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Full text of "Annuario scientifico ed industriale"

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I 

à 



I 



ANNUARIO 



SCIENTIFICO 



ED INDUSTRIALE 



Anno XLIT - 1907 




k 



ANNUARIO 



SCIENTIFICO 



ED INDUSTRIALE 



Abbo XLIV • 1907 



ANNUARIO 

SCIENTIFICO 

ED INDUSTRIALE 



or. AUOUSTO RIGHI 

SentUort dtl Regno. 



CoHpiLATOHt: A. Ricco, V. Monti, L. Amaduzzl, G. Giorgi, B. Dossau, 

G. Baroni, A. Serpieri, U. Ugoiini, E. Socchi, A. Ciorici, E. Gavazza, 

C. Arpesani, A. Gilardi, A. Brunialti, ecc. 

Seoretari di REDlZtOKB: 

Prof. Litvora Amaduizi o Dott. Ernesto Gavazza 



Anno XLIV - 1907 



MILANO 

Fratelli Treves, Editori 

1908. 



i4 



riiOPlUETA LEITKRARIA ED ARTISTICA 



Biservoti iutli i diriiU, 



Tip. Fratelli TreTea 



L - AstPODomia 

del prof. Annibale Ricco, (lirettore dell* Osservatorio di Catania 



I. — Sttcdii solari. 



Cominciamo anche quesf anno la nostra Rivista d'Astro- 
ìiomia dall'astro più luminoso, dall'astro più grande nel 
nostro sistema solare, anzi dal genitore di tutti i pianeti, 
poiché essi furono fatti della sua stessa sostanza e da 
lui sono riscaldati, illuminati e nudriti, da esso traggono 
quasi ogni energia che ne anima la superficie; comin- 
ciamo altresì dalla stella più vicina e quindi meglio stu- 
diata e conosciuta, poiché tutte le altre sono più di 200000 
volte più lontane; cominciamo dal sole, il grande, il bello, 
il benefico sole, che l'uomo primitivo ha sempre amato 
come padre ed anche adorato come dio e che pur ora ha 
degli adoratori sulla terra, ed innumerevoli beneficati, 
amanti ed ammiratori. 

La distanza del sole dalla terra è la base, l' unità di 
misura in astronomia; perciò gli astronomi di tutti i 
tempi si sono studiati di determinarla il meglio possibile. 
Attualmente si cominciano a conoscere i risultati del-» 
r immane lavoro di discussione delle osservazioni del pia- 
netino Eros, al quale l'Italia ha preso parte importante 
col calcolo definitivo della singolare sua orbita (la quale 
penetra entro quella di Marte), eseguito attorno al 1900 
dal prof. iMillosevich, Direttore del R. Osservatorio al 
Collegio Romano, lavoro che venne giudicato meritevole 
del premio reale per l'Astronomia (1904) dalla R. Acca- 
demia dei Lincei. Anche l'Osservatorio di Catania ha 
contribuito, per quanto modestamente, al detto lavoro, 
'otografando la zona di cielo stellato percorsa dall'astro 
in discorso. 

AjIMUABlO 8C1EHTIKICO. — XLIV. 1 



1 



Astronomia 



Dunque secondo i risultati dei calcoli conosciuti finora 
(fondati sulle osservazioni eseguite a Greenwich), la paral- 
lasse solare (ossia V angolo sotto cui dal sole si vedrebbe 
il raggio della sfera terrestre) è 8",800, coir incertezza 
di pochi millesimi di secondo d'arco; da cui risulta 
la distanza della terra dal sole in 149 % milioni di chi- 
lometri, con un'incertezza di circa centomila chilometri, 
ciò che rappresenta già un altissimo grado di precisione, 
quale appena venti anni fa non era lecito sperare di 
poter raggiungere. 

L'organizzazione internazionale degli studii solari v^ 
sempre procedeijdo. Nel Congresso deìV Unione interna- 
zionale per le ricerche solari (della fondazione della quale 
si parlò neìV Annuario precedente) tenutosi nel maggio 
scorso all'Osservatorio astrofisico di Meudon (Parigi) fu 
nominata una commissione speciale per la estensione 
dell'attuale organizzazione per la raccolta e pubblicazione 
delle osservazioni delle protuberanze o fiamme solari, la 
quale dal 1872 ha avuto sede in Italia e dal 1900 fa capo 
all'Osservatorio di Catania: così in seguito contribuiranno 
a questo studio altri Osservatorii stranieri e la statistica 
(juotidiana sarà più completa ed i risultati più importanti. 

In quel congrosso si è nominata anche un'altra Com- 
missiono speciale per organizzare ed accordare l'osser- 
vazione delle future eclissi totali per parte delle missioni 
delle diverse nazioni, onde rendere le osservazioni stesse 
più complete ed efficaci, ed evitare le ripetizioni. 

Di entrambe queste couiinissioni fa parte un^italiauo, 
lo scrivente. 

Gli studii solari procedono con grande attività, con 
mezzi grandiosi forniti specialmente dalla munifica isti- 
tuzione americana Carnegie, e con splendidi risultati 
nell'Osservatorio speciale di M. Wilson, sotto la direzione 
del fondatore ^qW Unione predetta, prof. G. E. Hale. Egli 
ha ideato di determinare rapidamente ed esattamente la 
posizione degli oggetti o fenomeni solari (macchie, facole, 
flocculi, ecc.) facendo la proiezione luminosa della foto- 
grafia del disco solare, ottenuta collo spettroeliografo (od 
altrimenti) so[)ra una sfera bianca, nella quale sono se- 
gnati i meridiani ed i paralleli solari, debitamente orien- 
tati; risparmiando così lunghissimi calcoli e conseguendo 
una sufficiente esattezza. Ha poi ottenuto praticamente lo 
stesso etfetto, facendo coincidere, per mezzo di riflessioni, 
l'immagine della fotografia con quella della sfera. 



Stttdt solari 



Fili dai tempi di De La Rue si era applicato lo 
stereoscopio allo studio del sole, prendendone due foto- 
grafie con sufficente intervallo di tempo, che riuscivano 
alquanto diverse per la rotazione dell' astro ; e così vede- 
vansi le macchie come cavità e le facole come regioni 
elevate. Recentemente il prof. Hale ha applicato con 
successo questo metodo alle fotografie monocromatiche 
del disco solare fatte collo spettroeliografo con un inter- 
vallo di tempo conveniente, ed esaminandole collo ste- 
reocomparatore ; si riesce così a vedere la sfericità del 
globo solare ed i flocculi prominenti sulla superfìcie; in 
grazia delle preciso rettifiche di cui è suscettibile lo 
stereocom paratore di Zeiss, è possibile pare di scoprire 
minute particolarità solari che sfuggono ali* osservazione 
monoculare. 

In quel medesimo Osservatorio 'si eseguisce un grande 
atlante fotografico dello spettro delle macchie solari, che 
deve servire di base per lo studio internazionale delle 
vaWazioni del detto spettro, secondo l'attività solare. I 
saggi che ci jsouofl stati favoriti .;del detto atlante sono 
veramente splendidi : eppure il prof. Hale dice che spera 
di perfezionarli ancorai 

Air Osservatorio di Meudon pure l'organizzazione degli 
studii solari ha preso in quest'anno un grande sviluppo, 
sotto la direzione ilhiminata dell'illustre decano dogli 
astronomi francesi J. Janssen, Direttore dell'Osservatorio, 
e per la grande iniziativa ed attività del V. Direttore, 
dott. H. Deslandres; l'edifizio per gli spettroeliografì è 
stato ingrandito e se ne sono collocati due altri nuovi; 
si è costruito un nuovo e grande padiglione e vi si è 
collocato un grande spettroeliografo ed un grande eliostata 
di speciale costruzione. 

Il dott. Deslandres ha poi ideato e fatto costruire un 
nuovo spettroeliografo a lenti semplici (non acromatiche, 
trattandosi di avere immagini monocromatiche sulle righe 
del calcio H e K) con apparato d'ingrandimento; e che 
riceve direttamente la luce dal sole, con che si evitano 
gli inconvenienti derivanti dal riscaldamento dello spec- 
chio degli eliostati. Sono dunque 5 spettroeliografì diversi 
coi quali si studierà in varii modi, tutti efficacissimi, la 
costituzione del sole. Ciò dà un'idea dell'importanza del 
nuovo metodo di indagine solare. 

E si devo aggiungere che la Francia ha pure un 
Osservatorio di montagna, succursale di quello di Meudon, 



Astronomia 



sul Monte Bianco, nel quale altresì si eseguiscono inter- 
mitteutemonte importanti ricerche solari. 

In Inghilterra, a Londra (South Kensington), nel- 
l'Osservatorio del Comitato di Fisica solare, per quanto 
lo consento quel cielo poco propizio, si fanno pure impor- 
tanti studii spettroeliografici, i quali nei tempi reconti 
sono assecondati da quelli fatti in Osservatorii di clima 
migliore in India, cioè a Kodaikanal ed a Poona; ma poi 
il professor N. Lockyer (fondatore dell'altra Associa- 
zione internazionale che ha per scopo lo studio delle 
relazioni tra i fenomeni solari ed i terrestri) ed il degno 
figlio dott. W. Lockyer, l.** assistente, compiono ivi gran- 
diosi indagini per mettere in evidenza le influenze solari 
sulla meteorologia terrestre, influenza della quale ormai 
non è più lecito di dubitare. 

Per dare un'idea della grande importanza ed attività 
della istituzione solare inglese, ricorderemo il recente 
magistrale lavoro del prof. N. Lockyer sulla compara- 
zioìic spettroscopica di metalli in sorijenti di luce terrestri 
e celesti con sjìcciale riferenza al Vanadio e Titanio, 
tanto diffusi in terra ed in cielo; lavoro illustrato danna 
ricca serie di fotografie spettrali, Iticorderemo pure che 
il Comitato inglese dalla sua fondazione, nel IJ^SO, finora 
ha messo alla luce 28 imj)ortaiiti pubblicazioni, che l'il- 
lustre suo Ca])o prof. N. Lockyer, in 2'") anni di o[)erosità 
scif'utifica, tutta coordinata e diretta all'Astronomia fisica 
e scienzii afi^ini, ha coini)int() e dato alle stam])e ben 
200 lavori I 

II. — Attività solare^e perturbazioni magnetiche. 

All'Osservatorio di Greenwieh — ove si raccolgono, si 
misurano e si discutono per il Comitato di Fisica solare 
i risultati delle fotografie solari ({uotidiane, che si fanno 
a Londra, a Dehva-Diìn (India), all'isola Maurizio (Paci- 
fico), e dove agisce una serie di strumenti registratori 
del magnetismo terrestre — si fa uno studio speciale della 
relazione tra i fenomeni dell'attività solare e le piM'tnr- 
bazioni del magnetismo terrestre a line di stal)ilirne net- 
tamente il nesso. Il sig. K. W. .M aunder, astronomo di 
quell'Osservatorio, ha studiato tale relazione sof)ra 19 anni 
di osservazioni solari e magnetiche, ed^ha trovato che di 
19 grandi perturbazioni magnetiche, 7 coincisero col pas- 




Attivith solare e perturbazioni magnetiche 



sag-gio sul disco solare di una delle 19 più grandi mac- 
chie solari; un'altra delle dette perturbazioni coincise col 
ritorno di una delle detto macchie, altre 9 delle 19 bur- 
rasche magnetiche corrisposero al passaggio di grandi 
gruppi di macchie, e 2 col ritorno di una macchia che 
era stata vista grande nello precedenti rotazioni solari. 

Le grandi perturbazioni magnetiche cominciarono in 
media 2G ore dopo il passaggio delle grandi macchie per 
il meridiano centrale del sole. Ciò vuol dire che le mac- 
chie solari agiscono secondo determinate direzioni nello 
spazio, non in tutte sfericamente. Maunder spiega questo 
fatto ammettendo che nel sole vi siano in certe direzioni, 
anche non radiali, delle emissioni analoghe ai pennacchi 
o fasci della corona solare, sorgenti dalle regioni delle 
grandi macchie, od in generale dalle regioni più attive 
del sole, le quali emanazioni v«'nendo a colpire la terra 
vi produrrebbero le perturbazioni magnetiche. 

Lo scrivente si è occupato pure delle relazioni in 
discorso, ed in occasione del passaggio di grandissime 
macchie solari, che furono sempre accompagnate da 
grandi perturbazioni magnetiche; così nel 1882 notò 5 
di tali coincidenze; nel primo semestre del 1892 ne notò 
8, e fece rilevare che il ritardo medio fra il passaggio 
delle grandi macchie per il meridiano centrale del sole 
(momento in cui il raggio solare passante per la macchia 
è più vicino alla direzione in cui si trova la terra) ed il 
massimo d'intensità della perturbazione magnetica era 
di 45 % ore. 

Il Maunder non dà il tempo del massimo delle per- 
turbazioni magnetiche di cui si è occupato; ma suppo- 
nendolo a mezzo tra il principio e la fìne^ risulta come 
media dei 19 casi da lui contemplati un ritardo di 
42 % ore, che si accorda abbastanza bene con quello di 
4o '/^ ore da me trovato; e quindi deve avere un signi- 
ficato reale. Se rappresentasse il tempo necessario alla 
propagazione dell'azione delle macchie solari sul ma- 
onetismo terrestre attraverso la distanza del sole alla 
terra, risulterebbe una velocità di circa 1000 Km. al 
secondo, 3(K) voUe minore della velocità della luce. Dagli 
studii di Arrhenius risulta che le particelle elettriche 
emesse dal sole impiegherebbero 40 ore per giungere alla 
terra, in buon accordo con quanto io ho trovato; con che 
si verrebbe a dover credere che le perturbazioni del ma- 



Astronomia 



^netismo terrestre siano causate dagli elettroni emessi in 
(jnantità singolare dalle regioni più attive del sole. 

Tali coincidenze del passaggio di grandi macchie^ so- 
lari colle perturbazioni del mairnetisrao terrestre si sono 
veritieate in modo notevole, oltreché ai massimi dei- 
Fattività solare nel i^&I e IS92, anche recentemente nel 
massimo d»»! l^HKÌ. 



ìli. — Tentativi per o:tsert'are le protuberanze e la 
corona solare direttamente e senza e<flisse. 

Ordinariamente e quotidianamente non si possono 
osservare tutti i fenomeni, tutte le manifestazioni del- 
l' attività solare: si vedono solo quelli della parte più 
luminosa, della foto.^fera^ ove si formano le macchie 
oscure e le facole lucide: la luce strapotente della foto- 
sf(M'a occulta, non lascia vedere le protuberanze rosee, 
gii!'antesche fiamme che sorgono dalla superfìcie del sole, 
e non fa scorgere la mirabile corona od aureola madre- 
perlacea cht» cinge il sole. Soltanto durante le eclissi, 
(juando la luna cojire e nasconde l'abbagliante disco 
solare, ossia la fotosfera, il nostro occhio può osservare 
le protuberanze e la corona, e la camera fotografica può 
riti-arre (juei magnifici fenomeni. Le protuberanze si pos- 
sono anche ved^-re quotidianamente collo spettroscopio 
che sct'vera la lon» luce speciale, e suddivide, indebolisce, 
(juella della fotosfera: ma esse appariscono come sche- 
letrizzate e dipinte in un solo colore, mentre durante le 
eclissi a])pariscono più grandiose e dotate di varie e 
vati'hissime tinte. È tale lo splendore di queste fiamme, 
che [)are impossibile non si possano vedere direttamente: 
e così varii astronomi, compreso lo scrivente, hanno ten- 
tato oufui mezzo: veltri o licpiidi che lascian passare solo 
le radiazioni s|)eciali della protuberanza, posti davanti 
air oculare od anche davanti l'obbiettivo del cannocchiale; 
osservazione diretta o per proiezione; eclissi artificiali ecc.: 
ma sempre inutilmente, lo ho provato anche una grande 
eclisse naturale, ma terrestre, invece che celeste, nello 
s[)lendido e puro cielo della Sicilia. Dall' Osservatorio di 
Palermo due v^olte all'anno e per diverso mattine, presso 
al 15 febbraio ed al 25 ottobre, si vedo il sole nascere 
dietro l'Etna (fenomeno mirabilissimo), alla distanza di 



mm 



Protuberanze e corona solare 



150 Km., cosicché tanto V astro che il vulcano si vedono 
perfettamente in fuoco col canocchiale. Ebbene per quanto 
io abbia insistentemente per parecchi anni spiato 1 appa- 
rire del primo orlo del sole dietro il contorno tagliente 
di Mongibello, mai ho visto alcuna cosa che potesse farmi 
neppur dubitare di aver osservata una protuberanza I 

Ed altrettanto si dica per la corona solare: finora 
tutti i tentativi fatti da valentissimi astronomi come Hug- 
gins, Hale, Hansky, ed anche dallo scrivente, per vedere 
fotografare questo misterioso fenomeno solare sono riu- 
sciti vani. Quanto a me debbo segnalare invece di un 
trionfo una grande e singolare delusione che torse merita 
di essere raccontata. Eravamo nel 1894, il prof. Hale ed 
io, all'Osservatorio Etneo, intenti alla soluzione del 
difficile problema, speranzosi di riuscirvi per la singolare 
purezza del cielo e la straordinaria trasparenza di quel- 
la aria a 3000 metri d'altezza: il prof. Hale con uno spét- 
troeliografo ed io con un coronografo , ossia con un 
telescopio fotografico a specchio. Dopo una settimana di 
intenso lavoro non eravamo giunti ad alcuna conclusione : 
il prof. Hale non poteva più restare e partì : rimasi io a 
continuare la prova, ma con poca speranza; quando un 
bel giorno ottenni una fotografia del sole con una magni- 
fica corona dotata di grandiosi pennacchi: ne ero giu- 
bilante! I colleghi del r Osservatorio dividevano la mia 
gioia: ne mandai una positiva ad altro collega compe- 
tentissirao, che mi telegrafò subito entusiastiche congra- 
tulazioni. 

Ma esaminata poi bene e con calma all' Osservatorio 
di Catania la posizione dei pennacchi in relazione all'asse 
di rotazione del sole, trovai con sorpresa che la loro 
posizione non era quella che mi aspettavo; e poi conti- 
nuando la scrupolosa indagine mi accorsi che quei pen- 
nacchi avevano tutti una curvatura nello stesso senso, e 
circa concentrica air asse di rotazione dell' otturatore 
istantaneo dello strumento fotografico adoprato. Tornai 
subito all' Osservatorio Etneo, scrutai minutamente il detto 
otturatore e scoprii che in un punto dell'orlo dell'aper- 
tura era caduta la vernice nera ed appariva un trattino 
brillante. Feci una serie di fotografie verniciando prima 
ogni volta con nero fumo ed alcool gli orli della fessura 
dell' otturatore, e non ebbi più traccia di corona, né 
spuria, né vera! 



Astronomia 



IV. — Eclissi totali di sole. 

Nelle eclissi totali di sole, invece (come si è detto), 
le protuberanze e la corona si v^odono magnificamente e 
si osservano, si fotografano, si nnsurano, ecc. diretta- 
mente: ma ciò per pochi minuti — e tempo permettendo I 

Così r eclisse del 1905 fu, in ^ran parte delle stazioni 
d* osservazione europee ed americane, disgraziata per le 
nubi ; quella poi del 13 gennaio 1907 fu disgraziatissima, 
poiché nelle regioni meno inaccessibili, ma pur di clima 
inclemente, ove poteva vedersi (Samarkanda) vi furono 
nubi e nevicate, e V osservazione andò totalmente per- 
duta. 

Si avrà neir anno venturo un' altra eclisse totale di sole, 
poco accessibile: infatti, per osservarla in terra ferma, 
Bisognerà andare con nave apposita air isola Flint nel 
Pacifico, a 650 Km. al nord di Tahiti: vi si recherà una 
missione americana, e probabilmente qualcuna anche di 
altre nazioni; quanto alT Italia, le pratiche fatte da un 
astronomo volenteroso di andarvi , finora son riuscite 
vane; il viaggio costerebbe troppo! 

Tornando all' eclisse del 1905, ce ne sono pervenute 
in quest* anno due relazioni: quella del prof. N. Lockjer 
della spedizione inglese a Majorca: organizzata stupen- 
damente in grandissima scala con un vastissimo pro- 
gramma, con un personale numerosissimo (più di un 
centinaio di osservatori!), con strumenti potenti e molti 
(i principali una ventina), fu grandemente contrariata dal 
tempo, ed i risultati pur troppo non poterono corrispon- 
dere air aspettazione. 

L* altra relazione dell' eclisse è del prof. lì. Schwarz- 
schild, direttore dell' C)sserva torio di Gottinga, la cui spe- 
dizione si recò a Guelma (Algeria) ed ebbe invece bel 
tempo ed un pieno successo: furono fatti importanti studii 
spettrali e fotometrici della cromosfera, delle protuberanze 
e della corona; facevano parte della missione, oltre il 
prof. Schwarzschild, il prof. Runge ed il dott. Emden. 

Altre ed importanti relazioni sono ancora in elabora- 
zione e se ne conoscono solo risultati parziali. Così, per 
esempio, si sa che le fotografìe ottenute a Davoea (Spagna) 
dal dott. Mitchell costituiscono un successo notevole anche 
nella riproduzione della parte meno refrangibile dello 
spettro del Flash (inversione repentina delle righe oscure 



Eclissi totali di sole - Rotazione del sole 



di Fraunhofer in righe lucide al principio dell' eclisse 
totale di sole). Le righe dell' elio vi sont relativamente 
più deboli, e le righe metalliche relativamente più forti 
che nello spettro della cromosfera. Nelle fotografie spet- 
trali della corona solare l'anello ultra-violetto (À ~ 38R^«,ft) 
è stato giudicato tanto intenso quanto 1' anello principale 
verde (À - 580;^'^,;]); la radiazione di lunghezza d'onda 
A rzr 372.''.'% 7, trovata da sir W. Huggins nello spettro 
delle nebulose, non sembra fornire anello nella corona. 

Il Direttore dell'Osservatorio di Greenwich, Sir W.Chri- 
stie, riferisce che la sua spedizione a Sfax (Tunisia) ha 
ottenuto nello spettro della corona due nuove righe, man- 
canti nelle protuberanze, a a = 553^% 6 e X = 511,7; 
ed oltre À -- 530,3, riuscirono forti altre righe a X ;== 423,1, 
X — 39S,7, À — 380,1, deboli a X :=: 43G,1, X = 480,6, 
X rrr 364,3. r^ determinazioni rigorose della lunghezza 
d' onda delle due righe coronali principali diede 

X — 530/'^ 310 e X = 423,11. 

L' astronomo Maunder dello stesso Osservatorio di 
Greenwich, che si era unito alla spedizione Canadese, 
recandosi presso al Lago Melville per 1' osservazione del- 
l' eclisse, ebbe cattivo tempo. 

V. — Rotazione del sole. 

Un elemento importantissimo nella fisica del sole è 
la sua rotazione; quest'astro impiega circa 25 giorni 
.(terrestri) a fare un giro su di se stesso: ma il sole non 
ò una sfera solida che ruota tutta di un pezzo ; coli' osser- 
vazione delle macchie si è già trovata nella fotosfera 
una velocità angolare di rotazione decrescente dall' equa- 
tore alle latitudini eliografiche più alte. 

L' osservazione spettroscopica ha confermato questo 
fatto singolare nello strato solare di gas sovrastanti, men 
caldi, che producono le righe oscure di Fraunhofer : ed 
ha provato inoltre che la diminuzione ha luogo anche 
oltre al limite di latitudine delle macchie (che è 40") fino 
ai poli solari. 

La dimostrazione è fondata sul principio di Doppler 
dello spostamento delle righe spettrali solari che negli 
orli opposti del solo avviene in senso contrario, perchè 
per la detta rotazione l' uno ha moto di avvicinamento, 
e r altro moto di allontanamento da noi. Ma la luce 
solare subisce assorbimenti anche per parte dell' atmo- 



10 Astronomia 



sfera terrestre, ed è chiaro che le relative rig*he oscure 
spettrali hanno invece la stessa posizione negli orli op- 
posti del sole: quindi queste righe, dette telluriche, pos- 
sono servire come termini di confronto per misurare 
il predetto spostamento prodotto dalla rotazione solare. 

Il prof. N. C. Dunér, direttore dell'osservatorio di 
Upsala, fece già, or sono 16 anni, queste determinazioni: 
egli le ha ripetute con uno spettroscopio più potente 
insieme al dott. Bergstrand dal 1899 al 1901 e ne ha 
pubblicati recentemente i risultati, i quali si accordano 
meglio colla formola di Faye anziché con quella di Spòrer, 
le quali formolo pure danno la rotazione del sole a 
diverse latitudini, dedotte entrambe dalle osservazioni 
delle macchie. 

Dalle osservazioni e formule del prof. Dunér risul- 
tano le seguenti durate della rotazione alle varie latitu- 
dini solari: 

Latitudini 0" 15« 30° 45^ GO*^ To'* 90^ 
Giorni 24 25 26 28 31 33 34 

come si vede, notevolmente crescenti. Le osservazioni 
del dott. Bergstrand danno un aumento ancora alquanto 
maggiore. 

Il dott. I. Halm in Edimburgo ha fatto delle determi- 
nazioni analoghe negli anni 1901-6; quelle del 1901 coin- 
cidono con quelle di Dunér, quelle fatto più tardi danno 
un rallentamento al crescere della latitudine sensibil- 
mente minore. Questo risultato, se fosse reale, sarebbe 
di grande importanza per la fisica del sole, ed il pro- 
fessor Dunér si propone di verificarlo, dando ai suoi 
apparati una stabilità anche maggiore. 

Il sig. A. Belopolsky, astronomo neir Osservatorio di 
Pulkova, ha fatto neir estate del 1905 delle determina- 
zioni spettroscopiche della velocità di rotazione dell' equa- 
tore solare, ma confrontando gli spettri ottenuti colla 
fotografia ai due punti Est ed Ovest dell' equatore solare 
con quello dei poli solari; utilizzando per il confronto 
molte righe, cioè 10 del ferro, 5 miste, 2 del calcio, 1 del 
cromo, 1 di elemento ignoto. Gli è risultata la velocità 
equatoriale del sole in km. 2.07. 

L' esattezza di queste determinazioni spettrali è molto 
grande, e sempre crescente col perfezionai si dei metodi: 
infatti Terrore probabile della velocità è per Dunér di 
m. 138, per Halm m. 70, per Belopolsky m. 521 



Radiazione solare 11 



VI. — Radiazione solare. 

Il prof. K. Angstrom ha proposto un nuovo metodo 
per lo studio della radiazione solare, che avrebbe lo 
scopo di rendere utilizzabili le misure della radiazione 
totale per T ottenimento della cosidetta costante solare^ 
senza bisogno di ricorrere alle difficili e dispendiose 
ricerche spettrobolometriche. Questo metodo si fonda 
sulla conoscenza degli spettri d'intensità costante intro- 
dotti per la prima volta da Langley, e suir ipotesi che 
sia noto il coefficiente di trasmissione corrispondente alle 
varie lunghezze d' onda. Il prof. Angstrom applica questo 
suo metodo anzitutto ad una parte limitata dello spettro 
(senza bande di assorbimento), qiundi alla radiazione 
totale, e mostra come possano ottenersi risultati soddi- 
sfacenti. 

Le osservazioni eseguite per un intero anno solare 
(1904-05) air Osservatorio astrofisico di Catania dai pro- 
fessori Bemporad e Cavasino hanno dato una curva 
annua della radiazione che riproduce fedelmente, nei 
tratti essenziali, la curva della tensione del vapor acqueo 
contenuto neir atmosfera. Queste osservazioni hanno con- 
dotto incidentalmente il Bemporad a stabilire una nuova 
formola, che rappresenta, meglio delle note di Pouillet, 
Bartoli, Crova, l'andamento della radiazione nel corso del 
giorno. 

Altre osservazioni attinometriche simultanee eseguite 
nel settembre 1904 da Bemporad e Mendola negli Osser- 
vatori di Catania e dell' Etna, hanno confermato Y impor- 
tanza del fenomeno deir assorbimento selettivo, anche per 
r effetto termico della radiazione (come già constava per 
r effetto luminoso), e alla stessa conclusione ha condotto una 
nuova riduzione fatta dal Bemporad delle osservazioni del 
professor K. Angstrom a Teneriffa. Da queste è risultato 
infatti, che i raggi verticali vengono assorbiti negli 
strati inferiori dell'atmosfera più del doppio di quanto 
lo siano i raggi pressoché orizzontali; ciò che accenna 
ad una sensibile differenza di costituzione fra queste due 
sorta di raggi, dipendente essenzialmente dall'assorbi- 
mento selettivo esercitato dall' atmosfera terrestre. Le 
stesse osservazioni mostrano poi che il coefficiente di 
assorbimento dell'aria diminuisce molto rapidamente col- 
r altezza, e la legge di questo decrescimento è assai 



12 Astronomia 



prossimamente in ragione della quarta potenza delia 
densità dell* aria. 

Molto interessanti, perchè in aperta contraddizione 
coi risultati precedenti di altri osservatori, sono lo con- 
clusioni di esperienze suir assorbimento eseguite dal 
prof. Nordmann ed esposte dal compianto prof. Loewy nel 
suo Rapport annuel sur V état de V Observatoire de Paris. 
H N. avrebbe trovato invero (secondo le parole di Loewy) 
che la parte rossa e aranciata dello spettro delle stelle 
sarebbe assorbita assai più che la parte del bleu e del vio- 
letto, contrariamente a ciò che ha luogo pei raggi solari, 
e questo fino ad una distanza zenitale assai grande (com- 
presa fra 70^ e 80^ fra SO'* e 90** di distanza zenitale). Il 
senso del fenomeno tende a riavvicinarsi al tipo diurno, 
senza però che il bleu cessi, rispetto al rosso, d'esser 
molto meno assorbito che nel giorno. 

Vn. — Limiti delle radiazioni solari. 

I raggi del solo dovendo attraversare la sua stessa 
atmosfera e quella della terra, prima di giungere a noi, 
vengono privati di radiazioni di varie lunghezza d'onda, 
e così danno origino nello spettro alle righe oscure di 
Fraunhofer; inoltre vengono limitate le onde più lunghe 
e lo onde più corte che possiamo ricevere sulla terra. 

Fondandosi sul fatto noto che facendo riflettere parecchie 
volte i raggi di luco sopra superfìci terse di salgemma, 
in ultimo non vengono rimandate che radiazioni vicinis- 
sime alla lunghezza d' onda 510.(K)0 unità di Angstn'im 
(0,051 millimetri), il sig. E. F. Nichols ha confrontato il 
portamento della luce elettrica e della luce solare me- 
diante il radiometro; ed ha trovato che i detti raggi 
riflessi dal salgemma, provenienti dall'arco elettrico, 
producevano una notevole deviazione (20 parti) del radio- 
metro; invoce i raggi provenienti dal sole non produce- 
vano che. una minore deviazione, dovuta in gran parte 
a diffusione e ad altre cause estranee, cosicché egli con- 
clude che nulla, od al più il 3 Vo soltanto, di quelle onde 
lunghissime solari ci viene trasmesso. 

È poi saputo da esperienze di gabinetto che le onde 
luminose brevissime vengono assorbite totalmente, anche 
da pochi millimetri d'aria: quindi altrettanto deve acca- 
dere delle onde luminose del sole nell' attraversare la sua 
e la nostra atmosfera; e invero gli astrofisici dicono che 



Radiazioni solari - Pianeti 13 



se il sole fosse spogliato della sua atmosfera, noi lo 
vedremmo azzurro, invece di bianco. 

Il padre J. Fényi, direttore deir Osservatorio di Ka- 
locsa, fa a questo proposito una curiosa ed interessante 
considerazione. Per il detto sopra, le onde piti brevi del 
sole che arrivano alla terra saranno tutte assorbite dagli 
strati superiori della nostra atmosfera; quindi in essi strati 
avrà luogo un riscaldamento speciale, che potrebbe spie- 
gare il fenomeno importante della inversione di tempe- 
ratura negli altissimi strati aerei, ossia il cessare della 
diminuzione della temperatura coir altezza ed anche il 
prodursi un aumento. 

Vili. — Pianeti. 

Vulcano. — Pare che si debba proprio rinunziare a 
credere alla esistenza di questo problematico pianeta, che 
alcuni han creduto di vedere passare sul disco del sole 
e di cui altri hanno invocata la necessità per spiegare le per- 
turbazioni nel moto di Mercurio : le quali del resto (come 
quelle del moto di Venere e Marte) possono essere spiegate, 
secondo Seeliger, dalla presenza attorno al sole della ma- 
teria cui devesi la luce zodiacale. Infatti le fotografìe fatte 
durante T eclisse totale del 1905 dalle missioni inviate 
dall' Osservatorio di Monte Hamilton in Spagna ed in 
Egitto (quella nel Labrador ebbe cattivo tempo) concor- 
demente hanno dato tutte le stelle della regione circo- 
stante air eclisse, fino air 8.* grandezza, e nulla di piti, 
da cui si può concludere che certamente non vi è 
alcun altro astro, alcun nuovo pianeta attorno al sole, 
neppur così piccolo da raggiuugere la 7.* grandezza, che 
è inferiore alla minima visibile da un occhio acuto. 

Mercurio. — Per questo pianeta vi è da notare di nuovo 
solo che in quest'anno, al 14 novembre, vi è stato il suo 
passaggio sul disco del sole: il fenomeno avendo avuto 
luogo per parecchi Osservatorii intorno al mezzodì, potè 
esser osservato al cerchio «meridiano od anche allo 
strumento dei passaggi (come si è fatto a Catauia), il 
che potrà fornire dati importanti sul moto capriccioso 
di quest'astro. Le osservazioni fisiche e spettroscopiche 
in Catania sono state molto contrariate dalla forte agita- 
zione dell'aria. 



14 Astronomia 



Durante il passaggio si poterono eseguire fotografie 
del disco solare, che in seguito si sottoporranno a misure 
e calcoli. Nelle osservazioni visuali si è notato, che il 
pianeta era più nero del nucleo delle macchie solari, e 
che nei momenti di calma dell' immagine appariva per- 
fettamente rotondo; non si è vista alcuna traccia di au- 
reola, indicante la presenza di atmosfera attorno a Mer- 
curio. Il passaggio al meridiano di Catania venne osser- 
vato allo strumento dei passaggi in anticipo di 0,16 sul 
valore calcolato secondo gli elementi della Connaissance 
des Temps^ in buon accordo coi risultati di altri Osser- 
vatorii. 

Secondo una relazione riassuntiva fatta air Accademia 
di Francia dal sig. Bigourdan, astronomo all'Osservatorio 
di Parigi, . in Francia a nord della capitale vi è stato 
generalmente cattivo tempo che ha impedito le osserva- 
zioni, invece a sud di Parigi vi è stato tempo parzial- 
mente favorevole. 

G}eneralmonte si ò visto il pianeta nero e rotondo. Agli 
Osservatori di Nizza, Tolosa, Marsiglia, Bourges, si è 
osservato anche una traccia di aureola ; e così a Valenza 
(Spagna) e ad Atene; ma per lo più si è vista di color 
gialliccio, che sarebbe complementare del nero-violaceo 
del disco del pianeta, colore dovuto, come è noto, air in- 
completo acromatismo dei cannocchiali; quindi molto pro- 
babilmente la dotta aureola è un fenomeno soggettivo di 
contrasto^ anziché un vero indizio dell'atmosfera di Mer- 
curio. Si aggiunga che il conte do la Baume Pluvinel a 
Nizza non ha trovato alcuna alterazione dello spettro 
solare, causata dall'atmosfera del pianeta. 



Venere. — Nulla di nuovo nelle osservazioni di questo 
difficile pianeta. 

Terra. — Della costituzione interna della terra noi 
sappiamo poco o nulla, come per gli altri pianeti ed 
astri. Non possiamo ancora dire con sicurezza se sia 
solido, liquido od aeriforme! L'opinione ora prevalente è 
che sia aeriforme. Fa impressiono il pensare che il globo 
che abitiamo e su cui ci muoviamo con tanta fiducia, non 
sia altro che una specie di immenso pallone aoreostatico I 
Ma la analogia è tutt' altro che completa. Primariamente 
l'involucro (e certamente T insieme del globo) è tanto 



La Terra 16 

solido rigido, quaato e più di quel che sarebbe se fosse di 
acciaio, come han dimostrato Tnomson, Darwin, Hopkins, 
ecc.; altrimenti il sole e la luna colla loro attrazione vi 
produrrebbero delle deformazioni analoghe alle maree; ed il 
contenuto poi sarebbe dotato di tale viscosità da comportarsi 
come una materia affatto solida: infatti il movimento di 
rotazione del globo e quelli di precessione e nutazione del- 
l' asse terrestre non avi'ebbero luogo, come avvengono, con 
perfetta regolarità, come in un corpo totalmente solido, 
secondo le regole della meccanica, poiché si produrrebbero 
degli attriti e delle discordanze di moto fra le parti solide 
e le liquide e ne verrebbero urti reciproci. Ricorrendo 
all'esempio dato da Thomson, sono questi urti fra il guscio 
solido ed il contenuto liquido che fanno muovere irregolar-^ 
mente ed arrestare ben pi^esto un uovo crudo che si faccia 
rotare liberamente intorno a se stesso, mentre V uovo 
cotto, cioè tutto solido, ruota regolarmente e più lunga- 
mente: è un fenomeno volgare, noto a tutte le cuciniere, 
ma pure molto eloquente. 

Il piccolo spostamento continuo dei poli sulla superficie 
della terra, secondo Newcòmb, dipenderebbe in parte da 
incompleta rigidità, la quale però sarebbe anche mag- 
giore di quella dell'acciaio, secondo i calcoli di Hong. 

Quanto al contenuto della terra sotto alla scorza di 
roccie, ciò che vi è di certo si è che deve essere molto 
denso e pesante, quanto il ferro od anche più: poiché la 
Terra nel suo insieme pesa alquanto più di 5*/, volte 
come l'acqua, mentre le roccie che formano la corteccia 
pesano solo 2 V, o 3^ volte come l' acqua. 

L'altra cosa sicura è che nell'interno della terra vi 
deve essere una enorme pressione, prodotta dal peso 
delle masse sovrastanti; secondo i calcoli di Schlichter 
questa pressione sarebbe sufficente a rendere tanto denso 
e pesante l'interno del globo, come si è detto sopra, 
anche fino a più di 10% (10.7) la densità dell'acqua. 

È certo pure che la temperatura dell'interno della 
terra dev'essere altissima ; anche se non continua fino al 
centro il rapido aumento di P per ogni 30 m. circa, che 
si verifica vicino alla superficie^{perchè probabilmente nel- 
r interno, sia per conduttività metallica, sia per circola- 
zione, la temperatura dev' essere più uniforme), certa- 
mente al di sotto della scorza rocciosa, ad un centinaio 
di chilometri al più, deve regnare una temperatura di 
almeno 1500**. 



muto della terra è fluido 
bisce; ma fluido quanto 
Iraulico che fa tubi, come 
a. 

la natura del contenuto, 
;o, e la rig^idità cfte devo 
ro nichelato, ragionando 
ichc, di cui alcune sono 
bI, e rappresenterebbero 
ianota fratturato, mentre 
ccie che sarebbero fram- 

idii profondi sulla costi- 
io che la temperatura vi 
to critico di lutti i corpi, 
one, il contenuto sarebbe 
■■ di gaz e vapori. Alcuni 
sia tanto alta da disso- 
lostanza uitica veramente 

esto scabroso argomento, 
Lzioni dì slndìi moderni 
intorna dulia terra. 

lioldam ha dimostrato 
grandi terremoti si pro- 
itutralo della terra (che 
velocità minore di quella 
propagano atlravoi'so la 
. che vorit'bbe dira che 
ensità nnifijrioi-e o forza 
it<izioiic divei'sa dal resto. 
tudii tiulla radio-attività, 

terra il radio è proba- 
à di 10 chilometri, che 
o è privo di radio, che 
i la terra ha una tempe- 
. i[uale sarebbe dovuta ni 
■i di radio. Questi risul- 
mati, e gli altri che certa- 
iipo singolare, apr«'*iuno 
.10 del gran segreto che 

in opposizione, cioè a mì- 
ei milioni di chilometri! 



Marte - Giot)€ 17 



Oltre alle osservazioni visuali di Marte, sono state 
fatte da Lowel, all'Osservatorio di Flagstaff, neirAri- 
zona S. U., a 2210 metri sul mare, delle fotografie col 
diametro di solo 6 millimetri, ma mirabilmeiite belle 
(altro trionfo dell* astrofotografia !), ove si vedono i con- 
tinenti, i mari, le nevi polari, e perfino i famosi canali 
dello Schiaparelli. Il Lowel ha ottenuto questo bel risul- 
tato con un cannocchiale visuale, non fotografico, che cioè 
ha il fuoco nel giallo ; ma ha applicato uno schermo 
colorato che lasciasse passare solo i raggi di quel colore, 
ed ha adoperate lastre isocromatiche Cramer^ che hanno 
un massimo di sensibilità appunto nel giallo ; talché 
hanno agito solo proprio i raggi per cui è acromatiz2ato 
r obbiettivo. 

Non è dunque più lecito discutere sulla realtà dei 
canali di Marte: ma si discute sulla loro natura e strut- 
tura. Il Lowell dice che sono veri canali continui che 
mettono in comunicazione i diversi mari; altri come 
Maunder, Newcomb, e Cernili da noi, sostengono che la con- 
tinuità di quegli oggetti è apparente: sarebbe un effetto 
psicologico che ha luogo nella nostra mente, oppure un 
effetto fisiologico che ha luogo nel nostro occhio, ado- 
prato al limite della sua potenza, per cui vede, o si per- 
suade di vedere, linee continue, ove non sarebbero che 
delle serie interrotte di macchie o punti. Certamente ulte- 
riori studii risolveranno definitivamente questa ardua 
questione e spiegheranno V altra, ancora più scabrosa, 
della duplicazione o geminazione periodica dei canali di 
Marte, pure constatata dallo Schiaparelli per il primo. 

Un fatto notevole osservato in Marte durante questa 
opposizione è stato T allargamento e la duplicazione del 
Lago del Sole^ che prima era semplice e di forma perfet- 
tamente circolare. Il fenomeno è visibilissimo anche nelle 
fotografie di Lowell. 

Giove. — H maggiore dei pianeti è piu-e oggetto di 
studio assiduo, anzi si sono costituite in Inghilterra ed 
in Francia apposite associazioni per seguire diligentemente 
le continue variazioni delle zone e delle macchie che si 
osservano su di esso, e per determinare la differente velo- 
cità di rotazione che presentano in esso gli oggetti che 
appariscono a diverse latitudini. Fra questi oggetti il più 
interessante è la grande macchia rossa^ apparsa circa 
30 anni fa nell'emisfero austi'ale del pianeta; nell'estate 

AVMUABIO SOIEBTiriCO. — XLIV. 2 



1 



18 Astronomia 



del 1883 divenne pallidissima, quasi invisibile, talché solo 
riconoscevasi il suo luogo per la specie di impronta che 
aveva lasciata nella zona ove era stata così notevole per 
il suo colore carico, rosso mattone, e per la sua forma 
di zigaro d' avana. Dopo non è più ritornata distinta 
come prima ; però si è continuato a studiarla ed a deter- 
minare il tempo della sua rotazione. Specialmente l'astro- 
nomo inglese Denning se ne è occupato indefessamente 
ed ha trovato che la sua rotazione è più lenta di quella 
d' altre macchie : però subisce delle variazioni ; per esempio 
nell'estate scorsa ha avuto una accelerazione notevole. 

Da più di 20 anni si è applicata anche la fotografia 
allo studio di Giove, con crescente successo, e dando alla 
osservazione una autenticità di gran lunga maggiore. 

Il settimo satellite di Giove, scoperto com'è noto da Fer- 
rine col riflettore deirOsservatorio di Lick nel 1905, e di cui 
da principio si pose in dubbio la qualità di satellite, 
supponendo che potesse trattarsi di un pianetino vicino 
a Giove, è stato ormai osservato e riconosciuto anche in 
Europa, sebbene appartenga agli oggetti più diffìcili da 
osservare, essendo di IG* grandezza. Mólte osservazioni 
fotografiche no vennero fatte a Greenwich ed altre recen- 
temente da Wolff in Heidelberg, mediante il riflettore 
Zeiss di 70 cm. di diametro, e da questo fotografie venne 
determinata la posizione con un nuovo metodo fondato 
sopra una delle tante applicazioni dello stereocompara- 
tore (V. Annuario del 1907). 

Il terzo satellite di Giove ((janimede) è stato osser- 
vato da Comas Sola in Barcellona. I disegni ottenuti 
presentano una grande somiglianza coi primi disegni di 
Marte, poiché mostrano una calotta polare (bianca, e pro- 
babilmente formata dai ghiacci polari) e un mare polare 
(più oscuro) attorno a questa, oltre ad altre configura- 
zioni più incerte. Questo satellite è poco più piccolo di 
Marte e presenta, al pari degli altri satelliti di Giove, con- 
dizioni particolarmente favorevoli per la presenza di vita 
organica : fra le altre non trascurabile quella del raggia- 
mento stesso di Giove, un piccolo sole nel vero senso 
della parola, poiché si pensa che alcune parti (come la 
macchia rossa) possano brillare di luce propria. E da 
notare pure che i quattro maggiori satelliti di Giovo 
sono tutti vicinissimi al grande pianeta, che appare con 
diametro ben 20 volte superiore a quello del sole per noi, 
anche al più lontano dei detti satelliti. 



Saturno - Nettuno — Oss. spettrali dei pianeti 19 



Saturno. — Nello scorso anno 1907 si è presentato 
il fenomeno, che suol ripetersi a periodi di 15 anni circa, 
della scomparsa dell' anello di Saturno, per il fatto, che 
il suo piano prolungato mentalmente è venuto a passare 
prima per il Sole, poi per la Terra, in modo da presen- 
tare a noi il solo bordo illuminato, che è troppo sottile 
per apparire negli strumenti ordinari. Secondo le osser- 
vazioni eseguite a Ginevra, a Konigsberg, e altrove, la 
Terra si sarebbe trovata nel piano deir anello fra il 3 e 
il 4 ottobre. 

Fu questa stessa scomparsa, che scoraggiò profonda- 
mente Galileo, tanto da farlo rinunziare alla spiegazione 
del mistero di Saturno, che egli per primo aveva veduto 
trigemino. Su questa e su altre circostanze relative alla 
scoperta dell' anello di Saturno (riconosciuto come anello 
soltanto più tardi da Huygens, circa mezzo secolo dopo 
Galileo) fornisce interessami particolari una memoria di 
J. Mascart, contenente la riproduzione dei più antichi 
disegni. 

Un risultato interessante dell'osservazione durante l'ul- 
tima scomparsa dell'anello sarebbe la scoperta fatta da 
Campbell a Cambridge (Mass.) di quattro nodi luminosi, 
due a dèstra e due a sinistra, in posizioni simmetriche 
sulle due anse dell' anello, che potrebbero corrispondere 
a quattro satelliti immersi nello sciame di corpuscoli onde 
risulta (secondo le teorie moderne più accreditate) l' anello 
medesimo. 

Nettuno. — Nel 1907 questo pianeta, il più lontano 
del nostro sistema, è stato occultato due volte dalla luna: 
il 23 novembre e il 21 dicembre ; alla prima data il 
tempo pessimo ha impedita generalmente V osservazione. 

IX. — Osservazioni spettrali dei pianeti. 

E noto che dalle osservazioni spettrali visuali e foto- 
grafiche di Secchi, Huggins, Vogel, risulta che le atmo- 
sfere dei pianeti, interni all' anello dei planetoidi, cioè 
Mercurio, Venere, Terra, Marte, sono analoghe, poiché i 
loro spettri presentano le stesso righe d' assorbimento ; 
invece quelle dei pianeti esterni presentano delle diffe- 
renze : Giove ha una linea oscura (principale) nell' aran- 
ciato, che non ha riscontro nello spettro doli' atmosfera 
terrestre ; il che indica o la presenza di un gaz costi- 



20 Astronomia 



n 



tuente diverso da quelli della nostra aria, oppure condi- 
zioni speciali di pressione e temperatura. 

Lo spettro del ^lobo di Saturno è molto analogo a 
quello di Giove, ma nello spettro degli anelli non si 
scorge alcuna linea speciale di assorbimento (oltre alle 
solari di Fraunhofer), il che vuol dire che in essi V atmo- 
sfera manca od è molto rada. 

Lo spettro di Urano, già a detta di Secchi, confer- 
mata da altri, è affatto diverso da quello della nostra 
atmosfera ed ha parecchie righe speciali. 

Lo spettro di Nettuno è ancora più differente : non 
vi si vedono più le righe di Fraunhofer (come notò Secchi) : 
vi si riscontrano le righe speciali di Urano ed altre 
ancora. 

In somma al di là dell'anello degli asteroidi le atmo- 
sfere dei pianeti vanno sempre più differenziandosi, il 
che è d' accordo colla ipotesi di feant o Laplace sulla 
formazione del nostro sistema planetario. 

Recentemente il sig. V. M. Slipher ha fatto neir Os- 
servatorio di Lowell, a Flagstaff, delle belle fotografìe 
degli spettri di Giove, Saturno, Urano e Nettuno insieme 
a quello della luna per confronto, ove le righe di assor- 
bimento solari o Fraunhoferiane, quelle telluriche, ossia 
le analoghe a quelle della nostra atmosfera, e le speciali 
dei pianeti sono ben evidenti. Ne risulta la conferma di 
quanto si disse sopra ed inoltre quanto segue : 

In Giove oltre la riga speciale principale d' assorbi- 
mento neir aranciato, se ne scoprono altre tre. 

Lo spettro di Saturno è analogo a quello di Giove, 
ma delle 5 righe speciali del globo di Saturno, nessuna 
si riscontra neir anello (notato anche da Keeler, ed 
Ellorman). 

Lo spettro di Urano è differente da quello di Giove e 
Saturno, poiché le linee di assorbimento hanno differente 
intensità relativa : inoltre la riga F solare è sensibilmente 
rinforzata in Urano, 

Nettuno ha uno spettro somigliante a quello di Urano, 
ma nel primo le bande d'assorbimento frale righe Frau- 
nhoferiane F e D sono così pronunciate da rendere irri- 
conoscibile lo spettro solare, e di più vi sono altre righe 
d' assorbimento che non esistono in alcun pianeta. La 
riga F deir idrogeno vi è singolarmente rinforzata, ren- 
dendo probabile la presenza e forse V abbondanza di 
questo gas neir atmosfera di Nettuno. 



Pianetini 21 



In conclusione, queste nuove osservazioni spettro-foto- 
grafiche dei pianeti più lontani mettono in maggior evi- 
denza le differenze delle atmosfere tra loro e con quelle 
dei pianeti più vicini al sole, e confermano le differenze 
di costituzione che risultano anche dalla osservazione 
diretta delle loro superfici. 

X. — Pianetini. 

I pianetini numerati fino al 17 ottobre 1906 salivano 
alla cifra di 601, dal qual numero sono esclusi tutti i 
pianetini scoperti e poi di nuovo perduti per insufficienza 
d' osservazioni (qualche centinaio almeno). Da queirepoca 
fino agli ultimi del 1907 venivano scoperti poi altri 150 
pianetini nuovi (circa) in gran parte dal Wolff in Hei- 
delberg, molti però anche dal Metcalf (Taunton, Mass.) 
da Liapin (Poulkowo), da Coggia (Nizza) da Lowell (Fla- 
gstaff, S. U.) e da altri. Il numero delle nuove scoperte 
non accenna a diminuire ma si va rendendo sempre più 
difficile r assicurare stabilmente i pianetini nuovi, per 
r estrema debolezza degli oggetti, quasi tutti di 13.* gran- 
dezza. 

In queste condizioni tanto più meritoria riesce V opera 
di quegli astronomi, specialmente italiani, che dedicano 
gran parte della loro attività a queste osservazioni, senza 
le quali il più gran numero dei pianeti di nuova sco- 
perta andrebbe nuovamente perduto. Centinaia e centi- 
naia di posizioni vennero concluse in particolare ali* Os- 
servatorio di Arcetri dal prof. Abetti, a quello del Col- 
legio Romano dai professori Millosevich e Bianchi e più 
specialmente dal dott. Zappa, air Osservatorio di Padova 
dal dott. Antoniazzi, a Brera (Milano) dall' ing. Gabba, a 
Palermo dal dott. Qori, a Collurania dal dott. Cernili. 

Alcuni pianetini creduti nuovi risultano anche bene 
spesso identici con altri molto antichi, così il prof. Mil- 
losevich riconobbe, dietro osservazioni e calcoli propri, 
che il pianetino 1907 Z B, scoperto indipendentemente da 
Lowell (9 aprile 1907), da Metcalf (17 aprile) e da Coggia 
(8 maggio) non era altro in effetto che il pianetino (31) 
Euphro^yne già scoperto il 1.** settembre 1854 da Ferguson 
a Washington. Il tardo riconoscimento era dipeso da errori 
di calcolo nelle effemeridi del Berliner Jahrbuch. 

Altra opera meritoria por Io studio dello sciame sempre 
crescente dei pianetini, sono i calcoli d' orbita, senza i 



22 Astronomia 



quali non vi sarebbe modo di distinguere questi seicento 
e più corpuscoli fra di loro. Anche in questo campo si 
segnalarono gli astronomi italiani, in special modo i pro- 
fessori Millosevich, Bianchi, Boccardi e i dottori Viaro, 
Zappa, Antoniazzi, Fontana, Chionio ed altri. 

Air interessante pianetino, che aveva ricevuto la deno- 
minazione provvisoria 1906 T G, e che si segnalava per 
la sua grande distanza dal Sole, leggermente superiore a 
qiiella di Giove (v. Annuario del 1907), si sono aggiunti 
altri due pianetini con distanze sensibilmente uguali, i 
quali insieme al primo costituiscono come altrettante veri- 
fiche sperimentali di un caso di soluzione esatta del pro- 
blema dei tre corpi, trovato da Lagrange. 

I tre pianetini in questione hanno ricevuto rispettiva- 
mente i nomi mascolini di Achille, Ettore, Patroclo, mentre 
tutti gli altri pianetini, ad eccezione di Eros, avevano 
ricevuto finora nomi femminili. 

XI. — Comete, 

Nel 1907 vennero scoperto 5 comete, la prima e la 
terza da Giacobini a Nizza, la seconda da Grigg a Thames 
(Nuova Zelanda) e itidipendentemonte da Mellish a Ma- 
dison Visc. (S. U.), la quarta da Daniel a Princeton (S. U.), 
la quinta nuovamente da Mellish. La sola cometa Daniel 
è stata visibile ad occhio nudo, ed erano v^eramente molti 
anni che nelle nostre latitudini non si vedeva una cometa 
così bella. L'orbita calcolata ultimamente dal prof. Mil- 
losevich è risultata sensibilmente parabolica. Lo splen- 
dore massimo complessivo è stato superiore a quello di 
una stella di t2." grandezza. La coda lunga da 8 a 
10 gradi ha mostrato ujia struttura molto singolare. 
Risultati notevoli potranno ricavarsi dalla ricca colle- 
zione di fotografie (circa 80 in numero) e dalle osserva- 
zioni fotometriche e spettroscopiche es(*guite all'Osserva- 
torio di Catania, le quali a suo tempo vorranno pubbli- 
cate. Per ora possiamo dire che il nucleo era puntiforme 
e dava spettro continuo dal rosso al violetto, cioè luce 
proveniente sia da un corpo solido o liquido incande- 
scente, sia da un corpo riflettente la luce solare. La 
chioma osservata collo spettroscopio visuale dava le solite 
tre bande degli idrocarburi : una gialla, una verde (più 
forte e più lunga) una bleu, tutte composte di parecchie 
righe. Con camere prismatiche (spettrografi senza fessura) 



Comete - Stelle filanti 23 

il sig. Deslandres ha ottenuto air Osservatorio di Meudon 
altre righe minori nel bleu e nel violetto e la riga carat- 
teristica del cianogeno nell' ultra violetto. 

Le foto^afie grandi, fatte in Catania coli* equatoriale 
fotografico, avente obbiettivo di m. 0.33 di diametro e m. 3.34 
di lunghezza focale, mostrano nella chioma e nella coda 
della cometa una complicata e delicata struttura, risul- 
tante di filamenti irregolari, ineguali, intrecciati. 

Non essendo possibile la riproduzione completa ed 
esatta in zincografia delle delicate particolarità che si 
riscontrano nella negativa della cometa, diamo qui (fig. 1) 
la riproduzione di uno dei disegni fedeli fatti cìal primo 
assistente dell' Osservatorio di Catania, dott. G. Hom , 
rilevando per punti tutti i dettagli visibili nella fotografia. 

Molto opportunamente M. Deslandres proponeva all'Ac- 
cademia di Francia una organizzazione speciale, perma- 
nente, internazionale, delle osservazioni delle comete, in 
modo da seguirne tutte le variazioni, come si fa già per 
il Sole. 

Calcoli di orbite cometarie vennero eseguiti in Italia, 
oltreché dal citato prof. Millosevich (cometa 1907, d), 
anche dal dott. Tringali (cometa 1907 a, orbita parabolica) 
e dal dott. Zappa (cometa 1905 6, scoperta da Schaer). 
Quest* ultimo lavoro è notevole per le difficoltà di calcolo 
di cui fu causa la fortissima declinazione della cometa. 
L' orbita definitiva è risultata un* iperbole con eccentricità 
di pochissimo superiore all'unità, ossia un* orbita vicinis- 
sima alla parabolica. 

XII. — Stelle filanti. 

Le Perseidi vennero osservate anche nel 1907, come 
in vari altri anni, dal prof. G. Testa colla collaborazione 
di vari studiosi al Seminario vescovile di Pavia. Vennero 
numerate nelle 5 notti dal 10 al 14 luglio, 519 stelle 
cadenti dello sciame delle Perseidi. L* anno avanti il pro- 
fessor Zammarchi del Seminario vescovile di Brescia aveva 
contato, precisamente nello stesso intervallo di tempo, 
231 Perseidi. 

Nuovi metodi per calcolare 1* altezza delle stelle filanti 
vennero esposti da L. Benes {Astr, Nachr, 4137) e da 
Weiss (Denkschr. Wien). Denning ha calcolato 1* altezza 
di varie lucidissime meteore (bolidi), osservate in Inghil- 
terra, ottenendo in quattro casi un* altezza di circa 



24 Astronomia 



71 miglia, in due casi di 80, in un sol cjaso di 90 (circa 
145 km.). Notevoli osservazioni delle Perseidi del 1906 
vennero eseguite dal prof. Dubiago, direttore dell' Osser- 
vatorio di Kasan, coadiuvato da vari assistenti, in due 
stazioni a distanza di 40 km., allo scopo di determinare 
r altezza delle meteore più appariscenti. Il dott. Milowanov 
ha calcolato che da 24 trajettorie ben identificate, esclusi 
6 casi sospetti, risulta come altezza media dell* accensione 
delle Perseidi 111 km., e come altezza media delV estin- 
zione^ 73 km. 

XIII. — Stelle variabili. 

Un caso nuovo nella scoperta delle stelle variabili è 
quello occorso ali* Osservatorio di Tolosa, Direttore M. 
Baillaud, dove una stella venne riconosciuta come varia- 
bile per la sensibile differenza fra le tre immagini ese- 
guite, con mezz'ora di posa ciascuna, nel breve intervallo 
di un' ora e mezza, sopra una lastra della Carta fotogra- 
fica del cielo. La fotografia si mostra del resto sempre 
più feconda di risultati nella scoperta delle variabili, e 
non si contano più ormai quelle che vengono giornal- 
mente annunziate dagli Osservatori di Harvard, di Hei- 
delberg e di Mosca, che attendono sistematicamente a 
questa ricerca coir ausilio prezioso di speciali strumenti, 
come lo stereocomparatore. Se questi mezzi poderosi per- 
mettono al professor Wolf di scoprire e studiare le 
variabili (e le nebulose) a centinaia per volta (special- 
mente negli ammassi stellari), è tuttavia concesso anche 
a chi dispone di mezzi più modesti di scoprire di 
quando in quando alcuni di questi oggetti interessanti. 
Così il prof. Millosevich ha potuto seguire la rapida 
variazione di splendore di una stella (156, 1906), non 
compresa nelle più note rappresentazioni del cielo — 
forse una cosidetta nova — che in pochi mesi passava 
dalla 8.* grandezza alla 12.*, e dalle osservazioni succes- 
sive risultava avere un periodo di circa 188 giorni. Anche 
neir esame simultaneo delle lastre del catalogo fotografico 
dell'Osservatorio di Catania in un semplice comparatore 
a duo microscopii, si rinvengono di quando in quando 
delle nuove variabili, che poi vengono seguite, nei limiti 
del possibile, col fotometro a cuneo. Diciamo, a senno, 
nei limiti del possibile, perchè bisogna beir-distinguere 
in quest' argomento delle variabili la scQperta, alla quale 



stelle variabili - Cataloghi fotometrici 25 



possono bastare anche due sole osservazioni, dallo studio 
completo del periodo, pel quale se ne richiede sempre un 
g^-an numero, e che propriamente non ha mai termine, 
se non talvolta (com'è capitato per qualche nova) colla 
scomparsa assoluta della stella. Notevoli sono ad esempio 
gli studi di variabili eseguiti — per la prima volta in 
Italia in modo sistematico — dal prof. F. Porro, attual- 
mente Direttore dell' Osservatorio nazionale di La Piata 
(Argentina); e all'estero da Nijland (Utrecht), Luizet 
(Lyon), Pannekock (Leiden), Mary Whitney (Vassar Col- 
lege S. U.). Anche all' Osservatorio astrofisico di Catania 
si attende sistematicamente allo studio delle variabili ed 
è già cominciata la pubblicazione dei relativi risultati 
nelle Memorie della Società degli Spettroscopisti italiani. 

XIV. — Cataloghi fotometrici delle stelle. 

Di inestimabile aiuto per le osservazioni astro-fotome- 
triche in genero e per le variabili in particolare sono i cata- 
loghi fotometrici di precisione, editi dal Pickering (Harvard 
College) e da Miiller e Kempf (Potsdam). Nel decorso 
anno 1907 questi ultimi hanno pubblicato il catalogo 
generale risultante dai precedenti lavori (distribuiti in 
quattro volumi). Sono ben 14199 stelle fino alla 7, 5 o alla 
8.* gfrandezza, delle quali vien comunicata la grandezza fo- 
tometrica fino al centesimo. Questo lavoro avrà per le 
rimste fotometriche del cielo importanza non minore di 
quella dei cataloghi di posizioni meridiane ; per il grande 
catalogo fotografico di tutto il cielo stellato, rappresenta 
insomma il fondamento esatto, su cui dovranno posare 
le ricerche fotometriche intensive, già cominciate da 
Pickering in America e da Schwarzschild in Europa, 
sempre col sussidio della fotografìa. Dalla introduzione 
al detto catalogo di Miiller e Kempf risulta dimostrato 
il fatto piuttosto grave, che anche fra le serie di misure 
^seguite da un medesimo osservatore e con un medesimo 
strumento possono restare differenze sistematiche abba- 
stanza sensibili, ciò che dimostra che molto cammino 
resta ancora da fare in questo campo dello osservazioni 
fotometriche prima di raggiungere un' esattezza parago- 
nabile con quella delle misure di posizione, ciò che non 
può menomare tuttavia l'importanza dei lavori fonda- 
mentali di Miiller, Kempf e Pickering. 




26 Astronomia 



XV. — Fotografia stellare — Catalogo fotografico di 
Catania, 

Invece di parlare noi dell'opera nostra, crediamo 
meglio riprodurre dalla Tribuna, del 5 novembre 1907 la 
seguente recensione del professor Millosevich, la quale 
molto ci onora, venendo da un astronomo di tanta com- 
petenza, per quanto nostro buon amico e quindi disposto 
alla benevolenza. 

« Nel grande lavoro internazionale di fotografìa celeste, 
comprendente la fotografia della volta stellata fino a stelle 
di quattordicesima grandezza per la Carta del cielo, e la 
fotografìa fino a stelle di undicesima grandezza per un 
Catalogo stellare, air Osservatorio astro-fisico di Catania 
fu assegnata la zona da 4- 47.'* a 4- 54.°. 

> In questi dì è uscito il primo fascicolo del Catalogo 
astro-fotografico in un nitido volume pei tipi di Niccolò 
Giannotta a Catania, di pagine 143, con un'introduzione 
di pagine 36. 

» Il primo fascicolo contiene la posizione di circa 7000 
stelle sopra le 200,000, che tanto su per giìi saranno a 
lavoro completo, in più di mille lastre che, per parziali 
soprapposizioni, permetteranno preziosi controlli, quasi 
duplicando il lavoro di misura e di riduzione. Con esigui 
mezzi, con iscarso personale e con obblighi molteplici, il 
direttore dell'Osservatorio astrotìsico di Catania, Annibale 
Ricco, e i suoi collaboratori riuscirono in questo primo 
saggio a non dover certamente invidiare gli Osservatori 
stranieri se non nei larghi mezzi, dei quali possono 
disporre. Suoi collaboratori degni di speciale encomio 
furono il prof. A. Hemporad, il prof. G. Boccardi, il de- 
funto ingegnere Mascari e i signori Massa, Taffara, Maz- 
zarella, Pastore ed altri già nel volume ricordati. Si può 
prevedere che il grande lavoro comprenderà 64 fascicoli, 
cioè sarà contenuto in 8 volumi quanti sono i gradi di 
declinazione assegnati, ed ogni v^olume sarà suddiviso in 
8 fascicoli, ciascuno contenente 3 ore di ascensione retta. 

» Nella introduzione scritta dal prof. Ricco, dopo un 
cenno storico, sono accennate con sobrietà le difficoltà 
tecniche che egli ha saputo superare per mettere l'equa- 
toriale fotografico nelle condizioni di sensibilmente per- 
fetto funzionamento; uè questo, per un esperto astronomo, 
è merito lieve del prof. Ricco. 



Fotografia stellare — Catalogo di Catania 27 

> Segue neir introduzione un cenno suir esecuzione 
delle fotografìe (Ricco-Mascari), una breve descrizione 
deir apparecchio di misura e un cenno dello studio sulle 
parti essenziali di esso ; indi si tratta del reticolato, delle 
sue correzioni e della stampa di esso. 

> Passando a discorrere delle coordinate rettangolari, 
l'autore si occupa delle stelle di guida, del Catalogo 
stellare elaborato dal prof. Boccardi per le stelle di rife- 
rimento e dei metodi di riduzione dello fotografie (metodo 
di Turner, semplificazioni apportate da Boccardi, Cernili 
e Bemporad). 

» Nell'ultima parte dell'introduzione il prof. Ricco si 
occupa della delicatissima e intricata questione di asse- 
gnare le grandezze delle stelle dalle impressioni foto- 
grafiche da esse lasciate sulla lastra, e indica la via che 
si è stimata migliore e che fu adottata per il Catalogo 
catanese. 

> Premesse utili tabelle per trasformare le coordinate 
rettangolari in coordinate equatoriali, segue il catalogo 
corrispondente alle immagini delle stelle contenute in 15 
lastre nelle tre prime ore di ascensione retta, parallelo + 51.** 

» In questa parte del lavoro l' Osservatorio di Catania 
eccelle sopra tutti gli altri Osservatori stranieri, perchè, 
oltre le coordinate rettangolari x (X) è y (Y), non solo 
porge le coordinate equatoriali rigorose al 1900,0 (locchè 
fino ad ora degli stranieri solo l'Osservatorio di Hel- 
singfors fece), ma dà il mezzo di calcolare il luogo delle 
stelle ad un altro eqùmozio, rigorosamente e in qualche 
minuto di calcolo. Misuro facilmente l'immane lavoro 
che si sarà compiuto all'Osservatorio di Catania quando 
i 64 fascicoli saranno tutti pubblicati, auguro all'illustro 
mio collega ed amico, prof. Ricco, e ai suoi collaboratori del 
passato e dell'avvenire che possano fruire dell'opera 
completa, e ueppur dubito sul continuo ed eventualmente 
crescente appoggio materiale e morale (per la continua- 
zione di così immane lavoro scientifico) da parte dei poteri 
legislativo ed esecutivo. ]^ 

» Dal R. Osservatorio al Collegio Romano. 

» E. MlLLOSBVlOH ». 

Alle parole lusinghiero dell'illustre Direttore dell'Osser- 
vatorio del Collegio Romano, ci è grato aggiungere che 
l'utile innovazione di inserire noi Catalogo astrofoto- 



i 



ilcolare le posizioni stellari 
deve ad un'idea suggerita 

II Catalogo di Catania si 
cataloghi fotografici finora 

delle stelle, che è quello 
sioni rette, aiizichè secondo 
ne in tutti gli altri cata- 

comunicato il valore del 
B immagine fotografica ed 
uale assegnata dalla Banner 

si riportano accanto alle 
le posizioni derivanti dai 
I quelli della Astronomùche 



tto il cielo boreale, fino alle 
«2 e il 1659 da Argelander, 
mte oltre 324 mila stelle, di 
pprossimate sufficienti per la 
iKimata fino a! decimo. Tutte 
riprodotte in forma di atlante 
icate per lungo tempo come 
e del cielo stellato, che fosse 
itogrfttica del cielo si propone 
nparabìl mente più vasta ed 

avrà in queste carte 12 cm. 
)., e la fotografia dovrà con- 
randezza, mentre la B. D. >ji 

ale fondata uel 1864 da vari 

lovo grande Catalogo di esatte 
sistematicamente al cerchio 

cielo boreale e una porzione 
alla quale hanno collaboralo 

dell' Inghilterra, della Russia, 
della Svezia, può c-onsiderarsj 
isce lo sforzo più poderoso, 

01 cerchio meridiano. È fuori 
non verrà adoperata per il 

ndo al cerchio meridiano il 
re esatte posizioni di pocbe 



Fotografia stellare 29 



Quasi tutti gli altri Osservatori partecipanti alla grande 
impresa della Carta fotografica (come Parigi, Bordeaux, 
Tolosa, Algeri, Greenwich, Oxford, Specola Vaticana) si 
son limitati finora a pubblicare le sole coordinate retti- 
linee direttamente misurate sulle lastre fotografiche. 

È uopo avvertire peraltro che molti si ripromettono 
come fine ultimo — al pari di Catania — l'ottenimento 
delle coordinate equatoriali esatte, e alcuni (ad esempio 
gli Osservatori francesi) attendono per questo solamente 
di possedere posizioni più esatte delle stelle di riferi- 
mento, per il che venne fondato perfino un Osservatorio 
speciale (Abbadia). Anche T Osservatorio di Perth (Au- 
stralia occidentale), che ha assunto la fotografìa della 
zona di cielo fra 31.° e 41.** di declinazione australe, ha 
cominciato colla pubblicazione di un Catalogo di 420 
stelle di riferimento, espressamente osservate al cerchio 
meridiano. 

La questione di ottenere posizioni più esatte delle 
stelle di riferimento per le lastre della fotografia celeste 
venne affrontata in modo del tutto nuovo dal dott. Cernili, 
colla proposta di far servire a tale scopo la stessa foto- 
grafia celeste, mediante strumenti speciali a grande 
campo, così da poter abbracciare sopra una stessa lastra 
un gran numero di stelle di riferimento ed alcune fon- 
damentali^ di cui si conoscono le posizioni con preci- 
sione grandissinia. Basterebbero 24 lastre a ricoprire 
tutta la zona di cielo fotografata con 1(X)8 lastre dal- 
l' Osservatorio di Catania, e il raccordo di queste 24 lastre 
— esposto nei più minuti particDlari nella poderosa me- 
moria del dott. Cernili — fornirebbe insieme una com- 
pensazione delle fondamentali e le posizioni delle stelle 
di riferimento in un nuovo sistema fotografico perfetta- 
mente omogeneo, mentre attualmente si è costretti a 
prendere le stelle di riferimento da fonti molto diverse, 
ed a riosservarle anche in parte al cerchio meridiano, 
con dispendio grandissimo di forze e di tempo. 

Una importante serie di studi di fotografia celeste è 
incominciata nelle pubblicazioni dell' Osservatorio di Co- 
lumbia (Direttore Harold Jacoby). Questi studi si pro- 
pongono di elaborare l'immenso materiale di fotografie 
raccolto da L. M. Rutherford, già in gran parto da 
lai stesso misurate, e comprendenti fotografie del sole, 
della luna, dello spettro solare e soprattutto di gruppi 



Geodesia - Ricerche teoriche 91 

di vari alleg'dti relativi a questa e a varie altre innova- 
zioni, introdotte nella disposizione strumentale. 

Il prof. V. Reina ha continuato le suo osservazioni astro- 
nomiche di latitudine in varie località lungo il meridiano 
(li Roma, ponendo in luce notevoli deviazioni della ver- 
ticale fra Bertinoro oComacchio e fraOderzo eCoI Broai- 
bolo {Alpi lìeiinnesi). ìm stesso prof. Reina, insieme al 
prof. E. Bianchi, già ricordato sopra, e all'ing. Gabba, 
ha poi ultimato la determinazione della differenza di 
longitudine fra Brera e Monte Mario. 

Nuove determinazioni della latitudine dell' Osservatorio 
di Brera vennero eseguite con due metodi diversi dal 
dott. G. Forni. Le due determinazioni distinte si accor- 
dano a meno di un decimo di secondo d'arco, eift che 
rappresenta nn altissimo grado di precisione. 

Una intt'L'f'ssfinte determinazione d' azimut venne ese- 
guita dal dott. E. Tringali puntando coi grande meridiano 
dell' Osservatorio del Collegio Romano la mira collocata 
al Pincio dal P. Becchi nel 1854. La collocazione dì detta 
mira è risultata esattissima, importando la deviazione 
del meridiano appena 3 decimi di secondo d' arco verso E. 

In seguito a questo studio sark tracciata una linea 
verticale sul pilastro dove è collocata la detta mira, e su 
cui posa il busto di Secchi, ad indicare per dove passa 
precisamente il meridiano dell" Osservatorio del (Collegio 
Romano. 

Una determinazione della posizione geografica di un 
pilastrino del Gabinetto di Geodesia dell' Università di 
Torino è Stata eseguita da V. Fontana e F. Chionio, assi- 
stenti in quell'Osservatorio. 

XVn. — Ricerche teoriche. 

Il prof. Pizzetti ha pubblicato una serie di studi teo- 
rici snl paragono fra due triangoli geodetici di uguali 
lati, e sulla più conveniente lunghezza da dare ai lati 
nelle triangolazioni geodetiche, giungendo alla conclu- 
sione che per l' inUnenza dello sviluppo della base la più 
conveniente lunghezza delle visuali è da ritenere notevol- 
mente inferiore ai 100 km. e non molto lontana dai 50. 

Un importante riassunto dei risultati di varie grandi 
misure del grado in Europa ha condotto il prof. HeJmert, 
direttore de"' Istituto geodetico prussiano, alla conclusione 
Che la terra è decisamente più grande di quel che risulti 



82 Astronomia 



dallacelebre determinazione di Bessel. Il valore Besseliano 
del raggio terrestre 6377397 m. è da aumentare di alcune 
centinaia di metri, e varie determinazioni moderne lasciano 
sperare che questo raggio sarà presto conosciuto con un 
errore probabile inferiore ai cento metri. 

Varie interessanti note storiche sui procedimenti per 
la determinazione della forma e grandezza della terra 
vennero pubblicate nel decorso anno 1907 (di seguito a 
molte altre degli anni precedenti) dal prof. O. Zanotti 
Bianco. 

Sul procedimento della determinazione delle costanti 
di un cerchio meridiano (determinazione del tempo) senza 
inversione dello strumento, una nota del dott. G. Zappa 
deir Osservatorio del Collegio Romano stabilisce quaF è 
la disposizione teoricamente migliore per le declinazioni 
deUe stelle da osservare. 

La giustificazione dell* uso della media aritmetica nel 
calcolo delle misure, seìiza fare alcuna ipotesi sulla legge 
di probabilità degli errori accidentali^ venne ottenuta 
dal prof. Schiaparelli sul fondamento di dieci proposi- 
zioni, alcune di piena evidenza, le altre facilmente dedu- 
cibili da queste. Questa dimostrazione è di fondamentale 
importanza, oltreché per V astronomia e la geodesia, per 
tutte le scienze sperimentali in genere. 

XVni. — Miraggio e problemi relativi. 

In una memoria sul Miraggio il prof. A. Qarbasso fa 
sapere che è riuscito ad ottenere con delicatissime espe- 
rienze la riproduzione sperimentale di questo interessante 
fenomeno in varie delle forme, che si presentano più di 
frequente in natura. Con una rigorosa analisi teorica circa la 
forma delle trajettorie luminose V A. riesce anche a mo- 
strare r accordo intimo fra i risultati della teoria e quelli 
dell' esperienza. Il dott. L. Rolla (assistente del prof. Qar- 
basso air Istituto fisico deir Università di Genova) ha poi 
esteso le ricerche ad altre forme più complicate di mi- 
raggio, giungendo a riprodurre sperimentalmente anche 
il miraggio a cinque immagini. In altre memorie di carat- 
tere puramente teorico il prof. Garbasso ha studiato la 
forma delle trajettorie e delle onde luminose in un mezzo 
isotropo qualunque, ijonchè in particolari mezzi isotropi 
e non omogenei. 



Miraggio - Refrazione^-^Gravith 33 



Il prof. Bemporad ha mostrato infine come queste ed 
altre ricerche di fisica matematica, riguardanti fenomeni 
che interessano anche V astrofisica, potrebbero avvantag- 
giarsi moltissimo dei metodi di calcolo dell' astronomia 
teorica (quadratura numerica). 



XIX. — Refrazione. 

Una memoria del prof. H. G. Van de Sande Bakhuyzen, 
direttore dell' Osservatorio di Leida, tratta dei contributi 
portati dalle nuove cognizioni sulla distribuzione della 
temperatura dell' aria in altezza (secondo i dati dei palloni- 
sonda) alla teoria della refrazione astronomica. Ne risulta che 
la teoria di Ivory, fin qui ritenuta fra le migliori, tanto 
che Hadau ha fondato su di essa le sue nuove, estesis- 
sime tavole di refrazione, è in sensibile difetto per di- 
stanze zenitali oltre 85". Viene così confermata in un caso 
particolare la conchisiouo già espressa dal prof. Bem- 
porad (v. Annuario del 1907) che nessuna delle tante 
teorie proposte per la refrazione astronomica rappresenta 
soddisfacentemente la costituzione dell' atmosfera, come 
la indicano le recenti ascensioni aeronautiche, per cui 
parrebbe opportuno abbandonare per questo studio i pro- 
cedimenti teorici tanto laboriosi e tuttavia poco appros- 
simati, e attenersi invece anche qui (come nello studio 
del miraggio e in altre ricerche affini) al procedimento 
della quadratura numerica. 

XX. — Gravità. 

Si vanno estendendo sempre più sulla terra ed anche 
sul mare le determinazioni di gravità relativa. In Italia 
vi sono pur troppo delle lacune nella rete gravimetrica, 
specialmente deplorevole è quella rimasta fra Castella- 
mare di Stabia, Taranto e Catanzaro, la (juale impedisce 
di congiungere la rete fatta dalla marina austriaca nel- 
r Italia meridionale colla reto fatta in Calabria da Ricco 
e colla rete fatta in Sicilia da Venturi e Ricco. Speriamo 
che il voto fatto dalla Commissione per lo studio del ter- 
remoto di Calabria del 1905 di eseguire determinazioni 
di gravità in Calabria abbia effetto col colmare princi- 
palmente il detto vuoto, con che lo studio della costi tu- 

AliaUAftlO BCIBNT1FICO. — XLIV. 8 



B4 Astronomia 



zione del suolo, in Calabria, in relazione ai terremoti, potrà 
farsi su pili larga e sicura base. 

Avendo il prof. A. Venturi ormai completata la sua 
rete gravimetrica nella Sicilia centrale, settentrionale e 
meridionale, è stato possibile allo scrivente di tracciare 
un' altra volta e con più sicurezza le linee di eguale 
anomalia di gravità nella Sicilia e nella Calabria Ultra; 
il nuovo andamento non ditferisce sostanzialmente da 
quello ottenuto prima: sononchè le linee isanomalo seguono 
ancora più esattamente T andamento della costa settentrio- 
nale di Sicilia, ove sono mari profondi, mentre sono normali 
alla costa meridionale e si estendono verso i bassifondi 
del maro africano. Nel centro della Sicilia (alquanto verso 
S. W.) risulta un minimo di gravità molto più marcato 
di quello segnato prima. Si conferma che TEtna ha un 
sistema a se di linee isanomalo, centrate sul vulcano, col 
minimo di gravità nel vertice. 

Queste singolarità nella distribuzione delle masse cer- 
tamente sono in relazione colla formazione geologica della 
regione e colla sua sismicità e col suo vulcanismo. 

Il sig. (liulio Costauzi, tenente d' artiglieria, coli' aiuto 
del. capitano (jJurgo, ha raccolto tutte le determinazioni 
di gravità fatte in Europa e nel Giappone ed ha fatta la 
rappresentazione grafica dello anomalie: importanti risul- 
tati lo hanno compensato del lungo e gravoso lavoro. 
Infatti, egli nota, ÌCompfes Rendtis, 21 ottobre 1907) che 
mentre si riteneva, secondo Delforges, come risultato 
generale delle determinazioni di gravità che questa è 
troppo forte sui mari e troppo debole sui continenti, 
cosicché si concludeva che i letti dei mari si abbassano 
e si costipano e le terre si innalzano, vi sono diversi 
fatti che contrariano questa legge, cioè: 

1." 1^ osservazioni di Nansen sul ghiaccio polare 
hanno dimostrato gravità normale sulla profondità di 
40(K) metri. 

2." Le osservazioni di Ricco, che ha trovato un mi- 
nimo positivo presso la costa Est della Calabria Ultra e 
non sulle montagne dell' Aspromonte. 

3." Le misure di Hecker sid mare Atlantico (con 
barometri registratori e termobarometri speciali) dimo- 
stranti che la gravità è affatto normale sulla linea esplo- 
rata, eccetto ove sono brusche variazioni della profon- 
dità. 



Gravità 

4." Le misure fatte recentemente dallo stesso Ai 
net Pacifico, che hanno fatto ricouoBcere una aitor 
di gravità negativa su di una profondità di 900() mt 

5." 1 risultati della campagna gravimetrica coni 
sul lag:o lialaton, dove sì è verificato un fatto analo 
quello trovato da Ricco, e da Ini notato, che le aiion 
positive rinserrano una regione allungata avente il 
asso parallelo a quello del lago, posto al Nord. j 

6." Le anouialiejpositive che si trovano ben so\ 
sulle isole. 

7.^ L'esame delle carte predette delle anomali 
Kuropa e nel Uiappone, le quali dimostrano che lo 
siderazioni precedenti corrispondono ad un fatto j 
rale che si può formulare eolle tre seguenti leggi: 

I - I massimi assoluti delle anomalìe negative 
si verificano sull' asse della catena di montagne, mi 
guouo una linea parallela all'asso stesso ed opposta 
più grande depressione vicina. 

II - I mossimi delle anomalie positive non si 
vano sulle depressioni, ma essi pure sono spostati 
senso delle anomalie negativo. 

UI - La direzione degli spostamenti è presso a 
quella della normale esterna alla curva formata ; ■ 
catena dì montagne. 

Però a questo vi è una eccezione unica: quella 
r Etna, ove il minimo di gravità si trova sulla cima 
come dice anche il Peecke, 1' Etna forma un mondo 
e certamente la sua formazione e la sua costituzione 
iliverse da quelle delle altre montagne non vulcaiiic 
Nella carta del tenente Costanti si vede che le 
malie positive, invece di essere sul mare Lignro-Tiri 
penetrano invece nel continente, invadono parte 
Alpi Marittime e delle Alj)i della Liguria, invadono 
anche l' Apenninn. e la catena settentrionale della 
cilia. 

Il Costanzi per spiegare questi fe'nomeni !sup 
resistenza di un movimento generale della massa 
terreno con velocità differente nello strato superit 
neir inferiore, ove i movimeuli prodotti dalla variai 
di tttmporatura sarebiwro maggiori. Perle Alpi, gli -A 
nini settentrionali, i Carpazii dell' Est, lo spostan 
sai-ebbo no! senso della convessità e verso il Nord, sec 
la direzione che Suess atti-ibuisce agli sforzi orogo 



mentre che nelle montagne di Sicilia e Calabria e del 
l'Apenniiio Centralo lo spostiimento di massa si fa pui 
verso la convessità, ma non verso Nord. 

Questa considerazione del tenente Costanzi farebh^ 
pensare alla ipotest del charriage delle rocce, ora tanto iir 
voga presso alcuni jj^eologi. 

È evidenti) il grande interesse che hanno <jiiesU studi 
per la geologia, la vulcanologia o la sismologia. 

XX!. — SloHa deìV Aalronomia. 

Mancava Hnora nella letteratura italiana nna storia 
dell'astronomia, mentre no son tanto ricche la letteratura 
francese, l'inglese, la tedesca.... A questa lacuna lia sui>- 
pjito il dott. I). tjiimliìolì tradncendo dall'inglese il com- 
pendio di storia tiell' astronomia di Arturo iìerry. Il libro, 
riveduto e correltn dal prof. Millosevich, si legge col 
più gran piacere, e pin- non richiedendo più che unii 
clcmentarissima cultura matematica, espone assai diffu- 
samente e fedelmente lo sviluppo storico e il signifìcain 
preciso delle varie teorie astronomiche. Esempi verameiiti' 
l'olici sono adilotti per spiegare il fenomeno dell'aberra- 
zione della luce, la distinzione fra perturbazioni perio- 
diche e secolari e simili. 11 revisore si è dato poi grande 
cura di completare alcune lacune e di reltifieare qualche 
inesalti'zza, specialnu-nte nel riguardo dogli astronomi 
italiiiniJ(GaiiIeii, Lagninge ed altri) e inlìne di porro h1 
ctirreute il libro colle notizie sulle più recenti scoperte. 
come (|uelle relative ai satL-lliti di <iiove e Saturno, ni 
pianetini Kros e T(l ll)()(i (chiamato poi Achille), ctc. Non 
v'hii dubbio che questo Hbi'o promuoverà eihcaceuienti 
la dill'usioue ilella cultura astronomica in Italia. Teriuin; 
COTI una succinta relazione sugli Osservatori e sugli Astro- 
nomi italiani.JJ 

Il proto delia tipogralia della Socirfi'i Editrice < Dani' 
Alighieri » meriterebbe una lavata di capo per alcuni error 
di stampa che ai Irovano nel libro e che certamente s 
faranno scomparire in un'altra edizione. 

l.Tu notevole contributo alla storia dell' astroiioniii 
italiana nel secolo XIV vicii portato da (.1. IJoffito e V 
Mazzia dell'Osservatorio alle Querce (Firenze), colla esn 
mazioue di un rarissimo codice dovuto ad un ig-iiot' 
astronomo, Pietro da Modrna, tanto ignoto, che rituali 
ancora incerto, se e^^ sia ila identificare con un Piutr- 



38 Astronomia 



rassegna, che deve seguire principalmente i progressi 
(Iella moderna astronomia. A questo si ' può rispondere 
che nonj parvo già indegna della mente -del Galilei la 
trattazione del tema del tutto analogo « circa la figura, 
sito e grandezza deir inferno di Dante». 

Il sig. (1. Hizzacasa d'Orsogua ha ricercato in quattro 
studi danteschi : 1.** quali potessero essere le sette stelU 
delV altro polo (Hurg. I, 22-31, Vm, 83-93) ed egli con- 
clude, anziché per le 4 della Croce del Sud e altro tre 
dall'altra parte del polo australe, per le 7 stelle della 
costellazione dell'Ara, mostrando, come il Divino Poeta 
tenesse conto dell'importo della precessione nel tempo 
decorso fra la creazione del mondo e il suo viaggio; 
2." che cosa possa essere la concubina di Titone antico 
(Purg. IX, 1-12) e conclude che si tratti dell'alba del 
Sole, osservata non proprio dal Purgatorio, ma dal balco 
d' oriente ; 3." in quante giornate debba immaginarsi com- 
piuto il mistico viaggio, e conclude per nove, mentre 
altri per sette ^ per otto o per dieci; 4.* quale possa essere 
la miglior spiegazione per la foce, che quattro cerchi 
giugne con tre crocia e conclude per le tre croci rettilinee 
formate dagli spigoli d'un triedro trirettangolo, di cui 
uno passi per V equinozio di primavera. 

Nei quattro studi — comunque possa giudicarsi il 
valore intrinseco delle soluzioni proposte — si nota un 
solido fondamento di coguizioni astronomiche e storiche. 

XXIII. — Nuove istituzioni astronomiche. 

Nel corso del 1907 venne terminato l'impianto di due 
nuovi Osservatori, l'uno a Zo-sè presso Canton, succursale 
dell'Osservatorio di Zi-ka-woi della Società di Gesù, 
l'altro sul culmine del Puy de Dome, succursale del- 
l'Osservatorio di Tolosa (Direttore Baillaud) Ambedue 
gli Osservatori sono riccamente dotati di strumenti mo- 
derni, specialmente fotografici e spettroscopici, e riusci- 
ranno molto utili, sopratutto in vista della loro ubicazione. 

Anche in Italia si annunzia prossima l'erezione di 
duo nuovi Osservatori in sostituzione di quelli antiquati 
di Bologna e di Torino. Per il primo il prof. M. Rajna 
ha elaborato un dettagliato progetto, secondo il quale 
l'Osservatorio dovrebbe sorgere nella Villa Aldini in 
magnifica posizione sul colle dell' Osservanza presso 
Bologna, e dovrebbe venir corredato di un equatoriale 



Nuooe istituzioni axlronomii 

con obbiettivo di 325 min. di diametro e d 
focale, cui sarebbo unita una camera fot( 
di apertura per 77 di luim'hezza focale; 
vatorio avrebbe pure un cerchio merìdiii 
obbiettivo di HO lum., luio struinento d 
sportabilc, un universale, e vari pende 
delle funzioni del nuovo Osservatorio 
quella di render più popolare la scienza e 
ammettendo il pubblico ad ammirai'o le 
Gli studi principali apparterrebbero ali 
posizione, raa senza perder di vista 
geoSsioa, poiché si penserebbe anche 
sismico in vicinanza all'antico Osservai 

Per il nuovo Osservatorio di Torino 
cardi, facendo suo un pro^^etto ffià iniz 
decessore prof. P. Porro, vorrebbe edifie 
dettn del Pino, a poc& distanza da Hup< 
nuovi acquieti, parte col riattamento dt 
menti, e dotarlo di mezzi d' osservazion 
quelli accennati nel precedente projjretta 

Società astronomica Italiana. - Diei 
prof. G. Boccardi, direttore dell'Osservai 
di Torino, è stata fondata in quella ( 
astronomica italiana che si pro|ìone <] 
divulg'azione ilelle conoscenze astronomi 
un bollettino mensile con articoli e n 
con notizie d' attualità, rubriche bibli 
renze etc. La Società conta ffià un buon i 
ed ha (ria pubblicati vari urticeli inte 
cardi, Cernili, Sacco, Schiaparelli, ed al 



'II. - Meteorologia e Fisica del globo 

(Jel prof. L. Amaduzzi in Boloj^na 
e del prof. V. \foNTi in Roma 



I. — La perturbazione tnagnetica del 9-10 febbraio 1907. 
Perturbazioni cosmiche e telluriche. 

• 

Il 10 febbraio 1907 si ebbe notizia di una perturba- 
zione magnetica intensissima che aveva ag"itati tutti gli 
aghi di tutti gli Osservatori, in Italia, in Francia, in 
Inghilterra, in Belgio, nella Germania, in Spagna, |in 
America; ovunque. All'Osservatorio magnetico del Parc- 
Saint-Maur, V ago di declinazione, la cui oscillazione 
diurna media non è che di alcuni minuti, si mosse in 
modo da assumere in ventiquattro ore un percorso della 
ampiezza di un grado e mezzo. All' Osservatorio del Pie 
du Midi la ptMturbazioue aveva pure oltrepassato il 
grado. Air Osservatorio di Kew, il 9, alle 8 e 19 di sera 
r ago si spostò verso V ovest sino a 57', punto estremo 
che raggiunse alle 8 e 34 ; dopo di che esso ritornò 
verso est e percorse un angolo di 73', che raggiunse 
alle 8 e 45. 

Mentre che il magnetismo teiTestre era cosi pertur- 
bato — come non era avvennto con tanta forza dal 31 otto- 
bre 1902, giorno nel quale le comunicazioni telegrafiche 
vennero interrotte nel mondo intero per alcune ore — 
il sole mostrava i segni di un' attività straordinaria. 
Macchie estesissime erano distribuite sulla sua superficie, 
e due tali da essere visibili ad occhio nudo. Cosa que- 
st' ultima estremamente rara, e tanto più degna di atten- 
zione se si pensa che il massimo di attività solare si era 
avuto nel 1906. 

La perturbazione magnetica della quale abbiamo data 
notizia ha quindi contribuito a mantenere viva la famosa 
questione della relaziona fra perturbazioni magnetiche 



La perlitrbazioìie magnetica del febbraio 190'. 

terrestri e macchio solari, della quale più volte 
occasiono tlì parlari! in qiieslo Annuario. Nonosta 
torovole parorfì contrario <Ìi lord Kelvin, spec 
dopo le opportune cniisidenizioni del Manndor, > 
risultati tnniìti dalla teoria steijsa del niagnetii 
rcstrc basata sul metodo di (luiiss, secondo i (|i 
avviene come se turbini di correnti simili ai e 
a,i;li auticioloni si formassero al disopra del g'iol. 
nudato assodando il concetto che la i-elazione I 
ordini di fatti avesse una esistenza reale ; fra le 
solari, cioè, e 'le perturbazioni magnetiche me 
cosmiche, come dice il Bauer, che si manifestano 
poco nello stesso tempo sul)' intera su]>orficie d( 

Perchè di pertnrbazi'>ni maiS'netiche se ne li 
altro genere, quali le perturbazioni telìurirhe. l 
delle perturbazioni tellm-iche va cercata in modi 
subito dall' interno della massa terrestre, coinè q 
esempio che hanno caratterizzate eerto enizioi; 
niello O certi terrejuoti. lOsse siitm molto più r 
procedenti e di pii'i mostrano spesso un caratter 

In occasione d(?ir cruziono (le! monte Pelé, lo 
zioni miifrneticlie di Cheltenliarn (Maryland) e 
Ualdwin indicarono entrinnlie una tempesta ni 
elicsi inizif) all'ora stessa (7 e -lo ,1,.| mattii 
quale si verilicava la distruzione di Saint- l'i erre : 
nazione subì degli scarti bruschi da 1.7 a 20', 1" 
orizzontale fu meno toccata, come del resto avv 

tutto lo perturbazioni in generale, e non variò cb 

del suo valore normale. 

Ma non tutti yli Osservatori del globo rlf 
azione da parte del ronomeno crutlivo. 

11 20 maggio dolio stesso anno una nuova \ 
zione a Chaltenham si notò in coincidenza di una 
eruzione dei monte Pelé, 

La [iroduzione di effetti perturbatori uiagnetiì 
a fenomeni sismici e considerali più sopra iiell 
zione dello [lerlurbazionl telluriche, ha minor cai 
generalità, e in ogni caso quando avvenga si n 
nelle regioni prossime all'origine del fenomeno 
così da far pensare ad una azione meccanica. 

In occasione del penultimo terremoto caiat 
regioui prossime ai luoghi scossi si ebbero t 
azioui perturbatrici del campo terrestre. Il Ricco 



Meteorologia e Fisica del gMto 

ì un geometra, che faceva un rilievo eolia bussola nei 
itomi di Moiiteleono, dovette intcri-ompere ti lavoro 
ito si era agitalo V n^o rna!):i letico. Si videro inoltre in 
lo fenomeni luminosi passeggeri. Il Riccn sembra 
!-ibuire tutti questi effetti alln produzione di un caiii|io 
ttrostntico (evidentemente variabile) dovuto alia com- 
>ssione ed allo strofinio delle roceio terrestri. Va però 
:ato come dalle cur%'e magnetiche dì numerosi osser- 
ori europei ed asiatici che il Ricco ha inseriti nella 
i memoria, le perturbazioni che vi si sono constatate 
mriscaiio di ordine sismico. È aweinito lo stesso in 
iasione del grave terremoto di San Francisco, secondo 
i riferiva il Bauer. 

Largo e arduo problema rimane dunque questo delle 
■tnrbazioui magnetiche, sieno cosmiche, sieno telluriche. 



II. — Terremoti e macchie solari. 

Come nella precedente notizia abbiamo accennato alle 
azioni possibili fra macchie solari e perturbazioni ma- 
stiche, fra terremoti e magnetismo terrestre, crediamo 
le additare un problema del genere, la cui considera- 
ne è stata raccomandata nella prima assemblea doliti 
sociazione internazionale di sismologìa tenutasi a I>a 
ye dal 21 al 2ìi settembre 19(l7, e della quale diremo 
iveruente più sotto. 

L'ufficio centrale dolI'AsBOciazìone internazionale sisiiio- 
'ica ha terminato la pubblicazione del catalogo moli- 
le dei terremoti conosciuti verificatisi nel 1904 e quella 
catalogo dei mierosismi mondiali per il medesimo anno, 
esti due cataloghi presi assieme rappresentano una 
Jezìouc di sismi che mai sino ad oggi si è avuta così 
n piota. 

D' altra parte sono stati pubblicati i risultati delle 
5ure fatte al reale osservatorio di Greeuwich sulle foto- 
ifie del Sole prese a Giveuwich, in India ed a Mau- 
io neir anno 1904, e da esse si ricava il migliore mate- 
le relativo alle posizioni eliografiche dei gruppi dì 
iCchie solari. 

In possesso di queste eccellenti opere « parso oppor- 
10 al prof. E. Oddone, collaboratore scii-ntifico all' Uf- 
io centrale sismologico di Strasburgo, di esaminare se 
mtualmente esisto qualche cosa di comune fra i terre- 




Terremoti e macchie solari 43 



moti e le macchie solari, e con questo egli viene a por- 
tare un elemento di studio incomparabilmente superiore 
a tutto quanto sino ad ora era stato scritto intorno 
air argomento. 

Non possiamo qui riferire le vario considerazioni che 
r Oddone fa. Ci limitiamo a notare come esse parlano in 
favore di un certo parallelismo fra le macchie solari ed 
i terremoti. 

Ma non bisogna dimenticare — e T Oddone lo rileva — 
che una sola annata di osservazioni non basta. 

E non ci si dove illudere alle primo coincidenze favo- 
revoli, come non ci si deve scoraggiare se le coincidenze 
non sono rigorosissime. L' importante si è di giungere a 
decidere se non è questione che di un semplice e gros- 
solano parallelismo come si verifica in molti fenomeni 
naturali, ovvero si tratta di una relazione vera di causa 
ad effetto fra i due generi di manifestazioni. 

E questo richiede la osservazione e lo studio conti- 
nuato per una lunga serie di anni. 

Per ciò il prof. Oddone ha proposto all' assemblea di 
La Ilaye T approvazione del seguente ordine del giorno : 

€ Vi è interesse a proseguire gli studi su una corre- 
lazione possibile fra i fenomeni sismici, quelli del magne- 
tismo terrestre ed il passaggio delle macchio solari per 
il meridiano solare centrale ». 

Per terminare diremo come ci sembri eccessivo il pen- 
siero dell'Oddone là dove emette l'idea che le osservate 
perturbazioni magnetiche in corrispondenza delle macchie 
solari sieno dovute piuttosto che ad una vera azione 
sismica delle macchie medesime; azione sismica che deter- 
minerebbe la commozione degli aghi calamitati. 

III. — Alla ricerca del polo magnetico. 

Recentemente hanno eccitata l' attenzione del mondo 
intoro duo grandi spedizioni nelle regioni artiche, la spe- 
diziomì dell' americano Peary il cui principale obbiettivo 
si era quello di avanzarsi il più che fosse possibile nella 
direzione del polo geografico Nord, e la spedizione del 
norvegese Amundsen che si era proposto di determinare 
la situazione del polo magnetico. 

Non è qui il luogo di parlare della prima di siffatte 
spedizioni. È bensì opportuno che si dica dei risultati 



.1 

i 



44 Meteorologia e Fisica del globo 



della seconda in ordine alla ricerca del polo magnetico. 
Roald Ainundsen, partito da Cristiania il 16 giugno 1903 
su un piccolo veliero il Gjoa con sei compagni soltanto, 
non si è mai preoccupato di raggiungere il polo Nord. 
Il piano da lui tracciato consisteva nelP esplorare le 
regioni circostanti il polo magnetico Nord, e nelT effet- 
tuarvi delle osservazioni minuziose al fine di determinare 
di nuovo siffatto punto, osservato da James Ross nel 1831. 

Come è noto, questo studioso aveva fissata la posizione 
del polo magnetico nord sulla costa ovest della terra di 
Boothia-Félix con 69^ 34'45" Nord e 94^ 54'23" Ovest Gr. ; 
ma rimanevano ancora molti problemi sul conto del polo 
magnetico. Bisognava sopratutto stabilire se il polo ma- 
gnetico è in un punto determinato o se V ago calamitato 
conserva la sua posizione verticale su un certo spazio. 
Del pari rimaneva da vedere se il polo magnetico è sta- 
ziouario o se cambia di luogo. Orbene R. Amundsen si 
è fissato su questi problemi e ha subordinato l'itinerario, 
che non staremo (pii ad indicare, alla necessità di risolverli. 

Sul teatro delle osservazioni più interessanti per sif- 
fatte questioni dimorò due anni, din^ante i quali furono fatte 
giorno e notte, con coscienza e con continuità, minuziose 
osservazioni magnetiche e meteorologiche. Risultò che il 
polo magnetico, lungi dall'essere un punto fisso, è in con- 
tinuo movimento. Ma per dare risultati definitivi R. Amun- 
dsen deve terminare lunghi e laboriosi calcoli che non 
richiederanno meno di due anni. 



IV. — / santi di ghiaccio nel 1907, 

In relazione a quanto avemmo a dire in uno degli 
ultimi Annuari^ crediamo utile raccogliere da Ciel et Terre^ 
che pubblica i dati dell' Osservatorio di Uccie, le notizie 
seguenti, dalle quali risulta come nel 1907 i santi di 
. ghiaccio sien stati caldi. So la cosa dovesse ri{)etersi 
ancora essi finirebbero per perdere completamente credito. 
Mai dunque, dopo la fondazione dell' Osservatorio di 
Uccie, e cioè da 75 anni, non è stato tanto caldo TU, 
il 12 e il 13 maggio come nel 1907. Si è notato il 12 un 
massimo termometrico di 29", temperatura di piena estate, 
e che non si presenta neppure tutti gli anni. Il giorno 11 
il termometro era già salito a 28'*2 ed il 13 notò an- 
cora 26n. 



/ santi di ghiaccio - L'estate i 

La media torinica dall' 11 al 13 nia| 
vata. a 21° 3, così da sorpassare di 3° le 
male del periodo dal 15 al 18 lugli 
r epoca piti calda dell' anno. 

Se i pomoriggi sono stati notati per 
le notti sono state notevoli egualmenl 
giorno 11 non è disceso al di Hotto di 
di 16°8 »! quello del 13 di 15''3, 

Dopo avere attestato dei torridi sai 
termometro si è inesso a scendere r 
indicato un colpo di freddo dal _18 al S 

Ia temperatura è scesa i» qìiést'ep 
in media (normale = 12" 9), alla tempera 
della fino di Marzo. 

I minimi di questi quattro giorni S( 
di 2-1, 0-8, O'-O, (r4 rispettivamente 
20 e 21. 

In altri luoghi ai ebbero temperature 

Simile abbassamento, ma più inteiis 
nella stessa epoca nel lOOU. Si osser 
iiiinimì oscillanti intorno ~ G". 

I più bassi minimi apportati in qui 
santi di ghiaccio non erano stati che 
velot (il 13), — 2"8 a Ville dn Hois (i 
nistap (il 13), e in una gran parie del 
constatarono che debolissimi geli. 

Dobbiamo ancora conc!u(forc quaich 
di questa istituzione popolare che sono i 
Concludere nulla. Notare soltanto com( 
riferiti avvalorino quanto avemmo a d 
del 1905, e cioè che tali Santi non meri 
che loro si dette da tempo, e che inia 
|)rovata: la grande mutabilità della tem 
di Maggio, per cui !hì hanno alcuni abbi 
di temperatura spesso, ma non sempre 
minate del mese. 



/,■ estnU' del l'.K. 



Nei primi mesi estivi dol 1907, e pii 
Luglio, si è avuto a notare in buona pi 
temperatura bassa, a spiegare la quale 



t' America 
ilicati dal- 
i uii'accu- 
r America. 
fentmva la 
lito nuove 
suiudicata. 
ce autore- 
rito il Lu- 

non scom- 
iimile pre- 
r deirOs- 
più freddo 
dia lermo- 
lel 1879 e 
3slo valore 



9(15) della 
lite curioise 
li Cliica^ 



zioui dello 
dol lampo 
irea, e che 
i cinque a 

liti da un 
ffuìniiio la 
niello qiiA- 
icialo sup- 
iodorsi più 
4u(Iiciente- 



^vv .-- 



Lampi - Esplorazioni dell'alta atmosfera 47 



VII. — Esplorazioni notevoli dell' alta atmosfera. 

Fra le ascensioni di palloni sonda ne va registrata 
una avvenuta il 5 settembre del 1907 con un pallone 
lanciato dal servizio meteorologico del Belgio, e che tiene 
ora il record dell* altitudine massima. 

Il pallone, partito dall'Osservatorio di Uccie a 6^ 58°» 38«, 
è arrivato ad un' altezza di 25989 metri a 7**53°*3Is . La 
pressione barometrica a* tale altezza non era più che 
di 17'»°i. 

Altezze notevoli raggiunte con ascensioni antecedenti 
furono : 

il eS agosto 1905 a Strasburgo 25800 m. 

il 7 giugno 1906 a Strasburgo 24200 » 

' il 7 giugno 1906 a Milano 23800 » 

V 8 novembre 1906 a Pavia 23890 » 

L' ascensione del 3 agosto 1905, secondo quanto rife- 
risce SuPAN in Peter mail li' 8 Mitteilungeny 1907^ ha rive- 
lato nell'atmosfera la presenza di due grandi strati sovrap- 
posti, ma nettamente distinti per le loro proprietà ter- 
miche ed igrometriche. Nell'inferiore, temperatura ed 
umidità subivano un decremento coli* altezza piiì o meno 
rapido, mentre che neir altro esse provavano cambiamenti 
minimi. 

Per ciascuno degli elementi la transizione si faceva 
ad un livello differente. Per ciò che rigiiarda la tempe- 
ratura il primo strato si fermava a 14490 metri, ove è 
stato registrato il minimo — 62"*. Più in alto gli strumenti 
hanno accusato un riscaldamento lento e continuo corri- 
spondente allo strato ad inversione superiore incontrato 
nei sondaggi anteriori. 

Nel caso attuale questo strato era notevole per il suo 
spessore, superiore a 10 chilometri, per quanto al di là 
del diciottesimo chilometro le registrazioni divengano 
incerto in seguito all' insufficienza della ventilazione. 

Lo strato igrometrico, che alla partenza era di 88, 
cadeva al suo minimo 29 a 4950 metri. A partire da 
questo livello sino a 7000 metri si elevava progressiva- 
mente a 45 per rimanere presso a poco stazionario (42 a 37) 
a partire dal decimo chilometro. (V. q. Annuario, p. 66). 



!%■ T 






48 Meteorologia e Fisica del globo 



Ecco alcune cifre che completeranno le date indi- 
cazioni 

Spessore Variftaione 

Altitudine Temp. deUo ogni 

in metri centigradi strato in metri 100 metri 



140 16^8 

1640 14,2 

3710 3,7 

4120 3,4 



1500 _ 0^7 

2070 — 0,51 

410 — 0,07 

1010 — 0,33 



^ion _aH 9360 ~0:67 



14490 — 62,7 



510 -f- 0,92 



15000 58,0 Aivrvr^ , /^'oQ 

3000 4- 0,07 
3800 -h 0,19 



19000 — 49,4 
22000 — 47,3 
25800 — 40,0 



— A proposito di queste esplorazioni dell' alta atmo- 
sfera non crediamo inutile indicare una istruttiva pole- 
mica dibattutasi non molto fa e relativa allo strato iso- 
termico superiore. 

Si sa, e in questo Annuario Io abbiamo detto più 
volte, che fra le constatazioni interessanti sulle condi- 
zioni fisiche dell'alta atmosfera vi è appunto quella della 
esistenza di uno strato d'aria relativamente caldo, ad 
altitudini generalmente comprese fra H e 15 chilometri. 
Il merito di questa scoperta si deve principalmente a 
Teisserenc de Hort, per quanto Hermitz e Besanpou 
r avessero intravista sin dal 1893-90. Essa scoperta venne 
come è noto principalmente confermata dalle osservazioni 
dell' Istituto aerologico prussiano. 

Orbene, K. Nimfiihr, dell' Istituto meteorologico au- 
striaco, ha sostenuto che non si debba contestare radical- 
mente la indicata isotermia ma che la si debba couside- 
rare come un fenomeno assai meno generale di quanto 
credano Teisserenc e Assmanu. 

Gli argomenti del Xiinfiihr sono stati validamente 
ribattuti (la A. D(i Qiiervain del servizio meteorologico 
svizzero, e questo ricorrendo ad argomenti di un carat- 
tere molto obbiettivo e tali da mostrare come prevalenti 
le ragioni in fav^ore dell' esistenza dello strato. 



Per una rete meteorologica mondiale 49 



Vni. — Progetto di organizzazione di una rete meteo- 
rologica mondiale. 

In questo Annuario abbiamo più volte avuto occasione 
di ricordare come al progresso della meteorologia sia 
necessaria un' intesa fra i vari Osservatori e la istitu- 
zione di vedette in luoghi opportuni. 

Ora dobbiamo con piacere registrare che il Comitato 
meteorologico intemazionale, nella riunione che ha tenuto 
a mezzo Settembre in Parigi, ha discussa una proposta 
di L. Teisserenc de Bort relativa alla organizzazione di 
una rete meteorologica telegrafica composta di un piccolo 
numero di stazioni ripartite il più uniformemente possi- 
bile nelle differenti regioni del globo, di guisa che si pos- 
sano seguire quotidianamente le variazioni degli elementi 
meteorologici, e più particolarmente quelli del calore solare 
che giunge al suolo. 

Il Teisserenc de Bort, dopo avere mostrati i vantaggi 
che si potrebbero attendere da un' organizzazione che 
mettesse sotto i nostri occhi ogni giorno i principali dati 
della Fisica del globo osservati nelle regioni equatoriali, 
temperate e prossime ai poli, ha indicato i mezzi pratici 
che permetterebbero di giungere a questo risultato limi- 
tando gli sforzi allo stretto necessario. Ne riferiamo i 
principali. 

Poiché si tratta solamente di fenomeni del tutto generali, 
basta riunire le osservazioni di un numero di stazioni 
limitatissime, purché la scelta sia fatta giudiziosamente. 
Di più ci si potrebbe contentare di avere ogni giorno 
i dati della vigilia. E questa facoltà permette di restrin- 
gere molto le speso. 

Per quanto è possibile, è necessario che le stazioni 
sieno repartite regolarmente in longitudine ed in lati- 
tudine. 

Nella regione equatoriale sarebbe probabilmente suf- 
ficiente di avere quattro o cinque stazioni, per esempio 
una a Singapore o a Batavia, una al Congo nella costa, 
una a Quito e una nelle isole dell' Australia. Le regioni 
vicine dei tropici potrebbero essere rappresentate al Nord 
da una stazione nell'India, da una stazione sahariana, da 
una stazione al Messico e da una stazione nell' Oceano 
Pacifico. 

AhVUARIO SCIBHTIPIOO — XLIV. 4 



T^T^I 



50 ^ftte0l'O^og^a e Fisica del globo 

Neir emisfero Sud basterebbero una staziono in Au- 
stralia, una al Capo, una nella Repubblica Argentina 
0, se possibile, una nel Pacifico. 

Le regioni temperate potrebbero essere rappresentate, 
nel uostro omisfei*o, da una stazione siberiana, da una o due 
stazioni europeo da asfjri ungere a quelle che abbiamo, da 
due stazioni americaìie, da una stazione nel Pacifico e da 
mia nel Oiappone. Neil* emisfero Sud, i punti di osserv^a- 
zione sono evidentemente rarissimi. Per il momento ci si 
potrebbe contentare di inia stazione al Capo Horn o nella 
terra del fuoco, di una stazione al sud della Nuova Zelanda 
'e di una stazione nelT una delle isole, quale Kerguelen, 
che mi giorno o V altro saranno occupate in modo per- 
manente per la pesca. 

Le regioni polari propriamente detto potrebbero essere 
rappresentate da stazioni groenlandesi, da una stazione 
neir America del Nord verso 140^* di longitudine, da una 
staziono nella Siberia del Nord verso il polo del freddo. 

Infine, vi sarebbe un interesse del tutto particolare ad 
mui stazione meteoroloi» it»a allo Spitzberg. La presenza di 
numerose miniere di carbone clie cominciano ad essere 
n^golarmente sfruttate rende facilissimo il riscaldamento 
della stazione durante la cattiva statrione. La distanza fra 
lo Spitzberg e la costa della penisola scandinava permette 
poi la eonninieazione con telegrafo senza fili. 

N(^ir emisfero Sud si può pure sperare di vedere sta- 
bilire alcune stazioni seitnititìche, ma i mezzi di trasmis- 
HÌon(< delle osservazioni mancano ancora. 

(Mascuini di (|U(»ste stazioni invierebbe quotidianamente 
il dispaccio meteorolo^^ico al paese da cui dipende o ad 
mio (ìtM ciMitrì mol(>reologiei europei. Quest'ultimo comu- 
nicherebbe [)er lettera i risultati delle osservazioni agli 
altri istituti di meteorologia di F^uropa. Le spese che il 
funzionamento di questa rete importerebbe sarebbero così 
assai li untate. 

(Hi elementi meteorologici più importanti da osservare 
e da trasmettere sembrano essere rintensilà della radiazione 
solare osservata a diverse altezze fisse el disopra del- 
l' orizzonte, la pressione barometrica e la temperatura, la 
nebulosità, la direzione delli' correnti superiori, la dire- 
zione deir intensità del vento, la [)ioggia, e forse gli ele- 
menti magnetici se è possibile riassumere sufficientemente 
lo stato magnetico in un dispaccio. 




1 



Fenomeno ottico neW Atlantico Bl 



Vi sono senza dubbio — come osserva la Revue gene- 
rale des sciences da cui prendiamo queste notizie — diffi- 
coltà materiali alquanto importanti per 1* organizzazione 
di questa rete, della quale molte stazioni non esistono 
ancora. La pro[)Osta ha tuttavia incontrato una grande 
accoglienza da parte del Comitato internazionale, che ha 
nominato una Commissione speciale presieduta da Teis- 
serenc de Bort e incaricata di preparare la realizzazione 
della proposta medesima. 

Sarebbe, V effettuazione di essa, il primo passo verso 
lo studio d' insieme dei fenomeni del globo, studio che o 
prima o poi si imporrà nella sua interezza. 



IX. — Un netto fenomeno ottico neìV Atlantico. ' 

La Rivista nefologica ha riferito una osservazione 
fatta dagli ufficiali del transatlantico americano Phiìa- 
delphla. Si trovavano essi il venerdì 14 giugno in pieno 
oceano a tre giorni dalle coste americane, quando i pas- 
seggeri di sul ponte avvertirono stupefatti il disegno 
nelle nubi di un grande transatlantico che sembrava 
navigare nel cielo. Gli ufficiali del Philadelphia non esi- 
tarono a riconoscere nei più piccoli dettagli il transa- 
tlantico francese La Lorraine^ ma per quanto puntassero 
i loro cannocchiali verso ogni parte nulla poterono scor- 
gere sul man». Si fecero allora funzionare gli apparecchi 
di telegrafia senza filo e qualche istante dopo perveniva 
collo stesso mezzo la risposta partita dalla Lorraine ; ed 
appariva che questa si trovava a 45 chilometri circa dal 
Philadelphia^ troppo al disotto delTorizzonte quindi perchè 
i due bastimenti potessero scorgersi T un T altro. Bisogna 
difatti sollevarsi a IGO metri di altezza per ottenere un 
cerchio di visibilità di 45 chilometri di raggio. 

I dettagli della Lorraine oran riprodotti nelle nubi 
con una sorprendente fedeltà : si potevano sinanche vedere 
i passeggeri muoversi sul ponte. Questo fenomeno, uno 
dei più straordinari del genere che si sieno registrati 
negli annali marittimi, ha durato per una buona mezz'ora 
ed è scomparso progressivamente. Il mare era calmo 
come le acque di un lago ed il sole era nascosto dalle 
nubi. La calma dell'atmosfera è del resto condizione indi- 
spensabile alla formazione del fenomeno. 






^ Im 



62 Meteorologia e Fisica del globo 



. X. — Sulla radioattività della pioggia, 

G. Costanzo e C. Negro, dopo avere studiata la radioat- 
tività della neve, haìuio riferito nella P/jy^. Zeitschr. i risul- 
tati delle loro ricerche sulla radioattività della pioggia, 
condotte a Bologna nella primavera del 1906 paralle- 
lamente a opportune registrazioni barometriche, termo- 
metriche ed aerometriehe. Le principali conclusioni di 
siffatte ricerche sono lo seguenti : la pioggia caduta di 
fresco è sempre radioattiva, e questa radioattività dimi- 
nuisce poi rapidamente sino a scomparire completamente 
al termine di diie ore. La pioggia di temporale, principal- 
mente se è accompagnata da grandino, è molto intensa- 
mente radioattiva. La pressione, la temperatura e la forza 
e la direzione del vento non hanno fatto sentire alcuna 
influenza. 

• XJ. — Notizie di Òsservatorii, 

Dobbiamo con piacere registrare la notizia che l'Isti- 
tuto meteorologico neerlandese, la cui sede è a De Bildt 
(Utrecht), ha subito una riorganizzazione completa, in 
base alla quale esso è stato diviso in Sezioni, ciascuna 
dotata del relativo direttore. 

ÌjG Sezioni sono cinque e riguardano : 1.^ il servizio 
generale ; 2.** il servizio del tempo e la meteorologia gene- 
rale ; 3.** la climatologia ; 4." V oceanografia e la meteoro- 
logia marittima ; 5.'* il magnetismo terrestre e la sismo- 
logia. 

— Secondo una breve nota della Revue generale des 
scienceff^ V Osservatorio aeronautico di Lindenberg (Bran- 
deburgo), che lo Stato prussiano ha fatto erigere in sosti- 
tuzione deirOsservatorio provvisorio di Tegel, ha iniziato 
con grande solerzia e prosegue con grande attività le 
osservazioni che interessano la meteorologia delle alte 
regioni dell' atmosfera. Oltre che dello osservazioni correnti 
che formano il procrramma delle stazioni meteorologiche 
ordinario (dati dell' andamento della temperatura dell'aria 
ambiente, della umidità dell' atmosfera, dello precipita- 
zioni), in queir osservatorio si curano anche degli ele- 
menti caratteristici del vento, di ricerche sulla elettricità 



Terremoto nel Messico 53 

atmosferica, di determinazioni riferentisi alla radiazione 
solare, di misure di pulviscolo atmosferico ecc. 

— La Meteoroìogische Zeitschrift ha pubblicato uno 
studio su nuove stazioni meteorologiche istituite dai 
giapponesi sulle coste del Mar giallo ed in Manciuria. 

La più interessante è quella di Moukden, nella quale 
le osservazioni vengono solo dal mese di maggio del 1905. 
U mese più piovoso vi è Luglio (280 mm. di acqua), 
mentre che in Agosto lo cadute d' acqua sono debolissime 
(38 mm.). La temperatura oscilla da 32'' di massimo in 
Agosto a 24** di minimo in Dicembre. 

U Istituto dei Colle <V Olen (3000 metri). — Per quanto 
interessante varie scienze, questo Istituto che ha un reparto 
di fisica terrestre e di meteorologia, va più opportuna- 
mente ricordato in questa rubrica che non in altre del- 
l' Annuario^ in quanto, se non serve esclusivamente allo 
studio della atmosfera e dei suoi fenomeni in condizioni 
speciali per altitudine e per libertà d' orizzonte, giova 
tuttavia allo studio di fenomeni di ordine biologico in 
relazione a siffatte speciali condizioni meteorologiche. 

Come è noto, esso venne inaugurato neir estate di 
quest'anno 1907. 

XII. — Terremoto nel Messico, 

Il sabato 14 aprile 1907, alle 11.30 della sera (tempo 
di Messico) o il 15 aprilo alle 6 del mattino (tempo di 
Greenwich), un terremoto dei più violenti ha perturbato 
il Messico intero, facendo così seguito ai fenomeni dello 
stesso genere che da tre anni hanno indicato una vera 
recrudescenza di agitazione terrestre nella costa' del Pa- 
cifico, e in generale in tutta la fascia di debolo resistenza 
(vedi Annuario ùq\ 1906) che, attraverso al Mediterraneo, 
al golfo Persico, allo stretto di Malacca, alle Antille, cir- 
conda il globo. 

La stessa città di Messico, della quale si era dapprima 
annunciata la completa distruzione, ha, al contrario, rela- 
tivamente poco sofferto, mentre che le città molto mono 
importanti di Chlipancingo e di Ghilassu hanno subito 
una distruzione quasi completa. È succeduto lo stosso 
delle località disseminate nella costa del Pacifico fra Salina- 
Cruz e Arcapulco. L' urto è stato sentito con forza a 
San Luis de Potosi e a Juan Baptista, quantunque senza 



Meteorologia e Fixiea del globo 



effetti disastrosi. Ma queste città sono situate a 1000 e 
a 700 chilometri dalla regione epieeiitrica, ciò che mostra 
l'importanza del fenomeno sismico. 



XIIl. — Il terremoto della Oiamaica. 

In linea diretta sulla strada più corta da New York 
a Panama a 100 miglia al Sud di Cuba e circa alla stessa 
distanza Est da Haiti si trova l' isola inglese della Gia- 
maica. Orbene in essa il 14 gennaio 19(17, alle tre e 
mezzo, quando la maggior parte degli abitanti si tro- 
vava fuori, si ebbe nria forte scossa di terremoto che ha 
distrutto d' un tratto Kingston, 

Il movimento generale liell' onda sismica fu dal Nord 
al Sud o, in altre parole, dall'alta linea delle montagne 
centrali verso la riva meridionale, (ili è così che se Porto 
Antoni situato a 7C miglia di distanza è stato osso pure 
colpito, il versante Nord doli' isola non ha risoiitito che 
una scossa leggera. 

Già colpita tro volte da terremoto e tre volte distrutta 
dalle fiamme, Kingston risorse sempre. Auguriamoci che 
risorga ancora, ma costruita coi buoni precetti suggeriti 
dai sismologi. 



XIV, — Stazioni sismiche nel Chili. 

Il <foverno del Chili ha incaricalo di organizzare una 
rete di stazioni sismiche in quel paese, il conte F. Do Mon- 
tossus do Bailore. Il distinto sismologo dovrà pure pro- 
fessare la sismologia iii^U' Università di Santiago ed ilhi- 
mìnaro di opportuni consigli il Governo per la ricostru- 
zione di Valparaiso, distrutta, come purtroppo dovemmo 
dire noli' ultimo Annuario, da un terremoto. 



XV. -- La jirimii nssemMen </eiier(iìr ilei/' Atigoriazioiie 
internazinnalc iti sismnìngia. 

1/ Associazione internazionale di sismologia creata a 
Strasburgo noi 1901 ha tenuto la slih prima assemblea 
dal sabato 21 al giovedì 20 settembre, nello stesso tempo 
che la Commissiono permanente formata dai delegati 



T' Tt. 



Assemblea delV Associazione di Sismologia 55 



ufficiali degli Stati aderenti air Associazione, e che di 
questa costituisce il nucleo sempre attivo, teneva la seconda 
sessione. 

Le comunicazioni fatte air assemblea furono numerose 
e di valore. Esse possono classificarsi in tre gruppi, V uno 
dei quali riguarda la organizzazione delle osservazioni 
sismiche, un secondo gli studi sismici propriamente detti 
ed un terzo gli apparecchi. 

Degno di nota particolare fu il discorso del presidente 
dell' Associazione prof. Palazzo. 

Egli ha indicato il nuovo indirizzo della sismologia, 
pel quale questo ramo di studio assume un carattere 
autonomo e si rivolge ai problemi più delicati della fìsica 
del globo, dirigendo in particolare le sue mire alle que- 
stioni della costituzione interna del globo. 

Una tale rivoluzione neir ufficio della sismologia è 
stato reso possibile dal grande perfezionamento degli 
apparecchi registratori dei terremoti. Milne, Omori, Wie- 
chert, Agamennone, Vicentini, Grablovitz, Alfani, Stiat- 
tesi ed altri ci hanno dati sismografi di una sensibilità 
così squisita che registrano delle onde sismiche prove- 
nienti dagli antipodi, e talvolta anche le onde propagan- 
tisi alla superfìcie del globo, dopo che hanno compiuto 
uno o più giri attorno allo sferoide. 

Numerosi studiosi hanno anche rivolta la loro atten- 
zione al problema delle indicazioni strumentali, che richiede 
di risalire dai tracciati degli strumenti al movimento reale 
del suolo. 

* Ed altri molti si sono rivolti con largo profitto alla 
geografìa sismologica. 

Ma degni di rilievo sono gli studi di coloro che si 
sono rivolti a sviluppare la teoria matematica della pro- 
pagazione delle onde sismiche che i sismogrammi dimo- 
strano classificabili in specie ditferenti : le une propagan- 
tisi alla superfìcie, le altre neir interno del globo, sia 
trasversali, sia longitudinali e progredienti con velocità 
differenti variabili di valore colla distanza dall' epicentro 
sismico. 

Si sono potute determinare lo traiettorie di queste 
onde e studiare la loro riflessione, la loro rifrazione, la 
loro dispersione e il loro assorbimento neir interno del 
globo ; e si sono anche messe in rilievo delle analogie 
curiose fra la sismologia dinamica ed i fenomeni ottici. 



Tt^ 



5(j Meteorologia e Fìsica del globo 



Poiché per sifiFatti problemi sono necessari calcoli 
laboriosi, si è fondato un ufficio dei calcoli sismici sotto 
l'impulsione geniale di De Kovesligethy ; ufficio analogo 
a quello dei calcoli astronomici fondato già per facilitare 
le determinazioni relativo alle orbite dei pianeti e alle 
loro perturbazioni. 

Tanta febbre di lavoro trova la sua ragione nel fatto 
che la sismologia ci dà una chiav^e per penetrare il 
mistero dell' interno del globo. Non potremo mai coi 
nostri studi arrivare ad evitare il flagello dei terremoti, 
non arriveremo forse neppure a prevederli, ma tuttavia 
siamo ansiosi di sapere come è costituita internamente la 
sfera terrestre sulla quale abitiamo. E Io studio delle 
ondulazioni sismiche ci ha appreso qualche cosa di più 
di quanto fino ad ora hanno potuto farci conoscere e 
gli studi magnetici e il pendolo gravimetrico. Grazie alla 
sismologia, la Terra è div^enuta in qualche guisa diafana 
alla nostra intelligeuza. Le onde sismiche reudono, secondo 
la giusta espressione del Wiechert, un servizio analogo 
a quello dei raggi Rontgen usati dal chirurgo. 

Orbene, la sismologia moderna ci ha condotti a con- 
siderare il globo come costituito da vni nucleo solido 
dotato di densità e di rigidità superiori a quello dell' ac- 
ciaio. Questo nuclea sarebbe circondato da una crosta 
rocciosa, e fra la crosta rocciosa ed il nucleo metallico si 
troverebbe uno strato di materia plastica ad alta tempe- 
ratura, o — se non ovunque, in molti luoghi — il magna- 
lavico, la qual cosa spiegherebbe la localizzazione dei 
fenomeni vulcanici. 

I progressi che fauno apparire le ora indicate conce- 
zioni della struttura del globo tanto differenti da quelle 
di ieri, hanno richiesto la cooperazione di scienziati di 
vari paesi e dicono della opportunità della nuova Asso- 
ciazione sismologica internazionale. 

Questi per sommi capi la tela e i principali argo- 
menti del bel discorso del prof. Palazzo. Esso ha incon- 
trato largo assentimento noirassembloa ed ha saputo bene 
giustificare la creazione dell' Associazione internazionale 
sismologica, anzi ha sai)uto mettere in rilievo come il 
sorgere di questa s' imponesse. 



Meteorologia e Finca del globo 

però nascosto il pensiero che osso avrebbe 
re trattato con criteri scientifici, così da con- 
(tlche concliisioite più siguiflcativa nel campo 
). Più che Io étudio in se, merita quindi men- 
ogio r iniziativa. 

lVIII. — Il mare colorato in rosso. 

ai, luogotenente a bordo del Thibet, ha ossor- 
jiugno 191)6 all' altezza del Uapo Coart, verso 
mattino, clic l'acqua del mare è divenuta 
di un rosso cupo sìintlo a quello dell'olio 

riferito dal Bolìeltino della Società meteoro- 
Krancia, è molto probabilmente, come notit 
■e >, di ordine biologico. 

.nismi inferiori del gruppo dello alghe e anche 
ofniesono spesso cuiisa di fenomeni analoghi, 
o. ad esempio, In colorazione azzurra dì certi 
, l'aspetto del Baltico in coi-ti ginnn noi quali so- 
disse un viaggiatore, a una zuppa con verdura. 

'. materiale radioattivo esUteule. nell'atmosfera. 

Geitel hanno mostrato che un corpo, dopo 
to per qualche ora esposto all'aria aperta, 
.tivauicnte, presenta dei fenomeni di radioat- 
ta simili a <juelìi che si ossoi-viino nei corpi 
contatto eolla emanazione di una sostanza 

)rd e Aliali a Montreal ((Janadàj, hanno poi 
< la legge di decriinienlo di tale attività, tro- 
il pnicewso di disattivazione avveniva apjtros- 
iile secondo una leggo esponeiiziiile, riiiucen- 
ità ti metà in circa 45 minuti pi-imì. Secondo 
[■i, tale legge di disattivazione inostravasi iudi- 
iltrecliè dalla iiiilura del nn^lallo costituente 
e, oniro certi limiti, dal valore del ]K)tenzialo 
inunicato al (Ho stesso, noncliè dalla durata 
ione. Kutlierford e Allan attribuirono i fcuo- 
ssi osservati, e confermati poi da ulteriori 
tleir Allan metiesimo, alla presenza nell'atmo- 
anazione di radio. 




Materiale radioattivo delV atmosfera 59 

Sella, d' altra parte, aveva potuto osservare che V at- 
tività indotta la quale si manifesta su di una lamina 
esposta air effluvio elettrico air aria aperta, in Roma, 
cresceva sensibilmente se la durata dell' effluvio veniva 
prolungata per parecchie ore, osservazione questa che 
male concordava coli' ipotesi che fosse la presenza di 
emanazione di radio nelP atmosfera V unica causa degli 
effetti osservati. 

Più tardi Bumstead vide che in alcuni casi di decre- 
mento rapido dell'attività indotta (cioè, come si dice, di 
tipo radio) per un filo attivato all'aria aperta a New 
Haven (Connecticut, S. U. d' A.) era seguito da un periodo 
durante il quale l' attività stessa scemava assai lenta- 
mente, con legge analoga a quella che si osserva nel 
caso dell'attività indotta del torio (riduzione a metà in 
undici ore). Egli notò inoltre che per attivazioni durate 
12 ore, r attività indotta di tipo torio manifestata dal 
filo poteva raggiungere il lo "/, dell'attività totale iniziale. 

Poco dopo, e nella medesima località, Dadourian con- 
statò che r aria estratta dal suolo dava luogo a fenomeni 
di attività indotta in parte simili a quelli prodotti dai 
sali di torio. 

Finalmente Burbank ha potuto constatare, prima a 
Gòttingen e poi a Washington, un fenomeno analogo a 
quello osserv^ato da Bumstead. 

Ciò nondimeno A. S. F]ve, dopo aver studiato accura- 
tamente la questione della ionizzazione dell' atmosfera, 
conclude che i fenomeni osservati sono da attribuirsi, se 
non esclusivamente, almeno in massima parto, alla pre- 
senza neir aria di emanazione di radio e dei suoi succes- 
sivi prodotti di trasformazione, radio A e radio i) (il 
radio B non emettendo in quantità apprezzabile radia- 
zioni capaci di ionizzare). 

A questo proposito v^a ricordato come, noli' ultima 
edizione del suo libro Radioactlvity (pag. 528), liutherford 
abbia espresso l' opinione che V attività indotta di tipo 
torio, la quale si può osservare nell' atmosfera, debba 
essere minima, essendo che V emanazione prodotta dai 
sali di torio, a differenza di quella del radio, si disintegra 
troppo rapidamente perchè le quantità di essa che si pos- 
sono sprigionare dal suolo siano capaci di dar luogo a 
notevoli fenemeni d' attività indotta. 

Essendo la questione a questo punto, A. G. Blanc 
intraprese, mettendosi nelle condizioni più favorev^oli, 



Radioattivith delle rocce e calore della terra 61 



Quando, alcuni anni addietro, Elster e Qeitel annun- 
ziarono di aver riscontrato delle traccio di corpi attivi 
in tutti i terreni da loro esaminati, sorse il problema di 
sapere quale influenza potesse avere la produzione di 
calore, che accompag^na il fenomeno radioattivo, sul valore 
del gradiente termico terrestre. 

Considerando che un grammo di radio, in equilibrio 
radioattivo, produce circa 876.000 piccole calorie air anno, 
e tenendo conto del valore attuale del gradiente terrestre 
e della conduttività termica media delle rocce, Rutherford 
calcolò che la presenza di 4,6 x. lO-i* grammi di radio 
per grammo di terra sarebbe stata sufficiente a compen- 
sare la perdita di calore che il globo subisce per con- 
duzione. 

Più tardi Strutt, in seguito ad una serie di accurate 
ricerche portanti su di un numero grandissimo di rocce, 
ha indicato come valore medio del contenuto in radio 
della crosta terrestre la cifra di 1,4 X 10"^'^ grammi per 
grammo di roccia. 

Il valore trovato sperimentalmente da Strutt è dunque 
oltre trenta volte maggiore di quello calcolato da Ruther- 
ford. Siccome non sembrava possibile ammettere che la 
terra si andasse riscaldando, Strutt tentò di fornire una 
spiegazione, emettendo V idea che il radio non esistesse 
uniformemente distribuito se non in una crosta superficiale, 
il cui spessore, secondo i suoi calcoli, non doveva supe- 
rare le 70 miglia inglesi. 

Orbene, per quanto una simile ipotesi possa sembrare 
azzardata, essa pure non si potrebbe a priori escludere 
in modo assoluto: tanto più che delle considerazioni 
basate sulla velocità di propagazione delle perturbazioni 
sismiche sembrano indicare, secondo alcuni, che la natura 
del materiale terrestre, a partire da una profondità di 
alcune decine di miglia, debba mutare notevolmente. 

Senonchè dei risultati recentemente ottenuti minacciano 
di rendere del tutto inutile T ipotesi di Strutt, obbligan- 
doci a ricorrere a qualche altra teoria per ispiegare le 
condizioni termiche attuali della Terra. 

Va premesso anzitutto che, se il metodo sperimentale 
seguito da Strutt in cotesta investigazione può conside- 
rarsi atto a rilevare con sufficiente esattezza la propor- 
zione di radio contenuta nelle rocce, esso viceversa non 
si presta in alcun modo a rivelare la presenza di quantità 



'tteorologia e Fisica del globo 

ài altri corpi attivi, quali i prodotti della 
io dell' attiuio. 

reo ài recenti ricerche sulla natura del 
ittivo contenuto in sospensione nell'atnio- 
3 nei suoi dintorni, si è potuto constatare, 

nel paragrafo precedente, che, oltre ai 
famiglia del radio, anche quelli della 
io dovevano venir considerati come fattori 
della radioattività terrestre. Furono c^uindi 
Bperienze per determinare la quantità di 
he dovevasi supporre contenuta nell'unità 
rreno per produrre gli effetti osservati, e 
comparativo mo-strarono che tale quantità 
ero inferiore a 5,87 X It^^ grammi di torio 

terreno. 

di peso, il potere calorifico del torio può 
lioni di volte inferiore a anello del radio, 
10-^ grammi di torio producono lo stesso 
che 1.94 xU'*" grammi di radio. Di qui 

I il torio contenuto nel snolo di Roma 
lolo una quantità di calore venti volte circa 
Ha media prodoila dai radio nelle rocco 
trutt, e quindi oltre 600 volte superiore a 

da Rutherford necessaria a mantenere 
peratura intorna del globo, 
'idcnte che se, eseguendo ricerche analo- 
t provenienti da varie regioni, si ottenos- 
ello stesso ordine di quelli avuti per la 
, sarebbe il caso di chiedersi come mai 
: di trovarsi nello condizioni presenti, non 
stato di fusione. Voler adottare in tal caso 
mata di Strutt significherebbe voler ridurre 
tro miglia inglesi lo spessore della crosta 
li radioattivi! L'assurdo di una simile 
troppo evidente perchè convenga nem- 

B dunque in tal caso cercare un'altra spie- 
ebbe, ad esempio, chiedersi so la radioat- 
neir interno del globo in condizioni iden- 

II cui ai manifesta alla superficie; non è 
pensare che le condizioni di pressione 

:Ì08Ì profondi siano tali da ostacolare, e 
luUare del tutto la disintegrazione radioat- 
esperienze hanno, è vero, mostrato che 



Stilla previsione del tempo 63 



r attività di un sale di radio non subisce variazioni apprez- 
zabili quando viene sottoposto a forti pressioni. Occorre 
tuttavia riflettere che le condizioni, nel caso che consi- 
deriamo, si presentano come assai diverse, dovendo noi 
infatti immag-inare il materiale attivo diluito allo stato 
di tracce infinitesime in sono alla massa rocciosa, e sot- 
toposto a pressioni di un ordine di grandezza assoluta- 
mente diverso rispetto a quelle che possiamo ottenere nei 
nostri laboratori. 

Ad ogni modo, conclude il Blanc, conviene vedere se i 
risultati ottenuti in Roma si debbano considerare come 
anormali, oppure se i terreni di altre regioni presentino 
anch' essi un contenuto in torio dello stesso ordine : qua- 
lora ciò si verificasse sarebbe il caso di affrontare cotesto 
problema, che si presenterebbe allora come uno dei più 
interessanti nel campo della radioattività. L. A. 

XXL — Sulla previsione del tempo. 

Si trova esposto in tutti i libri di meteorologia il 
metodo classico con cui nc»gli uffici centrali meteorologici 
dei singoli Stati si i)rocede alla previsione del tempo di 
ventiquattro in ventiquattr* ore. 

I mezzi di cui si servono i meteorologi per porre 
in pratica un tal metodo sono però spesso insufficienti 
allo scopo, per cui si va incontro a due inconvenienti, 
l'uno dei quali si verifica quasi sempre, l'altro piii ra- 
ramente, ma sempre più spesso di quanto sarebbe neces- 
sario. II primo è che la previsione del tempo si fa in 
termini troj)po generali per avere quello ai)plicazioni pra- 
tiche che se ne [)otrebboro sperare; il secondo è quello 
delle previsioni errate. So si pensa i)erò che, p. e., per 
r Italia, la previsione del tempo di domani si fa esami- 
nando la distribuzione che stamane la pi*essione atmo- 
sferica aveva in Europa e paragonandola coi mutamenti 
che oggi a mezzogiorno essa ha già risentito in Italia.^ 
si comprende subito che i)iìi di quello che, si fa attual- 
mente con tali mezzi difficilmente si potrebbe realizzare. 

È evidente che se Y incaricato di prevedere il tempo 
di domani avesse già oggi ii sua disposizione un abbozzo, 
malfari approssimato, di una carta che gli rappresentasse 
la distribuzione della pressione atmosferica di domani 
mattina^ il suo lavoro ne sarebbe reso molto più facile. 



64 Meteorologia e Fisica del globo 



il presapfio riuscirebbe più determinato e concreto, e gli 
errori nella provisione sarebbero meno frequenti. 

Facciamo un caso particolare. Oggi V incaricato del 
presagio si trova davanti la carta isobarica d' Europa di 
stamane^ e fonda su essa le sue conclusioni per domani. 
Intanto oggi stesso^ senza che egli ne sia avvertito, una 
depressione sta suir Atlantico avvicinandosi air Europa, 
e non comparirà che sulla carta di domaitiììa. È da questa 
depressione che può dipendere il tempo di domani^ e 
intanto il meteorologo, di questo elemento essenziale, e 
forse più importante d' ogni altro, coi metodi classici 
della previsiono del tempo non ha oggi nessuna nozione. 
È chiaro che nessuno potrà domani imputare a sua colpa 
se la previsione è riuscita sbagliata. 

V ha chi supplisce fino ad un certo punto a questo 
inconveniente colia pratica acquistata in molti anni di 
esercizio. Per lui, un pìccolo abbassamento delia pressione 
sulla costa dell* Atlantico, abbassamento a cui altri non 
attribuirebbe importanza, è V indizio d' una depressione 
che viene dal largo. Ma la pratica non si comunica da 
persona a persona ; basta che il meteorologo sperimen- 
tato si debba assentare dal suo posto [)er qualche giorno, 
perchè in tutto quel tempo in cui altri lo supplisce V in- 
certezza regni sovrana in un servizio che ò pure d' im- 
portanza nazionale. 

Recentemente il signor Guilbert dall' Osservatorio me- 
teorologico di Caen ha mostrato che si può, con certe 
sue regole, dalla carta isobarica di ^éawm^i^ raccapezzare, 
fino ad un certo punto, quale sarà la carta isobarica di 
domattina. Più d' una volta le regole del Guilbert gli 
hanno permesso di antivedere dello tempeste, per la cui 
previsione, a ventiquattr' ore di distanza, i metodi soliti 
erano assolutamente inadatti. Si tratta perciò di cosa 
importantissima e vai la pena di dirne due parole. 

Pel Guilbert la considerazione più importante è quella 
del vento che soffia in ciascuna delle stazioni coi dati 
delle quali si fanno le carte isobariche. È risaputo, anche 
da chi ha appena una conoscenza superficiale della me- 
teorologia, che il vento è prodotto dall' iiuiguale distri- 
buzione della pressione atmosferica I venti si dividono 
da molto tempo in una scala di 9 gradi, a seconda della 
loro intensità. Orbene, un vento che abbia un' intensità 2 
quando la pressione varia di 1 millimetro lungo un per- 
corso di un grado geografico, è un vento normale, e 



Sulla previsione del tempo 65 

similmente sono normali dei venti d* intensità 4, 6, 8.... 
per gradienti di 2, 3, 4.... millimetri ad ogni grado 
geografico. Venti più intensi o meno diconsi anormali 
per eccesso o per difetto. 

Se una depressione è tutta circondata da venti nor- 
mali, rimane stazionaria senza accentuarsi, né diminuire; 
se invece è circondata da venti anormali per eccesso essa 
si colmerà ; se è circondata da venti anormali per difetto, 
si accentuerà ancora più. 

Una depressione circondata da venti diversamente 
anormali^ cioè gli uni per eccesso, gli altri per difetto, 
si sposterà verso la regione di minore resistenza. 

Una tale regione è quella in cui dominano venti anor- 
mali per difetto, o venti divergenti. Con questo nome 
r A. intende dei venti che spirano in un certo luogo in 
senso opposto al senso del vento che in quello stesso luogo 
tenderebbe a produrre la depressione. 

Un esempio varrà a chiarire questo concetto. 

Sia, p. e., una depressione suir Irlanda, e si consideri 
una località a Est di essa, p. e., sulla Manica. Siccome 
le depressioni neir emisfero boreale sono di regola coro- 
nate da venti che girano attorno ad esse nel senso opposto 
a quello degli aghi d'un orologio, così, in virtù della 
depressione supposta, il vento dovrebbe sulla Manica 
soffiare da Sud. Se esso invece vi soffia da Nord, si può 
star sicuri che la depressione si sposterà verso la Manica. 

Lo stesso risultato si può enunciare in altri termini 
così; un vento anormale per eccesso tende a produrre 
un aumento di pressione sulla sua sinistra. Così, p. e., 
avendosi in un certo momento venti di Nord anormali 
per eccesso sulla Provenza, si può presagire una dimi- 
nuzione di pressione sulla Francia occidentale e un 
aumento suir alta Italia. 

Le regole di Guilbert sono fondate, più che altro, sulla 
pratica ; esse hanno ricevuto conferme pratiche numerose 
e sorprendenti, e sono forse destinate all' avvenire più 
brillante nell'arte difficile della previsione del tempo. 

* 

Per passare adesso a lati più modesti dello stesso 
argomento della previsione del tempo, ci piace ricordar 
qui una elegante ed utile innovazione introdotta in tal 
campo dall' Istituto centrale di Vienna. Il sig. A. Tellini 

ÀHaiUARfO SCIKKTII'ICO — XLIV. 5 



66 Meteorologia e Fisica del glòbo 



di Udine, riferendo la innovazione nel primo fascicolo 
di quest' anno del Bollettino bimensuale della Società 
meteorologica Italiana, la raccomanda vivamente anche 
air Italia. 

Ecco di che si tratta. Ogni pomeriggio alle 14 viene 
spedito da Vienna alle stazioni postali e telegrafiche un 
dispaccio consistente di otto gruppi, di cinque lettere 
ciascuno. Il telegramma viene esposto, al più tardi, tra le 
16 e 17 dello stosso giorno, in ogni ufficio presso una 
tabella o chiave che serve per interpretarlo. Nelle dome- 
niche e negli altri giorni festivi il servizio non ha 
luogo. 

Ciascuno degli otto gruppi si riferisce a una delle 
otto regioni in cui, per questo esercizio, ò diviso il terri- 
torio austriaco. Chi vuole interpretare il telegramma ferma 
r attenzione sul gruppo di lettere che si riferisce alla 
contrada che lo interessa, e ricorre alla chiave, la quale 
è divisa in cinque colonne con questi titoli: 

1.* lettera - annuvolamento e precipitazione; 
2.* » - vento; 
3.^ » - temperatura; 
4.* » - determinazione particolareggiata; 
5.* » - saggio di previsione pel giorno 

seguente. 

L' egregio corrispondente del Bollettino si augura che 
a qualche cosa di simile si addivenga anche da noi. 

È un augurio che si può accettare, dato che le con- 
dizioni meteoriche affatto speciali dell' Italia, per le quali 
la provisione del tempo vi è resa anzi che no difficile, 
no permettano la realizzazione. 

XXII. — La grande inversione della temperatura. 

Chiamasi così, a distinguerlo da altri fenomeni simili, 
ma localizzati e di entità molto meno notevole, il fatto 
per cui la temperatura delT aria, dopo essere andata dimi- 
nuendo, al crescere delT altitudine, fino a un certo limite, 
piglia in seguito ad aumentare. 

Per darne un' idea concreta citeremo il caso di un 
pallone sonda, munito di apparecchi autoregistratori, 
che fu lanciato a Strasburgo il 3 agosto 1905; i dati 
forniti da quegli apparecchi sono stati pubblicati solo da 



1 



La nuova rete di Osservaiorii per l'alta atmosfera 67 

Otto mesi. La temperatura che era di 16° 8 alla partenza, 
diacose fino a — 62' 7 quando il pallone fu a 14,500 m. d' al- 
tezza; in se^rnito la temperatura risalì, raggiungendo il 
valore di — 40° all'altezza di circa 26000 metri, la mag- 
giore a cui un pallone sonda si sia mai innalzato finora. 

Secondo ciò che rileviamo da una nota comunicata 
all'Accademia delle Scienze di Francia l'S luglio 1907, 
osservazioni analoghe vennero fatte contemporaueamente 
a Kiruna (Lapponia svedese) e Trappes (Francia). Fatto 
singolare: non solo si riscontri'i l'esistenza giù nota d'uno 
strato d' aria relativamente calda a grande altezza, ma, 
a parità d' altezza, le temperature rilevate in quello strato 
a Kiruna non erano, malgrado la differenza di latitudine, 
gran fatto diverso da quelle che si ebbero a Trappes. 

La causa della grande inversione è ancora incerta. 
Secondo una recente ipotesi di Fényi, pubblicata nella 
Meteorologische Zeitgchrift d' agosto 1907, essa sarebbe 
dovuta a radiazioni solari di speciali lunghezze d'onda, 
che sarebbero fortemente assorbite dagli strati superiori 
dell' atmosfera. 

XXin. — La nuova rete dUOsservatorii per lo studio 
dell' alla atmosfera. 

Sul fluire del 1906 il prof. Hergesell, presidente della 
Commissione permanente internazionale d' aerostazione 
scientifica, ha pubblicato nna carta della reto di osserva- 
torii distribuiti in tutto il mondo per lo studio dell'alta 
atmosfera, rete inaugurata il 14 gennaio 1907 in occa- 
sione dell'eclisse solare visibile dal continente asiatico. 

Nelle regioni polari si hanno tre stazioni: una in 
Groenlandia, l'altra in Islanda, la terza nella Norvegia 
settentrionale. In ragione del clima troppo rigido, tali 
stazioni sono unicamente destinate al lancio di palloni- 
piloti, o di cervi volanti portanti strumenti registratori, 
Le ascensioni di palloni montati e di palloni-sonda sono 
riservate per climi meno inclementi. 

La rote europea presenta il suo punto culminante e 
più interessante nell'osservatorio Etneo. L'Etna, essendo 
alto 3000 metri al disopra del livello del mare, presenta 
uti' opportunità affatto speciale pel lancio di cervi -volanti 
cho raggiungono lo grandi altezze ove reguano i venti 
generali, e donde si possono raccogliere documenti per 
la previsione scientifica del tempo. 



BkSI^LSS^SBaS 




68 Meteorologia e Fisica del globo 



la Africa si hanno due osservatorii, a Bona, in Algeria, 
e al Cairo. La rete europea si collega a quella americana 
per mezzo di osservatorii istituiti a Terra Nuova, alle 
Azore, alle Bermude, alla Avana, e nella Giamaica. In 
Asia si hanno una 'stazione giapponese e due russe. 

I lanci di palloni e cervi volanti debbono aver luogo 
contemporaneamente di tre in tre mesi, e debbono durare 
tre giorni consecutivi ciascuno. Si son pure prese delle 
misure per avere insieme lanci consimili da parte di 
navi da guerra o da commercio. 

II primo lancio ebbe luogo quest' anno tra il 22 e il 27 
luglio, e fu fatto col concorso d' un gi-an numero di sta- 
zioni, terrestri ed oceaniche. Il governo italiano concesse 
air uopo una nave da guerra che incrociò nel golfo di 
Genova, e contemporaneamente palloni-sonda e palloni 
frenati s'innalzavano da Pavia por conto di quel R. Osser- 
vatorio goofìsico. Il principe di Monaco s' incaricò del- 
l' esplorazione dell' alta atmosfera al disopra delle regioni 
artiche; la marina tedesca eseguì mia spedizione appo- 
sita tra r Islanda e la Norvegia; una nave della marina 
francese fu inviata per lo stosso scopo alle Azore; il 
yacht Otaria di Teisseronc de Bort ha fatto esperienze 
aeronautiche nello regioni degli alisei e delle calme. 

XXIV. — L estate di San Martino. 

K nota l'opinione molto diffusa che intorno alla festa 
di S. Martino, cioè intorno all' 11 novembre, vi sia un 
brusco innalzamento di temperatura, corrispondente a 
quella che si chiama V estate di San Martino, Negli ultimi 
mesi del 190G si ebbe una discussione scientifica di qual- 
che importanza su questo argomento, e l'eco di tal discus- 
sione può trovarsi nel fascicolo di sottombre 1906 del- 
VAìinuaire de la Societé Météorologiqne de Francese nel 
fascicolo 16 novembre 1906 della rivista belga Ciel et 
Terre. 

Prima di tutto, l'estate di San Martino è essa un feno- 
meno generalo? Questione, come si vede, importante, 
perchè, ove non si tratti di fenomeìio generalo, bisognerà 
nella ricerca delle sue ragioni invocare, piuttosto che 
altro, delle cause locali. La risposta è ben netta; Testate 
di San Martino non è un fenomeno generale ; anzi in alcuni 
luoghi si dovrebbe piuttosto parlare del freddo di San Mar- 



1 1 



FSV^F-T 



L* Estate di San Martino — Sensazioni di caldo e freddo , 69 



tinoy perchè questa festa coincide con una brusca dimi- 
nuzione di temperatura. Tal' è il caso di IJruxelles, giusta 
quanto risulta al Lancaster, direttore dell' Osservatorio 
di Uccie, dall'esame delle osservazioni termometriche di 
54 anni (1838-1896); tal' è pure, secondo i risultati dello 
stesso autore, il caso di Parigi, di Montpellier, di Monaco 
di Baviera, di Greenwich e di Copenhagen ; tale quello 
di Milano, secondo il Celoria. 

Invece per Moureaux, direttore dell'Osservatorio del 
Pare St. Maur, presso Parigi, dallo spoglio di 30 anni 
d'osservazioni (1874-1903), Testate di San Martino risulta 
verificarsi nettamente a Parigi. E ben vero che il periodo 
d' osservazioni a cui il Lancaster ricorre è assai più 
lungo di quello di cui si serve il Moureaux: 130 anni; 
forse si può così spiegare la contraddizione. 

A Nancy, secondo C. Millot, professore di Meteorologia 
in quella Università, l'estate di San Martino si verifica, 
ma in modo meno netto di quel che non faccia a Parigi, 
secondo il Moureaux. 

• 

XXV. — Sulla relazione tra la temperatura delV aria 
e la sensazione di caldo o di freddo percepita dalV uomo. 

Le sensazioni termiche dell' uomo dipendono dalla 
temperatura delle parti superficiali del suo corpo, e spe- 
cialmente della pelle. I^ parti profonde del nostro orga- 
nismo hanno una temperatura costante, vicina a 37% 
opperciò le parti superficiali tendono a prendere anch'esse 
la stessa temperatura. A ciò si oppongono la più bassa 
temperatura dell'aria circostante e l'irradiazione di calore 
che dal corpo umano si fa verso l'esterno. Influiscono 
poi su questo antagonismo il movimento più o meno 
rapido dell'aria circostante rispetto al corpo o viceversa 
e l'umidità dell'aria stessa. Se invece di essere all'ombra, 
la pelle è esposta al sole, deve entrare in conto, com' è 
naturale, anche la irradiazione solare. 

La temperatura dell'aria, qual' è data da un termo- 
metro convenientemente installato, non è dunque la tevi- 
peratura sentita dalTuomo: la relazione tra l'una e l'altra 
è 'estremamente complessa, uè finora vi è \n\ completo 
accordo degli studiosi su essa. 

P. e., piuttosto controversa è V influenza che ha in 
proposito l'umidità dell'aria. Si suol ritenere dai più che i^ 



70 Meteorologia e Fisica del globo 



a seconda della umidità maggiore o minore, riesce più 
o meno difficile T evaporazione del sudore, e poiché questa 
evaporazione è sorgente di freddo, la temperatura sentita 
dev'esserne fortemente influenzata. In quest'ordine d'idee 
si è andati così avanti che qualche scienziato insigne, 
come Hann, consiglia, quando il corpo è in sudore, di 
dedurre l' intensità del caldo sentito non dall' ordinario 
termometro, nja da un termometro che abbia il bulbo 
rivestito di garza bagnata, come uno dei due termometri 
che compongono un ordinario psicrometro. 

Le ricerche recenti di I. Vincent, meteorologo belga, 
di cui si pubblicano i risultati negli annali del servizio 
meteorologico del Belgio, e di cui un sunto è già com- 
parso nel del et Terre del marzo 1907, starebbero però 
contro a una esagerata influenza dell'umidità. 

L'A. ha determinato la temperatura della pelle della 
propria mano, fr^a l'indice e il pollice, in una stanza in 
cui l'umidità si poteva aumentare enormemente coll'aprire 
il radiatore dell' impianto di riscaldamento a vapore. 
Mentre il termometro avente il bulbo fasciato di garza 
bagnata presentava variazioni di temperatura assai forti, 
la temperatura della pelle non variava invece che assai 
meno. Durante queste esperienze la temperatura della 
camera non era tale che il corpo fosse in sudore; aveva 
luogo soltanto quella che i fisiologi chiamano traspira- 
zione insensibile, e il risultato ottenuto mostra che, in 
tali condizioni, 1' evaporazione alla superficie della pelle 
ha sempre luogo ugualmente, anche con aria circostante 
umidissima. 

Solo quando la temperatura della pelle, sotto l'azione 
del caldo esterno, si eleva sufficientemente, le ghiandole 
sudorifere divengono attivissime e coprono il corpo di 
sudore. Allora le temperature che la pelle assume variano 
in modo analogo a quelle d'un termometro bagnato; ma 
non si tratta nemmeno in questo caso d'un parallelismo 
molto rigoroso, e ciò perchè il corpo ha in sé una sor- 
gente di calore che nel termometro bagnato non esiste. 

L'A. ha anche fatto altre ricerche in una camera 
all'ombra, con aria in quiete, temperatura e umidità 
moderata, per modo che quest'ultima, stando ai risultati 
dianzi enunciati, non avesse a produrre effetti sensibili. 
Trovò che ai cambiamenti di temperatura nell'aria della 
camera corrispondevano cambiamenti di temperatura nella 
pelle secondo questa legge: la differenza tra la tempe- 



-■y^ » — ;■»— ì; ■ ^-tj^^-f;^ ■ "V» "V« '. 



Bilancio della circolazione acquea — Nefometro Besson 71 

ra^wra interna del corpo umano e quella dell'aria è in 
rapporto costante colla differenza tra la temperatura 
della pelle e quella dell'aria. In ^Itre parole, per usare 
termini tolti dalla matematica, la temperatura della pelle 
è funzione lineare di quella dell* aria. 

All'aria libera TA. ha anche studiato T influenza della 
radiazione solare e del vento sulla temperatura della pelle. 

Tutti questi risultati, che TA. compendia in formolette 
algebriche assai semplici, valgono solo quando la tem- 
peratura dell'aria circostante è superiore a 17^ Per tem- 
perature minori, il termometro stretto fra il pollice e 
V indice non raggiunge una temperatura d' equilibrio 
soddisfacente. 

XXVI. — Il bilancio della circolazione acquea sulla terra. 

Sotto questo titolo E. Briicknor ha fatto una notevole 
comunicazione alla Società elvetica per le scienze naturali. 

Si solleva annualmente dal mare una quantità di 
vapore corrispondente a 384000 Km. cubi d'acqua; dalla 
terra ferma se ne solleva una quantità corrispondente a 
97000 Km. cubi. Sono in tutto 481000 Km. cubi d'acqua 
che piovono sulla totalità della terra. 

Dei 384(KX) Km. cubi d'acqua sollevata per evapora- 
zione dai mari, 359000 Km. cubi ricadono in pioggia sui 
mari stessi, 25000 Km. cubi passano alla terra ferma, 
cioè corrispondono alla differenza tra il vapore che dai 
mari passa alla terra ferma e quello cTie segue il cam- 
mino inverso. 

Dei 97000 Km. cubi d'acqua sollevatisi in vapore 
dalla terra ferma, 87000 competono alle terre che river- 
sano la loro acqua nell'oceano. Questi 87000 Km. cubi, 
più i 25000 Km. cubi provenienti dal mare corrispondono 
a 112000 Km. cubi di piogge su tali terre. 

Avanzano 10000 Km. cubi d'acqua svaporata dalle 
terre senza comunicazione coli' oceano, che ricadono in 
pioggia sulle stesse. 

XXVII. — Il nefometro Besson. 

Negli osservatori meteorologici si misura a intervalli 
regolari la nebulosità del cielo; è l'occhio dell' osser\^a- 
tore il quale stima approssimativamente quanti decimi 
del cielo sono coperti da nubi e quanti scoperti. 



72 Meteorologia e Fisica del globo 



Con molto magg-iore esattezza questa determinazione 
celeste si può fare col nefometro recentemente immaginato 
dal Besson dell' osservatorio di Montsouris. Di questo stru- 
mento riassumiamo la descrizione che ne dà l'autore 
stesso nel fascicolo di ottobre 1906 della Eetnie népho- 
logifjue. 

Supponiamo che si potessero tracciare suir emisfero 
delle linee per modo da dividerlo in dieci parti d'uguale 
superfìcie. Per avere la nebulosità si potrebbe allora 
valutare in decimi, in ogni parte, la porzione di essa 
che è annuvolata; sommando i dieci numeri così ottenuti» 
si avrebbe la nebulosità totale, espressa in centesimi 
della volta celeste, con una precisione evidentemente 
assai superiore a quella comportata da una valutazione 
globale come la si pratica attualmente. 

Le linee che non si possono tracciare in cielo si 
segnano, su uno specchio convesso a forte curvatura, 
dove si riflotte tutto iutiero il cielo. Questo specchio è 
una calotta tagliata da una sfera di 30 cm. di diametro. 
L' occhio dell osservatore si fissa contro una specie 
d' oculare solidale col sostegno dello specchio. In tal po- 
sizione la persona dell'osservatore copre all' incirca tre 
fra gli scompartimenti in cui l'imagine del cielo è divisa. 
Per ovviare a questa difficoltà, dopo aver notata la nebu- 
losità nei sette scompartimenti scoperti, si fa ruotare lo 
strumento di 180'. Allora le parti del cielo che corrispon- 
devano prima ai tre scompartimenti ostruiti, sono rap- 
presentate negli scompartimenti simmetrici a quelli, cosic- 
ché l'osservazione può condursi a termine senz' altra 
difficoltà. 



XXV m. — La fine del tiro grandinifugo. 

Il 2 dicembre 1906 il Sen. P. Blaserna comunicava 
alla R. Accademia dei Lincei la sua relazione finale e 
complessiva sulle esperienze di tiro contro la grandine 
eseguite nel quinquennio 1902-06 alla stazione sperimen- 
tale di Castelfranco Veneto. 

Le esperienze in questione, dirette dal prof. Pochet- 
tino col sussidio di un personale scelto e numeroso, si. 
mostrarono fin da principio poco favorevoli ai tiri. Lo 
stesso risultato negativo continuò ad aversi anche in 
seguito. 



Tiro graìidinifngo — Pioggia artificiale 73 



Frattanto l'entusiasmo col quale in Italia s'era accolta 
jji principio l'idea del tiro grandinifugo scemava dap- 
prima per trasformarsi poi in un scuso d'ostilità. La 
(.'amera dei deputati era sempre meno proclive a conce- 
dere i fondi per le esperienze, e solo piegava davanti alla 
necessità che le esperienze scientifiche si facessero con 
calma e perseveranza, per non avere poi più a ritornare 
fra qualche anno sulla questione del tiro. 

Oltre all' effetto dei cannoni grandinifughi, la Stazione 
sperimentalo esaminò attentamente anche altri mezzi 
preconizzati contro la grandine. P, e., in Francia vauta- 
vansi molto gli effetti ottenuti coi razzi. Tuttavia anche 
questo metodo si mostrò inefficace, perfino coi razzi 
Anlagne, capaci di elevarsi iid altezze comprese tra 900 
e 1200 metri, e quindi di scoppiare in seno alle nubi 
grandi ni fere. 

L'effetto fu nullo anche con bombe di 8 Kg., lanciate 
ad un'altezza di 800 metri e oltre. 

A queste sconfortanti conclusioni a cui si è giunto 
in Italia, aggiungeremo ancora, che anche in Stiria, patria 
del tiro grandinifugo, questo ha finito per mostrarsi com- 
plelaniente illusorio, come risulta dalla relazione del 
prof, Prohaska al Ministero d'Agricoltura Austriaco, rela- 
zione di cui troviamo un cenno nel fascicolo di marzo 1906 
della Meteorologische Zeilschrift. 

Invece nel Belgio pare che duri ancora un certo olti- 
misrao sul modo di debellare il flagello della grandine, 
e ciò è tanto più singolare perchè si Iratta d'un paese 
ove non ebbero luogo tentativi di tiro grandinifugo. 

I signori Marga e De la Hault fecero brevettare certi 
piccoli palloni-torpedini, appuntili nella loro parto supo- 
rioro, destinati a sollevarsi verticalmente ed a gran velo- 
cità, ed a silurare, diciamo così, le nubi graudinifere 
collo scoppio d'un esplosivo di cui sono carichi. Togliamo 
questa notizia dal numero del 1.° marzo scorso del gior- 
nale aeronautico belga la Coiiquèfe de l'Air. 

XXIX. ^ La pioggia arlìflciale. 

II fascicolo di marzo 1907 del Sgmons's Meleorological 
Magazine contiene curiosi particolari sugli ultimi risultati 
ottenuti negli Stati Uniti d'America colle famigerato 
pioggle provocate artificialmente. 



Meteorologia e Fisica del globo 



In conseguenza della scarsità dell'acqua destinata ai 

vnri miiini-nrì nnl ilUlrolln di Klondike, ìl gOVemo lo- 

più importanti proprietarii 
alto con un tal C. M, Hatfield 
parecchie pio^ie artificiali 
ioniia. Il contratto stabiliva 
minato nell'estate del 1906 

assicurare una prospora e 
latria mineraria, egli avrebbe 
[■no o 5000 dai proprietari di 
sarebbero state rimborsate le 
or sé e pei suoi aiutanti. Il 
neno delle pioggio avrebbe 
na commissione ove tutte le 
ate rappresentate. Su queste 
e operazioni in |;iugno col 

parti del territorio la piog- 
■iore alla normale, in altre 



5, la pioggia fu pari a quella 
imtssìone giudicatrice tenne 
lale si stabili che l'opera di 
lecessaria; questi sospese le 
Ila liquidazione delle spese. 

'ologia Eritrea. 

uonte uno studio accurato e 
assaua, per opera dei dottori 

su osservazioni meteoriche 
Non posaiamo, naturalmente, 
iche; ma qualche dato, api- 
forse i lettori 'MV Annuario. 
mantiene supuriore a 30° da 
ne il suo valore normale piil 
nimo di 25" 6 in gennaio. 

e febbraio si hanno a Mas- 
Ito vicine a quello di luglio 
. e Siracusa. 

ture minime è di 22'* 4 per 
a media delle massime è di 
per luglio. Degno di nota è 

il mese dì luglio, la tempo- 



^F^. 



Climatologia eritrea — Brusca diminuzione di pressione 76 



ratura massima raggiunse in media il valore di 44^ 3; 
invece nel 1887, la temperatura massima si limitò, in 
luglio, a 36"* in media. 

La pioggia è abbastanza poca: 182 mm. all'anno in 
media, cioè un terzo circa di quella che suol cadere in 
Puglia, Sardegna ed all'estremo sud della Sicilia, che 
sono le regioni meno piovose d'Italia. I mesi di dicembre 
e gennaio sono i più piovosi; non si ebbe mai pioggia 
in giugno. 

L'umidità è discreta; è essa che, colla elevata tempe- 
ratura, rende un po' faticoso il soggiorno a Massaua anche 
a coloro che provengono dalle regioni italiane pivi calde, 
perchè, com' è noto, la traspirazione non può, in tali 
condizioni, effettuarsi con molta intensità. 

XXXI. — Di un effetto nefasto prodotto da una brusca 
diminuzione di pressione atmosferica. 

Fra le cause numerose che possono influire sullo svi- 
luppo del grisou nelle miniere di carbon fossile, è stata 
messa da molto tempo una diminuzione della pressione 
atmosferica. 

A questo proposito sono assai istruttive le esplosioni, 
quasi simultanee, che si ebbero il 28 gennaio 1907 nei 
distretti carboniferi di Lens e di Saarbriick. Esse infatti, 
come mostra il Bigourdan, in una nota presentata al- 
TAccademia delle Scienze di Parigi il 4 febbraio succes- 
sivo, si produssero in un momento in cui il barometro, 
alto da molto tempo, discendeva rapidamente. 

XXXn. — / « brontidi » in Italia, 

Sul fenomeno dei brontidi, il prof. Alippi di Urbino 
ha pubblicato un lungo e documentato studio nel primo 
fascicolo di quest'anno del Bollettino della Società Sisvio- 
logica Italiana. 

Sono i brontidi certe detonazioni o rombi d'origine 
misteriosa che si sentono talora a distanza, anche a cielo 
sereno, senza che nel fenomeno intervengano per nulla 
tuoni dovuti a scariche elettriche. 

Per comprendere meglio l'effetto acustico dei brontidi 
e per riferimento a ciò che ci accadrà di dire in seguito, 
riportiamo qui la scala in sette tipi, in cui, fin dal 1900, 
il Davison propose di graduare questo fenomeno. 






l'-t 




Meteorologia e Figica del globo 



^io di carri, ^i treni ili galleria, su ponti 

, scoppio a volte ottuso, cupo, smorzato o 
la pili spesso lontano, come suono basso, 

mugghio, fischio di vento impetuoso, ululo 

'o la cappa dì un camino. 

I di un muro, scarico di mattoni. 

i di corpi pesanti (alberi, legname, valanga, 

di porte), 

sione di un bollìtoto. d'una carica di dina- 

■azzo, o rimbombo di colpo di cannone spa- 

>itio di cavalli, lotte di uomini robusti nel 
}re di una casa, rombo di una mareggiata 
aiianza, crepitio di una pioggia sottile o della 
fronde, spaccarsi od assestarsi di smisurate 
se. 

sono conosciuti anche all'osterò, con diversi 
aesi Bassi, p. e., son chiamati Mistpoefferg, 
i8 of Barisal, nel Sud-America bramidon. 
per mezzo dell' Ufficio Centrale di MeteOro- 
ette ad un'ampia inchiesta sui brontidi in 
3 raccolse un copioso materiale di cui qui 

alcuni punti principali, 

i brontidi siano completamente ignoti nello 

tali, non completameli te ignoti in quello ceiL- 

itali. 

no sarebbe pure sconosciuto nella pianura 

! Lombarda, non completamente nella pia- 

sarebbe invece ben noto nella bassa valle 
roviucia di lìovigo. Da questa il fenomeno 
tutta la pianura emiliano-romagnola fino ai 
Lpenninici, e forse fino al crinale. Non paro 
la marina, uè qui, né più gìd sulle coste 
}magnote e marchigiane, eccettuati i pressi 
neutre si mantiene frequente e notissimo 
aggini adriatiche della catena dell'Apennino. 
mportameuto ha presso a poco nell'altro 
cchè il fenomeno, mentre è noto sulle pen- 
)i ligure, è quasi ignoto lunga la costa del- 
o Tirreno, ma è notissimo internamente in 
;e toscane, del Senese, della provincia di 
Lrezzo, e in gran parte dell'Umbria, se non 



/ brontidi in Italia 77 

in tutta. Si avvicina poi alquanto alla co3ta in provincia 
di Grosseto, ma subito se ne ritrae verso l'interno: è ben 
noto nei pressi del lago dì Bolsena, e più gììi nel Viter- 
bese; è ignoto nell'Altipiano Aquilano. Proseguendo verso 
sud, nel versante Tirrenico, un'altra zona battuta dal 
fenomeno è quella dei colli laziali e della vallata del Sacco; 
nel versante adriatico preferisce i dintorni di Chieti e la 
montuosa regione del Molise, insieme eolla vicina pianura 
del tavoliere delle Pugile L« ultime manifestazioni acu- 
stiche verso l'Adriatico si hanno nelle Murgie a qualche 
distanza dalla costa, come a qualche distanza dalle coste 
si avvertono verso il golfo di Taranto, in provincia di 
Lecce. La pianeggiante penisola Salentina sembra com- 
pletamente immune dal fenomeno, che invece è straordi- 
nariamente noto luntco tutto l'aspra o massiccia penisola 
calabrese. 

Non è altrettanto facile dolineare l'andamento geogra- 
fico del fenomeno in Sicilia ed in Sardegna, per le poche 
notizie avute da queste isole. Sembra che in Sicilia esso 
•sia noto solo nelle provinele di Siracusa e di Palermo, e 
che in Sardegna non si conosca che a Kosas (regione 
Sulcis) in provincia di Cagliari. La terminologia del feno- 
meno è s varia tissima; lo chiamano a seconda dei luoghi, 
rombo, boati, muggiti, urli, honniti, bombiti, bombe o 
rombe di mare, marina, tuoni, tonazza, trabusso, ecc. ecc. 

Risultò dall'inchiesta che, nella maggior parte dei 
casi i brontidi sono del II e VI tipo della scala Davison; 
scarseggiano invece sopratutto quelli del V tipo. 

Il fenomeno predilige il cielo sereno e l'aria calma. 

Per ciò che riguarda la stagione preferita, si nota una 
leggera prevalenza per l'estate; quanto all'ora del giorno, 
i brontidi paro che si avvertano di preferenza nel pome- 
riggio, un po' meno al mattino, pochissimo nella notte. 

Lo direzioni dalle quali si sentono i brontidi conver- 
gono a un dipresso : 

nel Modenese e dintorni verso l'Appennino e forse 
verso il M. Cimone; nella liomagna Toscana verso l'Ap- 
pennino e specialmente verso il M. Fall«rona; 

nella parte montuosa delle Marche e nell'alta Umbria 
verso l'Appennino e quasi certamente verso il M. Ne- 
rone ; 

nel Senese e nella prov. di Firenze verso la catena 
Metallifera Toscana e forse verso il M. Amiata; 



'Alpe di Catenaia; 
forse verso il M. 

so i Monti Erniei 

Monti Lepiiii; 
lano. 

jrincipali dell' in- 
ottenuti, cerca di 

ive escludere che 
lontane, colpi di 

eliminazioni, l'A. 

cioè nell'interno 
noafera per cause 
. che, se di debole 
>lto regioni iuos- 
cavità sotterranee 
I ì liftorali marini,' 
- possono rinfor- 
lall'uomo o costi- 
looffers dell'atroo- 
^l'ì altri; ma essi 
ita del fenomeno: 
itterranei. 
>lmente spiegarsi 
esso e così inteu- 
i in .altre; quelle 
isse di risonanza. 
ben diversa da 
nello delle roccie 

di caverne,^ 



■e 1905 ha avuto 
eruo e dei privati 
iella regione cho 
tti disastrosi, ma 



■^* 



Osservatorii geodinamici — Il terremoto del 1907 79 



Mentre si sta studiando rimpianto di un osservatorio 
geodinamico governativo di prim' ordine a Catanzaro, 
nella stessa provincia è stato inaugurato un consimile 
osservatorio privato nel Seminario vescovile di Mileto. 
V istituzione è dovuta air iniziativa e liberalità di mon- 
signor Morabito. Fanno parte del corredo scientifico del- 
l'osservatorio due sensibilissimi tromometrografi Omori, 
modificati dal Padre Alfani, il quale ne ciirò l'impianto. 
I^ stesso Padre Alfani costruì e impiantò un sismo- 
grafo per l'antico osservatorio di Valle di Pompei, che 
fu trasferito nell'ospizio pei figli dei carcerati. 

L'ora defunto prof. L. Ungarelli dotò nell'anno scorso 
l'osservatorio di S. Luca a Bologna di una coppia di 
pendoli orizzontali Stiattesi di grande modello. 

Nell'Osservatorio di Moncalieri è stata istituita una 
speciale sezione per la geodinamica, sezione che è posta 
sotto la cura del Padre Penta, il quale liberalmente fornì 
r i mezzi pecuniarii occorrenti per 1 acquisto e la colloca- 
zione di nuovi apparecchi. Tra questi figurano due pen- 
doli orizzontali, tipo Stiattesi. 

Finalmente, per iniziativa del prof. A. Malladra, diret- 
tore dell'Osservatorio meteorologico annesso al Collegio 
Rosmini di Domodossola, una nuova stazione sismica si 
è agghinta all'osservatorio. La parto più importante della 
suppellettile scientifica vi è rappresentata da una coppia 
di pendoli orizzontali, tipo Omori, costruiti sotto la dire- 
zione del Padre Alfani. 



XXXIV. — Il terremoto calabrese del 23 ottobre 1907. 

Fra le repliche innumerevoli che seguirono alla scossa 
dell' 8 settembre 19()5, nessuna aveva avuto T intensità 
del terremoto che tornò a colpire la desolata ('alabria 
alle ore 21,30 del 23 ottobre u. s. 

Dire al momento attuale dove sia stato l'epicentro di 
quest'ultima scossa sarebbe ancora prematuro. Certo si 
è che la regione più fieramente colpita fu quella parte 
della provincia di Roggio che si specchia noU'Jonio; e 
tutti hanno ancora prosenti le raccapriccianti descrizioni 
pubblicate dai giornali delle rovine di Ferruzzano e di 
Brancaleone. Questa scossa difTorì cosi da quella del 






80 Meteorologia e Fisica del globo 



1905, in quanto che allora era stato invece più dan- 
negg'iato il versante tirrenico della Calabria. Ne differì 
anche per T ostensione. Infatti nel 1905 il terremoto era 
stato avvertito in tutta la bassa Italia fino a Napoli; 
questa volta invece si arrestò al circondario di Castro- 
villari. Dalla parte opposta V estensione fu presso a poco 
la stessa nei due casi, perchè tanto nel 1905 come nel- 
r ottobre scorso la scossa si estese a tutta la Sicilia 
orientale. 

È poi inutile aggiungere come la nuova commozione 
tellurica abbia reso anche più sentita la necessità d*un 
forte organamento del servizio geodinamico in Calabria; 
questa volta le osservazioni più diligenti vennero com- 
piute air Osservatorio di Mileto (Catanzaro), fondato or 
fa un anno a cura di quel vescovo, mons. Morabito. 

V. M. 






III. - Fisica 



de) prof. Lavoro Amaduzzi in BoIoj^iih 



I. — / raggi canale ed i raggila, 

Sul conto dei raggi canale scoperti nel 1886 dal Gold- 
stein molte ricerche furono in questiJJ^ultimi tempi ese- 
guite, che meritano qui di essere riferite. 

Che cosa siano i raggi canale è presto ricordato. Nel 
1886 Goldstein scoprì che quando in un tubo a vuoto il 
catodo è perforato, passano attraverso alle aperture dei 
raggi che producono una luminosità nel gas che si trova 
al di dietro del catodo medesimo. Il colore della luce 
dipende dal gas contenuto nel tubo e coincide con quello 
della luminosità che ricopre immediatamente la superfìcie 
anteriore del catodo. Orbene sono appunto tali raggi che 
il Goldstein chìixmò KanalstrahUn e che noi diciamo 
raggi canale. 

Goldstein fece vedere come un campo magnetico^capace 
di deviare molto energicamente i raggi catodici non eser- 
citava azione sensibile sui raggi canale. Ma il Wien di- 
mostrò che coir impiego Idi campi magnetici intensi sì ha 
anche la deviazione di siffatti raggi, che chiameremo pure 
raggi positivi, appunto perchè, come il Wien potè vedere, 
essi sono dai campi magnetici deviati in senso contrario 
a come vengono deviati i raggi catodici, dimostrandosi 
per tal modo carichi positivamente. 

Questo risultato è stato confermato raccogliendo la 
carica elettrica in un cilindro nel quale i raggi penetrano 
attraverso ad un piccolo foro, ed anche dal senso della 
deviazione elettrostatica. 

Misurando simultaneamente le deviazioni elettrica e 
magnetica, il Wien ha trovato per il rapporto fra la 
carica e la massa dello particelle costituenti i raggi canale 

AnUUAKIO 8CIBKT1FICO — XLIV. H 



J 



valori dei quali il massimo è 10', che è identico a quello 
che (là r atomo di idrojfciio nella elettrolisi, e iio ha aiiclie 
misurata la velocità. 

Siffatte misure, confermate più o meno rigiro sa monte 
da sperimentatori vari, hanno' fatto sorgere Jl |)eiisiero 
che t raggi canale propriameiilo dotti, quali furono sco- 
perti dal Ooldstoiii, risitltinoda atomi esistenti nel tubo, 
privi di un elettrone, ritenendosi che por occlusione esista 
sempre in qualche parte del tubo o degli oleltrodi mia 
traccia più o meno grande di idrogeno. 

Ma lo misure più recenti avi-ehbero messo in riliovo 
anche la esistenza di raggi costituiti da masse elettrizzate 
di grandezza molto considerevole. 

Ed a proposito di questi raggi costituiti da grosse 
masso ci piace riferire quanto nel discorso di apertura 
della Sezione di Fisica noi Congresso dì Parma ebbe a 
dire il prof. Righi. 

« Potrebbe darsi che in realtà —- egli osservò — la 
» massa dei ioni positivi che li costituiscono non fosse così 

> grande come risultai dallo determinazioni. Infatti, se uii 
» ione perde la sua carica incontrando un elettrone noga- 

* tivo che ad esso rimanga unito cessa subito 1' azione 
» deviatrice, e 1' atomo neutro così fonnato continua in 
» linea retta il suo moto lino al diaframma fosforescente 

> impiegato a rivelare le deviazioni. La deviazione subita 

> da un tal ione sarà allora tanto minoro quanto mag- 

* giore fu il poi-corso fatto dopo la ana trasformazione in 

* atomo neutro. A questa spiegazione si può perf» obiet- 
» tare, che manca una sicura prova del fatto, che nn atomo 

* neutro provochi la fosforescenza, come fanno gli elet- 
» troni o i ioni. Si può invece supporre, che i raggi poco 
» deviati siono costituiti da ioni metallici tratti dagli elot- 
» trodi, benché diftìcilmonlc si comprenda allora come 
■ possano formarsi e sopratutto pervenire sÌìio olti-e il 
» catodo. Inlìno si potrebbe immaginare che i detti raggi 

* fossero costituiti da ioni gassosi compiessi, risultanti 

> dall' unione di un certo numero di atomi neutri ad ogfiii 
» ione positivo ». 

E si vedrà appunto in allro paragrafo come in gas 
alla pressione ordinaria sin dimostrata la produzione di 
simili grossi ioni. 

Ciò però che è la parto principale e foTidamontalo dei 
raggi canale si è lo sciame di parlieelle costituite da 
atomi-ioni del gas ntlravorsato <iiilla scarica. 



\ 



I raggi canale e i raggi a 8B 






Centri materiali carichi di elettricità positiva o sino 
ad ora assimilati ai raggi del Goldstein sono i raggi a 
delle sostanze radioattive. 

Anche per essi il valore del rapporto fra la carica e 
la massa fece supporre che la massa delle particelle fosse 
di grandezza paragonabile a quella degli atomi. 

Orbene, ricerche reconti hanno turbata questa stretta 
analogia fra raggi a e raggi di Goldstein, perchè hanno 
provato come i raggi a abbiano costituzione indipendente 
dalla sostanza che li origina. 

Le varie misure eseguite sui raggi a dal Hutherford, 
dal Des Ooudres, dal Mackenzie ecc. avevano fornito 
valori sempre più approssimati del rapporto fra carica 
e massa, ma non era mai stato possibile raggiungere una 
glande esattezza, poiché le sostanze radioattive impiegato 
emettevano particelle a con diverse velocità iniziali. 

Recenti esperienze del Rutherford si sono rivolte ad 
un pennello di .raggi a omogenei quale può essere otte- 
nuto, in base ad una osservazione dello stosso Ruther- 
ford, usando come sorgente un filo sottile reso molto 
attivo per il deposito della emanazione del radio. Dopo 
pochi minuti sul filo rimane soltanto, come sorgente di 
raggi a, il radio-C, e vengono perciò emesse particelle a 
aventi tutte la stessa velocità e che subiscono eguali 
perdite di velocità dopo avere attraversato spessori eguali 
di sostanze assorbenti. 

I raggi così ottenuti, propagandosi in un tubo nel 
quale era fatto il vuoto per evitare V energico assorbi- 
mento da parte dell' aria, passavano per una fenditura 
e per lo spazio interposto fra due lamine destinate alla 
creazione del campo elettrico. 

Assoggettando i raggi all' azione del campo elettrico 
e di un campo magnetico si aveva modo, considerando 
le condizioni della linea di fluorescenza segnata dal pen- 
nello che essi costituivatio e riprodotta fotograficamente, 
di calcolare la velocità delle particelle ed il rapporto fra 
la carica loro e la massa. 

I risultati delle esperienze, delle misure, dei calcoli 
portarono alle conclusioni seguenti: 

II rapporto fra la carica e la massa, eguale a 5 X 10^ 
per il radio-C, si conserva invariato do})0 il passaggio 



84 Fisica 

attraverso a strati diversi di sostanze assorbenti; mentre 
la velocità iniziale eguale a circa un quindicesimo di 
quello della luce (20 mila chilometri al secondo) si va 
progressivamente riducendo. 

Il rapporto medesimo ha lo stesso valore per le par- 
ticelle a emesse dal radio-C, dal radio-A, dal radio-F, 
dair attinie, da tutti i derivati radioattivi del torio, in una 
parola da tutti i corpi radioattivi conosciuti che si pote- 
rono esperimentare; cosicché si può coucludere che le 
particelle a emesse dalle diverse sostanze radioattive sono 
tutte identiche, e per esse il rapportg fra carica e massa 
ha un valore metà di quello che è proprio dell' atomo 
deir idrogeno nella elettrolisi. 

Il Rutherford nota, e non vi può essere ohi non veda, 
come questa ultima sia una conclusione importante poiché 
mostra che V uranio, il torio e T attinie, che si comportano 
chÌQiicamente come elementi diversi, hanno un prodotto 
comune di trasformazione. La particella a costituisce uiyi 
delle fondamentali unità della materia di cui gli atomi 
di questi elementi sono formati. Quando si tenga presente 
che nel processo della loro trasformazioue il radio e il 
torio emettono cinque particelle a ciascuno, T attinie 
quattro e V uranio una, e che il radio è, secondo ogni 
probabilità, un prodotto di trasformazione dell' uranio, si 
riconosce che la particella a é un importante costituente 
fondamentale degli atomi dei radio-elemeuti. 

Altre conseguenze notevoli il Rutherford ha tratto dalle 
sue esperienze, che non possiamo qui in dettaglio con- 
siderare. 

Il fatto sul quale conviene insistere si è questo che: 
le partirei le % emesse dalle più diverse sostanze radioat- 
live sono identiche^ e per esse il rapporto fra carica e' 
massa ha un valore metà di quello proprio air atomo di 
idrogeno. 

Siccome la massa atomica dell' elio è quadrupla di 
quella dell' idrogeno, si possono fare sulla particella a tre 
ipotesi: 1.^ che essa risulti da una molecola di idrogeno 
associata alla carica ionica di un atomo di idrogeno; 2^ che 
essa sia costituita da un atomo di elio associato a una 
carica elettrica doppia di quella dell'atomo di idrogeno; 
8.* che essa sia costituita da mezzo atomo di elio traspor- 
tante la carica di un singolo atomo di idrogeno. Il Ruther- 
ford esclude la prima ipotosi, e senza ritenere improbabile, 
la terza, mostra di prestare la fiducia maggioro alla seconda. 



Il pnrallolisnio fm ra^gi a. e raggi canale tnrbs 
questa coocliisiotie semLra perù ristabililo da r 
esperienze dì >I. J. Thomson, dalle quali risulterebbe 
a bassissime pressioni si ottengano raggi canale non 
delle qualità atomiche del gas contenuto nel reci] 
come i raggi del Goldstein, ed analoghi ai raggi : 

Dire brevemente di sifTatte esperienze, che 1 
costituito uno degli argomenti, che nell'anno dt 
abbiano maggiormente interessato i tìsici, ci pan 
utile. 

li Thomson ha sperimentato tanto su gas a prei 
bassissima come su gas rarefatti si, ma non ecce 
niente, per potere meglio istituire un confronto fri 
su Itati. 

I raggi orano svelali e localizzati dalfa ' fosforei 
che essi producevano su uno schermo posto al termi 
tnbo. Dopo avere esaminato un grande numero di soi 
pnr determinare quella che dà la fluoi-escenza più 
sotto r azione dei raggi studiati, si fermò all' uso 
willemite, che veniva cosparsa in polvere finissima 
uno strato sottile di vetro solubile deposto sopra la I 
collocata al termino del tubo di esperienza. 

La forma di tal tubo è rappresentata dalla figur 
catodo Cera munito di un foro che si adattava in corr 
denza di un piccolo tubo F. Dopo aver traversato i 
cino f i raggi positivi passavano fra due lamine 
lelc di alluminio AA. Queste lamine erano vertici 
guisa che, quando si stabiliva fra di esse una diffc 
di potenziale, i raggi traversavano un campo orizz 
il cni effetto si traduceva in una deviazione orizz 
(iella macchia sullo schermo. La parte del tubo 
nento le lastre di alluminio era assottigliata per qua 
possibile posta fra i poli l'P di una potente elei 
lamita Du liois. I pezzi polari di questa elottroca! 
orano così tanto avvicinati, o posti in tal maniera, 
linee di forza magnetica risultavano orizzontali o per 
colari al tragitto dei raggi. Il campo magnetico proc 
quindi una deviazione verticale della macchia lluoref 
Per deviare i raggi positivi, come si sa, occorrono 
intensi e se le linee di forza di questi sL estendi 
di là del catodo ne nasce in questa regiono una < 
siono dnlla scarica capace di falsare la ossorvaziom 



macchia fltioresceiito che è traccia dei rag'gi. Era dunque 
iiocessario nello osiierienzo de! Thoinson proteggere il 
tubo fra il catodo e l'anodo per essere sicuri che le de- 
viazioni osservate della macchia thiorescente fossero 
dovute nnicamento all'aziono simultanea dei campi elet- 
trico maguolico a partire dalla rogiono posteriore al 
catodo. A questo fino serviva uno schermo ir e lamine 
come / in ferro dolce collocate come mostra la figura -i. 



Lo esperienze miravano alla detenni nazione tiel rap- 
porto fra carica o massa e della velocità delle patticollc 
coitituonti i ras'*ri,o questo con mi metodo ben noto dolio 
spostamento dei ragt^i per l'aziono simultanea del campo 
elettrico e magnetico. In assenza di ogni campo i ragg-i 
davano soltanto un punto luminoso sullo schermo tluore- 
scento. Coi due campi siiniillauei la macchia luminosa 
non veniva solamente spostata, ma anche allungata in 
strisele o diffusa a ricoprire anche un' area considerevole. 
Per fissare l'aspetto di queste regioni di fluorescenza il 
Thomson ricorse al decalco od ottenne per vari casi figure 
che potè riprodurre nella sua memoria. 

, Orliniio col calcolo si dimostra, che so il fascio di ragg*] 
è composto di rajrgi dotali di velocità costante, ma tali 
che il rapporto fra carica e massa delle particelle vari 
da sino ad nn limito superiore. In macchia fluorescente 



/ raggi canale ed i raggi a 



87 



devo distendersi lungo un segmento di retta dall' origine 
sino ad una eerta distanza. So si compone al contrario 
di due gruppi, l' uno con velocità differente da quella 
deir altro, si avranno due tratti rettilinei. Se è costante 
invece il rapporto fra carica e massa, ma varia là velo- 
cità da zero sino ad un massimo, allora la chiazza fosfo- 
rescente si distenderà in una porzione di parabola. 

Dal valore della deviazione, in ogni caso, con calcolo 
opportuno si poteva ottenere il rapporto fra carica e massa 
della particella. 

Ebbene, nelle esperienze di Thomson, per il caso di 
'gas rarefatti a pressioni non eccessivamente basso si ave- . 
vano i risultati seguenti. 

La deviazione col solo campo magnetico aveva anda- 
mento pressoché verticale, la deviazione elettrica quasi 
orizzontale e la deviazione composta intermedia. Si aveva 
anche uno spostamento verso il basso pure dovuto airazione 
simultanea dei due campi. Orbene la porzione superiore 
che era la più brillante corrispondeva ad una carica 
positiva dei raggi, la porzione inferiore ad una carica 
negativa. 

Considerando la parte superiore, si può dire che V an- 
damento rettilineo dei contorni denoti la costanza della 
velocità dei raggi mentre attesta una varietà per il rap- 
porto fra carica e massa delle particelle, che secondo i 
calcoli va dal valore zero per la porzione non deviata ad 
un valore sensibilmente eguale a 10^ 

Sul conto dei n^gi negativi indicati dalla regione 
inferiore, si rileva mx valore massimo per il rapporto 
fra carica e massa che è inferiore a 10*, e quindi essi non 
sono certo raggi catodici, perchè a questi compete un 
valore 1, 7.10'. 

A press oni bassissime i risultati delle esperienze di 
Thomson si sono rivelati particolarmente interessanti. 

La chiazza fosforescente invece di costituire una 
striscia continua si divide in due isolate. La parte corri- 
spondente ad una deviazione piccola scompare, come fa 
la regione fosforescente dovuta alla porzione di raggi 
carichi negativamente. 

Per avere un effetto sensibile bisogna a pressioni 
molto basse ricorrere ad artifìci convenienti perchè la 
scarica possa passare senza pregiudizio della incolumità 
del tubo. II Thomson ha sormontata questa difficoltà uti- 
lizzando il fatto che, quando il catodo è formato di un 






88 Fisica 

metallo molto elettro-positivo, la scarica passa molto più 
facilmente che con un catodo di platino o di alluminio. 
E si è valso di jina leg-a liquida di potassio e di sodio, 
della (piale cospargeva il catodo. Ha fatto pure uso di 
calcio. 

Orbene i risultati ottenuti sono questi : Qualunque sia 
il gas che riempie il tubo o la natura dell' elettrodo la 
fosforescenza si manifesta con due macchie. Per V una 
il valore massimo del rapporto fra carica e massa è 10*, 
valore corrispondente all' atomo di idrog-eno. Il valore 
per tale rapporto in relazione all'altra chiazza è ox 10\ 
corrispondente alle particelle a o alle molecole di idro- 
g"eno. Lo dilTerenze che si notano sono dovute a diffe- 
renze di pressione piuttosto che a differenze nella natura 
del «ras. 

W. Wien alle conclusioni del Thomson ha fatto le 
seiruenti osservazioni principali: che e<^li in una sua 
antecedente memoria ha attirato V attenzione sul fatto 
della esistenza in differenti ^as di particelle per le quali 
il valore del rapporto fra carica e massa corrisponde a 
quello dell'idrogeno. L'atomo di idrogeno dà sul vetro 
(lei tubo usato nelle esperienze una fluorescenza diversa 
da quella degli altri gas. Le sue ricerche lo portarono 
a vedere come il valore limite 10* è ottenuto sempre con 
siffatta fluorescenza; tuttavia egli potè osservare che con 
una purificazione minuziosissima del gas la fluore- 
scenza dovuta air idrogeno diventava debolissima. Per 
(|uesta ragione è da ritenersi sino a conferma contraria 
che il valore del ra})porto 10' trovato per altri gas sia 
dovuto ad un piccolo residuo di idrogeno. 

Alle obbiezioni mosse dal Wien, J. J. Thomson ha 
risposto con una nota, nella quale osserva, che in tutte le 
esperienze a bassa pressione fatte da lui, la maggior 
parto della luminosità corrispondeva sempre ai raggi per 
i (inali il rapporto fra la carica e la massa delle parti- 
celle era di 10* o r).10\ Una esperienza eseguita dopo 
la pubblicazione della prima nota veniv^a fatta con un 
tubo a vuoto collegato ad altro contenente permanganato 
di potassio mediante una lunga spirale immersa nell'aria 
liquida. Lo stesso tubo era collegato alla pompa con un 
dispositivo simile, e mentre la pompa agiva esso veniva 
riscaldato e continuamente attraversato da scariche allo 
scopo di eliminare completamente ogni traccia di gas ade-" 
rente od occluso nello pareti e negli elettrodi. 



/ raggi canale ed i raggi x 89 



Nel corso di sei giorni veuno vuotato o successiva- 
montc riempito da ossigeno per riscaldamento del per- 
manganato di potassio. D' altro canto per la immersione 
delle indicate vspirali di comunicazione nelF aria liquida 
nessuna sensibile traccia di vapore acqueo poteva avere 
ricetto nel tubo. 

Orbene anche con queste rigorose condizioni speri- 
mentali le macchie fosforescenti corrispondenti a 10* ed 
a 5.10^ erano le stesse che si avevano nelle esperienze 
antecedenti, né venivano sen^ibilment ) modificate quando 
si introduceva nel tubo deir idrogeno alla medesima pres- 
sione. 

Il prof. Righi nel discorso di apertura della sezione 
di fisica della nuova Associazione italiana per il progresso 
della scienze ebbe a dire, a proposito di queste ultime 
esperienze del Thomson: 

< Però, per quanto tali esperienze abbiano un altis- 
» Simo valore di prova, V obbiezione del Wien è di quelle 
» che ai possono definitivamente confutare solo in seguito 
» a esperienze vai'iate e numerose, compiute da vari spe- 
» rimentatori ». 






A proposito dei raggi positivi crediamo conveniente 
dire alcune parole sullo studio oltremodo fecondo che su 
di esso è stato iniziato già. da tempo dallo Stark e rela- 
tivo air effetto Doppler che in essi si manifesta. 

È noto in che cosa consista V effetto Doppler, ed in 
varie occasioni in questo stesso Annuario so ne è dovuto 
parlare, tanto in questa rubrica, come in quella di Astro- 
nomia. 

Orbene lo Stark esaminando collo spettroscopio la 
luce che si manifesta lungo il percorso dei raggi positivi 
e dovuta alla luminosità dei ioni che lì costituiscono, ha 
notato, che mentre si ottiene sensibilmente lo spettro ca- 
ratteristico del gas contenuto nei tubo di scarica quando 
la direzione del fascio di luce analizzata è perpendico- 
lare alla direzione del moto dei ioni, le medesime righe 
spettrali costituenti siffatto spettro risultano spostate verso 
la estremità violetta se la direzione ed il senso di osser- 
vazione sono quelli medesimi del moto dei ioni. Inver- 
tendo il senso di osservazione, lo spostamento apparisce 
verso il rosso. Realizzando raggi positivi aventi direzioni 



variamento iriclinalo sulla direziono del moto dot ioni, si 
hanno spostamenti intermedi. 

Siamo diinquo oviiloiiteiuente di fmnto ad un elTetto 
Dfippler, air effetto riaultanto dalla composizione del moto 
traslatorio delle particelle luminose col loro moto vibra- 
torio, olio è cansa della luminosità. 

E9S0 è stato osservato anche analizzando la luce del 
primo strato negativo, ed essondosì per questo notato Io 
spostamento delle rii^he nei due sensi, si e dovuto conclu- 
dere che oltre ai ioni positivi che sì muovono nel senso 
solito, ve ne sieno altri che si muovono in senso contrario, 
quasi che fossero riflessi dal catodo. 

Molte, e molto feconde, come abbiamo detto, sono le 
consegruenze che si sono ricavato dallo studio dell'effetto 
Dtippler noi rag;gi positivi. Ci limiteremo ad indicare i 
principali risultati, e, senza discuterli, percliì' troppo a 
iunj^o dovremmo soffermarci ed il linguagg;Ìo usato po- 
trebbe apparire non adatto all' indole di questa pubbli- 
cazione, accenneremo alle più notevoli consegnenzo loro. 

Insieme ad ogni riga, spostata si seguita a vedere la 
riga nella posizione normale, la qualo cosa indica che 
debbono esservi ioni lumiiiosi ihjmobili dotati di pic- 
cola velocità. 

La riga spostata è più larga della prìmiliva e costi- 
tuisco anzi una striscia nella quale la intensità luminosa 
diminuisce andando dal lombo piìi lontano della riga pri- 
mitiva sino ad una corta distanza da questa, ove direnta 
bruscamente nulla. Ciò dimostra che esistono noi raggi 
positivi dei ioni aventi velocità diverse, ciie la luce da 
essi emessa comincia a manifestarsi solo a !)artife da 
un certo valore minimo della velocità, e che a partire da 
questo minimo l'intensità è tanto maggiore quanto più 
grande è la velocità stessa. 

Quando lo spettro stndiato, insieme iille righe con- 
tiene delle bande, generalmente risolto -- come si sa — 
dai potenti spettroscopi in innumerevoh e sottilissime 
righe, queste non mostrano affatto V effetto D'ippler. 

Poiché lo spostamento delle righe permetto di raggiun- 
gere colla nozione della natura clitmica del gas il valore 
della carica di ogni particella, lo Ktark ha potuto con- 
vincersi, ohe per tutte lo righe formanti la serie di doppie 
righe dell' idrogeno, il ione che le goiioi-.i è monova- 
lente, come paro monovalente ogni altro elio generi uno 



Fluorescenza e potere rot. magnetico del rapore di sodio 91 

spettro simile di doppiette. Per la serie di fighe triple 
si tratterebbe invece di ioni bivalenti. 

Nel primo caso gli atomi nel trasformarsi in ioni per- 
derebbero uno solo dei tanti elettroni che secondo il 
pensiero della generalità dei fisici, in esso si trovano. Nel 
secondo caso invece gli atomi perderebbero due elettroni. 

Sul conto della origine della luminosità dei raggi canale, 
gli studi dello Stark avrebbero condotto questo fisico a rite- 
nere, come la luce che dà lo si)ettro di righe provenga 
da vibrazioni interne ai ioni, mentre che quella che dà 
le bande debba essere dovuta alle vibrazioni assunte dagli 
elettroni nell'interno di un atomo neutro, nell'istante in 
cui esso si ricostituisce colla reciproca neutralizzazione 
di un ione con un elettrone. 

— La scoperta dello Stark dell' effetto Doppler nei raggi 
canale ha sollevato una nuova questione, che sperimen- 
talmente presenta gravi difficoltà, almeno se si deve giu- 
dicare da quanto in proposito possono dire le varie teorie 
elettroniche. La questione è la seguente: 1' effetto Doppler 
è la sola causa dello spostamento di una riga spettrale ? 
Una parte sensibile di questo spostamento, non potrebbe 
provenire da un cambiamento del periodo di emissione 
dovuto al fatto che la sorgente è in moto? 

— S. Kinoshita ha voluto indagare se, come dalle nu- 
merose ricerche fatte sull' effetto Doppler nei raggi canale 
attraversanti un gas elementare od il vapore di un corpo 
semplice apparisce quale veicolo dei raggi canale l'atomo 
caricato positivamente, nei gas complcvssi i raggi canale 
sieno trasportati dalle molecole complesse. Ha operato 
suir acetilene, il gas illuminante, il protossido d' azoto e 
r anidride carbonica, ed ha dovuto coucludere che nei gas 
composti la molecola come tale non prende parte al tra- 
sporto dei raggi canale. 11 gas subisce una dissociazione 
e sono gli atomi positivi risultanti da questa dissocia- 
zione che servono di veicolo ai raggi canale. 



II. — La fluorescenza ed il potere rotatorio magnetico 

del vapore di sodio, 

R. W. VVood, professore di fìsica sperimentale nella 
Università di Baltimora, attende già da tempo allo studio 
delle proprietà ottiche del vapore di sodio, e le sue ricerche 



n coiiilotto II risultati di ìntoroHse varamento uote- 
Coii osso il Wood Ila apertn, una via, che, corno lo 
:» della radioattività, ci fa poiiotrarc net inoccnTiismo, 

(loir atomo. Ma metiti-e i processi radioattivi si 
ii|)a£:narto ad una disiutet{:razioiic iÌrII' atomo e non 
ettono di studiai-c che i prodotti <li dìstru/.ione, le 
rbn:cioiiÌ ottiche, che mcltoiio in giuoco mia quantità 
re di energia, fanno vibrare le parti costituenti 
mo attorno ad una posiziono di equilibrio rispettaii- 
la integrità. Cosicché è facile intenderò come l'aiia- 
lollc vibrazioni omesse sotto eccitazioni differenti 
i catodici, luco bianca o monocromatica), possa dare 
Duto della strnltura dell'atomo dolio indicazioni, che 
dioaltività non può forse dare. 

vapore di sodio fu .sempre pro|)arato scaldando del 
metallico in tubi dì porcellana o di acciaio, geiio- 
!nttì in ambiente vuoto. 

t studio della rlispersiiuie d<-l vapore sembra ìiidi- 
initanzi tutto, che non si tratta per il caso del 
•e di sodio di molecole semplici, ma dì aggre- 
rariamente complessi contenenti una corta quantità 
rogcno. So si scalda lentamente un pozzo di sodio 
t tulio orizzontale avendo cura di raffreddare la parte 
ioro del tubo, si osserva che il vapore ])Ossiede una 
tà ottica enorme verso il bosso o quasi nulla verso 
, cosicché r insieme apparisco comportarsi come un 
la. Seeiindii il Wood (jnesla apparente eccezione alla 
, cinetica dt'i ffas proverebbe, che il vapore di sodio 
|nan<lo si distacca dal metallo apparisce formato da 
uppamenti complessi i quali Rnìseono gradatamente 
isolversi in molecole semplici. 

) studio <iol Wood ha portato su tre specie ili spettri : 
•ttro di assorbimento, lo speltro di fluorescenza, che 
80C01I1ÌO la natura della eccitazione, e lo spettro di 
OMO magnetica, la considerazione del quale dipende 
itto, elio un grande numem di vapori che possiedono 
ipeltro di awsorbimouto a righe fine e nette presen- 
per <jualcuna di queste righe la polarizzazione rota- 
magnelica. 
r ciò che concerne lo spettro dì assorbimento, lo 

1 del vaporo di sodio ha portato alla conclusione, 
^so apparisce fortemente modificato dalla presenza 
ilche traccia dì idrogeno o di qualche altro gas. 

non ha sensibile relazione di somiglianza cogli 



FLuorescetiza e potere rot. magnetico del vapore di sodio ^3 



spettri di fluorescenza e di rotazione magnetica; ma le 
righe comuni a questi tre diversi spettri sono precisa- 
mente quelle intensificate dalla presenza di idrogeno o 
di un gas inerte. Va avvertito, che, né lo spettro di fluo- 
rescenza, né lo spettro di rotazione magnetica appariscono 
quando il vapore di sodio sia mescolato ad un gas inerte. 

Sul conto dello spettro di rotazione magnetica note- 
remo come per il vapore di sodio esso possa ottenersi 
nella maniera seguente. Si pone il tubo di acciaio che 
contiene il sodio lungo V asse di una forte elettrocalamita 
fra due nicol air estinzione. Se allora si scalda il sodio, 
la luce riapparisce, dapprima in prossimità delle due 
righe i>, poi con molto splendore nella regione deir az- 
zurro verdastro. 

Ogni riga brillante corrisponde ad una riga oscura 
dello spettro di assorbimento, ma è soltanto una debole 
frazione di queste ultime che subisce la polarizzazione 
rotatoria magnetica. Alcune delle righe più marcate dello 
spettro di assorbimento mancano del tutto nello spettro di 
rotazione magnetica. Da ciò il Wood conclude, che lo righe 
di assorbimento hanno almeno due origini differentissirae. 

Se si confrontano le fotografìe di spettri di rotazione 
magnetica cogli spettri di assorbimento corrispondenti, si 
trova, ad esempio, che per 60 righe dei primi so ne hanno 
circa 15(X) nei secondi. Le righe di rotazione magnetica 
che hanno intensità variabilissima corrispondono spesso 
colle righe iniziali dei gruppi di righe di assorbimento. 

Lo studio dello spettro di fluorescenza ha condotto il 
Wood a conclusioni di notevole interesse, e gli ha per- 
messo di mettere in rilievo fatti singolari degni di inda- 
gine attenta, poiché appariscono a prima vista di capitale 
importanza. 

La eccitazione della fluorescenza veniva fatta con luce 
bianca o con luci monocromatiche dovute ad una lam- 
pada Heraeus. In particolare oltre alle lampade al cadmio, 
allo zinco ed al tallio, il Wood si è servito dell' arco ordi- 
nario al piombo, all' argento, al bismuto e al rame, di 
archi al litio, al sodio e al bario, di tubi di Ooissler a 
idrogeno e a elio. 

Ha studiato inoltre la eccitazione coi raggi catodici. 

Colla luce bianca si ha uno spettro a bande che non 
presenta apparente regolarità altro che al di là di ). = 505. 

Se si sostituisco T eccitazione bianca con una eccita- 
zione monocromatica, lo spettro di fluorescenza cambia 



b; esso mostra costititziono chiara a coloiinsto. 
540 ^ esso cessa dì manifestarsi distinta in ente. 
Jnce di eccitazione corrisponde a ), = 480, 
ino spettro a colonnato che apparisce nella 
eccitazione » iti una regione superiore a 540 (t, 
I la parte intermedia apparisce completamente 

andò la lungliezza d'onda della luce di eccita- 
tnta, il massimo d' intensità dello spettro di 
a si sposta verso il verde. Nello stesso tempo 
colonnato cambiano d' aspetto in conse^enza 
mento nella distribuzione dell' intensità fra le 
ponenti. 

tro di fluorescenza eccitato dalla luce bianca 
tro complesso e corrisponde alla sovrappoai- 
spetlri relativaraente semplici prodotti da 
ICO monocromatica semplice, 
rgente monocromatica {come la riga 480 del 
1 esempio), dà luogo ad uno spettro di fluore- 
sistcnte in una serie di righe equidistanti nella 
ale. Questo spettro si può ottenere eccitando 
mzn con una qualunque delle lunghezze d' onda 
mpongono, con questa restrizione che con 
i queste lunghezze d' onda sì nota la presenza 
riga che manca nella serie. Così, ad esempio, 
itala dalla riga del cadmio presenta delle lacune 
bolissime). Kssa offre l'aspetto seguente: due 
na, quattro ritfhe, lacuna, due righe, lacuna, 
he. (.(rbrne, se si eccita la fluorescenza con 
riga ). ^: ò20,7 dell'argento (che coincide con 
'ighe precedenti) si ottiene la stessa serie senza 

catodici danno una lluiiresceuza, che ricorda 
i luce bianca. In questo caso lo spettio otte- 
ita sempre le righe dell' idrogeno. 

guardando obliquamente sì constata, che la 
del vapore di sodio è verde ali" ingresso dei 
liei, aranciato all' uscita o che fra queste regioni 

è una regione oscura. 

vede come si sia di fronte a fenomeni dì par- 
oresse e di tale indolo da condurre a concin- 
oli sul conto della costituzione intima del- 



'?f' 



Fenomeni magneto-ottici nei colloidi % 

Maxwell ha detto : « Uno studioso intelligente armato 
del calcolo e dello spettroscopio non può a meno di sco- 
prire qualche fatto relativo alla intima struttura della 
molecola ». 

Ciò, secondo quanto recentemente ebbe a ripetere lo 
Zeemann in un bel discorso sui fenomeni magneto-ottici 
da lui studiati, sembra ancora giusto e vero. 

Sull'esempio di Wood, T. S. Carter ha sperimentato 
col vapore di potassio, osservandone gli spettri di fluore- 
scenza, di assorbimento e di rotazione magnetica e giun- 
gendo a risultati di qualche interesse che qui non ci è 
lecito riferire. 



III. — Fenomeni magneto-ottici nei colloidi, 

Neir ultimo volume de^lT Annuario avemmo occasione 
di diro brevemeute intorno ai liquidi colloidali e alla 
loro osservazione ultramicroscopica. 

Accennammo a certe loro proprietà elettriche, e di- 
cemmo come su di essi fossero stati eseguiti studi di 
non piccolo rilievo riflettenti le loro proprietà magnetiche 
e raagneto-ottiche. 

Poiché su questo campo si sono proseguite le ricerche 
con ardore e con buoni risultati, non possiamo a meno di 
dire suir argomento alcune parole. 

Osserviamo subito che siffatti fenomeni non costitui- 
scono, come si era pensato dapprima, una nuova pro- 
prietà generale dei mezzi assoggettati air azione del campo 
magnetico; ma in compenso essi ci permettono in qualche 
caso particolare di precisare l'idea che ci si deve for- 
mare di quei granuli colloidali, che si possono vedere, 
ma sul couto dei quali non si sa ancora gran che. 

Orbene, certi liquidi colloidali, e in tesi più generale 
un gran numero di liquidi eterogenei, vale a dire conte- 
nenti in sospensione particelle solide, danno origine a 
curiosi fenomeni magneto-ottici, che possiamo additare 
considerando la direzione dei raggi luminosi o trasversale 
o parallela alle linee di forza magnetica. 

Quando il liquido posto nel campo magnetico è tra- 
versato normalmente alle linee di forza dal fascio lumi- 
noso si osservano fenomeni di birefrangenza magnetica 
e di dicroismo magnetico. In altre parole il liquido col- 
loidale posto in un campo magnetico e traversato da un 






f ; 

1 . 



90 Fi,y/ca 

fascio di luce normale alle linee di forza prende le stesse 
proprietà ottiche di una lamina cristallina unrasse posi- 
tiva negativa, vale a diro, le vibrazioni parallele alle 
linee di forza e le vibrazioni perpendicolari si propagano 
con velocità differente. Nello stesso tempo succede spesso 
che queste due vibrazioni principali sono inegualmente 
assorbite, o, in altri termini, il liquido diventa assimilabile 
ad un cristallo dotato di dicroismo. 

IV Positiva la birefrangenza magnetica, se le vibrazioni 

parallele alle linee di forza si propagano meno rapida- 
mente delle vibrazioni perpendicolari ; negativa, se si pro- 
duce la cosa inversa. 

y: Positivo il dicroismo se le vibrazioni parallele alle 

linee di forza sono più assorbite delle altre; negativo 
nel caso contrario. 

Quando il liquido sia trasversato da un fascio di luce 

i parallela al campo, si osservano oltre alla polarizzazione 

p rotatoria magnetica presentante caratteri particolari, dei 

; casi di dicroismo circolare magnetico. 

* Por ciò che riguarda i fatti osservabili colla luco 

perpendicolare al campo deve dirsi come a Kerr si debba 
la prima osservazione al riguardo, ma come il Maiorana, 
senza conoscere i risultati precedenti sia stato il primo 
a mettere fuori di dubbio la esistenza di quei fenomeni 
mostrando, che certe soluzioni colloidali di idrossido ferrico 
li presentano con una nettezza veramente notevole. Molti 
altri hanno proseguito le ricerche in siffatto campo, ma 
chi ha più di recente fatti studi organici od ampli sul- 
r argomento sono stati i signori Cotton e Mouton. Va- 
lendosi di un prodotto farmaceutico, il ferro Hravais, cl>e 
è particolìirmento attivo, essi hanno potuto confermare 
le osservazioni del Maiorana, veriiìcare le ipotesi di Schmass 
della orientazione delle particelle col campo magnetico, 
e dare di più uua spiegazione del fenomeno dell' inver- 
sione che si osserva con questo liquido quando si faccia 
cambiare la intensità del campo o la temperatura. Le 
ricerche eseguite con campi magnetici intonsi hanno poi 
dato un risultato previsto teoricamente, e cioè che la 
proporzionalità della birefrangenza al quadrato della in- 
tensità del campo non può essere ammessa neppure come 
legge approssimata, s' intende per campi sullìcien te mente 
intensi. 

Studiando altro soluzioni colloidali di idrossico ferrico, 
(Jottou e Mouton hanno trovato che si potrebbe aumeii- 



r 



i 



Proprietà inagneto-ottiche dei colloidi 97 

tare molto la attività di tali liquidi cou un riscaldamento 
più o meno prolungato e che i cambiamenti nelle pro- 
prietà elettro-magnetiche sono accompagnati da un cam- 
biamento della grossezza dei granuli ultramicroscopici 
di questi colloidi. Essi hanno di più veduto, che il segno 
dei fenomeni magneto-ottici non è retto, come si era 
pensato, dalla più o meno grande quantità di ferro sciolto 
nel liquido intermicellare. 

Infine, Cotton e Mouton sono riusciti a preparare nuovi 
liquidi presentanti la birefrangenza magnetica ed in par- 
ticolare liquidi non contenenti metalli magnetici. 

Per ciò che riguarda i fenomeni magneto-ottici osser- 
vati colla luce parallela al campo, va notato come Cotton 
e Mouton abbiano trovato, che certe soluzioni colloidali 
di idrossido ferrico presentano un potere rotatorio ma- 
gnetico assai marcato, accompagnato da dicroismo magne- 
tico circolare. Il potere rotatorio magnetico non obbe- 
disce alla legge di Verdet della proporzionalità al campo, 
varia secondo i corpi usati, e dipende, a parità di altre 
condizioni, dalla grossezza dei granuli ; non è lo stesso 
a seconda che i granuli sono liberi nel campo o associati 
a gelatina che impedisca loro i movimenti. Aggiungendo 
gelatina ai liquidi in esperienza, essi hanno potuto fissare 
il fenomeno della polarizzazione rotatoria magnetica e 
preparare dei gel che, allontanati dalla elettro-calamita, 
continuavano a far girare il piano di polarizzazione e si 
comportavano come calamite trasparenti perchè si rive- 
lavano effettivamente magnetizzati. 

Non sarà inopportuno ricordare, prima di terminare 
questa breve notizia, come vi sieno altre sostanze pre- 
sentanti la polarizzazione rotatoria magnetica, e per le 
quali la legge di Verdet è in difetto. Kundt, Du Hois etc. 
hanno trovato che essa è in difetto per lamine sottili di 
ferro, di nichel e di cobalto. In ogni caso la rotazione, 
che è considerevole, se si tiene conto del debole spessore, 
varia proporzionalmente alla magnetizzazione acquistata 
dal metallo, come ha fatto vedere Du Bois. Bisogna no- 
tare tuttavia che in questo caso la rotazione è positiva 
e si fa nel senso della corrente magnetizzante. 

Sul conto del dicroismo circolare va detto come esso 
non era ancora stato osservato nei liquidi. Qualche cosa 
di analogo era stato riscontrato dal prof. Righi solamente 
nelle proprietà del ferro in lamine sottili. 

AVKUARIO «CIEHTIFK30 — XT^IV. 7 



98 Fitfica 



IV. — Fenomeni niaf/neto-ottici nei cristalli, 

È noto come la teoria data dal Ix)rentz per spiegare 
il fouomeno di Zeemaii stabilisca elio gli atomi dei vapori 
possano riguardarsi come contenenti elettroni negativi, e 
ciò in accordo del resto con risultati sperimentali deri- 
vanti da altri ordini di ricerche. E certo è soddisfacente 
sotto questo punto di vista la teoria del Lorentz per cui 
basandosi sul fcMiomeno di Zeeman si è potuto calcolare 
il rapporto fra la carica e la massa di tali particelle e 
trov^arlo nel modo mig-liore concorde coi valori raggiunti 
per altre sv\ariato vie. 

Jean Becquerel molto opportunamente si è proposto di 
indagare se una conclusione» simile a quella indicata a 
proposito dei vapori, relativa alla esistenza di elettroni 
nepitivi le cui vibrazioni siono pars magna della emis- 
sione delle lineo, potesse estendersi anche ai corpi *allo 
stato solido. Il fenomeno della polarizzazione rotatoria 
magnetica ha da lungo tempo rivelata una azióne del 
magnetismo sulla proi)agazione della luce in un corpo 
solido, liquido o gassiìso. Orbene, dopo la scoperta del 
fenomeno di Zeeman, le esperienze relative al potere 
rotatorio del va[)ore di sodio, per le lunghezze d* onda 
prossime a quelle delle righe I) hanno mostrato come la 
polarizzazione rotatoria magnetica sia legata air effetto 
simultaneo del fenomeno di Zeeman e della dispersione 
anomala. Era duncpie naturale pensare che nei corpi 
solidi e liquidi potesse esistere un simile legame, vale a 
din» si manifestasse un cambiamento di periodo del movi- 
mento degli elettroni. 

Su considerazioni sijnili il Becquerel ha appunto ba- 
sate le sue induzioni e per osservare un effetto del magne- 
tismo sulle bande di assorbimento ha opportunamente 
pensato ai corpi solidi che possiedono bande fini, quali 
i cristalli naturali contenenti terre rare. Così colla xeno- 
tima e la tisonite ha ottenuti risultati nettissimi. 

La xenotima o hussakite, fosfato di ittrio e di erbio, è 
uno dei cristalli presentanti le bande più fini, le quali 
sono per la maggior parte dovute all' erbio. 

La tisonite, o fluoruro di cesio, lantanio e didimio, 
dà principalmente lo spettro del didimio. 

I cristalli possiedono, come è noto, diversi spettri di 
assorbimento. La xenotima e la tisonite essendo uniassi 



_ j 



Fenomeni magneio-o/tici i 



UK» f'^'*'''* 



''""Mj'rainmHto con I.,rout.eco„ I.arn.or che l'atomo 
„i„'c':.Hm::r..a corpu«c<,U 0.1 oiatro... ■;£- otean . 

,,„U o.nUr..ni .,.anU. .^^^^^^ 

r:: <.f:^ .; Ck?; ,^r ..o,,.. n... « spot^aU non sono 

rtiTnsHimi o doi minimi. "'-{J'Y,^;; jf,^ fj^-X- 
»" „<t' .oh l<.t..rmin.iziono .lolla massa doi corpn- 

d r più .•l.'tironi. Nonosta.ito 1 assorziono <lol Larmor 
P . campo mMifiiotico di un oU-ttrono rimano limitato 
a 1 .1. H lòjì no HstiTltisHima intorno ..ll'olottr.ìi.o mo o- 
" m 1 Slat Hi basa nulla imlicala «"v-'-apI.>o«!f.'""« J' 
cà pi PM- darò una spioRaziono dola variabili à aollo 
r^Zl noi iciomoni .li Zoomai, o .li .1. Hoc.p.orol. 



• 



t.,dii,ondontom<Mito da offiii azione di un campo ma- 
^luS ritto la Bola inilnon^a .lolla variazione di to.u- 



Fenomeni magneto-ottiri nei crixtalli lOI 

p<»rat(ira, le bande di assorbimento dei cristalli dì terre 
THrf: (xcnotima, lisnnite, parisite, monazite, apatite, zircone) 
subiscono moditicazioni coitsiderevolì. Kssciido stalo uolato 
ijiiosto fatto sui vetri di uranio e di erbio, è forse lecito 
|H;i)8are che enso abbia min portata generale. 

L' inflnenza delle variazioni di temperatura suH' assor- 
bimento nei corpi solidi ha formato da lungo tempo 
r ojfgetto di ricerche di nn pran numero di fisici, ed il 
pili spesso venne rivelato in modo indiretto coi cambia- 
menti di colore dei corpi scaldati o raffreddati. 

HifTatte ricerche hanno mostrato che in g;eneralc le 
roffioni assorbite sembrano spostarsi verso il rosso quando 
si Hcaida un corpo solido. Tuttavia alcune oseervazioui 
nono apparse contraddittorie, e molti risultali sperimentali 
mostrano incertezza. Di più nessuna misura precìsa venne 
eseguita al riguardo. 

Il Becquerel ha creduto bene riprendere siffatte ricerche, 
e poiché ifli spettri dei cristalli di torre rare possiedono 
bande abbastanza lini perchè possano venire osservate 
con uno spettroscopio a grande dispersione, si è servito 
a[>pnnto di siffatti cristalli. 

I risultati ni ([unli egli è giunto portano un po' di 
luce e dì ordine sulla (|ueslione, e sono a larghi tratti i 
wgiieuti. 

I>e v,iriazioiii <li temperatura a pressione costante niu- 
dìticano nei cristalli di terre rare il periodo delle vibra- 
zioni dogli elettroni assorbenti. Sotto l' inflncnza dì un 
ralfred da monto le bainle di nssorbimonto si spostano dal 
lato delle piccole lunghezze d'ondn; tuttavìa un certo 
numero di esse si sposta nel senso opposto. 

ÌM larghezza e la intonsiti'i dolio bando di assorbi- 
mento variano ijuaiido la tO]nj>eratura cambia. Allorché 
la lemperatiira si abbassa, la larghezza dì tutte le bande 
diminuisco. Ijunsi sempre i massimi di assorbimento 
ainneiilnno; tutlavifi alcune blindo si restringono e dìmi- 
iiLiisconn di ìntensitii : jtor (jueslo ultime, il numero degli 
elettroni assorbenti, per uiiitìi dì massa, deve iliminuire 
nllorchè la lemperalurn si abbassa. <'ome già il padre 
dell' tittuiile sperimeiiliitorn lo ha stabilito, le bande dì 
eiiiìssiou'' per rnsforeseeii^^n dei stili di uranìle sul>iscoiio 
variazioni de) lutto simili, ìntimamente legato ni enmbiii- 
tiiouli delle blindi' ili assi>i'liimeiilo de<-'li stessi cnriù. 

Le inoiliMca/.ioiii subite dalle linnde di assorbimento. 
Sdito r inllueilzn delle variazioni di toinporntiu'a condii- 



cono ad un cambiamento nel colore dei corpi, fenomeno 
da lungo tempo osservato. 

Una legge semplice regge le variazioni di larghezza 
delle bande dei cristalli. La differenza di periodo delle 
due vibrazioni che, da una parte e dall' altra del mezzo 
di ogni banda, corrispoudono al tuassimi di perturbazione 
uella curva di dispersione, varia proporzionai monte alla 
radice quadrata della temperatura assoluta. È da notare 
la circostanza che questa legge i< stata stabilita per via 
nettamente sperimentale. 

La teoria cinetica permette tuttavia di prevedere una , 
legge simile per t gas, o considerazioni analoghe a quelle 
che si possono dedurre dalla teoria dei gas debbono po- 
terai applicare ai solidi. Nei corpi solidi, secondo ogni 
probabilità, la larghezza delle bande, in generale abba- 
stanza considerevole, deve risultare per la maggior parto 
da un grandissimo numero di urti fra le molecole. 

V. — Jl fenomeno di Kerr nei lii/iiidi. 

È noto in che cosa consista il fenomeno che porta il 
iiotbe dello scopritore Kerr. Quando si fa cadere un 
raggio di luce polarizzata sul polo dì una elettrocalamita, 
il piano di polarizzazione subisco una rotazione di un 
certo angolo in senso inverso alla circolazione conven- 
zionale delia corrente che percorre l'avvolgimento della 
elettrocalamita medesima. 

Orbene, Aoclcerloin ha mosso in cvidonna con accurate 
esperienze che il fenomeno ora indicato si ha anche nel 
caso dei liquidi, ed ha fatto delle misuro approssimate 
dalle quali trae la conclusione clie il fenomeno osservato 
è incompatibile in grandcziia e anche in segno con quanto 
lasciano prevedere le attuali teorie elettro-ottiche. 

W. Voigt, autore di una teoria elettro -otti e a, lia porti 
fatto notare, che questa ultima conclusione dell'Aeckerloin 
non devo condurre a severità per lo teorie medesime. 

Prima di tutto il fenomeno di Ki'rr osservato dal- 
l'Aeckerloin si accompagna sempre ad un effetto di elet- 
troslrizìoue del liquido, e può (piìndi esservi reciproca 
inlluenza dei due fatti. 

Di più, tanto la ti-orla dello stfsso Viiij!;t, ccnne (piella 
del Loroniz sono necesf<ananiento Hclu'nialichc^ e non 
possono apjdicnrsi nella forma Jitlualo che ai casi piti 
semplici. 



L* elettrone positivo 



VI. — L' elettrone positivo. 

Come è noto, sinora gli sforzi più intensi e più intel- 
ligenti degli studiosi non hanno potuto portare all' iso- 
lamento dell'elettrone positivo. Si può parlare di elet- 
trone negativo, e se ne parla, e si fondano molte spiega- 
zioni di interessanti fenomeni sulla esistenza sua; ma 
per ciò che riguarda l' elettrone positiv^o si evita di pren- 
derlo in considerazione anche nel campo delle ipotesi. 

Ognuno diffatti sa come nella teoria elettronica dei 
metalli, il Drude aqainise sino da principio l'esistenza di 
entrambe le specie di elettroni quale elemento necessario, 
sopratutto per spiegare lo particolarità rivelate dalle 
esperienze sull'effetto Hall e su altri fenomeni che vi si 
connettono; ma il Lorentz si affaticò a semplificare sif- 
fatta teoria nel senso di liberarla dalla necessità di con- 
siderare oltre agli elettroni negativi anche quelli positivi. 

Però l'opera del I^rentz non apparve appieno soddi- 
sfacente; del pari come soddisfa poco la ipotesi di J. J. 
Thomson sulla costituzione interna dell'atomo e basata 
sulla considerazione di soli elettroni negativi disseminati 
e gravitanti attraverso ad una sfera carica di elettricità 
positiva. 

La mancanza della possibilità di considerare elettroni 
positivi come si considerano elettroni negativi sembra 
dunque farsi sentire nelle teorie fondamentali. 

I^e stesse ricerche recenti di J. Becquerel, delle quali 
abbiam detto brevemente in altro luogo di questa ras- 
segna annuale di Fisica, sembrano} reclamare la consi- 
derazione di elettroni positivi. 

D'altro canto i nuovi risultati relativi ai raggi a e ai 
raggi canale in gas a bassissime pressioni avviano il 
pensiero alla speranza che non sia esclusa la possibilità 
di raggiungere sperimentalmente T elettrone positivo. 

Se la natura di ricerche di questo genere, per sé stessa 
delicatissima, non richiedesse la ripetuta conferma da 
parte di vari sperimentatori con metodi svariati, potremmo 
diro di esser già di fronte ad elettroni positivi liberi 
nelle esperienze di Lilienfeld. 

Come il Thomson, nelle ultime esperienze da noi ri- 
cordate, aveva constatata resistenza di raggi positivi 
rimbalzati o riilcssi dal catodo o da molecole gassose e 
da ioni, il Lilienfeld ha avuto campo di studiare raggi 



V- 



^'%' 



• +1 



.odo verao l'anodo in reci- 
ione attraversati da una cor- 
grande di quella usata dal 
uso di un catodo di Wehnelt 
. da ossido di calcio e arro- 

ivi cosi ottenuti, il rapporto 
le particelle in moto fu tro- 
rrandezza di quello relativo 

causa della grand» intensità 
errebbe ad ogni istante un 
i assai più grande del con- 
za elettrica gli elettroni po- 
almeno in parte, da questi 
ìcinutì nel loro rapido mo- 



lta acquistata dai gas per 
a Iluntgen o delle radiazioni 
a centri oletlrizzatl dei due 
riforme ed operante nel pro- 
-a e propria convezione, si è 
iccaniamo in molte altre cir- 
; in moltissime altre circo- 
2 per cui intervengono o i 
radio, si ha una conducibilità 

caratterizzata dal fatto che 
tassante, ad esempio, fra lo 
i cariche di nn condensa- 
n è leg'ata alla differenza di 
Ila [cggfi di Ohm. La legge 
i due elementi viene rappre- 

la quale ha dapprima anda- 
ite, poi attenua a ])oco a poco 
andamento ]tressochè paral- 
igo il quale si rappresentano 
'^ssa ha ricevuto il nome di 

questa particolare leggo di 
ic si traiti di mia conducibilità 



Grouxi ima e e^tttri neutri 

particolare dovula ad un processo di convezione opt 
da centri carichi n ioni, non ne se^ue da essa che 
vari casi in cui si debba pensare a convezione la co 
cìbilità del gas abbia sempre le medesime proprietà, 
gas attraversati dai raggi liiint^en o del radio, in q 
uscenti dalle fiamme, in quelli preparati di recente 
via elettrolitica o chimica, in quelli chs son passai 
del fosforo, in quelli che hanno di recente subita 
espansione, in quelli che hanno gorgogliato attraver 
soluzioni saline, e così via. 

La velocità uniforme che prendono i centri elettri: 
in un campo di un volta per centimetro, l'azione 
densatrice che esercitano sui vapori, la rapidità i 
quale sparisce spontaneamente la ionizzazione dei 
hanno fornito nelle varie circostanze risultati num 

Mentre che i ioni prodotti dai raggi del Rtiutgeu e 
radio hanno una mobilila prossima al centimetro 
secondo in un campo elettrico di un volta per centim< 
richiedono un notevole grado di soprasaturazione 
condensare il vapore d'acqua e si ricombinano rat 
mente per fare sparire in pochi secondi la conducit 
del gas; i ioni, studiati da E. Bloch e trovaiUisi nell' 
passata su del fosforo, hanno una mobilità mille i 
minore e possono condensare in nebbia il vapore aci 
in prossimità della saturazione. Di piiì la ricombinaz 
di questi ultimi ioni avviene molto più lentamente 
non nel caso degli altri ioni che chiameremo ordir 
e quindi la conilucìbilità del gas ad essi dovuta per 
piiì a lungo. 

I gas dello (iamme possiedono proprietà analogj 
quelle dei ioni del fosfom, come si dice. Il lìloch, 
diando i gas usciti da una fiamma di gas ilUiminant 
misurate mobilità decrescenti a misura che il gas 
raffreddava od invecchiava. Queste mobilità tende* 
verso un liinite che apparve precisamente dell'ordini 
quelle già trovate pei ioni del fosforo, ossia un ce 
Simo di millimetro. 

II [.^ngevin ha segnalata la presenza noli' aria al 
sferica normale di una conducibilità attribuibile a ce 
elettrizzati con mobilità di questo ordine, e ha chiai 
siffatti centri, grossi ioni, ritenendo del |)ari che 
sembri esisteri' rolnKiour intima fra<piost(i sorta di io 
i ioni, ordinari. 



lOO Fmca 

Infine, nel caso dei gas ionizzati per polverizzazione 
di goccie di una soluzione di cloruro di sodio, Aselman 
ha misurate mobilità svariatissime, discendenti però fino 
a valori molto piccoli. 

Secondo V ipotesi generalmente ammessa, colla quale 
si attribuisce a tutti i ioni la medesima carica elettrica, 
la differenza di mobilità non può dipendere che da dif- 
ferenza dello masse materiali dei centri. Ricorrendo ad 
una formula dovuta a Stokes, la quale dà la velocità di 
caduta uniforme di una piccola sfera di determinato 
raggio in un gas di nota viscosità ci si può fare un' idea 
delle dimensioni dei ioni. Essa difatti, oltre al mettere in 
rilievo che la mobilità varia in ragione inversa del raggio, 
come ci dice che i ioni ordinari hanno una grossezza 
deir ordino delle dimensioni molecolari, addita un dia- 
metro di 10 |A|ji per ioui, la cui mobilità sia, come per 
i ioni del fosforo, di un centesimo di millimetro. 

La maniera più naturale di raffigurare i grossi ioni 
è quella di considerarli corno una agglomerazione mate- 
riale, relativamente considerevole portante una carica 
eguale a quella dei ioni ordinari o dell'atomo di idro- 
geno nella elettrolisi. E quindi si può pensare che simili 
ioni si possano formare unendo un contro materiale neutro 
dell'ordine di grandezza voluto, con un piccolo ione 
ordinario. 

Non dobbiamo tacere che all' idea del Bloch, secondo 
la quale l'aria circostante al fosforo abbia una conduci- 
bilità elettrica dovuta a grossi ioni, G. C. Schmidt oppose 
sino dal 1903 l'opinione, che la conducibilità medesima 
non dipenda da ionizzazione del gas, ma da una conve- 
zione operata dallo particelle della nube circostante al 
fosforo. 

NcUa sua memoria d'I HHK] lo Schmidt negava la 
esistenza di una corrente di saturazione; trovava una cor- 
rente in accordo colla ìaggo di Ohm, di intensità cioè 
l)roporzionale alla differenza di potenziale creata nel gas, 
e non potendo per queste ragioni ammettere una conduci- 
bilità quale viene operata dai gas ionizzati, negava una 
ionizzazione qualsiasi e ammetteva una convezione della 
elettricità per andata e ritorno di particelle della nebbia 
da un elettrodo all'altro (come nelle esperienze della 
grandine elettrica), c*èu che pretendeva spiegare tutti i 
fatti osserv^ati. 



Grossi ioni e centri neutri 107 

I ■ ■ — - ■ ■-■ ■■ _^. 11.11 ■ IIMW I . _ ■ I ■ 

Da queir epoca, resistenza della corrente di satura- 
zione fu messa fuori di dubbio con esperienze di E. Bloch 
e poi con determinazioni di Harms. Di più E. Bloch ha 
fatto notare come V ipotesi della convezione sotto la forma 
voluta dallo Schmidt richiedeva una conducibilità pro- 
porzionale non alla differenza di potenziale, ma al cubo 
di questa differenza, e che c^uindi non si conciliava colle 
stesse esperienze dello Schmidt raeg'lio che colle esperienze 
del Bloch medesimo, di Elster e Oeitel, del Barus e di 
Harms. 

Lo Schmidt ha allora modificata la propria ipotesi e 
ha sostituita la convezione doppia con una convezione 
semplice: le particelle cariche, invece di andare o tornare, 
compiono il solo cammino di andata. 

Come la nuova idea vada d'accordo coi fatti non 
possiamo qui indicare. E. Bloch Tha discussa con molta 
larghezza e con argomeilti tanto buoni da far ritenere 
che nel caso del fosforo si tratti di una ionizzazione 
con grossi ioni e non d'altro. 

Nelle fiamme le condizioni di formazione dei grossi 
ioni, già indicate, si possono ritenere realizzate nel modo 
seguente. L'azione chimica libera delle cariche elemen- 
tari, ed i prodotti della combustione, solidi o liquidi, si 
raggruppano attorno ad esse o d'un colpo le attraggono 
in virtù della loro carica. È chiaro che in queste condi- 
zioni, il centro materiale non potrà attrarre più di un 
ione, poiché, caricato una volta respinge le cariche dello 
stesso segno. 

M. de Broglie ha tentato di produrre i grossi ioni 
rendendo possibili le condizioni ora indicate o, in altre 
parole, riproducendo in (jualche guisa il meccanismo di 
formazione ora indicato. 

Egli hH difatti ripro lotto le, condizioni delle fiamme 
ordinarie (combinazione chimica, alta temperatura, for- 
mazione di prodotti condensabili) facendo passare in un 
tubo scaldato al rosso una corrente d'aria mescolata con 
alcune bolle di idrogeno o di gas illuminante. Il tenta- 
tivo non poteva aviere migliore risultato o i grossi ioni 
formati si sono rivelati tali non solamente per la debolo 
mobilità, ma anche por il loro potere condensante. 

Uicercho ulteriori dello stesso de Broglie» hanno potuto 
meglio precisare le conclusioni del primo studio e met- 
terò in ovi<ionza nel gas usc<Mite da una fiamma la prò- 



i 



t _-•■■ 



A convertirsi in grossi ioni 
ti'sta Ulta carica elcmoutare. 
ial de lìroglie venivano pro- 
umella di gas iliiiinitmiitc, 
jampana nella quale si pro- 
tromba ad acqua. Essi pas- 
lensatore C, formato di due 
lasciavano fra di essi se non 
i con un campo di 360 volta; 
ne di tre litri di cHpacilà 
a railiazioui ionizzanti, ed 

condensatore cilìndrico voti- 
ale serviva da collettore e 

elettrometro Curie. 
;r perduta la conducibilità 

per il i>assaggio attraverso 
istallo Ulta conducibilità se 
all'aziono di un tubo conte- 
està conducibilitii attestata 
ledala ai gas di fiamma, 
aria comune, ogni traccia di 
10 prese tutte le convenienti 

iiifluonza diretta del radio, 
e che i gas di fiamma, una 
iro passaggio attraverso il 
mo ancora (jnalehe cosa di 

podotto, nelle esperienze del 
lei radio, o con una lastra 
Itravinlotti wi sono otteiuiti 

la liamma di ossido ili cur- 
non dà clic contri elottriz- 

fornisoe centri neutri capaci 

iccoli ioni. 

■ i piccoli ed i grossi ioni, 

;ta, distrutti per il passaggio 
scaldato coiivenienteiiientc 

o meno lungo se si lasciano 
un recipiente di ijiialclie 

' ilei ceulri iieiiti'i t^iuisiste 
ì sulla JonizzaKione ac'pii- 
liqiiidì convenienti. 



La ionizzazione è una azione addittiva f 109 



Intanto va premesso che siffatti g;as, a seconda del 
loro gorgoglìo in nn liciuido piuttosto che in un altro, 
possono o no contenere centri neutri. Nel caso dell'acqua, 
deir alcool e delle soluzioni acquose tutti i centri sono 
carichi. Al contrario, i gas molto debolmente ionizzati, che 
escono dopo gorgoglìo attraverso alla benzina, al toluene 
ecc. contengono quasi esclusivamente dei centri neutri. 

Orbene, ci si può chiedere ; se V aria prima di gorgo- 
gliare attraverso ad acqua contiene già centri neutri, 
3uali proprietà mostra dopo il gorgoglìo? Le esperienze 
el de Hroglie hanno dimostrato che in siffatte condi- 
zioni r aria, dopo aver gorgogliato, attesta una fortissima 
conducibilità, la quale senza dubbio deve attribuirsi ad 
una azione esercitata dai centri neutri. 

L'aumento di ionizzazione si produce anche coi centri 
neutri provenienti da corpi porosi umidi e riscaldati, come 
con quelli che fornisce il gorgoglìo attraverso alla benzina. 

I centri neutri che gorgogliano in liquidi, quali la ben- 
zina ed il toluene, non danno accrescimento di ionizzazione. 

Se si fa passare del gas conduttore ma privo di centri 
neutri, che esca per gorgoglìo da soluzioni acquose o da 
alcool in un pallone soggetto all'azione del radio o dei 
raggi del Rontgen, si constata che la loro conducibilità 
è considerevolmente diminuita. 

Notando il comportamento opposto che si ha per il 
gas che esce per gorgoglìo attraverso ad acqua e per il 
gas che esce invece per gorgoglìo attraverso a benzina; 
opposto per ciò che concerne l'azione del radio su di 
esso ; il de Broglio avverte come possa essere inesatto, 
per prevedere la conducibilità totale di un gas assogget- 
tato a differenti cause di ionizzazione, addizionare l'effetto 
particolare di ciascuna di esse. 

Orbene, a titolo di cronaca e di notizia, dobbiamo 
registrare un lavoro che apparisce coscienzioso e dovuto 
a T. Noda della scuola normale superiore di Tokio. Esso 
porterebbe alla conclusione, che in un gas assoggettato a 
differenti agenti ionizzanti, la corrente di saturazione è 
uguale alla somma delle correnti di saturazione attribui- 
bili a ciascuno degli agenti particolari. 

Vni. — La fotografia dei raggi ultrarossi, 

J. Zennek ha recentemente indicato un processo assai 
semplice per la fotografia dei raggi ultrarossi. Esso 



lerti sviluppatori sono 
attira. Se si immerg:c 
impi-ossionata essa non 
1 bagno In si assog- 
iiiiitata con un oppor- 
li! iiitorrotto o soleato, 
itie sono stati ra^rgiuiiti 
iiuagiiio delle iiiterru- 

hihik. Se la sorgente 
tto, e il diafraiDiDa una 
jertura in forma di W 
gente, si ottiene una 
nti. 

lino dei quali chiuso 
!Oii una lastra di eba- 
ia l' assorbimento che 
de lunghezza d' onda, 
> apprezzabile altro che 

3. 

I nello che darebbe la 

m sviluppatori come 
ene tuttavia prendere 
IO e cominciare prima 
fon sviluppatore caldo. 
diazione termica con- 
■erante per evitare la 



[■aggi ultrarossi ricor- 
snesso una emulsione 
rofrangibili preparando 
Jiito in collodio, distil- 
iogliendo il precipitato. 
emulsiono ottenuta per 
nitrato d'argento e di 
h molto più sensibile, 
ro d' argento nell' al- 
in poco di nitrato d'ar- 
illa jrelatiua ed azione 
li ai raggi infrarossi 



Raggi ultrarossi - Lavori d'Acustica 111 



IX. — Di qualche nuovo lavoro nel campo delV Acustica. 

Da qualche tempo si ha T occasione di leggere lavori 
riguardanti un capitolo della fìsica, che per l'attrattiva e 
le promesse di altri era stato alquanto abbandonato. 
Certamente non si fa ancora troppo, ma un qualche 
risveglio si e manifestato. 

Una ricerca sperimentale sulle misuro assoluto della 
intensità del suono è stata di recente fatta da \V. Zernow. 

I metodi sin qui proposti per siffatte misure si pos- 
sono dividere in due gruppi. Al primo appartengono 
quelli che permettono misure assolute per una forma 
qualunque del movimento vibratorio. Al secondo quelli 
che sotto la forma loro attuale non permettono che lo 
studio delle vibrazioni sinusoidali. 

II primo gruppo comprende il metodo del disco di 
Rayleigh, e il metodo della misura della pressione delle 
onde (Rayleigh, Altberg). 

Il secondo gruppo comprende il metodo refrattome- 
trico di Toepler e Boltzmann, perfezionato da Raps, e il 
metodo che fa uso del manometro a vibrazione di \Vien. 

Orbene W. Zernow ha creduto utile fare un confronto 
fra il metodo di Wien e quello della pressione dell'onda. 

La conclusione è stata questa, che le forze di pres- 
sione delle onde e le variazioni di pressioni contro una 
superfìcie riflettente danno risultati concordanti al 2 y, 
circa. 

A proposito di pressione delle onde sonore va notata 
una recente esperienza di H. W. Wood per dimostrare 
in modo sem[)lice come esista siffatta pressione. Dinanzi 
ad un grande riflettore, che possa concentrare delle onde 
sonore, si colloca un piccolo molinello atto a ricevere in 
una delle alette siffatte onde concentrate. p]sso si met- 
terà in movimento ben marcato. 

A. Kalahne suggerisce un metodo di misura della 
velocità del suono, che egli ha adoperato con buoni 
risultati. Il principio di esso, che a dir vero non sap- 
piamo garantire nuovo, ò il seguente: una sorgente 
sonora (diapason ad esempio) è posta dinanzi ad un 



m 



,<, éJ 



il 'suono prodotto ò il suono foiidaiucntale od uno degli 
armonici del tubo, per modo che spostando lo stantuffo 
di una quantità o^^uale ad un nuoiuro intero di mezze 
lunghezze d'onda, si avrà ancora un massimo di riso- 
nanza 96 la posizione di partenza corrispondeva ad mi 
massimo. Colla misura dunque della distanza fra due 
massimi successivi, che con precauzioni suggerite dal 
Kalahne pare possa effettuarsi con molta precisione, si 
ha uno dei due elementi noti che permettono di deter- 
minare r incognita velocità di propagazione, mediante la 
nota relazione che lega questa al numero di vibrazioni 
del suono in esame ed alla lunghezza d'onda. 



È noto come, secondo l' ipotosi di Holmoltz-Henaen, 
lo vibrazioni sonore che entrano nell'orecchio interno vi 
provocano una risonan'za delle fibre trasversalmente tese 
della membrana basilare. Secondo le altezze del suono, 
certuno o certo altre fibre si mettono a vibrare, e questo 
movimento si comunica alle cellule epiteliali sensibili 
dell'organo di Corti, ciò che provoca la eccitazione di 
certe fibre nervose, e quindi la percezione del suono. 
Si credette un tempo che le intere fibre della membrana 
basilare vibrassero per tutta la loro lunghezza come nua 
eorda liberamente tesa; ma si è visto più tardi che la 
zona liscia di essa ^quella ricoperta dagli archi del 
Corti) rimane in riposo, mentre che ia zona pettinata 
(quella non ricoperta da archi) effettua i piii grandi 
movimenti. Ne segue che la risonanza non può venire 
attribuita che alle fibre della zona pettinata. 

H. Zwaardomaker ha cercato di riprodurre nella ma- 
niera pift fedele, con un metodo meccanico, le circostanze 
che si presentano nell' organo del Corti. Ki è valso di 
una corda di acciaio messa ad una estremità in vibra- 
zione da un diapason, e sopportante per un certo tratto 
della sua lunghezza un archetto di legno opportuna- 
mente sovraccaricato. Gli è stato possibile ottenere: 
1." grandi spostamenti della regione senza arco sovrap- 
posto, e corrispondente quindi alla parte pettinata delle 
fibre dell'orecchio; 2.° immobilità della zona, alla quale 



Qualche lavoro nel campo nell'Acustica 113 



era sovrapposto V archetto di legno ; 3.** immobilità del- 
r archetto ; 4.^ immobilità del sovraccarico dell' archetto. 
Circostanze queste che si ritengono tutte verificate nel- 
r orecchio interno. 

il modello realizzato dallo Zwaardemaker avrebbe 
anche permesso di mettere in rilievo una pressione eser- 
citata dalle vibrazioni sonore dell'organo del Corti, e di 
concludere che appunto siffatta pressione prodotta dalle 
vibrazioni sonore deve essere la causa immediata del- 
l' audizione. 






Nel campo della acustica applicata, si è avuto uno 
studio, presentato dal dott. Marage alla Società francese 
di fisica, e relativo alle qualità acustiche delle sale per 
la voce parlata. Esso è stato eseguito in sale differenti 
per estensione e forma, ricorrendo ad una particolare 
sirena a vocali munita dei risuonatori boccali, che lo 
stesso dott. Marage aveva ideato e fatto costruire. 

La conclusione è stata in certo senso d' accordo con 
quanto già si sapeva per opera del Sabine, e cioè che 
le proprietà acustiche di una sala sono definite dal 
suono di risonanza (rimbombo) che in esse si produce. 

La durata di questo suono varia col timbro, l' altezza 
e la intensità del suono primitivo; ciò che potrebbe forse 
spiegare perchè una sala possa essere abbastanza buona 
per un oratore e cattiva per una orchestra. 

Perchè 1' acustica di una sala sia buona, la durata di 
un suono di risonanza determinato deve essere sensibil- 
mente costante por tutti i luoghi e per tutte le vocali; 
essa deve essere compresa fra un mezzo ed un secondo. 

Se questa durata è più grande di un secondo, non si 
arriva a farsi intendere nella sala, che parlando molto 
lentamente, articolando bene e non dando alla voce una 
energia troppo grande. 

Queste notizie, pensa il dott. Marage, possono indi- 
care in anticipo ad un oratore le condizioni nelle quali 
deve parlare per farsi comprendere da tutti i suoi 
ascoltatori. E so così è — aggiungiamo noi — non sarà 
il risultato dello studio del I).' Marage inutile, specialmente 
in questa età di conferenze e di parole. 

ASHUARIO BClUKTlb-ICO — XLIV. B 



114 Fisica 



X. — / più recenti progressi 
nel campo delle operazioni per rarefare i gas. 

Dopo le antiche pompe pneumatiche meccaniche, 
dopo i vari tipi di pompe a mercurio che permisero di 
raggiungere alte rarefazioni, dopo la pompa, cosidetta 
ad olio di Geryk, tanto apprezzata perchè tale da fare 
raggiungere un buon vuoto, sono di recente venuti in 
campo molti metodi per faro il vuoto, che meritano una 
rapida menzione. 

Innanzi tutto diremo del comodo, per quanto alla 
portata di pochi, metodo di rarefazione coir aria liquida. 
Esso è basato sul fatto che il carbone, e più special- 
mente il carbone di noce di cocco, ha un potere di assor- 
bimento dei gas, marcatissimo quanto più bassa è la 
temperatura alla quale viene portato. E consiste nel- 
r aclattare, in comunicazione col recipiente nel quale • 
deve operarsi la rarefazione, un recipiente contenente di 
tale carbone finamente diviso ed in quantità conveniente 
alla capacità da rarefare. L' immersione del recipiente 
contenetite il carbone in altro contenente aria liquida fa 
sì che il carbone, portato a bassissima temperatura, 
acquisti un fortissimo potere assorbente por il gas con- 
tenuto nel tubo, e se prima si ora fatto il vuoto con 
una pompa meccanica ordinaria, si possa raggiungere 
una ottima rarefazione catodica Si possono in questo 
modo seu-uire le vario fasi della scarica elettrica in un 
gas rarefatto col procedere graduale nella rarefazione. 
É tale esame può farsi anche in senso inverso sottraendo 
il recipiente col carbone dall' azione deir aria liquida, 
cosicché esso ritorni a grado a grado nello condizioni di 
temperatura ambiente. 

Un metodo di uso ancora non diffuso, ma tale da 
presentare non piccola utilità, è quello descritto già da 
Federico Soddy e basato sulla proprietà che ha il calcio 
portato alla sua temperatura di volatilizzazione, di assor- 
bire in maniera praticamente istantanea e perfetta, tutti 
i gas conosciuti ed i vapori, eccezione fatta per i gas 
chimicamente inerti della famiglia dell' argon. 

Il Soddy ha descritto un opportuno recii)iente da 
porre in comunicazione col tubo da vuotare, e noi quale 
il calcio può venir portato alla temperatura di volatiliz- 
zazione (da 7(K) ad 8(KV e). 



Nuovi processi di rarefazione dei gas 115 

Un altro metodo, descritto da A. Henry al Congresso 
del 1907 deir Associazione francese per il progresso delle 
Scienze, è basato sulla constatazione che la- calce spenta j[^ 

emette, se la si scalda, del vapore acqueo, e che le ten- '' 

sioni di dissociazione sono : 

a 85^ 99^6 126** 145^ 

2«im4 5mni5 15""',34 29™». 

Il riassorbimento del vapore acqueo alla temperatura 
ordinaria è rapido e la pressione diventa debolissima. 

Per ottenere V intento si salda ad una dello estremità 
del tubo, nel quale si vuol operare la rarefazione, una 
ampolla contenente circa 30 grammi di calce spenta, e 
air altra estremità un secondo recipiente contenente una 
sostanza avida di acqua, della potassa caustica, per 
esempio. Questo ultimo recipiente comunica con una 
macchina pneumatica ordinaria o con una pompa ad 
acqua. Mentre che si fa il vuoto colla macchina pneuma- 
tica, si scalda con una fiamma la calce che si dissocia e 
il vapor acqueo scaccia 1' aria. Dopo 2 o 3 minuti di 
riscaldamento si chiude alla lampada il tubo a vuoto per 
separarlo dal recipiente contenente la potassa, e poi si 
lascia raffreddare la calce. In meno di mezz' ora il rias- 
sorbimento è sufficiente, perchè nel tubo a vuoto, se 
munito di elettrodi, si possano produrre i raggi catodici. 

Se tale tubo viene lasciato in comunicazione col reci- 
piente contenente la calce, si possono realizzare per gradi 
le differenti forme di scarica come quando si adopera il 
metodo dell'aria liquida. 

Un tubo lungo un metro, vuotato con questo processo, 
al dire di Henry, diventa bene luminoso in vicinanza di 
un trasformatore Tesla. Cosa del resto non sorprendente, 
se davvero, come Henry asserisco, col suo metodo si opera 
una buona rarefazione. 

Sostituendo la calce colla barite si hanno gli stessi 
risultati. 

Una pompa meccanica e a mercurio nello stesso tempo, 
di recente apparsa e ormai ben diffusa, si è quella di 
W. Gaede. 

Essa si compone sostanzialmente di un recipiente in 
ghisa, per metà contenente mercurio, nel quale gira un 
tamburo in porcellana, o, secondo una nuova disposi- 
zione, in ferro smaltato. Le camere (due o tre) nelle 



quali è suddiviso si riempiono poi moto rotativo del sistema, 
ftlteniativanieiito di aria e di mercurio; esse aspirano 
l'aria dal recipiente nel quale si vuol fare il vuoto e la 
spingono all'esterno. Questo sistema, corno mostrano le 
figure 4 e 5, ha una certa analogia con un contatore a gas. 



Nella carcassa della poin)m fJacdc, ove si immette 
l'aria clic ossa aspira, è iissalo un tul)0 che la può porro 
in comunicazione con una pompa ]>rcparatrice capace di 
una rarefazione di 15 a 20 nini. 

Con una pressione inizialo <li IO nini, sì cblte in una 
serie di prove su di un recipiente di li litri di capacità, 
per il caso più favorevole, il sesmoiile risultato, constatato 
da un rnanomotro di Mac I^oii; 

Dopo 5 minuti di aziono luui. 0,027 
» IO » » . . (1.00047 

» V2 „ , « * 0.00001 

> 16 . » . . 0.000003. 



Lei/he di Ileimler 



Ver il caao più sfavorevole si obbo: 



0,000<)7 
0.000()2. 



XI. — Sulle Uf/he magnetiche dì Heusler. 



Oh Ed Guillaume ha dato recciiteraente una teoria 
delle liote leghe magnetiche di Housler, che furono oggetto 
di breve notizia anche su questo Animario. 

Come si sa, Heusler 
scoprì per caso il com- 
portamento ferromagne- 
tico di certe leghe Mn- 
Al-Cu e Mn-Sn-C'u, lo 
cui proprietà furono stu- 
diate da vari sperimenta- 
tori, ma principalmente 
da Stark e da Haupt. K 
cosi si è veduto che il 
ferromagnetismo dì que- 
ste serie di leghe è pos- 
seduto dulie combinazioni 
definite Mii-Al e Af"* Sn, 
mentre il rame esercita 
il solo ufficio di solvente 
e dà alle leghe la loro 
malleabilità. 

La causa dell'appari- 
zione del magnetismo 
nelle indicate combina- ''«■ ^■ 

zioiii, si è dimostrata na- 
turalmente di carattere i 
che essa possa mettersi i 
ben note delle leghe. 

In generalo le leghe binarie possiedono una tempe- 
ratura di fusione inferiore a quella che indicherebbe la 
legge dello mescolanze, por quanto eccezioni si siano con- 
statato sul conto di complessi ben definiti, ed in partico- 
lare sul conto dello leghe Al-Au, Al-Sb, Sn-Na. Così 



misterioso. Al Guillaume sembra 
I relaziono con alcuno proprietà 



118 Fixica 

quest' ultima, studiata dal Mathowsoii, presenta una tem- 
peratura di fusione massima di o76" mentre che le tem- 
perature di fusione dei compouenti sono di 97",^ e 2.S2". 
Xoii essendo la fusione die una trasformazione allo- 
tropica, se ne può concludere che l' alluminio e lo stagno 
sono particolarmente adatti a formare delle combinazioni 

1 metallo del gruppo 
a r ipotesi che l'as- 
ci manganese e del 
me troppo bassa delle 

coir alluminio e lo 
ifoprietà magnetiche 
questi ultimi metalli 

del primo. 

di veder apparire le 
el cromo coi metalli 

della temperatura di 

nagnettche del ferro 

alluminio, che si è 
mento dei cristalli di 
, il fatto, che queste 

di trasformazione e 
rditiaria, più lontano 



à fatta una dotermi- 
iddisfacente, del peso 
a creduto opportuno 

stata effettuata con 9 
■a ha potuto operare 
lite puro, e quindi in 
s pienamente soddi- 

;Ilo già usato per il 
consiste noi dosare 
oro cnnteitntn in un 



I 



Il peso atomico del radio 119 



La signora Curie ha concluso che il peso atomico del 
radio è uguale a 226,2 con un errore possibile inferiore 
ad una mezza unità, la base adottata essendo: 

Ag = 107,8 CI = 35,4. 

E che se si adotta la base indicata neir ultima edi- 
zione delle ormai celebri tavole del Landolt, che raccol- 
gono i risultati ultimi di misura delle diverse costanti 
fisico-chimiche {Ag = 107,93 ; CI = 35,45), il numero re- 
lativo al radio diventa 226,45. 

n valore che apparisce per il radio nella tavola inter- 
nazionale dei pesi atomici, in dipendenza delle vecchie 
determinazioni è 225. 

Come è noto, siffatta tabella è redatta ogni anno da 
una Commissione internazionale, che nell'anno decorso 
era composta di F. W. Clarke (Stati Uniti), H. Moissan 
(Francia), W. Ostwald (Germania) e T. E. Thorpe (In- 
ghilterra). 

Il valore 226,45 por il peso atomico del radio è sod- 
disfacente o meglio è in armonia con certe considera- 
zioni che il prof. Righi faceva nel suo volume sulla 
moderna teoria dei fenomeni fisici^ e che qui crediamo 
utile riferire dopo avere richiamato quanto abbiamo detto 
alla pagina 84 di questo Annuario sul conto delle tre 
ipotesi che si possono fare a proposito della particella a. 
Le ultime due delle quali ipotesi si possono sostenere, sia 
ammettendo che le particelle a vengano espulse ooUa loro 
carica, sia ritenendo che questa carica venga da esse 
acquistata dopo in seguito agli urti contro le molecole 
del mezzo nel quale si muovono. 

« Ammesso che le particelle a — scriveva il professor 
» Righi — siano atomi di elio, il cui peso atomico è 4, 
» si incontra una difficoltà nel render conto della produ- 
» zione del radio per parte deir uranio, e di quella del 
» piombo per parte del radio, giacché assunti i numeri 
» 238,5 come peso atomico deir uranio, 225 come peso 
» atomico del radio e 226,5 come peso atomico del piombo, 
» subito si scorge, che questi tre numeri non differiscono 
» di un multiplo di 4, mentre ciò si dovrebbe verificare, 
» se realmente con ripetute sottrazioni di un atomo di 
» elio si dovesse passare dall' atomo di uranio, a quelli 
» del radio e del piombo. Però la difficoltà scompare se 
» si assume 226,5 invece di 225 come peso atomico del 
» radio. Questo nuovo valore non è inammissibile, giacché 



120 Fisica 

» bisogna ricordare, che le prime determinazioni della 
» signora Curio diedero come risultato 146, mentre suc- 
» cessivamente si attribuirono al peso atomico del radio 
» valori di più in più elevati, man mano che si riuscì 
» ad ottenerlo allo stato di purezza maggiore ». 

XIII. — L' unità di lunghezza d' onda per gli astrofisici. 

Sebbene ai fisici la cosa non tocchi in maniera diretta, 
perchè essi si trovano bene albergati nel sistema asso- 
luto centimetro-grammo-secondo, pur tuttavia non cre- 
diamo fuori di luogo additare una definizione indiretta- 
mente data dell' unità di lunghezza d* onda al Congresso 
degli studi solari tenutosi nel maggio del 1907. Il Con- 
gresso ha adottato la seguente risoluzione: 

<i La lunghezza d' onda della riga rossa della luce 
del cadmio prodotta da un tubo ad elettrodi è 6438, 4696 
angstroms nell' aria secca a 15® del termometro ad idro- 
geno, sotto 75 centimetri di mercurio, il valore di g 
essendo 960, 655 (latitudine di 45"). Questo numero ser- 
virà di definizione air unità di lunghezza d' onda ». 

XIV. — La fotografia dei colori. 

Su questo Annuario si seguì sempre con particolare 
interesse un argomento che ha grande importanza tanto 
nel campo teorico come in quello pratico, e si disse dei 
vari tentativi e delle diverse vie seguite o iniziate per 
raggiungere V intento, che costituì sempre il sogno più 
accarezzato dal fotografo, di riprodurre l'immagine coi 
suoi colori reali. 

Il giorno in cui Niepce e Daguerre inventarono la 
fotografia, pensarono a questo complemento della loro 
scoperta, ed il 4 settembre 1827, Niepce scriveva: « Il 
signor Daguerre è arrivato a fissare nella sua sostanza 
chimica qualcuno dei raggi colorati del prisma ; ne ha 
già raccolti quattro e lavora a raccogliere i tre altri al 
fine di avere i sette colori primitivi ». 

Qual complemento mancava alla loro scoperta, e quanta 
ingenua speranza albergava nell'animo loro I 

Nel 1868 la questione era allo stesso punto che nel 
1827, quando ne fu intravista la soluzione bruscamente 



La fotografia dei colori 121 

e simultaneamente da due uomini geniali: un poeta, Carlo 
Cros, e un chimico Ducos de Hauron. 

Era r idea degli schermi colorati della quale già si 
disse più volte negli Annuari degli scorsi anni, e che 
attraverso a dispositivi vari sorse finalmente in forma 
netta per opera dei Lumière nel 1904. 

Essa ha trionfato anche del metodo additato nel 1891 
dal Lippmann, che portò per qualche tempo la questione 
della fotografia dei colori su altra strada. 

Dal 1904 i fratelli Lumière non hanno cessato di stu- 
diare il loro metodo ancora non pratico, e sono final- 
mente arrivati a metterlo a tal punto da soddisfare in 
maniera discretamente buona alle esigenze della pratica. 

Il dispositivo dei Lumière consisteva nelF accoppiare 
ad una emulsione pancromatica, vale a dire sensibile a 
tutti i colori, uno schermo capace di lasciare passare, 
distribuendoli convenientemente, i raggi luminosi. L' emul- 
sione era già conosciuta. Lo schermo immaginato dai Lu- 
mière si componeva di grani di fecola finissimi, colorati 
rispettivamente in rosso aranciato, verde e violetto. Questi 
grani, dei quali ciascuno rappresentava circa un decimil- 
lesimo di millimetro venivano ripartiti in numero eguale 
per ogni colore su una lastra di vetro. 

Primitivamente si otturavano per mezzo di una pol- 
vere nera gli interstizi che i grani di fecola lasciavano 
fra di loro, ma ne risultava una diminuzione di luce assai 
sensibile. Un perfezionamento importante e di recente 
brevettato permette di ridurre al minimo siffatti interstizi 
tagliando, per mezzo di una macchina speciale, i grani 
di fecola così da renderli poligonali e contigui coi loro 
contorni. 

Si ha così uno schermo nel quale ogni millimetro 
quadrato di superficie rappresenta otto o nove mila pic- 
coli schermi elementari rosso-aranciati, verdi e violetti. 

Questo schermo composto di particelle colorate coi tre 
colori già indicati, guardato per trasparenza ci apparisce 
incoloro. Veduto al microscopio si compone di grani ser- 
rati gli uni contro gli altri senza intervalli visibili, e vi 
si distinguono nettamente i tre colori rosso-aranciato, 
verde e violetto. Teoricamente i grani debbono essere 
eguali in volume ed in numero. I tre colori debbono essere 
uniformemente ripartiti nella lastra. Ma praticamente 
questa uniformità di ripartizione è cosa diffìcile da 
ottenere. Possono dunque prodursi delle plaghe ove si 



cheiiifluiraiiiin un poco, 



a lastra dì vetro ricove, 
l'etto segreto, 800 piccoli 
vameiite in rosso-aran- 
licito, senza sovrapposi- 
ittt specie di scacchiere 

da una pellicola, costi- 
le di piccole linee tinto 
iza ricoprirsi, si trovano 
passare alcun ra^^óo di 

idicato un altro processo 
li che lasciano liberi i 
impiegati dapprima dai 
lel sostituire al mosaico 
no schermo formato da 
cilindrici disposti paral- 
ilfri. Questo schermo è 
'Otomiche di filamenti di 
i in modo conveniente 
e verde), e riuniti in 
ad nn cemento composto 
la, entro cui trovasi in 

1 nero-ffrigio dipo quasi 
Si comincia col tingere 
Jole in colori di anilina 
aili neir alcool a 36". Il 
ira si pufi procedere alla 
iventi da 2 a 3 centesimi 

umière come in (pielìe 
ma deposta nel vetro è 
i vernice il cui indice di 
quello del materiale tri- 
deposta una emulsione 
Itti i colori, di estrema 
Vedi Hff. fi), 

apparecchio qnaIuiH|nc, 
i dal Iato dell' obbiettivo, 
jelle colorate prima di 



La fotografia dei colori 123 

impressionare il gelatinobromuro ; ma bisogna aver cura 
di porre uno schermo giallo dinanzi air obbiettivo per 
diminuire V intensità delle radiazioni azzurre e violette. 

È in questo modo che si assicura il pancromatismo 
rigoroso della lastra, perchè si assorbono le radiazioni 
dominanti per le quali la lastra sensibile medesima sa- 
rebbe troppo vivamente impressionata. 

Benché V assorbimento di luce per opera dello schermo 
colorato sia abbastanza sensibile, una posa di un quinto 
di secondo col sole è sufficiente se si opera con un buon 
obbiettivo. 

Per intendere il processo cosidetto Lumière di foto- 
grafìa dei colori, supporremo di dovere fotografare quattro 
fiori unicolori, dei quali uno sia rosso, un altro giallo, 
un terzo azzurro ed un quarto bianco. 

I raggi luminosi emessi dal fiore rosso saranno assor- 
biti dagli elementi verdi della rete tricroma della lastra, 
il verde essendo complementare del rosso, e passeranno 
al contrario totalmente attraverso agli elementi rosso- 
aranciati e parzialmente attraverso agli elementi violetti, 
che lascieranno passare il porpora del fiore rosso. La 
lastra sarà dunque impressionata sotto gli elementi rosso- 
aranciati e violetti, mentre che rimarrà inalterata sotto 
gli elementi verdi. Collo sviluppo ordinario, le parti 
impressionate anneriranno, mentre che le altre non subi- 
ranno alcun cambiamento. Cosicché se si fissasse in tali 
condizioni, sugli elementi rosso-aranciati e violetti si 
avrebbe del nero; sugli elementi verdi non vi sarebbe 
nulla, poiché il bromuro d' argento rimarrebbe disciolto 
dair iposolfito di soda; il fiore rosso apparirebbe allora 
verde, il verde essendo complementare del rosso. 

II fiore giallo sarebbe riprodotto dagli elementi rosso- 
aranciati e verdi, e le radiazioni gialle sarebbero arrestate 
dagli elementi violetti, cosicché esso sarebbe rappresen- 
tato nella lastra col colore complementare. 

Il fiore azzurro del pari sarebbe rappresentato in rosso- 
aranciato, complementare deir azzurro. 

E il fiore bianco sarebbe rappresentato manifestamente 
in nero. 

Appariscono dunque opportune le seguenti opera- 
zioni. 

L° Un primo sviluppo, che riduce il bromuro d'ar- 
gento producendo dell' argento metallico sotto gli elementi 
che hanno trasmesse le radiazioni di luce. 



y 



penuaiigaiijito acido» di bicroiuatu 
e abbia per iìiic di sciogliere 1' ar- 
to col primo sviluppo, 
'iliippo, che evidentemente non può 
netailico prodotto dal primo, poiché 
■so nella seconda operazione, ma 
parti rispettato dal primo sviluppo. 
GII eseguito in piena luce. Il bro- 
) intatto si Impressiona a sua volta, 
condo sviluppo, si produco dell' ar- 
te le parti della lastra che non 
ato nella camera buia. 
che tolga l'eccesso di bromuro 
nelle operazioni precedenti, 
ra/.ioni fondamentali ve ne sono 
tari, ma sul conto di queste non è 
liamo. 
tecnici dove Pivolfrersi a pubblica- 

iratica ognuno, che voglia eaejruire 
ocesso, deve richiedere pran parte 
ibili per ottenere buoni risultati, 
ììcoltà non indifferente stia ncll' ap- 

tempo di posa. 
*nck ha potuto ottenere coll'assi- 
Chevroton, col processo Lumière, 
i microfotografie he, che ha presen- 
le Scienze dì Parigi: tutte le sfu- 
ifici sono rese fedelmente, come Io 
litro oggetto e con eguale facilità. 
la fotografia dei colori, insieme ad 
a del naese della cosidetta fotoseul- 
re da molti esclamazioni le quali, a 
meritano molta considerazione, 
^ste sco[)erto saranno certo un gran 

pittori e gli scultori non ver- 
3ti dell' o|)era loro •. 
rare in considerazioni estraneo 

(|nesln Annuario. Diremo soltanto 
dei!" arie a silTatte querele non può 
'ari» concorrenza la fotografia ai- 
uoli all'arto che crea, e che in una 
urre la risultante dei vari aspetti, 
ata prfMido nella successione del 
la ragiono di vita. 



e superficiale e prensione 



L' arto , del nuovo gigantesco p 
fotografia dei colori, avrà forse più ad i 
a perdere. 



XV. — Tensione superficiale e pres 

Ne) penultimo Annuario, uno dei 
questa rubrica di Fìsica ebbe a riasi 
pubblicato dai professori Battelli e Sti 
si concludeva: a) ciie debbono essere U 
soluzioni che hanno ugual tensione 9u 
quando due liquidi di tensione superili 
separati da una parete porosa o semip 
saggio attraverso il setto deve avver 
più si presta a rendere uguali le tension 
due parti. 

In appoggio di queste propoeizion 
tutti i fatti osmotici allora conosciuti e 
di altri enunciati poateriormetite dal 
studi sulle soluzioni alcooliche, furono 
addotte soltanto quelle poche esperienz 
inerenti alle misure osmotiche con m< 
meabili permisero agli autori di fare a 

Con una pubblicazione uscita quest 
conti della R Accademia dei [lincei, i 
e Stefanini riferiscono di nuove esperi 
tauzB dell'argomento li aveva cousiglis 

Prima fra tutte va registrata quella 
serie di soluzioni aventi eguale pres 
operarono misuro di tciisiono snpcrfici 
la conclusione che per esse tale tensioi 
valore. 

l'or la misura della tensione super 
metodo di Jiiger, consistente nel detorn 
verticale che due tubi capillari di dian 
bono avoro nella soluzione studiata j 
mediante un palloncino di gomma si : 
neamcuto in ainbiduc, osca iudilTcrcntf 
dall'altro. 

Lo soluzioni di eguale pressione n: 
furono quello di nitrato potassico (1. 
potassico (1,11 "'i,), di solfato dì magne 
zucchero (5,76 "/J trovato isoosmotiche 



:a delle tensioni 
professori Bal- 
ani osmotiche dì 
ile. 

issico di maii- 
I teiisione super- 
jsieo e di elorurn 
tiatmough vanno 

no isoosmotiche, 
tsioni osmotiche, 
assibìle ricorrere 
oatocrito di He- 
che ai fonda sul 
che i globuli rossi 
Bngono inalterato 
> volume soltanto 
trovano in una 
ione la cui pres- 
osmotica sia 
e a quella del 
lo che conteng»- 
et loro interno, 
luzioni taoosmo- 
subiranno uguali 
iioiii di volume, 
[■bene i risultati 
prove eseguite 
smatocrìto sulle 
ioni isocapillari 
oosmoticità delle 

e Htofanini mo- 

indipRndond da 
itsione osmotica, 
ere isoosmotiche 
le superficiale. 

ad un sistema 
Ivente puro, un 
are, od nn terzo 

capillari aventi 
irò e nella sohi- 

9U uno s tosso 



1 

J 



■Vi/ ^f •» 



Pressione osmotica e tensione superficiale 127 

Naturalmente, nei due capillari, soluzione e solvente 
si eleveranno ad altezze differenti esprimibili colla nota 
relazione di Laplace in virtù della quale V altezza in cia- 
scuno di essi è direttamente proporzionale alla tensione 
superfìciale ed inversamente proporzionale tanto al peso 
specifico del liquido come al raggio di curvatura della 
superfìce libera sul capillare. 

Ma la differeuza delle altezze dei liquidi nei capillari 
così esprimibile con relazione algebrica, moltiplicata per 
la densità del vapore che li sovrasta nei capillari e nel 
terzo recipiente di comunicazione, dà il peso della colonna 
di vapore che ha per altezza il dislivello nei due capil- 
. lari medesimi. 

Orbene, Battelli e Stefanini ammettono che siffatto 
peso dia la differenza fra le tensioni di vapore /> e /? , del 
solvente e della soluzione. Perciò scrivono una relazione 
nella quale, in base alla f or mola ricordata di Laplace, 
entrano i valori delle tensioni medesime, delle tensioni 
superficiali, dei pesi specifici, dei raggi di curvatura dello 
superfici libere nei capillari, della densità di- vapore. Essa 
si semplifica supponendo che la soluzione sia sufficien- 
temente diluita da poter ritenere senza errore sensibile 
uguali i pesi specifici della soluzione e del solvente, e si 
può combinare coir altra che in siffatta ipotesi eguaglia 
la differenza delle tensioni di vapore al prodotto della 
pi'ossione osmotica della soluzione per il rapporto fra la 
densità del vapore sovrastante ai liquidi e il peso spe- 
cifico di essi. 

Scrivendo la eguaglianza che risulta da siffatta com- 
binazione per due soluzioni con differenti pressioni osmo- 
tiche, e sottraendo membro a membro tali eguaglianze si 
arriva ad ottenerne una, la quale, nella ipotesi di liquidi 
ad egual tensione superficiale e a conseguente egual 
raggio di curvatura per la superficie libera sul capillare, 
esprime la identità dei valori per le pressioni osmotiche 
delle due soluzioni considerate. 

Ne concludono quindi, i professori Battelli e Stefanini, 
che quando due soluzioni diluite hanno eguale tensione 
superficialey hanno anche ugual pressione osmotica. 

Al ragionamento ora sommariamente indicato il com- 
pianto prof. Alfonso Sella ha obbiettato prima di tutto, 
che apparisce inesatta T affermazione fondamentale che 
la differenza />-/> , fra lo tensioni di vapore del solvente 
e della soluzione, sia eguale al peso della colonna di 



«Qza delle altezze di 
di eguale diametro 
B e nella soluzione e 
te soltanto il vapore 

ì lecito ritenere che 
[itemeote diluita sieno 
li specifici della sohi- 
.nche poco differenti 
iali. 




Solvente 



ma ragione d'essere, 
razione dei liquidi ha 

dalle superficie lìbere 
1 sistetua è necessario 

diverso u non sullo 
ammettono Battelli o 
ile scritta da questi 

islivollo n cui si deb- 
menischi perchè non 
bisogna operare nel 
nera ripiena del solo 
3nti contenenti le due 



Presitione oumotica e tensione nuperficiate 120 

soluzioni: perchè vi sia equilibrio, le diie superfìcie delle 
(iue soluzioni dovranno trovarsi ad nn dislivello K, tale, 
olle la difi'orenza delle tensioni di vaporo p del solvente 
o />, della soluzione, sia eguale al peso di una colonna 
di vapore di sezione unitaria e dì altezza K. Se poi nei 
duo liquidi si immergono due capillari di egual diametro, 
si avranno due ascensioni di altezza h ed h, a seconda 
delle rispettive coesioni specitìche. Quindi In differenza 
fra gli estremi dello superfìcie nei capillari, nel caso 
dell'equilibrio dovrà essere data dal rapporto fra la diffe- 
renza delle due tensioni 
di vapore e la densità del 
vapore, diminuito della dif- 
ferenza delle ascensioni 

capillari. 

Orbene, su questo punto 
Battelli e Stefanini trovano 
che tutto cift per nnlla con- 
traddice alle osservazioni 
loro, che si riferiscono a 
casi essenzialmente diver- 
si. A parte che è lecito eli- 
minare la distillazione dal- 
le superSci libere della so- 
luzione e del solvente col 
semplice artifizio di toglier- 
le dal contatto con T'am- 
biente esterno, sia sovrap- 
ponendovi un liquido privo 
di tensione di vapore, sia 
sovrapponendovi uno stan- ^'i^- ^■ 

tuffo perfettamente mobile; 

la relazione generalo indicata dal Sella cdespriniente la- 
differenza fra gli estremi delle superficie nei capillari 
può condurre alla relaziono fondamentale di Battelli e 
Stefanini quando si prendano tubi tali che l'indicata 
differenza, manifestamente dipendente dal raggio di questi, 
sia nulla. Ciò sarà possibile ogni volta che si tratti di 
soluzioni tali che quella che ha un' altezza capillare mag- 
giore abbia anche una tensione di vapore maggiore. 

Se poi il liquido che si dispone ad un livello più allo 
sopporta, nell'equilibrio, una tensione di vaporo più 
grande, basterebbe rifare, notano Battelli e Stefanini, le 
stesse considerazioni sopra lo schema della figura 9. 



130 Fisica 

Allora i livelli osterui sarebbero disposti ad altezze 
diverse ed i menischi sarebbero posti sullo stesso piano 
orizzontale. Si intende che in .tal caso, per impedire 
revaporazione dei menischi, è necessario sovrapporvi o 
lo stantuffo ideale o il liquido privo di tensione di vapore, 
e tale por di più che non alteri la tensione superficiale 
delle due soluzioni. 

Anche sul conto della seconda obbiezione del Sella, i 
professori Battelli e Stefanini, dichiarano, che essa nel 
caso attuale è formale e non sostanziale. A tal riguardo 
fanno un ragionamento, che l'indole di questa pubblica- 
zione non ci permette di riferire. 

Le osservazioni ricordate portano, secondo i professori 
Battelli e Stefanini, ancora ad un' altra conseguenza. 

E cioè: poiché dalle leggi di Raoult e da considera- 
zioni termodinamiche assai semplici si può concludere 
che quando due soluzioni sono isoosmotiche debbono avere 
anche la stessa pressione di vapore; e poiché d'altra 
parte, da una delle relazioni ricavate nel corso del ragio- 
namento teorico dimostrante la eguaglianza della tensione 
superficiale per soluzioni isoosmotiche, si deduce che le 
soluzioni aventi la stessa pressione di vapore debbono 
avere anche la stessa tensione superficiale^ si può affer- 
mare che se due soluzioni sono isoosmotichCy debbono 
anche essere isotoniche e isocapillari. 

La v^erificazione sperimentale della coesistenza di 
questa proprietà in una cop[)ia di soluzioni vien offerta 
da ricerche di Smits sopra le tensioni di vapore delle 
soluzioni, messe a confronto con quelle di Whatmough 
e con quelle di Battelli e Stefanini. 

Questi ultimi però nel notare tutto questo, insistono, a 
scanso di equivoci, a dichiarare, che tutte le considerazioni 
precedenti sono applicabili solamente a soluzioni diluite. 



XVL — Sulla deviazione elettrostatica dei raggi catodici 
nel tubo di Braun, 



Una delle esperienze dimostrative, che presentano la 
maggior importanza rispetto alla teoria degli elettroni, è 
senza dubbio quella della deviazione dei raggi catodici 
prodotta da un campo elettrico, per la quale si suolo 



Deviazione elettrostatica dei raggi catodici 181 

impiegare un tubo di Braun munito di due lastrine metal- 
liche, fra le quali passa parallelamente il sottile fascio di 
raggi catodici, e che si portano a differente potenziale 
mercè una batteria di piccoli accumulatori. 

Avendo avuto bisogno di mostrare in un corso questa 
esperienza, il prof. Righi ha pensato di renderla possi- 
bilmente più semplice e facile, per esempio col far a 
meno della batteria, o ancora delle due lastrine, cioè 
impiegando in quest' ultimo caso semplicemente V ordi- 
nario tubo di Braun. Ha avuto così V occasione di osser- 
vare certi effetti speciali, che recano qualche utile indi- 
cazione intorno ai fenomeni che si compiono in quel 
tubo, in quanto che, pur riducendosi in fondo ad una 
deviazione dei raggi catodici, presentano modalità nuove 
e curiose, la cui spiegazione non sempre è stata facile a 
trovarsi. 

Per esempio, invece d' osservarsi il brusco spostamento 
della macchia luminosa prodotta sul disco fluorescente 
dai raggi catodici, qualche volta si vede la macchia stessa 
in pari tempo deformarsi, o allungarsi in causa di rapide 
oscillazioni, o spostarsi con insolita lentezza. (Ili effetti 
osservati, sono differenti, secondo che si adopera il tubo 
ordinario, a cui debitamente si accosta un conduttore 
elettrizzato o no, oppure il tubo a lastrine parallelo, una 
delle quali si elettrizza in una data maniera. Inoltre si 
osservano effetti diversi modificando la capacità delle 
lastrine, modificando la resistenza di certe comunica- 
zioni ecc. 

Eccitato il tubo per mezzo di una macchina ad influenza 
privata dei suoi condensatori, e mantenuta in azione con- 
tinuata da un motore elettrico, gli si accosti un condut- 
tore (7, ponendolo presso quella porzione del tubo che sta 
fra il diaframma forato ed il grande recipiente, in fondo 
al quale è fissato il disco fosforescente, e si faccia comu- 
nicare il conduttore o con uno degli elettrodi o col suolo. 
Ecco quanto si osserva nei casi principali. 

a) Se il conduttore C comunica col catodo si osserva 
uno spostamento della macchia luminosa, dalla parte 
opposta (diremo da M verso Jf) a quella ove si trova C\ 
vale a dire la ripulsione esercitata dalla carica negativa 
del conduttore sui raggi catodici. Questa deviazione è più 
o meno stabile a seconda del grado di secchezza del vetro 
del tubo e a seconda della rarefazione del gas entro il 
medesimo. 



132 Fisica 

b) Se il conduttore C comunica coli' anodo non si 
osserva lo spostamento della macchia che si poteva pre- 
vedere. Essa al contrario non si sposta affatto, o tutto al 
più si sposta pochissimo. Ma se si allontana dal tubo il 
conduttore C la macchia luminosa si sposta alquanto per 
un istante verso M'. Questa esperienza può farsi più sem- 
plicemente mantenendo T anodo in comunicazione col 
suolo e toccando il tubo col dito, giacché nelF atto di 
allontanarlo si osserva la descritta momentanea ripulsione 
dei raggi catodici. 

Secondo il Righi questo fenomeno non preveduto indica 
che entro il tubo, oltre agli elettroni costituenti i raggi cato- 
dici, si trovano sempre molti altri elettroni, muoventisi 
indifferentemente in ogni direzione. 

e) Quando entrambi gli elettrodi del tubo siano iso- 
lati e quindi a potenziali presso a poco uguali e di con- 
trario seguo, oltre ai due casi esaminati a) e 6) v'è luogo 
di considerarne un terzo, e cioè quello del conduttore C 
messo in comunicazione col suolo. Per esempio, si tocca 
semplicemente con una mano il tubo nella posizione C. 
Così facendo si osserva una mometitanea ripulsione del 
fascio catodico, giacché la macchia luminosa si sposta 
bruscamente da M verso M' per tornare tosto in M^ pur 
mantenendosi intanto il contatto della mano col tubo. 

Per rendere conto di questo fenomeno pare al profes- 
sore Righi necessario supporre, che il tubo si carichi 
spontaneamente nel suo interno di elettricità positiva, la 
quale può giungervi per esempio lungo la superfìcie del 
vetro a partire dall' anodo. Non è questa uua gratuita 
supposizione, giacché ha verificato sempre che in un tubo 
di Brami munito delle lastrine metalliche parallelo desti- 
nate a produrre la deviazione elettrostatica, queste si 
elettrizzano spontaneamente in più, salvo il caso in cui 
r anodo sia mantenuto in comunicazione col suolo. 

La carica positiva della parete interna non può cre- 
scere oltre un certo limite, perché continuamente in parte 
neutralizzata dagli elettroni negativi, di cui si è parlato 
a proposito dell' esperienza b). Toccando col dito il tubo, 
il dito stesso si elettrizzerà per influenza di elettricità 
negativa, e di qui l'osservato spostamento verso ^W^' della 
macchia luminosa. 

Ma ben tosto la carica positiva interna aumenta, e la 
deviazione del fascio catodico cessa. Un brusco allenta- 



Deviazione elettrostatica dei raggi catodici 183 

namento del dito dovrebbe provocare una momentanea 
attrazione del fascio catodico ; ma V abbondanza e la 
grande mobilità degli elettroni negativi ne rendono mala- 
gevole la constatazione. 

d) Affinchè tutte queste esperienze riescano bene, 
occorre fra altro che la superficie esterna del vetro sia 
ben asciutta ; certe irregolarità sembrano dovute al non 
essere questa condizione soddisfatta. Se poi si rende 
espressamente assai umida, e quindi alquanto conduttrice, 
la superficie esterna del tubo, qualcuno dèi fenomeni 
descritti più non si produce, qualche altro resta modifi- 
cato. Per esempio nel caso a), cioè avvicinando al tubo 
un conduttore comunicante col catodo, si osserva bensì la 
ripulsione dei raggi catodici, ma in modo momentaneo e 
non permanente. La spiegazione di ciò è assai facile. 
Infatti il ritorno della macchia in M è evidentemente 
dovuto al formarsi, al disotto di C o air intorno sulla 
superficie esterna del tubo, di una carica positiva d'in- 
fluenza. 

Se così difatti avviene, siccome questa carica non si 
dissiperà istantaneamente allontanando o scaricando il 
conduttore (7, dovrà in tal caso notarsi una temporanea 
attrazione del fascio catodico. Questo fenomeno realmente 
si osserva. 

Il prof. Righi ha anche ripetute le precedenti espe- 
rienze col tubo di Braun eccitato col roccjhetto. 

Gli effetti che si osservano in questo caso sono sempre 
meno marcati, o anche mancano affatto, specialmente se 
al rocchetto è congiunto un interruttore lento. 

I^ medesime esperienze eseguite col tubo a lastrine 
eccitato colia macchina ad influenza danno effetti più 
pronunciati e più costanti di quelli offerti dal tubo sem- 
plice. Per brevità non possiamo qui riferire minutamente 
siffatti risultati, pure pieni di interesse. 

Del pari ci limiteremo ad additare i risultati ottenuti 
usando il tubo a lastrine col rocchetto di Ruhnmkoff. 
Essi differiscono in molti punti da quelli che si otten- 
gono eccitando il tubo colla macchina ad influenza, par- 
ticolarmente poi se si fa uso di un interruttore a mercurio 
in ragione della frequenza incomparabilmente minore dello 
scariche. 



\À 



134 Fisica 



XVII. — Sulla deviazione dei ioni generanti le scintille^ 
dovuta ad un campo elettrico trasversale. 

Secondo i concetti oggi dominanti intorno al mecca- 
nismo delle scariche, V apparizione della scintilla fra i 
due elettrodi è precednta da una convezione di elettri- 
cità compiuta da ioni, che si muovono sotto T azione della 
forza elettrica. Quando la differenza di potenziale fra i 
due elettrodi aumenta a partire da zero, i moti dei ioni 
divengono di più in più veloci, per cui cresce sempre 
più il numero di quelli, i quali fra un urto e V altro 
contro le molecole neutre acquistano velocità sufficienti 
affinchè si produca la ionizzazione delle molecole stesse. 
Il numero dei ioni aumenta quindi con crescente rapidità, 
sinché giunge la fase finale, in cui si ha V emissione di 
luce, e cioè la scintilla. 

Fra r istante in cui una prima molecola resta ioniz- 
zata per urto dei ioni preesistenti, e quello in cui appare 
la scintilla, trascorre necessariamente un certo intervallo 
di tempo, durante il quale il fenomeno visibile sta pre- 
parandosi. 

L' esistenza di questa fase preparatoria fu dal profes- 
sor Righi ammessa sino da trent' anni fa, come avemmo 
occasione di rjpordare nolF ultimo Annuario^ in base a 
considerazioni speciali assai simili a quelle testé richia- 
mate, ma secondo le quali erano in giuoco, non dei ioni, 
ma delle molecole gassose elettrizzate dagli elettrodi. Però 
il concetto della ionizzazione dei gas, sorto più tardi, 
proietta tanta luce sui fenomeni di cui qui si tratta, che 
non si potrebbe menomamente esitare ad adottarlo, quan- 
di anche numerosissimo aitro buone ragioni non militas- 
sero in suo favore. 

Poiché a determinare la ionizzazione per urto occorre 
innanzi tutto, che i ioni già esistenti arrivino ad acqui- 
stare una certa determinata v^elocità sotto Fazione della 
forza elettrica, così è chiaro, che qualsiasi causa capace 
di aumentare in una porzione qualunque del campo, a 
parità di differenza di potenziale fra gli elettrodi, la 
detta forza, dovrà favorire la produzione della scarica,, 
cioè dovrà far sì che questa si produca con differenza 
di potenziale minore di quella che è necessaria quando 
la detta causa non esiste. Così, per esempio, se si mette 



Ili COmUDK 

la densità 
iiir iuilueii 
sì aumenti 
superficie, 
appunto ri 
moria cita 

Segueii 
prevedere 
cioè del e 
sugli eletti 

I ioni, 
seguire le 
e questo, 
quello, che 
rale stesso 
Perciò si 
campo sec 
avviene in 
consegue < 
r urto coni 
dall' elettri 
sita, verrà 
sale o in 
trodo è qu 
sarà a Urei 
nella qnal 
tilla, e qu 



rtenze più 
all'ordinai 
uno sotto 
fra due g\ 
potenziali 
Con tale e 
scintilla si 
o verso il 
positivo o 
la massim 
o presso il 
in qualche 
una fonili 
indicava 1 
i due elet 



imi 



Fisica 



' 



Con elettrodi di dimensioni non troppo piccole osservò 
inoltre, che lo estremità della scintilla si spostavano sulla 
loro superlìcie : ciò che si spiega facilmente riflettendo, 
che per effetto del campo trasversale cambiano posto i 
punti nei quali la densità elettrica è massima, e presso i 
qunli per conseguenza comincia la ionizzazione. 

Poiché questi fatti sono intimamente connessi alla 
teoria dei ioni, e valgono ad illustrarla, il prof. Righi ha 
creduto utile riprenderne lo studio, per estenderlo al caso 
delle scariche neiraria più o meno rarefatta, a ciò consiglia- 
to anche da considerazioni che qui non possiamo riferire. 

Dalle esperienze eseguite ne risulta come si era pre- 
visto, che neir aria rarefatta, come neir aria alla pres- 





Fig. 10. 

sione ordinaria ma in modo più spiccato, la ionizzazione 
per urto comincia per opera dei ioni negativi ; ciò che, 
del resto, è in pieno accordo con molti fatti noti. 

Non possiamo riferire i vari casi corrispondenti a 
forme varie delle coppie di elettrodi usati. Ci limitiamo 
ad indicare il caso più saliente di scarica fra punta nega- 
tiva e disco positivo. È in questo caso che si ottengono 
gli effetti più rimarchevoli. La ionizzazione comincia infatti 
indubbiamente presscT V elettrodo negativo, e la scintilla 
deve spostarsi notevolmente verso il disco positivo. Inoltre 
il fenomeno presenta particolarità di dettaglio degne di 
essere rilevate. 

Mentre la scintilla assumeva, quando i grandi dischi 
concavi erano scarichi, V aspetto della fig. 10, a, e cioè 
constava d' una stelletta brillantissima fì sulla punta, di 
un pennacchio violaceo C da esso staccato, e di una 
fiamma Crossa suir elettrodo positivo, essa passava alla 



Deviazione dei iaìii generanti le scintille 137 

forma 8, &, non appena si creava il campo trasversale ; e 
precisamente la fiamma rossa 1'\ che prima si formava 
al centro dell' elettrodo positivo, si presentava invece in 
un punto assai più vicino al disco positivo, ciò che dimo- 
strava essere in tal caso prevalente V azione del campo 
trasversale sui ioni negativi respinti dalla punta. 

Ma se, oltre che includere nel circuito di scarica una 
grandissima resistenza, s' impiegava un condensatore di 
capacità grandissima (gruppo di 108 grandi giare collegate 
ili modo da formare un' unica batteria, la quale richie- 
deva parecchi minuti primi ad essere sufficientemente 
caricata da una grande macchina di Iloltz a quattro dischi), 
il fenomeno diveniva assai notevole. Infatti la scarica 
luminosa assumeva in tali condizioni una durata di più 
secondi, e la fiamma rossa camminava suir elettrodo piano 
dirigendosi verso il disco positivo sino a raggiungere 
Torlo deir elettrodo stesso, ove, rimanendo ferma alla sua 
base, s'inclinava all' infuori prima di spegnersi. 

È opportuno osservare, che questa scarica a fiamma 
corrisponde alle scintille globulari, e precisamente nel 
caso attuale a quelle che il Righi chiamò composte, costi- 
tuite cioè dall'emissione di successive luminosità mobili 
dair elettrodo positivo, ed ha perciò un certo carattere 
d' intermittenza, che suggerisce V idea di considerarla 
come costituita da una serie di successive scariche par- 
ziali. L'osservare la fiamma in uno specchio girante ne 
porge una conferma. È quindi probabile che la presenza 
dei ioni dovuti ad ogni scintilla parziale contribuisca a 
rendere successivamente sempre più grande lo sposta- 
mento del fenomeno luminoso per opera del campo 
trasversale. 

Anche nel caso attuale lo spostamento e il cambia- 
mento di forma della scarica luminosa non cessano di 
prodursi, quando si adopera una resistenza non tanto 
grande nel circuito di scarica. Così per esempio, se la 
detta resistenza è tale da conferire alla scintilla l'aspetto 
d'una colonna luminosa giallastra sensibilmente ininter- 
rotta da un elettrodo all'altro, questa, che in assenza del 
campo trasversale mostra una forma quasi rettilinea 
andando dalla punta al centro dell' elettrodo inferiore, 
assume invece una forma curva non appena i dischi 
vengono caricati, e va ad incontrare 'l'elettrodo positivo 
in un punto- situato fra il centro di esso od il disco 
positivo. 



XVIII. — L'n Metodo semjiìice per jirtseiilan: in iscvola 
' " ■" " ' ndamenlali di radioattività. 



oralmente invalsa oKe le esperienze di 
assai difficili, so non impossibili, a 
cuoio secondario, a cagione della loro 
itutto del costo elevalo dei jH-eparali 
ssere necessari per eseguirle, 
mostra come, con apparecchi facilis- 
) con prodotti il cui prezzo è alla por- 
ssano presentare ad una scolaresca i 
[itali della radioattività. 
cui si farà uso per questo esperienze 
>rit}. Per preparare questo sale si scio- 
k una diecina di grammi di nitrato di 
torio costa da ;ìO a 40 cent, il grammo), 
'à dell'ammoniaca sino a eccesso; il 
di idrato di torio verrà raccolto su di 
liligentemente con acqua distillata, e 
n una stufa, dopo di che lo si ridurrà 
tro un mortaio. 

B, non appena preparato, questo idrato 
nostra adatto allo osperienzo che ora 
, 6 cift porche nella preparazione anzi- 
ito il torio X, prodotto di disiiitegra- 
sso, al quale sono dovuti buona parte 
i vogliono porre in evidenza; il torio 
perdute proprietà ae non dopo trascorse 
ne, per cui, volendo eseguire queste 
ecessario premunirsi in tempo oppor- 
rla volta preparato, il sale potrà ser- 
te, non subendo le sue proprietà alcuna 
lo coir andare del tempo. 
isposizioni semplici suggerite dal lìlanc 
fere in rilievo i fatti fondamentali della 

1 ricordato come servano ntilniento ed 
disposizioni additate dal prof. Righi 
, che fece qualche anno fa sul radio 
blicata nella raccolta dulie Attualità 



IV. - ElettpotecDica. 

dell' ing. G. Giorgi in Roma e del prof. B. Dbssau in f*erugia 



I. — Trazione elettrica. 

Diamo conto in questa rubrica dei progressi della 
trazione elettrica dal 1.^ luglio 190C al 80 giugno 1907. 

Risultati della trazione elettrica nulla ferrovia Lanca- 
shire-Yorkshire. I lettori di questo Annuario ricordano che 
tre anni or sono la compagnia della Lancashire-Yorkshire, 
una delle grandi compagnie ferroviario inglesi, ha sosti- 
tuito la trazione elettrica al vapore sul troTico Liverpool- 
Southport. I risultati di questa applicazione hanno supe- 
rato ogni più favorevole aspettativa, e in seguito a ciò il 
servizio elettrico è stato ora esteso a un totale di 100 km. 
circa di binario. Il numero di treni, che con V esercizio a 
vapore era di 3G al giorno in ambo le direzioni, fra Li- 
verpool e Southport, è stato portato a 00 con V esercizio 
elettrico. Nella parte più frequentata della linea V inter- 
vallo delle partenze è aumentato di 10 minuti. Il numero 
dei passeggieri è aumentato di oltre un milione air anno. 
L* esercizio fu iniziato con treni a composizione motrice 
fissa, cioè aventi due vetture elettriche con quattro mo- 
tori da 150 hp. ciascuna, e ora è stato adottato il sistema 
a unità multiple. Il consumo di energia per tonnellata- 
chilometro è risultato 83 watt-ora coi treni diretti, e 50 
watt-ora coi treni omnibus. La corrente è trasmessa col 
sistema a terza rotaia a 050 volt, e questo sistema è 
risultato completamente soddisfacente. L' intera ferrovia 
è aliment^ita da una stazione generatrice della potenza 
di 12.000 kilowatt, in parallelo con una batteria di ac- 
cumulatori della potenza massima di 2.000 kilowatt. 

La linea interurbana della Ohio Valley, — Nel 1900 
è stata completata la linea che da Rochester sino a Sten- 



f 



140 Elettrotecnica 



ben villo, con un percorso di 80 km. percorre la vallata 
del fiume Ohio, attraverso gli stati della Pennsylvania e 
deir Ohio, lun^o il confine della West Virg-inia. 

Questa linea è in sedo propria, con armamento ferro- 
viario tra città e città, e percorsi sulle reti ferroviarie 
delle città attraversate. È in g'ran parte a doppio binario 
e comprende opere d' arte importanti. L' armamento elet- 
trico è stato fatto a corrente continua a oO() volt. La cor- 
rente ò fornita da quattro stazioni g-eneratrici, che lavorano 
in paralfelo a una batteria di accumulatori. È in progetto 
sostituire a queste stazioni una centrale unica, con alimen- 
tazione per mezzo di sottostazioni. Il servizio è stato inau- 
g-urato con 85 vetture elettriche a quattro assi, di vari tipi. 

Lavori dei Congresso internazionale della trazione 
elettrica a Milano. — L' unione Internazionale delle 
tramvie e delle ferrovie elettriche secondarie, in unione 
con r associazione italiana degli esercenti delle tramvie 
elettriche , ha tenuto il suo XV Congresso generale a 
Milano, nella seconda metà del 1906; e questo Congresso 
ha avuto particolare importanza per V affluenza delle per- 
sonalità tecniche intervenute, per gli argomenti discussi, 
per r interesse delle comunicazioni presentate ; il Con- 
gresso era inoltre sinniltaneo con la Esposizione interna- 
zionale di mezzi di comunicazione. 

Fra le questioni principali trattate, ricordiamo: 1.*^ I si- 
stemi di freni per trazione elettrica (relatore M. Scholtes, 
a nome di una commissione: non mono di 142 compagnie, 
con 14.500 vetture in esercizio erano state interpellate 
dalla commissione; in 342 dei casi il freno di uso nor- 
male era a mano, in 502 elettrico, in 152 ad aria com- 
pressa; il freno a mano è risultato usato abitualmente 
nelle piccole linee con vetture leggiere; le conclusioni del 
relatore sono: che la scelta del freno deve dipendere dalle 
condizioni di esercizio; che devono aversi sempre due 
freni di sistema diverso, por averne uno in riserva; che 
il freno di uso normah» non deve causare fatica fìsica 
del conducente ; che il freno a mano non può essere suf- 
ficiente quando si tratta di servizio con vetture pesanti, 
o su pendenze, o con rimorchi; che fra i due sistemi di 
freni meccanici è preferibile quello elettrico, eccetto il caso 
in cui r armamento del motore non sia in grado di sop- 
portarne razione); 2,"" Il binario nelle linee interurbane 
(relatore De Burlet, con le conclusioni: che la tendenza 



Trazione elettrica 141 



moderna è per aumentare la lunghezza delle rotaie, e il 
peso unitario; che l'esperienza sui giunti saldati non è 
ancora tale da poter portare a una decisione positiva 
definita; che nessun sistema di fermare i bulloni ha an- 
cora dato risultati tali da poterne consigliare la prefe- 
renza); 3.** Il binario nelle linee urbane (relatore M. Dubs); 
4^^ U uso dei misuratori d'energia stille vetture tram- 
viarie (relatore M. Wattmann: sono ora in uso i conta- 
tori su circa 1300 vetture traraviarie in Europa, appar- 
tenenti a 10 delle principali città ; questa applicazione va 
estendendosi continuamente, e viene raccomandato dal 
relatore di ridurla a sistema); 5.'* // sezionamento delle 
condutture aeree (relatore G. Rasch); 6.** La « standar- 
dizzazione » dei motori a corrente continua (relazione della 
commissione internazionale, contenente le regole normali 
da adottare per la specificazione e la prova dei motori); 
7.'' Le dimensioni delle vetture tramviarie urbane (rela- 
zione di H. Geron); 8."* / generatori di gas povero per 
le centrali tramviarie (relatore E. Ziffer) ; 9.*^ / limiti di 
velocità delle tramvie elettriche (relatore E. Krasa). 

La New York Central Railroad. - Nel novembre 1900 
è stata inaugurata la prima parte deir impianto di tra- 
zione elettrica nella ferrovia New York Central and 
Hudson Rivor Railroad, una dello più grandiose appli- 
cazioni di trazione elettrica ferroviaria finora eseguite. 
Ai lettori di questo Annuario sono già noti il carattere 
e lo scopo di questa opera. Si tratta dell'elettrizzazione 
di una estesa reto di tronchi di penetrazione di ferrovie 
in arrivo a New York. L' impianto è alimentato da due 
officine con turbine a vapore, 1' una detta di Port Morris 
e l'altra di Yonkers. La prima contiene per ora 10 cal- 
daie Babcock da 625 mq., con caricatori Roney, e 4 tur- 
boalternatori Gerì orai F^Iectric da 5000 kw., con conden- 
satori Worthington a superficie, direttamente attaccati, e 
un quadro di manovra a distanza. 

La seconda deve raggiungere una potenza circa equi- 
valente. 

La corrente prodotta da queste centrali è trifase a 25 
periodi ali mila volt, e viene distribuita a 8 sottosta- 
zioni convertitrici, e collocato entro un raggio massimo 
di 35 km. dalla stazione principale dei treni d' arrivo. 

Ogni sottostazione ha 3 convertitori rotanti, più una 
batteria di accumulatori. La potenza complessiva di tutte 



142 Elettrotecnica 



le sottostazioni è circa 60 mila kilowatt, di cui 27 mila 
in macchinario e il resto nelle batterie. Da queste sotto- 
stazioni r energia elettrica è distribuita sotto forma di 
corrente continua a 660 volt, per mezzo di una rete di 
condutture di distribuzione, che comprende 150 km. di 
canapi sotterranei e 500 km. di conduttori aerei. 

La rete che viene elettrizzata comprende 450 km. di 
biìiario, tutto a terza rotaia. Il materiale rotabile com- 
l)ronde locomotive elettriche e vetture automotrici. Le 
locomotive sono da 2200 hp. ciascuna, capaci di rimor- 
chiare un treno di 250 tonnellate con la velocità di 
l'iO km.; ovvero un treno di 900 tonnellate con la velo- 
cità di 65 km. Le vetture elettriche pesano 41 toun. e 
hanno armamento di 400 hp. ciascuna, e sono destinate 
|)cr servizio a unità multiple, con velocità di 80 km. Torà. 
L intero parco di materiale rotabile elettrico raggiungerà, 
a opera completa, la potenza complessiva di r30,00() hp. 

('ol servizio elettrico, i treni a vapore vengono presi 
a rimorchio all' arrivo nelle stazioni suburbane di New 
Ynrk, e portati fino alla Grande Stazione Centrale, che 
(jiiando sarà completata comprenderà due piani di binari, 
entrambi sotterranei, con 80 km. di sviluppo di binari, e 
ima capacità complessiva di 12,000 vetture. 



La elettrizzazione della Stadtbahn di Vienna, — La 
tirrovia metropolitana (Stadtbahn) di Vienna, inaugurata 
alcuni anni or sono, fa servizio con treni a vapore nel- 

I intera rete, dello sviluppo di 30 km. di doppio binario. 
<!li inconvenienti del fumo hanno condotto a decidere di 
-nstituire la trazione elettrica a quella a vapore; un espe- 
rimento del sistema proposto ha avuto luogo Tanno 
^c >rso, su un tronco di 2 km. nel quartiere del Prater. 
Jl sistema, della casa Krizik di Praga, è analogo allo 
st'sso già in uso sulla linea Tabor-Bechyne in Boemia, 
e comprende T uso della corrente continua ad alta ten- 
sione, con la distribuzione a tre fili. Si è conservato e 
s intende conservare il materiale rotabile già esistente; 
ili luogo della locomotiva a vapore è stata sostituita una 
locomotiva elettrica. La locomotiva ha 4 motori da 750 
volt ciascuno, in serie fra loro, in modo da dare 3000 volt 
IVa gli estremi, ovvero 1500 volt fra neutro ed estremi. 

II neutro è costituito dalle rotaie; gli estremi sono duo 
conduttori aerei. La locomotiva di Vienna pesa 29 ton- 
nellate, di cui la metà è per T armamento motore, costi- 



Trazione elettrica 143 



tuito da 4 motori da 120 hp. a ingranaggio, 2 prese di 
corrente a* pantografo e motori ausiliari pei compressori 
e per le pompe a vuoto. 

La trazione elettrica sulla Pennsylvania RaiTroad, — 
Il 18 settembre 1906 è stato inaugurato l'esercizio elet- 
trico sul tronco tra Camden (Filadelfia) e Atlantic City, 
conosciuto sotto il nomo di West Jersey and Seashore 
Branch, appartenente alla rete ferroviaria della Pennsyl- 
vania Railroad. Il tronco elettrizzato ha la lunghezza di 
100 km., più una diramazione laterale di 16 km.; è tutto 
a doppio binario, in parte armato con nuove rotaie da 
50 kg. per metro. Esso ha grande importanza, perchè 
costituisce una delle due linee dirette di comunicazione 
tra Philadelphia e il mare. L' impianto elettrico è stato 
eseguito dalla General Electric Company, col sistema a 
corrente continua. L'officina generatrice si trova sul fiume 
di Big Timber e contiene : 3 turbogeneratori Curtis trifasi 
da 2(X)0 kilowatt a 6600 volt e 25 periodi; 2 eccitatrici, 
3 condensatori barometrici; 12 caldaie Stirling da 358 
metri quadrati; macchinario per la manovra automatica 
del carbone; trasformatori da 6600 a 33.(X)0 volt. Il mac- 
chinario descritto è quello iniziale, e sarà aumentato in 
seguito. Dalla centrale generatrice la corrente trifase a 
33.000 volt viene distribuita a 8 sottostazioni converti- 
trici, le quali la trasformano in corrente» trifase a 430 volt, 
e indi, per mezzo di convertitori rotanti, in corrente 
continua a 650 volt. La linea di lavoro è in parte a terza 
rotaia, in parte a conduttura aerea. Il materiale mobile 
elettromotore, pel servizio iniziale, comprende 62 vetture 
passeggeri da 58 posti, e 6 vetture bagagli e miste; le 
vetture sono tutto del tipo a quattro assi, lunghe 15 metri, 
e pesano 40 tonnellate, compreso V equipaggiamento. Ogni 
vettura ha 2 motori GÈ 69 da 200 hp., con controller a 
unità multiple. Adottando il servizio elettrico è stato 
intensificato T orario: treni diretti partono ogni ora, e 
treni ordinari ogni dieci minuti. 

Nuove locomotive trifasi per la Valtellina. — Una 
nuova serie di locomotive trifasi, della casa Ganz, è 
entrata in esercizio nelle linee della Valtellina nel 1896 
e 1897. Queste locomotive sono analoghe a quelle del 
Sempione. Ciascuna ha 3 assi motori, con ruote grandi 
e 2 assi portanti, con ruote, piccole. I tre assi motori 



144 Elettrotecnica 



sono mossi per mezzo di un meccanismo articolato, senza 
riduzione di velocità, da due motori elettrici di grandi 
dimensioni. La locomotiva in ordine di servizio pesa 62 
tonnellate, di cui 42 tonnellate sono sulle ruote motrici. 
I gradi fii velocità sono tre, e cioè 64, 42, o 25 chilo- 
metri Torà; la potenza di trazione della locomotiv^a è di 
3500 kg. alla velocità massima, e di 6000 kg. alla velo- 
cità minima, per servizio continuato di dieci ore. Per 
servizio di un' ora i motori danno 1200 a 1500 hp. cia- 
scuno. Il regolaggio è fatto con sistema misto. 

Ferrovia Philadeìpliia- Western, — Il 22 maggio 1907 è 
stata inaugurata la tratta fra Filadelfia e Strafford, Pa. , 
della nuova ferrovia Philadelphia -Western, espressa- 
mente costrutta per trazione elettrica. La linea è lunga 
18 km. a doppio binario ed è stata armata col sistema 
della terza rotaia. Su di essa circolano 22 vetture Pull- 
mann a quattro motori. La stazione centrale è equipag- 
giata con due turbogeneratori Curtis da 2000 kilowatt, e 
la trasmissione è fatta col sistema trifase, e trasforma- 
zione nelle sottostazioni convertitrici. 

IJ elettrizzazione della West Shore Railroad. — In 
data 15 giugno 1907 è stato inaugurato il servizio elet- 
trico in sostituzione di quello a vapore sul tronco fra 
Utica e Siracusa della West Shore Railroad, negli Stati 
Uniti d'America. La linea è lunga 70 km., quasi tutta a 
quadruplo binario. Il sistema di trazione prescelto è a 
corrente continua, a terza rotaia, a 6(X) volt. Le vetture 
sono del tipo Pullmaun, a 4 assi, lunghe 15 metri, e 
sono armato con 4 motori GÈ 73. I^a corrente proviene 
da una trasmissione primaria trifase a 60.1KX) volt e 40 
periodi, e per ora è generata da una centrale a vapore, 
che sarà sostituita dal nuovo impianto idroelettrico della 
Hudson River Electric Power Company. G. U. 



Telegrafia e telefonia senza filo 146 



II. — Telegrafia e telefonia senza filo. 

La fase nuova, nella quale la telegrafìa senza filo è 
entrata, poco più di un anno fa, mercè V opera del danese 
ing. Poulsen, dei lavori del quale si è reso conto nel 
precedente Annuario^ ha dato un nuovo impulso air atti- 
vità degli inventori e costruttori, e si è manifestata nella 
stampa tecnica con una esuberanza di pubblicazioni rela- 
tive alla trasformazione delle correnti continue in correnti 
alternate di altissima frequenza, ossia in oscillazioni 
elettriche persistenti, per mezzo dell'arco voltaico. Tut- 
tavia di queste pubblicazioni una buona parte è desti- 
nata precipuamente a rivendicare i presunti diritti di 
priorità dei loro autori di fronte al sig. Poulsen ; e -per 
quanto il cronista non possa disinteressarsi completa- 
mente davanti a quistioni di tale genere, nel caso attuale 
le i*eclamazioni o riguardano disposizioni troppo differenti 
da quelle dell'arco cantante, oppure sono basate sopra 
asserzioni troppo vaghe per poter invalidare il fatto, che 
il Poulsen, mercè un lavoro tenace ed ingegnoso, è riu- 
scito primo a raccogliere il frutto del seme contenuto 
nelle ricerche di Duddell, di Simon e di altri. Con ciò non 
vogliamo dire che altri, indipendentemente da Poulsen 
e forse anche simultaneamente a lui, non sia pure giunto 
ad un risultato il quale, date le ricerche anteriori, era per 
così dire nell'aria; né intendiamo negare il legittimo 
merito a quelle indagini più recenti le quali, pur non 
aggiungendo che qualche dettaglio nuovo ad un metodo 
oramai noto, ebbero tuttavia il merito di accrescerne il 
valore pratico. ^ 

Ricordiamo a questo proposito, che la disposizione 
dell'arco cantante, che è quella adottata anche da Poulsen, 
si ha congiungendo le due armature di un condensatore, 
r una direttamente e l' altra attraverso un rocchetto di 
conveniente autoinduzione, coi due elettrodi di un arco 
voltaico alimentato da una sorgente di corrente continua. 
Allora, dati certi valori della capacità e dell'autoindu- 
zione, il circuito costituito dall'arco coi suoi elettrodi, 
dal condensatore e dal rocchetto diventa sede di correnti 
oscillatorie, in virtù di una qualità particolare dell'arco, 
la quale appare nella sua cosidetta caratteristica discen- 
dente. S'intende con caratteristica, nel caso dell'arco 
come di una dinamo, la curva la quale rappresenta la 

Annuario scibktiii'ico — XLIV. 10 



14f> Elettrotecnica 



relazione tra forza elettromotrice (o differenza di poten- 
ziale) ed intensità di corrente; e la caratteristica dell'arco 
si dice discendente, perchè ad un aumento deir intensità 
della corrente nell'arco corrisponde una diminuzione 
della differenza di potenziale tra gli elettrodi. Avviene 
infatti, in conformità colla caratteristica discendente, che 
una qnalsiasi diminuzione dell' intensità della corrente 
nell'arco, essendo accompagnata da un aumento della 
differenza di potenziale tra gli elettrodi, fa aumentare la 
carica e la differenza di potenzialo nel condensatore, il 
quale poi ad un certo punto si scarica attraverso l'arco, 
assecondando la corrente principale che traversa V arco 
stesso, sinché la diminuzione della differenza di poten- 
ziale dia luogo ad una nuova fase di carica del conden- 
satore. Le alternazioni sono rese regolari dalla capacità 
ed autoinduzione, che conferiscono al circuito un deter- 
minato periodo oscillatorio, ma la possibilità di periodi 
brevi è legata alla rapidità, colla quale varia la differenza 
di potenziale nell'arco al variare della corrente, ossia 
alla rapida discesa della curva caratteristica ed anche, 
come conseguenza di ciò, alla brevità del tempo, per il 
quale la forza elettromotrice può annullarsi completa- 
mente senza che l'arco si spenga. Vi ò bensì un'altra 
spiegazione del fenomeno, la (piale mette in prima linea 
la temperatura dell'arco e la rapidità, colla quale essa è 
suscettibile di variare, ma sotto T uno come sotto l'altro 
punto di vista l'arco tra un anodo metallico mantenuto 
freddo ed un catodo di carbone in un ambiente di gas 
non ossidante è su[)eriore all'arco tra carboni nell'aria, 
ed ha permesso appunto al Poulsen di realizzare quelle 
frequenze che sono necessario per la telegrafia senza 
filo e che ultimamente avrebbero raggiunto 1 milione al 
minuto secondo. Tuttavia conviene rilevare che anche 
coir arco solito tra elettrodi di carbone o meglio di grafite 
già qualche anno fa il Salomonson e recentemente Austin 
ottennero delle frequenze di qualche centinaia di migliaia 
(li oscillazioni al minuto secondo. 

Sarebbe peraltro un errore il voler ritenere che l'ap- 
parecchio di Duddell o di Poulsen emettesse delle onde 
continue dovute ad oscillazioni semplici e di ampiezza 
costante. Secondo Eisenstein, si tratterebbe sempre di 
oscillazioni smorzate, e la differenza tra il metodo della 
scarica a scintille e quello di Poulsen sarebbe dovuta 
unicamente al fatto, che nel primo metodo le scariche si 



•T r- 



Telegrafia e telefonia senza filo 147 



succedono ad intervalli grandi in proporzione alla durata 
delle oscillazioni generate da ciascuna scarica, mentre 
nel caso dell'arco, ciascuna serie di oscillazioni, comin- 
ciando prima che quelle precedenti si siano spente, si 
unisce con queste in una forma di onda più o meno 
complessa, ma praticamente persistente se non di am- 
piezza proprio costante. Infatti Gerbino aveva trovato 
che la corrente nel circuito derivato di Duddell non è 
della semplice forma sinusoidale, ed il periodo d'oscilla- 
zione non corrisponde a quello che si calcola dalla capa- 
cità ed autoinduzione in base alla nota formola. Anche 
Austin, studiando le oscillazioni generate dalla disposi- 
zione di Duddell in un circuito secondario di risonanza, 
notò accanto air oscillazione fondamentale di ampiezza 
massima delle oscillazioni armoniche più deboli. Lo stesso 
Austin, eseguendo delle esperienze con elettrodi metallici 
neir aria compressa sino a 7 atmosfere di pressione, fece 
pure vedere che, mentre crescono assai la forza elettro- 
motrice e l'energia delle oscillazioni, l'arco finisce col 
trasformarsi in una successione, assai rapida bensì, ma 
non continua, di scariche a scintille Oltre a queste disu- 
guaglianze di carattere periodico e regolare le onde 
emesse dall' arco non sarebbero neppure esenti, a quanto 
sostiene il Fleming, da variazioni irregolari dipendenti 
da qualche inevitabile fluttuazione dell'arco stesso. 

Tutto ciò non impedisce però al metodo dell'arco di 
sostenere vigorosamente la concorrenza col metodo delle 
scintille, che tuttavia anch'esso va perfezionandosi conti- 
nuamente. È assai istruttivo sotto questo riguardo un 
resoconto, testé apparso uoìV Electric ian^ sulla stazione 
eretta dalla « Amalgamated Radio-Telegraph-Company » a 
Cullercoats, nella provincia di Northumberland, a circa 8 
miglia da Newcastle. Sul funzionamento di questa stazione 
sinora si erano avute poche informazioni, perchè essa, 
più che ad un servizio regolare per il pubblico, sino a 
questi giorni era adibita a prove di vario genere ; e poiché 
la detta Compagnia é concessionaria tanto dei brevetti 
di Poulsen quanto di quelli di De Forest, la stazione di 
Cullercoats offriva una opportunità eccezionale per valu- 
tare le qualità relative del metodo ad arco e di quello a 
scintille,^chè tutti i due vi si trovano impiantati, funzio- 
nando in condizioni identiche. Sarà perciò opportuno 
descrivere con qualche dettaglio gli apparecchi ed il fun- 
zionamento di questa stazione. 



f^T" 




148 



Elettrotecnica 



L'auteaua della staziono di CuUercoats, eretta sopra 
un promontorio che si innalza di poco sopra il livello 
del mare, è sostenuta da un albero alto 66 metri, costruito 
in legno e tenuto in posto mediante corde metalliche 
isolate dal suolo. Essa è composta di 24 fili di bronzo i 
quali si estendono dalla cima dell'albero, da cui sono 
isolati, sotto forma di ombrello, abbracciando un cerchio 
di 60 metri di diametro colle loro estremità inferiori, che 
si trovano a 30 metri sopra il suolo e sono congiunte 
mediante un filo comune, mentre di sopra i fili sono 

divisi in due gruppi indi- 
pendenti, ciascuno dei 
quali manda un condut- 
tore isolato nel casotto 
degli apparecchi. Questa 
disposizione era nchiestii 
perchè gli apparecchi rice- 
vitori del sistema De Forest 
vengono appunto interca- 
lati tra le due metà d' una 
antenna doppia , mentre 
cogli apparecchi Poulseu 
i 24 fili sono uniti in paral- 
lelo. Le comunicazioni 
colla terra sono ottenute 
mediante una ventina di 
fili introdotti nel suolo. 

Attualmente gli appa- 
recchi a scintilla sono de- 
stinati a comunicare coi vapori di una linea che fa il ser- 
vizio tra la Scandinavia e l'America; e poiché la minima 
distanza tra questi vapori, mentre sono in rotta, e la stazione 
di Cullercoats è di circa 450 km., V impianto dispone di 
una forza considerevole. Una corrente alternata di 
400 volta a 120 alternazioni, generata da un alternatore 
di 5 chilowatt, è trasformata a 50000 volta mediante un 
trasformatore a secco, al secondario del quale è con- 
giunto il circuito oscillatorio costituito da una batteria di 
bottiglie di Leida, da una autoinduzione variabile e dalla 
bcintilla. L'antenna è unita a questo circuito mediante 
accoppiamento diretto, e manipolando una leva può stac- 
carsene per entrare ùi comunicazione coir apparecchio 
ricevitore. La disposizione di quest' ultimo risulta dal dia- 




Fiff. 11. 



Telegrafia e telefonia senza filo 149 

^amma della fig. 1 1 ; vi sono indicati la cellula elettro- 
litica E sensibile alle onde, ed i rocchetti a contatto 
mobile, coi quali si effettua la sintonizzazione alla lun- 
ghezza d' onda dell' apparecchio trasmettitore. Furono 
scambiati dei telegrammi tra questi apparecchi ed altri 
simili collocati a Cristiansand, alla distanza di 650 km., 
ed in un caso la comunicazione si ebbe sino a Cristiania. 
Per il sistema Poulsen vi sono due impianti distinti. 
L' uno comprende tre archi, con anodo di rame e catodo 
di carbone in un'atmosfera d'idrogeno o di vapore 
d'alcool. I tre archi possono disporsi in serie sotto una 
forza elettromotrice di 480 volta, oppure si possono anche 
adoperare separatamente con 160 volta. Essi si avviano 
sollevando e lasciando ricadere l'anodo di rame, che si 




Pig. 12. 

trova al di sopra del catodo ; il raffreddamento si ottiene 
per mezzo di flange applicate all'anodo ed alla scatola 
che circonda gli elettrodi ; un campo magnetico verticale 
mantiene l'arco in rotazione attorno all'asse degli elet- 
trodi. Quest'apparecchio, quando i tre archi sono disposti 
in serie, permette di segnalare sino a 900 km. di distanza; 
adoperati invece singolarmente essi servono per la tele- 
fonia senza filo. Al servizio telegrafico ordinario si prov- 
vede con un altro arco ad elettrodi orizzontali circondati da 
un'atmosfera di gas illuminante e governati da una molla. 
Il diagramma della fig. 12 rappresenta il circuito oscilla- 
torio, il quale, messo in derivazione sull'arco, comprende, 
come al solito, dei condensatori ed un rocchetto al quale 
l'antenna e la comunicazione colla terra sono congiunte 
per accoppiamento diretto. I segnali telegrafici non si 
danno, come si usa cogli apparecchi a scintilla, per mezzo 
di chiusure ed interruzioni della corrente primaria, ma 
si ottengono invece modificando, mediante l'abbassamento 



4 



. t^^m 



160 



Elettrotecnica 



del tasto telegrafico che esclude dal circuito alcuni giri 
del rocchetto, il periodo delle onde emanate dall' appa- 
recchio. Si evitano così, malgrado Tuso di correnti in- 
■tonse, le forti scintille d' interruzione che costituiscono 
un serio inconveniente negli altri sistemi. 

Lo schema dell'apparecchio ricevitore si vede nella 
fig. 13. Il circuito deir antenna ed il circuito risonatore 
sono messi in relazione fra di loro per via elettromagne- 
tica, e r accoppiamento è debole, perchè in questo modo 
si escludon(i efficacemente le onde di periodo anche poco 
diverso da quello voluto, mentre nel caso di risonanza 
perfetta la continuata azione delle onde produce tuttavia 

degli effetti in- 
tensi. Un con- 
densatore varia- 
bile )iel circuito 
risonatore serve 
ad ottenere la 
sintonia, ed il 
« tikker»r, vale 
a dire un mar- 
tellino elettro- 
magnetico assai 
sensibile, stabi- 
lisce ed inter- 
rompe a brevi 
intervalli la co- 




FiR. 18. 



'""^/^^m wA^^^' 



municazione con un circuito laterale contoncMite un con- 
densatore di capacità maggiore di cpiello inserito nel 
circuito prhicipale. All'atto di chiusura, una gran j)arte 
dell'energia accumulata per risonanza nel circuito princi- 
pale passa nel detto condensatore, il (juale poi si sca- 
rica attraverso un telefono. Per mezzo di (|uesto artifizio, 
dei segnali perfettamente distinti furono ricevuti dalle 
stazioni danesi di Lyngby e di F^sbjerg, distanti la prima 
circa 9()0 km. e la seconda circa 500 km. da (^ullercoats. 
Stando colla relazione data noW Elee tr ir ian^ il con- 
fronto eseguito a CuUercoats tra i sistemi De Forest e 
Poulsen sarebbe riuscito nettamente a favore di quest'ul- 
timo. Non solo r impianto del sist(Mna Poulsen ò più 
compatto e di più facih» isolamento, perchè non occor- 
rono tensioni cosi elevate* come colle scariche a scintilla, 
ma le operazioni che costituiscono remissione dei segnali 
sono j)iù s«Mnj)lici e [)iù sicure o la sintonia è assai più 



!>■- r 



. Telegrafia e telefonia senza filo 161 

esatta. Col ricevitore Poulsen si constata senza difScoltà 
una variazione del y, p. cento della capacità del circuito 
dì risonanza, mentre d' altra parte le perturbazioni atmo- 
sferiche, che recano tanta noia alla radiotelegrafia coi 
sistemi soliti, perderebbero metà della loro efficacia quando 
si lavora con onde persistenti. Infine queste ultime sa- 
rebbero meno assorbite che non le onde smorzate nel 
passaggio sopra regioni montuose. Si constatò infatti che 
i vapori della linea scandinavo-americana, girando il 
nord della Scozia in viaggio per la Scandinavia, comin- 
ciano a ricevere i segnali emessi colle scintille molto 
più tardi degli altri, e soltanto dopo essere usciti dal- 
l' ombra della Scozia, mentre sul mare aperto i segnali 
dei due sistemi sono della stessa intensità. Le prove 
sinora furono estese sino a distanze di circa 1500 km.; 
per distanze maggiori la superiorità sarebbe ancora di 
più per il sistema Poulsen. 

Al contrario di ciò, quando si tratta di segnalazioni 
sopra distanze medie e piccole, ossia delle stazioni di 
minor potenza, che sono le più numerose e perciò nel 
complesso sono anche di maggiore importanza, il con- 
fronto pare non riesca tutto a favore del sistema Poulsen. 
Del, resto anche per le segnalazioni a grandi distanze, ove 
i vantaggi delle onde persistenti si fanno maggiormente 
sentire, molti ritengono che V arco come mezzo produttore 
di onde non rappresenti che una soluzione provvisoria del 
problema, ed abbia tosto o tardi da cedere il posto ad un 
congegno puramente meccanico, capace di generare delle 
onde veramente continue e d'intensità costante. 



Si tratterebbe di una dinamo in serie, chiusa sopra 
un condensatore, ossia di una disposizione non dissimile 
da quella di Duddell, salvo che all'arco si trovasse sosti- 
tuito r indotto della dinamo. Sin dal 1904 il prof. Cor- 
bino aveva dimostrato, che per dati valori della resistenza 
esterna e del coefficiente di proporzionalità tra la forza 
elettromotrice sviluppata e l' intensità della corrente nel- 
r induttore di una dinamo, si producono nel circuito del 
condensatore delle correnti oscillatorie di ampiezza co- 
stante e di una frequenza determinata soltanto dalle con- 
dizioni del circuito esterno ed indipendente invece dalla 
velocità di rotazione della macchina. La funzione di 
quest'ultima si riduce allora a rifornire l'energia consu- 
mata nel circuito oscillatore. Siccome però la resistenza 



162 Elettrotecnica 



per le correnti alternate cresce colla loro frequenza, e 
questo effetta si fa sentire specialmente nelle solite 
macchine con ferro massiccio o poco suddiviso neir in- 
duttore e neir indotto, per tradurre in pratica il risultato 
sopra enunciato occorrerebbe una macchina speciale con 
nuclei di ferro assai suddivisi. La costruzione di una 
macchina simile presenta delle difficoltà meccaniche assai 
grandi, ma che tuttavia non dovrebbero essere insor- 
montabili. Intanto il prof. Corbino, con macchine di tipi 
esistenti o portando qualche modificazione a questi tipi, 
ha già potuto ottenere dello frequenze di circa 200 alter- 
nazioni al minuto secondo. Questo risultato abbastanza 
rimarchevole dà adito alla speranza che il metodo accen- 
nato abbia -da condurre ad una soluzione pratica del- 
l' importante problema. 



Intanto anche le onde relativamente costanti, quali si 
ottengono coir arco voltaico tra metallo e carbone, hanno 
definitivamente aperto il campo pratico alla telefonia 
senza filo, ossia alla trasmissione dei suoni e del lin- 
guaggio umano col veicolo delle onde elettriche. Sinché 
queste onde, prodotte esclusivamente mediante le scariche 
a scintilla, erano fortemente smorzate, e che due emis- 
sioni consecutive di queste onde erano separate da in- 
tervalli brevi bensì, ma lunghi in confronto colla durata 
delle emissioni stesso, la trasmissione dei suoni presen- 
tava delle difficoltà quasi insormontabili, perchè le vibra- 
zioni che costituiscono il fenomeno sonoro e che dovreb- 
bero tradursi in modificazioni corrispondenti delle oscil- 
lazioni elettriche, si succedono troppo lentamente per 
poter imprimere il loro carattere alle poche oscillazioni 
elettriche destate da una sola scarica a scintilla, e troppo 
rapidamente invece perchè all'uopo potesse servire l'azione 
sopra scintille successive generate nella solita maniera. 
La condiziono cambia invece sostanzialmente quando 
r apparecchio generatore delle onde le emette in modo 
continuo e con ampiezza delle oscillazioni costante. Basta 
in questo caso disporre un circuito microfonico in guisa, 
che le variazioni di corrente che in esso avvengono 
quando si parla davanti al microfono, agiscano snll' oscil- 
latore in maniera da modificare o la frequenza o l'am- 
piezza delle oscillazioni elettriche. Il secondo di questi 
effetti è più facile a realizzarsi, e si ottiene p. es. me- 



■^.v 



'1 ■ 



Telegrafia e telefonia sema filo 



153 



diante la disposizione della fìg. 14, nella quale si riconosce 
la dinamo D alimentattrice dell'arco -4, dal quale è deri- 
vato il circuito oscillatore coli* antenna e la comunica- 
zione colla terra. L' induttore della dinamo è provveduto, 
oltreché dell' avvolgimento principale B^ di un altro avvol- 
gimento che fa parte del circuito di un microfono, e che 
viene percorso dalla rispettiva corrente in senso opposto 
a quello della corrente nel ravvolgimento principale. Ogni 
volta che il contatto microfonico, sotto la pressione eser- 
citata su di esso da 
un' onda acustica , è 
diventato conduttore e 
che per conseguenza 
è cresciuta l'intensità 
della corrente nel re- 
lativo circuito, s'inde- 
bolisce il campo della 
dinamo e con esso la 
corrente alimentatrice 
dell'arco e del circuito 
oscillatore. In tale ma- 
niera le vibrazioni so- 
nore si traducono in 
variazioni d' intensità 
delle onde elettriche 
che vengono emesse 
continuamente dal ge- 
neratore ad arco. Per 
tradurre poi nuova- 
mente in vibrazioni 
sonore queste oscilla- 
zioni elettriche d'in- 
tensità variabile, basta 
che r antenna della 

stazione ricevente le trasmotta ad un circuito risonatore 
che comprenda, oltre ad un telefono e la relativa pila, 
un rivelatore d'onde che si modifichi in ragione del- 
l' intensità delle correnti oscillatorie e non già della loro 
forza elettromotrice, e che segua spontaneamente e 
rapidamente ogni variazione nelì' intensità delle onde. 
Queste condizioni si trovano soddisfatte nel rivolatore 
elettrolitico, il quale infatti sembra preferito come or- 
gano sensibile alle ondo nelle esperienze di telefonia 
senza filo. 




Fiff. 14. 



154 Elettrotecnica 



I 



Sin dairanno scorso potevamo riferire su esperienze 
di questo genere eseguite da Ruhmer e dalla Società 
tedesca di telegrafìa senza filo non appena conosciuta 
r invenzione del Poulsen. Dopo quelle prime esperienze, 
si sono realizzati notevoli progressi tanto nella chiarezza 
e sicurezza quanto nella portata delle trasmissioni. Il conte 
Arco riferisce che la Società tedesca di telegrafia senza 
filo è riuscita a stabilire delle comunicazioni telefoniche, 
prima dalla stazione di Berlino alla stazione ricevitrice di 
Nauen, che dispone di una antenna sorretta da un albero 
alto 100 metri e che dista 36 km. dalla stazione trasmet- 
tente, e poi da Berlino a Hheinsberg, sopra una distanza 

l di circa 70 km., con antenne di soli 25 metri d'altezza. 

, Risultati piti notevoli ancora si annunziano dalFAme- 

> rica, ove la National Electric Signalling Company, la 

quale è concessionaria delle invenzioni del sig. Fessenden, 
avrebbe ottenuto, sin da qualche anno fa, la comunica- 

K zione telefonica sopra distanze di 40 km., e da un anno 

è riuscita a trasmettere il linguaggio tra le due stazioni 
della Compagnia che si trovano a Brant Rock, vicino a 
Boston (Massachusetts) ed a Nuova York. La distanza 

' tra le due stazioni è di circa 300 km., di cui tre quarti 

sopra terra; la stazione di Brant Rock, che è destinata 
essenzialmente alla telegrafia trasatlantica, possiede una 
antenna proporzionata a questo scopo, mentre V antenna 
della stazione di Nuova York è alta soltanto 60 metri. 
Possono corrispondere fra di loro, oltre le due stazioni 
radiotelegrafiche stesse, anche altri luoghi ad esse vicini 
e collegati con esse mediante fili telefonici. Le correnti 
telefoniche trasmesse, per via ordinaria, da qualcuno di 
quei luoghi alla stazione radiotelegrafica, agiscono in 
quest'ultima sopra un soccorritore microfonico, che pro- 
voca automaticamente le corrispondenti emissioni di onde, 
le quali producono poi all'altra stazione in un soccorri- 
tore analogo l' effetto inverso, completando la comunica- 
zione per via del filo. 

Anche la Radio-TeIephone-( 'ompany, servendosi di ap- 
l)arecchi del sig. De b'orest, ha fatto eseguire, tanto in 
occasione delle regate sul lago di Erio, quanto tra le 
navi da battaglia della fiotta comandata dall' ammiraglio 
Evans, dello prove di telefonia senza filo, le quali, sebbene 
le distanze superate non fossero molto grandi, valsero 
tuttavia a mettere in evidenza il valore del nuovo mezzo 
di comunicazione specialmente per la marina e la praticità 
dell'arco per la produzione di onde persistenti. 



Telegrafia e telefonia senza filo 165 



Tuttavia, anche nel momento attuale e senza attendere 
l'avvento del generatore meccanico di onde continue, il 
circuito Duddell non è l'unico mezzo per la produzione 
di onde elettriche adatte per la trasmissione dei suoni e 
del linguaggio. Non occorrono infatti per questo scopo 
delle onde rigorosamente continue, ed il difetto già rile- 
vato delle scariche a scintilla, che risiede principalmente 
nella lunghezza dell' intervallo di tempo tra due scariche 
successive, è stato eliminato mediante una nuova dispo- 
sizione creata dal prof. Majorana. Togliamo AnW Elettri- 
cista i seguenti appunti di una conferenza che il pro- 
fessor Majorana ha fatto sulla sua invenzione, la quale, 
oltre all'apparecchio produttore di scintille, comprende 
anche un microfono speciale per modularne l'intensità. 

Supponiamo che tra le palline di uno spinterometro, 
delle quali una sia collegata al suolo e l'altra ad una 
antenna irradiante, si faccia scoccare una serie ininter- 
rotta di scintillo. Ad una certa distanza un rivelatore 
acustico, fornito anch'esso di antenna e di comunicazione 
col suolo, permette di ascoltare il rapido succedersi dello 
scintille con tutte le particolarità. Accelerando la produ- 
zione dello scintille, si finirà per avere al rivelatore la 
percezione del suono corrispondente alla frequenza di 
quelle scintille. Se però il numero di queste supera il 
limite di circa 10000 al minuto secondo, non si sente più 
al detector il fischio o sibilo corrispondente all'altezza 
così elevata, ma solo un crepitìo irregolare, dovuto a 
qualche scintilla più o meno intensa dello altre. 

Questo fatto può spiegarsi in due maniere: o la de- 
pressione elementare del ciclo di isteresi del ferro del 
detector, dovuta a ciascuna scintilla, provoca nel circuito 
telefonico delle correnti indotte troppo deboli, o il tele- 
fono, a causa della sua inerzia elettrica e meccanica, è 
incapace di seguire variazioni così raj^ide. 

È noto d'altra parte che la parola articolata è accom- 
pagnata talvolta da suoni o sibili, il cui periodo può 
essere anche di V,->., di minuto secondo; ma queste deli- 
catissime sfumature della voce non arrivano al ricevitore 
di un ordinario apparato telefonico. Ciò non toglie però 
che la riproduzione telefonica della viva voce sia prati- 
camente perfetta. Si può dunque ritenere? che tutti quei 
congegni, destinati alla trasmissione o riproduzione indi- 



1 



lÒC) Elettrotecnica 



ì 



i 






V 

1 
♦ 

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J 



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> 

y retta della parola diano risultati pratici soddisfacenti, 

j. pur non essendo impressionati dalle* sfumature acustiche 

inferiori ad Vioooo ^^ minuto secondo circa; e se nello 

^ spinterometro sopra considerato si generano delle varia- 

zioni neir intensità dello onde emesse corrispondenti a 
vibrazioni sonore, si udiranno al detector i suoni e le 
parole trasmesse. 

- \ Per ottenere la necessaria rapidità nella successione 

delle scintille, il prof. Majorana ha costruito uno spinte- 
rometro rotante, formato da un motore, sull' asse del 
) (piale è fissato un disco di ebanite portante sulle facce 
opposte due anelli metallici sui eguali poggiano due spaz- 
zole metalliche inserite nel circuito di scarica costituito 
dal secondario di un trasformatore e da una conveniente 
capacità. Gli anelli sono congiunti a due fili metallici, 
ciie corrono fra di loro paralleli, e tra i quali scoccano 
j lo scariche, e se lo spinterometro è messo in rapida rota- 

zione, le scintille, soffiate violentemente dall'aria, si sepa- 
rano e si può così ottenerne un numero di circa 10000 
al minuto secondo. 

D' altra parte il compito della modulazione delle scin- 
tille è stato risolto dal prof. Majorana per mezzo di un 
' microfono idraulico basato sulle proprietà capillari dei 

liotti liquidi. 

Un getto liquido, che affluisce da un foro costruito 
s«^condo norme speciali, scorre limpido per una certa 
lunghezza, dipendente dalle dimensioni del foro e dalla 
pressione di efflusso; comincia indi a rompersi in gocce, 
/ 1' quali talvolta si succedono con frequenza sensibil- 

;( monte costante e spesso elevatissima. Questa frequenza 

rappresenta, in determinate condizioni, il periodo proprio 
li vibrazione del getto. Acusticamente si può osservare 
1 osistenza di questo periodo, facendo battere il getto, nel 
punto in cui comincia a rompersi, su di una membrana 
riastica, la quale, così, ripeto esattamente il suono corri- 
spimdente a quel periodo; air infuori di questo, si può 
costringere il getto a vibrare con periodi svariatissimi. 
S(* vibrazioni meccaniche esterne vengono a colpire il 
Liotto liquido, si manifestano nella vena liquida delle con- 
trazioni periodiche a breve distanza dalla bocca. Tali 
contrazioni seguono esattamente i periodi vibratori pro- 
\ «nienti dall' esterno, per cui il getto costringe la mem- 
brana, su cui batte, a ripetere i suoni corrispondenti a 
pioi periodi. Se il getto batte sopra una superficie piana, 



Telegrafia e telefonia sema filo 167 

normale alla sua direzione, esso dà origine ad un velo 
liquido, il cui spessore è variabile, dipendentemente dalle 
vibrazioni del getto. 

Utilizzando questi fenomeni, il prof. Majorana ha 
costruito un microfono che permette di ottenere correnti 
telefoniche di grandissima intensità e purezza. Tale mi- 
crofono è costituito, oltre che dalla solita imboccatura 
per concentrare le onde sonore, da una membrana con- 
nessa rigidamente ad un tubetto di vetro, che è libero 
di muoversi per effetto delle vibrazioni della membrana, 
e per il quale passa dell'acqua leggermente acidulata 
con acido solforico. Il liquido esce dal tubetto per mezzo 
di un apposito foro; il getto corre limpido per un certo 
tratto e va poi a battere sopra la superfìcie piana di un 
congegno chiamato collettore, il quale è generalmente 
costituito da due pezzi cilindrici di platino, separati fra 
loro per mezzo di una sostanza solida isolante. La super- 
ficie superiore del collettore è ben levigata, in modo che 
vi sia perfetta continuità fra le varie parti. 

Il getto liquido, battendo sul centro del collettore, si 
trasforma in un velo sottile, che pone in comunicazione 
elettrica continua i due conduttori metallici. Un telefono, 
posto in circuito con i suddetti conduttori e con una 
pila, sarà percorso da una corrente costante quando la 
membrana non è colpita da vibrazioni sonore, quando 
cioè il getto non si contrae. Quando invece dei suoni 
esterni obbligano la membrana a vibrare, la bocca di 
efflusso entra in vibrazione, il getto liquido si contrae in 
maniera variabile, ed il velo liquido, formatosi alla super- 
ficie del collettore, assume spessori continuamente varia- 
bili. L' intensità della corrente telefonica subisce delle 
variazioni periodiche per effetto delle variazioni della 
resistenza del circuito, e si ottiene così la riproduzione 
dei suoni e delle parole pronunciate davanti al microfono. 

Questo microfono idraulico, il quale ha dato ottimi 
risultati anche nella telefonia ordinaria ed ha permesso 
di poter corrispondere dall' Istituto Elettrico Centrale di 
lioma al Post Office di Londra, si presta per eccellenza 
per la telefonia senza filo. Infatti, inserendolo nel circuito 
generatore delle onde elettriche che contiene lo spinte- 
rometro rotante già descritto, si è in grado di far variare 
r intensità delle scintille corrispondentemente ai suoni 
prodotti davanti al microfono, e queste variazioni si ripe- 
tono esattamente al detector della stazione ricevente, ri- 



Elettrotecnica 

o così i suoni e le parole trasmesse. I^e espe- 
guite dal prof. Majorana cogli apparecchi de- 
vaiio infatti dato dei risultati soddisfacenti, e 
iiique che le onde persistenti per lo mono non 
pensabili per la telefonia senza filo. 
a il prof. Majorana, il quale aveva iniziato le 
ienze prima che fosse nota l'invonzione del 
iconoscen<lo egli stesso i vantaggi che potevano 
air uso di onde veramente persistenti, decise 
iproflttare di questo nuovo metodo, e sostituì 
rometro l'arco neli' idrogeno, conservando però 
rofono idraulico, il quale, potendo sopportare 
alta tensione e di forte Intensità, costituisce una 
» novità nel campo dello applicazioni elettriche. 



laca dell'anno decorso presenterebbe una grave 
non menzionassimo il fatto, che il 17 ottobre 
3 radiotolegraiìco attraverso rAllanlico fu aporto 
,zioni marcouiane di Clifden in Irlanda-e di 
ton o Giace Bay nel Canadil. Fervono nella 
slltica come in quella tecnica le discussioni 
questo avvenimento. Si ricorda che sono tra- 
ine anni dacché per la prima volta un mes- 
3va varcalo l'Atlantico col veicolo delle onde 
che la promessa, data allora o pifi volto ripe- 
imminente apertura di un regolare servizio 
non fu mantenuta; e che oggi ancora, dopo 
essa analoga, il servizio è rimasto limitato alle 
■.i giornali, e, secondo certe voci, lasciorebhe 
1 desiderare. È giusto però ricordare pure che 
i della telegrafia sottomarina tra l' Europa e 
presentarono delle peripezie non minori; e se 
agnia Marconi non sì può risparmiare l'appunto 
isero abbastanza cauta nelle sue previsioni e 
il progresso fatto in un quinquennio non è 
ino considerevole. Ed il fatto, che all' infuori 
pagnia Marconi anche le altre compagnie radio- 
io hanno già creato o atanno creando degli 
grandiosi per lo scambio di messag'gi tra l'An- 
Nuovo Mondo, dimostra che per lo meno tra 
ssatì in materia la radio-telegrafia a grandi 
I diventata un compito ambito. B. D. 



Sul disegno di legge per le derivazioni di acque 159 



per 



La legislazione sullo n 
varie vicende dopo la lej 
studi del ISTI al disegno 
nel 1873 sulla imposta di 
acque pubbliche; agli st 
Qenala, che hanno prepari 
attualmente regolante le 
bliche. Anche questa legge 
tanto che il 19 marzo I 
presentarono al Sonato ut 
approvato nel maggio 190 
Reazioni, ma che non divi 
la chiusura della sessior 
discussione alla Camera d 

L' industria intanto prc 
pre maggiore dei nostri 
d' energia: i canoni salivai 
n cui erano giunti nel ISl 

La necessità della nuo 
.più sentire; e gli industria 
i Collegi degli Ingegneri 
Congrossi delle Società K 
stampa, colle periodiche r 
quistione. 

Finalmenlo venne un 
legge. 

Appena fu noto tale d 
Senato nella seduta del fi 
parecchi soci deli' A. E. I 
sia nelle adunanze Social 
vedi Alti dell' A. E. I., ff 
sia in altre Associazioni i 
Fra, Relazione fatta al Ci 
21 luglio lfl07). — Ing. K 
3 luglio 1907.,.). L'iug. ] 
Relazione alla Seziono di 
eccezionale importanza del 
Presidente generale dell' 
risollevare la questione ali 



160 Elettrotecnica 



J ìd occasione della Riunione annuale, con una Relazione 

! che sarebbe stata letta e discussa neir Assemblea stessa.; 

' invitando in pari tempo le altre Sezioni che avessero 

voluto partecipare a questo lavoro, a mandare air inge- 
gnere Conti il risultato dei loro studi. 

La Riunione annuale deir A. E. I. venne tenuta a 
Parma insieme al Congresso della Società per il pro- 
gresso delle Scienze ; ed air adunanza del 25 settembre, 
in cui si discusse tale disegno di legge, parteciparono, 
appositamente invitati, oltre i soci dell' A. E. I., quelli 
dei Collegi degli Ingegneri, della Società di Fisica e 
delle Società economiche, intervenuti al Congresso delle 
Scienze.- 

L' adunanza venne presieduta dal Presidente gemerale 
deirA. E. I., ing. Jona, il quale, dopo poche parole per 
ricordare T origine e lo scopo di questa discussione, in- 
vitò ring. Conti ad esporre la sua Relazione. 

Udita la Relazione dell' ing. Ettore Conti, venne votato 
air unanimità un ordine del giorno, che traduce le con- 
siderazioni seguenti, le quali sono il riassunto della di- 
scussione fatto dallo stesso Presidente dell' Associazione, 
ing. Jona, per i vari Ministri interessati. 

Malgrado che la soverchia preoccupazione di taluni 
particolari obbiettivi ed un meno esatto ajìprezzamento 
delle reali condizioni dell'Industria Elettrica in Italia,, 
abbiano ispirati parecchi articoli, la cui approvazione 
tornerebbe esiziale alle ulteriori utilizzazioni di forze 
idrauliche, non ritenne il Congresso di pronunciarsi in 
favore del rigetto puro e semplice della legge; parendo 
invece miglior consiglio metterne in luce i punti assolu- 
tamente inaccettabili, affinchè sia opportunamente modi- 
ficata; essendo urgente una legge che faccia testo in 
materia e ci tolga dall'arbitrio imperante oggidì, con una 
legge vecchia e modificata, nel suo spirito, e nella sua 
lettera, da circolari e disposizioni del Ministero e degli 
Uffici competenti. 

Il Congresso ha rivolto anzitutto il suo esame alle 
facilitazioni ed ai compensi accordati agli Enti pubblici 
locali. Preso atto con compiacimento della dichiarazione 
del Governo, affermante la sovranità dello Stato, con 
esclusione quindi di ogni diritto di proprietà sulle acque 
pubbliche da parte degli Enti locali, il Congresso ritenne 
che il disegno di legge voglia assicurare, dei vantaggi 
eccessivi a detti Enti locali, tanto nella misura della 



Sul distsgìio di legge per le denvaziani di acque IHl 



partecipazione accordata ad essi nei canoni, quanto per 
talune speciali facilitazioni. La partecipazione nei canoni 
venne ritenuta esorbitante, sia perchè V aggravio che cor- 
rispondentemente si apporterebbe ai concessionari costi- 
tuirebbe un onere troppo forte, tale da dissuadere i capi- 
tali, oramai timidi, dall* interessarsi in ardue e costose 
imprese, la cui retribuzione, già scarsa nelle attuali con- 
dizioni diverrebbe addirittura problematica o negativa; 
sia perchè supera i desiderata stessi degli Enti locali. 
Dall esame di moltissimi casi particolari, il Congresso si 
è fatta la convinzione che i Comuni di montagna, nei 
quali si svilupperanno le forze idrauliche ancora inuti- 
lizzate, non hanno affatto le ingenti spese di difesa dalle 
insidie delle acque, supposte nella Relazione accompa- 
gnante il disegno di legge, trattandosi per la massima 
parte di corsi d' acqua a forti pendenze, incassati fra le 
roccie, ove le piene non produrranno gravi danni. Si 
osservò ancora che tali Comuni sono in genere poco 
popolati, cosicché la partecipazione ai canoni, nella misura 
proposta, e riferita al numero degli abitanti, appare esa- 
geratissima; e si citarono parecchi esempi in cui tale 
partecipazione ammonterebbe a cento, duecento, trecento 
e più lire annue per ogni abitante, vale a dire una somma 
immensamente superiore a tutte le imposte e tasse pagato 
attualmente dagli abitanti stessi. 

Sempre nel campo delle facilitazioni agli Enti locali, 
il Congresso ha ritenuto che il comma 3.* dell'art. 15 del 
disegno di legge debba essere abrogato perchè si presta 
ad applicazioni arbitrarie e contraddittorie agli stessi 
concetti che hanno inspirato quella proposta. Il Con- 
gresso ha anzi mostrato il desiderio che la nuova legge 
dovrebbe chiarire in modo tassativo come per servizi 
pubblici dello Stato, delle Provincie e dei Comuni si 
debbano intendere soltanto quelli che costituiscono una 
imprescindibile funzione deir Ente pubblico, in ragione 
o in conseguenza di tale sua qualità e delle attribuzioni 
che gli sono proprie; e non la semplice esplicazione da 
parte degli stessi Enti di attività industriali. 

Sul disposto deir art. 21 il Congresso, osservato che, 
malgrado le sue enormi conseguenze, esso non ha alcuna 
adeguata illustrazione nella relazione ministeriale, si stupì 
che, in una legge avente obbietto affatto diverso da quello 
della municipalizzazione, siasi potuto, in via quasi inci- 
dentale e di straforo^ introdurre un' aggiunta alla legge 

AVMUAKIO BOIRRTIPIOO — XLIV. 11 



1G2 Elettrotecnica 



sulle municipalizzazioni, con tali effetti da superare le 
più ardite aspettative e i piti radicali propositi di coloro 
che quella legge hanno strenuamente caldeggiata. Il Con- 
gresso è convinto che V accordare ai Comuni la privativa 
nel servizio d* illuminazione e d^lle piccole forze motrici 
implicherebbe la rovina di tutte le imprese private di tal 
genere; nessuna ulteriore destinazione di capitali air in- 
dustria elettrica sarebbe più possibile, perchè nessuno 
vorrà assumere imprese la cui vita è subordinata al bene- 
placito di una deliberazione più o meno ponderata e 
serena di un qualsiasi Consiglio Comunale; il Congrosso 
ritiene che V approvazione dell' art. 21 perpetrerebbe in 
misura colossale, e in modo intollerabile, la più audace 
e ingiustificata delle confìsche, a tutto danno di un* indu- 
stria strettamente nazionale, con irragionevole ed inspe- 
rato vantaggio a quelle industrie, prevalentemente costi- 
tuite da capitali esteri, che intendono al servizio della 
privata illuminazione mediante sistemi diversi da quello 
elettrico. 

Il Congresso ha esaminato profondamente T altro argo- 
mento che al precedente è strettamente collegato, quello 
deir aumento del canone della concessione. Al riguardo 
ha compulsato i bilanci di tutte le Società per azioni che 
si occupano dell'industria dell'energia elettrica (e sono 
attualmente cento Società con un capitale versato di circa 
183 milioni) ed ha constatato che il reddito medio del- 
l' ultimo decennio (calcolato appunto in base al capitale 
effettivamente versato) è stato del 8,9 V,, soltanto, e che 
tale reddito scende ancora al 2,65 % se si escludono dal 
computo alcune poche aziende che utilizzano esclusiva- 
mente il vapore come mezzo di produzione dell' energia 
elettrica, od hanno altri cespiti speciali di reddito. Con- 
siderando poi partitamente le varie industrie elettrochi- 
miche, che potrebbero facilmente contribuire ad aumen- 
tare la ricchezza nazionale, si è fatta la convinzione che 
il canone non può assolutamente essere aggravato oltre 
la misura attuale: essendo notorio che, in tali industrie, 
il costo del cavallo annuo a 30-40 lire è il limite massimo 
ammissibile per la loro esistenza. Notò il Congresso essere 
assurdo pensare che l' energia elettrica ricavabile dalle 
forze d' acqua di molte regioni d' Italia possa essere uti- 
lizzata come forza motrice in industrie manifatturiere, 
specialmente poi nel Mezzogiorno; ma si può sperare di 
utilizzarla localmente per industrie elettrochimiche; e fra 



Sul disegno di legge per le derivazioni di acati 

questo, promettente e specialmente adatta al 
agricolo del Paese, la ttssaziono dell' azoto ali 
per la fabbricazione dei coucimi artificiali. Que 
strie elettrochimiche ricoverebbero un colpo mi 
un agffravio di canone. II Congresso ha poi rilev 
ju questi ultimi tempi siano sorti parecchi n 
menti, i quali valgono a togliere quei vantaggi eh 
già elettrica, ottenuta dalle forzo idrauliche, si i 
teva di conseguire in confronto di quella ottenuta 
motori termici, ed anzi a metterla in condizioni 
riorità; ad esempio l'abolizione del lavoro noti 
legge del riposo festivo, la diminuzione del ( 
petrolio, i costanti progi-essi delle macchine ten 
gravosa applicazione della tassa fabbricati all'ac 
siderata come produttrice di forza, ecc. 

Né il Congresso ha potuto astenersi dal coni 
argomenti addotti dalla Relazione in appoggio al 
inasprimento do! canone, argomenti che, ad un C 
di tecnici, appaiono a prima vista poco fondai 
non è giustificata l' asserzione che, negli ultimi 
rendimento delle turbine o delle dinamo o degli 
tori sia sensibilmente migliorato; e neanche qii 
praticamente, sì usi l'alluminio nelle conduttur 
taggi che la Relazione attribuisce all' elettricità 
con motori idraulici, sono poi comuni a quella 
con motori termici, né può quindi l'argomenl 
per colpire la produzione idraulica. Finalmonto 
di venti o venticinque lire por cavallo, che 1' 
straziono Demaniale percepisce sui canali del 
comprende l'affitto del canale e di tutto le operi 
vazìone e utilizzazione delle acque, nò può par 
al canone, che rappresenta solo il diritto di 
r acqua da un corso naturale, lasciando a a 
concessionario tutte le opere di derivazione, 
importano una sposa generalmente ingentissime 
tuiscono una dello piìl forti alee di simili intrap 

E opinione del Congre-sso che il disogno 
abbisogni anche di opportuni perfezionamenti e 
laddove stabilisce le modalità e i termini por V 
da parte dello Stato dei suoi diritti di riserva si 
idrauliche, a soddisfacimento di pubblici serv 
parve eccessivo il termine di otto anni fissato da 
di legge; termine che paralizza por troppo lungc 
di tempo l'attuazione di imprese, dal cui svilup 



164 KUltrotMiica 



nomis nazionale non può ricalare che benoficiì. Sullo 
stesso argomento sembrò conveniente prescrivere la li- 
mitazione della riserva. dello Stato a quella sola quan- 
tità dì forza che possa venire richiesla dalle esigenze dei 
servìzi pubblici, in vista dei quali la riserva è posta: e 
di consentire altresì che essa possa in qualunque epoca 
venire eliminata sostituendovi l'obbligo del concessio- 
nario di fornire allo Htato, al prezzo di coslo, la quantità 
di energia necessaria. 

Sul tema della durata delle concessioni e delle disci- 
pline relative all' incameramento delle opere di deriva- 
zione da parte delio Stato, alla scadenza delle concessioni 
stesse, il Congresso osservò che, quando si voglia man- 
teucre il principio attualmente vigente della loro rinno- 
vabilità una o pìh volte senza limitazione, si dovesse 
assicurare in modo formale una prima rinnovazione per 
un trentennio, e ciò senza aggravi: e che il diritto da 
parte dello Stato di impossessarsi delle opere del conces- 
sionario, alla scadenza della concessione, sia chiaramente 
limitato alle opere costruite nell'alveo del fiume, negli 
argini e sulle sponde, per la presa e restituzione delle 
acque: non dovendosi in nlcun modo ammettere che la 
eentrale idroelettrica, le turbino, lo dinamo, il quadro, 
tutto il complesso dì macchinari idraulici ed elettrici ohe 
servono a produrre e a trasformare la forza motrice e 
che rappresentano un impianto autonomo e indipendente, 
costruito su area di proprietà privata del concessionario, 
possano essergli tolti contro ogni buona norma di equità 
e di diritto. 



Queste le principali ragioni di opposizione al disegno 
di leggo e le ragioni di emendamenti proposti. 

Ksse si riferiscono iu sostanza a tre punti principali; 
I,° Facilitazioni e compensi accordati agli enti pub- 
blici locali; 

2." Canone dovuto allo Stato per la concessione: 
3." Durata della concessione e norme relative all' in- 
cameramento delle opere per parte dello' Stato. 

Non va però nascosto il pensiero che vi sia un po' troppo 
disconosciuto il fatto che davvero gli enti locali vanno 
a poco a poco incontrando speso idrauliche ognora più 
crescenti per proteggersi daUc continue iitsidie e dalle 



Sul disegno di legge per le derivazioni di acque 165 

improvvise mine. Non tutti i corsi d' acqua sono incas- 
sati fra le roccie come ha detto V ing. Conti ; ma pur- 
troppo molti per i recenti spietati diboscamenti seminano 
rovina, tanto che si moltiplicano le domande di imbri- 
gliamento. 

Qiustifìcatissima è invece la osservazione circa la par- 
tecipazione dei canoni a favore dei Comuni riferita in 
linea assoluta al numero degli abitanti e air ammontare 
totale delle tasse. Per quanto le eccezioni non debbano 
mai soverchiamente impressionare, tuttavia pare abba- 
stanza eloquente V esempio citato dal Conti del Comune 
di Agaro, che conta 130 abitanti, e nel quale si possono 
sviluppare oltre 15000 HP per modo da raccogliere di 
canone, secondo la nuova legge, 30000 lire annue. 



Colle disposizioni cattive, che hanno suscitato le oppo- 
sizioni più sopra riassunto, il nuovo disegno di logge ne 
ha delle buone degne di lode. 

Tali son quelle che riguardano la formazione di una 
unica Commissione alla quale vorrebbero delegati i poteri 
attualmente attribuiti a tre diversi Ministeri, così da ren- 
dere l'istruttoria più sollecita e basata su concetti uniformi. 

Del pari vanno lodate le disposizioni che facilitano le 
grandi derivazioni nel senso che esso non trovino osta- 
coli nelle piccole ; quelle che accordano il riconoscimento 
del carattere di pubblica utilità per la espropriazione non 
solo dei terreni destinati al canale, ma anche quelli della 
posa, della centrale e di eventuali serbatoi; quelle che 
tendono ad impedire gli accaparramenti, facendo deposi- 
tare una congrua cauzione all' atto di concessione e stabi- 
lendo termini precisi per la esecuzione delle opere. 

IV. — Illuminazione per luminescenza. 

Il dottor Moore ha presentato q\V American I. E. E. 
un sistema di illuminazione elettrica da lui realizzato in 
15 anni di studio e tentativi, basato sopra la luminescenza 
assunta dai gas per Fazione di correnti oscillatorie La 
dimostrazione della bontà del sistema era data da un 
impianto funzionante nella sala delle conferenze, com- 
))rendente un tubo largo 44 mm. e lungo 51 metri, che 
faceva il giro della sala ed era sospeso a 4 metri di al- 
tezza, circa 30 centimetri più in basso del soffitto. 



166 Elettrotecnica 



k 



Questo tubo poteva essere riempito di azoto o di ani- 
dride carbonica (naturalmente la pressione del g-as che 
esercita sul fenomeno un' influenza considerevole veniva 
opportunamente repfolata): la corrente si immetteva me- 
diante due elettrodi fìssati alle due estremità del tubo. 

Il meccanismo più importante del sistema era costi- 
tuito da un trasformatore innalzante la tensione e da 
una ingegnosa valvola por regolare automaticamente la 
pressione del gas. 

Il Moore ha fatto delle prove di illuminazione nel 
vestibolo di un teatro, dalle quali sarebbe risultato che 
r illuminazione media data dai suoi tubi richiede una 
sposa di energia cinque volte minoro di quella richiesta 
dalle lampade ad incandescenza. Queste però presentano 
una variazione di intensità di 0,17 mentre in questi tubi 
la variazione è di 0,27. 

In un'altra prova di illuminazione fatta in un magaz- 
zino in confronto con lampade ad arco, le lampade Moore 
davano una variazione di 0,82, mentre le lampade ad 
arco presentavano una irregolarità di 0,40. 

In numeri assoluti la potenza richiesta per ogni can- 
dela^ sarebbe di 1,8 watt. 

È degno di nota che i tubi alimentati con anidride 
carbonica pura, danno una luce perfettamente bianca e 
simile alla solare. Variando la natura del gas si può otte- 
nere la colorazione che si vuole. 

Un ultimo vantaggio delle lampade Moore esiste nella 
grande suddivisione della luco su un lungo tubo, il che 
permette di avere una illuminazione media molto più 
gradevole nei locali da essa illuminati. 

V. — Le Centrali con turbine a vapore. 

In una conferenza tenuta su questo argomento 
air Associazione degli ingegneri tedeschi, O. Lasche ha 
sostenuto la opportunità dell' uso della turbina a vaporo 
invece delle macchine termiche a stantuffo. Egli si è 
basato principalmente su i seguenti argomenti. 

Nella lotta fra la turbina a vapore e il gruppo termo- 
elettrico a pistone ha grande importanza la questione 
dello spazio occupato. Già per unità piccola il paragone 
è a favore della turbina. Per unità più forti il risparmio 
di spazio è cosi considerevole, che tale vantaggio diviene 
decisivo per la scelta della turbina. 



! 



^i ■-• — 

* 



Le Centrali con turbine a-ì^apore 167 

Mentre il gruppo turbodinamo possiede una lunghezza 
relativamente piccola, in grazia del collegamento immediato 
della turbina colla dinamo, occorrono soltanto tre sopporti 
per tutto il gruppo, compresa la eccitatrice ; la turbodinamo 
quindi, in relazione allo spazio occupato, è di molto supe- 
riore a tutti gli altri generatori di energia elettrica. 

Oltre alle economie dovute alle dimensioni considere- 
volmente minori del macchinario, si ha ancora il van- 
taggio di una migliore visibilità suir insieme della in- 
stallazione, e quindi di una maggiore sicurezza di eser- 
cizio. È nota la deficienza di visibilità nelle centrali con 
macchine verticali, le quali vengono adottate soltanto 
quando vi si è costretti: con macchine orizzontali e con ' 
forti potenze non si sta meglio per ciò che riguarda la 
visibilità. I numerosi organi nascosti fra i grossi cilindri 
e i volani colossali, che spesso sono rivestiti per impedir 
forti movimenti d' aria, tolgono T ultimo resto di visibilità. 
Eppure questa visibilità è assolutamente indispensabile 
nelle centrali con macchine termiche a stantuffo, le (|uali 
posseggono numerose parti in movimento ed abbisognano 
di numeroso personale. I^ turbodinamo al contrario ri- 
chiedono pochissimo personale e sono prive di parti 
dotate di moto » alternativo. 

Questi dati di fatto, in relaziono anche coi consumi 
di vapore recentemente ottenuti e che sono paragonabili 
con quelli delle migliori e piti grandi macchine a pistone, 
tendono a far mutare completamente i criteri da seguirsi 
nel progettare le centrali elettriche. 

L'ultimo decennio, che segnò il periodo di sviluppo 
della elettrotecnica, ha rapidamente introdotto il motore 
elettrico in tutte le industrie e, per gran parte, anche 
nei mezzi di comunicazione. Così oggi, in tutti i rami 
delle industrie, il tecnico si trova di fronte al compito di 
ampliare gli impianti esistenti e di crearne di altri colossali 
secondo concetti nuovi; e le grandi centrali con turbine' a 
vapore, in grazia della loro semplicità e della loro sicurezza 
di esercizio, vanno ora moltiplicandosi in maniera impreve- 
duta, e certamente influiranno in modo efficace sul progres- 
sivo estendersi dello sfruttamento della energia elettrica. 

VI. — Ij elettricità generata con motori a vento. 

W. Horsnaill pubblica nel The Electrician un arti- 
colo su questo importante ^argomento. Egli si è doman- 
dato la ragione per la quale sono così rari gli impianti 



Kleflroiecnica 

sazioiio dell'energia del vento a scopo agri- 
l'illuiiijnazioiie ed il servizio in edifici rurali; 
dall'esame di alcuni impianti fnnzionauti, 
conclusione che la incostanza del vento non 
ivo Borio per escludere questo applicazioni, le 
no riuscire utilissime, tanto più che richie- 
di impianto e di esercìzio assai piccole, 
a natura stessa della sorgente di energia im- 
orrcre alla sua accumulazione, quando nou si 
iplicazioni speciali, per le quali ci si possa 
e di avere la macchina in movimento se e 
ossibile, W. Horsnaill studia la proposta di 
per mezzo dell'acqua da immagazzinare in 
3 per poi utilizzarne il salto in una ordinaria 
nclude, in base a cacoli, che tal metodo non 
id almeno, perchè ciò sia possibile, occorre 
i il concorso dì circostanze non comani, ed 
nte di avere un grande bacino naturale in 
possa essere facilinento accumulata. 
mulatori elettrici invece possono permettere 
ne pili semplice e più pratica, e la loro capa- 
jcre determinata facilmente quando si cono- 
ibbisoguo di energia ed il diagramma delle 
die giornaliere del vento durante l'anno, 
■pianti di questa natura la dìnamo deve essere 
modo che la tensione da essa fornita, anche 
rrandi od improvvisi della velocità del vento, 
icolo e graduali variazioni. Questo può sem- 
oltenersi impiegando un'eccitazione compen- 
erio, che tonda ad indebolire il campo raa- 
a dinamo semplicemente eccitata in deriva- 
'ebbe potenziali troppo rapidamente crescenti, 
isse ad aumentare la velociti^ del vento, e 
no impiego risulterebbe pericoloso; d'altra 
siono di speciali regolatori di tensione darebbe 
ppo complicazioni di impianto. 
I cita anche qualche esempio di impiantì por 
le di proprietà rurali eseguiti mediante aero- 
iii risultato sembra costantemente favorevole, 
on pochi errori tecnici fatti nella loro instnl- 

L. A. 



y. - Chimica 



del dott Q. Baroni in Milano 



1. — La trasformazione degli elementi (^). 



Le geniali scoperte di Sir. William Ramsay riempiono 
di meraviglia tutto il mondo scientifico. L'illustre sco- 
pritore dell'argo e dell' elio pare sia riuscito ad effet- 
tuare realmente la trasformazione degli elementi. Già 
nel 1903, in collaborazione col Soddy, dimostrò la tra- 
sformazione spontanea dell'emanazione di radio in elio, 
e questa osservazione fu poi confermata da altri scien- 
ziati, fra cui il Debierne, il quale, dal canto suo, constatò 
che i cloruri ed i fluoruri di altinio sviluppano pure 
dell' elio. 

Esperienze recenti del liamsay provano che l'emana- 
zione del radio, a contatto coll'acqua, si trasforma in un 
gas inerte, che consiste specialmente in neon, con traccio 
di elio. Se si fa agire quest' emanazione su d'una soluzione 
satura di solfato di rame, non si produce elio, ma prin- 
cipalmente dell' argo, con traccie di neon. Il residuo, dopo 
aver eliminato il rame dalla soluzione, presenta gli spettri 
del sodio, del calcio e del litio. Naturalmente tutte le 
possibili cause d'errore sono state evitate, salvo in ciò 
che concerne il sodio ed il calcio, che entravano nella 
composizione dei recipienti impiegati. Eliminiamo per 
ora i fatti che riguardano il calcio ed il sodio, poiché 
al proposito lo stesso Ramsay non è affermativo; se gli 
altri risultati sono esatti, e la personalità dell'autore non 
permette auasi di dubitarne, tanto più che egli stesso, 
dopo averli esposti in una lettera alla Nature^ li ha 



{^) The Nature, 18 luglio 1907. 

ÀvvuABio SoisvTirico <- XLIV. VA 



i 




1 



170 Chimica 



riconformati nella adunanza del 2 agosto n. s. delFAsso- 
ciazione britannica Leicester, si può dire che ci troviamo 
di fronte ad un vero sconvolg'imento della storia della 
chimica, venendosi ad abbattere di un sol colpo il prin- 
cipio fondamentale della imnuitabilità della materia. Sareb- 
bero questi i primi esempi della trasformazione degli ele- 
menti (la famosa pietra filosofale degli alchimisti) e la 
loro importanza non sarebbe minore di quella delle espe- 
rienze che permisero a Lavoisier, alla fine del XVIIl 
secolo, di stabilire la teoria dei fenomeni di combustione 
e la nozione dei corpi semplici. 

Ora si attende con febbrile impazienza la comunica- 
zione dei particolari d'esperienza e la verificazione. 

IL — Sulla preparazione e sulle proprietà dei metalli 

ale alino-ter rosi ('). 

Su questo tema il prof. Guntz ha tenuto alla Società 
industriale di Mulhouse una interessante conferenza, che 
riassume i risultati degli studi compiuti per la maggior 
parte in questi tempi. 

Accanto ai metalli alcalino-terrosi, primo in ordine 
al peso atomico, è posto il litio, ancorché monovalente, 
perchè presenta con questi metalli un'analogia di com- 
portamento chimico cosi spiccata da dover esser clas- 
sificato senz'altro nella stessa famiglia del calcio, dello 
stronzio e del bario. 

Il litio si prepara sottoponendo alT elettrolisi una 
miscela fusa di cloruro di potassio e di cloruro di litio 
in proporzioni equimolecolari, impiegando un catodo di 
ferro ed un anodo di carbone. Per avere il metallo com- 
pletamente esente da potassio conviene impiegare come 
elettrolito il bi'omuro di litio col lo '/„ di cloruro di litio. 

È il metallo più leggero che si conosca; si combina 
facilmente coli* idrogeno al rosso, con grande sviluppo di 
calore, formando un idruro cristallizzato, il quale scom- 
pone r acqua trasformandosi in idrato e svolgendo una 
quantità d' idrogeno eguale ad */, del proprio peso : da 
un chilogramma di cloruro di litio si ottengono circa tre 
metri cubi d'idrogeno. Il litio sì combina coir azoto i\ 



(') Buìlettn de la Soc. Ind. de ^fuUlOHse, 1907, pa^. 2B1, 



Sui metalli alcalino-terrosi 171 

temperatura ordinaria formando un azoturo stabile, ed in 
contatto cogli idrocarburi si trasforma in idruro e car- 
buro. Ad alta temperatura assorbe tutti i gas eccettuato 
r argon. 

Il calcio si ottiene mediante V elettrolisi del suo clo- 
ruro fuso. L' apparecchio descritto da Ooodwin (') per la 
preparazione del calcio elettrolitico consiste in un crogiuolo 
profondo di grafite Acheson, che serve d'anodo, mentre 
il catodo è formato da un bastone di ferro, di cui è pos- 
sibile regolare V altezza. Durante Telettrolisi, il fondo del 
crogiuolo è costantemente ricoperto di uno strato di clo- 
ruro di calcio mantenuto solido mediante raffreddamento 
ottenuto con un tubo di rame isolato, in cui passa una 
corrente d' acqua. Con una corrente di 163 amp. sotto 
17.7 volt si ottiene circa il 26 y, di calcio metallico in 
cilindri irregolari, di 4 centimetri di diametro. Il prodotto 
così ottenuto contiene il 98 y^ di calcio puro e delle pic- 
cole quantità di ferro, silice, magnesio, cloro ed ossigeno. 
La solubilità del calcio nel sodio e la proprietà di subli- 
mare facilmente nel vuoto permettono di ottenerlo puro 
allo stato cristallino. Ha la densità di 1.85 e fonde a 760**. 
È più duro del sodio, del piombo e dello stagno, duro 
quasi come V alluminio, ma più tenero dello ziuco, del 
cobalto, del magnesio. Si può lavorare come gli altri 
metalli. La sua elasticità è di 612 chilogrammi per cen- 
timetro quadrato. Decompone Tacqua, ma allorché è fuso 
resiste alquanto all'azione dell'aria umida. È il metallo 
che ossidandosi sviluppa la maggior quantità di calore: 

Ca-i-Or=:CaO-h 151.9 

per cui scompone tutti gli altri ossidi metallici. Portato 
al rosso, sotto l'azione del calore, non brucia; tuttavia, 
quando è finamente diviso, brucia ad alta temperatura 
con fiamma bianca come il magnesio. Riscaldato nel vuoto 
coi cloruri di rubidio e di cesio si combina coli' alogeno 
mettendo in libertà questi metalli. A questa sua proprietà 
si ricorre appunto per la preparazione del rubidio e del 
cesio. Riscaldato ad alta temperatura entro storte perccu^se 
da una corrente d'idrogeno, assorbe questo gas trasror-" 
mandosi in idruro. Questo prodotto, noto sotto il nome 



(*) Zeitichr. f. angew. Chem., li)0<], pag. IIOV). 



172 Chimica 



di idrolite, sotto V influenza dell' acqua dà luogo alla 
reazione seguente: 

CaHj + 2H,0 = Ca(OH), -h H, . 

Teoricamente la produzione sarebbe di 1143 litri di 
idrogeno per chilogrammo d' idrolite, ma in pratica il 
rendimento non raggiunge che 1000 litri.J 

IV idrolite, chimicamente pura, è bianca, cristallina, 
dissociabile nel vuoto a 600"*; il prodotto industriale è di 
color grigio ardesia, ed ha il titolo di 90 y^ circa; il resto 
è formato da ossido od azoturo di calcio. 

L' idrolite permette la preparazione istantanea delFidro- 
geno ed interessa sopratutto Tareostatica militare, evi- ' 
tandosi il trasporto dei tubi pesantissimi di idrogeno com- 
presso a 135 atmosfere. 

Il calcio riscaldato al rosso fìssa Tazoto, ed il composto 
che ne risulta, reagendo coir acqua, svolge ammoniaca. 

e^ajNj + SHfi = 3CaO -+- 2NH3 . 

Questo metallo, che fino a qualche anno fa non era 
che un prodotto di laboratorio, ha già assunto grande 
importanza industriale. Impiegasi, ad esempio, come 
agente riduttore nella fabbricazione delle materie colo- 
ranti del catrame. I fili di questo metallo hanno un potere 
riduttore energico rispetto a certi derivati del benzolo 
di altri idrocarburi aromatici. In soluzione alcoolica od 
alcalina il calcio trasforma la nitrobenzina in azoossi- 
benzina, se la reazione avviene in presenza di traccie di 
cloruro di mercurio o di solfato di rame; in soluzione 
acida si forma deiranilina. 

Lo stronzio si ottiene anch' osso per elettrolisi del suo 
cloruro fuso, ma si può avere cristallizzato riscaldando 
nel vuoto una miscela di alluminio e di ossido di stronzio 
anidro o di idruro di stronzio. Si unisce col mercurio 
formando un amalgama, da cui non si può separare nean- 
che colla distillazione noi vuoto. Coir idrogeno e coll'azoto 
si combina analogamente al calcio. 

Il bario non si è potuto ottenere finora per elettrolisi 
del suo cloruro fuso, pel fatto che vi si discioglic for- 
mando un sotto-cloruro ; si può avere puro distillando 
nel vuoto il suo idruro, oppure riscaldando ad alta tem- 
peratura una miscela di alluminio o di ossido di bario 



L' azoto atmosferico nella produzione dei cianuri 173 



anidro ; si forma dapprima un sottossido di bario Ba^O 
che a 120<r si dissocia, ed a questa temperatura il bario 
distilla e si può raccogliere in un' atmosfera di acido 
carbonico. 

È metallo bianco argenteo, che decompone l'acqua e 
r alcool, ma che, come il sodio ed il potassio, si conserva 
inalterato nella benzina e nel petrolio. Anch' esso forma 
coir idrogeno un idruro, il quale non si decompone che 
a 1200**. L'amalgama di bario si ottiene facilmente sotto- 
ponendo all'elettrolisi il cloruro di bario con catodo di 
mercurio: distillando l'amalgama a pressione ridotta si 
può separare il bario al 98.5 7o. La preparazione del- 
l' azoturo di bario è assai più difficile che non quella 
dell' azoturo di calcio e di stronzio. Al disotto di 28** il 
bario forma coli' ammoniaca una combinazione Ba (NHg)^ 
che si comporta come V ammonio , cioè assorbe CO per 
trasformarsi in Ba (CO,) NO, per dare Ba (NO), ecc. Il 
•bario ammonio Ba (NH J^, quando viene riscaldato, perde 
ammoniaca e si converte in Ba (NH,),. Quest' ultimo si 
ottiene facendo anche agire l'ammoniaca sul bario a 280"*; 
il metallo fonde formando un liquido verde, l'amiduro, 
che bolle a 450^ ed a 600** solidifica, trasformandosi par- 
zialmente in azoturo e svolgendo ammoniaca. Riscaldando 
l'amiduro nel vuoto, la sua trasformazione in azoturo 
avviene a 450®. Questo prodotto H Ba^ N, è suscettibile di 
reagire nuovamente coli' ammoniaca per riconvertirsi in 
amiduro. 

Il carburo di bario si ottiene riscaldando nel forno 
elettrico la barite con carbone, oppure per riscaldamento 
del carbonato di bario con magnesio e carbone. Riscal- 
dato in un'atmosfera d'azoto, il carburo di bario si tra- 
sforma in cianuro, mentre quello di calcio produce, come 
è noto, la calcio-cianamide. 

III. — Utilizzazione dell' azoto atmosferico 
per la produzione dei cianuri (*). 

Accanto ad altri processi di fabbricazione dei cia- 
nuri, ha trovato applicazione su larga scala anche quello 
che si fonda sulla trasformazione diretta dell' azoto atmo- 



(*) Journal of the Society of Chemical Industri/, 1907, 
pag. 175. 



174 Chimica 



sferico. Il metodo iu orig-iiie consisteva, come è noto, 
nel far i)assare una corrente d' azoto secco e privo, per 
quanto era possibile, di ossig'eno e di acido carbonico, 
su uìui miscela di carbonato potassico e carbonico, riscal- 
data al rosso. Più tardi al carbonato di potassio si so- 
stituì quello di bario, e si utilizzò il gas elio sfugge 
dagli apparecchi di assorbimento dell' acido carbonico 
nella fabbricazione della soda col processo Solvay. 

Intorno al meccanismo della trasformazione dell'azoto 
in cianuro, i diversi autori hanuo espresso opinioni assai 
disparate. Berthelot ha supposto che si formi dapprima 
del carburo di potassio G^ K,, il quale, fissando azoto, si 
trasformi in cianuro. In tal modo interpretato, questo 
processo è affatto simile a quello classico di sintesi del- 
l' acido cianidrico per azione delle scariche elettriche 
sopra una miscela di acetilene e di azoto. 

Altri autori, pel fatto che la formazione del cianuro 
ha luogo solamente a quell' alta temperatura a cui la 
miscela di idrato potassico e di carbone forma del po- 
tassio metallico, hanno ammesso che per la trasforma- 
zione dell' azoto in cianuro sia necessaria la formazione 
di potassio metallico. Senonchè, mentre alcuni di essi 
ritengono che il potassio sì combini col cianogeno, man 
mano che quest'ultimo si forma, impedendone così la 
ulteriore scissione — la reazione fra il carbonio e l'azoto 
essendo reversibile — altri vogliono che il metallo si 
combini invece coli' azoto formando un azoturo, come si 
verifica, ad esempio, col magnesio, che, scaldato ad alta 
temperatura in presenza di azoto, si trasforma in azo- 
turo di magnesio. Come è stato dimostrato da Geoter e 
Brieglieb, questo azoturo si converte in cianuro quando 
viene sottoposto all' azione dell' ossido di carbonio o del- 
l' acido carbonico. 

Dopo che risultò confermato da ulteriori studi che la 
formazione del metallo alcalino è realmente necessaria 
per la trasformazione dell' azoto in cianuro, si pensò di 
sostituirlo al carbonato, ma ciò non fu possibile, se non 
quando, perfezionatisi i metodi di produzione del sodio 
metallico, si potè disporre di questo in grande quantità 
ed a buon mercato. Se non che in pratica si trovò più 
conveniente l' impiego dell' ammoniaca in luogo dell'azoto 
libero. Coli' ammoniaca la reazione si compie in due 
fasi : dapprima reagendo essa a 300^-400** col sodio me- 
tallico, si forma l' ammide NaNH^; quando si è rag- 



k. 



Nuovo metodo per yaloanizxare i metalli lì 

giunta la fusione al russo scuro, l'ammido l'eajfisce c( 
Ciirboiiio o si produco il cianuro di tjodìo. 

Questo processo, dovuto al Oastiiei- ed applicalo dall 
Ntftgara Elettro-Che mie al Co., b stato ulteriormente poi 
fezioiialo dalla Ueutsche Gold uiid Silber Scheide Anstha 
di Francotbrte, la quale fonde il sodio con carbone ( 
legno in un crogiuolo e vi fa pervenire dell' ammoniac 
alla temperatura di 4(X)"-600''. In tali condizioni formai 
la diaodiocianamide, la quale, quando la temperatura ; 
eleva a ZOO", vieno ridotta dall' eccesso di carbonio 
convertita in cianuro. 

l^a grande richiesta dei cianuri per l'esaurimeni 
delle terre aurifere povero ha contribuito notevolmen' 
allo sviluppo di questa industria; e mentre nel 1^89 
consumo di cianuri nel mondo intero non superava 
50 tonnellate all' anno, nel 1ÌI05 raggiunso le lO.UOt) tot 
nellate ed il prezzo da Uro 5.50 discese a lire 1.85 \ 
chilogramma. 

IV. — Nuovo metodo per galvanizzare i metalli. 

Il signor Alfred Sand nel numero di maggio del 
scorso anno della Elettrorliemical aiid metallurgici 
industrij dà alcuno interessanti notizie sulla teoria 
sull'applicazione di un nuovo processo di zincatura ga 
vaiiica, ideato dall' elettro-chimico inglese Sherad Cowpi 
Coles. 

Questo processo si fonda sulla proprietà dello zini 
in polvere di fornire vapori anche alla temperatura 
21X1'^ C. Se si riscalda a questa temperatura, in un vai 
ermeticamente chiuso, della [lolvere di zinco nella qua 
sì trovino immersi degli oggetti metallici, la polvere 
trasforma in vapore sotto una pressione considerevol 
e gli oggetti, dopo brevissimo tempo, si trovano ricopei 
di uno stratendlo di questo metallo che si è condensa 
alla loro superficie e nell' interno dei loro pori. Ques 
risultato si raggiunge soltanto con polvere di zinco co; 
tenente dell'ossido dello slesso metallo. 

Per spiegar.e il fenomeno conviene supporrò che l'o 
aldo venga ridotto per azione galvanica sulla superfic 
dell'oggetto, che l'ossigeno liberatosi reagisca con d( 
r altro zinco per formare ancora dell' ossido, il qua 
venga ruiovamonle ridotto in un altro punto della supe 






176 Chimica 



ficie metallica, e così di seguito. V ossido di zinco agirebbe 
in tal modo da catalizzatore. Basta, infatti, uiia piccola 
quantità di quest'ossido commista alla polvere di*'zinco 
per avere la deposizione stabile ed omogenea del metallo, 
dovuta probabilmente a proprietà peculiari dello zinco 
allo stato nascente. v 

Fra i due metalli si forma una vera legtfi giacché lo 
zinco non si può asportare dall' og^fetto né con mezzi 
chimici né con mezzi meccanici, ma solo si può elimi- 
nare col riscaldamento a 940** C, cioè alla sua tempera- 
tura di volatilizzazione. 

1^0 spessore della pellicola di zinco ottenuta mediante 
la zincatura a secco, detta anche scerardizzazione y è 
minore dì quello che si ha nella zincatura a caldo, cioè 
per immersione delF oggetto nello zinco fuso, ma ciò non 
ha importanza, perché V azione protettrice contro V ossi- 
dazione non è affatto dipendente dallo spessore dello 
strato di zinco che si è deposto sul metallo galvaniz- 
zato. Il ferro zincato, infatti, esposto air aria, costituisce 
una vera pila galvanica, ih cui il polo negativo è rap- 
presentato dallo zinco, quello positivo dal ferro ed il 
fluido conduttore dall' aria umida ; per la corrente elettrica 
che si sviluppa, lo zinco viene ossidato mentre il ferro 
rimane ridotto. 

La polv^ere di zinco che si impiega in questo nuovo 
processo è un prodotto secondario della fabbricazione 
dello zinco : nella distillazione di questo metallo dalla 
blenda si forma della polvere, nella proporzione di 5-10 
per 100 del metallo ricavato, costituita da goccioline di 
zinco puro, con una piccola quantità di ossido e traccie 
di altri metalli (cadmio, piombo, ferro, ecc.) e special- 
mente da particelle impalpabili, di colore grigio azzur- 
rastro, del diametro di y^^^ ad y,^,oo di millimetro. U 
vapore che questa polvere produce è tale che il deposito 
che forma air interno di un tubo d' assaggio è iride- 
scente, ha, cioè, delle dimensioni di struttura d'ordine 
inferiore a quello delle lunghezze d'onda della luce. 

In pratica gli oggetti da zincare vengono posti in un 
tamburo girevole e ricoperti con polvere di zinco com- 
merciale, mescolata col 3 ^ ^ di polvere finissima di car- 
bone, per impedire l'ossidazione dello zinco. Questo 
tamburo può essere chiuso ermeticamente ai fondi me- 
diante due sportelli pressati a vite, e le sue pareti 
interne sono rivestite di piombaggine per impedire che 



\j 



Preparazione elettro-chimica delle sostanze organiche 177 

su di esse si depositi uno strato troppo grosso di zinco. 
La durata del riscaldamento, a 300" circa, varia a seconda 
dello spessore dello strato che si vuol ottenere ; quanto 
più si prolunga 1' operazione, tanto più lo zinco penetra 
profondamente negli oggetti. Tuttavia, quando lo strato 
è tenace, appare lucente, se invece è piuttosto grosso 
presenta colore grigiastro dovuto alla sovradeposizione 
di una pellicola di zibco ossidato. 

Il processo Cowper Coles di zincatura a secco pre- 
senta notevolissimi vantaggi sugli antichi sistemi ed ha 
già acquistato grande importanza industriale. Esso è 
assai semplice, non richiede grandi spese di impianto e 
di funzionamento e fornisce risultati migliori degli altri 
processi, cioè Io zinco deposto esercita un' azione pro- 
tettrice più efficace. La brunitura dei metalli scerardiz- 
zati è bensì più diffìcile di quella dei metalli galvaniz- 
zati coi metodi ordinari, ma in compenso è più bella e 
durevole. 

Inoltre V acciaio con la nuova zincatura non perde 
affatto la sua tempera, per cui sarà possibile certamente 
in avvenire di galvanizzare molti strumenti fisici e chi- 
rurgici che finora non si riuscì a proteggere con uno 
strato di zinco. 

V. — Sulla preparazione elettro-chimica 
delle sostanze organiche ('). 

Da alcuni anni si osserva una grande attività negli 
studi scientifici e pratici che riguardano le applica- 
zioni deir energia elettrica alla produzione di composti 
organici. 

Abbiamo già riferito nel precedente volume deìV Aìi- 
nuario intorno ad un metodo di preparazione dell' acido 
stearico per riduzione elettrolitica dell* acido oleico ; ora 
accenneremo ad altri processi di riduzione e di ossida- 
zione elettro-chimica, alcuni dei quali applicati utilmente 
neir industria, e che dimostrano quanta importanza ed 
estensione abbia raggiunto già T elettrochimica anche nel 
campo della chimica organica. 

R. Ehrenfeld ha constatato che neir elettrolisi dèi car- 
bonato ammonico con catodo di zinco o di zinco amalga- 



(») Zeitschr. f, Elektrochemie, 1906, p. 881 



mato si forma dell'acido formico: nello slesse condizioni 
il carbnminati) nmtiiouicu XiL.rOONII, non dii acido 

li acidi arouia- 
' acido benzoico, 



CH.OH. 

ma solnzioiie di 
), 70 grammi di 
in nn vaso di 
i di piombo di 
io in piombo è 
riente dell'acido 
lite è di .SO am- 
I" e HO". Durante 
rammi di acido 

i la corrente o 
ben zìi ice forni a- 

leiito dell'US" , 
isultati ponendo 
acido solforico, 
uqiia, operando 
I 40 grammi di 
alcool o-auiino- 
wl m-nminoben- 

ii preparazione 
mide di questo 
duzione olottro- 
^iieat' acido, per 
ino liquido cato- 
5' „, contenente 
olizza con una 
di correnti- di 
;on una forza 
a casa Durand 
di preparazione 
lottrolitica delta 
;) si trova una 
cido solforico e 



ie^^W9%' 



Preparazione elettro-chimica delle sostanze organiche 179 



30 grammi di gallociauina. Il catodo, di un centimetro 
di superfìcie, è in piombo. La temperatura è di 70**-8()** e 
la densità della corrente di 1.5 ampères per decimetro 
quadrato. 

Law e Perkin hanno studiato l'ossidazione anodica 
degli omologhi della benzina. 

Dalla etilbenziua si ottiene dapprima il fenilmetilcar- 
binol accanto ad un po' d' alcool feniletilico, poi della 
benzaldeide. 

Secondo Perkin, V acido gallico disciolto neir acido 
solforico di media concentrazione dà per ossidazione elet- 
trolitica una materia colorante analoga air acido ellagico. 

W. Lang ha descritto un processo elettrochimico indi- 
retto per la preparazione delle aldeidi e dei chetoni me- 
diante ossidazione degli alcool coi composti del manga- 
nese trivalente, che sono dotati di energico potere ossi- 
dante. Si impiega il solfato manganico od un suo sale 
doppio, che si forma per ossidazione anodica del sale, 
manganoso con produzione d' ossigeno. Un diaframma 
è inutile, perchè i sali manganici si lasciano ossidare 
air anodo senza subire la riduzione al catodo. L' esatta 
concentrazione dell' acido è di un' importanza essenziale, 
perchè nel caso di una concontrazione troppo elevata non 
si produce l'ossidazione, nel caso opposto si forma del 
perossido di manganese e dell'acido permanganico. 

Per la preparazione dei composti manganici s' impie- 
gano 47,5 chilogrammi di solfato manganoso ammonia- 
cale: 2MnS04. (NH )« SO^, che si prepara a caldo; 1' acqua 
fredda lo decompone'in MnSO^. 11,0 e MnSO,. (NH,), SO,. 
H^O. Vi si aggiungono 42 litri d'acqua ed 80 chilogrammi 
d'acido solforico al 98 ^^(,. L'anodo, ed il catodo sono in 
piombo e la densità della corrente all'anodo è di 3 5 
ampères per decimetro quadrato. Dopo 6000 ampèros-ore 
il manganese è presente nel bagno allo stato di allume 
di manganese e di ammoniaca, molto diviso. Il sale rosso 
scuro viene decomposto dall'acqua con formazione d'os- 
sido di manganese bruno fioccoso. 

Questa miscela ossidante viene impiegata, ad esempio, 
per preparare la formaldeide dall' alcool metilico ed il 
raentone dal mentol. 

La « Badische Anilin und Soda Fabrik » utilizza un 
grado di ossidazione più elevato del manganese per ossi- 
dare gli idrocarburi aromatici, che contengono gruppi 
metilici o gruppi metilici sostituiti, in aldeidi od in acidi. 



180 



Chimica 



Ir '■ 

> 






1^ 



> r 



Il solfato di manganese Mn SO4 si trasforma per ossi- 
dazione anodica in solfato tetravalento Mn SOJ,, che è 
un ossidante più energico della miscela di biossido di 
manganese ed acido solforico, e si rigenera sempre dopo 
avvenuta la reazione. Per preparare questo solfato si ossi- 
dano elettroliticamente GOO parti di solfato Mn504 4- 4H,0 
in 2900 parti di acido solforico a 45'^ H. Si impiega un 
anodo di piombo, e si opera con diaframma, con una den- 
sità di corrente air anodo di 5-16 ampères per decimetro 
Quadrato. Per preparare, ad esempio, V o-nitrobenzaldeide 
air o-nitrotoluene, dopo aver protratto T elettrolisi per 
un tempo sufficiente, si versa a poco a poco questa solu- 
zione in 500 parti di o-nitrotoluene a 50^-60", agitando 
bene; la temperatura sale a 10O'*-1OO''. Si può separare 
la parte oleosa oppure distillare il nitrotoluene in cor- 
rente di vapore.'' 

La fabbrica di materie coloranti « Meister Luciuse 
Briining » ha brevettato un processo di ossidazione e 
riduzione elettrolitica^ di composti organici in presenza 
di sali di vancadio. È noto che questi sali depolarizzano 
in modo meraviglioso tanto V anodo che il catodo, e che 
basta impiegarne delle quantità piccolissime. A ciascuno 
dei quattro diversi gradi di ossidazione del vanadio cor- 
risponde un potenziale determinato di ossidazione e di 
riduzione: i composti del tipo V^O, agiscono come mezzi 
potenti di riduzione, quelli del tipo Vj O, come deboli 
riduttori, i derivati di V^ ^4 come ossidanti e riduttori, 
quelli di V, O^ come eccellenti ossidanti. Ricorderemo, 
come esempio di ossidazione e di riduzione simultanee, 
r ossidazione dell' anilina in chinone e la riduzione di 
questo prodotto intermedio in idrochinone. Si opera senza 
diaframma, con anodo e catodo in piombo, a temperatura 
compresa fra 5** e 10"*, impiegando come elettrolito del- 
l' acido solforico al 10 Vq col 3 V^ di acido vanadico cal- 
colato suir acido solforico (H, SÓ^) anidro, con una den- 
sità di corrente di circa 400 ampères per decimetro qua- 
drato. L' anilina si aggiunge poco a poco. Il rendimento 
è quantitativo. 

Secondo le esperienze di parecchi autori, il cloro ano- 
dico agisce sul toluene bollente in modo diverso dal cloro 
ordinario ; la sostituzione avviene nel nucleo e non nella 
catena laterale. Sottoponendo all' elettrolisi una miscela 
bollente di toluene e di acido cloridrico non si ottiene 
del cloruro di benzile, ma del toluene clorato nella posi- 



Azione delV ozono sui composti benziìiici ed ali fatici 181 

zione para, accanto a piccole quantità di un derivato 
orto. 

L' energica azione che V effluvio elettrico induce è 
utilizzata anche per la conversione dell* isoeugenol in 
vanillina, del safrolo in eliotropina ecc. Di questa pro- 
prietà la Société francaise de V indìistrie chimique trae 
profìtto nelle sue officine di Courbevoie per la prepara- 
zione dei profumi. 

VI. — Azione dell'ozono sui composti henzinici 

ed ali fatici. 

Il prof. Molinari, che da alcuni anni si occupa dello 
studio dei derivati ozonizzati od ozonuri dei composti 
organici non saturi (*), ha dimostrato che V acido oleico 
e r acido linolico fissano quantitativamente T ozono, e 
precisamente una molecola d' ozono per ogni doppio 
legame; e su questo fatto ha fondato un metodo esatto 
di determinazione quantitativa dell' ozono contenuto in 
una corrente d' aria ozonizzata. 

L'addizione quantitativa dell'ozono si ha anche cogli 
olii di oliva, di mais, di lino e di ricino, colla colesterina, 
colla margarina, col burro, coli' acido ricinoleico, col 
petrolio; ciascuna di queste sostanze ha un numero 
d'ozono particolare che costituisce una nuova costante 
per caratterizzarle. 

Mentre tutti i composti a doppia legatura fissano 
quantitativamente V ozono, quelli a tripla legatura non 
lo fissano affatto. L' acido stearolico, ad es., che presenta 
una costituzione chimica ben definita: 

CH3 (CH,); C = C — (CH,);. COOH 

sciolto nell'esano del petrolio e sottoposto alH azione di 
una corrente d' aria ozonizzata, non assorbe affatto ozono, 
tanto che dopo eliminazione del solvente non si osserva 
alcun aumento di peso. 

Dei composti aromatici beuzinici alcuni fissano ozono, 
e sono quelli appunto che contenf^ono delle vero doppio 

legature secondo la formula stabilita dal Kekuló; / \ 

- - - ^^/^ 

Q) Vedi Annuario 1905. 




ene vero doppie ìega- 
ceutrica del Baeyer 



e del WauB 'sr-fs—y 

si comportano i coqi- 
^atura, coiiteneiile un 
ca, come, ad esempio, 
iiiitrofoiiilpropiolìco. 

delle sostanze org'a- 
di stabilire, in modo 
leno di vere doppie 
aromatica, lauto nel 

laterali, e di distin- 
Tatici con doppie da 
iiogliere ]»oehi centì- 
osaminare in alcuni 
lon fissa ozono (acqua, 
ro di carbonio) e far 
ne nua corrente d' aria 
irbe ozono, si dovrii 
ispettivamontu la pro- 
lorbe ozono si dovrìi 
pillile con vere doppie 

doppia legatura del 



I in tutti i liquidi clic 
dica, traggono origine 
ermento figurato hsi- 
'ueìua e sulla Ì3olu- 
)venitìnti dalla decoin- 
, trasformandole neg-ii 
a/.ìnnc t^iniultaneu dì 
a lencinn levogira si 



Alcool amilici nella fermentazioìie alcoolica 183 

converte così in alcool d-isoamilico inattivo e la isoleu- 
cina destrogira in alcool amilico destrogiro. Questi alcool 
amilici, che costituiscono il cosidetto olio di fusel, riman- 
gono nel liquido fermentato, mentre V ammoniaca viene 
assorbita dal lievito e tosto trasformata in azoto albumi- 
noide. Ciò è dimostrato dal fatto che facendo fermentare 
dello zucchero puro con lievito selezionato in presenza 
di leucina pura, non si può svelare la minima traccia di 
ammoniaca, né durante la fermentazione né nel liquido 
fermentato, mentre è facile* secondo il signor Ehrlich, 
seguire la formazione progressiva di alcool superiori in 
rapporto con una diminuzione progressiva di leucina. 

La proporzione di questi alcool, che si forma in una 
fermentazione alcoolica, dipende essenzialmente dal tenore 
in azoto del lievito, cioè dalla quantità dei materiali azo- 
tati presenti nel liquido fermentante ed assimilabili dal 
fermento. Nella fermentazione normale si formano degli 
alcool superiori nella proporzione di 0,40-070 % ; V ag- 
giunta di gr. 0,30 di leucina inattiva sintetica per ogni 
100 grammi di zucchero, a parità di ogni altra condi- 
zione, eleva la proporzione di alcool superiori a 2,11 ^/j;, 
aggiungendo gr. 1,25 di isoleucina destrogira per ogni 
100 grammi di zucchero, il liquido contiene, dopo fer- 
mentazione, 1,44 y^j di alcool amilico. La maggior pro- 
duzione di questi alcool, legata ognora ad una più attiva 
fermentazione, corrispondo alla quantità dell' acido ami- 
dato che viene consumata dal lievito durante la fermen- 
tazione. 

Ora, se si provoca la fermentazione alcoolica di uno 
zucchero puro in presenza di leucina e di asparagina, la 
proporzione degli alcool superiori che si formano dimi- 
nuisce della metà; e s*\ in luogo dell' asparagina, si 
aggiunge del carbonato ammonico, questa proporzione 
diminuisce ancora, anche in presenza di una grande 
quantità di leucina. Evidentemente il lievito si appropria 
r azoto deir asparagina e del sale ammoniacale, i)rima di 
decomporre la leucina. 

Questi fatti hanno notevole interesse industriale, 
perchè si riproducono integralmente anche coi mosti 
naturali. Poiché in questi ultimi, come si é visto, la foi|- 
mazione degli alcool amilici avviene alle spese (lei pro- 
dotti di decomposizione delle sostanze albuminoidi, e spe- 
cialmente della leucina, sarà possibile diminuire forte- 
mente il tenore in alcool superiore dei liquidi fermentati 



184 Chimica 



aggiungendo ai mosti dei materiali facilmente assimila- 
bili dai fermenti, e ciò con vantaggio evidente, sapendosi 
che il valore di un liquido alooolico è tanto maggiore 
quanto più tenue è la proporzione di alcool amilici che 
esso contiene. 

La decomposizione degli acidi amidati negli alcool 
corrispondenti non è limitata al caso della leucina e del- 
l' isoleucina; la regola è generale e può essere utilizzata 
per la preparazione di certi alcool. 

Il signor Ehrlich ha potuto ottenere, ad es., dalla 
tirosina l'alcool paraossifeniletilico, finora sconosciuto, e 
dalla fenilalamina un alcool feniletilico che, secondo 
Soden e Rojahn, costituisce la parte essenziale del pro- 
fumo delle rose. 

L'autore si propone di proseguire queste ricerche 
così interessanti dal punto di vista della fisiologia vege- 
tale, specialmente per ciò che riguarda la formazione 
delle materie odoranti dei profumi. 



Vili. — Condensazione degli idrocarburi aromatici colla 
cellulosa e col glucosio. 

Se si discioglie a freddo della cellulosa pura nel- 
r acido solforico concentrato e si aggiunge a questa solu- 
zione una certa quantità di benzolo, si osserva tosto che, 
agitando la miscela, avviene una reazione fra il benzolo 
e la cellulosa, la temperatura si eleva ed il liquido da 
bruno giallastro diventa verde oliva, poi nero. Se, a rea- 
zione terminata, si aggiunge del ghiaccio al liquido acido 
separato dall' eccesso di benzina, e dopo 24 ore si filtra, 
si lava il residuo con acqua fredda e lo si essicca a tem- 
peratura ordinaria, si ottiene una sostanza bruna, inso- 
lubile in tutti gli ordinari solventi, che, trattata a freddo 
con acido nitrito concentrato, si trasforma parzialmente 
in un derivato solfonitrato di una tetrafenilcellulosa, solu- 
bile nell'alcool e nell'acetone, in cui i radicali fenilici 
sono legati direttamente agli atomi di carbonio della 
cellulosa. 

Gli omologhi del benzolo, toluene, xilene, pseudocu- 
mene, reagiscono in modo analogo con la cellulosa 
disciolta neir acido solforico, e danno dei prodotti 
amorfi, ai quali il NastoukoflT, che li preparò, diede il 



Condens. degli idroc. arom. colla cellulosa e col glucosio 185 

nome di desossine (*). Essi sono tutti insolubili nei sol- 
venti ordinari, si diseiolgono nel fenolo e sono precipi- 
tati da questa soluzione dall' acqua, o meglio dalla soda 
diluita. 

Nella preparazione di queste sostanze, anziché aggiun- 
gere del ghiaccio al liquido acido, conviene aggiungere, 
a reazione compiuta, la miscela in cinque parti del suo 
peso d' acqua e distillare la benzina libera. Durante la 
distillazione il prodotto della reazione si separa e può 
essere raccolto facilmente e lavato con acqua. Con 50 
grammi di carta da filtro svedese, disciolta in 500 ce. di 
acido solforico e 50 ce. di benzina, si ricavano 45 grammi 
di fienildesossina, e nella distillazione si ricuperano 10 
ce. di benzina. 

— La fenildesossina così preparata contiene in media 
83,88 Vo di carbonio, 6,21 « ^ d' idrogeno e 0,43 Vo di zolfo, 
e corrisponde alla formula Cg H, Oj (Cg 1I.)3, cioè a quella 
della cellulosa in cui tre ossidrili sono stati sostituiti da 
tre fenili: 

C«H,,0, + 3C,N, = C,H,0, {C,R,), -h 3H,0 

Le desossine non formano eteri : ossidate col perman- 
ganato potassico a freddo danno origine agli acidi aro- 
matici corrispondenti. La fenildesossina della cellulosa 
ha dato, per ossidazione con 5 parti di permanganato di 
potassio al 6 y^, fino al 45 y^ di acido benzoico; la tolil- 
dessosina il 20 y„ di acido toreftalico, la xilildesossina 
il 4 Yq di acido tereftalico ed il 25 y, di acido trimelli- 
tico, ed infine la pseudo-cumildesossina il 20 y^ di acido 
piromellitico. In ogni caso si forma inoltre deir acido 
carbonico ed il 25 "/.. di acido ossalico. Neir ossidazione 
della fenildesossina della cellulosa con acido nitrico di- 
luito si forma il 5 /, di aldeide benzoica ed una sostanza, 
amorfa di colore rosso, solubile nell' alcool e negli alcali 
caustici. Trattata cogli ossidanti acidi od alcalini o fusa 
con potassa si produce una serie di derivati amorfi, che 
vanno dal giallo al rosso carico, contengono più ossigeno 
e meno carbonio e si sciolgono neir alcool e negli alcali 
con colorazione nera o rossa. Con la fenilidrazina dà un 
idrazone od un osazone, che contiene circa 1,80 y, di 
azoto. 

(1) Zeif, Farben Industrie, 1907, pag. 70. 

AUKCARIO SCIRNTIVICO — XLIV 13 



18fi Chimica 



Gli idrocarburi aromatici reagiscono in raodo analogo 
col glucosio sciolto noir acido solforico. La fonildesossina 
del glucosio contiene 84 "/o di carbonio, 6,28 y, d* idro- 
geno e 0,78 V, di zolfo. Secondo V autore, sarebbe un 
glicosano, in cui tre ossidrili sarebbero sostituiti da tre 
gruppi fenilici. Le proprietà di questo corpo, non ancora 
completamente studiate, coinciderebbero con quello della 
fonildesossina della cellulosa. 



IX. — La chimica degli albuminoidi ed i fermenti (*). 

Abbiamo veduto, nel precedente Annuario, quale è la 
via, tracciata dal Fischer, che dovrà condurre alla riso- 
luzione deir importante problema della sintesi delle so- 
stanze albuminoidi; cercare, cioè, di separare i diversi 
elementi che compongono i peptoni e le albuminose, che 
sono pure delle mescolanze, ed identificare questi elementi 
ai prodotti artificiali, i peptidi ; e mediante i gruppi così 
ottenuti, tentare la sintesi dei polipeptidi elevati, per 
confrontarli con le sostanze proteiche naturali. 

I polipeptidi più complessi finora studiati si avvici- 
nano notevolmente per le loro proprietà alle proteine 
naturali, ma non sono identici ; se in alcuni casi la strut- 
tura molecolare è in fondo la stessa per le due specie 
di prodotti, la natura, il numero ed il modo con cui sotio 
incatenati fra loro i diversi acidi amidati possono essere 
assai differenti. Ciò osservasi anche per gli stessi albu- 
minoidi naturali, la cui molecola si presenta più o meno 
complessa. Il rappresentante più semplice della numerosa 
serie di queste sostanze, la fibroina, che è la fibra della 
seta pura, privata cioè della gomma di seta o sericina, 
è costituita specialmente di acidi monoamidati (glicocoUa, 
alanina, tirosina, serina): il più complesso, la sulmina, 
contenuta nello sperma del salmone, è formata princi- 
palmente di acidi diamidati coir 80 y^ di arginina. Ma 
fra questi due termini estremi si trovano in natura tutte 



(*) Sitzungsberichte der Kdniglich pretissischen Akademie 
der Wissen^chaften, 1907. 



La chimica degli albuminoidi ed i fermenti 

Io forme possibili di transizione. Pei 
riproduzione artificiale degli albumi 
essere risolto che per un caso alla 
del successo sembra ormai fuori di 
sforzi tentati per realizzare queste 
fondire le trasformazioni chiniicho < 
che hanno e non possono avere pei 
puramente scientifico. Il brillante 
raggiunto le industrie chimiche, gra 
delle sintesi organiche, nella fabbrit 
coloranti, dei medicamenti, dei profi 
degli zuccheri ecc. da oltre 50 anni 
considerare più nulla d' impossibile, 
la speranza che l'albumina artifìci) 
un alimento popolare buono e poco 
anche si fosse riusciti a preparare 
gli albuminoidi contenuti negli alime 
todì di sintesi straordinariamente se 
ancora ben lontani da una applica: 
ragione semplicissima che il costo d 
elevatissimo. 

Pel momento dunque onesti studi 
altro scopo se non quello ai dare alla 
meglio appurare i fenomeni chimici 
organismi animale e vegetale. Le 
infatti, non formano soltaictn una pu 
del protoplasma vivente, ma costitnia 
cui r organismo trae gli agenti più pò 
e per la sua conservazione, vogliamo e 
sostanze, che agiscono in modo speci 
piccolissime bastano per determina 
chimica di grandi masse di altre i 
meravigliose trasformazioni che tutti 
loro influenza si producono t feiio 
ossidazione, riduzione, condensazion 
. geno, dissociazione di acido carboni 
Si conosce già un gran numero 
fermenti, ma un numero di gran lu 
conosciuto , poiché è assai probabi 
albuminoidi complesse, che formane 
palo dei tessuti, siano prodotte da 
azione sintetica, come a fermenti 
devonsi attribuire le numerose sin 



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/'f,'- hì>"fAiff h' *i;i-l"r.'rMz,o:.; cni'Licht^ dell*? fermenta- 
/.o;»j. I 'jsaJ . ('/,tfn- ** noto. v**:. l'alino secn;ti «la speciali 
ir^j^Toof ;/afi!- fju, ii r>tt^-r'r'*f>J**TM c»TtaiDente riHiiItati mi- 
j/ìihti Mi tiìftlu ìnuit (icW ìfìi]*nviiìnU* industria delle fer- 
thftiUi'Ai'tfii. \\ ìnr^i' H<'trnen«io questa via, si potrà un 
j/iorno r/'oK-'n» un ]»rol>lenwi economico della più ^-rande 
jnqjor tan//i, eio*- quello della utilizzazione della cellulosa 
e MOk',t/Mi/.<" /inalo^lie p(T T alimentazione de^li animali; 
riMiliz/Jindom eemiornicarnente la trasformazione della 
MiaMK/i iMioiirio di e^illidosa li^'nificata de^-li organismi 
ve^nlidi in prodotti Holuhili ed assimilabili si creerà una 
Ionie pressoché inesanrihile di nutrizione organica. 




Lo zolfo nelle sostanze albuminoidi 189 



X. — Lo zolfo nelle sostanze albuminoidi. 

Di tutti gli eleineuti che compongono le sostanze albu- 
minoidi, lo zolfo rappresenta la frazione più piccola; però, 
mentre la percentuale degli altri oscilla sempre entro 
limiti assai ristretti, quella dello zolfo, al contrario, pre- 
senta differenze assai iiotev^oli. Nella scissione della mo- 
lecola albuminoide si formano talvolta da una parte pro- 
dotti di decomposizione a struttura assai complessa affatto 
privi di zolfo, dall'altra prodotti analoghi contenenti 
questo metalloide, il quale ora è impegnato nella mole- 
cola in combinazioni da cui può essere separato assai 
facilmente, ora invece vi è solidamente legato. Le inda- 
gini dirette a stabilire in quale stato si trova lo zolfo 
nella molecola albuminoide, essendo ancor prematuro di 
parlare, come abbiamo detto precedentemente, di una 
vera sintesi delle sostanze albuminoidi, non possono ne- 
cessariamente riguardare che i prodotti solforati di decom- 
posizione. Finora si è trovato: la cistina, la cisleina, 
l'acido tiolattico, T acido tioglicolico, il solfuro d'etile, il 
mercaptano etilico e V idrogeno solforato. A questi corpi 
devesi aggiunger^, secondo Drehesel, la dietiletina, che 
contiene un atomo di zolfo tetravalente. Dalla struttura 
dello combinazioni solforate appare che esse devono essere 
considerate come derivati immediati dell' idrogeno solfo- 
rato, per cui dovrebbesi concludere elio lo zolfo non è 
in combinazione diretta coir ossigeno. Tuttavia, se una 
parto dello zolfo deir albumina può essere messa in libertà 
sotto forma di idrogeno solforato, trattando, ad esempio, 
l'albumina con gli alcali, il rimanente non si scopre se 
non colla combustione completa dell'albumina. Non essen- 
dosi trovato finora fra i prodotti di decomposizione del- 
l'albumina né acido solforico, nò anidride solforosa, an- 
corché cogli alcali non si possa mettere in libertà lo 
zolfo totale, si doveva ammettere col Colniheim, che lo 
zolfo si trova nell'albumina sotto forma di due combi- 
nazioni differenti, T una bivalente, l'altra bitetravalente, 
ma che lo zolfo in combinazione con l'ossigeno manca 
affatto nella uìolecola albunìinoid(\ 

Ora, recenti esperienze di Haikow mostrano che (juestn 
asserzione, che si ritenne come defìnitivaniente provata. 



non è esatta. Infatti, nel coreo di ricerche dirette a scin- 
dere le sostanze albiimìnoidi con l'acido fosforico, allo 
scono di esaminare i orodotti dì decomposizione, in 
la purissima, quest'autore 
seconda della durata dei- 
si svolge un odore più o 
o. Questo odore, che già 
può percepire con certezza, 
mano procede l'attacco da 
laudo la libra ò completa- 
e dopo un paio di mesi, 
ìue acutissimo. Ciò dimo- 
i ammesso fino al presente, 
I sostanze albuminoidi, iu 
a combinato dirattajnente 
parlare a buon diritto di 
;i ossidato uell' albumina. 
iianto avviene colla lana, 
jue dell'acido fosforico è 
I dopo due mesi di con- 
iitu l'odore di acido solfo- 
10 a disciogliersi nell'acido, 
■ecisato se fra le varie eo- 
ente ijuclle contenenti che- 
iccennatc, sono capaci di 
neppure sono stati studiati 
erivaiio da (jnesta decom- 
dat» clic non si l'orma uè 
to. Ciò dimostra che nella 
liuminoidì alla temperatura 
1 provoca nella loro mole- 
nda, e, non potemio osso 
evidentemente una parte 
'e essere immediatamente 
è stato ancora dimostrato 
ittina che il;ì origino alla 
I che non si tratta di un 
;ido l'osforicn, reagendo a 
ido solforico, iippnrc col 
ilio solfanilico o coli' acido 
inìmu ([iiantiti'i di nuidridii 
i}»ra dei 20(1" che questa 
ce assai proliiibile che una 
ina si trovi allo stato di 



^ 



^^ ■ . ■ J "' I ■ Il ^. I ,^ ay^^^gggS5:= 



SuW azione chimica delle spore 191 



combinazione solfitica^ oppure una tale combinazione si 
formi nello sdoppiamento della molecola àlbuminoide e 
venga scomposta per azione dell'acido fosforico, dando 
origine air anidride solforosa libera. 

XI. — Suir azione chimica delle spore. 

Se si riscalda a 110*" C per due ore una soluzione di 
amido solubile, ottenuta per azione dell' acido cloridrico 
sulla fecola, con albumina d'uovo coagulata e conve- 
nientemente liberata dalle sostanze riduttrici solubili, e 
la si tiene in seguito a 45** per alcuni giorni in un pal- 
loncino ben chiuso con un tampone di ovatta, si osserva 
che, dopo questo tempo, il liquido ha accjuistato, in grado 
assai pronunciato, le proprietà caratteristiche degli enzimi. 
L'amido si è trasformato in sostanze riduttrici e l'albu- 
mina si è convertita in prodotti azotati solubili che non 
precipitano colla soluzione satura di solfato di zinco. Se 
al liquido si aggiunge dell'acqua ossigenata, dopo pochi 
minuti di riposo si nota uno sviluppo d'ossigeno che 
continua per qualche tempo, e se vi si aggiunge della 
tintura di guajaco, esso colorasi in bleu. Questa rea- 
zione è caratteristica degli enzimi. 

L'amido e l'albumina possono subire adunque in un 
mezzo sterile un' idrolisi profonda, con formazione di 
zucchero riduttore e di peptono. La saccarificazione e la 
peptonizzazione sono dovute ad enzimi che appaiono 
nella soluzione d'albumina soltanto dopo che essa è stata 
mantenuta per più giorni in presenza di aria sterilizzata 
ed umida alla temperatara di 45"*. 

Questi fatti si trovano in completo disaccordo con le 
nostre conoscenze attuali sulla natura e sulla provenienza 
dei fermenti solubili, i cjuali, infatti, sono considerati 
come prodotti di elaborazione delle cellule viventi, sotto 
l'influenza di un'attività vitale, il cui meccanismo sfugge 
alle nostre indagini. 

L'apparizione delle diastasi in un liquido sterile, se- 
condo le esperienze del sig. Eff'ront, è legata ad un lavoro 
particolare delle sporo batteriche che, malgrado la steri- 
lizzazione, conservano la facoltà di produrre, sotto l' in- 
fluenza di certo condizioni fisiche e chimiche, delle so- 
stanze attive, benché abbiano perdute le proprietà essen- 
ziali delle cellule viventi. 



192 Chimica 



Il lavoro chimico che si produce col tempo nel latte, 
nel vino e nella birra dopo sterilizzazione è da attribuirsi 
probabilmente, almeno in parte, alle spore batteriche 
arrestate nel loro sviluppo. 

Il microorganismo che produce la saccarificazione 
deir amido e la peptonizzazione dell'albumina nelle con- 
dizioni sopra accennate, appartiene alla classe dei batteri 
aerobici, che vivono alle spese della materia azotata, ed 
è una specie particolare del fìacillus »uhtili8^ che vive 
di preferenza sull'albumina, le cui spore sono suscettibili 
di produrre una grande quantità di amilasi e di peptasi, 
e quindi di provocare una profonda azione diastatica e 
saccaraficante. È notevole il fatto che la produzione di 
enzimi da parte delle spore è in ragione diretta delle 
difficoltà che si oppongono al loro sviluppo normale, e 
raggiunge il massimo al momento in cui la cellula passa 
alla completa sterilità. 

Anche l'azione liquefacente e saccarificante che l'al- 
bumina acquista quando viene trattata con un acido 
minerale si spiega con la presenza costante delle spore 
del hacillus suhtiìw sull'albumina, non già coli' appari- 
zione di diastasi artificiali, come si è cercato di dimo- 
strare in questi ultimi tempi. 

Il grande potere diastatico delle spore del bacillus 
subtilis e la loro presenza costante negli alimenti animali 
inducono ad ammettere che queste spore compiano un 
ufficio importante nei fenomeni della digestione. 

XII. — SuUe lecitine vegetali (^). 

La preparazione dello lecitine vegetali si effettua col 
procosso studiato da Schulze, Steiger e Likiernik, secondo 
il quale le sementi, finamente polverizzato, vengono dap- 
prima esaurite con etere, che discioglie le materie grasse, 
poi spossate con alcool bollente; il liquido filtrato viene 
evaporato ed il residuo trattato con etere, addizionato di 
una piccola quantità d'acqua, il quale scioglie la lecitina; 
la soluzione eterea viene agitata con acqua in un sepa- 
ratore, in presenza di alcuni cristalli di cloruro di sodio, 
che servono a rompere l'emulsione: lo strato etereo lascia, 
doi)o eva])orazione, la lecitina. 

(^) Zeifschr, Fisìol. Ch&m,, t. LII, pag. 54. 



Sulle lecitine vegetali 



1»3 



La determinazione del contenuto in fosforo delle leci- 
tine così isolate ha condotto a classificare le lecitine 
estratte dalle sementi dei vegetali in due gruppi r al primo 
Appartengono le lecitine estratle da certe sementi {Vida 
saliva, LupinuB luteus ecc.), le quali contengono una 
proporzione di fosforo che oscilla da 3,70 a 3,81 "A. 
corrispondente a quella della lecitina pura, cioè alla dio- 
leillecitina ed alla distearilleeitina ; al secondo gruppo 
appartengono le lecitine separate dalle sementi delle gra- 
minacee (segala, orzo) che non contengono una propor- 
zione di fosforo superiore al 2 %. La minore quantità 
di fosforo contenuta in queste ultime rispetto alle prime, 
dipende da ciò che non sono lecitine propriamente dette, 
ma combinazioni di lecitina con altre sostanze, soprattutto 
con idrati di carbonio. Infatti Wiuterateiu e Hiestand, 
idrolizzando le lecitine delle graminacee con una solu- 
zione di acido solforico al 6 "/„ all'ebollizione, hanno 
potuto ottenere uno zucchero riduttore che in alcuni casi 
raggiunge la proporzione del Iti '/„ circa, l'er contro, le 
lecitine a tenore elevato di fosforo, estratte dalle sementi 
della Vida satira e del Lupìnus ìuteiis hanno fornito 
costantemente, come prodotto d'idrolisi, una piccola quan- 
tità di idrati di carbonio; la lecitina del Lupinus luteus 
non ha fornito che l'I "/, di zucchero, quella della Vida 
Satira il 3 ° „, quella del Lupiitus albux il 4 "/„. Uua 
sola lecitina, quella estratta dai semi del Piims Cembro, 
non ha fornito alcuna traccia di sostanze ridnttricì, e 
ciò dimostra che le lecitine vegetali non sempre sono 
accompagnate da idrati di carbonio. 

Le lecitine estrattc finora dai vegetali non possono 
essere considerate come formato di lecitina pura; spe- 
cialmente per ciò che riguarda la lecitina dei cereali, è 
certo che è mescolata o combinata con altri prìnclpii, 
oltre agli idrati di carbonio, perchè la pi-oporzione di 
questi ultimi è troppo tenue )>or spiegare il piccolo con- 
tenuto di fosforo di queste lecitine. 

I prineipii fosforati estratti dai vegetali, trattati con 
alcool bollente, lasciano quasi sempre un piccolo residuo 
insolubile, che, secondo Kchulze e Wiuti^rstein, contiene 
inia proporzione di fosforo del i{,(i4 "o, comparabile a 
(piella delle lecitiup, e fornisce dei prodotti di decompo- 
sizione analoghi a qnetli che danno questo ultime sostanze. 

Le lecitine vegetali estratte fin tini non si possono 
dunque considerare come prodotti assolutamente puri, e 



urificazione in modo di 
one e la natura dei pro- 



mti nuovi. 

ippio proveniente dalla 
letiloiitetraiuina con due 
■v prepararlo si evapora 
dei due corpi, presi in 
iperatura di 45", 
lina, bianca, di sapore 
pglie in 0.19 d'acqua: è 
Bo 115° con piii'ziale de- 
lidae non subisco alcuna 

ile malattìe dell' appa- 
ella cistite, nella pielite, 
I 2 jr^ainmi pìfi volte al 

me la fabbrica di pro- 
lebeul -Dresda, ha posto 
;h<> si avvicina all' ittiolo, 
bituminoso abbondanti»- 
miei. Sella distillazione 
olio, che si purifica e si 
i liciilo solfnrato, [wi in 

i soluzione al 50"/, di 
! bruno rossastro, odoro 
te. K sohibilissiuia nol- 
tol e nell'etere. La soln- 
nercialo è perfeltaiuente 
olmoute acida. Secondo 
rsità d'iiuispruck, la sua 
quella dell'ittiolo: corno 
od antiiiarassitarico, e 
orjfanico, cho contioiio 

dinretiuo è una conibi- 
i lattato di sodio. I*] una 
ile neir acqua, di sapore 



Medicamenti nuovi 196 



amaro. È un diuretico potente, però non privo di incon- 
venienti (provoca il vomito e la perdita di appetito), che 
del resto si possono evitare somministrando il medica- 
mento per la via del retto. 

Paraxina. — Sotto questo nome i signori Forschbach 
e Weber designano la dimetilamino paraxantina, che si 
presenta sotto forma di lunghi aghi bianchi, leggeri, poco 
solubili nell'acqua fredda, più nella calda e nelle solu- 
zioni alcaline. La paraxina fonde a 125'* sublimando : 
con r acido nitrico dà una debole reazione della mu- 
resside. 

S' impiega alla dose di 1-4 grammi al giorno ed 
agisce come diuretico energico, con azione per lo meno 
eguale alla diuretina. 

Jodofane. — Si è proposto con questo nome un nuovo 
antisettico che sarebbe un prodotto di condensazione 
dell' aldeide formica con la resorcina monoiodata, e 
che costituirebbe per conseguenza una nionoiodo-diossi- 
benzol-formaldeide. È una polvere di colore rosso aran- 
ciato, senza odore né sapore, insolubile nell'acqua, de- 
composta a caldo dai liquidi alcalini con formazione di 
ioduro, parzialmente decomposta anche dall' acqua bol- 
lente. Con una semplice agitazione con cloroformio o con 
alcool o con una soluzione di ioduro di potassio si può 
mettere in evidenza l'iodio libero. E stato indicato in 
sostituzione all' iodoformio nelle diverse applicazioni di 
questo medicamento e le sue proprietà terapeutiche risul- 
tano dalla facile decomposizione in iodio, formaldeide e 
resorcina. 

Formami nt. — E un i)rodotto considerato come una 
combinazione di fornjaldeide e di lattosio, che si presenta 
in piccoli cristalli, facilmente solubili nell'acqua e molto 
igroscopici. Ha sapore dapprima debole, ma che ben 
presto diventa bruciante. Dopo perfetta essiccazione, fondo 
a 88^. 

La dose della (jnantità di fiU'inaldeide che contiene, 
permette di attribuirò a (juesto prodotto la composizione 
rappresentata dalla formula: {\^ II,., (),, {^'ILO)-. 

Eucodiiia. — E un bromomctilato di codeina. Si pro- 
senta in prismi brillanti, senz'acqua di cristallizzazione: 



IBI, si di scioglie facilmeote 
lieo caldo, più difficiìmeute 
» insolubile uel cloroformio 
forico couceiitrato discìo^lie 

f'ìalla verdastra, mentre la 
data con acido solforico ed 
forro forma una mescolanza 
addizionato di formolo dà 
bleii-nera, poi verde. Una 
eiitie-tetramiua fornisce (mi- 
lieu verde. I.'eucodina non 
ilei nazióne. 

I mentol e dell'acido etilgli- 
reagire il cloniro dell' acido 

distillando nel vuoto. È un 
sensìbile, che bolle a 155°, 

[bile nell'alcool e nell'etere. 

?d è facile di caratterizzare 

ilg^licolico sotto forma di sale 

.utti j Cii3i ili cnì è indicato 
. Al contatto della pelle e 
imposta lentamente, e ben 
analj^sica del mentol. 

tinasi l'etere disalicilic^ del- 
l'azione del percloruro di 
;rico si ottiene un dicloruro 

salicilico, dà la tiovaspi- 
unca, senza odoro, di sapore 
) uell' acqua, solubile nel- 
ilorofonuio e nciretore. I.a 
i acido salicilico: esiia viene 
icqna noi simi elementi, più 
azione del caloiv da ilolla 
la saponificano dainlo dol- 
lirina t' indicatjt in tutti i 
> salicilico, h^ssendo deconi- 
isinio, Ila un'azione blanda, 
icon venienti dei salicilati e 

1 certi casi, dell' aspirina. 
iframmo, pareccliìr volti' Il 



MedicavientL nuovi Vdl 



Monotal. — E l'etere dell'acido etiglieolico e del 
gaiacol : liquido oleoso, incoloro, bollente a 170" alla pres- 
sione di 25 nim., di odore debolmente aromatico. In 
certe condizioni il prodotto diventa solido -e fórma dei 
cristalli bianchi fusibili a BO*". Il monotal è poco solubile 
nell'acqua, più facilmente neirolio d'oliva (29 p. 100 a 19**). 
Viene assorbito facilmente dalla pelle ed è meno cau- 
stico del gaiacol : esso possiede le proprietà analgesiche 
di questo prodotto senza presentare gF inconvenienti ine- 
renti al suo impiego. 

Bvomural. — E un ureide dell' acido bromo-isovale- 
rianico e di urea: si presenta in piccoli cristalli bianchi, 
poco solubili nell'acqua calda, nell'alcool, nell'etere e 
negli alcali. 

% un ipnotico di azione sicura e senza inconvenienti 
derivanti da azioni accessorie; il suo impiego è consi- 
gliabile pei malati nevrastenici od epilettici, pei vecchi 
e pei bambini. 

Vlsipirina — p] stato così chiamato l'etere acetico 
del salolo, preconizzato recentemente come antireumatico 
e disinfettante dell'orina. Esso non presenterebbe alcuno 
degli inconvenienti dell'acido salicilico e del fenolo. È 
una polvere bianca cristallina, senza odore uè sapore 
sensibile, che fonde a 97'; insolubile nell'acqua, solubile 
negli altri solventi. 

La visipirina non deve contenere né acido salicilico 
né fenolo libero, a non deve cedere nulla all'acqua alla 
ebollizione. 

Borovertina, — Si designa sotto questo nome una 
combinazione di tre molecole di acido borico con una 
molecola di esametilentetramina. È una polvere cristal- 
lina, solubile neir acqua, poco solubile nell' alcool, al 
quale non cede l'acido, insolubile nell'etere. È stato 
vantato come rimedio efficacissimo contro tutte le ma- 
lattie dell'apparato urinario, dovute a microbi: sarebbe 
superiore all' urotroprina perchè sotto la sua azione 
l'orina assume una reazione leggermente acida, ciò che 
in molti casi è un vantaggio serio. È consigliato alla 
dose di 1-2 grammi al giorno. 

Solfogenolo, — Il punto di partenza per la prepazione di 
questo medicamento è un olio proveniente da uno schisto 






La quantità di zolfo allo stata 
dono di zolfo è vaiiabile, si 
ovt una certa quantità di 
l'olio greggio coiitione lo 
Quest'olio solforato viene 
)oi, dopo una purificazione 
li odore e 6a{>ore, si tra- 
,le d'aninioniaca, È questo 
nome di aolfogenolo. 
ropposo, chiaro, di colore 
^ducendo soluzioni neutre. 
i indefinitamente e che ri- 
e dopo essiccamento. 
■opri età terapeutiche ana- 
'esentn il vantaggio di nou 
itilizza sotto tutte le forme 
ecc. 

o eccipiente per pomate, 
'olii, di grassi, di resine e 
lastro ed odore non disag- 
ili agenti chimici più ener- 
be acqua di modo che le 
sorbite rapidamente. I-' ira- 
raccomandato pel tratta- 
oni, specialmente nel caso 
re e dello piccole piaghe 



1 ottenuto facendo reagire 
rpcni o derivati analoghi 
, poi sciogliendo nell' alcool 
ne. Il lisano si mescola in 
, all'alcool od alla glìce- 
Mare. Ila odore aggrade- 
, nou intacca gli strumenti 
isiede accentuate proprietà 
i in soluzioue concentrata, 
porzioni differenti secondo 



idotto risulta dalla combì- 
col limolo e col tannino, 
idt, mescolando una solu- 



' -v «^- «Mt^^MMM^^i^Ha^^^iMa^iVMarihaa^te^ ^■ m '— * 



V 



Medicamenti nuovi 199 



ziono alcoolica di timolo con una soluzione acquosa di 
tannino ed aggiungendovi una quantità calcolata doppia 
o tripla di una soluzione di formalina al 40 V„. Si versa 
questa mescolanza, avendo cura di agitare continuamente, 
in 20 volte il suo peso di acido cloridrico concentrato e 
si lascia riposare. Dopo un riposo sufRciente, si stem- 
pera il precipitato con acqua, si filtra, si lava e si 
essicca. 

Si prepara così un tannintimolmetano sotto forma di 
una polvere biancastra, insipida, solubile nell'alcool e 
negli alcali, che fonde a 235**. Questa sostanza avrebbe 
dato eccellenti risultati nelle diarree, preso alla dose di 
gr. 0.50 in un cucchiaio da caffè, più volte il giorno. 

Teoforina, — Sotto questo nome la ditta Hoffmann- 
la-Roche, di Basilea, ha messo in commercio un nuovo 
diuretico formato di una combinazione di teobromina 
sodica e di formiato di sodio. È una polvere bianca, di 
sapore dolciastro, leggermente alcalina, facilmente solu- 
bile nell'acqua, specialmente a caldo. 

Dalla soluzione acquosa T acido solforico precipita la 
tetrobromina. Contiene il 62 Vo di quest'ultima sostanza. 
È un buon diuretico e deve essere impiegato per gli 
adulti alla dose di 1 grammo, tre volte il giorno. 



VI. - Agraria 



del prof. A. Sbrpieri e dei doli. E. Grùner, A. Moreschi, P. Vknino 
della R. Scuola Superiore d'Agricoltura di Milano. 



I. — Sulla fissazione di azoto nel terreno 
per opera di bacteri. 

Descrizione delle ricerche di H. Wilfarth e di O, Wim- 
mer. — Gli AA. pubblicarono g*ià nel 1897 (Zeitschr. 
des Vereins der Deutscheu Zuckerind : Beitrage zar Stick 
stoffrage. Kap. 8, s. 163-189) un lavoro sulla fissazione 
deir azoto atmosferico da parte degli organismi inferiori 
del terreno. Le ricerche vennero condotto in vasi da cul- 
tura riempiti di sabbia pura. La sabbia, 4-8 chilogrammi 
per vaso, veniva trattata con la solita soluzione nutiù- 
tiva impiegata per V orzo , parte con aggiunta di 
nitrato (calcico o ammonico), parte senza; il contenuto 
in acqua del materiale di cultura era in media del 14 Vo- 
I vasi vennero in parte inoculati, in parte trattati con 
infusi di terreni di diversa provenienza. Tua parte dei 
vasi stessi rimase sempre esposta alla luce, una parte si 
tenne air oscuro. Da queste ricerche risultò che in tutti 
i vasi inoculati ed esposti alla luce si sviluppava una 
ricca flora di alghe, tanto alla superfìcie che sulle pareti, 
mentre in quelli inoculati e no, tenuti air oscuro, Io svi- 
luppo mancò totalmente o quasi. 

Per Tanalisi, al fine della prova venne separato il nucleo 
interno della sabbia dalla porzione esterna occupata dalle 
alghe, onde fossero possibili ricerche sulle due porzioni. 

Risultò che nei recipienti inoculati e no, ma tenuti 
air oscuro, come nel nucleo interno privo di alghe, dei 
vasi inoculati ed esposti alla luce, non vi era stata una 



itf 



Fissazione dì azoto nel terreno per opera di hactert 201 



fissazione di azoto apprezzabile. Nello strato esterno 
invece, ricco di alghe, fu trovata una considerevole quan- 
tità di azoto : 50 mg. per vaso. Per aggiunta di crescenti 
quantità di nitrato fu di regola osservata una perdita di 
azoto, certo in seguito a parziale decomposizione del 
nitrato. 

Da questi dati si può dedurre che, esclusivamente da 
parte dei bacteri, non e' è stata una fissazione apprezza-y 
bile di azoto libero, giacché la porzionp interna della 
sabbia priva di alghe e tutta la sabbia tenuta air oscuro 
fu trovata, anche dopo le prove, quasi priva di azoto. 

Un aumento di azoto, e abbondante, fu riscontrato solo 
nello strato esterno occupato dalle alghe, dunque vi venne 
fissato dalle alghe o da bacteri in simbiosi con le alghe. 
Non potendo risolvere quest' ultima questione per man- 
canza di culture pure, gli AA. rivolsero i loro studi alla 
Hifluenza dei concimi minerali sulla fissazione dell* azoto, 
e specialmente all'azione dell'acido fosforico 

Ogni 2 kg. di sabbia di quarzo, passata ad uno staccio 
di 0,5 mm. vennero uniformemente mescolati con le quan- 
tità convenienti di sostanze nutritive, con l'infuso di ter- 
reno necessario per Y inoculazione- e con 850 ce. d'acqua 
distillata, poi, secondo il metodo della cultura in sabbia, 
ne vennero riempiti dei vasi di vetro trasparente dopo 
aver disposto sul fondo dei vìisi stessi nno strato di 
ghiaia lavata. 

Nelle prove senza acido fosforico, N.** 1 e 2, nei primi 
mesi del periodo di vegetazione non si svilupparono alghe; 
più tardi se ne produssero alcune colonie piccolissime. 

Nei vasi trattati con acido fosforico si sviluppava 
invece un'abbondante fiora di alghe, tanto alla superficie 
come sulle pareti laterali (cloroficee, nostoc, oscillarle). 
Non si osservò alcuna notevole differenza di sviluppo 
dello alghe col variare della quantità e della forma sotto 
cui si somministrava l'acido solforico (('a IIPO^ e KJIPO^). 

Per la raccolta si procedette in questo modo : Nella 
sabbia di cultura al termine dell'esperienza si poterono 
distinguere tre strati: l." Il superiore ricopertoci alghe. 
2.** I^ strato esterno aderente alle pareti, pure ricco di 
alghe. H."^ Il nucleo interno privo di alghe. Questi tre 
strati vennero raccolti separatamente por poter stabilire 
il punto dove era maggiore la concentrazione dell' azoto 
nei vasi ed avere modo così di riferire con maizoiore 
probabilità la fissazione di azoto alle sue vere cause. 

Akxuario sci KHTi fico — XLIV. 14 



■»( 



202 Ayrarld 

A questo scopò ^i asportò lo strato superioi-e della 
sabbia per uno spessore di 2-3 em., poi venne introdotto 
nella sabbia in direziono centralo e verticale un cilindro 
di zinco di 10 cm. di diametro sino a toccare il fondo, 
separando così il nucleo interno della sabbia. Si lascia- 
rono asciugare all'aria le tre frazioni, poi le si passarono 
ad uno staccio di 0,5 unn. allo scopo di separare la inog-- 
jjrior parte delle alg-ho por maggior comodità di analisi. 

Risultati delle esperienze. — I numerosi risultati sono 
raccolti in una tabella in cui con parte I e parte II dei 
singoli strati sono indicate rispettivamente la sabbia pas- 
sata allo staccio quasi priva di alghe e le alghe rimasto 
sopra con poca sabbia. In una delle colonne delle ta- 
belle ò indicato quanto X era contenuto al principio 
della esperienza noi singoli strati. Por il calcolo del- 
l' azoto fissato si è preso a base il peso trovato al 
momento del raccolto. Mentre nelle prime due prove 
senza concimazione fosfatica 1' N fissato è di soli 9 mg., 
dopo somministrazione di acido fosforico questo valoi*e 
aumenta notevolmente, però sempre in niisura alquanto 
diversa a seconda che l'acido fosforico è somministrato 
come fosfato bicalcico o bipotassico. Poiché senza acido 
fosforico lo sviluppo delle alghe era quasi trascurabile, 
si conclude che le alghe possono prosperare solo in pre- 
senza di acido fosforico. Un aumento di 30,5 mg. di acido 
fosforico su 142 mg. determinò appena sensibilmente un 
maggior svilu])po delle alghe. 

In seguito ad aggiunta di 14 mg. di azoto vennero 
ottenuti come azoto fissato, quando si sonnuinistrava 
r acido fosforico: 

come ('a IIPO^ mg. 45,435 di N (solfato ammonico) 

» 41,204 » * (nitrato » ) 

* KjHPU^ * 54,749 » » (solfato annnonico) 

» 53,765 » » (nitrato » ) 

Senza somministrazione di azoto si aveva una media 
di circa 65 mg. di N fissato, dunque», por nini concima- 
zione azotata TN fissato diminuisco notevohnento. Anche 
riferendo l'N ottenuto a quello somministnito, non si 
raggiunge la ([uantità di \ elio si sarebbe ottiMuita senza 
la concimazione azotata. E probabilo quindi che, come in 
ricerche procedenti, sia avvenuta una]nccola pcM-iUta di X, 
foi^e per denitrificazione. 



e lU listalo nel (erixHO per opera di bariei 



l'er rispondere alla (jiiestioiie se la fissazione ti 
tiia avvenuta solo de parte delle ulg'ho o anche d 
ti.TÌ, jtli AA, hanno calcolato anche l'azoto fisa, 
singoli strati. I^o strato superiore senza ac. fosfori 
contiene quasi N fissato; per agg:iunta di concime 
tico, specialmente .sotto forma di fosfato bipotassi< 
fissato e lo sviluppo delle alghe, aumentano notevo 
Nello strato esterno, senza concimazione fosfatica 
. varono solo mg. &,261 di N, mentre già per la 
aggiunta di mg. 35,5 di I^O^ l' N trovato amir 
mg. 43,9t)H e 49,7:ì0. Pei- aggiunta di azoto l'azoto 
diminuisce. 

Nello strato interno della sabbiti, privo di alghi 
senza,, quanto con la concimazione fosfatica, non ì 
' che una quantità Irascurabile di azoto. 

Raffrontando (jnesti risultati gli AA. concludo 
che r N, per lo meno in massima parte, è fìssat 
alghe e non dai bactei-ì, Però questa afferc 
non vuol essere accettata senza riservo, giacché 
sìbile che i bacteri tu questione non siano capaci 
Inpparsi da soli nello strato interno, ma vivano : 
biosi con le alg'he che crescono alla luce, e pr 
parte, forse importante, alla fissazione dell' azc 
ricerche lasciano insoluta questa questione, ma 
altri risultati sicuri. 

Anzitutto in nn terreno privo di acido fosfori 
avviene una fissazione dell'azoto libero, giacche gì 
iiismi inferiori che compiono questo ufficio hanno ) 
dì acido fosforico per esplicare la loro attività, 
ricerche non risulta quanto acido fosforico occoi 
una data quantità di azoto, poiché questo valore ti 
anche liaìla presenza od assènza di diversi org 
inferiori. 

I processi che avvengono noi vasi di cultura 
rebbero certo anche nei campi quando fossero sodi 
lo medesime condizioni, e, siccome 1' N non può 
utilizzato dalle piante superiori nello stesso per 
vegetazione in cui è stato (issato dulie alghe, pe 
trova sotto forma >irganìCH, ma solo lentamente, ai 
anno, (piesto azoto cos'i llssato viene a costituire u 
tale fisso del terreno, una parte della così detta 
Krnft >, sorgente inesauribile di initrizioiie. Ili |nii 
alghe .sono di grainli.ssima importanza, giacché, s 
nendosi, oltre l'azoto, forniscono anche lo altresì 



204 Agraria 

• 
inorganiche sotto una forma assimilabile e contribuiscono 
alla formazione àoXY humus. 

Gli AA. riassumono i risultati del loro lavoro con 
qeste conclusioni: 

1." In presenza di sufKciente quantità di potassa, 
calce e magnesia, gli organismi inferiori non fissano azoto 
libero quando manchi Tacido fosforico. Questa fissazione 
è abbondante in presenza di P?0. : 

2." La produzione di sostanza organica in forma di 
alghe av-viene nelle stesso modo che la fissazione di X, 
perciò senza acido fosforico non si forma sostanza orga- 
nica: se ne forma invece quantità notevole in presenza 

di 1V>:.: 

W,"" In media su 1 parte di azoto fissato si fqrmano 
20 parti di sostanza organica. {Die Landwirt, Vevs, Stai, 
Band LXVII Heft 1-2). 

A. M. 



La fissazione rf' azoto nel terreno per opera di bacfer/ 
fu studiata anche dal prof. Alfredo Koch dell' Università 
di (ìottingen (Mitteil. der deutsvh. Landtrirt.'Geseìl. 
X. 12: riass. in lioìleitino della Società degli Agri^ 
coltori Italiani), Egli ha voluto studiare. T azione dei 
bactorì nello loro condizioni naturali, cioè nel terreno, 
anche per verificare l'azione complessiva invece che quella 
delle siu^iole specie isolate. Egli ha aumentato T energia 
vitale e peiHjiò il lavoro dei bacteri aggiungendo al ter- 
reno soluzioni zuccherino. Trattando ogni chilogrammo 
di terreno con 20 grammi di zucchero, si fissarono 10 mg. 
di azoto per ogni grammo di zucchero, lo zuccheramento 
più abbondante abbassò la quantità d'azoto fissata. Zuc- 
cherando replicatamentc il terreno, la qiuintità d' azoto 
fissata dai bacteri andò successivamente diminuendo, sia 
perchè T azione di questi è ostacolata dalla presenza di 
notevoli quantità di azoto fissato, sia perchè può esserlo 
stata o dalla presenza di zucchero come tale o di suoi 
prodotti di (lecoinposizione. Poiché h\ quantitii massima che 
si riusfjì a fissare fu di 10 mg. per 1 grammo di zucchero, 
che corris[)onde ap|)uiito a (pianto si ottenne colle colture 
pure in soluzioni nutritizie di azotobacter, nessinio dei 
probabili bacteri lissiitori d'azoto ancora incogniti ha azione 
])ìii energica dell' azotobacter. La (piantità d'azoto fissato 
nel terreno zuccherato diminuì per una aggiunta di 



L_ 



CotitroUo ÌHicterioloyifo di rtiUiire h/ir,tp,rir 

piitassa o Ji ealce o per iiyjfiuiita di solfuro di 
iiumeiitò per effetto di mm crtiici inazione fosfa 
trattamento col solfato ferroso. Natiiralineiite n 
pensare iid usare iiGira^ricottiira lo zucchero | 
r azoto, poiché no occorrerebbero 14 Cg. pe 
tanto quanto ne contiene 1 C^- di nitrato di s 
altri idrati di carbonio sperimentati da Koeli, 1 
ebbe azione sfavorevole : paglia e cellulosa fur 
l'ffotto. 

Precedenti esperienze hanno dimostrato ehi 
viventi nel terreno forniscono zucchero ai bai 
tori d' azoto intensificandone il lavoro. Kreh 
erronea l'opinione di coloro i quali ritengono i 
fissato dai bacteri, essendolo in forma di albo 
sia ntilizzabilfl dalle piante: egli infatti ha tro> 
terreno si arricchisce di nitrati per opera 1 
l'albumina si trasforma in questi. Secondo poi i 
lavoro di Heinge una coltura di azotobacteri ht 
piante agrarie discreti risultati corno concima 
tata. Ognuno pui% persuadersi di quanto lo zucc 
ad nnia pili ellìcaeo lissa^ione dell'azoto in for 
zabile dalie piante, basta perciò una coltura ii 
ila iinri. 

IL — Sui controllo hactPi-iolo(fic> di culture 
per leijitminosr. 

Si è giii altre volto parlato in (piosto Aiimi 
culture bacteriche per le leguminose; nel N 
1' Ai/ricottnra Moderna di queat' anno il pr< 
riferisce sulla necessità di un controllo di ta 
controllo suggerito da osservazioni sue e di a 
montatori. Dal prof. Oorini furono constatati i 
campioni dì culture nuove provenienti da Wi 
Il dott. Harding della Stazione Sperimentale i 
New-York riferisce nei Science del luglio liMX 
solo nel suo laboratorio, ma anche nei laboral 
riologici delle Stazioni Agrarie di Delaware 
Virginia e >y'orth Carolina furono esaminati 
pacchetti di cotone inoculato coi bacteri radicìc 
quei prodotti furono trovati completamento si 
■ culture di controllo. Nessuna meraviglia duii 
giunge i' .\., se le prove eseguite in vasi e in cai 
mentali dalle Stazioni Agrarie di l'ensylvauia, < 



2(K> Agraria 

Georgia, Maine, Cornell o Wisconsin sono termijiati con 
insuccessi. 

Kollerman e Bekwitli avrebbero verificato che i bacteri 
delle leguminose muoiono tanto più rapidamente quanto 
più lentamente vengono essiccati, oppure se vengono esposti 
all'aria umida dopo essere stati essiccati. 

Dalla descrizione che il Moore e il Sprague danno 
del metodo di preparazione e di conservazione del cotono 
inoculato, parrebbe che esso metodo sia difettoso e per 
troppo lenta essiccazione e per insufficiente difesa dal- 
umidità. A. M. 

III. — Ohimì'ra agraria. 

K noto in tesi generale che le leguminose e le gra- 
minacee mostrano una singolare differenza riguardo alla 
loro nutrizione. 

Quasi tutto le ricerche fatte riguardando il loro, com- 
portamento di fronte all' azoto. Si sa, segnatamente per 
i lavori di Ilellriegel, che le leguminose come le grami- 
nacee possono mitrirsi delle combinazioni azotate -del 
terreno e che le leguminose possono, oltre a ciò, al con- 
trario delle graminacee, utilizzare, per la loro nutrizione, 
con r aiuto di alcuni bacteri, V azoto libero dell' aria. Ma 
le leguminose e le graminacee si comportano in modo 
diverso anche di fronte ad altre sostanze nutritive, poiché 
le une sono capaci di assimilare più facilmente dello 
altre i componenti più difficilmente solubili del terreno. 
Con questo diverso comportamento delle leguminose o 
delle graminacee di fronte alle sostanze nutritive si col- 
lega probabilmente il fatto che le stesse piante, quando 
vengano coltivate promiscuamente, mostrano un compor- 
tamento affatto diverso di fronte ad una sostanza fer- 
tilizzante, a seconda delle circostanze. É già un fatto 
ben nolo che le leguminose e le graminacee costituenti 
un prato sono assai influenzate a seconda che si con- 
cima con scorie Thomas e kainite oppure con nitrato. 
Se si concima con scorie Thomas e kainite si ha un 
aumento nelle piante leguminose, concimando con nitrato 
invece aumentano le graminacee e possono anche scom- 
parire le leguminose. Le prime dimostrazioni furono date 
da Lawes e Gilbert (Centralblatt fiìr Agrikulttwrhemie^ 
X. Jahrg., S. 808) e confermate poi da molte altre osser- 
vazioni. 



Niih-iziom dfi/h: li'niiuiinoKe •- ih-lle. i/r. 

Furono inoltro istituito riceroiie mid 
fosse iiiaf^^iorraento iufliienzato l' accresci 
^nmiiioBe da mi coticlnio contenente ficidr 
mio potassico. Non si è ancor» giunti i 
liefìiiitìvo, perù pare che dalle divei-se rie 
trarrò la conseguenza che con una cone 
lica la vogetazione delle leguminose è 
misura maggiore, sebbene anche i sali pc 
zino in modo sijrnìfìcanlo l' accrescimenti: 
uose nei prati. 

Rimane sempre da ÌTidagare la causa di 
comportamento. Come avviene che le leguni 
alle graminacee si comportano in guisa 
utilizzare, oltre che le combinazioni azoti 
anche I' azoto libero dell'aria, si comporta 
poter assimilare più facilmente delle gran 
menti minerali del terreno più diflficilmen 
inodo infine da risentire nn' azione tanto 
stesso concime? Nella letteratura dell' arfj 
trova nessuna spiegazione a tali fatti. 

Interessanti ricerche furono istituite dn 
mann, ricerche iniziate nel 1902 in lem 
tarmine nella Stazione di ricerche chiii 
Berlino. 

L'A., ad indagare le probabili cause il 
portamento delle graminacee e delle legnn 
all'assunzione dello sostanze nutritive, ritie 
attento di alcnni fatti. 

Ricordata la dimostrazione risultante d 
Dietrich, di Schreiber, di Prianisehniliow, 
rielle leguminose di assimilare in misura 
non le graminacee gli elementi minerali dif 
bili, l'A. esamina i caratteri morfologici e 
organi di assunzione dei nutrimenti, com 
delle leguminose a quelli delle graminacei 
gli ultimi lavori di Prianisebnikow, Molis 
confermano lo osservazioni di Becquerel, 
o Knop sulle sostanze aci<lc emesse dal 
piante olirò l'aoido carbonico, ed in baso ( 
vazioni e ad osservazioni del Dyer dimos 
gior grado di acidità nelle sostanze emes 
delle leguminose che non in quelle omes 
delle graminacee, pone in relazione tale fu 



208 Agraria 

coinportaineiito di queste piante di fronte all' assunzione 
dello Hostanzo nutritive. 

Considera poi ^li organi della traspirazione e il pro- 
cesso stesso nelle duo piante^ istituendo ricerche che por- 
tano alle seguenti conclusioni: 

1.*^ Le graminacee consumano una magi'iore quan- 
tità di acqua che non le le^inninose, consumo che è ìu 
rapporto con la mancanza di separazione di acqua allo 
stato liquido in quasi tutte le leguminose. 

2." In seguito a tale forte corrente di acqua le gra- 
minacee che crescono mescolate alle leguminose sono 
avvantaggiate riguardo all'assunzione dell'acqua e delle 
sostanze nutrienti disciolte nel terreno. 

8." Le leguminose riparano in diverso modo a questa 
circostanza onde assicurare la loro nutrizione: 

a) Sono provvedute di disposizioni speciali onde 
favorire la traspirazione; 

h) Si sono rese indipendenti mediante la simbiosi 
coi bacteri radicicoli dal contenuto in azoto del terreno. 
e) Ksse, mediante un sistema radicale molto pro- 
fondo, sono in grado di trovare il loro nutrimento in 
quegli strati del terreno dove non arrivano gli altri veg(v 
tali a radici superficiali; 

d) Le loro radici emettono licpiidi fortemente acidi 
e perciò hanno la facilità di assorbire lo sostanze nutri- 
tive che non sono assunte dallo graminacee o lo sono 
solo in parte perchè difficilmente solubili, e molte papi- 
lionaceo posseggono, oltre alla simbiosi baeterica, anche 
simbiosi di micorize. 

4.*" Con r aiuto di queste proprietà si può dimo- 
strare in misura soddisfacente la diversa azione di una 
concimazione con nitrato di sodio, con kainite o con 
scorie Thomas sulla composizione della flora di un prato. 
(Die Lamie Vev.^. Stai,, Band LXVII, Ileft III, und IV|. 



Oli sperimentatori Voli e (Jrone istituirono indagini 
sui rapporti fra lo sviluppo delle cellule ed il fosforo, 
allevando le piante in soluzioni nutritive in parte conte- 
nenti fosforo, in parte senza. Le piante coltivate in solu- 
zioni prive di fosforo si sviluppavano sempre con foglio 
verdi, mentre cpielle coltivate in soluzioni fosforate si 
mostravano clorotiche. Gli autori supposero che il fosfato 



-J 



^ ' . • I 

I 



Nutriziono delle leguminose, e delle grami ìmcee 209 



cou tonato nella soluzione precipitasse o rendesse insolu- 
bili non assimilabili i sali di ferro, causando così la 
clorosi; ma ulteriori osservazioni dimostrarono che la 
supposizione non ora sostenibile e che si doveva piut- 
tosto ritenere che la clorosi dipendesse dal fosfato diret- 
tamente. Come piante da esperimento servirono il mais, 
la segale, il grano saraceno, le rape, la senape, il tabacco, 
i piselli, la mimosa pudica ecc. Germogli di alcuni giorni 
allevati in acqua distillata, uniformi, si posero nei rispet- 
tivi liquidi nutritivi. Questi contenevano isoluzione di 
base) 1 gr. di nitrato potassico, 5 gr. di solfato di calcio 
e 0,5 gr. di solfato di magnesio in 1 litro di acqua (solu- 
zione di Sachs). Il ferro si introduceva sotto forma di 
solfato di ferro (gr. 0,005 ^<y) ; si usò come composto 
fosforato una miscela di fosfato monopotassico e fosfato 
bipotassico. Si osservò che nella soluzione priva di fosforo 
e contenente ferro l'accrescimento delle radici era forte- 
mente ostacolato, e le radici stesse si coloravano in giallo, 
fenomeni che non si osservavano quando mancava il 
ferro. Con aggiunta di un fosfato cessava l' azione carat- 
teristica, ma presto si sviluppava la clorosi. B]sperimenti, 
fatti con piante di segale, dimostrarono che come il fosfato 
monopotassico agiscono diversi altri fosfati solubili. Il 
fosfato, anche in dose minima, esplicava il suo effetto. 
Anche in presenza di molto ferro, se vi era del fosfato 
disciolto si aveva clorosi. 

Gli autori vollero indagare se il fenomeno si poteva 
invertire. Gli esperimenti furono fatti in soluzioni conte- 
nenti fosfati e prive di ferro, e i risultati furono diversi 
a seconda delle piante. Quando le piante venivano colti- 
vate in terra non potè constatarsi l'effetto dannoso tlei 
fosfati disciolti. Le sostanze minerali, per il potere assor- 
bente del terreno vengono ridotte in combinazioni in'so- 
lubili neir acqua. 

L'A. studiò ancora sotto un altro aspetto il compor- 
tamento dei fosfati insolubili. Ottenne ampio sviluppo 
radicale e foglie verdi oscure introducendo nella solu- 
zione nutritiva una miscela di fosfato di ferro con fosfato 
tricalcico (solubile in traccio neir acqua). So però si ado- 
perava fosfato bicalcico, tosto appariva la clorosi e lo 
sviluppo radicale rimaneva limitato. 

Furono iniziate nel 1901 ricerche sopra l' azione reni- 
duale di alcuni concimi fosfatici coltivando in vasi del- 



-j. 



t ■ ■• 



210 A gigari a 



y avena. Si compararono il perfosfato di calce, il fosfato 
bicalcico, il fosfato tricalcico, il fosfato precipitato e la 
farina d* ossa. Ne^li anni snccessivi al primo, in tutti i 
vasi furono dati nitrato sodico e solfato potassico con o 
senza aogiunta di carbonato di calcio. 1^ prove durarono 
(juattro anni. II maggiore prodotto complessivo nei 4 anni 
si ebbe con l' impiego del perfosfato e del fosfato bical- 
cico, e r azione di tali concimi apparve indipendente da 
quella della calce. 

L' azione fertilizzante del fosfato tricalcico e della 
farina d' ossa fu ridotta della metà circa dall' aggiunta di 
calce. La superiorità del fosfato su la farina d'ossa nei 
vasi trattati con la calce, e la superiorità della farina 
d' ossa sul fosfato nei vasi che non ricevettero calce 
andarono gradualmente sparendo, così che il prodotto 
totale dei quattro anni risultò il medesimo nelle due serie 
di ricerche. 

L' azione della farina d' ossa (senza aggiunta di calce) 
risultò decisamente inferiore a quella del perfosfato anche 
dopo il 4.** anno. 

Furono pure istituite ricerche allo scopo di appurare 
(piale influenza può avere sulT effetto dei concimi potas- 
sici il carattere dei concimi azotati impiegati simultanea- 
mente. La questione, già prima studiata, fu nuovamente 
sottoposta a ricerche durante gli anni 1902, 1903 e 1904. 
In provo eseguite con avena Ligowo il perfosfato e le 
scorie Thomas in mescolanza con nitrato sodico diedero 
un prodotto superiore a quello che si ottenne mescolan- 
doli con quantità corrispondenti di nitrato ammonico; si 
ebbero risultati opposti con V apatite e la polvere d' ossa. 
Studiata particolarmente la concimazione dell'avena Li- 
gowo con polvere d'.ossa mescolata a vari concimi azor 
tati, si potè accertare un notevole incremento di prodotto 
con la mescolanza di polv^ere d' ossa e solfato ammonico ; 
un'azione più debole esercitala mescolanza di- solfato 
ammonico e nitrato sodico; mescolando polvere d'ossao 
nitrato sodico si ebbero i peggiori risultati. Il colaticcio 
in mescolanza con nitrato sodico diede risultati alquanto 
inferiori a quelli avutisi con la mescolanza di nitrato 
sodico e solfato ammonico. 

Dalle ricerche appare che 1' azione dei concimi fosfa- 
tici dipenda per molta parte dal carattere dei concimi 
azotati che si portano o si trovano già nel terreno. 



Azione ri-niiliialf di coiicinn foKftiiici 



Allo scopo di slmiiai-e i metodi di sperimeli lazi 
vfi^i, si istituirono prove ciilttirali con concimi a; 
fosfatici ili dosi crcscoiilì. Hi coltivò dell' avena in 
vetro cilindrici firolondi cm. 2)t, con diiimetro di ( 
con terra sabbiosa (Kg. 2rt.ri}, puvera di azoto (0,f 
e (li acido fosforico (0,04 '/,} di acido fosforico E 
a caldo in HCl d. = 1.15). 

In una prima storie si agginnse in tutti i vasi ni 
riale basico (polvere di marmo), del perfosfato, 
(lotassico, con una pìccola addizione di solfato di mi 
di cloruro di sodio, indi in ogni vaso del nitrato 
in dose variabile fra gr. I.B e gr. 6 per ciascuno. 1 
i casi la concimazione azotata determinò mi incr 
nella produzione, incremento massimo con la dose u 
minimo con la dose massima. Con l'aggiunta del 
si aumentò il peso del prodotto ; il rapporto |)iù 
fra paglie e granelli si ebbe con l'impiego delle d 
alte di nitrato. Si è accertato che la dose di Kg. 1 
ettaro (gr. 0,026 per Kg. di terra) dà alle i)ianto 
lappo più prospero, e che le piante cresciute con 
nitrato corrispondenti a Kg. 50 per ettaro mostrai 
nette le caratteristiche di nna insufficiente nut 
azotata. 

In una seconda serie le prove vennero dispi; 
modo analogo; in gruppi di 3 vasi ciascuno si ii 
il perfosfato a dosi variabili fra gr. 11.7! e 0.71 pc 
corrispondenti a Kg. "25 a 2(H) per ettaro. 

Il maggiore incremento di prodotto si ebbe 
dosi comprese tra Kg. 25 e 50 per ettaro; con do;- 
a 1"2!) Kg. per ettaro 1' aumento di proilotto In lii 
ebbe invece un aumento notevole con la dose di K 
e il prodotto inassitno fu ottenuto con Kg. 17.'> < 
fosfato. 

Interessanti ricerche sullo sviluppo della vegc 
in atmosfera ricca di anidride carbonica furono ci 
a termine da K. iJcmoussv (Compie» remlug <le . 
de» Kciencfs. 1!K)5, V. 139, pag. '28.^). Le ricerche 
eseguite in due casse di vetro di circa 1 m' dì eaiiat 
cassa di controllo aveva tu modo uniforme un coi 
in anidride carbonica che si aggirava intorno ai 
millesimi. 

La seconda cassa riceveva anidride carbonica n 
dal riscaldameiito del licurboufit'» sotlico in Cjuanl 



iiiillesiiiii, (jiiantità elio 
tu modo da portarsi al 
inedia dì 15 inìllfìsimì, 
a ntiiiosfericH. l.' eepe- 
ni dalia lino di Mtig:gin 
ialite furono tag'liato e 

esposti in una tabella 
n dell' aria in anidride 

raccolto, aumento che 
itnra fu più jireooco e 
■a pili ricca in anidride 



ipel, Wilfarlh, Frank, 
ostrazionc clic le piante 
lento le sostanze erga- 
li A. Merger. Laurent, 
ostrato che Io zncchcro o 
i e assimilati dallo piante 
ile nei ('ompte» reudus 
to che la pianta, in rom~ 
tea, può vcfretare iior- 
iitesi degli albuininoidi 
iti i>d organi solo con 
vndo «jiiesti siano con- 
ritivo 9i adopen» sabbia 
afHamento dei vasi ste- 
lla boilitji e contenente 
ido Detiner. Ofrni vaso 
ca la seguente quantità 
irosina, gr. 0.4 di gli- 
dì ossamide, gr. 0,1 dì 
e di portare a completo 

artilicìale addizionato 
ta assenza di anidride 
)oraneaiiiente l'anidride 
Il avviene alcuna vogo- 

1 nella neutsrhf Landu-. 
snltatì di prove istituite 
Consorzio por la colti- 
Svezia, sulla eonciinn- 
itrato di calcio. L'au- 



Lii I-ita ilella pianta in er.ceiDioc m iiK-^eiiza ili ailid.carb. 213 

tore rileva cho la calce azotata ha spiegato un' a?"""" 
vantaggiosa in terroni silicei e argilloso-si licei sull'ai 
sull'orzo, sul grano marzuolo e sulle patate, quanto 
KOto ammoniacale, nieriti'c è rimasto molto al di 
dell'azoto nitrico: in terreni torbosi della migliore 
lità ha pure prodotto buoni effetti, mentre in torbe i 
composte ha dato cattiva prova. 

Il nitrato di calcio invece spiegò un' aziono com 
siva sui due tipi di terreni, sabbioso e torboso, ugui 
(|nclla del nitrato di sodu, detona ìnando. a dilfercni 

auesto, una maggiora pi-oduziono di granella e una mi 
i paglia, dimostrandosi quindi atto a sostituire con 
lamento il nitrato di sodio. 



Intorno al metodo proposto dallo Stutzero gonei 
zato dal Dyer per In det<^TminazÌone delle sostanze r 
rali del terreno atte a servire di alimento alle pi 
metodo che si basa sull' estrazione del terreno con i 
citrico air 1 %• furon fatti da Herbert Ingle iJourn. C 
Soc.j alcuni csperimojiti culturali per la durata di due i 
Fnrono estratti 10 Kg. di terreno omogeneo contei 
ILG" , dì umidità con litri UHI di acido citrico all', 
tenendo conto" dell' acqua rimasta nel terreno. I^' l 
ziono si fece tenendo rimossa la massa terrosa, e 
7 giorni. 

Il terreno primitivo conteneva gr. 0.14 " „ di pot 
0.16 di Anidride fosforica, 0.259 di azoto, U.Hl di e 
delle quali sostanze furono sottratti rispettivamente 
acido citrico gr. O.OII " „. gr. 0.06-2, gr. O.Oll, gr. t 

In- alcnni vasi dì cultura si aggiunsero al tei 
estratto ({uantità dì calce, potassa e anidride fosl' 
corrisponiienti a inieJlc sottratte con acido citriet 
riconobbe die l' estrazione con acido citrico deprìi 
fortemente lo sviluppo dello piante e d' altra parte e 
sost^inze minorali ai>'giunte venivano assimilate piii ] 
lamento di quello presenti in origine. 

riteriori ricerche eseguite dall'autore coltivando 
e fagioli e impiegando solo terreno naturale e tei 
estratto, dimostrarono il maggior contcnulo nei si 
componenti nellt' piante cri-solute nel suolo natura 
confronto u quelle cresciute nel suolo estratto. 

L'acido fosforico e la potiiwna furono nelTorzo, i 
fagioli ci-esciuti in terreno naturale, in quantità <|uadi 



314 Affraria 

i> i-isi)eUirai»oiite doppia di fronte alle stesse sostanze 
■ "e piante cresciute in terreno estratto. 

Uova il fatto che in tutti i casi le piante 
tratto, in confronto alle altre, mentre svi- 
tameute in un primo periodo, tendevano poi 
alla, vegetazione normale, e questo fatto l'A. 
alla rapida riformazioue di sostanze assi- 
PTotlo di agBnti atmosferici. A. M. 



'aio aiitmonico dato in coperturn al ttrri-iw 
•erdite in ammoniaca f — Il prof. Wagner, 
, in base alle sue esperienze, proseguite 
i anni, lo afferma in modo assoluto. 
le nelle condizioni ordinarie quando il sot- 
> sia dato in copertura, esso, a contatto del 
iileio del terreno, subisce una trasformazione- 
.mmoiiico, sale molto volatile: si hanno così 
rilevanti in aniEuoniaca. 
iano delle perdite egli lo deduce nnicamcnlc - 
uelle sue provo il solfato ammonico ha dato 
ita dì altre condizioni, un prodotto iniuore 
dal nitrato sodico. Ma basta «juesto fatto 

I che vi siano coli' uso del solfato ainmo- 
lito per volatilizzazione d'ammoniaca? ICvi- 
tri fattori possono aver iulLnìto sui risultati 
ti coi due concimi : ricordiamo infatti die 

molto piti solubile del solfato ammonico, si 
o nel terreno, arrivando a contatto di un 
ro di radici, mentre il solfato dato In copcr- 
Itenuto nello strato superficiale del terreno, 
ha subita la nitrificazioiie potrà inlesso 

ti' altra parte sta il fatto che la triiaforraa- 
reiio del solfato in carbonato ammonico 

lentamente, ed il carbonato è poi subito 
eno. Il Ijilieiithal I Landw. Illugt. /Mt., 1900) 

per (i anni esperienze tli confronto tra il 

II ed il solfato ammonico ed è giunto a 
i]>ostc a quelle del Wagner. Kgli escludo 
ìhino perdite notevoli di aininoniaca, ed 
laggior parte delle sue piove il solfato si è 
porioiv o eguaio al nitrato, in alcune ò 
, ma a|i|iena sensibilmente, dimostrando un 
incacia di ì)rs : UH). Il l'atto poi citalo dnl 



Solfato arnmon. in copertura e perdita in ammoniaca 216 



Wagner a conferma della sua tesi, che cioè il solfato 
aininonico dà risultati superiori incorporata nel terreno 
piuttosto che in copertura, il Lilienthal lo spiega con 
questo: che incorporato nel terreno T azoto ammoniacale 
si distribuisce per uno strato mag-giore di terreno, di 
modo che T azoto si mette alla portata di un numero 
maggioro di radici. La conclusione pratica delle ricerche 
è che è preferibile incorporare il solfato ammonico nel 
terreno piuttosto che darlo in copertura. 



(lià avemmo occasione di parlare Tanno scorso di un 
nuovo concime simile alla calciocianamido, sia per il modo 
di preparazione sia per le proprietà. 

La 8tick$toffkalk\ come viene chiamata, si ottiene 
facendo passare una corrente di azoto su un miscuglio 
molto intimo di carburo e di cloruro di calcio riscaldati 
a 750^ ed è una polvere nera come la calciocianamide, e 
come questa ostacola la germinazione dei semi e, data in 
copertura, danneggia le piante. . 

Le esperienze di Hardt con questo nuovo concime 
dimostrarono che la sua azione è molto migliore sulle 
torre da lungo tempo coltivate che sulle torre vergini, 
specialmente se le prime furono trattate con letame Tanno 
precedente o nelT aiuio stesso, causa la loro conseguente 
maggior ricchezza di microrganismi e la più facile decom- 
posizione che essa subirà. Sulle praterie ha aumentato il 
raccolto, perhno in terre paludose quando siano state cor- 
rette con calce o con marna. 

Sulle colture ortìve abbiamo le ricerche del dott. Neu- 
mann il quale trovò il luiovo concime di grande efficacia 
per esse. Forse si deve attribuire (piesto fatto anclie 
alT aziono fertilizzante della calce contenutavi, giovando 
essa molto agli ortaggi. Poiché la sua azione si basa 
sulla decomposizione delT aimnoniaca, per utilizzarla nel 
miglior modo possibile converrà sotterrarla nel suolo 
da 6-10 giorni avanti la semina. Lo spargimento prima 
ò indicato specialmente per la coltura delle rape. La 
stikstofTkalk si prepara, eoi le è noto, a Westeregeln. 



Il prof. Schwappach ha iniziato nel 1901 una serie 
di esperienze nella Stazione sperimentale forestale prus- 
siana di Lberswald allo scojm di vedere (puile fosse la 



21i; Agritria 

concinmzitme pifi conveniente por lo piauto rorestali uell» 
cotlui-n csloiisiva. Fra i concimi vennero cspeiimentati 
le scorie Thomas, In kainite, il nitrato sodico, il solfato 
ainmnnico ; fn pnro i>ruvat» la concimazione organica con 
Inpini, terra da palude t'cc. IjO esperienze durarono Quo 
111 lìHH'i. 

rivo Va. liaiino un iote- 
rendoBi ai terreni ovo le 
critano invece di esser 
è giunto il prof. Schwap- 

lli! piante si riconoblxii-o 
ti azoto e precìsameli te 
in una forma lenta riiii 
)iiii ell'ettuarsi o contoiii- 
nni anni dopo la pianta- 
ilare ; 

convenienti : la coiiciina- 
lii coltura precedente tli 
emettono nuovo radici : 

salare può effettuarsi col 
fra lo piante o coltivaudo 
■verse sorta di trifoglio, 
i ciò possono venire in 
ni di pianto : ad esempio 
la : cotica erbosa, foglio 

seorio Thomas e solfalo 
atta di accelerare la ci-e- 
niezzo C- vantaggioso ])er 
lì ;tll anni ; 

errano erboso è giovevole 
taglio della cotica erbosa 

inni> il fusto della gi-os- 
: la lavorazioni' del tcr- 
inuninislrazioni dì manie 

iducano jioca ombra \»ifi 
nte se la fcrtilitil del ti'r- 
'eutacfirii Laiuìii: UencU- 



Ceneri ve.sttr/intP 217 



Sulla composizione delle ceneri cadute durante V eru- 
zione del VesuìHo dell' Aprile 190() abbiamo una j)ubbli- 
eazionedel dott. Luigi Bcruardiui, assistente della cattedra 
di Chimica Agraria della li. Scuola Superiore di Portici. 
L' esame chimico delle ceneri del Vesuvio raccolte in loca- 
lità molto lontane fra loro (i campioni provenivano da 
Cerignola, da Foggia, da Bovino e da Portici) dimostiò 
che si tratta di un materiale di discreto valore fertiliz- 
zante. Le quantità di ossido di potassio solubile in acido 
cloridrico fu di (J.IO e G.r)7 pei campioni di Bovino e Por- 
tici, di 2.05 e 2.01 pei campioni di Foggia e Cerignola; 
oltre air ossido di potassio le ceneri contenevano pure 
dell' anidride fosforica in (] nauti tà variabile da 0.54 a 

o.r>4 y.. 

Siccome le ceneri eruttate dal Vesuvio avevano eser- 
citata un' azione caustica sui germogli, era interessante 
studiare quest'azione nei semi germinanti. Le prove, sulle 
disposizioni delle quali non ci intratterremo per brevità, 
dimostrarono che elTettivamente le ceneri contengono dei 
principi che impediscono la germinazione dei semi e arre- 
stano lo sviluppo dei giovani germogli, ma tali principi 
sono eliminati con un semplice lavaggio e la loro dan- 
nosa influenza non si fa sentire, se la cenere è mescolata 
con la terra anche in proporzioni di parti uguali o se 
forma un piccolo strato sul terreno. La sua velenosità 
deve esser dovuta certo al contenuto in cloruro sodico, il 
quale per la sua solubilità verrà facilmente eliminato 
dalla pioggia dallo strato coltivabile. Di fronte all' incon- 
veniente della causticità del materiale, non va dimenticata 
la sua ricchezza in elementi utilissimi, a dar un'idea della 
quale basterà dire che ammesso su un terreno uno strnto 
di 10 centimetri, esso viene arricchito per Kttaro di ben 
77 quintali di anidride fosforica, e di una quantità infi- 
nitamente superiore di potassa. 

E del resto, a conferma dell' eccezionale efficacia con- 
cimante delle ceneri, si sono avuti nei terreni ove cadde 
la cenere prodotti notevolissimi. K. (1. 

IV. — Per il miglioramento delle sementi 
e delle varietà di piante coltivate, 

L' importanza massima di questo argomento, così come 
gli splendidi risultati che dal suo studio si sono otteiuiti, 

AXVTTARIO SCIKXTIFICO — XLIV. 15 



Af/rarin 

anche quest'anno a dire brovi jtsrole intorno 
ono od alla ibridazione. Con febbrile lavoro scien- 
idiosi d' ogni paese ricercano, modiiìcano, creano 
'Rrietà meritevoli per bellezza, qualità, altìtii- 
ittivc, si clie raramente, come tu questo cam|m, 
i ha avuto nella pratica la piena coufenna 
induzioni. K se ancora molti feitomeni della 
ale riiiiaiifi'Oiio oscuri, lo studio completo della 
à e dello niiitaKÌoiii, è (giunto a tal punto da 
tgittimamente si>crarc cbe la luco completa sarà 
Il periodo di tempo assai più breve di quello 

Iljainmr Nilssou ha ormai del tutto abbando- 

solezione i sistemi sinora usati, e, come osservò , 
ii-ìainente alla credeuza comune le diverse piante 
;sìma varietà non presentano uniformità, con- 
tivare separatamente i senii miglior! di ciascuna 
■Ita per assicurarsi e della fissazione del loro 
ispettivi e del loro valore colturale. I lavori 
in sono perfettamoule d'accordo colle teorie 
te espresse dal I>e Vries o per le quali la teoria 
Il della evoluzione delle specie vegetali per gradi 
n dubbio. Il prof. F. \Vohltmanii, {Deutsche 
chaftlirhe PreMse, N. t)(), lffl)7), seffueudo lo atesso 
ottato dal direttore dolio Istituto di Svalos, ha 
n frumento, Blatir Dame, ottimo per bellezza, 
roduzione. U. Kraus, iEep», Staf. lite, 2, 1907), ha 

nei culmi lunghi gli iulcmodi lunghi e grossi 
I maggior peso di quelli dei culmi eorti ad ognal 

nodi, e che sembra esistere una più stretta rela- 
a hnighezza e la grossezza dogli tntoniodi in 
(li quella che si rileva tra la grossezza od il 
irciò concluso che le spiche più pesanti di orzo e 
i ottengono dagli steli di peso, lunghezza e 
maggiori. Ad essi dunque sì deve ricorrere, a 
3 altre condizioni, per la selezione e la ibri- 

izioiie delle sementi di \ois,v-le-lio,v il profos- 
)aux vide che negli incroci di diverse varietà 
D i prodolti della prima generazione avevano 
% grande uniformità o rilevavano i caratteri 
Incrociando nn frumento a granello bianco 
i granello rosso si hanno cariossidi rosse; 
I uno a spighe rade con uno a spighe dense 



Miglior, delle .semeufì e delle varietà di piante coltirate 219 



il prodotto (loir incrocio porta spig-he denso ; fecondando 
un frumento aristato con un nuitico alla prima genera-, 
zione si hanno tutte spighe muticho. 1 lavori dello Schri- 
beaux confermano duncpie le teorie geniali di Gregorio 
Mendel, che corrispondono perfettamente coi risultati 
degli studi del nostro Strarapelli. Il dott. N. Strampelli, 
della cattedra di granicoltura di Rieti, ha iniziato impor- 
tanti lavori di ibridazione e di selezione sul frumento e 
sul mais, allo scopo di avere col primo nuove varietà più 
resistenti air allettamento ed alla ruggine, e col secondo 
varietà produttive e precoci ad un tempo. 

Lavori pregevoli hanno compiuto sui cereali i fratelli 
Garton di Acton (ìrange. Non per la pratica i Gartou si 
allontanano di molto dagli ibridatori valenti che li hanno 
preceduti, ma il loro metodo soprattutto si differenzia per 
il numero delle varietà messe fra di loro in presenza e 
i)er r aiuto richiesto alle pfente selvatiche. Gli ibridi 
Garton hanno i caratteri di due pregevoli varietà, modi- 
ficati ancora per successive ibridazioni con altre buone 
varietà, e dalle piante selvatiche, che, è noto, hanno una 
rusticità a tutta prova, hanno acquisito questa impor- 
tante dote che li rende sopra tutti meritevoli di conside- 
razione. 

Sul mais in special modo vertono gli studi dell'ame- 
ricano Funk e del prof. Blaringhem. Il Funk (Italia 
Agricola^ n. 17, 1907), scelte rigorosamente, sopra circa 
20.000 spighe, le spighe madri (quelle atte cioè a dare 
magnifici raccolti), ne semina le cariossidi meglio costi- 
tuite e impedisce alla nuova pianta di autofecondarsi : 
vale a dire le spighe di allevamento appartengono esclu- 
sivamente alle piante cimate, debitamente scelte. Il Funk 
ha costituito così dei tipi specializzati, gli uni in vista 
della percentuale in olio, gli altri della ricchezza in pro- 
teina o nelle due sostanze insieme, altri infine rispetto 
alla resistenza, alla siccità ed al vento. 

Una recentissima pubblicazione del prof. L. Blarin- 
ghem rende noto come mutilando opportunamente delle 
piante di mais a maturazione tardiva si possano ottenere 
delle vere nuove varietà precocissime e più produttive. 
Il Blaringhem aveva notato che, quando si tagliano i 
fusti aerei di piante erbacee nel momento di rapido svi- 
luppo e accrescimento, nascono dei germogli laterali che 
hanno qualche anomalia (sdoppiamento di fiori, trasfor- 
mazione di fiori maschili in femminili, di sterili in erma- 



& 






!l^l 




220 Agraria 

froditi ecc. ecc.). Quando in tali coudizioni .si riescono a 
ottenere semi maturi le anomalie contiiuiano nelle piante 
figlie anche per più generazioni. Partendo dal nvais di 
Pensylvania, il Blarintzhem ha ottenuto {Cnmpfes rendus 
de V Acadcmie dea Scienrcs^ N. (>, 19()7| una varietà precoce 
che matura alla fine di arrosto e che si differenzia netta- 
mente dalla pianta oriafinaria.* Insomma le mutilazioni 
violente, fatte ad ej)oca o|)portunamente scelta, costitui- 
scono un mezzo potente per determinare variazioni bru- 
sche ed ereditarie. 

Sul tabacco ha operato il dott. Leonardo Ang-eloni. 
Le varietà coltivate dei tabacchi (tranne T A vana) deri- 
vano dair incrocio di razze diverse e si verifica talora il 
caso che un carattere dell' uno o dell' altro progenitore 
vada affievolendosi : si rimedia operando fecondazioni arti- 
liciali col polline di cpiel progenitore che tende a far sentire 
meno la sua azione, cioè rinsanguando e poi selezionando. 
Infatti i caratteri dell'una o dell'altra razza si manifestano 
più o meno intensamente a seconda del clima e del terreno, 
cioè si manifestano prevalentemente i caratteri della razza 
por la quale 1* ambiente è più favorevole^, e solo nuovi 
meticciamenti possono mantenere le condizioni costanti 
e migliorarle. Varietà di tabacco di alto valore indu- 
striale sembrano già sin d'ora felicemente conseguite dal- 
l' Angeloni : nomineremo ad esempio V Italia ed il Cat- 
taro. Un' osservazione interessante è questa : in tutti gli 
incroci il sangue predominante che si voleva conferire 
al meticcio è andato affermandosi maggiormente nella 
parte più bassa della pianta, degradando successivamente 
col salire verso V infiorescenza, di modo che questa è 
sopraffatta dai caratteri della pianta maschile, e spesso 
neppure completamente, soltanto dopo un secondo riporto 
di sangue. (Dott. Anceloni : Costituzione e fissazione dei 
tabacchi a mezzo di meticciamenfo). 

La selezione della barbabietola da zucchero, è noto, 
si fa sul campo durante il periodo vegetativo e al mo- 
mento della raccolta, poi ancora basandosi sul valore 
intrinseco della radice. Questo valore che per i selezio- 
natori esteri è quasi esclusivamente in funzione della 
ricchezza in zucchero è determinato da noi, e precisa- 
mente a I^3ma, facendo entrare in funziono anche V ele- 
mento peso. Si tendo alla stazione di selezione di Homa, 
sorta per iniziativa privata collo scopo di migliorare i 
caratteri della varietà italiane dello bietole da zucchero 



Miglior, delle piante coltivate - Fienagione Martin 221 

c diretta dal dott. De vecchia, ad avere col maggior peso 
la Riaggiore ricchezza in zucchero. Xolla scelta delle 
radici non si dimentica poi di fare anche un esame 
istologico, allo scopo di scartare quelle con tendenza alla 
biforcazione e quelle che presentano segni di lignifica- 
zione. (// Coltiiatore, X. 14, 1907). 



Volendo accennare anche alla parte teorica dell' ibri- 
dazione e della selezione, ricorderemo la relazione del 
prof. Erich von Tschermak al (Congresso di Vienna 
(maggio 1907) che dimostra ancora una volta come la 
via ora cominciata per il miglioramento dello piante col- 
tivate sia quella indicata dalla scienza e quindi la più 
sicura. Affermava il Tschermak al Congresso che la for- 
mazione delle razzo in base ai caratteri individuali è la 
sola razionale e che il principio dell' isolamento è molto 
importante per la formazione delle nuove specie, soprat- 
tutto ottenute per mezzo dell' ibridazione. Johannsen, in 
una dotta relazione pure fatta al Congresso di Vienua, 
non ha dimeuticato di considerare il fatto se col mutare 
delle condizioni di vita i caratteri delle piante a poco a 
poco vengono a unitare oppure saltuariamentt^ oppure 
ancora d'un tratto. 

Non manca nello studio delle teorie della selezione 
e della ibridazione chi teme dei risultati pratici, ed il pro- 
fessore Th. Remy {Deutsche Landtcirtschaftliche Presse^ 
II." 87, 1907) ultimamente denunciava come non sia lecito 
sperare eccessivamente dalla ^elezione individuale che, 
d' altra parte, presenta, secondo lui, dei pericoli punto 
trascurabili. P V. 

V. — Fien<(gione Martin. 

11 nuovo metodo di fienagione Martin ha avuto il plauso 
della maggior parte degli agricoltori. Il voltafieno che carat- 
terizza il lavoro (è d' uopo dirlo subito) non può essere 
adoperato (piando si falci a mano, perchè è necessario che 
l'erba sia falciata da una buona falciatrice la quale la.sei 
r andana uniforme sul |)rato. L'andana, che si lascia 
intatta sino a comjdeto essiccamento, viene poi dal volta- 
fieno rov^esciata delicatamente in modo che uè steli uè 
foglie siano menomamenh» rotti. Perchè la parte essiccata 
non rinrrnga a contatto del j)rato falciato, l'andana, 




222 Agraria 

prima di essere rovesciala, deve ossero completamente 
essiccata, anzi un poco di più di (juanlo si fa per il fieno 
ottenuto col sistema solito. Quando anche la seconda 
parte dell'andana è essiccata si adopera il ranghinatore 
Martin, che prepara rapidamente il fieno per essere poi 
caricato sui carri, e dà maggiore uniformità alla massa , 
mescolando le jìiccolissime porzioni non ancora essiccate 
e completandone V essiccamento. Dallo prove fatte si può 
affermare che la durata della fienagione non è superiore 
a quella del sistema ordinario, che anzi nelle migliori 
condizioni ne è sensibilmente inferiore. 

Anche con tempo sfavorevole e' è la possibilità di 
fare del buon fieno. Infatti, quando gli steli e le foglie 
sono rotte dai piedi dell' uomo o del cavallo, dalle ruote 
della macchina o dagli urti delle forche, il fieno resta 
inzuppato dall'acqua piovana, tanto che facilmente può 
marcire: col sistema Martin, invece, il sottilissimo strato 
ceroso che ricopre foglie e steli non spezzati uè piegati 
resta intatto e l'inzuppamento impedito. La qualità del 
fieno ottenuto col metodo Martin, perchè contenente tutte 
le foglie, i fiori, i semi delle diverse essenze foraggiere, 
risulta di gran lunga superiore per il profumo e le qua- 
lità nutrienti. E per quel che riguarda la quantità, diverse 
prove di confronto hanno dato come media un aumento 
del 20 " '„ sui raccolto medio normale. Da ultimo, pregio 
punto trascurabile, la fienagione Martin porta un' eco- 
nomia di circa il 50 ^ „ sulla spesa in confronto del 
metodo ordinario. {Agricoltura moderna, X. 18, 1907). 

P. V. 

VI. — Tahacchicoìhira, 

\j importanza che questa branca dell' agricoltura va 
prendendo sempre più da noi e la possibilità che l'Italia 
diventi una grande produttrice di tabacco, obbligano ar 
far parola anche in qxx^^io Annuario dei lavori più impor- 
tanti che si sono compiuti da noi neir annata. 

Non dimenticheremo certo nella breve scorsa gli studi 
importanti ed i brillanti successi ottenuti dal dott. Ange- 
Ioni circa la costituzione e la fissazione delle razze dei 
tabacchi a mezzo del meticciamento. In via di esperi- 
mento sono adesso otto promettentissimi meticci Avana, 
quattro Sumatra, undici Kentucky, ed altri ancora di 
Virginia, Avauou'o etc. su razze nostrane o da noi già 



idi 



Tabacchicoltura 2 

ucci imatate. Delle molle prodotte ed esperimeutate 
Italia la Kentucky è assai produttiva. 

('irca l'azione dei vari concilili xouiuiiiiistrati 
piairtiiie in semenzaio, sciolti nell' acqua, il dott. Pac 
riferisce che i migliori risultati sì lianuo dalla conci 
zione completa (1 ",00 perfosfato, 0,ó "/„, nitrato sod 
0,5 Vo^ solfato potassico) con aggiunta o senza di sol. 
di ferro (1 Vo^J e di solfato di ferro più solfato di n; 
ganese (1 '/oo,,,). Nella pratica ci si potrebbe limitari 
(jualche irrorazione con nitrato sodico, il qnale, ancht 
solo, dìi risultati soddisfacenti, quando i concimi fosfe 
avessero a trovarsi noi semenzaio prima della semini 

M. Wuiovich volle determinare la quantità di terrii 
da mescolare alla terra nella formazione dei semenzi 
confrontare il terriccio semplice con quello riscaldato 
alta temperatura Constatò che nelle aiuole costituite 
tiitta terra ed in quelle di cui la terra sì trovava in ] 
porzioni elevate in confronto del terriccio, si ebbe i 
terminazione precoce e più uniforme. La causa dì qn< 
è probabilmente dovuta al fatto che In (erra aderisce 
intimamente al seme e gli comunica più rapìdame 
r umidità necessaria alla germinazione : le rastrellati 
inoltre, nel semenzaio costituito con terra e terric 
meno coerente e tino, pongono i semi a diversa [ 
fondita, il che influisce sulla rapiditii della germinazic 
Ma successivamente lo piantine progredendo nello i 
luppo trovano nel terriccio maggiori sostanze fertilizza 
e crescono meglio dì quelle in semenzaio di pura tei 
Il terriccio riscaldato ha dato poi migliori risultati 
le modificazioni fisico-chimiche apportate dal riscal 
mento e per l'assenza assoluta della Tkletavia l/asict 

Praticamente i semenzai dovrebbero essere costiti 
da 50 parti di terra e ">0 di terriccio o|)pnre da 25 pi 
della prima e 75 del secondo : mai il tetTÌccio dovrei 
poi essere inferiore al 25 ",'„, {fìolletiiiio Tecnico, Ift 
Istituto tìperim. Tabacchi Scafati). 



l'uà buona pubblicazione, della (jiuilc diamo voi 
lieri notizia, è quella del dott. lienincasa sulla colti 
nioiie del tabacco. (Ministero dolle Finanze - Ironia, 19 
Ksaminuta la coltivazione nei suoi rapporti col moi 
l»nlio, r.\. riporta ndla prima parto lo priuciimli dis 



!oltivu/.ioiie, sia che il pi-o- 
lUiire dello Stato, sia alla 
iito. Tratta poi I' A. i parte 
apiantiimeiito, liollti sosti- 
delle codioni nemiche. Tu- 
ia g^iiidii per l'agi-icoltori- 
ta iiitcì-crisantc o riniiiiiora- 
P, V. 

tholUn-n. 

('i/rlupnlin, Missouri Cap. 
itìca, coiisigiiabilo per pm- 
li efTotti dannosi del freddo, 
anicnle con latte di calce 
rami della pianta. 1^ fio- 
fi frioriii (cifi clie può e.saere 
basse temperature prima- 
tive della |>ianta si com- 

Id terreno o della conci- 
le indagini compiute alla 
L-a nello Stalo di New-York. 
K reso noto clic il massimo 
ivi utili alli' piante si trova 
Iti, la media nelle frettate 
■ieco della polpa del frnlto: 
or <piajitità di potassa, se- 
i'osforica, dalla calce. Nelle 
Il calce: in misura senipre 
a potassa, l'anidride fosfo- 
tiene la maggioro quantità 
!clii ne sono quelli del sti- 
/olinente minore è la ealce 
■ del melo. l,e foglie del 

calce: lo più |»oviTe sono 
zoto ricche sono lo fojflio 
te nominiamo poi ipielle del 

del pei-o. Uiyniu'do all'aiii- 
n-inio poKio le foglie del 
leseo. Dalle indagini fatte 
ssiniii (|Uiiritilà di sostansta 
. che peK. esporta dai ter- 

dà hi metà di prodn/.ione 



FruttieoUura 

veg:etale. La maffgiore esigenza del pesco è dovut 
ciitìmciite alla sua rapida crcscitji. 

W. D. nigelow H. (ìoi-e hanno sottoposto ali' 
chimica ed allH più accurata osservazione pareccl 
lieta di frutta di diverso specie allo scopo di 
qualche dato rolatìvo alla loro conscrvnbilità. 

IjO pesche scelte a inatnraziouo cuinmerciaic 
tenute parte in ambìeuti a temperatura ordinaria, 
alla temperatura 32° F, e parte ancora in un e 
refrigerante. Constatarono per tutti e tre i lotti i 
iniuuzionc di peso dovuta nou soltanto all' evapor, 
ma alla diiuinuzioue delle sostanze solide nella 
Alla temperatura ordinaria (stagione estiva) le 
snbiscono alterazioni notevoli nei corso di duc-tro 

La composizione dello pesche a 32° F. è ca 
juolto loiitaraento, ma al termine di 3-4 settini 
frutto perdo nel cnloi-o e rn'l profumo. Lo modilii 
nella composizione delle pesche nei refrigeranti i 
sono calcolare intermedie. La maturità dei fruiti i 
vati si compie lentamente all' uscita dai frigoriferi : 
d'estate, messi in frigoriferi 8-10 giorni prima de 
turanzii e conservati 1-2 mesi, riprendono poi g 
giorni per maturare completamente. I frutti d'( 
ijumagazzitniti jii giorni-l mese priuni della loro 
ranza, possono essere conservati sino in die 
geiniaio. 

Fra lo pere la l^ouise Benno d'Avranclies, la Di 
d'Angouléme, la Alexandrine Uouillard hanno imj 
10-15 giorni per maturare dopo l'uscita dalla i 
fredda, mentre i frutti tardivi Beurivd'HardenpoiiI 
Ballet sono maturati dopo circa 1 mese. 

Delle frutta raccolto dal 25 luglio al lU sottei 
tenute iu camere a 1°, umidità 78 "'„, dalle qnali 
asportate due volte per un periodo più o meno 
lo Benrrés (iiffard, Williams Snpri-mo de (ìuimper, ( 
favourite, in novembre erano iu ilecomposizione (m 
luglio-fiuc agosto). I.* pere Beurn'- Diel Charles 
non |)ivssarono il dicembre, ma maturarono e si , 
posero nel frigoriferi) malgrado la bassa temperati 
[>ouìse Bointo d'Avranches al 2li gtniiniio si con:' 
perfettamente molto zuccherina con bella colorazic 
priva totalmente di profumo. 1^ pera Alexandrino 
*lard il 23 febbraio era ottimamente conservata, m. 
di profumo. Il 22 niaL'-gio ancora Ili varietà potevi 



e di sapore buono. 

1 migliore; i frutti in 
tti sino al limito mas- 
tra di legno le altera- 
Jon è coiiaigliabile af- 

dal frigorifero in un 

passarli in una tem- 

averli lasciati alquanto 

ni (loir umidità. (Pumo' 



'assonomiii Pomirìiiffica, 
'idonza come per risoU 
Itura, a torto trascurato, 
i delle piante da frutto 
jfgorli nei loro interessi, 
ardantì la coltivazione 
riguardo alle migliori 

Ire lo opportune consi- 
.ndoci che si inizi nn 
tutta la frutticultura 
I'. V. 



im|ii degli interessanti 
tti. Itammontiamo quelli 
inferrato) di incoltura 
'filare. (Il- VoUìvatorr , 



■ di i 



. vg. ;wi.r,r, 
. . 4^l:^.7(i 
. . ;t97.6n 



'g. ;tu4.i 
. ;t2n,8 



Viticoltura 227 



Il si^. Veronese {Nuota Rasseffìuty N. 16, 19()7) Im pure 
gtteiiuto da pari numero di viti dal vigneto incolto un 
maggiore prodotto, il mosto del quale dotato di un mag- 
giore grado zuccherino. 

Il prof. Guillon di Cognac [Journal d" Agrindtuve 
prati<fue^ N. 19, 1907), deduce, in seguito a numerose 
esperienze, che il rendimento sia inversamente propor- 
zionale al numero dei lavori. 

Riportando le ultime notizie in tema di incoltura dei 
vigneti, aspettiamo che nuovi risultati ci mettano in grado 
di definire esattamente la questione. 



( leorges Bordi Le progi-ès agricole et viticole^ N. 4(), 1907 ), 
Montpellier) scrive, a proposito dell' influenza dell'innesto 
sulla qualità del vino, che la maggior parte dei jmrtain- 
nesti hanno una capacità produttiva variabile a seconda 
degli innesti. Non ci sono portainnesti costantemente 
superiori, ma ci sono delle combinazioni tra portainnesti 
e innesti press' a poco costantemente superiori. La po- 
tenza produttiva non esclude la ricchezza del mosto in 
zucchero; dalla maggior parte delle piante innestate stu- 
diate si è ottenuto del mosto ben più ricco in glucosio 
che non dalle viti di confronto franche di piede. L'aci- 
dità dei mosti è inferiore alla normale, ma esistono delle 
combinazioni di innesto offrenti mosti ricchi di zucchero 
ad acidità normale. Appare nettamente la superiorità 
sia dal punto di vista della produzione, sia da quello 
della bontà del mosto di alcuni ibridi e segnatamente 
delle Riparia x Rupestris ;i306 e 3309, di qualche franco 
Rupestris e infine della Riparia X Cordifolia e Riparia X 
Berlandieri. 

ri 

Sulla resistenza dei diversi vitigni al « Uot gris » Adrien 
Berget (Rerue de Viticulture^ \. 72(), Taris) riferisce 
qualche risultato debile sue indagini comparative. Varietà 
che sono pressocchè ugualmente affette dal Mildew sulle 
foglie e sul frutto sono i Gamay, specialmente, i Tein- 
turières, il Kniperli, Riesling, Madeleino royale, Ver- 
delho ecc. (»cc. Molto resistenti, per riguardo ai fruiti, 
meno per le foglie, sono TAligoté (Carcarone), la Mal- 
vasia dorata, Frankcnthal, Moscatella, Bianchetti^ Veltli- 
ners o Putzcherre. 



rossa del Fo, niciiti-e 
1 fojKlie (serve da av- 
lUi, che conserva iu- 
one del male, mntu- 
lolto colpiti sili frutti 
ra di Marsif^lia, Bel- 
potè notare quei vi- 
sisteiiti al • lìoi gfris » 
lido gli acini hjiinio 
loro (^rossezza. Sono : 
rena, lìourgeois bleu, 



tori diretti alla siccità, 
ita iiltiinamonte fatta 
iforisoe il dott. K. Pt*e- 
oiido l'autoit;, t danni 
^ cogli il>ridi che non 

soITntno ugnai mente 
iiatcuno come il 2<H)7 
arda la cochylis, g;li 
ilio degli ibridi è da 
che vino di consuiua- 
li,-bel UHI? od il Coii- 
ritirolr, N. 11. 1111)7). 
F. V. 

"'••l'I'"- 

• Aitiinai-iii poche pa- 
ltò tempo dimenticati 

receiitcmenle attratta 
I t'Hlledra Ambulante 
,;'iieli sono iiiidati man 
MG. non ultima la com- 

la miiUtli,, livir in- 
li limiti di'l possibile, i 
'ssai'iamenle incontro 
liistria, elle jiortann 
)er non recar danno 

l'oii. dott. K. (Itliivi 
;hp si jibl.iii da esten- 



"T^ 



(\istn<fiio e pioppo 22i* 

(lere il vincolo forestale a tutti i castag'iieti che, a u-iii- 
tlizio dell'Autorità forestale e delle locali Cattedre Am- 
bulanti, siano preferil)ilment(» atiatti a tale coltura, non 
permettendo che T abbattimento delle ^piante mature, e 
facendo obbligo di sostituirle con altre giovani. 

Per ricostituire i castagneti distrutti dalla malattia 
dell inchiostro pare consigliabile Y innesto dei castagni 
indigeni su castagni esotici, le radici dei ipiali resistono 
alla malattia. Esperienze di tre anni, istituite alla Scuola 
di V^illorabits {lUiìletin de la Hociété Nationale d' Agri- 
culture^ UH)7), nelle (piali vennero adoperati, come porta 
iiniesti, castagni d'America e del (Giappone, confermano, 
almeno nei riguardi dei castagni giapponesi, il consiglio 
di cui sopra. 

J. Billon [Bulletin de la Société des Agriculteurs de 
Fraine) 1907, all'erma di ottenere buoni risultati inne- 
stando il castagno sulla (luercìta pedunculata. Impiegando 
la quercia come portainnesto, si può tentare il casta- 
gneto in terreni aventi più del 4 ",/„ di calcare. 



Sul pioppo, che va assumendo nell'economia agraria 
ed industriale sempre maggiore importanza e per il suo 
rapido sviluppo e per il suo legno, atto a sostituire in 
molti casi l'abete, e fattore importantissimo della fabbri- 
cazione della carta, hanno scritto recentemente il dottor 
Oliva ed il sig. V. Fedele. {Il Pioppo - Biblioteca Ottavi, 
19()7j. Nella sua pubblicazione il Fedele, dopo aver 
trattata la cpiestione dal punto di vista botanico, viene 
a parlare della riproduzione, consigliando piantoni di 
circa 1 m. di lunghezza e non più di 7 cm. di cir- 
conferenza. Tratta poi del clima e del terreno, no- 
tando che poche piante possono crescere, come il pioppo, 
nelle più disparate condizioni, ed in terreni anche inuti- 
lizzabili da altre piantagioni; del piantamonto (a m. 2-2,50 
in quadrato); della consociazione; della concimazione; 
dei lavori colturali. Dopo un rapido cenno alle malattie 
crittogamiche ed ai diversi nemici del pioppo, in Italia 
fortunatamente poco estesi, ma in ogni modo economi- 
camente non facili a combattersi, l'A. viene a parlare 
della resa, da ritenersi in media di un valore lordo di 
12-1() lire per albero di 12 anni: circa L. M^CKK) ad Ha. 

Circa al peso, il Populus tremula ed il V. alba pese- 
rebbero mediamente, il P. nigra un po' meno; buono il 




2!t() Agraria 

P. cnnadoiiRÌR. Di quosta spociu si la intonsa coltivazione 
da qualche anno n Santeua (Torino) in terreno sabbioso ; 
i risnllati sono ottimi (Prof, ('hiei fiamncchio G. - I^e rni- 
ture industriali dì f'iitnterna. MHI7). 1^ ]>ÌantG ni trovano a 
111. 4,ri((, o io 571» piante elio coprono nti otturo dì tonvno 
rnppresontano al decicno anno lui valore dì L. TólMI, senza 
che dopo l'impianto si siano incontrato nitro speso. 

I^ coltivazioni del pioppo {il danno l'ii notato nel 
Piemonte e nel (Cremonese) sono state in ([uestl ultimi 
tempi attaccate dal Dothichiza populea, fungo sottoepi- 
dermico che colpisco i rami giovani destinati alla pro- 
[>agazione ed i tronchi di 1-2 anni. 

Il prof. Voglino suggerisce di combattere la malattia 
«..,. .,„.., .„ru..„.., ,ii .„ir„.„ ,ii r..,.,... „i loy„ e calce (r,'' „). 

P. V. 



notizia dei risultati 
nbardi, in base alla 
contenente notìzie 
Da allora altri fasci- 
quali il II e il III, 
iinjB^'oli; vallate della 
ne della Inchiesta : 
irenlpi ber/^aniasche, 
Società agraria di 
iniziativa o la conti- 
amo brevemente il 

izie analitiche— do- 
ìascoli delle sin^role 
feconda riassume la 
t bergamasca, così 
imo sotto l'aspetto 
i del miglioramento 
Dmuoverlo, in rola- 
'stiame latlifero. In- 
ludio botanico sulla 
seeoiidn parte indi- 
cale — togliamo le 



tura bergamasca ha 
Ilio speciulniento la 



JH^^eag^i-^^MajMp^il^^ n^ , -T I I ^iw i 



Pascoli e boschi 231 



viabilità, le costruzioni, la buona provvista di acqua po- 
tabile. Sotto ({uesti aspetti i pascoli berg'aniaschi sono 
del tutto primitivi: e indenti capitali si richiedono per 
provvederli soprattutto di buone costruzioni per il rico- 
vero degli animali e per il caseifìcio. Quanto a quei mezzi 
che tendono ad elevare la quantità di erba prodotta 
— rinettamenti, concimazioni, irrigazioni, costituzione di 
prati falciabili, lotta contro le erbe di minor pregio pa- 
bulare — le condizioni sono un po' meno primitive, spe- 
cialmente in riguardo alla concimazione: tuttavia i pro- 
gressi economicamente conseguibili sono, anche qui, enormi. 
I soli rinettamenti da cespugli infestanti potrebbero 
riconquistare al pascolo superfìci estesissime. In condi- 
zioni, invece, abbastanza progredite trovasi Talpicoltura 
bergamasca per quanto si riferisce al buon uso dell'erba 
prodotta, mediante un regolare turno di pascolo. 

A tutti gli altri difetti sovrasta poi quello gravissimo 
di un carico di bestiame sproporzionato alla capacità 
produttiva dei pascoli. Nelle 195 alpi studiate, con una 
superficie di pascolo e incolto produttivo di circa Ha. 
27.20(), si alimenta oggi (o digiuna) tanto bestiame bovino 
quanto può ragguagliarsi a circa 18.()00 capi grossi, per 
una diu^ata media di 80 giorni all'anno. Secondo le ricerche 
fatte, il carico normale non dovrebbe oltrepassare i 
15.()0() capi. Perciò, almeno nell'avvenire non troppo re- 
moto, i progressi dell' alpicoltura bergamasca non tanto 
dovranno indirizzarsi a permettere un aumento nella quan- 
tità di bestiame pascolante, quanto a permettere una mi- 
gliore alimentazione di quello esistente. 

Ma ottenere questi progressi costituisce un problema 
di una gravità e difficoltà imponenti. Vi sono ostacoli 
gravissimi da rimuovere, consistenti soprattutto in con- 
dizioni di proprietà e di godimento, inconciliabili con 
un' alpicoltura intensiva: si richiede inoltre l'investimento 
di forti capitali, per migliorie di indole fondiaria, reddi- 
tive solo a lungo termine. Perciò il volume che esami- 
niamo sostiene che un ampio e reale miglioramento dei 
nostri pascoli alpini non potrà ottenersi, finché non inter- 
venga un' azione di Stato, forte, continuativa, bene adat- 
tata ai bisogni speciali della nostra alpicoltura. Questa 
azione di Stato non dovrebbe essere in fondo che una 
parte di quella politica per la restaurazione delle mon- 
tagne che da tante parti si invoca e si attende: la stessa 
rigenerazione forestale dei monti, che costituisce uno dei 



2Bt> 



Agraria 



più irravi prohkMiai (lolla oconoraia italiana, non si 
terrà, fìiiehò le» popolazioni locali non possano, neiì 
inteusivaziono della pastorizia, trovare adog^nati coiuj)ei)i 
alle restrizioni, cui ivsse, per il prosperare del bosco, dt*;) 
bono essere sottoposte. La questione forestale e quelli] 
della pastorizia alpina non sono insomma cbe duo as|>et!iÌ 
inscindibili di una stessa e più vasta questione, quelia,! 
di dare più razionale assetto alla economia alpestre. 

Il volume che esaminiamo contiene una dettag-liata 
esposizione dei principali ostacoli che si opponp^ono al mi- 
^•lioramento dei pascoli e dei metodi di intervento dello Stato 
per superarli. K s|)ecialmeute notevole il fatto del ^an 
numero di pascoli che sono in comproprietà di molte persone 
fìsiche o morali: in queste comproprietà, che mancano 
(piasi sempre di cpialsiasi elementare organizzazione dei 
comproprietari, che mancano di ogni organo amministra- 
tivo e direttivo,* non pu(*) esistere alcuno stimolo al mi- 
glioramento dei pascoli. 11 numero di gran lunga mag- 
giore dello malghe bergamasche è inoltre dato in affitto, 
per breve serie di anni, senza alcuna clausola di inden- 
nizzo per migliorie eseguite dai fìttaioli: altra grave ra- 
gione di immobilità per queir alpicoltura. Questi sono 
ostacoli che un opp(^rtuno interv^ento dello Stato potrebbe 
togliere. Ma inoltro occorre che lo Stato italiano si metta 
arditamente sulla via seguita ormai da tutti i paesi che 
hanno voluto accelerare i progressi della pastorizia di 
monte, dalla Svizzera alla Francia, air Austria: occorre 
cio(^ che esso organizzi un servizio di sussidi a questi 
miglioramenti e fors' anche appropriate forme di credito 
per migliorie. 

Sul contributo che le alpi bergamasche potranno por- 
tare air allevamento indigeno del bestiame lattifero, vien 
posto in evidenza che tale contributo dovrà soi)ratutto 
ottenersi mercè la diffusione e il progresso dell' alleva- 
mento presso i piccoli profìrietari delle vallate. 

Oirgi il maggior numero dei pascoli bergamaschi sono 
utilizzati dai malgkesi, proprietari di mandre che sver- 
nano nelle basse pianure lombarde ed estivano sui monti: 
i piccoli proprietari delle vallate sono quindi in gran 
parte esclusi dall'uso degli altipascoli. Ma ormai, e cer- 
tamente più neir avvenire, si va manifestando in essi la 
tendenza ad allargare nelle loro piccole proprietà la col- 
tivazione foraggera, a mantenere una maggior quantità 
di bestiame; e (picsto bestiame, che nel fondo delle valli 



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Pascoli e boschi 233 



trova alimento iieir inverno, dovrà trovare sulle alpi Tali- 
mento estivo. Così è da credere che i piccoli proprietari 
locali andr£tnno via via sostituendosi ai inàlghesi neiruso 
dei pascoli, e che essi, legati in salde associazioni di 
allevamento, potranno provvedere buon bestiame lattifero 
alla pianura lombarda. Ma una condizione essenziale si 
pone al verificarsi di questo augurabili trasformazioni, 
che i pascoli vengano migliorati, che se ne sappia uti- 
lizzare, nel grado economicamente più intensivo, tutta la 
capacità produttiva 

Segnaliamo anche, nella letteratura italiana, una me- 
moria del Dott. C. Hemondino: / pascoli alpini (To- 
rino, Bocca, 1907), che si riferisce specialmente alla pro- 
vincia di Cuneo, e due scritti popolari del Dott. E. Mar- 
chettano: Miglioriamo le nostre malghe (Udine, Scitz, 
1906), e di C. Dapples : Miglioramenti dei pascoli alpini 
(Genova, 1907). 

• 

È stato pubblicato qucst* anno un volume di grande 
importanza per V economia alpestre dair ispettore fore- 
stale francese F. Briot (Nouvelles études sur V economie 
alpestre, Paris, Berger-Levrault 1907). Il Briot è assai 
noto a tutti gli studiosi di questa materia per un prece- 
dente volume sullo stesso argomento, che si segnalava 
soprattutto per la molta luce proiettata su (juci vincoli 
strettissimi che legano sulle Alpi la economia forestale e 
r economia pastorale, vincoli ai quali già più sopra ab- 
biamo accennato. Il volume ora pubblicato contiene inte- 
ressantissime monografìe sulle alpi francesi della Savoia, 
del Delfinato e della Provenza : alcuni capitoli sono inoltre 
dedicati alla trattazione di talune questioni generali. Il 
volume, nel suo insieme, conferma e rafforza i concetti 
direttivi di economia al[)estre già prima espressi dall'An- 
si può dire che esso è quasi una rivendicazione della 
pasto: izia alpina contro le troppe accuse delle (piali essa, 
da parte degli unilaterali fautori del bosco, è stata og- 
getto. K riconforma come una saggia politica forestale 
non debba giammai fare astrazione dagli interessi e dai 
bisogni della pastorizia: solo cercando di armonizzare gli 
interessi di (piesta con (pielli della selvicoltura, si può 
sperare di ottenere la restaurazicnio dei nostri monti. 

Notevole l'affermazione delTA. che la degradazione 
dei pascoli comunali, lamentata dappertutto, non tanto si 
deve, come spesso viene affermato, a<ili abusi della popo- 

AH.NUAKIO SUIKIITIKIOO — XLIV. 16 



-^ n 



2U Agraria 

laziuuc, qiiantn a condizioni naturali sfavorevoli, coiisi- 
slonti nella natura del terreno. 

Il Briot ai intrattiene con particolare cura e compe- 
tenza su quei modi che possono rendere più produttivi o 
per ci6 stesso più rispettati i boschi, e che rendono pos- 
sibile la loro coesistenza con una estesa pastorizia. Poiio 
in luce la importanza che lia la pratica della soppres- 
sione delle branche inferiori nei boschi di resinose, sia 
per l'ar luogo a unii più abbondante prodwziono di erba, 
sia per fornire alla popolazione un materiale che può in 
parte servir da lettiera per il bestiame. Illustra i van- 
taggi di un buon sistema di strade o di opportuni sistemi 
dì acarico del bosco, per dare al legname un maggior 
valore. Espone fatti nuinerosissinii dai quali risulta che 
il rimboschimento con resinose e il pascolo sono bene 
conciliabili, e che non è neppnr indispensabile sottoporsi 
a grosse spese di chiusura del bosco, quaudo la quantità 
di bestiame non sia sproix>rzionata a quella dell'erba 
disponibile; poiché il bestiame, finché ha erba a |>n>pria 
disposizione, non cerca foglie né gemme impregnate di 
resina. Ciò può dirsi non solo dei bovini, ma anche delle 
pecore o delle capre, specialmente per talnne essenze fore- 
stali (larice, pini ecc.). Più ancora: il pascolo, in certi 
lìmiti, può esser utile alla rigenerazione del bosco, di- 
struggendo molta vegclazioue infestante che opprime lo 
giovani piantine forestali, disaggregando col calpesta- 
mento gli strati più superficiali del terreno e determi- 
nando infine l'aderenza dei semi alla terra. Il lìriot ci dà 
quindi una minuta analisi dell'opera di un forestale sviz- 
zero, vissuto nella prima metà del secolo scoi'so, il Kast- 
hofcr, opera aniuiata bensì dal più vivo amore per il 
bosco, ma anche ispirata inces:jante mente al desiderio di 
sodisfare ai vitaJi interessi delle popolazioni di montagna, . 
specialmente col concedere ad essa un appropriato uso dì 
tutti i prodotti secondari del bosco. 

Notevole il consiglio di adottare per tutti Ì boschi 
resinosi un assestamento forestale con tagli rasi, a strisele 
successivo od alterne, Kssi, oltre a diminniiT la spesa di 
utilizzazione ilei taglio, permettono di dure costantemente 
al pascolo da sotte a nove decimi del bosco. 

lu montagna il bosco lui spesso poco valoiv. l'ei- con- 
tro i foraggi e il pascolo sono ricercatissimi. 11 meglio è 
dunque, afferma il Kasthofer. creare boschi radi che forni- 
ranno anche nn buon pascolo, e creare prati-lxtsclii. 



Pascoli e boschi 235 



Il Briot si dichiara contrario al sistema proposto da 
altri di affoitager i pascoli comunali, cioè di concedere a 
ciascun abitante il diritto di condurre al pascolo un nu- 
mero eguale di bestie, determinato dalla potenzialità del 
pascolo stesso, con facoltà di cedere ad altri, in tutto o in 
parte, tale diritto. Secondo il Briot questo metodo è in 
contrasto con la tradizione e coi bisogni economici del- 
r agricoltura. Il pascolo comunale è infatti un comple- 
mento dei beni d* inverno : così sul pascolo si sono stabi- 
liti, e devono stabilirsi, diritti di uso, non eguali per i 
singoli abitanti, ma proporzionali all'estensione dei beni 
d'inverno da ciascuno posseduti. Meglio, ad evitare gli 
'abusi del sovraccarico, imporre tasse d'erbatico progressive 
col numero delle bestie. Il Briot difende anche la pratica 
della transumanza dei greggi ovini nei pascoli della Pro- 
venza. Essa viene accusata di essere la causa principale 
della rovina dei pascoli : invece, afferma il Briot, le mon- 
tagne a transumanza sono in assai buono stato, e non sono 
ormai più sovraccaricate di bestiame. Infine il nostro A., 
dedicando un capitolo alla correzione dei torrenti, com- 
batte il sistema delle grandi dighe in muratura, del 
quale espone i numerosi insuccessi; afferma che si esa- 
gerano i danni della torrenzialità ; si dice fautore dei pic- 
coli mezzi e dei piccoli lavori in legname e in muratura 
a secco, eseguiti nei rami originari dei torrenti. 

Questo rapido esame dell'opera del Briot ne dice tutta 
l'importanza, specialmente nel combattere jnolte idee che 
si accettano tradizionalmente, con troppa facilità, senza 
discussione e senza spirito critico. 

La trattazione coordinata delle questioni forestali e 
pastorali va acquistando in Francia sempre più numerosi 
proseliti : e ne è prova anche la letteratura popolare e 
di propaganda. Segnaliamo due buone operette recenti 
di questo genere : di A. Fron : Economie sylvo-pastorale, 
Fortss ^ pùturages et prés-hois ^^ Paris, Hachette, 1907 - 
e di Cardot e Dumas Mannel de sylviciilture et amélio- 
ration pastorales , à V usaye des instituteurs , Paris, 

Alcan. 

* 

La economia iU[)estre fu oggetto di notevoli relazioni 
e discussioni anche al congresso internazionale di agri- 
coltura di Vienna. Un tema sul quale molti riferirono è 
di importanza più che altro locale, relativa cioè alle alpi 
austriache, dove, ìii alcune vallate, e specialmente in quelle 



236 Agraria 

Salisburghesi, avvengono in misura rilevante vendite di 
pascoli a grandi proprietari che li sottraggono alla loro 
naturale destinazione per farne luoghi di caccia. Questo 
fatto ha ben posto in evidenza quanta importanza abbia il 
pascolo nella economia agraria e quanto la sua scomparsa 
danneggi gli interessi generali. 

I danni furono così sentiti che il Parlamento locale 
Salisburghese ha promulgato nel 1906 una legge, del 
resto, disputabile nei suoi particolari, la quale proibisce 
di mutare Y attuale destinazione dei terreni, passando da 
una ad altra qualità di coltura, senza F autorizzazione 
deir autorità politica; e sottopone alla son'eglianza della 
autorità la conduzione delle malghe, con larghissimi poteri 
di obbligare i proprietari ai necessari miglioramenti. 

Ma altri temi d' importanza più generale furono discussi : 
in particolare quello della esatta delimitazione fra pascoli 
e boschi nella montagna, problema fondamentale per il 
buon assetto dei monti. Assai notevoli specialmente, su 
questo argomento, furono le relazioni del Goethe e dol- 
I Hiibner, che illustrarono ampiamente i criteri coi quali 
dovrebbe esser fatta detta delimitazione. L' Hiibner affer- 
mava doversi nei territori alpestri delimitare quelle super- 
fici che, per giacitura, natura di terreno ecc., esigono 
assolutamente il bosco, e quelle che devono essere asso- 
lutamente destinate alFuso pastorizio. Per queste duo cate- 
gorie di terreni la legge dovrebbe proibire di modificarne 
la destinazione. Fra le due categorie indicate ve ne do- 
vrebbe poi essere una terza di terreni j)resen temente 
boschivi o pascolivi, ma per i quali nessuna ragione di 
interesse pubblico impone quella destinazione ; per i quali 
quiudi dovrebbe lasciarsi piena libertà ai proprietari. Altri 
sostiene invece, e forse con maggior ragione, doversi 
solamente imporre un minimo di coltura boschiva in quei 
terreni che esigono assolutamente il bosco protettivo, senza 
limitare ulteriormente la libertà dei proprietari nel mutare 
la qualità di coltura dei loro terreni. 

Una notevolissima relazione del Posch, di Villach, fa 
conoscere l'azione del governo austriaco in favore della 
pastorizia alpina, azione fondata essenzialmente su una 
buona organizzazione di sussidi ai miglioramenti delle 
alpi pascolive e sul contemporaneo riordinamento dei 
diritti d'uso sui pascoli, i quali oggi, nelle loro forme 
primitive, sono spesso, in Austria come Italia, il prin- 
cipale ostacolo ai miglioramenti desiderati. Il Posch 






Pascoli e boschi 237 



illustra anche alcune Alpi Gamiche mig-liorate con ottimo 
successo. 

Citeremo anche la relazione del prof. Moos, del Poli- 
tecnico di Zurigo, intorno ai mezzi di rinettaraento e di 
concimazione dei pascoli alpini. Notevoli i risultati spe- 
rimentali brillantissimi, eh' egli riferisce, di concimazioni 
fosfatiche e potassiche su pascoli anche di grande alti- 
tudine. 

E infine non possiamo omettere di far cenno di una 
relazione del dott. Leithe — Alpwirtschaftspolìtik — la 
quale tratta, con brevità e chiarezza ammirevoli e con 
grande profondità, i vari aspetti dell* azione dello Stato 
relativa air economia alpestre. 



Una nuova prova della fondamentale importanza per 
la economia pubblica dei problemi cui abbiamo accennato 
in questa rubrica, e' è data dalla freijuenza dei congressi 
dedicati al loro studio. Quest' anno avemmo a Firenze un 
importante Congresso forestale, dove non si mancò di 
trattare anche di alcuni argomenti pastorali : e un altro 
Congresso internazionale sulla sistemazione dei monti 
ebbe luogo a Bordeaux. Quest' ultimo mise in bella luce 
l'azione della « Associatioa centrale pour V aménagement 
des montagnes » fondata nel 1904 , la quale tende , con 
un'azione pratica, a dare buoni esempi di razionale assetto 
forestale e pastorizio dei monti , sopra terreni presi 
all' uopo in locazione. Ricordiamo che qualche anno fa 
il llanuzzi-Segni sosteneva la opportunità di seguire 
anche in Italia questa via {^ Bonifica silvana^ pastorizia^ 
lattiera nelle terre incolte cV Italia », Bologna, 1908). 

A. K>. 

« 

Suirinerbimentoed il rimboschimento dei terreni argil- 
losi scrisse recentemente il prof. L. Piccioli. (Studi sul- 
r inerbimento e il rimboschimento dei terreni argillosi - 
Tip. Agostiniana - Roma, 1907). Il grave e difficile pro- 
blema è affrontato in questa pubblicazione colla scorta di 
notizie sperimentali e di pratico interesso che lasciano 
chiaramente comprendere che anche le fredde e brulle 
terre argillose sono suscettibili di miglioramento e pro- 
duzione. L'A., dopo aver parlato esaurientemente della 
stratigrafia e della litologia delle plaghe dove si rinven- 
gono le argille sin qui ritenuto assolutamente sterili, 



2n8 Agraria 

espone i risultati delle sue ricerche ed esperienze circa 
l'adattamento in esse delle specie legnose capaci di dare 
un discreto reddito. Per ciascuna regione, per ciascuna 
qualità di argilla poi dà esempi di miscugli di piante 
erbacee le più consigiifìbili per quelle date condizioni. 



Neir Italia Meridionale si sono fatte esperienze di rini- 
boschimento anche per superfìci relativamente esteso con 
pino domestico marittimo e di Aleppo e colla Robinia 
pseudo-acacia, I risultati {Bollettino della Sor.. Agr. Ita- 
liana^ N. 12-13) ottenuti sui colli di Messina sembrano 
oltremodo soddisfaceuti. Il prof. Inferrerà poi (Italia Agri- 
cola, N. 20, 1907), specialmente per il litorale del Mezzo- 
giorno d' Italia e della Sicilia, raccomanda una Bigno- 
nacea, la Jocaranda mimoaae folla. Don. il cui legno ha 
valore elevatissimo e che si ha motivo di credere che 
raggiunga la sua maturità economica fors' anche prima 
dell'arerò pseudo-platano che è delle stazioni alte della 
nostra flora. P. V. 

XI. — / nemici delle piante. 

Mokrzeski ha ottenuto la guarigione di piante soffe- 
renti di clorosi introducendo nei loro tronchi, in fori del 
diametro di 1 cm., del solfato di ferro in polvere in dose 
da 4 a 12 gr., a seconda della grossezza dell' albero. Il 
trattauiento deve esser fatto da marzo a maggio. (Bollet- 
tino della Società degli Agricoltori, N. 16 - 1907). 



Il prof. G. Cuboni, della R. Stazione di Patologia 
vegetale di U^ma, ha riscontrata una nuova malattia sugli 
agrumi della Grecia. Essa è dovuta al Colletotrichum gìo- 
eosporoldes, un fungillo parassita che trovasi in quantità 
enorme nella corteccia dei giovani rametti e anche sulle 
foglie. Si tratterebbe quindi di un' antracnosi dei limoni 
sino a poco fa sconosciuta in Europa. Una delle conse- 
guenze più funeste della malattia può essere la mancata 
fioritura. Bisogna staccare e bruciare subito foglie, rami 
e frutti infetti (macchiati), irrorare con poltiglia bordolese 
in primavera (una volta), e più tardi con una soluzione 
ammoniacale di carbonato di rame (parecchie volte), diri- 



/ nemici delle, piante 239 



^ndo Io spruzzo specialmente sui giovani frutti ; iudi pol- 
verizzare solfo nelle serre di maturazione. (Agricoltura 
Moderna, N. 4 - 1907). 



U prof. Carré pubblica nel Progrès Agricole (S. -7 1907) 
un nuovo sistema per combattere il punteruolo del grano. 
Si prende una trentina di teste di aglio rosso (il più forte), 

10 si stritola e sulla poltiglia formata si versano 10-12 litri 
di acqua bollente. Due o tre minuti dopo si passa il liquido 
ad uno staccio e si polverizzano col filtrato, per mezzo 
delle comuni pompe da peronospora, il pavimento, lo 
porte, le finestre, i muri, il soffitto. Si lascia seccare e si 
distende il grano, servendosi di pala di legno soffregata 
ogni 8-4 minuti con dell' aglio. Il paleggiamento deve 
essere fatto con piccolo quantità di grano per volta e 
ripetuto. L' odore agliaceo molto forte che si sviluppa dal 
grano COSI trattato scompare dopo qualche tempo ed il grano 
acquista per la vendita un miglior colpo di mano. Resta 
a vedere se il rimedio agisce come insetticida o come 
insettifugo. 

Il prof. Krassilchtchit ha fatto delle esperienze i)er 
precisare la dose dei diversi veleni che, senza nuocere ai 
vegetali, sia maggiormente efiicace contro le diverse specie 
d' hisetti. Notò che V aziono del veleno ò estremamente 
modificata dalla metamorfosi degli insetti ; è sospesa durante 
la muta, ma riprende con più intensità appena terminata. 

11 passaggio allo stato di crisalidi dimiiuiisce di circa Vs 
razione del veleno. L'azione del veleno si individualizza 
al 3." giorno e collo dosi ordinario il massimo della mor- 
talità si ha tra il If^ e 1' 8.** giorno. Il cloruro di bario in 
doso dal 2^/q al 6 Vo niaggiore dei composti arsenicali è 
un buon insetticida: al (>% ha azione violenta. 

L' arseniato di piombo 0,28 yo-2,o " <; agisce più debol- 
mente che il verde di Parigi (acetato di rame - arseniato 
di rame) al 0,25 y, -0,5 "/q. Ma T arseniato di piombo reca 
la paralisi dell' insetto molto più rapidamente che il verde 
di VdLVÌgì, (Bollettino degli Agricoltori Italiani^^. 18 - 1907). 

I dottori Aderhold e Ruhland hanno studiata la can- 
crena bacterica che attacca le giovani piante di ciliegio 
in vivaio, i rami o i tronchi delle piante adulte e gli 



240 Agraria 

albori a friitti acMcUì. Im malattia è dovuta al Jincitlut 
spongiosus, clic Hi inoltiptioa ra|>idflmento o cho ha una 
i. I>a malattia, che rasaniui^Iia per qualche 
la provocata dalla Monilia, è di questa 
a e eminouteuietite coutag^iosa. Si combatte 
taudo, con strumenti diij infettati volta per 
ìohizinno ^assa di ci-eosolo al "i '/« t"'te 
!, che devono essere snbitn bruciate. Si 
ferite con catrame. {ììfutgchf land'ilrt- 
Mc, N. 41 - l!l()7). 



nsetti che danneggiano l'olivo, con spp- 
1 Daciig oieae, hanno ini/.iato studi interes- 
pn)fos8ori flih'ostri e IJorloso. DoÌ risid- 
enme in merito alla jmltìglia Do ('oills, 
na^giorì e piii Inniiuosi saranno i risultati 

K V. 
XII. — lì l>f»tia>m. 

lo « Un problema zootocuico urgente > il 
capo dell' ispettorato zootocuico al Miui- 
Itura, ha quest'aiuio riferito alla Società 
i Ilalinni (HoìMUnti della Sot-ietù, 1907, 
cento sproporzìoue fra la produzione e il 
;anic in Italia. 

colti presso le direzioni dei macelli nelle 
d'Italia, appare iu generale mia eerta 
mento del consumo della carne, aumento 
casi è marcatissimo. E in misura forse 
libile questo aumento pare si sìa verificato 
itriali o rurali. La carne di bovini entra 
I liirgamonto nella mensa dell'operaio e 
lor le migliorate condizioni economiclip 
10 abbienti. 

to consumo nou è con pari intensità 
: raumoutn della produzione di carne. Cii'i 
Ila rliniinuìta nosù'a esportazione iu aui- 
e dai tentativi fatti por la importazione 
Ruineriia, dalla Serbia, dall'Argoutiua, dal 



// heiftìtime iMl 



Non è che iu Italia iiou sia aumentato e migliorato il 
bestiame. Sebbene i ma^iori miglioramoiiti si siano foixo 
avuti nel bestiame da latte, anche hi produzione delhi 
carne ha manifestamente progredito. In ciò si sono spe- 
cialmente distinte le razze della Val di (Mìiana, di Hon^a- 
gna, del Friuli, del lieggiano, del Piemonte, di Louibiuniia. 
Dire quanto il bestiame sia in Italia annientato e miglio- 
rato, non è per ora possibile. Lo sarà fra non molto, 
quando sai'à condotto a termine il nuovo censimento ilei 
bestiame (T ultimo è del ISSI I), ordiimto (piest*anno per 
legge. E^so sarà non soltanto una raccolta di cifre, nm 
anche una copiosa messe di notizie lumeggianti i vari 
aspetti della nostra pastorizia. 

Ma per intanto si può senza dubbio alTernmre che 
r aumento di produzione non ò stato pari ali* aumento di 
consumo : gli alti prezzi della carne ne sono una con- 
ferma. Occorre quindi che la nostra agricoltura si orienti 
più decisamente di (juanto finora è avvenuto verso una 
più intensa produzione di carne, (ili sforzi in (puvsto senso 
non mancano, come già si accennò: ma si rivolsero spe- 
cialmente a migliorare T attitudine alla carne di razze a 
duplice o triplice scopo. 

Il Moreschi consiglia di spingersi oltre: « oggi, j>er la 
produzione dei foraggi aumentata, per l'uso dei cascami 
alimentari, per i maggiori prezzi realizzabili, io \hhìho 
che r allevamento dei bovini specializzati per la carne 
debba essere fonte di guadagno sicuro, là dove siano 
proprie le condizioni di ambiente ». K aggiunge: « Dove 
e' è la stabulazione permanente e V agricoltura intensiva 
offre risorse foraggere di ogni maniera, ivi non e' è che 
da intensificare l'allevamento per aumentare il numero 
degli animali da destinarsi al macello. Non inoppcfrtuni 
si paleseranno, in questi luoghi, i premi ai vitelli di alle- 
vamento, perchè bisogna adoprarsi in tutti i modi a infre- 
nare la naturale tendenza di disfarsi degli innocpull per 
trar profitto dal latte. E qui, senza riservo di .sorta, io 
raccomando l'impiego dei riproduttori di razze specializ- 
zate per la carne, sia per la produzione in purezza, sia, 
e meglio, per quella dei meticci, che sembrami la me- 
glio conveniente.... E dove non si è nelle condizioni 
di agricoltura intensiva, che si dev^o fare V Tua cosa sola, 
appressi marvisi gradatamente, cercando, innanzi tutto, di 
trasformare r allevamento brado in semi-brado, e lasciando 
il resto della trasformazione al tempo e ai posteri ». 



■ovvigioiiaro di ctinie i 
iiizzazioiio dei trasporti 
Qodiario. O^pfi gli inter- 
no ad elevare; osagera- 
Moreschi ha ]»ortato ad 
ione della ('entrale fiir 
le società di agricoltori 
ira-vendita del bestiniue. 
roprio a Berlino, per il 
aia i capi di bestiame: 
ati tedeschi, dove essi 
azioni : agli interessati 
I dati sempre imparziali : 
e verso In località dovo 



i disse, è notevole il ten- 
ll'Argentiiia, fatto qne- 
stari macellai di Milano, 
modalità e ne' suoi risul- 
deir Istituto zootecnico 
Ito di Agi'ÌRoltura. {Boi- 
Agricoltura , anno VI, 

Il bordo 568 buoi dnr- 
s Ayros e giunto a (ìo- 
Non si può dire elio il 
nimaii ! Durante la tra- 
dteplici osservazioni to- 
rof. Pirocchi sugli ani- 
concludere non essere 
io continuo e sicuro un 
loi vivi dair Argentina 
67.7.0 relativamente alto 
catl italiani, vengono a 
n bue di fi-? Q., acqui- 
venga a costare intorno 
i guisa die, supponendo 
il prezzo di ognuno di 



iano prof. Baldassarre, 
nte nello Istituto agra- 



// hentiame 243 



rio di Huciios Aires, ha pubblicato in volimio: La zoo- 
tecnia nelV Argentina (Napoli, Cooperativa tipografica, 
1906), alenai suoi studi o considerazioni, di grande inte- 
resse scientifico e pratico. Quest'opera ha importanza non 
solamente sotto Taspetto zootecnico, ma anche sotto quello 
economico-rurale. Le prime due parti di essa ci fanno 
passar rapidamente sotto gli occhi le vicissitudini della 
industria pastorale argentina, nelle sue connessioni col 
regime economico e politico, dalle forme primitive di essa, 
fondate sulla caccia e cattura degli animali selvaggi o 
inselvatichiti. Uno alle formo attuali, lo quali, coir uti- 
lizzazione delle acque sotterranee, colla chiusura delle 
singole proprietà, coli' ammansamento del bestiame, col 
miglioramento dei prati e pascoli e la enorme diffusione 
della coltura dell'erba medica, hanno dato luogo alla 
creazione di grandi aziende pastorali {le estancias) bene 
organizzate e progressive. L' ordinamento di esse ci è 
dal Baldassarre descritto con molti particolari e con belle 
illustrazioni: e noi, del vecchio mondo, ne riceviamo 
un'impressione di grandiosità che ha del meraviglioso. 
T^ estancias di mezza lega quadrata, pari a 1250 ettari, 
sono noverate fra le piccole: quelle medie misurano 10,000 
ettari : ve n' ha che sorpassano i .'iO,000 ettari. Tali am- 
plissime aziende si dedicano esclusivamente, o quasi, al- 
l' allevamento del bestiame, specialmente bovino e ovino, 
usando del terreno in gran parte a pascolo: vi si asso- 
cia talora la coltivazione del suolo, ma col precipuo in- 
tento di migliorare i pascoli, o di impiantare prati arti- 
ficiali o di produrre semi di cereali usati nell' alimenta- 
zione del bestiame. È notevole il modo tenuto negli im- 
pianti di erba medica, utilizzata anch'essa, per la mas- 
sima parte, col pascolo. Si pensi che in un solo anno, 
nel 1903, un grande proprietario della Pampa seminò ad 
erba medica 25 leghe quadrate, cioè 62,5(K) ettari! Un 
medicaio di 5(K) o 1000 ettari si può dire un piccolo me- 
dicaio! Ora, per ridurre a medicaio così vaste estensioni 
di terra, si ricorre alla colonizzazione nomade. Si aflìt- 
tano poderi di 2(K) a 500 ettari a coloni ad un tanto j)er 
cento sulla raccolta, e per 4 a 6 anni, col patto che nel- 
r ultimo anno si semini la medica, il cui seme è fornito 
dal proprietario. 

Ma partidolare interesse hanno i metodi seguiti j)er 
il miglioramento del bestiame, cui è dedicata la parto III 
dell'opera che esaminiamo. Allo, razzo di bestiami indi- 



Agmrù. 

''o(t, rustiche, di basso valore, adatte a 
Ilio mi co-agrario primitivo, si vciiiroiio 
) forestiere lìcrfezionate. A ciò si dove 
1SO progresso raggiunto oggi dalla zoote- 
lO studio dei fattori di questo progresso, 
loco di aniniaestraineiiti, perchè, ira le 
Ila nel modo più evidente, non essere 
io ehe il miglioramento delle risorse 
a il miglioramento del bestiame, e che, 
eiizo, gli animali perfezionati costitui- 
l>iù potenti stimoli pel miglioramento 
foraggera e del bestiame di un dato 

ui ad alcune osaei'vazioni snì bovini, 
Argentina rappresentano il bestiame più 
jportazione del bestiame vivo in Europa 
Ila conservazione delle carni col freddo, 
[npnlso alla introduzione di razze perfc- 
In conseguenza di questa, l'antica razza 
il posto ad una popolazione bovina 
in piccola parte, da mandre di razza 
a ricchi armenti derivanti dall' incrocio 
:ito colle anzidette razze. La razza per- 
samente importala è stata la Shorthorti, 
mtina la razza miglioratrice per eecel- 
)ramento mediante essa ottenuto è stato 
tale da costituire uno del più Inmipiosi 
iti meravigliosi che si possono raggìun- 
iiia di un paese, quando, in condizioni 
evoli, si segue con costanza un indi- 
e si adopera mia snfHciente larghezza 
)7 fu fondata presso la Società rurale 
l-book argentino, riservato alla iiiscri- 
ttori della razza S/iorthorn, e delle altre 
3, la cui introduzione ha acquistato una 
iza, cioè della Hereford, Pnlled-Angus, 
'ed poi! ed. 

te dell'opera del Baldassarre è dedicata 
rincipali industrie dipendenti dalla zoo- 
ente a quello relative alla conservazione 
'olc importanza conserva tuttora la pre- 
ajo, carne essiccata e salata; industria 
ialmeute ad utilizzare la parte più sca- 
iti, mentre gli animali migliori vengono 



LI bestiame 245 



piuttosto utilizzati dall' industria frigorifera. A questo 
due industrie principali si aggiungono quelle dell'estratto 
di carne Liebig e delle conserve di carni cotte col sistema 
Appert. Nel 1905, nella sola Argentina, furono macellati 
283,200 bovini per la preparazione del tasajo^ 127,901) per 
estratto e conserve di carne: la esportazione di carni 
congelate raggiunse il numero di 1,922,757 quarti di bo- 
vini e 3,325,124 ovini. 11 principale mercato di consumo 
delle carni congelate d'oltre mare è il Regno Unito, unico 
Stato di Europa che ha risoluto quasi completamento ii 
problema della deficenza delle carni, mercè l' importazione 
di carni congelate e di bestiame vivo. Dopo quest'esem- 
pio non è più lecito di ripetere la vecchia accusa sulla 
insalubrità delle carni refrigerate e congelate. Né hanno 
fondamento i timori dei partiti agrari europei, intorno 
ai danni che potrebbero derivare da detta importazione 
di carni alla zootecnia europea. Coi mezzi di cui attual- 
mento si può disporre, la quantità di carne che si potrà 
importare d' oltremare sarà certamente per molto tempo 
una piccola frazione di quella di cui i vari stati europei 
abbisognano, ed essa non eserciterà che un'influenza mi- 
nima sui prezzi del bestiame. Anche l'industria del casei- 
ficio ha avuto nell'ultimo decennio, in Argentina, un 
rapido incremento, tanto che la esportazione del burro 
salì da 195 Q. nel 1894, a 54,24(» nel 1905. 

I progressi zootecnici dell'Argentina, illustrati in 
questo bel volume del Baldassarre, sono veramente 
notevoli. E non bisogna dimenticare che attualmente 
poco più del 4 per cento del territorio vi è colti- 
vato, e circa il 20 per conto vi è utilizzato dalla pasto- 
rizia estensiva. ^ Quando si pensi, dice il nostro A., che 
gli Stati Uniti, a causa dell' aumento della popolazione e 
del maggior consumo relativo di carne, potranno fornire 
ai mercati europei una quantità sempre minore di code- 
sto prezioso alimento; che l'Australia, a causa di avver- 
sità naturali ed umane, ha perduto molto d' importanza 
come esportatrice di carne e di burro; che la nuova Ze- 
landa e il Canada non dispongono più di un palmo di 
terra per aumentare la loro produzione animale, resta 
quasi sola nel mercato mondiale la Repubblica Argen- 
tina che j)otrà provvedere sempre largamente ai bisogni 
di altri paesi. » 

L' ispettorato zootecnico del Ministero di agricoltura 
ha richiamato quest' anno 1' attenzione sulla necessità di 



> v^»» -. 



Sili Agraria 

procedure a, uno studio metodico delle razzo dì bostiaiuc 
itiiliaiio. Infatti noi coiiosciaiuo ancora assai poco la no- 
stra ricchezza zootecnica. Mentre il censimento del 
bestiame già ordinato ci darà una parte di teneste cono- 
scenze ora mancanti, ottima cosa sarebbe di integrarle 
con stndi monogratici sulle slugole razze. Intanto, per 
parte di privati studiosi, vanno qua e là apparendo ri- 
cerche e studi di questo genere. Segnaliamo quest'anno 
nna buona monografia del Dott. Vittorino Vezzani su La 
razza bovina Modenese i> Carpigiana, pubblicata per cura 
della Società degli allevatori di Correggio. I^a monografia 
passa in diligente rassegna l'origine della razza, il suo 
habitat, le condizioni della regione di allevamento, t ca- 
ratteri etnici, le funzioni econòmiche, i metodi di alleva- 
mento e di riproduzione : dà importanti notizie statistiche, 
desunto dai ruoli della tassa bestiame, e notizie sul com- 
mercio di ([nel bestiame. È iuteressante notare che, men- 
tra il censimento del 1881 dava presenti, nell'area di 
questa razza, 62.70.') bovini, lo spoglio dei ruoli della 
tassa bestiame pel l*Mò no ha dati presenti 11)8,708. 
È questo un indice del grande incroineuto ottenuto nella 
nostra ricchezza zootecnica, negli ultimi decenni. 

Segnaliamo anche la monografia della Razza bovina 

Homagiioìa dell' azienda Torre S. Mauro, la notissima 

j_.in •>,_.- _, ,_ .■ trionfi conta in Italia e 

)vuta air Ing. Tosi stesso 
occasione della esposi- 

ene un gran numero di 

loteonica e zooeconomica 

B). 

Agrario di gran lunga pii"! 

nso di esso ha quindi 
■ l'agricoltura. Ora, esso 
jlenii importanti insoluti, 
ttacco j>iù conveniente è 
lente; l' agricoltore seguo 
isuetudinc. Non mancano 
[)ne del problema: que- 
bblicato un volumetto di 

<1. B. Riccio: / mi()linri 
lalo. Ottavi), il quale non 
te pratiche iiolrvoli. Mn 
^omento manca ancora. 



-s 



Il bestiame 247 



Un altro problema importante è questo, se un sistema 
elastico di trazione, già sperimentato in Francia con ot- 
timi risultati per i cavalli da Ferus et Machart {Augmen- 
tation du travati utile dea attelages par V emplol des 
appareiU élastiques de traction, Comunic. à T « Ac. d. 
Sciences », 8 janvier 1904) e adottato successivamente 
per le artiglierie in Danimarca, Svezia, ( iermania* e Au- 
stria, possa portare un vantaggio anche nel!' attacco dei 
buoi, cioè possa determinare un'economia di lavoro e un 
risparmio di dolori e di fatiche. L'argomento ostato co- 
scienziosamente studiato nel laboratorio di zootecnia del 
R. Istituto sup. agrario di Perugia, sotto la direzione del 
Prof. E. Marchi, dal Dott. Tito Franchini, con una serie 
notevole di esperienze {Contributo sperimentale allo stu- 
dio della trazione elastica applicata ai bovini. Staz. spe- 
rim. agr. ital., voi. XXXII, 1907). Le esperienze non pos- 
sono dirsi esaurienti; ma portano un contributo notevole 
alla questione. 

L'elasticità, nell'attacco di uno o più animali, si può 
ottenere, quando negli ordinari arnesi da tiro — tirelle, ca- 
tene o bure di un veicolo o di un istrumento qualsiasi — 
venga inserito un organo elastico, che renda deformabili 
quelle parti dell'attacco che normalmente sono rigide. 
L'organo elastico può essere una semplice molla, a spi- 
rale o di altra forma, o meglio si può far uso di appro- 
priati apparecchi, i così detti ammortizzatori^ costituiti 
essenzialmente da un sistema di molle che agiscono con- 
temporaneamente e danno un maggior effetto. Nelle espe- 
rienze in discorso si fece uso deìV ammortizzatore Bajac 
e delle molle Georgi. Per giudicare dell'effetto della trazione 
elastica, si partì da queste principio, che, se la trazione 
elastica procura un' economia nel lavoro motore che agli 
animali si richiede, se risparmia ad essi dolorose ripercus- 
sioni degli arnesi di attacco, procurerà altresì un rispar- 
mio fisiologico., e 1' organismo loro ne risentirà una fatica 
minore. Bisogna dtinque misurare l' affaticamento pro- 
dottosi nei buoi in conseguenza di un determinato effetto 
utile da essi ottenuto. Per questa misura si ricorse ad in- 
dici fisiologici, dati dalle funzioni del cuore, del respiro 
e del calore animale. Queste funzioni si modificano in 
conseguenza della fatica: e le modilicazioni più o meno 
intense e più o meno durature possono misurarsi. Duu- 
(pie dall' intensità e dalla durata della reazione iisiologica 
verificatasi in conseguenza di un medesimo lavoro ese- 




n 



attacco, elastico e rigido, 
B elastica. Non è il caso 
tspositivi sporimoiitalt e 
'elidiamo nota solamente 
riguarda la durata della 
16 dell'attacco elastico fu 
casi esaminati. Ma aiiclie 
te intensità e durata della 
la maggioranza, cioè 16 
liologico apportato dalla 
1 alcuni casi sfavorevoli. 
e perturbatrici nell'atida- 
3 non sono detiiiitivo; ma 
le che esse siano prose- 
mozzi di indagine, 
segnaliamo anche alcune 
onc della quantità di la- 
e di esplicare nella glor- 
ili Francia, prosegue dn 
isitivi itiMirimentali iiigc- 
egli fece conoscere : que- 
vi risultati alla Acadrmit 
maggio !!H)7). Anche in 
di questo genero per i 
itt. Majocco (Vontribnto 
<ro dì trazione dei boriili 

dei metodi di eseguirle, 
liei concorsi di buoi da 



di agricoltura di Vienna, 
prcseiilate varie relazioni 
ontuasc corno zone dì al- 
iinportimza è orinai rico- 
IO anclie non poche cifre 
(vedi )i. US. (]uelle recenti, 
il l>eiitschr ijàndir. Thìer- 
caso di insistervi ancora 
lire a un aspetto speciale 
molti insistito a Vienna: 
itai*» per l' allevamenti) la 
le aljiestri. Uno dei ri'la- 
inisch, concludeva la sua 



relazione così : la pmiiu/Jono ìiiteiimvn dct latlo e i ca- 
seifici, nelle regioni dove il bostiamo noti ì> ancbra mi- 
gfliornto, esercitano mi' influenza favorevole sLill'alleva- 
mento (li qnesto Itostianii', dando luogo a una miglior 
scelta dei ri|)Vodiittori, a maggiori cnre di man lenimento 
ecc. Ma nelle regioni a bestiame già migliorato e dove 
si pratica l'alto allevamento, gli stessi fattori sopra men- 
zionati condncono facilmente a una esclusiva utilizzazione 
del latte, e danneggiano l'allevamento per la poca cura 
della forma nella scelta dei riproduttori, per l' indeboli- 
mento degli organismi dovuto a un eccesso di cure, per 
troppo scarse quantità di latte date ai vitelli, per un im- 
piego prematuro degli animali nella riproduzione. K un 
altro relatore, il Kubat, ispettore zootecnico in Tirolo, pro- 
poneva il voto clic, per la conservazione e lo sviluppo 
delle buone razze, i caseifici, nelle zone tV allevamento, 
siano creati con molta prudenza, ben considerando le 
condizioni locali, senza forzarne la diffusione con premi 
e sussidi. Aggiungeva essere desiderabile che le latterie 
alpestri indirizitate alla produzione del burro restituiscano 
il latte scremati) ai fornitori di latto, in guisa che siano 
garantite le quantitii di latte necessario ai vitelli. Anolie 
in molte delle nostre alpi italiane il problema di mante- 
nere il dovuto equilibrio fra caseificio e allevamento, In 
rola/.iniio con le condizioni locali e di mercato, i- certo 
fra i più vitali della economia alpestre. 



L'opera di miglioramento delle nostro razze di be- 
stiame è iit grandissima parto opera di organizzazioni 
degli allevatori. La provincia d'Italia die, sotto questo 
aspetto, marcia alla testa del progresso è il Friuli. L' ot- 
timo Bollettino dell' Associazione agraria friulana con- 
tiene sempre una folla di dati e notizio intorno all'orga- 
nizzazione di quegli eccellenti allevatori. Ma anche in 
altre provinole si lavora in questo senso; segnaliamo 
quest'anno l'esempio di Hologna, dove quel Comizio agra- 
rio, per opera principalmente del suo consigliere, signor 
Ciro Kiguzzi, ha impiantato il libro genealogico, per u.so 
pubblico. Come esso sia stalo organizzato, è ampiamente 
detto in una pubblicazione del Riguzzì stesso : / libri 
genealogici del bestiame agricolo, (Hologna, Società tip, 
già Compositori, 1906). A. S. 

AiiDiBTo'iciiiMTirico - SLIV. * IT 



250 Agraria 



XIII. — BachicoUnra, 

Due studi ìnteressaiili sono stati compiuti quest'anno 
in Italia. Il prof. Quajat, della il. Staziono Bacologica di 
Padova, ha condotto a termine lo ricerche comparative 
suir influenza deiralimentazione con Morus Alba e 3A. Nigru 
nel baco da seta. La (juostione è importantissima per la 
bachicoltura deir Italia Meridionale. Nello tre razze : Istria, 
Majella, Tropez, il numero dei bozzoli necessari per for- 
mare 1 Cg. ò di poco superiore a quello ottenuto coir ali- 
mentazione del gelso nero, il che trova conferma nelle 
piccole differenze riscontrate nei diametri longitudinali e 
trasversali. 

La quantità serica contenuta in 1 Cg. di bozzoli è di 
poco superiore coirallevamento col gelso bianco, e la diffe- 
renza va accentuandosi allorché si prenda in considera- 
zione detta materia serica noi bozzoli secchi. Il titolo della 
bava è maggiore, cioè la bava è più grossa, nei bozzoli 
provenienti dalTallevamento col M, Nigra, La tenacità e 
la elasticità sono uguali o di poco superiori nei bozzoli 
dal M, Nigra, La greggia proveniente dai bozzoli ottenuti 
con M, Nigra ha un titolo superiore di circa I denaro a 
quella dei bozzoli da M, Alba, La tenacità è di poco supe- 
riore sulla greggia proveniente da M, Nigra; la elasticità 
delle due greggio è quasi del tutto identica. (Ricerche 
comparative sulV inftnenza della alimentazione con M, 
alba e M, nigra nel Bombice del gelso - Padova, 1907). 

Il prof. Lenticchia, della Scuola di Setificio di Como, 
studiando gli effetti delle solforazioni del letto dei bachi 
colla polvere di solfo, è giunto a (jnesti risultati pratici : 
le solforazioni non nuociono alla vita dei bachi, specie 
nelle ultime età, e neppure al rendimento e alla qualità 
della seta che forniscono; le solforazioni permettono di 
diminuire i mutamenti del letto con notevole risparmio di 
mano d' opera. {Agricoltura moderna^ N. 38 - 1907). 

P. V. 

XIV. — Macchine agrarie. 

Si disse lo scorso anno della grande importanza cho 
potrebbe avere por noi la fondazione di un istituto 
sperimentale di meccanica agraria. La pubblicazione allora 
esaminata dell' ing. Giordano, del Politecnico Milanese, 
dava ampi ragguagli intorno alle funzioni di esso. Qua- 



Bachicoltura - Macchine agrarie 251 



st'aiiiio lo stesso iiig. (liordaiio ha voluto portare un altro 
notevole contributo all' idea, col pubblicare un completo 
progetto dell' Istituto medesimo (Per un Istituto speri- 
mentale di meccanica agraria in Italia — Necessità e 
intento, fondazione e ordinamento — Disegno di massima 
delV impianto^ Milano, Beretta, 1907). Non è qui luogo 
adatto per entrare nei particolari del progetto: certamente 
esso è studiato con grande serietà e competenza. La spesa 
di impianto dell' Istituto ascenderebbe, area esclusa, a 
L, 240.000 : la dotazione annua dovrebbe elevarsi a 
25-80,000 lire. 

Queste cifre potranno spaventare solamente coloro che 
della utilità di un Istituto sperimentale di meccanica agraria 
in Italia non hanno ben chiara idea. 

Inoltre lo stesso ing. Giordano, sotto gli auspici della 
Federazione dei Consorzi Agrari^ ha pubblicato un' altra 
interessantissima monografìa su\Y Insegnamento della mec- 
canica agraria^ corredandola del disegno di massima e 
ordinamento di una scuola italiana. (Piacenza, Stabili- 
mento tipografico Porta, 1907). 

L'ordinamento della scuola è progettato in guisa che 
essa possa servire per le diverse classi di persone inte- 
ressate ai problemi di meccanica agraria. E così, accanto 
a un corso inferiore, destinato a formar capi tecjiici in 
meccanica agraria e conduttori di caldaie a vapore, e a 
soddisfare ai bisogni di chi intende? semplicemente di 
apprendere a ben condurre le macchine agrarie, vi sarebbe 
un corso superiore inteso a completare gli studi normali 
di ingegneria meccanica e industriale^ svolgendo quanto 
si riferisce come specialità alla costruzione e alle appli- 
cazioni della meccanica all'agricoltura, e inteso insieme, 
introducendo le opportune varianti, a fornire le cogni- 
zioni volute a laureati in scienze agrarie e in ingegneria 
civile. 

Anche questo progetto dell' ing. Giordano richiede, 
non v'ha dubbio, grandi mezzi finanziari; ma egli ha 
ben ragione di ritenere che vana sarebbe la fondazione 
di istituti di ricerca e di insegnamento condannati, per 
delìcenza dei mezzi necessari, a una vita rachitica e ste- 
rile, come tanti purtroppo ne esistono in Italia. Meglio, 
piuttosto di mettersi su questa via, attendere tempi migliori ; 
attendere che l' opinione pubblica più informata e gli 
organi direttivi della agricoltura più solleciti del bene 
di questa, intendano che l' investimento di forti capitali 



252 Agraria 



in Istituti ili questo genere è uno degli investimenti piìi 
redditivi nella economia della nazione. 



I problemi del controllo delle macchine agrarie sono 
stati oggetto di notevoli relazioni e discussioni al Con- 
gresso internazionale <V agricoltura^ tenuto a Vienna nel 
maggio scorso. Fra gli altri temi, era all'ordine del giorno 
questo : « Determinazione di regole uniformi , internazio- 
nali, per r esame delle macchine agricole ». I più noti 
cultori, specialmente tedeschi, della meccaiìica agraria — il 
Nachtweh, il Fischer, il Rezek, il Puchner, TFòbsecc. — 
vi portarono un notev^olo contributo di proposte e di 
osservazioni sui principali gruppi di macchine agrarie. Fra 
i vari rapporti, particolarmente importante, per la fonte 
dalla quale deriva, è quello presentato dalla Unione degli 
Istituti di prova delle "tnacrhin e agricole (Verhand land- 
icirtschaftlicìier Mascliinenprii fungsanstalten ) ^ unione re- 
contemente fondata in Germania, le cui Mitteilungen, che 
si pubblicano dall'aprile di quest'anno, vanno certamente 
a diventare uno degli organi più importanti degli studi 
di meccanica agraria. 

II citato rapporto, ricordata la importanza che va 
acquistando in un gran numero di Stati agricoli la costru- 
zione delle macchine rurali, afferma la utilità, per i 
progressi di questo^nuovo ramo d' industria, che esso siano 
oggetto di ricerche tecniche. In Inghilterra ed in America 
queste ricerche si compiono, è vero, specialmente nei labo- 
ratori delle singole ditte. Ma, se possiamo conoscere i 
risultati ultimi di tali ricerche, non è possibile invece 
conoscere i procedimenti costruttivi ed esser messi a parte 
di molte esperienze e cognizioni. Per V interesse generale 
ò assai più utile che le ricerche tecniche compiute siano 
accessibili a tutti. V è chi afferma che la ricerca scien- 
tifica poco contributo può portare alla costruzione delle 
macchine; che questa deve completamente appoggiarsi 
alla grande esperienza empirica. Ciò non è impossibile, 
ma anche non è economico, quindi non tecnico. L' industria 
non può rifiutare la collaborazione scientifica, non per 
ragioni ideali, ma perchè questo, in certe circostanze, è 
il procedimento più economico per raggiungere la meta. 
Se negli ultimi anni il desiderio degli agricoltori di uti- 
lizzare lo spirito per i motori è stato soddisfatto, ciò si 
deve al fatto che gli ingegneri hanno bene utilizzato le 



Macchine agrarie 263 



cognizioni della teoria meccanica del calore, e fecero 
lavorare il motore a spirito a molto alta compressione 
della miscela. Così pure gli studi fondamentali di Paul 
la Cour sui rapporti fra la pressione del vento e la sua 
velocità e direzione, determinarono grandi progressi nella 
costruzione dei motori a vtjuto. La prova empirica delle 
singole ditte fa affidamento sul caso favorevole e cerca 
sempre il vantaggio privato ; la ricerca scientifica va logi- 
camente dal noto ali* ignoto e persegue vantaggi generali, 
che spesso anche raggiunge. 

Ma un altro aspetto della questione va posto in evi- 
denza. Il fabbricante di macchine industriali costruisco 
spesso in base a precedente ordinazione e adatta in tal 
caso le suo costruzioni alle speciali circostanze del caso. 
Al fabbricante di macchine agricole è possibile invece di 
costruire determinati tipi di macchine e lanciarli a cen- 
tinaia e migliaia di esemplari sopra il mercato. L' agri- 
coltore ha da scegliere fra i vari tipi presentati sul mer- 
cato, e manca spesso delle cognizioni tecniche ed econo- 
miche necessarie. Kgli si rivolgerà più volentieri per 
consiglio a istituti indipendenti che ai fabbricanti inte- 
ressati. Ecco quindi un nuovo compito degli istituti di 
ricerca sulle macchine agrarie : studiare sotto V aspetto 
tecnico i vari tipi di macchine e giudicare del loro valore 
economico. , 

Ora in queste ricerche e in questi giudizi sul valore 
delle macchine agrarie è utile che tutti gli istituti seguano 
procedimenti uniformi, (.'osi solamente tali metodi, colla 
collaborazione di tutti gli studiosi della materia, potranno 
diventare sicuri ed esenti da ogni obbiezione. Inoltre i 
risultati dei singoli istituti diventeranno confrontabili fra 
di loro e quindi valevoli per tutti. Potranno infine gli 
istituti stessi, nella pubblicazione dei risultati ottenuti, 
ommettere la descrizione dei metodi seguiti, guadagnando 
cosi la letteratura doli' argomento in brevità e contenuto. 
Sono gli stessi vantaggi che si sono già ottenuti in altri 
campi, [)er esempio nel controllo dei materiali da eostru- 
zione, dello caldaie e macchine a vapore ecc. 

Possiamo qui onunettere, data T indole di (juesta rubrica, 
lo norme generali che il Vcrband ha proposto. Il rapporto 
esaminato continua osservando che occorre anche miglio- 
rare la organizzazioni» d(M pubblici concorsi di niacchine 
agrarie. Il giudizio conipaiativo sul valore (^cononìieo delle 
macelline -eoneorrenti può averci nn signilicato solo in 



^ 



254 Agraria 

relazioue a quello detcrminate coudizioni che furono posto 
a base del giudizio e che occorre sempre dichiarare: e, 
anche in tal caso, può accettarsi solo quando esso si fondi 
sopra il controllo tecnico delle macchine in concorso. 

« 

Anche in Italia, nelle molte prove di aratri che, assai 
disordinatamente per vero, si sono andate eseguendo, è 
diventato d' uso comune il dijiamometro, per misurare lo 
sforzo medio di trazione. I dinamometri da noi, come 
altrove, più comunemente usati sono quelli a molla. 
L' ing. Giordano ha iniziato uno studio circa l'esattezza 
dei dati ohe se ne ottengono e ha costruito altri dina- 
mometri, praticamente anelastici, i quali assai meglio 
dei primi rispondono alla loro funzione. Intorno ai risul- 
tati delie sue ricerche, T autore ha pubblicato, in occa- 
sione del Congresso di Vienna, una comunicazione preli- 
minare (Circa alcuni nuovi dinamometri particolarmente 
adatti allo studio delle macchine agrarie^ Milano, Be- 
retta, 1907). L* A. è stato spinto a questo studio dalla con- 
siderazione che, nello stesso modo dei dinamometri a 
molla, funzionano i così detti ammortizzatori^ coi quali 
si cerca di diminuire, mediante Tattacco elastico, Taffati- 
camento degli animali traenti. Se tale diminuzione di 
afifaticamento realmente avviene, ciò che è provato, e se 
essa è causata da una diminuzione dello sforzo medio di 
trazione, deve apparire assai strano che a misurare lo 
sforzo di trazione si debba usare un istrumento clie altera 
lo sforzo stesso. Qualcuno afferma, è vejo, non essere 
provato che gli ammortizzatori diminuiscano veramente Io 
sforzo medio di trazione, per quanto possano in deter* 
minati casi diminuire V affaticamento degli animali. Ciò 
afferma V ing. Castelli, discutendo deir argomento che ci 
interessa. (Italia agricola^ 1907, N. 11). Il Giordano tut- 
tavia inclina, in base a osservazioni e considerazioni varie, 
anche a qualche risultato sperimentale, a ritenere l'op- 
posto. Intercalando un organo elastico (molla del dina- 
mometro) in un attacco rigido fra attiraglio o macchina 
trainata, si cambia la legge di movimento del sistema e 
quindi si altera il valore (lolle resistenze che dipendono 
dalla velocità con cui le stesse sono vinto (attriti, urti, 
tenacità ecc.). La macchina è posta in condizioni diverse 
da quello della pratica: il risultato sperimentale non f* 
più riferibile al j)ratico funzionamento. Ora (juel che più 
importa, dice il (Giordano, r appunto la necessità di non 



Macchine agrarie 265 



alterare la legge del moto con la inserzione del dinamo- 
metro, in particolare la necessità che lo macchine agricole 
vengano sperimentate nelle condizioni vere in cui real- 
mente lavorano. 

Perciò il Giordano ha costruito un dinamometro, anela- 
stico, basato sul principio che i liquidi sono praticamente 
incompressibili. Si tratta appunto di un dinamometro con 
trasmissione a liquido, collegato con un manometro regi- 
stratore ; il Giordano lo ha costruito in varie forme 
particolarmente adatte alle ricerche sullo macchine agra- 
rie: come dinamometro registratore di trazione; come 
bilancino dinamometrico ^ sostituibile ai bilancini ordinari 
e alle traverse dei timoni, come articolazione dinamo- 
metrica sostituibile alle articolazioni di timoni, agli attac- 
chi a bilancino e a forca rovescia di certi maneggi ecc. 
Infine, seguendo gli stessi principi, il Giordano ha 
costruito anche dinamometri di rotazione^ adatti ai vari 
bisogni della pratica. 

Per intendere la importanza di questi studi, occorre 
ben avere presento che i progressi della meccanica agraria 
sono strettissimamente collegati colla perfezione degli 
strumenti di misura, dei quali essa potrà servirsi. 



Da pochi anni alcune case americane hanno posto in 
commercio aratri di tipo affatto diverso dair ordinario. In 
essi r organo principale, che dà il carattere particolare 
allo strumento, è un disco^ il quale da solo sostituisce il 
vomere, il coltro ed il versojo. Il disco è di forma con- 
cava, e inclinato in modo che, col movimento di trasla- 
zione, taglia, solleva e rivolta la fetta di terra. T^ notizie 
giunte in Europa su questo nuovo strumento sono favo- 
revolissime {Coltivatore^ 1907, N. 41 — Annales de Gem- 
hloHx^ 1907,. fase. 8.**). I vantaggi riflotterebbero special- 
mente la facilità del lavoro, quindi Y economia delle ara- 
ture. Nei nostri aratri la terra è sollevata e rivoltata 
sfregando su una superficie metallica, spesso sporca di 
terra che vi aderisce, di guisa che V attrito vi è conside- 
revole. Negli aratri a disco, la terra, invece di sfregare 
sulla parto del disco che la distacca, è sollevata e rivol- 
tata : essa accompagna questa superficie, perchè il disco 
è mobile, e non Y abbandoiui più che al momento della 
caduta : inviìce di un attrito di sfregamento si ha un 
attrito di rotolamento, milito minore. Si dico anche elio 



j 



266 Agraria 

r aratro a disco valga non solo, come vicn fatto di pen- 
sare, per le terre sufficientemente leggere, ma anche in 
terre di grande consistenza. Sarà bene in ogni modo 
accogliere con riserva questo notizie, le quali mancano 
ancora di rigorosi controlli scientifici e tecnici. 

A proposito deir aratro, vogliamo fare un cenno del 
fendizolle Ferro. Nelle arature, specialmente di terreni 
compatti, avviene spesso che T aratro sollevi grosse zolle, 
le quali poi devono essere frante con successivi lavori 
costosi e di non sicura riuscita. I signori Alessandro o 
Oliviero Ferro di Adria hanno perciò applicato all'aratro 
un apparecchio, costituito da lame d' acciaio, ordinaria- 
mente tre, alte 10-12 cm. e lunghe B() circa, poste a cava- 
liere della inserzione del vomere coir orecchio, equidistanti 
fra loro e dai lembi dell' orecchio stesso, ortogonali alla 
superficie di questo e seguenti la linea della direttrice 
secondo cui è originata la superficie elicoidale dell' orec- 
chio : posteriormente le lame sono staccate dall' orecchio 
e più elevate che non sul davanti, ove sono fermate alla 
superficie dell' orecchio : il loro lembo esterno è convesso 
e tagliente, di modo che le lame rappresentano tanti col- 
telli che tagliano parallelamente al coltro la fetta di ter- 
reno lavorata dall' aratro in altrettante striscio, senza 
intralciare il lavoro di sollevamento e rovesciamento della 
terra. Le prove pratiche in Polesine pare abbiano dato 
ottimi risultati. E' da augurare che essi siano confermati 
da prove rigorose (Agricoltura moderna^ 1907 - N. 41). 



L'aratura a vai)ore va diffondendosi assai lentamente 
in Italia (poche regioni eccettuate) soprattutto per cause 
economiche, perchè cioè nelle medie e piccole aziende da 
noi prevalenti il numero di giornate lavorative relativa- 
mente scarso innalza eccessivamente il costo unitario 
dell'aratura stessa. Hanno quindi piena ragione d'essere 
tutti i tentativi di trovare sistcMui di aratura a vapore 
richiedenti spese d' iuipiaiito non elevate, e atti ad utiliz- 
zare la locouiobile di O-H cavalli, quale di frequente già 
si trova neir azienda agraria [)er la trebbiatura dei cereali. 

Fra questi tentativi, quello recente della ditta Violati 
Toscari merita di essere conosciuto, poiché, perfezionato 
in alcune parti, esso potrà probabilmente, in certe non 
rare condizioni, avere un avvenire. Il sistema Violati 
Tescari fu pr(\s(Mitat<» audio al (concorso per aratura a 



i 



Macchine agrarie 257 



vapore, touuto a Milano in occasione doli' Esposizione 
del 1906 ; e la giurìa lo trovò degno di incoraggiamento. 
Si tratta di un apparato per aratura funicolare, a motrice 
tìssa, sistema round-about o Howard : consiste in un argano 
a doppio effetto, con fune di trazione, 5 puleggie di rinvio 
con altrettante àncore, ed aratro monovomere a bilancere. 
L' attacco dell* aratro, speciale, a squadra zoppa e prisma 
a cassetto, permette di effettuare il ribaltamento del bilan- 
cerò e la ripresa del lavoro per il ritorno pressoché senza 
perdita di tempo. E questa la parto più caratteristica 
deir apparato, per la quale i costruttori lo hanno battez- 
zato col nome di apparato a trazione continua. 

Altre particolarità del sistema, di fronte ai congeneri, 
sono queste ; V argano a doppio effetto, ad asse orizzon- 
tale, viene fissato sul terreno, dopo levate le ruote di 
trasporto, indipendentemente dalla locomobile, dalla quale 
riceve il movimento mediante cinghia. L'arresto ed inver- 
sione del senso di trascinamento si ottiene mediante spo- 
stamento di cinghia. Le puleggie di rinvio sono semplici, 
portate da telaio in legno, fissate ognuna alla rispettiva 
ancora e spostate a mano. Tutto V apparato, escluso il 
motore, costa circa L. 6000. La velocità media dell'aratro 
risulta assai forte, per la soppressione dei perditempi al- 
l' estremità dei solchi e per la forte velocità effettiva 
durante il loro tracciamento. In terreni sciolti e di consi- 
stenza uniforme si può ritenere che si arino 2 ettari per 
giorno di 10-12 ore. Il costo dell'ettax'o arato, supposte 
100 giornate lavorative all'anno, sta intorno alle 24 lire. 
Perciò l'aratura con l'apparecchio Violai i-Tescari sì pre- 
senta, in condizioni che si possono frequentemente verifi- 
care nelle nostre aziende, decisamente vantaggiosa in con- 
fronto dell' aratura a buoi ; più ancora potrà diventarlo, 
ove si diminuisca il costo dell' impianto, ciò che sarà 
possibile specialmente mediante modificazioni all' argano. 

Rimandiamo per maggiori particolari alla relazione 
del prof. ing. M. Castelli sul citato concorso di aratura a 
vapore, relazione che sarà pubblicata insieme con le altre 
riguardanti l'esposizione di Milano. Una buona descri- 
zione illustrata del sistema trovasi nella Rivista agraria 
polesana, 1907, N. 2 e 8. À. kS. 

♦ 

Il dott. X. Novelli descrive xuA Bollettino della Cat- 
tedra ambulante d' agricoltura della Lomellina una nuova 
macchina poi risicultori. Si tratta di un « pulitore, wisu- 



258 Agrama 

ratore, insaccaiore e numeratore per risoni » macchina 
ideata da un intelligente risicultore. Con questa macchina 
sono soppresse tutte le operazioni lunghe e laboriose che 
il riso richiede una volta trebbiato, sia per la pulitura sia 
por l'insaccatura, operazioni che durano in aziende impor- 
tanti, molti giorni. Troppo lungo sarebbe dare una descri- 
zione minuta dell' apparecchio : ci limiteremo a dire che 
esso si compone di un elevatore a catena con secchielli 
il quale porta il risone ad un crivello rettangolare oriz- 
zontale dotato di movimento oscillante continuativo. Per 
esso il risone viene pulito dalla terra e dai semi di erbe 
infestanti che scendono in uno speciale recipiente: esso 
poi passando attraverso i fori della lamiera cade su un 
piano inclinato, pure dotato di movimento oscillatorio, ove 
por mezzo di un ventilatore vien separato dalle pagliuzze 
e dai semi vuoti. 

Infine il risone va in una coclea che lo accompagna 
ad un altro elevatore e da questo, dopo esser passato 
attraverso ad un misuratore, va a finire nel sottoposto 
sacco. Il lavoro della macchina è di 121) Ettolitri all'ora. 
La si può far funzionare mediante una trasmissione a 
fune derivata dalla ruota stessa che aziona la trebbiatrice; 
la forza ch(^ si richiede è, del resto, pochissima. 

Nella macchina è regolabile il lavoro per rendere più 
o meno accurata la pulizia. Disponendo di una forza 
motrice mobile anche la macchina può essere mobile. 

I pregi della macchina consistono pure in ciò, che 
con essa ai evita lo sbianchimento cui va soggetto il riso 
quando vien palato suir aja, è pure evitata la formazione 
(li tutti quei cascami, la cernita dei quali è poi si lunga 
e laboriosa : sono resi impossibili gli errori nella nume- 
razione dei sacchi. E. G. 

XV. — Caseificio. 

II prof. Pirocchi, direttore dell'Istituto Zootecnico della 
K. Scuola Superiore di Agricoltura di Milano, ha com- 
piuto esperienze interessanti per la soluzione del problema 
« qual sia per la regione lombarda il miglior modo di 
tit aizzare il latte scremato nelV alimentazione dei vitelli ». 

Ed in proposito ha compiuto duo serie di esperienze: 
la prima nella stalla deir Istituto zootecnico e Y altra in 
quella dei signori fratelli Vittadini in (iambaloita, e su di 
esse ha riferito nel voi. VI ìXqW Annuario delV Istitu- 
zione Potiti. 



CaJteificio 

I vitelli in numero di 24 sono stati 
di 4 capi ciascuno ; nei primi Ti gruppi 
tata la somministrazione di latte scrom; 
farina di riso, con farina di granoturco, 
olooniargarina: nel quinto è stata speri[ 
lanza in diverse proporzioni di latte in 
mate; l'ultimo gruppo ha servito a din 
nienza o mono dell' ingrassamento pi 
mento con latte intero, li^on possiamo q 
modo di somministrazione dei singoli 
dire che la farina di riso, quella di gran 
furono date alio stato di pappina e cotti 
r oleomargarina si aggiunse al latte me 
Bozzi ; le pappino ed il latte si som: 
temperatura di 34-35 C, usando il poppi 
ficato dal prof. Pìrocchi. 

Questi, nella sua pubblicazione ha < 
tamente tutti i dati che si obbeiM} da < 
riguanlo allo stato di saluto dei singoli 
lo prove, riguardo al rendimento netl( 
caratteri della carne da essi forniti, 
mediante accurato esame degli animali ma 
comparativo dello carni stesse dopo aver 
diversi modi di eottura. 

N'ei riguardi fisiologici i risultati si ] 
duare: ottimi allorché ì vitelli sono sia 
latte scremato e fecola o con latte sere 
granoturco: buoni quando i vitelli iiaun 
garinato: disnn>ti quando hanno ricovu 
e farina di riso n mescolanza di latte 
intero. N'ei riguardi economici invece 
dire sono stati sempre ottimi, e a dim 
basta citare i seguenti dati: i jirczzì, ai 
toposti agli os{)orÌmenti hanno pagato i 
haunii oscillalo fra un minimo di I.. H,( 
di L, |.j,;u al (j.le, inoltre le medie di 
colate nei diversi gruppi di vitelli hii 
L. il,'iT e L. \2,T1 al q.le di latto scrom 

|ji (juestione della riiri'oHii e 'ti-nu 
Intlr /mni ari ifiilri iiopnìoai ò sempre 
atteiizinni< da parie degli ifrionisti. In i>c( 
sizione ili Milano rj<-l \'MW, fu l>;nidili> m 
nazionale al premio It^alo indivisibile il 



300 Agraria 

inìg-lioro organizzazione dimostrata efficace dall'esperienza 
tunque i coiicorreiili fos- 
due tedeschi, un danese, 
la Corainissioue giudiea- 
seg;uaro il premio a nes- 
:r varie ragioni esposte 
sua relazione, ed in que- 
lli deve informarsi un or- 
ttivamonte ai requisiti del 
) cosi riassumere: 1." la 
ève esser fatta con latte 
a avuto bisogno di essere 
amonto ( pastorizzaziono, 
ato; 2." si deve conside- 
ibile per assicurare latte 
ito a tale stato di purezza, 
ng'ìtura filtrato cosi radi- 
:|ualunque filtrazione ix)- 
ioni, e soprattutto: a) per- 
che i microrgrauìsmi in- 
pecialmento insediati ed 
iiuie, le quali consistono 
*olidi delle vaccine. Que- 
abili scuotimenti del latte 
la alla latteria venj^no 
Ifoiidouo nel latte e non 
[unlsiasi filtro adatto per 
insa qualunque la teuiito- 
[lasso si ilnvease elevai-e, 
ria ilovesse essere ritar- 
ffio di moltiplicarsi e di 
otti di ricambio. Se real- 
lopo la mungitura ò ese- 
do completo, allora una 
considiTata uoji solo su- 
ari di <iualuuque manipo- 
quiisi i nevi labi bidente a 



i rnitti dHIo hi] 



Caseificio 261 



portanza ha assunto la bacteriolo^ia casearia, e vanno 
citati a questo riguardo gli esperiraenti compiuti a IVenno 
dal prof. Gorini por introdurre nella fabbricazione del 
formaggio di grana lodigiano V uso dei fermenti selezio- 
nati. Lo esperienze ebbero esito felice ed oggi una So- 
cietà in forma cooperativa distribuisce da Milano fermenti 
a quanti fra i soci ne facciano richiesta. In Svizzera pure 
si ò iniziato in questi ultimi anni la fabbricazione indu- 
striale del formaggio Emmenthal coi fermenti selezionati 
del Freudenreich. Nel laboratorio di Liebefeld presso 
Berna si ha a fianco di un vero caseificio una stalla con 
animali e foraggi, e si adotta su larga scala 1' aggiunta 
in caldaia (ìì fermenti selezionati lattici speciali, quegli 
stessi che il Freudenreich aveva riconosciuto predomi- 
nare nella pasta tutte le volte che la fabbricazione pro- 
cede regolare e la maturazione ha esito felice. Ora il 
laboratorio di Liebefeld mette giornalmente in commercio 
una discreta quantità di flaconcini di coltura pura, e in 
pratica si va sempre più assodando ^ la convinzione che 
il loro impiego riesce veramente di* sensibile aiuto al- 
l' opera del casaro. In Francia è il prof. Mazé dell'Isti- 
tuto Pasteur che compie importantissimi studi in questo 
campo della bacteriologia casearia, selezionando ed espe- 
rimentando presso un industriale, fabbricatore di formaggi 
molli Camembert, tutta una serie di fermenti lattici, onde 
riconoscere le varietà meglio atte a ripristinare la flora 
bacterica buona nel latte pastorizzato. I risultati, se non 
ancor decisivi, sono già molto incoraggianti, quantunque 
adottando la pastoriz/azione del latte nell'intento di di- 
struggere i fermenti buoni ed i fermenti cattivi, per ag- 
giungervi poi i fermenti selezionati buoni, si porti la fab- 
bricazione in un campo affatto nuovo e quindi irto di 
difficoltà. Già però due allievi del Mazè si sono dati allo 
sfruttamento del metodo e hanno fondata una latteria, 
ove, pare, si fabbricano correntemente Camemberts e 
Brie con latte pastorizzato e fermenti selezionati. Al- 
l'opera poi degli scienziati nord-americani è dovuto il 
metodo della maturazione dei formaggi nei frigoriferi : 
metodo che colà è già entrato nella pratica comune. È in- 
fatti dimostrato che i formaggi canadesi tipo Cheddar 
matiu*ano regolarmente, sebbene più lentamente, tenuti a 
zero gradi; ora a questa temperatura si evitano il gon- 
fiore e tanti altri malanni che colpiscono nel cuore della 
stagione calda i nostri formaggi, poiché colla conserva- 



Caseificio - Enologia 



2G8 



■• * 



invece in putrefazione. I mierorg'anismi della putrefa- 
zione, in notevole quantità nel latte, vanno gradatamente 
diminuendo nel formaggio perchè in ambiente acido non 
possono svolgere la loro attività. Del resto, anche il pra- 
tico può esperimentare questo fatto, impoverendo il coa- 
gulo di zucchero di latte in modo da ottenere una specie 
di formaggio costituito solo da grasso e caseina; esso 
non tarda ad entrare in putrefazione, specie se la tem- 
peratura si aggira fra i 25-80*' C. Ciò vale ad illuminare 
intorno agli agenti del tanto lamentato guaio del gon- 
fiore, perchè nel mentre appaiono nella pasta i caratteri 
della putrefazione, viene questa anche invasa da vacuo- 
sita dovute a germi produttori di gas i quali in pratica 
per fortuna agiscono assai raramente, essendo ostacolati 
dai fermenti lattici che, rendendo acida la pasta, vi creano 
un ambiente ostile al loro sviluppo. 

Del fatto adunque che la fermentazione lattica costi- 
tuisce un'ottima arme contro i fermenti gasogeni dovrebbe 
saper trar profitto il casaro, assecondando i fermenti lat- 
tici nelle loro esigenze di vita. Così si opera nella con- 
fezione della pasta filata per fabbricare il cacio cavallo 
ed i provoloni. Il casaro napoletano li prepara sempre 
in tini vecchi, in cui abbondano i fermenti acidi, poi fatta 
la pasta, cerca d'assecondare al massimo le fermentazioni 
acide, mantenendo quella sotto siero caldo. I fermenti lat- 
tici che all'inizio si sviluppano spesso a fianco dei gaso- 
geni capaci di occhiare nella prima ora la pasta, pren- 
dono poi il sopravvento sopra tutti, ed impregnano la 
caseina di tale dose di acidità che in essa non troverà 
più facile vita la parte maggiore dei microorganismi pro- 
duttori di gas. 

Riconosciuta alla fermentazione lattica così capitale 
importanza nella fabbricazione dei formaggi, segue logica 
la conclusione che un' adeguata aggiunta di speciali fer- 
menti lattici, dovrà dare sicuro vantaggio nella pratica. 
Puri fermenti lattici sono infatti le culture che in Sviz- 
zera e Francia si mettono in commercio per migliorare 
la fabbricazione dei formaggi duri tipo Emmenthal e dei 
formaggi molli tipo Camembert, e con ottimi risultati. 

E. (J. 

XVI. — Enologia, 

Il dott. Eurico Pantanelli ha pubblicato uno studio 
sulla vinificazione al bisolfito con fermento puro del Lam- 



~* «1 



•Y^' 



^L 



' .«r. 



204 Agitiria 

hriisco i^iaz, eperimenlali Agrarie Italiane, fase. VI- VII, 



I. — 

Holto qi 
lenza dell': 
il quadro, 
* trasformi 
delle epecii 
(i. Boriniei 
inauifcata : 
ed opinion 



Inii tomenti; 
Flatumario 

Notianii 
fra 1' altro 
tfinazioiie < 
tutto una < 
luzione nel 

Venotid 
ai uoalri k 
scomparsa 
ili epoca a 
quale appu 
numero di 



zherodo, carnivoro le cui zanne erano tre 
i di quelle della tigre, e molte altre specie 
si trovano commiati ai residui umani nelle 
intissima della contemporaneità dell'uomo 
.itinti ci è offerta dai disegni e dalle »cu1- 
'o, ili corno di reniin, e dalle pitture poli- 
elle grotte, che gli animali stessi rappre- 

e altre forme si estinguono successiva- 
Ili giganti e senaa ali, gli epionii del Ma- 
delia Nuova Zelanda, i terribili inoa le 
I oggi ancora si celebrano nei canti popò* 
li. Altro iicello scomparso, il aingolar» 

isola Maurizio, che ne ospitava ancora 
;idui nel secolo XVI; oggi non ve n' ha 
zione fu dovuta per la maggior parte 
^ani nt-ir isola. L'uiv) od auroch, il gran 
in tutta [■ Europa centrale 6no al Medio 
< quasi pili, essendo appena rappresentato 
! nel Caucasi ed in certe foreste della 

mt*desimi assistiamo ad una rapida dimì- 
dei rappre.seu tanti dì molte forme animali. 
Pica, il leone, V ele/'anle, il cantoro, e di 
il tasso xel'milco e le gigantesche sequoie 



ipi bastano ad attestare ohe non ò raro 
I specie ; ma, — si doinaiuia !' A., — 
assistere alla fiirmazioiio d' una specie 

iiiimette l'A. sulla base delle uotc espo- 
— che la ^oncniziono spoutanea non 
pnre che, — come dimostra la paleon- 
. esseri viventi nelle antiche epoche 
'ersi dagli esseri attualmente viventi, 
dell'ammettere che ffli organismi si 
discendendo gXì uni dagli altri. Ma 
le del trasformismo è in qualche modo 
per assurdo : i < naturalisti attuali sono 
(ed in altro punto: « si può dire che 
> pochi naturalisti che non siano più 
i »: avviso a (jnclli, naturalisti o no, 
naturalisti, che vanno predicando la 
lenza essere detìnitivamcntc' tramon- 
■cli(' non possono immaginare altro 



Trasformazione e formazione di specie 



267 



/ 



modo di spiegare la successione delle faune e delle flore 
diverse, che hanno occupato di volta in volta la super- 
ficie del nostro pianeta; perchè non possono concepire 
altrimenti resistenza dei legami multipli, delle transi- 
zioni numerose, che si stabiliscono fra tutte le forme 
animali o vegetali ». Ma « lo spirito non sarà soddisfatto, 
se non quando si saranno trovate le cause e si sarà spie- 
gato il meccanismo di queste trasformazioni; se non 
quando sarà stato possibile provare sperimentalmente 
come i discendenti di esseri simili pervengano a differire 
gli uni dagli altri in guisa da costituire delle specie di- 
stinte, i cui caratteri ereditari si mantengano per un 
lungo periodo ». Onde si è ripetuto incessantemente ai 
trasformisti che, mentre si vede come e perchè una specie 
sparisce, non si vede come e perchè sorga. Ed è noto 
r appello di qualche avversario del trasformismo: « fateci 
assistere alla creazione d' una specie e noi saremo piena- 
mente convinti ». 

Ora negli ultimi tempi si è potuto rispondere a queste 
domande non più con « ipotesi fondate su ingegnose 
osservazioni », come quelle di Lamarck o di Darwin, ma 
con vere e proprie esperienze che ci fecero assistere alla 
« trasformazione di una specie in un' altra » ed alla 
« creazione di specie nuove ». Comunque compiuto e da 
chiunque e sotto la luce di (jualsivoglia ipotesi, queste 
esperienze costituiscono « un insieme di fatti dimostra- 
tivi », che r A. vuol riuniti sotto il titolo di trasformismo 
sperimentale. 

Siffatte ricerche presentano nel campo zoologico dilìicoltà 
di gran lunga maggiori che nel campo botanico. Per esempio^ 
è più malagevole allevarejgli animali di quello che i vegetali 
in un ambiente determinato, essendo più facile per le piante 
che non per gli animali stabilire e controllare le condizioni 
di vita e seguirne gli eftetti suir organismo. « Cosi si spiega 
perchè le ricerche di biologia vegetale intorno a questa que- 
stione sono più numerose delle ricerche zoologiche ». Ad ogni 
modo non mancano interessanti esperienze condotte su specie 
animali. 

Gli animali più elevati per organizzazione costituiscono gli 
oggetti di studio più diiHcili, onde si hanno pochi r sultati 
positivi concernenti i mammiferi e gli uccelli. Pei primi, T A. 
ricorda alcune esperienze atte a dimostrare che il freddo svi- 
luppa il pelame nelle capre, nei gatti e in diversi altri ani- 
mali tenuti in frigoriferi. Per gli uccelli esperienze più impor- 
tanti sono state fatte con certe specie di gabbiani. L^ inglese 



268 Storia naturale 



Huuter è riuscito a nutrire per tutto un anno un Larus tri- 
dactylus esclusivamente di semi, mentre gli animali di questa 
specie vivono esclusivamente di pesci: il cambiamento del re- 
gime alimentare ha prodotto la modificazione anatomica del 
gozzo, che ha acquistato alcuni dei caratteri distintivi del 
gozzo dei granivori. Ma esperienze ancora più dimostrative 
furono fatte sugli ùhsetfi: fra le quali notevoli quelle di Standfuss 
e Weismann, in parte da noi già riassunte in precedenti 
Annuari. Cosi, raffreddando le crisalidi della Vantsita prorsa, 
per farle sfarfallare ad una temperatura media, si ottiene la 
V.levana; reciprocamente, facendo schiudere crisalidi di questa 
specie ad una temperatura elevata, si ottengono farfalle iden- 
tiche agli esemplari di V, prorsa. 

Altri esperimenti sono stati fatti con i crostacei^ i molluschi 
ed altri animali inferiori acquatici, tentando di modificare 
la loro forma col farli passare dall'acqua salata del mare nelle 
acque salmastre, poi nelle acque dolci e viceversa. Impressio- 
nanti a tal proposito le esperienze di Schmankewitsch, che 
sono state condotte su tre crostacei fillopodi; Branchipus 
staffilai is, delle acque dolci, — Artemia salina, delle acque 
salmastre, — A, Milhauseni^ del mare. Partendo dalla specie 
delle acque salmastre, Schmankewitsch, mediante allevamento 
in acque sempre meno salate, ha potuto assistere alla trasfor- 
mazione graduale dei diversi organi, finché, dopo poche gene- 
razioni, VA, salina si cangiava completamente nel B. stagn<ilis, 
che vive nelle acque dolci. In quella vece, elevando a poco a 
poco la salsedine dell'acqua, ò riuscito a trasformare la stessa 
specie delle acque salmastre nelP A. Milhauseni, che vive nel 
mare. E giova notare che questi cambiamenti investono, non 
solo la forma dell' animale in tutte le sue parti, testa, antenne, 
zampe, branchie, segmento caudale, ma anche la struttura 
interna. Locard, Whitfield. Baudon hanno osservato trasfor- 
mazioni consimili in molluschi, per effetto di cambiamenti 
nella pressione, nell'agitazione, nelPest4^»nsione dell'ambiente, 
in cui vivono. 

Vanno infine ricordati gli sperimenti relativi alle trasfor- 
mazioni degli animali sotto l' iniiuenza della ?;/7« /ie//'o«c?<re7à 
o nella luce. Sono noti, ad esempio^ i lavori in proposito del 
Viré, da noi già riassunti nelJ' Annuario. Prima ancora del 
naturalista francese, l'americano Packard constatava i cam- 
biamenti avvenuti in animali c^verniroli allevati alla luce; 
cosi certi protei, scolorati nel loro ambiente naturale oscuro, 
acquistano il pigmento in acquario alla lue; certi crostacei 
del genere (lammarus, privi degli occhi nellecaverne, lorodimora 
abituale, li riacquistano a poco a j>oco, se tenuti alla luce. 

Come si è accennato, nel mondo delle piante la messe di 
questo « trasformismo sperimentale » è ben più copiosa e signi- 
ficante, e r A. ne offre un vasto (juadro, ricordando molte espe- 
rienze, che noi stessi abbiamo riassunto man mano in prece- 
denti volumi dell' Annuario. 



Trasfonnazimie e formazione di specie 2(59 



Alcune di esse sono già abbastanza vecchie: per es. quell'i 
del russo Lewakoffski, un precursore di circa trentanni fa, 
il quale, costringendo un tralcio di rovo a restare immerso 
neir acqua, metteva in evidenza le modificazioni ii struttura. 
che si producono in piante aeree messe a vegetare nell' ani 
biente acquatico. Un naturalista irlandese, di pochi anni più 
recente, Rauwenhoff rivelava i profondi cambiamenti nella 
t'orma e nella struttura delle piante determinati dallo sviluppo 
air oscuro. 

Un bel contributo a questo genere di studi ha recato il 
francese Costantin, che ha indagato la trasformazione dello 
piante sotto l' influenza di diversi fattori, come 1' aci^ua e la 
luce. Tutta una serie di ricerche di questo naturalista versa 
suir anatomia sperimentale delle piante acquatiche. Modificando 
r ambiente, da aereo ad acquatico, egli ha provocato mod idea- 
zioni di forma e d' organizzazione, non solo nelle foglie, iii:i 
anche nei fusti e nelle radici; e queste metamorfosi dei tessuti 
sono a volte cosi complete che tra i fusti sommersi di due piante 
differenti e' è molto maggior somiglianza di quello che tra iJ 
fusto sommerso ed il fusto aereo della stessa pianta. Infatti 
non soltanto la forma esterna della pianta o dei suoi organi 
diviene diversissima, quando si faccia crescere il vegetale nel- 
r acqua, invece di lasciarlo svilupparsi neiraria; ma anclit- 
la natura dei tessuti e fin V elemento organico più microscopito 
acquistano caratteri nuovi Cosi nelle foglie cresciute sot 
t' acqua si osserva la scomparsa degli stomi, tanto numerosi 
nelle foglie cresciute in seno all' aria; lacune aeree si formano 
nelle piante terragnole tenute sommerse, mentre scompaiono 
nelle piante acquatiche esposte all' aria libera: ad es. nel- 
r Ifottonia paluatris. Si realizzano anche fatti curiosi: per es. 
una foglia di Ranunculus aquatiliSy cresciuta col lembo metà 
fuori e metà defitro V acqua, presenta la metà emersa lami- 
nare, larga, dentata, e la metà sommersa divisa in sottili frastagJ i. 
Lo stesso Costantin, facendo vegetare fusti ordinari, aerei, in 
larghi tubi pieni, di terra e ricoprendoli sempre di terra al 
disopra dell' apice, è riuscito a convertirli in organi aventi 
tutti i caratteri dei rizomi. 

Lothelier, allevando piante in aria umida, ha potuto dinio 
strare che V umidità atmosferica riduce o sopprime la forni;i 
zione delle spine e degli aculei: cosi il crespino diventa nn 
arbusto con le foglie tutte normalmente sviluppate, cioè senza 
foglie convertite in spine; i cardi diventano quasi inermi, ec< 
Viceversa lo stesso autore ha provo<*.ato la formazione o Far 
centuazione delle spine in piante allevate nell' aria mantenuta 
secca dall' acido solforico. 

Lesage ha impreso lo studio comparato dei vegetali lit » 
ranei. crescenti in suolo salino, e dei loro analoghi continen 
tali; inoltre con appropriate esperienze di culture, è riusci t 
a far crescere piante continentali in terreni sempre più rìc( !i 
di sale, giungendo fino a dar loro tutti i caratteri delle piani 



o 



270 Stona naturale 



marine. Notevole, ad es., la riduzione^^della clorofilla in granuli 
meno verdi, più piccoli e meno numerosi. E qui ricordiamo le 
belle ricerche del Diels, che abbiamo estesamente riassunte a 
suo tempo neW Annuario^ sulle piante dei terreni salini. Mol- 
liard, i cui studi sono pur noti ai nostri lettori, ha messo in 
evidenza 1* azione dei parassiti sulla forma e sulla struttura 
delle piante, e quella particolarmente delle soluzioni organiche. 
Egli è riuscito a far sviluppare completamente una fanero- 
gama, dal seme al frutto, alimentandola con glucosio o sacca- 
rosio ; e, ad es., il ravanello, allevato cosi, in ambiente precluso 
alle comunicazioni coir aria, perde la facoltà della tuberizza- 
zione della radice. 

Altri autori ed altri lavori cita il Bonnier: Gain, che ha 
indagato l' influenza del suolo umido o secco sull' epoca della 
fioritura; Lloyd e Griffon, Fazione del sale su IP organizzazione 
e sulla vita delle piante; Jaccard, T influenza delle variazioni 
della pressione dell'aria; Dufour, Fazione della luce sulla 
struttura delle foglie, Curtel sui fiori, Maige sui caratteri dei 
fusti striscianti o rampicanti, ecc. 

Naturalmente non manca T A. di citare V opera propria, 
che in questo dominio del trasformismo vegetale è stata, — 
com* è ben noto anche ai nostri lettori, — assai considerevole 
Cosi egli ricorda le proprie curiose esperienze sulla sensitiva, 
che, fatta sviluppare sott' acqua, perde a poco a poco la sua 
facoltà caratteristica; onde non è dubbio che di generazione 
in generazione si finirebbe con V ottenere sensitive sommerse 
di forma e struttura affatto modificate, in guisa da esservi 
assolutamente aboliti i noti movimenti di reazione, insomma 
delle « sensitive in.sensibili ». In un capitolo speciale del libro 
sono esposte estesamente le note esperienze dell' A. intorno 
air influenza del clima alpino o di pianura, del clima setten- 
trionale o meridionale sulla conformazione e sull' anatomia 
delle piante: dall' insieme delle quali esperienze risulta che, 
cambiando di clima ai vegetali od anche realizzando intorno ad 
essi artificialmente le principali condizioni di un clima dato, 
si può modificare la loro forma ed anche la loro struttura 
più intima, in guisa da far loro acquistare tutti i caratteri 
delle specie consimili che crescono naturalmente in quei dati 
climi o regioni. 

' Tutto il vasto ed intenso lavorìo, che negli ultimi 
tempi si è andato accentuando nel campo del trasfor- 
mismo sperimentalo, ha servito segnatamente a dimo- 
strare fuor d' ogni dubbio la variabilità delle specie^ 
facendo vedere, come osserva V A., che i cosidetti « carat- 
teri specifici > non sono punto così fìssi da essere immu- 
tabili; e di questa variabilità si sono svelati alcuni fat- 
tori, come le condizioni dell' ambiente. Ma ad una vera 



Trasformazione e formazione di specie 271 



creazione di specie nuove ci ha fatto assistere il De Vries 
con le sue ormai celebri mutazioni: e dolT opera del 
botanico olandese il Bonnier tratta estesamente, metten- 
done in degna luce la grande importanza. Di quest' opera 
avendo noi stessi parlato diffusamente e ripetutamente 
neir Annuario^ qui ci basti richiamare che la mutazione 
è una variazione brusca della specie, per cui essa si 
fraziona, a cosi dire, improvvisamente, senza graduali 
passaggi e modificazioni, in più o meno numerose specie 
nuove; esempio tipico V Oenothera lamarckiana^ da cui 
il De Vries ha veduto sorgere bruscamente V (). rubri- 
nervis^ V O. nanella^ed altre forme, che da molti anni si 
mantengono immutate, trasmettendo ereditariamente, per 
seme, i loro caratteri. Un rilievo del Bonnier in proposito 
merita d'essere accennato: a suo parere, le nuove specie 
così ottenuto dal De Vries non sono vere « specie lin- 
neane », ma piuttosto € piccole sj>ecie » o « specie ele- 
mentari », dette anche «^specie jordaniane », dal nome 
del Jordan, il famoso frazionatore delle entità stabilite da 
Linneo. Questi, per es., nel solo ciclo della Draba verna^ 
aveva riconosciuto oltre 200 specie, distinte da caratteri 
in apparenza insignificanti, come i peli bifidi o trifidi, i 
petali più o meno stretti, i frutti più o meno lunghi in 
confronto dei pedicelli, ecc. 

Come rientrante nella medesima sfera di ricerche, il Bonnier 
non manca d'illustrare l'opera del Nilsson, che, lavorando 
per un obbiettivo di grande importanza pratica, ha ottenuto 
per mutazione alcune varietà di cereali, particolarmente van- 
taggiose per r agricoltura. Ma anche di questo noi abbiamo 
già parlato, onde rimandiamo il lettore air Annuario pel 1906 

Infine il Bonnier non dimentica di accennare alle ricerche, 
coronate da si splendidi successi, del suo compatriota, il Bla- 
ringhem. È cosa affatto recente e, per la sua importanza, 
merita che ne diamo anche noi un riassunto. Il Blaringhem 
ci fa assistere alla comparsa di specie nuove, che egli pro- 
duce mediante il traumatùnno: le sue esperienze infatti con- 
sistono neir infliggere alle piante torsioni, contusioni, tagli, 
insomma « traumi » in un certo momento del loro sviluppo, 
producendo cosi « anomalie suscettibili di dar origine a specie 
nuove ». Una delle piante sottoposte a siffatte esperienze è il 
granturco. Blaringhem, sia tagliandone i fusti per traverso o 
per lungo, sia attorcendoli su se stessi, ha prodotto delle forme 
anomale di granturco, per es. individui con spiche ramificate, 
aventi ad un tempo fiori maschili e fiori femminili. Racco- 
gliendo i semi di queste anomalie o mostruosità e seguendo 
le generazioni successive che ne sono scaturite, V autore ha 



272 Storia ìiatuvale 



veduto comparire un gran numero di forme nuove: fra le 
([uali tre, che pei loro caratteri distintivi spiccati e per la loro 
ereditarietà sono da considerare come tre specie nuove, — e 
sia pure « specie elementari ». Due di queste specie poi, — cosi 
« create » per mezzo del traumatismo dui Blaringhem, — sono 
interessantissime dal punto di vista pratico, ^iaccliè hanno 
chicchi farinosi e possono maturare nei dintorni di Parigi, 
nel Nord della Francia e fin nel Sud della Svezia, vale a dire 
in regioni dove tìnora non si poteva coltivare il granturco 
altro che per foraggio. 

Ma, dopo av^er tracciato il vasto quadro delle ricerche 
sperimentali in ordine al problema della trasformazione 
delle specie, quali conclusioni no trrffe il Bonnier, quali 
qoncetti mostra egli di possedere suir arg'omento di capi- 
tale importanza per la biolog'ia moderna ? 

Prima di tutto V A. considera come assodate e poste 
fuori d' oi^ni dubbio la trasformabilità delle specie e la 
creazione di specie nuove: queste non sono più ipotesi, 
ma sono fatti d' osservazione e fatti d' esperienza. Ma 
quali sono le cause ed i processi delle variazioni delle 
specie ? come e perchè si producono le modificazioni negli 
organismi, tanto profonde da potere essere ereditarie e 
da cambiare quindi una specie in un' altra o in più 
altre ? 

L^ A. delinea le tre correnti principali, secondo le quali 
si è tentato di ris^pondere a queste domande. La prima è il 
lamarckismo^ che attribuisce alle coudizioni esterne dell'am- 
biente tutti i cambiamenti che si producono negli organismi; 
in altre parole, un essere si modifica esclusivamente per adat- 
tamento, ed un adattamento prolungato può fargli acquistare 
caratteri ereditari. Un'altra scuola, il iiaegelismo^ ammette 
invece che T adattamento non rappresenti alcuna parte nella 
produzione delle specie nuove; tutti i mutamenti delle specie 
sono dovuti alla tendenza a variare insita negli organismi, si 
producono nella formazione stessa dell'uovo, e l'ambiente non 
ci ha nulla a che vedere. La terza corrente è il darwinismo^ 
che ammette la variazione lenta, graduale, continua e la sele- 
zione con la sopravvivenza del più adatto; l'accumulazione 
delle variazioni, il perfezionarsi degli adattamenti determi- 
nano di generazione in generazione il differenziarsi delle forme, 
e quindi la formazione delle nuove specie. Nel darwinismo 
c'è in fondo anche il lamarckismo, ma c'è di più la selezione 
naturale. Altre ipotesi, che collegano le variazioni, per es., 
con l' influenza del parassitismo o gli effetti del traumatismo, 
si possono far rientrare nel lamarckismo. 



Li. 



17*^ 



Ti^sfonnazìone e formazione dì specie 27B 



L' A. mostra di propendere verso una larga compren- 
sione eclettica, conciliante, nei riguardi di queste e di 
altro ipotesi immaginate per spiegare la trasformazione 
delle s[)ecie, — non dissimile in (juesto dallo zoologo 
Oiard, di cui già altra volta abbiamo qui fissato le 
vedute non ristrette nei limiti d' una scuola. Riconosce, 
è vero, che la selezione naturale è insufficiente a spie- 
gare l'origine delle specie, ma non le nega ogni effi- 
cacia, come fanno oggi molti; è partigiano del lamar- 
ckismo, nel senso del ritenere che nella influenza deir am- 
biente stia il determinismo di gran parte delle variazioni, 
ma non pare ricusi assolutamente la causa interna della 
tendenza a variare insita negli organismi. 

Quanto alla teoria delie mutazioni^ Y A. ne riconosce 
la straordinaria importanza, ma non crede possa bastare 
da sola a spiegare V origine delle specie. Egli intanto, 
pure in questo a somiglianza del (liard, non manca di 
tentare di conciliare la variazione brusca con V evo- 
luzione o variazione lenta e continua: il che del resto 
non ò neppure lontano affatto dal pensiero dello stesso 
De Vries. 

Secondo l'autore della teoria, infatti, nella mutazione si 
rendono manifesti caratteri che esistevano già allo stato 
latente negli organismi. Ora si può ammettere che i ca- 
ratteri latenti si formino a poco a poco, per un vero 
processo di evoluzione, sia sotto l' impulso della tendenza 
innata a variare, sia anche per influenza delle circostanze 
d' ambiente, acqua, cibo, condizioni climatiche, luce, ecc. 
La comparsa brusca, improvvisa dei caratteri latenti, il 
loro estrinsecarsi, avrebbe luogo quando i caratteri stessi 
hanno raggiunta una certa intensità: ed allora si realiz- 
zerebbe la mutazione. Così la mutazione non escluderebbe 
r evoluzione propriamente detta: Giard ha paragonato 
tutto ciò al prodursi improvviso d' una reazione chimica 
in una soluzione, nella quale si è aggiunto il reagente a 
goccia a goccia, fino air ultima che ha dato il tracollo ; 
Bonnier lo paragona ad una bilancia, sulla quale da una 
parte sono dei pesi, e dall' altra si mette della sabbia, 
aggiungendola ed accumulandola granello su granello 
fino air ultimo, che rompe bruscamente V equilibrio. 

Del resto, la comparsa brusca, la estrinsecazione im- 
provvisa di caratteri latenti, ormai, per così dire, maturi, 
potrebbe avvenire sotto l' influenza di cambiamenti nel- 



274 Storia naturale 



r ambiente: in tal caso T adattamento si riconnetterebbe 
anche per questa via con la mutazione. 

E la selezione stessa infine potrebbe ancora interve- 
nire per la conservazione od eliminazione dei caratteri 
nuovi, quindi delle nuove specie, formatesi per mutazione, 
in ordine alla loro maggiore o minore corrispondenza 
d' adattamento con l' ambiente. Per lo meno la selezione 
farebbe sparire le forme meno adatte. 

Abbandonando ora il libro del Bonnier, dopo averne 
spremuto il « succo trasformista », e se non proprio 
« darwinista », certo sempre « evoluzionista », crediamo 
utile dare qui alcuni cenni intorno Y opera singolare di 
un altro ormai famoso « creatore di specie », T americano 
L. Burbank: sul quale riferisce G. Cuboni in una confe- 
renza, tenuta a Koma, col titolo: Le nuove forme di 
piante ottenute da L. Burbank {Conferenze e Prolusioni^ 
nuova rivista che si pubblica a Roma dalla Soc. Editrice 
Laziale ). 

€ Da qualche anno i giornali e le riviste di coltura gene- 
rale e speciale del mondo intero narrano, con parole della più 
entusiastica ammirazione, — cosi il Cuboni, — i prodigi che 
Lutero Burbank, nei suoi grandiosi vivai della California, ha 
saputo compiere, ottenendo, anzi ( come dicono i suoi ammi- 
ratori) creando nuove forme stupefacenti di piante adatte 
alla coltura nei giardini, negli orti, nei campi ». 

Il fatto è che si tratta davvero d' un' opera meravigliosa, 
— non nel senso di quei miracoli che succedono soltanto in 
America. Infatti V opera del Burbank ci è ormai nota, — e noi 
possiamo giudicarla, — in tutta la sua singolarità e in tutta 
la sua importanza, « non solo per le notizie dateci dai perio- 
dici e dai libri americani, ma ]>er una dotta relazione che ne 
ha pubblicato il più illustre dei botanici viventi, Ugo De 
Vries, V illustre professore di anatomia e tisiologia vegetale 
dell'università di Amsterdam ». 

La citata relazione del De Vries è il risultato di una 
visita, che egli ha fatto ai vivai del Burbank in California; 
e ne emerge che il Burbank, se non è il mago, « il tauma- 
turgo del mondo vegetale », come taluno lo ha proclamato, è 
pero certamente « il più grande e il più esperto coltivatore 
vivente ». Il quale si può dire che ha ottenuto prodigi, appli- 
cando « metodi molto semplici e punto nuovi », quali la ibri- 
dazione e la selezione, ma € con tale intensità e vastità di 
lavoro, con tale genialità di osservazioni, che veramente ha 
superato di gran lunga tutto ciò che era stato fatto finora 
in questo genere di ricerche ». 

Il Cuboni ci dà anche uno schizzo biografico del Burbank, 
che, nato da famiglia eletta, ma povera, in origine garzone di 



Trasformazione e formazione dì specie 276 

fattorìa, poi nettatore di pollai presso un allevatore di gal- 
line, può acquistare uu piccolo terreno per impiantarvi un 
giardino e un vivaio, e si eleva a poco a poco, tino ad essere 
oggi possessore dei più grandiosi vivai del mondo, dove può 
fare le sue esperienze sulla produzione di nuove piante in una 
si larga scala, come non furono mai fatte da nessuno e in 
nessun luogo. Si pensi che egli opera su piante di tutto il 
mondo, facendole raccogliere fin nelle più lontane regioni, e 
che le sue selezioni si operano, ad es., su 60, 60 e sin lOO mila 
individui d' una stessa specie o varietà. Ogni anno sono cataste 
immense d' individui scartati, — per es. di 20 metri di lar- 
ghezza per 10 di altezza, — che vengono bruciate! 

Nessun coltivatore ha mai esteso le sue ricerche sopra un 
numero cosi grande di specie, come ha fatto il Burbank, e 
nessuno ha mai ottenuto un numero cosi insperato di prodotti. 
« Alberi fruttiferi, alberi ornamentali, piante di bosco, arbusti, 
piante agrarie, piante industriali, piante da orto, piante da 
giardino, tutto ha formato oggetto di osservazione, di studi, 
di ricerche, di esperienze da parte di Burbank, in trent'anni 
di lavoro assiduo nei suoi vivai di California. Ammontano a 
2500 lo diverse specie di piante sopra le quali egli ha fatto 
esperimenti per tentare di migliorare in un modo o nell'altro 
la produzione ». 

Cosi egli è riuscito ad ottenere alberi da frutto, special- 
mente peschi, albicocchi, sasini, resistenti alle gelate prima- 
verili tardive ed al caldo eccessivo, ai venti, alle pioggie, alle 
prolungate siccità, oltre agli attacchi di crittogame ed insetti. 
Ha ottenuto di più pregevolissime qualità di frutta, come la 
prugna zìj^cherina, la pi^ugna pera, la prugna albicocca^ 
— risultato, quest' ultima, dell* incrocio del susino con V albi- 
cocco. Altre novità singolari e preziose: un castagno che frut- 
tifica già all'età di 18 mesi e può dar frutti due volte Tanno; 
un noce di rapidissimo sviluppo, il cui frutto ha il mallo 
dolce, privo di tannino; la patata zuccherina, resistente alla 
peronospora e ad altri nemici, le patate aeree, il frutto squisito 
di un ibrido fra la patata e il pomidoro. Nel dominio dei 
fiori il Burbank si è preoccupato specialmente di conseguire 
varietà più brillanti, a fioritura di più lunga durata, più facili 
a coltivare e meno costose, ed ecco dei LUium tigrinum con 
odor di viola mammola, bellissime rose, margherite, come la 
candida Shasta Daisy, con le calatidi di 10 a 16 centimetri. 
Infine il fico d' India senza spine sembra destinato a popo- 
lare i terreni più aridi e i deserti, fornendo un cibo buono, 
sostanzioso e quasi di nessun costo, alP uomo nel frutto, al 
bestiame nei fusti carnosi. 

Da questi cenni emerge che le ricerche e gli esperi- 
menti del Burbank hanno essenzialmente un obbiettivo 
pratico, in quanto egli si propone di ottenere piante che 



21 G *Sf or ia^na turale 



j 



soddisfino ai bisogni, magari anche estetici, dell'uomo; 
e questo fa sì che i processi medesimi messi in opera 
dal Hurbank siano poco scientifici e conducano a risul- 
tati di non troppo valore scientifico, a giudizio anche 
del De Vries. Ad ogni modo questo si può ritenero che 
r opera del Burbank serve a dimostrare l' importanza 
delV ibridismo nella variazione delle piante^ notando che 
in molti casi, come per gli ibridi fra rovi e lamponi, i 
/ prodotti d* incrocio « si riproducono per seme, conservando 

i loro caratteri costanti ». Di più abbiamo la dimostrazione 
per mezzo di fatti sperimentali che T ibridismo, — come 
anche V innesto, — ha esito felice pur fra specie note- 
volmente lontano nel sistema botanico. 

Del resto, V opera del Burbank fu variamente inter- 
pretata dal punto di vista scientifico. Il De Vries giudica 
che « lo cosiddette nuove specie ottenute per ibridismo 
in realtà non sono che nuove combinazioni di caratteri 
che già preesistevano noi genitori»; cosicché nessun ca- 
rattere nuovo si sarebbe prodotto artificialmente nel campo 
sperimentale del Burbank. Altri invece annunziano addi- 
rittura che il grande coltivatore americano ha conseguito 
sperimentalmente « la creazione di specie nuove », dimo- 
strando la variabilità indefinita delle specie, T ereditarietà 
dei caratteri acquisiti, la quasi onnipotenza della sele- 
zione e della ibridazione. 

Quanto al Cuboni, nei suoi commenti ali* opera del 
Burbank, egli si mostra posseduto dalla sfiducia che ha 
invaso parecchi naturalisti o no, e, mentre accetta sen- 
z'altro il giudizio del De Vries sulle nuove piante del 
Burbank, concludo malinconicamente che « dopo tanti 
studi e tante ricerche noi dobbiamo confessare che il 
problema della origine delle specie ci appare oggi più 
diffìcile e più oscuro che mai ». Pare che anche la « mu- 
tazione » non trovi grazia presso il Cuboni, il quale esce 
pure in questa affermazione: « la teoria che ammetto una 
evoluzione lenta, continua, graduale, che sale ininterrotta 
dal microbo all' uomo, è accettata come un dogma asso- 
luto dai profani della biologia^ ma non può essere più 
sostenuta dal naturalista vero che basa le sue induzioni 
sui fatti e non sulle idee preconcette ». 

È probabile, — e certe frasi della sua conferenza ren- 
dono legittima la supposizione, — che il Cuboni obbedisca 
dal suo canto ad altre idee preconcette, le quali lo abbiano 
reso sempre poco incline ad ammettere la teoria doirovo- 



Trasformazione e formazione di specie 211 

luzione per ragioni d' indole morale e filosofica; altrimenti 
come non si accorgerebbe che questo suo giudizio è 
oltremodo avventato, dal momento che numerosissimi sono 
sempre i veri biologi e veri naturalisti^ che, come il Bon- 
nier, mantengono fede, — e fede scientifica, — nell'evo- 
luzionismo, ed ammettono concordi la trasformazione delle 
specie, pur non essendo d'accordo sulla natura dei fat- 
tori che ne sono la causa? 

Non diversamente dal Bonnier, con fede non minore 
neir evoluzione, parla, — per citare un altro esempio, — 
C. C. Schneider, nella sua Introduzione alla teoria della 
discendenza (Jena, Fischer). Il professore di zoologia al- 
l' Università di Vienna, — al quale il Cuboni non vorrà 
certo negare d'essere un « naturalista vero », — afferma 
nel suo libro essere ormai fuori di dubbio che gli orga- 
nismi siano derivati gli uni dagli altri e specialmente i 
superiori dagli inferiori. 

Di ciò adduce prom indirette e prove dirette. Le prime 
sono: prove morfologiche^ desunte dal progresso evidente nel- 
r organizzazione quale si manifesta nelle diverse serie degli 
organismi ; prove paleontologiche, attestate dal progresso degli 
esseri scomparsi, come sono distribuiti dal basso all'alto nella 
crosta terrestre; prorm embriologiche^ cioè le note somiglianze 
tra gli stadi embrionali di un dato organismo e le forme adulte di 
organismi inferiori; prove geografiche^ cioè fornite dalla distribu- 
zione degli organismi alla superficie del suolo Mavì sono ancora 
le prove dirette^ che furono offerte negli ultimi tempi dal tra- 
sformismo sperimentale, il quale, secondo PA., ci fa assistere 
alla creazione di vere specie, almeno con le mutazioni del De 
Vries. 

Indipendentemente dalla circostanza che lo Schneider non 
riconosce più nella selezione naturale un'efficacia nella forma- 
zione delle specie, questo è il linguaggio di un vero evoluzio- 
nista ortodosso: un linguaggio che secondo alcuni nessuno 
oggi parlerebbe più, mentre T A. ritiene di poter affermare 
che tutte queste prove concordanti costituiscono un insieme 
tale da ottenere 1 assentimento della quasi totalità dei natu- 
ralisti ! 

Solo che in conformità ai nuovi orizzonti lo Schneider, come 
non crede più nel valore della selezione naturale, cosi crede 
che le variazioni brusclje costituiscano Punica fonte delle formo 
nuove. Ma, mentre opina che V ipotosi di un impulso interno 
a variare in determinate direzioni non costituisca una spiega- 
zione, ritiene si debba ammettere che anche le mutazioni ab- 
biano da avere in ultimo analisi la loro origine in stimoli del 
mondo esterno, cioè in influenze dell' ambienta. 



278 Storia naturale 



Neir orbita della teoria dell' evoluzione rientra pure un 
saggio di T. Vignoli intorno a De Vries, Specie e vaHetà 
e loro genesi per mutazione (R, Istituto Lombardo di 
Scienze e Lettere), 

L^A. ammette « la veracità del trasformismo, quale metodo 
in natura », riconoscendo che « la scienza moderna, certamente 
non quale legge matematicamente assoluta, V accetta come 
ipotesi inevitabile »; ma, se ritiene essere un fatto certo che 
le specie siensi mutate o trasformate, poiché tutta la paleon- 
tologìa V afferma », non si nasconde che « quello che è per ora 
ignoto è la causa di questi mutamenti ». Crede del pari che 
si debba ormai abbandonare P ipotesi delle lente, insensibili 
variazioni, come la formulava il Darwin, e fa adesione invece 
alla teoria delle mutazioni o variazioni brusche, come è stata 
immaginata dal De Vries, quale risultato di investigazioni 
< eseguite con metodo rigorosamente scientifico, avvalorate da 
esperimenti e schive di audacie trascendenti e di voli spe- 
culativi ». Delle mutazioni però riconosce la preparazione lenta. 

Un autore, — e valentissimo e celebrato^— che conserva 
sempre i vecchi entusiasmi per la scienza, alle cui con- 
q|uiste anche nel campo filosofico non crede siano da porre 
limiti, è G. Ciamician, che nei suoi Problemi di chimica 
organica (Rivista di Scienza)^ dopo avere esposto in un 
quadro luminoso i trionfi della sintesi, così conclude: 

« Senza impiego di mezzi energici, col solo aiuto di blandi 
enzimi biologici noi siamo ormai in grado di ripetere in vitro 
varie sintesi seguendo fedelmente la natura. Inizio assai pro- 
mettente che ci incita a proseguire per questa via II compito 
deir avvenire sarebbe di riprodurre con simili mezzi tutte le 
diverse sostanze del regno biologico e particolarmente del vege- 
tale. Noi potremmo allora accostarci di più alle manifestazioni 
della vita vegetativa e comprenderle nella loro essenza. Se ciò 
possa un giorno riuscire anche per quella sensitiva non si 
può ora decidere. Una volta si scorgeva qui una barriera in- 
sormontabile al potere umano, ma chi saprebbe porre un limite 
ai voli della ricerca scientifica? Come la natura, la scienza è 
senza fine né confine ». 

A proposito della teoria delle mutazioni^ non possiamo 
esimerci dall' additare un brillante e acuto scritto del- 
l' economista A. Loria, La botanica rivoluzionaria (Nuova 
Antologìa)^ ohe dell'idea del De Vries fa una molto atten- 
dibile applicazione alla sociolog-ia. 

« Le mutazioni di De Vries trovano il più preciso riscon- 
tro nell'orbita dei rapporti sociali, dacché in questo, esatta- 
tamente come nel campo biologico, V evoluzione si compie per 



\u i| ■muMji.i i I \ ■ -^-,.^^_ „ 



La rigenerazione nella natura 279 



bruschi trapassi, lentamente e silenziosamente preparati da 
una vicenda di latenti trasformazioni ». Quindi nella socio- 
logia, come nella biologia, la mutazione o trasformazione bru- 
sca si associa air evoluzione o trasformazione lenta e graduale: 
per evoluzione si formano a poco a poco i nuovi caratteri 
allo stato latente, per mutazione essi si estrinsecano a un 
dato momento, improvvisamente. E come nella natura vi sono 
specie in un certo tempo immutabili e periodi d* immutabilità, 
mentre successivamente la specie si cambia per mutazione e 
seguono periodi di variazione, cosi « l'evoluzione sociale, che 
non si esaurisce in una graduale e mansueta ascensione a 
forme sempre più raffinate e complesse, consta di una serie 
di assetti, apparentemente immutabili durante un lungo pe- 
riodo, i quali ad un certo punto iniziano una brusca discesa 
coronata da una radicale rivoluzione, onde emergerà, attraverso 
un lavorio tormentoso, una forma di convivenza sociale più 
squisita e superiore ». 

Così la biologia, — per opera di un botanico, — « ap- 
porta, senza volerlo, il più formidabile contributo alla 
tìlosofia sovvertitrice », sempre però nel senso delle rivo- 
luzioni o mutazioni sociali precedute dalla lunga e lenta 
preparazione dell* evoluzione. 



IL — La rigenerazione nei tre regni della natura. 

Questo argomento sempre interessante, — che tanto 
più lo diviene quando se ne allarghi il campo fino a com- 
prendervi il mondo minerale, — fu trattato con sintesi felice 
dal Przibram, che ne fece oggetto di comunicazioni al 
Congresso dei Naturalisti e Medici tedeschi a Stuttgart e 
ne riferì ampiamente sulla Naturivissensehaftliche Rund- 
schau. 

Gli esempi di una rigenerazione delle parti distrutte 
non sono rari pur nel regno minerale, che sotto questo 
punto di vista offre una marcata analogia col mondo or- 
granico. Così un cristallo d'allume, se venga mutilato d'un 
vertice e poi immerso in soluzione della stessa sostanza 
o d' altro allume, riacquista la parte perduta ; e, se la 
soluzione è di un allume colorato, per es. quello di cromo, 
il vertice rigenerato spicca per la sua tinta sulla massa 
incolora del cristallo sottoposto ad esperienza. 

Il campo classico della rigenerazione è naturalmente 
il mondo organico. 



\ 



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ì^*> X%> 'ì i mitu r ìU 



P. . r*rl so-O' :or>e i rA>i i: un* vera rigenerazione nel 
T^irn-^ r^^r^Tile. >e': .*rae i primi >f;ii ciro« Fattività ripara- 
:r.,** ir /: Tir*- -"j^ ::.•'> niìtiAto >;auo stati fatti proprio sulle 
; -ki.T-» 11^.. r v-r-r m •- i-?^:*^ :* ps * dA\e volte si tratta di feno- 
r--*-.- i:r^r^i dir,* ri^^i^trrA.-i.-i.e propriamente detta, come sa- 
•vr ier>^ i vA-ì ^<. rr^'.ven:;. n»*! •{.: »ìi Tablazione parziale o 
T TA> i' 'M. ^r^^Ar.r i i^r r.^n Irato la produzione d' un certo 
:. ..ii^ro i* rcAiv. d-v^-r^i Nrl'.' àii.^'ito invece della vera rige- 
li*^4^:"rL1^ r.r-„ir*t:," ^..^taato q.ieì casi, — e non sono punto 
t'-^f ::■*!. ti. — V. r* ì :: ^-.t- ri:*uno la loro estremità o di fo- 
^ .r :r-e ^: r.. :-r..f .rijLi^o». rippxi l'^snio la metà perduta delle 

r :jì- r-r : : . rA<:c^ pi", vario ed anche più singolare alla 
r cr:i^rAj*.;i:- t» vt^ertc vÌa: r^^iào anitnale. Nel quale, se si 

■ r- :--»r.' : j^r-ii vi » ^'-l>*a:i ^ui gradini diversi della scala 
r «• .x. -* ^ :v.r^'.v> >.;: ra:-.; iivcr^i dell'albero genealogico 
"f- T^C-" ' A^:r. A>, >: >.:.^i^rv * iec-re che « la facoltà rigene- 
ra" * i ~ ' . ^ «^ ." :. r vlev.*r<i dei tipo d'organizzazione ». 
T: i:,- :; .^ :»::o ^■^i.rrAe. ia o ;i con<epie che questa facoltà è 
;* ^Tt-^^* - ■ A^i uec-: ari": ili ]K>^ti aììo stesso livello, men- 
::v t i,\r-^* r. -;,;e 1: :■:--•: a -li verso livello zoologico. 

I A. >:.\. !:<>» se; ^:.*ì: di ri £rr ne razione nel regno ani- 
"".> v, * i**-:'ry ìac'ì ^'a *tii p:'ù bassi. 

Ne- : r •: <. a li !a r:; ArArix>ne è completa a partire da una 
•^ I w ' f ..-* r -itrATr * <i va dai protozoi ai celenterati e 

^ ■ " A ^ T* .'. .le ■■ i. a*,t'.;ì:. tunicati Ma t;ià molluschi, cro- 
^*A-^_ **--"', u:vi-i. o':rv*iio un pv»tere di rigenerazione molto 

■ .xvv : <-\^ i , V ; or>r-»r.: -i riprod'i-ono. come coda, zampe, 
*:t -r ;*i \*:ri or^Au; <'n<ori, u^.eiitre per es. l'ablazione 

* ;v's,A ;^-tA v*»^!* <i^ ÌA i:i.^r:e dell'animale. Più in alto 
-*- :^ \ •. M \ '; * I;'ert.»lo e o.^vvoiriili, l'he sono appena in 
^ .1^ ; r y.vl ir,v ìa OvVÌa fx^rduia, mentre non rifanno più 
e jv* -iv l. a't-v.^.ì iTTAviv^ dì ri^enerAzione iiitiue è posseduto 
:* ^ '- .: *'^"\^*'t < .i^»r;v>ri. nei «juaH la riijenerAzione consiste 
..v:v* A *u-''a v*>v\i:ri 'iA.-i.>U'\ drlle ferite, cioè di le*<ioni più o 
:. cr.,> l'x^ù^nlo vìi tessuti. F. il oaso deffli uccelli e dei mani- 
"•*--r;: .' v^ u.u 'v.ar.oAno pt*r\> dì presontare qualche eccezione, 
^r..e '.a r^prv^l^.'unie vh r.ieta del becco in un'anitra, della 
v*v\;a Ili un r\^lì:*^re, ecc. 

A vv^iitVtro ^ìeTte K\;;;i da lui stabilite, TA. adduce non po- 
V** 1 tA!:i n.iovì lu matf^rìa dì rigenerazione, facendo vedere 
^x^"-.e .ut<tA <ì \»vin*"hi in non pochi tipi tinora ritenuti refrat- 
t.vru Kuoricreiì; ^ al es. qualcne sanguisuga che rigenera la 
te<:A e '.A e^r e*ivta po-^teriore: molluschi dei generi Planorbis, 
.**: f. ..'/*' I, r,"ȓ,, oho riproducono un tentacolo col rispet- 
t.\v^ vvo'.'v^ |M<to .Uhi ha<e od all'apice del tentacolo, ecc. 

N' '. ror<o d'ile <iie e>|>erìenze T A. ha potuto anche dimo 
^trai\ v'hr* I^ i^jiM^ltà riparatrice si attenua con 1* età ed è 
u\trv. tuìoito cv>nues>a coi proces^i dell' accrescimento: co$i 
j;.'m'-oiti ci i cro'-tAcoi, che hanno cessato di crescere, non 



Lea partenogenesi sperimentale 281 

ouo pili in grado di riprodurre le parti perdute; cosi le fo- 
;lie, che crescono normalmente per la punta, come nelle felci, 
tossono riacquistare l'apice reciso, mentre non lo possono 
quelle, in cui V accrescimento è basale. 

Li'A. ha indagato infine alcuni fenomeni particolari di com- 
pensazione, come il caso del gambero nel quale V ablazione 
r una pinzetta provoca lo sviluppo smisurato dell' altra, che 
normalmente è più piccola d«lla prima. Esempi analoghi sono 
offerti dal regno vegetale: cosi certi rappresentanti della fa- 
miglia delle gesneriacee, dopo l'ablazione del più grosso dei 
:*,otiledoni del seme, presentano il più piccolo straordinaria- 
mente sviluppato. 

L' insieme delle sue ricerche conduce FA. a formulare 
queste conclusioni : « la facoltà della rigenerazione è una 
proprietà primaria e generale, che si manifesta nei tre 
regni della natura, la quale non cessa se non col ces- 
sare deir accrescimento del corpo, ed essa consiste in 
un'accelerazione dell' accrescimento normale dovuta alla 
tendenza verso uno stato d'equilibrio da conseguire col 
minimo sforzo possibile: un'autoregolazione con la messa 
in opera dei mezzi più semplici ». 

A proposito della riproduzione delle parti perdute od 
asportate, qui è da ricordare un pregevole contributo di 
un italiano: K. Pardo^ Sulla rigenerazione del cristal- 
lino {R. Accademia dei Lincei). Secondo le esperienze 
dell' A., il cristallino si riproduce nei tritoni adulti anche 
dopo la «ezione del nervo ottico, ed ha luogo la riprodu- 
zione anche dopo l'ablazione del cristallino rigenerato. La 
rigenerazione della lente dell'occhio si ottiene anche nel 
ramarro. 



rU. — La partenogenesi sperimentale. 

E noto, — e noi stessi non abbiamo mancato di segna- 
larne neW Annuario gli episodi più salienti, — che negli 
ultimi tempi la scienza sperimentale è riuscita a ripro- 
durre un fenomeno biologico dei più importanti : lo svi- 
Zuppo di uova non fecondatCj sotto V influenza di vari 

' eccitamenti artificiali. Yves Delage, — uno degli autori 
che più largamente e felicemente hanno coltivato questo 
campo di ricerche, — ci presenta un vasto quadro 

^ sintetico di tutto il movimento scientifico che si è andato 
svolgendo in tema di partenogenesi sperimentale. Questa 

Akmuario sciKNTirico — XLIV. 19 



sintesi oltrenioilo interessante è comparsa nella nuova ' 
Ricista di Sc.ifmo, elio io Zanichelli pnbblica nell'edi- 
zioiiG italiana, — e noi crediamo ittile damo qni un 
lar^o riassunto. 

4 11 fatto brutale che serve di base Hlla questione della 
parteiiogoiiesi sperimentale, — dice l'A., -^ è questo: certe 
nova, tenute lontane dagli spermatozoi ed incapaci di 
svilupparsi da sé nelle condizioni ordinarie, si svilup- 
pano nondimeno so sì sottopongono a certe condizioni 
sperimentali -. 

Si tratta dunque, — tió è necessario rilevare subito, — di 
casi ben diversi da quella iHirteiiOi/eitesi nnfttraté, che è slatti 
constatata segnatamente in alcune piante e che può esaere 
anche normale, come nelle api, presso le quali i maschi na- 
scono dalle uova non fecondate. Per dir meglio, onde sì possa 
parlare realmente di part«nogouesi sperimentale, bisogna esclu- 
dere dal campo delle esperiemse quelli animali e quelle piante 
i cui germi abbiano già l'attitudine a « sviluppai'sì da sé nelle 
condizioni ordinarie >. 

Cosi l'A trova assai contestabile l'itsserita partenogenesi 
sperimentale del Thalictmin, che senza l' intervento del polline 
si sai-ebbe sviluppato sino alla formazione del seme t'ertile. Nel 
1302 Over'on avrebbe ottenuto questo bei risultato, inafKaudo 
la pianta con certe soluzioni saline', ma già nel 18£H> Day 
osservava la partenogenesi naturale nello stesso Tlialictrum, 
in modo da dover sospettare che l'intervento spei'imentale 
possa benissimo non es-ter la causa del risultato ottenuto. 

Per ijuesta e per altre ragioni l'A. esclude dal numero dei 
casi di partenogenesi sperimentale gli esempi di piante, come 
quello citato del Thalictriim e quelli del pari di alcune alghe; 
ad esempio 11 caso del gen Spirogyra, in cui, per opera del 
Klebs (1836). facendo agire su cellule in via di conjugazione 
una soluzione di saccarosio, si ù vista la coojugaaione inter- 
rompersi, e le cellule dare ognuna una parte nospoi-a. Insomma 
pei vegetali i fenomeni riferiti alla partenogenesi sperimen- 
tale sono troppo diversi da quelli osservati negli animali, per 
essere autorizzati a metterli 



Lasciate «linicjue da parte le piante, gli animali, nei 
quali la partenogenesi sperimentale è stata osservata, sono 
i sejfuenti, secondo remunerazione che ne fa l'A. 

Nei vertebrati : la ratid è stata spinta fino allo stadio di 
blastula (Dewister, sottoponendo le uova all'azione del subli- 
mato corrosivo; Bataillon e Rondeau-Louzeau con soluzioni 
di mercurio e di cloruro di sodio); fra i pesci il Leiieincus è_ 
stato spinto allo stesso .«tadio (con lo stesso mezzo, ad opera' 



La partenogenesi sperimentale 28B 



di Bondeau-Louzeau) ; il Fundulus sino allo stadio di due 
blastomeri (Loeb) e cosi la lampreda (Bataillou). Quindi nei 
v'erteUrati non si è andati più in là di una segmentazione pi Vi o 
meno avanzata, e nulla autorizza ad affermare che sarebbe 
possibile raggiungere la line dello sviluppo. 

Negli iìisetti: nel bombice del gelso (Sericarìa o Bombyx 
viari) le uova non fecondate si sviluppano talvolta spontanea- 
mente sino al bruco perfetto. Quindi è difficile dire in qual 
misura l'intervento sperimentale ha contribuito a questo svi- 
luppo (Tichomirov, 1886: spazzolatura delle uova od immer- 
sione temporanea nelP acqua addizionata d' acido solforico). 

Molltischi : il bivalve Mactra sino allo stadio di 16 bla- 
stomeri (Kostanecki per mezzo di cloruro di potassio, cloruro 
di calcio ed acqua di mare concentrata». 

Vermi: tino ad uno stadio avanzato di segmentazione {es. 
Phascolosomaj 30-60 blastomeri, per Loeb a mezzo del cloruro 
di potassio; o addirittura sino alla larva ( Thalassema^ Léfèvre, 
con acidi organici ed inorganici; Chaetopterus, Loeb, col clo- 
ruro di potassio; Amphitrite, Loeb, Fischer e Neilson, col 
cloruro di calcio; Ophelia^ Bullot, col cloruro di potassio; 
Nereis, Loeb, ecc.) 

Ma gli echinodermi sono quelli che hanno dato i risultati 
più notevoli. Questi risultati sono stati ottenuti con vari 
mezzi : stricnina, calore, scuotimento, e sopratutto anidride 
carbonica per le stelle di mare, soluzioni ipertoniche addizionate 
di varie sostanze coadiuvanti pei ricci di mare, — coi quali 
Loeb è pervenuto sino allo stadio di pluteo ^ ottenendo larve, 
che, del resto, non sopravvivevano. 

Ed è questo il tipo degli animali, su cui ha lavorato par- 
ticolarmente VA. Rispetto Me stelle di mare^ egli ha ottenuto 
con razione delP anidride carbonica una tal percentuale di 
riuscite che il numero delle uova non segmentate era insigni- 
ficante e minore che nelle fecondazioni artificiali con lo 
sperma: praticamente il 100 'lo Lo stadio larvale era rappre- 
sentato da bipinnarie e brachiolarie assolutamente normali, 
alcune delle quali sono vissute sin 4 mesi ed hanno rag- 
giunto lo stadio della metamorlbsi caratterizzato dalla for- 
mazione del disco apicale con le sue spicule e P indicazione 
della forma pentagonale e delP apparecchio acquifero. Rispetto 
ai ricci di mare, PA., per mezzo di una soluzione ipertonica 
alcalinizzata da solfito di sodio e addizionata di quantità 
minima di cloruro di nichel, ha ottenuto dei plutei, che 
hanno pure vissuto parecchi mesi ed alcuni dei quali hanno 
raggiunto lo stadio della metamorfosi mostrante il disco 
apicale, i tentacoli terminali e persino i primi pedicellari. 

Come si sviluppano le uova così fecondate artificial- 
mente, o meglio eccitate a svilupparsi senza essere fecon- 
date? Nello linee fondamentali, — secondo che risulta 



2&4 Storia ìiaturale 



dallo ricerche di Morofan, Wilson e dell' A., — dopo 
razione dei reattivi appropriati e, generalmente, dopo che 
Tnov^o ò stato rimesso noi suo elemento naturale, nel 
citoplasma appaiono numerosi aster^ che si dividono i 
cromosomi, ma ben presto si dileguano; è un aster nuore, 
situato presso il nucleo, che determina la divisione di 
questo. La divisione avviene non per un solco circolare, 
ma per una insaccatura che si approfondisce progressi- 
vamente. IjQ segmentazioni, dapprima più o meno anormale 
si regolarizzano a poco a poco, formandosi tanto cellule 
nuove con la relativa membrana di rivestimento. 

Quanto agli agenti della partenogenesi sperimentale, 
— già in gran parte indicati più sopra, — si possono col- 
legare in tre gruppi. 

Af/enff meccanici: spazzolatura; scuotimento: — agenti 
fisici : calore; — agenti fisico-chimici : stricnina, siero antidifte- 
rico, benzolo, acqua di mare concentrata, anidride carbonica, 
e specialmente soluzioni elettrolitiche, saline, acide o talvolta 
basiche, aggiunte alF acqua di mare ed ipertoniche rispetto a 
questa, addizionate o no di sostanze coadiuvanti. 

Ma oscuro e controverso è il problema del modo di 
operare di siffatti agenti, mentre la loro azione è fuor 
di dubbio. 

L'A. esclude che si tratti di una fecondazione artificiale: 
le soluzioni, fanno sviluppare V uovo, ma ciò non prova che lo 
fecondino. E una vera partenogenesi cìie viene provocata, cioè 
sviluppo di uova che non sono state fecondate. E V A. vuol 
chiedere piuttosto la spiegazione del fenomeno alle leggi 
della fisico-chimica, ed egli propende ad ammetterne qualcuna 
che si basi sulle cariche elettriche dei joni e sulle proprietà 
delle soluzioni colloidali. In poche parole, FA. riconosce che 
« la condizione essenziale della divisione cellulare è una bipo- 
larità riposante sulle cariche di segno contrario del centro- 
soma e della massa cromatica ». Ora, € l'uovo maturo ha una 
sola polarità, ed è per questo che non può dividersi ». La fecon- 
dazione ha per effetto di portare alPuovo la polarità che gli 
manca: « l'uovo fecondato ha la doppia polarità che gli per- 
mette d'effettuare la serie di divisioni successive costituenti la 
segmentazione ». Secondo l' A., precisamente quello che fa lo 
spermatozoo, — però in guisa molto diversa, — fanno gli agenti 
della partenogenesi sperimentale: « essi comunicano all'uovo 
vergine la seconda polarità che gli manca »; e ciò per le loro 
proprietà elettrolitiche e colloidali. 



w ■ 

ff 



La partenogenesi sperimentale 285 



Comunque, certo è che qui vediamo un fenomeno dei 
più singolari, misteriosi e importanti fra quanti si svol- 
gono nel campo d'attività dell'organismo, il quale, in 
via naturale provocato dall'azione di sostanze che l'or- 
ganismo elabora, nella partenogenesi artifìcial-e viene de- 
terminato dall' azione di sostanze e processi estranei 
all'organismo, sotto l'impero delle forze fisico-chimiche. 

Il quadro ora esposto sarebbe troppo incompleto, se non 
vi aggiungessimo un conno riflettente le ultime ricerche 
compiute dal Delage e da lui esposte b\V Avadémie des 
Sciences^ qualche tempo dopo aver pubblicato l'articolo, 
ora riassunto, della Rivista di Scienza. 

Intendiamo alludere agli splendidi risultati conseguiti 
dall' A. nel campo della partenogenesi sperimentale con 
l'uso di soluzioni non più concentrate, ma isotoniche 
all'acqua di mare, e sopratutto con l'uso dell! ammo- 
niaca e del tannino, due sostanze che si sono dimostrate 
« le più utili nella produzione del fenomeno », almeno 
per quel che riguarda i ricdl di mare. 

Con questo procedimento TA. è costretto a sconfessare le 
precedenti ammissioni, in quanto qui si tratta di provocare lo 
sviluppo partenogenetico « con una soluzione che non deter- 
mina alcuna pressione osmotica superiore a quella dell'uovo 
stesso e non contiene alcuno dei costituenti dell' acqua di mare 
ne alcun altro elettrolito ». Dopo ciò, r- egli esclama, — « che 
rimane delle teorie che fanno consistere il fenomeno nella 
azione degli elettroliti, agenti o per via delle cariche dei 
loro joni o come ossidanti o i>er la loro pressione osmotica?» 

Come abbiamo accennato, con questo metodo l'A. ha 
conseguito 1 più brillanti risultati: infatti egli è riu- 
scito a far sviluppare le uova di riccio di maro sino ad 
attravei'saro tutti gli stadi della metamorfosi o raggiun- 
gere lo stadio perfetto. 

< Ho ottenuto, — cosi egli annunciava alP Accademia in 
data 26 agosto. — dei veri ricci muniti di tutti i loro organi 
caratteristici: aculei, pedicellari, ambulacri. Io ne ho attual- 
mente quattro, tre dei quali si sono arrampicati sulle pareti 
di vetro dei vasi d'allovamento. sullo quali si mantengono 
tissati per mezzo dei h>ro ambulacri, il die dimostra che essi 
hanno abbandonato detinitivaniente la vita larvale ])elagica. Il 
più avanzato, lungo più di 2 mm., proviene da una esperienza 
del 17 giugno; gli altri sono del 4 luglio. Altri plutei e 



V. 



286 Storia naturale 



parecchie^ brachiolarie di stelle di mare sono sulla buona 
strada; e tutto permette di sperare che supereranno essi pure 
il periodo difficile della metamorfosi ». 

L'A. conclude: « non è più permesso di dire che 
manchi qualche cosa d'essenziale a questi esseri, pei 

anali l'intervento del genitore maschio è stato sostituito 
a una pura azione chimica ». 
Così la partenogenesi sperimentale è pienamente riu- 
scita, e, come abbiamo accennato, segna un nuovo passo 
verso la spiegazione fisico-chimica della vita. 



IV. - Le grandi divisioni del regno animale. 

D. Carazzi presenta una prima nota per affacciare 
alcune Proposte di modificazioni alla classificazione siste- 
matica del regno animale (R. Istituto Veneto di Scienze^ 
Lettere ed Arti) : della quale nota noi e per V importanza 
deir argomento e \ier V indole dello argomentazioni, cre- 
diamo utile (jui dare un' idea. 

« La classificazione dei gruppi animali, — osserva l'A., — 
è la rappresentazione sintetica di tutte le nostre attuali cogni- 
zioni sugli animali stessi ; è perciò necessario modificarla di 
continuo, col progredire delle nostre conoscenze. Il risultato 
di questo progresso si rispecchia nelP aumento delle grandi 
partizioni sistematiche; perchè conoscere vuol dire sovratutto 
distinguere, e, per conseguenza, via via che procediamo nello 
studio ci si svelano differenze prima non avvertite ». 

Osserva poi V A. che « la sistematica sente V influsso delle 
teorie dominanti, in un dato periodo scientifico, sull'origine 
della specie ». Per questa ragione, ad es., * nelP ultimo quarto 
del secolo scorso, la teoria monistica delP albero genealogico, 
mentre dava un valore dei tutto secondario alle grandi divi- 
sioni, esagerava la tendenza a riunire i gruppi maggiori, 
appena mostrassero qualche carattere di somiglianza, per 
trarne la conseguenza d' una più stretta parentela, cioè d' una 
comune discendenza ». Osservazione questa non del tutto sto- 
ricamente esatta, ])erchè nelT ei>oca accennata non è vero che 
non si desse valore alle grandi divisioni e si esagerassero le 
afiinità, obbedendo alla teoria moniatira dell' albero genealo- 
gico, che più propritimento si dovrebbe dire monogenetica o 
monofilefica, in quanto il monismo è ben altra cosa, indicandosi 
con tal nome il sistema filosofico che nega i dualismi in 
natura, come creatore e creato, forza e materia e sopratntto 
anima spirituale e corpo materiale. 



/v€ divisioni del regno animale 287 

Infine V A. ammette che la classificazione dominante del 
re^no animale è 4 in ritardo rispetto allo stato attuale della 
scienza », anche per un^ altra ragione, e cioè per « quel senti- 
mento complesso, fatto di rispetto alla tradizione e di miso- 
neismo (questo forse effetto di stasi intellettuale), che induce 
lo zoologo ad adagiarsi nel dogma dominante e ad infastidirsi 
delle innovazioni, contrastanti con idee accettate per vere e 
intangibili ». Constatazione, che, per esser giusta, dovrebbe 
completarsi con V altra, che taluni vorrebbero modificare, con 
V idea di aggiornarla, non la classificazione zoologica soltanto, 
ma la scienza stessa nelle sue grandi linee, proprio per una 
opposta condizioue di spirito, e cioè per il desiderio o la 
mania di cambiare, per non far solo quello che hanno fatto 
gli altri, per fare qualche cosa di nuovo o di diverso. Esempi 
dì cosiffatti « innovatori per partito preso » non sono oggi 
infrequenti in biologia fra coloro, che hanno assunto una 
posizione assoluta di combattimento contro le teorie ancora 
tanto in voga sulP origine delle specie ! 

Ad ogni modo V A. stesso riconosce più sotto che vi sono 
anche gli zoologi, i quali, — come egli li qualifica con parole 
dell' Emery (Proj)osta di una nuova partizione generale dei 
metazoi, - R. Accad. delle Se, di Bologna^ 1904), — « non si sof- 
fermano agli schemi tradizionali, e convinti deir insufficienza 
delle classificazioni esistenti si sforzano di migliorarle, non 
rifuggendo da mutamenti radicali, ove questi si rendano neces- 
sari ». E questi zoologi V A. spera € vorranno prendere in 
considerazione le proposte discusse in questa Nota ». Speranza 
tacito più attendibile, in quanto le proposte dell' A. non sono 
poi, come vedremo, né cosi radicali né anzi cosi nuove, come 
si potrebbe credere, a giudicare dalle riferite premesse. 

Ma, venendo alle proposte dell' A., tendenti a modifi- 
care il sistema zoologico, esse si riferiscono innanzitutto 
alle mag'g*iori divisioni del reg*no animale, cioè ai sot- 
toregni Di questi T A. credo opportuno stabilirne due, 
mesozoi Q parazoi^ da collocare fra i soliti altri due, pro- 
tozoi e metazoi, 

I mesozoi comprendono i diciemidi e gli ortonettidi, paras- 
siti quelli di cefalopodi, questi di echinodermi e turbellari ; ma 
se ne debbono escludere, secondo FA., Salineìla^ che non esiste, 
Kunstleria^ che è 1' urna ciliata dei sipuncoli, Pemmatodiscus^ 
che è una gastrula di scifozoo, i Physemaria, che sono fora- 
miniferi, ecc. Cosi ridotti, i mesozoi non si possono conside- 
rare uè, con Leuckart, platelminti degenerati dall'abito paras- 
sitario, ne. con Hatsohek e (rrobben, cnidari formanti la classe 
dei planuluidei. Non sono vermi degradati dal parassitismo, 
perchè la storia del loro sviluppo non dimostra « assoluta- 
mente » la riduzione o la scomparsa di qualche organo o 



7 



288 Storia naturale 



sistema d^ organi , e, del resto, « il parassitismo non conduce 
necessariamente alla regressione, e Io prova la strattura del 
maggior numero dei nematodi ». Non sono cnidari, perchè fra 
r altro per ascriverli a questo tipo bisognerebbe considerarli 
come larve sessuate, mentre "Wheeler ha dimostrato che sono 
« adulti veri e propri ». In tutti i modi poi V A. sostiene con 
Hon minore assolutezza che i diciemidi e gli ortonettidi non 
sono animali diblastìci , ma monoblastici, giacché « nulla, 
assolutamente nulla, nello sviluppo giustifica la supposizione 
deir esistenza di un endoderma, precedente alle cellule germi- 
nali », e queste non rappresentano punto V endoderma allo 
stato adulto, perchè non sono da ascriversi a cellule soma- 
tiche. Il loro corpo insomma è molto semplice: costituito di 
un solo strato cellulare, T ectoderma, che racchiude nel suo 
interno una (diciemidi) o più (ortonettidi) cellule germinali. 
Sotto il nome di parazoì^ a parere dell' A., le spugne o 
poriferi andrebJt>ero separate dai metazoi, per farne un sotto- 
regno a parte. Infatti i loro caratteri sono tali che non basta 
staccarle dai celenterati per farne un tipo a parte dei metazoi. 
Già solo per il modo di svilupparsi le spugne meritano una 
collocazione affatto speciale nel sistema zoologico. Per un feno- 
meno, che fu detto inversione dei foglietti, nelle spugne, 
quando la larva cessa di nuotare e cade al fondo per trasformarsi 
e fissarsi, le cellule dello strato interno diventano esterne, e 
quelle dello strato esterno finiscono per diventare inteme : 
onde, secondo il Carazzi « non è razionale voler omologare i 
foglietti dei cnidari a quelli delle spugne ». Oltreacciò, < tutte 
le osservazioni più accurate sulP istologia delle spugne hanno 
concluso per una completa assenza di cellule e di fibre ner- 
vose ». Cosi esse mancano di organi dei sensi e di im vero 
tessuto muscolare. 

« In conclusione, — così termina V A., — la mia tesi 
che i poriferi e mesozoi non possano rientnire nel sot- 
toregno metazoi, ma debbano essere innalzali a sottoregui 
indipendenti, mi pare giustificata, perchè essa ragffiunge 
lo scopo di mettere in evidenza V abisso che divide i 
metazoi dai parazoi e dai mesozoi e V isolamento di questi 
due ultimi tipi ». 

Noi crediamo che la tesi sostenuta dal Carazzi possa 
essere accolta : essa intanto non è nuova, che già i dicie- 
midi furono chiamati mesozoi ed elevati a sottoregno 
dal Van Benoden, e le spugne furono chiamate parazoi 
dal Sollas o collocate fuori dei metazoi dal Metschnikow 
e dal Hiitschli. Del n^sto ; (pianto ai mesozoi, il relativo 
sottore^no da un p<'zzo è penetrato persino nvi manuali 
scolastici (lo io-iiora il Carazzi V), e molti professori di 
storia naturale espongono nelle scuole secondarie la tri- 



*— I 



Le divisioni del regno animale 289 

plice ripartizione del regno animale in protozoi, mesozoi, 
metazoi; quanto alle spugne, non c'è che da fare un passo 
di più, giacché ben pochi sono oggi gli zoologi che non 
le considerino come un tipo a parte, distaccato da quello 
dei celenterati. 

Ma non crediamo che la tesi del Carazzi metta in 
evidenza « V abisso » fra i sottoregni. È vero eh' egli si 
studia in tutti i modi di fare una dimostrazione contro 
la « teoria dei foglietti » e contro la nota legge dell'on- 
togenesi raffrontata alla filogenesi, ma è certo che le sue 
stesse argomentazioni si possono ritorcere contro il suo, 
assunto. Si accetti pure tutto quanto egli asserisce, e che 
i mesozoi constano di un solo foglietto e che anche nelle 
spugne mancano l'endoderma e il mesoderma, si riconosca 
con lui che i cnidari constano di due soli foglietti : resta 
ancora tutta la graduale seriazione dai protozoi ai me- 
tazoi attraverso i mesozoi e i parazoi. Il passaggio dai 
protozoi ai metazoi appare egualmente ininterrotto dal- 
l' unicellulare al pluricellulare monoblastico, al diblastico, 
al triblastico. e (juesta concatenazione morfologica può 
ancora formare la base della concatenazione filogenetica 
e persino giustificare la famosa legge dell' ontogenesi 
che ripete la filogenesi ! O per lo meno è giuocoforza 
riconoscere che qui si è tutti nel campo delle interpretazioni, 
e che, se è vero che i fautori dell' evoluzione dei tipi pro- 
pendono ad ammettere o magari esagerare fra essi le 
somiglianze, è vero del pari che i fautori della polifilo- 
genesi o gli avversari addirittura della discendenza pro- 
pendono ad ammettere o magari esagerare gli « abissi » 
fra i tipi e fra i sottoregni I 

La stessa diagnosi, che dei tre sottorogni degli animali plu- 
ricellulari dà il Carazzi e noi qui riferiamo, è la conferma di 
quanto abbiamo ora osservato. 

Diagnosi dei mtisozoi: auimaH pluriceUulari formati da nno strato cel- 
lulare ciliato estt^rno (ectoderma) involgente una o più cellule germiimli 
interne ; con generazione alternante. Mancano di endoderma, di meso- 
derma, di tessalo muscolare, di organi di senso e di sistema nervoso. 
Tutti marini: almeno durante una parte della loro vita parassiti. 

Diagnosi dei varazoi : animali pluricellulari e di Molito formanti delle 
colonie, gli adulti privi di locomozione e (con rare eccezioni) fissi, (^uasi 
sempre provvisti di scheletro calcareo, siliceo o fibroso. Neil' interno del 
corpo vi sono cavit/i rivestite da cellule con collaro e flagello. Anche i 
paruzoi mancano di f»iuloilermH, di mesoderma, di tessuto muscolare, <li 
organi di senso e di sistemu nervoso. Si rij»roducono per cellule sos-simli 
o per gemmazione ; in mag|noranza marini, pochi d' acqua dolce. 

Diagnosi dei metazoi : animali pluricellulari, provvisti di endoderiiiu, 
di mesoderma fad eccezione dei cnidari) di tes-suto muscolare, di ovirani 
di senso, e di sistema nervoso. 



t 



290 Storta iiaturale 



Abbaudonando i mesozoi e i parazoi, anche iieir orbita 
dei metazoi, il Carazzi trova che si debba modificare il 
sistema zoologico; ma si tratta di modificazioni sempre 
meno importanti delle precedenti e per lo più sono ade- 
sioni a proposte già avanzate da altri. 

Così TA. accetta, benché « con tutte le riserve », lo 
sdoppiamento, già proposto da Emery, dei celenterati in 
due tipi : cnidari e ctenofori^ e, ad es., poi primi accetta 
la classificazione del « vecchio Claus » in idromedvse 
(idrozoij sifonofori, scifozoi) e ant-ozoi (aìcionari, zo- 
anturi). 

Pei rimanenti metazoi (epineuri dell' Emery), < alcune 
divisioni sono abbastanza precise : come echinodermi^ mol- 
luschi, artropodi, cordati ; altre molto confuse, tanto che 
più d' uno zoologo propose collocare i rimanenti metazoi 
in un grande magazzino, o provincia, dei vermi ». E que- 
sta pare alTA. « per adesso la soluzione provvisoria più 
ragionevole, perchè i tciutativi di raggruppamenti vecchi 
e nuovi (molluscoidi, ambulacrali, prostopigi, vermidei, 
ecc.) sono tutti troppo artificiali ». 

Notiamo infine che V A. non riconosce, come fanno i 
più, negli echinodermi una simmetria raggiata apparente; 
egli li ritiene per dei veri raggiati, nonostante resistenza 
della eccentrica piastra madreporica, del canale petroso, 
ecc., e la larva bilaterale, che tenderebbero a farli con- 
siderare di simmetria bilaterale. Anche questo non par- 
rebbe in fondo che del « vecchio Claus »; ed anche in 
questo non è esclusa Tiufluenza di vedute teoriche, es- 
sendoché agli occhi d'un poligenista o antievoluzionista 
ad ogni costo, per gli echinodermi c'è da combattere l'as- 
serita discendenza « da un ipotetico antenato bila- 
terale » ! 

V. — Alcuni saggi sulV uomo. 

Uno studio di C. Foà ci riconduce in qualche modo 
in piena < ortodossia » evoluzionista, con uno di quei 
classici raffronti fra l'uomo o gli animali, da cui l'incal- 
zare della critica ci ha in parte disabituati. Infatti la nota 
in discorso, Analogia fra il movimetito degli arti sn- 
periori delVuoiiio e f/ttello degli arti anteriori di alcuni 
mammiferi nella marcia (lì. Accademia delle Scienze di 
Torino), — porta nella sua essenza un contributo a quella 



..^a hA. 



^À^_ 



Saggi sull'uomo 2i)l 



che si potrebbe dire la < dimostrazione del quadrupede 
nel bipede »I 

KA. si vale degli studi del Marey sul movimento degli 
animali a base di cronofotografìe, e di quelli di Braune e di 
Fischer sulla marcia delPuomo, e presenta ad un tempo i ri- 
sultati di proprie ingegnose osservazioni ed esperienze. 

Egli per prima cosa respinge, come insufficiente e non ri- 
gorosamente esatto, il dato ammesso da parecchi autori che 
nella marcia dell' uomo « i movimenti dell'arto superiore sono 
inversi a quello dell'arto interiore dello stesso lato e avven- 
gono simultaneamente e nello stesso senso di quelli dell' arto 
inferiore del lato opposto ». Riconosce poi con Duchenne che 
« i moti delle braccia nella marcia dell uomo non sono sem- 
plici moti pendolari passivi dovuti allo spostamento del tronco, 
ma sono invece movimenti attivi determinati da contrazioni 
muscolari ». Ne è prova il fatto che in caso di paralisi le 
braccia non compiono i pretesi movimenti passivi; e ne son 
prova « le ritmiche contrazioni muscolari », che accompagnano 
i movimenti delle braccia nella marcia dell'uomo. 

Dopo un* accurata analisi ed una completa comparazione 
dei movimenti del cavallo nel passo e nel trotto e di quelli 
dell'uomo nella marcia lenta o affrettata, l'À. conclude: « la 
successione dei movimenti dei quattro arti dell' uomo, a seconda 
della rapidità dell' andatura, si compie con un ritmo che s'av- 
vicina o a quello del passo o a quello del trotto del cavallo. 
Neil' andatura lenta l' appoggio di un arto inferiore cade quasi 
nel punto medio dell'appoggio dell'arto inferiore opposto, av- 
vicinandosi cosi al passo del cavallo; nell'andatura rapida gli 
appoggi degli arti superiori ed inferiori opposti tendono a 
sincronizzarsi, avvicinandosi cosi al tipo del trotto del ca- 
vallo ». 

L' A. si propone di studiare con lo stesso metodo e lo 
stesso intento gli animali rampicanti, i quali nella scala zoo- 
logica stanno « tra i mammiferi che camminano a quattro 
gambe e 1' uomo che cammina eretto ». Sarà interessante ve- 
dere se nell' arrampicamento « è conservato lo stesso ritmo di 
movimenti che vedemmo essere comune al cavallo ed al- 
l' uomo ». 

Intanto V attuale contributo del Foà viene a sostegno 
di quanto dice il Luciani nel suo Trattato di Fisiologia : 
« la oscillazione in senso opposto degli arti superiori e 
inferiori dell'uomo ricorda perfettamente il funzionamento 
alterno dei quattro arti nel cammino ordinario dei qua- 
drupedi ». In altre parole, l'analisi dei movimenti delle 
braccia e delle gambe nella marcia dell' uomo fa ritro- 
vare, come abbiamo dotto « il quadrupede nel bipede ». 



Numerosi studi di naturalisti, di psicologi, di medici 
riguardauo invece nell'uomo quello che lo singolarizza 
nel regno animale, pur senza fai-nelo uscire, l'intelligenza 
e il suo organo. Cosi J. Draeseke si occupa dei rapporti 
fra il Peso del cervello e l'intelligenza (Arehir.fiifRas- 
sen-und Qeaellschafts- Biologie), offrendo un gran numero 
di cifre provenienti da numerosi osservatori, ed una ricca 
bibliografia dell'argomento. Nel mondo degli uomini illu- 
stri troviamo ricordati come eilremi: Tourgeuiev con 
2012 g. di cervello e Gali con 1198, molto al di sopra il 
primo e molto al di sotto della media il secondo. Un aua- 
tomìco giapponese, Taguchi, che fra l'altro ha pesato il 
cervello di 600 dei suoi compatrioti, figura dal suo canto 
con la bella cifra di 1920 g. 

O. Schwalbe è uno di quegli autori che negli ultimi 
tempi hanno rimesso agli onori del mondo la vecchia fre- 
nologia, che voleva vedere alla superficie esterna del cra- 
nio rivelata la conforuiaziono del cervello. Una sua me- 
moria tratta la cosa in generale sotto il titolo Vecchia e 
nuova Frenologia (Korrespondem-Blatt der d&uttcheii 
Gesellschaft fiir Antltropologie)^ ed un'altra svolge un 
argomento particolare, concernendo // rilievo cerebrale 
della regione temporale del cranio umano (Zeitschrift 
fiir Morphologie nnd Anthropologie). 

E certo che oggi tende a farai strada mi' o])iiiio«e, la quale 
concorda fondamentalmente con quella prof>*><sata dal Gali e che 
è il fondamento della- sua frenologia: la forma del cranio è 
determinata e4.ie:i£Ìalmeiite da c|iielln dell'encefalo, mentre i 
muscoli non rappranentano che una parte subordinata nella 
niorfogenesi crnuìca. Anzi i iniiMcoli formerebtiero quasi come 
uno strato protettore sotto il quali: il cranio ni adatterebbe 
alla conformazione del cervello. Infatti dove il disegno delle 
circonvoluzioni si riconosce meglio alla supei-licie esterna delle 
Hcatola ossea della testa, è negli animali che hanno la mag- 
gior parte del cranio rivestita di potenti masse muscolari ; 
menti'e nell' uomo il rilievo è limitato alla part« ricoperta dal 
muscolo temporale e manca a»isolutaniente in tutta la parte 
mediana della calotta cranica. 

Quanto alla regione temporale, l'A. I' ha csaminatA in crani 
d' aisn/.iaiii. ud ha trovato che una ]jrotul>eraii:!ii cj>rrispou- 
dunte alla tinnii circunvoluKÌonc frontali' (la sede del linguag- 
gio, almeno a siniKtra, «econili. Hi-oca) sì osserva nell'HO per 
cento dei <'asi. lisscudo 
ìn-u marcata a destra e i 



Saggi sulVuomo 293 



gr^do di sviluppo^ la inedia generale è 1,89 ; su 10 crani d' uo- 
mini distinti è 2 ; su 4 crani di musicisti è 3 a destra e 2 a 
sinistra; su B crani di matematici 2,66 a destra, 3,33 a sini- 
stra La protuberanza è arrotondata, allungata o diffusa ; la 
parete cranica in corrispondenza è assottigliata e trasparente. 
Questa protuberanza pare esista nel cranio fossile di Neander- 
thal ed e ben marcata in quello di BrUx. La protuberanza della 
seconda circonvoluzione temporale è spesso ancor meglio svi- 
luppata della precedente. La protuberanza temporale superiore 
manca nel 54 per cento, dei casi esaminati ed è poco svilup- 
pata nel 27 per cento, mancando pure nella maggior parte dei 
crani d' uomini superiori. La protuberanza della terza circon- 
voluzione temporale manca il più spesso; è un po' più fre- 
quente nella donna che nelP uomo, più a sinistra che a 
destra. 

A giudicare dai quali risultati, e* è da concludere che 
la frenologia moderna, — come bene osserva un critico, — 
si riduce finora a ben poca cosa! 

Per di più il prof. Stieda (Congresso di antropologia 
di Strasburgo) mette in dubbio i tanto spesso e con tanta 
sicurezza asseriti Rapporti fra V intelligenza e le circon- 
voluzioni cerebrali: il che toglierebbe ancora significato 
al loro eventuale rilievo alla superficie del cranio. 

Secondo lo Stieda, sarebbe inesatto affermare che P intelli- 
genza deir uomo è proporzionata allo sviluppo delle circonvo- 
luzioni del suo cervello. Egli cita in proposito il caso di un 
famoso poliglotta, lo svedese Sauerwein, che sapeva parlare e 
scrivere 64 lingue, nelle quali persino sapeva far versi : que- 
sto prodigio avrebbe dovuto avere la circonvoluzione del lin- 
guaggio straordinariamente ricca di pieghe: ebbene neanche 
a farlo apposta il suo cervello era dei più ordinari. Secondo 
FA., il cervello dei sordomuti non differisce in nulla da quello 
degli uomini normali. 

Lo Stieda .conclude che a giudicare deir intelligenza dal 
numero e dalla complicatezza delle circonvoli^zioni, sarebbe 
quasi come giudicarne dalle linee della mano: ciò che conta 
veramente è la sostanza grigia del cervello. Le quali asser- 
zioni sono almeno esagerate, in quanto la sostanza grigia forma 
la corteccia del cervello, onde il complicarsi delle circonvo- 
luzioni vorrà sempre dire una maggior e.stensione di materia 
grigia. 

Altre ricerche ed altri dati verrebbero invece a con- 
validare la dottrina dell' intimo legame fra lo stato del 
cervello da una parte, il grado dell' intelligenza e le qua- 
lità morali dall'altra, suonando del pari in senso favore- 



2H4 Storia naturale 

vole alle localizzazioni cerebrali. Cosi nel decorao anno 
fflcero il giro ilei giornali le cure prodigiose di dottori 
americani, come <i. Ownsby, che guarivano la delinquenza 
precoce e la pazzia con semplici operazioni chirurgiche. 
Ma positive iu tal senso sono le esperienze di B. Hollauder 
attestanti la Dipendenza di disordini della psiche da le- 
sioni cerebrali (Bullettìn of the Britisk Phrenological 
Society), G nel tempo stesso la localizzazione di questo 
in rapporto con la speciale natura di quelli. 

L' A. infatti ha potuto accertare che liei casi di malattie 
mentali e degenerazioni morali non è tutto intero il cervello 
che é colpito da alterazioui, ma solo determinate parti di esso, 
8 che viceversa secondo la diversa localizzazione delle lesioni 
cerebrali variano i sintomi morbosi della psiche: onde la pos- 
sibilità di curare e guarire questi con appropriate operazioni 
chirurgiche. Così Ìd 50 casi, osservati dall' Hollauder, le alte- 
razioni di una determinata parte del cervello furono segulM 
da gravi sintomi di depressione mentale e mania di persecu- 
zione-, e in 25 di questi casi si ottenne la completa guarigione 
con una semplice trapanazione del cranio eseguita in corri- 
spondenza al punto lesionato del cervello. Tipico il caso di un 
ragazzo di .sedici anni, bugiardo, eccitabilissimo, violento, ma- 
nesco, ladro precote e pervertito al punto da non avere ombra 
di pudore, sino a farsi arrestare per oltraggio alla decenza. 
Orbene, sottoposto alla trapanazione del cranio, si poli: eatrar- 
gli una scheggia ossea, che gli comprimeva e feriva il cer- 
vello in un punto: tolta la scheggia e sanata l'alterazione al 
cervello, il suo quadro psichico cambiò dì punto in bianco, es- 
sendo ridiventato il la^azzo un tipo intellettualmente e mo- 
ralmente normale. 

Ed a conferma delle localizzazioni cerebrali va qui 
ricordato che iiell' Ospedale di Brescia il prof. Mori ha 
ripetuto l'esperienza classica del Rroca: un giovane con- 
tadino, che in seguito ad una potente bastonata al capo 
aveva perduto la favella, fu sottoposto alla trapanazione 
del cranio"» sopra l'orecchio sinistro, ed essa portò alla 
acoperta d' un coagulo di sangue che comprimeva il cen- 
tro del linguaggio; rimosso il quale coagulo, il paziente 
riacquistò subito la parola. 

Questi rapporti materiali fra il cervello e la psiche 
valgono ancora fra gì' indizi più impressionanti che in- 
ducono almeno a dubitare della natura spirituale del- 
l'anima. Ed uno stesso ordine di prove si traggono da 
quella psicologia sperimentale, che assoggetta i fenomeni 
dello spirito alle leggi del tempo e dello spazio ; quella 



Saggi sull'uomo 29B 



psicologia sperimentale che oggi in Italia ha il suo rico- 
noscimento ufficiale, come scienza biologica e non filoso- 
fica, nelle cattedre universitarie aggregate alla Facoltà 
medica ed alle quali furono nominati finora due medici 
ed un filosofo-biologo. 

In relazioni sui relativi concorsi, firmate da uomini come 
Mosso, Morselli e Golgi, si riconosce che V aggregazione 
della psicologia sperimentale alla Facoltà di Medicina « in- 
dica ed impone anche più strettamente il carattere tecnico 
sperimentale che si dovrà dare a tale insegnamento, cosi d:i 
collocarlo e da mantenerlo, nelP economia degli studi univer- 
sitari, in diretta continuazione ed in mutua relazione con le 
scienze fondamentali, che mirano a conoscere e ad investi&^are 
r organismo e gli apparati organici, pei auali e dai quali si 
manifestano i fatti psichici, ossia oltre alle scienze fisiche e 
chimiche, la biologia in generale, T anatomia, T istologia, la 
fisiologia, la patologia e la clinica del sistema nervoso in par- 
ticolare ». 

£ si dice ancora che « nello stesso tempo la cattedra di 
psicologia sperimentale dovrebbe costituire un nesso o ponte 

' tra la Facoltà medica e la Facoltà filosofica, rendendosi obbli- 
gatorio il frequentarne i corsi, agli studenti in filosofia, per 

' modo da indurli per tempo ad una comprensione meno astratta 
e speculativa delle funzioni psichiche ». 

Né diverso è V indirizzo imposto al famoso Istituto 
Solvay di Sociologia di Bruxelles, sebbene il suo fonda- 
tore, B. Solvay, nella sua Nota sulle formule <V introdu- 
zione air Energetica fisio-psicosociologica (Memorie del- 
V Istituto)^ si mostri, come lo dice lo stesso titolo, seguace 
di quella nebulosa scienza dell' Ostwald, che in qualche 
modo sembra sostituire un nuovo misticismo al vecchio 
della metafis ca e del dogma, col suo concetto della non 
esistenza della materia e della riduzione di ogni cosa, di 
ogni fenomeno a forma di energia, anzi « energetica ». 

Pare adunque che anche in questo campo V indirizzo 
dominante non sia punto, come vorrebbero far crederò 
taluni, un abbandono del monismo per un ritorno ai 
vecchi principi della concezione vitalistica e spiritualistica. 

Nel dominio della psicologia sperimentale, che non 
appare punto debellata, accenneremo ad un lavoro di 
Jung e Petersen: Sulla misura della intensità dei feno- 
meni psichici (Brain). 

Gli autori sarebbero riusciti a misurare V intensità delle 
sensazioni e delle emozioni ; e ciò con un metodo semplicis- 



Htfrin natHTaU. 



r iiM> del ^Ivanomptra. M«9éo qd individuo 
e con questo )>en noto sppsrefchio. alle -ra*? 



spODderebbero devìazio 



I Dumero^i indiriiluL. 
normali o no. nefla Clini'*.» Psichiatrica di Zurìgo. Si dJrebW 
persino che con '(oesto metodo si possano m>^iten: a ondo i 
Hpntinienti rìposti e le iDcIinaziotii degli uomini : giaoobè. 
proferendo davanti a un individuo parole prese a caso d&I 
vocabolario, la reazione al ^1 t-ano metro è tanto più intensa, 
qnaDto più la parola pronunziata risvegli ricordi o si associ in 
qualebe modo ad abitudini, tendenz*^. desideri del soggetto. 

Un'opera, che, trattando rucIic arpomcnli di alta psi- 
cologia, resta ncmpre nel campo delle nasenazioni e deeli 
eflperimenti ed onchi'le in via assolnla gli elementi tuì- 
stici metafisici delle spiegazioni, è la ^(«l'jJojin mmpa- 
rnia drl r/rrello e pniroJogin roninnrnla ili I. I./>eb. tra- 
dotta in italiano da F. KatTaele (Palermo, li. Sandron): 
nella quale le varie categorìe di Tenomeni della vita di 
relazione defili animali sono prese in esame, a partire 
dai tropismi e da^li atti riflessi per ginngere agli istinti 
ed alla complessa attivila intellettuale degli animali supe- 
riori e dell'uomo. 

Ma, tornando alla parte pii'i indubbiamente materiale 
dell' nomo, il nuorn rnelodo iMle preiipitiiie drl sanguf 
ha avuto nell'anno decorso qualche curiosa non meno 
ohe interessante applicaziotie allo stu<)io della specie 
umana. 

Nei volumi precedenti AaìV Annnnrio. compreso quello del 
IW! (pag, 289), non abbiamo mancato di far conoscere questo 
cbe fu detto eKamr. bioloi/ìco del mingili', mediante il quale si 
misero, per en,, in evidenza affinità e gerarchie fra gli ani- 
mali. Ora accenneremo agli scudi del Bruck 'Saturiria»en- 
Hnhaftlir.lii: Wor:heii»rhrift j, il '(uale. dopo aver confermato 
rigultati gi^ noti, come ad eis., che la distanza fra 1' uomo e 
l'orangutan è minore di qti-jlla fra questo e un macaco, trova 
nel metodo delle precipitine un carattere aMKolutamente distin- 
tivo per differenziare le razze umane, le quali losl verrebbero 
ad acquistare un vnlore sistematico che i>er lo innanzi mal si 
sapeva assegnar loro. Di più l'esame biologico del sangue 

Sermette, secondo, il Bruck, di stabilire la gerarchia delle razze. 
imoHtrsndosi ad es. la superiorità degli olandesi sui cinoKÌ e 
di quenti sui malesi. 



La composizione chimica del sangue, nei ri^uar< 
suo contenuto salino, e le note deduzioni di R. Qv 
sui rapporti fra il sangue e 1' acqua del mare hann 
uiato il punto di partenza ad una pubblicazione, d 
così.... allegra, la quale dimostra a che grado di f 
dita si può giungere, partendo magari da gualche 
supposto plausibile: è La nirena vmana di G. C 
(Milano). 

Questo signore, basandosi sulle note affermazioni del 
ton, assume come tesi dimostrata che la specie umani 
origine marina.' Poi, basandosi sul fatto ohe scheletri d' 
si rinvennero in roccie formatesi in seno al mare, coni 
che quelli eclieletri dovettero essere d' uomini vissuti nel 
erano gli uomini-nireiie ! t Dopo questo fatto, — egli di 
una logica feroce, — non vi ha più duboio che 1' uomo I 
sirena, poiché tutti possono capire che questi schele 
deposito marino, su cui si è perfino formato un deposito 
lifero, non possono es'Sere di uomini terrestri >. E non I' 
soltanto, ma < tutti i mammiferi suoi contemporanei, e 
in sedimenti vergini e talora a coiisiderevole profom 
dovettero essere sirenojdi come l'uomo. E l'uomo-sireni 
aveva < le dita palmat« come la foca •, che e non aveva 
nalità, perchè il mare universale non ammetteva cor 
che aveva una lingua universale, 1» quale < ai parlai 
mare dall'uno all'altro polo >, — e di questa lingua « 
atre prof Trombetti ha trovato i ruderi presso tutti i pò 
— r uomo-sirena a poco a poco abbandonò il mare per 
tare un animale d'acqua dolce e finalmente un animale 
gnolo, trasformandosi da sirena in uomo ! 

Del resto, che < tutti i mammiferi terrestri ebbero 
antenati mariui », lo < ammette implicitamente anche la 
di Darwin, poìcbè essa spiega come per la trasformasic 
una specie in varietà e viceversa, dal protoplasma si f 
all' anfibio, da questo al marsupiale, da questo alla scim 
da questa all' uomo » 

E dire che, questo portentoso scrittore dichiara di ave: 
tante opere ! È probabile però che non abbia letto Dar 
nemmeno qualche ... libriciattolo elementare di storia nai 

Chiudiamo con un cenno bu La zoolo</ia nella ce 
moderna di E. Setti (Drucker, Padova), prolusione 
corso libero -uni versi tarlo di storia delia zoologia, 
quale, illustraudo il programma di questa scienza, 
lumeggiano le applicazioni alla sociologia. È ancori 
studio sulla specie umana considerata nella sua 
sociale, di cui si dolinoa come un'interpretazione 
log^ica. 



21)8 Storia nnfurale 



U A. sì propone di dimostrare « la straordinaria impor- 
tanza della zoologia nella coltura moderna », facendo vedere 
come « fra i grandi problemi, che hanno agitato e agitano la 
mente dell' uomo, pochi sono quelli che possono completa- 
mente sottrarsi alla competenza più o meno diretta dello zoo- 
logo, mentre quelli più generali e di maggiore importanza si 
riducono essenzialmente a problemi zoologici ». 

E TA. raggruppa in tre ordini siffatti problemi, passando 
in rassegna successivamente i problemi pratici, relativi alle 
« infinite forme di animali che interessano V uomo per i van- 
taggi o per i danni che egli ne può avere »,* - i problemi di 
filosofia generale, come quello massimo deir origine delP uomo 
ed in genere dell' evoluzione, — i problemi sociologici. 

A proposito dell' evoluzione, non possiamo a meno di rile- 
vare che 1' A non mostra }>unto d'essere di quelli che negli 
ultimi tempi si sono affrettati a ritornare sui propri passi : 
egli non manca di riconoscere l'importanza, la tondatezza ed 
anche 1' utilità di certe critiche, ma non manca di riconoscere 
del pari e biasimare « le nuove esagerazioni dblla nuovissima 
critica », e risponde alle principali obbiezioni, che si vanno 
affacciando, magari rivestendo a nuovo appunti vecchi, contro 
le dottrine evoluzioniste. 

Quanto alle applicazioni sociologiche della zoologia, 1' A. 
accenna al fatto che, mentre numerosi sono i sociologi, scarsi 
invece sono gli zoologi che se ne sono occupati: il che non ha 
contribuito certamente a far progredire questo genere di 
ricerche, per quanto interessantissimo Delinea poi rapida- 
mente alcune questioni sociali, mostrando come j^ossano affac- 
ciarsi al naturalista, ad es., la questione se la società umana 
sia o no da considerarsi come un vero organismo, e se quindi 
la sociologia ha da avere o no una base biologica, — la ten- 
denza dell' uomo al progresso, dimostrata o no dalla tendenza 
dell' evoluzione nella natura, — 1' applicazione del darwinismo 
con la sua lotta per 1' esistenza e la sua selezione ai rapporti 
fra gli uomini, ecc. 

Notiarao che lo stesso Setti già fin dal 1896 contri- 
buiva con pubblicazioni a svolgere questo lato sociolo- 
gico della zoologia. 



VI. — Situi f sui vertebrati, 

L. Frédéricq ha tentato di scoprire il Meccanismo 
della pulsazione del cuore nel cane (Archiies interna'- 
tionales de Physioloyie) , sacrificando sulT altare della 
scienza, nell'Istituto di fisiologia di Liegi, numerosi 
rappresentanti dell' amico dell'uomo, per studiare come 



_mK f 



Studi sui vertebrati 299 



si comporti il cuore, artificialmente irrigato o no e dopo 
sezioni diverse effettuate nelle sue pareti. 

Lie teorie attuali sui movimenti del cuore, che si disputano 
il terreno in nome d'esperienze interpretate contraditto riamente, 
mirano a spiegare i fenomeni, sia con una regolazione ner- 
vosa affatto analoga a quella che governa i movimenti respi- 
ratori (teoria neurogeuau sia con una propagazione di onde 
puramente muscolari (teoria miogena). 

L' importante contributo arrecato dalT A sembra risolvere 
il problema almeno in parte, senza però attaccarsi in modo 
esclusivo air una o alP altra delle teorie, ma facendo volta a 
volta intervenire l'una o l'altra per spiegare i movimenti del 
cuore. 

Cosi la contrazione fra le orecchiette e i ventricoli si pro- 
paga assai lentamente, impiegando nel cane un decimo di 
secondo (intervallo fra la sistole auricolare e quella ventrico- 
lare) per un tratto di 1 cm , il che rappresenta una velocità 
di propagazione di 10-16 cm. al secondo: ne consegue l'impos- 
sibilita di ammettere siffatta propagazione per via nervosa. 

D' altra parte la trasmissione quasi istantanea dell' eccita- 
zione sistolica nelle due orecchiette e nei due ventricoli deve 
effettuarsi per via nervosa, e, se non proprio per tronchi ner- 
vosi, certo per la rete nervosa diffusa nelle pareti cardiache. 

Un argomento singolare è quello trattato da L. Cué- 
not, nella nota L autotomia caudale in qualche mammi- 
fero del gruppo dei roditori (Société de Biologie)^ — della 
quale non possiamo dare che il titolo. 

Passando agli uccelli, crediamo doveroso a titolo d'onore 
fare innanzitutto menzione d'uno splendido lavoro di 
M. de Marchi, / trocìiilidi delV Argentina (Atti del don- 
gresao dei Naturalisti Italiani del 1906), che tratta de- 
gnamente un soggetto assai iuteressante, offrendo non 
pochi dati rari o nuovi. 

La memoria, di oltre 100 pagine, è illustrata con dieci bel- 
lissime tavole, le quali rappresentano la testa, la coda e l'ala 
delle varie specie e riproducono magnitìche fotografie di nidi, 
di esperimenti con individui in cattività, ecc. 

L'A. avverte, incominciando, che la sua pubblicazione trae 
origine da osservazioni, che egli stesso ha fatto in parecchi 
viaggi ed in una sua permanenza di alcuni anni nelT Argen- 
tina: sicché il materiale illustrato nella memoria è in gran 
parte originale e di provenienza diretta 

Dopo un* introduzione critico-bibliogratìca, dove prende le 
mosse dalla vecchia opera di F. de Azara del 18' '2-05 e va fino 
alla Ornitologia Argentiìia di Hudson e Sclater del 1889, l'A. 






300 Storia naturale 



ì 



offre una minuta, completa descrizione delle yarie specie di 
questi bellissimi uccelli mosca o colibrì, descrizione notevole per 
la ricchezza dei dati, fra cui quelli relativi alle dimensioni di 
tutto il corpo, delle ali, della coda, del becco. Gli elementi de- 
scrittivi, desunti in parte dalla bibliografia, sono per la mag- 
gior parte rilevati su materiale raccolto dalPA e su quelk> 
della collezione Turati presso il Museo Civico di Storia Na- 
turale di Milano Notiamo che la lunghezza totale dei trochi- 
lidi descritti va da un minimo di 8 ad un massimo, raramente, 
di 20 cm., della qual lunghezza oltre una metà va ripartita fra 
la coda e il becco. Le specie ammesse dalPA. per r avifauna 
deir Argentina e qui descritte sono 16, con un aumento quindi 
di 5 su quelle annoverate da Hudson e Sclater. 

Alla parte descrittiva segue una estesa relazione intorno 
la vita e i costumi dei trochilidi, vera miniera di dati inte- 
ressanti e curiosi, che concernono degli uccelli iu discorso la 
cattura, il volo, le abitudini e gli atteggiamenti, il canto, la 
nutrizione, la vita iu cattività, il carattere e le tendenze, T in- 
telligenza, la nidificazione, P alimentazione, ecc. La solita ti- 
rannia dello spazio non ci consente di saccheggiare, come vor- 
remmo, questa parte brillante della memoria; dobbiamo limi- 
tarci a riferire alcune delle conclusioni che V A. presenta come 
principali risultati del lungo studio e del grande amore con 
cui si è occupato delP argomento. 

Cosi leggiamo ohe i trochilidi della avifauna ar«;eutina non possono 
conniderartii come apparteneuti parte alla provincia Ohileno-Pata^^ontca, 
parte alla provincia Sud-Brani liana, come sostenne il Ridgway, ma essi 
costituiscono in parte una fauna autoctona, con le loro specie esclnsive 
del paese, in parte una fauna di penetrazione, con specie provenienti 
dalle citate plaghe finitime. 

L' A., riicrondosi particolarmente a tre specie, Chlorostilbon aureo- 
ventris, llylocharis ruftcollis, Ileliomnster furcifer. sulle quali più propria- 
mente ha portato la sua attenzione, conferma « la realtà di un volo re- 
troj^rado nei trochilidi » e « la perfetta attitudine per la caccia degli in- 
sotti al volo ». — asserisce che il canto è « costituito da vari suoni con 
.significazione determinata, sebbene, in (generale, limitati e poco cospi- 
cui >, - che « contrariamente all'opinione dell'Hudson 1* intelligenea dei 
trochilidi ra^giun^e un alto c^rado certamente superiore al medio degli 
uccelli ». Infine, « in modo certo per le citate npecie, e con probabilità 
di massima generalizzazione . . .. , risulta che l'alimentazione d' insetti 
i» assolutamente necessaria ai trochilidi, mentre la zuccherina, f^ebbene 
■possa ammettersi come accessoria, da sola riesce non pure insufficieute. 
ma anche dannosa ». 

G. Zodda ci parla Dell' attittuiine melìisìtga della ca- 
pinera (Avicvla), 

17 A. ricorda come Jo stesso Delpino. il ben noto botanico 
il quale affermò che V Europa manca di uccelli mellisugi e di 
piante omitotìle, citava le visito di Fanis atsr e di Certhia 
ai fiori dell* Agave vivipara. Labilliardiòre dal suo canto os- 
servava il Parus afer quale visitatore àeìV Jgave americana; 
più tardi il Cavara illustrava le visite della capinera (Silvia 



'•-- \ftr 



studi SUI vertebrati 301 



atrìcapilla) ai fiori del Melianthus major. Ora FA. reca un 
notevole contributo confermando T attitudine mellisuga della 
capinera ed illustrandone Fazione pronuba nei riguardi dei 
liori àeWAntholyza aethiopica. 

Ad ogni modo si tratterebbe sempre di pronubismo di uc- 
celli nostrani, ma esercitato verso piante esotiche. 

Nel dominio dell^ faunistica, G. Mari ci dà una ela- 
borata Avifauna del circondario di Viterbo (Società Zoo- 
logica Italiana), 

Il jcircondario di Viterbo, — avverte V A., — « vasto, mon- 
tuoso, con molti boschi, con due bacini lacustri, uno dei quali, 
il Vulsinio, di ragguardevole estensione, confinante ad O. in 
parte con una zona marittima, sì trova in condizioni tali da 
albergare o da attrarre svariate spècie di uccelli ». £ PA. ha 
fatto quanto ha potuto per riuscire a conoscere la ricca popo- 
lazione orniti ca del paese, formandone una importante colle- 
zione pel gabinetto di storia naturale delP Istituto Tecnico di 
Viterbo, nel quale egli insegna. Ora di tal raccolta, come di 
quella custodita presso quel Seminario Vescovile, egli pubblica 
V elenco ofirendo per ogni specie la località, il nome volgare e 
per le meno comuni la data della cattura. Si tratta ai 195 
specie, cosi distribuite: 

Rapaci 23 — Rampicanti 6 — Passe racei 90 — Colomba- 
cei 4 — Gallinacei 7 — Trampolieri 36^— Palmipedi 29. 

L'avifauna bresciana è stata illustrata in un modo 
ben diverso, però anch'esso interessante, da G. Carini, che 
ha pubblicato i suoi Appunti per un vocabolario ornilo- 
logico bresciano (Apollonio, Brescia). 

L*A., vero tipo di bresciano per la gi*an passione alla cac- 
cia, ha raccolto direttamente, nelle sue peregrinazioni cinege- 
tiche, la quasi totalità dei nomi vernacoli degli uccelli, che 
ora pubblica in ordine alfabetico, recando un contributo che 
interessa cosi la scienza ornitologica come la filologia ed il 
folk-lore. Di quasi tutti i nomi dà V etimologia e P origine 
« nella speranza d* interessare gli studiosi di filologia romanza 
e di farli maravigliare innanzi a tanti nomi pittoreschi, armo- 
niosi, pieni di fine e geniali osservazioni d' ornitologia popo- 
lare, nei quali brilla tutto il sangue della nostra razza di 
cacciatori ». Il nome volgare bresciano è accompagnato, ben 
8^ intende, dal nome scientifico e dal volgare italiano. 

Il lavoretto, — vera miniera di dati interessanti e curiosi, — 
è di tal natura che non se ne può fare un riassunto. 

P. Paris ha fatto oggetto di trattazione speciale La 
glandola delV uropigio degli uccelli (Société zoologique 
de France), 



302 StoHa naturale 



È la nota glandola, che con la forma e la grossezza ordi- 
nariamente di un grano di riso sta alla base della coda, e di 
cui si ritiene comunemente che con la sua secrezione oleosa 
serva a lubrificare le piume e renderle impermeabili al- 
Pacqua. 

L^ A. osserva essere questa V unica glandola sebacea cono- 
sciuta negli uccelli. Essa è biloba, ma a lobi più o meno coa- 
lescenti, ognuno munito di un canale escretore spesso dilatato 
in serbatoio. Quanto air uificio, VA asserisce che la glandola 
deve avere una funzione poco importante, giacché sparisce in 
certi tipi, che non sono punto inferiori agli altri 

T. Lisiui, nel suo Abbozzo dell' occhio parietale in 
embrioni di uccelli (Monitore Zoologico Italiano)^ descrive 
la comparsa di formazioni fugaci in embrioni dì galliua 
e di colomba, le quali per la posizione e la struttura cor- 
risponderebbero al famoso occhio parietale dei rettili. 
L'esistenza di esso negli uccelli sarebbe quindi affatto 
rudimentale e transitoria. 

Lo studio di quesf organo singolare ci conduce ai 
rettili. 

Sotto il titolo: L'occhio parietale di alcuni rettili e le sue 
funzioni (Ibidem)^ R. Staderini sostiene che nel Gongylus ocel- 
latus^ anche in stadi avanzati di sviluppo, il nervo parietale 
non sparisce e che si può metterne in evidenza le estremità 
distali e prossimali. Egli crede quindi che il terzo occhio nella 
citata lucertola sia ancora dotato di potere funzionale, come 
è in altri sauri e nei ciclostomi. 

Air incontro A Giannelli, trattando Ancora sulV occhio pa- 
rietale dei rettili {Ibidem^, oppone allo Staderini che i fatti 
da lui addotti circa il nervo parietale nel Gongylus ocellatus 
possono essere interpretati come atrofia incipiente del nervo 
stesso. 

Una polemica vivace troviamo impegnata prò e con- 
tra r esistenza di un diaframma negli anfibi^ mentre abi- 
tualmente si ammette che questo sepimento muscolare fra 
il torace e V addome, esercitante una parte cospicua nella 
funzione respiratoria, non esca dair àmbito dei mam- 
miferi. 

D. Bertelli, in una nota Sul diaframma degli Anfibi 
{B. Istituto Veneto dì Scienze, Lettere ed Arti), ritornando 
suir argomento già da lui ampiamente trattato, in completa 
confutazione agli asserti di E. Giglio-Tos, sostiene e dimostra 
che nella classe degli anfibi non esiste' un vero diaframma, 
un sepimento omologo a quello dei mammiferi fra torace e 






Studi sui vertebrati 803 



addome, giacché le formazioni muscolari additate come dia- 
framma non sono che parti dei muscoli obliquo interno e retto 
deir addome; esistono tutt' al più e soltanto delle pieghe, omo- 
loghe alle membrane pleuro-peritoneali dei mammiferi. 

Sugli anfibi citiamo una nota di A. Magnati concer- 
nente le Proprietà dei pigmenti nei batraci (Académie 
des Sciences), 

L'A. distingue cinque pigmenti cutanei, che separa in or- 
dine alle loro proprietà chimiche: pigmento verde^ solubilis- 
simo in alcool a 50", in potassa e soda al 3 per cento, un 
po' solubile in acqua, discretamente in benzina; — pigmento 
giallo, poco solubile in acqua e in alcool a 50**, solubilissimo 
in alcool assoluto, etere, potassa, soda, poco solubile in ben- 
zina; -- pigmento bruno giallastro, solubile soltanto in acido 
acetico, e rosso in ammoniaca; — pigmento nero, attaccabile 
soltanto dall'acido nitrico, che lo scioglie in liquido rosso a 
caldo e giallo per diluizione 

Tutti questi pigmenti hanno però qualche relazione fra 
loro: i più cupi possono progressivamente passare ai più chiari 
sotto diverse influenze. Non ha luogo però la trasformazione 
inversa. 

Sui pesci troviamo un saggio curioso, che rientra nel 
lugubre per quanto interessante argomento della soprav- 
vivenza dei decapitati. Il saggio è del dott. Kouliabko, che 
al Congresso di Fisiologia di Heidelberg ha esposto al- 
cune sue ricerche sulla Reviviscenza dei pesci decapitati. 
L'autore è un russo, cioè di quel paese dove le morti 
violente, per « alta opera di giustizia », sono sempre al- 
r ordine del giorno. 

Le citate ricerche dimostrerebbero che la testa continua a 
vivere o si può far rivivere per lungo tempo dopo essere stata 
distaccata dal tronco. Cosi una lampreda è stata tagliata in 
due parti, 1' una comprendente la testa e il cuore, l'altra il 
resto del corpo con la coda. Dopo alcuni movimenti convulsi 
le due parti sono divenute inerti e sono state lasciate cosi 
per un ora o due. Poi s' è iniettato nel cuore e nei vasi un 
siero artificiale composto di alcuni sali Allora la testa e la 
parte del tronco, che vi aderiva, si sono rianimate e si son ri- 
messe a vivere. Applicando contro le pareti del cuore l'appa- 
recchio registratore di Marey, si è ottenuto sulla carta un 
tracciato identico a quello che danno le contrazioni cardiache 
di un pesce vivo e intero. Le branchie volta per volta si sono 
rimesse a funzionare, a sollevarsi e ad abbassarsi alternativa- 
mente, appunto come nei pesci che respirano nell'acqua. Se 




■ •• 



304 Storia naturale 



prima dell' iniezione si aveva cura di fendere il cranio del pe- 
sce in modo da scoprirne il cervello, si constatava che questo 
aveva egualmente ripreso tutte le apparenze della vita. Se sì 
arrestava V iniezione, il pesce moriva una seconda volta. Il 
cuore può battere delle intere giornate, a condizione che sia 
sempre irrigato dal siero. La stessa cosa accade con tutti ^li 
altri organi, ad eccezione del cervello, la cui risurrezione non 
dura più di due o tre ore. 

J. Pelleg^rin, occupandosi di pesci nella pienezza delle 
loro forze e compiutezza del loro corpo, fa conoscere 
L incubazione beccale in due Tilapia dell' Ogoou (Con- 
greaso delV Associazione francese per V avanzamento delle 
Scienze). 

Un certo numero di P«sci teleostei esotici ha un modo dei 
più curiosi e dei più efficaci di protezione delle uova e dei 
giovani: V incubazione buccale. Dopo V emissione e la fe- 
condazione le uova sono collocate ora dal maschio ora dalla 
femmina nella cavità bucco-branchiale, e là trovano eccellenti 
condizioni di sviluppo. Questa pratica singolare è delle più 
frequenti nella famiglia dei ciclidei, pesci acantotteri faringo- 
gnati, che contano numerosi rappresentanti nelle acque dolci 
africane ed americane. L' A. nota V incubazione buccale in due 
specie dell' Ogoou, Tilapia melanopleura e T. flavomarginata. 

Il compianto prof. P. Pavesi, — e fu forse questo 
r ultimo lavoro deir illustre zoologo, — ha dissertato 
intorno Gli acipenseri nostrani {R, Istituto Lombardo 
di Scienze e Lettere)^ cioè intorno gli storioni, che si 
rinvengono nello acque italiane. 

L' A., prendendo le mosse da un quesito di pesca proposto 
dal Ministero di Agricoltura, fa un esame critico delle specie 
e forme note di storioni, e quelli che si pescano nei nostri 
fiumi, massime nel Po, riduce a 3 specie: Acipenser huso, 
A. sturio, A. baccarà, h' A Heckelìi e 1' A, nasus, insieme 
con A. Nardoi, non sarebbero che forme dell'io. Naccarìi. 

Dì tutte le specie e forme l'A. dà i caratteri distintivi ed 
indica la distribuzione. .Accenneremo in proposito che VA, huso 
è per r A. meno raro di quanto si crede; più raro 1' A. nasus\ 
vien dopo 1' Heckelìi ; più comuni sono il Nardoi, il Naccarii 
e lo sturio. L' A. sturio fu tiovato in fiumi di tutte le parti 
d' Italia, ed « è la sola specie del nostro Mediterraneo dal 
mar Ligure al capo Passero >. 

L'A. accenna alla coltivazione artificiale degli storioni, 
quale si pratica in Germania, in Russia, negli Stati Uniti, 
e deplora che non si faccia altrettanto in Italia, dove pure 
un principio di allevamento si praticava in qualche « valle > 



■w»*^ ^>T ■ : 



Dai molluschi ai protozoi 



305 



nel Veneto. Nota in proposito che la storionicultura ha por- 
tato anche a scoperte scientifiche sullo sviluppo degli storioni, 
che nei riguardi dell' .1. stìirio riassume dalla esposizione del- 
l' Eh renbauni. 

Fra le particolarità cosi messe in evidenza, una delle più 
interessanti è la esistenza transitoria di denti nei giovani sto- 
rioni, mentre gli adulti, cx)m'è noto, ne sono privi. I denti dei 
giovani storipni sono disposti in più serie e somigliano a 
quelli dei pescicani. 



VII. — Dai molluschi ai protozoi. 



P. Carles assoda V esistenza del Fluoro nelle conchiglie 
dei molluschi {Académie des Sciences). 

Premesso che il Huoro si sprigiona facilmente dall'acqua, 
quando sia mescolato ad acido cloridrico ed a carbonati, e che 
i fluoruri terrosi sono solubili nell' acido acetico più di quanto 
si creda, ne dimostra la presenza nei molluschi marini, come 
V ostrica e il mìtilo, che lo assorbono dall' acqua del mare. I 
medesimi tiuoruri terrosi fanno parte anche dei molluschi non 
marini, ma in quantità minore : es 2-3 m ili igr. per 100 grammi 
in limnee, planorbi o chiocciole, B-4 milligr. per 100 grammi 
in mitili del Tarn Secondo l' A., i tluomri terrosi sarebbero 
un fattore generale di formazione e consolidamento delle parti 
scheletriche degli animali, compresa la conchiglia. 

Le chiocciole hanno fornito ad E. Yung il materiale 
di studio per dimostrare che esisterebbe non un vero 
senso olfattivo, ma un Senso delV umido nei gasteropodi 
(Congresso delV Associazione francese per V avanzamento 
delle Scienze). 

E notevole infatti che i frutti e i legumi odorosi, i quali 
esercitano sulle chiocciole e lumache una manifesta attrazione, 
sebbene solo a piccola distanza, sono tutti umidi, mentre i 
frutti secchi non esercitano alcuna azione. D' altra parte i fe- 
nomeni d' attrazione si ottengono per mezzo di tela umida 
non meno che per mezzo dei frutti, onde è assai probabile che 
r influenza di questi sia da attribuire più all' acqua in essi 
contenuta che non all' aroma da essi emanante. 

Anche O. Polimanti riconosce nel filugello piuttosto un 
senso chimico che un vero senso olfattivo o gustativo; 
del quale senso chimico parla, come del meccanismo dei 
movimenti dello stesso animale, in tre note da lui pub- 
blicate quale Contributo alla fisiologia della larva del 



f ■ 



noe storia naturalf. 

bombice del gelso |U. Tessitori, Hcansaiio; riast^unto dal- 
l' A. iit Archives Haliennes de Biologie). 

Una curiosa polemica si è svolta la Francia alla A'o- 
ciélé de Biologie intorno Jm /isgaziaue del carbonio tuf 
opera delle crisalidi: foiiomeno che, ove si verificasse 
realmente, sarebbe dei piti interessanti e d'nna novità, 
quasi diremmo, inaudita ! 

La signorina M. Von Linduti, tempo tu, ba anDUnzìato dì 
avere scoperto ette la crisalide di Papilio podalyriua possiede 
una funzione analoga alla funzione clorobllica : essa det^om- 
pone I' anidride carbonica, fissando il carbonio e cosi conae- 
guendo un aumento in peao del 25 " ^ Ma U Dubois ed E Cou- 
vreur, per veviticare questi straordinari risultati, hanno fatto 
delle ricerche su crisalidi dì P/ei'ìji &ra»Hica«. ma senza ottener 
nulla di simile. Successivamente la Von Liiideu ha confermato 
che in due crisalidi di farfalle appartenenti a ■ generi assai 
lontani, si ha aumenta di peso quando esse si trovano in 
un'atmosfera ricca di anidride carbonica, mentre il loro peso 
dimir.uÌBce se respirano in aria atmosferica.. L' A aggiunge 
anche che le crisalidi non solo tissauo il carbonio deU' ani- 
dride carbonica, ma anche l' idrogeno e l' ossìgeno dell' acqua 
e 1' azoto dell' aria ! Avverte però che, perchè avvenga assor- 
bimento di anidride carbonica nelle crisalidi, è d'uopo che 
l'aria sia umida, essendo l'acqua indispensabile al compierei 
di siffatta funzione. 

In uno studio dì entomolo^fia generale, il Uock illustra 
// linguaggio dfgV insetti: lìnguagr^io a cui manca, n 
dire il vero, una lingua, anzi un qualsiasi organo vocale 
per esprimersi, non emettendo gì' insetti per comunicare 
fra loro che ronzii, strepiti per sfregamento, ecc. 

L. A. distingue cinque mezzi di comunicazione o cinque 
sorta di linguagi^ìo negl'insetti, che in qualche modo debbono 
pur intendersi Ira loro, se tanti contraggono fin rapporti 
sociali. Sarebbero: il linguaggio mimico, cioè espresso con gesti 
ed atteggiamenti del corpo, ad es, nello formiche allarmate 
o spaventate da qualche causa pterturbativa in mezzo al loro 
lavoro; — pferatico, cioè espresso mediante vibrazioni delle 
ali, ad es., nella mosca e nell'ape che ronzano volando; — 
^tpìracolare, cioè con suoni emessi dalle trachee attraverso le 
stimme., es nelle mosche che ronzano ad ali ferme: — -tfri- 
dulatorio, cioè con la frizione dì organi fra loi-o, ad es. ala 
rontro ala nella locusta, cosci e sulle ali nelle cavallette, ecc.; — 
infine antennale. cioè linguaggio espresso mediante il reci- 
proco toccarsi delle antenne, per es., nelle fonniche qunndo 
s'incontrano e si comunicano la scoperta di cibo od altre... 
novità del giorno ! 



Dai mollicchi ai protozoi 307 

Un lavoro di molta importanza, che meriterebbe una 
ampia recensione, è quello di W. L. Tower, Ricerche evo- 
lutive sui crisomelidi del genere Leptinotarsa (Carnegie 
Institi! tion of Washington). 

Il grosso volume di oltre 300 pagine, con molte illustra- 
zioni, offre i risultati dei lunghi e assidui studi delP A. sulla 
biologia d* un gruppo di coleotteri fìtofagi molto interessanti 
anche dal lato pratico, perchè fra essi si annovera il flagello 
della patata: la Leptinotarsa (Doryphora) decemlineata. 

E. r A., — già noto per un' accurata monografia sulla evo- 
luzione del colore negl' insetti, — in questa nuova opera dà 
prova della sua pazienza ed ingegnosità e dello spirito affatto 
moderno che lo fa ascrivere a quella schiera sempre più nu- 
merosa di zoologi, i quali mirano a gettar nuova luce sui 
misteriosi problemi dell' evoluzione per mezzo di osservazioni 
ed esperienze su animali vivi. 

Il primo capitolo tratta della distribuzione geografica del gen. Lejf 
tinotarsa, ed a questo proposito assai interessanti informazioni e speou- 
Iasioni sono offerte nei ritardi della terribile L. decemlineata. Carovane 
•ipagnaole e strnpi erranti di bisonti si considerano come gli agenti, por ^ 
mezzo dei <iaali i fratti nncinati e spinosi del Solarium ro$tratum, la ^ 
caratteristica pianta alimentare della leptinotarsa, farono traspor- 
tati dal Messico al Texas, all' Arizona, al pendio orientale delle Mon- 
tagne Rocciose; gl'insetti tennero dietro alla pianta nelle sue emigra- 
zioni e si stabilirono nelle stesse aree. Con 1' avanzarsi della oiviltÀ verso 
ovest alla metà del secolo decimonono si diffuse la patata coltivata, che 
si rivelò un tradito alimento pei coleotteri; tutti gli ostacoli all'espan- 
sione orientale dell'insetto devastatore furono allora rimossi; nel 1872 
esso aveva raggiunto le rive dell' Atlantico e in meno di 50 janni si era 
generalmente diffuso negli Stati Uniti e nel Canada meridionale. i 

II secondo capitolo tratta della colorazione d^gli insetti. L' A. sta- 
bilisce una completa serie di formale di colorazione e dà le percentuali 
degl'individui nei quali le singole si verificano, in ciò 1' A. manifestando 
però poca simpatia per la biometrica. 

Nel capitolo terzo si discute la natura della colorazione e la sua 
ontogenia nelle larve e negli adulti. Un gran numero di esemplari in 
tutti gli stadi di sviluppo vennero sottoposti alle più diverse condizioni 
di temperatura ed umidità per determinarvi modificazioni nel colore^ 
r A , in base ai suoi esperimenti, ritiene che variazioni ereditarie si 
ottengano solo qunndo gli animali sono nello stadio in cui le loro cellule 
germinali possono risentire gli stimoli, mentre le variazioni non sono 
ereditarie, se gli stimoli affettano soltanto le cellule somatiche. Quanto 
al significato delle colorazioni, V A. dimostra ohe esse sono protettive. 
Del resto, negl' insetti esistono glandole che secernono un fiuido oleoso 
e disgustoso, il quale allontana gì' insettivori. Cosi dei giovani polli, 
spinti in un campo di patate dove abbondava L. decemlineata, si attac- 
carono subito agi' insetti per cibarsene, ma ben presto impararono ad 
evitarli eausa il loro sapore disgustoso. 

L' A. ha fatto anche esperienze di allevamento con selezione degl'in- 
setti, continuandole per degli anni ; ma i risultati non sono ancora bene j 
stabiliti. Ad ogni modo lo studio accurato, minuto della vita di questo 1 
gruppo d' insetti ha confermato 1' A. nella sua fede evoluzionista. Egli I 
anzi mette in evidenza « il lato debole » della teoria del De Vries, e ^ 
si domanda qual' è la sorte serbata alle mutazioni in condizioni natu- 
rali: la sua esperienza delle leptinotarse gli mostra che esse sono rigo- 
rosamente sterminate. Per lui, le variazioni sono epigenetiohe, non pre- 
determinate, — r evoluzione ò continua e diretta, — e le nuove specie 



N 



308 .Sfuria naturate 

■ardono nelle razie emigranti per dlrstU riipsata kII« condiiioni dal- 
l'eBiiteniB, la aeleiion» nuturBla operaodu come aii agente di conaert»- 
EÌons della ntiia col liniitHro te variacinni in un an^ciiHiu fnnine ili 

D' insetti dannosi a coltirtizioni di primaria impor- 
tanza, — e questi operanti, ahimè, anche nel nostro 
paese, — ai occupano F. Silvestri ed i suoi oollabonitori 
G. Martelli e L. Masi, pubblicando memorie e note pre- 
gevolissime nel Bollettino del Laboratorio di Entomo- 
logia Agraria di Portici. Sono lavori condotti con i me- 
todi moderui dell' indaghine biologica, onde contengono 
risultati interessanti anche per la scienza, e noi siamo 
dolenti che lo spazio non ci consenta di riferirne con 
qualche larghezza almeno le parti più propriamente natu- 
ralistiche. 

Accennei-emo appena che F. Silvestri ci dà una splendida 
monografia intorno La tignola dell'otioo, svolgendo in un cen- 
tinaio di pagine, con numerose illusti-azioni, i seguenti aog- 
getti ; Cenni storici — Descrizione dell' insetto nei suoi vari 
stadi — Biotjratia della larva e dell' adulto — Danni causati 
all'olivo — Nemici della tignola (lepidotteri, ditteri, imenot- 
teri) — Metodi raaionali di lotta — Bibliografia. 

Un'altra serie di memorie si riferisce alla moaca delle olive; 
6 qui ricorderemo: G, Martelli", -Vo/e dietologiche nulla mosca 
delle olive; — F. Silvestri, Generazioni della mosca delle 
olive: — F. Silvestri, 6. Martelli e L. Masi, Sugli imenotteri 
parassiti ectofagi della mosca delle olive fino ad ora onservati 
neW Italia meridionale e sulla loro importatita nel combattere 
la mosca ntessa. 

Sempre nel campo degli insetti abbiamo una impor- 
tante nota di M. Bezzi intorno le Mosche ematofaghe 
(B. Istituto Jjombardo di Scienze e Lettere). 

E ben noto che gl'insetti negli ultimi tempi hanno acqui- 
stato un' importanza nuova in ordine ai loro rapporti con 
l'uomo, essendosi trovnto che molti fra essi sono agenti di 
trasmissione di malattie parassitarie od infettive dell'uomo e 
degli animali domestici : cosi la malaria^ il carbonchio, il co- 
Sotto questo punto di vista, it primo posto fra gli insetti si 
deve assegnare ai dìtterì, come le ricerche moderne hanno am- 
piamente dimostrato; e fra ì ditterì sì segnala un gruppo che 
vn indicato col nome di mosche ematofaghe, cioè succnìatrici 
di sangue. Le quali, oltre a poter riuscire dannose ed assai 
moleste per sé stesse, recano grave nocumento con la trasmis- 
sione di malattie, come il carbonchio e varie forme di tripa- 
\ le ijuali la malattìa del sonno, la nagana ecc. 



.» ' * 






k 



Dai molluschi ai protozoi 309 

Queste mosche appartengono tutte al gruppo delle stomo- 
xidynae, che si distinguono dagli altri muscidi principalmente 
per la proboscide rigida e diretta orizzontalmente in avanti, 
con la quale pungono e succhiano il sangue, inoculando even- 
tualmente germi di malattie. Fra le specie si annoverano la 
nota Stomoxys calcitrans^ che tormenta il nòstro bestiame, e 
la famosa tse-tsè o Glossina morsitans che in certe plaghe del- 
r Africa rende impossibile la vita agli animali domestici. 

UÀ. intomo a queste mosche appartenenti ai generi Sto- 
moxys^ Glossina^ Glossinella, Lyperosta, raccoglie una quantità 
dì notizie critiche, bibliografiche e cronologiche, dando V elenco 
completo delle specie fino ad ora osservate in tutto il mondo, 
con particolare riguardo a quelle della Colonia Eritrea. 

Delle mosche e dei loro affini si occupa ancora Q. Tuc- 
cimei, che pubblica il Saggio di un catalogo dei ditteri 
della Provincia Romana (Società Zoologica Italiana), 

UÀ. premette una breve e rapida, ma interessante descri- 
zione topografica e fisica della provincia di Boma, destinata ■^-^^" 
specialmente a far « comprendere le ragioni della distribuzione ' :^.i 
della sua fauna entomologica ». Riferisce poi « le osservazioni 
d' indole generale che gli è accaduto di fare nelle lunghe caccie, 
e che possono dare unMdea della distribuzione per località e 
per epoche dei ditteri contemplati. A queste note segue infide 
la prima parte dell* elenco. Dolenti che la mancanza di spazio 
non ci consenta di parlarne per ora più a lungo, ci auguriamo 
che PA. conduca quanto prima a termine V importante lavoro. 

Dagli insetti saltando agli echinodermi, C. Vaney illu- 
stra Due nuove oloturie incubatrici (Congresso delV Asso- 
ciazione francese per V avanzamento delle Scienze). 

Le due oloturie furono raccolte nei mari antartici dalla 
spedizione Charcot. Sono le seguenti : Cucumaria lateralùt, 
cne ha due tasche incubatrici interne, ai due lati del muscolo 
longitudinale del raggio dorsale destro, ogni tasca aprentesi 
per un poro all'esterno; — Psolus granulosus, che porta le 
uova custodito in verruche cutanee sulla suola ventrale, ed 
inoltre presenta fenomeni di abbreviazione embriogenica 

La memoria di M. Rizzi Sulle attinie della laguna 
di Venezia (R, Istituto Veneto di Scienze., Lettere ed Arti) 
è una importante illustrazione di un gruppo d' animali 
abbastanza trascurato e riesce sopratutto a darci Telenco 
distinto delle specie, che vivono nel mare, e di quelle 
che Vivono nella laguna. 

Premesso un cenno storico, l'A. pas^a allo studio degli 
esemplari di attinie da lui raccolti nella laguna, confrontan- 



310 Storia naturale 

doli con le specie descritte dai predeceaaori. Afferma la grande 
variabilità delle specie nelle attinie e prende in esame nccit- 
rato le diverse varietà di ogni specie. Cosi stabilisce una dif- 
ferenza abbastanza notevole tra la fauna sttìnica della laguna 
Imo. Le varietà, per ei., dellMcania 
e del tipo, e questo si trova solo in 
e due famiglie con numerose specie 
no rapprese Dtik te in laguna, ed altre 
iiitnero dì specie lagunari inferiore a 
ne Un altro carattere proprio dellii 
.Ila frequente presenza della Aiptatia 
a neir Adriatico, ma in tutto il Medi- 



attiiiie e di altri animali che pos- 
t periodiche emersioni e sommer- 
marea, sì sono fatti recentemente 
oro modo di comportarsi verso il 
[le modifica le loro condizioni di 
n evidenza che siffatti animali pos- 
ttamentì relativi alle modlGcazioni 
ipazioiie, cioè prima che il feno- 
lìzzì, quasi in previsione di esso, 
^roii, quando parla Dei fenomeni 
per anticipazione ritmira /Aca- 



egge: gli organismi, a '(ual.titisi grado 
nti, quando l'ambiente esterno o in- 
,zioni per odiche. tendono a seguire 
moditìcazioDi parallele, in una indi- 
inde di fronte all'ambiente, in seguito 

completa, 

jdouo e si contraggono con qualche 

i del mare pei' la bassa marea. 

ai basso della scala organica tro- 
ino dei quali, — se pure è un ani- 
formazione p la vita F. Cavara con 
Ila Dunalìella salina < H. Acrade- 
'sirlir r Mateinatirfif di Napolil. 

e conclusioni dell'A, ìm D .ialina. ~ 
ne di Cagliari, — sempre organismo 
lisce a dare la colorazione ros-« alle 
■■resenta una certa « capacita di ai- 



i.Hip-rf'-.i^i 1 pialli *.!•—— -«r ■ f t I ■ w f ■ I M p 



r 



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Botanica 311 



comodamento fìsìologico a soluzioni anisotoniche >. Le solu- 
zioni saline più adatte al suo sviluppo sono quelle la cui con- 
centrazione va dai IO** ai Ib^ B. Oltre i 20^ e i 25** seguono 
fenomen' di regressione e stasi di processi vitali. Alle varie 
concentrazioni si adatta gradatamente, ma non può resistere alle 
variazioni brusche A difesa contro una concentrazione troppo 
elevata la Z2. salina passa a vita latente. Del resto, si molti- 
plica per zoospore e per conjugazione. 



G. B. De Toni pubblica appunto ed illustra un Frammento 
epistolare di Giacinto Cestoni siilV animalità del corallo (Ri- 
vista di Fisica j Matematica e Scienze Naturali). La lettera, 
inedita, fa parte del carteggio scientifico che il Cestoni man- 
tenne coi Vallisnieri, carteggio durato un ventennio e che 
contiene una vera miniera di cose e notizie curiose e inte- 
ressanti. 

Ha ragione di notare il De Toni, — appassionato ed eru- 
dito cultore della storia delle scienze naturali, — che è « de- 
gno d' essere posto in luce il fatto che appunto nel periodo 
della seconda epoca (1706-22j in cui, seguendo le notìzie for- 
nite dal Marsigli, si credeva che il corallo fosse una pianta. 
Giacinto Cestoni aveva precorso il Peyssonel e riconosciuto in 
modo perspicuo la natura animale del corallo stesso ». Natu- 
ralmente ciò non toglie nulla iil merito del Peyssonel che per 
il primo ha divulgato per la stampa il riconoscimento della 
natura animale del corallo, mentre T osservazione di Giacinto 
Cestoni rimase sepolta allo stato di semplice manoscritto. 

Da notare che in quel torno il Cestoni riconosceva anche 
essere animali le spugne. 

Botanica. 

Giunti a questo punto della nostra annuale rassegna 
del movimento scientifico nel campo della storia natu- 
rale, un gentile richiamo deir illustre direttore dell' An- 
nuario ci obbliga a non varcare quei limiti, che J' editore 
impone al volume, benché la scienza sia ben lontana dallo 
imporli alla sua sterminata attività: onde siamo costretti 
a ridurci ad un resoconto affatto sommario, quasi un 
indice di titoli, per i contributi die hanno per oggetto 
il mondo veg'otale e quello inorganico Nella speranza di 
poterci « rifare » V anno venturo, chiediamo intanto venia 



' ■> -r 



*% 



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Chiudiamo con un cenno storico che fa onore a un * 

vecchio naturalista italiano. Si tratta del Cestoni, che, a 
differenza di quanto credevano i suoi contemporanei, in 
una lettera del 1717 affermava T animalità del corallo. 



.1 

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t 



ci haimo spedito i loro lavori, se 
lel largo conto cbe essi merite- 



luugo riaHsunto meriterebbe il bel 
dlla. solenne ìnaugurazioDe dell'anno 
i di Napoli, nel quale si delineano 
■tanica (A Tessitore, Napoli): discorso 

faremmo conoacere al piibblico, in 
I lo ha pronunziato, è dì quelli che 
> posto di scienziati, con tutta la loro 
nxa, aperti alle vecchie e nuore cri- 
ctl' evoluzione, ma a questa sempre 
scientifica per la spiegazione dei leno- 
•amma per un corso Ubero iH Biologia 
xietà cooperativa tipografica, Padova) 
vastitA. e della novità d'intenti^ che 
lenza delle piante. 

mica vegetale accenniamo appena : 
/ le» chforophylles (Masson, Paris), 

a fondo 1' intricata e per gran parte 
)nio la natura della aostausa verde 
t fa conoscere j Principi costituenti 
Vile xcìentifique;, passandone in ras- 
i; — Jamieson torna sul problema 
zoto dell'aria per oj>era delle piante 
"}, sostenendo che la fissazione avviene 

più diverse famiglie per mezzo di 
ici, come peli, nei quali avviene del 
ecutiva della sostanza nlbuminoide ; 
■ta Stilla scoperta dell' aldeide for- 
-.ademia dei Lincei), riassume i più 
in materia e conclude < essere ormai 
avariate ricerche di differenti autori 
ste nelle piante»; mentre in altra 
anicn dì l'avia) sottopone a critica 
lizza, che vorrebbe negare la presenza 
i organi verdi delle piante e quindi 
endenza del processo dell'assimila' 

L. Usber e J. H Priestley si occu- 
)roces30 nella notevole memoria sul 
zione dei carlmnio nelle piante verdi 
p), nella quale confermano la forma- 
i come prodotta inteiinedio e dimo- 
ri produrre la t'otosiiitesi fuori del- 

imente iiUa tisiologia propi'iameute 
dobbiamo innanzitutto far menzione, 
plendida pubblicazione di O. Pollacci, 



Fisiologìa e Bìologiit vegetale 

che tratta ampiamente, con novità e felicità di ) 
rapporti fra Èlttincith e Vegetazione [Atti R. Ist 
nico di Pafia\: grossa memoria, riccadi dati intere 
belle tavole, nella quale, come prima parte dell' arj 
Studiata l'influenza della elettricità sulla fotosinh 
liana, venendo alla conclusione che ■ deboli correnti 
le quali attraversano foglie verdi, aumentano 1' att 
sintetica di tali organi *. Ma su questa memoria, 
altre che ci auguriamo abbiano a tenerle dietro circ 
soggetto, non mancheremo dì ritornare per parla 
larghezza che merita — J Dumont mette in ra 
radiazioni luminose, e la rirchezza in azoto del 
{Aeadémie des pcienr-es). — ha memoriadi W. J Eusf 
L' azione delle piante sulla lastra fotografica ne 
\ Rogai Society of -London) non è, come si potrebi 
un capitolo del tema sempre all'ordine del giorno, 
tività, giacché l' azione , che ie piante esercitane 
r A., sarebbe dovuta alla presenza in esse del 
d' idrogeno od acqua ossigenata — Di molto int< 
pubblicazione di L. Dielw, Jiii/endform vnd Bliit 
Vflanzenreich (Borutraeger, Berlin), stabilisce i rt 
la maturità sessuale e lo stadio raggiunto dagli or 
tatìvi. — L. Scotti prosegue te sue preziose Conlrib 
Biologia fiorale (Annali di Botanica), con gran i 
colte dalla ricca bibliogralìa contemporanea, pubbli 
VI parte, che si riferisce aìle pemoiialae, e la VII 
concerne la myrtifiorae. 

Ma per le piante oggi si va mettendo sempre 
denza che esse' pure sono dotate di sensibilità e 
agli stimoli. Elico, ad es., G. Haberlandt, che riton 
favorito degli organi dei sensi nelle piante, pubi 
2," edizione ampliata del suo: Sinìtesorgane im Pfl 
zur J'erzeplion mecìuiniseìier Reise (Engalmann, I 
Un autore, che ha scoperto la sensibilità sin nei 
quali « reagiscono agli stimoli », è J. C. Bose: in 
voluminosa, l'iaiit reponse an a meaim of physiolo- 
.itigationx (Lougmans Green and C, Tjondon}, dà i i 
ingegnose esperienze volte a constatare e misurare 
nelle piante, venendo alla conclusione che * tutl 
viventi, fusti, stili, stami, si accorciano quando siano i 
— E^ un nostro botanico, L. Montemartini, pubblici 
che siamo assai dolenti di potere appena acceni 
IrasnuMione degli stimoli nelle foglie e in modo ■ 
nelle foglie delle leguminose {Atfi K. Mifuto l 
Pania), dove dimostra e descrive il fatto della tr 
degli stimoli e conclude col ritenere probabile uu 
i fenomeni di sensibilità e la struttura e disposiz 
elementi vt-nli, promettendo di eviscerare in questo : 
gomento in altro lavoro. 



314 Storia naturale 



Alle mostruosità del corpo vegetale ha dedicato uno studio 
il Goebel : La teratologia vegetale (riassunto in Archive^ des 
Sciences Physiquea et Naturelles): dove delinea specialmente 
il significato delle formazioni anomale nella botanica antica e 
moderna, esponendo cosi quasi V evoluzione della teratologia 
vegetale. 

Più o meno irregolari e strane formazioni determinano 
nelle piante i parassiti. Così N. Jacobesco disserta Su un feno^ 
meno di pseudomorfismo vegetale, analogo allo pseudomorfismo 
minerale (Académie des Sciences): si tratta di certi tumori 
sulle quercie di Valachia, dove ha luogo la sostituzione di un 
organismo vegetale a un tessiito vegetale con la conservazione 
della forma, del volume e delP aspetto, quasi per una sorte di 
epigenesi vegetale. — G. Bordelli illustra le strane Flores de 
Palo {Atti Società Italiana di Scienze Naturali): che non 
sono punto fiori di legno o d' albero, come suona il nome, ina 
produzioni legnose in forma come di calice aperto. L' A. fa 
vedere come si tratti qui pure di deformazioni dovute al paras- 
sitismo di una lorantacea. Si raccolgono nel Guatemala. 

Della « creazione » di specie o forme nuove ci siamo già 
occupati in un precedente paragrafo : qui torniamo un istante 
^uir argomento per ricordare L. Blaringhem, che illustra la 
Produzione per traumatismo e fissazione d* una varietà nuova 
di granturco {Académie des Sciences ì; e F. E. Clements, che 
tratta della Produzione di forme nuove per adattamento {Bota- 
nical Gazette U S.)^ dimostrando che su oltre cento specie di 
piante osservate e sperimentate V adattamento viene in prima 
linea per la produzione di forme nuove, poi viene la muta- 
zione e da ultimo P ibridismo. 

Nel medesimo campo sperimentale trasformistico, come nel 
campo biologico in genere investigato con l'osservazione e 
V esperienza, belli, accurati, interessanti lavori ha intrapreso 
A Béguinot, che intanto riferisce i Primi risultati della col-: 
tura di una forma singolare di Stellaria media (L.) Cyr. 
{Accademia scientifica veneto-trentino-istriana), e le Osserva- 
zioni intorno alla biologia della germitiazione e dello svi- 
luppo nel genere Plantago L. {Ibidem). Riserbandoci di ritor- 
nare su questi e consimili altri lavori delP A., qui ora ci 
limitiamo a rilevare che essi rientrano in quelP ordine affatto 
nuovo di contributi volti fra V altro a stabilire, con la coltura 
ed altri sussidi sperimentaci, il reale valore sistematico di 
entità che possono essere « varietà nel senso di variazioni,.... 
varietà in preda a mutazione saltuaria,.... varietà che non 
variano, e cioè specie ». 

Nella parte sistematica ricorderemo dello stesso A. Béguinot 
le Notizie critiche intorno ad alcune Pedicularis della Flora 
italiana (Atti H. Istituto Veneto di Scienze, Leti ed Arti) e 
le Osservazioni su alcune Cardamine nella Flora italiana 
{fìoì lettino delia Società Botanica Italinna) ; una elaborata 



^m 



Sistematica e Fitogeografia 315 

monografìa di R. Pampaninì smW Astragalus alopecuroides 
Linneo (em. Pampanini) (Nuovo Giornale Botanico Italiano)^ 
studiato sopra un ricco materiale d^ erbario, con ogni sussidio 
di dati mortologici e biologici Una interessante nota di G. Negri 
illustra la Forme piemontesi del genere Ephedra L. (Accademia 
Reale delle Scienze di Tori fio). — Nel mondo delle crittogame 
citiamo: P A. Saccardo e G. B. Traverso, Sulla disposizione 
e nqmenclatura dei gruppi micologici da seguirsi nella Flora 
Italica Cryptogama (Bullettino Società Botanica Italiana) : pro- 
spetto di classifìcazione della serie dei funghi, rispeccniante 
lo stato attuale delle conoscenze in micologia, che gli autori 
propongono, onde vi si attengano i redattori della flora crit- 
togamica italiana. — F Cavara e N. Mollica pubblicano Ri- 
cerche intorno al ciclo evolutivo di una interessante forma 
di Pleospora herbarum (Pers.) Rab (Aniiales Mycologici, 
Berlino): bel lavoro a base di colture sperimentali, la cui 
importanza generale risulta anche dalle parole degli autori 
che « la successione delle fasi quali abbiamo delineate nella 
Pleospora herbarum farebbe riattaccare viemmaggiormente 
questi pirenomiceti alle alghe carposporee, e fors'anco alle 
embrionte potendosi annettere allo sclerozio il significato di 
un organo omologabile all' embrione ». — A. Guilliermond, 
nella sua Citologia dei batteri {Bull, de V Institut Pasteur)^ 
passa in accurata rassegna gli ultimi lavori in materia e 
ammette come V ipotesi più verosimile che il carioplasma esista 
diifuso nel citoplasma. — G. B. De Toni, ben noto per la sua 
grande competenza in algologia parla Intorno al ('eramium 
pallens Zanard, ed alla variabilità degli sporangii nelle cera- 
miaceae (Mem, R. Accademia di Scienze ^ Lettere ed Arti in 
Modena). 

Nella fitogeografia troviamo un vero modello di memoria 
intorno agli ospiti nuovi di una data flora: Heckel, Ambrosia 
artemisiaefolia e sua naturalizzazione in Francia (Soc. bota- 
nique de France) — Una nota del Fliche, L^ origine del ca- 
stagTW (Ibidem), sulla base di un avanzo fossile, darebbe per 
provata l'esistenza del castagno nella Francia sud-orientale 
all'epoca maddaleniaua. — A. Béguinot e G. B. Traverso addi- 
tano Azolla filiculoides Lam. nuoro inquilino della Flora 
Italiana (Bull, Soc Botanica Italiana) — A Goiran (Ibidem) 
annunzia ospiti nuovi pel M Baldo (Asplenium fontanum) e 
pel Nizzardo (Oìnfza clandestina^ Bromus Schraderi). — Per 
la storia delle flore e per altre ragioni riesce assai interes- 
sante la memoria di P. A. Saccardo: Tu manipolo della flora 
di Monte Cavallo desunto dalle icnografie inedite di G. G, 
Zannichelli (Atti R. Istituto Veneto di Scienze^ Lett. ed Artlj. 
Si tratta di 81 specie rafligurate in tavole dallo Zannichelli 
e da lui raccolte in una gita al M. Cavallo nel 1720, della 
quale qui è riprodotta la relazione originale. — J Maheu, che 
aveva già illustrata La flora sotterranea della Francia^ ora 



«^•^ 



310 Storia naturale 



illustra in particolare La fl4>ra delle catacombe di l^arigi 
(Conyrès de.s Soc. Sarantes h Montpellier j — F. E. Cleinents. 
alla domanda Perchè le piante alpine sono nane (Botanical 
Gazette U S.j^ risponde attribuendo questo nanismo non alla 
luce contìnua od alla aridità del clima, ma alla depressione 
che fa aumentare la traspirazione — A Bianchini offre Note 
ed appunti intorno alla Flora Reatina (Bit. ital, di Scienze 
Naturali j^ dando T elenco delle specie e raggruppandole in 
riparie, palustri, igrofite, xerotite, sciafite, ruderali, rupestri, 
pratensi, coltivate. — Importanti contributi alla fiora nostrana 
recano, fra gli altri, G. Negri e A Béguinot. Il primo studia 
Le .stazioni di piante microterme della pianura torinese (Atti 
Coìnjresso dei Naturalisti Italiani a Milano), offrendo un 
bellissimo saggio del come dovrebbe essere studiata la fiora 
della pianura, che qui viene illustrata in cinque stazioni o 
formazioni, brughiera, boschi d'alluvione, acquitrini, greti, ter- 
reni aridi e incolti Deploriamo che tirannide di spazio c'im- 
pedisca di dare un largo riassunto di questa memoria, come 
delle due seguenti di A. Béguinot. Questi nella memoria in- 
torno Ija regetazione delle isole liguri di Gallinaria^ ^^rgeggi^ 
ralmaria. Tino e Tinetto (Res Ligusticae) ci dà uno studio 
fioristioo e biogeografico, redatto con la solita ampiezza d'in- 
tenti e modernità di metodi. All'elenco delle 445 specie se- 
guono interessanti considerazioni fìtogeo^rafiche, concernenti 
il numero delle specie e le proprietà delle aree distributive, 
i caratteri generali del paesaggio botanico, l'infiuenza della 
natura chimica e fisica del suolo, l'azione dell'uomo, la genesi 
della fiora, ecc. Più vasto campo e sopratutto più nuovo ab- 
braccia lo stesso Béguinot nell'altra sua memoria intitolata: 
Le attuali conoscenze sulla Flora Lagunare ed i problemi che 
ad essa si col legano (R Lstitutn Veneto di Scienze^ Leti, ed 
Arti: lì* f cerche Lagunari). Questo lavoro appare come una 
prefazione od una nota preliminare, destinata a riassumere 
l'opera dei predecessori in materia e fissare le linee di un 
programma di studio: non mancherà quindi, e ci lusinghiamo 
sia prossima, l'occasione di fare conoscere ampiamente anche 
questa parte dell'attività botanica del Béguinot. -- Due la- 
vori da ultimo ricorderemo coucernenti un interessante e cu- 
rioso problema, l' infiuenza di un' eruzione vulcanica sulla 
vegetazione. Sono di F. De Rosa e ne diamo i titoli: La flora 
nesuri(tna e V eruzione dell'aprile 1900 ( Boi letti nolSocieth dei 
Naturalisti di Napoli/, — Le comuni colture e r eìmziofie 
dell'aprile 1906 (Atti li. Istituto d^ Incoraggiamento di Napoli). 
Per la storia della botanica meritano di essere segnalati 
con intenzione di grande elogio i contributi di G. B. De Toni, 
della cui opera molteplice nell'anno decorso citeremo in primo 
luogo le Spigolature Aldrovandiane, pubblicate in Atti del 
Congre.s.so dei Natiiralisti Italiani, Annali di Botanica, /»*. Ac- 
cademia di Modcìia, ecc., che illustrano vari aspetti della 



Paleontologia 317 



grande tìgura di Ulisse Aldrovandi. Ricorderemo poi che lo 
stesso A. ha pubblicato e illustrato / placiti di Luca Oh ini 
intorno a piante descritte nei Commenta ri i al Dioscoride 
(Memorie fì fstituto Veneto di Scienze, Le.tt ed Arti), 



Paleontologia, (Jkologia, Mineralo(jl\. 

Anche per queste parti della storia naturale, come 
abbiamo accennato, ci è giuocoforza procedere quest'anno, 
eccezionalmente, ad unti rassegna sommaria, la quale riesca 
poco più d'un indice di nomi d'autori e di titoli di opere. 

Per cominciare dall' uomo, ferve tuttora in Francia la que- 
stione degli eoliti, a cui abbiamo accennato Tanno scorso: di 
quelle pietre che presenterebbero i segni d'essere state scheg- 
giate intenzionalmente e che, t'ormando parte di depositi ter- 
ziari, riporterebbero sulle scene del mondo scientifico V uomo 
terziario, che pareva ne fo^se stato bandito per sempre. Nuove 
obbiezioni contro la realtà degli eoliti muove, fra ^li altri, 
L. Mayet nello scritto La questione dell' uomo terziario (L*An- 
tìiropologiej. 

Sullo stesso argomento si è discusso al A7// Congresso 
internaziotiale d' Antropologia ed Archeologia preistorica, a 
Monaco, con la peggio dei sostenitori degli eoliti, come Rutot, 
combattuti da una schiera di avversari, come Obermaier, Boule, 
Hamy. Allo stesso Congresso, Boule espone La stratigrafia 
e la paleontologia delle grotte di Grimaldi (Balzi Rossi), 
presso Monaco, facendo vedere che con quei depositi si risale 
ai tempi pleistocenici, e Verneau illustra L\in tropologia delle 
grotte di Grimaldi, notando che negli strati inferiori si trova 
un tipo negroide, a cui succede il tipo di Cro-Magnon, mentre 
la razza più recente s'incammina verso il tipo dolicocefalo 
neolitico. Nuesch dimostra che certi depositi della Svizzera se- 
gnano Il passaggio dal paleolitico al neolitico. 

E Salinas des( rive degli Avanzi preistorici nel trarertino 
del P Acqua dei Corsari presso Palermo ('H, Accademia dei 
Lincei), che apparterrebbero ad un'alta antichità. A. Favrand 
descrive una Mascella umana del paleolitico (Académie des 
ScienceSj, trovata in una bieccia quaternaria, la quale si di- 
stingue per il mento, che non è sporgente, ma cade in linea 
retta, come oggi si riscontra soltanto in razze inferiori, per 
es. negli australiani e nei negri. 

Un' opera interessante, specie per noi, è la se'guente, di 
un russo, nella sua traduzione in francese: B. Modestov, In- 
troduction h Vhistoire romaine (Alcan, Paris): tratta dell'età 
delia pietra in Italia e della storia antica sino agli etruschi 
ed ai primi abitanti latini del Lazio. 



B18 Storia ìiaturale 



Passando agli animali fossili, C. Deperet delinea L'evo- 
luzione dei mammiferi terziari (Académie des Scieiiceìf), rile- 
vando la grande importanza delle migrazioni. — V. Simonelli 
illustra i Mammiferi fossili del quaternario dell'isola di Candìa 
(H. Accademia delle Scienze di fìologìia)^ e G. Capellini de- 
scrive i Mastodonti del Mnseo geologico di Bologna (Ibidem) ; 
mentre Osborne disseppellisce nel deserto libico gli avanzi del 
Moetherium^ l'antenato dell'elefante. — E. Trouessart compara 
/ lemuri fossili e i lemuri attuali (JSociété de Biologie), sta- 
bilendo una figliazione diretta fra le specie terziarie d'Europa 
e quelle attuali di Madagascar. — J. C. Ewart stabilisce L'ori- 
gine del cavallo domestico (Rogai Society of Edimburg), fa- 
cendolo discendere da tre tipi: il tipo selvatico del deserto di 
Gobi, il tipo celtico, il tipo delle foreste 

G. Dal Piaz pubblica una importante monografìa Sulla 
fauna liasica delle Tranze di Sospirolo (Mémoires de la Soc. 
paléontologique suisse), comprendente una quarantina di bra- 
chiopodi dei generi Spirifer, Jihync/ìonella, Terebratula^ Wal- 
dheimia: 11 forme o varietà sono nuove per la scienza. 

Alla geologia contribuisce con un'importante memoria L. 
De Marchi, esponendo lo stato presente della questione intorno 
La struttura interna della terra (Rivista di Scienza)*, la ipo- 
tesi più probabile, secondo l'A., è che la terra sia completa- 
mente solida, con un nucleo metallico. 

Terremoti e vulcani hanno fornito materia di studio a 
numerosi naturalisti. E. Gua»'ini, che vede dappertutto l'azione 
dell'elettricità, presenta un'ipotesi ingegnosa, stili' origine elet- 
trica dei terremoti nella memoria: Les tremblements de terre, 
leur origine électrique possible (Dunod et Pinat, Paris), giun- 
gendo fino a ritenere che i binari ferroviari potrebbero costi- 
tuire un mezzo di protezione contro i terremoti. — Mi Mar- 
chand invece indaga i rapporti eventuali fra / terremoti e le 
pioggie (Annuaire de la Soc. méthéorologique): ma non si trat- 
terebbe che dei terremoti di sprofondamento, dovuti all'espor- 
tazione di materiali interni ed alla conseguente formazione di 
vuoti per opera delle acque sotterranee. — U. Pagani, abbrac- 
ciando un campo assai più vasto di relazioni, benché nell'àm 
bito ristretto di una piccola plaga, illustra Linea di faglia e 
terremoti del Pesarese (Bollett. della Soc. Geologica Italiana)^ 
e dimostra lo stretto legame, che unisce le scosse con i dis- 
sesti tellurici della crosta, complicati da anomalie gravime- 
triche e magnetiche Dello stesso A. ricordiamo ancora I tuoni 
della montagna, brontidi sismici in Basilicata {Congresso dei 
Naturalisti Italiani), curiosa non meno che interessante me- 
moria, — ed, in via di parentesi, per la diversità del soggetto, 
il pregevole scritto: Nuoti metoai ed indirizzi nella piasti- 
grafia moderna (Opinione Geografica). — I. Galli raccoglie 
studiosamente da vecchie e recenti cronache esempi di Feno- 
meni luminosi nei terremoti (Congresso dei Naturalisti Ha- 
liani), come fiamme e fiammelle, lampi e vampate, luci dif- 



^k*. 



(IfOloyia 

l'use o fosforescenti, travi o colonne luminose, globi dì 
osservati iu qntixi un rontinaio di cadi. Lo stesso A. de 
un TurbiìtK grandiotio r retri fornii n Velie/ri l'onli/ii 
cademia Roo,uim dei Xiiori LincKÌ\, ravviciiiando il te» 
dei fori circolari in vetri per turbine a. quello identico 
raliosi nell'ultima eruzione del Vesuvio. — F. Carvés, 
nota intomo / vulcani e ì lerrrmoti dal punto di rista 
coKtitueione del globo (Société Anfronomique de France), 
ÌQ rapporto «cosse ed erusioui con la natui-a del nucle 
restre. — A. Lacroix illustra la Litologia del M. •*> 
{Académie dea ScienceaU mentre Stoklasa determina le 
solubili delle lare rtgitviaiie f Bull, de la Socif.lé de Chim. 
Q Kernot offre una nuova Aaaliiti chimica delle cfneri 
riane dell'aprile ISOtì (Hotielh Ilenle di Sapoli), — e ? 
serini del pari ci dà la Compoeizione delle ceneri e dei 
dell'eruzione reunriatia dell'aiirile lUW {Ae-M'lemia dei 
gofili dì Firenze:. 

Altra manifestazione della attività endogena della 
Htudia A. Gaiitìer, indagando \'tlrigin« delle acque t> 
{Académie dea Snienren : esse, secondo l'A-, sarebbero « 
nuove di origine ignea, dovute alla ossidazione dell'idi 
«elle profondità sotterranee », 

Ma, venendo ad altri movimenti della crosta, il già 
dato L. De Marchi espone una Teoria eUmtiea delle d, 
eioni tectoniche (li Accademia dei Lincei/ ; mentre Hi 
conoscere un muo processo di Riproduzione sperimenta 
ripiegamenti litosferici ( Acadr mie dea Sciences j, fondati 
riproduzione delle condizioni naturali de) rafl'reddanien 
pianeti. 

Di un movimento locale del suolo si occupa ¥ Salmo! 
che illustra L' acvallamento di Tavernola sul lago 
(Atti della Soc. italiana di Scienze Naturali], in una 
rata memoria, ricchissima di dati, eiì illustrata con spi 
tavole, piante e profili, che siamo proprio dolentissimi • 
poter riassumere a lungo. 



Lo stesso F. Salmoii-agbi 
versante SuW origine padana della sabbia di Snrsego i 
luto Lombardo di Srienze e Lettere,: la quale sabbia 
tuente l' isoletta del Quarnero, che fu detinita un * v. 
geologico > , non ])uò essere stata deposta che dal l'o, 
Po pleistocenico, che si spìngeva appunto lino al CJuan 

Fra le numerose illustrazioni locali, che certo non 
aeggiano anche in Italia, ne ricorderò segnatamente di. 
espongono la costituzione e la storia di due antiteatri hi'j 



320 Storia naturale 



La prima è di P. L. Prover, intitolata Sulla costituzione dell' av/i- 
teatro morenico di Hivoli in rapporto con successive /osi glaciali (R. Acc^b- 
(lemia delle Scienze di Torino). X risaltati d* nuo studio accurato portano 
r A. a riconoscere le prove di tro glaciazioni sucoesskve, dimostrate dftllA. 
disposizione particolare e dal diverso stato Hi alterazione, che preseti- 
tano i vari depositi morenici e quelli iutermorenici, collegati alle fa»i 
interf^laciali. 

L'altra memoria ^ di O. B. Cacciamali e concerne ì/ anfiteatro ma-' 
renico sebino (Commentari Ateneo dì Brescia): accurata e dotta pubblica- 
zione, illustrata con carte e prolili, la quale del pari conclude in favore 
della p uralità delle glaciazioni, con l'avvertenza che sarebbero quattro, 
anziché tre, avendo il Cacciamali potuto riscontrare le traccie di tutti 
quattro i periodi glaciali, che recentemente il Penck riconosceva nel 
versante settentrionale delle Alpi, dal più antico o Knnziano, al minde- 
liano, al rissiano, fino al più recente o wurmiano. La memoria in esame 
è ricca ancora di altri risultati interessanti, ma tirannia di spazio ci 
obbliga a non dirne altro. 

Lo stesso A. ha preso occasione da questo suo studio per parlare in 

fenerale Sulle glaciazioni quaternarie (Bollett. della Soc. Geologica Ita- 
iana), esponendo le nuove idee del Penck. che noi stessi abbiamo fatto 
conoscere ai lettori nell' Annuario pel 1905. 

Infine un' interessante scoperta è quella annunziata da 
M. Gortfl-ni nella sua nota Sopra V eslstei^za del devoniano 
inferiore nel versante italiano delle Alpi Carniche (R. Acca' 
demi a dei Lincei). 

Un pug-illo di mineralogia: 

" E. Glaser annunzia Un minerale nuovo (Académie des Sciences): la 
nepouite, silicato idrato di nichel e magnesio; 

— O. Maderna reca un Contributo sperimentale alla conoscenza dei 
bitumi (R. Istituto Lombardo di Scienze e Lettere). Sono ricerche prelimi- 
nari sui bitumi contenuti nei calcari solfiferi di Romagna, essenzial- 
mente costituiti da idrocarburi non saturi e ricchi di solfo; 

— E. Brest ha una curiosa Contribuzione allo studio della Mineralogia 
(Bollettino del Naturalista): nella quale dimostra con molti esempi che 
esiste un rapporto fra la durezza dei minerali e quella dei loro com- 
ponenti ; 

— G. Tuccimei versa Sulla presenza del Manganese nei dintorni di 
Roma (Boll, delta Soc. Oeol-ogica Italiana), annunziando e descrivendo 
« un vero deposito di noduli di manganese (perossido) immediatamente 
sotto i terreni vulcanici, e in quel livello che costituisce il passaggio 
dal pliocene al quaternario » ; 

— G. Spezia dà notizie e fa considerazioni Sulle inclusioni di anidride 
carbonica liquida nella calcite di Traversella (R. Accademia delle Scienze 
di Torino); 

— L. Colomba espone accuratissime Osservazioni mineralogiche sui 
giacimenti auriferi di Brusson in Val d'Aosta (Ibidem). L'oro è in filoni, 
disseminato nella ganga quarzosa, associato a pirite e molto raramente 
anche a galena e tetraedrite; è in patine sottili, in dendriti filiformi, 
in grumi ed anche in cristalli piccolissimi; 

— G. Escard disserta Sulla genesi naturale e sulla preparazione arti' 
fidale del diamante (Revue scientifique) , facendo considerazioni teoriche 
anche in rapporto alla costituzione interna del globo, le quali lo con- 
ducono a preconizzare, per la riproduzione del diamante in cristalli 
anche grossi, la soluzione del carbone in bagno metallico ili ferro o 
d'una lega di ferro. Altri due autori invece procedono addirittura a 
fabbricare il diamante: A. Chaetté annunzia d'esser riuscito nella /Vc- 
parazione artificiale del diamante f Académie des Sciences), ricorrendo alla 
decomposizione del solfuro di carbonio (il qual metodo non ha nemmeno 
il pregio della novità ; Burton avrebbe fatto un passo innanzi nella RiprO' 
duzione artificiale del diamante (Nature inglese), ottenendo gli stessi risul- 
tati del celebre Moissan, ma con mezzi assai più semplici e meno costosi, 
ricorrendo a una lega di piombo e calcio, nella quale il carbonio si 



Mitteralogla 



321 



.. A 



scioglie e poi sì solidifìca e cristallizza con la rimozione del calcio 
mercè aua corrente di vapore acqnoo; ci«'* a temperatura relativamonte 
baAJta, arce.ssibilo agli nsuuli mctr>di indntitriali. 

Cosi finiamo con la menzione di due elementi, che 
rappresentano duo potenze nel mondo, e sono ' anche 
ambedue così scientificamente interessanti: Toro e il dia- 
mante. Ma r uno non accenna per ora nemmeno alla 
|>ossibilità di perdere il valore di rarità che gli assegna 
la natura, perchè noi non facciamo che ricercare e sfrut- 
tare quello che ci offre la natura. L' altro si può dire 
una potenza che sta per essere debellata, perchè V uomo 
riuscirà certo a riprodurre artificialmente il diamante : se 
il regno di questo cadrà allora come gemma, resterà 
sempre il suo inestimabile pregio, per quanto basso il 
prezzo, per il taglio del vetro e per la perforazione delle 
rocce attraverso i monti. 

In tutti i modi con la riproduzione artificiale del dia- 
mante si sarà risolto un bel problema di scienza sperimen- 
tale e forse sciolto un enigma di minerogenesi naturale. 

U. U. 






"r ; 



vili. - Medieiaa e Cbipapgia. 



ilei Jolt. Al.KSSANDHQ Cl.EHIC't 

Medico CuosulenU ilello SUbillmeatu ' l« Terme > ii 
e del dott Ernesto (javazia di llulogna. 



I. — Sutla struttura delta cellula wprrosn durante i di/fe- 
renti slati dì funzione. 

Lo studio dello modìfic azioni istologiche delta cellula 
nervosa nei differenti stati funzionali è di data relativa- 
inento reconte, ma tuttavia è già considerevole il numero 
dei lavori pubblicati in argomento: fatto del quale non 
è eerto a far meraviglia, dato il grande interesse legato 
agli studii stessi. 

Ogni qiial volta una tecnica nuova fu insegnata e 
grazie ad essa si poterono dimostrare negli elementi ner- 
vosi delle disposizioni nuove, gli osservatori ricercarono 
quali modifìcazioui la funzione della cellula generasse Jn 
queste disposizioni nuove. Bene spesso anzi su basi neces- 
sariamente fragili ed incompleto furono create delle ipo- 
tetiche teorie che durarono per quel breve tempo che 
potevano durare, ossia fin quando un nuovo progresso 
di tecnica faceva la sua comparsa e le faceva tramontare. 
Ciò dicasi ad esempio AbW amehismo nervoso, teoria oggi 
defili iti vamen te sepolta. 

L' ultima scoperta istologica importanti* fn la dimo- 
strazione in ogni elemento nervoso di neuro-fibrille, 
dimostrazione precisa e facile col metodo di Ramon y 
Cajal. E numerosi furono, dalla scoperta delle neuro- 
fibrille in poi, i lavori che si occuparono delle modifica- 
zioni di queste neuro-fibrille durante la funzione della 
cellula, tra i più recenti dei quali meritano speciale con- 
siderazione quelli di Dnstin, fatti all' Istituto Solvay di 
Bruxelles. 

Come in ogni questione <li isto-fìsiologia fa d' uopo 
fare netta distinzione tra il fatto e la teoria, tra quanto 



Im sti-iUtiira della cUiila 



ai vede o quanto si pensa: e in una scienza in piena 
evoluzione, qual'è la cilolojfiii, convieuo essere estrema- 
mento prudenti. 

È opportuno esaminare snceessivamento : 
1." I fatti di osservazione. 
2." Il loro meccanismo fisico-chimico. 
3." [>a loro importanza fisiologica e il loro signi- 
ficato. 

1. / fatti. - Le neuro-fthrille sono elementi di vna 
variabilità eccezionale. — N'elle lucertole Cajal e Tello 
hanno messo in evidenza il fatto, che il reticolo 
neuro-flbrillaro è composto durante T attività estiva di ■ 
fibrille numerose e assai sottili, dnrunto il sonno inver- 
nale di fibrille assai spesse, ma poco numerose. Se si 
prende una lucertola in pieno sonno iemale e la si pone 
in una stufa a 25", in un'ora Io neuro-lìbrille sono pas- 
sate dalla loro condizione ibernante allo stato d'attività: 
in un'ora la cellula nervosa si è nettamente trasformata. 

Queste osservazioni di Cajsl e Tello sono state piena- 
mente confermate da Dustin, che altre ne fece di simili 
nei mammiferi. Egli ha stabilito che le neuro- fibrille pos- 
sono addimostrare due sorta di modificazioni. 

Una disintegrazione granulosa, fenomeno nettamente 
patologico, del quale non ci occuperemo qui; 

Delle modificazioni da ritenersi come fisiologiche, in 
quanto che sono regredibili, e che consistono essenzial- 
mente nei fenomeni seguenti : 

Quando l'attività della cellula nervosa diminuisco 
(freddo, inanizione, fatica, ecc.) le neuro-fibrille si ispes- 
siscono, €i fanno più colorabili, diminuiscono di numero. 
Questi fenomeni appaiono nell'ordine seguente: Ai pri- 
missimi inizii aumento dell'affinità delle neurofibrille 
per l'argento (modificazioni chimiche della loro sostanza). 
IjO stadio seguente è caratterizzato dalla comparsa di 
rigonfiamenti fusiformi lungo il tragitto delle fibrille 
(ftisi primarii) : tra i rigonfiamenti le fibrille conservano 
il loro calibro normale. In altre cellule ques'.o stadio è 
un po' ditTerente ; le fibrille non si gonRano a tratti ma 
uniformemente in tutto il loro decorso e ne risultano dei 
rordonrini. 

Questi due stati delle fibrille — ipertrofia locale a 
fuso e ipertrofia totale a cordoncino — hanno esito en- 
trambi in un medesimo stadio seguente, che è la forma- 
zione di fusi uniformi, spessì, molto argentofili. Questi 



ìipio abbastanza mimerosi, seiu- 
luiro <ii miniero menine il loro 
Ittà aumentano. In ijiiosto stadio 
lìssetuinati un piccolo numero di 
nessuna fibrilla per quanto sot- 
o. È lo sitilo grumoto di queste 
sione usata da Cajai che Io ri- 
ta negli animali neonati. Queste 
esito ultimo delle modificazioiii 
leurolìbrille per la diiuinnzione 
ittivitù cellulare, ft uno degli esiti 
ni runzìonali. 

ttività cellulare hÌ esagera (calore, 
,0 i fenomeni seguenti: le fibrille 
sottili e numerose; incorporano 
anza argontolìla sembra essere 

)no essere riassunti nella tabella 



Hiionc di ÌMe\ ]>rìinit: 
iitnpiirn H <'or<loncÌni>. 



lui meccanismo possono essere 

fsie disposizioni morfologiche. — 
jecondo DlisIìii, concorrere alla 
ille fibrille colossali delle cellule 

;o neuro-fibrillare e condensazione 
jalche fibrilla (ipotesi già emessa 

a fascio e fniiione di parecchie 

dividiiale autogeno di certo libre, 
è particolarmente evidente nello 

puramente morfologici di questo 
fisico-cbim ielle che li l'eggono ci 



La HtnUInra ihlla i-ellnla iteroona 

sono assolutamente oscure. Dustiii ritiene che 
modificazione del reticolo neuro-fibrillare dipei 
variazioni della tensione snperfieiale connesse allt 
fìcazioni locali del cliimistno cellulare; è iin'ipote 
sibile, ma tuttavia ancora da dimostrare. 

3. Significato fisiologico. — Dustin emetto, ri 
al significato fisiologico di queste variazioni, un' 
interessante e curiosa. 

Se è vero che l'attività del sistema nervoso pi 
più che una analogia con le manifestazioni eletti 
se riconosciamo alle neuro-fibrille il compito dì con< 
le modificazioni di esse avranno una grande impo 

Come è noto, l' intensità di una corrente eletti 
pende dal rapporto tra la forza e lettre ino trieo e 
sisteiizB. 



Perchè I sia costante se E diminuisco deve Hii 
parallelamente anclie K. 

Nella cellula nervosa che cosa constatiamo? ( 
l'attività dello cellula dimiimisce, per ipotermia ac 
pio. E, l'energia liberabile, diminuisce; ed allora 
resti normale la funzione, bisofi^na che diminuisca 
K, che è la resistenza dei conduttori neuro-fibrillari 
nuircbl>eper il fatto dell'ispessimento delle fibrille ch< 
rebbero meno resistenti al passaggio della corrente, 
essendo che la resistenza d' un conduttore elettric 
nuisce coir aumentare de! suo diametro. Ive modifì 
di forma notate nella fibrille sarebbero dunque dei fai 
pensatori. La cellula funzionerebbe dunque come ut; 
a resistenza varial>ilo. K sì può andare anche più ii 
sotto l'influenza di cause |)ertui-batrici appare Io 
di frammentazione dello neuro-fibrille: il circuito i 
interrotto. 

Ma si tratta pur sempre di ipotesi, por quanti 
guose. U» interesse più positivo hanno le inoditi 
istologicamente dimostrate, cui vanno soffirotte 
neuro-fibrille, perchè <jueste modilicaxioui costiti 
un reporto orgjinicn di varianti funzioniili. 

IL — /.« devimioìir di-l romiilrmeitlo e fu flia</iiinil 
ìonirn delie mnhilli^ infrtlin: 

La diagnostica delle iiuilattie iulcttive, che si ù 
fino a poco tempo fa sui melodi dell'esame din 



326 Medicina 



da qualche tempo chiedendo degli aiuti ad altri rami delle 
scienze mediche, e specialmente alle discipline di labora- 
torio. Si comprende come — essendo acquisito alla nostra 
scienza il fatto, che alcune malattie infettive dipendono 
dair invasione neir organismo nostro di certi microrg-a- 
nismi, alla cui presenza V organismo stesso reagisce in 
modi intimi peculiari — , sorrida il concetto di legare la 
^ diagnosi delle singole infezioni alla constatazione appunto 
di questi modi intimi peculiari della reazione dell' orga- 
nismo più che sulle manifestazioni più grossolane del- 
l' accaduta infezione — manifestazioni, le quali hanno 
assai meno di caratteristico e di specifico. A questo nuovo 
indirizzo della diagnostica già vennero aperte tre vie. 

Una di esse si fonda sulla determinazione della sovra- 
sensibilità specifica^ che T organismo assume rispetto a 
certi prodotti dei batteri, che l'hanno invaso. Di essa si 
è valso il Koch pel primo, allorché escogitò l'impiego 
clinico della tubercolina: più tardi il Pirquet escogitò 
nello stesso ordine di idee la reazione cutanea, e il 
Calmette, lo Chan temesse, il WolfiF-Eisner V oftalmorea- 
zione per la diagnosi della tubercolosi e del tifo. Gli 
studii di questo genere, già abbastanza avanzati per ciò 
che riguarda la reazione alla tubercolina, sono appena 
al loro inizio per ciò che riguai*da le altre reazioni sud- 
dette, sicché avrà bastato qui 1' avervi accennato. 

Una seconda via consiste nella diagnosi batteriologica 
propriamente detta, che si raggiungo mediante l'esame 
microscopico e i metodi di cultura: così nello sputo di 
un malato di tubercolosi pohnonare noi dimostriamo la 
presenza del bacillo della tubercolosi, nel sangue di un 
malato d'ileotifo noi riscontriamo i bacilli di Eberth. 
Fino a poco tempo fa questa fu 1' unica via nostra per 
la diagnosi esatta delle malattie infettive. 

Ma allorché il Behriiig scoprì che all'istituirsi d'una 
infezione batterica corrisponde nell' organismo la produ- 
zione di certe sostanze, che sono specifiche per quella 
data infezione, si aprì un' altra via ancora alla diagno- 
stica, la via che si potrebbe chiamare della diagnostica 
biologica. Questa denominazione, che fu proposta dal 
Wassermann, si riferisce essenzialmente al fatto, che i 
dati relativi ci possono essere forniti solo da organismi 
viventi. 

Il principio direttivo della dìaofnostiea biologica delle 
malattie infettivo é il seguente. 



■J "II" 



■^M^m * " *^w^ 



Diagnosi biologica delle infezioni 327 

I succhi org'anici d'un malato (fuua certa malattia 
infettiva contengono i prodotti delle reazioni specifiche 
in quantità maggiori che non facciano i succhi organici 
d*un individuo sano: e tali prodotti, com'è noto, hanno 
la proprietà di influenzare in modo speciale i microbi 
specifici deir infezione in corso. Quindi se nel siero del 
sangue d'un malato noi troviamo che son contenute in 
quantità maggiore del normale certe sostanze, di cui si 
sa che svolgono sui bacilli del tifo una certa azione spe- 
ciale, noi saremo per ciò solo in grado di far diagnosi 
di tifo purché sia escluso dall' anamnesi, che lo stesso 
malato già ha sofferto di tifo non molto tempo prima. 
Di tali sostanze, prodotte dalla reazione specifica del- 
l' organismo, quelle che hanno la maggiore importanza 
negli studii pratici sono le agglutinine e gli amhocettori 
contenuti nel siero del sangue. 

Le agglutinine sono sostanze, che hanno la proprietà 
di far rapprendere visibilmente fra loro in masse com- 
patte i batterii di quella specie, la cui invasione ha pro- 
dotto la infezione in corso. Quindi se ad una sospensione 
di bacilli d' una certa specie nella soluzione fisiologica 
si aggiunge un po' di siero di sangue di un individuo, 
che sia in corso di un'infezione da parte dei bacilli di 
quella specie, si vedono i batteri agglutinarsi fra loro: 
se si adopera il siero del sangue di uomo sano l'agglu- 
tinazione dei bacilli non accade o accade solo se il siero 
è impiegato in una concentrazione molto maggiore. Per 
tal modo ogni volta che si constati che il siero del sangue 
di un malato ha verso i bacil^ di una data specie un 
potere agglutinante maggiore del normale, ciò basterà 
perchè si possa affermare che quel malato è sotto l' azione 
infettante di quella specie di bacilli. È questo il principio, 
su cui si fonda la sierodiagnosi di Gruber-Widal mediante 
le agglutinine. Per ottenere l'agglutinazione dei bacilli 
col siero del sangue di un uomo sano bisogna impiegare 
il siero in concentrazione rispetto alla sospensione bat- 
terica dell' 1 : 50 o in una concentrazione anche maggiore. 

Un' altra classe di sostanze immunizzanti, che sono il 
prodotto di reazioni biologiche della stessa specie delle 
agglutinine, e quindi strettamente specifiche, sono gli ambo- 
rettori. Gli ambocettori sono sostanze le quali hanno 
r ufficio di attaccare singolarmente le molecole dei corpi 
a composiziono colloidale, i quali sono penetrati nell'or- 
ganismo provenendo da organismi stranieri. L' ambocet- 



328 Medicina 



ì 



tore non è in grado di attaccare codeste singole molecole 
da solo ; bensì esso vi riesce mediante il concorso di 
un'altra sostanza circolante nei succhi normali deir or- 
ganismo, la quale ha i caratteri di un fermento e fu 
chiamata dall' Ehrlich complemento. Per tal modo la mo- 
lecola della sostanza colloidale straniera viene scomposta : 
a seconda dei casi i residui di questa scomposizione 
saranno utilizzati per la nutrizione dell'organismo, ovvero, 
se si tratta di sostanze venefiche, verranno eliminati. 

L'ufficio dell' ambocettore quindi è simile a quello dei 
mordenti in arte tintoria : come il mordente si getta sulla 
fibra vegetale, e per tal modo rende possibile, che vi si 
getti e vi si fissi più tardi anche la sostanza colorante, 
così r ambocettore si getta sulla molecola colloidale e per 
tal modo rende possibile che vi si getti il complemento e la 
scomponga. Fra l' ambocettore e la molecola colloidale 
esistono dei rapporti di affinità o, come si suol dire, di 
avidità specifica ; per ricordare il paragone di Ehrlich, 
un certo ambocettore collima colla molecola d' una certa 
sostanza colloidale come una certa chiave si adatta ad 
una certa serratura. 

Si noti inoltre, che allorché entra in circolo la sostanza 
colloidale, con cui un certo ambocettore collima, l' orga- 
nismo è stimolato a produrre codesto ambocettore in quan- 
tità maggiori dell'usato. 

In genere le sostanze colloidali, che, introdotte in un 
organismo, sono in grado di -provocare l'aumento di pro- 
duzione dei rispettivi ambocettori, si chiamano antigeni. 
Quindi ogni ambocettore è un prodotto di reazione spe- 
cifica di un determinato antigeno e nello stesso tempo è 
in grado di neutralizzarlo e di neutralizzare quello sol- 
tanto. Per dare un esempio, i bacilli del tifo e risp. la 
sostanza dei loro corpi sono gli antigeni rispetto agli 
ambocettori del tifo; e questi costituiscono gli anticorpi 
rispetto adessi. Gli ambocettori posseggono dunque, rispetto 
alla diagnostica delle malattie, la stessa significazione 
delle agglutinine. Ma la dimostrazione di essi è assai meno 
facile. 

Non è qui il caso di insistere sui varii metodi, che 
furono proposti all' uopo, come il metodo di Pfeiffer, del- 
l' esperimento sugli animali, e il metodo delle piastre, per 
cui ò valutato il potere germicida di un siero, cui sia stato 
aggiunto l'ambocettore: questi metodi sono inapplicabili 
alla pratica clinica, inoltre i loro risultati non sono supe- 



JÉJ 



ItiagnoKi biologica tìeile infezioni 



riori a quelli che si ottengono colla ricerca delle agglii- 
tiiiiue. Invece assai piò praticn è il metodo che fu pro- 
posto più roeentomeiite da Bordel o Gongoli. Questi duo 
scienziati partirono dal principio seguente. So un anti- 
gene e l'ambocettore e il complemento relativi sono posti 
in presenza fra loro, l'ambocettore da un lato lega a sé 
l'antigeno e dall'altro lato lega a sé il complemento 
(Ehrlich). Quindi se noi poniamo in presenza fra 
loro r autigano noto proprio di un' infezione, un 
complemento (e cioè del siero normale reconte) e una 
terza sostanza di cui importi determinare se o no con- 
tenga l'ambocettore relativo a queir antigene, e consta- 
tiamo che nella miscela cosi risultante il complemento 
vien legato, potremo dedurne che la sostanza in esame 
contiene realmente l' ambocettore spocitìeo. So poi la 
sostanza in esame è un liquido proveniente dal corpo di 
un individuo sospetto di essere all'etto dall'infezione, cui 
si riferisce l' antigeno usato, il sospetto diventerà certezza, 
poiché abbiamo avuto la prova che il liquido in esame 
conteneva l'ambocettore relativo in quantità maggiore del 
normale. Il perno del problema consiste dunque net riu- 
scire a determinare, gè nella miscela sperimentale sud- 
detta il complemento è stato legato o no. 

Ed ecco come il Bordot e il Qengou praticano una 
tale determinazione. Alla miscela essi agg'iungono dopo 
alquanto tempo un ambocettore di altra specie, e cioè un 
ambocettore che ha la proprietà di sciogliere i globuli 
rossi ; per di piìi, aggiungono anche una certa quantità 
di globuli rossi. 

Perchè questo ambocettore spieghi sui globuli rossi 
la sua azione specifica bisogna che anche esso sìa messo 
in presenza del complemento, il quale pure è in tal caso 
rappresentato dal siero del sangue normale recente. Ed 
allora delle due 1' una. O nella miscela primitiva esisteva 
r ambocettore specifico, et! esso avrà legato antigeno e 
complemento, ed allora di complemento libero, disponibile 
nella miscela, non ne esista più; in tal caso l'ambocet- 
tore aggiunto più tardi non trova complemento, con cui 
legarsi, e quindi esso non può spiegare la sua azione 
solvente sui globuli rossi : risultalo : i globuli rossi restano 
inalterati, il loro pigmento resta legato e quindi la miscela 
eh' è prima iiicoloi-e resta incolore. Ovvero, al contrario, 
nella miscela primitiva non esisteva 1' ambocettore spe- 
cifico, ed allora, malgrado della presenza dell'antigcnn. 



330 Medicina 



il complemento resta libero; no segne che, allorché più 
lardi viene agginnto V altro ambocettore e con esso i 
globuli rossi, quest' altro ambocettore trova disponibile 
nella miscela il complemento cui legarsi, vi si lega ed 
allora può spiegare la sua azione solvente sui globuli 
rossi: risultato: i globuli rossi si sciolgono, il loro pig- 
mento si libera, e la miscela, da incolore ch'era prima, 
diventa di color sanguigno. 

Nel primo caso il risultato della reazione è positivo 
rispetto alla presenza delT infezione sospetta, nel secondo 
caso esso è negativo. 

Il Bordet e il (lengou applicarono questo metodo allo 
studio di diverse infezioni e specialmente del tifo, usando 
per secondo ambocettore il siero di un animale, che aveva 
subito prima una serie di iniezioni di emazie di altra 
specie animale, ad esempio di bue, e che quindi aveva 
acquistato delle proprietà emolitiche, nel quale cioè s' era 
formato V ambocettore^ il cui antigeno è costituito dalle 
emazie. I risultati concordarono colle premesse teoriche: 
nei casi, in cui il liquido in esame proveniva da orga- 
nismi non infettati, l'emolisi finale avvenne. 

Poiché in questa specie di reazioni V ambocettore spe- 
cifico allorché esiste lega il complemento, sicché questo non 
può più venir legato dall' ambocettore emolitico che viene 
aggiunto più tardi, nel caso di reazione positiva (•) si 
parla di deviazione del complemento^ in realtà questo 
viene dall' ambocettore specifico deviato verso l' antigeno 
già presente nella miscela. 

Ma Bordot e Gengou si valevano per antigeni delle 
sospensioni di culture dei bacilli delle varie infezioni : 
quindi il loro metodo era applicabile solo alla diagnosi 
delle infezioni, dei cui bacilli specifici noi possiamo diporre 
in colture pure. Per tal modo il loro metodo non pre- 
sentava dei vantaggi pratici su quello delle agglutinine, 



(•) Il lettore noterà che la reazione positiva nel senso pato- 
logico in tal caso è negativa nel senso sperimentale, e cioè se 
il liquido in esame proviene positivamente da un organismo 
infetto, r aggiunta ulteriore dell* ambocettore e del complemento 
ha sulla miscela in esame un' azione we^aZ/wa poiché T emolisi 
non accade e quindi la miscela resta incolore come prima. 



Diayrìosi hiologir,a delle, i 

sobbolle avesse servilo di argomentc 
favore della realtà delle teorie di 1 
state lo ispiratrici dìrctle. 

Ma più reco II temente si è tentalo di 
diagnosi dollc infezioni, delle quali 
{ili agenti e delle quali quindi non pò 
antigeni in forma dì culture bacillar 
nella nuova direziono fu fatto da V 
allorché essi constatarono, che la de 
lueut» accadpva anche ao invece de 
si vale degli estratti bacillari : evidc 
doli'antigono non è legala csclnsiv 
batlcrii, ma valgono a realizzarla ai 
loidali, che costituiscono i corpi di 
altro passo fu fatto, allorché il Wa 
considerare come contenenti l'antigei 
della presenza dimostrabile o no 
anche gli estratti dogli organi di prc 
quali era clinicamente e sperimentai 
tenevano il virus specifìcn. Por tal n: 
nell'ambito della diagnostica biologie 
la sifilide, la lebbra, il vajolo, lo ][i^ 
tozoica, le quali finora da queir àmbi 
Il metodo di prova è simile a que 
gitalo da Bordet e Oengou, eccettoc 
posto di una cultura bacillare, si ade 
organo o tessuto umano, di cui si f 
già la sede dell' infezione in queslic 
tal modo, che i globuli rossi non si si 
anche qui che il complemento fu 
liquido preso in esame esisteva ir 
l'amboceltore specifico per quel co 
quindi porre la diagnosi positiva. 

Il Wassermann in unione col H 
questo metodo anzitutto allo studit 
aveva scoperto nei liquidi organici 
colosi una sostanza, che egli chiama 
che essa costituisce l'anticorpo dell 
Kock. L'autitubercolina esiste nel 
furono trattati colla tuhercolina: i 
genere provano ad evidenza che es 
produzione spontanea, prodotta cio( 
e quindi a vero caralterc d' anti< 
come in molti casi di tubercolosi a^ 



332 Medicina 



tubercolina Koch non sono seguite da alcuna reazione ; 
gli è che nel corso doir infezione si è formata neir orga- 
nismo del malato una discreta quantità di autitubercolina, 
sicché al momento, in cui vien fatta T iniezione di tuber- 
colina, r autitubercolina già pronta neutralizza tutta la 
tubercolina dell' iniezione , e quindi non resta in circolo 
della tubercolina a sufficienza per provocare nei tessuti 
tubercolizzati la reazione clinica nota. 

La presenza adunque dell' antitubercolina nei liquidi 
organici ha un'importanza diagnostica reale: ogni volta, 
che essa sia constatata mediante la ricerca della devia- 
zione del complemento col metodo suddescritto, si potrà 
affermare che è in torso la tubercolosi. Ciò ha un' impor- 
tanza pratica specialmente per la diagnosi di natura di 
certi essudati delle cavità sierose. 

Il Wassermann ha applicato il metodo suddescritto 
anche alla diagnosi della sifìlide. Nei casi sospetti egli 
adopera come antigeno l' estratto di un tessuto umano, 
di cui sa già con certezza che alberga il virus sifili- 
tico (ulcera primitiva, condiloma, visceri di feto affetto 
da lue ereditaria, ecc.). Gli studii di controllo cogli ambo- 
cettori furono praticati con materiale proveniente da 
scimmie, che erano state infettate sperimentalmente dal 
Neisser, e il cui siero rivelò infatti coi metodi di labo- 
ratorio una ricchezza insolita dell' elemento capace di 
legare da un lato 1' antigeno sifilitico e dall' altro il com- 
plemento. Avutasi così la cortezza, che i concetti teorici, 
che avevano servito finora per le infezioni a virus vivo 
coltivabile valevano anche per queir infezione a virus non 
coltivabile, che è la sifìlide, si procedette senz' altro a 
controllare nei varii casi il valore diagnostico del metodo 
della deviazione del complemento. Iti questo campo le 
ricerche più interessanti furono fatte a proposito dei rap- 
porti fra paralisi progressiva e sifìlide. Il Wassermann 
in unione al Plaut esaminò il liquido cerebro-spinale e il 
siero del sangue di parecchi individui affetti da paralisi 
progressiva, presi senza scelta rispetto a che l'anamnesi 
fosse o no positiva rispetto ad un' infezione sifilitica pre- 
gressa. I risultati del metodo- della deviazione del com- 
plemento in questo campo furono molto notevoli, poiché 
nel 70 y„ circa dei casi la reazione riuscì positiva quanto 
alla sovrabbondanza dell' ambocettore nel siero del sangue 
e nel liquido cerebro spinale e quindi quanto alla natura 
sifilitica deir infezione originaria. Questi risultati furono 



/ linfati-- 

confermati da Lovaditi i 
e Stertz in Berlino. Fu 
paralisi progresaiva più 
che in quelli recenti, 
stata espressa da alcuni, 
sì tratterebbe esseuzialm 
cellula del sistema nervi 
processo incessanlo di p 
fìcì per ia siQltdc. 

Aualogamoiitc lo Set 
di risultati positivi nelle 
lui praticate in parecchi 
il Citron, il Invaditi col 
sta taz ioni. Sicché il meti 
mento apporterebbe un 
condo la quale la parali 
sono in molti casi di or 

Per quanto interessai 

auesti autori, pare tuttai 
el complemento non al 
ztone, cbe riconoscorebbi 
contare che contro il ve 
elevato vigorosamente il 
r hanno applicato invanì 
della rabbia, Schultze n( 
distinguere i vibroni cole 
e lieibmayer non riuscir 
varie specie di bacilli 
conto del numero, già a 
cui esso avrebbe dato df 
diosi provetti, è d' uopo 
limiti dell'applicabilità e 



111. — Il tistema linfatic 

In inoralo nel ria£ 
germi e delle sostiinzo t 
tanza ai vasi sangui;>'ni. 
personali e col conforto 
viene invece alla conclui 
tocca ai linfatici, ai qua 
zione delle prime difese. 



aW Medicina 

Kcco le conclusioni a cui arriva il Boeri: 

i." I batterìi, come i veleni, comunque penetrati nel- 
]■ organismo, tendono sempre a raggiungere il circolo 
sanguigno trasportativi dalle correnti del liquidi dell' or- 
ganismo. 

2." Dal connettivo sottocutaneo, dalle cavità sierose, 
dal parenchima degli organi, in generale da tutti gli 
spazi interstiziali dei tessuti, i batterli, comunque capita- 
tivi, non penetrano direttamente attraverso ì capillari nel 
circolo sanguigno, ma pervengono in quest' ultimo tra- 
spo lati esclusivamente dai linfatici, eli' essi percorrono 
sino allo sbocco dei grossi tronchi rispettivi nelle vene 
del collo. 

3.° 8e si introducono negli spazi anzidetti delle dosi 
anche enormi di batterli, e si pratica la listola del dotto 
toracico al collo, ch'ò l' unico punto donde la linfa si svuota 
nel sangue, il sangue rimano sempre sterile, mentre nella 
linfa che thiisce dalla listola si rinvengono quasi tutti i 
batterli introdotti nell'organismo. Questa esperienza di- 
mostra la verità della conclusione precedente, 

4.' Le dosi relativa mente piccole di batterìi intro- 
dotte neir organismo possono essere tiattennte lungo Ìl 
loro cammino attraverso i linfatici, o quindi non raggiun- 
gono il torrente sanguigno: infatti la linfa raccolta dal 
dotto toracico, come nell' es|iorienza precedente, in tali 
casi rimane sempre alerilc. 

5." L'azione difensiva del sìstcìini linfatico contro 
le iniezioni già da tempo studiale è spiegala appimto da 
ciò, che il trasporlo ilei battorii si fa esclusivamente \)ei 
iiuj'atiei; tale lìil'esii consisto ni'l ritardo dei batterli e 
nella via lunga da ensi sognitn per raggiungere il sangue, 
noi loro Mrrosto nei gangli, nella liltrazione, ncll' attenua- 
zione (Manfredi, l'urcz. Viola, Friseo, Labbé, Evoli, ed 
altri j, nell'an'ivo dei bulìerli nel sangue alla spicciolata 
anziché tumniluoNamerite. Tale difesa è tesa possibile 
soltanto da siflutta modalità di tras]>orto, ossia dalla im- 
possibilità della penelnizione diretta dei batti'rii attraverso 
i cajìillari nel siiugiie e dalla interi tosi niou e delle lunghe 
e aceid<'ulatc^vii' linl'alielu' tra la loro jioila d"eutnitii e 
il sainrue. 

SilTatta modalità di tntyprul" . ielle infezioni trova una 
riconfermn clinica neH'o.sservazionc delie linfiingioiti tì 
degli ingorghi glaniloiui'i prossiuiiorì alla porta d'entrata, 
e della esistenza di un periodo inlernicdiii, a localizza- 



\ 



n 



/ linfatici nelle infezioni 336 

zione prevalentemente glandolare, tra la lesione primaria 
iniziale e quella degli organi in alcune infezioni (sifilide, 
tubercolosi). 

6.<* Dal connettivo sottocutaneo, dalle cavità sierose, 
dal parenchima degli organi, in generale dagli spazi 
interstiziali dei tessuti, lo sostanze chimiche in genere, 
e quindi i veleni, disciolti, non sono trasportati al 
sangue, come i batterli, soltanto pei linfatici, ma per- 
vengono nei circolo sanguigno anche direttamente attra- 
verso i capillari sanguigni. 

7.^ Se si introduce negli spazi anzidetti una solu- 
zione di ferrocianuro di potassio e si pratica la fistola 
del dotto toracico, la caratteristica colorazione bleu col 
percloruro di ferro si ottiene altrettanto presto dalla linfa 
dei dotto toracico che dal sangue, ove il ferrocianuro 
in questo caso ha dovuto penetrare dirottamente, poiché 
non può esservi pervenuto colla linfa a causa della fistola. 
Questa esperienza dimostra la verità della conclusione 
precedente. 

S.'' Questa penetrazione di sostanze chimiche solu- 
bili nel sangue, non solo pei linfatici, ma anche dirotta- 
mente attraverso i capillari sanguigni, trova riconferma 
nella rapidità dell' azione dispiegata dai farmaci intro- 
dotti per la via ipodermica e dalla dimostrazione dell' as- 
sorbimento della bile anche pei vasi sanguigni neir itte- 
rizia (Queirolo e Benvenuti). 

9.** Quindi i capillari sanguigni non sono permea- 
bili ai batterli da fuori in dentro, malo sono alle sostanze 
chimiche disciolte. Questa differente permeabilità verso 
i batterii e i veleni solubili trova riconferma nell'osser- 
vazione che in so«>uito alle inoculazioni sottocutanee di 
colture tubercolari r infezione tubercolare rimane lieve e 
locale, mentre l' intossicazione tubercolare, la cachessia, 
sono rapide e marcate (Maffucci, Oavagnis, Del Corda). 
La ragione della impermeabilità ai batterii e della 
permeabilità ai veleni disciolti è tutta fìsica, e va riferita 
al volume delle particelle rispettive, per cui i capillari 
sono attraversati dalle sostanze granulari (cinabro, car- 
minio, inchiostro di china) o dalle sostanze corpuscolari 
quali gli stravasi sanguigni (Mascagni, Ludwig, Hizzozzero 
e Sai violi, Foà e Pellacani, (ìolcri, MatTucci, Muscatello, 
(Jabbi, Muoller, ecc.). 

10." Dal torrente circolatorio del sangue i batterii, 
che vi siano stati introdotti, anche se in quantità enormi, 
non passano più nei linfatici. 



386 Medicina 



11.** Introducendo quantità anche straordinarie di 
batter ii nel sangue per una vena, e praticando la fistola 
del dotto toracico, mentre i batterli si rinvengono a lungo 
innumerevoli nel sangue stesso, la linfa del dotto toracico 
rimane sempre sterile. Questa esperienza conferma la 
proposizione precedente. 

12.*' Una riconferma clinica di questa impermeabilità 
dei vasi sanguigni da dentro in fuori pei batterli è data 
dair osservazione che il siero degli edemi si è riscontrato 
sempre sterile (Loeper e Laubey). La ragione di questa 
impermeabilità è analoga a quella dianzi esibita per 
r impermeabilità da fuori in dentro. 

13.** Dal torrente circolatorio del sangue i veleni o 
le sostanze chimiche in genero, disciolte, che vi siano ca- 
pitati o vi siano stati introdotti e anche in quantità enormi, 
non passano più nel torrente linfatico. 

14.** Infatti introducendo quantità straordinarie di 
sostanze chimiche disciolte nel sangue, ad esempio, bleu 
di metilene, per una vena e praticando la fistola del dotto 
toracico, esse non si rinvengono affatto nella linfa rac- 
colta dal dotto stesso. 

15.° Una riconferma clinica di questa impermeabilità 
dei vasi sanguigni da dentro in fuori alle sostanze di- 
sciolte, è data dalla osservazione che anche nelle più 
gravi intossicazioni dell' organismo (uremia) il siero degli 
edemi si è dimostrato ipotossico (Loeper e Laubry, Lesné, 
Baylac). 

Va ancora notato che al passaggio così dei batterii 
come dei veleni dal sangue nei linfatici, seguirebbe poi 
il ritorno di tali sostanze di nuovo al sangue (vedi sopra) ; 
(quindi riuscirebbe, por quanto da un punto di vista alquanto 
telec^ogico, ozioso. 

16.** L' impermeabilità dei vasi sanguigni ai veleni 
disciolti, da dentro in fuori, va ritenuta apparente e attri- 
buita specialmente ai veleni esogeni e alla rapidità note- 
vole con cui essi abbandonano il sangue per altre vie, 
come è detto nella conclusione seguente. 

17.** Nel sangue esiste una proprietà, direbbesi me- 
ravigliosa, por la quale non solo i batterii, almeno in dosi 
limitate, ma lo stosse sostanze v^ouofiche, tanto più com- 
plotamonte quanto più estraneo all' organismo, scompaiono 
rapidainonto dal sangue stosso non appena vi siano in 
qualche modo porvonute. 

18.^ L'azione dei linfatici verso i batterli ed i veleni 



^ 




^ 



Mestruazione e gravidanza 337 

è complessa : essa comprende insieme dei mezzi di difesa 
e delle insufficienze. 

Tra i mezzi di difesa sono già noti contro i batterii 
la filtrazione o l'arresto di questi, la loro attenuazione, 
l'azione immunizzante contro di essi (Manfredi, Perez, 
Viola, Frisco, Labbé, Evoli, ecc.). 

Oggi si tende ad aggiungere tra i mezzi difensivi 
dispiegati dai linfatici quello contro i veleni, o azione 
antitossica (Ascher e Barbera, Gabritschewski) : questa 
però risulta dalle esperienze del Boeri essere lieve, e in 
ogni caso poco efficace a causa della penetrazione diretta 
dei veleni nel sangue, senza T intermedio dei linfatici, da 
lui constatata. 

Tra le insufficienze poi che bisogna attribuire ai linf|itici 
riguardo le infezioni, accanto alla mancanza di potere 
battericida della linfa (Castellino, Pagano), al microbismo 
latente (De Renzi, Manfredi, Pusateri, ecc.), il Boeri 
crede si debba annoverare il compito esercitato, secondo 
le sue ricerche, esclusivamente dai linfatici, di traspor- 
tare i germi al sangue provocandone la disseminazione, 
laddove senza di ciò molte infezioni rimarrebbero locali, 
data la impermeabilità ai batterii della rete sanguigna da 
fuori in dentro (v. s. 9."). 

19.** Anche il sangue presenta dei pericoli e delle 
difese verso i batterii ed i veleni. Tra i pericoli sono noti 
quelli riferibili alla presenza di germi e di veleni nel 
circolo, data la velocità con cui dal circolo si fa poi la 
distribuzione di tali elementi patogeni agli organi. 

Tra i mezzi di difesa, accanto a quelli già noti, come 
il potere battericida e (luello anti tossico, il Boeri crede do- 
versi collocare quella proprietà già segnalata, per cui non 
solo i batteri ma anche più marcatamente le sostanze ve- 
nefiche, tanto più rapidamente quanto più sono estranee 
all'organismo, scompaiono dal sangue circolante non appena 
vi siano in qualunque modo pervenute. (Rivista Medica)', 

rV^. — La mestruazione ed il principio della gravidanza 
nella donna. 

Il Fusari ha studiato rocoutonionte la (jiiestionc assai 
controversa dei rapporti cho esistono fra la mestruazione 
il principio delhi <»Tavi(lanza nella donna. La determi- 
nazione del momento in cui nello vie genitali della donna 



340 Medicina 



Concludendo in base a questi casi tipici si pos- 
sono ammettere le due eventualità che formano la 
base delle due teorie ora dominanti circa il principio 
della gravidanza. Può cioè essere fecondato sia Tuovo 
che è eliminato dall'ovario durante T ultima avvenuta 
mestruazione, sia quello che si è maturato colla prima 
mestruazione mancata. In ambedue i casi gli ovuli pos- 
sono trovare condizioni favorevoli per annidarsi nella 
mucosa uterina ed ivi continuare il loro sviluppo. (Regia 
Accademia Medica di Torino^ 1907). 

V. — La colina nella neuropatologia. 

Il prof. Halliburton recentemente ha comunicato nella 
Oliver-Sharpey Lecture il risultato di numerose sue 
ricerche sul valore della co/tna in neuropatologia. Secondo 
lui la colina è un prodotto costante e caratteristico della 
degenerazione dei tessuti nervosi, in quanto che deriva 
dalla scomposizione d'uno degli elementi essenziali di 
questo tessuto, e cioè della lecitina. Infatti la lecitina 
trattata coir idrolisi dà luogo a varii acidi grassi, fra i 
quali r acido oleico, T acido glicerofosforico e ad una base 
azotata eh' è appunto la colina. Com'è noto, è sulla com- 
parsa dell'acido oleico, eh' è colorabile dall'acido osmico 
in presenza dei sali cromici (mentre la lecitina in tali 
condizioni non è colorabile), che si fonda la nota rea- 
zione di Marchi caratteristica del tessuto nervoso dege- 
nerato. Secondo T Halliburton, allorché un gruppo di ele- 
menti nervosi sta degenerando, la colina, che per tal 
modo si libera dalla lecitina di essi in via di distruzione, 
si può dimostrare nel sangue circolante e nel liquido 
cerebrospinale. Per tal modo mediante semplici reazioni 
chimiche si avrebbe il modo di distinguere i casi di ma- 
lattie nervose funzionali da quelli dì malattie nervose 
organiche: basterebbe infatti far la ricerca della colina 
nel sangue o nel liquido cerebrospinale. Da principio lo 
Halliburton per la ricerca della colina aveva proposto 
l'impiego del cloruro di platino per cui si avrebbe noi 
prodotti in osarne^ la produzione* di cristalli caratteristici 
di cloruro doppio di colina o di platino: il valore jira- 
tico di questa reazione hi contestato: però più tardi il 
liosenheini, in una serie di ricerche fatto sotto la dire- 
zione deir Halliburton stesso, ha escogitato un'altra rea- 



•* 



Puntura esplorativa del cervello 341 

zione con una soluzione concentrata iodo-iodurata, il cui 
valore è, si può dire, assoluto. Un altro metodo per sco- 
prire la presenza della colina nel sangue circolante o nel 
liquido cerebrospinale, consiste nel praticare ad un ani- 
male r iniezione d' una certa quantità del liquido sospetto : 
se questo contiene della colina si vede seguire neir ani- 
male un abbassamento notevole della pressione sanguigna. 
D'altra parte il Reid Hunt ha dimostrato, che un deri- 
vato artificiale della colina, T acetil-colina, produce sulla 
pressione sanguigna un abbassamento, che non solo può 
neutralizzare ma anche superare l'elevazione prodotta da 
una uguale dose d'adrenalina. 

VI. — La puntura esplorativa del cervello. 

La proposta di esplorare la cavità cranica attraverso 
un forellino praticato con un trapano sottile nella calotta , 
non è- nuova. 

Piti recentemente essa fu avanzata da A. Kocher (1899) 
da E. Neisser e Pollack (1904). Ciò nullameno, a giudi- 
care dagli scarsi contributi finora seguiti anche a queste 
reiterate proposte, a tale procedura non sembra arridere 
miglior fortuna di quella toccata in passato. 

Neir anno scolastico 1905-1906 V Ascoli ebbe occasione 
di praticare 12 volte tale puntura esplorativa in 6 malati, 
si servì di un motore a pedale da dentista, al quale furono 
adattati i sottili trapanini a facce piane parallele sugge- 
rite da Neisser e Pollack: così la procedura è messa 
anche alla portata di quei medici ed istituti che non 
hanno a disposizione il motore e la corrente elettrica che 
esige la tecnica di Neisser e Pollack. 

La trapanazione va eseguita esercitando leggera pres- 
sione col trapano sul punto prescelto; il trapano va con- 
dotto perpendicolarmente all' osso ; si perforano in un 
tempo parti molli e calotta. Il momento in cui la parete 
ossea è superata, è avvertito pel cessare di ogni resistenza : 
si arresta allora il movimento del trapano dando la voce 
all'assistente che sta al pedale e si stacca il braccio mobile 
del motore dal trapano che va tenuto in sito. 

Nella sostituzione del trapano coli' ago-cannula esplo- 
rativa occorre evitare lo spostamento delle parti molli che 
maschererebbe il foro praticato ; alla fissazione colle dita 
è opportuno aggiungere quella ottenuta annodando in pre- 



cedeuza (ino boiidercllo iittoi-no al capo del malato, por 
modo clic il imnto in cui s' iiitcn'ienc BÌa fra esso com- 
pro so. 

Riguardo alla scella del punto, criterio sovrano è quello 
d'evitare, nchiainaiido L rapporti anatotiiìci, quel territori 
[uali si corro pericolo di produrre lesioni vasali, fug- 
seguala monte le arterie superficiali, la meniugca 
a, i seni venosi, le grosse vene cerebrali. 
er buon iiujnero dì punti ci guidano i trattati di chi- 
ia; altri, dai quali è agevole raggiungere certe sedi 
ezìoite dei processi morbosi (ascessi cerebellari, ecc.) 
IO precisati da Xuisser e Pollack ; dì nuovi non sarà 
govole rhilracciarne, previo studio anatomico e pre- 
lari prove sul cadavere quaudo la sintomatologia ne 
a preciso invilo. Por la topografìa cranio-cerebrale 
)uo egregiamente i melodi in uso di Koelier, Durante, 
er. 

irca la profondità alta quale è lecito spingere senza 
o l'ago esplorante non è possibile stabilire norme 
: fa d'uopo rei;(nlarsi caso per caso a seconda degli 
i forniti dalla sintomatologia o dalla regione nella 
> si interviene. 

'altronde, a bene riflettere, il valore delle punture 
inde è più apparento che reale, perchè le punture 
inde non potrebbero preludiare ad interventi chirur- 
radicali; meglio in questi casi assicurarsi con ripe- 
punture superficiali, cliè la lesione non risiede in tor- 
io accessibile al coltello. 

ra i casi caduti sotto l'osservazione dell'Ascoli due 
)no stare a panidigma della precisione di diagnosi 
sde e natura, raggiungìbile colla procedura che ci 
3a. 
i uno, l'esame microscopico dei frustoli di tessuto e 

chimico del liquido estratto condusse a diagnosti- 
una cisti dell' emisfero cerebellare destro di proba- 
natiira gliomatosa. L'autopsia dimostrò l'esistenza 
n ttimiire gliosarcomatos» foiifeiiente tina cavità 

1 un altro caso, la puntura esploi'ativa confermi"! la 
accusata dalla sintomaloiogia , cioè l'emisfero cere- 
re destro. Per esclusione poi si giunse ad ammettere 
raccolta di natura probabilmente tubercolare: giu- 

apparso vendico pienamente al tavolo anatomico. 
ulla guida di questi duo casi ci si può formare un 



Le cause dei calcoli hititirì 

concotto adeguato del valore della pulitura a 
scoprire tumori veri e propri: i fraininenti 
ostratli uel primo, le tfoccn di pus ricavalo ui 
da uu tubercolo che atl'aiitoptjia apparve più 
che t'ammollilo, aflidauo che il melodoè ici grado 
dere alle più rigoroso esi|fenzo, consentendo non 
constatazione di raccolle liquide, ma bonanchf 
tumori solidi. 

In altri Ire casi la puntura esplorativa d( 
servì invece col suo esito negativo, a faro oaeli 
lo diagnosi, che parevano imporsi alla sti-egi 
sintomi presenti. 

Poiché in codesti generi di malattie corcbrt 
di regola di situazioni gravissime o disperato, 
unico sollievo può riescire I' intervento chiri 
metodo di imlagine, che, come la pratica espli 
cervello, pufi servire a (issare e la natura e li 
focolare cerebrale, costituisce nella pratica din 
quisizione di un valore reale. 



VII. — U canne dei calcoU biliari. 

I calcoli biliari — col loro sintomo più impoi 
noto, la colica biliare — sono fra le malattie più 
specialmente fra le donne. Lo studio dello cau 
oltre che ad avere una grande importanza prat 
ass^i interessante anche perchè, per quanto he 
studii più recenti, è connesso intimamente non 
patologia del fegato, ma anche con quella dell 

Si ritioae universaJmento oggidì che la prodi 
calcoli biliari è secondaria all' infiammazione 
delle vie biliari, o cioè dei canalicoli che, Inter 
fegato, trasportano la bile da esso nel r.ofedi 
poi essa delhiisce nell'intestino. L' infìanimazii 
rale di essi ai ritiene essere prodotta da mìcrobi 
in questione sono il più spesso il bacillo di 
bacillus coli comm'tnis. L' infezione delle vie 
parte di questi microbi può accadere mediai] 
vie, delle quiili ì- bene conoscere la relativa ii 
Esse sono la via intestinale o duodenale, la v 
4a via del circolo generale, la via linfatica. 

Si ritiene generaUnonte, che la via più fr 
infezione sia in tali casi la via in(oslin;i]e o 



344 Medicina 



V'è fra la mucosa del duodeno (eh' è la porzione più 
superiore dell' intestino) e la mucosa del coledoco tin rap- 
porto di continuità; inoltre T intestino è la sede solita 
delle due specie microbiche in questione ; infine V aper- 
tura di comunicazione fra duodeno e coledoco durante 
certi periodi della digestione resta aperta. Sicché da tempo 
immemorabile si è ritenuto, non solo che le calcolosi 
biliari, ma anche V itterizia comune dipendessero dal propa- 
garsi dei processi intiammatorii dal duodeno, e cioè dal- 
l' intestino, al coledoco e quindi al fegato. 

Ma contro questa vecchia opinione stanno non pochi 
argomenti, e cioè : 

1.** I microbi virulenti, che si trovano neir intestino, 
producono di regola delle forme infiammatorie di tipo 
diverso da quelle che dàn luogo alla colelitiasi; e cioè 
queste, come ha dimostrato il Mignot, sono delle forme 
catarrali miti ; quelle sono forme piuttosto acute, che 
assai facilmente mettono capo alla colecistite flemmonosa, 
alla cangrena della vescica biliare, alle ulcerazioni e alle 
perforazioni, come ha dimostrato V Owald. 

2* Sebbene i microbi in questione abbiano sede in 
varie parti deir intestino, essi proprio nel duodeno non 
si riscontrano se non in casi d'eccezione. 

3.** Nei periodi, in cui la comunicazione fra coledoco 
e duodeno resta aperta, attraverso ad ossa ha luogo il 
deflusso della bile; ora, sebbene i microbi delle specie 
suddette nella bile possano continuare a svilupparsi (le 
proprietà antimicrobiche della bile furono molto esage- 
rate), tuttavia dal punto di vista meccanico riesce evi- 
dente, che per la direzione della corrente biliare i microbi 
da questa corrente verranno piuttosto ricacciati a va|le 
entro il tubo intestinale che trasportati nel coledoco. Che 
se i microbi riescono a risalire la corrente biliare attra- 
verso r orificio del Vator, eh' è 1' entrata comune dal duo- 
deno nelle vie biliari e nelle vie pancreatiche, come 
si spiega che attraverso ad esso essi non penetrino tanto 
spesso nelle vie pancreatiche quanto nelle vie epatiche? 
e come dunque le forme infiammatorie del canale pan- 
creatico sono enormemente più rare di quelle dei canali 
biliari? 

Questi argomenti sono certamente assai gravi. E' vero, 
che il Lippmann e il Kelly in alcuni casi sono riusciti a- 
constatare la presenza di batterii nelle porzioni inferiori 
del coledoco, ma si tratta di reperti isolati, i (juali non 






'^■_ ^"i .V ■ — - - - P - * ^^-i r^ 



Le cause dei calcoli biliari 345 



bastano a controbilanciare il peso degli argomenti nega- 
tivi addotti testé e degli argomenti positivi, che stiamo 
per esporre a favore ai altre vie d'infezione. 

Fra Queste è certo che tanto le vie linfatiche quanto 
le vie ael circolo generale sono fuori di questione : 
già contro la partecipazione lord parla la lentezza del 
processo, con cui s'infettano le vie biliari in questi casi, 
d'altra parte a favore di essa manca ogni evidenza di 
carattere clinico o sperimentale. 

Resta la via portale. Su di essa è andata concentran- 
dosi in questi ultimi tempi V attenzione degli studiosi, e 
l'importanza, ch'essa merita nella patogenesi della cole- 
litiasi, è andata apparendo tanto maggiore quanto più 
importante risultava la funzione antitossica e antimicro- 
bica del fegato. 

Si sa oggidì che il fegato è incaricato di neutralizzare 
la maggior parte del materiale tossico, che viene appor- 
tato ad esso dalla rena />or<a, costituente la grande comu- 
nicazione venosa fra l' intestino e il fegato, materiale che 
proviene appunto dalla scomposizione e fermentazione 
del contenuto intestinale, sia desso di natura alimentare 
sia di natura microbica : inoltre si sa che il fegato è 
capace anche di distruggere o di rendere innocui la 
naaggior parte dei microbi, che giungono in esso in 
unione al materiale tossico di provenienza intestinale. Ana- 
logamente, il sangue che venga estratto dalla vena porta, 
e cioè che entra nel fegato per esservi elaborato, risulta 
assai più tossico di quello che venga estratto dalla vena 
cava inferiore, e cioè che esca dal fegato per risalire al 
cuore, avendo subite le modificazioni prodotte in esso dal 
lavoro disintossicante del fegato stesso: così pure l'aspor- 
tazione o l'uscita di funzione del fegato è seguita dallo' 
scoppio d' una sindrome tossica ad esito rapidamente 
fatale; nell' iperemesi, e nell'eclampsia della gravidanza, 
in cui si tratta di un' insufficienza della funzione antitos- 
sica del fegato, gli elementi cellulari di questo presen- 
tano r intorbidamento granuloso, la degenerazione grassa, 
l'atrofia. Infine l'azione microbicida del tessuto del fegato, 
assai maggiore di quella del liquido di secrezione di esso, 
e cioè della bile, fu dimostrata dal Wolch direttamente. 

E' facile comprendere , come por tal modo lo cellule 
epatiche vengano di quando in quando sovraccaricate di 
materiale tossico, e quindi la bile, eh' esse secornono, 
contenga dolio tossine e fors' anche dei microbi di viru- 

AmITUARIO 8CIRHTIPI0U — XLIV. 23 



:U*^ yfedìciiìa 



lenza attenuata, i quali danno luogo nelle vie biliari ad 
(lu intìanimaxione di grado ììeve^ catarrale : lo altera- 
zioni delle cellule, che tappezzano queste vie, e cioè degli 
endotolii delle vie biliari, provocano la precipitazione della 
colost farina della bile, non altrimenti che certe altera- 
zioni deirli endotelii dei vasi sanguigni provocano la pre- 
cipitazione delle piastrine dal sangue. Si spiega così la 
difìorenza di frequenza fra la colecistite e la pancreatite 
fra la oaloolosi biliare e la calcolosi pancreatica. 

(^he i microbi piìssano realmente risalire la via portale 
e ridiscendere poi le vie biliari in unione alla bile, fu 
pn^vato da Lartigau ; egli praticava la legatura del cole- 
doco, e inquinava poi col (k pyoeyanetm gli alimenti del- 
l' animale in esperimento ; riti-ovava poi nella cistifelJea 
il h, pt/o<\t/tinr9t4t e talora anche il ò. communis coli, L*e 
alterazioni delle vie biliari si hanno anzitutto nella cisti- 
fellea, j>oichè in questa vescica, che, attaccata al fegato, fa 
da ileposito della bile in certi periodi della giornata, i 
ballerii e le tossine soggiornano più a lungo, colla bile 
di riserva. Quivi essi producono da prima la desquama- 
THone deir epitelio e poscia penetrano nelle pareti stesse 
della cistifellea, dando luogo ad un'infiammazione subacuta. 
\a> tossine, che si accumulano nelle cellule epatiche, in 
parte vengono riassorbito direttamente dal sangue e pro- 
ducono quindi la cefalea , la dispepsia e gli altri pili 
noti disturbi di fegato. 

In molti casi dopo alquanto tempo il contenuto alimen- 
tai*e ridiventa normale, le cellule epatiche finiscono intanto 
di smaltire le tossine, che vi erano arrivato col sangue 
portale, la bile vsecreta ridiventa normale : e quiudi il 
processo di infiammazione della cistifellea o colecistite ha 
modt> di guarire per proprio conto. Ma in certi casi le 
condizioni morbose iniziali permangono; ed allora la 
colesterina continua a precipitare senza venir ridisciolta 
dalla nuova bile ; frattanto il materiale albuminoso prove- 
niente dagli epitolii scollati provoca dalla bile la preci- 
pitazione anche del bilirubinato di calcio: questo fa da 
cemento alle goccioline di colesterina, e il calcolo epa- 
tico è pronto. Parimenti Ih produzione di questi calcoli 
si può avere in via sperimentale aggiungendo dcH'albume 
d'uovo alla bile. 

Ma anche in questo stadio, se il processo di coleci- 
stite subacuta cessa, non si forman più altri calcoli, e 
(pielli già formati non danno più alcun disturbo, poiché 



Febbre da canapa 347 



r infiammazione della colecisti essendo cessata, T epitelio 
normale neoformato tollera la presenza dei ealcoli benis- 
simo. Una gran parte dei casi, in cui si scopre all'autopsia 
la calcolosi biliare mentre intra vitam essa non aveva 
figurato neppure neir auamnesi , sono appunto di questa 
natura. Ma se le condizioni oxtraepatiche non migliorano 
e quindi intrattengono di riflesso la colecistite, le pareti 
infiammate della colecisti si contraggono in modo spas- 
modico sui calcoli sotto la stimolazione degli spigoli 
acuti di essi, e quindi, mentre i calcoli vengono spinti 
fino all'orificio della cistifellea od oltre, si svolge il quadro 
doloroso della colica biliare. 

In sostanza, adunque, i calcoli biliari dipendono indi- 
rettamente da un' alterazione di composizione del sangue 
portalo. Sicché la causa di essi è pur sempre, come ave- 
vano intuito gli antichi, da ricercarsi nei disturbi della 
funzione intestinale. Ma, mentre gli antichi pensavano 
ad una trasmissione diretta di un processo morboso del- 
l' intestino al coledoco e quindi al fegato, la via che 
segue r alterazione causale , appare più tortuosa, poiché 
passa, col sangue, a traverso il complicato sistema della 
vena porta. A. C. 

Vni. — Febbre da canapa e febbri estive. 

Il dott. G. Mendini di Bologna ha trattato con parti- 
colare larghezza di queste note affezioni morbose che 
presentano pure un notevole interesse pratico, perchè 
verrebbero a costituire un nuovo gruppo di malattie 
dipendenti dal volo del polline. Di queste malattie la più 
nota è la febbre da fieno; ma altro molte ne esistono, 
meno note eppure assai interessanti, come si vedrà nel 
presente articolo. 

Anche la storia di codeste febbri da canapa forma un 
capitolo interessante di ep.idemologia, poiché dimostra 
che nelle vie di diffusione che tiene una infezione, quelle 
più evidenti e banali, e che perciò vengono incolpate per 
le prime, non sono sempre quello vere. 

Alcuni anni addietro ò stata segnalata in Bologna 
una malattia che fu designata come febbre estiva appunto 
perché fa la sua comi)arsa in estate. Il suo apparirò é 
saltuario: colpisco ogni classe di persone, ma attacca di 
preferenza i giovani e i lavoratori all'aperto. E più fi-o- 



»i8 Medicina 

queote uegli uoiuini che nelle donne; ma fra i contadini 
colpisce presso a poco ugualmente i due sessi. 

Il dottor C. A. Durelli, che ha osservato la malattia 
air Ospedale Maggiore di Bologna e nella pratica privata, 
ne ha lasciato una buona descrizione; 

• In particolar modo non si dimostra periodo d'incuba- 
zione, al pili un indeterminato malessere ed un insolito 
lieve disordine delle funzioni gastro-enteriche. La febbre 
insorge all'improvviso, sorpassa talvolta i 40", si accom- 
pagna ad intensissima cefalea e ad eruzione cutanea, 
sparsa in tutto il corpo, senza tipo costante, talora con 
forme di semplice eritema diffuso, quasi scarlattinoso, 
tal' altra invece ha forma di orticaria, in ogni modo 
fugace, scomparendo anche prima che cada la febbre. 
Questa dopo 24 ore al massimo rimette. Costantemente 
si associa uu dolore continuo, intollerabile come di sbarra 
alla legione lombare e dorsale, cui risponde altro vivis- 
simo senso dì dolore alla regione epigastrica, ricordante 
il caratteristico dolore xifoìdeo dell'ulcera rotónda. Si ha 
contemporaneamente vomito e diarrea: qualche volta 
faringo-amigdalite. lu Ire o quattro giorni la malattia 
passa in convalescenza ; rimangono una ostinata ano- 
ressia ed una prostrazione generale di forze di cui assai 
si lagnano gli infermi ». 

Analogamente ne scrìsse net 1^88 il medico Saggini, 
già direttore del servizio sanitario di lìologna. 

La malattia dunque non è importante per la sua gra- 
vità: in generale si risolvo presto e senza retiquati; ma 
è importante per la sua diffusione. 

Ad esempio, il dott. Astegìano ha calcolato ohe in mi 
decennio si siano avuti a Bologna 12.000 ammalati mili- 
tari, con una media di piii di mille casi all'anno, mentre 
ij presidio estivo della città non oltrepassa ì 4000 uomini. 
È evidente adunque che si tratta di una epidemia: la 
quale colpisco in larga misura la popolazione bolognese, 
non solo militiire, ma anche civile, come anche il Men- 
liini ha avuto occasione dì constatare, osservando i fatti 
e raccogliendo notizie da colleghi esercenti in città e nel 
suburbio. 

Donde pfovieue questa malattìa V (ìli osservatori 
innanzi citati, tanto militari che civili, l'hanno attribuita 
alle esalazioni che sì hanno in Hologna nel cuor del- 
l'estate per il ]>roscÌuga mento del Canale di Reno, pro- 
seingaraento fallo a scopo idraidico per pulire il fondo e 



Febbre da canapa 




mantenere al canale la sua sezione normale. Mal della 
secca rha detta il popolo. 

Il prosciugamento, si è detto, mette allo scoperto una 
quantità di detriti organici, donde sviluppo di miasmi e 
febbri infettive. A questa interpretazione diede suffragio 
il fatto che moltissimi ammalati si osservarono nei fabbri- 
cati lungo il Canale di Reno e si ritenne di aver notato 
anche ima coincidenza fra T espurgo di alcuni fognoni 
in altri quartieri, espurgo che si fa pure in grande estate, 
e la comparsa della malattia in caserme vicine. Ma tutto 
ciò è per il Mendiui una semplice coincidenza: il pro- 
sciugamento del canale è innocente, come pure non 
e' entra il cattivo stato della fognatura generale di 
Bologna. 

11 Canale di Reno non è dunque per sé la causa deir epi- 
demia. Esso va in secca per 13 giorni fra V ultima setti- 
mana di luglio e la prima di agosto. L'amministrazione 
del Canale una mezza giornata prima di mettere il fiume 
in secca, aprendo alcune paratoie, determina nel fiume 
una corrente assai veloce, appunto per purificarne più 
che sia possibile il fondo. D tratto del Canale dove sono 
gli Ospedali Maggiori e Militare ha un fondo artificiale 
liscio con mattoni cotti, disposti in taglio, ciò che rende 
molto difiRcile il ristagno delle materie organiche, e chi 
osserva quel tratto durante la secca, altro non vede che 
un grosso strato di sabbia. Non sussistono dunque con- 
dizioni favorevoli per la produzione di miasmi. 

La patogenesi della malattia in parola sarebbe ben 
diversa. Essa dipende, crede il Mendini, dalla coltura della 
canapa, che nel Bolognese si fa in larghissimia misura. 
Ne si creda dipenda dalla macerazione della pianta : la 
macerazione della canapa è quasi innocua. Intorno alla 
influenza della macerazione sulla salute si sono scritti 
dei volumi. In. generale i vecchi autori francesi erano 
proclivi a ritenere la macerazione dannosa; anche il 
llamazzini ed altri presso di noi le avevano attribuito 
gravi danni, ma un gruppo di autori italiani, in special 
modo bolognesi, come il Zacchiroli, il Piovene, il Berti- 
Pichat, il Predieri dichiararono quasi affatto innocua la 
macerazione. Il Mendini che ha fatte delle minute indagini 
in proposito, sottoscrive alla opinione di questi ultimi, 
pure riconoscendo che i gas che si sprigionano sono 
molto puzzolenti. I pesci muoiono avvelenati nelle acque 
della canapa, perchè realmente la corteccia contiene un 



voloiio potente, ma questo resta nell'acqua, la quale non 
deve servire poi che ad usi di irrigazione. 

La maciul iasione poi iioii è ìtninciia perchè 6 accom- 
paj^riata dalla polvere irritaiito composta da flbrille di 
canapa e da miliardi di bacteri, portati fuori dal macero 
e disseccati. Fra i bacteri prevale il bacterium termo, il 
quale però non ha molto potere patogeno per l' uomo, 
anzi vivendo talvolta in simbiosi con germi patogeni ne 
attenua e ne distrugge la virulenza. La maciullazione pen~> 
come la si fa oggi, cioè con mezzi meccanici più perfetti, 
è meno nociva dì quello che fosse uu tempo; essa deter- 
mina qualche catarro delle mucose, non dà quasi mai una 
forma febbrile e mai, credo il Mendinì, la malattia spe- 
cifica di cui è qui parola. Tutt'al più potrà produrre 
qualche caso della così detta fflibre da scardasso. 

Ciò che secondo il Mondìni produce la malattia è il 
volo della fecnndaztomf.. È il pollino della canapa, che al 
momento della fioritura si spande nell'aria e penetra nel 
nostro organismo, esercitandovi tanta inalefica influouza 
da produrre la sintomatologia innanzi descritta. 
Ciò egli crede per queste ragioni: 

I.* La fioritura delia canapa coincide con la comparsa 
dell'epidemia. 

2." Per sua osservazione personale, nelle annate 
in cui la coltivazione della canapa è pìiì rigogliosa, la 
epidemia è più forte. Ha visto intere famiglie di conta- 
dini colpite. 

3." Ad una vegelaziono più rigogliosa corrispon- 
dono casi di febbre più gravi, in ragione della maggiore 
tossicità del polline. 

4," A differenza della febbre da fieno, che è stata 
detta malattia aristocratica, perchè colpisce persone intel- 
lettuali di condizione sociale privilegiata, questa è ma- 
lattia del popolo. È, come la malaria e la pellagra, la 
malattia professionale del contadino. I cittadini pen") elio 
soggiornano in campagna bassa, non isfuggono alla ma- 
lattia. Essi vengono attaccati meno, solo perchè si tro- 
vano meno a contatto della pianta e vivono in condizioni 
di predisposizione pifi vantaggiose. 

5." I reggimenti di stanza a Kologna, quando vanno 
ai tiri dì combattimento, fuori della zona canapifera, ces- 
sano di dare ammalati di febbre estiva. 

6." Durante la fioritura della canapa, anche gli ani- 
mali domestici soffrono iti naso; i bovini tentano pulirsi 






Febbre da canapa 351 



con la lingua le narici, e gli equini fanno continue espi- 
razioni rumorose, indicanti in modo indubbio le loro 
sofferenze nasali. 

7.** La febbre estiva è stata osservata in varie città 
d' Italia, ma la prima segnalazione della forma epide- • 
mica (1888) viene da Bologna, che è centro di grandi 
culture canapine. 

Tutto ciò non è ancora la prova; ma questa si desume 
dalla osservazione diretta del malato. Osserviamolo dunque : 
aperta la bocca ed abbassata la lingua, vi colpisce una 
forma manifesta di faringo-amigdalite, non qualche volta^ 
come dice il Durelli, ma sempre, p]saminate il naso e tro- 
vate nna intensa rinite, mentre T infermo vi dice che ha 
avuto frequenti starnuti, secrezione abbondante e spesso 
epistassi. Vi è intensissima cefalea più forte cioè che non si 
trovi nei febbricitanti comuni. Questa intensissima cefalea 
è caratteristica delle malattie, che penetrando per il naso 
inducono iperemia notevole del labirinto etmoideo, dei seni 
frontali e delle porzioni anteriori delle meningi (influenza, 
ecc.). La respirazione è affannosa, spesso asmatica, tanto 
che voi vi affrettate ad ascoltare il petto. Ma T ascoltazione 
vi dice che il polmone è sano ; la turba respiratoria non è 
che un fatto riflesso da stimolo delle vie nasali. Vi è tma 
eruzione cutanea con V aspetto di roseola (Saggini), con 
aspetto di eritema quasi scarlattinoso (Durelli), o a forma 
di urticaria (Durelli, Cevaschi, Mendini). 

Questo sintoma è della massima importanza. Il Men- 
dini ha osservato la roseola nei casi leggieri e T urti- 
caria nei casi gravi. Gli stessi malati di febbre da fieno 
o asma da fieno hanno qualche volta T urticaria. Queste 
eruzioni vanno interpretate come angioparesi cutanee 
dipendenti da avvelenamento dei nervi vaso-costrittori 
che dominano le arterie. Sono quindi eruzioni analoghe 
a quelle prodotte da intossicazioni per germi patogeni, 
quali si hanno nell'influenza, nel morbillo, nella scar- 
lattina e nelle forme tifiche, il che spiega come molti 
medici davanti al canapismo abbiano potuto pensare a 
vere infezioni. 

Altri sintomi notati sono il vomito, la diarrea, i dolori 
lombari. Questi sintomi, comuni a tante malattie, sono 
tuttavia più frequenti negli avvelenamenti da sostanze 
virose. Il viso sparuto e la fiacchezza stanno ad indi- 
care che la malattia non è completamente finita, dopo 
superata la crisi febbrile, perchè il veleno si elimina 






352 Medicina 



lentamente, e perchè col- suo passaggio attraverso V orga- 
nismo ha influeinzato . sinistramente il sistema nervoso 
centrale. 

L'attacco febbrile dipende nei malati in questiono 
dalla ilogosi acuta di tutta la mucosa naso-faringea e 
in particolar modo delle tonsille. È la stessa febbre 
che si ha nella notissima forma di rinite o asma da 
fieno e nella cosidetta trifoliesi e specialmente nel fa- 
vismo. 

Il favismo è, come è noto, un avvelenamento prodotto 
dal polline delle fave comuni, quale si osserva in Sar- 
degna, Sicilia, nel Napoletano, e qualche volta anche da 
noi. Esso si presenta con coloramento itterico della pelle, 
cefalea intensa, fotofobia, naysea, dolore epigastrico, 
febbre, ecc., e colpisce le persone che vivono o transi- 
tano in mezzo alle coltivazioni di fave in fiore. Il fa- 
vismo ha potuto essere determinato' artificialmente dallo 
Stofani, facendo annasare polline fresco raccolto in una 
scatola. Il polline vecchio invece perde il suo potere, 
come lo perde quello della canapa. 

Del resto, come il polline di canapa e di fava, possono 
produrre fenomeni analoghi i pollini di altre piante, specie 
nelle persone predisposte. Hlackley, citato da Gradenigo 
e da tutti quelli che hanno scritto sull'asma da fieno, 
che era affetto egli stesso da tale malattia, è riuscito a 
determinare che ben 76 specie di piante hanno il polline 
capace di ingenerare la corizza nervosa. Del resto, il fieno 
stesso, non è composto di 10 o 12 qualità di erbe? Il 
polline è diffusibilissimo, tanto da essersi accertati dei 
casi di febbre da fieno nel centro di Parigi e di Berlino, 
dove certamente non si coltiva del fieno. Nei nostri paesi 
si può osservare del polline nel pulviscolo atmosferico 
anche d'inverno e questo deve essere polline pervenuto 
da regioni assai lontano. Il polline della canapa poi è fra 
i più leggieri, perchè, come è noto, la pianta è dioica e 
la natura ne ha voluto assicurare la fecondazione, me- 
diante il trasporto aereo, anche quando il maschio stia 
lontano dalla femmina. 

La durata breve della febbre da canapa è in relaziono 
con la labilità del potere venefico del polline (e con la 
reazione, che offre l'organismo tendente a impedire suc- 
cessivi inquinamenti), mentre questo breve decorso mal 
si concilierebbe con una infezione di germi patogeni già 
passati in circolo. La malattia penetra per le vie nasali : 




■ ri .I» ■■' u^^\nr*ii v.g 



-fl^^*^ 



Febbre da canapa 368 



il polline si deposita sulla mucosa e la irrita (starnuto), 
si macera e si discioglie noi succhi nasali, e per le vie 
sanguigne e linfatiche, almeno la parte più solubile (tos- 
sialbumina), entra noli' organismo e produce i suoi male- 
fici effetti. Questi effetti bono sensibilmente diversi da 
quelli che provano le persone che fumano la canapa o ne 
mangiano l'estratto, che corre in Africa, in Persia e nelle 
Indie col nome di haschisch e di churrus^ ma ciò non 
deve far meraviglia, A noi non è .ben noto quali mani- 
polazioni subiscono V haschisch e il churnts prima di 
essere ingeriti e quindi quali trasformazioni subiscano i 
veleni originari della pianta. Anche il tabacco fumato ha 
un'azione esilarante, mentre la nicotina è uno dei più 
potenti veleni. E poi, ritiene il Mendini per lunga osser- 
vazione, le sostanze introdotte per la via del naso, hanno 
un' azione molto più potente che non introdotte per la via 
dello stomaco e paragonabile solo con la iniezione ipo- 
dermica e la iniezione endovenosa. 

Profilassi. - La vera profilassi della febbre da canapa^ 
da quanto sopra si disse, importerebbe la soppressione 
della cultura della pianta incriminata. Ma ciò è assurdo. 
Poiché il canape bisogna coltivarlo, si tengano almeno 
presenti le seguenti norme. 

1.^ Chi può, stia lontano dalla pianta in fioritura. 

2.'* Chi deve soggiornare in mezzo alle piantagioni, 
sappia che nel momento della fioritura, la pianta è più 
pericolosa e non si addormenti mai alla sua ombra. Non 
accadrà che egli muoia, ma si s veglierà con forte dolor 
di capo, e se appena vi sarà predisposto, avrà la febbre 
dalla canapa. 

3.^ Nel taglio della pianta, si faccia uso di batuf- 
foli di cotone nelle aperture nasali, perchè il polline 
non ancora del tutto secco scende a nembi ed entra a 
fiotti nel naso. 

4 Z" Si studino i mezzi per fare il taglio meccanica- 
mente; ciò potrà essere un po' difficile, ma non è impos- 
sibile e deve essere economicamente vantaggioso. 

5.^ Quando ragioni particolari non lo esigano, i 
soldati siano mandati il meno possibile a manovrare in 
vicinanza dei canapai in fioritura. 

6.** In territorio coltivato a canapa si dorma con 
finestre chiuse. 

La profilassi più speciale, nella quale l'arte medica 
può porgere direttamente il suo aiuto, riguarda lo stato 



■f%4 Medicina 

della mucosa iiaBalc;. Questa devo esaere in ogni persona 
o in ogni luogo in istato di [lorletto funzionamento; ma 
tanto più lo deve essera per ehi sia obbligato ad esi>orai 
conti ima mente a cause morbose diverse ad azione elet- 
tiva. (Hoc. Med. Chir. di liologna). A. 0. 

IX, — La terapia specifica della tubercolosi. 

Il Maragliano fu il primo a tentare l'applicazione alla cura 
della tubercolosi di quei concetti che lianno dato così buon! 
risultati pratici nella cura della difterite e di altre malattie 
infettive. E — mentre le sue idee furono poi riprese sotto 
varii punti di vista da altri — egli resta lo scienziato, 
che ha studiato e studia la questione dal punto di vista 
più generale e complesso, pure non trascurando, ì tenta- 
tivi di applicazioni pratiche. 

D'altronde i germi di tutte le applicazioni pratiche 
possibili soi:o già riposti nella teorica giunta ormai ad 
un alto grado di sviluppo. Così, ad es., nel comma IV 
e comma Vili seguente è già inclusa un'idea che fece 
assai rumore recentemente, quella cioè di nutrire i tuber- 
colotici colla carne muscolare proveniente da bovini 
tubercolotici. 

Le conclusioni seguenti fanno parte d' una conferenza 
letta dal Maragliano nella Conferenza internazionale per 
la tubercolosi all'Aia e pubblicata nel novembre liMX» 
dalla Berline* Klin. W oihensr.hr ift. 

I. Visto lo stato attualo delle nostra conoscenze, la 
possibilità di una terapia specifica della tubercolosi deve 
essere ammessa per ragioni di ordine sperimentale e 
clinico. 

II. La ragione d'ordino sperimentale consiste nel fatto 
che i bacilli della tnbercoiosi viventi oppure morti, ed 
anche i loro veleni, determinano la produzione di mate- 
riali difensivi specifici nell'organismo animale. SI tratta 
di materiali antitossìci, batteriolitici od agglutinanti, che 
possono venire dimostrati e persino dosati approssimati- 
vamente nel mezzo organico degli animali sottoposti a 
questo trattamento. 

III. Questi materiati difensivi e specifici possono otte- 
nersi in varii modi, ma, e ionon pertanto, essi esprimono 
sempre la risultante d'un unico processo di difesa; ossi 
possono variare por quanto riguarda la loro forma, ma 



Terapia xpecifica della iubercoloti %6 

non diPforiscoiio mai tra di loro in modo sostanziale, qua- 
lunque aia il nome con cui po3souo dosìgnar^i. 

IV. Questi materiali-si riscoutrauo; 

1/ Noi siero di sangue. 2." Nei leucociti. 3." Negli 
elementi dei tessuti. 4." Noi prodotti delle llogosi spe- 
cìfiche provocate sperimentalmente per mozzo di materiali 
tubercolosi. 5." Nel latte. G.° Nelle uova. 

V. Queste- sostanze difensive possono essere — mediante 
varie vie d' introduzione — trasportate dall'organismo ani- 
male, nel quale si sono prodotte, all'organismo d'un altro 
animale. In questo nuovo ambiente organico, la loro pre- 
senza produce nuovi materiali difensivi. Cotcsta proposi- 
zione viene assodata in modo inconfutabile dal fatto elio, 
30 questo secondo animale vieue sperimentalmente e spon- 
taneamente infettato dalla tubercolosi, la presenza in esso 
<li questi [nateriali difensivi può esercitare un'azione cura- 
tiva, ed anche condurlo alla guarigione. 

VI. Le ragioni che debbono farci accettare la possi- 
bilità di una terapia specifica della tubercolosi sono lo 
seguenti ; 

a) l'introduzione nell'organismo di un nomo sano 
di materiali difensivi fabbricati dall' organismo d'un ani- 
male trattato in modo conveniente, vi determina la pro- 
duzione di nuove antitossine e di nuovi anticordi suscet- 
tibili di dimostrazioni e di dosaggio; 

b) V introduzione di questi stessi materiali difensivi 
uoir organismo di un uomo affetto da tubercolosi, può 
esercitare un' azione curativa, la quale può essere spinta 
tanf oltre da portare l' individuo stesso a guarigione. 
E' necessario però, per arrivare a questo risultato, che i 
materiali difensivi, una volta introdotti uell' organismo 
ammalato, possano determinarvi la produzione di nuovi 
materiali difensivi specifici. l'erchè, quando l'organismo 
dell'ammalato trovasi in condizioni anormali tali da non 
poter pili partecipare attivamente a questa produzione, 
r azione curativa di quei materiali non può piìi mani- 
festarsi. 

VIL II processo curativo è pienamente dimostrato dai 
fenomeni di attenuazione lenta ma progressiva - e che 
può giungere fino alla scomparsa — dei sintomi fisici e 
funzionali caratterizzanti il focolaio morlwso, dei fenomeni 
tossiemici e delie loro conseguenze; la febbre, la dimi- 
nuzione di peso, ecc. 

I migliori risultati nella cura dei focolai locali si 



izioiic diretta di inatormli difensivi 
o ni fenomeni tossicmici ed allo loro 
tri successi spettano alle iniezioni 
ssi in atonali. 

) tunto più facili quanto più il pro- 
oseritto, qnauto più sono assenti le 
le, ed infine quanto più sono atte- 
iemici, con tutto il sejj^uito delle loro 
le. 

>ercolarì introdotti nell' organismo 
, in modo conveniente, possono pro- 
materiali difensivi, esercitando. una 
sino producendo la guarigione. Ma 
ossano avei-si, è necessario che l'or- 
ì BTicora capace di produrre mate- 

so individuo affetto da tubercolosi 
) organismo do' materiali difensivi 
e dosabili, e tal produzione è dì 
quanto sono migliori le condizioni 
izioni igieniche dell' ambiente in 

)sì il maialo pratica un' autosieroto- 
veiiire che è proprio tale il pro- 
ciii si produce la guarigione spon-' 
o in tal senso bisogna interpretare 
ire igieniche che contribuiscono a 
ioni della resistenza organica. 
3 d" una terapia specifica della tuber- 
colarmente della tubercolosi polmo- 
-estrizioni, e non è effettuabile che 
;oci del morbo. L'infezione bacillare 
quest' organo delle condizioni pato- 
se, in cui la tubercolosi atessa non 
tentare altro che la circostanza di 
diviene allora un pi'oblema essen- 
i non può essere risolto semplice- 
laboratorio. 
isari per risolvere questo problema 

a dell'organismo, alla esistenza ed 
trofia organica ; 

delle alterazioni locali dei tessuti, 
li tubercolosi polmonare; 






Cura /litica della stipsi 367 



e) air estensione ed alla natura delle associazioni 
microbiche ; 

d) alla tossiemia tubercolare, alla tossiomia batterica 
ed a tossiemie d'altra natura. 

XI. La terapia specifica della tubercolosi umana non 
troverà credito nella pratica finché i medici non si saranno 
convinti che è assurdo l'aspettarsi da essa un'azione cura- 
tiva sui tessuti distrutti dal processo patologico, in organi- 
smi intossicati dai veleni batterici. La terapia specifica non 
troverà credito finché i medici non si saranno abituati a 
scoprire in tempo i focolai tubercolari neir organismo, ed 
a curarli in tempo. 

Insomma, finché si pretenderà di ottenere nei tisici, 
ciò che non si pretende per alcun' altra malattia micro- 
bica, neppure pei metodi curativi specifici ormai consa- 
crati, i pratici non potranno che gettare lo scredito, la 
diffidenza sopra tutti i mezzi di terapia specifica della 
tubercolosi. 

XII. Dobbiamo concludere che allo stato attuale delle 
nostre conoscenze noi possiamo affermare la possibilità di 
una terapia profilattica, vale a dire preventiva, della tuber- 
colosi umana, immunizzando V uomo mediante una vac- 
cinazione specifica, e che tale vaccinazione può venire 
praticata sull'uomo senza bisogno di ricorrere ai bacilli 
viventi ma col solo mezzo di materiali tubercolari morti, 
semplici od elaborati nell' organisno animale. A. C. 

« 

X. — Cura dell' atonia intestinale cronica. 

Come la nevrastenia, come la paralisi progressiva, 
come ormai la tubercolosi, anche la atonia intestinale 
cronica, il cui sintomo banale è la stitichezza abituale, conta 
fra le cosidette malattie della civiltà. 

Nello stadio presente della evoluzione, l'uomo si trova 
in una posizione molto infelice; esso ha adottato la sta- 
zione eretta, mentre i suoi visceri interni sono ancora 
adattati per la stazione orizzontale. Quindi esso è in grande 
svantaggio per ciò che riguarda il compimento regolare 
di certe funzioni. 

La civilizzazione moderna ha già alterato i caratteri 
e i metodi della preparazione del cibo in modo tale, che 
r apparato digestivo dell' uomo si trova mal conformato 
per compiere la digestione dei cibi così preparati. 



30 (lì qualche metro dì intestino 
del quale è inutile, ma che tut- 
rga misura a renderlo soj^getto 
no crasso i resìdui deg:lì alimenti 
anere piìi a lungx) del normale. 
!zza bisogna anzitutto ricercare, 
la porzione dell'intestino, in cui 
causati. Quando si è accertata la 
,ta sopratutto a regolare in modo 
I abitudini di vita del paziente. 
>esso e una maggior quantità di 
ito dall'economia dell'organismo, 
t tende a somministrare dei cibi 
possibile molle; manca quindi 
ane meccanica che indurrebbe la 
>i residui del cibo segue poi la 
.inali, e cioè la stitichezza. Uno 
consiste neir incitare l'intestino 
alla stessa ora, preferibilmente 
il primo pasto; durante la notte 
sizione supina, quindi le materie 
indente non hanno avuto bisogno 
ravità por passare nel colon tra- 
.rovano accumulate in onesto od 
ite. Per di più la presa del primo 
la sui nervi dell'intestino, sicché 
si. 

ierà ai malato di dormire sul 
dire alle materie di accumulai'si 

ititichozza può essere distinta in 
innin. 

è di natura fisioterapica, e enui- 
lorcizio nuiscolare, attivo e pas- 
>liti (passeggiate, ciclismo, ecc.), 
Ila ginnastica attiva. Quanto alla 
coincide in questo caso col nias- 
lassaggio addominale sarà pruti- 
iiiipnlando solo il tessuto solto- 
nminciando nella re^'ioni' iiijfiii- 
poi la direzione naturale della 
trasverso e il colon discendente: ' 
ino in precedenza la situazioiLo 
idomr, poiché net casi di vccehiji 



^W^ 



Questioni d' opotempia 85i» 

data accadoho talora degli spostamenti molto forti spe- 
cialmente al colon ascendente e al colon trasverso. Il 
massaggio dell'addome ha per iscopo dì stimolare diret- 
tamente i muscoli dell'addome e solo indirettamente, 
attraverso le vie nervose riflesse^ la tonaca muscolare 
intestinale Un grave errore consiste nel praticare V impa- 
stamento col disegno di agire direttamente snl materiale 
accumulato nell'interno dell'intestino. 

Molto utili sono in alcuni casi anche la vibroterapia >J 

e V elettroterapia : in qualche caso conviene applicare uno 
degli elettrodi nel retto. 

II. Cura interna. — Può essere distinta in cura 
dietetica^ cura coi rimedii interni^ uso dei clisteri. Noi 
ci occuperemo qui solo della prima di esse. 

A) Verranno proscritti; 1.** i cibi che contengoiu) 
delle sostanze astringenti, ad esempio il tainiino (quindi 
poco thè e pochi vini rossi); 2.^ i cibi poveri di cellu- 
losa, come le patate, il riso, il sagou, la tapioca; B.** il 
latte; 4.° le acque dure e cioè contenenti dei sali di calce 
(anche se soltanto per la preparazione dei cibi). 

D'altra parte il malato sarà incoraggiato a mangiare 
i cibi che contengono molta cellulosa, come i cavoli, gli k^ 

spinacci, gli asparagi, le carote, le cipolle, l'avena, la 
crusca; quelli contenenti zucchero e dei sali aperitivi, 
come le mele, il rabarbaro, le prugno, i fichi, il miele, la 
marmellata d'arancio; i cibi che stimolano la secro- \ 

zione epatica, e cioè l' insalata ; i cibi ricchi di gras.so, ^ 

burro, ecc. 

Utile è puro la somministrazione di modiche quantità 
di liquidi — acqua con un po' di zucchero — al di fuori dei 
pasti : un bicchiere la mattina, o la sera, calda o fredda, 
a seconda dei gusti. A. C. ^ 



XI. — (Questioni d' o poter a pia. 



% ^-* 

9' ' 

V. 

1-.0 Horst fa notare che un nuovo campo all'organo- \ 

terapia è aperto dalla concezione moderna dello azioni 
correlativo interviscerali. Si sa ora, che duranti) la fun- 
zione specifica di mi organo possono formarsi d(»llo 
sostanze di rifiuto, ma che ad uno studio più [)ro fondo 
risultano essere dotato della proprietà di influenzare la 
nutrizione o la funzione di altri organi. Quindi l'organr»- 
terapia, oltre che alla cura delle malattie d<»gli organi 



360 



Medivirui 



omologhi alla sostanza che vieae iatrodotta per uso 
terapeutico^ può essere applicata anche alla cura di 
organi eterolc^hi. 

Lo Horst cita a tal proposito un'osservazione di Star- 
ling : quando i nostri muscoli funzionano producono 
deir acido: questo è a,, sua volta lo stimolo adeguato per 
la funzione dei centri del respiro; quindi all'esercizio 
muscolare segue T acceleramento del respiro. Affine a 
questo genere di applicazioni dell' opoterapia è quello 
aéiruso terapeutico degli estratti di certi organi a 
secrezione interna, come le ghiandole surrenali. L'opo- 
terapia tiroidea applicata al mixedema e alla cachessia 
strumipriva è ormai accettata da tutti: meno nota, ma 
meritevole di studii ulteriori perchè basata su i dati di 
esperimenti fisiologici, è la applicazione della tiroidina 
alla cura delF obesità 

Le nostre cognizioni sul valore della opoterapia ova- 
rica e testicolare sono meno precise. Che le ovaie e i testi- 
coli siano organi a secrezione interna è certo; il Loewy 
e il Richter hanno constatato, che negli animali castrati 
r energia complessiva degli scambi molecolari diminuisce 
del 30-50 per 100: mentre T introduzione di sostanza testi- 
colare riporta anche in essi il tasso dell' energia organica 
alla norma. Colon e Renzi all'iniezione di succo testico- 
lare hanno visto seguire l'aumento dell'energia musco- 
lare. Il Salomon ed altri autori ebbero dalla spermina Pohol 
dei buoni effetti terapeutici. 

Invece la cura coli' adrenalina, che è un estratto 
delle ghiandole surrenali dotato di proprietà fisiologiche 
assai interessanti, rimane inefficace contro il morbo di 
Addison. 

Molto importanti sono gli studi ancor oggi in corso 
sulla secrezione interna del pancreas. L'introduzione di 
tessuto 'pancreatico non basta ad impedire la comparsa 
del diabete, che in certi animali segue regolarmente alla 
asportazione del pancreas. Probabilmente si tratta di ciò, 
che il pancreas secerne delle sostanze che in via normale 
si oppongono alla produzione del diabete solo transitoria- 
mente, sotto certi stimoli che riescono inefficaci sul tessuto 
pancreatico introdotto dall'esterno. Si pensi alla secre- 
zione del succo gastrico, che accade dietro certe stimola- 
zioni sensorie (dei nervi, del gusto o dell'olfatto) o chi- 
miche o meccaniche (della mucosa duodenale). Parimenti 
la produzione dell'acido carbonico da parte dei muscoli 



U Oìdcomalacia umana B61 

è intermittente, legata alla contrazione muscolare, tantoché 
l'introduzione di tessuto muscolare dalT esterno non riesce 
a produrre la stimolazione del centro del respiro. Starliiig 
ha dimostrato, che pel contatto della nnicosa duodenale 
con certi acidi si forma nella mucosa stessa una sostanza 
— la secretina — che il sangue trasporta poi nel pan- 
creas e nel fegato, e la cui presenza serve da stimolo per 
la secrezione del succo pancreatico e della bile: la som- 
ministrazione della secretina per bocca è invece inefKcacc. 
La secretina e le altre sostanze, che si producono in certi 
organi, dotate di proprietà stimolanti [)er le funzioni di 
altri organi, dallo Starling vengono dette ormoni (da 
onnaino )o stimolo). Lo studio speciahì di esse sarà certo 
di graude utilità per l'opoterapia avvenire. (Allg, Wien. 
Med. Ztg.i, . - A. C. 

XII. — Un nuora rimedio anliepHettico. 

Dihrik ha i)reconizzato la parnassiu palitstris contro 
le crisi epilettiche, e in base a numerose osservazioni 
asserisce di averne ottenuto incoraggianti risultati. Più 
recentemente K. Moravcsik di Budapest ha ripreso lo studio 
deir azione di questa pianta contro V epilessia, ottenendo 
per mezzo di t*«sa una notevole diminuzione del numero 
degli accessi. Secondo quest' ultimo autore i migliori ri- 
sultati si ottengono associando la parnassia alla paral- 
deide. La tecnica di preparazione e la modalità di som- 
ministrazione sono le seguenti: Due cucchiaini di par- 
nassia vengono infusi i)er ([uindici minuti in mezzo litro 
di acqua a temperatura poco inferiore a quella di ebol- 
lizione: dopo filtrazione vi si aggiungono due grammi 
di paraldeide. L' ammalato deve consumare la detta quan- 
tità di infuso (alla temperatura ordinaria) in tre volto 
durante le 24 ore. 

La parnasifia palftstris si trova abbondante presso i 
ruscelli delle regioni montana e subalpina in Piemonte. 

A. Clerici 

XIII. — Lo stato attuale delle conoscenze sulV osteoìnalacia 
umana. 

In una l'onnuiicazione alla R. Accademia Medica di 
Roma (aprile 1907) il prof. Uberto Arcangeli tratta dif- 
fusamente di questo importante argomento, riferendo lo 

Annuario hcikmtikico — XLIV. 24 



3(>2 Madiciiui 

stato attuale delle nostre conoscenze su questa entità 
morbosa a cui egli ha portato il più largo contributo. 

L' osteonialacia (mollities ossium) ò neir uoiuo uiui 
malattia meno rara di quello che generalmente si creda: 
spesso non è diagnosticata, malgrado che la diaguosi sia 
il più delle volte facilissima. 

Ij' Italia, tra le nazioui civili, ha il triste priiuato per 
questa malattia che ù particolarmente frequente in Cala- 
bria, nel Lucchese, in Louibardia, ed in una parte della 
provincia di Roma. 

Sulla natura di questa lualattia sono state fìuo ad ora 
euiesse parecchie ipotesi: si è attribuita a doficieuza di 
sali calcarei nell' alimentazione (cibi, acqua [>otabile); alla 
produzione di acidi auormali od in quantità auormalo 
neir organismo; ad uua trofoneuroRi di origiue ovarica 
(Fehling) e più recentemente ad un' iutossicazioue per 
i])erfunzione della glandola tiroide (Uoeuicke) ; e ad iusuf- 
licienza delle glandolo surrenali (Bossi). 

Specialmoute la teoria di Fehling ha avuto ed ha 
gran credito per riufluojiza benefica che la castrazione 
esercita sulla malattia nelle donne : ma tutte queste teo- 
rie sono soggette a gravi obbiezioni, non spiegauo i fatti 
clinici e debbono essere ripudiate. 

L'Arcangeli si è occupato dell'argomento fino dal 
1895: ha notata la frequeuza della uialattia, [)rima di lui 
nou sospettata, nelle malate dell' Ospedale di S.Giovanni 
in Roma; la j)revalenza della uialattia uella parte orieh- 
tale montuosa del Lazio (circondario di Frosiuoue) e si è 
dichiarato convinto della natura iufettiva della uialattia, 
ed ha proposto di far colture da pezzi d'osso presi intra 
vitam. 

Kgli iutraprese queste ricerche iusieme al dottor 
N Fiocca nel 1901 e le ha proseguite fìuo ad ora, ed ha 
potuto così coltivare da piccoli fraiumenti di osso (costole, 
creaste ilìache) presi da donne viventi. IG volte su 19, 
un diplococco speciale, da loro chiauiato « diplococcus 
osteomalaciae hoiuinis » somigliantissimo al diplococco 
scoperto dal Morpurgo nel 19(M) in uua forma infettiva 
di osteouialacia spoutauea dei topi albiui. Lo stesso di- 
plococco fu coltivato un'altra volta dall'osso di uua osteo- 
malacica morta (Nazari-Fiocca), un'altra volta dall'osso 
di uua vivtMite (Dott. Biuaghi): vi sono tluiupie liuo ad 
ora 18 reperii positivi su 21 ricerche. 

I teutativi (l' iuoculazione sugli auiuiali uoii hauuo 
dato lino ad ora risultati sicuri : ciò non uieraviglia vista 



U offteomalacia umana 



363 




la specificità del diplococco deir osteoinalacia dei topi al- 
bini che non è patogeno per altri animali: non furono 
ancora latti tentativi sullo scimmie. 

Frattanto ( 11*04} dalle ricerche di Charrin e Moussu 
risultava che Tosteomalacia si può riprodurre negli ani- 
mali (capra, porco, coniglio) inoculando ai sani pezzetti 
tli osso o di midollo osseo di animali malati, e che le 
inoculazioni restavano senza effetto se le colture fatte dai 
l)ezzetti di osso erano sterili: gli autori che non cono- 
scevano le ricerche del Morpurgo e dell'Arcangeli e Fiocca 
non posero troppa attenzione ad un « cocco » che puro 
talora* coltivarono, e non dicono quale sia T agente del- 
r infezione. Resultava perciò dalle esperienze suddette e 
dall'osservazione clinica che la malattia doveva ritenersi 
come contagiosa. 

L'Arcangeli pensò che il germe patogeno (il dipto- 
cocco) si eliminasse con le urine come avviene por altri 
germi (ad es. microccoccus melitensis, bacillo del tifo ecc. 
ecc.) e che in tal modo si diffondesse e potesse conta- 
giare; ed in collaborazione col Prof. De Blasis isolò dalle 
urine di un' osteomalacica un diplococco identico a quello 
trovato nelle ossa. 

Da tutti (piesti fatti conclude che l'osteomalacia è in- 
fettiva e contagiosa e che il contagio avviene per mezzo 
delle urine delle persone malate. 

Questo concetto è convalidato dai dati epidemiologici 
che egli ha desunto da una larga esperienza. 

Come già risultava dall' esperienza di altri, così ri- 
sulta anche dalle sue osservazioni che Tosteomalacia non 
è ugualmente distribuita in tutti i paesi, ma mentre in 
alcuni è rarissima, è frequentissima in altri. 

Roma, con 450,783 abitanti, in anni ha dato alla 
sua statistica H casi di osteoinalacia (la più gran parte 
leggera), cioè 1 ogni 57,598 abitanti, mejitre 20 comunelli 
del Lazio (quasi tutti nella vallata ^dell'Aniene), con 42,(K)0 
abitanti circa, ne hanno dati 21), cioè 1 ogni 1450 abi- 
tanti; senza tener conto della maugiore facilità per le 
malate romane di venire all'ospedale. 

La malattia predilige i piccoli villaggi di montagna 
freddi ed umidi. 

Altro dato importante è l'umidità dell'abitazione: essa 
figura in [)iù del 53 per cento dei suoi casi, nei quali 
questo dato fu ricercato : ma se si tiene conto anche del- 
l' ambiente in cui vivevano al)itualmente le inferme (ad 
es. il negozio), il dato dell'umidità è più frequente. 






^'■' 



f\ 



364 Medicina 



La malattia si vede sposso in più persone della stessa 
famiglia; 6 volte su 89, cioè in più di un settimo dei 
casi, la madre dell' inferma ne era stata affetta e 5 volte 
no era morta; altre volte le sorelle, le cognate, la suo- 
cera, il marito, il figlio; così che in un terzo dei casi 
almeno si può dire che Ja malattia colpisce più persone 
che abitano la stessa casa, non importa so dello stesso 
sangue o no : cosi una donna di lioma ammalò di osteo- 
malacia un anno dopo andata a Marano Equo in una 
casa dove era morta di questa malattia sua suocera. 
E dunque Tosteoraalacia una malattia che si prende nelle 
abitazioni umide, dove vivono od hanno vissuto altre ma- 
late di osteomalacia. 

Importantissimi risultano anche dalle sue osservazioni, 
per lo sviluppo della malattia, i momenti predisponenti. 
Friucipalissimo il sesso; TA. che ha visto certamente 
più di ()() osteomalaciche ; non ha visto un solo uomo 
certamente osteomalacico ; dall' inchiesta fatta presso i 
medici condotti dei paesi ha avuto (juasi sempre risposte 
negative per 1' uomo. 

L' età più colpita è quella tra i 36 e i 45 anni. L'età 
media in 88 sue malate all' inizio della malattia era 32 
anni: la più giovane aveva 12 anni, la più vecchia 58. 
Molti dei casi della così detta « osteomalacia sonilo » 
sono incominciati nell'età sessuale (intorno ai 4i) anni): 
la malattia, con soste, miglioramenti e peggioramenti, si 
è protratta talora fin dopo i 70 aiuii. 

Tre volto ha visto le malattie in ragazze; una di 12 
e due di 18 anni. 

La maggior parte delle malate erano contadine, ma 
r Arcangeli ha visto la malattia anche in donne della 
borghesia e benestanti. 

(Josì in molte il regime alimentare era scarso e «piasi 
esclusivamente v^egetariano, ma ha visto la malattia in 
donne ben nutrite, e perfino troppo nutrite e polisarciche. 

Predisponenti alla malattia sono la gravidanza e l'al- 
lattamento; queste cagioni erano pn^senti in 29 su 88 
donne maritate che si ammalarono nel periodo sessuale 
della vita: di queste in 17 la malattia si sviluppò in gra- 
vidanza, in 11 durante l' allattamento, e in una ambedue 
(juesli momenti etiologici erano presenti nello stesso tempo. 

Nella gravidanza la malattia si sviluppa in ispecie 
dopo il 7." mese, nell' allattamento dopo 1' anno ; ciò si 
spiega facilmente })ereliè dopo il 7." mese la donna ])erde 
ogni giorno per la gravi<lanza circa gr. 0.580 di CaO e 



L* oafeomalacia uimina BG5 

gr. 0.50 di PH)', e dopo il l).*" mese di iillattamento gT. 0.350 
di CaO e gr. 0.354 di PO' al giorno almeno con il latte. 
Secondo ogni probabilità ha molla più importanza la 
perdita di calce, che viene con qualche dieta introdotta 
ili quantità inferiore alla perdita sopra calcolata. 

Ha influenza la stagione: la maggior parto delle ma- 
late ammalano nelT autunno inoltrato o neir inverno 
(meno spesso) e migliorano nell'estate. 

L'insorg-ere della malattia è talora brusco con febbre 
e dolori nelle ossa ed anche nelle articolazioni, da simu- 
lare un reumatismo; la febbre dura per solito pochi giorni 
ed è leggera: torna nei periodi avanzati della malattia. 

Tra le malattie più frequenti nelle famiglie delle osteo- 
malaciche è la rachitide grave, che ò causa frequentis- 
sima di morto nei figli, ed assume talora i caratteri che 
Rehn ha dati per Tostoomalacia infantile. 

L'Arcangeli con Aiorpurgo la credono dovuta alla stessa 
infezione: l'Arcangeli non ha peraltro potuto fare studi etio- 
logici. Anche la cosidetta rachitide tardiva l' ha vista svilup- 
parsi nello stesso ambiente della osteomalacia tipica. 

L' infezione può rimanere latente più anni, vale a 
dire svilupparsi più anni dopo il soggiorno in una casa 
umida, in un i)aese dove l'osteomalacia è frequente. Causa 
occasionale della malattia sono la gravidanza, 1' allatta- 
mento o la vecchiaia. Al pari degli stafilococchi piogeni, 
il diplococco dell' osteomalacia può dar luogo a ricadute 
a grandi distanze, fino a 50 anni dopo l'attacco primi- 
tivo: la vecchiaia predispone a questo ricadute. Ha col- 
tivato il diplococco in donne malate anche da 8 anni. 



Ecco in poche parole il concotto della malattia quale 
risulta dalle sue ricerche od osservazioni. 

La malattia è dovuta all'infezione per il diplococco 
osteomalaciae hominis. 

Questo viene eliminato con le urino: con questo passa 
noli' ambiente, dove sopravvive come saprofita delle pa- 
reti e dei pavimenti delle case umide e .sporche. 

Le vie di penetrazione possono essere varie, come 
sono vario per i piogeni: la pelle lesa, le tonsille, il 
tratto hitestinale e, nelle donno, forse, l'utero puerporale. 
Perchè il diplococco attecchisca sono importantissime le 
circostante predisponenti; questo possono riunirsi in un 
solo concetto: la minorata nutrizione del tessuto osseo, 
quindi l'alimentazione scarsa e povera di calce, la gra- 



3(>(; Medicinn 

vidanza, rallatiameiito protratto, Tetà avanzata; la prima 
infanzia e la pubertà, cioè il periodo di più attiva ossi- 
ficazione. 

m 

Questo concetto ci rende raofione di tanti fatti che 
invano da soli sono stati invocati a spie^rare la ma- 
lattia. 

Ohe il sesso femminile sia predisposto all' infezione, 
risulta chiaro dalle seguenti considerazioni. 

Le piandole sessuali hanno un' azione limitante lo 
sviluppo scheletrico; secondo ogni verosimiglianza que- 
st'azione è maggiore per le ovaie che per i testicoli: 
essa infatti ha lo scopo di mettere a disposizione del fu- 
turo essere i materiali nutritivi (tra i quali la calce ed 
il fosforo, che in cosi grande quantità sono contenuti 
nelle ossa): questo bisogno è certamente molto superiore 
nelle femmine dei mammiferi che nei maschi: ecco por- 
che le ovaia debbono rallentare molto più la nutrizione 
ossea che i testicoli. 

Nella donna si aggiungono la gravidanza e T allatta- 
mento. Secondo ogni probabilità quest' azione inibitrice 
sulla nutrizione ossea è dovuta ad una secrezione interna 
della glandola interstiziale dell'ovaio: ciò spiega perchè 
la castrazione può essere utile (come egli stesso ha vi- 
sto) anche in donne entrate nella menopfiusa In (pianto 
al meccanismo di azione del diplococco nella produzione 
delle alterazioni ossee, l'Arcangeli pensa che esso agisca 
alterando la funzione degli osteoblasti, dando luogo nei 
tessuti viventi alla pro<Ìuzione di un fermento proteoli- 
tico che dissolva la sostanza intercellulare delle ossa ed 
impedisca agli osteoblasti di attrarre e 1 issare i sali 
di calce. 

In quanto alla cura, l'Autore ha visto chela castra- 
zione è il rimedio più sicuro : che la narcosi profonda 
cloroformica dà spesso ottimi resultati immediati, fre- 
(pientomente però seguiti da ricadute; che la sterilizza- 
zione dell(^ donne coi raggi Rontgen sembra poter gio- 
vare: che, tra i rimedi di farmacia, il fosforo, la calce 
(fitiiui) sono i più raccomandabili. 

Le nuove conoscenze etiologiche possono poi essere 
fondamento sicuro j)er una utile profilassi. K. Gavazza 



Retrazione dell' (tponevrosi plantare B07 



CHIRURGIA 

(le! dott. KtìiDio Secchi 

Cliirur^lO primario tlelT Ospedale M.ii;«;ior<' di Milniio 

e del dott. Krnksto Cavazza di Holo«,'na 



1. — Della retvaTione dell' aponevrosi plantare (^ Rovuo 
(rorthopédio », N. 2, 1907). 

La rotrazionc deir aponevrosi plantare, che rassomiglia 
in molti pnnti alla retrazione dell' aponevrosi palmare di 
Dupuytren, è stata rilevata e studiata nella sua manife- 
stazione gìh da tempo, per opera di (Jerdy, Jaceoud, 
Smith, Madeluni**, Franke, ecc. 

Ma dobbiamo al Ledderhose di averla illustrata più par- 
ticolarmente sullo studio di cin(]uanta casi da lui raccolti. 

La retrazione delP aponevrosi plantare può essere uni- 
laterale o bilaterale, quest'ultima molto più rara. 

Ivssa consiste in una retrazione, con indurimento o 
ispessimento dell' aj)onevrosi plantare, specialmente dal 
lato interno del pic^de dove si localizza (piasi esclusiva- 
mente; dando luo^o, secondo il ofrado, ad un piede eh(» . 
ra.ssomi^lia al piede varo e cavo d'altra origine. 

Si distinguono della deformità tre forme o «-radi, che 
possono anche considerarsi praticamente come tre stadi pro- 
t^ressivi. E cioè: I. Una forma aponevrotica pura; IL lina 
forma cntanea-aponevrotica ; IIL Una forma arileolare^ 
ma più propriamente cutaneo-aponevrotica-articolare. 

(gualche volta la retrazione dell' aponevrosi plantare 
è stata rilevata coesistente a quella ])almare o di 
Dupuytren. Tanto secondo Franke, come da più minuti 
esami del Ledderhose, risulterebbe essere questa defor- 
mità prodotta i)er l'azione di un processo infiammatorio 
cronico dell' aponevrosi e dei tessuti adiacenti. 

Fra le cause fif^urano anche l'ori^'ine conijenita e 
V ereditarla^ um più di tutto si crede all'orii^ine trauma- 
tica. Tuttavia, ({uando sia escluso assolntamente il trauma, 
allora si deve pensare ad una causa o-onerale sia da 
reumatismo, o da artritismo, o da alcolismo, o da tuberco- 



:5r,8 Chirurgia 



losL Quest'ultima vonue ^ià diraostnvta corno causa pato- 
g'onetica nella retrazione delT aimnevrosi palmare dal 
Poncot; quindi con tutta probabilità può essere ammessa 
anche nella retrazione dell' aponevrosi plantare. 

Questa deformità si manifesta specialmente nell' età 
adulta; ed in modo lento, subdolo, quasi indolore, tanto 
da risvegliare l'attenzione del paziente solamente (piando 
^•li comincia a dare disturbi nel camminare. Essa aumenta 
per gradi — ed alla palpazione viene più o meno avver- 
tita colla estensione della pianta. Anche la cute partecipa 
dell'alterazione, mostrando indurimenti od aderenze ai 
piani profondi. 

La forma in cpiestione deve naturalmente non essere 
confuseli collo retrazioni plantari che si riscontrano nei 
piedi cavi-talo paralitici — o piedi cavi detti idiopatici 
degli adolescenti — oi)pure colle retrazioni j>er atrofìe mu- 
scolari generalizzate per effetto di malattie nervose da 
vario cause (tossiclie, diabetiche, <la alcoolismo, difteriche, 
tabetiche). 

Riguardo alla cura, (piando si tratta di casi di grado 
h^ggero, pu('> essere tutta incruenta; a base cioè di mas- 
saggio, apparecchi modellanti, bagni caldi, fanghi, unita- 
mente alla cura generale a s(^conda della supposta causa 
generale determinante. Ma pur troppo questi mezzi in- 
cruenti, il pili sp(»sso, (piantun(pie logici, non raggiun- 
gono la guarigione. 

Anche lo operazioni sonijìlici di aponevrotomie e di 
raddrizzamento forzato del piede danno un risultato 
buono al primo momento ed m qualche caso soddisfa- 
cente; ma si sono anche avute delle recidive. 

Per cui il processo più sicuro di guarigione si è 
l'asportazione totale dell' aponevrosi, perfettamente come 
si pratica per l'aponovrosi palmare. 

Certamente in qualche caso più grave saranno ne- 
cessarie anche altre operazioni complementari. E. S. 

II. — Insuvcessi del siero aìitiUtaniro. ( F. Fkrrikr et 
S. Mehcadk: Xote à propos de den.r cas d' ivsuccèa du 
sérum antitrtanique en injection preventive. - « li^vue 
de Chirurgie », 1007, N. 1, 10 gennaio 1907). 

Nell'ultimo Congresso di chirurgia tede.sco, Pachham- 
mer si pronuncit) contrariamente alle iniezioni profilat- 
tich(» di siero antit(»tanico, osservando egli che queste non 



SfPi'O antitetanico ^09 



arrestano la marcia doir infezione, avendo tutt*al più una 
lieve azione moderatrice. 

Nel Congresso di chirurgia francese del 19()(), Krafft 
di Losanna affermò in contraddizione che gli insuccessi 
non si dovevano al metodo, bensì alle condizioni della 
ferita; corpi estranei in essa, e associazioni microì)iche 
sono le due condizioni che si oppongono al successo 
della sieroterapia antitetanica: e in appoggio a tnle tosi 
erto le osservazioni di Vaillard e Houget dimostranti che 
la presenza di un corpo straniero nella forita, mettendo 
ostacolo alla fagocitosi favorisce Io svilujiparsi del tetano: 
e altresì diede importanza al fatto delle associnzioni mi- 
crobiche come possibile causa di insuccesso. 

Gli Autori, in base all'esperienza di due casi clinici 
ben studiati nei quali erasi praticata, come di norma, 
una sola iniezione di 10 cmc. di siero sotto cute, per 
quanto le ferite anfrattuose fossero in preda ad abbon- 
dante suppurazione, certamente dovuta ad associazioni 
microbiche, assicurano che il trattamento delle ferite fu 
dei più accurati, venendo le ferite lavate, deterse e pulite 
ogni giorno; ciononostante l'esito non fu soddisfacente. 
Questi insuccessi si debbono, secondo gli Autori, al fatto 
che r iniezione unica o anche ripetuta fatta sotto cute 
non è sufficiente: conviene iniettare il siero in punto tale 
ove si incontri più celermente colla tossina tetanica: sono 
i nervi il luogo di elezione. Meyer e liansom, esperimen- 
tando sugli animali, ottennero difatti i seguenti risul- 
tati: iniettando il virus tetanico nel tessuto cellulare lo 
ritrovarono nel sangue e nel nervo sciatico della [)arte 
omonima e qualche volta anche nello sciatico opposto. 

Iniettando l'antitossina nel nervo sciatico corrispon- 
dente alla parte ove era stata fatta l'iniezione del virus, 
si aveva per effetto di arrestare l'azione del veleno teta- 
nico che non durava che qualche giorno. Sapendo che la 
tossina tetanica mira al sistema nervoso centrale non 
attraverso il sistema vasaio sanguigno o linfatico, bejisì 
attraverso i nervi: conoscendo .sperimentalmente che in 
un animale tetanizzato nel treno posteriore si può arre- 
stare la marcia dell'infezione sezionando il midollo spi- 
nale, come vogliono Houx e Hanel, il solo unico mezzo 
(li neutralizzare la tossina è cpiello di iniettare diretta- 
mente l'antitossina nei nervi. 

Ma stabilito questo principio, urtiamo contro difficoltà 
non lievi: l'incisione nei nervi, mentre non può essere 



370 Chinirgia 

alla portala di ogni pratico è una vera operazione, e però 
come poter convincere a subire T operazione persone che 
spesso vediamo ribellarsi alla semplice iniezione preven- 
tiva sottocutanea? 

Il problema è arduo: da una parte la iniezione sotto- 
cutanea facile, semplice, alla portata di tutti, ma spesso 
insufliciente; d'altra parte la iniezione intranervosa attiva, 
efRcace, ma non semplice, non alla portata di tutti, non 
scevra di complicazioni. , 

In tale alternativa, sembra agli Autori che il tratta- 
mento più logico sarà: lavatura ofiicace delle ferite con 
acido fenico ed acqua ossigenata, sbrigliamenti e contro 
aperture sì da togliere ogni anfrattuosita, indi applica- 
zione di uiedicazione profilattica a mozzo di siero anti- 
tetanico secco e polverizzato, facendo in modo, come vuole 
Cai ni ette, che esso venga a contatto diretto delle termi- 
nazioni nervose lacerate o comunque maltrattate. Ancora 
nel contempo l' iniezione sottocutanea di 10 o 20 cmc. di 
siero che potrà esser richiesta dopo otto giorni. 

Che se, malgrado tutto questo, il tetano apparisco colla 
sua marcia progressiva, cosa molto dubbia, converrà ricor- 
rere al trattamento chirurgico, ma sovvenendosi che il 
virus tetanico tiene esclusivauiente la via nervosa per 
arrivare al sistema nervoso centralo, anziché ricorrere» 
airam])utazione, sì potrà legare o sezionare molto iu 
alto, alla radice dell'arto, il nervo o i nervi die seguo 
la tossina nella sua diffusione, e ciò come vuole Parter: 
si potrà così metter Tanunalato in grado di ricuperare più 
tardi l'arto mercè una sutura nervosa, pur arrestando iu 
modo sicuro r radicahncMit(^ la marcia dolT infezione 
tetanica. K. S. 



Ili. — Ij azione delle scintille ad alta frequenza e ten- 
sione nella etira del cancro. (Pozzi, Accademia di 
Medicina francese. - * Clinica (,'hirurgica >», N. 1), 
1907). 

Il prof. Pozzi riferisce sull'azione dello scintille ad 
alta frequenza e tensione nella cura del cancro. Dallo 
sue osservazioni è tratto a concludere che l'azione delle 
scintilh* è emostatica ed analgesica \ dimostrando anche 
mi' aziono modificatrice s])ociale od immediata sul tessuto 
canceroso. Parrebbe che dette scintille abbiano anclie una 



Tumore dot pneumogaatrico 371 

azione eliinhiiitrico e cicatrizzante. I fatti di aver otte- 
nuto la scomparsa di un cancro per un certo tempo; di 
aviere ottenuto pure un esito simile su un cancro della 
fronte; e di aver fatto scomparire pure un encefaloide 
ulcerato della mammella aderente alle coste ed ai mu- 
scoli, lasciano certamente un'impressione favorevole e 
lusinghiera per continuare le esperienze che il tempo 
solo potrà ^'iudicare jj-iustifìcate e benefiche a poveri 
pazienti. K. S. 

IV. — Tumore primitivo del pneumogastrico - liesesioue 
del pneìiniogastrico - (luarigioue. (M. Vknol, de Bor- 
deaux - 'Tnmeur primitive du pneumogastrique - 7iV- 
section du pneumogastrique - Guérison. — Raj)port 
de M. Fauro, « Revue de Chirurgie », HK)7, X. S. 

M. Venol praticò in un uomo di 82 anni l'estirpa- 
zione di un tumore del collo, che si era sviluppato pro- 
gressivamente in seguito ad un accidente di caccia nel 
(piale l'ammalato era stato colpito da un proiettile X. H 
chi! era penetrato alla parte antero-laterale del collo. 
(Questo tumore si accompagnava ad afRevolimento della 
voce dovuto a paralisi della corda vocale sinistra, a do- 
lori nell'orecchio sinistro, a disturbi cardiaci consistenti 
in palpitazioni e dolori lancinanti al pericardio, disturbi 
che andavano aumentando sotto fatiche e sforzi. Durante 
r operazione M. Vonol constatò che il tumore era inca- 
psulato e che in alto ed in basso si continuava al tronco 
nervoso del pneumogastrico. (ili stiramenti fatti sul tu- 
more determinarono uno spasmo glottidco violento, che 
non cessò se non quando il pneumogastrico fu sezionato 
in alto ed in basso. Xon venne tentata la sutura del 
nervo, a tumore asportato, per la troppa distanza esi- 
stente fra i due monconi. Il malato guarì e scomparvero 
tutti i sintomi patologici, persistendo solo considerevole 
raucedine della voce. L'esame istologico diede per reperto 
trattarsi di un fìbro-sarcoma. 

Questa osservazione, unica nella scienza, è importan- 
tissima perchè dimostra nini volta di più che la eccita- 
zione del nervo pneumogastrico è più grave che la sezione: 
l'A. stesso ebbe ad osservare un caso di morte per irri- 
tazione del pneumogastrico durante un' operazione <li 
estirpazione del simpatico cervicale. K. S. 



TT- 



M'2 • Chinirgìa 



V. — Pseadoar Irosi del radio. (M. Dklacìrnikre, Lo Maus - 
Pseif doari rhose da radius - Enchevillement ot greffe 
pèrlostique^ amputée aif tibia, « lioviio do Chiniri*'io », 
N. 8, nM)7). 

L' A. iu uu ammalato affetto da pseiidoartrosi al terzo 
inferiore del radio praticò la seguente operazione: inci- 
sione di 5 o () cm. a livello della psendoartrosi sulla 
faccia dorsale del radio. Scoperti i due capi ossei ed 
isolati dal periostio; apertura del canale midollare; ridu- 
zione dei due frammenti che si comjn facilmente mante- 
nendoli in posto mercè un chiodo infìsso nei due canali 
midollari corrispondentisi a mo'di perno. 

Ciò premesso, dalla faccia anteriore interiore della tibia, 
con un'incisione di 7 cm. scoprente il periostio, prese un 
l<Mubo osteo-periosteo della lunghezza di 5 cm. su 1 cm. 
'li larghezza, dello spessore di un grosso foglio di carta; 
(|uesto lembo venne trasportato nella ferita dell' avani- 
Kraccio facendolo girare a spira attorno al vecchio foco- 
laio di pseudoartrosi di recente cruentato. Il lembo rimase 
in posto da se, la ferita venne suturata e T avambraccio 
venne fissato in apparecchio a gesso, l^a consolidazione 
In j)erfetta e la radiografia mostrò la perfetta estetica 
della parte operata. E. S. 

\'l. — Inffueìiza dello coste vervicali sulla circolazione 
sanquigua del collo. (« Hrit. med. Journ. », 5 mag- 
irio'lim « Revue de Orthopédie », N. .1, 1907). 



Hroadbent — osservò che una giovane siguora non 
poteva mettersi in toilette dì società per una tumefazione 
{)nlsante che era andata manifestandosi alla base del collo. 

Dall'esame istituito si rilevò al <li sopra dello sterno 
r all'estremità sternale della clavicola destra un tumore 
pnlsante, somigliante in tutto ad ini aneurisma del tronco 
l)rachiocefalioo. 

La carotide e la succlavia si staccavano dalla parto 
superiore e anteriore del tumore. 

11 medesimo stato di cose si verificava, in grado mi- 
nimo però, anche a sinistra. 

La palpazione profonda permise di constatare evi- 
'iontemento d'ambo i lati del collo due })rotuboranze 
"ssee che certo altro esser non potevano che due coste 
i crtHcali. 



Chintryla sui nei^i 373 



Xoii esistendo fatti di compressione sid plesso bra- 
cliiale e non avendosi disturbi sensibili, non credette 
r A. di dover sottoporre la paziente ad operazioni. E. S. 

VII. - (^hlì'urgia sui neì'^'L 

Noi non sappiamo ancora che cosa sia questa conenle 
nervosa, come d' altronde non sappiamo che cosa sia 
r elettricità. Pure tanto V una che V altra hanno le^fui ben 
note e fra loro molti punti di contatto. 

Per un filo elettrico conduttore che si spezza si inter- 
rompe la corrente destinata a dar vita a molti apparecchi 
i più disparati e resta [)aralizzata la vita di uno o più 
organismi meccanici. 

Cosi puro se un filo elettrico stato tagliato viene unito 
ad altro filo per cui passa la corrente, V azione del primo 
vien ristabilita in tutto o in parte pel fatto di ricevere 
la corrente dal secondo. Uno stesso filo può in alcuni 
casi animare molti fili che si suddividono, e così una 
stessa fonte elettrica può animare molti fili che mettono 
capo a varie funzioni. 

Il paragone calza completamente; e se sostituiamo 
alla parola filo conduttore la parola filamento nervosft^ noi 
possiamo constatare gli stessi fenomeni, questa volta 
nervosi, anziché elettrici ; il che forse in fondo ò la stessa 
cosa. 

Il nostro corvello è la grande fonte nervosa, una specie 
di stazione generatrice dell'elettricità, dà cui si dii)ar- 
tono dapprima in grandi fasci poi in [)iiì specializzati 
tronchi, i fili conduttori che si recano alle varie parti 
del corpo, siano questi visceri o muscoli, od apparati 
delicatissimi. 

Nessuna delle parti del nostro corpo può funzionare 
quando sia sottratta all'azione della c^nrente nervosa; 
ed è così dosata la sua influenza che si possono avere 
paralisi complete, come semiparalisi, come disturbi disor- 
dinati quali espressioni diverse della diversa alterazione 
avveiuita nella corrente. Lasciando per ora da parte le 
alterazioni che si possono avere alla fonie stessa, altera- 
zioni che interessano più da vicino la ])sichiatria, e per 
le ([uali la chirurgia non ha ancora potuto spiegare la 
sua benefica influenza se non in certi casi, richiamo 
r attenzione piuttosto sulle lesioni che si verificano sui 



374 Chinirgia 

fili conduttori nervosi periferici (lesioni detto appunto 
periferiche) perc'hè questi conservano, per mezzo del loro 
moncone centrale, rapporti normali di vitalità col centro 
d' azione. 

La chirurg'ia moderna è riuscita a dimostrare che 
questi fili conduttori nervosi poss(wio in molti casi aiutarsi 
e supplirsi vicendevolmente, quando sia possibile traspor- l 

tare i loro tronchi a contatto, e nella direzione della cor- I 

rente nervosa destinata ad animare alcune parti state 
separate dalla corrente per interruzione o lesione qual- 
siasi avvenuta lungo la via. 

Questo è il concetto che informa la chirurgia moderna 
sui tronchi nervosi — ben inteso — motori. 

Si capisce che non sempre la cosa è possibile, pei'chò 
vi fa ostacolo la posizione anatomica delle parti in cui 
stanno posti i nervi ; come pure la costituzione del nervo 
che non sempre si presta ad una sua suddivisione o tra- 
s[)orto. 

Ma ad ogni modo dove le condizioni sono favorevoli, 
si possono applicare ai tronchi nervosi le stesse opera- 
zioni che si praticano sugli altri tessuti, come special- 
mente quelle che si praticano sui tendini, cioè resezioni, 
trasporti, divisione, plastica, ecc., ecc. 

(ili iuterventi chirurgici principali a noi oggi più 
noti sono quelli praticati sui nervi degli arti. 

Si sa che alcune volte un nervo vien reciso da un 
colpo tagliente o contundente, oppure vien schiacciato e 
distrutto dal callo osseo di una frattura. In questi casi 
per ristabilire la corrente nervosa e quindi guarire la 
paralisi che ne era conseguita alla ])arte colpita, si va 
alla ricerca dei due monconi del nervo, se ne ravvivano 
le superfici esterne, e si pratica la sutura. Dopo poco 
tempo si vede ristabilirsi la funzione nei muscoli che 
erano paralizzati. Si è sempre creduto, e molti lo pen- 
sano aucora, che questo ritorno della funzionalità sia 
dovuto ad una auastomosi normale collaterale; ma recen- 
temente ò stato pure dimostrato (all' ultimo Congresso 
italiano di chirurgia tenutosi in Koma) come possa rista- 
bilirsi la funzionalità immediata del nervo appena dopo 
la sua cucitura. 

In casi di paralisi localizzate ad un certo gruppo mu- 
scolare per lesione del nervo corrispondeuto, e dove non 
S(^ ne possa ottenere la riunione, por troppa distanza dei 
monconi, si pratica V iìiursto (fri acri-o. Cioè il tronco 



AfiportazloTie delie guaine tendinee B76 



periferico del uervo paralizzato viene innestato sopra un 
nervo vicino, il quale, conducondo alcune fibrille motrici 
al nervo reciso, fa sì che questo ripiofli in tutto o in parte la 
sua funziono. In tal modo, ad esempio, si è innestato il nervo 
radialo sul nervo mediano del braccio. Si è innestato il 
nerv^o settimo, o faccialo, sullo spinale (XI); oppure il 
settimo suir ipo^losso. Si è riuscito anche (Giordano, di 
Venezia), con un lombo umscolo-nervoso, a trasportare un 
filetto jiervoso del nervo otturatore sopra la vescica ed 
il retto, per cui questi visceri hanno potuto riacquistare la 
loro contrattilità funzionale che era rimasta paralizzata 
antecedentemente per uua lesione del midollo spinale 
(spina bifida). 

In casi di paralisi di alcuni <»'ruppi muscolari della 
<»:amba innervati dal ramo ischiatico popliteo esteruo (o 
peroneo), venne innestato il tronco periferico di questo 
nervo sopra il ramo ischiatico popliteo interno (o nervo 
tibiale). 

(ili esiti non sono tutti favorevoli, ma alcuni casi 
luinno potuto dimostrare la completa o parziale traspor- 
tabilità della corrente uervosa dal nervo sano a quello 
paralizzato. 

L'esperienza ulteriore iu(iicherà (piali sono i casi più 
o])j)ortuni per poter praticare ([ueste o[)erazioin* ; e col mi- 
trlioramonto nelle modalità della tecuica si potrà audio 
contare sopra un pronostico più favorevole. K. S. 

Vili. - ì^ulìe modificazioni dei tendini in segni io aita 
asportazione della loro guaina^ e suiV importanza di 
essa nella rigenerazione dei tendini stessi, (« Atti della 
Società di (Chirurgia », 1900). 

La questione controversa circa la rig^enerazione dei 
tondini e il suo intimo processo, e più ancora la (piestione 
rig-uardante la parte dovuta alla guaina ned processo di 
rig"encrazione, è stata studiata recontemonte anche dal 
prof. Anzil lotti di Pisa, e riferita 'al Congresso di Chi- 
rurgia. 

Kgli praticò diversi esperimenti sui tendini dei co- 
nigli, specialmente sul tendine d'Achille. Anzitutto studiò 
le modificazioni che avvenivano nei tcudini do{)0 1' aspor- 
tazione della loro guaina. 

C/Ome i)rimo fatto si rilevano fenomeni regressivi con- 
sistenti iu aspetto torbido della sostanza fondamentale. 



370 Chirurgia 



senza colorabilità dei mielei delle Qcllule tendinee: coii- 
teinporaneaiuente il tendine è coperto da una membrana 
fibrinosa; si ha quindi prolificazione del connettivo cir- 
costante e di quello in ter ed intrafascicolare e prolifera- 
zione degli elementi cellulari periferici del tendine. Va 
così formandosi uno strato spesso di connettivo intima- 
mente adeso al tendine stesso: se^ue la formazione di 
uno spazio fra il tendine ed il nuovo involucro connet- 
tivo, avendosi così fra 9Ò-110 giorni il ripristinamentn 
della guaina solo qua e là parzialmente aderente al ten- 
dine stesso. 

[j \. studiò quale ufìicio sia riservato alla guaina nella 
rigenerazione del tendine dopo una tenotomia: infatti pra- 
ticò delle tenotomie asportando o no la guaina tendinea, 
e trovò che nei casi in cui manca la g-uaina il tessntc» 
coiuicttivo circostante al tendine e quello inter ed intra- 
fascicolare proliferano attivamente, mentre nello stesso 
tempo si ha eguale prolificazione negli elementi propri! 
del tendine sì che il tendine perde l'aspetto suo primi- 
tivo: si mostra ricco di elementi cellulari che sono qnelli 
tendinei ritornati allo stato indifferente per proliferai^. 
(Questo tessuto neoformato ricostituisce il tratto di tendine 
mancante e subisce tutte le fasi progressive finché doi>o 
120 giorni ha l'aspetto di un tessuto, che salvo l'abbon- 
danza di elementi cellulari, ha tutte le caratteristiche del 
tessuto tendineo. 

Che so la guaina è rimasta integra, essa si salda ai 
monconi del tendine allontanatisi e da essa parte inni 
proliferazione attiva, che costituisce il nuovo tendine, alla 
costituzione del (piale poca parte prendono il tessuto 
tendineo preesistejite e (piello inter e intrafascicolare. 

Anche in ([uesto caso si ha ritorno delle cellule ten- 
dinee allo stato embrionale, risolvendosi nella istogenesi 
secondaria i fatti della istogenesi primitiva. 

Ancora, nota T autori', che i nniscoli dei tendini ai 
quali venne asj)ortata la guaina [)resentano lieve atroHa 
periferica che presto scompare: mentre i muscoli dei 
tendini recisi hanno notevole atrofia, prolificazione dei 
nnchM e del connettivo, fatti (piesti che scompaiono dopo 
'Jo-ll?) giorni. 

1/ Autore conclude che la guaina tendinea ha impor- 
tanza non j>iccola sulla nutrizione, scissione ed intensità 
anatomica del tendinee prende parte massima alla rig«»- 
nerazione <hM tendini d<ìpo la tenotomia. E. 8. 



DattiloplaHtica 377 



rX. — Sostituzione di dita della mano con un dito del piede. 
Dattiloplastica. (« Wiener Kliuische Wochonscrifft », 
1896, N. 4S. 

Il dottor Kraffte della Clinica chirurgica di Vienna, 
diretta dal prof, von Eisolsberg, riferice un nuovo contri- 
buto di dattiloplaMica, 

L' A. dopo aver fatta brevemente la storia delle ope- 
razioni di plastica in genere, accenna all' iniziativa del 
Nicoladoni , il geniale ideatore del trapianto tendineo, avente 
lo scopo di sopperire alla perdita di sostanza totale o 
parziale delle dita delle mani ; la prima operazione del 
genero fu dal Nicoladoni tentata nel 1897 : si trattava di 
sopperire alla perdita di uu pollice assieme air eminenza 
tonare : in questo caso si accontentò di plasmare dalla 
cute del petto un lembo cilindrico: mentre in altri tre 
casi, nei quali pure volle provvedere alla sostituzione del 
perduto pollice, al lembo cilindrico avuto dalla cute del 
petto aggiunse con un secondo atto operativo V inclu- 
sione di un pezzo di tibia a sostegno. ^ 

Incoraggiato da questi risultati soddisfacentissimi, nel 
19(K) allo stesso Nicoladoni capitò Toccasione di sostituire 
in un. bambino cinquenne un pollice perduto merco il 
2."* dito del piede, e per quanto successivamente all'atto 
operativo si fosse avuto necròsi della falangetta e di una 
parte della falangina, tuttavia dopo un anno il bambino 
era capace di reggere con la mano un i>e8ante martello, 
e, importante a notarsi, il dito trapiantato andava via via 
assumendo conformemente alla funziono sua anche lo 
forme del pollice. 

Nel medesimo anno riuscì air Eiselsberg in un fabbro 
diciottenne di sostituire, con pieno effetto cosmetico e 
funzionale, un indice perduto col trapianto del 2.** dito 
del piede e senza aversi nel processo di guarigione alcuna 
necrosi nemmeno parziale. 

A questi casi V A. aggiunge ora due nuovi casi, rife- 
rendone minutamente la storia e portando dei radiogrammi 
assai istruttivi: nel 1." caso si tratta di uomo di »56 anni 
al quale una macchina aveva asportate la falangina e 
falangetta del medio della mano destra. 

Nel secondo caso di una donna di 42 anni, la quale per 
diverso vicende venne a perdere completamente il dito 
indico della mano destra : in ambedue questi casi la pla- 

AraUABio SoiurriFico — XLIV. 25 



^78 Chirurgia 



stica dello mancanti dita mercè il trapianto di dita del 
piede riuscì con ottimo risultato funzionale ed estetico. 

L' A. dice che queste operazioni di sostituzione orgTi- 
nica di dit^ della mano mercè dita del piede apparteiig-ono 
alle più difficili e laboriose operazioni, e si fainio non solo 
allo scopo cosmetico, ma pure a scopo funzionale. <4Ii 
inconvenienti a cui va incontro il piede per V asport^i- 
zione di una delle piccole dita sono quasi nulli iii con- 
fronto ai benefici che acquista la mano mercè il suddetto 
trapianto. 

Naturalmente il trapianto si fa con dito del piede 
possibilmente della stessa parte, poiché le dita del piede 
come quelle della mano hanno uim certa simmetria late- 
rale e poi è così anche meno complicata la posizione da 
darsi al paziente durante la cura. Xon ebbe mai pratica 
applicazione il trapianto dell' alluce perchè male si presta 
alla cosmesi nella mano, e poi perchè un piede può ino- 
cuamente o quasi venir privato delle rimanenti dita, non 
deir alluce, senza dare disturbi al paziente nella deam- 
bulazione e nella stazione eretta. 

Ed ecco come FA. descriv^e minutamente il procosso 
operativo : 

Preparazione air operazione : 

Converrà come prima misura fare una prova della po- 
sizione che sarà necessaria durante l'operazione e nei di 
seguenti; i bambini e g"li individui pfiovani meg-lio si 
addattano alla voluta posizione obbligata e sue modalità. 
Converrà poi curare a tutto rig-ore la pidizia e disinfc- 
zione della mano e del piede prescelti con bag'ni, pulizia 
delle unghia e impacchi antisettici. 

La vera e propria condotta della tecnica del trapianta- 
mento del piede contempla quattro atti condotti a termine 
in due tempi : 

In primo Tempo: l.** (^ruentazione del moncone del 
dito leso e mobilizzazione delle singole parti. 

2." Mobilizzazione del dito del piede e cruentazione sua. 

8.*" Uiunione dei due arti. 

In 2." Tempo: 4." Recisione del lembo plantare. 

Tutta Toperazione per essere condotta a termine bene 
esige la narcosi onde dare la immobilità. 

Primo Tempo, Un'Atto: Allo scopò di ritrovare i ten- 
«lini spesso avvilupati da tessuto cicatriziale o scorsi molto 
in alto, consigliasi T emostasi prev^entiva col laccio di 
Esmarch. Por ottenere poi lembi della'ferita ben nutriti, con- 



Datfilopìaxfica 

vurrii eiirai')' til iiuissiiiio rabliiziom,' lolalu tifi 
ciciiti'izialr: set/omln Nieolaiiniii la iiiijflior Toriiia t 
al lembo per lo cotniizioiii di mitrizioiio sua è quel 
]>eKiJÌdalo col lato maggioro vhi-so l'alto fproasi 
oppiirn disonnare il lemito con duo incisioni fatt 
raimente in modo da rispettare assolrilamente o I 
1^ vasi e nervi. Ondo poi cvilnre ima soverchia te 
all'atto dell' unione dei tendini col dito dei pici 
jiitiiitato, conviene spinjren; la preparazione e ci 
zione doi tendini lino a qnalche centimetro all' 
(Iella dito: elio se un tendine risultasse lacerato 
ili alto, si può allora usufruire per iuterposiz.ìoi 
periostio mohilizzato, come praticò Voii Riseisherjr i 
primo caso. 

Allontanato quindi il laccio d' fla march, è noe 
un'accurata oniost^ì affino di evitar» poi nn sollevi 
e tensione del lembo per eiuatoinn. 

l." Tempo, 2." Atto: Per la moliilizzazioiio e ci 
zione del dito del piede valgano le norme dette 
Nicoladoni rende attenti spocialmeute che in in 
ancora in via di accrescimento si debba prendi 
dito del piede da trapiantarsi un pezzo più gra 
quello che realmente basteiebbo a sopperii-o al h 
dato dal difetto al quale si vuol riparare, afiiii 
sognito coir individuo cresca anche il suo nuovo 

1." Tempo, 3," Atto; l'rima delia riunione di 
delta mano al dito del piede trapiantato eoiiverr 
accertarsi della vitalità dei tessuti ed eventualmente 
tare parti dì questi divenuto bluastre. Sani assai 
niente procedere prima della sutura cutanea alla f 
posizione della mano sul dorso dol piede come 
sella sul doi-so di un cavallo fissaiidoveia perfett 
in modo che abbia a rimanervi immobile: o solo i 
si sia ben certi della possibilità e tolleranza dell 
/.ione obbligata scelta, procedere alla sutura dclli 
a tollerare poi vieppiù la ])osizione incomoda, sai 
pinata ai paziente della morfina: converrà qnlnd 
la massima attenzione nel sorvegliare il dito de 
clic si va trapiantando e per attivarne la circo 
iipplioare fre(i non temente il tainponaggio. 

li." Tempo, 4.° Attor II completo distacco del pi 
■ nutrizione plantare sarà compiuto non mai prima 
settimane: .Nicoladoni la levù al ìli." giorno, pori 



B80 Chinirgia 



nei di intennedi interessare pai-zialinente e gradatamente 
a poco a poco la continuità del ponte plantare. 

Il colore del dito del piede trapiantato da[)prima, in 
causa della incompleta circolazione arteriosa, è pallido 
specialmente a temperatura fredda, dimodoché converrà 
mantenere l'arto bene riguardato dal freddo. 

Ancora pure le condizioni di pressione e circolazione 
sono per il dito del piede trapiantato qui ben diverse da 
quelle verifìcantisi nella gamba, dove la pressione è assai 
minore ed il circolo venoso refluo alquanto lento: il dito 
del piede deve dunque pure acclimatarsi a queste varianti 
della statica circolatoria. 

1 movimenti attivi nei primi tempi sono impossibili o 
assai incompleti in tutte le articolazioni in genere, ma 
in modo speciale nelle articolazioni interfalangiche : però 
nel corso di settimane e mesi si migliora col trattamento 
curativo consecutivo di bagni caldi, e movimenti passivi, 
leggeri massaggi e faraddizzazione ; il movimento va dap- 
prima ristabilendosi nell' articolazione metacarpo-falangea 
e quindi lentameute lo riprendono le articolazioni interfa- 
langee: tuttavia per lo più in queste rimane permanen- 
temente una limitazione di movimento. Come séguito del- 
l' intervento si possono avere parziali fissazioni e necrosi 
dei tendini o di parti di essi, non però mai nei tondini 
del lembo plantare ultimo reciso poiché questi sono sempre 
nello migliori condizioni di nutrizione. 

Anche la crescita del dito trapiantato fa nei giovani 
considerevoli e visibili progressi per quanto inferiori a 
([uelli delle altre dita: ed ecco come torni opportuno curare 
nel trapianto di asportare il dito del piede in maggior 
estensione (nei giovani individui) di quanto sarebbe stret- 
tamente necessario al movimento per dare una cosmesi 
soddisfacente , venendo la esuberanza opportunamente 
acconcia in seguito. 

Concludendo l'A. fa rilevare l'immenso vantaggio di 
questa plastica, specialmente quando si pensi ad individui 
i quali per la loro professione siano obbligati assoluta- 
mento a servirsi del pollice e dell' indice, e che essendo di 
questi rimasti privi in parte od in totalità sarebbero asso- 
lutamente invalidi al lavoro senza (piesto benefico, oltreché 
cosmetico intervento che li renderà ancora capaci al loro 
lavoro professionale, come é chiaramente dimostrato dai 
casi di Nicoladoni e Von- Eiselsberg. E. S. 



ii 



/ neoplasmi e i raggi X 381 



X. — Influenza dei raggi X sopra i tumori neoplastici, 
(Dal Congfrosso di Chirurgia francese. « Semaine Me- 
dicale », N. 41). 

Continuano ancora assiduamente ^jtIì studi intorno alla 
inlluonza dei rat»<ri Hontgen nelle varie malattie più o 
o mono ribelli ai mezzi terapeutici comuni; ma special- 
mente contro (juello malattie di indole neoplastica (tumori) 
che ordinariamente manifestano una caratteristica ten- 
denza alla recidiva , cioè alla riproduzione del tumore 
stesso anche dopo la sua completa e ripetuta asportazione. 

Al Congresso chirurgico tedesco questo argomento 
venne trattato in modo speciale, e intorno ad esso riferi- 
rono alcuni autori incaricati (Béclère e Mauuoury). 

In riassunto venne affermato che in generale Tazionc 
dei raggi Uiintgen è favorevole contro la recidiva dei 
tumori in genere, ma specialmente pei tumori connettiva! i 
ed epiteliali delle parti molli superficiali (tumori sarcoma- 
tosi ed epiteliali della cute), ma più specialmente pei sar- 
comi cutanei. 

I raggi Ur»ntgeji agiscono in generale sui tessuti come 
un agente di distruzione cellulare, ma con azione elettiva, 
cioè non tutte le cellule sono egualmente influenzate dai 
raggi X. Le cellule componenti i tumori sojio pure sen- 
sibili alle radiazioni, tanto che si possono distruggere. 

I tumori maligni della pelle sono quelli più favorevol- 
mente influenzati ; tanto quelli a manifestazioni fungose 
come quelli a forme ulcerose. 

Quando il tumore non ha oltrepassato i limiti del derma, 
la guarigione è la regola (sia nelle forme a tipo spino- 
cellulare, come m»lle formo di epitelioma melanotico). 

Quando il tumore ha varcato i limiti del derma, 
Fazione dei raggi X è favorevole ancora, (juantunque 
meno certa. 

Neir ulcera rodente, a tipo base-cellulare, si può otte- 
nere la guarigioiu» completa deirulcera. 

Anche contro gli epiteliomi delle nuicose superficiali 
esposte (t unione del labbro inferiore), i raggi U/intgen 
hauno dimostrato in molti casi la loro azione distruttiva 
tino ad ottouon» la auarigiono, non (»seluse le ad(»ni)patie 
concomitanti. In gcMiorah» h» cellule neoplastiche d'origine 
mucosa sono altrettanto sensibili come lo cellule malpi- 
y-hiano. l'aie clic* aneho fontro V epitelioma \lella lingua 
si conti qualeJK» cììso di osito favorevole. 



iìS2 Chirurgia 



Il Béclòre ha constatato la scoinpai'sa di un tumore 
opiteliomatoso della totalità della tonsilla, tumore che era 
stato giudicato inoperabile. 

Anche i tumori del seno hanno dato degli esiti vera- 
mente sorprendenti, anche quando vi sia recidiva con 
adenomi circostanti. 

In generale la H(uitgen-terapia è un ottimo ausiliario 
alla cura chirurgica operativa; solo nei tumon cuUiiici 
può ossero applicata favorevolmente senza T operazione. 
E' sempre indicata poi nei casi così detti inoperabili, 
o in (pielli in cui non venne accettata la cura chirurgica 
cruenta. 

L' effetto dell'azione dei raggi X è diverso nei veri 
cancri ; esso è variabile secondo il modo di sua applica- 
zione, ma sopratutto secondo la natura del tumore e, fino 
ad un certo punto, secondo una certa idiosincrasia. In 
generale Fazione dei raggi X va diretta sopra la suj)er- 
tìcie cruenta residua dell'asportazione del tu more, con sedute 
di cinque minuti ogni giorno per (piattro o cinque giorni 
di seguito, e con successivo intervallo di una settimana. 
Fra gli accidenti osservati dall' applicazione dei raggi 
Rontgen si nota la radiodermite : la (juale però può oggi 
essere facilmente evitatata. 

Si sono notati invece dei fenomeni di intossicazione 
generale dell'organismo per effetto di assorbimento degli 
elementi fusi del tumore, noi cancri ancora chiusi. 

In qualche caso si è notata una generalizzazione rapida 
dell'infezione cancerigna per effetto dell'azione dei raggi X ; 
ma ciò non è [)erò del tutto provato, perchè può avvenire 
anche senza la radioterapia. 

Si sono notati V inlluenza favorevole dei raggi X anche . 
nello forme iperplastiche delle glandolo linfatiche. Alcuni 
casi di linfadenomi, (|uantun({ue avessero presentata la 
recidiva tre volte, vennero guariti successivamente per 
tre volte mediante la radioterapia (Willelms, Destet, Tuffier). 

K' riconosciuta invece V inutilità dei raggi X nella cura 
(lei cancri j)rofondi. 

Da tutto ((uello che ho riferito bisogna concludere che 
(pialche vantaggio è assoltitamente stato riconosciuto; ma 
per ora, allo slato attuale dell'esperienza, non si può 
fare troppo atlidanuMito sulla cura dei ragui Rontgen : e 
sopratutto non si deve (»sag(M';u'n<' V imj>ortanza col pub- 
blicane solamente i Ciisi f;iV(>r(*V(»li, I']. S. 



Architettura del callo 383 



XI. — Deir architettura del callo. (Caubet - « Revue de 
Cliinirgie », N. 3, 1907). 

E noto che l' architettura delle ossa ha dello regole 
di costruzione tìsso e che normalmente il tessuto osseo 
ha una disposizione costante consecutiva ad una deter- 
minata organizzazione che è sempre la medesima per lo 
stesso osso e per lo stesso segmento di un osso. Questa 
struttura dipende solamente dalle condizioni meccaniche 
proprie ad ogni osso. Moyer fissò che le trabecole della 
sostanza s])ongina sono sempre dirette nel senso dello 
sforzo maggiore che V osso deve sostenere: cosi come 
Wolff dimostrò che la forma complessiva dell'osso è sem- 
pre r effetto delle eccitazioni i'unzionali che ogni osso 
riceve. In altre parole è la funzione che fa l'organo e 
così la direzione delle trabecole ossee indica le linee di tra- 
zione e di pressione alle quali Tosso è sottoposto funzio- 
nalmente, ossia r osso ha una sua propria forma fun- 
zionale. 

Secondo V autore la l'orma generale delle ossa è tra- 
smessa per ereditarietà prima che sopravvengano le 
diverse eccitazioni che ne determineranno la struttura e 
la forma definitiva. 

Le regole generali che nelle loro grandi linee presie- 
dono air architettura normale delle ossa sono le seguenti : 
l." Le pressioni, essendo più forti alla periferia che 
al centro, il tessuto couipatto è distribuito alla periferia 
delle ossa lunghe, egli è tanto più denso quanto [ùù Tosso 
è scavato nel suo centro, perchè le parti ossee che occu- 
perebbero il centro non riceverebbero T eccitamento fun- 
zionale necessario alla loro conservazione; ne risulta 
quindi la loro atrofia e la formazione del canale midollare. 
2.'^ Quando un osso presenta una curvatura nor- 
male, la pressione è più forte sulle parti concavo che 
sulle parti convesse ; la conseguenza, secondo (|uesta legge, 
è che il tessuto compatto presenta sempre uno spessore 
più grande al livello della concavità della curvatura. La 
verifica di (piesto fatto è facile a farsi sul collo del femore: 
la lama del tessuto compatto della sua faccia inferiore è 
considerevolmente ingrossata ; al contrario, essa è assotti- 
iifliata sulla convessità del collo. 

H,'* I tratti ossei trasv^^rsali, sia nelle estremità, sia 
nel canale midollare, hanno una orientazione definita, la 
stessa per ciascun genero d'osso; essa indica il senso di 



384 Chirurgia 



pressione esteriore, la direzione del più gran sforzo che 
si rinnova ad ogni movimento: al contrario, i tratti osse 
che, per la loro direzione, non ricevono che un eccita- 
mento e un impulso funzionale troppo debole, sono col- 
piti d'atrofia. La disposizione ben nota in arcato para- 
boliche dei tratti ossei trasversali spongiosi neirestremilà 
superiore del femore è uua conferma particolarmente evi- 
dente di questa regola generale. 

Prendendo punto di partenza da questo regole che pre- 
siedono alla formazione normale e fisiologica dello ossa, 
l'autore, richiamando gli studi fatti dal Wolff sul mede- 
simo soggetto si propone di dimostrare coir aiuto della 
radiogi^afia stereoscopica che queste leggi fisse si ripetono 
anche in patologia nella formazione dei calli ossei succes- 
sivi a frattura, come nell'adattamento delle deformità ossee, 
quali il ginocchio valgo, le scoliosi, il piede piatto ecc. 

Trattisi quindi di ossa normali come di ossa patolo- 
giche, la forma è sempre il risultato dello funzioni del- 
l'osso, ossia la risultante delle trazioni e pressioni che 
l'osso deve funzionalmente sopportare. 

Dallo studio delle fratture si rilevano (pieste leggi appli- 
plicato anche alla formazione dei calli ossei di ripara- 
zione spontanea. Infatti la deposizione della sostanza 
ossea di nuova formazione si verifica più intensa dove è 
maggiore il bisogno : e se l' osso assumo un atteggia- 
mento curvo od angolare, il dei)osito della sostanza ossea 
del callo si fa più evidente dalla piirto della concavità. 

hj, S. 

XII. — Subì HS8 azione congenita del pugno {malattìa del 
Madelnng), (E. Kastor - « licvue de (chirurgie » N. 8-9 
del 1907). 

L'A. premette che questa deformità è essenzialmente 
costituita da una lussazione più o meno accentuata del- 
l' uhm air indietro e da una curvatura dell'estremo infe- 
riore del radio a concavità anteriore; sostiene poi che 
tale deformità non curata col riposo è suscettibile di peg- 
gioramento progressivo attribuibile a disordini funzionali 
o a manovre professionali. 

Dalla rivista sintetica data dall' A. della bibliografia 
concernente lo studio di (piesta deformità impropriamente 
dotta malaltiii di Madolung, esseudo stnto Jean nel 1875 
il primo a dare hi descrizioue di una caso di doppia lus- 



jfa- 



Malattia di Madelung 385 



sazìono cougciiita completa del radio nelle ossa del carpo, 
non essendo venuta la memoria di Madelung che nel 
1878, vediamo la teoria rachitica del carpo curvo nelle 
memorie di F'elix, 1884, e di Duplay nel 1885, che ne pro- 
pone la cura mercè l'osteotomia lineare del radio, teoria 
questa che, calorosameuto sostenuta da Dellet nel 1889 si 
trova a l'are il paio colla teoria congenita o famigliare 
della lesioue: e così in un campo e neir altro si segui- 
rono Redard 1892, (Juépin 1892, Malfuson 1894, Ch. Fere 
1896, Jagot 1897, Hoffa, Clarko, Hoyer 1899, Gangol|)ho 
1899, Max David 1900, De Reyser 1901, Kirmisson 1902, 
che la chiama sublussazione progressiva del polso, rife- 
rendosi air evoluzione progressiva della deformità. 

Ardouin con un caso di lussazione congenita del polso, 
Charles Rartkes nel 1904, Albcrtin e Ledere nel 1905, 
Hauer nel 1906. 

L'Autore, richiamando T attenzione sul fatto che ben 
11 casi furouo sicuramente proclamati di origine con- 
genita e famigliare, dice: Io credo che l'iiuportanza del- 
l' influenza ereditaria s'imponga dallo studio imparziale 
delle accemiate osservazioni, certamente che questa iu- 
llueuza non è costante. Ma in quale malattia congenita 
si ha l'eredità come costante? 

La descrizione delle lesioni proprie costituenti (|uesta 
deformità è dovuta a esami necroscopici di Jean, Dellet, 
Madelung, Royet, Berard ed a esami radiografici di Gan- 
golphe, Ardouiu, Aladie, Poulsen, Schultze, Piollet Sauer 
e dell'Autore. 

IjC maggiori lesioni sono a carico dell' ulna e riguar- 
dano la lunghezza, la forma ed i rapporti suoi col carpo : 
la lunghezza del cubito si trova diminuita da un mezzo 
cm. (De Kerger) a 8 cm. (Aladies): per quanto concerne 
la forma del cubito, in tutti i casi fu osservato sulla fac- 
cia dorsale del polso un rialzo considerev^ole dovuto ad 
ipertrofìa e lussazione all' indietro dell'estremo inferiore 
dell'ulna. Nei casi iu cui si ha considerevole accorcia- 
mento dell'ulna si ha pure accorciamento del radio, sì 
che nella malattia di Madelung non è raro esservi diuii- 
uuzioue di lunghezza dell'avambraccio nel suo insieme, 
anzi s])esso (piesto accorciamento è più pronunciato sul 
radio: e mentre la deformità dell'estremo inferiore del- 
l'ulna si risolve iu una ipertrofia più o meno rilinaute, 
sull'estremo inferiore del radio a[)biamo una curva a con- 
cavità anteriore, interessante il (piarto o terzo inferiore 



B86 Chirurgia 



(leir osso. Discordi sono gli autori neirapprezzare il ^rado 
di spostamento o lussazione, mai completa, dell' estreiuc 
inferiore del radio sulle ossa del carpo. 

Pure minime e trascurabili sono le alterazioni di 
forma, volume e ra])porti dello ossa de) carpo, corno pure 
quelle delle sinoviali e dei muscoli; piuttosto rilevanti' 
può essere una concomitante deformità della mano, che 
può essere ridotta in lunghezza fino di 2 cm. 

Hocentemente Lenormant ( Revue d' ()rtlwpédie^ 1907, 
N. l)dice, parlando della malattia di Madelung: indiscu- 
tibilmente l'incurvamento del radio è l'elemento essen- 
ziale della deformità: tutto il resto, protul>eranza della 
testa dell'ulna o deviazione del carpo e della mano dal 
lato palmare, sono fatti secondarii a questa curvatura 
del radio. 

Secondo l'A. -il primo fattore etiologico è T eredità; 
e infatti (luesta enunciazione non può osseine contestata: 
1." Nel caso in cui più membri di una stessa fami- 
glia siano affetti dalla medesima forma. — 2."* Nel caso 
in cui la deformità apparve senza causa tino dalla 
prima infanzia. Su 85 casi conosciuti di malattia di 
.Madelung, in ben 5G fu riconosciuta ereditaria o con- 
genita. Il trauma non può, secondo V A., essere invo- 
cato come fattore etiologico importante: su S5 casi solo 
in 10 si ebbe un trauuia pregresso. 

Così diciisi circa la professione, che non può essere 
invocata come determinante ; su 85 casi noti, di 17 cono- 
sciamo le professioni esei*citate, che sono le più di- 
si)arate. 

Duplay e Dellet considerano la malattia di Madelung 
come indubbiamente di natura rachitica. Fere ne dimo- 
stra la singolare frequenza negli epilettici, 28 volte su 
148. Circa l'età, secondo l'autore risulta che il carpo cur- 
vato è una malattia dell'adolescenza. Circa il sesso la 
deformità si ha quattro volte più frequente nelle femmine 
che nei maschi. 

Circa la sede, è unilaterale e bilaterale in un quinto 
dei casi unilaterali, e prevalentem(*nte a sinistra. Se bila- 
terale, raramente simmetrica; in più di 6 e mezzo dei 
casi più grave a destra. L'A., pur dicendosi eclettico nel- 
r apprezzamento delle diverse teorie sulla patogenesi del 
cai'po curvo, ribadisce l'origine congenita della deformità 
e pur ainnietteudn elic possa veuii* posta in vista o. ag- 



— _ i 



Malattia di Madelung. 887 






f-ravata dal trauma o dalla speciale attitudine professio- 
nale che viene a prendere la mano, si dice in certo modo 
I)artigiano della teoria traumatica, come non disconosce 
la proprietà della denominazione data da Kirmisson di 
siiblussazione progressiva del polso, ammettendo che la 
deformità lasciata a sé sia suscettibile di progressivo 
peggioramento. 

Dà poi ragione della teoria congenita asserendo : 
1." La deformità non è che la esagerazione di una dispo- 
sizione normale: difatti la protuberanza dell'ulna nella 
faccia dorsale del polso, che è caratteristica della defor- 
mità in parola, è più o meno pronunciata in tutti, e [)er 
convincersene basterà guardare un polso dal lato ulnare, 
e ciò spiega come spesso tale deformità di grado non 
accentuato possa passare inosservata; dunque, conchiude 
r Autore: la sublussazione del cubito all' indietro che si 
osserva nei casi di carpo curvo non è che l'esagera- 
zione di una disposizione normale. 

Ancora la curvatura del radio in avanti, che è, dopo 
la sublussazione dell'ulna all' indietro, la deformità più 
importante della malattia di Madelung, non è che V ac- 
centuazione di una disposizione normale; per dimostrare 
ciò r A. molto ingegnosamente sezionò u\\ radio, preso a 
caso, nel senso delle lunghezze e sull'asse anteroposte- 
riore in modo di avere due metà del radio, che applicate 
su un foglio di carta per la loro faccia piana e disegnate 
davano esattamente il contorno del radio nella parte me- 
diana a curvatura anteriore del terzo inferiore. 

2 ** La malattia di Madelung è una forma congenita 
perchè è soventi volte ereditaria Difatti su 85 casi rac- 
colti per ben 80 volte fu riscontrata nei parenti degli 
ammalati: che se noi poi mettiamo a confronto 3 defor- 
mità congenite frecpienti, come il piede torto congenito, 
la lussazione dell' anca congenita, il labbro leporino 
abbiamo : 

Su 44 casi di piede torto, varo equino congenito, si 
haiHio 2 soli casi nei (puili la mahittia venne dnnostrata 
famigliare, ossia il (4,4) j)er cento. Su 27 casi di lussa- 
zione congenita dell'anca abbiamo cinque casi noi (piali 
si può invocare la malattia famigliare, ossia il IS per 
cento. Inline su 15 casi di lubbro leporino al>biamo un 
sol caso di cui può venire invocato il gentilizio, (piindi 
il (i percento: nella malattia di Madelung l'ere^litarietà 
può essere invocata nel^U per cento dei casi. 



388 Chirurgia 




Ancora nella malattia di Madeluug vediaiao più mciL- 
bri di una stessa famiglia e generazione affetti dalle me- 
desimo deformità, precisamente come si ha della sindat- 
tilia, che è una forma notoriamente congenita. 

La malattia di Madelung è dunque veramente una 
forma famigliare né più nò meno che la sindattilia; cer- 
tamente che in un buon numero di casi non si può in- 
vocare r ereditarietà, ma affinchè una deformità possa 
essere ammessa nel gruppo delle malattie famigliari, non 
è poi proprio necessario che sia fatalmente ereditaria : 
decisamente però se vogliamo ammettere nelle malattie 
famigliari la lussazione congenita ed il labbro leporino, 
a maggior diritto deve trovarvi posto la malattia di Ma- 
delung. 

Ji."* La malattia di Madelung è spesso bilaterale, in 
70 casi su 85 osservati; ossia neir 8() per conto il car|>o 
curvo aHligge i due polsi. 

L' A., domandandosi se la lesione primitiva iniziale 
caratterizzante questa deformità sia dovuta ai legamenti, 
alle ossa, od ai muscoli, passa in rivista le differenti 
teorie emesse : (juella di Busch delle contratture museo- 
lari; di Malgaigne del rilasciamento semplice dei lega- 
menti senza altre cause organiche: di Rodard, per il quale 
la deformità del polso ò la conseguenza di un perturba- 
mento dell' accrescimento e funzioiuile delle cartilagini di 
coniugazione delle ossa dell' avambraccio alle loro estre- 
mità inferiori. La teoria nervosa di Tripier e Felix, la 
teoria rachitica di S. Duplay e Dellet, la teoria trauma- 
tica propria a molti autori; viene a formulare la seguente 
conclusione: 1^ malattia di Madelung è costituita danna 
lassezza congenita dell' articolazione radio-cubitale infe- 
riore che appare nella prima infanzia senza causa occa- 
sionale o al momento dell' inizio professionale o in se- 
guito ad un minimo traumatismo. Quanto ai sintomi, l'au- 
tore fa notare che: osservando un carpo curvo mentre 
mano ed avambraccio riposano proni su di un piano, fra 
la superfìcie superiore della mano e quella dell' avam- 
braccio esiste un disliv^ello che misurato si trov^a oscil- 
lare da 1 cm. a 2 e mezzo cm. Di più il diametro aute- 
roposteriore del polso è considerevolmente aumentato. 
L'asse longitudinale della mano può non ess<»r deviato, 
ovv^ero esserlo ora dal lato radiah^ ora dal lato ulnare. 

Lsaminando la faccia anteriore del jxjIso, si nota gè- 



Atiilalfia di Madeluiiff 



jLL'ial monto ima spnrfjreiizn ilei tendini Itcssnri, coni 
pure (iol ^ando e i»Ìccolnj>alniare o dpi cubitale ai 
Irriorr. * 

ÌjH palpazione non fa cho conrermaro qnantn fn fji 
rilevato dall'ispezione. Di più permette di apprezzare 
iiiotio e la misura secondo i quali la deformità v- coi 

I sintomi funzionali possono mancare, come posson 
ossero rilevanti si <la abolire la oapacitii professional 
<]eli' individuo. (ìcneralniontc si ha modificazione do 
l'ampiezza dei movimenti articolari: la llessinnc pa 
mare generalmente mai diminuita, so mai aumentati 
e per le medesimo ragioni spesso ridotta l'ostensioii 
dorsale. 

Intefrri i movimenti di lateralità e dì pronazione, <1 
miunita lievomento la supinazione. Si possono avere dt 
lori localizzati spontanei o provocati nei tentativi di coi 
rezione della deformità. Si manifesta talora nella prim 
infanzia, rimanendo stazionaria per tutta la vita, alti 
volte, come Kirmisson dimostrò, apparo nell' adoloscenz 
svìlnppandosi per ^adi successivi. La prognosi benìfiri] 
jier i casi nei quali il disturbo funzionale è nullo ò d'n 
tra parte irrave allorché l' impotenza funzionale è tu 
soluta. 

In assenza di disturbi funzionali non abbisofrna 1 
malattia di Madelnnif dì alcuna cura: quando poro i <l 
sturbi funzionali esistano, conviene proporre l'iutervenl 

dopo avere provato i metodi palliativi, ricorrere sen; 
indugio al metodo cruento, tìeneral mente, con manovi 

<li trazione sulla mano e di coaptazione sull' estremo ii 
ferioro dell'ulna dall' indietro all' avanti e sul carpo i 

senso opposto, riesce facile ottcnei-e la riduzione, che pei 

tosto, cessata la pressione, si riproduce. 

Allo scopo di impedirne la riproduzione si proposer 

diversi apparecchi a {i^so, im mobilizzando la mano i 

llossione dorsale, (Madelunjf. Kirmisson|. 

Tripier, Hofl'a, Hedar, IJcIbet si scfirnirono con un 

serie di ap[>arecchi ortopedici diversi, e dei più in^o^nos 

ma pur sempre palliativi; cosi il massafrfrio, l'elettricil 

trovarono qui, conio rimcdii coadiuvanti, il campo a larp 

npplicaziono, specialmente allorché ora preceduto n 

trnitnia. 

Le operazioni proposte sono; la tenototnia (Muschj 



m)0 Chinirgia 



l'artrotomiìi con riduzione a cielo aperto (Berger); Tosteo- 
tomia lineare obliqua del radio (Poulsenj; V osteotomia 
cuneiforme de»l radio (Delicati, ed ora V osteotomia lineare 
(ieir ulna proposta dall' F]astor, della quale dà niisiira- 
taniente la tecnica, e che dichiara preferibile all' osteo- 
tomia del radio, alla (juale potrà i)ure qualche volt.a as- 
sociarsi, quando la irravità della deformità renda necessaria 
l'osteotomia delle due ossa dell'avambraccio, che pure viene 
ora per la prima volta i)roposta daH'A.acura della ma- 
lattia di Madelung'. 

Kd ecco le conclusi(nii a cui sarebbero venuti ^li 
autori : 

« I. La malattia del Madelung* è costituita da una 
lassezza consrenita dell'articolazione radio -ulnare in- 
feriore. 

II. Kssa si manifesterebbe fin dalla prima infanzia 
senza causa occasionale, cioè nell'occasione di un nìiuinio 
traumatismo accidentale. 

III. Nei casi in cui essa determina un'impotenza 
funzionale, è indicato di intervenire con atto operativo, 
e dappoiché la deformità interessa più particolarmente 
l'ulna, è indicato di praticare l'osteotomia dell' idna a 
preferenza dell'osteotomia del radio ». 



XIII. - fjfissazioìif (Ifir osso maìarr. ('< Kevue de (Chi- 
rurgie », 11H)7, \. 1^ 10 Janvier VMM). 

Partendo da un caso di osservazione personale, nel 
(piale, in seguito ad un trauma della faccia, credettero 
poter constatare una lussazione dell' osso malare con 
i caratteri propri di questa rarissima lesione, asseri- 
scono il Kiiss ed il Okinczvc che il caso loro è ben difl'e- 
rente dalle precedenti osservazioni, nelle (|uali si tenne 
prevalentemente conto della frattura del mascellare supe- 
riore data direttamente da infossamento dell'osso malare; 
essi pensano che possa esistere una vera e propria lussa- 
zione dell'osso Mìalare caratterizzata dalla disgiunzione 
di tutte le sinoviali che l'uniscono al cranio da una parte 
ed all'assieme» della faccia dall'altra, ma che questa lus- 
sazione è necessariamente complicata. 



Kitioni iiVi Autori si pruoccupaniiio s(;iii]n-i', > 
torto, dello lesioni <lpl iiiascpllnre superiore, stantf 
(Ielle oasorvRzioiii del gi'urrp ili 'inesln e la sCiirsji 
taiiza attribuita ai traumi di'll'osHo iiiaNirc. Dift 
iitiltoii Lcforl descrivono so])rntiitto le losioiii 
scollare siipcrìoni successivo a traiiinfl adenti 
tameiito sulla snporltcie dell'ossn malare, t)ub: 
caso simile si preoccitpa sopratntto delle |xissil>ili 
del nervo soitnrhilario successivo a questo <[(•, 
trauma. 

Saiisoii, linux, Mal^ai^'ic descrissero le fratt 
lussazioni dell'osso zigomatico: alle osservazioni < 
si a^giuiijfe ofTgi il Cìiso deg'li Autori. 

Malgai^iie, contro l'opinione di Sansoit clie i 
una vera e propria lussazione dell'osso inalare, i 
che ogni lussazione di quest' osso doveva noe 
mente essere accompa^rnata da frattura, ed ii 
l'orzata dis^iunzione di quest'osso dal mascellai 
l'iorc, oonsegnenza della quale è la penetrazione 
dal seno mascellare nel eelhilare sottocutaneo, pei 
in realtà la frattura possa esser limitata a picco 
menti a livello delle suture disunite, potrebbe 
annoverata fra le iVatture. Ma queste jesloni 
importanza por i rapporti assai intimi che i] 
l'osso inalare al mascellare superiore ed all'antn 
o^uioro: gli .\utori, quindi, tenendo conto di(]uesta 
vogliono dare a questa lesione il nome di lui 
complicata. Il meccanismo di questa lussazione ! 
cbiaro considerando la situazione ed i rapporti cb 
malaro contrae colle ossa orsive e col resto dellf 
unito per tre apofisi al temporale, allo sfenoid 
frontale, ha delle connessioni abbastanza estese 
sceliare superiore, conneasionl che occupano la i 
parie della sun faccia interna; ma questo cout 
mascellare superiore riguarda solo la metà a 
della faccia inlerna, rtuianendo libera la metà pc 
che trova solo appoggio con un'npofisi sull'eslren 
riore dell'arcata zigomatica. Da tali cnusiderazii: 
toiniche emergono le seguenti deduzioni patologi 
1." L'infossamento in massa del malare pe 
diretto siUIa sua faccia esterna si estri use choWi i 
• lontemente dalla risultarne deformità con pun 
rosi a livello di ciascuno dei tre angoli articolari 



392 Chinirgia 



2." Il trauma portato sulla metà anteriore delTosso 
malare darà sintomi di affondamento con frattura del 
mascellare superiore; che se il trauma interessi la metà 
posteriore oppure Tan^Io zigomatico, il malare oscil- 
lerà secondo il suo asse verticale, la fnetà posteriore si 
affonderà nella fossa temporale, mentre la metà ante- 
riore, staccandosi dal mascellare superiore, si porterà in 
avanti ed air infuori, ne risulterà una proiezione in avanti 
ed infuori dell'angolo anteriore, od orbitario inferiore del 
malare, l'apertura mag'g'iore o minore del seno mascel- 
lare al suo apice e T abbassamento dell'arco zigomatico 
all' indietro. 

ii."" Il trauma può colpire l'osso malare non paral- 
lelamente alla sua faccia esterna, ma può aversi il mas- 
simo di pressione all'angolo suo inferiore e all'angolo 
suo posteriore o zigomatico. 

Allora al movimento oscillatorio si può aggiungere un 
lieve movimento di rotazione sull'asse perpendicolare alle 
sue faccio: allora l'angolo anteriore orbitario non sarà 
solo proiettato in avanti ed infuori, ma pure leggermente 
in alto o in basso; uno psostamento simile si avrà a 
livello dell'angolo posteriore zigomatico, che sarà depresso 
ma nello stesso tempo spostato in alto o in basso. Infine 
pure l'angolo superiore od orbitario esterno sarà spostato 
sia in avanti che all' esterno. Tali spostamenti, interes- 
santi il bordo orbitario inferiore ed esterno, potranno 
essere esattamente misurati per le modificazioni corri- 
spondenti nelle dimensioni dei due grandi diametri della 
base dell'orbita. 

Ebbene, gli Autori trovano la conferma di questi 
differenti modi di spostamento tanto nei casi di lloux e 
Malgaigne come nel proprio. 

Sintomi: Sintomi comuni ad ogni trauma faccialo o 
craniense che si estrinsecano con i segni ordinarii di 
una commozione cerebrale più o meno intensa, stordi- 
menti, vomiti al momento del trauma o anche nei dì 
successivi ; vertigini, coprostasi, e ritenzione d' urina, 
come osservarono gli Autori nel loro caso. All' ispezione, 
i^razie all'ecchimosi esistente, si potrà precisare il punto 
sul quale agì il traumatismo, cosa questa importante per 
differenziare il meccanismo della lussazione, importante 
è la simmetria facciale risultante da cambiamenti di forma 
dell'orbita; ancora potremo avere delle ecchimosi sotto- 
congiuntivali. 



Calcificazione della pleura 393 



La palpazione ci darà conto dei punti dolorosi, del 
grado di spostamento dell'osso e della possibilità o meno 
di una mobilizzazione e riduzione del medesimo. I punti 
dolorosi risiederanno principalmente ai 3 angoli dell'osso 
nialare che hanno perduto i loro normali rapporti colle 
ossa vicine: dolore che si avrà puro alla pressione diretta 
sull'osso malare per i movimenti che avrà a compiere 
su esso: ancora [)otreuio avere dolore spontaneo nella 
masticazione a livello del massetere e del muscolo cro- 
tafiie, dovuto sia alla contusione come pure ai movimenti 
di oscillazione latti fare al malare per la contrazione 
specie del massetere. Il dolore accusato alla pressione del 
sottorbitario è dovuto all'interessamento del mascellare 
superiore per l'incuneamento in esso dell'osso malare, 
per il quale pure successivamente potremo avere enfisema 
sottocutaneo da lesione del seno del mascellare superiore. 
A questi sintomi primitivi, oltre l'enfisema, possono sopra- 
giungere iu seguito sintomi di infezione per propagazione 
di germi dalle fosse nasali. 

La diagnosi si impone quando non venga mascherata 
da preponderanti lesioni concomitanti del mascellare su- 
periore, dovute a incuneamento dell'osso malare in esso. 
La prognosi sarà legata alle concomitanti lesioni del ma- 
scellare superiore e dell'antro d'IIigmoro più che proprio 
alla lussazione del malare. 

Circa la cura, sarà semplice se subito al momento del 
trauma si potrà ottenere la riduzione : del resto in tesi 
generale è escluso ogni intervento, essendo pericoloso ogni 
atto operativo che possa aprire l'antro d'IIigmoro o au- 
mentare la lesione per la possibile infezione successiva: 
in prevenzione di ogni infezione, andrà curata l'igiene 
delle fosse nasali con «lavature antisettiche ripetute e 
sorvegliare la parte. E. S. 



XIV. — Della calcificazione della plctwa (Thvwiku et Uy, 
« Revue de Chirurgie *, 1907, n.** 3). 



Una recente osservazione diede occasione agli Autori 
di studiare 1' argomento. Tratta vasi di un individuo affetto 
da empiema cronico, nel quale si ebbe uiui pietrificazione 
completa della pleura coqie esito della jìrolungata suj)- 

Ahnuakiu dciisNTiKico — XLIV. lMi 




H^A Chirurgia 

purazioiio. Louis et Ilayer per i primi parlarono di con- 
crezioni calcareo nella pleura; Andrai e I^olstein studian- 
done il meccanismo di produzione, parlarono di ossifica- 
zione morbosa ; Cruveilhicr nel 1856 sostiene e dimostra 
la differenza esitente fra Tosso o lo placche ossifornii, 
linchò Talamon, in una preg-evolissima memoria, noi 1877, 
sostiene : trattarsi di una infiltrazione del tessuto di gra- 
nulazione più o meno rilev^ante di fosfato tribasico di 
calce e di carbojiato di calce. Talora le false membrane, 
divenute fibrose e perfino cartilaginee, possono rivestire tutUi 
la pleura, formando una specie di sacco o di cavità 
inclusa nella sierosa. Si tratta (jui delle cisti pseudo-pleu- 
riche di Valmant. 

Alle volte si trova (Ponsalion) un vero cappuccio 
fibroso applicato sulla faccia esterna del polmone, la cui 
faccia esterna o parietale presenta delle doccie e rialzi 
obliqui nel senso delle coste o deg-li spazi intercostali: 
mentre dalla faccia interna o sierosa si staccano dei 
sopimenti, vere stalattiti che si insinuano poi nei lobi 
polmonari, praticando una sezione verticale. Sulla calcifi- 
cazione si nota neir interno una cavità costituita dalle 
duo parti, la quale a tratti è vuota o ricoperta ijua e là 
da tessuto fibroso, calciforme o gelatinoso. 1/ esistenza 
di questa cavità è ammessa da parecchi autori : così da 
Cornil, Ramier e Senas. 

Altre volte la calcificazione non interessa tutUi la 
pleura localizzandosi solo a certi punti della sierosa sotto 
forma di [dacché salienti multiple, varie |)er dimensione, 
in superficie e per forma, a bordi irregolari dentellati e 
sporgenti oltre 1 cm. dal livello della suj)erficie plenrale : 
la consistenza di queste concrezioni è ragguardevole, para- 
gonabile a quella dell' osso, e danno crepitazione quando 
vengono sfregate, come risuonano sotto i colpi di uno 
specillo. 

Altre volte ancora la pietrificazione si presenta sotto 
r as])otto di aghi o stalattiti calcaree ap[)ese alla pleura 
ispessita e fibrosa. Ancora la neoformazione calcarea può 
giacere nel mezzo della cavita pleurica (piasi uno pseudo 
seciuestro. 

Il colore delle placche è vario : sui)erfìcialmente sono 
()I)aline, più o meno opache in ragione del loro spessore. 
Liscie e brillanti nella su[)erlicie esterna, sono al con- 
trario irreii'olari dal lato dello sierose. 



Cilidficazione della pi 

Ijo sedi <li prcililuzìone delle forn 
il diafcamiua od ii centro frenico, 
vicinanza della colonna vertebrale < 
costo diaframmatico : solo eccezìonal 
eapu ce i amento di tntto il polmone. T 
t^eiiesi della calciticazioiie, gli autori e 
r una dell' ossi li dizione vera, e I'b 
dell' oi'g'anizzazione delle fosse meuib 
e invero ogni pleurite cronica, allon 
gione, lascia dietro a sé dolio traccie d 
tessuto iibroao a scarsa vitalità può 
certe volte, sotto l' inllueiiz» dj causi 
sua può ancora diminuire, i vasi sci 
rii-c od il tessuto diventa allora sinii 
ginoso che si nutre per imbibizioiio. 
secondario delta lesione, ossia carlil 
medio, ai quale segue il terzo stad 
dei sali calcarei, cho avviene senza 
Come avvenga la disposizione dei 
stiono controversa: secondo Unbler, 
la calcificazione è un deposito fatto 
traverso tessuti iu stato necrobiotico ; 
i «ali di calce si depongono aia che tre 
cellulare delle sostanze eho si unisce 
tessuti attraversati dal saujrne, ossent 
non siano piti sede di nnn circolnzioii 
mitriti vi. 

M. fìautluoi' studiò ])in da vicino il 
dolo a lincilo che avviene nella ealci 
osseo ijorniale. (Jlt imamente gli stud 
Schmiedeberg e (Ihahrié dimostrare 
fondamentale doli' osso e della carlilaj 
lidie, salvo la presenza in quest' ull 
droitiu-snlforico: la scomparsa del qua 
(Iella cartilagine ialina può essercdiah 
cbimi^lKt favoitiiili ìl deposito dei su 

Hiassumoudo, ad [[mj uè, certe modifi 
vitalità del tessuto ]>m'o siano la causi 
taziouo dei sali di calce. 

He coudizìout simili si riscontran 
dell' organismo, anche là si faranno 
ed eccii come possiamo trovarli nel 
od e])atico, nel pericarditi, nella di 



■*•▼ 



B96 Chirurgia 

fatti fecero parlare di una vera e propria diatesi cal- 
carea, d' un'anomalia della nutrizione deviata (I^bsteini. 
M. Talamou circa la produzione dei depositi di sali di 
calce concede eg-uale importanza alle cause locali e g^ent»- 
rali : diminuzione e scomparsa di vitalità dei tessuti, 
eccesso di sali di calce nei liquidi. Tali sembrano esser» 
le due condizioni intime più importanti della calcifica- 
zione neir economia animale. 



Sintomi e diagnosi. — Le piastre calcaree pleurali 
fiu'ono finora clinicamente confuse colle pleuriti croniche. 
Spesso la diagnosi non si potè compiere che grazie a<l 
un atto operativo o alla specillazione di una fìstola: 
spesso adunque rimangono latenti e vengono sotto il 
coltello anatomico per decessi dovuti a malattie intei*cor- 
rent' (Poubilon). Da ciò emerge la possibile esisteuzu 
di alterazioni ben gravi della pleura senza che alcun 
segno acuto richiami (piivi V attenzione del clinico, e la 
maggior parte delle osservazioni sono dovute al coltello 
anatomico. A volte le lesioni della sierosa rimang-ono 
latenti fnichè una malattia intercorrente viene a rive- 
larla air osservatore, provocando un' insufficienza respi- 
ratoria. Da tutto questo emerge il più sovente la tra- 
sformazione calcarea latente o pressoché tale ; i sintomi 
funzionali e fisici che si possono constatare sono quelli 
di una banale pleurite cronica e nulla più: il malato 
l)rova una pena alla parte i)reventiv^amente lesa, la 
dispnea è variabile, spesso anche non esiste in riposo, 
apparendo solo sotto sforzi violenti ; all' esame del torac<' 
si nota una retrazione ed una immobilizzazione più o 
uKMio accentuata della parete. A (piesto livello le vibra- 
zioni sono abolite o smorzate ed il murmure vescicolare 
assai diminuito, se non completamente abolito. 

f^ronostiro. — Da quanto fu detto risulta chela calcifi- 
cazione è lesione liliale alla (piale tende la sclerosi, la quale 
non aggrav^a il pronostico di una pleurite cronica comune, 
tanto piiì ([uando la cavità sierosa rimane chiusa. Lo 
stato del polmone sottostante è afflitto da un disturbo 
meccanico di grado vario che può dar luogo a disturbi 
di iudohi circolatoria : che se al contrario per una intra- 
presa toracotomia la sierosa è aperta, ne risulta ima 



filiazioni infraarficolari Bl)7 



lìstoUi in»»'uaiibile fino a tanto che rimanga il minimo 
frammento calcareo. La prognosi è in ogni modo sotto- 
messa alla dnrata della pregressa snppnrazione. 

Cura. — Di quante osservazioni gli Antori poterono 
raccogliere tre sole furono potute osservare in vita : Pozzi, 
(jalszavicz e una propria: di questi tre ammalati, due 
sono morti in seguito all'intervento operativo, solo T am- 
malato degli Autori sopravvisse, ma non guarito, l^o scopo 
da raggiungere sarebbe la estirpazione totale della ptarto 
calcificata, qnal inique no sia la estensione. Tale compito 
sarà facile per piastre limitate, facili ad essere aggredite 
e disimpegnate. L' allnrgamento della parte operativa 
parallelamente e perpendicolarmente alle coste sarà Tunica 
modificazione da apportarsi alla solita toracotomia. In 
presenza di una corazza involgente tutto il polmone si può 
forse parlare di un intervento totale di un tratto? Oli. 
autori, prendendo per base quanto venne da loro prati- 
cato nel caso riferito, ritengono consigliabile e preferi- 
bile a grandi atti operativi, quale il metodo di Schedo 
che già fallì in simili casi .nelle mani di Qalszewicz, di 
procedere a tappe, asportando di volta in volta (pianto 
è possibile e quanto venga reso accessibile dalle diverse 
traccie aperte, notan^lo poi che *negli intervalli fra le 
diverse sedute* d' interv^ento operativo andrà molto curato 
(» controllato lo stato generale, la nutrizione del paziente 
per prevenire e curare le possibili complicazioni. 

E. Secciiu 



XV. — Le iniesinn^fintraartlcolari ed i punii di prurfra- 
zione nelle diverse articolazioni. 



G. Nardelli sul Policlinico riassume 1<» seguenti con- 
clusioni di (^(iìoi {Joiirn. deb' Pratiriens}^ che per la loro 
importanza pratica riportiamo: 

Articolazione delV anca. — Per penetrare nella grande 
cavità sinoviale il punto d'elezione si trov^a in avanti, al 
di sotto dell'arcata crurale, fra il muscolo sartorio e 
l'arteria femorale. Bisogna infossare l'ago contro il bordo 
interno del sartorio sulla orizzontale che unisce la spina 
dól pube all'angolo antero-superiore del gran trocantere. 



3t)8 Chirurgia 



(rinocrfn'(K — Si può peiietmri? sia direttamente nel- 
r interlinea da og-iii lato della punta della rotula e del 
legamento rotuleo, sfa più in alto nel gran cui di sacc»i 
sotto-rotuleo. Si ricordi che T interlinea corrispondo ad 
un' orizzontale che passi per la punta, chiamata aiic))»> 
« auarolo inferiore della rotula ». Altri due punti d'ac- 
cesso risiedono ini centimetro al disopra ed alT esterno 
dei due angoli superiori della rotula: infossando T agn» 
in questi punti si cade sul prolungamento sotto-tri e ipi tale 
della cavità sinoviale. K precisamente su questo ]iroliin- 
gamento che TA. consiglia di fare delle iniezioni. 

Nel caso che la cavità articolare non sia libera, ma sia 
occupata da vecchi tumori bianchi, può accadere che il 
cui di sacco sotto-tricipitale sia scomparso; in questo 
caso bisogna scegliere come via d'accesso l' interlinea 
articolare a lato <lel legamento rotuleo. 

Collo del piede. — I^ vie d'accesso stanno sulT in- 
terlinea articolare, sulle facce laterali. Bisogna adoperare 
degli aghi sottili e lunghi per raggiungere l'articolazione. 

Per facilitare T introduzione dell'ago si può far pi'o- 
tendere l'angolo interno od esterno della cavità sinoviale 
portando il piede risi>ettivamente infuori od indentro. 

Spalla. — Vi si può penetrare per due vie: 

1.'' Dal di fuori, caden<l(> sul cui di sacco bicipitale 
delln grande sierosa; 

2.' Dall' innanzi, tra i'ajiofìsi coracoide ed il capo 
lungo del bicioite. 

Là via dell' innanzi è preferibile; l'apofisi coracoide si 
percepisce facilmente alla parte autero-interna della spalla. 
Dall' apolisi coracoide si proceda orizzontalmente infuori, 
e a mezzo centimetro di distanza da essa nel fanciullo e 
ad un centimetro nell'adulto, si conficchi l'ago dall' in- 
nanzi indietro e dall'alto al basso lino a raggiungerò la 
t(^sta dell'omero colla punta dell'ago: la testa dell'omero 
si sentirà facilmente facendo muovere il braccio. 

(romito. — Vi si penetra per l' interlinea radio-omerale 
(che si i)ercepisce sul bordo esterno del gomito impri- 
mendo dei movimenti di roteazione all' avambraccio). Vi 
si penetra anche, e di preferenza, infiggendo l'ago 3-4 
millimetri al di sopra del becco dell' olecrano, poiché 
questa via è più larga e piò accessibile e si riconosce 
con certezza, perchè al <li sopra di esso si sciite il trici- 
pite teso. 



L'ernia mntrale mpfÌMììa B99 - 

Pugno. — La via d'accesso è la parto mediana del- 
l' interlinea. Il punto medio dell' interlinea nell'adulto si 
trova a 6-7 millimetri al di sopra di una linea diritta che 
riunisco le due apofisi stiloidi del cubito e del radio. 
Assai spesso in caso di tubercolosi si percepiscono sulla 
faccia dorsale della mano dei rilievi fungosi sviluppatisi 
nel cui/ di sacco della sinovia: allora si penetrerà diret- 
tamente nella cavità infiff^endo Ta^'o su tali rilevatezze. 

E. 0. 

XVI. — fJ Praia più frequente ne W infanzia e sito si- 
(/ni/irato. 

Secondo una statistica di 2600 casi raccolti dal Corner, 
(American Journ, of the Medie. Sciences) la varietà più 
frequente di ernia nelT infanzia sarebbe presentata dal- 
l'ernia ventrale mediana, cioè quella compresa tra le 
porzioni superiori dei retti divaricati. Essa è quasi sempre 
acquisita e dipende direttamente dalla pressione dei f^as 
sviluppatisi per la fermentazione intestinale. 

Più il bambino è giovane, e minore è il tempo ri- 
chiesto per lo sviluppo di un'ernia. La mera presenza 
di un'ernia poco tempo dopo la nascita non sta ad indi- 
care che l'ernia sia necessariamente di orio-ine congenita; 
infatti è noto che nell'adulto un'ernia può manifestarsi 
entro lo spazio di poche ore o giorni. 

La frequenza dell'ernia ventrale mediana cresce con- 
siderevolmente dalla nascita per raggiungere il suo ina- 
ximuni al secondo anno di età, poi diminuisce fino a 
divenire rara nell'età adulta. 

(Qualsiasi varietà di ernia è più frequente quando è 
accompagnata dall' ernia ventrale mediana, che (piando 
è sola o associata ad altra varietà. 

L'ernia nndtipla, sempre secondo la statistica riferita 
dal (/orner, sarebbe più fretpiente nel bambino che nel- 
l'adulto. E. n. 

XVIL — (fura chirurgica dell' enfisema polmonare 

secondo Freund. 

Il dott. C. Brunetti pubblica nel Policlinico (Sezione 
lunatica, 1908 - Fase. ()| su questo nuovo quanto interes- 
.sante argomento, una importante rivista sintetica che ci 
sembra qui opportuno di riportare integralmente. 



400 Chinirgia 



Verso la fine dell' anno decorso in (xerinauia e in 
Francia sono stati pnbblicati alcnni stndi e articoli sulla 
possibilità e importanza della cnra chirurgica dell' enfi- 
sema polmonare, e si comnnicavano inoltre alcnni risultati 
ottennti sulF nomo con detto intervento. 

Oredo (piindi opportnno esporre in breve i dati e le 
rag-ioni che hanno sn^gerito qnesto atto operativo nella 
suddetta affezione di pertiiìenza medica. 

Il Frennd fin dal lHr)8-5*.), in seguito ad alcune sue 
osservazioni e ricerche sulle cartilagini costali, attribuì 
alle anomalie o alterazioni di esse una grande impor- 
tanza nella patogenesi della tubercolosi apicale e di alcuni 
casi di enfisema polmonare. 

Nel 1901, innanzi la Società di medicina berlinese, U 
Fremid riprese la questione dell' importanza della stenosi 
del l'apertura superiore del torace come predisposizione mec- 
canica alla tubercolosi degli apici, insistendo sulla rese- 
zione delle cartilagini costituenti la sommità del torace. 

Nel ÌSHWì l'autore tornò suU' argomento, e pubblicò 
un caso di enfisema operato: nello stesso anno venne 
alla luco un lavoro di i\ Hart in seguito a ricerche su 
cadaveri nell' Istituto di anatomia patologica di Berlino. 
Con quest'o studio sidle cartilagini costali e i disturbi 
provenienti dalle loro anomalie, venivano confermate le 
ipotesi sostenute dal Freund, per cui V argomento si 
difTuse e non tardarono nel ll)i)7 ad aversi pubblicazioni 
di interventi con risultati se non brillanti, per lo meno 
soddisfacenti. 

Ma prima di parlare di questo voglio esporre lo idee 
fondamentali del Freund. Secondo questo autore un certo 
numero di enfisemi non sono di origine polmonare, ma 
parietale, perchè la cassa toracica, alterata e deformata 
in corrispondenza delle cartilagini costali , ostacola o 
impedisce il movimento dei polmoni in essa contenuti. 
Le cartilagini in tali casi si presentano ingrossate, defor- 
mate, di colorito giallo sporco, con delle cavità più o 
meno grandi, indurite in modo tale, da perdere totalmente 
la loro elasticità. Infiggendo in esse un ago si senio una 
crepitazione speciale. 

So le alterazioni sono unilaterali, lo sterno verrà spinto 
in fuori e verso il lato sano; se iuv^ece sono bilaterali, 
esso verrà sollevato in fuori e in alto, perdendo i movi- 
menti normali respiratori. Le coste vengono (juindi a 
trovarsi tra due punti fissi : la cartilagine, divenuta rigida, 



J *■ I 



Cura chii'Hrfjica deli' enfisema 401 



anteriorineiite, e la colonna vertebrale indietro, perciò si 
sollevano e si mettono in attitndine inspiratoria, fissan- 
dosi sempre più in qnesta posizione viziata: il torace 
prende allora la forma a botte presentando nno stato di 
dilatazione inspiratoria permanente e ridncendo al ììììnÌ' 
mitm ì movimenti respiratori. 

Qnesta deformità cartilaginea soprairgiainge a tntte le 
età dopo i 10 anni, colpendo innanzi tntto la seconda e 
terza cartilagine destra più frequentemente che a sini- 
stra, estendendosi poi progressivamente alle restanti : la 
prima cartilagine in genere ò colpita per ultimo. Lo alte- 
razioni dette possono os.sero circoscritte hnigamente , 
«landò luogo a deformità localizzate, (V apparenza scolio- 
tica, per poi diffondersi (forma parziale proffressiva del 
torace rigido)^ e questo si osserva specialmente nei sog- 
getti giovani. In altri casi, e sopratutto negli anziani, le 
cartilagini si alterano tutte, o quasi, allo stesso tempo, 
dando il torace rigido totale. 

In seguito a tali alterazioni i muscoli espiratori acces- 
sori, specialmente il triangolare dello sterno, si ipertro- 
fizzano e disegnano sotto la cute il loro profilo in ciascun 
atto respiratorio: il diaframma perde la sua tonicità, 
diviene meno convesso e a lungo andare si atrofizza e 
degenera. 

In queste casse toraciche, dilatate in tutti i sensi, che 
non si prestano più al giuoco del ritmo respiratorio, i 
polmoni si distendono a poco a poco, producendosi 1' enfi- 
sema alveolare. Esso si mostra prima ai bordi e sulla 
faccia esterna del polmone, località ove si esercita più 
attivamente l'inspirazione. Mediante T esame radioscopico 
è permesso di constatare sul vivo le deformità delle car- 
tilagini, r immobilità relativa della parete, V indebolimento 
e la scarsa tensione del diaframma. 

Ma non tutti gli enfisemi polmonari ripetono questa 
origine, perchè ve ne sono di quelli che attivamente 
dilatano il torace e lo fissano in posizione inspiratoria. 
In tali casi all' autopsia si osserva che i polmoni ven- 
gono fuori e sporgono dall' apertura del torace : tale fatto 
è stato riscontrato dal Fround allorquando esistevano 
alterazioni nell'albero bronchiale tali da costituire una 
valvola che permetteva V ingresso e non la fuoriuscita 
dell' aria, producendosi ini enfisema interstiziale da rot- 
tura del parenchima. 



■L' 



402 Chirurgia 

Invece neir enfisema da rigidità toracica, i polmoni, 
quando la gabbia toracica viene aperta, si afflosciano pin 
o meno. 

Secondo Freund dette alterazioni cartilaginee sareb- 
bero r esponente di una senilità precoce. 

La conclusione pratica di queste osservazioni è che 
sezionando sui cadaveri queste cartilagini, le costo, dive- 
nute libere, si abbassano mettendosi in attitudine espi- 
ratoria: eseguendo lo stesso sul vivo e per un numero 
sufficiente di cartilagini, il torace, da prima dilatato e 
rigido, si renderà di nuovo mobile e gli accidenti della 
dilatazione secondaria dei polmoni, si attenueranno. 

Tale è il principio fondamentale dell' operazione, la 
(|uale indubbiamente è razionale e logica, ma è ben noto 
che l'applicazione delle formule più razionali e logiche 
non sempre acquista neir nomo quel valore che da 
essa si aspettava. Per la questione presente non si cono- 
scono che (juattro casi, del tutto recenti, i quali i>ertanto 
forniscono dei dati molto interessanti per giustificare altri 
interventi sulT uomo. 



Il primo caso è stato pubblicato dal Freund stesso 
nel UMKi; si trattava di un uomo ili 4G anni la cui capa- 
cità vitale era ridotta a S(M) cmc, aveva inoltre accessi 
dispnoici intensi, abbondantissimo espettorato muco-sali- 
vare, oitopnea, edemi, dilatazione cardiaca, irregolarità 
del polso, albuminuria, cianosi intensa; neir inspirazione 
forzata il torace si dilatava di soli 2 centimetri. 

Il prof. Hildebrand praticò, con V anestesia locale, la 
resezione delle 2-8 cartilagini costali destre: le parti 
asj)ortate, della lunghezza di circa un centimetro e mezzo, 
erano voluminose, giallo brunastre. Le coste corrispon- 
denti si posero in posizione espiratoria, muovendosi com- 
l)letamente negli atti respiratori, di modo che i fenomeni 
gravi asfìttici per cui si intervenne, scomparvero, e circa 
un mese dopo V ammalato stesso richiese la medesima 
operazione anche dal lato sinistro. 

Infatti venne eseguita la resezione della seconda, terza 
e quarta cartilagine costale, dopo di che, circa due mesi 
dopo, il paziente presentava respirazione profonda e tran- 
(piilla, edemi notevolmente diminuiti, capacità vitale salita 
a 1400 cmc. ; stato generale migliore, V infermo poteva 



Cura chinirgirn doW PTìfiseina 40R 



riposare» nel lotto, mentre da 10 anni era costretto a pas- 
sare le notti sn una poltrona. Con la radioscopia si pote- 
vano osservare i movimenti delle coste operate. 

La riuscita di questo caso non poteva essere molto 
brillante a causa della dilattizione del cuore e delle altre 
complicazioni già esistenti. Invece nel caso del Mohr 
(1^M)7), i risultati furono migliori per le condizioni del 
soggetto. 

Si trattava di un individuo di 40 anni, lavoratore di 
vetro, il quale da cinque anni soffriva di un enfisema di 
alto grado, con dispnea intensa e rumorosa, per le quali 
condizioni le cure medicamentose Jion avevano alcun 
effetto. 

A quest* individuo neir aprile furono asportate prima 
a destra, e qualche settimana dopo a sinistra, le cartila- 
gini dalla seconda alla quinta. Tale resezione estesa per 
circa 8 centimetri, fece riconoscere la sostanza fonda- 
mentale torbida ed alterata. In seguilo a tali operazioni 
il respiro riprese il tipo normale, gli accessi di dispnea 
e di soffocazione scomparvero, il torace nell' inspirazione 
si ampliava di 5 centimetri. Alla fine del giugno il pa- 
ziente fu presentato alT Associazione medica di Halle evi- 
dentemente in discrete condizioni di salute. 

11 terzo caso, pubblicato da Paessler e Seidel (H)()7) 
era nelle condizioni \m\ favorevoli per V intervento, non 
presentando ne dilatazione cardiaca uè albuminuria; me- 
diante r oi)erazione il paziente, da una invalidità per- 
manente» è tornato alle sue occupazioni. Il torace» era 
assolutamente rigido e immobile, il minimo sforzo o la 
deambulazione di 5-10 minuti gli provocavano una dispnea 
così intensa per cui era obbligato a fermarsi e sedere. 

Air esame obbiettivo, con la palpazione si sentivano 
le cartilagini costali incurvate in fuori, fisse, senza la 
minima elasticità; i limiti inferiori dei polmoni scorrevano 
appena di un centimetro. Con la narcosi cloroformica, 
me<lìante un' incisione verticale parallela al bordo destro 
dello sterno, dalla clavicola alla sesta costola, furono 
resecate le prime cinque cartilagini costali, per 1 \/\ 2 cm., 
servendosi della sega di Gigli. In tal modo le coste cor- 
rispondenti si abbassarono e ripresero il giuoco del ritmo 
respiratorio: il gran pettorale, che era stato sezionato, 
venne suturato e la ferita cutanea chiusa per prima inten- 
zione. Air uscita dair Ospedale il paziente presentava 
appiattimento della metà destra del torace, con depres- 



iinistorimli- : il lattj siiiititni ni iiiik)vi.'v« poco, il 
invece ftiupiHnieiile, aiiiiicntaii<lii <li ~t centimetri 

r inspipiizione n livello ileija circonferenza ilellii 
Ila. I limiti inTerinri del polmone ciirris|)(>ndevan(> 
ti al bordn superiore della setlimti cosln, in dietro 
9cima vertebra dorsale, essi risalivano di I |/, cm. 

r espirazione. 
■iturbi pospiratori ccssanmo del tutto, l' operato 
salire fino al terzo piano wenza fatica e senzi» 
: in mia parola l' individue fu in ^ado di toninro 
•n r invalidila seomparvo. 

juarto caso i; stato pubblicato dallo Stieda Idìcem- 
7): la storia riguarda nn individnn di 51 anni, 
circa 3 anni sì lagnava di brevìlà di respiro e 

di dis]niea, per cui ora costretto a sospendere il 

nel tfi'i^'io "■ ^- l' infermo si trovava a tal punto 
I poteva compiere piò di "20 possi senza fermarsi 
, le scale con grandi sforzi e stenti. La loaeg-ior 
ella notte era coslrello a passarla seduto su una 
eiiza die alcun niedieantento potesse alleviare i 
iturhi. Air esame ilei paziente sì osservava che i 
liti l'espiratori erano ridolti al minimum, io carti- 
ostali si palliavano inirrossafe, convesso ed ìnela- 
inarfì'ini polmonari abbassati, aia cardiaca coperta, 
allo estremità, non eiloiiii, urine normali, 
luglio, sotto narcosi clomformica, vennero resecate 
destra clie a sinistra la 2." il." e 4''' cartilagine per 
ijiliezza di 2-H cni. : nei triorni snccessivi il respiro 
ormale, il torace si espauilisva notevolmente, l'opo- 
sentiva mollo sollevato, alta fine dell'agosto i] 
) presentava escnrsioni respiratorie piiì ampie, i 

polmonari si erano ridotti e ^i sollevavano di 
.'aia cardiaca tornò iionnale, durante la notte il 
3 riposava tranquillamente, bi deambulazione di- 
lossibile. 



iene il tempo trascorso dall'esecuzione di cpieste 
)ni sia tropjio breve por dm'ne un sereno giudizio 

i possa parlare di jfuarigione, tiitlavia non si può 
ìcere mi miglioramentf) dì notevole importanza, in 
nii di specifile gravila, a cui la medicina non ])nò 



Cura chirurgica delV enfisemm 405 



E fuori dubbio che 1' escissione delle cartilagini costali 
rende la mobilità respiratoria al torace, aumenta la capa- 
cità vitale, fa cessare 1' angoscia e gli accidenti asfittici 
minacciosi por la vita. 

Tali sono i vantaggi, per ora indiscussi, otteiniti me- 
diante un atto operativo semplicissimo. 

Il Klemperer (gennaio 190S), riassumendo i casi sopra 
riportati, li fa seguire da alcune considerazioni degne di 
essere conosciute. P]gli riconosce il merito indiscutibile 
deir operazione del Freund, la sua facile esecuzione e la 
completa assenza di pericoli, aiìcorchè esistano altera- 
zioni secondarie del cuore e dei reni. 

I buoni risultati ottenuti però non provano in modo 
assoluto la teoria del Freund, che lo enfisema sia conse- 
guenza di alterazioni primarie del torace. 

Per il Klemperer V enlisema alveolare essenziale riposa 
su cause meccaniche dipendenti da persistente elevata 
pressione inspiratola o(l espiratoria, su cause dinamiche 
dipendendenti da alterazioni primarie del parenchima 
polmonare. 

Non è in v^«'run modo assodato che le inspirazioni 
forzate conducano per se sole a enfisema, infatti è messo 
in dubbio il cosi detto enfisema dei suonatori di stru- 
menti a fiato e dei soffiatori di vetro. Invece più dannosa 
e più evidente risalta V importanza delle difficoltà espi- 
ratorie come neir asma, nelle bronchiti croniche, ecc. A 
(pieste condizioni vainio aggiunti i disturbi nutritivi, le 
lesioni del parenchima [mlmonare, V eredità ecc. che con- 
tribuiscono a dare la dilatazione e rigidità del torace. 

Riguardo le modalità operative, si può adoperare l'ane- 
stesia locale, o meglio T anestesia g(»nerale, (piando sia 
permessa dalle condizioni del cuore. L' incisione cutanea 
va fatta parallela al bordo sternale, distante da esso un 
dito, estendendosi dalla clavicola in giù, più o meno in 
basso, a seconda del numero delle cartilagini che si 
vogliono resecare. Invece di incidere il muscolo pettorale, 
si possono dissociare le sue fibre in corris])ondenza delle 
cartilagini, mettendole a nudo per una larghezza sufTì- 
ciente. Poi viene inciso il pericondrio, lo si scolla con 
molta cura, specialmente alF indietro, per non ledere la 
pleura e V ai*t(M"ia mammaria interna. (Questi sono i soli 
pericoli (Iella operazione. Il Seidel ha adop(»rato la sega 
di digli, (m1 infatti i^ssa risponde; bene al caso, sia perche' 
le cartilagini spesso sono ossificate, sia perchè esegue 
rapidamente ed elegantemente il suo compito. 



Mi Chirurgia 

1,0 eoslolc non vanno toccato perchè sulla faceiii pn>- 
fondu di C8B0 si inserisce il muscolo triang:oliirc dello 
sturilo, die è nn muscolo eapiratorc. 

l'I sperabile che o^^i, in grazia dei casi noti, tale intur- 
otti favorevoli, non presentanti 
;e n ili alti'i orfani, per |>nler 
di questo intervento. 
>isofi;iia assicurarsi elio vora- 
1 torace mediaiito la misura- 
vi siano le alterazioni carat- 
e elio sia oscillila l'esistenza 



riiicipio, il Fri'iind accusa le 
'.t'. prime coste come elementcì 
3Ì degli apici polmonari. Infatti, 
te una rigidità o aiif^ustia del- 
ce, per cui la cnpola del pol- 
eramenti', si aerea male e la 
lille. Per impedire questo locus 
iiisiglia, alle prime minacce e 
i di Kncb, la resezione e la 
cartilagine costale, di modo 
ì nutrirsi meglio. Queste idee 
elio in un altro lavoro rccoiito 
ìsa opinione si dichiara anche 
ali di (jinwto intervento non 



.ceinhre m07), ha comunicato 
aver eseguito per primo la 
costola ili un caso di tubei-eo- 
>a di tornare suU' argomento 
•: ì risultati. K. V. 



Irri. itjilm'iii-ift roor geiittcìt- 
nllimi giurili una importanti 
'o melodi) di esame delle vie 
imo lieti di puter tenero conto 
ipicst'niiii». 



■»■ Il 



Nuovo esame del tubo digerente 407 



È noto che corpi estrauei anche voluminosi possono 
senza danno attraversare noir uomo e negli animali (tranne 
i ruminanti) V intero tubo gastroenterico, anche all' infuori 
dei residui e delle scorie che si trovano negli alimenti. 
( aggetti sottili e flessibili (ad esempio un pQzzo di corda) 
possojio percorrere il tubo digerente in grazia dei movi- 
menti peristaltici. 

Sopra tale concetto è appunto basato il nuovo metodo 
a cui accenniamo, e che lo Scheltema chiama, ^ metodo 
della permeazione ». 

Egli prende un sottile tubo di gomma elastica a cui 
applica inferiormente un pozzo di alluminio o di altro 
metallo, che egli chiama guida o pilota, e che può essere 
seguito lungo il suo decorso per mezzo dei raggi X, 
ovvero, adoperando un pilota di ferro, por mezzo di un 
ago magnetico assai sensìbile. 

Dopo numerose esperienze fatto su animali, egli sta- 
bilì i fatti seguenti: 

1." Qualunque tratto del tubo gastroenterico è acces- 
sibile per mezzo di un tubo di gomma a liquidi, gas e 
medicamenti, che possono esservi trasportati; 

2.'' Misurando il tubo di gomma introdotto e con- 
tiM^llando la posizione occui>ata dalla guida, si })uò deter- 
minare il tratto a cui è giunto il tubo di gomma; 

3." Il contenuto dell' ileo è spesso spinto dal basso 
in alto; 

4." Lunghi tubi o cordicelle pobte lungo V intero 
canale intestinale non vi producono inconvenienti. 

La tecnica indicata dallo Scheltema è la seguente: si 
unge con olio, vaselina o glicerina un tubo lungo, sot- 
tile e flessibile che porta ogni 50 centimetri una lista- 
rella di taffetas e che viene introdotto nel faringe pel 
naso, dopo avervi praticato qualche i)iccolo foro. Per 
mezzo di una pinza o con uncino smusso il capo intro- 
dotto dal naso viene estratto dalla bocca per infilarvi un 
pezzo di alluminio (servendosi poi dei raggi X) o qualche 
sfera da bicicletta (servendosi dell' ago magnetico). Dopo 
di ciò lo si introduce nell' esofago Anche esso giunge 
nello stomaco, ed in questo momento si fissa il tubo al- 
l' ala del naso per mezzo di talfetas. Trascorse circa sei ore 
si dà all' infermo cibo voluminoso, durante la digestione 
del (piale il tid)o scende. (Qualora si debbano fare iikhIì- 
cature in una porzione del canale gastroenterico, si intro- 
ducono le sostanze medicamentose con una siringa per 



.'crso del quale sì avrà cura di fiir 
.aiitn dal liquido onde [uautencrli' 

to curativo si toglie il tubo in pros- 
ià ini purgante, che trascina spc<> 

\ov&ì dell' intestino si inti-oduci- nel 
iiì}ia una poltiglia di bismuto, <ira- 
ponuudo poi il paziento alla radio- 

) .Schcltuma è riuscito a dcteruiiuar*- 
ari traiti del tubo digerente; a pov- 
la sedo precisa ove essi debbou" 
ice la situazione o le anomalie di'l 
iclio a constatare la presenza e Iased>' 
tostino, che tubi con guido di dìa- 
3 crescente possono anche curare. 
ntTerti dal metodo (assai facile ed albi 
IO secondo l'Autora) alti'ì )iossuni> 
ad va. inni esatta localizzazione di 

E. t!AVAZ)!A. 



IX. - Ingegnerìa civile e lavorì pubblici 

deiring. Cbcilio Arpesani in Milano 



I. — Il Palazzo della Ragione in Milano, 

Le condizioni statiche dello storico palazzo, nel quale 
ha sede attualmente V Archivio Notarile, da qualche tempo 
destano apprensione, così che si credette necessario ap- 
plicare ad alcuni archi delle armature in legname, nel- 
1^ attesa di più stabili e definitivi provvedimenti che si 
stanno ora studiando dall' Ufficio tecnico del Comune, e 
dall'Ufficio Regionale dei Monumenti. Una monografia 
in argomento, pubblicata da quest'ultimo, riassume le 
vicende del prezioso edificio, e i fatti, le constatazioni, i 
voti che vi si riferiscono. 

Il palazzo della Ragione, che sorge isolato in Piazza 
dei Mercanti, collegato solo air edifìcio occidentale della 
piazza dal corridoio che mette al piano superiore, venne 
eretto nel 1228 dal Consiglio (ìrenerale del Comune, per 
le proprie assembleo, ed ora costituito, come il suo coevo 
di Monza, V Arengario^ da un porticato aperto a terreno, 
e da un solo piano superiore. Nel 1771, all'epoca di 
Maria Teresa, V edificio venne sopraelevato, per aumentare 
la capacità del grande salone destinato agli archivi, 
creando una goffa e stridente stonatura col piano infe- 
riore, e vennero pure sostituite le attuali volte a vela, 
alla robusta travatura in legno, che prima reggeva il 
pavimento superiore, simile a quella che ancor oggi si 
trova neir Arengario di Monza. 

Fin dal 1905, togliendo i cartelli reclame qW QYQ,no 
applicati ai piloni, si erano avvertite le condizioni poco 
rassicuranti di questi ultimi, e ciò venne confermato dalle 
indagini fatte dal Comune per consiglio dell'Ufficio Re- 

Arhuario scientifico — XLIV. 27 



410 Ingegneria civile e lavori pubblici 

giouale, indagini che condussero a riconoscere nella base 
di un pilone le tracce del disgregamento e delle mano- 
missioni subite. La struttura mista di ceppoj sarìzzo, e 
materiali frammentarj provenienti d^ altri edifìci, pre- 
senta per la ineguale loro resistenza, una condizione 
poco favorevole alla statica; condizione resa più gravo 
dall'aggiunta di carico sui piloni in conseguenza del so- 
pralzo e della costruzione della vòlta, e dalla contempo- 
ranea diminuzione di sezione resistente sia dei muri che 
dogli arconi, in- causa delle breccie per F imposta delle 
vòlte e por le incassature dei condotti pluviali. A queste 
condizioni gravi si aggiunse l'azione disgregante sulle 
malte e pure sul sarizzo portata dall'umidità penetrante 
nelle commessure. 

In conseguenza di tali constatazioni, nell'ottobre del 
1005, si riunirono in Municipio, sotto la presidenza del- 
l'Assessore dei lavori pubblici, i rappresentaiàti dell'Ar- 
chivio Notarile, della Camera di Commercio, e dell' Ufficio 
Regionale dei Monumenti, e deliberarono di proseguire, 
a carico del Demanio, nell(5 indagini e nelle opere neces- 
sarie (li puntollazione, e di studiare una diversa instaJla- 
ziouo dell' Archivio Notarile. Nel medesimo senso si 
esprimeva la Commissione del Collegio degli Ingegneri 
ed Architetti, e la Commissione provinciale per la con- 
servazione dei monumenti. 

Limitandoci alle cifre più significanti alle quali con- 
dussero le indagini eseguite, accenneremo solo che dai 
rilievi e dai computi eseguiti dall' ing. Mazzocchi (rap- 
presentante dell'Archivio Notarile) sopra uno dei piloni 
perimetrali verso la Piazza Mercanti, il carico alla base 
risulta di Kg. ±2,4 por centimetro cpiadrato il quale non sa- 
n^bl)e eccessivo se» la struttura del pilone fosse ancor 
sana, ma data la disgregazione subita dalla malta, e rag- 
giunta progressiva dei pesi, è da ritenersi eccessivo e 
pericoloso. (Hi scandagli poi ed i calcoli istituiti dall' Uf- 
ficio Regionale condussero a conclusioni ancor più gravi, 
risultando di Kg. 39 per centimetro quadrato il carico unita- 
rio, sempre alla base dei piloni; alla (pialo soverchia fatica 
possono attribuirsi i cedimenti denunciati dai crepacci 
che solcano la muratura, fin presso la cornice di gronda. 

Sono invece «assai solido, e por la struttura e per la 
conservazione, lo fondazioni, costituito di buona muratura 
laterizia, e di l)anehettoni di sarizzo. 



Palazzo della Ragione e ponte Umberto I 411 



Come si è più sopra accennato, le condizioni statiche 
deir edificio vennero ancor peggiorate dall'aggiunta di 
peso pel sopralzo e per le vòlte, le quali, oltre al danno 
della diminuita sezione resistente per la breccia all'imposta, 
portarono quello della spinta, non sufficientemente con- 
trastata dalle chiavi di ferro, così che si provocarono dei 
rilevanti strapiombi nei piloni. 

E poiché è evidente la necessita di togliere l'enorme 
carico degli archivj per assicurare la stabilità dell' edi- 
fìcio e procedere al ristauro, è pur necessario provvedere 
ad una nuova sede per l'archivio. L'Ufficio Regionale 
ne ha fatto uno studio, sull'area limitrofa alla Chiesa 
delle Grazie, predisponendo un progetto di massima degli 
edifici che comprendono il grande fabbricato speciale per 
l'archivio — da costruirsi in cemento armato, e con tutti 
i provvedimenti di sicurezza richiesti dalla sua destina- 
zione - e, prossimo e comunicante, un edifìcio minore 
destinato agli uffici. 



n. — // nuovo ponte Umberto /, sul Po a Torino, 

La grandiosa opera d'arte, eretta in sostituzione del 
vecchio ponte sospeso, ormai cadente e traversante il 
Po in prolungamento del Corso Vittorio Emanuele, venne 
inaugurata il 26 maggio del 1907. Tale costruzione era 
da gran tempo reclamata e dalle condizioni statiche poco 
rassicuranti del vecchio ponte in ferro Maria Teresa^ e 
dalle aumentate esigenze del traffico, in relazione allo 
sviluppo edilizio della città. 

Fin dal 1882 le Ofticine di Savigliano e l'Ufficio tec- 
nico Municipale di Torino, pi'esontarono dei progetti di 
massima, che figurarono anche all'Esposizione torinese 
dell' H4. In seguito molti studj vennero fatti, molti pro- 
getti furono presentati, sui quali si discusse molto, però 
senza giungere a risultalo definitivo, finche nel 1901 il 
Consiglio comunale della Città deliberava di bandire un 
concorso, con premi di lire lo mila, per il progetto di un 
ponte monumentale a tre arcate, tutto in pietra da taglio, 
fissando il limite massimo della spesa in lire l.S(MUKM); 
inoltro si assegnavano lire :{(K).(KM) pei gruppi statuarj 
da collocarsi sul ponte. Nel maggio del 1901 venne pub- 
blicato il concorso, e noli' ottobre successivo vennero 



412 [ngegfwria civile e lavori pubblici 



presentati quindici pro^tti. La Commissione nominata 
dal Municipio col mandato di esaminare e riferire sui 
progetti — costituita da ingegneri, architetti e scultori, 
scelti fra le notorietà cittadine più spiccate — desigrnò 
alla Giunta i due progetti d' Aronco-Ferria e Micheli-Ri- 
stori come i migliori, e degni di esecuzione. Fra i due 
r Associazione degli Ingegneri ed Architetti di Torinesi 
pronunziava favorevole al progetto Micheli-Ristori, a tre 
arcate eguali — al quale dava finalmente la sua approv^a- 
zione il Consiglio comunale nella sua seduta 30 marzo 1903. 

Per provvedere alla continuità del transito veicoli e 
trams, venne anzitutto costruito un ponte provvisorio in 
legno pitch-pine, della lunghezza complessiva di 160 metri. 
e largo 7,'25 fra i parapetti. 

Il 20 settembre dello stesso anno 1903 fu posta la 
prima pietra del nuovo ponte, alla presenza dei Reali 
d'Italia; nel successivo ottobre si diede mano alle fon- 
dazioni. 

Per le due pile si seguì il metodo dei casseri ; le pa- 
lificazioni, eseguite con pali di larice muniti di puntazza, 
che vennero infissi col mezzo di battibasi a mano da 22 
uomini ciascuno, vennero spinte alla profondità massima 
di 6 metri sotto il livello medio delle acque del fiume; 
tolta l'acqua dai casseri, con pompe elettriche, vi si gittò 
del calcestruzzo di cemento fino alla profondità di 4 metri 
per le pile e di 3 metri per le spalle, al disotto della 
massima magra, impiegando complessivamente 4800 me. 
di materiale. Le pile e le spalle vennero rivestite di 
gneiss delle cave di Borgone. 

I volti interni dello tre grandi arcate sono in mattoni 
forti e malta di cemento, od hanno spessori che variano 
da ni. 2.30 a m. 1.30, con armille in grossi conci di gra- 
nito di Alzo: vi si impiegarono circa un milione e mezzo 
dì mattoni e 28^)0 me. di granito. 

Superiormente alla cappa di cemento e asfalto ven- 
nero disposti sette condotti, così ampii da potervi passare 
un uomo, e destinati ad accogliere le varie condutture 
del gas, dell' accjua potabile e dell'energia elettrica. I 
condotti vennero ricoperti con lastroni sui quali si dispose 
il pavimento di granito nero della Halma. 

II ponte, della totale lunghezza di m. 130, compresi i 
risv^olti alle testate, misura 120 metri nella sola sua parte 
rettilinea; ha una larghezza di 22 metri fra i parapetti, 
e di 24 metri misurata all'esterno. La carreggiata con- 




Ferry-hoats sul Lago d' Iseo 413 



vessa misura ima larghezza di 15 metri; i marciapiedi 
rialzati son larghi metri 3.50 ciascuno. 

L'altezza del pavimento sul pelo dì magra del fiume 
è di metri 11.48. 

L'arcata centrale ha la corda di metri 82 e la saetta 
di metri 6.55; le due laterali la corda di metri 30 e la 
saetta di metri 6.30. 

Le fondazioni a cassero delle due pile misurano alla 
base metri 35 per mfetri 8.90, con una profoìidità^di 
metri 4.50 sotto il pelo della massima magra. 

I lavori di costruzione furono eseguiti dall'Impresa 
Allegri e C. ed ultimati nel termine contrattuale di tre 
anni e mezzo. 



III. — Ferry-boats sul Lago d* Iseo. 

La Società Alti forni tìregorini, che ha un grande 
stabilimento a Lovere sul Lago d'Iseo, ha recentemente 
inaugurato un servizio di Ferry-boats fra Paratico e Lo- 
vere, per soddisfare in modo conveniente alle esigenze 
del suo traffico giornaliero, rappresentato da una media 
di trenta carri fra arrivi e partenze. 

Il tipo speciale adottato costituisce il primo tentativo 
fatto in Italia per tali trasporti. 

Un pontile costruito alla stazione di Paratico conduco 
i carri dai binarj della staziono al binario della chiatta 
destinata al trasporto, la quale viene rimorchiata a de- 
stinazione. 

Il pontile di Paratico è, come al solito, costituito da 
due travi metalliche reggenti le rotaje, e intestate a cer- 
niera alla banchina, mentre all'estremo libero sono sor- 
rette da due catene che passando su grandi carrucole, 
montate su torrette metalliche, portano dei contrappesi 
capaci di equilibrare il peso del ponte, che è di circa 3 
tonnellate e mezzo, e la cui inclinazione si regola mano- 
vrando due arganelli fìssi, posti sulla banchina. 

Due colonnette poste in prossimità dell'estremo libero 
del ponte, sorreggono per mezzo di aste a vite una trave 
metallica, disposta al disotto e in senso trasversale al 
ponte, la quale può alzarsi o abbassarsi, secondo lo esige 
il livello del lago, manovrando opportunamente le aste a 
vite : è su questa trave che viene ad appoggiarsi la punta 
della chiatta che si deve caricare, mentre su quest'ultima 



» • 



\^f'j^ji*i i ^'*xr*-Tìt:*^ !»-I ji^>i.t.!t^- — fino a the il 
n ♦• *''{'i..,:ft^*o •• ..,A e.'i.at-a — prurve«Jendr» 
n'jita ri*-), a Via fra piiit.!»,* f chiatta due rolaje 

(>• crii/it*#* -vTtr.» jn f^^rro. hanno la lunghezza »ì. S 
Uif'ivì. t' la f>*/rtala riia-f-^iraa di 2*»»* tounellate: 
HCChu'n^r** <i'. atiro carri; munite di doppio timone. 
j/ofio nrnorctiìat/- di lìanco: hanno la pop[Mi fogE'iata j 
•t(>cn>fi*; e/^-i da adattarsi alla forma del pontile. 

()\Miu\t> alla «iur^ta ed al c^^^to del trasporto, si noLi 
vM?'. \M tratritto di 2^) chilometri da Faratico a Lorere* *; 
\\u\iU'\:»iutì 'jiiattro on*. e i»jnii chiatta può fare LI tra- 
M|;<H io di otto carri al ir ionio. I^iroa dell' adozione «^i 
F<?rrv-boat-t la hpena jud tra^^porto di una tonnellata di 
ìmrvj' <lal va'/ruie n«dla stazione di Faratico allo stabili* 
UM'uUì di l>>vfM'«i era di 8 lire; coi Ferrj'-boats, tennti'v 
conto d'oj^ui Hp«'Ha d' f.»s4^;rcizio, d'impianto e d*amiuorta- 
m**nto. non tocca W lire l.o<»; di più il senrizio procede 
con inatrtrior H'i/olarità e sollecitudine. 

I buoni rÌHultati di <jue>to impianto che rappresenta 
il primo tentativo di (picsto modo di trasporto sui nostri 
Ui\i\\\, moHtra T ot)portunità di una tale adozione in pro- 
poi/ioni asrtJii ma^L'iori. 



IV. . // danaio doli Erié (Stati Cnitif. 

l''ino dal HMKl si <»ra avvisato alla necessità di miglio- 
iwjin le (jondi/ioni del ('anale dell' Erié, fra Albany New- 
N'ork e llulTalo, il (juale, sia per l' andamento planima- 
lri(!o, Hia per lo condizioni e il numero delle conche — 
Hi'llanladm' Hopra un percorso di o07 chilometri — era 
divenuto iiiHullIciente alle aumentate esigenze della navi- 
WM/ione; ed nini lt»^>re (h^llo stato di New- York aveva 
ordinato le o|mm*(ì di approfoudamento e di rettificazione 
del canaio operai die non poterono iniziarsi immedia- 
t/imcMite per dillicoltà finanziarie, ma che ora sono in 
^raii parte appaltale. 

Il nuovo progetto utilizza in ^au parte il vecchio 
canale, che verrà in questo reso più lar^o e più profondo; 
il numero delle conche sarà ridotto a 89, e, per servire 
i (?enti'i importanti che si trovano ad una certa distanza 
dal nuovo tracciato, si faranno delle derivazioni dal ca- 
Jiiih» f)rincipale. Le conche avranno ciascuna la lunghezza 



arramento àel Quatti Marklista 



di l(X) metri, la larghezza di 13.7(t, o la profnntJit 
4.;t0 sopra In soglia. 

Le oporu d'nrte dol canale, i bacini, le conche 
verranno costruito in cemento armato: la sostituzion 
questo materiale alla muratura di pietra preventivati 
progetto originario rappresenta un'economia di Sn 
ìioiii sul costo couiplessivr delle opere, nelle qua 
comprende anche la costruzione di porti importanti 
solo a New-York e Buffalo, ma ancora a Rochester, 
raciisa, Utlca e Troy. 

Dell'importanza di quest'opera, dal punto di \ 
della spesa, si avrà un' idt^a pensando che, per una 
gliezztt di 40 kilometri i sei lotti in cui i lavori ei 
divisi vennero appaltati per l'importo di i!0 milioni. 

V. — Sbarramento del Quais Marklista. (Alta Slesit 

Fra gli sbarramenti costruiti in questi ultimi tem 
notevole quello costruito attraverso il Quais, presso I 
klista, il quale, se non ra(fgiinige l'altezza massìm 
72 metri toccata dallo sbarramenlo sul Croton, pel 
batolo che fornisco l'acqua potabile a New York, 
senta però delle speciali disposizioni per lo scarico i 
piane, che sono di rilevante interesse. 

11 liume, sul quale venne costruito lo sbnrramentc 
soggetto nell'estate a piene improvvise e gravissime 
da elevare a parecchie centinaia di metri cubi la poi 
che normalmente sta nei limiti di qualche metro e 
Allo scopo d'impedire i danni gravissimi prodotti tn 
spesso da tali piene, si trovò consigliabile la costruz 
di un serbatoio capace di trattenere temporaneam 
l'eccedenza di portata, che potrebbe riuscir daniios 
la sicurezza potrebbe raggiungei'si — come i calcoli hj 
dimostrato — immagazzinando al momento della p 
da IO a 12 milioni di metri cubi, che verrebbero 
scaricati in modo graduale: l'altezza dello sbarrami 
per una tale capacità, è di 45 metri. 

All'uflìcio d'immagazzinare le piene è destinata 
la parte superiore del serbatoio, per l'altezza di < 
10 metri, corrispondente alla capacità dei 10 mi 
accennati; la parte inferiore, capace di circa 5 mi 
di me, provvede, come riserva, ad aumentare la pò 
del ìiume nei tempi di siccità eccessiva, e serve, con 



41fi Ingegneria civile e lavori pubblici 

caduta di 3() metri, ad attiv^are la turbina di una st^ 
zione idroelettrica posta a valle del serbatoio, la qualn 
col iKMietìcio che ne deriva, compensa in irran parte k 
spese per la costruzione del serbatoio. 

Alla base lo speséore della di^ è di m. 37,64, in cresta 
è di m. 5,70. l^a diga si sviluppa in pianta secondo una 
curva di 125 metri di raggio. Due gallerie longitudinali 
collejrate da pozzi attraversano la diga. 

Ver la costruzione della diga, il fiume venne deviato 
coir aprire sui fianchi della montagna due gallerie del 
del diametro di 7 metri, ad un livello alquanto inferiore 
al Ietto del fiume, le cui acque vi erano avviate da una 
traversa provvisoria di calcestruzzo. 

Provvedono allo scarico normale del serbatoio cinque 
gruppi di condotti, e cioè: 

a) le due condotte di presa che, attraversando la 
diga nella sua ])arte inferiore, portano l'acqua alla turbina. 
(A due terno di condotti, della complessiva portata 
di 110 me, disposte nelle due accennate gallerie costruite 
per la deviazione del fiume ; le quali cominciano a funzio- 
nare (juando Taccpia arriva a 10 metri sotto la cresta dello 
sbarramento, alla quota 270.6, ossia quando l'invaso su- 
pera i 5 milioni di metri cubi ; 

e) due scaricatori situati sulle rive del fiume alla 
quota 270.0, comunicanti colle gallerie già sopra accen- 
nate per mezzo dei pozzi: 

d) altri due scaricatori, superiori ai precedenti — 
posti alla quota 2S0.8, ossia presso la crosta della diga, 
coir ufficio d'impedire che l'acqua ne tracimi; 

e) finalmente una galleria, alla quota 259, destinata 
a completare l'alimentazione delle turbine. 

L'opera grandiosa ha raggiunto il costo complessivo 
di L. 2.460.000. 



X. - Ingegneria industriale 
Applieazieni scientifiche 



I. — Impiego del vapore ad altissima pressioni 

La Società francese dei motori ad alta pressione 
duce od utilizza del vapore surriscaldato a 600° e 
a pressioni che arrivano lino a 100 Kg. per cui.' in 
daìe e motrici, di sua particolare costruzione, ch( 
peso dimensioni Bono di gran lunga inferiori a <; 
delle comuni caldaie e motrici ordinarie della s 
potenza, ottenendo una marcia regolare ed economie: 

Riassumiamo brevemente come si ottenga questo va 
in modo semplice e rapido, senza alcun pericolo 
dispositivo che permette ai motori di funzionare a 
inconvenienti a, temperature così elevate. 

J ^(«neratori souo del tipo a vaporizzazione istanta 
ma formano un genere a sé per le seguenti due o 
teristiche. 

1." L'acqua, alla sua entrata nel generatore, i 
per orifìzi sottili, polverizzandosi, ed è lanciata poi 
stato di minute goccioline in tubi di diametro int 
grande, relativamente a quello degli orifizi, e riscaldi 
rosso nascente. 

2." L'acqua di alimentazione, spinta da una pò: 
arriva con pressione di 2 a 4 Kg, superiore a quella 
esiste neir interno del tubo vaporizzatore. Le goceii 
lanciate con grande velocità in tutte le direzioni, ur 
le pareti del tubo suddividendosi ulteriormente e v 
rizzano, assorbendo calore per irraggiamento e per cont 

Conviene che le gocciole minute non abbian( 
urtarsi fra loro ed agglomerarsi, affinchè la somma < 
loro supcrfìci sia la più grande possibile, ed è pi 



418 Ingeynevia industriale e Applicazioni scieìitifiche 

che ai tubi vaporizzatori si assegna un diametro relativa- 
mente grande. I^' esperienza ha condotto a preferire tubi 
con ahneno 20 millimetri di diametro interno. Con minor 
diametro può avvenire che si formino veri filetti d* acqua 
che sarebbero trascinati dal vai)ore e non avrebbero tempo 
di vaporizzare completamente, cosicché si otterrebbe del 
vapore ora nfliido ed ora secco. 

La lunghezza assegnata ai tubi, circa 30 volte il loro 
diametro, è tale che T acqua ha tempo di trasformarsi 
completamente in vapore saturo mentre percorre il priojo 
tubo (tubo vaporizzatore). Da questo il vapore passa nei 
tubi surriscaldatori, in numero dì tre, ed identici al tubo 
vaporizzatore; comunicanti fra loro per mezzo di g-omiti 
a tenuta metallica. Solo il tubo vaporizzatore è esposto 
air irraggiamento diretto del focolare: ma la sua tempe- 
ratura non s' eleva mai di troppo a cagione della grande 
quantità di' calore che cede air acqua per vaporizzarla, e 
d' altronde, durante gli arresti, si può evitare un soverchio 
riscaldamento, abbassando il registro del fumo ed, al 
caso, aprendo la porta del focolare. 

L' insieme del tubo vaporizzatore e dei tre surriscal- 
datori forma un elemento, e parecchi di questi, disposti 
verticalmente, costituiscono la caldaia. 

I tubi vaporizzatori sono in comunicazione col tubo 
d' alimentazione d' acqua ed i tubi surriscaldatori sboc- 
cano in un collettore, nel quale si raccoglie il vapore 
prodotto da ciascun elemento. 

Con (juesta disposizione i tubi vaporizzatori che for- 
mano il cielo del focolare, sono tutti mantenuti alla 
stessa temperatura essendo il loro funzionamento iden- 
tico: ossi si conservano perciò tutti egualmente. 

La velocità del vapore, nei tubi è piccola, da m. 0,50 
a 0,90 al secondo, cosicché è poco temibile il trascina- 
mento d' acqua e la temperatura del vapore non può 
subire variazioni brusche. 

In caso di rottura di un tubo è facile isolare T ele- 
mento che lo contiene e continuare il funzionamento 
cogli altri, in attesa di poter sostituire il tubo, operazione 
presto fatta. 

In seguito air esperienza di diversi anni si è consta- 
tato che non e' era convenienza a fare gli elementi con 
più di quattro tubi, e che la disposiziono di questi a 
uninconce in modo da lasciare fra essi intervalli assai 
stretti era quella che meglio utilizzava il calore svolto 



Ingegneria industriale e Appli 



urientific he 



a in lina caldaia che produce Ut) Kg. -ora di vapore 
1)0" e a Wt Kfr. di iircssioiie. D'altronde l' autoritii 
ornativa ha dispensato questi (feiioralori dall' obblì^^ 
ivcrc appai-ecchi di sicnrozza, ad eccezione di una 
rola di sicnrozzH sulla condotta di atiuentazioiio. 
Nella seguente tabella sono segnati i consumi d' acqna 
i carbone per cavallo-ora di motori funziODanti con 
ore saturo a 10 Kg. e altri con vapore a 30 Kg. sur- 
aldato a 411" 




. 7.61» 
10,000 
15.000 



>om6 si vede, il consumo di vapore e dì carbone 
vaporo a 3)1 Kg. q a 411" è di gran lunga inferiore 
jollo con vapore saturo a IO Kg. 
''inora malgrado i noti vantaggi che presenta il sur- 
ildamento del vapore non si oltrepassarono i 350° in 
iti della impossibilità di otlìcacemente lubrifìcare le 
srtìcie in inovimonto ed in contatto col vapore. Ed in 
là i lubrilicanti usati ordinariamente si alterano a tali 
aerature in contatto del vapore o dell'aria. Ma se 
ito contatto è impedito resistono a temperature molto 
elevate. Il dispositivo usato dalia « Società dei motori 
ilta pressione » è applicabile a ogni specie di motori 
ipore o a espansione gasosa. 

.e prime prove furono fatte su motori a valvole a 
tufo fissi e cilindri mobili articolati direttamente sulle 
aste di biel- 
la (fig. 18). 
L'olio spinto 
da un ali- 
mentatore 
a u tom atJcfl, 



percorre u 

eanale a nel- 

"^' '" la m as sa 

) stantuffo ed arriva neiia scanalatura circolare 66', 

mia piccola parte dell'olio lubrifica la parete interna 




Impiego del vapore ad altissima pressione 



421 







del cilindro, mentre la rimanente parte è a poco a poco 
portata dalla parte opposta a quella ove si esercita la 
pressione del vapore e si raccoglie nella scanalatura ce' 
dalla quale esce pel canaletto d, Quest* olio raccolto e 
raffreddato può essere riutilizzato. Molte esperienze furono 
eseguite con questa disposizione, anche con vapore a 
oltre 700^, con motori che si ritenevano sacrificati, ma 
che funzionarono invece sempre bene. 

Questa temperatura fu sovente mantenuta per una 
mezz' ora di seguito e sempre allorché si esaminò lo stan- 
tuffo lo si riscontrò perfettamente lubrificato , però in 
capo a qualche istante 1' olio si carbonizzava in contatto 
coìr aria. 

Nei motori a stantuffo mobile, (fìg. 19) questo ha delle 
scanalature bh* e cc\ che in fin di corsa sono di fronte 
a due condotti circolari 
aa' dd'. L*olio spinto da 
aa passa per diversi fo- 
rellini in W e l'eccesso è 
ricuperato attraverso al 
condotto dd\ analogamente 
a quanto detto si è sopra. 

Il medesimo dispositivo 
si applica ai motori adoppio 
effetto, coir avvertenza che 
l'oliatore automatico dev'essere posto sull'asta dello sta- 
ntuffo e entro questa dev' essere praticata la condotta 
d'olio. 

La facilità colla quale si può variare la potenza del 
motore risulta dalla manovra della valvola di sicurezza 
applicata sul tubo premonto della pompa d* alimentazione. 
Questa valvola, a molla o a peso, può essere più o meno 
caricata facendo girare una manovella. Ad esempio, se il 
motore funziona con vapore a HO Kg. di pressione e si 
vuol ridurre la potenza ad esKcro un decimo di quella 
normale, si gira la manovella nel senso di scaricare la 
valvola di sicurezza di una quantità, nota in precedenza. 
Una parte dell'acqua d' alimentazione sfugge dalla val- 
vola e ritorna nel serbatoio ; la pressione scende, ad 
esempio, a H Kg., mentre la tefnperatnra ha tendenza ad 
aumentare, ciò die si inipediscM» inodenindo la combu- 
stione. Hastano pochi secondi per ottenere tutto riuesto. 
In una lunga serie di eHp<*rienze su un motore si e con- 
statato che esso può funzionane parecchie ore senza che 



Fig. Vé 






422 Ingegnevia intiiMtrlate e Applicazioni scifiniifiche 



la temperatura e la pressione del vapore variassero di 
più del 10%. 

Come è prevedibile, questo tipo di caldaia e motrice a 
vapore ha dimensioni e peso ridotti in confronto con quelli 
ordinari. Un motore da 25 cavalli può essere contenuto in 
una cassa di m. 0,28 x 0,58 x 0,55 e pesa 150 Kg. Una cal- 
daia che produce 180 Kg. di vapore a 500** e a 100 Kg*, di 
pressione pesa Kg. 600, e può essere contenuta, una volta 
smontata, in una cassa di m. 0,50x0,50x0,70. 

Come risultato di numerose prove, fatte su questi 
gruppi di motori e caldaie, posti in condizioni diverse e 
spesso svantaggiose, possiamo ritenere come cifre massime 
di consumo le seguenti: 9 Kg. di vapore alla pressione 
di 80 Kg. e a 450'* per Kg. di petrolio, consumato come 
combustibile ; invece bruciando a tiraggio forzato matto- 
nelle d'^nzin: 5 Kg. di vapore a 65 Kg. di pressione e 
a 5(X)'', per Kg. di mattonelle. 



II. — Macchine per la filatura e torcitura della seta. 

Fra i vari tipi di macchine per la filatura e torcitura 
della seta che figuravano nella passata Esposizione a 
Milano, ò degno di particolare attenzione uno esposto 
dalla ditta Battaglia (liovanni di Luino, e precisamente 
la bacinella speciale per la filatura a 8 capi, con 4 aspi 
indipendenti e getto por ogni aspo ; appai'ecchi attacca- 
bave, brevetto Weber, a movimento simultaneo di 2 fusi 
col corrispondente aspo, banco centrale delle « batteuses > 
arresto degli aspi mediante 4 pedali, manovrabili dalla 
filatrice e dalla aniiodatrico. 

Viene a<l assumere una particolare importanza la fila- 
tura semi-automatica dei bozzoli, dopo le prove eseguite 
su questo tipo di bacinelle e dopo i risultati ottenuti e 
confermati dall' esito dell* impiego al telaio. 

L' attacca-bave Weber, colle modificazioni introdottevi 
dal Battaglia, ha parecchie caratteristiche, delle quali la 
più importante è la bussola fissa D su cui si avvolge la 
parte di bava che il disco E taglia ad ogni trotto. 

L'apparecchio comprentle inoltre il fuso Bài bronzo, 
ii tubetto A di vetro e la carrucola C'che riceve il movi- 
mento me<liante una cordicella F. 



\ 



\ 

^ 



424 Ingegneria mdiistriale e Applicazioni acienti/ieh< 



maggiore produzione, che gli consenta anche di meglio 
rimiinorare l'operaia e di supplire alla penuria di operaie 
abili. 

Fra gli impianti di filatura recentemente eseguiti è 
notevole uno di 120 bacinelle per la filatura a 6 capi 
con 2 aspi indipendenti ed una < batteuse * ogni baci- 
nella. Il meccanismo è suddiviso in 8 sezioni in un locale 
avente lo dimensioni interne di m. 18 X 30, Lh caldaia 
ha una superficie riscaldata di m.* 52 e la motrice è 
di 10 HP. 



ni. — L' impiego dell' ossigeno per tagliare i metalli ('). 



Di tutte le applicazioni dell' ossigeno, una delle più 
importanti e delle più curiose, è nel tagliare i metalli. 

Fin dal 19<H fa applicato nelle Raffinerie Sav, il g«tto 
d'ossigeno, non per tagliare propriamente, ma per demo- 
lire delle vecchie tubazioni di ferro e delle poutrelles. Si 
scaldava il metallo alla temperatura di fusione mediante 
un chalumeau e, sospendendo l'arrivo del gas combu- 
stibile, si proiettava sul metallo dell' ossigeno puro ; la 
operazione avveniva cioè in due tempi ; riscaldamento 
dapprima e successiva combustione. 

Si raggiungeva lo incapo, ma si produceva un taglio 
molto largo, grossolano, con numerose sbavature e non 
si poteva ottenere un taglio sottile e netto. 

Nel 1904 Jottrand e l.ulli hanno proposto un metodo 
tutto diverso : 1' ap])arRCcliÌo ha due citai umeaux che fun- 
zionano simultiiueamonte ; l'uno, riscaldatore, porta il 
metallo alla voluta temporaturn, mentre l'altro che *'• 
situato a qualche millimetro dal primo, proietta un dardo 
di ossigeno sotto pressione. In ijuosto modo il metallo 
brucia. Si forma un ossido più fusibile del metallo stesso 
e che è espulso dal getto d'ossigeno lasciando un taglio 
perfettamente nelto, senza alcuna sbavatura. 

I)' altronde ai due chalumeaur possono es^re date 
disposizioni differenti d'insieme. Così nel brevetto fran- 
cese n." 34HIi)2 preso il 19 novembre 1904 dalla Società 
V* Oxydrique Fraufaise » è detto che l'invenzione com- 
prende : 



ly ìmpìei/o dtir cssiyeno per tagliare i metaUi 425 



« l.*» Un processo per tagliare gfli oggetti inetallioi, 
» i tubi, le lamiere, ecc., consistente nel riscaldare V og- 
» getto a temperatura conveniente, secondo la linea da 
» tagliare e a dirigere simultaneamente sulla linea di 
» taglio un getto d* ossigeno in pressione che opera il 
» taglio propriamente detto dell'oggetto riscaldato lungo 
» il contorno determinato, per mezzo dello spostamento 
» opportuno dolP apparecchio riscaldante. 

» 2." Un a[)parecchio per realizzare il processo 
» descritto, caratterizzato dalla combinazione, con nn 
» rhalumeau di riscaldamento qualunque, quale uno a gas 
» ossidrico o ossi-acetilenico, per esempio, di un becco 
» d' arrivo dell' ossigeno in pressione, disposto sia ester- 




* namente, sia internamente al becco del rhalumeau di 
» riscaldamento, in guisa da dirigere un getto d'ossigeno 
» in pressione sulla parte riscaldata dal chalumeau di 
» riscaldamento. 

» a.** Vjw dispositivo di questo apparecchio nel quale 
» il chalnmeau di riscaldamento ed il becco dell'ossigeno 
» sono montati sopra un sopporto mobile verticalmente 
» e che può girare intorno a un asso conveniente ». 

La Società T « Oxydrique Fran^aiso », che si ò spe- 
cialuiente occupata tli questo argomcMito, ha costruito 
tutta una serie di apparecchi, che possono servire nelle 
div^erse applicazioni del metodo. 

Le lig. 20 e 20'"' mostrano due sezioni dell'organo essen- 
ziale, il chalameau con bruciatore a ossigeno ; la miscela 
ossi-acotilonica (') arriva in m ed il getto di ossigeno 

(*) Vedi anche Annuario^ 190B. 

AnMUAKM» 84'IKIITIKIOO XLIV. IM 



4-_''l Iiti/e.ffllKriit iiiiluntrùile e .ijiplìcfizioni srieilti fiche 

ili <K 11 tubo interno h è gnidatu da nervature /'nel lutxi 
ostcnio a ed il pozzo f serve a regolatore la distanza 
dei due coni ostrouii da cui dipende il coiisnino di fra:? 
da part<ì dei cbalumrtiu. 

ì'na delle caratteriiiticlie salienti del processo è ìa 
rapidità con cui l'operazione si compie. Ad esempio, ntia 
lamiera d'acciaio dello ijpessore di IIK) min. è tag^iiata 
per la Innghezzti di un metro in dieci luinnti : i] tag-lio 
di uu passo d' uomo di 300 x 4IKt mui. in una lamiera 
di 3(1 mm. di spessore richiede ([uattro o cinqne minuti. 
In una stazione ferroviaria un arilo operatore Ini tagliato 
in ti-e ore centotrenta ferri a T di 20() min. di altezza. 
Questo processo lu impietrato nei lavori di riparazione 
della corazzato « Jena » a Tolone. 

A Itrema fu utilizzato per la demolizione di navi. 
Ivi una corazza dello spessore di WKI mni, fu iutaccata 
sulla lunghezza di un jnetro alla profondità di 4 a 6 ciu. 
in 7 minuti.; mentre per essere intag-liala su una lun- 
g'tiezita di m. l.ló od alla profomlità di un centimetro e 
mezzo nsiiiulo lo scal|)e)Io pneumatico occorse un' ora. 
In meno di Ì2 secondi si brucia la testa di un chiodo di 
'12 uim. senza clic la himiera nella quale è fissata sia 
deteriorata ; con un pmizonu poi si espello il chiodo. 

Lo spessore massimo tagliato finora è di 210 mm. 
nello corazzo ; prm si è arrivati a '-WO mm. con alberi 
cilindrici. 

La tabella seguente indica il consumo di gas i>er 
metro di lamiera d' acciaio tagliata. 





Coimumo t.-tf 


lo in 








Si,OH,. lau.«r^ 


d. 


tagli 




Temii» 






l.lr..Kon,. 




Osiigi-iiu 


._'" """" 




5 


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2'42'- 




111 


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■l'JMi" 




20 


•2») 




2S0 


b'-ó5" 




itìi 


imt 




U70 


4' 13" 




40 


iUb 




415 


4' 26" 




60 


5170 




550 


4' 45" 




75 


itiO 




STO 


5' 52" 




100 


liHO 




1450 


a- 48" 




l:<0 


«50 




2160 


10" 45" 





Processo Cotvper Coles per la zincatura . 427 



La pressione delT ossigeno è di Kg. 4,5 ed è da notarsi 
che invece dell' idrogeno si pnò usare il gas ilhiminaute. 
I^a larghezza del taglio è di mm. 1,5 fino allo spessore 
di 20 mm. ; di mm. 2,5 fino a 40 mm. di spessore e 
mm. 4,5 per spessori maggiori. 

Dalle ricerche fatte snlie modificazioni di struttura e 
resistenza del metallo lungo le superfìcie di taglio è 
risultato all'esame micrografico che T acciaio era rimasto 
dolce, normale, con un tenore di carbonio di circa 0,15 "/„. 
Cosi le provo all'urto e di lavorazione hanno dimostrato 
che il metallo non è alterato col tagliarlo col getto di 
ossigeno. 

I)a (pianto Un (pii venne sommariamente esposto si 
vede quale* grande interesse può presentare questo metodo 
in molte industrie. Le sue a{)plicazioni già numerose, au- 
menteranno, senza dubbio, data la semplicità e la rapidità 
del lu'ocesso, il poco costo ed il fatto di lasciar inalterate 
le qualità meccaniche del metallo. 



IV. - Processo Coir per (Udes per la zincatura, 

* 

Fu nel 1904 che l'illustre elettrochimico Cowper (-oles 
presentò alla Società Reale di I^ondra un' importante 
memoria su di un nuovo metodo da lui ideato per gal- 
vanizzare i metalli. 

Secondo (piesto processo gli oggetti da zincare, pre- 
viamente puliti e leg-germente ingrassati, venivano deposti 
in una cassa di ferro, insieme a polvere di zinco com- 
merciale, alla quale veniva aggiunta della polvere finis- 
sima di carbone nella proporzione del 'ì\ 'X.- La cassa, 
ermeticamente chiusa, veniva scaldata in un forno a 
815**-360'*, cioè un poco al disotto della temperatura di 
fuzione dello zinco (419**). L' aggiunta di carbone era 
fatta solo per impedire l'ossidazione dello zinco; la cassa 
poi era internamento rivestita di piombaggine per impe- 
dire che sulle sue pareti venisse a depositarsi un troppo 
grosso strato del metallo. Lasciato raffreddare il reci- 
piente, se ne estraevano gli oggetti ricoperti da uno 
strato chiaro e lucente di zinco. 

Notizie interessanti ed estese sulla teoria del processo, 
sugli apparecchi e sul procedimento industriale ideati 
dair illustre inglese, vennero date poi dal sig. Alfredo 



428 Intjeynerla indìtstriale e ApplifUizioiìt Hch.ììtìfiA'he 



Saiig' ili un numero della Electrochemieal and meta f In r- 
ffical industri/ dello scor^ anno. 

È noto che per formare una lega metallica non è 
necessaria la fusione, e che essa si può ottenere a qua- 
lunque temperatura. 

Il processo di zincatura del ( Jowper si basa principal- 
mente sulle speciali proprietà della polvere di zinco. 
Questo ò un prodotto secondario dei forni di fusione 
dello zinco; quando si distilla questo metallo dalla blenda 
(sfalerite) si forma della polvere metallica nella propor- 
zione del 5 al 10 "/, dello zinco i)rodotto. Essa è costi- 
tuita da goccioline di zinco puro, da una piccola percen- 
tuale di ossido, da tracce di cadmio, ferro, piombo ecc., 
e specialmente da {)articelle impalpabili aventi un dia- 
metro da ' '',(,00 a y?ooo ^^^ millimetro e di un colore grrig'io 
azzurrastro. 

Lo zinco fonde a 419*^ e volatilizza a 94(PC.; ma può 
fornire vapori alla temperatura di 200'' C. ; il vapore pro- 
dotto dalla polvere di zinco è così fine che il deposito tla 
esso lasciato internamente sulle })areti di una provetta è 
iridescente, ha cioè delle dimensioni di struttura di ordine 
inferiore a quelle delle lunghezze d' onda della luce. 

Ora, se un recipiente chiuso, parzialmente riempito 
con polvere di zinco nella quale sono immersi oggetti 
metallici, viene scaldato a 200" 0. o più, la polvere si 
trasforma in gas o vapore sotto una considerevole pres- 
sione, (ili oggetti elle sono rimasti sotto Fazione di questo 
vapore i>er almeno o minuti, rimangono coperti da uno 
strato aderente di zinco, che si è condensato alla loro 
superficie e nei loro pori. Se lo strato deposto in questo 
modo è leggero, esso appare lucente, se invece è piut- 
tosto grosso, ha un secondo rivestimento di particelle dì 
zinco leggermente ossidate 

Il processo pratico di Cow])er (^oles è il seguente: si 
mettono in un tamburo di ghisa, chiudibile ermeticamente 
ai fondi con due s{)ortelli serrati con viti, i pezzi da zin- 
care ricoprendoli con polvere di zinco commerciale, si 
colloca in un fornello e si scalda a 300" o poco più, per 
un periodo di tempo che varia con lo spessore che si 
desidera abbia lo strato. Durante il riscaldamento al tam- 
buro può essere impresso un movimento di rotazione 
continuo o intermittente; ciò non è però necessario. 

Lo zinco che viene a depositarsi sulla superficie del 
metallo forma con esso una vera lega, e non si può 



Prorettso Cotrper (^olea per La zincatura 4*2ì) 

asportare se non portandolo a 940'*. Con metodi micro- 
grafici si constati) che avviene una vera miscela dei dne 
metalli e che l'antica superficie è perduta, e non può più 
essere restaurata uè con mezzi chimici, nò meccanici ; ciò 
che, del resto, non costituisce un inconveniente; perchè 
non si dà mai il caso di rivolere la vecchia superfìcie, 
mentre è necessario che la nuova formatasi resista ad 
azioni corrosive. 

Quanto più è prolungata V operazione e tanto raag- 
g-ioro è la profondità a cui penetra lo zinco; è da notarsi 
però che oltre alla formazione della lega si avrà quella 
di uno strato granuloso di zinco condensato. 

(ili oggetti galvanizzati con i metodi ordinari si la- 
scian brunire con facilità, ma diventano pure con facilità 
ancora opachi, perchè lo zinco presto si ossida: e la rapi- 
dità di (piesta ossidazione è funzione diretta della poro- 
sità dello zinco deposto, s' intende, a parità delle altre 
condizioni. Nel jnetallo zincato col processo (^owper non 
si hanno pori, e se la brunitura è difficile come per i 
metalli nichelati, è in compenso assai durevole e bella, 
d' un colore azziuTastro simile alT argento e di un potere 
riflettente superiore. 

(commercialmente quindi (piesto processo di zincatura 
a secco presenta rilevantissimi vantaggi rispetto agli 
antichi metodi. Il costo (rimpianto ^ minore; assai pic- 
colo il deterioramento degli apparecchi; il processo è 
assai sem{)lice e non richiede una mano d' opera spe- 
cialmente addestrata. Lo zinco adoperato costa meno e 
protegge più efficacemente. I pezzi di forme le più irre- 
golari ricevono \n\ egual rivestimento di quelli di forma 
regolare. Non si hanno perdite di zinco, come ceneri, 
zinco duro, schiuma, residui di anodi ecc. 

Il lavoro di carica è breve e non faticoso; l'operaio 
che sorveglia T andamento dell'operazione non è neces- 
sario che abbia speciale abiliti». : basta che sappia leggere 
un pirometro e che impedisca oscillazioni di temperatura 
superiori ai 50' (\ La pulitura degli oggetti, prima della 
zincatura, non occorre sia troppo accurata ; la presenza 
di grassi, anziché dar luogo alla formazione di bolle rende 
più bello l'aspetto del deposito, (ili oggetti possono esser 
messi nel tamburo ancora umidi; viti bulloni, chiodi non 
hanno più bisogno di ricottura. Il processo può essere 
anche intermittente e data la bassa temperatura, il periodo 
di avviamento è breve. Non sono necessari fondenti, sol- 



tallio ì' consiiilia!»] II! fijfjfiiiiijn'ri.' ifellii polvere di car- 
. liniiG. l-'ncciain non ponle iiiciromiiinentp In- sin» teiii|>era: 
questo filiti) aH'K'i"'.T<' ni priKicssn iiiia iirrn udissi imi ini|>or- 
taiìYM in<!lI9lriaIl^ poiclit' sarà [ìossibilo iralvaiiizzaro raoln 
struineiiti Usici e cliirLn'<irici che liiioi-a non ara stato jtns- 
siliili> pi-ntcìriri'ro con III ilciifisiziono <ii uno strato di zìuci^ 

V. — l'iiiiiiHi semii ra/voìf. 

\jO valvole di'llt; i)oin|)o sono fonte di continue noie: 
o perdono, o diUino colpi o si y-nastano rapi da ni ci ite, o 
s' incliiodimo. inipcdriido il l'iinziojiamrnto della pom[ia. 
Se poi ipiostji {■ n irnmiio velocità, la freipipirza di tali 



ineonvrniiMili aniopritii iH molto: all(n'a so le valvole 
di'voMo cliindr-ro rnpidaincnlc nel punto morto, sì proiln- 
eouo col]ii vidli'uli: SI' csstj oliiudoiin trnpjio tardi, s'hamio 
prTililo d' aeijiia e consugur-jilt» minor ivndiinonto della 
pompa. Fra i diversi sisli-nii l'wcotritati per ovviare a 
(jni'sta condiziono di cose, merita particolare cenno la 
jiompa Orro coslniita da li. (V,t;rinak di Teplitz ('j, la 
i|uaIo è semplico, rolniHta ^ dì costo poco elevato. Li essa 
le valvole sono sostituite da slanliifli ciistributori, e come 
si vedo dalla sezione lii;', '2Ì, e dulia pianta iig'. 22. consta 

l'I « n,.-l,.n-.>ii-l. 's Wollen iiti.t Leiiir,, In.liistrin . Iff mftfi- 



s<>uipre (li due cilindri, I.e camere .S' sono cnlIcgaUi nilii 
tubazione a-spìraiitc e <|uelle D alla tubazione promoiito. 

Cia^ictin cìlìiiilro ha due FttautnfTl tnotitatì aitila stessa 
iiata, cioè min staufufto lavoratore chi! «jfiaco eficliisiva- 
niciitc sulla faccia rlvolla in fuori ed mio stautiifFn dislri- 
biitoro che è più piccolo del primo. 

Il funzionamento è tale clie lo utantiill'o distribiitoro 
di un cilindro fa coiouuicaro lo stantuffo lavoratore del- 
l' altro cilindro univ voJta colla camera di aspirazione e<l 
lina volta collii camera [ireniento, e cosi compie la fun- 
zione delle valvoli- aspiranti e di (pHille prementi colla 
differenza che la corna dello slautnlfo, essendo comandata, 
il funzionamento è luuìoluta mente sicuro. 



iJa questo eemio apiiainno evidenti !e prerogative della 
pompa Orvfi. I,' assenza di organili delicati quali le val- 
vole, y:araiitisce una uiiiu'tiior sicurezza di esercizio e 
permette di funzionare a velociln eiie non si possono 
raggi» libere colle pompe a valvole. Anche alle grandi 
velocità essa è silenziosa, senza colpi. In conseguenza 
delia marcia |iìli rapida, a parità di portata, bastano 
dimensioni molto minori, e ijnjridi la pompa risulta meno 
costosa e meno ingombranlc. 

\ji pompa Orvo è insensibile all' aria eoutenuta nel- 
r acqua e prrciò permette le miigsriori altezze di aspira- 
KÌone. 1/ assenza di valvole eia procisioim di-Ila distribu- 
zione la rendono particolarmente adatta iier liquidi densi. 



/■frìii iiKÌHiifriiiU- e .\jiiilìcazionì ncìetltìfiche 

regolaro la portata, in nioilo da ridurla anche 
i questa utile s|>ecial mento quando la pompa 
a da im Jiiotore elettrico o « scoppio, perchè 
e avvijita a vuoto. 

svaiitagK'ìo (iell)i pompa Orvo è ctie non si 
ro con un solo cilindro, ma (pieato iuconvc- 
mpensiUo dal fallo che, por In maggior velo- 
larcia. Io dimensioni si possono ridurrò. Sono 
i delle piccole pompe 'li questo sistema che 

a f)(K) jijfìri al minuto. 



- Lii iiro'Iuzioiif mondiiile dfU' acciaio. 

'} la produziono doli' acciaio in tutto il mondo 
J.04.M toiniellftto f noi 1!)(M> sali a 49.902.079 
riparlilo pei principali paesi produttori: 



! LussomliurKo 
àf^nix 



\w. 




M- u m. 


2H.73H.587 




3.384.296 


11.130.085 




1.068.532 


(i.r.(}r..r>70 




581.979 


2.;S71.377 




ai.377 


1.7tW.O0(l 




113.000 


I.IWÒ.IKM) 




7.000 


I.IHR.OIM) 




102160 


r,ir5.2oii 




111.751 


409,00(1 




29I,7IKI 


;t.-.l.(HMi 




ll.'.H)0 


:Ì51.(KH) 




13.730 


420.(MÌO 


- 


0.0(HI 



Bhe 



2 la produ/.ioiio toljilo noti superava 13.000,000 
« e gli Stali Uniti vi parlocipavaiio con 5.037,01X1 
i ainii la produzione è auinonlata di 37 milioni 

sia del 2H7 " „. 



APPENDICE 
air Ingegnerìa Industriale e Applicazioni Scientifiche 



I BREVETTI D'INVENZIONE 

rilasciati dal Governo Italiano 
dal 15 nosembre 1906 al 15 novembre 1907. 



BBSVETTX D'XlfVENZIOirE. 



Elenco di attortati di privativa industr'ale rilasciati dal 
Covorno italiano dal 16 novembre 19(X] al 15 novembre 1907. 

I. — Agricoltura^ industrie agricole ed affini. ,^ 

Mtuchine, shumenii e procedimenti per la coltura del suolo — Sistemi di bonifica 
agraria e di irrigazione — Apparecchi e strumenti per la raccolta e la prima la- 
vorazione dei prodotti del suolo — A p/ orecchi e mezzi di distruzione degli inselli 
nocivi e dei parassiti vegetali — Allevamento ed alimentazione del bestiame —- 
Animali da cottile — Apicoltuta — Bachicoltura — piscicoltura — Latterie — 
Caseifici — yini, olii, estratti e conserve di /rutta — Industrie agricole diverse. 

Albertin] P., Binasco (Milano). (Concentrato Sébastian» (6). Pro- 
Essiccatoio per cereali, bozzoli od dotto per la preserv. delle viti, de- 
a'tre sostanze, ad a'ta e bassa tem- noniin. «Cupro-solforosa Sebastiani* 
peratura. e suo processo di fabbricaz. (6). 

AUemaiMli O., Torino. Sist. di Baker J. M., Los Angeles Ca- 

sospensione per tubi conduttori di li- lifornia (S. U. A.). Macch. au- 

quido allo scopo di facilitare la ma- tom. per pulire e lavare frutta o 

novra d'irrorazione delle piante (3). vecretali (1). 

Anolcchino 0. di A., Napoli. Basile Claude, Bordeaux (Fran- 

Pompa irroratrice Annicchino (i). eia). «Le Moderne» filtro à tissu 

Annonl L., Milano. Prep. anti- destine à la clarifìcation des vins et 

parassitario per le malattie delle viti autrcs liquides (i). 

detto ctSolfeolo» (1). Battaglino G. di V., Cerignola 

Antonlani G., Milano. Scatola per (Foggia). Pompa rotat. equilibrata 

la incubatura del seme dei bachi da per elevare uve pigiate (3). 

seta (i). BcrtolHSi A.. Ripalta Arp'na 

Arnonld E., Naom^, Gédìnne <Cremona). Nuovo pulitore da fru- 

(Bclgio). Ruche perfectlonnóe (i). mento per piccoli molini e per agri- 

Arrigliini A., Mi'ano. Nuova di- coltori che intendono vendere il 

sposi/ione di torchio a dentiera per grano mercantile prepar. per la ma- 



vmacce, olive e simili (j^. 

Astegiano E. fn G., Monastero 
Bormida (Alessandria). Irrorat. per 
solfato di rame con pompa est. (i). 

Asti B., Milano. Innov. nella co- 
struz. dei rastrelli ranghinatori (3). 

Asvanyi M. nata Vavra, Buda- 
pest. Perfez. negli appar. sminuzza- 
tori di vegetali d'ogni specie, prin- 
cipalmente steli di granturco e di 
ritagli di vile (6). 

AusterNtz A., CJyòr (Ungheria). 
Telaio premitore per torchi d'olio 
idraulici con pareli laterali aperte e 
guide, con dispos. ritagliatore dei 
pani di sansa ottenuti sul nuovo te- 
laio premitore 



Autìieman 



•e (6). 

m» B» Z«* 



Torino. Nuo- 



cinaz. (senza crivellaz. a mano) (3). 

Bertolaso B. fn F. Zimella (Ve- 
rona). Perfez. negli erpici (3). — 
Nuove modificazioni e dspos!zio- 
ni per solforatrici. 

Besse E. e Lubin L., Parigi 
Proc. et appareìl pour la fixation 
des bagues ou cadres de -soudure 
sur Ics fonds ou couvercles des boi- 
tes de conserves ou autres recipiente 
analogues (1). 

Bo'ttri G. Mi'ano. Innovazione a- 
gli essiccatoi per bozzoli (3). 

Bonaldi D. fu Ant. Crema. At- 
lacco automatico a conio Villa- 
Bonaldi per manovella di fa'c'a- 
Irice. (i). 

Bottero G. B. Torino. Porfoc. 



vo mangime pel bestiame denom. dans la lance et le becs des pulvé- 
]) Quest'anno questa parte è numerata separr.tamente, da pag. 1 a 160. 
A.nxcario sJCiESTirico. XLIV. a 



Brevetti d* inveìizioìie 



risateurs de liquides contre les ma- Machine à bècher «Stefanie» (6). 
ladies de la vigne et autres p^ants C«ppo D. fu P., Torino. aVi\it« 

(anni 3). Coppo», ossia polvere per la prete- 

BoHyer*Foateaeaii F. Saint Na- zione della vite dai suoi parassiti e 
zaire-surLoire (Francia). Procède de specialmente dalla peronospora. (6). 
culture des asperges et moyens de Corre J.» Neuìlly-sur-Seinc (Fran- 
te réaliser. (15). eia), e PcBamboat Y. M.» Guin- 

Bardluo N. La Morra (Cuneo), ganip (Francia). Adaptation san^ 

Tenaglia per castrare. (3). transmission, aux machines h bat- 

Cailcgari S. fa L. lx>reo (Rovi- tre, des nioteurs à essence, à gran- 

g:o). Seminatrice a di^ribuzione de vitesse (i). 

contemporanea di concinìe, deno- Dame WilhelBl, Berlino. Proc. 

minata la «Rettinella» (4). et appareil pour le couvage artìficicl 

Calvi R. di A. Castel azzo Bor- des oeufs (6). 
mida (Alessandria) e VogllBO E. Delleanl P., Sant'Albano Stura 

fu G. Alessandria. Foraggio me- (Cuneo). V^angatrice meccanica a 

lussato denominato «Zoon» per trazione animale od altra forza mo- 

1 alimentazione dei bovini, degli ^f\^f. qualsiasi {2). 
equini, dei suini, degli ovini e de- Dcntsche Tiieraio?ii«r A. G.. 

gli an. da cort. (3). Berlino. Processo ed apparecchi» 

Candeo A. fn. D., Roma. Auto- per mantenere ca'di gli alimenti, 

polverizzatore « Candeo » per solfo- (i). 
ratrici. (i). DI Benedetto S. fu O., Catania. 

Cantilli C, Bukarest. Machine Pompa irroratrice a zaino (3). 
agricole pour semer, herser et rou- Erede G., Genova. Seminatrice a 

ler simullanément ou non (i\ pressione (i). 

Carpi L. fn A., Poviglio (Reggio Erlweln G. e Marqnardt E., 

Emilia). Corpo di pompa irroratrice Charlottenburg (Germania). Proc. 

adattabile a qualsiasi serbatoio (3). pour la régénération dans des rè- 

Casall A., Suzzara (Mantova), cipients de Teau contenant des pois-- 

Sfogliatrice e sgranatrice per gra- sons, crustacés et autres à 1 état 

noturco (>)• — Decanapulatrice. vivant (6). 

Casali F. e FlgU (Ditta), Suzza- Pahr J. G., Gottmadingen. 

ra (.Mortara). Apparecchio per l'a- Giunto a sfera tra l'asta di mano- 

ratura funicolare a vapore (3). velia e la testa del coltello nelle 

Cctll A., Pavia. Apparecchio ir- niacchine mietitrici (i). 
roratore montalo su carro e funzio- Fantoni E. fn V., Torino. Misce- 

nante per il movimento delle ruote |a antiperonospora ed anticritto- 

del carro stesso. (2). gama (3). 

Cereia.Costa P., Piacenza. Ra- parnetl R., Pavia. «Rubigine», 

strello rotativo ad azione contmua ^^y^^^ resinosa anticrittogamica 

^^\^'' »u n?*!? *" o^*^'''^'c u,-^n« 1., «i insetticida (6). 
CerlbeUl I^. Roma. Selez one elet- ^ ^ S^^ 

trj>.magnetKa dei mater.ali leuc- (^,^„J^^) tenaglia per castrazio- 

t feri e di sanidino (1). \^ . . . ' •_; /. ° ^ 

Chrlft L. e Megner A.. Merchin- "«„^^» ^r^^.\'^' v f 

gen (Germania). Macchina per ta- P^^^" *^''^"*'- ^''T ^P/f^^S'^ 

Kliare le spighe di grano dagli steli a base di sangue animale (6). 

nel campo, (i) ..^•»«'"«'' ^- Augsburg (Germania 

Ciarle! D., Foligno (Perugia). Maceh. impastatrice per il burro (3) 
Dischi per l'estrazione dell'olio d'o- Flemming R., Prettin a/E. (Ger- 

liva in sostituzione dei fìscoli o mania). Proc. per distruggere i pa- 

sportine. rassiti degli alberi e della vite e 

Colmégna S. di F., Como. Fusto staccare la scorza di piante vive, 

speciale per la conservazione del (i). 
vino. (1). Fralpont E. di A. e Bonzi G., A- 

Constantinescu ion V.. Bukarest. lessandria. Farina di vinaccioU 



. iSOe al 15 liov. 1907 



Dielassata per alimenl 

Fral'pMtE. di A. _ _ 

S., Alessandria. Farina di v.nac- KMcrcr H., Vienna. Mélange 

cioli melassata per alinirnlaz one pour comballre les maladies des 

del besliame. plantes. (6). 

Finbi A. e Fochi H., Ginevra Kcndrick vaà Bill MunUcturlng 

(Svinerà). l'roc. de (raitement elee- Conpanj', Dtnv-er, Colorado (S. H. 

irique de$ planies pour dflruire le A.). l'erlr/iona menti nelle lal- 

phjlloxira el uutres parasiles. (,i). ciatfid. (s)- 

Gamberi ti. F. fu F. Ca.rè Kl.iig U., Heimsladt tladm. 

(Cuneo). Scuoi i-pa glia' perlezionatj (Germania), l'iège ù réglage aulo- 

applitabile alle trebbia Ir id,'. (i). matiaue. (6t. 

Uandll E. Valdunu-, Copenaghen Ktucgl K., Btbn J. e Gelb S., 

Macchine per mungere. Budapest. Machine autoniotrice i\ 

Giaaccl L. In A., S'gna (Fi- travailler et en^emencer la terre 

renir). Nuova disposiìione di poni- (b). 

pa per liquidi anliperospor'ci ed Kanlck G. Proc. d'homog^néi- 

inspiiic:di. (.)). sation du lail et aulres gubslances 

GtrDlall !■., Bologna . Apparec- contenanl en suspension de la gra- 

chio speciale per la pulitura di semi isst ou un corps diUérent. (fi), 

da applicarsi alle trebbiatrici per KuDtl E.. Marsiglia (I-rancia), 

semi minuti. (3). Treuil ù moteur mobile et plus sp.^- 

GcImI O-, Basilea (Svizzera), dalemenl desliné au labourage A 

Charrue ì\ moleur. (3). distante. (1). 

Gelici O., Parigi. Auloniobile a- JoU A., Zurigo (Svizzera). Mu- 

gricole combina en vue des iravaux [ino combinato con apparecchio pr 

de labourape. (3)- il trituramento e la macinazione spe- 

Glllle* A. Gpelong Victoria (Au- cialniente ad uso agricolo, (i). 

slrulia). Imboccatura perleiionata LadJInU T-, Tunisi. Tonneau 

per coppe pneumatiche per mungi- pour l'alimenlation des bestiaux, 

tura. (6). volaille*. e(c. (li) 

Golia 8. fu P-, Slornarella {Fog- LardlntricPlgctHi J., Daverdi«e 

già). Equilibratore per macchine presso Vellin (Belgio). Eleveuse de 

mietitrici. (3). «ussins. (i)- 

GrMio A., Torino. Irroratore La*wda P. fu A., Breganza 

dopp-o smontabile «Esceisior» ad (Vicenza). Movimento o due pres- 

eflelto variabile nella angolarità dei sioni con bracci liberi e spine 

geni e soppressione a volontà di stabili e con bielle irrisallabili per 

uno di essi. (i). toichio da uva. (3). 

Gnmdinaiu M., Wurzen, Sasso- LiMarliil P.. l'orto Valtravaglia 

ma ((■ermama). Macchina spargitn- (Como). Nuova pompa irroratrice 

ce di conc-me per calce e concime (uniionante a pressione -"-n,-!,. H^ii:. 

arlificiale. (6). „ v.^^^ imiia n (i). 

_ Gaudalùll'A. I. B. e Vucovlnl \TÌL^ m.. i-in, 



I per la distruzione dei bruchi 



LI OolH M., l'alenno. Slaccio 
jer erbaggi, frutta e legumi. (1). 

nr, mr„ neiir v,„ e in a .re ma,, ^'■'' "^^ « '«e-bey O. Duisburg 

"e (3) '*"'"■'" ((iermaniu). ..Allrapemou- 

Harimann J., Ujverbàsz (L'nghc- '^*'V"- *''„ . - ^ ■ vt 

ria). Disp. scaricatore della poltere »■«""'• C. t> C, Catania Nuo- 

per le trebbiatrici (1). **'' "■'8'"'.° oper-"w= a rotatone 

UauplTltftd B-, Bruckhausen. per aratri mcscilori Uf, 

(Germania). oTile pour la récorie Magyar A.. De Bir^Mff T. e 

des fruits (1). TJrtk J., Budapest. Perf. dux char. 

HanUMuiB C, Uhibach presso nies. (i). 

Stulfert (Germania), Sopporti me- MarOBe A., Torino. Appareil \ 

lallici per vili, (i). marche continue pour la clariRca- 



Jìrevdii d*inttnzione 



tion des vins mousseux, sous pres- apparecchio rincalzatore di terra« ^ 

Sion d*un gaz inerte et à Tabri de stema Fratelli Pari. (3). 

l'air (6;. — Procede de clarificalion Pcratti O., Cd'atìca (Brescia) Li- 

des vins mousseux sous pression quido Perotti per combattere La fi- 

d*un gaz inerte et à 1* abri de lossera. (3). 

l'air («.). Pira A. fu F., Monfortc d'Alba, 

Martim W. E., Stamford. Lincoln (Cuneo). «Miscela Pira» preparalo 
(Inghilterra). Perfezionamenti nelle contro (e malattie crittogamiche dei- 
macchine per rivoltare latera'mente la vite. (2). 

i raccolti e formarne manipo'i, e Priadic W. A., Merìllan, Wlscon- 

nfgli strumenti o macchine si- sin (S. U A.). Nuovo attrezzo a- 

mi i (6). gricolo orticolo perfezionato. (i>. 

Marzocchi FraftcU (Ditta). Mez- PiUiid E., Magliano Sabino (Pe- 

zolara (Bologna). Disposizione mec- rugiaì. Pompa irroratrice sistema 

Tanica di alimentazione automatica « Pulifici » per irrorare le piante 

e di prima battitura nelle trebba- con i liquidi polverizzati, ecc. (j). 
trìti da risone- (3). Rabotfl Gm Mede (Pavia). Erpi'-e 

Maycr G., Oflenbach ^[Si (Ger- livellatore per le seminagioni ddle 

mania), app. automatique pour af- risaie. (3). 
fùter Ics méches américaines. (5). Ra bwl G., Sartirana Lomellina 

MeUchar Fr. (Ditta), Brandeis (Pavia). Sarchiatrice, sovesciatrice 

a/K (Austria). Macchina semina- per risaie (3). 
triie (6). Hcoaca C. E. Oberhomburg, Ix^ 

Miet E., Carisruhe (Germania), thringen (Germania), e Grciaer io- 

Proc. pour la destruction életricque •«?*» Londra. Outil en forme de 

d'insect, cn particulier du pfiyllo- h^he pour le travail simultané du 

xcra (6) so! et du bois (6). 

Miglioretti G. fu P.. M- ano. RiMidi F. e C. (Ditta), Padova. 

Prodotto per combattere le ma at- Nuova pressa da foraggi (3). 

te dele piante, (i). ^ RUzo V. di G. Mestrino (Pa- 

Milui A. fH V.. Conselve (Pa- dova). Suddivisore di polveri ami- 

dova). «Ihbert» macchina per la con- cntlogamtchc da applicarsi alle 

;.r:=,' =^ s"-^ •°i'sr.."l,].,"Sx iV 

Monte. D. e Vi^à G B V^ ^^^^^r^ec^^^^ ^"'^ 

dagno (\ icenza). lorch.o rotativo ^^^^^^ h. P.. B^ford (In- 

'^»««^]"^^M ^r^ . j • t- 1- / ir- ghillerra). Innov. nei veicoli autom. 

MAI er H., Fnedr.chshafen (Ger- ^ j^ XTo!zxont per scopi agricoli ed 

manta). Disp. pour cuire du lait ou ^jj^. /g» '^ r o 

autres liquides formant écume lors Schaper A., Hannover (Gernia- 

delourébulhtion. (1). „j^j 3^^^^,^ à soupape pouvant 

Nebio.o G. fn L. Tormo. Ap- servir pour la fermentation commc 

plìc. di un motore meccanico in ^^^ \^ soutirage (i). 
sussidio di quello anima'e nelle Schneider P., Gross-Gerau (Ger- 

macchine agricole operanti sul niania). Presse à huile (6). 
terreno e nelle falciatrici e mie- Société Champenohi*Rambe«i e 

titrici in ispecie. (6). e., Cousances-aux-Forges. Ràteau 

NItz G., Stettino (Germania) Ac- à cheval (3). 
chiappa-mosche conico o piramida- Spalding Robbim Difc Plongii 

le estensibile e ripiegabile. (6). Company Limited, Ix)ndra. Innova- 

Paaini e Figli, Modena. «L*E- zioni negli aratri (3). 
conomica». Pompa irroratrice a StoU W., Torgau s. Elba. Avan- 

grande camera d'ar'a. treno a due ruote per utensili agri- 

Pari Fratelli di Leopoldo (Ditta), coli (Comp.vo). 
Isola Dovarese (Cremona). Nuovo Strafurini G., CaslcHeone. Treb- 



nlasciaii in Ilaliadal IS nov. 1906 al 15 nov. 1907 

biatrice combinata alla a bai ter e 
frumento, segale, avena, ecc., non 
che a sfioccare e sgranare i pìccoli 
semi rendendoli puliti (i). — In 
nov. nelle Irebbialrlci e simili (t) 
TheodM Unrath C«mmudll-Uc 
icIlKhall, Vysocau presso Praga 
Dispositif pour changer, pendant I: 

bre du distribuleur dans les mach! 
nes à semtr, pour permellre de se 
mer à volante par le haut et par li 
bas (6). 

Th«B<, Malrcuc • CrrailMcl 
(Società), Nouzon. Raieau mécani 
que (6). 

TorlWU Q., Sere^no. Innov. net 
le pompi: irroratrici par viti e si 
mili (6). 

Twiaa C, Grasse. Broyeur-prea 
soir pour la fabricatìon de l'huili 
d-olives (O. 

ToKtnl D.. Rocca Imperia'e. Se 
minatore di grani e concimi (a). 

TwI R., Parma. Dispos. per fa 
cintare l'apertura di scatole i 
" prodotti gastron 

II. — Alimenti 

iH — PiU da . 
Il t àitirii - 

iiBw.aiirpandt'^Fiil 



grano (i). 

Arcanui Llmltcd (Sociatì) I.or 
dra. App. perfezionato per la fabbi 
dì acqui: gassose e per il loro scar 
co pel consumo, applicabile anch 
per altri scopi (6). 

Bu-aTclU £. e Flercntlal O., Bi 
logna. Forno isotermo per la co: 

Barbet E. A., Parigi. Proc. d 
sulìlatlon et de désuIRtation de 
jus sucrés et scs application} au 
dìverses induslries de ferment. (6 
BatuBgartaer R. di R., Tori 
Annunziata. Congegno r 
battitori-scuotitori autom 
:1 (J). 
mburgc 
r tes bonbons (6). 



8 Brereili d*ìnvemicne 



lu)u.dcs naturels ou dans les so- ClMi F., Boblingen. Disp. per 

lutions et utilisables dans ics usa- impedire che le fette di barbabieto- 

ges de la partie pratique et en la si pi^no troppo entro i diffu- 

paniculier pour la production le la sori (6). 

podre de lait et Textractloo de su- C— pigair Fraa^aliC ic pt wém J U 

ere de jus sucrés. (i)« FiiMtif , Parigi.. Capsule destinée 

BJdUuM Clu-. e C. e SUvaagcr à fermer toute espèce de flacoos de- 

Prcscnriflg C. (Ditte), Stavanger. vant contenir des liquides, solides 

Innov. nelle scatole di conserve (6). ou conserves et principalesnent le 

Bliiarri E. di L.» Viterbo. Proc. lait destine à la stérilisation (3). 
speciale per preparare piccoli spu- Csiszar S.t Szilagysomhjo. Pmc. 

manti in sostituz. delle acque gaz- et dlspositìf pour la fabrication de 

rose, birra e congeneri (5). boissons mousseuses (1). 

BÌ««B J. E., .Manilla. Proc. dfe DckcMiettl S., Torino. Surrog^a- 

prc'paration artificielle de graisses to di caffè (i). 
ronieitibles i compo^iiion correspon- Dettecchi E., Torino. Fabbricaz. 

dame k celle de la graisse hu- istantanea deiracqua di seitz e di 

niijine (15). ^ acque gassose direttamente nelle 

BlHM P.f Roma. Liquore Gei- bottiglie comuni a sifoidi. ed appa- 

sha (3). — Proc. di preparazione recchio relativo. — Nuovo appa- 

della carne allo scopo di conser\'ar* ree. per la fabbricaz. istantanea 

la, e prodotto cosi ottenuto (3). delle acque di seitz e acque gassose 

B«ck Walter, Prinzenthal, presso dirett. nelle sifoidi e nelle bottiglie 

Hromberg. Imboccat. per le nres- a pallottola (3). 
se di ritagli di barbab. e sim. (^). Del Prad« y Lisboa Migaei, Ma- 

Bordto A. e Fratelli CesUnza, drid. Proc. dextraction de l*huiie 

(Ditta). Torino. Macchina per fog- d*olive et autres huiles végétaux 

giare le pagnotte nella panifìcaz. en general (1). 
(3) De Mattia C. di G. B. Proc. 

Breda HalYOr, Berlino-Charlot- per la torrefazione, raffreddamen- 

tenburg. Appareil pour le déferrage to e conserv. del caffè natur. (3). 
de iVau appllcable aux conduites Diegei D. e la Ertte Caiseier 

s(>us pression (óV. FleischkoaserveB Fabrik Aktlea- 

BorgstròBi A. n.. Mango (Fin- GetelUcbaft., Cassel (Germania), 

landia). Proc. pour la fabric. du Proc. per la fabbricaz. di salsiccie 

l>ourre. (lO. e salsiccie in conser\'a, composte 

Breker *n,. Colonia s/M. (Ger- di carne, legumi, brodo e condi- 

mania). Mélhode de travail et jn- menti, (i). 

stal'ation pour la production inin- Diemer G.i Esbly. Barre de le- 

terrompue de trempes et de moùts vagc à dócienchement automatique 

de hière avec le concours d'un pour la dépecage des animaux de 

procède fournissant du moùt con- boucherie (3). 
lenant de la colle d*amidon, pour Evangefisti L. fu G., Sant*EIpì- 

des brasseries pourvues d*installa- dio al Mare. Polvere da sciogliersi 

tion de brass. doubles (6). nell'acqua per la formazione di gas- 

Bnliler F. (Ditta). Uzwìl. App. sose (3). 
de neltoyage pour tamis animés Fonderia Fratte, Fratte Salerno 

d'un mouvemtnt de va-et-vìent (6). ^Salerno). Rullo compressore con 

Caimstatter Mlsch e Knetmaschl- voltapasta per gramole da paste 

nen Fabrik Caniutatter Dampf'Ba- alimentari (3). 
ckofen>Fabrlk Werner e Pfleiderer, Foock P., Berlino. Proc. per 

Cannstatt. Machine à nouilles (6). la depur. dei succhi greggi (3)- 

Che? L. e H. J. West e Compa- Camberà G. F. fu F., C arrù 

ny Limited» Londra. Proc. et app. (Cuneo). Impastatrice «Gambera» 

pour refroidir et saturer de gaz la per fare il pane (3. 
biére et autres boissons (6). Gianoetti C. fu A. E., Geno- 



rilasciati in Italia dal 16 nov. 1906 al 16 nòv. 1907 9 

va. Nuova applicaz. della impa- parete Laganà per abbrustolire il 

statrice pel primo impasto del!e caffè (3). 

semole, alla pulitura e lavoraz. Latscn C, Cleveland, Ohio (S. 

del pepe in grano. (3). U. A., App. per filtrare il brodo 

Ciobbl E., Parigi. Appareil d'é- (1). 

puration de Teau et autres liqui- Le Grand de Mcrcey René, 

des (3). Montbellet (Francia). App. pour la 

Cìolfieri Ugo di C, Bologna, champagnisation et la gazéifìca- 

Mannaia aGolfìeri» a doppio taglio tion eie tous les liquides et particu- 

pt-r macello (3). lièrement des vins, lait, ecc. et la 

Gnagnl E. fu d Genova. For- stériiisation des bouteilles avant 

no moderno «Guagni» per la cot- Tintroduction des liquides (6). 

tura del pane, pasticc. e slm. (O. Le Lait (Società), Parigi. I.ait 

Hannovertche Caketfabrìk H. malto-diastasé pour Palimentatiun 

Bahisen, Hannover (Germania), des enfants ou des adulles conva- 

Proc. ed dispositi! pour la fabri- lescents et son procède de fabrica- 

cation de pàtisserle soufflée (3). tion (3). 

Hirtwig E., Dresda (Germa- Leroux J., Chlmay (Belgio), 

nia). Proc. per la fabbricaz. di u- Proc. de préparation du café par 

na conserva di limone (6). compression et produit obtenu par 

Hatmakcr J. R., Parigi. Proc. cette préparation (1). 

de dessiccation des oeufs et sub- LorloU F., Milano. Macch. per 

stances contenant des oeufs (6). cilindratura, stampatura, taglio e 

— Perfect'onnements dans la des- distacco conlemporaneo per pasta 

sication du lait et autres liquides alimentare (3). 

contenant de la proteine ainsi que Maardt J. ti.i Hellerup (Cope- 

les produits secs obtenus (6). nagen) Processo per preparare il 

Heliwig A., Belchatow (Rus- mosto di birra secco o quasi sec- 

sia). Proc. et appareil pour la co (6). 

préparation rapide de moùt de biè- Maflel G. B. N. L., Torino, 

re avec du malt (1). Proc. di fabbricaz. di un surroga- 

Kowalski M., Varsavia (Rus- to speciale ed econom. al caffè (0. 

sia). Proc. d'épuralion de jus brut MaaUchappll tot vervaardlg.ng 

des sucreries A). I?«. 8«l»m*chinei volgeng «- van 

KrivAnek 1 KiA«r /u..c«in\ Berkel'i Patent » en van anderc 

Pr!L"'Sr'^ Ve.;ulf:Z éiu^^ ^^'''1^"^' ^^"S^.1^" . ^""'^r"^* 

roppo ierde o della chiara nella ^'^P^^l^'^ PO"*" «^Jter le couteau 

fabbric. di piastre, striscie o bloc- ^'^culaire et rotat.f des mach à 

chi di zucchero mediante Paspira- ^*^^2"Cj!i' 'A^"^' et autres (6). 

zione (i). ^ Melegatti D. fu P.. Verona. 

v—k. D L? / -* i\ir Proc. per la conservaz. del burro 

(rf^ì^' ^^p•I^ ''^^ /a^ '^^^ naturalV per mesi dieci alla lem- 

^tZu^2 \ ul^'^ ^ inaffiamento ceratura di dodici centigradi (14). 

seryibi.e anche per acqua potabi- -^ m^„^, 5, Company. New-York. 

li'.- ^^ _ , . ,^ . ^ Proc. e appar. per ricavar corpi 

Ingelbrecht J., Lione (Francia), so'idì dai liquidi (lO. 

Machine ou appareil pour la pré- Meynien V. e Darrlcan 8., Bour- 

paration et conservation du levain ^eaux (Francia). App. carbo-obtu- 

par le système de fermeture hy- rateur destine à la conservation 

daruhque hermétique (3). rationelle des levains (15). 

Joèl A., Zurigo (Svizzera). Modena U., Migliarino (Ferra- 

Spazzolatrice per la pulitura dei ra). Appar. per la preparazione del 

cereali e Tassort. delle farine (2). caffè (1). 

Lafllond J. B., Marsiglia (Fran- Monti 0. B. fu A., Milano. 

eia). Pétrin mécanique (^). Macchina per fare acque gasso- 

Laganà N. fu O., NaH'. Tarn- se (3). 

burlano (abbrustolitoio) a doppia Mouncyrat A,, Parigi. Procède 



10 Dreivfti d'inveiizSoiU 

pour la préparaiion d'un liquide Saattal A., Tivoli (Roma). Ap- 

renlermanl, sous un pelit vatume, parecchio di essiccamenlo per pa- 

toua lea prlncipes de la chair mu- sie alinientari (io). 

KouVuire (b). Schmitt L., IVaga (Austria). 

NUlMB F. O. e Jouen i. A., Proc. pour la (abricaiìon d' une 

Stoccolma. Centriluga per il mi- pois pour bcasseurs, absoluknent 

Rlior. .del vino, dell» birra, ecc. neutre (6). 

(0). SclweUcr, Uqmtt e C.lc (Ditta), 

Noiing C, Bruxelles. Procède Strasìbur);-Kòni(;sholen (Cierma- 

pDur ren'èveinrnt du produit de nia). Macchina agilalric« a cotort- 

lu moulure adhérent aux cylindres na di pressione per sciogliere e 

de$ moulins de minoterie et pour rallentare farine rd aUri prodotlì 

la d£>{a{>r/.galÌon simuUanfc de c« di macinazione (i). 

produit (i). Schacidcr, Ja^acl t C. G. m. 

Novello D. e Zamplcrì G., Tre- b. H., Sirassburg-Konigshofpn 

viso. Innov. nelle macchine per far i/Els (Germania). Distaccalore con 

taglialdle (,i). coclea d'alimentaiione. per ia ma- 

PllKhkc H. e Beibimer A. M., cinazione del grano {i|. 

Vienna. Appar. per la mallaiione Schrtwdcr J., Goediing, Mora- 

ossia per far tallire l'orzo (6). via (Austria). Tanibour iniérieur 

Plinalui W., Pietroburgo, l'roc. tFanspoi table pl.-icé dans le cylin- 

assurant l'hcrnif licite dcs boilcs dre extfi'ieur de la turbine à sucre 

de conserves ci oulres, et maltère et son mode de fonctionn. (i)- 

sprvanl h sa r<alisali<)n d). Schratn 0-, Napoli. Conserva 

Philipp K., Magdeburg (Uerma- di pomidoro secca (6). 

nla). Proc. et oppareil pour m- Sctiwan K., Hainfeld (Austria). 









I della 
ne. (61. ■ 



par dilfusion (6). di altri sughi di frutta (i). 

RwpiHi L„ UlenclBRBD A. e Sehwtrta B., Windenkoff (Gei- 

Andrloi C, Tonno, tiltro per ac- mania). Proc. d'extracllon du su- 

''"WV. R.. Sleepy Eje, Min- "g,!^*" w.. RUb«^ M. e Ym.« 

""' ,V- ^-y ™- P" .P"- 1.. Glasgow (Scoila). Macchina 

I, „.,n,. H.lla m..,r,n«. f^^^ ^^^ manipolare o spianare 

Dlrri^pHi c m;i. c..!.,-, '" P^"^ "*"" '^bbrìc. dei pani (6). 

Dlia.ll V f.'r' Mil „« P ,. P"' ''' f^l'u-^a àA pane ed altri 

Hi wirv. Hi :' t» ; < commestibili a riscajdamenlo e 

di fabbricai, di una bevanda ter- _ -■.. ■ i ._ -j^ ^ - 

mcn.ala dal frullo dell'arancio in "■^'*^,'1^'^'"*° „-HP''',k^„!?;'^^ 

modo da ricuperare una conserva '°'^ 'f"!"7 "P">o (Comp.vo). 
dei frutto, nonché l'eswnza (z). Società Ilatlua del Forai, Gè- 

Riva A., Parma. Metodo spe- "■>*'«)■ '«"""o " piatlaloniia gire- 

clale per la conserv. in genere dei *'° ? sospesa con movimento di n>- 

produtli chimici ed aliment. (i,). taiione meccanico o a mano ed a 

RoUn-Lugloj J., Parigi. "Ma- <^?"'f,''" °' "'""'■a ad a.iezza va- 
chine rectiligne à mouvemenl con- "abile, per la cottura del pane (j). 
linu i. fiiire les plaqueties ou lin- Soclell Parmeate per la ItMr. 
gols de sucre avec son dispositif delle coaterve allmeHlarl (Parma), 
de démoulage (i). Gelatina d'uva concentr. nel vuo- 

RlettK W.. Basilea (Svìzzera), lo. Pura. nonché agli aromi di 

Proc. per la preparazione di una cioccolato, cacao, vaniglia, menta, 

farina per castagnacci (i). cedro, arancio e simili (6). 

Rntlen L., I.ierre (Belgio). Proc. SocMII MBllalrc da twilerai- 

perlect. pour la sléritisalìon el la leu Integrai, Parigi. Transforma- 

conservalion du poin et boìies fj). leur biologique destine b, l'epura- 



rilasciati in tlalia dal IS i 



tion des eaux risiduaires conle- tìonc di prodotti olimenlari solidi 

nani des niatiir«s organiques (6). e liquidi (3). 

SoDHè e, Miluno. Impaslairi- Van U. A. Emmerich a/R (Grr. 

ce SoinarÈ per iuipastare biscotti, iiiaiiiu). Appar. per la torrefazione 

pane, paste alimenlari e auaUìuM del caflè malto e limili {Comp.vo). 

altra materia per la quale occorra Vcadcnimla V., Bari. Macch- 

U11 impasto energico ed unit. (i). per ta fabbricaz. automatica del 

Stuf R.,_ Poseo (Germania), decollo di carte dal caffè crudo, 

Proc. per ricavare in (orma di denominata «l'anta pela » (2). 

polvere secca dagli umori come Vlal E., BiuKelle:!. Ciarìfìcation 

san|>ue. latte e simili. 1 corpuscoli des caux de villes pour les rendre 

solidi contenutivi (ti). potables (3). 

SUBcn C, Vienna. Proc. per Von K. F., Regensburg (Ger- 

ricavare dalle barbabielule, senza mania), e Junger h., KoeniKhl 

l'impiego di acqua, sugli! zucche- Weinbcrge (Germania). Diffusore 

. rini purissimi concenlrali e residui per barbabietole od. altre niat. (li), 

ricchi di sostanze nutrienti e pò- Venula N., Genova]. Filtro di 

vere d'acqua (fa). pietra a depurai, multipla (3). 

Sili» N. H.. landra. Pcrfez. Watlne F., Stavunger (Norve- 

negli apparecchi carbonalori o ae- già). Dispositivo di apertura del'e 

ratori di liquidi (6). scato'e per conserve (6). 

Stacchi e C. (bitta), Mi'ano. Webrte O., Emmendingen, Ra- 
R Sbramino detto il 'traversai u den (Gerniania). Armnt. per spcir- 
form^lo di matlonelle fatte' con zare e rimuovere i residui dì mal- 
pezzetti di sughero compressa per lo, composta di coltelli fissi e di 
modo che le mattonelle stesse la- pale girevoli interposte debohnen- 
vorano in senso perpendicolare a te curvate (61. 
quel'o in cui avvenne la loro coni- WclohoM E. A., I.ouva'n (Bei- 
prensione, sistema Telesio (3). gio), Appareil pour le lavage des 

Sudali S., Milano. Nuovo satu- gralns, etc. avec séparalion dea 

rotore istantaneo per produrre be- impuretés d'un autre po:ds sp^rì- 

t-ande (;axose (2). - Nuovo sifone tique que celuì de la matière la- 

idropneumalico per acque di selti vee (3). 

e bevande gasose in genere (1). WcilllDanil N. J. H., Malmh 

Tavcmlcr A^boate Edouard, (Svezia). l'roc. d'am<!lioration et 

WcN Daniel e Salomon AlpbODM, purificaiion du caf£ (6). 

Putcaui (Francia). Nouvelfe ma- Welter C. O-, Schwerin (Germa- 

cli'iie ù fabriquer le chocoiat (1). nia). Filtro per l'acqua degli im- 

Tlbilctll a. fu L., Milano. For- pianti di condottura nelle case (1). 

no doppio econonilro a fuoco con- Venezia M., '- ^- ■- -"' 

tinuo iier cuocere il pane (1). pietra e di 

Tennulol V., Milano. Applic- Wirlfa 

industriale per ottenere le paste nla). Proc. ed apparecchio per la 

alimentari in diverse forme, tran- preparazione e la conservaz. dei 

ciate, compresse, pressale e stam- prosciutti cotti (d). 

pale (3). - Applic. di venti at ori Zanardo U. B., Roma. Proc. 

mento delle paste alimentari, con mento a scopo di ozonizzazione dì 

disposizioni speciali in qua'siasi liquidi mediante eletir. statica (ti). 

locale (3). Zaretiky W., Londra, l'ror. et 

l'iplaìii C, Roma. Proc, econo- appareil perfectionné» pour classe- 



- Arie uinerakia a pkodvzi 

E DI METALLOIDI. 



i - Ti •mummia di m-ii-ah nl.alli 
■fiSi — fnnliiiimr drlla /*«a, lUt 
m, ttrIKvMìca <<<n <-,lalli - Kn^itt- 
h-oiiaflailica — Lrgki m.lailii)u. 

enti nelle relle dei forni pel tral- 
mento dello zolfo (i). 
CapMC F. e MmicM R.. Rom.-t 
uovo (orno per l'fslrazione e pu- 
ìrazione dello zolfo (5). 
CwIbdU F-, Roma." Sezione 
■tiro-magnetica dei molerìali 
jciliferì e di sanidino fi). 
ClaTtM Adua, Londra. Dispo- 
if de r^g'age aulomulique pour 
ur i. soufre. (6). 

C«w^-Crie« Sbcrird Otb*ni, 

indra. Perfect. duns la produ- 
lon du cuivre par dfpAt é.eciro- 
tique (h). 
Crìipo D., Anversa (Be't^iol. 

sWus cu"Te''ux!™(s)." """' 
LuralSlB MaiM b., Caltanissel- 
. Forno ricuperalore dello in'fo 
e si disperde sotto forma di ani- 
ide Milforosa (1). 
CnrU C, Milano, rerforalrlre 

De BmL ' a."'^ Skkw V-. 
'ynn Londra, rerfertionniments 
ins le traitement des mi nera 's 
ilfurés niijctes (ij). 
Dcncnge E., Purif;!. Traiie- 
>nt dcs minerais de zinc (11). 

EdlMB O .H. S. L.. landra. 
>parec. per la scparaz. dei nia- 
■\a.'.i lege^rmenCe magnetici dal- 

^cklTMlaiu O. ■. b. H. Rem- 
leid-lfaslen (Germania). Pror. 

ossidi melai lioì nella produiio- 
di ferro colalo (ferro omogeneo, 
:iaio dolrc) sul forno a suo'a 
veibero) (o). 

Fabbri E., Tiziana (Firenie). 
«tema per estrarre dal terreno i 
Ili di ferro che vi sono siati =n- 
idolli per (ormare dei pozzi arte- 

FaMan) F. di Tito, Spem (Gc- 



Hlasciati in Italia dal 16 mv. 1006 al 15 nov. 1907 13 

nova). Nuova lega metallica de- Herreiuchiiildt H. L., Parigi, 

nominata « Metallo Irir » (i). Proc. de traitement des minerais 

Fauck A., Marcinkowice (Au- antimonieux (3). 

stria). Perforatrice per roccia (6). Kello Penrhyndendraeth M. I.t 

Fonderia Milanese d'Acciaio, Mcrioneth (Inghilterra). Innovaz. 
Milano. Trasformazione diretta nelle perforatrici meccan. (6). 
della ghisa in acciaio o ferro o- KJellin F. A., Stoccolma. Proc. 
moaeneo, operata nei convertito- e forno perfezionati per la ridu- 
ri A). zione dei metalli o metalloidi dal- 

Franke R. e Gflnthcr E. EsV le loro combinazioni (6). 

t)en (Germania). Procède et appa- Kflhne K. A., Dresda (Gernìa- 

reil pour Toblention du soufre (15)- nia). Proc. per la produz. o iso- 

Frlediielm E., Parigi. Perf. ap- lamento di metalli, metalloidi e 

portés aux moyens employés pour loro leghe (1). 

effectuer des dépots électrolytiques Jacobs P., Maréchal H., Rouf- 

métaHiques sur parois ou moules fn^ e. e Haardt G., Bruxelles, 

creux (3). Proc. d'application directe de mà- 

Frith W. Frederick Lowndei taux sur d*autrcs métaux notam- 

Londra. Procède perfectionné T>our ment sur le fer, la fonte et l'a- 

raffiner ou recuire l'acier et les au- cier (6). 

tres métaux (i). ^^ , _ ^ JnUien e Desiose (Soc.). Le- 

Gathy J.. Mons (Belgio). Proc. vallois-Perret (Francia). Proc. et 

pour la metallurgie du cuivre et gppareil pour rendre homogène le 

du plomb. (i). ^ . _^ ^, cuivre électrolytique (3). 

tfanntlett F. W e la Sherardi- j„„,„ ^ I^arigi Proc. me- 

zing Syndacate, Limited, Londra, lan^rgique et électro-métaJlurgi- 

Proc. perfactionné pour déposer /extraction du cuivre de ses 

les combinants des métaux sur ^jinerais (3). — Proc. méla'lur- 

d autres métaux ou objets en me- ^j^^^ ^^ éìectro-métallurgique d'ol- 

taJ (6). „ _ . - T j •! tention de cuivre pur (3). 

chaufte o^Ia fS des'^b e s T^" P^<^- «l'é'ectroly*. pour l'ex- 

,;. •;, _„. j. "i,„u.., „,^.'.:,„ traction de» métaux de leurs im- 

par 1 influence de chaleur produ.te ^^^^j^ ^^ ^^ traitement de déchels 

par combustion (6). ^^_ ^..:„-^ „„ «..;,,,-* «.... /,\ 

^ Ginther E. e Franke R.. Eisle- '^^^.^"l'Ll ^"^^'^ P"' ^'^- , 

ben (Germania). Proc. d'extraction Lamargeie C., Roma. Perfez. 

du soufre (6) nella cementazione del ferro e del- 

Gntehoffnnngshillte Aktlenvereln l'acciaio (3). . , ^. . 

fflr Bergban nnd Hfittenbetrìeb, ^ Lm»> H- ^-^ Cleveland Ohio. 

Oberhausen (Germania). Proc. et (S. U. A.). Proc. di riduzione de- 

disposilif de chauffage des queues gì» ossidi di ferro (15). 

de coulée des lingots en acier (i). Le Gallai8«Metz e C.le (Soc.), 

Heberlein F., Ix)ndra. Procède Lich (Gran Ducato di Lussem- 

d*agclomération des minerais de burgo). Proc. et appareil pour l è- 

fer et de manganése pulvèrulents. puration des gaz de hauts-four- 

de cendre de pyrites, poussiéres de neaux (5). 

haut fourneaux et produits ana!o- Leoschner C, Friedrichssegcn 
gues (15). a Lahn (Germania). Proc. elettro- 
Herman e C. (Ditta). Anversa magnetico di separazione ad umi- 
(Belgio). Machine élévatrice pour do dei minerali (1). 
opèrer le chargement des mine- Lombard E., Marsiglia (Fran- 
rais ou d'autres matières, svste- eia). App. pour la fabncation de 
me Park (i). — Perfectionné- soufre radine en fleurs dune ma- 
ments au machines automatiques nière continue (q). 
;*. chartr^r es minerais, systeme Luserna di Rorà E. fn Vittorio 
Park (i). e Lucchelli G. di Gerolamo, To- 



14 lìrtrttti J'ÌHtttuhtie 

riaa. Nuova «aldatura per «'liuni' 
Qto e sue leghe (3). 

Hala^taa L. e Fa^tfin A.. 

Gcnoia. Suova lega meuUica de- Ptnt^-LWjà M,, I* Tréport 

nominata uBronzo bianco» (1}- fE'rancia), Uu4»tt A. M., Parici. 

MucUaesbam ■ AbsUII Bk«- ÌVoc. pour l'eilraction éleciro iih 

toUI. Kalk, Colonia (Germani;.!, que de» métaux (1). 

-Appateil pour la commande des PelcriMa A. i., Alby (Sve^a). 

lab:es à KFcoussei (6). Proc. per l'esecuzione di ridiuio- 

MuctalKabii • AwtaH !!■■■ ne Tnelallurgica e fusione in via 

baUI. Kalk. Colonia >^,'R e Metal- eletirìca (6). 

larglKke GeMlluhalt A. C a PlaccaU^ A. lu fi., Taranto 

netti ed accessori di niacrhi- 
ioKK»"i = sfregamenlo (4). 
Ihjr A., Erkelcni (Cermania)- 
pour les soiidages i grande 
)ndeur (6). 

igaletti A. di O., Trabia Soni- 
no (Caltanissella). Forno «Ri- 
tti» ad irradiazione dì arii 
I, per il tratiani. degli sierri 
ininrrnle di Jtolfo (.1). 
ivlire L., Parigi uEm|do: de< 
claves en méta Ilo rei e pour Ir 
tment des minerale (3). 

I'<>ur amovible à bsivule 
la fu*ion de l'acier el aulres 
lux (Comp.vo). 

ilbtBbvrK H., Londra. Perl. 
melodi ed apparecchi per la 

lyder F. T., Òak Park, Ilii- 
(S. U. A). Proc. et appareil 
rcs au traitement des minc- 



. iKDéliqup des minerais (6). 
«rerj B. C. C, I^ncaster 
hillcrral. IVrIect. relatifs au.t 
line» de d.'i^aRrégalion, lava- 
ci cnb:age (6). 
■■crbrer W., Cunneredorr 
mania), Proc. el appar. pour 

cbmMt F. bamplkeucllabrlk 
Igaicdcfluiung der Sutfcr- 
r Adita ItlaKbiacBfabrìk n. 
iglcuercl vorma:! Uerannit e 
1. Halle n/S (Germania). Pro- 
j ppr roltegare iniimamenle 
o simili con un manlelio o 
una fodera di rame, oliane, 
ibo od altro metallo o con- 



rilasciiiH in Italia dal 16 »ov. 1906 al là noi: 1907 15 

temporaneamente con un mantel- (Budapest (Ungheria). Proc. pour 

Scbwart A., New-York. Proc. Tiylar A, Londra. Pertec. aux 

e impianto per concentrazione di secoueurs ou app. pour concentrer 

minerali (6). et Javer les matiè: es minérales (i;). 

Slcneu e HaUke Aktlea Ge> Thlrol Adolphe-JwufHuIe. Mi- 

Mlbcball, Berlino. Dispositivo per gc LoaliAaguMv detto Noagnler, 

la verifica di misuratori di corren- Avignon. Vaiicluse (Francia). 

le alternala ds). - Proc. per la Proc. de régénération de l' ilee- 

produuone detttoliticn di zinco trolyse servant à Textractlon par 
metallico m forma compalla me- voie éleclrolytique du cuivre con- 
diamo l'elettrolisi di soluiioni di tenu dans Ie5 vieni bronies (i). 
solfalo di lineo senza luso di dia- Thlrol A. Jean M., Bourges e 
framma (ij). Mage L. A., deito Nongnier, A- 
S*ckli UMioii degli alti tor> vignon (trancia). Proc. de pro- 

Bt, londerìa, acciaieria, terrieri duction élecirolviique de l'éiain 

hGI*. Asdrca Urcg«rliri«, Lovere niétalliuue pur, ;^hérent el cohé- 

(Bergamo). Proc. per ottenere reni (3). 

Khisa di altissima resistenza per Ttxler A. Billancourt (Francia). 

artiglierie (cannoni e proietti) • iVoc. pour l'cxtraclion du ruivre 

pn^otlo con esso ollenibi e (3). „ d'autres mélaux des résiducs 

81K. ABWfyMe d'EipMIallOD jes pyriies grillées qui en renfer- 

dea Brtvet» CaMI«4 A. Bafllot. meni (6). 

rarljji. Perfectionnemenis aux ap- Tropenai Atcìaodrc, MonUM- 

pareils métallurgique» à veni mar (Vrancia). Proc. de produc 

soufflé (6). lion d'acier en" peliles masses (1). 

Soc. ABOnyiiie d'Etnlei Eie;. Ubaldl G. B., Roma. Separato- 

trochlnilqae*, Ginevra (Svizzera). 
Pcrfeclionnements dans le traile- 
inent des minerais de plomb et 

pour d'obtenlion du plomb mé- 
latlique (8). 

Soc. de Coattrnclloo Micanl- 
qaei d'Alali (Francia). Machine 
à agglomérer à doublé compre^- 
sion simultanee, A action direste 
et régulaieur hvdraulique (6). 

SoDBlecbDcr O., Vienna. Cri- 
vello a scossa pel trattamento dei . 
minerali con superficie I 
scanalala (6). l'aiuto della core busi ione di una 

Solo Ma^aav F., A^ilas (Spa- parte del solfo, e per ottenere l'a- 

gna). Proc. chimique méta.lurgique cido solforoso in una forma adalla 

pour tirer profit des calamines ^Va fabbricai, dell'acido solto- 

pauvres moyennant l'cslraction de rico (i) 

Icur zinc ù l'^tat d'oxvde (lO- Vacblcr 0. di S., Catania. Nuo- 

Storev Chailci Blodci Cever- vo apparecchio per la eslrazione 

dalc, Lancaaler (Inghilterra, e dello zolfo dapli sterri zolfiferi, a 

Waachope Joba A., SchuII (Irlan- mezzo dell'acqua Boprar:scal. 

da). Bhroyeur de minerais (ti). data (,1). 

Sir*yckl S., Varsavia (Russia). Wlel E, Rennes (Francia). Pro- 

Adaptation des fours Marlin ordì- ciiè et apparci! pour l'oblenlion 

naires au procède de fusion de par riduclion do leurs oxydes ou 

Tarier d'une manière continue fi), de leurs coniposés, de tous mélau:t 

Sitrmay 1. e VOB KoCerlch L., «t alliages, en particulìcr de l'a- 



re elellro-n 


lagnelico a 


1 movimento 


elicoidale e 


^a prod^uzij 


ine continua 


per separa 




i poco ma- 


f-netici da 




non magne- 


"■VS-.. 


0., Alta- 


/illa Irpina 


fAvellino). 1 


Metodo per 


la polveri!- 


zazione dell 


zolfo. Pi 


roc. e forno 


ner separai 


-e per fusi 
li h). 


one lo lo'fo 


Urbaieh 


0., Firc 




per separar 
Il solfo dei 




: la fusione 


minerali i 


sollorosi col' 



. du magne- tamenle dal iiiinersle di zolfo l-. 
■ (})■ Wotokl W, Schodnica. CaìUi 

Metodo ed (Austria). Appare!] à forer à a- 

di solo su- grandes profondeurs (g). 



ME DEI METALLI, DSL LEGNO E DELLE PIKTKE. 



•lUrui — Mimtlt t midagiù — Bmiitara, vtr-nniatmiK 
a dti mttalli — ColltB^tntu rfi* mtlalli am mtlalb r (.1 

mi t dtUe fùlr, —' M^uchimi fa icnUnra. 

I, Torino. Pro- nia). Machine à lailler les rouf 

alluminio puro deniees, notanini«)t Ics rours. — 

o per la fab- Machine à taler les roues deniff^ 

per cucina ed notaniment les roeus coniquesfbi 
e a lefhe con Baicoal L., Milano. Innot^,.' 
"fi mezzi e proc. per la forma' 

«Brlk Gontea- e fusione degli elenienli radiatori 

GontCTischwii di Rhisa (3). 
ouple d'alumi- Bané J. B., rarigl. VL« pouf 

lur sa fabrica- boi« de \\t (3). 

. u... ^ Bateliekr J.. Londra. Innova/ 

Mi MUl Cobi- negli arcolai per avvitare lubi 

Proc. et lami- flessibili (6). 

es fers nrofilés Baad E., Villeurbsnne fFrait- 

(1). - Perfecl- eia). Perfect, dans la fabricntion 

„ .. , . des bagues de joinis métall. (1). 
Fabbrica j an- Bclloil E. L., Milano. Pro<^s,.o 

I orino. Alo- p^, ig coloraiione inteerale dei 

tipo ..Aquila n,„rini (3). 

iil»i.^ r^ ™ apparecchio per a (uc natura 

hi^a^nn . = P^*" '" pressatura, tranciaCat 

.•»JHri>.,''r»'' 1 sagomatura ecc. dei metalli e di 

r a U ìé ro l"^'*'"'' "-«'^rì-le 0)- 
'iravi'd ime- ■"«" *"■ Losanna (Svi«era). 
Lime i dossier, perreclion. (i). 

Tegcl (Berli- Bernard C, Nantes (Francia), 

cation de tu- Machine à serlìr (3). 

la presse (6). BofiW FrUdll (Dit(a), CanliV 

nctloai méca- (Como). Dispositivo per macchine 

Duceminnn e dn Tare i chiodi a lorma appun- 

Mùlhausen, lita piramidale (3). — Innov. nella 

Proc. et di- fabbricai, meccanica dei chiodi a 

nande de ma- Rambo quadro piramidale da le- 

:ia1ement ma- g"" o ita muro (3). 
). — Ate'iers Boltri Fralelil (Ditta), Milano. 

leronigueo ci- Nuova fucina portatile o fissa (4). 

Nardin Geor- Bonarda G. tu C, Roma. Nuo- 

azia (Gorma- vo materiale ra-pantc per la pulì- 



ì 



rilasciali in Italia ilnl 16 nov. 1906 al lo nov. 1907 17 

tura, raschiatura dei metalli, le- Catelli G. di Q., Camajore 

gni, pietre, cereali, ecc. (3). (Lucca). Sistema pei; la segatura 

Bono, P., Torino. Maglio o e lavoraz. del marmo e delle pie- 
martello meccanico regol. (3). tre mediante Turto prodotto da 

Boatenakels P.f Heerdt^. Dus- rotelle dentate giranti (15). 

seldorf (Germania). Macchma per Chamband A., Parigi. Metal à 

praticare buchi oblunghi ossia fes- base d*aluminiun (6). 

sure (lì. Charles A., Worcester (Inghtl- 

Bonvinaln P.» Parigi. Presse terra). Perfez. nelle macchine per 
Kydraulique à mouleur (6). — fare chiodi, bolloni ed articoli si- 
Machine pour assembler et demot- mili, o per fare le teste agli steli 
ter les moules de fonderie (3). — delle viti (i). 
Presse hydraulique à mouleur (3). Chemlscn - Technlsche Fabrik 

Bonvlilaln Ph., e E. Ronceray, Dr. Alb. R. W. Brand e Co. G. 

(Società) (Parigi) Proc. et appa- M. b. H., Char!ollenburg (Ger- 

reìl pour le moulage des pièces à mania). Proc. per la produz. di 

grande saillie {2). una marmorizzazione del marmo 

Borgmann Wilhelm (Diissel- ed altre pietre in generale, me- 

dorf (Germania). Congegno di ri- diante la colorazione in diversi 

cambio per quadri d orario, car- punti, senza l'impiego di mezzi 

telloni da listino, prezzi per trat- di copertura (i). 

torie e simili tavo'e con diciture Clamer A., Amburgo (Germa- 

a caratteri e , numeri ricambia- nia). Proc. e macchina per l'ar- 

bili (i). rotatura automatica di perforatori 

Brackenburg H. I., Newcast!e- a spirale (.^). 

on-Tvne (Inghilterra) e Tlemey Climax P. Limited, Manchester 

J. W., Ashlree, Surrey (Inghil- (Inghilterra). Perfect. aux outils 

terra). Innov. relative ag'i uten- percuteurs à mains, marleaux mé- 

sìli pneumatici di oercuss. (6). caniques et autres. outils analo- 

Brejcha J. V., Neudorf ^Ger- gues actionnés par l'air compri- 

mania). Machine à enchdsser les me (6). 

riìalières dures (i). Conti V. G., Roma. Iniez'one 

Brejcha J. V., Slrassburgo, Al- di sostanze antisettiche nel legno 

sazia (Germania). Proc. et appa- mediante la circolazione dei bagni 

reil.pour le forage des trous (i). di vaporizzazione e di assorbl- 

Brlan C.» Genova. Nuova chia- mento (1). 

ve «Rap'd» oer chiudere ed alien- Conti J. T. F., Système de ron- 

tare dadi (i). del'e de sureté empé {\). 

Briede O., Beurath Dusseldorf Costa G. e Girando E., Torino. 

(Germania), Proc. et app. pour la Macch. per allicciare le seghe ^V 

. formation des tétes de rivets et Conlois G. F., Parigi. Machine 

autres piCces analogues (6). Proc. à poncer et vernir (3). 

de laminage des tubes sans sou- Crawford R., Parigi. Proc. de 

dure par élira^e des b'ocs creux fabric. de tubes en bois durci (6). 

(0). Crittail F. H., Braintree (In- 

Brown J. H., West-Hoboken ghilterra). Machine à fabriquer le 

(S. U. A.). Perfect. apportós aux metal dép'oyé (6). 

appareils servant a enrouler les fìls Cnmmingg Machine Ccmpa y, 

m^talligues (6). New- York. Proc. per filettare a 

Bunning G. E., Delveen, Qucen- vite i tubi di metallo e meccani- 
stand ([Australia). Barre metalli- smo per ottenerlo (6). 
que mortaisée pour la fixation du Dandcr O., Konigsberg (Ger- 
fìl de fer formant c'òtures (6). mania). Macchina per lustrare il 

Carro R. di G., Spezia (Geno- legno (i). 

va). Macchina e proc. per rime- Dedltlns C., Friednau (Berlino), 

scolare ed elevare liquidi e m'scu- Proc. per l'impregnazione del le- 

gli d'acqua e arena e simi'i (1).. gname (i). 

ASMUÀRIO SCIEKTIJrtCO XLIV, ò 



=.-r?s 











fÌ!i.V"S>. 










rilasciati in Italia clal 16 noi: 19()6 al 15 noi\ 1901 19 



t I J-i 



4 - > •> 



'ect. dan les tours aii'omatiques 
.andrins multiples (6). 
rossweiler K., Vienna. Perfcc- 
jrtés aux mairices d étirage(x ). 
Ilbrel C. (Ditta), Gotha (tier- 
^ *_ _ *^ia). Manteau à pedale (6). 
*- r-r.r ,yj|fnlerl G. G., Mi ano. Inno 
, ■ oni nel a fabbricazione m^'cva- 
' " , i delle lamine per striglie da ca 
• - . «- * o e simiii (3). — Impiego ai 
j. * Tm"- lina o foglia metallica per ri- 
- ^ - tire le parti in legno o di al- 
'-.^*^"- inateriali isolanti degli appa- 
. * jr *'- -chi per i luminazione e'ettrica 
■- utte le applicazioni elettriche in 
•!> .^nere (2). 
. . :r Outmann A. Actiengcsenschaft 
i-rr Maschioenbau, Aitona-Otten- 
-. /••! (Germania). Proc. et instaKa- 
^ '- ' »n pour évacuer la poussiére pen- 
•*-'■ nt le décapage au jet de sabe 
ii»' ì locai clos (6). 
.^ ..^ Hansen J. Morlstou, Pittsburg, 
-^ a. (S. U. A.). Pro?, et appa- 
ia »il pour forger des roues metal- 
.,. y-ques en partant de flans polygo- 
,\,,-aux (6). — Proc. et appareil pour 
.. JJ -, A fabbrication de roues méta li- 
' I^l jues forgées (6). 
' Tcr Hasenkamp Lncas P., Heerdt 
„_ (iermania). Dispositivo per pro- 
**ì^'lurre matrici da getto (1). 

Heinifch Valdemar R. L., Fu- 
j?!ebakken, Frederiksberg presso 
^^ pCopenagen. Proc. et machine pour 
. . - la fermeture de tubes remplis de 
^ ^: "* matières diverses (6). 
tL^^ IIelb«rgcr U.» Monaco Baviera 
^^;,;?' (Germania). Macchina elettrica 
^ j j'. per saldare catene (3). 
'\ y Hcnschei e Sohn (Ditta). Cassel 
, (Mi (liermania). Pressa fucinatrice 
per la fabbricazione dei dadi e si- 
nii'i (6). 

Herbert A. Kehilworih (Inghil- 
terra), e Vernon P, V., Penvorn, 
Coventry, Warwick (Inghilterra). 
Perfezionamenti nei torni e mac- 
chine, utensili e simili (6). — 
Perfezionamenti nei toppi dei tor- 
ni (b). Perfezion. nei movimenti 
conduttori di macchine a fresare 
verticali e simili (6). Perfezion. 
nelle teste a cunei o sopporti, 
per le macchine a filettare (6). 
Perfe/. nei meccanismi d'avanza- 
qicrito per torni automatici (6). 



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■ ■ \^r 

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i 



Herbert A., Kenilworth (Inghil- 
terra), e Milburn J., Coventry (In- 
ghilterra). Perfez. negli apparec- 
chi a tagliar viti (6) 

Herbert F., Uirtiey (Inghilter- 
ra). Machine à conlectionner les 
moules de sable (6). 

Heynau H., Dotzheim presso 
W'iesbaden (Germana). Perfec. ap* 
portés au.\ porteforets (b). 

HoUer W.. New-York, e Frith 
W. F. Lowades, Londra. Nuovo 
processo per indurire e tenìperare 
metalli (1). 

Hooker L. E., Binghamton (S- 
U. A) e Clowney A. M., New. 
York. Metodo per fabbricare arti- 
coli metallici tubolari (1). 

HQIscnbuftch H., Va sum (Ger 
mania) e HartAeld S., Marxloh 
(Gernìania). u Coupe-tubes »i (i). 

Klapper A., Dittersbach presso 
Waldenburg ((iermania). Mario'- 
lo da muratore con taglio ricam- 
biabile (1). 

Klein J., Bres'av!a ^Germania). 
Grappa di coflegamento protetta 
contro la ruggine (i). 

Koepfer t., Vienna. Proc. ed 
apparecchio per impregnare, colo- 
rare integralmente o immunizzare 
legnami d*ogqi specie (6). 

Kolb A., Basi'ea (Svizzera). Pin- 
ce auxiliaire pour étaux (6). 

Jamieson W,. Londra Perfezio- 
namenti nelle macchine per con- 
nettere insieme pezzi di legno o di 
altro materiale (6). 

Jamieson W. e Barn R., Lon- 
dra. Perfec. dan es machines pour 
cercUr les fùts ou barils (6). 

Jeanrenand E. e Cransaz A., 
Losanna (Svizzera). Pince pour 
tuyaux (3). 

LampUgnani E., Legnano. Ap- 
plicazione alle pia'le di utensili re- 
go' abili a vite (3). 

Lang A., Carlsruhe (Germania). 
Proc. pour l'oxydation et la co'o- 
ration de l'aluminium (1). 

Lauer B., Pargi. Perfec. aux 
mach'nes à tourner !es bouchons 

(6)- 

^ Lefebvre L, A/'^ervilliers (Fran- 
cia). Tonneau mélallique biconi- 
que r<^s5stant, indéformable en 
qua tre plèces (3). 



20 



lìreveiti d*inveiìzioìie 



Lehaert C, Ober Marxoh (Ger- 
mania). Grattoir pour travaiUer 
les coussinets de paliers (i). 

Loeb I. A., VVorms a/R Germa- 
nia). Manico da utensile con av- 
volgimento di filo metallico (i). 

Lorocb J., Heidelberg (Germa- 
nia). App. per saldare seghe a na- 
stro (i). 

Lovenich F., Francoforte sfSi. 
((Germania). Mandrino per coNe- 
gare cacciaviti, chiavi per viti e 
simili colPalbero di trapanatrici, 
tornii o simiU (ò). 

Lukacs A., V'ienna. Proc. de 
métajlisation, de bronzage ou de 
colorai on d*ornements de bois en 
relief sans danger de gonfiement 
(6). 

Land J. G. F., Christiania. Clef 
à érrous (6). 

Madten P. M. Christiania. Fre- 
sa per piallatrici (6). 

Mafigi L., Alessandria. Nuovo 
sistema Maggi per la fabbricazio- 
ne delle lamiere decorate in cro- 
molitografìa per usa di testiere e 
piedi dei Ietti in ferro e dei mobili 
m genere (3). 

Magoua d'Ital!a. Firenze In- 
novazioni nelle forme per getti e 
specialmente in quelle destinate 
alla colata di lingotti metallici 
(lingottiere) (6). 

MalignanI A., Udine. Processo 
per la conservazione del legna- 
me (2). 

Marino Q. e Barton-Wright E. 
H'illiam, Londra. Perfezionamenti 
nel trattamento del legno da esse-' 
re usalo negli apparecchi elettro- 
chimici (1). 

Martina E. fu G., NapoU. Proc. 
per la fabbricazione di pomi di 
piombo senza saldatura per guar- 
nizioni di mobili (6). 

Martinez G. e Cassini G., Fi- 
renze. Apparecchio per la lavora- 
zione e pulitura degli specchi nìe- 
tal'ici (3). 

Martil O., Berlino. Vaso di le- 
gno con fondo superiore sagoma- 
to obliquamente (1). 

Masti C. Roma. Macchina per 
fabbricare tubi di getto (3). 

Meialipapier, Bronzcfarben-nnd 
|$l{it(nietal-Werke vorm Leo Haen- 



le, E. Sclioa, Lindner e Voit» vmà 
i, H. G. m. b. H. Monaco» Ba* 
viera (Germania). Manlio a cusci- 
na d'aria con dispositivo per la 
battitura di metallo laminato (15). 

Me Tear Balfonr Frascr e 01- 
biOfl Henry CecU WUiiaiB, Lon- 
dra. Perfez. nella fabbHcaz one -di 
tubi o corpi tubolari di accìa'o o 
di metallo indurito (2). 

Minimax Consolidated Limited, 
Londra. Appareil à jet de sab!e 
s*employant à la main (6). 

Monnet e Moyne (Soc.), Pari- 
gi. Machine à cintrer les tubes 
métulliques (x). 

Monti G. B. ffn A., Milano. 
Macchina per fare acque gasso- 
se (3). 

^ Namias R., Milano. Decarbura- 
zione e affìnazione dei getti di ghi- 
sa per trasformarli in metallo mal- 
leabile, mediante cottura in pre- 
senza di una speciale miscela ossi- 
dante affinante (i). 

Nicolai Fratelli (Ditta)., Domo- 
dossola. Nuovo incatenamento in- 
trencato metallico o prodotto de- 
stinato alla confezione diretta di 
gioielli od alla ornamentazione di 
oggetti artistici (5). 

Nofle E., Weissenfels a/S. (Ger- 
mania). Dispositif pour le cour- 
bage ou l'enroulemenl sur un 
mandrin de barres métalliques, de 
flls, de bandes de tóle ou autres 
préces de m<^tal analogues (6). 

Norma Compagnie G. m. b. 
H., Cannstatt (Germania). Ma- 
chine à meuler les biUes (6). 

Nnti O. fu R. e Garagnani G., 
Bologna. Processo oer la salda- 
tura deirallmninio (i). 

Paffrath T., Duisburg Me:de- 
rich e Schuen G., Duisburg (Ger- 
mania). Machine à travaiUer les 
tubes de chauffe (i). 

Pedersen Miliael., Durslev (In- 
ghilterra). Macchina perfezionata 
per tag'iare ruote dentate per in- 
granaggi e simili (6). 

Peirce John Roydeok, .Ke\v,-< 
York. Perfez. ne-!e macchine spia- 
natrici per p'etre (6). 

Perrins, Limited., Warrin^ton 
(In^jlii! terra). Perfc^;. nel«a prò- 



rilasciati in Italia dal i6 nov. 1906 al ili nov. Ì9Ó1 2i 



du2Ìone di tubi da caldaie o altri parecchio di essiccamento per pa- 

tubi di metallo (9). ste alimentari (10). 

Pctracchi Adriano fu Giovan- Satlier Cari., Stegljtz (Germa- 

Blf Milano. Impiego di doghe, nia). Apparecchio automatico per 

lastre o occhi di cemento (arma- macchine da inchiodare (i). 

to e non armato) per la costru- Schtapp Wilkelm, Berlino. Mac- 

zlone di recipienti di cjualsiasi china per arrotare le punte da 

forma e capacità (botti, tini, cas- trapano e'icoidali (6). 

soni, ecc) (1). ^cmid Moriz e Schar C, \Vi- 

Pravettonl Giacomo fu Luigi, Ihelmsburg (Austria). Proc. et 

Milano. Mandrino vuoto cilindri- machine pour la fabrication de 

co porla!ame, a nervature compo- chaìnes forgées et soudées (9). 

st& con viti di giunzione a testa Schwieger A.» Her.ino. Presa i- 

incassata per piallatrici da le- draulica per tubi ed aste r'cavati 

gno (3). da lingotti vuoti o pieni (6). — 

Rambuox Isiior., ErqueKnnes Pressa per ricavare tubi, aste e si- 

(Belgio) Procède pour le sciage du mili da lingotti di metal'o (1). 

marbré et de la pierre dans les Sclple H. M. e Ross Monroe L. 

armures (chàssis) et débiteu- I-ondra. Perfec. aux. proc. de pro- 

ses (1). duction d*art:clc5 cou^és en mou- 

Read WflUam A., Liverpool les (i). 

(Inghilterra) Per/ect. de machi- Scuoppo D. fu P. Spezia (Gc; 

nes pour la fabrication de boites nova). Macchina per tornire gli 

en metal (i). oggetti che possono difficilmente 

Ricci C, Londra. Macchina per lavorarsi col tornio comune (i). 

smerigliare e rettificare i denti Sheward Hubert Edward.» Up- 

degli ingranaggi (6). per Norwood, Surrey (Inghilter- 

Rldley., Coventry (Inghilterra), ra). Perfez. nella fondita delle in- 

Perfez. relativi alle macchine per cudini (3). 

smerigliare le valvo'e (6). Simpfon William Speirs., Lon- 

Romaucllo F., Merano sul Po «'•'a. Processo perfezionato per u- 

(Alessandrta). Crivello per s«pa- "'re o saldare per sovrapposizione, 

rare la sabbia, ghiaia e ghiaiei- a caldo, parti metalliche (3). 

ta (io) Società auoo. Ital. G. Ansaldo, 

Rotanof N.. Shìtonir (Russa). ^'.f^^K^. « .^- 55"9^^- ^fT^^^' 
Trivella specialmente adatta ai "^"^ fabbricazione d. piastre di co- 
lavori forestali (i). razzatura per navi ed atri oggetti 

H '^^""nSLV'^l'.n^'R^*" '"J- ''soc?«orde la uouyelle LI- 

dor e MAller Armin. Budapest. p^^j , ^ ,j^^ 

Arpione per impedire il fendersi 3^0,.^,,,^ corrigeant les variations 

JfL"''"'^ V* 4 *i ^ r. de longueur provoquées par la 

Ritgertwerke Acticngeien- trempc (1) ^ ^ *^ 

scbaft., Berlino. PiaHatrice-perfo- gp^^ ^^^^^ POxIiydrique Inter. 

ratrice combinata per traverse fer- nationale., Bruxelles. A»^oar. pour 

roviane (i). 1^ couoace des tóles ou autres piè- 

Sack Hugo., Rath presso Dus- ees méta'Jiques (6). 
sf<!dorf {Germania). Procède de Soc. anon. Officine di Netro g*à 
laminage de poutrel!es-à (15). — G. B. Rubino., Netro (Novara). 
Innovazioni nei laminatoi a soppor- Nuova chiave ad apertura regola- 
to universale (1). bile (3). 

Salernl D., Taranto (Lecce). Soc anon. rOzbydriqne Inter* 

Proc. per saldare a freddo ottone national., Bruxelles. Proc. et ap- 

ed altro in lamiera e oggetti con pareil de dénvetage (6). 

essa fabbricati (1). Soc. degli Alti Forni, Fonderie 

Santini A., Tivoli (Roma). Ap- ed Acciaierie di Terni, Roma. Si- 



24 



tìrevetfi d* inveii Zi òììé 



sterna di formatura speciale dei 
tubi in ghisa (15). 

Soc. l*Aiito-Clé., Leval'ois Fer- 
rei (Francia). Vilebrequin arti- 
cM (3). 

Spencer Christopher Mioer., a 
W.ndsor, Conneciitur (S. U. A ). 
Innovazioni in un meccanismo fi- 
lettatore per macchine da viti ((> 

Stadler e C, (Ditta) Losensteìn 
( Austria ). Tour ù plus'eur 
points (6). 

Tannett-Walker F. W., Hun- 
slet Leeds, York-shire (Inghilter- 
ra). Per fez. nei magli a forza mo- 
trice (s). 

IhioMier Jean Vincent Ema- 
nuel., Parigi. Moyen de tìxation 
de tirefonds, crampons bou'ons et 
VIS dans des malières tendres ou 
ahcrables lelles que le bois (1). 

Thomas A., Clabecq (Btigio) 
Perfeit. epportós aux lami- 
noirs ((>). 

Thomé Jnilen E., Nouzon (Fran- 
cia). IVrfect. dans les machines à 
pcrcer {\). 

Ihuilìier G., Parigi. (ìenre de 
cisailles à main pour couper les 
métaux et autres matières dures 
en fcuilles (3). 

Trottet A., Losanna (Svizzera). 
Pince pour tuvaux (6). 

Uhiliorn Ùiederlcli AlUbclm 
Hermann, Aquisgrana (Germania) 
Dente da carda curvilineo e suo 
pr<M<sso di fabbricazione (1). 

t'nhersal Nut Machine Co Li- 
mited, Montreal (Canada). Proc. 
et machine pour fabriquer des é- 
crous et des rondelles (1). 

Vallet-Lassalie Anf^nste e Chan\ 
Etienne, Lione (Francia). Mach'.ne 
à cannetiller ((>). 

Valobra V., (ienova. Cesoia a 
leva articolala con banchetto por- 
tabile V3)- 

Vernet A., Digione (Francia). 
Poinconneuse à poincons et h ma- 
trìces multip'es (comp.vo). 

Villa B., Milano. Catena a tor- 
tig'ionc piaUa per gioielleria 'n 



genere e per applicazioni indu- 
striali (2). 

VUintlni D. fu C, Toscolano 
(Brescia). Macchina per la fal>- 
bricaz. di un nuovo tipo di seghe 
per traforo (1). 

Von Pfeif e Klein • Ellgoth 
Friederich Wilhelm (Deutsch-Kra. 
warn (Germania). Perfez. negli 
utensili di lavoro (6). 

Walenta F., Be:linzona (Svizze- 
ra). Processo per fare modelli da 
getto (1). 

Wanner e C. (Società), Horgan 
(Svizzera). Perceuse-tour niultx> 
pie (ft). 

Wattne F., Stavanger (Norve- 
gia). Innov. nelle giunture delle 
latte (6). - Machine k replìer les 
boiies en fer b'anc» ecc. (6). 

WeiU E., Postyén (Ungheria). 
Sist. per costruire mediante pezzi 
smontabili telai di tende, impal- 
cature, mobili, giuocatioli, rinfor- 
zi di scatoloni, cassette ecc., per 
imballaggi (1). 

Wenzeì Gottlieb, (Berlino). Per- 
fec aux machines à cop'er la 
sculjpture et Tarchitecture (i). 

n er iizeu g Matchiaenf rahrik 
Berner e C, Nurnberg (Germa- 
nia). Marteau-pi!on manoeuvré ù. 
laide de l'air (13). 

Miliin A.. Clichy (Francia). 
App. permetlant de garnir les 
fonds ou couvercles de bottes mé- 
talliques d'une pàté ou mastic de- 
stine à assurcr rétancliéìté des 
joints (3). 

W indecer O., Strasburgo, Alsa- 
zia ((iermania). Proc. d'étirage de 
blocs de metal (i). 

Winkelstroter Mai, Hannover 
(Germania). Proc. et dispos'tlf 
pour la fabrication d'enseignes en 
tò'e recou verte d'une couche de 
crUu'otd, de papier ou autre ma- 
tière (ti). 

Winter EmU, Pittsburg Pa. (S. 
V. A.). Perfect. apportés aux la- 
m'noirs h tubes et autres (6). 



intoBciaii in Italia dal 16 nov, 1906 al 16 nov, 190l 2ft 
V. — Generatori di vapore, macchine diverse ed organi 

^ DELLE MACCHINE. 

Caldaie — Surriscaldatori — Apparecchi d*alimeHlaxióHe — Econcmiutatori -* 
CondAté e recipienti per fluidi diversi — Valvole — Rubinetti — Regolalot i di 
pressione — Organi di chiusura (vedi anche per le condotte dei freni : Classe 
Vi; per le pneumatiche: Classe VII; per le condotte d'acqua: Classe XIII — 
Motoria vapore e a gas compressi o liquefatti, con stantuffo a movimento reti//- 
Meo — Condensatoti — Sistemi di distribuzione — Regolatori di velocità ^ Mo- 
tori a vapore e a gas compressi, con stantuffo a movimento rotativo -> Turbine a 
vapore e a gas — Motori a combustione e ad esplosione — Motori ad accumula- 
tori idraulici — Motori mossi dalle onde e dal vento — Pompe per liquidi e per 
/iuidi aereiformi — Altre macchine per il sollevamento dei liquidi (vedi anche per 

le pompe irroratrici). 

Abrate A., Torino. Motore ro- linois (S. U. A). Perfec. dans les 
talivo ad eccentrico con cassetto soupapes (6). 

a scatto, sistema «Abrate» (x). AUgemeine Elecktricitilg Gesell- 

Ackermaiin Hugo, Berlino. Val- schaft, Berlino. Perno d appoggio 

vola di ritegno con due o più mol- con una sfera come superficie di 

le a nastro radiali trattenute nel rotazione (6). 

mezzo sui seggio della valvola e AIUop Motor Syndlcate Limited» 

sorreggenti la piastra della vai- Cardiff (Inghilterra). Perfect. aux 

vola (6). moteurs à pétrole (6). 

Adanoli F. fu A., Sellano (Co- Andcrton L.» New- York. >fo. 

mo). Cuscinetto a rulli per alberi teur à hydrocarbure (6). 

di macchine e trasmissioni» con Aagelini 0„ Roma. Motore a 

applicazione agli alberi dei veicoli spinta idraulica ed a coipo di a- 

ferroviari, mediante sostegni in- riete (i). - Motore idraulico «Du- 

terposti ad aria compressa (i). p'ex»i (14). 

Adler Falirradwerke vormalt Aquila Italiana, Fabbrica d*au- 

Heinrich KLyer, Francoforte s/M, tomobili (Società), Torino. Moto- 

(Germania). Système d'enve'oppe- «e a sei ci.indri, tipo «Aqu'la Ita- 

ment pour joints articulés en croix liana» (3). — Cuscinetto « sfere 

ou jo'nts universels (15) comb nato normale e reggi-spinta, 

Adler I., Susine-Gjurgjenovac, sistema Bazzani (3). 

(Ungheria). Apparecc. per proteg- Appiogedammer Bronsmctorcii- 

gere le caldaie a vapore (1). fabrick. Appingedam (Olanda). 

A. E. G. Thomfon Honstoil, Innovazione nei motori a esplosio- 

Società Italiana di Elettricità, Mi- ne a quattro tempi (1). 

lano. Disposizione per regolare la Aragnetti E. di F., Brusnengo 

pressione nelle turbine a vapore (6) Nuovo regolatore Parabolico (3). 

Agnelli G. e Incerti R., Torino. Agkling Cari Willielni, Stoccol- 
Perfezionamento nella costruzone nia. Invertitore per motori a esplo- 
de! cuscinetti a sfere (3). sione, a combustione o a ca o- 

Aktiese'gkabet Burmelster e re (6). 

Wains Maskin-og Skiksbuggerì, Astfalck Wiland, Tegel (Berj- 

Copenhagcn. Palier-support pour no). Proc. et disposìtif pour rem- 

corps tournant à grande vites- plir et vider sous pression le ou les 

se (6). cylindres de press'.on de presses hy- 

Albini t. e C. (Ditta). Milano, draulioues (6). 

Manometro vuotometro, tipo Ateliert de Conttrnctions Méca- 

Bourdon modificato Ab'ni, con ac- niqnes ci devant Dncommnn, Miil- 

coppiuniento di più moUe e più hausen, Alsazia. Dispositif ser- 

movimenti indipendent*, sopra un vant a maintener en position le 

solo perno (3). champignon d*une soupape dotit 

Allea Everct Ph., .Chicngo. Il- la tige est cas«!ée (i). 



24 Drcveiti dHnvenziùìte 



AtcUers de Coiutrnctloii Méca- operatrici idrauUche e a vapo 
nlqnes ci*devaiit Dncommun e Lnt- re (6). 

t.nauer Carlos, Mùlhausen, Aisa- Beaarride Pani e Dondoa, Mar- 
zia. Commande à ressort pour siglia. Transporteur, élevateur 
mécanismés avéc changement du mécanique (6). 
sens de rolatioii (6). fieJcHer u. Gresham. Londra. 

Aterc.s de Coiutrnct.Oii CerL- Disp. per impedire nei motori a 

kon (Ditta). Ocr.ikcn (Zurigo), siantufto la perd.ta di pressione 

Turbine d'action à étages et à al termine deildT corsa delio stan- 

introducton partielle pour vapeur tuffo (i). 

ou autres fluides moteurs ga- Bcldam P. CampaDy, Ix)ndra. 

zeux (6). , , ^ ^ Guarnitura perfezionata per tnò- 

Austin Motor Company Limted trici e macchine (2). 
e Austin Herbert, Northfield, Bìr- Behr Hermana, Magdeburir.Su- 
mmgham (Ingh llerraj Perfezion. denburg. Molin à pendue à joint 
nei cilindri a camicia d'acqua dei élastique entre le plateau du com- 
motori a combustione interna (» mande et Tarticu'ation univcrse;- 

fiachmann A., Stockach (Ger- le (i). 

mania). Giunto per tubi a chiù- Belirens Wilhelm, Nienbourg a 

sura istantanea e con chiusura er- S. (German'a) Moulin à meu^es 

melica automatica (i). verlicales operane la mouture sur 

Badois L., Parigi .Système de divers chemins de roulement di- 

changement de vitesse autorégula- sposés à des hautres d;fférents (6). 

'^"» ^3). ^ ^ . ,, Belluno O., Milano. Turbina a 

Bagniti A., Tormo. Meccanismo fluido elastico utilizzante un nuo- 

per il cambiamento di velocità e vo ciclo (3). 

frenamento di alberi dì trasmissio- Benedetti V., Mi!ano. Dispositi- 
ve di forza (i). vo per produrre Tautoaderenza 

Bailey Frank e Jackson Prede nel'e trasmissioni per frizione (i). 

rick Henry, Londra. Innovazioni Benrather Maschlnen Fabrm 

neg!i apparecchi d'innesto desti- A. G., Benrath, Dusseldorf. Grue 

nati a comunicare il mov'mento tournante flottante (6). — Grue 

rotatorio e per regolarne la tra- tornante à colonne (6). 

smissioìic (6). Beresteyn van Ungo, Bruxe'Ies. 

Bardy P., Parigi. Proc. et d - Chaudière à vapeur à circulation 

spositif pour le réglage du debit rationelle (6). 

dans les apparei's distributeurs de Bergin A, J.,^ Rozelle press^o 

liqu'des el substances analogues Sydney, (Australia). Courroie de 

(3). transmission (6). 

Barigoztl T., Milano. Pompa BerHet M., Lione. Moteur fon- 
centrifuga aspirante e premerne ctionnant à l'essence el à l'air 
nd alta pressone e getto cont.- comprime avec démarrage auto- 
nuo (3). matique et marche dans les deux 

Barthel H., Schweinfurt (Ger- ^^'J? i^)* 4 ^ ^ 

mania). Gabbia per cuscinetti cir- Bevilaqna A., Genova. Genera- 

coari a palline (?) ^^^® ^* vapore a tubi d acqua per 

Banmes Cliaries e Bondin Emi- «"^o'po.^»" «d altro, sistema Re- 

le, BeausDleil j(Francia). Règula- ^ nf* ;LV n«fc--i • K.rh.i m«f,\ 

teur de pression pour gaz à basse m? if^ ' * ^ f ^^ ) 
tension (i) "«««e M,iano Motore a gas a doppo ef- 

r.?K?'7^ *'•• ^"''*Ì"' (?'^"^\^) ^'bUimÌì 0., Firenze. Nuovo mo- 

Carburateur pour moteurs à explo- tore ad aria calda e compressa (i). 

^^lJ^\ "" .^««•bi^-ajeur pour Blscardlni G. E. Legnano (Mi- 

moteurs à exp!os.ons (i). i^no). Giunto a frizioni riduttore 

Becker Jacob, Kalt. Colonia, o moltiplicatore di ve'ocJtà (3). 

Apparato motore per macchne Blake and Knowles Steam Pnmp 



rilasciali in Jlaìia dal IG non. 1906 al 15 mv. 1901 29 

Worlu, Nen-Yorki. Pompe a air. pes des moleurs à explos;on$ da 

(l)- touta genr«s ei scs applica t:on« (q). 

Blue t., Parigi. Tuyaux incas- Brillìi A. E-, Parigi. Reguia- 

iab!es uColbit» 'il. teur autonialiqiw de point d allu- 

, Broo- mage pour moleurs à espio- 

lei mec sions (3). 

curezza Browtwiy e Cr*lt (Dina), B r- 
m'ngham (Inghi lerra). MotEur à. 
I (Mila- combu^tion inierne <6). 
aisposizione meccani- Bmn F. A., Trablaine (Fran- 
lissione di mov.menio eia). Proc. de fabbrieatioo à ehauJ 
ghia o corde (ra al- des roues d'engrenages bar lami- 
vicini e sono un un- nage et imprcssion e rculaires (6). 
i (3)- «rtnkr O. H. U.. Lepzig 
tn. e E. RnccTij Gohlis, e Ectllcr 0, H., Osien- 
(Socielù), Parigi. Proc. ei appa- burg (Germania). Ca'daia a va- 
reil pour le moulage des p'tces à pore con riscaldam. inlerno (6). 
grande saillie (3). Braniicr e u-»ruig, Mannheim 
Boavlllaln tu., Parigi Brojeur (German a). Uisp. per separare li- 
pour Iravuiller le sabJe de (onde- quidi dai gas o vapori mediante 
rie par voie humtde sana, divi- bastoni vuoti d'sposti Irasverwil- 
seur (3). mente alia direzione della corren- 
BsncbaTer J., Grenoble, Pom- le (i). ~ Sjparaleur à force ccn- 
pe à purin i vidange instanlanée trifuge pour séparer l'huile et lei 
(3). autres liquides de la vapeur viva 
Bonehcr L. A B., Bourge» ou de la vapeur d'ichappement (1) 
(Francia). — Bou!on de sflrcté à é- Bacherei M., Elberfeld (Ger- 
crous ind£vi95able!> (1). manìa). Machine à vapeur, à gai 
BoBdrcani L. e Vcnlcl L-, Pa- ou à combuslibles liquides, etc, à 
rigi. Dispos. de montage de cous- cyiindrea tournanls (i). 
sinets à bi lea pour arbres vilebre- BBcU A., Winterthur. Iiulalla- 
quins (3). — Disposilif de com- tion motrice à hydro-carbure com- 
mande des soupap^ pour moteurh porlant un système de moleur' à 
H explosions (3). p'ston et une turbine utillsant 

Banrdan Charlu. Parigi. Ra- 'eurs gaz d'échappement (6). 

dio réfrigéranl multicellulaire pour BBchler H., Zurigo. Caldaia 

refroidir les liquides et en parli- tubolare verticale per l'utiJiziazio- 

culier les eaus de condensacion de. ne del ca'ore di gas combusti rha 

luach'nes à vapeur (3). trasportano res'dui polverosi 16). 

Banrac I. C, Rmì G. Hughei BuBalo Carburetor Co.. BuBalo. 

e TomlUom W., Londra. Perfez. (f. U. A.). Carburateur pour ma- 

nelle valvole per motori a combu- '^"'"^ . •* "plosions (1). 

•^ Bflbkr Frirc* (DiUa), Uzwil 



BoiicU T., Torino. Supporlo 



Macchini 






BriBley-MMie Swlrnlca, Len- 



ii). Motore s 



» (For- 



r, f II II I '^}' niolure a ira^niissione prr un- 

PtrfM. nd I viM. i»r ra ■ |i,„„ „ ,„„, j,,,, „^, J^, „^. 

— e a combustione mlerna (6). ^^ /,\ 

Brailer H. C, Parigi. Mécan - Cafcaiyei I., Escoriai. Moteur 

sme dalhimage éiectrique pour aclionné par un courant d'air 

nKiteurs à eiptosion» {3). rhaullfi direclement par le lolfil 

BranB O., Saint-Mandé (Fran- (6). 

eia). Syst. de rerroìdissemenl, par Catow Th. C C. (Dilla). Biele- 

circulation i Ire» grande vilesse feld. Mortella di serramento au- 

d'air soua pression ou dépression, tomalica per aste di metallo (fi). 

des cylmdres el des boile» ik soupa- Clapa P. la N., Genova. Mo- 



26 



BreveiU d* invenzione 



tore costituito da una so.'a came- 
ra per navi e veicoli terrestri (2). 
Nuovo cilindro a vuoti in serie per 
motori a combustione interna (i). 
Caorti e Caluoghl (D.tia). Mi- 
lano. Nuovo tipo di ca daia a va- 
pore orizzontale cilìndrica con uno 
o due focolari interni, camera di 
combustione conica eccentrica con 
tubi Galloway e fascia tubolare (3) 
Cappello F., VogUotti P., Fnbi- 
ni L., Fablnl G., Fara A., Olttl 
V. e Racca C, Torino. Mecca- 
nismo di trasmissione con cam- 
biamento di veloc tà per gradi in- 
fìnites mi (6). 

Capillcry A„ Le Vigan. Pom- 
pe aspirante et fou'ante à doublé 
eflet pour liquides (6). 

Caprota A. di U. e Mnsantc F. 
di G., Genova. Dispositivo di co- 
mando automatico di organi agen- 
ti su'la distribuzione dei motori a 
combustione interna allo scopo di 
ottenere l'invers one del senso del- 
la !oro marcia (i). 

Caramelli G. e Mett er G. Mo- 
tore rotativo ad az one indiretta 
per la utilizzazione delle basse 
temperature montane, del ca'orico. 
delle acque termali, dei combusir 
bili ed esplosivi e dei gas lique- 
fatti e compressi (1). 

Carboae A. di S.» Milano. Cam- 
b'o di velocità gradua'e da zero 
at massimo effetto, sistema Anto- 
no Carbone (1). 

Carpeotier R., S. Denis (Fran- 
cia). 3ougie dlalìumage pour mo- 
teurs à explosions (3). 

Cazzamalll A. fu C, Vercelli 
(Novara). Po ver izza 'ore a percos- 
sa per materie umide ed e ast che, 
spec almente superfosfati e casca- 
mi di unghie torrefatti (3). 

Centrabtelle fdr wlisenscliaft i- 
che techniflche Untersachnogen G. 
m. b. H,. Neubabeisberg, (Berli- 
no). Perfezionamenti ai cuscinetti 
a palle (i). 

Cerniti F. di P., Cernobbio. In- 
granaggo con denti a rul i, per 
viti senza fine, sistema «Ceruti» 

Chenivesse M., Parigi. Perfec. 
dans Ics palicrs et autres parties 



de transniiss'on avec mouvement 
de rouleaux (3). 

Charch Meivtng Batdilor, Grand 
Rapida, Michigan (S. U. A). Mé- 
canfsme de transmission de for- 
ce (6). 

Cicali G.» Torino. S'stema d 
trasmissione del moto fra due al- 
beri (2). 

CipolliBa G. fn F., Genova. Ap 
parecchio per rilevare gli elemen- 
ti pel calcolo del lavoro nelle mac- 
chine a stantuffo (a). 

Clarke, Chapmaa e Conpaay 
Limited, Gateshead (Inghilterra), 
e Robson J., Walisend (Inghi.- 
terra). Perfec. dans les apparei s 
continus utilisanl le gaz ammonia- 
que, comme agent moteur ou 
pour la production du froid (15). 

Clarke, Chapman e Compaay 
Limited ed il sig. WoodesM W. 
A., (iatesheadlon-Tyne (Inghilter- 
ra). Innovazioni nei congegni per 
distribuire il fluido motore ne. e 
macchine o nei motori (6). 

Claytoj Herbert Fitzroy, llud- 
dersfield. Yorkshìre, e Wild W. 
J. Calne, Viltshire. Perfec. appor- 
tés à la construction des compres- 
seurs dar (6). 

ClerLi G., Milano. Gasogeno e 
depuratore a gas povero e loro 
applicaz. alle locomobili a gas po- 
vero 1). 

Clift Eric HoUocombe, Londra. 
Perfez. nei motori a combustione 
interna (i). 

Clonard M. E. D., nata BallouJ 
Caen, Calvados (Francia). Perfec- 
aux frein amortisseurs (1). 

CoUon A., Buffalo, New-York. 
Innov. nei metodi e negli app. pei 
staccare le sostanze granu ari 3). 
Conte L. fn G., Piombno (Pi 
sa). Disposizione per ottenere del- 
la forza idraulica dovunque vi sìa 
abbondanza d'acqua (2). 

Conti J. T. F., Parigi. Syste- 
me de rondelle de sOreté empè- 
chant le desserage des écrous, de 
vis, tire-fond, etc. (3). 

Cordonnler L., Li la. Moteur à 
deux temps sans soupape 1). 

Cornlllean G., Parigi. ^Dispos- 
tif de rógulation de l'admìssion et 



rilasciati in tlaìia dal 16 nav. 1906 al lo nov. 1907 27 



de dècompression dans les moteurs 
à explosion (3). 

Cosci L. di L., Livorno. Trom- 
ba idraulica automatica. (1). 

Craig A., Coventry. Perfez ona- 
menti riguardanti i motori a com- 
bustione interna o a press one di 
altri fluidi (1). 

CroclLtord a H.,. Dartford (In- 
gh Iterra). Machine motrice (o). 

Cronc F. G., Buffalo. Appar. 
roder les soupapes et leurs s'è* 
ges (6). 

Croflslcy WUIiam J. e AtliiiisoD 
J., Manchester. Perf. apportés- au 
sysième de régulation des moteurs 
à combustìon interiejure (6). 

Commln^s 'Machine Com^anv* 
New-York. Tubo con filettatura a 
vite forgiata (6). 

Dalie C. W., Grand Rapid 
Michigan (S. U. A.). Perfec. ap- 
portés aux turbines à fluide éla- 
stiques (6). — Perfec. apportés 
aux turbine à fluide élasiique (6). 

Daimler- Motoren Gesells^iiait, 
Unterliirkheim e Cannstatt (Cier- 
maniaj. Carburateur automatique 
pour moteurs à explosions (6). — 
Proc. de démarrage des moteurs à 
explosion (6). — Embrayage à 
friction comprenant plusieur pai- 
res de manchons de friction dispo- 
sés les uns à l'intérieur des au- 
tres (6). — Dispositif de gralssa- 
gè centrai (6). — Accoup'ement 
de sùreté pour arbre de trasmis- 
sion (6). — Dispositif pour le ré- 
glage automatique du point d*al- 
lumage des moteurs à exp!osions 
(6). — V^ilebrcquin pour moteurs 
multicylindriques (6). — Disposi- 
tif d'enclanchement servant à em- 
p^cher le déplacement des paires 
de roues non embrayées dans les 
chan^ements He v» lesse à roues 
dentées (9). — App. réfrigérateur 
et condenseur applicable au re- 
froidessement de l'eau de réfrigé- 
ration des moteurs à exp osons 
(9). — Sistème d*accouplement ar- 
ticulé pour arbres (6). — Carbu- 
rateur à piston avec admis»ion 
d'air auxiliaire pour moteurs à ex- 
plosion (6). — Perfec. appòrté à la 
disposition du régulateur dans les 
moteurs à exp'osion (6). •— Frein 



à ressort 6). — Carburateur auto^ 
matique pour moteurs à explo^ 
sion (6). 

D^Aotooy A. E. e VaKl G. (Dit- 
ta), Tot ino. D. sposizione da ap- 
plicarsi ai motori a scoppio per u- 
tilizzare le calorie perdute nel ci- 
lindro e nel tubo di scappamen 

to (I). 

Davidson S., Belford. Ventila* 
lore o pompa centrifuga (9). 

De Caro. G. fu V., Caserta. 
Meccanismo a leve «De Caro» per 
trasmissione di forza (comp.vo). 

De CoUgny F., Chicago. Illi- 
nois, e Germer 1:. G.. l!,rie, Va 
(S. U. A.). Appar. de transm.ss'on 
de force motrice. (15). 

De Ferranti S. Ziani, IxMidra. 
Perfect. aux turbines à combustion 
interne. (6). 

De Kanild C, Budapest. Dispo- 
sitif pour caler plusieurs appareiis 
dans une suite déterminée et pour 
les décaler en toute autre ordre 
voulu (9). 

Deis Pii. H. e Gerstenberg. Wa- 
sh'ngton. Pompe à mouvement 
alternatif (6)' 

Delannav- Belle ville L. M. G., 
St, Denis (Francia). Perfect. aux 
genérateurs Belleviile (9). 

De Mocomble C, Parigi. Treuil 
pour Tentraìnement d'une piate- 
forme roulante par frottoment (9). 

Dénes e Frledmann (Ditta). Mi- 
lano. Perfezionamenti nei sopporti 
di base a sfere (6). 

Dentsciie Sanggas-Lolioniobil- 
Werlie Gesellscliaft mlt bescrAii* 
ter HaftnnjS* Hannover. Perfec. 
aux moteurs à gaz a asp'ration 
locomobiles et stationnaires (1). 

Deutsche Walfen nnd Mnnit ons 
fabrilien, Berlino. Perfect. appor- 
tés aux coussinets à bil'es sepa- 
rées. — Perfez. nei cusc netti a 
rulli. (6). — Perfect. apportés ;u\ 
coussinets à billes. (C). (i). — 
Pièce intercalaire pour coussinets 
à billes à doublé rainure et anne- 
aux le roulement non coupés. ( 1 ). 
Perfect. app. aux coussinets à bil- 
les (A), (i). Cage à billes coulé ou 
estampée, pour coussinets à bil!es 
et son procède de fabrication (1). 



'revetti d'invenzioni 

pa'lotto- (ij). — Perlec. aux mochines à 

combuslion interne (15). 

écanisine IlJal W. 5.. Pittsburg. Perf. 

pour ur- apporti) auz chaudiirei à tubes 

deau. (6). 

d {Friin- EJl» feter. lij birnie (Nuova Ze- 

yags et landu). Motore perfczonalo. (6). 

«e. — EhwHcr Krattbud GefcUcckaft 

et de Hit betckrlBkrer Haltaag, Char- 

UJ- — loiitnburg. Commande pour trans- 

i hui e mission de force (3). 

■ons tjj- Enplie OÌI EBg.M Syndkala 

:e. (3>- Llmlttd, Londra, l'orfect, conLCf 

Jlore ad nani machines i combuslion inter- 

la. Mo- Enrico Glovaul, Torino. Inne- 
a coin- fto a liquido per .a var azione del 
rapporto di velocità fra due alberi 
•■P*lr, Li). 

cosiru- Erim'l EDgiaccriifl C«. Li- 
te dele nini, Londra, l'erfect. apporlés 
(6J. — aux mécanisnies de soupapes str- 
B bielle vani ji regtcr I admission d^un flui- 
ta), de sous press on. (6). 
au In- EusBlI-Pelttrìc R., Bou'ogne- 
I terme' sur-Seine. Mouteur extraléger à 
en cas e.iplosions pour l'airostalion, l'a- 
"^6). viation. e.c. (6). 

EmlcUn M. A., Pangi. Moleur 

■ à e^plosions équilibré, à viiesse 

.■^i-i^h.. .F puissance constante 



Londra, „ 

'°" h>- variafi^e 
change- ,^j. 



W. H., Wimersdorf 
u V. " Ber ino. Condenseur de vnpeur à 
,f; "'^: surface (6J. 
'"' "^' Fabbrica ItalUaa cMclacItl a 

t. Pare ■'•''■ ^- '• *-■ *■* Torino. Per- 

iniiss on '**■ "" cusc" netti a sfere (3). — 
Cuscinetto di sp nla a sfere, sisle- 

acchina ""^ Bonetti. 

Irasmis- Fabbrica AnlomobiU iMtta Fra- 
■cblDl, Milano. Arresto dì s curez- 

:', Mo- " "'s''*' aste di comando degli in- 
granaggi Ioli per cambi u, ve o- 
Wood- "^^ " spostamento assiale. (3). 

. nelle FabriCDglabrlk Eiieaach, EJse- 
nach (dermania). Joint de Cardiin 

radicate aiTto-graisseur. (6J. 

ed ap- Fan» F,, Londra. Perfect. ap- 

le pie- porlés aux apparti I de transnu^ 
Sion de force et de mouvoment. 
New- W)J 

inismes Farbcnlabrlkcn v»rm. Frlcdr. 

ile pour Bayer t C, ElberUld. Appar«il 

— Per- pour mesurer la vapeur (li). 

losions. Faocbfii A., Parigi Carbura- 



rilasciati in Italia dal 16 iiov. 1006 al 15 nov. 

teur pour moleur à explos'ons- combinazione con dui 

(i). vapore concenlrici. (6), 

Fai T. e EUiwslh J. M., Broo- Frlcdmwu L., Ve 

kivn, Perf. bui embrayages (6). à f^raìssa^E avec 

FcderuiMc IIiIUdb del C«uar- d hui.e visiblc. (fi). 
l) Agrari, Piacenza. DinamomeIrcH Frlead : E.. Ve I 

i;rafo denom'nalo uDinaRiomelro- stralia). Perlezionamei 

grafo Federali One 11. tori rolativi a vapore 

Ferrari L. In F., Milano. Ce- Friend J. S., Ann. 

neralore istantaneo di vapore sur* fect. dans Ics macliin 

riscaldalo «Ferrar», (i), (6), 

F. 1. A. T. Fabbrica ItaHaia FriUch R., Oberli 

AatonoUli, Torino. Moreurs à ex- so Dresd^. Compte 

p'c^ions à changement de marche pour liquldes, pouvan 

ei a dimarrage aulomatjque {}). ct-onner comnie mole 
— Dispositivo per l'avv'amenio au- Frollili G., Firenr 

tomatico dei motori a «coppo. (3). automatica per ocgan 

Florlna E.. Milano. Disp. per macchine soggetti ad 

:trti9mÌE¥one di movinento fcori menti di m^ttrie eslr. 

damb. di ve'ocìtà medjanle ec- ve al Nuon funzionu 

centrici ad eccentricità variabile, lavorazione.. (3). 
(ì) Gabel C, l'arigi. 

Fokv N.. Posi ìpo (Napor) automatique pour me 

App. di scarico automatico d, ac- piosiona. (3)- 
que di condensazione, (i). Cade W., Frelliurj 

Fonderla Fratta, Peieizano mania). Pompe pneun 

(Salerno), Meccanismo di distrib. tive. (15). 
d'acqua per torch'o idrau'Ico dif- Caglio Q. e VU:aiil 

(ereniiale e relaliva pompa per Meccanismo adoper 

pasle alimentari in genere. (3). macchina soffiim'e, 

Forccd LabrilcallOH Cenpaiy propulsore, aspiratore 

Llnllcl, Londra. Dispos'Iivi per — Energia (1). 
la lubrificaz. forzata automatica Gaadlai B. AkMani 

nei cusc'netli e nele altre supci liei salmolore Gandinlii ir 

frizionali. (6). si One atmosferica a | 

Fraagloal A, !■ F., Livorno, già- 
D sposi lione per ottenere l'inver- Gancber E., Parig 

pio e a quattro tempi o fasi (3). comnic pompe à faire 
FranaaUt O. Edward., New- Ganie C. e Coarai 

York. Enibrayage. (6). no. Machine motrice 

Praacbial O., Miano. Disposili- « avec pision ou cyl 

vo pel cambiamento di velocità e ('.!;)- — D.sposilil 

per l'inversione di marcia appli- compcnsant la pressioi 

cable in generale fra alberi di des disques glissanls 

trasmissione in movimento e in hle a des machines 

particolare alla propulsione di vcl- C'5)- 
ture e carri automobili, {jt. OelU C, Polonica 

Frledmann A., (Ditta). Vienna, vo giunto per condui 

Pompa per lubrificare con slanttif acqua e vapore, per 

fo propu'sore e s'.antuffo dislr'- ed in generale per 

biilore. (ti). — Injecteur à deux baziooe. (i)- 
luyèrcs de vapeur. (6). — Pompe Gellr J.-C, Pargl 

de K^i^saRe sans soupapes. (6). lomalique pour_ Vi'.kva 






GcrhanK 



■es lioui 

inl( V. 



GùMtmtlt B. e Pud W„ Mur- 

oh (GermaniaV Dispoeit'( de 

rrs de chpm'na de W. (i). 
Cotllrled »., Kmllghein, e A- 
■maniky F-, Lrnnen. Dispo-i- 
ine per usufruire della pertug- 
ine de! le ond« per aiiuno-e 
mpe (.). 

GramUr) L., Roma. Mo orr a 
ippo senia punii moni, (i) 
(irltder £. O., Lp^ia. Ktuthì- 
roiiipound a vapeur (6). 
Grei» J., Wiesbaden. Appar. 
nlroduclion d'air et de vapeur 



Uroarene J. (Ditta) e Arq>ca- 
ir^ H. « C.ie. Parigi. Pri^ 
air aulomatique pour carbura- 
irs de moteurs j1 exp o:>ion>t (j). 
jrBaclKd P-, Mar:, g ia (Kran- 
). App. iransformateur de vi- 
-e progressif. (6l. 
Satcrmatk M. F., Darmstadt, 
've a ressort réBiab e (i). 
Itbkhl P. e Hab.cht C, Srhaf- 
sen. Moteur à qua Ire lemps. 
lancLe U., Pargi. Uarniiure 
jo ut pour léles et lige!i de pi- 
is et autres applirat ons. (il. 
llMl» iiOitma. .Monaco Bavie- 



lie pralicate parallelamente a - 

'•e con fessure praticate su tut- 
ta lungheiia (6). — Puleggia 



iHloch J., Wic-jbailen. Sliin- 
o per motori termici rispett:- 
lente ad esplosione con refri- 
aiione nd aria inlentilìcata (i)- 
lirlpaplcr IndHtrlc A. G.. Mi- 
' (Svizzera). PuVgRie, cilindri 
)tilii!i termali da unu ìlri»ci;i 



rilasciati in Italia dal IG noe. 1906 ai 15 nov. 1907 31 

ear'a indurila, artolo- gano di scarico di macchine mo- 
lala su se slessa ed apparecchio irìci (ij). — Congegno d inverti- 
per la ' loro fabbricatone (3)., mento per l'orf^ano di emissioni: 

HaMlwandcr F. A., Mannheim- o d'immissione dei niolori (i)- 
Necharau. Rotore a combustione HolJBiadn tt., Burgso.nis (Ger 
ton (unzionam. a spostaiore (6). maniaj. Cuscinetto a palle (ij. 

Hc^car H., Bieefeld (Uerma- HSplIngcr Wllbclm e S«l» E. 
nia). Lubrificalore automatico per Schweinfun. Coussinet à bi les 
le catene motrici di e evalori, mac- (6). 
rb:ne agricole, ecc. (1)' A. Horch e C. Motorwag n- 

Helblg A., Francoforte s/M. «crke AkikagcM.Ucbalt, Zwickau 
Proc. et ar-i. de blutage pour ci- i/S-, (Germana). D-sposìlivo d in- 
luent el produits anu ogues (6). neslo per ailriio {h}. 

Henmliig* J. F., Si. Leoniirds- Horicy A. W. e Vaagban H. 
on Sfa (Inghilterra). Perfez. nei H., Montreal (Canada). Surchauf- 
dadi a *ite e ne.le chiusure a da* leur de vapeur pour chaudiires 
di di vile (1). (6). 

UtaimoB R. I., Londra. Per- Dorilaiuii S. A.. HarilinaDD 
fez. nei supporti a rulli (1). A., Horlimaaii ti. O. H.. Horia- 

Hcarisd Ch., E. NeuiKy-sur- màam E. H., E. W. 
Spine. Enibarayage hydro pneu- Batb, e R. A. L»ter e 
iiiat'que pi anela ire 3). — Me- Llaltcd, Durs'ey, Gloucesinau.- 
canlsme fuisant varier automati- re. Carburateur pour moleurs à 
(|urment la course d'une soupape com busti on interne (1)- 
ou d'une lige quelconque (j). HowaN Horace i., Londra. Mii- 

Hcnrv L., Béziers (Francia), teur à explosion it deux temps ((■). 
Transmiss'on par prìse direi. e Hnbbird C. A., Chicago, I Ii- 
pour toules les vitesse [3). nois. Turbine à vapeur (1). 

HcBKbe) e Saba (Ditta). Cassel Hnatlkcr E., Aarau (Svizzera). 
(Germania). Caldaa a tubi ri«-al- Ba^ue de guidage des billes pour 
datori e r«n soprarìsca 'datori (<>). icuss'nels à hil es (i), 

Hcrbcrl A., Kenilwonh (Inghi'- HBKbbit F., Harlesden (Inglii!- 
tecra), e Verium Pere; Vcnablti, terra). Roues et cylindres dentOi 
Coventry (Inghilterra). Perfez. nel cu cannelés (1). 
meccanismi di trasmissbne a ve- Hatcblngt J-, landra. Moleur 
locità variabile (6). — Dispositivo A combustion interne (6). — Per- 
di chiusura ed apertura da app'i- foct, aux moleurs à combusl on 
carsi Fra le due parti di uno stun- interne et turbines coinbinés (li), 
tulio a canna per innesto a frizio- Moteur à explosion et turbine loih- 
ne od altro congegno, per impe- binés (6). 

dire la rotazione di uno di detti Hb«M H. T., Betfasl (Inghil- 
pe/.zl relativamente al 'a' irò, Iran- terra). Silencieux perfect onné pour 
ne che appositamente disimpegna- les gaz d'échappement de moteurs 

Hcy J. F., Strasburgo. .App. Keller- Dwlsii A.. Lione. Mo- 
de réglage aulomatique pour re- teur à exp'osion à soupape uni- 
p'stre de la cheniinée, et des sou- que (6). 

papes ou valves de prise de va- Kcrifaaw Percy Benitord Wrlght 

peur ou autres organes (1). FrcBCb J. e Luca* D,, Londra. 

Hldebrand n. e Hllddiraiid H., Carburateur tpfcialemenl appii^ 

Deulsch-Wi'mersdorf. Groupe mo- cable aux moteurs à combustion 

teur dans iequel un moteur i, pi- interne (li). 

Sion est arlionné par es gaz d'È- KlcOcr 0., Wiesbaden (Cernia- 

rhappemenl d'un moteur a e.iplo- nia). Appareil d'armenlalion au- 

sion (6). tomatique ù niveau Constant pour 

Hocke E„ Cornigl-ano Ligure, chaud" 



lUklar «Mrad. Zi 





jl,^ Tk. -. .„j^^ 












^■MB J». W^MK. Cni.^^ 










■"*-"' ro-J!i: 


...i,. -.:.,,„ i. c.-mi.ur.iODt Mai=ra^ 


^ L;..-.,..;i,d: 


ilMÉM i. < UB £.. ÌtarTC=»- - 




1-1 N-u4U".ì.. Umurt i lom tu. 




»,-u'i.u^H^, d, i«-a 




iar* '- ìr imtuur; >i>nr-. 






....! « »-l« 










c ur fiiiiu- uuei'-iniMiit liaum- n 






2«Mteà«*, 




C*.. Zv. 






idcn J. 4. » *«Br? a. *-. 


..':'"ST«.'a 


1?;.., I •-.--...■.:... t.ul-.u-TiaL Jcr-. 
















IFTM P.. FiiiatHm. C^Tlur- 










, y-^. i*.- 




j..rj;v (il i:.'-- 


W. 0-->-rB'tur an'.oicta'nQE i. 






««OfCKfejll. 


ìfirii £■«■■■ i«< r 1 1, 




LfaitfU^ L/jootiL I'«i«i. aiu. lu:- 






1 Ot ^u rt 






A:.rt.j. /I>a^:..«r.a,. Mach mr a 


«T* fl-..Vj- 


fxu.-"i-'n ta Ofui t-Tjips a óuul t 



AktMgcwlwksIt fiÉiiinr f. t- E.. Siorc.d- 

;"1.l,u.^ Ilu.k:.u- ma. Mw hina molrte «m clm- 

■■:,i,j'r -l'I 4u:.(i- d,i niui'/ri ditpwli in' parai tla 

df ii's'i'T"! K'-*' iiii'i'ii'i ^d un a bero. (41. 

.O'il-i.fk (i.j. JafaHM WUT.B Serv-BT. lli- 

l'rai^j, M.,|.,fir a »auk« (S. U. A.), App. pour la 

'«i.l/u.'if/ili ga-:VJ- (./-n'.far on d" vapmir («>J- 

J«.iMl.a Haward Àà^ama, To- 

I, K.-n^lai», Ha- „mto Oniar'o (Canada). Pfric^io- 

.;./ d'ablilr^.1. (.,.' im-rna. (C|. 

ii.jtM^O. Supporlo J*bM(Mi J. B«W«nl, Talici. 

allx'ii di riiatihi Catburalnir automalique pour 

'■'I-. ('ij. m'ii™ri à Mp'osion {3). 

iiilK-rif. J^vlpr à J«rdaa F., Coihen (Orrmania). 

ijurtu^'e ù gaVii Frein à air comprime pour (p- 

partli de IfiaRe. (6). 

Moiinro, navi^ra. ulMlfin Fabbrica àì AatoM*»! 

(Lrlri-. pour tour- (Sorie(;i) Torino. Appar, per la 

iU A g'it, "le. ('>)' metta in molo autoniat'ca di itur 



rilascutti in Italia dal 16 nov. 1906 al 15 not\ 1907 88 



tori ad esplosione (3). Carburatore 
uutonial^co per motori a oeazina 
(3)' Appar. ad eccentrico pel co- 
niando di organi me<Tanici (3). 

«Junior» Fabbrica Toriacae éì 
AatoaMlili, Torino. Comando di 
\ a: vola mediante sfera per motore 
a scoppio. (3). 

La£er£rcii J. E., Br'ooklyn 
Dispositi! de ca'age (6). 

Laiie S., Ber ino. Èmbrayage à 
friction. (6). 

Laoiptagh F. e Tiiralfall T., 
Londra. Perfezionamento nei mo- 
tori a combustione interna. (6\ 

Lascia e C. (Ditta). Torino, 
l^ìstribiitore automatico di o\io 
per la lubrificazione dei motori i\), 
Ucftt P. E. C, Marsiglia 
Système de joints pour canaitsa- 
tìons des liquides. de vapeur de 
f^az, etc. (6). 

Légé A. i. !>., Lpndra. Per- 

fectionnemments dans les méca- 

nismes de transmission de mouve^ 

inent pour machines motrices. (6). 

Lehnuuui E., MarcHìenne-air- 

•Pont! CBelgio). Èmbrayage. (6). 

Dispositif pour faciliter la mise 

en marche des moteurs à explo- 

s:on. (6). Èmbrayage progressi f à 

frottement (6). 

Lchoert C, Ober Marxloh (Ger- 
mania). Dispositif pour empécher 
1 ouverture des portière» d*un train 
en marche. (1). 

Lei:^iigcr Caoitaiiiidustrie D.r 
fàmfmry e C. (Società). Markran- 
stad(. Dispositivo per la distribu- 
zione uniforme di sostanze puve- 
rulente e poltigliose (15). 

Lcati H., Halensee presso Ber- 
lino, e BaHens Ch., Neu Ty sur- 
Seine (Francia). Disposit'f de com- 
mande des organes de distr'bution 
pour machines à vapeur. (15). 

Leotz H., Halensee e Vait W., 
Berlino. Dispos. de soupape de 
distribution a douWe sìège (15). 

Lenti H., Berlino. Perfect. aux 
machines, avec cyl'ndres €n tan- 
dem. (12). 

le Roné L. J. J. B., Parigi. 

Perfect. aux machines rotatives. 

Levavasseur L. M. J. C, Pu- 

teaux (Ftancia). Carburateur p. 

moteur (6). 

Annuario scientifico. — XLIV. 



Lavi S., Torino. Apparecchio 
per utilizare la forza di gravità» 

LietztBMayer O., .Monaco ((Ger- 
mania). Disp. di comando per mo- 
tori a espostone. (15). 

LiacÌL K., Homburg. Congegno 
per fermare rapidamente (fèle 
macchine a vapore con espansione 
suddivisa in diversi sladii (6). 

Llxioli G dt O., Novara. Mo- 
tore «A fa» ad aria carburata au 
esplosione! drt a combustione a 
stantuffi opposti funzionanti a dop 
pio effetto per le applicazioni ai 
veicoli automobili in genere e per 

tutte le altre app!icazioni imlu- 
striali. (1). 

Loffredo R., Napoli. Apparecch. 
per determinare la ve'ocilù e la 
direzione di un asse in rolaz o 
»e- (3>- 

LoagMOiarc L., ved., nata Le 
chesne A. A., l'arigi. DUpositif 
d almeniation et de puivérisation 
de p!us:eurs fluides pour carbura- 
teurs à exp osion«. (3). Dispositif 
amoriisseur pneumatique pour or- 
ganes mobiles agissant soys 1 ac- 
tion d'une pression ou d une de- 
pression. (3) 

Lonbiért A., Raismes (Franca). 
Appar. éiévateur d'eau. (3). 

Ltfwentbal P., Colon a a/R. 
\a!vo'a di chiusura automatica 
per pompe e compressori (6). 

LiHkke E,, Merseburg. (iru 
per costruzioni, combinata come 
elevatore e trasportatore per lo 
spostamento di pietre ed il tra- 
sporto di materiali da costruzio- 
ne (i). 

Lncke C, Lipsia. Generatore 
di vapore senza pro\'\'ista d ac- 
qua (ò). 

LiifebriBk G., Hagen. Disposi- 
t'vo di scarico per l'acqua di con- 
densazione (1). 

Macbetli Nonnan, Duna'lan, 
(Inghiiterra). Moteur à qombu- 
stFon interne (6). 

Macqiialre L., Parigi. Perfect. 
aux bougies d'allumage pour mo- 
teurs à gaz, essence, a'cool, etc. 
(0. 



M Brevetti dHnvetiziofie 



f Magai G. fu P.» Torino. Moto- MtfdUacalaMk R^ckstrvli e 

re rotativo a scoppio (i). Sctacédcr Nachfolgcr A. G.« Dre- 

Magris R., Firenze. Live lo di sden-Heidenau. Dispositi f de coni- 
sicurezza per caldaie a vapore. {2). mande par friction pour presse^ 

Maiche C. Saint-Germain en de tous genres (6). 
Laye (Francia) Embrayage oen- MaschiacsbaaaBStalt, Elacagie:- 

iriiuge à v tesse variable. (3). scrd and Damfffkessclfakrik H. 

Maier C, Stockarberg presso Panckich Aktioi QcscBsckaft , 

Sciaffusa. Pompa centrifuga mu.* Berino. Tuyau flambeur ou cax- 

ii)^ada (6)- neau en tO!e ondulée pour chau- 

de Maisoucave A., Parigi, dières à vapeur. (5). 
Punipe pneumatique. 3. Maschlaca-e Daaipfkessclfakrik 

Malogco Levi, C^nterv.l e Ten- Gailleauie Werkc G., Neustadt a. 

nessee. Perfez. nelle macchine a d. Haardt. Chaudières à tube» 

vapore o ad altro fluido ad espan- d'eau (6). 
sione (6). MascUacabaa-ABStalt Haai^lit, 

Marietti E.. Roma. Dispositi- Ka k pres. Colonia s/R. eSdiaiica 

vo per bruciare nei motori a com- H.t Essen s/R. Motrice ad espan- 

bustione gli olii pesanti, senza al- sione a più gradi a vapore <k1 a 

lontanarsi di molto dalle consuete gas con rinnovazione del r'.sca'da- 

pressuni di lavoro de le motrici a mento delKagente motore prima 

\;t,or». (j delle singole gradazioni dì pres»- 

Marslià*! J. T., Leeds. Mécanì- sione (15). ■ 
sine de distribution pour machines Mascliiaeafakrik Aatolag Gesd- 

ù fluide sous pression (6). ichaft aUt bcsclirJUikter Haltaag, 

Marsdea i.» Manchester. Moteur Karlsruhe. Disposilion de cylindre> 

à air comprime (1). pour moteurs à ejtplosion (6). 

Martin Fischer e C. (Ditta) U- Masiey H. F., Openshaw. Per- 

ster presso Zurigo. Valvola d*im- fectionnements dans les appare Is 

uMssione per motori a esplosione de soulevements et de traction en 

(6). rombinaison avec des maiUets à 

Martin e Letkimonnier (Società) chute, marteaux ou machines si- 
Par tgi. Embrayage hydraulique. milaires (15). 

i\). Disp. de conimande combinée Maarer L. Niirnberg. Moteur 

|i.?.r la soupape d'adipìssion et le à combustion rotatif. (6). 
rupteur d'aJlumage dcs moteurs Maasar P., Oberndorf Neckar 

i explosion. (1). Mola di sospensione sopcatutto 

Martinelli P., Roma. Motore per sforzi di compressione agenti 

leggero a scoppio e a doppio ef- per urto (i). 

fptto, utilizzando il carter, come Mauoni A. e Trombetti D., 

tamera di scoppio e lo stesso sfan- Firenze. Nuovo sistema dì SGl'e- 

luffo per la espansione di gas- vamento dei liquidi servendosi del- 

(1). l'aria compressa. Nuovo sistema 

Marx W. E., Lipsia. Chargc- di sollevamento dei liquidi ser\'en- 

ment de vitesse pour machines et dosi dell'aria compressa. (3). 
véhicules. (i). M. Intotli A. A.» Alexandria 

Maschinen1>an-Ansla!t Altenei- ((^anadà). Uncino sganciabile. (1). 
sen A. G., (Germania). Couss'net Me. Lellan H. Rlchardt. St. 

à rouleaux sans frottemcnt. (6). John (CanadàV Perfezionamenii 

Matchlnenfabrik Bnckan Akt'ea ne'i« macchine rotative. (6). 
GeseUfcliaft in Magdebarg, Mng- Melma e Pfennlnger G. m. b. 

deburg. Distribution pour machi- H., Miinchen-Hirschau. Sen'omo- 

nfs à colonnes d*eau (15). toro sempl-ficalo per la distribu- 

Maschlnenfabrlk Bnckau Aktiea zione ncMe turbine n vapore ed a 

GeBellfchaft, Magdeburg. Distri- gas e simili (lO- 
bution pour machines a colonnes Méraa M., ì^arigi. "Moteur à 

d*eau. explosions. (3). 



rilasciati in Italia dal 16 noi\ 1906 al 15 noe. 1907 85 



Merk K. H., Wilmersdorf, Ha- 
leiisee presso Berlino. Nuova cal- 
da a tubo are con surrisca datore 
nel mezzo, (i). 

MetaUschlanch-Fabrik Pforzheidi 
irorm. Hch. WUzcnmann ti. m. b. 
H.* Pforzheitn. Baden (Germana) 
Tubo meta lieo llessibile con ar- 
matura di te.a metallica. J io). 

Meyer E., Duisburg. Treni di 
ru li per trasportatori a nastro, 
ecc. (i). 

Michelin e C. (Società), Cer- 
inone- Ferrand (Francia). Appa- 
reii compresseur d'air combine a- 
vec un moteur à exp'.osìons. (6). 

Mfltrdl E.. Terni (Perugina). 
Dispositivo da applicarsi alle gri- 
j^lie de le caldaie a vapore per e 
liminare le scorte e le incrostazio- 
ni formate dal combustibi e. (i). 

Miller F. di N.» Torino. Accen- 
ditore per motori a combustione 
interna, (i). Sistema d'avviamen- 
to per motori a scoppio, (i). 

Millou Alme e Vlgonroax F., 
Marsiglia. Pétrin mécanique (3)> 

Mltne C. A., Detro't, Michigan, 
e Mac Bean Archlbald Lewis, Ann 
Arbor, Michigan. Dispositivo di 
avviamento per motori a esp'osio- 
ne (6). 

Minimax Consolidated Limited, 
Londra. Pompe centrifugo pour 
le débit de liquides et s'empoyant 
comme condenseur. (6). 

Mlnter Henry Layender, Lon- 
dra. Perfez. nei rub' netti. (6). 

Mlot Hubert F. H. ti., Parigi. 
Moteur à air carburé (3). 

Mira?eix F., Santander (Spa- 
gna). Nouvel'e forme des aubes 
directrices pour les dislrìbuteurs 
radiaux dans les turb'nes mixtes 
à réaction. (i). 

Missong J., Hoechst a/M. Pro- 
cède et disposilif pour augmenter 
le rendement thermiques des ma- 
ch ines à vapeur (6). 

Molas J., Londra. Turbine ré- 
versible. 6). 

Molinard T. e Moltnard H., 
Marsiglia. Outil limeur extensib'e 
pour détartrer les tubes des chau- 
d'ères (i). 

Molteni U., Mi'ano. Busso'a a 
lubi «Reazione automatca per pu- 
lpp.Re folli, (i). 



Monen E., Parigi. Perfectioiì- 
nemenis aux paliers à rouleaux 
et disposìtifs eie roulement anao- 

Kues. (3)- 

Mona R., Londra. Perfect. ap- 
poités aux nioleurs rolalifs. (15). 

Mounier Joseph e Morin Antoi- 
n?, Boulogne-sur-Seine. Carbura- 
teur pour moteur à explos.on (1). 

Montenegro y van naUn A., 
Madrid. Embrayage graduei éco- 
nomique en mariche (3). 

Moonen E. e Oumaue A., Pa- 
rigi. Bougie électrique d'ahumagu 
pour moieurs ù exp osions (3). 

Morlanl C. L. nata Liniueli, 
Spe'a, e Carezzino ti., Genova. 
Disp, per trasformare il nìovimen- 
to retti. ineo di uno stantuHo in 
movimento rotatorio senza far u- 
so dì biella e manoveUa (1). 

Moriondo B., Torino. Li velo 
costante senza meccanismi ad e- 
quilibr'.o natura'e per motori a 
benzina, a cool e petrol!o {2). 

Mosca M. di r.. Biella. Ca- 
psula di meta'lo racchiudente gas 
a forti pressioni ed applicabile a- 
gli app. nei quali occorre far uso 
del gas {ij. 

Moser r.» St.-Aubin. Moteur à 
exp'osìons à deux cylindres (b). 

Motor werlie-Berna. (v. J. VVyss) 
A. ti., Olten. Disposilif pour aug- 
menter aulomatiquement l'arri- 
vée d'air dans les gazéificateur^- 
pulvérisateur Apparell pour 

régler la vitesse des moteurs à rx- 
plosion (i). 

M&hlrad J., Jaslo. Graisseur 
automatique (i). 

MAhIrad J., Vienna. Gra'sseur 
automatique (i). 

MfiLer E. L., Strasburg. Perf. 
nei gaseifìcatori per motori (3). 

Munch J. B., Parigi. Perfect. 
app. aux changements de vites- 
se (3). 

Nadrowskl J., Dresda. Turbna 
ad aria ca'da con rigeneratore (1). 

Neal H. A. e Pye- Smith A., 
r.ondra. Perfez. nei generatori di 
vapore (6). 

Negro E. di Z., A'essnndri.i- 
Doppia leva per torchio da vi- 
narne (3). 

Neiie Betriebskraft tiei., mit 
beschrinkter H., Berlino. Proc. 



Vinreitzione 








Papi O., Spfz! 


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motore lulle le Ki'aUazioni ili it- 
locilà (i). 

Patqmtr Abd, Brànne. Lia-^f 
siiif de «ùrèe tuppvsant su cn 
serrage accidente! ucs ócrous (t>. 

pRWfbke A., Diia^ldHrf. 'lue 
b'ne à p us'mrs étage funtrltoir 
nani i-omme machine nioir'CF uu 
mai'li'ne de tiavu I {b\ 

Pavia è* Laiwgc i. e A.. (S.i 
cielà), Viviers. Pi oo il lobi e (,i 

PcarMtt C. F., Chicago. IV i 

Pcchb«B E., Londra. Terfet |. 



se jiour 



Pclllzuri A. dì C, Arrenami. 
Pror. di macinuz'one auloiiialiid 
on