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Full text of "L'Archeografo triestino"

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L* 



ARCHEÓGRAFO 

TRIESTINO 

RACCOLTA 



DI 



ICEMORIE, NOTIZIE E DOCUMENTI 

PER SERVIRE ALLA STORLà 



m 



TRIESTE, Da FRIULI E DELL'ISTRIA. 



Nuova Serie 
VOL. I. 



• . .- •-. 



-• • - • 



TRIESTE 

TlPOORAVIA DI L. HEBlUfAirSTOBFEB 

1809-1870. 



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■PUBLIC LirnAnY * 

ASTOR, LENOX AN^ 
1^ 19^4 U 



Editbicb la Società dbl Oabinbtto di Minebya. 



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PrefaaiioMe. 



Neil' intento di ridestare negli animi de' suoi concittadini 
l'amore per le patrie storie, l'illustre e benemerito triestino 
Domenico Bossetti, ideava nelF anno 1829 la pubblicazione di un' 
opera periodicai della quale — per cura ed a spese della Società 
del Gabinetto di Minerva, da lui pure fondata e diretta, — doveva 
vedere la luce ogni anno un bel volume contenente opuscoli, 
memorie e documenti destinati ad illustrare la storia della città 
di Trieste non solo, ma pur anche quella della vicina provincia 
istriana. 

Ebbe vita per tal modo 'l' Archeografo triestino^ il primo 
volume del quale comparve nell'anno 1829, il secondo nel suc- 
cessivo anno 1830, il terzo nell' anno 1831 ed il quarto ed ultimo 
nell' anno 1837. Erano già in pronto le materie pel quinto volume, 
allorché la morto inaspettata del Rossetti, arrestava e la pubbli- 
cazione di esso volume e la continuazione in genere di quest' opera 



Cessato l' Archeografo triestino, non cessava però il motivo 
che gli aveva dato origine, non veniva meno la necessità d'indagare 
e viemmeglio chiarire la storia del paese. 

Laonde la sottoscritta Direzione della Società di Minerva, 
mossa dagli amorevoli eccitamenti di parecchi egregi cultori degli 
studi storici, credette far ottima cosa, ripigliando l' interrotta 
pubblicazione dell' Archeografo triestino. 

Forte dell' appoggio e della promessa di collaborazione da 
parte di autorevoli persone in fatto di patria storia, dessa può in 
oggi con lieto animo dare vita a tale suo divisamento, ampliando 
anzi il primitivo programma dell' illustre fondatore dell' Archeografo, 



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coli' aocogliere nella Naova Serie di detto periodico, anche docu- 
menti e stadi riferìbili alla contermine provincia di Gforizia e di 
Gradisca. 

Se dovunque opere di simile natura ebbero la pib lieta acco- 
glienza, la sottoscrìtta si lusinga che dessa non potrà mancare alla 
presente, la quale ove il favore del pubblico la sorregga, sarà 
per essere un quadro poaBibilm«ntd completo dcHa storìa religiosa, 
giurìdica, artistica, letteraria, economica e sociale di Trìeste e 
delle due contermini provinde. 



TrlM^ nel FèMMio 18W 



LA DiREZIORE OELUI SOCIETÀ DI MIIIERViL 



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indici: 

degli articoli • docmnirtl coateauti aei preseate volaaie. 

Pag. 
Giovami BeHCO. -- Domenico Rossetti. Stadio biografico .... 1 
Carlo Bvttazzonl. — Del governo provinciale romano nella Venezia 

ed Istria, dissertazione 25 

— Serie dei Governatori provinciali romani della Venezia ed Istria 84 
Aatooio Dr. Jomii. — Ritmo barbarico in elogio di re longobardi colla 

notizia dei sinodi nei quali avvenne la riunione della chiesa 
scismatica di Aqnileja alla comunione della chiesa romana, 
docum. a. 698 85 

— Genealogia dei re longobardi di origine bavarese 91 

Carlo Bottazzool. — lAdice cronologico dei patriarchi di Aquileia 

aderenti allo scisma di Ario 93 

Pietro KaBdler. -~ Di Aquileia romana 98 

— Documentazioni 182 

— SuU' eccidio di Aquileia, canto di S. PaoUno, dell' 800 ... 186 

— AnnaU di Aquileia 139 

DoB Angelo Marsioh. — Dietalmo di Bonifacio e Vulcina de Tarsia pro- 
curatori del Comune giustinopolitano, essendo podestà Fe- 
derico da Caporiacco^ si portano nella contrada Gastelliero 
situata al di là del fiume Risano, per marcare i confini 

tra i beni comunali e quelli del capitolo delle cattedrale, 

docum. a. 1229 141 

Abooìm. — Corografia del Friuli, a. 1500—6 145 

Carlo Buttazzonl. •— Annotazioni alla suddetta Corografia .... 161 

— Cause per le quali la Maestà dell' Imperatore poteua impedire 

alli Signori Venetiani il fabricar la nona Fortezza di Palma 

nona nel Friuli, docum. a. 1593 165 

6. ValvasonI da Manlago. — Corografia della Camia, a. 1559 ... 169 

Carlo Buttazzonl. — Annotazioni alla suddetta Corografia .... 177 

Prof. Antonio de Steinbachel.— Elogio di Federico Schweitzer, discorso 188 
Vincenzo Dr. Joppl. — Aggiudicazione di Zuins nel Friuli ai Signori 

di Duino, docum. a. 1313 191 

Carlo Buttazzonl. Monte Cucco e monte Catalano, origini celtiche . 195 
Bartolomeo Vergottin. — Della antica orìgine, successive vicende ed 

attuale stato di Rovigno, esame storico 197 

Giovanni Barsan. — Saggio di dialetto Rovignese 238 

Bartolomeo Vergottin. — Patriarca Rodoaldo concede ai vescovi di Pa- 

renzo la terra di Rovigno con sue pertinenze, docum. a. 966 239 



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Pag. 
iVergottln.— Impentore Ottone II. confenna alla chiesa epi- 
scopale di Parenzo le donazioni anteriori, fra le quali pure 
la città e distretto di Kovigno, docom. a. 983 243 

— Questioni tra il yescoYO Pietro di Parenso ed Q conte Mai- 

nardo d'Istria per le decime di Rovigno, docnm. a. 1183 . 245 
Cronista Dandolo. — Dedizione di Montona, sna cadnta e perdono, 

guerra cogl* Istriani e per quale motivo 251 

Barlolonrao Yergottin. — Lodovico Manin, doge di Venezia, ringrazia 
Kovigno per V offerta di cento marinai e dieciotto cittadini, 

docum. a. 1796 253 

C. Bnttazzoni. — La Vena, i Veneti e il monte Venda, origini celtiche 255 
Carlo Bottazionl. — Kescrìtto del duca Alberto d' Austria a Ugone 
di Duino, capitano di Trieste ; concessione allo stesso di 
poter fabbricarvi castello ; assegno a tal uopo delle rendite 

della cittÀ, docum. a. 1389 259 

Prè Felioo Bandeili. — La Passione di S. Giusto, narrazione ... 265 
Cario Bnttazioni. — Tommaso da Spilimbergo, vicecapitano di Trieste, 
detta sentenza civile a nome di Filippo d'Alen^on, patri- 
arca di Aquileia ; prova dell' esistenza di un dominio patri- 
arcale in Trieste anche dopo la pace del 1381 e preceden- 
temente alla dedizione di questa città al Duca Leopoldo 

d' Austria, docum. a. 1382 269 

Ireneo d. Croce. — Guerra fra Venezia e Trieste, a. 1368—9, narrazione 273 
Carlo Bnttazzoni. — Pace tra Austria e Venezia; Alberto e Leopoldo 
duchi d' Austria rinunciano verso un compenso di 75>000 fior, 
d'oro alla Signoria di Trieste e del suo territorio ; Venezia 
restituisce il castello di Vragna, docum. a. 1370 .... 283 

— Procura rilasciata dai duchi a Corrado d' Ingolstadt onde re- 

carsi in Venezia a levare la somma di fior. 75,000 docum. 

a. 1370 . . 301 

Cario Kunz. — Osservazioni circa la qualità e il valore dei fiorini 

d'oro, contemplati dai premessi documenti 303 

Carlo Bnttazzoni. — Circolare dei duchi d'Austria riferibilmente al 

commercio coi Veneziani, docum. a. 1370 307 

— Ordine spedito ad Enrico Fuchmann di sospendere le ostilità, 

docum. a. 1370 309 

— Ugone di Duino, approva i capitoli della pace, riferibili alla re- 

stituzione del castello di Vragna, docum. a. 1371. . . . 311 

Carlo Bnttazzoni.]— Cenni storici su Albona I— XVI 

Statato di Albona, a. 1341 1—61 



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Archeografo Triestino 



NUOVA, seiuie: 




ifell'anno 1869 per cura della Società di Minerva ebbe 
luova vita V Archeografo Trietttno che V illastre 
Domenico Rossetti aveva creato quattro decenni 
prima con l'intento di promuovere gli stndì di storia patria 
e di ridestarne V amore nell' animo de' suoi concittadini. 
Inaugurata così una ^seconda serie furono dà quel tempo 
pubblicati ben dodici volumi, de' quali qui si ristampa l'indice 
che attesta qualmente con la cooperazione di egregi scienziati 
e di persone autorevoli nelle storiche discipline poterono 
essere trattati argomenti importanti per il passato di Trieste, 
dell' Istria e di Gorizia, essendo precipuo compito dell' Ar- 
cheografo di offrire un quadro possibilmente completo della 
intiera loro storia, religiosa, giuridica, artistica, letteraria, 
economica e sociale e di pubblicare i documenti che vi si 
attengono. Non pertanto furono negletti i lavori d' indole più 
generale; ma si penetrò nel campo degli studi classici e 



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filologici^ ed in quello della letteratura nazionale^ come pure 
nelle indagini dell' archeologo illustrando i nostri migliori 
monumenti e pubblicando interessanti dissertazioni numi- 
smatiche. Né si tralasciò di corredare parecchi articoli di 
tavole illustrative e, richiedendolo la quantità della materia, 
di oltrepassare la paginatura promessa. 

La Direzione è lieta di ricordare come V Arckeografo 
acquistasse in breve la simpatia della popolazione ed il 
favore degli scienziati, e come i più accreditati periodici 
letterari, principalmente dell'Italia e della Germania, acco- 
gliessero con plauso i vari lavori tributando incera lode alla 
nostra pubblicazione. Epperò essa, sicura della cooperazione 
di molti cultori delle storiche discipline, nutre fiducia che 
r appoggio di quanti hanno a cuore lo studio della storia 
patria vorrà sorreggerla nella continuazione di quest'opera 
informata a sentimenti veramente patriottici ed accrescendo 
il numero degli associati offrirle la possibilità di dar ^X- 
VArcheografo vigoroso incremento con la pubblicazione di 
molti pregevoli lavori e di maggior numero di tavole illu- 
strative. 

Trieste, nel novembre del 1886. 



LA DIREZIONE BELLA SOCIETÀ DI MINERVA 



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INDICE 

degli articoli e dei docamentì contenuti nei dodici 
volumi dell' "Archeografo Triestino" 

VUOVA 8SBIE 



Volume L 

Giovanni Benco. — Domenico Rossetti, studio biografico. 
Carlo Buttazzoni. — Del governo provinciale romano neUa Venezia 
ed Istria, dissertazione. 

— Serie dei Governatori provinciali romani della Venezia ed 

Istria. 
Antonio Dr. Joppi. — Ritmo barbarico in elogio di re longobardi 
colla notizia dei sinodi nei quali avvenne la riunione della 
cbiesa scismatica di Aquileja aUa comunione deUa chiesa 
romana, docum., a. 698. 

— Genealogia dei re longobardi di origine bavarese. 

Carlo Buttazzoni. — Indice cronologico dei patriarchi d* Aquileja 

aderenti aUo scisma di Ario. 
Pietro Kandler. — Di Aquileja romana. 

— Documentazioni. 

— SuU' eccidio di Aquileja, canto di S. Paolino, ieW 800. 

— Annali di Aquileja. 

Don Angelo Marsich. — Dietalmo di Bonifacio e Vulcina de Tarsia 
procuratori del Comune Giustinopolitano^ essendo podestà 
Federico da Caporiacco, si portano neUa contrada Ca« 
steUiero situata al di là del fiume Risano^ per marcare i 



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confini tra i beni comnnali e quelli del capitolo' della 

cattedrale; docum. a. 1229. 
Anonimo. — Corografia del Friuli, a. 1500-6. 
Carlo Buttaz2oni. — Annotazioni alla suddetta corografia. 

— Cause per le quali la Maestà dell' Imperatore poteva impe- 

dire alli Signori Venetiani il' fabricar la noua Fortezza 
di Palma noua nel Friuli^ docura. a. 1593. 

G. Valvasonl da Haniago. — Corografia della Camia; a. 1559. 

Carlo Buttazzoni. «^ Annotazioni alla suddetta corografia. 

Prof. Antonio de SteinbOchel: — Elogio di Federico Schweitzer, 
discorso. 

Vincenzo Dr. Joppi. — Aggiudicazione di Zuins^nel Friuli ai Si- 
gnori di Duino, docum. a. 1313. 

Carlo Buttazzoni. — Monte Cucco e monte Catalano, origini celtiche. 

Bartolomeo Vergottin. — Della antica origine, successive vicende 
ed attuale stato di Bovigno, esame storico. 

Giovanni Barsan. — Saggio di dialetto Rovignese. 

Bartolomeo Vergottin. — Patriarca Rodoaldo concede ai vescovi di 
Parenzo la terra di Ro vigno con sue pertinenze, docum. 
a. 966. 

— Imperatore Ottone II. conferma alla chiesa episcopale di 

Parenzo le donazioni anteriori, fra le quali pure la città 
e distretto di RovignO; docum. a. 983. 

— Questioni tra il vescovo Pietro di Parenzo ed il conte Mai- 

nardo d'Istria per le decime di Rovigno, docum. a 1183. 

Cr nista Dandolo. — Dedizione di Montona; sua caduta e perdono, 
guerra cogF Istriani e per quale motivo. 

Bartolomeo Vergottin. — Lodovico Manin doge di Venezia rin- 
grazia Rovigno per V offerta di cento marinai e dieciotto 
cittadini; docum. a. 1796. 

Carlo Buttazzoni. — La Vena, i Veneti e il monte Veida^ origini 
celtiche. 

— Rescritto del duca Alberto d'Austria a Ugone di Duino 

capitano di Trieste ; concessione allo stesso di poter fab- 
bricarvi castelli, assegno a tal uopo delle vendite della 
città; docum. a. 1389. 
Prò Felice Bandelli. — La Passione di S. Giusto, narrazione. 



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Carlo Buttazzoni. — Tommaso da Spilimbergo, yicecapitano di 
Trieste, detta sentenza civile a nome di Filippo d'Alengon, 
patriarca d' Aquileja ; prova delF esistenza di un dominio 
patriarcale in Trieste anche dopo la pace del 1381 e 
precedentemente alla dedizione di questa città al Duca 
Leopoldo d'Austria, docum. a. 1382. 

Ireneo d. Croce. — Guerra fra Venezia e Trieste, a. 1368-9, nar- 
razione. 

Carlo Buttazzoni. — Pace tra TAustria e Venezia; Alberto e. Leo- 
poldo duchi d' Austria rinunciano verso un compenso di 
75.000 fiorini d'oro alla Signoria di Trieste e del suo territo- 
rio ; Venezia restituisce il castello di Vragna, docum. a. 1370. 

— Procura rilasciata dai duchi a Corrado d'Ingolstadt onde 

recarsi in Venezia a levare la somma di fiorini 75.000, 
docum. a. 1370. 

Carlo- Kunz. — Osservazioni circa la qualità ed il valore dei fio- 
rini d' oro, contemplati nei premessi documenti. 

Cario Buttazzoni. — Circolare dei duchi d'Austria riferibilmente 
al commercio coi Veneziani, docum. a. 1370. 

— Ordine spedito ad Enrico Fuchmann di sospendere le ostilitài 

docum. a. 1370. 

— Ugone di Duino, approva i capitoli della' pace, riferìbili 

alla restituzione del Castello di Vragna, docum. a. 1371. 

— Cenni storici su Albona. Statuto di Albona, a. 1341. 



Volume IL 

Luigi Dr. Cambon. — Del Lusso e delle Leggi suntuarie negli 
statuti municipali di Trieste. 

C. Buttazzoni. — Del nuovo nume Melesoco e della presumibile 
sua nazionalità. Studio mitologico. 
— Di Avesica romana, T odierno Proseco. Studio geografico. 

Marc' Antonio Nicoletti. — Patriarcato d'Aquileja sotto Volfero di 
Cologna. Con 4 documenti. 

C. Buttazzoni. — Dello Statuto municipale di Capodistria compi- 
lato neir anno 1423. Con 1 documento. 



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J 



VI 

Romano Nócher. — De Venetia et Histrìa, decima iaxta Augusti 
divifliouem Italiae regione, dissertatio. 

C B. — Della Venezia ed Istria, decima regione d^ Italia secondo 
la divisione augustea. Traduzione. 

Don Pietro Tomasin. — Del nome d* Istria. Origini fenicie. 

C Buttazzonl. — Del patriarca Volchero e delle agitazioni politiche 
a' suoi tempi, a. 1204-1218. Con 13 documenti anuotati. 

Carlo Kunz. — Dei denari e del sigillo di Volchero. 

Anonimo Udinese. — Della estensione dell' antica Istria verso la 
Venezia. 

C Buttazzonl. — Filippo d'AleuQon patriarca, rescrivendo al co- 
mune di Oemona, annuncia la perdita di Trieste passata 
per tradimento in mani altrui, docum. a. 1382. 

— Di un' aretta votiva sacra ad Anubi. Studio mitologico. 

— Dei Goveniatori d'Istria a nome dei marchesi- principi i 
Patriarchi d'Aquileja. 

Antonio Dr. JoppL — Saggio di serie dei Marchesi-governatori 
dell'Istria per i Patriarchi d'Aquileja Marche si^principi. 

G. B. cav. di Sardagna. — Illustrazione di alcuni documenti mili- 
tari veneziani riguardanti Trieste e l'Istria; seconda metà 
del secolo XTV. — Note. — 50 documenti annotati. 

C Buttazzonk — Incursioni Turchescho nel secolo XV. 

— I Turchi si presentano innanzi Trieste — sortita dei Trie- 

stini — battaglia — i Turchi levano il campo e si di- 
y partono, documento, a. 1471 annotato. 

I. Valvasone. — Luoghi per li quali passarono già i Turchi par- 
tendosi dalla Bossina per la Patria del Friuli. 



Volume HI. 

Don Pietro Hossetti. — Corografia di Trieste, suo territorio e 

diocesi, scritta nell' anno 1694. 
Carlo Buttazzonl. — Di Avesica romana, Y odierno Proseco, studio 

geografico. Articolo secondo. 

— Siller-Tabor, studio storico geografico. 

— Cenni storici sul castello Amarina. — Con una carta litografata. 



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ra 

Carlo Buttazzoni. — Ugo e Lotario, re d' Italia, fanno donazione 

ai patriarchi d'Aquileja del castello di Maggia nel comi* 

tato d'Istria. 
— Nuove indagini sulla rivoluzione di Trieste del 1468. 
Necrologio per la morte del Dottor Carlo Buttazzoni. 
Antonio Steinbucbel de Rheinwall. — Tavoletta votiva aquilejese. 
Attilio Horlis. — Giovanni Boccacci Ambasciatore in Avignone, 

e Pileo da Prata proposto da' Fiorentini a patriarca di 

Aquileja. 
Prof. Simone Deilagiacoma. — Fortunato da Trieste, Patriarca di 

Grado (803-626). Frammento della storia dei Carolingi in 

Italia. 



Volume rV. 

Dr. Pietro Pervanoglii. — Lapide sepolcrale Greca esistente nel 
Museo Civico di Trieste. — Con una tavola. 

Don Angelo Marsich. — Diritto del Capitolo di Trieste nella ele- 
zione del proprio Vescovo. Marino de Cernotis e sua 
delegazione ad una investitura del Capitolo di Capodi* 
stria. — Con una tavola. 

Carlo Kunz. — Delle monete ossidionali di Brescia. 

Attilio Hortis. — Documenti che ris^n^ardano la storia di Trieste 
e dei Walsee pubblicati a proposito deir opera ^Memorie 
genealogiche della stirpe Walsee-Mels e più particolarmente 
dei Conti di Colloredo per il Cav. G. B. di Crollalanza.^ 

Documenti di Storia Triestina. 

Annunci Bibliografici. 

Carlo Dr. Gregorutti. — La Fullonica di Pola ed inscrizioni inedite 
Polensi. — Con tre tavole. 

Pietro Dir. Pervanoglù. — Intorno air origine del leone alato di 
Venezia. 

Don Pietro Dr. Tomasin. — Pietro canonico Stancovìch. — Cenno 
biografico. 

Don Angelo Marsich. — Aggiunte alla storia del litigio tra il 
Capitolo di Trieste e il vescovo Marino de Cemotle. 



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. vm 

Attilio Hortis. —' Documenti rìsguardamti la storia di Trieste e dei 
Walsee. — (Continuazione.) 

Annunci Bibliografici. — „I1 regio Archivio generale di Venezia** 
Toderini C. — Cecchetti B. „L'Archivio di Stato iu Venezia 
nel decennio 1866-1875" (A. H.) — „Bibliographie zur Ge- 
schichte der beiden TUrkenbelagerungen Wiens (1529 und 
1683)" von Heinrich Kàbdebo. (A. H.) 

Tomaso Luciani. — Documenti che riguardano le trattative di 
vendita del Contado di Pisino neiristrìa, tratti dalF Archi- 
vio di Stato in Venezia. (1640-1644). 

Attilio Hortis. — Documenti risguardanti la storia di Trieste e dei 
Walsee. (Continuazione.) 

A. de SteinbQchel Rheinwall. — Un balletto di duemila trecento 
e più anni fa. — Bozzetto archeologico a dichiarazione 
di un passo di Erodoto. 

Annunci Bibliografici. — „Di un dittico del Museo civico di Anti- 
chità illustrato da Pietro Dr. Pervanoglù." — ^Bibliografia 
statutaria italiana compilata da Luigi Manzoni.'' (A. H.) 

Pietro Dr. Peryanoglù. — Idoletto Ciprio rappresentante Venere. 
Terra cotta del Museo cìvico di Trieste. — Con una 
tavola. 

Don Angelo Marsich. — Spogli di notizie attinenti a Trieste, 
Gorizia e l'Istria (1508-1510) tratte da un Codice auto- 
grafo di Leonardo Amaseo conservato neir Ambrosiana 
di Milano. 

Don Pietro Dr. Tomasin. — Vita di Giovanni Maria Manarutta, 
neir ordine dei Carmelitani Scalzi Fra Ireneo della Croce, 
primo scrittore della storia di Trieste. 

Carlo Kunz. — Monte San Michele presso Bagnoli. Ricerche pa- 
letnologiche. 

Attillo Hortis. — Documenti risguardanti la storia di Trieste e dei 
Walsee. (Continuazione.) 

Avv. Carlo Dr. Gregorutti. — Iscrizioni inedite Aquilejesi; Istriane 
e Triestine. 

Tomaso Luciani. — Lettera a Teodoro Mommsen intomo air opera: 
„Le antiche Lapidi di Aquileja pubblicate da Carlo Dr. 
Gregorutti." 

Annunci Bibliografici. 



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IX 

Volume V. 

Guglielmo Dr. Bràun. — Il primo tipo delP Orco. 

Carlo Kunz. — Trieste e Trento. 

Prof. Giuseppe Ds. Occiani-BanalTons. — Sei documenti tratti 
dall'Archivio privato del Conte della Torre Valsassina. 

A. de SteinbQchel-Rfaeinwall. — Di una pittura in oro sopra un 
vaso vitreo degli antiehi cristiani d' Aquileja. 

Attilio Hortis. — Documenti risguardanti la storia di Trieste e dei 
Walsee. (Continuazione). 
— Notizia inedita intorno la presa di Marano in nome del ro di 
Francia. 

Annunci Bibliografici. — j^Di un Crocifisso conservato nella catte- 
drale di Trieste^; illustrato dal Dr. Carlo Lind nelle Mit- 
tbeilungen della I. B. Commissione Centrale per la con- 
servazione de' Monumenti d'Arte e dì Storia. Nuova Serie. 
Voi. III. Fascicolo I. (A. H.) — ,,Historie du costume 
civil, réligieux et militaire du IV* au XIX* siècle (315- 
1815) par Raphael Jacquemin peintre-graveur auteur de 
riconographie du Costume. Tome Premier." — Paris. (A. H.). 

Riccardo F. Burton. — Scoperte antropologiche in Ossero. (Con 
tre intagli). 

Pietro Dr. Pervanoglb. — Nemesi, dea degli antichi Greci sulle 
rive dell'Adriatico. 

Carlo Dr. Gregorutti. — Esemplare di una decorazione militare 
romana della categoria delle falere. (Con diversi intagli 
ed una fotografia). 

Attilio Hortis. — Documenti risguardanti la storia di Trieste e dei 
Walsee. (Continuazione e fine.) 

Annunzi Bibliografici. 

Guglielmo Dr. Braun. — La originaria nazionalità di Orazio. 

Vincenzo Dr. Joppi. — Documenti inediti sulla storia di Muggia 
nel secolo XV. 

Don Angelo Marsich. — Regesto delle pergamene conservate nel- 
l'Archivio del Reverendissimo Capitolo della Cattedrale 
di Trieste. 

Carlo Dr. Gregorutti. — Iscrizioni inedite aquilejesi, istriane e 
triestine. 



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Attillo Hortls. — Di una recente pubblicazione di Leopoldo Delisle 
intorno ad Erasmo Brasca milanese, prefetto imperiale a 
Trieste. 
— Virginio della Forza storico udinese e una novella del De- 
cameron. 

Don Angelo Harsicb. — Regesto delle pergamene conservate nel- 
l'Archivio del Reverendissimo Capitolo della Cattedrale 
di Trieste. (Continuazione.) 

A, Ive. — Michaelis Stenis Ducis Veuetiarum Mandata. 

Pietro Dr. Pervanoglù. — Aquileja prima de' Romani. 

Xarlo Kunz. — Le collezioni Cumano. 

Carlo Dr. Harchesetti. — Del sito deir antico Castello Fucino e 
del vino che vi cresceva. 

Attilio Hortis. — Un condottiero triestino agli stipendi di Ve- 
nezia. 

Annunzi Bibliografici. 



Volume VI. 

Don Angelo Harsicb. — Regesto delle pergamene conservate nel- 

r Archivio del Reverendissimo Capitolo della Cattedrale 

di Trieste. (Cont.) 
Pietro Dr. Pervanoglù. — Del Timavo. 
Carlo Dr. Gregorutti. — Iscrizioni inedite aquilejesi, istriane e 

triestine. (Cont.) 
Carlo Kun2. — Le collezioni Cumano. (Cont.) 
Carlo Dr. de Harcbesetti. — Aggiunte e correzione snl Castello 

Fucino. 
Attillo Hórtls, — M. T. Cicerone nelle opere del Fetrarca e del 

Boccaccio. Ricerche intomo alla storia della erudizione 

classica del medio evo. — Con lettere inedite di Matteo 

d' Orgiano e di Coluccio Salutati a Fasquino de Capellis. 
-Dòn Angelo Harsich. — Regesto delle pergamene conservate nel- 

r Archivio del Reverendissimo Capitolo della Cattedrale 

di Trieste. (Cont.) 
Annunzi Bibliografici. — Cesare Faoli. Del papiro specialmente 

considerato come materia che ha servito alla scrittura. 



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Dalle pubblicazioni del B. Istituto di studi superiori pra- 
tici e di perfezionamento in Firenze; (A. H.) — Monsignor 
Rodolfo Pichler. Una quistione genealogica sui signori di 
Duino e sui Walsee. Nel giornale araldico-genealogico- 
diplomatico diretto dal Gay. G. B. di CroUalanza. (A. H.) — 
Vincenzo Joppi. Testi inediti friulani dal secolo XIV al 
XIX raccolti ed annotati. — G. I. Ascoli. Annotazioni 
ai testi friulani. — Cimeli tergestini raccolti dall' ab. 
Jacopo Gayalli illustrati da G. I. Ascoli. Dall' Archivio 
Glottologico italiano diretto da G. I. Ascoli. (A. H.) 

Jacopo Cavalli e G. I. Ascoli. — Cimeli dell' antico parlare Trie- 
stino. 

Francesco Petronio. — Cenni cronologici sul Capitolo di Capo- 
distrìa. 

Pietro Dr. Pervanoglù. — I Carni alle rive del mare Adriatico e 
dell' orìgine del nome ^Trieste.^ 

Don Angelo Harsicb. — Regesto delle pergamene conservate nel- 
r Archivio del reverendissimo . Capitolo della Cattedrale 
di Trìeste. (Cont.) 

Attilio Hortis. — Le „Additiones^ al.de y^Bemediis Fortuitorum^ di 
Seneca dimostrate cosa del Petrarca e delle attinenze del 
Petrarca con Seneca. — La Corografia di Pomponio Mela 
attribuita falsamente a Giovanni Boccacci. 

Don Angelo Marsich. — Documento rìsguardante i Fiorentini a 
Capodistria. (1340.) 

Annunzi Bibliografici. 

Riferta. — Intorno al lavoro di consolidamento, eseguito dal Civico 
Ufficio delle Pubbliche Costruzioni, al mosaico dell'altare 
di S. Giusto. 

Carlo Dr. Gregoruttl. — Iscrizioni inedite aquilejesi, istriane e 
triestine. (Cont.) 

Pietro Dr. Pervanoglù. — Gl'Istrì. 

Don Angelo Marsich. — Regesto delle pergamene conservate nel- 
r Archivio del Reverendissimo Capitolo della Cattedrale 
di Trieste. (Cont.) 

Attillo Hortis. — Biografia di Francesco del Balzo duca d'Andria 
e frammenti d' un diarìo napoletano (1378-1388), trascritti 
da un codice della Vaticana. 



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Carlo Dr. Gregorutti. — Antichi vasi fittili di Aquileja. (Cont.) 
Annunzi Bibliografici; 



Volume Vn. 

A. ZenattL — Un'epistola in versi di Oerolamo Muzio. 

G. di Sardagna. — Memorie di soldati istriani e di altri italiani 

e forestieri che militarono nelF Istria allo stipendio di 

Venezia nei secoli XIII, XIV e XV. 
Pietro Dr. Fervanogli!. — Le Colonie greche sulle coste orientali 

del mare Adriatico. 
Carlo Dr. Gregorutti. — Antichi vasi fittili di Aquileja. (Cont.) 
Carlo Kunz. — Due sigilli vescovili di Nona nel Museo Civico di 

Antichità di Trieste. 
Don Angelo Harsieh. — Regesto. delle pergamene conservate nel- 

r Archivio del Reverendissimo Capitolo della Cattedrale 

di Trieste. (Cont.) 
A. Puschi. — Cenni intorno alla guerra tra Y Austria e la Repub- 
blica di Venezia negli anni 1616 e 1617. 
Attilio Hortis. — I Romieri a Trieste. 
Annunzi Bibliografici. 

Carlo Dr. Gregorutti. — Antichi vasi fittili di Aquileja. (Cont.) 
G. di. Sardagna. — Memorie di soldati istriani e di altri italiani e 

forestieri che militarono nell'Istria allo stipendio di Venezia 

nei secoli XIII, XIV e XV. (Cont.) 
Pietro Dr. Pervanoglù. — Suir origine del nome del mare Adriatico. 
Carlo Kunz. — Monete inedite o rare di zecche italiane. I, Urbino. 
Salomone Morpurgo. — Vita di Oianrìnaldo Carli Capodistriano 

dettata da Giammaria Mazzucchelli. 
Don Angelo ffiarslch. — Regesto delle pergamene conservate nel- 

r Archivio del Reverendissimo Capitolo della Cattedrale 

di Trieste. (Cont.) 
A. Puschi. — Cenni intorno alla guerra tra V Austria e la Repub* 

blica di Venezia negli anni 1616 e 1617. (Cont.) 
Attilio Hortis. — La città di Fraga descritta da un umanista nel 

MCCCXClX. — Due lettere di Uberto Decembrio a Co- 
luccio Salutati. 



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Attilio Hortis. — Dei Romieri. (Aggiùnta.) 

Bibliografia. 

Annunz! reciproci. 



Volume vili. 

Carlo Kunz. — Monete inedite o rare di zecche italiane. H, Miran- 

' dola. 
Don Angelo Marsich. — Regesto delle pergamene conservate nel- 

r Archivio del Reyerendissimo Capitolo della Cattedrale 

di Trieste 1384-1399. (Cont.) 
Albino Zenattl. — Lamento di un triestino per la morte delFAl- 

yiano. 
Pietro Dr. Pervanoglii. — De' primi abitatori delle lagune venete. 
Alberto Puschi. — Cenni intomo alla guerra tra l'Austria e la 

Repubblica di Venezia negli anni 1616-1617. (Cont. e 

fine.) 
Francesco di Manzano. — Breve prospetto preparatorio ad una 

storia de' castelli friulani. 
Attillo Hortis. — Delle rappresentazioni sceniche in Trieste prima 

del Teatro di San Pietro. 
Annunzi reciproci. 

Bernardo Dr. Benussl. — L' Istria sino ad 'Augusto. 
Carlo Kunz. — Monete inedite e rare di zecche italiane. Ili, Cor- 
reggio. 
Pietro Dr. Pervanoglii. —-Le terme di Monfalcone prima dei 

Romani. 
Don Angelo Harsich. — Regesto delle pergamene conservate nel- 

r Archivio del Reverendissimo Capitolo della Cattedrale 

di Trieste (1401-1413) Cont. 
G. B. di Sardagna. — Lettere del Doge Andrea Contarini e del 

Capitano Generale Domenico Michiel. (136S-1369.) 
Alberto PusobL — Bibliografia. 
Attuto Hortis. — Di Santo de' Pellegrini e di Blenghio de' Orilli 

lettera a Carlo de' Combi. 
Vincenzo Dr. Joppi. — Alcune nuove iscrizioni miliarie del Friuli. 
Annunzi reciproci. 



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XIV 

Volume IX. 

G. B. di Sardagna. — Lettere del Doge Andrea Contarmi e del 
Capitano Generale Domenico Michiel. 1368-1369. (Gont.) 
Bernardo Dr. Benussi. — L' Istria fino ad Augusto. (Cont.) 
Carlo Kunz. — Monete inedite o rare di zecche italiane. IV, Massa 
Lombarda. 

— Aggiunta a^rli articoli precedenti di Mirandola e di Correggio. 
Pietro Dr. Pervanoglù. — L' Istria prima dei Romani. 

Antonio Dr. Joppi. — Diritti d'Aquileja nel Marcliesato d'Istria. 
(Anno 1381). 

— Lapide scoperta a San Martino di Terzo. 

Don Angelo Harsich. — Regesto delle pergamene conservate nel- 
r Archivio del Reverendissimo Capitolo della Cattedrale 
di Trieste. (1431-1439). Cont 

G. B. di Sardagna. — Lettere del Doge Andrea Contarìni e del Ca- 
pitano Generale Domenico Michiel (1368-1369.) Cont. e fine. 

Don Angelo Marsich. — Regesto delle pergamene conservate nel. 
r Archivio del Reverendissimo Capitolo della Cattedrale di 
Trieste. (1368-1369.) Cont. 

Vincenzo Dr. .Joppi. — Antonio Burlo ed ì Turchi in Friuli. (1500). 

Bernardo Dr. Bjdnussì. — L'Istria sino ad Augusto. (Cont.) 

Carlo Kunz. — Due sigilli del Museo Civico di Antichità di Trieste : 
di Rinaldo Scarlichio (f 1640), e di Giambattista Castagna 
(t 590.) 

Pietro Dr. Pervanoglù. — Dei primi coloni della Grecia e dell'Asia 
venuti alle coste del mare Adriatico. 

Attilio Hortis. — I Summaquensiy Guido de Guisis e Trieste. (1277- 
1345). 



Volume X. 

Vincenio Dr. Joppi. — Relazioni di Udine con Trieste e l'Istria 
nel secolo XIV. — Spogli dell' Archivio Comunale di 
Udine. (1353-1398.) 

Pietri Dn Pervanoglù. — Delle colonie greche sulle coste del- 
l' lUirio. 



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XV 

Carlo Kunz. — Monete inedite o rare di zecche italiane. V^ Asti 

(1140-1553). 
Bernardo Dr. Benussi. — L' Istria sino ad Augusto. (Cont.) 
Don Angelo Mtrsich. — Regesto delle pergamene conservate nel- 

r Archivio del Reyerendissimo Capitolo della Cattedrale 

di Trieste. (1448-1499.) Cont. 
Giovanni Tesnaver. — Notizie storiche del Castello di Portole 

nell' Istria. 
Alberto Puschi. — Bibliografia. Hans von Zwiedinek-Sttdenhorst : 

Die Politik der Republik Yenedig w&hrend des dreissig- 

jlihrigen Erieges. 
Pietro Dr. Pervanoglù. — Iscrizione a Marco Bibulo nuovamente 

scoperta presso Rovigno d'Istria. 
Lettere di Giuseppe Tartini trascritte da un gentiluomo piranese 

dalle autografe dell' Archivio di Pìrano (1725-1769); con 

prefazione di Attilio Hortis. 
Giovanni Vesnaver. — Notizie storiche del Castello di Portole nel- 

r Istria. (Cont.) 
Bernardo Dr. Benussi. — L' Istria fino ad Augusto. (Cont. e fine.) 
Pietro Dr. Peryanoglù. — La leggenda di Ulisse sulle rive del 

mare Adriatico. 
Carlo Kunz. — Monete inedite o rare di zecche italiane. VI, Fer- 
rara. (1187-1597.) 
Don Angelo Marsich. — Regesto delle pergamene conservate nel- 

r Archivio del Reverendissimo Capitolo della Cattedrale 

di Trieste. (1500-1511.) Cont. 
Carlo Dr. Gregorutti. — Iscrizioni inedite Aquilejesi, Istriane e 

Triestine. (Cont.) 
Carlo Dr. Marchesetti. — Di alcune antichità scoperte a Vermo 

presso Pisino d'Istria. (Nota preliminare.) 
Giovanni Vesnaver. — Aggiunte alle notizie storiche del Castello 

di Portole. 
Pietro Dr. Pervanoglù. — Della iscrizione di Marco Calpumio 

Bibulo. 
Kelazione dell' annata LXXIII della Società di Minerva letta dal 

presidente Dr. L. Lorenzutti nel congresso generale del 

23 di Giugno del 1883. 
necrologia ad Antonio de Stembllchel-Rheinwall. 



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XVI 

Volume XL 

Bernardo Dr. Benussi. — L' Istria sino ad Augusto. — Indice 
analitico. 

Don Angelo Marsich. — Regesto delle pergamene conservate nel- 
r Archivio del Reverendissimo Capitolo della Cattedrale 
di Trieste. (1611-1586. Cont.) 

Carlo de Franceschi. — Studio critico suIP istrumento della pretesa 
reambulazione di confini del 5 maggio 1325, indizione 
VII, tra il patriarca di Aquileja Raimondo della Torre 
col mezzo del suo marchese d'Istria Guglielmo di Civi- 
dale, il conte Alberto di Gorizia ed Istria ed i Veneziani. 
— Atto di confinazione del 1325 traduzione italiana del cano- 
nico Giov. Snebal di Pinguente fata nel 1548. 

Pietro Dr. Pervanoglù. — Della origine del nome Italia. 

Giovanni Vesnaver. — Notizie storiche del Castello di Portole 
neir Istria. Statuto municipale di Portole. (Cont. e fine.) 

Luigi Prof. Morteani. — Notizie storiche della città di Pirano. 

Emilio Frauer. — Sugli aborigeni dell' Istria, gV Istri ed i loro 
vicini. 

Relazione deir annata LXXIV della Società di Minerva letta dal 
presidente Dr. L. Lorenzutti nel congresso generale del 
23 Giugno 1884. 

Attilio Hortis. — Necrologia a Carlo de' Combi. 

Luigi Prof. Horteani. — Notizie storiche della città di Pirano. 
(Cont.) 

Carlo Dr. Gregorutti. — Iscrizioni inedite Aquilejesi, Istriane e 
Triestine. (Cont.) 

Giuseppe Vassilich. — Due tributi delle isole del Quamero. 

Pietro Dr. Pervanoglù. — Corcira nelle attinenze con la coloniz- 
zazione delle ri?e del mare Adriatico. 

Don Angelo Marsich. — Regesto delle pergamene conservate nel- 
r Archivio del Reverendissimo Capitolo della Cattedrale 
di Trieste. (1595-1875.) Cont. e fine. 

Giovanni Avv. Benco. — Zaule. 

Vincenzo Dr. Joppi. — Documenti Goriziani del ftecolo XII e Xm. 



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Volume XIL 

Vincenzo Dr. Joppi. — Documenti Goriziani del secolo XQ e XIII. 

(Cont) 
Luigi Prof. Horteanì. — Notìzie storiche della città di Pirano. 

(Cont) 
Emilio Frauer. — Esame etimologico di nomi geografici istriani. 
Carlo Dr. Gregoruttì. — Iscrizioni inedite Aquile] esi, Istriane e 

Triestine. (Cont.) 
Pietro Dr. Pervanoglù. — Dei nomi antichi attribuiti alla città di 

Capodistria. 
Alberto Paschi. — Bibliografia. 
R. St. — Notizizie sui tre casati di Momiano. 
Vincenzo Dr. Joppi. — Documenti Goriziani del secolo XIV. 
Luigi Prof. Horteani. — Notizie storiche della città di Pirano. 

(Cont. e fine) 
Don Angelo Marsich. — Notizie di alcuni .pubblici precettori in 

Istria. 
Pietro Dr. PerYanoglii. — Acroterio del tempio capitolino del Museo 

civico di Trieste. 
Alberto Puschi. — Relazione intomo alle scoperte archeologiche 

di S. Sabba presso Trieste. 
Giulio Grablovitz. — Frammento d' un orologio solare rinvenuto a 

S. Sabba presso Trieste. 
Alberto Puschi. — Di un ripostiglio di monete scoperto presso 

Cosina. 
Lorenzo Dr. Lorenzutti. — Relazione dell'annata LXXV della 

Società di Minerva. 



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L' ARCHEOGRAFO TRIESTINO edito per cura della Società del 
Gabinetto di Minerva e diretto dal Prof. Al^rto Puscm con la coopera- 
zione del Dr. Attiuo Horus e del Dr. Pieiro Pbrvanoolù si pubblica 
ogni semestre a fascicoli di almeno 200 pagine. Due fascicoli formano un 
volume. 

L'associazione è obbligatoria per 1* intero volume e se non viene 
disdetta tre mesi innanzi al suo termine, intendesi rinnovata per il volume 
seguente. Il pagamento è antecipato. 

Il prezzo d'associazione di ogni volume è 

per Trieste (franco a domicilio) fiorini 6.~ v. a. 

per tutta la Monarchia (franco di spesa postale) „ 6.50 , 

per r Estero (franco di spesa postale) ... Lire efif. 15.— 

un fascicolo separato fiorini 4.— „ 

Ai librai si concede uno sconto. 

Libri e lettere s'indirizzino, affrancati, all'Ufficio di Redazione ed 
Amministrazione nella sede del Gabinetto di Minerva in Trieste, Via dell 
Pesce 2, ove sono pure da dirigersi i denari ed i reclami. 



HOME E COGNOME 



DIMORA 



NUMERO 
degli esemplari 



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Sub. Tip. di L. Uerrauwfltorftfr. 



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DOMENICO ROSSETTI. 

Studio biografico, letto nella Sala ma^iore della '^Società del Gabinetto 
di Minervai, in TnestOi nel giorno 28 febbraio 1869. 



Era giorno di grave lutto per Trieste, quello del 29 novembre 
1842. — Dinnanzi al palazzo di città non meno che dinnanzi 
air umile catapecchia, i cittadini raccoglievansi a capannelli per 
comunicarsi a vicenda una ben triste novella. 

Ahi triste si! — imperocché in quel giorno Domenico Ros- 
setti, il migliore dei triestini, aveva cessato di vivere! 

Generale, sincero, profondo era il cordoglio per tanto obito. 

Nel giorno dei funerali tutte le classi della popolazione si 
univano al pomposo corteo che accompagnava la diletta salma 
all'ultima dimora, ed erano parate a lutto le vie per le quali 
muoveva il funebre convoglio. 

Speciali emblemi di dolore decoravano la fronte dell' edi- 
fizio in cui risiedeva la nostra Società di Minerva, la quale nel 
Rossetti perdeva colui che T aveva fondata e retta di poi fino 
all'ultimo istante di sua vita. 

E la nostra Minerva si fu anche la prima — come era di 
giustizia — a rendergli tributo di ricordo. 

Difatti nel giorno 29 maggio del successivo anno 1843, 
r egrègio dr. Antonio Lorenzutti leggeva per primo affettuosis- 
simo discorso sulla vita e sulle opere del dr. Domenico Rossetti. 
Questo discorso fu poi stampato in Trieste noli' anno 1859 assieme 
ad altri dello stesso oratore. ^ 



') Discorsi inediti del dr. Antonio Lorenzutti. Trieste 1859. Tipografia 
Pagani. 



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Altra orazione in onore del dr. Domenico BosBetti fu detta 
il di 29 novembre dell'anno 1843, primo anniversario della sna 
morte, nella Baia del Consiglio municipale, dal dr. Pietro Eandler. 
In tal occasione il cluarissimo oratore, V amico costante del Bos- 
setii, scopriva il busto marmoreo decretato a quell'Illustre dal 
Consiglio cittadino e lo fregiava della civica corona. 

L' orazione del Eandler fu pur dessa pubblicata nel suc- 
cessivo anno 1844 in Trieste coi tipi del Harenigh in edizione 
di lusso, in poclìi esemplari ; — e fu poi riprodotta alla lettera 
una seconda volta nel "Monumento di Carità,, edito da Nazario 
Gallo in Trieste nell'anno 1857. 

A perpetua ricordanza del suo fondatore, la Società di 
Minerva aveva stabilito di fax coniare medaglia in sua memoria. 
Tale deliberato preso nell'anno 1843 ebbe effetto però appena 
nell'anno 1847, e si fu in allora che il Eandler scrisse di bel 
nuovo su Rossetti in articolo pubblicato nell'"Istria„ (a. II. p. 
319—322) ed intitolato "Sulla medaglia pel dr. Rossetti,,. 

Lo stesso chiarissimo dr. Eandler ci dava ulteriori notizie 
del Rossetti in altri dei moltissimi suoi scritti ed in ispecialità 
nel suo bellissimo "Discorso sulle storie triestine,, che forma uno 
dei supplementi alla storia cronografica di Trieste dello Scussa 
da lui pubblicata in Trieste coi tipi Coen nell' anno 1863, e cosi 
pure nella pregiata sua "Storia del Consiglio dei Patrizii di Trieste» 
stampata dallo stesso Coen in isplendida edizione nell'anno 1858. 

E con ciò la bibliografia di Domenico Rossetti sarebbe 
esaurita, dappoiché per quante ricerche io mi abbia fatte non 
mi venne dato di eruire altro scritto che di lui o delle opere 
sue particolarmente trattasse. 

Quando si consideri però, che i preaccennati discorsi del Lo- 
renzutti e del Eandler, — per non dire degli altri scritti di quesf ul- 
timo, nei quali del Rossetti si parla per incidenza .soltanto — 
altro non sono che due elogii accademici di genere apologetioo, 
si deve convenire senz'altro, che ben poco da noi sia stato fatto 
per onorare la memoria di un uomo che ha speso tutti gl'istanti 
di sua vita a lustro ed a vantaggio di questa sua terra natale e che ha 
perciò acquistato diritto incontrastabile a che il suo nome sia traman- 
dato, qual retaggio d'amore e di gratitudine, alle generazioni avvenire. 



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Una biografia propriamente detta di Domenico Rossetti, 
ossia un esame crìtico della vita e delie opere di questo grande 
triestino; che fosse atta a mostrarci con tutta evidenza quanto 
egli valesse come uomO; come cittadino e come letterato ci manca 
del tutto. 

Nò io pretendo di supplire a tale mancanza con questo mio 
discorso, — non me lo consentirebbe il tempo ristretto asse- 
gnatomi in oggi allo svolgimento del nobilissimo tema, quando 
pure mi bastassero le forze a tanto assunto. 

Se imprendo ciò non pertanto a parlare del Rossetti, lo 
faccio, perchè in difetto di un pubblico monumento destinato a 
perpetuare la sua memoria, mi sembra opportuno, dacché un 
quarto di secolo e più ò ormai decorso dal giorno della sua 
morte, di ricordarlo a viva voce alla generazione che sorge; lo 
faccio da questa cattedra, perchè mi sembra che la nostra So- 
cietà di Minerva sia precipuamente chiamata a tale ufficio; lo 
faccio in questi giorni, perchè appunto adesso si tratta di ripi- 
gliare la pubblicazione di periodico scientifico da lui fondato, 
voglio dire dell' Aréheagrafo Triestino di cui si sta approntando 
il primo fascicolo della nuova serie ; lo faccio inoltre in questi 
tempi, perchè mi lusingo che il suo nome e il suo esempio possano 
confortarci ed infonderci lena e coraggio nel combattere mal 
sempre per quei principii a sostegno dei quali egli aveva con- 
sacrato la sua intera esistenza. 



Nasceva Domenico Rossetti in Trieste nel giorno 19 marzo 
1774 da Antonio de Rossetti patrizio triestino, ricco possidente 
e negoziante elevato al grado di nobiltà dall* imperatrice Maria 
Teresa, ed insignito del titolo di conte da Ercole III duca di 
Modena. 

Sembra però che il nostro Domenico avesse dato poco peso 
a tali titoli, almeno al secondo di essi ; ed anzi una sua lettera 
autografa che tengo sott' occhi, mi farebbe supporre che egli 
assai tardi s' accorgesse di essere conte di Modena. — Ed in 
vero, cosi egli scriveva scherzevolmente in data 11 maggio 1830 
a persona amica : ^chi vi scrive la presente è il conte Rossetti 



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„À fine però non abbiate a trasecolare di stupore e di confusione 
y,a tale annunzio, ve ne spiegherò il mistero. — La mia fami- 
„glia ha per la grazia di Dio e di S. A. il serenissimo duca 
„di Modena da mezzo secolo e più il titolo*di conte. — Mio 
npadre ebbe, per aver fatto poco pib che nulla per lui, il titolo 
„di conte, ma per aver fatto assaissimo per Trieste ebbe da 
,,Maria Teresa quello di nobile de: Ecco spiegato il mistero, 
„coir aggiunta però che la nostra contea non conta se non entro 
qi vastissimi domimi di quell'Altezza serenissima.» 

Fatto adolescente il nostro Rossetti fu mandato dal padre 
in Toscana, e precisamente nella città di Prato, per apprendere 
grammatica ed umanità in quel collegio Cicognini; di là passava 
poi a Graz a studiare filosofia, ed indi a Vienna ove si dava allo 
studio delle discipline politico-legali. 

Laureato in legge neir anno 1800 egli ritornava in patria 
e di subito incominciava ad intrattenersi delle cose del comune 
e si poneva in quella brillante carriera che lo rendeva poi il mo- 
dello dei cittadini. 

Già nell'anno 1802 egli fu iscritto fra i membri del Consiglio 
dei patrizii; nell'anno 1805 provvedeva alla cosa pubblica nel 
tempo della seconda invasione francese fungendo quale reljitore 
della giunta per 1' estinzione del debito della guerra; nell' anno 
1811, durante la terza ed ultima dominazione dei francesi in Trieste, 
gli veniva offerta da Joubert la carica di maire di Trieste, di- 
stinzione questa che egli però rifiutava assolutamente; nell'anno 
1814 il comune gli affidava la difficile ed odiosa mansione di 
regolatore delle taglie francesi non peranco soddisfatte; nell'anno 
1816 era inviato oratore del comune presso l' imperatore Fran- 
cesco L per la restituzione dei nostri privilegii; nell'anno 1817 
egli per primo fu investito della in allora istituita carica di 
civico procuratore, carica questa che egli coperse per ben 25 anni 
pressoché gratuitamente, imperocché l'annuo emolumento all'uopo 
assegnatogli lo destinava a formare il primo capitale polla fon- 
dazione dei premii municipali di cui parlerò in appresso; nel- 
r anno 1839, quindi tre anni prima di sua morte, fu aggregato 
al Consiglio dei quaranta, istituito per disposizione di nuovo statuto 
municipale in quell' anno appunto promulgato, e nell' anno 1841 



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finalmente^ quantunque riconvaleseente appena da gravissimo 
morbo^ fu spedito a Vienna con missione importantissima a prò 
del comune. 

Allorché nelV anno 1835 si riuniva a Vienna una commis- 
sione per compilare il progetto di un nuovo codice marittimo^ il 
Rossetti fu chiamato a fame parte ed a lui af&davansi le mansioni 
di relatore della commissione stessa. 

Tutte queste importanti occupazioni non impedivano però 
al Rossetti di dedicarsi all'avvocatura; esercizio questo che egli 
apriva per la prima volta nell'anno 1804; che sospendeva di poi 
nell'anno 1809, e ripigliava quindi nuovamente nell'anno 1814. 

Ha alla sua operosità veramente ammirabile erano poche 
ancora tutte queste faccende, per cui egli trovava tempo di darsi 
allo studio delle lettere, delle arti belle, del giardinaggio, del- 
l' idraulica, e negli ultimi suoi anni a quello della storia e del- 
l' areheologia. 

Frutti di questi studii furono in primo luogo i molti scritti 
da lui lasciati, dei quali altri pubblicati per le stampe ed altri 
non pochi, tutf ora inediti ; ed in secondo luogo le varie opere 
di pubblica utilità da lui ideate ed in gran parte eseguite, e fra 
le qaali alcune portate a compimento a tutte sue spese. 

Volendo parlare dell* attività del Rossetti come scrittore, 
conviene dividere i suoi scritti in due categorie e comprendere 
nella prima i suoi lavori poetici nonchò quelli attinenti alle 
belle lettere ed alle belle arti ; e nella seconda le sue opere 
d' indole legale, politica, amministrativa, storica ed archeologica. 

n Rossetti coltivò la poesia lirica e la drammatica. 

Di lui possediamo quattro lavori drammatici in versi: il 
primo, scritto nell' anno 1799, esiste inedito nel nostro Archivio 
diplomatico e s'intitola: *^Laura„ dramma comico per musica. 
— il secondo dal titolo: *^Il Naufragio^'Yenne pubblicato nel- 
l'anno 1800 — il terzo ò una tragedia stranissima in 6 atti, che 
s' intitola : ^I Persiani secondi^ ossia U nonagesimo ottavo ed ultimo 
figlio di EschilOjy la quale fu da lui composta nella solitudine del 
suo giardino durante la terza invasione dei francesi; fu poscia 
letta in questa Società nelle sere del 28 ottobre, 11 e 25 no- 
vembre 1814, e fu da lui trascritta di proprio pugno nel 2.do 



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6 

volume dei "Passatempi di Minerva„ ; altra copia della medesima 
si trova fra i m. s. del Rossetti conservati nella civica Biblioteca. 
— n quarto suo lavoro drammatico si ò: il "Sogno di Corvo 
Bonomo^ pubblicato in Trieste nell'anno 1813 con bel corredo 
di note storicbe ; fu eseguito sulle scene del nostro Teatro Comu- 
nale per festeggiare la liberazione di Trieste dal dominio francese. 

^I Persiani secondi^ ò una parodia dei Persiani di EschilOy 
scritta in istile alfieriano, piena di livore contro Napoleone I; e il 
protagonista della tragedia subisce una catastrofe non dissimile 
a quella di Serse. — Quantunque i personaggi della tragedia sieno 
indicati con pseudonomi, pure il governo austriaco, subentrato al 
napoleonico nelF anno 1814, non credette opportuno di permettere 
la stampa di questo lavoro dal quale traspariva, anche oltre il velo 
dell'allegoria, troppo aperta la intenzione misogallica dell'autore. 

Questi quattro lavori drammatici e gli ultimi due accennati 
in ispecie, sono tenuti in istile classico, arieggiano un po' la 
maniera dello Zeno ed un po' quella dell' Alfieri; 1'. unità dell'a- 
zione vi è discretamente mantenuta, ma di converso poi manca 
r azione propriamente detta, per cui riescono pesanti, e ciò tanto 
pib in quantochò i versi in cui sono scritti, quantunque buoni, 
sono però troppo uniformi nelle loro cadenze. 

n Rossetti scrisse inoltre grande quantità di poesie liriche, 
sonetti, canzoni, odi, anacreontiche ecc. ecc. 

Ritengo di avere avuto sotf occhi pressoché tutte le sue 
poesie liriche, la maggior parte delle quali furono da lui lette in 
questa Società e poi di suo pugno riportate nel 2.do volume dei 
"Passatempi di Minerva,,. 

Fra queste merita speciale menzione il poema allegorico 
"Irene„ in cinque canti, di bella fattura e scritto in ottimi versi, 
mai stampato, e di cui l'autografo si conserva nel nostro Àrchivi<> 
diplomatico. 

Va inoltre ricordato il volumetto da lui stampato clande- 
stinamente nell' anno 1814, probabilmente in Venezia, senza indi- 
cazione di luogo e di tipografo, sotto il titolo : "La veglia, e 
T aurora di un sólitarioj^. — É un libercolo di poche pagine, 
l'edizione del quale si trova pressoché tutta accatastata in una 
delle stanze della nostra civica Biblioteca. 



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In questo lavoro il nostro autore fa una parodia delle 4 
Babilonie e della Canzone snll' Italia del Petrarca, ed adatta tutte 
le invettive che il divino Messer Francesco scagliava contro il 
reggimento papale d'allora, al reggimento dei francesi in Italia. 
— I versi sono belli, sentiti e più vibrati del solito, e se ciò 
non dimeno la lettura dell' operetta finisce col riuscire stucchevole, 
lo si deve attribuire più ohe ad altro alla circostanza, che le 
parodie tenute in sul serio sogliono riescire pesanti già per 
loro natura. 

Dell' ^JMereidejf altra parodia delle imprese napoleoniche 
il di cui m. 8. si conserva nella civica Biblioteca, delle "Cento 
fantasie suJPuniverso„ e delle moltissime liriche che si trovano 
inedite parte nel nostro Gabinetto (Passatempi di M. v. 2.*), parte 
nella civica Biblioteca e parte nell' Archivio diplomatico, tutte o 
pressoché tutte in quanto alla forma di scuola petrarchesca, trala- 
sdorò volentieri di parlarvi più dettagliatamente, perchè mi urge 
di passare ad argomenti più importanti. 

Continuando ad intrattenervi del Rossetti come letterato, 
mi incombe d' avvertire come egli fino dalla sua adolescenza pro- 
fessasse un culto appassionato peli' italo cantore delie grazie e 
degli amori. — Francesco Petrarca era l' idolo del Rossetti, come 
lo era già stato per altri sommi italiani d'ogni secolo, non escluso 
il nostro. 

Vedemmo difatti un Giacomo Leopardi spendere tempo e 
fatica per compilare una esattissima interpretazione analitica del 
Canzoniere di questo principe della lirica italiana, "la stima del 
quale„ come egli si esprime "cresceva in lui tanto, quanto ella 
^scemava in qualche imbrattatore di fogli che non si degnava 
„di nominare,, volendo con ciò alludere probabilmente a qualche 
neoguelfo ostinato, che non poteva perdonare al Petrarca di 
essersi conservato ghibellino, pur vivendo fìra i prelati, e di aver 
osato con tutta franchezza di stimmatizzare le brutture della corte 
avignonese, con quei robustissimi versi che, come quelli della can- 
zone dedicata a Cola Rienzi, saranno mai sempre collocati fra i più 
bei modelli di poesia lirica italiana. 

n Rossetti pubblicava in Trieste nell'anno 1828 coi tipi 
Marenigh un'opera intitolata: ^Fetrarca, Gitdio Celso e Boccaccio„ 



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8 

^illastrazione bibKologica delle vite degli nomini illnstri del primo, 
„di Cajo Giulio Cesare attribuite al secondo, e del Petrarca scrìtta 
„dal terzo„; e nel snccessivo anno 1829 egli pubblicava in 3 
volumi una prima volgariMMaJsione deUe poesie minori latine dd 
Petrarca, fatta da poeti viventi o da poco deftmti. 

Queste due opere e di pib una sua illustrazione di una 
singolarissima edizione del '^Canzoniere» ed il suo ^Catalogo 
bibliografico dette opere del Petrarca e di Enea Silvio Picccìomini„ 
pubblicato nel 1834 coi tipi Marenigh, sorpresero i letterati e 
nominatamente i bibliografi d' Italia, ed il nome del triestino 
Rossetti già prima conosciuto in qualche parte d'Italia e spe- 
cialmente a Milano, per esser egli stato collaboratore degli annali 
di statistica che si pubblicavano dal Sacchi, fu mano mano re- 
gistrato nell'Albo dei socii onorari delle pib cospicue Accademie 
italiane. 

Accennerò brevemente degli altri lavori letterarii del Bossetti, 
e nominerò per primo il bel volume stampato a Venezia nell'anno 
1832 col titolo: ^Ddlo scibile e del suo insegnamentOf^ quattro 
discorsi e due sogni di Domenico Rossetti, del quale esistono 
centinaia d'esemplari nella civica Biblioteca; farò cenno indi del 
volumetto da lui pubblicato neli' anno 1819 col titolo: ^Perchè 
divina Commedia si appèlli il Poema di Dante, memoria di un 
italiano» e dell'altro intitolato: ^Consideragioni critiche intomo 
agli antichi popoli italiani dd Cavalier Micali„, 

La nostra Società di Minerva conserva poi manoscritti i 
seguenti suoi discorsi, già letti in seno a questa Società e poscia 
trascritti nei ^Passatempi di Minerva» voi 1/, e cioè: Prodromo 
éf Isagogica, ossia Divisione delle scienge cdV aggiunta di un saggio 
di biUiotecologia (letto nel novembre 1812). — Saggio di sistema 
tecnologico e calitecnico (ietto nel dicembre 1813). — Discorso dd^ 
V orìgine di ogni poesia (letto nel marzo 1814). — Eagionametito 
suICessenea e suUo scopo détta poesia (letto nel gennaio 1815). — 
Discorso sulla caratteristica e dassificajrione delV italiana poesia 
(letto nel dicembre 1815 e gennaio 1816). 

La nostra Minerva ridivenne inoltre da circa un anno in 
possesso di altri manoscritti e discorsi per lo più inaugurali del 
dr. Rossetti; i quali si credevano smarriti, ma che invece l'egregio 



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dr. Kandler teneva conservati nel timore ben giustificato che non 
si perdessero davvero, come si sono perdute molte altre cose in 
qnell' epoca fatale di incaria in cui giacque la nostra Società nel 
decennio succeduto alla morte dell'indimenticabile suo fondatore. 

Nel discorso col quale io aveva l'onore d'inaugurare la 
serie dei nostri trattenimenti accademici del decorso anno sociale, 
mi sono permesso di far appello a tutti coloro cbe si trovassero 
in possesso di medaglie o di scritti attinenti alla Minerva di fame 
dono a questa Società, che a malincuore se ne vedeva priva; — 
il Kandler si fti il solo che generosamente rispondendo al mio 
povero appello m' indirizzava i preziosi m. s. più sopra acoen; 
nati, e credo mio dovere di rendergliene qui pubbliche grazie in 
nome della Società intera. 

Era inoltre il Rossetti amante delle arti belle e prediligeva 
sopra tutto le conversazioni cogli artisti. Trattò di belle arti nel 
suo discorso "sul sistema tecnologico e calitenico„ e per incidenza 
in altri suoi scritti; promosse in seno alla nostra- Società le 
annuali esposizioni di belle arti, che durarono fino a tanto che 
a Trieste si costituiva — sempre auspice il Rossetti — una ap- 
posita Società di belle arti, che pur troppo di pochi anni gli 
sopravvisse. 

Allorquando si approssimava l'epoca delle nostre esposizioni 
di belle arti, egli riscrìveva agli allievi triestini delle Accademie 
di belle arti di Venezia e di Vienna, e gli istigava a lavorare 
e dare saggi dei loro talenti nelle patrie esposizioni. 

Che se taluno di voi avesse letto, come per avventura ac- 
cadde di leggere a me, alcune di quelle lettere, egli dovrebbe 
meco convenire che tutti gli studiosi triestini di pittura e scultura, 
vivente il Rossetti, erano divenuti, malgrado loro, altrettanti suoi 
pupilli, dappoiché egli voleva sapere a ogni costo cosa facessero, 
e si rivolgeva all' uopo per informazioni ai molti amici ohe con- 
tava per ogni dove, e perfino ai professori delle Accademie, e 
prorompeva in esclamazioni di gioia quando gli veniva fatto di 
intravedere in qualche giovine artista triestino una futura gloria 
per questa sua patria dilettissima. 

Potrei citiirvi, in conferma di ciò, nomi e fatti e testimo- 
nianze di persone tutt'ora viventi, ma mi astengo dal farlo per 



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10 

amore di brevità e persnaac d'altronde, che, per questa volta al- 
meno, (prederete alla mia parola. 

Àggiongerò soltanto, prima di abbandonare qnesf argomento, 
che la sna dimestichezza cogli artisti da un canto, e la squisitezza 
del suo sentimento estetico dall'altro canto, lo avevano reso padrone 
assolato anche di questo campo, per cui ragionava in fatto d' arti 
con tale giustezza, con tale tatto artistico, con tanta cognizione 
tecnica, da sostenere vittoriosamente non poche discussioni pole- 
miche con valenti pittori, scultori ed architetti. 

Possessore di un magnifico giardino, il primo di tal genere 
che fosse stato piantato a Trieste, il Rossetti era pure dilettante 
di orticoltura, e si studiava d'infondere l'amore per l'arte del 
giardinaggio anche nei suoi concittadini. 

Àncora nell' anno 1807 egli faceva piantare a tutte 9ue yfese 
V attuale passeggio dèli' Acquedotto, il primo viale ad alberi che 
fosse stato piantato fino allora a Trieste, e dirigeva in persona 
i lavori relativi. 

Fra i suoi m. s. conservati nella Biblioteca civica si trova 
scrìtto di suo pugno un trattato ^Sul GiarcUnaggio„ ed altro an- 
cora intitolato: ^Saggio détta (JariofUclogia^. 

Sembra infatti che egli avesse particolare affezione pei 
garofani (Dyanihus caryophilus) come lo dimostra il suo trattato 
predetto e più ancora la circostanza, che egli parlando del suo 
giardino in fondo all' Acquedotto, lo chiamava in varie lettere il 
suo ^Cariofileo„. 

E chi di noi non si ricorda del Cariofileo del dr. Rossetti, del 
vago giardino, delle statue colossali ombreg^ate da superbi ci- 
pressi, che s' innalzavano frammezzo al cupo rosso di lussureggianti 
cespi di valeriana, il simpatico fiore, che la moda ha in oggi 
sbandito dai giardini? 

Chi, ira i miei giovani uditori, non rammenta quei giorni 
deir infanzia nei quali il babbo o la mamma lo sollevava in braccio 
perchè egli arrivasse a intravedere, oltre la fitta inferriata, le 
statue ed i fiori di quel giardino, che in oggi dimezzato, spogliato 
di piante, dì fiori, di statue, di tutto, sembra stare ancora come 
monumento di derisione consacrato dai posteri a quell' illustre che 
con tante cure lo aveva piantato ed abbellito. 



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11 

Andiamo innanzi e consideriamo il BoBsetti come scrittore di 
cose amministrative, di storia patria e di archeologia. 

In segaito all' infelice esito della guerra del 1809, Trieste 
fa per la terza volta invasa dai francesi, ai quali fa poscia formal- 
mente ed incondizionatamente ceduta. Quel governo resosi già tanto 
odioso ai triestini nelle precedenti due invasioni del 1797 e del 
1805, si rese loro ancora maggiormente maleviso col levare alla 
città nostra poco a poco tutte le sue franchigie, tutti i suoi privile- 
gi e persino la sua autonomia provinciale^ incorporandola al nuovo 
regno d'IUiria. — Quanto dolore sentisse il Rossetti per queste 
inesorabili sciagure che piombavano addosso alla sua patria, 
quanto fosse di conseguenza il malumore suo contro i francesi, lo 
provano le sue poesie satiriche composte in quei giorni di cui 
poc' anzi ebbi a fare menzione. 

In seguito alla disfatta di Lipsia, si ripristinava in Trieste 
nell' anno 1814 l' austriaco dominio a grande gioia dei cittadini, 
che speravano di rientrare nelle avite franchigie e di ricuperare 
puranche la loro autonomica amministrazione. 

Siccome però tutte queste lusinghiere speranze tardavano 
alquanto ed avverarsi, e siccome per giunta ancora si andava 
bisbigliando, che Trieste sarebbe stata trattata da allora impoi 
come paese di conquista, il Rossetti credette opportuno di scon- 
giurare tale pericolo collo scrìvere una memoria che servisse a 
dimostrare V origine delle triestine franchigie nonché }a conferma 
delle medesime seguita di volta in volta da parte degl' imperatori 
dopo la loro assunzione al trono, e vi aggiungeva inoltre un ra- 
gionamento di pubblico diritto, nel quale faceva distinzione fra 
paese conquistato e paese riconquistato, facendo valere a favore 
di Trieste il diritto di riconquista e non già quello di conquista 
da parte degl' imperatori d' Austria. — Ebbe per tale modo origine 
il libro intitolato : ^Meditaeiane 8taric(hanalitica suUe franchigie 
ddla città e porto-franco di Trieste daiVanno 949 al 1814„ di pag. 315 
in 8.* grande, pubblicato a Venezia nell'anno 1814. L'opera fu scritta 
dal Rossetti colla massima fretta in soli 40 giorni; ad essa doveva 
far seguito più tardi un supplemento, che però non fu mai pubblicato. 

Questo lavoro, molto ricercato in quei giorni, è improntato 
del più caldo affetto patrio, ma porta impresse però le traccio 



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12 

della prestezza col quale venne compilato. — La distribuzione 
delle parti è un po' sconnessa, e qualche lieve inesattezza storica 
vi si è pure innestata ; ciò non pertanto merita di essere te- 
nuto in gran pregio, pella ricchezza delle notizie storiche in esso 
contenute e perchè scritto con molta franchezza almeno pei tempi 
che correvano allora. 

Abbiamo del Rossetti un trattatello intitolato: ^Storia e 
abxhUi détP antico parto di Tfie8te„ che esiste m. s. nell'Archivio 
diplomatico e fu poi stampato nel giornale "ristria,, a. V. È 
lavoro preziosissimo per la storia del diritto triestino. — Altro 
interessantissimo suo lavoro si è la ^Tecnonomia tergestina, ossia 
eonsider€Ufi<m suUa storia e sulla legiskunone delle arti nd cornarne 
di TriestCf, di cui una copia manoscritta si trova nell'Archivio 
diplomatico ed altra nella civica Biblioteca. Fu scritto nelF anno 
1825 ed era destinato a veder la luce per le stampe, ma non ebbe 
"l'admittitur,, della censura, colla quale il Rossetti si trovava in 
Utigio perpetuo. 

Fra i pift pregiati lavori del nostro autore in materia di 
storia patria, vanno annoverati i seguenti quattro, tutti stampati 
nei tre primi volumi dell' Archeografo Triestino, e cioè: ^Statuti 
antichi di Trieste descritti ed illustrati biblidogicameniep (A.T. v. 2*) 
— ^Storia e statuUddle antiche selve triestine^, (A. T. v.30 — ^Ccse 
memorabUisullaCompagnia di Gesiiin Trieste„ (A. T. v. 2*) — ^Om- 
disioni di Trieste àlF epoca délP imperatore Giuseppe L„ (A. T. v. 2*). 

Coi predetti lavori egli si fece iniziatore della nuova scuola 
storica triestina con metodo critico, sendochè gli altri storici che 
lo precedettero non erano stoti che semplici cronacisti e racco- 
glitori di fattt 

n nostro Archivio diplomatico conserva inoltre un pregevo- 
lissimo autografo del Rossetti, intitolato: ^Statuti pd porio^ per 
la pesca e per la navigaurione triestina^ nonché molte altre sue 
monografie storiche parte complete e parto no, come sarebbero: 
un estratto della cronachetta dd prete Antonio Scussa ; — un com- 
pendio della storia della città di Trieste fino al 1382; — una con- 
suUasione stiUa migliore costitujnone e semplificazione dei civici 
daeii ; — una relazione sulF operato per la ripristinasione delle 
franchigie triestine; — considerazioni sul diritto di vidnia ndlo 



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13 

skUulo di Trieste; — statuti suntuarii; — un rapporto suBa forma 
wunmpale da darsi a Trieste ; — massime generali per la eonservch 
jrione e per il perfejrianamento dd porto di Trieste; — progetto di 
statuto municipale; — suppliche e proposte peUa ripristinairione 
degli statuti, per V abolieione delle gravezze introdotte dai francesi e 
pdlarestittmone détte franchigie; — diario detta depuiajrione triestina 
del 1644, ed altri ancora di minore importanza. 

In fatto di archeologia abbiamo di lui un opuscolo intitolato: 
^ Sopra mosaico antico scoperto neW aprile dd 1825 in Trieste^ 
stampato in Trieste nel 1825; più una sua lettera al dr. Oiov. 
Labas ^Sopra un frammento lapidàrio dd duumviro L. Apisio„ 
stampata nel 1/ VoL dell' Àrclieografo Triestino. 

n Bossetti che s' interessava vivamente di tatte le quistioni 
triestine^ non poteva trascurare quella sempre aperta dell'acqua 
potabile. 

Difatti nell'anno 1833 egli faceva stampare negli ^Annaii 
di statistica di ]tKlano„ e ristampava poi in opuscolo separato 
(1835) una sua ^Dissertazione sui pozzi artesiani, sulle sorgenti 
ed acque per Trieste e suo territorio^ e qualche anno dopo poneva 
assieme ^Un corpo di idrografia triestina^ il cui programma e 
le tavole illustrative furono da lui presentate nel congresso degli 
scienziati italiani radunati a Padova. 

Questo interessantissimo studio sull'idrografia triestina non 
fu mai stampato; esso si trova però conservato nell'Archivio di- 
plomatico; e potrebbe somministrare qualche luce a coloro che si 
fanno a studiare questa etema quistione^ supposto sempre il caso 
che dessi non 1' abbiano ancora consultato. 

A complemento del mio discorso sugli scritti del Bossetti, 
mi conviene far cenno di due opuscoli da lui stampati, a difesa 
dei triestini, 1' uno contro attacchi reali, l' altro contro attacchi 
ipotetici. 

Certo Giuseppe Kreil, dopo aver letto su pei libri di geo- 
grafia che l'Isonzo forma il confine d'Italia, intraprendeva un 
viaggio in queste contrade, ed allorché ebbe passato V Isonzo 
rimase trasecolato nell' udire che anche al di qua di quel fiume 
e perfino a Trieste, la gente azzardava di parlare italiano. — 
Su questo suo viaggio il Ereil scrisse un diario che fece stampare 



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14 

a Lipsia col titolo : ^Mnemasjfnejj e nel quale per la ragione or 
ora esposta diceva tatto il male possibile di Trieste e dei triestini 
in tatti i rigaardL 

n Rossetti seppe del libro per via degli elo^i cbe gli erano 
stati fatti da alconi giornali, ne fece subito acquisto, e dopo 
averlo letto e riletto, pensò a confatarlo. — A tale effetto egli 
scrisse V opuscolo intitolato : "Alla Mnemosyne del sig. Giuseppe 
Ereil. Risposta di un triestino^ (Trieste Coletti 1818), e lo scrisse 
in lingua tedesca perchè potesse essere smerciato negli stessi 
centri librarli in cui si stava vendendo il libro del suo avversario 
e percbò egli partiva dal giusto riflesso che gli spropositi del 
Ereil non avevano bisogno di essere confutati ai triestini, ma 
sibbene ai forestieri, che non conoscendoci pift davvicino potevano 
essere tratti in errore. 

Nel detto opuscolo il Rossetti combatte strenuamente polla 
nazionalità italiana di Trieste, ed avverte il sig. Ereil "che l'addio 
„che egli, giunto all' Isonzo, dava all' Italia, era stato alquanto 
„precoce„ ') e che anche "Trieste ha il vanto di giacersi al di qua 
„di quei monti, che si dicono Alpi Oulie e Gamiche e ohe costi- 
„tuiscono l'ultimo ramo di quella catena di montagne che gene- 
^ricamente si appellano Alpi e che sono state risguardate sempre 
„quale il vero e naturale confine dell' Italia.^ *) 

L' altro opuscolo del Rossetti, scritto esso pure in lingua 
tedesca e qui stampato, è un racconto degU fMimi istanti éH vita 
del Winkdmaim. 

È cosa troppo nota a tutti, perché io qui la ripeta^ che il 
celebre scienziato Giovanni Winkelmann soggiornando in Trieste 
al Grande Albergo cadesse vittima del ferro omicida vibratogli 
dal suo famiglio, certo Arcangeli, livornese. 

L'atroce misfatto era stato casualmente perpetrato a Trieste, 
ed al Rossetti premeva che tutto il mondo e specialmente i con- 
nazionali del Winkelmann sapessero che i triestini non ebbero 
né diretta né indiretta parte in tale assassinio. A tale effetto 



V Zur MnemoB3nie des Herrn Joseph Kreil — Nachschrìft eines Trìe* 

stiners. TrìoBt 1818. Eredi CoUetti, — pag. 9. 
») Ivi pag. 8. 



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15 

egli estese succinto racconto del (atto in^ lingua tedesca^ lo 
fece stampare a proprie spese e cercò di di£fonderlo nei paesi 
alemanni. 

E qui il nome del Winkelmann mi conduce a parlare delle 
opere di pubblica utilità o di pubblico decoro fondate dal Rossetti, 
ed incomincio appunto dal monumento a Winkelmann ideato da lui 
fino dall'anno 1822 e condotto a termine appena nell' anno 1833. 

Le difficoltà di ogni genere incontrate dal Rossetti per dare 
esecuzione a questo lavoro avrebbero stancato ogni altro che non 
fosse stato come lui irremovibile nei suoi propositi. 

Nel 1825 egli scriveva a persona amica: "debbo pensare ad 
„altro collocamento del monumento; e giacché né la chiesa di 
„S. Giusto può accoglierlo, né posso per esso fabbricare apposito 
^tempietto, mi accontenterò di altro collocamento qualunque^; e 
nell' anno successivo scriveva allo stesso amico: "il magistrato 
„ed il governo non solo non vogliono contribuire nulla per le 
i,spese del monumento di Winkelmann, ma non vogliono nemmeno 
^permettermi ohe io a mie spese ve lo collochi nell' antico d- 
,,mitero, e negano perfino di farmi la vendita di quest'ultimo a 
i,quelle condizioni che vorranno.,, 

, Stanco di tanti inceppamenti il pover* uomo esciamava esa- 
cerbato pochi mesi appresso : ''Tutta Europa dirà: che se un 
^toscano tolse a Winkelmann in Trieste la vita, si vuole a me 
^rapire perfino l'onore di dargli un sepolcro.^ 

In fine tutte le difficoltà derivanti dalla scarsezza delle con- 
tribuzioni, dagli ostacoli frapposti da autorità governative, civiche 
ed ecclesiastiche, furono vinte, ed il monumento Winkelmann, 
scolpito dal Bosa e in gran parte pagato col denaro del Rossetti, 
veniva solennemente inaugurato nel marzo 1833. ') 

È òpera ideata e promossa dal Rossetti pure il Museo lapi- 
dario, che fu aperto nel vecchio cimitero di S. Giusto, un anno 



') Fu veduto e lodato da Antonio Canova nello studio dello scultore Bosa 
in Venezia. "Bosa gliene presentò il disefl^no e lo pregò di correggerlo. 
"Canova con amorevolezza ed in^^enuità, gli indicò alcune modificazioni 
*e lodò nel resto l'idea, il sentimento e la principiata esecuzione del- 
T opera. 11 nostro monumento può fino dal suo nascere gloriarsi di 
'aver avuto la sanzione di Canova. Bosa n* è consolato ed entusia- 
'smato ed io non lo sono meno di lui.» ^ Cosi il Rossetti in sua lettera 
dì data Yaldagno 22 luglio 1829. 



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16 

dopo la sua morte. L'idea del monumento Winkelmann e quella 
della erezione del Museo lapidario triestino nacquero gemelle 
nella mente del Bossetti, e l'una e l'altra di queste due opere 
sorsero nel medesimo sito. 

È opera del Bossetti questa nostra Società del Gabinetto 
di Minerva da lui fondata nell'anno 1810, quindi durante la tersa 
invasione franoese^ e probabilmente traendo profitto delle vedute 
più liberali di quel reggimento in fatto di associazioni. Nel com- 
pilare il relativo statuto egli seppe difatti escludere destramente 
l'ingerenza della censura dal Gabinetto — e tale esclusione ri- 
mase conservata anche dal governo subentrato. 

È opera del Bossetti, come ho detto, il passeggio dell' Ao- 
quedotto. 

È opera sua quella meravigliosa collezione di manoscritti^ 
codici; edizioni, illustrazioni, traduzioni, dipinti, disegni, schizzi 
ed altro che s' appella : ^Collezione Petrarchesco-Piccolominea„ 
e a comporre la quale egli, dalla sua adolescenza fino a quasi 
gli ultimi anni di vita, spendeva ogni possibile cura. 

Scriveva a bibliografi, a letterati, scrìveva in Italia, scrìveva 
in Francia ed era beato quando gli veniva fatto di ottenere 
una qualche edizione del Petrarca ch'egli non possedesse. Nel- 
l'anno 1834 egli pubblicava il 1* catalogo di questa raccolta 
'^già posseduta e dhe si va continuando dal dr. Domenico Bcs- 
sem„. •) 

La Collezione Petrarchesco-Piccolominea legata in morte del 
Bossetti al nostro comune coli' obbligo di continuarla, vuoisi 
essere più perfetta di quella celebre delMarsand; ma ciò nonostante 
vediamo i moderni editori del Petrarca citare continuamente la 
raccolta del Marsand, nel mentre ben poche volte ci vien fatto 
di trovar registrata quella del Bossetti. *) 



') Forma ora sezione a parte della civica Biblioteca e fu specialmente in 
questi ultimi anni arricchita per opera dell* egregio dr. De Fiori at- 
tuale bibliotecario. 

*) Il catalogo della Petrarchesca chiuso dal Rossetti li 81 maggio 1842, 
contava 717 numeri; da allora fino a tutto dicembre 1868, s* accrebbe 
di 237 e conta quindi in oggi 960 nun^eri: — quella della Piccolominea 
constava li 31 maggio 1842 di 117 numen, oggi ne ha 159. Il maggio- 
re aumento data dair ultimo decennio. 



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17 

Di fondazione BosBetti si ò V ^Archeografo Triestino^ raccolta 
questa di opuscoli e notizie per la storia dì Trieste e dell'Istriai 
edita per cara delia Società di Minerva. 

n 1/ Tolnme fa pubblicato nell'anno 1829; il secondo nel 
1830; il terzo nel 1831; ed il quarto ed oltimo nel 1837. Alla 
morte del Rossetti erano già in pronto i materiali pel quinto 
TolumC; ed era pure fatto contratto col tipografo Stella di Milano 
per la relativa edizione — ma il quinto volume però mai si vide 
a comparire. 

È finalmente di fondazione Rossetti ^L'istituto dei prendi 
municipali^ da lui ordinato col suo testamento in data 14 giugno 
1888 coli' espresso divieto d' intitolarlo col suo nome. 

Si legge difatti nelF art. 17* del codicillo 2 giugno 1839 : 
"Questa fondazione di premii porterà petpetaamente il nome di 
y^Istituto di premii municipali di Trieste e voglio assolutamente 
j,cbe non vi apparisca mai ed in nessuna maniera il mio nome; 
^perciocché il capitale che vi ho destinato non 6 che una parte 
^degli emolumenti che ritrassi per le mie funzioni di procuratore 
»civico„. 

A questo capitale dovevasi aggiungere quello ricavabile 
dalU vendita dell' avanzo di tutte le sue opere stampate. Gli 
eredi del Rossetti però sconsigliavano la vendita di queste opere 
e vi supplirono in altra gaisa al capitale mancante ; ma dona- 
vano poi al comune il fondo delle opere stampate del Rossetti; 
che da lui era stato destinato alla vendita. 

Ora queste opere stampate giacciono accatastate in una stanza 
apposita della civica Biblioteca. 

La fondazione dei ^Fremii municipali,, consiste in una dote 
di f. 300 da pagarsi di due in due anni a titolo di premio : a) 
al miglior opuscolo che sarà stato presentato sopra argomento di 
storia o di statìstica di Trieste; b) al miglior opuscolo diretto ad 
istruzione del basso popolO; e) a quello dei contadini del territo- 
rio di Trieste che tra tutti meriterà il primato nella piantagione 
e coltivazione di un bosco nel territorio di Trieste; d) a quell'in- 
dividuo di servitù domestica dell'uno o dell'altro sesso che per 
indubbie prove Barassi distinto per costante servizio; per fedeltà 
ed astinenza; e) all'opera di architettura; o pittura, o scoltura, o 



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poesia; mnsioa che nel prossimo preceduto decennio sarà stata 
prodotta da artista di famiglia e nascita triestino. I premii vengono 
conferiti ogni biennio nelF ordine preindicato ; per cui ogni 10 
anni si rinnova la serie. — Quei premii che per difetto di con- 
correnti di merito non venissero ag^ndicati, sono posti a fratto 
fino a che se ne abbia nna somma bastevole a commettere ad 
nn pittore o scultore italiano e di fama assolatamente primaria 
un' opera ad illustrazione e decoro di Trieste^ da collocarsi in una 
chiesa od in altro luogo pubblico. 

Di quesf ultima disposizione si si è vaki nel 1862 in difetto 
di degno concorrente al premio 5. col commettere i famosi busti 
enei dei 3 vescovi, prescindendo però dalla condizione espressa- 
mente imposta dal fondatore, che il lavoro di scoltora dovesse 
essere opera di rinomato artefice italiano. 

Oiova sperare che ciò non si avvererà una seconda volta. 

Legava finalmente il Rossetti la sua ricca collezione di libri 
alla civica Biblioteca, e nel suo testamento augurava ai triestim 
tempi migliori di quelli, invero assai fortunosi, nei quali egli 
era vissuto. 

All' egre^o dr. Eandler, suo amicissimo negli ultimi anni 
di sua vita e ^à in allora distinto cultore delle patrie storie, 
raccomandava in ispecialità di proseguire le indagini storiche 
riferibili a Trieste ed all' Istria. 

Quale fama il Rossetti godesse ai suoi tempi anche fuori 
di qui, lo prova il fatto che nell'anno 1807 fu fatto socio dell' Àe- 
eademia di Pisa, nell'anno 1825 fa ascritto fra i membri 
della Società agraria del Camio, nell' anno 1830 fra quelli deUa 
Società di agricoltura di Verona, nell' anno 1831 fra quelli del- 
l'Accademia di Torino, nell' anno 1832 fra i socii dell'Ateneo di 
Brescia e nell'anno 1838 fra quelli dell'Ateneo veneto e della 
Società archeologica di Roma. 

In premio delle assidue sue prestazioni nella compilazione 
del progetto del nuovo codice marittimo, gli fu conferito l'ordine 
di cavaliere della corona ferrea. 

La distinzione però che egli fra tutte ambiva maggior- 
mente si era l'affetto dei suoi concittadini — ed egli lo ebbe 
e lo avrà sempre almeno nel nostro popolo, che sempremai 



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con yenerazione pronancia il suo nome e benedice alla sua 
memoria. 

Era il Rossetti nomo di carattere severo e poco socievole, 
qnindi è che non stringeva si facilmente amicizia col primo ca- 
pitato, e non amava perdere il tempo suo prezioso in fatili 
conversari. 

Aveva pochi ma sperimentati e valenti amici; il suo pib 
grande e più costante amico però si era il popolo triestino al 
coi benessere politico, economico e morale egli consacrava tutti 
gli istanti di sua vita. Educato in Toscana, egli visitava soventi 
volte quella classica terra, ma più spesso ancora si recava a Milano 
nella quale città si compiaceva di passare a preferenza le sue 
vacanze. Negli ultimi anni di sua vita si recava a Yaldagno e a 
Becoaro ^a bevere la sua salute^ come egli si esprìmeva, e se mai 
gli veniva fatto di sottrarre un po' di tempo alla moltitudine de' suoi 
affari, non intralasciava di visitare le mostre di belle arti al palazzo 
Brera di Milano, nelle quali vedeva esposti talfiata dipinti di una 
diletta sua nipote, la signora Salvottì. *) 

Come altrove ebbi ad avvertire, il Rossetti era strenuo cam- 
pione della italiana nazionalità di Trieste, e vedeva di malocchio 
per conseguenza le tendenze del governo dirette a germanizzare 
le nostre scuole elementari, che sotto il regime francese erano 
pur state conservate italiane. Ad un padre che lo consultava in 
riguardo all'istruzione da darsi al proprio figlio, egli scriveva nel 
gennaio 1840: ''approvo che abbiate intenzione di mandare U vostro 



') Neil* esposizione di Brera dell* anno 1824, la Salvotti poneva in mostra 
an quadro rappresentante la figura intera di Minerva, che poi donava 
al Rossetti, e questi ]^i alla sua volta donava alla nostra Società di 
Minerva. Ecco come U Rossetti si esprìme in proposito in una sua 
lettera di data 19 mJarzo 1825: "Avrete letto nella Biblioteca italiana 
,,1* elenco delle pitture esposte nel passato settembre a Brera, ed in 
„eBso un articolo di sei quadri espostivi, tra i quali v*era una Minerva. 
„Ora questa Minerva era per me ; più, destinata pel nostro povero Ga- 
nbinetto; più, lodata nella OaeMetta di Milano-^ più, essa ò dipinta da 
„nna donna; più, questa donna non conta ancora quattro anni dacché 
«incominciò a scarabocchiare la prima testa; più, questa principiante 
„non ò né giovinetta nò avanzata, né dipinge per professione; più essa 
«ò la figlia di una eccellenza defunta, e quel che più vale per me si 
„ò, che onesta femminetta é mia nipote. Or che ne dite? Anche dal 
«sangue Rossetti può nascere un pezzo d* anima pittorica, il che più 
«mi consola che se ne fossero usciti 6 presidenti e 24 consiglieri aulìci.„ 



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^Giuseppe alle scaole di Venezia, giacchò le nostre Bcaole normali 
„tedeBche sono fatte apposta perchè i nostri fanciulli italiani 
„non imparino nò la linguai nò le cose che dicesi volersi loro 
„insegnare.„ 

Ai giorani raccomandava soprattutto di studiare la storia del 
nostro comune, e tale studio egli lo riteneva indispensabile a coloro 
che intendevano dedicarsi alle cose municipali. Nella sua illu- 
strazione degli statuti triestini (Archeografo triestino voi. Il pag. 
103) cosi egli si esprime : ^Per giudicare rettamente del carattere 
y,morale, civile ed economico di un popolo, nulla può porgere 
„ guida più sicura del corpo delle sue proprie leggi • • • un pò- 
„poIo non può dare a so medesimo altre leggi che quelle, che 
„dalle qualità de' suoi costumi e delle sue bisogna sono rendute 
^necessarie; mentre per oggetti ed azioni che non ha conoscenza 
„non ha neppure cupidigia, nò può quindi volerne regolare l'uso.,. 

Corretto scrittore italiano come egli era, non ispregiava però 
il suo dialetto ed anzi lo teneva in onore come una delle preziose 
tradizioni avite; ed allorquando gli venne fatto di possedere un 
foglio originale di un perduto codice comunale del XV secolo, 
scrìtto in dialetto triestino, cosi egli scriveva: ^Ballegriamoei 
fintanto di aver trovato e salvato almeno quesf unico foglio, il 
„quale sebbene non abbia alcun merito nò per la giurisprudenza, 
>,nò per la lingua, nò per io stile, è tuttavia importantissimo per 
^la memoria del nostro dialetto, il quale ad onta dei molti idio- 
„tismi e delle strane sue singolarità, ò cionnonpertanto di evidente 
„e vero conio italiano, e senza paragone meno barbaro ed idiotico 
„di tanti altri, e sebbene abbia grande affinità col veneto, nò 
„però diverso sostanzialmente per molti particolari^ (Archeografo 
Triestino volume HI p. 184). 

Allorchò neir anno 1834 si agitava nelle alte sfere la qui- 
stione del porto di Trieste, il Rossetti dettava all' illustre suo 
amico Pietro Nobile, consigliere aulico nel ramo edilizio, quattro 
lettere lunghissime che possono dirsi quattro trattati, nelle quali 
con sanissimo criterio veniva esaminato da ogni suo lato questo 
vitale argomento. 

Debbo alla squisita gentilezza del mio collega in direzione 
di questa Società, il signor Alberto Tanzi, lo comunicazioni di 



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queste quattro lettere, già rese di pubblica ragione a messo di 
un periodico locale. Ben volentieri ?i ripeterei qui per esteso il 
contenuto delle stesse ove non temessi di abusare di troppo della 
vostra indulgenza. Non posso fare a meno però di accennarvi 
che il Rossetti conveniva nella necessità di regolare meglio U 
nostro porto, di dare sfogo ai torrenti tra S. Pietro e Muisiella, 
ma non voleva all' incontro sentirne a parlare della costruzione 
di un nuovo porto. ^Non capisco, egli diceva, nemmeno adesso 
„che cosa intendesi di dire quando si parla di costruire un porto 
„per Trieste. Non vi trovo più senso che nel dire di voler co- 
^struire una casa nella casa. Trieste ha il suo porto nella sua 
„rada intema» sicura per quanto la natura lo comporta, e già 
„come tale sicura abbastanza quando si tolgano gli abusi e le 
^negligenze. Chiunque voglia fare delle costruzioni solide entro 
„alla corda dei due lazzaretti non potrà aspettarsi che la maledi- 
yyzione dei posteri, come se la merita quell'ingegnere che nell' anno 
1,1751 chiuse la bocca del molo romano detto ^Zucco,, ora molo 
,^di S. Teresa.^ 

Dopo le cose fin qui dette, non avrei bisogno di aggiungere 
parola per dimostrarvi ulteriormente quanto generoso e benefico 
fosse il Rossetti quando si trattava in ispecialità di volgere il 
beneficio a profitto di questa sua diletta terra natale. In una delle 
ultime sue lettere e precisamente in data 5 luglio 1844 facendo 
noto a un amico, come egli avesse ordinato per la stampa il suo 
lavoro ^Sull'idrografia triestina,, soggiungeva quanto segue: 
^proverò metterlo in commercio, ma per bene che vada, non 
dispero rimborsarmi nemmeno per metà. Pazienza 1 ho sagrificato 
,,denaro pel passeggio dell'Acquedotto, ne ho speso pel monumento 
jf^ Winkelmann, ne ho speso per due medaglie, ora ne spendo 
„per una terza *) e ne spenderò pel Reca ancora.^ 

Se r amore del Rossetti per Trieste confinava alla mania, 
la sua laboriosità lambiva i limiti dell' impossìbile; dappoiché in 
onta alle tante e si svariate e si pressanti occupazioni, egli trovava 
tempo per coltivare una estesissima corrispondenza. Scriveva egli 



') AUadeva e quella che doveva essere coniata in memoria dell' inan- 
gurazione del civico nosocomio; — dessa però fu eseguita più tardi 
e per cura deU' egregio dr. Lorenzntti. 



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lettere per ogni dove in lingua faeile e piana, trattava le più sva- 
riate e le più serie qoistioni in via di carteggio; con una firandiezza 
di linguaggio; con una limpidezza di idee, con una efltasione di 
sentimenti, da (Sarei grandemente desiderare ehe qualeono raoeolga 
il suo epistolario, la cui pubblicazione riescirebbe senz'altro la 
più bella illustrazione della storia di Trieste nella prima metà 
di questo secolo. 

Uomo di fermi principii, il Rossetti non sapeva piegarsi 
all' altrui volontà, per quanto essa fosse potente, allorché non ne 
era persuaso. Alcuni suoi coetanei, usi ad inchinarsi sempre agli 
altrui voleri, lo dicevano ostinato, ed egli rispondeva loro sarcasti- 
camente pochi mesi prima di morire : ''Coir entrare del mio 62* 
„anno, voglio incominciare io pure ad andare a scuola dell' indiffe- 
„rentÌ8mo, e ad imparare come si faccia a trovar tutto ben fìitto, 
„bello ed anzi sublime, ma non so ancora se vi riescirò.„ 

Dopo la cosiddetta ristaurazione degli ordini europei, la SM»ra 
alleanza aveva provveduto per bene affinchè i popoli non avessero 
a rialzare si presto la testa, e nelle nostre contrade in ispede re- 
gnava il più assoluto sistema di governo monarchico. Le manifesta- 
zioni dell' ingegno venivano represse a tutto studio da una censura 
pedante e meticolosa, e che diffidava delle più rette intenzioni, 
n Rossetti, come ho già detto, era preso di mira dalla censura ed 
aveva fatte in proposito si tristi esperienze da renderlo peritoso 
allorquando intendeva di dare alle stampe il primo volume del 
sue Àrcheografo Triestino. In data Valdagno 21 luglio 1829 egli 
scriveva al chiarissimo suo amico Pietro Nobile: ''Dio sa poi 
„se quesf opera (V Àrcheografo) avrà la fortuna di sostenersi, o 
„se non verrà la malora a perseguitarla, siccome tocca pur troppo 
y,a tutte le cose mie. Nò vi sarebbe di che stupire dacché il nostro 
^libretto dei 10 di febbraio non ebbe il permesso della stampa, 
^sebbene non ci fosse che zucchero ed incenso per i morti, per i 
„vivi e perfino per i nascituri,, *) 

Stando cosi le cose, e mancando ai popoli ogni mezzo legitti- 
mo dì far conoscere e di far valere i loro diritti, altro non restava 



') Allude air opuscolo che la Società di Minerva intendeva stampare per 
celebrare la festa secolare del nostro porto franco (1828). 



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a un baon patriotta^ che pure voleva a ogni costo veder progredire 
il suo paese, che di propiziarsi i reggitori, per ottenere dai medesimi 
in via di grazia tatto ciò che assolutamente credeva indispensabile 
di conseguire. 

E il Rossetti, benché a malincuore, non si ristava di ado- 
perarsi col mezzo di potenti amici che egli aveva nella residenza 
dell' impero, per dare effetto ai suoi divisamenti, per iscongiurare 
i pericoli che minacciavano questa sua patria, per ottenere a lei 
tutto quel po' di bene che credeva poterle procurare. Il conto Saurau 
già governatore di Trieste, il barone Czemyn, lo Steinbttchel, e 
soprattutto il chiarissimo suo concittadino Pietro Nobile lo ajutava- 
no in questi nobilissimi e generosi suoi conati. 

Ligio al vigente ordine di cose, rispettoso verso le autorità, 
fedele cittadino, egli dispregiava però le arti della simulazione e 
del basso servilismo, e nell' esporre le sue vedute anche dirimpetto 
ad eccelse cariche, usava un linguag^o franco, schietto e senza 
riguardi ^lo non ne insacco mai una„ cosi egli scriveva nel feb- 
braio 1822 ^io non ne insacco mai una, me ne sfogo subito colla 
„voce o colla penna, secondo le occasioni ed i dettami della pru- 
„denza; e cosi ho la soddisfazione, che o prima o poi si conosce 
„il torto altrui e la mia ragione. Questa, egli 6 vero, è la via sulla 
„quale non si formano grandi amicizie, ma io stimo più le inimi- 
lydzie sincere ed aperte che 1 falsi amici e gli occulti sicari della 
„fama e della quiete. V unico male che in questo mio sistema è 
jBpurtroppo inevitabile, 6 quello che il bene voluto non vien awi- 
i,cinato ; vi è però di fronte il conforto che tutti possono sapere 
„gli autori degli ostacoli che vi si frappongono. Proseguiamo, amico 
«caro, il nostro genio di promuovere il bene, e non pensiamo al 
limale che altri vogliono darci in cambio. „ £ in altro suo^scritto di 
data 3 gennaio 1830 cosi egli dice: ^Conviene distinguere il dire 
„il vero ed il giusto, dal fare. Io sono chiamato a dire la mia opi- 
„nione ed a dimostrare la verità e la giustizia ; e mi stimerei un 
^birbante se dicessi altramente, perchè coloro ai quali tocca il 
yfa/re vorrebbero che altramente si dica.,, 

E questa sua franchezza egli talvolta la spingeva a segno 
di porre perfino nell' imbarazzo i suoi fautori. Cosi nel marzo 1830 
avendo egli pregato un amico di presentore due memoriali, a non 



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80 qnale mlntatrO; feoe quasi cadere in disgrazia ì'amieo stesso. 
Non posso trattenermi di riportare V esordio della lettera colla 
quale il Rossetti rispondeva all' amico compromesso: 'Ho capito 
tutto,, cosi egli scriveva ''e mi duole veramente che quei miei due 
^promemoria possano avervi causato un qualclie nuvolette su per 
^aulica atmosfera ; godo però che il caso vi abbia pOrta occar 
^sione di dileguarlo. Se cosi non fosse scrivetemene, e fate che 
9Ì0 sappia come vi si possa rimediare j)er vai, che già per me non 
yflne ne caro. Io ho scritto il vero e per bene, sapendo che il vero 
„ed il bene spiace a molti e da altri non si cura. Ma intanto d 
^hene che sia scritto e saputo da chi ha il dovere di prùvvedtrvi.y^ 

Dopo avervi dato cosi, per quanto meglio io lo sapeva, una di- 
pintura iì questo grande triestino come uomo, come cittadino, come 
scrittore, pongo fine al mio dire ed abbandono il carissimo tema. 

Prima di farlo però mi permetterò di rivolgere ai triestini 
che mi ascoltano, una domanda, che già feci a me stesso : Credete 
voi che un altro comune qualunque, se per avventura avesse avuto 
la sorte dì vedersi nascere nel suo seno un cittadino per cento e 
cento tìtoli benemerito, quale si era a mo' d' esempio Domenico 
Rossetti, si sarebbe accontentato di deporre, a tutta ed a sola sua 
onoranza, un pallido serto d' olivo sul di lui busto marmoreo, e 
che fatto ciò, gU avrebbe poi di subito e senza frapporvi indugio 
di mezzo chiuso in faccia e per sempre la porta del tempio della 
gloria alla quale aveva inc(mtestabile diritto? 

Risponda per me chi vuole ... io dirò soltanto, che dopo 
la r orte del Rossetti, V invidia dei molti prevalse alla carità patria 
dei pochissimi, per cui lungi dall' onorare tanto cittadino si cercò 
di porlo in dimenticanza per non dover arrossire nel confronto, 
dinnanzi alle virtti sue eccelse, si tentò di menomare la sua fama, 
di distruggere .... 

Ha bando alle amare parole, ripariamo piuttosto al mal 
fatto dei nostri genitori ed onoriamo riverenti le memorie di un 
uomo, di cui Trieste mai ebbe l' eguale e di cui a ragione si disse 
che fu ^di viver pria che di ben far lasso.^ ') 
GioviHHi Barco. 

') Lefffi^enda impressa in una delle faccia della medaglia che la Società 
di Aunerva faceva coniare in memoria del Bossetti neU' anno 1847. 



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DEL GOVERNO PROVINCIALE ROMANO 

nella Venezia ed Istria 

dai tempi di Ai^gusto fino alla caduta dell'Impera 



nrCBODUZIONE. 

Lo stato romano, allargatosi ài tempi della Bepabblica oltre i 
eonfini naturali d'Italia, per ragione del pubblico governo in tre 
parti essenzialmente distinte, snddiTidevasi: Roma capitale, Italia 
romana e le Provincie. Confine d' Italia romana gli Àpennini, il 
Bnbioone, la Macra; e in condizione provinciale, al di là di qnesto 
confine, V Emilia, la Liguria, la Transpadana, la Venezia e V Istria. 

n governo delie singole provincie era affidato a proconsoli 
e propretori, cosi chiamati in ricordanza della precedente loro 
dignità. L'nfBcio di qnesti funzionari era di breve durata, di un 
anno quello dei propretori, di due quello dei proconsoli. . E ciò 
a sicurezza dello stato e in beneficio dei molti aspiranti a queste 
cariche, ma in grave detrimento degV interessi provinciali. 

n governatore romano riuniva in sé il potere civile e 
militare. a 

Frincipalissima sua attribuzione era V amministrazione della 
giustizia, tanto civile quanto criminale. Esercitava le funzioni rela- 
tive di propria autorità, però assistito da un consiglio provinciale, 
composto dai più ragguardevoli cittadini romani residenti nella 
provincia o trasceiti dalle persone della propria comitiva. Avea la 
suprema giurisdizione penale e gli erano in quanto a questa soggetti 
gV indigeni noumeno che i romani, questi ultimi però solo in qualità 
di militari e salva sempre la provocazione ai tribuni. Spettava al 
governatore romano, come abbiam detto, anche T amministrazione 
della giustizia civile, e oonvien dire che per essa più che per le altre 
funzioni rendevasi illustre il governo provinciale romano. Appena 

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entrato in carica il laogotonente solerà pubblicare nn editto esprì- 
mendo in esso le norme secondo le quali voleva amministrare 
giustizia. Questi editti aveano per oggetto: i rapporti reciprochi 
delle singole comunità, le attinenze degli esattori erariali cogli 
abitanti della prorincia, la nomina dei giudici che previa informa- 
zione dei magistrati aveano da pronunciare sulle controversie civili, 
e cosi via. Alla giurisdizione civile del governatore erano soggetti 
tutti gli abitanti della provincia senza distinzione. Essendo il con- 
venuto cittadino romano, sceglievasi il giudice tra cittadini romani 
dal convenius cirium romanarum, solito a radunarsi nel luogo del 
giudizio. La nomina di giudici o giurati peregrini ossia non romani 
era un privilegio di cui godevano alcune provincie per speciale 
favore. Si ammetteva una tal nomina quando nella causa non erano 
implicati cittadini romani, o quando il convenuto fosse stato pere- 
grino. Le cause tra comuni o di un privato contro un comune de- 
mandavansi ordinariamente al consiglio di un' altra città. Q giudizio 
non era stabile, ma trasportavasi ora in questo ora in quel luogo 
della provinda secondo un ordine prestabilito. Le sessioni giu- 
diziarie cbiamavansi fora e conventus. La giustìzia non era del 
tutto scevra da influenze governative, poiché quantunque nella 
procedura romana la decisione spettava sempre a giurati, avendo 
il magistrato T incarico d'istruire il processo e di proporre i 
quesiti, trovava mille modi a influire sul giudizio finale. 

Ufflcio del governatore provinciale era inoltre quello di 
provvedere alla riscossione delle pubbliche imposte, (unzione che 
esso esercitava mediante speciali impiegati, denominati questori. 
I redditi die ai Romani derivavano dalle provincie erano molto 
rilevanti; alcuni erano tenuti in amministrazione diretta, altri 
appaltati a speciali arrendatori. Tra le pubbliche imposte va spe- 
cialmente annoverata la prediale. H territorio provinciale, inca- 
pace di vera proprietà, suddividevasi in agro pubblico ed agro 
privato. L'agro pubblico era in parte destinato a coltura, in 
parte conceduto a pascolo, e nell'uno caso e nell' altro i singoli 
utenti pagavano un canone od affitto. Le possessioni private erano 
soggette a un tributo, cioè ad una prediale fissa {vecHgàl sH- 
pendiarium) o ad una prestazione variabile, la decima, sia in 
natura sia in danaro {veetigal i. s. s.). Da ciò la distinzione di agri 



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stìpendiarii e vectigaleB. Altra imposta rilevante era la personale 
che seguiva il censo di ciascheduno e la di cui tassazione era al 
solito molto arbitraria. Oltreciò i dazi ed altre imposte indirette, 
alle quali aggiungevansi le contribuzioni straordinarie quali furono 
r addizionale alla decima e le somministrazioni per la coorte del 
pretore in natura o il loro equivalente in danaro. H modo Ai 
esazione; aprendo l'adito alle estorsioni dei pubblicani, non fu uno 
dei migliori e contribuì non poco a rendere odioso il nome romano. 

A completare il quadro diremo che ai luogotenenti della Re- 
pubblica era pure affidato il supremo comando militare, concen- 
trazione di poteri che per conseguenza necessaria dovette rendere 
arbitraria l'intiera amministrazione civile. Fu appena ai tempi 
di Cesare che i governatori delle provincie videro alquanto limitata 
la loro podestà militare, concentrandosi d'ora innanzi nelle mani 
del principe la nomina degli ufficiali, 1' ordinamento delle leve 
e la concessione dei congedi. 

Dal fin qui detto facilmente si apprende come la feliciti 
di una provincia quasi unicamente dal buon volere dei suoi go- 
vernatori dipendesse. Il reggimento provinciale avea un carattere 
del tutto personale; debole riparo contro le sue eccedenze la 
costituzione speciale della provincia e le provocazioni a Boma. 
Sembra però che più d'una provincia dovesse la sua prosperità 
alla sapienza e giustizia degli onnipotenti suoi governatori. Di 
Marco Bruto, proconsole delia Cisalpina, narra Plutarco, che molti 
benefizi facesse alla sua provincia, poiché dopo avere narrato che 
a gran fortuna della Gallia fu destinato a governarla, accenna 
che in Milano in onore di lui si eresse una statua. 

Tale fu il governo provinciale romano nei primi tempi della 
Repubblica^ tale pure il governo dell'Italia superiore, che, come 
abbiamo accennato più sopra, consideravasi esclusa dall' Italia 
civile, e in quella la Venezia che fin dal 202 e l'Istria che fin 
dal 177 a. Cr. èrano state assoggettate alle armi di Roma. Gradata- 
mente soltanto la Cisalpina fu ammessa al diritto e alle leggi 
dell'Italia romana. 



*) Vedasi per alterìorì dettagli l'opera delF insigne prof. F. Schnpfer da 
Chioggia : Storia del diritto pubblico di Roma. Padova 1867, pag. 92. 



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E qui vanno ricordate innanzitutto dae leggi snllacittadinanxay 
di cni runa si attribaisce al console Pompeo Strabene; l'altra a 
Giulio Cesare. La Lex Pampeia (a. 665 di Roma) concedette all'I- 
talia Transpadana il solo diritto di latinità, mentre alla Cispadana 
il diritto di piena cittadinanza. Comprendeva la latinità il diritto di 
commercio con tutti quei diritti che ne andavano congiunti secondo 
il gius civile, mentre la cittadinanza romana abbracciava inoltre 
anche il diritto di connubio e di suffragio e delle pubbliche cariche. 
Giulio Cesare poi, volendo manifestare all'Italia d'Oltrepò la sua 
profonda gratitudine per la efficacissima cooperazione che gli avea 
prestata nelle guerre contro Pompeo, le conferi il diritto di piena 
cittadinanza romana {Lex Ivlia, a. 705 di Roma). ') 

Ma non perciò l' Italia superiore potè considerarsi incorporata 
all'Italia civile. Rimaneva ancor sempre soggetta al governo dei 
proconsoli, dovea pagare tuttora l'imposta fondiaria e tollerare il 
presidio militare, e non aveano i suoi municipii diritto di esercitare 
giurisdizione alcuna, diritti ed esenzioni che distinguevano appunto 
l'Italia dalle provinde. A prova di tale asserto l'illustre storico 
Gianrinaldo Carli *) addusse alcuni esempi che riteniamo di dover 
esporre brevemente come segue: 

Noto 6 che già a Giulio Cesare fu assegnata l'Italia superiore 
unitamente all' Illirico e alla Gallia Transalpina. Veniva egli ogni 
anno a tenere i conventi provinciali e vi esercitava imperio ossia 
comando militare, occupando la provincia colle sue legioni. Giunto 
al Rubicone e meditando il colpo di stato, narra Svetonio che 
proferisse le parole: ^Sin qui possiamo ancora ritornare, ma se 
passiamo il piccolo ponte dovremo fare ogni cosa colle armi alla 
mano. „ *) Dunque sin là, come in sua provincia, avea il diritto di 
condurre l'esercito e non più oltre. 

Nell'anno 704 d. R. Marco Bruto fu disegnato pretore della 
Cisalpina, e Cicerone scrivendo ad Àttico intomo a tale destinazione 
so^unge essere suo desiderio eh' egli andasse nella provincia più 
tardi di quello che era costume. *) 



Dione Cassio, L. a e 9, L. 41. e. 36, Tacito, Ann. L. 11. e. 24. 

*) Antichità Itoliche, Milano 1794, voi. II. p. 16 e seg. 

') Svetonio, Gial. Gea. e. 31. 

*) Cicerone, ad Atticum, L. 12. ep. 27. 



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29 

Narra VeUeio Pateroolo che M. Antonio stabili di oocnpare 
quella provincia decretata a Decimo Brato. ') 

Egualmente Cicerone, che Antonio portò la gaerra nella 
^mentovata provincia e combattè Decimo Bruto, non essendogli 
riuscito di averla in cambio della Macedonia, come avea al 
senato proposto. *) 

Al principio del triumvirato, giusta la convenzione di Bologna^ 
gli fo assegnata nonché l'Italia superiore la Gallia Transalpina ad 
eccezione della Narbonese. *) 

E di questi citati se ne potrebbero addurre molti altri ancora. 
Cosi chiama Cicerone provìncia V Italia Cisalpina ove loda il con- 
senso dei municipii e delle colonie in essa nel difendere la maestà 
del senato e T autorità del popolo romano. ^) Scrive Cicerone che 
arrivato Decimo Bruto in questa provincia, condusse resercito contro 
alcuni popoli alpini per compiacere a' suoi soldati che non volevano 
rimanere inoperosi. *) 

Fino agli ultimi tempi della Repubblica la Cisalpina si man- 
tenne dunque nella condizione di provincia, e resta ora a vedere in 
qual epoca precisa cominciasse a formar parte d' Italia, a fruire 
delle sue leggi e dei suoi istituti. 

Scrive Appiano, che subito dopo la battaglia di Filippi (a. 
712 d. R. 42 a. C.) Augusto e Antonio convennero di lasciar libera 
la Gallia Cisalpina, cioè esente dalla giurisdizione del pretore. *) 
E altrove, che Cesare Augusto insistette perchè la Gallia, come 
Giulio Cesare ordinato avea, fosse dichiarata autonoma. ^ 

Tutto ciò è confermato da Dione, il quale parlando delVin- 
tromissione dei veterani nelle contese fra Augusto e Lucio Antonio 
con Fulvia nelFanno 713 d. R. soggiunge che già la Gallia era 
conformata alle leggi d'Italia — xó^v^q hakiou; vó|jiov — in modo 
che di qua dalle Alpi per ragione di governo non vi potea più 



«) Veli. Patere. L. IL 

*) Cicer. Philipp. 5. e. 9, Appian. L. 5. 

*) Dione L. 46. e 55, Appian. L. 4. e. 2. 

*) Cicer. Phil. 8. 

^) Cieer. Fam. L. II. ep. 4 e 19. 

*) Appian. Bell. Civ. L. 5. e. 3. 

•) Eod. L. 5. e. 22. 



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30 

stanziare un' armata. ') Questa provincia era già più volte toccata 
ad Antonio e dovea sommamente interessare ad Angusto di te- 
nere lontano il suo rivale dalle posizioni strategiche sul Pò. Da 
ciò il suo desiderio di escludere gli eserciti dalla Cisalpina e di 
unire questa all'Italia civile. 

Velleio Patercolo all'incontro assicura cbe anche dopo la 
guerra di Fulvia e Lucio Antonio, il generale Asinio Pollione a 
nome di Antonio tenesse lungamente occupata la Venezia. ') Dal 
che potrebbe, giusta il Carli, sospettarsi che Pollione ivi si tratte- 
nesse anche di fronte alla convenzione, che non era peranco su 
ferma base costituita, esistendo ancora le dissensioni e le opposizioni 
dei pattiti tanto in Italia che fuori. ') 

Neil' anno susseguente 714 d. R. (40 a. C.) i triumviri con 
vennero a Brìndisi in una nuova ripartizione dell'impero, ed 6 
certo che in questo tempo almeno la Cisalpina cessò di essere 
considerata provincia e che fu d' ora innanzi ritenuta Italia. *) 

Devono a ciò riferirsi le parole di Claudio presso Tacito : 
che si dilatò l' Italia sino alle Alpi e che non solo le persone ma 
le terre e le genti si unirono al di lei nome. *) 

E giustamente asseriva Dione che ai tempi della battaglia 
di Parsalo Padova era nella Gallia e che ai tempi suoi si trovava 
in ItaUa. «) 

Passando ad alcuni dettagli riferìbili alle nostre Provin- 
cie, ci sia lecito di esprìmere un dubbio suU' opinione del Carli, 
che la Venezia, non meno che l' Istrìa, dividessero in questo 
tempo le sorti della Cisalpina. La Venezia certo, ma non cosi 
l'Istria. 



») Dione, L. 48. e. 12. 

») Veli. Patere. L. 2.. e. 76. 

*) Carli, eod. p. 19. 

*) Appian. L. 5. e. 65. 

') Tacit. Aifnal. L. 11. e. 24 : ''postremo ipsam (se. Italiani) ad Alpes 
promotam, nt non modo singuli viritim sed terr», gentes, in nomen 
nostrum coalescerent Tane solida domi quies, et adversus extema 
flomimns, cnm Transpadani in eivitatem reeepti, cam, specie dedac- 
tarum per orbem terr» legionum, additis provineialiom validissimis, 
fesso imperio subventum est.„ 

•) Dione, L. 41. 



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31 

È giostissimo che Pliiìio, terminando la sua descrizione 
d' Italia, nella quale comprese pare la Venezia e l'Istria, escla- 
masse: Questa è l'Italia sacra agli Dei, queste le sue genti, e 
queste le città dei suoi popoli. ') 

Suonano egualmente chiarì i passi di Strabene : oggicU i 
nostri padroni estesero i confini d' Italia sino a Fola città delllstria 
— r Italia occupa presentemente la Liguria sino al fiume Varo, e 
r Istria sino a Fola — dopo il Timavo è la spiaggia marittima 
degl'Istriani sino a Fola unita all'Italia — ai giorni nostri essendo 
considerata Italia tutto il paese che si estende sino alle Alpi ci 
serriremo di tali confini. *) 

Dimentica però il Carli un passo di Plinio secondo il quale: aldi 
là di Trieste 6 miglia distante scorre ilFormione, lontano da Raven- 
na 189 miglia, antico termine dell'Italia aumentata, ora delllstrìa. *) 

Tempi addietro l' Istria non era dunque compresa nell' Italia, 
bensì Aquileia e Trieste; più tardi appena, e ce lo insegna Strabene, 
il confine d'Italia fu trasportato dal Formione all'Arsia. Questa 
verità fu già riconosciuta da Paolo Vergerio, il quale, richiaman- 
dosi pure all' autorità di Plinio, cosi si esprime : ^Est autem 
Histria im eam partem extrema ItalisB portio, in nomen ac ius 
Italicum postremo a romanis redacta; nam prius quidem teste 
Plinio, Tergeste urbs darà ac vetusta, finis erat Itali» in qua etiam 
complura extant vetustatis monumenta.,, *) 

Compiuta l'aggregazione della Cisalpina all'Italia civile ci 
è d'uopo considerare gli effetti del cambiamento avvenuto, e in che 
veramente le leggi e gl'istituti d'Italia consistessero. 

Godeva l'Italia una posizione privilegiata di fronte alle 
Provincie già per ragione delle pubbliche imposte. Benché sog- 
getta ad alcuni tributi straordinari come la vigesima delle eredità, 
la vigesima delle mancipazioni di schiavi, la frindieatìo caducarum, 
ì porteria ecc., era però esente dalla fondiaria e dalla capitazione,, 
non essendo in riguardo alle terre obbligata che a corrispondere 



*) Plinio, L. 3. e. 20. 

*) Strabene, Geogr., L. 5. 

') Plinio, Stor. nat., L. 3. e. 22. 

<) Archeogr. Trìest. v. IV. pag. 325. 



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un tenne trìbnto in granaglie. — Altro privilegio eonsisteTa nel- 
r esenzione dal presidio, più tardi anche dalla leva militare. Fino 
a tanto die lo stato romano reggevasi a modo democratico, dice 
Erodiano, *) gV Italiani erano tatti in armi e conquistarono il mondo 
intiero, ma dal momento che Angnsto ridusse nelle sue mani Q 
supremo potere, liberò gl'Italiani dal servigio e li privò delle 
armi. — U Italia era inoltre esente dal governo dei proconsoli e 
dei propretori e dei loro legati, e immediatamente subordinata al 
governo centrale di Roma. *) — Ciò che finalmente più dì ogni 
altra cosa distingueva V Italia dalle provincie si era la libertà ed 
autonomia dei suoi municipi!. Quali fossero in questo tempo le 
condizioni dei comuni nella Cisalpina ce lo descrive la Lex Bubria 
de Qattia (Xsoipinoy tavola di bronzo scoperta ai 24 aprile 1760 
tra le rovine di Veleia nel Piacentino e pubblicata prima dal Carli 
nelle sue Antichità Italiche, 1780 voi. L, poi da Pietro de Lama, 
Parma 1820, e per ultimo da Bitschl 1851. Riteniamo dover farne 
un qualche cenno. 

Parlando delle attribuzioni dei magistrati i Romani distingue- 
vano tra impero e giurisdizione. L' Imperiwm era un attributo dei 
supremi funzionari dello stato {magistratos majcres) e consisteva 
nel diritto di comando assoluto {jm decemendi) e nel potere di 
darvi adempimento coir impiego dei necessari mezzi coercitivi. 
L'impero era. di due specie, mero e misto. Neil' impero della prima 
specie era essenzialmente compreso il potere punitivo. "Memm 
est imperium, habere gladii potestatem ad animadvertendum in 
facinorosos homines, quod etiam potestas appellatar.„ L. 3. Dig. 
2. 1. V imperium mixtum all' incontro riferivasialla giurisdizione 
civile e occorreva presso quei magistrati che di una tale giuris- 
dizione erano insigniti: "Mixtum est imperium, cui etiam iurisdictio 
inest„ Eod. 

La giurisdizione, Iurisdictio^ nel contrapposto all' JitiperiMm, 
apparteneva ai magistrati minori ed abbracciava nel concetto 
romano la giurisdizione civile essenzialmente, esclusa la penale. 



■) Erodiano, Stor. rom. L, 2. e. 11. 

*) L^inBcrìzione di un G. Inlius Proculas Leg. Augnati. P. P. Region. 
Transpadanae non sembra sincera. Maffei, Verona illnstr. MUano 
1825, voi. I. p. 276. 



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33 

che tardi appena giurisdizioiie fa appellata. La giurisdizione (civile) 
era onoraria o contenziosa^ secondochè avea per oggetto la con- 
clusione di atti giuridici od era richiesta per la decisione di con- 
testazioni legali. La giurisdizione indicava però in un senso ancor 
più ristretto il diritto alla procedura ordinaria- negli affari civili, 
secondo la quale il magistrato iniziava il processo, formulava i 
quesiti ed eleggeva il giudice, che dovea poi sentenziare. La 
procedura straordinaria in affari civili, ossia il diritto del magistrato 
di proferire da sé medesimo il giudizio, senza aVere interpellato 
i furati, consideravasi gi& un attributo dei magistrati aventi 
impmum (mixium). 

Premesse queste -considerazioni non è difficile a comprendere 
le disposizioni della Lex Rubria de OaUia Cisalpina. Secondo 
questa legge Vimperium era riserbato al potere centrale in Roma; i 
munìcipii dell' alta Italia aveano la giurisdizione nello stretto senso 
della parola, ossia la procedura ordinaria negli affari civili, esclusa 
quindi la procedura eaira ordinem ed esclusa la suprema giu- 
risdizione criminale. Ed anche in tale riguardo ossia nell' esercizio 
della procedura civile ordinaria i magistrati municipali erano 
limitati a una certa somma, poiché superando T oggetto litigioso 
il valore di 15,000 sesterzii, la decisione della causa si devolveva 
al pretore in Boma. 

Astraendo dagli altri diritti e poteri del comune romano 
che tralasciamo di sviluppare più per esteso onde non dilungarci 
dal nostro argomento, un fatto meritevole di speciale considera- 
zione si presenta ai nostri sguardi : che al cadere della Repubblica 
i comuni della Cisalpina perché compresi oramai nelFItalia civile 
erano inmiediatamente subordinati al governo centrale in Roma, 
esclusa quindi ogni suddivisione territoriale, esclusa ogni auto- 
rità intermedia. La creazione di autorità e giurisdizioni provin- 
ciali, la parificazione d'Italia alle provincie dovea compiersi 
dall' impero. 



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34 

PBBIODO PRIMO 

Sistema Rionale (a. 29 av. Cr. — 306 d. C.) 

§, 1. Augusto (29 a. C. — 14 d. C.) 

I. Oinnto per la yittorìa di Azio all' apice di sua fortana e 
arbitro oramai dei destini del mondo intero, dicesi che Ottaviano 
Angusto, chiamati a consiglio gV intimi amici Cìlnio Mecenate e 
Marco Agrippa, sulla forma del governo e snlV eventaale ristabi- 
limento della Repubblica li interpellasse. Dicesi inoltre che i dne 
celebri nomini di stato, discordi nelle loro opinioni, propugnassero 
delle idee affatto opposte, che Mecenate consigliasse la monarchia 
e che Agrìppa, perorando la causa liberale, proponesse di ridonare 
al popolo la sua antica libertà repubblicana. Che Augusto uditi 
i discorsi dell'uno e dell' altro, ambedue li lodasse, ed altamente 
apprezzando la sincerità di Agrìppa, cionnondimeno al consiglio 
di Mecenate desse la preferenza. Dione Cassio, insigne storico 
greco, ci lasciò perfino i discorsi da loro tenuti in questa oc- 
casione, ed abbenchè non possa attribuirsi ai medesimi carattere 
di autenticità, pure conformandosi all' indole dei' due oratori e 
allo spirito dei tempi, meritano la più attenta nostra considera- 
zione. Entro quale sfera d'idee si aggirassero i pensamenti di 
Mecenate risulta dalle parole della sua orazione ove dice: dovere 
Augusto a di lui arbitrio far la guerra, creare i magistrati, dare 
i premii e castighi, e fare in modo, che ninno del popolo né 
ripugnasse né contraddicesse alla sua volontà, e che avesse forza 
dì legge tutto ciò che da lui col suo consiglio fosse stabilito. 
Non a torto osserva il Carli che : queste massime sono dirette a 
stabilire il dispotismo, e non già la monarchia; imperciocché 
quello distrugge le leggi, e questa le conserva ; quello agisce per 
capriccio e per propria soddisfazione, e questa dispone, regola, e 
dirige le operazioni umane al solo oggetto del pubblico bene, 
che consiste nella felicità e contentezza degli uomini che compon- 
gono la società. ') n discorso di Mecenate, quale programma della 
futura monarchia, discende ai più minuti dettagli della pubblica 



') Carli, A. I. voi. II. p. 24. Il fiadizio di Atto Vanniicci, Storia d'Italia 
antica, Firenze 1864, voi. IV. p. 5-6, è troppo mite. 



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35 

amministrazione e si distingne almeno per lucidità di idee, e per 
grande esperienza delle cose distato. Tralasceremo di riferire qui una 
aduna le sae proposte circa la riforma delle magistrature, del senato 
e delle pubbliche assemblee, la creazione di tm esercito stanziale, 
di un erario del principe ecc. e ci limiteremo a riferire quelle parti 
del discorso cbe si rapportano al governo d'Italia e delle provincie. 
^Ti consiglio di riformare questi goTcrni provinciali nel modo 
cbe segue. L' Italia tutta, in quanto dista cento miglia dalla città, 
e tutto ciò che d' isole o di terra ferma appartiene al nostro stato 
vorrai dividere secondo stirpi, nazioni e città in tante partì, quante 
per ognuna può governare un sol uomo. In ciascuna di queste 
Provincie vi porrai un presidio militare con dei buoni comandanti, 
e alla testa un consolare e due pretori usciti di carica, Y uno dei 
quali, che dovrà venire 'di fresco dalla città, abbia da decidere le 
liti e da provvedere gli alimenti; l'altro che avrà finora avuto 
una tal cura amministri gli affari delle città, assuma il comando 
delle truppe, ma non giudichi di vita e di morte. Questo giudizio 
supremo non dovrebbe concedersi che a consolari, meno il caso 
ove trattisi di. un centurione delle legioni ordinarie o di soldati 
semplici di primo ordine in ogni classe. Che la punizione di 
essi non ad altri dovrebbe appartenere chea te stesso, e ciò affinchè 
non temano troppo i loro comandanti e non ti divengano per tal modo 
pericolosi. Se io concedo a uno dei due pretori il comando supremo 
delle truppe, lo intendo però in modo: che se nelle città straniere vi 
giacciono soltanto poche truppe ovi ascendono a una legione tutt' al 
più, per questo solo caso debba valere la mia proposta; poiché, es- 
sendosi due legioni di cittadini acquartierate nella medesima provin- 
cia (e più di due non consiglio di affidare a un sol uomo), i due 
pretori devono tra loro dividere e le legioni e gli altri affari, 
si riferiscano poi questi a singole persone o a intiere comunità. 
Oltre agli affari di già menzionati spetta al consolare di decidere 
le liti a lui pervenute in via di appellazione. Non deve sorprenderti 
che io divido l'Italia stessa in simili frazioni: dessa 6 grande e 
popolata e non può essere convenientemente amministrata dagl'im- 
piegati della città. ') Le autorità devono essere vicine ai governati 



*) Deve intendersi Roma. 



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e non pretendere da qaestì più di quello che sono in grado di 
prestare.,, ') 

^Or impiegati fuori della città dovranno percepire un salario, 
maggiore i maggiori, minore i minori, medio i medii. É impossibile 
che in paese straniero si mantengano coi propri mezzi, non de- 
vono però d' altro canto profondersi in quelle enormi spese come 
sogliono fare oggidì. Supposto che adempiano il loro dovere, 
avranno da servire non meno di tre e non più di cinque anni. 
E ciò innanzi tutto perchò nel breve termine di un anno l'im- 
piegato può appena rendersi famigliare nella sua sfera di ufficio, 
ed è costretto di abbandonarla prima di avere operato qualcosa 
di buono« Se all'incontro la durata è troppo lunga, avviene spesso 
eh' egli imbaldanzisca e voglia rendersi indipendente. Per questo 
motivo non trovo consulto di affidare a Un sol uomo più governi 
di qualche rilievo nemmeno successivamente. Né importa in ciò 
differenza alcuna se un tale in una o in più provincie successi- 
vamente e quindi oltre il tempo debito siasi mantenuto in carica 
e al potere; saranno migliori impiegati, se in riposo per alcun 
tempo ed esclusi frattanto dai pubblici impieghi.^ ') 

^Niun giudice od impiegato dev* esser cosi assoluto, che 
dalle sue decisioni non possa ricorrersi ad un' istanza superiore.,, ') 

Augusto, come abbiam detto, applaudi al discorso di Me- 
cenate, ma, come aggiunge lo storico: ^non fece tosto tutto 
quello che desso gli avea consigliato, temendo di non potervi 
riescire quando volesse riformare il tutto in una volta. Alcuni 
cambiamenti introdusse egli medesimo e tosto, altri più tardi, 
altri ancora lasciò ai suoi successori, perchè in un tempo avve- 
nire avrebbero potuto attivarsi in modo più conveniente.,, *) Sud- 
divise pertanto l'Italia in undici regioni e fu questa una novità 
gravida di conseguenze, il primo passo per eguagliarla alle 
Provincie. Queste regioni furono: 

1. il Lazio e la Campagna, 

2. le terre degl'Irpini, la Calabria, l'Apulia e i Salentini, 

■) Dione CasBio, L. 52. e. 22. 
») Id. L. 52. e. 23. 
») Id. L. 52. e. 33. 
*) Id. L. 52. e. 41. 



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37 

3. la Lucania e il Brnzio, 

4. i paesi dei Frentani, dei Marsi, dei Sanniti, dei Sabini, 

5. la Flaminia, 

6. D Piceno e T Umbria, 

7. rEtruria, 

8. la Liguria, 
9 l'Emilia, 

10. la Venezia, 

11. la Transpadana. 

L' Italia fu cosi divisa evidentemente allo scopo di agevolare 
e rendere più sicura l'azione governativa, ma rimase per ora 
una descrizione puramente geografica e statistica, non potendosi 
provare cbe già ai tempi di Augusto al governo delle singole 
regioni vi presiedessero dei speciali magistrati. L'opinione con- 
traria del Pancirolo 6 priva di fondamento e fu combattuta dal 
Carli, il quale, richiamandosi all'autorità di Dione, *) dimostra 
come in ItaUa si mantennero le dignità di consoli e pretori nel 
loro significato di prima, e si stabili doversi i governatori delle 
Provincie chiamare in modo che apparissero esercitare le veci 
di quelli d' Italia, onde proconsoli s' intitolassero quelli delle 
Provincie senatorie e propretori quelli delle proviacie di Augusto, 
come essendo stato prescelto Agrippa alla dignità di prefetto al 
pretorio e poi L Statilio Sisenna Tauro, Augusto avea loro con ciò 
affidato il governo d' Italia tutta, come petciò alle singole regioni 
d'Italia niun particolare magistrato poteva essere assegnato. ^) 

n. Ed ora scendiamo ad alcuni dettagli che interessano la 
nostra provincia. Plinio che dice di avere rappresentato l'Italia, 
seguendo la descrizione fatta da Augusto, *) descrive questa re- 
gione nel modo che segue: 

^ Viene la decima regione d'Italia, posta sul mare Adriatico, 
della quale Venezia: il cui fiume, il Siie, dalle montagne Tarvisane. 
Ewi la città d'Aitino, il fiume Livenza dai monti di Oderzo, e 



») L. 53. e. 13. 

«) Carli, A. L v. HI. p. 12. 

') Storia natur. L. 3. e. 5. 



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38 

il porto dello stesso nome: Concordia colonia: i fiumi e porti 
Romatino, Tilavento maggiore, minore, Anasso, nel qaale il Var- 
rano: Àlsa, Natiso col Turro scorrenti avanti la colonia di 
Aqnileia, situata XV miglia dal mare. Questa regione è dei Gami 
e dei Giapidi insieme: evvi il fiume Timavo, Fucino castello 
nobile pel suo vino: il seno Tergestino, Trieste colonia XXm 
miglia distante da Aquileia. E VI miglia più oltre da quella città 
il fiume Formione, lontano da Ravenna GLXXXIX miglia, antico 
termine dell'Italia aumentata ora dell' Istria.^ ') — "Nella decima 
regione, entro terra le colonie Cremona e Brescia nell'agro dei 
Cenomani, Atestein quel dei Veneti; e le città di Acelio, Patavio, 
Opitergio, Belluno, Vicezia; Mantova l'unico avanzo dei Tnsci 
oltre Pò. Scrive Catone che i Veneti avessero origine dalla stirpe 
troiana, e che i Cenomani abitassero presso Marsiglia nel paese 
dei Volci. Quindi i Fertini, Tridentini, Beruensi cività della 
Rezia; Verona dei Reti e degli Euganei; i Giuliesi dei CamL 
Poi alcuni che, procedendo scrupolosamente, non monterebbe gran 
fatto di nominare, gli Alutrensi, Asseriati, Flamoniensi, Vaniensi 
e altri detti Culici : i Forogiuliensi chiamati Transpadani, i Foretani, 
Nedinati, Quarqueni, Taurisani, Togiensi, Varbari. In questo sito 
'mancarono pel paese Tramine, Pellaone, Palsazio; dei Veneti 
Atina e Celina; dei Carni Segesta e Ocra; dei Taurisci Noreia. 
E da Aquileia al Xn lapide fu disfatta una città da M. Claudio 
Marcello, contro la volontà del Senato, come scrive L. Pisone.„ *) 
Ciò in quanto alla Venezia naturale ossia la Venezia nello 
stretto senso della parola, perchè la civile si estendeva più oltre. 
Prosegue Plinio: "L'Istria si protende in forma di penisola. La 
sua latitudine è secondo alcuni di XL miglia e in circuito di 
miglia CXXV. Vi confina la Libumia e il seno Flanatico. Alcuni 
assegnerebbero alla Liburnia CLXXX miglia. Altri ancora lascia 
avanzare la Giapidia nel seno Flanatico, a tergo dell'Istria con 
CXXX miglia. Ridussero quindi la Liburnia a CL m. Tuditano 
che domò gl'Istriani v'iscrisse nella sua statua che da Aquileia 
al fiume Tizio correvano mille stadii. Città Istriane di cittadini 



') L. 3. e. 22. 
') L. 3. e. 23. 



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3.9 

romani sono Egida e Parenzo: colonia Fola, detta ora Pietas 
Mia, edificata gi& dai Colchi. È lontana C miglia da Trie- 
ste. Eyyì subito dopo la città di Nesazio, e poi il fiume 
Arsia, fine d' Italia. H tragitto da Ancona a Pola misura CXXX 
migUa.„ ') 

n geografo Strabene ci offre degli schiarimenti ulteriori: 
^^Le yarie parti situate al di 1& del Pò le abitano gli Eneti e 
gFIstri fino a Pola. E al disopra degli Eneti sono i Carni; i 
Cenomani; i Medoarì e i Simbri. Alcuni di costoro furono nemici 
dei Bomani; ma i Cenomani e gli Eneti si collegarono invece 
con quelli; cosi prima della guerra con Annibale (allorché guer- 
reggiarono contro i Boi e i Simbri) come anche dopo.;, *) — 
''Al di 1& del Timavo è una spiaggia marittima; che si stende 
fra gV Istri infino a Pola; ed è congiunta all' Italia. Nel mezzo 
sta il castello di Tergeste a GLXXX stadii da Aquileia. Ed 6 
la città di Pola situata in un golfo formato a somiglianza di un 
portO; con alcune isolette comode per approdarvi e fertili. La 
fondarono anticamente i Gòlchi„ *) — 'Dicemmo pertanto nel 
discorrere d'Italia che gF Istri sono i primi popoli della spiaggia 
illirica i quali tengano dietro all'Italia stessa ed ai Carni; e 
però coloro che presentemente governano producono i confini 
d' Italia sino a Pola, città dell' niirìa; *) sicché poi si trovano a 
circa 800 stadii dal fondo del golfo già detto. Altrettanti se ne 
contano dal capo che sta dinanzi a Pola; fino ad Ancona; tenen- 
dosi a destra il territorio Eneto. Tutto poi il litorale dell'Istria 
è di MCCC stadii.;, •) 

La decima regione 'd'Italia comprendeva due paesi natu- 
ralmente distinti: la Venezia dall' Adda al Formione e dal Pò 
alle Alpi; e l'Istria dal Formione all' Arsia, dalla Vena all'Adriatica. 

Sull'estensione della Venezia verso queste nostreparti potrebbe 
suscitare un qualche dubbio T iscrizione scoperta nelle vicinanze 



*) L. 3. e. 23. 

«) L 5. e. 2. 

«) L. 7. e. 2. 

• *) Dal celtico el-Uyrv, grande acqua, per cuiinìrì i popoli abitanti pressa 
la grande acqua, il mare Adriatico. 

•) L. 7. e. 6. 



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40 

del villaggio di Carisaoco Bolla riva sinistra del fiame Como nel 
Frinii, che snona: 

D • D • N -N • PL • VALENTmiANO 
ET • PL • VALENTE • DIVINISSIMIS 
PRATBIBUS • ET • SEMPER • AV 
DEVOTA • VENETU • CONLOCABAT 

Si stampò prima in Udine sn foglio volante e poi nel giornale 
l'Istria voh IV. N. 33, 38, 48. 

È da leggersi: ^Dominis nostris Flavio Valentiniano et 
Flavio Valente, divinissimis Fratribns et semper Angastis: devota 
Venetia eonlocabat.„ 

Due altre iscrizioni affatto consimili furono rinvenute, l'una 
in S. Pietro di Bedizzolo presso il Chiese ') e l'altra nel distretto 
di Verdello maggiore a quattro miglia dal fiume Adda, presso 
la chiesetta dei Santi Cosma e Damiano. ') E non vi ha dubbio 
che la Venezia si estendesse fino all'Adda e che il Chiese for- 
masse il confine tra la Venezia in senso stretto e il paese dei 
Cenomani ad essa attribuiti, come è certo d'altro canto che il 
fiume Como nel Friuli non fosse mai considerato termine della 
Venezia. La nostra lapide, rinvenuta presso antica strada che 
mette a Concordia e trovata a due metri di profondità del suolo, 
consiste in un frammento di colonna, alto metri uno, largo nella 
parte superiore 99 centimetri, nella inferiore 94.5, potrebbe essere 
stata una miliare, a meno che non si voglia accettare l'ipotesi 
che la suddetta lapide segnasse il confine tra il territorio pro- 
vinciale della Venezia e V agro colonico di Aquileia. Del che se 
ne potrebbe dubitare perchè ai tempi dell' iscrizione, a. 364 incirca 
dell'era volgare, le colonie, seppure conservavano qualche par- 
ticolarità, erano già comprese nel territorio della provincia e 
soggette al governo delle autorità provinciali. La lapide conser- 
vavasi un tempo nel giardino dei conti Frangipani in Castel 
Porpetto del Friuli. 



>) Ifaffei, Verona illastr. voi II. pag. 299, inscr. 48., Ottavio Rossi, Me- 
morie Bresciane p. 238. 

') Lupi, Cod. Diplom. Bergom. Prodrom. p. V. 



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41 

Che la Venezia si estendesse fin dalle nostre parti ne abbiamo 
le prove in Plinio e Strabene. E ClandianO; parlando di essa, 
cosi la descrive: 

Àbdnavisa 

GsBmlns, et velox Athesis, tardnsqne meatn 
Mindns; inqne novem consnrgens ora Timavns. ') 

D'onde si dosarne che ai tempi di Clandiano ilTimavo enon più 
il Formione formasse il confine della Venezia; e Trieste quindi fosse 
compresa nell'Istria. Il che combina colle parole dall'Anonimo di Ra- 
venna: ^Item in regione Istrissnnt civitates, id estTregeste ecc.,, *) 

Riportammo già il passo di Claudio presso Tacito, secondo 
il quale l'Italia si sarebbe dilatata fino alle Alpi. Altra prova 
in Velleio Patercolo ove dice che la Pannonia era congiunta al- 
l'Italia a mezzo delle due città di Nauporto e Tergeste. ') Motivo 
a ritenere, che i terrìtorii tutti al di qua delle Alpi Giulie, dal 
Tricorno al Monte Re (Nanos) e dal varco che si apre verso Nauporto 
fino al Monte Albio, trifinio della Giapidia, Pannonia ed Istria, fos- 
sero compresi nella Venezia. Svanisce ogni dubbio quando si consi- 
dera che alcuni di quei popoli abitanti le Alpi Giulie furono attribuiti 
al comune di Trieste. Plinio dopo avere descritte le nostre spiaggie 
marittime, prosegue : ^Molti sono i popoli che abitano le Alpi, 
illustri sono da Pela alla regione di Trieste i Secusses, i Subocrini, 
i Catali, i Monocaleni: presso i Carni quelli nominati una volta 
Taurisci ora Norici.^ *) Risulta ora dal celebre Decreto decurio- 
naie a Fabio Severo *) che i Carni e i Catali furono dall' imperatore 
Augusto attribuiti alla Repubblica Tergestina: 

CARNI • CATALI • QVI • ATTRIBUTI • A • DIVO • 
A VGVSTO • SUNT • REIPUBBLIC^ • NOSTRA • •) 



') De VL Consnl. Honor. v. 195. 

') RavemL Anonym. Cosmograpli. Berol. 1860. L. 4. e. 90. p. 255. 

') Veli. Patere. L. 2. e. 10. Nauporto è T odierno Oberlaibach. 

Concorda Paolo Diacono, L. 2. e. 14: ''Venetia enim non solum in 

pancia inaulis, quas nunc Venetias dicimns. constat, sed eius termi* 

noB a Pannonin finibns uaque Addnam flnviam protelatur.„ (Murator. 

Ber. Italicar. Script, tom. 1. p. 481—3.) 
*) L. 8. e. 24. 
*) Carolns Witte, de Tergestino Lapide Epistola, Vratisl. 1882, C. T. Zumpt, 

Decretnm Municipale Tergestinnm deuonore Fabii Severi, Berolini 1837. 
*) La lapide conseryasi tuttora nel nostro Museo Civico. 



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42 

Questi popoli, come lo dimostra già il nome, erano di orìgine 
celtica. Gli uni, i Carni, dal celtico keam, la rupe, sarebbero 
gli abitanti dei monti; gli altri, i Gatali, dal celtico cat-al, 
bosco grande, gli abitanti delle foreste. Ove precisamente stan- 
ziassero questi popoli non ci è dato riconoscere con tutta certezza» 
Ma se consideriamo che alle sorgenti del Timavo s' innalza un 
monte che porta tuttodì il nome di Catalano, e che, secondo 
Strabene, al grande varco delle Alpi ove scorre la strada da 
Aquileia a Nauporto cominciano i Carni, non si potrà andare 
molto errati circa il presumibile sito di loro abitazione. ') Erano 
in ogni caso popoli alpini e furono per decreto imperiale attribuiti 
al comune di Trieste. Se tanto è vero e se Trieste formava parte 
della Venezia, questa regione arrivava fino alle Alpi 

§. 2. Nerone (a. 54—68.) 

La forma di governo quale fin dai tempi della Repubblica 
erasi sviluppata in Italia, accolte le lievi modificazioni introdotte 
da Augusto, mantennesi per lunghi anni ancora inalterata e pre- 
cisamente fino ai tempi di Adriano. Se cionnondimeno vi ha dei 
documenti i quali parlano di speciali governatori preposti già 
fin d' ora al governo delle singole parti d' Italia, necessità vuole 
che facendone espressa menzione li sottoponiamo al più accurato 
esame. Alludiamo agli Atti dei Martiri cristiani. 

Riserbandoci di esporre in seguito maggiori dettagli, diremo 
qui sulle generali che anche la Chiesa ebbe mai sempre una 
certa ripugnanza a riconoscerli d' indubitata fede. '^Poiché, come 
osserva il Giannone, crescendo nel secolo quinto gli Atti dei Mar- 
tiri compilati da ignoti autori, e pieni di falsi rapporti, la Chiesa 
romana fu sempre vigilante di non ammettere senza maturo esame 
la di loro lezione negli ecclesiastici uffizi, siccome dicono le 
parole del canone rapportato da Graziano nel suo Decreto disi 
15. can. 3. Sancta Romana: Sed ideo secundum antiquam consue- 
tudinem singulari cautela in Sancta Romana Ecclesia non leguntur. 



') Altrimenti Zumpt; '^Itagnes Catalos circa oppidula ause nane sont 
Wippach et Haidenschaft habitasse puto.» £oa. pag. 15. 



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43 

quia et eorani; qui conscripBere; nomina penitUB ignorantnr; et 
ab Infidelìbns, aut Idiotis superflua, aut minus apta, quam rei 
ordo fuerit; Bcripta esse putantur.^ ') 

Considerevole è il numero dei martiri anche nelle nostre 
Provincie; considerevole il numero delle leggende che ne descrivono 
il martirio. Tra le raccolte di atti nelle quali sono riportate vanno 
principalmente annoverati: il Breviario Triestino su pergamena, 
del secolo XIV, custodito nella civica Biblioteca — l'antico Codice 
a caratteri gotici, scritto per mano di Prè L. da Conegliano e 
diligentemente trascritto nel 1740 dal canonico Aldrago de Pio- 
cardi, poi vescovo di Pedona — le Vite dei Santi, scritte da mano 
di Prè Felice Bandelli, verso la fine del secolo scorso, ora alVAr- 
chivio diplomatico. *) 

Riferiremo alcuni brani di queste leggende onde aggiungervi 
le nostre osservazionL E in primo luogo quella di Santo Ermagora 
che parla di un preside Sevasto ai tempi di Nerone, e di un pre- 
fetto. Agrìppa Io avrebbe mandato in Aquileia ad assumere 
il governo della provincia: ^Eodem vero tpe. imperante Nerone 
in urbe Roma: et pfectura agente agrìppa qui fuit filius fratris 
ipsius neronis: tunc in aquileiensem civitatem directus est pses. 
sevastus noie ut in eadem civitate ut diximus administraret Qui 
cum ingressus fuisset civitatem: universi ppli. occurentes et vo- 
ciferantes clamabant sicut est solitumindicibus.^ Cosi il Passionano 
Udinese e pochissime varianti in quello di Trieste. *) La leggenda 
udinese, come osserva il Eandler, *) fu accolta dai BoUandisti, 
ma ricusata dai critici del secolo passato, siccome non sincera 
e scritta nei tempi posteriori alla venuta dei Longobardi, perchè 
di Aquileia si dice che sia Civitas Austri», e vi figurano un 



') Giannone, Opere postume, Apologia della stona civile, Milano 1824 
voi. I. p. 437 e seg. 

') Alcune di queste leggende furono pubblicate nel Codice diplomatico 
Istriano, tratte per lo più dal Codice Piccardiano. 

Vedasi inoltre: G. ìtoinatL Vita e Martirio del glorioso S. Giusto 
e de' Santi Servolo, Sergio, Lazzaro. Apollinare ecc. Venezia 1816. — 
P. Randler, Atti dei Martiri, nel Libro pel fausto ingresso di mons. 
Legat. Trieste 1847. 

*) Questo ha prefecto agente in luogo di pfectura agente, e Herodis in 
luogo di Neronis. 

<) Cod. Diplom. Istr. a. 50. 



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44 

Ulfo e un AtaulfO; e per altre cose che non sarebbero del primo 
secolo. DoTersi non di meno pronunciare un diverso giudizio. 
Sostiene perciò: la leggenda del Santo Ermagora non essere stata 
scrìtta nel tempo dei Longobardi né poi, tempi di scadimento, 
nei quali si sarebbe usata la geografia e la gerarchia dei Lon- 
gobardi, la lingua officiale di allora, di che non si avrebbe 
traccia alcuna. La chiesa trìestina avere custodite le leggende 
dei Santi Martiri senza gravi alterazioni, doversi la leggenda 
triestina di S. Ermagora giudicare scevra da interpolazioni e 
più antica della udinese. Per quanto giuste siano queste osserva- 
zioni non si potrà disconoscere che la leggenda rifletta a tutf altri 
tempi che a quelli di Nerone e, se non a quelli dei Longobardi, 
almeno a uno degli ultimi secoli dell'impero. Non vuol mettersi 
in dubbio né il fatto stesso del martirio né l'epoca in cui avvenne, 
che delle persecuzioni di cristiani ai tempi di Nerone abbiamo 
notizie precise negli storici greci e latini. Ciò che non possiamo 
ammettere sono alcuni dettagli storici narrati dalla leggenda che 
stanno in aperta opposizione coi risultati della scienza, specialmente 
quelli che più da vicino si riferiscono al governo delle nostre 
Provincie. Secondo il Eandler "Li agiografi si manifestano del 
secolo IV in ciò che la geografia politica e le cariche che indi- 
cano siccome persequenti li Santi sono quelle dei tempi di Adriano 
e delli Antonini, nei quali la stessa Italia era confermata a 
provincia, e v'erano le cariche provinciali di Giudici. „ ') A noi 
sembra piuttosto dei tempi di Costantino e forse più tardi. 

Accenneremo di volo come anche in un Passionario delle 
S. S. Vergini Eufemia e Dorotea riscontrasi il nome di un preside 
Sevasto, ai tempi di Nerone, residente in Aquileia: "Regnante 
Nerone in urbe Roma et Sevasto Preside residente in civitate 
Aquilegia.^ •) 

§. 3. Adriano (a. 117—138). 

L Primo a dividere l'Italia in distretti amministrativi e a 
preporvi a ognuno di essi dei speciali magistrati si fu l'imperatore 



*) Cod. Dipi. Istr. a. 50. 
') Cod. Dipi. I8tr. a. 64. 



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45 

Adriano: ^Qnataor Gonsnlares per pmnen Italiam iadices consti- 
tnit.„ ') Scopo di tale rifonna sembra sia stato quello di agevolare 
r amministrazione della giustizia. Quattro erano i distretti ammi- 
nistrativi ne' quali suddivise F Italia, Roma eccettuata con un 
territorio di cento miglia airintorno. A capo di ogni singolo distretto 
stava un consolare, il quale era chiamato ad esercitare la giu- 
risdizione maggiore e a pronunciare in appello sugli oggetti che 
in prima istanza erano stati decisi dalle autorità municipali. H 
nuovo provvedimento non era senza vantaggio per coloro che 
aveano da sostenere una causa, poiché d'ora innanzi, dovendo 
provocare una decisione in appello, non erano più obbligati di 
ricorrere alle autorità della capitale. Una decentralizzazione «dei 
supremi poteri in questo senso non avrebbe prodotto alcun danno 
se più tardi non fosse stata sviluppata in modo da restringere 
notabilmente le attribuzioni dei comuni e a distruggere infine 
ogni libertà e autonomia municipale. Quali fossero stati i distretti 
giurisdizionali ne' quali Adriano ebbe a suddividere l'Italia non 
ci è dato rilevare dagli strittori. Ignoriamo pure i nomi dei per- 
sonaggi che furono destinati a governarli. Di un solo consolare 
abbiamo precisa notizia, dicendo Capitolino che tra i consolari 
vi fosse pur stato Antonino Pio, successore di Adriano nell'impero, 
destinato a reggere quella parte d'Italia ove l'imperatore avea i 
maggiori suoi beni. *) L'istituto dei consolari cessò, da quanto 
sembra, colla morte di Adriano e rinacque nei giuridici di Marco 
Aurelio, che vedremo continuare tino ai tempi di Valeriane e 
Qallieno, non lungi da quelli di Aureliano. ") 

n. Gli Atti dei Martiri continuano a parlare di presidi d'Italia. 
Nuovo esempio la passione di San Primo, martire triestino, in cui 
si fa cenno di un preside Artasio. "Al tempo che l'imperatore 
Adriano reggeva l'impero Romano fa creato per la sua persona 
Preside Artasio, acciò facesse pubblicare un Editto per tutte le 



') Spartianus, Hadr. e. 22., Capitolinus, Ant. Pius e. 2. 

') Secondo il Kandler. Cod. Dipi. Lstr. a. 293, dei quattro consolari uno 
ne avrebbe avuto Aquileia per la Venezia e T Istria. 

') Erroneamente il Carli, A. I. v. 8. p. 38, che sino ad Aureliano non 
si trovi traccia di consolari e giuridici. 



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46 

Città, Isole, Terre, Castelli, Fortezze ed altre Ville, Signorìe, 
Qiarisdizioni, aociò tatti obbligati fossero a sacrificare ed incensare 
Qiove ed altri idoli.„ ') Il testo si presenta già a primo aspetto 
come fattura del medio evo. 

§. 4. Marco Aurelio (a. 161—180.) 

L V istituto dei consolari fa di breve dorata; ai tempi di An- 
tonino Pio, successore di Adriano, non se ne fa più alcun cenno. 
Bivisse però, come abbiam detto, nei guridici di Marco Aurelio: 
^Datis luridicis Itali» consuluit ad id exemplum, quo Hadrianus 
consulares viros reddere iura prsBceperat^ *) Quale fosse il nu- 
mero di questi giuridici, quali le loro attribuzioni non ci è dato 
riconoscere con tutta certezza. Il celebre archeologo Borghesi 
opina che ne fossero stati cinque. ') La diocesi di Boma andava 
in ogni caso esente dalla giurisdizione di questi magistrati e 
comprendeva quella cosiddetta Diocesis urbica, oltre la città di 
Boma^ TEtruria e la Campania. ^ Si distinguevano dai Consulares 
già pel rango minore, ma più ancora per la ristretta sfera di loro 
attribuzioni. Sembra che si occupassero per lo più di tutele e di 
fedecommessi ') e che non esercitassero giurisdizione in affari 
contenziosi. Non aveano distretti permanenti, ma furono mandati, 
secondo V occorrenza, ora in questa ora in quella regione ad 
esercitarvi il loro ufficio. ^ Per cui vediamo ora una^ ora due, 
ora tre di queste regioni assoggettate alla giurisdizione dello 
stesso giuridico. La stessa regione poi abbinata una volta con 
una, una volta con un' altra regione. Cosi TApulia ora da per 
sé, ora abbinata alla Calabria, ora abbinata al Piceno. Cosi pure 
la Calabria, ora congiunta coU'Apulia, ora colla Lucania e col 
Bruzio. La Transpadana sempre da sé. Devesi per ultimo notare 



■) Codice Bandelli. 

') Capitolinus, Marc. Ant. e. 11. 

') Borghesi, iscrizione di Concordia, negli Annali dell' Istitnto archeolo- 
gico. Roma 1853, pag. 1% e seg. 

*) Conforme la distinzione di Ulpiano tra prò vinci» o regiones, qae sub 
iuridicis snnt e la dioecesis urbica. Yat. fr. §. §. 205. 232. 241. 

») L. 41. §. 5. D. 40. 5., Vat. fr. §. 205. 232. 241. 

*) Mommsen. Libri colonianim. — Negli scritti degli agrimensori romani 
(gromatici). Berlino 1852, voi. II. p. 193. 



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47 

che i giurìdici d'Italia cercarono di estendere mano mano la sfera 
delle loro attrìbnzioni, e che ciò diede motivo agi' imperatori di 
limitare i loro poteri e di ridarre V istituto al suo carattere pri- 
mitivo. ') Le notizie di questi magistrati giungono fino ai tempi 
di Valeriane e Galieno (a. 253). 

IL Tra le molte iscrizioni di giuridici d'Italia destano il no- 
stro speciale interesse quelle che si riferiscono alla Transpadana. 
Non essendosi finora rinvenuta alcuna iscrizione che facesse e- 
spresso cenno della Venezia e dell' Istria, la più parte degli scrit- 
tori ritenne che queste fossero comprese nella Transpadana. 
Dobbiamo però già qui osservare che nella ripartizione augustea 
la Venezia andava distinta dalla Transpadana e che in alcune 
epigrafi a canto della Transpadana si fa menzione dell'Istria, 
della Libumia eco, Basti ricordare l'iscrizione a: 

L • DBDIO • MARINO • PROC • AI.IMENTORVM • PER • 
TRANSPADVM • fflSTKEAM • ET • LIBVRNLOI ; — e 1' altra 
in onore di 

CATIO • ALCmO • FELICIANO • PROC • ALIMENT • 
PER • TRANS • PADVM • ET • LIBVRNIAM. 

Notiamo cionnondimeno i nomi dei giuridici d'Italia Transpa- 
dana, quali ci fu dato di riscontrare nelle raccolte d' iscrizioni : 

L- FVLVIVS-GAVIVS- (Numisius. Petroniu8)-AEMILIANVS' 
ELECTVS • AB • (Imp. Severo) • ALEXANDRO • AVG • AD • (lus 
Dicendum) • PER • REGIONEM • (Transpadanam). — Mommsen, 
L N. 3604. 

LGABONIVSARVNCVLEIVS -ACILIVSFABSEVERVS • 
IVRID • REG • TRANSPAD. — Doni, V. 214, Muratori, 704. 6. 

C • LVXILIVS • C • F • POMPT • SABINVS • EGNATIVS • 
PROCVLVS-IVR- REG -TRANSPAD. — Orelli, 3143. — Dei 
tempi di Gordiano (a. 238). 

SmONIVS • PROCVLVS • IVLUNVS • IVRIDICVS • PER- 
TRANSPADVM. — Borghesi, dichiarazione di una lapide Grute- 
riana, p. 21. — Anteriore a Gallieno (a. 253). 



■) Cosi fece T imperatore Macrìno (a. 217); Dione, L. 78. 



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48 

£ per nltinio riBcrizione di un giarìdioo d'Italia Transpadana; 
scoperta nella città di Concordia nella Veneziai che riteniamo 
dover riportare per esteso: 



ÀRRIO .... 

Vffi • ANTO 

NINO • PRffi . . . 

^RAMSATUBN... 

lURIDICO • PER • ITALIAM 

GI0NI8 • TRANSPADANiE • P 

MO • FRATRI • ARVALI • PRETORI 
CUI • PRIMO • lURISDICTIO • PUPILLA 
RIS • A • SANCnSSIMIS • DfP • MANDATA 
EST • ìEDIL -CURUL • AB • ACTIS • SENATUS • SE 
VIRO • EQUESTRIUM • TURMAR . . . TRIBUNO 
LATICLAVIO • LEG • im • SCYTfflCJE • fln 

VIRO • VL/IRUM • CURANDAR PRO 

VIDENTIA • MAXmOR • IMPERAT • MIS 
SUS • URGENTIS • ANNONA • DIPPICUL 
TATES • lUVIT • ET • CONSULUTT • SECUM 
TATI • FUNDATIS • REIP • OPIBUS • ORDO 
CONCORDIENSIUM • PATRONO • OPT 
OB • INNOCENTUM • ET • LABORI . . . 

La quale epigrafe dovrebbe leggersi cosi : " .... 
Arrio. . . Antonino, prafeoto nrarii Saturni, Iwridieo per 
Italiam Regionis Transpadanae, primo fratri arrali, pretori coi 
primo iarisdictio papillarìs a sanctiBBÌmiB imperatoribus mandata 
est^ ndili curali ab aotis, senatna seviro, equestrìom tonnamm 
tribuno, laticlavio legionis mi Sojthicte, quatuorviro viamm 
cnrandarum, provldentia maximomm imperatorum missns nrgen- 
tisBimas annon» difficultateB iuvit et consaluit Becurìtati, fnndatiB 
reipubbliciB opibus: ordo Ooncordiensiam patrono optimo, ob inno- 
oentiam et laborem.„ 

Sorge il quesito se il giurìdico dell' iscrìzione esercitasse la 
sua giurisdizione anche sulla Venezia e non sarà forse discaro 



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49 

ai nostri lettori di udirò le profondissime osservazioni del 
Borghesi : 

"Abbiamo in Frontone (L. n. ep. 6. e seg.) gli avanzi di 
quattro lettere da Ini scritte ad Arno Antonino, eh' era nn se- 
natore più giovane di Ini; onde lo appella — Domine fili carissime — 
e gli dice di godere — me a te non secns qnam parentem observari 
Laonde si è creduto nn discendente dal L Arrio Antonino, console 
Buffétto due volte, e la prima sotto Yitellio, avolo materno delFimp. 
Antonino Pio, reputandolo poi quel desso che troviamo in seguito 
legato della Bitinia sulla fine dell'impero di M. Aurelio (C. L 
G. n. 4168) e proconsole d' Asia sotto il successore (Lampr. in 
Conmi. e. 7). Ora dalla sesta di quelle lettere, ed anche in parte 
dalla settima, apparisce che quest'Antonino amministrava là giu- 
stìzia nella Venezia, e perchè non possa dubitarsi che lo facesse 
coU'autorit& di preside. Frontone comincia coU' asserire di ascol- 
tare volentieri coloro, che — dieta factaque tua in administranda 
provincia maximislaudibus ferunt Discende — poi a raccomandargli 
o piuttosto a perorare una vecchia causa già trattata altre volte, 
e allora pendente innanzi il suo tribunale, nella quale doveva 
decidersi se Volnmnio Sereno si avesse da spogliare o da mantenere 
nei diritti di decurione, che 45 anni prima aveva acquistati nella 
eolonia Concordia, cioè nella città precisamente a cui spetta la 
nuova iscrizione. Ognun vede, che un preside, il quale in causa 
eivile rende ragione in Italia, non può ammettersi nei primi secoli 
dell'impero, se non reputandolo uno dei Consolari di Adriano o 
uno dei giuridici di Marco Aurelio. Non mancherebbero altre ragioni 
per respingere il primo supposto, ma io preferisco di valermi 
delle intrinseche provenienti dalla stessa lettera. In essa si espone: 
— quffi (cioè le accuse addotte) cum longissimis temporibus forent 
perorata, Liolius Urbicus, causa inspecta, nihil adversus Volumnium 
statuii — Non è guari che abbiamo ricevuto da Redine cinque 
leghe lontano da Costantina un titolo onorario di questo Lolio 
Urbieo, dal quale si dimostra che egli non può aver avuto giu- 
risdizione in Italia, se non dopo che erano mancati i Consolari di 
Adriano. „ — ^Infine ogni controversia sull'età di questa lettera 
vien tolta dall'esempio che in essa si adduce di ciò che — imperatoris 
nostri in Isidori Lysi» causa constituérunt — Da questa parte è per 

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conseguenza dimostrato eh' ella non può essere anteriore all'istitu- 
zione dei giuridici, mentre dall'altro non può procrastinarsi se 
non di pochi anni, ognuno confessando che Frontone già molto 
vecchio non campò tanto da vedere né la morte di Vero nel 922, 
né il principio della guerra marcomannica nell' anno avanti Dal 
fin qui detto adunque si raccoglie che Arno Antonino tenne la 
giusdicenza dell'Oltrepò entro il quinquennio interposto tra il 
915 e il 921, ossia nell'età per l'appunto che per altre ragioni 
si è assegnata al giuridico della nostra lapide. Quindi avrà non poco 
aspetto dì verità la mia congettura, la quale reputando la medesima 
persona propone di supplire nei laceri avanzi del nome del secondo. 

T. Arno 

Antonino. Praf. 
Aggiungesi un' altra considerazione, mercè della quale si 
scoprirebbe eziandio la cagione, per cui si vede scarpellato il suo 
nome. Riferisce Capitolino (Pert e. 3), che Pertinace incorse la 
pubblica malevolenza, perchè si sparse che avesse incolpato presso 
Gommodo quell'Arno Antonino di aspirare all'impero; e Lampridio 
(ComuL e. 7.) dal canto suo ci dice che quelP imperatore, pre- 
stando fede a false incriminazioni, lo fece uccidere. Ora si sa che 
simili condanne per delitti di stato solevano portar seco l'abolizione 
della memoria del reo. Che se ad onta di tutte queste probabilità 
si amasse piuttosto di credere che Arrio Antonino sia stato un 
successore prossimo e immediato del primo giuridico, ciò non dì 
meno quest'ultima parte del mio scritto non sarà del tutto inutile, 
perchè aggiungerà sempre un nome alla serie dei giuridici della 
Transpadana.^ — ^La lapide attesta di essergli stata dedicata per 
gratitudine allo zelo che nel suo reggimento dimostrò in provvedere 
alle strettezze della pubblica annona, le quali erano state uno 
dei motivi, che avevano mosso gì' imperatori a mandarlo in quei 
luoghi. E che veramente una delle cure affidate a questi magistrati 
fosse quella di vegliare allo sfamo delle popolazioni, ce lo aveva 
già insegato l'iscrizione dell'altro giuridico C. Cornelio Felice 
Trailo (Orelli, 3177), *) lodato anch'egli dai Riminesi,— ob eximiam 



*) Il nome del Giuridico qui riferito dal Borghesi suona più precisamente : 
a ComeliuB» a F. Quirin. Felix. Thraììus (Italus?) luridic. per Flam. 
et Umbr. 



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moderatìonen et in sterìlitate annonse laborìosam erga ipsos fidem 
et industriam, at et civibus annona snperesBet; et vicinis Civita- 
tìbns subveniretar. — Si è già osservato cbe la nostra pietra appartie- 
ne ai primi anni di M. Aurelio^ dal che nasce un violentissimo so- 
spetto cbe la carestia da lei accennata sia l'unica della quale 
sotto di Ini faccia ricordo Capitolino. Narra egli nel capitolo ottavo 
e nel capitolo decimoterzo, che nel secondo anno del suo regno 
accadde una smodata innondazione del Tevere seguita da una 
gravissima famC; la qual' ultima si avrà naturalmente da riportare 
all'anno seguente. Né si deve credere che questa fame fosse 
ristretta alla sola capitale, perchè nel capitolo undecime toma 
a raccontare che — Italicis civitatibus famis tempore frumentum ex 
urbe donavit, omnique frumentarìse rei consuluit — il che vorrà 
significare che fece parte all'Italia dei straordinari trasporti di 
grsno fatti venire ad Ostia dalle provincie di oltremare. Posto il 
qual fondamento avremmo di qui l'epoca precisa in cui si crearono 
le due principali magistrature, delle quali abbiamo ragionato. 
Imperocché allora converrei dire che M. Aurelio meditasse l' istitu- 
zione del pretore tutelare fin da quando sali all'impero al principio 
di marzo del 914) e che la mandaisse tosto «ad effetto alla prima 
elezione dei nuovi pretori, commettendo questa carica al nostro 
ignoto. Dal qual ufficio essendo scaduto collo spirare del 915, egli 
aveva diritto ad altro impiego, che conosciamo aver conseguito 
neir occasione di ripristinare i giudici dell'Italia. Se godesse mag- 
gior credito di esattezza cronologica Capitolino, avremmo daini una 
piena conferma di tutto ciò, perchè anch' egli congiunge le cure 
di M. Aurelio per le provvigioni dell' annona alla fondazione dei 
giuridici: — Bei frumentari» graviter providit Datis iuridicis Itali» 
consuluit (e. 11).„ ') 

Queste le opinioni del Borghesi intomo alla famosa iscrizione 
di Concordia. Avendo però questa iscrizione un interesse speciale 
pei nostri paesi ci sia lecito di aggiungere delle considerazioni 
ulteriori. 

L' epigrafe parla di un alto dignitario dello stato, il quale in 
tempo di carestia, per mandato imperiale, avrebbe recato soccorso 



') Borghesi, Iscrizione di Concordia, negli Annali dell* Istituto archeolo- 
gico, Roma 1853, p. 196 e seg. 



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52 

alla eittà di Concordia. Tra le molte eariche che questo magistrato 
avea già sosteante, oravi quella di giuridico della Transpadana. Se 
però coprisse questa carica al tempo in cui appariva nella dttà di 
Concordia^ non risulta dall'epigrafe, per cui devesi in altro modo 
provare che recandosi egli in quella città lo facesse appunto nella 
sua qualità di giuridico. La Transpadana, come abbiam detto, for- 
mava fin dai tempi di Augusto una regione affatto diversa dalla 
Venezia. Se tanto 6 vero non può ritenersi a priori che il giurìdico 
della Transpadana esercitasse dei poteri anche in quest'ultima 
regione. Delle quattro epigrafi in onore di giurìdici della Transpa- 
dana, che oltre a quella di Concordia abbiamo rìferìto più sopra, 
nessuna parla espressamente della Venezia o dell' Istria. E pure 
vediamo che in tutti gli altrì casi ove più regioni sono comprese 
sotto il medesimo giurìdico se ne faccia di esse particolare menzione. 
Vedansi cosi le seguenti epigrafi: 

P • PLOTIVS • BOMANVS • IVRIDICVS PER • AEMILUM* 
ET • LIG\rBIAM. — Mommsen, L N. 4237. 

M • AELIVS • AVRELIVS • THEON • IVRIDICVS • DE- 
KPINITO • PER • FLAM • ET • VMBRIAM • PICENVM.— OrelU, 
"3174; Borghesi, lap. Orni p. 22, mem. dell' Inst p. 265. 

C • SABVCIVS • C • P • QVm • MAIOR • CAECILIANVS • 
IVRID • PER • PLAMIN • ET-VMBRIAM. —Annali dell'Inst. 
XXI. p. 227. 

P-AKUVS -COERANVS -IVRIDICVS • PER • FLAMINIAM- 
ET • VMBRIAM. — Marini, Arv. tav. 60. p. 779 

C • SAJJJVS- ARISTAENETVS • IVRID • PER- PICENVM- 
ET • APVLIAM. — Grut 465. 5. 6. 

M • CAECILIVS • NOVATILLIANVS -IVRIDIC • APVL- ET- 
CALABR. — Mommsen, I. N. 1420. 

' Ne abbiamo però una dell' Apulia sola, mentre di essa 
sappiamo che era ordinarìamente unita ad altre: 

L • RAGONIVS • L • P • PAP • VRINATIVS • LARCIVS • 
QVINTIANVS • IVRIDICVS • PER • APVLIAM. — Creili, 
2377-2702. 



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53 

Onde eliminare il dnbbio e provare che nell'Italia d'Oltre- 
pò vi era compresa la Venezia, statai il Borghesi l'ipotesi che il 
ginridico dell' iscrizione fosse qneirArrio Antonino che, a detto di 
Frontone, dovea recarsi in Concordia ad amministrarvi giustizia. 
E volendo ammettere nna tale ipotesi, ') resta a vedere se TArrio 
di Frontone vestisse realmente il carattere di giuridico della Tran- 
spadana. Certo è che Arrio ebbe a decidere in Concordia una 
eausa civile, ma incerto è se lo facesse in qualità di giudice ordi- 
nario o non piuttosto per un incarico straordinario. Missioni di 
quest'ultima specie non erano nuove in Italia; cosi vediamo che ai 
tempi di Nerone^ essendo in Pozzuoli scoppiati dei tumulti, fu 
trascelto Caio Cassio, perchè andasse a calmare la città e ridurre 
tutti al suo dovere, *) cosi vediamo che Tito, per riconfortare la 
Campania desolata dalle eruzioni del Vesuvio inviava in quelle 
parti dei magistrati che Svetonio chiama curatori. ') E abbiamo già 
detto che il personaggio della nostra iscrizione ebbe un incarioo 
speciale degl' imperatori, per cui non è da presumere che recando 
Bussidii alla città dì Concordia vi adempiesse i doveri di un proprio 
officio. La provincia che Frontone attribuisce al suo amico non 
significava dapprima un distretto amministrativo. Cc^e bene osser- 
va il Maffei, il termine di provincia latinamente nuli' altro vuol 
dire che impiego, negozio, impresa. Col nome di provincia assegna- 
vansi ai consoli le incombenze speciali del loro ufficio e nell'anno 
567 vediamo che a due pretori fu provincia il tenere ragione in 
Boma. *) Non dice del resto Frontone che Arrio fosse giudice 
dell'Italia Transpadana, per cui è sempre ancora possibile che 
decidendo una causa nella città di Concordia vi fungesse in qualità 
di giurìdico speciale della Venezia. 

in. Le notizie di presidi della Venezia, persecutori dei Cri- 
stiani, divengono sempre più frequenti^ 



V Vi fa chi coatraddisse. Orelli-Heazen 6486: ''Nomea Arni Aatooini, qaod 
olim i)08aeramns ex coaiectara Borghesii auac eum qui vidit ex lapide 
excepisse docemor.» 

') Tacito, Aoo. L. 13. o. 48: ^caius terrore (oohortis), et paacorom Bup- 
plicio, rediit oppidaoia coacordia,,. 

*) Svetonio, Tito e. a — Maffei, Verona illastr. v. I. p. 274. 

«) Ifaffei, Ver. iU. v. I. pv 84. 



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54 

1. La leggenda del beato Lazzaro reca il nome di un preside 
Pompeo. 

^Nacque una gran persecozion di Cristiani al tempo di An- 
tonino imperatore, il quale per molte città, eastella, provinde e 
sopra tutte le Terre del suo regno e Romano Impero fece pubblicare 
che ninno ardisca chiamarsi Cristiano, e se si trovasse alcun Cri- 
stiano si dovesse abbrugiare. Ed essendo in questo tempo stato 
costituito dall'imperatore per preside Pompeo, di notte tempo e 
.sotto silenzio vi entrò nella città di Trieste, comandò che fossero 
convocati li maestri. „ — 4 decembre 142. — Codice BandellL 

Altro passionarlo del medesimo santo porta il passo seguente: 
"Cumque promeretur ab imperatore prsBsidatus cingulum Pompeius 
nomine, tema utique noctis bora, sub silentio in civitate Tergestina 
ingressus est. Qui cum venisset, de christianis interrogavit, nam 
sibi magistratum plebis iussit convocare, scrutans si in eadem 
plebe civitatis christiani essenti, — ^Anno 202. Pridie Idus aprilis. 
Tergeste. Imp. Ca8s« M. Aurelio Antonino Severo (CaracaUa).^ — 
Cod. Piccardi, Cod. DipL Istr. 

2. Preside LwAnio, 

"Al temp^di Antonino imperatore fu una grande persecuzione 
dei Cristiani e fu pubblicato un decreto per molte città di Cristiani 
che fossero tutte abbruciate e parimente si promulgò un editto, 
che non fosse alcuna villa, casa, contrada o piazza, la quale non 
sacrificasse agli Idoli, e nel medesimo tempo s' inviò verso Roma 
un certo pessimo uomo, inimico contro gli Cristiani, per nome Li- 
cinio preside nella città di Trieste e nella provincia dell' Istria, e 
comandò che fosse ricevuto per preside, come ne andava per co- 
mando deir imperatore, ma tutti li Cristiani per timore dèlia per- 
secuzione viveano per V agiuto di Dio nelle caverne dei Monti.„ — 
Narra quindi il passionarlo la morte del suddiacono di Trieste, il 
beato Apollinare, 4 decembre 151. — Codice Bandelli. 

Differisce nuovamente nell'epoca il Codice Piccardi: **Tempo- 
ribus Antonini Imperatoris cum essetnimia persecutioin christianis, 
exiit prseceptum ut per universas civitates christiani inquisiti igne 
cremarentur. — Eodem itaque tempore directus est ab Urbe Roma 
quidam vir pessimus adversus christianos, Lucinius nomine, in 
civitate Tergestina qu» est IstrisB Provincia), qui cum venisset 



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55 

prsecepit ut preceptum Imperatorìs publice recitaretar.„ — 6 de- 
cembre 200 e qualche, ai tempi di Caracalla. — Cod. Dipi. Istr. 

3. Preside QtéestUione: negli atti delle due martiri triestine 
Eofemia e Tecla; a. 256, tempi di Valeriano e Gallieno. — Cod. 
Piccardi, Cod. Bandelli, Cod. Dipi. Istriano. 

IV. Si manifesta ora sempre più la tendenza di decentralizzare 
la pubblica amministrazione e di creare in Italia delle nuove suddi- 
visioni territoriali, destinando al governo di esse degli appositi fun- 
zionarli. 

Provvedimenti straordinari fiirono di frequente adottati nel- 
r interesse della pubblica sicurezza. Le iscrizioni^ fonte inesauribile 
del diritto di Roma antica, parlano di un praeposUus tradus Apur 
liae Cciabriae Liiccmae Bruttiorum, celebrato per avere ristabilita 
la tranquillità e la quiete, di un praepositus Umbrìae et Apuìiae, e 
di un tale che era stato chiamato ad canrigendum sttUuin Italiae. *) 

V istituzione degli alimenti, iniziata da Nerva ed ampliata 
da Traiano, richiedeva un'attenta sorveglianza e perciò degli organi 
speciali chiamati ad esercitarla. Scopo dell' istituzione era quello 
di provvedere al nutrimento e all'educazione dei fanciulli più bi- 
sognosi mediante la rendita di capitali a ciò particolarmente de- 
stinati. Traiano assegnò a tale scopo circa un milione e mezzo 
di sesterzii. ') La liberalità di Traiano servi di esempio ad alcuni 
dei suoi successori. Adriano ne aumentò ed estese il numero. ') An- 
tonino Pio assegnò gli alimenti a molte fanciulle, che in onore 
della propria moglie chiamò Faustiniane. *) Ed a questo, altre col 
medesimo nome ne aggiunse M. Aurelio, in onore di Faustina Giu- 
niore. ') In seguito Alessandro Severo intitolò Mammeiani e Mam- 
meiane i fanciulli e le fanciulle alimentarie in onore di Mammea, 
madre sua. *) L' istituto alimentare era affidato, parte ai curatori 
delle vie militari, parte a procuratori speciali, ognuno per un dato 



*) Mommaen, Libri colon, pag. 196. 

') Plinio, Pftneg. 26— 28; Dione L. 68. e. 5; Grutero, 1084. 7; Muratori, 2d(t 3. 

')Spartian. Adrian, e. 7. 

*) Capitolin. Ant. P. e. 8. 

'} Capitolin. H. Antonin. e. 26. 

*) Lamprìd. Alex. Sev. e. 57. 



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56 

distretto. Procuratori ohe sveano soltanto la sopraintendenza sogli 
alimenti riseontriamo nelle epigrafi della Flaminia, Emilia, Transpa- 
dana, Apnlia, Calabria, Lnoania, Brazio, e anche dell' Istria. Cosi 
la segaente: 

L DmiO • MARINO -VE- PROC 
AVQ • N • PBOVINC • ABAB • PBOC 
GALATIAE • PROC • FAM • GLAD 
PER • GALLUS • BRET • HISPA 
NUS • GERMAN • ET • TRATIAM 
PROC • MINVCIAE • PROC • AU 
MENTORVM • PER • TRANSPADVM 
HISTRIAM • ET • LIBVRNIAM 
PROC • VECTIOALIOR • POPVL 
R • QVAE • SVNT • CITRA • PADVM 
PROC • FAM • GLAD • PER • ASI 
AM • MY • GALAT • CAPPADOC 
LYCIAM • PAMFYL • CILIC • CI 
PRVM • PONTVM • PELAQ 
TRIB • CO • L RE : : OR 
MARIANVS • AVG • N • LIB 
P P XX" 
LIB- BYTINIAE • PONTI 
PELAGI 
NVTRITOR • EIVS 

Fn pubblicata dal Carli, Ant ItaL voi. IIL p. 32, Kandler, 
Indicazioni stor. 1855 p. 222, Istria, voL IV. p. 212. 

"Ludo Didio Marino, viro egregio, procaratori Angusti 
nostri provinci» Arabi», procuratori Galati», procaratori fanùli» 
gladiatomm per Gallias, Bretaniam, Hispanias, Germaniam et 
Tratiam, procuratori Minaci», Procuratori aUmmtorum per 
2Van$padum, Histriam et lAimmiam, procaratori veotìgalionun 
poj^nlic» rei qa» sant citra Padam, procaratori famili» gladia- 
tomm per Asiam, Mysiam,Galatiam, Capadociam, Lyciam, Pamphy- 
liam, Ciliciam, Cipnim, Pontam, Pelagoniam, tribuno cohortis 
prim» .... : Marianus Augusti nostri libertus, prspositos vigesim» 
libertatis Bytini», Ponti, Pelagoni», nutritor eias.„ 



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57 

Opina il Carli che in Inogo di P. P. XX. LIB. debba leggersi 
PR XX. LIB. e ritiene che Didio Marino, procuratore degli ali- 
menti, TiveBBe prima dell' a. 193 dell'era volgare; il Kandler 
all'incontro, leggendo nell' albo decnrionale di Canosa il nome 
stesso della nostra iscrizione, le assegnerebbe l'anno 223, allorché 
imperava in Soma Alessandro Severo. 

Altra insigne iscrizione di nn procuratore degli alimenti, 
pubblicava il Maffei nel suo Museo Veron. 462. 2, ed 6 la seguente: 

CATIO • ALCDiO • FELICIANO • P • V 

VICEPRAEF • PRAET • PRAEF -ANNO 

NAE • VICEPRAEF • VIGILVM • MAQ 

SVMMAE • PRIVATAE • MAGIS 

VM • RATIONVM • CVRATORI • OPER 

TRI • PROC • HEREDITATIVM 

SACRAE • MONETAE • PER 

PROV • NARBONENS PROC • PRIV • PER • 8ALARIAM 

TIBVRTINAM • VaLERIAM • TVSCIAM • PROC • PER 

FLAMmUM • VMBRIAM • PICENVM • ITEM • VICE 

PROC • QVADRAG • GALLIARVM • PROC • ALIMENT • PER 

TRANS • PADVM • HISTRIAM • LIBVRNIAM 

FISCI • PROVmCIAR • XI • OB • EXIMIVM • AMOREM • TS 

PATRIAMSPLENDIDISSmVSORDO- TVRZET- PATRONO 

DEDICAVIT 

Nella quinta e sesta riga sembra essere avvenuto uno scambio 
delle due prime parole. L'aggiunta Fisd Pravinciarum, lascia 
dubitare che l' iscrizione fosse di questi tempi. 

^CcUio Alcimo FéUdano, perfectissimo viro, viceprafecto 
pretorio, pr»fecto annon», viceprsefecto vigilum, magistro sum- 
m» privat», magistro rationum, curatori operum, procuratori 
hereditatum, sacrsa monet» per provinciam Narbonensem, procu- 
ratori privatarum (se. summarum) per Salariam, Tiburtinam, Va- 
leriam, Tusdam, procuratori per Flaminiam, Umbriam, Picenum, 
item viceprocuratori quadragesim» Galliarum, Procuratori ali- 
mentorum per Tran^adum^ Histriam et Libumiam, fisci provin- 
ciarum XI (?), ob eximium amorem in patriam: splendidissimus 
ordo Turzet patrono dedicavit.„ 



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58 

V. L'impero era essenzialmente fondato sul prestigio delle ar- 
mi e la gloria militare non suole acquistarsi che a prezzo di molto, 
ma molto danaro. Senza soldati non possiamo sostenerci e senza 
danaro non possiamo avere soldati, esclamava Mecenate. *) Quindi 
la necessità di aggravare Y Italia e le provincie di sempre mag- 
giori tributi, all'esazione dei quali erano chiamati i procuxatori 
fiscali, in parte equiti e in parte liberti. *) 

Esempio di procuratore dell' Istria ci offre una epigrafe sco- 
perta nell' anno 1728 presso il lago di Bolsena: 

C • BVPIO • C • FIL 

POMP- PESTO 

P • P-TRIB • COHORT • V • VIC 

Xff- VRB • m^- PR- PROC 

PROVINCIAE • DALMATIAE 

ETHISTRIAE 

C • RVFIVS • FESTVS 

LAELIVSFIRMVSCV^ET 

BVFIA- C P- PROCVLA- CP 

PATRI PIENTISSIMO 

LDDD 

La pubblicava il Muratori, Th. p. 740. 9, e il Carli, A. L 
V. m. p. 29. 

^Caio RufiOy CaU fUio, Pamptina, Pesto, primipilo, tribuno 
cohortis V. Victricis, XIL Urban», HI. Prietori», ProcurcUori 
Provinci» Dalmati», et Histriae: Caius Rufius Festus Lalius 
Pirmus, consularis vir (Caii filius ?), et Rufia Caii filia, Procula 
Cali filia; patri pientissimo loco dato decreto decurìonum.„ 

Sembra che il Pesto dell'iscrizione sia quello che a detto 
di Tacito fu prefetto delle coorti ai tempi di Ottone; di più 
che fosse stato procuratore prima nella Dalmazia e poi nell'Istria 
e non in ambedue contemporaneamente. Sarebbe in ogni caso 
anteriore a Costantino. ^ 



■) Dione Cassio, L. 52. e. 28. 

») Eod. L. 53. 

») Carli, A. I. v. lU. p. 29. 



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59 



§. 5. Aureliano (a. 270—275). 



Le riforme di pubblico governo finora adottate aveano più 
meno un carattere di provvisorietà e doveano per lora natura 
provedere più alle necessità do) momento che a rinnovare defi- 
nitivamente la pianta reggimentale dello stato. Primo a suddivi- 
dere ritalia in distretti amministrativi nel senso moderno e a istituir- 
vi e proporvi delle cariche permanenti, si fu V imperatore Aureliano 
e non già Diocleziano, come opìnavasi in altri tempi. ') I fun- 
zionari superiori chiamati a governare i singoli distretti ebbero 
negli ordinamenti di Aureliano il nome di corredores^ più tardi 
quello di consulcMreSy differenza di rango che distingueva alcuni 
di essi sopra gli altri. I correttori e consolari erano muniti di 
tutti quei poteri che ordinariamente formavano un attributo dei 
presidi delle provincie, che il governo d'Italia era oramai di 
fatto almeno equiparato a quello delle provincie e la differenza 
di nomi non importava differenza di cose. Non ci è dato sapere 
in quanti distretti Aureliano suddividesse l'Italia, indubbio 6 però 
che gli ordinamenti suoi compresero l'Italia tutta, la diocesi di 
Roma non eccettuata, e che volle ripartire durevolmente le varie 
regioni della penisola, tralasciando di unirle e separarle e com- 
binarle in varii modi, come aveasi usato in addietro. 

Primo nella serie dei correttori della Venezia ci si pre- 
senta un tale Giuliano — ^IvManwmy cum Venetos 

correderà agerety^ ') — del quale sta scritto che visse ai tem- 
pi di M. A. Caro, uno dei successori di Aureliano, che poi 
condusse l'esercito contro Carino e vi rimase ucciso. Fungeva 
nelle nostre provincie da correttore nell' anno 284 precisamente 
e non vi ha motivo a ritenere che l'Istria fosse allora disgiun- 
ta dalla Venezia. Se vogliamo credere a Paolo Diacono scrittore 
dei bassi tempi, Aquileia sarebbe stata la capitale della Venezia: 



■) Entropio, narrando le gesta di Anreliano, dice : '^Superavit in Gallia 
Tetrìcnm apud Gatalannos; ipso Tetrico prodente exercitnm suum.... 
qui qnidem Tetricns corrector Lacanie postea fiiit.,, L. 9. e. 13. — 
vedasi inoltre Vopisc. Aurei, e. 39 : Vìct. Cìbs. 35. — Il Kandlerperò, 
Cod. Dipi. Istr. a. 293, vorrebbe rar risalire T istituzione dei corret- 
tori al 206. 

») Aur. Vict. in Ckss. c. 39. 



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60 : 

— "HaiuB Veneti» Aqnileia ciyitag extìtit eapiit„ ') e questa opi- 
nione fii accettata anche da autori moderni| ^ ma 6 più vero- 
0imile che i Romani non conoscessero capitali nel senso moderno. *) 
Oli Atti dei Martiri dì questi tempi ci danno contezza di un 
preside Giunillo: "Igitur cum haec agerentur prasidatum admi- 
nistrante in civitate Tergestina lunitto, eziit edictum a Numerìano 
imperatore^ ut si Christum coleus non saorificaret idolis, diversis 
suppliciis af9igeretur.„ — E in altro codice sta scritto : 'Mentre 
queste cose si operavano nella città di Trieste^ si promulgò un 
Editto dell' imperatore NumerianO; che se alcuno adorasse Dio e 
non sacrificasse agli idoli; fossero afflitti con molte pene, ed es- 
sendo promulgato TEditto^ il preside (Giunillo) udì, che si ritrovava 
nella città di Trieste un giovane che si chiamava Servolo, gran 
servo di Dio, al quale concorreva tutta la città e confondeva la 
stolidezza dei pagani^ Numeriano non sopravvisse nemmeno un 
anno a suo padre M. Aurelio Caro, fu ucciso proditoriamente 
nell' anno 284 mentre attendeva alla guerra contro i Persiani. 

§. 6. Massimiano (a. Z86—305). 

L Avemmo già occasione di osservare come i privilegi e le 
esenzioni d' Italia innanzi alla logica dei fatti — e anche il 
diavolo, come dice Dante, 6 un gran loico, — mano mano si 
dileguassero. Ciò accadde particolarmente in riguardo delle pub- 
bliche imposte, per cui Aurelio Vittore esclamava: *Hinc parti 
Italisa invectum tributorum ingens malum.^ ^) Fu Massimiano il 
primo che impose all'Italia l'obbligo di contribuire con dei generi 
in natura al dispendìo dell' esercito e della corte imperiale, ma 
limitò tale obbligo all'Italia superiore, in allora sede principale 
del governo e centro dell'impero romano di occidente. La regione 
annonaria comprendeva l'Italia in senso stretto, cioè l'Itialia al 
qua e al di là del Pò, la Venezia e l'Istria e fora' anche le parti 



») Paol. Diao. L. U. o. U. 

') Cosi B5cking, Notit DigniUt. Occident. pagi 441. 

') Vedasi la dotta diBsertazione del Haffei, Verona illustr. v. II. 
339 e seg. 

*) C«B. e. 39. 



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61 

contermini della Gfallia e della Rezia. ') V imposizione era molto 
grave e eonsisteva in gpranO; vino, legna e altre derrate. Invano 
tentò GaleriO; socio nell'impero (a. 292) di applicarla a Boma e al 
rimanente d'Italia. Benché per legge esente dai tributi or ora 
accennati, non e^ però nemmeno l' Italia nrbicaria immune affatto 
da qualsiasi prestazione a favore dello stato. Poiché fin dal quarto 
secolo e fors' anche prima queste regioni doveano corrispondere 
alla città di Roma dei particolari tributi in legna, vino, maiali, 
buoi, calce ed altro, i quali tributi non erano però cosi gravosi 
come quelli che V Italia annonaria era obbligata di somministrare 
alla corte imperiale. La distinzione d'Italia annonaria e urbicarìa 
di cui abbiamo qui fatto parola, non comprendeva in sé una ri- 
partizione amministrativa, ma diede più tardi occasione a suddivi- 
dere l'Italia in due grandi distretti giurisdizionali e a preporvi a 
ognuno di essi dei magistrati superiori e a formare per tal modo 
un' istanza intermedia tra il prefetto al pretorio e i correttori delle 
singole Provincie come vedremo in appresso. 

n. Continuano i correttori d'Italia e perciò anche delle nostre 
regioni. Esempii: 

1. 

PUSSIMO • AC • FOR 

TlSSmO • D • N • M 

AVR • VAL • MAXI 

MUNO • P • F • IN 

VICTO • SEMPER 

AVG 

ISTEIVS • TERTVLLV8 • V . • . . 

CORR • YEN • ET • fflSTR 

NESD 

Vedi: Labus, epigrafe antica nuovamente scoperta in Padova, 
Milano 1819; Creili, 1050. 

''Piissimo ac fortissimo Domino nostro Marco Aurelio Valerio 
Maiimiano, pio felici invicto, semper Augusto : Isteim TertuUm 

') Trebellio PoUione, tng. tvrann. 24 chiama regio annonaria U tratto 
d'Italia al disopra delta Tuscia e della Flaminia. 



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62 

(Vir coaBularis?), Corrector Venetìae et Hislriae namìni eìus sa- 
cnim dedicaTÌt„ 

n marmo fii scavato presso il caffb Pedroechi in Padova e 
accenna ai tempi di Massimiano. 

2. 
.... STRI • VIBO • ET • OMNTVM • RETRO • PRAEFECTO 

...NDVSTRIAMSVPERGRESSOATTIOINSTEIOTERTVLLO 

TORIKCONSVLICORRECTORI 

PRAEPOSITVS FARRI 

.SI . ROMAE 

INOPIA m 

MISERUE • ATQVE • mCOMPARA 

APERTVM • PERIOVLVM • PRORVEBANT • RECREA 
TAE ATQVE • CONFOTAE • REDDITIS • PRISTINIS 
VIRIBVS • CONVALESOERENT • ET • AETERNVM • ROBVB 
ACOIPERENT ATQVE • EIVS" EGREGU- FACTA- ET- IN -SE 
MVNIFICENTIAM • SINGVLAREM • CORPVS • MAGNA 
RIORVM • GRAVI • METV • ET • DISCRIMINE • LIBERATVM 
ET • STATVAM • AERE • INSIGNEM • LOCAVIT 

CVRANTIBVS 
FLAVIISRESPECTO • PANCKARIOSABINIANO -PALASS 



ET • FLORENTIO • W • PP • PP • CORP • MAG- DIGNO • PAT 

Cosi la pubblicava 1' Creili - Henzen, 6476, richiamandosi a 
Fea, fasti 49. 

Fa scoperta in Roma 1' anno 1776, e trovasi attualmente 
nel Mnseo Vaticano. Vi ha tntta probabilità che TlnsteioTertallo 
dell' iscrizione sia qnel medesimo che abbiamo riferito più sopra 
quale correttore della Venezia. Non esitiamo di supplire la lacuna 
che segue la parola correetori, aggiungendo Venetiae et Histriae. 

In quanto i laceri avanzi lo permettono, sarebbe da leggersi: 

"Illustri viro et omnium retro prtefectomm industria super- 

gresso Attio ìnsteio TeriuUo viro consulari 

Correetori (Venetkte et Histriae), prtepositus fabric» (se. armomm) 

. . . . prsefecto urbis Romse 

inopia 



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63 

miserìse atqne incomparabili in apertum perìculnm prornebant, 
recreatse atqne confortato redditi» pristinis viribnB conyalescerent 
et setemnm robnr acciperent^ atqne eins egregia facta et in se 
mnnificentiam singnlarem: Corpus Magnariomm, gravi metn et di- 
scrimine liberatnm, ei statnam sere insignem locavit, cnrantibas 
Flavìis Bespecto (?) Panckario Sabiniano principis anctoritate loco 
assignato (?) et Florentio, inris perfectissimis PrsBpesitis corporis 
Magnariomm, digno patrono. „ 

m. li impero romano volge oramai al suo tramonto e intol* 
lerante di ogni libertà politica si dimostra non meno ostile e 
dichiarato nemico della libertà religiosa. Le persecnzioni contro 
i Cristiani^ già abbandonate nn tempo^ divengono anzi più atroci 
e più frequenti e si estendono a tutte le parti d' Italia. Addurre- 
mo alcune leggende di martìri onde ricavarne quelle notizie che 
più da vicino si riferiscono al pubblico governo. 

1. Antico Breviario che ci dà contezza della passione e morte 
di S. Giustina e di S. Zenone, martìri di Trieste, contiene fra altri 
il seguente passo : ^Temporibus Diocletìani et Maximiani Impe- 
ratorum sub Sapricio Praeside^ in civitate Tergestìna, qusB est 
Istriffi provincia; multa tormenta passi sunt chrìstìani prò nomine 
Domini nostri lesu Christì.„ — «ni Id. lulii CCLXXXVI. Impp. 
Gffiss. C. Val. Diodet M. Aur. Val. Maxim.„ 

Nel codice Bandelli il preside è chiamato Fabrizio, ma sembra 
per errore di trascrizione : «Al tempo di Diocleziano e Massimiano 
imperatori, sotto Fabricio preside, nella città di Trieste, che .si 
chiamava la provincia dell'Istria, li cristiani patirono molti tor- 
menti per il nome del signor Gesù Cristo. „ — 13 luglio 286. 

Air incontro il Mainati : «Beggeva allora con titolo di pre- 
sidente la nostra città di Trieste Saprizio che altrove non trovava 
diletto, che nel versare il sangue de' cristiani. „ 

2. Di particolare interesse 6 per noi la leggenda di San 
Giusto, martire e patrono della città di Trieste. Porremo a base 
delle nostre indagini la copia che nel 1740 Monsignor Aldrago de 
Piccardi ne trasse: ^a quodam pervetusto codice ghotìcis carac- 
teribus per Presbyt L. de Guniglano exarrato.^ La pubbli- 
cava il Kandler nei Codice Diplomatico Istriano, osservando 



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64 

che potrebbe essere stata scritta nel secolo quarto dell' era 
cristiana. 

Notiamo V intestatura del documento : ^ÌV. Non. norembris. 
Tergeste. G. Anr. Val Diodetiano IV. Val Maximian. TSL Cofls.„ 
— e r introduzione : ^Temporibus Dioclelìani et Maximiani Im- 
peratorum, consulatus eorum quarto anno^ facta est persecutio in 
christianiS; ut si quis christianus non sacrificaret idolis^ dÌTersiB 
poBnis affligeretur. Eodem namque tempore directus est, in ordine 
yicissitudinis su», impiissimus Munacius Pr»fectus DioBcesis Orientis, 
ut ipso per omnes insulas rei civitates consulares ordinaret Apud 
Aquileiensem civitatem Eunomium nomine Fraesidem nominavit, 
virum deditum in simulacris paganorum. In hac vero Tergestina 
ciyitate Istrì» provinci», ^use est in vicino civitatis Aquileiensis, 
ordinatus est McMadus magistratus.ff •* 

n documento parla di un Munacio, prefetto della diocesi di 
Oriente, recatosi in Italia ad istituirvi i consolari, di un preside 
Eunomio nominato per Aquileia, e di un tale Manado che col 
titolo di magistrato avrebbe avuto destinazione per Trieste. Me- 
rita di esaminare se il Munado prefetto d' Oriente possa essere 
quel Flavio Munacio Fianco, che fu preside della Pannonia per 
17 anni, imperando Diocleziano, memorato in alcune leggi di 
questo imperatore, entrato in governo della Pannonia nel 273, 
cosi che nel 290 ne sarebbe uscito per entrare in prefettura della 
diocesi di Oriente, il che si adatterebbe colla leggenda. ') Esiste 
difatti un'iscrizione dedicata a un tale: MVNATIO « PLANOO * 
PAVLINO- VCPRAESIDIPANN • PERANN • XXVHCRE- 
PEREIVS - AMANTIVS ecc., *) e sembra questi il medesimo cui 
fu diretta la legge del codice Ermogeniano che porta la soprascrìtta: 
^Impp. Diocletianus et Maximianus Act FI. Munatio„ in data 
^Vm Eal. lui. Serdica» Augustis Cosb.„ (a. 2d3--304). *) Se 
Munado fu per 27 anni preside della Pannonia ed assumeva nel 
273 il governo di quella provincia, non poteva nel 290 sortire 
di carica per entrare nella prefettura d'Oriente. Non è dunque 



<) Ck)d. Dipi. Istr. a. 290. 

*) Reinesio, VI. 71. p. 432, Doni V. 98. p. 186, MHrat. 724. 2. 

*) L. 1. Cod. Hennogr. de depoB. 13. 



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verosimile che il Hunaeio deiriserizione sia quello della leg- 
genda. 

Giunto in queste parti ad istitairvi i consolari il prefetto no- 
mina, come abbiam detto, due magistrati, ano per Àqnileia e 
uno per Trieste. Se ambedue fossero stati eonsolari non 6 eerto, 
ma deve arguirsi, quando si consideri che il prefetto nominava 
i due magistrati in adempimento della sua missione che era 
quella appunto d' istituire i consolari. Degno di nota 6 però che 
nò l'uno nò l'altro dei due magistrati è denominato consolare, 
ma quello di Àquiloia preside, quello di Trieste ora magistrato 
semplicemente, ora prefetto. Che quesf ultimo esercitasse il suo 
ufficio soltanto in via di delegazione e a nome del consolare 
della Venezia, non ci è dato rilevare dalla leggenda e sembra 
anzi escluso dal tenore letterale della medesima. É superfluo il 
dire che nel 290, cioè all'epoca del martirio, Trieste e l'Istria 
fossero unite ancora alla Venezia e governate da un unico go- 
vernatore, col titolo di consolare o correttore* 

3. Altro preside di Aquileia, nella leggenda sul martirio dei 
Santi Caneio, Canciano, Cancianilla e Proto, ai tempi di Diocle- 
ziano e Massimiano, e precisamente nel settimo anno di loro 
impero (a. 293). Il suo nome è Soeratius o Sacratìus. Comincia 
il documento eolle parole : ^Imperantibus Diocletiano et Maxi- 

miano impiissimis imperaloribus crudelissimo imperio 

septimo iam incipiente anno„; e contiene poi il seguente passo: 
^Administrante autem Sacratio Preside in Civitate Aquilegia sug- 
gestum est ei a quodam ignominioso Aspasio nomine dicens: 
Domine Preses, advenerunt hic in nostram civitatem ex urbe 
regia quidam duo viri clarìssimi, qui se Chrìstìanos esse conii- 
tentur nomine Cantius et Cantianus.„ *) 

4. In questo tomo di tempo avrebbero subito il martirio i 
due Santi Felice e Fortunato, ed è memorabile la leggenda che 
ne riferisce la passione, perchè ci dà contezza di un altro preside 
delle nostre provincie. "Sub Dyoclitiano et Maximiano Imperato- 
rìbns anno Xn exiit Edictum eorum propositum per universas 
eivitates a principibus vel majoratu, ut ubicumque Christiani in- 



«) Cod. Dipi. Istr. a. 290. 



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66 

venirentar diversis i»eiii8 interfioereiitar.„ — "Eodem vero tempore 
dìrectns est ab Imperatoribas ab urbe Berna Apellenaris Pne- 
fectns qui per omnem Italiani Presides vel Hag^tratus Ben Iitdiees 
ordinaret Oontigit antemnt.apud civitatem Aqnilegiam Pneridar 
tam promereretar Eufemius impiisBimus qui mnltam Bevìssimiui 
in GhriBtìanoB erat„ ") H nome di qneBto Eufemie riBeontraBÌ pure 
in un complemento della Bovraecennata leggenda quale conser- 
vavasi in antichissimo codice presso i P. P« Domenicani di & 
Corona in Vicenza. 

FSBIODO SECONDO 

Sistema fVovindaie (a. 306—476) 

Costantino {a. 306—837). 

I. Nuove e più gravi alterazioni nella costituzione generale 
dello stato e nel governo delle singole provincie ai tempi di 
Costantino. Svaniscono le ultime traccio della repubblica e alle 
istituzioni di un impero discretamente liberale subentrano quelle 
del più accentrato assolutismo. 

Per la volontà divina chiamato a reggere il mondo romano, 
l'imperatore rappresenta oramai la legge, lo stato, e a lui quale 
unica fonte del diritto hanno riferimento tutte le istituzioni, tutte 
le cariche, tutti gli ordinamenti del colossale impero. — '^Ab om- 
nibus vero, quse a nobis dieta sunt, Imperator eximatur, cui ipsofl 
etìam leges deus subieeit, et quem tamquam vivam legem ho- 
minibus misii Propterea Imperatori, qui omnibus urbibus, populis 
et singulis qu» vult distrìbuit, eonsulatus semper subest^ — 'ì E a 
disposizione del principe assoluto una turba infinita di pubblici 
funzionari, meravigliosamente disciplinata, ligia sempre ai suoi or- 
dini, e pronta ad eseguire la indeclinabile sua volontà — qualun- 
que poi siasi. Oli ordinamenti di Costantino meritano la nostra 
particolare attenzione come quelli che servirono sempre di mo- 
dello al potere assoluto e durarono fino alla caduta dell' impero. 



■) Passionano Triestino del secolo Xin. God. Dipi Istr. a. 2d3. 
») lust. Nov. 105. e. 2. $. 4. 



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67 

La nomina degV impiegati partiva oramai dall' imperatoroi 
diritto ek' egli eserdtava sopra proposta del capo del dipartimento 
coi r impiegato dovea appartenere. Non era lecito di esprimere 
nn dnbbio mila bontà della scelta, che un tal dnbbio sarebbe 
stato considerato upeeie di sacrilegio : ^sacrilegii instar est dn- 
bitare, an is dignns sit^ qnem elegerit Imperator.„ ") La nomina 
valeva per un anno, eccezionalmente conferivansi ideane dignità 
stanpo indeterminato. Oì' impiegati erano a paga fissa e aveano 
inoltre diritta a enrtft oorrisponsioni in natnra {annona et capitum). 
Portavano una nniforme consimile a quella dei militari, mantello 
e dntara {Mamifs et dngulum) e altri distintivi secondo la varietà 
del grado e dell' ufficio. Solenne e fastosa era la comparsa delle 
eariche e specialmente dei governatori provinciali all'occasione 
delle maggiori festività, e non vi mancavano allora gli araldi, 
i littori, gli apparitori, gli equipaggi, i vessilli, i fasci, le imma- 
gini dei principi e le acclamazioni del numeroso popolo astante* 
Tenevano i governatori loro abitazione nel palazzo pretorio della 
propria capitale e impartivano udienza a determinate ore del giorno . *) 

n. Divise Costantino l'impero in quattro prefetture: Italia 
e Gidlia, Illirico e Oriente ; la quale divisione durò anche in se- 
guito, benché non si mantenesse continuamente eguale. Italia e 
Gallia formavano l'impero di Occidente e comprendeva la prima 
oltre r Italia anche V Àfrica e l' Illirico occidentale, regioni delle 
quali ognuna comprendeva poi un determinato numero di provincie. 

La Notizia delle Dignità civili e militari nell' impero romano, 
eompilazione del secolo V dell' dra cristiana, ci somministra in- 
tomo alla prefettura d' Italia le seguenti indicazioni : 

^Sub dispositione virorum illustrium Priefectorum Pretorio 
Italia) 

A. DicBceses infrascript» : 

a. Italia 

b. niyricum 
e. Àfnca 



•) L. 9. Cod. Theod. 1. 6. 

*) L. 16. Cod, Th. 1. 15, L. 4. C. Th. 9. 26, L. 6. 13. C. Th, 1. 16. 



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68 

•B. ProTind» 

a. Itali» deoem et septem 

b. niìrìei sex 

e. AMc» septem. „ ') 
Capo supremo della prefettara era il prefetto al pretorio, in 
rango stiperiore a tatto le altre cariche dello stato. Quello d' Italia 
portava il titolo di: Traefedua praetorio Italia, JUiriei et Jfrieae. 
£ tale d comparisce pure nelle iscrizioni: 

NOBILITATIS • CVUnNI 

LITEBABVM • ET • ELOQVENTIAE • LVMINI 

AVCTOETTATIS • EXEMPLO 

PBOVISIONVM • AC • DISPOSITIONVM • MAGISTRO 

HVMANITATIS- AVCTOBl 

MODEBATIONIS • PATRONO 

DEVOTIONIS -ANTISTITI 

PETRONIO 

PROBO • V • C • PROOONSVU • AFRICAE 

PRAEPECTO -PRAETORIO 

PER • ILLTRICVM • ITALUM • ET - AFRICAH 

CONSVLI • ORDINARIO 

OB- INSIGNIA- ERGA- SE- REMEDIARIVM -GENERA 

VENETI • ADQVE • BISTRI - PECVLIARES - EIVS 

PATRONO • PRAESTANTISSmO 



DEDICATA 

VI • IDVS - AVO 

D - D • N • N 
VALENTE - VI - ET 
VALENTINIANO - U 

AVGG - CONS 

Carli, Ant Ital. voL H. p. 60, Orelli 3063. 
n marmo esiste in Roma; l'ùcriùone è del 378 d. C, la 
chinsa a tergo del monumento. 



■) Not. Dign. Oecid. ed. BSekin;. Bonnae 1840. toI. n. csp. 2. §. I. p. 9.* 



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69 



"Nobilitatis enlmini, literamm et eloquentisB lamini, ancto- 
rìtatìfl exemplo, proviBionum ac dispoBitioniim magi8tr0| hnmani- 
tatifl anetori, moderatioiuB patrono, devotionis antistiti, Petronio 
Probo, Tiro eonsnlari (sen viro clariBsimo), prooonsnli Afrieie, 
Praefeàtù pradorio per lUiricumj Itcdiam et Africam, consttli 
ordinario, ob insignia erga se remediarom genera : Veneti atque 
Higtri pecoliares eios (idem qnodclientes), patrono priB8tantissimo.„ 
— "Dedicata YL Idns Angusti, Dominis nostris Valente VI et 
Valentiniano n Angnstis Consnlibns.„ 

n prefetto al pretorio avea delle insegne speciali ed era 
nella categoria degl' illustri. L' imperatore stesso, rivolgendo a 
lui la parola, lo diiamava '^parens carissime^ ') e nelle leggi e 
negli atti pubblici occorrono gli epiteti di : "Sublimitas tua, Cel- 
situdo tua, Culmen tuum, tua Excellentia, Amplitudo tua» Aucto- 
rìtas tua, Magnificentia sen Magnitudo tua, Sinceritas, Prudentia 
tua„ e cosi via. Nella U 12. Cod. Theod. 11. 16 (a. 380) 6 detto 
'^vir clarissimus et iUustrU.,, 

n prefetto d' Italia avea la sua residenza in Milano. *) 

Fu r imperatore Costantino il primo che cominciò a sepa- 
rare sistematicamente il potere civile dal militare. Non già che 
r interesse dell' amministrazione civile lo avesse ispirato a un 
simile provvedimento, che un tale motivo gli avrebbe pure suggerita 
r idea di separare la giustizia dalla finanza e dall'amministrazione 
politica. Fu piuttosto la diffidenza verso gli alti dignitari dello 
stato e il timore di vedere concentrati nelle loro mani dei poteri 
eccessivi che lo aveano consigliato alla predetta separazione. Questa 
separazione fu già di regola in Italia e divenne ora generale per 
tutto lo stato romano. La prefettura stessa era una carica civile, 
per gli affari militari vi avea il maestro dei militi. 

Importantissime erano le attribuzioni del prefetto al pretorio. 
Avea desso l'obbligo di provvedere alla pubblicazione delle leggi 
imperiali e il diritto di rilasciare delle ordinanze speciali in con- 
sonanza alle leggi generali dello stato. Influiva sulla nomina dei 
rettori provinciali, assegnava a questi la paga, li sorvegliava e 



*) Fr. Vat §. 35. 

*) Gothof. topogr. C. Th. 6. 2. 



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70 

li panivE; dirigeva le loro azioni mediante speciali latninonL 
Esercitava in alcuni casi V nffido di giudice, ^ e procedeva alloni 
in via straordinaria {extra ardinem) e in rappresentanza dd prin- 
cipe (vice saera), per cui dalle sue sentenze non vi avea appello 
ulteriore: "a Prefectis autem pretorio, qui soli vice sacra eogno- 
seere vere dicendi sunt, provocari non sinimus, ne iam noeta» 
contigi veneratio videatur., ') Goncentravasi finalmente nelle sue 
mani una gran parte della pubblica finanza, V esazione della fon- 
diaria e dell' annona in prindpalitài il ricavato delle quali dovea 
d' ora innanzi servire al mantenimento dell' esercito e delle nu* 
morose cariche dello stato. *) 

Seguendo le indicazioni della NotUia DignUalum noteremo 
per ultimo il nome degli ufficiali chiamati ad assistere il prefetto 
al pretorio nell'adempimento delle sue mansioni d'ufficio: 

''Offidum viri Ulustris Pr»fecti pretorio Itali»: 

1. Princeps, 

2. Comicularìus, 

3. Adintor, 

A. Commentariensis, 

5. Ab actis, 

6. Numerarii, 

7. Subadiuv», 

8. Cura epistolarum, 

9. Begerendarius, 

10. Exceptores, 

11. Adiutores, 

12. Singularìi.^ ') 

Oltre al prefetto al pretorio e affine di controbilanciare in 
un qualche modo i di lui poteri, vi avevano delle altre cariche 
supreme, civili, militari e palatine, di cui ora terremo breve parola. — 
L' erario dello stato non era che in parte affidato al prefetto at 



•)L. 5. 6. 7. a TIl 1. 6, L. a 4. C. Th. 1. 10. 

*) Per sospetto del giudice, per denegata giustizia, per difficoltà spe« 
ciali dell'oggetto ecc. 

*) Costantin. a. d31: L. 16. G. Th. 11. 30. 

*) L. 5. 6. 7. C. Th. 1. 5. 

«)Not. Dign. Occid. cap 2. §.U. p. 11.* 



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71 

)>fetorìo e eomprendeva, oome abbiam detto, l'annona, la fondiaria 
è altre rendite fiscali Da questo fondo, denominato Arca Praefeo- 
titraepraetorianae, soleyasi erogare quanto era necessario al man- 
tenimento dell' esercito e della pubblica amministrazione. A canto 
di questo fondo vi avea V Aerarium siKrum, che abbracciaTa le 
imposte indirette, le miniere, la zecca e altri monopoHi e che, a 
libera disposizione del principe, era presieduto da un conte deUe 
sacre largùtiani. Yi aveva infine V Aerarium privtUum, ossia il 
patrimonio particolare del principe, consistente in beni demaniali 
e foreste, all' amministrazione del quale era chiamatoli Magister 
o BaUonaUs summae rei privatae, più tardi Comes rerum privata- 
rum. Non vi ha d'uopo osservare che anche questo fondo stava a li- 
bera disposizione del sovrano. — La direzione suprema degli affari 
militari era nelle mani dì due maestri dei militi, uno per i fanti, 
r altro per i cavalli {pedUum et equUum), ambedue alla corte im- 
periale, detti per ci6 praesentales, a differenza degli altri che se 
ne aggiunsero più tardi per 1' Oriente, la Tracia, l' Illirico e la 
Gallia. n maestro dei -militi era conte di primo ordine, illustre e 
in rangof non inferiore che al prefetto. Oltre al comando militare 
esercitava giurisdizione civile e penale sugli appartenent^alla mi- 
lizia. — Erano addetti alla persona dell' imperatore il praeposUus 
sacri cubiculi e i due Comites dotnesticorum, peditum et eguiium. ') 

m Ogni prefettura è di regola suddivisa in Diocesi, e ogni 
diocesi in provinole. A ogni diocesi vi presiede un vicario quale 
istanza intermedia tra il prefetto al pretorio e i governatori delle 
singole provinde. Vi hanno però le sue eccezioni. La prefettura 
d'Italia ha tre diocesi: Italia, Africa e Illirico. L'Illirico non ha 
alcun vicario, l' Africa ne ha uno e l' Italia due. La ripartizione 
d' Italia in due vicariati sembra avere tratto origine dalla distin- 
zione d' Italia annonaria e suburbicaria, di cui abbiamo gi& fatto 
parola, essendoché all'uno dei due vicari era appunto soggetta 
r Italia superiore e all' altr > la città di Roma, l' Italia di mezzo 
e le Provincie meridionali. H primo portava il titolo di Vicarius 
BaUae, il secondo quello di VicaHus urbis Bamae. 



^) Not. Dig. Occid. e. 10 p. 46,» e. 7. A. p. 41.* e. 12. p. 56 * 



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72 

Ci piace riferire il nome di alcuni vicari dell' alta Italia : 

Imp. CostantìnoB A. ad Bastum Vicarium Itaìiae (a ^0). 
— L. 1. C. Theod. 9. 8. 

Imp. GonBtantìnns A. ad hulìmm Verum Vieariiim ItaUae 
(a. 321). — L. 4. C. Theod. 6.35. 

Impp. Valentinianus et Yaleas AA. ad Favmtiitm Vicarium 
IktUae (a. 365). — L. 12. G. Theod. 9. 1, L. 3. Cod. Inst in 11. 47. 

Imppp. Valentinianus, Yalens et Gratianns AAA. ad Ca(a- 
fronmm Vicarium Italiae (a. 370). — L. 31. C. Theod. 8. 5. 

lidem Imppp. AAA. ad Catafroninm Vicarium Itali» (a^ 
870). - L. 2. C. Theod. 11. 10. 

Imppp. Valentinianus, Valens et Gratianus AAA. ad ItàUetm* 
Vicarium Itaìiae (a. 374). — L. 10. G. Theod. 13. 1. * 

f 

E inoltre le seguenti iscrizioni : una di un tale L. Crqae- 
reius Madaliatim, Vicarius lialiae del 341, riferita dall' Orelli- 
Henzen 6480, e altra pift importante: 

CRONIO • EVSEBIO • V • G • CONSVLARI • AEMILIAE • AD 
DITA • PRAEDICTAEPROVINCIAE 
, CONTVITV • VIGILANTUE 

ET • IVSTITIAE • EIVS • ETIAM • RA 

VENNATENSIVM • CIVITATE 

QVAE • ANTEA • PICENI • CAPVT • PRO 

VINCIAE • VIDEBATVR • VICARIO ITALIAE • QVAE POTESTAS- 

[SVPRA 
UICTO • VIRO • OB • TESTIMO 

NIVMfANTE • ACTIHO 

NORIS • EST • ADTRIBVTA 

PETITIONE • SENATVS • CON 

TEMPLATIONE • VITAE ATQVE 

ELOQVENTUE • EIVS • AB • mVICTISS 

PRINCIPIBVS • EST • DELATA 

TIMHS • APX0NT02 • AOnor • XAPIN • ESTHSAJfTO 

BOrAHKAI-BASIAE-12 

TON • 20<M)N • ErSEBION 

DEDICATA • V • EIDVS • NOVEMBRIS COS • PL • MALLIO 

THEODOR© ve 



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73 

Pubblicata dal Grutero 399, dall' Orelli 3649. — È dell'a.399. 

Leggiamo: '^Cranio Eusebio^ viro clarissimo, consolari Aemi- 
\\9òy addita prsdictse provinci» contaita vigilanti» et institi» eins 
etiam Bavennatensinm civitate, qn» antea Piceni caput provinci» 
yidebatur. Vicario Itaiiae, qu» potestas supradicto viro ob testi- 
monium ante acti honoris est adtributa petitione senatus, con- 
templatione vit» atque eloquenti» eius ab invictissimis prineipibus 
est delata v\kfi^ *ipx^^^ Xoy(ou x^'P'^ iarfflomo fhjkii xaìi PaotXct^ t&v 
oofbv *EiKiS^wij dedicata V. Idus Novembris, Consule Flavio Mallio 
Theodoro, viro clarìssimo.i, 

Il vicario, spettabile in rango, avea la sua residenza in 
Milano ed era munito di ampli poteri. Questi poteri non aveano 
un carattere proprio, ma, come lo indica già il nome, un carattere 
rappresentativo. Era il vicario un alter ego del prefetto al pretorio 
ed esercitava le sue finzioni solo in di lui assenza. Corrispondeva 
immediatamente coir imperatore e dall'imperatore immediatamente 
derivava il mandato, per cui 1' ufficio suo distinguevasi essenzial- 
mente da quello degli altri vice agentes. Neil' amministrazione 
della giustizia avea dei poteri analoghi a quelli del prefetto e al 
pari di questo, nella sua qualità di giudice superiore, eccezional- 
mente solo trattava una causa quale giudice di prima istanza. 
Non era però inappellabile; il ricorso contro le di lui sentenze 
andava all' imperatore. Avea parte finalmente nella sorveglianza 
delle Provincie e nella riscossione delle pubbliche imposte. ') 

Oli uffici del vicario d' Italia troviamo nella Notitia Digni- 
taium cosi registrati: 

''Officium autem supradictus spectabilis vicarius.(sc. Itali») 
habet ita: 

1. Principem de Schola Àgentum in Rebus Ducenarium, 

2. Comicularium, 

3. Numerarios duos, 

4. Gommentariensem, 

5. Adiutorem, 

6. Ab actis, 



') L. 2. 3. 4. 6. 7. 8. 15. 17. C. Theod. 1. 15, L. 1. 6. C. Theod. 1. 16, 
L. 16 33. C. Theod. 11. 30. 



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74 

7. Cora Epistolanim, 

8. Snbadiavu, 

9. Exoeptoresy 

10. Singnlares, 

11. Et reliqnoB Officiales. ') 

Abbiamo fatto cenno più sopra del Comes saeranm LargUiO' 
num e del Cornea Bermi pri/oatarum^ V uno preposto all'ammini- 
straxione dell'erario dello stato, Taltro chiamato alla sopraintendenza 
dei beni particolari del principe e della famiglia imperiale. Il 
oonte delle sacre largizioni era nelle singole diocesi rappresentato 
da nn BaHonalis Viearim o BaHonaUs semplicementCì che tal- 
volta assumeva il titolo maggiore di Comes LargiUonum. Notiamo 
per r Italia: il Comes LargUiomim Itàlkmiciairumf il BatUmaUs 
SKiNffianfm /faUoe, il ItoftONoI» ')I1 conte 

dei beni privati avea pnrea sna disposizione dei fimzionari superiori, 
e ci6 sia per un'intiera diocesi, sia per un complesso dipibprovinde. 
Abbiamo cosi un Comes Largitiomtm prnxxtarumj un Batumalis Berum 
prmUarum per ItaUam, un BatiomMs Bei privatae per Itaiiam^ 
e un BaHomlis Bei privcUae per Urbem Somam et Suburbicarias 
BegUmes atm Parte Faustinae, *) — Nella gerarchia militare, 
subordinati ai maestri dei militi e inferiori ad essi per rango, ci 
si presentano i Duees e i Comites rei miUtaris. In Italia un conte 
solo e anche questo di giurisdizione limitata: ^Sub dispositione 
viri spectabilis Gomitis Itali»: tractus Italie circa iipes;„ 
comprendeva questo tratto d'Italia le Alpi tutto dai confini di 
Francia alle nostre regioni 

IV. Le diocesi erano suddirise in provincie. Cosi quella d'I- 
talia che ne contava diecisette : 

^Sub dispositione virorum illustrium Pnefectorum Pretorio 
Itali» 

A. Diooceses infrascript» : 
a. Italia, 



') Net. Dign. Occid. c^ 18. A. §. U. p. 66.» 
V Net Dign. Occid. e. 10. %. I. A. p. 46 .♦ 
») Net. Dign. Occid. e. 11. §. I. A- p. 52.» 
*) Not. Dign, Occid. e. 27. §- I. p»g. 84.* 



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b. niyrìeiim, 
G. Africa. 
B. ProYinciffi 
a. Itali» decem et septem : 

1. Venetiae, 

2. ÀemiliiBy 
3« LigarìiB^ 

4. Flamini» et Piceni Annonarii, 

5. Tnscie et Umbri», 

6. Piceni Subnrbicarìì, 

7. Campani», 

8. Sidliffi, 

9. Apnli» et Galabrì», 

10. Lncani» et Brittiornmi 

11. Alpinm Gottiamm, 

12. B»ti» Prìm», 

13. B»ti» Seennd», 

14. Samnii, 

15. Valeri», 

16. Sardini», 

17. Corsie»; 



«"> 



Presiedevano alle singole provinole dei governatori dvili, 
denominati Bedores pravinciairumy *) nome generale che non esclu- 
deva di speciali Alcani di essi chiamavansi GcmudareS; altri 
Conreetares, altri Fraesides] erano però differenze di nomi che 
non importavano differenaui di poteri e di nfBdo. Godevano il 
predicato di Clari89inii. Presentiamo lo specchio dei governatori 
d'Italia. 

''Sub dispositione viri spectabilis Vicarii Urbis Rom» 

Provind» infrascript»; 

A. Gonsnlares 
1. Campani»; 



7 Not. DigD. Occid. e. 2. §. I. A. B. p. 9.* 
^ Ck>d. Theod. 1. 16, Ck>d. last. 1. 40. 



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76 

2. TuBcuB et Umbri», 

3. Piceni Sabarbicarii, 

4. Sicilie; 
B. Correctores 

1. Àpuli» et Calabrie, 

2 Brattioram et Lucanie; 
G. Presides 

1. Samnii, 

2. Sardinie, 

3. Gorsice, 

4. Valerìe.;, ') 

^Sub dispositione viri spectabilis Vicarii Italie 
Provincie infrasoripte: 

A. ConstUares 

1. Venetiae et Histriae, 

2. Aemilie, 

3. Ligurie, 

4. Flaminie et Piceni Annonarii; 

B. Presides 

1. Àlpium Gottiarum, 

2. Retie Prime, 

3. Retie Secunde.„ ') 

n governatore provinciale concentrava in sue mani il potere 
politico e giudiziario a un tempo, esclusa ogni attribuzione militare. 

Quale giudice ordinario esercitava la più alta giurisdizione 
dello stato, compreso il diritto di sangue e di ultimo supplizio 
{giada potestas) ossia il mertàm et mixkim imperium, *) eccet- 
tuati i casi di minore entità, tanto civili che penali, e i casi 
di deportazione e confisca totale dei beni. *) Appartenevano d'altro 
canto ad essi esclusivamente le cause delle città, dei senatori 
residenti nella provincia e quelle relative a propri uf&cialL ^) A 



■) Net Digni. Occid. e 18. §. L pag. 63 * 

») Not. Dign. Occid. e. 18. A. §. L pag. 65.» 

•) L. 6. §. 8. D. 1. 18, L. 3. D. 2. 1. 

*) L. un. Cod. Theod. 9. 41, U 6. §. 1. D. 48. 22. 

*) L. 15. 110. 175, Cod. Theod. 21. 1, L. 1. 2. Cod. Theod. 12. 11, L. 3. 
Cod. Th. 12. 19, L. IL D. 1. 9, L. 4. Cod. Th. 2. 1. 



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77 

viemmeglio aceertarai dello stato della provincia solevano intra- 
prendere viaggi d' ispezione, il ohe nella lingua legale cbiamar 
vano diseurrere per provinàam. *) Le sessioni gindiziarìe tene- 
vansi nella residenza del governatore. *) 

Ed ora lasciamo segnìre in ordine (fonologico la serie dei 
governatori della Venezia e dell' Istria, in quanto a noi conosdatì : 

1. 

CAIO • VETTIO • C0S8INI0 • BVPINO • C • V 

PRAEPECTO • VRBI • GOMITI 
IN-CONSIST-CORB-CAMP-COBB 

TVSCIAE • ET • VMBBIAE 

00 BB • VENETIAEETHISTBIAE 

CVB-ALV-TIBEBISET • CLOACABSACRAE-VBBIS 

CVB • yiAE • PLAMINIAE • PROOONSVLI • PRO 

VraCIAE • ACHAIAE • SORTITO • PONTIFICI • DEI 

SOLIS • AVGVRI • MIN • PALATINO 

ORDO • PO 

PVLVSQ • ATINAS • QVOD • IN • CORRECTVRA 

EIVSQVAE • SAEVISSIMÀM- TYBAN 

NIDEM • mCVBBEBAT 

NVLLAM • INIVRIAM • SVSTINVERIT 

PATRONO • DICATISSmO 

Pubblicata: Doni, CI. V. 45. p. 199, Murai 373. 3, Creili 
2285. — Abbiamo in questa iscrizione la prova che i governatori 
della Venezia e dell' Istria non erano sempre consolari, ma talvolta 
anche semplici correttori H marmo sarebbe dell' a. 310 incirca. 

'Caio Vettio Cossinio Rufino, consularì viro pnefecto urbi, 
comiti in consistorio, correctori Campani», correctori Tnsciie et 
Umbri», Correctori Venetiae ei HisMae, curatori alvei Tiberis et 
cloacarum sacr» urbis, curatori vi» Flamini», proconsuli provinoi» 
Aehai», sortito pontifid Dei Solis, auguri Minervali palatino : ordo 



•) L. 11. 12. C. Theod. 1. 46. 

*) NoT. 1. epileg. — Bethmann - Hollireg, BSm. CivilprocesB, Bonn 1866, 
V. III. p. 46. 



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78 

populnsque Atiiias, qnod in oorrectara eins, qoM 8»vi§8imam ty- 
rannidem inonrrerat, nnllam iniuriam Bustiniierit, patrono di- 

2. 

M • MAECIO • MEMBOO * FVBIO • BALBVBIO 

CAECILUNO • PLACIDO • C • Y 

PONTIFICI • UàJOm ' ATUTHI • P7 

HOCD • p •R'QvmrnvM • qyindecem 

VmO • 8ACBI8 • PACIVNDIS • CORREC 

TOM • VENETIABVM • ET • HISTBIAE 

PBAEFECTO • ANNONAE • VBBIS 

SACRAE • CVM • IVRE • GLAOH • GOMITI 

ORDINIS • PRIMI • COMITI • ORIENTIS 

AEGYPTI • ET • MESOPOTAMIAE • IVDI 

CI • SACRARVM • COGNITIONVM 

TERTIO • IVDICI • ITERVM • EX • DE 

LEGATIOKIBVS ' SAGRIS'PRAE 

FECTO • PRAETORIO • CONSVLI • ORDINARIO 

PATRONO • PRAESTANTISSmO 

REGIO • PALATINA 

POSVIT 

Pabblicata: Grntero 433. 4, OrelU 3191, Carli, A. L t. m. 
p. 47. — Marmo napoletano, del 343, nel qual anno Fnrio Bal- 
bnrìo fii console ordinario. 

Notabile è in questa iscrizione il plurale Venetianm ; 
ne diremo qnalche parola. Cominoiarasi fin da questo tempo 
a distinguere due Venezie, una superiore ed una inferiore. A 
detto degli uni (Pandrolo) la Venezia inferiore arrivava fino al 
Tagliamento, secondo altri (BOcking) si estendeva fino all'Ison- 
zo, e al di là di questi fiumi vi era la Venezia superiore. Aqui- 
leia apparteneva in ogni caso alla prima, registrando la Notizia 
delle Dignità un Procur<ttor Oinaecii AguiUienais Venetiae In- 
ferioris. Dubitiamo che 1' Isonzo formasse il confine delle due 
Venezie. Il passo di Giornande (De reb. geticis. e 57) : "inde- 
que (e Pannoniìs) Venetiarum fines ingressus ad Pontem Sontium 
nunoupatnm castra metatus est (Theodoricus)„ non lo prova cer- 



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to ; risalta da esso tatf al più che la Pannonia confinava alla 
Venezia. U Istria infine non fa mai detta Venezia e tenata anzi 
sempre distinta da questa regione, per coi veniamo a concia- 
dere che col nome di Venezia snperiore s' intendesse la mon- 
tana e colla inferiore la marittima. ') Fa del resto ana distinzione 
più geografica che amministrativa. 

^Marco Maedo Memmio Furio BàUnirio CaecUiano Placido^ 
consalari viro, pontifici maiorì, angari pablico populiqae romani 
qniritiam, qaindecimviro sacris faciandis, Carredùri Venetiantm et 
Eittriaej praefecto annonae arbis sacrae cam iure gladii, comiti 
ordinis primi, comiti Orientis, Aegypti et Mesopotamiae, indici 
sacraram cognitionam, tertio indici iteram ex delegationibns sa- 
cris, praefecto praetorio, consali ordinario, patrono praestantis- 
simo: regio Palatina (se in arbe Neapoli) posait„ 

UH UH llll UH UH llll UH IIR 

SANCTORVM • APOSTOLORVM 

P • ARECORIVS • APOLLINARIS 

CONSVL- VENET • ET • HISTRIAI 

V • C • FECIT 

Kandler, Indicaadoni p. 222. — Fa scoperta in Aqnileia e 
sembra dei tempi £ Valentiniano, a. 364 incirca. Primo esem- 
pio di nn consolare della Venezia ed Istria. 

" sanctornm apostoloram TuUim Art- 

cariftó ApólUnarìs^ Consuiaris Venetiae et Histriae, voti compos fecit „ 

4. Altro consolare è citato nella L. 1. Cod. Theod. 8. 8, e 
nella L. 10. Cod. Theod. 11. 7. Impp. Valentinianus et Valens 
AA. ad Flarianum Constdarem Venetiae. Dat XL Kal. Mail, Tre- 
viris, Valentiniano et Valente AA. Coss. (a. 365.) 

5. Parlando dei Prefetti d' Italia abbiamo riportato la magni- 
fica iscrizione a Petronio Probo, dalla qnale risalta che qaesto 
personaggio sostenne fra altre la carica di console ordinario della 
Venezia: PETRONIO PROBO CONSVLI • ORDINARIO- 



') Not. Dìgn. Occid. e. 40. p. 987.» 



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80 

OB • INSIOMU • ERGA • SE • REMEDIORVM • GENERA • VE- 
NETI • ADQYE ' HISTRI • PECVLIARES • EIVS • — L' epoca 
pressa di questa iscrizione è 1' a. 378 dell' era volgare. 

Vi ha della medesima un duplicato, che secondo alenni 
astori suona cosi : 

PETRONIO • PROBO 

VIRO • CONSVLARI 

PROCONSVLI • AFRICAE 

PER • ILLYRICVM • ITALIAM • ET • AFRICAM 

CONSVLI • ORDINARIO 

VENETI • ADQVE • BISTRI 

PECVLIARES • EIVS 

PATRONO • PRAESTANTISSmO 



VI • ID • AVG 

VALENTE • VI 

ET • VALENTINIANO • H 

AVG • CONS 

Vedasi Orelli 3063. — Epoca eguale. 

"Petronio Ptóbo,yvro consulari, proconsuli Aftìc», per Illy- 
rìcnm, Italiam et Afncam Constili OréUnario (aive Considari) : Veneti 
(ttqueHistri, peoUliares eins, patrono praestantissimo. VL Id. Augu- 
sti Valente VI et Valentìniano n Angustis. Consulibus., 

6. 

HORTANTE • BEATITVDINE 

TEMPORVM D • D D N N- N 

GRATIANI • VALENTINIANI 

ET • THEODOS • I • AVGGG 

STATVAM • IN • OAPITOLIO 

DIV • lACENTEM ■ IN 

CEREBERRIMO • FORI 

LOCO • C ONSTITVI 

IVS8IT • VAL • PALLADIVS 

V -C- CONS- VENET • ET'HIST 

Gmter. 285. 2, Maffei, Museo Veron. 107. 1, Carli, A. L v. 
m. p. 58. — n marmo è nel Museo di Verona, V epoca del- 



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81 

¥ iserìzione deve riporsi entro gli a. 379 — 383, nei quali ap- 
punto regnavano i tre imperatori 

'^Hortante beatitadine tempomm Dominoram nostronun Qra- 
tiani, Valentìniani et Theodosii I, Angastomm, statoam in ca- 
pitolio dia iacentem in cereberrìmo fori loco oonstitoi iossit: Va- 
Urius Pàttadm, Tir clartssimns, ConsuHaris Venetiae et JER8triae.„ 

7. 

COR • GAVDEN 

TIVSVPCOMET 

CORR • VENET • ET 

HIST • CVRAVIT 

Maffei, Verona ilL y. IL p. 305, Iscr. 47, Carli, A. Ital. v. 
DX p. 57. — La ritiene questi dai tempi di Onorio, a. 409 incir- 
ea. É memorabile il tìtolo di Comes et Correetor; ne parleremo 
in appresso. 

'^Comdius OaudentiuSy yir pérfectìsBimaB, Comes et Corrector 
Venetiarum et Histriae earavit„ 

8. 

L • NONIVS • VERVS • V • CONS • BIS • CORRECT • APV- 
LIAE • ET • CALAR || VENETLARVM • ET • ISTRIAE • CO- 
MES • PATRONVS • MVTINENSIVM • AQVILEIEN || BRIXL\- 
NORVM • ET • TNIVERSARVM • VRBIVM • APVLIAE • CALA- 
BRIAEQVE II VINICIAE • MARCIANAE • C • P • FIL • CAE- 
CILIANI • P • V • BIS • RATION || VRBIS • ROMAE • ET . 
AFRICAE • PRAES • LVSITANIAE • CORR • APVL • ET • CA- 
LAR • Vìe II PRAEP • PER • ITAL |1 CONIVGI • SANCTIS- 
SIMAE • AC • BENIGNISSIJiAE • CVTVS • VITA • MORVM || 
STVDIORVMQVE • LAVDIBVS • ET • VNIVERSIS • VIR- 
TVTVM • ANIMI • TAM • CLARA || EXTITIT • VT • ADMI- 
BABIUA • VETERIS • PROBITATIS • EXEMPLA • SV- 
PERAVIT II QYO • MERITO • OMNIVMQVE • IVDICIO • 
SINGVLARI • PRAECONIO || ILLVSTRIVM • MATRONA- 
RVM • DECVS • ORNAMENTVMQVE • EST • ABITA 

Gmtero 1098. 1, Marat 725. 3, Malmusi, maseo lapid. p. 
89. Maffei, Verona ili. t. IL p. 305, Isor. 48, Carli, Ant Ital. 

6 



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89 

voL TEL p. 69, Fabr«tti p« 101^ OrelM 8764. — Trovavaii va 
tempo neir orto dei padri Beneéettiiii in Modena; Bcnbia di aa 
epooa molto tarda. La intorpaaiioiii prewfintMtft qualeha difficol- 
tà. Dovrebbe interpretarsi : 

^Imeius Nmma Verm, Tir eonealaris, bis Cotrredar Apa- 
liae et Calabriae, VmeHa/rum et Istriaty eoiafOB; patronae Mati- 
nensimn, Aquileienflinm, Brixianomm et aniversamm urbiam A- 
pnliae, Calabrìaeque: Viniciae (?) Maroianae, olariBsimae femi- 
nae, filiae CaecUiani, perfectissimi rirì, bis rationalis urbis Bo- 
mae et Afrioae, praesidis Lasitaaiae, eorreotoris Apnliae et Gala- 
briae, vicepraefecti praetorio Italiae (per Itafiam?), conìagi sanctis- 
simae ac benignissimae, cmos vita monun, stndiommqne laudibns 
et nniTorsis yirtatam animi tam clara extitii^ ut admiràbilia yeteris 
probitatis esempla superante qno merito omninmqne indieio sin- 
gnlari praeconio illnstrinm matronarnm decns, omamentomqne 
est abita.„ (?) 

Nasce il dnbbio se sia da leggere : "Corrector Apnliae et 
Galabriae, Venetianim et Istriae, Comes,, — o non piuttosto ^Cor- 
rector Apnliae et Calabriae, Venetianim et Istriae Gomes.„ 

Riteniamo affatto inveroMmUe che ai tempi dell' iscrizione 
vi avesse nn conte speciale della Venezia, rivestito di poteri 
militari e non anche di giurisdizione civile. Un solo conte vi 
aveva in Italia^ il Comes Italiae, preposto alla difesa delle AIjm» 
nessuna traccia di un conte speciale della Venezia. A nostro 
avviso Lucio Nonio Vero fa correttore della Venezia e eonte a 
un tempo come egualmente conte e correttore della Venezia si 
fu il Cornelio Gaudenzio, la di cui iscrizione abbiamo riportata 
pi6 sopra. Negli ordinamenti di Costantino le attribuzioni mili- 
tari erano separate dalle civili; cosicché di regola un correttore' 
non poteva essere conte e non poteva esercitare funzioni miUtarì.' 
La quale regola pativa delle eccezioni, in modo che almeno^ 
provvisoriamente concedevasi a un governatore civile un coman- 
do militare. 

Gli esempi non sono mollo frequenti^ ma ne abbiamo tan-^ 
to in Italia che fuori ; basti ricordare la L. 3. C. Theod. 9. 
27 diretta a un tale Matroniano Duci et JPraesidi Sardiniae, 
a. 382: Cosa consimile sembra essere awenuiia nelle nostre prò- 



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83 

vÌBÓe e Be al>biaiiio viut prova palmare nell' apografe di Comelie 
Gaudenzio; conte e correttore della Venezia a mn tenpi^. Al- 
trettaoto- dovrebbe dirsi di L* Konio Vero^ a neno che il titolo 
di conte dato a questo personaggio, come a noi sembra più 
verosimile, anziché nn ufBcio attivo non voglia piuttosto indi- 
care una distinzione d' onore, un puro titolo, una dignità e nul- 
r altro. 

A canto delle autorità provinciali ordinarie vi aveano de- 
gli ufficiali specialmente incaricati dell' amministrazione finanzia- 
ria. Cosi per V erario dello stato in dipendenza del conte delle sa- 
cre largizioni: i prepositi del tesoro, i procuratori della zecca, del 
lanificio, della porpora ecc. Bileviamo dalla Notitia Dignitatum le 
seguenti cariche riferibili alle nostre provincie : il Praepositus The- 
scmrarumper Italiain AquUeiae^ il Procurator Monetae Aquileiensis^ 
il Procurcttor GynaeeU Aquiìeienais Venetiae Inferioris, il Proeuratar 
Bafii Cissensis Venetiae et Histriae. ') Altre cariche per Y ammi- 
nistrazione dei beni speciali del prìncipe, subordinate al conte 
delle cose privale, nessuna però particolarmente riferibile alla 
Venezia e all' Istria. Notiamo il Proeuratar Bei private per Tir- 
bem Bomdm e il Procurator Bei privatae per ItaUam. ') — La 
gerarchia militare tenevasi distinta dalla civile. Al maestro dei 
militi sottostavano neli' alta Italia i prefetti dei Sarmati Genti- 
li, tra i quali il Praefectus Sarmaiarum QentUium Foro FuU 
viensi^ quello di Opiiergii^ Patavi, Veronae, Cremonae, eco. •) e 
da quanto congettura il BOcking, un Praefectus Sarmatarum 
GentUium Parentii in Histria e un Praefectus Sermatarwn Genti- 
lium Venetiae Altini ^). In Aquileia aveva la sua residenza il prefetto 
deir armata navale : Praefectus Classis Venetum Aquileiae, ') 

Ultimo gradino della gerarchia politica le autorità muni- 
cipali, la di cui giurisdizione limitata in affari civili a ui^a 



«) Net. Dign. Occid. e. 10. §. L C. D. E. G. p. 47 — 49.* 

») Noi. Dign. Occid. e. 11. §. I. C. p. 52 — 53.» 

») Not. Dign. Occid. e. 40. §. IV. D. p. 121.» 

<) Not. Dign. Occid. pag. 1118.» 

») Not. Dign. Occid. e. 40. §. I. A. p. 118.* 



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84 

eerta aomma, non abbraceiava in materia penale ohe nn ristretto 
potere correzionale. ') 

In questa condizione durarono le cose fino alla caduta 
dell' impero. 

GabiiO Buttazzohi. 



•) L. 28. D. sa 1, L. a C. Th. 2. 1. 



Serie dei governatori provinciali romani 

della Venezia ed Istria. 

a. d. Or. 

60. Sevastus (?) 
130. Artasius (?) 
202. Pompeins (?) 
205. Lucinius (?) 
256. Questilio (?) 
284. Inlianas 
284. lonillns (?). 
286. Sapricins (?) 
288. Isteins TertoUns 
290. Ennomins (?) 
293. Saoratius (?) 
298. Eafemins (?) 
310. C. Yettios Gossinus Rnfinns 
343. M. Haecins Memmias Furios 

364. P. Àrecorius Àpollinaris 

365. Florianns 

378. Petronias Probas 
380. Yalerios Palladins 
409. Comelius Oaudentins 
— . Lncios Nonins Verus. 



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F0NTE8 RERUM FOROIULIENSIUM 

Anno 698 

Pavia 

Ritmo cantilena barbarica in elogio dei re longobardi Ariberto I, 

Berta/rido e Ctmiberto, cotta notùAa dei sinodi di Pavia e di Boma 

nei quali amenne la riunione détta ahiesa edsnuUica di AquUeia alla 

comunione détta chiesa romana. 

Archivio Diplomatico di Trieste. — DalP opera Concilia Papiensia coli, 
a Io. Bosisio. Papiae 1852; rilloatrazione inedita. 

Subllnies ^) ortnii In finlbns europe ^ Ij»nglbai*do- 

ram regale prosapia rex Haribertas pina et oatholicns Ariano- 
rum abolevit heresem et chriBtianaiii fidem fecit crescere — 
Bubolis *) item Bertarith in solinm regni snffectas imitatos pro- 
tinns exempla patris ad fidem convertere ludeos fecit^ baptizan- 
dos credere, qui rennerit gladio peremere *) — Tutor et rector, 
amator ecclesie, a fandamentis constructor coenobii ') ubi et Chri- 
sti conlocavit famolas, sua prefecit germana egregia ipsas ma- 
temo amore nt regeret — Tertins immo nepus adque Alias rex 
Canicbertns sablimatas tempore moderno, rector fortis et piissi- 
mos, devotas fidem christianam colere, ecclesiarum ditator et 
opifex — Elictas gente a Deo nt regeret Langibardoram, rebel- 
Ics compescoit, bello prostravit, Alech iniqaissimo semidiruta 
noncnpata Motina ') urbe pristino decore restituit — Exorto scis- 



^) Sublimis, id est vir aublimis. 
*) Intellige Booiarìam. 
*) Soboles nempe Bertarìdoa. Arìberti filiua. 
*) Scilicet perìmere. 
*) S. Agathae. 

*) Id est arbem nnncnpatam Mutinam ab Alachi iniquissimo semidirutam. 

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8G 

ma iam prìseo de tempore ab aquilone parte, nnde panderc 
malum in terra universum propheta vaticinandum Isaias 'j eecinit 
ubi Buperbus thronum cadens elegit — Fontis lauacrum recepere 
similem nobiscum Bimul trinitatem credere Aquiligenses dissiden- 
tea synodum quinta, qui totus concordat cum Iiu. una temnen- 
tes rei facti omnium — Fides ut esset in tota Hesperia coadu- 
nata aduocari praeoipit rex Cunicpertus urbi ubi resedet Ticino 
dieta ab amne, qui confluet proprium gerens Papia vocabulum 
— Aulam ingressi orthodoxi pariter aduersus prauos ceperunt 
contendere libros legentes sanoitos a patribus Pauli et Pyrri de- 
tegentes heresem Theodori, Ibae simulq: Tbeodoriti — Ast se 
iam uictos cognoscentes, ilico petunt a rege ut iurent catholici 
melius quintam recepere sinodum, et se promittunt consensuros 
postea ab iuraturos credendos recepere — Namqu : obantes in- 
gressi ecclesiam iureiurandum adfirmant concordiam adq: uniti 
carìtatis uinculum eucharisthiam concordes participant — NuUus 
de tanto gaudio potuerat catholiciq: sive de scismaticis se tem- 
perare a fleto et lacrìmis, omnibus tanta supplevit conpunetio; 
cemerent Xpm ibi; ac si patule — Vtreque parti rex pina ele- 
gere Cunicperct iuuit *) legatos diregere sedem ad sanctam, ubi 
Xpo presole data potestas neotere et solvere Petro piscanti caelì 
arce clavio — ubi resedet papa pius Sergius, ') suos qui ìussit 
adesse episcopos, gaudens recepit Thomam XpT ministrum, Theo- 
doaldo simul legum perìtissimum : aderant quoq: aquilienses pa- 
riter — Sedenti pape ante ora omnium scedula datur continens 
preterita quam uir excellens Damianus, ^) pontifex pio direxit 
dictata effamine — Sergius papa regi est poUicitus sua a deo 
ademta facinora ; illud prophetae, ubi inquid, recolit qui peccatore 
ab errore conuertit, sua a morte liberauit anima *) — merito 
iuste pastor apostolicus, digni quod erant, secte prave codices, 
quos antefati conscripserunt auctores, iussit conburi, ultre ne 



') Rectins leremias e. I. 14. 

•) lubet. 

') Primus nomine gnbernavit ecclesiam a. 687—701. 

*) EpiscopuB Ticinensis cuius clerìcus erat Thomas. 

») Rectius Epist. S. lacobi e. V. 20. 



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87 

pollueiint pravoram mentes, qui erant de scisraate — mihi igno- 
S€e rex quaesn piissime; tua qui iussa neqnivi, ut condecet pan- 
gere ore, stiloque contexere, recte ut valent. edissere : medrici ') 
scrìpsi per prosa, ut oratìancala — gloria regi regam in per- 
petaum canamus omnes. oremus et parìter sua ut regem Gunic- 
perto dextera protegat Xps hic multa per tempora, vitam aeter- 
nam deìnceps et tribuat. — 

Epitaffio di Tommctso diierico^ messo del re Cuniberto per la 
riunione ddla Chiesa S AgptUeia alla fede romana. 

(Dal Grutero.) 

t Quis milii tribuat ut fletus cessent immensi 
Et luetus animae det locum vera dicenti 
Licet in lacrìmis singultus nerba erumpant 
De te eertissime tuus discipulus loquor 
Te generositas minister Christi parentum 
Te munda actio Thomas monstrabat honestum 
Tecum yirginitas ab incunabulis vixit 
Tecumque veritas ad vitae metam permansit 
Tu casto labio pudica verba promebas 
Tu patiens iam parcendo pie docebas 
Te semper sobrium te recinebamus modestum 
Tu trìbulantium vera consolatio verax 
Errore veterì din Aquilegia cacca 
Diffusum caelitns rectam dum renueret fidem 
Aspera viarum ninguidosque montium coUes 
Galcans indefessus glutinasti prudens scissos. 



Lo scisma aquileiese cominciò durante l'episcopato di Ma- 
cedonio; apertamente scoppiò Tanno 557 nel concilio di Aqnilcia 
ove si radunarono i vescovi della Venezia, Istria e Liguria dis- 
senzienti dal V concilio di Costantinopoli, accettato da papa 



*) Id est metrice. 



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Pelagio I, per l'oggetto di eleggerai an capo in sostìtuzioiie del 
defunto Macedonio, che fa il patriarca Paolino, ivi consacrato 
da Frontone vescovo scismatico di Milano; e per istabilìre di 
persistere nel rifiuto del Y concilio, separandosi da quelli che 
lo avevano accettato ossia dalla chiesa romana. Quei vescovi 
non ammettevano la validità del V concilio che aveva condan- 
nate tre scritture di principii ariani e nestoriani (da che il nome 
dei tre capitoli), le quali dal precedente IV concilio di Calee- 
donia non erano state prese in trattazione. 

Parzialmente alcuni vescovi delle suddette provincie anda- 
rono poi aderendo alla fede romana ed imperialo, e più qnelli 
della penisola istriana e dell' estuario veneto sudditi od attinen- 
ti dell' impero^bizantino. Alla morte di Severo patriarca scisma- 
tico (606) venne eletto con assenso dei Longobardi, che da. pa- 
gani cominciavano a divenire ariani, in patriarca d'Aquileia 
Giovanni abbate, esso pure intinto di quella pece. Gli ortodossi 
meglio gli imperiali, che anche in essi vi erano dei dissen- 
zienti, elessero altro patriarca in Grado. Cosi ebbe principio la 
fortunosa divisione in due parti della ecclesiastica provincia a- 
quileiese. Neil' anno 627 la chiesa di Grado fece la più comple- 
ta adesione alla chiesa romana, accettando a patriarca il sud- 
diacono Primigenio inviatogli col pallio da papa Onorio. La vec- 
chia chiesa di Aquileia, compresa nei limiti del regno longobardico, 
si mantenne nello scisma fino a che l' arianismo dei Longobardi 
andò declinando per le più assidue provvidenze dei romani pon- 
tefici. Sta nei ricordi dell' epoca che ariani e cattolici vivessero 
del resto in buona pace (S. Greg. Ep. 1. V. 42). Altre chiese epi- 
scopali erano divise; a Pavia Anastasio vescovo ariano, fa- 
vorito dal re Rotari, aveva posta la sua sede a S. Eusebio ed il 
vescovo cattolico Magno stava a S. Siro; alla morte di questo 
nel 668, resa giustizia dal clero e dal popolo delle due parti 
alla singolare pietà di Anastasio, fu esso per comune assenso 
collocato sulla cattedra ticinese di S. Siro. Nel 680 sottoscrisse 
coi vescovi di Milano e di Ravenna la lettera sinodale di papa 
Agatone contro 1' eresia dei Monoteliti. Ebbe a successore Da- 
miano uomo assai istrutto e virtuoso. Questi, il re Cuniberto e 
Benedetto vescovo di Milano, devoti alla cattolica chiesa e a 



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papa Sergio, promossero a tutto potere la riunione degli Aqni- 
leìesi alla fede che aveva tutta V Italia, e vi riuscirono. 

Il ritmo qui pubblicato è un elogio dei re Longobardi A- 
rìberto I, Bertarìdo e Cuniberto di schiatta bavarese (ortus in 
finibus europe) scrìtto regnando Cuniberto da un chierico longo- 
bardo della chiesa di Pavia. Bicordasi che ad opera di questo 
re fu indetto un sinodo nella città regia di Pavia al quale in- 
tervennero gli Aqnileiesi; che questi riconobbero il loro errore 
e giurarono l'unione con la chiesa romana; che il re ordinò a 
Tommaso chierico e Teodaldo giurisperito di andar a Boma con 
gli atti del sinodo insieme con gli Aquileiesi; che papa Sergio, 
raccolto a Sinodo coi vescovi della provincia urbicaria, approvò 
tutto, assolse tutti e dannò al fuoco gli scritti di Paolo, Pirro, 
Iba e Teodoreto onde la memoria di quei codici per cui la chiesa 
di Aquileia era stata macchiata da 150 anni, fosse totalmente 
cancellata. Ciò accadde nelF anno 698. 

Beda (de Sex Aetat lib. VI.) ed il nostro Paolo Diacono 
(lib. VI. e. 14), mentre non accennano . ai sinodi di Pavia e di 
Boma, scrivono che nell'anno 698 si convocò dal patriarca Pietro 
un sinodo in Aquileia, nel quale, per le ammonizioni ed istru- 
zioni del papa Sergio, fu accettato il V concilio di Costantinopoli. 
Dall'epitaffio di Tommaso si induce che il sinodo di Aquileia 
abbia preceduto quello di Pavia. Tommaso d' ordine del re Cu- 
niberto per aspri calli recossi in Friuli e nell'Istria; con la 
ragione e colle lettere del papa scosse la pertinacia dei scismatici, 
e con gli argomenti li piegò alla concordia. Ebbe luogo allora 
il sinodo di Aquileia ed il patriarca Pietro ottenne dai vescovi 
comprovinciali il consenso alla professione romana. Tommaso si 
restituì a Pavia ed annunziò al re essere propensi alla unione 
gli animi degli Aquileiesi se vi si unisse il regio desiderio di 
confermare solennemente la pace. Quindi segui il sinodo di 
Pavia, poi il sinodo romano come nel ritmo suindicato. Delle 
chiese di Aquileia, di Milano e di Bavenna, rivali di Boma, A- 
quileia fu l'ultima ad essere assicurata nella dipendenza del ro- 
mano pontefice. 

Le vicende del lungo scisma dei tre capitoli si desumono 
dalle lettere dei pontefici Pelagio I; II, Onorio I e S. Gregorio 



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riportate Belle istorie patrie e nelle speciali monografie dello 
scisma. Il presente ritmo ed i sinodi che ricorda furono incogniti 
agli scrittori nostrali ed ai celebri collettori dei concilii; il Mansi 
ed il Labbeo. Il ritmo ha notevole importanza storica per i' epoca 
oscura a cui si riferisce ; appare poi dal lato letterario che nel 
VII secolo il latino non era lingua d'uso comune. Quegli che studia- 
va la grammatica e gli antichi autori poteva scrivere senza scon- 
cordanze e barbarismi; ma disusati gli studi; subentrata una 
fiera ignoranza e mancando gli institutori^ ne veniva che anche 
quei notari e chierici, che pure scrivevano in qualche occasione, 
ne sapessero di latino quanto un cattivo scolaro di un nostro gin- 
nasio. La pietà cattolica del re Cuniberto contribuì a lasciargli 
nome di fautore delle arti liberali; mentre de' letterati del suo 
tempo notasi come una rarità il grammatico Felice Diacono. 

Si compiono le dichiarazioni col soggiungere lo schema 
genealogico dei reali menzionati nel ritmo. 

Antohio Joppi 
ingegnere. 



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INDICE CROHOLOGICO 

del Patriarchi di Aqallela 

aderenti allo Scisma di Ano. 



Anteriormente aUa ditn^ione delia provincia aquUeiesc 
in due patriarcaii. 

A. d. Cr. 

539. Macedonio — Arcivescovo scismatico 

557. Paolino I 

569. Probino FatriarM scismatici 

571. £Ua 

586. Severo 

Dioisiane delia provincia aquUeiese r^ due patriarcati di 

Aqwilela «nulo 

Patriarchi sciematici Patriarchi ortodossi 

607. Giovanni I 607. Candidiano 

612. Epifanio 

— Marciano 61d. Cipriano 
628. Fortunato 628. Primigenio 

64& Massimo 

— Felice 668. Stefano 

— Giovanni II 673. Agatone 

— Giovanni III 685. Cristoforo 

Patriarchi ortodossi 
698. Pietro 715. Donato 

BUTTAZZONI. 



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DI AQUILEIA ROMANA 

del Conservatore Imperiaie 

PIETRO KANDLER 



Aquileia fa costrutta a nnovo dai Romani 180 anni prima 
dell' era volgare, in agro che era dei Veneti occupanti le spiag- 
gie marittime, però contrastate dai Norici Carni, che avevano 
recate molestie seppur non guerra ai Veneti. I Carni non erano 
propensi al mare, né trattavano navigazione ; avevano costrutta 
città il cui nome certo non giunse a noi, ma che probabilmente 
era Segeste, nel sito dell' odierna Palmanova, distrutta dai Romani 
che avevano ridotta al suolo anche 1' &ltra città che aveva nome 
Ocra, a nostro congetturare alzata sul gruppo di colli nella valle del 
Frìgido ove sta oggidì Voghersca e S. Pietro di Gorizia. I Romani 
dominatori della Venezia pretendevano anche il dominio dell' agro 
a sinistra del Tagliamento, dal quale i Carni sembrano avere 
cacciati i Veneti stringendoli alla marina, nella quale anche ai 
di nostri dura il dialetto veneto, mentre nella pianura sovrastante 
e nei monti ancor oggi dura il dialetto friulano. 

Le pretensioni sul terreno di Aquileia non erano il solo 
motivo per edificare dttà, volevasi farne antemurale e fortezza 
contro Carni, contro Giapidi (1' odierna Earsia), e contro Istriani, 
preparando le conquiste che dovevano porre queste provincie 
sotto dominio romano, ciò che poi avvenne, e ben in maggiore 
misura che non le pendici della Giulia. 

Intorno Aquileia, dal lato di settentrione e di levante stavano 
e stanno le Alpi che chiudono la gran vallata padana dal 
Col di Tenda al Cenisio, al S. Bernardo, poi piegando a sol le- 
vante al Pirone, al Monte Croce, al Pizio, indi piegaqdo a mez- 
zogiorno, terminano all' Albio (Schneeberg) attaccandosi alle Al- 
pi che separano Dalmazia cisardiana alla transardiana. Un ramo 
distacca dal Monte Albano sopra Tarsatica (Fiume) e fatto nu- 



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eleo nel Galdaro (Monte Maggiore) scende ad Albona ove preci- 
pita al mare. H braccio alpino che dal Piolo si stende air Al- 
banO; ebbe in onore di Giulio Cesare il dittatore o piuttosto di 
.Ottaviano che si faceva chiamare anche Giulio Cesare^ nome di 
Giulia, in antico la dissero Alpe veneta ed anche giapidica, 
però crediamo fosse ciò della Giulia seconda, imperciocché la 
Giulia è ripartita in due ; la Giulia prima dal Piolo al Mon- 
teregio (Nanos), le cui pendici di forme tumultuarie; di ter- 
reno instabile, ancor oggidì vanno cangiando forma per abbas- 
samento, incerto, ineguale^ parziale; mentre la seconda cede in 
massa, lentamente, ned' è soggetta ad enormi siranamenti e la- 
cerazioni. Dalla Giulia prima scende il Natisone che passava ad 
Aquileia, dal limite fra la prima e la seconda scende il Frìgido, 
altra volta assorbito presso Gabria da caverna; dalla seconda 
scende il Timavo assorbito a mezzo corso da voragine, unitosi 
sotterra al Frigido ricomparsi a S. Giovanni di Tuba ; dalle brac- 
cia della Vena scendono il Formione antico confine dell' Italia 
civile al terminare della repubblica romana, V Arsia antico con- 
fine fra Istria e Libumia. Misteriose tradizioni correvano sulla 
Giulia seconda; Antenore sfuggito alle ostilità dei Greci radu- 
nati a Troia, aveva valicato coi suoi Veneti il Monte Albano nella 
pendice meridionale e credevasi ad una comunicazione fra V Istro 
adriatico, che oggidì ha nome di Quoto, coli' Istro pontioo che 
ha nome di Danubio. La Giulia prima misurava * in lunghezza 
60 miglio romane, in larghezza 15 ; la seconda era lunga 40 
miglia, 25 larga; le sommità delle Alpi della prima stavano 
sul mare 9000 piedi (il Tricorno), della seconda 4000, il Montal- 
bano 5600, il Galdaro 4400. — Attraverso la Giulia prima apri- 
vansi varchi da 5000 a 2000, nella seconda ancor più depressi. 
Aquileia distava dai filoni della Giulia sessanta miglia; Aquileia 
distava dalle città circostanti : da Trieste e da Forogiulio trenta, 
da Gomena venticinque, da Emona poi detta Lubiana settantacin- 
que, distava da Ancona censessanta, altrettante da Zara. 

La Giulia prima era tutta occupata da Norici, il monte come 
il piano e la vallata del Frigido e la intralpina dell' odierno 
Adelsberg. — Il Montalbano stava a metà di Giapidia, ripartita 
in cisalbiana o prima, ed in transalbiana o seconda; popolata da 



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federazione di comuni dei qnali alcuni illìrii, altri galli o celtici; 
la spiaggia dal Timavo al Risano era dominata da Giapidi, do- 
minatori altresì dell' Istria intema ; Istriani occupavano la spiag- 
gia marina, e tutta Y estrema parte ; Istriani e Giapidi ferocissimi 
popoli, che molto affaticarono i Romani. Norioi, Giapidi e Istri 
giungevano colle terre loro fino alle porte (per cosi dire) di 
Àquileia. 

U suolo su cui si oostrusse Aquileia era promontorio avan- 
zato nell' estuario gradense alla cui diritta e sinistra stavano 
acque marine : il promontorio non più alto sul mare di 44 piedi; 
dì Aquileia voleva farsi arsenale di terra e di mare, ad emporio 
non si pensava allora ; si formò spontaneamente per effetto delle 
congiunzioni terrestri colle provincie di qua del Danubio. 

Ebbe nome di Aquileia per aquila veduta volare nel tempo 
che si segnava sul terreno la novella città, non perchè ricetta- 
colo di acque che sarebbesi detto AquUegium non Aquileia come 
leggesi nei classici e nelle epigrafi. 

Siamo tratti a credere che Aquileia si fosse disegnata coi 
riti pagani in giorno che fa tra il 23 ed il 26 ottobre del 180, 
così calcolando dalla declinazione del grande asse dell'agro co- 
lonico, che avrebbe dovuto seguire la tramontana astronomica, 
locchè non sapendosi allora precisare preferivasi di prendere a 
punto certo la levata del sole. Crediamo che' questo giorno deb- 
basi collocare nell' autunno anziché nella primavera per disso- 
dare il terreno in tempo che conceda disporre le opere agrarie 
acciò r agro sia ferace e maturo il raccolto. U asse della città 
novella era quello dell' agro ; V asse attraversava la città, la fac- 
cia della città era rivolta a sole ponente; la schiena a sole le- 
vante, ove il suolo era più eminente, la faccia toccava il livello 
dell' acqua marina. 

Sulla forma della città, sull'estensione sua molto si disse 
per congetture non giustificate, né facilmente giustificabili. Sembra 
più autorevole il partire da altri canoni che non le voci vaghe 
incerte, o le supposizioni antiche e nuove. 

Lo spettatore che guarda l' odierna Aquileia, non vede col- 
r occhio corporeo alcun edifizio od opera che attesti 1' antica 
colonia, l'occhio della mente vaga per quei campi e paludi, in 



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traccia almeno del sito della città colossale. Alle inchieste ri- 
spondono indicazioni né credibili, né sincere. Altri dice che in 
Terso stasse la piazza di Aquileia, in Belvedere V opposto altro 
capo di città; altri Tanno ripetendo che T ambito dell'antica 
città misurasse quattordici miglia ; altri indicano protendersi 
le borgate fino ai colli di Ronchi ; altri additano Grado, altri al- 
tro, n numero del popolo dell' antica colonia è. svariato, ingente, 
favoloso, n forestiero riparte da Aquileia coi medesimi desiderii 
con che è venuto. 

Il desiderio di sapere la forma materiale dell' antica Aqui- 
leia non è dei viaggiatori soltanto e dei curiosi, lo è dei dotti, 
per trame giudizio sulla condizione di quella città che fa ante- 
murale d' Italia romana, seconda a Roma per popolo e per do- 
vizie, porto eelebratissimo di mare, stazione di flotta, arsenale 
di mare, residenza di imperatori, emporio delle genti cisdanu- 
biane, di Egitto e dell' Asia minore, convergenza di strade e- 
stesissime ; della città, che mentre durava in suo splendore vide 
r evangelista Marco, inviato dall' apostolo Pietro a fondare chie- 
sa che durata diecisette secoli, fu amplissima, seconda a Roma, 
fìi provincia dall' Adige al Dravo, dal Chiese al Savo, fulgida per 
santità di prelati, per sapienza di dottori, per numero di chiese 
suffraganee. 

Maestri si furono i Romani in ogni scienza di buon governo, 
in ogni genere di opere struttorie, le città loro furono con gran- 
dissima sapienza disposte e conformate cosi che niun altro po- 
polo seppe meglio; la ricognizione di un' intera città, piantata a 
nuovo senza li ostacoli di città che si trasforma in romana, o di 
insolite e strane conformazioni di suolo, senz' altro guida a rico- 
noscere quelli canoni che certamente ebbero, e costantemente 
seguirono. Dura tradizione e testimonianza che le antiche colo- 
nie fossero anche nella materiale loro distribuzione, come lo 
erano nel governo, imitazione di Roma ; imitazione che creduta 
a misura dal conte Michele della Torre, pensò di calcare la 
pianta di Roma sul terreno che sta intomo Cividale, venendo 
cosi a proporzioni troppo sconcordanti, fra una città che entro 
sue mura comprendeva quattro miglia quadrate di superficie, ed una 
città che appena comprendeva una quarta parte di miglio ; con 



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Roma, le coi borgate in serie eontìnnata di abitazioni stendevan- 
8i fino al mare, fino al porto proprio di mare distante 15 miglia, 
le rovine delle quali borgate coprono amplissima campagna a 
molte miglia di distanza. 

L' esecnzione di siffatte imprese nei più è temeraria, e vien 
g^ndicata qnal mero arbitrio o poesia dell' illostratore ; e ricor- 
dando li scritti di investigatori delle antichità, dei secoli decorsi, 
che a capriccio mostrano palazzi, edifizi, città e porti e circhi 
e naumachie ed anfiteatri e teatri e piramidi e colonne a coclide, 
in verità si è tratti a sorridere. Pare anche senza vedere soprar 
snolo avanzi di edifizi, è possibile di riconoscere nel terreno, 
od in parziali tasti tali elementi, da procedere con sicarezza, e 
da venire a certissime conclusioni, anche a primo lavoro non 
completo^ che sono guida sicurissima. 

Ci è noto che intomo al 1806 i fratelli Zuccolo da Udine, 
ingegnere Y uno, pittore 1' altro, fecero indagini sulla forma del- 
l' antica Aquileia, per le cose strattorie, con grandissimo amore, 
con pazienti lavori, i quali il colonnello Siauve, esploratore delle 
antichità di Parenzo e di Fola, era per proseguire, attissimo a farlo 
con successo; sennonché chiamato all' armata di spedizione contro 
BuBsia, nò riuscito al prefetto della provincia, Somenzari, di ot- 
tenere licenza che rimanesse, egli lasciava la vita sul campo di 
battaglia. Altri valenti in precedenza a questi, presero nota delle 
cose venute all' aprico, e convenivano essere stata quadrata la 
forma della colonia aquileiese, e di piccole dimensioni, inten- 
diamo piccole di confronto alle esagerate vociferazioni. Lo scrit- 
tore del presente articolo vi die attenzione, e segnati su tavole 
i risultati di sue indagini, illustrava queste in pib discorsi im- 
provvisati nella sala dell' I. R. Accademia di Commercio di Trie- 
ste. Si arrestarono le indagini per mancanza di più essenziali 
fattori : di un piano di livellazione a stratificazioni, del terreno 
da Cervignano a Grado, del corpo delle Inscrizioni aquileiesi, 
del Codice diplomatico del Friuli, e di altri sussidi, quale la 
Tavola geografica dell' antica provincia, delle contermini Nerico, 
Pannonia, Dalmazia, e dalla Corografia antica della regione che. 
si estende dal Tilavento all' Alpe Giulia, dal mare alle chiuse 
di Gemona e di Venzone. 



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La liyellazione del suolo a strati è il miglior modo che noi 
sappiamo per riconoscere le ondulazioni del terreno, la loro forma, 
le loro significazioni. Abbiamo veduto la livellazione dei dintorni 
di Fola del capitano di artiglieria Eubesch, ed ancorché quei 
colli superino i cento piedi di altezza, mirabilissimo e sapiente 
ne è il risultato, tale da dare certezza di poter leggere nella li- 
vellazione di Aquileia tutta V antica condizione del suolo, ed in 
questo, dei manufatti antichi. I piani e le carte delle quali si 
lamentava allora la mancanza, or sono compiute per opera del 
conservatore, dal cui prospetto stampato leviamo V indice delle cose 
che riguardano Aquileia, uè cangiarono i giudizi fatti in precedenza. 



L La decima regione dell'Italia imperiale augustea secon- 
do Plinio, la quale comprende la Venezia, V Istria, le pen- 
dici del Tirolo a mezzogiorno di Pirone, Tusci, Cenomani; 
dall' Adda all' Arsia, dal Pò e dall' Adriatico fino alle Alpi 
retiche, camiche ed alla Giulia. — Con indicazione delti 
agri antichi, delle città, delle strade romane, dei fiumi 
antichi, dei fari o lanterne di mare. 

Segnata e colorata sul tipo della carta pubblicata 
dal genio militare, del Lombardo Veneto e del Litorale 
Austriaco, e di brandelli di Garintia e del Gamie. 

Unite le carte in un solo foglio, scala owanm ^®^^^^^ 

n. Garta planimetrica del Litorale, detta Terrainskarte, in 
rarissimi esemplari, litografata nella proporzione di un 
pollice austriaco eguale a 400 tese austriache, postivi a 
colori i monti, i fiumi antichi, le strade, le città, le ca- 
stella, i castellari, le rovine di qualsiasi specie, i confini 
delti antichi comuni romani. 

Fu ripartita in tre quaderni — Gorizia, Istria, isole 
del Garnero. 

La Gorizia conta 29 fogli, — aggiunte altre carte 
parziali di Monfalcone, di Aquileia. 

L' Istria conta 29 fogli. — Aggiunta la carta delle 
visuali da castellare a castellare ; altra dell' agro paren- 



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99 

tino ; una carta dell' Istria romana, la carta della Idro- 
grafia sotterranea. 

Le Isole contano 14 fogli. Il Litorale intero 63 fogli 

III. Carta del Litorale romano colle città, castellari, strade, 
boschi, snl tipo della carta del genio militare ridotta. 

IV. Carta del Litorale colle ripartizioni ecclesiastiche del me- 
dio evo, in vescovati e plebi basata sulle ripartizioni ter- 
ritoriali romane. Sopra carta del Oerin, che è in propor- 
zioni grandi, 7 fogli. 

V. Contea di Gorizia, Adelsberg, Lubiana romane, coi terri- 
torii, limiti, strade, fortalizi — sul tipo della carta mag- 
giore del genio, tre fogli. 

VI. Carte di Libumia e di Dalmazia e di Giapidia, ridotte alli 
scompartimenti romani, con indicazioni delli confini terri- 
toriali, strade, città, fortalizi, della condizione a' tempi 
d^Ue invasioni croate, dei possessi dei latini. Atlante di 
35 carte. 

VII. Carta di Pannonia colle castella romane al limite danubiano. 
Vin. Carta delle Dacie romane in grandi dimensioni, insieme 

coir Istria pontica antica, sulla scala della grande carta 
austrìaca del genio militare. 
IX. Carta del Camio colle strade, città e ripartizioni romane, 

sul tipo della carta del Freyer in 14 fogli. 
X. Carta romana della Carintia romana, sul tipo della carta 

grande del genio militare, 3 fogli. 
XI. Agro colonico di Padova, prelevazioni originali, 4 fogli. 
XII. Il Friuli che fu poi dei patriarchi, indi dei Veneziani, 7 
togli, sul tipo della grande carta del genio, colle confi- 
nazioni iromane. 

XIII. Libumia antica, Japidia; carte e memorie. 

E vi aggiungiamo altre due illustrazioni : 

XIV. n Timavo, Trieste Lloyd 1864. 

XV. La Giulia, Trieste Lloyd 1867. 



Una poesia dei tempi di Pipino ripetuta nel Codice diplo- 
matico istriano, ci ha conservato la descrizione di Verona colo- 



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100 

nia. — La si dice quadrata, murata con 48 torri, delle quali otto 
erano eccelse. In Àquileia le torri distavano 25 passi romani ; Ve- 
rona era eguale ad Àquileia primitiva, varie volte un castro Le 
otto torri maggiori erano agli angoli, ed una stava in mezzana di 
ogni lato. Aveva il foro con quattro archi agli angoli, cosi che 
sembrava sala chiusa, avente quattro porte; aveva piazze pa- 
vimentate con pietre riquadrate, anfiteatro, e castello munitissi- 
mo, ed era quello di S. Felice sul colle, aveva fossa di acqua 
che la circondava. Le torri sarebbero state distanti 34 passi 
romani. 

Magna et praedara pellet urbs haec in Italia, 
In partibus Venetiarum, ut docet Isidorus, 
Quae Verona vocitatur olim ab antiquitus. 

Per quadrum est compaginata, murificata firmiter, 
Quadraginta et octo turres fulgent per drcuitum, 
Ex quibus octo sunt excelsae, quae eminent omnibus. 

Habet altum Laberinthum magnum per circuitum, 
In quo nescius ingressus nunquam valet egredi, 
Nisi cum igne lucemae, vel cum fili glomere. 

Foro lato spacioso stemuto lapidibus. 

Ubi in quatuor cantus magni instant fomices; 
Plateae mirae stemutae de sectis silicibus. 

Fana et Tempia constructa ad Deorum nomina, 

Lunae, Martis, et Minervae, lovis atque Veneris, 
Et Saturni sive Solis, qui praefulget omnibus. 

Et dicere lingua non valet huius urbis schemata : 
Intus nitet, foris candet, circumsepta laminis, 
In aere pondos deauratos, metalla haud communia. 

Castro magno et excelso et firma propugnacela 
Pontes lapideoB fhndatos supra flumen Athesis, 
Quorum capita pertingunt in urbem ad oppidum. 

Ecce quam bene est fundata a malis hominibus, 
Qui nesciebant legem Dei et nova atque vetera 
Simulacra venerabant lignea, lapidea. 



Neir 1865 fu pubblicata la pianta dell' Àquileia romana e 
patriarchina, sotto nome di Icnographia. 



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101 

L' autore della Tavola saddetta si ristrinse al corpo della 
città per eccellenza^ a ciò che costìtuiva la città consa- 
crata tale dai riti religiosi, abitazione dei nobili dominanti di 
Aqmleia, preterendo affatto le borgate nelle quali abitavano la 
plebe, gli schiavi, gli artieri, nelle quali stavano per impero di 
ordinamento delle città i templi di alcune divinità; parte plebea 
di città che solitamente sta all' altra nobile come due ad uno. 
Ned ha compreso poi siccome parte integrante la città mercan- 
tile, e la città marittima, V emporio, la classe ed il porto : le 
quali parti, secondo notizie venute fino a' tempi presenti per in- 
dicazioni di scrittori antichi, furono appunto quelle che diedero 
splendore ad Aquileia sovra le città di terra soltanto, ed aliene 
dai traffici di emporio, col movimento di emporio colossale, e di 
port^ celebratissimo, e colle instituzioni di flotta marittima e di ar- 
senale militare, che faceva parte della flotta ravennate tenente in 
custodia r Adriatico, V Egeo e quanto mare sta a levante di linea 
tirata dalle estremità d' Italia al promontorio di Cirene nelV Africa. 
Queste che sono a nostro vedere parti integranti delF antica Aquileia, 
stessero pure divise tra giurisdizioni civili o militari, o marittime, nel 
complesso loro, presentano estesa la città da Cervcnniano a Grado. 
L' Icnografia presenta la cinta della città sacra, della città 
dominante, in forma quadrilatera, della quale il lato maggiore 
misurerebbe 1315 passi romani, il minore 852, i quali a dir vero 
non stanno nella solita proporzione. La supierficie sarebbe di 
1,120.380 passi romani, mentre la città di Roma ai tempi di 
Adriano misurava 4,050.000. Questa area che senz' altro è gi- 
gantesca, fu segnata per induzione, prolungando gli avanzi di due 
tratti di mura nell' angolo che sta a settentrione ponente; Y un 
tratto quello che corre da ponente a levante lungo 852 passi ro- 
mani, r altro che corre da mezzogiorno a tramontana lungo 1315 
passi romani. Gli avanzi di un torrione isolato esistente sulla linea 
del tratto minore di mura, ha persuaso V indagatore che quello 
fosse r altro angolo delle mura dirette da ponente a levante, 
dando cosi proteso il lato settentrionale dell' area urbana a 
passi romani 852. La protensione dell' altro lato 6 meramente 
congetturale, e dalle indicazioni che accompagnano il piano sembra 
siasi tratta congettura unicamente dalla elevazione del suolo, che 

8 



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102 

sovrasterebbe al livello di quelle acque paludose che lo tangono. 
I due lati; come segnati nel piano di 852 e di 1315^ non istanno 
in ragione alcuna fra loro^ né di eguaglianza, siccome è della 
forma a quadrato, né di doppio siccome è di plinto, né il risul- 
tato di superficie quadrata presenta cifra tale da stare in pro- 
porzione sia con quella unità che viene data dalle castella ro- 
mane dal multiplo di quella unità che si riconosce dappertutto 
nelle assegnazioni romane di terreno da città. La cifra di qua- 
dratura che avrebbe Aquileia di 1,120.380, reca a desiderio di 
qualche giustificazione a meno che non si voglia supporre che 
r ampiezza del terreno assegnato a città, seguisse a caso, il che 
può facilmente ricusarsi nei Romani, che in tutte le cose strut- 
tone ed architettoniche procedevano con modulo, cosi ai limiti 
della Scozia come nei deserti dell' Africa. 

Non troviamo in quella cifra di quadratura alcuna ragione 
numerica dei moduli adoperati per città; non ne troviamo ragione 
alcuna nelle misure agrarie, neppur nelle forme di superficie 
agraria, tutte quadrate o multiple di quadrato. L' cactus può pren- 
dersi ad unità di misura agraria; il iugero oomponevasi di due 
actus, due quadrati abbinati in forma veramente bislunga, ed è 
r unica eccezione alla forma quadrata a lati perfettamente eguali 
che hanno V Heredium, la Centuria ed il Saltus. 

Le cifre di queste misure agrarie, dì 576 — di 1152 — di 
2304 — di 230.400 — di 921.600, non istanno in proporzione 
alcuna col 1,120.380 della superficie congetturata in Aquileia; 
né questa cifra corrisponde in modo alcuno al tipo sia di Roma 
primitiva, sia di Roma adrianea. 

L'autore della Icnografia asserisce di avere trovato fonda- 
menta di torre, in linea delle mura settentrionali della città, a 
distanza di 250 tese viennesi ohe sarebbero di trecento ed una 
tese romane e credette di riconoscervi l' angolo estremo del corpo 
di città verso levante settentrione. 

Vogliamo prestar fede all'asserzione, ma potrebbe facilmen- 
te essere stata Specula della quale non sapressimo fare priva 
Aquileia. Il terreno è prossimo a strada precipua, è più alto il 
suolo che non il campidoglio ed il palazzo imperiale, ed il 
punto da cui fare osservazione facilmente poteva con torre por- 



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103 

tarsi a cento piedi sopra il suolO; dal qnale dare e ricevere segnali. 

Ai modi di difesa vanno annoverati i telegrafi; mediante i 
quali celeremente davansi notizie dai pnnti più distanti ; di que- 
sti servìvasi Tiberio per essere avvertito, mentre stava nel recesso 
dì Capri; di quanto avveniva in Roma quando voleva disfarsi di 
Sciano che gli insidiava T impero. — Questi telegrafi erano se- 
gnali dati col fuoco di notte, col fumo di giorno, mediante sei 
fiaccole, al di sopra ed ai lati di tavolato, colle quali faci for- 
mavansi combinazioni, o di due al di sopra, o d' una e cosi ai 
lati, cosi e di sopra ed insieme dai lati, come appunto usavasi 
coi telegrafi a bracci mobili prima della scoperta dei telegrafi e- 
lettrici. Crediamo fosse scrittura a segnali, anzi che a lettere 
d' alfabeto componenti parole ; duravano nel Carnio nei tempi 
delle incursioni turchesche e li dicevano graitfeuer. 

Questi segnali davansi, in piano da torri elevate, sui colli 
da castellari sopra terreno elevato, a distanze misurate, i mag- 
giori a dieci miglia romane, li medii interposti a due miglia ; 
crediamo operassero a tempo sereno i maggiori. Aquileia era in 
comunicazione celere con Roma per li Eaganei, Bologna ed at- 
traverso li Apennini col Danubio soprano attraverso il monte 
Croce fino a Ratisbona ; con Buda attraverso la Giulia seconda, 
Celleia, Petavio; con Siscia attraverso il Carnio inferiore; con 
Dalmazia per li Albii ; con Fola. — Le notizie di approssimazio- 
ne di armata o di flottiglia, le domande di soccorso correvano 
celeri. — Questi castellari sono ancor riconoscibili in tutta la 
serie loro, interessa di registrare almeno li più prossimi che 
conosciamo ed abbiamo esplorati; diremo all' infretta del Friu- 
li, nel quale erano precipue stazioni il colle di Meteia, di Udine, 
di Gemona ; della valle del Frigido, Meteia, Ranziano, S. Croce, 
il Piro, Nauporto; dell'Istria Doberdò, S. Croce, castellare di Mug- 
gia, monte M&lio, Buie, castellare di Parenzo, Geroldia, Valle, e 
S. Daniele di Fola. In generale puossi adottare che 1 castellari 
servissero a telegrafi, in qualunque loro serie. 

Sul mare avevano le tabelle che oggidì dicono avviso, di leg. 
gera costruzione, di forme snelle, mosse da ruote, girate da bovi 
moventesi su pavimenta mobile intorno ad asse, legati li bovi 
colle corna, bendati li occhi. Registriamo qualche testo. 



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104 

Specalaram BignificationeB, bello troiano invenit Sinon. 

Plinio Hist nat VII. 57. 
Qaae castra, ut fumo, atque ignibns significabatar. 

Caesa/r. B. G. IL 7. 
Celeriter, ut ante Caesar imperaverat; ignibus significatione 
facta, ex proximis castellis eo concarsam est. 

Caesar. B. O. IL 33. 

Caesar, quo facilios equitatum Pompeìanam ad Dyrrachiam 
contineret, aditus daos, qnos esse aagnstos demonstravimns, ma- 
gDÌ8 operibuB praemanivit; castellaqne bis locis posali 

Caesar. B. Civ. IIL 58. 

In boc lago coUes sunt excelsi pauci, in quibus singulae 
tarres speculaeque singulae per veteres erant coUocatae. 

Caesar. B. Afr. 37. 

Cuius in adventuni; praesidii causa Caesar complura castella 
occupavit partim suo equitatu, partim ut pedestres copiae in 
stationeet in excubitu castris praesidio esse possit 

Caesar. B. Hispan. 6. 



U terreno sul quale stava l'antica Aquileia e sta la moderna, 
in margine a marma, nelV intimo seno dell' Adriatico, molle 
come è, di svariate ancorché miti pendenze, ha subito grandi 
cangiamenti, sia pel corso deviato dei fiumi principali, sia per 
le corrosioni di mare non più contenuto dai decubiti di fiumi 
alle loro foci, nei venti secoli che corsero dalla prima fondazio- 
ne di quella città. H suolo tutto si è abbassato, per lo meno di 
cinque piedi, al che però non sappiamo attribuire grande peso, 
fuorché nelle parti dilavate dal mare ; imperciocché la depressione 
fu abbondantemente supplita dalle rovine delle antiche costru- 
zioni e dal terriccio che vi si formò di sopra, e che natural- 
mente ed abbondantemente si produce in luogo da bosco ed in 
luoghi coltivati; cosi che non sembra doversi calcolare gran fatto 
questo abbassamento, nella generalità, ancorché lo si debba am- 
mettere per singole parti. H terreno intorno la città di Aquileia 



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Ì05 

è pih avvallato di quanto a primo aspetto noi sembri; un piano 
che mostrasse a stratificazioni e livelli il terreno tatto air intomo 
dì Àqaileia neir ingiro di tre o quattro miglia da ogni lato^ por- 
rebbe spontaneamente all' aprico forme che per altra via non si 
presentano facili a comprendersi. Sembra che in precedenza ai 
Romani il dorso sai quale sta V odierna Aquiieia fosse promon- 
torio avanzato in mezzo a stagni e paludi, fossero marini, fos- 
sero fluviatili ; vera penisola, il cui punto culminante ancor oggi 
sta sopra^ livello del mare per 44 piedi austriaci* E sembra 
che da tre lati fosse la penisola di Aquiieia circondata da altre 
isole, specialmente nella direzione verso Grado, la Belinia, il Bel- 
vedere, le isolette delV estuario, e Grado la più avanzata, la quale 
protendevasi in mare ancor per un miglio almeno. 

In mezzo a questo aggruppamento di isole correvano acque 
fluviatili maggiori o minori, ed il convoglio di due fiumi mon- 
tani, uniti poi in un solo alveo, V uno il Turro che ha sua ori- 
gine nei monti che fanno corona ad Udine e Cividale, ed il Na- 
tiso r altro, che ha sua fonte nei monti di Ampezzo goriziano. 
L' Isonzo che raccoglieva il Frigido presso all' odierno Rubiano 
non giungeva al mare, ma raccolto a grande lago, le acque per 
sotterranei cunicoli traversavano il filare di monti che si stende 
verso il promontorio di Sagrado, versando loro acque nel cele- 
bratissimo Timavo. 

In tempo non ben certo (il Berini pone al quarto secolo, 
noi nel 587)), otturati i cunicoli per ingombro di glarea e sab- 
bia e melma; V Isonzo s' apri violentemente la via attraverso il 
varco fra Gradisca e Sagrado, e corse a ragginngere presso 
Campolongo il Natisone, e con questa scendette ad Aquiieia. L' al- 
veo comune di questi quattro fiumi toccava la base di Aquiieia, 
ascendo per Grado e per V Anfora al mare aperto. 

Altra violenta alterazione avvenne nel 1490 ; il Sonzio, ab- 
bandonato r alveo fra Romans e Villesse, s' avventò contro S. 
Pietro, del quale atterrò la chiesa, corse nella Sdobba, seguito 
dal Natiso e dal Turro. Il nuovo alveo comune dei quattro fiumi 
b' allontanò per quattro miglia dall' antico che era appiedi della 
colonia pur seguitandone la direzione, ma il nuovo filone ha ten- 
denza di sempre più scostarsi da Aquiieia per accostarsi ai monti ; 



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106 

l'antica colonia celebrata anche pel fiume, ne fa per Bempre prìrata. 

Pei' qnali- violentissimi cangiamenti F Aqaileia dei primi 
secoli ebbe fiume di assai minore portata che non quando il Natiso 
col Turro le correvano presso ; poi accresciuti dal Sonzio col 
Frìgido. Non è impossibile il riconoscere 1' antico volume di acque, 
non già assolutamente, colla copia di acque che oggidì convogliano, 
perchò la distruzione dei boschi sulle montagne ha scemato le 
pioggie, la spogliazione delle montagne ha recato impeto repentino 
di acque a modo di torrentacci in certe stagioni, povertà di acque 
in altre ; perchè non pib è lentamente assorbita V acqua piovana 
per raccogliersi nei bacini sotterranei alimentando cosi le sor- 
genti in misura equabile ; pure la media d' acqua in tutto il giro 
di un anno può dar qualche regolo. Più sicuro lo dà V alveo 
antico del fiume, fatto calcolo della pendenza. I Romani furono 
attenti ed esperti nella canalizzazione delle acque correnti, pre- 
ceduti nel bacino inferiore del Po, dalla sapienza di antichi po- 
poli italiani, non inferiori agli Egiziani, che seppero imbrigliare 
il Nilo e con ciò farlo mezzo di fecondità delle terre. I Romani 
aprirono fossa regolare al Natiso da Campolongo ad Aquileia; altra 
fossa artifiziale corre parallela alle mura residuate dell'antica città; 
altra fossa artifiziale e romana incontra questa, cadendo ad angolo 
retto, correndo a metà della città antica, e la dicono 1' Anfora, 
lunga, da quattro miglia ; la fossa da Pavia fino ad Aquileia 
è ancor riconoscibile per buon tratto. Gli scrittori che videro l' an- 
tica Aquileia, di lei narrano come il grosso del Natisene corres- 
se lungo le mura dal lato che guarda sole oriente, che le a- 
cque del Natisene la circondassero, e che il Natisene fosse na- 
vigabile per sette miglia dalla sua foce in mare. 

La ricognizione dell' antica idrografia fiuviatile reca a tali 
certezze da non poter dubitare del terreno sul quale sorgeva l'an- 
tica colonia ; e mostra come quel terreno, toccato a levante dai 
gran filone del fiume, fosse attraversato da canali secondari, cosi 
a parziale discarico del fiume maggiore, come a comunicazione 
facile e propizia nell' intemo del corpo medesimo della città. Du- 
rano le testate di ponte presso il Monastero, le quali, oltreché 
essere punto certissimo, mostrano un' apertura di alveo che sa- 
rebbe stato di venticinque passi romani, mentre il ponte avrebbe 



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iOl 

&Tttto la larghezza di oltre quattro passi romani, certamente per 
strada larga cinque pasdi. 

La larghezza di quesf alveo è altresì qaella dell' Anfora. 

£ sembra potersi conchindere che V Anfora non fosse già 
canale di navigazione sibbene alveo del Natiso, ed ancor oggi 
le acque del canale delle Vergini corrono nell' Anfora in massi- 
ma parte, la minor quantità corre in laguna. Dal che può arguirsi 
che i Romani volessero il porto di Aquileia scevero da acque dolci, 
che indrizzarono verso ponente al porto Baso. Un ponte ad un- 
dici miglia di distanza retta da Aquileia, opera magnifica delli 
imperatori (Antonio e Gommodo), ha bisogno di essere riconosciuto. 
Sembra stasse alla via Postumia che da Genova correva diritta alle 
Are Postumie sull'Alpe Giulia ; sembra fosse quadruvio. Lo si è cer- 
cato air Isonzo, ma stava certo sul Natisene, dacché a quei tempi V I- 
sonzo non scendeva al mare ; lo si è cercato presso Ronchi ove sta- 
va ponticello, e necropoli, non calcolato che passata queir acqua, 
non ancor potevasi giungere per asciutto ad Aquileia non calco- 
lato che se passato quel ponte potevasi giungere, la strada do- 
veva correre parallela al corso dei fiumi da settentrione a mez- 
zogiorno, non per traverso da levante a ponente. 

L'agro intorno la città di Aquileia porta visibili testimonianze 
di essere stato a' tempi romani irrigato; irrigato era del pari l' a- 
gro colonico di Padova. E ci sono testimonianze che fosse attra- 
versato da canali navigabili, od almeno guazzabili, dei quali il 
precipuo era senz' altro quello che metteva in comunicazione la 
gran fossa del Natisene e Turro con Cervignano, la quale re- 
cava nome di Alsa (Ausa volgarmente) tuttor fiume sbrigliato, 
disarginato, che conserva il nome. Questa fossa partivasi da so- 
pra il Campomarzo, veniva retta a Cervenniano, piegava verso 
r estuario, usciva al mare per porto Buso, tuttor navigabile dal 
mare a Cervenniano. Il porto era neir estuario alla foce dell' Alsa, 
siccome solevasi nelle lagune. La notizia la dobbiamo a Cassio- 
doro neir epistola IV. 8 che ordinava ai decurioni ed ai pos- 
sessori di fornire a prezzo di valore travi, e di guazzarli al porto 
Alsuano, trasporto ben più facile per acqua, che non sulle ruote 
fino air estuario del Timavo, sul quale i Gividalesi avevano porto 
e durano testimonianze. Cosi pel Natisone 1' agro cividalese a* 



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108 

veva comunicazione fluviatile col mare, e se volevasi anche con 
Aquileia. 

Proinde devotioni vestrae praesenti auctoritate decernimus, 
et accepto praetio competenti; de locis vestris ad Alsuanum tra- 
bes sine aliqua dilatione devehatis; quatenus et nostra ordinatìo 
sortiri possit effectum; et perceptis mercedibus vos videamìni su- 
stinere dispendium. — Cassiodoro, Ep. IV. 8. 



Del pari correva fossa parallela a quella dell' Alsa^ a Terzo, 
recando nome di Natisone, scendendo alle mura occidentali di 
Aquileia, ove conserva nome odierno di Atis. 

Le fosse di navigazione e di irrigazione scendevano obliqua- 
mente ali' estuario, seguendo il naturale declivio del suolo. Esatti 
riconoscimenti darebbero più copiose e più precise notizie. Tali 
fosse e canali non più alimentate dalla fossa del Turro col Na- 
tisone, gettatisi nel seno di Panzano, hanno tolto 1' acqua, rimasta 
in qualche parte quella di proprie scaturigini siccome è dell' Al- 
Ra e dell' acqua di Terzo. L' antica sapienza sapeva trarre pro- 
fitto anche delle scaturigini per accrescere la massa tratta dalla 
fossa del Turro e del Natisone, come sapeva alimentare questa 
colle acque del Versa; la canalizzazione teneva in briglia le rotte 
improvvise di acqua soverchia irrompente. 

Cosi le fosse erano presidio militare di Aquileia, per testi- 
monianza di Ammiano Marcellino che raccontando l' assalto da- 
tole r anno della morte di Costanzo, in nome di Giuliano, che 
fu il 361, li oppugnatori vennero al divisamento di costruire torri 
di legno, ponendole sopra tre barche solidamente unite, onde ac- 
costarsi alle mura. 

Anche le marine conviene sieno riconosciute nelle condi- 
zioni loro naturali, dacché furono base alle opere artifiziali co- 
struttevi, ed alla destinazione loro secondo esigenze dell' empo- 
rio. Certo fra Grado e S. Pietro d' Oro fu l' ingresso da mare, certo 
la stazione propizia di navi maggiori fu non già sotto le mura del- 
l' antica colonia, sibbene a Morsano ed a S. Marco al Belvedere, 
che al pari della Belinia erano in istato di isola ancor nel secolo 
XI dell' era comune. La comunicazione acquea col corpo della 



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l09 

città, certameBte fu con opera d' arte facilitata alle navicelle 
onerarie. D porto fa parte integrante dell' antica Aqaileia, an- 
corché non tangesse le di lei mura, e diede a lei celebrità al- 
tissima. 

La parte marina di Aquileia era in vero distinta cosi, che 
neppor sottostava alle giurisdizioni civili di quella, anzi formava 
propria provincia marittima, con proprie magistrature, ed ordina- 
menti ; e quelle isole tutte, esclusa la Belinia, appartenevano alla 
provincia marittima. Ma le ragioni di governo non alteravano le 
conformazioni naturali che le facevano appendici di Aquileia. 
Alle spiaggie marine ed entro le giurisdizioni marittime, devono 
riconoscersi i luoghi adatti a navali per costruzioni e per ar- 
mamento di navi ; le rive di approdo ; i siti per quelli opifici che 
sono indispensabili all' approntazione ed al corredo delle navi, ed 
alle stazioni cosi delli artieri, come della marinaresca in pubblico 
servigio dello stato e dei soldati marini. La ricognizione delle 
parti marittime gioverebbe grandemente alla ricognizione delle 
parti terrestri e fluviali congiungentisi alla marina. 

Nobile parte di Aquileia erasi adunque V estuario o laguna, 
spazio ampio occupato da isole ed acqua marina fra la terra 
ferma; e lungo dorso continuato di monticelli d'arena, decubito 
di fiumi, respinto dal mare, aperti all' ingresso nella laguna da 
antichi letti di fiume. Questa forma non è speciale della laguna 
di Aquileia ma comune a tutto 1' estuario veneto dal Timavo al- 
l' Adige, dalle foci di questo fiume fino al di là di Ravenna e co- 
mune alle foci di tutti i grandi fiumi, siccome del Nilo, del Da- 
nubio, del Rodano'; li stessi antichi giudicarono il Delta padano 
non inferiore al Delta egiziano per la sapienza nel condurre le 
acque fluviatili al mare, per la grandiosità delle opere artifiziali, 
cosi che da Ostiglia potevasi navigare direttamente a Ravenna 
da un lato, ad Aitino dall'altro; ed alle foci del Pò, tanta era 
r acqua deoubitante che la dissero i sette mari. Entro tali lagune 
placide erano le acque, sicura la navigazione e la stazione, co- 
mechè immune dalli impeti e dalle ire di mare. La ricognizione 
della distribuzione e della assegnazione di singole parti, la 
ricognizione delle opere antichissime ed antiche è in gene- 
rale possibile all' infuori di due regioni; della ravennate; con- 



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no 

giunta la città altravolta isola per sedimenti alia terra ferma, e 
la aqnileiese per li dilavamenti che vi fa il mare. Di che ne è 
eausa la deviazione di fiumi nei loro ultimi emissari!, il che av- 
venne per opera d'uomo intomo Venezia, per opera di natura in- 
tomo Àquileia. 

Nel secolo XVI Venezia neir opposizione di suggerimenti, 
s'appigliò al meno felice, a quello di deviare tutti li fiumi che 
scorrevano per la laguna propria di Venezia, calcolando dovesse 
la città evitare il destino cui soggiacque Ravenna. Ed avvenne 
r opposto perchè le foci delli antichi fiumi che erano li ingressi 
rimasero interrate per li rigurgiti del mare, ed ai dilavamenti delli 
dorsi dovette supplirsi colle gigantesche opere dei cosi detti mu- 
razzi. Àquileia all' invece vide alterato l' antico corso artifizìale 
del Turro e del Natisone ed il Sonzio divenuto ricettatore dei 
fiumi alpini di tutta la Giulia allontanarsi da Àquileia per get- 
tarsi nell' Isodobio, interrando a lungo tratto quel seno minore 
di mare. — L' uomo non corresse le aberrazioni della natura, o le 
frenò. Cosi avvenne che l' estuario aquileiese rimanesse senza 
fiume che coi decubiti vi forma obice, e colla corrente tenesse 
aperte e nette le foci al mare, il quale rimasto padrone dilavò 
miglia intere di terreno avanzato nel mare, dilavò la stessa città 
di Grado nella massima parte, e 1' assorbirà tutta ad onta della 
breve diga costruttasi recentemente. Lo stesso estuario non è di- 
feso pib dal dorso di monticelli di sabbia, frequentemente invasi 
dal mare irato che entro 1' estuario cangia frequentemente i ca- 
nali antichi, e dilava terreni altravolta coltivati. Diremo il poco 
che giunsimo a riconoscere. Questo, come tutto quanto è 1' estua- 
rio veneto dal Timavo a Capo d' Argine, era appendice delle 
colonie di terra ferma più prossime, cosi che l' estuario dal Timavo 
al Tilia vento era giurisdizione di Àquileia, quello ira il Tagliamento 
e la Livenza di Concordia, poi di Oderzo, di Aitino, di Treviso, 
di Padova, di Este, ma oltre le giurisdizioni di giustizia penale 
e politica, altro governo di pubblica cosa erasi instituito, poggiato 
a magistratura che aveva titolo di Tribuni dei marittimi; gover- 
no che Crediamo comprendesse il servigio di navigazione per 
r estuario tutto, e pei canali manufatti entro la terra ferma pel 
servigio del principe cosi per lo trasporto di cose per le quali 



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Ili 

il principe aveva gius di acquisto forzoso, siccome per derrate, 
e legnami, e pel servigio di corriere e messaggierie perio- 
diche e costanti, come era il servìgio dei provinciali per le an- 
garie della posta sulle strade imperiali. — Questi marittimi erano 
anche tenuti di navigare all' Istria ed a Ravenna con navi mag- 
giori onerarie pel trasporto di derrate ad approvigionamento di 
Ravenna. I marittimi dalla Venezia non erano però soldati o ma- 
rinari della flotta da guerra. 

Lo spazio assegnato ai tribuni marittimi e che formava il 
loro territorio giurisdizionale comprendeva oltre l'acqua marina, 
per cui crediamo fosse loro assegnato il governo dei porti e 
delle stazioni dei piloti, e delle barche minori da trasporto, peatte 
e gondole, ma anche i margini di terra ferma tangenti l'estuario. 
Curavano la produzione del sale marino, sale che non era di 
privativa del principe, siccome il sale di rocca. Gassiodoro nel- 
r epistola XII. 24 ne fece descrizione memorabilissima. 

E quando li abitanti della citt& fuggendo le distruzioni dei 
popoli rozzi ripararono nelle isole dell' estuario, e vi formarono 
città in sostituzione delle terrestri distrutte, in Grado si rinnovò 
Aqnileia, col rango di metropoli della Venezia insulare, come 
già lo ebbe Aqnileia della terrestre. Quando avvenisse la insti- 
tuzione dei tribuni marittimi non ci è noto; certamente ebbero or- 
dinamento quando Traiano creò la flotta aquileiese escorporandola 
dalla ravennate. 

A riconoscere le condizioni dell'antica Aqnileia giovano gran- 
demente le cognizioni geografiche e corografiche, cosi civili come 
militari, delle provincie transalpine che vi stanno all' ingiro. Al- 
l' emporio erano tributari i Norìci, le Pannonie, Garintia, Au- 
stria, Stiria, Ungheria, Croazia austriaca, Croazia turca, le quali 
come furono causa potentissima dell' incremento di Aqnileia, cosi 
pel loro distacco dall'impero romano furono causa dello scadi- 
mento e dello annichìlamento, assai più che non l'incendio ed il 
diroccamento recato da Attila. Città incendiate presto si rifanno 
ove potente sia la vitalità, si estinguono ove manchi. La geo- 
grafia politica delle regioni fra il Danubio e l'Adriatico segna 
nella sua storia la storia della prosperità e del decadimento di 
Aqnileia. Aqnileia non potè essere straniera od indiiferente alle 



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112 

ordinamenti militari che del Danubio formarono limite^ disposto 
a colonie, presidiato da legioni ; non direttamente ma mediata- 
mente; certo non potea tenersi straniera alla custodia del vallo 
sulla Giulia; trovata cosi ragione della costante presenza di 
militi, anzi nei tempi scadenti dell' impero un corpo d' armaU 
stava a presidio dell' Alpe, appiedi di questa. 

Allorquando V Italia venne pel governo assimilata alle Pro- 
vincie con magistrati provinciali, quella provincia di che fu capo 
Aquileia stendevasi dall' Adda all' Arsia ; la presenza di supre- 
mo magistrato provinciale ne crebbe lo splendore, preparando 
altra provincialità di Chiesa, che durò fino a mezzo secolo pas- 
sato, non calcolando le provincie, sia mercantili, sia politiche, 
sia militari ; 1' agro proprio segnava la condizione di Aquileia, 
perchè gli agri alimentari danno esistenza alle città, e V ampiezza 
dell' agro è misura della ampiezza della città. Il quale agro cir- 
coscritto da Trieste, da Cividale, da Gemona e dal Tilavento dava 
testimonianza della ampiezza e della agiatezza di quella; né sa- 
rebbe fuor di proposito il fare confronto fra la Aquileia destituta 
delle Provincie amplissime a lei tributarie, coli' odierna Udine 
che nell'agro primitivo la ha rimpiazzata. I Romani consideravano 
della città, quelli che erano dei vicini gruppi di caseggiati che 
esistettero intomo quei castellari con che fu presidiato l'agro 
aquileiese; il riconoscerli, sarebbe certamente propizio. 

Sicure indicazioni danno le strade pubbliche di qualunque 
categoria sieno; perchè convergendo a centro, la convergenza 
addita il sito della città, quand' anche il sito di Aquileia non 
venisse indicato dalle vie acquee ; né soltanto per la convergen- 
za loro, ma pel sito ove hanno termine. Imperciocché le strade 
s' arrestano alle porte della città, dalle quali hanno, se più piace, 
cominciamento ; la direzione delle strade esteme non continua en- 
tro la città, ove la direzione della strada estema non coincida colle 
strade interne a rettangoli, il che di Aquileia non accade che 
di una sola, quella che da Udine corre retta fino a Belvedere. 
Queste antiche strade sono ancora visibili nella loro direzione, 
pervenuta fino a noi, ancorché la materia antica sia celata da so- 
vrapposizione di terriccio o di ghiaratura ; sappiamo di strade ce- 
late che conservano l' antica lastricazione, H riconoscimento di 



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118 

queste nella direzione e nella materia loro giova; ci limitiamo 
ad accennare le linee ad Aitino, a Qaadravio, ad UdinC; a Ciridale. 
a CormonBy al varco della Giulia, a Trieste, a Concordia, e la 
Fostnmia che traversava V agro senza tangere la città. 

n Candido nei suoi Commentari di Aqaileia registra otto 
strade uscenti da questa città. 

Veruca per Monfalcone in Istria, 

Noritia per Liburni Taurisci e Norici, 

Tuhninia per Giapidia, 

Clusia per Forvibio (cosi intitolata Villaco), 

Gitdia pel Montecroce, 

Bottestania per Vindelicia, 

Cancdia pei Reti, 

Alta per Bologna. 

Meno la Giulia, tutti questi nomi sono immaginarli. 

Non conosce la Gemina nota per iscrizioni, non la Annia 
ohe veniva da Concordia, non la Petrata che andava a Gradisca ; 
non la BariUaria che sembra corrispondere alla via BéUoio, non 
la Postumia che attraversava il Friuli, non la militare lungo il 
Timavo soprano. 

Le strade con nome romano certissimo sono : 

Atmia da Concordia, 

Gemina alla Postumia, 

Criulia al monte Croce, 

Postumia traversale. 

La Petrata è epiteto, non nome proprio. 

I Romani giunsero nel sistema e nella esecuzione delle stra- 
de a punto sì culminante e splendente, da venir superati bensì 
in questo secolo nella esecuzione delle opere materiali, ma da ri- 
manere ancor superiori e maestri nella distribuzione delle strade. 
I moderni viventi nel distribuire le ferrate agirono od a caso, o 
secondo regioni, non si alzarono al grande pensiero di provve- 
dere agli interessi della grande famiglia, per cui ne veirà la 
necessità di rifare parecchie strade moderne spostandole, e con- 
giungendole a' grandi centri rannodati ad uno precipuo, di che 
ho detto qualcosa nella mia Giulia. Ma ciò non deve dimenticar- 
si, che i Romani giunsero a quelle risultanze di distribuzione di stra- 



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114 

de, perchè d' AfricEi d* Asia intorno al mare intemo, e di Europa 
occidentale, comprese le isole brittaniche, avevano composto un solo 
mondo, cni era nmbilico la citt& etema, nel centro della quale stava 
il miliario aureo su cui erano incise le strade tutte, e le stazioni 
su queste collocate. 

Ora accenniamo all' infretta che primo rango fra le varie spe- 
cie di strade prendevano le consolari, poi dette imperiali, anche 
basiliche, destinate al movimento delle legioni, al corso delle per- 
sone che vi avevano privilegio, al trasporto anche di materie 
mediante carriaggi ausiliari. Nelle provincie conquistate ed irre- 
quiete, siffatte strade militari erano destinate a tenerle in freno^ 
anche a domarle, come fecero Angusto e Tiberio nella Giapidia 
e Dalmazia colle triplici strade parallele; modo adoperato nei 
tempi nostri colla Vandea di Francia. 

Queste strade imperiali, imprìa consolari, erano misurate, 
segnatevi le distanze con pietre, sulle quali stava inciso il nu- 
muro delle miglia, numero che si cominciava da una colonia, 
proseguendosi fino a che si toccasse l'altra; pietre non piii alte 
di tre piedi, V una pietra distava dall' altra 781,® 1,' 6," 3,'" mi- 
sura viennese di mia calcolazione, fatto su d' una strada romana. 
Queste pietre miliari non vanno confuse colle dette colonne mi- 
liari, rotonde (le vere miliari erano quadrate) alte da 5 piedi, 
che ponevansi sulle strade militari in onore di imperatori al con- 
fine di due grandi comuni romani, sulle quali incidevasi la di- 
stanza dalla colonia. Dal che viene che talvolta in un punto solo 
rinvengonsi parecchie di tali colonne, però cadauna dedicata ad 
altro imperatore, e talvolta capovolta, per incidere la novella iscri- 
zione (a risparmio di materiale). 

Le quali strade della larghezza di 20 piedi romani, erano 
marginate, glareate, e solevasi in prossimità a queste collocare 
monumenti funebri. Su queste strade aveanvi le cambiatu- 
re di cavalli {mutaiianea) e le stazioni ove riposare la notte 
(mansianes). 

n grande asse di strada militare attraverso la vallata del 
Pò, partivasi da Genova, e per Piacenza, Cremona, Verona, Tre- 
viso, medio Friuli, terminava alla Giulia, alle Are Postumie (A- 
delsberg), continuata poi a Siscia da un lato, a Lubiana dall'ai- 



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115 

tro^ e fu opera del consolo Postamio Albino n^ir anno 148 che 
precede V èra comune. 

Devrebbe dirsi che nel 170 a C. alla prima conquista dell' I- 
strìa si aprisse strada attraverso questa provincia e fino a Fola, 
e fa detto che in questo tempo il consolo Appio Fulcro aprisse 
strada da Aquileia, ed avesse da lui nome di Appia, però non 
propendiamo ad accettare questa notizia; inclinando piuttosto a 
credere che si aprisse la grande strada appena nel 128 a. C. quando 
ribellatasi l' Istria ad istigazione dei Giapudi, fu domata e romaniz- 
zata dal consolo Sempronio Tuditano, che ebbe li onori del trionfo. 

A questo attribuiamo la grande strada militare, che si acot- 
tasi dalla Fostumia nelle prossimità di Gradisca, attraversato il 
Carso Duinate, scendeva a Trieste, passava alla valle di Costa- 
bona del Capodistriano, e poi all' agro emoniense, traversava il 
Quieto al Forton (Ningum), andava a Farenzo, da questa al 
Colico di Leme, indi al Manderiol, ed a Fola, ove pare termi- 
nasse. Fare che la strada oltre Albona alla Libumia fosse ope- 
ra più tarda, dopo V anno 28 che precede 1' èra eomune. 

Questa grande strada militare ebbe certamente nome dal 
primo suo costruttore, siccome ebbe nome di Flavia quella 'da Fola 
a MedoUno dair imperatore Vespasiano, che la aperse o rifece 
a nuovo; non ci è riuscito finora di leggerlo su pietra, o di 
udirlo nei nomi romani attribuiti dal popolo a speciali località. 

Era pratica dei Romani di condurre le strade a linee rette 
ove la conformazione del terreno lo concedesse, rette possibilmeu' 
te dair una all' altra colonia che erano veramente presidii mi- 
litari qualora vi stesse colonia militare. 

' Queste strade militari erano costrutte a dispendio dello 
stato romano ; ma altre ve ne erano alla costruzione delle quali 
dovevano contribuire i provinciali con quella specie di opere, e 
con quelle quote, come si usava dall' Austria. 

In terzo ordine vengono le strade che diressimo rurali 
di minor dimensione, fino a scendere alla largezza dei calli, dei 
limiti e delle semite. 

Ciò vogliamo avvertito, che la convergenza ad un centro 
di molte strade, di qualunque ordine sieno, 6 indicazione sicuris- 
sima di luogo al^itato in antico. 



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116 

Ove esislono strade romane o luoghi abitati in antico, ai 
rinvengono i cosi detti castellari^ i qnali sono recinti rotondi, 
circondati da vallo tumultuario, di rado da muraglie, del diame- 
tro solito di 40 tese viennesi, talvolta hanno doppia, talvolta han- 
no tripla cinta, a distanza di 25 tese, anche di 50. Neir intemo 
il terriccio è nerastro, quasi terra da orti, vi si rinvengono armi, 
proiettili rotondi di cotto, della grandezza di noci, con un buco 
per passarvi funicella, si rinvengono cotti, stoviglie di cotto, ido- 
letti di metallo. Talvolta entro il recinto sta cappella cristiana 
(per cui le esistenti cappelle si vedono spesso poste entro castellare) 
spesso contengono cisterne. 

Siffatti castellari si costruivano lungo le strade, su altura 
a distanza di due miglia, due miglia e mezzo. Talvolta ogni 
quinto castellare è maggiore. Servivano a stazione di soldati per 
presidiare le strade, servivano anche di rifugio ai coloni per le 
persone e per le derrate, in caso di scorrerie di nemici ; se mu- 
rati, si vede talvolta la rottura patita per assaltamento. 

La loro distribuzione lungo le vie è si regolare, che i soli 
castellari indicano la direzione delle strade, ove queste siano 
spartite. 

Da un castellare all' altro la visuale è libera, per cui av- 
viene che non sempre sia osservata la distanza solita delle 
miglia, ma è più ristretta o più allargata. 

La serie di questi castellari guida anche in porti di mare 
frequentati ; i castellari erano pure destinati alla custodia dei porti. 

Il nome di castellare, castellari, è frequente anche nel Ve- 
neto ed altrove. 

Avvertasi che i castellari hanno talvolta forma quadrata, ed 
in tale caso sono murati, talvolta (ciò mi è accaduto raramente) 
il quadrato principale ha intorno a sé, ed alli angoli, quadrati 
minori che sono pure castellari di piccole dimensioni. 



Nelle indagini sulle antiche condizioni della città di Aqui- 
leia conviene prendere a base le epoche diverse, le quali furono 
tre : — la repubblicana, quando Aqnileia stava a confine d' Ita- 
lia ; Faugustea, quando V impero fu ampliato nelle parti più pros- 
sime alle Alpi : Carintia, Carnio, le Croazie, — la traianea o più 



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UT 

veramente adrianea ed antoninianea^ quando Pannonie e Dacie 
furono orinate a modo romano e salirono a grande prosperità. 
Aqnileia si ampliò secondo prosperità delle provincie estèrne^ poi 
decadde, e fa poca cosa a' tempi di Grinstiniano e di Narsete che 
la vollero ristaurare ; sparve a' tempi dei Longobardi. 

I Romani costnissero a nuovo la loro città di Àquileia ; nei^- 
sana città esisteva in precedenza. V era bensì città piantata dagli 
indigeni (Galli) nel sito dell' odierna Palmanuova, ma i Romani 
la cancellarono; perchè pretendevano che il Friuli piano fosse 
appendice della Venezia, e volevano rincacciati i Galli entro 
le m(intagne ; la presenza di città galliche avrebbe coonestato le 
ragióni o pretensioni di quelli. Allorquando i Romani conduce- 
vano colonie in città esistenti, ne dedicavano quella parte ohe loro* 
abbisognava, scorporandola dalla residuante, separando quella con 
mura f e tanta parte ne escorporavano, quanta èra proporzionata 
al numero dei coloni condotti su misura individuale prestabilita, 
per cai è lecito dalla ampiezza della superficie lo argomentare al 
numero dei coloni condotti, e versa vice. Certo che siffatte escorpo- 
razioni di città esistenti non sempre permettevano darvi la forma 
e le distribuzioni che erano di canone, tticcome questa posizio- 
ne di città entro altra città, sopra ai^si diverse, dava talvòlta 
a risultato sconcordanza di forme tra la vecchia è la nuova. E notia- 
mo che l'asse delle città roinane era> secondo punti cardinali; fissato 
coi riti della religione. AH' invéce in Aqnileia piantata a nuovo, v'era 
tutta libertà di piantare la nuòva città secondo esigevano i ca- 
noni civiU e religiosi dei Romàni, in tatta la loro estensione ; così 
che Aqnileia poteva facilmente diveiiife il tipo di città, per ec- 
cellenza romana. In qrialè preciso sito venisse piantata, lo additano 
le vie acquee e terrestri ; in quale preciso punto, lo segna la è" 
ntinenzà mag^ore> la quale, essendo appunto al sito ove sorge 
il duòmO; non potrebbe dtibitan(i che ivi fosse colIo6ato il capo 
della città, il campidoglio. Né si creda òhe il campidoglio fosse 
privilegio esclusivo di Roma ; altre città ne ebbero, e di celcr 
brati ; anzi ogni colonia lo ebbe, nel sito più eminente o per 
naturit o per arte. Ed ogni capo avendo la sua faccia, ed ogni 
città stando' sempre e tutta a piedi del campidoglio, ùiai tetro, 
il catopidoglio Elegnava termine della città da tfn lato/ il tergo 

9 



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118 

del quale era libero da caseggiati^ però tutato da eondiziom 
fisiche, da fiumi o da dirupi ; la faccia del campidoglio e della 
città di Àquileia guardava sol ponente, non tramontana, non mez- 
zogiorno; a levante del campidoglio non v'era città. 

Di forma quadrata erano le città romane, quella forma che 
dessi prediligevano; mentre i Greci avevano amore al cerchio. 
Quadrata era la Roma di Romolo, per cui a Roma si diede V e- 
piteto di quadrata. 

La direzione dei lati era segnata dall' augure e dal men- 
sore secondo i kardini e decumani dell' agro colonico, con dò 
che scelto il sito ove piantare il groma, Y augure vi attendeva il 
levare del sole, e guardatolo e tese le braccia, V ingegnere tirava 
a croce le due grandi linee che lo tagliavano a quattro. Il grò- 
ma per 1' agro di Àquileia non fu piantato nel sito della città, 
ma la città segui le linee segnate dd groma guardando il sole 
che leva, e certo il groma fu posto su quella linea da setten- 
trione a mezzogiorno, sulla quale veniva a cadere il corpo della 
città; questa linea è indubbiamente la grande strada da Udine a 
Belvedere che traversa il corpo della città di Àquileia. 

La ricognizione del ripartimento dell' agro colonico di A- 
quileia, che fu diviso ed assegnato, recherebbe grande sussidio 
alla ricognizione di Àquileia medesima, la quale al pari di altre 
colonie non occorreva che venisse collocata entro 1' agro mede- 
simo; poteva stare anche fuori a qualche distanza, purché vistasse 
in congiunzione, fosse anche per la sola visuale del kardo. Cre- 
diamo che Àquileia stasse fuori dell' agro diviso ed assegnato, 
però od assai prossimo od in confine. 

Fissato cosi il capo e l' asse della città, crediamo facile cosa 
il riconoscerne 1' ampiezza. 

Imperciocché le storie ci hanno tramandato la notizia che 
il numero dei coloni condotti fosse di 3000 pedoni, di 240 ca- 
valli, e di 45 centurioni, con assegnazione ai primi di 50 ingerì, 
ai secondi di 100, ai terzi di 140 ; cosi che per le quote di ter- 
reno si può prendere la cifra di 3285. Secondo media desunta da 
altre colonie, la quota di terreno assegnato entro le mura della città 
sarebbe di 36 passi quadrati, la quale poi essendo media compren- 
deva strade e terreno da fabbrica, la cui proporzione sta da 1 a 5. 



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119 

Ma questa ealcolazione che sarebbe approssimativa ba mo- 
dulo pib certo in altre misarazioni. Ricordiamo che le città ro* 
mane somigliavano ai loro accampamenti, e che le colonie loro 
potevano in verità paragonarsi ad accampamenti stabili, certo 
con assegnazione di maggior superficie per capo di cadaun abi- 
tante. Ci fd possibile di misarare li castri che stavano appiedi 
della Giulia, l' uno dall'una, V altro dall' altra parte, conformi ad 
altri da noi veduti, e ne riconoscemmo la forma quadrata, a mura 
ed a torri, appunto nel modo di colonie ; ricordiamo che il nome 
di castrum non fii ricusato a colonie militari, e ricordiamo gli 
esempi frequentissimi nella Britannia romana, e nella stessa I- 
talia. Quei castri dei quali abbiamo detto, non han perfettamente 
eguali i due lati, siccome neppure gli accampamenti li avevano ; 
però la differenza dal maggiore al minore appena merita di es- 
sere presa a calcolazione. La superficie di tali castri è precisa- 
mente di 10.125 e non abborriamo dal prenderlo ad unità di mi- 
sura. Aquileia avrebbe contenuto 14 volte siffatta unità ; la su- 
perficie sua, inchiuso il grosso delle mura, sarebbe giunta a 161.000. 
Roma romulea ne comprendeva 24, Roma adrianea 400, questa 
comprendeva 25 Àquileie. Una ragione numerica si riscontra in 
tutte siffatte assegnazioni di terreni a città romane. L' Aquileia 
primitiva sarebbe stata un quadrato del quale Y uno lato di 375 
p. r., r altro di 377.50. 

n precisare il sito delle linee non è operazione incerta. 
Imperciocché Y una linea sarebbe in retta continuazione di quel 
tratto di muraglia che dura ancora e che sta segnato nella Ic- 
nografia, il quale è della seconda muratura di Aquileia quando, 
raddoppiata, ebbe forma di plinto, di due quadrati uniti ; e la 
linea delle mura che a settentrione del plinto girano a levante 
permette di raddoppiare la misura di un lato, e la distanza por- 
terebbe con precisione a quella strada che corre tra il duomo e 
S. Felice. Nò saprebbesi facilmente dubitare che questa linea 
fosse in antico linea estrema di città, dacché fuor di questa stava 
antica necropoli, pria pagana e poi cristiana, e dal suolo se ne 
traggono testimonianze continue. Le leggi di Roma vietavano la 
sepoltura entro le mura della città, anche la sepoltura di quelli 
che avevano il privilegio di venire abbruciati nel foro. Quanto 



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120 

è terreno che indichiamo di S. Felice e che era necropoli^ 
stava certissimamente fuor della città. Cosi era anche in Trie- 
ste ; ed in Aqnileia ed in Trieste le necropoli stavano a mez- 
zogiorno; e toccavano la città. Della quale città diremo che 
il campidoglio era la decima parte del suolo complessivo, il 
foro che stava a piedi del campidoglio la quarantesima parte. 
Nel campidoglio stava il tempio delle divinità capitoline; fuor 
delle mura abitavano gli artieri e li venditori, fuor delle mura 
stavano i mercati ed i templi delle divinità ; non era lecito in- 
chiuderli nelle mura. Venere doveva stare presso una porta, 
Marte al campidoglio, Mercurio, Iside, Serapide neir emporio. 
Apollo e Bacco al teatro, Ercole all' anfiteatro, fuor delle mura 
Nemesi, — per Aquileia si può asserire che Beleno fosse fuor 
delle mura. 

Non è difficile il calcolare la popolazione di questa primitì- 
va colonia; erano 25.000, più meno. 

Le borgate si stendevano per necessità verso settentrione 
su due strade, gli altri lati erano od isole o specchio di mare. 
Ciò che stava fuor delle mura era maggiore dell' intemo, e con 
edifizi nobilissimi. 

Devesi attribuire a' tempi d' Augusto Y ampliazione di A- 
quileia che fVi vero raddoppiamento di sua estensione. La flotta 
a presidio dell' Adriatico non fu invero creata da lui, sibbene 
ordinata, accresciuto il campo di sue giurisdizioni ; in quei tempi 
fu aperta la via attraverso la Giulia, aggiunti all' impero Norico> 
Pannonia fino a Siscia, lapudia, Dalmazia, con che cominciò a 
moltiplicarsi la prosperità materiale, e crediamo si formasse allo- 
ra abbondante emporio. Non sappiamo se Augusto avesse dato 
nuovi coloni ad Aquileia^ non figurando questa esplicitamente 
fra le colonie condotte od ampliate, ma appena potrebbe dubi- 
tarsene dacché ebbero coloni novelli Fola, Parenzo, Trieste, Pa- 
dova, Mantova» e ferace fu il Friuli al pari delle regioni circo- 
stanti. Se Augusto ampliò la colonia, condusse 300O soldati. Però 
Aquileia deve essersi avanzata collo sviluppo delle proprie forze 
ordinarie dalla fondazione sua fino ad Augusto, specialmente ai 
tempi di Giulio Cesare dittatore, che la conobbe e frequentò. 

A' tempi auguste! alla colonia fa aggiunto altrettanto terre- 



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121 

no della primitiva dal lato di settentrione; eosicchè ebbe forma 
di pKntOy del q^iale il lato maggiore era precisamente il doppio 
del minore e la superficie crebbe al doppio, cioè a 283.500 p. r., 
la muraglia che venÌTa a cdlocarsi fra i dae quadrati venne tolta, 
la novella città fa cinta di nuove mura e di queste una parte è 
ancora riconoscibile ; il giro della città risultò di un miglio ro- 
mano, fatta capace la città di 50.000 abitanti. Questa è la città 
murata, consacrata da riti religiosi, che durò tale fiiio al cadere 
di lei, questa è la colonia ampliata, della quale altre parti su- 
burbane divennero appendici, ancorché nobilissime (come fu V a- 
dri^iea che vi fu poi incorporata, come pare) e che della seconda 
Aquileia formarono colosso, Neil' intemo delle mura non sembra 
essersi alterata la distribuzione, unico e nell' antico sito durò il 
campidoglio, unico il foro nobile, unica la curia. 

La fusione deli' antica città che amiamo intitolare la colo- 
nia, colla nuova a cui diamo il titolo di cesarea, non pare aves- 
se tolto alla primitiva quelle precedenze, e quelli diremo cosi 
privilegi che erano originari di lei, e che i veleres formassero 
ordine proprio distinto dai novtUi. Nuovi ordinamenti di Civita 
furono certamente dati alla città ampliata, di che le sole inscri- 
zioni possono dare indicazione. 

Alla noTcUa città, alla cesarea, s' aggiunse parte nobilis- 
sima, il pal^zo imperiale, il quale va cercato sopra una porta 
principale della città; e questa o nel lato che guarda settentrionC; 
nel lato che guarda ponente, propendiamo da questo lato. Au- 
gusto e Tiberio, altri imperatori che vennero poi, amarono farvi 
dimora. Non crediamo si possa cercare il palazzo dei cesari nella 
colonia nel centro sia deli' antica sia della nuova città, si nella 
nuova ed al confine di questa, alle mura. Ai tempi imperiali del 
periodo da Augusto a Traiano devono attribuirsi altri edifizi richie- 
sti dalla ampiezza e dalla dignità della città, il teatro cioè e 
r anfiteatro, sunbedne fuor delF ambito delle mura, quello a mano 
destra della città; questo a mano manca, e V uno e V altro a breve 
distanza dalle mura, dell' uno e dell' altro durano traccio visibili 
e se ne trassero avanzi. 

L'Icnografia porrebbe l'anfiteatro nel centro della colonia 
antica, in luogo che nel medio tempo basso ebbe nome di arena, 



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1^2 

ma è da ricasarBi la posizione di anfiteatro in eentro di eittà; il 
nome di arena non era esdusivo delli anfiteatri. Roma non dà nor- 
ma eoi ano eoliseo, del quale poi Svetonio, notando elie fu costrutto 
nel centro della città, per volontà di Vespasiano, sembra manife- 
stare che fosse ciò fuor di regola. Ad un imperatore era lecito tutto. 

Aquileia ebbe campo marzo ed era presso Villa Vicentina 
che ne serbò lungamente il nome, divenuto poi commenda di 
Templari, poi di Teutonici. Questo fu della seconda città, ma altro 
potrebbe essere stato della colonia primitiva; ed assai pi& prossimo, 
diressimo fra Monastero e Colombara che fu altra necropoli. 

Con Traiano comincia quello stato e condizione che fu di 
massimo sviluppo, che in breve la portò a suo punto culminante. 
Furono allora aggiunte all' impero le Dacie, popolate di coloni 
romani, furono ordinate le Pannonie, pur queste frequenti di co- 
lonie; Garnunto, Aquinco, Mursa, Sirmio erano divenute città co- 
lossali (quesf ultima, gradita residenza di cesari) ; Siscia, Sa- 
baria, Lubiana erano colonie forti; regolato il litnes, tutto presidiato 
da legionari romani. 

Queste città e provincie tenevansi unite all' Italia unica- 
mente per Aquileia e per le vie che in lei facevan capo ; il che 
fu anche causa di vedersi esposta agli attacchi, e di sostenere il 
primo urto, cosi delle nazioni straniere che muovevano a danno 
d' Italia, come dei tiranni e pretendenti all' impero. 

Traiano staccò dalla flotta pretoria di Ravenna la divisio- 
ne che poi ebbe nome di flotta aquileiese o veneta, flotta mili- 
tare con seguito di navi onerarie per servigio dello stato, alla 
quale fu consegnato l'Adriatico superiore fino ad Ancona e Zara, 
ed il litorale dall' Adige all' Arsa. Nuova città marittima e di ad- 
detti alla marina venne a formarsi, la quale certamente ebbe 
nome di Classe. Il grande arsenale quadrato di forma, e della 
dimensione pari alla colonia primitiva fu su queir isola che eb- 
be nome di Belvedere, ed in questa li opifizii necessari alle cose 
di mare. Grado fu anche murato e designato ad abitazione, qua- 
drato di forma ; le isole tutte ripiene di case e di popolo. Della 
condizione materiale di queste isole parlò Cassiodoro in epistola 
diretta appunto alli comandanti della flotta aquileiese (o veneta, 
dacc&è portò ambedue questi nomi). 



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I2à 

À ponente di Grado, snlV isola ehe ha nome di S. Pietro 
d'oro, stava faro o lanterna pei naviganti. Tutto l'estuario offre 
campo amplissimo di indagini, del quale potrebbe cercarsi tipo 
in Ravenna, che ebbe comune con Aquileia le condizioni fi- 
siche dell' estuario, il suolo fatto solido con palafitte, 1' acqua 
meschiccia tra salso e dolce, 1' aere fatto sano ad onta delle pa- 
ludi, la stazione della flotta, la presenza di colonia e di città 
imperiale. Di questa Bavenna ricorderemo come si componesse 
di tre corpi di città, della Colonia, del municipio che ebbe no- 
me di Cesarea, e di Classe ; tre corpi di città o di cività distinte 
cosi, che mentre la Colonia e la Cesarea eran già cadute in po- 
tere dei Longobardi, Classe durava e durò lungamente in po- 
tere dei Romani, o pib veramente dei Bizantini, indicati li 
tre corpi con nome comune: Bavenna. La parte marittima ha 
tanto maggior bisogno di venire indagata, quantochè tutto il go- 
verno delle cose di mare dei Romani non è ancora in debita 
luce. Di quella Aquileia rileveremo come fino dal suo primo im- 
pianto fu città marittima, di proponimento. 

Per la conquista dell' Istria le legioni mossero per la via 
di terra, la flotta le accompagnava di pari passo lungo le ma- 
rine, ed all' impresa di Nesazio flotta e legionari presero parte. 

A' tempi di Traiano e di Adriano il corpo di città si am- 
pliò, formata parte nobilissima all' angolo del levante, sopra su- 
perficie che calcoliamo fosse di 20.850 passi romani, nella quale 
stava il tempio del Sole o di Beleno, e foro nobilissimo, al pari 
più di quello dell' antica colonia. Dal lato di ponente su tutta 
la fronte lunga del plinto protendevasi verso il canale che di- 
cono Attis (e ricorda Natiso) ; il di lui centro di movimento era 
all' angolo più meridionale del plinto, ove stava il foro merca- 
torio, e lo fu anche quando Aquileia era quasi spenta. Il grosso 
dei caseggiati di Aquileia veniva a comporre quadrato della su- 
perficie di 500.000 p. r. di mezzo miglio di misura, entro il qua- 
le la colonia augustea era cività dominante, forse composto il 
rimanente a municipio, del quale vi ha qualche traccia nelle in- 
scrizioni, ed il municipio dovrebbe essere traianeo. 

L' emporio ebbe nome di Mariniana, riteniamo perchè posta 
in contatto col mare al porto delle navi minori. 



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A questo complesso di caseggiati; rarìo per condizione po- 
litica e militare secondo sue parti, facevano C4>da le l^orgate dal 
lato di tramontana, Inngo la yia di Udine, di Cividale, di Cor- 
mons e di Gorizia, delle quali le parti pib prossime alla dttà, 
farono cinte esse pare di mura modeste, pi& a segno di separa- 
zione che a difesa. A mezzogiorno di Aquileia non vi furono 
corpi grossi od arrendati di borgate, il suolo ad isole noi con- 
cedeva: bensì lungo la via che metteva a Classe, v' erano filari 
di caseggiati ; il piti stava sull' isola del Mussone. 

I caseggiati di Aquileia, marittima e terrestre, si proten- 
devano per lo lungo, dall' isola di Grado fino a Cervenniano ; 
la fronte di Aquileia per lo lungo misurava cosi 16 miglia, ma 
per lo largo era esile da due ad un miglio, secondo terreno. 

Nelle esplorazioni deir antica Aquileia è necessità avere 
la raccolta ordinata delle inscrizioni aqnileiesi, con indicazione 
del sito di loro rinvenimento. In quelle sta depositata non solo 
la forma di reggimento che ebbe la antica città, le genti che la 
abitavano, le corporazioni in che era divisa secondo occupazioni 
di vita, secondo professione di arti (fra le quali figurano an- 
che li struttori navali) ed ordinamenti sociali; ma anche le 
parti materiali della città vengono additate dalle inscrizioni se- 
condo sito di loro rinvenimento. Alla quale raccolta altre devono 
fare concomitanza, la raccolta dei passi di antichi scrittori greci 
e latini, i diplomi del medio tempo che riguardano la topografia 
speciale, ed i nomi dei predi. 

Nel ristretto agro poleneie abbiamo potuto raccogliere più 
che 70 nomi pretti romani di fondi, testìmonii della romanità di 
quella colonia ; nell' amplissimo agro aquileiese finora ci sono 
noti pochi, pure sincerissimi: Grajian, lulian, Terentian, Sabur- 
nian, Laberian, Mursian, Arisian, Tìssian, Antonian, Sebellian, 
Claudian, Cervennian, Calventìan, Cassellian, Petrae, Agellus, 
Futeoli, Altura, Monticelli, Arac. 

Allorquando nel 452 cadde Aquileia, era ancor città roma- 
na, però la chiesa cristiana vi stava sovrapposta, non creando 
nuovi ordini di città, bensì conformandosi a quei civili che esiste- 
vano. La chiesa cristiana era già sviluppata nelle sue instituzio- 
ni governamentali in sul principio del IV secolo. 



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1S5 

La eroce staya inalberata sol eampidoglio^ il tempio delle 
divinità oq9titoline era già daomo. Gli atti dei SS. Martiri hanso 
indicazioni del eampidoglio e di parti di città. S. Felice era già 
chiesa dei Santi Martiri, alzata poi a dignità ed a collegio, cosi 
S. Stefano certamente la più antica chiesa cristiana; e V nna e 
r altra fuori della cinta sacra della città, S. Giovanni era già 
chiesa per F emporio. Le chiese ed i collegi di clero corrispon- 
devano alle antiche distribuzioni ed all' ordinamento di città. La 
tumulazione dei cristiani seguiva li ordinamenti civili, ragione per 
coi nei siti di tumulazione di pagani, si rinvengono anche in- 
scrizioni cristiane. S. Nieeta arcivescovo poteva, mentre la città 
era assediata dal lato di settentrione, scendere in barca col teso- 
ro della chiesa, col clero, e passare securo a Grado per le vie 
acquee ; il popolo nello stesso modo, per la stessa via, potè se- 
guirlo. 

L' evangelista S. Marco recatosi a bandire il vangelo in 
Aquileia, ed a piantare quella chiesa che in occidente doveva 
essere seconda a Boma, come era la cività, sbarcava all' estremi- 
tà del Mussone, che è al porto di Aquileia; in memoria di che, 
si costrusse, e dura, cappella. 

n medio evo non rifece a nuovo gli ordinamenti di cività 
uè le distribuzioni urbane, sibbene incedette a traverso di quelli ; 
nel medio evo è possibile di riconoscere le impronte dell' antico. 
Patriarca Popone quando volle rifatta Aquileia, vi destinò quel- 
r area che era della colonia primitiva^ vi incluse breve frazione 
dell' emporio. La adrianea restò fuori, divenuta monastero di san- 
te dame, tanto illustre da poi L' antico foro mercatorio fu no- 
vellamente disposto a stazioni di mercanti, e vi tenevano i Ve- 
neziani loro console per la mercatura. All' Aquileia del medio 
tempo mancavano le provincie danubiane, e la flotta, passata ai 
Veneziani ; come la Aquileia dei tempi imperiali era trasmigra- 
ta a Venezia (in minori proporzioni) colle condizioni di provin- 
cia marìttimai la Aquileia della repubblica romana passò ad U- 
dine, né più si rimosse. 

Qualcosa vogliamo dire a chiusa sul numero di popolo, ar- 
gomento di incessanti inchieste. Vecchio scrittore ripetè tradi- 
zione che numerasse qualcosa più che centomila cittadini; il che 



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126 

porterebbe* a 600.000 abitanti, non eatcolati li schiayì, ed il 
basBo popolo. La colonia primitiva potè accogliere nel suo im- 
pianto 25.000 ; la cesarea e la colonia potevano contenere 50.000 
più meno, tatto il corpo della città intomo 130.000, ma queste 
calcolazioni secondo superficie, oscillano qnalor si ponga mente 
alla sovrapposizione di piani, ed alla moltiplicazione che ne de- 
riva di abitabile. Nerone vietava in Roma oltre i sette piani; 
le grandi città moderne mostrano siffatte mostruosità. La capa- 
cità di teatro e di anfiteatro sono guida, solendo contenere i tea - 
tri la metà della popolazione, gli anfiteatri tutta ; ma questi mo- 
duli non valgono che per città minori ; non per Roma, non per 
le gigantesche; seppur valessero per Aquileia, sarebbero pel tem- 
po di loro costruzione, pel tempo di Augusto e di Vespasiano, 
non pei tempi posteriori di smisurato aumento. Ignoriamo Y asse 
del teatro e dell' anfiteatro di Aquileia. 

A quella qualunque cifra si voglia prediletta per il corpo 
di Aquileia città, vanno aggiunte. le borgate, le quali siccome a 
noi pare comprendevano Terzo, Cervenniano, Villa Vicentina o 
Campomarzo, e le appendici marittime della Belinia, del Mussone, 
del Belvedere e di Grado. Certamente Grado e Classe poterono 
accogliere i profughi aquileiesi, e V arcivescovo Niceta ed i pros- 
simi suoi successori poterono prendervi stanza e prontare la nuo- 
va Aquileia. Certo vi fu proporzione fra il numero del popolo e la 
capacità delle basiliche, e questa di Grado che divenne capo della 
provincia marittima aquileiese accenna a popolo numeroso ; né 
Grado fu vile, se meritò di essere la capitale dell' estuario ve- 
neto, e residenza dei dogi di quel nuovo stato. 

Non azzardiamo pronunciare giudizio sul numero di una po- 
polazione, mobile come quella di un emporio, che repentinamente 
cresce e scema a dismisura per cause inopinate; di una popola- 
zione, la quale dipendeva dalle condizioni di provincie straniere 
annesse per modi instabili ed artifiziali. Le storie del commercio 
di tutti i tempi mostrano come repentinamente si formino colossali 
città e come repentinamente spariscano ; le condizioni di Aquile- 
ia città erano durevoli, quelle dell' emporio e della marina in- 
stabili^ le lapidi aquileiesi mostrano come buona parte del po- 
polo di Aquileia fosse di forestieri, e come le dovizie venissero 



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12Ìf 

da mercatura e da appalti; mostrano come di confronto alli inge« 
nni, grandissimo fosse il numero di affrancati saliti a fortuna, o- 
stentatorì di ricchezze, imitatori delli onorati e nobili. 

Soma di Adriano ebbe tal numero portentoso di abitanti da 
sommarsi a milioni, tanto da miscredervi se non ci fossero Londra e 
Parigi. Di Àquileia è certo che fu proclamata seconda a Roma per 
numero di popolo, di preferenza ad ogni altra città d' Italia^ che 
pur ne ebbe di colossali. 

Altra guida a riconoscere la popolazione sarebbero gli 
acquedotti, dei quali ce ne sono noti due soltanto, contigui Y uno 
all' altro, cosi che sembrerebbero un' opera sola, venienti da cin- 
que miglia lontano, ma che veramente sono due condutture di 
epoca diversa. Cadauna avrebbe versato 6,000.000 di boccali al 
giorno, in complesso 12 milioni. Ma queste calcolazioni fatte 
su elementi ipotetici, hanno bisogno di venir riconosciute. La Icno- 
grafia ci reca un castello d' acqua entro il plinto, ma in origine 
stava fuori le mura, destinato unicamente alla colonia primitiva. 
Quando fu accresciuta la colonia alla forma di plinto, pensiamo 
si fosse costrutta l' altra conduttura, per cui ebbe nome di gemi- 
na. Vi fìi condotta tanta acqua da bastare ai bisogni della città, 
dell' emporio, dei borghi e di classe — salve rettificazioni, per bi- 
bita e per lavacri, non per salienti. L' acqua condotta soleva ri- 
partirsi in tre, una parte per le fontane e lachi pubblici, una 
parte per li bagni, altra parte per li edifizii privati. Ha, ripetiamo, 
queste cose vanno verificate, non improvvisate suppositiziamente. 



Di un magnifico ponte che sarebbe stato presso Ronchi di 
Monfalcone diremo qualche cosa. 

n padre Ireneo dalla Croce carmelitano scalzo, al secolo Pe- 
treuli detto Manarutta, triestino, dava pel primo la notizia colle 
stampe, che tra la chiesa parrocchiale di Ronchi di Monfalcone ed 
i colli contrapposti di Selz, stasse in antico famoso ponte romano. 
L' Ireneo stampava 1' opera sua storica di Trieste nel 1698, or 
sono eentosettantun anno ; però il suo manoscritto era pronto da 
parecchi anni. 

Nel 1734; in distanza di cinque passi veneti, a piedi della 



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m 

collina ehe sta contro la chiesa di tloncbi ad oriente di questa ven- 
nero a ^orno pietre riquadrate, ^indicate appartenenti ad nn pi- 
lastro e ad un'arcata del ponte, adoperate nel campanile della 
chiesa di S. Polo. 

Fra le pietre ricuperate re ne erano di scritte ; una sola 
fu murata eolio scritto all' aere, e dura ancora ; ed è di tomba 
che Lucio Tizio Orapto liberto, e Barbia Paolina alzare a' loro figli. 

Nel 1755 il padre Basilio Asquini nel suo stampato '^Rag- 
guaglio geografico storico del Territorio di Honfaleone,, annun- 
ciaya la presenza di un ponte romano, a Ronchi, non sopra sua 
autorità, bensì su quella del padre Ireneo della Croce, quasi rifug- 
gisse da proprio giudizio, o da quello del volgo. 

Nel 1762 il conte Gherardi facendo scavare fosso presso 
r ultimo termine del monte presso S. Polo, presso la strada che 
conduce a Selz, in distanza di sessanta passi ed un piede dalla 
scavazione di cui abbiamo detto, altre bellissime pietre riquadrate 
vennero alla luce, giudicate del primo pilastro di quel ponte. Parte 
delle pietre vennero estratte, il più rimase sotterra. Su tre delle 
pietre estratte stavano leggende ; una sola fu tolta alla distru- 
zione e collocata nella sua casa dominicale. Era di monumento 
funebre a L. Yinusio Alessandro, liberto. 

Il dottore Giov. Battista Dottori imprendeva un terzo scavo 
a distanza di sette passi e piedi tre dal secondo, nel campo che 
sta oltre la strada, e vi trovò belle pietre riquadrate, giudicate 
parte del secondo pilastro, e parte della prima e della seconda 
arcata, e ne estrasse circa 72 carra. Molte erano scritte, tutte an- 
darono disperse, di una sola fu tenuto memoria che portasse 

BASTA • DONATVS 

Il Toscano, cognato del Dottori, proprietario del terreno, 
prosegui lo scavo, traendone sei belle pietre su d' una delle 
quali stava scolpito un satiro di grandezza naturale, su altre leg. 
gevansi inscrizioni, delle quali una sola durò in memoria per 
la voce NOfiAE die recava fra le altre molte. Queste sei la- 
pidi sculte e scritte passarono in Gradisca nel lavoratorio dello 
scalpellino Giuliani; né altro se ne seppe. 



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180 

La credenza a magnifico ponte trovava oonferma in queste 
pietre ; gindicavasi lungo U ponte 86 passa. 

Nei 1826 r abbate Giaseppe Berini, nel suo stampato ^In- 
dagini sullo stato del Timavo,, ripeteva le notizie di questi scavi, 
e giudicava appartenere quelli frammenti a quel magnifico ponte 
che, secondo Erodiano, sarebbe stato ad undici miglia da Aqui- 
leia, su fiume impetuoso per accrescimento dì acque e di nevi 
sgelate, opera magnifica che sarebbe stata di due cesari com- 
pagni nell' impero. U ponte fu rotto dagli aquileiesi per impedire 
che il tiranno Massimino venisse all' assalto di Àquileia. 

Il giudizio del Berini non conviene a Bonchi, perchè a quei 
tempi il Sonzio col Frìgido non scendevano al mare, ma veni- 
vano ingoiati da caverna ; il letto di queir acqua che passava 
presso Ronchi era di si poca profondità che poteva guadarsi cam- 
minandovi, r acqua di quella regia veniva dalli anfratti del mon- 
te di Selz ; il Sonzio quando si emancipò dalla caverna corse di- 
filato alle mura di Àquileia, ivi recandolo il declivio del terreno, 
né poi il Sonzio è fiume che soverchiamente ingrossi per lo sge* 
lo dì nevi. Il gran fiume che scorreva a levante e tangendo A- 
quUeia era il Natiso col Turro ; sul quale deve cercarsi il ponte 
ad undici miglia da Àquileia, sulla strada che va a settentrione; 
Massimino scendeva dall' Alpe Giulia, per la via Postumia, la 
quale tenevasi lontana da Àquileia, appunto intorno dieci miglia 
piti meno, e volendo scendere ad Àquileia doveva venirvi da 
quell'unico lato di Àquileia che stava all' asciutto, quello Cioè di 
settentrione, sul quale poteva collocarsi un' armata. 

All' occasione dell' apertura della ferrata presso Bonebi, al- 
tre pietre vennero alla luce, squadrate, seulte. Vi potemmo ve- 
dere la base di grande monumento funebre, quadrata, al quale 
appartennero alcuni avanzi soniti propri di tombe, potemmo leg- 
gere su dì un brandello il cognome 

SATVRNINO 
su altro m • FRONTE 

su terzo IN • AGRO • XIH 

Dal complesso di tutti li scavi, sarebbero venute da venti 
inscrizioni tutte funebri, le quali era sicurezza guidano a sepolcreto. 



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180 

Nel discorso sai Timavo 1864 abbiamo toccato dell' acqua e 
del ponticello, che vi stava sopra, che apparteneva alla via ter- 
gestina, la quale aveva altro ponte a due arcate sopra il Locavez. 

n ponte di Erodiano deve cercarsi altrove e non è difficile 
il rinvenirlo. 



D' altra città terremo parola nelle prossimità di Aqoileia, la qua- 
le poi fa capo della provincia dai Longobardi detta Frinii, e tenne il 
posto ed il rango di Aquileia, intendiamo di Cividal del Frinii o di 
Austria; non già che desumesse quest' ultimo epiteto dalla fami- 
glia augusta, detta Casa d'Austria, o dalli stati che dessa posse- 
deva. Fu detta d' Austria per la positura sua nelV estremità orien- 
tale del reame longobardico, mentre la opposta occidentale di- 
covasi Neustria. Gividale non era su terra italiana, sibbene su 
terra nerica fra il Tnrro che la toccava a ponente, e V Alpe 
Piciana pib settentrionale, né già ebbe nome di Foro perchè luo- 
go di mercato, o luogo di giustìzia; forum indicava specie di 
comune nella serie gerarchica di colonia, municipio, oppido foro, 
conciliabolo. Siffatti comuni non erano infrequenti in Italia, 
specialmente nella centrale, più frequenti nel Nerico, creati dalli 
imperatori nella pienezza di loro podestà, ed avevano autogover- 
no, cittadinanza e giurisdizione su distretti inferiori, ordinati a 
modo romano. Nel secondo secolo Cividale ebbe rango di colonia, 
appunto quando in Roma i giureconsulti erano incerti qual dif- 
ferenza corresse fra municipio e colonia, ed ignoravano quale 
fosse il gius delli stessi antichi popoli di Italia. 

Ned è poi certo se il nome di Forogiulio venisse da Giulio 
Cesare dittatore, o non piuttosto da Ottaviano che diede ordina- 
mento al governo delle popolazioni alpine e subalpine. Certo 
che parificata nel governo alle città italiane, posta all' estremo 
confine fra Nerico ed Italia e come crediamo compresa neir Ita- 
lia giurisdizionale protesa fino al Sanno di Celleia, pensiamo da 
Traiano, fu considerata posta entro Italia civile, ed ordinata 
completamente a modo di questa, ancorché non siasi alzata 
allo splendore e potenza delle precipue città d' Italia. Ebbe 
importanza per Ih grande strada che staccatasi dalla Postu- 



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181 

mia al gran ponte, condnoeva pel Pulfaro al varco Piciano, men- 
tre altro ramo da Gaporetto conduceva alla valle del Savo so- 
prano ed a YimnO; colonia e precipua città della vallata del 
DravOy che oggidì porta nome di Garintia^ e che corrisponde all' an- 
tica Gamia maggiore. Altra importanza davano le vie fluviatili, 
il Katisone che crediamo accogliesse in antico le acque del Tren- 
ta, e quelle medesime venute da Girchigna che poi formarono 
r Isonzo soprano e da Gividale correva il Natisene, conservando- 
ne il nome fino alle mura di Aquileia, da cui uscivano per Y An- 
fora e pel canale che dicono ancora Natissa; mentre un ramo 
era condotto a Gervenniano neU' Alsa, che usciva in mare per 
r odierno porto Buso. Limite dell' agro civitatense era Y odierno 
Isonzo sottano, fino al suo entrare nella caverna di Gapreano 
(Gabria), 1' agro stendevasi per punta fino all' estuario di Mon- 
falcone, in fianco al porto del Timavo ; da questo lato Gividale 
aveva comunicazione col mare, non per via acquea, nò per pro- 
prio navilio ; fruiva immunità di altrui esazioni portone. Per via 
fluviatile aveva comunicazione col mare dal lato opposto, pel ra- 
mo del Natisene che entrava nell' Alsa, fosse poi per navigli, fos- 
se a guazzo dei legnami, prodotto dei colli e dei monti che so- 
vrastano a Gividale dal lato di settentrione e di levante. Gosl anche 
da questo lato Gividale era immune dalle giurisdizioni portuali 
di Aquileia — però non era comune marittimo. 

Gassiodoro registra incarico dato ai cittadini coloni, ai sem- 
plici possessori, senza gius di proprietà quiritaria del suolo di 
recare legname al porto Buso, per fornitura forzosa, non però 
gratuita. Abbiamo pib sopra riportato il passo relativo. 



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189 

DOCUMENTAZIONI. 

Confala mtiBitoreS; lieet pavore discriminam a&xii, pudore ta- 
meiìy ne secordes yiderentar et segnes^ nbi parum vis procedebat 
Marte aperto tentata, ad inBtmmenta obsidioaaliam artium trans* 
talemnt. Et quia nee arietibas admovendiB^ sec ad intentandas 
machinaSi vel ut poBsint forari euniouli, inveniebatar uBqoam ha- 
bilÌB locuB, disparatione brevi eivitatem NatiBone amni praeter- 
labente, eommentnm exeogitatnm est cnm veteribaB admirandum. 
ConBtmetaB veloci stadio ligneaB tarres, propngnaoalis hostium 
eelsiores^ imposnere trìgeminis navibus valde sibi connexis: qni- 
bas insistentes armati^ ano parique ardore prohibitores dispellere 
eollatìs ex propinquo viribus aitebantar : subterqne expediti velì- 
tes a turrium cavernis egressi^ inieetis ponticalis, qaos ante com- 
paginarant^ transgredi festinarunt indiviso negotio: nt, dum vi- 
cissim raissilibuB se petunt et saxis utrimquesecns alte locati^ hi, 
qui trànsiere per pòntes, nullo interpellante aedificii parte con- 
vulsa; adituB in peuetralia reserarent 

Amtnian. Marcdlin. XXL 12. 

Inter qnae ne cessaret Aquileiae oppugnatio, cum in re- 

liqnis opera consnmeretur incassarne placuit reslstentes acriter ad 

deditionem siti compelli. Et ubi aquamm ductibus intersectis ni- 

hilominus celsiore fiducia repugnarent, flumen laboribus avertitur 

magnis ; quod itidem frustra est factum. Attenuatis enim avidio- 

ribus bibendi snbsidiiS; hi^ quos temeritas clauserat, contenti pu- 

tealibus aquis parco vixerumt 

Ammiàn. Marcdlin. eod. 

Claustra patefacta sunt Alpium luliarum. 

Am. MarceU. Lib. XXXI. 11. 

Latus vero e regione oppositum Thraciis, prona humilitate 
deruptum, hincque et inde fragosis tramitibus impeditum, diffici- 
le scanditur etiam nullo votante. Sub hac altitudine aggerum 
utrobique spatiosa camporum planities iacet, superior adusque lu- 
lias Alpes extenta, inferior ita resupina et panda ut nullis ha- 
bitetnr obstaculis adusque fretum et Propontidem. 

Am. Marc. Lib. XXL 10. 



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133 

Caqaem ad Alpes venisset; primas stationes occupat. Et cam 
transitas verticem praetergressus iam in descensu esset^ campani 
eqoitibns et peditibas oppletnm yidet. 

Sogonien. VII. 24. 

In montis vertice ubi castra habebat. 

Theodor. V. 24. 

EngeniuB maximam paravit exercitam^ et Italiae portas, quaB 
Romani lalias Alpes vocant^ occapatas praesidio continait at 
qoae per angastias nnam damtaxat accessam praebeant, cam 
atriqae praeraptis scopalis et altissimis montibas praemuniti sant. 

Soeofnen. VII. 22. 

Victor aatem^ sicaf crediderat et praedixerat lovis simalacra 
in Alpibas constitaita deposuit^ eoramqae falmina qaod anrea 
fìussent iocantibas carsoribas, et se ab eis falminari velie dicenti- 
bns, hilariter benigneqne indalsit 

8. Agost. de CiviL Dei V. 26. 

Monimentam illad qaod saper Alpes positam erat, vetas 
castellam fait; qaod sibi post fagam tyrannas (Magnentias) eie- 
gerat eamqae tanqaam novam arcem reddiderat, in qaa fortiam 
viroram praesidiam coUocaret Nec ille vero longe inde progredie- 
batar, sed in vicina arbe permanebat^ qaod Italiae Emporiam est^ 
opalentnm imprimis et oopiosnm, ad mare positam (Aqaileia). 

lulian. Orai. IL 

Tantaqae se radibas pietas ostendit in annis 
Sic actor animos cessiti qaererentar at omnes 
Imperiom tibi sero datam : Victoria velox 
Aaspiciis effecta tais : pagnastis nterqae ; 
Ta fatis, genitorqae mann; te propter et Alpes 
Invadi faciles : canto nec profait hosti 
ManitiSy haesisse locis : spes irrita valli 
Concidit et scopalis pataerant claastra revalsis 
Te propter, gelidis Aqailo de Monte procellis 
. Obrnit adversas acies, revoiataqae tela 
Yertit in aactores, et torbine repnlit hastas* 

10 



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184 

nimiam dilecte Deo, coi Amdit ab antris 
Aeolaa armataa biemea ; cui militat aetber. 
Et coniarati yenimit ad classica venti, 
Alpinae rubaere nives, et Frigidus amnis 
Matatis fìimavit aqalB; turbaqae cadentam 
Starete in rapidus invisset flamina sangais. 

C'audiano de IIL Oonstdatu Honarii Augusti. 

Qaem poscnnt tetigere locum: qua fine sub imo 
Àngastant aditum curvis anfractibns Alpes 
Claastraqne congesti scopnlis durissima tendunt, 
Non alia reseranda manu sed pervia tantnm 
Angusto geminis fidem mentita Tyrannis 
Semimtae torreSi avnlsaqne moenia fdmant. 

ClauHano de CimsuL JPro&im et Oti^frii. 

Qnadoram natio motn est excita repentino, parum nnnc formi- 
danda, sed immensnm quantum antebac bellatrix et potens, ut 
indicant perpetrata, quoniam raptim proclivia, obsessaque ab 
iisdem ac Marcomannis Aquileia, Opitergiumque excisum, et cruen- 
ta complura percelerì acta procinctu: vix resistente perruptia Al- 
pibus luliiS; principe Marco* 

Amm. Marcd. XXIX^ 6. 

Sub lulio et Octaviaao Caesaribus per Alpes lulias iter fac- 
tum est. 

Sext. JRu/in. Breviar. eap. 7. 

At Theodosius per Pannoniam portasqae montium Apennino- 
rum progressus, nec opinantes Maximianoa apud Aquil«tam zr 
doritur. 

Zasimo IV. 45. 

Victor autem aicut crediderat et praedixera^ lovia simulaera 
quae adversus eum fuerant, nescio qoibua ritibtts^ velnt consa- 
crata et in Alpibus eonstituta deposuit; eorumque fulmina^ qnod 
aurea fuissent, iocantibus, quod iUa laetitiapermittebat, mrsoribns 
et se ab eia folminwri velie dioentibus^ bilarìter benigneque 
donavit. — 

(Eugenìus) irta Al^wi latera alque inevitabilea transitus 



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135 

praemiBsis callide infeidits ooonpaferat Àt vero Theodosias in 

snmmis Àlpibus constitutaB etc. 

Orasio VII. 

Pro Umitaneis vero ordinandis quia necessariam nobis esse 
TidetUT, ut extra comitatenses milites per castra milites limita- 
nei constitaantur, qui possint et castra et Civitates limitis defen- 
dere et terras colere, et nt alii proyinciales, yidentes eos per 
partes, ad illa loca se conferant, exemplnm fecimns nnins numeri 
limitaneornm, nt secnndnm exemplnm qnod nos misimnS; per 
castra et loca qaae providerit tua magnitudo eos ad similitndinem 
nostri esempli ordinet, sic tamen, nt, si inveneris de provinciis i- 
donea corpora, ant de illis, qnos antea milites habebant^ limita- 
neorum constitntas numero in unoquoque limite, ut, si aliqua for- 
sitan commotio fuerit; possint ipsi limitanei sine comitatensi- 
bus militibus una cum ducibus suis adinvare loca, ubi dispositi 
fuerint, non longe limitem exeuntes nec ipsi limitanei nec du- 
ces eorum, ut nullum etiam dispendium a ducibus vel dncianis 
predicti limitanei sustineant nec aliquas sibi consuetudines de co. 
rum stipendiis per fraudem ad suum lucrum convertant Haec au- 
tem non solum in limitaneos volumus observari sed etiam in comi- 
tatenses milites. 

lustiniani constìMio de officio Pf. P. Africae — 
L. 2. §. 8. Cod. 1. 27. 

Universis Lucristanis super Sontium constitutis Theodoric. Rex. 

Non dubium est ad utilitatem Reipublicae cursus custodiam 
pertinere : per quem nostris ordinationibus celerrimus praestatnr ef- 
fectus. Et ideo, velut necessariae rei, maior adhibenda cautela 
est, ut equi ad continuos cnrsus constituti sunt turpi macie non tabe- 
scant: neieiuna tenuitas laboribus proeventa succumbat: et inci- 
piat iter fieri morosum, quod ad celeritatem constat esse ìnven- 
tum. Qnapropter devotio vestra, praesenti iussione commonita, ter- 
rarum spatia, quae yeredis antea licuerat mutation ibus, suis a pos- 
sessore vendicata restituat. Ut nec illis parvo spatio inducantur 
damna, et istis recuperata sufficiant. 

Cassiodcro L. 29. ^. 43. 



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136 

Saireeeldio d'Aquilela 

Canto attribuito al Patriarca S. Paolino ddP 800. 



Ad flendoB tuos, Aquileia, cinerea 
Non mihi nllae safficiant lacrymae, 
Desant sennones^ dolor Bensnm abstnlit 

Cordifl amari 

Bella; sublimiS; inclyta divitiis 
Olim fuisti celsa aedifieiis, 
Moenibns clara^ sed magis innnmemm 

Civinm tnrmis. 1 

Caput te canetae sibimet metropolim { 

Sabiectae nrbes fecerunt Venetiae 

Vemantem clero, falgentem ecclcBiis ^ 

Christo dicatifl. 

Dam cunctis simnl polleres deliciis, 
Fiammata multo tumore BnperbiaC; 
Iram infelix Bempitemi iadicis 

Exagerasti. 

E coelo tibi miBBa indignatio 
Gentem crudelem excitavit protinns 
Quale properaret ad taum interitnm 

Hox adfatnram. 

FremenB ut leo : Attila Baevissimas 
TymoranB Deum, darus, impiisBimus 
Te circnmdedit cnm quingentis milibns 

Undiqne gyro. 

Costare vidit aves fetuB proprios 
TurribuB altis per rara forinBecuB ; 
PraeBcivit Bagax bine tuam interitam 

Hox adfatoram. 



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137 



Hortatar sanm illieo exercitam ; 
Machinae marnili fortiter concntiunt 
Nec mora, captam incendnnt ; demolimit 

Usqae ad solam. 

nia quia Inctas esse die potait 
Cnm inde flammae; hine saevirent gladii 
Et nee aetati tenerae nec sexni 

Pareeret hostis? 

Kaptivos trahont qnoB reliquit gladins 
InveneS; senes, mnlieres^ parvnloB ; 
Qnidqnid ab igne remansit dirìpitnr 

Mann praedonnm. 

Legis divinae testamentnm geminnm^ 
Vel qnae doctornm reperit ingeninm 
Snbiecto igni, eoncremavit ethnici 

Furor iniqnns. 

Mortai iacent sacerdotes Domini 
Nec erat membra qni sepnlero eonderet; 
Post terga yincti; captirantar alii 

Servitori. 

NeqnisBimomm sacra vasa manibns 
Et qnidqnid torba obtalit fidelinm 
Sorte divisa, exportantor longins 

Non reditnra. 

0! qnae in altnm extoUebas verticem, 
Qnomodo iaces despectay inntiliS; 
Pressa minis ; nnnqnam reparabilis 

Tempns in omne. 

Pro canto tibi, cythara et organo • 
Lnctns advenit, lamentom et gemitos; 
Àblatoe tibi snnt voces Indentinm 

Ad mansionem. 



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ttt 



Qnae prias «rat dyitas noUliiim 
Nnne ben ! facta es ni8tioonim Bpéleos: 
Urbs eras regam ; panpemm tngarìam 

Pennanes modo. 

Repleta quondam domibiu snblimibits 
Ornatia mire niveis marmoribu 
Nane ferax frngnm metìria Amicalo 

Buricolarnm. 

Sanctornm Aedea solitae nobiliam 
Tnrmia impleri^ nane replentnr yepribus; 
Prob dolor! factae vnlpinm confnginm 

Sìve serpentam. 

Terras per omnea circnmqnaqne venderia, 
Nee ipaia in te est sepnltia reqaies; 
Proiicinntar prò yenali marmore 

Corpora tumbis. 

Yindictam tamen non eynait impina 
Deatmetor tnns, Attila saeTissimna ; 
Nec igni simnl gebennae et Yermibna 

Exemciatnr. 

Cbriste, rex noater, index inYÌctÌ88ime; 
Te Bnpplicamns, miaeratna reapice; 
Averte iram ; talea caans prohibe 

Famulis tnis. 

Ymnos precesqne deferamns Domino 
Ut frenet gentes et conslrìngat aemulos ; 
Protegat aemper nos potenti bracbio, 

Clemens ubiqae. 

Zelo nos pio, snmme Pater, corrige, 
Pre venis est per tuos, snbseqnere re. 
Ut inoffenao gradientes tramite 

Salvea in aerum. 



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189 

Annali di Aqnllela 

A. a. 0. 

1360. Argonanti dall' Ensino passano neir Adriatico. 
1280. Antenore passa la Oinlia, scende neir odierno Veneto. 
604. Calata di Celli oltre la Oinlia, oconpano Y Istria ed il Friuli. 
568. Traci passano dall' Istria pontica neir adriaca^ ed occapa- 

no il litorale dal limavo all' Arsia. 
400. Bazze celebrate di cavalli al Timavo. 
202. La Venezia si dà spontaneamente ai Romani, che cosi giun- 
gono al Timavo. 
186. Carni scendono nel Friuli piano, sono battuti. 
184. I Bomani cacciano i Carni entro le AlpL — É decretata la 

colonia di Aquileia. 
180. É condotta la ccdonia di Aquileia, di SOW) fanti, di gius 

latino, osteggianti Carni ed IstrL 
179. Conquista dell' Istria. 
178. Via da Aquileia a Fola. 

148. Costruzione della Via Postnmia da Genova alla Giulia. 
128. L' Istria ribella, 6 domata da Sempronio Tnditano, colonie 

di Trieste e di Fola, vallo sulla Giulia. 
116. Sconfitta dei Carni cisalpini. 
115. Romani danno battaglia incerta ai Celti presso Norcia ; i 

Carni alpini sono domati. 
89. I Veneti hanno la cittadinanza romana, le città il diritto 

di colonie latine. 
58. Giulio Cesare è in Friuli. 
54. Nuovamente^ vi sverna con tre legioni 
51. Giapidi sorprendono Trieste. 
48. D. Bruto, uccisore del dittatore Cesare, tenta inutilmente di 

entrare in Aquileia, rifugge sulla Giulia, vi 6 ucciso. 
45. Confine d' Italia portato al Formione. 
34. Via Giulia attraverso la Giulia a Lubiana. 
11. Augusto è in Aquileia. 

7. Tiberio 6 in Aquileia — Giulia sua moglie vi partorisce bam- 
bino tosto morto. 
4. Augusto 6 in Aquileia. 



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140 

A. d. a 

14. n confino d'Italia è portato alFArsia. 

44. S. Marco in Àqaileia. 

50. S. Ermagora. 

64. Fersecnziono di Cristiani in Aqnileia. 
105. Institnzione della flotta di Orado ad Àqmleia. Traiano re- 
stitaisce il tempio di Beleno incendiato, abilita li incoli ad 
entrar nella caria. 
119. Institazione di consolari e di curatori. 
122. Adriano, presente in Aqnileia, la benefica. 
165. Institnzione dei giuridici. 

169. Oipando assaltano inutilmente Aqnileia. — H medico Gale- 
no' i^i <^ora cinque anni. 
206. Institnzione dei; correttori. . ■ 

212. Cittadinanza romana conceduta a tutti li abitanti dell' impero. 
238. Massimine assedia Aqnileia. 
271. Aureliano è in Aqnileia. 
286. Ilario vescovo di Aqnileia. 
29... Diocleziano 6 in Aqnileia. 
307. Costantino celebra in Aqnileia le nozze con Faustina. 

335. Magnenzio ripara sulla Giulia, scende ad Aquileia, vi 6 
ucciso. 

336. Costantino è in Aqnileia. 

340. Costantino II è ucciso presso Aqnileia per ordine di Co- 
stante, il cadavere gettato nelVAlsa. 
348. Prima chiesa cristiana pubblica in Aqnileia. 
353. La basilica Adriana 6 convertita in tempio cristiano. 
360. Aqnileia assediata da Giuliano. 
369. Arcivescovi di Aqnileia. 

381. Sinodo provinciale di Aqnileia. — Teodosio è in Aqnileia. 
394 Battaglia al Frigido fra Teodosio ed Eugenio. 
452. Attila rovescia Aqnileia. 
489. Battaglia all' Isonzo fra Teodorico ed Odoacre. 
539. Belisario. 

541. Patriarca Macedonio ripara in Grado. 
568. Longobardi — fine di Aqnileia. 



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F0NTE8 RERUM HI8TRIENS1UM 

Anno 1229, 17 Febbraio, Castelliero presso Gapodistrìa. 

Dietalmo de Bonifacio e Vtdcina de Tarsia procuratori del Comune 
giusHnopolitanOf essendo podestà Federico de Caporiacco, si portano 
ndla contrada Castelliero situata al di là del fiume Risano, per mar- 
care i confini ira i beni cofnunali e quelli del capitolo della cattedrale. 

Archivio Capitolare di Gapodistrìa. — Da pergamena originale. 

In nomine domini. Anno domini Millesimo 

CCXXVIin, Indiciione secanda. Actum in confinibus luBtinopolis 
in loco qui dicitar Gastiliro Xn die exeunte mensis Febraarii. 

Dietamns de bonifacio et Vnlcine de tarsia procaratores 
eomnnis lustinopolis sub domino Friderieo de Cavriaco lustino- 
poli potestate. Gognoscentes super teritorìo canonicoram et eccle- 
sie lustinopolitane et inter teritorinm eomnnis InstinopoliS; posi- 
tnm in dicto loco Gastiliro. Qui procaratores auctoritate dicti 
domini F. de Gavriaco potestatis lustinopoli et suorum ludi- 
cum et offioialium, diviserunt et designaverunt prediotum terito- 
rinm lustinopolitane ecclesie; a territorio comunis lustinopolis 
secundum quod eis fuit designatum per anticos homines lustino- 
politane civitatis, et eciam confines possuerunt : latus aquarium 
Spigai, ab alio latore est via voterà que venit de antignano, si- 
cut designatum est per cruceS; A tercio latore est aquarium cu- 
rens inter teritorum Almerici de ganzo et territorìum predicte 
ecclesie, A quarto latore est via que vadit inter vineam mathei 
taurini et territorìum predicte ecclesie et si qui alij sunt confi- 
nes. Contra quam divisionem si quis venire atemptaret predicto 
comuni lustinopolis et ecclesie, teneatur in pena aurì optimi li- 
bras n, et pena soluta, predicta omnia firma permaneant. Huius 
rei testes interfìierunt, Ginanus de Vilelmo, Dominicus avei, Udor- 
licns de glirosa, et Aliis plurìbus. 

Ego Severìnus lustinopolis et sac. B(ertoldi) Marchionis 
notarius, Interfui rogatus ut audivi scripsi et roboravi. 



11 



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142 

n nome generico attrìbaito ai fondi capitolari dimostra l'e- 
sistenza d' nn qaalche antico castelliero in sulle adiacenti alture, 
castelliero diverso da qnello le di cui rovine osservansi snl monte 
EUeri che sta a destra della strada provinciale la quale dalla 
Villa Vescoveli (Scoffie) conduce a Gapodistria. 

I confini della possessione stavano tra quelli che noi oggidì 
marcheremmo colle due ville di Antignano e dei Cani (villa questa 
cosi nomata dalla famiglia Cano della quale ancora nel 1431 
primo marzo vediamo nel Consiglio di Capodistria un Damiano 
dei nobili Cano, sicché lo slavo erratamente la appella Pas- 
javcts), questa a levante quella a settentrionC; col fiume Risano 
a mezzodì e con la strada provinciale a ponente ; i due aqua- 
ria^ Y uno curens subito presso la chiesa ad oriente prende il 
nome dall' acqua perenne che vi scorre, V altro a ponente detto 
Spigai ed altrimenti SpigàUe o del Spigo come da documenti 
20 Gennaio 1463 e 22 Ottobre 1468 corrisponderebbe all' uno 
dei due chiamati ora Gabria Y uno e 1' altro Scólarissif il con- 
fine al nord era segnato dalla strada vecchia che da Antignano 
conduceva in città. 

I terreni erano nella massima parte incolti, lo che appren- 
desi dagli istrumentl di cessione che li qualificano col termine 
baretum. — Gedevansi in assoluta proprietà, ma in piccole par- 
ticelle, a chiunque ne facea ricerca, e tra i cessionari la carta 
capitolare 27 Ottobre 1495 fa parola dei monaci di Valgiojosa 
(Freudenthal) nella Carniola, la cui tenuta col nome la Fratifia 
passò dall' i. r. demanio dopo il 1820, ma- prima del 1830 alla 
famiglia Machlig di Trieste. — I cessionari si assumevano ver- 
so il capitolo un doppio obbligo e perpetuo : primo di mettere 
in coltura il terreno consegnato e piantarlo a viti entro cinque 
od alla più lunga entro otto anni, poi di lavorarlo spirato questo 
tempo con tutto impegno ; secondo di contribuire al capitolo a 
tenore del civico statuto Lib. Il, cap. XXXIV, 1' annuo curuscon 
gium cioè un congio ogni quattro ome di tutto il vino che sa- 
rebbe per nascere sul terreno dopo il quinto, settimo od ottavo 
anno, misura che corrispondeva alla dodicesima parte del vino, 
come da carta 12 Novembre 1470 ; il resto delle entrate era dì 
piena proprietà del cessionario. 



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143 

Dal documento vediamo in Capodistria un capitolo. II Bre- 
ve di Innocenzo IV, Lione 22 Maggio 1246 ci apprende, che i 
canonici erano in numero di dieci con a capo il decano ed altre 
due dignità, V arcidiacono e lo scolastico detto anche fnarasco- 
lus. La nomina delle prebende vacanti era di diritto capitolare 
e vi potevano aspirare nonché i diaconi anche i suddiaconi ; però 
nel principio del secolo XVI decreti papali levarono al capitolo 
questo potere, escludendo di più e diaconi e suddiaconi dai seggi 
canonicali (Naldlni, Corografia ecclesiastica ecc.). 

n documento ci apprende ancora V antichità della tanto 
benemerita famiglia dei Tarsia, che diede uomini alla toga, alle 
armi, alla chiesa, alle lettere. Fra i primi vediamo fin dal 1429 
ai fianchi del luogotenente del Friuli Marco Dandolo un Cristofo- 
ro figlio di Guariento in qualità di notaio e cancelliere (Beilage zum 
Archiv fttr Kunde 58t, Gesch. - Quellen, Annata V, pag. 169) Ven- 
tidue anni più tardi un Guariento cuopre lo stesso posto, essen- 
do luogotenente il nob. Iacopo Loredan (Fontes rerum austriaca- 
rum, Tom. XXIV, pag. 252). — Prestando fede al Manzuoli, Nova 
descrittione della provincia dell' Istria eco. pag. 85, da ben un- 
dici capitani diede questa famiglia per la difesa del veneto leone. 

Nel 1475 vediamo affidata la patria fortezza Caatd leeone 
ad un Iacopo che da 11 a qualche anno, mandato dal Senato 
dietro domanda di Federico III, passa col fratello Giannetto a 
Pordenone ove combatte valoroso contro V ungherese da meri- 
tarsi coi discendenti il titolo di conte palatino (Gratz li 4 Feb- 
braio 1478) ; carico poi di gloriose ferite finisce suoi di in sul 
terminare del secolo capitano generale di fanteria in Corfù. — 
Ma colla morte dei due fratelli non si estinse in famiglia Y amo- 
re alle armi : sursero un Damiano figlio al Iacopo ed un nipo- 
te che caldi d'amor patrio e tutto pronti nell' affrontare Tira 
ottomana difendono nel 1499 in qualità di castellani questi Gol- 
laz, r altro Castelnovo, fortezze in sul Carso. Damiano poi nella 
guerra tra Venezia ed Austria vediamo in seguito alla custodia 
del castello di Cormons, ove diede prove del suo eroico valore, 
fugare ben 1100 austriaci con una forza più che dieci volte in- 
feriore ad essi. (Stancovich, Biografia ecc. Tom. Ili, pag. 16 e 19, 
— Diari di Marin Sanudo, — Vecchi ricordi cormonesi pag. 96). 



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144 

Anche la chiesa n' ebbe la sna parte. Morto il yescoTO Ia- 
copo Valaresso, il capitolo di Capodistria, forte dell' ius di eleg- 
gersi il pastore, ne fa cadere la nomina sul canonico Nicolò de 
Tarsia^ dottoie in sacri canoni , nomina però cassata da Alessandro 
VI che tolse per il futuro al capitolo questo antichissimo diritto 
(Naldini, Corografia ecc. pag. 117). 

Le lettere poi e le lingue noverano tra loro studiosi un Gian- 
Domenico; chiamato dal comune di Trieste nel 1561 a perorare 
sulla tomba dei benemeriti cittadini; ed un Tomaso che nel 
1716 termina sua vita in Costantinopoli quale dragomano gran- 
de della Repubblica (Stancovich, Biografia ecc. Tom. II, pag. 
100, e Tom. Ili, pag. 169). 

Oltre a tutto ciò la carta ci discuopre un podestà di Capo- 
distria fino ad ora sconosciuto, Federico figlio di Artico dei si- 
gnori di Cavriaco o Caporiaco, castello posto nove miglia al di 
sopra di Udine. Discendente d' una delle più antiche e nobili fa- 
miglie del Friuli, le storie cel dicono uomo onorato di particola- 
ri missioni; sul declinare del secolo XII nel 1193 in nome del 
patriarca Gottifredo compone certe differenze insorte tra Aquileia e 
Treviso, altre ne appiana tra il patriarca Pellegrino II ed i conti 
di Gorizia Engelberto ni e Mainardo II nel 1202 (Coronini : 
Tentamen genealogico - chronologicum ecc.), in riconoscenza di 
che i conti lo insigniscono nel 1207 del titolo di cavaliere di 
collana (Capodagli, Udine illustrata, pag. 219). Ma non andò 
guari che Federico la ruppe con Aquileia e divenutone uno dei 
più acerrimi e potenti nemici sollecitò molti nobili friulani e la 
città di Pordenone ad unirsi a Treviso nel 1221 contro il pa- 
triarca Bertoldo. Senonchè nel 1227 lo vediamo in una qualche 
relazione con Bertoldo, facendo assieme viaggio da Yillacco nel 
Friuli quale commesso dei duchi d' Austria (Annali del Friuli 
del Conte di Manzano Tom. Il, pag. 272 e seg.) ; sicché tro- 
vandolo podestà di Capodistria nel 1229 ci giova conchiudere 
ad una perfetta riconciliazione. 

Don AiroiLO Maebich. 



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COROGRAFIA DEL FRIULI 

di antico scrittore anonimo. 

Maseo Provinciale di Gorizia. — Dal libercolo in pergamena di carte 20. 

In Europa ne la extremita et decima parte della bella Italia 
sotto el Polo artico irrigato da ameni fiumi ornato de opulente et 
riclie Terre et munito de superbi Castelli vno ameno et dilecteuele 
piano situato si uede, lambito dilquale secondo che per lo suo dia- 
metro se compreliende e circa miglia CGL.^ vallato da la parte sep- 
tentrionale et orientale de altissimi Monti et dal Ostro lo adriatico 
mare et da Ponente el pingue Fiume de liuenza lo chiude et Gar- 
nia da li antiqui Cosmographi, ma hora patria del Frioli da qua- 
lunque è chiamato et zia secondo se dice fu Reame et Colonia de 
BomanL Et al presente ò PATRIARCATO recto et dominalo da 
lo Inuictissimo et semper Augusto stato de Venetiani, Liquali se- 
condo le irrefragabile leze del Inclyto lor senato ogni XYI mesi 
mandono al governo de quella vno de gli primarij soi patricìj. D 
titulo de la dignità dilqual è LUOGOTENENTE de la Patria et 
fa il seggio et residentia sua ne la bella et zentil Terra de Ydene : 
la doue come signore la innata lustitia venetiana ministra et fa 
ragione a tuti li Forojuliensi Incoli che al iustissimo suo tribunale 
se appellano. 

Verso la parte de Tramontana a le Confin de tedeschi nel 
mante inauro in la contrade Fors, Territorio de la nostra Illustris- 
sima Signoria et Jurisdictione de li Magnifici miser Antonio e mi- 
ser Zuane Sauorgnani sorgie vn real fiume il quale poy che esce 
de le scopulose fauce de alpestre montagne cum rapide vnde quasi 
pel mezo de dieta Patria fino a latisana Castello et lego del frioli 
assai ferace doue cade nelo adriatico mare furioso discorre et e 
vulgarmente Tctg'iamento chiamato. Questo le diooese et el spiri- 
tuale non la Patria parte et diuide eumciosia che da la parte uerso 



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146 

il ponente il spiritnale è sottoposto al Vescovato de Concordia et 
nerso lorìente sotto la aquilegiense diocese se goaerna. In qua- 
lunque de esse diocese sono de belle terre et castello ; ma in questa 
aquilegiense fra laltre belle Vdkne terra bellissiniai qvasi centro 
de dieta patria gloriosa si vede. 

Diuulgassi cbe non da natura ma per il Tyrano Atila ilquale 
in quel tempo bauea zurato lo excidio de Italia La doue bora è 
Ydene fu mtoualmente facto un mante de terra; sulalteza del 
quale bora per vna bella via coperta uoltata su Celione 52 se lì 
ascende per gradi 125, et puoi uolzer dal pie circa miglio mezo, 
et in cima cinta de muro in forma de Castello è fabricato con vna 
torre doi cbiesie et due cisterne, uno assai bel palazo, cbe domina 
tato el piano col suo prospecto; da dui lati del quale, videlicet 
da leuante et ponente in forma de due ale se spicba un muro cbe 
conzonzendosse poi uerso lostro fa vna Citadella. La circumferentia 
delaqual puoi esser circa vn miglio o poco più: benissimo babi- 
tata cum belissime vie Palazi et Piaze cbe basterebbe ad ogni 
bonoreule terra: Q vesta ba sette porte cbe dano lo exito a li Borgi: 
ancbe essi sono assai ben babitati, et maxime de Artesani: Questi 
bano vnaltra conta de belli et turriti muri ; lambito deliqnali se- 
condo el comun iudicio è circa miglia quatro ed ha none porte 
delequal due sono cbiuse et sette tanto sono custodite «da Guar- 
diani che gli mette la Comunità et bano per uno de salario due. 
dui al mese: Per questa terra passa vn canale de aqua largo circa 
pie 8 cbe empie le fosse de la prima conta, che sono largissimo 
et è aqua de vno fiumicello adimandato la Torre: cbe nasce in le 
montagne sopra Trecento Castel del frioli et iurisdictione de li 
nobeli de Castello de Porpet, et distante da vdene diese bone 
miglia sulqual Canale sono molti edificij, et maxime molini cbe 
serueno a la terra, et uà discorrendo per quella cbe non ba quasi 
altra aqua o ben poca, cum sìt cbe in dieta Terra non sono se 
non pozi quatro sortiui ma ben Cisterne assai. Quiuui come ne la 
prima terra del Frioli per grandeza, belleza et ricbeza fa la sua 
residentia el Magnifico logotenente et babita nel dicto Castello 
cum tuta la corte sua, la(iuale è dui doctori, videlicet vno vica- 
rio et uno Capitanio, vno Canzelier et uno vice Capitanio, che at- 
tende a le presone et dui Cavallierj : ha tamen liberta sua Ma- 



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147 

gnificentia de star done li piace ne la patria. Qui stano etiam 
li Magnifici miser lo Thesanrario et miser lo marescalco dignis- 
simi patricij veneti, et officiali de la nostra lUastrissima Si- 
gnoria Inno deputato a rescoder le intrade che essa ha de 
dieta patria, et laltro al gouerno de XVIII Caualari officiali 
che guardano et custodiscono la Patria, la vtilita de gliquali 
è la infrascrìpta et primo 

El M.<» locotenente ha de neto al mese L. 232 : 10 

£1 M.~ Thesorìer ha de neto al mese L. 77 : 2 

£1 M.^ Mìniscalco ha de neto al mese prima el soldo 
de caualli 5 gliquali die tenir uiui a L. 16 lune, et poi el capo soldo 

de caualari 15 a L. 2 per cauallo che è in tuto L. 110 : *— 

Dieta terra de ydene è comunità, laqual se gouema per 
lo suo conseglio et haueria el Criminale el Civile in se. Come 
ha etiam Ciuidale et le altre terre de la Patria, sei M.^° logo- 
tenente non fesse la residentia sua ini. 

£1 Gouerno de la terra de vdene e il Conseglio suo: il 
quale è Cento Citadini e LX.** popularì : Questi 160 fano per 
6 mesi tanto VII deputati de la terra et tri de la Zonta, 
li qual tre sono eomunamente tre doctori. Questi ellezeno sette 
altri deputati noni : siche sono sempre in tuto n.^ 17 liquali 
de sei mesi in sey mesi se cambiano. Rimanendo sempre deputati 
vechi et noni, el Magnifico locotenente è vno de casa Sauor- 
gnana, che sono XYIIII. E questo poi se adimanda conuocatio- 
ne laqual eleze et fa li officiali suoi : et secondo le occuren- 
tie prouede et gouema la Terra. 

Datio del vino : qual se suol affitar eomunamente due. 17^)0 

Datio de la carne : qual se suol affitar due. 500 

Datio del pan: qual se suol affitar due. 250 

Datio della grassa : qual se suol affitar due. 130 

Datio dela scorta: qual se suol affitar due. 170 

Datio del posse : qual se suol affitar due. 80 

Datio dela draparia : qual se suol affitar due. 80 

Datio del ferro : qual se suol affitar due. 25 

Chiesia mazor laquale è gouemata da vn bel et religioso 
Capitulo dei Canonici gliqualj sono prebende n."" XXYI che ua- 
leno soto sopra circa ducati LX.'* al anno, e assai bella chiesia 



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148 

ben fornita de aparati et fra le altre sne belle cosse gè è yoa 
archa de marmo historiata done e il corpo del beato Beltrando, 
olim Kenerendissimo Patriarcha de aqvilegia. 

San Pietro martire done stano frati predicatori connen- 
taaliy qnini 6 nna spina de la corona del Bedemptor nostro lesa 
Cliristo. 

San Francesco dentro doue stano frati minorj conuentnali : 
quini è vna bella Capella et Archa, e il corpo del beato Odorigo. 

San Francesco de la vigna, done stano frati menori ob- 
semanti. 

Sancta lucia : done stano frati heremitani conuentnali. Qui- 
ni è in una bella archa e capeUa il corpo de la beata hele- 
na da vdene. 

Sancta maria de gratie: doue stano frati di semi obserTantL 

Sancta chiara: doue stano done del ordine de san fran- 
cesco conuentuale. 

San nicolò: dove gè stano done dela Celina conuentuale. 

6e sono etiam 3 Hospitali : Inno de liquali ha de intrada 
circa due. mille, gli altri veramente sono hospitali. 

Distante da vdene circa miglia X uerso leuante sun certo 
monticello in forma de uno Castelluzo è posta una Badia che 
se adimanda Badia de Rosazo, assai nota et famosa per la con- 
dictione de li optimi vini che ini nascono. E del Reuerendissuno 
Episcopo de vìncentìa al presente. Il quale ne ha de intrada circa 
ducati mille in 1500. Vtano da questa circa miglia 5 et da vdene 
circa XV. In su vnalto monte e posto un Castello del Contato de 
Goritia assai ricco et forte, che signoreza tuto quel piano et 
adimandasi Cbekons. 

Apresso Cremons circa miglia XU et lutano da vdene circa 
miglia XXIII de le parte tramontane et tedesche terre : fra arcte 
fauce de alpestre Montagnie, viene un rapido Fiume adimandato 
Lisonzo. Il quale poi che se ha facto cognoscer a le valle de 
Amplez ; Tolmino et Ronzina, fra el bel monfalcone et lan- 
tiqua aquileìa ne lo adriatico mare el rabioso 'Suo discorso ri- 
possa. Al trauerso del qnal Fiume Lisonzo, su pilastri de pietra cum 
vna grossa Torre è facto un ponte de legname per lo qual se 
uà al Castel de Gokitia, situato lutan de qui circa miglia da. 



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149 

aal monte: forte: rìco: et bello castello. Era del Conte de Oo- 
ritia. Al presente recto et posseduto per el Serenissimo Impera- 
tore : et è passo ma assai facile et largo^ che viene de Lubiana 
de le Terre del Ongaro et Imperatore^ molto nocino a la zen- 
tile Italia : Goumciosia che quasi tute le clade, che essa mai da 
Barbari receuetC; tute gè sono per quella uia cnm suo granissimo 
detrimento nennte: et però la nostra Illustrissima Signoria che 
zio cnm infalìbile indicio sa et conosce, circa miglia 5 lutano 
da dicto Ponte de Goritia ne la fance del quel passo per ob- 
stare alla maledetta rabia de Barbari ha fabricata la infrascripta 
CitadeUa. 

Circa miglia XX lutano da vdene, et da Goritia VII. la 
nostra Illustrissima Signoria che conoscie zio fare al proposito 
et tutella non solum de la patria del Frioli, ma etiam de tuta 
Italia^ ha fabricata una bella et forte CitadeUa ') de grandeza 
de circa vn miglio, cum belle et large fosse, et e homai tuta 
cinta de vna grossa et forte muraglia: laquale da la parte 
Australe è posta sul lisonzo, con la fronte ornata de tri assai 
bon et forti turioni e un bel socorso. Da la parte neramente 
septentrionale ha una turrita rocheta, ne la quale sta vn Castel- 
lano non zentilhomo cum page X esso computato, et ha al mese 
per paga L. 13. Dalaqual parte etiam e edificato dui boni et 
inexpugnabel Turrioni, fondato sopra el uiuo saxo, cum una mu- 
raglia grossissima che exclude la dieta Rocheta fora de la Ci- 
tadeUa predicta. Item gè sono due porte, yideUcet vna tra dicti 
dui Turrioni che la diffonde, laltra deuerso Ponente nelequale 
sono un portenaro cum un compagno per cadauna : che hano 
al mese L. 16 per la persona loro et L. 13 per l'altra paga. 
Quiuì la nostra Illustrissima Signoria al presente tiene per cu- 
stodia sua el Magnifico Capitano de le Fantarie cum prouisio- 
nati C.^ et dui Comestabili cum page C."" Et mandali per gouerno 
uno suo zentilhomo, el titulo del quale è prouedìtore il qual tien 
ragione in Ciuile et Criminale a tuti li suoi subditi paesani : 
et ha de salario al anno de netto due CCC.^ liquali al presente 
riscote a la Camera de Padua. 



') Da quanto sembra Gradisca. 



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150 

Lutano da vtiiie ciroa miglia 26 bone da gorìtìa diese da 
gradischa sei da Trieste 20 bone et dal mare quasi due acanto 
il monte^ ma ben in piano è situato e posto il Gastelleto bel 
de MoNFALcoNE cinto de aquose Fosse : et bone mura^ per quel 
poco che è assai rico et benissimo populato. Questo e il proprio 
passo che uà a Trieste : et in Histria : vassi etiam de qui in Lu- 
biana et ne le Terre del Ongaro. Et sopra questa Terrezuola 
che cinge circa V4 de miglio e fabricata sul monte unaltra ro- 
cheta; che si adimanda la Rocha de MonfalconCi laquale do- 
mina la dieta Terra: et col suo prospecto, quasi tnto il piano. 

In questa la nostra Illustrissima Signoria che ne è signora : 
manda un suo zentilhomo per Castellano : Il quale per la guar- 
dia de quel luogo tien diese compagni ed ha per la persona sua 
al mese de neto L. 71 de p. Et per cadaun compagno L. 11. 
Et pagasse a la Camera de Treuiso. Nella terra veramente man* 
da uno de suoi zentilhomeni per podestà: cum salario de due. 
X al mese et pagasse a la Camera de vdene Dicto luogezuolo 
et terra per le optime sue condictione è precioso, cum sit che 
nulla cosa appropriata a la humana uita gli mancha, et prima 
ha aere amenissimo, coline et monti fertilissimi, piano feracissi- 
mo : fonti de aque dolce: Bagni saluberrimi et optimi ad ogni 
infirmitate, et tandem che non è poco, porto in Mare et passo 
in Terra. 

Io non uoglio passare cum silentio un certo uioulo lutano 
da Honfalcone circa miglia 3 et da ydine circa 30. posto al pie 
del monte, et circa una bona archata lutano dal la marina adi- 
mandato San Zuane de Cabsi, Jurisdictione de Duino Castello 
de lo imperatore. Cumciosiache quiui del durissimo saxo scata- 
rischa quel limpido et famoso fonte de Timauo : il quale cum 
questi uersi dice Virgilio che vite et passo antenore 

Antenor potuit medìjs elapsus Achiuis etc. 

Dritto per lochio de austro circa miglia XY lutano da u- 
dene è vn Castelluzo adimandato StbasoldO; elquale è de li no- 
beli da Strasoldo situato su la dritta uia, che va a la antiqua et 
famosa cita de la al presente minata Aquileu Intana da vdene circa 
miglia XX. et da la marina circa 4 in ò, et ha porto in mare 
per più vie et maxime per lo fiume dicto Naiissc^ el quale li pas- 



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151 

sa per mezo. Et fassi de alcune sortine che sorzeno al dicto 
Strasoldo et li circamnicine. El laogo pel sito è belissimo: ma 
per laere impio, et posto che la seaerita et tirannia de Atila. 
Ardendola gè tolesse el suo decore^ la bontà del samo Dio et 
de li pontifici non li ha nolnto tore Ihonore. Gumziosia che è Ju- 
risdictione et sedia patriarchale : visitata ogni anno qaasicnt ita 
dicamy da tuta la crìstianitade, perchè ne la Ghiei^ia Cathedrale 
laqnale è belissima ornata de richi aparati et insignita de molte 
reliquie de Corpi sancti sono de grandissime Indulgentie et ma- 
xime la septimana sancta^ che li è conceduta indnlgentia plena- 
ria a cui la visita. Eui un rico Capitulo de Canonici prebende 
n.^* XX.^' che ualeno per una secondo le prebende, et gli anni, 
ma comunamente suol valere al anno due. 60 in 70 uel circa 
luno. Eui un bel monestier de done rìchissimo, et che dimostra 
la nobelta de la sua passata belleza: molte mine et anti- 
qui Epigrammi, che longo sarebbe il ricontarlo. Quiui el Rene- 
rendissimo Patriarcha domina et mandagli chi gli piace Pote- 
state, che fa rasone in Giulie et Criminale. 

Qvasi per mezo Aquilea vn poco a man dextra uerso Ponente; 
et circa tre miglia in Mare e un scoglietto che si adimanda GbàdO; 
assai ben habitato et da buon massar j : el quale zia fu Jurisdictione 
et sedia patriarchale. Al presente la nostra niustrissima Signorìa 

10 gouema et tiene et mandali in Bezimento uno nobile"^ suo. 

11 titulo de la dignità del quale è conte de Grado. 

Circa miglia XX bone distante da vdene quasi su la ma- 
rina è sito el Castel de Màbano. Castello assai decente et secondo 
Castello da mare assai rìco: et populato, et ha porto in mare 
per alcuni canalli che vano per quelle valle salmastre. In questo 
la nostra Illustrìssima Signoria che ne e domina manda Podestà 
et rectore vno suo venetiano patrìcio. 

Da poi che cum rabioso corso et furìosa unda el Rapace 
Tagliamento se ha facto conoscere a Tolmezo : Venzon : Giemo- 
na : Osoff : Spilimbergo : Yaluasone, et in fine a quasi tuta la 
Patria. Quodamodo satìo et non fesso tra Marano et portogruarìo 
nel sino del mediteraneo occeano tutto spumante si pone, la 
doue per li antiqui fu sito vno assai bello et forte Castelluzo Lati- 
sana chiamato^ lutano da vdene circa miglia XXV bone et dicto 



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162 

Castello Jarisdietione de gli Magnifici patricij yeneciani vendra- 
mini, gliqnali canano de esso assai belle intrade. ma ira laltre 
de vna belissima raza de agili et legiadri Gorseri el fa famoso. 

Da ydene a Codboip, Castello anzi bona e grossa nilla del 
Contato de Qoritia sìtaata sn la dretania che na da ydene a Porto- 
gruario. Sono miglia 14 bone, puoi a Blànz yilla distante de ini circa 
miglia 4 se passa el Taiamento e yassi a Cobdonàt Castello del 
Reyerendissimo Episcopo de Concordia Intan da dicto Blanz circa 
miglia 5 da Cordonat neramente a PoRToaRUAB, grosso et bon 
castello porto et recapito de quasi la mazor parte dele mercan- 
tìCi che yano et yengonO; da le parte tramontane a yenetia^ et ha 
fontego. Sono miglia 6 da porto a la anticha zia cita ma hor yilla de 
CoHCòRDiÀ sono miglia dne bone^ siche da ydene a dieta Con- 
cordia in tnto sono miglia 31. Dieta Concordia è Jarisdietione 
del prelibato Renerendissimo Episcopo de Concordia; portogmar 
yeramente e soto la dedictione de nostra Illustrissima Signoria, 
laquale il gouema et mandali uno podestà che ministra rason 
a quelli populj in Ciuile et Criminale. 

De la dal Taiamento circa miglia XX lutan da ydene e 
Sah Vmo, assai polito Castello et rico: e Jurisdictione del Rene- 
rendissimo Patriarcha inanti alquale circa dna miglia posto in 
mezo de le aque è sito Sbbooliauacha castello assai ignobile et è 
Jurisdiction de soi nobeli, dalquale poi per miglia 8 bone se uà 
a la Mota rico e grosso castello distante in tnto da ydene circa 
miglia 30. Dieta Mota e posta a le confine del Frioli et Treni- 
sano e situata a le riue del fiume LitAenna el qual fiume sorge al 
pie de uno monte quasi a le diete confine. In uno loco dicto la 
Tebhita. circa miglia 40 lutano da ytine et miglia uno dal Ca- 
stel de PoLCENioO; Castello et Jurisdictione de quelli Conti el qual 
fiume, poi che a pena è uscito del Fonte suo, se acompagna cimi 
unaltro Fiumicello adimandato el gorgaeo. Qual pur sotto dicto 
Polcenigo stilla de dura pietra. Seruendo a molti edificij et ma- 
xime a molini che macina a li habitanti : Et etiam a molti Cir- 
cumuicini popularì et cossi fano de dui, el dicto assai abundante 
et nauegabil Fiume de Liuenza. D quale poi che fra yerde riue, 
Sicilie, portobuifale e dieta mota cum dieta ynda ha yisitato, tan- 
dem partendo il Frioli dal Triuisano a Cauosle mescola la sua 



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163 

dolce aqua cnm le salate vnde de lo adriatico occeano. Dieta 
Mota è opulente e bon Castello; ilqnale per diete Fiume ha porto 
in mare, et e logo e Jarisdictione dela nostra Illastrissima Si- 
gnorìa la quale secondo la landevele sua vsanza ogni XYI mesi 
li manda per Podestà et rectore vno de suoi nobeli uenetiani : 
che fa in Ciaile et Criminale rasone a tati gli habitanti suoi 
subditi. 

Valuasone è un Castelleto assai bonO; situato quasi su le 
rìue del Taìamento et è Jurisdictione de soi nobeli lutano da 
ydene circa miglia XVI perloqual passano quelli che nano a 
PoRDBNON grosso ct rìco Castello del Serenissimo et Inclyto Im* 
peratore e distante da vdene circa miglia 30. dicto Pordenon 
ha porto in mare per lo fiume Naone perloqual compositiua- 
mente è dicto Portonaone. Da Pordenon a Pobcia Castelluzo assai 
bello et buono, che è de li Conti de Porcia subditi da la nostra 
Illustrìssima Signorìa. Sono miglia cinque et altre tante ne sono 
da Porcia a Pobtobuffaleto grosso et bon Castello si come là 
Mota. Et è altresì posto su le rìue del predicto fiume Liven- 
za. Territorio et lurisdictione de la Illustrissima Signorìa nostra 
la quale si come etiam fa a la Mota li manda vno de li soi 
nobeli patricij per Rectore. 

Da vdene a SpnimBEBeo bone et richo Castello posto su le 
riue del Taiamento et Jurisdictione de suoi nobeli sono miglia XVI 
bone et da spilimbergo a Sicilie sono miglia XXV forlane, et 
sempre per piana et bella Campagna: siche da vdene a sacìUe 
sono miglia 40 bone. Dicto Sigille è un rìco Castello e bona 
terra, posta come la Mota e Portobuffale su le riue del dico fiume 
Livenza. laquale munita de aquose fosse e in prospecto fortis- 
sima. Tamen quella Magnifica Comunità cum none muraglie de 
danari pubblici al presente cercha farla più forte. Questa come 
le prenominate che sono su Liuenza ha porto in mare et come 
quelle è de la nostra Illustrissima Signoria la quale al suo go- 
nerno manda vno deli soi nobeli patricij per rectore et il titulo 
suo è potestà e Capitanio. Aneua e vn bon e rico castello 
posto al monte et lutano da dicto sidlle miglia 3 bone et ini come 
in Sicilie va podestà uno nobile patrìcio. 

Tbigesdco Castello, anzi bona e grossa uilla, e Intana da 



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/ir>4 

vdene circa miglia sette bone: Qvesta ha yno Capitanio, che li 
fa ragione de ogni snma. è officio che se afficta a la Camera de 
/ vdene a ohi più gli mette. Da Trigesimo ad Abtegka olìm Castello 

/ et hor bona e grossa villa sono miglia altretante. Da Artegna a 

Gemona sono miglia tre. Dieta Oexona bona et rica terra pool cir- 
cumdare circa vn picol miglio forte per dopia muraglia : et etiam 
pel sito perchè è posta al monte : E bona perchè è passo che 
viene de Alemagnia, et ha fontego de mercantie : cnm questa bella 
Jarisdictione che tute le mercantie, che vano et vengono da vene- 
tia et maritimi porti in Alemagna per quella uia. De necessita 
per una nocte convien albergar iui che cossi uogliono gli Privi- 
legij loro per far bona la Terra. Gouemasse per Comune : nel 
quale ha de intrada circa due. 50() in 600. Elezeno vno Capitarne 
con li loro astanti che fa rasone de ogni suma in Ciuile et Grimi- 
nalC; el quale per nome de la Illustrissima Signoria nostra e 
Magnifico logotenente conferma. Pagando tamen a la Camera de 
vdene ducati 60 al anno. Dieta Terra ha una bella chiesia de san 
Christophoro. Rica e bona piene. Et ha etiam due belle Fonte : vna 
delequal dieta Olemina a la sua bella Terra il nome ha dato. 

Da gemona a Venzon: bella: bona: et rica Terrezzuola sita 
acosto il monte, ma ben nel piano, et quasi su la riua del Ta- 
iamento cum dopia muraglia che zenze altressi quasi come ge- 
mona sono miglia 3 bone. Dieta terra de venzon ha de soi Datij 
de intrada al anno circa ducati 400 et ha fontego et gouemasse 
per comun come gemona, ma non ha Capitanio. Et tute le mer- 
cantie che nano et uengono de iui de necessita li conuien stare 
per vna nocte. Et questo per far bona la terra ut supra. 

Poi che per strette montagne el £ume dicto la FeUa, qual 
nasce in Campo rosso villa et territorio del serenissimo Impera- 
tore et Jurisdictione del vescouo de Bomberch, e alquanto discorso, 
circa miglia due bone lutano da venzon se conzonze col Taia- 
mento, doue fano de doi assay rapaci fiumi, vno rapacissimo et 
perde il proprio nome Quiui le Montagne sono tripartite, etpo^to 
che in septentrìone nasca il Taiamento, tamen el pare chel uengi 
da Ponente, et la Fella doue veramente nasce da tramontana, 
laqual Fella benchel sia assai bon Fiume, pur la mazor parte del 
tempo quiui se guaza, et è la uia che uà a Tolmbzo bona et rica 



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155 

Terreznola, sita quasi m la rina del Taìamento in un bel piano. 
Circnmdate da alpestre Montagne, et è passo : per loquale se na 
a le angustie del monte Croce et de Gctdourio, passi che nano in 
Alemagna qnodamodo inaccessibili, cum sit che per quelli etiam 
cum difficulta non pono andar se non Ganallj et Carro nissuno. 
£ dieta terra de Tolmezo Intana da Yenzone circa miglia sette, et è 
Comnnitate. Quale ha de suoi Datij da circa due. 300. Gouemasse 
per Gomun. H quale fra laltre sue belle Jurisdictione ha il Judicio 
de tuta la Gamia diuisa in 4 Ganali e in numero più de ville Gento. 

Sicome è dicto de sopra, circa do miglia lutan da venzon 
le Montagne sono tripartite, videlicet chel pare che per ponente 
vengi el Taiamento, et per septentrione la Fella, li quali quiui 
conzonti, discorrono per ostro e fano quel Triangulo. Drietto al 
taiamento come è dicto se va a Tolmezo : drietto a la Fella se uà 
per spacio de miglia XII bone al passo della chiusa, che uà et 
uiene delle terre germaniche, passo neramente bello et forte : Gum- 
ciosia che ini le montagne ratissime che nano quasi fino al Gielo, 
non sono più largo, che per el trazer de un bon brazo. £1 Gastel 
DE LA GmusA qual per alcun modo non si puoi offender è attacato 
nel monte da mano sinistra a chi uà ne le parte septentrionale. Da 
la dextra veramente a canto al rato monte discorre dicto fiume 
Fella. Ghi uà per quella uia conuien passare per dui castelli et dui 
ponti leuatorj fabricati tra il monte e il fiume, in dicto Gastello de 
la chiusa per sua custodia la nostra Illustrissima Signoria manda 
un Gastellano zentilhomo el quale ha apresso lui page XX et ha 
de salario de netto ducati 5 al mese. £1 caposoldo de ogni altra 
paga, che ha per una L. XI al mese, tien Ganeua et pagasse alla 
Gamera de vdene. 

La dieta chiusa a la uilla de Ponteba sono miglia 6. Dieta 
Ponteba e diuisa in temporale e spirituale dal fiume Ponteba che 
gli passa per mezo, cum sit che in temporale e spirituale dal fiume 
in la è del vescouo de bombergh, dal fiume in qua el temporale el 
spirituale è sottoposto a le Jurisdictione dola Badia de Mozo : Badia 
al presente del Reverendo prothonotario Don Hieronymo di Prioli 
et vale de Intrada circa ducati mille, situata et posta in su uno 
aprico colle apunto a mezza la uia da venzon a la chiusa, et 
e territorio dela Illustrissima Signoria nostra. 



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156 

Da vdene a Ciuidilk de anstrìa sono miglia otto sempre 
per Campagna piana. E dicto Cinidale vna bona : rica : assai 
bella : ben fabrioata et popnlata Terreznola^ posta acanto il monte^ 
ma ben nel piano. Cinta de dopia mnraglia, che puoi yolzer circa 
nn miglio e mezo o poco più^ vagli per mezo un finmicello, che 
se adimanda el NaiissonCj el qnale circa XII miglia Intan da 
ydine^ sul qnal fiume e vn bel ponte de preda facto su doi uoltì 
e doe Torre, videlicet ma per ogni capo. Dieta terra e Comu- 
nità che ha de intrada dei soi Datij circa ducati '....'i gouemasse 
fra loro per Comun, hano el Criminale el Ciuile in se et molte 
altre belle Jurisdictione, fra laltre cosse belle che sono in quella 
terra, egli vn bel pallazo, egli un bel patrìarcbale. et fano al 
presente una bella Chiesia. Inlaquale è un belissimo Capitolo de 
Canonici, prebende n.^ 52 che pono valer al anno cum le resi- 
dentie circa ducati 50 in 60 luno. Dimostra esser antica terra 
per alcuni epigrami antiqui che ini sono : et maxime in uno campo 
sacrato de hebreL Doue e vna infinita de antichi saxi scripti de 
letre musaiche. 

Da Civitale al quanto drietto a la riua del dicto Katissone, 
qual sorgie in le Jurisdictione del Capitaneato de Trigesimo in 
uno monte sotto Bergogna villa de Fàedis Castello de quelli de 
Zucho, se uà per una piana et non molto angusta valle, per 
spatio de miglia XX.^ bone a vna villa dieta Ceiàuobedo, villa fa- 
bricata tutta de tauole, habitata da circa vinti fogi tutti de zente 
Bchiaua. la villa pel sito è bella, ma per esser tanto soto tramon- 
tana non gè nasce vino : et successine a quelli Paesani è vedato 
al beueme. tamen la natura li ha prouisto chel gè sorze fino in 
alcune case freschissime fontane de aqua dolce come lacte et 
limpide come cristallo. Quiui li passi non sono molto largi et 
cum difficulta a chi hauesse obstaculo lintrarebbe. tamen del 1477 
li turchi non per la uia maistra, sulaqual erano stati minati li 
ponti, ma per inule et alpestre montagne per non hauer centra- 
dictione passomo et andorno in Amplez et tandem doue i vol- 
sero per la Alemagna^ si come a tuti 6 noto et diuulgato. dieta 
villa e Jurisdictione deli Consorti de valuasone e de Tor. 



*) Vi è ommesso T importo. 



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157 

Da Ghiauoredo per la stretta valle et canallo dicto de 
Amplez doue diseorre el Fiume lisonzo per spazio de miglia XV 
bone vìa parte montuosa e parte piana tata perhò saxosase na 
al luogo et villa de Amplez. luogo eome è el dicto Ghiauoredo, 
tutto fabricato de Tauole, fertile de grani: de vini niente. Et e 
Jurisdictione de la abbatia de Bosazo. 

Da Dicto loco de Amplez per spatio de miglia 5 bone se 
uà per nie non molto diffidle ben montuose al passo della porta, 
passo neramente angusto et stretto: Gumciosia che dicto passo 
non è più largo che sia laudar de un Garro, perchè dal lato dextro, 
per altissime e precipitose riue de saxosi monti discorre el Fiu- 
me Ni0€t. Da laltro 6 il monte altissimo et egli facto vna certa 
Bastrttà de legname, cum un certo stecato et reparo, che se spica 
dal dicto passo et uà fino alla Burnita del monte. Per questo passo se 
uà a la Treuisa a vilacho et infine per quelle terre de lalemagna et 
secondo il iudicio mio, essendo custodito dicto passo e inaccessibile, 
tamen per questo incustodito del 1477 passoroDo si per lo monte 
qual etiam per lo passo, circa Gaualli in settemilia de Turchi, li 
quali senza contradictione alcuna andorono doue i uolsero, ta- 
cendo per lo Frioli: et per la alemagna de grandissime ooci- 
sione : incendij : et praede. 

Per minor spacio che de miglio mezo. Lutano dal dicto Ghia- 
uoredo per saxose riue de alte et strette montagne discorre el 
dicto fiume lisonzo: sul quale de un uolto solo 6 facto un ponte 
per loquale lassando a man sinistra la dieta valle de amplez per 
spacio de miglia diese bone: per via piana ben saxosa se uà al 
Castello et luogo de Tolmin: tutto habitato da zente schiaue. E dicto 
loco et Castello iaexpugnabile, perche 6 fabricato in sul Gimo de 
vn monte ratissimo, de àlteza credo de vn bon miglio. Qual monte 
spicato da ogni altro ha landito intomo intoro»? che puoi circun- 
dare miglia due in tre nel circa, et domina un belissimo et fer- 
tile piano posto tkelle angustie de quelle montagne. È vna' bona 
Bichocheta, perche non puoi far male ad altri: ne patisse che ar- 
iiliarie: fanti o caualli: ma ben assedio ne faci a lei. In questa 
bichocha la Comunità di Giuidale: la qual pretende che tal Jnris- 
dictìon sia sua: manda vno de li suoi Gitadini per Castellano: ai- 
quale con condictione che tengi sette page apresso lui da al anno 

12 



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158 

ducali cento. E verso Tramontana per dicto piano discorre nn fiume 
dicto Tolminay fiume assai rapace el quale poi che per saxoso ca- 
nale circa due miglia lutan de quini cum strepente vnda è alquanto 
vagato. Cascando nel lisonzo perde il nome suo. Su questo fiume 
et al piano, poco lutan dal dicto monte e Castello. É vna certa 
Bàstiettà de muro cum fossi et ponti leuatorj che uolze manco de 
mezo miglio a le oircumvicine ville per corrane reducto assai se- 
guro. Nelaqual Bastietta e luogo sono alcune bone stantie de quelli 
che hano la Jurisdictione de quel luogo, che sono quelli de For- 
mentinis Citadini e nobeli da Ciuidale. El dicto Piano e valle 
de Tolmin, posto come è dicto a le confine de Todeschi, ne le 
uisere de alpestre montagne per un passo tanto o dui al più : 
che vengono del Cragno : goritia : et de le Terre del Imperatore 
et Ongaro. Par che se gli entri gliqual passi sono in dui diuersi 
lochi, Intani Inno da Y altro forsi un miglio o più, et per spatio 
de miglia due bone Intani dal dicto Tolmin sopra uno fiume 
nominato Lydra : el quale per mille anfracti de saxose riue viene 
de alemagna, et quiui per poco et piccolo discorso, cade nel 
Lisonzo. El primo de dicti passi e vn luogo dicto el molin, doue 
cum effecto è uno molino, e passasi a pie et a cauallo: laltro 
si è vn ponte de legname, che e facto sul dicto fiume de Lidra 
circa vna archata lutano doue el cade in lisonzo. Et se la fusse 
cossi, dieta ual de Tolmin seria vn securo et fortissimo luoco, 
ma el sono alcuni che uogliono, che per molte altre uie se gli 
possano intrare, argumentando ciò esser cum experientia, cum 
sit che li predicti Turchi che del 1477 passorono da chiauoredo 
et per la porta de Àmplez, furono etiam in questa ualle de Tol- 
min et non li intro per li predicti passi del molin ne del ponte 
ma uenero per altri, si come a tuti quelli Paesani et etiam sLd 
altri è noto e manifesto. 

Hauendo per Leuante: Ponente: Tramontana et Ostro ho- 
mai descripta quasi tuta la Patria. Resta solamente, a dire alcuni 
Castelli et porti, che sono in dieta Patria : pretermessi nel pre- 
sente tractato per non esser uenuto al proposito, gli quali acio 
che anche essi se intendano che sono ne la patria ho deliberato 
in un summario racontarli. Incominciando de qua dal Taiamento 
ne la diocese aquilegiense et drietto al monte. Et primo Aprnas: 



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159 

TucHo: Trecento: Puakpb&:Sof7: et San Daniele: Raooona: Coloredo: 
Pebs : Mels : Mobuzo: Bbaza : Fontanabona : Villalta: Faoaona: Gauo- 
BiAGo: et Abchian: al Piano neramente sono li infrascripti; Yabmo: 
Latisana : Belobado : Castel db Pobpet : Stbasoldo : et Zuchaona : Pbe- 
T18TA6N0 : SoFDCBEBa: et Sauobgnan pnr a la costa del monte. Ne la 
diocese Goncordiense veramente sono li inirascripti et primo. 

Al monte. Pinzano: Castelnxtovo: Toppo: Mbduna: Fan a: Mania- 
00 : AuuN : Polcenigo : et Ganeua: al piano in nero sono li infrascripti. 
Pobcia: Zopola: Cusan: SbeogiìIAyacha : Pobdolo: Fbatina: Saluabolo: 
et Meduna. Tutti li sopranominati Castelli : excepto San Daniele 
che è del Reaerendissimo Patriarcha: Fagagna che è Comunità: 
Castelnono : et belgrado che sono del Contato de goritia sono de 
Castellani Zentilhomeni de questa Patria: che hano le Jnrisdic- 
tion de essi in Ciuile et Criminale. Et hano el nome de le lor 
casade dal nome de li lor Castellj. 

Porti non nominati sono : et Primo Noiaba : Cablino : Mozana : 
Palazuolo. Tutti li prenominati porti sono miglia circa XX.^^ al 
più Intani da vtine. 

Non volendo pretermettere alcuna cosa non dieta de dieta 
Patria è necessario intender qnaliter essa è per Jurisdictione tri- 
partita, videiicet in Prelati: Comnnitate e Castellanj gliquali una: 
nolta ai anno al meno, et più secondo le occorrentie se adunano : 
et fano in vdine interueniente la auctorita et presentia del Ma- 
gnifico logotenente uno GENERALE CONSIGLIO ET PARLA- 
MENTO nel quale se tractano diuerse cose precipue quelle che 
sono a honore et gloria de linclito stato uenetiano: et de le terre 
et luogi loro publico bene et utile. In questo gli prelati per la 
conservation de le Jurisdictione et ben loro mandano gli infra- 
scripti et primo per uaa noce tanto per nome del Reuerendissi- 
mo Patriarcha: El Reuerendissimo Episcopo de Concordia o altri 
per loro. El Reuerendo Capitulo de Aquilegia, abbatia de Rosazo, 
abbatia de Mozo, abbatia de Sexto, abbatia de Bellum, abbatia 
de Sumaga, Reuerendo Capitulo de CiuidalC; Reverendo Capitulo 
de vtine; Prepositura de San Stephano de Aquilegia, de San Felice 
de Aquilegia: Prepositura de Cargna: le monege de Aquilegia et le 
monege daCiuidale.Etle Comunitade veramente al dicto parlamento 
generale vene et mandano le infrascripte, videiicet Aquilegia : 



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160 

Ciaidale: Vdine: Gemona : Venzon : Tolmeso: Sacille: Porto- 
graar: Maran: Monfalcon: SanVido: San Daniele: Fagagna: Auiaa: 
MopBa et Medana. 

Vltimamente gli Castellani viene et mandano prima. La Ca- 
mera fiseale de vdine : Porcia : et Brugnara una nooe : Polcenigo 
e Pana vna noce: Spilimbergo vna noce: Cnchagna: Zncho: et 
Pretistagno due noce : Castel de Porpet : e Tarcento vna noee : 
Valnason una: Strasoldo una: Coloret e MelBo una noee: Àr- 
hian nna : Pinzan : OflofF: Arìes vna: Yillalta vna : Canorìago 
vna: Brazan: et Cergna dne: Fratina nna: Sbroglianaeha nna: 
Salnarols vna : Tnrri vna : Maniago nna : Monte real nna : Zo- 
pola una: Pordolon vna: Panigai vna: Pramper nna: Pere vna: 
Aptimifl vna: Momzo vna: Cnsan vna: Fontanabona vna: Zeia 
vna : Toppo vna : Yarmo de Rotto e Vanno de sopra dne : Sa- 
uorgnan nna : Madrìse una : San Damele una : Fagagna nna et 
Vian vna. 

Per che le in arbitrio de qualunque che hauesse intese et 
lecte le soprascripte cosse de adimandando dire, Dimi che ha de 
INTRA DA la nostra Illustrissima Signorìa de dieta patria? Per 
tanto acioche se gli possa risponder mi par conueniente de par- 
ticularmente descriuerlo et racontarlo ut infra : et primo la no- 
stra Illustrissima Signoria sole comunamente incantando af&ctar 
al anno de 

La Gastaldia et muda de Tolmezo due. 1956 

La muda dela Chiusa de Venzon due 2739 

Capitaneato de Gemona al anno due 60 

Capitaneato de Trigesimo al anno due. 122 

Gastaldia de Fagagna due. 69 

Capitaneato de Soffonbergo due. 183 

Gastaldia de Caneua se afficta per podestà . . duo. 32 

Gastaldia de Ciuidale al anno due. 912 

Gastaldia de Mopsa al anno duo. 34 

Mvda de Monfaleone due. 448 

Gastaldia de Sedian due. 13 

Caneua da vdene due. 1871 

Mvda dela Chiusa de Venzon de p. 6 per cauallo due. 90 
Lineili de la Camera fiscal de vdene due. 250 



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161 

Le qual soprascrìpte Intrade et danari. Credo che la pre- 
libata Illustrìssima Signorìa nostra tatti dispensa nel salarìo del 
Magnifico logotenente et la sua Corte: nel Magnifico Thesaa- 
rarìo : nel Magnifico miniscalco et Canalarj : nel Magnifico Podestà 
de Maran : ne li Magnifici Potestà et Castellan de Monfalcon : nel 
Magnifico Proneditor Castellan et Porte de gradiscila: etnei Castel- 
lan de la Chiusa : et altre graueze che ha questa pouera Camera. 



La presente Corografia rìsale ai tempi in cui la Patria del 
Friuli trovavasi già sotto il dominio dei Veneti; e crediamo di 
non andare molto errati se poniamo la compilazione di questo 
scritto entro il primo decennio del secolo XYI. A fondare questa 
nostra presunzione basterebbero due fatti, l'uno, che al tem- 
po della Corografia, Gorizia era già divenuta imperiale, e Y altro 
che Gradisca trovavasi tuttora in mano dei Veneziani. E difatti, Go- 
rizia divenne austriaca nel 1500 e Gradisca andò perduta ai Vene- 
ziani nel 1511. Se però consideriamo che nella Corografia il castello 
di Pordenone è chiamato imperiale, se consideriamo che Pordenone 
si diede ai Veneti nel 1508 e che ben presto seguirono i castelli di 
Belgrado e Castelnuovo già appartenenti al comitato Goriziano, se 
consideriamo che nel 1507 cominciava la guerra tra la Repubblica e 
r imperatore Massimiliano, e il generale Comare era di già ar- 
rivato col suo esercito nel Friuli, se consideriamo che la Coro- 
grafia non parla di apprestamenti bellici e di timori di guerra, 
gioverà conchiudere che la compilazione della suddetta Corogra- 
fia debba riporsi entro limiti ancor più ristretti, tra il 1500 - 1506. 

n Patriacato di Aquileia avea fin dal 1445 abdicato alla si- 
gnoria del Friuli in favore della Repubblica di Venezia. H do- 
minio che esercitava tuttora era di pura apparenza; la Patria 
del Friuli in realtà occupata dai Veneziani, il Patriarca median- 
te una pensione vincolato agi' interessi di quella Repubblica. 
Aquileia stessa ridotta a un villaggio di poveri pescatori. 

Dovea Gradisca tutelare il Friuli dalle frequentissime in- 
vasioni turchesche e servire quale punto di appoggio nelle so- 
vrastanti guerre contro» gì' imperiali. Si accordano in tale riguar- 
do colla Corografia le parole del Palladio: ''Si haueua per ispe- 
rìenza delle passate militari occasioni conosciuto, che il Forte 



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162 

GradiBca era stato, et essere donena sicurissimo propugnacolo 
per reprimere tntte le innasioni di militia straniera; che potesse- 
ro air Italia pronenire in ogni tempo da questo importantissimo 
passo. Il ricordo fti anche dalla Veneta Sapienza fondatamente 
ricennto, e deliberato insieme di ridurlo con ogni arte di bellica 
architettura in vna Piazza reale. H Luogotenente Emo, Zacca- 
ria Barbaro, Domenico Giorgio, e Gandiano BoUani furono dal 
Senato destinati Sopraintendenti all'opera; ma il Luogotenente 
hebbe la soma, e fti da lui con tanta accuratezza incaminata 
con la direttione di Henrico Gallo celebre Ingegniere, che fu giu- 
dicata secondo le Fortificazioni di quei tempi Fortezza inespu. 
gnabile. Per rimembranza di opera tanto singolare, e del Fon- 
datore Emo, fu chiamata Emopoli. Quindi furono in vn marmo 
segnate le seguenti lettere in detta Fortezza.^ 

AN • SAL • M • ecce LXXIX 

IOANNE • MOCENICO • PRINCIPE 

IOANNES • HEMVS 

IVLIENSIVM • PRAETOE • MERITISSIMVS 

GEADISCHAE • TVMVLVM 

CONSENSV • PATRVM 

MVRO • ET • FOSSA 

MVNIENDVM • CVRAVIT 

HENRICVS • GALLVS • ARCHTTECTVS 

AB • AVCTORE • HEMOPOLIM 

AVSPICATISSIME • NOMINAT ") 

Già nel 1511 Gradisca cadde in potere degli Austriaci, 
nò più riesci a' Veneziani di riaverla. Onde tutelarsi però da 
questa parte innalzarono Palma. Fu posta la prima pietra di 
questa fortezza nel giorno anniversario della insigne vittoria 
riportata dai Veneziani sulle armi ottomane alle isole Curzo- 
lari e le medaglie d'oro e d'argento che in quesf occasione 
si gettarono nelle fondamenta portavano da un lato il leone 
alato coir Epigrafe : 

PASCALE • CICONU • DVCE • VENETIAR • ETC • AN • DNI • 1593 



') Palladio, Historie della Provincia del Friuli, Udine 1660, voi. II. p. 58. 



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163 

e dall' altro lat) i bastioni e il nome della fortezza oon in 
mezzo la croce e al di sopra le parole 

IN • HOC • SIGNO • TVTA 

e all' ingiro: 

FORnVLH-ITALLE- ET CHRIS -FIDEI-PROPVGNACVLVM ») 

Onde rendere popolata questa fortezza la repubblica si 
dio cura di munirla di amplissimi privilegi. 

Di fronte a Gradisca Massimiliano, al di qua delle Alpi 
teneva dapprima il solo castèllo di Gorizia. Nella guerra tra 
r imperatore e la Repubblica sul principio del cinquecento questo 
castello fu interinalmente occupato dalle armi venete. Nel 1525 gli 
stati del Goriziano presentavano istanza a Ferdinando allora arci- 
duca per assegnamento di mezzi onde poter rifare le mura di quel 
castello. ^'Poiché Gorizia, dicevano essi, è la chiave della Carintia, 
della Camicia e del Carso, supplichiamo l'Altezza Vostra di sommi- 
nistrarci i mezzi per rifare le mura della fortezza, che si trovano in 
cattivo stato, potendo in pochi anni essere rimesse, ed uguagliate 
a quel pezzo, che dai Veneziani fu costrutto, come ancora per 
terminare le torri, che da Massimiliano I sono state incomin- 
ciate, senza cui questa piazza resterebbe tanto debole da una 
parte, quanto ella è forte dall' altra.,, '^) Gorizia avea però ca- 
stello già prima. Troviamo effigiato questo castello in un si- 
gillo del comune che risale alla prima metà del trecento. *) 

Tolmino e Monfalcone che avrebbero potuto servire di ap- 
poggio a un esercito austris^co e rinforzare notabilmente la po- 
sizione di Gorizia trovavansi al tempo della Corografia in po- 
tere dei Veneziani. Monfalcone vi rimaneva anche più tardi, Tol- 
mino però fin dal 1509 divenne austriaco. 

Narra la Corografia di una incursione di Turchi nel 1477, 
ma la notìzia non è del tutto esatta. Giusta il Palladio e il Valva- 



>) Palladio, Historìe del FrìuU, voi II. pag. 23L 

') Carlo Morelli, Istoria della Contea di Gorizia con append. Gorizia 1855 
voi. I. p. 89. 

*) Può vedersi T impronta nel Santo storico delle principate Contee di Go- 
rizia e Gradisca. Gorizia 1853, p. 15. 



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164 

Bone quel passaggio di Turchi sarebbe avvenuto nel 1 178 e in- 
teressa di saperne i particolari. — ^^a poco tempo colà (nella Boa- 
na) dimorarono^ facendo in Friuli ritorno il seguente mese di 
Luglio. Sostenne questo nono incontro il Conte Carlo da Mon- 
tone Guerriero famoso che con titolo di Generale eomandaua 
all' essercito Veneto. Si portò questi con sei mille Caualli ad in- 
contrarli.... Dopo varie scaramuccie, e rileuanti fatti d' armi, esso 
Conte Carlo necessitò i Turchi à ritirarsi con morte di molti 
di loro, e li costrìnse à pigliare il sentiero verso Caporeto per 
la valle Sontiaca, detta il Canale di Roncina, ingannati anche 
dalle spie, che haueuano essi mandate nel campo Christiano, ri- 
ferendoli essere maggiore il numero de' nostri di quanto era in 
effetto. Da Caporeto si volsero verso Pletio fra le montagne della 
Treuesa ; e calando nella Ponteba giunsero nella Valle d' In- 
chiaroi, Territorio della Cargna, discosto da Tolmezo none mi- 
glia. Indi saliti quegli aspri monti, capitarono nella Zeglia» nel 
Contado d' Ortemburgo, et in altri lochi della Carinthia, doue 
riceuettero valorosa oppositione da quegli habitanti ira quegli angu* 
sti passi; ma nuUadimeno con abbondante preda ripatriarono.,, ') Se 
consideriamo più attentamente questa narrazione dobbiamo conchiu- 
dere che non erano del tutto infondati i dubbi della Corografia circa 
l' inespugnabilità del castello di Tolmino. La posizione della val- 
lata, nel di cui mezzo sopra un alto colle innalzavasi tempi 
addietro il castello di Tolmino, non è difatti inaccessibile. 

Presenta però dei lati deboli più da parte italiana che da 
parte austriaca. I fiumi Nìza, Tolmina e Lydra sarebbero gli 
odierni Coritenza, Tominska, Idria. 

La rocca di Monfaloone era destinata a presidiare il pasao 
di Trieste e dell' Istria. E i Veneziani ne conobbero bene V im- 
portanza. Quantunque più volte eccitati e desiderosi pur essi di 
addivenire a una rettificazione di confini, non vollero mai rinun- 
ciare a quel passo. 

Ciò è quanto abbiamo voluto osservare intorno alla Patria 
del Friuli, limitandoci alla parte orientale. 

Cablo Buttazzohi. 



>) Palladio, Hùtorìe del Friuli, voi. II. p. 56-7. 



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FONTES RERUM F0R0IULIEN81UM 

Anno 1598. 

Cause per le qwU la Maestà delV Imperatore per interesse suo, 
et della Serenissima casa cF Austria poteua impedire àlli Signori 
Venetiani U fabricw la noua ForteBza di Palma noua nel Friuli. 

Museo Provinciale di Oorìzia. — Da vecchio manoscritto. 

Che stante le capitolationi di Wormazia, Venezia et in Bo- 
logna fatte tra Y Imperator Carlo V^ et Ferdinando, con la Si- 
gnoria di Venetia, et giurate tra tutte due le parti detta Signo- 
ria non deue senza F espresso consenso di Sua M. Cesarea, et 
Ser.*"' Arciduchi d' Austria fabricar alcuna Fortezza particolar- 
mente in loco cosi contiguo, et uicino ai lochi Austriaci. 

Che facendosi essa Fortezza di circuito (come si dice) di 
tre miglia douendo anco atomo hauere una spianata grande sen- 
za le fosse large, per essere il sito dà tre bande circondato dà 
territorio Austriaco, cioè dalle ville di lalmico, ViscO; Aiello, 
luaniz, OntognanO; Fauglij e Gonario con ogni poca occasione si 
darà evidentissimo danno alli sudetti villagi Austriaci con rouina 
delle case, et campi loro. 

Che hauendo Tanno 1588 i Venetiani fatto otturar una 
caua d' un canale fatta dal Ser.^'^ Archiduca Carlo d' Austria tra 
il fiume del Lisonzo et del Tiele, facendo entrar 1' un aqua nel- 
V altra, per comodità del negozio dei legnami nella uilla di Fiu- 
micello, territorio suo proprio et indubitato sotto pretesto che 
detto canale per l' impedimento del flusso, et reflusso della ma- 
rina causare oatiua aere alla loro terrizola di Grado se bene 
lontana più di 15 miglia, et in questa oturatione usata ogn' arte 
per rompere la guera con sua Altezza, et hauendo similmente 
gli Anni passati con armata mano fatte buttar à terra a' Trie- 
stini sudditi di sua Altezza più di duecento are di saline, fa- 



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166 

brìcate in territorio Aastrìaco sotto il medesimo pretesto, cbe 
fossero di pregiuditio ai loro sudditi di Magia et Capodistrìa. 
Vole la medema ragione ohe à loro non sia permesso di fabrìcar 
Fortezza cosi pemitiosa in preginditio della Ser."» Casa d' Austria. 

Che hanendo li Ministri Veneti V anno 1542 ocnpato all' Im- 
perator Ferdinando la Fortezza dì Marano sotto Aquileia, contro 
r espresse capitolationi sudette, et poi per poter tenirla sino che 
fosse trattato, ò di restituirla, ò di hauerla per uia dì composi- 
tiene più uolte dichiaratasi di non pretender cosa alcuna fuori 
delle mura dì detta Fortezza in progresso di tempo hanno oc- 
cupato alla Ser."* casa d' Austria tutti li Porti d' Aquileia sino 
à Marano, le isole del Domine di San Pietro, scaciato il sacer- 
dote della Chiesa di San Pietro, non hauendo riguardo ne anco 
che si trouasse all' altare, et poi batuta a terra detta Chiesa con 
r Artigliaria usurpati li boschi, et pescagioni Austriache, con 
scusa che dessero danno a detta Fortezza. 

Che essendo obligati i Venetiani per il laudo Tridentino 
deir anno 1533 tra V imperatore Ferdinando et loro di restituir 
alla Ser."** Casa d' Austria la sudetta Fortezza di Marano, la 
Terra di Latisana, con tutto il Contado, il Castel di Belgrado 
et Castel nono con i suoi villaggi, m/15 ducati con T interesse 
scorso, molti altri luogi nerso il Tirol, et lascinr la nftuigation 
del mar Adriatico libera, non possono esser admessi à fabrìcar 
questa Fortezza, sino che non eseguiscono detto Laudo; poicbè 
ad esempio delle sopradette usurpatìoni, et infinite altre ingiarìe 
fatte alla Ser."^ Casa d' Austria, loro fatti maggiormente forti, 
et sicuri da' questa Fortezza cercavano noni modi d' occupar il 
rimanente del territorio Austriaco sin sotto le Alpi della Carlntìa, 
et della Camiolia. 

Che essendo V Arciduca Ser."**» Carlo stato più volte neces- 
sitato di sequestare a Oentilhomini, et sudditi Veneti le loro en- 
trate che hanno in territorio Austriaco per rifar con quelle i 
danni de suoi suditi fatti da' Ministri Veneti sul mare Adriati- 
co nel leuarglì i Nauiglì, et le loro robe, senza che detti Ve- 
netiani habbino fatto alcun risentimento ora con V occasione di 
questa nona loro Fortezza cercavano in simili occasioni dì nen- 
dicarsi; Dà che senza dubio nasceriano delle risse con pericolo 



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167 

di qualche guerra tra la sua M.^^ C/ la Casa d' Austria, et loro. 

Che haueado la sua Mae8> Ces.* et la Ser."* Casa d' Au- 
stria la Anocatìa et Protetione della Chiesa Patriarcale d' Aqui- 
leia, et essendo la Villa et territorio di Palmada oue si fa la 
nona fortezza senza consenso di sua Maestà fondo Patriarcale; 
Capitolare di detta Chiesa, oltre che ni concorre anche V in- 
teresse della sede Apostolica per essere bene di Chiesa. 

Che la sola raggione colorita da' Venetiani che questa For- 
tezza si faccia per la sicurezza dell' Italia contro Y incursioni dei 
Turchi, non è suficiente, ne buona per esser il sito aperto ma si bene 
le strade, et passi stretti del carso, et dell' Alpi Camiolie il Fiume 
LisonzOy il Castello di Groritia, la Fortezza di Gradisca et la Torre 
del ponte di Gorìtia fatte queste due da Venetiani medemi per que- 
sto effetto sono bastanti per impedire V entrare ai Turchi in Italia. 

Che i Venetiani per il passato mai hanno tentato ò publi- 
cato di far questa Fortezza, se non ora che uedono sua Maestà 
Cesarea et la Serenissima Casa d' Austria implicata nella guera 
contro i Turchi prenalendosi di questa ingiusta occasione. 

Che perciò bisogna necessariamente conchiudere farsi que- 
sta nona Fortezza da' Venetiani per occupar quello che non hanno 
potuto hauere dalla Serenissima Casa d' Austria per danari come 
più uolte hanno cercato nelle trattationi passate. Il che si pro- 
na manifestamente dalle sottoscrìtte Ragioni 

Primo che hauendo disegnato d' assicurar questa nona For- 
tezza dì Palma con canar una fossa, dalle Fosse delle mura di 
detta Fortezza, che uengi a sbocare nel Fiume quale fa capo 
nella loro nilla di Prìuauo per poter nenir dà Venetia, et altri 
luogi loro maritimi con galere, et altre barche entrando nel Por- 
to di Buso, et in su nel fiume di Ceruignano detto dell' Aussa 
che è Austriaco, uenirà la Ser."^ Casa d' Austria ad essere esclu- 
sa dai sottonominati suoi lochi, sogetti al Contado di Goritia 
liuali restano dietro detta Fortezza uerso la Dittione Veneta cioè. 

Il Castel di Porpetto doue risiede un Capitano con un Corpo 
di Guardia posseduto, et riconosciuto in feudo dalla Nobilissima 
Famiglia Frangipani. 

Castello di Muran nono oue parimente si tiene un Capi- 
tano con un altro Corpo di Guardia. 



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168 

Il Castello di Zaiii; posseduto^ et rìconoseiato in feado dalli 
Sig."^ Sanorgnani prìncipalissima Famiglia del Friuli. 

Li yilagi di Oonarìo^ Ontognan, Faaglis, uilla Freda^ san 
Oernasio, Roaolati, Chiaresaco, Gampomoley Riuarota, Porpetto 
di Chiaresaco, Porpetto di Castel, Padrizolo, et il Borgo di Ca- 
stello, Villa nona, Carlino, San Giorgio, Nogaro, Gradiscnta, 
Goriciza, Viseo, Driolasa, Sternieo, Siuiliano, Flambrazo, Forgel, 
Prisinis comenda dell' Ordine Alemanno, Titian et il Blasiz con 
la Chiesa di san Pelegrino, che sono tochi 30 et la Villa di 
Cemignano per esser situata sul fiume, et le Ville di lalmico, 
luaniz, Visco, et Aiello per essere uicine à detta Fortezza ueni- 
vano sempre molestate da' Venetiani. 

Si uenirà à perdere none boohe di fiumi Nauigabili Au- 
striaci ciò è Precinis, Targnano, Mazzanella, Celina; Corno, Ma- 
lisana, Aussa, Terzo, et Anfora, et insieme V utile che sua Al- 
tezza caua dalle gabelle delle merci che passano per detti Fiumi. 

Di più tutti i Boschi Austriaci presso Marano, et Precinis, 
dalli quali la Camera Arciducale ogn' anno caua più di 500 scudi. 

Di più la Ser*""* Casa d' Austria uenirà affatto esclusa dal- 
la sua ragione cotanto chiara, per la restitutione della Fortezza 
di Marano, con li notabilissimi porti marittimi di Lagnano, Buso, 
Sant' Andrea, et Anfora. 

Di più le ragioni della terra di Latisana con tutto il suo 
territorio, qual è membro, et Feudo del Contado di Goritia in- 
sieme con il Porto del Tagliamento. 

Et senza dubio la Ser.""* Casa d' Austria iiaurà d' aspetare di 
uedersi occupare la Città d' Aquileia con. tutto quel Territorio 
che ha Sua Maestà al fiume del Lisouzo per il quale uenirà à 
perder la magior parte del contado di Goritia siccome successe 
al tempo dell' Imperatore Massimiliano Primo, che non si tosto 
hebbero i Venetiani fabricata la Fortezza di Gradisca, sotto il 
medemo pretesto di far propugnacolo contro il Turco, che occupa- 
rono la Terra, et il Castello di Goritia con quasi tutto il suo Contado. 

Che per ciò dalle sudette ragioni ogni uno può legitima- 
mente giudicare quante guere, danni, et disturbi possano cau- 
sarsi nella Christianità tra questi Prencipi per occasione di questa 
noua Fortezza, alle quali sua Santità deue Paternamente rimediare. 



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COROGRAFIA DELLA CARNIA 

DI 

Giacomo Valvasoni da Maniago. 
Anno 1550. 

Archivio Diplomatico di Trieste. — Da vecchio manoscritto. 



Al diarissimo SigJ Giov. BaM. ContarenOy Luogotenente della 
Patria del Friuii. 

Eccovi Sig. Mio honorandissimo il dissegno della Cargna in- 
sieme colla descrittione da noi desiderata molto^ si perchè havete 
scoperto in tutti quei popoli una viva fede verso i suoi illustrissimi 
Signori; et una particolar affettione alla Vostra Magnificenza Glar. 
come anco per la consideratione di quel Paese per rispetto de 
passi; e di molti legni per V Arsenale, e fabriche di Venegia, e 
per la vaghezza della Terra di Tolmezzo, la quale due uolte 6 
stata uisitata da voi con somma sodisfatione. 

Pigliate adunque volontieri queste mie picciole fatiche come 
da unO; eh' amira le nobilissime qualità nostre, e da chi deside- 
ra seruirui, e (potendo) honorarui. E se io non hauessi cosi a 
pieno sodisfatto a questo suo desidetìp prego in gran maniera 
ad isousarmi; attestando il buon volére pib che il mio piociol 

ualore. E senza altro con riverente affetto me pre- 

gandoui felicità, ed ogni grado d' honore si come merita la bon- 
tà e le singolari uirtft sue, e bora si nobilmente essercitate a 
beneficio, e grandezza di questa città, e Patria, le quali di ciò 
insieme hanno à tenerne cosi, e negli scritti una perpetua, et 
honorata memoria. 

Di Vdine, li, 12, luglio, 1559. 

Di F.~ Mag."" Clarissr^ 

buon servitore 
laeonto Talnasonl. 



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170 

Breve descritione della Cargna. 

La Cargna e paese per lo pib montnoso e celebre per 
r Alpi Giulie, la cai larghezza e di, 25 miglia la langhezza di 
44, e circonda aprcBSo cento, dall' Oriente guarda i Norici, à 
mezo gioruo la Patria del Friuli, nerso tramontana i popoli di 
zeglia detta da Plinio Celia, et à Ponente i Retthi Cadorini. 
E divisa in quattro quartieri Soclebo, Gorto, S. Pietro, et In- 
chiaroi. E credesi hauer tal nome dalla Dea Carnia, che iui per 
anentura s' adorava, o vero dalli carnuti popoli di Francia, che 
vennero in Italia con Bello ueso loro Capo, perochè questi par- 
lano molte parole Francesi, e sino ad oggi di conseruano 1' an- 
tico nome di Carni primi habitatori di questa Patria. 

I principali fiumi d' essa sono il Tagliamento, che dal monte 
mauro rapidamente scende nel mar Adriatico appresso la Tisana, 
nel cui fonte cadendo alcun legno per V estremo freddo diventa 
sasso, il Mélio, il Degano, e V Butte col Moscardo, il quale sorge 
con copia di molt'aqua poco di sotto facendo uista d'un picciol 
lago, che non nutrisce altri possi, che trutte ; E quando gì' s' innon- 
da e pericoloso da passare per V Arena incerta come perch' egli 
conduce sassi grandi rivogliendoli à guisa di Botte; et altri fiumi- 
celli, e Torrenti, che insieme con la FéUa, .che confina la detta 
Cargna, e passa per il Canal della Ponteba tutti mettono nel 
suddetto Tagliamento, il quale già poch' anni per la ruvina d' un 
alto monte nel detto Fiume Moscardo per spatio di molti mesi 
stette torbido, e bianco, come Gesso. Vi è anco un bellissimo 
lago detto di Cauasso dalla vicinità dell' Antico Castello di Ca- 
batic, che al presente giace in terra posto nel grembo di due 
monti altissimi sopra il Castello d' Oaopo due miglia in sitto 
molto diletteuole con aque chiare, e proffonde, il qual e lungo 
circa un miglio, e mezo, e largo due Tiri di Balestra, e da 
questo esce il fiume melone, che insieme producono copia d' Au- 
gnile, di Trutte, e Temoli molto eccelenti. In questo lago nel- 
l'età sopra passata essendo stata presa un Anguilla delle mag- 
giori, che fusse mai più uista per l' adietro, e dagli huomini 
di quel luoco portata a Vdine in casa Sauorgnana successe che 
quante mosche u' andarono à torno tutte subito cadere morte ; 
la onde quelli di casa rimasero pieni di sospetto, e con ragione 



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171 

perdoohè poco doppo venne un messo in posta^ che riferì; come 
nn grandissimo serpente smaniava per il detto lago^ e fischiando 
spaventava tutto il contomo, Onde conchinsero ciò anenire per 
rispetto dell'Anguilla era statta levata, come per uerità sucesse 
perche fatta la prova la trovarono tutta uelenosa, e poco vi 
mancò, che non accadesse qualche strano accidente in detta famiglia. 
L'uno dei posti veramente per entrar di Germania nella 
Cargna e nel frinii, e quello del lauio, che dalla zeglia passa 
per il monte di bombaso nel Canal d' Inchiaroi, che e solo di 
pedoni e qualche cauallo malageuolmente ni potrebbe andare 
ne' tempi asciuti ; nel qual monte di bombaso u' 6 un altra 
strada, che fa capo alla Ponteba con pedoni e con Gaualli a- 
geuolmente. Questi popoli della Ponteba sono chiamati Leprutii 
da Plinio nel cap. delli popoli alpini, e sono gente di Tauresci 
al presente detti della Taruisa Terra di Garinochia posta, 12, miglia 
sopra il detto luogo di Ponteba, nella quale si uede il proscrito 
epitafio, et è vicina a campo rosso detto dagl' Antichi Ara Flauiae. 
Sito veramente di consideratione por rispetto che quiui Y aque 
si partono altre per leuante nel Fiume Drauo, et indi nel Da- 
nubio, altre verso mezo giorno nel Tagliamento, e questo parti- 
mento d' aque è quello, che i Latini chiamano Diuortium a- 
quarum. E per esser sulla strada di Germania, e luogo già fre- 
quentato da Bomani, sono ini stati ritrouati mosaichi, e più volte 
medaglie d' ogni sorte, e doue fin hoggidi si veggono altre 
relìquie d' antichità. Segue poi il passo di Cason di Lanza sopra 

Inchiaroi fin dove già Y anno 1448 Bassa Capo di sei 

milla Turchi entrato per li Canali di ronzina e di Plezzo, per le 
qual passa il fiume lisonzo scorse con Cavalli pasando nella 
Zeglia, e fin nel contado d' ortenburgo, paesi di Tedeschi ; cosa 
a chi uide quei lochi quasi imposibile. Trovasi poi quello del 
monte di Croce sopra Tamau^ Villa, e fiume cosi detta il quale 
fd aperto già per opera di Giulio Cesare a fine di condur le 
legioni che invernavano in Aquilea, nella Germania verso il Reno, 
e contro i Svizzeri come Liuio scrive nella 5.» Deca; quantunque 
egli credette questi monti esser sopra Turino, et in quei loghi 
dificili, e sassosi ridusse la strada facile e piana anco per li 
carri, che era di 20 miglia, in assesa e dissesa, e giro del monte 



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172 

benché al presente solo ui possono andar pedoni^ e cavalli con 
some per essersi alcuni tempi doppo accomodata detta strada 
per la somità del monte, per lo quale si ascende solo, 5, miglia 
con la dissesa d' altretante, dove si vede ancora nel sasso della 
montagna il seguente epitafio di lettere sesquipedali in memoria 
di Cesare : G. lui. Caesar uiam inuiam rotabilen vidd : et alle 
radici del detto monte vi è un altro el terzo nella sommità le 
quali sono guaste affatto del antichità, ne si puono legere al- 
trimente, poco poi di sotto si veggono alcune muraglie, e torsi 
antiche oue era il Castello di Moscardo per custodia di quel 
passo, et è da sapere che la strada di Verdione per il Canal 
della Pontcba a Yilaco a quei tempi non era in essere ma solo 
quella di Giulio Camice. Terra antica e rovinata posta 3 miglia 
sopra Tolmezo, e le merci che da Aquilea, che già fu e supono 
quasi di tutta Italia si conducevano nella Germania, e nell' On- 
garìa, passavano per Tricesimo Castello sino ad oggidì notabile 
discosto 30 miglia da quella città e scaricauansi nella detta Terra 
di Giulio Carnico lontana da Tricessimo, 30, miglia, et indi poi 
a Camporosso sopradetto per il Canale d' Inchiaroi per spatio 
di, 30, miglia, il qual Canale poco lungi dalla Ponteba si con- 
giungeua come anco al presente con la strada Imperiale; chela 
capo a Villacoo luogo assai celebre a nostri tempi per la frequen- 
za di molti mercatanti, e perchè ini fa residenza il presidente di 
quelle contrade. Le merci veramente che si conducevano nella 
Bauiera, e nelle Terre basse di (Germania, passauano da Giulio 
Gamico per il monte di Croce sopradetto à loncio, e d' indi alla 

Terra chiamata da latini aguntum al presente detta 

come credo per gì' antichi vestiggi, che si trouano in essa e per 
esser lontana meno di due giornate da Giulio Gamico, come la 
mette Antonino nel suo itinerario. H quarto passo è quello di 
SerciSj che si stringe tra due punte di monti asprissimi chiama- 
ti Peralma sotto le radici de quali nascono tre notabili fiumi la 
Zegla, che verso Levante scorre nel Drauo, e mette poi nel Da* 
nubio sotto Petonia. L' Adice verso ponente, che esse dal lago 
messurina, et a mezzo giorno la Piane, li quali due fiumi ren- 
dono di continuo largo tributo alla Regina di questo mare A- 
driatico. Vn' altro è sopra saptuda nel luogo, che si chiama Ponte 



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173 

di Frison, il quale (servendosi) chiude anco quello di lanardetto 
e r ultimo è qitétto di BcfHstagno Castello di Tedeschi^ per eai si 
niene in Fornii e d' indi oo' carri nella Gargna, li quali passi 
portano alla Terra di Tolmezzo, e sono custoditi dalli suoi sud- 
diti ne' sospetti di guera. Ci sono degl' aUri CMcora di pedani solar 
mente, ma di poca consideratione e difficili per V Asprezza di quel- 
r Alpi, per il che di questi non fano altrimenti mentione. 

Trono che anticamente V erano in questa Regione; 23, Ca* 
stella fabricate sopra diuersi monti, e colli del Paese con due 
Terre, cioè Giulio Camice et Àmonia i nomi de' quali erano Ik- 
BiUHO, Dellbsdumblàhs, Soclkvo, Nonta, di cui Plinio fa mentione 
al Cap. 19 honorato già Hermano di liuencis Caualier e Pa- 
trone d' esso Castello il quale nel Friuli fu huomo di grande au- 
toritày e Capitano Generale dell' essercito del Patriarca^ ma da 
poi per esser egli stato uno dei congiurati nella morte di Bel- 
trame Patriarca fu punito nella testa in Ydine da Nicolò suc- 
cessore fratello di Carlo 4 Xpiperatore 1' anno 1351. Sempsolls, 
FsLTBON, Ixpetio, FoknI| Agboàs, Cells, Riuieu, dove nel 1489. fu- 
Ton rìtrouate medaglie antiche d' oro, d' Argento e di metallo in 
grande quantità, Amohài, Mosgabdo, Nousiis, Sttdbi, Fratta, Bbit 
LOATO, Castel Novo, Veszeonis, Cbselans sopra il lago di cavazzo, e 
S. LoEÉHzo, de' quali tutti hoggidl si uedono pochi vestigi, ma 
solo sono rimaste le Chiese con i uillaggi sotto nel piano, e 
hanno conservato i nomi con alcune famiglie chiamate Desmans, 
che dicono hauer haute origine da questi Castelli, e per auentura 
il nome deUi Decumani soldati lasciati a quelle guardie da Ce- 
sare e sono liberi da ogni fattione con altri privilegii, come feu- 
datarii del Prencipe ne' quali lochi spesse volte s' hanno ritrovate 
Medaglie^ e in pavimenti e comessi di pietre. 

Giuuo Cabnico per fin al presente riserua il nome di Giulio, di 
cui ne fanno mentione Tolommeo e Plinio riponendolo ne' carni 
tra r Italia e '1 monte et Antonino il mette, 30^ miglia sopra Tri- 
cessimo, come ni è per apunto. A questi tempi si vede solo una 
Chiesa nel monte e di sotto alcune poche case di Villa. La Chiesa 
chiamasi di S. Pietro, doue e un Proposito con otto Canonici il 
quale come uno de' Prelati della Patria del Friuli ha noce nel 
general Conseglio di essa detto Parlamento, con rendita di, 100, 

13 



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174 

D.** all'anno, e bì sono ancora i vestigi del Castello, che e» 
nel monte, e del Borgo, che era nel piano, e dimostra essere, 
stato assai buon luogo, il qnale fabricato da qne Romani, che ri- 
massero alla custodia di quel passo, in honor di Cesare loro 
Signore, e fu situato in luoco alto per oniar a' Barbari tra' due 
Canali S. Pietro et Inchiaroi appresso il Fiume Butte, et il Mo- 
scardo sopra il quale era un ponte di sasso quadratto con due 
archi, e bora è guasto affatto insieme col picciol teritorio di 
quella Valle, dal antichità e rapacità del fiume, e della rouina del 
monte, che li soprastava. lui si trovano pezzi di mosaichi, me- 
daglie d' ogni sorte, et i vestigi d' un aquedotto di metallo con 
molti epitafi Romani in marmi del Paese, che sono stati traspor- 
tati parte in Tolmezzo, e parte nella Patria, e di questi ne ho 
ueduti due nel Castello di CoUoredo, e tre in Ydine i quali si 
registreranno quinci adietro : Dalli detti Epitafi si comprende in 
quel luoco essere stato un Tempio d'Ercole tenuto in veneratione 
dalli Sacerdoti detti Poticii (si come un simile era d' Àpoline 
Belleno nella Chiesa di Belligna in Aquilea). Di Ekonià o^di vi 
sono alcune reliquie, chiamasi mona, nel primo ingresso del Canal 
di Corto, dove e la Piene principale con i uestigi di due Castelli 
uicini, la qual tera illustrò San Pelagio, che ini nacque, e da poi 
neir età passata Antonio ToUuzzo, che ne' suoi tempi fu uno de' 
più celebri Dottori di Ydine honorò detto loco, e fh talle che 
meritò d' esser successore à Paolo di Castro nella lettura di 
Padoua. Dalle rouine d' Emonia di Giulio Camice, e degli altri 
Castelli sopradetti, e opinione che si fusse fabricato Tolmezzo», 
cosi chiamato da alcuni per la vicinità del fiume Tagliamento 
detto da moderni Talment, ma di Catone Tilamentum, e dagli 
altri Tiliamentum, et in libro antico, che era nella Chiesa di 
grado appresso Aquilea ho letto Tumeteum, nel qual per ordine 
uien nominato Ydine con tutte le Castello, che erano in quel 
tempo nel Friuli. Della sua prima origine non trono alcuna me- 
moria di sentori solo per traditione d' etade rimota uien detto 
che erano tre Yille uicine in quella pianura nel mezo delle quali 
fu fabricata questa Terra e d' indi hauer preso il nome di T0I7 
mezzo, cioè nel mezo delle tre Yille, et altri dicono per esser posto 
nel mezo di tre fiumi cioè Tagliamento Bute e Fella, e di monti 



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175 

altìssimi, che lo circondano d' ogni intorno ma io crederò pib 
tosto, che Tulio Metìo Somano, che vene come si legge con la 
colonia nel Frinii gli hanesse dato il nome, come qncUo, che 
flisse stato mandato alla custodia di quel passo, onero che nel 
dinider il Paese a lui fusse stato consegnato quel Terìtorìo, e 
poi da esso, e dalli suoi fabricato in honor suo Castello, ò Villa, 
ò altra fabrica, e possia accresciuto di mano, in mano dalla ro- 
nina degli altri sopradettì Castelli del Paese. Fu circondato nuo- 
yamente di nuoua muraglia da Raimondo Turiano patriarca, 67, 
nel qual tempo nel monte di sopra era un Castello custodito 
dalli Patriarchi e loro Gastaldi, e hora in gran parte rouinato ; 
e già, 120, anni in fabricata una picciola Rocca sopra V alto 
monte, che soprasta alla detta Terra, la quale serviva per specula, 
et à nostri tempi è derelitta. Questa terra al presente e metropoli 
di tutta la Cargna habitata da persone Civili, è d' acuto intel- 
letto conforme à queir aria sottile ben fabricata, e ne' tempi 
estiui molto allegra, nella quale nouamente sono state descrìte 
760, anime. I Cittadini di quel luogo sono Patroni di que Dacii 
e rendono ragione nel Criminale e nel Ciuile cosi della Terra 
come delle Ville del Paese, che tra grandi e picciolo sono, 173, 
nelle quali si trouano oltre uinti miUa anime, con là presenza 
però del Gastaldo ; che siede in mezo di tre Già dici come ra- 
presentante il suo Prencipe, e le sentenze di questi uengono alla 
censura del luogotenente della Patria il quale per nome de Si- 
gnori Venetiani uende quella Gastaldia traendosi ogni anno oltre 
due milla D.ti si dalle condannagioui come del entrate ordinarie, 
de beni fiscali, e dalla Gabella delle mercantie. Die nome questa 
Terra già pochi anni fanno Francesco della Famiglia de lanisi, 
il quale per esser Dottor de leggi Eccellentissimo meritò la nobiltà 
d'Vdine con tutti gli honori della Città e da poi Tanno, 1519, 
mandato in Spagna da Signori Venetiani a negotiar col Re Carlo 
di cose importanti con la diligenza, e uoler suo operò si, che 
egli ritornò a Venetìa, con molta satisfatione di quei Illustrissimi 
Signori; perochè ottene quanto essi desiderarono da quella Maestà, 
et assai per inanzi ella fu anco honorata insieme col paese da 
Odorico Signore del Castello d' imbellino e di liuenzis, Cavalier à 
gnoi tempi • • . segnalato caro ai Patriarchi, et uomo di gran affari. 



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176 

il qnale fh . . • • Duce Domino, e Governatore di tutta la Patria vtar 
oando la sede Patriareale con Taniversale consenso del Parlamento. 
Il Paese neramente manca di grano, e di nino, e molte 
Robbe per il ninere solo ni nasce àlcnna quantità di Formentoni, 
e Vino per un mese dell' anno ; perilche se ne seme di questi 
nella Patria, apportando e conducendo al incontro panni di lanna 
ma grossi, Tello, Vitelli, e laticini, di che ne ha gran copia ; 
tutti i legni per le fabriche del Friuli per Yenetia, per la marea, 
e per altri paesi pid lontani conducendogli gib per il Fiume Ta- 
gliamento e parte per la Piave ; e per V Arsenale di Yenetia 
Pini, e larici di smisurata altezza, et a nostri giorni Beltrame 
Susanna Gitadino d' Ydine ne fece tagliar per la Chiesa di S. Pietro 
di Roma havendogli promessi à Papa Paolo 3^ alti, 19, passa, 
et alcuni di essi 21, e grosso quatro piedi per diametro, li quali 
insino ad hoggidl* sono fra gli aspri monti di Sezzis, peroche 6 
difficolta grandissima condurli al aque, e vi bisognarebbe l'aiuto 
e favore d' alcun prencipe. Plinio scriue che i Romani si seminano 
di simili legni per le fabriche e per V Arsenale di Ravenna dalli 
Yendelicj e Rhetì tra quali si comprende anco parte di questi 
paesi della Cargna, li quali oltre di ciò fanno dinersi trafichi con 
tedeschi e come gente industriata a centinaia si partono dal 
paese e vanno a procaciarsi il ninere in luoghi lontanissimi in 
maniera, che hormai se ne trovano per tutta Europa, e la sua 
propria arte è di tesser pani di lana, ma più di lino, nel che sono 
eccellenti, e rari. Questi Popoli abondano d' animali, e d' uccelli 
di molte sorti come Galli saluatichi. Francolini, Gotomi, Daini, 
Gapre, Gaurioli, lupi, cernieri, lepre, che sono tutte bianche, Fuin^ 
Martori e simili. Nel luogo d' Avanza si veggono vestigi di mi- 
nere, et in premesso già u' e ne' una di argento, e di rame et 
in alcuni luochi insino a questi tempi si lanora oltre di ciò si 
trovano pure de Ghristalli, ma i pezzi non sono grandi, e ne ne 
copia in certi Yaloni dell' Alpi, dove di continuo sta neue, e 
giaccio e nouamente ne monti non lungo da Moggio Abbatia sono 
stati ritrovati marmi, vasi, moschi li quali con facilità condotì 
per la Fella nel Fiume Tagliamento potrano honorare le Ghiese 
et Pallaggi di Yenetia, e di Ydine et io di questi ne ho fatto già la 
prova che riescono lustri e belli al paro di ogni altro marmo d'Italia. 



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177 

In qnesto luogo mentre che io accompagnava in visita già 
dxie mesi fanno Voi Glarissimo Signore ritrovai il sottoscrito epi- 
taffio; che mi fa credere ini esser stato qualche Tempio o edifitio 
antico con le renine del quale ne sia da poi fondata V Àbbatia 
per li monaci di S. Agostino, e datogli grosse entrate con la Giuris- 
ditione del Canale di Ponteba; e di, 12, Ville apresso del Conte Ca- 
rellino di Carìnthia Tanno, 1072, con rAuthorita e consenso d'Hen- 
rico 4^ Imperatore ; E questo e quel tanto che io ho potuto scoprire 
d' intorno la Cargna il resto lasciare a più diligenti scrittori di me. 

Tra le notizie della Corografia ci sembrano meritevoli di par- 
ticolare considerazione quelle che trattano di una congiunzione stra- 
dale tra la Camia e il nostro litorale fin dal tempo dei Romani. 

È bensì vero che nò la Tavola Teodosiana, nò V Anonimo 
di Ravenna, nò la Cosmografia di Prè Guido parlino di una tale 
congiunzione, e che alle iscrizioni richiamate dal Yalvasone, ben- 
ché forse in parte attendibili, non possa prestarsi molta fede. 
Ha se consideriamo che al Monte Croce si veggono tuttora le 
traccio di una strada romana, se consideriamo che V Itinerario 
di Antonino parla espressamente di una strada romana tra A- 
quileia e Yaldidena oltre Giulio Camice, Loncio ed Agunto, enu- 
merandone le singole stazioni e le rispettive distanze, non potrà 
dubitarsi un sol momento della realtà di siffatta congiunzione. 
L'Itinerario di Antonino registra: 

Item ab Aquileia per compendium 

Yeldìdena mpm CCXV 

Ad Tricesimum mpm XXX 

Mio Camice mpm XXX 

Loncio mpm XXII 

Agunto mpm XYIII 

Littamo mpm XXm 

Sebato mpm XXm 

Vipiteno mpm XXXIII 

Veldidena mpm XXXVI ') 



<) Itinerarium Antonini Augusti et HieroBolimitanum, ed. G. Parthei et M. 
Pinder. Berol. 1848 p. 183. 



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178 

I singoli luoghi qui annotati sarebbero: Aqnileia, Trieesi- 
inam=Trige8ÌmO|IalioCamieo=Zaglio, Zoglio o Gaildorf, od In- 
vilino, Loneio=Lienz o LeitenoLozzo o Sappada, Àganto=Inni- 
chen, Littamo=Brannecken o S. Lorenzo o Welsberg, Sebato= 
Seben o Unter Viniel, Vipiteno =Oberwipthal o Sterzing^ Yeldide- 
na=Wilden, Wilten, Welten. 

Queste le interpretazioni ordinarie adottate dai moderni geo- 
grafi Reichard; Meinert, Erase e Lapie. 

Non è difficile riconoscer la via tra Àqnileia e il Monte 
Croce snl confine tra la Gamia e la Carintia; le difficoltà co- 
minciano appena al di là dei monti. Varie furono le interpreta- 
zioni che si vollero dare al nome Loncio e le accennammo orora. 
Se le distanze dell' Itinerario, purché precise, non facessero in- 
sorgere un qualche dubbio, l'affinità del suono ci persuaderebbe 
di prescegliere Lienz, ma da Giulio Carnico a Lienz yi sono certo 
più di miglio romane ventidue. Per arrivare poi da Zuglio 
ad Innichen pel Monte Croce bastava incamminarsi su per 
la Zeglia e non occorreva fare il giro entrando nel vallone 
della Drava. 

Fatto calcolo delle distanze il sito Loncio corrisponderebbe 
piuttosto air odierno Liesing sulla via che da Mauthen per la 
vallata del fiume Oail conduce ad Innichen. 

Da Wilden nel Tirolo la strada procedeva ad Augusta Vin- 
delicorum, V odierno Augsburg in Baviera e quindi al Danubio. 

Zuglio, la prima stazione al di qua del Monte Croce, era 
colonia romana destinata a tenere in freno le popolazioni cel- 
tiche di quelle regioni. Conservasi il nome in un villaggio detto 
Zuglio sul fiume Bute sopra Tolmezzo. La strada scende da Giu- 
lio Camice a Trigesimo, da qui per Udine e attraverso Àqnileia in 
linea quasi retta fino a Belvedere. Non è inverosimile che por- 
tasse il nome di via lulia. 

L' epigrafi posta al Monte Croce in onore di Giulio Cesare 
che per il primo ne avrebbe aperto il passaggio, non mancò 
d'incontrare degli oppositori. 

Valvasone la riferisce certo erroneamente: 

C • IVL • CAESAR • VIAM • INVIAM • ROTABILEM • VIDD 



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179 

C!o8l pure l' Orelli 583^ che la tolse dal Machar L p. 250, dichia- 
nmdola fattura del secolo XVI. Suona però alquanto diversamente: 

CÀIIVL-CAESAB-HANC-VIAMDfVIAM-ROTABILEM-FECI^ 

n professore HenzeU; attenendosi alle comunicazioni del 
Seidl, ') scrive: 

C • IVL • CAESAR 
VIAM • HANC • BOT • P ^ 

assodandosi, in quanto alla sincerità dell' iscrizione, ai dubbi 
già espressi dall' Orelli. 

La lezione adottata dal prof. Henzen corrisponde quasi del 
tutto a quella pubblicata dal Grassi, il quale nel 1782 scri- 
veva : ''In un pezzo di rupe di esso (Monte Croce) come leg- 
hamo dall' originale monoscritto di Quintiliano Ermagora, scrit- 
tore del secolo XV, si vedeano incise certe lettere, che cosi di- 
cevano : n 

C • IVL • CAES 
VLOI • HANC • ROT. P. ») 

Dalle quali parole si rileva in ogni caso che l' iscrizione fu 
letta già prima del secolo XVI. L' ommissione delle persone per cui 
ordine sarebbe stata incisa quella epigrafi, desta qualche sospetto. 

Non possiamo del resto sottacere che in quel sito furono 
ritrovati degli altri rottami di antichità. 

Prosegue il Orassi : ^Un degno sacerdote di mia parrocchia 
(P. Giov. Batt Giacinto de Rivo) e che mancato a' vivi 1' anno 
1752 lasciò molte sue memorie inedite intomo le antichità della 
Camia^ ora passate in altra letterata manO; trascrisse la seguente 
imperfetta iscrizione, incisa in un quadro scavato a lato sini- 
stro della suddetta via carreggiabile fatta per il monte di Collinetta :„ 



*) Seidl, BeitrSge zn einer Chronik d. arch. Fande etc. — - Archiv f. Ran- 
de esterr. Gesch. Qaellen 1851, I, fase. 3 e 4 p. 223. 

^ G. Henzen, Inserìpt. latinamm ampi. coUectio. Turici 1856. p. 54. 

*) Niccolò Grassi, Notizie storiche sulla provincia della Gamia. Udine 1782^ 
pag. 9 e seg. 



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180 



ICES • PECIT L 

lU VIBOS • 



GALLI LIBEB • SERVI- 

REN • • • • 



BENEFICEN 
PEEICLITAN 
VUM STABI 



"Nella sommità di detto monte, che Venanzio Fortunato da 
questo transito di Giulio Cesare nominò Alpe Gialla, non lungi dal 
confine imperiale alquanto sopra la strada verso settentrione io stes- 
so in compagnia di due altri dilettanti di antichità ho letto le due se- 
guenti Iscrizioni incise nella erta, e naturalmente Uscia rupe:, 

MVNIFICENTIA • D • D • AVGGQVE 

N • N • m • HOC • PERVIO • HOMINES • ET 

ANIMALU • CVM • PERICVLO 

TRANSIBANT • APERTVM • EST 

CVRAM • HABENT PROCRAIIT 

MATTO • OVR -R-P'-'IVR-P--- 

D • D • N • N • VALENTINIANO 
ET • VALENTE • AVGG • m • OOS 



H 

XIX 

I S • CETERISQVE • DIB 

MEMORIAM • ET • SOLLEMNE • \OTVM • DI 
HERMIA • SVSCEPTOR • OPERIS • AETERNI 
TITVLVM • IMMANEM • MONTEM • ALPINVM 
IN6ENTEM • LITTERIS • INSCRIPSIT • QVOT • SAEPE 
BIVIVM • COMMEANTIVM • PERICLITANTE 
POPVLVM • AD • PONTEM • TRANSITVM • NON 
PLACVIT- CVRA • • • ET • ATTIO -BRAETTIANO 
QEORVM • VIRO • ORNATO • VIAM • NOVAM 
DEMONSTRANTE • HERMIA • MVLTA • NI 
MIS • FIDES • OPERISQVE • PARATVS • VNA 
NIMES • OMNES • HANC • VIAM • EXPLICVIT 



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181 

„Si Parla di ristorazione di una piA antica strada, che 
per qneste Alpi passava, intrapresa da un certo Ermia per sug- 
gerimento di Àzzio Brezziano Y anno d. Cr. 370. „ ') 

Le due iscrizioni sono molto scorrette e in oggi, da quan- 
to sembra, talmente cancellate da non potersi più rifare nella 
loro primitiva integrità. 

Le altre epigrafi menzionate dal Valvasone mancano nel 
manoscritto. 

Comunque sia, pel Monte Croce passava strada romana e 
per essa Àquileia era in congiunzione colla vallata del Danubio. 

Ci sia lecito per ultimo di rintracciare V orìgine di alcuni 
nomi cbe occorsero nella presente illustrazione. 

L' origine gallo - celtica dei Carni 6 oramai fuori di dubbio. 
Lo provano le parole dei geografi, lo prova il frammento dei 
fasti trionfali: 

M • AEMILIVS • M • P • M • N • SKAVRVS 
COS • DE • GALLEIS • KAKNEK 

lo prova la filologia celtica che attribuisce al nome di Carni il 
significato di abitatori dei monti. E la parte montana del Friuli 
chiamasi difatti ancor oggigiorno per eccellenza la Camia. 

n nome di Alpi Oiulie suole attribuirsi a quella parte delle 
Alpi che nella sua prolungazione dal Tricorno al Monte Ne- 
voso sopra Fiume separa le nostre regioni dalla Carniolia. È 
opinione comune che queste Alpi fossero cosi chiamate ad ono- 
re di Giulio Cesare o di Ottaviano Augusto, per avere partico- 
larmente beneficate qneste nostre contrade. 

Ma 6 una supposizione, appoggiata sulla semplice conso- 
nanza del nome e priva di qualsiasi fondamento storico. Non 6 
difficile impartire un nome a una città, a un colle, a un singolo 
monte — ne abbiamo degli esempi. Regioni intiere, catene pro- 
lungate di monti alpestri non lasciansi arbitrariamente denomi- 
nare in uno o in altro modo. I monti d'Italia, di Germania, 
di Francia e di Spagna conservano tuttora i nomi in" uso presso 
le nazioni che abitarono quei paesi anteriormente alla domina- 



N. Grassi, Notizie storiche ecc. pag. 9 e seg. 



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182 

ziene romana. Kearn e ùiU Bono due sinonimi della lingua cel- 
tica, dinotanti la medesima cosa. E difatti tanto V nno che V al- 
tro dinotano la rupe, la roccia. Da kearn le Alpi Gamie, il 
monte Kem presso Caporetto, da oill le Alpi Ginlie, il monte leloos 
presso Badmannsdorf, il HOllenberg presso Elagenfurt, monte 
Illas presso la Pontebba. 

n Monte Croce deriva il sno nome dal gaelico cruadh, 
corrispondente al latino creta e al tedesco Ereide. Dei quali monti 
Croce Te ne hanno innumerevoli tanto in Italia che in Germania. 

Non lungi dal Monte Croce un Monte Crostis e un Monte 
Creda Bianca, da quanto sembra di eguale derivazione. 

La Zeglia, fiume della Carintia che va a congiungersi colla 
Drava, chiamasi dai Tedeschi Oailfluss. In lingua celtica gih 
giolf gaU significa piccolo fiume. I Somani vi portarono entro il 
loro Cesare e latinizzarono il fiume in acqua Giulia, poi Zuglia 
e Zeglia, oome Giulia chiamarono la valle per la quale esso 
discorre, Giulia la strada pel Monte Croce. I Tedeschi vi ag- 
giunsero la traduzione, adottando il Gail come appellativo. Nel 
Friuli stesso vi ha un Fiume detto Zelline. 

Celtico pure il nome Bute, fiumicello che presso Tolmezzo 
va a cadere nel Tagliamento. Da bi - tain, piccola acqua. Indi 
Buttrio nel Friuli, Bottenega fiumicello presso Montona che si 
unisce al Quieto, Bottaz sopra BoUiunz nel territorio di Trieste, 
Mandellebotte non lungi da Parenzo. 

Zuglio air incontro prettamente romano, colonia destinata 
a infrenare e romanizzare i Celti montani, denominata lulia per 
che cosi nominato il di lei autore. 

Queste nostre parole contrastano in parte colle vecchie in- 
terpretazioni ; valgano se non a persuadere, per lo meno a susci- 
tare qualche dubbio. 

Cablo BuTTAZzoin* 



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ELOGIO DI FEDERICO SCHWEITZER 

Brano di un Discorso 

letto al Oàbinetto della Società di Minerva. 



Ebbi già altre Tolte l'onore di rivolgere la parola all' in- 
signe adunanza della Società di Minerva; ma non mai senza un 
previo eccitamento e senza le proteste della mia grande insuf- 
ficienza nel far uso di una lingua che non 6 quella dei miei avi e 
che nelle armoniche sue cadenze si distingue per un' indicibile 
leggiadria. Mi sia dunque permesso^ o signori^ di prevalermi della 
vostra gentile sofferenza e di pregarvi che, se rigore vi dev' esser 
applicato, lo vogliate possibilmente riserbare per quei signori; miei 
amici; che hanno voluto col presente discorso farmi comparire 
a voi dinnanzi. 

Mi è caduto in sorte di tessere V elogio d'un uomo il quale, 
sebben nato in altro paese, fu attaccatissimo a questa nobile 
città; morto nei migliori anni di sua vita; pianto dai suoi; caro a un 
grandissimo numero di uomini distinti per dottrina in tutta Europa, 
già preposto alla direzione di uno di questi grandi stabilimenti com- 
merciali; buon figliO; buon maritO; buon padrC; eccellente amicO; 
autore di molte e stimate opere letterarie; molte delle quali pre- 
miate; socio infine di questo Gabinetto di Minerva. Fu di sem- 
biante delicato; di corpo' gracile; però animato da un'anima vigorosa 
altrettanto che gentile; di un candore di sentimenti quasi infan- 
tile; di una onestà a tutta prova/ amante di una tranquilla fe- 
licità; lealC; francO; sincero; ispirato a prìncipii della più alta mo- 
ralità. Di questa sua indole potei formarmi un' idea non solo in 
leggendo i suoi scritti; ma puranche dai convegni presso un co- 



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184 

mime amioo^ ove ebbi V occasione di ammirare il suo intelligen- 
te e preciso ragionare, il sno affabile, eloquente e modesto con- 
versare, e queir attitudine in generale che suol concedere la 
superiorità di studi dall' un canto eia famigliarità con eletti ingegni 
dall' altro. 

L' uomo distinto, di cui ho intrapreso di tessere l'elogio, 
aveva nome di Federico Schweitzer. Nacque li 7 gennaio 1814 ad 
Orberhelferswill nel cantone di S. Gallo da famiglia residente a 
Lichtensteìg. Suo padre, Giovanni Corrado, fabbricatore di mar 
nifatture, sua madre, Susanna Barbara Wirth, donna di gran 
cuore, di sentimenti pii e delicati. 

Ebbe questa una grande influenza sull' educazione del no- 
stro Schweitzer. Benché molto ristretto il vocabolario delle mar 
drì, e predominante in esso il concetto del bello e dell' amabile, 
qualora bene impiegato è più che sufficiente a far germo- 
gliare nel cuore del fanciullo quelle virtù che dovranno gui- 
darlo nelle gravi contingenze di questa vita. L' educazione so- 
lerte di madri colte è la vera sorgente di uomini geniali, per 
cui la profonda gratitudine che li vediamo d' ordinario professa- 
re verso colei, che infondeva nel loro animo il primo germe dei 
più sacri affetti Spiegabile perciò anche lo sviscerato amore e 
la particolare deferenza che Federico Schweitzer conservava mai 
sempre a riguardo della propria madre. Spiegabile se non tralar 
sciava occasione di richiederle i suoi consigli, di assecondare 
con tutto ossequio i di lei intendimenti, di conformarsi prontamente 
alla di lei volontà. Credo anzi che si conservino in famiglia delle 
lettere della madre toccanti materia religiosa e che non ponno ave- 
re non influito sul carattere dello Schweitzer, monumento venerando 
in memoria di si virtuosa donna. 

Ebbe lo Schweitzer la sua prima educazione a Ginevra. 
Quantunque destinato al commercio, i suoi genitori vollero dar- 
gli un' istruzione più estesa, non dividendo gli Svizzeri V opi- 
nione di coloro che ritengono bastare, al commerciante V ap- 
prendimento di quelle nozioni che sono indispensabili all' eser- 
cizio della mercatura. Ed in verità la nostra vita può parago- 
narsi ad un viaggio, e chi trascura un' educazione più elevata 
somiglia a colui che in atto di partire ommette d'intascare 



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186 

le somme neceBsarìe e già pronte colle quali tmìcamente avrebbe 
potato percorrere il cammino con tutta comodità. È da lodare 
colai che andò a subire delle privazioni^ mentre avrebbe potuto 
viaggiare da signore? La professione è certamente una bella cosa, 
ma al di sopra della professione vi sta la felicità dell'uomo, 
il movimento tranquillo della vita intellettuale, il desiderio e la 
necessità di un più nobile perfezionamento. 

Nel 1830 all'età di sedici anni lo Scbweitzer giungeva 
a Trieste, ove seguendo la sua destinazione entrava tosto in una 
easa di commercio. Benché la sua facilità di apprendere e parlare 
più lingue lo abilitasse in modo particolare a questa carriera, 
pure la fortuna non gli sorrideva e stabilitosi indipendentemente 
dovette tosto cessare dall' impresa. Trovato in seguito collocamento 
presso la Riunione Adriatica di Sicurtà, lo Scbweitzer potè all' oc- 
easione dei frequenti viaggi in servigio di questa Società, am- 
pliare le sue cognizioni letterarie e abbandonarsi a quegli studi 
cui lo portavano il proprio genio, le proprie iQclinazionL 

E si fu appunto in tale occasione, nel 1833 se non erro, 
ehe lo Scbweitzer dovendosi recare nella Garniola vi fece sosta 
nella vaga città di Krainburg, sita su ameno colle a pie del 
quale la Sava, ancor fiumicello, spinge le sue onde verdeg- 
gianti, mentre nel fondo le immense Alpi s'innalzano e fanno 
magnifica corona al grandioso panorama. Avvenne ora che men- 
tre lo Scbweitzer quivi si trovava di passaggio, un contadino 
nel lavorare il campo scoprisse un vaso di terra cotta, ripieno di 
monete d' argento, piccolo tesoro che un altro villano quattro 
secoli innanzi, invaso forse da paura di guerra, avea ivi probabil- 
mente sotterrato. 

„Un tesoro^ si andava vociferando per la città, e trattavasi 
difatti dì un peculio non del tutto insignificante. Lo Schweitzer 
ne faceva acquisto e quando ebbe a versare sul tavolino il suo 
piccolo tesoro, non poco se ne rimaneva meravigliato di quell' assie- 
me di duchi e patriarchi, di vescovi e arcivescovi, di prìncipi e 
di città, che gli rilucevano da quelle monete. E ben poco egli 
soppesi dire di quei ritratti in parte orridi e cancellati, di quelle 
iscrizioni* mutile, enigmatiche e strane, ma sembra pure che quel- 
r incontro gli desse la spinta a porsi sulla via del numismatico. 



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186 

Ritornato a Trieste gli si sohiade nna naova vita. Inten- 
to ad acquistarsi le nozioni necessarie procara di avvioinare 
persone intelligenti di numismatica^ di rintracciare libri e disegni 
riferibili a questa scienza, di studiare la storia speciale dei sin- 
goli paesi, di apprendere V araldica, la diplomatica, la sfragistica 
ed altre scienze affini, di formare nna piccola collezione nu- 
mismatica ponendo una cura speciale alle monete dei patriarchi 
di Aquileia, dei conti di Gorizia, dei duchi della Camiola, dei 
vescovi di Trieste, dei dogi di Venezia ecc. ecc. Ma non essen- 
dovi in questo mondo nulla di perfetto, lo Schweitzer se ne accor- 
se ben presto che la sua collezione avea delle grandi lacune, 
per cui la necessità di riempirle, di farsi raccoglitore e mer- 
cante di monete a un tempo, e ciò specialmente affine di libe- 
rarsi dei pezzi doppi ed equilibrarsi per le forti somme esbor- 
sate talvolta nei maggiori acquistL Avendo occasione di per- 
correre più volte r Italia e la Germania, strinse ovunque delle 
relazioni letterarie, ricercatissimo egli stesso per le svariatis- 
sime sue cognizioni. E difatti non vi è scienza, la quale, per 
il numero limitato delle persone che se ne occupano, per Y in- 
tuizione personale che essa richiede, per la rarità degli ogget- 
ti su cui versa, obblighi più necessariamente lo studioso a strin- 
gere simili relazioni, ad intraprendere eventualmente dei lunghi 
viaggi. Lo Schweitzer, uomo di alta perspicacia e di somma 
attività, uniformandosi a quelle esigenze, non disconobbe un 
sol momento il carattere di questa novella sua professione e fti 
per tal modo che approfittando della posizione geografica di 
questa città, seppe fra breve procacciarsi dei preziosissimi 
acquisti dalla Grecia, dalla Dalmazia, da Venezia, dal Friuli 
e nominatamente da Aquileia, e sviluppando tra gli amatori uno 
scambio dì monete antiche acquistarsi una reputazione onoratissima. 

Benché lo Schweitzer non fosse destinato a divenire nò 
dotto né scrittore, vi riuscì nondimeno all' una e all' altra cosa 
per gr incessanti studi che da esso lai richiedevano le monete 
della ricchissima di lui collezione. Avendo riunita la serie quasi 
completa di monete venete, volle pubblicarne il catalogo ragio- 
nato. Disegnatore com' era riesci ad ornare V opera d' illustra- 
zioni con quella maestria cui solo può raggiungere l' intenditore 



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187 

di cose numismatiche. Porta qnesf opera il titolo : Serie delle 
monete e medaglie di Aquileia e VeneMa, voi. 2. in 4.tOy di cui 
il primo stampato in Trieste nel 1848, tipografia del Lloyd, con 
tav. 40, il secondo coi tipi del Stalleker egualmente in Trieste 
1852 con tav. 65. Si distingue quest' opera per uno stile vivace 
ed arguto e per queir amore che l' autore sempremai por- 
tava a questa sua patria adottiva. Fu molto applaudita, spe- 
cialmente oltr^ Alpe ed è da deplorarsi che ne furono tirati sol- 
tanto duecento esemplari. Mentre già tocco dei primi sintomi 
di grave malattia attendeva indefessamente a quest' opera ne 
meditava un' altra che, scritta in francese, esso intitolava : 
Abrégh de V histdre des Contea de orice et serie de lewrs man- 
naies. Trieste 1851, tip. Stalleker in 4.^ Dedicava lo Schweitzer 
questo lavoro a medico distinto, molto benemerito delle patrie 
storie, da noi tutti e da me in particolare altamente riverito. 
Ecco le parole colle quali l'autore, facendo bella testimonianza 
del suo sentire, manifestavagli la propria devozione : 

^Èn vous dédiant cet ouvrage, redige avec peu de talent, 
mais avec beaucoup d' amour, j' obéis au penchant de mon coeur. 

Vous avez été V auge sauveur de ma vie et je Vous dois 
une etemelle reconnaissance; je ne puis cependant Y esprimer 
sans rendre publics les bienfaits que Vous aimez à repandre 
dans le silence. le ne puis pas mème parler de Vos vertus, car 
tout le monde reconnaitrait Yotre imago, et le secret ne serait 
plus entro Dieu et moi. 

Cotte dedicace n' est dono qu' une simple offrande, depo- 
sée sur Vautel de la veneration la plus pure et la plus sincere.^ 

Trieste 17 Janv. 1849. 

F. SOHWEITZEB. 

Riconoscente, affettuoso e modesto, era lo Schweitzer anche 
in sommo grado amante della verità, e lo comprova il fatto che 
esaminando uno scrìtto esistente alla Biblioteca di Gorizia, dopo 
averne fatti i convenienti elogi, non ristette a rilevarne i molti 
errori avvertendo che : "les ouvrages compilés par les membres 
de la Société de Jesus portent Y emprunte d' une credulitè a tonte 
épreuve.„ 



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188 

Pabblioandoi lavorando, viaggiando e raccogliendo lo Scbweit- 
zer s'avea procurato, come abbiam detto, una eletta schiera di 
amici e nn namero considerevole di monete, per cui V eccellente 
idea di stringere mediante nn' opera periodica nn rapporto pift 
intimo coi primi e di pubblicare in essa i monumenti più pre- 
ziosi della sua raccolta. Ebbe cosi principio la pubblicazione 
delle sue Decadi, opera scritta, a seconda dell'estro, ora in 
italiano, ora in tedesco, ed ora in francese sotto il titolo di : 
Notiate peregrine di Numismatica e di Archeologia^ in sei de- 
cadL Trieste 1851 - 1861. All' ultima vi andava congiunta un' ap- 
pendice: Psychologisch - biographisch - hiriorische Versuckej pub- 
blicata anche separatamente col titolo : Diantua Sylvestris. 

U opera si stampò in soli 50 esemplari, numero corrispon- 
dente a quello dei suoi amici e divenne tosto cosi rara, che 
r autore stesso, avendone d' uopo, dovette acquistarla più tardi 
a un prezzo molto più elevato dell' originario. 

Ne potrei dare un ragguaglio dettagliato di questo insigne 
lavoro, ragguaglio che per il valore degli oggetti da trattarsi non 
mancherebbe d'interesse, e ohe ritengo di sorpassare avendo in 
mente di occuparmi a preferenza della persona del nostro au- 
tore. Intenerisce il vedere come nel terzo fascicolo dell' anno 
1856, dopo avere con parole patetiche ringraziata la prov- 
videnza per la salute ricuperata e per la felicità di avergli 
concessa una consorte cosi degna ed amorosa, soggiunge : *il y a 
des hommes qui aiment Ics troubles et la persecution — & eux 
silence;„ e cosi quando nel dedicare il quarto fascicolo dell'an- 
no 1859 ai suoi cinquanta amici lettori prosegue : "Ite o fogli 
sull' ali dorate della mattutina auretta a portare un saluto, forse 
estremo, a quelli che alla gravità del sapere congiungendo la 
cortesia del tratto, non disdegneranno questa testimonianza del 
mio sincero e costante affetto.,, 

Notiamo ancora come di qualche valore letterario i seguen- 
ti articoli pubblicati dallo Schweitzer: 

Lettera in oggetti di numismatica. Nel Giornale l' Istria, 
anno TV, p. 44. 

Dei Braeteati. Istria, IV, p. 118. 

Altra Lettera di numismatica. Istria IV, p. 178. 



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189 

Del vcdore di alcune monete, Istria. IV^ p. 188. 

Delle opere di Federico Schweitzer ne fu parlato nell' I- 
stria in. p. 56 - 58 e nei Rapporti dell' i. r. Accademia delle Scien- 
ze in Vienna, a. 1850, pag. 14. 

Qnanto amasse la verità e quanto alto tenesse la scienza, 
lo dimostra quel passo del carteggio col principe Trubezkoi ove, 
difendendo con pari energia che sapere una sua tesi non potè 
fare a meno di dire : ^il y a dans les sciences ainsi qne dans 
les cultes une conviction religieuse, tant elle est superieure à 
tonte discussion — née dans le coeur elle eclaire V intelligence. „ 

Avea riescito allo Schweitzer di formare di mano in mano 
una bella raccolta di autografi. Ne pubblicò in seguito qualche 
brano, per cui si rese benemerito anche in questo ramo della 
letteratura. Molto interessanti sono le sue notizie biografiche su 
Paganini eh' ei visitò con una famiglia a lui amica. Dio santo, 
avere lavorato per procurarsi tanti mezzi e vivere da rinegato ! 
Con quanta «benignità la divina providenza ha ripartito i suoi 
beni ! É vero che nella grande ripartizione a quel poverello toccò 
assai poco, ma ne gode con animo lieto, nel grembo della fa- 
miglia, circondato da amici, compiacendosi — di fronte a si 
desolante egoismo — della sua pace domestica, di una piti i- 
deale felicità. 

Amò Trieste ed apprezzando i di lei progressi in linea 
commerciale, avrebbe desiderato vederla cinta di queir alloro 
scientifico ed artistico, del quale le famiglie nobili di Venezia 
aveano coronata la loro patria benché commerciale. 

Toccheremo infine alcuni momenti della sua vita famigliare. 
Contrasse le prime nozze nel 1840 con Angela Panciera, la qua- 
le dopo otto anni gli morì. Ebbe da essa due figlie. L' anno 
1855 passò a secondi voti, scegliendo a sua consorte Amalia fin- 
gati che gli prestò pure V ultima assistenza. 

Avea abitudine di passare ogni anno qualche tempo al Tog- 
genburg in Isvizzera, onde nel seno di parenti ed amici ricrearsi 
dalle fatiche e rinvigorire la malferma sua salute. 

Cosi lo fece pure neir autunno del 1862. Aggravato da in- 
curabile malattia, si era lusingato di trovare sollievo nelF aria 
dei patri monti, ma colto da improvviso e fiero attacco deliberò 

U 



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190 

immantinente di rifare il cammino, nnir altro desiderando che 
di rivedere quanto prima V amata saa Trieste. GKonto al con- 
fine Salisbarghese il suo occhio rifulgeva di contentezzai nu- 
trendo egli ancor sempre la speranza di poter a casa saa an- 
cor sempre ristorare le forze affralite. Ma così non doveva es- 
sere, poiché appena arrivato in Salisbargo, confortato dalle core 
della propria consorte, passava a miglior vita. 

Salutiamo la cara di lui memoria colle parole degli antichi 

HAVE • ANIMA • DVLCIS 

Pbof. Ant. de Steimbùchel - Bheimwall. 



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FONTES RERUM FOROIULIENSIUM 

Anno 1818. 

Aggiudicagione di Zuins nel Friuli ai Signori di Duino. 
Archivio Notarile di Udine. — Prete Lnpi^ notaio di Faedis. 

In Cntrlstl Nomine Anten. ]f os Odolrlens de Cneanea, 

Baynerotns de Venzono, et Jacobas de Cormons Arbitri, Arbitratores, 
et amicabiles compositores in causis, questionibuB et litibus qne ver- 
tnnt sen verti possunt inter nobiles viros dominos Rodulpham de Duj- 
no prò se, et nepotibas snis ex una parte, et Altmsinum, Masatam, 
Loduychum, et Banthulfinam de Yìlalta ex alia, examinatis joribuB 
utriusqne partis et citatis hodie partibus ad difinitivam Senten- 
tiam andiemdam, Gomaniter yoliimus precipimus, et mandamoB, 
ac ex arbitraria potestate nobis tradita, sententiando arbitramus, 
qnod dicti domini Rodalphns, et nepotes de caetero sint veri a- 
mici, et afines dictoram dominomm Artmsini, et fratnun suo- 
nm sapradictomm, et converso predicti Artmsinns et fratres sint, 
et esse debeant veri amiei, et afines predicti domini Rodulphi et 
Nepotam. Item Tolnmus et mandamns, et sententialiter difinimus, 
qnod dominns Bodnlphns predictns et nepotes de caetero debeant 
habere, tenere, ac libere possidere possessionem, et tenntam de 
Znyns cnm omnibus jaribns, et pertinentiis ad dictum locnm 
de Zuyns spectantibns, et secnndum quod olìm domini Fedri- 
chns de Cayoryacho, et Detalmns de Vilalta habueront, tenne- 
mnt, et possedernnt, ita enim qnod bona alia, qaae in illis per- 
'tinentiis Znynì, et districtn dictns dominns Detalmns, et filii 
emissent ab aliis hominibns, qnam a dicto domino Fedrioho de 
Cayoryacho quocnmque modo, qnod dictns dominns Rodnlphns 
et nepotes illa bona debeant, ac teneantnr solvere predictis Ar- 
tmsino, et fratribns secundnm qnod dicto domino Odolrico yisnm 
fnerit expedire, et qnod per enm taxatnm fuerit bona fide sol- 
vendo, et satisfaciendo in termìnis, qnos predictns dominns 0- 
dolriens dnxerit assignandos, cui domino Odolrico predicti domi- 
ni Raynerins, et Jacobas Arbitri dictarnm litium, et questionnm 
in snpra dictis ordinandis, difiniendis, et declarandis dederunt, 



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192 

et tradidenmt plenam et liberam potestatem, commitentes eidem 
in integro yices suas, et quod saprà predictis partibns citatis, 
et non cìtatis, preeentibus et absentibus possi!, et valeat libere 
difinire. Item TolumaS; mandamus, ac seutentialiter arbitramns^ 
et difinimns quod CaToryachum^ et bona de Carnea, et de Tar- 
cento, et de Zjyiano cam omnibus juribus et pertinentiis soiSi 
et quecumque alia bona, quae fuerunt in lite, et questione Inter 
dominoB Bodnlphnm et nepotes de Duyno, et dictos Artrnsinnm 
et fratres, deinceps sint, et esse debeant predictorum Artmsim, 
et fratruom, et de dietis bonis libere gaudeant et fraantnr, ita 
tamen qaod dieta bona intelligantur predictorum esse, et non 
alia, quae in eorum cartis, et Istrumentis continentur. Item volu- 
mus, et mandamus, quod omnes lites, et questiones qualescum- 
que fuerint olim inter dominos Ugonem de Duyno, et Detalmum 
de Villalta, et nunc sint, vel esse yideantur inter predìctum do- 
minum Rodulphum, et nepotes, et Artrusinum, et fratres, sint 
et esse debeant easse, et vane, et quod omnia debita quoeum* 
que modo contraeta, et omnes fidejussiones qualitercumque facte^ 
inter predictos dominos Ugonem, et Detalmum, eassa, irrita, et 
nuUius penitus sint momenti. Item volumus, et precipimus, quod 
omnia Instrumenta, que predicti Artrusinus, et fratres habent su- 
pra facto Zuyns, et aliis debitis, fidejussionibus dictos dominos 
Ugonem, Rodulphum, et nepotes tangentibus sint, et esse debeant 
cassa, et vana, et nullius penitus firmitatis existant, et predicta 
Instrumenta predicto domino Rodulpho et suis nepotibus rodere 
teneantur, reservatis in se aliis Instrumentis venditionum de Ga- 
Toryacho, et aliomm bonorum ad ipsos spectantibus, prò ut su- 
perius continetur. Item yolumus mandamus, et reservamus quod 
si aliqua obscuritas, vel ambiguitas supra predictis apareret 
quod dictam ambiguitatem, et obscuritatem predictus dominuB 
Odolricus possit, et debeat cognoscere interpretare, declarare, el- 
lucidare et difinire usque ad annum, supra facto autem masnate 
si qua questio inter partes moveretur, aut oriretur dictus domi- 
nus Odolricus usque ad predictum terminum, sub penis in com- 
promiseo contentis, possit, et valeat arbitrari, et difinire, yolumus 
etiam, et mandamus quod omnia et singula quae superius conti- 
nentur per partes predìctas sub penis in compromisso contentis 



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193 

invìolabilìter obserrentar. — Millesimo trecentesimo terciodeci- 
mo, Indictione XI Die qaartodecimo exeante Mense Madij; pre- 
gentibns Venerabile Viro domino Gyllono Arcbidiachono Eccle- 
siae ÀqnilegensiS; dominis Varnero de Cncanea Canonico Aquile- 
gense; Durgengo de Mels, Johane qm. domini Vorli de Sorfin- 
berch, Ulvino qm. domini Candidi de Civitate, Odolrieo, et Si- 
mone fratribns filiis qm. Henrici de Budrio Testibus^ et aliis ad 
hoc vocatis, et rogatis, actum in Villa nova sub Bogolario carta 
emn omni melioramento. 



Questo Docamento contiene un aggiustamento per senten- 
za di arbitri tra Rodolfo Signore di Daino e nipoti da una parte 
e i Signori di Villalta loro afìSni dall' altra^ per la qual senten- 
za questi devono rilasciare ai primi la tenuta e luogo di Zuino 
nel basso Friuli (con Torre e Castello di Zuino) come era stato 
posseduto da Federico di Caporiaco e Detallmo di Villalta. 

Le famiglie di Caporiaco e Villalta appartenenti ai Nobili 
Liberi del patriarcato d' Aquileja; nascono da uno stesso ceppo. Un 
Federico di Caporiaco è nominato fi n dal 1112. V Ab. Bini (Lettera 
genealogica. Udine 1863) deriva da Ausfrido de Reunia usur- 
patore del Dacato Longobardico del Friuli nel 693 e capo della 
casa di Ragogna, le altre famiglie degli antichi feudatari di 0- 
sopO; BraulinO; Forgaria; Flagogna^ Pinzano^ ZegliaccO; Socchieve 
e Susans come ancora quelle di Toppo, di Brazzacco inferiore, 
di Villalta, di Caporiacoo e di Castello i quali ultimi nel XVI 
secolo solamente assunsero suir appoggio di ipotetiche genea- 
logie il cognome di Frangipani. Alle sunnominate famiglie, colla 
scorta del presente documento dobbiamo aggiungere quella di 
Duino, li asserzione dell' erudito Bini riceve conferma da più do- 
cumenti da cui apparisce il legame di quelle famiglie appartenenti 
alla schiatta dei dominatori. La fusione delle schiatte è ora completa 
nei paesi di stirpe latina. Nei paesi tedeschi è ancora ben lontana. 

I Signori di Duino nel 1343. 16 Dee. (Cod. Dipi. Istr. ad 
annum) vendettero ai Signori di Strassoldo il vasto possesso di 
Zuino. Nel 1344 il 5 gennaio, in Duino, Ugo detto Ughezza del 
qm. Ughezza di Duino per sé e per Rodolfo di Duino suo con- 
sanguineo e per Ugo figlio pupillo del qm. Giorgio di Duino, 



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194 

crea procnratori a vendere per 855 marche di soldi al cav. Fe- 
derico qm. Costantino di Savorgnano^ la villa di Zoinii colla 
motta e beni di RonohialiS; la villa di Furnelli e Proeeico con 
torriy case^ campii selve, pascoli^ prati, bandi, caccio, pesche, 
^V^^j garriti e rendite eccetto i servi di masnata ed i loro beni. 
Il prezzo di tale compera fu esborsato in Udine il 20 gennaio 
di detto anno. Nel 1377 il 18 marzo in Monfalcone nella chiesa 
di S. Ambrogio, Ugo qm. Giorgio di Duino germano consan- 
guineo del qm. Ugo qm. Ughezza conferma tale vendita essen- 
do fatta in utilità e vantaggio della casata di Duino aggravata 
da debiti e per gratitudine de' beneficii ricevuti da lui e suoi 
progenitori dalla famiglia di Savorgnano, dona al cav. Fran- 
cesco qm. Federico, tutti i servi di masnata che la casa di Dai- 
no possedeva in Zuins, Furnelli, Corte vecchia, Castiglione, Stras- 
soldo, Porpeto ed altri luoghi, con tutti i loro beni e diritti. 

Da que' tempi fino a questi ultimi anni, il vasto lenimento 
di Zuino appartenne sempre alla famiglia Savorgnana e la in- 
vestitura di esso veniva data dai Conti di Gorizia fino al 1500 
e poi dai Principi d' Austria, essendo queir estrema parte del 
Friuli sottoposta ab antiquo al dominio di quei dinasti. 

Vuoisi soggiungere che altro copioso gruppo di feudatarie 
famiglie friulane derivava da unico ceppo, ed erano le famiglie 
di Cormons, di Oleis, di Vilessio, Covati di Cividale, di Medea, 
di Flojana, de Turri prope (}oritiam, di Madrisio e di Ungris- 
pach, che tutte portavano la insegna di una mezzaluna d' ar- 
gento {Cesinum album, piccola falce) in campo vermiglio, come 
si ha da un atto cividalese del 1324, pubblicato dal Bianclii 
(Documenti per la storia del Friuli ecc. Udine 1844 L pag, 650), e 
dal fatto che quei nobili ed i loro eredi usavano di quello stemma. 

Il gruppo preindicato di famiglie derivanti da quella di 
Ragogna portava V insegna di una o pid fascio azzurre o nere 
in fondo d' argento o viceversa. 

L' arbitrato fra i Duinati e i Villaltei venne rogato a Vil- 
lanova del ludri sotto il bovolario^ che è un albero volgarmente 
cosi chiamato, che fornisce il legno elastico per le fruste. 

Dr, Vincenzo Joppi. 



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MONTE CUCCO E MONTE CATALANO 

Origini Ceitiche. 

Tra i nomi geografici che non lasciano facilmente spiegarsi 
eon una delle lingue viventi si è quello di Monte Cucco e V al- 
tro di Monte Catalauo^ nomi frequentissimi nelle nostre contrade e 
che accennano a tempi anteriori a quelli dei Bomani. 

n Monte Cucco deriva il suo nome dal gaelico coiche, il 
vertice, la sommità, il monte, e riscontrasi ovunque nelle località 
abitate in antico da Celti, sieno Galli sieno Chimrì. Nel nostro 
litorale troviamo : 

n Monte Eouk presso Bauiia di Tolmino, alto piedi austria- 
ci 6588. 

Altro Monte Euk presso Rauna di Camigna, non lungi da 
Tolmino, sul confine italiano. 

Monte Eokos presso Basovizza, territorio di Trieste, alto 
p. a. 2103. Oli Slavi derivano il nome da kokòd, la gallina, ma 
possiamo accertare che quel monte non ha forma di gallina, e 
non può offrire alimento a galline, perchè del tutto deserto e 
sassoso. 

Monte Czuk, dagl' Italiani detto Monte Cucco, presso Roditti 
nell' Istria» alto p. a. 2369. 

Cucibreg sopra Berda nell' Istria. 

Monte Cucco presso S. Martino nel distretto di Pinguente, 
aito p. a. 1672. 

In Italia Monte Cucco e Colle Cucco presao Paluzza nella 
Gamia, — Monte Cucco altissima vetta delF Appennino centrale, 8 
chilometri dal Monte Catria, nella provincia di Pesaro — Monte- 
eaccoli nel Modenese ed altrove. 

In Isvizzera moltissimi nomi di suono affine : Guggisberg, 
Guglisberg, Gockeler ecc. 

In Germania frequentissimi i GuggenbUhl, specialmente ne\ 
Wirtemberghese, cosi presso Ludwigshafen al lago ^ Costanza pres- 
so Queckbronn e Schellklingen — il monte Gucken presso MOck- 
mllhl - Guckenberg presso GUchingen ecc. 



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196 

La radice celtica di cat riscontrasi pure di Borente nelle 
località del nostro litorale. Cat^ come abbiamo già detto altrove, ') 
significa bosco. 

Indi il Monte Catalano alle sorgenti del Timavo, regione 
tnttodi occupata da immense boscaglie; i Catali menzionati da 
Plinio e dalla lapide •iergestina in onore di Fabio Severo, nel- 
r odierno distretto di Adelberga. ') 

n Monte Cat nel territorio di Trieste sopra S. Giovanni 
di Gnardiella, alto p. a. 1410 circa. 

Non lungi da questo sul medesimo filare di monti il cosidetto 
Monte Spaccato, nome oltremodo sospetto e che in luogo d' in- 
dicare la spaccatura praticata nel costruire V antica strada roma- 
na, potrebb' essere una storpiatura di Cat superiore, sopra Cat 
o cosa consimile. Ha un' altezza di p. a. 1266. 

A piedi di questo monte la contrada di Chiadino, in antico 
detta Catinum; e il villaggio di Cattinara. In questo sito le an- 
tiche selve triestine, il farneto maggiore e minore, della di cui 
conservazione tanta cura n' ebbero i nostri statuti. ') 

Dalla medesima radice i Monti Cadine, Cadenis e Catena 
su quel filare di monti che separa la Camia dal Cadore, indi 
i Cataloni di Spagna, le acque Catilie presso Rieti in Italia, i 
campi Catalauni in Francia ecc. 

Caslo Buttazzohl 



') Archeogr. Trìesthio, nuova serie, voi. I, p. 42. 

*) Altrimenti il dottor Kandler nella sna dissertazione sui popoli che abi- 
tarono r Istria, Giornale T Istria VI, p. 76. Ammette egu bensì che i 
Catali fossero Celti, ma crede non di meno portassero nn nome greco, 
poiché Catali suonerebbe in quella lìngua chiari, illustri e il luogo prin- 
cipale della Piuka, che già era dell' arcidiaconato di Trieste, si chiame- 
reobe Slavina, nome che in slavo esprimerebbe appunto quello che Ca- 
talos in greco. Astraendo affatto dalla questione se vi esista un vocabolo 
-greco di cotal significato, diremo che non è presumibile avere i Celti, 
primitivi abitatori delle nostre terre, conosciuta la lingua greca e che 
non ò verosimile avere dessi ricevuto il nome dalle problematiche po- 
polazioni greche della costa istriana. Strano procedere quello di voler 
interpretare le origini celtiche colle lingue greca e latina e di trasan- 
dare ed eliminare del tutto la lingua celtica. 

') Domenico Rossetti, Storia e Statati delle antiche Selve Triestinei vec- 
chio Archeogr. Triest. voi. Ili, p. 17. 



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DELLA ANTICA ORIGINE 
SUCCESSIVE VICENDE ED ATTUALE STATO DI 

RO V I GN 

ESAME STOBICO 

dei Nob. Signor Bartoiomeo Vergotiin 

M«iiibro onorario della Boeietà cT agricoltura pratica drtla magnifica città d* Odine 
e Socio della Accademia degli Intricati di Pirano. 

Archivio Diplomatico di Trieste. — Da vecchio Manoscritto. 



A Sua Eccellenza U Signor Andrea Querini Consiglier intimo 
di Stato di S. M. L R. A. Presidente del Ces. Reg, Arsenal di 
Venesia Comandante della Marina ex Veneta e di quella Impe- 
riale di Trieste. 

Il personaggio chiaro per virtii, distinto per prerogative, e 
per meriti à un diritto specioso^ e singolare d'attr aersi V estima-^ 
eione, e gli omaggi degli altri uomini. 

In tale steUo^ e luminosa situazione Voi siete Eccellentissimo 
Signore, e gli illustri pubblici incarichi t?' addossò la graziosa vo- 
lontà delV Augustissimo nostro Sovrano Francesco II, per tale vi 
fanno conoscere in faccia il mondo tutto, e particolarmente in 
quella medesima patria néUa quale fin dai primi anni Voi pri- 
meggiaste. 

Questi novelli aUi di Sovrana munificenza, non equivoche prò- 
ve di Vostra Grandezza, aprono a me abbenchè non vi conosca la 
strada di potervene testimoniare i più veri sentimenti di doverosa 

15 



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198 

stima, e eompiacenga eoi dedicarvi questo picciol libretto nato in 
non oscuro suolo istriano per eternare se fia possibile in quotile 
parte il glorioso Vostro Nome eeUbre, e noto per tutte le ex Ve- 
nete Provincie. 

Vi prego adunque di aggradire questa tenue attegtcutione della 
mia divogione dovuta alla sublimità dei Vostri meriti^ del nome 
Vostro^ ed alle risplendenti glorie di Vostro Casato qua, e là 
sparse per tutte le venete istorie, e che per non mnilf or la mode* 
stia Vostra ne ommetto ogni piò minimo ristretto ragguaglio. 

U atto grazioso di Vostra benigna accettasfione sarà per me 
una sicura prova di poter esser ancor io annoverato fra que' nu- 
merosi cft' ammirano la Vostra CHustiMia con la quale bilanciate 
tutte le Vostre operazioni : la Prudenza che adoperate nella con- 
dusione di tanti e si gravi maneggi : la Fortezza che rende il Vo- 
stro animo inalteràbile a tutti gli accidenti ; e la Temperanza per 
fine che mostrate ne* favori di Cesare, in tempi si a^wersi e 
calamitosi. 

La conclamata fama di Vostra umanità nélV accogliere chi- 
unque Vi si presenta, Vi ricerca, constdta^ ed impiega mi fa spe- 
rare del benigno Vostro sguardo, e alV opera e alV Autore quale 
scolpirà nel suo animo P implorata grazia del compatimento, e Pa- 
trocinio che ambisce e desidera in st avventurosa occasione di po- 
tere con fiducia ottenere come di cuore V implora. 

Babtolokbo Vebqottin. *) 



a) Il canonico P. Stancovich registraya nelle sue Biografie degli uomini di- 
stinti dell' Istria, Trieste 1829, Tomo II. pag. 400, le seguenti opere del 
Vergottin : 

Ragguaglio storico de' primi popoli e delle antichità romane del- 
l' illustre città di Fola nell' Istria. Venezia 1795. 

Breve saggio d' Istoria antica e moderna della città di Parenzo 
neir Istria. Venezia 1796. 

Riflessioni dell' autore del Saggio d' istoria della città di Parenzo, 
accademico di Pirano e d' Udine, in risposta alle considerazioni apologe- 
tiche di un accademico romano-sonziaco e giustinopolitano. Venezu 1797. 

Dissertazione storico critica del più vero primo titolo giurisdizio- 
nale dei vescovi di Parenzo nel distretto di Orsara. Venezia 1801. 

Aggiungiamo la relazione: Dell' antica Alvona o Albona d' oggidì 
e di un antro stalagmitico ivi scoperto 1' anno 1796. Parenzo 10 decem- 
bre 17%. Stampata nell' Istria IV. 4. p. 13. 



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Et Autore* 



Rw ftrdna Ttlnttia norltotom dare, 

obaoleCis nltoram, obaeorU Inoenii 

daUIs fldemi omnibu Tero nata- 

nun, et aatenie >nae omnia. 

Plinio. 



Se ardna cosa ella si fu mai sempre per uno storico scrittore 
quella di poter fondatamente rilerare la vera origine di qne' popoli 
imprese egli ad illustrare, e conseguentemente realizzarne le sue 
più dettagliate neende; fa altresì sempre utile e lodevole ogni 
suo attentato qualunque egli si fosse^ poiebè eon tal mezzo se 
non riuscì egli alla propostasi meta, facilitò almeno la strada a- 
gli altri di potervene giungere. 

Addottrinato da tali principi!, e dal fatto reso convinto, mi 
sono incoraggiato ad accingermi all^ impresa di estendere il pre- 
sente esame storico sopra il nostro Bovigno, e se non avrò con 
la tenue mia abilità potuto cogliere nel vero punto, spero almeno 
di poter invogliare con \ esempio qualch' altro di me più esperto 
a verificarne i miei desideri!. 

La nostra provincia in fatto abbisogna di esami per essere 
essa estesa e di varie popolazioni fornita^ e per rimarcarsi in 
ogni una di esse qualche differente costume, legislazione e dia- 
letto, senza di che non si può venire a capo della sua vera istoria, 
che tuttavia siamo mancanti. 

Gradite adunque lettore questa picciol fatica, che nasce da 
genio di nazionale affetto di vedere illustrato anche questo luoco, 
che fin ora era avvolto fra il buio, e le tenebre della trascura- 
tezza, e vivete felice. 



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IRDICE DEI FARAGRAfl 

si contengono nel presente vohfne. 



I. Si propone Y esame da quali popoli 8i possa ripeter Y origine. 

IL Prove che ci avvalorano il totale annientamento della lapidia. 

in. Congettare probabili che ci inducono a creder T origine, ed 
il nome da tal popolazione. 

IV. Dair addotto si conchiude dagli abitanti del lapode Arupino 
averne tratto ì Rovignesi Y origine, ed il nome del luoco. 

y. Antichità e carattere degli preantori lapodi. 

VI. Congetture de' suoi prìncipii d' incremento ne' tempi Romani 
dedotto dalla sua non ignobil condizione ne' tempi consecutivi. 

yn. Riscontro della civile polizia nelli due secoli IX e X e la 
total sua distruzione apportatagli dagli Schiavoni. 

Vni. Ragioni e documenti che ci fanno opinare essere stato Ro- 
vigno di ecclesiastico e temperai dominio de' Vescovi di 
Parenzo. 

IX. Esame sopra il documento di Carlo Magno. 

X. Atto di confederazione co' Veneti, susseguente dedizione e 
riflessioni circa tal tempo. Distruzion genovese ed uscochica. 

XI. Prìncipii e cause dell' ingrandimento di Rovigno, coltura 
nelle scienze, arti, ed attuai situazione. 

XII. Appendice de' documenti per ordine de' tempi numerica- 
mente disposti. 



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storia di Rovigno. 
i. 

Si propane V esame da quali popoli si possa ripeter Vorigii%e. 

NelU mancanza di storiche tradizioni per rintracciare la 
prima origine di una qualche popolazione se gli nomini più e- 
roditi e d' alto sapere ne trassero i saoi più probabili principii 
dalla originalità della nomenclatara del lacco ; disdicevole non 
sarà in oggi anche a noi se dietro la scorta di si laminosi e- 
semplari azzardandone nna consimile disamina ci ingegneremo 
di dedarre qaali potessero essere i primi popoli, che dierono il prin- 
cipio, e la denominazione al nostro Rovigno. 

L' istoria per lo più imparzial madre delle verità degli av- 
venimenti dello passato insegnandoci che qaalanqae ci fossero 
le nazioni, che vennero ad abitare la nostra bella Italia vi la- 
sciaron esse di sovente, e di se stesse e dei loro paesi nna 
qaalche traccia ne' nomi de' monti, delle città, de' fiami, o d' altro 
appartenente alle primiere contrade da loro abbandonate, ci som- 
ministrerà nn lasinghiero, e qaasi sicuro argomento di poterne 
ripetere la sua fondazione da popoli lapidi o lapodi da Strabe- 
ne chiamati, ora riconosciati sotto il nome di Schiavoni a noi 
conterminanti, ^) perchè sino dai tempi Romani in qaelle con- 
trade iapidiche vi esisteva una raggnardevolissima città posta 
in altissimo Monte, che col fastoso nome di Arupenam o d'A- 
rupinnm o d' Arapinas si denominava come tatto di da Latini 



b) I Giapidi erano una popolazione mista di Celti e d* mirici. L* opinione 
del Ver/^ttin poggia evidentemente suir idea che gP Illirici fossero stati 
Ant. Ital. Milano 1788, voi I. p. 150 diceva : "Delle 




ritrovatosi in Praga, d' Alessandro Magno, dato dalla città di Alessan- 
dria sul Nilo.„ Schafarik stesso nelle sue Antichità Slave II. 15 dichiara, 
che gli Slavi dal Danubio innoltraronsi verso mesezogiomo appena dopo 
la partenza dei Longobardi per T Italia. 



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202 

yien chiamato il moderno Rovigno posto esso parò sopra non 
troppo erta collina cui da tre lati il mar circonda e bagna» 

Senza far squarcio di storici e geografi della pia secchia 
età che del nome, ed esistenza di ana tale città abbian (atto pa- 
rola, ci basterà qui il poter riportare la testimonianza veritiera 
di Tibullo cavaliere romano, che visse a' tempi e dopo del gran 
poeta Virgilio ci à egli lasciata nell' elogiante suo panegirico a 
favor di Marco Valerio Messala console, ed illustre condottìer 
d' armi della Romana potenza. Egli non solo d' avere esistito una 
città con tal nome ci fa sapere, ma anche la total depressione 
di quella provincia come pure dell' Ungheria altra ad essa con- 
terminante regione, che gli eleganti suoi versi ci pongono al fatto. 

At non per dubias errant mea Carmina laudes 
Nam bellis experta cano : testis mihi victae 
Fortis lapidiae miles: tostis quoque fallax 
Pannonius gelidas passim disiectus in Alpes: 
Testis Arupinas, et pauper natus, in armis, 
Quem si quis videat, vetus ut non fregerit aetas, 
Tema minus Pyliae miretur secula famae: 
Namque senex longae peragit dum secula vitae 
Centum fecundos Titan renovaverit annos. 
Ipso tamen velox celerem super edere corpus 
Gaudet equum validisqne sedet moderator habenis; 
Te Duce non alias conversus terga domator' 
Libera Romanae snbiecit colla catenae 
Ncc tamen bis contontus eris. 

Ritrovata felicemente a buon conto in vicinanza alle nostre 
contrade una città, che col declinabile nome di Arupenum, o A- 
rupinas o Arupinnm appellavasi, di tutti poi i latini scrittori at- 
tribuita in seguito una tale nomenclatura al nostro Rovigno, pò- 
scia' grezamente ne' secoli barbari, e con poco divario dal puro 
Latino cangiata in quella di Ruginum, Rninium, Rovinium, e Ru- 
binum, se potremo dico di questa provarne 1' annientamento, e 
de' suoi abitanti la dispersione, ed il rifugio al piano, non dif- 
ficile sarà il poter congetturarne della nostra in tai tempi il ri- 
sorgimento. 



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I 

J 



203 

n. 

Prove che ci avvalorano il Male annientamento della lapidia. 

Certo 8i è in fatto che tatto quel circondario di popoli Al- 
pigini^ che abitayano dal Varo all' Arsa^ ossia dalla Provenza 
air Istria^ nazioni sempre inquiete, ed apportatrici di gravissimi 
danni agli abitatori del piano ftarono da Ottaviano Cesare An- 
gusto domate^ e totalmente debellate, testimoniandocene Plinio ') 
che il senato Romano sopra la vetta di quelle montagne erger 
vi facesse in di lui onore quel superbo trofeo si legge nella se- 
guente Iscrizione da esso conservataci. 

IMPEBATORI • CAESARI • DIVI • FIL 

AVO • PONTIFICI • MAXIMO • IMP 

Xnn ' TRIBVNICIA • POTESTATE • XVII 

S • P • Q • R • QVOD • EIVS • DVCTV • AVSPICIISQVE 

GENTES ALPINAE • OMNES 

QVAE • A ' MARI • SVPERO • AD • INPERVM 

PERTINEBANT • SVB • IMPERIVM 

POPVLI • ROMANI • SVNT • REDACTAE 

Che si debbano comprendere anche li lapidi nella generalità 
di questo trionfo ella è cosa fuor d' ogni dubbio anzi del tutto cer- 
tificata. Strabene, e Dione che ci parlano di una tal guerra aper- 
tamente ci dauno a divedere che Y istesso Ottaviano Cesare 
Augusto personalmente vi fosse intervenuto per agire nella sca- 
brosa e dura impresa di totalmente domare una tale nazione 
che s' era di nuovo ribellata a fronte della depressione sofferta 
sotto il consolato del da noi detto Valerio Messala circa gli anni 
di Roma 719. 

n primo dunque con non equivoci termini cosi ci pone in 
chiaro la corsa faccenda : ') — lapides igitur virorum florentes ro- 
bore antea, et utroque ex mentis latere domicilia habentes, cum 
late latrociuiis invalescerent, ab Augusto tandem Caesare summo 



■) Lib. 3 Gap. XX. 
») Lib. IV. 



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204 

cnm labore debellati sant Gamuiii^ Vindelici^ Norici 

pelalaniissimi hi omnes Italiae yicinas partes assidais incur- 

sionibuB yexabant .... et has vicini Carni Taarisd, 

horum omnium crebris incursionibus finem imposuit — Ed in altro 
luoco : — gentes none partim excigae sant, partim domitae, et 
iter est tntnm sapra montes per illos, qaod olim erat angostnm, 
et superata difflcaltate multis nane locis patet, ubi Àugustos 
latronam excidio viaram structuram adiecit etc. — 

Niente al primo dissimile ci spiega an tal fatto anche il 
secondo: — lapodes ipse bello peti vii, qaoram eos, qui circa montes 
haad procul a mari habitabant, non omnino difficulter subegit; qui 
vero montes, et ultra ea incolebant, eos non sine maximo labore 
perdomuit. •) — 

ni. 

Congetture probabili dhe ci inducono a credere V origine et il nome 
da tal popolazione. 

Che il totale annientamento d' ana provincia si popolata 
portasse in seguito una general dispersione dei suoi abitatori, e 
conseguentemente al nostro piano lo stabilimento di molti di 
quelli, volontariamente o dalla politica Bomana condotti, 
nuovo non è il caso nella storia dì simili avventure, e molti gli 
esempi si ne' tempi anteriori, come in questi, e ne' susseguenti. 

A vero dire Livio e' insegna che una volta 37m. Liguri fn- 
ron trasportati giù dall' Apennino parte in un incontro condotti 
a Benevento, ed in un altro altrove in altre occasioni. *) Simil- 
mente migliaia di Cantabrì, ed Asturi si fecero discendere dai 
Pirenei in Ispagna, e poco prima d' Augusto 40m. Salassi del. 
l'Alpi Savoiarde si fecero pure calare. Se adunque in quest' ul- 
tima nostra guerra, che Ottaviano mosse agli Alpìgini rimanendo 
d' essi tutti il vincitore come il riportato trofeo ci persuade, sap- 
piamo che i Reti e i Tridentini tolti furon dalle montagne Ve- 
ronesi, e cosi pure dalle montagne del Friuli li Yindelici e No- 



») Lìb. XLIX. C. XXXVI. 
*) Lib. 40, et aUt. 



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205 

rici che poi furono stanziati ai piano, cosi dobbiamo pensare che 
saccedesse anche dalli alpestri lapidi, quali tradotti nel piano 
istriano assegnato gli venisse il territorio di Rovigno come ina- 
bitato in allora, e di pubblica ragione. Il vedere anco in tale in- 
contro come osserv^a il Maffei ^) assoggettate alle Città del piano 
cioè a Brescia le vallate alpine de' Gamuni e Triumpilini, ed ad 
Uderzo quelle de' Bellunesi ; maggiormente disposizioni si signi- 
ficanti ci potranno rassodare neir opinione che anche questi po- 
poli al piano nostro dell' Istria fossero stati assoggettati, e quin- 
di chiaramente dicifrato l'equivoco fin ora corso della duplice 
denominazione data alla nostra provincia da alcuni scrittori, in 
conseguenza d' un tal fatto cioè d' Istria e di lapidia come si 
fu quella d' altri di voler Trieste villaggio de' Carni, Vicus Car- 
nicus, perchè a tempi posteriori di Antonino Pio furono i Ga- 
tali e Carni abitatori delle sue superiori montagne abdicati a 
quella città pe' loro meriti come una lapida antica riportataci 
del Grutero •) evidentemente ci fa vedere : — adtributi reipublicae 
nostrae, prout qui meruissent. — 

Altra probabile congettura della cangiata sede in questa 
più migliore del piano, del loro accontentamento, e delle buone 
accoglienze fattegli da' nostri provinciali si può desumere dalla 
dedicazione delli due templi certamente romani costà esistevano, 
cioè 1* uno alla Fortuna innalzato, e V altro all' Istria, che perso- 
neggiata vollero pur essi divinizzare come fecero di Roma i Niceoti, 
gli Efesini, gli Alabandesi, i Melazzesi, e i nostri Polensi, che gli 
edificarono dei tempii e degli altari in benemerenza di privilegi ed 
onori ricevuti. Di si preziose vestigia di antichità ora non abbia- 
mo alcuna traccia, altroché le memorie delle due lapidi si vedevano 
nella maggior piazza fin nel secolo passato, trasportate poscia in 
Padova da M. Tommasini fu vescovo di Cittanova, e pubblicate 
tanto dal Cavai. Orsato, quanto dal Conte Giovanni Rinaldo Carli, 
e sono le seguenti, che incise erano in due grandi Monumenti 
lunghi circa piedi dieci, et alti due e mezzo. 



*) Ver. illust. 
«) Pag. 488. 



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806 

PORTVNAE • FANVM 

AB • C • VIBIO • VARO • PATRE • INCHOATVM 

Q • CAESIVS • MACRINVS • PERFECIT • ET • DEDICAVIT 



HISTRIAK • FANVM 

AB • C • VmiO • VARO • PATRE • INCHOATVM 

Q • CAESIVS • MACRINVS • PERFECIT • ET • DEDICAVIT 

IV. 

DalV addotto si conchiude, dagli abitatori dd lapode Ampino aver» 
ne tratto i Botrignesi T origine^ ed il nome del luoeo. 

Se chiaramente adunque T Istoria ne certifica della totale 
dispersione de' popoli lapidi, e particolarmente degli abitatori della 
demolita città d' Arupeno, o Arupino, o Arupinas, e se per poli- 
tico costume solevano i Romani chiamare al piano vicino gli abi- 
tatori delle aspre montagne obbligandoli tosto a scendere dalle 
loro balze erigendovi borgate, e villaggi per alloggiarli con me- 
todica assegnazione di terreni per loro sostentamento : chi mai 
difficoltà avrà di stabilire vari di questi campagnuoli vinti essere 
stati locati in queste nostre contrade di Rovigno, ed aversi eglino 
dato le mani a tomo per il suo sorgimento ? Per me al certo da 
questi ne voglio ripeter V origine e da questo guerriero infortunio 
tanto più che fino a tai giorni non trovo traccia alcuna negli 
antichi scrittori che in questa porzion territoriale di provincia vi 
fossero stati particolari coloni, come ci vengono caratterizzati quei 
del Triestino, Parentino, e Polesana posti alle marine dell' Adria- 
tico, e quei del Pinguentino, Alvonese e Pucinese in fra terra del 
suo continente situati senza nominare que' di Nesazio, Mutila e Far 
veria de' tempi antichi ignorandosene la precisa località, a riserva 
di Nesazio, oggi Castelnovo. 

La sua costante denominazione poi di Arupenum impostagli 
susseguentemente a tal fatto da tutti li Geografi e Grammatici 
o siano letterati di que' tempi esclusivamente ad ogni altra città, 
specialmente dopo la perdita del da noi detto primiero iapode 



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207 

Anipino le azioni della qnal nazione poeterionnente ed il di cai 
nome non più conobbe la storia in quella provincia deve porci in nn 
giusto diritto di autorizzare nn tale evento e riconoscere in conse- 
guenza una tale nazione per autrice de' suoi principii avendo vo- 
luto lasciarci in tal guisa le sue memorie nella denominazione 
del luoco di nuovo da loro abitato uniformandosi all' antico co- 
stume delle vecchie nazioni che nuovo cielo cambiavano^ o per 
proprio genio, o d' altri accidenti condotti; chiari esempi ritrovan- 
dosene di sovente in tutti li scrittori delle emigrazioni de' popoli 
e delle storie de' paesi da loro illustrati. Non a caso adunque 
si dovranno interpretare le su riportate lapidi delli tempi eretti 
alla Fortuna, ed all' Istria ma a ricordanza, e del fortunato can- 
giamento da essi fatto in questo migliore del piano, e della o- 
spitalità ricevuta da' conterminanti nostri provinciali. 

Quando fosse avvenuto un tale successo, questo è facile a 
riscontrarsi, cioè in quell' epoca appunto pose fine ad una tale guer- 
ra il sopracitato Augusto^ cioè 14 anni prima di 6. C. nel qual 
tempo sappiamo vi avesse dimorato egli in Aquileia più volte 
standovi una volta per il corso perfino di mesi 8 come scrisse 
Svetonio '') ; nel qual incontro si può credere che Livia sua moglie 
gustasse il nostro Fucino o Prosecco equivalente al moderno refosco 
dagli antichi molto elogiato a riferta di Plinio ^) : — nec alind 
aptius medicamentis credo, quod Graeci mirìs laudibus celebra- 
verunty — della qual ad essa grata bevanda mai poi in seguito vo- 
lesse esseme digiuna, anzi farne un quotidiano uso, motivo per 
cui si crede giungesse fino alla età di 80 anni — Livia octua- 
ginta annos Pucino retulit, — e che Erode pure quel grande Re 
degli Ebrei in tal tempo in quella città si portasse per accusare 
dinanzi a tale Augusto i propri figli come ci arricorda Giuseppe *) 
scrittore delle antichità giudaiche. Realizzata in quanto si fu 
possibile l'origine primiera del nostro Rovigno passiamo ora a 
conoscere 1' antichità ed il carattere de' suoi colonisti. 



') In Octav. — Abbenchò d'alcuni di questi luochi se ne conservino an- 
che og^dile memorìe pretendendosi da alcuni che Munz in Croazia sia 
r antico Monezio, Mettefing il famoso Metullo e il fiume Culpa il Colap. 

•) Lib. 14. e lib. 17. 

•) Lib. 16. C. 7. 



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208 



Antichità e carattere degli preautori lapodi. 

Ma se Fola e Parenzo vantansi d' illustre antichissima pro- 
genie, come si fu qnella dei Colchi, d' ambe città progenitori, 
come in altri incontri abbiamo fatto discorso; ^") Rovigno pur anche 
vantare si può di illustri preautori; essendone stati li lapidi una 
nazione antichissima sussistente tre secoli prima di Troia, pre- 
tendendosi anche da vari dotti moderni scrittori che i Iapigi d'I- 
talia ne riconoscan da questi la sua primiera origine. 

Certo si è che fino da' tempi di Antenore che si professa 
il primo autore dell' italico regno da tutti gli storici che questa 
luminosa epoca illustrarono, di questa popolazione fino a quei di 
come esistente se ne fece sempre particolar menzione additando- 
celi per Illirici e confinanti a' Liburni, altra nazione a noi pros- 
sima, e confinante, in oggi ravvisata nelle popolazioni del Quar- 
nero; ed abitatori delle superiori Montagne ora dette della Mor- 
lacha poche miglia distanti dal piano provinciale, dagli antichi 
poi riconosciute sotto il nome di Albie. 

Strabene ' ') nell' additarci la di loro più certa situazione ci 
dà anche il di loro distintivo carattere quale si era quello di bel- 
licosa nazione : nobile prerogativa, che pare anche oggidì sia 
trasfusa ne' loro attuali discendenti : — siti sunt lapodes sub Albio 
Monte, qui finis est Alpium, admodum alto : ac partim ad Pan- 
noniam et Histrum habitantes, partim ad Adriam, bellicosa gens, 
sed ab Augusto Caesare prorsus defatigata. — 

Guerrieri in fatto dovevan essere d* origine essendo stata 
una popolazione composta d' Illirici e di Galli a riferta del sud- 
detto Strabene: — lapodes quoque, nunc permixta IHyricis et Gallis 
gens, circa haec loca habitant — Appiano pure fra gli Illirici li 
colloca precisamente, e ci assicura che queste nazioni risguardat^ 
sempre furono dagli altri popoli con occhio di timore come quelle 



**> Ragguag. Stor. delle Ant Rem. di Pola^ e Brev. Sag. d* Ist. Ant. e Mod. 

di Parenzo. 
«*) Lib. VII. pag. 304. 



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209 

che per il di loro militar valore mai sazio di gloriose azioni si 
ferocemente combattevano che a tutti i di loro nemici incutevano 
terrore. I Macedoni stessi condotti dal grande Alessandro ebbero 
che fare a vincerli. Questa vera caratteristica da noi enuncia- 
ta, dal compendiatore di Trogo Pompeo '*) al naturale ci viene 
espressa: — SedMacedonibus assidua certamina cumThracibuS; et II- 
lyricis fnere: quorum armis veluti quotidiano exercitio indurati 
gloria bellicae laudis finitimos terrebant. — H nostro benemerito 
Plinio '*) informato pur egli di tali affari dà il titolo di Illustri 
a tutte queste popolazioni al continente nostro vicine : — Incolae 

Alpium multi populi, sed illustres etc iuxtaque Camos etc 

^ Ma passiamo ormai a' tempi romani ed agli altri susseguenti. 

VI. 

Congetture de suoi principii ^incremento ne* tempi romani dedotte 
dalla sua non igìiohil conduzione ne* tempi consecutim. 

Quali ne fossero stati a' tempi romani i di lui prìncipi! veri, 
susseguenti progressi, e civile pulizia non possiamo verìdicamente 
asserire; poiché V ingiuria del tempo che fu sempre nemica del 
passato, e che vari luochi provinciali fra tenebre avvolse qui pure 
abbisogna esercitato avesse il suo furore, non rìtrovando noi me- 
morie, vestigia alcuna d' iscrizione, pietrame, o lavoro romano 
a riserva delle due poco fa accennate che della di esso condizione 
in que' giorni felici ci permetta con qualche storica evidenza di 
poter riscontrare, come quella altresì de' tempi successivi fino al 
total smembramento dell'impero. 

Alcune congetture puramente si possono indurre a poter sta- 
bilire che la potenza in seguito delle vicine città di Fola, e Fa- 
renzo, che furono spettatrici del risorgimento di Rovigno, e che 
in allora erano già ricche, e popolate, e che da gran tempo i favori 
godevano, ed i privilegi della romana grandezza molto confluis- 
sero al suo sollecito ingrandimento, tanto più che ne' tempi po- 
steriori fu egli sempre stato un dipartimento che dopo le stesse 



") Lib. Vn. pag. 9a-94. 
*•) Lib. IH. Gap. XX. 



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210 

e dopo anche Trieste) altra provinciale già rinomata colonia, im- 
mediatamente snperò le altre nostre Istriane popolazioni, come 
saremo ora per far constare. 

Per verità nobile argomento di prova ricaviamo dalla dinn- 
merazione de' tributi solevano li lacchi nostri provinciali far en- 
trare neir imperiai cassa regia qaando al greco dominatore nella 
divisione dell'impero romano saddita rimane la provincia tntta, 
e che demarcata ritroviamo nel gran placito o siasi parlamento 
tenatosi da' nostri per comando di Carlo Magno V anno 804 del- 
l' era nostra volgare a reclamo delle oppressioni, ed angario gli 
farono inferite dal loro daca Giovanni e vescovi natarali, in se- 
guito totalmente abolite dalli Cadolo ed Aione messi imperiali 
a bella posta spediti per dar termine ad amarezze si interessanti. 
Da qaesta ci vìen fatto di rilevare che dopo Fola, Parenzo 
e Trieste tributarie di 66 mancesi le due prime e di 60 la terza 
contribuisse il nostro Rovigno mancesi 40: illustre monumento per 
noi di poter dedurre che dietro a queste principali città tosto ne 
succedesse egli in potere^ ricchezza e popolazione sopra gli altri 
tutti di molto inferìor corrisponsione: potrà qui evitare l'incomodo 
al lettore di leggere il trasnnto da noi già pubblicato '^) se il dub- 
bio di arrecar dispiacere a qualche buon patriota rovignese, non 
mi stimulasse a segnarne il preciso rapporto nella sua purità, tanto 
più che altrove quando si versò sopra consimile affare s'ommi- 
sero per difetto del bibliopola alcuni luochi che erano riportati nel 
vero testo. Eccolo dunque genuinamente esposto: — De civitate Po- 
lensi solidi mancesi 66, de Bubinio ®) solidi mancesi 40, de Paren- 
tìo mancosos 66, numerus Tergestinus mancosos 60, de Albona 
maneosos 30, de Pedona mancosos 20, de Montona mancosos 30, de 
Pinguento mancosos 20, cancellarius Civitatis Novae mancosos 12, 
qui faciunt insimul mancosos 344. — 

Dalla lettura di questo non si riscaldi alcuno il capo in altre 
maggiori congetture se dietro a Pela viene immediatamente segnata 



*<) Brey. Sag. d'Istor. Ant. e Mod. di Parenzo Gap. n. C. 12. — 



e) Carli Ant. lUI. Milano 1791 voi. 5. p. 7. noU Ruvingio. 



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211 

la corrìspoiìsione del nostro Rovigno a fronte delle altre dne di 
maggiore imposta; poiché in qaesti tempi Fola n'era la capitale 
della provincia; chiaramente ciò risultandoci dal concilio manto- 
vano celebrato nell' 827, nel qual incontro quando si agitò sopra 
r autorità metropolitica verso i vescovi dell' Istria intervenuti colà 
a favore della chiesa Àquileiese contro la Oradense con tali formole 
venne essa distinta per Capitale: — Sed etpopuli Polensis civitatis 
quae civitas caput est Histriae. '*) — 

Chi più oltre volesse internarsi per rilevare le forme del 
suo più vero governo di troppo si troverebbe imbrogliato in quei 
tempi di disordine, ne' quali le donazioni di sovrani, e patriarchi, 
all'ingrosso da per tatto si facevano violare, motivo della oscurità 
delle civili pulizie de' Inochi, e della maggior parte de' distretti 
provinciali. 

Noi per altro a fronte di tanta caligine dando qualche ri- 
flesso ad alcune delle nostre carte eh' anno una se non certa, al- 
meno probabile vicinanza alla verità ci ingegneremo di stabilire 
essere stato Rovigno di ecclesiastico e temporale dominio de' ve- 
scovi di Parenzo fino dalla metà del secolo X riputato comune- 
mente il seeolo dell'ignoranza per i molti disordini che lo sconvolsero, 
e per la mancanza di uomini illustri e dotti in riguardo alli altri 
secoli, riscontrata che avremo al più possibilmente la sua situa- 
zione politica corsa fino un tal tempo. 

VIL 

Riscontro éklla civile pulisia nélU due secoli IX. X. e la total sua 
distruzione apportatagli dagli Schiavoni. 

Trasandando noi la indagine dei fasti della intera provincia, 
avvolta tutt' ora nella silenziosa oscarità, nella quale ci lasciarono 
i scrittori de' secoli passati, fa d' uopo ci restringiamo a render 
conto puramente di quanto abbiamo potuto raccogliere attinente 
al nostro Rovigno, e corso nelli due secoli IX. e X. ne' quali una 
qualche ombra abbiamo di circostanziati eventi. 



*^ Dal capitolare dell'anno 808 nel quale Carlo Magno comandò che ne* 
placiti comparir dovessero i capitani, rileviamo che il capitanio di PoU 
portava il titolo di primate: — Primns omnium primas rolensis dixit. 



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212 

Che verso adunque V incaminiiiarsi del IX. secolo avessero 
cambiato faccia in provincia le cose, e che ogni Inoco da per sé 
riassumesse il diritto del voto lìbero per Y elezione delle proprie 
magistrature incfipendentemente da qualunque siasi superior auto- 
rità ; questo è più che certissimo e a chiaro giorno ce lo dimostra 
r onorevole facoltà concessa alla provincia del buon Lodovico im- 
peratore, consistente nella elettiva potenza di crearsi i proprii ret- 
tori^ governatori, vescovi, abbati, tribuni, e gli altri rimanenti 
officiali. 

n genuino diploma di si benefico sovrano da noi altrove per 
esteso si è riportato *•) né v' è scrittore per critico egli siasi che 
poner vi possa in dubbio un fatto per noi si ragguardevole, ed 
importante. Il serenissimo Andrea Dandolo veneto doge d'illu- 
stre e chiara memoria, scrittore delle sue patrie ed estere cose, 
il più disappassionato nel torno de' suoi tempi ne' quali viveva, 
cioè nel 1342 di si per noi avventurato glorioso successo in co- 
tal foggia ce ne lasciò scritta la memoria. '^) 

— Anno Domini 814, Lodovici vero Imperatoris p.® suppli- 
cante Fortunato patriarcha, Ludovicus Histriensi populo concessit 
ut rectores, gubernatores, episcopos, abbates, tribunos, et reli- 
quos ordines licentiam habeant eligendi, et decretum per legatos 
Caroli constitutum renovavit. — 

Un si felice stato di quiete e pace ben presto venne ad 
essere disturbato nel termine del secolo. Gli Slavi e Croati veg- 
gendo sossopra il regno italico, e la decadenza de' Francesi in 
copioso numero s' attrupparono ad invadere la nostra provincia. 

Cittanova, Umago, il nostro Bovigno e Muggia ed altri ma- 
rittimi luochi furono il bersaglio della terribile di loro irruzione. 
In mezzo a tante calamità Orso Partecipazio doge de' Veneti 
presentindo che volessero avvanzarsi ad apportar danni alle la- 
gune, e particolarmente alla patriarcale di Aquileia nuova intro- 
ducendosi alle maremme di Grado cosi allora nomato, si risolse 
d' assalirli preventivamente, e non fallito gli andiede il colpo, 



<«) Brev. dag. d* Ist. Ant. e Mod. della Città di Parenzo, Cap. U. C. 11 
*0 Cren. Ven. 



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213 

poiché data battaglia nelle acqne della nostra provincia ne ot- 
tenne nna vittoria si segnalata che trucidati; e fatti prigionieri 
buon nnmero di quei barbari fé' anche un grandissimo bottino 
aqnistando tntti i bagagli; tutte V armi e tutta la preda fatta a- 
vevano sopra il dorso de' poveri Istriani (a, 876.) 

Usò egli generosamente della vittoria e a questi nostri popoli 
abbenchè emoli del veneto ingrandimento fé' restituire alle di loro 
chiese quanto avevano i barbari derubato. D Sagomino ci fa 
sapere un tal fatto in tai termini: — pessimae gentes Sclavo- 
rum^ ac Dalmatinorum^ Histriensem provintiam depredare cae- 
perunt — Quelli poi che ci relazionarono del nostro Rovìgno la 
total desolazione sono Marin Sanndo ") ed il Dandolo *•). Que-- 
sto secondo poi con più chiarezza del primo così ci pone in chiaro 
la corsa faccenda : — Quia Slavi venientes cum navibus (Tma- 
gum^ Siparum, Emoniam, et Rubinum urbes Istriae depopulave- 
rant; dux propterea cum triginta navibus exiens cum sclavis bel- 
lum peragit et victoriam obtinuit; et non ingratos oblata eccle- 
siis histricis restituii — Luttuosa al certo fa duopo ne fosse in 
questa circostanza la situazione del nostro Rovigno poiché da 
una carta; che esiste nel nostro vescovile Archivio; appar se- 
gnata da Rodoaldo patriarca aquileiese a favor del prelato pa- 
rentino Adamo, e che nel veniente paragrafo sì parlerà; se ne 
fa una aperta dolorosa menzione di un tal fatto in questi precisi 
termini: — quandam terram qui de nostro episcopatu nobisque 
nostrae ecclesiae pertinet Rubinensi nomine quod etiam (heu prò 
dolor) nuper a nefandis Sclavis ac duris barbaris destructum 
est Adam prefatae ecclesiae episcopo eiusque successoribus prefac- 
tam terram concedimuS; et in illorum delegamus potestate et domi- 
nio. — Ma fine ponendo a lacrimevoli descrizioni passiamo ad altro. 

Vili. 

Bagioni e documenti che ci fanno opinare essere staio Bovigno di 
ecclesiastico e temperai dominio dei vescovi di Parensfo 

Fa duopo al certo che antichissima fossC; e non spregevole 
la tradizione della esistenza sì ecclesiastica che temporale di Ro- 



»») De Rer. Italie. Script, tom. 22. 

»•) Cron. Yen. lib. Vm. Gap. 5 post. 14. 

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214 

vigno sotto a' mitrati parenti ni, poiché tanto il P. de Rubeis, 
quanto il nostro connazionale Carli per autorizzare la di loro 
credenza si servirono di due documenti; che furono pubblicati, e 
dall' Ughellio ^^, e dal Coletti **) con varie lezioni, cioè V uno 
di Rodoaldo Aquileiese patriarca, e V altro di Ottone II Impe- 
ratore. Abbenchè il primo arrivasse a diro che il tutto era ri- 
pieno di errori ed involto in grandissime difficoltà: — plnra sunt 
aut falsitatis, aut pravae interpolationis et oscitantiae librarli ar- 
gumenta, — ed il secondo che errori non pochi nella donazion 
di Rodoaldo si son corretti. Stabilirono essi adunque dietro Y esa- 
me di questa a fronte della loro ripugnanza che li nostri prelati 
fossero prima stati investiti dell' ecclesiastico e parrocchiale, e 
quindi temporale dominio. •'). 

Noi per altro non entreremo qui a discorrere sopra la va- 
lidità invalidità di tali carte, mai di troppa nostra soddisfazione 
come altrove ci spiegammo, *') né tampoco i primi vogliamo essere 
a rigettarle totalmente per false ; ma bensì anzi da queste ci in- 
gegnaremo dedurre essere forse in que' tempi accaduto un qual- 
che politico avvenimento attinente a questo luoco a favor dei 
mitrati parentini, essendo d' opinione che siccome è canone in fi- 
sica che non si dia effetto, che non sia prodotto da causa, né 
quello esistere senza di essa ; che cosi pure nella storia non diasi 
alcun fatto siasi pur quanto si voglia strano, od incredibile, che 
non s' appoggi o derivi da qualche principio di verità. 

Tutti poi li documenti posteriori, oltreché ci autorizzino 
il possessorio colla esclusiva di vari usurpatori come in seguito 
vedremo, ci inducono pure a farci sospettare che se anche dalle 
sopradette carte non ne fosse originato il principio, questo ne 
derivasse almeno da tempi antichissimi, giacché in mezzo a que- 
sti non ritroviamo alcuna particolar investitura, che oscurare po- 
tesse, oppure rendere contingente un tale dominio sempre esercitato 



*•) Ital. Sacr. 

'*) Aggiunt. in Parenzo. 

»«) De Rub. Mon. pag. 469. — Carli Diss. III. 

'*) Saggio di Stor. di Parenzo pag. B5. 



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215 

da' nostri prelati come anehe in presente nel semplice spirituale. 

Che nel torno adunque degli anni enunciati nelle altre 
due carte clie nel fine di questo esame storico verranno prodotte 
tali e quali s' attrovano nei nostri archivi **) ne fossero al possesso 
di Rovigno li nostri mitrati, non ignobile argomento di prova desa- 
miamo da una lettera di Sergio IV papa scritta ad Andrea nostro 
pastore V anno MX., che riportata troviamo nel!' Ughellio. 

Ci ragguaglia questa l' invasione ed usurpaziojie fatta da 
Giovanni patriarca aquileiese della parrocchia appunto di Rovigno, 
di due Castelli, e di Valle fino da' giorni del suo antecessor Sil- 
vestro IV che mori nel Mll. 

Da questa pertanto si rileva che il precitato Silvestro in 
vista di tal emergente, interposta avesse la sua mediazione col 
pregare: — Henricum qui eo tempore ducatum tenebat Boioariorum 
— perchè ammonisca Y invasore occupator Giovanni, e che im. 
mediatamente: — eum ad se vocare fecit, sed tempore distulit. — 

Come poi terminasse un tal affare precisamente non si sa, 
ma ragionevolmente si può credere a favore del nostro prelato, 
perchè consecutivamente ne furono i suoi successori sempre prò- 
prietarii di una tale parrocchia. 

Ma siccome in queir anno appunto che segni la morte di Sil- 
vestro sopra accennato si ritrova nel tesoro aquileiese annunciato nn 
instmmento di donazione fatto dall' istesso Arrigo duca alla me- 
desima chiesa del preciso tenore : — item instrumentum qualiter 
dux Henricus donavit Ecclesiae Aquileiensi castrum suum in co- 
mitata Histriae in loco qui dicitur Ruvin, anno MII. sub signo 
etc. — potrebbe con facilità indurre qualcuno a dubitare della 
realtà delli fatti poco fa esposti ; cosi stimiamo bene dover qui 
riflettere non potersi riferire detto instrumento perle sue espres- 
sioni alla particolar immediata donazione della terra di Rovi- 
gno ; ma a qualche altro castello che in quel distretto in que' 
giorni vi esistesse, come tuttora possiamo arguire da una anti- 
ca rocha si vede nel continente di quelle campagne, e come anco 
sappiamo che vi esisteva pure un altro castello sopra la riva 



**) Ved. Append. 



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216 

deir antico iiame Lemo detto Moncastello le di cui traccie in ora 
8i sono del tutto smarrite. 

V esistenza in fatto delle macerie di detta antica rocha 
miglia 4 circa distante dall' attuale RoTigno, sparse yeggonsi qnà 
e là sopra picciolo colle di qualche eminenza, fecero pensare 
alli nostri scrittori Manzuoli, e Tommasiai, che avesse il moderno 
Ilovìgno da questo Inoco ricevuto l'origine ed il nome; ma quanto 
poteroDsi ingannare, le nostre avanzate indagini spero potranno 
abbastanza capacitare il lettore. 

E ritornando al nostro punto, cfae in fatto un tal sovrano 
non della terra di Rovigno avesse disposto, ma d' altro luoco in 
quelle pertinenze per dar fine alle amarezze a Ini dispiacevoli 
correvano fra detti due prelati, ci dà una ragionevole prova la 
donazione dell' altro successore Arrigo fatta a Volderico inti- 
tolato marchese d' Istria di venti massaricie possedeva ne' distret- 
ti di Bagnol, Pingon, Rovigno, ed altri Inochi si legge negli ex- 
cerpti di Giovanni di Lupico notaio d' Udine in tal guisa : — Pri- 
vileginm Henrici Regis de viginti massaritiis datìs Yiderìco 
Marchioni in eertis locis Uistriae scilieet Pingon, Bagnol, Rnvin^ 
et aliis anno MLX. sub signo etc. — 

Questo adunque è un manifesto indizio che molti fossero i 
beni allodiali separati dalla terra di Rovigno possedettero tali 
sovrani dopo la donazion di Ottone II in quel territorio da loro poi 
posteriormente ceduti, e donati alla chiesa d' Aquileia che cau- 
sarono poi confusioni, ed equivoci. 

Ma se per parte de' patriarchi aquileiesi sempre fìirono di- 
sturbati li nostri prelati per il temporale dominio di Rovigno, lo 
furono anche in seguito per il decimale per parte de' conti go- 
riziani in allora potenti in provincia per vari possedimenti feu- 
dali riconoscevano dalla nostra mensa, e per le di cui investiture 
erano dipendenti. 

Fra questi si distinse certo Mainardo, e molte vessazioni ap- 
portò perfino con V armi alla mano alla testa di numerosa trup- 
pa alli ottimi prelati Uberto e Pietro ^^) con risolute minaccie 



'*) Ved. Appen. 



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217 

aggrediti per le decime di quel Castello che poi invasero con la forza, 
niente avendo potuto ottenere di assalto allor quando sotto le mura 
della nostra città erasi accampato credendo di intimorire il prelato. 

Ma anche in questo incontro si combinarono gli affari; at- 
tesa la cessione di altri beni fattagli dal sopradetto mitrato Pie- 
tro r anno MGLXXXIII^ come il tutto traluce da varie carte del 
nostro vescovile archivio che ancor queste nell' appendice dei 
documenti verranno in fine prodotte^ e cosi terminò ogni litigio, 
e sopraiattoria contesa. '^ 

Di qual sorta poi si fosse un tal dominio ed a quanto si 
estendesse la facoltà potestativa de' nostri mitrati noi non pos- 
siamo veridicamente accingerci ad un sicuro riscontro, anzi far 
rimarcare che la necessità dei nostri prelati di tenervi costà a- 
bitazione aperta conservandosene una tuttodì detta la casa del 
vescovo^ e naturali ministri per la riscossione delle proprie der- 
rate per cui anche qualche tempo dell' anno vi intervenivan essi 
pure, e Y oscurità e la mala intelligenza data alle nostre carte 
diede in seguito un lusinghiero motivo a molti di poter credere 
che vi fosse costà trasferita la vescovil sedia^ e quindi anche si 
denominasse Episcopus Raginensis. 

Fra gli scrittori delle cose di nostra provincia monsignor 
Giac Filippo Tommasini; fu vescovo di Cittanuova, fu il primo 
a favorire una tal opinione appoggiandola ad un preteso privi- 
legio di Carlo Magno ci viene riportato dal giovine Palladio, e 
da vari altri Friulani scrittori. ^^) Ma quanto un tale diploma 
puzzi di favoloso crediamo opportuno un apposito critico esame 
a sgombro d' ogni fin ora corsa mala, sinistra, avanzata impres- 
sione e d' ogni ulterior equivoco potesse in seguito nascere dietro 
relazioni si dal vero molto lontane. 

IX. 

Esame sopra il documento di Carlo Magno. 

In questo preteso originale dal quale appare essere stato 
concesso al patriarca aquileiese S. Paolino la superiorità sopra 

*•) Ved. Appen. 

»') Il diploma va registrato. 



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218 

sei vescovati cioè di Concordia, Cittanova, di Fedena, di Rovi- 
gno, Tersalo, ed Udine^ il primo madornale sbaglio, che vi si ri- 
marchi si è quello della invocazione e del titolo. 

E per verità volendosi egli dato da Carlo imperatore do- 
vrebbe secondo il sentimento del Mabillone, e di vari dotti anti- 
quari portare in fronte la seguente invocazione, e soprascritta 
come riflettono fosse sempre da ministri di quel sovrano usitata. 

— In nomine Patris, et Filii, et Spir. S. Carolus serenism. Ang. 
a Deo CoronatuS; Magnns, Pacificus Imperat. Romanum gubemans 
Imperinm; qui et per misericordiam Dei Rex: Francorum, et 
Longobardorum. — £ non mai quella adultera che sta scritta 
nella pretesa Carta in tal foggia : — Carolus gratia Dei Rex 
fVancorum, et Longobardorum, ac Iraperator Romanorum — poi- 
ché tal titolo da Carlo mai fu adoperato assumendosi soltanto quan- 
do era re puramente senza alcuna immaginabile invocazione in cotal 
guisa : — Carolus gratia Dei Rex Francorum et Longobardorum 
et Patritius Romanorum. — In vista di tal errore credè opportuno 
e convenevole il signor Liruti '^ di caratterizzare un tal Di- 
ploma per falso e si schivò di pubblicarlo anche il Madrìsio 
come egli confessa. 

Che poi viziate sieno le sue note cronologiche che anno la 
seguente marca : — Datae prìdie nonas aug. anno III. Imperii 
nostri indict. vero I. Àctum Romae in Dei nomine felicìter amen. 

— Questo è un fatto indenegabile, e due sono le forti ragioni, 
che ci dovranno indurre a ciò credere. Primieramente perchè non 
può convenire Y anno III. dell' imperio di Carlo che fu T.anno 
803 con r indizione I. che veramente fu V undecima. Seconda-* 
riamente perchè si vuole in detta carta, o documento, che il do- 
minante Carlo fosse, e si ritrovasse nel parizzo dell' anno IIL del 
suo impero in Roma cioè neir anno 80?, nel qual incontro stipa- 
lato avesse il preteso privilegio a favore del detto S. Paolino 
intervenuto colà in un concilio dei vescovi, sapendo noi per te- 
stimonianza di £giuardo di lui genero e primo ministro, e scrit- 
tore egualmente della vita del suddetto Carlo che esso regnante 



") Notiz. del Friul. tom. III. 



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219 

4 volte sole in Roma si fosse portato, V ultima delle qnali fosse 
quella quando aeclamato venne imperator de' Romani ed Augusto. 

Ogni uno adunque potrà comprendere aver egli ricevuto^ 
come la storia ci fa sapere, un tal titolo e dignità V anno 800 
il che deciso non poter essere, per conseguenza V anno 803 in 
agosto della millantata carta cb' era il III. del suo impero. 

Il Muratori, il P. de Rubeis, ed il Carli anno dubitato d' un 
tal privilegio, e quasi V universal opinione di questi dotti scrit- 
tori si è cbe fosse stato egli falsificato da qualche perito impo- 
store ; e di fatto non vi è alcuna esitanza al dubbio per credere 
che ne' giusti loro riflessi non calcassero la vera strada della 
verità, poiché si pretese anco dal signor Lirnti ^*) che fosse stato 
inventato a bella posta per erigervi il vescovato Udinese, e quindi 
fosse poi annunziato al pubblico dal notaio Belloni per il puro 
avuto prezzo di sei zecchini, che al Muratori poi piace d* as- 
serire essere stata fatta dagli Udinesi una tale rimunerazione 
in compenso della copia di un tal privilegio ad essi in allora 
rilasciata. 

Ma a sempre maggior risalto della verità andiamo un po' 
più innanzi colle nostre riflessioni. Ove sono a buon conto re- 
gistrati ne' codici della romana curia, ne' documenti degli ar- 
chivi, nelle relazioni de' storici i veri privilegi, le traccie, le i- 
stallazioni, i tempi dell' erezione ed i loro primi mitrati delli vo- 
luti tre vescovati Rovignese, Tersaticese, ed Udinese in ammasso 
posti, ed all' inconfuso nel sol sopracitato vantato privilegio Ca- 
rolino ? Per verità di questi il silenzio e la total trascuratezza, 
che non costituì il destino degli altri vescovati del mondo intero, 
apertamente ci devono render convinti non avere mai esistito 
queste tre sognate prelature come in fatto non esisterono avendone 
una sufficiente prova nell' ultimo cioè nell' Udinese perchè creato 
puramente a' nostri giorni lo ravvisiamo da Benedetto XIV, senza far 
parola degli altri tre Petiiiense Cittanovano e Concordiense a 
tutti noti per la loro antichità d' un' epoca d' assai anteriore ai 
detto privilegio come tutti gli storici ci fanno una aperta credenza. 



»^) Net. del Friul. toni. IH. 



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220 

e gli atti ancora della in adesso abolita patriarca! caria aqoi- 
leiese dalla qaale una volta eran dipendenti come loro metropolita- 
na; ma tempo è ormai di por fine a tal punto, e ad altro vogliere 
le nostre riflessioni. 



Atto di confederazione co* Veneti^ susseguente dedizione e rifles- 
sioni circa tal tempo, distruzion Genovese ed Uscochica. 

Languido adunque, quasi di puro nome, e soltanto d' onore 
conveniva fosse in tai giorni, e ne' susseguenti nella provincia 
nostra marittima de' suoi conti e marchesi il potere, come quello 
de' vescovi parentini in Rovigno per li gran atti di confedera- 
zione, e deditizi si facevano da molti luochi senza il di loro in- 
tervento e senza alcuna di loro lagnanza; del che tutto la tra- 
dizione ci rende avvertiti, ed un sicuro riscontro ne abbiamo anche 
nelle disposizioni del nostro Rovigno. 

In fatto immemore il suo popolo a quanto avevasi stabilito 
in unione agli altri luochi comprovinciali con il Doge Pietro 
Candiano ancor nelF anno 932 con la mediazione di Marino pa- 
triarca di Grado ; ritornò di bel nuovo egli unitamente a Polesi 
Parenzani, Cittanovesi, ed Umaghesi alle primiere ostilità : ma 
con poco frutto in questo incontro andiede la spedizione; poiché 
l'anno 1150 al primo apparire della veneta armata, che vittorio- 
sa tornava dalla domata Pola dovette pur esso piegare il collo 
al vincitore, costituendosi tributario di cinque romanati annual- 
mente da soddisfarsi in mano del Doge, e suoi successori con 
tutte quelle altre condizioni si rilevano dall' atto stesso firmato 
da vari abitanti, che qui a piedi per esteso a pubblica curiositi 
se ne estende il registro. 



Sctcramenium fidélitatis Ruiginensium. 
Anno MCIte 

Nos qnidem omnes de Ruigno, Fenzo, Bertoldus, et Nodizo 
etc. (sono qui poi nominati circa altri 15 abitanti) per consensum 



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221 

omnium vicinorum nostroram maiorum et rainorum iaramus super 
S. Dei qnatnor Evangelia amodo in antea obbedire B. Marco, et 
fedelissimo permanere Domino nostro Dominico Mauroceno Inclito 
Duci \eneticoram dnm vixerimns et ei qui post enm venerit si- 
militer iurare, et fidelitatem retinere debemnS; ^) et omnes Vene- 
ticos salvos, et secnros, et sine omni datione in omnibus parti- 
bus nostris retinebimus, et manutenebimus. 

Ego Yivianus scriptor etc. Àutenticum istum cum tribus sigillìs 
ceraO; et uno sigillo plumbeo posito per prememoratum Dacem 
vidi, et exemplavi. '®) 



11 più volte citato serenissimo Dandolo un tal avvenimento 
esso pure ci arrìcorda con questi precisi termini : — Cumque Ru- 
binum postea pergerent venerunt Municipes, et humiliter perpe- 
tuae fidelitatis iuramentum Yenetosque imunes babere, et Roma- 
natos quinque operi Ecclesiae S. Marci annuatim solvere promi- 
flerunt. *^) — 

Le cause che stimolarono anche i nostri Ro^ignesi ad una tal 
mossa di disturbare gli antichi Veneti, e a' popoli dell' opposta 
sponda il commercio apportando danni alla navigazione^ ed e- 
Bclusiva alla introduzione de' generi, fatalissima conseguenza 
ad ogni nazione sul mare situata, da esso nel princìpio della 
descrizione di un tal emergente ci vengono spiegate, caratteriz- 
zando la nazione come dedita a ladronecci marittimi : — Postea 
Dux anno tertio galeis quinquaginta bene paratis Dominicum 
Maurocenum eius iilium, et Marinum Gradenico, capitaneos esse 
decrevit illosqne contra Polam, et alias urbes Histriae marinis 
latrotiniis deditas mittens. — 



"•) Flaminio Corner. Eccles. Ven. Dee. 13. P. I. 
*') Cron. Ven. 



d) Carli neir appendice di documenti alle Antichità Italiche, Milano 1791 
voi 5. pag. 31 inserisce a questo luogo il passo: Insuper omni anno 
quinque Komanatos ad operam Sancti Marci deliberare dehemus et omnes 
Veneticos salvos etc. 



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222 

Per yerità V infelice situazione degli Istriani in an paese, 
che non gli poteva dar modo di sussistenza, attesa la sua nu- 
merosa popolazione e la scarsezza del suo terreno per lo piti sas- 
soso, aspro, ripieno di monti secchi e sterili, flagellato da borea 
burrascoso, privo di fiumi per vulcaniche irruzioni, o smarriti 
sotterra fluenti, e soggetto alle siccità nelle più speranzose sta- 
gioni di un buon raccolto, che non permette eccitare gli nomini 
alla laboriosa agricoltura ed al susseguente commercio, abbiso- 
gna li promovesse alla pirateria ed alla guerra come spedienti 
di loro sussistenza. 

Continue in fatto furon sempre, ed eguali di tutta la costa 
le direzioni in tai tempi tenute, ed anche in vecchio i Romani 
ne esperimentarono delle tristi conseguenze, e continuamente furon 
attribuite tali inclinazioni al predare quasi ad nn necessario 
mestiere, originato e promosso dalle da noi sovra esposte cir- 
costanze. 

Il chiarissimo conte Giacomo Filiasi egregiamente ci tratta 
un tal punto, e senza altri citarne a questo si rimette il lettore, 
poiché ci discute egli quanto anche in antico fu discorso. ") 

Come adunque si governassero in questi giorni i Rovignesi, 
da questo atto egli è facile a rilevarsi, cioè da per sé soli con 
peculiari statutarie ordinazioni, magistrature e presidenze, senza 
ingerenza alcuna siasi de' prelati Parentini, o patriarchi Aquì- 
leiesi de' qnali per tali libere disposizioni non ritroviamo alcuna 
opposizione, o reclamo ; ma anzi confusa rileviamo essere stata 
la di loro autorità sopra i luochi nostri marittimi co' quelli del 
continente, sopra quali avevano una qualche più dettagliata su- 
periorità, e ciò accaduto per la moltiplicità, e generalità dei tì- 
toli di conti e marchesi della provincia si rimarca in molti di- 
plomi, e pretese investiture correvano in quei tempi, totalmente 
ora convinte da fatti seguiti, e dalle relazioni de' cronisti ed 
i storici. 

In più luochi abbiamo trattato un tal punto in confronto 
anche del signor marchese Gerolamo Gravisi, che con non let- 



•') Mem. storich. de' Venet. prim. e second. 



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223 

teraria^ ma appassionata critica credè d' opporvisi, ma che il fatto 
e le ragioni addottevi speriamo Y avranno convinto come pure 
degli altri abbagli presi in altri a lai non piacevoli argomenti. 

Dalla lettara delle nostre riflessioni *') in risposta alle sue 
considerazioni apologetiche^ si potrà venire più facilmente al 
chiaro sovra tale rapporto^ che se n' era già da noi avanzato il 
sistema nella nostra picciola operetta in antecedenza pubblicata, 
avente per titolo: -- Breve saggio d'Istoria antica e moderna della 
città di Parenzo — e meglio da qui innanzi promettiamo di di- 
sontere un tal punto se il tempo vorrà graziarci di compiere 
alcune memorie andiamo giornalmente tessendo a sempre mag- 
gior suo disinganno, e ad illustrazione della provincia. 

Spettatrice Kovigno delle nazionali turbolenze, e conflitti 
da per tutti i luochi dalla provincia andavano insorgendo nel 
secolo XIII. a causa d' una nuova riforma di governo si andava 
dalli stessi coltivando come si può traspirare dalle varie dedi- 
zioni di Parenzo, Pola, Gapodistria ed altri distretti ; pensiamo che 
dietro a tali esempi si risolvesse anche Rovigno di dedicarsi alla 
Veneta signoria, che in ogni tempo e circostanza diede prove 
alla provincia di predilezione, protezione, e difesa, e particolar- 
mente in questi ultimi tempi di guerriere vicende, e rivoluzionari 
infortuni s' andava avvogliendo il Friuli per la mancanza del pa- 
triarca Gregorio, e le provincie vicine per conseguenza erano in 
pericolo di perdere la di loro stabilitasi quiete s' avevano pro- 
curata anticipatamente a tali calamità. 

In questi frangenti di disordine air oscuro ci ritroviamo delle 
condizioni di un tal atto, e del principal movente, e per la man- 
canza di questo e di una storica tradizione circa la sua più vera 
epoca che non è il destino degli altri dedicati luochi. 

Un tal mancamento fu la cagione che molti giudicassero 
di diferife la nostra dedizione circa il MCCCXXX. Altri circa 
il 1390 e 1400, per una mala intelligenza data a' trattati di 
pace seguirono tra Veneti e patriarchi ; ed altri riportandosi ad 
alcune dedizioni di vari luochi nostri seguite nel torno di tai 



") in Venezia a. MDCCXCVII presso Pietro Savioni. 



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224 

tempi; e ci vengono con varietà d' anni riportate da alcuni sto- 
rici veneti e friulani, che si lasciarono abbagliare da un lusin- 
ghiero documento, che appar di tutta verità, registrato si trova 
nel protocollo di certo Iacopo de Faedis notaio d' Udine rammemo- 
rante che fosse ancora Kovigno nel 1381 in potere dei patriar- 
chi, ed in cotal foggia esteso : •*) — 

Federicus Comes de Porcileis Sede vacante Aquileiensis Eccle- 
siae Vice Dominus Generalis — Dilectis nobis ludicibus, Consilio, et 
Comuni Castrorum Albonae, Ruigni, Turris Bornii, Duorum Ca- 
strorum, Flanonae, Adignani, Mentis Marani, Polae, et totius Fu- 
lisanae, Aquileiensis Ecclesiae fidelibus salutem etc. Populorum 
commodis tunc recto prospicitur cum eorum regimini Rectores 
idonei preponuntur, per quorum industriam gubernentur, et eo- 
rum status de bono in melius prosperetur. Cupientes itaque ut 
vos qui nobis, et Ecclesiae Aquileiensis estis subditi, et subiectì 
per providum Articum de Utino gubernimini, cuius industria et 
prudentia circumspecta in tranquillo statu, et pacifico maxime in 
huius guerrae inundationibus conservarì possitis Capitaneum pre- 
dictorum Castrorum, nec non Polae et Fulisanae cum omnibus lu- 
ribus etc. Ommissis. 

Datùm in Castro Utini die 20 lan. indit. 4. 1381. 

Quanto adunque potessero questi ingannarsi, e quanto certa 
possa essere la dedizion di Rovigno nel finir del secolo XIII. li 
susseguenti esami daranno le valevoli prove atte a giustificare 
ogni nostra avanzata proposizione. 

Che nel principio adunque del secolo XIY. si trovasse già 
dedicato Rovigno, e che in questo tempo appunto ne seguisse 
una qualche ratifica, come ne' tempi anche posteriori ; questo 
viene ad essere più che certo. In fatti una carta del nostro 
vescovile archivio data il giorno 23 Agosto dell' anno 1300 in- 
diz. Xni. ci svoglie dalle tenebre. 



**) Maggiormente comparisce un tal atto di ninna storica importanza e di 
poca fede, poiché Pela che in questo si fa menzione s' era già dedicata 
ancor li 20 Marzo 1331 come parla Tatto di sua dedizione esistente M. S. 
appresso di noi. 



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225 

Contiene questa nna appellazione alla S. Sede interposta 
avanti il preposito di FisinO; non come giudice competente^ ma 
come onesta persona dal nostro vescovo Bonifazio, nella qaale 
egli asserendo che avendo da quattro giorni circa avuto notizia 
d' alcuni patti e cessioni fatte dal patriarca d' Aquileia co' Ve- 
nezianìy e credendoli pregindiciali a' diritti della sua chiesa, per 
che disponenti d'alcuni lacchi pretendeva appartenessero alla 
medesima, in necessità si trova per tal faccenda di chiamare giu- 
dice delle sue ragioni il sommo pontefice al quale si appella: — 
Yerum quia ego a quatuor diebus citra intellexi quod Dominus 
Fatriarcha Aquileiensis concessit sub annuo censu in perpetuum 
quosdam Givitates, Castra, et loca alia Aquileiensis Ecclesiae 
in Frovintìam Histriae, et cum eis concessit sub eodem censu 
Civitatem Farentinam, et Castra Rubinum, et Montonam Faren- 

tinae Dioecesis Domino Duci, et Communi Venetiarum Ideo 

ego Bonifatius Farentinus Episcopus sentiens praedicta pacta in- 
ter pracdictum Dominum Patriarcham, et Venetos celebrata ce- 
dere in preiuditium mei et Ecclesiae Farentinae ad Sedem A- 
postolicam in hiis scriptis appello etc. — 

Che che ne fosse stato il destino di questa carta noi non Io 
possiamo sapere dovendosi subordinare alle vicissitudini de' tempi ; 
ma certo si è che dalla medesima impariamo che in questi gior- 
ni si fosse dal patriarca Gera conchiuso un nuovo trattato co' 
Veneziani col quale per la seconda volta si fosse ratificato il pos- 
sessorio delle città e lacchi già dedicati ne' quali fosse distin- 
tamente compreso anche RovignO; e che per le censuarie contribu- 
zioni si corrispondevano dalle communità e vescovati al patriarca, 
si fosse fatta una qualche riforma, che avesse potuto recar dispia- 
cere al nostro prelato : né in altra forma seguisse 1' aflFare per 
essere i Veneziani legittimamente padroni di quasi tutta V Istria 
marittima e di buona parte in tai tempi anche della mediterranea. 

Questo si rileva anche da una nota esiste nell' archivio di 
Capodistria, e che ci viene riportata dal Carli, dalla quale ri- 
leviamo in prospetto il destino della provincia in tai tempi corso 
in cotal forma. **) 



^') Atti Vicedomìnarìa. 



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226 

*Parenzo del 1267. 6 loglio. 

S.Lorenzo del 1271. addi 

Montona 1276. 11 marzo. 

Capodistria 1278. 5 febbraio. 

Grisignana comperata per dacati 4000. 

Fola, DignanO; Valle ai dieuno nel 1331. 

Fu fatto patto tra V Illustrissima Signoria et il Patriarca per 
le terre infrascritte nel 1300, che la Signoria et darà marche 450 
al Patriarca per le infrascritte terre : Maggia, Capodistria, Isola, 
Pirano, Umago, Cittanova, Parenzo, Rovigno, Buie, Montona, 
S. Lorenzo*. 

1331 Patti novi in marche 225 per Pola, Dignano e Valle. 
Terre comprate da poi. 

Raspnrch, Rozzo. 

Terre tolte nel 1421. 

Pinguente, Portole, Pietra Pelosa. „ 

Anche il serenissimo cronista Dandolo ci fa sapere che nel 
corso del 1200 circa i Veneti già possedessero per volontarie de- 
dizioni qaasi tutta V Istria marittima, e porzione anco della me- 
diterranea dopo la metà dello stesso. Ci descrivo in fatto egli 
la dedizione di Montona nel 1278 abbenchè reclamata dal nostro 
Bonifazio, la susseguente sua ribellione, e perdono, e la guerra 
perfine dovuta incontrare con vari dipartimenti provinciali affine 
di richiamarli alla primiera obbedienza cercarono di scuotere 
e sottrarsi dietro le persuasive de' lustinopolitani, che con tutto 
impegno favoriti da* Conti di Pisino cercavano di farli allonta- 
nare con osservabil ingratitudine. Questo tutto ci fa egli rimar- 
care essere seguito nel dogado di Iacopo Contarini 25 anni in 
circa innanzi i reclami del nostro vescovo Bonifazio, che non 
sarà discaro il leggere per esteso tali atti, che da noi crono- 
logicamente verranno riportati nelF appendice de* documenti a 
maggior schiarimento d* ogni equivoco nel corso di questo bre- 
ve esame. ^^) 

Nel trattato pure di pace seguito fra Veneti ed il patriarca 



*•) Vedi Append. 



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227 

Beltrando 1' anno MCCGXXXV. con la mediazione di Guidone 
de' Guisis vescoTo di Concordia, non solo non dimandò il Pa- 
triarca che gli fossero restituiti Parenzo e gli altri luochi già 
eonyenuti nella pace del MCCXCI. e confermati nel MCCC. e 
MGCCIII. ne' quali comprendevasi anche Rongno ; ma di più 
cesse anco tutte le terre dopo di essa occupate, e restituì in oltre il 
castello di Valle occupato ne' principii della guerra, prometten- 
dogli i Veneziani di pagargli ogni anno 225 marche de' denari 
aquileiesi per i diritti censuari alla sua mensa spettanti per la 
città di Pola, e le terre di Valle, Dignano, e regalia: — Post- 
modum, cosi scrive egli stesso in una lettera diretta a Giuliano 
Decano del suo capitolo pubblicata già in parte dal Candido, e 
dal Palladio, e tutta intiera dall' Ughellio, da' BoUandisti, ed 
altri ancora, Postmodum et instanti huius modi guerra cum Ve- 
netis in Histria ubi quales et quantas victorias Deus Ecolesiae suae 
concesserit, non expedit dicere quia tibi satis est manifestum : et 
etiam qualiter per tractatum Goncordiensis Episcopi compromis- 
8um fuit per nos et Venetos, et qualiter durante compromisso 
eiusmodi dare nobis debent prò luribus Civitatis Polae, Terrarum 
Vallis, Adignani, et Regaliae quae Pagano Patriarchae proxime 
predecessori nostro acceperunt, et occupaverunt, Ducentas vigin- 
tiquinque Marchas Denariorum Aquileiensium annuatim. — 

A queste condizioni ne aggiunge un' altra il Navagero, cioè 
che il patriarca in vigor di questo trattato non potesse accet- 
tare alcuna terra ovvero luoco nell' Istria, che ribellasse alla si- 
gnoria ma venendo egli per alcun modo alla medesima la dovesse 
restituire. 

Comunque però si fossero gli affari, ed in qual vero tempo 
precisamente terminassero, certo sarà poter noi asserire con V ap- 
poggio delli riportati documenti essersi dedicato Hovigno qualche 
anno prima del MGGG ; e che in questi trattati si decidesse pu- 
ramente del suo economico destino circa le censuarie contribu- 
zioni si dovevano corrispondere alla mensa patriarcale come cor- 
rispondevano quasi tutti i luochi, e che in molte dedizioni dalla 
volontà de' popoli gli furon sempre riservate. 

Quanto adunque sia per essere insussistente anche il da noi 
riportato privilegio dell' indicato Iacopo de Faedis della pretesa 



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228 

esistenza di Rovigno neir anno 1381 sotto la giarìsdizione de' 
mitrati aquileiesi^ questo si viene a rilevare anehe da una nu- 
merazione delle obblazioni alla prima messa di Marquardo pa- 
triarca ci fu pubblicata dal pad. de Rubeis, '^) e che porta la 
data dell' anno 1366 : — 

UH de Marchionatu Histriae 

Muglia cereos duos cum denariis 
Buglis .... 
Portulis .... 
Pinventum .... 
Rovum (^Rozìum) .... 
Colinum (Colmonuni) . . 
Duo Castra .... 
Albona .... 
Flanona .... 
È vero che mancano in questa nota i feudi di Daino^ Pietra 
Pelosa, Pisino, Mommiano, Visinata, S. Vincenti, Barbana, Orsa- 
ra, Calisedo ed altri; ma questo niente viene ad oscurare, o 
imbrogliare il nostro assunto, poiché pensare dobbiamo facesse- 
ro i feudatarii le loro offerte a parte : infatti il Con. Carli ci fa 
rimarcare che il feudatario di Pisino s' annoverasse fra i Magnati. **) 
Da tali premessi esami facile sarà adunque il conoscere 
quanto anche grandemente errarono quei scrittori, che volsero de- 
dicato Rovigno a' Veneti fin dal 998 a' tempi dei Doge Pietro 
Orseolo II, poiché altrove '^) abbiamo già dimostrato che tale se- 
renissimo non si fosse portato in provincia per oggetti di con- 
quista, ma dair accidente, e che le mosse de' nostri popoli altro 
non fossero, che un semplice atto di rispetto puramente per trat- 
tarlo d'ospite principesco. 

A vero dire se esaminiamo con la scorta del cronista Dan- 
dolo le direzioni del suo viaggio vedremo da queste non aver 
egli neppur approdato a Rovigno ; poiché compiuti appena nella 
chiesa di Parenzo i divini sacrifizii tosto se ne fosse partito in- 



**) Monum. Aquileg. p. 945. 

") Diss. IV. 

•V Brev. sag. d' Istoria antic. e modem, di Parenzo, Cap. III. C. 17. 



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229 

7«r8o la Poleflana^ eoco V espressioni del lodato eronista : — et 
expletìs in S. Mann Ecclesia Ministerìis SacrìS; arrepto exinde 
itinere, remigantibus nantis apnd Monaaterinm S. Andxeae in 
insula, qnae ioxta Poiensem Civitatem manet, grata hospitìa ha- 
bere Tolaernnt — Ma riduciamoci a buon conto ora che è tempo 
a dare una qualche idea delle sofferte desolazioni per opera e 
della Ligure e della Useochica nazione da noi proposta in que- 
sto paragrafo. 

Questa prima, di genio assai bellicoso ed emula della ve- 
neta grandezza, ci fé' provare i suoi militari fhrori quasi nel ter- 
minar del secolo XIV nella guerra cosi detta di Chiozza. E sic- 
come non l'avevano risparmiata a verun luoco provinciale a- 
sportando seco via persino i corpi de S. S. che le nostre istriane 
chiese arricchivano ; cosi fecero anche in Rovigno togliendo da 
colà il Corpo di S. Eufemia Calcedonense^ cedendo questo luoco 
poi unitamente a Fola, UmagO; Grado, e Caorie agli agenti del 
patriarca d' Aquileia, che con essi erasi collegato in questa san- 
guinosissima guerra per il total annientamento de' Veneti. Que- 
sto accadette verso il mille trecento ottanta, e combinati in seguito gli 
affari e stabilita la pace restò consolato anche Rovigno ; poiché 
a' prieghi de' suoi ambasciatori e del suo rappresentante Gia- 
stinian Giustiniani commossa la Veneta Signoria si risolse d' ac- 
cordargli la consegna del Corpo di S. Eufemìa si era locato 
nella chiesa di S. Cassiano al caso si era recuperata Chiozza, 
ed abbattuta F armata nemica posseditrice di si sacro deposito. 

La seconda poi invidiosa dello stato pacifico godeva la 
provincia nel secolo XVI. e specialmente Rovigno che fino dal 
XV. aveva avuto comodo d' avvantaggiarsi in popolazione e 
commercio essendosi perfino costà da molti anni stabiliti vari 
Ebrei con molte case di negozio, si risolsero bramosi di preda 
d'armarsi a' danni de' poveri nostri abitanti: approntate perciò 
r anno 1599, cinquanta di loro barche, tosto quella invernata di 
notte tempo tentarono 1' assalto al luoco, e svaligiati gli abi- 
tanti e gli Ebrei colà stanziati e tatti li vascelli erano in porto, 
se ne quindi partirono carichi di preda, e di bottino in verso 
Albona e Fianona, nei quali paesi pure esercitarono la mede- 
sima frode e piratica desolazione, ma con minori vantaggi colà 

17 



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230 

per esBeni validamente gli Albanesi difesi come si rileva da 
varie iscrizioni ed atti di queir archivio rammemoranti un tal fatto. 
Pose alla fine il cielo termine ad ogni malore e gnerriero 
disaggio, e coltasi da' Rovignesi prontamente si felice combina- 
zione adattata al di loro genio di bene oprare, poterono in se- 
guito costituirsi a quel grado d' auge e d' ascendente si ritro- 
vano in presente innalzati al di sopra di qualunque luoco con- 
nazionale, che siamo per brevemente dettagliare. 

XL 

Principii e cause ddV ingrandimento di Bovigno, coltura nette 
sdente, arti, ed attuai situazione. 

L' agricoltura, la navigazione ed il commercio furono sem- 
pre i principali oggetti di questa numerosa popolazione ascen- 
dente ora a 10 m. anime circa, e non più che che ne esagerassero 
vani scrittori, col di cui continuato esercizio si rese in seguito 
superiore sovra ogni altra connazionale si in ricchezze, che in 
agrarie e nautiche cognizioni. 

L' oglio di cui abbonda questo paese per una più soda conosciu- 
ta coltara in grazia della quale in questi ultimi tempi di universale 
sterilità di si benefica pianta ne risentirono i suoi abitanti minori 
discapiti osservando a pieno giorno col fatto ed annichilando le 
moderne osservazioni e preservativi immaginatisi dal H. Gio. 
Paolo Polesini che poteva dispensarsi d' azzardare al pubblico quel- 
la ammasso di supposti si leggono in breve sua prolusione accade- 
mica; ^^) ed il ritratto della pesca delle sardelle e degli altri mutoli 
abitatori dell' aqueo fondo, che si è reso più generoso in grazia 
d' una maggior tolleranza a' disagi del mare, ed attenta sollecitu- 
dine in quest'arte, formarono in ogni tempo come oggidì questi 
naturali redditi i principali fondi di loro commerciale sussistenza, 
e i primieri principii della attuale ricchezza. 



*) Ha per tìtolo : Della preservazione degli Otivi, con questa epigrafe : 

Contra non ulla est oleis cnltnra: neqae illae 
Procurvam expectant falcem, rastrosque tenaces, 
Cam semel haeserunt arvis, aurasque tulerunt* 

Virg. Georg. IT. 



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231 

Collo smercio dì questi prodotti in estere parti navigando, ri- 
dotto il genere che sia in sontuosi salami, ingrandirono col viag- 
giare le di loro idee e si applicaron giornalmente ad impiegare 
i ritratti non in vizi o generi di lusso, ma in acquisto di quelli 
conosciuti d' utile e comodo per la provincia, e particolarmente 
delli più necessari e che si ritrova in attualità di scarseggiare, 
o per r avarizia del poco producente terreno o per V inerzia di 
qualche popolazione o per l' ignoranza di inesperti agricoltori 
non conoscenti il proprio fondo o per V imperizia de' naturali 
suoi commereianti. 

I pubblici fontachi di grani e farine quasi tutti vengon 
da essi proveduti e la campagna pure di sorghi turchi, ed al- 
tre granaglie, e legumi abbondantemente assistita in ogni oc- 
correnza, e case di negozio qui e là stabilite a comodo univer- 
sale e particolar loro profitto. Insomma essi fanno tutto il com- 
mercio attivo, e colla industria e colla attività si prestano al 
miglior bene della provincia esclusivamente ad ogni altra società. 

Se il franco conoscitor del carattere del suolo presente a- 
yesse gettato V occhio sopra questa popolazione aveva un uber- 
tosissimo campo di dar maggior peso e credito al suo discorso 
accademico di pag. 22 intitolato lo Spirito di Commercio carat- 
tere distintivo del secolo XVlJi **); ma poiché il volo della sua 
studiosa fantasia neir esame delle estere lontane regioni non gli 
permise di gettar V occhio sopra la sua provincia nella quale 
scriveva, cosi stimiamo noi opportuno d' illustrare la faticosa sua 
oi>era col dame una maggior prova delle verità del suo assunto 
verificatosi nel nostro Rovigno. ®) 



«*) Becitato nelP Accad. de' Risorti di Capodistrìa» e pubblicato a Trieste 
8* picc. r anno MDCGXCU. 



e) Diversamente gindicava di quell'opera T illustre Melchiore Cesarotti In 
nna lettera da questi diretta al marchese Polesini e pubblicata dallo 
Stancovich nelle sue Biografie degli uomini distinti dell'Istria, riscon- 
triamo i seguenti passi : Le rendo le ^iù distinte grazie del pregevolis- 
simo dono, che si compiacque di farmi del suo discorso accademico. — 
Io r ho gustato moltissimo, trovandolo sodo nei pensamenti, robusto e 
splendido neUo stile, e spirante queir eloquenza d' idee che distingue 
gli scrittori illustri del secolo. 



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232 

Questo popolazione adunque dalla nato» chiamato al com- 
mercio ed alla marina, spinto ancbe dalla necoBsità d'nn ri- 
stretto e poco felice territorio^ forse il più grottoeo della provin- 
cia, abbondante di pietre da lavoro per cni baon nnmero d' abi- 
tonti si impiegano in tal op^ra scavando pietrami per nso della 
fn Dominante ed estere parti, coU' andar del tempo estendendo 
le commerciali sue viste e le marittime cogpiizioni si diede anch'es- 
sa ne' primi di questo secolo ad imitazione degli antichi nostri 
eontorminanti Libnmi ^') che avevano rinomati bastimenti leg- 
gerì ed atti ad una presto navigazione da Pompeo Festo ^ de- 
nominate scrillae, e da Verrio da esso disio anche istriche a 
costmirsi particolari legni, come sono le cosi dette brazzere, 
brazzerottiy e salamandroni di loro peculiar invenzione, ed atti 
al remo ed alla vela egualmente introducendovi squeri da lavoro 
quasi per ogni luoco della provincia. 

Con questi ben corredati navigli, che per la di loro cele- 
rito e facile manovra de' velami si può giustamente ad essi dare 
il titolo che diede una volto Siilo Italico ^) alle sumentovate 
scrillae libumiche 

Quanto est vis agili per caerula summa Libumae 

valicano essi V Adriatico abbenchè per la sua ristrettezza ed in- 
costanza de' venti sia il più scabroso, e per tale riconosciuto per fin 



**) Questi popoli si estendevano per nn gran tratto sovra il nostro litorale. 
Comprendevano essi V isole tntte dei moderno Qnamer, V Àlbonese e 
Fianonese e bnona parte anche della vicina Dalmazia marittima. Plinio, 
Tolomeo, Strabone ne fanno di sovente onorata menzione, e ci additano 
i di loro confini e località e particolarmente Lucio Floro volendoli e- 
stesi per tutto il litorale dell' Adriatico: — Illyiii sen Libumi sub extremis 
Alpium radicibus agunt Inter ArsianK Titiumque flamen, longissime per 
totum Adriatici marìs litus effusi. Lìb. I. Gap. V. — Correva fama in 
vecchio che fossero stati i primi inventori di bastimenti leggeri ed atti 
al corso e che si denominassero navi Libumie, o Sirillae, ed ancHe n»- 
vigia Istrica come asserisce Yerrio. Orazio pure ne fa cosi discorso: 

Ibis Libumis Inter alta navium, 
Amice, propugnacula, 
Paratus omne Caesaris periculum 
Subire, Maecenas, tuo. 

«) Lib. I. 

**) Lib. Xin. V. 240. 



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233 

dalla antichità ^^) è buona parte del nostro arcipelago^ né vi è angolo 
di queste e quelle marine per scabrose che esse siansi che non 
Bappian essi affrontarle e superare ogni difficoltà prendendovi 
posto in qualunque stagione, ed a merito della loro coraggiosa capa- 
cità e marittima esperienza vengono per antonomasia da' nostri 
chiamati delfini di mare ^*) e cooali *'^ i loro bastimenti. 

In ogni tempo in mare si distinse questa nazione da che 
v' è in memoria di uomini, dando sempre soggetti di esteso pra- 
tico sapere, che e navi mercantili e da guerra diressero con 
sorprendente bravura per estere marine ancora. 

A gloria di questo paese ed a conforto della iniziata gio- 
ventù nella marittima carriera, che in buon numero s' attrova a- 
nelante e pronta ad impiegarsi, e che altrove que' sonnacchiosi 
ripetitori che sfaccendati o pavidi giornalmente cantano 

Dolce è mirar dal lido 
Chi sta per naufragar. 

Sarà sufficiente il ricordare i cari nomi alla patria delli 
Beroaldi, Fachinetti, Costantini, Biondi, Davanzi, Caponi, Bochi, 
Natosi, Qrego, Cabrìn, Benussi, Peroovich, Caenazzi ed altri per 
poter impegnare coll'esempio di questi virtuosi novelli argonauti 
delle nostre marine chiunque intraprendente e voglioso all' e- 
sercizio di una professione si utile allo stato, alla patria, e d' or- 
namento e decoro alla nazione, a sé stessi ed ai posteri. 

Le scienze e 1' arti dietro a tali prìncipii si coltivarono 
egualmente. La giurisprudenza, la poesia, e la nautica che 
tuttodì di quest' ultima se ne leggono i precetti in apposita 



«*) Anster, dux inquieti turbidns Adriae. 

Mec timuit praecipìtem Afrìcnm 

aec raoiem Noti, 

Quo non arbiter Adriae 

Maior tollero aeu ponere vnlt freta. 

Graz. lib. UI. Od. UI. 

^') Specie di pesce grande che fa danno alle pesche e che si vede tombo- 
lare sopra aqoa ne' tempi più burrascosi. 

**) UcceUo grande di mare che mancia i pesci piccioli, e che si riduce in 
alto mare a nuoto nelli giorni di pioggia e di tempesta marina. 



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234 

pubblica Bcoolfty occuparono Bempremai le attenzioni di molti 
individui che vi si applicarono con qualche lodevole pr<^ 
fitto. *•) 

Noi non Baremo qui per estenderne un individuato cata- 
logo per non annoiar i lettori ; ma non possiamo lare a meno 
di non rimetterli ad un dettagliato riscontro troviamo in serie 
epilogato in un breve opuscolo ci tramandò alla luce il Dr. 
Giuseppe Angelini avente per titolo ^') : Sestine in difesa di 
Rovigno centra il Sig. Abbate Lazzaro Spallanzani; divise in 
due parti. 

L' amore ed il rispetto alle patrie costituzioni il di cui 
codice ricompilato V anno 1518 con parte di quel consiglio per 
essere stato smarrito il primo fu riconfermato dal Senato Tanno 
1531. In essa parte si vuole che in ciò che non provvedessero 
leggi particolari che si ritrovassero negli antichi volumi si si 
uniformi a quello di Faronzo ; si conserva tatt' ora scritto a 
mano ne' pubblici archivi e la suddita rassegnazione e fedeltà 
sempre dimostrata alla Veneta Signoria formerà sempre un per- 
manente monumento d' elogio per questa nazione che già se lo 
seppe meritare dalla pubblica sovranità co' suoi tratti d' affezione 
sempre dimostrati ne' guerrieri infortunii della repubblica. 

In fatto da una orazione a stampa di certo sig. Nicolò Bello 
e da varie ducali del fa Eccellentissimo Senato si rileva che 
r anno 1638 avesse la popolazione esibito D. 500 all' anno du- 
rante la guerra. Altri 1000 Y anno 1651, zecchini 800 V anno 
1687. £ due. pur 1000 in occasione della guerra co' Turchi 
l'anno 1715. 

Ma se fin da questi tempi testimoniarono sempre i Rovi- 
gnosi il loro attaccamento e zelo al veneto governo, lo consoli- 



**) Negli aitimi del 1400 fiori certo Fra Sebastiano, detto da Rovigno, mo- 
naco deir ordine de' Camaldolesi Olivetani, e fa celebre intagliatore. 
Fece egli g\ì rimessi del coro in S. Elena in isola j^resso Venezia, e gli 
intagli deUa sacrestia. In an angolo deUi sopradetti rimessi si legs'e la 
seguente iscrizione : — Extremum hic mortalium opernm labor F. Seba- 
stiani de Rovigno M. Olivetti qui tertio idus Septembris diem obiit 150^ 
— In questo secolo poi il Dr. Don Antonio Con: Zuanelli pubblicò una 
gramatica per li fanciulli in tom. 2, ed altra opera in tre volami eh' à 
per titolo : Concordanza del Diritto Comune col Veneto. 

**) In Venezia da Piero Marcuzzi V anno MDCCLXXXIIL 



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235 

darono pure aneo Y anno 1796^ e pria dell* infelice immeritevole 
cadnta^ che non mi regge Y addolorato animo di rammemorare, 
ma anzi di tirare un denso velo, offerirono essi due. 100<) V. P., 
oltre un gran nnmero di persone civili e delle più cospicue 
del Inogo s' erano appigliate al partito di dedicarsi al pubblico 
servìzio competentemente al loro grado e carattere, unitamente 
anche a cento scelti robusti individui per agire in qualità di 
marinari nelle sovrane esigenze come ci fanno fede le ducali di 
grata accettazione 23 giugno di quell' anno. ^) 

Il suo clero pure che le ecclesiastiche discipline porta in 
trionfo particolarmente in questi giorni di depravata corruttela, 
ne diede una esemplarissima prova del suo religioso patrio affet- 
to neir accrescimento de' suoi capitolari individui fatta dalla vo- 
lontarietà di que' canonici componevano per Y innanzi 1* intiero 
capitolo in ora esteso al Nro. 5 con diminuzione delle di loro 
prebende, che vanno disposte aequis portionibus colli nuovamente 
eletti ed eleggibili successivamente in seguito. 

Sempre si distinse si rispettabile corpo per aver dato egli 
continuamente uomini utili alla chiesa ed alla diocesi, e da mo- 
numenti e sinodi del vescovile archivio di Parenzo, si rileva in 
ogni tempo molti esserne stati i soggetti che le cariche e dignità 
di canonici nella cattedrale di vicari generali e foranei, e di 
esaminatori sinodali, e d' auditori episcopali lodevolmente so- 
stennero* 

n suo popolo che in ogni incontro si di prosperi che critici 
eventi à dato sempre saggi di moderata virtuosa condotta a fronte 
del suo focoso temperamento e facile al tumulto, si dimostrò 
eguale anche in que' pochi giorni di anarchia afflisse le sfortu- 
nate italiche contrade la gallicana rivoluzione, infelice movente 
della caduta del veneto governo. 

In fatto intollerante pel dolore nella disavventura e non 
mosso dalla effimera democratica vertigine di novità o d' altri 
seducenti moventi, ma puramente da quello del ben essere per 
in meglio stato passare, si prestò tosto con sollecita radunanza 



•^ Ved. App. 



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236 

de' suoi comizi alla elezione di soggetti capad a poter rallen^ 
tare il corBo al raggiro di qae' pochi conziglierì esercitavaao tatte 
le cariche e civiche mansioni oppositoriamente alle providenze 
de' proprii statuti, e correggere gli ahnsi eransi introdotti da nna 
arbitraria oligarchia di poche famiglie fìra se aderenti nella am* 
ministrazione delle stesse, disordine mai posto in yista all' ex 
veneto governo dalla destrezza de' ministeriali, che se ne ave- 
vano arrogata ogni plenipotenza col mezzo del Inero e dell' in- 
ganno. 

Il cesareo regio commissario S. Eccellenza il Signor Raimon- 
do conte di Thnm Hoffer e Valsassina eolia penetrativa de' snoi 
virtuosi talenti prestato nn serio esame a' fatti corsi ed alla 
abilità degli eletti soggetti capacissimi a troncare ogni filo a 
trascorsi disordini, esso pure questi confermò stanziandoli nelle 
da esso instituite magistrature. 

Questi of&ziauti adunque che furono della sua patria le 
primiere speranze d'un ottimo moderno regolato governo, non 
mancano ora col fatto di verificarne i suoi desiderii. 

Molte opere pubbliche di intoma pulizia del paese, riatta- 
menti delle pib frequentate strade, erezione di quartieri a como- 
do della domiciliante milizia, eseguito il tutto senza il minimo 
aggravio del popolo a seconda delle mire sovrane, ed a peso 
delle rendite della comunità sin' ora accresciute per lodevoli 
studi di ripiego e d*una esatta amministrazione, sono quelle 
prove bastanti a dare a divedere quanta gratitudine abbian essi 
alle patrie concepite speranze, e quanto pure gli stia a cuore il 
miglior patrio andamento al di cui effetto prestansi di servire 
con zelo e fervore, e con pari interessatezza pure si nelì' eser- 
cizio della civile che criminale giustizia, come nelle politiche che 
economiche ispezioni. 

Si ritrova adunque questa nazione in tale stato d' auge e 
potere, che meritamente sovra ogni altra primeggia ; e se la vi- 
gile cura dell' attuale sovrano Francesco n d' etema nostra 
gloriosa grata ricordanza cui essa prontamente umiliò la sua 
sudditanza accogliendovene giulivamente il suo valoroso sten- 
dardo al primo ingresso delle sue tmppe 1' anno 1797 dirette 
dal prode general Elenau veglierà 1' occhio paterno di sua pre- 



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237 

dilezione e promessa protezione, potrà un giorno essa eoncam- 
biare alle attenzioni coli' infervorarsi per il bene universale colla 
promossa sua industria ed attività, non avendo per le sne pre- 
rogative che invidiare alle circonvicine popolazioni. 

Della attnale felice sua posizione molti anno parlato, ma 
piti veritieramente V abbate Don Cristoforo Tentori, spagnnolo, 
cosi descrivendocene il sao stato : — So che la Repubblica non 
ha accordato a Bovigno il titolo di città, ma solamente quello 
di terra o di comunità; ma so ancora che essa mercè la sua 
popolazione, la sua industria, e commercio e navigazione 6 
giunta a tal grado di ricchezza e di distinzione che giustamente 
gareggia colle altre città dell' istriana provincia. 

Questo si è quanto possiamo per ultimo asserire a merito 
di questa lodevole nazione sopra l' attuai suo stato originato da 
sodi prìneipii di agricoltura e commercio e di civile susseguente 
pulizia : che se l' inclinazione alla marina, l' attività al commer- 
cio e r industria nell' arti che giornalmente si vanno accrescendo e 
perfezionando seguiteranno a camminare col medesimo piede ; in 
breve sarà a portata questo paese d' essere di onore e d' utile al no- 
veUo sovrano protettore, alla provincia ed alle confinanti nazioni 

Farmi già di vedere vicino al suo maturamente, e ad 
aprirsi, qualora benefico cultore ve lo aiuti, quel simboleggiante 
granato pomo mezzo aperto alza per gentilizio stemma questo 
luoco, dinotante la numerosità del suo popolo, quale tutto voglioso 
4i bene oprare ne attende il momento felice di suo dicepamento 
per potersi interessare a prò si del pubblico che del privato bene. 

Che tale adunque ben fondato vaticinio per un più sollecito 
maggior risorgimento di questo luoco ci viene pure profetizzato 
dal suo spiegato gentilizio stemma abbia celeremente ad avve- 
rarsi, tutte le presenti apparenze di sua felice posizione ce lo 
fanno sperare e voglia pure il cielo arridere a' voti nostri po- 
nendo fine alla presente fatica con quel sentenzioso detto di 
Solone : 

Nostra vero urbs nunquam et Jovis oecidet 
Fato, et beatorum Deorum sententia. 

C. B. 



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238 



Saggio di dialetto rovignesa 



Diamo un saggio di dialetto roYignese, che aaneme con quelH di OiBUt, 
Valle, Dignano, Fasaoa, Oalleaano ed un po' anche con quello dì Siasano, coi 
quali ha molta affinità, forma un grappo distinto da tutti gli altri luoghi delil- 
stria, ove con piccole varianti si parla il veneziano. 

Premettiamo essere questo il parlare che si usava una trentina di anni fa 
porlo meno, non quello di oggi, che si avvicina più alla lingua scritta; la qual 
cosa è di conforto constatare non di Rovigno soltanto^ ma dì tutti i luoghi del- 
r Istria, i cui dialetti in generale vanno prendendo forme migliori, rawicinan« 
dosi sempre più ad una lingua comune. 



Il Corvo la Volpe. 

Un corvo che aveva casual- 
mente ritrovato fra le immondizie 
un pezzo di formaggio, spiccò il 
volo sopra un ramo di un albero, 
tenendo sempre il formaggio nel 
becco. — Una volpe passando vi- 
cino, veduto quel cibo si fermò e 
pensando carpirglielo, disse verso 
r uccello : che bella bestiai io ci 
scommetto che ella deve avere una 
bellissima voce ! — Oh! se la sen- 
tissi cantare ! — Il corvo sedotto 
dair ambizione, apri il becco, lasciò 
cadere il formaggio, che la volpe 
tosto si prese e divorò. 

Non fidatevi di chi vi loda 
di virtù che non avete, perchè que- 
sti tali non lo fanno che per un 
secondo fine. 



Al Cuorvo e la Bulpa 

Oun cuorvo che par cumbei- 
nascion viiva travà fra le mundis- 
se oun tuoco de furmljo ho sbalsà 
zura oun ramo d*oun àlbaro, te- 
gnando sempro '1 furmajo 'n te 1 
becco.— Ouna bulpo passando vìs- 
sin velato quìi bucon, zi firmada, 
e pausando de purtàghelo veia, 
la ghe deiz in vierso de quii uzieh 
ca biella bestia! mei scumaeto che 
r ho de vi ouna bielUteissima bfiz! 

— Oh ! sM* la santisso a canti I 

— Al cuorvo sufifià de ranbiscion, 
verzo la buca, lassa cai 1 funnlgo, 
che la bulpo subeto se V ho ciapà 
soun e se V ho magna. 

Nun sti a fidave de culùri 
che ve luoda de viìrtoù che nun 
viide, parchi i nun lu fa altro, che 
par oun segondo fein. 



Avvertiamo essere sommamente difficile il precisare T antica pronuncia 
rovignese, che è tutta particolare, ed abbiamo procurato di avvicinarci come 
più ci fu possibile colle seguenti annotazioni. 



au 


— 


u 


che partecipa del suono della o 






et 


— 


i 


che partecipa della e 






u 


— 


i 


lungo e quasi strascicato 






a 


— 


à 


lungo 






ae 


-• 


e 


larga e che partecipa del suono 


della 


a 


ù 




u 


di snono prolungato. 




Giovanni Bàbsan 



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FOOTES RERUM HISTRIENSIUM 

Anno 966. 

20 Oennaro, Indizione Vili. Aqnileia. 

FdUriarca Bodoaldo concede ai vescovi di Parerufo la terra di RovignOj 
con sue pertinente. 

Archivio domestico dei marchesi Polesini. — Dal Cod. DipL Istr. e dal 
M. 3. Vergottin e dal vecchio Archeografo Triestino voi. lY. p. 885 e seg. 

In nomine Patrts et Filli et [§(plrltnB Baneti. Rodoal- 

dus superno mnnere fretns Sanctae Aqnileiensìs Eccleeiae humilis 
Patrìarcha. Legimns in Ecclesiasticis Sanctionibas, qnod nos, qui 
non nostro merito, sed Dei dono Pastores animarnm, imo quia 
Patres aliomm Episcoporum, Ortodoxa Fides etiam confirmat, 
cnram et solicitndinem erga nostro snbiectos Episeopos, et 
eorum Ecclesias habere debeamus, atqne illorum damna, et 
inopiam quasi propria deflere, ac postmodum in quantum valea- 
mus, Deo largiente, eis solatium et auxilium, cuncta pubblica 
et saecularia lucra remota, nbique afferro non desistere. 

Quapropter haec Bancta praecepta altins intuentes, dili- 
gentiusque considerantes quemdam nostrum Episcopatum Paren- 
tinum, scilicet Ecclesiam, magna inopia et calamitate oppressam 
Gognoscentes, eidem prò Dei amore, atque Sancti Mauri Marty- 
rys, Gorporis cuius in honore dicatum est ; nec non prò petitione 
et oratione suffraganeorum nostrorum Episcoporum Histriensium 
Oaspaldi Polensis, Ioannis Tergestinensis, et Ioannis Givitatis 
NoTae, ac prò consulto omnium Glericorum nostrorum, graduum 
universorumque, nostrorum Fidelium Consilio, et prò consensu 
Àdvocati nostri Azonis, quandam Terram, quae de nostro Epi- 
Bcopatu, nobisque, nostraeqne Ecclesiae pertinet, Bubinensi no- 
mine, quod etiam, ben proh dolor, nuper a nefandis Sclavis ac 
duris Barbaris destructum, Adam praefatae Ecclesiae Episcopo, 



j 



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24D 

eÌQBqae SaccessoribaB prftefatam Terram concedimns, et omnio 
in illoram delegamns potestate et dominio^ omni occasione et a 
Nobis et a Noetrìs remota Snccessorìbns. 

Sancimns praeterea, 8i aliqnis ex iiostris SacceBsoribns hoc 
Priyileginm a nobis factam, et apud nominatos ac venerabiles 
Episcopos, hanc nostrani secnritatis Priyìlegii paginam consti- 
pnlatam, per aliqnod ingeninm violare tentaverit praefatae £c- 
olesiae Parentinae, einsqne Praesnlibus, qui prò tempore fnerin^ 
coactas decem Libras anri solutionis poena persoWat Et haec 
nostra Priyilegii eonfirmatio, et formata 8ec\uritas propria in so- 
liditate consistat 

Àctnm in Civitate Aqnileiae Sedis die vigesima mensis Ja- 
nnarìi, Indictione vero octaya. Anno autem Incamatione Domini 
nostri nongentesimo sexagesimo sexto feliciter. 

Bodoaldns Sanctae Aqnileiensis Ecclesiae Patriarcha in hoe 
eonstitato a me promulgato Signnm Sanctae f ^^^h ^^ ^^^ 
Bcripsi 

Ganspaldns Episcopns mea mann snbscripsi f 

Ego Ioannes Episcopns mea mann sabscrìpsi f 

Fredebertns Sanctae Ecclesiae Petenensis hnmilis Episco- 
pns mea mann snbscripsi. 

Albericns Sanctae Aqnileiensis Ecclesiae Presb. mea mann 
snbscripsi 

Petrus Presbyter mea mann subscripsì. 

Martinus Presbyter mea mann subscripsL 

Petrus Presbyter mea mann snbscripsù 

Benedictas Presbyter mea mann subscripsL 

Lupo Presbyter mea mann subscripsi. 

Pero Diaconus S; Aqnileiensis Ecclesiae mea manu sub- 
scripsi. 

Perixo Diaconus mea manu subscripsi. 

Audorinus Diaconus mea manu subscripsi. 

Petrus Diaconus mea manu snbscripsi. 

Ioannes Diaconus mea manu subscripsi. 

Arigus Diaconus mea manu subscripsi. 

Ego Benedictus Bazo Subdiaconus mea manu subscripsi. 

Ioannes Subdiaconus mea manu subscripsi. 



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241 

Albertus SnbdiaconnB mea marni snbBcripBi. 

Ingiza Subdiaconns mea mana subserìpsi. 

t Signam manus AzonÌ8 Sanctae Aqaileiensis Ecclesiae Ad- 
ToeatoB testiB. 

t Signam mannB Albini teBtÌB. 

t Signam manas Yalperti teBtiB. 

t Signam manus Gausonis testis. 

t Signam manus Audoeti Seavini testis. 

Ioannes Presbyter de Givitate manu mea subscripsL 

Oisilarìus Presbyter manu mea subseripsL 

Petrus Presbyter manu mea snbscripsi. 

Ioannes Presbyter manu mea sabscripsi. 

Amalfredus Presbyter manu mea Bubscripsi. 

Teophilus Subdiaconus mea manu subserìpsi. 

Regìnzo S. Aquileiensis Eeclesiae Ganceilarins et Diaoonus 
hoe PrìYilegium ab omnibus promulgatum subserìpsi, et eorro- 
boravi. 

Auseultata fuerunt per me Ioannem Eyangelistam Mengo* 
lum Givem et Notarìum Rayennae ex vetustissimo Papiro ete. 



Dal Bubeis, Monumenta Ecclesiae Aquileiensis, Argentinae CIOIDCCXL. 

col. 467 e seg. 

Monumenta oocurrunt Parentinae Eeelesiae, quae gesta non- 
nulla Rodoaldi Patrìarcbae patefaoiunt. Soatent omnia diffieul- 
tatibus, quae ad examen revoeandae sunt Tabulas refero a Ve- 
neto Italiae Saorae Editore in luoem prolatas, queis dono datum 
Adamo Parentino Episcopo Gastrum Rubini vulgo fertur. In hu- 
ius aevi Monumentis Rnbinum legitur, et Rubignum, ac Ruvi- 
nìum: idem locus est, qui Revignium appellatur, Incoles Rovi- 
gno. MendiB qnamplurìmis apud eumdem Ugbellum in Episcopis 
Parentinis praedictae Tabulae depravatae habentur: pluresque 
Tomo X in Addendis ei Gorrìgendis proferuntur mendorum eor- 
rectiones {Sequuntur Tàbulaé). — Gastrum Rnbinum Adamo Pa- 
rentinae Ecclesiae Praesuli dono datum a Rodoaldo vulgo cre- 
ditur. An vero Rubini Gastrum Aquileiensi Ecclesiae munifi- 
centia Prìncipum iam concessum, idem voluerìt Rodoaldus Pa- 



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242 

trìarcha in alterìiiB ditionera ac inra transferre; non adeo com. 
pertnm. Rea ita se habeat : alia tamen ex Tabnlarnm verbis ce»- 
8io snbolet a Rodoaldo poracta. — Ad Aqaileiensis Patriarchae Dioe- 
cesim pertinnisse hoc aevo Castrnm Rubini videtar : et hanc lo- 
cnm de suo Episcopatn^ hoc est, de sua Dioecesi detrahit Rodo- 
aldnS; ipsinsqae Parentini Episcopi iarìsdictioni ac solicitadini 
addicit. Yerba profero, quae attentiore mentis acie perpendantar : 
Qnamdam Terram, qnae de nostro Episcopatu nobis nostraeqne 
Ecclesiae pertinet^ Rabinensi nomine Adam Parentino Episco- 
po einsqne Snccessoribns concedimas. Episcopatus voce non solum 
significari Epìscopalem digpiitatem, ac munas, yemmetiam Dioe- 
cesim Episcopo subiectam, legimns in Glossario Gangli, quod a 
Monachis Benedictinìs Gongregationis S. Mauri anctum, novis 
typis Yenetis editum est Itaque narrat Aquileiensis Praesul : 
Terram se, Rubinensi nomine dictam^ quae de suo erat Episco- 
patu, snaque Dioecesi, pertinebatque ad Ecclesiam Aquileiensem, 
Adamo Parentino largitnm esse. Hunc sensum declarant verba 
Epistolae, a Sergio IV. Romano Pontifico datae ad Andream Sue- 
cessorem AdamL Prostat ea apud Ughellum : eamque nos infra 
ampliore commentario illustrabimus. Refert Pontifex, Ioannem 
Patriarcham, qui Rodoaldo successit/ invasisse Ruvinii Parochiam. 
Hanc Adami iurisdictioni subiecerat Rodoaldus : eamdemque in- 
vasit IoanneS; ut ipsam prìstinae Aquileiensi Dioecesi restitue- 
rei Digna snnt animadversione verba, ex Canone Africano de- 
prompta, quibus Ioannis facinus reprehendìtur : Placet, ut qni- 
oumque Episcopi plebes, quas ad suam Cathedram existimant 
pertinere, non ita repetant, ut causas suas iudicantibus Episcopis 
agant Invaserat ergo Ioannes Parochiam Ruvinii, propterea quod 
eam existimabat ad suam Cathedram, ad suum Episcopatum per- 
tinere: adeoque Rodoaldus ipsum locum, suae Dioecesi detrac- 
tum, iuribus Parentini Episcopi addixerat 



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FONTES RERUM HISTRIENSIUM 

Anno 088. 

2 Giugno, Indizione XI. Verona 

Imperatore Ottone IL conferma alla chiesa episcopale di Paren$o 
le donazioni anteriori^ fra le quali pwre la città e distretto 

di Bovigno. 

Archivio Vescovile di Parenzo. — Dal Cod. Dipi. Istr.^ dal M. S. Ver- 
gottin, dair Ughelli, e dal vecchio Archeogr. Triest. voi. IV. p. 388. 

In nomine Banetae, et IndlTlduae Trlnltatls. Otto 

Divina favente Glementia Bomanorumlmperator AngaBtns. Si Eccle- 
siaram Dei caram gerìmns, easqne dilatare studaerimas, Nostri 
Imperii fastigiam angamentarì minime ambigimns. Quocirca om- 
nium Sanctae Dei Ecclesiae Fidelinm Nostrorumque, praesentiam 
Bcilicet, et fntarorum noverit universitaS; qnaliter interventn, ac 
petitione Nostri dilecti Presbyteri Dndonis^ ac Andreae Diaconi 
Nostri benevoli Capellani^ Adam S. Parentinae Ecclesiae Anti- 
steS; Nostram adiisse Clementiam, postulans Nos» qnatenns Dei 
amore, Nostraeqne Animae remedio, Nostra praeceptali anctori- 
tate omnia Praedia snae EcclesiaC; qnae antea a Nostris Ante- 
cessoribas Imperatorìbas Regibas prò saarum animamm reme- 
dio praefatae Ecclesiae donaverunt, qua in Basilica Sancti Bea- 
tum Corpus Mauri requiescit sive ab aliquibus Deo devotis 
fidelibus data sunt, vel quae danda erunt, confirmare, et corro- 
borare dignaremur. Cuius dignis postulationibus anres Nostrae 
pietatis inclinati, praetaxatae Ecclesiae Praedia nominatim Mon- 
tonam, Rosarium, Nigrignanum, Turrim, quae est super piscatione 
novae, et illam de Cervarìa, et Gastrum Pisinum, Medelanum, 
quod a Regibus, seu ab Ugone largitum est, et Rubinum quantum 
ad Episcopatum sive Parentinae Ecclesiae donatum est a Nostris 
Antecessoribus videlicet in loco, qui dicitur duo Castella, et 



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244 

Vallea cam omnibuB pertìnentiis gaia inate, et legaliter ad prae- 
dictam Epiacopatam pertiDentibna, nec non Yillia, Terna, Gampia, 
Yineia, Pratia, Aqnia, Aquaramqae decnraibaa, Piacationìbna, 
Molendinia, Venationibaa^ Montibaa, Planitiebua, Yillia cam om- 
nìbna rebna mobiliboa, et immobilibos qoae dici, ant nominari 
poaaont, aen in qnocnmqne loco praenominataa Epiacopatna 
Terram habet, per hoc noatmm praeceptam confirmamna eidem 
Epiacopo Adam, aaiaqae aECoeaaoribaa, et corroboramna* Praeci- 
pientea deniqae, inbemaa, ut nnllna Dox, Patriarcha, Archiepi- 
aeopoa, Epiaeopna, Marchio, Cornea, Yice-Comea, nullaqne Begni 
Noatri magna, vel parva Peraona praetaxatom Praeanlem anoaqne 
ancceaaorea de omnibna praedictia rebna moleatare tentet, nec ad 
nnlla placita hominibna anpra terram eioadem Eccleaiae Paren- 
tinae reaidentibna, qni ab Epiacopo reclamationem habenl^ aine 
adTOcato Epiacopi nnllam contrarìetatem facient, nec invite da- 
cantar, niai ante praeaentiam Praeaolia, aive legali indicio, aed 
liceat eidem Praeaoli, aaiaqae aacceaaoribaa qaiete, padfice 
concta ana praedia tenere, et firmiter poaaidere omniam homi- 
nam contradictione penitna remota. Si quia igitar haiaa Noatrae 
paginae violator faerit, qaod minime credimaa, aciat ae compo- 
aitaram aari boni libraa mille, medietatem Camerae noatrae, et 
medietatem praefato Praeaali, aaiaqae aacceaaoribaa: Qaod at 
veriaa credatar, diligentiaaqne ab omnibna obaervetar hanc Pagi- 
nam propria mann corroborantea, aigilli impreaaione inferiaa 
eamdem iaaaimaa inaigniri. 

Signnm D. Ottonia Sereniaaimi Imperatoria, et Invictiaaìmi 
AagaatL 

Adalbertaa Cancellariaa ad vicem Petri Epiacopi, et Archi- 
cancellarii recognovi, et anbscripaL 

Dat. Yn Nonaa Innii anno Dominicae Incarnationia 
D.CCCCLXXXm, Indictione XI. Regni vero Secnndi D. Otto- 
nia XXYI, Imperii vero eiaa XUI. Actam Yeronae feliciter 
Amen. 

Anacaltatam per me laliam Braaamolinam Ro. Gariae No- 
tariam. 



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' FONTES RERUM HISTRIENSIUM 

Anno 1188. 

RoTigno in curia de' vassalli dell' Episcopato Parentino. 

Qtiestioni tra il vescovo Pietro di Pareneo ed il conte Mainardo 
d! Istria per le decime di JRovigno. 

ArchÌTlo domestico dei marchesi Polesini. — Dal Cod. Dipi. Istr. e dal 
M. S. di B. Vergottin. 

Qnaestiones £plfteopl eontraHermannm, IMeit £pl« 

scopns manifestnm esse qnod D. Gnecero et ilio mortao D. Artiiicus 
de Montona et ilio mortao D. Scandalns de Rubino habuit illam 
de cimam per Episcopatum Parentinum^ et isti viri tres, unus per 
alium, investiti fuerunt de illa decima per Episcopatum. Et 
Comes Mainardus caepit D. Scandalum per personam, eo quia 
nolebat cognoscere illam decimam per Comitem. Sed interventu 
Patrìarcbae Peregrini; et quia Scandalus aliter non poterat eva- 
dere; Scandalus accepit investituram illius decimae per Comitem 
et serviebat Gomiti de illa decima per vim et non serviebat E- 
piscopo ut debebat. Et si Comes investivit Leonardum de illa de- 
cima; tamen tenutam nunquam dedit ei de illa decima. Item 
Comes Mainardus nunquam fnit investitus per Parentiiium Epi- 
scopum; ncque per alium Hominem, ad quem illa decima perti- 
neret; de illa decima de Rubìuo. Sed si unquam habuit illam 
decimam; per vim habuit; et contra voluntatem Parentini Episco- 
pi; quia Comes talis persona erat; et tam potenS; cui Parentinus 
Episcopus non poterat contradicere. 

Item tempus fuit quod Comes Mainardus venit cum magno 
exercitn militum ad S. Eleutherium et misit prò D. Uberto Pa- 
rentino Episcopo et dixit ei Comes: Praedecessor vester investi- 
vit me de quingentis decimatoribns, sed ego non habeo nisi 
trecentos deoimatores ab EpiseopatU; volo ut suppleatis mihi 

18 



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246 

nsqne ad qningentos. Cai Episcopns respondit: Ego nescio quod 
PraedecesBor mens nnqaam investivisset yos de illis qningentis 
deciraationibus et yos non habetis, eos ego snpplebo vobis. Et 
BÌc Comes discessit, nec illad postea monstravit, nec Parentìnos 
Episcopns eoB decimatores Corniti supplevit. Hnins rei testes snnt 
Grimaldus Parentinas ArchipreBbyter^ Adam eiasdem Ecclesiae 
DiaconuB et plareB alii. Et Comes Mainardas indignatione duo- 
tns^ quia Episcopns ita respondidit ei^ ivit ad Rubinnm, et in- 
tromisit decimam de Rubino per violentiam contra yolnntatem 
Episcopi, dicens ita: Ex quo Episcopns non vult compiere mihi 
nsqne ad quingentos decimatores, ego intromittam decimam ei de 
Rubino et tenebo eam prò quingentis decimatoribns, et hnins rei 
testes mnlti snnt. Item dicit Episcopns : et quia Comes intravit 
possessionem meam per violentiam et malam fidem et sino titnlo 
et per violentiam possedit, nt homo magnae potentiae, cui ego 
non valni contradicere, tamen ncque Patrem tnum, ncque te 
potnit investire de re mea, quia malae fidei possessor non debet 
possidere. Item dicit Episcopns et quia Comes per violentiam in- 
travit possessionem meam, ego semper reclamavi contra Comitem 
et iterum reclamavi : qui Comes refutavit mihi illam decimam 
et recrevit mihi illam forciam quam mihi iecerat in Ecclesia S. 
Petri de Sylva, et quingentos decimatores quos petebat recrevit 
mihi. Et huius rei testes snnt Martinns Abbas S. Petri, Oldericns 
de Duobus Castellis, et Catulus magister scholamm de S. Lan- 
rentio, Bernardus Gastaldus de S. Laurentio, et Girungus frater 
eins et Martinns de Carte, et Ditandus diaconns et Ser Comes 
Engelpretus de Guritia et eius filius Engelpretus et eins nums 
Magtelda. Item iuterventu Patriarchae Gothofredi refutaverunt 
illam decimam in manu D. Petri Patentini Episcopi, et mediante 
Patriarcha cesserunt liti decimarum ut patet ex privilegio Pa- 
triarchae Gothofredi. Item dicit Episcopns : cnm Leonardns Pater 
ihqnietaret de illa decima, nos in cospectn vassalornm fnimns 
in tali concordia et fecimns firmum pactnm, quod ego et Leo- 
nardus debeamus ire ad Comitissam: Si Comitissa gnarentaret 
illam decimam Leonardo, ego deberem stare contentus, et sine 
controversia dimettere illam Leonardo. Et si Comitissa diceret 
quod Leonardns non habebat quidquam in ea decima, et quod 



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247 

ipsa non poterat investire illam decimam Leonardo^ quia erat 
Parentini Episcopi, quod Leonardus esset contentus et dimitteret 
Episcopam in pace possidere illam decimam. Unde factum est 
quod Gomitissa praecepit Balduino suo militi, ut veniret ad Ru- 
binum, et esset coram yassallis Episcopi iuraret super S. Evan- 
gelia, quod esset nuntins Gomitissae et Gomitissa miserat eum, 
ut iuraret coram vassallis prò Gomitissa, quod illa decima ita 
pertinebat Episcopo, ita, quod ad nuUum hominem ; et quod 
Leonardus non habebat quidquam dicere supra decima illa; sed 
per violentiam tenuerunt illam, et Episcopo recreverunt eam ipsi. 
Unde ncque Leónardum, ncque alium Hominem potuerunt inve- 
stire de decima illa quia sua non erat, et praecepit ut ipse 
daret tenutam de illa decima Episcopo. Et ille Balduinus inravit 
coram vassallis in Rubino per loquellam Gomitissae, ut supra 
dictum est, et dedit plenam manum de instrumento in manu 
Episcopi prò tenuta illius decimae, et huius rei sunt testes Ioan- 
nes praepositus de Rubino, et Glerici eiusdem Ecclesiae, et 01- 
derìcus Polensis, Oldericus de Valle, Ioannes Antonius Papo de 
Rubino, Giroldus, Henricus et alii. 

Anno 1188. 

n medesimo documento con varianti. 

Archivio domestico dei marcheBi Polesini. — Dal Cod. Dipi. Istr. 

Dicit Episcopus. Manifestum est quod Dominus Luca, et 
ilio mortuo Dominus Artuicus de Montona, et ilio mortuo Do- 
minus Scandalus de Rubino habuit illam decimam per episco- 
pum parentinum. Hi vero tres unus post alium investiti fuerunt 
de illa decima per episcopatum, et Gomes Mainardus cepit do- 
minum Scandalum per personam eo quod nolebat cognoscere 
illam decimam per Gomitem. Sed interventu Patriarche Peregri- 
ni, et quia Scandalus aliter non poterat evadere, Scandalus ac- 
eepit investituram illius decime per Gomitem et serviebat Gomiti 
de illa decima per vim, et non serviebat Episcopo ut debebat, et si 
Comes investivit Leónardum de illa decima, tamen tenutam nun- 
qnam dedit de illa decima. Item Gomes Mainardus nunquam 



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248 

fìiit investitas per Parentinam Episcopum neqae per aliam ho- 
minem, ad qaem illa decima pertineret, de illa decima de Ru- 
bino; sed si anqnam habnit illam decimam per vim habait, et 
centra volantatem Episcopi Parentini, qoia Comes talis persona 
erat et tam potens cni Parentinns Episcopus non poterat con- 
tradicere. 

Item tempns fuit quod Comes Mainardas yenit cnm magno 
exercitn militnm ad S. Elenterium et misit prò domino Uberto 
Parentino Episcopo et dixit ei Comes : Predecessor Tester inve- 
stivit me de qningentis decimatoribns, sed ego non habeo nìsi 
dncentos decimatores ab episcopo, volo nt snppleatis mihi nsqoe 
ad quingentos. Cai episcopus respondit: Ego nescio qnod Pre- 
decessor mens nnqnam investiyisset vos de qningentis decima* 
toribns, nec ego do vobis. Sed si potestis monstrare, ant per 
cartam ant per vassallos, ant per alios idoneos testes qnod 
predecessor mens investiverit vos de illis qningentis decimatoribas 
et vos non habetis, ego suplebo vobis, et sic Comes discessit nec 
alind postea monstravit, nec parentinns Episcopns eos decimato- 
res Comiti snpplevit. 

Huins rei testes snnt Orimaldus Parentinns Archipresbiter, 
Adam einsdem Ecclesie diaconus, et plares alii, et Comes Mai- 
nardns indignatione ductns quia Episcopus ita respondit ei, ivit 
ad Rubinum et intromisit decimam de Rubino per violentiam 
centra volantatem episcopi dicens ita : Ex quo Episcopus non 
vult compiere mihi iisque ad quìngentos decimatores, ego in- 
tromittam decimam ei de Rubino et tenebo eam prò qningentis 
decimatoribus, et huins rei testes multi snnt. 

Item dicit Episcopus. Quamvis Comes intravit possessionem 
meam per violentiam possedit ut homo magne potentie, coi ego 

non valui contradicere, tamen patrem suum ncque potnit 

investire de re mea, quia male fidei possessor non ^ebet pos- 
sidere. 

Item dicit Episcopus : et quia Comes per violentiam intravit 
possessionem meam ego semper reclamavi centra Comitem, et 
in tantum reclamavi quia Comes refutavit mihi illam decimalo, 
et recrevit mihi illam forciam quam mihi fecerat in Ecclesia S. 
Petri in Silva, et quingentos decimatores quos petebat recrevi 



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249 

miU et hniuB rei testes snnt: Martinns Abbas S. Petti, Olderi- 
ens de daobns Castellis, et Gatulns Magister Scholamm de S. 
Lanrentio, et Ferungas frater eias, et Martinus de Carte, et 
Bizardus diaconns, et Comes Engelpretas de Goritia et eius 
filius Engelpretas, et eias Naras Maetelda. 

Item intaita Patriarcbe Gotofredi refataverant illam deci- 
mam in mana domìni Petri Episcopi Parentini, et mediante Pa- 
triarcha cessernnt liti decimaram at patet ex Privilegio Patriarcbe 
Gotbofredi, 

Item dicit Episcopns : Cam Leonardos Pater Hermani in- 
quietaret de illa decima nos in conspectu Vassallornm faimas 
in tali concordia, et fecimns firmam pactnm, qaod ego et Leo- 
nardns debeamus ire ad Comitissam, si Comitissa gaarentaret 
illam decimam Leonardo, et si Comitissa diceret, ego deberem 
stare contentns et sine controversia dimettere illam Leonardo; 
et si Comitissa diceret qaod Leonardas non babebat qaidqaam 
in ea decima, et qaod ipsa non poterat investire illam decimam 
Leonardo qaia erat Parentini Episcopi, qaod Leonardas esset 
contentns, et dimitteret Episcopam in pace possidere illam de- 
cimam, nnde factam est qaod illa Comitissa precepit Baldaino 
sao Militi nt veniret ad Rnbinam, et esset coram Vassallis Epi- 
scopi et inraret saper qaataor Evangelia qaod esset Nantius 
Comitisse, et Comitissa miserat eam nt iararet coram Vassallis 
prò Comitissa, qaod illa decima ita pertinebat episcopo ; ita qaod 
ad nallam hominem, et qnod Leonardas non babebat qaidqaam 
dicere saprà decimam, sed per violentiam tennerat illam, et ipsi 
recreverant eam Episcopo. 

Unde neqne Leonardam neqne alinm bominem potnerant 
investire de decima illa, qaia saa non erat, et precepit at ipsa 
daret tenntam in illa decima Episcopo, et ille Baldainas iaravit 
coram Vassallis in Rubino prò loqnella Comitisse at sapra die- 
tnm est, et dedit plenam mannm de instrumento in manu Episcopi 
prò tennta illias decime ; et baias rei testes sunt lobannes Pre- 
positas de Rabino, et Clerici eiasdem Ecclesie, et Oldericas Po- 
lensis, Oldericus de Valle, Ioannes Antonius Pape de Rabino, 
Geroldus Enricus et alii. 



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250 

Anno 1188. 

Vescovo Pietro di Pareneo, di consenso dei suoi vassalli, ad istan^ 
ea del conte Mainardo (f Istria, investe le figlie di questi^ Mc^ 
tilde e Cunigonda del castello di Castellione a certe condisùmL 

Archìvio domestico dei marchesi Polesini. — Dal cod. Dipi. Istr., dal 
M. S. Vergottin. 



In nomine Del aeteml. Anno Domlnieae Ineai 

tionis millesimo centeBimo octuagesimo tertio, regnante D. nostro 
Frederico piissimo rege, die vero XII intrante Augusto, Indic- 
tione duodecima, Actum in Castro Pisini, ubi insimul couYeuerunt 
Petrus Parentinus Episcopus, et Comes Meginardus, multimodis 
precibus iamdictum Episcopum deprecabatur per filias suas Mag- 
teldam et Cuniguldam de Feudo, quod patrem illarum investive- 
rat. Venerabilis Episcopus habito suorum yassallorum Consilio, 
tali pacto et conditione de Feudo illas investivit: quod Comes 
Mainardus omnes quartas S. Mauri et Sanctae Mariae de Paren- 
tio, de quibus cum Ottone Parentino Episcopo controversiam ha- 
bebat, a nativitatis die eiusdem Anni sine aliquibus expensis, 
libere et quiete, sibi deliberaret, et Castellioni cum omnibus ap- 
pendìcis suis acquireret et decima de Rubino sibi integre refutarit 
et quinque marchas impraesentiarum sibi darei Quod si hoc fa' 
cere minime posset, vel noUet, totum quod investiverat irrìtum 
et yacuum esse babeatur. 

Hoc factum est in Pisino in Capella Comitis Meginardi. 

Ab utraque parte testibus rogatis Martino Abbate S Petri 
de Sylva, Catulo magistro Scholarum, Olderico de Duobus Ca* 
stellis, Bernardo Gastaldione de S. Laurentio. 



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251 

DESCRIZIONE 

del Cronista Dandolo 

della dedizione di Montana, sua caduta e perdono, guerra 
cogV Istriani e per quale motivo. 

Anno €. T. 1275. 

Castrum Montothoe Venetis se suhnittiL 
Capitulum nonum. Pars III. 

Syndici Castri Montonae se et sua sub protectione Vene- 
toram ponunt^ et Andream Dandalo sibi a Duce in Potestate 
datum reverenter suscipiunt; et post modicum rebelles eflfecti 
eum expellunt 

Anno €. T. 1276. 

Montonenses veniam postulant et accipiunt. 
Pars XX. 
Kuntii comunis Montonae de rebellione yeniam imploran- 
tes ad Ducalem Subiectionem rediere. Marcus Michael eis Po- 
testas datus est 

Anno €. T. 1278. 

De bello cantra Histrienses et eorum conflictu. 
Pars XXIV. 

Gontra Istrianos bellum inire hoc anno a Venetis decretum 
est; et electì sunt XXV. Nobiles et sapientes viri, qui cum 
Duce et Consiliariis exequerentur, quae viderint opportuna. 
Huius rei causa fuit, quia lustinopolitani, videntes Venetos plu- 
rhnis bellis irretitos, disposuerant, obliti iuramenti, quo Venetis 
tenebantur, reliquas Terras Istriae ab eorum fidelitate perver- 
tere. Et illieo paratis navigiis, Venetiae maritimae portus yiolant, 
et captivos custodes deferunt ; et Comes Pisini eis confoederatus 
cum exercitu Montonam aggreditur, quam Marcus Michael Pote- 
stas viriliter defensavit, et cum nihil ibi proficeret, versus Sanc- 
tum Laurentium equitavit^ et Oppidum cepit et gentibus suis 



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252 

mnnivit Tane Marcus de Canali cam daabns naribas et aliis 
lignls cam machinis ad impagnandam Urbem lastinopolitanam, 
et Egìdias de Tarchis cam centam triginta eqaitibas, et LXXX. 
postea additiS; Parentiam missi sani Unas qaidem per mare 
iropagnans cam machinis Civitatem plarimam devastavit ; alter 
aatem per terram bominam et animaliam maximas praedas fecit 

Anno C. T. 127». 

Quarto Dacis anno lacobns Teapolo Capitanens terrestris 
exercitas depatatas cam dacentis equitibas Istriam vadit, et 
snbseqaenter Marcas Co marie in Capitanearia maris sabroga- 
tas est. 

Anno C. T. 137». 

Pars XXV. 

Hoc tempore Veneti per mare et per terram Insnlam im- 
pagnant; qaam lastinopolitani viriliter defensarant ; sed tandem 
reiterationem insaltaam formidanteS; Oppidam yacnam reliqae- 
rnnt; in qaod Veneti intrantes sna castra fixerant. 

Anno €. T. 1279. 

Pare XXVII. 
Post haec Papho de Ribaldo, et Ioannes de Diatalme la- 
stinopolitani Syndici, introdactione Nicolai Qairino Potestatis 
Tarvisii, Venetias accedant, et Civitatem eoram offerant, qaae 
post acceptationem Dacis Capitaneis Venetornm libere tradita 
est. Deinde plures ex nobilibas illias Terrae ad Dacem veniant, 
et petita venia, qaod gestam erat integraliter approbarant Tho- 
mas autem Qairino, Rogerias Maaroceno, et Peratìas Gradonico 
Provisores lustiaopolim delegati, maros et tarres a porta Sancti 
Martini nsqae ad portam Basardegam rainari faciant, et demos 
Ioannis qaondam Marci, qai Dacalem gratiam renaerat implora- 
re, prosterni similiter providerant. Tane ipsins Terrae Potestas 
Rogerias Maaroceno a Venetis primo constitntas est. 

Anno ۥ T. 1280. 

Caeteram . Comes Pisini reconciliationem a Daoe petitam 
obtinet, et Castrnm Sancti Laurentii Venetis restitaìt 



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FONTES EERUM HISTRIENSIUM 

Anno 1796. 

23 Giugno. In Pregadi. 

Lodovico Manin, doge di Venezia, ringrazia e fa V elogio della 

dMà di Bovigno per V offerta gratuita di cento marinai e di die- 

detto cittadini da impiegarsi nel servisfio di qttella rqpubblica. 

Dal M. 8. Vergottta. 

liOdoTlcus Hanin Del gratta Dnx Tenetlarum ete. 

Nobili et sapienti viro Federigo Bembo de suo mandato potestati 
Bovigni fideli dilecto salntem et dilectionis affectom. 

Soddisfacente distinto saggio di quel suddito fedele attae- 
eamento e zelo da cui neUe attuali circostanze è animata ootesta 
fedelissima comunità ravvisa il senato dalle accette lettere vo- 
stre de di 20 giugno corr. dalle quali rilevasi la raccolta fatta 
col mezzo di parte presa dal suo consiglio di cento individui 
addetti al servizio di marina per le pubbliche esigenze e la plau- 
sibile rinuncia dalli stessi fatta del proposto ingaggio di D. 10. 
Y. P. per cadauno posponendolo all' edificante ardore di presta- 
re il personale loro servizio, l'importar del qual ingaggio nella 
summa di D. mille fu coir altra parte egualmente presa 
in detto consiglio tributato dalla comunità medesima alle 
pubbliche disposizioni. Qiunti anche a questa Dominante in 
iscorta delle predette lettere vostre novanta quattro di essi 
marinari senza attendere di compiere il numero prefisso 
assieme a diciotto altri individui, dodici del ceto di cotesti 
più colti cittadini e sei delle principali famiglie che ani- 
mati da pari zelo e fervore volontari si esibirono di impiegarsi 
in ispezioni analoghe alla civile condizione loro, vi si dice che 
penetrati e commossi gli animi nostri da questi evidenti testi- 
moni di singoiar divozione, che costantemente si mantiene in 



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254 

cotesti amatissimi sudditi e volendo che sieno nel più solenne 
modo retribuiti; abbiate a chiamare alla vostra udienza in mo- 
mento di maggior concorso li capi rappresentanti la comunità a' 
quali rilasciando in copia le presenti manifesterete in pubblico 
nome con quelle espressioni che T esperienza vostra troverà più 
adattate i pieni sensi del pubblico aggradimento assicurandoli 
della continuata paterna pubblica predilezione disposta sempre 
in tutto ciò che confluir potesse al buon essere della stessa. 

E nel rimettersi in copia le presenti al savio cassier del 
collegio resta incaricato di ricevere dalla persona che sarà 
air effetto commissionata la indicata somma di D. Mille V. P. 
offerta dalla predetta comunità di Rovigno. 

E da me accolte dal senato le offerte della fedelissima 
comunità di Rovigno di cento scelti individui marinari e la spon- 
tanea oblazione di dieciotto tra i più colti cittadini e principali 
famiglie onde essere impiegati li primi alle esigenze del pubblico 
servizio nelle funzioni marittime e gli altri in quelle compatibili 
colla civile condizione loro, resta incaricato il benemerito zelo 
del Provveditor alle Lagune e Lidi, cui si rimette in copia colle 
precedenti ducali la lettera ed inserte di quel pubblico rappre- 
sentante di palesare ad essi individui in quelli adattati e con- 
venienti modi che la virtù sua conoscerà opportuni, li pieni sensi 
della pubblica soddisfazione ed aggradimento che verranno pure 
manifestati alla comunità loro col mezzo di esso pubblico rap- 
presentante e di passar quindi a disponere di marinari ove il 
bisogno li richiedesse non meno che li cittadini nelle relative 
nobili ispezioni. 

Pietro Vinc. Foscarini Seo. 



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LA VENi 

I VENETI, E IL MONTE VENDA. 
Origini Celtiche. 

Fa lungamente disputato suir origine dei Veneti e la que- 
stione non è tuttora risolta. Giusta Polibio (II. 17), gli antichi 
Veneti parlavano una lingua diversa da quella dei Galli. Strabone 
(IV. 3) inclina a ritenerli di origine celtica. Tito Livio (I. 1) li 
identifica cogli Eneti greci che combatterono a Troia. Erodoto 
infine (1. 196), il padre della storia, li dichiara oriundi dall' lUirio. 

Ommettendo per ora d'indagare le origini degli antichi 
Veneti, di spiegarne il loro carattere nazionale, diremo soltanto 
che le terre da essi abitate, i nomi dei fiumi, dei monti e dei 
piani sui quali fissarono le loro sedi, conservano tuttora le traccio 
di un' origine celtica. Che più, il nome stesso della provincia 
complessiva, il nome della Venezia, lascia presupporre che su 
questo terreno vi abitasse già un popolo appartenente alla grande 
famiglia celtica. Però il nome solo di una terra non è indizio 
sicuro a giudicare dell' origine e del carattere di una nazione. 
Accade più volte che un popolo ritragga il nome da quello dei 
terreni già occupati in antecedenza da altre nazioni, e in tal 
caso il nome solo non può fornirci un criterio assoluto a decidere 
il quesito. Vediamo pure gli odierni Slavi della Turchia denomi- 
narsi mirici, mentre gli antichi Illirici che davano il nome al 
paese, non appartenevano assolutamente a una stirpe slava qual- 
siasi '). Dei Veneti accenneremo sulle generali che soppiantarono 



*) ConfesBa anche V erudito Schafarìk, Slaw. Alterth. trad. ted. di Mosig 
V. Ahrenfeld^ Leipzig 1843 voi. I. p. 253: ''Man hat allerdìngs au- 

fenscheinliche Spuren, dass in dem thrakischen und illyrischen Vol- 
er&remisch auch einige nicht zum thrakischen Hauptstamme gehOri^e 
Ydlker sich befanden; indess da die Quellen keine geniigende Beweis- 
grtinde bieten, so Ifisst sich die SlawicitSt dieser einzelnen YOlker immer- 
fiin nicht klar beweisen. 



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256 

gli antichi Euganei^ i quali dal canto loro non erano popola- 
zione di originari ; motivo a procedere nell' argomento con tutta 
cautela. 

Due termini celtici fermarono la nostra speciale attenzione: 
gwaen e gtvaent, paese aperto, prato, pascolo, pastura. 

Non esitiamo punto a ritenere che i' antica Venezia, desu- 
mendo il suo nome dal celtico gwaent, nuir altro volesse dire 
che terreno pascolativo. — Indi la valle Venzone, in antico 
Aventium o cosa consimile nel Frinii — il Monte Venda nei colli 
Euganei — i Veneti stessi, quali abitatori della Venezia, osser- 
vando però che secondo alcuni Celtisti il nome deriverebbe da 
ean - acqua e dae - uomini, sicché i Veneti sarebbero gli abi- 
tatori delle acque. 

La voce gwaen riscontrasi nella Vena dell' agro tergestino. 
11 nome di Vena non esiste più nel parlare comune, ma compa- 
risce costantemente negli statuti triestini e si mantenne certo 
fino a un' epoca molto tarda. Lo statuto di Trieste del 1318 circa 
contiene nel L II. B. 110 la seguente disposizione: ^NuUus va- 
dat ad venandum a vena inferius per territorium terg. a primo 
die quadragesime usque ad festum S. Sergii sub pena XX frix. 
comuni et non vadat venatum in dìebus dominicis, nec in die 
veneris sancti, nec in feste duodicim apostolorum nec Sce. Ma- 
rie, nec in feste Sci. Insti et Sergii nisi esset de licentia maio- 
ris consilii». — La Vena è queir altipiano, coperto un tempo 
da selve e da pascoli, che circonda la vallata triestina. U a- 
cuto ingegno del Rossetti seppe quasi penetrare nel signifi- 
cato di quello strano vocabolo e non possiamo fare a meno di ri- 
ferire le sue parole : ^Vena è parola affatto ignota alla buona 
latinità per quel significato che le si può attribuire secondo 
r uso che ne troviamo fatto costantemente nei codici nostri. 
Anche il citato Glossario (del du Gange) non }o conosce che 
per mensura Uquidorum secondo il Dandolo ; per platea et via 
usato dal Leirena, e per metalli fedina dello spagnuolo Colme- 
narezio. Io però non esito punto di sostenerla quale radice per- 
dutasi (non saprei né come, nò quando, né perchè) di molte ot- 
time ed indispensabili voci dell' aurea latinità ; cioè di Venàbulum, 
VencUio, Venator, Venatoritts, Venatrix, Venatura y Venatus, 



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257 

Venor. Per lo che le Venae, delle quali tanto spesso si tratta 
ne' nostri statati^ non saranno altro che le foreste e le macchie del 
nostro territorio, destinate particolarmente alla caccia "Archeografo 
Triestino voi. IH. p. 10. „ Notiamo che la Vena triestina è priva 
d' acqua e che ad essa non può qaindi assolutamente appli- 
carsi la derivazione dal celtico ean. 

Scrive Ammiano Marcellino (XXXI. 16) che V Alpe Giulia 
fu detta un tempo anche Alpe Veneta. E chi non ricorda qui il pas- 
so di Strabene ove, parlando del paese occupato dai Carni e dai 
Taurisci presso al golfo adriatico e vicino ad Aquileia cosi si 
esprime : "Lungo poi tutto quanto il dosso delle Alpi si trova- 
no alcuni rialti di terra acconcissimi ad esser coltivati, e valee 
di buonissima pastura. Il pia di quei monti peraltro, principal- 
mente verso le sommità, dove appunto solevano abitare i ladroni già 
detti, è terreno aspro e infecondo, tanto a cagióne delle ghiacciaie 
che vi si fanno, quanto per la propria natura del suolo., (IV. 6). 

Dal celtico gwaen e gwaent ripetono oltreciò in Italia il 
loro nome : i Veneni Esturri dell' antica Liguria (Plinio HI. 7) 
— i Vindinates nella sesta regione d' Italia, Umbria e territorio 
dei Galli al di qua da Rimini (III. 14) — i Venosti e Vennoneti 
neir odierno Tirolo, registrati nel grande trofeo delle Alpi 
(III. 20) — e se r apparenza non e' inganna, i Venetulani del- 
l' antico Lazio, compresi da Plinio nel numero dei cinquantatrè 
popoli estinti i^III. 9). 

Indi neir Europa centrale : gli antichi Vindelici *) — Vindo- 
bona al Danubio — Vindonissa al Reno — il lago Veneto ossia V o- 
dierno lago di Costanza^) (P. Mela IH. 2) — T altipiano delle Arden- 
ne detto ancora in oggi '*der hohe Veen„ — il monte Venezia " Vene- 
diger, nelle Alpi del Salisburghese — i Vindi della Stiria e all'El- 
ba — gli Aventeati menzionati da Appiano (lUyr. 16^, il di cui 
capoluogo Vendo neir antica Giapidia, come abbiamo da Strabene 
(VII. 5) — il Vinodol sul litorale illirico al Quarnero. 

Gli antichi Veneti nella odierna Bretagna francese, ostili a 



*) Zosino (I. 52) chiama celtiche le legioni dei Vindelici. 
*} Però nella sua parte superiore soltanto. 



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258 

Giulio Cesare e da esso fieramente eombattuti e vinti (B. G. Ili 8) 
— il capoluogo VanneSy in bretonico Wenet e Gwenet, dai La- 
tini detto Venetis (Anonim. Ravenn. p. 295. y. 18) — appresso 
le isole venetichO; tra le quali la maggiore Vindilis, V odierna 
Belle Isle — e la Yandea. 

In Inghilterra: Venta Belgarum, Venta Silurum, Venta 
Cenomum; Vindolana^ Vindobala ecc.; città registrate nell' Itine- 
rario di Antonino; nelU Anonimo di Ravenna e nella Notizia delle 
dignità. — Venodocia (chimrico : Gwynes) nel Gallese. 

E qui poniamo termine alle nostre deduzioni, non senza e- 
sprimere il desiderio ohe la scienza filologica voglia prendere 
maggiore riflesso allo studio delle lingue barbariche finora ne- 
glette, fermi nella nostra convinzione che uno studio più accura- 
to di queste lingue potrà condurci a una intelligenza migliore 
degli antichi scrittori, ad eliminarne al caso anche le loro vere 
od apparenti contradizioni. 

Caslo Buttàzzohi. 



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FONTES EERDM TERGESTINARUM 

Anno ISSO. 

Rescritto del duca Allerto d' Austria a Tigone di Duino, capitano 

di Trieste — concessione al medesimo di poter fabbricarvi cartello 

— assegno a tal uopo delle rendite della città. 

Archivio della Camera Aulica in Vienna. — Da pergamena originale. 

UTir Albreelit Ton gotes g^aden Hertzog ze Oster- 

reich ze Steyr ze Kernden vnd ze Erain grave ze Tyrol etc. | Be- 

chennen vnd tun chunt oflFenleich mit dem brieve, wan der edel 

vnser getrewr lieber Haug von Dibein nach vnsrer | fleizzigen bete 

vnsern lieben vettern vnd vns, zu snnderr trew vnd dienste mit 

seinselbs kosten vnd gelte, pawen j vnd aufbringen wil vnser 

Castel ze Triest. Daz wir darumb; far vnsern egenanten Vettern 

Tnd vns demselbn | von Dybein vmb den yetzgenanten kosten 

vnd paW; weisen mit dem gegenwertigen brine auf vnser nntze 

wie die | genant sein, die wir daselbs ze Triest in der Stat baben 

also; daz er fnrsich gegenwnrtikleich daran treten sol vnd | die 

vessenn vnd innemen alslang vntz er des vorgenanten pawes da- 

non auzgericht wird, Wér aber daz er | des von denselben nntzen 

nicht auzgericht werden mocht So salien wir im den abgank 

desselben paws, wenn | er den volbringet auz vnserr kamer erstat- 

ten an alles gener. Mit vrchnnd ditz briefs. Geben /.e wienn an | 

Suntag nach sand lohans vnd sand Pauls tag. Nach Christes gè* 

pnrd; drewtzehenhandert lar^ darnach in | dem Newnvndachtz- 

gìstem lare. 

(L. S.) D. Dux. prò dom. 

Cane. q. Ant. 



La ducale che pubblichiamo qui per la prima volta, con- 
tiene delle notizie di non lieve momento. 

n decennio che precedette la pace di Torino (1381) fu 
per Trieste uno dei più funesti. Aggredita dalle armi ora del- 



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260 

r una ora dell' altra potenza yidesi costretta di ricorrere snc- 
cessivamente alla protezione dei duchi d' Austria, dei Veneziani 
e dei patriarchi d' Aquileia. Videsi più volte ancora costretta di 
respingere da sé sola gli attacchi stranieri, di affidare al succes- 
so delle armi il suo destino. È opinione comune che la pace di 
Torino avesse reso Trieste del tutto indipendente. *) Però i ca- 
pitoli della pace non parlano in favore di questa opinione e da 
documenti irrefragabili esistenti neir Archivio Diplomatico di Trie- 
ste si rileva che anche dopo la pace di Torino e prima della 
dedizione al duca d' Austria (1382) funzionavano in Trieste le 
cariche del patriarca d' Aquileia. 

E questa si fu anche V opinione degli antichi istorìografi 
del paese. Citiamo ad esempio Ireneo della Croce, il quale par-^ 
laudo della pace di Torino cosi si esprime: 

„Et a questi (ai Venetiani) fu imposto di restituire la nostra 
Città di Trieste con li Castelli di Moco e Mocolano al Patriarca, 
con patto però che i Triestini pagassero a' Venetiani il Vino et 
Oglio, che soleuano pagare auanti la guerra, e che sopra le con- 
trouersie degli altri Luoghi dell' Istria aspettanti al Patriarcato 
rimettesse alla determinazione del Sommo Pontefice. Resa la Città 
di Trieste da' Venetiani al Patriarca, In conformità del stabilito 
nella lega, scrino egli da Cividale sua Residenza al nostro Ca- 
pitolo in punto di Visita, insinuando la soggetione a lui dovuta, 
come dalla data qui addotta si scorge : Dai in Patriarcali No- 
stro Palatio Ciuitatis Austriae 1381, die 19 Nouembris.,, ^ 

E il conte Gianrinaldo Carli, 1' unico vero storico che abbiano 
avuto le nostre provincie, nelle sue Antichità Italiche voi. IV pag. 
247 : "il giorno 8 di Agosto dell' anno 1381, per interposizione 
di Amedeo Conte di Savoia, si fé' la pace ; la quale il giorno 
24 di detto mese fu pur pubblicata in Venezia. I principali ar- 



^) D. Rossetti, Meditazione storico-analitica sulle franchigie di Trieste. 
Venezia 1815, p. 32. Kandler, Stona del Consiglio dei Patrìzi. Trieste 
1868, p. 40. 

*) Questo passo che abbiamo qui trascrìtto è desunto dalla Stona inedita 
d' Ireneo della Croce, voi. 2, e comparisce quasi alla lettera nelle Memo- 
rie storiche di Trieste del Mainati, Venezia 1817, voi. 2, p. 142. Questo 
autore non solo fece uso delle carte d' Ireneo, come dice egli stesso, ma 
le copiò a dirittura. 



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261 

ticoli furono.... che al Patriarca d' Aqnileia restasse la Città di 
Trieste salvo il censo della Repubblica; e fermi i patti vecchi 
atti col Patriarca;;. 

Sul cadere di questo secolo gli stati austriaci trovavansi 
già in potere degli Absburgo. Seguendo il costume di quei tem- 
pi i due duchi Alberto e Leopoldo si suddivisero gli stati ere- 
ditari (1379) di modo che al primo toccò in sorte il governo 
deir Austria superiore e inferiore; a questi tutto il rimanente. 
Leopoldo non sopravvisse che pochi anni alla dedizione di Trie- 
ste. Cadde nella battaglia di Sempach (1386) mentre attendeva 
ad abbattere Y insurrezione degli Svizzeri; e inutilmente il di lui 
figlio Leopoldo ancor minorenne affaticossi di esercitare vendet- 
ta (1388). Morto il fratello Leopoldo, duca Alberto assunse 11 governo 
di tutti gli stati ereditari, e a nome proprio e a quello dei figli mi- 
norenni del defunto. Non avendo motivo di ritenere cessata la 
divisione di cui pid sopra abbiam fatto parola, siamo d' avviso 
che il duca Alberto per le nostre provincie e specialmente per 
Trieste abbia sostenuto le parti non tanto di sovrano quanto piut- 
tosto di tutore. Non possiamo quindi accordarci coir opinione di 
Arneth; secondo il quale i nipoti appena giunti alla maggioren- 
nità avrebbero violentemente ripreso al duca Alberto il governo 
dei propri domimi. ') Premetterebbe ciò una usurpazione da parte 
del duca; perchè divenuti maggiorenni i figli di Leopoldo avreb- 
bero potuto pretendere il pieno e libero esercizio dei loro dirit- 
ti. Ma una tale usurpazione non avvenne. Loda pure nel pre- 
sente diploma il duca Alberto la speciale fedeltà del signore di 
Duino manifestata alla sua persona non solO; ma benanche a 
quella dei suoi cari cugini (unsern lichen Vettern vnd uns). E 
notisi bene che questi parenti sono nominati in primo luogo e 
con una tal quale preferenza. 

Il tenore del documento, benché in antico idioma aleman- 
no, non è difficile a comprendersi. Contiene il permesso del du- 
ca di poter fabbricarvi castello in Trieste e la concessione inol- 
tre di poter impiegarvi le rendite di quella città. Quali si fos- 



*) Nach Leopold' s Tod ttbemahm Albrecht die Gesammtregierang wieder, 
die ihm jedoch Beine Nefifen, sobald eie Mi&nner wurden, entrissen. Jos. 
von Arneth. Geschichte des Eaisertham' s Oestreich. Wien, 1829, p. 114. 



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262 

Bero queste rendite rìsulta chiaramente dall' atto di dedizione ; 
consistevano nel tributo di cento ome di vino, in dogane e pe- 
nalità. Non accenna il diploma a nn obbligo del comune di con- 
tribuire in parte almeno al dispendio della divisata costruzione. 
E sembra difatti che un tal obbligo non esistesse. Secondo Y atto 
di dedizione il ristauro e la manutenzione delle mura e delle 
porte soltanto andavano a carico della città e i due forti di Mocoò 
e di Moncolano doveano egualmente custodirsi dal comune^ ma 
nel caso concreto trattavasi di un castello, di nuova fortificazione, 
e simili opere sembra dovessero andare a carico dello stato. Il 
castello di Trieste dovea servire di difesa anche al possesso dei 
signori di Duino, poiché non avrebbe altrimenti Ugone offerto 
al principe di aggiungere V occorrente dai propri danari. 

In qual sito si volesse costruire il castello, se alla marina 
sul colle di S. Giusto, non ci è dato rilevare dal documento. 
E non ci è dato neppur di rilevare se si trattasse di costruzione 
affatto nuova o di ricostruzione di castello anteriore. 

Incerto pure se il divisamento del Signore di Duino di co- 
struirvi fortezza abbia avuto un effetto. Notiamo soltanto che, se- 
condo le notizie storiche, i Veneziani allorché nel 1369 s' impa- 
dronirono di Trieste vi fabbricarono due castelli, V uno al monte 
detto di S. Giusto, V altro al mare presso Pozzacchera detto A- 
marina, e che i Triestini dopo essersi liberati dai Veneziani (1379) 
assoggettandosi al patriarca di Aqnileia gli concedettero di poter 
fabbricare un castello nella parte piti alta della città. ^) I ter- 
mini usati dal diploma lasciano supporre che il castello vi esi- 
stesse già precedentemente e che non si trattasse quindi che di 
una mera ricostruzione ; non avrebbe altrimenti il principe par- 
lato di un suo castello — unser Castel, — qualora questo ca- 
stello non fosse digià esistito. E non è d' altro canto supponibile 
che questo castello fosse V Amarina, poiché il diploma ¥ avrebbe 
altrimenti denominato con questo suo nome speciale. 

Tace la lettera ducale circa i motivi che indussero il capi- 
tano di Trieste a proporre le suddette fortificazioni. — Venezia 



*) Ireneo deUa Croce, M. 8. 



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263 

ayea nella pace di Tonno definitivamente rìnanciato alla signoria 
di Trieste. La rinuncia fu precisa e solenne : "Exceptis a predic- 
tis omnibus et singulis cìvitate Tergesti, castri de Mocho et Mo- 
chulano, territoriis, et districtibus, villis et pertinenciis ipsius et 
ipsorum et cuiuslibet eorum, cam omnibus fortiliciis et locis, que 
intra eorum continentur confines et districtus. Quam civitatem, 
communitates et loca predicti sindici, actores et procuratores pre- 
fati domini ducis et communis Veneciarum nomine antedicto li- 
berant perpettu) ab omni ixire possessionis et dominii, quam seu 
quod in dictis locis vel aliquo eorum haberent et ab omni rin- 
culo cuiuscunque homagii; fidelitatis, iurisdictionis et obligationis 
alterius cuiuscunque quocunque nomine censeatur, et que dici 
vel excogitari possit, qua seu prò qua diete civitas et castra, 
communia, terre, et homines forent qaocunque et qualitercunque 
dicto domino duci et communi Veneciarum obligati vel quomo- 
dolibet tenerentur, liberantes et absolventes nos notarios infrascrip- 
tos, tamquam personas publicas stipulantes et recipientes nomine 
et vice predictarnm civitatis, castrorum, communium, universita- 
tum et singularum personarum earundem a predictis omnibus et 
singulis per acceptilationem et aquilianam stipulationem verbis le- 
gìtimis et solepnibus interpositis.„ Non riteniamo quindi che da 
parte di Venezia vi esistessero timori di guerra. 

Che pochi anni dopo la dedizione del 1382 vi regnassero 
in Trieste delle forti agitazioni, lo afferma il dottor Kandler cosi 
esprimendosi : ^La dedizione era stata occasione di malumori, 
dei quali non siamo giunti a conoscere V indole, bensì abbiamo 
saggio della estensione in ciò che i bandi e le morti non furono 
risparmiate ; e contro il clero si inveì talmente nel 1384 che TAr. 
cidiacono de Dominicis il primo ufficiale del Vescovo fu appeso 
alle forche, altri vennero trattati come refrattari.^ *) 

Ciò che possiamo dire con certezza si è che i patriarchi 
non videro mai di buon occhio il dominio austriaco su Trieste. 
Allorché nel 1369 Trieste assoggettavasi per la prima volta al 
duca d'Austria, fecero tosto decretare le fortificazioni di Udine: 



■) Kandler, Storia del Consiglio dei Patrìzi ecc. p. 40. 



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264 

'^propter novitates qae sonant circa Tergestum, acceptam ut fer- 
tnr in protectionc et defensione eoram per Magnìficos Dominoe 
Daces Aostrie.^ *) Ayemmo già occasiooe di osservare come il 
patriarca non intendesse di avere per la pace di Torino rinun- 
ciato alla signoria di Trieste. Che più, nel mentre a Trieste si 
preparava la dedizione^ il patriarca di Aquileia lanciava una pro- 
testa contro il Signore di Duino, come quegli che indebitamente 
gli tratteneva la città di Trieste e le sue castella. H documento 
in data Udine, mese di Agosto 1382, fu pubblicato nel Codice Di- 
plomatico Istriano. Il passo relativo suona: ^^Civitas Tergestìna 
cum aaxilio et favore lanuensium extitit, s. in M.CCC.LXXX. per 
bon. mem. D. Marquardum Patriarcham Aqaileiensem aquisita 
et de manibus Venetorum illam occupantium redempta. — Nunc 
autem propter guerras nimias in Patria existentes, et potissimum 
quia supradictus D. Cardinalis et Patriarcha impedientibus non- 
nulis Patriae sibi et dictae Aquileiensis Ecclesiae nobilibus pie 
nam et debitam Patriarchatus non potuit consequi obedientiam, 
et debita iura sua, D. de Duino sibi usurpami et usurpai dvi^ 
totem et castra jraedicta indebite et de facto.,, '^ 

Siamo quindi d' avviso che le fortificazioni di cui si fa cen- 
no nel presente diploma avessero essenzialmente di mira i patriar- 
chi di Aquileia. 

Cablo Buttazzoiii. 



*) n documento esiste nelP Archivio Comunale di Udine ed è tuttora inedito. 
') Cod. Dipi. Istr. a. 1382. Documento consimile esiste presso il Museo 

Provincitue di Gorizia, però in data 1386 ed ha in luogo di nobilibus il 

termine più calzante di rebellibus. 



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LA PASSIONE 

di 

S^N aiLTSTO 

Martire e Protettore 

della Città di Trieste 

narrata da 

Prè Felice Bandelli 

Archivio Diplomatico di Trieste. — Da vecchio Cod. MS. 

Al tempo veramente di Diocleziano e Massimiano impera- 
tori, r anno qnarto del loro consolato ed anno nono del loro im- 
pero^ fn una grande persecuzione contro la fede di Gristo, che 
se alcuno costante si ritrovava nella fede cattolica di Cristo^ non 
sacrificava o non dava presentemente Y incenso agli idoli di quelli 
imperatori, si aftiiggevano con molte pene in tempo ed in ordine 
vicendevolmente. Manazio cittadino e prefetto orientale e degli 
imperatori disponenti; dando facoltà al medesimo; che esso per 
tutte r isole ovvero città consolari^ terrC; regioni e dominii di 
castelli ecc. di procedere contro li Cristiani. Affatto ordinò e fece 
pablicare la sua mente alla città di Aquileia, nella quale un eu- 
nuco in nome del preside ordinò un editto nei simolacrì dei 
pagani. 

Questa città poi di Trieste; che è una provincia contigua 
alla città di Aquileia, fu ordinato e constituito Manazio in pre- 
fetto de' magistrati. Nella medesima città fu in verità un uomo 
per nome OiustO; non solo di nome ma in ogni opera giustO; il 
quale fin da fanciullo; temendo in quel tempo il nome del no- 
stro signor Gesù Cristo, sempre perseverò in digiuni ed elemo- 
sine. Al quale Manazio prefetto per mezzo d' un decreto gli co- 
mandò che si presentasse nel suo concistoro ed avendosi intro* 
dotto nel mezzo del concistoro subito si armò in fronte col segno 
della santa croce. Dal medemo prefetto Manazio fu interrogato : 

19 



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266 

86 fosse Cristiano o no ? QaeU* nomo veramente Giusto cosi co- 
stantemente rispose : veramente son Cristiano e nato tale da' miei 
genitori e tale è il mio nome, qnal porto dalla mia fanciullezza. 
Manazio ed il magistrato disse : Non sai o forse ti è ignoto che 
gli piissimi imperatori per tutte le provincie hanno commesso ed 
ordinato che tutti li Cristiani sacrifichino alli nostri Dei e chi 
sarà sprezzatore non schiverà la sentenza ? San Giusto disse : 
io non nego di sacrificare^ ma al Signor Gesù Cristo, figlio di 
Dio Padre ; ma ad altri non posso offerire sacrificio fuorché al- 
l' istesso Iddio de' Cristiani. Manazio ed il magistrato disse : non sai 
quanti per Cristo, il qual tu dici siano stati uccisi malamente? 
San Giusto rispose : Ed io di questo prego frequentemente il mio 
signor Gesù Cristo che io merito d' esser fatto uno di essi. Ma- 
nazio ed il magistrato disse : non voler esser stolto come gli al- 
tri. Accostati ed offerisci incenso agli Dei che sarai amato da tut- 
ti. Il servo di Dio Giusto rispose: non posso trovar mai diletto 
maggiore di questo se non che io sacrifichi a Cristo re e che io 
sia amato da lui e dalli suoi angioli. Manazio ed il magistrato 
disse : Come vedo tu hai posto la tua mente di morire, con es- 
ser acerbamente punito come gli altri. Il servo di Dio Giusto 
rispose : Già una volta ti ho detto e te lo torno a dire che que- 
sto bramOf se Gesù Cristo mio signore me lo permette. Manazio 
ed il magistrato disse : Comandiamo che tu sii custodito in pri- 
gione e pensi bene quel che ti convenga per la tua salute. Es- 
sendo poi rinchiuso in prigione il servo di Dio si pose in ginocchioni 
e pregando disse: signor Gesù Cristo il quale per il genere umano 
dal cielo mandato dai tuo Padre, sei disceso in terra e dal ventre 
della vergine hai voluto nascere Dio e uomo, hai mostrato molti 
e infiniti miracoli come ci avvisa la sacra scrittura e ci insegna^ 
ti prego che mi dai perseveranza in terra per il tuo santo nome^ 
come hai dato ai miei predecessori, li quali per il tuo santo nome 
hanno patito e credo che siano collocati nel paradiso. Cosi an- 
cor io confortato da te son pronto a patire perchè credo che tu 
insieme con Dio Padre e con lo Spirito Santo regni ne' Cieli. Ed 
avendo perseverato tutta la notte in orazione, la mattina a buon 
ora del giorno seguente Manazio comandò che fosse presentato 
alla sua presenza all' uditorio, il quale essendo entrato gli disse 



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267 

il magistrato : cosa hai pensato intorno la tua salate ? Il servo 
di Dio Giusto rispose : non mi stimar pazzo^ la mia memo- 
ria è meco ed il mio capo è apparecchiato a patire piuttosto di- 
rerse pene che allontanarmi da Dio Gesù mio benefattore. Allora 
Manazio ed il magistrato comandò che disteso fosse battuto con 
nervi crudi. Allora alzando la mente e con gran voce esclamò 
a Dio dicendo : ti benedico signor mio Gesd GrìstO; perchè ora 
conosco che io son stato degno di esser stato esaudito^ ti prego 
Signore che in tutti questi che fanno questo officio io meriti 
vedere la tua Deità grandissima ed eccellente con li santi mar- 
tiri tuoL n che udito Manazio sorridendo disse: Mi pare che sei 
occupato d' una gran pazzia che cerchi abbandonare questa luce 
di bellezza e morir malamente con diversi tormenti. Accostati 
e sacrifica agli Dei acciò ti siino propizii e sarai amico del- 
l' imperatore, come tutti noi che abbiamo acquistata la sua gra- 
zia con adempire i suoi precetti e dando incenso a gli Dei. Il 
servo di Dio Giusto rispose : Ascoltami e credimi, non eroder che 
questo sia fatto da me, perchè io sprezzassi nel secolo i vani 
simulacri che sono un niente di essi imperatori, tu dici che è 
cosi, ma in quanto a me è niente, che sarei indegno dell' amici- 
zia del Signor mio Gesù Cristo, dalla quale prestamente sarò 
esaltato nel di lui paradiso assieme con i suoi santi martiri. 
Allora iratosi Manazio ed il magistrato, alla presenza sua dettò 
la sentenza: Voglio che Giusto autore di peccato di sacrilegio, 
che non si aquieta alli precetti degli imperatori, muoia di 
mala morte. Che gli siano legate le mani, piedi ed il collo 
con pesi di piombo, sia sommerso nel profondo del mare 
e comandiamo che li ministri lo spingano a camminare e portar 
li pesi, n santo di Dio Giusto andava con allegrezza e si por- 
tava li pesi di piombo parlando a' suoi fratelli ed amici suoi 
fedeli che si trovavano nella città di Trieste e qual chiamato 
a convito, cosi festeggiando camminava e come se andasse a 
splendide nozze, con salutare caramente li suoi amici, che 
incontrava per le strade, a' quali dal Signore implorava o- 
gni aumento di grazia. Ed essendo pervenuto appresso del lido 
del mare, gli legarono li pesi di piombo alle mani, a' piedi e al 
collo e posto in una piccola barchetta lo condussero in alto mare. 



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368 

Ma lui rivolto al signore disse: Signor Dio mio siatemi in aiuto, 
hai convertito il mio pianto in gaudio e mi hai tutto riempito 
di allegrezza. Allora il beato Oiusto fece orazione al Signore 
dicendo : Signor Iddio onnipotente. Padre misericordioso dell' u- 
nigenito tuo figliuolo Oesb Cristo, il quale non ti hai ricordato delle 
mie iniquità, ma che hai chiamato il peccatore a penitenza acciò 
vivi nella tua volontà massimamente, che hai coronato i dodici 
apostoli e li hai mandati per tutto il mondo a predicare te vero 
Salvatore dell' anime nostre. Adunque ti prego o Padre e Fglio 
con lo Spirito Santo che puoi salvarmi e ricevere la mia racco- 
mandazione. Per tanto o Signore nelle tue mani raccomando lo 
spirito mio. Finita V orazione li ministri lo gettarono nel fondo 
del mare dalle cui onde sali queir anima con la palma del mar- 
tirio trionfante al cielo. Ed essendo arrivato nel profondo, si rup- 
pero tutti li legami quali restarono col piombo nel fondo delle 
acque, lasciarono quel sacro corpo libero e sciolto, che venuto 
a galla dell' acqua prima del sole fu dall' onde condotto vicino 
alla città, al lido comunemente chiamato Orumula. Apparve il 
santo martire quell' istessa notte ad un sacerdote nominato Se- 
bastiano dicendogli : Levati e portati subito alla sponda del mare 
e troverai sopra l'arena il mio corpo e gli darai sepoltura con 
ogni diligenza e seoretezza nelF istesso luogo acciò non resti 
dalli tiranni deriso. Tutto lieto a tale annuncio il buon sacer- 
dote levatosi dal letto e correndo alle case di molti Cristiani, 
gli manifestò la visione, i quali con giubilo inviaronsi secolni 
alla marina, ove ritrovarono il sacro corpo. L' unsero con pre- 
ziosi unguenti ed involto in candido lino assai prezioso lo sep- 
pelirono non molto distante dal lido del mare. Tutti dopo aver 
sepolto il santo corpo hanno rese grazie infinite al Signore Iddio, 
che sono stati fatti degni, che gli sia stato rivelato questo santo 
corpo e si rallegrarono assieme di questo dono, che gli aveva 
fatto Iddio d' aver un martire coronato loro condttadino per ve- 
rificare li cuori de* suoi fedeli. La passione del beatissimo Giu- 
sto fh sotto Diocleziano e Massimiano imperatori Tanno del si- 
gnore 289 alli due di Novembre, al quale sii onore, gloria, vir- 
tù, e podestà ne' secoli de' secoli. E cosi sia. 



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FONTES RERUM TERGESTINARUM 

Anno 1883. 

23 Maggio, Trieste. 

Tommaso da Spilmbergo, vicecapiiano di Trieste, detta sentenza 
civile a nome di Filippo di AUnqon^ patriarca di A^uileia — 
prova deW esistenza di un dominio patriarcale in Trieste anche 
dopo la pace del ISSI e precedentemente alla dedizione di questa 
città al Duca Leopoldo di Austria. 

Archivio Diplomatico di Trieste. — Atti del Vicedomino Nicolò de Girotti. 

In Chrìsti nomine amen. Nos Thomas de Spilimbergo prò 
reverendissimo in Christo Patre et domino nostro domino Philipo 
de Alenchon sabine episcopo romane ecclesie chardenali et in 
aquileiensi ecclesia dignissimo patriareha vicecapitanens Civita- 
tis tergesti cognoscentes de lite et questione vertente et que 
versa est coram nobis inter ser giugelmum copa notarinm procu- 
ratorem et procuratorio nomine belissime filie quondam Ioannis 
de Zichio heredis dicti quondam patris sui ex una parte agentem 
et magistrum mateum sartorem procuratorem domine Lucie sue- 
cessoris honorum quondam lohannis Butiglarii de Venetiis ex 
altera se defendentem in qua quidem questione ante dictum 
ser lugelmum dicto nomine petiit oretenus a dicto magistro 
Matteo dicto nomine libras XX parvorum in suo testamento 
legato dicto lohanni de Chichio per dictum lohannem Butigla- 
rium visasque centra dictam petitionem responsiones eidem 
petitioni facto visse termino peremptorie dato partibus ad pro- 
bandum de iuribus suis et opponendum visse testamento producto 
per partem diete domine belissimae vissis capitulis productis prò 
parte dicti ser Guigelmi Coppa dicto nomine et responsionibus 
supra dictis capitulis factis vissoque dicto processu ac vissis omni- 
bus et singulis quae diete partes coram nobis dicere produoere et 
allegare voluerunt tam coretenus quam in scripto et supra prae- 
missum habita diligenti deliberatione cum provido et discreto 



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210 

viro domino Aldigerio de latare deZenta vicario et assessore nostro 
citatis partibas antedictis ad hanc diem nostrani sententiam andien- 
dnm Christi nomine invocato ex cuias vnltn cnncta procedane 
indicia in hiis scriptis dicimns sententiam et pronanciamns in han- 
modnm videlicet qnidem dictam dominam Lnciam snccessorem 
bonomm dicti qnondam lohannis et dictam magistmm Matteom 
procnratorem et procuratorio nomine sapradicto condemnamns ad 
dandnm solvendnm dictae Belissimae filiae et beredis dicti quon- 
dam patris sui sen dìctos ser Gnigelmo Coppa dicto nomine dictas 
viginti libras parvoram iuxta dictam petitioncm et victnm victori 
in expensis legitime condemnamns hac taxatione nobis in poste- 
rum reservati praesens dicto ser Gnigelmo dicto nomine et abscDte 
dicto magistro matteo. 

Lata data et promulgata fnit ante dieta sententia per ante- 
dictam dominam vicecapitanenm sedentem prò tribunali ad banchnm 
iuris in placitis generalibus in logia comunis praesentibus do- 
mino Bartolomeo Botez vicedomino comunis et ser Yincentio de 
Teophanis testibus et aliis sub anno domini millesimo tercen- 
tesimo octuagesimo secundo indictione V. die vigesimo tercio 
mensis madii. 

Manu ser varienti rubei notarli scripta ex protocoUis Simone 
de ludicibus. 



Gli atti delle pace di TorinO; in quanto riferibili alla città 
di Trieste; hanno già dato occasione a molte erronee interpre- 
tazioni. 

Ritiene il dottor Eandler che in forza di quella pace: Ve- 
nezia e Àquileia rinunciassero ambedue al dominio e al possesso 
di Trieste, a favore di questa città, cosi che ne uscisse libera, 
ed in propria Signoria. ^) Colle quali parole, se non dicesse al- 
trove che già da lungo tempo avea cessato la podestà imperiale, ^ 
allora in mano dei Lussemburgo, sembrerebbe ammettere che Trieste 



") Cod. Dipi. Istr. a. 1381. 24 agosto. 

«) Indicazioni storiche sn Duca Leopoldo e su Imperatore Federico III, 
per occasione di dedicazione di due busti enei alla loggia del comune. 
Trieste 18G2, p. Xlll. 



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271 

Dòn avesse acquistato almeno il diritto di principato e di sovranità. 
La pace di Torino non ridonava però a Trieste nemmeno 
la signoria. Invano ricercherebbesi negli atti di quella pace una 
rìniincia formale e solenne dei Patriarchi di Aquileia su Trieste, 
analoga a quella che pur fecero i Veneziani. 

Non altrimenti opinava sugli effetti giuridici di quella pace 
il conte Carli; aggiungendo che: dai protocolli esistenti nella 
Cancellaria di Gemona in Friuli, egli ritrovava una deliberazione 
di quella Comunità degli 8 di marzo del 1381 che — super 
Ballisteriis mittendis Targestum, fiat, sicut faciunt ilii de Talme- 
cio, et de Yenzono — ; con che si confermerebbe una nota di 
Odorìco d' Udine Cancelliere del Patriarca Filippo d' Àlen^on 
del 1386, in cui si legge essere stata detta Città dai Genovesi 
consegnata al Patriarca suddetto. Infatti dalla medesima nota di 
Odorico d' Udine, non che da Andrea Navagero (Stor. Venez. 
Marat. Rerum Italie. Scriptores T. XXIII. p. 1067) tutto ciò sì 
confermerebbe. ') 

Il documento inedito che poniamo qui dinanzi, favoritoci 
dalla cortesia del sig. dottore Carlo Gregorutti, conservatore del- 
l' archivio diplomatico di Trieste, scioglie definitivamente la con- 
troversia da noi in tale proposito ridestata. 

Contiene quel documento una sentenza profferita da Tom- 
maso da Spilimbergo, vicecapitano di Trieste, a nome del cardi- 
nale Filippo d* Alengon patriarca di Aquileia. Oggetto della 
contenzione un legato di venti lire che certa Belissima, figlia 
del defunto Giovanni de Zichio, in base delle disposizioni testa- 
mentarie di un tale Giovanni Butiglario da Venezia pretendeva 
in confronto di certa donna Lucia erede del predetto. La causa 
fu risolta a favore dell' attrice, condannata inoltre la parte con- 
venuta alla rifusione delle spese di processo. La sentenza è docu- 
mento vicedominato e quindi superiore ad ogni eccezione che si 
volesse elevare. Fu promulgata da Tommaso di Spilimbergo, 
nella logia del comune, al banco solito del giudizio, presenti il 
vicedomino Bartolomeo Botez, il nobile Vincenzo de Teofania, 
ed altri, adcTi 23 maggio 1382. 



V Carli, Ant. Ital. Milano 1788, toI. IV. p. 247-8. 



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272 

E qui dobbiamo notare che già agli 11 di febbraio 1381 
papa Urbano VI conferiva al cardinale d' Alengon il patriarcato 
di Aqoileia -— che la pace di Torino fn conclìiasa ai 24 agosto 

1381 — obe ai 3 ottobre 1381 Trieste mandava i patrìzi Nicolò 
Cigotto e Adelino Petazzi in Venezia a ratificare la predetta pace 
— che finalmente agli nltimi di settembre del 1382 il duca Lieopoldo 
d' Austria accettava la dedizione offertagli dal comune di Trieste. 

La data del surriferito documento è della massima impor- 
tanza, poiché ci fornisce la prova che nel tempo intermedio tra 
la pace di Torino e la susseguente dedizione al duca d' Austria, 
vi funzionavano in Trieste le cariche patriarcali Fatto rilevan- 
tissuno che viene a suffragare la nostra opinione circa gli effetti 
giuridici della pace di Torino. 

Tommaso da Spilimbergo deve però avere esercitata la ca- 
rica di vicecapitano per lo meno dal febbraio del medesimo anno 

1382 impoi; addimostrandoci una carta del nostro Archivio Diplo- 
matico che agli 8 di quel mese gli stava a lato un Adalgerio 
della Torre da Ceneda in qualità di vicario. 

Del notaio Guglielmo Coppa, nominato nella sentenza di 
Tomaso da Spilimbergo quale procuratore dell' attrice; diremo per 
ultimo che comparisce piti volte citato nei documenti di quel- 
r epoca e specialmente nella procura rilasciata ai patrizi Nicolò 
Cigotto e Adelmo Petazzi inviati a Venezia a ratificare la pace 
di Torino. ♦) 

Per tutto ciò resta fermo che anche dopo la pace suddetta 
i patriarchi ebbero dominio in Trieste. In qual tempo questo do- 
minio cessasse, e in qnal modo, se per una sollevazione dei Trie- 
stini, come vorrebbe 1* Ireneo della Croce, ^) se per un' usurpa- 
zione del signore di Duino, come sembra quasi ritenere il Carli, *) 
non ci è dato per ora di penetrare. 

Non disperiamo di vedere che, per 1' emergenze di più accu- 
rate indagini, nuova luce si sparga sull'argomento. 

Càhlo Buttàzzont. 



*) Cod. Dipi. Istr. a. 1381. S ott. 

•) Storia manoscr. 

•) Ant. Ital. V. IV. p. 24^. 



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Al^CHEOQF^AFO TbJESTINOV. I.P.94-138. 




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JLqUILEJA FyOJVlANJ^^ 
Indicazioni del DfKandler 



('aratlcM'o n>sso:ticMU)iiiinazioni aiilirlK». 
Carattere nero: denominazioni moderne . 



Spiegazione dei Se^ni 

Città antica, 
Z3 Città meciievaie 
^D Città odierna 

jPatudo antico 
SS ^c^un odiernct 
?^j Fatitdo odierno 
-^ Icno^ra/ia del /<^SS 

Afum /tornane esistenti 



(^IL DIB^ITTODI 1\IP^0DUZ101IE È I^ISXP^BATO^ 



~{*Dn mi^io Romano . 
— I Vienna. 



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Prfmtataitt linassi 



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GPERRi TRA VENEZIA E TRIESTE 

Anno 1868. 

narrata per 

Ireneo della Croce 

Archivio Diplomatico di Trieste. — Da Codice M. S. Originale. ') 

Mal contenti e poco Boddisfatti i Nostri Triestini del Go- 
nemo de' Yenetiani; memori della lor antica Libertà^ e di qael 
Sangue Romano, da coi gloriauansi rìconoBcere i proprii natali, 
eome osserva Y Abbate Ughellio Ital. Sacr. tom. 5. col. 498 : "Hi 
popoli; scilicet Romani SanguiniS; et animi : non talis modice fé- 
rebant se missos snb iugum a Republica Veneta. „ ^) H che appro- 
nando nn Console al riferire di T. Livio lib. 8. n. 91 : "Eos qui 
nihil praeter qaam de libertate cogitante dignos esse, qui Roma- 
ni fiant.„ ^ Qual celebre sentenza adduce Angelo Portinari della 
Libertà degli antichi Veneti, fol. 15. num. 16. *) 



') La narrazione del Mainati, Memorie stor. di Trieste, Venezia 1817 voi. 
IL p. 113 e Beg,non è che una modificazione di quella inedita d'Ire- 
neo della Croce, che per non alterarne la lettera e lo spirito riteniamo 
di dover qui pubblicare nella sua originale integrità. 

*) Questi popoli, di romano sangue ed animo, non indifferentemente soppor- 
tavano di rimanere sottoposti alla repubblica Veneziana. 

*) Essere degni di divenire Romani coloro, i quali nuli* altro meditano 
che di acquistare la libertà. 

*) Trieste combatteva invero per la propria esistenza^ pel suo avvenire 
economico, per la libertà mercantile, per quei motivi in venerale che 
suscitarono le guerre tra le città d* Italia allora divise. Kon possiamo 
accordarci coli* opinione del Romanin, triestino, Storia documentata di 
Venezia, 1855 voi. III. p. 237, che Trieste si fosse ribellata per pura 
gelosia verso la veneziana grandezza. Trieste trovavasi allora in con- 
dizioni troppo umili per poter rivaleggiare colla famosa repubblica. 
L' orìgine nella presente guerra dimostra piuttosto l' inasprimento dei 
Triestini pei divieti che i Veneziani frapponevano ad essi nel commer- 
cio e nella produzione del sali. Marin Sanudo racconta: ''come in un 



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2U 

Ansiosi dunque di liberarsi dalla soggetìone circa V anno 
1368 nel principio del Dogato d' Andrea Contarini, al riferire di 
Francesco Verdizzotti Hist Venet. lib. 14 trancidarono le Cianne 
col Bopracomito di una Galea, deputata dalla Republica alla custo- 
dia del Golfo; e per guardia de' contrabandi solita alcune volte 
d' approdarsi nel Nostro Porto. Tal successo del trucidamento 
della Galea una Gron. Veneta M. S. V attribuisce all' anno 1378 
e perciò si riforisce anco queir anno, il che deuesi osservare. 
Kè contenti di ciò; passarono dal Sangue priuato all' ingiurìe del 
Prencipe con lacerare in minuti pezzi le pubbliche insegne col 
Leone solite esporsi le Feste (conforme 1' uso) nelle Piazze, cal- 
pestandole'per maggior oltraggio sotto a' piedi. ^) Apportò tal ac- 
cidente non minor inquietezza alla Republica di Venezia quello 
gV apportasse la ribellione di Candia poco prima sopita : mercè 
che se lui trattauasi d' un RegnO; lontano però; quiui d' una Città 
in seno al Golfo, ma uicina. Allestirono subito due Armate per 
riacquistare Trieste, una marittima sotto la diretione di Cresio 
Molino, che gì' anni passati fu Podestà di Trieste; e T altra ter- 



altra cronica ho letto il principio della guerra di Trieste fu, nerchè 
tenendo ì nostri nel detto Golfo di Trieste una Fasta, accioccné non 
si facesse contra bando, la quale si incontrò in un Pamfilo Triestino, ca- 
rico di frumento, che veniva dal Friuli per aue' fiumi, volendo andare 
a Trieste, e avea etiam Sale sotto. Laonde il detto Capitano della Fusta 
gli fece comandamento che andasse di lungo a Venezia, perchè era 
contrabando. E coloro non volendo ubidire furono alle manL „Munit. 
Rer. It. Scr. T. XXII. col. 669 e seg. 

■) L' Ireneo ommette un fatto importantissimo. Volendo i Triestini dapprima 
evitare uno scontro colla repubblica, spedirono ambasciatori a Venezia 
onde addivenire a un qualche componimento. Il quale essi anche ot- 
tenero a patto di giurare fedeltà a Venezia, d'inalzare il vesbillo di San 
Marco, di compensare i danni arrecati, di restituire il naviglio sorpreso 
in contrabbando, di obbligare infine gli autori del fatto a chiedere per- 
dono alla repubblica o di bandirli altrimenti dalla città. ** Conchiuso il 
quale accordo, riferisce Andrea Navagerio nella sua storia di Venezia 
(Murat. Rer. Ital. Scriptores T. XXIII, col. 1050 e seg.), la Signoria per 
deliberazione del Senato a' 6 di Settembre elesse e spedi Ambascia- 
tore a Trieste Ser Luigi Falier, il quale andato a quella Città, le 
{>ortò lo Stendardo. Il quale accettato da que' del Governo, e secondo 
a forma dell' accordo fatto levare nella Piazza, fti dal popolo sollevato 
contro i Nobili a suggestione di Francesco da Carrara Signore di Pa- 
dova, subito gittato a terra e fugato V Ambasciadore. Dsl questa in- 
giurìa mossa la Signoria, armò in Venezia quattro Galere grosse, e & 
quelle appresso alcune sottili, che si ritrovavano in Golfo, Capitano ser 
Cresci da Molin, spedi con mangani e altri strumenti da guerra contro 
quella Città,, 



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2t5 

restre comaBdata da Domenico Michele.^ Armaronsi parimente al- 
la difesa i nostri Cittadini col proprio e V altrui nicino aiuto, e for- 
tificate le mura le munirono di gente pagata e paesana, risoluti 
per difendere la libertà, di sofrire ogni disagio ed anco la morte.') 

I Veneti subito giunti dieron un fiero assalto alla Città, 
ma ributtati dal ualor de' Cittadini, che negli assalti, e nelle loro 
irequenti sortite riportauano sempre auantaggiosi successi; per 
il che ralentati d' animo i Veneziani sospesero di più molestarli, 
sperando di conseguire dalla patienza e dal tempo, ciò che la 
forza, e V impeto non fu bastante ottenere. ^) Passò in tal guisa 
qualche tempo V assedio, fin che in Venetia dal scoprire il bi- 
sogno di forze maggiori, anco per una noce corsa, che il Conte 
di Duino douesse ben presto soccorrere gli assediati, s'accreb- 
bero nuoui rinforzi, con altri due Proneditori, Paolo Loredano, 
e Taddeo Giustiniano, in permuta de' primi. Arriuati questi al 
Campo, ed accresciute di uigor, e di consiglio 1' Armate Venete, 
segui un gran fatto d' Arme con mortalità d' ambe lo parti ; senz' al- 
tro progresso, che di reciproche stragi. I Cittadini nostri nume- 
rosi e gagliardi tennero con le frequenti uscite il campo Veneto 
qualche tempo in continuo moto, e dispregio; sin che astretti 
dalla potenza nemica convennero astenersi dall' uscita. Fu subi- 
to con machine diuerse per mar, e per terra combattuta per 
molti giorni continui la Città, qual difendeuasi con estremo ua- 
lore, riparando a notte con solecitudine huomeni, e donno le mura 
dalle Bombarde Venete il giorno in gran parte distrutte. Durò 
r assedio tutto V inuerno del 1368 con morte di molti soldati 
dell' Esercito Veneto estinti dai grandissimi freddi. 

Rinforzò la Republica nella primauera nouamente 1' Arma- 
ta, aggiungendo alla terrestre 200 Guastatori, estrati forse dal 
numero de' duemiila Treuigiani, che al riferire di Giouanni Bo- 



*; L* armata nemica salpò da Venezia nelle feste di natale del 136^. Ma- 
rat. Rer. Ita]. Scr. T. XIX col. 743. 

'') Durante l'assedio anche gli Friulani accorsero numerosissimi alla dife- 
sa di Trieste. Ser.Pietro Uiustiniano, Le Historìe Venetiane ecc. In Ve- 
netia, 1576. 

*) Inalzarono da prima un bastione presso al mare, indi si fortificarono 
sopra un monte che domina la città. Da questo punto estesero le loro 
linee dall'una all'altra parte del mare, cercando evidentemente di 
chiudere alla città ogni via di soccorso. 



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276 

nifacio Hist Triuig. Kb. 10. b' offersero l'anno 1368 per ricupe- 
rare Trieste. Col nuovo soccorso rìnonaronsi più fieri gì' assalti, 
ed estesero diaerse troppe à deuastar il paese, quali oltre il gua- 
sto delle Vigne espugnarono alcune Castella poco lungi dalla 
Città. Né perciò perdettero V animo gli assediati, benché fuor di 
speranza d' ogni soccorso; ma con intrepido cuore difendendosi 
ualorosamente sostennero nn lungo e calamitoso assedio, in coi 
per mancanza di uiueri, ridotti (furono) all' estremo sino a man- 
giare li Canali!, et altri Animali immondi, et anco gli sorci. *) 

Alla fine disperati, e stanchi da' sostenuti disaggi, scorgen- 
do la propria Città distrutta, temendo la minaciata ronina, espo- 
sero le Insegne del Re d' Ungheria, ma senza fratto, e speranza di 
ottenere soccorso. Dietro queste inalzarono quelle di Barnabò Vi- 
sconte, e del Sig. di Padoua, da' quali pure non furono ascoltati. '®) 

Dopo questi ricorsi, implorarono finalmente col mezzo di 
pubblici Ambasciatori 1' aiuto, e soccorso del Duca Leopoldo d' Au- 
stria, coir esibirgli se stessi colla propria città, supplicandolo ue- 
nire a solevarla, e liberarla da queir angustie, e come cosa pro- 
pria conservarla à se stesso, addottrinati da Polibio lib. 2. Che 
^optime consnlunt tenuiores Eepublicae a potentioribus bello la- 
cessitae, quae prudeutes et proposita periculi magnitudine, et vi- 
cinitate pelliciunt alias Bespublicas, nel Regna potentissima in 
snam societatem, eto. ' ') Accettò il Duca di buona voglia l' inulto, 



') Togliamo alcuni passi dalla Stona di Harin Sanudo (Vite dei Dosp di 
Venezia, Muratori Ber. Ital. Scrìp. T. XXII. col. 669 e seg.), che fanno 
bella Drova del valore dei nostri Triestini : ''venuto il tempo nuovo nel 
1369 fu rinfrescato il campo e T armata, e mandate le Galere del Golfo e 
400 guastatori con zappe e badili. I quali furono messi nella bastia, e 
determinato di dar la Da ttaglia a un tempo per mare e per terra; e dato 
prima il guasto ai terreni e vigne, e aandole la battaglia, fu sbucata; 
onde venne gii\ una gran parte del muro dalla banda da terra. Ha ì 
Triestini furono ali* incontro, e ribatterono i nostri, che colle scaie vo- 
levano montar su. £ ne furono morti dell' una e deir altra parte assai. 
Sopravenne la notte e cessò la battaglia, E in quella notte gli uomini 
e le donne rifecero e fortificarono il detto muro caduto, più forte che 
prima,, E in fine: "Vedendo i Triestini essere rotte le mura e case loro, 
e morte assai persone, e che morivano di fame, si renderono, salvo l'a- 
vere e le persone e furono accettati.» 

>*) Sembra che Trieste offerisse dapprima la sua dedizione a Marqnardo 
patriarca di Aquileia e alla patna tutta del Friuli, e che il patriarca 

Sor tema dei veneziani e per non invilupparsi in una guerra, rifiutasse 
i accettare V offerta. 

*') Che le piccole repubbliche combattute dalle più potenti in vista di nn 



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277 

a qnal sospirata naona furono sabito inalzate sopra le Torri delle 
Città con indicibile giabilo, et allegrezza le sue Bandiere. 

Conoscendo però il Duca molt' ardua quest' impresa, uolle 
prima d' applicare V armi, seruirsi de' negotiati con ricorrere à 
Cesare, acciò interponesse V Augusta Corona à persuadere la Re- 
publica di permettere a' Triestini libero V arbitrio di se medesi- 
mi. Abbracciò Y imperatore Carlo IV. V impresa, e subito spedi 
per le poste Gionanni di Verd, e dietro a lui Francesco Sauor- 
guano, e Simone Valuasone acciò come Ambasciatori trattassero 
r accordo. Scorgendo il Senato alieni e risoluti i Triestini, e cbe 
inuece di humiliarsi alla Republica procurauano soggettarsi ad 
altro Principe, chiusero qual pasidi sorde V orecchie quei . Sena- 
tori all' istanze proposte, e con licenziare gì' Ambasciatori, sciol- 
sero tutti i trattati, e commisero ai Capi dell' Armata di prose* 
guire contro gli assediati ogni più barbara crudeltà, come ap- 
punto suecesse. '^ 

Peruenuta tal nuova al Duca Leopoldo, applicò subito la 
mano alla forza, et raccolto un Esercito di diecimilla Soldati tra 
Caualleria e Fanteria, con numerosa Nobiltà Tedesca marchiò uerso 
r Italia per soccorrere l' afflitta Trieste. All' aniso di tal soccorso 
ripigliate da' Veneti l' Ai me, procurarono con un sol colpo at- 
terrire quelli di dentro, et incomodare l' Austriaco di fuori col 
stendersi al guasto del Paese, espugnando alcuni Castelli poco 
discosti dalla Città, asportando da essi il grano, con ogn' altra 
sorte di uiuerì, e vettouaglie, e con questa forma andauano di- 
uisando di stringere, et opprimere la Città, alla quale machina- 
uano con ogni studio, et artificio la soggezione. Giunto il Duca 
Leopoldo con grand' impeto assali senza dimora l' inimiche Trin- 
ciere pensando col rompere l' inimico di dar fine alla guerra, 
et entrare vittorioso; e Padrone in Trieste. Fu si gagliardo l' incon- 
tro, cbe cedendo i Veneti alla forza degli Austriaci, presto sa- 



grande e prossimo pericolo, ottimamente e in modo assai prudente prov- 
vedono ai propri interessi, inducendo repubbliche o regni potentissimi 
a stringere seco loro amistà. 

••) Altrimenti spiega la cosa il Bomanin, Stor. d. Ven. voi. Ili, paj^. 238, 
osservando che i duchi cercavano di guadagnar tempo, avendo intanto 
mandato aUa Ponteba Corrado Crainer ad intendersi col patriarca di 4* 
quileia. Conforme il Caroldor 



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278 

rebbe terminata la guerra, se il Generale di Mare scorgendo il 
pericolo deir Armata Terrestre non accorreaa con gran numero di 
Balestrieri alla battaglia ; quai inuadendo per fianco gì' Alema- 
ni, cangiò la sorte alla battaglia, e leuò al Duca la palma della 
nittoria di mano. Mentre conquassato il suo Esercito, douè riti- 
rarsi al sicuro sopra un monticello, lasciando la campagna coper- 
ta di morti, e feriti, e dopo li 3 nouembre, in qual giorno segui 
il conflitto, abbandonata egli Trieste, fé ritornò in Alemagna. '^ 
Persa con tal rotta, e partenza del Duca dai nostri Cittadini o- 
gni speranza d' altro soccorso estero, non perciò smarrì Y intre- 
pidezza de' loro cuori, resistendo ancora 14 giorni continui agli 
assalti de' nemici, i quali senza mai cessare gli chiusero talmen- 
te, che scorgendo non poter più resistere, spedirono un Cittadino 
Inviato al generale Veneto, con proferta che salvo l' honore, 
r bavere, e le persone renderebbonsi soggetti alla Republica. 

Esaminate dai Capi le condizioni proposte, stanchi essi an- 
cora de' patimenti sofferti, accettarono Y inuito et a' 18 nouem- 
bre Paolo Loredano seguito da mille Balestrieri, e quattrocento 
Caualli, fé* Y ingresso, pigliando a nome della Republica di nuo- 
vo il possesso della Città di Trieste: cosi ritrouasi registrato 
nelle Memorie M. S. del Venerabile Capitolo della Nostra Cattedra- 
le di S. Giusto con queste parole: "Anno 1369. XIV. Eal. decem- 
bris intrauerunt Veneti, cum suo Exercitu in Ciuitate Tergestina„. '^) 
Narrando tal fatto Kafano de' Carissimi nella sua aggiunta M. 
S. alla Cronica del Dandolo scriue : "Quamuis Tergestini qui 
antiqaitus Ducali Dominio fidelitate tenuerunt, maximas centra 
honorem nostrum iniurias commiserunt interficiendo Comitem 6a- 
leae ad custodiam Istriae deputatae, et alia importabilia commit- 
tendo. Tamen eis Senatus pie pepercit, contentus ut Vexillum B. 
Marci, quod per pacta vetusta in cuiuslibet Ducis creatione re- 



*') La battaglia fu combattuta con molto ardore e ebbe esito sangoino- 
BÌ68ÌmOi secondo narra lo storico trivigiano Andrea de Hedusiis:*' et 
ibi plus quam credi possit, bine inde virìliter pugnatum est, et nisi e- 
ventus indicaret, non facile cognitum fuisset, in quam partem belli glo- 
ria devenissetn Murat. Rer. It. Scr. T. XIX. col. 743. 

>*) Anno 1369. Li 10 novembre entrarono i Veneti col loro esercito nella 
città di Trieste. 



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279 

cipere debent, in BolemnitatìbaB erigerentar in Flateam.^^^) E che 
li colpenolì dell' homioidio fossero relegati qualche tempo in Ve- 
nezia, con altre conditioni di poco rilieuo. Rimanendo in tal 
modo stabilite tutte le cose con pnblico giuramento dagli Am- 
basciatori e Sindici della Città alli 28 dell' istesso mese, et anno. 

Entrato il Loredano in Trieste, fidandosi poco de' suoi 
Cittadini, sapendo che gli animi soggiogati per forza non si quie- 
tano mai, oppure difficilmente, perciò applicossi a ben presi- 
diarla, e munirla. Parimente il Senato non men sollecito di lui, 
temendo qualch' altro incontro del Duca d' Austria, gli aggiunse 
polso e consiglio, inuiandole due altri rappresentanti Saracin 
Dandolo per Podestà, ad Andrea Zeno per Capitanio, con Guido 
Triuisano, e Pietro Fontana, et altre nuove Milizie. E per raf- 
frenare maggiormente i Triestini, ordinò si fabbricassero due forti, 
uno alla riua del mare, e 1' altro sopra il colle uicino {alla torre 
Cochéma dal uolgo detto Chiauchiara col palazzo del capitanio 
in piazza grande vicino alla chiesa di S. Pietro. E perchè £r- 
rigo, Rapicelo^ Patrizio, e Vicedomo della città non uoUe profe- 
rire uiva S Marco, fu relegato nelF Isola di Veglia, gloriandos 
quel generoso cuore piuttosto di tale esilio, che rimuouersi dal 
suo poco affetto alla Bepublica, 

Deuo qui auuertire essere cosi diuersi i pareri degli scrit- 
tori Veneti nel rappresentare i successi della città di Trieste 
che non saprei a quali appoggiarmi per non inciampare, ed al 
lontanarmi dal nero ; mentre con considerabile disordine narian- 
do gli anni, confondono la maggior parte i successi, attribuendo 
air anno 1379 ciò che segui nel 136 8 come ognuno potrà uede- 
re negli stessi, e seruirsi dell' auuiso. 



A questo luogo V autore, dopo aver fatto cenno di legato pio 
del Valse e di un accordo tra il patria/rea e la terra di Muggia 
per prest(uione di decime così prosegue: 

'*) Quantunque i Triestini, i anali da antico serbavano fedeltà al ducale 
dominio, recato avessero alronor nostro delle ingiurie grandissime, uc- 
cidendo il conte della galera destinata alla custodia delP Istria, e per- 
petrando delle altre cose molto gravi, pure il senato pietosamente di 
tutto ciò gliene fece perdono, accontentandosi che nella creazione di 
ciascun doge^ come per patti antichi^ ricevessero il vessillo di S. Marco 
e sulla piazza lo inalzassero nella ncorrenza delle pubbliche solennità. 



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MoBSo (il patriarca) da santo zelo scrisse a Venezia con 
efficace maniera per la conclusione d* una ferma, e stabil pace, 
ed a tal effetto fa inniata dal Senato Pantaleone Barbo a S. Vito 
nel Frinii, one tntti concorrendo nnitamente alla quiete, restò 
conchiusa con le condizioni seguenti. 

Che il Duca d' Austria rinunziasse a tutte le pretensioni, 
e ragioni che pretender potesse sopra la Città di Trieste, suo 
Territorio, e Castelli, e restituisse il Castello di Moccò. 

Che air incontro Vrani^ terra nell' Istria spettasse a lui, e 
che la Republica di Venezia gli sborsasse 75 mille ducati, e ri- 
lasciasse liberi i prigionieri. 

Nella stessa pace fa incluso anco il Signor di Duino, a 
cui di consenso del Senato restò libero il godimento delle pro- 
prie entrate, che teneua nel territorio di Trieste, ratificandosi il 
tutto dalle parti con somma quiete. 

Podestà di Trieste ritrouasi in quest' anno Pietro Fontana^ 
e Paolo Loredano. 



Aggiungiamo alcune ulteriori notizie riferibili a tal guerra, 
desunte dal medesimo autore: 

Arriuato il nuouo prelato (uescovo Angelo da Chiozza) in 
Trieste il medesimo anno fu necessitato prendere due case a 
pigione per lire 30 air anno dal capitolo, mentre rìtrouò il uè- 
scouato rouinato in maniera tale, che appena appariuano i ne- 
stigi oue pria fosse situato ; essendo stato spianato da' Veneti 
per seruirsi di quel materiale nella fabbrica dell' accennata Torre 
nel Colle di Cucherna ; come appare dall' istromento stipulato 
li 18 marzo 1371 da Pietro Ballardo, il quale dice : ••Cum per 
Commune Venetorum episcopatus tergestinus fuerit derupatus, 
et deuastatus, et lapides domorum episcopatus praedicti ac- 
cepti fuerint prò aedificatione cuiusdam Castri quot Veneti 
fecerunt in ciuitate Tergesti, prope locum ubi fuerit dictus epi- 
scopatus. Beu. in Christo Pater, et DD. Angelus Dei, et Aposto- 
licae Sedis gratìa episcopus Tergestinus, tempore quo appulit 
Tergesti ad suum episcopatum, inuenìt dictum episoopatum tali- 
ter derupatum, et deuastatum quod nix poterat cognosci et ui- 



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8S1 

deri ubi faerunt domns^ et palatinm dicti episcopatoS; et ipsnm 
oportaerit alibi unum aedificare prò habitatioiie sua, et familiae 
8iiae. Qaare a capitalo accepit dnas domns^ cnrn oblatione sol- 
nendi annuas libras 30 *^.^ — La qual rocca, o forte fabbricato 
dai Veneti con la demolizione del vescovato, si può congettu- 
rare dair accennate parole, ed anche da alcune reliquie di mu- 
raglie antiche che oggidì ancora appariscono nella braida, o cam- 
pagnetta dell' Illus.a sig.a de Burlo maritata Pillepich, che fosse 
situato fra U uescouato, et il castello odierno : e da questa de- 
molizione materiale di esso uescouato, anche la formale della 
sua cancelleria, cioè 1' asportamento dei priuilegi, et altre scrit- 
ture antiche della chiesa, e Città di Trieste. Non contenti i 
Veneti della riacquistata Città di Trieste, per maggior sicu- 
rezza della stessa contro la stabilita pace s' accinsero anche al- 
l' impresa del Castello di Moccolano, del quale s' impadronirono 
li 25 febbraro del 1371 benché con grandissimo loro danno e 
perdita. Cosi riferiscono le memorie antiche mss. del ven. capi- 
tolo. Questo Castello fabbricato per difesa, e custodia della Città, 
era situato uicino alla ripa del mare nella contrada di Zedasso 
quattro miglia distante da essa fra la strada che conduce al 
Friuli, e la ripa del mare quale fu poi totalmente distrutto, non 
restando al presente altra memoria di esso, che alcuni auanzi 
di fondamenti nella uigna dei Signori Montanelli, con un porto 
formato di bellissime, e grandissime pietre. Scriue d'esso il Bion- 
do Ital. illustrat.: nel fine della regione decima, uicino al mare, 
dopo Montefalcone è pure in un altro colle Duino, nobile, e for- 
te terra, ed in altro minor colle è Moccolano ; appresso poi è 
la Città di Trieste antica Colonia de' Romani, celebrata molto 



*') Essendo stato il vescovato di Trieste dal Comune de* Veneti diroccato, 
e devastato, ed essendo state tolte le pietre delle case del vescovato 
per r edificazione d* un castello, quale i Veneziani fecero nella città di 
Trieste, vicino al luogo dove era stato il detto vescovato: il Rever. 
padre m Cristo mons. Angelo per la grazia di Dio. e deir Apostolica 
Sede vescovo Triestino nel tempo che giunse a Trieste al suo vesco- 
vato, ritrovò il detto vescovato talmente diroccato, e devastato, che 
appena si poteva conoscere, e vedere dove era stata la casa ed u pa- 
lazzo del detto vescovato e fu necessario, che egli vi fabbricasse 
altrove un vescovato per abitazione sua, e della sua famiglia. Per la 
qual cosa ricevè dal capitolo due case coli* obbligo di pagare annual- 
meste lire 90« 

ao 



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282 

presso gli antichi scrittori come 6 Cesare; Plinio, ed altri Isto- 
rici; e Cosmografi. — Fa anche memoria di Moccolano Fr. Lean- 
dro Alberti; Descr. dell' Ital. region. 18. pag. 498; adducendo 
quasi le stesse parole. 

A cansa della passata guerra rimase disfatto non solo il 
nescovato di Trieste, ma eziandio distratto; ed incolto tutto il 
suo territorio; come dimostra un istromento rogato li 31 maggio 
1371 da Nicolò Pica notaio publico con occasione d' auere il 
Capitolo della nostra Cattedrale concesso ad annuo affitto il mo- 
lino posto nella contrada di Ursinigie, con le uignc; orti; e terre 
ad esso spettanti; solamente per lire sei . 



C. B. 



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FONTES RERUM TERGESTINARUM 

Anno 1870. 

30 Ottobre; Indizione Vili. Kaissach. 

Pace tra Austria e Venezia. — Alberto e Leopoldo duchi S Aur 
stria rinunciano verso un compenso di 75,000 fior, alla signoria 
di Trieste e del suo territorio — Venezia restituisce il Castello 

di Vragna. 

Archivio generale di Venezia. — Dal documento originale. 

In Clurlftti nomine amen. Anno natlTlfatlft einsdem 

Millesimo Trecentesimo Septuagesimo die octava mensis Novem- 
bris. Indictione octava. Cam Inter sapientem et honestnm vimm 
lohannem de Tirnavia, magistram Hnbaram^ et monete in Au- 
stria, nancium et procaratorem, et Sindicnm lUnstrìum Domino- 
mm, Alberti et Leopoldi fratrum, dei gratìa | Ducam Austrie 
et cetera, procuratorio nomine ipsoram et ntrinsqne eornm ac 
prò ipsis dominis dncibus et heredibus et snccessoribns sais et 
prò omnibus et singulis subditis servitoribus complicibus, fauto- 
ribns et fidelibus eorum et cuiuslibet eorum ex una parte et no- 
bilem et sapientem virum dominum Fantbaleonem Barbo sindicum 
illustris Domini Andreae | Contarono dei gratia ducis Venetiarum 
et cetera et comunis Venecie ac prò ipso domino Duce et co- 
muni Venecie et successoribus snis et per omnibus et singulis 
subditis, servitoribus complicibus fautorìbus et fidelibus sais ex 
parte altera pax concordia, conventiones : transactiones et pacta 
ac remissiones facta firmata et celebrata sint prout constat in- 
strumento publico ) inde confecto manu mei lobannis Ortholfi 
de Znoyma publici Imperiali anctoritate notarli et curie dicto- 
rum dominorum Ducum Austrie scribe qui nec non lohannes 
Vido quondam Bertucii de Veneoiis publicus Imperiali auctorita- 



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284 

te Notarìas et ducatuB Veneciarnm Beriba et uterqae nostrum 
insolidam de ipso iastrumento conficiendo ano et pluribus eìus- 
dem tenoris | rogati faimas anno Nativitatis domini Millesimo 
Trecentesimo Septaagesimo Indictione octava die penultima 
mensis Ootobris a me notarlo infrascripto viso et lecto cnins in- 
strnmenti tener de verbo ad verbum inferias est insertns. Et 
inter cetera Inter ipsas partes. Actam conventnm ac promissum 
faerit qnod prefati domini dnces Austrie nec non dominns Dux 
Yenetiarum soUempniter | ratificabnnt approbabunt et oonfirma- 
bunt ipsam paoem concordiam convenciones transactiones et pacta 
et omnia et singula in suprascripto instrumento contenta. Idcirco 
prelibati domini Albertus et Leopoldus fratres dei gratia Duces 
Austrie et uterque eorum cum deliberatione auctoritate et con- 
sensu sui consilii baronum et fidelium suorum certiorati de pace, 
concordia convencionibus | transactionibus pactis et remissioni- 
bus saprascriptis et infrascriptis omnibus et singalis in instru- 
mento predicto contentis. In presencia mei notarli infrasmpti 
tamquam publice persone et suprascrìpti domini Panthaleonis 
Barbo sindici et procuratoris predictorum domini Ducis et co* 
munis Yenetiarum ad infrascripta specialiter constituti ut constat 
instrumento publico sindicatus | scripto manu Bartholomei de 
Gallarate nati quondam domini Jacobi publici Imperiali aucto- 
ritate notari et ducatus Yeneciarum scribe. Anno nativitatis do- 
mini Millesimo Trecentesimo Septuagesimo Indictione octava die 
nono mensis Octobris a me notario infrascripto viso et lecto stì- 
pulancium et recipientium nomine et vice suprascriptorum domini 
Ducis et comunis | Yeneciarum sponte et ex certa animi scientia 
et non per errorem omnibus modo iure forma et causa quibus 
melius potuerunt et possunt ipsam pacem concordiam convencio- 
nes transactiones pacta et remissiones suprascripta et infra- 
scripta et omnia et singula in ipso inatrumento contenta ratifi- 
caverunt gratificaverunt laudaverunt admiserant approbaverunt 
et I confirmaverunt ac ratificant gratificant laudani admittunt 
approbant et confirmant promittentes per solempnem stipulacio- 
nem prò se et heredibus et successoribus suis, ac prò omnibos 
et singulis ad quos presens negocium spectat vel in futurum 
spoetare posset predicto domino Panthaleoni Barbo sindico et 



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é8& 

procaratori predicto presenti Btipnlanti et recipienti sindicario 
et I procuratorio nomine dictomm domini dacis et comunis Ve- 
necie et michi notario presenti stipulanti et recipienti nomine et 
vice dictomm domini dacis et comanis Yenecie pacem concor- 
diam convenciones transactiones pacta et remissiones predicta 
et predictas et infrascripta et infrascriptas et omnia et singula 
in ipso instramento contenta perpetao firmiter attendere | ob- 
servare et adimplere et attendi et observari et impleri facere bona 
fide sine fraude et sine aliqna exceptione vel dolo et non con» 
trafacere vel venire occasione minoris etatis vel alicuius sol- 
lempnitatis sbecialis in hoc contractn obmisse vel aliqna alia racic 
ne vel causa de iure vel de facto per se vel alios sub pena in ipso 
instrumento | pacis contenta totiens committenda et effettualiter 
exigenda quotiens factum fuerit centra predicta vel infrascripta 
vel aliquid eorum qua soluta vel non presens contractus in sua 
permaneat firmitate et sub obligacione omnium suorum et u- 
triusque ipsonim bonorum mobilium et immobilium presencium 
et futurornm. Benunciantes per pactum expressum in predictis 
omnibus | et singulis omni exceptioni et conditioni sine causa 
vel ex ininsta causa doli mali et in factum ac beneficio restitu- 
tionis in integrum et omni alii exceptioni defensioni iuris legum 
et decretorum auxilio omnique privilegio et aliis omnibus quibus 
centra predicta vel aliquid predictorum possent se tueri aut di- 
cere facere vel venire. Et in premissorum fidem et evidenciam | 
pleniorem suprascripti lUustres domini domini Albertus et Leu- 
poldus fratres duces Austrie et cetera sigilla sua pendi manda- 
verunt presenti publico instrumento. Acta sunt hec et firmata in 
civitate Sancti Viti in Karinthia in hospicio dictorum dominorum 
Ducum Austrie presentibus nobilibus et sapientibus viris Domino 
lobanne de Liechtenstein | de Nikolspurg et Beinhardo de 
Wehnig predictorum dominorum Ducum Austrie magistris curie 
Ulrico de Liechtenstein Capitaneo Styrie et Ulrico de Kranich- 
perg. Marco quondam Buzolini de Monte albano cive Veneciarnm 
et conforto mareschalco quondam Bodnlffi de Bodrigio habita- 
tore tervisiì, testibus rogatis et aliis. Tenor vero supradicti in- 
strumenti | pacis concordie et cetera per omnia talis est: In 
Christi nomine amen : Anno nativitatis eiusdem Millesimo Tre- 



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286 

centesimo Septnagesimo. Indictione octava die penultima mensia 
ootobrie. Cnm inter illaBtres principes Dominos Albertum et Lea- 
poldnm fratres Dei gratia Daces Anstrìe et cetera ac serritores 
snbditos et fideles ac complices saos ex una parte. Et Illa- 
strem | Dominnm Andream Contareno dei gratia dncemVenetie 
et cetera ac comune snbditos et fideles snos ex altera occasione 
ciTitatis Tergesti ac districtns castroram et pertinenciarum eius 
sen alia qoacanqae causa guerra discordia lis et controYcrsia 
foret. Et diete partes Deum habentes pre oculis ac considerantes 
pericula damna expensarum gravamiaa cedes et desolaciones | 
qae evenerunt et poterant evenire decrevissent unimos suos ad 
pacem et quietis reformationem et pulchritadinem inclinare et circa 
inquisitionem et tractatum eiusdem speciales et solempnes perso- 
nas et procuratores et sindicos studiose et specialiter statuissent. 
Ecce post multas coUationes et tractatas habitas et habito super 
inde nobilis et sapiens vir Dominus | lohannes de Tyrnayia ma- 
gister Hubarum et monete in Austria nuntius procurator et sin- 
dicus predictorum Dominorum Alberti et Leupoldi Ducum Au- 
strie et cetera prout constat litteris patentibus ipsorum domino- 
rum ducum suis sigillis cereis veris et notis pendentibus 
comunitis a me infrascripto notarlo visis et lectis qnarum litte- 
rarum tener talis est nos Albertus et Leupoldus | fratres dei gratia 
duces Austrie Styrie Earinthie et Garniole comites Tyrolenses et 
eetera Universis et singulis quorum interest vel in futurum inte- 
rerit notum esse volumus per presentes quod nos diligenti deli- 
beratione et maturo Consilio prehabitis cum nostris consiliariis et 
fidelibus sapientem virum fidelem nostrum dilectum lohannem de 
Tyrnavia magistrum Hubarum et | monete in Austria prò nobis 
beredibns et successoribus nostris melioribus modis et formis qui- 
bus debebamus et potuimus ad infrascripta absentem tamquam 
presentem nostrum nuncium sindicum actorem procuratorem cau- 
sarum gestorem fecimus constituimus et ordinavimus nec non 
de certa scientia per presentes ordinamus et facimus dantes vi- 
gore presencium eidem plenam et liberam | potestatem et ammi- 
nistrationem nec non generale ac etiam speciale mandatum no- 
stro nomine tractandi firmandi et consumandi bonam yeram et 
sinceram pacem et concordiam nec non transactionem seu treugas 



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287 

cnm Domino Andrea Contareno Duce et Comuni Venetie seu cnm 
eornm Ambassiatoribas Sindicis procnratoribns veinunciis vel eorum 
qaolibet in et Snpra omnibus et | singnlis easis negociis gnerris 
discordiis qnestionibns litibus qne vertuntar inter nos nostros 
fideles ex una et dictos Ducem et Comune Yenecie et ipsorum 
subditos ex parte altera specialiter pretextu cintatis Tergesti 
nec non districtuum et pertinenciarum ìpsius seu occasione rei yel 
cause alterius cuiuscunque sub modis formis et pactis con | yen- 
cionibus provisionibus obligacionibus penarum addiectìonibus 
cautelis capitulis et clausulis aliis que dicto nostro procuratori 
et sindico ad hoc oportuna vel necessaria videbuntur nec non 
faciendi et recipiendi finem remissionem absolutionem et pactum 
de ulterius non petendo ac dandi petendi et recipiendi supra bis 
ìnstrumenta et litteras | cum stipulacionibus cautelis capitulis et 
clausulis oportunis et obligandi bona nostra prò observacione eorum 
que ipse nostro nomine et heredum et successorum nostrorum. Du- 
xerit promittenda et iurandi in animas nostras de servando et 
attendendo perpetue singula que ipse nostro nomine et heredum 
et successorum nostrorum in premissis promiserit seu quolibet 
premissorum. | Et generaliter omnia alia et singula faciendi prò- 
curandi et exercendi tam in genere, quam etiam in specie que 
in et super prelibatis et eorum quolibet ac super dependentibus 
emergentibus et connexis necessaria vel opportuna fuerint per 
causarum et negociorum exigentia etiam si mandatum magis 
exigercnt speciale et que nosmet possemus facere presentes 
propris in personis. Pro | mittentes prò nobis heredibus et suc- 
cessoribus nostris rata grata et iSrraa habere perpetuo ac adim- 
piere et exequi cum effectu omnia et siugula que prefatus noster 
procurator et sindicus in premissis seu eorum aliquo nostro no- 
mine et heredum et successorum nostrorum egerit vel gesserit 
et que ipse per nos et heredos et successores nostros attendenda | 
vel facienda promiserit seu agenda, nec centra ea venire vel 
facere sub rerum nostrarum omnium obligacione et ipotheca. Et 
in premissorum robur et testimonium evidens. Nos Albertus et 
Leupoldus Duces constituentes predicti sigilla nostra pendi man- 
davimus ad presentes. Datum et actum Laybaci die Vicesima 
nona mensis Octobris | Anno domini, Millesimo Trecentesima 



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Septuagesimo. Sindieario et procaratorio nomine ipsornm Domino- 
rum Dncnm Austrie et prò heredibus et succeBSorìbus ipsoium 
Dominornm Dncom Anstrie nec non prò omnibus et singnlis 
sabditis senritoribas complicibns fautoribns et fidelibns eonim et 
euinslibet eorum omnibus modis, iure forma et causa quibus 
melius potuit ex | una parte. Et nobilis et sapiens vìr Dominus 
Panthaleo Barbo nuntius Sindicus et procurator predietorum do- 
mini Ducis et comunis Yenetie. Ut constat instrumento publieo 
sindicatus et procuracionis eiusdem inde eonfecto. A me notano 
infrascrìpto. Viso et lecto cuias instrumenti tenor talis est : In 
Ghristi nomine Amen. Anno nativitatis eiusdem | Millesimo Tre- 
centesimo Septuagesimo. Indictione octava die undecimo mensis 
Augusti Illustrìs et Hagnificus Dominus Dominus Andreas Con- 
tarono Dei gratia Dux Yenetiarum et cetera una eum snis con- 
siliis ad infrascrìpta et alia exercenda specialiter deputatis ad 
Bonum campane et voce preconea more solito vocatis et congre- 
gatis. Et ipsa Consilia | una cum ipso Domino Duce unanimiter 
et concordia et concorditer nomine discrepante prò se et succes- 
sorìbus suis ' ac nomine et vice comunis Venecie et omnibus 
modis iure forma et causa quibus melius potuerunt fecerunt 
constituerunt et ordinarerunt suum et dicti comunis Yenecie 
certum nuncium sindicum actorem procuratorem legitimum ac 
negociorum | gestorem et quìdquid amplius dici potest preter 
nobilem et sapientem virum dominum Panthaleonem barbo ho- 
norabilem civem veneciarum absentem tamque presentem in 
omnibus eorum causis litibus controversis et querelis^ civilibus 
et criminalibus presentibus et futurìs specialiter ad tractandum 
complendum faciendnm et firmandam nomine dictorum domini 
Ducis et I comunis Yenecie bonam Tcram sinceram et perpe- 
tnam pacem et concordiam ac transactioném seu treugas cum 
Illustrìbus et magnificis Dominis Dominis Alberto et Leupoldo 
fratrìbus dei gratia ducibus Austrie et cetera seu cum Ambas- 
siatorìbus sindicis et procuratorìbus eorum et cuiuslibet eorum 
de omnibus et singulis et guerris discordiis differenciis quistioni- 
bus litibus I et controversiis rertentibus seu que rerti possent 
inter prefatos dominos duces et subditos et fideles suos ex una 
parte et predictum dominum ducem et comune Yeneciarum et 



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fideles et Snbditos suos ex altera causa et bceasioiie civitetiB Ter* 
gesti ac eastromm districtiiB et pertinenciamm ipsins et qnactm- 
que alia raetone Tel eansa sub modis fotmis | paòtis eonveneio- 
nibns transaotionibiis promissionibtis obl^aciombiis peabnim ad- 
dieetiotiibas cantelis et claasulis opportunis et qne dicto sindieo 
Ttdebuiitar finem remissionem absolntionem et pactam de nlterius 
non petendo faeiendam et recipiendum Instmmento rogandnm 
faeiendnm et recìpiendnm cum stipnlacionibns cantelis et elan- 
snHs opportaniB. | Et ad obligandnm bona comnnis Yeneciamm 
prò observacione eomm qne dnxerìt promittenda et ad inrandnm 
in animabns predictomm domini ducis et comnnis Yenetie per- 
petno attendere et obseryare qnecnnqne promiserit et eonvenerit 
raper predictis et qnolibet premissorniii. Et generaliter ad omnia 
alia ^t siiignla faeiendam et procnrandnm qne in predictis | et 
singnKs «t in dependentibns et oonnexls ftierint opportuna et 
qilè merita cansamm et negociomm exignnt etiam si talia forent 
qné mandatnm reqnirerent speciale et qne ipsimet constitaeni^ 
tes facere possent si presenoialiter interessent. Dantes et conce- 
dentes dieto eomm sindico et procuratori in predictis et circa 
predicta et in dependentibns | et connexis plenum liberum et 
generale mandatnm ac etiam speciale ubi exigitur cum piena 
libera et generali administratione et potestate. Et promittentes 
firina rata et grata perpetuo habere attendere observare et 
adimplere omnia et singula qne predictus sindicus et procurator 
promittenda duxerit seu etiam facienda et non contrafacere 
rei I Tcnire sub obligacione et ipotecha omnium bonorum co- 
mnnis Venecic. Aetum Yeneciis in ducali Palacio presentibus 
Capiente et circumspecto viro domino Baphayno de Garresinis 
honorabile cancellario comnnis Yeneciarum nec non providis et 
sapientibus viris ser Amedeo de bonguadagnis ser lohanne Yido 
et ser Kicoleto de Qerardo Notariis | ducatus Yeneciamm et 
aliis testibus notis ibidem yocatis adhibitis et rogatis. In pre- 
missoram autem fidem et evidentiam pleniorem prefatus Inclitns 
Dominus Dominus Dux presentem sindicatum fieri mandavit et 
bulla sua pendente muniri. Ego Barthoiomeus de Gallarate natus 
quondam Domini lacobi pnblìcus Imperiali auctoritate nota- 
rius I ducatus Yenetie scriba predictis interfui et hoc presens 



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890 

instrnmeiitiim de mandato prefati Incliti Domini Domini Dncit 
Bcrìpsi et me anbacrìpsi. Sindicario et procuratorio nomine pre- 
fati Domini Dncis et Comanis Venecie ac snccessorum ipsius 
Domini Dueis Venecie nec non prò omnibus et 8ingulis subditis 
servitoribuB complicibus fautoribus et fidelibus predicti | Domini 
duci0 et comunifl Veneciarum omnibus modis Iure forma et causa 
qui bus melius potuit ex parte altera sponte et ex certa scientia 
ad infrascripta pacta transaccionem convencionem composicionem 
concordiam et pacem soUempniter et concorditer deyenerunt. 
Primo quidem fecerunt et jSrmavcrunt nominibus supradictis bo- 
nam | firmam et perpetnam pacem et concordiam generalem et 
spedalem ubi specialis exigitur sibi vicissim et inter se ac snb- 
ditos servitores complices fautores et fideles utriusque partis. 
Item remiserunt sibi invicem omnia dampna homicidia predas 
derobaciones incendia offensiones et iniurias reales personales 
et mixtas — commissa | et commissas bine inde occasione civi- 
tatis Tergesti et quacunque alia racione vel cause. Item volue- 
runt et firmaverunt inter se quod omnes captivi et carcerati 
utriusque partis capti tempore diete guerre et occasione ipsius 
guerre debeant bine inde libere relaxarì usque ad festum sancte 
Katarine proxime venturum videlicet | omnes subditi fideles rei 
servitores dictorum dominorum ducum Austrie existentes occasio- 
ne predicta in forcia et potestate dictorum domini ducis et co- 
munis Venecie aut Rectorum fidelium subditorum complicum vel 
fautorum suorum. Et e converso omnes subditi fideles vel servi- 
tores dictorum domini ducis et comunis Venecie existentes occa- 
sione I predicta in forcia et potestate saprascriptorum Dominorum 
Ducum Austrie seu domini de Duino vel Astulphi pylosi aut alio- 
rum fidelium Rectorum subditorum complicum vel fautorum do- 
Ininorum ducum Austrie predictorum. Item suprascriptus dominus 
lobannes de Tymavia sindicus et procurator ac Sindicario et 
procuratorio nomine | prefatorum dominorum ducum Austrie per 
pactum expressum vigore et ex causa transacionis predicte cessit 
dedit et transtulit prò dictis dominis ducibus Austrie ac heredibns 
et successoribus eornm et eorum nominibus omnibus modo Iure 
forma et causa quibus melius potuit suprascripto domino Pan- 
taleoni barbo sindico et sindicario nomine prefati domini | ducis 



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291 

et comiiDÌB Veneciarnm ibi presenti stipulanti et recipienti no- 
mine et vice predictorum domini dneis et eomnuis Venecie et 
snccessoni'm snoram omnia iura raciones et aetiones reales per- 
sonales et mixtas si qne Tel si qnas ipsi domini dnees Austrie 
aut aliquis eorum vel alius eorum vel alterius eorum nomine 
quocunque modo habent vel | habere possent vel viderentur La- 
bore in civitate castris locis iurisdictionibus pertinenciis et di 
strictu Tergesti quibus quidem iuribus et actionibns ipso nuntius 
et procurator procuratorio nomine ipsorum dominorum ducnm 
Austrie expresse et ex certa scientia totaliter renuntiavit promit- 
tens dicto nomine per solempnem stipulationem suprascripto | sin- 
dico et procuratori prelibatorum domini ducis et comunis Vene- 
tie presenti stipulanti et recipienti. Ut supra quod ipsi domini 
Duces Austrie vel aliquis eorum vel alius eorum vel alterius 
eorum nomine per se vel eorum heredes et successores seu per 
snbditos et servitores eorum et cuiuslibet eorum predictis domino 
duci vel comuni Yeneciarum | seu successoribus suis litem qui- 
stionem controversiam petitionem molestiam gravitatem vel novi- 
tatem aliquam non inferent. De iure vel de facto in iudicio vel 
extra nec inferenti consencient auxilio Consilio vel favore vel 
alio quocunque modo uUo unquam tempore aliquo modo vel in- 
genio de dieta | . Civitate Tergesti ac districtu castris pertinenciis 
et locis omnibus spectantibus eidem civitati Tergesti nec aliquo 
eorum nec de iuribus et iurisdictionibus ipsorum civitatum ca- 
strorum locorum districtus et pertinencie ipsorum vel alicuius 
eorum. Yerum si ille de Duino habet in districtu Tergesti deci- 
mas reditus vel affictus eis debeat gaudere. | Item suprascriptus 
sindicns et procurator dictorum dominorum ducum Austrie sindi- 
cario et procuratorio nomine ipsorum per pactum expressum con- 
tentus fuit convenit et per solempnem stipulacionem promisit 
suprascripto sindico et procuratori domini ducis et comunis Ve- 
necie sindicario et procuratorio nomine ipsorum presenti stipu- 
lanti I et recipienti quod ipso procurator seu sindicus dictorum 
Dominorum ducum Austrie eorum nominibus seu predicti domini 
domini Duces Austrie dabunt. tradent restituent et assignabunt 
per se vel eorum legittimos nuntios suprascriptis domino duci 
et comuni Venecie seu eorum nuncio vel nnntiis legìtimis et 1 in- 



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292 

forciam potestatem et bayliam dictonim Domini Dacis et comn- 
nis Venecie. Castram appellatimi Mocho distrìctas Tergesti et 
omnem fortiliciam de novo constructam sen factam per Astnl- 
phnm pilosnm Tel alios qaoscanqae apnd Mocho tcI in distrìcta 
Tergesti et cnm omnibus pertinenciis laribns et accionibns sais 
libere | et absolnte paciiìSce et quiete nsqne ad festnm Sancti 
Martini proxime venturum vel per octo dies post immediate se- 
quentes sen antea sine fraude snprascriptus vero sindicns Domini 
Dacis et Comnnis Venecie sindacano nomine ipsoram promisit 
suprascripto procuratori et sindico dictorum dominorum ducum 
Austrie sindicario | et procuratorio nomine ipsorum stipulanti et 
recipienti et idem dominus dux et comune Yeneciarum dabunt et 
solvent seu dari et solvi facient prefatis dominis dncibus Austrie 
aut eorum nuntio et procuratori seu nuntiis et procuratoribus le- 
gittimis. In cìvitate Yeneciarum florenornm septuaginta quinque 
millia boni auri | et iustf ponderis in tribus terminis Yidelicet 
medietatem ipsorum a festo Sancte Katarine proxime venturo 
usque ad quatuor vel ad quinque dies et unum quartum a 
festo nativitatis Domini sequente usque ad quatuor dies et 
aliud quartum totius diete pecunie a festo sancte Marie de mense 
Februarii proxime secuturo | usque ad quatuor dies nominatim 
causa et occasione presentis transactionis et prò* omnibus et sin- 
gulis que ipsi domini duces vel aliquis eorum seu heredes et 
successores sui vel alicuius eorum pretendere dicere vel pettere 
potuissent vel possent causa vel occasione diete civitatis Terge- 
sti seu districtus et castri Mocho | et fortilicie predictorum nec 
non aliorum castrorum pertinentiarnm et locorum omnium spec- 
tantium et pertinencium ipsi civitati Tergesti et lurinm et iu- 
risdictionum ipsorum civitatis castrorum locorum et districtus ac 
pertinenciarum Tergesti et cuiuslibet eorum vel alicuius eorum 
aut aliqna alia racione vel causa hac condicione adiecta quod 
qualibet | vice qua fiat aliqua solucio de pecunia suprascrìpta vel 
parte ipsius debenda dominis ducibus Austrie prefatis modo or- 
dine et terminis suprascriptis ipsi domini duces facere debeant 
seu fieri facere per se heredes et successores suos Domino Duci 
et comuni Yeneciarum seu eorum officialibus ad hoc deputatis 
securitatem | ad plenum finem et iremissionem ac liberacionem 



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2da 

per instrumentum publicum de quantitate quam recipient eicut 
exigerit ordo luris. Item snprascripti sindici et procuratores 
dictis nomìnibus eonvenerunt ad invicem et firmaverunt inter 
se quod soluta et satisfacta tota suprascripta pecuniae quanti- 
tate* Utraque pars | facere debeat sibi vicissim scilicet una pars 
alteri et altera alteri generalem finem remissionem quìetaeionem 
et pactum de ulterius non petendo per publicum instrumentum 
de omnibus et singulis que sibi invicem dicere petere vel requie 
rere potuissent vel possent usque in illam diem quacunque 
de I causa cum tenoribus clansulis penis iuramentis obligacionibus 
promissionibus ac stìpulacionibus opportunis. Item suprascriptus 
sindicus prefati Domini ducis et comunis Venecie sindicario no 
mine ipsorum contentus fuit convenit et promisit suprascripto 
siudico et procuratori predictorum dominorum ducum Austrie sin- 
dicario et I procuratorio nomine ipsorum recipienti quod dictus 
dominus Dux et comune Veneciarum restituent et assignabunt 
seu restituì et assignari faciant suprascriptis dominis ducibus 
Austrie vel eorum nuncio vel nunciis castrum vragne infra octo 
dies immediate sequentes postquam castrum Mocho | cum forti- 
licia snperius nominata fuerit restitutum et consignatum domino 
duci et comuni Veneciarum ut snperius est promissum. Cum ista 
condicione quod ultima solucio pecunie superius promisse per 
dictum sindicum domini ducis et comunis Veneciarum suprascripto 
sindico dictorum dominorum ducum Austrie nunquam detur ncque 
fiat nisi primo | dominus Duyni certificaverit dominum ducem et 
comunem Venecie quod de restitucione et consignacione dicti 
Castri Vragne facta dominis ducibus Austrie ipso sit bene con- 
tentus alioquin dicti domini duces Austrie restituent domino duci 
et Comuni Venecie ipsum Castrum Vragne omni causa et occa- 
sione remotis et recipient pecuniam | snam silicet ultimam pagam. 
Item snprascripti sindici et procuratores nominibus antedictis 
eonvenerunt et firmaverunt inter se per solempnem stipulaoionem 
quod aliqua quantitas suprascripto pecunie debende dictis domi- 
nis ducibus Austrie nunquam peti possit per ipsos vel alios eprum 
nomine nisi primo eisdem domino duci | et comuni Venecie et 
in forciam dictorum domini ducis et comunis Venecie ac proprie- 
tatem et bayliam predictum castrum de Mocbo et fo?tilici|i ibi 



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d94 

prope vel in districtn Tergesti facta consignatum et consigliata 
et traditam et tradita fìierint plenarie sicnt superins est expres- 
sam. Item voluerant et ordinavernnt sindici | predicti et promi- 
serant sibi ad invicem per sollempnem stipulationem nnns alteri 
et alter alteri nominibns snprascriptis qnod per dictas partes 
scribatur et mandetnr expresse quibuscanqne snbditis fidelibns 
servitoribns et complicibus ntriasqae partis scilicet per unam 
quamquam partem saia quod ab omni molestia dampno et novi- 
tate I sibi invicem inferenda debeant penitas abstinere. Item 
snprascripti sindici et procnratores dictis nominibns convenemnt 
ad invicem et firmaverant inter se qnod omnes strate et passns 
dominomm dncnm Austrie in snis dominiis et districtìbus ubili- 
bet constitnte et constituti debeant esse semper salve secnre et 
I aperte et salvi securi et aperti mercatoribus Veneciarum et 
mercacionibus eorum eundo stando et redeundo per omnem mo- 
dum cum quo fuerunt autequam guerra vel questio super vel de 
civitate Tergesti inter dominaciones predictas mota esset. E 
similiter strate et passus domini ducis et comnnis Venetie | esse 
debeant semper salve secure et aperte et salvi securi et aperti 
mercatoribus dominomm ducum Austrie et mercacionibus eorum 
eundo stando et redeundo per modum predictum et predìcta 
omnia et singula snprascripti nuncii sindici et procnratores par- 
tium predictarum nominibns antedictis promisernnt sibi invicem 
una pars | alteri et altera alteri per solempnem stipuladonem 
perpetuo attendere observare et effectualiter adimplere et non 
contrafacere vel venire aliqua racione vel causa de iure vel de 
facto aliquo modo vel ingenio sub pena florenorum quinquaginta 
millium auri et refectione dampnorum expensis et interessse 
applicandi parti observanti | et solvendo a parte non observante 
tociens committenda et exigenda cum eflfectu quotiens fuerit con- 
trafactum in predictis vel aliquo predictomm et pena soluta vel 
non presens contractus et omnia et singula suprascripta firma 
perdurent et debeant a partibus inviolabiliter observari obliga- 
verunt insuper nuncii sindici et | procnratores dietarum partium 
nominibns suprascriptis sibi invicem una pars alteri et altera 
alteri omnia bona eorum quorum sunt procnratores et sindioi 
mobilia et immobilia presencia et futura prò observacioue omnium 



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et wngulorum coutentorum in presenti contractu renuntiantes per 
pactnm expressum in predictìs omnibus et singulis | omni excep- 
cioni et oondicioni sine cansa vel <ex iniusta cansa presentis 
contractas non celebrati doli mali et in factum ac beneficio resti- 
tncionis in integrum pacis et concordie promissionum convencio- 
num pactorum remissionum et aliorum predictorum non sic fac- 
torum et factarum et omni alii exceptioni defensioni luri legum 
et decretorum | auxilìo omnique privilegio litteris graciis et abso- 
lucionibus impetratis et impetrandis quibus centra predicta vel 
aliquid predictorum possent se tueri ant dìcere facere vel venire. 
Fromisit insuper suprascriptus sindicus et procurator dietorum 
dominorum ducum Austrie eorum nomìnibus predicto sindico et 
procuratori dietorum | domini ducis et comunis Veneoie sub pena 
predicta et obligacione bonorum dietorum Dominorum ducum Austrie 
quodìpsi domini duces Austrie per se heredes et successores suos.Et 
similiter promisit suprascriptus sindicus et procurator dietorum do- 
mini ducis et comunis Venecie sub dieta pena et obligacione bonorum 
dicti comunis | Venecie quod ipse dominus dux et comune Veneoie 
per se et successores suos predictam pacem et concordiam et omnia 
et singula in hoc contractum tam generaliter quam particulariter 
contenta solempniter ratificabunt approbabunt et confirmabunt 
per ìnstrumenta publica cum promissionibus obligacionibus sti- 
pulacionibus | penis clausulis et soUempnitatibus oportunis prius 
quam dicti domini duces Austrie recipiant aliquam partem pecu- 
nie suprascripte. Et ad maiorem securitatem omnium premisso- 
rum predicti sindici et procuratores nominibus antedictis. lura- 
verunt ad sancta Dei Evangelia corporaliter tactis scripturis in 
animabus et supra | animabus predictorum quorum sunt procura- 
tores et sindici. Attendere et observare et attendi et servari facere 
omnia et singula suprascripta. Mandaverunt insuper et rogavo^ 
Tunt predicti sindici et procuratores dictis nominibus quod per 
me notarium infrascriptum et per lohannem Vido de Veneciis 
quondam Bertucii publicum | et ducatus Veneciarum scribam et 
utrumque nostrum insolidum de premissis conficeremus unum 
et plura publica instrumenta in eodem tenore similia. Acta sunt 
hec et firmata apud opidum Laibaci in villa vocata inferior Kais- 
sacb in theutonico seu in sclavonio appellatur Gbiscbia. ante 



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999 

Ecolesiam Sancti Bartholoniei diete ville | preietentibiu lokaniie de 
Dietreiehstocky magistro foreste Aaetrìe; CboBrado Schoniiawer 
de Austria notano Camere domini dnds Alberti soprascripti 
Matbia Plebano de Perebtolsdorf. Peregrino de Wnldeinadorf. 
laoobo Zanobani quondam lobannis de Venedis, Marco qnondam 
Rasolini de Monte Albano cive Veneciarum | Ottone Contarono 
quondam Nicolai babitatore Venecus et Conforto mareecbalcbo 
quondam Bodnlfll de Kodigio babitatore Terràii et aliis testibns 
Botis voeatis adbibitie speoialiter et rogatis. Ego lobannes Or- 
tbolfB de Znoyma pobHcns anctorìtate Imperiali notarius et 
enrie dietomm dominomm dncnm Austrie scriba predictis | om- 
nibus et singttlis ptesens fui et rogatus hoc instrumentum scrìpsi 
neoque solilo signo signavi. 

Ego Ioannes Ortiiolft de Znoyma puUieus Imperiali aue- 
loritate notarius et earie predictorum Dominorum Dueum Au- 
strie scriba predictis omnibus et singulis interfui et hoc presene 
nstrumentum de mandato ipsorum dominorum ducum seripsi 
meoque solito signo signavi Suprascriptas | autem duas dieiones 
additas in prima linea videlicety Indictione octava et insuper 
alias quatuor didones videlicet testibus rogatis aliis additas in 
sextadecima linea ab citeriori interlineatas et edam unam aliam 
dicionem Tidclicet mei additam et interlineatam | in quarta linea 
quas omnes per errorem obmiseram propria manu addidi scrìpsi 
et ut supra signavL 



Trieste, come abbiamo potuto rilevare 4alla narri^àone d'Ire- 
neo della Croce, stretta d'assedio e vista l'impossibilità di ulte- 
riore resistenza, invocato inutilmente il soccorso di Milano, dei 
Carraresi e del re d'Ungheria, erasi da ultimo assoggettata i^l 
dominio di Alberto e Leopoldo, duchi d'Austria. Segui tale dedi- 
rione nell'autunno del 1369, mentre Trieste era ancora attorniata 
dalle armi venete. 

Tra le convenzioni solenni che la città di Trieste stipulava 
a suo favore vi era compresa pur quella che i principi austrìaci 
non avrebbero potuto vendere od alienare in quabuveg Uà modo 



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297 



la eittà di Trieste e il suo territorio; sia ai Veneti, sia a qualunque 
altra potenza, dovendo anzi essi ritenerla perpetuamente nel pro- 
prio dominio. 

L'atto di dedizione; in data Trieste ultimi di agosto 1369, 
suona chiaro e preciso: ''disponere et ordinare possint et debeant 
quemadmodum de ceteris snis Civitatibus et castelis in Austria, 
eo solo excepto dumtacxat quod ipsi nos Venetis seu quibuscum- 
que aliis non vendant obligent nec in manns allias alienent vel 
transferant, quovis modo, verum ipsi nos et dictam Civitatem Terge- 
sti cum suo territorio debent ad manus suas perpetuo retinere.„^) 

Vi corrisponde Tatto di accettazione, dato in Vienna addi 
15 settembre 1369. Il passo relativo riproduce quasi alla lettera 
le parole della dedizione: ^disponere et ordinare debeamus et 
possimus, quemadmodum de ceteris nostris civitatibus et castellis 
in Austria, eo solo excepto dnntaxat, quod nos ipsos cives et 
civitatem Venetis seu quibuscumque aliis non vendemus oblige- 
mus, nec in manu alia alienemns vel quomodolibet transferamus* 
Verum nos ipsos cives et civitatem Tergesti cum suo territorio 
debeamus, ad manus nostras perpetuo retinere.„^) 

Alcune settimane dopo V oste ducale inoltravasi per la valle 
di Zaule al soccorso di Trieste, ed essendo respinta anche Trieste 
dovè piegare innanzi le necessità di una forza maggiore. In quale 
condizione si trovassero allora i Triestini, fino a qual punto tenes- 
sero fermo nella loro resistenza ce lo descrive lo storico Andrea 
Navagero dicendo: ^Allora i Triestini, i quali lungamente tenuti 
in assedio aveano mangiato cavalli, cani, gatti e sorci, astretti 
più che mai da quello, e battuti da continue battaglie, furono 
forzati mandare Ambasciadori alla Signoria, dalla quale final- 
mente furono accettati, salve le persone e i loro averi.„') 

Un anno dopo appena e in seguito a lunghe trattative, Au- 
striaci e Veneziani conchiusero pace relativamente alle cose di 



*) Cod. IHpl. iBtr. a. 1369. Il documento è tratto dalF Archivio Domestico 
della Casa imperante. 

') Hormajer, Archiv fiir Gesch. Stiddeutschlands, Cod. Dipi. Istr. a. 1369. 
Abbiamo sottocchio un apo^afo tratto dairArchivio Generale di Venezia, 
nel quale si trova infine aggiunta T osservazione: "Privilegium invalidum 
obtentum a ducibus Austrie per Tergestinos centra ius et aequitatem.„ 

') Storia della Bepubblica Veneziana, Muratori T. XXIII coL 1050 e seg. 

21 



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S98 

Trieste. Binanoiarano i dachi Terso compenso alla signoria di 
questa città ed obbligavansi i Veneziani di restituire il castello 
di Yragna occupato da essi durante la guerra. Quale impressione 
faccia su di noi Triestini il risultato di siffatta conTenzione, potrà 
ognuno facilmente immaginarsi quando consideri le promesse fatte 
dai duchi in antecedenza e perciò ci asteniamo dal farne ulte- 
riori commentazionL 

Ciò in quanto alla caratteristica generale del documento che 
abbiamo posto di fronte. 

La pace stessa fu conchiusa nel villaggio di Ghisohia o Kai»- 
sach presso Lubiana, addi 30 ottobre 1370. Il rogito notarile porta 
la data degli 8 novembre, anno medesimo. Notali intervenuti 
alla conclusione del trattato: Ortolfo de Znoyma pei duchi, e 
Giovanni Vido del fu Bertucci per la signorìa di Venezia. 

Accenna V introduzione del documento alla pace conchiusa 
tra Alberto e Leopoldo duchi d'Austria e Andrea Gontarini doge 
di Venezia, i primi rappresentati da Giovanni di Timavia, il 
secondo da Pantaleone Barbo. Trovasi quindi inserto V atto dt 
ratifica da parte dei duchi d'Austria seguita a S. Vito di Garìntia, 
presente il procuratore di Venezia e vari testimoni e dell'una 
parte e dell' altra. 

Segue lo stromento di pace che è come abbiamo detto dei 
30 ottobre 1370. Gonsta il medesimo: di un esordio — della pro- 
cura rilasciata a Giovanni di Tirnavia — altra a Pantaleone Barbo 
— il tenore della pace stessa — data, testimoni intervenuti, firma 
del notaio e sigillo — addizioni inserte nel documento. 

Motivo della pace i gravi danni e pericoli, le immense scia- 
gure e calamità derivate dalla guerra di Trieste, la necessità di 
mettervi pronto riparo e di ovviare ed impedire una guerra avvenire. 

La procura di Giovanni da Tirnavia porta la data di Lubiana 
29 ottobre 1370, quella di Pantaleone Barbo la data di Venezia 
11 agosto 1370. Sono ambedue concepite nelle forme dilavate e 
ampollose di quei tempi. 

H tenore della convenzione è poi il seguente: 

1. Stabiliscono le partì in primo luogo pace e concordia in 
perpetuo fra sè^ i propri sudditi, fedeli e adet enti. 



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2. Riinettoiisi reciprocamente i danni, gli omicidi, i dora- 
bamenti, gV incendi, le oflfese, le inginrie personali, reali e miste 
d' ogni specie. 

3. Convengono per la liberazione dei prigionieri fissandovi 
a tal uopo nn apposito termine. 

4. Rinunciano i dachi d'Austria in favore della repubblica 
alla signoria di Trieste e del suo distretto: '^cessit dedit et trans- 

tulit (lobannes de Tyrnavia) omnia iira raciones et actiones 

reales personales et mixtas .si qae vel si quas ipsi domini duces 

Austriae habent vel habere possent vel viderentur faabere in 

civitate castris locis iurisdictionibus pertinenciis et districtu 
Tergesti» — salve le decime, i redditi, gli affitti dovuti in quel 
territorio al signore di Duino. 

5. Cedono inoltre i duchi d' Austria alla repubblica di Venezia 
il castello di Moccò, sito nel territorio di Trieste, con tutte le 
altre fortificazioni eseguite per opera di Astolfo Filoso, obbligan- 
dosi dì restituire il detto castello fino alla festa di S. Martino 
(11 novembre) prossimo susseguente o tutt' al più entro otto giorni 
dopo la detta festa. 

6. Promettono i Veneziani di pagare a loro mani per la 
rinuncia e cessione di Trieste, suo territorio, pertinenze, castella 
e fortilizi, la somma di fior. 75,000 d' oro, pagabili in tre termini, 
cioè per la metà entro quattro o cinque giorni dalla prossima 
festa di S. Catterina (25 novembre) innanzi, per un quarto entro 
quattro giorni dopo le feste di Natale prossime susseguenti, e per un 
altro quarto entro quattro di dal giorno di S. Maria di (2) febbraio. 

7. Dichiarano le parti di volere, a pagameifto prestato, vicen- 
devolmente rilasciarsi formale quittanza, remissione e liberazione 
per ogni ulteriore pretesa, diritto o ragione. 

8. Obbligansi i Veneziani di restituire ed assegnare ai duchi 
d'Austria il castello di Vragna (neir Istria) entro otto giorni dopo 
che essi medesimi avrebbero consegnato e restituito alla repubblica 
il castello di Moccò, cogli altri fortilizi e pertinenze ; riservandosi 
i medesimi di non dover pagar V ultima rata dei sopraddetti fior. 
75.000 fino a tanto che il signore di Duino non vi avrebbe dichia- 
rato il suo assenso, dovendo altrimenti i duchi, prima di chiedere 
V ultima rata; restituire ai Veneziani il castello di Vragna. 



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aoo 

9. Non pnò chiedersi il pagamento suddetto e nemmeno una 
parte fino a tanto che i dnchi non abbiano consegnato il castello 
di Moccò e gli altri fortilizi, siti nel territorio di Trieste. 

10. Obbligansi reciprocamente di far pervenire tosto ai pro- 
pri sudditi, fedeli, servi e aderenti T ordine espresso di cessare 
d' ora innanzi da ogni molestia, da ogni danno, da ogni novità. 

11. Ottengono i Veneziani che le vie, le strade, i passi con- 
ducenti nei dominii austriaci debbano rimanere aperti salvi e sicuri 
ai loro mercanti e alle loro mercanzia e altrettanto ottengono gli 
Austriaci pel loro commercio nei dominii veneti. 

12. Dichiarano e promettono infine le parti di voler atten- 
dere, osservare e adempiere le premesse stipulazioni — sotto pena 
di 50,000 fior, d'oro pel caso di contravvenzione, di dover rifare 
i danni e le spese, riservata nulla di meno la validità del contratto 
— obbligando inoltre per il retto adempimento dei patti i beni 
tutti dei rispettivi dominii, tanto mobili quanto immobili, tanto 
presenti che futuri — rinunciando a ogni eccezione di diritto e 
di fatto, al beneficio della restituzione in intiero, e a ogni altro 
diritto, ragione o privilegio — vincolando a tutti questi patti anche 
i propri eredi — e promettendo di ratificare la pace prima del 
versamento del danaro: ''prius quam dicti domini duces Austrie 
reeipiant aliquam partem pecunie suprascripte„ — accolto il giu- 
ramento dei sindid e procuratori a nome dei loro mittenti di 
voler osservare e adempiere in tutto alle premesse stipulazioni — 
e rilasciato ordine ai notali delle due parti di rogare 1* atto pub- 
blico e di estradarne uno o pib esemplari. 

Riportiamo alcuni altri documenti riferibili all' adempimento 
di questa pace. 

Cablo Buttazzoki. 



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FONTES REROM TERGESTINARUM 

Anito 1870. 

22 Novembre, ludenburg. 

Procura notarile rilasciata dai duchi a Corrado 9 Ingolstadl onde 

recarsi in Venezia a levare la somma di fior. 75.000 pattuiti per 

la cessione di Trieste. 

Archivio generale di Venezia. 

In (liristi nomiite amen. Anno natlTitatls eiusdem 

millesimo trecentesimo septuagesimo. Indictione octava vicesima 
secanda die mensis Novembris bora | einsdem diei quasi torcia, 
ninstres Principes et Domini Domini Albertus et Leupoldus fra- 
tres dei gratia duces Austrie et cetera et uterque ipsorum spon- 
te et ex certa | scientia omnibus modo iure forma et causa qui- 
bus melius potuerunt fecerunt constituerunt suum et utriusque 
ipsorum certum nuncium sindicum | actorem procuratorem legi- 
timum ac negociorum gestorem et qnidquid melius et amplius 
dici potest discretum virum Chonradum de Ingelstadt dilecti | 
et fidelis nostri lobannes de Tymavia magistri Hubarum et mo- 
nete in Austria famulum et seryitorem domesticum ibi presen- 
tem et hoc mandatum sponte suscipi | entem specialiter ad com- 
parendum prò eis et eorum et utriusque ipsorum nomine coram 
ìnclito domino duce Venecie et suis consiliis et ad petendum re- 
cipiendum | et recepisse confitendum omnes et singulas pecunie 
quantitates quas dicti domini duces Austrie habere et recipere 
debent a prefato domino duce et comune | Yeneciarum vigore 
et forma contractus pacis et concordiae nuper celebrate et fir- 
mate per publicum instrumentum scriptum sub anno millesimo 
trecentesimo septua | gesimo Indictione octava die penultima men- 
sis octobris manu mei infrascripti notarli qui ac etiam lohannes 
Yido de Yenecia auctoritate Imperiali notarius | publicus et 



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302 

Qterque nostnim insolidam de ipso instniinento confidendo rogati 
faimns. Inter predictos dominos duces Aastrie et predictam do- 
minala dacem et cornane | Yenecie sea inter sindicos et proca- 
ratores parciam predictaram in terminis et per terminos coRBtitatos 
in instrumento predicto et ante yel post terminos sicat | melins 
potaerit. Et ad faciendam prò ipsis dominis dacibas et ntroqne 
ipsonim prò eis et eoram et atrinsqae ipsoram heredtbns ac 
sacceSBoribas de omnibus et singulis | quantitatibas pecunie quas 
ipse recipiet prò eis et eomm nomine dicto domino duci et comuni 
Yenecie et successoribus suis seu sindicis vel ofGcialibus suis ad 
boc I deputatis vel depulandi3 singulis yiribus quibus recipiet ali- 
quam diete pecunie quantitatem securitatem ad plenum finem re- 
missionem ac liberacionem | per instrumenta publiea sicut exe- 
gerit ordo iuris. Et in receptione ultime page sive soludonis dic- 
tarum quantitatum pecunie generalem finem remissionem | quie- 
tacionem liberacionem et pactum de ulterius non petendo per 
publicum instrumentum tam de dieta ultima paga sive solncione 
quam de omnibus aliis | et singulis que dicti domini duces Au- 
strie vel alter eorum seu alius aliorum vel alicuius eorum nomine 
dicere potere vel requirere potuissent vel possent usque in | illum 
diem quacumque racione vel causa a domino duce et comune Yene- 
cie cum tenoribus clausulis penis luramentis obligacionibus promis- 
sioni bus renunciacionibus | cautelis et stipulacionibus opportunis et 
ad obligandum bona dictorum dominorum ducum Austrie et utrius- 
que eorum prò observacione eorum que duxerit promittenda Et | ad 
petendum et recipiendum et stipulandum ratificationem et confirma- 
tionem contractus diete pacis et concordie a dicto domino Duce et 
comune Yenecie | Et ad iurandum in animabus dictorum dominorum 
ducum et utriusque ipsorum. Et ad substituendum loco sui unum 
et plures procnratores in predictis et singulis predictorum | et 
substitutum vel substitutos revocandum et in se ei commissa 
reassumendum semel vel pluries sicut eidem procuratori suo pla- 
cuerit et videbitur expedire. | Quelibet etiam instrumenta rogan- 
dum fieri faciendum et recipiendum cum stipulacionibus cautelis 
et clausulis opportunis et generaliter ad omnia alia et | singula 
dicendum faciendum et exercendum que in predictis et singu- 
lis predictorum et in dependentibus et conexis fuerint oportona 



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etiam si talia forent | qne mandatam exigerent speciale et qne 
ipsimet constituentes et uterqae eornm facere possent si perso- 
oaliter interessent Dantes et concedentes ipsi ambo | et aterque 
ipsorum dicto eoram sindico et procuratori et institato vel institutis 
ab eo in predictis et circha predicta et in dependentibus et conexis 
plenum | liberum et generale mandatum ae etiam speciale ubi 
exigitur cum piena libera et generale administratione et potestate. 
Et promittentes prò se et heredibus | et successoribus ipsorum 
et utriusque ipsorum rata et grata perpetuo habere attendere et 
obser^are attendi et observari facere omnia et singola que die- 
tns suus procarator | et sindicus aut substitutus yel substituti ab 
eo fecerint gesserint vel promiserint in premissis et quolibet 
premissorum et non contrafacere | vel venire occasione minoris 
etatis vel aliqua alia racione vel causa sub obligacione et ipo- 
teca omnium bonorum suorum et utriusque eorum et ad maio- 
rem I fidem et evidenciam premissorum predicti domini duces 
constituentes sigilla sua appendi iusserunt presenti publico in- 
strumento. Actum in opido ludenburg | in hospicio dictorum do- 
minoram ducum Austrie Anno mense die bora ^t Indictione 
quibus suprà presentibus reverendo in Cbristo patre et domino 
domino friderico episcopo | curienses et nobilibus et sapientibus 
lohanne de Liechtenstain de Nicolspurga Beynhardo de Weh- 
nig dictorum dominorum Ducum Austrie magistris curie | et pre- 
dicto lohanne de T^mavia, magistro Hubarum et monete in Au- 
stria et aliis testibus ad premissa vocatis specialiter rogatis. 

Et ego lohannes OrtoUfi de Znoyma publicus auotoritate 
Imperiali notarius predictis omnibus interfui et de mandato | 
dictorum Dominorum ducum Austrie hoc presens Instrumentum 
Bcrìpsi meoque solito signo signavi. 



Interpellato T insigne numismatico sig. Carlo Kunz sulla qua« 
lità e il valore della moneta^ di cui si fa parola nel presente 
e neir antecedente documento, cosi ci rescrive : 

Trattasi della pace del 20 ottobre 1370 fra i duchi d' Au- 
stria e la repubblica di Venezia; colla quale quelli cedettero a 



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304 

questa la città di Trieste e fine castella per 75.000 fiorini. L'Ire- 
neo della Croce che n' ebbe conoscenza disse 75.000 dacati e panni 
si appigliasse al vero quantunque per maggiore chiarezza avrebbe 
dovuto scrivere ducati d'oro. Neiranno 1370 non può esservi ancora 
questione di ducati d'argento, avvegnaché fu soltanto nel 1561 
chC; per decreto del Consiglio dei Dieci, si battè il primo ducato 
d' argento effettivo del valore di lire 6:4, pari a quello cui era salito 
il ducato d'oro fin dal 1472, valore che si mantenne nelle contrat- 
tazioni quale moneta ideale, pur continuando il ducato d' oro nella 
sua ascensione. Sono d' avviso che se in quella famosa pace fu im- 
piegata la voce di fiorini: ''florenorum septuaginta quinque millia 
boni auri et insti ponderis^ , ciò equivalesse a ducati d' oro vene- 
ziani. Il fiorino d' oro fu celeberrima moneta che la repubblica di 
Firenze incominciò a battere nell' anno 1252 ed in breve acquista 
tanto credito ch'ebbe corso in tutto Torbe e fu imitata, con o 
senza permesso di quella, da molti principi e repubbliche. La 
stessa repubblica di Venezia, instituendo nel 1284 il suo non men 
celebre ducato, prese a norma il fiorino, ordinando fosse fatto : 
"tam bono et fino per aurum, vel melior ut florenus„ e la parità 
delle due monete fu ammessa dalla stessa Firenze, la quale pi& 
tardi uniformò il suo fiorino largo al ducato veneziano ed ordinò 
apposito nuovo sigillo per le borse dei fiorini e ducati venezianL 
Fra i principi che trovarono del loro tornaconto d'imitare lo stampo 
del fiorino d'oro di Firenze troviamo Alberto II (a. 1339-1358) e Ro- 
dolfo IV (1358-1364) duchi d' Austria, alcuni re d' Ungheria, ed i 
conti di Gorizia. Vorrei aggiungere anche la nostra Trieste, ma fino 
ad ora non è che un mio pio desiderio. L'esborso di quella somma 
che al duca d'Austria doveva fare la repubblica di Venezia, sembrami 
poter ammettere dovesse essere in moneta della repubblica, quindi 
in ducati anziché in fiorini; né ciòparmi in opposizione col testo 
del trattato, perchè penso siasi adoperta la parola fiorini siccome 
piCi ovvia negli stati del duca, nel tempo stesso che sinonìmica 
air altra, come notò già il Vettori, che scrisse: ^Essendo nel valore 
e nel peso molto consimili il Ducato ed il Fiorino, si confuse 
l'una e l'altra denominazione, onde ugualmente si disse Ducato 
il Fiorino, come Fiorino il Ducato». Ed il codice del Balduoci- 
Pegolotti: "Valendo in Venezia il fiorino ovvero ducato d'oro 



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éò5 

soìdi 2 d'argento di grossi. „ Anche la repubblica di Venezia ac- 
cettò tale sinonimia^ perchè se la propria principale moneta d' oro 
disse forse sempre dncato, in pia leggi monetarie denominò fiorini 
i ducati fatti ad imitazione dei suoi, cosi: 'Fiorini d'ogni sorte, 
Rodioti; Scioti ecc.„ Non sembra ammissibile che la repubblica 
fosse tenuta a pagare con moneta altrui, mentre aveva la propria 
accreditatissima; e più arrischiata ancora dovrebbe tenersi la ipo- 
tesi ch'ella fosse autorizzata di battere per quella speciale occa- 
sione fiorini allo stampo di Firenze. 

In quanto al valore del ducato credesi di osservare. Nel 
giorno ultimo di ottobre dell'anno 1283 fu decretata questa bella 
moneta con Parte del Consiglio dei Quaranta, ma soltanto nel 
marzo dell'anno susseguente ebbe principio la battitura. Il suo 
peso era di grani veneti (il peso di Venezia era la marca di Colonia) 
68^76T> ^ peggio 0, ossia della massima finezza. Il suo valore fu 
dapprima di grossi 18, ma già nell' anno 1285 valse grossi 20, e 
nel 1313 sali a grossi 21, nel 1352 a 22, nel 1359 a 23. In questo 
stesso anno ridiscese a grossi 17 Vt; ma tale diminuzione di valore 
fa soltanto apparente e conseguenza della diminuzione del soldo. 
Al soldo più antico cioè, denominato cenoglelo, eh' ebbe principio 
col doge Francesco Dandolo, dì grani 15 e del valore di piccoli 
12, quantunque del peso di soli grani 11. Di quello ne andavano 
tre per un grosso, di questo quattro. Onde il ducato, che prima 
valeva grossi 23, pari a soldi 69, fu valutato grossi 177,^ pan a 
soldi 70. Ugrosso poi, detto volgarmente matapane, che sub! poche 
e leggere modificazioni ed ebbe principio nell'anno 1194, eradei 
peso di granì 42Vii ed a peggio grani 40. Il suo valore, in ori- 
gine di danari o piccoli 24, pari a soldi 2, crebbe nel 1330 a 
piccoli 36, e, come fti notato, dopo l' introduzione del soldo nuovo, 
a piccoli 48 soldi 4. 

Nel 1370, anno di quella pace, il ducato valeva grossi 18 
da quattro soldi nuovi, ossia soldi 72. Dopo il 1370 continuò 
il ducato a salire, per modo che nel 1450 raggiunse i grossi 31* 
Nel tempo della ducea di Nicolò Tron, essendosi realizzata la 
prima lira eflfettiva da 20 soldi, si cominciò a valutarlo in lire, 
e fu neir anno 1472, come detto, che raggiunse le lire 6 e soldi 4. 
Né l'aumento si arrestò, ma crebbe costantemente a seconda delle 



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«06 

oondUioiii eoonomiclie; dell' aeereBointo prodotto dell'argento e del 
peggioramento delle monete di questo metallo, particolarmente 
delle yarie sorta di lire saccessiYamente introdotte. Raggiunse 
l'ultimo limite nell'anno 1749, in cui fu tassato lire 22, e tale 
si mantenne sino alla fine della repubblica. 

Ma tutto ciò può sembrare superfluo, perchè dal peso sopra- 
notato del ducato risulta l'importo di quella transazione in una 
od altra specie di moneta corrente. Gredesi di aggiungere soltanto 
che nelle tariffe del regno Napoleonico d'Italia era valutato lire 
italiane 12:03; e cosi pure in quelle del governo Austrìaco, fino 
all' anno 1817 ultimo, nel .quale vediamo avere avuto corso le- 
gale colle altre monete correnti. 

Fa cercato di stabilire il valore approssimativo della somma 
portata dal documento del 1370, calcolandolo in una delle valute 
correnti e crediamo perciò di non fare cosa inopportuna, aggiun- 
gendo alla dotta dissertazione del profondo numismatico l' opinione 
di altri che scrìsse nell'argomento. 

Trascrìviamo dal Cod. Dipi. Istr. a. 1370 il seguente passo : 
'La somma pattuita di 75.000 zecchini d'oro è misura della con- 
dizione in cui si trovava Trieste. Dall'atto di dedizione del 1369 
e dalla accettazione susseguita, le giurisdizioni, i dazi, e tutti i 
proventi comunali rimanevano al Comune di Trìeste siccome ema- 
nazioni naturali del dominio comunale; di dominio più alto erano 
le dogane che importavano il due e mezzo per cento, le penalità 
per delitti maggiorì, comprese le confische dei beni; però anche 
il Vescovo partecipava alle dogane. La somma capitale che davano 
i Veneziani, avrebbe rappresentato un censo annuo non precisabile 
dacché le usure di allora variavano, però non sarebbe meno di 
10.000 zecchini. La somma di 75.000 zecchini corrìsponderebbe a 
mezzo milione di fiorini di Convenzione ; certo la somma di 75.000 
zeechini era grandissima. Il censo annuo che la repubblica Veneta 
pagava al patriarca di Àquileia per le giurisdizioni delle città 
marittime istriane da Capodistria a Pola, era di 2000 lire; l'inden- 
nità convenuta al Patriarca per tutto il Friuli, che era provincia 
amplissima, importava 40.000 lire con più li tre luoghi di Àqui- 
leia, di S. Daniele e di S. Vito„. K. 



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FONTES RERUM TERGESTINARUM 

Anno 1870. 

23 novembre; ludenbnrg. 

Circolare dei diu^i d* Austria riferibilmente ài Commercio eoi 

Veneziani. 

Jf 00 Albertus et Ijenpoldns fratres del gratin dnees 

Austrie Styrìe Karìnthie et Carniole comites tirolenses et cetera | Ad 
omniam et singalorum qaomm interest yel intererit notitiam dedu- 
cimns per presentes quod no8 ob singularis dilectionis affectum 
quam | ad imitationem priorìtatid nostre inclite inconvulse *) gerimus 
ad civitatem Yeneciamm cives et mercatores eiasdem civitatis | 
eomm servitores famulos nec non ipsomm res et mercimonia intra 
terramm nostrarum districtus et terminos prò nobis et uniyersis | 
Bostris subditis cniasqanque statas condicionis aut titali extiterint 
In nostrani tnicionem defensionem secnritatem et condaltam rece- 
pimas { et suscipimas per presentes ita videlicet quod diete Civitatis 
cives et mercatores eomm servitores et famuli cum suis rebus et | 
mercimoniis in nostris terris et dominiis secure et libere stare ire et 
negociare debebunt et poterunt usque ad nostram | revocationem 
salvis nobis mutis theloneis vectigalibus ceterisque iuribus haetenus 
de premissis debitis et conventis | idcìrco universis et singulis nostris 
et terrarum nostrarum marcbionibus palatinis comitibus baro- 
nibus proceribus et Ministerialibus | nec non capitaneis advo- 
eatis iudicibus eastelianis mutariis theloneariis ceterisque nostris 
ofBcialibus servitoribus et | subditis quibuscumque censeantur nomi- 
nibus presentibus et futuris sub obtentu nostre gratie precepimus et 
mandamus quantus *) diete | civitatis cives et mercatores eorumque 



■) Inconvolute? 
^) QuatenuB? 



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■erritoreB et famnloB ac dornm rea et mercimonia prenotatis 8e<m- 
rìtate et | conductn libere gaadere permittant molestiam yel offen- 
tam yemm | ipsis et ipsoram mercimonia ubi quando et quocieuB 
necesBe faerit ex parte nostra conducant tueantur firmiter et 
defendant | qnemadmodum illustris quondam Budolfus dnx austrie 
frater noster carissimus ipsos preaens assecurayerat per suas Ut- 
teras | speciales. Et in premissorum eyidenciam et testimonìum 
sigilla nostra pendi mandayimus sed presentes datnm et actam | Ja- 
denburge yicesima tercia die mensis noyembris. Anno domini UH- 
tesimo Trecentesimo septuagesimo. 

Ambo • • . . . r 

lobanne» de Thymayìa. 



La circolare cbe pubblichiamo; diretta ai marchesi; contif 
baroni ed altri dipendenti dei duchi d'Austria, intende garantire 
la libertà del commercio yeneziano, permettendone Y ingresso e 
il libero moyimento negli stati austriaci. Fu rilasciata in adem- 
pimento dell'art 11 della pace 30 ottobre 1370 e non yi ha mo- 
tivo a dubitare che anche i Veneziani dal canto loro si fossero 
prestati a mantenere i patti. La chiusa del documento accenna 
a privilegi anteriori conferiti dal duca Rodolfo ai Veneziani. 

Buttàzzoni. 



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FONTES RERUM TERGESTINARUM 

Anno 1870. 

24 novembre, ladenbarg. 

Ordine spedito ad Enrico Fuchmann di sospendere le ostUità, a 
motivo della pace frattanto concJhiusa coi Veneziani. 

Archivio generale di Venezia. 

HvLj Alberto et I^eopoldo fradelU per la grail» de 

Dìo doxi de Ostericha di Stiria de Karestana e di Cragny e conti 
de Tyrallo et caetera. Nay fazemo asaver al nostro fydelo hein- 
rìcho diete faehman vycarìo in Intal per la nostra grazia che noi 
siamo acorday cnm li Veneziani com bona amore in perzò te re- 
comandemo e volemo che toe no tene in paze play negota con 
essi per negnn moy del mando salvo per via de raxon. data in 
Jndenbarch in la domenega enenti Santa Eaterina anno LXX. m. 

Domini dnces 
et offidales. 



L' ordine presente rilasciato dai dachi anstriaci ad Enrico 
Fachmann, vicario d' Innthal, trova nn riscontro neir articolo 10 
della pace 30 ottobre medesimo anno, per cai ognuna delle dne 
parti erasi obbligata di avvisare tosto e d' ingiangere ai propri 
sadditi, fedeli e aderenti, onde abbiano a cessare d' ora innanzi 
da ogni molestia, da ogni danno od altra novità. 

Il docnmento è anche memorabile per la lingnain cai fa scritto. 

I principi aastriaci servivansi nei loro carteggi ordinaria- 
mente della lingna latina. Più d' naa volta però anche della 
lìngaa tedesca, e, come lo prova il docamento in discorso, non 
meno dell' italiana. E difatti, le loro relazioni continae coli' Italia, 
le parentele conchiase da qaei principi con illnstri famiglie ita- 
liane, li obbligavano ad apprendere e conoscere qaesta lìngaa. 



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Alcuni termini del diploma ricordano il tempo di Dante, 
cosi quello di OsterùAa e di TyraUo, 

Nella cantica dell' Inferno XXXTT, 22—30 sta scrìtto: 
Pereh* io ad volli, e yidimi daTante 

£ sotto i piedi xat Ugo, che per irtelo 
• Ato» di vetro e non d* acqua Bombiante. 

Non fece al corso suo si ^osso velo 
Di verno la Danoia in Avstericch^ 
Né *1 Tanai là sotto *1 freddo cielo. 
Compera quivi: che, se Tabemicch 
Vi fosse sa cadato, o Pietrapana, 
Non avria pur dalForlo fatto cricch. 
Cosi il testo del Branone Bianchi, riportando Aosterich ; il 
Lombardi però ed altri leggono Osterìcchi e questa lezione si av- 
vicinerebbe più al testo del nostro documento. 
Altrove, Inf. XX, 61—63, 1' Alighieri dice: 
Baso m Italia bella giace un laoo 

Appiè deU*aIpe, che serra Lamagna 
Sovra Urani, ed ha nome Benaco. 
Tiralli fu letto da Giovanni Villani, dal Lombardi, dal Bianchi, 
dal Ferrazzi e da altri. 

U dottor Eandler porta nondimeno un diverso giudizio. ^Non 
dubitiamo, osserra egli, che la scrittura Tiralli^ nei testi a stampa, 
sia viziata, la retta lezione ci sembra Terioli non Tirolli; però 
nel medio eyo scrivevasi Tyrolis anche colla l doppia come vedia- 
mo in carte di questo litorale,.') É però contraddetto dal diploma 
in presentazione che usando la voce TyraUo raddopia la I e 
tramuta Vo in a. 

La frase: ^che toc no tene in pose pluy negota„ vorrebbe 
dire: che tu non te ne impacci più per nulla. Negata occorre nel 
dialetto lombardo e sembra essere una contrazione del latino : nee 
gutta„, nemmeno una goccia. Nel dialetto Bovignese in luogo di 
poco suol dirsi und giussa. Il resto non presenta difficoltà. 

BlTTTAZZOBI. 



>) Compoùimenti di Prosa e Poesia relativi a Dante Alighieri, pubblicati 
0alhi Società di Minerva. THeste 1866, pag. 31. 



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FONTES RERUM TERGESTINARDM 

Anno 1871. 

3 Marzo, Daino. 

Ugone di Duino, rescrivendo al doge di Veneaia, approva i i 
tali della pace riferibili alla restittmone del castello di Vr 
ai Duchi di Austria. 

ArchÌTÌo generale di Venezia. 

Illustri et excelso domino domino Andreo Ckn 

reno dei gratia dnoi inclito Veneciamm et caetera Hngo de d 
sincemm in omnibus affectnm complacendi IIlnstriB et excelsc 
mine dominationi ac comuni vestro notifico et ipsam et ij 
comune certifico qnod de restitucione et consignacione < 
Yragne quam Yragnam piene restituistis seu restitni fecistis 
stribus dominis ducibus Austrie sum bene contentus et i] 
restitucionem ratam habeo et approbo omni modo de quo*,ni 
possum et debeo ac si michi vel nuncio meo ad hoc speci; 
deputato facta foret in cuius rei testimonium litteram prese 
sigillo meo solito et consueto tergotenus apposito duxi mu 
dum. Datum et actum in castro meo Duyno die tertia m 
Marzii Anno septuagesimo primo. 



A sensi delF articolo 5 della pace di Kaissach i pri 
austriaci erano tenuti di restituire ai Veneziani il castel 
Moccò fino al giorno di S. Martino, 11 novembre 1370, e t 
più tardi entro i prossimi otto giorni susseguenti 

Nel termine ulteriore di otto giorni dal di dell' effe! 
consegna doveano poi, a sensi dell'art* 8 della medesima 



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812 

i Veneziani restitnire agli Anstrìaci il eastello di Yragna. Diehia- 
rarano in pari tempo i Veneziani che non avrebbero pagato V ul- 
tima rata della soihma promessa fino a tanto che il signore di 
Dnino non si fosse associato alle stipulazioni e non avesse espli- 
citamente aderito alla restituzione di Vragna ai duchi d' Austria. 
11 pagamento dell' ultima rata, notisi bene, dovea effettuarsi tutto 
al più tardi entro quattro giorni dopo la festa di S. Maria di 
febbraio, cioè ai 2 di febbraio dell'anno susseguente. Ugone di 
Duino ratificò la pace ai 3 di Marzo 1371 e quindi un mese circa 
dopo trascorso il termine prefisso al pagamento. Nel caso di ri- 
fiuto Venezia avrebbe avuto il diritto di tenere il castello per sé. 
Da tutto ciò risulta che Ugone di Duino poteva vantare pretese 
sul castello di Vragna, che non molto egli si afirettò a ricono- 
scere le stipulazioni della pace e che interessava in primo luogo 
alla repubblica quel castello non cadesse in mani del Signore 
di Duino. 

BUTTIZZONI. 



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STATUTO MUNICIPALI 



DELLA 



CITTA DI ALBONA 



DELLA. 1341 



EDITO PER CURA 



DELLA 



SOCIETÀ DEL GABINETTO DI MINERVA 



IN TRIESTE 



^^^fiSSfc^'^ 



TRIESTE 

Tipografia di L. Herkmanstobfer 

1S70. 



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Oli SUtoU delle Cltti iUOUiie huino Unta 
{■porUmsA itorics da rendere eomnMuneiite deei- 
derabile, per 1 ▼«ataggl che m ne avrebbero, una 
eollesione eonparaU dei medesimi. DoTe Bon sa- 
rebbe solamente da Tederò il progresslTO srolgt- 
menlo delle ooerttaaioni eomanali, meda prendere 
lume per la osenra storia della preeedente età. Sì 
fatta opera non pqò fsikvl te non in Italia, dovea* 
dosi specialmente confrontare le diverse oolle- 
xionl di Statati, dei quali, qnantnnqn^ ne sia 
litampata nna buona parte, la magfiore peraltro 
è aaeoim inedita* 



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A. L B O N ^ 

CENNI STORICI. 



È opinione cornane tra gli storici che Albona esistesse già 
anteriormente alla dominazione romana. Però 6 d' uopo fornirne 
la prova. 

Se r apparenza non e' inganna il nome di Albona trar- 
rebbe la sua radice dalla lingua celtica, ed anzi precisamente 
dalla Yoce al — alto, e han — colonia, fondazione. Notisi bene 
che la citt& di Albona è sita 1000 piedi sopra il livello del 
mare. Il nome occorre di frequente nell' Italia superiore ed an- 
che altrove, benché variato talvolta e combinato più spesso con 
altri vocaboli di origine celtica. Abbiamo nella Gallia Cisalpina: 
Albonea, Albonassum, Albonago, Albone, Albonese eco. La pa- 
rola celtica ban quale indicativo di colonia riscontrasi nelle de- 
nominazioni di Vindobona e Batisbona al Danubio, Lisbona al 
Taio, luliobona al Reno, Arbona presso il lago di Costanza, 
Arrabona, città della Pannonia ecc. 

Plinio, il grande geografo e naturalista, ricordando Albo- 
na, la dice situata sulla costa libnmica: ''Arsiae gens Libumo- 
rum iungitur usque ad flumen Tityum.,, ''Cetero per oram oppìda 
a Nesactio Alvona, Flanona, Tarsatica, Sonia, Lopsica, Ortopli- 
nia, Yegium, Argyruntum, Corinium, Aenona, civitas Pasini, 
flumen Tedanium quo finitur Iapudia.„ ^) 

Tralasciamo d' indagare a quale nazione appartengano i 
Libumi e se ai Libumi non abbiano preceduto altri popoli; in- 
dubbio ci sembra che il nome della città d' Albona conservi 
le traccio di un' origine celtica. 

Negli antichi geografi Albona è registrata come uno dei 
capoluoghi della Libumia. 



') N. a m. tu 



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IV 

Tolemeo la pone alla nurioa, seriTendo : 
ÀWona 36: 50; 45: 
Fianou 37 : 44 : 4o : 

Tarsatica 37: 40: 44: 36: — ^ 

La Tavola Teodosiana erroneamente scrive Alvona snl lato 
opposto del litorale illirico. 

L' Anonimo di Ravenna neta fra le città della Libumia: 
^Tharsatieiim — Lanrianà — Albona.» ') 

E altrovt» ennmèrando le città site al mare adriatico da 
Dnraszo a Ravenna: 'Tharsaticnm — Lanriana — Albena -^ 
Arsia — Nesàtiam.^ ^) 

Banalmente Prè Guido : ^Tharsaticnm ^ Lanreana — - Al* 
boM — Arsia — Nesacinm.,, *) 

La Ubimia feion era considerata come appartenente al- 
l' Itislia» però al convento di Scardona, cui partempavano i Già- 
pidi e i Libnmi, aldine genti, fra le qnali pare i Flanates, go- 
devakio del diritto d' Italia, e non vi ha dubbio ehe sotto il 
nome dei Flanates debbansi comprendere anche gli AlbonesL 
Plinio riferisce: ^Conventom Scardonitannm petnnt lapndes et 
Libamomm dvitates XIIII. — las Itali<mm habeat eo conventa 
Alitae, Flanates a qnibns sinus nominatnr, Lopsi, Yarvarim, 
immnnesqne Asserìates, et ex insnlis Fertinates, Carrictae., ^ 

La penisola Istriana fu già neil' anno 577 di Roma, 177 
anni ìa. Cr. ridotta sotte il dominio dei Romani ; però il confine 
della provincia non arrivava in allora ch^ sino al fiume Arsia. 

La Libumia cadde più tardi nel potere detta repubUica. 

Narra lo storico Appiano, cbo mentre Otulio Cesare trova- 
vasi nelle Gallie, i DaltuUi s' impoesessàmno di Promena, città 
libwnioa e che i Libami in quesf anno 704 ^ &, 60 a. Or. ri- 
eàrsMa a Cèeàre« itiettendosi in tutto alla diÉpbsiaioBe dei Rt- 
^ Puitt i Liburw oOB ettno alicofa debellati^ 



') Ptolem. Geosf. L. II. 17. 

') Anon. Bav. IV. 22. 

*) Anon. Bav. V. li. 

Ó Prò Guido 116. 

^ N. a m. 3L 

vj Appian. Stor. Som. lUir. e 12. 



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!^ell* anflio 1l9 à. Ò., à5 a. tr. i Satassl, Tanrieel, Llburni 
e Giapidi; già da lungo tempo ostili ai Romani, approfittando 
dell' assenza di Angusto, invadono i confini d' Italia. Augusto, 
affrontando i Oiapidi, spedisce delle colonne militari a combat- 
tere gli altri popoli minori. ^) 

I Libumi sono costretti di consegnare le navi, essendosi 
resi colpevoli di pirateria. ^) Alcuni anni dopo Augusto celebra- 
va il suo trionfo sugV Illirici, a. d. R. 725, ossia 29 a. Cr. ^^) 

Ai tempi dei Romani Alboua fu certo comune di qualche 
importanza. Su Lapide romana del basso impero vediamo la 
città di Albona ornata del titolo di resp%Miea, sia poi che sif- 
fatto titolo rappresentasse V unità di municipio e colonia, sia 
che annunciasse la dipendenza di popoli attributi al comune 
dominante e quindi il predominio di questi, sia che indicasse il 
corpo morale complessivo, quindi V unità di una colonia, di un 
municipio e di popoli attributi* L' epigrafi suona : 

M • IVLIO 
SEVERO 
FILIP P 
NOBIUSSIMO 

OAESARI 
NOBILISSIMO 

PRINCIPI 
JVVENTYTI8 
RESPVBLICA 
ALBONESSIVM 

L' iscrizione era già conosciuta allo storico Bartolomeo 
Vergottin ; ") fh però il distiuto archeologo prof. A. de St^inbtt- 
chel il primo che ebbe a pubblicarla per le stampe. ^^ 



? 



Dione CabbIo, Stor. Rem. L 49. e. 54. 55. 
, Appian. l. cit. e. 16. 
'•) App. 1. cit. e. 25. 
^*) Lettera da.Parenzo 1796, Istria IV. p 15. 

**) Wiener J/ihrbticher 1829, voi. 45, pa^. 55. Comparve poscia nella eoUe« 
sione delle Iscrìzioni Eoinane dell* Orelli 5075* indi con alquanti errori 



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Vi 

n Benso dell' epi^afe & ehiaro, né vi puÀ arer dnbbio 
eirca le interpunzioni : 

'Marco lolio Severo Filippo nobilissimo Caesari, nobilis* 
Simo Principi inventatis: BesptMliea Alb<m€88ium.jf ^') 

Albona romana ebbe certo il suo consiglio municipale e 
degli organi speciali incaricati della pubblica amministrazione. 
Di questi offici comunali non fu dato sinora di rilevare che 
quello degli Aediles Duumviri. Seguendo le indicazioni deir e- 
mditissimo Sig. Tomaso Luciani, alle di cui indefesse indagini 
dobbiamo la scoperta di una gran parte dei monumenti d' Istria, 
notiamo i seguenti nomi degli Edili Duumviri albonesi : 

TUu$ Oavillius Caii fUius Lambicus 
PìMius Oavillius Sexti fUius Priscus 
PìMius Oavilius PiMii fUius Meuoimus 
SextuB Oavillius Sexti fUius Oermo. '*) 

Albona era traversata da una strada militare che da Pola 
conduceva al confine settentrionale dell* impero. Biscontransi 
tuttora neir agro albonese le traccio di vie romane, di castella- 
ri, bagni, vici, predi, sepolcreti ecc. ^^) 

L' agro proprio di Albona era circoscritto dall' Arsia e dal 
Quamero e non oltrepassava a settentrione i due porti di Ba- 
baz e del Carpano. Il territorio giurisdizionale era più esteso. 

Incerte sono le condizioni ecclesiasticbe. Più tardi formava 
parte della diocesi di Pola. 

Caduto r impero romano di occidente pervenne la città di 
Albona col rimanente della Liburnia e dell' Istria prima sotto 



e senzft riflesso alla lezione dello Steinbtlchel^ nelle Memorie storiche an* 
tiche e moderne delia tena e territorio di Albona del Qiorgini, cap. 
IV. Istria IL 252. Poscia rettificata dal Sig. Tomaso Lnciani, Istria U. 
282 e seg. 

**) Non è r unica lapide nella quale Filippo TArabo 6 detto prìncipe della 
gioventù. Yed. Della Mannora, Voyage U. p. 476. n. 85, Henzen Inscr. 
6333. 

<«) Istria n. 301. 

") Albona, nel Dizionario Corografico dell' Italia. Milano, Voi. I. pag. 168 
e seg^ materiali somministrati dal sig. T. Luciani. 



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Vii 

il àominio dei 6oti, poi sotto quello dei Bizantini, finalmente 
sotto quello dei FranchL 

Eginardo nella vita di Carlo Magno Borivo : 'Ipso (Karo- 
Iqb) ntramqne Pannoniam et adpositam in altera Dannbii ripa 
Datiam, Histriam quoque et Libumiam, atque Dalmatiam, ex- 
ceptiB marìtimis cÌTÌtatibu8, quas ob amicitiam et iunctum cum 
eo foeduB Constantinopolitanum Imperatorem habere permisit . . . 
ita perdomuity ut eas trìbutarias ef&ceret» 

ÀI placito tenuto dai messi di Carlo Magno sulle lagnan- 
ze degl' Istriani (a. 804), vi era pure rappresentata la cittì di 
Albona.'*) 

Di essa è detto che pagava 30 mancesi al palazzo impe- 
periale, e che il duca Giovanni illecitamente li tratteneva per 
sé. n tributo era di 344 solidi o mancesi in tutto e trovavasi 
cosi ripartito : 

Fola 66 

Bovigno 40 

Parenzo 66 

Trieste 60 

Albona 30 

Pedona 20 

Montona 30 

Pinguente 20 

Cittannova 12 

344 

n quantitativo del tributo può fornirci un criterio per giu- 
dicare della forza politica ed economica delle singole città i- 
striane all' epoca di cui parliamo. 

Nel placito si fa già menzione degli Slavi, arbitrariamente 
dal duca Giovanni trapiantati su terra istriana: "Insuper Sda- 
vos super terras ncstras posuit : ipsi arant nostras terras et no- 
tras runcoras, segant nostras pradas, pascuut nostra pascua, et 
deipsas nostras terras reddunt pensionem Ioanni.„*^) 



'*) Carli G. R., Antich. lUl. Milano 1791, Voi Y. p. 1. 
*Ó Carli» A. L L cit p. a 



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tltì 

Perà gii prima f ìml gl| BUvi eominekrotio t penetrare 
neir Istria. Ne fa eenno un breve di Gregorio al clero di Sa- 
Iona (a. 600).**) Nel 718 raecoltifti presso Lorrana sono aggrediti 
dal diteaPemmone.'*) 

Nel corso deW 800 gli Siati, di stirpe eroatay occopano 
gran parte dell' antica eosta libnmlca. 

Costantino Porfirogeneta riferisce : '^Presso il finme Cettina 
comincia la Croaziai e si estende da questa parte verso mare 
fino ai confini dell' Istria overo fino alla città di Albnnon.„**) 

Compresa nel marchesato dell' Istria, la citta di Albona 
appartenne d' ora innanzi al reame d' Italia. 

La carica di marchese d' Istria, dapprima elettiva, divenne 
poscia ereditaria. Sul principio del secolo xm la provincia 
trovossi in mano d^li Andechs, dai quali passò alla chiesa di 
Aqnileia. 

Antico documento comprendente la pianta del governo mar- 
chesale d' Istria al tempo della signoria dei patriarchi, parlando 
di Albona dice: che il patriarca preponeva al governo della 
città un suo gastaldo, il quale vi esercitava ogni giurisdizione, 
imponeva le collette ed albergarie, esigeva annualmente la de- 
cima delle pecore, e da ogni masario un moggio di frumento, 
un moggio di avena, ed un moggio di vino, oltreciò dal comu- 
ne 19 lire veronesi, di più le regalie, le giurisdizioni ed altri 
diritti minuti. 

'Item in Albona ponit Gastaldionem suum, qui exercet om- 
nem iurisdictionem et imponit ibi coUectas et recipit albergarias 
et a quolibet, qui habet decem oues, nel plures, debet habere 
annuatim unam ouem cum agno et.... unum alium agnum. Item 
a quolibet massario unum medium frumenti, unum modium al- 
none et unum mo^um vini. Item a communi libras decem no- 
uem Veronenses habet regalia et omnem iurisdictionem e condem- 
natìones et multa alia iura minuta.^ '') 



") Farlati, lUyr. Sacr. II. 287. 

••) Paul. Diac. VI. 45. 

**; Const. Porphyr. de Adm. Imp. e. 30. 81. 

*V Carnei, Diplomat misceU. p. 2S9. Cod. Dipi. btr. a 1288. 



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Verso oooldento V aB;ro albanese eoiifiiiava alla contea di- 
stria, eontea che essenzialmente comprendeva V odierno distretto 
di Pisino. I rapporti tra Àlbona e i conti d' Istria non erano 1 
piti pacifici ; la storia ci racconta di gaerre e di rappressaglie 
esercitate e dall' nna parte e dall' altra. Nel 1295 il conte Al- 
berto invadendo Y agro albonese tiene interìnalmente occnpata la 
città stessa. 

Ai tempi del patriarca Pagano, da quanto sembra nel 1327, 
nn partito intemo, capitanato da certo Dmsacio, tenta di mno- 
vere Albona ad aperta ribellione e di consegnarla ad nna potenza 
straniera. Il partito opposto, fedele al dominio dei patriarchi, si 
solleva in armi, respinge i ribelli, muove gaerra a Drnsacio e 
snoi aderenti. Compromettono finalmente le parti nel marchese, 
però inutilmente, per cui esso vedesi costretto di condannare i 
ribelli alla rifazione dei danni e al pagamento della multa già 
ordinata nel compromesso. La sentenza porta la data di Udine 
10 febbraio 1328. «^^ 

Si riaccendevano in questo mentre le contese fra Albona e 
i conti d' Istria. Pietro da Pietrapelosa e il capitano di Gorizia, a 
nome della contessa Beatrice, rientrando nel territorio albonese met- 
tevano tutto a ferro e a fuoco. Albona d'altro canto, unita ai Ser- 
gi di Fola, a Dignano, Valle e Due Castelli attaccava e distrug- 
geva il castello di Barbana spettante ai conti d' Istria. Il pa- 
triarca li condanna (1300). 

Nel 1341, ai tempi del patriarca Bertrando, Albona prece- 
deva alla compilazione dei suoi Statuti. Di questi Statuti inediti 
esistono due copie, una a mani del Sig. Antonio Scampicchio 
di Albona, codice membranaceo latino, e una presso 1' Archivio 
diplomatico di Trieste, codice cartaceo in dialetto veneto -al- 
bonese, ambedue della prima metà del secolo XV. Pubblichia- 
mo questo antico testo italiano, non senza avvertire che per o- 
pera del sig. Tomaso Luciani fh salvato da inevitabile perdita 
e rovina. Lo statuto è suddiviso in due libri, contiene infine delle 
aggiunte e merita di essere fatto oggetto di pid profondi studL *^ 



*'' BUtuehi, Documenti per la StorUi del Frittili Udine 1846. Voi. It. p» 148. 
*'; Crediamo fare cosa non inopportuna offrendo ai nostri lettori un sag* 



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I rapporti tra il ooimuie ii Aìbona e il conte é! Istria sem- 
pre più inasprendosi, il patriarca di Àqnileia esso pare inyestito 
dai Venetiani, non è più in grado di far yalere la sna antoriti, 
di garantire il comnne eontro le aggressioni dei suoi Tidni/Cher- 
sano e Snmberg, tolti ad Albona passano nei conti d' Istria 
(a. 1358). 

Da un apografo manoscritto del Fontanini esistente nell' Ar- 
ehivio generale di Venezia, gentilmente comunicatoci dal Sig. A* 
Dr. Joppi, e nel qaàle diAisamente si espongono i diritti e le 
esazioni spettanti al patriarca di Àqnileia quale marchese d'Istria 
(1381), rileviamo le seguenti notizie riferibili alla città di Albona: 

de AUxma 

^In primis prò collecta marcbas LXX soldorum in natiritate 
a N. lesn Christi. 

Item prò iuribus yiduarum et artificum marchas tres et 
sold. centnm. 

Item Vicecomiti libras XVmi soldorum. 

Item partem condempnationum. 

Item tenentur dare D. Mardiioni eum familiaribus et equis 
prandium et cenam annuatim bis.,, 

La dissoluzione del patriarcato si faceva oramai sempre 
più manifesta e ciò non solo per la defezione delle città istria- 
ne e pel progredire continuo e deciso delle armi venete, ma ben 



fio del tetto latino fsvoritoci eortesemente dal Sig. avvocato Dr. Scain- 
picchio : 

Cnpiinlnm I prima libri »totat«raM Aliane. 

In nomine patria et fil^ et apiritna saneti Amen. Ad honorem 
omnipotentis dei et gloriose virrmis marie matrìs eins ac beatoram marti- 
rum Sanctonim Servii et Bacni Insti atqne theodort patronornm terre 
Albone. Hec snnt statnta comunis diete terre AJbone tacta et ordinata 
tempore nobiMs et sapientis viri Domini Stephani condam domini yir- 
ffiig de civitate anstrie Honorabilis yioary prephate terre Albone, cu- 
ins eoadintores fnemnt in componendo et ordiiumdo predicta statnta ser 
bastianns condam Wlnhi index snpradicte terre, ser bratogna condam 
iechrevac sotins eins, ser dmsae condam qnirìni, ser iustns condam 
marci desith, ser amnst lastiffiia dominici dicti bastiani, et aiy de Con- 
silio diete terre de mandato Severendissimi in Christo patris et Domini 
Bertrandi Dei rratia Sancte sedie Aqnilejrensis dignissimi pathriarche. 
Sub annis Domini nostri Jeshn Chiisti MGCCXU Indictione YIO, die 
ZVII augusti. 



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anche per la enorme con^sione d' idee che teneva occupata la 
mente dei supremi goyemanti. Bastino i seguenti due esempi. 

Cadde in mente al patriarca Antonio di mandarvi in Ai- 
bona un suo podestà, jitenendo per fermo di averne il diritto. 
La città si oppone. E nella sua risposta in data Muggia 14 de- 
cembro 1397 il patriarca si meraviglia da prima qualmente la 
comunità in luogo di mandare due inviati abbia preferito di ri- 
spondere per iscritto^ mentre simili affari non potevansi facil- 
mente e convenientemente trattare in via di corrispondenza. Non 
ritenere egli sufficienti gli statuti inviatigli né valevoli a soste- 
nere le ragioni dal comune. Ignorare egli del tutto se il pa- 
triarca Bertrando abbia mai dato degli statuti al comune di Ai- 
bona ; dover quindi egli insistere affinchè il comune fornisca 
una tal prova, poiché trascorso infruttuosamente il termine pe- 
rentorio vi manderebbe suo podestà : ^et videbimus si eum ac- 
ceptabitis vel ne et secundum obedientiam sic servitores a Do- 
mino tractabuntur.„ Difettava al patriarca talmente la memoria 
da non sapere cosa erasi negli ultimi cinquantanni operato 
dai prossimi suoi antecessori.^) 

Con altro diploma in data Cividale 13 giugno 1398 lo stes^ 
so patriarca revocava la nomina del canipario d' Albona, certo 
Grisano, ammettendo esplicitamente che tal nomina apparteneva 
al marchese d' Istria. '•) 

Sul principio del secolo XV Albona perdeva la giurisdi- 
zione su Due Castelli. 

Nel 1418 riaccendevasi la guerra tra il patriarcato e i Ve- 
neziani, n re di Ungheria, Sigismondo, spediva apposito esercii 
to a sostenere le ragioni patriarcali; ma senza effetto, perché i Vene- 
ziani condotti dal valoroso Filippo d' Arcelli spingevansi fin 
verso Belluno, Feltro ed Udine. Caduta quest' ultima in loro po- 
tere (19 giugno 1420), anche le altre città e castella, del Friu- 
li non meno che dell' Istria, fecero la loro dedizione. 

Fra queste pure la comunità di Albona. **) 



*V Cod. Dipi. fair, a* 1397. 
*5) Cod. Dipi. Ifltr. a. 1398. 
''•) Archivio Generale di Venezia, Secr. VII. p. 166* 



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ta 

La dedizione non fu del tatto spontanea, t Venexiam ali* 
davano mano mano oconpando qnelle poche città istriane che erano 
rimaste in potere dei patriarchi. Compariva allora in Albona Ca- 
tarìno contestabile di cavalleria con le credenaiali di Francesco 
Basadona, capitano di Raspo, consigliando la citUt di fare la 
sna dedizione alla vittoriosa repubblica* E fa deliberato di man- 
dare ambasciatori al capitano di Raspo, onde secolai trattare 
delh soggezione, ponendo a patto che alla comnnità doveano 
in generale essere riserbati tatti qaei diritti eh' essa goduti avea 
sotto il patriarcato. Neil' atto di deliberazione i Veneziani sono 
ancor chiamati nemici ed è indicata la presa di Udine come 
motivo che indasse la città alla dedizione : ^Aaditis novis ardais 
de Givitate Utini qnae est Caput Patriae Forijulii Dominationis 
Aquiliensis Ecclesiae foro accepta et captivata per inimioos, vi- 
delicet per potentìam Venetorum.„ ^^) 

U atto di dedizione fu assunto in Venezia ai I) di luglio 1420. 

U comune proponeva. 

!• Che non si distruggesse il castello di Albona, che i beni 
del comune rimanessero illesi, che fossero conservate le sue leg- 
gi, i suoi diritti, i suoi statuti, come goduti li avea al tempo dei 
patriarchi. 

2. Dichiarava inoltre che era tenuto di pagare annual- 
mente al marchese marche 70, metà in decembre (Natale) e 
metà in marzo (Annunciata), ed al suo fattore marche 3 e lire 
5 ; che essendo il marchese obbligato di visitare il comune o- 
gni anno una volta, era questi tenuto di offerirgli in tale oo- 
casione un pranzo ed una cena, — Fu risposto : che le marche 
solite da darsi al marchese doveano d' ora innanzi pagarsi alla 
dominante, e che pel pranzo e la cena dovea subentrarvi il ca- 
pitano di Raspo. 

3. Che il comune possa eleggere il suo podestà ed il dominio 
abbia il diritto di confermarlo ; che il podestà debba avere : 
150 moggia di fermento, 150 moggia di vino, 100 moggia di 
avena, un castrato, una pecora, un formaggio di ogni mandra 
di pecore, e la sesta parte delle condanne o lire 100; che il 



«»; Cod. Dipi. I8tr. a. 1420. 



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xxn 

podestà debba tenere 5 famigli e rendere giustizia e governare 
là terra, e ehe ad esso debbano rispondere anche Fianona e Due 
Castelli. — Egaalmente accordato, a condizione però che eleg- 
gano il podestà da luoghi reneti e sia di aggradimento al pubblico 
dominio ; e che Due Castelli debba rimanere nella condizione 
in cui si trovava già prima d' ora. 

4. Che il comune sia rappresentato da un consiglio, com- 
posto da 24 consiglieri ; governato da due gindici eletti dal con- 
siglio e tenuti di sedere due volte per settimana al banéo del 
giudizio ; ed amministrato da un caniparo eletto dal popolo, il 
quale debba tenere le chiavi delle porte e il quaderno degli in- 
troiti 6 delle spese per mesi sei. — Si risponde affermativa- 
mente. 

5. Che U comune non sia in obbligo di mandar gente alla 
guerra fuori dei confini deir Istria. — Accordato. 

6. Che non sieno revocate le sentenze contro le quali non 
si ebbe ad insinuare T appello. — Egualmente accordato. 

. 7. Che vi si possa condurre, vendere e comperare mercan- 
zie senza dazio alcuno. — Sia da conservarsi la predetta antica 
usanza. 

8. Che non debbano ritornare i banditi. — Concesso. 

9. Che il comune possa esigere 1' erbatico e altre presta* 
zioni onde pagare il tributo delle marche al veneto dominio e 
riparare le chiese e le mura ecc. — Si annuisce. 

10. Che il pubblico dominio non abbia da imporre altri 
dazi e gabelle Aiori di quelle esistenti, e che al podestà eletto 
dai presenti oratori debbansi corrispondere la metà delle so- 
pradette 70 marche e la metà del frumento, vino ed avena, do- 
vuti dal comune. — Fu soggiunto : che abbiano da eleggere il 
podestà come fu già detto, e siano tenuti di somministrargli il 
fialarìo come d* uso ; che debbano pagare anche al dominio ciò 
che pagavano ai marchesi, che però sia rilasciata al comune la 
metà della somma non solo per uno ma per due anni; e che 
abbiano d' innalzare nel luogo solito il sacro vessillo di S. Marco. 

I patti della dedizione furono giurati d^li amba&matorì 
del comune : ser Garsano fb Nicolò notaio, Paole fa lar Matteo, 
Pr6 Pietro pievano, Benco e Janusso. Ai 16 ingKo 14S0 jU re* 



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XIV 

pnbblioa prese possesso di Albona, spedindovi a tal uopo Gio- 
vanni Gornaro capitano di Baspo, il quale presentato eh' ebbe 
il nnoro podestà nella persona di Catterino Barbo fecesi pre- 
stare il giaramento di fedeltà. 

Due anni pib tardi (27 febbraio 1422\ il doge Tommaso 
Mooenigo assegnava a Capodistria i danari annoi dovati da Ai- 
bona e Fianona in forza dei patti predetti. ^^ 

Cambiamento alquanto grave nella costituzione municipale 
di Albona successe, allorché ''per togliersi la comunità da ogni 
impaccio e dispendio nella spedizione di nunzi alla Dominante» 
risolse con parte dell' istesso consiglio del di 7 febbraro di spo- 
gliarsi d' un tal privilegio, rinunciandolo a pie del trono del- 
l' augusta sua sovrana, da cui graziosamente ottenuto 1' avea ,, 
(a. 1464). «•) 

Il consiglio municipale era composto di nobili; i popolani 
non vi avevano parte, né potevano opporsi alle deliberazioni. 
Primeggiavano in Albona fino agli ultimi tempi le famiglie nobili 
dei Battiala, Coppe, Dragogna, Ferri, Francovich, Luciani, Man- 
zini, Manzoni, Negri, Scampicchio e Tagliapietra. '^ 

Sul principio del secolo XVI la villa di Barbana all' Arsia, 
che già formava parte della contea d' Istria, faceva la sua de- 
dizione al principe veneto, Segnava in allora il doge Leonardo 
Loredan. E fu stabilito che Barbana dovesse d' ora innanzi ri- 
manere soggetta alla giurisdizione di Albona e Fianona. '*) 

Confinante al territorio dei duchi d' Austria la città di Al- 
bona ebbe durante il dominio veneto a soffrire molte scorrerìe 
e disturbi da parte di questi suoi vicini. Tra quelli che mag- 
giormente si distinsero per fedeltà e devozione alla repubblica, 
vanno annoverate le famiglie nobili dei Negri e degli Scampi&- 
chio, e sopra tutti quel Matteo Scampicchio, il quale alla testa 
delle milizie veneto-istriane die prova di raro valore in un com- 



»•) Carli A. I. V. 140. 

**; Qiorgini, Memorie Stor. p. 269. 

'•) Oiorginì, 1. di. p. 273. 

«<} God. BipL l8tr» a. 1£L6. 



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r 



battimento segoito nel 1534 presso Carsano eolle truppe aro! 
cali capitanate da Cristoforo Frangipane. ^*) 

Nella notte del 19 gennaio 1599 ottocento Uscocchi, pi 
slavi, scalarono le mura di Àlbona. 

,A si inopinata sorpresa, narra il Oiorgini, intimorito il 
H. Harin Molino, a quel tempo podestà, stimò bene ocenlt 
dalle mani di quei rapaci avoltoi, acciò, in caso di disavrenti 
non ritornassero alla lor patria con la ricca preda di un i 
blico funzionario.'' '*) 

L' assalto fii respinto dai cittadini albonesi, i quali coi 
lati dal veder in sicuro il loro amato rettore, coraggiosi si i 
dero alla difesa, confortati dalle preghiere del pievano I 
Priamo Luciani, comandati da Pietro Bino di Capodistria a 
tano delle ordinanze e sostenuti da Gio. Batt de Negri, 
dei principali cittadini di Àlbona. '^) 

Iscrizione lapidare contemporanea ci conserva onorevole n 
zione del fatto: 

D. 0. _ M. 

IO: BAPTISTAE DE NIGRIS COM: EQV: CAP: PRIMV: LIBERA 
STVDIA, INDE MILITIA ATQ ILL: ET EXC: MELCHIORIS 
IflCHAELIS VEN: CLAS: IMP. AVSPITIA SEQWTO: S: C: 
TERCENTIS PEDITIBVS IN PATRIA PRAEFECTO, ET OB 
EOS MILTTARI DISCIPLINA EGREGIE DCBVTOS, A LEGATIS 
REIP: NO PARVM LAVDATO^^STIPENDIIS EMERITIS, AD CONI 
VERSIAS DE FINIBYS DIRIMEDAS PLVRIES ADHIBITO 
REIP: lOLITES AERE PROPRIO ADIVVANDO, PIRATAS DCCC 
A PATRIAE MOENIBVS FORTITER PROPVLSANDO, LI- 
BERALTTATIS ET FORTITVDINIS LAVDEM QVAM- 

MAXIMAM CONSEQWTO 
MELCfflOR, TRANQVILLVS: I: V: D: ET HORATIVS FRATRES 
PATRVO CARIS: ET BENEM: P. P. 
VIXIT ANNOS LXn OBIIT ANNO SAL. CIO: IO :CVU ••) 



'^ Dizionario Corogr. deUltalia 1. cit p. 168. 
") Giorffini, 1. cit p. 251. 
'<) Giorgini, L dt p. 251. 

'*) Stancovich, Biograf. degU nomini distinti deOTstria, IIL p. dS. IM 
Emende ed aggiunte, laida IL p. 281« 



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m 

Soccorse la città di Albona più Tolte V erario veneto nelle 
Buccessive guerre contro i Turchi; offerendo specialntente nel- 
r anno 1651 an dono di dacati trecento. Dieci anni pife tardi 
gli Alboneei ei adoperarono ad abbattere nn naviglio turco che 
bì era ricoverato dietro il promotorio di Punta nera. ^*) 

E fedele si mantenne Àlbona alla repubblica fino all' in- 
gloriosa sua caduta. 

Cablo Bortàmm. 



•<) Giorgini, L eit. p. 272. 



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DEDIZIONE DEL COMUNE DI ALBONA 

ALLA 

REPUBBLICA DI VENEZIA, 



Hel nome de Gesù Christo amen. Helll Anni 

della natinita sua Mille quatrocento et XX nella Indittion XIII adi 
ITI de Lagio. Essendo che alla pr'esentia del Illustre Eccelso Signor 
Thomaso Mocenigo per la... gratia Inclito Dose di venetia ecc. & del 
suo Eccelso Dacal Dominio prudenti et laudabel Huomeni Amba- 
sciatori dei circonspetti et Sauij Giudici del Gonsegio et del Gom- 
mnn d' Albona con littere de credenza delli detti Giudici del 
Gonsegio et del GommuM d' Albona con il suo bollo de cera 
della Go.... con plenaria liberta dalla predetta hauuta ha sot- 
tometter il detto Gommun d' Albona et il suo Regimento il 
Castello il destretto et tutte le pertinentie et con li Sudditi, et fedeli 
suoi qualunque siano al detto Illustre et Eccelso Dose et al 
suo eccelso Ducal Dominio Supplicando humelmente che . siano 
accettadi et che li siano concessi alcuni lor Gapitoli deuotamen- 
te et reueren temente sporti et presentati. LlUustre et Eccelso si- 
gnor Thomaso Mocenigo per la Iddio gratia Dose di Venetia 
ecc. jnsieme con li suoi Gonlegi dei Pregai con la giontta ha- 
nendo adonque alle cose infrascritte plenaria liberta^ et in ciò aldi- 
da & intesa Thumel et denota ambasciata per li preditti Ambasciatori 
sinceramente et reuerentemente esposta^ volendo inquanto si può 
honoreuolmente dimostrar gratiosamente la benigna clementia 
sua ai noti & alle Dimande asse offerte. Il ditto Gommun d'Ai- 
bona jl suo Regimento jl Gastello & il Destretto con tutto quel- 
lo li appartien tutti con li sudditti suoi, qual esser si uogliano 
..... Il lor ducal gouerno, receue et accetano, o uer hanno receuuto 
& accetatto hauendo consideratione alli Gapitoli sporti; o' uer 
presentati delle lor dimante. Respose et delibero inquanto se con- 

1 



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tien de sotto, a ciaschadan delli lor Capitoli bì dechiara deBtintta- 
mente. 

Et p.o al primo Gapl'o del qnal el Tener e tale cioè: 
eh' 1 Castel d' Albona non sia minato et Ij beni restino non efe- 
si. Simelmente che le consuetadine et lego nostre rimanghino 
in poter nostro, si come tempi passati et ai tempi del B.mo S. 
Patriarcha habiamo haauto. Za che li sia concesso come nel detto 
Capi' se contiene. Al secondo se contien il Commnn d' Albo- 
na sia oblegado pagar ogni Anno settanta marche ai s. Mar- 
chesi cioè lamita fina il di de Nadal del nostro signor. Lal- 
tra mita fina il di della nuntiatione della gloriosa verzene Ma- 
ria, del mese de marzo. Item al fatore il qual si chiama sla- 
uonicamente Podchnexin^ siamo tenuti pagare.... che tre lire cinque 
de pizoli. Et II prefatto s. Marchese ni dieba.... ogni Anno una uolta 
-— al quale e tenuto et oblegato il Commun d' Albona un 
disnar & una cena et udendo star più oltra. dieba spendere . . . 

sa. Se responde che cosi sia, come se contien nel 

dicto Capitolo • . go del Marchese, uada jl Cap.o de Baspo, al 

qual Cap.o dieban far leano far alli Marchesi el disnar 

et la cena et che le ditte ano dar al Marchese uenghino 

in nostra potestà. 

El Capitolo neramente qual seguita con effetto jn que- 
sto muodo. Che la Communita et tutti quando uoleno, et 
sera de necesso concordeuelmente, elegier diebano el Podestà 
et el Dominio ne lo dieba confermar al qual Podestà siamo 
oblegati dar moza cento et cinquanta de fermento, uin moza cento 
et cinquanta et cento moza de uena per li Caualli. Et un Castrato 
ouer una piegora et un formazo d' ogni mandria de piegore 
al tempo del Està. Et la sesta parte delle Condenason ouer 
lire cento. Et esso Podestà debba tenir cinque Semitorì, et 
far Giustitia alla Gente, et reger la Terra al qual Podestà dieb- 
ba responder dui Castelli, et Fianona. che sia con condition che 
elezano el Podestà delle Terre, et Luochi nostri, et chel piacia al 
nostro Dominio. 

Ma uolemo che dui Castelli li qual già longamente se sot-. 
temessero sotto el Dominio nostro remanghino alla condition 
nella qual se ritrouano al presente. 



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6 

Il quarto neramente principia jn questo mnodo che sono 
nella Comanita d' Albona XXIV Gonsegieri. Li qaal tra le altre 
per ballote dieban clezer dai Giudici del Consegio, un Procu- 
rator delPopulO; el qual tenga le Chiane delle Porte d' Albona^ 
et il Quaderno del receuer et Spese del Commun per sei mesi. 
Li qual Giudici con jl Signor Podestà quando chel e^ el Podestà 
sentar diebano dui uolte alla settemana alla Bancha della Gin- 
stizia, doue se tien Ragion^ et far Giustitia alle Persone. La 
Resposta e, che cossi sia come secontien Nel Capitolo. 

£1 Quinto Capitolo, e jn questa forma, et delle nostre Ragion, 
et consuetudine. De non andar alla Guerra ne mandar la nostra 
zente seno quando fusse necessita, quj in Histria, et non altroe 
ne jn mar. Al qual Capitolo fu data Resposta, che cossi sia cho- 
me se contien nel ditto Capitolo. 

Il sesto e de tal tener, cioè che le sententie nostre jnsino bora 
non siano reuocade, cioè le sententie date, et non appellate, se 
responde che cossi sia come se contien nel Capitolo. 

Al settimo neramente del qual e, il tener jn questo muo- 
do. Che tutti li Forensi, e. Terrieri possine condur Mercantie 
vender et comprar francamente senza alcun Datio come fu sem- 
pre Et, e, la consuetudine d' Albona. Rcspondemo, che sia os- 
seruado secondo el modo solito. 

n ottano neramente qual, e, de tal continentia. Che quelli 
qual sono banditi fuor d' Albona per qualche fallo et lor. dellitto. 
Pregamo V Eccelsa Signoria nostra che non permetta che questi 
tali ritornano accio non sia mazor error et Scandalo tra la zente 
cioè quelli che ....et son proclamati. Se responde. Sia cosi come se 
contien nel capitolo. 

Al nono neramente del qual el tener, e, tal. Item hauemo 
la consuetudine e rason nostre chel berbadego et altre Regalie 
della Communita scuoder se dieban et de queste pagar le ditte 
Marche al Signor Marchese. Et doue besognara jn accon^ar le 
Chiese o' ner le Muragie dellar Terra o' uer altroe che sera de 
besogno, se Responde che cossi sia come se dimanda. 

El decimo neramente seguita jn questo mnodo. Item pre- 
gamo la nostra Eccelsa Signoria. Qualmente la non ni jnnouas- 
0e alcun Datio da nuouo ne Gabella ecceto quelli che al pre* 



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Bente sono. Et sei ne piacerà clezer el Podestà. Che li presenti 
nofitrì Oratori lo elezano. Al qual pregamo che voi li diate de 
quelle settanta Marche soprascritte la mita et Nuoi la mita, del 
fermento^ uin, et nena secondo che habiamo consuetudine dar .... 
come se contien de sopra. Perche siamo troppo peneri al presente 
Tempo, hauendo jn questo Anno pocchissimo formentO; et uin per 
deffetto del mal Tempo. Prima per la sicita che non ha pione- 
sto a tempo debbito, et poi la tempesta che fu. Se Besponde che 
sia cosi come se contien nel Capitolo. 

Ma uolemo che essi elezano el suo Podestà come se con- 
tien de sopra et dar diebano al preditto Podestà quello che era jl 
consueto dar alli lor Podestadi Et che siano tenuti dar al no- 
stro Dominio quelle Marche le quali erano soliti dar al Patriarcha 
uer al Marchese de Histrìa. Et la.... dimandano, per quel Capitolo 
esser li perdonata la mita delle ditte Marche per nn Anno. 
Siamo contenti. Accio conoscano la benignità del nostro Do- 
minio a perdonarli per duj Anni la ditta mita. Ordinando 
anchor che si diebba alfar^ et leuar nelli luoghi consueti d'Albo- 
na r Insegna de San Marco Evangelista. 

Li ditti neramente Ambasciatori per nome de quelli come 
di sopra. Nelle lor Anime, et de ciaschedun de quellj ginromo ad 
Sancta Dei Evangelia. Nelle mani del prefatto Signor Dose et 
del Comun de Uenezia toccando le scritture che serano fedeli et 
Denoti Subditi del ditto Signor et Illustre Dose et del Com- 
mun de Uenetia prestando buona et nera obedienza, a Quelli. 
Et che non serano nel dir nel far con alcuno o' ner alcnni li 
qual norano o uer far o trattar, o uer sminuir del honor del 
Btado del ditto Eccelso Dose et Gommun de Uenetia Imo. se 
udirano o saperano cosa alcun . • . dicesse ouer facesse, o trat- 
tasse tal Cose che quelli li uenghino con tutto il lor 

poder Et quanto prima potrano dar notitia al ditto Signore et 
Comun di Uenetia, per se stessi o uer per altra interposta 
Persona consernar le rason li hònori del prefatto Ilnstre Signor 
Dose di Uenetia. Et che deffendano tutte et ciaschaduna Ra- 
gion plenariamente. Li qual neri Fedel Sudditti per Jl ditto 
Illustre Signor Dose et Commun de Uenetia dìebbano far et 
adimpir come sono tenuti 



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inatto In Uenetia nel Dacal Palazo presente Li Sapienti et 
Circonspetti Hnomeni. Zuanne Flnmatio honorato Cancelier de 
Uenetia Sier Frane. Beaazano et Mapheo Bartholomei Nodari 
Ducali de Uenetia: Testimonij chiamadi et Specialmente pregadi. 

Et In fede delle premesse, et enidentia pienamente. El pre- 
ditto Signor et Ulnstre Dose, commando chel presente Instrnmento, 
se deuesse bollar con la saa bolla de piombo Pendente. 

Io Piero Encio fiol de Sier Martin Nodaro pablico per 
r Ànttorìta Imperiai et Cancellier del Dogado Ueneto. atute le 
preditte cose, son sta presente le qual ho scrito et in qaesta 
pubblica forma le ho reddutte. Il mio consueto segno qui ho posto. 



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Copia éPuna Liiiera de Gouernatori delle Intrade del Du- 
cai Dominio de Uenetia. Beceuute a di 5. de Agosto 1454. 

Sp. Snso. Amico Ohar.mo per information vostra. Ui dinotarne 
che per el Consegio de Pregai; e, sta deliberado ; che tutte 
r entrate sian snspese per questo anno eccetnando perho li 
Salarij de Medici, et de Maistri de scuola de Gomandadorì de 
Chauaglieri et Simel li quali hano la Gondutta et deli fra un mese 
per . . . jnformadi che non li uolete dar ei lor Salario alli Sa- 
lariati, de quella Gamera li qual non hano altro che lire 5 al 
mese. Et perho recerchemo la Sp.ta ...che li piacia dar el suo 
integro Salario alli ditti Salariati chome haueuano nel ante- 
ditta parte. 

Da Venetia A di XXVII de Lugio 1454. 

Nicolaus Memo, Marinus Zuane, Franciscus minoto. Go- 
uernatori delle Entrade del Ducal Dominio di Uenetia. Testi- 
monij Ser Andrea q. S. Isidoro notato de comandamento de 
S. Domenego Rumenio Frocurator del Comun d' Albona e Fia- 
nona. Al Sp. et G. Huomo Signor Andrea Diego honorando 
Podestà d' Albona et Fiunona . . . Fratello Gharissimo. 



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INDICE DEL LIBRO PRIMO 

Cominciano li Capitoli delli Statuti della Comunità cFAlbona de 
primo libro delli Juditij publidii. 



Capi' o. I. della Inuocacion de Dio et delti suoi Saniti. 
Capi' 0. n. della elettion del Podestà zadesi et altri Rettori. 
Capi' 0. IH. del sagramento del Podestà zudesi et altri Rettori. 
Capi' o. HIT. de tronar li giurati chiamati dal volgo saltari. 
Capi' 0. V. del sagrameato delli Giurati. 
Capi' o. VI. de quelli che intrarano, o uer uscirano nella terra 

d' Albona altroe cha per la porta. 
Capi' o. VII. delli Traditori et Assasini. 
Capi' o. Vili de ladri. 
Capi' 0. Villi, de homicidij et de quelli che li desseno agiuto, o uer 

li cauasseno de prigione. 
Capi' o. X. Del sforzo delle donzele o uer donne. 
Capi' 0. XI. delli Sodomiti. 

Capi' 0. XII. de bludesi li qual appartìeno al luogo chiamato Sith. 
Capi' o. XIII. della purgation d' esser fatta del jncolpato d' ho- 

micidio. 
Capi' 0. XIIII. in che muodo se receueno le defese, o nero l'es- 

cusation de malfatori. 
Capr 0. XV. dei furti da XX. sol. de pizoli in zo. 
Capi' 0. XVI. dei furti da XX. sol. de pizoli per fino a X. lire 

de pizolj. 
Capi' 0. XVII. dei furti da X. lire in la. 
Capi' 0. XVm. dei furti di Caualli et Boi. 
Capi' 0. XVIIII dei furti d'Anemali grossi. 
Capi' 0. XX. dei furti de piegore o uer Caure. 
Capi' 0. XXI. de quelli li quallj robbasseno qualche bestiame 

come se conticn nel prossimo Statuto da tre infina 

a dieso. 
Capi' 0. XXII. de quelli li qual robbasscno qualche Anemal come 

se contien nel presenzio Statuto de qualunque sorte 

cosi ancor piegora o uer capra da X in la. 



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8 

CapV 0. XXni. dì quelli li qaal intrarano de notte fartiaamente 

nelle case raral Cortiai o ner Molini. 
Capi' o. XXIIII de quelli che robbasseno el Porcho an trombo 

de aue, agnello, o capretto nella mandria. 
Capr 0. XXV. de quelli che metesseno fuogo nelle biauO; o ner 

stantie d' alcuna Persona. 
Capr o. XXVI. do quelli che facesseno qualche conaention non 

licita, d' andar a qualche Castel de dar agiuto a 

qualche Commnnita per amicitia o ner premio. 
CapV o. XXVII. de quelli che facesseno moneda falsa o uer la 

spendesscuo. 
Capr 0. XXVIII. delle fatture, o uer strigarle. 
Capi' o. XXVIII I. de quelli che desseno a qualunque persona il 

ueneno nel mangiar o uer nel beuer. 
Capi' o. XXX. de quelli che facessero tomolto o uer rumor nel 

popolo. 
Capi' 0. XXXI. de quelli che trattasseno de dar morte ad alcuna 

persona. 
Capi' 0. XXXII. chome et chi, e astreto sotozaser alla leze 

caldaria. 
Capi' 0. XXXIII. chome se contien la forma della leze caldana. 
Capi' 0. XXXIIir. de falsi Testimonij, 
Capi' 0. XXXV. del salario d' huomeni Christian!, da pagar nel 

' tempo, della leze caldaria. 
Capi' o. XXXVI. da conservar le dote delle donne. 
Capi' 0. XXXVII. in che muodo se ha da far l' eseqution contra 

li Rebelli et condennati. 



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LIBRO PRino 



CapV primo del primo libro de Statuti della Terra d' Albona. 

Nel nome del Padre, Fiolo et Spirito Santto Amen. Al honor 
del omnipotente Iddio et della gloriosa Verzene Maria Madre sua, 
et de beati Martiri Santti Sergio Baccho Giusto et Theodoro 
Confallonieri della Terra d' Albona fatti et ordinati nel Tempo 
del Nobel & Sapiente Huomo Signor Stepbano del q. signor 
Virgilio della Citta de Ciuidal honorabel Vicario della prefatta 
Terra d' Albona del qual fon . . . adiutori nel componer et 
ordenar lì preditti Statuti Sier Sebastian del q, vulch Giudice 
della sopraditta Terra Ser Bratogna del q. ledreiaQ Collega suo 
Sier DrusaQ del q. Quirin Sier Giusto del q. Marco de Sitb, 
Sier Amust Lastigna de Domenego del ditto Sebastian, et altri 
del Consegio della Terra de comadamento del R.mo in Cbristo 
Padre Signor II S. Berdrando per la Iddio gra. della S. Sede. 

Aquilegense Dignissimo Patriarcba. 

Nelli Annj del Signor nostro Gesù Cbristo MCCCXLI. 

Nella Indittion VIII. Il Di XVII del mese d' Agosto. 

Capi' 0. IL 

Prima certamente comandemo et Ordenemo cbe la Elet- 
tion del S. Podestà, o' uer Vicario diebba esser fatta in piena 
Comunità et concordia del Consegio del Comun, ma la Elettion 
de Giudici Procuratori Marcbari mazor e Ambasciatorj, sia fatta 
per ballote, cioè cbe tra le ballote ne ne siano cinque bianche 
et quelli eh' hauurano le ballote bianche, sian elettori delli so- 
praditti per mesi sei, li qual dieban zurar per li Santti de van- 
zelij, che elezerano buoni et uteli per la Communita, butando 
da canto V odio, Y amore, precio, pregbieri o' uer timor. Il qual 
sagramento fatto li preditti elettori subbito intrarano in Luogo 
secretto della Chiesa et de li non si partirano per fina che per 
li preditti non sia fatta & deliberata V elettion et per quelli di- 
chiarita in questo muodo, cioè che de lor concordeuolmente 



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lo 

baniira&o eletto alcuno a qualche officio sopra cke elezerano li 
altri dai contradir non possano. Àzonzendo che s' alcun de essi 
medemi se norano elezer ben potrano laltro neramente elezer 
due de quelli che non sono della ellettione. Se neramente V el- 
letto in officio non «...lesse accetarlo sia interrogato per il Bettor 
tre nolte una dredo V altra sei eletto noi accettar 1' officio & 
sei preditto eletto dira de no al hora pagar dieba lire X de 
picioli al Procnrator della Comunità ananci chel se parta de li 
& sei preditto se partirà del preditto luogo ananci la satisfat- 
tion noleno chel paghi lire XX de picioli per la pena al Yen. 
Patrìarcha et li Rettori li qual serano^ a quel tempo, sian oble- 
gati, per sagramento scnoder da quello^ tal pena^ tra zomi tre 
et li preditti elettori uadino darecauo nel secretario & in Luoguo 
de quello, elezano un altro. 

CapV 0. III. 

Io tal zuro, per li santti de Vanzelij toccando le sacre 
scritture; che questo officio el qual ho accettado hozi dalla Com- 
munita d' Albona uogio osseruar & mantenir fedelmente e senza 
ingano li giuramenti & le facendo del Comun le Defension non 
scaciando ninno dalle sue ragioni per odio, Ira, Inuidia, amore, 
inganO; pagamento, o' uer preghieri ma tutte le litte o' uer 
ordeni che alla presentia mia serano desputade, fedelmente et 
senza fraudo considerarle esamenarle & diffinirle con ogni mio 
potere, secondo che sera contenuto nelli Statuti della ditta Com- 
munita, o' nero secondo che li Conscgieri, o la mazor parte de 
loro me consegiarano. 

CajjVo. II IL 

Ancor comandemo et ordenemo che li Rettori li qual se- 
rano per tempo, truouar diebbano XXIY. Giurati del Commun 
li qual se chiamano Saltari, da esercitar tal Officio de rason e 
rationeuolmente si come e il consueto, li qualli dìeban esser 
trouadi per li preditti officiali otto giorni ananci carneval e 
chiamati fra otto Di doppo la festa de Carneual accio uenghino 
zurar, & colui che non uenira sia cassato e messo un' altro, 



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Il 

agionggiendo chel Marcar, mazor diebba recercar ogni mese da 
tatti li XXIV li danni dadi e tutto quello che se contien nel 
lor officio & sacramento; e se alcun delli prediti zurati non 
nera uenir dal predito Pozuppo per causa della Inquisition pa- 
gar diebba al Procorador per ogni fiata qual contrafacesse 
sol. 40. de pizoli Yenetiani et prestar fede al predito Marcare 
el qual Marcare sia tenuto per sagramento et la pena de lire 
X. diebba ogni mese palesarla alli Rettori de tutto quello che 
sapera & Trouera dalli prefatti Giurati. 

Capi 0. V. 

Ancor determenemo et ordenemo che li Rettori diebbano 
dar tal sagramento alli Saltari soprascritti; cioè tu znrarai per 
li Santti de Vanzelij toccando le sacre scritture che qualunque 
Anemal, o' uer Bestia uederai nel Danno d' alcuno, o' uer nel 
Comunal et ciaschaduna Persona in qualunque luogo esser si 
uoglia faciando dano. Accusarai e manifestarai al Rettor o' uer al 
Merigo etc. 

CapVc. VI 

Ancor determenemo et Ordenemo che ninna Persona hab- 
bia ardimento intrar nel Castel d' Albona ne uscir altroe cha 
per la porta et se alcun contrafara et uenira nelle Force della 
Comunità pagar diebba alla Communita lire LL et non hauen- 
do la possibelta da pagar, perder diebba un membro, cioè il pe, 
o uer la mano. Anchor se nesuno uedra alcuno ouer alcuni in- 
trar ouer uscir per le mure del preditto Castel diebba esclamar 
et piar il preditto, o' uer preditti potendo se ueramente non po- 
trà piar li, ma potè constar Ij con cinque Testimonij degni de 
Fede, pagar diebba alla Communita la preditta pena. uera- 
mente perder un membro come, e, dito de sopra, et se li pre- 
ditti Malfattori scampasseno et a qualche tempo uenisseno nelle 
For^e pagar diebban la preditta pena, o' ueramente siano puniti 
nel membro. 

Ca'pXo. VII. 
Deliberemo et Ordenemo che se alcun trattara, o* uer orde- 
nera con alcun intrinseche, o nero con alcuna altra Persona^ 



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IS 

lassinar e tradir o uer sottometter; jl Castel d^ Albona al Do- 
luinìo d' altri per causa de turbar pacificho e quieto stado del 
ditto Castel, o' uer sassinar alcun Cittadiu d' Albona Maschio o 
uer Femena tradendo lo nelle man d' V Jnimici; o uer trattara cosi 
che li preditti conuicinj caschasseno et andasseno nelle man delli 
Amici d' Albona, o nero nelle man delli Nemici de si stesso tal- 
mente eh' 1 Fusse nella Facoltà o nero nella persona, o nera- 
mente se alcun trattasse ad algun Conuicino, o uer habitador 
del Castel preditto, o uer nel suo Dominio fusse assasinato per 
alcun Malfator e le sopraditte Persone le qual . .seno comesso, o 
uer trattato le sopradite cose, o uer hauesseno assasinato, ue- 
nisseno nelle Forg^ della comunità sian menati al Loco della 
Giustitia strasinando li per Terra perfino alle Forche et nel me- 
demo loco siano appiccati per la golia talmente che morano. 
Ancor se li preditti Malfattori fuzisseno che piar non se potes- 
seno, sian publìcati lor beni cioè la mitta sia della Chiesa A- 
qnilegense laltra mitta della Communita prefatta, reseruando 
le Dotte delle Donne non andando perho dredo li suoi ma- 
ndi, dagando la piezaria segura alla preditta Communita et 
andando dredo li lor Maridi, a qualche tempo, sian publicate le 
lor Dotte nel muodo et forma come di sopra. 

Ancor se li preditti hauerano Fieli uolemo che sian presi 
e posti nelle Carcere. Ancor se hauerano Fiole, Tolemo che 
siano espolse fuor della Terra de Albona, et bandite perpetual- 
mente. E se per Tempo uenisseno nelle Forge le Fiole delti 
preditti Malfattori, diebano esser frnstade per tutta la Terra e 
darecauo esser scaciate de la ditta Terra secondo la preditta 
forma. 

Capto. Vili. 

Ancor deliberemo et Ordenemo che se alcun robbasse ad 
alcuno, tolesse per forza, o nero eh' el tolesse qualche cosa 
nelle Chiese, o nero nelle case prìuate o nelle strade, o nera- 
mente nelle Campagne, o' jn luogo qual esser si uogli, jn tutto 
jl Destretto d' Albona, o nero nel mar o nelli Molini, et se 
uenisse nelle forge del Commun sia menato al luogo della 
Qiustitia et jui sia appiccato per la gola talmente chel muora^ 



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18 

ma sei scampasse chel non se puotesse^ prender habia la so- 
pradetta pena ohel sia bandito perpetaalmente. Ancor che delli 
beni del preditto Malfattor primamente diebba esser satisfatto 
coluj; a chi e sta robbato et patito jl danno et il restante de 
snoi beni siano publicati^ cioè che la mìta sian della Chiesa 
Aqnilegeiise V altra neramente del Commun d' Albona et questa 
parte s' intende cosi, caso chel preditto Malfattor scampasse^ ma 
sei fusse appiccato; li Beni del preditto malfattor non siano 
pnblicati. Azonzendo che se alcun connicin; o neramente habi- 
tador d' Albona robbasse ad alcuno nel Destretto d' Albona^ o' 
uer fuor del Destretto in qualunque loco, sottozaser diebba 
alle pene del ditto Statuto. Ancor e azonto che se alcun sera 
accusado de qualche furto, et uenisse nelle Force del Commun et 
chel preditto fusse sta un altra uolta publicato famoso Ladro 
con ogni puocco d'jndittio diebba esser posto alli Tormenti. 

Copro. Villi. 

Deliberemo et Ordenemo che se alcun Maschio, o uer Fe- 
roena amazara alcuno cosi Maschio come Femena con arme o 
uer senza arme et uenisse nelle Force del Comun, sia menato 
al Luogo della Giustitia et in quel luogo li sia tagiata la testa 
dalle spalle talmente che muora et che totalmente la testa li 
sia separata dal corpo, et questo s' intende dei Maschi, la Fe- 
mena neramente sia brusata nel fuoco talmente che la muora. 
Agiongendo che sei predito Malfattor fusse padre de Famegia, 
et scampasse, tutti li Beni suoi sian pnblicati reseruando la Dote 
della Mogier, jn questo muodo et Forma, che la terza parte dei 
beni sia della Chiesa Aquilegense. L' altra terza parte sia della 
Communita. L' altra terza parte sia delli heredi del amazado. 
Ma se. . . il Fiol de Famegia el qual hauera fatto Thomicidio e 
chel non fusse emancipado et chel scampasse, la portion sua so- 
lamente sia publicata dei beni Paterni reseruando sempre la Dote 
della Mogier nel muodo come di sopra. Ancor uolemo che la parte 
del ditto Malfattor cioè del fiol de famegia sia estratta delli Beni 
Paterni cioè chel Padre habbia una parte la Madre un altra parte 
la sorella un altra parte et il fratel un altra egualmente et sian fatte 
tante parte quanti sono li Fratelli et Sorelle. Ancor, e « 



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u 

che 86 li preditti Malfattori Maschio o ner Femena fasse nelle 
Force del Gomaa oner faora et potendo haaer pase in termene de 
zomi otto accordandose con li heredi e Parenti del amando hauendo 
pase con li preditti. La qnal paso, e accordo diebba esser fatta 
nel pieno Gonsegio et popolo della ditta Comnnita nella Chie- 
sa mazor chiamati al maodo solito congregadi personalmente, 
non sia pnnidO; ma pagar diebba per V offesa Fatta al S. Fa- 
triarcha, o ner alla Chiesa Aqailegense, lire cento Venetiane 
de pisoli, et lire cento Uenetiane de pizoli alla Comnnita d'Albo- 
na. Et non aolendo pagar la preditta condenation o' ner non po- 
tendo, sia pnnido nella persona come se contien de sopra nel 
predìtto Statato. Ancor se alcan darà alli preditti Malfattori 
damente che serano nalle For^e del preditto Comnn per liberar 
li e eanar li preditti de preson, agiato consegio, o' neramente 
faaor per qaalanqae cano o' aer inzegno, nella medema pena 
del preditto Statato sia panido, co., ancor el Maltattor diebba 
esser pnnido. Qael medemo s' intenda de ogni Attor consnltor et 
Fantor et qaalanqae altro per caasa qaal essersi aoggia nel 
ceppo retennto. 

CapV 0. X. 

Ancor determenemo et Ordenemo che s' alcan haara aio* 
lado, aer sforzado la Moglie d' alcano, Yerzene o ner Vedova, 
o' aeramente aolato sforzarla et chel aenisse nelle forze del 
Comnn, o ner chel fasse faora alontanato et in termine de zorni 
qnindese non se potesse accordar et pacificar con il parenta della 
violata Donna et sei fasse nelle Carcere sia decapitado talmente 
eh' 1 mnora et che la testa totalmente sia separata dalle spalle 
et essendo faor della Capital pena perpetnalmente sia bandito et 
pnotendo se accordar con il parenta della preditta violata non 
sia panito nella persona ma pagar diebba per V jngaria fatta, L. 50. 
Venetiane de pizoli alla Chiesa Aqailegense et L. 50. Venetiane de 
pizoli alla Comnnita d' Albona, et non potendo pagar la preditta 
pena, o' ner non aolendo dette, L. 100. sia panito nella persona 
come e ditto d<4 sopra. Ancor volemo che non potendose ac- 
cordar, sia fatta la pnblication de snoi Beni come e ditto nel 
prost^imo Statato, jl qaal tratta de Homicidio. Ma qaello che e 



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15 

ditto JQ quella Determenation cherherede habbia la terza parte. 
Qui uolemo che la Donna violata, V habbia. Agiongendo che se 
alcun Maschio, ouer Femena darà al preditto Violator nella Violenza 
fatta, aginto consegio, o' uer fauor et chel preditto uiolator nella 
violenza fatta se accordasse con la parte offesa colui chi haue- 
ra dato consegio, agiuto o neramente tauor, pagar diebba alla 
Chiesa Àqailegense L. 5. Venetiane per la pena e per nome 
della pena et L. XXV. Venetiane alla Comunità d' Albona et 
sei preditto Violator non se potrà accordar con la parte offesa 
sia fatto del Malfattor consultor fattor o' uer fautor de quello, 
quel che, e sta ordenado in questo medemo Statuto del Viola- 
tor predìtto delli beni et della vita Ancor e, agionto chel pre- 
ditto Statuto habbia luogo se la Donna uiolada uenira chridan- 
do al arme, al arme squarciando il uiso scauegiandose per stra- 
da. Dicendo el tal Huomo me ha uiolada, o' uer m' ha uoluto 
sfor^adamente violar et che la proni tal uiolenza al meno con due 
persone maschi, o' uer Femene hauendo più de XII. anni et 
che subbito uenghi Dananci li Rettori denontiando et esponendo 
la querela. Et non fazando cosi colui che sera incolpado de uio- 
lenza se diebba purgar con XII. huomenì computando tra lor 
lui medemo, li qual predittì diebban zurar per li Santti de Van- 
zeli, chel preditto jncolpato non ha fatto alcuna uiolenza alla 
preditta Donna lamentante, o uer querelante. Et sei preditto 
Violator non potrà ottenir questa tal cosa, o nero non uora con 
li preditti XII Huomeni sia tenuto per conuento confesso et sia 
condennato del sforzo come, e, dechiarito de sopra nel medemo 
Statuto. Ancor agiongiendo chel preditto Violator diebba hauer 
qualunque lui elezera per Auocato eccetuando li Giudici e Ret- 
torj et che la preditta uiolata con li preditti duj Testimonij et con 
il suo proprio sagramento ottenir debba quello che ha ditto. 

CapV 0. XL 

Statuimo et Ordinemo che s* alcun haura usado con Y Huomo 
cioè sottometendo THucmo come la Femena et colui che uolontaria- 
mente se sottometera nel luogo della Femena si come fano li Sodo- 
miti comettendo il peccato oontra natura^ et uenirauo nelle for^e del 
Comun siano menati al luogo della Gìustitia et li tutti dui siano 



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16 

brasati nel fìioco talmente che mnorìno et che delli lor Corpi sia 
fatta pplnere. Ancor s' alcun peccara contra natura con alcun 
Anemal^ o aero, a qualunque altro muodo che fusse contra natura 
sia punito nella soprascritta pena, et sei scamperà che sia in 
perpetuo bando. Ancor sei preditto Malfattor o uer maleficio fesse 
prouato per un Testimonio tal Sodomito per li Rettori debba esser 
posto alla tortura. 

Capro. XIL 

Anchor Deliberemo et Ordenemo che in tutte le lìtte le 
qual debeno esser decise nel luogo della rasone uolgaremente 
diiamato Sith. dieban farsi Bludesi e che sia stabele et ferme 
in tutte le cose, a muodo et usanza antiqua del Castel d' Albona 
si come per auanti sono ualsute. 

CapVo. XIII. 

Statuirne et Ordenemo che s' alcun Maschio^ o' uer Femena 
sera incolpato o uer incolpata de qualche homìcidio, et non sera 
prouato ci maleficio diebba giustificarsi, a questo muodo cioè, 
chel debbi comparer Danancj li Rettori de Albona et li respon- 
der jn Giudicio al Auoccato del morto secondo chel Auoccato 
hauera ditto e nominato longamentejl parenta del morto et per 
ordene de paroUa in paroUa, come el preditto Auoccato proferirà 
le paroUe da parte del parenta del padre del morto. Et se in 
cosa alcuna haura fallato, o nero non hauera uoluto respon- 
der, si babbi per confesso et conuento del ditto Homicidio et sia 
punito nella persona secondo la forma de quel Statuto che parla 
d' Homicidio jl qual comincia cosi. Statuirne et Ordenemo che 
s' alcun maschio etc. et s' 1 p.ditto che, e, stato incolpato del ho- 
micidio se hauera giustificato secondo il muodo ditto di sopra, 
dalla interrogation del Auoccato della parte del padre simelmente 
sia oblegato giustificarsi jl preditto del parenta della Madre e 
sei non potrà ouer non nera sia punito come, e ditto: item, e, 
agionto che fatta la sopra ditta giustification. Volerne che el pre- 
ditto jncolpato del Homicidio uenghi dinanci li Rettori con XD. 
Huomeni esso computato di buona condicion et fama, et fieli de 
fAmeglia et non famegU d' alcuno et al bora di Giudici debbino 



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17 

eonfititair dui cnstodi giurati qualli siano Auditori et Inspectori 
del giuramento da esser datto, e dalle paroUe da esser ditte, 
per essi Giudici et essi Auditori subbito per suo sagramento dic- 
chino et nominino colui che hauesse errato^ o nero non hauesse 
ditto de parolla in parolla come el Giudice hauera ditto, et che un 
Giudice debbi narrar, sagramentar e dir paroUe come a lui pa- 
rerà, et se lui non'potesse finir, finìrcha laltro bona fide et senza 
fraude li qual tutti dodese giurino et giurar debbino secondo che 
el Giudice li hauera dato jl sagramento e dichino tutte le pa- 
roUe et debbino dir de parolla in parolla quello che el preditto 
Giudice hauera ditto et se li preditti XII. o uer alcun de loro, non 
dicesse, o uer non uolesse dir de parolla in parolla secondo che 
esso Giudice hauera ditto o nero fallasse una uolta nel din 
Sia un altra uolta dal primo da capo interrogato et se li pre- 
ditti, uer alcun de loro, non uora dir, o uer non dira, alla 
seconda uolta, o nero fallasse, sia unaltra uolta da capo in- 
terogato et se li preditti, o uer alcun de loro alla terza uolta non 
dicesse, uer non uolesse dir, o uer fallasse, jl preditto jncol- 
pato si babbi per confesso del Homicidio et sia punido secondo 
la forma del Statuto che parla della pena del homicida. 

Ca^o. XIIIL 

Item Statuimo et Ordenemo che s' alcun Malfattor sera sta 
incolpato de qualche Maleficio del qual douria esser punito nella 
persona sec.^ la forma del Statuto d'Albona cioè di morte, inci- 
sion di membri, o nero cauar d' occhi o nero de frustar e sarà 
pigliato, nero lui uenira spontaneamente al giuditio non debbi 
esser relassato sopra fide iussori ne sopra alcuna caution. Anci 
uolemo chel debbi esser tenuto nelle Preson del Gomun sotto 
buona et fedel custodia fina che sarà cognosudo se per il ditto 
maleficio el donerà esser oondennato, o nero assolto. Aggion- 
gendo che se fra XV giorni non apparesse giuditio alcun oontra 
r incolpato del maleficio personal, et esso incolpato uolesse dar 
buoni et jdonei Fideiussori de star a raggion fin che se cognos- 
sera el suo maleficio volemo chel debbi esser relassato sopra li 
preditti Fideiussori. Et questo intendemo sec^ la consuetudine e 



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18 

eoodittion delle Persone cioè di buona e trista fama secondo che 
meglio sopra ciò al consegio parerà. 

CapVo. XV. 

Statnimo et Ordenemo, che s' alcun maschio o ner femena 
robbera nel Castel d' Àlbona et il farto sarà de ualnta tra la 
quantità de soldi XX.ti de piccoli. El preditto ladro debbi pa- 
gar el doppio del furto al patron della robba robbata et el dop- 
pio alla Chiesa d' Aquileggia et el doppio al Comun d' Albona 
et oltra ciò jn lire cinque de pizzoli debbi esser condennato dar 
al preditto Comun. Aggiongendo che se el preditto Ladro non 
uolesse o nero non potesse pagar la preditta pena, Volemo eh' 1 
debbi esser frustato per tutta la Terra d' Àlbona et sia posto in 
bando della ditta Terra per un Anno, ma sei preditto scamperà 
de sorte chel non possi esser preso in luogo della preditta pena 
sia bandito perpetualmente del Castel preditto, del qual bando 
non possi uscir intanto chel non haura satisfatto integralmente, 
sec.® la forma, et muodo del preditto Statuto. Ancor e aggionto 
che sei non sera conuento del ditto maleficio, o nero non sera 
trouato per lui esser sta fatto tal furto, volemo chel debbi giusti- 
ficarsi con XII huomeni degni de fede esso computato, et )1 mo- 
derno sia fatto et s' intenda delle Donne. 

CapV 0. XVI. 

Deliberemo et Ordenemo, che s' alcun Maschio o' uer Fe- 
mena robbera nel Castel d' Albona et el furto sarà di ualuta, 
oltra la quantità de soldi XX.ti di piccoli fino alla quantità de 
lire X el preditto Ladro paghi et pagar diebbi el doppio della 
robba robbata al Padron di questo et jl doppio alla Chiesa 
Aquilegense et jl doppio al Commun d' Albona oltra ciò debbino 
esser condennati jn lire cinque de piccoli al preditto Commun. 
Aggiongendo che s' el preditto Ladro non potrà, o nero non uora 
pagar la preditta pena, volemo che li sia taggiato un pe dal 
corpo . . . parata, e sia bandito della ditta Terra per un' anno 
et sei preditto Ladro scamperà ch'el non potesse esser preso, 
jn luogo della sopraditta pena, sia nel perpetuo bando d' Al- 



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19 

bona, del qual non possi necir intanto chel satisfi integralmente 
sec.^ la forma et tenor del preditto Statato, item e agiontto che 
sei preditto Ladro non sarà conuento del preditto furto, o nero 
non sarà trouato per esso sta fatto tal farto. Volemo che ancora 
el se debbi purgar con la leze Galdaria et il medemo s' intenda 
della Donna. 

CapVo. XriL 

Statuirne et ordenemo che s' alcun Mascolo, o uer Femena 
robbera nel Castel d' Albona et el furto sarà de ualuta oltra la 
quantità de lire X de piccioli, el preditto Ladro paghi et 
pagar debbi el doppio della robba rubbata al Patron di quella 
et el doppio alla chiesa d' Aquileggia et el doppio al Com- 
mun d* Albona, et oltra ciò debbino esser condennati in lire 
uinti cinque de piccioli al preditto Comun. Agiongendo che 
sei preditto Ladro non potrà, o nero non uora pagar la pre- 
ditta pena, volemo chel sia menato al Luogo della Giusticia et 
li sia appichato per la golia talmente che '1 muorj, et questo s'in- 
tendi nelli Maschi. La donna neramente sia menata al logo 
solito della Giusticia, et li sia brusata talmente che la muori, 
ma se la scampasse et che la non potesse esser presa jn luogo 
della sopraditta pena de morte, sia nel perpetuo bando del 
qual non possi uscir fin che per lei non sarà satisfatto integrai* 
mente secondo la forma et tenor del preditto Statuto. Ancor e 
aggiunto che sei preditto Ladro non sarà con., del ditto furto 
et non sarà trouato per esso esser sta fatto tal furto, uolemo 
chel debbi esser posto alla tortura, et li sij ben esamenato et 
inteso il fatto. 

Capv 0. xriii. 

Statuimo et Ordenemo che s' alcun robbera un cauallo, o 
più, un Bo, uer più, volemo chel preditto paghi e pagar diebbi 
el dopio della cosa robbata cioè chi robbera un Cauallo paghi al 
Patron dui alla Chiesa d' Aquilea dui et al Comun d* Albona dui 
et il medemo paghi del Bo, e sei preditto ladro non uora, o' nero 
non potrà pagar la ditta pena sia menato al loco della Giusticia 
e li sia appicato per la golia talmente chel muori. Ma se el 



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90 

preditto Malfattor scamperà de sorte ohel non potesse esser preso 
in loco della ditta pena delle forche, «ia bandito perpetnalmente 
del Coman et non possi uscir del ditto bando fin tanto diel non 
banra satisfatto integralmente sec.^ la forma del preditto Statuto. 
Ancor e aggionto che sei preditto Ladro non sarà conaento del 
ditto furto, o nero non sarà trouato per lui esser sta fatto tal 
furto, uolemo chel debbi giustificarsi, come piacerà al patron del 
Cauallo, o uer Bo, cioè che, o neramente con la legge Caldana, 
nero con XXTTTI Huomeni, degni di fede, esso computato. 

CapVo. xriiii. 

Ancor Statuirne et Ordenemo che se alcun robbera una 
Cauaila, o più, vna vaccha, o uer piti, una Asena, o uer Aseno, 
o più, un Porche, o' uer porcha, o più, Doi Trombi de Auue, o 
più, uolemo chel preditto Ladro, che haura robbato uno delli ditti 
Animali, o nero dui Trombi de Auue debbi pagar el doppio al 
Patron del Anemal robbato, e alla Chiesa d' Aquilea el doppio 
Et el doppio al Commun d' Albona, et sei non uora o nero non 
potrà pagar la ditta pena, uolemo che li sia tagliato un pe tal- 
mente chel resti dal Corpo separato. Ma sei robbera due Caualle, 
o più, et cosi s' intende d' altri Anomali notati de sopra, o nero 
tre Trombi de Auue o più, uolemo chel paghi et pagar diebbi, 
el doppio al patron della robba robbata, et el doppio alla Chiesa 
de Aquilea et el doppio al Commun de Albona et sei non uora, o 
nero non potrà pagar la ditta pena sia menato al luogo della 
Oiusticia et li sia appiccato per la golia talmente chel muora. 
Ma sei scamperà talmente chel non possi esser preso jn luogo 
delle sopraditte pene, sec.^ la forma del preditto Statuto sia ban- 
dito perpetnalmente de Albona del qual bando non possi uscir, 
intanto che per esso non sera integralmente satisfatto secondo 
la forma et tener del preditto Statuto. Ancor e aggionto ohe sei 
preditto che sarà jncolpato del furto, non sarà conuento del ma^ 
leficio, ne sarà trouato per esso sta fatto tal furto. Volemo chel 
debbi giustificarsi come parerà... patron delli Anomali, cioè ohe, 
nero con la Leze Caldana, o nero con XII huomeni degni de 
fede et lui stesso computado. 



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CapV 0. XXy^ 



Stataimo et Ordenemo che s' alcun robbera una Piegora, 
nero fino alla summa de tre^ un agnello^ o nero fino alla eumma 
de tre, una Capra, o nero fino alla suma de tre, un capreto, o nero 
fino alla summa de tre et jl medesimo s'intenda delli Castradi, o nero 
Becchi, et questo non possi esser prouato o' nero non sarà tro- 
uata la Bestia uiua nelle man del Ladro, o nero sarà trouata la 
pelle della Bestia robbata nelle man sue, o uero in cadaun loco, 
che sarà trouata, colui che quella ha messo sia oblegato demo- 
strar el Ladro, se non lui medemo si babbi per jl Ladro, et si 
condanni, et debbi esser condennato, a questo maodo cioè, che per 
cadauna Bestia el debbi pagar al Patron diese computada essa 
Bestia robbata, et doi per cadauna alla Chiesa de Aquilea. compu- 
tada essa Bestia robbata et per cadaun. X. al Commun d' Albona, 
computada essa bestia robbata, et quello che e ditto della pella el 
medemo s'intendi della Bestia uiua che si trouasse in cadaun loco et 
appresso cadauno. Aggiongendo chel patron che se haura lamen- 
tado del furto fatto li, debbi giurar, per li Santti de uanzelij 
toccando lo sacre scritturo, et per suo sagramento, affermi et 
tenghi che la Bestia, della qual si ha lamentado, fu et e, sua, 
o uero la pele che la intromessa et trouata fu della Bestia sua 
chel haueua. Et sei preditto Ladro non uora, o uero non potrà 
pagar la ditta pena, per una delle ditte Bestie, Debbi esser fru- 
stato per tutta la Terra di Albona, per doi, o uero tre debbino 
esser bollati con un ferro affogato, nella massella sotto Y occhio 
talmente che appari jl segno. Ma sei scamperà de sorte chel 
non possa esser preso, jn luogo delle sopraditte pene sia ban- 
dito perpetualmente, del qual non possi uscir finche per esso 
integralmente non saranno satisfatte le sopraditte pene. Item e 
aggionto che sei preditto Ladro che sera sta incolpa del furto et 
non Bara conuento, o uer non sera trouato contra de Lui come 
e, ditto de sopra, Volemo chel debbi giustificarsi con sie huo- 
mini degni de fede, esso computado per cadauna Bestia come 
piacerà al patron delle ditte bestie, cioè che sei Patron uora 
agitar, o uero mitigar, ad altre cose. Esso jncolpato sij tenuto 
giustificarsi un' altra uolta come e detto. Et sei Patron uora 



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22 

agitar De tutte tre le Bestie insieme, de tntte insieme sij udito 
et r jncolpatO; debbi giustificarsi con XII hnomeni 

Capi' 0. XXL 

Statuimo et Ordenemo che s' alcun robbera alcuna Bestia 
contenuta nel prossimo Statuto da tre fina a X/« uolemo che 
per chadauna, el ne debbi pagar X.^ al patron delle ditte Bestie 
et el dopio del furto alla Chiesa AquilegensC; et per cadauna X 
al Commun d'Albona ot sei non uora, o nero non potrà pagar la 
ditta pena, sci uenira nelle force del Comun, volemo che li sia 
taggiato un pe talmente chel si separi dal corpo. Aggiongendo 
che quello che e ditto di sopra nel prossimo Statuto de tre bestie, et 
il medemo s' intenda, de questo da tre Bestie et oltra, et sei pre- 
ditto ladro scamperà, jn luogo delle sopraditte pene, sia nel per- 
petuo bando di Albona, del qual non possi uscir in tanto chel 
non satisfi integralmente le sopraditte pene. Item e aggionto 
che sei preditto qual sera incolpato del furto, non sarà conuento 
ne contra de lui sera trouato come, è ditto di sopra. Volemo 
chel debbi giustificarsi, come uora el Patron, o nero conlaleze 
Caldana. O nero con XII huomeni degni de fede esso compu- 
tado tra quelli. 

CapVo. XXIL 

Statuimo et Ordenemo che s' alcun robbera alcuna delle 
Bestie contenute nel Statuto del furto delle Peccore, o' nero 
Cauure, da dieso bestie in suso, uolemo chel paghi et pagar 
debbi per cadauna bestia eh' Y haura tolto al Patron delle ditte 
Bestie, diece bestie computada la bestia robbata et el dopio del 
furto alla Chiesa de Aquilea et per cadauna X al Comun 
de Albona computada essa Bestia robbata et sei preditto Ladro 
uenira nelle forze del Commun. Et non uora, o nero non potrà 
pagar la ditta pena, sia menato al luogo consueto della Giù- 
sticia et li sij appiccato per la golia talmente chel muora : ma sei 
preditto Ladro scamperà jn luogo delle sopraditte pene sia bandito 
perpetualmente di Albona, del qual non possi uscir intanto che 
per esso non sarà totalmente sodisfatte le sopraditte pene. Aggion- 



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gendo che quello ehe e nel Statuto del furto delle Peccore, qnal 
parla da tre Bestie in zoso, jl medemo s' intende; de questo Statuto 
da diese Bestie insuso. Ancor^ e, aggìonto che sei preditto jncol- 
pato del furto non Bara conuento ne contra de lui sera trouato 
come; C; ditto de sopra. 

Uolemo chel debbi giustificarsi come uora jl Patron cioC; 
nero con la lege Caldaria^ o nero con XII huomeni; degni 
de fede esso computado. 

CapVo. XXIIL 

Ancor Statuimo ed Ordenemo che s' alcun intrera de notte 
nelle case rural Gortiui de bestie o nero nelli Molini, o' nero 
nelle Mandrie fatte per i Buoi et Caualli e per li Trombi de 
AauC; Volerne che li habitanti et quelli che stano nelli preditti 
Luochi; possine liberamente et senza pena ferir et amazar quelli 
che intrarano nelli preditti luochi et che uscirano et che non sia 
resa alcuna rason alli Parenti cusini del morto contra quelli che 
hanno amazato li preditti che intrano nelli preditti luoghi. Anci 
uolemo che cadaun del Parenta del, mortO; qual domandasse 
esserli fatta raggion del mortO; paghi et pagar debbi al Gommun 
d' Albona marche cinquanta. Ancor; è aggionto che se alcun del 
Parenta o nero Amico delli preditti manazasse, a quelli che 
bano amazato paghi al Gommun lire X. potendo prouartal cosa, 
al meno con un Testimonio et con sagramento del accusador. 
Ancor e aggionto che sei preditto qual 6 intrato nelli preditti 
luoghi sarà preso et uenira nelle for^e del Gommun, o nero chia- 
ramente li sarà prouato debbi pagar alla Ghiesa d' Aquilea lire 
ninti de piccoli et a colui; o nero a coloro che Y hauera preso 
lire uinti et lire uinti al Gommun d' Albona & sei preditto transgres- 
sor non uora^ o nero non potrà pagar la preditta pena Volemo 
che li sia taggiato un pe de sorte che li sia separato dal Gorpo. 
Ha sei scampasse in luogho delle sopra ditte pene sij bandito 
perpetualmente della preditta Tèrra de Albona del qual bando 
non puosci uscir in tanto che per lui non sarà satisfatto integral- 
mente; le sopraditte pene. Ancor e aggionto che sei preditto qual 
sera jncolpato delle cose preditte non sarà conuento ne contra 



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2é 

de lui gara tronato come e ditto da sopra. Volemo cbel debbi 
giufltificarsi come aora el Patron cioè, o nero con la lege Cai" 
daria^ o aero con XII haomeni degni de fede computando esso. 

CapT 0. XXini. 

Statuimo et Ordenemo cbe s' alcun robbera un Porcello; o 
uer Porcella o pia de ualnta à soldi uinti de piccoli; o nero un 
Trombo de auue, o nero un cagnolo piccolo de Mandria, o più. 
Volemo eh' el preditto Ladro per cadaun delli preditti Anomali 
paghi et pagar debbi el dopio del furto al PatroU; et el dopio alla 
Chiesa de Aquilea et el dopio alla Gommun/ d' Albona; & sei 
preditto Ladro non uora, o nero non potrà pagar la preditta pena, 
volemo chel debbi esser ligato con le man da dredo le spalle, 
et sia ligato con una corda per la golia & sij messo nella Piazza 
jl Di de Domenega con el Furto qual ha fatto al coUo; e li star 
debba dalla matina fina Vespero. Ma sei scamperà jn luogo 
delle sopradite pene, sia nel perpetuo Bando de Albona del 
qual non possi uscir finche non V haura integralmente satisfatte 
le preditte pene. Ancor e aggionto che sei preditto Ladro qual 
sarà incolpato del furto preditto non sarà conuentO; o nero non 
sarà tronato centra de lui come, e ditto de sopra* Volemo chel 
debbi giustificarsi con sie huomeni degni de fede, esso compu- 
tado; per ciascheduna Bestia. 

Capv 0. xxr. 

Ancor Statuimo et Ordenemo che s' alcun pensatamente 
metterà faoco nelle biaue, molini, o nero nel fen, o aero nelle 
habitation de alcana persona, o nero nelli Gortiui delle bestie. 
De sorte che in Tutto o uer in parte sij brasato quello in che 
sarà sta messo jl fuocco, o nero al meno chel fìiocco sij impizato 
accioche tanti maleficij non restino impuniti & che la pena sua 
sia esempio ad altri. Volemo che sei preditto Malfattor nenira 
nelle force del Gommun el sia menato al luogo consueto della 
Giusticia et li sij brusato talmente chel muora et che del Gorpo 
suo sia fatta poluere. Ma sei preditto Malfattor scampasse 
et elle non potesse esser preso jn biogho della sopraditta pena, 



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sia nel perpetno bando del qnal non pomi nseir Bohim per la 
Batisfattion della preditta pena. & che li beni de) Malfatto? salna 
la dotte della moggier; debbino esser conflseadi; a qn^ta moodo; 
cioè ebe primamente sij emendato^ el danno patito et del restante» 
delli suoi Beni, siano fatte tre parte, vna delle qnal sia della 
Chiesa d' Aquilea laltra neramente sia del Patron qnal ha patito 
jl danno e laltra sij del Gommnn d' Albona. Ancor e aggionto 

che sei spato del incendio non sarà conuento per Testi- 

monij nero per spontanea Confession, ne centra de lai sera 
trottato come e ditto de sopra debbi ginstificarsi, a qnesto mnodo^ 
cioè, o' nero con la lege Caldana, o nero con XU huomeni degni 
de fede tra loro esso compntado. 

CapV 0. XXV L 

Statnimo et Ordenemo che se alcnn farà qualche connen- 
tion, ner Compania non licita per causa d' andar dar aniso, a 
qualche Castello Communita o' uer Castellani, o uer eon li pre- 
ditti andera dannificar qualche Castello o ner Terra, o nero 
alcuna Persona nella robba, o nero nella Vita, o nero a' qualche 
corraria per amicitia, o nero pagamento centra la volontà del Com- 
mun d' Albona. Volemo chel preditto qnal haura fatto, o uer ordi- 
nato la preditta Compania paghi & pagar debbi cadaun delli 
Compagni al Comun d' Albona Lire X de pizioli & se alcun 
delli preditti non Batisfera integralmente la preditta pena, volemo 
chel staghi nelle Carcere et non sij relassato finche el non satisfi 
integralmente la preditta pena al Commun preditto, ma se alcun 
delli preditti, scamperà, jn luogo della preditta pena, sia nel 
perpetuo Bando del qual non possi uscir in Tanto che per lui 
non sij integralmente satisfatta la preditta pena. 

Capv 0. xxrii. 

Statnimo ed Ordenemo che s' alcun fabrichera, o nero farà 
fabricar o nero spenderà e farà spender moneta falsa et uenira 
nelle forge del Commun sia ligato con la preditta falsa moneta al 
Collo, et sia menato al luogo della Giusticia, e li sij brusciato 
talmente chel muori; che del Corpo suo si faci poluere. Et sei 



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preditto Malfattor scamperà in luogo'della preditta pena de faogo 
sia nel perpetuo Bando. & li beni suoi salaa la Dotte della 
Moggier, giano confiscadi, al Comnn d'Albona. Ancor e aggionto 
che la Casa nella qaal sera fabricata la ditta moneta falsa, se 
la . . . fabricata chel Patron sapi & chel non rechiami o nero 
accasi, sia confiscata nel Comun, o aero sia destratta fino al 
fondamento. 

CapTo. XXriII. 

Stataimo & Ordenemo che niun maschio, o uer femena 
ardisca o aer presuma far fattore centra alcuna Persona, accio- 
che lui uer lei, quello o uer altra ama, oner habia in odio, 
ne presumi de jndiuinar con herbe radice, o nero jmagine de 
cera, o nero con qualunque altra cosa'& a qualunque altro 
muodo far questo & che niun daghi aggiuto conseggio, o uer 
fauor alli preditti et far le cose preditte. & chi contrafara sia 
frustato per la Terra de Albona & poi sia menato al luogo della 
Giusticia & ini sia brusato talmente chel muora & che la sua 
pena sij esempio ad altri, et non potendo esser preso in luogo 
della preditta pena di fiiocco sia nel perpetuo bando & li suoi 
beni, peruenghino nel Commun d' Albona. 

CapT 0. xxriiir. 

Perche il manzar & il beuer & sustentamento del Corpo 
Humano & li ueneni & tosseghi inimici del humana natura, li 
qual Tosseghi & ueneni el più delle uolte sono fatti con il 
manzar & beuer. Perche Statuimo che niun mascolo, o uer femena 
ardisca dar ad alcuna persona nel manzar, o' uer nel beuer il 
uenen, o' uer Tossegho, o nero qualche altra cosa uenenosa. & 
che niun maschio o Femena ardisca dar del uenen, o nero qual- 
che altra cosa o herba mortifera, o' nero uenenosa, ne dar con- 
seggio aggiuto, o' uer fauor. & chi contrafara sia frustato per 
la Terra d' Albona quanta chel è & doppo subbito sia menato 
al Luogo della Giusticia & li sij brusato talmente chel muora 
& che del corpo suo sia fatta cenere. & sei scamperà, de sorte 
chel non potesse esser preso jn luogo della preditta pena sij 



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27 

nel perpetao bando & li beni 0aoi siano confiscati al Comnn 
d' Albona. 

CapV 0. XXX. 

Perche nascono nel Popolo molte sceleratezC; torneiti & 
romorì, ^ioe, morte^ ferite et mutation di buon e quieto stato 
jn mal. Percho aolendo ouaiar a tal iniquità. Statuimo et Or- 
denemo che se alcun armata mano farà tomolto o' ner romor nel 
Popolo, uolemo che questo tal che haura cominciato, o' nero 
sarà stato jnuentor di tal romor, li sia taggiata la Testa, cioè 
che la se separi dalle spalle, de sorte chel muori & che^in Tutto 
la resti separata dal corpo, e che cadaun che haura seguito, el 
preditto jnuentor de tal rumor, debbi pagar al Comun lire 10 
de piccoli et più et manche secondo la qualità delle Persone, 
& come piacerà al Conseggio del Comnn & se alcun farà tomolto, 
ner romor nel popolo senza arme. Yolemo che questo tal che 
haura Comenzato, o nero sarà stato jnuentor de tal romor, debbi 
pagar lire 50 de piccoli et sei preditto non nora, o nero non 
potrà pagar la preditta pena jn termine de giorni 15 comin- 
ciando da quel giorno che sarà stato jl tomolto & romor. Sia 
menato al loco doue haura fatto, o nero cominciato jl romor & 
li gli sia tagliata una man, dal corpo talmente che in Tutto la 
resti dal corpo separata: & de quelli che lo seguiterano, a far 
le preditte cose, sia fatto come, e, ditto de sopra, et se alcun 
de loro scamperà de maniera che non potesse esser preso sia 
nel perpetuo bando del Comun d'Albona, secondo la forma de 
questo Statuto del qual bando non possi uscir fin tanto che per 
lui non sarà jntegralmente satisfatto et li Beni de esso bandito 
peruenghino alla Comunità de Albona. 

CapV 0. XXXL 

Statuimo et Ordenemo che niun ardischi con alcuna Per^ 
sona trattar, o uer ordenar la morte de alcuna persona, o nero 
mntar jl buon stato del Comun in mala parte, trouandose Com- 
pagni Terrieri, o nero Forestieri a far le cose preditte con Sa- 
gramento, o uer senza & chi contrafara, li sia taggiata la Testa 
de maniera che la sia separata dal Corpo. & che cadaun delli 



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^ 



Compagni qual lan sta oonsentiente & asBentieiite alle cose pre- 
ditte li Bia tagliata la Testa. Aggiongendo che b' alcan delli pre- 
ditti acciiBara o nero manifestara alli Rettori li suoi Compagni, 
a ninna foza siano tenuti alla preditta pena. & se alcnn delli 
preditti Malfattori non potrà esser preso, jn luogo della preditta 
pena, sia nel perpetuo bando del Comun d* Àlbona et li suoi 
beni deuengbino al Comun d' Albona. 

Anchor Statuimo cke sei accusador non potrà legittima- 
mente prouar raccnsation qual ha fatto, o uer non potrà esser 
trouato per sua spontanea confession o nero per altro muodo. 
Volerne cbel accusador sia punido, colla raedema pena che douria 
esser punido V accusado, o uer jncolpado se non fusse prouato, 
uero trouato el preditto maleficio. 

CapV 0. xxxir. 

Ancor Statuimo et Ordenemo che quelli Statuti li qual par- 
lano che r Incolpato se diebba defender, o con la leze Caldana, 
o neramente con Xn huomeni. Volerne che cosi s' intenda, cioè 
che nisun sia astretto a sottozaser alla leze Caldaria, sei Accu- 
sador non prouera chel Incjlpado sia stato per auanti de catino 
nome et fama, cioè che già fu nel luogo qual uolgarmente e 
ditto Sith & al bora se questo sera prouato, jl preditto jncolpato 
sia astretto sottozaser alla leze Caldaria, a questo muodo, cioè 
che ananci ogni altra cosa, jl Accusador zuri et zurar diebbi 
con dui delli suoi Parenti li qual elezer uora T jncolpato, dieban 
dico zurar, per li Santtì d' euanzelij. toccando le sacre littere, 
che ne per odio, ne per mala uolonta, il qual ne la qual, hauera 
centra V jncolpato. ha eletto questa tal uia de Defension, cioè 
per la leze Caldaria. Aggiongendo che sei Accusador integral- 
mente non farà come, e, ditto di sopra, T jncolpato, a niun muodo 
sia tenuto sottozaser alla leze Caldaria. Ma uolemo che con 
xn haomeni degni de fede se diebba defender. 

CapV 0. xxxrir. 

Statuimo, & Ordeuemo, che la forma della leze Caldaria 
sia & esser diebba, a questo muodo, cioè che un delli Bettori, 



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pitt & dai hnomeni della chrifltiaaiU diebban interaenir a 
questa leze Caldana nella Chiesa de Santta Maria, & che li 
preditti faaomeni della ohrìstiaiiita jn qnel laogo facino faogo de 
sermenti della Vigna, et mettine la ealdiera piena di aqua sopra 
jl faocco tanto che caldamente boggi Doppoi li preditti haomeni 
della Christianita Lanino & lanar debbino, ben et con diligentia 
con tre aqne la man del jncolpato la qnal die esser messa nella 
Caldiera poi diebban metter in terra la Caldìeia appresso il fnocco, 
et nn delli preditti haomeai della Christianita Ughi un sassetto, 
con una Cordicella, a mnodo solito, et metta el preditto sassetto 
nella Caldiera, tenendo in man la cordicella, et fatte queste cose, 
subbito r jncolpato metta la man netta nella Caldiera et cani 
fuori el preditto sassetto della Caldiera con la man potendolo 
piar, & non potendo lo canar la prima fiata faci il medemola 
seconda fiata, et se la seconda fiata non lo potrà canar, faci jl 
moderno la terza fiata, et se la terza nolta non la potrà canar: 
Yolemo che del maleficio del qnal, e, sta jncolpato per jl qoal 
ha messo la man nella Caldiera sia pnnido secondo la forma 
de quel Statato jl qnal parla del maleficio del qual, e, jncol- 
pato. Aggiongendo che sei preditto jncolpato non potrà canar 
el sassetto alcuna delle tre uolte. Yolemo chel sia cosi che li 
sia fatta la nardia, cioè che li hnomeni preditti della Christia- 
nita, subbito canato jl sassetto della Caldiera, mettano un guanto 
incerato sopra la man del Incolpato, & sigillino quello con jl 
sigillo & debban far la nardia al jncolpato nella Chiesa de Santta 
Maria per tre zorni continui, cioè che il zorno de uenere la ma* 
tina l' jncolpato receua la leze Caldana & il zorno della Domi- 
nica sia presentato Dananci li Rettori sotto la Loza del Comun, 
dalli preditti huomeni della Christianita, & sei jncolpato uolesse 
far il suo besogno del Corpo, menino quello al Luogo qnal par 
a loro purché non sij fuor della Terra d' Albona, et Doppo jl 
terzo giorno sia dessigillato el guanto sotto la loza del Comun 
dono se tien rason dalli preditti hnomeni della Christianita jn 
presentia delli Rettori che serano, a quel tempo, & se la man 
del jncolpato non sera trouata scotada da gli huomeni della 
christianita alli qual se debba dar fede nelle cose preditte, T in- 
colpato, sia assolto del maleficio, Ma s« la man del preditto ser« 



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81 

Rettor oner zadesi qaalli per tempo Benno mettino et facino tra 
giorni otto el bandito nelle for^e del Coman et retennto con pena 
legittima et condegna, secondo la forma della Sententia, o aero 
Statati che parlano del Delitto per esso comesso sotto pena del pre- 
fatto Sagramento per jl Rettor & zadeei sopraditti, Nella qaal 
pena il Rettor & zadesi incorrino se non £arano resecation secondo 
la forma del preditto Statato, 



H fine del primo Libro ddli Statuti de Albcna. 



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33 
INDICE DEL LIBRO SECONDO 
Cominciano li Capitoli del secondo libro, delU dditti pritMti. 



Il primo Capi' o. delle biasteme de Dio et de suoi Saniti. 
Capi' 0. IL de quelli che ferrirano alcun con effasion de sangue 

nelli Confini. 
Capi' 0. III. de qnelli che ferriranno alcuno fuor delli Confini. 
Capi' 0. nn. delle ferrite fatte nella persona d'Officiali del Comun 

d' Albona. 
Capi' 0. V. de quelli li qnal hauran rebellado centra jl Camer- 
lengo uer Procorador. 
Capi* 0. VL Delle Jngurie de Rettori, o uer ditte dananci alli Rettori. 
Capi' 0. VII. Delle percussioni fatte dananci li Rettori. 
Capi' 0. Vili, de quelli che hanno detto qualche jngiuria ad alcuno. 
Capi' 0. Ylin. de quelli che farano assalto con la man annata. 
Capi' 0. X. qualmente ninno diebba tuor jl pegno de sua auttorità, 

senza licencia de Rettori. 
Capi' 0. XL delle Denontie qnal se deuono dar, a chiuora tor jl 

pegno. 
Capi' 0. Xn. de quelli che hauerano tolto i pegni per for^a, o 

uer furtiuamente senza satisfattione. 
Capi' 0. Xni. de danno dado in Senìschie della Communita. 
Capi' Xmi. de quelli che taggìerano li arbori circondadi de ellera. 
Capi' 0. XV. dei danni fatti nelle frate del Commun d' Albona. 
CapP 0. XVI. delle bestie che se pascolano, o uer che nano per la 

frata; qnal se chiama uolgarmente Verbo. 
Capi' 0. XVII. Della occupation della via publioa o uer priuata 

del Commun. 
Capi' o. XVni. delle cose portate a uender de qualche forestier. 
Capi' 0. XVIin. della licentia delle legno da non esserdada senza 

jl del conseggio. 

Capi' o. XX. del taggiar le legne senza licentia nella Contrada 

de Albona. 
Capi' 0» XXI. Del uender l' Oggio forestien 
Capi' 0. XXII. dei Danni dadi, o uer fatti nelli Orti o nelle vigne. 

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34 

Capi' o. XX III. del Razame. 

Capi' 0. XXIIII. delle carte del debbito. 

Capi' 0. XXV. delli Salariati del Commun che norano andar fnor 

dei Confini. 
Capl'o. XXVI. della nardia del Castel d'Albona. 
Capi' 0. XXVII. delle rason del Procorador, ouer de colni cbe 

8caode le cose della Coromunita. 
Capi' o« XXVIIL che nian ardisca pascolar li Anemali fra le 

nigne o in le vigne. 
Capi' 0. XXVim. delli eletti perii Rettori jn qualche Officio del 

Commnn. 
Capi' 0. XXX. de quelli che farano danno pascolando con li 

Anemali. 
Capi' o. XXXI. delli lieni possieduti pacificamente per anni X. 
Capi' o. XXXII. de quelli che infamiarano alcuna persona. 
Capi' 0. XXXIII. che niun non ardisca pascolar Caualle sun il ter- 
ritorio d' Albona el qual non habitara nella ditta Terra. 
Capi' 0. XXXini. della parte presa che ognun possi tuor Cavalle 

in Soceda da ciascheduno. 
Capi' 0. XXXV. che tutte le consuetudine le qual a bocca se esser- 

uavano diebban notarse nel Libro de Statuti. 
Capi' o. XXXVI. delle Dotte de Donne. 
Capi' o. XXXVIL del furto d' Anemali bouini et pegorini. 
Capi' 0. XXXVUI. che U manzi dumente che arano possine pa- 
scolarsi nelle xatiche. 
Capi' 0. XXXVIIII. che tutto el pesce qual, e da uender se diebba 

uender a questo muodo. 
Capi' o. XL. che niun presuma meter pali pontidi atomo li suoi 

Orti et uigne. 
Capi' ó. XLI. che niun non possa esser tolto per Uicin, non 

uoUendo stantiar personalmente. 
Capi' 0. XLII. che niun Sarto diebba tuor per manifatura oltra 

de quello che sempre fu el consueto. 
Capi' o. XLIII. delli Sodali li qual fano fraudo de Anemali alti 

lor Patroni. 



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35 
lilBRO SECONDO 



CapV primo dd secondo Libro détti Statuti (T Albona. 

Primamente jn questo secondo Libro, Statuirne et Orde- 
nemo che ninn ardischi, o ner presami biastemar Dio, o nero 
Santta Maria et li suoi Santti. Se alcun contrafara e sera acca- 
sato per alcun delli Giurati del Comman^ o uer per alcun altro, 
a chi ciò pertenisse. Uolemo chel paghi et pagar debbi al Gommun 
di Albona soldi Quaranta et al accusador vinti jn termene de 
giorni otto, et sei non uora, o nero non potrà pagar, la preditta 
pena nel ditto termene. Volemo chel sia ligato alla Gollona, sotto 
la Loza, o nero jn Piaza con le man ligate da dredo, hauendo 
una Corona de carta bombasina nella qual sera scritto, Biaste- 
mador di Dio, et delli suoi Santti. et li debbi star per tutto un 
zorno, et li Rettori li qual sarano per tempo, per jl sagramento 
qnal hanno fatto al Commun siano tenuti mandar tutto questo ad 
esecutioB. 

CapV IL 

Statuimo et Ordenemo che s' alcun ferirà ninno con ferro, 
legno, sasso, ouer con pugno, o con qualunque altra cosa con 
effnsion de sangue et piaga. Uolemo chel ferrite se presenti. 
Dananci alli Zudesi, o nero Dananci jl Magnifico Signor Bettor, 
et questa presentation, debbi esser fatta, jn termene de Giorni 
tre, li qual passati, non sia più udito, et se tra el preditto ter- 
mene, r jncolpato contendesse, o uer negasse, sia crete con sagra- 
mento, al Ferito, et a che muodo che, e sta ferrite, e da chi, o 
nero in qual muodo e luogo, et al hora el preditto Rettor, o nero 
Zudesi, se esso non fusse. lanino la piaga, se manifestamente 
non appar et si aedi la piaga, Se per essa T Jncolpado donerà 
esser condennado, et sei Ferrido non nolesse creder al Camer- 
lengo, nero alli Zudesi senza sagramento, qual sagramento ha 
fatto dar, el Ferrite paghi X soldi de piccioli, et questo sei 
ferrite sera tra questi Confini, cioè el primo, e, palsoho 
peruaidol laltro confin, e, palscho oltra la Chiesa de san Sergio, 



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56 

un altro, e la pietra sopra Cercing breg l' altro pedrone breg 
r altro, et la Cisterna del Gommun» Debbi pagar al ferrito per 
cadauna piagba grossi disdotto & grossi disdotto alla Chiesa 
d' Aqnilea. & grossi disdotto alla Communita d' Albona, & jl 
Medico. & soldi qnatro al zorno al Ferito de pi(^li per le spese 
finche 1 Medico non hanera presentato el ferrite per sano, al 
qnal Medico nel principio sia datto sagramento, per li Officiali 
de Albona che subbito chel sanerà el Ferito esser liberato el 
presenterà quello danan^i li Rettori 

f CapV 0. III. 

Item Statuirne & Ordenemo, che se alcun ferirà ninna Per- 
sona fuor delli Confini sopraditti nel Destretto de Albona eoa 
ferro & effusion de sanguCi Uolemo chel sia punito secondo la 
forma del prossimo precedente Statuto, Ma sei farà la piaga con 
altro che con ferro fuora delli preditti Confini, con effusion de 
sangue, o senza, De sorte che manifestamente possi apparer 
negro. Sei non uenisse alla presentia del Rettor o ner Giudici 
secondo la forma del precedente Statuto, Yolemo che V jncolpato 
debbi pagar per cadauna ferrita dodese grossi al ferrito & alla 
Chiesa d' Aquilea XII & al Commun d' Albona XII. del Medico 
& delle spese sia fatto come se contien nel Statuto precedente. 

CapF 0. mi. 

Statuimo & Ordenemo che se niun ferrira alcun delli Offi- 
ciali d' Albona, o ner il Procorador fazando V Officio del Commun, 
con effusion de sangue. Volemo chel jncolpato debbi esser con- 
dennato, et contra de lui processo come se contien nel Statuto, 
qual parla delle ferrite fatte con effasion de sangue, tra li Con- 
fini, & oltra di questo sia condennato jn Lire X de pi^gioli al 
ferrito & al Commun d' Albona X. Aggiungendo che se alcun 
cauera jl Cortello, o nero altre arme contra li sopraditti, non 
ferendo li : Uolemo chel preditto sij condennato, jn Lire cinque 
de piccoli, al Commun d' Albona. 



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Capro, r. 



Item Stataimo & Ordenemo che sei Procorador, della Co- 
munita, andera per tuor jl pegno ad alcun nella terra de Al- 
bona^ nero per qualche bestia per il Commun. & el Patron, o 
nero Vardian, o nero cadauna altra Persona non uora dar el 
pegno, nero la Bestia non permettendo chel preditto Procora- 
dor toggi jl preditto pegno, o che per forza el lo rehauesse dal 
ditto Procorador, Uolemo chel debbi esser condennato in una 
marca de piccoli, & niente dimeno debbi presentar el pegno, o 
uer la Bestia Dananci li Rettori & si presti fede al Procorador, 
età Item, e, aggionto che sei Commandador, o uer alcun altro 
Nontio del Commun andera per le sopraditte cose, & li sera 
reccusato jl pegno, o uer la Bestia per alcun, o nero che per 
forza el rehauesse, dal preditto Comandador, o Nontio una Bestia, 
o più grande, o uer piccola la qual el uolesse per el Comun. 
Volemo chel debbi esser condonato, al soprascritto muodo & 
forma & presentar dananci li Rettori la preditta robba tolta & 
delle cose preditte sia prestata fede con sagramento al Nontio 
& al Commandador. 

Capl'o. VI. 

Statuirne et Ordenemo che se alcun dira per jniuria parolle 
alcune iniuriose centra alcun delti Rettori d' Albona, o nero ad 
altra persona dananci li Rettori, Nelli luoghi de Commun doue 
86 rende raggion, o nero in altro loco, a render raggion. Volemo 
chel preditto Rettor per il sagramento qual ha fatto al Commun 
sitbbito faci scriuer nel Quaderno del Commun le parolle iniu- 
riose. ditte alla sua presentia, & colui che dira tal parolle iniu- 
riose sia condennato in cinquanta soldi de piccoli. 

CapVo. VII. 

Ancor Statuirne & Ordenemo che se alcun presumera batter 
ninno dauci li Rettori quando senterano per render raggiqp 
eon effusion de sangue debbi pagar secondo la forma del Statuto 
qual parla tra li Confini & oltra di questo debbi pagar al Com* 



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mun Lire cinque. Item se alcun trara fnora di uagina jl cortello, 
o spada dananci li Rettori & non darà ad alcuna persona, con 
effusion de Sangue, a qnal si noglia mnodo, dananci jl Rettor, 
sia condennato jn Lire tre de piccoli per la botta solamente. 

Capl'o. VIIL 

Ancor Statnimo & Ordeneino che s' alcnn per inznria dira 
ad alcuno parolle ingiuriose, & che della preditta jnzurìa fnsse 
fatta Querella dananci alli Rettori. Volemo che sia creto al jn- 
ginriato con sagramento al meno con un testimonio, ma se ha- 
aerano più testimonij siano tolti, & se sera prouata la jngiurìa 
esser sta ditta, colui che Thauera ditta sia condennatto in soldi 
quaranta de piccoli, & questo s' intende de menor jngiaria. e 
aggionto che se alcun dira jngiurìa ad alcuno, cioè Falsario, 
homicida, Fiol de Puttana, Puttana, porcho, Cornuto, Assasin, 
sia creto, a' essi con prona al mancho con dui Testimonij, o 
Femene o Maschi & colui che dira T jngiurìa sia condanato, a 
dar al Comun de Albona Lire cinque de piccoli, & lire cinque 
al jngiurìato, & che se colui che dira T jngiurìa potrà prouar 
quello che ha ditto non debbi esser condennatto. 

CapVo. Vini. 

Item determenemo & Ordenemo che se alcun cauera jl 
cortello, o uer altre arme centra alcuna Persona & sera accasato, 
per il offeso o nero per alcun delli Giurati del Commun sia 
creto al giurato, o nero ad alcun Testimonio, & a colui qnal 
non sera delli giurati sia creto con sagramento & con un testi- 
monio almanco. Uolemo chel preditto che hauera canato le arme, 
debbi esser condenato in soldi quaranta de piccoli. 

CapV 0. X. 

Item Statnimo & Ordenemo che niun tioga jl pegno ad 
alcuna persona de sua propria auttorìta senza licentia delli Ret- 
tori & senza Nontio a lui concesso d'alcun delli Rettori- & se 
aloun contrafara. Volemo chel debbi esser condanato nel doppio 



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del pegno tolto al Patron & nel doppio alla Chiesa d' A 
& nel doppio al Commun d' Albona. Volendo dechiarir de 
a che muodo debba far chi torà jl pegno cioè che prima 
el compara dananci alcun delli Rettori d' Albona^ diman 
licentia de tuor jl pegno allegando la causa, perche & a 
air bora uada con jl Nontio del Commun & tioga tal peg 
lo presenti dinanci ]\ Rettor & se non puotesse tuor lo da 
che li hauesse reecusato jl pegno per la prima uolta eh 
trafara paghi soldi cinque al Commun per la seconda uolti 
cinque, per la terza neramente soldi X. & sei preditto j 
reccusera, non se curerà delle preditte pene. Volemo che 1 
tori daghino & dar debbano jl suo aggiuto, consegio o nei 
al Commun cioè mandando el Procorador, Comandador, e 
altro Nontio accioche toghano jl pegno & che sia pagata h 
al Commun. Item, e, aggiunto che se fusse contention tra 
che tolesse jl pegno et el Patron del pegno dicendo dant 
Rettori costui m' ha tolto jl pegno, non secondo la form 
Statuto & se colui che hauera tolto el pegno ha hauuto li 
dal tal Rettor, al' bora V altro Rettor debbi interrogar que 
tor dal qual colui ha ditto hauer hauuto licentia el qual 
sagramento eh' ha fatto al Commun diga, se, e, jl nero, ( 
datto licentia, a colui de tuor el pegno, sei dicesse, de 
cose preditte rimanghino ferme, ma sei negasse, de non 
datto licentia, colui che hauera tolto jl pegno sia punito se 
la forma de questo Statuto. 



Ca2)V 0. XI. 

Statuimo & Ordenemo che el Rettor dal qual si dii 
licentia da tuor jl pegno, comandi a chi jl uora, accio con 
colui che dimanda licentia, a tuor jl pegno, se colui che dii 
non potesse trouar jl Nontio & se quelli alli qual commanc 
li Rettori non uorano andar & reccuserano de tnor jl ] 
Volemo che debbino esser condennati in soldi X de picc 
qual condanason subbito s' intenda esser fatta quando 
Rettor hauera ditto, che sotto pena de solc^ X. de piccoli a 



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40 

pagnino quello, a tnor jl pegno, et dira non uoler andar. Sia 
tennto jl Rettor taor la preditta pena, & per aagramento far 
Bcriner nel Quaderno del Commnn. 

CapVo. XII. 

Ancor Statnimo & Ordenemo che se leggitimamente sera 
tolto jl pegno ad alcuno, secondo la forma del Statato d'Albona, 
& se alcun lo rehanera niolentemente o nero lo torà furtinamente, 
Volemo che sia creto, a cobi che taora jl pegno, & al sno Com- 
pagno con sagramento, & chel dichi el nome del pegno, qaal era 
à a qnal maodo tolto per forza, o ner fartinamente & al' hora 
snbbito li Rettori facino portar jl preditto pegno dinanci di se» 
per jl Patron de esso pegno secondo che quelli hanerano ditto, 
à essi Rettori per jl Sagramento qnal hanno fatto al Common, 
diebbano esamenar quello, diligentemente, et secondo la esame- 
nation fatta per essi, debbino condanar colui che hauera rehauuto 
jl pegno, nel doppio al Patron del pegno, cioè a colui del qual 
se hauera rehauuto et nel doppio alla Chiesa de Aquilea & nel 
doppio al Commun d'Albona & questo Statuto babbi loco, che 
sia crete, a' colui, qual tuora jl pegno, à al suo Compagno con 
sagramento quando che el pegno fnsse rehauuto niolentemente. 
Ma sei Patron del pegno fusse jncolpato del furto, che dicesse 
chel hauesse tolto jl pegno, furtiuamente, et che lui negasse, 
Volemo che li sia crete con giuramento & doppo sia reso jl pre- 
ditto pegno, al Creditto, accio che el sij satisfatto del debitto. 

Copro. XIII. 

Item Statnimo & Ordenemo che ninn ardischi far danno 
tagiando, o nero altramente uastando jn Senische del Commnn 
qual sono deputade per le Bestie per ombrìe, le qual sono queste 
etc. uero nelli arbori deputadi per ombra delle bestie & chi 
contrafara sij condonato, in una marca de piccoli & cadaun possi 
accusar quelli & Denontiar & sia crete con sagramento, a quelli 
che li haueran accusati, ma se non se trouasse alcun, a far jl 
danno et alcun sera jncolpato del ditto danno à parerà alli 
Rettori uerisimile costui bar fatto jl danno. Volemo chel jncol^ 



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41 

pato paghi una marca, o nero chel debbi giostificarBi con la 
Lege Caldaria & li Rettori per il sagrameoto qual hano fatto al 
Commnn; debbino espedir questo Processo tra quindeci giorni dal 
Di della Denoncia data. 

Capro. XIIII. 

Ancor Statuimo & Ordenemo che niun ardischi taggiar li 
arbori circondati d'elera posti, o nero stanti nella centrata chia- 
mata Gora ouer Montagna la quale e dessegnata in questi Con- 
fini, cioè dal primo loco e Rabaz. & il Castel d'Albona et dal 
altro e. Carpane da tutti li altri luohi et confini e circondata 
dal mar & chi oontrafara debbi esser condonato in una marcha 
de piccoli & cadaun possi accusar quelli & Denontiarli, et sia 
creto al Accusador con sagramento & che li Rettori mandino un 
Kontio al loco doue se dice esser sta taggiato V arbore, & sei Nontio 
mandato per li Rettori trouera esser sta taggiato Tarboro, come 
hauera ditto 1* Accusador. Li Rettori, procedine alla condanason 
delli preditti, ma se non se trouasse, nessun personalmente, & 
fusse jncolpato della incision del arbore: Volemo chel debbi 
giustificarsi con sie huomeni esso computado. & li Rettori per 
sagramento siano tenuti diffinir & terminar questa Question. 

CapV 0. xr. 

Statuimo & Ordenemo che niun ardisca dar danno in al- 
cuna Frata del Commun taggiando legne, o nero portando uia 
le tagiate, uerde o uer seche, legno o frascha, & chi contrafara^ 
per cadauna uolta debbi esser condenato jn quaranta soldi de 
piccoli, sei sarà trouato a qual si uoglia muodo per alcun dei 
giurati, cioè tagiando o nero portando uia, o asportando per la 
Strada, o nero tenendo in Casa, sij condenato nella sopraditta 
pena, si come sei fusse trouato personalmente, et la terza parte 
della condanason, sia del Accusador. Aggiongendo che li Rettori^ 
o nero jl Rettor possine conciedcr licentia de tagiar legne sei 
nedera causa necessaria, se neramente non sera causa necessaria, 
non concieda, el Rettor a niun muodo, ne possa concicder delle 
fogne che sono in Verbe. 



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CapC 0. XVI. 



Item Stataimo & Ordenemo che ninn ardischa, artificiosa- 
mente menar ncRuna bestia, a pascolar jn Verbe nella Frata 
qnal se chiama, Verbe, sotto pena de soldi quaranta de piccoli, 
per cadauna nolta chel contrafara. Aggiongendo ancora che se 
alcuna Bestia, per catiaa guardia intrara, o uer uscirà per la 
ditta Frata. Volemo che nella preditta pena sian puniti ma se 
la Bestia fnzera per forza nella preditta Frata & jl Patron, o 
nero Guardian uora giurar che la Bestia sera fuzita per forza 
& che non li ha potuto obuiar. Uolemo chel non sia tenuto alla 
preditta pena & che delle cose preditte li Rettori per sagramento 
siano tenuti tra giorni otto far questa tal condanason. 

CapVo. xrii. 

Statuimo & Ordenemo che niun ardischa occupar la ria 
publica ne priuata. zapando arando uastando, o nero serando, & 
chi contrafara debbi esser condenato ju una marcha de piccoli, 
fatta la querella per alcun dananci li Rettori & delii medemi 
Rettori mandino un Nontio al Loco doue se dice esser occupata 
la Via. E sei Nontio dira esser nera la querella. Li Rettori pro- 
cedine alla Condanason preditta. 

CapVo. XriIL 

Itero Statuirne & Ordenemo che s' alcun Forestier Maschio 
o uer Femena menerà nelle porte d' Albona, o Castello^ o ucr 
nel suo Destretto qualche marcantia, cioè fermento, o uer altre' 
biaue, o nero vino, formazo, o uer oglio, o nero qualche altra 
cosa & alcun Cittadin d'Albona recomprera da esso Forestier la 
ditta mercantia jnnanci otto giorni doppo chel sera venuto jn 
alcun delli ditti Lochi, Volemo chel paghi & pagar debbi al 
Coniun Lire Vinticinque de piccoli & sei non hauesse de che 
pagar, o nero non uolesse & potrà hauer bona segurta debbi 
esser posto nelle Carcere fina alla jntegra satisfattion della pre- 
ditta pena. Agiongendo che sei scamperà Volemo, chel sia in 
bando finche non hauera satisfatto come e ditto de sopra. 



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43 

Item aggiongendo che se doppo li preditti otto giorni alcun com- 
prasse la ditta mercantia & che fnsse pensato che essi, cosi jl 
Venditor come ancor jl Comprator hanesseno fatto jl ditto mercato 
falsamente et malitiosamente. Uolemo che V un e V altro per suo 
sagramento affermano che non hano comesso alcuna falsità, o 
uer malitia. 

Capv 0. xriiii. 

Statuimo & Ordenemo, che niun Podestà, o uer Rettor del 
Commun d' Albona ardischa, o uer presuma dar licentia ad alcun 
Forestier, senza consenso del Conseggio, o uer Oonseggieri del 
Commun. De tagiar legno nelli Boschi de Albona o nero nella 
sua contratta & sei contrafara Volerne chel debbi pagar quella 
pena come colui qual hauera taggiato, sei preditto jl qual tag. 
giera potrà prouar leggitimamente chel ditto Rettor, li ha dato 
licentia de taggiar come nel Inferior Statuto se contien. 

CapV 0. XX. 

Item Statuimo & Ordenemo che niun Forestier ardischa o 
uer presuma taggiar legne nella centrata de Albona senza licen- 
tia delli sopraditti & se alcun contrafara debbi pagar Lire cin- 
quanta de piccoli. Aggiongendo che sei preditto Malfattor fusse 
preso per alcun Cittadin d' Albona .& che li fusse tolto delli 
beni suoi. Volemo che colui che hauera tolto, debbi presentar li 
preditti beni, Dananci li Rettori, jn termene de tre Giorni & li 
se debbino diuider li preditti beni, . la mitta sia del Commun & 
V altra mitta sij de colui che hauera tolto. Ancor aggiongendo 
che sei preditto Malfattor scamperà de sorte chel non possa esser 
preso. Volemo chel sia in bando perpetuo intanto chel non paghi 
a preditta pena. 

CapVo. XXL 

Statuimo & Deliberemo che nesun Forestier, o uer Citta- 
din Marcadante d' aggio de fuora ardischa, o uer presuma de 
sua propria auttorita uender oggio jn Albona o uer nel suo 
Destretto, se prima non compara personalmente Dananci jl Re- 



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44 



zimento d' Albona & per suo sagramento confermi jn che precio 
& quanto li coftta jl Starol del preditto oggio fatto chel hauera 
jl sagramento li se dia licentia chel lo diebba nender un soldo 
de piccoli de pio & se oontrafara paghi et pagar diebba al 
Common Lire dieso de piccoli. Et li Rettori li qnal serano per 
tempo per il lor Sagramento sijno tenuti cercar tal cosa con 
diligentia. 

CapVo. XXIL 

Item Statnimo & Ordenemo che s' alcun intrera nel Orto 
d' altrui per uoler colzer qualche sorta de herbe & jl ditto accusa- 
to, o uer Acccosata che sera, paghi & pagar diebba al Com- 
mun grossi XXXX & al Accnsator grossi XX« Et sei Patron del 
Orto accusasse, siano grossi XXX al Commun & grossi XXX 
al Patron del Orto. & se non nora, o nero non hauera de che 
pagar diebba perder un dodo della man & se sera femena dieb- 
ba esser frustata per tuta la Terra. & se alcun sera jncolpato 
del Furto delle herbe d' alcun altro Orto, se diebba giustificar 
con sic Ilnomeni esso computado, & questo s' intenda de notte. 
Da Di se diebba giustificar con tre computado Lui medemo. Et 
cosi ancor nelle Vigne fina jl Di de San Martin. Con tal patto 
che colui eh' jncolpera sempre primamente diebba zurar, chel 
non fa questo per odio ne per alcuna mala uolentia. 

CapF 0. XXIII. 

Statuirne & Ordenemo che se alcun darà ninna cosa nella 
Razza qual e da pocieder pia oltra, molto danosamente. Et s'al- 
cun comprasse alcune Bestie grande, o uer piccole non diebba 
ne possa esser computada alcuna napassa. seno jl primo Anno. 

Capr 0. XXIIIL 

Item Statuimo & Ordenemo che niuna carta d' alcun deb- 
bito naggia ne ualer possa oltra Anni X. seno colui che ha quel- 
la non sij centrata, o neramente chel proni non poter dimandar 

fina li ditti le rason sue le qual in quella se conte- 

niuano o uer contiene che se nella medema carta se 



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45 

contignisse alcun pegno fusse jn posesso del ditto 

pegno. Yolemo che tal 

CapVo. xxr. 

Statnimo & Ordenemo che ninn Salariato del Commun ar- 
discha partirsi delli Confini della Terra d' Albona senza liccntia 
del Vicario & zndesi sotto pena de Lire diece de piccoli. 

Capr 0. XXVI. 

Item Statnimo & Ordenemo cbe cadann, a chi sera com- 
mandato far la nardia nella Terra prefata, de Di o ner de Notte, 
debbi esser personalmente, o nero metter in Inoga sno nn buo 
mo sufficiente & se alcun contrafara debbi pagar al Commun 
senza alcuna remission vinti soldi de piccoli. 

CapPo. xxr IL 

Statnimo & Ordenemo che cadaun che per Tempo sera Pro- 
curator del Commun d' Albona o nero Esattor della Colta o nero 
a qual si uogia muodo fatti li' conti con la Communita, sei roma- 
gnira Debbitor alla Communita cosa alcuna, debbi bauer pagato 
integralmente nel Termene de giorni otto, sotto pena de L. X 
de piccoli & simelmente se la commnnita romagnisse Debbitrice 
al ditto Procorador debbi pagar tra jl ditto Termene. 

CapV 0. XXVIII. 

Item. Statnimo & Ordenemo che ninn ardischa metter Ca- 
ttalli Aseni Boi o nero anemali Vacchini cioè Anemali grossi, 
nelli Confini delle Vigne, o nero nelle Vigne, sotto pena de 
grossi tre per cadauna Testa et el medemo del danno, a colui 
cbel patisse & per ogni Aseno, soldi quatro de piccoli. Eccetto 

che li Boi possino pascolar jn Ghraschie de fina jn 

Motes. & se alcun hauera Anemali jnfermi che non . . . ^ . . in 
sua Compania debbino presentar al Signor Podestà, o uer zudesi, 
sotto pena de grossi tre per cadaun Capo. 



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4r> 

CapF 0. XXVIIII. 

Statuimo & Ordenemo che se alcun sera eletto per il signor 
Vicario, o ner zndesi jn qualche officio della Communita, non ai^ 
dischi rifndar jl ditto officio sotto pena de Lire X. de pi- 
eoli da esser pagate senza alcuna remission, o nero tra zorni 
otto dar segurta con buona fidegiussion. 

CapVo. XXX. 

Item Statuimo & Ordenemo che se alcun farà qualche dan- 
no pascolando con le Piegore, Agnelli, Boi, o uer altri Anomali 
cosi grandi si come menuti, nell biaue, o nelle vigne d' alcuna 
Persona & uora negar che tal danno non sia sta fatto per lui, 
per sua custodia. 

Uolemo che jl tal, al primo termene, solamente per el 
Commandador debbi comparer dananci li Rettori & li con tre 
hnomeni degni de fede, giustificarsi & colui che contrafara debbi 
pagar la pena alla Communita & el danno patido ' secondo la 
consuetudine della Terra d' Albona. 

CapV 0. XXXI. 

Mille Quattro cento trenta cinque nella Indittion XIII jl se- 
condo mese de Feurer fu presa parte per il Conseggio d' Albo- 
na. Perche molte persone compareuano jn Qiuditio dimandando 
alcune & beni jmmobeli & antique succession già pos- 
sesso per molti Anni de affano & jmpedimento del 

Rezimento & uedendo Nuoi eh hauerano posesso alcuna 

Posession per Anni diece, pacificamente . . . .. de rason esser 
sua. Perho da mo jnanci quelli che possiederano alcuna posses- 
sion pacificamente per Anni diece continui s' intenda esser suia 
& niun lo possi dimandar ne molestar, ne sia udito jn Giudi- 
tic, jntendendo delli Cittadini & Habbitadori del Commun. Li Fo- 
restieri neramente possine dimandar le Possesion & esser uditi 
jn Giuditio fina Anni quindici & non più oltra. 



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47 

CapV 0. XXXII. 

Statnimo & Ordenemo che se fasse ninno cosi Maschio co- 
me Femena che jnfamiàsse alcauo dicendoli Forcco, volemo 
che colui qual hanera detto rjnginrìa debbi qnella pronar con 
scrittnray o nero con haomeni degni di fede & sei non potrà 
pronar. Volemo chel Di de Domepega doppo le Messe^ el ditto 
Halfattor sia menato dananci la Chiesa de Santta Maria & li 
con un sasso al collo ligato debbi star sopra jl mnrO; & dir ad 
alta noce Dananci de tutti^ che quel che ha ditto^ de tal Hno- 
mOy Femena ho ditto mal & ingiustamente & men'ho mentito 
per la goUa^ & debbi dir tre uolte & ciascheduna uolta ditte 
tal parolle Saltar zoso del muro & non sia tenuto più per huo- 
mo de bona condittion ne sia cretto alle sue parolle. & oltra 
questo sia condannato jn Lire cinquanta de piccoli la terza par- 
te della qual pena sia del Gommun VenettO; T altra del Gommun 
d' Albona, Y altra del Ingiuriato & sei non potra^ o nero non 
uora pagar la preditta pena, debbi esser tenuto nella Preson, 
intanto chel paghi integralmente la preditta pena. 

CapVo. XXXIII. 

Nel nome de Ghristo amen Tanno della nascita del nostro S. 
Oesb Gristo Mille Quatrocento & XXIIII nella Indittion seconda 

Adi XXIIII del mese d' Aprile. Nella de S. Maria nel 

pieno et general Gonsegio delli Nobelli della Città d' Albona 
nel loco solito congregato come e il solito^ nel qual neramente 

Gonsegio & Nobili & quasi la Uniuersita de tutto jl 

popolo d' Albona d' una oppinione & niuno descrepante. 

Nel Tempo del Regimento del prudente Huomo S . . . . q. S. 
Michel de Marinarijs de Fola Luocotenente del S. Podestà d' Albo- 
na & Fianona de uolonta de S. Dragogna de Pago et S. Paolo 
q. S. Matteo plamegna suoi et del Gommun d' Albona Giudici, 
fu presa la parte per buon utele et commodo de tuti li Gittadi- 
ni & habitatori d' Albona, & a utilità del Gommun preditto, che 
niun cosi Gittadin come forestier, jl qaal non habita con la fa- 
megia sua personalmente, intendendo con il Domicilio suo • . . in 



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48 

Albona non possi tenir anomali Canalini nella Contra, o ner 
Destretto d' Albona, sotto pena de Dnc : Cento d' oro la qual 
pena sia dinisa in tre parte nna delle qnal sij del Commnn de 
Uenetia 1' altra del Commnn d' Albona, la ter^ neramente sij 
del Accasador. Ancor in azonto alla preditta parte che nion Fo- 
restier ardischa, o ner presnma per mnodo alcuno, o ner inse- 
gno condnr ninnj anomali canalini in herbadego nelU Contra 
d' Albona preditta cosi con licentia del Bezimento come anchor 
senza sotto pena de Dnc : cento d' oro la qnal sij dinisa come, 
e, ditto de sopra. Et se alcun fnsse de tanta prosnntione, o prino 
de mente, el qnal dicesse o ner nolesse per qualche muodo 
ner inzegno co et dir tolemo jn herbadego, o nera- 
mente chel contaminasse alcuno chel sia tolto, o nero a 
muodo alcuno fusseno condutti anomali cauallini de Forestieri 
cosi in Fianona, Pedona, Gallignana come de qualunque altri 
luoghi jn herbadego jncorrer diebbano nella preditta pena et 
oltra pagar diebbano un ducato per chadauna Caualla la qual 
pena sij dinisa come, e, ditto. Et se de tutto que • . • detto non ni 
fusse r Accusador sij dinisa la pena in dui parte una parte al 
Commnn de Uenetia V altra al Commnn d' Albona sia applicata. 
Et sij lecito cosi al Cittadin chome forestier potendo accusar 
li contrafacienti alla parte. Et se li preditti ftissen dati in nota 
al Rezimento syno tenute le preditte parte sotto il legame de sa- 
gramento & jnniolabelmente adimpir. Darecauo fu agionto che 
niun Cittadin, o uer habitator d' Albona ardisca, o ner presuma 
per muodo alcuno ... in Soceda alcun Anemal Cauallin sola- 
mente X sotto la medema pena & .... ni tuor jn Sooeda X 
come e ditto al bora comparino personalmente presentino tute 
due le parte Dananci el Rezimento d' Albona cioè el Patron 
delli anomali & jl So^ el qual hauera receuuto el ditto numero 
de anomali X Cauallini in Soceda & li sotto buona fede de sa- 
gramento zurar diebba d' hauer tolti essi Anomali alla dreta 

Soceda* come e jl della Citta d' Albona, o uer Terra. 

senza alcuna malignità & trattar contrafacesse chel ne 

tolesse più de X o nero alla dretta Soceda sueto e ma- 
nifesto. Ar bora el Patron della Soceda & jl SoQal caschino 
nella preditta pena da esser dinisa come di sopra. La qual ne- 



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ramente nuova pronisione & parte fa proclamada jl Bopraditto 
giorno per Zorzi Scbianon de Zara al presente habitator d' Ai- 
bona Gommandador & nontio della preditta Communita de uolonta 
del anteditto S. Antonio de Marinarijs d' Albona et Fianona 
yice Podestà, & ancor de consentimento & uoler delli preditti 
Zudesi cioè de S. Dragogna de Pago et de S. Paolo q. S. Mat- 
teo Plamegna. fu fatto tal proclama presenti li Testimonj S. 
Nicolo de Bontadis et S. Antonio Gincouich de Albona nelli Ino- 
chi consueti come, e jl solito. Che tutti questi eh' hanno anoma- 
li Caualliui nelle Contra, o uer Destretto d' Albona centra la 
forma della sopraditta Parte debbano estraerli fuora infino, a 
giorni otto, o nero condurli ad altri luoghi fuor del Destretto 
preditto, o uer centra d' Albona sotto pena de Duccati Cento 
d' oro, da esser diuisa come, e, ditto de sopra la qual nera- 
mente Parte fu scritta per mi Nicolo del q. S. Anzolo de Bocchis 
de Pela Cane, de Albona & Fianona. 

CapVo. XXXIIIL 

Mille quatrocento & trenta nella jndittion ottaua jl Di de 
Domenega il nono del mese de Settembre. In Albona nel pieno 
& general Consegio d' Albona come, e, il solito congregato al 
son della Campana jn presentia del S. Podestà fu presa la par- 
te per quindese Consegieri, che de mo inauri ciaschedun Gittadin, 
o uer faabitador d' Albona possi & uaggia tuor Caualle jn So- 
ceda da qualunque persona & quelle tenir pascolar nella 
Contra d' Albona liberamente & securamente senza alcuna pena 
con tuti li lor frutti reuocando tute le parte prese per jl pas- 
sato & le pene poste parlando in contrario. 

CapVo. xxxr. 

Mille Quatrocento & Trenta otto nella Indittion prima jl 
secondo Di del mese di Novembre. In Albona nella Chiesa de 
Santta Maria nel pieno & general Conseggio. Nel Tempo del 
Sp. & gn. huomo m. Francesco Quirino per il Serenissimo & 
Inclito Dncal Dominio di Venetia Honorabel Podestà d' Albona 
& Fianona fu preso & deliberato nel ditto Consegio per jl ben 

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Qtele & honor della Commiinita d' Albonti che taitte et ciaMiie' 
dune Consaetadine le qiial' a boecha se ossenuutano, diebban es. 
■er scritte & noUte nel Libro dell! SUtati d' Albona. Et cosi 
de consentimento del sopraditto Signor Podestà fonno scrìtte & 
notate le ditte Consnetadine & alcune Parte prese come de sot- 
to se contien. 

CapFo. XXXri. 

Prima Statuirne et Ordenemo che ninna Donna che ha- 
nesse hannta qualche Dotte non possa ne essa ne suo Mando 
oblegar ne jmpegnar, o uer uenderla sotto pena de L. X del- 
la qual pena la mitta sij del Commun d' Albona & 1' altra del 
Accusador à la nendeda, o ner pegnora sij de nian nalor. 

CapFo. XXXVn. 

Statuirne à Ordenemo che sei sera fatto alcun Furto ad 
altra Persona de Anomali grossi o ner menati el ditto, a chi 
sera fatto il furto diebba dar la Denontia del ditto Furto tra 
giorni tre doppo fatto il Furto. Et se tra li ditti giorni tre non 
denontiara. Yolemo chel non puossi esser più aldido. Agiongendo 
che s' alcun Anemal fusse nenuto tra li Anomali de qualche 
Fastor quel tal Pastor uisto tal Anemal diebba uenir far la re* 

lation Dananci el Bezimento del ditto Anemal & fatando 

• ,•••• sij tenuto per Ladro. 

CapPa. XXXriII. 

Ancor Uolemo à Ordenemo che Tutti Boi che arano se- 
condo la nostra anticha consuetudine possine pascolarse nelle 
xatiche dumente che arano similmente anche li Caualli se pos- 
sine pascolar nelle ditte xatiche. Li ditti neramente Boi ne 

altri Anomali non se possine beuerar alli Lacchi alieni 

senza lioentia del Patron altramente daschedun che contrafara 
possi esser accusade cioè de soldi quaranta otto, della qual pe- 
na la mitta sij del Commun d' Albona, V altra mitta sij del Ac- 
cusador. 



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CapV 0. xxxriiii. 

Stataimo & Ordenemo che tatto el pesce qnal e da m 
drebba esser uenduto, a questo muodo, cioè cieaoli tre p< 
soldo spari XII el pesce grosso un soldo la Lira, el pesci 
nato della Tratta non se possa dar mancho d' nna lira, e, 
al soldo & s' alcun contrafara pagar diebba per la pena 
cinque della qual pena la mitta sij del Commun d' Albo 
r altra mitta del Accusador. 

Cape 0. XXXX. 

Perche molti Tristi huomeni de malia condittion sole 
metter palli aguzi a tomo li lor Orti & vigne, per amasar 
Ganalli & altri Anemali & con tal malitia molti CaualU 1 
amazadi. Perho Volendo al tutto ouuiar a Tal Iniquità. Stai 
& Ordenemo che niun non ardischa ne presuma metter pa 
gozzi atomo le lor Possesion nel siene o ner de fuori, sotto 
de lire X de picioli della qual pena la mitta sij del Coi 
d' Albona à V altra mitta del Accusador. 

Et se alcun amazara qualche Cauallo, ouer altro ai 
con li sopraditti palli, uolemo ohel paghi la ualuta del 
Caoallo o d' altro Anemal al Patron, secondo V estimo de 
meni da bene. 

CapV 0. XXXXI. 

Item uolemo & Ordenemo che niun non possi .... 

d' Albona solamente colui che uora star & personali! 

con la Fameggia dagando Piez • • . b cento. Et se per qui 

Tempo se uolesse partir pagar diebba al Commun i 

bona Lire cento de picc • . . • pena. Et sei ditto scampasse 

non potesse esser ra il suo Piezo diebba esser ( 

pagar la preditta pena. 

CapPo. XXXXII. 
Stataimo & Ordenemo che niun delli Sartori, ardischa, 
presuma tuor per fattura de ueste per de quello che se se 
fh el consueto cioè. 



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52 

Per il mantel del hnomo de panno soldi XX.^ 

Per la Veste da haomo de panno soldi XXIIII. 

Per la manifattura del Zipon soldi XL.^ 

Per la nestiguola fodrata de panno soldi XII. ho d' altro. 

Per la Veste da Patti secondo la deschritiou del Rezimento- 

Per il mantel del Hnomo de grìso soldi lUI.*^ 

Per la gonella soldi VL 

Item per la Veste de Donna de panno soldi XL^ 

Per il Fustagno soldi XXVIDL" •**• 

Per la Ueste de griso, o uer rassa soldi X.<^ 

Et sei farà le calce de panno soldi VL 

Et quelle de rassa soldi dig. sotto pena de L. X de p. .. 
della qnal pena la mitta sij del Acousador et l' altra del 

Et per II Caputo soldi IV.'^ 

.... uete li Pelliceri non possine tuor per una Pelliza con 
le correze ... e spese solamente L« V. & con le correse chiare 
L. UI.^ . . . delli Putti sij come di sopra sotto la pena soprascritta. 

CapV 0. XXXXlIf. 

Item Uolemo & Ordenemo che s' alcun delli So^i hanes- 
86 qualche Anemal jn Soceda & de tal anomali facesse qualche 
falsità nendendo^ o per se stesso retenendoli Le qual cose po- 
tendo li esser prouate, uolemo chel perda la sua parte, chome, 
e la consuetudine d' Albona & se per caso occorresce chel ditto 
So^al non potesse compir la ditta Sozeda per qualche causa à 
che per qualche tempo la hauera tenuta. Volerne chel habbia la 
parte per rata del tempo, oioe sei hauera tenuta un' anno, hab- 
bia la parte per un anno & se la tenera dui habbij la parte per 
dui & cosi delli altri. 

Et sei sozal reffudera la ditta Sogeda et che non la uora 
tenir. Volerne chel non habbia cosa alcuna della ditta Soceda. 
Secondo la Consuetudine d' Albona. 

De quelli che non se panno pngpaner. Nd Consegio, d! Albona : et la 
pena de Quelli. CapV o. 44. 

Primamente Statuirne & Ordenemo Qualmente alcun non 
ardischa o ucr presuma proponerse ne possa esser del Gonsogio 



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53 

d' Albona ne far se preponer per alcuno^ senon colai de chi sera 
sta el Padre & V Avo del ditto Consegìo, sotto pena de L. dusento, 
della qnal pena nna parte uenghi al Comman de Uenetia la 
seconda al Comman d' Albona la terza parte alli nostri Settori 
& la qaarta parte sij del Accasator. Et alli ditti Contrafattori 
non possa esser fatta alcuna gratia della ditta pena, Et se al- 
cun contentasse che li sia fatta gratia, cioè alli ditti Contrafat- 
tori, caschar diebba nella jstessa pena delle Lire dusento da 
esser diaisa come se contien de sopra. 

Ddle Sententie. CapV o. 45. 

Iteni aolemo & Ordenemo che ogni Sententia la qaal ascende 
alla Snmroa de Soldi XX.*' diebba hauer termene, da pagar la 
fina zomi prossimi eh' han Vignir & de Soldi XXX.** jn termene 
de Otto Di: Et Oltra la quantità de Soldi 40.** Giorni XV. & 
Tutti quelli eh' hano le Sententie & per Vigor de Quelle Volendo 
pegnorar. 

Primamente diebban pegnorar li mobeli, & se non se tro- 
uasse de mobili de Gasa, diebban andar alli Anomali, & se non 
fusse Anomali, dieban pegnorar le Possesion & se jn questo 
mezo, morisseno li Anomali sia imputato al Patron. 

Della uendeda. CapV o. 46. 

Statuimo & Ordenemo Che tutti li qual hanno li 

de Beni mobeli, udendo uender quelli. Dieban esser uenduti . . . 
cioè el Primo Pegno tolto: Là prima Festa seguente diebba 
esser & diebba esser deliberado insino, a Giorni X ^ se- 
guenti più che se sei ditto pegno sera uenduto oltra la 

quantità del debbito quel che diebba esser restituido al 

Debbitore. & se sera manche diebba .... delli beni del ditto 
Debbitore, & esser uenduti come di s pagamento. 

Agiongendo che se fusse Pegno stabele cioè Tre 

stride secondo la Consuetudine d' Albona, termene Giorni 

quindese la seconda. Giorni La suma delli qual sono 

jn tutto Giorni XXVI 



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54 

.... Termeni el ditto Debbitor oaer alcan altro pia Propinqao 
del ditto Debitor non hanera presentato el Debbitto per el qoal 
sera incantata la Poeseseion, Sia et esser diebba la ditta Pos- 
session de esso Greditor. & li diebba far i' jnstramento delle 
preditte cose. 

Item Volemo & Ordenemo cbe ogni nendittion pnra, o ner 
nolantaria diebba esser fatta per nna strìda solamente, oioe 
Giorni qnindese & Nel ditto Termene delli Oiomi 15 possa presen- 
tar li Danari ogni pia Propinqao, o ner Parente. Et colni chi 
sera pia propinquo del nendedor la presentation de Quello diebba 
Valer à la Possesion remanghi, a lai. Ag^ongendo che se fosse 
aloan patto, o ner Termene circa il pagamento Fra el nenditor 
& jl Comprador: Uolemo che tal Patti habbiano li PropinqnL 
O ner Parenti qnal ha hanato el Comprador. 

De quéUi che $ano Oa Datati. CapT o. 47. 

Statoimo à Ordenemo che Quando jntrauenisse tal Caso 
chel Fiolt ner Fiola, qnal sono sta Dotati dal Padre o ner 
dalla Madre o aer dalli Attinenti morisseno senza Testamento et 
se hauesseno Pioli doppo la morte del Padre o ner della ìf adre 
& che morisseno ananci V età legittima. Et se morisseno senza 
Pioli à senza Testamento hanendo 1' Età legittima. Uolemo che 
la Dotte sia restitnida al Padre & alla Madre, o ner alli Atti- 
nenti pia Propinqui de quelli per la qnal fu data la ditta Dotte, 
ner Dotata. Et sei Fiol Maschio hauera uenduto, o ner distrì- 
buido ner chel uolesse uender, o ner distribuir ben potrà. La 
Femena neramente non potrà in muodo alcuno. Ne uaglia uender 

Ne distribuir la sua Dote Sempre remagnir diebba jnte- 

gra & jntacta. 

Delle Cose rotate Et Anemail CapV o. 48. 

Statuimo à Ordenemo, che tutte et ciaschadune .... mano 
robbate per alcun Ladro et se le ditte Cose serano presentate 

Dananci Uolemo che siano restituite al Patron della robba 

robbata, Et se diebbano esser delli Zudesi, secondo la 

Consuetudine d' Albona del Ladro siano pagati, li 



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l 

ditti Anemali, al Patron del Parto vera & che pae 

tal (arto al' bora siano restitaiti li Anomali .... £ li Zndesi n< 

diebbano baaer niente & jl Ladro diebba secondo 

forma del Statato come se ha di sopra Nel — 

De quelli che hauesseno qwxlro Bo jn soeeia. CapF o. 49. 

Stataimo & Ordenemo che tatti li Sodali li qaal hanessei 
qaatro Boi jn soceda da alcan Uicino d'Albona diebbano esa 
liberi della aardia qaal se fa al tempo della paso. Ma al lem] 
della Oaerra sono tonati farla. Et se fasse qaalche nidn d'J 
bona qaal aora esser Famegio d' an altro uicino si diebba pi 
sentarsi Dananci el Bettor et nel Di Festino de San Zorxi; d 
Qaelli che aorano star nella estade. Ma qnelli che aorano si 
rjnnemata, se diebbano presentar el Di della Festa de S^ 
Michel del mese de Settembre. Al bora el Patron diebba aff( 
mar. Qa&lmente el ditto diebba esser suo Famegio. Et al ho 
el ditto Famegio sia libero et sciolto da ogni aardia al Tom] 
della Paso come di sopra. Et se fusse eh' haaesse la parte d 
ledame sia tenuto far la uardia chome li Altri uiciui la fiinno 

Delle me9ure Commune Scólpide de Retro. CapV o. 50. 

Item Statuirne et Ordenemo che le mesure, cioè li mesi < 
formento et d' altre biane siano et esser diebbano, secondo eoi 
hauemo de Piera dananci la Chiesa de Santta Maria^ cioè o 
Quelli doi de Piera rasi sènza Colmo facino un mozo jl me 
neramente fa un quartarol. 

Et tutti chi uoraao hauer el mozo lo diebbano eauar 
ditto mozo della Communita et farlo bollar con jl bollo del R 
tor simelmente el mozo de vin le mesure del oggio sbane 
Tutte le altre mesure. Con le qual se uende el vin 1' ogg 
simelmente diebbano esser Bollate et giustade, con le mesi 
della Communita 

Et se ninn contrafara paghi la pena de L. 5. la mita i 
della Communita d'Albona et T altra mita del Accusador. Sim 
mente. Et se nisun hauera la Staera Falsa^ caschi nella sup 
scripta pena. 



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56 

Delle Rognolate. Capi' o. 51. 

Stataimo et Ordenemo che nian Baccher babbia ardimento, 
ner presama chaaar o ner far chauar le rognolate, ma nender 
le, con le CamC; Becondo la Consaetadine della Terra d'Albona 
sotto pena de Lire tre. Agiongendo che sei Beccher le uora 
tior per se le possa ben tior con le Carne cbome la sta. Ma 
senza le Carne no : Et se dapoi ohe haaera tolto le ditte Carne 
et quelle dapoi dareoano condnra alle Beccharìe et uendera de 
qnelle, caschi nella snprascrìtta pena. Simelmente sei nendera 
jn Casa, o ner altroe caschi in quella pena come di sopra, 
della Qnal pena la mitta sia del Accosador l'altra mitta sia del 
Commnn d'Albona. 

Capitolo détte CitaHon 52. 

Item Statuirne et Ordenemo che ognun cosi Maschio chome 
Femena sera sta Cittado per jl Commandor ad alcuna Persona. 
Diebba responder. Sei non comparerà, al primo et secondo Ter- 
mene della Cittation fatta li per jl Commaadador paghi et pagar 
diebba per Chadauna Cittation soldi X Uenetiani de piccoli, 
delli qual la mitta sia del Commun & V altra mita de colui che 
lo bauera fatto cittar, o uer fatto lo chiamar in Gindicio. Nel 
terQo neramente Termene, uolemo chel sia sententiato. jn Tutto 
quello che sera dimandato, da colui chi Thaura fatto Cittar, re- 
seruando perho la sua legittima escusation. 

Aggiongendo che sei zudese hauesse dato Termene ad al- 
cuna de sua propria bocca, altramente diebba responder in tal 
termene o nero, nel ditto Termene & non Comparendo nel ditto 
Termene sia sententiato, per esso Giudice jn tutto quella che 
da lui sera dimandato, reseruando la sua escusatione. 

Capitolo de quelli che non uolesseno dar el pegno. 

Statuirne & Ordenemo che de qui jnanci li Commandadori 
per debbiti delle Persone sp 



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Noi Domenego Trlalflan per Jl HI.'"'' Dneal 

Domìnio di ... . Andidor Sindico Proaodedor & Anogador. etc. de 
Terra ferma & Istria esistente jnAlbona aldide molte graueze que- 
relle & lamentationi Danancì de Nuoi fatte . . . jn general come jn 
particolar per li huomenì d'AIbona & Fianona de molte & assais- 
simo jnzurie uiolentie & o£fensioni fatte alli huomeni d' Albona 
& Fianona cosi de parole inginriose chome anche de fatti, cosi 
per jl passato chome al Tempo che aenessimo in Sindicato 
d' Albona per jl Sp. m. Marco Magno Podestà d' Albona & Fia- 
nona nelli qual casi, Benché per Noi non si procieda con Giu- 
stizia secondo li mandati del 111.°'^ Ducal Dominio. 

Niente di meno & aduertentemente simel cose spiaceno al 
preditto Ducal Dominio nostro Jntendendo proueder alla Defen- 
sion delli sopraditti del 111.''^ Ducal Dominio accio non sortisca 
qualche mal inconueniente el qual se conuertirebe in gran danno & 
vergogna del Giustissimo Ducal Dominio nostro, intesi assaissi- 
mi lamentarsi delle preditte cose, che se non se proueda de 
ciò de uoler abbandonar tutti i lor beni & andar habitar al- 
troe etc. 

Per V Officio nostro & liberta, a Noi datta dal prefatto 
Ducal Dominio nostro, a Voi m. Marco Magno Podestà d' Albo- 
na et Fianona Commandemo qualmente se hauete chara la gra- 
tia deir I1L"<> Ducal Dominio nostro che de qui inanci non dobia- 
te, a ninno ne piccol ne grande d' Albona & de Fianona far 
alcuna ingiuria uiolenta o uer uillania de paroUe inginriose ne 
de fatti dir ne far dobbiate ne minazando ne inzuriando alcuno 
per esser si fatta V intention dell' IH."* Ducal Dominio nostro 
che tutti & ciaschedun cosi piccolo come grande ben & huma- 
namente trattar dobbiate, Administrando rason & giustitia, Et 
questo sotto pena de lire cinque cento de piccoli per chadaun 
offeso & per chadauna uolta la qaal pena diebba esser scossa per li 
Mag.«» Signor Auogadori del Commun de Venetia, o neramente 
per r officio del Sindicado etc. 

Oltra de questo Yolemo esamenar & intender li conti delle 
entrate & jl spender della Communita de Venetia le qual non 
se trouano in nesun Libro delli Rettori dal Tempo passato de 
esse entrate & del spender la qual cosa non senza la jndemnita 



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58 

frande appar e«ier fatta Volendo proceder alla ditta jndemnita 
del Commini de Venetia à li Conti del Dominio sempre mai, 
nella Terra d' Albona per li Sindid A altri qoalli hano nenir 
per tempo, possan esser nisti à ohe li altri Rettori saccessori ne* 
dano, a che muodo se scoode, et spende, per suo speochio & 
esempio. 

Deliberemo & Statnimo ehel presente Signor Podestà A 
Saccessori snoi siano tonati tignir jl conto ordenario cosi delle 
entrate, chome anche delle del Comman de Uenetia et siano 
oblegati lasciar ai ana Copia, nella Cancellaria del Comman 
d' Albona nelli lor Libri A l'altra Copia portar a Venezia 
A presentarla alli officiali del Comman de Uenetia, sotto pena 
de Lire dasent) de piccoli da esser estratta per li Signor Ano- 
gadori aer Sindici del Comman de Venetia, oltra de ciò sono 
alenai Pradi & Molini sotto jl Destretto de Fianona A altri beni 
delle rason del Dominio le jntrade delli qnali debban esser mes- 
se nel Commaa de Venetia. Volemo A Comettemo a Voi m. lo 
Podestà presente qoalmeate sotto la dopia pena« Tatto le en- 
trate A Fratti cosi delli Pradi chome delli Molini A de tatti li 
altri beni del 111."^ Dncal Dominio nostro metter dobbiate nel Com- 
man de Uenetia de quello che non sera sta messo in Comman, 
la qnal pena, e, da esser scossa per li Signor Auogadori o ae- 
ramente per li Signor Sindici del Comman de Uenetia. 

Anchor Volemo dechiarimo A Commandemo, a noi m. lo Po* 
desta de Albona A Fianona sotto la ditta pena che dobbiate pagar 
Berssa Calleger de Fianona per tanto seno da lai haaato ehome 
ohel zaro Lire qaattro de piccoli. 

Item che esso m. lo Podestà non molesti ne procieder dieb- 
ba centra Piero d' Albona qnando che Stephano Corsaro scampi^ 
dalle Carcere. 

Item chel diebbaoaerfkci restitair, a Vittor Salain eoden- 
nato, a bocca per il yin vendato Lire XXV de piccoli per jl 
tagio fatto per Naoi della ditta Condenason. 

Item chel Signor Podestà A Saccessori se serano recer- 
cadi chel Cancellier del Comman d' Albona scriua aloana cosa 
alli baomeni d' Albona A Fianona cosi in general chome in spe- 
cial esso S. Podestà permetta chel ditto Cancellier qnello chel 



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sera recercado chome Nodaro publico & tanto pia q 
rano andar a Venetia dagando li jl suo debito pagam 

Item che de qui inanei esso S. Podestà presente & 
seri non debbano scnoder per il Castrato, altro che 
qnanta, secondo le littore Dncal & soodendo pia oli 
esso S. Podestà, render & restituir, a quelli dalli qv 
haanto & tolto pia jn Termene de zomi tre, prossin 
aignir. 

Item che de mo jnanci esso Signor Podestà & I 
non dieba mandar impegnorar le Persone de Fianona 
non sera fatta la Sententia centra li Debbitori la qua! 
diebba esser fatta secondo la Consaetadine. 

Item ehe diebba dar a S. Znan Radman nna 
qnal li fece prender nella Gaza o ner pagar gli la lire 
pisoli. 

Item chel Signor Podestà & li saoi Sacoessorì. Di 
ser tenuti osseruar le Consuetudine alli huomeni de 
Et massimamente nel scnoder le X.** delle Campagne 
mun de Venetia. 

Item chel S. Podestà diebba restituir et esborsai 
Drobirad et Gallo Orasse de Fianona lire trenta de 
questo jn eseqution delle Littore Ducal dell' 111."^ Doi 
stro sopra de ciò nasciate. 

Item che quando el Signor Podestà et Successori 
darano a Fianona, a dar Audientia, o ner per alcunf 
easion. Non diebano molestar ne astrenzer essa Com 
pagar alcuna spesa ne meno far gli la pagar ne far 1 

Ma dieban osseruar li lor Priuilegij et Ordeni h 
ciò per li q. mag.^ Signor Sindici prossimamente pai 
me appar nelli Atti della Cane. & chel diebba rende 
tnir, ad essi Giudici de Fianona lire cinque de pizo 
schedun, Volendo reoercar da lor, ouer condonando 1 
dando cosi ermedemo Signor Sindico. 

Item ha comandato, a esso Signor Podestà che i 
de lire cento de picioli da esser scosse per li Signor 
o uer Sindici che non diebba procieder centra el Nob 
Sier Gabriel lupetin et Antonio Obgliacich d' alcun 



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co 

de Piero Sandolieb. Perche li fu prestata la pace Dananci el 
Signor Sindico et hano remesse tutte l' jngnrie. La qnal cosa 
fece el Signor Sindico per ogni baon respetto. Item chel non 
diebba astrenzer quella Commnnita da pagar Duocati quatro d' oro 
nelli qual ha condennato essa Communita de darli^ a Paulo già 
suo Cauaglier la qual sententia el Signor Sindico ha cassato & 
anuUato. 

Item ha Commandato al ditto S. Podestà che fra zorni tre 
diebba far astrenzer Domenego Plamegna de dar^ a Nicolo Sar- 
tor L. XIII soldi 4 de pìzoli per moza XII de Segalla, liquidan- 
do el precio della ditta Segalla a rason de XXII soldi per ogni 
mozo, & scorsi li ditti giorni tre, chel non pagassi essi Danari 
al hora sia tenuto esso Signor Podestà pagar delli suoi proprij 
beni sotto pena de L. 50 da esser estratta come di sopra. 

Et questo perche Paulo suo Cauaglier ha hauuto el Da- 
naro della ditta segalla. Chome ha confessato esso Signor Po- 
desta. Item quando el Signor Podestà et Successori Caualcarano 
per ueder qualche deferentia de fuora non diebba ne possi tior 
alcun premio. Ma diebba esser oblegato per vigor della sua Com- 
raission senza alcun pagamento. Voluntarìamente administrar Giu- 
stizia senza esser pagato. 

Et sei tiora cosa alcuna dalli huomeni de Fianona, Fra 
Termene de giorni otto li diebba restituir sotto pena de L. 50 
de picioli per chadauna Volta. Da esser estratte come di sopra. 
Item chel Signor Podestà diebba sotto Pena de L. 50 da esser 
estratto come ananci restituir o uer far restituir, a Sier Matthio 
Scampichio una sua Dagha, et non procieder centra de Lui/ 
Questo fece el medemo Signor Sindico. Per esser lui in Officio 
della Communita potendo portar arme per ogni altro buon 
respetto. Et che de ninna altra cosa s' jmpedisca contra de lui, 
sotto pena de L. cento, da estrazer le come di sopra. Et che 
tutti li preditti Gapituli se diebbano osseruar & far registrar nel 
Volume delli Statuti cossi del Commun d' Albona come de Pia- 
nona sotto pena de Lire 25 de piciolj oltra la pena qual se con- 
tien specialmente jn alcun qual se uoglia de essi Capitoli. 

Zuane Almerigoto de Capodistria Nodaro & Cancelliero 
scrisse de commandamento. 



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Io Paulo Beninteùdi de Puola Nodaro per L' A ali 
perlai & del Comun d' Albona Ganeelliero si come 1 
li ante ditti Capitoli. Li qnal trouai in nn Foglio l 
San Marco con la impen8Ìone. Et cossi qui de parolla ì: 
scrissi per Comandamento del Sp. Signor Marco Mag 
rato Podestà d' Albona et Fianona non agioifgendo; o 
nuendo cosa qnal mutasse el senso, o uer uariasse T jni 



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• APr. 251924 ' \ 




EDITO PER CUBA DELLA SOCIETÀ 



H 



DSL 



GABINETTO DI MINERVA 



NUOVA. SEME 

fjjmhoolo l* - x.uoxjo im». 

fiiovanni Benco. — Domenico Rossetti. 

Carlo Bnttazzoni. — Del governo provinciale romano 
nella Venezia ed Istria 



- ^ " ^^^ jj^^^^f^i»^ ■ 



<^ 



TRIESTE 

TIPOGRAFIA DI LOD. HERRMANSTORraR 
1M9. 



•nl/i.' 



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Godgle \ 



INDICE DEI PRIMI QUATTRO VOLUMI DELL'ARCHEOGRAFO TRIESTINO. 



L Elementi per la statistica di Trieste e dell' Istria : 

Nr. 1. Posizioni i^eo^aliche, del professore Lognani. 
p 2. Osservazioni meteoroloipche, del professore Stadtor. 
^ 3. Golfo di Trieste, dei professori LMgnani e Tonello. 
« 4. Misurazione e qualificazione del territorio di Triebte, del dottor 
Domenioo de Rossetti. 

IL Deir origine di Trieste» dissertazione oon carta topografica 
del dottor Joel Kohen. 

III. Sopra un frammento lapidario del duumviro L. Apisio, let- 
tera del dottor Domenico de Rossetti. 

Lettera responsiva ed illustrativa, del dottor Qkmuml Labns. 
Annotazioni alla prima lettera, del dottor Kandler. 

IV. Il Duomo di Trieste con appendice delle sue iscrizioni^ 
del dottor Kandler. 

V. Iscrizione greca illustrata dal dottor Giovanni Labus, arti- 
colo già stampato nelle varietà della gazzetta di Milano 
del 1. di febbraro del 1822. 

VI. Tre antichi diplomi inediti tratti dall' archivio municipale 
di Trieste. 

VII. Trieste ed i Triestini intomo al 1650, descrizione estratta 
dal M. S. inedito del vescovo Tommasini con annotazioni 
del dottor Domenico de Rossetti, 
vili. Winckelmann's Tod, Drama in zwei AufzUgen von A. I. 
BttBsel. Analisi critica del dottor Domenico de Rossetti. 

IX. Invito archeologico, del dottor Domenico de Rossetti. 
X. Indicazione per scoperte archeologiche, del dottor Kandler. 
XI. Notizie tipografiche triestine, del dott. Domenico de Rossetti. 

II. TOI.IJHE (ISSO). 

I. Elementi per la statistica di Trieste e dell' Istria. 

Nr. 5. Statistica della diocesi di Trieste dell' anno 1693, del dottor Done- 
nlco de Rossetti. 

II. Corografie dell' Istria : 

Introduzione del dottor Pietro Kandler. 
Nr. 1. Biondi Flavii forilvensis Italiae illustratae, nndecima Regio Histrìa. 
„ 2. Pietro Coppo. Del sito delP Istria a Gioseffo Faustino. 
„ 3. Io. Bapt. Gognaei pyrrbanensis de Sita Istriae libellum. 
„ 4. Descrittione della decimanona regione della Italia di F. Leandro 

Alberti bolognese. 
, 5. Lettera suU' Istria di Ludovico Veryerio, tradotta dal tedesco- 
^ 6. Estratto delle Relazioni e descrizioni universali e particolari del 

mondo tradotte dal francese da Luca da Linda nel 1655. 



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ni. statuti antichi di Trieste, descrìtti ed illustrati bibliolo- 
gicamente dal dottor Demenico de Rossetti. 

IV. Cose memorabili della Soeietà di Gesti, del dottor Dome- 
nico de Rossetti. 

Annotazioni per le medesime, del dottor Domenico de Rossetti. 

V. Trieste al tempo di Giuseppe I. veduta dal dottor Dome- 
nico de Rossetti in alcuni atti originali di quel tempo, cioè : 

Nr. 1. Delle pretese della Repubblica veneta contro le saline triestine. 
M 2. Delle pretese della Repubblica veneta contro la navigazione dei 

triestini. 
» 3. Del reggimento e delle amministraz. della città e delle cose pubbliche. 
„ 4. Dello stato economico di Trieste nel 1679. 

VI. Diplomatica triestina, del dottor Domenico de Rossetti. 

Nr. 4 ad 11. Diplomi inediti relativi alla legislazione statutaria di Trieste. 
„ 12 a 21. Diplomi inediti per la storia dei Gesuiti in Trieste. 

VII. Sulla identità dejl' antico coir odierno Timavo, memoria di 
Carlo Catinelli da Gorizia, colonnello pensionato di S. M. 
Britannica. 

Vin. Marmo di Lucio Menàcio patrono di Pela, scoperto nell' A- 
prile 1831; illustrato dal canonico Pietro Stancovicli. 

IH. ToiiVHE assi)- 

I. storia e Statuti delle antiche Selve triestine, del dottor 
Domenico de Rossetti. 

II. Corografie dell' Istria: 

Introduzione del dottor Domenico de Rossetti. 
Nr. 7. Frammenti tratti dalla Geografia, di Francesco Berlingeri Fiorentino. 
„ 8. Frammento tratto dall' Argoa Voluptas, dt Pietro Contarinì Veneziano. 

Antico volgarizzamento del medesimo frammento. 
„ 9. Nuova descrizione dell* Istria, di Nicolò Hanzuoli. 

ni. Delle Antichità di Gapodistria^ del conte Gianrinaido Carli. 

IV, Illustrazione d' una serie di monete dei vescovi di Trieste, 

di Carlo d' Ottavio Fontana. 

Biografia di quattro vescovi cbe governarono la chiesa 

di Trieste nel XIII. secolo, del canonico Micliele Conte della 

Torre e Valsassina di Cividale. 

y. Due opuscoli dì Andrea de Bonomo Stetner: 

Nr. 1. Sopra V orìgine delli antichi Conti di Gorizia. 
, 2. Della giustizia dei diritti Austriaci Carintiani sopra l'Istria. 

VI. Deposito di monete ungheresi, carraresi e veneziane, sco- 
perto neir Istria, del canonico Pietro Stancovich. 

IT. TOI.IJHE (1837). 

Dei Commentari storici -geografici della provincia dell'I- 
stria, libri otto con appendice, di mons. G. F. Tommasini ve- 
scovo di Cittanuova. 



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CONDIZIONI D' ASSOCIAZIONE. 



1. Le pubblicazioni dell* Aralieografo Triettiao segaono di due in due mesi 

ogni dispensa di 64 pagine incirca. 

2. L' associazione è obbligatoria per un anno, i pagamenti potranno ef- 

fettuarsi anche con metà alla consegna del primo e con T altra 
metà a quella del quarto fascicolo di ciascheduna annata. 
8. Se r associazione non ò disdetta tre mesi innanzi al suo termine, in- 
tendesi rinnovata per Tanno suaseguente. 

4. Il prezzo d'associazione antecipato è: 

per Trieste (franco a domicilio) air anno . • , Fior. 4. — V. A. 
fuori di Trieste per tutta la monarchia (franco 

di spesa postale) all'anno ^ 4*90 „ 

per l'Estero (franco di spesa postale) ali* anno Lire eff. 1S«— 
Il pagamento semestrale a proporzione. 
Un fascicolo separato Fior. 1* — 

5. L' elenco dei Soci sarà pubblicato. 

6. Lettere, pieghi e danari sono da inviarsi al sig. 8IULI0 DA8E libraio 

in Trieste via del Ponterosso Nro. 787. 



PUBBLICAZIONI RECENTI DI STORIA PATRIA. 

F.(rance8co) C.(oronini conte). Aquileia's Patriarchengrllber. Wien 1867. 

Cimano dr. Costantino. Vecchi Ricordi Gormonesi. Trieste 1808. 

Marslch don Angelo. Notizie inedite sa Trieste estratte da una cronica 
di Pietro Cancellieri. Trieste 1868. 

N. N. L* italianiU di Trieste. Nel giornale II CUiadino. Trieste 1868. 
Nr. 184. 

Cidrnig Cari Freiherr von. Das rOmische Aquileja. Mittheilungen der k. k. 
geographischen Gesellschaft. Wien 1869. Nr. 3, 4. 

CzBmig Cari Freiherr von. Die Argonautenfahrt. IGttheilangen etc. 1869. 

Nr. 4. 

Marsioh don Angelo. Effemeridi Giustinopolltane. Capodistria 1869. 



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AP" 251924 





EDITO PER CUBA DELLA SOCIETÀ 



/ 



PI 



DEL 



GABINETTO DI MINERVA 



NXJO V^ SEI^ZB 



TOI4IJMI: PRIMO 



FASOIOOLO n.« - SBTTSHBRE 1869. 



Aatenlo Joppi. — Ritmo cantilena barbarica in elogio di re longobardi, 
coUa notizia dei sinodi di Pavia e di Roma nei qnali avvenne la 
riunione della chiesa scismatica di Aquileia alla comunione della 
chiesa romana, a. 698. 

BittaziMl. — Indice cronologico dei patriarchi di Aquileia aderenti allo 
scisma di Ario. 

Il Goiitervatore Imperiale Pietro Dr. Kandler. — Di Aquileia romana. — Do- 
cumentazioni. — Suir eccidio di Aquileia, canto di S. Paolino del- 
1*800. — Annali di Aquileia. 



Sarà pubblicata prossimamente la pianta di Aquileia romana. 



'■' ^ ■ ^ ^y <Di t"""~* " 



TRIESTE 



TIPOGRAFIA DI LCD. BERRMANSTORFCR 
1969. 



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L ELENCO 

dei Signori issodati éV ^Archeografe Trìtstìna'' 



Ajeqnaroli Giovamii — Trieste 

Amoroso dr. Andrea — Parenzo 

Artelli Filippo -* Trieste 

de Baseggio dr. Giovanni — Trieste 

de Baseggio dr. G. — Milano 

Beningher dr. Nicolò — Trieste 

Bozza dr. Camillo — Trieste 

Carabelli A. D. — Trieste 

Campiteli! dr. Matteo — Parenzo 

Caralieri prof. Angelo — Trieste 

Cavazzani dr. Angelo — Trieste 

Coronini conte Francesco — Gorizia 

Cz5mig barone Carlo — Ischi 

De-Rin dr. Nicolò — Trieste 

Gbdigna cav. Giacomo — Trieste 

Hermet Francesco, vicepresidente — Trieste 

Levi Michele — Trieste 

Lorenzatti dr. Ettore — Trieste 

Lorenzntti dr. Lorenzo (2 esemplari) — Trieste 

Minas Abramo — Trieste 

Morpnrgo barone Giuseppe — Trieste 

Municipio di Gapodistria 

;; di Monfalcone 

„ di Pirano 

f, di Trieste (25 esemplari) 
Petris dr. Andrea — Parenzo 
Regensdorff Carlo — Trieste 
Schiflf Enrico — Trieste 
Tanzi Alberto — Trieste 
Tedeschi Urbano — Trieste 
Vidacovich dr. Girolamo — Trieste 
Vivante Raimondo — Trieste 

(ConHnma) 



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IXL^ 



^pr.25\924 




EDITO PER CURA DELLA SOCIETÀ 



fi 



DEL 



GABIKETTO DI MiKERVA 



ISrXJOV^ SERIE 



TOI4VIII: PRIMO 



FA80X00Z.0 Xn.' — NOVEMBRE 1860. 



Don Angelo Marsloh. Confinazìone di terreni tra il comune e capitolo di Ca- 

podistria, a. 1229. 
Carlo Buttazzonl. Due antiche corografie del Friuli, con illustrazioni. 
Prof. A. de SteInbOohel. Elogio di Federico Schweitzer. 
Vincenzo dr. Joppi. Aggiudicazione di Zuins nel Friuli ai Signori di Duino, 

a. 1313. 
Carlo Buttazzonl. Monte Cucco e Monte Catalano, origini celtiche. 



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TEIESTE 

TIPOGRAFIA DI LCD. HERRMAN8T0RFRR 
1869. 



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IL ELENCO 

dei Signori assodati aHSMeografb Triestino.'' 



Angeli dr. Sfassimiliano, podestà — Trieste 

Archivio generale di — Venezia 

Bemporath dr Giacomo - Trieste 

Biasoletto dr. Bartolomeo — Trieste 

Bnttazzoni dr. Carlo — Trieste 

Caccia Antonio — Trieste 

Cusin dr. Michele — Trieste 

Deputazione di Borsa (25 esemplari) — Trieste 

de Gravisi marchese Vincenzo — Parenzo 

Homero A. — Trieste 

Hortis dr. Arrigo — Trieste 

Eellner Gustavo — Trieste 

Lezzi dr. Rodolfo — Trieste 

de Madonizza Nicolò — Capodistria 

Marcus Adolfo — Bonn 

Monti Francesco — Trieste 

Moraldi P. — Trieste 

Muratti cav. Giuseppe — Trieste 

Pavani Eugenio — Trieste 

Righetti dr. Giovanni — Trieste 

de Rossetti G. B. — Trieste 

Ruzzier Domenico — Trieste 

Scampicchio dr. Antonio — Albona 

Schillerverein — Trieste 

Scuola reale autonoma — Trieste 

Terni Marco — Trieste 

Tommasini dr. Antonio — Trieste 

Valerio Augusto — Trieste 

Valerio Pompeo — Trieste 

Verdin dr. Antonio — Trieste 

Verzegnassi dr. Francesco — Gorizia 

Vidulich dr. Francesco — Parenzo. 

(OonHnua) 



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Ar: 251924 





EDITO PER CURA DELLA SOCIETÀ 



fi 



DEL 



GABINETTO DI MINERVA 



NXJOVA SERIE 



TOI41J1UB PRIfflO 



FA80X00Z.0 XV.» - OEHVAZO 1870. 



Bartolomeo Vergottin. Della antica origine^ snccesBive vicende ed attuale 

stato di Bo vigno. — Documentazioni. 
Giovanni Baraan. Saggio di dialetto Rovignese. 

Carlo Buttazzonl. La Vena, i Veneti e il Monte Venda, orìgini celtiche. 
Carlo Buttazzoni. Rescrìtto del duca Alberto d' Austria a Ugone di Duino, 

capitano di Trìeste, coli* ordine di costruirvi castello e assegno a tal 

uopo delle rendite della città, a. 1389. 



TEIESTE 



TIPOaSAFIA DI LCD. HEBRMAK8T0BFBB 
1870. 



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III. ELENCO 

dei Signori associati alP „Ardieogra1b Trìestinoi'' 



Bartoli Andrea — Trieste 

Bertolini dr. Carlo — Trieste 

Beiti A. G. — Trieste 

Calabi dr. Romolo — Trieste 

Calvari S. — Berlino 

Casino tedesco — Trieste 

Chiozza Carlo — Trieste 

De Franceschi Carlo — Parenzo 

Degiorgio E. — Trieste 

Domig Antonio — Trieste 

Datteri Giuseppe — Trieste 

Geraldi Giulio — Trieste 

Gidoni Giacomo — Trieste 

Giunta provinciale (2 esemplari) — Gorizia 

Giunta provinciale (2 esemplari — Parenzo 

Goracuchi dr. Eugenio — Trieste 

Gorini G. F. — Trieste 

Laudi Giuseppe — Trieste 

Laudi V. D. — Trieste 

Machlig dr. Carlo — Trieste 

Marsich don Angelo — Trieste 

Merli Paolo — Trieste 

Morpurgo barone Elio — Trieste 

Polesini marchese G. P. — Parenzo 

Randegger B. — Trieste 

Rittmeier cav. Carlo — Trieste 

Società del progresso (25 esemplari) — Trieste 

Soletti Carlo — Trieste 

Sussa Giovanni — Parenzo 

Tedeschi L. G. — Trieste 

Tergesteo (2 esemplari) — Trieste 

Zannoni Luigi — Trieste. 

(CofMnua) 



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AP:. 251924 









EDITO PER CUBA DELLA SOCIETÀ 



CCL 



r-ì 



GABINETTO DI MINERVA 



^3^X70 VA SERIE 



TOI4VIIIE PRIMO 



FA80Z00Z.0 V.« - VABZO 1870. 



Prò Felice Baiideili. La Passione di S. Giusto. 

Carlo Bittazzoni. Prova dell* esistenza di nn dominio patriarcale in Trieste 
dopo la pace di Torino e precedentemente alla dedizione di questa 
città al duca d* Austria. 

hriMO della Croce. Guerra fra Venezia e Trieste, a. 1368-9. 

Carlo Bottazzoni. Rinuncia austrìaca alla signorìa di Trieste verso un com- 
penso di 75.000 fior., a. 1370. — Procura rilasciata per levare tal 
somma, a. 1370. 

Carlo Kanz. Osservazioni circa la qualità e il valore dei fiorini d'oro, con- 
templati dai premessi documenti. 

Carlo Bottazzonl. Ordine austriaco di sospendere le ostilità, a. 1370. — 
Circolare a tutela del reciproco commercio, a. 1370. — Ugone di Dui- 
no approva i capitoli della pace, a. 1371. 

ffgf^ Trovasi acchiusa la carta di Aqnileia Romana. 



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TRIESTE 

TIPOGRAFIA DI LCD. BBRRMANSTORFER 
1870. 






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IV. E L E N e 0. 

dei Signori associati al' ,,Archeografo TriestMji^' 



Benussi Bernardo, professore — Capc^istna 

Cociancic Enrico — Trieste 

Consolo doti. Felice — Trieste 

Dreer cav. Francesco — Trieste 

Furlani Antonio — Trieste 

Laciani Tommaso — Àlbona 

Mondolfo L. — Trieste 

Morporgo barone Marco — Trieste 

Paternolli Giovanni — Gorizia 

Pertoat Lorenzo — Gorizia 

Schimpf T. H. — Trieste 

Sochar Carlo — Gorizia 

Vicentini doti Francesco — Trieste 

Zamboni Filippo, professore — Vienna. 

__= (^^^ 

PUBBLICAZIONi RECENTI DI STORIA PATRIA. 

Bartai Giovanni. Iscrizioni Polensi. Giornale 1* Istriano, a. I. Rovi^no 18(0 

N. 8. e aeg'uenti. 
Sarete A. Pela nnd seine nSchste Umgebnng. Trìest 1867. 
0. ■. Sui Regesti per la storia dei Tedeschi dell'abbate G. Valentinelli. 

Giornale la Provincia^ a. IL Capodistria 1868 N. 5. 
Marsieli don Angelo. Ennmeratio jurium quomndam Capituli Tergestim. 

Foglie Diocesano. Trieste 1870. 
N. N. Notizie storiche; letterarie e biografiche. Lunario di Capodistria. Capo- 

dibtria 1869. 
SavoniMui Giuseppe. Accenni intomo ai feudi del Friuli. Venezia 1867. 
Valeatiaalli los. Diplomatarium Portusnaonense. Series documentomm ad 

historiam Portusnaonis spectantium, quo tempore (1276-1514) domoa 

Austriacae imperio paruit. Quaedam premittuntur annorum 1029-1374. 

Viennae 1866. 



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V 



1^\9'2A 





EDITO PER CURA DELLA SOCIETÀ 



r^i 



DEL 



GABINETTO DI MINERVA 



NUOVA SERIE 

FAS0I00X.0 VL* — KAOaiO 1870. 



Cario Buttaizoni. — Albona, cenni storici. 

Statuto di Ailiona dell' a. 1341, libri dae. con addizioni. 

■g^ Pagina titolare, correzioni, aggiunte e indice del primo 
Tolune saranno dispensati separatamente. 



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TRIESTE 



TIFOQRAFU DI LOD. HERRMA278TORFER 
1870. 



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V- ELENCO. 

dei Signori associati all' „Archeografo Tries^no." 



Accademia Reale — Berlino , . 

Biblioteca Nazionale — Parma 

Biblioteca Palatina — Modena r 

Biblioteca Reale — Torino 

Chevessich Nicolò — Trieste 

Ciotta Eugenio — Trieste 

Cobau F. — Trieste 

Cunei M. di S. — Trieste 

Parchi E. — Trieste 

Fegitz C. — Trieste 

Fitz Adolfo — Trieste 

Fritscb E. — Trieste 

Gianme M. — Trieste v^^. 

luretig Dr. Enrico — Gorizia j 

Roller Dr. Pietro — Trieste < • 

Lazzari G. G. — Trieste ^ '^' \ 

Leban G. A. — Trieste 

Luzzatto Dr. Moisè — Trieste 

Machorsich Giovanni N. — Trieste ^ 

de Madonizza Dr. Antonio — Capodistria 

Marcovich Giuseppe — Trieste 

Mingotti Giuseppe — Trieste ^ 

Monti Dr. D. — Trieste 

Moresan Cario — Trieste 

Oblasser Vittorio — Trieste 

Pardo G. — Trieste i 

Pascotini Giusto — . Ragusa 

Revoltella P. successori — Trieste 

Università Reale — KOnigsberg 

Università Reale — Oxford. 



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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO DI STORIA E SCIENZE AFFINI. 



E. iBcrìzione degli Antonini *e*d' Apolline Pizio. Bullettino del. 
r Istituto di correspond. archeolog. Roma 1869. N. III. p. 42. 

Casale. Dell'orìgine ed ordinamendo dei Comuni e delle repubbliche d'I- 
talia. Atti del r. lat. tecn. di Genova. 1869. Voi. II. 

Neazea O. Beavi nel bosco sacro dei fratelli Arvali. Bull. Inst eorr. arch. 
Roma 1869. N. Y. p. 81 e seg. 

Fleker Giulio. Liber legis Langobardorum Papiensis dictus. Archivio Giu- 
ridico. Bologna 1870. Voi. IV. Fase. 6. pag 668 e seg. 

Lelobt Dr. Michele. Galli Cisalpini e Transalpini nelle nomenclature terri- 
toriali. Atti del rdale Istituto Veneto di scienze ecc. Venezia 1867-8. 
Tomo XIII, serie III. disp. 8. pag. 1161 e seg. 

Leioht Dr. Michele. Notizie intomo agli Stati comunali di Cividale de 
Friuli. Atti deiriBt. Ven. Venezia 1869. T. XIV, serie Uì, disp. 8. 

Marehesiii G. B. Il municipio, ricordanze storiche. Archivio Giuridico. 
Bologrji 1870. Voi. V. Fase. 1. pag. 3. e seg. 

de PeHegrini Dr. Francesco. Documenti relativi al dominio dei Visconti 
sopra Belluno e Feltre. Atti del r. Ist Veneto. Venezia 1867-8. T. IIIl 
serie IIL disp, 8, p. 1095 e seg. 

TerzagM Carlo. Dell'uomo preistorico in Europa, dell'origine e del prò- 
/gresso della sua industria. Brescia 1869. 

Troya Carlo. Studi intomo agli annali d'Italia del Muratori. Napoli 1869. . 

\> oati Carlo Lodovico. Su due cippi relativi agli acquedotti, scoperti 
nella villa Massimo alle terme diocleziane. Bull. Instit eorr. arch. 
Roma. 1869. N. 10, pag. 2i2 e seg. 

y — 

Goaze A. Ueber die Bedeutung dcr classischen Archeologie. Wiea 1869. 

Jtfa0e Frid. De Ciliciae Romanorum provinciae origine ae primordiis. Be- 
rolin. 1869. 

Kleìa Prof. Dr. Karl. Das rtfmische Mainz. Mainz 1869. 

Parthey G. Mirabilia Romae, e codicibus Vaticanis emendata. Berolin. 1869. 

Watteabaeh Prof. W. Anleitung zur lateinischen Palaeographie. Leipzig 1869. 

Zumptii A. W. De monumento Ancyrano supplendo commentatio. Bero- 
lin. 1869. 



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CONDIZIONI D' ASSOCIAZIONE. 



1. Le pubblieaxioni dell* Areheo|rafb TriettlM si. >r.o ^'ì dae in due mesi, 

ogni dispensa di 64 pagine incirca. 

2. L* associazione è obbligatoria per a» anno, i pu^raiuinU potranno ef- 

fettuarsi anche con metà alla consegna de' i^nmc e con T altra 
metà a quella del quarto fascicolo di ciaschc iana ai nata. 

3. Se r associazione non è disdetta tre mesi innanzi é. s«o termine, in- 

tendesi rinnovata per Tanno susseguente. 

4. Il prezzo d* associazione antecipato è: 

per Trieste (franco a domicilio) ali* anno • . • > «4. — V. A. 
fuori di Trieste per tutta la monarchia (fran< • 
di spesa postale) ali* anno •..••.. ^«fO „ 

per 1* Estero (franco di spesa postale) ali* anno Lire elf. %«;•- 
Il pagamento semestrale a proporzione. 
Un fascicolo separato Fior, l,— 

5. L* elenco dei Soci sarà pubblicato. 

6. Lettere, pieghi e danari sono da inviarsi al sig. GIULIO D»^ , libraio 

in Trieste via del Ponterosso Nro. 3 nuovo. 



PUBBLICAZIONI RECENTI DI STORIA PATRIA. 

Aaloalai conte Prospero. Del castello e de* signori di Fontanabona nel 

Friuli. Archivio btorico italiano. Firenze 1870. Serie III. T. 11. P. I. 

Disp. L 
Bonloelil Gaspare. Storia dell* isola dei Lossini. Trieste 1869. 
C. 0. F. Recensione dell* opuscolo: Date e memorie storiche relative alla 

città di Bo vigno. Giornale la Provincia. Capodistria 1869. N. 23. 
Laciaal Tomaso. Albona. Dizionario corografico dell' Italia. Milano. Voi. L 

p. 168 e seg. 
Moaiorio 0. L*età di Aquileja. GazzetU di Trieste 1870. N. 55. 
N. N. Notizie di Albona. Giornale la Provincia. Capodistria 1869. N. 33. 
N. N. Escursioni per 1* Istria. Giornale la Provincia. Capodistria 1870. 

N. 5. 6. 7. 
N. N. Nachruf an Vincenzo Zandonati, Sorger zu Aquileia. Trìester Zei- 

tung 1870. N. 125. 



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