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Full text of "Antonio Foscarini | melodramma in tre atti"

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liti RIGHI» SttUSHED #, 




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I^S B>oLo ^M^ te*J./v Ce M U iSl/) L E. 

ANTONIO FOSCAMI 

MELODRAMMA IN TRE ATTI 

DA BAPPRESENTAKSI 

NEI. 



la Primavera del 1842 

ALLA PRESENZA 

luKjLi. e,Ia. mm. nn. ihm. 




TORINO, 

Per i FRATELLI FAVALE Tipografi dell'Impresa dei R, Teatri. 
©op pewMi^AWMc^ 



Si vende dal Libraio Lorenzo Cora sotto i portici di piazza Castello 
sull' angolo della contrada di Po verso il R* Teatro. 






Digitized by the Internet Archive 
in 2013 



http://archive.org/details/antoniofoscariniOOcoen 



jwnmNNBiSN 



-♦-^XlOtfC-**- 



// soggetto di questo Melodramma è troppo 
noto perche gli si apponga qualsiasi 
argomento. Esso è tratto dalla famosa 
Tragedia diGio. BatL ISicolini Fiorentino. 



PERSONAGGI 

Il Doge FRANCESCO 
FOSCAR1NI 

ANTONIO suo figlio 

TERESA NAVAGERO , 
moglie di 



CONTARENO \ 



LOREDANO 
RADOERO 



ili- 



CLOTILDE i confidente 
di Teresa 



ATTORI 

Lonati Faustino. 

Salvi Lorenzo. 
Loewe Sofia. 

Ferlotti Rafaele. 
Bottagisi Luigi. 
Racca Luigi. 
Micciarelli Lucrezia. 



CORI e COMPARSE. 
Damigelle di Teresa — Guardie del Consiglio 
Soldati — Popolo. 



La scena è in Venezia, nel 1620. 



Parole di Leopoldo Tarantini. 
Musica del Maestro sifj. Carlo Coen. 



1 versi virgolati si tralasciano per brevità. 



Inventori e Pittori delle scene 



Vacca Luigi , Pittore di 
S. M., e Professore nella 
R. Accademia di Pittura 
e Scultura* 

Quelle eseguile dal sudd sono 
OPERA 

Alto I y scena 5. Ampia sala 
gotica in casa di Contareno. 

Atto Il , scena 2. Giardino 
prossimo alla casa di Conta- 
reno. 

BALLO. 

Allo II, Appartamenti. 
Atto III, Foresta montuosa. 



Rertoja Giuseppe , Prof. 
Architetto prospettico, 
e Socio dell'I. R. Ac- 
cademia di Relle Arti 
in Venezia. 

Quelle eseguite dal sudd. sono 
OPERA 

Alto I y scena 1. Piazzetta di 

San Marco. 
Atto IH , scena 1. Una sala 
nel palazzo del Doge, ora pri- 
gione di Antonio. 
» scena 5. Interno della sala 
del Consiglio dei Tre. 

BALLO. 

Atto I. Deliziosa grotta nel 
castello d'Alva. 
Atto V. Sala illuminata. 
» Infernale. 



Primo violino e Direttore aV orchestra 
Polledro Gio. Battista > 
Direttore generale della musica di S. M. 

Primo violino e Direttore et orchestra in secondo 

Ghebart Giuseppe , 

Accademico d'onore e Direttore dell'orchestra 
dell' Accademia Filarmonica. 

Primo violino Direttore pei balli 
Garetti Giuseppe. 

Maestro al Cembalo 
Fabbrica Luigi. 



Capo dei secondi violini 
Prima viola 
Primo violoncello 
Primo contrabbasso 
Primo oboe 

Primi flauti 

Primi clarinetti 

Primo fagotto 

Primo corno da caccia 

Prima tromba 

Primo trombone 

Arpe 

Cembalista 



Cervini Giuseppe 
Unia Giuseppe 
Casella Pietro 
Anglois Luigi 
Vinatieri Carlo 
Pane Effisio 
Pane Serafino 
Merlati Francesco 
Majon Giuseppe 
Zecchi Leopoldo 
Belloli Gioanni 
Raffanelli Quinto 
Arnaudì Giovanni 
Concone padre e tìglio 
Porta Epaminon ila. 



Suggeritore 
Minocchio Angelo. 

Maestro e Direttore dei Cori 
Buzzi Giulio, 



Macchinisti 
Bertola Eusebio — Majat Giuseppe. 

Inventore e disegnatore degli abiti 

N. N. 

Eseguiti dai signori 

Sarti 5 ^ a uomo Barbagelato Giacomo. 
\ da donna Fraviga Vittoria. 

Berettonara 
Tinetti Felicita. 

Piumassaro 
Pavesio Giuseppe. 

Attrezzista 

N. N. 

Magazziniere 
Fraviga Vincenzo. 

Capo Ricamatore 

N. N. 

Parrucchiere 
Ferrerò Lorenzo. 

Capo Illuminatore 

N. N. 

Regolatore delle Comparse e del servigio 
del Palco scenico 

Bovio Carlo. 




SCENA PRIMA. 

Piazzetta di San Marco. A destra il palazzo del Doge. 
(Il sole tramonta.) 

// Popolo sparso qua e la in varii gruppi, 
che attende. 

Coro Vjrià per la volta cenila 

Va scolorando il giorno : 
Della laguna il fremito 
Crescer s' ascolta intorno : 
Né ancor le porte schiudonsi, 
Dura il Consiglio ancor ? 
Chi sa quai nuove insidie 
Trama il nemico infido ! 
Tuoni una voce ; il popolo 
Oda di guerra il grido , 
E lampeggiar vedrannosi 
Qui mille spade allor. 

Parte del Coro. 

Taci , taci : si schiudon le porte. 

Altra parte. 

Ecco il Doge: sue gote son smorte , 
Sulla fronte la doglia gli siede... 

Tutti 

Che Io turba ? Quel duci che sarà ? 



10 

SCENA IL 

Contareno, Loredano, indi esce il Doge triste e 
pensieroso , seguito da Badoero e da un Bandi- 
tore , che porta , sospeso ad asta, uno scritto così 
concepito : 

« Chi d 1 orator straniero 

» Osi varcar le vietate porte 

» O parlar seco ardisca , è reo di morte. » 

Lor. Quale sul tuo sembiante 

Improvviso pallor sorger vegg' io? 
Cont. Oh ! Loredano, 

Rosseggia ancora del paterno sangue 

Il suol eh' or qui calpesto 5 

Sente filiale amore 

Tutto il dardo ferale 

Che ha fitto in core. 
Una sol voce all' anima 

Ognor gridare io sento 

È V ultimo lamento 

Di spento genitor. 
Son io dannato a vivere 

Nel pianto e nel dolor. 
Doge Ite (ai bluastri): Venezia intera 

Ornai T editto intenda. 
Cont. Ed ogni estrano apprenda 

Che ignota è a noi viltà. 
CoRoeDoGESu noitremendo turbine 

Di nuovo orror già pende ! 

Quante la scure orribile 

Che nel silenzio scende 

Quant 7 altre illustri vittime 

Oggi immolar dovrà ! 
(li Doge è dai lato opposto a quello dove stanno 
Loredano e Contareno , e negli atti mostrerà 
tutto il disdegno verso guest' ultimo ) 
Lor. (a Contareno con mistero e traendolo in di- 
Contareno , te il Doge non ama... sparte ) 
Cont. Vedrai tosto quel vile al mio piede. 



11 

Lem. E possente... 

Cont. Io Tabbom)* e eadrìi. 

Qui per lui del padre esangue 
Cadde il teschio al suol reciso : 
Qui vendetta allor di sangue 
Su quel teschio il cor giurò. 
E già il fato a me sorride : 
Di quel vii vendetta avrò! — 
Chi il poter con me divide 
Al mio pie crollar farò. 

Coro Partiam cheti. — • In lor fidato 

Di Venezia or resti il fato. 
A noi scettro e signoria 
Il lor senno ognpr serbò. 

Doge Popol cieco ! — In lor fidato 

Tu sorridi ai danni tuoi : 
Dì verrà che sul tuo fato 
Vano pianto io verserò, (partono tutti) 

SCENA III. 

Antonio solo. 

Sono in Venezia alfin ! — L' aura ch'io spiro 
Respira ancor Teresa : oh mia Teresa ! 
Fido a te riede il core , 
Che non scemò per lontananza amore. 
Oli quante , oh quante volte 
lo, solo, errando su gli Elvezii colìi , 
Dal mondo inter diviso , 
Allor che più m' avvicinava al cielo , 
Te riveder mi parve , e ti seguìa 
Dell 7 acceso desir sull' ale ardenti 
Su pei campi dell'etra, in grembo ai venti! 
Ah ! rapito in quei deliri 
Io scordava i miei martìri : 
Mi parca la terra e il cielo 
Ragionar del nostro amor. 
Ma fuggia quel sogno errante , 
Al mio duolo in sen riedea : 



12 

La natura a me parea 

Solitudine ed orror. 
Pur cessaro i dì del duolo ; 

Alla patria io riedo e a lei : 

La vedrò : d' un guardo solo 

Ogni affanno sperderò. 
Pene , perigli e spasimi 

10 spregiai finor da forte 5 
Air aspetto della morte 

11 mio cor non paventò. 
E sol conforto all' anima 

Fra tante pene e tante 
Fa desiar P istante 
Che al sen la stringerò. 
Ah! Ciel pietoso affrettalo, 
Di gioia io morirò. 

SCENA IV. 

Il Doge e detto. 

Doge Figlio ! 

Ant. Padre ! 

Doge E fia vero ? 

Pria che le luci io chiuda 

Anco una volta almeno 

Io ti rivedo , io mi ti stringo al seno ! 
Ant. Padre ! Signor ! se dolce 

Era al mio core il cenno 

Che dall' Elvezio suolo 

Me richiamava , il cor di un padre il dica. 

Ma qua! ti ritrovo io mai ? 
Doge Oh figlio ! oh figlio ! questo aurato serto 

Se tu sapessi quanto or pesi a questa 

Immacolata fronte !... 

Ma che favello io mai ?... 

Ah ! tu non sai quanti ha per noi perigli 

Un guardo solo , una parola audace... 

Loredano e' invidia , e Contareno 

Fin dai prirni anni ad ahborrirci apprese. 



13 

Io per te tremo 5 che potente troppo 

Tal nemico si rese , oggi che unito 

De' Navagero... 
Ant. Che ! che dici , o padre ? 

Doge 11 ver... Teresa Navagero sposa 

Fatta è di Contareno... 
Ant. Oh ciel! che intendo ! 

(rimane concentrato in profondo dolore) 
Doge Duolti tal nuova ? 
Ant. ( Io fremo ! ) 

Doge II figlio anch'io 

Lieto farò di nozze illustri... intanto 

Mi segui , e se conosci 

I perigli del loco e i rei disegni , 

Più cauti modi amor di figlio insegni, (parte 
Ant. Oh ciel , che intesi mai ! il Doge ) 

Contaren , vincesti ! 

Quanto infelice io sono!... Almen potessi 

Vederla!... a lei son noto , 

Sa che V amai senza delitto , e posso 

Senza speranza amarla. 
( rimane come assorto in un profondo pensiero ) 

Ah sì ! per la laguna , 

Che sotto il suo veron muta si stende, 

Oda il mio canto... il canto mio. sì grato 

Una volta al suo cuore. 

L' ascolti... e strazio il sovvenir le sia... 

Oh qual si perde ogni speranza mia ! (parte) 

SCENA V. 

Ampia sala ^olica in casa di Contareno. In fondo itti verone 
che sporge sul canale. 

Teresa , uscendo lentamente e come trasognala. 

Svanì ! sognai ! come nel sonno ancora 

Mia speranza ni' illude : ah deh ! ritorna 

Soave vision; toglimi a questa 

Morte , perenne morte , 

E a vita tal m 1 adduci , ov' aura io spiri 

Più tranquilla . più pura , 



14 

Che il mio dolente core 
D' un rìso allegri j e non sia colpa amore* 
( si asside in un canto , e resta muta e pensie-* 
rosa. Dal fondo compatisce Contareno ed os-* 
serva lungo tratto la moglie. ) 

Deh ! ritorna a me cT accanto , 
Ch' io ti vegga , o mio diletto ! 
Un tuo sguardo , un sol tuo detto 
Sia conforto al mio dolor. 
A chi t' ama... a chi t' adora 
Di' che fido ancor tu sei : 
E per me la vita allora 
Sarà un' estasi d' amor. 
( come riavendosi dal delirio ) 
j^ta che parlo ? Ah! fin la speme 
È un delitto pel mio cuor. 

Quando sommesso un gemilo 
Udrai sull' aura errante, 
Un mio lamento , un flebile 
Sospiro mio sarà. 
Tu col pensier rispondimi 
In quel supremo istante, 
E paga almen quest' anima 
Al ciel s' innalzerà. 

SCENA VI. 
Contareno , e detta. 

Cont. Teresa... 

Ter. (si alza affettando calma ) Oh ciel ! 

Cont. Tu piangi , ( accostandosi ) 

Donna ! e perchè ? Èia vero 
Dunque eh' io mai lieta ti vegga ! Oppressa 
Da meste cure , al guardo mio nascondi 
Le lagrime furtive... 

Parla allo sposo tuo... svela il tuo core, 
Sposa di Contareno... ( con tenerezza ( 

Ter. Oh mio Signor ! 

Nata al gioir non era io già: funebre 
L' alma mi opprime una mestizia ? un cupa 



É 



ih 

Tenebror * che mi vince e al piatito invita» 
Cont. Una mestizia ! oh fosse pur ! dolente 

Me ancor vedresti !... ma... donna , nel tuo 

Dolor perenne io leggo 

Il rimorso d'un fallo., una speranza... (con 
Ter. Oh ! che di' tu ? sospetto ) 

Cont. Se un giorno 

Fia palese V arcano !... Oh! s' io discopro 

Questo ver che mi occulti... 

Tremi chi n' è cagion , trema tu stessa ! 
Ter. Signor! che dici mai? Cessa... deh cessa! 

Cont. Il vidi innanzi ali 7 ara 

Quando la fé giurava : 
La destra tua tremava , 
Pianto versavi allor. 
Donna , me 'I celi invano : 
Ardi d' un altro amor. 

Ter. Ah ! tal rampogna acerba 

Qual colpa mia ti detta ? 
Pura la fé ti serba , 
Che ti giurava , il cor ; 
Al pianto io nacqui : ah lasciami 
In braccio al mio dolor ! 

Cont. Ma se fida a me tu sei , 

( prendendole con tenerezza la mano ) 
Parla , svela il tuo tormento : 
La mia vita io dar vorrei 
Pel favor di un solo accento... 
Oh Teresa !... 
Ter. Il tempo j io spero, 

Fia conforto al mesto cor. 
Cont. ( Sperai da un lieto imene 

Conforto alle mie pene \ 
Sperai nel suo contento 
Celeste il mio goder. 
Ma, ahimè ! che su quel viso 
Mai non spuntò sorriso ; 
E un avvenir tremendo 
S' affaccia al mio pensier, ) 



16 

Ter. ( Sperai col tempo almeno 

Calmar Y affanno mio ; 
Sperai covrir ci 7 oblio 
Questo fatale amor. 
Ma assai di me più forte 
Ei mi divampa in core ; 
D 7 un disperato amore 
Strazio non v 7 ha peggior ! ) 
( s'ode da lungi un frastuono di grida popolari 
e di musicali str omenti ) 
Cont. Che sarà ? — Qual suon di festa , 

Qual tumulto a noi s' appresta! 
Coro {di dentro) Esulti il cor del prode, 
Che riede al genitore : 
Abbia mercè di lode , 
Divida il nostro amor. 
( Contareno si accosta al verone , che dà sul 
canale. Teresa fa lo stesso. ) 
Ter. (con somma sorpresa e ritraedosi dalla finestra) 

( Ciel chi vedo ! ) 
Cont. ( sorpreso aneli esso ) Saria vero ? 

In Venezia Foscarin ! 
( Teresa tenta invano celare il proprio turbamento. 
Contareno se ne avvede. ) 
Oh ! che fu ? — Tu impallidisci ! 
Tremi tu ? (prendendole la mano ) 

Ter. (confusa; No. ( Ilio destin ! ) 

( Contareno sogguarda Teresa come se volesse 
leggerle nelC anima. Teresa non ardisce erger 
gli occhi da terra. ) 
Cont. Un sospetto fatale , tremendo 

Foco d 7 ira mi sveglia nel petto: 
Trema tu , se di tanto sospetto 
L 7 atro velo si squarcia per me. 
Ter. Se di fede qual pegno verace 

Questa destra ti porsi sull 7 ara , 
Cessa, cessa, e più triste ed amara 
La mia vita non resti per le. 

FINE DELL* ATTO PRIMO. 



fll 



SCENA PRIMA. 

Ampia sala gotica come nell'Atto primo , scena V. 
( È notte. ) 

Teresa sola, poi Matilde. 



Ter. 



Mat. 



Ter. 



Mat. 
Ter. 

Mat. 



Ter. 
Mat. 



Torvo ei partì... Che fia ? m' avess' ei mai 
Letto nel cor ? tradita 
Mi sarei forse ? 

(che sopraggiunge) mia diletta amica ; 
Abbian tregua i sospiri. — Ah ! mira il Cielo 
Come invita alla gioia. — Or qui t' appressa, 
Qui almen ti assidi , e allo spirar soave 

( la fa sedere presso il verone ) 
Della notturna brezza il cor disvaga. 
Sì , quest' aura mi è cara... e quelle torri , 
Quelle sponde , queir acque , 
Oh di quante memorie 
Pascono il cor languente ! 

( si sente un preludio di liuto ) 
Taci : flebil per l' onde un suon si sente. 
Che fia ! 

Le ascose pene 
All' aure forse il gondolier confida. 
Com' è dolce il suo canto ! 
Sì , dolce ! 

Piangi 1 



18 

Ter. Ei mi richiama al piahto. 

(odesi dalla parte del canale la voce di Antonio 
che canta) 
Ant. Quando da te lontano , 

Perfida , volsi il piede , 
Pegno d' eterna fede 
La bella man mi die. 
Mirai tremante il volto 
D' un bel rossore asperso , 
E tutto l'universo 
Disparve allor da me. 
Mille parole intesi 
Che ti dettava amore, 
E quel che sente il core 
il labbro non può dir. 
Io sarò tua , dicesti , 
E il mio costante affetto 
Sol uscirà dal petto 
Coli 1 ultimo sospir. 
Ter. {non sapendo pia contenersi) 

No, t'inganni, t' inganni!... amo le solo, 
Te solo adoro. Iravvea.) Ah delirai!... che dissi? 
Mat. Ami : celarlo è vano. 
Ter. Oh ciel ! perdono ! 

Rendimi il mio segreto. (a Matilde) 

Mat. A me t' affida , non temer. 
Ter. Matilde ! 

Va, corri... vola... ah! che del Doge il figlio, 
Foscarini è in periglio : 
Fugga... di Contaren 11 ira noi colga ; 
Ei l'odia, e pur non sa... 
Mat. T' intendo : io volo, {parte) 

Ter. Antonio... Antonio... E non mi uccide il duolo! 
{chiude il verone e cerca riaversi dal turbamento) 
Ah ! lo vidi , lo vidi ! — Al fioco raggio 
Che in lui vibrò la luna 
Il riconobbe il core! Ah! gli atti, il Volto 
Più non son quei d' un dì ! come il dolore 
Distrutto ha in lui di giovinezza il fiore ! 
Mat, ( toma ) 



19 

Ter. Di' il giungesti? 

Mat. Il giunsi, il vidi. 

Ter. Partirà ?... 

Mat. Ma pria che il veggia , 

Che T ascolti , ci vuol da te. 

Ter. Ah !... non mai... 

Mat. Allor soltanto 

Partirà. 

Ter. Son fuor di me ! 

Mat. Un istante , un solo istante , 

Là tra quelle ombrose piante 
Ch' ei ti parli , deh ! concedi , 
spirar d' angoscia il vedi. 
Che decidi ? 

Ter. cruda amica... 

Mat. Un istante... 

Ter. (dopo aver riflettuto ) Ebben... verrò. 

(partono da diverso lato) 

SCENA li. 

Giardino prossimo alla casa di Coniarono ; in fondo muro pra- 
ticabile , elie lo divide da quello dell' Ambasciatore di Spagna 
di cui il palazzo si vede in disianza collo stendardo spiegato. 

Guardie del Consiglio de' Tre , clw si aggirano 
guardinghe per la scena. 

Coro Taci , taci : ai labbri nostri 

Non isfugga un solo accento ; 
Non ci scopra in questi chiostri 
Lo spirar neppur del vento : 
Se tra il buio in mezzo all'ombra 
Vuol celarsi il traditor , 
Su lui piombi , lo sorprenda 
Nostro vigile rigor. 

Prima parte del Coro. 

Di' , vedesti Contareno 

Come truce a noi parlava ì 



20 

II. Qual se morte avesse in seno 
Qua veloci ne inviava. 

I. Qui , fra mezzo a' suoi roseti , 

Forse teme il traditor ? 

II. Opra ? taci , ed i segreti 

Non scrutar del tuo signor. 

(il Coro si allontana.) 

SCENA, III. 

Antonio solo. 

Ant. Sì, questo è il loco. — Io col pensier più volte 
Qui felice volai. 
Nulla cangiò. — Teresa ... 
Ella... non è la stessa. — Eppure un giorno 
Qui mi giurava amor : — qui testimonio 
Invocava 1' Eterno al giuramento 5 
Ed or quel giuro ha dileguato il vento. 
{rimane concentrato nel dolore) 

SCENA IV. 

Teresa , e detto, 

Ter. ( Eccolo. ) 

Ant. (scuotendosi) Chi s'appressa?... 

Teresa !... 
Ter. Oh mio signor! 

Ant. Qual nome ascolto! 

Teresa ! ah ! non solevi 

Tu chiamarmi così... non fur che un sogno 

Dunque le mie speranze , i voti miei ? 

Tutto scordato hai tu ? 
Ter. Scordato ! oh Antonio ! 

Tant 7 oserei se non ti amassi ?... oh Cielo ! 

Che dissi io mai... delitto 

Tal voce è in me... Fuggi 5 t'invola. 
Ant. Arresta ! 

W ami e fuggir vuoi tu ? ripeti ? o cara. 



21 

Quella dolce parola , 
Ripetila , ben mio : fa eh' io qui spiri 
Certo d' un tuo pensier , d' un tuo sospiro, 
D' una lagrima sola... 
Ter. Ah eh' io non deggio ! 

Ant. Vieni , tergi quel pianto , 
E la fronte affannata 
Su questa man riposa... 
Ter. Giammai. ( come atterrita ) 

Ant. Giammai dicesti ! 

Ter. Oh ciel ! son sposa ! 

( coprendosi il volto colle mani) 
Ant. Ah ! non me '1 dir , noi vo saper : tu, cruda, 
Mi richiami a un pensier eh' io già scordava: 
» Scordava al fianco tuo... Ohimè tu piangi! 
» Piangi , Teresa ! Oh ! chi mi t' ha rapita ? 
» Qual forza mai te , a' voti miei spergiura , 
» Trar poteva all' aitar ? 
Ter. » Oh Antonio! orrenda, 

» Terribile , feral... Di Contareno 
» L 1 ira apprestava al genitor la scure j 
» Da sue prigioni oscure 
)> Ei la figlia pregava , e a lei s' offriva 
» Bivio tremendo : a Contaren consorte 
)> Irne , o affrettar del genitor la morte. 
Ant. )) Taci, taci... Oh furor! {come forsennato 

Ma che ? sui cori 
Non vanta impero empio poter tremendo. 
Tu sei libera ancor , sei mia... 
Ter. Che intendo ?... 

Ant. (si avvicina a Teresa , che è sbalordita , e 

prosegue con forza) 
Sì , sol costretto e trepido 
Il labbro tuo giurava , 
E il Ciel , del giusto vindice, 
Quel giuro cancellava. — 
Questa tua destra , o cara, 
Stringere io posso ancor : 
Voto non lega all' ara 
Che non partì dal cor. — 



Ter. Ah ! oh 5 uom non vale a frangere 

I nodi ond' io son stretta ! 
Lascia i deliri , o misero ; 
La mia virtù rispetta ! 
Sola iìnor piangea 
Oppressa dal dolor : 

Deh non volermi rea 

Or tu di un fallo ancor! 
Ant, Taci , donna! ah tu non sai (riscuotendosi) 

Che mi uccide il tuo rigor ! 
Ter. E di me pietà non hai ! 

Vuoi eh' io muoia di rossor ! 
Vivi men tristo e misero 

Di sposa cimante in seno 

Ancor per le sorridere 

II ciel vedrai sereno , 

Ti scherzeranno un giorno 

Teneri figli intorno ; 

E del piacer... le lagrime... 

Sul ciglio tuo... starà... 
Ant. Tremendo , inesorabile 

Destino a me fa guerra , 

Solo una tomba gelida 

Per me rimane in terra ! 

Parlarmi d' altro amore... 

Non ti consente il core. 

Vedi , un' amara lagrima 

Rigando il sen ti sta. 
Ter. Ascoltar dal labbro mio 

Un accento or devi ancor. 
Ant. Vìi accento ! 

Ter. Un solo... Addio ! 
Ant. Sento... ahimè !... spezzarmi il cor... 

(mancando, Teresa accorre in di lui soccorso) 
a 2 Oh mia virtù proteggimi 

In questo addio fatale!... 

Ah! parti... ah! fuggi... ah! lasciar])!... 

A liin son io inori, ile ; 

Nella città fitfgii angeli . % 

Dove non >t>n tiranni < 



25 

A noi dì tanti affanni 
Serbata è la mercè ; 
Eternamente vivere 
Colà potrai con me. 

SCENA V. 

Matilde ., e detti. 

Ant. Qual fulgor ! 

Ter. Ahimè ! clic fia ! 

Mat. Contaren s'appressa a voi. 

Ant. Contaren! 

Ter. De 7 fidi suoi 

(additando U lato donde entrò Antonio) 

Tutto ingombro è quel sentier. 
( Ant. accenna di volersi precipitate dal muro al fondo) 
Ter. Ali t'arresta ! Crudo fato (ad Ant.) 

T' è serbato in quelle porte. 

Resta. 
Ant. E tu ? 

Ter. Mi opprima il fato. 

Ant. No , Teresa ! lo scelgo morte. 

(si precipita dal muro ) 
Ter. Ei si perde : oh ciel !... Fuggì. 

SCENA VI. 

Contareno , Guardie con fiaccole , e detti. 

Cont. A che sola in queste soglie ( alla moglie ) 
Tu a quest' ora ? Tremi J 

f s' ode un colpo di pistola ) 
Ter. Ali! 

Cont. Che mai fu ? 
Ter. Perdona !... ei muor... 

(fuori di se e come pregando II Cielo J 
Cont. Oh quai detti ! oli mio furor ! 



24 

SCENA VII. 

Guardie del Consìglio dei Tre , che conducono 
Antonio , detti, indi il Doge. 

Coro Nelle vietate soglie 

Un traditor fu colto : 
Sotto mentite spoglie 
Del Doge il figlio ! 

Ter. Oh ciel ! 

Cont. Tu! Quale arcan ! Tu stesso ! 

Tu , vile , in mio poter ! 

Ant. Ei mi deride oppresso ! 

Coro Ei ligio allo stranier. 

Cont. Tutto intendo il reo mistero 

Che lo spinse in queste soglie : 
Dal pallor dell' empia moglie 
Tutto apprendo il mio rossor. 

Ant. ( Io credea d' odiarti in terra 

Quanto fosse ad uom concesso. 
Sento jj o vile , sento adesso 
Quanto odiar si possa ancor ! ) 

Ter. ( Ogni arcan s' è ornai svelato ; 

Morte sta sui sguardi loro , 
Gelo , avvampo , e pur non moro , 
Reggo ancora a tanto orror ! ) 

Coro ( Di Venezia il Duce invitto , 

Degli Ispani il vincitore , 
Sarà ver che traditore 
Calpestava il patrio suol ! ) 
Il Doge ! (giunge il Doge) 

Cont. Ei stesso ? — Or vieni, [al Doge) 

Ant. ( Il padre ! — Oh mio rossor ! ) 

Cont. ( andando verso il Doge, ed indicando Ant.) 
Qual educasti a noi 
Tu cittadin rimira! 

Ant. Frena gli oltraggi tuoi , 

Non provocarmi all' ira. 

Cont. Fellon : t' acheta ! 

Ant. Vile ! 



25 

Doge (trattenendo Ant. e , additandogli Cont. , g/i 
dice con tuono grave ) Giudice tuo quest' è. 

Ant. Egli ! 

Doge {severamente) La prima è questa 
Del tuo fallir mercè. 

Cont. Al Consiglio lo traete. {alle guardie) 

Ter. Grazia ! 

Cont. Che?... Per chi?... 

Tutti Signor ! 

Cont. Empia donna , e tu pure pel perfido 

a Ter. Hai parola di grazia parlato! 

Non un solo , ma mille supplizi 
Brama adesso un consorte oltraggiato. 
Cessa... va... La colpevol tua lagrima 
L' ira mia rattener non potrà. 
Come reo traditor della patria 
Ei di ferro morire dovrà. 

Ter. M' odi , o sposo : ten supplico in grazia 

Di quei giorni in cui cara a te fui: 
Me punisci d' atroci supplizi , 
Ma risparmia infierire su lui. 
Qual ti sembra d' orribile infamia 
Il suo cuore ei macchiato non ha. 
Bada , bada che il sangue dei martiri 
Vendicato dal cielo sarà. 

Ant. Godi 9 o mostro 5 or son reso tua vittima, 

a Cont. Di tue furie ora segno son fatto. 
Or tu stesso, o terribile giudice, 
Compi pure 1' atroce misfatto ; 
Sfoga alfine sud' uom che t' abbomina 
La vendetta che in core ti sta ; 
Ma paventa del cielo la collera 
Che punirti , o perverso , potrà. 

Doge Stolto tìglio , e tal nera perfidia 
Tu celavi nel fondo del cuore , 
E d'un padre sovrano dell'Adria 
Tu volevi macchiar lo splendore ? 
Sciagurato , or non havvi tra gli uomini 
Chi implorar per te possa pietà. 
Or nessun dall' estremo supplizio 
Più sottrarti , o mio figlio , potrà. 

2 



26 

Tutti Tratto venga 1' infame al giudizio ; 
La sua sorte il Consiglio dirà : 
Chi tradire ha tentato la patria , 
Più congiunti , più padre non ha. 



FINE DELL ATTO SECONDO. 



27 

ààÈèàÈàÈààÉàMàèi 

SCENA PRIMA. 

Una sala nel palazzo del Governo, ora prigione ad Antonio. 
In fondo verone chiuso da invetriata. Una lampada in mezzo. 

Antonio dorme , Contareno mascherato 
da una porta segreta. 

Con. )> Ei dorme. — Ah ! perchè mai 
» Non poss 7 io far sì eh 7 estremo 
)) Sia quel sonno per lui ? a me soltanto 
» Quella porta si schiude , e la sua morte 
)) Me grideria colpevole. — Salvarlo 
» A mio dispetto io deggio 
)) Perch'ei non parli, e il mio disdor non sveli. 
» Fugga per or. — L' aspetta 
» Da qui non lunge oggi la mia vendetta. 

( si accosta ad Antonio e lo scuote ) 

Ant. (svegliandosi e balzando in piedi) 
» Chi sei tu ? 

Con. » Son tal che veglia 

» Sul tuo fato. 

Ant. )) A me ti svela. 

Cont. » Mai. 

Ant. » E qual destar fidanza 

» Puote in me chi a me si cela ? 

Con. w M'odi, m'odi, [accostandosi e prendendolo 

Ant. (fissandolo ) Qual sembianza ! per mano ) 
» Qual sospetto in cor mi sta ! 

Cont. » Sul tuo capo la scure è sospesa ... 

Ant. g» Segui. 

Cont. )> Infamia il tuo capo minaccia .., 



28 

Ant. » Segui. 

Cont. » Scampo non hai né difesa, 

» E tuo padre di duol ne morrà. 
Ant. » Dunque ?... 

Cont. » Un solo , uno scampo ti avanza : 

» Il mio braccio apprestarlo saprà. 
» Vieni , fuggi , F estrema speranza , 
» Se più indugi , perduta sarà. 
» ( Ali ! resisti , o mia vendetta ; 
» Non ti sveli il mio furore ! 
» S' ei qui resta , un sol suo detto 
» JPuò coprirmi di rossor. ) 
A:;t. » ( È certezza il mìo sospetto : 
» Me '1 palesa il suo timore : 
)> Teme il vii che un sol mio detto 
» Sveli tutto il suo rossor. ) 
Cont, » Hai deciso ? Ogni indugio è fatale. 
Ant. » Ma il tuo rischio ... 
Cont. » A scorarmi non vale. 

Ant. » Ria sai tu qual periglio si corra ? 
Cont. » Tutto io so. — Sai qual uom C abborra ? 
Ant. » Egli è un vile , in cui parla paura , 
» Mostro infame, che abborre natura. 
Cont. {non sapendo più contenersi, prorompe, 
facendo correre la mano sul pugnale , e 
togliendosi la maschera ) 
» Cessa ... oh rabbia ! 
Ant. {riconoscendolo) » Ferisci. — Or sei noto. 
Cont. » ( Un inferno nel petto mi sta. ) 

( si ode romore di passi ) 
Cont. ( spaventato ) » Chi s' avanza ? 
Ant. [sorridendo) » Va, ti cela. 

» Non temer da me viltà. 
» Morirò , ma il mio segreto , 
» Non temer , con me morrà. 

( Cont. parte per la porta segreta) 



39 
SCENA II. 

Antonio solo. 

Quali lugubri tede ! 
<)ual tenebrìe di morte ! 

( appressandosi alla finestra ) 
Oh ciel ! dunque son io 
Nel palagio ducal! Reggia del padre 
Prigion del figlio ! Una crudél parete 
Mi divide da lui ... morir potessi 
Senza vederlo! Oh quale oggi si appresta 
A lui, dolente, oppresso, 
Colpo fatai!... Chi s'avvicina? Ah!... è desso. 
( vedendo venire il padre ) 

SCENA III. 

// Doge, che pallido e tremante si avanza 
a passo lento. 

Ant. Oh padre!... oh padre mio!... 

( gettandosi fra Le braccia del padre ) 
Doge Vieni al mio seno. 

Stretto con te , morir potessi almeno ! 

{nasconde il suo volto nel seno di Anto- 
nio , poi riscuotendosi ) 
Ahimè ! — Doveva io dunque 
Tal rivederti? 
Ant. Reo 

Io li sembro , e non son. 
Doge Parla. 

Può rendermi la pace un sol tuo detto ... 
Ma tu resisti!... 
Ant. Ho mille smanie in petto ! 

Non tentarmi ... infamia eterna 
Un sol detto a me darla. 
Ti conforta, e il ciel ti dia 
La virtude del soffrir! 



30 

Volgi , o padre , ah! volgi a questa 
Tua ciltade intorno i rai ; 
La contempla , e allor vedrai 
Se sventura è il mio soffrir. 

SCENA IV. 

Guardie del Consiglio , e detti. 

Coro II Consiglio a se ti appella. 

Vien , ci segui , Foscarin. 
Doge Quale annunzio ! 
Ant. Ah padre ! addio. 

Se sul fior degli anni miei 
Or mi opprime avversa sorte ! 
Dì verrà che la mia morte 
Desti invidia e non pietà. 
Note alfin dei miei nemici 
Fiano allor le inique trame , 
Crollerà lor possa infame 
E Venezia esulterà. 
[parte fra le guardie. Il Doge lo segue desolato ) 

SCENA V. 

Interno della sala del Consiglio dei Tre. 
Cont areno , LoREBÀNO e Guardie. 

Cont. Alfine è mio. — Sovra di lui si chiuse 

V orrenda porta. 
Lor. A violar la legge 

Sai qual cagion lo spinse? 
Cont. Io saperla non bramo. — 

Vendicarmi giurai 9 

Vendetta anelo. 
Lor. Ampia vendetta avrai. 



ol 

SCENA VI. 
Bàdoero , e detti. 

( Tutti e tre seggono innanzi al Tribunale. 
Contar eno è nel mezzo. ) 

Cont. A noi s' adduca il reo. ( alle guardie che 
Compagni illustri , a voi partono ) 

Or rammentar fia d' uopo 
Che in queste arcane soglie 
Sol rigida giustizia il seggio ergèo : 
Qui palpitar non debbe altri che il reo. 

SCENA VII. 

Antonio fra le Guardie , e detti. 

Cont. Il nome tuo ? ( ad Antonio ) 

Ant. V è noto. 

Cont. Non ti conosco io qui. 

Bad. Legge lo vuole. 

Chi sei ? rispondi. {ad Antonio ) 

Ant. Io son del Doge il figlio , 

Antonio Foscarini. 
Cont. Ancor sul Doge 

Scende la scure; a me rispondi, e trema. 

Fosti tu or or sorpreso 

Tra le sospette del Ministro Ibero 

Soglie vietate ? Il nieghi ? 
Ant. Io noi niego. 

Bad. In tua discolpa adunque ... 

Addur che puoi ? 
Ant. Sol queste, 

Queste vestigia del furor straniero 

Son la difesa mia. (s' apre il petto, 

e mostra le sue cicatrici ) 
Bad. Rispondi all' uopo. — La temuta legge 

Era a te nota ? 
Ant. L' era. 

Lor. In quelle soglie 

Qual mai cagion ti spinse ? 



Ant. Nulla dir posso. 

Cont. Adunque reo ... 

ànt. Lo sono. 

Cont. Pensa che morte ... 

Ant. Il so. 

Cont. Ma un 7 altra pena..* 

Ant. E qual ? 

Cont. L' infamia. 

Ant. Qui v' è sol la tua. (a Con.) 

Cont. Iniquo ! al destin suo ( alle Guardie ) 

II reo sia tratto. ( si ode un tumulto ai 

Lor. Qual fragori di fuori) 

Bad. Che fia ? 

Di mille voci a noi giunge il frastuono , 
Qual di percosso mar in gran tempesta. 

Cont. Non temo io già. Partite voi. {alle Guardie) 

SCENA Vili. 



Si spalanca una porta di fianco , ed entra una 
donna velata \ tutta vestita in nero , condotta 
per mano dal Doge , seguaci. 

Doge {ad Ant.) T'arresta, {le Guardie si arrestano) 
Cont. Che vuoi tu ? (*) Tra noi venirne 

( (*) alla donna , poi al Doge ) 
Con costei chi t' ha concesso ? 
Doge Dritto è in me. Tra voi ne venga 
A vietar tremendo eccesso. 
Qui la complice del reo 
Alto arcan svelar dovrà. 
Cont. Chi sei tu ? (Mi trema il cor ! ) 
Bad. e Lor. Su , ti svela ... ( alla donna ) 

( Teresa si toglie il velo e si avanza in 
Com. Oh mio furor! mezzo alla sala) 

{ Qui T infida ? Ornai compiuta , 
Ah ! palese è 1' onta mia : 
Il furor j la gelosia 
lo frenar di più non so.) 



Ter. (Ciel, ta ispira ogrci mio detto, 

Tu m' assisti in tal momento : 

Tu rinnova nel mio petto 

Queir ardir che m' infiammò ! ) 
Ant. ( Infelice ! a qual ti trasse 

L' amor tuo funesto eccesso ! 

Di salvarmi a te concesso 

Fin eh' ei vive esser non può. ) 

( additando Contareno ) 
Doge ( Ciel , tu ispira a lei gli accenti -, 

Tu T assisti in tai momenti ; 

Tu mi salva il figlio mio ! 

Altro voto in cor non ho. ) 
Lor. e Bad. (guardando il turbamento di Cont. ) 
( Ei si turba : ha sculto in fronte 

Il furor , la gelosia. 

Ah! che il ciel costei ne invia : 

Quale arcan scoprir dovrò ? ) 
Cont. (*) A che vieni , iniqua moglie ? ( (*) a Ter. ) 

Osi offrirti al mio cospetto ? 

( con furore represso ) 
Ter. ( a Lor. e Bad. ) Io scolparlo a voi dinanzi 

Sola io posso. 
Lor. e Bad. Udiam. 

Cont. No , taci. 

{frapponendosi , e vietandole di parlare ) 
Se non tronchi i detti audaci 
Cadrai spenta innanzi a me. 
Tutti Quale eccesso ! 

Th.r. Io te non temo. ( a Cont. ) 

Coxnt. E mia sposa : a me sia resa, (ai compagni) 
Lor. e Bad. Parli pria. 
Ant. ( Si perde! ) 

Cont. ( Io fremo ! ) 

Bad. Parla or tu. 

Ter. ( UT assisti , o ciel!) 

Di Foscareno amante 

Fin dai prim' anni io fui, 

Potere iniquo e barbaro 

Tolta irà volle a lui : 



SI 

Cedetti , e fra le lagrime 
Morte invocando ognor , 
Spegner la fiamma indomita 
Tentai del primo amor. 
Ant. ( « Ella per me si perde : 

ce Oh sovrumano amor ! ) 
Ter. ( (( Salvarlo, o elei , concedimi , 

a Tu che mi leggi in cor! ) 
Cont. ( a E vive ancor la perfida ? 

a Oh eterno mio rossor ! ) 
Ter. Ei ritornò. — Tra i gemiti 

Del suo deluso amore 
L' estremo addio porgevami 
Di notte tra l' orrore : 
Quando di rabbia insano 
Questi ver noi venia {additando Cont.) 
Solo il palagio Ispano 
Gli offre ai fuggir la via : 
E per salvar mia fama 
Quel calle elegge allor. 
Cont. {con ira) Mente costei. 
Ter. Non mento : 

M' è testimone il cielo ! 
Ant. Ah ! s' ora io cadrò spento , 

Son discolpato almen. 
Cont. Non merta fé la perfida : 

Del reo la morte io chiedo. 
Bad. Io non v' assento. 
Doge e Ter. Oh gioia ! 

Cont. (*) Primo io tra voi qui siedo. ( (*) irato ) 

Bad. e Lor. Poiché discordi i nostri 
Furon da' sensi tuoi , 
Maggior di te , di noi , 
S'oda il Senato ... 
Ter. e Doge Ah sì ! 

Ter. , Doge , Lor. e Bad. 
Sue discolpe oda il Senato , 
Poi di lui deciderà. 
Ter. e, Doge , ( con enfasi ) 

Ah tacete! E troppa gioia 

Che m'inonda e opprime il core. 



5:> 

Un prodigio dell' amore 

La sua vita or salverà. 
Ciel , che . ai giusti ognor propizio, 

Sei conforto a un cor gemente , 

Deh tu salva V innocente 

Che s' affida in tua pietà ! 
Ant. Ah ! non credo ai sensi miei , 

Troppa gioia opprime il core. 

Un prodigio dell 1 amore 

La mia vita or salverà. 
Ciel , che , ai giusti ognor propizio, 

Sei conforto a un cor gemente, 

Deh tu salva un innocente 

Che si affida in tua pietà! 
Cont. (Coppia iniqua, io pur godendo 

Sto al desìo della vendetta 5 

Come un fulmine tremendo 

Sul tuo capo scenderà. 
Se a mio danno unirvi in vita 

Seppe un giorno iniqua sorte , 

Sovra voi infamia e morte 

L 7 ira mia piombar farà.) 
Lor. e Bad. Sol giustizia a noi fia guida , 

Essa ispiri il cor, la mente 5 

Se di colpa egli è innocente 

Vita e onore illesi avrà. 
( nel frattanto Contareno chiama a sé il Capo degli 
uomini d" arme e gli parla all' orecchio ; poi\ 
additando Antonio , gli dice ad alta voce ) 
Tratto al Senato ei sia. 
Ter. Seguirlo io vo. (avviandosi verso Ant.) 

Cont. T' arresta, (afferra Ter. 

per mano. Antonio parte fra le guardie ; 
Contareno prosegue con sogghigno feroce) 

Degna di te qui pria 

Scena a mirar t' appresta. 
Ter. Oh ! che di 7 tu ? 

Doge Quai detti ? 

Ter. {tremante) Misera me ! che tenti ? 

Qual su quegli occhi ardenti 

Gioia crudel ti sta ! 



Sé 

Ter. Presentimento orribile! 

Comt. Ed avverato è già. 

( Teresa si scioglie da Contareno , si precìpua 
alla porta, dà un grido, e ritorna sbigottita) 
Ei cadea del tradimento, 
Godi , esulti , scellerato \ 
Ma il rimorso e lo spavento 
La tua vita strazierà. 
Abborrito ed esecrato 

Fia tuo nome in ogni gente i 
Ma V avel dell' innocente 
Lacrimato ognor sarà. 
Cont. Si allontani la demente 

Doge Quale orror ! 

Coro , Lor. , Bad. Qual crudeltà ! 



Cala il Sipario*