o possono riuscire in altro modo pericolose alla salate degli 
abitanti, saranno indicate in un elenco diviso in due classi. 

La prima classe comprenderà quelle che dovranno essere isolate nella 
campagna e lontane dalle abitazioni. 

La seconda, quelle che esigono speciali cautele per la incolumità 
del vicinato. 

Questo elenco sarà compilato dalla Direzione generale, sentito il Con- 
siglio superiore di sanità e il Ministero d^agricoltura, industria e com- 
mercio, e servirà di norma per Tesecuzione della presente legge. 

Nei casi di contestazione per la classificazione delle industrie si farà 
appello al Consiglio superiore. 

Chiunque vorrà attivare una fabbrica o manifattura compresa nel- 
Telenco citato, dovrà quindici giorni prima darne avviso in iscritto 
al medico provinciale, sotto pena di un'ammenda di lire 100. 

Art. 35.® Le case di nuova costruzione od in parte rifatte non pos- 
sono essere abitate se non con autorizzazione del Sindaco, previa ispe- 
zione deirufdcio sanitario municipale o del Consigliere sanitario mu- 
nicipale o di altro perito medico a ciò deputati , che accerteranno se 
nella costruzione o riadattamento si siano eseguite le prescrizioni che 
saranno stabilite da apposito regolamento. 

In caso di rifinto deirautorizzazione Tinteressato può reclamare nelle 
forme e termini prescritti dal Regolamento stesso al Consiglio pro- 
vinciale di sanità, che decide sulla controversia. 

I proprietari che contravvengono alla disposizione del presente ar- 
ticolo sono puniti coli* ammenda fino a lire 500, oltre alla chiusura 
della casa con decreto motivato del Prefetto su proposta del medico 
provinciale. 

Art. 36.® Non sarà mai permessa Tapertura di case urbane o rurali 
o di opifici industriali aventi fogne per. le acque immonde o canali di 
scarico di acque industriali inquinate che immettano direttamente « 
senza previa conveniente depurazione, in laghi, corsi o canali di acqua, 
i quali debbano in qualche modo servire agli usi alimentari o dome- 
stici. 

I proprietari delle case attualmente abitate e degli opifizi in eserci- 
zio si uniformeranno alle disposizioni del presente articolo entro il ter- 
mine di un anno dalla promulgazione della presente legge. 

I contravventori sono puniti coirammenda di lire 500. 

Art 37.® Il Sindaco su rapporto del Consigliere sanitario comunale 
o del Medico provinciale può dichiarare inabitabile e fare chiudere 
una casa o parte della medesima riconosciuta malsana o non rispon- 



VARIETÀ 321 

dente alle prescrizioni del regolamento sanitario, salvo il ricorso al 
Consiglio sanitario proyinciale di sanità che deciderà in proposito. 

TITOLO IV. 

Dell' igiene delle bevande e degli alimenti. 

Art. dS.^ Chianque vende, ritiene per vendere o amministra come 
compenso a propri dipendenti materie destinate al cibo od alia be- 
vanda, che siano riconosciute guaste, infette, adulterate od in altro modo 
insalubri o nocive, a termini di apposito regolamento, ò punito colla 
ammenda di lire 10, estensibile a lire 100, e coirarresto da 16 giorni 
a 3 mesi , oltre la confisca delle materie. 

Nelle stesse ammende e pene incorrerà chi fabbrica o vende stovi- 
glie, recipienti, attrezzi destinati alla preparazione, conservazione e 
consumazione degli alimenti o bevande, i quali possano riescira nocivi 
alla salute nel loro impiego agli usi industriali, commerciali o dome- 
stici, e chi nello stagnarli, verniciarli o in qualsiasi altra operazione 
su di essi li renda tali. 

Art. 39.® L*6lenco dei colori nocivi che non possono essere impiegati 
nelle preparazioni delle sostanze alimentari e di bevanda e di quelli 
che non debbono pure usarsi per la colorazione delle stoffe, tappez- 
zerie, carte per involti di materie alimentari, giocattoli ed altri og- 
getti di uso personale o domestico sarà pubblicato dalla Direzione ge- 
nerale di sanità e dalla medesima riveduto e modificato ogni volta lo 
ritenga necessario. 

Chi impiega in qualche modo tali colori per la colorazione delle so- 
stanze od oggetti suspecificati o vende tali sostanze od oggetti cosi 
colorati, sarà punito colPammenda estensibile a lire 500, ed in caso di 
racidiva -alla chiusura delPopificio o del negozio. 

Art. 40.® Ogni comune deve essere fornito di acqua potabile ricono- 
sciuta pura e di buona qualità. 

Ove questa manchi, sia insalubre o sia insufficiente ai bisogni della 
popolazione, il comune ò tenuto a provvedersene, valendosi delle age- 
volezze a ciò concesse o da concedersi dallo Stato. 

Chiunque contamini o corrompa Tacqua delle fonti, pozzi, cisterne, 
canali, acquedotti, serbatoi di acque potabili, ò punito con ammenda 
da lire 50 a lire 500, e sarà ipoltre tenuto a pagare le spese necessa- 
rie a riparare i danni prodotti. 



:* -*- *■■ ^"'" 



322 VARIETÀ 

TITOLO V. 

Misure contro la diifusione delle malattie 
infettive dell'uomo e degli animali. 

Art. 41^* I medici comunali, aliorcbò si svilappano nel comune spe- 
ci ali malattie che vi durano lungamente o ricompaiono a periodi re- 
golari e sono limitate ad un determinata) territorio, ne daranno avviso 
al sindaco ed al consigliere sanitario locale, il quale manderà al me- 
dico provinciale una relazione in iscritto esponente i caratteri essen- 
ziali della malattia, indicando se sia prodotta o anche solo favorita 
da cause particolari ai luoghi stessi* 

Il Medico provinciale parteciperà tali notizie al Consiglio provinciale 
di sanità, e proporrà i provvedimenti d* urgenza che, approvati dal 
Consiglio stesso, saranno resi esecutivi dai prefetto* 

Art. 42.<> Manifestandosi in qualche comune una malattia infettiva, 
qualunque medico l'abbia osservata, ne deve dare immediatamente 
avviso al Sindaco, il quale, d'accordo col Consigliere sanitario darà 
subito le opportune disposizioni per impedirne la diffusione, riferen- 
done al Prefetto ed al Medico provinciale. 

I contravventori sono puniti con una multa estensibile a lire ICQ 

II Medico provinciale, si comporterà come alP articolo precedente, 
riferendone se si tratta di malattie a carattere epidemico al Direttore 
Generale della Sanità. 

Art. 43.^ Tutti i medici esercenti nel comune in cui si sia manife- 
stata una malattia infettiva a carattere epidemico hanno Tobbligo di 
mettersi al servizio del comune stesso, ed in tal caso ò loro applica- 
bile il disposto della legge 29 luglio 1868 a favore delle loro famiglie 

Lo stesso disposto della legge è applicabile al medici appositamente 
chiamati in un comune per if servizio durante un'epidemia. 

I contravventori al disposto del presente articolo sono punibili col- 
Tammenda e colla sospenspione dell'esercizio. 

Art. 44.® Ove la gravità del caso lo esiga, il medico provinciale, au- 
torizzato dal prefetto, potrà d'urgenza istituire commissioni locali, de- 
legare persone tecniche per esaminare i caratteri della malattia, spe- 
dire medici e medicinali e disporre tutti quei provvedimenti che sti- 
masse oppotuni per assicurare la cura degli attacchi ed evitare la 
diffusione della malattia stessa, informandone sollecitamente il Diret- 
tore generale della Sanità. 

Quando siavi la necessità assoluta ed urgente, in caso di malattie 
infettive epidemiche di occupare proprietà particolari per creare ospe- 
dali, lazzaretti, cimiteri, o per qualunque altro servizio sanitario, si 
procederà giusta le disposizioni contenute nel titolo II, capo lì della 
legge 25 giugno 1865, n. 2359. 

La proposta di occui)azione però dovrà essere fatta dalla Giunta 



VAUIETÀ 323 

municipale o dalla Deputazione provinciale, che assume P obbligo di 
indennizzare i proprietari, e dev^ essere acconapagnata dal voto della 
competente autorità sanitaria, che dichiari Tassoluta mancanza di quaU 
siasi altro locale opportuno comunale, provinciale o demaniale. 

Art. 45.® Il Direttore generale della Sanità- quando si sviluppi nel 
Regno una malattia infettiva potrà fare ordinanze speciali polla visita 
e disinfczione delle case, per Torganizzazione di servìzi e soccorsi me- 
dici e pelle precauzioni da addottarsi contro la diffusione della ma- 
lattia stessa. 

Queste ordinanze sono pubblicate nella Gazzetta ufficiale ed avranno 
vigore il giorno susseguente alia pubblicazione. 

Art. i6,^ Chiunque viola gli ordini pubblicati dairautorità competente 
per impedire V invasione o la diffusione di una malattia infettiva epi- 
demica ò punito con ammenda estensibile a lire 500 e coirarresto da 
uno a sei mesi. 

Art. 47.® La vaccinazione ò obbligatoria e sarà regolata da apposito 
regolamento approvato dal Ministero deir interho, sentito il parere del 
Consiglio superiore di sanità. 

Art. 48.® Il virus vaccinico si conserva presso il medico provinciale, 
per essere trasmesso gratuitamente ai sindaci ed ai medici liberi eser- 
centi, che ne faranno richiesta in qualunque tempo. 

Le speso occorrenti alla conservazione del vaccino saranno a carico 
della provincia, quelle della vaccinazione a carico dei comuni. 

Art. 49.® Nessuno pub aprire un istituto per la preparazione e ven- 
dita di virtis vaccino o per la preparazione e inoculazione di virus 
per la preservazione e cura della rabbia o di altra malalattia infet- 
tiva se non ne ha ottenuto il consenso del Ministro delP Interno. In 
ogni caso dovrà essere P istituto diretto ed esercito da medici e sog- 
getto alla vigilanza delPAutorità locale. 

Art. 50.® Le misure preventive contro la diffusione delle malattie 
celtiche sono ordinate da apposito regolamento emanato dal Ministero 
dell'interno, nel quale saranno stabilite le pene di ammenda e di ar- 
resto a cui andranno soggetti i contravventori. 

Art. 51.® Tutte le disposizioni degli articoli della presente legge che 
si riferiscono alle misure preventive contro le malattie infettive del- 
Pnomo sono applicabili a quelle degli animali domestici per quanto si 
riguardano le denunzie alPAutorità sanitaria per parte dei veterinarj 
comunali o esercenti in un Comune del Regno ed alle ammende e 
pene a chi omette tali denunzie o viola le ordinanze pubblicate dal- 
l'Autorità competente per impedire T invasione dall' estero e la diffu- 
sione neir interno delle «tesse malattie infettive. 

Apposito regolamento emanato dal Ministero dell'Interno regolerà 
la polizia veterinaria per quanto si riferisce all'igiene delle stalle e 
dei mercati ai trasporti degli animali e al loro interramento. 

Art. 52.® Le spese di qualsiasi natura, che occorrono pai seryizj sa- 




824 vauietì 

nitarj nolTàrabito dei territorj provinciali o comuDali , sono rispetti- 
vameote obbligatorie per le Provincie e per i Comun*. 

Tutte le altre spese che T Autorità governativa crederà di ordinare 
per la incolumità della salute pubblica del Regno, 6 in soccorso di 
Provincie e di Comuni afflitti da epidemie o da epizoozie, sono a ca- 
rico dello Stato. 

Art. 53.° In caso di contestazione circa la competenza passiva delle 
spese ritenute rispettivamente obbligatorie per la Provincia o per il 
Comune, il ministro decide, udito il parere della Direzione generale e 
del Consiglio superiore di sanità. 

TITOLO VI. 

Della polizia mortuaria. 

Art. 54.® Ogni Comuno deve avere almeno un cimitero a sistema di 
inumazione, impiantato secondo le norme stabilite dal regolamento 
di polizia mortuaria. Dove il terreno per condizioni geologiche od 
orografiche non si presti a questo modo di consumazione dei cada- 
veri, il Consìglio provinciale, sentita TAutorità sanitaria, provvederà 
ad altro modo di consumazione dei medesimi. 

Il ciuiitero è posto sotto la vigilanza deirAutorità sanitaria. 

I piccoli Comuni possono costruire dei cimiteri consorziali. 

Art 55.^ Dal momento della destinazione di un terreno a cimitero, 
è vietato di costruire abitazioni entro il raggio di 200 metri airintorno. 

II contravventore ò punito con ammenda estensibile a L. 200, e deve 
inoltre, a sue spese, demolire Tedificato. 

Art. 56.° È vietato seppellire un cadavere in luogo qualsiasi diverso 
dal cimitero, sotto pena al contravventore di un* ammenda di L. 50 
estensibile a L. 100, oltre le spese necessarie per la traslocazione del 
cadavere al cimitero. 

Art. 57.® Le cappelle private e gentilizie per sepoltura debbono es- 
sere nel recinto dei cimiteri. 

Nelle cappelle o tombe poste al di fuori dei cimiteri non possono 
collocarsilse non i resti dei cadaveri dissepelliti dopo il decennio. 

È fatta eccezione per gli illustri personaggi, ai quali sono decretate 
nazionali onoranze dal Parlamento , e per le cappelle private o gen- 
tilizie esistenti, non officiate, o collocate ad una distanza dal centri 
abitati quale ò stabilita pei cimiteri. 

Art. £8.* La cremazione dei cadaveri deve essere fatta in crematoi^ 
approvati dairAutorità sanitaria, e i Comuni dovranno sempre conce- 
dere gratuitamente Paria necessaria nei cimiteri per la loro costru- 
zione, e concorrere nella spesa della medesima. 

La cremazione delle salme e il trasporto delle ceneri sono esenti da 
ogni qualsiasi tassa. 



VARIETÀ. 325 

Le urne cinerarie contenenti i reeridni della completa ovemazione 
possono essere collocate nei cimitefi o in cappelle private e templi 
ayenti destinazione a perpetuità, e appartenenti ad enti morali rico* 
nosciuti dallo Stato, in modo da essere assicurate da ogni profa- 
nazione. 

TITOLO VII. 

Disposizioni generalL 

Art 59.<^ Ogni infrazione delle disposizioni, per cui non è stabilita 
nella presenta legge una pena speciale, quando T infrazione sia tale 
da recare nocumento alla pubblica salute, è punibile con ammenda 
non minore di L. 50. 

DISPOSIZIONI TRANSITORIE. 

Art 60.^ La presente legge, per quanto riguarda la libertà deireser- 
cizio della farmacia , andrà in vigore quattro anni dopo la sua pro- 
mulgazione. 

i farmacisti che sono provvisti di piazza potranno ripetere dalle 
Finanze dello Stato il rimborso della somma pagata per la piazza 
stessa. 

Il rimborso verrà loro fatto in rendita pubblica, con l'aumento di 
tre decimi, da liquidarsi in modo conforme a quanto fu stabilito per 
i droghieri con la legge 3 maggio 1857, n. 2185, 

Art. 61.^ Con decreti speciali sarà stabilita la pianta organica del 
personale sanitario contemplato dalla legge, e saranno determinati gli 
stipendj dei medici provinciali a carico della Provincia e le spese 
della Direzione generale di sanità e annessi laboratoij di ispezione 
igienica a carico dello Stato. 

Oli stipendi dei medici comunali sono a carico dei Comuni. 



Ritnsta, j^i 



326 ^ ; varietX 

' Oeiilifitl9deiitl«U. e medici ebrei nella 2."^ ntetlà del se- 
colo X¥ alla Corte .milanese (1). -^ Nel 1442 erano nominati 
come uculisti Magistro Isach zudio (ebreo) in Cremona (2); Mag,^ Hèlia, 
pjir ebreo, ai soldo del duca PUippo Maria Visconti in Milano, e Mctg!^ 
Venanzio da Camerino (3). 

Quanto gli ebrei coltivassero con profitto la medicina ò a tutti noto; 
e i molti documenti milanesi provano che ì duchi Sforza spesso si 
servirono delPopera di medici israeliti. Alcuni nomi già citammo in 
altro nostro lavoro (4), .e vale la pana di ricordarli ancora una volta, 
assieme ad altri nuovo-venut\ 

Fino dal 24 luglio 1440 troviamo preposti alla cura di Leone Sforza 
gli ebrei Gaspare e Samuele (5). Nel 1459 incontriamo Angelo d^ Rossi, 
da Cesena, medico ducale e creato famigliare ducale; nei 1459-60 a 
Qravedona, sul Lario, in aspettativa del permesso papale onde poter 
esercitare la medicina (6). Giacomo, ebreo, stava a Pizzighettone nel- 
Tottobre 1470 intento a medicarvi un famiglio delTambasciatore vene- 
ziano, e da Cremona lo si raccomanda al duca di Milano per la cura 
di suo jQglio, Alessandro, ammalato (7). Nel gennsgo 1473 curava il gio- 
vine Filiberto, figlio della duchessa Jolanda di Savoja, in Vercelli (8). 
Più tardi passava al servizio del re di Napoli (9). Altri medici ebrei 
sono citati nel carteggio sforzesco dal 1450 al 1500, e cioè: Guglielmo 
da Parma , oiedico ducale (10), e Salomone del qd.°^ Arovme, francese, 
occupato nel 1498 a raccogliere codici per la biblioteca sforzesca di 
Pavia (li). 



(i; Dobbiamo queste notizie airegregio ing.' Emilio Motta, che ce le favoriva 
sotto il modesto nome di Appunti d'archivio. 

(2) Ai 20 dicembre 1441 otteneva da Francesco Sforza, signore allora di Ci'e- 
moaa, alcuni capitoli per esenzioni e libera dimora la Cremona per 20 anni, 
con altri privilegi per gli Ebrei. — Nel documento è detto; « Mag. Isaac, con- 
dam Salomonis ebrei, arcium et medicine periti », e più innanzi « ciroyco » 
abitante in Cremona. lArch, di Stato^ Classe Medici^ ultima cartella]. 

(3) Lettera da Ferrara, 23 gennajo 1442, di Filippo Trombetta a Francesco 
Sforza. In: Potenze estere (Modena e Ferrara). Arch. di Stato in Milano. 

(4) Ebrei in Como ed in altre città del Ducato Milanese, nel « Periodica 
della Società storica di Como », fase. 17.® (1:585), p. 32. 

(5) Poterne Sovrane, 

(6) Ebrei in Como, loc. citato. 

(7) In lettera 5 ott. 1470 da Cremona, il Giacomo ebreo è detto « del mester 
suo pratico et experto comò medico sia in Lombardia » [ Cart. diplomaiicoì» 

(8) Vedi lettera 3 gennajo 1473 di Antonio da Appiano, oratore milanese 
alla corte di Savoja, al duca di Milano. [ Carteggio diplomatico 1. 

(9) Sua supplica senza data, onde fare ritirare da Parma i suoi libri ed un- 
guenti [ Medici : cartella F. H.}. 

(10) Ebrei in Como, p. 33. 

(11) Reg. ducale n.** 63, fol. 133 bis. — Menzionato nel nostro articolo: «Altri 
documenti per la libreria sforzesca in Pavia », nel Bibliofilo di Bologna, n.*^ 12, 
1886 a pag. 178. 



VARIETÀ 327' 

Ricordasi ancora — e come oculista — il medico Benedetto da Par^ 
ma (1), che da ebreo si mutò in cristiano e s^ammógliò con una donna 
che aveva curata dalla cateratta! 

I medici ebrei, come gli altri medici ducali, quali, tanto per citarne 
uno, Ambrogio Grifd da Rosate, erano eziandio astrologhi. Cosi nel 1498 
il re di Napoli creava cittadino napoletano uno maistro Danit ebreo, 
medico et astroìogho suo (2). 

Nel 1459 la duchessa Bianca Maria Sforza faceva richiedere al mar- 
chese di Ferrara e duca di Modena un oculista per curare Madona Lo* 
dovica da Landriano. Rispondeva TEstense ai 5 di marzo, che lo avrebbe 
mandato, appena guarito Nicolò de* Strozzi che aveva in cura (3). Ma 
il nome di quel medico non ci appare dalla sua lettera (4). 

Nel 1472, ai 16 giugno, rilasciavansi dal duca di Milano lettere di 
passo, valevoli un annO} al < prudenti viro Cònrado de hiàbarco teu- 
tonico, medico oculorum > (5), che viaggiava con due persone. 

Di Qian Pietro Camozzi di Porlezza , operatore di occhi e di ma- 
lattie della pietra, nel 1495 a Milano, stampasi ora un nostro docu- 
mento interessante e curioso nel Periodico della Società storica di Como. 

Fra i dentisti, due nomi soltanto abbiamo per vero da ricordare: 
quelli di e messer Antonello magistro da cavare denti > nel 1451, e di 
€ Magister Cesar Anthonii Qini » (6) nel 1443. 

II G^int veniva eletto ai 26 aprile 1443 in famigliare ed aulico di 



(1) Ebrei in Como, 1. e, p. 33. 

(2) Ibidem. — I nostri documenti sono inediti e quali tutti, quando non ne 
sia fatta debita avvertenza, sono tratti dall'Are bivio milanese. 

Pei medici ebrei celebri alle Corti di Mantova e di Firenze, veggasi la Revite 
des éti^es juives, 1886. 

(3) Potenze estere: Modena. 

(4) Sarebbe mai Pietro Spano , il cui « Volgarizzamento del trattato della 
cura degli occhi » tratto da un codice Laurenziano, venne edito nella Scelta 
di curiosità letterarie di Bologna (n.® 130; nel 1873 % 

(5) Registro ducale, n.® 117, fol. 22. 

— Non è il momento oppoi*tuno di ricordare i diversi medici tedeschi ca- 
lati in Italia nel quattrocento. Forse nuovo è il nome di Magister Johannes de 
VolgiSt « teutonico medicine professor nel 1454 » [Reg. ducale, n.® 95, fol. 34] -, 
nel 1488 figurava alla Corte milanese anche uno spagnuolo , certo « Maestro 
Ferdinando », esperto nel curare le malattie inguinali [Missive staccate 26 
gennajo 1488]» cioè ernie e simili. D'altra parte troviamo de'nostri medici, nel 1434 
un Matteo de Andreis, di Trezzo, alla Corte del duca Felerico d'Austria [ Reg^ 
Panigarola C, fol. 127] ed un Raffaele Baldirono, medico di Bianca, regina 
de' Romani, nel 1495 [Classe Medici'},, 

— Medico di re Mattia Corvino, d'Ungheria, e suo oratore al duca di Milano 
nel 1476 era Francesco Fontani [Missive n.® 125, fol. 234]. 

(6) Ricordato dal Chmel (I mss. della I. R. Biblioteca di Vienna, voi. Il, 13-14), 
tolto dal Codice ms. nJ^ 3121, a fol. 117. 



S28 varietX 

FratKtósoo Sforza, allora gonfaloniere e capitano generale di Santa 
Chiesa. B VAntanello yenivai pare, mandato dai Veneziani , nelle terre 
del dncato milanese, onde cercare di avvelenare nientemeno che il 
daea Francesco Sforza, la qnal cosa venata a di ini cognizione, fa fatto 
arrestare a Cremona (1). Né sappiamo altro della di lai fine (2). 

Né passiamo sotto silenzio il medico Speranza ManzoUif da Bologna 
« lo quale medica de diversi mali et in verità fa de belle care » ed 
esperto chirnrgo. Nel gennajo 1470 óra Intento a rimettere a fihovo il 
naso ad hn tale Antonio Terzo, soldato di Federico Gonzaga» iu Pelle- 
grino, sai Piacentino (3). 

Chiudiamo queste brevi informazioni col ricordo di nnAmedichesta, 
una tal Antonia, della quale lamentavasi presso il doca di Milano 
neiragosto 1470 Raffaele de* Capitani di Vimercate in nome pi'oprio 
e del collègio dei dottori di Milano supplicando le fosse vietato di 
medicare o smerciare medicamenti (4). Emilio Motta. 

Fondazione Dondera. — Il 27 maggio 1888 il Prof. M. F. C. 
Donders compiendo 70 anni dotrà , per effetto di legge , dimettersi 
dairufdcio di Professore e di Direttore del laboratorio di Fisiologia 
nell^Università di Utrecht. 

Una Commissione, che già conta 6? persone delle più distinte per 
autorità e per sapere nelle divel*se provinole deir Olanda, si ò propo- 
sta di creare in qneiroccasione unMstituzione scientifica che sarebbe 
intitolata Fondazione Donders , e dovrebbe perpetuare il nome del- 
Puomo illustre ed il ricordo delPopera sua continuata per quarant'anni 
in servizio della scienza e delPumanità. Gli statuti di tale fondazione 
verranno stabiliti d'accordo con lo stesso Prof. Donders, il quale sarà 
pregato di designarne lo scopo speciale. 

La Commissione ordinatrice ò persuasa che le Società scientifiche e 
tutti i cultori della medicina, ed in particolare quelli della biologia e 
deiroftalmologia si assoderanno ben volentieri nei tributare onore ad 
un uomo che tanto merita di essere onorato, e molto più nel modo 
che viene proposto il quale sarà altresì di vantaggio alla scienza. 



(1) Ne parla il Vaverio (Mss. Sforzeschi alla Braidease, voi. III). — Vedi dU 
tresl Missive n. 6, fol. 238, 256 t.' e 267. 

(2) Ai 21 ottobre 1451 si concedeva a Taddeo Bucchiarino di potere praticai in 
prigione Con V Antonello. Si rìlaSciassero i suoi famigli, pure imprigionati, e lui 
medesimo fosse trattato bene, rimanendo « in castello asieme cnm Michele de 
Bataglia per più suo aconcio », ma si badasse a non lasciarlo fuggire [Miss, n.* 6» 
fol. 267], 

(3j < E falli lo naso da novo che per questione li fu tagliato. » — V. Let- 
tera 8. data e firma, al duca di Milano e lett 31 gennajo ^1470 di Federico 
Gonzaga al Commissario di Piacenza, in Carteggio diplomatico. 

(4) Cari, diplomatico, cartella n. 323.— lì di Vimercate, noto melico ed 
astrologo del duca Sforza. 



VABIETÀ 329 

Congten^o per lo stadio della tiibeMolosI amana ed 
.animale. — Uà Congrego di medici e veterinarj con lo scopo dì 
stodiare dcientìficamente la taberoolosi nelPnomo 6 negli aDimali, si 
terrà a Parigi, dal 25 al 81 loglio 1888, nei locali della Facoltà Medica. 
La Commissione ordinatrice, presieduta dal prof. Chaveaa, ha per Vi- 
cepresidente il prof. Villemin, e per Segretario generale il dott L. H. Pe- 
tit, bibliotecario aggiunto della Facoltà di Medicina. 

Vi verranno trattate questioni già proposte dalia Commissione sud- 
detta, ed altre che i membri potranno aggiungere, ma sempre relative 
alPargomento della tubercolosi. Un giorno sarà destinato alle dimo- 
strazioni anatomiche nel laboratorio del prof. Cornila ed un altro ad 
esami e sezioni di animali tubercolosi nella Scuola d'Alfort. 

Tutti i medici e veterinaria francesi e stranieri, potranno, inscriven - 
dosi in debito tempo e pagando la quota di 10 franchi, divenire membri 
del Congresso e prender parte ad esso. Pagata tale quota, si avrà di- 
ritto al volume degli Atti del Congresso (1). Le adunanze saranno pub- 
bliche: i discorsi e le discussioni saranno fatti in lingua francese. 

Le questioni proposte dalla Commissione ordinatrice, sono queste ; 
L Pericoli ai quali espone Tuso della carne e del latte degli ani- 
mali tubercolosi. Mezzi di prevenirli. 

IL Delle razze umane , delle specie animali e dei mezzi organici 
considerati dal punto di vista della loro attitudine alla tubercolosi. 

UL Vie dMntroduzione e di propagazione del virus tubercoloso nei 
corpi. Provvedimenti profllattici. 

IV. Della diagnosi precoce della tubercolosi neiruomo e negli animali. 

La stessa Commissione raccomanda altresì di volgere Vatténzione a 
questi altri quesiti: 

1.^ Eredità della tubercolosi nelPuomo e nelle diverse specie >ni- 
maii. — 2.^ Contagio da uomo ad uomo, da animale ad animale, dal- 
l' animale air uomo e viceversa. — 3.^ Diversi modi di svolgimento 
della tubercolosi sperimentale secondo la quantità e qualità del virus 
inoculato. — 4.® Differenze delle affezioni tubercolose nelle diverse 
specie animali. — 5.^ Mezzi di distinguere le lesioni prodotte dal ba- 
cillo di Koch, dalle granulazioni ed infiammazioni prodotte da diversi 
microbi (zooglee, bacterj della pneumonite contagiosa del majale, 
aspergini, ecc.), da parassiti animali o da corpi estranei. — 6.^ Lesioni 
tubercolari complicate da altre lesioni microbiche. — 7.® Modo di for- 
mazione delle cellule giganti e dei noccioli tubercolari. — 8.^ Evolu- 
zione delle tubercolosi locali. — 9.** Mezzi distruttivi dei bacilli di 
Koch. — 10.° Mezzi locali e generali capaci di arrestare P estensione 
della tubercolosi sperimentale. — 11.° Valore della terapeutica chirur- 
gica nelle affezioni tubercolari. 

Al Segretario dott. Petit (Parigi, Rue Monge, n.o 11) vanno indiriz- 
zate tutte le comunicazioni relative al Congresso. 



(i) La quota va diretta al Tesoriere M. G. Masson ( Parigi , Boolevard SL 
Brmain N. 1201 



Germain N. 120). 




380 



VARlByi 



BlTiflito méteòrolo^lea del mese di settembre 1887 (1). 

— Nella prima pat*te della decade di settembre, ana notabile depres- 
sione barometrica si mantenne a N-W. e N. d^ Europa , oscillando fra 
Gran Bretagna e la Finlandia. LUtalia ne senti T influsso e si ebbero 
pioggie o pioggerelle fra PI e il 3, poi temporali con pioggie al nord 
e al centro in causa d*nna depressione secondaria sul bacino del Po. 
Nella seconda parte della prima decade si ebbe predominio del se- 
reno, meno 1*8 con poca pioggia in Piemonte. Sul finire della prima 
decade una lieve depressione sulla valle Padana, determinò pioggie e 
temporali al nord e al centro. La temperatura nella prima decade di 
settembre si mantenne sopra la normale di 1^ a 2^ da per tutto, anzi 
il massimo termico del mese occorse in questa decada, come ò mani- 
festo dalla tabella A, che qui segue, la quale indica le epoche ed i 
valori dei massimi e dei minimi termici, durante il mese. 

TABELLA A. 



IWflyiiiTìi 



Stazioni Gradi 

Porto Maurizio . . . 18,8 

Genova 13,8 

Massa-Carrara . . . 13,0 

Cuneo ....... 7,9 

Torino 10,3 

Alessandria • • • • 9,6 

Novara 10,0 

Pavia 7,3 

Milano 10,3 

Como 7,5 

Bergamo V,8 

Cremona 8,0 

Mantova 8,0 

Verona 9,6 

Vicenza . 7,5 

Belluno ...... 4,8 

Udine ? 

Treviso 7,2 

Padova 8,0 

Rovigo 8,0 

Piacenza ...... 6,1 



(1) Comunicata dalla Direzione del E. Osservatorio del Collegio Romano. 



*8e ai sete 
li 


emore I8ti7. 

Massimi 


Giorni 


Gradi 


Giorni 


30 


28,4 


4 


30 


273 


18 


22 


29,2 


1 


29 


26,4 


10 


28 


26,6 


3,4 


23 


28,3 


3 


27,28 


28,8 


3 


28 


29,2 


6 


28 


30,0 


1 


20 


25,8 


2 


30 


27,6 


1 


28 


29,3 


2 


28 


30,0 


3,4,6,7 


28 


31,7 


4 


28 


29,4 


4 


27 


29,0 


4 


? 


? 


? 


2B 


32,3 


4 


27 


29,0 


4 


28 


31,2 


4 


28 


28,9 


1 



-'^:jr, v^ 



varietì 



331 



Minimi 



Stazioni Gradi 

Parma ...... 7,0 

Reggio Emilia . • . . 7,4 

Modena 7,0 

Ferrara • ' 7,6 

Bologna 11,5 

Ravenna 3,4 

Forlì 8,0 

Pesaro 7,5 

Ancona ...... 12,6 

Camerino • . . . . 6,9 

Ascoli Piceno . • . . 8,8 

Perugia 8,8 

Lucca 10,2 

Pisa 0,5 

Livorno 10,0 

Firenze 8,4 

Arezzo 8,0 

Siena 7,9 

Roma . 10,2 

Teramo 9,9 

Aquila 4,7 

Agnone 9,9 

Foggia 11,8 

Bari 11,4 

Lecce 19,5 

Monte Cassino ... 9,3 

Napoli 12,0 

Benevento 4,9 

Avellino ...... 3,1 

Salerno 13,0 

Potenza 5,9 

Cosenza 8,4 

Reggio Calabria • . • 17,4 

Trapani 18,1 

Palermo 12,5 

Girgenti 15,0 

Galtanissetta • . • • 11,1 

Messina 17,3 

Catania 16,8 

Siracusa 18,1 

Sassari 13,0 



ai 


Massimi 


QlORNt 


Gradi 


Giorni 


28 


31,6 


1 


28 


33,2 


1 


28 


81,1 


4 


28 


32,2 


4 


28 


80,8 


1 


23 


13,9 


4 


28 


30,6 


1,7 


23 •' 


30,9 


5 


27 


30,0 


9 


23 


36,0 


9 


22 


36,0 


9 


23 


31,5 


8 


28 


30,5 


3 


23 


31,4 


9 


28 


29,7 


8 


23 


32,2 


3 


28 


33,8 


8 


8 


32,1 


8 


23 


33,7 


9 


23 


34,0 


9 


23 


31,4 


8 


28 


31,7 


9 


24 


35,8 


9 


2é 


31,1 


30 


5 


33,1 


10 


22 


33,5 


9 


23 


32,8 


8 


23 


37,5 


8 


23 


32,1 


8 


24 


31,0 


4 


22 


30,0 


9 


23 


33,8 


10 


23 


29,3 


2 


25 


' 31,9 


1^ 


25 


35,8 


2 


23 


32,4 


6 


23 • ' 


32,0 


10 


24 


31,8 


4 


24 


32,0 


10 


26 


83,5 


5 


28 


33,2 


7 



3S2 

Nella seconda àaet 
Baropa, si ebbero n 
d'Italia per 11 saooes: 
metà della seconda 
portata a S-E. d' Km 
tina a si hanno pÌog( 
finirà della seconda i 
e perb livellasi It ba 
qua e ìk pioggia e te 
oÌFca nn grado snpei 

Diamo qui la tabel 
mese di settembre lE 



Acqua cadu'a nel me. 

Stazioni 
Porto Manri 
Genova . 
Massa Carra 
Cnnao . 
Torino . 
Alessandria 
Novara 
Pavia . 
Milano . 
Como . 
Bergamo . 
Brescia 
Cromona . 
Mantova 
Verona 
Vicenza 
Belluno 
Udine . 
Treviso 
Venozla 
Padova 
Rovigo . 



Parma . 
Roggio Emi] 
Modena . 



varibtX 383 

Stazioni * Settembre 1887 Settembre 1886 

Ferrara 35,1 28,5 

Bologna 29,2 27,7 

Ravenna 20,8 ? 

Forlì 29,9 lé,8 

Pesaro 69,1 28,1 

Urbino ? ? 

Ancona 74,0 75,5 

Camerino 121,1 103,8 

Ascoli Piceno ...... 96,0 30,0 

Perugia 76,1 ? 

Lucca 76,6 41,5 

Pisa 63,0 3,1 

Livorno 46,6 28,5 

Firenze 43,3 24,9 

Arezzo 123,1 52,6 

Siena 131,5 19,3 

Roma 1865 36,7 

Teramo 55,8 65,7 

Chieti ? 23,1 

Aquila 65,0 43,2 

Agnone 67,8 21,6 

Foggia 47,3 3,5 

Bari 17,8 5,5 

Lecce 43,9 13,8 

Caserta ,. . ? 53,6 

Monte Cassino 70,8 21,1 

Napoli 55,3 23,7 

Benevento 75,5 21,0 

Avellino 90,9 41,9 

Salerno 75,0 15,6 

Potenza 76,7 42,3 

Cosenza 29,5 34,7 

Reggio Calabria 50;9 16,1 

Trapani 71,6 6,5 

Palermo 22,6 122,1 

Girgenti ? 73,6 

Caltanissetta 13,9 38,4 

Messina 68,6 21,0 

Catania 27,5 19,3 

Siracusa 22,6 82,1 

Sassari 123,5 17,0 



834 VARIETÀ. 

Al principio della terza decade persiste Palta pressione salie isole 
Britanniche (772) ed è alquanto bassa la pressione sul Mediterraneo ; 
di qui le pioggìe ed i temporali che si verificarono sul medio e basso 
Adriatico, mentre al nord*oyest dUtalia era sereno. 

Sotto Fazione anticiclonica del nord T insieme del tempo si mantiene 
buono in Italia fino al 26 con barometro air incirca livellato. 

Peggiora il tempo il 27, polchò il livellamento tende a convertirsi 
in depressione; al mattino del 27 ò generalmente coperto, e piovoso. 

Una depressione gagliarda raggiunge le coste d* Europa nord-ovest 
e modifica il gradiente in tutta Europa, piove copiosamente nelle Marche 
il 27 e moderatamente in molte stazioni. 

Al mattino del 28 il cielo ò dappertutto coperto; più tardi si hanno 
pioggie forti o fortissime al nord e al centro. 

Soltanto al mattino del 30 la depressione del nord si ò spostata sul 
Baltico (750), alza alquanto in Italia il barometro; il cielo ò sereno 
soltanto al sud, il vento ò fortissimo di sua sul canale di Otranto. 

La temperatura media della terza decade di settèmbre è general- 
mente sotto normale. 

Fatta eccezione del Lazio e di poche altre regioni italiane, il set- 
tembre nei primi 20 giorni ebbe grande scarsezza d^acqua, d^onde Tal- 
Parme generale che prima della terza decade di settembre ebbero gli 
agricoltori dovunque. 



Il Direttore e Gerente resjponsabile 
Prof. \. Corradi. 



335 

INDICE DELLE MATERIE 

RIVISTA DI PiTOLOGIi B CLINIGi MEDICA 

(Gontin. e fine, vedi fase. prec. pag. 224). 

8. Fraenkel A. — Sulle proprietà patogene del bacillo del tifo — 261. 

9. Unverricht — Sulla epilessia sperimentale — 253. 

10. Rossbach — Sulla importanza fisiologica dei leucociti e corpuscoli 
salivari — 265. 

11. Lo stesso — Sulla chiluria — 266. 

12. Lo stesso — Di una seggiola respiratoria per gli enfisematici e gli 
asmatici — 267. 

13. Litten — Sul rapporto che può intere dere fra affezioni gastriche 
e cambiamenti di posizione del rene destro — 268. 

14. Vogel e Hagenbach — Sulla patologia e terapia della tosse con- 
vulsiva — 271. 

15. Finkler — Osservazioni intorno al tifo — 277. 

16. Fleischer — Contribuzione alla patologia sperimentale dei reni — 
278. 

17. Kùhne — Sulla presenza della forma spirocetica del comma-ba- 
ciUo di Koch nel tessìito dell' intestino cholerico , e svZC impiego 
della fluoresceina nei preparati microscopici — 279. 

18. Frenkel — La respirazione permanente di aria fresca — 283. 

19. V. Merlng — Sul diabete mellito — 283. 

20. Cahn — Intorno agli acidi dello stomaco carcinomatoso — 287. 

21. Franz — Lavoro muscolare o riposo per i malati di cuore ? — 289. 

22. Scbaltze — Sulla diagnosi della meningite acuta — 293. 

23. Mùller — SulV assorbimento alimentare in condizioni patologiche 

— 293. 



RIVISTA D' ANATOMIA 

del Prof. EDMONDO COEN dell' Università di Camerino 

Branne — Sul meccanismo della mano deirtu)mo — 295. 
Benda — Contributo aUo studio della sper.natogenesi e della strut- 
tura dei testicoli nei vertebrati — 296. 
Stoehr — Sulle glandule mucipare — 297. 
Rueckert — SulVorigine dell* endotelio del cuore — 298. 
Karg — Sul pigmento cutaneo e sidla nutrizione dell'epidermide — 299 ^ 
Hasse — Sulle asimmetrie della faccia — 30O. 



. ■«■. 



336 



RIVISTA DI PEDIATRIA 

del Dottor GIOVANNI 0AZZANI6A 

1. Sevestre — Sopra una forma di bronco'polmonite infettiva di ari' 
gine inUstiruOe — 301. 

2. Lyall — Un caso di reumaUsmo articolare seguito da necrosi acuta 
della tibia — 302. 

3. Byers — Lezione clinica sulTitterizia dei bambini « 302. 

4. Secretaa — Fiiradizzazione della cistifellea neU* itterizia catarrale 

— 303. 

5. Haydaa — Rara anomalia del cuore — 803. 

6. West — Un caso di emiplegia destra con afasia in un bambino 

— 803. 

7. Misracb — La chinina nella cura deUa ipertosse ^ 303. 

8. Zinnìs — Lo ioduro di potassio nella bronco^pohnonite dei bambini 

— 304. 

9. Janell Easiùont — Un caso di ascesso del fegato in un bambino di 
3 anni e mezzo — 304. 

10. Comby — Saggio sulla bronchite cronica dei bambini — 304^ 
il. Catraras — Studio sopra un caso di paràlisi spasmodica infan* 
tile — 305. 

12. Girard — Contribuzione àUo studio delio spasmo della glottide nei 
bambini — 3J6. 

13. Porteoas Liadsay — Sclerema — 300. 

14. Huber — L'enfisema nei bambini — 308. 

15. Zianis — OontribtUo alla cura delle coliche nei neonati-^ 307. 

16. Zantiotis — Qli ascessi flemmonosi sottocutanei nella sifilide in- 
fantile ereditaria — 308. 

17. De Pezzer — Vuretromia intema nei bainòini « 308. 

18. Simon — Lei vomiti nei bambini — 809. 

VABIBTl. 

Progetto di legge sulla tutela delVigiene e sanità pubblica — 811* 
Oculisti, dentisti e medici ebrei nella 2.^ metà del secolo XV alla 

Corte milanese — 326. 
Fondazione Donder^ — 328. 

Congresso per lo studio deUa tubercolosi umana ed animale — 889. 
Rivista meteorologica del mese di settembre 1887 — 880, 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 

Nono Congresso internazionale di Medicina e Chirurgia 

in Washington Q 

( Settembre 1887 ) 



I. Sezione d'Anatomia. 

Presidente dott. Guglielmo H. Pancoast di Filadelfia. 

I. Matthews J. M.^ di Louisville. — Anatomia del retto in relazione agli 
atti riflessi. 

Dopo aver notato ì rapporti anatomici della regione^ faceva osservare 
come generalmente non si attribuiva importanza agli atti riflessi, e 
ricordava la difficoltà di rendere intieramente anestetico il retto e 
gli organi circonvicini. Considerava in seguito gli effetti della costipa- 
zione, la quale può prodarre molteplici fenomeni nervosi, che in un caso 
da lui osservato, si spinsero fino a simulare P atassia locomotrice. In- 
sisteva sull'importanza di diligente esame del retto in certi casi di 
costipazione . 

Il dott. Schaefer soggiungeva aver veduto casi di intollerabili dolori 
del perineo subitamente alleviati rimovendo la costipazione. — Il dot- 
tor Wile riferiva un caso di demenza prodotto dalle emorroidi e gua- 
rito poiché i tumori emorroidali furono estirpati. — Il dott. Strong di 
Chicago non poteva guarire pertinace biennorragia che dopo aver ope- 
rato il malato delle emorroidi di cui quegli soffriva. — Il dott. Mat- 
thews consigliava di valersi del bistouri dovendo operare sul retto, fa- 
cendo notare i pericoli delle ìnjezioni d'acido fenico. 

Il dott. Pancoast, Presidente, mostrava il catetere rettale di cui si 
serve, il quale è fatto in guisa da poter seguire le curve del retto. 

II, Ranney Ambrogio L., di Nuova York. — V'ha un rapporto fra le ano- 
malie dell' apparecchio della vista e la cosi detta tendenza neuropatica? 

Conchiudeva non esservi una ben determinata patologia nei disor- 
dini nervosi funzionali: che l'eredità vi entra quale importante fattore 
e che le manifestazioni della predisposizione neuropatica variano in 
ogni caso individuale. 



(1) Ci serviamo della relazione datane dal Medicai Record , ommettendo Te- 
numerazione delle memorie lette o presentate delle quali è indicato soltanto 
il titolo e il nome dell'Autore. 

Rivista 22 



■«' 



338 RASSEGNA ME DICO -CHIRURGICA 

III. Dunning L. K,, di Soath Bend. — Dell* anatomia ed importanza 
chirargica del tessuto cellalo-adiposo peri-renale e della capsala 
renale. 

Dopo aver toccato deir afflcio protettore che quel tessuto adempie ri- 
spetto al rene cui sta attorno, faceva osservare che la capsala agisce 
come una barriera che impedisce a qualsiasi infiammazione di esten- 
dersi al rene. De vosi tener conto di questa particolare disposizione 
nelle operazioni chirurgiche, quali la nefrorrafia, la nefrolitotomia e la 
nefrotomia. 

IV. Fancoast. — Osservazioni varie d* anatomia. 

Ricordava i progressi fatti dall'anatomia del cervello: esponeva la 
propria opinione circa la localizzazione delle lesioni cerebrali riguardo 
ai rapporti dei muscoli con le vicine articolazioni. Cosi pure circa la 
poca vitalità della cartilagine articolare ed air uso dell* estensione e 
controestensione nelle artriti. Crede non sianvi che 4 ossa nel meta- 
carpo, che le aponeurosi profonde agiscano non solamente come mezzo 
di protezione, ma anche come legamento. Parlava quindi della frattura 
della tuberosità bicipitale, e soggiungeva che la voce anastomosi non 
deve applicarsi che al sistema vascolare, ecc. 

V. Sirong Alberto. — Sezioni del bacino dell'uomo. 

Mostrava per mezzo di essi i rapporti del peritoneo verso il retto, 
la vescica e la linea mediana della parete addominale, specialmente 
in relazione alla cistotomia soprapubica. 

VI. Shaefer F. C, di Chicago. — Considerazioni anatomiche in conse- 
guenza della perdita di tutto il capillizio, d' un' orecchia e della mag- 
gior parte delle palpebre. 

Ottenne la guarigione mediante innesti cutanei. 

VII. Boenning JS, C, di Filadelfia. — Distruzione dei residui dei ca- 
daveri provenienti dagli anfiteatri anatomici. 

I metodi ordinarj costano molto e sono incomodi: nò l'uno nò l'altro 
difetto si ha con il fornello di Gregory che l'Autore commendava. 
VIK. Boenning H, C. — Anomalia anatomica. 
Mancanza dell'arco dell'aorta trovata nel cadavere di una negra. 

IX. Stem Massimiliano J. — Anomalia anatomica. 

L'anomalia riguarda l'arteria tiroidea media; ma non di più è detto. 

X. Sudduth W. X, di Filadelfia. — Dello sviluppo delle ossa, 

I corpuscoli bianchi del sangue costituiscono la base del grappo in- 
,tero del tessuto connettivo: l' osteoblasta non calcifica. 

Lo sviluppo delle ossa si divide in : 1.^ interstiziale, 2.^ intermembra- 
naceo ; 3.° sottoperiosteo ; 4.^ intercartilagineo. 

XI. Lee Bergamino, di Filadelfia. — Deformità della colonna vertebrale. 
Deformità congenita prodotta da morale impressione materna sai 

feto. 



RASSEGNA MEDICO* CHIRURGICA 339 

IL — Sezione di Chirurgia. 

Presidente G. J. Briggs, di Nashville. 

I. Briggs. O. J. — La Ghirargia scientìfica. 

La chirurgia scientifica fa passi da gigante: l'Oratore confrontaya il 
passato quando la chirurgia temeva d'aprire la cavità peritoneale con 
il presente, in cui, grazie all'antisepsi, quella opera arditamente e con 
buona fortuna. 

n. Parkes C. /., di Chicago. — Contribuzione allo studio delle ferite 
fatte da arma da fuoco. 

Prima del 1885 non ha potuto trovare che cinque casi ne' quali venne 
cercata la ferita dell'intestino con lo scopo di rimediarvi con opera- 
zione metodica. D'allora in poi si hanno 36 osservazioni con 9 guari- 
gioni: l'esperienza darà le indicazioni esatte che giustificano Popera- 
zione. Bisogna tener conto del volume e della forma della palla, la 
distanza che ha percorso il projetteìe e la specie dell'arma. Quando 
siavi una ferita d'ingresso e una d'uscita si può approssimativamente 
giudicare quali sono gli organi feriti: ma come determinare quale sia 
la porzione delle anse intestinali offesa? Leso il diaframma, non v'ha 
più speranza. L'Autore notava quindi i sintomi che danno modo di 
fare la diagnosi di perforazione intestinale. Quando siavi un tumore 
circoscritto della parete addominale, generalmente ò consegnenza d'una 
emorragia intraparietale e la cavità addominale non ò aperta. Vomito 
protratto ò sintomo più grave dello choc e della temperatura. L'esame 
anatomico ha più volte mostrato come una semplicissima operazione 
avrebbe salvata la vita del paziente. La nefrotomia deve farsi quando 
il rene ò ferito, e la splenotomia quando altrettanto sia della milza. 
L^ Autore raccomandava P incisione esploratrice mediana e la sutura 
continua con filo di seta. 

IH. Senn N, — Contribuzione alla chirurgia sperimentale delP in- 
testino. 
L'Autore preferisce la sutura alla resezione delle anse intestinali, 
1.® Ostruzione intestinale artificiale. — L'enterectomia parziale e 
la sutura longitudinale della ferita costituiscono una fonte di pericolo 
quando riducono alla metà il calibro deir intestino e quando, sono se • 
^uite da gangrena prodotta dalla distruzione dei mezzi che provvedono 
alla nutrizione arteriosa. -- 2^ La flessione può anche derivare dalPen- 
lectomia parziale e dalla suturate longitudinale, non che da diversi 
processi infiammatorj. — 3.^ Il volvolo ò pure una causa di ostru- 
zione. — 4.^ L' invaginazione di rado si riduce spontaneamente. 

Deve procedersi guardinghi nell'injettare grandi quantità d'acqua nel 
colon e nel retto per evitare le lacerazioni peritoneali che produce la 
distensione eccessiva di questi organi. 
f , L^enterectomia, quando P intestino sia reciso per tre a cinque piedi, 



840 RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 

è mortale nel cane, a cagione del traumatismo, ovvero, dei successivi 
disordini della digestione. Se parte dMntestino sia resa impotente, cioè 
noD più io grado di compiere le proprie fanzioni, nonne conseguono per 
ciò fenomeni si gravi come dopo la resezione: tale parte diventa atro- 
fica e non vi si accumulano più materie fecali. 

Uenterorrafia circolare, — È una modificazione della sutura di Jo- 
bert, e la parte invaginata viene circondata con un anello sottile e fles- 
sibile, e il catgut ò preferibile alle suture di Gzerny e di Lambert. ,Iq 
oltre bisogna innestare 1* epiploon su la linea di sutura: il pericolo 
della perforazione ò diminuito con questo processo. Fa d*'uopo assica- 
rare la continuità della superficie peritoneale colà dove il mesenterio è 
staccato unendo il peritoneo prima di riunire T intestino. 

Anastomosi intestinale, — Operazione con la quale si otterrebbe usa 
comunicazione fra T intestino posto sopra ali* ostruzione è la parte che 
vi sta sotto: va preferita all' enterotomia e alia resezione nel casi io 
cui sia impossibile fare scomparire la causa deirostruzione, o quando 
le modificazioni patologiche che la producono non mettono in pericolo 
la vita del paziente. 

Lei gastro'enterotomia e \dk j^uno-ileostomia debbono farsi per ap- 
prossimazione mediante laminette ossee prive di calce e traforate. 
Quando T ostruzione abbia sede nel cieco o nel colon, si può sostituirà 
a quest'ultima operazione IMmboccamento dellMleo nel colon o nel retto. 
Ciò va bene specialmente nelle invaginazioni ìleoeecali irredncibili, 
quando non vi ha gangrena, nò perforazione; altrimenti la parte inva- 
ginata va recisa. 

Quando le due estremità delP intestino non sono del medesimo lume, 
la continuità va ristabilita mediante laminette accostanti perforate. Nel 
caso di ferite multiple da arma da fuoco poste lateralmente ali' inte- 
stino o sulla sua convessità, le laminette sono preferibili alla sutura. 
Esperimenti d* adesione, — La riunione definitiva d'una ferita inte- 
stinale non è completa che dopo si ò formata una rete di vasi nuovi | 
su le superfici sierose che si sono accostate: essa può succedere nel 
corso di 6 a 12 ore. 

La scarificazione del peritoneo sui punti che vanno accostati concorra 
a formare aderenze curative. Gl'innesti epiploici, larghi due pol- 
lici e assai lunghi per circondare l'intestino, gli si fanno aderenti 
in 12 18 ore. Questo tempo dell'operazione mai dovrebbe essere ne- 
gletto nella resezione circolare o nella sutura delle grandi ferite in* 
testinali. 

Il dott. Senn presentava altresì delle preparazioni, le quali dimo- 
stravano r utilità dell'operazione fatta sui cani. 

IV. Homan Giovanni di Boston. — 384 Laparatomie per malattie 
diverse. 

Suole adoperare apparecchi fognatori che fa pulire ogni 4 ore, ma, 
non crede che puliscano la cavità addominale, quantunque Keith d 



RASSEGIJA MEDliCO CHIRURGICA 341 

Edimburgo affermi d^avere cavato fuori con questa espediente 8 litri di 
liquido. Egli ha avuto un caso. di tetano consecutivo alla laparotomia, 
e finito con la morte al terzo giorno, ed un caso di calcolo vescicale 
prodotto da peli caduti nella vescica. Il numero massimo in fila delle 
guarigioni ò stato di 38. Considera 1& cisti suppurate dalPovaja per ra- 
rissime, non avendone veduto che una. 

Si serve del processo extra-peritoneale e dello schiacciatore. Se apre 
la vescica durante Toperazioue vi lascia entro una siringa pieghevole. 
Ha avuto 5 casi di fibroma con emorragie: uno guariva, uno miglio- 
rava ed un altro senza vantaggio. Ha estirpato una volta Tutero, ma 
con esito infelice. Ha operato un ascesso dell' ovaja che guariva; cosi 
pure in un caso di peiitonite tubercolare. Cinque casi d^ano contro- 
natura, tre guarigioni. La castrazione per malattie nervose non gli ha 
dato buoni risultati. Due casi di mixo-iipoma, una morte. Ha fatto la 
laparatomia una volta per un ascesso peritifiitico: il malato guariva. 

Y. Éewson Addinell di Filadelfia. — Laparatomia senza sutura. 

Riunisce i margini delia ferita semplicemente per mezzo d'una gaza 
speciale, che chiama gaza di Donna Maria, 

VL Mattews di Louisville. -r Indicazioni della colotomia. 

Nel caso d'epitelioma del retto, quando la lesione ò distante 3 pollici 
deirano la colotomia non deve farsi: se v'ha un restringimento troppo 
alto per poterci giungere col dito, se è di natura sifilitica, ecc. non si 
deve operare. 

Il prof. Dawson e il doti. Quimby dissero essere del medesimo pa- 
rere dell'Autore; ma il dott Samuel Benton di Londra, non vedeva 
perchè la colotomia fosse controindicata nel cancro del retto : allevia 
per lo meno il dolore. 

Queste comunicazioni porsero occasione ad una discussione sulla chi' 
ì'urgia addominale. 

Secondo il dott. W. N. Hingston di Montreal ò indicato di operare 
quando il tragitto del projettile sia incerto. Ei mera viglia vasi che il 
dott. Homan avesse avuto il 10 per 100 di ernie ventrali : probabil- 
mente il suddetto dott Homan non ha ottenuto che un miglioramento 
io 5 operazioni per disturbi nervosi. 

Il dott. J. B. Murphy di Chicago osservava che talvolta devesi fare 
l'incisione all'esterno della linea mediana per raggiungere l'intestino. 

Il dott. S. C. Gordon di Portland narrava aver o^^li veduto 3 ernie 
ventrali sopra 8 casi di ernie, e di aver operato 33 volte a cagione 
d'isterismo: 25 delie sue operazioni, guari vano, e l'avrebbero attestato 
presentandosi in quello stesso giorno davanti alla Sezione di Chirur- 
gia, Cotesto risultato non corrisponde per altro a quello di molti altri 
operatori. 

Il dott. Cowden raccontava di essere guarito da un invaginamento 
senz'operazione. 

VII. Mac Lean Donald di Detroit. — Tre casi di malattia chirurgica 
del rene. 



342 RASSEGNA MEDICO CHIRURQIGA 

1.^ Giovane di 21 anni, nella quale era sta fatta diagnosi di tamore 
orarico: era invece ana cisti del rene. Laparatomia: gaarigione. — 
2.® Donna di 40 anni. Immensa cisti del rene: laparatomia; gaarigione. — 
3.^Fancinllo: morte. 

Il dott W. H. HIngston di Montreal narrava di aver egli pure fatto 
la laparatomia in 8 casi analoghit dae degli operati morirono per 
choc; guariva senza complicazioni Paltro nel quale venne fatta IMnci- 
sione lombare. 

Vili. Longmore Tommaso, di Netley. ^ Difficoltà di fornire al sol- 
dato in guerra una medicatura temporanea. 

La medicatura antisettica ò ormai adottata presso tutti gii eserciti 
europei. — A tale modo di medicatura si mostrano favorevoli a voce 
i dott. Stero, Read, Brockway Bontecou, Smith, J. K. Porter Neudorfer» 
e per iscritto il prof. Esmarch. 

IX. Watson B. A, di Jersey City. — Cura immediata delle ferite da 
arma da fuoco. 

Ricordava i doveri del chirurgo militare sul campo di battaglia : po- 
scia discuteva le condizioni che deve avere un posto di soccorso bea 
provveduto, i mezzi emostatici più adatti, la nettezza delle ferite, la 
medicatura antisettica, ecc. 

Il dott. CuUen in proposito faceva osservare quanto sia difficile os- 
servare le regole deirantisepsi sul campo di battaglia: raccomandava 
di trasportare il meno possibile i feriti; per lui il sangue che dà la fe- 
rita ò il miglior antisettico. 

Invece il dott. Guglielmo Varian di Titusville commendava la cura 
antisettica, ciò che pure faceva il dott. D. L. von Farkasdi Bada-Pesth 
presentando altresì un apparecchio fognatore speciale ed uno specalom 
per l'esame delle ferite da arma da fuoco. 

Il dott. Edmondo Owens di Londra faceva osservare che il volume 
del tumore influisce nella scelta dellMncisione. 

Il dott. Hardy di Indianopolis citava un caso mortale con un taglio 
mediano. 

Il dott. Lange di New-York» dichiarava di preferire Tincisione lom- 
bare, disposto a tagliare perfino il tumore quando il soverchio suo vo- 
lume ne impedisse Testrazione. 

Il dott. Mac Lean conchiudeva col dire che bisogna prescegliere il ta- 
glio lombare ogni volta che sia possibile. 
X. Richardson di Boston. — La gastrotomia per corpi estranei in gola. 
Presentava un malato di 37 anni, al quale aveva fatto la gastrotomia 
per estrarre un pezzo di dentiera scesa neiresofago 4 centim. sopra il 
cardias. Quando il malato entrò neirospitale non fu possibile scoprire 
il punto deirostruzione: fu congedato non avendo dolori e inghiottendo 
senza difflcoltà. 

Ma 11 mesi dopo ritornava molto sofferente e oltremodo dima^^rito. 
L^Autore fece la gastrotomia con un taglio abbastanza grande per in- 



RASSEGNA MEDICO- CHIRURGICA 343 

tfodurvi la mano ed estrarre il corpo estraneo. Non ostante che vi fosse 
un piccolo ascesso, T operato gaariva in brere. Se avesse potuto de- 
terminare la sede deirostruzione, il dott. Richardson era persuaso che 
avrebbe potuto estrarre quel pezzo di dentiera, con le pinzette. Sog- 
giungeva d*aver fatto 60 volte consimili operazioni. 

XI. Dennis L — Amputazione neir articolazione coxo-femorale per 
sarcoma. 

I chirurghi dovrebbero dar conto deiresito di casi consimili, perchò su 
28 osservazioni ei non ne ha trovato che 2 i cui soggetti siano tuttora 
vivi. Riferiva i punti principali della storia del suo operato^ giovane 
di 17 anni. Il tumore lungo 10 pollici, aveva la circonferenza di 27. 
L^operazione riesci facile ed il malato guariva senz^accidenti. 

Le considerazioni che seguono rendono 1* osservazione interessante: 
1.® Non vi erano antecedenti; 2.® non vi ebbe causa eccitante; 3.^ ra- 
pido sviluppo; 4.<* niun tumore secondario; 5.® convalescenza rapida; 
6.^ emorragia secondaria non piccola; 7.* pronostico poco favorevole; 
8.^ confermata la diagnosi per mezzo deiresame microscopico; 9.^ ascesso 
circoscritto nel corpo delPosso ; 10.^ nessuna frattura spontanea del fe- 
more; 11.^ cellule miste voluminose del sarcoma; 12.^ estirpazione di 
tutto il tumore mediante amputazione dell* articolazione coxo-femorale, 
anzichà del terzo superiore della coscia. 

I dott. Mac Lean, Wecks e Manley approvavano il processo seguito 
dairoperatore. 11 dott. Reyher dichiarava di essersi trovato conten- 
tissimo adoperando il metodo Lister, e il D.' N. Smith di preferire Pope- 
razione del Brodie e la compressione digitale, per ottenere Temostasia. 

XII. Qarmordy di Nuova York. — Cura chirurgica della pazzia d'ori- 
gine traumatica mediante la trapanazione. 

Una giovane venne trapanata dieci anni prima a cagione di frattura 
del cranio che comprimeva: ne seguirono sintomi di pazzia e V Autore 
ripeto la trapanazione. Guarigione perfetta. 

Sìr Giacomo Grant faceva notare che gli stupidi meglio che le persone 
intelligenti tollerano una frattura del cranio: T educazione sviluppa 
la sensibilità del cervello. 

II dott. Garmony citava l'osservazione d*un ragazzo che dopo una 
frattura del cranio venne preso da accessi epilettici: ei lo trapanava 
due volte, e dalla ferita usciva molto liquido cerebro-spinale. D' allora 
in poi il malato sta meglio. 

Xlir. Manley di Nuova York. — Ferita d'arma da fuoco deirintestino 
crasso. Laparatomia. Guarigione. 

L^operazione venne fatta due volte. È più pericolosa nelPuomo a mo- 
tivo del tipo addominale del respiro. Ad evitare la consecutiva ernia 
ventrale, rincisione dev'essere il più che ò possibile piccola. La fognatura 
delle cavità non ò necessaria. 

XIV. Newmann Roberto di Nuova York. — Il catetere galvano- 
cauterio. 



^ 



344 RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 

È specialmentd utile neiripertrofia della prostata. Si deve adoperarlo 
con intervallo di 3 a 6 giorni, il cauterio non essendo affatto rovente 
non avviene si produca emorragia, nò septicemia. 

XV. Camochan di Nuova York. "— Caso di saldatura ossea del collo del 
femore neirinterno della capsula. 

Succedeva ciò in una vecchia di 70 anni assistita con molta cara. 

XVI. Lemoyne F. di Pittsburg. — Apparecchio speciale per la cura 
delle fratture del femore. 

Ecco come procede. — Fatta la debita incisione, escide l'estremità di 
uno dei frammenti in forma di cono, e vi adatta l'altro: perfora le 
due estremità alla distanza di un pollice e mezzo della sede della frat* 
tura. Una verga d'acciajo ò posta in guisa che due prolungamenti che 
ne partono ad angolo retto si fissino nei due fori. La ferita è riaperta 
dopo 9 settimane e Tapparecchio ò tolto. 

Il dott. Manley faceva osservare che la sutura ossea dà ottimi risal- 
tati e che si possono benissimo lasciare in posto i fili di ferro. 

XVII. Assàky Giorgio di Bucharest. — Il jodolo in chirurgia. 
Conclusioni. — 1.^ Il jodolo produce l'unione per prima intenzione: 

per ciò non occorrono altri ajuti. Agisce benissimo nelle piaghe aperte 
suppuranti, neirulcero hunteriano; Dell'ulcero molle varia il risaltato 
e cosi pure nel bubbone. — 2.® L'organismo sostiene benissimo dosi 
quotidiane di 40 centim. a 2 gram. di jodolo anche dato per molto 
tempo. — 3.^ Questa cura dà ottimi effetti nelle malattie scrofolose e 
nella sifilide terziaria. — 4.° Migliora la nutrizione, aumenta le forze 
ed il peso. 5.^ È antipiretico. 

XVin. Milton J. Roberto. — Metodo nuovo per le operazioni sulle ossa 
con Tosteotomo elettrico. 

L'ingegnoso apparecchio lascia scorrere per entro il manico cavo i 
fili elettrici, i quali fanno girare una sega circolare, che può essere 
cambiata secondo la grandezza che vuole l'operatore. Un meccanismo spe- 
ciale permette alla mano che tiene IMstrumento di chiudere rapida- 
mente e facilmente la corrente. 

XIX. Post Giorgio E, — Il calcolo vescicale in Sìria. 

Vi ò frequentissimo. Vi hanno chirurghi ambulanti che non fanno 
altro che estrarre pietre dalla vescica. L'Autore descriveva il loro modo 
di operare, soggiungendo che ne ottengono ottimi risultati. L'Autore ha 
fatto 250 cistotomie, delle quali 160 in fanciulli minori di 10 anni. 

Il dott. J. A. S. Grant soggiungeva che 1 calcoli sono pure frequen- 
tissimi in Egitto. 

XX. Senn N. di Milwankee. — Costrizione elastica del collo, esclusa 
la trachea, come mezzo emostatico nelle operazioni sulla testa. 

Ha sperimentato sui cani i quali tollerano la costrizione per due o 
tre ore. 

XXL Camochan di Nuova York. — Doppia lussazione dell' articola- 
zione coxo-femorale. 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA S45 

Rimaneva il dubbio se fosse una vera lussazione od un vizio di con- 
formazione. Il dott. R. T. Morris credeva si trattasse d' nn arresto di 
sviluppo; il dott. Post faceva notare che vi hanno non pochi caldi d*o- 
rigine distintamente rachitica. 

XXII. LinJL d^Indianopoli. — L'alcool come anestetico. 

Ei l'amministra a questo modo: 2 oncie di viskey ogni 5 minuti 
fino a ch^ il malato n'abbia preso mezzo litro t quindi alcune inspi- 
razioni di cloroformio. 

• XXllL IHchson Oitiseppe N. di Pittsburg. — Considerazioni anatomiche 
intorno T amputazione e la disarticolazione della caviglia con un me- 
todo nuovo (1). 

L'incisione ò più anteriore di quella di Syme. L'operazione ha dei 
vantaggi perchè dà un lungo lembo plantare; divide obliquamente i 
malleoli e preserva la borsa sierosa fra il tendine d'Achille e la testa 
del calcagno. I malati guariscono in media dopo 21 giorni. 

XXIV. Milton Qiosia Roberto, — Considerazioni anatomiche mecca- 
niche fondamentali che regolano la cura delle deformità, delle malattie 
e delle debolezze della colonna vertebrale. 

Consiglia di applicare il corsetto di filo di ferro che poggia sopra le 
sporgenze ossee. 

III. — Sezione di chirurgia dentaria e d'odontologia. 

Presidente dott. Jonathan Taft di Cincinnati. 

I. Carr William, di Nuova York. — Cura delle fratture dei mascel- 
lari mediante un nuovo apparecchio interdentario. 

Nelle fratture del mascellare inferiore i malati di solito non chie- 
dono soccorso chirurgico che quando la gonfiezza comincia ad essere 
molesta, cioè parecchi, giorni dopo il fatto. Il dott. Carr prende l'im- 
pressione dei denti con della cera, e fabbrica un apparecchio di gomma 
elastica vulcanizzato , che copre tutti i denti della mascella inferiore 
e quelli della superiore che susseguono ai canini. Accomoda quindi 
l'apparecchio alla mascella sana, e ripone in luogo il mascellare rotto* 
L'apparecchio dev'essere portato dà 3 a 4 settimane. 

IL Brasseur E. — Dell'aria nella terapeutica dei denti. 

Insisteva sui vantaggi di sostituire al bicloruro e bijoduro di mer- 
curio, all'acido fenico cristallizzato l'aria calda che distrugge meglio 
i microbi della bocca e dei denti cariati. 

III. Cravens Juyiììas E,, di Indianopolis. -— Cura dei denti senza polpa. 

Non ammette che il dente senza polpa sia necessariamente un dente 



(i) Di questa e della successiva comunicazione la relazione, che abbiamo 
preso per guida, fa cenno nella Sezione d'Anatomia; noi le abbiamo traspor- 
tate in questa di Chirurgia perchè ci sembra sia la sede loro naturale. 



346 RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 

morto: invece di curare il dente con escarotici , paiisce per bene il 
canale polpare e rottura ermeticamente con foglia d^argento. 

I dottori Thomas Fillebrown di Portland e A.W. Harlan di Chicago, 
dichiararono di essere di tutt* altro avviso; anzi il dott. W. C. Barrett 
di Buffalo, meravigliavasi come oggi si potessero sostenere assurdità 
simili a quelle esposte dal dott. Cravens. 

IV. Qoddard M. C. L. — Dolore nell* articolazione tempore- mascel- 
lare, prodotto dall'irregolarità dei denti. 

Uomo di 30 anni, che quasi non poteva masticare; disgiunti i denti, 
guariva. 

V. Chisholm Q. S,, di Tuscaloosa. — Influenza dei cambiamenti di 
stagione sull'organismo umano. 

Quando il nervo d'un dente sia scoperto e la pressione barometrica 
s'abbassi , esso tende ad essere attratto , d'onde poi sorgono fenomeni 
infiammatorj. 

VI. Andrieu, di Parigi. — Sul molare del 6.° anno. 

Consigliava d'estrarlo tosto che i denti permanenti siansi sviluppati. 
Ma gli altri membri della sezione s'opponevano a tale pratica. 

IV. — Sezione di chirurgia e di medicina militare 

e navale. 

Presidente dott. Enrico H. Smith di Filadelfia. 

I. Smith E. — Della chirurgia militare negli Stati Uniti. 

Non v'ha paese dove il soldato abbia occasione di salire ne' gradi 
quanto gli Stati Uniti, e dove il corpo medico militare abbia fatto 
maggiori progressi. I chirurghi americani hanno reso servigj grandis- 
simi nelle guerre europee. IL pregio frrandissimo della storia medico- 
chirurgica nella guerra di separazioni- ò da tutti attestato. 

JI. Taylor Morse K., chirurgo nell'e.^orcito degli Stati Uniti di San- 
t'Antonio. — « Della necessità d'un esame più minuto delle acque dei 
posti militari, dove siavi una quantità anormale di malattie e dell'e- 
same delle condizioni igieniche circonvicine. » 

Faceva osservare che i posti provveduti d'acqua pura in quantità 
sufficiente, trovansi in ottime condizioni sanitarie. 

Nella discussione che ne seguiva, il dott. W. H. Lloyd, ispettore ge- 
nerale della marina inglese, ricordava che sempre si fa l'analisi dei- 
l'acqua di cui debbono servirsi i marinaj. 

II dott. Giuseppe R. Smith notava come sia difficile di decidere se 
un'acqua è buona o no, essendo impossibile di servirsi del microscopio 
in campagna. — Il dott. Marston passava in rassegna certe epidemie 
osservate fra i soldati, che provenivano da acqua impura. 

III. Smith Giuseppe, dell'esercito degli Stati Uniti. — Del miglior 
vitto pel soldato. 

Le proporzioni medie di carbonio e d'azoto debbono essere di 830 
grammi per la prima sostanza, e di 200 per la seconda. 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURQICA ' 347 

IV. Collins Qiacomo, di Filadelfia. — Della costruzione degli ospitali 
in gaerra. 

Si ferma particolarmente sall'ospìtale deiresercito del Potomac, a 
City Point nella Virginiai nel 1864-65; il quale era composto esclusiva- 
mente di tende, e nel qual« vennero curati 71,203 nomini, 

V. Reybum Roberto, di Washington. — Le ferite prodotte da palle 
esplodenti sono tali da esigere leggi internazionali che vietino l'uso 
di simili projettili? 

Le palle esplodenti producono ferite lacere susseguite da estesa sup* 
purazione, e però dovrebbero essere proibite. 

Il dott. Carlo G. Woorhees della Nuova Brunswick, leggeva una memo- 
ria sul medesimo argomento e conchiudeva come il dott. Reyburn ; ma 
il dottor Marston, addetto al Ministero della guerra inglese, faceva 
notare che nessuna nazione civile ha, dopo la guerra di Crimea, ado- 
perato cotale fatta di projettili. 

VL Marston A. Jeffrey. — Btà delPacclimamento del soldato rispetto 
al servizio militare. 

L'età migliore per far il soldato ò da 27 a 30 anni. L'Autore discu- 
teva quindi delP influenza del clima sulle milizie, specialmente nel- 
l'India; le malattie più comuni sono la febbre tifoide, i^epatite ed i 
disturbi cardiaci. 

VII. Anderson Qiovanni. — Dell'insolazione nelle Indie. 

Dopo aver detto delle diverse specie d'insolazione, l'Autore faceva 
osservare che il soldato deve vestirsi leggiero e mangiar poco. Biasi- 
mava grandemente l'uso dell'alcool: la miglior bevanda ò il thò freddo 
con il succo di limone. Come medicamento lodava le injezioni sotto- 
cutanee di bromidrato di chinina (15-20 cent.). 

Il dott Marston confermava Tutiiità di cotesta cura; vero ò che le 
ò stata fatta colpa di produrre il tetano, ma ciò non sarebbe avve- 
nuto se la soluzione fosse stata fatta pura e con strumenti puliti. 

VIII. Hyde Federico, — Cura delle ferite penetranti delle articola- 
zioni. 

Innanzi tutto si provveda air emorragia e si pulisca accuratamente 
la ferita, da allargare se occorre. Per mantenere immobile il membro 
vale l'apparecchio gessato. 

IX. James Enrico^ di Waterbury. — Delle ferite addominali da arma 
da fuoco penetranti e non mortali, curate senza laparotomia. 

Ha riunito 27 osservazioni con 18 casi di complicazioni da parte dei 
visceri e degli organi del bacino e dell'addome. Non ha mai fatto la- 
parotomia se non per estirpare frammenti d'ossa» projettili od altri 
corpi estranei. 
J..Morton Tommaso (7., di Filadelfia. Le ferite penetranti dell'addome^ 
Ciò che innanzi tutto ò da considerare ò lo stato generale del ma- 
lato ; l'esito dell'operazione ne dipende più che mai. Bisogna essere 
certi che vi ha una perforazione dell'intestino o di altro organo ad- 



^^^ 



34B RASSEGNA medic(w:hirgrgica 



dominale; «e il cbinirgo oe sia persuaso, non deve esitare ad operare, 
percbò il pericolo d*an* emorragia o di stravaso di materie fecali nel 
peritoneo ò sempre presente. La cavità va largamente aperta e lavata 
con una solazione calda di sublimato nella proporzione di 10 mille- 
simi. L* operazione sai campo di battaglia avai difficile potrebbe farsi, 
nondimeno non sarebbe impossibile. li dott Merton ò partigiano della 
laparotomia nella perforazione della febbre tifoide. 

Il Presidente, dott. Smith, condivide il parere del dott Merton, il 
quale ha avuto ottimi risultati nella cura delle ferite addominali. 

XL Moore, di Richmond. — Cura delle ferite penetranti deiraddome 
da arma da fuoco. 

Presenta delle cifre tratte dalle statistiche degli eserciti francesi ed 
inglesi. Nessun chirurgo ha avuto Tesperienza necessaria in questuo- 
perazione relativamente nuova per sciogliere la questione. La diagnosi 
di perforazione ò per so stessa difficile. L'incisione sia, per quanto è 
possibile, piccola. 

Xn. Variati, Guglielmo , di Titusville. — Etiologia e cura della gan- 
grena d'ospitale in tempo di guerra. 

Passate in rassegna le condizioni che agevolano lo sviluppo, e di- 
scussa la possibilità di un agen'e settico speciale, Toratore conchiu- 
deva che il male ò locale, e poneva un contagio antorgeneratioo, me- 
diante il quale s'estende. La cura medica è inutile; bisogna distrug- 
gere interamente i tessuti malati mediante il coltello e gli acidi. 

XIIL Buvinger Carlo G., di Pittsburgh. — Etiologia e cura della dis- 
senteria e della diarrea castrense. 

Ignota n'ò T origine, non essen Iesi scoperto verun microrganismo 
che la produca. Nella cura adopera sopratutto la seguente ricetta: 
Acido nitroso a 43^ 4 gr.; laudano di Sydenham 8 gr.; acqua distil- 
lata 180 gr.; sciroppo semplice 250 gr. (da prendersene una cucchiajata 
ogni 3 ore), ovvero quest'altra: Polvere d'acacia 50 gr.; olio di tre- 
mentina 60 gr. da mescere in 100 gr. d*acqua e 400 di sciroppo sem- 
plice (un cucclnajno da caffo ogni 3 ore). 

XIV. Brown Chas W., d'Elmira. — Etiologia e cura del tetano. 

Il tetano ò malattia specifica contagiosa ed infettiva, prodotta, se- 
condo Rosenbach, da un microbio. L'Oratore citava le osservazioni 
fatte sopra animali. Il tetano viene spesso confuso con la meningite 
cerebro-spinale. La ferita dev'essere medicata col metodo antisettico; 
il malato deve essere isolato; la chinina è stata adoprata a dosi enormi 
(17 grammi) con buon effetto. 

Il dott. J. Me. Gaston d'Atlanta, non credeva che l'origine bacillare 
del tetano sia abbastanza dimostrata; il microbio speciale che si dice 
essersi trovato nel cors> della malattia, può esserne l'effetto anzi che 
la causa. Il fatto che il tetano si distende dove già esiste, non prova 
che non possa essere prodotto da condizioni atmosferiche. Ciò può 
essere di fatto ogni volta che il tetano provenga dallo sviluppo d'una 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 34Q 

ptomaina. Come cura, l'Oratore consigliava il cloroformio; il cloralio, 
il bromuro ad alte dosi. Su 18 casi curati in tal modo, 10 guarirono» 

XV. Brocway Boutecon R,, di Troy. — Quale specie di ferite da arma 
da fuoco esigono la resezione o l*escisione nelle guerre moderne? 

Enumerati distesamente i vantaggi delle escisioni dopo che divenne 
popolare il metodo antisettico , TOratore citava osservazioni di ferite 
da arma da fuoco del cranio, della clavicola, dell' omoplata e della 
spalla. Le resezioni negli arti inferiori non hanno buoni risultati sotto 
il punto di vista dell'accoricamento del membro. Neppure bisogna di- 
menticare i buoni frutti che si ottengono senza verun atto operatorio» 
con le medicature antisettiche. 

XVI. Jones Enrico, di Waterbury. — Le fratture da arma da fuoco 
del femore. 

Data una particolareggiata statistica dei feriti curati secondo diversi 
metodi e la mortalità comparativa, l'Oratore conchiudeva: 1.^ Le fe- 
rite antero-posteriori non guarirono meglio delle trasverse; 2.^ le frat- 
ture prodotte da projettili lanciati con la massima velocità erano più 
pericolose delle altre prodotte da una palla di corso più lento; 3.^ la 
mortalità era maggiore ne' prigionieri; 4.^ le fratture da arma da fuoco 
si consolidano talora più presto delle fratture semplici; 5.^ successe 
un sol caso di pseudartrosi in 263 casi, ne' quali vennero adoprati ap- 
parecchi; 6.^ emorragie secondarie non si manifestarono che 9 volte; 
7.** un sol caso di tetano; 8.° il cattivo tempo e un'imperfetta venti- 
lazione produssero lacangrena d^ospitale nel 1883; 9.^ l'accorciamento 
in generale era maggiore d'un pollice; 10.^ la formazione del callo era 
spesso irregolare ed eccessiva; 11.* la maggior parte dei feriti furono 
curati sotto tenda. 

XVIL Elisila H. Gregory^ di Saint Louis. — L'amputazione per trau- 
matismo di parti viventi non ò mai necessaria. 

Per corroborare la sua tesi , l'Oratore passava in rassegna i nume- 
rosi processi moderni che rendono sì spesso possibile la conservazione 
delle parti offese. 

XVin. Griswold E, — Quali sono sul campo di battaglia le indica* 
zioni per amputare a cagione di ferite da arma da fuoco? 

Enumerate le condizioni che giustificano l'intervento, raccomanda 
l'osservanza di rigorosa antisepsi. 

V. — Sezione di Giizuatologia medica e di Demografia. 

Presidente il dott. Alberto L. Gihon della Marina degli Stati Uniti. 

I. Oihon L, — Importanza della Climatologia e della Demografìa come 
partì annesso della medicina. 

Ricordava i servìgi che può rendere lo studio serio della climatologia, 
che è un ajuto potente alla medicatura preventiva. Mercè di essa le 



850 RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 

esalazioni delle paludi di Savannah e delPOlanda, la Maremma to- 
scana e la Campagna romana non sono più pestifere. Le statistiche 
della Tita debbono essere tenute con la maggior cura sotto la direzione 
governativa. 

Conformemente a questa conclusione la Sezione nella successiva adu- 
nanza deliberava di far opera perchò in ogni paese siavi un ufficio di 
Statistica vitale organizzato in modo uniforme. 

II. Deninson Chas di Denver. — Il miglior clima pei tisici. 

Negli Stati Uniti cotesto clima si trova ad un* altitudine di 1500 piedi, 
nel nord, in inverno, e a 10000 piedi, nel sud, in estate. Quando i ma- 
lati abbiano una certa età, siano di temperamento nervoso, soffrano di. 
lesioni valvolari del cuore, d'enfisema, di pneumatorace, di pneumonite, 
d'emottisi, o di notabile febbre, le stazioni alte sono controindicate. 
In ogni caso ò loro necessario un clima sereno, asciutto, freddo e con 
temperatura costante. 

III. Moore Oio, Guglielmo di Dublino. — Prevalenza delia pnenmo* 
nite secondo le stagioni. 

A suo avviso la pneumonite ò una vera febbre, per le seguenti ra- 
gioni: 1.^ Spesso si presenta in forma epidemica; — 2.^ ò infettiva; — 
3.<^ in molti casi ha origine tifica; — 4.^ il suo stadio d'invasione so- 
miglia a quello delle altre febbri specifiche; — 5.'* la comparsa di fe- 
nomeni generali prima che i segni locali siano valutabili; — 6.^ la re- 
pentina defervescenza; — 7.° le eruzioni sulla pelle di erpete, di mac- 
chie, ecc.; — 8.^ le complicazioni che conseguono, come la nefrite, ecc.; 
— 9.° la scoperta d'un bacillo probabilmente patogeno. 

IV. Baher B, Enrico di Lansing. — Relazioni fra certe condizioni 
meteorologiche e le malattie acute del polmone. 

Ricordava che l'aria fredda è pur secca: non può essa contenere che 
3 centig. di vapore acqueo a O^Fahr. (30® cent.). Or bene l'aria esalata 
alla temperatura di 98 Fahr. (20® cent.) contiene più che un grammo 
di vapore acqueo, che ha sottratto dagli organi respiratorj. 

Si produce così una secchezza anormale, che può essere susseguita 
da irritazione e suppurazione. Sembra a lui che molte volte stia in 
ciò la causa della corizza, della bronchite e della pneumonite. Egli ha 
pubblicato delle statistiche, le quali tendono a mostrare che anche le 
malattie contagiose, quali la scarlattina, la difterite e il vajuolo, ob- 
bediscono alle medesime leggi che le malattie degli organi respiratorj. 

V. Tiicker Wise A. di Bngadina. — Il clima delle alpi Svizzere; la 
cura delle malattie polmonari all'altezza di 6000 piedi. 

L'inverno nelle alpi ha di speciale l'aria asciutta» senza microbi e 
sostanze irritanti; il sole vi splende continuamente; la pressione A 
bassa e l'atmosfera ò sopraccarica d'ozono. Da queste condizioni ne se- 
gue: — 1.® Il malato respira dell'aria asettica, che non contiene nò 
polvere, nò materie irritanti, nò microbi ; — 2.® lo stato di secchezza 
9 la bassa pressione atmosferica aumentano l'ossidazione del sangue e 



RASSEGNA MEDICO-CHI RURQIOA 351 

dei tessuti; — 3.^ Tesagerazione dei movimenti respiratorii rende più 
attiva la circolazione polmonare; — 4.^ ne consegne maggior attività 
nel sistema linfatico dei polmoni, un miglioramento nella nutrizione 
e nella secrezione glandolare, uno stimolo nel sistema nervoso. 

Le stazioni invernali principali si trovano a Moloja, Wicsen, Davose 
Saint-Moritz. L' Oratore riferiva 23 osservazioni che dimostravano un 
notabile miglioramento. 

VI. Munson Coan Tito di Nuova York. — Le acque minerali ame- 
ricane. 

Le divideva in acque degli Stati deirAtlantico, del sud centrale, del 
nord centrale e del Pacifico. Sono relativamente rare neirest. Diversis- 
sima n*é la composizione e però diverse assai ne sono le proprietà cu- 
rative. L^ Oratore ne faceva rapida rassegna. 

VI. — Sezione di Dermatologia e Sifilografia. 

Presidente R. S. Robinson di Nuova York. 

L Robinson S. R. — DellMnsegnamento della dermatologia negli Stati 
Uniti. 

Ne lamentava Tinsufficienza; negli Stati Uniti non avvi veramente 
veruna scuola delle malattie della pelle; e però assai poco ò il lavoro 
originale che su tale parte della medicina vi si produce. 

II. Welech Qttglielmo. — La vaccinazione nello stadio dUncubazione 
del vajuolo. 

Anche fatta in tale stadio la vaccinazione riesce benissimo!*, il vaccino 
non comincia ad agire che quando Pareola s^ò formata intorno alle ve- 
scichette. Non approva il vaccino animale. 

Il dott. Bogers Parcker avvertiva che nelle grandi città d^Inghilterra 
s^adopra il vaccino animale. 

IIL Shoemacher J. V. di Filadelfia. — Della nutrizione per la via del 
retto nelle malattie della pelle. 

Nelle malattie della pelle intorno alla bocca, o prodotte da disturbi 
del tubo digerente tale metodo rende grandissimi servigi. Spesso ò pure 
indicato di valersi di quella via per introdurre medicamenti: per es. pre- 
parazioni mercuriali nelle sifilidi, olio di ricino e glicerina nell'orti- 
caria, arsenico ed antimonio nella psoriasi, ecc. 

I dott. H. G. Unna di Amburgo e Klotz consentono con T Autore. 

IV. Klotz H. di Nuova York. — Dell'ulcerd risultante dalla cangrena 
spontanea della pelle nella sifilide tardiva. 

Spesso ò effetto di artrite, ed allora differisce assolutamente della 
gomma sifilitica suppurata. 

V. Rohè G. ff.i di Baltimora. <— Dello sviluppo anormale dei peli. 
Ha particolare importanza quando avvenga sulla faccia; per buona 

sorte avvi un rimedio infallibile: Telettrolisi. È cosa notabile che nei 
soggetti pelosi lo sviluppo dei denti spesso non ò normale; general- 



352 RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 

mente qaelli hanno pochi denti. Darwin avera già notato Io stesso 
fatto nei cani anormalmente pelosi. L'eredità ha molta parte in tale 
anomalia. 

Il dott. Unna d^Ambnrgo raccomandava di fare possibilmente Tesarne 
istologico della pelle. Nian dubbio che la malattia sia ereditaria; ma 
dal pnnto di vista scientifico la spiegazione ò insufficiente. 

Il dott. Thin di Londra crede che la malattia sia conseguenza di un 
imperfetto sviluppo fisiologico. 

VI. Knaggs Valentino ^ di Londra. — Metodo nuovo per la cura lo- 
cale delie malattie della pelle. 

Propone di sostituire le emulsioni agli unguenti: se ne serve da due 
anni negli eczemi e negli altri essudati non specifici con ottimi risal- 
tati. L'unziono con Polio rende buoni servigi, ma non aderisce alla 
pelle; si può rimediare a questMnconveniente aggiungendo alle so- 
stanze oleose delle resine, delle gomme per ottenere emulsioni di grasso 
e d'acqua. Egli adopera la seguente formola: 

Paraffina molle 30 grammi — Polvere di gom. arab. 1 gr. — Acido 
borico 1 gr. — Acqua 60 gr. 

Vi si può aggiungere bismuto, zinco, zolfo o qualsiasi altro medi- 
camento. 

Il dott. Unna conviene nelT utilità di cotesto modo .di cura, ma non 
ammette sia nuovo, poiché Tadopera da molto tempo. 

VII. Reynolds E. /., di Chicago. — Metodo nuovo per la cura delle 
malattie della pelle, prodotta da parassiti vegetali. 

Nel favo, nella sicosi e nella tigna del capillizio ò necessario che il 
parasiticida penetri sino in fondo al follicolo pilare. A tal fine, dopo 
aver applicato il medicamento, pone il polo positivo d'una batteria 
su la parte malata e il polo negativo in altre parti dei corpo : per 
legge fisica ben nota la soluzione medicinale penetra i tessuti. la 3 os- 
servazioni, che cita, egli adoperava una soluzione (1 p. 100) di biclo- 
ruro, nella quale immergeva direttamente Telettrodo positivo per ap- 
plicarlo quindi sulla parte malata. 

Al dott. Thin pareva troppo forte e pericolosa quella soluzione: può 
essa produrre una calvizie anche permanente. 

Vili. Ravogli A., di Cincinnati. — Del lupus eritematoso. 

Cominciava col ricordare quanto ne sia difilcile la cura. Kaposi con- 
sidera il lupus come un neoplasma, e i Hebra una seborrea congestiva. 
L^Oratore presentava delle preparazioni che mostrano unMpertrofia delle 
cellule epiteliali e delle papille nello stroma del cerio, un'infiltrazione 
dei tessuti per effetto di cellule infiammatorie , che pure si veggono 
fra le fibre di tessuto connettivo che circondano i follicoli pilari , un 
aumento degli elementi del tessuto connettivo, una gonfiezza delle 
fibre elastiche, del liquido fra le fibre nel tessuto connettivo e del 
sangue nei vasi. Il processo è dunque infiammatorio. — Succede una 
vera atrofia della pelle, prodotta da una pressione che oblitera le 



RASSEGNA MEDICO CHlRUtiaiCA 353 

glandolo che sono le prime rese ipertrofiche; avvi danqae ipertrofia 
degli elementi istologici, susseguita da atrofia, la cui origine proviene 
dairobliterazione dei vasi. La causa prima sta in un^ irritazione ner- 
vosa, che produce iperemia e perturba fattività biologica delle cellule. 
Le cellule epidermiche sono enormi e contengono un certo numero di 
corpi rotondi (probabilmente microorganismi) che formano colonie. Se 
ne trovano nello strato papillare, specialmente dove vi ò stato trasu- 
damento, siccome nelle fibre e nei vasi capillari. L* esame col metodo 
di Friediànder e 'nferma quest^opinione. L* Oratore non ha potuto fare 
esperimenti di coltura, ma crede che la malattia sia di natura infet- 
tiva. LMrritazione prodotta dai bacterj produce fenomeni infiamma- 
torj, ipertrofia e seborrea. 

La medicatura interna è inutile: l'applicazione deirempiastro mer- 
curiale ò la miglior cura. I caustici o la raschiatura non preservano 
dalla recidiva. L^Oratore ha avuto 18 guarigioni defiuitive mediante 
rictiolo. Comincia con un unguento (10 p. 100), la cui base ò Tunguento 
diachilico di Hóbra: poscia ne diminuisce la forza al 3 p. 100. Al dottor 
Knaggs, che chiedeva se iMctiolo agisca in simili casi come antiset- 
tico, il dott. Ra vegli rispondeva affermativamente. 

Il dott. Unna d'Amburgo trovava importante, quantunque in qualche 
punto manchevole, la parte della memoria che tratta dei microbi, l 
microbi dovrebbero trovarsi nelle glandolo sudoripare; crede che vi 
siano nel lupo eritematoso, quantunque la loro presenza non sia stata 
ancora bene dimostrata. 

Il dott. Thinn, di Londra, osservava che quo* corpi rotondi contenuti 
nelle preparazioni possono essere e non essere microbi. Bisognerebbe 
instituire esperienze di cultura. Egli ha osservato parecchi casi cu- 
riosi, che ha designato col nome di malattia della cresta di gallo e 
che non sono che una forma di lupus entematoso con sollevamento 
deir epidermide. Crede alla sua di natura infettiva. 

Il dott Zeisler, di Chicago, ammette ei pure la teoria del microor- 
ganismo, ma alla fin fine non ò che una teoria. Il lupus eritematoso 
delle mucose ò oltremodo raro. 

Il Presidente incoraggiava il dott Ravogli a continuare nelle sue 
ricerche. 

IX. Chmann DumesnUy di Saint Louis. — Lupus eritematoso delle 
mani. 

La malattia è rarissima. L^Oratore ha messo insieme 45 osservazioni : 
in 12 la malattia cominciò dalla faccia e s* estese quindi alle mani, 
sulla faccia dorsale, senz^offendere per altro le unghie. Non potò tro- 
vare microbi. 

X. Zeiiler Giuseppe, di Chicago. — Contribuzione allo studio dell* im- 
petigine erpeti forme. 

Differisce da Dnhring e considera tale malattia come un'entità pa- 
tologica speciale ) che si distingue per TandamentOy per manifestarsi 
nella donna incinta » per Tesito fatale » eco. 

RMtia, 23 






354 RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 

VI. Unna P. O., d^Amburgo. — DeìVeczema seborrìióicum. 

La distinzione fra reczema acato ed il cronico non ò scientificamente 
molto esatto; p. es., vi sono tre tipi distinti deireczema della faccia 
nel fanciullo: eczema nervoso, tubercolare e seborroico. II primo com- 
pare durante la dentizione su pelle assolatamente sana (gaancie e 
appresso la fronte); il prurito ò in proporzione diretta della forza del 
fanciullo e dalla grossezza deirepidermide. Le vescichette somigliano 
talvolta a quelle de! T erpete zoster , ma la simetria delle lesioni e la 
loro tendenza alla recidiva le distinguono. Neireczema seborroico la 
pelle non era prima sana; probabilmente alcune settimane dopo la 
nascita vi ebbe seborrea del cuojo capelluto, che poi s^estese alla 
part^ superiore della faccia. Il prurito ò meno forte. Un anguento 
composto dMctiolo e di zinco, dando per bocca il bromuro di potassio, 
giova assai neireczema nervoso; invece neiraltro debbono adoprarsl 
lo zolfo e la resorcina. 

Il dott. Unna riguarda le seborree, che diconsi secche, qaali infiam- 
mazioni croniche della pelle, essendo che non v^ha clinicamente anM- 
pel-secrezione delle glandolo sebacee che formi una seborrea secca, 
prodotta da un deposito sulla pelle della sostanza separata da qaeste 
glandolo. Egli chiama eczema seborrhoìcum un* affezione dipendente da 
alterazione nelle glandolo, che produce secrezione di materia grassa 
dalle glandolo stesse. L* aumento della materia grassa sulla pelle in- 
dica una maggior attività che quando proviene dalle glandolo sebacee; 
ma allora che le glandola sudoripare danno del grasso, le loro cellule 
endoteliche sono morte. 

Quasi tutti gli eczemi seborroici cominciano dal cuojo capelluto; ve 
ne hanno 3 forme. — IP L* eczema comincia come catarro latente del 
cuojo capelluto e passa per gli stadj di formazione squamosa e di sec- 
chezza, per finire come iperidiosi oleosa. — 2.^ Le croste si accumu- 
lano fra ì capelli e li fanno cadere; la corona seborroica, sulla fronte, 
sul margine della capigliatura è caratteristica di questa forma. — 3.° I 
fenomeni catarrali sono manifestissimi; preceduti da una semplice 
pitiriasi, hanno 1* aspetto di eczema umido lucente. Può esserci piti- 
riasi seborrea sul cuojo capelluto, mentre T*ha eczema salla faccia* 
La forma crostacea si dà a vedere quasi esclusivamente sul petto' 
Quand*ò sulle braccia non comprende che la superficie anteriore; ciò 
che si spiega, considerando la parte che hanno le glandolo sudoripare 
in questa varietà d'eczema. Sulle gambe, almeno sulle prime, non com- 
pajono che i tipi crostaceo e papulare. Delle chiazze di seborrea in- 
torno al naso ed alla bocca sono spesso, nei vecchi, Pesordio di un 
carcinoma. In quasi tutti i casi d'eczema seborroico del cuojo capel- 
luto, vi ha un semplice eczema squamoso dell' orecchio con prurito. 
Una chiazza d'eczema seborroico può restare degli anni senza cambiare 
di forma e senza produrre gravi effetti. Quando esordisce sul cuojo 
capelluto sulla testa, s'estende lentissimamente ad altre regioni, sce- 



RÀSSEaNA MEDICO CHIRURGICA 355 

gliendo di preferenza la faccia, il petto e il dorso. Nessun eczema, nò 
▼eruna psoriasi segue simile andamento. 

Se tatto il corpo sia invaso, Taffezione somiglia alla pityriasis rubra 
od alla psoriasi. L* eczema seborroico colpisce le parti medie del corpo ì 
ò più stazionario; ò preceduto da una seborrea locale e le croste hanno 
carattere di sostanza grassa. IL pronostico ò più favorevole che nella 
psoriasi. La guarigione riesce difficile perchò le lesioni s'estendono 
alle glandolo sudorifere profonde. Lo zolfo è Tottimo de' rimedj : si 
adoprano il pirogallolo e la resorcina come mezzi più attivi; non vi 
ha cura interna. Quando la malattia è guarita, bisogna valersi dei 
mezzi profilattici, curare Pigione della pelle, ecc. 

Il dott. Zeisler osservava che la malattia ò frequente negli Stati 
Uniti, ma finora ò stata considerata come seborrea. 

Il dott. Robinson soggiungeva di non poter capire come la materia 
grassa potesse essere causa di irritazione locale sufficiente a produrre 
eczema. 

Il dott Unna, rispondeva ch'ei pure non credeva che la materia 
grassa fosse causa delP irritazione; suppone debba esservi un bacillo 
che stava appunto cercando. 

XIL Rohé, di Baltimora. — Sarcomi multipli della pelle. 

Presentava un malato di 30 anni, il quale aveva i tumori sarcoma- 
tosi sul dorso, sulle spalle, sulle gambe e sulle coscie. 

XIII. RoMnson A, R., di Nuova York. — Melanosi progressiva della 
pelle. 

Donna di 29 anni, a cui, essendo fanciulla di 8 anni, cominciò a com- 
parire una macchia scura sulla tempia, ohe poi s'estendeva su tutta 
la parte laterale della fronte. (Preparazioni microscopiche). 

Il dott. Unna osserva la particolarità del colore traente al turchino. 

XIV. Chmann Dumesnil, di Saint Louis. — Pustula d'acne doppia. 
Si forma in seguito dell'assorbimento del tramezzo che separa due 

pustule semplici. 
Il dott. Unna faceva notare che ciò non succede in una pelle sana. 

XV. Watrasgewshi H.^ di Varsavia. — Cura della sifilide con P infe- 
zione di sali mercuriali insolubili. 

Dalle esperienze da lui instituite risulterebbe che l'ossido giallo di 
mercurio ò il miglior sale per le injezioni , di cui ne fa da 12 a 20. 
Ogni settimana fa un'injezione con la siringa di Pravaz di ossido mer- 
curico (1 gr. in 30 gr. d'acqua distillata e 25 centigr. di gomma). 

Il dott. Gottheil> di New York, faceva notare |la ripugnanza dei ma- 
lati per tale metodo di cura; ma veniva contraddetto dal dott. Klotz. 

Il dott. Zeisler si dichiarava contrario alle injezioni quotidiane, con- 
sigliate dal dott. Shoemaker, il quale alle altre preparazioni mercu- 
riali preferiva la soluzione acquosa di sublimato* 

XVL Robinson A, -R., di Nuova York. — La pelatina, con dimostra- 
zioni di microbi. 



356 RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 

Passava in rassegna le osservazioni di coloro che le danno an^ ori- 
gine nervosa, e degli altri che la riguardano consegaenza di parasita. 
Von Scblen ha scoperto dei microorganismi nei foliicoli pilari, ed altri 
osservatori avrebbero trovato altrettanto; nondimeno le culture sono 
rimaste negative, quantunque l'esame microscopico induca a credere 
v'abbia un microbo nelle parti profonde della pelle. 

Progredendo il male, tutti i tessuti divengono atrofici, ad eccezione 
dei vasi. I microbi trovansi negli spazj linfatici del corion e nello 
strato sottopapillare. L'Oratore consigliava l'uso dello zolfo, del piro- 
gallolo, del mercurio, ecc. 

Il dott. Unna, esser difficile decidere fra le due teorie. 

VII. — Sezione di Fisiologia. 

Presidente dott. J. H. Gallender di Nasvhille. 

I. Caton Richard di Liverpool. — Ricerche sui fenomeni elettrici della 
materia grigia del cervello. 

Conclude : 1.° sonovi correnti elettriche nella materia grigia delle cir- 
convoluzioni ; — 2.® le correnti cessano dopo morte ; — 3.* nelle parti 
del cervello che sono sede d'una funzione speciale, segue una variazione 
negativa durante l'atto della funzione. 

II. Halliburton TF. i)., di Londra. -- Confronto fra la coagulazione 
del sangue e la rigidità cadaverica. 

L'azione del freddo e di certi sali neutri impedisce la coagulazione 
del sangue: quella del plasma muscolare degli animali a sangue caldo 
è del pari imi»edita con procedimento consimile. La diluzione di questo 
plasma, cosi trattato, induce la formazione d'un coagulo di miosina, 
che più facilmente si forma alla temperatura del corpo; a 0^ C. non 
può più farsi. 

L'aggiunta d'un fermento preparato in modo simile al fermento di 
Schmidt, agevola tale coagulazione, nondimeno i due fermenti non 
sono identici. La rigidità cadaverica risulta dall'azione d'un fermento 
analogo a quello che converte il fibrinogeno in fibrina. Le principali 
differenze fra la formazione della miosina e quella della fibrina» sono 
le seguenti: l.<^ la miosina si scioglie facilmente nelle soluzioni di sali 
neutri, e questa soluzione è capace di coagularsi di nuovo mediante 
il fermento della miosina; 2.® la formazione della miosina va congiunta 
alla formazione d'acido lattico; 3.^ la conversione di miosigeno in mio- 
sina non si conosce alla formazione di altra globulina. Queste tre con- 
dizioni sono differenti nella formazione della fibrina. 

IlL Poóle Thomas W., di Lindsay, — Della necessità di modificare 
certe dottrine fisiologiche riguardo al nervi ed ai muscoli. 

I muscoli involontarj e le strisele muscolari delle pareti arteriose 
si eontraggono quando il loro nervo motore ò paralizzato o morto. Le 
teorie di Traube e di altri sulla respirazione di Gheyae-Stokes e i*o* 



RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 337 

pinJone che i centri nervosi sono in nno stato di eccitamento dnrante 
Pasflssia, sono assurde. L'elettricità ò un agente paralizzatore deli*at- 
tiyità nervosa: cosi pare la stricnina. L'irritazione e T infiammazione 
non sono accompagnate dall' eccitazione dell'attività nervosa. Gli stessi 
mnscoli volontarj si contraggono più spesso che non si crede per ri- 
maner privi di forza nervosa. 

Vili. — Sezione di Ginecologia. 

Presidente doti. Enrico 0. Marey di Boston. 

L Marey E, — Dei meriti di Marion Sims. 

Ne piangeva l'immatura perdita e ne ricordava le opere, le quali me- 
ritarono agli Stati Uniti il titolo di culla della ginecologia. 

IL Bozemann Nathan di Nuova York. — Della fognatura artificiale 
simultanea della vescica, dei reni e dell'utero per la via della vagina, 
con e senza pressione graduata. 

Descriveva un istrumento col quale separa interamente la membrana 
aterina dalla mucosa e che in pari tempo fa da apparecchio fognatore. 
Terminava con le seguenti conclusioni: — 1.® Non si dà bastante im- 
portanza al tempo finale dell'operazione della fistola, nel quale sta la 
principale difilcoltà. — 2.® Il chiudimento dell'orifizio dell'utero e l'in- 
serzione del collo nella vescica e nel retto sono cattive operazioni, poi- 
ché tolgono le funzioni generatrici e producono la cistite. — 3.^ La fo- 
gnatura combinata con la dilatazione della vagina ò un grande mi- 
glioramento: rimedia grinconvenienti dell'incontinenza d'orina e favo- 
risce la cicatrizzazione delle incisioni. — 4. ^ Nelle fistole incurabili 
noi potremo diminuire le molestie che trae seco^l'incontinenza d'orina 
con la fognatura. — 5.® La colpo-cistotomia nei casi di cistite non ò più 
controindicata, mercè questo sistema di fognatura. — 6.^ Pare all'Au- 
tore che l'operazione da lui detta colpo-uretrocistotomiaf susseguita 
dair esame degli ureteri e della loro cura se malati, abbia uno splen- 
dido avvenire : potrà adoprarsi nelle pieliti, nei calcoli dei reni e nella 
ostruzione degli ureteri. 

I dott. Grailey Hewitt di Londra e Hueston di Filadelfia convengono 
con l'Autore. 

III. Potter O. G, di Buffalo. — Lo zaffamento della vagina nell'in- 
fiammazione pelvica. 

È d'avviso che molte malattie degli annessi dell'utero, curate meto- 
dicamente nell'esordire, potrebbero guarire senz' operazione, e che per 
ottenere quest' effetto lo zaffamento regolare, protratto e sistematico 
della vagina ne sia il più sicuro espediente: ma bisogna che ciò sia 
fatto con molta cara e nei casi di spostamento degli organi del bacino 
deve farsi nella posizione gena -pettorale. 

. Negli spostamenti posteriori dell'utero, il dito Solo deve servire a 
riporre Tergano: s'introdurrà poscia lo zaffo multiplOy la stessa cura 



j 



858 RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 

s' applica al prolasso e alle iofiammazioDi delle ovaje. Lo zaffamento 
costituisce, nelle erosioni e nelle ulcerazioni del collo, nell' ipertrofia 
della matrice, del cistocele, nel rettocele, ecc., an modo di cara o pre- 
parativo o curativo. Lo stesso succede nelle infiammazioni pelviche ab- 
biano esse origine peritoneale, cellulare o tubarla. 

IV. Burten J. E. di Liverpool. — In qual tempo della gravidanza tu* 
baria s^ha da operare? 

L'operazione non ò certamente* splendida dal punto di vista della te- 
rapeutica, poichò anche i casi favorevoli non guariscono che dopo 12 
mesi. È indicato nelle seguenti condizioni: 1.° Fibromioma con rapido 
accrescimento complicato con emorragie. — 2.® Piosalpingite con pe- 
ritonite. — 3.* Ovante cronica con dolore circoscritto. — 4.° Parame- 
trite. — 5.^. Degenerazione cistica delle ovaje con dolore. — 6.^ Nelle 
nevrosi d'origine distintamente ovarica che hanno resistito per anni a 
qualsiasi cura. 

L'operazione non deve mal farsi nell'ematocele delle tube, nell'ema- 
tosalpingite e nella gravidanza ectopica. — La laparatomia e la fo- 
gnatura possono essere indicate; mai invece l'estirpazione degli organi. 

Y. Moore Madden Tommaso di Dublino. — Delle cause e della cara 
della sterilità. 

I casi dell'Autore riuniti possono dividersi come segue: 1.^ Quelli 
ne' quali la sterilità ò prodotta dall'impotenza sessuale o da un'ostru- 
zione meccanica della vagina e delle ovaje; — - 2.^ i casi di sterilità 
vera, ne' quali ò impossibile il concepimento a cagione di alterazioni 
congenite od acquisite dell'utero o de' suoi annessi ; — 3.^ casi dipen- 
denti da cause costituzionali; — 4.^ casi ne' quali la causa sembra 
d'ordine morale, incongruità sessuale, ecc.; — Il restringimento del 
canale cervicale è la causa più frequente della sterilità: soltanto una 
operazione può toglierla. L' Autore raccomanda d' operare con molta 
cautela, per quanto semplice possa apparire l'atto chirurgico, afilne 
d'ottenere una dilatazione sufi^ciente e durevole. Con tale intento si 
serve egli d'una forma particolare di guida che può introdursi in qual- 
siasi canale; per mezzo di essa fa scorrere un bisturi fin oltre l'ori- 
fizio interno^ quindi si adopra un fortissimo dilatatore uterino. 

Parlava quindi delle flessioni della matrice e della parte ch'esse 
hanno nell'etiologia della sterilità; dell'endometrite cronica e delle af- 
fezioni delle tube. Non consigliava di reciderle, perchè spesso basta 
pungerle o siringarle. 

I dott. S. G. Gordon di Portland non crede siavi canale si stretto da 
impedire il passaggio degli spermatozoidi. Il dott Graily Hawitt ò di 
parere che meglio valga il raddrizzamento dell' utero che la dilata- 
zione. I dott. Lapthorn Smith e Daniele J. Nelson soggiungevano che 
spesso la sterilità ò conseguenza dell' impotenza del marito. 

VI. Jackson Reevy di Chicago. — Cura moderna del cancro dell'utero. 

È fondata sulla teoria dell'origine locale del canoro dell'utero: la 



RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 359 

cura radicale sta nella completa recisione. E però: — 1.^ Qualsiasi 
operazione che non tolga del tutto i tessuti alterati sarà susseguita 
da recidiva; — 2.^ ò impossibile stabilire un limite all'estensione del 
processo: e quindi non avvi processo operatorio che assicuri dell'in- 
tera recisione; — 3.® pertanto un* operazione pericolosa non dev'essere 
fatta se può usarsi una cura più benigna; 4.^ altri metodi di cura, sei 
volte meno mortali dell* isterectomia vaginale, danno risultati altret- 
tanto buoni rispetto ali* alleviamento de* sintomi ed alla probabilità 
della recidiva; — 5.® l'isterectomia vaginale non diminuisce i dolori, 
invece di prolungare la vita della paziente la mette in pericolo. 

VII. Hewitt Graily di Londra. — Dei rapporti fra le modificazioni 
della struttura dell' utero e i cambiamenti che succedono nella sua 
forma. 

Nel valutare esattamente il vero rapporto che intercede fra le alte- 
razioni della sostanza dell'utero ed i suoi mutamenti di forma, ò evi- 
dente che il periodo iniziale di tali modificazioni ò di molta impor- 
tanza. Generalmente si adopera la voce metrite cronica per indicare le 
alterazioni della sostanza uterina: v'ha una modificazione di strut- 
tura della matrice che talvolta compare verso la pubertà, soprattutto 
in giovanotte male nutrite: i tessuti uterini sono molli; la malata sof- 
fre. Tale mollezza non deriva da infiammazione; l'organo ò molto fles- 
sibile e in generale avvi notabile flessione. L'Autore ha descritto que- 
sto stato da dieci anni e d'allora in poi Tha spesso osservato: il dot- 
tor Carlo Scudder ne parla sotto il nome di mollities uterina. Questa 
alterazione di struttura dell'utero dev'essere considerata come una 
causa di molto momento nell'origine e nell'aumento delle flessioni del- 
l'organo. L'utero essendo flessibile allo stato anormale, qualsiasi sforzo 
tenderà facilmente ad aumentare la flessione; con maggiore, ragione 
ciò avverrà nei casi in cui una forza meccanica agirà subitaneamente 
e violentemente suU' organo. 11 processo per rendere fissa la matrice 
può dunque essere lento o rapido. La flessione ò permanente allor- 
quando il tessuto uterino abbia ripreso ferma consistenza. La flessione 
talvolta sussegue ad una cattiva conformazione congenita, o da un ar- 
resto di sviluppo al momento della pubertà, senz'alterazione dei tes- 
suti. Nelle multipare vi ha una condizione analoga {involuzione ute- 
rina imperfetta) nella quale la sostanza dell'organo ò molle : la fles- 
sione spesso n'ò conseguenza. 

L'Autore crede che i disturbi clrcolatorj che accompagnano la con- 
gestione uterina provengono da una corrente arteriosa debole e dalla 
compressione dei tessuti dell'organo, prodotta dalla flessione che coe- 
siste. L'utero si piega io modo permanente tosto che sussegue il pro- 
cesso d'indurimento, che Jacobi ha chiamato metrite cronica. Ei consi- 
dera l'endometrite effetto d'un'i per trofia congesti^a della mucosa ute- 
rina, e dal trattenimento di secrezioni irritanti ; all'infuori dei caso di 
gonorrea o di sifilide^ l'endometrite sarebbe dunque secondaria. 



360 RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 

Vili. Wathen W. E. di Loaisville. -^ La dilatazione rapida del collo 
dell' utero. 

L'Autore ha avuto oocasione di osservare i cattivi effetti della dila- 
tazione del canale della cervice mediante tento ed incisioni fatte per 
la cura della dismenorrea e della sterilità. La dilatazione rapida per 
mezzo del dilatatore a due yalve, o meglio ancora per mezzo d'un istru- 
mento da lui inventato che sostituisce il dilatatore d'Blhinger modifi- 
cato da Goodelly dà risultati migliori. Ricorda che l'uso delle tento 
può essere susseguito da endometrite, ematocele pelvica, infiamma- 
zione peritoneale o pelvica, da septicemia e da tetano, e che appa- 
rentemente non produce miglioramento durevole. Il dilatatore a due 
valve è comparativamente asettico; i pericoli immediati e ulteriori 
dell'operazione sono per ciò nulli; anzi essa guarisce quasi seoopre la 
dismenorrea e spesso toglie la causa della sterilità. L'incisione ante- 
riore, posteriore, o bilaterale del collo che s'estende fino alla parete 
vaginale, od a traverso l'orifizio interno vai meglio dell'introduzione 
della tasta. 

L'Autore dilata, nel suo gabinetto di consulto, senza duopo di ane- 
stesia generale o locale, il collo dell'utero e permette all'operata po- 
chi minuti dopo di tornare a casa. Quando gli occorre di dilatare ol- 
tre un centimetro, fa un'injezione di morfina e d'atropina e addor- 
menta l'ammalata con il cloroformio prima d'operare. Raccomanda la 
maggior nettezza e l'osservanza delle precauzioni antisettiche. Si serve 
di dilatatori di tre diverse grandezze. L'operazione è controindicata nel 
caso d'infiammazione pelvica e di malattia delle tube e delle ovaje; 
bisogna inoltre essere certi che la causa del male sta nel canale cer- 
vicale. 

Il dott; A. Martin di Berlino fa notare che lo strumento del dott. Wa- 
then soddisfa, meglio degli antichi dilatatori, alle indicazioni dell'ope- 
razione: nondimeno conviene che troppo spesso si procede alla dila- 
tazione. 

XI. Cushing Ernesto TT., di Boston. — Degenerazione cancerosa delle 
flandole iperplasiche del collo dell'utero. 

Rugo e Yeit hanno descritto una condizione speciale delle glandolo, 
che forma una transizione fra la formazione benigne e l'alterazione 
maligna. Danno grande importanza all'invasione delle glandolo per 
via delle cellule epiteliali; e in ciò vanno d'accordo con Thiersch e 
Waldeyer. L'Oratore crede siasi esagerato il significato di questi fe- 
nomeni. La questione ha molta importanza pratica rispetto alla dia- 
gnosi microscopica delle affezioni sospette del collo dell'utero, poiché 
ò ammesso che non può fidarsi soltanto della vista e del tatto, e l'e- 
same microscopico decide se si debba ricorrere all'isterectomia vagi- 
nale od all'ampntaziome del collo. 

Nella massima parte dei casi di Rugo e Veit il carcinoma non si 
sviluppa nella gianduia, nuovamente formata, ma sotto forma di masse 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA S61 

cellulari contenute negli alveoli del tessuto connettivo: non v*era 
dunque rapporto evidente con Tepitelio delle superficj delle glandola. 
In 4 osservazioni su 22, Rugo e Veit hanno trovato apparenti soli- 
dificazioni delle glandolo e T invasione su esse dair epitelio. Secondo 
rOratore, tale condizione indicherebbe la presenza d*un adenoma, non 
già di un carcinoma. Occorrerebbe per ciò che si formassero altera- 
zioni nel tessuto connettivo (fra le glandolo. Nondimeno non bisogna 
escludere la possibilità di caucro, la diagnosi non essendo ben sicura 
e meglio vale escidere largamente i tessuti alterati. È utile cauteriz- 
zare la ferita dopo tolto il carcinoma per impedire che P infezione si 
propaghi per la via dei vasi e dei linfatici che sono stati aperti nel 
corso deiroperazione. 

X. Martin Franklin H., di Chicago. — Cura del fibromi dell'utero 
mediante forti correnti esattamente misurate. 

Il metodo instituito dal dott. Apostoli costituisce un espediente te- 
rapeutico razionale per la cura dei fibromi uterini senza dolore e con 
ottimi risultati. L'Oratore, per l'esperienza acquistata, ò in grado di 
esattamente misurare l'intensità della corrente elettrica, e di non 
varcare mai i limiti della tolleranza anche nelle malate più sensibili. 
Le esperienze dimostrano che una corrente di forza definita, passando 
per un tempo definito, produce un effetto locale determinato nel punto 
dove è posto un elettrodo attiva di superficie definita. Se si vogliono 
ottenere gli effetti locali caratteristici dell'elettricità sulla mucosa 
deir utero, o se si vuole arrestare un'emorragia, è necessario appli- 
care una corrente di 25 millamperi per ogni centimetro quadrato, per 
5 minuti. Posto questo termine, occorrerebbe per la cavità uterina, con 
un elettrodo d'Apostoli lungo 5 centim., una corrente di 500 millam- 
peri: bisognerebbe ugualmente che la ripartizione si facesse in modo 
eguale su tutte parti della superficie. In molti casi una corrente di 
questa forza non sarebbe tollerata. Inoltre sarebbe improbabile che la 
siringa ripartisse la corrente in modo eguale e si trovasse in contatto 
con la mucosa uterina in tutta la sua estensione. Per isfuggire a 
questi inconvenienti, il dott Martin si serve di elottridi costruiti in 
modo da poter toccare successivamente ogni parte del canale uterino. 
Ei non ammette che due modi di operazione: 1.^ galvanismo intra-ute- 
rìno-positivo (galvano -caustica d'Apostoli); 2P id. negativo (galvano- 
caustica negativa d'Apostoli). Queste operazioni non sono pericolose. 
I vantaggi principali del metodo sono: 1.^ di essere assolutamente in- 
nocua; 2.^ di non produrre dolore; 3.® di far sempre cessare le emor- 
ragie; 4.® di far diminuire rapidamente il volume del tumore; 5 di 
alleviare i dolori nevralgici; 6.® di essere fondato su principj che per- 
mettono un'esatta misura. 

XI. Moore-Madden Tommaso, di Dublino. — Alcune considerazioni su 
la patologia e la cura delle lacerazioni dei collo dell'utero^ 

È una questione di cui poco si sono occupati i ginecologi d'Inghil- 



r-' 



362 RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 

terra, tanto che appena conoscono Toperazione di Emmet, e le indica* 
zioni per la trachelorrafla. Nella pratica ostetrica, le lacerazioni del 
collo danno luogo a 2 complicazioni, a cui non si accenna che in modo 
insufficente nelle opere inglesi ed americane relative a qaesto sog- 
getto, cioò un^emorragia consecutiva al parto difficile ad arrestare, e 
qualche volta la septicemia puerperale. Non si stima abbastanza il 
vantaggio che vi ha nelle lacerazioni molto estese, di fare piattosto 
Pamputazione del collo che la trachelorrafia. L^Oratore si vale dello 
schiacciatore o della galvanocaustica. Si credeva che nella massima 
parte dei casi di lacerazione non occorra veruna opera chirurgica; 
ma quando questa sia necessaria, Tamputazione del collo leva ogni più 
piccola parte di tessuto malato ed impedisce queste parti lacere ed 
ipertrofiche di divenire forse, più tardi, sede di neoformazioni maligne* 

XII. Meyer Leopoldo y di Copenaga. — Contribuzione alla patologia 
deir infiammazione della membrana interna delP utero (endometrite 
cronica del corpo^ 

1.^ a) Trovansi in generale due varietà di cellule o piuttosto di nu- 
clei nel tessuto interglandolare ; Tuno di cui i nuclei sono presso a 
poco grandi quanto un corpuscolo sanguigno , si colorano con Tema- 
tossilina ed il carmino e con nucleoli di rado in istato granuloso; 
Taltra le cui cellule somigliano molto a quelle della caduca. — b) Que- 
sta seconda varietà trovasi tanto nella donna vergine che in quella 
stata incinta. — e) Le due varietà sembrano provenire da cellule, che 
esistono normalmente nel tessuto interglandolare. I^a membrana nor- 
male contiene cellule della seconda specie durante la mestruazione. — 
d) trovansi in altre delle cellule, del tessuto connettivo e dei corpu- 
scoli sanguigni bianchi. 

2.® Neir endometrite cronica Tepitelio può ritenere la sua forma ca- 
ratteristica, ma in generale si altera. 

XIII. Qarrett Alfredo C, di Boston. — Cura dei tumori della mam- 
mella mediante Telettrolisi. 

Quasi tutti i tumori della mammella recenti guariscono mediante 
reietti icità ; e però bisogna cercare di farne la diagnosi e di curarli 
il più presto possibile. Bisogna scegliere accuratamente la forma d'e- 
lettricità ed il modo d'applicarla: si adoprano correnti galvaniche 
graduate che si comunicano mediante elettrodi umidi posti ad ogni 
{ato del tumore, che ne deve essere attraversato per mezz'ora ad 
ogni seduta. Bisogna misurare la potenza della corrente ed aumen- 
tarla poco a poco fino a che si abbia una forza di 10 a 50 millamperi. 
Di 186 tumori curati nel 1864 dall'Oratore, 157 sono in tal modo scom- 
parsi definitivamente. 

XIV. Weeks W. E., di Portland. — li mioma durante la gravidanza. 
La questione se si debba o no oiierarci non ò ancora decisa. Deve 

preferirsi di procurare l'aborio, od aspettare per fare una laparotomia 
il momento del parto? L'Oratore preferisce la sezione addominale, se 
non si aspetta troppo a compierla. 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 363 

Il dott. Graily Hewitt, di Londra, e Treaholme, di Montreal, opinano 
che il contenato deiratero debba essere rimosso lentamente. 

XY. Lawrence, di Bristol. — Deve permettersi a donna che abbia un 
tumore fibroso dell* utero di maritarsi ? 

Bisogna sempre esporre alla malata le conseguenze possibili d'una 
gravidanza e d*un parto. 

XYI. Cordes, di Ginevra. — Oura medica locale del cancro delPutero* 

Dopo alcune osservazioni preliminari generali fa notare che i primi 
sintomi sono oscuri e che T isterectomia ò impossibile in certi casi, 
quali aderenze, estensione agli organi circonvicini. Raccomanda allora 
Tuso della trementina. 

XVII. Cutter Efraim^ di Nuova York. — Il galvanismo nei fibromi 
uterini. 

Il 21 agosto 1886, per la prima volta in America, fu adoprata Telet- 
tricità per arrestare lo sviluppo d'un fibroma. L'Oratore narrava le 
difficoltà incontrate per avere aghi convenienti, e quindi esponeva i 
risultati avuti nella massima parte de' casi, e cioè, quando non si ot- 
teneva guarigione stabile, diminuzione del volume dei tumori, allevia- 
mento del dolore e dell'emorragia. Dopo aver risposto alle osserva- 
zioni critiche del dott. Apostoli, aoncbiudeva: 1.* che l'operazione non 
deve essere riguardata come impossibile prima di tentarla; 2.<* che 
non bisogna restringersi a seguire un metodo speciale; 3.® che i fatti 
hanno provato che i fibronii uterini erano curabili. 

XVIIL Martin Augusto, di Berlino. — Estirpazione totale dell'utero 
per la via della vagina a cagione di cancro. 

^ Il Freund institui, sono gi& dieci anni, il metodo; i materiali che 
oggi possediamo ci permettono di decidere su queste due questioni: 

1.^ L'operazione è dessa si semplice perchè dia risultati immediati, 
indipendentemente da ciò che può attribuirsi all'abilità degli ope- 
ratori ? 

2.^ L'estirpazione dell'utero canceroso dà tali risultati che siamo 
costretti d'ammettere che questo metodo ò superiore a qualsiasi altra 
cnra fino ad ora usata? -— Una prima questione può rispondersi che 
l'operazione è molto frequente in Germania sia col metodo di Freund, 
sia con l'altro di Czerny, Billroth o Schroeder. L'Oratore ha potuto 
raccogliere: che sino alla tìne del 1886 l'isterectomia vaginale è stata 

eseguita da 

Fritsch 60 volte con 7 morti 



Leo poi d 42 


» 


4 


Olshausen 47 


» 


12 


Schroeder 74 


» 


12 


Stando 22 


» 


1 


Martin A. 66 


> 


11 



311 47 > ossia 15,1 per lOO. 



364 RASSEGNA MEDICO-CHlRURaiCA 

La proporzione dei morti va diminuenlo ancora merco ali* abilità 
sempre maggiore degli operatori , tanto che i risaltati delPesttrpa- 
zione totale dell'utero sono già migliori di qaelli delP amputazione 
della mammella per cancro. E però, secondo TOratore, 1* isterectomia 
vaginale ha il primo posto (non importa quale sia il metodo) nella 
cara del cancro deir utero. 

« Per rispondere al secondo quesito, TOratore servi vasi delle osserva- 
zioni poco numerose, ò vero, ma diligentemente raccolte da Scbroeder, 
Fritsch, Leopold e da lui stesso: esse dimostrano che i risultati per- 
manenti deir isterectomia vag^i naie, anche in cotesto tempo d'osserva- 
zioni relativamente breve, uguagliano i risultati ottenuti dalle opera- 
zioni fatte in altri organi per causa di carcinoma. A tutto il 1835 egli 
aveva fatto 44 operazioni con questo esito: 18 recidive (29,7 per 100), 
81 guarigioni (70,3 per 100). 

Quando il cancro abbia origine dalla mucosa del canale cervicale, 
sianvi dei noduli carcinomatosi del collo od 11 tumore sia nel fondo 
dell'organo, non avvi altro procedimento operatorio; anche allora che 
il neoplasma è limitato al collo, si estenderà rapidamente al corpo se 
lo si lasci nella cavità addominale. Vero è che l'amputazione fatta 
anche in alto non esclude la possibilità di successiva gravidanza; ma 
lo stesso Hofmein dichiara che la gravidanza ò un grande pericolo 
quando vi sia carcinoma. Val meglio dunque estirpare interamente 
l'utero e il più presto possibile. Il procedimento dell'operazione è 
stato assai poco modificato. L'Oratore consiglia di recidere le trombe 
e le ovaje se ò possibile. Importa di notare come l'operazione non 
faccia impressione sulle malate. Egli poi procede io questo modoS 
apertura del fondo cieco di Douglas, sutura della vagina al peritoneo, 
sezione del legamento largo di tutti due i lati, disgiunzione della ve- 
scica, riunione della parete vaginale al peritoneo come nel primo 
tempo, fognatura. 

Il dott. A. Arnay, ungherese, avendo operato 12 volte, dichiaravasi 
favorevole all'operazione. Il dott. A. P. Dudley faceva osservare, che 
in America, dove i chirurghi, pel caso speciale, non hanno tanta espe- 
rienza da poter ottenere gli splemlidi risultati che l'isterectomia va- 
ginale consegue in Germania. 

Il dott. Graily Hewitt faceva notare che il mondo civile ha grandi 
obblighi verso il Martin ed i suoi collaboratori, per i progressi che 
hanno fatto fare all'operazione. Ciò nondimeno, il dott. A. Reeves 
Jackson condanna l'isterectomia vaginale. 



RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA S65 

IX. — Sezione d'igiene pubblica ed intemazionale (1). 

I. Orant Bey A. S. del Cairo. — Storia delIMgiene nell'Egitto mo- 
derno. 

Discateva i provvedimenti presi dal Yicerò Mohammed-Ali| del Khe- 
dìYó, Tewfich-Pacha e dal Governo inglese. 

IL Schenh W. L. — Rapporto fra la medicina di Stato e la ginri- 
spradenza medica. 

III. Day Richard H. di Bàton-Rouge. — Relazióne su gli effetti delle 
inondazioni del Mississipì. 

IV. Richardson B. W, di Londra. — Diffusione della medicina pre- 
ventiva in Inghilterra. 

V. Freiro Domingos di Rio Janeiro. — Vaccinazione nella febbre 
gialla. 

LMnocnlazione con il virus attenuato conferisce P immunità. Il dot- 
tor Freiro mostrava preparazioni microscopiche dei microbi della feb* 
bre gialla. 

VL Tommasi Crudeli C. di Berna. — Fatti e teorie relativi alla causa, 
natura e profilassi dell* intossicazione palustre. 

VII. Maxwell Giorgio Q. d'Ocalo. — luffuenza del clima nel frutto 
del colera infantile. 

Riguarda il calore come coefficiente principale. 

VIIL Bell, A. N. di Nuova York. — Storia ed applicazione pratica 
del vapore quale agente disinfettante. 

IX. Reid Harvey di Mansfield. — Ispezione sanitaria delle strade 
ferrate e dei trainL 

X. Cooh W. C. di N.ishsvìlle. — L* Igiene pubblica. 

XL Taylor B. D. — Storia clinica della febbre palustre continua. 
XIL Close A Giacomo di Toronto. — Nuovo metodo per iscoprire la 
trichina spirulis. 

X. — Sezione di Laringologia. 
Presidente dott W. H. Daly di Pittsburgo. 

h Daly G. ff. — Dei progressi della Laringologia. 

La laringologia dal 1876 ha fatto immensi progressi: egualmente la 
rinologia, specialmente nelle cura della rino- bronchite spasmodica od 
Jiay fever, la cui causa ò ìntranasale. Il laringologo dovrà dare mag- 
gior importanza alle cavità n^isalit e il rinologo dovrà essere piutto- 
sto chirurgo che medico. 



(i) Sezione assai povera, e che loomparirebbe da questa Rassegna , te per 
essa non si ikoesse Teceezione di citare le memorie delle quali la rel«Eione del 
MediecU Record dà la semplice e nuda indicazione del titolo. 



366 RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 

II. TTiomas Riccardo H. — Gaase della cosi detta hay fever delPasma 
nasale, e di consimili affezioni studiate dal panto di vista clinico. 

I coefficenti della febbre del fieno e delle altre nevrosi del naso sono : 
1.^ il sistema nervoso generale; — 2.^ lo stato speciale in cai trovasi 
il sistema nervoso non ò analogo airepilessia; — 3.^ an' ipertrofia in- 
tranasale, ovvero un polipo, od uoa causa qualsiasi d'ostruzione; — 
4.^ affezione nasale cronica; — 5.^ zone di sensibilità, che sono molto 
variabili; — 6.** uno stato speciale o dei centri nervosi, o dell* estre- 
mità terminali nervose. 

V'ha una serie di cause eccitanti, quali le polveri, la luce, i cambiamenti 
di stagione, ecc. Là guarigioue della febbre del fieno dipende dal di- 
leguarsi del processo locale o generale che ne ò la causa. 

ni. Klingensmith /. P. — La febbre del fieno (Haì/'osthoné), 

Le irritazioni locali, le ipertrofie, ecc , ne sono il punto di partenza; 
la polvere, il polline, la luce, ecc le càuse eccitanti. L^applicazione del 
termo -cauterio dà i migliori risultati. Bisogna trattare le zone sen- 
sitive con V acido lattico o con il cauterio. La cura dev* essere insti- 
tuita 15 giorni prima dell'abituale apparizione della malattia. 

ÌV. Ingals E. F. — Dell'epistassi. 

I casi gravi esigono una cura generale: bisogna cercare il punto che 
dà sangue e cauterizzarlo. Nella discussione che ne seguiva diversi me- 
todi per l'arresto meccanico dell'emorragia vennero proposta 

V. Brown Lennox di Londra. — Idee attuali circa la patologia e la 
cura della tubercolosi della laringe. 

Si ammette generalmente che i bacilli tubercolosi siano la causa 
della laringite specifica: penetrano per i condotti respiratori e si ag- 
glomerano negli apici dei polmoni dove la respirazione ò meno attiva. 
L'affezione in generale ò secondaria alla tubercolosi polmonare, e può 
essere prodotta dagli sputi che infettano una parte nuda e irritata della 
laringe, ovvero per via della migrazione delle spore a traverso il si- 
stema linfatico. Affinchò il bacillo prosperi gli occorre una superficie 
malata, sulla quale verrà a posarsi. Lo stato generale del paziente e 
la manchevole assimilazione degli alimenti, rispetto alla nutrizione dei 
tessuti, favoriscono lo sviluppo della tubercolosi più che le condizioni 
climateriche. La tubercolosi laringea Ò non solo secondaria, ma può 
essere primitiva, i sintomi da parte della laringe manifestandosi assai 
prima delle lesioni polmonare 

La laringe ha i consueti segni caratteristici, vi si trovano l'infiltra- 
zione, la localizzazione e le ulceri tubercolose , ma nulla si scopre nei 
polmoni. Talvolta questi accidenti locali scompajono prima che i feno- 
meni della tubercolosi polmonare si palesino. ' 

Cura. — Quando la malattia non abbia troppo progredito, l'aria di 
mare e delle montagne agisce notabilmente grazie alla sua purezza; le 
inspirazioni di vapori di trementina, d'olio d'eucalipto e di mentol 
danno buoni risultati. L'atropina serve benissimo non solo come cai- 



?b 



RASSEGNA MEDIOO- CHIRURGICA 367 

mante, ma come parassitlcida. L'arsenico ed i sali di calce agiscono 
istessamente. Gli sputi, il dolore, la tosse persìstente sembrano dimi- 
naire facendo uso di idrogeno solforato , ma ò dubbio che questo me- 
dicamento produca stabile miglioramento. La cura locale meglio sod- 
disfa: applicata la cocaina,. bisogna distruggere 1 nobuli tubercolari 
mediante il termo -cauterio o l'acido lattico. L'Oratore non si serve del 
iodoformio né del jodolo soluto nelPetere trovandoli troppo irritanti . 
e propende per l'applicazione diretta mediante un pennellino di cotone. 
L'uso continao dello spray distrugge le ciglia delle cellule epiteliali. 
Indicatissimi i calmanti locali e generali; preferisce le emulsioni di 
gomma d'acacia alle insufflazioni. Il miglioramento prodotto dalla co- 
caina ò fugace : più durevole quello prodotto dalla morfina e dalla 
bella donna. L'opera chirurgica consiste nel raspare le parti malate 
con una piccola sgorbia o pinzetta e ad applicarvi sopra dell' acido 
latteo. Non bisogna fare incisioni, perchò sebbene talvolta rechino sol- 
lievo, formano nuovi focolari d'infezione: meglio vale per la stessa 
ragione non operare i grannloni a meno che la respirazione non ne 
venga impedita. La tracheotomia è assolutamente controindicata; la 
laringe non riceve più abbastanza aria, e vi si formano colonie di ba- 
cilli; l'aria fredda e secca che penetra per la cannula può dar luogo 
a complicazioni polmonari ; la ferita stessa può essere infetta. L'Ora- 
tore condanna l' intubamento e la recisione delle parti malate. Molte 
osservazioni che si pubblicano come guarigioni, per il Lunox Brown 
non sono che miglioramenti più o meno dorevoli. 

Il dott. Coghill di Yentnor è d'avviso che l'alleviare il dolore vale 
tanto per prolungare la vita dei pazienti, quanto la terapeutica locale 
meglio condotta : ei si serve d' insufdazioni di iodoformio e di morfina. 

Il dott. J. Solis-Gahen di Filadelfia citava due casi di guarigione che 
ei considerava come definitivi. 

Il dott. E. Fletcher Ingals di Chicago consigliava d'a<loprare morfina, 
acido fenico e glicerolo di tannina con acqua sottoforma di spray. 

Il dott. Goomes di Louisville , dichiara di preferire il jodoformio , e 
cosi il dott. Gasselberry di Chicago consigliava le insufflazioni di jodo, 
trovando l'acido lattico troppo irritante. Invece al dott Giovanni Ma- 
kenzie di Baltimora piace d'applicare una soluzione di sublimato (1 per 
2000). 

VL Porter G,àì Saint-Louis. — Emorragie periodiche delle vie aeree. 

Il pericolo immediato dell'emorragia laringea proviene dall'edema 
emorragico e dall'asfissia che ne consegue; v'ha molta analogia con 
l'emottisi. La tubercolosi , la sifilide , uno sforzo meccanico violento 
e l'alcoolismo possrno produrle. 

YIL Casseìberry G. E. di Chicago. — Cura dei papillomi della laringe. 

■Volendo stabilire quali siano i migliori metodi per estirpare si- 
mili'tumor, l'Oratore conchiudeva che la pinzetta ò il miglior istru- 
mento per levar via piccoli tumori; non cosi quando il tumore sia 



368 



RASSEGNA MEDICO-OHIRUROICA 



grosso, percbò allora non ne stancherebbe che aaa parte. la questo caso 
serve la piccola sgorbia e il galvano cantorie. 

li dott. Cohen opera i grossi papillomi facendo un* incisione nella 
membrana crico- tiroidea. Il dott Ingals si serve d'acido cromico; il 
dott. Browne consiglia la galvano caustica. 

L'Oratore da ultimo faceva una figura per mostrare la posizione e la 
grandezza dei papillomi della laringe del Principe imperiale di Germa- 
nia. Il dott C. Giover Alien esponeva il caso di grossi papillomi posti 
sotto alle corde v^ocali e operati a traverso una larga incisione della 
membrana ci eco- tiroidea. 

Vili. Shurly E. L, di Detroit. — Diagnosi differenziale fra le affezioni 
laringee tubercolose, sifilitiche e reumatiche. 

Le differenze vengono riassunte nel seguente quadro. 



Tubercolosi 



Non osservabile 



Costante: sede nelle ari- 
tenoidi 

Mai 

Quasi normale 

Frequenti : si sviluppano 
lentamente ed irrego- 
larmente di solito su 
r epiglottide e le ari- 
tenoidi 

Notabile 

Nessuno 

Contengono bacilli 



SifiUde 

Iperemia o congestione 
Notabile e persistente 



Intumescenza e Infiltraz. 
Non osservabile 

Condilomi e gomme 
Qualche volta 

Mobilità 
Quasi normale 

Ulcerazioni 
Rare: solitarie, simetri- 
triche, con arco! a 



Raiicedine 



Poca 



Nessuno 
Mucosi 



Dolore 
Sputi 



Reumatismi 



Esiste sempre, poco 
notabile, spesso cir- 
coscritta 

Rara 



Mai 

Eccessiva 

Mai 



Notabile 
Costante 
Rari 



IX. Ingals E. F, di Chicago. — Della laringite reumiitica cronica. 
Non ne ha trovato che poche osservazioni: il dolore scompare per 

qualche giorno e poi ritorna: la diatesi artritica 1* accompagna. Va 
curata con inspirazioni di sostanze astringenti, con i salicilati, il jo- 
duro di potassio, gli alcalini , ecc. 

X. Trasìier A. B. di Cineìnn&iu — La resorcina nella cara del catarro 
nasale. 

Essa si assimila P ossigeno: contrae i vasi e fa scomparire la- con- 
gestione e rinfiammazione. È antisettica. Va amministrata sotto forma 
di pomata (vaselina e resorcina da 2 a 10 per cento). 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 369 

XI. Maffei F. di Napoli. — Erisipela della laringe. 

Quantunque la malattia sia rara nò bòne descritta, non dimeoo ò 
ammessa da molti Autori. In generale ò secondaria alla risipola, che 
ha sede su altra parte del corpo : quando insorge nella laringe, se per 
solito negli ospedali in un malato il cui lotto sta vicino a quello d'un 
infetto da erisipela. La malattia che incomincia dalla laringe può poi 
estendersi alla pelle. Nel 1885 TOratore osservara casi di risipola della 
laringe ne^ suoi clienti senza che vi fosse causa d* infezione , e senza 
che quello fosse su altre parti del corpo. Può estendersi ai polmoni 
senza che vi siano manifestazioni esterne. I primi sintomi erano: 
difficoltà di deglutire, mutazione nella voce e dolori. Febbre ar- 
dita ; Tepiglottide gonfia , la mucosa laringea congesta e tumida. La 
chiusura della glottide può produrre soffocazioni: T edema della mu- 
cosa delle cartilagini e delle ari-epiglottiche traggono con so afonia a 
dispnea. La gonfiezza che è preceduta da intensa congestione , cambia 
posto. Vi ha spesso un^ eruzione di vescichette. La temperatura varia 
da 40° a 38°, le glandolo linfatiche circonvicine sono gonfie: quando 
avvenga la morte, questa è conseguenza delia soffocazione o della dif- 
fusione ai polmoni, come spesso accade nei vecchi. La cura consiste nel- 
Papplicare ghiaccio o rivulsivi sulla laringe. L* Oratore si serve pura 
d^una soluzione di sublimato corrosivo di 1 per 2000. Quando il malata 
non possa inghiottire cibo, neppure col sussidio d*un tubo e non può re- 
spirare, allora bisogna ricorrere alia tracheotomia. 

Il dott. Stockon di Chicago citav^a l*osservazione d* un uomo che lo 
consultava per, com'egli diceva, un pertinace raffreddore; la tempe- 
ratura era di 40,4<> ed il polso batteva léO volte. Fatto Tintubamento^ 
guariva. 

XII. Eaton F. B. di Portland. — Della galvanocaustica nella cura 
delle malattie della parte superiore delle vie aeree. 

Gercansi continuamente metodi nuovi per la cura del catarro na- 
sale : il medico per altro deve guardarsi da una medicatura ecces- 
siva. Secondo TAutore un galvano-caustico non è nò tanto costoso nò 
di tanto volume, come molti pretendono ; i risultati che dà, sono sem- 
pre soddisfacenti, ed anche superiori all'aspettativa. I malati lo pre- 
feriscono agli acidi, di cui ò difficile razione, al bistouri, allo schiac- 
ciatore. Del resto 1* applicazione d* una soluzione di cocaina di 20 per 
100 ne rende Tuso indolente. Il galvano cauterio ha con so la nettezza^ 
nò produce emorragia. Ma dovendo estirpare grosse misse ossee^o car 
tilaginee, TOratore preferisce la sega. Le ipertrofie debbono essere cu- 
rate con la punteggiatura ed incisione mediante il cauterio, che può 
farsi penetrare per ogni verso nel tessuto , non facendo che una sola 
epertura esterna. Ei si serve anche di rigolina , seconda il metodo di 
Jorvis.. 

II dott. R. H. Thomas preferisce per le grandi ipertrofie lo stroz- 
zamento. 

Rivista» 24 



370 RASSEGNA MEDIGO-CHIRURGICA 

XIII. Caselberry W. E. di Chicago, — Fibroma del naso. 

I yeri fibromi primitivi dei naso sono relativamente rari; la strat- 
tara dello strato superficiale della macosa nasale vi predomina. I fibro- 
mi della cavitÀ nasale hanno sede sai cornetti, il tramezzo, la volta. 
Il sesso non mette differenza circa il loro sviluppo: unMrritazione lo- 
cale, il traumatismo, od un* ipertrofia cronica può essere la causa ec- 
citante. La loro durata varia da uno a due anni. I primi sintomi sono 
di natura catarrale, susseguita da ostruzione, deformità , ecc. I tumori 
SODO sodi e non trasparenti: il microscopio solamente può fare una 
diagnosi certa; sono composti di fascetti di fibre, strettamente intral- 
ciate, di alcuni vasi e da poche cellule rotonde e fusiformi. Il fibroma 
nasale tende a degenerare in sarcoma e a recidivare: T esportazione 
totale e la distinzione della base mediante il cauterio possono soltanto 
permettere di portare un pronostico favorevole. L^Oratore citava una 
osservazione propria e dava un quadro particolareggiato delle altre 
raccolte dai diversi Autori. L' esportazione deve farsi con V ansa gal- 
vanocaustica. 

XIV. Roe Giovanni 0. di Rochester. — La corea della laringe. 

Gita tre osservazioni in gievanette di 13, 16 e 17 anni: nessuna com- 
plicazione uterina. — Gora : applicazioni locali , arsenico , valerianato 
di zinco o d'atropina, ferro, morfina, ecc. 

II dott. Thorne di Ginnati citava parecchi casi di corea laringea sorta 
nel 2.* o 3* mese della gravidanza e scomparsa dopo il parto. Il dot- 
tor Lennox Browne ha veduto casi consimili. 

XV. Stern Massimiliano J. di Filadelfia. — Intubamento e tracheo- 
tomia. 

Dai documenti consultati e dalle statistiche raccolte, il valore relativo 
delle dna operazioni sarebbe il seguente: 
Intubamento : 26 % per 100 di guarigioni. 
Tracheotomia 26 % » 

Età 

Meno di 2 anni 
Fra 2 anni e 2 % 

» 2 » e 3 Vg 

» 3 % » e 4 1/ 

» 4 Vi > 5 Vi 
Più di 6 anni e Vi 



mente ; non ha d'uopo di abili ajuti ; la cura susseguente ò sempliee» 
Va sempre preferito nei bambini minori di 3 anni e mezzo. 

XVL Jones Carmalt di Londra. — Azione dell'epiglottide nella de- 
glutizione. 

Crede che l'epiglottide chiuda interamente l'apertura della laringe, 
sulla quale in certa guisa si figge. 



Intubamento 




Tracheotomia 


15 per 100 




3 per 100 


24 » 




12 


> 


28.7 * 




17 


» 


38.7 > 




30 


> 


28.3 > 




35 


» 


37.3 » 




89.5 


» 


vantaggio: i 


genitori 


vi consentono facil- 



RASSEGNA MEDIOO- CHIRURGICA 371 

XI. — Sezione delle malattie dei bambini. 

Presidente J. Lewis Smith di Nuova Yorch. 

I. Simon Giulio di Parigi. — Di una forma dMrritazione cerebrale 
nei ba Lbini. 

Non consegae a lesioni organiche; non procede da eredità o da sifi- 
lide, bensì è effetto del modo riprovevolissimo con cai si allevano i 
fancialli. 

Il sonno spesso ne ò interrotto; soggiacciono a continue eccitazioni' 
che finiscono per produrre vomiti e convulsioni. Verso Petà di 5 anni 
o guariscono, o soccombono alla sclerosi cerebrale, alPepilessia od alla 
meningite. Il medico deve vietare qualsiasi causa d* eccitazione. La 
campagna o la riva del mare dev'essere prescelta come luogo d*abi- 
taziobe. 

II. Saint' Germain. — LMgnipuntura delle amigdala sostituita alla ton- 
sillotomia e la dilatazione del prepuzio alla circoncisione. 

Nel 1.^ caso opera col termo-cauterio, penetrando molto dentro nel 
Pamigdale, ripete Poperazione 3 o 4 volte interponendo una settimana. 
Nel 2.® caso si serve d'un dilatatore con due lamine: P introduce nel 
prepuzio che semplicemente dilata e ne separa le aderenze per mezzo 
d'una tenta soliata. 

in. Sayre Lewis A. — Le conseguenze nocive del prepuzio angusto e 
delle aderenze del prepuzio. 

Si ammette generalmente che la pressione del prepuzio sul glando 
possa dar luogo a fenomeni di paralisi e ad altri fenomeni nervosi. 

Si toglie la costrizione e si procura che il prepuzio scorra facilmente 
sul glande. In certi casi per conseguire quest'effetto fa d'uopo ricor- 
rere alla circoncisione; od alla sezione di parte del prepuzio, recidendo 
le aderenze che per avventura si trovassero. Spesso non ò necessario 
di togliere parte del prepuzio e si possono distruggere le aderenze per 
mezzo di tenta solcata, facendo una piccola incisione dorsale, scio- 
gliendo il frenulo e scoprendo cosi il glande. Non devesi recidere tutto 
il prepuzio perchò lascierebbe il ghiande del tutto scoperto. 

V'ha una serie di perturbamenti nervosi straordinari che dipendono 
unicamente da un*imitazione degli organi genitali: l'operazione chirur- 
gica li fa dileguare immediatamente; ma quella riesce naturalmente 
vana quando que' fenomeni abbiano origine centrale. 

I dott. De F. Willard, J. N. Love, S. C. Gordon e P. R. Fuberk con- 
dividono pienamente l'opinione del dott. Sayre. 

IV. Càrie C, TF., di Chicago. — Investigazione fatta per conoscere se 
11 non esservi acque infette e fogne abbia influenza sul predominio e 
su la gravità della difterite. 

La malattia trovasi nelle montagne e nelle grandi praterie del nord- 
ovest. È mortale pure ne' luoghi dove non sono fogne: l'infezione si 

asporta lontano cento leghe per mezzo d'ignoto veicolo. 



372 RASSEGNA MEDICO- CHIRURGICA 

V. Moncorvo. — La sifilide ereditaria e il rachitismo nel Brasile. 

A Rio di Janeiro e nelle vicinanze, 60 per 100 delle malattie infan- 
tili dipendono dalla sifilide de! genitori. Non ostante il parere -contra- 
rio manifestato dal dott. C. West nel congresso del 1881, l' Autore ha 
diagnosticato il rachitismo in 45 su 100 de^saoi bambini. 

VI. Stephefenson Guglielmo^ d'Aberdeen. — La crescita dei fan- 
ciulli. 

Importantissime sono le conseguenze cllniche della crescita più o 
meno rapido del fanciullo. Se, per esempio, il fanciullo nello scorsa 
«anno ò cresciuto in peso del doppio o del triplo che negli altri anni, 
può egli per ciò sopportare maggior o minor fatica mentale e fisica? 
La fanciulla cresce più rapidamente fra gli 11 e i 13 anni; il fan- 
ciullo fra 14 e 16. Molti fenomeni che compajono nel momento della 
pubertà vanno attribuiti a si fatta attività e durante raccrescimento. 

VII. Yaughan Vittorio C. — Del latte di vacca nell'allattamento ar- 
tificiale dei bambini. 

Quando il latte vaccino abbia subito la più lieve alterazione, con- 
tiene un principio che produce il cholera infantile; e però nella sta- 
gione calda ò da usarsi con le maggiori cautele. Il dott. R. B. White 
pone le seguenti regole: 

1.° Esaminare il latte con la carta di girasole ed aggiungervi acqua 
di calce se sia necessario; — 2.^ non darne che poco nelle 24 ore; — 
3.^ servirsi di bottiglie che bastino a contenere, e non di più tanto 
latte quanto occorre per un solo pasto; quelle che non si adoperano 
vanno lavate con acqua calda e tenute in una soluzione alcalina; — 
4.® conservare il latte sul ghiaccio, dopo che sia stato bollito. 

I dott. A. E. Goodwin e W. D. Booker sono del medesimo avviso. 

Vili. Northrop G., di Nuova York. — Anatomia patologica della difte- 
ria laringea in relazione con l'intubatura. 

Nei fanciulli morti da 3 a 7 giorni dopo l' introduzione del tubo di 
O'Dwyer non trovasi che un'erosione superficiale dell' epitelio. Quando 
la malattia è accompagnata da gravi complicazioni, l'estremità inferiore 
del tubo produce un'ulcerazione molto profonda nella parete anteriore 
della trachea. Nelle 116 autopsie da lui fatte non ha mai trovato latte 
sostanza estranea nei bronchi. 

IX. Boucfmt E., di Parigi. — L'intubatura della laringe nel restrin- 
gimento e nella asfissia del croup. 

Nel 1858 aveva già fatto la tubatura della laringe in parecchi bam- 
bini^ ottenendo 3 guarigioni su 10 casi. Narrava quindi la storia par- 
ticolareggiata d'un bambino di 18 mesi, nella cui laringe introduceva 
una canna d'argento e che guariva in brevissimo tempo. 

X. (y Dvyyer /., di Nuova York. — Intubatura delia laringe. 
Incominciava le sue esperienze nel |1880 nel New-York loundling 

Asylum.. 

La tracheotomia non vi avea dato risultato felice da qualche tecapp. 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURaiCA 373 

Molti medici esitavano a fare ua^ operazione diificile e pericolosa: il 
volgo non sa persuadersi ciie per salvare an bambino gli si debba ta- 
gliare la gola. Egli si servì dapprima d* un catetere prostatico che 
introduceva per la via del naso, ma dovette smettere perchè il piccolo 
malato toglìevasi da so V istrumento. Fece allora costruire un corto 
tubo, che più volte ha modificato prima di fermarsi all'apparecchio di 
cui ora si serve. 

La parte del tubo posta sopra T orifizio superiore s* allarga gradata- 
mente: la pressione delle corde vocali su queste pareti inclinate e il 
peso stesso del tubo ne impediscono Tespulslone in un accesso di tosse. 
Il tubo non ò così largo da rimanere stretto dalla laringe, e ciò per- 
chò possa essere espulso nel caso che ei formino masse di pseudomem- 
brane troppo grandi per passare per Tapertura di esso. Questuò pure 
il inotivo pel quale il tubo non resta sempre in luogo, anche quando 
non siavi pseudomembrane. 

L*intubatura apparentemente ò un^operazione semplice, ma in realtà 
non Pò. Il medico abile la farà facilmente ne^ casi ordinari, ma tro- 
verà molte difiScoltà in certi casi insoliti. LMntubamento non diverrà mai 
espediente sicuro di guarigione, perchò non ha influenza sulle compli- 
cazioni che rendono il croup membranoso cotanto micidiale. Nel con- 
fronto fra la tracheotomia e V intubatura non ò da determinare se 
Tana operazione darà migliori effetti dell'altra; bensì quale sarà fatta 
più spesso, e quale i parenti più facilmente acconsentiranno? 

XI. Waxham F. E., di Chicago. — Intubatura della laringe : vantaggi 
e svantaggi di essa. Statistica delPoperazione. 

Non è facile di eseguirla: il tubo difficilmente si trae fuori, e spesso 
impedisce la deglutizione. Ma anche si riesce a farla allUstante senza 
dolore, senza emorragia, ronza c/ioe; il tubo non ha bisogno d'esser pu- 
lito e la cura susseguente ò molto semplice. La tubatura ò stata fatta 
mille volte in due anni: ha salvato da certa morte 269 persone. 

Il dott. Carlo G. Jennings di Detroit, dichiarava di preferire la tra- 
cheotomia, sì perchò n' ha avuto migliori risultati, come ancora per- 
chò teme le difficoltà nel poter nutrire a cagione del tubo introdotto 
nella laringe. 

XII. Leads Alberto R., dello Stevens Istituto di New Jersey. — • Del- 
Palimento dei bambini. 

Ha fatto r analisi di 80 saggi di latte umano prima di arrivare ai 
dati necessarj per farne uno artificiale equivalente. Il latte della donna 
differisce da quello della vacca nella proporzione e nella digeribilità 
della caseina, che ò in minore quantità e più digeribile nel latte mu- 
liebre. Crede d'aver trovato la soluzione del problema facendo dige- 
rire la caseina mediante una polvere peptogena, che si ottiene fa- 
cilmente, che ò di forza costante, e merco della quale con Pajuto del 
calore, la caseina ò ridotta in 5 minuti. Prima della coltura la pro- 
porzione della caseina era stata diminuita con l'aggiunta di acquai 



374 BASSEGNA MEDIGO-CHlRURaiCA ' 

aggiangendovi della pauna per ristabilire la proporzione normale delle 
materie grasse. Questo processo, a suo avviso , dà an alimento qaasi 
identico...? 

XIII. D^Bspine, di Ginevra. — Osservazioni sulla pneumonite vera o 
lobare dei bambini. 

Nei bambini v* ha una forma speciale di pneumonite, che si può chia* 
mare centrale rispetto alla sede; congestiva riguardo alla violenza dei 
fenomeni infiammatorj, e abortiva quando non dura più di 2 o 3 giorni. 
Trovasi air apice e neirinterno del lobo superiore: difficilmente si ot- 
tengono segni fisici. L'esame microscopico degli sputi vi mostra il ba- 
cillo che suolsi trovare nella pneumonite. L* esito ò generalmente felice, 
e se riesce altrimenti ò perchè delle complicazioni sono sopraggiunte. 
Qualche volta ò preceduta da cangrena o da epatizzazione grigia. La 
cura deve mirare a far diminuire T infiammazione; bagni tiepidi, com- 
presse di Priessnitz, ecc. 

XIV. Asbì/ Enrico, di Manchester. — La nefrite della scarlattina dal 
punto di vista clinico e patologico. 

Dà i risultati di 1500 casi da lui osservati nelle sale e neiranfiteatro 
del Pendlebury Hospital for Sich Children. La malattia esiste sotto tre 
forme. — 1.° Forma primitiva poco importante. — 2.<^ Forma settica 
con alterazioni patologiche accompagnata da sintomi analoghi a quelli 
di qualsiasi altra septicemia, che si manifestano nella 2.^ o 3.* setti- 
mana. I reni nondimeno funzionano bene, la quantità dell'orina non 
diminuisce, nò vi hanno edemi o fenomeni uremici. —.3.^ La nefrite 
post-scarlattinosa, o nefrite della convalescenza ò molto più impor- 
tante; appare dal 6.^ al 24.^ giorno. I reni sono già affievoliti e sog- 
getti ad infiammazioni fibrinose e crupali. I casi lievi di scarlattina 
sono più di rado dei casi gravi susseguiti da nefrite, la quale non ha 
sempre Ja stessa intensità. I primi segni sono diminuzione deir orina 
gonfiezza della faccia, che possono mostrarsi parecchi giorni prima 
deir albumina. La quantità di questa ed il suo peso specifico varia 
assai. L^orina continua a diminuire, appare l'edema, i vomiti e gli ac- 
cidenti uremici compajono , poi sopraggiunge una crisi , come quella 
della pneumonite; il bambino evacua copia grandissima d*orina tor- 
bida ed entra in convalescenza. 

XV. Qrauer Frank, di Nuova York. — Caratteri anatomici della ne- 
frite scarlattinosa. 

L'Oratore ha studiato soprattutto la varietà nota sotto il nome di 
glomerulo- nefrite acuta di Klebs. Ireni sono grossi e pieni di sangue; 
la loro sostanza corticale ò qualche volta normale, qualche volta in- 
grossata, con glomeruli rilevati aumentati di volume, ma senza san- 
gue. Quantunque abbia notato la gonfiezza e la proliferazione dell'epi- 
telio glomerulare, non crede che in ciò stia la causa dell'ostruzione 
del vasi capillari , perciocchò nelle preparazioni da lui esaminate le 
apse dei capillari erano maggiori che nello stato normale i la qaal 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 375 

cosa dimostra che la pressione viene dair interno e non dalL* esterno. 
Ei crede che Tostruzione sia prodotta dalla proliferazione e dall' in« 
grossamento delle cellule enloteliali. LMpertrofla del ventricolo 6ini« 
stro che ha osservato in tuttiJ saoi casi ò effetto di un elemento 
tossico nel sangue e deirostruzione della circolazione nei corpi di 
Malpighi, ohe costrìnge il cuore sinistro ad un muggiore sforzo. La 
denominazione glomeruto-nefrite deve essere applicata a questi soli casi. 

XVI. Edson Cyrus. — Latte nelle città. 

Bisogna bandire il latte impuro ed infetto; dovrebbe esservi unM- 
spezione speciale di tutti gli armenti d'un paese per distruggere gli 
animali infetti di tubercolosi ed isolare quelli presi da malattia con- 
tagiose. 

XVIL Redard Paolo, di Parigi. — Cura dei tumori erettili mediante 
relettrici tà. 

Preferisce il metodo di Ciniselli di Cremona; ò poco doloroso e non 
lascia cicatrici. 

XVIII. Love Isacco N., di Saint Louis. — Cachessia dei bambini. 
Passava in rassegna una serie di casi differenti da quelli in cui è 

causa la tubercolosi , la sifilide od il catarro intestinale. I muscoli 
sono atrofici, la pelle ò grinzosa e secca, il volto abbiosciato e come 
senile. — 1.^ La cachessia dei bambini dipende originariamente da 
inerzia del sistema glandolare; un volto troppo copioso od insuffi* 
ciente e le cattive condizioni igieniche raggravano. — 2.^ Bisogna ec- 
citare la secrezione e Tescrezione; a tal fine egli amministra il calo- 
melano (3 milligr.) e dà a bere molt' acqua. — 3.<^ Il latte materno è 
sempre preferibile, od almeno bisogna avere una nutrice. — 4.^ Nei 
casi gravi, bisogna ordinare de' bagni con sostanze alimentari solute 
o sostanze eccitanti, ed usare di moderate frizioni (massage). 

XIX. Day Enrico Guglielmo , di Londra. — Alcune osservazioni di 
cefalalgia nei fanciulli in relazione all'educazione mentale. 

L'affaticamento intellettuale ò certamente la causa di particolare 
dolore di testa, con sintomi nervosi speciali. 

XX. Booker QuglielmOf della John Hopkin's University.— Studio di 
alcuni bacterj trovati nelle sale dei bambini malati di diarrea. 

Ne ha scoperto 12 specie diverse; ma soltanto due di esse liquefa- 
covano la gelatina. Alcune coagulano la caseina con reazione acida, 
una sola specie ha reazione alcalina, un^ altra dà al latte l'apparenza 
di peptone, altre invece non vi producono veruna alterazione. 

XXI. Balhville Guglielmo. — Cura del piede equino congenito. 

La tenotomiaò indicata nella massima parte de' casi: l'Oratore mo- 
strava una serie di ingegnosi apparecchi. 

XXU. Sayre Lewis A., di Nuova York. — La sezione dei tessuti con- 
tratti ò necessaria prima che i mezzi meccanici possano agira. 

Non bisogna confondere la contrazione con la contrattura. Se un mu- 
iK)olo sia in istato di contrattura , quando gli diamo meccanicamente 



376 RASSEGNA AlteDICO-CHIRURGICA 

tutta la tensione possibile e lo pangiamo o battiamo , si predace in 
questo muscolo uno spasmo riflesso che non succede nella contrazione* 
I tessuti presi da contrattura non sono capaci di venire distesi e bi- 
sogna reciderli prima che si possa aspettare un buon effetto dairuso 
degli apparecchi. 

Il dott. Edmondo Owen dlchiaravasi partigiano del metodo ameri- 
cano, cioè della divisione successiva dei tendini. 

XII. — Sezione di Medicina. 

Presidente, il dott. Arnold di Baltimora. 

I. Arnold A, B. — L* odierna medicina pratica. 

Faceva notare la precisione cui ò giunta la diagnosi medica e ricor- 
dava i meravigliosi risultati che ha recato Tesperimento in farmaco- 
logia. Condannava pertanto qualsiasi medicatura non razionale, e rac- 
comandava di non dimenticare le misure igieniche, che da sole spesso 
divengono mezzi di cura. La terapeutica ha dovuto cedere il passo 
alla patologia, la chirurgia moderna ha esteso il suo dominio a spese 
della medicina , e nondimeno la cura sintomatica delle malattie ha 
pur sempre valore. Ciò che devesi cercare è il metodo secondo il quale 
la natura procede ne^suoi atti curativi: noi potremmo allora tentare 
dMmitarlo. 

II. Alvarado Ignazio^ del Messico. — La patogenia della febbre gialla 
Attribuisce la malattia ad un microbo, che darebbe origine a fosfato 

acido di soda o ad acido fosfo-glicerinico. 

III. Kórósi Giuseppe f direttore delle Statistiche municipali di Buda- 
Pestb. — Deir efficacia preventiva della vaccinazione. 

Prendeva in esame tutte le opinioni esposte prò e contro tale effi- 
cacia, facendo notare che le statistiche addotte dall'una parte e dal- 
l'altra non hanno il valore assoluto che si vuol loro attribuire. Anche 
quando le cifre provano che la mortalità dei soggetti non vaccinati 
ò superiore a quella dei vaccinati , gli antivacoinatori dicono che la 
prima categoria è composta di bambini malati e deboli, il cui stato 
generale li predispone a contrarre il vajuolo. Il Kòròsi loro risponde: 
bisogna distinguere la mortalità^ ossia probabilità che ogni essere vi- 
vente ha di morire, dalla letalità che ò la probabilità di morire in 
ogni individuo malato. Se conoscessimo, p. es., la letalità generale dei 
non vaccinati, noi potremmo determinare se la loro letalità riguardo 
al vajuolo ò maggiore; questa differenza dipenderebbe interamente 
dal non aver avuto la vaccinazione. Ma per determinare la letalità 
generale dei vaccinati e non vaccinati , bisoj?na che i registri deglt 
ospitali indicliino in ogni caso (medico o chirurgico) se il malato ò 
stato vaccinato o no. Questa misura vige dal 1886 in 19 ospitali di 
Buda-Pesth e di Ungheria: 20,000 casi dimostrarono che la letalità ge- 
nerale dei vaccinati ò di 8 per 100, e dei non vaccinati di 13 per lOOi* 



RASSEGNA MEDICO-CHIRUROICA 377 

Danque Tasserzione degli anti-vaccinatori ò vera. Ma fra i vajaolosif 
la letalità dei non yaccinati ò salita a 6,66 per 100; essa dovrebbe 
dunque rappresentare presso a poco 10 per 100, ma in realtà ò di 49,68. 
V'hanno nondimeno dae cause che danno questo risultato; il cattivo 
stato generale degr in vacci nati e il fatto della invaccinazione. In que- 
ste condizioni si può affermare che per il vaj noioso non vaccinato la 
probabilità di morire ò salita a 50 per 100, unicamente perchò non ò 
stato vaccinato. LMn vaccinazione produce casi di vajuolo 3 volte e 
mezzo di più. La mortalità ò colcolata con lo stesso metodo seguito a 
Pesth ed in 9 città deirUngheria ed applicato alla sifilide, alla tuber- 
colosi, ecc. 

Il Kòròsi discute lungamente le relazioni delle diverse malattie fra 
loro dal punto di vista del valore e dell'importanza delle statistiche. 

I dottori G. A. Leale, Lynch e Waugh condividono le opinioni del 
dott. Korosi, di cui apprezzano IMmportante memoria. 

IV. Whitmarsh^ di Londra. — La vaccinazione e la cura del Pasteur. 
Non considera la vaccinazione come un mezzo preventivo contro il 

vajuolo, benché diminuisca la probabilità del contagio. La legge esige 
in Inghilterra che i bambini di più che 3 mesi siano vaccinati. Ri- 
spetto al metodo di Pasteur, che espone ne* maggiori particolari, fa 
notare che ò difficile di sapere se gP individui inoculati dal Pasteur 
abbiano avuto o no la rabbia. Propone dMnstituire una serie di espe- 
rimenti sui condannati. 

II dott. G. À. Leale avvertiva com'egli ebbe a curare da 18 a 20,000 
bambini malati ogni anno: quantunque centinaja di essi siano stati 
morsi da cani, non ha mai avuto un caso dMdrofobia. 

V. Ouchterlony Oio^ di Louisville. — Storia naturale delle malattie. 

Le malattie sono condizioni naturali , quantunque non normali ; sa- 
rebbe ragionevole il supporre che la stessa potenza che le ha pro- 
dotte, ò pure capace di farle scomparire. Il fatto è che la natura co- 
stituisce un rimedio molto più efficace che non si crede, e qualsiasi 
cura razionale dovrebbe essere fondata sulla cognizione della storia 
naturale delle malattie. Per giungere a questo scopo, occorrono gli 
sforzi riuniti e le ricerche di molti uomini scienziati di tutto il mondo, 
che comunicheranno le loro osservazioni sulle diverse malattie, circa 
Tinfiuenza che su di esse hanno l'età, il sesso, le occupazioni, ecc., 
circa la durata, la mortalità e il modo con cui producono la morte. 
À coloro che reputano sia un delitto il lasciare alla natura l'esito 
d' una malattia , risponde : 1.^ che tale procedere sarebbe tanto legit* 
timo quanto l'amministrare medicamenti di cui non conosciamo e 
proprietà, come succede ogni giorno negli ospedali; 2.^ la natura che 
ha prodotto la malattia ò abbastanza potente per addurre la guari- 
gione; 3.^ in molte affezioni acute si ammette generalmente che vi sia 
Una tendenza manifesta alla guarigione spontanea; 4.^ molte malattie 
sono capaci di autolimitazione; 5.^ quanti ^medicamenti vi sono che 



378 RASSEaNA MEDICO CHIRURGICA 

lianno ana straordinaria riputazione e che poi non hanno se non 
lievissima virtù curativa; 6° malattie della stessa natura, corate in 
modi diversi, guariscono egualmente; 7.^ molte malattie cessano quan- 
tunque la cura fattane sia nociva. L'Oratore sa benissimo che il me- 
dico non può nò deve rinunciare a qualsiasi medicatura in ogni caso; 
negli ospedali si ha il più largo campo per le osservazioni di con- 
fronto. In ogni modo i medicamenti debbono essere amministrati con 
metodo esatto. 

I dottori Cronyn di Buffalo, Hemingway di Michigan, G. J. Scott di 
Cleveland e A. B. Arnold consentivano con TOratore. Invece i dottori 
S. S. Green di Buffalo e Tommaso Hay di Filadelfia insistevano sol- 
l'efficacia dei medicamenti. IL dott Pavy di Londra conveniva da ul- 
timo che v'ha una storia naturale delle malattie il cui studio può 
fornire mole indicazioni utili. 

VL Crothers T.D,, di Hartford. — Dell' alcoolismo e della sua cura. 

Per lo passato i'alcoolismo era considerato come una vera mals^ttia, 
mentre oggi gli si attribuisce un'orìgine mentale. Nondimeno Talcoo- 
lismoy dal punto di vista scientifico, è retto da leggi subordinate dalle 
forze fisiologiche, psicologiche e fisiche, fra le quali l'eredità, le con- 
dizioni dell'ambiente, Teducazione ed il vitto sono le più importanti. 
V'ha un certo numero di cause fisse che possono dargli origine. 

L^ Certe condizioni ereditarie, certe impressioni fisiche e psichiche 
fortissime sono susseguite da alcoolismo in certi casi; 2.^ la malattia 
è spesso preceduta da alterazioni di struttura e di funzioni del cer- 
vello; 3.^ certe organizzazioni cerebrali male equilibrate, arresti di 
sviluppo del cervello, ecc., costituiscono delle cause apparenti in molti 
casi; 4.^ certe malattie sembrano avere una tendenza a trasformarsi 
in alcoolismo senza causa eccitante. 

L'Oratore ricordava che i sintomi dell' alcoolismo sono uniformi « e 
come cura consigliava di rinchiudere i malati in un ospitale retto mi* 
litarmente. 

VII. Smith Singleton R. — - Note sulla cura della tisi , specialmente 
mediante le injezloni intrapolmonari. 

Crede alla buona riescita d'una medicatura volta alla diretta di- 
struzione del bacillo: egli ha provato senza nessun effetto le iigezioni 
di gas nell'intestino retto. Lo jodoformio è il miglior rimedio per le 
infezioni nel parenchima polmonare, poscia che col darlo internamente 
si accresce il peso dei malati, se ne migliora l'appetito e se ne di- 
minuisce la temperatura. I fatti clinici confermano tutto ciò, non 
ostante che si dica che lo jodoformio ha un potere germicida relati- 
vamente lieve. La grande difficoltà è di poterlo sciogliere: Teiere 
produce disturbi cerebrali, Teucalyptol ò irritante, e si citano due casi 
ne* quali avrebbe prodotto una pleurite acuta. L*olio di vaselina para 
o combinata con i'euoalyptol ò stato pure adoperato; la questione 
resta tuttora da risolversi. 11 dott. Smith sconaiglia d^adoprare Bola« 



RASSEGNA ME DICO -CHIRURGICA 37^ 

zloni che contengono jodio o bicloraro di mercurio; prima di fare 
IMnjezione intrapolmonare sperimenta il liquido con Tinjezione sotto- 
cutanea. Se lo jodoformio dà buoni risultati , amministrato interna- 
mentOi ò evidente che ne darà de^ migliori giungendo là dove ha sede 
il male. Le injezioni non presentano che un pericolo relativo, poichò 
anche le pleuriti che producono rapidamente guariscono. Nondimeno 
^Oratore non le consiglia nei casi disperati o nei malati i cui sintomi 
cedono ad altri mezzi più semplici. 

Il dott Truax non ha fiducia nello jodoformio, avendo coltivato dei 
bacilli tubercolosi in una soluzione di jodoformio. 

Vili. Pavy, di Londra. — Del diabete. 

Il diabete, considerato ognora come malattia avvolta in una gran le 
oscurità, è in sostanza un^ assimilazione manchevole degli alimenti. Le 
sostanze grasse o idrocarbonate sono quelle che nel diabete più im- 
porta di studiare; nello stato normale sono desse assorbite dalla vena 
porta e passano nel fegato, dove sono assimilati. Injettando sangue 
defibrinato od ossigeno nella vena porta, trovasi neirorina non poco 
zucchero. La respirazione forzata che soprasatura il sangue d'ossi- 
geno fa altrettanto. Lo stesso succede nella paralisi vaso-motrice dei 
vasi epatici, che lascia che una quantità eccessiva di sangue s'accu- 
muli e ne impedisce la disossigenazione. GP idrocarburi (amido, destrina, 
zucchero di latte e di canna) si convertono in zucchero e passano nella 
circolazione generale. Il Bernard, nella celebre sua esperienza (pun- 
tura del pavimento del 4.^ ventricolo), osservò una paralisi vaso- mo- 
trice dei vasi epatici. È da notare che nei casi di paralisi vaso-mo- 
trice del sistema chiiopojetico in cui la lingua ò rossa, che la malattia 
è molto grave, probabilmente perchò ha invaso tutta Peconomia. Nel 
soggetto sano non vi ha che traccio di zucchero nel sangue e neli'o- 
rina; dalia quantità che n'è in questa si può arguire la proporzione di 
esso nel sangue. Nel diabete lo zucchero va direttamente nel sangue, 
senza subire un processo d^assimilazione nel fegato. Nello stato di 
salute ò trattenuto prima di giungere alla circolazione generale, ma 
nel diabete si trova nel sangue in proporzione diretta con la quantità 
d'idrocarburi introdotta; d'altronde, momentaneamente, il soggetto 
che ne avrà mangiato una grande quantità avrà neirorina una nota- 
bile proporzione di zucchero, giacchò il potere assimilativo del fegato 
ha un limite normale, che, sorpassato, genera il diabete. Il fegato è 
on organo produttore di grasso piuttosto che di zucchero, trasformando 
l'amido in zucchero, poscia in grasso. Le sue arterie sono piccole, le 
8oe vene grandi, e il contenuto della vena porta deve essere in un 
notabile stato di venosità perchò non vi sia zucchero nella circola- 
zione generale. Il diabete ò d'origine nervosa, ed è fuori di dubbio cho 
le influenze nervose hanno molta parte su lo stato dell'infermo. 

L* orina va esaminata immediatamente, e l'analisi poi deve es- 
sere quantitativa perchò possiamo renderci co:ito dell'andamento della. 



880 RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 

malattia. Bisogna raccomaDdare al inalato di serbare Torina della 
fiera e qaella del mattino , percbò spesso succede non contenga zac- 
chero che dopo introdotti degli idrocarburi. Il reagente più sicuro ò 
probabilmente la soluzione di Febling, che il Pavy, per ÌHcbivare IMn- 
conveniente che si dice vada soggetta nella bollitura, adopera in forma 
di tavolette, che si possono sciogliere quando venga il momento di 
eervirsene. L'orina diabetica contiene spesso delP albumina, che si 
svela con Tacido citrico ed il ferrocianuro di sodio. Il diabete ha di- 
versi gradi: si manifesta in conseguenza di manchevole assimilazione; 
nondimeno nel corso della malattia gli stessi tessuti producono dello 
zucchero. L'età ha una parte grandissima: 45 per 100 dei casi trovansi 
fra i 40 e i 60 anni. Il pronostico ò grave nei soggetti giovani che 
muojono generalmente in due anni. La malattia talvolta si palesa sotto 
forma sì benigna da non accorgersene. Il Pavy ha osservato dei dia- 
betici con sintomi d'atassia, forse effetto di nevrite periferica. Nei 
giovani non possiamo che soffermare il male, non guarirlo; esso ha 
un andamento simile a quello dell'atrofia muscolare progressiva o del- 
l'atassia locomotrice. Al diabetico d'una certa età si può giovare in- 
dicandogli un vitto conveniente, composto esclusivamente di carne, 
d'uova, di burro, ecc. Il pane di mandorle ò il migliore, non conte- 
nendo che 8 per 100 di sostanze idrocarbonate. Per medicamenti, il 
dott. Pavy amministra l'oppio, la morfina e la codeina, che, a suo av- 
viso, hanno speciale influenza sulla malattia. 

IX. Philips, d'Edimburgo. — Etìologia della tisi. 

Le ptomaine ne sono i principali fattori etiologcici, perchè se si in- 
jettino negli animali , insorgono in essi tutti i sintomi della malattia. 
Secondo l'Autore» Tatropina opererebbe come contravveleno. 

IL dott. Herrick, di Cleveland, non crede che il bacillo per so stesso 
possa essere causa della tubercolosi: lo contraddirono i dottori Whit- 
marsh, Arnold e Truax. 

X. Neftel. •— Considerazioni sulla patogenesi delle malattie delle 
donne. 

Le esperienze tendono a dimostrare che la compressione del torace 
predispone alla tisi ed all'albuminuria, prodotta dalla congestione ve- 
nosa. Fa quindi allusione agli effetti nocivi che conseguono all'uso 
dei busti e degli stivaletti con alti tacchi. 

I dottori Herrick e Price facevano considerare che simili espe- 
rimenti fatti su gli animali non si potevano applicare alla spocie 

umana. 

XI. Eye, di Reading. — Metodo nuovo per la cura della tisi. 

Insiste sul bisogno di confermare la diagnosi per mezzo del micro- 
scopio. Ei versa in un bicchier d'acqua l'albume d'un uovo, lo dibatte 
e lo pone in una bottiglia e dopo 5 o 6 giorni quando ne esala un 
odore d'uova guaste , ne fa fare inspirazione profonde per 24 ore;' i 
bacilli a poco a poco scompajono dagli sputi. Ei non sa come operi 



RASSEGNA MEDICO CHIRURGICA 381 

quella miscela, a meno che non vi si formi un bacillo antagonistico 
verso quello della tubercolosi e così potente da distruggerlo. 

XII. Grani Giacomo, del Canada. — Della difteria. 

Ve ne sono due varietà; la semplice e la maligna: amendue for- 
mano un veleno settico che agisce sul sangue. Sul principio consiglia 
dei bagni senapati, dando del ferro internamente. Il malato deve re- 
stare in letto. Contro la difteria maligna non v*ha rimedio. L'umi- 
dità atmosferica ò una delle concause della malattia. 

I dottori Ouchterlony e Palmer approvano qualsiasi cura che abbia 
per iscopo la diaforesi; e però il Palmer amministra il jaborandi con 
certa cautela, a motivo dell'azione sua sul cuore. 

XIII. Arnold A, B, — Dilatazione e degenerazione grassa del cuore. 
Condanna in questi casi la digitale. 

XIV. Fell Giorgio E. — Della respirazione forzata artificiale nell'av- 
velenamento per oppio. 

Tale processo dovrebbe adoprarsi nella soffocazione, nella chiusura 
delle vie aeree, nell'avvelenamento prodotto dagli anestetici, ecc. Ai 
movimenti forzati degli arti e del corpo andrebbe sostituita la pres- 
sione: si dovrebbe aprire la trachea ed introdurvi un tubo. B questa 
sarebbe, secondo TOratore, la respirazione forzata; di cui si serviva 
felicemente in un caso di avvelenamento per oppio. 

II doti. Brainard condanna si fatta pratica siccome pericolosa. 

XIIL — Sezione di Medicina psicologica 
e delle malattie nervose. 

Presidente dott. Judson fi. Andrews di Buffalo. 

I. Andreios Judson B, — La distribuzione e la cura dei pazzi negli 
Stati Uniti. 

A mano a mano che sì va verso occidente diminuiscono i pazzi» 
L'aumento proporzionale dei pazzi fra i negri ò grandissimo. Negli 
Stati Uniti sonvi 121 asili, con 61,411 malati. Esaminate le leggi rela- 
tive ai pazzi nei diversi Stati, conchiudeva essersi avviate importanti 
riforme negli asili dei pazzi. 

II. Spitzka E, C, di Nuova York. — L'aneurisma miliare. 

Riferiva l'osservazione di una giovane di 24 anni, morta per affe- 
zione cerebro-spinale, il cui fratello e padre erano morti nello stesso 
modo. Il dott. Lavage di Londra citava un caso consimile , nel quale 
per altro non v'era elemento ereditario. 

III. Fischer I. a, di Boston. — La monomania ed i suoi equivalenti 
moderni. 

V'ha una forma primitiva comune d'alienazione: molti casi dipendono 
dall' abuio dell' alcooL La pazzia può manifestarsi senza che vi sia 
eredità. 



S82 RASSEQNA MEDIGO-CHRIRUGIGA 

lY. Somen E. A,, d'HelMingfors. — Alterazioni istologiche che sas- 
seguono ali* amputazione dei nervi periferici dei gangli spinali e del 
midollo. 

L'Oratore presentava due serie d'osservazioni ; una per dimostrare 
l'effetto dell'amputazione sul midollo, l'altra le alterazioni nelle estro* 
mità dei nervi recisi. 

y. Savage, di Londra. — La sifilide in relazione alla pazzia. 

Innanzi tutto faceva osservare che spesso dei fenomeni secondarj 
(levi sono susseguiti da sintomi di sifilide cerebrale grave. È difficile 
distinguere la paralisi generale vera dalle degenerazioni che risaltano 
dalla sifilide del cervello. In certi casi la paralisi non ò ohe una com« 
plicazione della sifilide. La sifilide congenita non produce che di rado 
l'idiozia» l'imbecillità e la perversione morale; su questo punto sonovì 
diverse opinioni. La sifilide può produrre l'idiotismo in conseguenza 
di malattie della meninge o della sostanza cerebrale, o distruggendo 
gli organi dei sensi; l'iliozia può essere secondaria dell'epilessia si- 
filitica. 

Il dott. Ferguson di Troy citava il caso d'un tale che, pur avendo 
paralisi generale» contrasse la sifilide; mori pazzo, e l'autopsia mostrò 
delle lesioni macroscopiche negl'involucri cerebrali e nelle ossa del 
cranio. 

Il dott. Hurd di Pontiac non dubitava punto che la mania e la. me- 
lanconia possano essere effetto della sifilide; ed io conforto della saa 
opinione citava un caso di mania acuta d'origine sifilitica. 

Il dott. C. H. Hughes di Saint Louis spiegava la possibilità di gua- 
rire l'alienazione mentale d'origine sifilitica, per ciò che le lesioni non 
comprendono propriamente il tessuto nervoso, ma le parti che lo cir- 
condano. Ricordava la sifilofobia. 

Osservava il dott. G. G. Goading, di Washington, non esservi segno 
distintivo dell'alienazione mentale sifilitica: quando ne sia nota To- 
rigine, la cura specifica riesce benissimo. 

Il dott. Spitzka di Nuova York ha veduto un caso di febbre accom- 
pagnato da delirio violento insorgere nella sifilide secondaria; sog- 
giungeva non averne trovato altro consimile nella letteratura medica. 

La pazzia prodotta dalla sifilide acuta^ secondo lo Savage, è rara * 
la sifilide in tal caso ò piuttosto un agente morale che concorre allo 
eviluppo dei disturbi psichici, piuttosto che un veleno specifico. Vepi* 
lenta sifilitica può essere e non essere congiunta ad alienazione men- 
tale; vi sono casi ne' quali non ò possibile scorgere alterazioni ma- 
eroscopiche. La sifilide poi può produrre una debolezza mentale pro- 
gressiva preceduta talvolta da roonoplegia, emiplegia, afasia, ecc., od 
anche da disturbi de' sensi, quali cecità o sordità temporanee. 

In certi casi di sifilide v'ha elemento morale che produce ipocon- 
dria melancolia, che del resto può derivare dalla cachessia sifilitica. 
Le alterazioni vascolari sono causa di fenomeni di diversa specie. Le 



RASSEGNA MEDICO-CHIRURGICA 383 

tamefaaioni sono rare; frequenti invece le alterazioni delle meningi. 
La sifilide tende altresì ad alterare il tessuto nervoso e spesso di- 
viene oausa di paralisi generale^ e il dott Mickle in proposito narrava 
appunto d'aver veduto casi di sifilide con gli stessi fenomeni della pa- 
ralisi generale: le alterazioni vascolari sifilitiche producono assai fa- 
cilmente nel cervello focolaj di rammollimento. 11 dott. Down riteneva 
che la massima parte dei casi d'atassia locomotrice procedono dalla 
sifilide. 

Il dott. Spitzka narrava il caso d'un tale che presentava una sequela 
di sintomi consìmili a quelli dell'epilessia: il riflesso patellare er^ 
abolito; egli poi sosteneva che, come v'ha una demenza alcoolica e 
pìAerperale, possa pure darsi una demenza sifilitica, 

VII. Bistop 8. L.f di Chicago. — Patologia della febbre del fieno. 

La crede d'origine nervosa, opin'one condivisa dai dottori Brush e 
Hnrd oppugnata dai dctt Ghauning e Andrews. Consiglia come cura: 
il galvano cauterio, la miscela di solfati di morfina e d'atropina ad 
alte dosi amministrata immediatamente. 

VI. Qodding. — La pazzia quale scusa del delitto. ^ * 

I giudici dovrebbero avere certa educazione clinica, visitando gli 
asili e gli ospitali. (Continua). 






884 



RIVISTA D'OSTETRICIA E GINECOLOGIA 

del Dottor ERMANNO PINZANI 
Assistente alla Clinica ostetrica di Bologna 



1. Sani A. — Gravidanza consecutiva a polipo uterino — Parto a 
termine — Forcipe allo stretto superiore — Enucleazione del tU' 
more subito dopo il parto — Puerperio fisiologico, 

2. Fasola E. — 82 aborti nel triennio 1883-85 nel R. Istituto Oste- 

trico e Qinecologico di Firenze. 

3. Belluzzi C. — SUyrie di due gravidanze extra^uterine e conside- 
razioni relative. 

4. Charpentier — Bel cholera in dofme gravide. 

5. De Soyre — Dell'intervento nelle presentazioni della faccia. 

6. Dolóris — Dell'endometrite e della sua cura. 

7. Chiara D. — Ultimi perfezionamenti nella tecnici dell' operazione 

cesarea. 

8. Petit Gilberto — Dei rapporti della paràlisi generale con certi di- 
sturbi della mestruazione. 

9. Pasquali — Sulla basioclastia a testa seguente. 

10. Mangi agalli L. — Comunicazioni fatte alla terza riunione della 
Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia in Genova il 7 aprile 
1877. 

11. Barone B. — La peplonuria puerperale. 

12. Pozzi S. — Fistola uretero vescico vaginale guarita mediante la colpo^ 

plastie. 

13. Bordò L. — Nuovo cucchiaio pel raschiamento dell'utero. 

14. Ribemont-Dessaìgnes A. — Sopra un nuovo embriotomo rachidiano. 

I. Sani A. — Gravidanza consecutiva a polipo uterino — Parta 
a termine — Forcipe allo stretto superiore — Enucleazione 
del tumore subito dopo il parto — Puerperio fisiologico. (An- 
nodi di Ostetricia e Ginecologia^ Voi, IX, N. 1 e 2, gennaio e febbraio 
1887, pag. 79). 

Si tratta di una donna di 38 anni , la quale nelle prime ore del 28 
gennaio 1887, veniva accolta nella Clinica Ostetrica di Firenze in tra- 
vaglio di parto a termine , prolungandosi questo eccessivamente. Nulla 
di importante risultava dairanamnesi , se non che ella era IX para, che 
aveva avuta Tultima mestruazione fra il 15 e il 20 aprile 1886, e che 



RIVISTA d'ostetricia E GINECOLOGIA 3S5 

ai primi del 6.^ e del 7.® mese aveva visto senza cagione apprezzabile 
un leggero scolo saogaigno dai genitali che si protrasse per quattro 
cinque giorni. AlP esame si notò che la donna era di forte e sana 
costituzione, che il bacino era ben conformato , che si presentava la 
testa e che il dorso occupava il lato sinistro delPaddome. La vulva e 
la vagina erano normali e ben disposte al parto; la cervice interna 
era scomparsa e la dilatazione deirorificio raggiungeva 6 centimetri ; 
il segmento inferiore si avvertiva sottile ed espanso; le membrane 
erano integre e la parts presentata incerta per la via vaginale , per* 
chò qualche cosa dMnsolito si trovava lungo il canale molle. Infatti, 
spingendo il dito molto in alto, era dato avvertire un corpo piccolo, 
tondeggiante, molle, depressibile, che occupava quasi il centro delTo- 
rificio uterino, e che ad un esame poco accurato poteva sembrare una 
natica. Però portato il dito più in alto che fosse possibile, si riuscì a 
passare al di dietro del tumore e spostarlo verso sinistra. Allora si 
potò avvertire la testa del feto che era mobile allo stretto superiore^ 
ed egualmente si potò stabilire che il tumore altro non era che un 
miO'flbroma, in cui il tessuto muscolare liscio abbondava (d*onde la 
sua mollezza), con la sua base dMmpianto piuttosto larga, ma non 
molto spessa, sul labbro posteriore verso sinistra. 

Questo tumore, quantunque non avesse in seguito impedito T impe- 
gno della testa nella parte alta dello scavo, pur tuttavia si opponeva 
a che essa progredisse nel suo cammino. Si decise allora di applicare 
il forcipe, previa una lavatura vaginale con una soluzione di subli- 
mato corrosivo al mezzo per mille. L'operatore, per non comprendere 
il tumore nel seno della cucchiaia sinistra spinse molto in alto e col- 
locò al davanti del dbroma IMndice ed il medio della mano destra, 
sulla guida dei quali doveva scorrere la cucchiaia. Il resto delTappli- 
cazione deir istrumento riuscì facile, ed esercitando valide trazioni, 
si potò ottenere lo sprigionamento dei feto che era vivo e molto svi- 
luppato, senza che accadesse il distacco del tumore. Avvenuto cinque 
minuti dopo il secondamento, TAutore con due dita introdotte in va- 
gina, potò facilmente afferrare il fibroma e trarlo fuori dall'ostie vulvo- 
vaginale, e vide allora che ne era stata in parte lacerata la capsula in- 
volgente pel passaggio del capo. A compiere P enucleazione del tu- 
more altro non rimaneva che condurre a termine Topera incominciata 
dalla testa, ed in parte col dito, ed in parte col manico del coltello si 
potò con una certa cura liberare internamente dalla sua capsula un 
fibroma che pesava gr. 25, ed era molle e pastoso. Non segui alcuna 
emorragia: si fece una prolungata lavatura endo-uterina ed endo- 
vaginale ben calda, e si somministrò un grammo di segala. Il puer- 
perio decorse fisiologico; la capsula venne eliminata a frammenli coi 
lochi , i quali si mantennero non fetenti. 

Rivista. 25 



38G RIVISTA d'ostetricu e ginecologia 

IL Fasola e. — 82 aborti nel triennio 1883-85 nel R. Istituto 
Ostetrico -Ginecologico di Firenze (Annali di Ostetricia e Oine- 
oologia^ Voi. IX, N. 1, 2 e 8, gennaio, febbraio e marzo 1887, pag. 1 e 103). 

L'Autore incomincia col definire l'aborto la interruzione della gra- 
vidanza prima del tempo in cui il prodotto del concepimento è vita- 
bile, e non già T espulsione del prodotto'' del concepimento quando 
questo non ò vitabile, poiché Tespulsìone non è che uno dei fenomeni 
deiraborto, e talvolta un fenomeno secondario dellMnterruzione della 
gravidanza. A produrre questo fatto morboso possono contribuire molte 
cause diverse, di cui le une agiscono primitivamente contro la vita del 
prodotto del concepimento, le altre agiscono sulla contrattilità interna. 
Secondo TAutore questa classificazione delle cause dell'aborto basata 
sul fenomeno iniziale di esso (morte del prodotto del concepimento in 
utero, contrazione uterina) ha un valore pratico evidente. Di fatti, 
mentre nei casi in cui l'aborto esordisce con la contrazione uterina, 
è possìbile la sospensione del travaglio, e T emorragia è più abbon- 
dante e più duratura, in quelli nei quali esordisce con la morte del 
prodotto del concepimento, l'aborto è sempre inevitabile, e l'emorragia 
può anche mancare completamente. L'Autore fa seguire un riassunto 
delle storie cliniche di tutti gli aborti, distinguendoli in due classi; in 
quelli da cagione conosciuta (28) ed in quelli da cagione non determi- 
nabile con precisione (5i). Da queste osservazioni risulta quanto ap- 
presso: 

Emorragia in 40 casi (48,78 %). 

Putrefazione dell'ovo in 3 casi (8,73 %). 

Putrefazione dell'ovo e setticemia in 9 casi (10,97%). 

Morte in 5 casi (6 %). 

[ Idell'ovo intero «in casi 3j 

\manuale <deglì annessi in tutto o in parte . » 29/ 
Estrazione( (del feto > 1)45,12% 

'strumentale [degli annessi » 4' 

Espulsione degli annessi mediante spremitura in 2 casi. 

Le indicazioni dell'intervento, inteso nel senso dell'estrazione del- 
l'evo, vennero dedotte da tre condizioni diverso, talvolta associate tra 
loro: 1.® condizioni permittenti l'estrazione senza pericoli e senza dif- 
ficoltà; 2.^ esistenza di emorragia; 8.^ putrefazione dell'ovo. 

Dalle storie cliniche si vede pure che non infrequentemente vengono 
accolte nella Clinica di Firenze donne, nelle quali il travaglio abortivo 
si ò apparentemente interrotto dopo la rottura dell'evo e la espulsione 
dell'embrione, e nelle quali al momento dell'ingresso non esistono nò 
emorragia nò segni di putrefazione dei residui rimasti nell'utero. Ecco 
come colà si procede. All'ingresso nella Maternità la paziente, non 
presentando emorragìa, ha subito un bagno generale di nettezza, e 



J 



RIVISTA d'ostetricia E GINECOLOGIA 387 



i 



dopo il bagno ò trasportata nel letto ad essa assegnato, dove le viene 
fatta una irrigazione vaginale con una soluzione tiepida di dento* 
cloruro di mercurio al mezzo per mille. Si procede quindi all'esplora- 
zione per riconoscere esattamente lo stato delle cose e la presenza di 
residai di ovo, attraverso il collo , quando è permeabile : sulla guida 
del dito esploratore sempre viene introdotta una siringa a doppia cor- 
rente e fdtta una irrigazione intra-uterina con soluzione di deuto- 
cloruro. Se il collo ò permeabile, si solleva e si fa poggiare il bacino 
della donna sopra un cuscinetto stretto, ma alto; le gambe sono leg- 
germente piegate sulle coscie, e lo coscio sul bacino, alquanto divari- 
cate. Abbassato e fissato T utero premendone il fondo con una mano 
applicata alP ipogastrio, col dito esploratore delPaltra mano o con due 
dita, quando lo permette il collo, si penetra nella cavità uterina, si 
distacca Tovo, se è ancora aderente, rompendone le aderenze col margine 
laterale del dito stesso, e imprimendo ai residui ovulari un movimento 
di rotazione intorno all'asse longitudinale deirutero. Infine si afferra 
rovo flattenio il dito o le dita che stanno in cavità, e si estrae. So- 
vente neirestrazione si rompe, e bisogna introdurre ripetutamente il 
dito : terminata la manovra , si fa ancora un' irrigazione endloute- 
rina con soluzione di sublimato corrosivo. In questi casi d'indicazione 
prodldttica e non assoluta d'intervento, l'estrazioud normale non ò 
difficile. Ma se il collo non è permeabile, e non v'ha emorragia né 
putrefazione dell'uovo, si desiste da ogni tentativo, si fa un bagno ge- 
nerale di nettezza alla donna, si procede a generosa irrigazione utero- 
vaginale disinfettante, e si attende finché avvengano modificazioni fa- 
vorevoli nel collo, a meno che fenomeni particolari (emorragia, putre- 
fazione) sopravvengano ad impedire la pronta estrazione. Quando 
ciò succeda e il collo si mantenga difficilmente permeabile al dito, 
l'atto operatorio riesce indaginoso. La costrizione dell'orificio uterino 
paralizza il dito introdotto a forza e lo impaccia nei movimenti. Qui 
il distacco e l'estrazione vengono aiutati con l'uso di pinze ordinarie 
(simili alle pinze da medicatura uterina), della curette di Recamier e del 
cucchiaio raschiatore del Simon: questi istrumenti sono introdotti nella 
cavità uterina sempre sulla guida del dito. Nei casi di emorragia con 
impermeabilità del collo al dito ed agli istrumenti sopracitati, si fa 
un'irrigazione intrauterina calda, a più 40<^, e poi lo zaffo vagi- 
nale: se l'ovo é alterato per putrefazione, all'irrigazione si fa seguire 
l'introduzione di un cilindro di laminaria o di un cono di spugna pre- 
parata nel canal cervicale, per potere intervenire qualche ora dopo e 
fare l'estrazione. Se poi condizioni locali o generali, putrefazione, set- 
ticoemia, richiedono la immediata liberazione dell'utero, si procede alla 
dilatazione forzata del collo e all'estrazione. Lo zaffo vaginale é sempre 
fatto con batufoli di cotone imbevuti di deuto-oloruro, della grossezza 
.di nn piccolo uovo di gallina o di una noce, stretti e fissati da un 
iungo filo alla distanza di 15-2} cm. l'ano dall'altro, in numero di 15-20. 



888 RIVISTA d'ostetricia e ginecologia 

Per facilitare T introdazione loro sono anti con vaselina; non si asa 
bagnare il primo batufolo con soluzione di percloruro di ferro o con 
altro liquido stitico, poichò dallo, zaffo non si vuole un' azione astrin- 
gente, ma solo una barriera allo scolo del sangue, e perche si temono 
alterazioni dal contatto del medicamento colle pareti vaginali. Zaffato 
per bene tutta la vagina, ciò che richiede una quantità non indiffe- 
rente di batufoli, si applica all'ostio vaginale di contro allo zaffo , un 
po^ di cotone , in quantità sufficiente perchè sporga al di fuori deira- 
nello vulvare: il tutto si mantiene con un fasciatojo a T. Dopo 6, 8, 10 
ore si toglie lo zaffo, e se v^ò il bisogno se ne ripete un altro, avver- 
tendo di far sempre una generosa irrigazione vaginale antisettica ap- 
pena estratto lo zaffo. 

La questione viva tuttora sulla condotta dell* ostetrico nella cura 
delPaborto si può sintetizzare nel metodo aspettante e hqW'^ intervento 
pronto. Il primo ò sostenuto da Pajot, il quale agisce soltanto quando 
si fa manifesta la putrefazione del^ovo, e si limita a tentativi di estra- 
zione senza violenza, pronto a rinunciarvi piuttosto che tentarla for- 
zatamente: il secondo ò raccomandato da Dolóris, il quale interviene 
sempre quando il travaglio abortivo sUnterrompe, e vuole ottenere la 
estrazione dei residui ovulari anche coi mezzi più energici, mostran- 
dosi fiducioso nella medicatura antisettica che rende innocenti le più 
gravi operazioni. Egli afferra il collo dell' utero con un uncino e rab- 
bassa fino alla vulva, e se esso è chiuso, ne comincia la dilatazione 
con un dilatatore metallico e la completa colle dita o con un sacchetto 
di Barnes : bastano pochi momenti per raggiungere lo scopo. Con una 
curette larga ed arrotondata all'estremità, raschia la parte uterina per 
distaccare la placenta, se ò aderente^ e per fragmentarla quando ò con- 
sistente e voluminosa. Se poi gli annessi non hanno quelle qualità e 
sono staccati , invece che al raschiamento procede alla politura o allo 
svuotamento della cavità uterina collo spazzolino (écouviìlon) bagnato 
nella glicerina con creosoto. Secondo Doléris la* spazzolatura antisettica 
deve sempre terminare la seduta, qualunque sia il metodo adottato 
per l'estrazione: l'atto operativo ò preceduto e seguito da irrigazione 
endouterina con acqua fenicata o con deutocloruro, calda a 50^ G. — 
Fra i due estremi segnati recentemente da Pajot e da Dolóris sta la 
pratica della clinica fiorentina, le cui norme vengono da Fasola cosi 
riassunte : 

1.** Aspettazione, ancor quando il travaglio abortivo ò in periodo 
d'interruzione, nei casi in cui si ha collo uterino chiuso e difficilmente 
permeabile, e non si ha segno alcuno di putrefazione dell'ovo. Irriga- 
zione intrauterina con acqua tiepida e deuto-cloruro (mezzo per mille), 
fatta con siringa metallica ordinaria a doppia corrente. Qaaodo si 
ha emorragia • irrigazione intrauterina con acqua calda e liealoclo- 
ruro (+^40*G.)e zaffamento vaginale: questo può anche trovare indi- 
cazione profilattica in certi casi nella pratica privata ad esempio, dova 
il soccorso per emorragia eventuale non può essere pronto. 



RIVISTA d'ostetricia E GINECOLOGIA 389 

2.® Estrazione (manuale o strumentale, con pinza o col cucchiaio) dei 
residui ovulari o della placenta, tutte le volte cli3 si hanno condizioni 
favorevoli, collo molto permeabile o vera dilatazione della bocca ate- 
rina. Con la estrazione, non difficile in queste circostanze, si evitano 
pericoli di emorragia e di putrefazione deirovo nelPutero e si tolgono 
se già entrati in iscena. 

3.* Estrazione pronta di necessità, quando si ha putrefazione dei- 
Po vo putrefazione e setticoemia, qualunque sia lo stato del collo. Se il 
collo ò permeabile e meglio ancora se Porificio uterino ò più o meno 
largamente dilatato, estrazione manuale o strumentale nel modo or- 
dinario. Se il collo ò chiuso, dilatarlo con mezzi opportuni (laminaria, 
spugna preparata, dilatatore metallico, ecc.), la cui scelta sarà indi- 
cata dal caso e dalla maggiore o minore urgenza dell* estrazione. La 
tecnica proposta da Doléris e sopra indicata può trovare qui la sua 
più conveniente applicazione. 

in. Belluzzi G. -— Storie di due gravidanze extra -uterine e 
considerazioni relative {Memorie della Reale Accademia delle Scienze 
dell'Istituto di Bologna, Serie IV, tomo Vili). 

Delle due storie che TAutore riferisce, la prima riguarda una donna 
di 39 anni, la quale in venti anni di matrimonio non rimase mai in- 
cinta. Sui primi del 1879, essendo ella stata presa da accessi convul- 
sivi gravi con perdita dei sensi, e contemporaneamente avendo risen- 
tito un insolito disgusto pel vino, venne in sospetto di essere incinta. 
Esaminata il 19 giugno dello stesso anno si trovarono molti segni 
probabili della gravidanza, tra i quali un tumore nella regione ipo- 
gastrica avente la forma e la resistenza a un dipresso delFutero gra- 
vido nei primi mesi , ed estendeotesi a 4 o 5 dita al di sopra del pube. 
Rivisitata 1*8 luglio, il Belluzzi trovò la tumidezza del ventre giunta 
alquanto al di sopra della cicatrice ombelicale, il ventre dolente al 
palpamento, un soffio dolce su una superficie molto estesa, al di 
dietro delPutero , sul fornice posteriore , un corpo che aveva V appa- 
renza di un capo fetale di 5 o 6 mesi, e che sembrava cosi superficiale 
da parere fuori dell'utero e poggiante proprio sul fornice. Alla metà 
di luglio la donna ebbe dolori air ipogastrio, vomito e diarrea per 2 o 
3 giorni , i quali sintomi si andarono ripetendo di poi con molta fre- 
quenza e sempre più aggravandosi. Alla metà di agosto , quando già 
la paziente asseriva di avvertire da qualche tempo i movimenti fe- 
tali , fu rivisitata , e si trovò che il tumore addominale saliva tre dita 
trasverso al di sopra deirombelico , che il collo dell* utero piccolo e 
con orificio ristrettissimo, era spinto contro la faccia interna del pube, 
ed aveva al di dietro quel tal corpo simulante il capo fetale. Per tutto 
ciò TAutore sospettò trattarsi di gravidanza extra-uterina, il qaal so- 
spetto venne confermato anche dal prof. Rizzoli. Il 29 agosto la donna 
fu presa per 24 ore come da falso travaglio ; Torificio uterino si dilatò: 



390 RIVISTA d'ostetricia e ginecologia 

in modo da lasciar penetrare la prima falange deiP indice. Dopo qael 
giorno ella stette sempre poco bene, essendo spesso presa da dolori 
airaddome, ma il 15 settembre i fenomeni si aggravarono assai e dal- 
Tatero furono espulsi alcuni pezzetti di tessuto che sembravano brani 
di decidua. Palpando si trovarono allora come due tumidezze dentro 
r addome , T una maggiore a destra che sorpassava la cicatrice om- 
belicale di tre dita circa; 1* altra più bassa, più resistente , sitnata 
a sinistra e nel mezzo , che saliva quattro dita circa al di sopra del 
pube. Aggravandosi sempre più le condizioni della paziente, essa fu 
Inviata ali* Ospedale Maggiore, dove si confermò pure il sospetto di 
gravidanza extra-uterina. Il 19 settembre sembrò alPascoltatore di ay- 
vertire il doppio battito fetale , e qualche movimento attivo. Il 20 la 
donna peggiorò assai per la comparsa dei sintomi che caratterizzano 
una grave peritonite; si esclude il taglio cesareo fra i mezzi di cura, 
viste le gravi condizioni deir Infermi , e considerato che il feto , se 
anche vivo , non sarebbe stato vitabile. Il 23 la donna mori : tre ore 
prima era scomparso il soffio supposto placentale. Alla necroscopia 
furono ritrovati i caratteri di una peritonite purulenta. A destra del 
ventre, in corrispondenza della regione iliaca ed epicolica, esisteva la 
placenta aderente in gran parte al peritoneo ed alla faccia posteriore 
del legamento lato, spinto in avanti. Alla massa placentale era con- 
giunto il sacco amniotico che al di dietro deli* utero e degli intestini 
occupava altresì la regione ipogastrica ed ombelicale nonchò la iliaca 
ed epicolica sinistra. Il tronco del feto col dorso in avanti, occupava 
queste due ultime regioni, e la testa, coiroccipite pure in avanti, pog- 
giava e faceva prominenza sul fornice vaginale posteriore e sul retto 
intestino. Il bambino era di sesso femminile, aveva i caratteri di un 
feto di 8 mesi, ed era morto da poco. In seguito al reperto necroscopico 
TA. pone a confronto le difficoltà che si sarebbero presentate operando 
Pestrazione del feto dal lato del ventre o invece da quello della vagina, 
e conclude che secondo lui sarebbe stato preferibile la gastrotomia 
unita alla fognatura retro-uterina. 

U secondo caso riferito dal Belluzzi risguarda una donna di circa 
25 anni, che dopo 3 mési di matrimonio ebbe un aborto, e di poi una 
nuova gravidanza, giunta a termine secondo lei, ad otto mesi sola- 
mente secondo altri. Il feto mori dopo cinque giorni, era magro, pallido, 
piccolo, grinzoso come un vecchio. Dopo un anno circa dal parto (1881) 
la donna ebbe manifestazioni non dubbie di sifilide. Ai primi del 1885 
essa vide mancare la mestruazione e nel febbraio successivo fu colta 
da pelvi-peritonite grave, che lasciò alla fossa iliaca destra una turni- 
dezza del volume di una grossa arancia. Il Belluzzi , chiamato il 6 
aprile 1885 dal medico curante a visitare detta donna, trovò che 
V utero aveva la forma e il volume proprio di una gestazione al 3.^ 
mese, che il viscere era alquanto spostato in foto a sinistra per la 
tumidezza che esisteva al lato destro e che era in intimo rapporto 



RIVISTA d'ostetricia 391 

col medesimo. Per ciò convenne col medico curante che potesse trat- 
tarsi o di essudato solido, effetto delia peritonite sofferta, o di orna- 
tocele perìuterino. Dopo un mese e mezzo la donna fu colta da fenomeni 
di gastro*euteriie, i quali ben presto cedettero ad una cura adeguata, 
e verso la fine di maggio ella avvertì i moti attivi. Rivisitata si trovò 
il segmento inferiore dell'utero basso e arrotondato, il collo uterino 
breve e T orificio esterno un po' aperto. Si fece diagnosi di gravidanza 
giunta al 5.^ mese. Il 3 luglio fu visitata la paziente dal prof. Calderini, 
il quale convenne trattarsi con tutta probabilità di gravidanza^ associata 
a tumore collocato a destra deirutero, o costituito forse da un emato- 
cele da essudato peritoneale. Consigliava la puntura col sifone Pravaz, 
ciò elle si fece, estraendo poche goccie di liquido contenente globuli 
sanguigni raggrinzati e pallidi, globuli bianchì, gocciole di grasscv e 
pigmento ematico libero. In seguito la donna fu colpita da reumatismo 
articolare acuto che ben presto guarì, ma il 18 luglio venne presa da 
contrazioni uterine dolenti, dietro le quali uscì un grumetto dair utero. 
All'esplorazione si trovò allora rorificio esterno un po' aperto ; non fu 
avvertita però alcuna presentazione fetale. Verso la fine dello stesso mese 
le contrazioni uterine si fecero più frequenti, ed usciva dall' utero un 
umore pallido e di cattivo odore. Il 29 luglio la paziente fu di nuovo 
visitata dal prof. Galderini, il quale trovò che la tumidezsta era più 
resistente e superficiale di prima, talché pareva nelle pareti stesse 
addominali, avverti all'esplorazione che il solco di demarcazione fra la 
tumidezza uterina e la morbosa era diminuito, che il collo era un po' 
accorciato con l'orifizio esterno alquanto dilatato ma poco il canal 
cervicale, che il segmento inferiore non era dominabile e tanto meno 
alcun corpo contenuto nel medesimo e che l'utero era fermo ed in 
più intimi rapporti col tumore. Si convenne di favorire questo tra- 
vaglio abortivo in vista anche del cattivo odore del liquido che 
usciva e ciò per mezzo di iojezioni tiepide foni cale e del tampone va- 
ginale. Ma queste pratiche tornarono a vuoto. Nel mese di agosto il 
Belluzzi rivisitò la donna, e trovò sull'utero verso il fondo e molto 
superficialmente una resistenza come di un gomito fetale per cui venne 
nel dubbio che si trattasse di gravidanza extra-uterina e probabil- 
mente tubarla od utero-tubaria. Verso la metà di settembre i fenomeni 
del travaglio erano spariti, la tumidezza a destra sembrava diminuita ; 
il segmento inferiore appariva meno pieno di prima, e l'essudato o 
ematocele che fosse, sempre più ridotto. Alla fine di settembre, chia- 
mato in consulto il prof. Loreta, si ebbe più distinta la sensazione di 
parti piccole fetali sporgenti alla regione alta del tumore uterino, si 
trovò il collo divenuto più lungo ed il segmento inferiore meno volu- 
minoso, mentre il tumore del lato destro era assai più rimpicciolito, per 
cui si sospettò con molto fondamento ohe le parti piccole appartenessero 
ad un feto morto in via di essicamento. Tutto procedeva bene, quando 
nel dicembre la donna ricadde inferma per dolori addominali e febbri 



392 RIVISTA d'ostetricia £ giSecolpgia 

Tospertine,' i quali fenonemi erano però qaasi cessati alla fine di gen- 
naio 1886. li 2 febbraio, mediante on . purgante, ebbe scariche alvine 
fetidissime, e per la prima volta ebbe a notare il fatto che tanto dopo 
un clistere quanto nelP evacuare, nel posto del tumore addominale si 
formava una gonfiezza simile ad una boccia. Nella sera seguente inco- 
minciò V espulsione per la via del retto di pezzi ossei che furono rico- 
nosciuti per ossa fetali, nonchò di alcuni pezzetti minuti fibrosi, e di 
un corpo verdastro che sembrava una placenta alterata. Dopo ciò la 
donna si riebbe alquanto , finché V ultimo di maggio, dopo un lungo 
viaggio, si dovette rimettere in letto. Sopraggiunsero di poi gravissimi 
fenomeni addominali coi sintomi di una peritonite settica, la qaale 
uccise la paziente il 30 luglio. La necroscopia non venne eseguita. 

Dopo r esposizione di questi due fatti il Belluzzi, ponendo il que- 
sito se convenga ricorrere alla gastrotomia più spesso di quello che 
si fa, ritiene che Parte possa intervenire nelle gravidanze giunte 
a termine o quasi « siano desse tubarie , ovariche o addominali , ad 
onta di ciò che sembrano deporre varie statistiche intorno air esito 
di queste ultime lasciate a so. Fa però riflettere a questo proposito che 
molte di tali donne morirono nei primi mesi della gravidanza, che il 
medico crede necessario pubblicare solo i casi terminati colla guari- 
gione, giudicando la morte un avvenimento ordinario in queste circo- 
sfanze, che varie delle donne guarite dovrebbero dirsi più veramente 
solo sopravvissute, e che infine tutti i feti furono perduti. L^A. termina 
con questa conclusione: € Unendo poi ad un intervento chirurgico 
ragionevolmente pronto. Fuso più perfetto e sicuro dell* anestesia, e le 
medicature antisettiche e i tanti progressi della chirurgia addominale 
e li eir ostetricia, è a sperarsi possano essere raggiunti esiti migliori 
che pel passato. Fra i progressi dell'ostetricia non tacerò che Pampn- 
tazione utero-ovarica del Porro potrebbe trovare la sua applicazione 
in alcuni casi di gastrotomia per gravidanza extra- uterina, nei quali 
la cisti contenente il feto facesse corpo colPutero stesso. > 

IV. Charpentier. — Du Choléra chez les femmes grosses. 

(Del cholera in donne gravide). In : Archives de Tocologie^ des Maladiea 
des femmes et des enfanis nouveaunés, 30 mars 1887, pag. 271. 

Charpentier leggeva all'Accademia di Medicina di Parigi nella sedata 
deir8 marzo 1887 un rapporto intorno ad un lavoro di Queirel di 
Marsiglia sulP argomento del colera durante la gravidanza. Questo 
lavoro è basato su 67 casi, di cui 37 sono stati osservati dalPA. neU 
l'ultima epidemia avutasi in quella città. Delle 67 donne 89 sono morte 
e 28 guarite; in 29 la gravidanza non raggiunse il termine naturale. 
Nei casi, in cui vi è stata interruzione della gestazione, la mortalità 
ò stata del 66 % circa, negli altri del 50 %. Queste cifre confermano 
le osservazioni fatte dagli autori (Bouchut, Hennig, Drasche) sulla gra- 
vità del colera nelle incinte, e sulla frequenza dell' aborto e del parto 



RIVISTA D O^TETJlICIA^E.eHNECOLOGlA 333 

prematuro. Però le cifre ottenute da Qaeirel, che ha visto V ìnterra- 
zione della gravidanza essere pocq favorevole alla guarigione, sarebbero 
invece in disaccordo con i fatti osservati dai detti autori e da Devil- 
liers. Dair analisi delie osservazioni risulta pure che il colera sembra 
colpire di preferenza le donne, le quali hanno passata la prima metà 
della gravidanza, e che la interruzione di questa pare tanto più fre- 
quente quanto più la gestazione ò inoltrata. Tale accidente non si è 
osservato che quando il colera ò durato 4 giorni almeno, e non mai 
prima del secondo giorno delP attacco. Rispetto poi ai feti si è avuta 
una mortalità del 71 %; ma questo risultato così felice in apparenza 
lo ò molto meno in realtà, poiché la maggior parte dei bambini nati 
viventi in queste condizioni, sono morti qualche ora o qualche giorno 
dopo la nascita. 

Queirel viene poi ad esaminare le cause ed il meccanismo deiraborto 
del parto prematuro nell* incinte affette da colera. il feto ha ces- 
sato di vivere, e allora agisce comò un corpo estraneo che deve essere 
espulso ; o il feto resta vivo, e allora altre cause devono mettere in moto 
la contrattilità uterina, e queste sono ricercate: a) neirazione reflessa ; 
b) nelle contrazioni dell* utero che si producono come 1 crampi delle 
membra; e) nella tossicoemia; d) nei disturbi della circolazione feto-pla- 
centale. È molto difficile determinare con esattezza la parte di ciascuno 
di questi fattori; più probabilmente ognuno di essi entra in azione 
neir interrompere la gravidanza. — La flsonomia delP aborto ò lungi 
dair essere sempre identica, qualche volta il travaglio si produce senza 
che l'ammalata paia averne coscienza, e cosi il collo deir utero e il 
perineo cedendo al minimo sfogo, P uovo è espulso in massa sotto la 
più leggera impulsione da parte della matrice. In queste circostanze 
si nota una diminazione considerevole del liquido amniotico, e le mem- 
brane diventano come sovrabbondanti. Per questo fatto Tuovo non si 
tende più quando si verifica la contrazione, e per quanto minimo sia 
Io sforzo uterino, esso si porta direttamente sul feto, e basta a fargli 
passare il collo e il perineo che partecipano all'atonia, alla specie di 
paralisi che invade tutti gli organi. Se a ciò si aggiunge T influenza 
depressiva della diarrea e sopratutto del vomito , si hanno fatti a 
josa per ispiegare la facilità con cui avviene P aborto in tali circo- 
stanze. 

Altre volte Taccidente si produce durante il periodo convulsivo per 
così dire del colera, e allora sono le contrazioni dell'utero e specialmente 
del suo corpo, che, uniti a quelli dei muscoli delle pareti addominali i 
producono la rapida espulsione del prodotto del concepimento^ tanto 
più ohe le resistenze sono lievi. Queirel non ha mai riscontrato l'en- 
dometrite emorragica di Slavjansky, che secondo alcuni autori sarebbe 
la causa dell'aborto nelle incinte afifette da colera e da altre malattie 
infettive. Respinta questa cagione, l'interruzione della gravidanza, 
Becondo lui, sarebbe prodotta dal ristagno del sangue avvelenato e 



394 RIVISTA DOSaETBICJA K GINECOLOGIA 

nerastro del periodo cianotico, venendo cosi il feto privato deirematosi 
normale e quindi delia vita. Ma se il prodotto del concepimento viene 
espulso vivente, bisogna allora pensare che il sangue in seguito alle 
sue alterazioni si trova carico di una quantità considerevole di acido 
«carbonico, il quale, come ha dimostrato Brown Sequard, determinerebbe 
la contrazione prematura dell'utero, e quindi la possibilità pel bambino 
di nascere morto o vivente dipenderebbe dallMntensità deir alterazione 
del sangue e dalla rapidità deirespuUione. Difatti se la madre è 
puramente asfìttica, non solo non fornirà più ossigeno al feto, ma 
gliene sottrarrà, e quindi questo dovrà soccombere prima della madre. 
Ma se invece il sangue materno ò alterato profondamente in modo 
che sia divenuto incapace assumere ossigeno , quello, qualunque sia 
lo stato d^ asfissia materna, sottrarrà punto o poco ossigeno al san- 
gue fetale, e il bambino resisterà più che la madre. Si comprende 
adunque come certi feti abbiano potato essere espulsi viventi malgrada 
lo stato grave della donna attaccata da colera. Con Charpentier ò a 
lamentare a questo proposito che Queirel non abbia indicato nelle sue 
osservazioni quando sia avvenuta la morte del feto, se al momento dal 
periodo asfittico, prima o dopo di esso; notizia che avrebbe avuto 
non piccol valore per risolvere il problema. 

Avendo il medico marsigliese nel corso del suo lavoro esaminata 
l'influenza che può avere sulla morte del feto Tipertermia o l'ipotermia 
della madre, Charpentier dichiara che secondo ricerche posteriori a 
quelle di Runge (intraprese sotto sua istigazione da Dolóris e Dorò), 
risulta che le oscillazioni termiche hanno un'influenza mediocre o nulla; 
mentre ò la tossicoemia, ò Tinfezione che sotto questo punto di vista 
ha una parte essenziale; ò dessa che induce i fenomeni irritativi neuro- 
vascolari, che apporta le alterazioni chimiche del sangue e dei mezzi 
e conseguentemente i disturbi respiratori placentali, che difficultano o 
impediscono T osmosi. In seguito a ciò il meccanismo della morte del 
feto e dell'aborto si spiega facilmente. 

Come Queirel cosi anche Charpentier non crede che lo stato di gra- 
vidanza predisponga al colera, poiché le cifre non dimostrano ciò. Ma 
con Siredey e Besnier Queirel verificò il carattere eccezionalmente 
grave che prende questa malattia nelle puerpere, nelle quali la morte 
è la regola quasi assoluta. 

V. De Soyre. — De V Intervention dans les présentations de 
la tace. (DelVintervento nelle presentazioni della faccia). In : Archives^ 
de Tocologie, des Maladiea dea femmes et des enfants nouveaU'néSf 15 et 
30 mars 1887, pag. 205, 241. 

L'A. incomincia col riferire dati statistici tolti dalla tesi inaugurale del 
dott. Boisleux, il quale, esaminando le cartelle della Clinica Ostetrica 
di Parigi dal 1.° gennaio 1852 al 1.® gennaio 1866, ha notato sur un totale di 
52362 parti 143 presentazioni della faccia. In questi casi si ò dovuto Inter- 



RIVISTA d'ostetricia E GINECOLOGIA 39& 

venire 44 volte (4 sa 13) estraendo il bambino morto 2 volte su 5 ; 
mentre in 89 parti per la faccia avvenuti spontaneamente e a termine, 
si ò avuto 1 feto morto su 22. Basandosi sempre su questi dati stati- 
stici, PA. conclude che le posizioni posteriori nella presentazione in 
parola non sono un ostacolo al parto spontaneo, come tra gli altri 
asseriscono Tarnier e Charpentier, poiché in queste circostanze si è 
avuto l'87, 5 % di parti spontanei, e solo il 12, 5 % di parti terminati 
artificialmente. Dall'esame dei fatti De Soyre consiglia di guardarsi 
dair intervento troppo attivo nelle presentazioni della faccia, ma di 
lasciare invece alla natura il compito di condurre a termine tutti 
i tempi del parto. Questo consiglio scaturisce da due considerazioni: 
1.° dal vedere che quando la testa è poco o niente impegnata^ il forcipe, 
che generalmente viene usato in tali circostanze, spesso fallisce, perchè 
o non si riesce ad afferrare il capo, e Tistrumento lascia la presa, o 
si fa una cattiva applicazione , non presentandosi quasi mai la faccia 
alto stretto superiore in modo franco; 2.^ dal fatto che negli interventi 
troppo attivi, spesso il feto nasce morto. La causa di quest^esito letale 
risiederebbe, secondo TA., il più delle volte nel disturbo apportato dalle 
manovre air esercizio della contrattilità uterina, poiché si vede sovente 
la matrice in seguito a questi tentativi restare in uno stato di contra- 
zione permanente al punto da rendere impossibile ogni altro modo di 
agire. 

La circolazione utero-placentale essendo perciò molto rallentata, 
i battiti del cuore del feto non tarderanno a divenire irregolari e a 
finire per estinguersi gradualmente. 

Ma se per la cessazione od inefficacia delle contrazioni uterine, o 
per il rallentamento od irregolarità del rumore a doppio battito, od 
ancora per emorragia grave od eclampsia, ecc., divenga necessario 
r intervento dell'arte, questo, secondo il consiglio deli'A., non dovrà 
mai aver luogo che al collo dell' utero completamente dilatato o dila- 
tabile, e dovrà essere differente a norma del grado cui è giu-.to il 
meccanismo del parto. Qualora la testa non sia impegnata nello stretto 
superiore, ò alla versione pelvica che l' ostetrico dovrà pensare, poiché 
l'orifizio uterino essendo quasi completamente aperto, il bambino non 
sarà esposto che per poco tempo alla possibile compressione del cor- 
done ombelicale, mentre la madre dopo Tuso degli antisettici correrà 
minori pericoli che altra volta: De Soyre avvalora questa asserzione 
con dati statistici. Su 3 casi di presentazione della faccia riferiti da 
Boislenx e trattati col rivolgimento, si ebbero 3 bambini viventi; su 
12 casi analoghi osservati da M.® Boivin alla Maternità di Parigi (nei 
quali il feto era vivo al momento dell' operazione) ai ebbe un sol feto 
morto con la versione pelvica, ed egualmente su 7 casi di presenta- 
zione facciale riportati nella seconda statistica di M.' Lachapelle, 
quest'operazione diede 7 bambini viventi. — Ma qualora la faccia siasi 
inapegnata o, meglio ancora, sia discesa neirescavazione, l'A. consiglia 



396 RIVISTA D OSTETRICIA B GINECOLOGIA 

ricorrere al forcipe, poichò allora, essendo la testa convenieotemente 
bassa, sarà cosa facilissima farle eseguire il movimento di rotazione 
anche nelle posizioni posteriori. 

Trattandosi poi di bacino viziato, quando il difetto ò leggero ed il 
volume del bambino non ò troppo considerevole, in una parola quando 
non vi ha soverchia sproporzione fra i diametri fetali e quelli del 
canale pelvico, non deve, secondo De Soyre, cangiare affatto il genere 
di condotta suindicato: — Se alPopposto si ha di contro un grado più 
forte di viziatura, il feto a termine, qualunque sia la presentazione, è 
esposto a tali pericoli, che P ostetrico dovrà sopratutto aver di mira 
la salute della madre, e il cefalotribo diventerà l' istrumento al quale 
si dovrà ricorrere più spesso: poco importa che si faccia precedere o 
meno al suo uso il risvolgimento oT applicazione del forcipe. Però VA, 
preferisce il primo di questi due mezzi, come quello che in seguito 
permette meglio di fissare la testa allo stretto superiore, affine di po- 
terla afferrare fra il morso del cefalotribo con minor pericolo di vederla 
sfuggire. 

VI. DoLÉRis. — De rendométrite et de son traitement. ( Del- 
l' endometrite e della sua cura). In: Archives de Tocologie, des Mala- 
dies des femmes et des enfants nouveau-néSy 15 et 28 fóvrier et 15 mars 
1887, pag, 97, 145, 193. 

Questo lavoro ò diviso in tre paragrafi: nel primo si tratta della 
patogenia generale nella metrite; nel secondo deìVanatomia patologica 
generale delV endometrite; nel terzo della cura locale di quest' ultima 
malattia, 

E per rispetto al primo paragrafo Dolóris esaminando l'etiologia della 
metrite, senza rigettare formalmente l'influenza delle cause interne 
indicate ancora dalla maggior parte degli Autori, conclude che nel più 
dei casi sono le cause esterne i veri fattori patogenetici di essa, e ohe 
ogni metrite ha un'origine virulenta, non essendovi metrite reale se 
non per l'aggiunta di un microbo patogeno. Secondo l'Autore la lesione 
iniziale deirinfiammazione dell'utero ò l'endometrite, la quale resta poi 
alla sua volta permanente nella infiammazione cronica. Nella metrite 
acuta e nei periodi iniziali della metrite cronica sopratutto, la mucosa 
infiammata ò il focolaio che alimenta i focolai morbosi secondari, i 
quali sono la muscolatura uterina, i linfatici, gli annessi, il peritoneo 
e il parametrio. Alcune circostanze vengono poi a favorire Papprofon- 
darsi del processo, come l'occlusione del collo meccanica o spasmodioa 
o organica (la quale, quando esiste, cagiona la ritenzione dei prodotti 
settici e ne favorisce il riassorbimento), come per la stessa ragione 
le deviazioni accentuate dell' utero , e massimamente la retrover- 
sione. 

Stabilitasi poi la metrite cronica, la guarigione spontanea di essa di- 
venta difilcilissima e per la profondità delle lesioni che hanno guada- 



RIVISTA d'ostetricia E GINECOLOGIA 397 

gnato fino il fondo cieco e le ripiegature glandalari deir endometrio 
sia del corpo, sia del collo, e pel ritorno periodico dei mestrui, ed 
infine per Tatrofia della muscolatura uterina che non concorre punto 
alla detersione della cavità, ma invece favorisce la penetrazione dei 
germi flogogeni. Fatte queste premesse, T Autore passa a studiare con 
precisione le alterazioni anatomiche delP endometrite, poiché chiaro 
apparisce che la guarigione della metri te cronica ò in certa guisa di- 
pendente dalla guarigione di quella, e che perciò non si può istituire 
una cura completamente razionale se non dopo la con oscenza precisa 
delle attrazioni reali della mucosa. 

E per rispetto a questo punto, che forma il soggetto del secondo pa- 
ragrafo, Doléris efferma che le lesioni mucose della metrite si com- 
pendiano ora in una tendenza vegetante ed iperplastica, che non cede 
ad alcun trattamento se non alla distruzione totale , ed ora in una 
stenosi generale delle glandolo ed in uno stato cistico del loro cui di 
sacco, che ò guaribile solo per un processo terapeutico analogo. Queste 
lesioni principali, come le altre accessorie che si possono ria ss amere 
in varici, trombosi, ulcerazioni, rotture,