(navigation image)
Home American Libraries | Canadian Libraries | Universal Library | Community Texts | Project Gutenberg | Children's Library | Biodiversity Heritage Library | Additional Collections
Search: Advanced Search
Anonymous User (login or join us)
Upload
See other formats

Full text of "Archivio"

9HÉ! 

ìhìBHHBH9P1ì9! 

1 llllll 






HHH 

iteì 

■ 

ir (•? 



Brailli 



Ina ìm<;i *c<j 




EiG SGGI6T3T ROJRHRE 
DI STORIA PUTRII! 



ARCHIVIO 



della 



R. Società Romana 



di Storia Patria 



Volume XXVII. 




R o m a 



nella Sede della Società 

alia Biblioteca Va 1 li ce 1 lia na 



904 




1121204 



v.27 



Roma, Fontani e C, tip. del Senato. 



NOTE SUI MARMORARI ROMANI 



Intorno agli artefici che fiorirono in Roma nei se- 




coli xn e xiii, a quei « magistri romani » (come 
fieramente si firmavano) da cui l' arte decorativa 
ebbe nuove forme gentili che si elevarono talvolta all' al- 
tezza di una vera ed originale Rinascenza, studi d'illustra- 
zione non mancano. Ma raramente tali studi vanno oltre il 
campo esterno delle investigazioni; essi vertono cioè sulla 
ricerca e l'enumerazione delle opere, l'interpretazione delle 
iscrizioni, senza addentrarsi nell'analisi degli elementi stili- 
stici o paleografici, ne' raffronti, nelle .ricerche sistematiche 
d'archivio. Ed anche in questo campò molti punti rimangono 
non bene chiariti. Uno di questi è quello della genealogia 
di quel gruppo d' artefici, forse il maggiore, certo il più noto 
di ogni altro, che si è convenuto di chiamare « dei Cosmati », 
e che sinora tutti concordemente hanno ritenuto abbia for- 
mato una sola famiglia. 

Senza parlare dell'ipotesi del Promis (i) che per un 
lungo tempo fu seguita (ad es. dallo Schnaase e dal v. Reu- 
mont), finché il lavoro del Boito (2) la demolì, riporterò 



(1) C. Promis, Notizie epigràfiche degli artefici mei intoni ri romani 
dal X al xv .. Torino, 1856. 

(2) C. Borro, Architettura .cosmatesca, Milano. r86o; L'architettura 
del medio evo in Italia. 1 Cosmati, Milano, 1880. 



G. Giovannoni 



qui i due alberi genealogici che fino ad ora hanno rappre- 
sentato le due soluzioni ammissibili allo stato attuale degli 
studi. L' uno è quello proposto dal Boito e sostenuto dal 
maggior numero degli autori che in generale o in partico- 
lare si sono occupati della questione e, tra questi ultimi, dal 
Barbier de Montault(i), dal Salazar(2) e dal Clausse (3). 

Lorenzo 

I 
Iacopo I 

Cosma 
1 



1 i n — : 1 

Luca Iacopo II Giovanni Adeodato 



Il secondo è quello a cui si attenne il De Rossi (4) e 
che fu poi esposto ed illustrato specialmente dal Frothin- 
gam (5), dallo Stevenson (6), dal Faloci-Pulignani (7). 

Lorenzo (di Tebaldo) 
Iacopo I 
Cosma I 

Luca Iacopo II Cosma II 



Iacopo III Giovanni Adeodato Pietro 



(1) Annales archèologiques del Didron, XVIII, 265. 

(2) D. Salazaro, L'arte romana nel medio evo, appendice ai Mo- 
numenti dell'Italia meridionale, voi. Ili, Napoli, 1881. 

(3) G. Clausse, Les marbriers romains et le mobilier presbytéral, 
Paris, 1897. 

(4) Bollettino d'arch. crist. anno 1875, p. 11 1 sg. ; a. 1888-89, p. 155; 
a. 1891, p. 73. 

(5) American Journal of Archaeology, 1889, pp. 182, 350. 

(6) Mostra di Roma all'Esposizione di Torino, 1884, p. 180. 

(7) Faloci-Pulignani, // chiostro di Sassovivo, 1879, p. 18. Forse 
quest'autore è il primo che abbia espresso formalmente, sebbene non 
completamente, l'albero genealogico accettato dal De Rossi. 



C\Ve sui marmorari romani 



Elementi nuovi che questa seconda soluzione ha aggiunto 
alla prima sono dati dalla indicazione di paternità di Lo- 
renzo, il capostipite, la quale trovasi in una iscrizione del 1 162 
riportata dal De Rossi (1); e da un nuovo nome, quello 
di Pietro figlio di Cosma, di cui lo Stevenson (2) ha tro- 
vato, desumendola dal Nerini, una notizia d'archivio. Diffe- 
renze essenziali di genealogia consistono nelP ammettere un 
numero maggiore di membri della famiglia, sdoppiando, per 
così dire, alcuni di essi: ponendo cioè due Cosma e tre Ia- 
copi. E queste differenze si basano su considerazioni rela- 
tive alle date dei lavori e su diverse interpretazioni dei nessi 
genealogici. 

E di vero l'ipotesi del Boito, che ha sull'altra l'inne- 
gabile pregio della semplicità, viene però a presupporre una 
così straordinaria longevità di vari membri della famiglia 
da apparire nel suo insieme ben poco credibile. Cosma, 
che nel 12 io terminava col padre Iacopo il portico del 
duomo di Civita Castellana (ed a quell'epoca non era certo 
un fanciullo, poiché ventun anni dopo aveva due figli già 
marmorari), sarebbe lo 'stesso Cosma autore, tra il 1277 e 
il 1280, della cappella Sancta Sanctorum ■■ : circa settanta 
anni dunque di attività, e più di novant'anni forse di vita; 
cambiamento di stile, dalla più romana alla più gotica delle 
opere cosmatesche. Così Iacopo di Cosma che nel 1231 era 
ad Anagni e circa alla stessa epoca a Subiaco dovrebbe essere 
una stessa persona con Iacopo, che trovasi nel 1293 at ^ O r ~ 
vieto. Così Giovanni e Deodato, che fiorirono intorno al 
Trecento (forse Deodato ancora nel 1332), sarebbero fratelli 
di Luca e Iacopo che lavoravano nel 1231. È dunque un 
complesso di clementi non impossibili ma poco probabili, 
a sostituire i quali è sorta la teoria del De Rossi. 



(1) De Rossi, Musaici deìk chiese di Roma, toni. II, Roma, [899, 
xi., f. 1, 1'. Vedi nota > a p. 9. 

(2) Cf. Stevenson, op. cit. p. 180. Vedi nota 3 a p. 1$. 



G. Giov annoili 



I marmorari che quest'ultima considera sono invece 
tutte persone normali ; ma nel suo insieme anche questa 
ipotesi appare alquanto artificiosa, poiché i vari nodi di de- 
rivazione non risultano ancora tutti ampiamente giustificati; 
in ispecie quello per cui si pone Cosma II figlio di Cosma I: 
nesso che non ha la menoma prova e che quindi non può 
essere scientificamente affermato (i). 

Mi sembra che possa avere un qualche interesse il rias- 
sumere ora la questione : aggiungendovi alcuni elementi di 
documentazione finora non conosciuti, rettificandone altri 
mal conosciuti, riunendo le testimonianze storiche che risul- 
tano provate ed evidenti, escludendo le altre dalla discussione. 
Un'ipotesi, a qualunque ordine di fatti essa si riferisca, a 
qualunque disciplina scientifica appartenga, deve poggiarsi 
soltanto su elementi sicuramente stabiliti, evitando il più 
possibile petizioni di principio ed ipotesi ausiliarie; deve 
cioè essere una spiegazione semplice e chiara d' un complesso 
di dati ben certi. Soltanto con questo rigido criterio è pos- 
sibile giungere a risultati, talvolta incompleti, ma che hanno 
una vera base scientifica ed in cui la parte sicura e la parte 
ipotetica appaiono chiaramente distinte. 

Riunirò quindi brevemente, prima di esporre nuovi dati 
relativi all'esistenza ed all'attività dei vari membri del 
gruppo, quei dati già noti sulla cui autenticità non può cader 
dubbio. ; 

. Risultano questi principalmente da testimonianze epi- 
grafiche. Le iscrizioni che i Cosmati ci hanno lasciato sono 
molto numerose: almeno venticinque se ne contano attual- 
mente e di circa dodici ora perdute si ha sicura notizia; 
sì che può dirsi che questi artefici più di tutti gli altri con- 



(i) Il Rohault DE Fleury (Le Latrati au moyen-dge, Paris, 1877, 
p. 174) ritiene invece che Cosma II sia figlio di Iacopo II e quindi 
nipote di Cosma I. In ciò si riavvicina un poco alla teoria del Promis. 
.Ma anche questo nesso ha semplicemente la portata di un'opinione. 



C\We sui marmorari romani 



temporanei abbiano conservato tradizionalmente l'ottima abi- 
tudine d'incidere i loro nomi (spesso accompagnandoli con 
epiteti autolaudativi) nei marmi che uscivano dai loro abili 
scalpelli e che la loro elegante arte di musaicisti abbelliva 
di vivi colori. Ma di tutte queste epigrafi ben poche si hanno 
datate in modo sicuro; e sono le seguenti: 

Porta di S. Saba sull'Aventino: «Iacopo» .... 1205 
Portico di Civita Castellana: «Iacopo» col figlio «Cosma » 12 io (r) 
Pavimento del duomo d'Anagni : «Cosma» . . 1224-1227 (2) 
Pavimento e altare della cripta di S. Magno nel duomo 

d'Anagni: «Cosma» con i figli «Luca e Iacopo» 1231 (3) 
Chiostro di Santa Scolastica in Subiaco : « Cosma » con 

i figli «Luca e Iacopo» 1 227-1 243 (4) 

Tomba del cardinal Consalvo in Santa Maria Maggiore 

in Roma: «Giovanni di Cosma» 1298 

A questi capisaldi ben stabili relativi alla determinazione 
di epoche, altri possono aggiungersi non direttamente con- 
trollabili, ma aventi una grande probabilità : 

Iscrizione, ora perduta, che era a S. Stefano del Cacco 

nell'altare maggiore: «Lorenzo di Thebaldo » . . 1162 (5) 

(1) Taluni autori, e tra questi il Cavalcaseli^ {Storia delia pit- 
tura in Italia, Firenze, 1875, p. 1 51) e il Frey {Genealogie der Coswati 
in fahrbuch der K. preuss. Kunstsainnilunoen, 1885), hanno supposto 
che l' iscrizione dell' arco trionfale di Civita Castellana fosse mutila e 
che al « .mccx. » dovesse originariamente essere aggiunta qualche 
unità: ipotesi compiacente per spostare di qualche poco la data del 
primo lavoro di Cosma; smentita completamente dall'esame diretto 
del monumento. 

(2) Nell'iscrizione si parla del vescovo Alberto e del papa Ono- 
rio III; il vescovo Alberto fu consacrato nel 1224 (v. Euhel, Hierar- 
chia catholica medii aevi, 1898, I, 86) ed Onorio III morì nel 1227. 

(3) La data non è neh' iscrizione (molto logora) del gradino del- 
l'altare, ma nella lapide murata nella parete, in cui si parla della tras- 
lazione del corpo di san Magno. 

(4) È questo il tempo dell'abate Landò, di cui parla l'epigrafe 
che ricorda il completamento del chiostro (ci. Homi, / monasteri di 
Sidnaco, Roma, 190 |, parte I, La serti degli abati, p. 213). 

(5) De Rossi, op. e i t . ; vedi anche Forcella, Iscrizioni delle chiese 



io G. Giov annoni 



Portale della chiesa di Santa Maria di Faleri: « Lo- 

« renzo » col figlio «Iacopo» .... intorno al 1185 (1) 

Porta dell'ospedale e convento dei Trinitari presso 
S. Tommaso in Formis a Roma : « Iacopo » col fi- 
glio «Cosma» 1198-1217 (2) 

Cappella Sancta Sanctorum al Later. : «Cosma» . 1277-1280 (3) 

Tombe del vescovo Durante alla Minerva e del vescovo 

de Surdi a Santa Balbina: «Giovanni;; intorno al 1300 (4) 

di Roma, VII, 489. Il dubbio può sorgere in quanto nulla dimostra 
che questo Lorenzo sia effettivamente il padre di Iacopo, il capostipite 
della famiglia. 

(1) L' Ughelli (Italia sacra, I, 598) riporta un'iscrizione dedi- 
catoria di un altare di Santa Maria in Faleri, datata 11 83; un'altra 
analoga iscrizione, ancora inedita, può leggersi in una cappella del 
transetto ed ha la data n 86. A questo periodo intorno al 1 185 sembra 
dunque abbia corrisposto un' epoca di mutazione e di rinnovamento 
della chiesa. 

(2) La data del 11 98 è all' incirca quella del riconoscimento da 
parte d' Innocenzo III della nuova istituzione di Giovanni de Matha e 
sembra anche della concessione della chiesa di S. Tommaso in Formis 
(cf. Forcella, Iscrizioni &c. p. 194, n. 398); la data del 12 17 è quella 
dell'assegnazione {Bull. Vai. I, 100) al monastero del Celio di alcuni 
benefizi (i proventi delle porte di Roma). È probabile che tra questi 
due limiti la nuova costruzione sia sorta. 

(3) Si è in generale d'accordo nel ritenere la costruzione di tale 
cappella, firmata da « Magister Cosmatus » (il Cosma II dell'albero 
del De Rossi), come appartenente ai lavori intrapresi da Nicolò III; 
e il Marangoni e il Rohault de Fleury (cf. Marangoni, Istoria del- 
l'oratorio Sancta Sanctorum, Roma, 1747, p. 36; G. Rohault de 
Fleury, op. cit. p. 174) riferiscono infatti un'iscrizione che proverebbe 
la ricostruzione a fundamentis fatta da detto pontefice. Ma la difficoltà 
di visitare il monumento rende impossibile ora controllare la notizia e 
vedere se davvero si riferisce al lavoro di Cosma ; per il che non può 
essa essere accettata in modo assolutamente sicuro. 

(4) Il primo dei due vescovi morì nel 1296, il secondo nel 1300 
(cf. Eubel, op. cit. p. 357). È dunque intorno al Trecento che le due 
tombe saranno state scolpite. Ma alquanto anteriori dovrebbero essere 
state le prime opere, in pittura non in scoltura, di Giovanni di Cosma, 
se è vera l' ipotesi che lo Strzygowsky, appoggiandosi su dati stilistici, 
ha immaginato : che cioè a lui siano dovute alcune delle pitture della 
chiesa superiore d'Assisi, ove egli avrebbe lavorato, insieme col mae- 



xSLote sui marmorari romani n 



Ciborio di Santa Maria Maddalena al Laterano : « Deo- 

«dato» 1297 (r) 

Ciborio di S. Maria in Cosmedin : « Deodato » intorno al 1 300 (2) 

Facciata del duomo di Teramo: «Deodato» . . . 1332 (3) 

Viste le date, occorre ora esaminare i nessi per cui pos- 
sono stabilirsi i vari rapporti di parentela; i quali nessi, nu- 
merosissimi per i primi Cosmati, vanno poi diminuendo per 
gli ultimi. Che Lorenzo abbia avuto per padre un Tebaldo 
appare dalla citata iscrizione di S. Stefano del Cacco. Le 
iscrizioni del portale nel duomo di Civita Castellana, di 
Santa Maria in Faleri, del pulpito della chiesa d'Aracoeli in 
Roma, dell'architrave frammentano al S. Speco in Subiaco, 
le iscrizioni ora perdute del ciborio dell'aitar maggiore a 
Ss. Apostoli in Roma (4), di una lapide in S. Pietro (5), 

stro Cimabue, dal 1280 al 1288 (cf. J. Strzygowskv, Cimdbue in Rom, 
Wien, 1888, p. 179). 

(1) Il Forcella (Iscrizioni ikc. Vili, n. 17) menziona la consa- 
crazione fatta da Bonifazio Vili nel 1297 dell'altare di santa Maria Mad- 
dalena. Se quindi veramente i frammenti, ora nel chiostro Lateranense, 
su cui è il nome di Deodato, appartennero al detto altare (della qual 
cosa fa invero dubitare la presenza dello stemma dei Colonna), si ha 
per tale opera una data attendibile. 

(2) Il ciborio, su cui sono incise le onde dello stemma Caetani, 
deve essere stato commesso da quel cardinale Francesco Caetani, ni- 
pote di Bonifazio Vili, che ebbe il titolo dal 1294 al 13 17. È probabile 
il riferire il lavoro ai primi anni del suo regime, che dovettero essere 
quelli di maggior prosperità (cf. Cost. Caetani, Commentari alla vita 
di Gelasio II, Roma, 1638, p. 5 1 ; Crescimbent, Storia delia basilica di 
S. M. in Cosmedin, Roma, 175 1, p. 139). 

(3) Il « Deodatus de Urbe » firmato a Teramo sarà ancora il 
Deodato figlio di Cosma, il Deodato, cioè, di S. Giacomo alla Lungara, 
di S. Giovanni, di Santa Maria in Cosmedin? 

(4) Tale iscrizione è riportata dal De Rossi (Bull, d'ardi, crist. 
1891, p. 73), il quale ne ha tratto la notizia da una preziosa raccolta 
di iscrizioni medievali compilata nel sec. xvi (cod. Ang. 1720). 

(5) Anche questa iscrizione, ricordata da PIETRO Sabino (cod. Marc, 
lat. X, 195), e stata pubblicata dal Di- Rossi (lìnll. d'arch. crist. 1875, 
p. ni). 



G. Giovannoni 



di un'altra nel duomo di Segni (i), sono segnate da Lo- 
renzo e da Iacopo «suo figlio»; e quest'ultimo si firma 
solo come «Iacobus Laurentii » sulle colonne dell' iconostasis 
di S. Bartolomeo all' Isola (2). Cosma è indicato come ((figlio 
« carissimo » di Iacopo nell' iscrizione del portico di Civita 
Castellana e in quella della lunetta di S. Tommaso in Formis 
in Roma. Luca e Iacopo II sono firmati come figli di Cosma 
nelle due epigrafi testò citate di Anagni (3) e di Santa Sco- 
lastica in Subiaco (4). Ma dopo queste numerose prove epi- 
grafiche occorre, per trovarne altre ancora esistenti, giun- 
gere fino a Giovanni, il quale costantemente nelle sue varie 
tombe, alla Minerva, a Santa Maria Maggiore, a Santa Bai- 
bina, si firma « filius magistri Cosmati » . E infine una, ora 
perduta, ma riportataci dal Crescimbeni (5) e dall'anonimo 
del De Rossi (6) in due versioni di poco differenti, è quella 
del pavimento di S. Giacomo alla Lungara, in cui Deodato 
e Iacopo sono indicati come figli di Cosma (7). 



(1) Cf. Lauri, Storia di Segni. Ms. Casanatense E, III, 23. 

(2) La notizia, che i vari scrittori hanno poi variamente inter- 
pretato adattandovi diverse date, si ha nelle schede del card. Tarugi 
(cf. Taurusius, cod. Vali. 0.26). 

(3) L'iscrizione sullo scalino dell'altare di san Magno è così con- 
sunta che soltanto con molta difficoltà si legge il nome di Iacopo : tanto 
che il De Rossi avea dapprima letto « Iohannes » anziché « Iacobus » 
(cf. Bull, d'arch. crisi. 1875, p. 112); ma un esame accurato fa esclu- 
dere ogni dubbio (cf. anche Quartalschrift &c. 1891, p. 337). 

(4) Iacopo è ivi indicato con F appellativo di « alter » appunto per 
distinguerlo dal nonno Iacopo che iniziò il chiostro e ne compiè il lato 
sud (cf. Giovannoni, / monasteri di Subiaco, Roma, 1904, parte II : 
L'architettura &c. pp. 318-321). 

(5) Crescimbeni, op. cit. p. 139. 

(6) De Rossi, Bull, d'arch. crist. 1891, p. 73. 

(7) Invero l' iscrizione sarebbe stata : « Filius Cosmati Deodatus et 
« Iacobus » &c. secondo la versione De Rossi; oppure «Deodatus filius 
« Cosmati et Iacobus » secondo la versione Crescimbeni. Con que- 
st' ultima non sarebbe facile ammettere che anche Iacopo fu figlio di 
Cosma. 



V^Qpte sui marmorari romani 



A questi nessi, ai quali ambedue le ipotesi genealogiche 
si adattano, il Clausse (i) ha aggiunto un altro che sem- 
brerebbe invero decisivo per abbattere l' albero del De Rossi 
e sostenere quello del Boito ; poi che nel campo delle ipotesi, 
una sola prova che si opponga al sistema immaginato o che 
non possa avere soddisfacente spiegazione da esso, basta per 
farlo metter da parte, come uno strumento fuori d'uso. E 
questa prova, questo nuovo nesso genealogico, risulterebbe 
dall'iscrizione che trovasi su di un pluteo che ora è nella 
sacrestia del duomo di Civita Castellana; iscrizione che il 
Clausse ha letto così: « Deod. et Lucas cives Romani magri 
« doctissimi hoc opus fecerunt ». 

Qui dunque avrebbero collaborato Luca e Deodato: che 
il Boito appunto ritiene fratelli e contemporanei, e il De Rossi 
invece dà come molto distanti di epoca tra loro, come zio 
e nipote. 

Senonchè osservando direttamente l'iscrizione di Ci- 
vita Castellana ho potuto facilmente rendermi conto che 
questa prova portata dal Clausse e che ha tratto in errore 
quasi tutti coloro che dopo di lui si sono occupati della 
questione, non esiste, perchè l'iscrizione, che qui sotto ri- 
produco fedelmente, va senza alcun dubbio letta in modo 
diverso: 

* DRvcf g t i\qm9 ci vtès Rwnn ni wmki 

. DGCnssm I>*c §pys F6eeRvnr 

h dunque « Drudus » e non « Deodatus » la prima per- 
sona nominata nell'epigrafe (2). Il nesso del Clausse va 
quindi tolto via e cadono tutte le conseguenze dell'errata 
documentazione. 



(1) Op. cit. p. 367; e in Rrcnc </<• Vari cbfétien, 1896-97. 

(2) Anche il ToMASSETTl in Archivio della R. Società romana di 
storia patria, VII, 437, riporta in questa vera torma l'iscrizione. 



14 O. Giov annoni 



A questo punto è dunque attualmente la questione; e 
difficilmente potrà andare oltre finché continuerà a basarsi 
soltanto sui dati diretti delle epigrafi. Ma aiuti veramente 
efficaci possono invece giungere ad essa da un lato dallo 
studio analitico delle forme artistiche, dall'altro, anche più 
sicuramente, dalle notizie che possono trarsi dagli archivi. 
Relativamente numerosi sono gì' istromenti pubblici e pri- 
vati in cui artefici, e in particolare marmorari, compaiono 
come testimoni; e se ne comprende agevolmente il perchè. 
Lavoravano essi nelle chiese e nei monasteri, ove s'accen- 
trava tanta parte della vita economica, ove erano archivi 
regolarmente costituiti che, per quanto in modo frammen- 
tario, son giunti fino a noi; erano persone relativamente 
colte e sapevano scrivere; è quindi naturale che ad essi si 
rivolgessero sovente i notai allorché occorreva un teste di 
un atto rogato. Così molti loro nomi poterono esserci con- 
servati; così ad es. nell'archivio di Santa Maria Nuova (i) 
appare in un documento del 1 193 un « Alexius marmo- 
« rarius » ; e nell'archivio del monastero dei Ss. Ciriaco e 
Nicola in via Lata trovasi nel 1250 un « Pasquale » (2) e 
un «Iohannes Bobonis » (3) e nel 1258 un «Andrea» (4); 
e neh' archivio del monastero dei Ss. Andrea e Gregorio ad 
clivum Scauri nel 1274 un « Iacobellus » (5); e in quello del 
monastero di S. Alessio tutta un'altra dinastia di marmo- 
rari del sec. xiv, « Salvatus » (13 15) (6), « Petrus Salvati», 

(1) Cf. Fedele, Tahiìarium S. Marine Novae ab an. 982 ad an. 1200 
in Archivio della R. Soc. rotti, di st. patr. XXIII-XXVI, n. 142. 

(2) Cf. Galletti, Chartularium moti. S. Cyriaci et Nicholai in via 
Lata, cod. Vat. lat. 8050, e. 5. Probabilmente è il Pasquale che ha 
lavorato a S. Maria in Cosmedin. 

(3) Op. e loc. cit. 

(4) Id. e. 19. 

(5) Cf. A. Gibelli, L'antico monastero dei Santi Andrea e Gre- 
gorio al clivo di Scauri, Faenza, 1902, p. 243. 

(6) Cf. F. Nerinius, Historica monumenta de tempio et coenohio 
Ss. Boni f adi et Alexii, Roma, 1752, p. 495. 



V^pte sui marmorari romani 15 

« Iohannes Salvati » (1380) e a Iacobus Salvati» (1389) e 
così via. Ed una serie ben più completa si avrebbe certo da 
una sistematica ricerca (1). 

Venendo in particolare ai Cosmati ed ai documenti che 
li riguardano, si ha che le uniche notizie tratte dagli archivi 
che per essi si conoscevano sinora erano quelle relative a 
Iacopo di Cosma, che nel 1293 si trovava come maestro 
dei muratori ad Orvieto nella fabbrica del duomo (2), ed a 
Pietro di Cosma, del quale unica testimonianza era il detto 
documento dal 1297, a cui lo Stevenson accenna, e che era 
stato riportato dal Nerini: il quale documento (3) contiene 
come indicazione molto importante quella della regione di 
via Lata, a cui il marmorario apparteneva e nella quale era 
forse la bottega di tutta la famiglia (4). 

(1) Vari elementi di uno studio a tale riguardo sono già stati 
raccolti dal prof. Pietro Fedele: al quale debbo la segnalazione di 
molte delle seguenti notizie riguardanti i Cosmati. 

(2) Cf. Della Valle, Storia del duomo d'Orvieto, Roma, 1 79 1, 
pp. 263-264. Ivi Iacopo di Cosma romano è indicato come uno dei 
capimaestri, ma non già come l'architetto della fabbrica, secondo che 
ha ritenuto il Boito. Manca del resto oramai il modo di esaminare di- 
rettamente tale dato, poiché i registri di cui il Della Valle dette un 
sunto sono poi andati perduti (cL Fumi, 77 duomo d'Orvieto, Roma, 
1891, p. 90). 

(3) Cf. F. Nerinius, op. cit. p. 481. Il documento ivi riportato 
è un atto in data .. giugno 1297 di permuta di taluni beni tra i mo- 
naci di S. Alessio e quelli di S. Gregorio ad dìvum Scauri, nel quale 
appare come teste «Petrus Gusmati marmorarius de regione Violate »; 
e non è improbabile che questi abbia anche lavorato nella chiesa di 
S. Alessio, poiché nell'atto si parla dell'edificazione della sacrestia. Lo 
Stevenson ha erroneamente citato la data del 1296. 

(4) Intorno alla posizione di queste botteghe marmorarie che 
fiorivano in Roma vari sono i pareri. Taluni hanno ritenuto che il 
centro ne fosse lo stadio del Palatino (d. Mèlanges de l'école frane., 
1889, p. 217); il Maes ha supposto che i Cosmati fossero presso S. Maria 
in Cosmcdin (cf. Cracas, 1893-94); lo Stevenson ricorda che a S. Ivo 
era un S. Andrea de marmorario. Su questo soggetto si potranno al- 
tresì consultare alcuni articoli sul Buìlettino delia Comm. areb. mu- 



\6 G. Giovannoni 



A queste notizie posso ora aggiungere varie altre precise 
testimonianze. 

i) Nel Liber censuutn della Chiesa Romana appare il nome 
di « Iacobus de Laurentio marmorario » in un Instrumen- 
tum addestratori uìi mappulariorum et cubicidariorum (i) in cui 
vari membri della scola, ed egli tra gli altri, porgono il 
giuramento di rito. L'atto è del 21 marzo 1207. 

2) Nelle aggiunte al medesimo Instrumentum del Liber 
censuum (2) è un analogo giuramento di « Lucas marmora- 
«rius». La data è 7 dicembre 1255. 

3) Un atto dell' archivio del monastero dei Ss. Ciriaco e 
Nicola in via Lata, col quale Andrea de Rufavelia emancipa 
i suoi figli, è firmato da « Lucas Gusmati » teste (3). La 
data è del 7 novembre 1254. 

4) Nell'archivio del monastero dei Ss. Andrea e Gre- 
gorio ad clivum Scauri è un atto (4) del 5 novembre 1264, 
con cui l'abate Pietro concede in enfiteusi a « Gusmato 
« marmorario filio domini Petri Mellini » parte d' un filo 
salinario posto nel Campo Maggiore a in pedica que dicitur 
« Arseola » . 

5) In un altro atto dello stesso archivio (5), nel quale 
si fa una concessione d' enfiteusi a Pietro Grasso, « Cosma- 
« tus marmorarius » figura come teste. La data è del 28 giu- 
gno 1265. 

nicipak, Roma, 1887, pp. 189-191; 1888, p. 18; e sulla Revue Archéo- 
logique, Paris, 1889, I, 4, relativi al ritrovamento d'una bottega mar- 
moraria. 

Del resto nulla sappiamo delle opere compiute da questo Pietro 
di Cosma. Potrebbe forse esser lui il socio di Arnolfo che ha con questi 
collaborato e si è firmato nel ciborio di S. Paolo. 

(1) Cf. Le Liber censuum de VÈglise Romaine, ed. Fabre et Du- 
chesne, in Bibl. des Ècoìes frane. &c, Paris, 1902, III, 342. 

(2) Ibid. p. 343. 

(3) Cf. Galletti, Chartularium cit. e. 4. 

(4) Cf. Gibelli, op. cit. p. 232. 

(5) Ibid. p. 234. 



C\o/e sui marmorari romani 



6) In un simile atto fatto lo stesso giorno per un'ana- 
loga concessione a favore di Filippo Romani e Pietro Bi- 
biano, « Cosmatus » è ancora testimonio (i). 

7) Nelle aggiunte al Li ber censitimi contenute nel cod. 
Riccardiano 228 è un istromento di vendita, firmato come 
testimonio da « Gossmato marmorario », datato 7 mag- 
gio 1279(2). 

8) Altro documento, completamente inedito, è un atto 
di donazione che si conserva nell'archivio di Santa Maria 
Maggiore (3) e nel quale appare come teste « Petro Cosine 
«marmorario». La data è del maggio 1292. 

In tal modo tutta una serie di sicure indicazioni di per- 
sone e di date viene ad aggiungersi a quelle che conosce- 
vamo più o meno ampiamente. Ma tra tutte ha importanza 
capitale quella del documento 4) che porta un elemento ve- 

(1) Gibelli, op. cit. p. 235. 

(2) Cod. Rice. 228, e. 325, 1279, maggio 7: «Petrus Pascius 
« de Burgo Novo de porticu S. Petri vendidit et concessit domno Be- 
« rardo cappellano et camerario domini pape quinque petias vinearum 
«extra portam Viridariam in monte Gleretulo... Actum in sala pa- 
« latii domni camerarii in Urbe apud basilicam B. Petri. Presentibus. . . 
«Gossmato marmorario... testibus vocatis et rogatis ». 

Notizia di questo documento inedito ho avuto dall' importante 
schedario dello Stevenson, che, ora riordinato, trovasi alla biblioteca 
Vaticana. E la noti/.ia mi fu collazionata dal prof. Luigi Schiaparelli 
dell' Istituto Superiore di Firenze. 

(3) Perg. D, II, 59, 1292, maggio [6]: « Nobilis mulier domna 
« Galitia, uxor quondam d. Octabiani de Rubiano, donavit priori et 
« capitulo basilice Beate Marie Maioris . . . petias vinearum positas in- 

« fra muros Urbis in loco qui [dicitur ], inter hos fìnes : ab .1. la- 

« tere tenet Angclellus Conradi, ab .11. via publica, a .111. heredes Petri 
« Gisi, a .1111. muri Iudicii . . . Actum Rome in ecclesia predicta, prc- 
« sentibus hiis testibus, videlicet Andrea Cappellano, Petro Cosine 
«marmorario. Con . . . rto de Camerino, Angelo montammo et 
« magistro Stephano mangiadore. 

« Iacobus Ioanni Belli Cercamundi, ciyis romanus, sacre Romane 
« prefecture scriniarius » . 

Il documento mi e stato comunicato dal dott. Giovanni Ferri. 

Archivio della R. Società romana di storia patria. Voi. XXVII. 2 



18 G. Giovan noni 



ramente decisivo. Esisteva dunque in Roma nel 1264 un 
marmorario Cosma figlio di Pietro Melimi; e questi evi- 
dentemente non soltanto non era la stessa persona del Cosma 
figlio di Iacopo, ma apparteneva addirittura ad una diversa 
famiglia, cioè a quella dei Melimi: forse la stessa che nei 
periodi posteriori ebbe in Roma tanta prosperità ed impor- 
tanza. Da ciò, come anche dall' insieme degli altri dati ora 
esposti, la teoria del De Rossi risulta in parte confermata, 
in parte smentita ; confermata in quanto si ha la dimostra- 
zione dell' esistenza di un Cosma II diverso dal Cosma I, 
quel Cosma I che secondo il Boito doveva aver avuto una 
vita così longeva; smentita in quanto appare che questo se- 
condo Cosma non fu figliuolo del primo e neanche nipote, 
probabilmente nemmeno lontano congiunto. 

L'albero del De Rossi viene così a scindersi in due 
alberi completamente distinti ed indipendenti. All'unica fa- 
miglia, che finora per convenzione è stata detta dei Cosmati, 
due famiglie si sostituiscono. L' una è quella di Tebaldo, di 
cui il primo marmorario è Lorenzo (poiché nulla prova che 
anche Tebaldo fosse artefice), e che svolse la sua attività 
negli ultimi decenni del sec. xn e nei primi del xm : forni- 



glia così costituita: 



Lorenzo di Tebaldo 
(1162) 

Iacopo I 
(1205-1207-1210) 

Cosma 
(1210-1231) 

I 1 

Luca Iacopo 

(1231-1254-1255) (1231) 



L'altra, che fiorì nella seconda metà del Duecento, è la 
famiglia dei Mellini, di cui il primo marmorario che co- 
nosciamo (anche qui non sappiamo affatto se Pietro Mei- 



C\o/e sui marmorari romani 19 



lini fosse marmorario) è Cosma ; al quale seguono quattro 
figli artefici anch'essi (1): 

Cosma di Pietro Mellini 
(1264-1265-1279) 



Iacopo Giovanni Adeodato Pietro 

(1293) (1299) (intorno al 1300) (1292-1297) 

Le date scritte sotto a ciascuno dei nomi sono quelle di 
sicura documentazione che possiamo determinare. 

L'unico elemento ipotetico di questa nuova soluzione 
consiste nell' identificare il Cosma di Pietro Mellini col 
Cosma padre di Iacopo, di Giovanni, d'Adeodato e di Pie- 
tro ; laddove potrebbe aver esistito ancora un terzo Cosma 
contemporaneo del secondo : caso difficile, ma che non pos- 
siamo ritenere impossibile, dato che anche i nomi degli arte- 
li ci di quei tempo sono da noi ancora conosciuti in modo 
cosi incompleto. In altre parole, la soluzione non entra nel 
campo della certezza, e resta in quello della probabilità; ma 
ha in questo un coefficiente molto elevato. 

Una nettissima divisione stilistica corrisponde a questa 
divisione genealogica. Gli artisti del primo gruppo sono 
torse i più classici tra tutti gli artisti marmorari romani; 
lo sono non tanto nell' adozione degli elementi ornamentali 
quanto nel sentimento della massa e del rilievo, nella di- 
gnità e nell'armonia della composizione; e il chiostro di 
Santa Scolastica in Subiaco ha più che ogni altro una seve- 
rità e una fermezza di linea veramente romane ; e il portico 

(1) Forse anche di un quinto tìglio di Cosma si può aver notizia. 
Jl Ciampini (De sacris aedificiis a Consta iiiino Maona constructìs, Romae, 
1693, p. 65) nel descrivere la tomba di Bonifazio Vili alle grotte Va- 
ticane e il sacello, architettato da Arnolfo, che la conteneva, dice che 
quivi era un musaico firmato da « Carolus Comes». Non è improba- 
bile che il nome fosse invece «Carolus Cosine»; ma la supposizione 
non ha abbastanza elementi da permettere d' includere anche il 11111- 
saicista Carlo nella famiglia di Cosma Mellini. 



20 G. Giopannoni 



del duomo di Civita Castellana rappresenta una vera e com- 
pleta opera del Rinascimento. Il secondo gruppo invece si 
mostra ispirato alla più decisa arte gotica : le tombe di Gio- 
vanni, i cibori d'Adeodato, ad esempio, non si fermano a 
quello stadio romano-gotico a cui giunsero gli altri marmo- 
rari romani, tra i cui i Vassaletto del secondo periodo; ma 
seguono fedelmente i modelli della scuola toscana, le tombe 
di Giovanni Pisano o i cibori di Arnolfo. 

Detto così dei Cosmati, resta ora a ricordare chi sia 
quel « Magister Drudus » che nell'iscrizione di Civita Ca- 
stellana viene a sostituirsi al « Deodatus » immaginato dal 
Clausse. È questi lo stesso artista (i) che a Ferentino e a 
Roma ha lasciato altre tracce della sua attività, firmandole 
costantemente, o con il solo nome di « Drudus », come nel 
lavabo che si conserva al museo delle Terme (n. 667); 
ovvero più completamente, come nel ciborio del duomo di 
Ferentino (che è il suo maggior lavoro) ed in una iscri- 
zione isolata che trovasi in Santa Francesca Romana, col 
nome di « Drudus de Trivio » ; indicando cioè la regione 
in cui egli aveva in Roma la sua officina (2). 



(1) Cf. G. Giovannoni, Drudus de Trivio marmorario romano in 
Miscellanea per no^e Hermanin-Hausmann, Roma, 1904, p. 23. 

(2) L' iscrizione incisa sul lavabo è : 

MAGR DRVDVS ME FEC1T 

Quella frammentaria di S. Francesca Romana, riprodotta anche 
dal Forcella (Forcella, Iscrizioni delle chiese di Roma, II, 5, n. io) è: 

+ DRVDVS . DE • T 1 
VIO • H' . OPÌS 
MAGR • FVIT • 

E quella del ciborio di Ferentino, incisa nella superficie interna 
dell' architrave : 

+ MAGISTER DRVDVS DE TRIVIO 

CIVIS ROMANVS FECIT HOC OPVS 



C\o/e sui marmorari romani 21 



Riassumendo ora brevemente quanto altra volta ho espo- 
sto intorno alle opere che ho potuto rintracciarne, può de- 
finirsi « Magister Drudus » come uno tra i più abili e più 
minuziosi marmorari romani. Certo la sua non è arte crea- 
trice o innovatrice, e ne sono, quasi senza esclusione, clas- 
sici gli elementi; ma è singolare il modo con cui l'ornato 
e le sagome romane, i motivi dei capitelli o dei sarcofagi 
antichi, vengono da lui rimpiccioliti e tradotti in una te- 
cnica sottile e timida, a spigoli smussati, a scuri poco pro- 
fondi in cui appare la lavorazione col trapano. E queste 
caratteristiche si mostrano tanto più evidenti nel lavoro di 
Civita Castellana pel contrapposto con l'opera del collabo- 
ratore Luca, opera che è molto agevole distinguere dalla 
sua. Dei due plutei che ivi esistono, e che certo appar- 
tennero ad un' unica chiusura presbiterale, « Drudus » deve 
avere scolpito quasi completamente quello su cui è l' iscri- 
zione anzidetta; Luca invece deve essere autore del pilastrino 
laterale di questo pluteo e di tutto il secondo. Di « Drudus » 
sono gli ornati classici a nervature lobate, a palmette, a 
dentelli ; di Luca quell' elegantissimo motivo ornamentale 
a intrecci e foglie palmate (in cui è forse una qualche ana- 
logia con gli ornati dei pulpiti abruzzesi) che forma capi- 
tello al pilastrino e cornice al secondo pluteo e rivela una 
tecnica ed un tipo d'arte ben diversi da quelli di « Drudus »: 
tecnica rapida e sicura a spigoli vivi ; arte decorativa nuova 
e vivace, indice di una tendenza giovane di fronte alla vec- 
chia scuola. 

Forse, ma non potrei affermarlo con sicurezza, « Drudus » 
ha avuto parte preponderante nei musaici, che hanno vari 
comparti ma in cui ritorna sempre il disegno geometrico delle 
stelle ad otto punte, come nell' architrave del ciborio di 
Ferentino. Forse anche di mano dello stesso «Drudus » è 
stata scolpita l'iscrizione, la quale ha caratteri identici a 
quelli che sono nel lavabo conservato al museo delle Terme: 
caratteri di tipo gotico-romano irregolare, che unisce alla 



22 G. Giov annoni 



capitale romana alcune lettere gotiche, come le A, le H v 
le M , le G &c. (i). Più che ogni altro marmorario, « Drudus » 
sembra incerto riguardo l'epigrafìa; tanto che nel ciborio 
di Ferentino quasi completamente romana è l'iscrizione ci- 
tata, in cui egli segna il suo nome; goticizzante è invece 
l'epigrafe posta all'esterno sul listello superiore, che dà l'in- 
dicazione del committente del lavoro. 

E appunto questa ultima iscrizione ora accennata quella 
che ci permette di trovare una data prossima al periodo in 
cui « Magister Drudus » lavorò. Essa dice : 

+ ARCHILEVITA FV1T NORWICI HAC VRBE IÒHS 
NOBILI EX GENE(r<>) 

E va interpretata, come già dissi (2), così : « Donatore fu 
« Giovanni, archilevita (arcidiacono) di Norwich, apparte- 
« nente a nobile famiglia di Ferentino ». 

Varie testimonianze d' archivio vengono a confermare 
tale versione (3); a provare cioè l'esistenza di questo Gio- 
vanni di Ferentino arcidiacono a Norwich (in Inghilterra), 
e, ciò che ha più interesse, a fornirne la data. 

Due di questi documenti (4) sono contenuti nel Regesto di 
Gregorio IX. In uno di essi (5), datato dal Laterano, 21 gen- 
naio 123 1, « Iohannes de Ferentino, archidiaconus Norgui- 
« censis », assegna alcuni benefici; nell'altro (6), datato da 
Rieti, 27 maggio 123 1, « Iohannes archidiaconus Norwicen- 

(1) Vedi a p. 13 la riproduzione dell'epigrafe di Civita Castel- 
lana, a p. 26 quella del lavabo al museo delle Terme. 

(2) Op. cit. pp. 28-29. 

(3) Di tali testimonianze non avevo ancora notizia allorché scrissi 
le pagine su «Drudus de Trivio)), e di una soltanto detti un tardo 
cenno in una nota alla fine del volume. 

(4) Tali documenti mi sono stati segnalati dal professore Pietro 
Fedele. 

(5) Cf. L. Auvray, Les registres de Grégoire IX, Paris, 1896, I> 
358. 

(6) Id. ibid. p. 422. 



r\\)/e sui marmorari romani 



a sis » rimette alla Sede apostolica una causa relativa ad 
una cappella di Merton. 

Ma più di tutti ha importanza un documento eh' è nel- 
l'archivio di Santa Scolastica in Subiaco (arca IV, n. 3)(i); 
ed è un atto di Ottone, cardinale del titolo di S. Nicola 
in Carcere e legato della Sede apostolica, dato da Londra 
il 12 maggio 1238, col quale si fa la trascrizione di una 
lettera scritta dal priore di S. Agostino in Cantorbery al- 
l'abate di Santa Maria di Monte Mirteto (a Ninfa) per co- 
municargli la nomina del patronato della chiesa « Little- 
« burnensis » fatta in favore di Giovanni da « Ferrentino » 
cappellano del papa e arcidiacono di Norwich. La lettera 
del priore era del 29 gennaio 1238; la ratifica del cardinale 
del 3 marzo 1238 (2). 

Tra il 123 1 e il 1238 Giovanni da Ferentino fu dunque 
arcidiacono a Norwich; e ammettendo che per una dozzina 
d' anni egli abbia avuto tal titolo (non è improbabile che 
la sua fortuna sia stata una conseguenza di quella del suo 
conterraneo Gregorio IX), è all' incirca in un periodo che 
può variare tra il 1228 e il 1240, che può fissarsi la data 
del ciborio di Ferentino, e quindi l'epoca del fiorire di 
« Drudus de Trivio ». 

L' iconostasis di Civita Castellana non deve certo es- 
sere distante da questi limiti : poiché, per ciò che riguarda 
« Drudus » , sembra anteriore al ciborio di Ferentino ; per ciò 
che riguarda Luca è quasi certamente posteriore al 1231; a 
Civita Castellana Luca è già un artista originale e sicuro; 
ad Anagni nel 1231 ed a Subiaco all' incirca alla stess' epoca 
non è che il figlio di Cosma. E qui s'affaccia alla mente 



(t) Ci". Federici, / monasteri di Subiaco. II, Documenti, p. 361, 
n. ccclxxxxviii. 

(2) Nel documento, forse per errore dell'amanuense, o forse per- 
chè sia stato adoperato il calcolo fiorentino, quest'ultima data è se- 
gnata 1237; la correzione è suggerita dalle altre date. 



24 G. Giovannoni 



w\\ ipotesi, che ha la sua base in un raffronto di monumenti : 
il ciborio del duomo d'Anagni è uguale nella disposizione, 
nelle linee, nelle proporzioni a quello di Ferentino; non lo è 
per l' arte dell' intaglio dei capitelli e per quella del mosaico, 
e ciò basta per escludere la diretta lavorazione di « Drudus » ; 
ma non è improbabile che questi, lavorando circa il 1231 
al ciborio di Ferentino (di cui certo si gloriò, poiché vi si 
firmò a grandi lettere), abbia ispirato a qualche artefice mi- 
nore il ciborio della vicina Anagni, e che in quell'occasione 
abbia conosciuto Luca che ivi lavorava e lo abbia condotto 
seco associandolo alla sua bottega. 

Ancora una notizia m'è possibile aggiungere sul nostro 
« Drudus » ; notizia importante e sicura, benché si riferisca 
ad un' opera non più esistente. Trovo nelle schede Vaticane 
del Gualdi (1) la seguente indicazione relativa alla cattedrale 
di Civita Lavinia: « In Civita Lavinia nell'architrave del 
«ciborio di marmo dell'altare maggiore fatto come quello 
« di S. Marco (2) verso il coro leggesi questa inscrittione 
« con lettere mezegotiche : 

+ "A- E) • MCCXL EGO APB l6"S SARA 
CENT F^FÌ" KOP A MAGISTRO 
DRVDO ROMANO C ANGfcO FILIO SVO 

« Vi sono i seditori fatti a quadretti di pietre tessellate o 
« musaico marmoreo con colonne a lumaca et nelli architravi 



(1) Cod. Vat. lat. 8253, c - > 00 - Ho trovato segnalata tale no- 
tizia nello schedario Stevenson. 

(2) Il ciborio di S. Marco, ora scomparso, doveva essere identico 
a quello di S. Lorenzo fuori le mura, in cui per la prima volta vediamo 
completo il tipo tradizionale. Come infatti risulta dalla raccolta d' i- 
scrizioni medievali compilata alla fine del sec. xvi (cod. 1729 dell'An- 
gelica) e pubblicata dal De Rossi (Bullettino d'archeologia cristiana, 1891, 
p. 73) autori del primo furono gli stessi quattro marmorari, figli di 
Paolo, che troviamo firmati a S. Lorenzo; e la data, del 11 54, è di 
soli sei anni posteriore. 



C\Wt j sui marmorari romani 25 

« vi sono lettere simili con il nome del medesimo arciprete 
« et il millesimo di lì circa e sonnocci mezzi leoni di marmi 
« ed il pavimento di questa chiesa è fatto pure di musaico 
« a uso delle chiese antiche di Roma. 

« . . . Di fuori dal muro di d. a chiesa vi è in una pietra 
« intagliato l'istesso nome e cognome di detto arciprete 
« Gio. Saraceno con il millesimo di quel tempo, che dice 
« tempore D . . . factum — fecit hoc opus » . 

Non appare ben chiaro se « Magister Drudus » abbia 
eseguito il solo ciborio ovvero anche il resto della completa 
suppellettile presbiterale che quivi è descritta (1). Ma in ogni 
modo questa preziosa testimonianza, che certo non può porsi 
in dubbio, ci permette di aggiungere un'altra opera a quelle 
che sinora conoscevamo del maestro romano ; e, ciò che 
è più importante, ci stabilisce sicuramente una data, quella 
del 1240, e ci dà l'indicazione di un figlio di « Drudus », 
Angelo, che qui si associa al padre. La data concorda con 
quella laboriosamente determinata per Ferentino; probabil- 
mente è posteriore ad essa, come anche a quella delle altre 
opere in cui « Drudus » lavorò solo. Il nome del figlio Angelo 
viene ad aumentare la serie degli artisti romani del Due- 
cento e gli esempi di trasmissione ereditaria di arte, tanto 
frequenti in tal periodo. 

Così dunque qualche nuova cognizione può aggiungersi 
a quelle già determinate sui marmorari romani, qualche 
punto delle questioni che li riguardano viene a chiarirsi. 
Ma resta sempre da augurarsi che a queste ricerche isolate 
succedano studi completi e sistematici, che ancora, come ho 
accennato in principio, mancano quasi completamente: studi 
di classificazione dei vari elementi di materiali adoperati, 



(1) Nessuna traccia di tali clementi resta più nella cattedrale di 
Civita Lavinia, completamente restaurata nel secolo xvm. Sembra che 
qualche frammento medioevale sia rimasto fino ad alcuni anni fa ; ma 
ora è anch' esso sparito. 



2 6 



G. Giov annoni 



di procedimenti costruttivi, di stili, di epigrafia (i). Soltanto 
cosi, affrontando il problema da tutti i lati, determinando 
tutta la rete d'influenze e di rapporti esterni, potrà apparire 
nella sua luce vera, nel suo splendore decorativo, nella sua 
eleganza geniale quest'importante periodo, nettamente deli- 
mitato, dell'arte medievale romana. 



(i) Alla raccolta di tutte le epigrafi datate di questo periodo at- 
tendo da qualche tempo insieme col prof. Vincenzo Federici ; di essa 
verrà prossimamente iniziata la pubblicazione. 



G. GlOVANNONI. 




Lavabo di Drtidus de Trivio al musco dulie 'l'erme (n. 667). 



Tabular inni S. 'Praxedis 



PREFAZIONI:. 




L monastero di S. Prassede del quale imprendo a 
igw pubblicare gli antichi documenti, deve, come è noto, 
JpA la sua origine a papa Pasquale I. Questi, dopo di 
aver mirabilmente rinnovata ed abbellita la chiesa, divenuta, 
per opera sua, il sacrario di molti corpi di martiri raccolti 
dai rovinosi cemeteri intorno a Roma, costruì accanto ad 
essa un cenobio, adunandovi, per i bisogni del culto, una 
congregazione di monaci greci (i). E dal Liber Pontijìcalis 
apprendiamo come il pontefice dotò riccamente il pio luogo 
di molti possessi rustici ed urbani (2), ed in esso costruì un 
oratorio in onore di sant'Agnese, adorno, al pari della chiesa, 
di mirabile bellezza (3). 

(1) Liber Pontificali^ ed. Duchesse, II, 54. 

(2) Ibid.: «Siquidem in codoni venerabili monasterio plurima con- 
ce lerens praedia et possessionum loca, urbana voi rustica, superflue 
«atque abundanter ditavit ». 

(3) lbid. p. 55: « iecit in iani dicto monasterio oratorium beatae 
« Agnetis Christi martvris, mire pulcritudinis exornatum ». ìi Torà- 
torio elio già nel x secolo troviamo col nome di S. Agnese « ad duo 
«Fuma». Cf. più innanzi doc. n. 11, fra le sottoscrizioni. Talvolta tu 
confuso con la chiosa di piazza Navona che ebbe nel medio evo la 
denominazione « ex criptis Agonis », come si rileva da un doc. del 
sec. xii (1145, gennaio i j) dell'Archivio di Stato di Napoli; ci P. li- 



28 T. fedele 



Il monastero dovè probabilmente prosperar subito per 
importanza e ricchezza; ma noi ignoriamo affatto quali ne 
siano state le vicende nei primi secoli dopo la sua fonda- 
zione. Solo due brevi notizie del Liber "Pontificaìis, dei tempi 
di Gregorio IV e di Leone IV, ci permettono di argomentarc- 
ene il culto fiorisse in S. Prassede durante il secolo ix (i). 
Alla fine del x, scomparsi i monaci greci, il monastero di 
S. Prassede era unito a quello dei Ss. Lorenzo ed Adriano 
presso S. Maria Maggiore (2). Poi fino agli ultimi anni del 
secolo xi tace ogni notizia. Gli stessi documenti più antichi 
conservati -nell'archivio, i quali risalgono alla seconda metà 
del x secolo, non spettano direttamente alla chiesa di S. Pras- 
sede; ma altro non sono che titoli di possesso, « munimina », 
pervenuti al monastero insieme con i possedimenti ai quali 
si riferivano. La carta più antica che appartenga direttamente 
alla chiesa, è solo dell'anno 1091 (3). 

È per altro evidente che del materiale archivistico il 
quale, nel volgere dei tempi, dovette accumularsi in S. Pras- 
sede, è giunta a noi soltanto una piccola parte. L'archivio, 
ad esempio, pur tralasciando il privilegio solenne col quale 



dele, Una questione di topografia romana medievale in Bull. d. Soc. Fi- 
lologica Romana, III, io. Sulla regione « ad duo Fuma » d. P. Adinolfi, 
Roma nell'età di me^o, Roma, 1881, II, 125 sgg. 

(1) Lib. Pont. II, 79, 109. 

(2) Fra le sottoscrizioni al doc. n. 11 dell'anno 998-999 vi è quella 
di « Iohannes archipresbiter monasterii Sanctorum Christi martyrum 
« Laurentii atque Adriani nec non et Sanctarum Christi virginum 
« Praxedis et Agnetis qui appellatur Duas Furnas». Se il monastero di 
S. Lorenzo qui ricordato sia quello che ricorre in questi documenti col 
titolo di « monasterium Petri medici » (d. docc. nn. 1, 11, m), non potrei 
affermare. Non è però probabile, come recentemente supposi, che esso 
possa identificarsi con l'altro monastero fondato, nel x secolo, da Pietro 
medico sul Palatino. Cf. P. Fedele, Una chiesa del Palatino in questo 
Archivio della R. Soc. rom. di storia patria, XXVI, 358. Ciò per altro 
non muta di una linea le conclusioni alle quali in quello studio venivo. 

(3) Cf. doc. n. x. 



Tabular -inni S. ^Praxedis 29 



Pasquale I dovè fare a S. Prassede le donazioni alle quali 
accenna il Libcr Pontificali*, doveva certamente possedere una 
serie preziosa di diplomi pontifici. Una bolla di Urbano III, 
trascritta recentemente dal prof. L. Scbiaparelli nelParcbivio 
Capitolare di Narni e riferentesi alla nostra cbiesa, ricorda i 
diplomi precedenti di Celestino II, Lucio II, Eugenio III, 
Anastasio IV, Alessandro III dei quali, pur troppo, non v'ha 
più traccia nell'archivio di S. Prassede (1). Perduti pari- 
menti sono gli originali delle bolle di Celestino III e d' In- 
nocenzo III, così importanti per la storia della chiesa, delle 
quali però possediamo fortunatamente il testo (2). 

Più vasta deve essere stata la dispersione delle carte 
private: basti addurne qualche esempio. In un documento 
del 1 148 è fatta menzione di una carta di transazione con- 
chiusa nel decimo anno di papa Pasquale II fra Niccolò, 
abate di Grottaferrata e Romano, cardinal titolare di S. Pras- 
sede (3) ; questo documento non esiste più. E talvolta mi è 
accaduto di trovare nelle schede dell 'ab. Pier Lirici Galletti o 
di altri che nei tempi passati visitarono l'archivio di S. Pras- 
sede, copie o transunti di documenti che invano oggi vi si 
ricercherebbero (4). L'originale di una delle più antiche carte 

( 1 ) Come la bolla di Urbano IH, pervenutaci in una copia del 1 360. 
si conservi nell'archivio Capitolare di Narni, non saprei dire. Fu pub- 
blicata da P. Kehr, Nacbtràge ^u den Rotnischen Btrichten in Nachrìchten 
v. d. Kònigl, Geseììschaft der IVisseiischafteii ^u Gottiugen, Phil.-hist. 
K lasse, 1903, Heft 5, p. 578 sgg. Cf. anche Archivio c/ella R. Soc. rom. di 
storia patria, XXVI, 530. 

(2) La bolla d'Innocenzo III della quale parleremo più innanzi, 
esisteva ancora ai tempi del Davanzati, ossia nel 1725, nell'archivio. 
Cf. Benigno Davanzati, Notizie ai pellegrino della basìlica di S. Pras- 
sede, Roma, 1725, p. 522. Ivi, a p. 521 è citata per errore una bolla 
di Anastasio III dell'anno 911, relativa a S. Prassede. Quel documento 
spetta invece, come vedremo, ad Anastasio IV. 

(3) Cf. doc. n. xxvi. 

(4) Naturalmente di tali copie o transunti ho fatti) tesoro per l'e- 
dizione di questi documenti. 



So T. fedele 



del nostro archivio, posto in cornice e sotto cristallo, andò 
ad ornare, - chi lo crederebbe? - il villino ai Prati del signor 
Alessandro Galletti, fratello dell'ab. Pier Luigi (i). E qui il 
danno è meno grave, poiché di tal documento possediamo 
due copie le quali ci permettono di ricostruirne, con ogni 
sicurezza, il testo; ma ciò accade raramente. 

In tre casi ai documenti archivistici perduti si sostitui- 
scono delle iscrizioni : le quali, poiché in qualche maniera 
si riferiscono all'archivio, contenendo notizia di donazioni 
fatte alla chiesa, è opportuno che siano qui riportate. 

Fu posta la prima a ricordare la munificenza del cardi- 
nale Pietro Capocci, il fondatore dell'ospedale di S. Antonio 
presso S. Prassede, il quale, morendo nel 1259, legò alla 
nostra chiesa cinquecento libre di provisini, perchè ne fossero 
investite cento nella torre di Castiglione (2) e quattrocento 
in altri inalienabili possessi, col patto che i monaci celebras- 
sero ogni anno un solenne anniversario in sua memoria (3). 

(1) È il doc. n. iv del 1011, gennaio 20. Di fatti alla copia del 
documento di mano dell'ab. Galletti, contenuta nel cod. Vat. lat. 7928, 
e. 130 sgg., è premessa la seguente avvertenza: « L'originale in per- 
gamena del seguente contratto dell'anno 1011, spettante al territorio 
« della Riccia, fu posseduto dal signore avvocato Pompilio Rodotà, 
« scrittore greco nella biblioteca Vaticana, il quale, a mia insinuazione, 
« lo donò gentilmente al sig. .Alessandro, mio fratello, acciocché con 
« cristallo e cornice lo collocasse, come ha fatto, tra qualche altra ra- 
to rità nel suo casino di Prati a Monte Secco » . Che la pergamena ap- 
partenesse all'archivio di S. Prassede è provato dal fatto che essa fu tra- 
scritta, fra le altre carte di quell'archivio, dal p. Giuseppe Bianchini. 
Cf. cod. della bibl. Vallicelliana T, 82, e. 125. 

(2) Per la torre di Castiglione cf. A. Nibby, Analisi storico-topo- 
grafi 'co-antiquaria della carta de dintorni di Roma, Roma, 1837, II, 81; 
T. Ashby, The classica} topography of the Roman Campagna in Papers 
of the British School al Rome, voi. i°, n. 2, p. 194; G. Pinza, Gdbii 
ed i suoi monumenti in Bullettino della Commissione archeologica comu- 
nale di Roma, XXXI, 324 sgg. 

(3) L'iscrizione, come quella del card. Anchero che riportiamo 
più innanzi, stette fino ai nostri giorni incastrata nella parete sinistra 



Tabular ium S. ^Praxedis 31 



►p In nomine Domini amen.Domnus Petrus Capoccius Sancti Geor- 
gii ad Velum Aureum diaconus cardinalis legavit huic ecclesie | .e. libras 
prò turri Castilionis et .ecce, libras proveniensium j ad emendimi posses- 
siones ita quod diete possessione^ aliquo titulo alienari non possint et 
tenen|tur abbas et conventus huius ecclesie annuatim dicti j cardinalis 
anniversarium sollempniter celebrare et iuraverunt omnia supradicta in- 
violabiliter obser|vare et promiseruntquodomnes'successores sui abbates 
monachi (i) hec omnia supradicta in perpetuimi | observabunt . Anni- 
versarium vero predictum fieri | debet .xiii. kalendas iunii . Quicumque 
legerit oret | prò eo . Actum est hoc anno Domini .mcclviiii. pontifi- 
catus domni Alexandri ITTI pape anno .v. 

La seconda iscrizione, posta già come la prima nel chio- 
stro, ricorda le benemerenze del cardinal titolare di S. Pras- 
sede, Anchero, nipote di Urbano VI, verso la chiesa ed il 
monastero (2). 

►p In nomine Domini amen. Anno incarnationis eius .mcclxxxvi. 
in die omnium sanctorum obiit pie memorie domnus Ancherus presbiter 
cardinalis istius ecclesie Sancte Praxedjis prò cuius anime remedio 
dati sunt eidem ecclesie in possessibus .vi. floreni aurei j crux et can- 
delabra argentea et alia ornamenta et constructa in ea capella cum 
altari ob reverentiam omnium sanctorum et debet in capella ipsa lampas 
ardere semper | et ter in qualibet septimana missa et in sequenti die 
post diem animarum ! quolibet anno per monachos ipsius ecclesie cele- 



del chiostro di S. Prassede donde la trascrissero il Ciacconio, Vitae 
et res gestae pontificavi, Romae, 1677, II, 127; il Galletti, Inscriplioues 
Romanae infimi nevi, Romae, 1740, I, p. cxciv; il Forcella, Iscrizioni 
delle chiese e d'altri edifici di Roma, Roma, 1873, II, 495. Negli ultimi 
anni, questa e l'iscrizione del card. Anchero, coperte di un denso strato 
d' intonaco, non erano più visibili. Tornate alla luce, mentre scrive- 
vamo queste pagine, le due iscrizioni sono state tolte dal loro posto 
primitivo in occasione dei radicali restauri che si stanno eseguendo 
nell'edificio che fu già monastero di S. Prassede, ed attendono nuova 
destinazione. Le pubblico di su gli originali, sciogliendo i nessi: nelle 
edizioni precedenti sfuggi più di un' inesattezza. 

(1) Il lapicida scrisse prima (monachi»: poi si studiò di correg- 
gere la n in m . 

(2) Forcklla, op. cit. II. n. i uaj, 



32 <P. fedele 



bravi aniversarium (i) solempniter prò ciusdem cardinalis J anima que 
requiescat in pace. Amen. 

Nel pavimento della nave destra della chiesa fu posta 
la terza epigrafe a ricordare una ricca donazione di un tal 
Cecco « de Petesce » il quale aveva anche costruito a sue 
spese una cappella in S. Prassede (2). 

^ Hic iacet Cecchus de | Petesce qui fecit fieri j hanc cappellani 
et reliquit | diete cappelle prò anima sua .ce. ) libras provisinorum et 
unam [ domum cum orto positam in | oppositumSalvatoris Sancti | Iohan- 
nis in Clivo Plumbeo post j mortem Lelle filie sue. | Quorum anime re- 
quiescant in pace. Amen, j Anno Domini .mcccxxxi. mense ianuarii 
die octavo. 

Ora è evidente che le donazioni ricordate nelle tre epi- 
grafi dovettero essere legalmente avvalorate da atti che 
dovevano essere conservati nell'archivio della chiesa. Anche 
esse quindi possono esserci indizio ed argomento della di- 
spersione del materiale archivistico. 

Ad intender poi come la massima parte dei più antichi 
documenti, dei secoli x ed xi, sia andata smarrita, giova 
accennar rapidamente alle vicende non liete subite dalla 
chiesa, prima che v'andassero i monaci di Vallombrosa i 
quali tuttora la posseggono. 

Fino a qual tempo fiorisse il monastero greco fondato da 
Pasquale I non sappiamo. Vedemmo già come nel x secolo 
erano in S. Prassede monaci latini (3). Nel 109 1, quando 
incomincia la serie dei documenti che spettano direttamente 
alla chiesa, la troviamo posta sotto la immediata autorità dei 
cardinali titolari i quali provvedono all'amministrazione della 
chiesa, intervenenao a tutti gli atti che ne riguardano gli 
interessi patrimoniali. Anastasio IV v' istituì una canonica, 

(1) La parola «aniversarium» fu tralasciata dal lapicida che 
l'aggiunse poi alla fine dell'iscrizione con una croce di richiamo a 
questo punto del testo. 

(2) Forcella, op. cit. II, n. 1500; Davaxzati, op. cit. p. 193. 

(3) Vedi sopra p. 28. 



Tabular ium S. e Praxedis 33 

ponendola sotto Li giurisdizione dei chierici regolari Late- 
ranensi di S. Maria «de Reno» di Bologna (1), «salvo 
« iure et reverenda cardinalis qui prò tempore in eadem ec- 
« desia fuerit ». I canonici Lateranensi la tennero fino 
al n 95, e ne fecero, come sembra, così aspro governo, che 
la chiesa perdette l'antico splendore, e l'amministrazione dei 
suoi beni fu così impacciata e quasi soffocata dagli enormi 
debiti usurai da ridursi alle più gravi strettezze. Pensò di 
provvedervi Celestino III, invitando a recarsi innanzi alla 
sua presenza il priore di S. Maria di Bologna per ammo- 
nirlo e chiedergli conto della mala amministrazione di S. Pras- 
sede; ma avendo atteso invano un anno intiero, né essen- 
dosi posto alcun rimedio alle malversazioni di cui la chiesa 
era vittima, il 28 febbraio del 1195 il pontefice la tolse ai 
canonici regolari di Bologna, e la pose novamente sotto 
l'autorità dei cardinali titolari (2). Tre anni dopo, il 30 giu- 
gno del 11 98, Innocenzo III, a preghiera del cardinal tito- 
lare di S. Prassede, Sifredo, la concedeva a Martino, abate 
di Vallombrosa, ed ai suoi monaci i quali vi serbano ancor 
viva la tradizione di san Giovanni Gualberto (3). 



(1) La bolla di Anastasio IV è perduta; ma essa è citata nella 
bolla di Alessandro III del 1178, gennaio 23. J.-L. n. 13012. Cf. anche 
G. B. Trombelli, Memorie isteriche concernenti le due canoniche di 
S. Maria de Reno e di S. Salvatore insieme unite, Bologna, 1752^. 106 sg.; 
MiGNH, Patrol. hit. CC, 373. 

(2) J.-L. n. 17194 ; Migne, op. cit. CCVI, 1069. La bolla di Ce- 
lestino III è inserita in una d'Innocenzo III per la quale vedi la nota 
seguente. 

(3) La bolla d'Innocenzo III non è registrata dal Potthast. La 
cita il Davanzati con la data errata del 2 giugno, op. cit. p. 523. 
È integralmente pubblicata nel rarissimo Bullarium Vallumbr osanniti 
sive Tabula chronolo^ica in qua continentur bullae iìlorum pontificum qui 
eumdem ordinem privilegiis decoratimi, Florentiae, 1729, typis Domi- 
nici Ambrosii Verdi, p. 85 sgg, L'unica copia, a mio sapere, che del 
Ihiìlarium esista in Roma, è presso i monaci Vallombrosani di S. Pras- 
sede. Un'altra copia è nel monastero di Galloro. 

Archivio della R. Società romana di storia patria. Voi. XX VII 3 



34 *P. fedele 



S'intende come a traverso queste vicende poche cure 
si spendessero intorno all'archivio : è anzi assai probabile che 
molti documenti siano esulati dalla chiesa appunto in questi 
passaggi di giurisdizione i quali han fatto si che dell' età 
più antica si conservassero solo poche carte. 

Poche, ma preziose! Esse si riferiscono principalmente 
ai possessi dell' « Acqua Tutia » e di S. Primitivo nel ter- 
ritorio di Gabi; contengono notizie relative ai monasteri 
intorno a S. Maria Maggiore ed a quello di Grottaferrata : 
fra di esse è uno dei più importanti documenti del senato 
di Roma : altre giovano allo studio della topografia e delle 
condizioni economiche della Campagna Romana nel medio 
evo. E se questi documenti, quando erano solo in parte o 
malamente conosciuti, poterono tuttavia essere molto utili alla 
storia di Roma, confido che pubblicati ora integralmente e 
con le maggiori cure che per me si potevano, gioveranno 
a chiarire od a risolvere più di una questione di topografia e 
di storia. 

L' importanza di queste carte invogliò più volte nei tempi 
passati gli studiosi a ricercarle : possiamo anzi dire che nes- 
suno forse degli archivi di Roma ebbe, per questo rispetto, 
così lieta fortuna. Di fatti le carte di S. Prassede furono 
trascritte per intero o largamente transunte due volte. Ne 
copiò tutte le più antiche il dotto oratoriano p. Giuseppe 
Bianchini (i) il quale aveva in animo di servirsene per la 
grande opera che preparava sulla Istoria Liberiana (2). Poi 



(1) Intorno al Bianchini cf. Mazzucchhlli, Gli scrittori d'Italia, 
Brescia, 1760, II, par. 11, p. 1182; Villarosa, Scrittori Filippini, Na- 
poli, 1837, p. 60 sgg. 

(2) Biblioteca Vallicelliana, Miscellanea Bianchini, T, 82, ms. car- 
taceo del sec. xvm : oltre a molte schede relative alla storia della basi- 
lica Liberiana, ivi si contiene un volume cartaceo tutto di mano del Bian- 
chini. Sulla costola del volume è segnato « Archivimi S. Praxedis ». 
In una" scheda inserita fra e. 98 e e. 99 è scritto di mano del Bian- 
chini: «Si legga ad verbum tutto questo libro, e si notino tutti i 



Tabularium S. Praxedis 35 

una raccolta completa dei nostri documenti fu fatta dall'in- 
faticabile ab. Pier Luigi Galletti, le cui benemerenze per i no- 
stri studi archivistici sono assai maggiori di quanto si possa 
dire (1). Fu visitato l'archivio dall' Ughelli che di alcuni dei 
-documenti fece il transunto, da altri trasse soltanto i nomi 
dei cardinali titolari e degli abati (2). Un ignoto studioso 
del sec. XVII lasciò parimenti traccia in un codice della 
biblioteca Barberini di ricerche fatte in S. Prassede (5). 
E. C. G. Van de Vivere trascrisse interamente, pur con 
molte lacune, solo il secondo dei nostri documenti: dagli 
altri trasse notizie ed appunti di poca importanza (4). Do- 
menico Iacovacci si valse dell'archivio di S. Prassede, come 
una delle fonti principali onde attinse notizie per la sua 
vasta opera sulle famiglie di Roma (5). Né è da dimenti- 
care l'abate di Vallombrosa D. Torello Sala, uomo di vasta 
erudizione, che per la sua opera manoscritta sugli uomini 



« luoghi che possono servire ad illustrare qualche capo della mia Istoria 
« Liberiana ». 

(r) La raccolta è contenuta principalmente nel cod. Vat. lat. 7928; 
-qualche altro documento è nei codd. 7926, 7930: taluno di questi fu 
trascritto dal Garampi: cf. cod. Vat. lat. 7930, e. 1. 

(2) Questi appunti sono contenuti nel cod. Barberino lat. 322T, 

C. 30 Sgg. 

(3) Barb. lat. 2375. In genere non sono che brevissime citazioni: 
il più delle volte il ricercatore si accontentò di rilevare le note cro- 
nologiche e qualche nome. 

(4) Bibl. Vitt. Eman., Mss. Gesuitici, 554, Scritti di E. C. G. 
Van de Vivere. Vedi quanto dissi di lui nella prefazione al Tabu- 
larium S. Marìae Novae in questo Archivio d. R. Soc. rotn. di storia 
patria, XXIII, 176, 177, nota 1. 

(5) Bibl. Vat., cod. Ottob. 2548-2553. Segnando le fonti delle sue 
notizie, il Iacovacci cita sempre un « manuscriptum extractum ex ar- 
« chivio S. Praxedis quod est apud d. D. de Iacobatiis». Probabil- 
mente attinse al nostro archivio anche F. Cesare Magalotti, Notizie 
di varie famiglie italiane ed oltramontane, cavate da bistorte, scritture pub- 
bliche e private &c, bibl. Chigiana G. V. 139-146. Ma la biblioteca 
Chigiana essendo chiusa, non mi fu possibile eseguirvi ricerche. 



3 6 <P. fedele 



illustri della congregazione Vallombrosana, non trascurò lo 
studio delle nostre pergamene (i). 

Accade parimenti di trovar citate nelle opere a stampa 
le carte di S. Prassede; ma il più delle volte se ne trasse 
notizia soltanto dalle trascrizioni dell'ab. Galletti. Attinsero, 
fra gli altri, direttamente al nostro archivio il Nicolai (2) 
e Costantino Corvisieri il quale con l'erudito lavoro sul- 
l' Acqua Tocia fu uno dei primi a mostrare qual vantaggio 
possa derivare dai documenti romani del medio evo alla co- 
noscenza della storia e della topografia classica di Roma (3). 
Infine un breve cenno dell' archivio fu recentemente dato 
dal prof. P. Kehr (4) al quale dobbiamo essere in particolar 
modo grati per la pubblicazione dell'unico documento ponti- 
ficio rimastoci, anteriormente ad Innocenzo III, che si rife- 
risca alla nostra chiesa. 

Le pergamene di S. Prassede sono oggi con gelosa cura 
custodite dall'illustre abate generale della congregazione 



(1) Il p. Sala è morto a Pescia il 4 febbraio del 1891 : i suoi ma- 
noscritti si conservano nel monastero Vallombrosano di S. Giuseppe 
in quella città. Quivi il prof. L. Schiaparelli trovò una pergamena 
appartenente all'archivio di S. Prassede del 11 39, ottobre 29, e mene 
comunicò il transunto. Cf. doc. n. xxn. Allo Schiaparelli debbo essere 
anche grato delle ricerche per me eseguite nel cod. Magliab. XXXVII, 
306, il quale contiene Spoglio delle scritture di più archivi della città di 
Roma fatto da me Carlo di Tommaso gli anni 1639 e 1640. L'indice 
che precede lo spoglio (nella e. 1), di mano dello Strozzi, indica a 
e. 305 il principio dello spoglio delle scritture di S. Prassede. A questa 
carta 305 leggesi anche la rubrica; ma i fogli rimanenti furono tutti 
lasciati in bianco, né vi fu registrato alcun documento di S. Prassede. 
Il manoscritto dello Strozzi contiene lo spoglio delle scritture di 
S. Pietro in Vaticano, ce. 1-96, di S. Maria in via Lata, ce. 97-179, 
di S. Maria Nova, ce. 179-241. 

(2) Niccola M. Nicolai, De' luoghi anticamente popolati nelY Agro 
Romano in Dissertazioni della Pont. Accad. rom. di archeologia, V, 52. 

(3) Costantino Corvisieri, Dell'acqua Tocia in Roma in Buonar- 
roti, 1870, p. 47 sg. 

(4) P. Kehr, Papsturhiuden in Rom, Zweiter Bericht, p. 401. 



Tabularium S. ^Praxedis 37 

Vallombrosana, D. Cesario Ciaramella, al quale gli studiosi 
dovranno essere riconoscenti, se di queste carte si potè, con 
ogni agio, preparare la pubblicazione (1). Le pergamene 
sono conservate in una cassa di legno, e sono arrotolate 
in volumi ; ma l'abate intende di provvedere quanto prima 
alla loro miglior conservazione, spiegandole ed ordinandole 
cronologicamente (2). 

Per il metodo della pubblicazione mi attengo alle norme 
rissate da questa R. Società romana di storia patria, e da 
me seguite nella pubblicazione dei cartulari dei Ss. Cosma 
e Damiano e di S. Maria Nova. Integralmente saranno pub- 
blicate le carte dei secoli x, xi, xn; delle altre si darà largo 
transunto o breve notizia a seconda dell' età e della impor- 
tanza loro. Qualche lieve modificazione nel metodo mi fu 
suggerita dall'esempio offerto dal professore L. Schiaparelli 
con la bella edizione delle carte della basilica Vaticana (3). 

P. Fedele. 



(1) Anche al p. procuratore dei monaci Vallombrosani,D. Benedetto 
Pieramij ed all'archivista di S. Prassede, D. Giuseppe Giuntoli, è do- 
veroso che io porga pubbliche grazie. 

(2) I più antichi di questi documenti che erano fortemente depe- 
riti, furono di recente tatti restaurare, con liberale munificenza, dal 
p. F. Ehrle, prefetto della biblioteca Vaticana. 

(3) L. Schiaparelli, Le carte antiche deìV archivio Capitolare di 
S. Pietro in Vaticano in Archivio della R. Soc. roni. di storia patria, XXIV, 
393: XXV, 273. 



<P. fedele 



I. 

987, febbraio 7. 

Pietro, abate del monastero di S. Maria in Campido- 
glio, concede, sino alla terza generazione, ad Eberardo « no- 
ce bili viro qui vocatur de Landuino » ed a Boniza « nobi- 
« lissima femina » un « casalecclo » fuori della porta di 

5. Lorenzo, nel luogo detto « Bacculi et Aqua Tuza » . 

Originale [A]. Copie: Galletti nel cod. Vat. lat. 7928, e. 182; Bianchini nel cod. 
Vallic. T, 82, e. 43, da A. 

Costantino Corvisieiu, Dell'acqua Tocia in Roma in Buonarroti, 1870, p. 47, 
cit. da A. 

L'atto non è completo, mancandovi le sottoscrizioni dei testimoni e la coni pi et io 
dello scriniario. Sul verso di mano del secolo xiv : «de Aqua Tussia ». 

1. rji In nomine domini Dei salvatoris nostri Iesu Christi. Anno 
Deo propitio pontificatus domni nostri Iohanni summi pontifici et uni- 
versali 00 quinto decimi papae in sacra 2. tissima sede beati Petri 
apostoli anno secundo, indictione quinta decima, mense februario, die 
septima. Quisquis actionibus venerabilium locorum 3. preesse 

d[ino]scitur, incunctanter eorum utilitatibus ut proficiant summa dili- 
gentiam procurare festinet. Placuit igitur cum Christi auxilio atque 
con 4. [venit inter] Petrus humilem et religiosus presbiterum et 
monacho atque angelico abbate venerabili monasterio ( b ) Sanctae Dei 
genetricis Marie domine nostre qui ponitur ( c ) in Capi 5. [t]ol[iu]m, 
consentientem sibi in hoc cuncta congregatione monachorum Dei fra- 
tres eiusdem venerabilis monasterii ( d ), et vos diversis Heberardus 

6. nobili viro qui vocaris ( e ) de Landuino seu Boniza nobilissima fe- 
mina iugalibus, ut cum Domini adiutorium suscipere debeat supra- 
scripto Petrus religiosus presbiterum et 7. monacho [atqu]e abbate 
venerabili monasterio ( b ) Sancte Dei genitricis Marie domine nostre 
qui situm est in Capitolium, una cum cuncta eius congregatione mo- 
nachorum 8. Dei sibi consentientibus, sicut et susceperunt supra- 
scripti Berardus dux seu Boniza nobilissima femina conductione mo- 



(a) univer^ (b) ven mono (e) qp (d) ven moni (e) qv 



Tabular ium S. 'Praxedis 39 



nasterii. Idest casalecclo uno in integro 00 cum 9. omnibus fìnibus 
terminis limitibusque suis, terris sementariciis, eulta vel inculta, mon- 
tibus, planitiis et cum omnibus eorum generaliter io. et in inte- 

gro 00 pertinentibus. Positum 00 foris porta Beati Laurentii lebite in 
locum qui vocatur (0 Bacculi et Aqua Tuza, miliario ab urbe Roma 
plus minus .1.; et inter affines ti. a duobus lateribus terra de vos 
qui supra Berardo seu Boni za, et a tertio latere via qui descendit ad 
pantano, et a quarto latere monte de venerabili monasterio Petro 
me 12. dico: iuris suprascripto venerabili monasterio. Ita ut ipso- 
rum studio eorumque labore a suprascripto Berardo dux seu Boniza 
nobilissima femina iugalis casalecclo 13. ipso iri integro 0) cum 

omnibus suis pertinentiis in omnibus tenere et possidere debeatis et ad 
meliorem faciendum Deo iubante cultum 14. perducant ipsi supra- 

scripti heredibusque eorum prò luturum usque in tertium gradum ter- 
tiam heredes tertiam personam tertiam generationem, hoc 15. est 
ipsi suprascripti, filiis nepotesque ipsorum ex fìliis legitimis procreatis; 
quod si vero filiis aut nepotes minime fuerint, etiam ex 16. stra- 
neae persone 00 cui volueritis, relinquendis aveatis licentiam,excepto piis 
locis vel publicis numero C e ) militum seu bando, servata dum 17. taxat 
in omnibus proprietatem ad ius suprascripto venerabili monasterio. Pro 
quam etiam suprascripto casalecclo in integro (*) cum omnibus terminis 
limitibusque suis, monte, col 18. le, planitiis, cultum vel incultum, 

vacuum et plenum, pascuis et cum omnibus ad iam dicto casalecclo (0 
generaliter et in integro pertinentibus, ut superius le 19. gitur, dare 
atque inferre debeant suprascripto Berardo seu Boniza heredibusque 
eorum rationibus in suprascripto monasterio singulis quibusque anni 
sine 20. aliqua mora vel dilatione pensionis nomine denarios ar- 
genteos bonos optimos numero 00 duo(g). Completa vero tertiam ge- 
nerationem, ut superius legitur, tunc 21. casalecclo ipso in inte- 
gro 00, sicuti fuerint cultos et melioratos, ad ius suprascripto venerabili 
monasterio cuius et est proprietas, in integro modis omnibus revertatur, 
ut quis 22. quis eiusdem venerabili monasterio ( h ) curarti gesserit, 
iterum locandi quibus malucrint, liberam (0 sine aliquam ambiguitatem 
licentiam. De 00 qua re et de quibus 23. omnibus iurantes dicunt 
uterque partes per Deum omnipotentem sancteque Sedis apostolice seu 
salutem vir beatissimi (0 et apostolici domni Iohanni sanctissìmi quinto 
decimi pa 24. pae hec omnia que uius charta seri testus eloquitur, 



(a") in ino (b) L' abbreviazioni qui e nelle carie seguenti è Pò% ; talvolta I'uv.v 

(e) qv (d) pcry (e) rrotn (f) Ne! testo cakvcln (g) A duo segue nel testo et 

<on un'abbreviazione che non intendo. (h) ven mUn (i) Completa libcr.mi halxant 
(k) Nel testo da (I) beati.yv 



40 T. fedele 



inviolabiliter conservare atque adimplere promittimus. Quod si quisquam 
eorum contra (•) 25. uius charta placiti conventionisque seriem in 
toto partemve eius quolibet modo venire temtaverit, tunc non solimi 
periurii reatum incurrant, 26. veruni etiam daturo se heredes suc- 
cessoresque suos promittunt pars partis fidem servantis ante omnem 
litis initium poenam nomine aari 27. ebritii uncias ( b ) sex, et post 
poenam absolutionis manente uius charta seriem in suam nihilhominus 
maneat firmitatem. As autem duas uniforme 28. uno tenore con- 
scriptas chartulas mihi B. scriniario sanctae Romanae Ecclesiae scri- 
vendam pariter dictaverunt easque propriis manibus roborantes testibus 
a se ro 29. gitis optelurunt (0 subscrivendam et sibi inbicem tra- 
dideruntsubstipulationeet sponsionesollemniterinterposita. 30. Actum 
Romae ( d ) die anno, pontificata in mense et indictione suprascripta 
quintadecima. 

IL 

998, settembre 1 - 999, maggio 21. 

Benedetto, abate del monastero dei Ss. Andrea e Ste- 
fano « quod appellatur Exaiulo », Pietro del monastero dei 
Ss. Cosma e Damiano « quod appellatur Uspani » , Lupo 
del monastero di S. Andrea « quod appellatur Massa Li- 
liana )> , Giovanni del monastero di S. Adriano, tutti arcipreti 
di S. Maria Maggiore, vendono a Martino, abate dei mo- 
nasteri di S. Giovanni Battista in Argentella e di S. Be- 
nedetto in Tivoli, il casale di « Aqua Tutia et Bacculas ». 

Originale [A]. Copie: Galletti nel cod. Vat. lat. 7928, e. 183; Bian chini nel cod. 
Vallic. T, 82, e. io; Van de Vivere nella bibl. Vitt. Em., Mss. Gesuitici, 554, Archiv. 
monast. S. Praxedis n. 1 ; tutte da A. Transunto nel cod. Barb. lat. 2375, e. 252. 

Costantino Corvsieri, op. cit. p. 47, cit. da A; Vincenzo Federici, La « Regula 
Pastoralis > di san Gregorio Magno in Ròmiscbe Quartalschrift, 1901, p. 28, cit. dalla mia 
trascrizione. 

La pergamena è assai danneggiata per corrosione e per umidità: uno strappo della 
pergamena avendoci tolto l'indicazione del mese e del giorno, la data del documento è fis- 
sata dai due limiti estremi del principio dell'indizione xn e della fine del terzo anno del- 
l'impero di Ottone. Sono interamente autografe le sottoscrizioni dei contraenti; di quelle 
dei testimoni sono autografe le croci ed i nomi con l'aggiunta della paternità: il resto fu 
aggiunto dal notaio in minuscola, come in minuscola sono tutte le sottoscrizioni. Sul 

verso di mano del secolo xiv : « Chartula de Aqua Tutia»; d'altra mano: « de 

« sancta Cyriace ». 

(a) Nel testo conra (b) Nel testo une, ; unci ì (e) Così nel testo. (d) Rom 



Tabu lari u m S. i Praxedis 41 



1. [>J< In nomine dominij Dei salvatoris nostri Iesu Christi. 
Temporibus domni tertii Ottoni piissimi imperatoris anno tertio, in- 
dizione duodecima 

2 [Quonia]m certuni est nos Benedictus Domini 

gratia humilis archipresbiter venerabilis [bjasilicae Sanctae Dei geni- 
tricis Mariae domine [nostre seu venerabilis monasterii Sancti Andree 
apostoli 3. nec non protomartvres Stephani] qui appellatur 00 Exaiulo, 
seu Petrus item exiguus archipresbiter suprascriptae venerabilis basilicae 
et de monasterii 0>) Sanctorum Christi martirum Cosme [et Damiani 
qui appellatur Uspani, seu 4. Lupo exigu]us item archipresbiter iam 
diete basilicae et de monasterio («0 Sancti Andreae apostoli qui appel- 
latur ( d ) Massa Iuliana, atque Iohannes 5. [item archipresbiter] prae- 
tatae basilicae et de monasterii 00 Sancti Adriani, igitur consentiente 
in hoc nobis cuncta congregationae presbiterorum Dei [suprascripte 
venerabilis basilice 6. Sanctae] Mariae caterva fratrum a maiore 
usque ad minore, hac die pariter et insimul omnes ( e ) cessi [semus 
atque] cessi [mus nec non tradidimus] 7. et venundavimus nullo 

nobis penitus cogentem neque contradicentem aut vim facientem sed 
propriae spontaneeque volu[ntatis, tibi vero 8. donino] Martino ve- 
nerabili (0 presbitero et monache atque per apostolicam preceptionem 
angelico abbate venerabilis monasterii Sancti Baptistae Iohannis situili 
territorio Sabinensi 9. in loco qui vocatur Argen]tella, et Sancti Be- 
nedicti intro civitate (g) Tyburtina atque Sanctae Cyriacae in Roma 
intro thermis Dio[cle]tia[nis], etiam tuisque succ[essoribus et cui vos 
tradere io. vel concedejre placueritis. Idest casalem in integro qui 
appellatur Aqua Tutia et Bacculas [sive] quo alio vocabulo nuncu- 
pantur, una cum [terminis 11. l]imitibusque suis sciheet terris se- 
mentariciis, campis, pascuis, planitiis et montibus atque aedihciis parie- 
tinis, una cum a[rboribus suis], 12. cultum vel inculami ubicumque 

nobis ibidem legem et rationem competit, cum omnibus ad eosdem ca- 
salem generaliter et in integro pertinen[tibus. Positum foris] 1 3. porta 
Numentana miliario ab urbe Roma plus minus unius in iam dictis 
locis et vocabulis suis ; et inter affines ab uno [latere rivus] qui ve- 
nit a silicae et ducit [aquam vivam], 14. et a secundo latere li- 

mitae maiore et recte usque in terra de monasterio (0 quondam Petri 
medici bone memorie, et remagante usque in terra nepti quondam 

Georgi] episcopi [ ubi est 15. limitaje maiore qui dividit 

inter nos et terra venerabilis monasterii Sanctae Agnes, et a quarto 
latere item limitae maiore in quo est parie[tin]as et silicae qui ducit 



(;i) qa (b) moni (e) mofl (d) qua (e) omnes i ripetuto tiri tetto, (f) vv 

(g) civi 



42 1\ fedele 



usque ... 16 paludac : iuris piorum locorum. Quomodo 

nobis evenit per chartulae donationis et offersionis a quondam Berardo 
et Boriila iugalibus, et sicuti ipsi propriis man 17. [ibus detinuerunt j, 
et postea nobis prò redemptionae animae dederunt et nos actenus 
manibus nostris detinuimus, ita nunc vobis integriter cedimus, tradi- 

mus 18. [et in] omnibus venundamus, unde etiam 

omnes muniminas nobas et vetustas de iam prephato casalae specia- 
liter una cum hanc cessionis venditionis chartulae 19. [injsimul 

vobis contradidimus. Pro quam etiam suprascriptum casalem in integro 
qui appellatur Aqua Tutia sive Bacculi, una cum omnibus ad eun[dem] 
casalem generaliter et 20. [i]n integro pertinentibus, ut superius 

legitur, accepimus nos qui supra venditores a te qui supra emptore in 
presentia subscriptor[um tes]tium videlicet in argentos mensuratas 0) 
libras 21. [duas] ( b ) bonos optimos nobisque placabilem in omnem 
veram dicessionem ( c ). Et ab hodierna die potestatem habeatis in su- 
prascripto casalae, ut superius legitur, de presenti in 22. [troeujndi, 
utendi, fruendi, possidendi, locandi, commutandi in tuam tuisque suc- 
cessoribus abbatibus suprascriptis monasteriis in perpetuum [liberam] 00 
potestatem. Et numquam a nos neque a successores 23. [nojstros 
aut a nobis submissa magna parbaque persona contra tibi tuisque suc- 
cessoribus aliquam aliquando habebis questionem aut calumnia, sed 
etiam in omni 24. tempore ab omni homines et in omni locum (<-) 
ubi (O tibi tuisque successoribus necesse fuerit, stare nos una cum suc- 
cessoribus nostris et defendere proni ittimus tibi tuisque 25. succes- 
soribus. In qua iuratus dicimus per Deum omnipotentem seu princi- 
pati a Deo coronatus suprascripti domni Ottoni magni imperatoris 
haec omnia quae huius cessionis venditionis 26. chartulae seriem 

textus aeloquitur, inviolabiliter conservare atque adimplere promittimus. 
Si enim, quod absit, et quoquo tempore nos vel successoribus [nostris 
con]tra vobis 27. [vestri]sque successoribus aut contra hanc ces- 

sionis venditionis chartulae quam sponte rogavimus, agere aut causare 
vel litigare presu[mserimus si]vae defendere 28. [nojluerimus aut 

non potuerimus per quovis modis, tunc non solum periurii reatum in- 
curramus, verum etiam daturi seu composi[turi existamus una] cum 
sue 29. [ce]ssoribus nostris tibi tuisque successoribus abbatibus 

ante omnem litis initium pene nomine suprascriptum pretium in dup- 
plum, et post pen[e absolutionis] manentem 30. [h]uius chartulae 
seriem in suam nihilominus maneat fìrmitatem. Quam scribendam ro- 
gavimus Remigius scriniarius sanctae [Romanae Ecclesiae], in qua et 



(a) men£ (b) Cosi lesse il Galletti. (e) dice fff, (d) Cosi lesse il Galletti. 

(e) I05 ; loci ? (f) ubi è ripetuto nel testo. 



Tabulari uni S. Traxedis 43 



nos 31. qui supra subter manus propriae signum sancte crucis fe- 
cimus, et testes qui subscribercnt rogavimus, et tibi qui supra contra- 
didimus in mense et indictione suprascripta duodecima. 

rji Benedictus archipresbiter monasterii Sancti Andre? apostoli 
nec non protomartvres Stephani qui vocatur Exaiulo. ►£< Theodorus 
presbiter monasterii Sancti Andree apostoli qui abpellatur Exaiulo. 

►£< Petrus archipresbiter monasterii Sanctorum Cosme et Damiani 
qui apelatur 00 Uspani. rji Remedius presbiter monasterii Sanctorum 
Cosme et Damiani. 

[►£<] Lupo archipresbiter monasterii Sancti Andree apostoli qui 
abpellatur Massa Liliana. »J< Adam presbiter monasterii Sancti Andree 
apostoli 00. 

[^] Iohannes archipresbiter monasterii Sanctorum Christi mar- 
tvrum Laurentii atque Adriani nec non et Sanctarum Christi virgi- 
num Praxedis et Agnetis qui 00 appellatur Duas Furnas. >-p Iohannes 
presbiter secundus. 

rji Illarus a Sancta Maria nobili viro, in hac quidem chartula 
venditionis rogatus teste subscripsi et pretium me presentem tradi- 
timi vidi. 

►£ Azzo filius de Benedictus de Arno, teste subscripsi et traditimi 
vidi ut superius legitur. 

(Ji Theofìlactus filius Iohanni Gallitiano, teste subscripsi in hac 
cartola teste interfui. 

ijl B[en]edictus filius Iohannes Grasso in hac vero chartula ven- 
ditionis rogatus interfui et subscripsi. 

[\%< Greg]orius filius de Iohannes Grasso et hin ac chartula 
rogatus affui .... de ipso teste subscripsi et traditimi vidi. 

[>fc] Ego Remigius scriniarius et tabellio urbis Romae qui supra scriptor 
huius chartulae post testium omnium subscriptionis et traditiones facta 
compievi et absolvi. 

III. 

ioio, maggio 24. 

Martino, abate del monastero di S. Giovanni Battista 
in Argentella, col consenso di Bonizzo « nobilis viro qui 
« vocatur Papai », rettore e dispensatore del monastero di 
S. Ciriaco posto entro le terme di Diocleziano, concede 

(a) el aggiunto >tt!: prima mano, (H) WtW interlineo ià prima mano. 

(0 * 



44 *P. fedele 



al prete Benedetto una terra « ad vineam pastinandam », 
col patto di dividerne il frutto, posta fuori della porta No- 
mentana, nel luogo detto « Aqua Tu.tia ». 

Originale [A]. Copie: Galletti nel cod. Vat. lat. 7928, e. 185; Bianchini nel 
cod. Vallic. T, 82, e. 122, da A. Notizia sommaria nel cod. lat. Barh. 3221, e. 30. 

Costantino Corvisikri, op. cit. p. 47, con la data errata, cit. da A . 

Il testo fu scritto in due tempi con diverso inchiostro : questo muta a cominciare 
dalla seconda lettera della parola « papae » nel rigo 41. Le sottoscrizioni sono in minu- 
scola : autografe sono soltanto quelle di Martino e di Bonizo : delle altre ritengo auto- 
grafe solo le croci od almeno il tratto orizzontale di esse. Fra la sottoscrizione di Bonizo 
e quella di Leone fu lasciato uno spazio vuoto. Sul verso di mano, credo, dell'abate 
Martino: «Martino abb. consentente Bonizo Papai facit cha. pastinatione idest petia plus 
« minus cura vers. rasulares ad calcatorio ponendum introitu in comune a via. A pri [cosi] 
« latere pastino lohanno [nel testo iho] Paldeo, a secund[o] laterc pastino venerabilis mo- 
« nasterii Sancti Laurentii Petrus medico, a tertio latere de Fulco, a quarto latere pa- 
« stino de Petrus presbitero intro[i]tu ... ». Una mano del secolo xiv annotò: « de Aqua 
« Tussia ». 

1. [>^] In nomine domini Dei salvatoris nostri Iesu Christi. 
Anno Deo propitio pon[tificatus domni nostri] Sergii stimmi pon 
2. tifici et universali ( a ) quarti papae in sacra[tissima sede] beati Petri 
apostoli anno 3. primo, indictione octava, mense madio, die vi- 

[cesi]ma quarta. Quoniam certuni 4. est me domnus Martinus vir 
umilis ( b ) venerabili presbitero et sanctissimo monacho ex preceptis 
per apostolic[e] 5. preceptionis et geruntas quoangelico abbas (O 

venerabilis monasterii ( d ) Sancti Baptistae Iohanni qui ponitur 0) i 
6. n Argentella, consentientem donino Bonizzo nobilis viro qui vocatur 
Papai, rectore et dis 7. pensatore venerabilis monasterii (0 San- 

cte Quiriace qui ponitur ( e ) intro thermas Dioclitiano, consentiente vel 
a cunta 8. congregatione monachorum eisdem venerabilis monaste- 
rii (0, hac die omnes pariter cessissemus et 9. cessimus atque tra- 
didimus, nec non et in partem ad pastinandum dedimus p[er] io. rae- 
dietatem ad proprietatem proprie spontaneeque nostre bone volumtatis 
1 1 . vobis Benedictus virum venerabili (g) presbitero etiam tuisque suc- 
cessores, vel cui eas tibi 12. largire et concedere placueritis. Idest 
terra vacante ad vineam pastinan 13. dum per medietate ad pro- 
prietatem plus minus petia, cum Dei aiutorio pastina 14. re et al- 
Iebare deberitis de omni tuo expendio tuaque laboratione et alleba 
1 5. tionem una cum versulare et rasulare suo in integrum ( h ), et terram 
ad calcatorio ponen 16. dum vel cum introitu et exoitu suo in co- 
mune a via publica et cum omnibus ad easdem 17. terram a vinea 

(a) univer^ (b) vir um (e) abb (d) ven moni (e) qp (f) ven mon 

(g) vir/ ven (h) in~Tn 



Tabular ium S. c Praxedis 45 



pastinandum plus minus petia generaliter et in integrimi (•) pertinen- 
tibus. Positam 18. foris porta Numentana in loco qui vocatur Aqiui 

Tutia: quod est inter affines a primo 19. latere pastino de Iohan- 
nes qui vocatur Paldeo, et a secundo latere teniente venerabile mo- 
nasterium ( b ) Sancti Lau 20. rentiis qui appellatur (0 de Petrus 

medico, et a tertio latere pastino de Fulco, et a quarto latere 21. pa- 
stino de Petrus presbitero et introiti! et exoitu suo in comune a via 
publica : 22. iuris cui existans. Hanc cessionis pastinationis char- 

tula tibi contradidi ad 23. tenendum, cultandum, pastinandum, pa- 
landum sicut decet bonam vineam 24. allebandumque in omnibus, 
eo vero placito atque statuto ut quic 25. quid Dominus in eadem 
vineam fructum donaverit, secundum 26. consuetudine dividamus, 
tres laguenas ad nos qui supra 27. laboratori et quarta a vos qui 

supra dominatori ( d ) usque in annos quinque, 28. in sexto hautem 
anno cum per omnia ipsa vinea hallevata 29. fuerint piena fructum, 
tunc per medium dividamus, medietate 30. accipientem suprascripta 
dominatione ( c ) qualem partem volueri sibi, et 31. medietate nos 
qui supra laboratore heredesque nostros in perpetuum. Et si 32. ven- 
dere volueritis vos qui supra pastinatore vestra partem, non a 33. bea- 
tis licentiam halicui persone CO ominum venumdare nisi ad nos su- 

prascripti 34. dominatori ( d ) minus denariis (f), et 

si nos suprascripta dominatione ( e ) comparre ( h ) 55. noluerimus, 

tunc licentia habeatis vendendi, donandi, commu 36. tandi ad tales 
omines quem de suprascripta nostra portione nihil molesti 37. a 

faciad. Et numquam ha nos ncque hab successores (0 nostros aut a 
nobis 38. summissa magna parbaque persona ominum sed etiam 

in omni tempore ( k ) ab omni homines 39. et in omni placito 0) 

stare nos una cum successores nostros et defendere promit 40. ti- 
mus tibi tuisque successoribus. In qua et iuratum dicis Deum omni- 
potentem ( n 41. domili nostri Sergii quarti papae hec omnia que 
presens uius partionaria chartula 42. seriem textus eloquitur, invio- 
labiliter conserbare atque adimplere prò 43. mittimus. Nani, quod 
absit, et quoquo tempore contra hec que supra nota sunt vel ascrìp 
44. ta leguntur contra hagere presumsero, et cunta que ut superius 
legitur non obser 45. vavero, tunc non solum perìurì reatum incur- 
ram, veruni etiam daturi atque coni 46. posituri nos promittimus 
una cum successoribus nostris et defendere promittimus 47. tibi tuis- 
que successores haute omnes litis initium pene nomine auri uncie 



(.1) in in (b) ven mon (e) qa (ci) donni (e) domila (f) pcr.t,- (g) La- 

cuna tiri Usto. (h) Cosi veì testo pei comparare (i) Nel Usto 8UCCCSSCS (k) Nel 

testo omp (l) piaci (ni) optetn 



4 6 <P. fedele 



OCtO, 48. et post poenam absolutionis manente uius chartula seriem 
in suam 49. nihilominus manead firmitatem. Quam scribendam 

roga 50. vi Iohannes qui vocatur Amabilae scriniario et tabellio 

sanctae Romanae 51. Ecclesiae in mense et indictione suprascripta 
octava. 

^ Martinus Domini gratia humilis presbiter et monachus atque 
abbas venerabilis monasteri i Sancti Iohannis et Sancti Babtistae (*) et 
Sancte Cyriace in a[c] charta partionaria manu mea scripsi et testes 
qui subscribere rogavit. 

^ Bonizo 

)$ Leo vir honestus qui vocatur ( b ) Patella, testes. 

>$< Gizzo qui vocatur ( b ) de Gari, teste. 

K^ Iohannes qui vocatur ( b ) Lacerato. 

yfa Bonitto. 

Kp Iohannes Barba, teste. 

^ Ego Iohannes qui vocor O) Amabile scriniarius et tabellio urbis 
Rome( c ) facta compievi et absolvi. 

IV. 

ioii, gennaio 20 (?) 

Maroza, col consenso di Giovanni Folcuino, suo marito, 
e dei suoi figli, concede a Beno « de Marino » una vigna 
posta non lungi dal castello dell 1 Ariccia, col patto di divi- 
derne il frutto. 

Copia Galletti nel coJ. Vat. lat. 7928, e. i;o f_B] ; Bianchini nel cod. Vallic. 
Ti 82, c. 125 [C] : entrambe dall'originale [A]. Questo, ora perduto, era alla fine del 
sec. xviii in casa di Alessandro, fratello dell 'ab. Pier L. Galletti. Cf. Prefazione. La data che 
assegno al documento, corrisponde alla nona indizione : è certamente errato l'anno del 
pontificato di Sergio IV. Pongo a base della presente edizione la copia B più corretta. 

In nomine domini Dei salvatoris nostri Iesu Christi. Anno Deo 
propitio pontifìcatus domni nostri Sergii suturai pontifici et univer- 
sali ( d ) quarti pape 00 in salatissima sede beati Petri apostoli quarto, 
indictione nona, mense ianuario, die vicesima. Quoniam certuni est 
nos Maroza honesta femina (0 presentem et consentientem in hoc (g) 
mihi 1 ) Iohannes vir honestus qui vocatur Folcuino (0 viro meo, atque 

(a) "bb (b) qv (e) Nel testo romrom (d) C pontificis et universalis (e) C 
qui ed in seguito usa il dittongo finale ae (f) C lesse hrem ; così in seguito. (g) C oc 

(h) C michi (i) C Foluino 



Tabularium S. 'Praxedis 47 



consentientem in me ( a ) Leo Domini grati a sancte Romane Ecclesie 
scriniario et Anna honesta femina filii mei, hac die cessissem et cessi 
atque ( h ) tradidi nec non et ad restaurandum et reconciliandum vel 
per omnia allevandum ( c ) in pattern dedi, nullo me cogente neque con- 
tradicente aut vim Baciente set propria et spontanea mea voluntate 
vobis Beno viro honesto qui vocatur de Marino ( d ), tuisque heredibus 
vel cui tibi 0) secundum quod subtus legitur largire et concedere pla- 
cuerit. Idest vinca clusure illa (0 super se in integrimi quem infra 
subscripti affines conclauduntur, cum versulare et introitu atque sedi- 
men (g) ad calcatorio suo ( h ) et cum omnibus ad eam pertinentem. 
Positam territorio Ariciensi non longe ab eodem castello; quod est 
inter affines ab uno latere terra de presbitero Iohannes (0 qui voca- 
tur de Sica ( k ), et a secundo latere via, et (') a tertio latere sedimeli 
de ipsa vinea, et a quarto latere aliam namque via publica : iuris cui 
existent. Unde et liane cessionis restaurationis charta ( m ) tibi contra- 
didi; quem ( n ) ipsa quidem vinea in disertis posita clusure illa (°) super 
se in integrum quem infra subscriptas (p) affines conclauduntur, cum 
versulare (<i) et introitu atque sedimen ad calcatorio suo ponendum ( r ) 
et cum omnibus ad eam ( s ) pertinentem, vos qui supra (0 lavoratores 
de omni tuo expendio propaginare, palare, claudere et per omnia alle- 
vare et restaurare debes, et tunc vinum mundum et acquatum quem 
exinde a primo anno Dominus donaverit, in quatuor dividamus par- 
tibus, tres exinde laguenas vos qui supra lavoratores tolli debetis, 
quarta vero nos qui supra ( u ) dominationes tollere debemus. Nani cum 
Deo iubante vinea ipsa facta et allevata esse debes, tunc sicuti (?) fue- 
rint plenam et conciatam vos qui supra lavoratores per medium divi- 
dere tum ( x ) debetis, et talem exinde medietatem ego qui supra (>') 
dominatrice vel meos heredes tollere debeo ( z ), qualem mihi ( aa ) pla- 
cuerit; aliam vero medietatem cum versulares et introitu atque sedimen 
ad calcatorio suo et cum omnibus ad eam pertinentem vos qui supra 
lavoratores abeas teneas possideas, utendi fruendi possidendi, et si ali- 
quando tibi tuisque heredibus necesse fuerint vendendi, non abeatis 
licentiam nullicui primitus venundare ( bb ) nisi ad me qui supra (y) do- 



(a) me manca in C (b) B cessi et concessi et (e) lì allievandum (d) C Ma- 

rine (e) C vel i tibi (f ) C ciusurclla (g) In C qui ed in seguito redinien 

(h) suo manca in B (i) In C si riproduce l'abbreviazione del testo, ma in maniera illeg- 
gibile, (k) C de Rico, mi sopra la r furono segnale le lettere s ed f (1) In C manca 
et (ni) C chartulam (n) C que (o) C clusurella (p) C subscriptis (q) C vcr- 
sularibus (r) B ad c.ilcatorium ponendum (s) C" eadem (t) C qui ti in seguito 
vostri (u) C vero nostrae; e manca qui supra (v) C sicut (x) Cenni (y) In 
C l'abbreviazione di qui supra non fu intesa e fu riprodotta con tr (z) C debet (aa) C 
michi (bb) C vemmidare 



4 8 <P. fedele 



minationes vel ad meos heredes in pretium quantum iuste adpretiatum 
flierit, minus triginta denariis 00; et si autem emere noluero ( b ), li- 
centiam abeas venundare ( c ) cui volueris ad talem hominem quem in 
nostrani medietatem nihil ( d ) contrarie sit, in vestram 0) vestrisque 
heredibus sit potestatem. Et nunquam a me neque ab heredibus meis 
neque a me summissa magna parvaque persona aliquam 0") aliquando 
habebis (?) questionem aut calumniam : etiam si tibi tuisque heredibus 
necesse fuerint, contra omnes homines stare me una cum heredibus 
meis et defendere promitto omni in tempore gratis. Hec omnia que 
anc cessionis restaurationis charta ( h ) seriem textus eloquitur, inviola- 
viliter conservare atque adimplere promitto. Si enim, quod absit, et 
quoquo tempore ego vel heredibus (0 meis contra tibi tuisque here- 
dibus aut contra hanc cessionis restaurationis charta ( h ) qua sponte 
fieri ( k ) rogavi, agere aut causare presunsero (') , et minime defendere 
potuero aut noluero, tunc datura me promitto ante omnem litis initium 
poene nomine auri uncias tres ebritias, et post soluta poena hanc 
charta ( h ) in sua permanead ( m ) firmitatem. Quam rescribendam ( n ) ro- 
gavi Teuzo scriniarius (°) sancte Romane Ecclesie in mense et indictione 
suprascripta (p) nona. 

Signum >J< manus suprascripta Maroza ( i i) et rogatrice que supra( r ). 

Signum >$< manus suprascripto ( s ) Iohannes et consentiens qui 
supra (*). 

^ Beno vir magnificus qui Capumallo vocor. 

^ Leo vir honestus de Gottifredo. 

k|h Romanus vir honestus filio Urso de Matrona. 

>$4 Iohannes de Aricia filio Leo de Benefacta. 

>fr Lupo de Grimaldo. 
Ego Teuzo scriniarius et tabellio urbis Rome compievi et absolvi. 

V. 

1030, ottobre 15. 

Giovanni « inlustrissimus vir qui vocatur de donno Ieor- 
« gius » e Bona « inlustrissima femina » donano all'abate 
Lioto, per la costruzione di un monastero, la chiesa dei 
Ss. Primitivo e Niccolò, presso il lago Burrano. 

(a) B C cfen (b) B nolueris (e) C venumdare (d) C nichil (e) C vestrum 
(f) B aliquam aliquam (g) C abebitis (h) C chartula (i) B heredes (k) C seri 

(1) C praesumsero (m) B permaneat (n) C senbendam (o) C scriniarium 

(p) C supradicta (q) C manus supradicta Maroza; B manus mea Maroza (r) C ro- 
gatrice tr ; B rogatrice que sum histius (s) C supradicto (t) C et consentien ; B 
consentiens huius 



T abul arium S. c Praxedìs 49 



Originale [A]. Copia semplice in minuscola del xn secolo [B]. Copia autentica del 1261 
dello scriniario « Peregrinus » [C]. Galletti nel cod. Vat. lat. 7928, e. 187, da C; Bian- 
chini nel cod. Vallic. T, 82, e. 1, da A. Notizia sommaria nel cod. Barb. lat. 3221, e. 18, 
nel cod. Barb. lat. 2375, e. 252, nel cod. Ottobon. 2559 D, e. 90 e nel Van de Viviki , 
ras. cit..n. 5. 

Pierluigi Galletti, Del primiceri) della santa Seiie apostolica, Roma, 1776, p. 268, da C . 

L'originale è di assai difficile lettura non solo per la difficoltà intrinseca della corsiva 
del notaio tiburtino Teodemondo, ma anche perchè la pergamena ci è giunta danneggiata 
dalla corrosione e dall'umidità. Sul verso di mano dello stesso Teodemondo sta scritto 
« f donnus Iohannes et donna Bona charta ad monasterium facien[dum] in perpetuum .... 

« de ecclesia Sancti Primo cum terris cur[tis] de de aqui- 

« molfum] et sandalum et cum omnibus suis pertinentiis donno Lioto abbati, f Godcifredu 
« Roculino. f Litulfus qui vocatur de Sabino, f Netto qui vocatur de Mazano. f Gisbaldus 
«de Urbis, f Guido filius Mainardus». Questa notizia dorsale di mano del notaio, conte- 
nente la notizia dell'atto e dei testimoni, insieme con quella della carta del 1010, maggio 24, 
nella quale probabilmente la notizia dorsale è di mano dell'autore del documento, sono le 
sole di tal genere che io abbia finora veduto nelle carte medievali romane, mentre, come e 
noto, esse abbondano altrove. Le sottoscrizioni sono di mano del notaio ; ma ritengo auto- 
grafe le croci. 

1. [►£< In nomine domini Dei] salvatoris nostri Iesu Christi. Anno 
Deo propitio pontifìcatus domni nostri CO Iohanni summi pontifici et 
universali C p ) nona decimo pape [in salatissima sede 2. beati Petri] 
apostoli anno settimo, mense (0 odtuber et dies quinta decima. Qui vult 

edificare mones[teria], pri[us] 3 (d) 

et ecclesie revocet utilem et fbret et prò inponat edificium lice itaque 

ante piis et venerabilibus («) locis filii 

4 ubi otinead cunventio firmitatem, tamen prò longinquio- 

ribus temporibus quia mense (0 um[ana ete]r[na]liter et retinere [mi- 
nime poterit, 5. necesse est ut](g) unde inter ipsi convenerid, per 
cribtureCO testimoni rovorentur et, quandoque necesse conqueri[t], omne 
totius litis amovead q[uestionem 6. . . . per in]difinitis temporibus 
donno ( h ) et sancto merito venerabili monasterio(') Sancti Primi et 
Sancti NiscolaiO) qui ponitur in locum qui vocatur Gabis propemque 
lacum qui vocatur Bur 7. [rano, in] quo est alme congregatione et 
monasterium ( m ) edificare voluerid, videlicem donnus ( n ) Lioto venerabili 
presbitero et monahus adque aieliscos abba cum 8. [:unta] congre- 
gationes eius fratrum serborum Dei eiusdem venerabilis monasterii (0 
introeuntibus et intrantibus et comanentibus eiusdem venerabilis (<0 su- 



(a) dnn (b) pon et univcr^ (e) R legge septimo indictione quinta ; C legge 
septimo indictione .mix.; ma non vedo in A dopo settimo altra parola che mense (d) B 
prius per consensum portes ; C prius Iohanni descidibilis vite. Prima di et ec- 
clesie vedo in A il termine di ima parola che sembra . . . lie (e) ven (f) Così in A 

(fO_B minime poterit ,■ C minime poterit necesse est ut (h) A dnn (i) A ven 

mon (1) In A è incerto se debba leggersi Nikolai o Niscolai : in altri casi ti segno adope- 
rato qui forse per la lettera k, sembra certo debba leggersi se (ni) A man (n) A dnn 

Archivio della R. Società romana di storia patria. Voi. XX VII. 4 



5 o T. fedele 



prascripto monasterio 00 in perpetuimi ad 9. [ma]ior usque ad parbi 
in Domino salute laus et gloria eterna domino Deo omipotenti qui di- 
gnatus est per magna misericordia eius uniienitus fi io. [lium] suum 
dominimi nostrum Iesus Cristu per uterum vrrginis sancti( b ) Dei ieni- 
tris Marie [mit]tere in mundum ut salbare ienus umanus et per san- 
ctas pas[s II. iones] et vivifiscare universas per gloria et resurrexione 
ut ita (0 per beatos apostolos suos totum mundum inluminare in tene- 
brìs positum 12. [et per] sancti Spiritum qui efusus est per orbi 
terrarum per gratiam sancti beatis martiris * * ( d ) vero deitatis hu- 
ni versa terram replead omis caro re 13. versu sunt et cognove- 
runt creatorem suum ut scribtum est ut unusquisque destinantes oc- 

currere de propriis manibus veluti abere .... 14 r Deo 

oferent, ut fratris nostris quod destringid necessitas, aliquam valeas 
consulatione accipere( e ), ita ergo et nos prò nostris delectis 1 5. [ut ab] 
ipso domino Deo nostro futura eterna gaudium cum electi suis possidere 
et electis gaudiis mereamus. Pro quibus nobis videlicem donnus Iohannes 
16. [inlustrissimo] vir(0 de urbi Romen qui vocatur(g) de donno ( h ) Ieor- 
gius vone memorie et donna ( h ) Bona inlustrissima femina de( b ) prò 
redentione [anime nostre et anime parento 17. rum] nos[t]r[orum] 
qui paterna (0 vel materna etiam prò iure parentorum nostrorum et 
veniam omnia delictorum nostrorum, h[ac die presenti donamus( k ), 
cedimus, tradimus 18. et inrevo]scabiliter largimus adque oferimus 
ad monasterium faciendum nullo nobis cogentem neque contradlcentem 
aut [vim] facientem set propfria spont] 1 9. aneaque nostre volun- 
tatis vobis suprascripto donno ( h ) Lioto venerabili presbitero et monahus 
adque aieliscos abbas 0) et cunta eius congregatione alme [monasterii 
congreg] 20. atione titulu ad maiori usque ad minori introeuntibus 
et comanentibus in eodem suprascripto monasterio pro( m ) ordonamus 
et oferimus de nostra substantia [prò amore] ( n ) 2 1 . Dei et in timore 
regendum et sacro obseque persolbendum imnis canones(°) ad laudibus 
secundum pii patris nostris regula sancti Benedicti die no 22. ctuque 
Deo aiere non cessatis(p) in perpetuum. Idest suprascriptam ecclesiam (q) 
Sancti Primitibi cum alii sancti martiris qui ibunt ( r ) requiescunt, qui est 
ad onorem Dei monasterium 0) 23. [lon]go tempore facta et modo a 
nobiter contruendum( r ),cum corte sua et cum cellis in integro (0 antique 
et nobe cum parietinis antiqui et iuntis aut 24. [i]acentis, ite cum terris 



(a) A mon (b) Così in A (e) Così panni in A ; B ut tamen ; C veruntamen 

(d) Lacuna in A (e) acci su rasura. (f) B domnum Iohannem illustrissimo de urbi ; 

C domnum Iohannes in ... . de urbi (g) A qv (h) A dnn (i) B nostrorum omnia 
que paterna ; C nostrorum qui paterna (k) B donamus ; Cdonabimus (1) A af)t> 

(m) Così parmi in A. B C propter (n") Così C ; B legge seu cellis (o) Od imni 

scanones (?) (p) A ce^£ (q) A ecclesia (r) Così in A (s) ^ mon (t) A in in 



Tabular inni S. 'Praxedis 51 



•et vineis et silbis, salectis cum arboribus pumiferis vel infructiferid ( a ) 
et medietate ( b ) de uno aquimolum cum sandalo uno in suprascripto 
lacu 2 5 . [omni] ( c ) tempore et cum omnibus ad eorum pertinentibus 
ieneraliter et cum introita exoita earum et cum omibus ad eorum per- 
tinentibus, possita ( d ) sicut infra con[s 26. crip]te( e ) et consortoribus 
<ontigid. Et concedimus scasalem de terram in integro (Q uno cum 
arboribus in locum qui vocatur Petie Maiore in scasale(g) de Saquisa( h ), 
et inter afines ab uno 27. [latere] pantano qui vocatur (0 de Azo 

usque in flubio Tiberio, a secundum latere suprascripto flubio, a tertio 
latere rigo maiore, a quarto latere vineamOO et terram de suprascripti 
<jona[tori] 28. qui detinet ipsi suprascripti donatori (0 terra qui detinet 
Leo de Scoriso( m ) et de Merco in locum qui vocatur ScorsanoO). Totum 
suprascripto scasale cum suis pertinentiis concedimus vobis sicuti infra 
costans afines (°) c[on] 29. tradimus(p) ut omni tempore suprascripto 
monasterio (l) per scapite permanead in perpetuum, posito per afines 
et consortoribus vero veracite sicut per eorum voscabuli constad, 
50. [s]ic eas in suprascripto monasterio(q) concedimus sicuti infra afinis 
constad, sicuti nobis evenit da paterna vel da materna aut per stru- 
mentimi] cartula sibe per qualecum 3 1 . que niodis venisset vel per- 
tinere debuissi, et similiter sic ea donamus in suprascripto monasterio 
permanead in vestris [vestrisque successoribus ibidem serbientibus vel 
coni] manenti ( r ). 32. Sub eo vero videlicem ratione ut non abeatis 
licentiam de suprascripto monasterio cum omibus suis pertinentiis [ven- 
dere neque donare adque commutare que vobis] ( s ) 33. concedimus, 
per lunlusO) modis ingenii dare in palatio neque in piscopio neque in 
alium ornine neque in nulla [alia persona, et sit semper in successo- 
ribus suprascripti donatori cum suis heredibus amodo] (0 34. usque 
in fine mundi sine lite de suprascripto donatore ( u ) cum suis heredibus. 
Et se( v ) in alium locum volumus midtere neque in alia persona [su- 
prascripta cartula inanes et bacua vobis vestrisque succe] ( x ) 35. sso- 
ribus tenere et possidere debeat omnia ut (y) superius legitur, et in onibus 
temporibus per scaput monasterio (q) dirigamus. Et si fortasse [et quidem 



(a) Così in A (b) A mecT (e) In C Licinia. (d) A pofyff (e) B infra con- 

sistunt ; C infra conscripten (f) A in in (g) sale aggiunto tuli' interlineo da prima 

mano. (h) Cosi leggono B e C ; in A la lettura è incerta. (i) A qv (k) A vin (1) In 

A, sembra, doni (m) In A lettura incerta. (n) in locum qui vocatur Scorsano aggiunto 
urli' interlineo da prima mano. (o) Coti par mi in A ; B e C leggono infra os (p) A 

c[on]tracJ (q) A mon (r) B vestrisque successoribus ibidem serbientibus et com] ; 

C vestrisque personis ibidem serbientibus vel com] (s) B que absit (t) Supplisco 

da C; B ha alia persona nisi osent per in suprascripto donatore cuius heredibus a modo 
(u) A don (v) Così in A per si (x) Supplisca ila C; in />' vacua per bacua t manca 

succe (y) ut nell'interlinea. 



52 T. fedele 



de suprascripta abbas qui modo maneat ibi] ( a ) 36. et ordinare fuerid 
et mortuus fuerid prò decessu veius ( b ) suprascripto abbate, non abeatis 
licentiaper nullus modis ingenium ad ordinare neque in pal[ationeque in] 
37. nullo dominatione. Et sit una cum nos suprascripti donatori (0 vel 
eredibus nostris veniamus in eodem suprascripto monasterio una cum 
vestra alme congregatione fratrum monasterii( d ) ad ma 38. [iori] 
usque ad minori de ibso monasterio eligamus abbatem 0) qualis a nobis 
placavilis (0 est et ibsis fratre per massima scaritatem eum eligat ibso 
monasterio ad reiendum ... 39. [man]ead(g) ibso suprascripto 

monasterio ad nulla magna parbaque persona alienare neque subiugare. 
Etiam et repromidtimus vobis ut super donatori (0 huna cum heredibus 
nostris ut [qu 40. andiu cum]querendis ( h ) donaberit in prefato mo- 
nasterio aut fidelissimis cristianis vel vobis parare et aquirere potue- 
rimus, non abeatis licentia per nullam (0 ma[lum 41. injgenium 

de suprascripto monasterio tollere aut alienare, set semper in vestra 
vestrisque successoribus permanead potestatem. Deu scit omnia qua ob 
nulla cupiditatem scau[sam 42. fajcimus nisi prò amore Dei omni- 
potentem et( k ) de suprascripto monasterio Sancti Primitibi cum sociis 
suis ut Domini de pescatis nostris vel parentorum nostrorum abead 
indulgentia 43. [et ut] aliquantulum percipere baleamus que dicit : 
euie serbe bone et fidelis qui i pausca fuisti fidelis, supra multa te 
constituam, intra in gaudium 0) 44. Domini tui. Si quis de is do- 
nationis que nos oferre recusabib, aliquit subtrahere presumserimusf m ), 
sibi magna parbaque persona, nuc autem qui aiienandi esti[mave] 
45. rit'O»), ille et pulsus da regno Dei et da trecentum et octo patris si 
anahematis vincula inodatus cum Iuda traditore cruciatus. Hac die 
presenti 46. [donationis] (°) scartula in suprascripto monasterio con- 
tradedimus, prò quam etiam suprascriptam ecclesiam(p) ad monasterium 
contruendum cum scorte et circuitum suum et c[um omni]bus ad eorum 
pertinentibus, ut superi 47. [u]s legitur, hac die presenti abeatis, 

possideatis, teneatis, utendi, fruendi in vestrum et salarium ibsius mo- 
nasterii(q) vel quicquit de suprascripto monasterio de is onibus fa[c] 
48. ere sibe peraiere volueritis in vestra vestrisque successoribus sit 
potestatem ab itso( r ) placito sicut ut superius legitur, set in oni tem- 
pore av oni ornine in o 49. ni loco ubi vobis vestrisque successo- 
ribus necesse fuerid, stare nos huna cum heredibus nostris defendere 



(a) Supplisco da C; B de ssuprascripto abbate qui modo ibi (b) A prò dece^,y veius 
(e) A don (d) A moti (e) A at)t> (f) In A cavilis corretto di su altre lettere da 
prima mano. (g) In C lacuna. (h) B C quandiu cumquirendis (i) A nulla 

(k) et nell' interlineo. (1) A gaucT (m) p corretto da d (n) Cosi parmi in A ; B C 

tempftiverit (o) Supplisco da B ; in C lacuna. (p) A ecclesia (q) A mon (r) Cosr 
in A 



Tabular ium S. ^Praxedis 53 



promidtimus vobis vestrisque successoribus. In quam et iuratus dici per 
Deum onipote[ntem] 50. sancte Scdis apostolice domni nostri 0) 

Iohanni pape hec omnia que uius charta ofertione continere videntur, 
invioìaviliter conserbare adque adinplere promidtimus de i 51. s 

omibus notatam vel ascribta leguntur contra aiere aut causare presun- 
serimus per covis( b ) modis ìngenii quod sensum umano capere vel in- 
telligere pò 52. terid, tue non solum periuri reatum incurra verum 
etiam daturi promidtimus huna cuna heredibus et successoribus nostris 
vobis vestrisque successoribus ante ome litis ini 53. [tium] pene 

nonien coponere auri etbritie huncie sex, et post pena obsolutionis ma- 
nentem ha charta ofe[rtionis in sua semper scrip]to( c ) monasterio do- 
nata ( d ) manea 54. firmitatem. Quam ascribendum rogavimus Teu- 
demundum virum et tabelio civitate ( e ) Tiburtina [in mense et indictione 
suprascripta decima quajrta (0. Signum man 55. [us] v-p supra- 

scripto donnus(g) Iohannes inlustris de urbis Romen seum >J< donna (g) 
Bona inlustrissima femina de in an [chartja [scribere fie]ri rogavimus. 

>fa Godtifredus vir magnificus ( h ) qui vocatur (0 Roculino, testes. 

>J< Litolfus vir magnificus qui vocatur de Sabini, testes. 

ifc Nedto( k ) vir magnificus qui vocatur de Mazano, testes. 

vp Gisibuldus vir magnificus qui vocatur de urbis Romen. 

►J( Guido filius [MaijnardusO, testes. 

Ego Teudemundum in Dei nomen virum et tabelio [cibitate( m ) Tibur]- 
tina scriptor huius charta facta conpievi et absolbi. 

VI. 

103 1, settembre 1 - 1032 giugno. 

Lioto, abate del monastero di S. Primo presso il lago 
Burrano, concede, fino alla terza generazióne, a Romano 
« qui vocatur Sartore » una vigna posta nel territorio del 
castello « Columna Sisti », nel casale ((Salvatore». 

Originale [A]. Copie: Galletti nel ceni. Vat. kit. 7928, e. 190; Bianchini nel cod. 
Valltc. T, 82, e. 43, da A. Transunto nel cod. Barb. lat. 2375, e. 252. 

Mancano al documento le note cronologiche del mese e del giorno. La data va quindi 
posta fra i due limiti estremi dell'inizio dell'indizione xv e la fine dell'ottavo anno di Gio- 

(a) dnn (b) co nell'interlinea. (e) Così B e C (d) A don (e) A civi 

(f) li C suprascripta quarta L'indizione è sentii dubbio la XIV; via non so se ! 
debba attribuirsi alle copie farsi risalire all'originale. (g) dnn (h) A vim qui ed in 

seguito. (i) A qv qui ed in seguilo. (k) Cosi panni in A ; lì Benedictus ; C Netti 

(1) B Guido de Mainardus (m) B de Civita; C civitatis 



54 *P. fedele 



vanni XIX che cade, come io dimostrai (et". Carte del monastero dei Ss. Cosma e Damiani 
nel voi. XXH di questo Archivio, p, 57, in nota), il 28 o 29 giugno del 1032. Le sotto- 
scrizioni in minuscola sono di mano del notaio; ma autografe sono le croci. Le parole 
■ toti sumus rogati tcstes», dopo 1' ultimo testimone, furono aggiunte in corsiva dallo 
scriniario, in tempo, sembra, posteriore al testo. Sul verso di mano del secolo xm : « Car- 
« tuia de vineis de Collimila». 

I. y£ In nomine domini Dei salvatoris nostri Iesu Christi. Anno 
Deo propitio pontificatus domni nostri Iohannes 0) summi pontifici 
et u 2. niversali 0) nonodecimi papae in sacratissima sede beati 
Petri apostoli octabo, imperante domno nostro Chounra 3. dus (0 
a Deo coronatus magno imperatore ( d ), indictione quintadecima, mense 
***** 0) 4. Quisquis actionibus veneravilium locorum 
presen dincnoscitur, incuntanter eorutilitatibus ( c ) ut proficiant (0 cum 
5. summa diligentia procurare festinet. Placuit igitur cum Christi auxi- 
lio atque convenit inter Hliotus 6. venerali (g) abbas de benerali ( h > 
monasterio Sancti Primus qui 0) positum in via Gavinensis (0 non longe 
ad lacum qui vocatur ( m ) Burranum, 7. ut cum Domini aiutorio ( n ) 
suscipere debeant a suprascripto Liotus veneralis (°) abbas het vos di- 
versis (p) Romanus qui vocaris ( m ) Sartore et avitatore 8. in urbem 

Rome heredibus et successonbus vestris da suprascripto monasterio vel 
a cunta congregatone (q) monachoru heidem venerali (°) monasterio 
9. sivi consentientibus, sic[ut et susceperunt conductio]nis monasterii. 
Idest unum petium de vinea quantum ( r ) inter a io. ffines con- 

clusum est cum infra se cum super se abènte[m cum] introito exoito 
suo in via publica et cu omnibus ad eas 0) per 1 1 . tinentibus. Po- 
sito territorio Rateilo (0 qui vocatur ( m ) Columna Sisti in casale qui 
vocatur ( m ) Salvatore; inter ( u ) affines ab uno latere 12. vinea de 
Vibo, et a secundo latere vinea de Romanus, et a tertio latere vinea 
de Bocco, et a quarto latere vine 13. a de Iohannes de Rosa. Ita 
ipsorum studio eorumque labore suprascripta possideatis heredibus et 
successoribus vestris vineam ipsa in integro ( v ) in onibus 14. te- 
nere et possidere debeant, ad melioram faciendum Deo iubantem cul- 
tura perducant ipsi, heredes ( x ) et successoribusque ipsorum prò fu 
15. turi usque in tertium gradum tertium heredem O) tertiam gene- 
rationes tertiam personam (y), hoc est ipsi suprascripti filii et nepo- 
tesque ip 16. sorum et filii leghimi procreati; quod si vero filii et 

(a) Iohs (b) univer^- (e) Cosi nel testo. (d) Nel testo imp sen\a segno dì 

abbreviazione. (e) Lacuna nel testo. (f ) Nel testo proficia che può forse interpretarsi 
proficiam (g) venrali (h) dbr.erali (i) q 5 (1) gavinen.y^ (m) qv (n) aiu- 
torio aggiunto nell' interlineo da prima mano. (o) ven (p) dver^ (q) Nel testo co- 
gregatione (r) Nel lesto quatum (s) ajas (t) Cosi nel testo. (u) Nel testo iter 
(v) in in (x) hd (y) per£ 



Tabular ium S. ^Praxedis 55 



nepotes minime fuerit, uni etiam extranea persona (•) cui vo 17. luc- 
ritis ( b ), relinquendi aveatis eam licentiam, excepto piis locis vel publi- 
cum numcrum militum seum ban 18. do, servato dumtaxat in [om- 

ni]bus propr[ietas et i]us suprascripto venerali (0 monasterio. Pro quam 
etiam ipsa supraseripta vinea 19. quod est per logitudo et per latitudo 
quantum inter affines conclusum est, cum introito exoito suo et cum 
omnibus ad eam 20. pertinentibus, possita ( d ) suprascripto territorio 
dare adque interré debeant insuper excepto h monasterio h ( c ) sin 
21. gulis quibusque annis sine aliqua moraCO vel dilatione (g) et pensione 
denario ( h ) duoO). Conpleta bero tertiam 22. generatione, tunc ipsa 
supraseripta vinea sicuti fuerit cultas et melioratas, ad ipso suprascripto 
monasterio cuius 23. est proprietas in integro modis omnibus reber- 
tatur, ut quisquisdem eiusdem veneralis monasterii (0 contrage 24. ris, 
iterum locandi quibus maluerit, livera abeamt sine aliquam ambigita- 
tem licentiam. De qua re et de quibus 25. suprascriptum iuratus 
dicut ( m ) vextrasque partes per Deum omnipotentem sancteque Sedis 
apostolicce domni nostri Iohannes ( n ) sancti papae hec omnia 26. que 
uius placiti chartula serien testus eloqjuitur, injviolaviliter conservare 
adque inplere prò 27. mitto. Quod si quisquam eorum contra uius 
placiti chartula conventionis chartula serien in toto partem ei 28. quo- 
livet modo venire temtaverit, tum non solum periurii reatum incurra 
veruni etiam daturo me heredibus (°) 29. et successoribusque suos 
promitto tunc pars partes fiden servantes ante omnen litis initium 
pene nomea auri 30. micie tres ebricias, et post pene apsolutio- 
nem manentem uius chartula in suam hrmitatem. Has abendam uni- 
forme 31. uno tenore concriptas (?) mihi chartula per manus Se- 
bastianus in Dei nomen scriniarius sancte Lavicanen 32. sis 

heclesiis Oi) scribendum pariter dictaberunt ( r ) easque propriis manibus 
roborantes testibus a se rogiti 33. olulerunt ( s ), sivi invicem tradi- 
derunt (0 sup stipulatione et pensione solenniter interpositum. Ac 
34. tus Rome die ( u ) anno in mense et indictione supraseripta quinta 
decima. 

Singnum vji manun suprascripto Romanus vir magnificus ( v ) qui vo- 
catur ( x ) Sartore qui anc chartula acpare gratis et volumtarie scribere 
iussit. 



(a) pcr^- (b) Nel testo cui vojcui volueritia (e) ven (d) pow (e) Nel 

testo le parole excepto e monasterio sono seguite da un h : che sia invece un segno d'espun- 
zione? (f) Nel testo aliqua ora (g) illationc (h) Nel testo denrio (ì) In A d di 
duo segue rasura di una lettera. (1) veli mon (ni) Cosi nel testo. (n) Iohs (o) luf 

s 
(p) Cosi nel lesto. (q) !a\ icancti.i,.^ bectjj (r) Nel lesto dictaberu da interpretaci 

s s 

forte dictaberum (s) otukru (t) trarfderu (u) de (v)vim (x) qv 



5 6 <P. fedele 



>J4 Romanus de Danielis presbiter in ac chartula, testes. 
>J< Maio tessitore in ani (*) chartula, testes. 

ffr Beno filius de Franco de Pocco in ac chartula; toti sumus ro- 
gati testes. 

Ego Sebastianus in Dei nomen scriniarius sancte Lavicanensis hecle- 
siis 0) qui suscriptorum uius chartula conplevit et asolvit. 



VII. 

1056, novembre 25. 

Giovanni di Pietro dona a Maria sua futura sposa una 
libra d'argento e parte di tutta la sua proprietà. 

Originale [A]. Copia Galletti nel cod. Vat. lat. 7928, e. 191. 

Le sottoscrizioni in minuscola sono di mano del notaio : non furono segnate le croci 
avanti ai nomi dei testimoni. 

1. vp In nomine Domini. Anno secundo pontificatus domni no- 
stri Victoris secundi papae, indictione decima, mense nobe[n] 2. ber, 
diae vicesima quinta. Ego quidem Iohannis de Petro quondam filius, 
ha pres[en] 3. ti enim diae dono, concedo, trado et inrevocabiliter 
largior sponte mea tibi 4. autem Maria ohnesta puella dulcissima 
hatque amantissima cum divina gratia sponsa mea quam 5. in ma- 
trimonio sortire visa sum divina fabentem gratia, sinplicis donationis 
tuae 6. omnia iuris mei et inrevocabiliter tradens a die presenti. 
Idest stimationis 7. unius asse stimatos do tibi argenti ( c ) do[n]orum 
libras unam, nec non et sex in integrum( d ) 8. legitimae principalis 
uncie( e ) totius substantiae seu hereditatis meae mobilae vel 9. in- 
mobilae vel a sese mobentibus de quantum nunhc abeo et usque dum 
vixero abere pò io. tuero, ubi mihi legem et rationem competit vel 
competere potest. Hec omnia 1 1 . que ut superius missum est, tibi 
quae supra sponsa mea a presenti diae abeas, teneas, possideas, 1 2. ven- 
dendi, donandi, commutandi in tibi tuisque heredibus sit potestatem, 
quiha ista omnia specialiter 13. mihi complacui tuae karissimae 

personae concedere. Et hec omnia que sunt 14. notata, liventer 

adinplere promitto ; quod si in tenpore ego vel heredibus meis aut 
i). a nobis summissa persona contra hanc chartula hagere voluerimus 
per qualiscumque ingeniy, componamus 16. tibi vel tuis heredibus 
auri optimi unciasOO sex, et anc chartula senper sit firma. Quam scriben 

s . 

(a) a (b) lavicanen/ hecìff (e) arg (d) in in (e) unci 



Tabularium S. "Praxedis 57 



17. dam rogavi Crescendi» scriniarius sanctae Romanae Ecclesiae in 
mense et indictionc suprascripta .x. 

Signum ^ manus suprascripto Iohannis de Petro qui anc char- 
tula fieri precavit. 

Iohannis Adulterino. 

Romano de Iohannis de Anna. 

Senioritto frater eius. 

Beno de Cericam. 

Iohannis de Arehipresbitero Salecco. 

►I< Ego Crescentius scriniarius compievi et absolvi. 

Vili. 

1060, febbraio 14. 

Giovanni, arcicanonico della chiesa di S. Giovanni a porta 
Latina, concede in enfiteusi perpetua a Luca, abate di S. Maria 
di Grottaferrata, la chiesa di S. Primitivo con case e terreni, 
e la metà del lago Burrano, fuori della porta Maggiore, nel 
fondo chiamato « Burranum et Pastoricio ». 

Originale [A], Copie: Galletti nel cod. Vat. lat. 7928, e. 192; Bianchini nel 
cod. Vallic. T, 82, e. 50, da A . Notizia sommaria nelle carte Van de Vivere, bihl. Vitt. Em. 
Mss. Gesuitici, 554, Archiv. tuonasi. S. Praxedis n. 1, e nel cod. Ottobon. lat. 2548 B, e. 46. 
Pierluigi Galletti, Del prinn'cero, p. 283, da A. 

Le sottoscrizioni, tranne la prima in corsiva e forse autografa, sono in minuscola e 
di mano del notaio, ma furono scritte in tempo e con inchiostro diverso dal testo. Auto- 
grafe sono le croci. Queste mancano avanti al secondo ed al terzo testimone. Sul verso di 
mano del secolo xm : «Carta Sancii Primi qualiter fuit data Sancte Marie Grotaferata ». 

1. ^ I n nomine domini Dei salvatoris nostri Iesu Christi. Anno 
secundo in sacratissima sede beati Retri apostoli domili Nycolay se- 
cundi papae, indictione tertia decima, 2. mense februario, diae quarta 
decima. Si inter homines id consuetudine observatur ut in eum quem 
quilibet amat, donum perpetuimi faciat, 3. quanto magis et inter 

sacras hecclesias convenit observari, ut amoris causa hecclesia in fila 
transferat, quod ipsa in heternum possidere debeat: 4. quod etiam 
concordato) legibus mundanis que licentiam tribuunt hecclesiis con- 
tractus perpetuitatem inter se facerent, et heternam rerum emphiteusin 
ab invi 5. ceni ad invicem transscribere, sicut in centesimo octo- 
gesimo octavo capitalo prime partis Novelle ita promulgatur, ut liceat 

(a) // secondo C corretto su n 



58 <P. fedele 



hccclesiis et aliis venerabilibus locis perpetuo inter 6. se contractos 
hemphiteuseos facere. Quapropter placuit domno Iohanni religiosissimo 
archikanonico venerabili kanonice Sancti Iohannis evangelistae que 
ponitur ( a ) ad portarti Latinam seu Petr[o] 7. presbitero secundo et 
Barone presbitero tertio per consensi! ( b ) ceterorum eiusdem kanonice 
presbiterorum concedere et largiri et fmetenus confirmari domnum 
Lucani venerabili abbate 8. Sanctae Dei genitricis Mariae que po- 
nitur (*) in locum quod nuncupatur Cripta Ferrata, eiusque successo- 
ribus et confratribus ad tenendum ac possidendum iure hemphiteuseos 
ini perpetuum. Idest hecclesiam unam 9. in integrum ad honorem 
sancti Primitivi constructam cum capitulis et ornamentis, libris quoque 
et paramentis suis, domibus vero et cellis suis, vineis autem et ortuis, 
io. et cum omni ornatu ipsius, cum diversis pomatis sive arboribus 
fructiferis vel infructiferis, una cum quattuor pedicas terre sementari- 
ciae ad quattuor paria boum 11. omni tempore laborandum suffi- 
cientia, nec non clusura maiore prope eadem hecclesia, sicuti a fossatis 
circum clausa est; infra quam eadem clusura exseeptis vineis 12. et 
ortuis si tanta est terra sementaricia, ut plus quam sex modiorum tri- 
tici capiat, quanta superest in numero quattuor pedicarum computetur ; 
cum medietatem de 13. totani alia terra sementaricia, et silvis et 
pascua qui appellabatur Pastoricia vel Pantana, pariterque medietatem 
de totum lacum unum in integrum qui vocatur( c ) 14. Burranum 

quod est duodecim in integrum principales( d ) unciae, cum medieta- 
tem ( e ) de litoralibus et piscationibus suis, et medietatem de omnia alia 
hereditate in integrum que in acquisitionibus Sancti 15. Iohannis 

continet cum suis omnibus pertinentiis. Positam foris porta Maiore mi- 
liario ab urbe Roma plus minus duodecimo in suprascriptum fundum 
qui vocatur(0 Burranum et Pastoricio vel si quis alii[s vo] 16. ca- 

bulis nuncupantur; inter affines ab uno latere rivo Sancti Iuliani, et 
exinde recte per limite qui est super eadem rivo usque in Termuli, et 
deinde pergente in plaga[rio] 17. qui vocaturCO Aura, et per ipsa 
Aura ducente usque in silice antiqua quae est infra pantano, et deinde 
per ipsa silice revertente in loco ubi dicitur Aqua Putea, et exi[nde] .... 
18. in miliario, et ab ipso miliario ambulante usque in suprascripto 
rivo Sancti Iuliani qui est primis finis. Continet autem infra hos fines 
alteram medietatem Sancti Iohannis exseepto quod 19. superius 
legitur, quod est peculiarem Sanctae Mariae datum: iuris praedictae 
venerabilis kanonice. Ita ut eorum studio eorumque labore suprascri- 
ptus abbas eiusque successoribus et confratribus in eodem monasterio 



(a) qp (b) sen aggiunto nell'interlinea forse da altra mano, (e) qvoc (d) prin- 
ipal (e) med (f) qv 



Tabular hi m S. Traxedis 59 



20. [com]manentibus hecclesiam ipsam totani cum omni ornatu suo 
et domibus et quattuor pedicas terre sementaricia ad quattuor paria 
boum sufficientia, cum medietatemCO 21. [de] tota alia terra se- 
mentaricia et silvas et pascua vel pantana cum omnibus vineis et or- 
tuis pomatis vel impomatis que sunt infra clusuram maiorem infr[a] 
22. quam exseeptis vineis et ortuis, si tanta est terra sementaricia ut 
quam sex modiorum tritici capiat, quanta superest in numero quattuor 
pedicarum computetur, et medietatem («) la 23. ci predicti in om- 
nibus tenere et im perpetuum possidere debeant ; et si aliquo tempore 
eis necesse intervenerint, tunc servitoribus Sancti Iohannis cum suis 
acquisitionibus ad servitoribus Sanctae 24. Mariae semper defendere 
debent. Convenit itaque inter eos quod si abbas ipse vel eius succes- 
sores perpetualem rectorem in eadem hecclesia ordinare voluerit, semper 
25. cum consensu archipresbiteri Sancti Iohannis fiat; si vero aliter fuerit, 
ipsa ordinatio prò nihilo abeatur. Et si abbas vel suis successoribus per 
se aut per suum nuntium exinde eos appella 26. verint, et ipsi 

consentire distulerint, tunc licentiam habeat abbas Sanctae Mariae 
sine omni remotione ibidem rectorem ordinare. Et si archipresbiter 
Sancti Iohannis vel presbiter 27. vel missus eorum ibidem adve- 

nerit, sustentationem et preparationem ibi habere debent secundum pos- 
sibilitatem loci ; similiter et ministeriale eorum dum ibi fuerit prò quarta 
28. tempore hestivo colligenda et ibi, si voluerit, reponenda, ita ut ipsa 
quarta per ministeriales Sanctae Mariae et Sancti Iohannis colligatur, 
et per mediun dividatur. Et si in ipso loco fuerit 29. mei aut cera, 
et si monachi iam dicti monasterii cere et mellis acciperint, et pre- 
sbiteri Sancti Iohannis accipiant, ita ut de quinque partes monachi tres 
partes, presbiteri 30. duas accipiant. Et quicquid in lacum prescriptum 
modo detinent monachi vel detinebunt, aut presbiteri Sancti Iohannis 
detenituri eorumque successores erunt, semper per medium 31. ha- 
beantur, ita tamen ut presbiteri Sancti Iohannis piscatoribus cum san- 
dalis et retibus per medium mittant, similiter et monachi Sanctae Ma- 
riae per medium introducane et sic coaequaliter 32. detineant et 
dividant. Pro quibus etiam dare atque prò omnibus inferre debeant 
servitores Sanctae Mariae ad servitores Sancti Iohannis pensionis no- 
mine singulis annis in festivitate sancti Iohannis 33. Evangelistae 
denariosO 1 ) tres. Et hec omnia utrasque partes observare et adimplere 
promittunt. Quod si quisquam eorum contra huius placitis conventio- 
nisque chartulae in totam partemve eorum quoli 34. bet modo 
venire temptaverint, tunc det pars infidelis parti fidem servanti poene 
nomine duas auri obtimi libras, et post hanc poenam chartula ista et 

(a) med (h) dai 



6o <P. fedele 



quod in ea legitur, firmum semper mancat. 35. As autem duas uni- 
fòrmes uno tenore conscriptas chartulas mihi Iohanni Dei nutu san- 
ctae Romanae Hecclesiae scriniarius et iudex Albanensis scribendas pa- 
riter dieta verunt, easque propriis manibus roborantes testibus 36. a 
se rogatts obtulerunt subscribendas, et sibi invicem tradiderunt sub sti- 
pulatione et sponsione sollemniter interposita. 37. Actum Romae 

diae anno pontificati» in mense februario indictione suprascripta tertia 
decima. 

>J< Ego Iohannes Dei gratia sanctae apostolice Sedis proto. 

Iohannes de Balduino opifex. 

Gregorius opifex, pater Iohannis Boni. 

££4 Petrus qui vocaturO) Greco. 

►£< Silvester lanista. 

>J< Ego Iohannes Dei nutu sanctae Romanae Hecclesiae scriniarius 
atque iudex Albanensis 0) qui supra scriptor huius charta facta com- 
pievi et absolvi. 

IX. 

1072, novembre 7. 

Giovanni « de Sergi » e Bona, sua cognata, abitanti nel 
castello di Giuliano, donano a Luca, abate di Grotta ferrata, 
la chiesa di S. Primo, con la metà degli olivi e degli altri 
alberi da frutta, posta nel territorio Giulianense, nel fondo 
chiamato Rocca. 

Originale [A]. Copie: Galletti nel cod. Vat. lat. 7928, e. 194; Bianchini nel cod. 
Valile. T, 82, e. 119. 

Le sottoscrizioni in corsiva sono di mano dello scriniario ; ritengo autografe le croci. 

Sul verso di mano del secolo xiii: « Cartula Sancti Primi»; e d'altra mano dello 
stesso secolo : « Cartula Sancti Primi offersionis » . 

1. k]h In nomine domini Dei salvatoris nostri Iesu Christi. Anno 
duodecimo pontificatus domni nostri Alexandri secundi pape, ind[ictio] 
2. ne undecima, mense novenber, die septima. Domine et Sancte Dei 
genitricis ( c ) Marie monasterio qui predicto in Crip[ta] 3. Ferrata 
in quo est venerabilis ( d ) abba donnus ( e ) Luca, et per vos in cuntis suc- 
cessoribus vestris servo servorum Dei in perpetuum pio perpetuo in 
Domino 4. salutem laus et gloria eterno domino Deo nostro omni- 
potentis, qui dignatus est per sancta sua passione et sanctum suum 

fa) qv (b) albn (e) Nel testo genitris (d) ven (e) donn 



Tabularium S. c Praxedis 61 



5. sanguine bivificare huniversus genus umanusOO, ita ergo prò nostris 
delictis volumtatem ostcndere in donis suis 6. petimus vel a nobis 
domino Deo nostro prò oc futura et gaudia cum electis suis possidere 
mereamur. Et ideo quoniam con 7. sta nos Iohannes qui vocor( b ) 
de Sergi seu Bona conata mea, filia vero Iohannes qui vocatur Micino 
seu Bona iugalis, per consen 8. suin (0 et volumtatem Barone viro 
meo et habitatoris in castello qui vocatur ( ii ) Iuliano, ha presenti enim 
9. die cessissemus et cessimus adque tradidimus et offerimus nullo nobis 
penitus cogentem aeque contradicentem io. haut vim facientem set 
propria expontaneaque nostra bona volumtatem, ideo quia tibi donnus 
11. Luca religiosus abba, et per te in venerabili monasterio Sancte Dei 
genitricis virginis Marie qui («) in Cripta Ferrata dicitur, 12. vestris- 
que successoribus vestris in usum exalario vestro servo servorum Dei 
in perpetuum prò Dei omnipotenti Dei amore et re 13. dentione 
anime nostre vel omnium parentorum nostrorum vivis et defuntis. 
Idest ecclesia una cui vocabulo est 14. Sancti Primi martiris cum 
casis et cellis suis, sive cum terris et vineis et ortuis, adque medie- 
tate (0 arboribus divarimi et cetere 15. arboribus fructiferis, adque 
cum introito et exoito suo a via pubplica, et cum omnibus ad supra- 
scripta ecclesia generali 16. ter et in integro pertinentibus ad me- 
dietatem de ipsa suprascripta que ad nos pertinet cum omnia medie- 
tatem 17. ad se pertinet. Possita in territorio Iulianense in fundum 
qui vocatur ( d ) Rocca, hubicumque vel undecumque ad ipsa 18. su- 
prascripta medietatem de suprascripta desia (?) Sancti Primi legem et 
ratione conpetit vel conpetire potueritis. Ad tenen 19. dum et re- 
gendum et meliorandum et officium vel luminariaque ibiden opus vel 
necesse fuerint facien 20. dum hec suprascripta medietatem de su- 
prascripta desia (g) Sancti Primi cum omnia ad suprascripta medietatem 
generaliter et in integro per 21. tinentibus, ut superius legitur, hac 
diepresentis abeas ad nobis datimi vel concessum suprascripto donnus ( h ) 
Luca religiosus abba venerabili (') 22. monasterio Sancte Marie in 
Cripta Ferrata vestrisque successoribns in usum exalario vestro servo 
servorum (0 Dei in perpetuum, tunc ( m ) 23. in ornili vera dicessione 
abeatis, teneatis, possideatis de presenti ora introeundi, utendi, fruendi 
in perpetuum 24. possideatis. Pro quibus numquam ad nos neque 
ab heredibus nostris aut a nobis summissa nulla magna vel parvaque 
persona 25. numquam abebitis questione aut calumata vel mole- 
stiamo), set defendere promittimus liuna cum heredibus nostris 26. in 



(a) limati (b) qv (e) .Ve/ Usto consai| scusimi (il) qvc (e) C| (f) nie- 

dietate aggiunto nell'interlinea da prima mano. (g) c ta (h) dona (i) ven (1) Nel 
lesto serum (m) tim (n) 1 corretto su s 



62 T. fedele 



ornili tempore ab omni homine et in omni loco hubi ( a ) vobis vestris- 
que successoribus in perpetuum necesse fuerint. Nam, 27. quod absit, 
et quoquo tempore nos vel heredibus nostris contra vobis vestrisque 
successoribus aut contra an charta qua spon 28. te fieri rogavimus, 
agere aut causare vel litigare presumserimus et minime eas defendere 
noluerimus 29. aut non potuerimus vel in aliquo suprascripta ec- 
clesia Sancti Primi contendere noluerimus, per quodvis modis ingenio 

30. quod sensum ( b ), tunc daturi nos promittimus nos suprascripti 
Iohannes de Sergi seu Bona una cum heredibus nostris componere vo 

31. bis suprascripti vestrisque successoribus in perpetuum ante omne 
litis initium penam in argento libra una, et post penam 32. abso- 
lutionis in sua permanead firmitatem. Quam scrivendam rogavimus 
Crescentius scrignarius sancte Romane 33. Ecclesiis ( c ), in qua ego 
subter manu( d ) mea propria signum sancte cruci fecit, in mense et 
indictione suprascripta .XI. 

^ ^ Signum manuum ( d ) suprascripti Iohannes de Sergi seu Bona 
per consensum viro meo Barone fieri rogaverunt. 

yfc Sasso filius Dodo, testis. ^ Bito qui vocatur( e ) de la Sarra- 
cina, testis. 

>J< Litolfo filius Stefano de Petrus de Fusca, testis. 

>p Johannes filius Benoreminire, testis. >J< Iulio filius Petrus Al- 
banise, testis. 

^ Ego Crescentius scrignarius( f ) sancte Romane Eccllesiis (g) scriptor 
huius cessionis huiusque charta post omnium testium facta complevit 
et absolvit. 



X. 

1091, agosto 18. 

Deodato, cardinale di S. Prassede e di S. Agnese « que 
« appellatur Duas Fuma », loca a Giaquinto, in favore dei 
suoi figli e nepoti, una casa posta presso S. Prassede nel 
luogo detto « ad Duas Fuma » . 

Originale [A]. Copie: Galletti nel cod. Vat. lat. 7928,0. 220; Bianchini nel cod. 
Vallic. T, 82, e. 49, da A . Notizia sommaria in Van de Vivere, ms. cit. n. 3. 

Autografe sono soltanto le croci delle sottoscrizioni : esse però mancano innanzi al 
primo ed al quinto dei testimoni. Sul verso di mano del tempo: «Carta de domibus 



(a) hubi è ripetuto net lesto. (b) La formula va completata quod sensum humanum 

rapcre posset (e) ecttiis (d) man (e) qvo (f) scrignn (g) ecttis 



Tabularium S. ^Praxedis 63 



.e Praxedis iuxta ccclesiam » ; di mano del secolo xiii-xiv : « Iohannis de Greca et 
« heredum Martini de Consilio». 

1. ifc A vobis peto domno Deodatus cardinalìs tituli Sanctarum 
Praxedis et Agnetis que appellatur CO Duas Fuma ( b ), 2. [que sunt] 
possite (e) prope ecclesia Beate Marie semper virginis qui ponitur ad 
Presepe, quatenus 3. [michi Iajquintus procuratori filiorum meorum 
vita tantum filiorum meorum et de filiis que de filli mei 4. [na]- 
scuntur tantummodo detis licentiam ad supplendum et detinendum 
subscripta domum 5 . et casaline et ortuo vite nostre diebus et de 
filiis nostris ut dictum est ; et si sine heredes 6. de oc seculo ali- 
quem migraverit, potestatem habeat in unum alium fratrem dimittendiCO 
tantum. 7. Idest videlicet domum imam in integro tegulicea que 
sunt duo cubicula, et insuper casa 8. rine tote sicut olim a meis 
manìbus tenui, que sunt cooperte de omni meo lignamen 9. exten- 
dente usque in via puplica. Possitam prope dieta ecclesia in loco qui 
vocatur Duas Fuma; io. affines eius a primo latere temente Lupo, 

a secundo sive a tertio latere temente que supra ecclesia, a .1111. 
11. latere via puplica. Nec non et ortuo cum arboribus olivarum( e ) 
abentem 12. prope dieta domum cum omni usu et utilitate sua: 
iuris vestre diete ecclesiae. Ad tenendum, 13. colendum, fruendum, 
possidendum, finis eius rezelandum meliorandumque in omnibus a die 
14. octava decima mensis augusti concurrente quarta decima indi- 
ctione, et, ut 15. dictum est, vite nostre diebus et de nostris filiis 
tantum. Et nos per hoc locatu 16. damus vobis tueque ecclesiae 
per unumquemque annum in festivitate sanctae Pra 17. xedis pen- 
sionemCO quinque denarios. Vos autem una cum tuis successoribus 
defendatis 18. nobis dieta domum et casarine nec non et ortuo dum 
vivimus si necesse 19. fuerit, ut dictum est. Quacumque ergo pars 
contra hec omnia que 20. dieta sunt, observare aut adimplere no- 
luerint, componat pars 21. infidelis parti fidem servanti prò pena 
dua boni auri (g) libra, et soluta 22. pena hec due cartule secundum 
eorumdem permaneant firme, uno tenore 23. conscripte per manum 
Iohanni scriniarii sanctae Romane Ecclesiae. Anno 24. octavo pon- 
tificatus domni Clementis tertii pape, indictione quarta decima, mense 
augusto, die octava decima. 

Signum v-p manum Iaquintus qui liane apparem ( h ) rogavi. 

Stephanus de Benotinto, tcstis. 

>Jh Petrus de Octaviano, testis. 

(a) q appetì (b) fuma o ftirnas aggiunto sopra la linea da prima titano. (e) pOlfSf 
(d) Nel testo dimittend (e) Ad olivarum ttgU4 una rasura di circa setti' lettere. 

(O pen^> (g) Nel lesto ari (h) ftpp 



64 *P. fedele 



^ Bobo de Iohanni de presbitero Iohanni, testis. 
►£ Petrus frater eius, testis. 
Petrus filius Flammarelli, testis. 

►p Ego Iohannes scriniarius sanctae Romane Ecclesiae compievi et 
absolvi. 

XI. 

i ioo, febbraio 13. 

Obiccione, figlio di Pietro Scarafello, dona per testa- 
mento a Bobone di Giovanni de Raino ed a Miranda, sua 
moglie, una pezza di vigna « ad quartam retdendum » , posta 
fuori della porta di S. Paolo, « ad ortua Prefecte ». 

Originale [A3. Copie: Galletti nel cod. Vat. lat. 7928, e. 195; Bianchini nel cod. 
Vallic. T, 8a, e. 47, da A. Transunto nel cod. Ottobon. lat. 2553 S, e. 436. 

Mancano le croci alle sottoscrizioni dei testimoni di mano dello scriniario. Sul verso 
di mano del secolo xm: « Cartula de vinea ixta (così) portam Sancti Pauli». 

1. [ST] In nomine Domini. Anno primo ponti ficatus domni Pa- 
schalis secundi pape, indictione octava, mensis februarii die .xm. Ego 
qu[ide]m 2. Oviccionius filius Petri Scarafello, hac die nullo me 
prohibente nec contradicente aut vim faciente, propria mea voluntate 
do, 3. dono et inrevocabiliter per testamentum largiens trado vobis 
Bobo Iohannis de Raino et Mirande uxor tua. Idest integram unam 
4. petiam vinee at quartam retdendum cum sua vassca cum suis arbo- 
ribus cum introitu exitu suo cum omni suo usu 5. et utilitate et 
pertinentiis. Possitam foris portam Sancti Pauli apostoli at ortua Prefecte, 
mter hos affines : apprimo latere 6. possidet Bonino, a secundo sunt 
ortua, a tertio Bonizo, a quarto via publica. Sicut michi pertinet per 
successionem quon 7. dam parentorum meorum vel qualicumque 
modo, taliter eam tibiOO, ut dietnm est, do, dono et inrevocabiliter 
per testamentum 8. largiens trado, prò eo quod multum labore in 
me misisti et expendium. Ut ab hac hora licentiam 9. et potestatem 
habeatis exinde faciendi quicquid vobis volueritis in perpetuum, et num- 
quam a nobis nec ab eredibus io. ac successoribus nostris nec etiam 
ab aliquam personam a nobis persummissam habeatis exinde aliquam 
re 11. quisitionem aut litis calumpniam. Quam si, quod absit, aliquo 
modo fecerimus et cunta que dieta sunt 12. non observaverimus, 
prò poena componamus vobis dimidiam boni auri libram, et [post] 

(a) Nel lesto tibis 



Tabular ìum S. 'Praxedis 65 



poenam chartula hec 13. firma permaneat. Quam ut scriberet ro- 
gavi Falconerà scrìniarium sancte Romane Ecclesie in mense tndictione 
suprascripta .vili. 

Signum >J| manus dicti Oviccionii rogatoris chartule huius. 

Iohannes Bonus, testis. Demetrius, frater eius, testis. 

Atto vaccarius, testis. Amatus cavatore, testis. 

Deusnossalvet opifex, testis. Romanus ferrarlo, testis. 

Paulus Iohannes de Demetrio, testis. 

►J< Ego Falconius scriniarius compievi et absolvi. 



XII. 

1 1 12, gennaio 1. 

Adamo, ortolano, si obbliga verso Romano, cardinale 
di S. Prassede, a dare la quarta parte del frutto di una pezza 
e dodici filari di vigna che egli ebbe in locazione a vita sua 
e della moglie Doda e della figlia Romana, fuori della porta 
di S. Lorenzo, « ad Pilellum ». 

Originale [A]. Transunti: Galletti nel cod. Vat. lat. 792S, e. 196; Bianchini nel 
cod. Vallic. T, 82, e. 132; Iacovacci nel cod. Ottobon. lat. 2553 T, e. 185, con data 
sbagliata, da A . Notizia sommaria nel Van de Vivere, ms. cit. n. 4, e nel cod. Barb. 
lat. 3221, e. 30, da A . 

Mancano le croci alle sottoscrizioni dei testimoni, di mano dello scriniario. Sul verso 
di mano del secolo xm : «de vinca ad Pilellum extra portata Sancti Laurentii». 

1. [ST] In nomine Domini. Anno tertiodecimo pontificatus domni 
Paschalis secundi papae, indictione .v. , men 2. se ianuarii, die .1. 
Ego quidem Adamus ortulanus hac die spondeo et promitto tibi 
3. donino Romano cardinali tituli Sancte Praxedis. Idest ut bine bene 
laboramus illam 4. unam petiam vinee et .xn. ordmes CO quantum 
cum tuis clericis vita mea et de ( b ) Doda 5. uxor mea et Romana 

tìlia mea vite nostre diebus tantum dedistis cum sua 6. vasca cum 
introitu et exitu suo cum omni suo usu et utilitate et pertinentiis. Po- 
sitam lo 7. ris portarti Sancti Laurentii ad Pilellum, inter hos affines : 
a primo latere heredes 8. de Carbone tenent, a secando tenet pre- 
dieta ecclesia, a tertio Miccinus, a quarto via 9. publica : iuris vo- 
stre ecclesie. Ad tenendum, bene laborandum, palandum, 10. pro- 
paginandum, cultandum, pastinandum et, sicut bonam vineam decet, 

(a) ora (b) de aggiunto nell'interlinea da prima mano. 
Archivio della R. Società romana di storia patria, ""ol. XXY1!. 5 



66 <P. fedele 



ad il. perfettum perducendum et fruendum et possidendum, sicut 
dietimi est tantum. Pro qua 12. locatione tres solidos denariorum 

papiensium vobis dedimus, et .xn. denarios 13. dedimus Iohannes( a ) 
fumario ' prò .xn. ordinibus 0). Et omni # anno demus in predicta 

14. ecclesia quartana partem de toto vino mundo et aquato quod 

15. exinde habuerimus et duo denarios (0 vascatico et de uva vobis 
damus. 16. Et si ibi invenerimus aurum, argentum, aliquo metallo 
vel bonam lapidem 17. ut valeat plus quam .xn. denarii, demus 
vobis medietatem. Et si per oste 18. publico vel irritum incisa 
fuerit, in trium annorum allevabimus ( d ) ; sin autem 19. in vobis 
reddamus ( c ) cum subscripta poena. Et nulli ecclesie aliquo modo 
20. demus, nisi vestre, et nulli persone vendamus nisi vobis et vestris 
successoribus 21. iusto pretio quo apretiata fuerit minus .xn. de- 
narii (0; si sic 22. comparare nolueritis, demus vobis comminus et 
vendamus eam 23. tali persone ut omnia que dieta sunt vobis 
adin 24. pleat et persolvat. Vos autem et vestris successoribus 

25. defendatis eam nobis (0 ad omni homine si opus et necesse 

26. fuerit. Si qua vero pars contra fidem horum chartule 27. ve- 
nire voluerit, componat alteri parti fidem ser 28. vanti poene no- 
mine solidos papienses viginti, 29. et soluta poena chartula hec 
firma permaneat. 30. Quam rogavi scribere Falconem scriniarium 
31. sancte Romane Ecclesie in mense indictione suprascripta .v. 32. Si- 
gnum >J< manus dicti Adami rogatoris chartule huius. 

Cencius Petri de Sergio, testis. 
Cencius de Theodora, testis. 
Ranerius ortulanus, testis. 
Berardus Iohannis de Berardo, testis. 
Nicolaus de Amato, testis. 

>J< Ego Falconius scriniarius sancte Romane Ecclesie compievi et absolvi. 

XIII. 

11 16, gennaio 2. 

Desiderio, cardinale di S. Prassede, concede in enfiteusi 
perpetua, a Bassalletto ed ai suoi eredi, una pezza di vigna, 
fuori della porta Nomentana, « ad Aqua Tuzza » . 

Originale [A]. Transunti: Galletti nel cod. Vat. lat. 7928, e. 196; Bianchini nel 
cod. Vallic. T, 82, e. 50; Va\ dl Vivere, ms. cit. n. 4 ; Barb. lat. 2375, e. 253. 

(a) Cosi nel testo. (h) orj (e) den (d) aft ( e ) recj (f) n corretto su v 



Tabulariwn S. 'Praxedis 6j 



La sottoscrizione di Bassalletto è di mano del notaio; ma fu scritta posteriormente 
al testo ed alle altre sottoscrizioni : ritengo autografa la croce. Avanti alle tirme dei testi- 
moni mancano le croci. Sul verso di mano del secolo xi v : «in Bassallec: 

I. [ST] In nomine Domini. Anno dominice incarnationis mille- 
simo centesimo sextodecimo, pontifìcatus vero domili Paschalis secundi 
pape 2. anno eius decem et [septem, injdictione no[na], mense 
ianuario, die secunda. Ego quidem Desiderius divina gratta tituli San- 

cte Pra[xedis] 3. virginis c[ardinalis consentie]n- 

tibus venerabilis tituli presbiteris ( a ), scilicet Adinolfi et Giralphi adque 

4 et do tibi Bassal- 

lecto tuisque heredibus ac successoribus in perpetuum, unam videlicet 

5. [petiam vinee] cum introitu exitu suo cum omni 

suo usu et utilitate et cum omni eius pertinentiaO). Sitam extra portam 
Numenta[nam 6. ad Aqua Tuzza], inter hos affines: a primo latere 
tenet Sanctus Andreas, ab alio latere Sancta Annes, a tertio 7. Io- 
hannes [de Burjka, a quarto predicta nostra ecclesia : iuris nostri do- 
mimi. Ad tenendum, fruendum, utendum et perpetuo possidendum 

8. o[c] quidem anno ex omni vestro expendio eam bene laboretis, 
prout bonani vineam decet et boni laboratores laudentOO. Et amod[o] 

9. usque ad terminimi trium annorum nichil nobis detis, postea vero 
omni anno vindemie tempore io. quartam partem vini mundi et 
acquati quod vobis exinde donaverit Dominus, nobis detis et denarios 
duos prò vassc 1 1 . atico, in tino musti mundi communis uncias 
quattuor dimittere nos debemus et quatrale unum uvis 12. et pomis 
plenum; et si poma minime fuerint, rasum tantum nobis conferatis. 
Si per hostem vel 13. plagam in deserto ierit, trium annorum 
spatio relevare eam debetis. Si aliquam vindemiam 14. inde habue- 
ritis, quartam similiter ( d ) nobis concedatis. Si autem in ipso predicto 
termino non fuerit alle 15. vata, vel per vestram culpam evenerit, 
qualis tunc erit, ad nos revertatur et poenam subscrip 16. tam nobis 
persolvatis. Item nullo modo alicui pio loco concedere vobis liceat, 
excepta nostra ecclesia; 17. si aliquo in tempore eam vendere vo- 
lueritis,prius nobis vendatis iusto pretio quo apretiata fuerit minus .xxx. 
18. denariisO); quod si noluerimus, vendatis tali persone que nobis 
placeat, et ipsos .xxx. denarios nobis detis. Si autem 19. aliquid 
ibidem fuerit inventimi valens plus .xn. denariis (<-'), dimidium nostre 
ecclesie detis. Pro qua 20. denique locatione .1111. denarios nobis 
dedistis. Quecumque vero pars adversus iidem huius lo 21. catiouis 



(a) is confilo da o (b) penili (e) et boni laboi .itores laudent fu aggiunte m» 

inchiostro diverso -u lacuna lasciata uri Usto. (d) A similiter ttgue rasura di una Itttera, 

(e) den 



68 <P. fedele 



aliquo modo venire temptaverit vel si ea que dieta sunt, minime adim- 
plere nobis 22. noluerit, componat alteri parti fidem servanti prò 
poena .xxx. solidos, et soluta 23. poena cartula hec secundum sui 
tenorem temporis maneat firma. Quam 24. scribere Petrum infimum 
scriniarium sancte Romane Ecclesie nos et vos rogavimns, 25. in 
mense et indictione suprascripta .vini. Signum ^ manus predicti Bas- 
sallecti qui 26. hoc appar fieri rogavit. 

Iohannes Cencii Benonis diaconi, testis. 

Matzecta. Oddo Romani, testis. 

Albertus Rubeus, testis. 

Baroncellus, testis. 

Ego Petrus scriniarius rogatu utriusque partis compievi et absolvi. 



XIV. 

1 121, novembre 17. 

Desiderio, cardinale di S. Prassede, concede in enfiteusi 
perpetua a Gerardo « Iohannis France » una terra « ad vi- 
ce neam pastinandum», fuori della porta di S. Lorenzo, « in 
« Aqua Tuchya » . 

Originale [A]. Transunti: Galletti nel cod. Vat. lat. 7927, e. 197; Bianchini nel 
cod. Vallic. T, 82, e 15; Iacovacct nel cod. Ottobon. lat. 2554 V, e. 208. 

Mancano le croci avanti alle sottoscrizioni dei testimoni, che sono"di mano del notaio. 
L'antica annotazione sul verso è quasi del tutto svanita. 

I. [ST] In nomine Domini. Anno dominice incarnationis millesimo 
centesimo vicesimo primo, pontificatus vero domni Calixti 2. se- 
cundi pape anno eius tertio, indictione .xv., mensis novembris die .xvn. 
Ego quidem Desiderius 3. Dei gratia cardinalis tituli Sancte Praxe- 
dis virginis, una cum clericis nostre ecclesie, Iohanne scilicet 4. dia- 
cono et ceteris aliis clericis, ad pastinandum loco et largiens concedo 
tibi Girardo 5. Iohannis France tuisque heredibus ac successoribus 
in perpetuum. Idest terram vacantem ad vineam pastinandum petiam 
imam 6. cum fontanis communihus cum introitu et exitu suo et 
cum omni suo usu et utilitate atque pertinentiis. Positam extra portam 
7. Sancti Laurentii martiris in Aqua Tuchya 0), inter hos affines . . 

(b) 8 

( c ) iuris nostri domimi. Ad te- 

(a) O Tuchiia? (b) Lacuna nel testo di circa ventisette lettere. (e) Lacuna nel 

testo di circa trentadue lettere. 



Tabular -inni S. 'Praxedis 69 



nendum, utendum, fruendum, 9. vineam ex omni vestro expendio 
pastinandum, allevandum, congregandum et a te tuisque heredibus ac 
io. successoribus perpetuo possidendum. Pro qua denique locatione 
.xiiii. denarios papienses nobis dedisti. Et amodo et us 11. que ad 
spatium quattuor annorum nichil ex fructu nobis detis,postea vero tamO) 
in quinto 12. quam omni anno in tempore vindemiarum quartam 

partem de toto vino mundo et acquato 13. quod Deus exinde vobis 
donaverit, nostre ecclesie reddatis et denarios duos prò vascatico, et nos 
14. in tino sub vasca de musto mundo per unamquamque vascam 
uncias quattuor vobis laxa 15. bimus, et canistrum unum uvis 

plenum quod sit in lundo duorum palmorum et in altitudinem unius 
pai 16. mi nobis detis. Et si in hoc presente anno tota predicta 
terra non fuerit pastinata ab 17. sque probato impedimento, ad nos 
revertatur. Et si ibidem iniuriam sive ingratitudinem meo 18. mi- 
nistrali feceritis, et emendare nolueritis, ad nos revertatur. Et si ven- 
dere eam volueritis, 19. prius nostro vendatis titulo iusto pretio quo 
apretiata fuerit minus .xxx. denariis ( b ) ; quod 20. si comparare 

noluerimus, tunc vendatis persone que nobis placeat sine malitia, et 
21. ipsos .xxx. denarios detis nobis prò consensu. Nulloque modo alicui 
pio loco dimittatis 22. ìiqc concedatis, excepta nostra ecclesia. Si 
qua ergo pars adversus fidem huius 23. locationis aliquo modo 
venire temptaverit, vel si nos nostrique successores ab omni nomine 
vobis 24. non defenderimus, si opus et necesse fuerit, componat 
alteri ( c ) parti ndem 25. servanti prò poena dimidiam boni auri 
libram, et poena soluta, he due chartule uno 26. tenore conscripte 
per manus Petri notarii et scriniarii sancte Romane Ecclesie secundum 
27. hearum tenorem maneant firme, in mense et indictione supra- 
scripta .xv. Signum h£< ma 28. nus predicti Desiderii cardinalis qui 
hanc locationis chartulam fieri rogavit. 

Iohannes de Miza. Enrigus de Vassallo, testis. 

Romanus Iohannis Campanini. Iohannes Zenconis, testis. 

Homodei de Gosmari. Iohannes Longus, testis. 

Benedictus presbiteri Nictonis, testis. 

Ego Petrus notarius regionarius et infìmus scriniarius sancte Romane 
Ecclesie utriusque partìs rogatu compievi et absolvi. 



(a) uni i preceduto da rasura di una lettera. (b) dai (e) alteri fu ripetuto, indi 

volta cancellato. 



<P. Fedele 



XV. 

1121, novembre 27. 

Desiderio, cardinale di S. Prassede, concede in enfiteusi 
perpetua a Benedetto « de presbitero Nictone » ed a Maria 
sua moglie una terra « ad vineam pastinandum » fuori della 
porta di S. Lorenzo, « in Aqua Tuchia ». 

Originale [A], Copia Bianchini nel cod. Vali. T, 82, e. 47, da A. Transunti : Gai- 
i.f.tti nel cod. Vat. lat. 7928, e. 198; Vak de Vivere, ms. cit. n. 4 ; cod. Barb. lat. 3221, 
e. 30; cod. Barb. lat. 2375, e. 253; cod. Ottobon. lat. 2548 A, e. 85, con data sba- 
gliata, da A. 

MAncano le croci alle sottoscrizioni dei testimoni, che sono di mano dello scriniario. 

Sul verso di mano del secolo xm: «de Aquatu[cia] ». 

[ST] 1. In nomine Domini. Anno dominice incarnationis mille- 
simo centesimo vicesimo primo, pontificatus vero domni Cali 2. xti se- 
cundi pape anno eius tertio, indictione .xv., mensis novembris die .xxvn. 
Ego quidem Desi 3. derius divina gratia cardinalis venerabilis ti- 

tilli Sancte Praxedis virginis, consentientibus 4. clericis n[ostre] ec- 
clesie, Iohanne diacono et ceteris aliis, ad pastinandum loco et lar- 
giens 5. concedo tibi Benedicto de presbitero Nictone et Marie 
uxori tue tuisque heredibus ac successo 6. ribus in perpetuum. Idest 
terram vacantem ad vineam pastinandum petiam unam cum fontanis 
7. communibus cum introitu et exitu suo et cum omni suo usu et mi- 
litate atque pertinentiis. Positam extra 8. portam Sancti Laurentii 
martiris in Aqua Tuchia, inter hos affines : ab uno latere tenent 9. he- 
redes de Bonifatio, quod a nostro in locatione tenent titulo, ab alio 
Iohannes Longus, quod io. a nostro in locatione habet titulo, a 
tertio est via horatoria, quod similiter est nostri 1 1 . tituli, a quarto 
autem latere via est publica : iuris nostri dominii. Ad tenendum, uten- 
dum, fruen 12. dum, ex omni vestro expendio vineam pastinan- 
dum, allevandum, congregandum et a te tuis 13. que heredibus ac 
successoribus perpetuo possidendum. Pro qua denique locatione dena- 
rios .xml. nobis dedisti. Et a 14. modo et usque ad spatium quat- 
tuor annorum nichil ex fructu nobis detis, postea vero omni anno in 
tempore 15. vindemie quartam partem vini -mundi et acquati et 
denarios duos prò vascatico, et canistrum 16. unum uvis plenum 
quod sit in fundo duorum palmorum et in altitudinem unius palmi 
nostro titu 17. lo reddatis, nos autem in tino sub vasca de musto 
mundo quattuor uncias vobis laxabi 18. mus. Et si vestrum ven- 



Tabular ium S. 'Praxedis 71 



dere placitum volueritis, prius nostre ecclesie vendatis iusto pretio quo 
apretiatum fu 19. erit minus .xxx. denariis 00 ; quod si comparare 
noluerimus, tunc vendatis persone que nobis placeat ( b ) sine 20. ma- 
litia, et ipsos .xxx. denarios detis nobis prò consensu. Et si in pre- 
senti anno totani predictam terram 21. non pastinaveritis sine pro- 
bato impedimento, ad nos revertatur. Et si ibidem ingratitudinem 
22. sive iniuriam vel scherge («) meo ministrali feceritis et emendare 
nolueritis, ad nos revertatur. 23. Nulloque modo alicui pio loco con- 
cedatis nec dimittatis, excepta nostra ecclesia. Quecumque 24. ergo 
pars adversus fidem huius locationis aliquo modo venire temptaverit, 
vel si omnia predicta 25. nostre ecclesie adimplere et attendere 
nolueritis, componat alteri parti fidem servanti prò 26. poena di- 
midiam boni auri libram, et poena soluta, he due chartule uno teno- 
rem( c ) conscripte per m 27. anus Petri notarii et scriniarii sancte 
Romane Ecclesie secundum hearum tenorem perpetuo ma 28. neant 
firme, in mense et indictione suprascripta .xv. 

Signum >J< manus predicti Benedicti qui hoc appar fieri rogavit. 

Romanus Iohannis Campanini. Enricus de Vassallo, testis. 

Iohannes Miza. Iohannes de Zenco, testis. 

Iohannes Longus. Sebastianus, testis. 

Girardus. Adammulo, testis. 

Ego Petrus notarius regionarius et infimus scriniarius sancte Romane 
Ecclesie utriusque partis rogatu compievi et absolvi. 



XVI. 

1 121, novembre 27. 

Desiderio, cardinale di S. Prassede, concede in enfiteusi 
perpetua ad Adammulo scandolaro ed ai suoi eredi una pezza 
di terra da ridursi a vigna, posta fuori della porta di S. Lo- 
renzo « in Aqua [Tuchia] ». Contini: «ab uno latere tenet 
« nostra ecclesia quod similiter a nobis in locatione hfabet] 
« Iohannes Stulacaccavum, ab alio heredes Guidonis Benonis 
«de Caro, a tertio [ecclesia] Sancii Laurentii de Mirandi, 
«a quarto autem latere via est publica». Testimoni: « Io- 
« hannes de Miza, Hnricus de Vassallo, Romanus Iohannis 

(a) den (b) pia corretta io plct (e) Coti u,-l luto. 



72 C P. fedele 



« Campanini, Iohannes Zenconis, Iohannes Longus, Bene- 
« dictus presbiteri Nictonis, Homodei de Gosmari ». 

« Petrus notarius regionarius et infìmus scriniarius sali- 
ce cte Romane Ecclesiae » . 

Questo documento, originale, fu rogato nello stesso giorno e dallo stesso scriniario 
clic rogò l'atto precedente. Identico ne è il formulario. 

XVII. 

li 30, novembre 29. 

Bassalletto, col consenso di Carozza, sua moglie, e con- 
cedendolo Desiderio, cardinale di S. Prassede, vende ai 
coniugi Amabile e Miccina l'utile dominio su una vigna, 
fuori della porta Nomentana, « ad Aqua Tuzza » . 

Originale [A], Transunti: Galletti nel cod. Vat. lat. 7928, e. 198; Bianchini nel 
ct>,i. Vallic. T, 82, e. 128; Van de Vivere, ms. cit. n. 3; Iacovacci nei codd. Ottohon. 
lat. 2553 S, e. 695, 2548 B, e. 263; cod. Barb. lat. 2375, e. 254: tutti da fi. 

L'antica annotazione sul verso è quasi interamente svanita. 

1 . [ST] In nomine Domini. Anno primo pontifìcatus domni Ana- 
cleto secundi papae, 2. indictione nona, mensis novembris die .xxvim. 
Ego quidem Bassallictus, consentente 3. michi Carozza uxor mea, 
hac die propria mea voluntate, per consensum et voluntatem 4. domni 
Desiderii cardinalis tituli Sancte Praxedis virginis dominatori mei, et 
5. suis clericis consentientibus, vendimus atque concedimus et tradi- 
mus tibi Amabile 6. et Miccina coniuge tua et duorum fratribus 
de Miccina, scilicet Donato 7. et Iohanni, et vestribus in perpetuum 
heredibus secundum chartula acquisiti a predicta [ecclesia]. 8. Idest 
unam petiam vinee cum vascali cum introitu et exitu suo cum omni 
suo 0) 9. usu et militate et pertinentiis ( b ). Positam foris portam 
Numentanam ad Aqua io. Tuzza, inter hos affines: a primo latere 
tenet Sanctus Andreas, a secundo 11. latere tenet Sancta Agnetis, 
a tertio latere tenet Iohannes de Burga, a quarto 12. latere tenet 
predicta ecclesia: iuris ecclesie Sancte Praxedis. Sicut nobis per 1 3. tinet 
per acquisitum a predicta ecclesia et in ea chartula narratur, sic vobis, 
14. ut dictum est, vendimus et tradimus prò viginti sex solidis dena- 
riorum pa 15. piensium quos tu michi, dedisti prò toto pretio no- 
bisque placentem. Et in pre 16. dieta ecclesia detis quartam par- 

(a) cum omni suo fu ripetuto al principio del rigo seguente. (b) £>tint 



Tabular inm S. ^Praxedis 73 



tem de toto vino mundo et aqua 17. to quod exinde habueritis, et 
vineam bene laboretis et, sicut bone 18. vince decet, ad perfectum (*) 
perducatis, et fruatis et possideatis in perpetuum, et 19. detis duo 
denarii vascatico, et i 11 i relaxet vobis quattuor uncias 20. vini 

mundi de communi in tino subtus vasca, et detis unum quatrale 
21. plenum de uvis et pomis, et si pomi non erunt, detis rasum qua- 
tralem 22. de uva. Et si per ostem publicum vel per celestem pla- 

gam in retro ierit, in spatium 23. trium annorum eam allevetis ; 
quod si non feceritis, in ecclesia reddatis. Et de illuni quod exin 

24. de habueritis, detis quartam. Et nulli alii ecclesie vel pio loco aliquo 

25. modo detis, nisi in predicta ecclesia; et si vendere volueritis in 
predicta ecclesia, vendatis 26. iusto pretio quo apretiata tlierit mi- 
nus .xxx. denariis ( b ) : si sic comparare noluerit, 27. detis in pre- 
dicta ecclesia comminus, et vendatis tali persone ut omnia que dieta 
sunt, 28. in ecclesia persolvat. Et si ibi inveneritis aliqua res ut 
valeat ultra 29. .xn. denarios ( b ), medietatem habeat predicta ec- 
clesia. Et promittimus defendere 30. vobis ab omni nomine si opus 
et necesse fuerit; quod si non fece 31. rimus, et cunta que dieta 
sunt non observaverimus vel noluerimus 32. aut non potuerimus, 
componamus vobis prò poena predictum pretium duplum, et soluta 
33. poena, maneat lirmus contractus. Quam rogavi Falconem scrinia- 
rium 34. in mense et indictione suprascripta nona. 

Signum >jì manus Bassillicti( c ) rogatoris chartule huius. 

>z< Iohannes sartore, testis. 

►Ih Georgius de Benedict[o], testis. 

yfr Azzo de Senioricto, testis. 

►$< Tiniosus de Maio, testis. 

^ Iohannes suberistes. Nicolaus de Fumo ( d ), testis. 

kji Ego Falconius scriniarius compievi et absolvi. 



XVIII. 

11 35, giugno 12. 

Niccolò III, abate dì Grottafcrrata, loca, tino alla se- 
conda generazione, agli eredi di Oddone « de Lotterii » due 
pezzi di terra seminativa nel territorio di S. Primo, presso 
il lago Burrano. 

(a) perfettum ? (b) den (e) (> bautllitti ì (^i) furti 



74 9P. fedele 



Copia autentica della fine del secolo mi [B]. Transunti : Galletti nel cod. Vat. 
lat. 7928, e. 199; Bianchini nel cod. Vallic. T. 82, e. 129; Iacovacci nel cod. Ottobon. 
lat. 2553 S, e. 566; da B. 

Sul verso di mano del secolo xm : « Locatio filiorum de Oddo de Lotterio ». 

1. fST] In nomine Domini. Anno dominice incarnationis mille- 
simo centesimo .xxxv., anno .vi. pontificatus domni Anacleti 2. se- 
cundi pape, indictione .xiil, mense iunio, die .xii. Quoniam certuni 
est me domnum ac venerabilem coangelicum 3. abbatem Nico- 

laum tertium venerabilis monasterii Sancte Marie quod vocatur Cripta 
Ferrata, conssentien 4. te donino presbitero Luca santese et pre- 
sbitero Innocentio et Biasio et Cosma nec non cuncta congrega 5. tione 
monachorum eiusdem monasterii, a presenti enim die bona sponta- 
neaque preclara nostra voluntate 6. donamus, cedimus, tradimus, 
locamus vobis heredibus domni Oddonis de Lotterii scilicet Tebaldo 
7. fratribus sororibusque eius omnibus vestrisque omnibus legitimis he- 
redibus vita vestra tantum. Idest 8. duos petios terre sementaricie 
cum introitu suo et exitu et cum omnibus suis utilitatibus ac perti 
9. nentiis. Positos territorio 0) de Sancto Primo qui est iuxta lacum 
qui vocatur Burrano, io. cuius fines isti sunt: de uno petio a .1. la- 
tere fossa Minclarda, a .11. latere via 11. SalicinaO); et affines 

de alio petio: a primo latere terra filiorum Iohannis de Ian 12. nuc- 
cepto, et a .11. latere via CanalisOO, et a .111. latere terra filiorum de 
Iohanne Tini 13. oso, et a .1111. latere terra filiorum Iohannis de 
Farulfo: iuris suprascripte ecclesie. 14. Qualiter nobis pertinere vi- 

detur per suprascriptam ecclesiam, taliter locamus suprascriptam 
15. terram vobis vestrisque legitimis heredibus; si heredem non ha- 
bueritis ( d ), relinquatis uni 16. alie persone que suprascripte ecclesie 
placeat. Pro eo quia recepi per hunc loca 17. tum a patre vestro 
.xviii. solidosO) papiensis moneta bonos nobisque 18. placabiles. 
Ideoque habeatis, teneatis, possideatis vestroque iure vendi 19. cetis 
ac defendatis, et omni anno reddatis nomine pensionis tres denarios 
20. in nostrum monasterium in dedicatione eius, et semper detis me- 
diani decimam de 21. suprascripta terra in Sancto Primo, et post 
hobitum omnium vestrum sicut suprascrip 22. ta terra fuerit, ad 
ius suprascripte ecclesie sine mora revertatur. 23. Anime (0 partes 
observare et defendere promitimus; nani, quod absit, 24. si qua 
vero pars contra promissa venire temptaverit, tunc det pars infidelis 

25. parti promissa servanti nomine pene suprascriptum pretium du 

26. plum, et soluta pena, hec cartula locationis firma permaneat. Quam 

(a) Nel /«/ojerratorio (b) s corretto da altra lettera. (e) canal (d) hat) 

(e) sol (f) ame per ambe 



Tabularìum S. 'Praxedis 75 



27. scribendam utraque pars rogavimus Iohannem notarium 28. san- 
cte Romane Ecclesie in mense et indictione suprascripta Jan. Si- 
gnum >J< 29. manus suprascripti Oddonis de Lupterii in presentia 
filiorum eius 30. huius cartule locationis quod scribere rogavit. 

)%i Iohannes de Sergia, testis. ►£< Tebaldus de Lupterii, testis. 

^ Grauso, testis. vj< Petrus de Liuto baccano, testis. 

►J< Iohannes de Petro Bono, testis. 

Ex hoc facte sunt due carte similes. 

[ST] Ego Nicolaus Dei gratia sancte Romane Ecclesie scriniarius, sicut 
inveni in cartula scripta per manus Iohannis quondam bone memorie 
tabellionis, ita legaliter scripsi et exemplavi. 

XIX. 

1 137, novembre 21. 

Desiderio, cardinale di S. Prassede, concede in enfiteusi 
perpetua a Romano « de Abbo » una terra « ad unam pe- 
ce tiam vince pastinandum » , fuori della porta Nomentana, 
nel monte sopra 1' « Aqua Tuzzia » . 

Originale [A]. Transunti: GALLETTI nel cod. Vat. lat. 7928, e. 199; Iacovalli 
nel cod. Ottobon. lat. 2559 D, e. 32; cod. Barb. lat. 3221. e. 30, da A. 

1. [ST] In nomine Domini. Anno octavo pontifìcatus domni Ana- 
cleti secundi papae, indictione prima, 2. mensis novembrie die .XXI. 
Ego quidem domnus Desiderius Dei gratia humilis cardinalis venera- 
bili tituli Sancte 3. Praxedis virginis do atque concedo tibi Ro- 
mano de Abbo tuisque heredibus 4. hac successoribus in perpe- 
tuum. Idest unu petiu terre ad unam petiam vinee pastinandum cimi 
puteo >. communi cum Nicolao de Foliano et vasca communi cum 
introitu et exitu suo cum omni suo usu 6. et utilitate et pertinen- 
tiisC a ). Positum foris Numentanam portam in monte supra Aqua Tuzzia, 
iiìter hos affines: 7. a primo latere tenet Iannocari, a secando la- 
tere est viculum commone, a tertio latere tenet Sas 8. so Romani 
Petri de Diacono, a quarto latere tenet Sancta Praxedis et GregoriusO): 
iuris nostre ecclesie. Sic ut 9. dehinc eum bene pastinetis, cultetis 
paletis, propaginetis, allevetis et, sicut bone io. vinee decet, ad per- 
iectum perducatis et fruatis et possideatis in perpetuum. Et dedisti 
nobis nane li. duodeeim dcnarios. lìt de hinc in termiuum quat- 



(a) ptin (b) et gregorius .ingiunto tieìl' iiitt-rlium i/</ j<ri 



imi inailo 



76 <P. fedele 



tuor annorum nichil nobis retdatis, in 12. quinto vero anno ret- 

datis deinde in antea predicte ecclesie omni anno quartam partem 
13. de toto vino mundo et aquato quod exinde habueritis, et detis duos 
denarios vasca 14. tico, et nos relaxamus tibi quattuor uncias vini 
mundi in tino subtus vasca 15. de communi, et detis unum iustum 
canistrum plenum uvis qualem( a ) 16. alii quartarini ibidem nobis 
retdunt. Et ministriali nostro ullam iniuriam 17. ei non faciatis ibi- 
dem; quod si feceritis, emendetis, et si emendare nolueritis, chartula 
hec vacua 18. sit. Et si ibi inveneritis aurum, argentum, aliquo 
metallo vel bonam lapidem 19. ut valeat plus quam duodecim de- 
narii, desuper detis nobis medietatem. Et si per ostempublicum 20. vel 
irritum vel celi plagam vel tuam culpam in retro ierit, in spatium 
21. trium annorum eam allevetis; quod si non feceritis, in nobis ret- 
datis. Et nulli 22. alii ecclesie eam aliquo modo detis, nisi nostre; 
et nulli persone vendatis, nisi 23. nobis et nostris successoribus iusto 
pretio quem appretiata fuerint minus 24. triginta denariis( b ); si 

sic comparare noluerimus, detis nobis comminus, et vendatis eam 

25. tali persone ut nobis placeat sine malitia et omnia que dieta 

26. sunt, nobis adinpleat et persolvat. Nos autem et nostris successo- 
ribus de 27. fendamus eam tibi et tuis heredidus ab omni nomine, 
si opus et necesse fuerit. 28. Si qua vero pars contra fidem huius 
chartule venire voluerit, componat alte 29. ri parti fidem servanti 
poene nomine viginti papienses solidos( c ) denariorum, 30. et soluta 
poena, chartula hec firma perma'neat. Quam scribendam( d ) rogavi Falco 
31. nem scriniarium sancte Romane Ecclesie in mense et indictione 
suprascripta prima. 

Ego Desiderius cardinalis confinilo. 
Rainerius Petri de Mizo, testis. 
Cencius de Dattulo, testis. 
Petrus de Cazzulo, testis. 
Ionathas frater eius, testis. 
Laurentius Iohannis de Petro, testis. 

v-p Ego Falconius scriniarius sancte Romane Ecclesie compievi et absolvi. 



XX. 

1137, novembre 21. 

Desiderio, cardinale di S. Prassede, concede in enfiteusi 
perpetua a Nicola «de Foliano » ed a Beatriee sua moglie 

(a) quat (b) den (e) papiens set (d) scri'b 



Tabu lari um S. ^Praxedis 77 



un pezzo di terra da ridursi a due pezze di vigna, posto 
fuori della porta Nomentana nel monte sopra l'Acqua Tuzza. 

11 documento tu rogato nullo stesso giorno e dallo stesso notaio che rogò l'atto pre- 
cedente: v'intervennero i medesimi testimoni, ed identico è il formulario. 



XXL 

11 39, ottobre 12. 



Niccolò, abate di Grottaferrata, loca fino alla seconda 



"5 
generazione a Iannuccetto ed a Gerardo, figli di Farulfo, 
una porzione di terra posta in Corsano per il prezzo di venti 
soldi e col patto che ciascuno di essi lasci, a sua morte, 
cinque soldi, ed i loro figli, ciascuno tre soldi, da dividersi 
fra il monastero di Grottaferrata, la chiesa di S. Giovanni a 
porta Latina e la chiesa di S. Prassede. 

Originale [A]. Copie: Galletti nel cod. Vat, lat. 7928, e. 201; Bianchini nel cod. 
Vallic. T, S2, e. 51, da A. Notizia sommaria nel Van de Vivere, ms. cit. n. 5; cod. Barb. 
la'. 3221, e. 31, e Rarb. lat. 2375. ce. 252, 253. 

Sul verso di mano del secolo xii-xm : «Carta de Gerardo et de I ammetto de terra 
«■de Sancto Primo ». Una mano del tempo: «0 OtyiOg Ilp^jfXOg». Una terza mano del 
secolo xin annotò: «de Ianucetto natus fuit Gerardus. De Gerardo sunt duo filii Nicolaus 
« et uxor Iudicis prò quibus terra teneri non debet. De alio fratre est unus filius qui vo- 
ti catur Nicolaus Ioannis Gerardi [nel testo è gerài] prò quo terra tenetur». 

« 1. Anno Domini millesimo centesimo tricesimo nono, indictione 
tertia, mense octubri, die .XII., temporibus domni Inno 2. centii 
secundi pape. Domnus Nicolaus Dei gratia abbas ecclesie Sancte Marie 
posite in Cripta Ferrata, cum consensu mo 3. nachorum eiusdem 

ecclesie, nulla coactus vi nulloque cogente imperio set libero arbitrio 
spontaneaque volunta 4. te fecit cartam que vulgo locationis 110- 
minatur Iannucetto filio quondam Farulfi et Girardo fratri 5. suo 
et eorum legitimis iìliis et fìliabus tantum qui nati vel nascituri sunt 
ex eis, prò .xx. solidis denariorum quos 6. predictus Iannucettus 
et Girardus dederunt predicto Nicolao abbati. Idest de tota portione 
quan 7. tum prefate ecclesie pertinet de terra posita in Corsano, 
quam tenet Iohannes Tiniosus vita sua tantum, 8. ad tenendum, 
utendum, fruendum, meliorandum utpote boni patres iamilias, tali sci- 
licet te 9. nore ut predictus Ianucettus et Girardus det unusquis- 
que in morte sua predicto monasterio Sancte Ma io. rie quinque 



78 T. Jedele 



solidos denariorum prò anima sua 00; filii vero vel filie eorum unus- 
quisque prò se in morte sua tres solidos denariorum tantum tribù 
1 1 . ant predicto monasterio, ut hii solidi dividantur inter ecclesiam 
Sancte Marie positam in Cripta Ferrata 1 2. et Sancti Iohannis po- 
sitam in porta Latina et Sancte Praxedis. Ita ut predicta ecclesia 00 
Sancte Marie tertiam partem habeat 13. propter suam locationem, 
ecclesia vero Sancti Iohannis posita in 00 porta Latina, et ecclesia 
14. Sancte Praxetis habeant alias duas partes propter locationem quam 
prelati earumdem ecclesiarum facturi sunt 15. de eo quod predictis 
ecclesiis pertinet ex predicta terra ; preterea decimam ex omnibus fru- 
ctibus retdant 16. predicto monasterio de parte sua predicte terre 
quam dedit in locationem. Post mortem vero predicti Ian 17. mi- 
cetti et Girardi fratris eius et eorum legitimorum filiorum et filiarum, 
predicta terra ad prenominatum mona 18. sterium cuius est pro- 
prietas revertatur. Affines predicte terre hii sunt : a .1. latere est rivus 
qui venit a fontana Bo 19. na, a .11. latere est via silcinea, a .111. la- 
tere est cripta Canale, a .1111. latere est fluvius qui iberno tempore 
ducit aquam. 20. StipulamusOO duplum ab utraque parte: idest si 
vel predictus abas vel eius successor contra hanc cartam venerint, vel 
2i. si eam ab omni nomine non defenderit, vel quia nollet vel 
quia non posset, vel si predicti 00 Girardus et Iannucettus vel eorum 
22. filli vel filie contra tenorem huius carte venerint, et post penam 
solutam, hec carta firma permaneat. 

fy Otdo de Bonofilio, testis. >J< Paulus Romanus, testis. ^ Iohan- 
nes filius quondam Nycolai iudicis, testis. ►£ Ioannes Tiniosus, testis. 
>J< Petrus de Flaci, testis. 

Ego Girardus Tiburtine civitatis iudex adque tabellio rogatus a pre- 
fato abbate hanc cartam et nomina testium propria manu scripsi et si- 
gnum feci. [ST] 

(Continua). 

(a) prò anima sua aggiunto nell' interlineo da- prima mano. (b) a corretto su e can- 
cellalo, (e) Ad in segue cripta ferrata cancellato da prima mano. (d) Nel lesto 
Stiptm (e) A predicti segue et espunto. 



LE ORIGINI DEL PESO GALLICO 



Continuaz. e fine, vedi voi. XXVf, p. 5. 



III. 



Colla nuova dinastia dei Carolingi sorge un nuovo pe- 
riodo di civilizzazione e di riordinamento economico per la 
Francia. Iniziato sotto gli ultimi Merovingi e proseguito da 
Pipino, questo periodo ha il suo apogeo con Carlo Magno. 

Allorché Pipino fu assunto al trono di Francia (752), 
la libra romana e la libra gallica vi erano in uso promi- 
scuamente. La libra romana, libra officiale, era usata mag- 
giormente nelle officine monetarie e più particolarmente in 
quelle regioni in cui la dominazione di Roma aveva avuto 
maggiore influenza; quella gallica, libra nazionale, perdu- 
rava nell'Aquitania e nella Neustria occidentale, ove era ri- 
masta sempre in uso (1). 



(1) Queste due regioni ci sono indicate: i° dall'Anonimo Aqui- 
tano dell' 845 circa, il quale menziona una e libra antiqua», divisa in 
25 soldi = 300 nummi, già in uso nell'Aquitania; questa libra, eviden- 
temente, acquistò la qualifica « antiqua » allorquando venne sostituita 
da una « libra nova » (MABILLON, l'etera anaìteta, in Ibi. p. 549) ; 
2° dai Capitolari delle nuove leggi promulgati da Pipimi nel 755 a 
Vernon, città della Neustria occidentale, co' quali questo ninno mo- 
narca ordina che da una libra di peso non t'ossero tagliati più ( [v ani- 
ce plius ») di 22 soldi di moneta 264 denari. In questa libra, i dotti 



8o V. Capoti anelli 



Tra le varie riforme di utilità pubblica da conseguirsi, 
vi era quella della trasformazione del sistema monetario, 
già principiata sul declinare del vii secolo, per la cessazione 
della moneta d'oro sostituita definitivamente da quella d'ar- 
gento, e conseguentemente del peso che ne doveva regolare 
la nuova coniazione. Pipino proseguì questa trasformazione 
generalizzando il denaro d'argento propriamente detto, quello 
stesso della legge salica, le cui prime emissioni erano già state 
fatte nelle officine centrali di Francia, cioè di Lione, « Lug- 
a duno dinarios » da « Ragnoaldo », e di Orléans, « di- 
<( nario Auriliano » da « Maurinus » monetari (i). A preve- 
nire abusi e forse anche frodi monetarie, stabili il diritto di 
monetazione del nuovo denaro in — della libra di 22 soldi 
(4 | abbondante °/o), ma nulla prescrisse sul tipo e disegno 
di questo, la qual cosa porta a credere che i monetari seguitas- 
sero per qualche tempo ancora, almeno nelle officine ove già 
coniavasi il nuovo denaro, i tipi usuali segnati coi loro nomi. 

Un fatto importante di questa trasformazione, non de- 
terminato finora dai dotti, è quello dell'epoca nella quale 
dovette aver avuto origine presso i Franchi la nuova divi- 
sione della libra romana in 20 soldi = 240 denari. Questa 
divisione sorse colla costituzione del denaro, nuova unità 
monetaria e ponderale nello stesso tempo, perchè 240 di 
questi, nell'una o nell'altra forma, rendevano il peso della 
libra romana di 12 once. Perciò noi sappiamo l'epoca de- 
terminata nella quale la nuova divisione della libra romana 
andò in vigore, dall' epoca stessa nella quale apparisce il 
denaro come moneta corrente (2). Questa nuova divisione 

concordemente hanno riconosciuto la medesima libra in uso nell'Aqui- 
tania (che fu soppressa da Carlo Magno quando egli generalizzò la 
« libra romana »). 

(1) Maurice Prou, Les monnaies Mèrovingiennes, Paris, 1892, In- 
troduction, p. cvn. 

(2) Un anonimo dell'epoca di Carlo Magno (Vetus agrimensor de 
poìidcrilms presso Le Blanc, Traiti historique des momioyes de Frane*, 



Le origini del peso gallico 81 



bentosto salì in credito tale che divenne d'uso generale e 
perdurando è giunta fino a noi nella nostra lira-moneta da 
20 soldi. 

La nuova divisione della libra romana ed il nuovo de- 
naro, già diffusi in Francia, servirono a Pipino di base per 
regolare la divisione ancora della libra gallica, in uso tut- 
tavia in alcune regioni. Egli stabilì in modo che aumentan- 
done di j o il numero dei soldi e dei denari, si avesse l'equi- 
valenza della libra gallica in 22 dei medesimi soldi = 264 
degli stessi denari e nel peso effettivo di 15 once romane 
ed - d'oncia. 

Pipino volle consacrare solennemente questo fatto, la- 
sciando in uso la libra gallica unitamente alla libra romana, 
nei Capitolari delle sue nuove leggi promulgate a Vernon 
nel 755. 

La trasformazione monetaria e la generalizzazione della 
libra romana divisa in 20 soldi = 240 denari, furono com- 
piute da Carlo Magno. Diffuse in tutta Francia, nel 779 le 
ritroviamo già in Héristal, città belgica, ed usate in un con- 
cilio presieduto da Carlo Magno stesso (1). Quasi contem- 

Amsterdam, 1692, p. 95) così descrive la nuova divisione della libra 
romana avvenuta in Francia per la costituzione del denaro d'argento : 
« Iuxta Gallos vigesima pars unciae denarius est. Et duodecim denarii 
« solidum reddunt; ideoque iuxta numerum denariorum tres unciae 5 so- 
« lidos complent, sic et quinque solidi in tres uncias redeunt : nani 
«12 unciae libram 20 solidos continentem, efficiunt/». Rammentando 
però che Carlo Magno quando aumentò di ^ il peso del denaro d'ar- 
gento da lui istituito, la libra romana di 12 once trovossi corrispondente 
a 180 di questi denari = 240 denari vecchi : per avere perciò la libra- 
moneta di 240 denari nuovi occorrevano r6 once d'argento a peso 
romano. 

(1) Sotto 1' anno 779, la Cronaca di S. Gai registra, come in 
Francia infierisse una terribile carestia. A placare l'ira del cielo fu- 
rono indette pubbliche preci, digiuni ed elemosine. La disposizione di 
questi atti di pietà, stabilita dai vescovi in un concilio reale tenuto 
ad Héristal in quell' anno, fu inserita nei Capitolari, liceo il testo 

Archivio della R. Società romana di storia patria. Voi. XX VII. 6 



82 V. Capobianclii 



poraneamente valicando le Alpi passavano in Italia, ove co- 
niavasi ed era in corso tuttavia l' antico soldo d'oro, eredità 
dell'impero, che ivi pure, cessando, dava luogo al nuovo 
denaro ed alla nuova divisione della nostra libra importatici 
allora dalla Francia (i). 

della ripartizione dell' elemosine (Baluzius, Capti, regam Frane. De- 
cretale precum, ami. 779) : 

« Unusquisque episcopus, aut abbas, vel abbatissa qui hoc facere 
« potest, libram donet de argento, aut valentem in elemosinam ; me- 
« diocres vero mediani libram; minores vero solidos quinque . . . 

« Comites fortiores libram unam de argento, aut valentem donent 
«in elemosinam. Mediocres mediani libram. 

« Vassus dominicus de casatis ducentis mediani libram, de casatis 
« centum solidos quinque, de casatis quinquaginta aut triginta unciam 
« unam [Altri manoscritti riportano: quinquaginta unciam unam et di- 
ce midiam], 

« Et faciant biduanas atque eorum homines in eorum casatis, vel 
« qui hoc facere possunt. 

« Et qui redimere ipsas biduanas voluerit ; fortiores comites uncias 
« tres ; mediocres unciam et dimidiam. 

« Minores solidum unum » . 

Altri manoscritti portano: « mediocres denarios triginta ». Da que- 
ste due varianti ne viene che : « unciam et dimidiam = denarios tri- 
«ginta». Dunque la libra allora si componeva di 20 soldi e pesava 
12 once. 

(1) Sulle carte longobarde, all'anno 781, hanno termine i soldi 
e tremissi d'oro principiando nelle nuove stipulazioni i denari d'argento 
ragionati a 12 per soldo e 240 per libra. Anno 785, vendita di una 
vigna posta presso le mura di Bergamo : «... ante hos annos cartola in- 
« fituciationis facta habuit tibi Gaidoaldi ... et exinde habui . . . quinque 
« soldos auro [argento] . . . Modo recepì ego chi supra Arioald at te iam 
« dicto Gaidoaldo duodecim soldos argenteos super ilio pretio, 
« quod antea tultum habui per illa cartula infituciationis, qui sunt toti 
« in simul soldos dece ni et septem...» (Lupi, Cod. diplom. civit. 
et eccìes. Bergomatis, p. 599). Anno. 789: «... accepi ego qui supra. . . 
« argentum dinarii in solidus dece ad duodice dinarius per soledus. 
« Acto Trevano ...» (Fumagalli, Cod. diplom. Sant'Ambrosiano, p. 74). 
Anno 799, 21 febbraio: « Constat me Martinus, de Vico Mellani, fìlius 
« quondam Letoni, accepisse, sicuti et in presenti accepi a te Totone 
« de Campillioni argento ficuratus libras tres, conpotati per unaquaque 



Le origini del peso gallico 83 

Le grandi conquiste conseguite da Carlo Magno, fra cui 
l'Italia, della quale era divenuto signore per la disfatta di 
Desiderio re dei Longobardi, gli ispirarono indubbiamente 
l'idea della costituzione di un campione officiale di peso e 
della generalizzazione di questo, che egli, grande fautore delle 
nostre istituzioni, volle fosse il peso romano, celeberrimo già 
dall'antichità, in uso in Italia ed in grande parte della Francia. 

Ci è permesso di credere che Carlo Magno prendesse 
nella zecca stessa di Roma il campione del peso che egli 
generalizzò e col quale, per mezzo di calcolatori, ancor essi 
romani, che a quest' uopo avrebbe condotto seco in Francia, 
come il cronista della Vita di lui farebbe arguire, avrebbe 
stabilito i nuovi exagia officiali che naturalmente prendevano 
poi il nome di pondvs caroli. Il detto cronista riferisce 
che Carlo Magno nel 787 fece un viaggio a Roma, ove 
passò le feste di Pasqua, e dopo avervi ricevuto gli amba- 
sciatori di Tassilone duca di Baviera, « in Franciam cum 
« gloria reversus est, adducens secum cantores Romanorum 
<( et grammaticosperitissimos, et calculatores » (1). E di- 
tatto nel 789, due anni dopo il detto viaggio, l'unificazione 
dei pesi era un fatto compiuto, essendo stata promulgata per 
la prima volta nei Capitolari di Aquisgrana di quell'anno: 
« Ut . . . pondera iusta et aequalia omnes habeant sive in 
« civitatibus sive in monasteriis, sive ad dandum in illis, sive 
« ad accipiendum » (2). 

Benché nella generalizzazione del peso romano riconoscer 
si debba un provvedimento di alta utilità pubblica, purnon- 
dimeno non dovette essere stato considerato così da quei 
popoli che avevano i loro antichi pesi locali, ai quali erano 
tradizionalmente abituati, e questo cambiamento, abbenchè 



« libras dinarios nomiro duo ccntus quatragesta. Acto Campillioni . . . 
(Hist. patr. mommi. Coi. dìplom. Langob. XIII, 129). 

(1) D. Bouquht, Rerum GaIJic. et Francie. Script., iy^S, V, [85, 

(a) Baluzius, op. cit. cap. i.xxii. 



84 V, Capobianchi 



giusto, dovette purnondimcno sembrare una nuova infra- 
zione ai loro diritti ed alle loro istituzioni nazionali : da ciò 
l'opposizione di adottarlo, seguitando nell'uso dei propri 
pesi, contrariamente alle disposizioni della legge. 

Dopo la morte del grande conquistatore franco (814), 
tanti popoli, diversi fra loro per origine, costumi ed interessi, 
e che in gran parte erano stati a forza riuniti, cercarono im- 
mediatamente risepararsi e riconquistare le loro indipendenze. 
Da ciò la divisione dell' impero e conseguentemente l'abban- 
dono di ogni riforma. 

Fino al declinare dell' xi secolo poco o nulla più si sa 
dei pesi e della moneta. D'allora però ha principio in tutta 
Europa un nuovo ed inusitato risveglio finanziario con le 
costituzioni d'innumerevoli officine monetarie. Ovunque si 
compilano e vengono pubblicate tariffe che determinano e 
fanno conoscere la quantità d'argento fine contenuto nelle 
specie allora correnti. Queste tariffe vennero ragguagliate, 
secondo le regioni, ai « marchi » (1) che vi erano in uso,. 

(1) Il «marco» era un peso di 8 once, mentre la libra ne con- 
stava di 12. Questo peso principia ad apparire sulla fine dell' xi sec. 
nelle officine monetarie per pesare la moneta ed i metalli fini non 
monetati, ma più particolarmente l'argento. Col peso del marco 
vennero stabilite le nuove tariffe che determinavano il fino contenuto 
in ciascuna specie allora corrente. La formola usuale era: Un marco 
d'argento fino a peso romano o di Colonia &c. = a tanti soldi o 
denari della moneta di Pavia, di Lucca, di Pisa &c. Tra le varie 
tariffe più note rammenteremo quella compilata ed usata in Genova 
nel xii secolo con la quale i consoli di quel comune avevano pa- 
gato all'imperatore Federico I, per conto di Barisone d'Arborea, la 
somma di quattro mila marchi d'argento fino a peso di Colonia. Questa 
tariffa è del seguente tenore : « Hec [debita] solvenda sunt ita quem- 
« admodum solvimus domino imperatori quatuor milia marcharum, 
« videlicet hoc modo argenti fini marcham Colonie prò solidis .lvi. 
« ianuensibus ... et similiter prò marca argenti, solidos .xlviii. lue. de 
« Pisa vel lue. de Papia libras .mi. sol. .vi. de imperialibus soli- 
«dos .xxxiii. et dimidio » (Hist. patr. mommi. Chart. I, 837 e 839). 
Più chiaramente, un marco d'argento fino a peso di Colonia = soldi 56 



Le origini del peso gallico 85 

che, per la prima volta, sono enunciati coi loro nomi di 
origine. La designazione del nome del marco si rendeva 
necessaria quando questo era usato, o in regione non pro- 
pria, ovvero nella regione d'origine, ma allorquando con- 
temporaneamente vi erano in uso marchi forestieri : ne veniva 
tralasciato il nome quando, nella regione d' origine, era solo. 

Dalla multiplicità dei pesi allora in uso e dalla varietà 
delle specie allora correnti, per la maggior parte composte 
di bassa lega, era ben facile convincersi che l'unificazione 
ideata da Carlo Magno, al xn secolo era andata del tutto 
in disusanza e che in ciascuno Stato o regione erano ritor- 
nati in uso gli antichi pesi locali. Tutto aveva ceduto din- 
nanzi alle istituzioni tradizionali dei popoli ! 

Questo stato, prodotto da un movimento generale di 
reazione popolare, deve darci V immagine approssimativa 
dello stato dei pesi esistente prima della riforma carolingia. 
Il periodo trascorso, periodo d' inazione per alcuni popoli, 
di riorganizzamento per altri, ma di sviluppo commerciale 
per tutti, preparò e rese necessaria la dichiarazione di tutti 
i pesi al xn secolo. 

La Germania, già dall' 887 separata definitivamente dalla 
Francia e dall' Italia ed in seguito costituitasi in impero, fu 
la prima ad abbandonare ogni riforma. Essa riprendeva il 
proprio peso nazionale (la cui libra all'epoca costantiniana 
ponderavasi con 80 soldi d'oro) (1) che allora chiamò « pon- 
ce dus Coloniae ». Questo peso, del 5 °/ più debole del peso 
officiale di Francia (2), sappiamo per documenti italiani del 

di denari genovesi (den. 672) = soldi 48 di denari lucensi della zecca 
di Pisa ovvero di Lucca (den. 576) = libre 4 e soldi 6 (sol. 86) di 
denari pavesi (den. 1032) = soldi 33 \ di imperiali (den. 402). Perla 
<qual cosa ognuna di queste quantità di denari ed un marco a peso di 
Colonia contenevano la stessa quantità d'argento fino. 

(1) Per questa antica libra gallica, in uso nella Germania prima 
dei Carolingi, del valore di 80 soldi costantiniani d'oro, vedasi la Nota 
in fine, p. 105. 

(2) Marco di Colonia gr. 233,812 ; marco di Parigi gr. 244,7529. 



86 V. Capobianchi 

xn secolo essere del 7 \ °/ più grave del peso romano o di 
Carlo Magno (1), e perciò pressoché eguale al peso in vi- 
gore fino al secolo xix. È in quest'epoca che in documenti 
della Danimarca e della Germania si fa menzione del peso 
di Carlo Magno, che egualmente agli altri trovasi dichiarato 
col proprio nome d'origine « pondus Caroli Magni » (2) per 
denotarlo differente da quello di Colonia che era il peso of- 
ficiale dell'impero. 

(1) In un atto di concordia dell'anno 1162 fra l' imperatore Fe- 
derico I ed i Piacentini, stipulato nella città di Pavia, la somma di 
6000 marchi d'argento pagata a quel monarca è ragguagliata al marco 
pavese ossia romano, che nell'atto non è nominato per la ragione di 
non esservi in uso colà altri marchi: « .vi. milia marcarum examinati 
« et puri argenti vel prò unaquaque marca .un. libras papiensium dena- 
« riorum » (G. V. Boselli, Delle storie Piacentine, I, app. di doc. p. 313). 
Nella tariffa genovese del 11 64 sopra citata, il marco essendo invece 
quello di Colonia fu necessario nominarlo ed i medesimi denari pavesi 
sono perciò ragguagliati invece a e libras .ini. sol. .vi. ». Da questo rag- 
guaglio risulta che il marco di Colonia nel xu sec. era del 7 j °/ più 
grave del marco pavese o romano. Ammesso che il marco pavese o 
romano, secondo i nostri caroli pondvs, rendesse gr. 219,40, il marco 
di Colonia a sua volta avrebbe dovuto dare gr. 235,855, e perciò sa- 
rebbe un poco più grave del marco già in uso in Colonia che era di 
gr. 233,812. È opinione dei metrologi che la deficienza di peso del 
marco di Colonia, che in origine doveva essere quello stesso gallico, sia 
derivata dal campione che lo ha trasmesso, non essendo altro che 
un piccolo peso quadrangolare di un'oncia, suscettibile ai deteriora- 
menti dell'uso. 

(2) Mon. Gemi. hist. Script. XXI, 143, in Arnaldi Lubecen. 
Chronic: «In tempore ilio mortuus est [1182, 12 maggio] rex Dano- 
« rum Waldemarus et regnavit Kanutus filius eius prò eo. Ad quem 

« misit imperator legatos honoratos prò sorore ipsius, quam pater 

« eiusdem iampridem filio eius desponsaverat et ut partem pecunie 
« persolveret sicut determinatum fuerat. Hec enim pactio desponsa- 
c< tionis fuerat inter imperatorem et regem Danie ut quatuor millia 
« marcarum cum filio persolveret, liberata pondere publico quod Karolus 
« Magnus instituerat ». Ibid. p. 301, Costituzione generale di Federico II, 
dell'anno 1234, per l'Alemagna, ove le ammende sono stabilite in 
libre e marchi in oro ed argento a peso di Carlo Magno: « centum libras 
«auri in pondere Karoli, centum marcas argenti &c. ». 



Le orìgini del peso gallico 87 



La Francia egualmente, che sotto la nuova dinastia dei 
Capeti rivendicava il proprio territorio, smembrato dal feu- 
dalismo, e le istituzioni nazionali (1), rimetteva in vigore 
l'antico peso gallico, le cui origini sappiamo ora risalire alla 
più remota antichità. E in Troyes, capoluogo della Sciam- 
pagna, che riapparisce questo peso usato nelle celebri fiere 
di questa doviziosa e commerciale contea (2), col nome di 
« poids de Troyes » (« pondus Trecensis »). Con questo 
medesimo peso Parigi costituisce il campione per la sua 
officina monetaria, « poids de Paris », che al xm e xiv se- 
colo era tutt' uno con quello di Troyes, « mare de Troyes 
« qui est de Paris » (3). 

Purnondimeno in alcune regioni di Francia rimaneva 
tuttavia in vigore il peso romano, o piuttosto neoromano, 



(1) «La dynastie des Carolingiens, qui, après avoir jeté un vif 
« éclat en la personne de Charlcmagne, sera remplacé à son tour par 
cune nou velie dynastie vraiment nationale». Questa osser- 
vazione storico-critica che ritrovo nella Histoire de France di Bordier 
e Charton (ediz. Parigi, 1859, I, 179) rivela la causa della decadenza 
dell' impero ideato e ricostituito da Carlo Magno. Tutto decadde din- 
nanzi alla nazionalità dei popoli. 

(2) Nella celebre tariffa del Pegolotti (in Carli, Delle monete e 
dell' istituzione delle pecche d' Italia, Lucca, 1760, to. Ili, par. 11, p. 14 5 sg.) 
scritta nel XV secolo ed ove sono riportati pesi e monete del xm secolo, 
il marco di Troyes è sempre detto «marco in fiera di Scampagna». 

(3) Il «poids de Troyes» («pondus Trecensis») ed il «poids de 
«Paris» sono lo stesso peso («mare de Troyes qu'est de Paris »;Na- 
talis de Wailly, Mimoires de V Acadèmie des Inscriptions et Belles 
lettres, XXI, 126). Il campione del primo, il più antico dei due, si 
conserva a Bruxelles sotto il nome di Dormant du veritable poids de 
Troyes ed il marco di questo campione è di gr. 245,866, l'altro, quello 
di Parigi, in Parigi stessa nel Conservatorio di Arti e Mestieri, con la 
denominazione di Poids originai de la Cour des monoxes, volgarmente 
chiamato Pile de Charlcmagne ; questo campione officiale spetta all'ultimo 
terzo del XV secolo, ed il marco è di gr. 244,7529 (vedi Blancard, La 
pile de Charlemagne, pp. 614 e 599 in Annuaire de la Soditi franeaise 
de numismatique et d'archeologie, t. XI, 1887). 



8$ V. Capobiaiichi 



cioè a Limoges nel ducato di Guyenne ed a Tours nel du- 
cato di Francia. 

I marchi di questi tre pesi, in uso contemporaneamente 
nel regno di Francia, vennero ragguagliati allora a quello 
campione di La Rochelk (marco d'Inghilterra) (i), che 
tanto a peso quanto a moneta rendeva appunto 13 soldi e 
4 denari sterlini di peso =160 denari sterlini di moneta, 
essendo il denaro sterlino Y unica moneta di argento fine e 
di giusto peso allora in corso. Perciò il marco di Troyes 
o di Parigi pesò 14 soldi 2 denari sterlini del marco di 
La Rochelle, quello di Limoges 13 soldi 3 oboli di denari 
sterlini e quello di Tours 12 soldi 21 oboli di denari ster- 
lini del suddetto marco. 

Esaminando peraltro attentamente tutti i pesi in uso nelle 
regioni che già avevano formato l'impero d'Occidente sotto 
Carlo Magno, ben vi si scorge come questi derivino da due 
soli tipi. Il primo, il tipo più forte, occupava la Germania, la 
Baviera, il Belgio, l'Olanda, le Fiandre, una gran parte della 
Francia ed il nord dell'Italia, in quest'ultima introdotto 
dal Barbarossa. L'altro tipo, di un decimo o circa più de- 
bole, occupava invece, nella Francia, la Turenna, il Limo- 
sino, la Brettagna,- ed era generalizzato in Italia sua regione 
d'origine (2). Or bene, il primo era il peso gallico, l'altro il 

(1) Du Cange, sotto la voce Ma re a : « in Regesto Camerae Corn- 
ee putor. Paris, signato Noster, fol. 204, 205 ex quo sequentia descri- 
< psimus: " Ou royaume souloit avoir 4. marcs. C'est assavoir le Marc 
«de Troyes, qui poise 14. sols 2. den. esterlins de poix. Le Marc de 
«Limoges, qui poise 13. sols 3. ob. esterlins de poix. Le Marc de 
« Tours, qui poise 12. sols 11. [21] den. ob. esterlins de poix. Parie 
« Marc de la Rochelle, dit d'Angleterre, qui poise 13. s. 4. den. esterlins, 
« toutes monnoies qu'elles soient se alouoient pour 12. den. d'argent fin 
« de poix l'un comme l'autre: et tout ensemble doivent faire et peser 
«ledit Marc, et chascun desdits 12. den. doit peser 24. grains. Chascun 
« esterlin doit peser 3. den. ob. Tourn. et ainsi generalement doit estre 
« Marc de Tournois selon le Marc de la Rochelle à 20. s. Tourn. " ». 

(2) Il marco di Tours nel ducato di Francia pesa gr. 223,384 e 



Le origini del peso gallico 89 

peso romano, che dall'antichità, dopo innumerevoli trasfor- 
mazioni e vicende, disputandosi sempre il dominio della parte 
più eletta d'Europa, giungevano fino a noi, conservando, con 
poche varianti, le regioni d'origine di ciascun peso ! 

V. Capobianchi. 



N O T A . 



Un problema tuttora insoluto è quello intorno al valore del denaro 
e del soldo coi quali sono quotate le composizioni ed ammende penali 
nella legge salica, ed i più recenti studi analitici sui molteplici codici 
di questa legge, in luogo di condurre ad una soluzione non fecero che 
viemaggiormente intricarla. Senza ritornare su teorie già note, noi ci 
limiteremo a qualche osservazione sopra i due recentissimi studi, quelli 
cioè dei signori Maurizio Proti ed Ernesto Babelon, nei quali, a buon 
diritto, può dirsi riunito quanto sull'arduo e singolare tema finora era 
stato ritrovato. 

Il catalogo delle Monete merovingie della biblioteca Nazionale di Pa- 
rigi e l' Introduzione a questo, pubblicati dal Prou, costituiscono la più 
completa ed erudita esposizione finora nota del sistema monetario in 

la libra di 12 once gr. 335,076; il marco di Limoges nel ducato di 
divenne pesa gr. 226,28 eia libra di 12 once gr. 339,420; il marco 
di Guincamp nella Brettagna pesa gr. 224,103 e la libra di 12 once 
gr. 336,154: mentre il marco di Troyes nella Sciampagna pesa 
gr. 245,866 e la libra di 12 once gr. 368,80; quello di Parigi gr. 244,7529 
e la libra di 12 once gr. 367,120, ed il marco di Colonia infine 
gr. 233,812 e la libra di 12 once gr. 350,718. Il metrologo francese 
sig. L. Blancard (vedi La pile de Charìemagne in Annuaire de la 
Socièté francane cit XI, 595 sgg.) ha ritrovato che tutte le libre e tutti 
i marchi in uso nelle regioni che avevano già formato V impero di 
Carlo Magno derivano da due soli tipi, cioè dal peso gallico e dal 
romano. Egli ha potuto stabilire un arco di varianti della libra gallica 
di 12 once da gr. 350,196 a gr. 373,37 e per i relativi marchi di 
S once da gr. 233,464 a gr. 248,913 e della libra romana da gr. 310,50 
a gr. 340,61 e per i marchi dà gr. 207 a gr. 227,072. 



90 V* Capobianchi 



uso sotto la prima dinastia franca. L'esimio numismatico divise 1' In- 
troduzione di questo catalogo in sei capitoli. Nel primo egli tratta 
esclusivamente delle monete enunciate nelle leggi salica e ripuaria, 
nei capitoli il, in, ìv e V della moneta d'oro e nel VI infine della 
moneta argentea e di rame (i). 

Il contenuto del primo capitolo, per ciò che si riferisce alla legge 
salica, può riassumersi così: 

i° La compilazione della legge salica fu fatta sotto Clodoveo I 
(481-5 n). Questa legge è il più antico documento che dia notizia 
delle monete usate dai Franchi all'epoca che questi si stabilirono nelle 
Gallie. 

2° Tutte le composizioni ed ammende penali vi sono stabilite in 
denari e soldi, in modo da formarne l'equivalenza, cioè: «Si quis 
« porcellum furaverit, qui sine matrem possit vivere et ei fuerit adpro- 
«batum, hoc est .xl. dinarios qui faciunt solidum .1. culpabilis ili- 
ce dicetur » . 

3° La formola di questa equivalenza porta a credere che presso 
i Franchi era più usitato il conto a denari che a soldi. 

4 II denaro d'argento che usavano i Franchi salici allorché si 
stabilirono nelle Gallie e col quale composero la prima tariffa della 
loro legge è l'antico denaro degli imperatori romani al taglio di 96 
a libra e del peso di grammi 3,40, ed il soldo d'oro, che nella legge 
salica sostituiva in seguito il detto denaro, è quello romano del va- 
lore di 24 silique, al taglio di 72 a libra e del peso di gr. 4,55. 

5 Infine, la proporzione fra 1' oro e l'argento sotto i Franchi 
salici era da 1 : 29,95, mentre nella stessa epoca, sotto 1' impero, 
da 1 : 14. 

Il Babelon, l' illustre conservatore del medagliere nazionale di Fran- 
cia, in una recente monografia col titolo La silique romaine, le sou et 
le denier de la hi des Francs saliens (2), ammettendo come il Prou 
l'antichità e la priorità del denaro sul soldo nella legge salica, ne 
combatte però le altre teorie. Il Babelon sostiene che il denaro 
d' argento di quella legge altro non era che la mezza siliqua romana 

(1) Maurice Prou, Les monnaies mèrovingiennes de la bibliothèque 
Nationale, Paris, 1892. 

(2) In Revue numismatique, iv e serie, to. V, 3 e trimestre, Paris, 
1901, pp. 325-347. 



origini del peso gallico 91 



del peso di gr. 1,30 (252 a libra?) alla quale i Franchi salici, allor- 
quando compilarono la loro legge, l'ultimo Codice (« dernière codilì- 
«cation») della quale fu riunito al tempo di Clodoveo I (481-5 1 1) (i), 
trasmisero il nome tradizionale di ce denarìus ». Ed il soldo di questa 
legge non era affatto quello romano al taglio di 72 a libra e del peso 
di gr. 4.55, ma bensì un altro più debole essenzialmente gallico del 
valore di xxi siliqua (quello romano ne valeva xxiv), al taglio di 84 

(1) Nella frase del Babelon : « dont la dernière codification est 
« du temps de Clovis (481-5 n) », sembra possa esservi equivoco e che 
debba invece intendersi : «dont la première codification est du temps 
«de Clovis (481-5 n) ». Ecco ciò che 1' Hf.ssels, nell'introduzione 
della Lex salica, ediz. Londra, 1880, coli, xi e XII, dice in propo- 
sito: «La questione di sapere se i testi della legge salica che sono 
« giunti a noi, siano originali o traslazione ovvero traslazioni da ori- 
« ginali franchi, è stata trattata dal signor Kern nelle sue osservazioni 
« preliminari » (vedi le sue note sulle voci franche nella suddetta Lex 
salica). «Ed ancora, se il testo originale della legge salica realmente 
« sia stato steso in scrittura, ovvero meramente ritenuto a memoria e 
« così tramandato alla posterità da persone man mano incaricate di 
« conservare quella legge, non è stato finora potuto accertare. Ed 
« egualmente non è stato accertato quando ed ove le traslazioni di 
« questa legge furono fatte, né l'epoca in cui sorse la necessità di 
« avere un Codice originale. Noi possiamo solamente dire che le tras- 
« lazioni latine non furono eseguite prima che Clodoveo avesse esteso 
« il suo potere fino alla Loira, perchè al tit. 47, negli esemplari della 
« legge salica latina, sono determinati i confini del nuovo impero 
«franco e questi sono la " Carbonaria Silva " (nel Belgio meridionale) 
«ed il fiume " Liger, " la Loira». A completare queste osservazioni 
possiamo aggiungere ancora il testo dell' Epilogus del Wolfenbùttel 
ms. in Hessels sopra cit. p. 423: « Primus rex francorum [Chlodeveus] 
« statuit a primo titillimi usque .lx[v]ii. disposuit indicare ; postmodo 
« autem tempus cum obtimatis suis a .lx[v]iii. titulum usque ad .lxxviii. 
« addedit. Sic vero Childebertus rex, post multimi autem tempus, per- 
« tractavit quid addere debirit; ita a .lxxviii. usque ad .lxxxiii. pe- 
« rinvenit, quod ibidim digne inposuisse nuscuntur, et sic fratri suo 
«Clotariohec scripta transmisit ; post hec vero Clotarìus, cimi hoc ti- 
«tulus a germano suo seniore gratenter excepit; sic postia cum rignum 
« smini pertractavit, ut quid addere debirit ibidim, quid amplius dibiat 
« construhere ab .i.xxxvim. titolus usque ad .i.x[l]iii. statuit perma- 
« nere » . 



92 V. Capobianclìi 



a libra e del peso di gr. 3,89. Perciò la proporzione fra i due metalli 
invece che da 1 : 29,95, come asseriva il Prou, sarebbe stata da 
1 : 13,37! 

L' ipotesi del Babelon, che il denaro della legge salica potesse 
essere la. mezza siliqua romana, verosimilmente era stata già esclusa 
dal Prou per il fatto che, all'epoca di Clodoveo I, era la moneta d'oro 
che costituiva la vera ed effettiva valuta corrente, come i documenti 
provano. Quella d'argento invece, denominata « siliqua » e non « de- 
ce narius», limitatamente ed anormalmente emessa dalle officine impe- 
riali né coniata dai re franchi, non era stata mai in credito e 
quantità tale da costituire la principale moneta dei Franchi salici come 
la formola della loro legge evidentemente indicava! Per ritrovare 
perciò 1' epoca nella quale il « denarius argenteus », propriamente 
detto, era stato in pieno uso nelle Gallie e verosimilmente ancora presso 
i Franchi salici, occorreva rimontare o a quello antico battuto dagli 
imperatori romani, come aveva imaginato il Prou, ovvero scendere 
fino a quello tanto generalizzato nell' vili secolo. Nel periodo inter- 
medio, periodo essenzialmente della moneta d'oro, la moneta d'ar- 
gento quale valuta principale corrente non poteva aver certo il posto 
che le assegnava il Babelon, mancando la denominazione « denarius » 
e la moneta corrispondente. Per questo motivo la teoria del Babelon 
presenta una curiosa anomalia, quella che, mentre il soldo d'oro bat- 
tuto dai re franchi era stato quotato al prezzo di xxi siliqua, con- 
temporaneamente lo stesso soldo nella legge salica valeva invece xl de- 
nari ! Evidentemente trattasi di due monete diverse per valore e per 
denominazione che avevano avuto corso presso i Franchi salici in due 
differenti epoche! 

Tornando ora al Prou, noi vedemmo già come egli credesse in- 
vece che il denaro col quale i Franchi salici, all'epoca di Clodoveo I' 
avevano formato la prima tariffa della loro legge, fosse stato 1' antico 
denaro d'argento degli imperatori romani. Il Prou lo avrebbe arguito 
dalle monete trovate nelle antiche sepolture franche, e più particolar- 
mente in quella di Childericol (458-481) discoperta aTournay nel 1653, 
ove, oltre 90 soldi bizantini d'oro da Teodosio II a Zenone, si rinvenne 
una quantità di denari imperiali d'argento (1). Nuova conferma della 

(1) Prou, op. cit. Introd. pp. iv e v : « Sur deux cents deniers, 
« et plus, que contenait le tombeau de Childéric au moment de son 
« ouverture, Chifflet n'avait pu en recueillir que quarante-deux, qui 



Le origini del peso gallico 93 

priorità del denaro sul soldo, il Prou l'avrebbe nella soppressione si- 
stematica della tariffa in denari in alcuni codici della legge salica; ta- 
riffe divenuta inutile, secondo il suo parere, per la scomparsa dell'an- 
tica moneta (1). Avrebbe osservato inoltre come l'antico denaro già 
dal declinare del V secolo tendesse a scomparire, perchè al redattore 
della legge salica (all'epoca di Clodoveo?) sembrava inutile d'indicare 
1' equivalenza dei denari in soldi, là dove non trattavasi di ammenda 
ossia di pagamento immediato, ma bensì di apprezzamento di un de- 
litto, come apparirebbe nei titt. xi e xn (2). 

Il soldo d' oro, che, secondo il Prou, sostituì nella legge salica 
l'antico denaro d'argento degli imperatori romani, cessava a sua volta 
per dar luogo ad un nuovo denaro che nulla avrebbe a che fare col- 
l'omonimo della legge salica. Principia ad apparire, egli dice, in pic- 
cola quantità nel vii secolo, si moltiplica e si propaga a misura che 
il soldo d'oro diviene più raro, finche alla metà dell' vili secolo 
questo nuovo denaro è l'unica moneta battuta nelle Gallie* (3). 

In primo luogo noi osserveremo come la legge salica essendo do- 
cumento giuridico ed amministrativo, contemporaneamente, le am- 
mende e le composizioni non vi potevano essere stabilite altrimenti 
che nella moneta la quale all'epoca della compilazione della legge aveva 
corso legale presso i Franchi salici, vogliamo dire il soldo costanti- 
niano d'oro, in uso generale nelle Gallie. È verosimile peraltro che 
quelle ammende e quelle composizioni fossero pagate ancora con mo- 
nete antiche o vecchie che trovavansi in circolazione, valutate, ben in- 
teso, non a numero come intenderebbe il Prou, ma per l'intrinseco, 
non potendosi ammettere che in argento si dovesse dare trenta volte 
e più il prezzo dell'oro se il cambio di questo, come il Prou stesso 
afferma, era allora da 1 : 14! 

«se répartissaient ainsi : un seul de la République, quarante du haut 
« empire de Néron à Caracalla, et un seul de Constance II (Chii-tli-t, 
« Aìiastasis Childerici I, pp. 246 et 265) ». 

(1) Prou, op. cit. Introd. p. in. 

(2) Ibidem, p. in e nota .|. Lcx salica, ediz. BEHREND, xi, 1 : 
« Si vero foris casa furaverit quod valent .xl. din. et ei fùerit adpro- 
« batum, praeter capitale et dilaturam, .mcccc. din. qui faciuntsol. .xxxv. 
« culpabilis iudicetur ». xn, 2: « Si vero quod valit .xl. din. involaverit, 
« aut castretur aut .CCXL. din. qui faciunt sol. .vi. culpabilis iudicetur ». 

(3) Prou, op. cit. Introd. p. CV. 



94 * • Capobìanchi 



II nome della moneta costituzionale e la somma relativa, nelle 
leggi, per ragione giuridica, rimanevano sempre. Quando però per av- 
ventura quella moneta veniva a cessare, conveniva bene, per 1' in- 
telligenza delle somme, che il legislatore ne stabilisse l'equivalenza 
nella nuova moneta, rimanendo perciò due tassazioni, la vecchia e la 
nuova, contemporaneamente. Questo fatto (tanto comune per le an- 
tiche corrisposte censuali) è ben determinato nella f o r m o 1 a in- 
terpolata della legge salica, poiché è il denaro che vi ha sostituito 
il soldo, è il denaro col quale sono pagate le ammende : « hoc est 
« .xl. den. qui fac. ;ol. .1. » (i). 

(i) Un esempio di permanenza della moneta costituzionale negli 
antichi censi, l'offre il Regesto della chiesa di Tivoli. Nell'anno 945 papa 
Martino II rinnova e conferma ad Uberto vescovo Tiburtino il di- 
ritto di riscuotere i canoni dai fondi e luoghi della sua chiesa come 
erano stati conceduti dai suoi predecessori Nicolao, Giovanni e Leone 
papi. Orbene, nel 945 la maggior parte di questi canoni conservano 
tuttavia le somme costituzionali in soldi, tremissis e silique d' oro, o 
silique d'argento, mentre queste monete, almeno da un secolo e mezzo, 
non erano più coniate, ed il denaro d'argento era la sola moneta cor- 
rente (vedi nel periodico Studi e documenti di storia e diritto pubbl. 
dal P. D. Luigi Bruzza, p. 18). Circa gli esempi di somme a doppia 
equivalenza per sostituzione di moneta se ne ha uno nel decreto di 
Ludovico il Pio dell' 816, col quale questo augusto riconfermando il 
censo che i monaci di S. Zeno di Verona già dall' epoca di Carlo 
Magno pagavano annualmente al vescovo di questa città, ne determina 
l'equivalenza in nuovi denari d'argento : « aut mancusos vigiliti aut quin- 
« quaginta solidos argenti», ragguaglio che viene a corrispondere a 
30 denari nuovi di Carlo Magno per ogni soldo mancuso (Ughelli, 
Italia sacra, Venetiis, 1620, V, 705). Esempio identico e contemporaneo è 
riferito da P. R. Roth per la Baviera: «unum solidum de auro sol- 
« vere, aut 30 denarios » (Lex Baiuv. p. 64, ediz. Mùnchen, 1848); 
nei due casi è sempre il denaro che sostituisce il soldo. I più com- 
pleti esempi però di sostituzione di moneta (per corrisposte censuali) 
si riscontrano in documenti romani del xn secolo ove son riportate 
fin tre specie di monete successive. Roma, n 77: «sex denar. papien- 
« ses, vel duodecim affortiatos, vel pruvinenses » (nel R. Ardi, di Stato 
di Roma, Arch. dei Ss. Cosma e Damiano, perg. n. 140); Roma, 1164: 
«unum denar. papien. vel duos lucenses, vel duos provisinos » (Arch. 
cit. perg. n. 141). Quivi ancora la valuta costituzionale censitale è il 
denaro pavese, la corrente, il denaro provinense o provisino. 



Le origini del peso gallico 95 



Il principio di conservare la tariffa costituzionale, imposto, come 
dicemmo, da ragione giuridica, fu rigorosamente rispettato non solo per 
la legge salica ma eziandio per le altre leggi antiche costituite coi me- 
desimi soldi, ed una nuova prova l'abbiamo nel fatto seguente. Dopo 
Tanno 790, Carlo Magno dà corso al nuovo denaro d'argento da lui 
istituito. È allora - non all'epoca di Chlodoveo I - che gli amanuensi 
nei nuovi esemplari della legge salica tolgono la tariffa in vecchi de- 
nari divenuta inutile, ma rispettano sempre quella costituzionale in soldi, 
benché questi da lungo periodo di tempo fossero ideali e di conto (1). 

Le monete rinvenute però nella tomba di Childerico I ci dicono 
meglio delle ragioni di diritto ed amministrative le specie usate dai 
Franchi salici prima della compilazione o traslazione latina della loro 
legge (ammesso che abbiano avuto un originale in lingua franca). 
Da queste monete noi sappiamo con certezza che la vera valuta metal- 
lica, già d'allora, era il soldo costantiniano d'oro: perchè delle 42 mo- 
nete d'argento raccoltevi dal Chifflet (vedasi più sopra, nota 1, p. 92), 
appena una ne apparisce di officina imperiale contemporanea, quella di 
Costanzo II, e i 200 e più denari che formavano l'intero ripostiglio 
(quasi tutti vecchi denari imperiali), secondo il Prou, non avrebbero co- 
stituito che ^g- appena (effettivamente J- circa) del valore di quelle d'oro ! 

«Una osservazione importante, che devesi al signor Prou », dice 
il Babelon, « è che la forinola da noi citata " .xl. denarios qui faciunt 
« solidum .1. " porta a credere che il conto a dettarti era più usitato 
ce e più antico presso i Franchi salici di quello a soldi. Il modo di con- 
ce tare a denari sembra la tradizione di uno stato anteriore dell'uso ger- 
« manico. Infatti sono i denari che nella legge salica sono convertiti 
« in soldi e questa conversione sovente dà luogo a frazioni: p. e. un'am- 
« menda di 700 denari è convertita in 17 soldi \ ; un'altra di 2500 de- 
ce nari fa 62 soldi \. È verosimile perciò che la tariffi in denari intieri 
ce ed in somme tonde abbia esistito solo primitivamente » (2). 

Queste considerazioni non sono del tutto esatte perchè i dati esi- 
biti dal Babelon non sono completi. È vero che la somma di 700 de- 

(1) I codici della Lex salica a' quali fu tolta la tariffa in denari 
sono: il ce Sangallensis » n. 731 scritto da ce Vandalgarius a con la 
data: fine di ottobre e principici di novembre 794 (HOLDER), ed il 
e Monacensis » (K. Cini. IV 5 g) scritto nel!' 800 circa, de' quali si 
ragionerà più oltre. 

(2) Babelon, op. cit. p. 535. 



<)6 V. Capobianchi 



nari, in alcuni codici, dà per equivalente 17 soldi |, ma è vero egual- 
mente che in alcuni altri quest'equivalente manca della frazione, 
in altri è elevato a 18 soldi, e nel codice Estense II, 12, infine, in 
luogo di 700 la somma è di 720 den. = 18 sol. «Si quis verrum fu- 
«raverit, .dccxx. den. qui fac. sol. .xvm. culp. iud. » (1). Ed egual- 
mente si verifica per l'equivalenza di 2500 den. = 62 sol. \, che nel cod. 
Lat. Paris. 4404 è invece di 63 soldi, mentre nel Wolfenbùttel e nel 
Monacensis K. Cini. IV 3 g, trovasi di 62 sol. Circa l' ipotesi poi che la 
tariffa in denari interi e somme tonde (di denari) abbia esistito sol pri- 
mitivamente, noi osserveremo che la legge salica offre esempi ancora 
che affermano il contrario. Chi riteneva la giumenta altrui, doveva pagare 
un tremissis : « triente uno conponat, quod est tertia pars solidi, id est, 
«tredecim dinarii et tertia pars unius dinarii» (2), e l'assassino era con- 
dannato all'ammenda massima della somma, non tonda, di 72,000 de- 
nari, « lxxii.m. din. qui faciunt sol. .mdccc. ». 

Da questi fatti è ovvio riconoscere, come ogni ipotesi sulla prio- 
rità del denaro o del soldo nella legge salica sia oziosa, se prima non 
ne conosciamo con certezza il sistema monetario. 

Per raggiungere questo scopo io tentai la classificazione non solo 
delle somme nella legge salica, ma ancora di quelle delle altre antiche 
leggi, cioè dei Ripuari, Alemanni e Bavaresi, formandone una tavola 
comparativa. Da questa tavola io appresi immantinente, come una gran 
parte delle somme in soldi di queste leggi fosse regolata da una mi- 
sura determinata ed uniforme, quella cioè della libra costantiniana per 
l'oro divisa in 72 soldi. Cosicché ciascuna somma costituiva una fra- 
zione di libra ovvero parecchie libre romane ponderate a soldi costan- 
tiniani. 

La legge salica, la quale presenta maggiori scorrezioni di cifre in 
confronto alle altre leggi, ha dato la seguente serie di somme: 

|- di soldo . . . tremisse o ^ d'oncia. 

1 soldo sextula o l d'oncia. 

3 soldi semuncia o \ oncia. 

6 soldi oncia d'oro, ^ della libra. 

7 soldi ì. .... un'oncia ed } d'oncia: varianti 7 e 7 \ , entrambe 

usate ad indicare la metà di 15. 

(1) Hessels, Lex salica, ediz. London, 1880, Introduction, col. ix. 

(2) Loc. cit. Lex ememì. xl, 13. 



Le origini del peso gallico 97 



9 soldi un'oncia e mezza, \ della libra. 

15 soldi due once e mezza. 

18 soldi tre once d'oro: varianti 17, 17 \ e 18; nelle altre 

leggi sempre 18 e nella legge ripuaria ancora 
«bis novem solidos». 

30 soldi cinque once. 

36 soldi mezza libra d'oro: varianti 35 e 36: nelle leggi 

ripuaria ed alemanna 36, manca nella legge 
bavarese. 

45 soldi sett'once e mezza. 

60 soldi dieci once: varianti 60, 62, 62 £ e 63 ; nelle altre 

leggi sempre 60, e nella legge ripuaria an- 
cora « bis trigenus solidus». 

72 soldi una libra d'oro: varianti 70, una sola volta 72; 

manca nelle altre leggi. 

75 soldi una libra e mezz'oncia. 

90 soldi una libra e tre once. 

180 soldi due libre e mezza. Le varianti sono le stesse della 

cifra 60, cioè, 62, 62 .V e 63 che « in triplum » 
sommano 186, 187 \ e 189. Nelle leggi ale- 
manna e bavarese 180; manca nella legge ri- 
puaria. 

300 soldi quattro libre e due once. 

600 soldi otto libre e quattro once. 

720 soldi dieci libre; nella legge salica 700; manca nelle 

altre leggi. 

900 soldi dodici libre e mezza. 

1800 soldi venticinque libre d'oro (1). 

(1) Th. Mommsen (Hist. de in monti, rom. traduct. Blacas, IV, 114) 
riporta un campione di peso, col quale chiaramente vien dimostrato 
come le divisioni ponderali abbiano avuto sempre origine dalle co- 
stituzioni delle nuove monete, derivandone un sol nesso; per questo 
motivo le somme costituzionali della legge salica più che monete deb- 
bono esser considerate altrettante espressioni ponderali. « Hxagium 
« byzantin. Poids de deux onces de l'orme carrée. Longueur d'un còte, 
«27 mill.; épaisseur, 4 mill. ; poids, 53 gr. 86 (ce qui donne une livre 
«un peu faible de 323 gr. 16; mais la picce étant usée, il laut ad- 
ii mettre qu'elle a dù perdre de son poids). Une dee laces porte en 

Archivio della R. Società romana di storia vatria. Voi. XXVII. 7 



98 V. Capobiancìii 



A questa serie principale di somme duodecimali in soldi costan- 
tiniani, nella legge salica, trovansi frammiste alcune somme a divi- 
sione decimale, e sono: 5, 50, roo e 200. Nel sistema costantiniano 
dell'oro la divisione decimale si riferisce all'equivalenza di questo col- 
l'argento, perchè cinque soldi formando il cambio di una libra d'argento: 
50 soldi = io libre, 100 soldi = 20 libre e 200 soldi = 40 libre d'argento. 

Ritrovai che la divisione costantiniana in 72 parti era usata ancora 
per stabilire il numero dei « iuratores electos » , che dovevano giudicare 
l'imputato non confesso, e le quantità più usitate nella legge salica 
sono 3, 6, 9 e 12, ma nella legge ripuaria, ove la serie è più completa, 
queste quantità giungono a 36 e 72 « iuratores ». 

L'esempio più singolare però dell'applicazione della divisione co- 
stantiniana dell'oro si verifica nelle equivalenze in denari della legge 
salica. Le cifre di queste equivalenze in luogo d'avere la divisione 
propria all'argento, hanno invece quella dell'oro. Questa circostanza 
particolare stabilisce indiscutibilmente la posteriorità della 
tariffa in denari su quella in soldi, perchè le somme in denari non 
avrebbero potuto avere mai cifre analoghe a quelle dei soldi se non 
fossero state loro trasmesse da questi ultimi per computazione. 

Le somme massime o somme campioni di queste equivalenze costan- 
tiniane sono 72,000 den. = 1800 sol.; le unità di misura, 120 den. = 3 sol. 
Ciascuna equivalenza ha aliquoti e multipli corrispondenti : quella di 
120 den. = 3 sol., ha 1200 den. = 30 sol. e 12,000 den. = 300 sol. Con 
questo mezzo noi possiamo controllare ogni somma; per esempio, le 
due equivalenze citate dal Babelon, una di 700 den. = 17 sol. $■ e l'altra di 
2500 den. = 62 sol. ì! Or bene queste due equivalenze sono errate, 
perchè le corrispondenti sono : 72,000 den. = 1800 sol., 240 den. = 6 sol. 
e 24,000 den. = 600 sol. Le cifre vere avrebbero dovuto essere perciò : 
720 den. = 18 sol. (come nel codice Estense) e 2400 den. = 60 sol. Ma 
più degli aliquoti e dei multipli è la divisione ponderale che ci dice 
con certezza l'errore, perchè 18 soldi (e non 17 \) formano tre once e 
60 soldi (e non 62 1) dieci once d'oro, nello stesso modo che 720 de- 



ce trois lignes: i ère ligne: un signe indicateur et le chiffre 11, soit deux 
«onces-, 2 e ligne: sol pour solidi; 3® ligne: xn. Cette inscription 
ffs'explique d'elle-mème et signifie que ce poids de 2 onces est égal 
«au poids de 12 sous d'or («solidi»). Voyez Revue numism. 1863, 
«pp. 15 et 16 ». 



Le orìgini del peso gallico 99 

nari (non 700) rendono 3 libre, e 2400 denari (non 2500) io libre 
d'argento, rammentando però che il soldo costituzionale della legge 
salica fu quello costantiniano del valore di 24 silique, mentre il soldo 
effettivo col quale erano pagate le ammende, era quello gallico da 21 si- 
liqua che, cessando, venne equiparato a 40 denari. 

La moneta costituzionale della legge salica fu adunque il soldo 
costantiniano d'oro. Questo fatto ci dimostra come i Franchi salici 
riconoscessero il sistema monetario romano. Supporre perciò, che, per 
tradizione di un antico costume germanico, nel costituire la loro legge 
essi quotassero le ammende in denari, non esistenti, anziché in soldi, 
moneta legale in corso, è senza dubbio errore. Nel denaro della legge 
salica riconoscer devesi la nuova moneta argentea che principiò ad 
esser battuta nel vii secolo, sostituendo il soldo gallico d' oro e nel 
ragguaglio « .xl. denarios qui faciunt solidum .1. » la tariffa officiale 
del cambio dalla vecchia nella nuova moneta. Questa tariffa fu inter- 
polata dal legislatore nel testo della legge nazionale dei Franchi, onde 
avesse pieno valore giuridico ancora per le altre leggi antiche costi- 
tuite coi medesimi soldi. 

I codici più antichi ed autorevoli della Lcx salica sono trascri- 
zioni dell'epoca di Carlo Magno, vogliamo dire che furono copiati 
quando da oltre un secolo aveva cessato il soldo d'oro ed era in corso 
il nuovo denaro d'argento. Ciò spiegherebbe la ragione per la quale, 
tra di essi, nessun testo giunse a noi colla sola tariffa primitiva in 
soldi. Questi codici sono: i° il ms. n. 4404 Lat. della biblioteca Nazio- 
nale di Parigi, in-fol., del principio del ix secolo; 2° il Wolfenbùttel, 
della seconda metà dell' vili secolo, in-8, scritto da « Agambertus » 
monaco di Tours, che si conserva nella biblioteca Ducale ed ha il timbro 
« Weissenburg, 97», avendo appartenuto all'antica abbadia di questo 
nome in Alsazia; 3 il Monacensis K. Bibl. Cini. IV, 3 g, della fine 
dell'vin o del principio del ix secolo, in-8; 4 il Parisiensis Lat. 9653, 
del ix secolo, sm. in-fol; >° (9 dell'ediz. Hessels) il Sangallensis 731, 
in-8°, datato ott. 793, secondo il testo Hessels (1), e dalla fine di ot- 
tobre al principio di novembre 794, secondo quello dell' Holder(2), scritto 

(i) Per queste notizie vedasi la Lcx salica, ediz. HESSELS cit. 
(ntrod. coli, xiv e xvi. 

(2) Holder, Lex salica, Besancon-Sanct-Gallen, 73 r, ediz. Leipzig, 
[880, p. 88. 



ioo V. Capobianchi 



da «Vandalgarius ». La lunga serie degli altri codici spetta al ix, x e se- 
coli posteriori. Tutti i codici della Lex salica hanno la doppia tassazione, 
cioè in denari ed in soldi, eccettuatine il Sangallensis 731 ed il Mona- 
censis sopra citati, i quali hanno la sola tariffa in soldi. Il Sangallensis 
presenta le usuali cifre errate come nella Lex emendata ed in buona 
parte degli altri codici, cioè: xvn?, xxxv, lxii? e lxx; il Monacensis 
le ha meno scorrette, avendo invece sempre xviii, una sola volta xxxvi 
ed una sola volta lx. È evidente però che entrambi questi codici, abben- 
chè abbiano la sola tariffa in soldi, furono scritti in epoca nella quale 
le cifre errate erano state ammesse nell'uso generale. Dell'intera serie 
dei codici quello che presenta maggiore interesse per il sistema mone- 
tario franco, è il Monacensis precitato. Il testo di questo codice, come 
l'amanuense dichiara, aveva, egualmente agli altri, la doppia tassazione 
in denari che egli tolse. Come già dimostrai, Carlo Magno aumentò 
di ^ il valore del denaro, perciò il soldo gallico che valeva 40 denari 
vecchi, venne a corrispondere a 30 denari nuovi. Per questo cambia- 
mento essendo divenuta inutile la tariffa in vecchi denari, il copista del 
Monacensis, dopo aver notato che « in lege salica unusquisque solidus 
« quadraginta dinarius habet », prosiegue che « propter utilitatem in- 
«tellegendi, abstulimus hinc verba Graecorum » [queste parole 
greche sarebbero le voci franche dette Glosse Malberg!] (1) 
« et numero dinariorum, quod in ipso libro crebre conscribta inve- 
ce nimus ». Nello stesso tempo al tit. 11, 2, ove in tutti i codici si 

(1) I codici della Lex salica, ediz. Hessels, segnati coi numeri 1, 
2, 5,6, 7, 8, 9 e io, portano interpolate nei testi antiche parole fran- 
che, precedute sempre dalla voce « Malberg », « Malber. », « Malb. », 
o « Mal. » e perciò dette Glosse Malberg. H. Kern ha illustrato queste 
Glosse nella suddetta ediz. Hessels ; egli dice che la voce « Malberg » 
in idioma franco significa « forum ». Nella Lex emendata, ugualmente 
che nei codd. Monacens. cit. e nel Paris. Lat. 9653, furono tolte queste 
antiche voci, verosimilmente perchè, essendo andate in disusanza, se n'era 
perduto il significato e con questo avevano perduto ogni valore giuri- 
dico. Il Grimm nella prefazione della Lex salica, ediz. Merkel, Berlino,. 
1850, osserva che dalla comparazione delle varianti e scorrette lezioni 
delle Glosse Malberg, apparisce evidente come queste siano state sfigurate 
in modo tale da rendere sovente infruttuoso ogni sforzo per compene- 
trare nel significato di esse. Ciò spiegherebbe la ragione per la quale 
il copista del Monacensis chiamò greche le voci franche: perchè alla 
sua epoca se ne doveva ignorare completamente la natura ed il significato. 



Le origini del peso gallico 101 



legge: « sunt din. .xl. qui faciunt sol. .1. ». egli soppresse questa 
vecchia equivalenza dell'unità e vi sostituì la nuova, cioè « sunt 
«. din. .xxx. ». È verosimile che per lo stesso motivo Vandalgario egual- 
mente sopprimesse la tariffa in denari, perchè nel 794, quando egli 
scrisse l'esemplare del Sangallensis, era già in corso il nuovo denaro 
istituito da Carlo Magno. 

Indubbiamente le equivalenze errate ebbero origine quando nei 
testi della legge fu interpolata la tariffa in denari e precisamente per 
avere le nuove somme in cifre tonde, poiché si osserva, che mentre 
le somme in denari hanno quasi sempre la forma errata, non è lo stesso 
per quelle in soldi, le quali, più sovente, conservano la cifra primitiva 
esatta, eccettuato nella Lex [a Carolo Magno] emendata, ove sono tutte 
errate. Sotto Carlo Magno, nel 768 (1), fu « lucide [lucidius] emen- 
<( datimi » il testo latino della legge salica ed allora furono rivedute 
ancora le somme, ma in base di quelle in denari allora più usitate. 

11 primo errore nella Lex emendata è nel prodotto «sol. .XVII. 
«cura dimidio », abbenchè il fattore di questo sia esatto, cioè: 
$ + 3=6 + 3=9 + 9=17 \ (sic) e conseguentemente 3 5 (sic) e 70 (sic), 
in luogo di 18, 36 e 72! È evidente che questi errori ebbero origine 
per dare alle somme in denari le cifre tonde, cioè: 700, 1400 e 2800, 
in luogo di 720, 1440 e 2880! 

L'errore più singolare, però, è nell'equivalenza « .mmd. din. qui 
« faciunt sol. .lxii. cum dimidio », il quale emerge da una serie di 
cifre esatte che per fattore ha : 15 + 15 30 + 1 5 = 45 + 1 5 = 62 -\ [sic, 
60] + 15=75 + 15 = 90. Qui ancora l'errore ha avuto luogo per dare 
alla somma in denari la cifra tonda, cioè: 2500 in luogo di 2400. Da 
questo errore ne derivò quello del triplo cioè di 62 \ x 3 = 186 | [sic, 
l ^7 j] ( 2 )> cne con un a ^ tr0 fattore, cioè: 90 + 90= 180, viene 
emendato. 

Si ignora che i Franchi coniassero effettivamente questo « di- 
« midius » o « semis solidus », che tanto è usato in vari codici della 

(1) Per questa data vedasi HESSELS, op. cit. Introd. col. xx. 

(2) HESSELS, ediz. cit. Lex emend. LXVII, 2: «Si quis mulierem 
« ingenuam striam clamaverit, aut meretricem, et convincere non po- 
«tuerit, .VIIMD. din. qui fac. sol. .CLXXXVI. (sic) (*) CUm dimidio culp. 
« iud. ». 

(*) G« Q. .u.xxxviu. 7'. /'. .u xxxvns. H. E, .(.1 XXXII. et scniis. 



102 V. Gap obi anchi 



loro legge e particolarmente nella Lex emendata, essendo noto come 
la principale moneta franca fosse stata invece il « tremissis » di soldo. 
A me sembra che il mago soldo, che apparisce sol quando la moneta d'oro 
da lungo tempo era già cessata, non sia stato effettivo, ma bensì di conto, 
perchè nei codici più antichi ed autorevoli della legge salica (e preci- 
samente in quelli che nell'edizione Hessels formano la « first family») (i) 
non si riscontra e le somme, senz'altro, sono in 62 ovvero 63 ed in 17 
ovvero 18 soldi, discordando perciò colle equivalenze corrispondenti 
di 2500 e 700 denari. Fu adunque in epoca tarda che nei testi della 
legge salica si principiò ad introdurre questo nuovo mezzo soldo ideale 
di valore di 20 denari, al solo scopo di equiparare quelle equivalenze, 
che perciò divennero « .mmd. din. qui fac. sol. .lxii. cum dimidio » e 
« .dcc. din. qui fac. sol. .xvn. cum dimidio », mentre le somme re- 
golari avrebbero dovuto essere « .mmcccc. din. qui fac. sol. .lx. » e 
« .dccxx. din. qui fac. sol. .xviii. » ! 

Ritroviamo infine nella legge salica che il futuro marito di una 
vedova « scutum habere debet», inoltre « tres solidos aeque pensantes 
«et denario» (2) [la voce « denario » manca nel Wolfenbùttel (3)]. 
Questa somma, « reipus » in idioma franco, era la quota in moneta che, 
per disposto della legge, il marito doveva portare alla moglie per dono 
nuziale. Il Franco libero emancipava un servo « ante regem per dina- 
« rium » (4) [«iactante denario, secundum lege salica » in Marcuìfi 
formular. 1. I, n. 22 (5)]. Questa cerimonia praticavasi in egual modo 

(1) Hessels, edit. cit. In cod. 1 : Sempre « xvn » e « lxiii sol. », 
senza frazioni. In cod. 2 : Sempre « xvn sol. » senza frazione, 29 volte 
« lxii sol. » senza frazione ; cap. xml, 6 ; « sexagenus semes sol. » 
(ed. Holder « senes »), forse manca «binus» come nell'esempio seg.; 
cap. xxviii, 3: « sexsagenus binus simis sol. »; cap. [lxvii, 2]: «hoctoa- 
« ginta et semis sol. », forse « [centum] hoctoaginta [septem] et semis 
« sol. » ossia 62 l x 3 = 187 | (sic). In cod. 3 : Sempre « xvm » (esatto) e 
«lxii sol.», senza frazione. In cod. 4: Sempre «xvn» e «lxii sol.». 
Al cap. xxviii, 3: «lxii semis (sic) [sol.] ». Io ritengo che questi rari 
esempi di cifre con la frazione « semis », nei codd. 2 e 4, debbano con- 
siderarsi aggiunte posteriormente, essendo in contradizione evidente 
colle altre cifre costantemente usate senza frazioni negli stessi testi. 

(2) Hessels cit.: 271, xliiii, «De reipus». 

(3) Loc. cit.: 272 [xlix] xlviii, «De reibus ». 

(4) Loc. cit.: 138, xxvi, «De libertis demissis ». 

(5) Ediz. Zeumer, I, 57. 



Le origini del peso gallico 103 



dai Ripuari « in praesentia regis secundum lcgem Ribuariam ingenuum 
« demiserit et dinarium iactaverit 4 (i). «Nullus tabularium {sic) di- 
ce nariare ante rege praesumat » (2) aveva lo stesso significato che 
« nullus tabularius dinarium ante regem praesumat iactare»(3). 

Questo antico « denarius » che ritroviamo in uso presso i Franchi 
salici (e contemporaneamente presso i Ripuari) all'epoca in cui l'unità 
legale e corrente era il « solidus (romanus) aeque pensans » dovette 
essere ben altra cosa dal e denarius argenteus » che sul declinare del 
secolo vii sostituiva il soldo d' oro, per la coniazione del quale i 
Franchi costituirono allora una nuova divisione ponderale. Nel primo 
caso la voce denarius, voce generica, doveva denotare la più esigua mo- 
neta del sistema romano allora vigente ; nel secondo, indicava la nuova 
unità franca, 40 delle quali formarono il cambio del soldo gallico d'oro 
e colla quale Carlo Magno completava la nuova tariffa della legge salica. 

Nella parte seconda del cap. 12, tit. xxxvm, «De furtis caballo- 
« rum » nei codd. 5 e 6 della Lex salica, ediz. Hessels, è ingiunto a 
colui che riteneva giumente altrui, che « prò quisque iumento triante .1. 
«conponat». Il capitolo di questa formola che manca integral- 
mente in tutti gli altri codici della legge salica, compresi quelli di testo 
antiquiore, in forma più corretta e con l'aggiunta dell'equivalenza nella 
nuova moneta venne inserita, nel 768, nel testo della Lex emendata 
tit. xl, nel tenore seguente: « Et per unumquodque iumentum quae 
« ille continere consueverat triente uno conponat, quod est tertia 
«pars solidi, id est, tredecim dinarii et tertia pars unius 
« din ari i » (4). 

In questa equivalenza, della quale per avventura abbiamo l'epoca 
certa, devesi riconoscere lo stesso denaro che all'epoca della revisione 
della legge salica aveva corso legale presso i Franchi ! 

Lo studio comparativo sulle tariffe delle quattro antiche leggi, ci 
ha condotti a nuove osservazioni sullo sviluppo del sistema monetario 
nelle Gallie. Da questo studio emerge come la tariffa della legge sa- 

(1) Sohm, Lex Kibuaria, lvii, i ; codd. A. 

(2) Loc. cit. lviii, 1; codd. A. 

(3) Loc. cit. lviii, 1; codd. B. 

(4) Per questo stesso cap. che trovasi nel testo pubbl. dall' Herold 
nelle sue Originum ae Germamcarutn antiq. ìib., Basii. 1557, pp. 1-38, 
vedansi le osservazioni dell' HESSELS, op. cit. col. xxi, 10. 



104 P- Capobìanchi 



lica sia la più antica, essendo interamente costituita nel sistema pon- 
derale costantiniano. L'altra tariffa che maggiormente le si avvicina, 
è quella della legge ripuaria, costituita ancor essa, nella più gran 
parte, collo stesso sistema. In questa legge noi riscontriamo una serie 
di titoli, dal 32 al 64, proveniente dalla legge salica, la qual serie 
non solo vi corrisponde per materia legislativa, ma, alcune volte, nelle 
somme stesse delle ammende, dimodoché messe in confronto le une 
colle altre, ritroviamo errate quelle abitualmente errate nella legge 
salica, esatte le corrispondenti nella legge ripuaria. Le leggi degli 
Alemanni e dei Bavaresi hanno infine le loro tariffe formate, in parte 
colla consueta serie di somme nel sistema costantiniano uguale alle 
due precedenti leggi, ed in altra parte, da una serie propria, che manca 
completamente alla legge salica ma che principia ad apparire nella ri- 
puaria. Questa nuova serie di somme ha per base la libra divisa 
in 80 soldi; è evidente che le tariffe di queste leggi sono posteriori 
alle due precedenti e che furono compilate, almeno in parte, quando 
il soldo gallico aveva già sostituito quello costantiniano. La parte più 
importante di queste tariffe è precisamente quella che si riferisce alla 
nuova divisione della libra, perchè il soldo gallico essendo quotato a 
21 siliqua o 42 mezze silique, 80 di questi soldi danno appunto lo 
stesso prodotto della libra da 84 soldi, di quelli da 40 mezze silique 
o denari, co' quali, in seguito, fu effettuata la conversione dalla vec- 
chia nella nuova moneta d'argento (80 x 42 = 3360 : 84 x 40 = 3360) ! 
Le suddivisioni della libra da 80 soldi, nelle suddette leggi, sarebbero 
adunque: 3S0I. |-, mezz'oncia; 6 sol.f, un'oncia; io sol., un'oncia e 
mezza; 13 sol. |-, due once; 20 soldi, tre once; 26 sol. |, quattro once; 
40 sol., sei once; 53 sol. \, otto once; 80 sol., una libra (1) ; 160 sol., 
due libre; 240 sol., tre libre; 320 sol., quattro libre; 400 sol., cin- 
que libre ; 480 sol., sei libre; 640 sol,, otto libre; 800 sol., dieci libre; 
960 sol., dodici libre ! 

Ed ora alcune considerazioni ! 

Possiamo noi affermare che gli Alemanni ed i Bavaresi quotassero 
le ammende delle loro leggi nelle somme di : 3 £ , 6 § , 1 3 -£ , 26 § , 

( 1) Addizione delle suddette cifre : 3 l + 3 \ = 6 f 6 | + 3 £ = io 
io + 3i = i3Ì ni + 6f=20 20 + 61=261 264+ 1)1*40 
40+13 1 = 53 a 53 l+26| = 8o. 



Le origini del peso gallico 105 



53 soldi \ tkc. senza che queste somme avessero poi rapporto col si- 
stema ponderale in vigore? Certamente no, perchè è evidente che 
quelle somme erano regolate da una misura definita, ma differente 
da quella usata nella legge salica. Il soldo costantiniano d' oro in uso 
generale nelle Gallie, divenne l'unità comune di tutti i popoli germa- 
nici, ed i Franchi salici per i primi vi costituirono la tariffa della loro 
legge, i Ripuari dipoi. Gli Alemanni ed i Bavaresi ne seguirono l'esem- 
pio, ma più tardi, e compilarono le loro leggi quando, cessato il soldo 
costantiniano, era in uso generale quello gallico o pseudogallico da 
(So a libra. 

Questo soldo ridotto da 80 a libre, o meglio questa libra da 
80 soldi ridotti, che noi troviamo in uso nella Germania in concor- 
renza colla libra da 72 dei medesimi soldi, fu essa costituita allora in 
questa misura per rintegraria nel primitivo peso, ovvero deriva essa 
da un' altra libra egualmente antica e più forte, già in vigore e corri- 
spondente al peso di 80 soldi costantiniani ? 

A me sembra che la seconda ipotesi sia la sola ammissibile, poiché 
se noi ritroviamo queste due libre, cioè da 72 e da 80 soldi ridotti, 
in uso simultaneo, ciò vuol significare che queste stesse libre esiste- 
vano simultaneamente al periodo della moneta costantiniana e ponde- 
rate allora a soldi da xxiv silique! Infatti la proporzione da 72 ad 
80 soldi corrisponde a quella medesima messa in vigore nel 755 da 
Pipino per ponderare contemporaneamente la libra romana in 240 de- 
nari d'argento e la libra gallica in 264 denari identici (1), proporzione- 
che poi ritroviamo più esattamente, da 180 a 200 denari nuovi di 
Carlo Magno, per la quale si ha il peso di 12 once romane per la libra 
romana, e di 1 3 ed .', delle stesse once per la libra gallica. 

Dalla nostra tavola comparativa ben si scorge come questa antica 
libra nazionale abbia perdurato più tenacemente presso quei popoli ger- 
manici che rimasero nelle loro regioni native, che non lo fu per i Franchi 
salici nelle nuove regioni da loro invase, ed ove le istituzioni romane 
avevano avuto maggiore sviluppo ! 

Corollario di queste osservazioni e, che i Franchi salici, i Ripuari, 
gli Alemanni ed i Bavaresi ebbero lo stesso sistema monetario! 

(1) Esatta da 240 a 266 j . 



io6 



V. Capobianchi 



TAVOLA COMPARATIVA 

delle tariffe costituTJonali nelle leggi dei Franchi salici, Ripuari, 
Alemanni e Bavaresi in base della libra romana duodecimale 
per V oro divisa in J2 soldi costantiniani, col 3 per unità di 
misura. 



Legge salica 
Soldi 



Ripuaria Alemanna Bavarese 
Soldi Soldi Soldi 



^ Tremisse .... 

1 Soldo 

Un soldo e mezzo . 
3 Mezz' oncia . . . 

6 Oncia 

9 Un'oncia e mezza . 
Due once .... 
15 Due once e mezza . 
[18] Tre once .... 
Quattro once . . 
Quattro once e mezza 
30 Cinque once . . . 
[36] Sei once . , . . 
45 Sette once e mezza 
Otto once . • . 
[60] Dieci once . . . 
[72] Dodici once = una libra 
90 Una libra e tre once 
[180] Due libre e mezza . 
300 Quattro libre e due once 
600 Otto libre e quattro once 
[720] Dieci libre .... 
900 Dodici libre e mezza 
1800 Venticinque libre d'oro 



5 

6 

9 

12 

15 
18 



30 
36 
45 

60 

90 

300 
600 

[720] 
900 

1800 



1 1 
3 
6 

9 
12 

i5 

18 
24 

27 

36 
45 

60 



180 
600 



3 
6 

9 

12 

15 

18 
24 
27 



48 
60 



180 
300 
600 



Le orìgini del peso gallico 



107 







Somme decimali. 






Legge 


salica 


Ripuaria 


Alemanna 


Jìavarrse 


Soldi 




Soldi 


Soldi 


Soldi 


- 


... ... 


... 


... 


2 | 


2 \ 


s 








5 


5 


5 


- 






25 


^5 


2) 


50 








50 


SO 


- 


100 








100 


- 


IOO 


200 





.. 


200 


200 


200 


- 








500 


- 


- 



Somme quaternarie. 



4 

8 

16 



Antica libra duodecimale nelle leggi dei Ripuari, degli Alemanni e 
dei Bavaresi divisa in 80 soldi ed in uso simultaneo colla 
libra di 72 dei medesimi soldi, col} \ per unità di misura. 

- Mezza oncia - 3 \ 

Oncia - 6 1 - 

- Un' oncia e mezza .... - io io 

- Due once - 13 \ 

Tre once 20 20 

Quattro once - 26 \ 

Sei once - 40 40 

Otto once - - 53 \ 

Dodici once = una libra . . 80 80 80 

Due libre 160 160 r6o 

Tre libre 240 

Quattro libre - 320 320 

Cinque libre 400 

Sei libre - 480 

Otto libre - - 640 

Dieci libre - 800 

Dodici libre d'oro .... - - 960 



io8 



V. Capobianchi 



•2 § 



-5 S 



e _ 

•3 ■% 



rt b£ 

C *^ 

CO rt 

.2*0 

S e 

3 => 

CO C/1 

.2 a. 



bc bc 



S 8 



bc 

c 
n 

« s s 2 ■" 



« £ S 



* -3 S a a « 

> > £ x S x 



* *§ % % 1 1 J 



£ £ 2 | | a 5 2 



X 
X 

X -ì O 



e e e 

<U (U 0> 

T3 T3 T3 

o o o 



C C C G C C 
i> CU <L> <L> CJ OJ 
T3 T3 TJ TJ -a "O 



o o o o 

so O <^ O 



%B 



(N tS r<^ t^» CS 



Il II II il II II 



X 
V, 

u u 



T3 "3 13 TD T3 



c 
e 

OO 
Tt- OO 



o o 

8 8 

SO «^ 



ri CS <-<-v I> 



© Q 
£/) © 



-55 <*» 

*© S 

*• © 

a 

•S « 

© ^» 

« la 



V. © 






f5 





> 








> 


w 




s 


e 

M 

ti 


e 

(A 

t 


O 
V 


o 
j-. 


O 
t 




• 


M 


; 


H 


; 






1 


-, 


A 


"ZI 


'J, 


e 

co 




■j~. 

*-> 


13 


Q 

Vi 


"3 


ti 


o 

co 


> 


"3 


5 


V 


> 

V 

ri 


u 

.5 




u 




'.) 






s 


e 

e/5 




•v. 






L^ 


rt 


CU 

_rt 

'u 


ti 


c 

3 


-i 


Ti 

'u 

a 


cu 
'u 


U 


8> 

ed 


ri 
Ih 

JD 


rt 

JD 


•J 

c 
3 




a 
9 


S 


ri 


E 


Fi 




3 


r-. 


jtì 


— 


' ' 


JQ 


^ 




s 


C 


cr 1 


co 


> 


X 


ja 


a 


a 


> 


r 


X 


X 






3 bD bC 



rt r3 rt rt rs rt rs cg rs <-j rt rt ^ oj . 
bJD bC bC bJD bC bJD bD biD bD te bD bO bC bC bC 



o o o 

CO C/3 C/3 

i-h rr\ SO 



O iaCO o so »-^ o 



O O o 
co co co 

o o 



<^\ ^t - ^O r^ Os oo 



o 

co 


c 

-O 


c 

co 


o o 

co CO 


8 


Q 

O 


c 

ri 


2 ° 
o o 
o^ co 



S c 

.2 3 

C CO 



u 



■a e 



« s rt 



> . 

X rt 

a .i 



COCOCOCOCOCOoocOcOCOCO 



oooooooooooooooooo 

COCOCOCOOOCOCOCOCOCOCOcOoocOlZICOCOCO 



r/ssO On vaOO O^O »^ 



VICENDE DELLA DOMINAZIONE PONTIFICIA 
NEL PATRIMONIO DI S. PIETRO IN TUSCIA 

DALLA TRASLAZIONE DELLA SEDE 
ALLA RESTAURAZIONE DELL' ALBORNOZ 



Continuaz. ; vedi voi. XXVI, p. 249 



La restaurazione della sovranità pontifìcia in Italia fu 
prima cura del pontefice Innocenzo VI, che non poteva scegliere 
all'uopo personaggio più adatto del card. Egidio Albornoz. 
La nomina di questi a Legato, con estesissimi poteri, è del 
30 giugno 1353 (1), ma provvedimenti speciali per il Pa- 
trimonio, ove la necessità era più urgente, furono presi da 
Innocenzo anche prima. Somme cospicue fece egli sborsare 
dai suoi collettori al tesoriere Tavernini per sopperire alle 
spese della guerra (2); al re Luigi e alla regina Giovanna 
richiese il sussidio di trecento uomini, al quale per Y inve- 
stitura del reame delle Due Sicilie erano tenuti (3); all'ar- 
civescovo di Milano, Giovanni Visconti, i trecento cava- 
lieri che pur doveva come feudatario della Chiesa (4); a lui 
e a molti signori e comuni d' Italia quei maggiori sussidi 

(1) Theiner, op. cit. II, doc. 242. 

(2) Conforme a un mandato di lui (jReg. Vat. n. 235, e. 37), 
il collettore della Tuscia, Andrea di Todi, sborsò il 12 marzo al Ta- 
vernini 1500 fiorini (/;///'. et exit. n. 26%, e. 1), e l'arcivescovo di Be- 
nevento, collettore nel regno delle Due Sicilie, il 3r maggio, 9OOO fio- 
rini (ivi, e Reg. Vat. n. 233, ce. 76-78). 

(3) %■ Va *- n - 235, e. 97, 15 maggi.) r 3 > 5. 

' (4) THEINER, ivi, doc. 2 I [ . 



no zM. Q,4n tornili 



che avessero potuto, giusta quanto avrebbe loro esposto 
sulla bisogna il nunzio Ugo d'Arpagone (i). Al rettore Gior- 
dano Orsini scrisse il 5 maggio, dichiarando di respingere 
il trattato di concordia recentemente proposto dal Prefetto, 
contro il quale era invece deciso gravar la sua mano; e 
l'Orsini stesso elesse a duce del forte esercito che doveva 
allestirsi per combatterlo (2). 

L'Orsini si preparò alacremente alla guerra, ed ottenne 
che venissero al servizio della Chiesa due dei più famosi 
condottieri di quel tempo, fra Moriale di Narba, e il tede- 
sco Rougher. Il primo, nominato vessillifero, collo stipendio 
mensile di dugensessanta fiorini (3), andò subito colla sua 
compagnia, forte di cinquecento cavallerie cendodici fanti (4), 
in Sabina, dove la situazione era più disperata, trovandovisi 
con molta gente Pietro Di Vico, che si diceva volesse or- 
ganizzarvi a sua volta una grande compagnia (5). Il se- 
condo, quantunque assoldato fin dai primi di giugno con du- 
gencinquanta barbute, non venne nel Patrimonio che verso 
la fine, per non essergli stato dato prima di quest'epoca l'in- 
tero soldo di un mese anticipato (6) ; e ciò fu male, perchè 
non incominciate subito scaduta la tregua le offese, il ne- 
mico ebbe agio di rimettere le biade nelle sue terre, facen- 
dole cosi più atte alla resistenza (7) ; e peggior male, per- 

(1) Reg. Vat. n. 235, e. 97 b sg., lettere del 15 maggio. 

(2) Append. xxi. 

(3) Intr. et exit. n. 266, e. 120. 

(4) Gualterio, Discorso istorico &c. I, 159. 

(5) Intr. et exit. cit. ce. 126, 127. 

(6) Ivi, e. 126 e passim; Theiner, ivi, p. 378. La Camera, per 
le ingenti spese, era già rimasta sprovvista di denaro, tanto che il te- 
soriere era andato a Benevento a ricevere da quell'arcivescovo altri 
6000 fiorini. Il Rougher aveva ricevuto in conto 800 fiorini, né in 
Siena, ove stava, erasi trovato chi volesse mutuare alla Camera la 
somma residua. 

(7) « Die .xx. iunii solvi . . . misso per rectorem apud Senas ad me 
« thesaurarium cum litteris, quod accelerarem venire cum Ruer et so- 



La dominazione pontifìcia nel 'Patrimonio in 

che potè compiere altre due conquiste importantissime, quelle 
di Toscanella e Comete Quest'ultima terra specialmente, 
fertile, ricca, fortemente munita, era da lungo tempo ago- 
gnata dal Prefetto, ma il predominio che vi avevano i Yi- 
telleschi, potente famiglia e alla Chiesa devota, e sorda alle 
sue profferte d'amicizia (i), gli era stato sempre d'ostacolo 
a conquistarla. Ad ogni menomo sospetto sulle sue inten- 
zioni, il rettore vigilante ne avvertiva i Vitelleschi (2). Riuscì 
però alla line al Di Vico di eludere questa vigilanza. Poco 
dopo scaduta la tregua, quando tutte le cure dell' Orsini 
erano rivolte a salvare dall'invasione le terre, che credeva 
più minacciate, della Valdilago (3), egli con rapidissima 
marcia balzò da Orvieto sotto le mura di Corneto. Era la 
notte sopra il 12 giugno quando si pose in cammino, e si 
era tanto sicuri che andasse contro Bolsena, che in tutta 
fretta fu avvisato quel presidio a mettersi sulle difese (4): 
invece due giorni dopo giunse notizia che era entrato in 
Corneto, e se n' era fatto signore. Anche questa volta, non 
fu il valore che gli diede in mano quella terra, ma l'oc- 
culto maneggio e l'insidia. Stette nascosto due giorni e due 
notti nelle vicinanze, in attesa che dai suoi amici di dentro 
si disponesse tutto bene per la sua entrata. Ed infatti al- 
l'alba del terzo giorno, per un varco nascostamente aperto 
nelle mura, poterono introdursi i suoi fanti, i quali poi, at- 
terrata una porta, misero dentro la cavalleria ; ed in breve 

v ciis suis ad Patrimonium, quia Iohannes De Vico iestinabat remitti 
« facere biada intra terras quas tenet... .1. fior, cum dimid. a (Intr. 
et exit. cit. e. 129 B). 

(1) Di trattative di pace tra il Di Vico e i Vitelleschi, nell'ago- 
sto 1352, è cenno in Thi-inf.r, op. cit. II, 377. 

(2) V. Intr. et exit. cit. e. roo. 

(3) Già fin da un mese avanti aveva mandato un notaio della 
curia « ad faciendum dictas terras de l'ossis et vallatis fortiiicari, ne 
« per Iohannem de Vico, contra quem guerra per Kcclesiam de proximo 
« est movenda, valeant occupari » (ivi, e. 125). 

(4) Ivi, e. 127. 



ii2 qM. Cantone Ili 



tutta Corneto fu occupata. Bonifacio e Ludovico Vitelleschi 
discesero subito per le vie a fugar gl'invasori, ma ben presto 
furono sopraffatti, e Bonifacio circondato e fatto prigione. 
I magistrati di Perugia, a cui per meglio difendersi dal 
Di Vico il comune aveva dato la signoria, tosto se ne par- 
tirono, e cosi il Prefetto restò libero ed assoluto signore 
anche di Corneto (i). La conquista di questa terra decise 
anche le sorti della vicina Toscanella, che venne facilmente 
in potere del medesimo (2), il quale, provveduto al reggi- 
mento di entrambe, dopo avere rioccupato per via la rocca 
di Marta, una di quelle che aveva dato in pegno per la 
tregua (3), fece ritorno in Orvieto, dove stette attendendo 
il momento opportuno d'impadronirsi finalmente anche di 
Bolsena, che gli avrebbe ormai dato, col dominio della Val- 
dilago, quello di tutto quanto il Patrimonio (4). 

Appena venuto il Rougher incominciano le offese per 
parte degli ecclesiastici. La prima impresa è quella di Marta. 
Abili scavatori circondano la rocca, e giungono col sotter- 
raneo lavoro fino a toccar la cisterna, che rompono e vuo- 
tano dell'acqua, rendendo così a quel presidio impossibile 
la resistenza (5). Per timore che i prefetteschi, superiori di 

(i) GUALTERIO, op. CÌt. p. I > 7- 

(2) Cf. Campanari, Tuscania e i suoi monumenti, I, 199. 

(3) Intr. et exit. cit. e. 128. 

(4) Il 21 giugno il rettore scrisse a Bolsena « qualiter publice di- 
ce cebatur quod Iohannes de Vico fìrmiter debebat futura nocte occu- 
« pare dictum castrimi, et propterea tota nocte vigilarent » (ivi, e. 129). 

(5) «... solvi ego Angelus thesaurarius infrascriptis magistris 
e [sono in numero di sedici], qui foderunt et cavam fecerunt subtus 
« muros [diete] rocche, usque ad cisternam diete rocche, et aquam 
« existentem in dieta cisterna abstulerunt per dictam cavam, ut famuli 
« existentes in dieta roccha, que tempore facture diete cave per gentes 
« Ecclesie erat obsessa, citius se redderent, et dictam roccham tam 
« propter ablationem diete aque, quam propter dictam cavam omnino 
« dimitterent, et rectori Patrimonii consignarent, prò factura diete 
« cave . . . .ex. fior. » (luti: et exit, ti, 268, e. 294 b). Questo codice, 
di ben 431 carte, porta all'esterno, a differenza degli altri, la seguente 



La dominazione pontifìcia nel 'Patrimonio 113 

numero, possano irrompere sugli assediami e fugarli, si fa 
venire di rinforzo la bandiera di Enrico de Meidech (1). Già 
il 7 luglio Marta è della Chiesa (2). Si dà subito mano alle 
opere più necessarie per la sicurezza della rocca, come la 
chiusura dei cuniculi finti, lo scavamento di un largo fosso 
all'intorno perchè non possa farli il nemico, la muratura di 
una porta della terra sottostante alla rocca stessa; si cam- 
biano inoltre tutte le serrature, e la vuota cisterna si riem- 
pie coir acqua del lago (3). Segue l'occupazione dell'Ab- 
badia al Ponte, dopo aspra lotta, alla quale partecipano le 
milizie mandate da Perugia (4): ed il 30 luglio un fatto ben 
più rilevante, la cacciata dei prefetteschi da Narni, che ac- 
coglie fra le sue mura il rettore del Patrimonio (5). Tro- 
vasi questi ancora colà, quando da Montefiascone lo si av- 



specifica intitolazione: Innocent. VI. Stipendia militum etaliorum necessar. 
prò guerra contra Ióhannem de Vico, occupatorem iurium et honorum 
sancte Romane Ecclesie in Patrimonio b. Vetri. È una miniera preziosa 
di notizie, sconosciuta tuttavia agli scrittori che hanno fin qui trattato 
con maggior copia di dettagli della guerra contro il Di Vico, come il 
Calisse nei Prefetti e il Filippini nella Riconquista dello Slato della 
Chiesa per opera di Egidio Albomo^. Noi vi attingeremo largamente. 

(1) Ivi, e. 26 sg. 

(2) Da questo giorno infatti comincia la custodia per la Chiesa 
{Intr. et exit. n. 266, e. 124 b). 

(3) Intr. et exit. n. 268, e. 294 B sgg. v Reparationcs facte in 
« roccha Marte ». 

(4) « Die .xxiii. augusti solvi corniti Luffo, Lambertino, Sinilc, 
« Anechino Rubeo, Caristio de Brocch conestabilibus comunis civitatis 
« Perusine existentibus in provincia Patrimonii in servitium Ecclesie 
« prò provisione eis facta per rectorem, quia debellaverunt et per bcl- 
<( lum obtinuerunt roccham Abbatie ad Pontem, que detinebatur per 
« Ióhannem de Vico, ad rationem 39 fior, prò qualibet banderai 
« .cclxxxxv. fior. » (Intr. et exit. n. 266, e. 79). In Intr. et exit. n. 268, 
e. 313, sono notate le « Expense facte in scalis prò capicndo roccham 
« Abbatie ad Pontem ». 

(5) Si desume questa data dall'atto di pace dei Narnesi del 21 ot- 
tobre 1354 (v. infra). 

Archivio della R. Società romana di storia patria. Voi. XXVII. 8 



ii4 &M- Qduto nel li 



verte essere ormai tempo di muovere contro Viterbo (i). 
Fra Moriale, che dalla Sabina era passato nel piano di S. Va- 
lentino d'Alviano, è intimato di venire nel Viterbese, dove 
si accampa presso la torre di Azzone,e gli si mandano scale (2). 
Ma l'Orsini, tornato, è di diverso avviso: si consulta col 
segretario di fra Moriate (3), e delibera invece di portare 
la guerra contro Orvieto. 

Comincia questa il 12 agosto, e dura per tutto il mese 
terribilmente devastatrice. Sugano, Petrojo, Allerona, castelli 
del contado, sono occupati da fra Moriate, che si spinge con 
alcune delle sue genti fin presso la porta del borgo d'Or- 
vieto, facendo gridare « Viva la Chiesa di Roma. Muoia 
« il Prefetto scomunicato » . Questi, che sa di essere men 
forte, non si muove, né lascia muovere le sue genti : sicuro, 
nella città ben munita, aspetta che il turbine passi, e perchè 
ciò avvenga al più presto, tratta con fra Moriate per farlo 
passare al suo soldo (4). Vi riesce, nonostante le attive prati- 
che del rettore in contrario (5) ; e poiché i fuorusciti di 
Todi, ghibellini, gli fanno credere facile il ritorno in patria, 
se egli si metta a capitanarli, allettato dal miraggio di quella 
signoria, che gli fa balenare alla mente anche quella di Pe- 
rugia, lascia senz' altro Orvieto e si pone con fra Moriate 
al loro servizio (6). È molto opportuna per la Chiesa que- 
sta sua diversione dal Patrimonio, in un momento in cui 
per l'abbandono di fra Moriate, cui tiene dietro anche il 
Rougher, essa viene a trovarsi con forze appena sufficienti 

(1) Theiner, op. cit. p. 378. 

(2) Intr. et exit. n. 266, ce. 130 e 138 b. 

(3) « Die .x. aug. solvi . . . nuntiis missis de nocte per rectorem 
a apud turrim domini Aczonis ad fratrem Morrealem cum litteris, 
« quod non equitaret, sed mitteret ad ipsum rectorem summo mane 
« suum secretarium ad deliberandum super agendis guerre, .xl. sol. » 
(ivi). 

(4) GUALTERIO, Op. CÌt. p. 1 59 Sgg. 

(5) Theiner, op. e loc. cit. Intr. et exit. n. 266, e. 131. 

(6) Cf. Calisse, i" Prefetti di Vico, p. 105. 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 115 

per la difesa (1). Durante il settembre invero non si ha no- 
tizia che di un movimento delle genti del Visconti da Ca- 
stello Araldo presso Marta, nel comitato d'Orvieto, dove 
occupano Vallocchia (2), ma anch'esse sono ben presto ri- 
chiamate in Montefiasconedove non è affatto gente d'arme^). 
Le milizie lasciate dal Prefetto nel Patrimonio sotto il co- 
mando di Giacomo da Pistoia, il io o 11 ottobre occupano 
Latera, alla quale il rettore manda troppo tardi soccorsi (4), 
ed ai primi di novembre ritolgono l'Abbadia al Ponte (5). 
Tentano poi da Latera occupare Valentano, ma la compa- 
gnia di Angelo Conte d' Urbino, che sta alla difesa di quella 
terra, li respinge sempre vittoriosamente (6). Cominciano in- 

(1) «... Cum Rover cum gentibus suis, que conducte fuerunt Se- 
te nis, se ituros cum domino Morreali in comitatum Tuderti promisc- 
ue rint, et se cum eo firmaverint, et nulla gens sit ad presens, que ma- 
« nualiter conduci possit, nisi Valente de Ungaria cum sociis suis 
« Ungaris ... et necessario saltim prò defensione terrarum Ecclesie 
« expediat gentes habere...», fu assoldato, il 4 settembre, il detto 
Valente {Intr. et exit. n. 268, e. 197). 

(2) « Die .xvii. septembr. solvi . . misso per rectorem ad castel- 
« lanum castri Marthe cum litteris, quod pararet foderum prò gente 
« domini archiepiscopi Mediolanensis que stabat in Castro Araldi, que 
« gens debet venire hac nocte apud castrimi Marthe, et postea accedere 
« ad occupandum castrimi Vallochie, comitatus Urbisveteris, rebelle 
«Ecclesie, .x. sol.» {Intr. et exit. n. 266, e. 132). Il 19 e il 20 fu 
avvisato il capitano di dette genti in Vallocchia di ben guardarsi dai 
nemici (ivi, e Theiner, op. cit. II, 379). 

(3) Intr. et exit. cit. e. 133. 

(4) « Die .xi. oct. solvi . . . misso per rectorem ad castra Bulseni, 
Sancti Laurentii et Griptarum, ad solicitandum gentes domini ar- 

« chiepiscopi Mediolanensis quod accederent ad succurrendum castrimi 
« Latere subito, occupatimi per gentes Iohannis de Vico . . . .11. fior. » 
<ivi, e. 135). Ugualmente a Pietruccio di Cola de Celìoìis (ivi). 

(5) Theiner, ivi. 

(6) Intr. et exit. n. 268, e. 198 B. Emende dei cavalli uccisi dal 
nemico negli scontri. Il 14 novembre il rettore mandò ad Ischia a 
Puccio, Ranuccio e Francesco de CeUolis « quod placeret eis, quod unus 
« ipsorum accederet ad castrimi Valentani, quod Iacobus de Pistorio 
«debebat occupare» (/////-. et exit. 11. 266, e. [37). 



u6 qM. oAntondli 



tanto ad arrivare le nuove milizie assoldate dal Tavernini 
a Perugia e altrove, coi diecimila fiorini di fresco mandati 
da Avignone (i). Fra Modale, col quale si riallacciano trat- 
tative (2), secondo il desiderio dello stesso pontefice (3), 
non si può riavere ; però alla fine di ottobre lo perde anche 
il Di Vico. Questi bensì acquista Giorgio Grande con al- 
cuni Ungari che stavano agli stipendi della Chiesa, e Broc- 
cardo, uno dei capi delle genti dell' arcivescovo (4). Nel 
novembre gli ecclesiastici ripigliano con vigore le offese. 
Respingono da Gallese le genti di Pietro di Vico, e le inse- 
guono fino a Civitacastellana ribelle, ma poco dopo sono essi 
gli sconfitti in una cavalcata fatta sopra Sipicciano (5). Niun 
successo notevole si ottiene nò dall'una parte né dall'altra. 
Frattanto arriva in Montefiascone 1' uomo destinato da 
Innocenzo VI a schiacciare il capo ai tiranni dello Stato ec- 

(1) Intr. et exit. n. 266, e. 123,. e n. 268, e. 1 sgg. Fra la se- 
conda metà di ottobre e la prima di novembre prendono servizio i 
seguenti conestabili di cavalleria : Bertrando de Cayraco, in qualità di 
e marescallus gentis armorum Camere Patrimonii », e il di lui fratello 
Giovanni. Guicciardo de AuJoy, Rainaldo domini Iohannis d'Assisi, il 
detto Angelo Conte d'Urbino ingaggiato per compiacere al comune 
di Perugia {Intr. et exit. n. 266, e. 124), Checchino de Shrigis di Fer- 
rara, Mascio Zocchi di Macerata che il rettore aveva in conto di molto 
fido (ivi, e. 133), Enrico de Bibio, Carlo e Ricciardo conti di Dova- 
dola (Intr. et exit. n. 268, « Expense stipendiar, equitum», ce. 26-115). 
Come si vede, sono di diverse nazioni, conforme al mandato del ret- 
tore al tesoriere « quod non conduceret Theotonicos tantum, sed mi- 
« stim de qualibet lingua » (Intr. et exit. 11. 266, e. 133). Oltre ad essi, 
vari conestabili di fanteria (Intr. et exit. n. 268, e. 116 sgg). 

(2) Durano attivissime per più di un mese. Vi partecipano il te- 
soriere, i giudici Pietro d'Astanova e Cante di Parma, e fra Giovanni 
di Proceno, tutti inviati al campo di fra Moriale. Falliscono per le 
soverchie pretese di costui (Intr. et exit. n. 266, ce. 1 31-133, e n. 268, 
ce. 223, 224). 

(3) Reg. Vat. n. 235, e. 188, lettera del 15 settembre al Legato 
e agli officiali del Patrimonio. 

(4) Intr. et exit. n. 266, e. 136. 

(5) Intr. et exit. n. 268, ce. 199, 200, «Emende equorum». 



La dominazione pontifìcia nel Patrimonio 117 



clesiastico, dei quali vuole appunto, prima d'ogni altro, sog- 
giogare il più potente, Giovanni di Vico, che le mire am- 
biziose tiene rivolte perfino al dominio di Roma (1). Nel 
lungo suo viaggio l'Albornoz aveva fatto soste non poche, 
per procurare alla sua impresa l'appoggio e la benevolenza 
dei maggiori potentati d' Italia. Dall'arcivescovo Visconti a 
Milano aveva ricevuto spontanee profferte d'aiuti per la 
guerra contro il Di Vico, al quale frattanto il Visconti stesso 
inviava ambasciatori per indurlo ad una riconciliazione con 
la Chiesa (2) ; dal comune di Firenze un sussidio di cen- 
cinquanta cavalieri, e con esso il prode capitano Ugolino 
di Montemarte, orvietano, che non aveva voluto riconoscere 
il Di Vico signore della sua città, ed anelava al momento 
di vedernelo espulso (3); da Siena, ove pure il Prefetto 
aveva amici, altri cento cavalieri ; dalla fida Perugia due- 
cento. Per via gli erano giunte lettere del pontefice annun- 
ziamogli i buoni successi del Patrimonio, tanti e tanto fe- 
lici, in sì breve tempo, da stentare a crederli veri; proseguisse 
perciò, nella sicurezza del successo finale (4): ma gli erano 
pur giunte notizie più fresche e meno incoraggianti dal Patri- 
monio stesso, cioè la rottura delle trattative con fra Moriale, 
la perdita di Latera e dell'Abbadia, il succedersi quotidiano 
di brutte novità ; affrettasse perciò la sua venuta per impe- 
dire che le condizioni peggiorassero ancora (5). Ed egli da 
Perugia passato alla Pieve, dove trova un buono stuolo di 
armigeri speditigli incontro, a sua richiesta, dal rettore (6), 



(1) Cf. Theixf.r, op. cit. II, doc. 254. 

(2) Filippini, La riconquista dello Stato della Chiesa per opera di 
Egidio Albornoi, in Studi storici, V, 97, doc. ni. 

(3) Gualterio, Cronaca di Montemarte, I, 26. 

(4) Filippini, op. cit. VI, 200. 

(5) /////'. et exit. n. 266, e. 135, e n. 268, ce. 223 B, 22 j : T1111- 
NER, Op. Cit. p. 379. 

(6) /////-. et exit. n. 266, e. 137; n. 268, e. 225, ove si legge: 
<' Die .xv. novembris, solvi [ego thesaurarius] . . . misso de Perusio 



n8 qM. Cantone! li 



circa il 20 di novembre fa il suo ingresso nel Patrimonio (i). 
Nel passare sotto Orvieto riceve una stupefacente sorpresa : 
il Di Vico lo attende in mezzo alla via, non per aggredirlo, 
com' era corsa voce (2), ma per fargli riverenza, e promet- 
tergli la restituzione del tolto alla Chiesa, e di rimettersi 
in tutto, circa la sua discordia con questa, a quanto fosse 
dichiarato per ambe le parti dagli ambasciatori del Visconti (3). 
A questi invero era riuscito, pochi giorni prima, far radu- 
nare il Consiglio generale d'Orvieto, coli' intervento del 
Di Vico, e deliberare di spedire, tanto a nome della città che 
del medesimo, un'ambasceria all'Albornoz per domandare 
la pace (4). E così ora il Di Vico, in prova delle sue buone 
intenzioni, va a prostrarsi avanti al Legato che passa. Questi > 
appena giunto a Montefiascone, meravigliato delle tristi con- 
dizioni, cui era ridotta la sovranità pontificia, lo fa chiamare 
per mettere in sodo 1' accordo; ed egli subito obbedisce, con- 



« apud Montemflasconem cum litteris domini legati directis domina 
« rectori Patrimonii continentibus, quod cum tota gente sua armigera 
« veniretad castrum Plebis obviam dicto domino legato, .vili. lib. ppr.». 
Il rettore mandò subito a chiamare Pietruccio di Cola ad Ischia, perchè 
venisse ad accompagnarlo nel viaggio (Intr. et exit. n. 266, ivi); ma 
poi non sembra che andasse più. 

(1) Non il 15, come dice il Sepulveda nel suo Liber gestoriinr 
cardinaìis Aegidii Albornotii, e sulla sua fede tutti gli storici posteriori, 
perchè il 1 5 era ancora a Perugia, o non oltre la Pieve (v. nota pre- 
ced.); e dal 18 al 20 si pagano i messi spediti agli stipendiari esi- 
stenti a Bolsena e altrove per fargli incontro (Intr. et exit. n. 266, ivi). 
Del resto l'opera del Sepulveda è scrittura di niuna rilevanza, come 
ebbe a giudicarla il Gregorovius (Storia di Roma, VI, 498), e come 
l'esame dei registri camerali, fonte autentica e contemporanea da cui 
abbiamo tratto la maggior parte delle nostre notizie, ci ha confer- 
mato. Noi, per conseguenza, non ne terremo alcun conto. 

(2) Il rettore infatti aveva scritto all'Albornoz a quod caveret 
« sibi in via, cum Iohannes de Vico congregaverit gentes causa agre- 
« diendi ipsum in via » (Intr. et exit. n. 266, ivi). 

(3) GUALTERIO, Op. Cit. I, l6>. 

(4) Calisse, op. cit. docc. 109 [63], 117. 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 119 

ferma le finte promesse, e consente a stipularne solenne istru- 
mento, che munisce del suo sigillo (1). Tutto ciò non deve 
sorprenderci: è propria di quel tempo e di quegli uomini la 
più spudorata finzione in ogni rapporto della vita sociale: 
nel Di Vico poi è propriamente una seconda natura. Fin- 
che ha immaginato l'Albornoz alla testa di formidabili schiere 
venire a conquiderlo, ha porto orecchio benevolo agli am- 
basciatori viscontei, e si è umiliato dinanzi a lui; appena 
veduto che ciò non è, si toglie la maschera, ritira la parola 
data, e alteramente esclama: « Il Legato ha cinquanta preti 
«fra compagni e cappellani; i miei ragazzi bastano a con- 
ce trastare ai preti suoi » (2). Cosi la pace è appena conclusa 
che può dirsi rotta, e da ambe le parti si affilano le armi 
per il duello finale. Quanto agli ambasciatori orvietani, l'Al- 
bornoz non vuole nemmeno riceverli, saputo a quali patti 
vengono a domandare la pace, cioè che il Comune non debba 
essere tenuto verso la Chiesa ad obblighi maggiori dei con- 
sueti, e che la giurisdizione del Prefetto non vi debba es- 
sere in alcun modo diminuita (3). In seguito a questo rifiuto 
il Consiglio riconferma la sua devozione al Di Vico, e dà 

(1) Vita di Cola di Rienzo (Firenze, 1854), lib. II, cap. 5. 11 Ca- 
lisse, op. cit. p. 109, riferisce tutto ciò al gennaio o febbraio 1354, 
quando tra Prefetto e Legato era già guerra aperta. Il Filippini, op. 
cit. VI, 344, fa tutt'uno di quest'abboccamento coll'altro avuto al 
passaggio del Legato sotto Orvieto : ma la Vita di Cola, alla quale egli 
pure si riferisce, dice espressamente: « lo legato . . . voize parlamen- 
« tare colo prenetto: mannao per esso e furo insiemmora », e dopo 
aver reso conto del colloquio aggiunge che il Prefetto « deo la voita 
« indietro a Viterbo » dove già si era trasferito, non ad Orvieto. Si 
tratta dunque evidentemente di un abboccamento diverso, il quale non 
potè aver luogo che a Montefiascone, poco dopo l'arrivo dell'Albor- 
noz. La più volte citata cronaca orvietana narra, è vero, ia cosa al- 
quanto diversamente, ma essa, attendibilissima per gli avvenimenti 
d'Orvieto, lo è meno per gli altri. Anche nelle date non è sempre 
esatta: dice p. e. che l'Albornoz venne a Montefiascone nell'ottobre. 

(2) Vita di Cola, ivi. 

(3) Fumi, op. cit. doc. 679. 



120 $M. oAntonelli 



autorità ai priori, col consenso di costui, di fare quanto è 
necessario per la difesa della libertà cittadina, dall' Albornoz 
minacciata (i). Lo sleale procedimento del Di Vico non me- 
raviglia il pontefice, che già aveva raccomandato al Visconti 
oculatezza e prudenza somme nelle trattative (2), ed al quale 
ora scrive con più calore perchè mandi soccorsi a domare 
la superbia del ribelle, onde su lui ricadano tutti gli obbro- 
bri dei quali ha ricolmato la Chiesa (3). 

L' inverno trascorre, come è naturale, senza avvenimenti 
notevoli. Le prime offese sono dal Legato dirette contro 
Orvieto, su cui lancia la scomunica e l' interdetto, e a' danni 
della quale unisce, insieme alle sue, le divise forze degli 
estrinseci Monaldeschi (4). Si va, prima, contro Civitella 
d'Agliano, terra del contado, occupata dal Prefetto, e facil- 
mente se ne ottiene il borgo (5): per l'espugnazione della 
rocca è d'uopo il solito lavoro di scavamento, un rinforzo 
di militi, che è richiesto specialmente alle terre della Val 
di Lago (6), mentre in pari tempo conviene difendere l'eser- 
cito assediarne dagli attacchi del Di Vico, che tenta colpirlo 
alle spalle, col ricingerlo tutt' attorno di fossi e steccati (7). 

(1) Gualterio, op. cit. II, doc. 19. Nella proposta del Consiglio 
è detto che TAlbornoz e petit et querit civitatem et comitatum ultra 
« ius et consuetudinem subiugare, et submittere Ecclesie, et in servi- 
« tutem ponere, et in ea sicut aliis terris Patrimonii innovare ea que 
« nunquam fuerunt solita, nec de iure». 

(2) Lettera al medesimo del 23 dicembre 1353, in Reg. Vatic. 
n. 235, e. 232 b, publicata in parte dal Filippini, op. cit. p. 347. 

(3) Append. xxn. 

(4) Gualterio, Discorso {storico &c. op. cit. I, 164. 

(5) Theiner, op. cit. p. 379. 

(6) Intr. et exit. n. 268, e. 225 b. 

(7) </ Expense facte in obsidione rocche Civitelle Algliani . . . 
« Die .xxviii. decembris. Quia Iohannes de Vico sancte Romane Ec- 
ce clesie rebellis et hostis ad levandum per vini armorum exercitum 
e Romane Ecclesie castrametantem in obsidione rocche Civitelle gentes 
« armorum equites et pedites congregabat, ne iniquum suum propo- 
« situm perduceret ad effectum, de mandato dominorum legati et re- 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 121 



Il 20 dicembre anche la rocca è presa : gli ecclesiastici vi 
si fortificano, e la guardano dalle offese nemiche, finché 
non torna a prenderne possesso Benedetto di Ermanno Mo- 
naldcschi, cui, per diritto di famiglia, appartiene (1). Tutto 
l'esercito va poi contro Orvieto, e la stringe talmente che 
niuna persona può uscirne, la quale non sia presa (2). S'in- 
duce a' suoi danni, per danaro, persino un devoto prefette- 
sco, Giacomuccio di Castel Rubello, battifolle della città (3), 
della quale si aspetta da un giorno all' altro la resa, quando 
il Di Vico, che da qualche tempo erasene allontanato, riesce 
a introdurvisi nuovamente, e col terrore riaffermarvi la sua 
scossa autorità (4). Dopo di che, Orvieto si prepara a più 
fortemente resistere, ed all'esercito confederato non resta, 
per non fiaccarsi invano, che toglier l'assedio. 

« ctoris Patrimonii, solvi [ego thesaurarius] domino Iacobo de Civita, 
« quas ipse solvit infrascriptis hominibus et personis, qui serviverunt 
« ad faciendum fossum et stecchatum circumcirca exercitum supradicte 
« Ecclesie, ne ledi posset per dietimi Iohannem de Vico, pecuniarum 
« quantitates inferius declaratas ...» (ivi, e. 314 sgg.). Nell'assedio di 
Civitella ebbero parte principale le milizie che Perugia e Firenze te- 
nevano in servizio della Chiesa, e poiché esse « nisi eis provideretur 
« de aliqua pecunia volebant recedere, et si recessissent, exercitus 
« diete obsidionis erat in ruptura, et faciliter per dictum Iohannem 
« gentes alie Ecclesie que remansissent in dicto exercitu fuissent levate 
« de campo », fu dato alle medesime, perchè rimanessero, uno straor- 
dinario compenso di 340 fiorini (ivi, e. 190). Al comune di Perugia 
scrisse Innocenzo VI il 12 gennaio, perchè continuasse nella presta- 
zione degli aiuti (Calisse, op. cit. doc. 119). 

(1) Intr. et exit, cit. ce. 226' 228, 229, 314 sgg. 

(2) GUALTERIO, Op. e l0C.,CÌt. 

(3) «Die .xviit. ian. 1354, solvi [ego thes.] Iacobutio de castro 
« Rubelli comitatus Urbisveteris prò emenda certarum balistarum sibi 
« ablatarum dudum per gentes Hcclcsie, ut induceretur ad se rebel- 
« landum contra Iohannem de Vico, qui civitatem Urbevetanam deti- 
« nebat, et ad rumpendum et faciendum brigam contra dictam civita- 
« tem, ex eo quod dictum castrimi est unum bactifolle diete civitatis, 
« cum aliter rumpere nollet, .e. fior. » (/// Ir. et exit. cit. e. 220). 

(4) GuALTERIO, op. cit.; FILIPPINI, op. cit. V, 99, doc. 4. 



122 oM. vintone Hi 



Mentre il grosso delle milizie sta contro Orvieto, l'Al- 
bornoz, rimasto a Montefiascone, vigila con molta cura alla 
difesa dei pochi luoghi rimasti. Saputo verso la fine di di- 
cembre che il Prefetto doveva venire a distruggere i molini di 
Montefiascone, vi chiama prontamente a difesa la cavalleria 
perugina da Orte, e la bandiera di Mascio Zocchi da Civitella 
d'Agliano (i). Sollecita il castellano di Marta per la buona 
custodia, essendo lì vicino state poste insidie (2); e quando sa 
che il Di Vico si accinge a rioccuparla, vi manda, per venti 
giorni, di rinforzo Angelo Guidarelli di Foligno con una 
compagnia di fanti (3). A Valentano e Castro le guarnigioni 
postevi ributtano vigorosamente gli offensori (4), e quando 
questi dirigono i loro attacchi contro 1' indifeso Musi- 
gnano, il Legato invia milizie perugine e senesi a respin- 
gerli anche di laggiù (5). È un succedersi continuo di ca- 
valcate e di offese, nelle quali però il Di Vico prevale, 
grazie alla miglior qualità delle sue milizie, composte in 
gran parte di Tedeschi (6). Egli anela ormai spingere le 
sue conquiste fino agli estremi confini del Patrimonio. Se 
la intende infatti coi signori di Vitozzo per impadronirsi 
anche di Radicofani, ove tiranneggia Guasta di Pone, che 
il Legato ritenendo sospetto, fa venire a Montefiascone, e 
tiene rinchiuso nella rocca, mentre manda il giudice Cante 
di Parma a riformare lo stato di quella terra, e ne fa dili- 
gentemente custodire la rocca di fresco restaurata e mu- 
nita (7). Qualche piano od attacco dagli ecclesiastici con- 

(1) Intr. et exit. cit. e. 226. 

(2) Ivi, e. 225 B. 

(3) Ivì > c - I37R- 

(4) Ivi, C. 200 B Sgg. 

(5) Ivi, e. 228. 

(6) V. Filippini, ivi, docc. 4 e 6. 

(7) Intr. et exit. cit. ce. 230, 231, 232, 318 sgg. La tirannide di 
Guasta di Pone erasi stabilita in Radicofani probabilmente verso la 
fine del 1352, dopoché il Comune, straziato dalle guerre civili, aveva 
trattato invano di sottomettersi alla repubblica di Siena, ed invano la 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 123 



cenato non riesce. Alcune bandiere recatesi all'assalto di 
Sipicciano il 14 febbraio sono costrette a ritirarsi sotto la 
pioggia delle saette nemiche (1); e il 18, Albertaccio de' Ri- 
casoli fa sapere da Ischia all'Albornoz che Montalto non 
si è potuto occupare (2). Si duole l'Albornoz nel vedersi 
dannato all'impotenza per manco di gente, di animosi con- 
dottieri e di danaro, mentre il Di Vico gli viene a cavalcare 
fin presso le porte di Montefiasconc ; ed anela al momento 
di uscire da queir umiliante stato. A Montefiasconc è ormai 
intollerabile carestia di tutto : i cavalli non hanno più fo- 
raggi e si sostentano col grano: si mena una vita di stenti. 
Egli dice non essersi mai trovato in circostanze così cala- 
mitose: chiama sé crocifisso nel Patrimonio: passa insonni 
le notti, e per la grande angustia non può nemmeno sedersi 
a studio ed aprire un libro. Tuttavia, rassegnato e forte in 
mezzo a tante pene, in Dio ripone tutte le sue speranze, che 
non abbandona mai chi in Lui confida, e la tristezza converte 
in gaudio; ed intanto, per quanto è in se, tutto sapientemente 
provvede perchè ciò presto si avveri (3). 

Raccolti appena dalle decime seimila fiorini li versa al te- 
soriere per assoldare genti in Lombardia (4). A tener fronte 
ai Tedeschi del Di Vico, manda Valente ungaro ad assoldarne 
altri nella Marca, il quale ne conduce sessanta agli ordini di 
Tommaso Nicoloso ; altri ne fa condurre a Perugia ; e sa- 
puto che il Di Vico tratta per avere il teutone Gozzo de Bac- 
chanzel, si affretta egli a fermarlo (5). Poiché alcune genti 
non stanno contente agli stipendi del Prefetto, ottiene, con 



curia vi aveva mandato un giudice per metter pace, e impedire clic 
cadesse in mano di qualche ribelle {Intr. et exit. n. 266, ce. 96, 99). 
0) Intr. et exit. n. 268, e. 201. 

(2) Ivi, e. 231. 

(3) Filippini, ivi, docc. 4, 5 e 6. 

(4) Ivi, doc. 5. 

(5) Intr. et exit. n. 26cS, ce. 230, 231. 233, e 26 sgg. « Expense 
« stipendiano!", equitum ». 



124 £M> Qdntonelli 



donativi, che passino al suo soldo, togliendogli così ottanta 
delle migliori barbute (i): altre sessanta riesce ad averne dal 
comune di Pisa, che insieme alle prime cavalcano subito su 
Toscanella e Corneto, menando gran preda (2) : ed al poco 
coraggio di Giordano Orsini, che non si decide ad affrpntare il 
nemico, supplisce col porgli a fianco, come capitano di guerra, 
il prode Andrea de' Salamoncelli di Lucca, il quale mena 
seco altre cenventicinque barbute (3). L'Albornoz è d'avviso 
che potendo avere per i primi di maggio, e per non meno di sei 
mesi, ottocento cavalieri e cinquecento fanti, dei quali circa la 
metà balestrieri, la guerra si possa condurre onorevolmente 
a termine : per non oltre quell' epoca però, giacché, primo 
coefficiente del successo essendo la devastazione delle terre, 
se questa si facesse a tempo su quelle occupate dal nemico, 
per modo che questi nulla potesse raccogliervi, la ricupe- 
razione delle medesime si effettuerebbe senza contrasto ; 
mentre d'altra parte se non si difendessero dalle devastazioni 
nemiche le poche rimaste, anche queste si perderebbero: 
le provviste invero stavano per finire, e quella terra che non 
raccogliesse i frutti della presente stagione, dovrebbe per ne- 
cessità rimanere deserta di abitatori, e quindi facile alla conqui- 
sta (4). Sollecita pertanto da Avignone i mezzi necessari per 
approntare il detto esercito (5), e frattanto, affinchè a questo 
non manchi il necessario e le rocche non restino sfornite, 
organizza in quella spaventevole carestia, prendendo denari 



(1) Filippini, ivi, doc. 7. Sono agli ordini dei conestabili Broc- 
cardo de Salsafas, Francesco de Ferrigna e Manfredo de' Pazzi (Intr. 
et exit. cit. ce. 231 b e 26 sgg.). 

(2) Filippini, ivi. 

(3) Filippini, ivi, docc. 5 e 7. Le trattative per condurre il Sa- 
lamoncelli furono assai lunghe e laboriose. Egli prese servizio il 
23 marzo collo stipendio mensile di cento fiorini (Intr. et exit. cit. 
ce. 236, e 26 sgg.). 

(4) Filippini, ivi, doc. a. 

(5) Ivi. 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 125 

anche a prestito, un servizio di approvvigionamento (1). 
Frate Ottaviano abbate dei monasteri di S. Andrea in Fiume 
e di S. Silvestro nel monte Soratte, e Giovanni Vergati di 
Tarano, sono i principali incettatori di biade, l'uno nelle 
terre della provincia romana, l'altro in quelle dell'abbadia di 
Farfa. Tra orzo e spelta riescono a raccogliere più di no- 
vecento rubbia, che, verificate e misurate in Otricoli e in 
Orte, vengono poi trasmesse nei diversi luoghi, ove più 
necessità lo richiede, in Montefiascone principalmente (2). 
Non fidente solo in se stesso, convoca poi l'Albornoz in 
Montefiascone un' assemblea di nobili per averne consiglio 
sui negozi della guerra, e le deliberazioni prese comunica 
subito al pontefice (3), che a metterle in atto, avvicinandosi 
ormai la stagione propizia, spedisce, in tante tratte su mer- 
canti italiani, somme considerevoli (4). 



(1) Solvi [ego thes.] de mandato domini legati prò infrascriptis 
« bladis emptis . . . prò provisionibus gentium Ecclesie, ut inveniant 
« diete gentes quod comedant, propter maximam et inauditam cari- 
« stiam, que in partibus istis viget, ac etiam prò pane in exercitibus 
« Ecclesie prò dietis gentibus faciendo, necnon prò fulcimentis roccha- 
« rum Ecclesie in dieta provincia victualium infulcita, ne propter de- 
ce fectum victualium possmt per rebelles Ecclesie more solito occupari, 
« ac etiam prò mensuratione, portatura et aliis expensis necessariis 
« circa ista . . . pecuniarum quantitates inferius declaratas ...» (Intr. 
et exit. cit. e. 274 b). 

(2) Ivi e passim. A Montefiascone fu tenuta per due mesi (9 aprile- 
9 giugno) apposita persona, con incarico di ricevere, misurare e ven- 
dere le biade che vi venivano trasportate (ivi). 

(3) «Die .xiii. febr. solvi ... misso ad Petrutium Cole de Gel- 
ee lolis cum litteris continentibus'quod veniret ad Montemflasconem ad 
« conveniendum cum aliis nobilibus qui debebant hic esse in Consilio 
« super negotiis guerre . . . .xxx. sol. ». Il 19 furono spediti gli amba- 
sciatori ad Avignone (ivi, e. 231). 

(4) Dal 7 aprile al 4 giugno la tesoreria del Patrimonio riscosse 
dai detti mercanti 36.950 fiorini d'oro. Altre somme ebbe diretta- 
mente dal camerlengo e dai famigliari del pontefice (ivi, ce. 1-7; ci'. 
anche FILIPPINI, ivi, doc. 7). 



126 €M. C/tn lotici lì 



Il io marzo si dà principio alla regolare campagna. 
Giordano Orsini con grosso esercito va contro Orvieto, 
ove risiede Giovanni Di Vico. Dopo accanito combattimento 
espugna il monastero di S. Lorenzo poco distante dalla 
città, in buon posto, dal Di Vico presidiato e vettovagliato. 
Sorte costui per scacciare Y invasore, ma, dopo avere ba- 
daluccato per tutto il giorno, è ricacciato entro Orvieto, da 
cui non vien fuori che due giorni dopo, quando sa che 
1' Orsini se n' è allontanato. Va allora con tutta la sua ca- 
valleria e molti fanti contro il monastero, ove stanno di 
presidio Benedetto di Ermanno Monaldeschi e Albertaccio 
de' Ricasoli con cencinquanta soldati, ma giuntovi appena 
sotto, e scontratosi con alcune genti della Chiesa che scor- 
tavano a quello le vettovaglie, indietreggia repentinamente : 
i soldati del monastero lo inseguono, gli sono addosso, fanno 
strage de' suoi, e a lui stesso feriscono il cavallo, e tolgono 
la bandiera ad un conestabile. Sgomento e atterrito torna 
a rinchiudersi in Orvieto e per allora non n'esce più (i). 
La sua stella ormai declina. A corto di danaro, lo estorce 
dagli stessi suoi amici con mezzi che gli attirano l'odio di 
tutti : a Viterbo e a Orvieto non regna ormai più che col 
terrore (2) : i giorni della sua tirannide sono contati, ma 
nessun lampo di eroismo ne illumina la fine, come, nel 
fortunato lor corso, niun atto di valore mai li nobilitò. Il 
monastero di S. Lorenzo viene fortificato, e ridotto a 
battifolle contro Orvieto, con steccato e fosso all' intorno, 
e presidiato da una guarnigione di 224 fanti agli ordini di 



(1) Gualterio, op. cit. p. 166; Filippini, op. cit. doc. 7. I co- 
nestabili che gì' inflissero questa rotta richiesero al Legato la paga dop- 
pia di un mese intero, come si usava in circostanze consimili, ma 
n'ebbero un rifiuto. Fu chiamato giudice della questione Andrea de' 
Salamoncelli, che decise doversi ai medesimi soltanto mezza paga di 
più (Intr. et exit. cit. ce. 190 e 235). 

(2) Gualterio, op. cit. pp. 165, 167: Filippini, op. cit. 
doc. 4. 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 127 

cinque conestabili (1). Le offese alla città sono continue. 
Si guasta la lega di un molino per impedire agli Orvietani 
di macinare (2). Una notte certi fanti mettono fuoco alla 
porta maggiore con un miscuglio di trementina, pece greca, 
salnitro e zolfo, e già ne han bruciata gran parte, quando 
le guardie accortesene e levato il rumore, li costringono a 
fuggire (3). Affinchè poi le offese riescano tanto più effi- 
caci quanto più improvvise, si giunge a tór via dalla chiesa 
di S. Giorgio presso Orvieto la campana, colla quale le 
scolte del Di Vico annunziavano a quei ch'eran fuori della 
città le uscite dei nemici dal battifolle, onde si ponessero 
in salvo (4). 

Contemporaneamente ai primi successi della spedizione 
contro Orvieto, si riesce, per denaro, a snidare da Latera 
Giacomo di Pistoia, uno dei migliori condottieri del Di Vico, 
che trasmigra con tutte le sue genti nel contado di Siena, 
con grande sollievo delle oppresse terre della Val di Lago (5). 
Il 18 marzo si prende Toscanella, assoldato per tale im- 
presa Pietruccio di Cola de Celloìis con trecento fanti, che 
per averne la rocca sborsò ai custodi cinquanta fiorini (6). 

(1) Intr. et exit. cit. ce. 280 B-293, « Expense bactifollis ». Inoltre, 
fra le spese straordinarie a e. 220 sgg. si legge: «Die .xn. iul. solvi 
« ser Cecchino de Urbeveteri yconomo et procuratori monialium mo- 
« nasterii Sancti Laurentii prope civitatem Urbevetanam, ubi factum 
« fuit bactifolle contra dictam civitatem, prò recompensatione innume- 
« rabilium dampnorum dictis monialibus et monasterio illatorum, et 
« que passe sunt in captione dicti monasterii, et in diruptione domo- 
« rum aliquarum dicti monasterii, causa fortificandi dictum bactifolle, 
« .cclxx. fior. ». 

(2) Ivi, « Exp. bactifollis ». 

(3) Ivi, e Gualterio, op. cit. p. 166. 

(4) Ivi, « Exp. bactifollis ». 

(5) Filippini, op. cit. doc. 7. Tra le offese di costui si ricorda 
una cavalcata su Gradoli il 16 febbraio, nella quale ebbe un conflitto 
colla bandiera di Giorgio de .-Insci, che stava a guardia di quella terra 
(Intr. et exit. cit. e. 202). 

(6) « Petrutius Cole de Ccllulis cum .ecc. lamulis, conductus 



128 qM. Cantone Ili 



Vi si reca subito il rettore per trattarne la sottomissione : 
risse vi nascono, a sedare le quali il Legato manda il 
conte Carlo di Dovadola (i). Il i° aprile vi discende da 
Montefìascone il Legato stesso (2), e due giorni dopo ne 
riceve, colle più ampie dichiarazioni di attaccamento alla 
Chiesa, e rimorso di avere obbedito al Di Vico, la for- 
male sottomissione, che è seguita, dopo la conferma fattane 
dal parlamento generale, e la prestazione del giuramento 
da parte dei singoli cittadini, dalla plenaria assoluzione a 
tutti impartita da Giovanni de la Sierra delegato dall'Albor- 
noz (3). In segno del riacquistato dominio, si fanno subito 
dipingere le armi del papa e della Chiesa nelle porte della 
rocca e della città, e nel palazzo del podestà (4). Il giorno 
avanti alla presa di Toscanella giunge nuova che Simo- 
netto di Castel di Piero ha ricuperato alla Chiesa Graffi- 
gnano che si teneva per il Di Vico, e che molto inceppava 
il trasporto delle vettovaglie dalla Teveri na a Montefia- 
scone (5). Verso la fine di marzo si ricupera l'Abbadia al 

« causa capiendi civitatem Tuscanelle detentam per Iohannem de Vico, 
(.' quam dicti famuli cum certis aliis gentibus Ecclesie post modicos dies 
e per vini armorum ceperunt . . . , eo quod famuli pedites qui tunc erant 
« ad stipendia Ecclesie ad captionem diete civitatis non sufficiebant, 
« eo quod pars dictorum famulorum erat in bactefolle Sancti Lau- 
« rentii prope Urbemveterem, et pars ad custodiam terrarum Eccle- 
« sie et offensiones inimicorum, de quibus bactefolle et terris rece- 
te dere non poterant ...» (Intr. et exit, cit. e. 116 sgg. « Pedites », e 
e. 190 sgg. « Provisiones facte stipendiariis prò obsidionibus &c. »). 
Alla presa di Toscanella furono anche tre bandiere perugine, Fran- 
cesco di Cola fratello del suddetto, e Ludovico Vitelleschi uscito cor- 
netano, che già stavano al servizio della Chiesa (ivi, e e. 26 sgg. 
« Expense stipendiariorum equitum »). 

(1) Ivi, e. 233. 

(2) Ivi, e. 204. 

(3) Gli atti relativi sono nel Registrimi air. Patrim. B. Petri in 
Tuscia, arch. Vatic. arm. XXXV, n. 14, ce. 95-98. 

(4) Intr. et exit. eh. e. 236. 

(5) Filippini, op. cit. doc. 7. 



La dominazione pontificia nel "Patrimonio 129 

Ponte, dopo breve assedio, durante il quale si dovette dare 
alle milizie una provvigione di quattrocento fiorini, perchè 
non se ne allontanassero, come aveano deciso, per la gran 
pioggia, e pel timore di essere sbaragliate dalle genti del 
Di Vico che venivano in soccorso degli assediati (1). In- 
torno a quel tempo Giordano Orsini e il nipote dell'Al- 
bornoz, Basco Ferrante, cavalcano su Montalto, che pure 
viene il 2 aprile ricuperato (2); e l'8 aprile due messi portano 
a Montefiascone la notizia che è stato ricuperato anche Ca- 
nino, dove subito si manda il giudice Caute di Parma a 
riformare lo stato (3). Giovanni Di Vico vede per tal modo 
togliersi, L'ima dopo l'altra, le sue più belle conquiste, senza 
potervi opporre riparo alcuno. Le sue offese si limitano 
ormai a qualche inutile cavalcata, che pur male gli riesce, 
come quella dei suoi Ungati su Civitella d'Agliano, il 
17 marzo, nel meglio impedita dalle genti della Chiesa (4). 
Dal battilblle di S. Lorenzo si vigila ogni uscita de' suoi 
da Orvieto, e se ne dà immediato avviso alle terre, verso le 
quali si crede che sieno dirette (5). Il papa esulta alla nuova 
di tali successi, ed eccita Legato e rettore a continuare in 
essi fino al totale sterminio del tiranno (6), nel mentre cita 
costui a comparire in curia pel 20 giugno a udire la sen- 
tenza che contro di lui si pronunzierebbe in riguardo alla 
lede (7). E Legato e rettore raddoppiano di energia nel com- 
batterlo. Ad impedire che egli aumenti di forze, scrivono 
ai comuni di Siena e Firenze di non permettere che in 

(1) Intr. et exit. cit. e. 190 sgg. « Provisiones stipendiariis prò 
« obsidionibus &c. >•>. 

(2) Ivi, C C. 20L. 

(3) Ivi, ce. 235 B, 237. 
( |) Ivi, e. 202. 

(5) Così, il 27 marzo, a Bolsena, Acquapendente e Yalcntano 
(ivi, ce. 231, 235). 

(6) Rainaldi, Aiutai, ecclesiast. ad ami. 1354; Reg. Vatic. a. 236, 
e. 63 h, lettere del io aprile [354, 

(7) Theiner, Op. cit. II, doc. 259. 

Archivio della R, Società romana di storia patria. Voi. XXVII. 9 



ijo qM. qAu tornelli 



quelle città conduca milizie (i): stornano fra Moriale dal 
portarsi a' suoi servigi, al che allettavalo la promessa del 
Di Vico di dare in moglie, con gran dote, la propria figlia 
al di lui fratello (2): e l'Albornoz fa persino premure a 
Perugia e Todi di arrestare un mercante incaricato di ven- 
dere certi panni degli Orvietani e mandare i denari al 
Di Vico, onde anche questa risorsa gli manchi (3). 

La guerra continua, diretta ora principalmente contro i 
maggiori centri della potenza di lui, Corneto e Viterbo. Con- 
tro Corneto si offende da parte di terra e di mare. Turbe di 
guastatori ne corrono i fertili campi segando il grano e le 
biade in erba, rimunerati, oltre alla paga, perchè operino 
con più energia, con una giornaliera distribuzione di pane, 
e di aceto da servire misto ad acqua come bevanda (4) ; 
mentre dal mare una nave del conte Ildibrandino, apposi- 
tamente armata, ne offende le rive ed il porto (5). Un ri- 
marchevole successo si ottiene subito colla presa di Raniero 
signore di Vitozzo e la disfatta delle genti del Di Vico 

(1) Intr. et exit. cit. e. 235. 

(2) Ivi, e. 237; cf. Villani, Croii. IV, io. 

(3) Intr. et exit. cit. ivi. 

(4) « Die .xxiv. apr. solvi [ego thes.] . . . misso de nocte apud 
« exercitum positum supra castrum Corneti cum litteris domini legati 
« domino Andree [de Salamoncellis] capitaneo guerre directis, corni- 
ce nentibus, quod attenderet ad faciendum deguastari et secari granimi 
« et alia biada in tenimento dicti castri . . . .11. fior. » . Messi ai Comuni 
perchè mandino guastatori (ivi, e. 238). « Die .xiii. mai. solvi . . . prò 
« pretio .mmmvc c . panuum ... qui distributi fuerunt inter homines qui 
« faciebant guastum in bladis, vineis et arboribus hominum castri Cor- 
ee neti rebellium, dum super dictum castrum erat exercitus Romane 
« Ecclesie, ne dicti homines guastatores recederent a dicto guasto, et 
« melius facerent dictum guastum, in .vii. diebus, quibus dieta distri- 
« butio facta fuit . . . .xxi. lib. .xvn. sol. .vi. den. ppr. ltem ... prò 
« pretio .xl. pitictorum aceti, in quo fuit posita aqua, quod datimi 
« fuit ad bibendum dictis guastatoribus ex causa supradicta . . . .V. lib. 
« .VI. sol. .vili. den. ppr. » (ivi, e. 220 sgg. « Extraordinaria »). 

(5) Ivi, e. 237. 



La dominazione pontificia nel ^Patrimonio 131 



che egli comandava in Corneto (1). Per il 28 aprile si sta- 
bilisce un generale attacco alla terra, al quale s' invitano a 
prender parte anche i Farnese e l' Ildibrandino (2). Si com- 
batte per più giorni attorno alle mura (3), ma senza alcun 
risultato : i Cornetani, da soli, senza il sussidio di straniere 
milizie, resistono eroicamente. Poiché vano è ogni sforzo, 
il capitano Salamoncelli, consigliatosi coi baroni ch'erano 
nell'esercito, informa, il 7 maggio, l'Albornoz dello stato 
della guerra, e gli domanda l'ordine di allontanarsi da Cor- 
neto, lasciando per l'offesa di questa terra alcune bandiere 
di cavalleria a Centocelle e Montalto (4). L'ordine viene (5), 
ed egli, senza por tempo in mezzo, leva il campo, e s'avvia 
alla volta di Viterbo. 

Torna intanto da Xarni, ov'erasi recato per raccogliere 
nuove milizie, Giordano Orsini, e sostato alcun tempo 
presso Celleno, contro cui campeggiavano il maresciallo 
del Patrimonio, Gozzo e altri conestabili, a questi si unisce, 
e va a raggiungere il grosso dell'esercito a Vetralla (6). Qui 
si congiunge anche l'esercito dei Romani, forte di diecimila 
uomini, sotto il comando di Giovanni Conti di Valmon- 



< r ) Il Legato ne dà l'annunzio ai Farnese, al comune di Bagnorea, 
al rettore del Patrimonio in Narni, e al vicario papale in Roma (ivi). 
Alle truppe che vi presero parte si diede, secondo il costume, la paga 
doppia dell' intero mese (ivi, ce. 26 sgg. e 195). 

(2) Ivi, e. 138. Il conte Ildibrandino che, lasciato il Di Vico per 
la Chiesa, era stato nominato vessillifero di questa nel Patrimonio, 
aveva tolto di questi giorni ai signori di Vitozzo il castello di Mor- 
rano (ivi, ce. 238, 193 sgg.). 

(3) Ivi, ce. 206, 207. Emende dei cavalli uccisi nei diversi scontri 
ed assalti. 

) Ivi, e. 240. 

(5) Contemporaneamente l'Albornoz scrive ad Arturollo di Tol- 
favecchia « quod placeret sibi dare victualia duabus banderiis equitum, 
e que prò dampnifìcando Cornetanos remancre debent in castro Cen- 
« tutncellarum » (ivi). 

(6) Ivi, ce. 239, 240. 



qM. rtfntonelli 



tone (i), esercito che già il Comune aveva promesso di dare 
al pontefice per la guerra contro il Di Vico (2), e ad af- 
frettare la venuta del quale l'Albornoz aveva mandato suo 
nipote Basco Ferrante a Roma (3), e finto offrire ai capi 
delle regioni un donativo di centrenta fiorini (4). Appena 
giunto, scoppiano risse terribili fra i soldati dei due eserciti : 
i Romani tolgono a quei della Chiesa cavalli e robe : gli altri 
intendono colle armi a ricuperarle : il caso è grave : se ne 
scrive al Legato perchè vi ponga riparo, profittando di una 
momentanea tregua: alla fine si ristabilisce la pace, promet- 
tendosi ai derubati l'emenda del tolto, che ammontò alla 
cospicua somma di 1568 fiorini (5). 

L'esercito confederato avanza quindi contro Viterbo. 
Il 21 maggio hanno luogo le prime avvisaglie. Alcune com- 
pagnie distaccate si scontrano coi Viterbesi, e ne fan pri- 
gioni più di trenta : esse hanno qualche cavallo morto per 
effetto di dardi avvelenati (6). Il 26 l'Albornoz si reca al- 
l'esercito (7), che ha già invaso tutta la campagna viterbese, e 

(1) Vita di Cola cit. II, 5. 

(2) Theiner, op. cit. II, doc. 265. 

(3) Intr. et exit. cit. e. 245. 

(4) « Die .x. mai. solvi [ego thes.] de mandato domini legati Al- 
ce bertacio de Ricasulis, quos ipse solverat cap'tibus regtonum Urbis 
« prò provisione eis facta ut eos induceret ad inducendum populum 
« Urbis ad veniendum ad exercitum contra Iohannem de Vico supra 
« civitatem Viterbii et alias terras quas dictus Iohannes detinet, 
« .cxxx. fior. » (ivi, e. 193). 

(5) Ivi, ce. 241 e 219, ov'è registrato il detto pagamento pro- 
messo, dicesi, « ad tollendum dictam rissam, quia utraque pars se mu- 
ri niverat ad bellandum et preliandum invicem, in quo prelio infiniti 
« fuissent interfecti, et dictus exercitus fuisset elevatus, et omnia fuis- 
« sent in roctura, ex quibus maximum vantagium Iohanni de Vico 
« successisset in guerra». 

(6) Ivi, ce. 207, 209, 2ir, «Emende equorum» e 243. 

(7) Desumo questa data dalle spese dei nunzi al medesimo (ivi, 
e. 242). Il 20 aveva mandato ad annunziare il suo avvento al rettore 
e al capitano di guerra, e ad ordinare « quod pararetur locus ubi posset 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 133 

si prepara a stringere la città. Egli avea già provveduto 
perchè al medesimo non avessero a mancar le vettovaglie, 
ordinando che in più luoghi circonvicini, come Orte, So- 
riano, Vitorchiano e Toscanella, si facesse per esso il pane, 
di guisa che o dall'uno o dall'altro gliene dovesse quotidia- 
namente arrivare (1): grascia doveano pur mandargli le 
terre della Val di Lago, e il vescovo di Viterbo da Capra- 
nica ove risiedeva (2). Sussidi avea chiesto inoltre, per 
l' impresa di Viterbo, ai comuni di Siena e Firenze, al ret- 
tore e ai comuni del Ducato (3), e latto ben guardare i 
passi del Tevere, perchè al Prefetto non ne giungessero 
d'oltre fiume (4). Costui trovavasi già da qualche giorno 
nella città, ove il partito a lui avverso si agitava (5), ed 
aveva trattato segretamente di uccidergli il fratello Pietro (6); 

«residere in dicto exercitu » (ivi, e. 241). Molto tempo prima aveva 
chiesto ai comuni di Perugia, Firenze, Spoleto e Sangemini e al ve- 
scovo d'Arezzo che gli prestassero i loro padiglioni (ivi, e. 236). Una 
sola volta, prima di questa, l'Albornoz era uscito di Montefiascone, e 
cioè il i° aprile per andare a ricevere la sottomissione di Toscanella, 
ma erasi restituito subito a Montefiascone, senza più uscirne. Fanta- 
stica quindi il Sepulveda, e sulle sue tracce il Calisse (/ Prefetti di 
Vico), che lo fanno presente all'assedio di Corneto &c. 

(1) Ivi, ce. 236-238. Aveva perciò comprato alle Grotte altre 
200 salme di grano, che però i Grottani, per la gran carestia, non se 
la sentivano di far estrarre, tanto che fu necessario procedere contro 
di essi (ivi, ce. 240 e 274 sgg.). 

(2) Ivi, ce. 239, 240, 241. Contuttociò il vettovagliamento lasciò 
a desiderare. Già il 21 e il 22 maggio fu scritto dal campo all'Albor- 
noz « qualiter in exercitu deliciebant victualia, et qualiter Romani ra- 
ce tiocinabantur velie recedere, quod dignaretur super istis providere <> 
e urgenti ricerche di vettovaglie furono fatte a Toscanella e a Capra- 
nica. Il 25 fu poi scritto al Legato « qualiter Romani recedebant », certo 
per il difetto dei viveri (ivi, ce. 241-243). 

(3) Ivi, ce. 235,237. A Siena e Firenze mandò Ranuccio di Cola 
Je Céllólis, uno dei Farnese. 

(4) Ivi, ce. 242, 243. 

()) GUALTERIO, op. cit. I, 167. 

(6) Cosi dalla seguente nota di pagamento: « Die .xni. maii, solvi 



134 $M' ditone Ili 



ma egli, appena giunto, avea sventate le ostili trame, ed ora , 
raccolti intorno a sé i suoi più fidi, li conduce sulle torri 
e sulle mura a difendere con estremo sforzo la sua potenza. 
I due avversari sono finalmente l'uno di fronte all'altro per 
la decisiva tenzone. Il 29 gli ecclesiastici si avanzano de- 
vastando fin presso la porta della Valle o di Pian del Bagno, 
e si azzuffano coi prefetteschi sortiti a respingerli (1). Il 31 
danno l'assalto alla torre di porta Bove, che invano alcuni 
intrinseci di parte guelfa avevano trattato di prendere per 
introdurli (2); una fitta grandine di dardi e pietre piove 
su loro: per tema che indietreggino si cerca eccitarli col 
vino: ed essi, dopo accaniti combattimenti, l'espugnano (3). 
Nei giorni successivi si combatte ancora in altri punti : presso 
la porta di Santa Lucia gli ecclesiastici cadono in un ag- 
guato (4), ma non questo certo cambia le sorti dell' impresa, 
che sono ormai irreparabilmente decise in loro favore. Pa- 
droni di porta Bove, essi non tarderanno ad esserlo dell' intera 
città, quand'anche venga loro conteso palmo a palmo il ter- 
reno. E pertanto al Di Vico, per non cadere tra poco pri- 
gione, non resta che arrendersi. 

Il momento è poi opportuno per lui, che, imperversando 
ai confini del Patrimonio la compagnia di fra Moriale, l'Al- 



te Tucio Ribbiogli de Viterbio prò provisione sibi facta quia cum plu- 
« ribus aliis civibus de Viterbio tractabat interneere Petrum de Vico 
« rebellem Ecclesie, .xxx. fior. » {Intr. et exit. cit. e. 193). 

(1) Ivi, ce. 208-211, « Emend. equor. ». 

(2) Così dalla seguente nota di pagamento: «Die .XXVI. niaii 
« solvi Ioanni Moscio de Viterbio cum quibusdam suis sociis qui tracta- 
« bant capere turrim porte Bovis de Viterbio, et ipsam turrim tenere 
« et rebellare, ut inde gentes Ecclesie que erant in exercitu supra di- 
« ctam civitatem introduceret in eandem civitatem, prò funibus et aliis 
» necessariis . . . .vi. fior. » (ivi, e. 221). 

(3) Ivi, ce. 208-213. Il Legato ne manda subito la notizia a Mon- 
tefiascone e a Bolsena, chiedendo altro saettarne, scale &c. (ivi, 
ce. 242, 243). 

(4) Ivi, e. 212. 



La dominazione pontificia nel Patrimonio 135 

bornoz sta in qualche apprensione (1), ed è più disposto a 
mitezza. Accoglie questi pertanto, senza finsi pregar troppo, 
le proposte di pace, ed il 5 giugno consente a stabilirne col 
rivale, in Montefiascone, le condizioni seguenti : riconosci- 
mento della supremazia della Chiesa in Viterbo e Corneto, 
e promessa, da parte dei due Comuni, della fedeltà e sogge- 
zione dovuta secondo il diritto e la consuetudine ; prestazione 
dell'obbedienza alla Chiesa, da parte del Di Vico e de' suoi 
fratelli ; cassazione, da parte del Legato, di tutti i processi 
contro i medesimi e loro seguaci; restituzione ni Di Vico di 
tutti i loro beni e diritti, anche se alla Camera confiscati o ad 
altri concessi, con obbligo bensì ai medesimi di non imporre 
nelle loro terre nuovi dazi contro la volontà degli abitanti, 
di accogliervi il Legato e gli altri officiali ecclesiastici con 
ogni quantità di gente, di tollerarvi il ritorno degli usciti, 
fuorché di quelli che potessero esser causa di scandali; ri- 
scatto di Vetralla alla Chiesa con rimborso al Di Vico dei 
sedicimila fiorini pagati per l'acquisto, o infeudazione al 
medesimo, giusta il trattato del 1348; restituzione di Or- 
vieto alla Chiesa; dominio di questa in Piansano, secondo 
le ordinazioni degli ambasciatori del Visconti, e nomina 
del castellano, in assenza dei medesimi, col consiglio di 
frate Stefano agostiniano, persona di fiducia del Di Vico, 
e latore delle di lui proposte di pace alPAlbornoz; pro- 
messa, da parte del Di Vico, di non offendere quelli che 
sono stati in servizio della Chiesa contro di Lui ; e consegna 
in ostaggio, a garanzia di tutti i suddetti obblighi, del pro- 
prio figlio Battista (2). Come si vede, per i tanti eccessi e 
colpe commesse, pena nessuna. Tanta mitezza dell'Albornoz 
verso il nemico che stava per annientare, giacche anche 

(1) Ai primi di giugno è un attivo scambio di corrispondenze fra 
lui, e il rettore e altri personaggi del Ducato sulle intenzioni di irà 
Moriate, al quale invia ambasciatori Albertaccio de' Ricasoli e Gozzo 
(ivi, e. 243). 

(2) ThEINER, op. cit. II, doc. 267. 



136 qM. QAntonelli 



Orvieto e Corneto non avrebbero potuto più resistere a 
lungo (1), non si può spiegare invero che colla paura di 
un' invasione della gran compagnia, dalla quale il Di Vico 
avrebbe potuto veder rialzate le sue sorti (2). 

Si comincia subito a dare esecuzione al trattato. Il 9 giu- 
gno l'Albornoz si reca in Orvieto, ov'era stato preceduto 
dal Di Vico, che, il giorno appresso, ginocchioni gli do- 
manda perdono, giura fedeltà al pontefice e a' suoi ufficiali, 
e promette la leale esecuzione de' patti convenuti, dei quali 
subito adempie quello relativo alla restituzione di Orvieto 
col cederne al Legato la signoria, e consegnargliene le chiavi 
delle porte; dopo di che ottiene l'assoluzione da ogni con- 
danna (3). La notte innanzi un grido era risuonato per Or- 
vieto: «Viva Giovanni Di Vico », emesso da alcuni stipen- 
diar! di costui, che, ritenuto come un segnale d' insurrezione 
per cacciare il Legato dalla citià, era stato causa di una grave 
rissa fra i medesimi e i soldati che vegliavano alla custodia 
dell'Albornoz (4). Quel grido invece non aveva trovato in 
Orvieto eco alcuna. Il 24 giugno la città stessa pentita fa atto 
di sottomissione all'Albornoz che la riceve in grazia della 
Chiesa, e con esempio che sarà seguito anche da altri Co- 



(1) Orvieto specialmente, che era affamata: infatti quando vi 
andò l'Albornoz dovette portarsi il pane da Montefiascone e quia pro- 
« pter offensionem quam dieta civitas passa fuerat, panis non reperie- 
« batur in ea » {Intr. et exit. cit. e. 220). 

(2) In questo senso anche Filippini, op. cit. in Stadi storici, VI, 
364, 395, il quale però esagera nel dire che la guerra poteva prolun- 
garsi ancora per molto tempo. 

(3) Theiner, ivi, docc. 268, 269. 

(4) « Die .ix. iun. . . . Orta fuit rissa in Urbeveteri inter stipendia- 
te rios Iohannis de Vico et stipendiarios Ecclesie . . . qui existebant ad 
« nocturnam custodiam persone domini legati et civitatis Urbisveteris, 
« eo quod dicti stipendiarli Iohannis clamabant alta voce : Vivat Io- 
« hannes de Vico, et stipendiarli Ecclesie dubitabant ne dictus Iohan- 
« nes cum suis gentibus existentibus in Urbeveteri vellet prodere et 
« expellere de dieta ci vitate dominum legatum » (Intr. et exit. cit. 
<. 214). 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 137 

mimi, anelanti a liberarsi dalle male signorie, concede a In- 
nocenzo VI e all'Albornoz, come private persone, il civico 
regime a vita(i). Delibera subito l'Albornoz di edificare in 
Orvieto una rocca per la Chiesa, e manda per idonei mae- 
stri al vescovo di Siena (2), che gP invia maestro Simone, 
il quale, insieme a Santolino e Tucciarello di Montefìascone 
e Ciccia di Viterbo, in quattro giorni ne disegna la pianta (3). 
Ma l'esecuzione dei lavori, certo a causa del malcontento 
prodotto nei cittadini, che non era il momento di urtare, 
non viene per allora intrapresa. Solo nel 1364, tratta oc- 
casione da un tumulto dei balestrieri contro il suo vicario, 
l'Albornoz ordina che si dia mano all'opera a tutte spese 
del Comune (4). Ed essa sorse gigantesca e imponente, al- 
l'estremo limite della città, espressione della potenza papale 
che sulle rovine della libertà si veniva innalzando. 

(1) Tutti gli atti relativi sono nel Registrimi air. Patrimoii. cit. 
ce. 101 b-iiob. V. anche Fumi, Cai. dipi. d'Orvieto, doc. 680. La ge- 
nerale assoluzione agli Orvietani non fu però data dall'Albornoz che 
nel settembre, dopo qualche mese di prova (Gualterio, op. cit. II, 
doc. 22). 

(2) « Die .xxiv. iun. solvi . . . misso Senas ad dominum episec- 
« punì Senensem ex parte domini legati, quod mitteret magistros suffi- 
« cientes ad divisandum roccham fiendam in Urbeveteri, med. fior. » 
(Intr. et exit. cit. n. 245). 

(3) Die .xvi. iul. solvi Sanctolino magistri Angeli de Montefla- 
« scone, Tuciarello magistri Cepti de Montefiascone, Svmoni de Senis, 
«et Ciccie de Viterbio prò salario ipsorum quatuor dierum, in quibus 
«stetcrunt in Urbeveteri ad divisandum roccham fiendam in Urbevc- 
Kteri, .iv. fior. » (ivi, e. 223). 

(4) Gualterio, op. cit. I, 181. Nel 1368 si ha notizia di un ri- 
corso al papa da parte dei monaci di S. Croce contro il Comune che 
non li pagava del prezzo delle pietre estratte dalle loro cave per la 
costruzione della rocca, e che in allora si calcolava in 300 fiorini 
lAV'. VattC. 11. 257, e. 117, lettera di Urbano V, del 24 aprile, al 
rettore del Patrimonio, perchè decida secondo giustizia). Nel 1370 la 
rocca non era ancora compita : alla sua perfezione furono bensì destinati 
tutti i proventi che la Chiesa ritraeva dalle composizioni cogli sban- 
diti e condannati del Comune (Fimi, op. cit. doc. 687). 



138 qM. QAnloiielli 



Durante la sua permanenza in Orvieto, che si protrasse 
fino al 12 luglio (1), non avendo voluto partirne prima che 
la gran compagnia, sempre minacciante un' invasione, si fosse 
allontanata dal territorio della vicina Todi (2), l' Albornoz 
ricevette anche l'atto di sottomissione di Viterbo per parte 
di un procuratore inviatogli da quel Comune (3), del quale 
subito concesse la podesteria a Legerio Andreotti di Peru- 
gia (4). Mandò poi un notaro a redigere gristrumenti degli 
obblighi assunti (5), e, poco dopo, Lupo, arcivescovo di Sa- 
ragozza, a prendere possesso della città, riformarne lo stato, 
e ricevere dal comune e dal popolo la solenne conferma della 
prestata sottomissione (6). Compiuto che ebbe questi il suo 
mandato, ed accordata a tutti l'assoluzione (7), il 26 luglio 
vi discese da Montefiascone l'Albornoz stesso, e vi fu ac- 
colto con grandi feste, e perfino pregato dal nuovo Comune, 
ove non batteva più palpito di libera vita, a costruire una 

(1) Risulta questa data dalla seguente nota di pagamento: « Die 
« ultimo iul. solvi Federigo de Borgh prò emenda unius equi . . . mortui 
« per straccham propter festinam equitationem et calorem fortem, 
«die .xii. iul. quando dictus Federigus una cum aliis stipendiariis Ec- 
« clesie veniebant cum domino legato de Urbeveteri apud Montem- 
« flasconem, .x. fior. » . Per la stessa ragione altre quattro emende 
{lntr. et exit, cit. e. 216). 

(2) V. per le pratiche con fra Moriale e i preparativi di difesa, 
Filippini, ivi, V, doc. 8. 

(3) Il documento è nel Reg. cur. Patrim. e. 11 1. 

(4) « Die .11. iul. solvi ser Antonio de Parma misso apud Peru- 
« sium per dominum legatum ad portandum electionem potestarie ci- 
«vìtatis Viterbii Legerio Andreocti de Perusio, qui stetit .vi. diebus, 
« .iv. fior. » {lntr. et exit. cit. e. 246). Il Pinzi invece (op. cit. p. 296) 
fa venire l'Andreotti a Viterbo ai primi di giugno ! 

(5) « Die .11. iul. solvi magistro Francisco magistri Bonaiuncte 
« de Montefiascone misso apud Viterbium ad faciendum instrumenta 
« obligationum Iohannis de Vico, et comunis civitatis Viterbii, super 
e obedientia quam faciunt Ecclesie, prò expensis per eum faciendis in 
« dicto accessu . . . .vili. fior. » (ivi, e. 246). 

(6) Pinzi, op. cit. p. 299, doc. in nota. 

(7) Ivi, p. 300 sgg. 



La dominazione pontificia nel Patrimonio 139 

rocca, che egli subito disegnò nell'antico posto già stabilito 
presso la porta di S. Lucia, e della quale pose in quelP i- 
stesso giorno la prima pietra (1). Così anche in Viterbo si 
restaurò ed accrebbe la dominazione pontifìcia. Ai primi 
del 13 61 la rocca era già compiuta, molto materiale essen- 
dosi ricavato dalle demolizioni eseguite per formare la piazza 
avanti la medesima (2), e molti operai, anche per obbligo 
fatto ai Comuni di mandarli, essendo stati impiegati nel la- 
voro (3). Vi furono collocati gli uffici della curia del Pa- 
trimonio, e vi prese stanza il rettore, giusta gli antichi voti 
dei Viterbesi, anche recentemente manifestati al pontefice (4); 



(1) Filippini, ivi, doc. 9; Della Tuccia, Cren. Vìterb. p. 34; 
cf. p. 61. 

(2) Diciassette furono le case demolite « prò faciendo plateam 
e ante roccham, et prò habendis lapidibus et lignamine prò edifica- 
te tione diete rocche» (v. Intr. et exit. n. 266, e. 310, e Collettorie, 
n. 247, e. 237 b). 

(3) I comuni di Amelia e Bassanello, per non averli mandati, 
furono condannati dalla curia del Patrimonio (v. Intr. et exit. n. 264, 
e. 143 b, e Collectorie. cit. e. 99). 

(4) Theimer, op. cit. II, doc. 334. Dubitando il rettore di amma- 
larvisi « tam propter humiditatem murorum noviter constructorum, 
« quam etiam ventorum fiamma, nisi in camera ipsius domini fiant 
« reparationes necessarie prò tuitione persone sue . . . , precepit et man- 
« davit thesaurario Patrimonii [die .v. ian. 1 361] quatenus ... prò ta- 
te bulato et reparationibus factis ... in dieta camera ... circumcirca le- 
te ctum ipsius domini, solvat et tradat pecunias infrascriptas ...» (Col- 
lectorie cit. e. 227 b). Però anche la rocca di Montefiascone non fu 
abbandonata del tutto dalla curia: Urbano V anzi comandò al rettore 
di risiedervi « quanto magis continue », essendo Montefiascone «quasi 
« mcditullium quoddam et centrum provincie Patrimonii, et propterea 
«de provincia ipsa ad terram predictam facilior prò negotiis et causis 
« expediendis ad curiam haberi possit accessus » (Reg. Vatic. n. 256, 
e. 67 b, breve del 23 settembre 1367). E la curia vi risiedette talvolta, 
specie nei tempi di torbidi in Viterbo; ma nel 1432 doveva essere 
abbandonata da un pezzo, minacciando completa rovina, come risulta 
da un breve di Eugenio IV a diversi Comuni del Patrimonio, perchè 
contribuiscano ai restauri (Re^. Vat. n. 370, e. 73). Nuovi restauri 



140 SV/. oAnt onelli 



e così la città, non più importante ormai come libero e forte 
Comune, cominciò ad esserlo come capo della ricostituita 
provincia. Non aveva pensato l'Albornoz nel trattato di pace 
inserire un'espressa condizione, per la quale nò il Di Vico 
né i suoi potessero in avvenire porre più piede in Viterbo, 
e fosse così tolto alla città ogni pericolo di ricadere sotto 
la loro tirannide. Gliene venne forse in mente quando ri- 
cevette le lettere pontificie del 24 giugno e del 9 luglio, in 
cui pur esprimendosi rallegramenti per quanto aveva ope- 
rato, lo si esortava a star bene in guardia contro le frodi 
e le astuzie del pestilente uomo(i): e cercò, sottilizzando 
sulle parole dei convenuti capitoli, fare intendere al Di Vico 
che anche quel divieto vi fosse compreso : ma il Di Vico non 
si acconciò a questa interpretazione, e solo consentì a star 
lontano da Viterbo per dodici anni, purché per egual tempo 
gli fosse data l' investitura di qualche castello (2) ; e l'Al- 
bornoz lo nominò vicario della Chiesa in Corneto. Non ebbe 
però in ciò l'approvazione del pontefice, il quale anzi gì' in- 
timò subito di ridurre Corneto nelP immediato potere della 
Chiesa (3), cosa che egli pel momento non credette oppor- 
tuno eseguire, tutto intento com'era alla riforma dello stato 
della provincia. 

Come già sapiente direttore in guerra, in questa seconda 
parte della sua missione l'Albornoz si rivelò esperto statista, 
e delle condizioni del Patrimonio già appieno consapevole. 
Convocò egli in Montefiascone un generale parlamento di 
prelati, baroni, e rappresentanti dei Comuni (4), ed in esso, 
sulla base principalmente del registro del 1334 che aveva 

ebbe poi da Giulio II e Leone X, finché, perduta ogni militare impor- 
tanza, fu scaricata in gran parte per fabbricare il seminario e la cat- 
tedrale. 

(1) Theiner, op. cit. II, doc. 270; Reg. Vai. n. 236, e. 113 b. 

(2) Filippini, ivi, doc. 12. 

(3) Calisse, op. cit. doc. in append. 134. 

(4) V. Campanari, Tuscania e i suoi monumenti, II, doc 49. 



La dominazione pontificia nel Patrimonio 141 

già fatto trascrivere coir aggiunta degli atti posteriori fino 
alle ultime sottomissioni, richiamò in vigore i diritti della 
Chiesa dai signori usurpati, o per la negligenza degli offi- 
ciali e le vicende dei tempi andati in dissuetudine, e da tutti 
volle la prova della legittimità dei propri, onde fosse posto 
fine agli abusi, e le relazioni fra la Chiesa e i diversi Co- 
muni e feudatari apparissero, a scanso di conflitti, chiara- 
mente determinate : richiese a tutti i nobili il giuramento di 
fedeltà e degli obblighi a questa inerenti, che poco dopo umil- 
mente prestarono avanti il rettore Giordano Orsini (1): 
emanò ordinamenti e costituzioni per dare al rinnovato or- 
dine di cose unità organica e base sicura (2). Altri impor- 
tanti provvedimenti sollecitò dal pontefice (3), come l'im- 
posizione di una colletta ai Patrimoniali per i bisogni della 
bene avviata riforma, che fu consentita (4): l'assoldamento 
di trecento cavalieri e quattrocento fanti, fino a tutto marzo 
del 1355 per la conservazione del pacifico stato, che pure 
fu concesso, purché la spesa non eccedesse i quattromila fio- 
rini; l'acquisto dei castelli di Bagnata e Soriano, apparte- 
nenti il primo alla chiesa viterbese, il secondo tenuto da Orso 
Orsini, ma di diretto dominio del monastero di S. Lorenzo 
fuor delle mura, acquisto che pure il pontefice in massima 



(1) V. FABRE, Un registre canterai du cardinal Alboino- in Mélan- 
ge* d'archeologie et d'histoire, voi. VII, ov' è l' interessante elenco dei 
detti nobili. Il detto registro è un repertorio dei diversi obblighi dei 
Comuni e signori del Patrimonio verso la Chiesa, fatto compilare dal- 
l' Albornoz nel 1364 per i bisogni giornalieri dell'amministrazione. 

(2) Queste costituzioni, come quelle di tutte le altre provincie, 
furono poi abrogate da quelle generali per tutto lo Stato ecclesiastico 
che TAlbornoz emanò nel parlamento di Fano del 1357. V. l'ottimo 
studio dell' Kkmin'i. Oli ordinamenti politici e amministrativi nelle « Con- 
stitutiones Aegidianac » nella Rivista italiana per le sciente giuridiche, 
an. 1893-189 j. 

(3) THEINER, op. cit. II, doc. 272. 

(4) Reg, rat. n. 236, ce. 17IB, 172, lettere d'Innocenzo VI ai 
Patrimoniali per il pagamento della medesima (7 sett. i^sO- 



142 g>7. Cintone Ili 



approvò (1), ma che non ebbe effetto che per Soriano so- 
lamente, e molto tempo dopo, cioè tra il 1364 e il 1366 (2), 
con gran vantaggio della potenza della Chiesa nella regione 
Ciminia, e della sicurezza di Viterbo, spesso dall'Orso in- 
festata (3) : la sostituzione infine di un nuovo rettore a Gior- 
dano Orsini, secondo l'Albornoz, non abbastanza audace e 
diligente (4), ma al pontefice accetto, che più volte ne aveva 
encomiato lo zelo, e lo avea confermato già una volta nel- 
l'ufficio (5), nel quale pur volle che rimanesse, nonostante 
la poca fiducia in lui dell'Albornoz, e le dimissioni date (6). 
Fra gì' intervenuti al parlamento di Montefiascone era 
mancato il rappresentante di Civitacastellana, che trovavasi 
in stato di ribellione, e sotto il dominio di Luca Savelli, al 
quale era stata ceduta da Pietro Di Vico quando l'Albornoz 
cominciò a prevalere (7). Al formidabile uomo che aveva 
abbattuto il tiranno del Patrimonio, e restaurato ovunque 
l'autorità pontificia, non riuscì sottomettere quella piccola 
città. Il io agosto aveva spedito un salvocondotto agli am- 
basciatori di quel Comune perchè venissero a lui per trat- 



(1) Ri g. Vat. cit. e. 169 b, lettera al Legato per la permuta di Ba- 
gnata con altri beni della Chiesa romana (8 sett. 1354). 

(2) Cf. Savio, Simeotto Orsini e gli Orsini di Castel S. Angelo in 
Bollettino della Società umbra di storia patria, I, 542. 

(3) Fu per cagione delle di lui offese che il rettore, nel gennaio 1357, 
gli portò l'esercito contro Soriano, al quale alcuni Comuni furono in- 
timati di mandare un certo numero di pavesari, balestrieri e guastatori 
(Intr. et exit. n. 264, e. 246 B, e n. 266, ce. 233 B, 234 e 252). 

(4) V. Filippini, ivi, doc. 6, ove l'Albornoz dice dell'Orsini che 
è « bonus, nobilis et fidelis, sed si esset audacior, diligentior et in cor- 
ee pore magis aptus non noceret » . 

(5) Reg. Vat. n. 235, e. 144 b, breve del 15 ottobre 1353. Tor- 
nandogli a scrivere il 30 marzo 1354, gli diceva che « labores suos 
« intendebat affluentibus rependiis in se ac suos, suo tempore, corn- 
ee pensare » (Reg. Vat. n. 236, e. 63). 

(6) Theiner, op. cit. II, doc. 314. 

(7) Calisse, op. cit. p. 119. 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 145 

tare dell'obbedienza (r), ma, nessuno presentatosi, fu neces- 
sario ricorrere alle armi. La spedizione subito intrapresa dal 
capitano Andrea de' Salamoncelli non ottenne alcun successo: 
dei Comuni citati all'eribanno, esausti troppo dalla passata 
guerra, quasi niuno rispose (2) : i nemici avevano perfino 
attossicate le acque dei campi per far più vittime nell'eser- 
cito invasore (3). Luca Savclli aiutava i Civitonici, quan- 
tunque esortato a non farlo (4), e perciò, quando nell'ottobre 
fu ripresa la guerra, contro costui fu principalmente diretta. 
Si fabbricarono per essa grilli, scale e altri arnesi d'asse- 
dio (5) : per il vettovagliamento scrisse il Legato tino al vi- 
cario di Sabina : pregò il senatore di Roma a far bandire per 
la città che niuno andasse in sussidio di Luca (6). Il 7 ot- 
tobre l'esercito mosse da Viterbo, e, con esso, Lupo, arci- 
vescovo di Saragozza (7). Giunti a Vico sostarono, e Lupo, 
entrato nella rocca per riposare, ne scacciò i custodi che vi 
erano per gli omonimi signori, irritato, sembra, per la cat- 
tiva accoglienza fattagli, e la consegnò col borgo, il lago e 
le pertinenze agli officiali della Chiesa (8). Le grandi piogge 

(1) Intr. et exit. n. 268, e. 247. 

(2) Ivi, ce. 8-10, ove sono registrate le composizioni perciò pagate 
dai medesimi. 

(3) « Die .xvin. aug. solvi . . . misso de nocte de Viterbio apud 
« castrimi Canapine cum litteris domini legati directis capitaneo guerre 
« eunti cum exercitu Ecclesie supra Civitamcastellanam rebellem Ec- 
« clesie continentibus, quod caveret sibi ab aquis existentibus in tcni- 
« mento diete civitatis, cum sint venenate per homines diete civitatis, 
« ,xvi. sol. » (ivi, e. 248). 

(4) Ivi. 

(>) Ivi, ce. 272-273 b, e Res empte prò exercitu facto contra terras 
« Luce de Sabello » . 

(6) Ivi, e. 249. 

(7) Intatti, il 6, Lupo scrisse al Prefetto e a Pietro che stavano 
a Vico «quod cras quando gentes Ecclesie et exercitus trans! bunt per 
e Vicum, quod eas non dimittant Entrare terram Vici ne habeant ma- 
« teriam restandi a (ivi, e. 250). 

(8) Si desume ciò da una lettera di Gregorio XI ( \ maggio 1 3 7 j > 



144 &W- Cantone! li 



ritardarono il cominciar delle offese, e Lupo ne profittò pe- 
trattare col Savelli, dal quale però non ricevette che nuove 
dimostrazioni di mal animo (i). Si accinse allora ad inva- 
derne le terre, e ciò bastò perchè quegli cedesse. Dalle parti 
di Roma, invero, anziché venirgli gli sperati aiuti (2), ne 
venivano alla Chiesa, essendo di ritorno le bandiere man- 
date dall'Albornoz a combattere con Cola di Rienzo nella 
Campania, e da Lupo ora chiamate a congiungersi al suo 
esercito sopra Rignano (3). Questa terra, che era una delle 
sue più importanti, Luca pose il 12 ottobre nelle mani del- 
l'arcivescovo, e gli prestò l'obbedienza richiesta (4). E Ci- 

a Geraldo abate di Montmayeur governatore generale di tutte le Pro- 
vincie ecclesiastiche, nella quale gli ordina di decidere se Ludovico de' 
Prefetti debba essere reintegrato nel possesso della metà di Vico, come 
ne aveva fatto dimanda, l'altra metà essendo già stata restituita da 
Urbano V a Giovanni di Sciarra, nipote del medesimo (Reg. Avenion. 
Greg. XI, n. 20, e. 197 b). La famiglia Di Vico era stata talmente 
conquisa dall'Albornoz che, spogliata dell'avito castello, non si com- 
mosse. Il 30 aprile 1355 si mandò sì ad avvisare il castellano postovi 
per la Chiesa che facesse buona custodia e cum esset significatum do- 
« mino rectori quod Petrus de Vico congregaverat gentes prò occu- 
pando dictam roccham » (Intr. et exit. n. 266, e. 164 b); e il io no- 
vembre a dirgli, che se era nella rocca qualche fante sospetto lo 
cacciasse « quia dicitur quod unus famulus tractat proditionem diete 
« rocche » (ivi, e. 193 b); e il 26 gennaio successivo a ad exquirendum, 
« quare Vicani stabant armati, et cohadunatio vassallorum dominorum 
e de Vico fiebat -> (ivi, e. 195). Ma furono tutti vani timori. 

(1) Di tutto l'arcivescovo informa giornalmente l'Albornoz, se- 
condo l'ordine ricevuto {Intr. et exit. n. 268, e. 250 sgg.). 

(2) Il 12 fu spedito un messo «ad partes Romanas ad ordinan- 
« dum et mittendum excubias et exploratores de die ac nocte, ne exer- 
c* citus Ecclesie in aliquo posset ledi per aliquos, nec fieri cohadunatio 
« gentium in illis partibus » (ivi, e. 250). 

(3) Ivi, ce. 249, 251. 

(4) Solvi . . . misso die .xn. oct. de castro Arignani apud civita- 
« tem Reatinam cum litteris domini archiepiscopi directis Petro de 
« Roda et Henrico de Ramispergh conestabilibus equitibus Ecclesie con- 
« tinentibus, quod venirent ad custodiam castri Arignani quod Lucas 
«posuerat in manibus ipsius domini archiepiscopi nomine Ecclesie re- 



La dominazione pontificia nel Patrimonio 145 



vitacastellana persiste da sola nella ribellione, avendo l'arci- 
vescovo tentato invano di ridurla (1). La sua sottomissione 
fu in seguito il negozio di maggior rilevanza, che, partito 
l'Albornoz, rimase a compiersi dagli officiali della curia. Le 
offese si alternarono per qualche anno alle tregue, alle aper- 
ture di pace. Nel novembre 1355 si portarono scale sotto 
le mura della rocca, avvolte in canavacci perchè non si ve- 
dessero, onde occuparla occultamente (2) : ma non ci si riuscì. 
Nell'estate del 1356 era tregua, ma già nell'ottobre le ripe- 
tute offese dei Civitonici contro le terre vicine resero ne- 
cessario un aumento di custodia al fortilizio di Sutri, che 
l'Albornoz aveva testé da Rinaldo e Giordano Orsini acqui- 
stato alla Chiesa. Attivissimo fra i ribelli era un tal Giuliano, 
c\\q avrebbe trascinato nella ribellione anche Gallese, d'ac- 
cordo col castellano della rocca, se questi non fosse stato a 
tempo revocato dall'ufficio. Nel dicembre 1357 si chiesero 
aiuti a Perugia e Todi. Edifici di legno si fabbricarono a 
Civitacastellana per occupare qualche rocca (3). Ma il popolo 
era ormai stanco della guerra. Radunatosi il 26 di quel mese 
il Consiglio generale e speciale, costituì procuratori a sti- 
pulare la tregua di un anno con Bartolino de Ruynis, com- 
missario del nuovo legato Androino abbate di Clugny, e con 



« cipientis, .1. fior. Solvi . . . misso die .xiii. oct. de Gallexio apud 
e Urbemveterem cum litteris continentibus, quod Lucas iecerat man- 
ce data Ecclesie et ipsius domini legati, .iv. lib. ». Ugualmente al 
vicario papale in Roma, e al rettore del Patrimonio in Viterbo (ivi, 
e. 252). 

(1) V. ivi, ce. 250, 252. 

(2) e- Die .xii. novemb. .mccclv. solvi prò pretio .lxiv. brachio- 
« rum panni canapatii empti prò involvendo scalas que portate fuerunt 
« de Marta apud muros rocche Civitecastellane rebellis Ecclesie causa 
« occupandi dictam roccham, ne diete scale cognosci possent in some- 
« riis, super quibus infardellate portabantur, cum ipse scale essent de 
e petiis, .vili. lib. .xii. sol. .XII. den. pp. » (ivi, e. 223). 

(3) Tutte queste notizie in Intr. et exit. n. 266, ce. 227, 251 li, 
266 e 275. V. anche THEINER, op. cit. II, 381. 

Archivio della R. Società romana di storia patria, v ol. XX VII. IO 



146 SM. QAntonelli 



tutti gli altri belligeranti (1). Fu il preludio della pace, che 
entro l' anno medesimo, dopo lunghe trattative, fu con- 
clusa (2). Vi partecipò anche Luca Savelli per i beni e diritti 
che aveva nella città, i quali più tardi da Gregorio XI furono 
fatti stimare, e acquistati alla Chiesa (3). L' interdetto da 
Civitaeastellana non fu però tolto che nel 1 3 éo, quando cioè 
tanto il Comune che il Savelli si offrirono pronti a pagare 
l'annuo censo dovuto dalla città stessa alla Chiesa, insieme 
a tutti gli arretrati (4). 

Colla fortuna del Di Vico andò travolta anche quella di 
tutti i suoi amici e fautori. I potenti signori di Vitozzo ten- 
tarono sulle prime di resistere, tanto che per toglier loro 
Onano ed altre terre furono necessari i colpi delle macchine 
guerresche (5), ma cedettero presto, e Raniero promise so- 
lennemente per iscritto di non più offendere contro la Chiesa, 
e riconobbe i suoi obblighi feudali per il castello di Sei- 
vena (6). 

M. Antonelli. 

(Continua). 

(1) L'atto originale è nell'arch. Comunale di Viterbo, perg. n. 566, 
sezione Comune. 

(2) V. Intr. et exit. cit. ce. 275 e 313, e Theiner, ivi. 

(3) Theiner, op. cit. II, doc. 542. 

(4) Reg. Vat. n. 245, par. 2 a , e. 75, breve in proposito all'Al- 
bornoz del 31 maggio 1361. 

(5) « Die ultima iun. .mcccliv. solvi de mandato domini legati . . . 
« prò pretiis infrascriptarum rerum emptarum prò faciendis gactis et 
« grillis et aliis necessariis prò recuperatione castri Onani, quod de- 
« tinetur per filios Busse de Bitotio, et contra alias terras quas deti- 
« nent predicti filii Busse pecuniarum quantitates inferius declaratas ...» 
(Intr. et exit. cit. p. 270 b). 

(6) Ivi, ce. 223, 254. 



LE CARTE DELL'ARCHIVIO LIBERIANO 

DAL SECOLO X AL XV 




importanza della patriarcale basilica di S. Maria 
^ Maggiore per la storia politica e artistica della 
Roma medievale, invogliò più d' uno de' nostri eru- 
diti del Seicento e del Settecento a trattarne diffusamente 
e con profonda dottrina. Rifare oggi ciò che hanno fatto gli 
antichi, sembra opera assolutamente vana ; poiché, se i do- 
cumenti venuti alla luce per le nuove ricerche ci aiutano a 
risolvere una quantità di questioni particolari intorno all'ar- 
gomento, essi d'altra parte non sono in così grande copia 
ne di tale importanza da potersi prendere a fondamento per 
una illustrazione completa. Onde io mi restringerò a parlare 
dello stato presente dell'archivio Liberiano, cercando di met- 
tere in evidenza l'importanza sua per lo studio delle relazioni 
Ira la basilica di S. Maria Maggiore ed altre chiese e mo- 
nasteri di Roma. 

Sito nell'ala destra della canonica, l'archivio si compone 
di due stanze; nella prima delle quali sono stati posti, in 
un recente ordinamento, gli atti pubblici (bolle e brevi) dal 
xii secolo ai giorni nostri, e dei privati solo quelli appar- 
tenenti ai secoli x-wi ; accanto ai documenti si trovano 
anche i manoscritti di materia liturgica e giuridica, gli in- 
cunaboli, tutti i libri a stampa riguardanti la basilica e un 



148 G. ferri 

archivio della musica. La seconda stanza è riservata agli 
atti del capitolo dal secolo xvi in poi. 

Ma l' archivio Liberiano sorto, come tutti gli archivi ca- 
pitolari, quando, per la munificenza de' papi e le donazioni 
dei privati, la basilica cominciò a formarsi uno stato econo- 
mico che bisognava gelosamente salvaguardare, destinato poi 
a custodire le memorie più antiche e più gloriose che alla 
basilica stessa si riferivano, subì, a giudicarne dalle sue pre- 
senti condizioni, molte e varie vicende, dovute non tanto 
all' azione distruggitrice del tempo, quanto alla incuria e alla 
barbarie degli uomini, i quali lasciaron perire o trafugarono 
documenti veramente preziosi. 

Ma la loro dispersione non deve essere avvenuta ai giorni 
nostri. Giuseppe Bianchini, che nel secolo xvm compose una 
storia di S. Maria Maggiore in più volumi (1), nel IX e nel X 
raccolse i Monumenta basilicae Liberianae, ossia tutte le testi- 
monianze storiche riferentisi alla basilica; e fra i documenti 

(1) G. Bianchini, Historia basilicae Liberianae S. Mariae Maioris; 
si conserva ms. in archivio (C, III, 36-45); consta ài dieci grossi vo- 
lumi legati in pergamena. L'opera, o almeno una parte di essa, do- 
veva già essere pronta per la stampa, poiché il frontispizio e le prime 
quattro carte del voi. I sono a stampa ; il titolo è : historia j basilicae 

LIBERIANAE | S. MARIAE MAIORIS | QUAE DICITUR | AD PRAESEPE | AU- 

ctore | iosepho blanchino | veronensi | presbytero congregationis 
oratorii | s. philippi nerii de urbe | romae, anno domini mdccliv | 
Ex Typographia haeredum Io. Laurentii Barbiellini in Foro Pasquini. 
Nelle quattro carte seguenti, anch'esse a stampa, sono contenute le 
più antiche pergamene dell' archivio ; indi comincia la parte mano- 
scritta del volume con la p. 39, il che significa che le pp. 1-38 fu- 
rono poi sostituite dalle carte a stampa. A p. in è pubblicata anche 
una pergamena dell'arch. di S. Prassede, dell' a. 998 o 999, col regesto 
seguente : « Archipresbyteri monasteriorum Sancti Andree in Exaiulo, 
« Ss.Cosmae et Damiani, S. Andreae in Massa Iuliana, et Sancti Adriani, 
« basilicae Liberianae inservientes, vendunt abbati Sanctae Cyriacae in 
« Thermis pagum, qui Aquae Tuciae seu Bacculi casale nuncupatur » . 
Cf. p. 164, nota 3. Nella biblioteca Vallicelliana si contengono tutte le 
schede che servirono al Bianchini per la composizione di quest'opera 
(codd. T, 75-95). 



Le carte dell' archivio Liberiano 149 



non ve n' ha alcuno che noi non conosciamo. Il Bullarium 
Liberianum (1), composto al tempo di Innocenzo XI, non 
contiene se non quei documenti pubblici che anche oggi si 
conservano, più altri tre, dei quali uno solo apparisce co- 
nosciuto dal De Angelis ; primo questi fra gli eruditi del 
Seicento che compose una descrizione storica della basilica 
con 1' aiuto dei documenti d' archivio (2) ; ma anche il De 
Angelis ci dimostra chiaramente di non aver avuto a sua 
disposizione se non quei documenti dei quali possiamo usu- 
fruire anche noi. La dispersione dunque deve essere avve- 
nuta prima del secolo xvn ; ma non prima del xvi, poiché 
a questo tempo risale con molta probabilità queir ordina- 
mento dell' archivio, dal quale appunto si può rilevare quanto 
maggiore fosse allora il materiale archivistico. 

Tanto i documenti pubblici, quanto i privati sono oggi 
ordinati cronologicamente in buste; ogni atto reca sul tergo, 
di mano del secolo xvi, un numero progressivo (romano per 
gli atti pubblici, arabico per i privati), la data e il nome dello 
scriniario. Ad esempio: « N. 23 | Anno 1 r 93 | Instai men- 
« tum exaratum a Ioanne S . Il . E I scriniario anno Dom . 



(1) Il Ballariuiìi Liberianum, segnato A, VI, si conserva ms. in 
archivio; esso consta di quattro volumi in folio, legati in pergamena; 
nel tomo I son contenute le bolle da Celestino III a Sisto IV; nel II quelle 
da Alessandro VI a Clemente VIII ; nel III quelle da Paolo V a Inno- 
cenzo XI; il tomo IV è tutto in bianco; doveva quindi quest'opera es- 
sere, nell'intenzione dell'autore, continuata; ma nessuno s'è poi curato 
di tenerla al corrente. La numerazione è per carte e fra le bolle di un 
papa e quelle di un altro intercede sempre un certo numero di fogli 
bianchi, ma anch'essi numerati. Oltre le bolle dei pontefici, si conten- 
gono in questo Ballar io anche alcuni decreti vescovili, uno dei rettori 
della Romana FraternUas, gli statuti del capitolo &c. 

(2) P. De Angelis, Basilica* S. Mariae Maioris de Urbe... Je- 
SCriptio et delineatio, Roma, /annetti, 162 1. L'archivio Liberiano fu in 
parte conosciuto anche dal patrizio fiammingo E. C. G. Van de Vi- 
vere, studiosissimo di carte medievali; i suoi appunti si conservano nella 
bibl. Vitt. lìm. (Mss. Gesuitici, 5 vi), d. P. Fedele, Tabuiarium S. Ma- 
riae Novae... ntWArch. della R. Società rovi, ili st. patr. XXIII, 177. 



ijo G. fèrri 

« incarnationis 1 193 . Pont . dui Celestini III . anno | eius in. 
« Ind . xii . mensis decem | bris die xn » (1). 

Ora si osserva un fatto molto curioso ; i documenti pri- 
vati, che vanno dal n. 1 al 197, sussistono ancora tutti in archi- 
vio ; i pubblici invece, a giudicarne dall' interrompersi continuo 
della serie numerica, hanno subito una dispersione enorme; 
tal che, facendo il calcolo solo sui documenti che vanno dal 
xn secolo al xv (che son quelli dei quali ci occupiamo), si 
può sicuramente affermare essersene smarriti quasi i tre quarti. 
Per dare un'idea di tale dispersione, espongo qui sotto la 
serie progressiva dei documenti pubblici che si conservano 
tuttora: xxn, xxx, xxxi (2), xxxiv, xxxv, xxxvir, xxxvin, 

XXXIX, XLI, XLIII, XLIV, XLV, XLVI, XLVII, L, LI, LII, LVI, 
LIX, LXI, LXXI, LXXIV, LXXVII, LXXIX, LXXX, LXXXI, LXXXII, 
LXXXIII (3), LXXXV, LXXXVIII, XCII, XCIV, XCV, CXVIII, CXXVI, 
cxxvn (4), CXXXIII, CXXXV, CXXXVI, cxxxvin (5), CXXXIX, 
CLVIII, CLIX, CLXXVIII, CLXXIX, CLXXXII, CLXXXIV, CXClV, 
CXCIX,CC, CCI, CCV, CCVIII, CCIX, CCX, CCXI,CCXIII, ccxiv(6), 
CCXV, CCXVII, CCXX, CCXXIV, CCXXV, CCXXVII, CCXXXI, 

CCXXXIII, ccxxxvn... (7). 

(1) Doc. n. xxiii. 

(2) Onorio III, 11 22, luglio 29. Ci manca l'originale di un'altra 
bolla del 23 luglio 1223, della quale fanno menzione il De Angelis 
(op. cit. p. IO), lett. e) e il Potthast (Regesta..., I, n. 6876). 

(3) Nicola IV, 1289, geunaio. Il De Angelis ricorda alcune bolle 
di Nicola IV, che più non si conservano in archivio; accennerò più pre- 
cisamente ad esse nel corso del lavoro. 

(4) Urbano V, 1364, luglio. Nel Bull. Rom. Ili, 332 è riportata 
una bolla di Gregorio XI che concede a S. Maria Maggiore la chiesa 
di S. Luca; anch'essa è stata smarrita. 

(5) Gregorio XI, 1373, aprile 29. Il De Angelis (op. cit. p. 106, b) 
accenna ad una bolla di Gregorio XI, della quale però non si può 
determinare con sicurezza la data. 

(6) Nicola V, marzo 15. Nel Bull. Lib. (I, 291 e 326) esistono le 
copie di due bolle di Nicola V, i cui originali più non possediamo. 
Cf. anche De Angelis, op. cit. pp. 124, 125, a, b, c, d, e. 

(7) Sisto IV, settembre 1. Seguono due documenti di Alessan- 
dro VI non numerati. 



Le carte dell'archivio Liberiano 151 



Come si vede, di duecentotrentasette documenti, che nel 
secolo xvi ancora si conservavano in archivio, appena ses- 
santasei sono giunti fino a noi. La bolla di Celestino III, 
che è la più antica conservataci, porta il numero xxn; onde 
ventini bolle, appartenenti certo ai secoli xi e xn, dovevano 
precederla; e il loro smarrimento è danno gravissimo per chi 
consideri la grande importanza storica e diplomatica dei do- 
cumenti di quel tempo. Abbiamo forse perduto una grande 
quantità di bolle di Nicola IV e di Celestino V; mancano 
affatto quelle di Benedetto XI e di Clemente V; una grave 
lacuna si ha fra Bonifacio IX e Martino V, essendosi disperse 
le bolle di Innocenzo VII, Gregorio XII, Alessandro V e 
Giovanni XXIII; ed abbiamo infine ragione di credere che 
molte se ne siano smarrite di Martino V e di Eugenio IV. 

Uno dei documenti che più si desiderano, poiché di esso 
si ha solo un frammento di copia lapidaria del ìx secolo, è 
l'originale di una donazione che, verso la metà del vi secolo, 
Flavia Santippe fece ai mansionari di S. Maria Maggiore. 
La carta non ci è pervenuta nella sua integrità ; non già 
perchè essa sia stata abbreviata dal lapicida, ma perchè noi 
possediamo soltanto l'ultima delle due o tre tavole di cui 
constava la copia lapidaria. Essa fu pubblicata da molti; ma 
più esattamente dal Marini, il quale la trascrisse direttamente 
dalla tavola incisa che si conserva anche oggi a S. Maria 
Maggiore, di fronte al sepolcro del cardinale Consalvo; e la 
illustrò con note dalle quali può ancora una volta argomen- 
tarsi la immensa dottrina e lo straordinario acume critico 
di quell' illustre erudito (1). Molti, dopo il Marini, studiarono 
il documento, e, fra gli altri, il Liverani (2) e il Grisar (3). 

(i) (1. Marini, Papiri diplomatici, n. xci, p. 141 sg.; v. anche 
p. 229. 

(2) F. Liverani, Del nome di S. Maria ad Praesept, Roma, Mo- 
rirli, 1854, p. 67 sgg.; ap. 70 il documento è stato ripubblicato per intero. 

(3) II. Grisar, AnaJecta Romana, Roma, Desclée e Lefebvre, [899, 
P- 577 s £«- 



152 G. Jerri 

Basti qui ricordare come esso abbia dato luogo ad una lunga 
questione intorno all' antichissimo appellativo di S. Maria 
Maggiore : « ad Praesepe ». A r. 3 5 la chiesa è infatti no- 
minata: « Basilicae S. Dei genitricis qui appellatur ad Pre- 
ci sepe ». Se si riporta il documento a un secolo innanzi l'età 
di Teodoro, come vuole il Marini (1), si può lecitamente 
argomentare che quell' appellativo ebbe origine in età più 
antica del secolo vii, a cui lo riferì il Bianchini (2) ; ma 
il Liverani, pur ammettendo che l' originale del documento 
si debba riportare al vi secolo, cercò di confortare 1' opi- 
nione del Bianchini con una ipotesi, che a me sembra, se 
non certa, per lo meno molto probabile. È infatti naturale 
pensare che la copia del documento, eseguita nel ix secolo, 
non sia la fedele riproduzione dell' originale, ma che pur 
riproducendone la maggior parte, il lapicida abbia poi mo- 
diiìcato qualche frase ; ed è ancor più naturale pensare che 
l'appellativo «ad Praesepe » sia stato aggiunto nel ix se- 
colo, quando esso era divenuto d' uso tanto comune. Il Grisar, 
che ha studiato nuovamente la questione, opina invece che 
l'appellativo esistesse già nel vi secolo; ma egli si limita 
ad affermarlo e dichiara un mero sotterfugio l'ipotesi del 
Liverani senza confortare la propria opinione della più pic- 
cola prova. La questione rimane dunque irresoluta; e tale 
rimarrà, fino a che un lavoro definitivo sulle carte lapidarie 
non venga a fornirci quegli elementi di critica che oggi 
ancora si desiderano. 

Non tutte le carte dell'archivio Liberiano si riferiscono 
alla basilica di S. Maria Maggiore; molte di esse apparten- 
nero già a quei monasteri e a quelle chiese i cui beni furono 
dati ad amministrare o addirittura donati al capitolo di 
S. Maria Maggiore. L' archivio è dunque costituito di vari 
fondi, o, più propriamente, di vari gruppi di documenti, 



(1) Marini, op. cit. p. 229. 

(2) Ibidem. 



Le carte dell' archivio Liberiano 153 



che passarono all' archivio del capitolo come « munimina » 
dei beni acquistati. I principali gruppi son quelli che si rife- 
riscono al monastero di S. Bibiana,- all' ospedale di S. An- 
drea de Piscinula e al monastero di S. Andrea delle Fratte. 
La piccola basilica di S. Bibiana, sorta non lungi dal- 
l' antico monumento di Minerva Medica (1), forse nel iv se- 
colo (2); restaurata e dedicata nel v da papa Simplicio (3); 
indi, a distanza di otto secoli, da Onorio 111(4); rimoder- 
nata infine sui disegni del Bernini al tempo di Urbano Vili (5), 
priva oggi di ogni testimonianza del passato, appena farebbe 
sospettare dell' antichità sua, e, molto meno, dell' esistenza, 
ivi presso, di un cenobio di monache benedettine, eh' ebbe 
indubbiamente una vita lunga e florida, e le cui rendite por- 
tarono nel secolo xv un notevole contributo di prosperità al 
capitolo di S. Maria Maggiore. Nelle opere più recenti di 
storia ecclesiastica si fa appena menzione di questo mona- 
stero, e se ne riporta la fondazione al secolo xm (6). 



(1) Cf. Nibby, Roma mitica, II, 238 sgg., e Bull, della Comm. areb. 
conmn. 1874, p. 55. 

(2) Fu, secondo alcuni, fondata dalla matrona romana Olimpina, 
parente di san Flaviano, sotto l'imperatore Gioviano; secondo altri, 
fu edificata solo nel V secolo per opera di papa Simplicio (cf. D. Fa- 
dixi, La vita di santa Bibiana vergine e martire romana, Roma, Cor- 
belletti, 1627, p. 60, e M. Armellini, Le chiese di Roma..., ed. 1891, 
p. 805). 

(3) Ci'. Libcr Pontificali s, ed. Duchesne, I, 249 e 250 4 . 

(4) Comesi rileva da un'iscrizione che I'Adinolfi (Roma nell'età 
di tnexXPì Roma, Bocca, 1880, I, 282) riporta da un manoscritto della 
biblioteca Albani e di Giovanni Capocci; in essa si ricorda la data 
precisa della nuova dedicazione: « .mccxxiv., pont. sui a. .vii., mense 
«martio, feria ante dominicali! Passionis .vi. » Cf. anche Ciacconio, 
J'itiie et res gestae pont. Rom., Roma, 1677, II, 50, E. 

(5) Cf. Xihiìy, /////. di Roma e delle site vicinante, secondo il me- 
todo del Vasi, 7 11 ed., Roma, 1861, p. 188 Bg. 

(6) L'ÀDINOLF] (op. cit. I, 281 sgg.) è stato, mi sembra, 1' unico, 
fra coloro che più di recente trattarono delle chiese di Roma, il quale 
abbia avuto conoscenza dell* antichità dì questo monastero, essendosi 



154 G- ferii 

Ma le più antiche carte dell'archivio Liberiano che ad 
esso si riferiscono, rimontano agli ultimi anni del secolo x; e 
il monastero di S. Bibiana risale per lo meno al ix, poiché un 
passo del Libcr Poutificalis, nella Vita di Leone III (795- 
816) ci dice: « et in monasterio Sanctae Vivianae similiter 
« fecit canistrum... » (1). Ch' esso fosse ancora più antico, 
non oserei affermare; certo non costituirebbe una grande 
difficoltà l' altro passo del Liber nella Vita di Leone II 
(682-683), ne l q ua l e si dice semplicemente: « iuxta San- 
« età Viviana » senza nominare il monastero ; poiché trat- 
tandosi in quel punto della edificazione di una chiesa o di un 
semplice oratorio ai martiri Simplicio, Faustino e Beatrice (2), 
l'autore può aver voluto dire ch'esso fu costruito accanto 
alla chiesa e non già al monastero di S. Bibiana ; ovvero si 



egli servito delle carte dell'archivio Liberiano; ma, evidentemente, non 
ne conobbe le più antiche, che si sarebbe dato cura di citarle. L'Ar- 
mellini (op. ed ed. cit. p. 805) esprime solamente il dubbio che il 
monastero fosse riedificato sotto Onorio III; il Marucchi (Basili- 
ques et ègìises de Rome, Desclée, Lefebvre et C, Rome, 1902, p. 344 sg.) 
dice testualmente : « l'église fut restaurée par Honorius III, qui y éta- 
« blit un monastère » ; ma poi, ricordando un' iscrizione dell' xi secolo 
copiata dal De Rossi di su un manoscritto della biblioteca Chigi, iscri- 
zione che ricorda un'abbatessa di S. Bibiana, aggiunge: «il y aurait 
« donc eu un monastère antérieur à celui de Honorius III». Degli 
antichi, il Fadini, erudito sacerdote del Seicento ed accurato biografo 
di santa Bibiana, non ha notizia « di che tempo fusse edificato il mo- 
« nastero di S. Bibiana, e quando lo cominciassero ad abitare le mo- 
« nache»; ed è curioso anche ch'egli non parli affatto della denomi- 
nazione che prese poi il monastero dai santi martiri Simplicio, Faustino 
e Beatrice. Evidentemente il Fadini non conosceva le carte dell'archivio 
Liberiano che si riferiscono a quel monastero, quantunque egli di- 
mostri in quello stesso lavoro d'aver conosciuto il nostro archivio. 

(1) Le Liber, ed. cit. II. 24. 

(2) Ibidem, I, 360: « Hic fecit ecclesiam in urbe Roma iuxta 
« Sancta Viviana, ubi et corpora sanctorum Simplici, Faustini, Bea- 
te tricis atque aliorum martyrum recondidit, et ad nomen beati Pauli 
«apostoli dedicavit, sub die .xxn. mens. februar. ubi et dona obtulit». 



Le carte dell'archivio Liberiano 155 

può anche intendere quel « iuxta Sancta Viviana » come una 
frase abbreviata per indicare e chiesa e monastero insieme. 

Comunque, è certo che fin dal ix secolo la pietà dei 
pontefici era rivolta alla fortuna di questo cenobio e di 
questa piccola basilica, fondati nel luogo ove era stata se- 
polta la bellissima vergine cristiana, tratta al martirio dalla 
furia reazionaria di Aproniano, il feroce uffiziale di Giuliano 
l'Apostata. 

In origine, senza alcun dubbio, il monastero s intitolò 
semplicemente « Sanctae Bibianae » o « Vivianae » (1); 
quando poi a questo titolo venisse aggiunto 1' altro « San- 
« ctorum Simplicii, Faustini et Beatricis », è difficile deter- 
minarlo. La questione si riconnette, a mio vedere, con l'altra 
della traslazione dei corpi di quei martiri dal cemeterio di 
« Generosa super Filippi » al luogo ove già da lunghi secoli 
riposavan le ossa di santa Bibiana, di sua sorella Demetria 
e della madre loro Dafrosa (2). Circa la data di questa tras- 
lazione, il Liber Pontificaìis e la Notitia ec desiar um urbis 
Romae (3) si trovano in contraddizione ; ma è forse con- 
traddizione apparente. Dal Liber inflitti si raccoglie che il 
trasferimento avvenne sotto Leone II, il quale edificò anche, 
presso S. Bibiana, una chiesa dedicata a quei martiri, chiesa 
che prese il titolo di S. Paolo (4). La Notitia invece, la cui 
redazione più antica è, secondo il De Rossi, del ix se- 
colo (5), ci dice che essi dormivano insieme con altri sulla 
via Portuense, ad occidente della città, ossia nel cemeterio 
«super Filippi ». Ora, due ipotesi si presentano alla nostra 
mente: che il compilatore della N'olitili non avesse avuto 
sentore del trasferimento di quei martiri, il che mi sembra 

(1) Cf. docc. nn. 1 e 11. 

(2) Cf. De Rossi, Roma sott. Ili, 647 e 661 sgg.; vedi anche Ar- 
mellini, op. ed ed. cit. p. 947 sgg. 

(3) Pubblicata dal De Rossi in Ronut sott, I, i|i 

(4) Vedi nota 2 a p. 154, 

(>) Ci". De Rossi, op. e loc. cit. 



156 G. Jerri 

poco probabile ; ovvero che la redazione della Notitia stessa 
sia, per la parte che riguarda i sepolcri dei martiri fuori di 
Roma, anteriore al vii secolo o, per lo meno, di quel se- 
colo. Ma forse fino al x si mantenne la semplice denomi- 
nazione di « monasterium Sanctae Christi virginis Bibianae », 
alla quale di solito si aggiungeva una determinazione topo- 
grafica: «quod ponitur ad Ursum Pileatum » (i). Nei pri- 
missimi anni del xi secolo troviamo però « mon. Sancti 
« Christi martyris Simplicii et Biviane » (2), e in una per- 
gamena del 1029 (3) « mon. Sanctorum Simplici, Faustini 
« et Beatricis atque Bibiane ». L'uso però, a giudicarne dalle 
nostre carte, non dovè essere costante, poiché « mon. S. Bi- 
ce viane » o « S. Christi virg. Bibiane », senz' altro, ritro- 
viamo in pergamene relativamente tarde (4). Al secolo xi 
risale anche un' altra determinazione topografica : « iuxta for- 
ce mam Claudiam » (5) o « non procul a forma Claudia » (6), 
la quale spesso fu usata da sola, altre volte insieme con 
l'antica « ad Ursum Pileatum », e divenne d' uso abbastanza 
comune nel xn secolo. 

Stabilire ora con precisione la serie delle abbatesse del 
monastero solo con 1' aiuto dei nostri documenti, è cosa non 
solo malagevole, ma assolutamente impossibile. Potremmo 
farlo, se le carte fossero in grandissima copia, e se se ne po- 
tesse stabilire con sicurezza 1' ordine cronologico. Noi invece 
dovremo contentarci di notare alcuni nomi che si seguiranno 
a molta distanza 1' uno dall' altro; colmare le lacune sarà dato 

(1) Cf. docc. nn. 1, 11, in, V, vi, vii &c. Quanto all'origine *e 
alle vicende di questo curiosissimo appellativo, vedi F. Nardini, Roma 
antica, Roma, 1818, II, 24; TAdinolfi, op. cit. I, 281 sgg.; 1' Armel- 
lini, op. ed ed. cit. p. 805 ; e, sopra tutti, il De Rossi, Roma sott. I, 163. 

(2) Doc. n. in (a. 1009). 

(3) Doc. n. v. 

(4) Docc. nn. xi (a. 1057), xn (a. 1069), xvi (a. n 33), xvn 
(a. 1148). 

(5) Doc. n. iv (a. 1020). 

(6) Doc. n. vii (a. 1036?). 



Le carte dell' archivio Liberiano 157 

a chi avrà la ventura di ritrovare i documenti smarriti, 
saprà meglio di me coordinare le poche testimonianze che 
abbiamo. 

I più antichi documenti ci fanno il nome di una « Heu- 
« frosina humilis abbatissa», la quale avrebbe retto il go- 
verno abbaziale per più di quarant' anni (a. 981-1020) (1). 
L' iscrizione che lesse il De Rossi nel manoscritto Chigi e 
che si conservava ancora nel secolo xvi nella chiesa di S. Bi- 
biana (2), ci fa anch'essa il nome di una « Heufrosina, hu- 
« milis abbatissa». Si tratterà della stessa claustrale? nulla di 
più probabile, se dobbiamo prestar fede al De Rossi, che ri- 
porta l'iscrizione al xi secolo. Seguono per i secoli xi e xn 
le abbatesse Sassa (a. 1029, 1033) (3), Maria (a. 1036?) (4), 
Pace (5), Maria (a. 1057) (6), Gemma (a. 1069) (7), Dana 
(a. no8)(8), Firmina (a. 1127) (9), Adelascia (a. 1130, 
1 133) (io) e Maria (a. 1148-1163) (11). Per i secoli se- 

(1) Docc. nn. 1, 11, in e iv. 

(2) Cf. Adinolfi, op. cit. I, 282; Armellini, op. ed ed. cit. p. 805 ; 
Marucchi, op. cit. p. 344 sg. 

(3) Docc. nn. V e vi; 1' Adinolfi (op. cit. I, 287) conosceva il 
nome di questa abbatessa per il doc. n. v. 

(4) Doc. n. vii. 

(5) Non si può fissare con sicurezza il tempo in cui questa ab- 
batessa ha vissuto; poiché dell' unico documento chela ricorda (n. xi) 
non sono riuscito a decifrare la data ; se dovessimo prestar fede alla 
nota che fu da mano posteriore tracciata sul verso della pergamena, 
nota che data il documento dall' a. 1060, dovremmo riportare Pace 
dopo la seconda Maria; e, in tal caso, quest'ultima sarebbe veramente 
un'abbatessa diversa dalla Maria del doc. vii? 

(6) Doc. n. x. 

(7) Doc. n. xn. 

(8) Doc. n. xiii. 

(9) Doc. n. xiv. 

(10) Docc. nn. xv e xvi. Le abbatesse Maria, Dana, Firmina e 
Adelascia sono conosciute dall' ÀDINOLFI, cui furono cogniti, come ho 
già detto, alcuni di questi documenti; egli però lesse malamente il 
nome della seconda che trascrisse Data (op. cit. I, 286). 

(11) Docc. nn. XVII, xix, xx. Non possiamo esser sicuri che la 



ij 8 G. ferri 

guenti le testimonianze ci vengono quasi completamente 
a mancare; conosciamo solo i nomi di Caterena (a. 1243- 
1252) (1), Viviana o Bibiana (a. 1271-1272) (2), Viviana 
de Salvectis (a. 143 5) (3) e finalmente Giacobella (a. 143 9) (4) 
che chiude la serie delle abbatesse di quel monastero. 

Quanto ai possedimenti territoriali del convento, pos- 
siamo affermare con sicurezza che fin dal x secolo essi erano 
molti ed importanti, e che non si limitavano alle pezze di 
terra dinanzi a S. Bibiana o vicino a porta Maggiore, ma 
che si estendevano anche fuori di Roma presso il lago di 
Bracciano, e, quasi certamente, nel tenimento dell' Anguil- 
lara. Il doc. 11, dell' anno 988, è infatti la locazione di una 
« terra bacante ad vineam pastinandam, quod est modiorum 
« sex, in territorio Romano in loco qui vocatur ...11... iuxta 
« lacu Sapati ». La denominazione di questo lago ci riporta 
quasi sicuramente all' antico nome del lago di Bracciano, 
lago Sabate o Sabbatino o Sabazio (lo scambio fra b e p, 
non costituisce una difficoltà in carte di questo tempo e di 
questa regione). Resta a determinarsi la località, del cui 
nome non rimane se non un' incertissima traccia (. . . 11 . . .) ; 
ma in un altro documento, del secolo xm, che si riferisce 
anch'esso ai possedimenti del monastero vicino al. lago di 
Bracciano, nel territorio d'Anguillara, si accenna ad un luogo 
« Criptellae », nel quale erano terre e vigne appartenenti a 
S. Bibiana (5). Non potrebbero essere quei due 1 dell'an- 
tichissimo documento l' ultimo resto di questo nome ? 
Che i possedimenti del monastero in quel territorio fossero 

Maria del doc. n. xx sia quella stessa che si trova nel XVII ; poiché 
non m'è stato possibile leggere il nome dell'abbatessa del doc. n. xix, 
pei gravissimi danni ai quali quest' ultimo è andato soggetto. 

(1) Docc. nn. xliv e li. 

(2) Docc. nn. lxvi e lxix. 

(3) Come da un'iscrizione sul pavimento della chiesa. 

(4) Docc. nn. ceni e ccv. 

(5) Doc. ». LVTI (a. 1261, febbraio 18). 



Le carte delV arcìiivio Liberiano 159 

molto antichi, ne abbiamo la prova diretta da altre carte. 
L'u maggio 116} alcuni abitanti dell' Anguillara restitui- 
scono al monastero una terra posta in quella regione « in 
« plano », dichiarando d' averla presa ingiustamente e con 
frode (1). Circa un secolo dopo, nel 1261, si pone fine ad 
una contesa, che il monastero aveva sostenuto, forse da 
lunghi anni, con Guido di Stefano di Galeria per alcune terre 
poste in « Caseri Galeria » e nel lenimento dell' Anguil- 
laia (2). Questi possedimenti erano adunque, per le condi- 
zioni dei tempi e la barbarie dei costumi, continuamente 
insidiati dai proprietari delle terre limitrofe ; ma essi furono, 
coni' è verosimile, mantenuti dal monastero fino alla metà 
del secolo xv, fino a quando cioè passarono con tutti gli 
altri al capitolo di S. Maria Maggiore. Né meno antichi, per 
quel che risulta dalle nostre carte, erano i possedimenti di 
S. Bibiana nel territorio di Tivoli. Dell'anno 1009 è un 
istrumento di locazione di due oncie del casale Conca, in 
quel di Tivoli, « iuxta Aqua Puza » (3) ; e parimente nel 
secolo xi le monache di S. Bibiana locano alcune vigne nel 
territorio Tiburtino, in un luogo chiamato Africano (4). Tali 
possessi il monastero mantenne e, probabilmente, aumentò 
in seguito (5). 

Torna ora acconcio osservare che, mentre per i secoli x, 
xi e xn, i documenti riguardanti i beni di S. Bibiana sono 
relativamente molto numerosi, per i seguenti, fino al xv, 
noi non ne troviamo che pochissimi. Si dovrà forse pen- 
sare ad uno scadimento economico del monastero negli 
ultimi tempi di sua esistenza? La mancanza dei documenti 
è un indizio molto vago, che non permette di soffermarci 

(O Doc. n. xx. 

(2) Vedi nota 5 a p. 158. 

(3) Doc. n. in. 

(4) Docc. nn. vi e vii. 

(5) Il 20 maggio 1423 esso comprò un oli voto presso Comignolo; 

vedi doc. n. ci. XXXII. 



160 G. ferri 

troppo su questa ipotesi; è possibile infatti che le carte più 
recenti siansi smarrite; ma, d'altra parte, perchè queste a 
preferenza delle altre? 

Nella prima metà del Quattrocento sembra che le reli- 
giose di S. Bibiana pagassero troppo volentieri il loro tri- 
buto alla corruzione dei tempi ne' quali vivevano. I docu- 
menti ci parlano di malgoverno da parte dell' abbatessa e 
di vita disonesta e di commercio con uomini da parte delle 
monache tutte (i). Non è quindi da meravigliarsi se Eu- 
genio IV si trovò finalmente costretto ad applicare un ri- 
medio estremo a tanto male : la soppressione del cenobio. 
S' istruì un lungo processo, di cui si conserva una relazione 
in archivio (2) ; e il pontefice, in base ad esso, soppresse il 
monastero e ne concesse tutti i beni a quello di S. Seba- 
stiano fuori le mura. Tutto ciò accadeva negli anni 1438 
e 1439. Non sappiamo poi precisamente per quali ragioni 
lo stesso pontefice disponesse che quel beneficio passasse 
dal monastero di S. Sebastiano al capitolo di S. Maria Mag- 
giore. Dalla bolla di cessione del 16 febbraio 1439 (3), con 
la quale Eugenio IV incaricò Pietro de Ramponis di unire 
il monastero di S. Bibiana a S. Maria Maggiore, si può 
trarre solamente che il monastero di S. Sebastiano non era 
mai venuto in possesso di quei beni, e che ne aveva spon- 
taneamente rimessi tutti i diritti nelle mani del papa; il 
quale a sua volta non ignorava come il capitolo Liberiano 
navigavasse allora in cattive acque, e avesse bisogno di nuove 
rendite per la fabbrica della basilica (4). Fino al 1440 però 



(1) «Propter malum regimen vitamque minus honestam ac su- 
« spectas virorum conversationes » si dice nella bolla di Eugenio IV 
del 1439, febbraio 16 (doc. n. ceni). 

(2) Doc. n. cci (1438, giugno 14). 

(3) Doc. cit. ; vedi nota 1. 

(4) «... prò tecti et aliarum structurarum ipsius ecclesiae [S. M. M.J 
a reparatione nec non prò luminaribus in eadem ac etiam prò sacrista, 
« altarista... »; doc. cit.; vedi nota 1. 



Le carte dell'archivio Liberiano 161 

le monache continuarono a dimorare nel monastero di S. Bi- 
biana; poiché di quell'anno appunto è un decreto di Pietro 
de Ramponis, per il quale si disponeva eh' esse avessero 
una ricompensa in denaro e fossero distribuite nei conventi 
di S. Maria in Giulia, di S. Eufemia, di S. Maria della Mas- 
sima e di S. Bartolomeo della Suburra (i). 

Le carte di S. Maria Maggiore possono anche gettare 
qualche sprazzo di luce su alcune intricate questioni riguar- 
danti la topografia del colle Esquilino. E non sembri superflua 
qualche dilucidazione intorno al monastero e all'ospedale di 
S. Andrea de Piscina o Piscinula, i cui beni furono negli ul- 
timi anni del secolo xm ceduti da Celestino V al capitolo di 
S. Maria Maggiore. La chiesa di S. Andrea fu dedicata nel 
v secolo da papa Simplicio nei fondi di Flavio Valila e nel- 
l'aula costruita dal console Giunio Basso (2). Le poche te- 
stimonianze che abbiamo della sua fabbrica, ci sono state 
tramandate da chi, vedendo nel secolo xvi distruggersi len- 
tamente quell' illustre edificio, si prese cura di perpetuarne 
la memoria nei disegni e nelle descrizioni (3). L'opera di 

(1) Doc. n. cev; un sunto di questo documento è riportato dal- 
l' Adinolfi, op. cit. I, 284; il quale accenna anche al processo del 1438 
(ivi, p. 28), in nota). 

(2) Cf. G. B. De Rossi, La basilica profana di Giunio Basso snl- 
VEsquiìino ... nel Bull. Arci), crist., Roma, 1871, p. 22; S. Andrea 
« C.atabarbara patricia » fu la prima basilica dedicata in Roma a 
sant'Andrea; cf. anche H. Grisar, Analecta Roui. p. 80 e Storia ili 
Roma e de' papi, Roma, 1899, I, 2. 

(3 ) Primi fra tutti il San Gallo, che rappresentò la metà d' una delle 
pareti laterali della basilica, e il Ciampini il quale divulgò un disegno 
di quella parte del musaico che ancor si vedeva a' suoi tempi (cf. De 
Rossi, art. cit. pp. 11 e 17; e O. Marucchi, I lavori ad intarsio della 
basilica di Giunio Basso salì' 'Esquilino nel Bull, della Conmi. arci), coni. 
1893, p. 89). Il Platina, il pittore fiammingo Vati Winghe e Pietro 
Sabino copiarono l'iscrizione in onore di Cristo, nella quale si ricorda 
Flavio Valila, murata nell'abside di S. Andrea « Catabarbara patricia» 
e pubblicata ultimamente dal GRISAR in Analecta Rovi. p. 80; vedi 
anche la Storia &c. 1, 423 sgg. 

Archivio della R. Società romana di storia patria. Voi. XXVII. II 



162 G. Jerri 

distruzione, cominciata già molto prima del ix secolo (i), 
arrestata nel 1481 per i restauri di un Costanzo Guglielmi (2), 
continuò più intensa nei secoli seguenti e fu quasi completa 
nel 1686; oggi dell'antichissima basilica non rimangono che 
poche rovine nel recinto dell'ospedale di S. Antonio. 

Quando a. questa chiesa venne annesso un monastero 
e un ospedale? Su tale questione v'è grande discordanza 
fra gli studiosi; essa trova la sua prima origine nella diversa 
interpretazione di un passo del Liber Pontificalis, che ci è 
pervenuto in due differenti redazioni (3). Per la parte in cui 
queste si accordano, noi possiamo intanto affermare che il 
monastero di S. Andrea de Piscinula o, come si chiamava 
anticamente, « Catabarbara patricia » , esisteva già prima di 
Gregorio II, prima cioè dell' vili secolo. E mi sembra degna 

(1) Il Liber (ed. Duchesne, JI, 28) nella Vita di Leone III: «Sarta 
« tecta vero basilicae beati Andree apostoli, quae appellatur cata Bar- 
« bara patricia, quae per olitana iam fuerant tempora vetustate con- 
te sumpta, noviter restaurava » . 

(2) « Dice uno scrittore vivente (?) che il card. Costanzo Celù 
« priore degli Antoniani monaci, vi avesse fatto edificare di nuovo la 
«chiesa volgendo il 1481, e per esso deve avere inteso quel Costanzo 
« Guglielmi di cui tocca una iscrizione posta dentro : " Constantius 
« Guillelmi presbiter aedem hanc vetustate collabentem a fundamentis 
« instauravit mcccclxxxi " » ; così 1' Adinolfi (op. cit. II, 213) che traeva 
queste notizie da mss. di casa Pamphyli. 

(3) Credo utile riferire per intero il passo nelle due differenti re- 
dazioni (ed. Duchesne, I, 397 sg.) : 

Instituit [Gregorius li] pariter gero- Hic [Gregorius II] gerocomium quod 

comium quod iuxta ecclesiam sanctae Dei post absidam sanctae Dei genetricis ad Prae- 

genetricis ad Praesepe situm est; monaste- sepem situiti est, monasterium instituit, atque 

riumque iuxta positura Sancti Andree apo- monasterium Sancti Andree apostoli quod 

stoli quod Barbare nuncupatur ad nimiam Barbare nuncupaiur ad nimiam deductum 

deductus desertionem, in quibus ne unus desertionem, in quo ne unus habitabatur 

habebatur monachus, restaurans, monachos monachus, adscitis monachis ordinavit, ut 

faciens, ordinavit, ut tertiam sextam et no- utraque monasteria ad sanctam Dei genetri- 

nam vel matuiinos in eadem ecclesia sanctae cem singulis diebus atque noctibus Deo lau- 

Dei genetricis cotidianis agerent diebus ; et des canerent. 
manet nunc usque pia eius ordinatio. 



Le carte dell' archivio Liberiano 163 

di grande considerazione l'ipotesi del Duchesne che il nome 
di « Catabarbara patricia » non si sia già dovuto al fonda- 
tore della chiesa, al goto Flavio Valila, ma ad una Barbara 
patricia, vissuta verso la fine del vi secolo, figlia di Venan- 
zio, il patrizio amico di san Gregorio; la quale, venuta a 
Roma ed entrata, come si narra, in monastero, avrebbe la- 
sciato il suo nome a quello di S. Andrea (1). Gregorio II 
poi fondò un « gerocomium » , ossia un ospizio di vecchi. 
Ma secondo una delle due redazioni del Liber, questo sa- 
rebbe stato vicino («iuxta positum») al monastero di S. An- 
drea; secondo l'altra invece sarebbe stato « post absidam 
a sanctae Dei genetrieis ad Praesepem », quindi dietro 
S. Maria Maggiore, e diviso così da S. Andrea. 

La confusione è accresciuta dal fatto che il monastero 
di S. Andrea ebbe parecchi nomi nel medio evo; il più an- 
tico è forse a Catabarbara patricia »; ma poi troviamo « Bar- 
« barae », « S. Andrea post Praesepe » o «ad Praesepe», 
« de Piscina » o « Piscinula», « in Exquiliis » (2); se a questi 
si aggiungano i diversi nomi dell'ospedale annesso, gli altri 
nomi simili di monasteri fondati anch'essi sull'Esquilino e 
la scarsezza dei documenti, non parrà davvero strano che 
molti non abbiano potuto troppo agevolmente cavar i piedi 
da simile viluppo. 

11 Martinelli (3), accennando brevemente alla questione, 
riferisce tutti i nomi citati ad uno stesso monastero, a quello 
di S. Andrea «Catabarbara patricia », e identifica il « ge- 
« rocomium » con l'ospedale annesso, chiamato anch' esso 

(1) Le Libcr cit. II, 44 84 . Il Marucchi (art. cit. p. 102) insiste 
Dell'affermare che il nome di « Catabarbara patricia » si debba alla 
dedicazione che di essa basilica i'ecc Valila goto. Sembra che egli non 
abbia conoscenza della nota del Duchesne. 

(2) Cf. Armellini, op. ed ed. cit. p. 815 sgg. ; C. Corvisierl, 

Deirucijiiti Tocia nel Buonarroti, febbraio 1870, p. 47; DUCHESNE, Le 
Liber, II, 44 « 4 . 

(3) Roma ex ctìmica sacra, Roma, 1653, P- 33^ Sgg. 



i^4 &• J^ri 

di S. Andrea e poi di S. Antonio; e aggiunge: « et adver- 
« tendimi est mendum bibliothecarii ibi. Post absidam cor- 
ee rigsndum iuxta ecclcsiam, ut legitur in autographo me- 
a lioris notae signato numero 3761 in bibliotheca Vaticana; 
« nam monasterium a Gregorio II extructum [ossia il gero- 
« comium] non est post absidam, sed iuxta ecclesiam Sali- 
ce ctae Mariae Maioris » seguendo cosi risolutamente la prima 
delle due redazioni del Liber. L'Adinolfi(i) distingue due mo- 
nasteri: S. Andrea « in Exaiulo », detto altrimenti S. Andrea 
« Catabarbara patricia » e S. Andrea « in Massa Iuliana » , 
col quale mi sembra identifichi il « gerocomium »; dico mi 
sembra, poiché il ragionamento dell' Adinolfi è di una 
oscurità quasi perfetta. L'Armellini riferisce anche egli 
tutti i nomi ad uno stesso monastero, ma non tocca del 
« gerocomium » ; il Duchesne infine stima che questo, es- 
sendo « post absidam » , sia da identificare col monastero dei 
Ss. Cosma e Damiano (2). Nessun dubbio che il S. Andrea 
« in Exaiulo » debba distinguersi dal S. Andrea « in Massa 
«Iuliana», poiché una pergamena di S. Prassede del 998 
o 999 ce ne fa assolutamente certi (3). Ma - e questa mi 
sembra sia ora la vera questione - può l'uno o l'altro di 
essi identificarsi col S. Andrea « Catabarbara patricia»? Noi 
non abbiamo elementi sufficienti per determinarlo con cer- 
tezza. Pur tuttavia si consideri che in una bolla di Bene- 
detto Vili si dichiara essere il monastero di S. Andrea « in 
« Exaiulo » vicino a S. Maria Maggiore (« monasterium 
« S. Andree apostoli quod Exaiulo, quod sitimi est iuxta 



(1) Op. bit. II, 219. 

(2) Le Liber, voi. e loc. cit. 

(3) In essa infatti si nominano Benedetto, abbate del monastero 
dei Ss. Andrea e Stefano «quod appellatur Exaiulo», Pietro del mo- 
nastero dei Ss. Cosma e Damiano « quod appellatur Uspani » e Lupo 
del monastero di S. Andrea «quod appellatur Massa Iuliana». Cf. 
P. Fedele, Tabular ium S. Praxedis, in questo stesso fascicolo dell' Ar- 
chivio* doc. n. 11, e C. Corvisieri, art. cit. 



Le carte dell'archivio Liberiano 165 

« ecclesiam Sanctae Dei genitricis semperque virginis Ma- 

« riae quac a Praesepe ») (1). Inoltre l'appellativo «in 
« exaiulo » ci fa pensare che quella chiesa di S. Andrea 
fosse costruita sopra un'aula pagana (ex aiuta per ex aula); 
e vicino a S. Maria Maggiore sorgeva infatti una chiesa di 
S. Andrea nella splendida aula pagana di Giunio Basso; 
chiesa che con l' annesso monastero prese poi il nome di 
« Catabarhara patricia ». 

Quanto al « gerocomium » esso potrebbe identificarsi 
col monastero dei Ss. Cosma e Damiano, solo nel caso che 
se ne potesse sicuramente stabilire il sito dietro l'abside 
di S. Maria Maggiore. Ma nella prima redazione del Liber, 
in quella che a me sembra la più chiara e la più completa, 
si dice ch'esso era « iuxta ecclesiam Sancte Marie Maioris » 
e che il monastero di S. Andrea gli era « iuxta positura. ». 
Dalla sua fondazione fino al secolo xm noi non abbiamo più 
notizie di questo ospizio. Ma circa il 1272 il cardinale Otto- 
bono del titolo di S. Adriano, arciprete di S. Maria Maggiore, 
vi accolse, con l'accordo del patriarca d'Antiochia, alcune 
monache dell'ordine di san Damiano fuggite dalla Romania 
insieme con molti altri Greci; e, avendo fatto loro abbrac- 
ciare la regola di sant'Agostino, fondò in quel luogo un 
monastero sotto il nome di S. Andrea delle Fratte. L'ar- 
chivio Liberiano conserva alcuni documenti riferentisi a 
questo monastero (2), i cui beni furono il 27 maggio 1433 
concessi a S. Maria Maggiore per decreto del cardinale Gior- 
dano Orsini e di Gaspare, arcivescovo Consano ; decreto che 
venne poi ratificato da Eugenio IV con una bolla dello stesso 
anno (3). La chiesa di S. Andrea delle Fratte videro il Fa- 

(1) Jaffè-L., I, n. 4057; Migne, Fair. lai. CXXXIX, 1633; cf. 
anche P. Ki.hr, Ueber cine rdmische Papyrusurkunde i»i Staatsarchiv \u 

Mei ib uro, Berlin, 1S96, p. 25. 

(2) Sono i un. i.xvm, i.xxvi, i.xxxvm, cu, exix, cxxxvi, cxcvn, 
exevra. 

(3) Docc. nn. cxcvn e cxcvm. 



166 G. Jerri 

dini(i) e il De Angelis, il quale ultimo scrive: « Alterum 
« monasterium per Gregorium secundum pontificem edifi- 
« catum [ossia il gerocomium], de quo saepius est dictum, 
« de nostra tempestate vidimus, cuius situm partim iidem 
« canonici Viennenses una cum ecclesia a Petro card. Ca- 
« poccio aedificata, partim horti cardinalis Montalti reti- 
« nent » (2). 

Due adunque erano i monasteri esistenti già nell'odierno 
recinto dell'ospedale di S. Antonio : il monastero di S. Andrea 
« Catabarbara patricia » o « de Piscinula » e quello di 
S. Andrea « de Fractis » . Dal primo ebbe nome un ospe- 
dale, fondato dal cardinale Pietro Capocci, arciprete di 
S. Maria Maggiore; le più antiche memorie, oltre l'iscri- 
zione murata sulla porta (3) che ricorda il fondatore e i 
suoi esecutori testamentari, risalgono all'anno 1261(4). 
Pochi anni appresso, Nicola IV, venuto a sapere dal car- 
dinale Iacopo Colonna « quod idem hospitale per eos qui 
«tunc in ipso degebant non poterat utiliter gubernari », 
con una bolla del 23 dicembre 1289 ne affidò il governo 
ai frati dell'ospedale di S. Antonio, della diocesi di Vienna 
in Francia, seguendo anche in questo la volontà del fon- 
datore Pietro Capocci (5); e dispose che d'allora in poi 
l'ospedale fosse immediatamente soggetto alla Chiesa Ro- 
mana, e avesse per patrono e governatore un cardinale 
deputato a questo ufficio dal papa stesso. Trovandosi l'ospe- 
dale vicinissimo a S. Maria Maggiore, era naturale che il 

(1) Op. cit. p. 59: «Santo Andrea nell' Esquilino, chiesa già del 
« capitolo di Santa Maria Maggiore, detta volgarmente S. Andrea delle 
«Fratte, che oggi resta dentro al casamento di S. Antonio ». 

(2) Op. cit. p. 57 sgg. 

(3) Riportata dall' Armellini, op. ed ed. cit. p. 813 sgg. e dal- 
l' Adinolfi, op. cit. II, 222. Cf. inoltre il Forcella, Iscrizioni di Roma, 
XI, 127, n. 246. 

(4) Cf. A. Bosio, Roma sotterranea, Roma, Facciotti, 1632, libro III, 
416, d. 

(5) E. Langlois, Les Registres de Nicolas IV, III, n. 1997. 



Le carte dell'archivio Liberiano i6j 

cardinale protettore dovesse esserne l'arciprete di quella ba- 
silica; e infatti il primo delegato a quell'ufficio fu Iacopo 
Colonna (i). Dopo qualche anno però, essendosi i padri 
di S. Antonio dati più al godimento dei piaceri mondani, 
che all'esercizio delle opere di carità e alla cura dei poveri 
malati affidati alla loro custodia, Celestino V, il rigido con- 
servatore dei buoni costumi, con una bolla del i ottobre 1294 
stabilì che l'ospedale e tutti i suoi beni passassero al capi- 
tolo di S. Maria Maggiore (2). Quel pio istituto che durante 
il secolo xiii si era chiamato « Hospit. S. Andreae de Pisci- 
« nula», quando nel 1289 fu affidato ai frati di S. Antonio 
e specialmente quando nel 1308 sorse in quel luogo una 
chiesa dedicata al santo abbate, cominciò a intitolarsi « Hospit. 
« S. Antonii abbatis »; ma l'antico nome non cadde così 
presto in disuso; lo ritroviamo frequentissimo nel se- 
colo xiv (3); raro nei seguenti, ma ancor vivo nel xvn (4). 
Un altro ospedale, riservato agli appestati, era sorto nel 
secolo xiii attiguo alla chiesa di S. Alberto dell' Esquilino. 
Varie furono le vicende di questa chiesa, nella quale ebbe 
l'istituzione canonica la compagnia de' Raccomandati, chia- 
mata poi del Gonfalone e sorta poco innanzi per lo zelo 
religioso di san Bonaventura nella basilica di S. Maria Mag- 
giore. La compagnia tenne l'ospedale e la chiesa per molto 
tempo; il primo fu distrutto nel 1414 dalla soldataglia di La- 
dislao, re di Napoli; la seconda venne ceduta nel 1549 ad al- 



(1) Langlois, op. e voi. cit. n. 1998. 

(2) Doc. n. xcv. 

(3) Nel testamento di Iacopo Arcione dell' a. 1309, che lascia 
all'ospedale di S. Andrea in Piscinula dieci libbre di buoni provisini 
(doc. n. cui); e cos'i è nominato ancora in un altro istrumento del 1 569, 
luglio 2 (doc. n. cxxvii) secondo quanto afferma G. Bianchini in una 
sua scheda (cod. Yallic. T, 82); perchè a me non è stato possibile di 
sincerarmene a causa del guasto a cui questo documento è andato 
soggetto. 

(4) Così lo chiama ancora il Di. ÀNGELIS, op. cit. p. 57. 



i6S G. ferri 

cune monache, poi a privati, finché nella seconda metà del se- 
colo xvi venne abbattuta per i lavori fatti eseguire da Sisto V 
sulla piazza dell' Esquilino (i). Ma questa chiesa con l'an- 
nesso ospedale sono molto più antichi di quel che si è cre- 
duto fino ad oggi. Nell'archivio di S. Maria Maggiore si 
conserva infatti un curioso documento del 7 maggio 1224 
riferentesi ad una lite sorta fra il capitolo Liberiano e i 
chierici di S. Pudenziana (2). Il documento è definito da 
un postillatore recente « transumptum ambiguum prò ec- 
ce desia S. Pudentiane super ecclesiam S. Alberti » . Da esso 
si ricava che la chiesa di S. Alberto era stata edificata dai 
chierici di S. Pudenziana, a malgrado della proibizione del 
vescovo d'Albano « de mandato domini Innocentii [III] » , 
in una terra di proprietà del capitolo Liberiano, il quale 
vi aveva per l' innanzi tenuto un « carbonarium » , che poi 
aveva distrutto e quindi riedificato « sicut in sua et de sua 
«possessione». Il canonico « Iohannes Perhoscinus », eco- 
nomo di S. Maria Maggiore, intima all'economo di S. Pu- 
denziana che vengano restituiti la chiesa e l'ospedale di 
S. Alberto con la terra e le case ad esso spettanti e le 
rendite fino allora godute. La fabbrica della piccola chiesa 
e dell'ospedale di S. Alberto rimontano dunque al pontifi- 
cato di Innocenzo III, e quindi ai prilni anni del secolo xnr. 
Per chiudere questa rapida rassegna delle carte più im- 
portanti dell'archivio Liberiano dovrei ancora parlare di un 
bel gruppo di documenti che si riferiscono al casale di 
S. Basilio, fuori porta Pia, appartenuto già alla sacra mi- 
lizia Gerosolimitana, e poi venuto in possesso del capitolo 
di S. Maria Maggiore per il testamento di Francesco di 
Niccolò Omodei. Ma essendo quei documenti di una sin* 

(1) Cf. Armellini, op. ed ed. cit. p. 190 sg. ; C. Fanucci, Trat- 
tato di tutte le opere pie dell' alma città di Roma, Roma, 1601, lib. Ili, 
p. 200, e L. Ruggeri, L'archiconfraternita del Gonfalone, Roma, 1866, 
pp. 81-88. 

(2) Doc. n. xxxiii. 



Le carte dell' archivio Liberiano 169 

golare importanza sia per lo stato economico della basilica, sia 
per la storia dei cavalieri di Malta, di essi parlerò altra volta con 
maggiore larghezza ripromettendomi di pubblicarli per intero. 

Una parte considerevole dell'archivio Liberiano è occu- 
pata, come ho già detto, dai manoscritti. Di questi abbiamo 
soltanto un inventario composto nel secolo XV, il quale con- 
tiene anche la lista dei beni immobili della basilica. Esso 
fu pubblicato dal De Angelis (1), al quale rimando chi voglia 
prenderne cognizione, avvertendo però che quell'erudito pub- 
blicò solo la parte che riguarda i beni mobili della basilica, 
essendosi per gli immobili servito quasi esclusivamente dei 
documenti d'archivio. All' inventario antico egli ne aggiunse 
un altro che tratta « de rebus argenteis, aureis, atque ori- 
« chalchis quae adhuc in sacra basilica reperiuntur » e « de 
« sacris basilicae vestibus et palliis atque aliis mobilibus », 
trascurando, come si vede, i manoscritti, forse perchè il 
loro numero dopo il secolo XV non si era accresciuto, o 
fors'anche perchè era già diminuito. Molti infatti dei codici 
menzionati nell' inventario più non esistono in archivio ; ed 
alcuni di essi costituiscono per noi delle perdite veramente 
dolorose. Se ne giudichi da questa breve lista che stralcio 
dall'inventario (2) : 

Infrascripti libri quinque, et .XI. rotuli sunt, quos habuit ecclesia 
ex haereditate magistri Robini de Francia cantoris eximii, et canonici 
istius basilicae, in primis. 



(1) Op. cit. p. 1 36 sgg.; vedine la descrizione in V. Federici, La " Re- 
gufa Pastorali* " di san Gregorio Magno nell'archivio di S. M. M. nella 
Rdmische Quartalschrift, 1901, p. 12 sgg. Che l'inventario sia anteriore 
alla fine del secolo xv, oltre che dalla scrittura si deduce anche dal 
fatto che non vi sono nominati i grandi e bei libri musicali di canto 
l'ermo per servizio del coro che il cardinale Leonardo (Crosso della 
Rovere regalò alla basilica Liberiana, probabilmente quando ne era 
arciprete (a. 1511-1520; et". Di. ANGELIS, op. cit. p. }(. a). 

(2) Cf. De Angelis, op. cit. p. 149. 



170 G. Jerri 

Liber unus de papiro cum assibus in magno volumine, dicitui 
esse Speculum musicae, incipit « Angelorum distinctionem », 
quamvis sit in principio, videlicet quaternus inscriptus. 

Item alius liber in musicis in volumine magno in papiro cum 
assibus rubeis, incipit «Kyrie», de primo tono, est quasi consumptum, 
et modici valoris. 

Item unus libellus parvus in perg. cum assibus rubeis, in quo est 
Beth de musica, et sunt aliquae cantilenae notatae, incipit « Om- 
« nium » . 

Item unus liber mediocris, in pergameno sine assibus, dictus 
Boetius de musica, incipit « In dandis, accipiendisque muneribus ». 

Item liber unus papiro antiquus sine assibus de cantu, ubi sunt 
multa accumulata in musicis. 

Item .xi. rotuli in pergameno advoluti cum diversis hymnis, quibus 
utuntur pueri cum pergunt cantando processionaliter. 

Tra i libri che nell'inventario sono designati come 
« valde antiqui » e che nel secolo xv erano in sacristia, 
forse perchè anche allora stimati moltissimo e custoditi 
perciò gelosamente, si trova « unum pastorale sancti Gre- 
ce gorii cum assibus » , il quale è certamente da identificare 
col cod. C, 1, 5. Questo è uno dei più insigni monumenti 
di minuscola romana ed appartenne, come dimostrò il Fe- 
derici (1), al monastero di S. Andrea « de Fractis », dal quale 
passò a S. Maria Maggiore con tutti i beni del monastero 
nel 1433. Esso è tanto più importante per noi in quanto 
è datato e in uno stato di perfetta conservazione. Un altro 
codice, anch' esso di molta importanza, è il C, IV, 5 6, libro 
di omelie e di lezioni, pergamenaceo della fine del secolo xi 
o del principio del xn. 

Degli altri codici, i più libri liturgici, nessuno può ri- 
salire più in su del secolo xiv, e la maggior parte sono 
del xv. Di poca importanza i codici miniati, a prescindere 
dai magnifici messali in folio donati dal cardinale Leonardo 
della Rovere (2). 

(1) Articolo cit. ; vedi nota 1 a p. 169. 

(2) Vedi nota 1 a p. 169. 



Le carte dell' archivio Liberiano 171 

Fra gl'incunaboli, ai quali non fu assegnato un posto 
speciale nell'ordinamento moderno, due soli son degni di 
esser menzionati. Il primo è una Bibbia in due volumi 
(C, I, 1) «impressa Venetiis per Franciscum de Hailbrun et 
« Nicolaum de Frankfordia socios m. ecce, lxxvi » (1); l'altro 
è un messale (C, II, 23) di cui manca il frontispizio, ma 
che nella prima carta porta questa nota manoscritta: « Augu- 
« stini Patricii | de Piccolominibus ' Pontificalis liber | editus 
« anno a nat. Dom. .mcccclxxxv. indie, v » (2). 

Nell'ordinamento che fu dato di recente all'archivio Li- 
beriano, si vollero distinguere i documenti pubblici dai pri- 
vati; o, per meglio dire, si volle seguire la distinzione fatta 
già nel secolo xvi. Ma fra i pubblici si misero solamente 
le bolle e i brevi, e degli altri documenti si fece tutto un 
mazzo; onde non è raro il caso d'incontrare accanto a un 
istrumento di vendita fra privati un decreto vescovile o gli 
statuti del capitolo. A me pertanto è parso più razionale 
disporre i documenti per ordine cronologico, senza tuttavia 
tralasciar d'indicare qual sia l'ubicazione di ciascuno di essi 
nell'archivio. Quanto al metodo, ho seguito quello eh' è 
ormai tradizionale per il nostro Archivio, trascrivendo per 
intero i documenti fino a tutto il xn secolo, e dando degli 
altri un sunto, che sarà più o meno ampio a seconda della 
loro maggiore o minore antichità e importanza. 

Prima di chiudere questa breve relazione, sento il do- 
vere di ringraziare pubblicamente quanti mi furono cortesi 
del loro prezioso aiuto; e, primo fra tutti, il mio carissimo 
amico prof. Francesco Egidi, il quale, avendo cominciato 
lo stesso lavoro e non potendo poi condurlo a termine, 
perchè costretto ad allontanarsi da Roma, diede a me il 

(1) Di questa bibbia si conoscono altre copie; la nostra non è 
stata mai indicata. C£ W. A. COOPINGER, Supplemmt lo Hairìs Rcpcr- 
torium Bibliograpbicum, London, li. Sotheran, 1895, par. 1, 92; n. 3063. 

(2) Cf. Gams, Sfrit's episc. pp. 743 e 754 e Ughelli, Italia stura, 
I, 996. 



172 G. ferri 

modo di continuarlo, mettendo a mia disposizione il ma- 
teriale raccolto e le trascrizioni già fatte; dalle quali si po- 
trebbe facilmente arguire quale sarebbe stata la perfezione 
del lavoro, se avesse potuto portarlo a compimento chi lo 
aveva tanto bene iniziato. 

G. Ferri. 



I. 

981, febbraio . . . 

Eufrosina, abbatessa del monastero di S. Bibiana, loca 
alla terza generazione a Teofilatto « nobili viro qui vocatur 
« de Silbestro » ed alla figlia sua Maria un pezzo di terra 
posto « in loco qui vocatur Mola Barbara ». 

Orig. Perg. D, II, 1. Copia in Bianchini, Hisl. has. lab. IX, 1. Notizia sommaria 
in Van de Vivere, ms. cit. e. 1. 

Anche dal Bianchini (op. e loc. cit.) viene attribuita a questo documento la data 
del 981. II papa è certamente Benedetto VII, poiché, contemporaneo degli Ottoni, non vi 
fu che Benedetto VII con sette anni di pontificato. D' altra parte 1' imperatore non può 
essere che Ottone II. Gli anni del pontificato sono computati dal 974 (come in altre carte) 
e quelli dell' impero dal 967 (anno dell' incoronazione di Ottone II). Essendo la carta da- 
tata dal febbraio, il settimo anno di Benedetto VII e il tredicesimo di Ottone II, sarà per 
l'appunto il 981, il quale concorda perfettamente con l'indizione ix. 

1. ^ In nomine domini Dei salvatoris nostri Iesu Christi. Anno Deo 
propitio pontificatus dormii nostri Benedicti summi pontificis et uni 
2. v[ersalis septimi] papae in sacratissima sede beati Petri apostoli 
septimo, imperante donino nostro augusto Ottone a Deo coronato 
mag[no] 3. anno tertio decimo, indictione nona, mense februario, die 

* * * 0). Quisquis actionibus venerabilium locorum 4. [preesse] 
dinoscitur, incunctanter eorum utilitatibus ut proficiant summa dili- 
gentia procurare festinet. 5. Placuit igitur ami Christi auxilio atque 
convenit inter Eufrosina, religiosa abbatissa venerabilis monasteri San- 
ctae Christi [vir] 6. ginis Bibiane ancillarum Dei, qui ponitur ( b ) 

ad Ursum Pileatum, consentiente sibi cuncta congregationem ancilla- 
rum Dei 7. [de suprascripto venerabili monasterio] ad partem su- 
prascripto, et e diversis Theophylactus nobili viro qui vocatur de Syl- 

(a) Lacuna nel testo dì circa quattordici lettere. (b) q p 



Le carte dell'archivio Liberiano 173 



bestro seu Maria, filia eius 8 (») ut cimi Domini 

adiutorio suscipere debeant a [suprascripta ab]batissa vel a co[ngre- 
gaJti[one] ancillarum 9. eiusdem monasteri!, sicut et susceperunt 

suprascriptis conductionis et * * ( b ). Idest terra bacante petium 

unum in integrum quod est io (0 duobus 

sicuti aliquibus miltibus ( d ) et affines marmoris affinata esse vi[de 

11. tur] (*) cella sua sicut extenditur usque in via pu- 

blica quanta (0 12. affines su[os] videtur cum introito 

et exoito suo et bia publica et cum omnibus ad ea (g) pertinentibus 
13. [qui pergit ad porta Maiore] in loco qui vocatur Mola Barbara, 

et inter affines: ab uno latere terra 14. [de] ( h ) 

serenissime femine seu Bellico nobili viro visibrini fratribus, et a CU 
secundo latere 15. terra de Sergius nobili viro, et a tertio la- 

tere terra de Leone seu Rikizo datiborum iudi 16. cis, et a quarto 

latere via qui pergit ad porta Maiore ('), iuxta pratum de Leo qui vo- 
catur de Brinco, iuris 17. suprascripto monasterio. Ita suorum 
studio suorumque laborem terra ipsa suprascripta in omnibus tenere 
et possidere debeant 18. et ad meliorem faciendum, Deo iu- 
bantem, cultum perducant ipsos heredesque ipsorum prò phy 19. tu- 
rano usque in tertium gradum, tertiam heredem, tertiam personam, 
tertiam generationem, hoc est ipso 20. suprascriptis seu filiis nepo- 
tesque ipsorum ex filiis legitimis procreatis. Quod si bero filiis aut 
21. nepotes minime fuerint, uni etiam extraneam personam cui volue- 
rint relinquendi abe ( m ) 22. ant licentiam, excepto piis locis vel pu- 
blicis numerum militimi seu bando, serva 23. ta dumtaxat in omni- 
bus proprietate suprascripto venerabili monasterio. Pro qua etiam 
suprascripta terra, ut superius legitur, 24. dare atque adinferre de- 
beant suprascripto Theophylactus nobili viro seu 25. Maria 00, filia 
eius, rationibus in suprascripto monasterio singulis (°) quibusquem annis 
sine aliquam 26. moram vel dilationem pensionis nomine in testi- 
bitate sanctae Bibiane dena 27. rios, qualis per tempo per et caput 
ierit, numero tres * * * (p). Completa 28. vero tertiam genera- 
tionem, tunc suprascripta terra sicuti fuerit (q) cultus et me 29. lio- 
ratas ad ius suprascripto venerabilis monasterio cuius et est proprietas 
in integrum modis omnibus re 30. vertatur, ut quicquit eiusdem 



(a) Spazio per sei o fette lettere. (h) Lacuna nel testo. (e) Spazio per dieci o 

militi lettere; si legge appena ptm (d) Così nel testo ; forse per limitibius (e) (inasto 

nella pergamena ; ti Ugge appena 11 (t) fpo>m fipuno? (g) ad (h) Spazio j 

o nove lettere. (i) Lo scrinictrio aveva cominciato a scrivere te che poi eancellò. (I) maio 

(m) Semina piuttosto abo (n) Ma | Maria (o) Nel testo sij;ulis (p) Lacuna 

ne! testo; tres aggiunto scritto con altro inchiostro. (q) Segue un Ugno *) d'inter- 

punzione ? 



i 7 4 G - J*rrt 



venerabili monasteri curram gesserit iterum locandi quibus 31. ma- 
luerint liberarli abeant sine aliquam ambiguitatem licentiam. De qua re 
32. et de quibus omnibus suprascriptis iurantes dicunt utresque partes 
per Deum omnipotentem 00 sancte 33. que Sedis apostolice, prin- 

ceps a Deo coronato suprascripto Otto imperator augustus, hec om[nia 
34. que hu]ius chartule seriem textus eloquitur inviolaviliter conser- 
vare 35. adque adimplere promitto( h ); tunc non solum periuri reatum 
incur 36. ram, verum etiam [datjuro se heredes successores suos 
promittunt pars parti 37. fidem servantes ante omnem litis initium 
penem ( c ) nomine auro uncias ( d ) sex 38. ebrytias; et post penam 
absolutionis manentem huius cartula seriem in sua 39. [nijhilo- 
minus manead fìrmitatem. Has autem duas uniformes uno 40. te- 
nore conscriptis per manum Theophylactus scriniarius sanctae Romanae 
Ecclesiae, 41. in mense et indictione suprascripta nona. 42. Actum 
Rome, die, anno pontiflcatus, in mense et indictione suprascripta nona. 
43. ìfa Theofìlactus nobili viro filius Silbestro ( e ). 

^ Ego Theophylactus scriniarius tabellio urbis Rome et scriptor huius 
chartula pos testium subscriptione et tradictione facta compievi etabsolvi. 

IL 

988, maggio 30. 

Eufrosina, abbatessa del monastero di S. Bibiana, loca 
alla terza generazione ad Adriano, a sua moglie Teodora, 
a suo figlio Teodoro e a Giovanni, fratello di Adriano, un 
pezzo di terra « iuxta lacu Sapati » . 

Orig. Perg. D, II, 2. Copia in Bianchini, op. e voi. cit. p. 11. Il Van de Vivere 
(ms. cit. e. 1) riporta solamente il nome dell' abbatessa e quelli dei testi. 
Le firme dei contraenti e le sottoscrizioni dei testi sono autografe. 

1. ^ In nomine domini Dei salvatoris nostri Iesu Christi. Anno 
Deo propitio pontiflcatus domni nostri Ioh[annis sujmmi pontifici et 
universalis quinti de[cimi pape] (0 2. in salatissima sede beati 

Petri apostoli tertio, indictione prima, mense madio, die tricesima. Licet 
ea que inter catholicos et pios [vi 3. ros] contrahactibus bone fide 
solo verbo optinere conventio firmitatis, tamen prò longinquitatis tem- 
poris, quia huma 4. na mens semper minime retincre potest, oportet 

(a) omnipo (b) Qui lo scriniario ha tralasciato evidentemente la frase: Quod si quis- 

quam eorum &c. Cf. doc. n. II, r. ]2. (e) Così nel testo. (d) Nel testo une (e) Nel 
testo Silbeo; tra la firma del contraente e quella dello scriniario e' è uno spailo vuoto compren- 
dente circa sei righi. (f) La pergamena è guasta nell'angolo superiore destro fino al ter\o rigo. 



Le carte dell'archivio Liberiano 175 



ut per scripturar[um se]ri[em] testimoniis roboretur ut, quandoque ne- 

ces 5. sitas [fucrit, omnem] totius litis animos (*). 

Placuit cuna Christi auxilio atque convenit intcr domna Eufrosina, 
6. [religiosa ancilla] Dei [atque] coangelica abbatissa venerabile mo- 
nasteri Sanctae Christi virginis Bibiane ancillarum Dei, qui ponitur ( b ) 
ad Ursum Pileatum, con 7. [sentiente Rosa et Amizza anelile Dei] (0, 
consentientem ab ea cuncta congregationem ancil[larum] 8. Dei [ex 
parte una, atque e diverso] Adrianus nobili viro seu Theodora honesta 
femina iugalibus atque Theo 9. [doro( d ) filio vestro] et Iohannis ger- 
manus [eiusdem] Adrianus vestros ut cura Dei adiutorio [suscipere] 
deb[eant io. a suprascripta coangelica] abbatissa venerabile mo- 
nasteri Sanctae Bibiane seu Ro[sa] secunda [et Amizza ter]tia consenti 

11. ente * . . . sicut susceperunt suprascriptis conductionis 

et cetera. Idest terra baca[nte] ad vi[neam] pastinandum 12. quod 
est ad modiorum sex cum rasularis et versularis suis et te[rra a]d 
[ca]lcatorio ponendum et resi[den 13. dura] et cum introito et exoito 
suo et cum omnibus a suprascripta terra [generaliter et in integrum] per- 

tinentibus, [positam in territorio Romano (•), 14. [in loco] 

qui voeatur (0 iuxta lacu Sapati et inter affines: ab uno latere 

via que pergit et a lacum, a secundo vel a tertio 15. latere 

pissinale et terra de suprascripto venerabili monasterio, et a quarto 
latere terra et vinea de voster Adrianus seu Theodo 16. ra honesta 

femina (g) iuris suprascripti venerabile monasteri. Ita ut 

suorum studio suorumque laborem suprascripto Adrianus seu Theodora 
atque Theo 17. [dojro, (ìlio vestro, et Iohannes, germanus eiusdem 
Adrianus, terra iam suprascripta ad modiorum sex ad vineam pastinan 
18. dum cum omnibus ad eam pertinentibus, sicut superius legitur, in 
omnibus tenere et possidere debeant et ad meliorem faciendum, Deo 
iubante, cultum 19. perducant ipsis heredesque ipsorum prò futurum 

usque in tertium graduili, tertiam heredem, tertiam personam, tertiam 
generationem ; 20. hoc est ipsis suprascriptis seu filiis nepotesque 
ipsorum ex filiis legitimis procreatis; quod si vero filiis aut nepotes mi 
21. nime fucrint, et venumdareO) volueritis, non abeatis licentiam ad 
nulla magna parvaque personam nisi ad nos 22. [tro] monasterio, 
[comminus] decem denarios ; et si nostro monasterio Sanctae Bi- 
biane emere noluerimus, abeatis licentiam venumdare ad hominibu[s] 
23 ipsius loci Sanctae Bibiane piissimis loci vel publicis 

(,1) Spazio per unii quindicina ili lettere Je tracce ili mi b e di un q (b) Nel 

testo q p (e) // putto prodotto dall' umidità ed uno strappo della pergamena rendono diffi- 
cilissima la lettura dei righi 7-7 ;. (d) Vedi r. i~ . (e) Strappo nella pergamena. 

(f) Xon si scorge ehi 11 (g) Nel testo h fera Semina che tegua iugalem (h) Nel lesto 
ventino dare e i | sotto. 



i 7 6 G. fer 



ri 



numero (•') militimi seu bando, servata dumtaxat in om 24. nibus 

proprietate suprascripto venerabili monasterio. Pro quam etiam supra- 
scripta terra bacaniae ad vineam pastinandum, quod est ad modi 
25. orum sex, cum rasularis et versularis suis et terra ad calcatorio 
ponendum et residendum 26. vel cum omnibus ad ea C b ) pertinen- 
tibus, sicut superius legitur, dare atque adinferre debeant suprascriptos 
heredes successoresque suos rationibus in 27. suprascripto venera- 
bili monasterio singulis quibusquem annis sine aliquam moram vel 
dilationem pensionis nomine in festivitate sanctae Bibiane denarios 

28. qualis per tempore per caput ierit numero quattuor ( c ) 

Completami vero tertiam generationem, ut superius legitur, tunc su- 
prascripta 29. terra sicuti fuerint melioratas in omnibus ad ius supra- 
scripto venerabili monasterio cuius et est proprietas in integrum modis 
omnibus revertatur, ut quic 30. quit eiusdem venerabili monasterio 
curam gesserint, iterimi locandi quibus maluerint liberam abeant sine 
aliquam ambiguitatem licentiam. De 31. [qua] re et de quibus om- 
nibus suprascriptis iurantes dicunt utrisque partis per Deum omnipo- 
tentem sanctaeque Sedis apostolicae hec omnia que 32. huius char- 
tulae seriem textus eloquitur inviolaviliter conservare atque ( d ) adimplere 
promittunt. Quod si quisquam 33. eorum contra huius chartula se- 

riem in toto partemve eius quolibet mobere temtaverit, tunc non solum 
periurii reatum incur 34. rant, veruni etiam daturos se successo- 
resque ipsorum promittunt pars partis fidem servantes ante om 3 5. nem 
litis initium penem ( e ) nomine auri libra una ebrytias, et post penam 
absoluti[oni]s manentem huius chartula seriem in suam 36. nihi- 
lominus maneat firmitatem. Has autem duas uniform[es] (0 uno tenore 
conscriptis per manum Theophylac 37. tus scriniario sanctae Ro- 
manae Ecclesiae scribendam pariter dictaverunt easque propris [ma- 
ni]bus robo[ra]ntes, testibus ab ea rogitus 38. obtulerat et sibi invi- 
cem tradiderunt sub stipulatione et sponsione sollemniter interposita. 
39. Actum Rome, die, anno pontificatus, in mense et indictione su- 
prascripta prima. 

►J< Eufrosina abbatissa. 

vfr Rosa ancilla Dei consensi et manum (g) propria subscripsi. 

>J< Amizza ancilla Dei consensi et manum (g) propria subscripsi. 

vj< Iohannes nobili viro qui vocatur de Sergia, testes. 

>J< Sergius in Dei nomine consul et dux, testes. 

.rj< Ferruccio de bestario domnico, testes. 



(.1) Nel testo num (b) Nel testo ad (e) Seguono alcuni segni ; forse è la ripeti- 

zione del quattuor in numeri romani. (d) Scritto due volte. (<) Così nel testo, 

(f) Strappo nella pergamena per ire righi. (g) Nel testo manu 



Le carte dell'archivio Liberiano 177 



♦^ Guido nobili viro monetario domnico, testes. 
►J* Adelberto qui et Ferruccio vocatur, testes (»). 

►r< Kgo Theophylactus scriniarius et tabellio urbis Rome et scriptor 
huius chartula post testium subscriptione et tradictione facta compievi 
et absolvi. 

III. 

1009, ottobre. 

Eufrosina, abbatessa del monastero di S. Bibiana, loca 
a Stefano « nobili viro, Ildeberto bone memorie quondam 
« filio », con libello da rinnovarsi ogni diciannove anni, due 
oncie del casale « qui vocatur Conca», nel territorio di Ti- 
voli « iuxta Aqua Puza ». 

Orig. Pcrg. D, II, 3. Copia in Bianchini, op. e voi. cit. p. v. II Van di, Viveri; 
(ms. cit. e. 2) riporta solamente il nome dell'abbatessa e quelli dei testi. 
Le firme dei contraenti e quelle dei testi sono autografe. 

1. >£ In nomine domini D[ei] s[a]lv[atoris] nostri Iesu Christi. 

2. A [vo]bis peto domna Heufrosi[na] religiosa ancilla Dei atque co 

3. angelica abbatissa venerabilis monasteri Sancti Christi martyris Sim- 
plicii et Bivi 4. ane, quod [ponitur] ad Ursum Pileatum, in hoc 
nobis consen[tiente]m c[unjctas 5. catervas ancillarum Dei supra- 
scripti venerabilis monasteri, uti mihi Stephano nobili vi 6. ro, 
[IJldeberto bone memorie q[uon]dam filio, heredesque meos ad s[upp]len- 
d[u]m 7. inferius conscriptos annos, quatinus cum Christi ausi- 
lio] ... ( b ) 8. eretque iubeatis libellario nomine. Idest omnem 
portio[nemJ 9. quod sunt duo in integrum ( c ) uncie principales de 
casale in integrum («) qui vocatur ( d ) Conca cum terris, io. campis, 
p[ratis] ( c ), pascuis, salectis, arboribus pumiferis fructi 11. [feris et 

infructi]teris diversis generis cum (0 a sua qui vocatur 

Lana cum 12 arenariis attiguis ad (g) 

ad[iac]entibus 13. [suisj cu[ltu]m vel incultum, vacuum et plenum 

et cum [omnibus] . . . . 0) 14 (0 [princijpales 

generaliter et in integrum pertinentibus. Pos[itum] 1 5. territorio Ti- 

(a) Da qui sembra d'altra mano. (b) Spazio per ire lettere, (e) .Ve/ Usto tnin 

(d) et u (e) Strappo nel margini sinistro per cinque righi. (f ) Spazio per cinòmi sei 

lettere. (g) Spazio per quattro o cinque lettere. (h) Si scorgono le traccie di un a .• di 

un q ; probabilmente aquis Di omnibus non si veggono che o e b (i) Spazio per undici 

e iodici lettere. 

Archivio delia R. Società romana di storia patria. Voi. XXVII. I 2 



178 G. Jerri 



burtino iuxta Aqua Puza, inter affines a totum [i]ps[e] 16. casalae: 

a primo latere silice (*) publica maiore ( b ), a secundo latere alia silice, 
a tertio 17. latere pratolino de Rodo, et a quarto latere terra et 

silva de monasterio Sancti Cyria 18. ci, et a quinto latere limite 

qui pergit a prato de suprascripta C c ) 19. in suprascripta 

silice maiore, iuris suprascripto venerabili monasterio. Ad tenendum, 
colendum, melio 20. r[an]dumque in omnibus a diae kalendarum 
octubri[arum praesentis octave]( d ) ind[ictionis] 21. usque in pridias 
kalendas easdem [in annos videlicet decem et] 22. novem com- 

plendum et re[novandum] gratis 0) [qui] 23. bus (0 

vobis tribuimus res estimafta] 24. valiente libras de argento tres, ita 
sanae, ut prestet exinde ra[tio]ni[bus] 25. pars nostra vestrisque 

partis suprascripti dominis singulis quibusque ann[is sine] 26. aliqua 
mora vel dilatione pen[sionis] nomine denarios argenteos unc[ias 

trejs .... 27. per tempora loca in festivitate sanctae 

[Biviane. Quod si quisquam eorum in toto 28. partemve eius quo- 
livet modo venire temptaverit, tunc] det pars infidelis par 29. tis 
fldem serv[anti] ante omne litis initium pene nomine [au]r[i] obtimi 

librfas] 30 et, post penam absolutionis manentem, 

hanc chartulam libelli [in sua maneat firmita 31. te]. Unde peto ut 
unum ex duobus libellis uno tenore conscriptis [per manum 32. Sergii 
scriniarii] sanctae Romanae Ecclesiae, una cum vestra robo[ratione] 
nobis 33. contradere dignetis ut, dum consecuti fuerimus, agamus 
Deo et vobis maximas 34. gratias ; anno [Deo] propitio pontificati^ 
domni nostri Sergi summi pontifici et uni 35. versalis quarti papae 
anno primo, indictione octava, mense octubris, die 

►JJh Stefanvs nobili viro manu (g) propria subscripsi. 

►£< Gvelto filio Benedicto, testis. 

^ Crescentio d'Erico ( h ) negotiens, testis. 

^ S ore Oto frater eius, testis. 

>J< Petrus qui vocor Carino. 

►£ Iohannes de Lu[cio] olerario. 

^ Ego Sergi us scriniarius sanctae Romanae Ecclesiae post omnium 
testium facta compievi et absolvi. 



(a) Nel testo sili (b) maio (e) Si veggono le traccie delle seguenti lettere pu a 

pu ; probabilmente de suprascripta puza usque in ecc. (d) 77 margine destro è in questo 
punto molto danneggiato dall' umidità ; il guasto si estende fino a tutto il rigo 2J. (e) Strappo 
nella pergamena. (f) Spazio per quattro o cinque lettere. (g) Nel testo man 

(h) derico' 



Le carte dell' archivio Liberiano 179 



IV. 

1020, febbraio-giugno. 

Eufrosina, abbatessa del monastero di S. Bibiana, loca 
ad Andrea « vir magnificus » ed a suo figlio Crescenzio 
«.nobilissimo puero», vita durante, un prato fuori porta 
Nomentana « in loco quod vocatur Aug. ... ». 

Orig. Pcrg. D, II, 4. Copia in Bianchini, op, e voi. cit. p. vi. Notizia sommaria in 
Van de Vivere, ms. cit. e. I. Mancano le sottoscrizioni dei testi e la coni pi et io. 

Sembra autografo il tratto trasversale delle croci nelle sottoscrizioni dei locatari. 

Enrico li fu incoronato il 14 febbraio del 1014, e Benedetto Vili fu eletto nel giugno 
del 1012. La carta quindi deve essere stata rogata dopo il 14 febbraio e prima della fine 
del giugno del 1020, il quale anno fu appunto il settimo dell' impero di Enrico li e l'ot- 
tavo del pontificato di Benedetto Vili. Con l'anno 1020 concorda anche il calcolo dell' in- 
dizione (ni). 

I. >J< In nomine domini Dei salvatoris nostri Iesu Christi. Anno Deo 
propitio 2. pontificatus domni nostri Benedicti surami pontificis et 
universalis hoctav[i pape in sacrati] 3. ssima sede beati Petri apo- 
stoli hoctavo, imperante donino nostro piissimo perpetuo au[gusto 
Inrico 00 a Deo coronato] 4. magno et pacifico imperatore anno 

septimo, indictione [tenia. Quis] 5. quis actionibus venerabilium lo- 

corum preesse din[oscitur, incunctanter eorum utilitate ut profici] 
6. ant cum summa diligentia procurare festinet. [Placuit igitur atque 
convenit] 7. inter Eufrosina religiosa ancilla [Dei atque abbatissa 
venerabili monasterio Sancto] 8. rum Simplicii et Faustini a[tque 
Biviane, quod ponitur ad Ursum Pileatum] iux 9. ta forma Claudia, 

prope porta Maiore 

[presen] io. tem et consentientem cuncta [caterva]s ancillarum [Dei 
de suprascripto venerabili monasterio, et 11. e diverso] nos An- 
dreas, vir magnificus ( b ) et laudabilis malleator ... ri .. [et 12. Crc- 
scen]tius, nobilissimo puero, pater et filio omnibus diaebus vite ve- 

stre, 13. uno alterum invicem succedentibus, abendum et 

de[tinen]dum [ea que] subter legitur; [et post ovi] 14. tum vestrum, 
absque omni molestia redead in suprascripto monasterio, ut cum Domini 
adiutorio suscipere de 15. beant a suprascripta Eufrosina, religiosa 
ancilla Dei atque coangelica abbatissa suprascripti monasterii, seu 

(a) V. r. j.S'. La pergamena i molto guasta dalV umidità; uno strappo nel margine destro 
ha danneggiato straordinariamente ì righi 2-/7. (b) Nel lesto a mg 



i8o G. ferri 



16. et a cunctas catervas ancillarum Dei eiusdem monasterii, sibi con- 
sentientibus sicut [et s]us[ce] 17. perunt suprascripto Andreas et Cre- 
scentius pater et filio vite illorum diaebus tenere 00, poss[idere; et post 
ovi] 18. tum illorum, absque omni molestia redead in suprascripto 

monasterio. Idest pratum ( b ) 19. assolatum et nunc amplum 

et spatiosum esse videtur cum piscinale iuxta se [sicu] 20. ti infra 

sub inferius ascripti inter affines, cum introito et exoito suo, a 

21. et cum omnibus ad ea pertinentem. Pos[itum] foris po[rta] et pon[te] 
Numen[tano, milliario] 22. plus minus septem, in locum q[uod] 

v[ocatur] Aug a et inter affines : a pr[imo latere] 

23. aqueducto, a secundo latere pratum de vos petitores, a tertio la- 
tere casale de 24. a quarto latere pratum de filio 

Giro, [iuri]s suprascripti monasterii. Ita ut [suo studio suorumque] 
25. labore suprascripto Andreas et Crescentius pater et filio, vite il- 
lorum diaebus, [tenere et pos] 26. sidere debe[ant] et ad meliorem 
faciendum, Deo iubante, ad cultum perducant [ipsis] 27. supra- 

scriptis duabus personis pater et filio ; post discessum illorum in pre- 
dicto monasterio revertatur, [servata dum] 28. taxsat in omnibus 

proprietatem prefati monasterii. Pro quibus nempe suprascriptum pra- 
tum 29. cum piscinale iuxta se sicuti est cultum et assolatum cum 
introito 30. et exoito ( c ) suo a via publica et cum omni sibi perti- 
nentibus dare [atque inferre] 31. debeant suprascriptis duorum per- 

sonarum in suprascripto monasterio dum vixerint singulis quibus 
32. que annis sine aliqua mora in festivitate sanctae Biviane nummi 
tres ... 33. missum est tunc suprascriptum pratum cum omnia 

sua pertinentia ad ius monasteri cuius propri 34. etas esse cernitur 
in integrum modis omnibus revertatur, ut quicquid eiusdem venerabili 
monasterio cu 35. ram gesserint, iterum locandi quibus maluerint 
liberam abeant s[ine] ali 36. quam ambiguitatem licentiam. De 

qua re et de quibus omnibus suprascriptis iurantes dicunt 37. utrasque 
partes per Deum omnipotentem sanctaeque Sedis apostolice et domini 
nostri Benedicti papae atque 38. Inrici imperatoris hec omnia que 
in huius placiti conventionisque chartulae seriae textus 39. helo- 

quitur, inviolabiliter conservare atque adimplere promittunt; quod si 
40. quisquam eorum in toto partemve eius quo[liv]et mod[o] venire 
temtaverint, 41. tunc det pars infidelis partis fidem servante ante 
omne litis initium poene 42. nomine auri optimi uncias sex et, 

post solutam poenam, placiti conventionisque chartula 43. in suam 
manead firmitatem vitae illorum diaebus tempore. Has autem duas unifor 



(a) Questa parola s'indovina appena. (b) Sembra eie segua vestrum (e) et cxoit 

aveva già scritto alla fine del rigo precedente. 



Le carte dell' archivio Liberiano 181 



44. me uno tenore conscriptas chartulas mihi Crescentius scriniarius 
sanctae Romanae Ecclesiae scrib[en] 45. dam pariter dictaverunt, 
easque propriis manibus rovorantes testibus a se rogi 46. tis optu- 
lcrunt subscribendam et sivi invicem tradiderunt sub stipulatione et 
spontione 47. sollemniter interposita. 48. Actum Rome, diae, 

anno pontificatus, in mense et indictione suprascripta tenia. 

Signum >% manus suprascripto Andreas vir magnificus et mal- 
leator. 

Signum ^ manus suprascripto Crescentius nobilissimo puero 
ri (1). 

V. 

1029, ottobre 1 (?). 

Sassa, abbatessa del monastero di S. Bibiana, loca per 
diciannove anni a « Mateo de Iohannem sa . . . ta quon- 
« dam Iohannes qui vocor de Lucia » una casa e una vigna 
dinanzi al monastero. 

Orig. Perg. D, II, ^. Copia ms. in Bianchini, op. e voi. cit. p. vii. 
Tutto il margine sinistro della pergamena è guasto dall'umidità. 

1. kJh In nomine domini Dei salvatoris nostri Iesu Christi. 2. A 
vobis peto domna Sassa ancilla Dei atque abatissa venerabilis mona- 
steri! Sanctorum Simplici, Faustini et Beatricis et Sanctae [Biviane 
quod ponitur ad Ursum] 3. Pileatum, consentientem tibi cuncta con- 

gregatione ancillarum Dei eiusdem [venerabilis] monasteri a 

4. uti michi Mateo de Iohannem 

sa . . . ta quondam Iohannes qui vocor de Lucia holim bone memo- 
rie heredesque meis abeamus [licentiam ad abendum, fruendum, de] 

5. tinendum inferius conscriptos annos. Quatinus cum Christi auxilio 
commictereque iubeatis libellario nomine [domum cum vinca manna] 

6. rica per duabus in integrum quodqueOO super se 

in integrum cum rasularis et versularis suis et terra cum calcatorio [pò 

7. Qenduill ividem] residendum vel cum introito et exoito suo foris a via 
publica et cum omnibus ad ea pertinentem. Positam 8. in civitate 
Rome CO ante vestro quidem monasterio et inter affines: a duobus la- 
teribus vie publice et a tertio latcre vinca de Nicto et de Iohannes 

(a) Stgm una parola illeggibile. (b) Nel testo in ceni rum ; tegue quindi un altro in 

cancellato. 

(1) Sul tergo della pergamena una nota di poco posteriore al do- 
cumento: «de pratum dauguzano (?) ». 



182 G. Jerri 



e), lo, et a quarto latere forma et modica vinca de Boso 

presbytero quem detinet da 00 ipsius monasterio, iuris suprascripto ve- 
stri monasteri. Ad [teneri] io. dum, colendum, propaginandum et 
insuper suprascripto monasterio palandum et frascandum et bisco si- 

militer excepto( b ) que ir. bellaria mietere de- 

beo et claudendum bene et utiliter laborandum et ubicumque hopus 

fuerit inter [de] 12. tinendum, meliorandum et finis eius 

rezelandumque in omnibus a die kalendarum octubriarum 

[tertia deci] 13. ma indictione et usque in pridies kalendas eas- 

dem in annis continui decem et novem tantum 

14. vimus dedimus in suprascripto monasterio uncie duabus, ita sane 
ut singulis quibusque annis sine aliqua mora vel [dilatione] 15. vi- 

mini mundum et acquatum per medium inter nos dividere promicti- 

mus et vindemia 16. subsceptione autem 

adqe (0 ancille Dei eodem monasterio per vindemie tempus honorifi- 

centia facere spondemus 17. panem et carnem et vinum; 

ea ratione ut, si michi vel meorum heredes necesse fuerit, non abea- 
mus licentiam . . . . a . . . 18. libellum vel ea que in eum continet 

a[d] nullam extraneam personam hominum benundare aut alienare nisi 

a d[icto venerabili monasterio] 19 in tantum pre- 

tium quantum iuxtae adpretiatum fuerit minus triginta denariorum. 
Et si vos [autem] domum minime [em] 20. ere volueritis vel 

non potueritis, abeamus licentiam ipsi anni nostri benundare ad talem 
vero personam que nullam mol[e] 21. stiam vobis faciad set ipsa 
dationc quietae et pacifice cuncta adinplead. Si qua vero pars co[ntra 
22. fidem] eorum libellorum venire temptaverit, det pars infidelis par- 
tem fidem servantis ante omn[e litis 23. initium] pene nomine 
auri ebritii uncie sex, et post pene absolutionis manentem hos libellos 
seriem in suam nifchilo 24. minus] manead firmitatem. Unde pe- 
timus ut unum ex duobus libelli uno tenore conscriptas chartula per 
manus [Be 25. rardi] scriniarii sanctae Romanae Ecclesiae una 

cum vestra roboratione nobis contradere dignemini, ut [dum con]secuti 
fue[rimus], 26. agamus Deo et vobis maximas gratias. Anno Deo 
propitio pontificatus domni nostri Iohannis summi pontificis et [uni- 
versalis no] 27. ni decimi papae in sacratissima sede beati Petri 
apostoli sexto, in mense et indictione suprascripta tertiadecima. 

)%4 Domna Sassa abbatissa( d ) monasteri Sancte Bibiane. 

^ Praxia ancilla Dei. 

yJ-i Bona ancilla Dei. 



(a) Così nel testo. (b~) Seguono due parole illeggibili, (e) Cosi nel lesto. (d) // 

primo s scritto nell' interlineo. 



Le carte dell' archivio Liberiano 183 



►J< Geizo filio Girardo, testes. 
►£ Iohannes Abulterino, testes. 
►£< Iohannes de Petro, testes. 

►p Ego Berardus scriniarius sanctae Romanae Ecclesiae qui supra scri- 
ptor huius chartulae post testium subscriptione et traditione facta com- 
pievi et absolvi (1). 

VI. 

1033, gennaio 26. 

Sassa, abbatessa del monastero di S. Bibiana, loca a 
Stefano, figlio di Dulquizza, vita durante, una vigna posta 
nel territorio Tiburtino « in locum qui vocatur Africano » . 

Orig. Perg. D, II, 6. Copia in Bianchini, op. e voi. eh. p. vili. 

i. >J< In nomine domini Dei salvatoris nostri Iesu Christi. Anno 
Deo propitio pontificatus domni nostri Benedicti summi pontifici et 
universalis noni [pa] 2. pe in sacratissima sede beati Petri apo- 

stoli primo, indictione prima, mense ianuario, die vicesima sexta. Licet ea 
3. que inter catholicos hac pios viros contrahactibus solo verbo ob- 
tuiead conventio firmi [t]atis, ne quo [ta] 4. men prolixitatis tem- 
pore que valde extenditur hoblivione aducat, oportet ea que ut per 
scripturarum seriem testimo 5. niis roboretur, utquandoque neces- 
sitas fuerit, omn[em] totius litis ammoveant questionem. Placui[t 
6. erg]o atque convenit inter Sassa rodila Dei atque abbatissa vene- 
rabilis monasteri sanctae Christi martiris Bivia[ne quod ponitur ad 
Urs]um Pi 7. leatum, consentientem sivi cuncta congregatione ancil- 
larum Dei eiusdem venerabilis monasteri ad mini [mairi usque ad] 
8. maximam 00, et e( b ) diverso Stephanus filio Dulquizza vitae suae die- 
bus et cum Domini adiutorio s[uscipere de] 9. beant suprascripta 
Sassa ancilla Dei atque abbatissa vel a cuncta eius congregatione ancil- 
larum Dei eiusdem ( c ) venerabilis [monasteri sivi] ( d ) 10. consentien- 
tibus sicut et suscepit suprascripto Stephano filio Dulquizza a condu- 

• (a) // legno d'abbreviazione dell' ni . ; del tutto scomparso» (b) Nel tei 

(e) Nel testo eidetn ; manca evidentemente il segue d'abbreviazione ' (d) Strappo nel 

margine destro per tre righi. 

(1) Sul tergo della pergamena una nota molto antica: tede tcr- 
<' ram (?) ante ecclesia». 



184 G, Jevri 



ctione suprascripti venerabilis monasteri. Idest [vinea] 1 1. mannarica 

quantacumque infra inferius subscriptis affines latere . . . 

et suis manibus de 12. tinui Iohannes presbyter ( a ) 

de Mauro in quo est longura cum rasas et versulario ( b ) suo et terra 
ad calcatorio pò 13. nendum et residendum vel cum introito et 

exoito suo et cum omnibus ad eas pertinentibus. Posita in territorio 
Tibertino 00 14. in locum qui vocatur Africano et inter affines: 

ab uno latere vinea de suprascripto monasterio quem detinet Silve- 
stero presbytero, et [a sejcundo latere 15. vin[ea] de Iohannes 

presbyter de Mauro, et a tertio vel a quarto latere carraria qui pergit 
ad vineam de Benedictus de Balen[ti] 16. no, iuris suprascripti mo- 

nasteri. Ita ut suo studio suoque labore suprascripto Stephano, qui 
vocatur de Dulquizza, usufructum vite 17. tue abeant et post suum 
hovitum redeant absque omni hoccasione in suprascripto monasterio. 
Pro qua [etiam suprascripta] 18. vinea mannarica quantacumque 

Iohannes presbyter de Mauro suis manibus detinui, cum rasas et ver- 
sulario ( b ) suos et terra 19. ad calcatorio ponendum et residendum 
Cini introito et exoito suo et cum omnibus ad eas pertinentem, ut supra 
legitur, dare 20. atque inferre debeant suprascripto Stephano viro 
honesto ( d ) rationibus in suprascripto monasterio singulis quibusque 
annis pensionis nomine in festivitate 21. sanctae Biviane denarios 
qualis eo tempore per caput ierit numero tres. Post vero hovitum tuum 
tunc chartula ista invalidam existad 22. et nullam in se abeat ro- 

borem firmitatis, et suprascripta chartula cum omnia sua pertinentia, 
sicuti fuerint cultas et 23. melioratas, ad ius suprascripti monasteri 
cuius est proprietas in integrum modis omnibus revertatur, absque omni 
iudicio. 24. De qua re et de quibus omnibus suprascriptis iurantes 
dicunt utreque partis per Deum omnipotentem 0) sanctaeque. Sedis 
apostolice domni Bene 25. dicti sanctissimi pape hec omnia que 

huius chartula seriem textus eloquitur, inviolabiliter conservare atque 
adinplere 26. promictimus. Quod si quisquam eorum contra hec 

placiti chartula seriem in toto partem eius quolibet veni 27. re 

temptaverit, det pars infidelis partem fidem servantis ante omnem litis 
initium pene nomine auri e 28. britii uncie tres, et post pene abso- 
lutionis manentem hanc chartulam in suam nichilominus manead fir 
29. mitatem. Has autem duas uniformes uno tenore co[nsc]riptas char- 
tulae michi Berardus scriniarius sanctae Romanae Ecclesiae 30. scri- 
bendam pariter dictaverunt, eabsque propriis manibus roborantibus te- 
stibus ab eis rogitis obtule 31. runt, sivi invicem tradiderunt sub 



(a) Nel testo pt)r e iti seguito sempre cosi. (b) Nel testo verf> (e) Così nel testo. 

(d) u ho (e) Nel testo omnipotem 



Le carte dell' archivio Liberiano 185 



stipulatione et sponsione sollemniter interposita. Actum Romae, die, 
32. anno pontifìcatus, in mense et indictione suprascripta prima. 

►J* Stefano filio Dulquizza. 

yfa Adammmo ( a ) a Sancta Susanna, testes (1). 

>$i Petrus qui vocor de Azzo, testes. 

^ Iohannes qui vocor Niro, testes. 

k£ Ego Berardus scriniarius sanctae Romanae Ecclesiae, qui supra 
scriptor huius chartula facta compievi [et abjsolvi (2). 



VII. 

1036, ottobre 11 (?). 

Maria, abbatessa del monastero di S. Bibiana, loca alla 
terza generazione a Giovanni « humilis presbiter, qui ab 
« omnibus Curto vocaris », a Dulkiza e a suo figlio Stefano 

una « clusurella de vinea manarica rasularum duabus 

« posite territorio Tiburtino in locum qui dicitur Africano » . 

Orig. Perg. D, li, 7. Copia ms. in Bianchini, op. e voi. cit. p. 39. 
Le sottoscrizioni dei contraenti e dei testi sono in minuscola romana. 

1. ►£ In nomine Domini ( b ). Anno quinto domni nostri Benedicti 
noni pape, imperii domni [Co] 2. nradi imperatoris anno decimo, 
indictione quinta, mense octubrio, die undecima. Quisquis acti[onibus 
venerabilium locorum (0 3. preesse dinoscitur] ( d ), incunctanter eorum 
utilitatibus ut proficiant cum summa diligentia procurare festinet. Pla- 

(;\) Così nel testo. (b) Dopo questa parola v'ha un segno 7, certamente d'iuierpnn- 

lìonc. (e) Strappo ne! margine destro. (d) Si scorgono appena un s e ini r 

(i) Un po' sotto questa firma e poi in tutto lo spazio lasciato li- 
bero a destra dalle sottoscrizioni dei testimoni, una mano del sec. xm 
aggiunse: « Amnes vinee Iohannis Pipe et Nicolai, fratris tius, hii 
« sunt: 2. a primo latere tenens Tebaldus de Maximo; a .il. latere 
« est unum 3. vincale iuris nostri monasteri et tenet Aspinellus (?) 
«r Iohannis 4. Mocarelli; a .111. latere est via comunis [nel testo 

« coni.] et est vinea iuris nostri 5. monasteri, quam tenet Dadi), 

« fìlius Oddonis Benincase; a .1111. latere 6. heredes Putrì Malotici, 
« similiter iuris nostri monasteri». 

(2) Sul tergo della pergamena una nota molto antica : « de civi- 
ci tate tiburtina ». 



i86 G. ferri 



[ciiit 4. igitur cum Christi auxijlio 00 atque convenit inter Maria, 
religiosa ancilla Dei atque coangelica abbatissa venerabilis 5. mo- 
nasteri Sanctorum Simplicii ( b ) et Faustini et Beatricis atque Beate Bi- 
viane, quod ponitur ad Ursum Pileatum, non p[ro] 6. cui a forma 
Claudia, in ac sibi consentientem cunctas catervas anci[llarum Dei su- 
prascripti] (0 venerabilis monasteri, 7. et e diversis Iohannes ( d ) 
humilis presbiter, qui ab ominibus Curto vocaris, de venerabili terra ( e ) 
sanctae Tiburtine ecclesiae (0 8. [seu] Dulkiza honesta femina per- 
sona atque Stephano filio eius, ut cum Domini adiutorio suscipere de- 
be[ant 9. a suprascripta] abbatissa vel a cuncta eius congregatione 

sivique (g) venerabili monasterio 

[consentiente io. sicut et] susceperunt suprascriptis Iohannes ( d ) 
presbiter et Dulkiza sive Stephano filius medietatem inter . . . om 
11 Iohannes ( d ) et Dulkiza; et medieta- 
tem hunam solummodo Stephani heredibusque eorum sub conditone 

12 mon Idest clusurella de vinea manarica ra- 

sularum duabus in integre, sicuti infra sub 13. scriptis affines con- 
clauduntur, cum versularis suis et locum ad calcatorio suo ponendum 
et residen[dum] ( h ), 14. cum arboribus pomarum infra se, una cum 
introito et exitu suo et cum omnibus suprascriptae duae ras[ulae per] 
15. tinentibus. Posite territorio Tiburtino, in locum qui dicitur Afri- 
cano, inter affines: a primo [latere] 16. terra Iohannis de Bene- 
dicto de Maroza, a secundo latere carrarola qui pergit ad calcatoriae 
Berizo (0 17. presbiteri, a tertio latere vinea de Iohannis ( d ) Calvo 
et Beno Guincio et heredes Cummerino, et a quarto latere vinea supra- 
scriptis 18. pater et filio, iuris suprascripto venerabili monasteri (0. 
Ita ut eorum studiorumque ( m ) labore predictis Iohannis presbiter et 
Dulki 19. ze sive Stephano vineae rasularum duabus, sicut supra 
legitur, in omnibus tenere et possidere debe 20. ant [et] ad me- 
liorem faciendum, Deo iubante, ad cultum perducant ipsis suprascriptis 
heredibusque eorum prò fu 21. turum usque in tertium gradum, 
tertiam personam, tertiam heredem, tertiam generationem ; hoc est 
ipso suprascripto, 22. seu filiis heredes nepotesque suos ex filiis le- 



(a) Tanto il margine sinistro quanto il destro sono molto danneggiati in tutta la loro 
lungheria ; in questo punto s'indovinano un g, un e (= cum) e un x ; si legge invece ab- 
bastanza bene Ho (b) Non si distingue bene se questo secondo sia veramente un i o un 
segno d'interpunzione. (e) In questo e nei luoghi corrispondenti dei righi J, 8, 9, io la 
muffa ha corroso profondamente la scrittura, di cui talvolta non si ha la minima traccia. 
(d) Nel testo iohs (e) Di lettura molto incerta. (f) Le ultime due vocali di questa 
parola non si leggono chiaramente. (g) Nel testo siuiqj (h) Strappo nella pergamena 
che si estende, anche più largamente, al rigo seguente, (i) // b corretto sopra un p 
(I) mon (m) Cosi nel testo. 



Le carte dell'archivio Liberiano 187 



gitimis procreatis. Quod si vero filiis aut nepotes [mi] 23. nime 
fuerint, uni etiam extraneam personam, cui voluerint, relinquend[i] 
abeant licentiam, exscepto 24. piis locis vel publicis numero militum 
seu bando, servata dum[t]axat in omnibus proprietatem 25. su- 
prascripto venerabili monasterio. Pro quam etiam suprascriptae ra- 
sulae de vineis duabus clusurella in integre ... 00 26. a ... . 

.... ( b ) et designatam esse videtur cum versulariis suis et calca- 
torio suo pon[endum (0 27. et residendum cum] pomarum ar- 
boribus sive introito et exitu suo, sicut supra legitur, dare atque [inferre 
28. deb]eant a suprascriptis videlicet heredesque eorum rationibus in 
suprascripto venerabili monasterio singulis quibusque 29. annis sine 
aliqua mora vel dilatione pensionis nomine in festivitate sanctae Bi- 
viane denarios bonos 30. [et] obtimos quatuor. Completa vero 
tertiam generationem, ut supra legitur, tunc suprascriptam 31. vi- 
n[ea]m, sicut fuerint cultae et melioratae ( d ), ad ius suprascripti vene- 
rabilis monasteri cuius est proprietas 32. in integrum modis omni- 
bus revertatur, ut quisquis eiusdem monasteri curam [g]esserint iterum 
33. locandi quibus maluerint liberam abeant sine aliqua ambiguitatem 
licentiam. De qua 34. [re et de quibus] ( e ) omnibus suprascriptis 
iurantes dicunt utrasque partes per Deum om[ni]p[otentem sanctae 

Sedis apostolice] 35 [contra] chartula placitis conven- 

tionisque seriem in totum partemve eorum quolibet [modo 36. ve- 
nire temptav]erint, tunc daturi se heredes successoresque suos promit- 

tunt pars contra pfartem] 37 ante 

omnem litis initium penem nomine auri obtimi uncias sex et p[ost 
38. pene absolutionis manentem hanc chartulam] in suam man[eat] 
fìrmitatem. As autem duas chartulas uniform[es 39. uno ten]ore 
conscriptis chartulis per manus Gregorius scriniarius sanctae Romanae 
Ecclesiae scrivendum pariter dictafve] 40. r[un]t [easque] propriis 
[ma]nibus roborantes testibus ad se rogitis obtulerunt et sibi invice[m 
tra] 4.1. d[id]erunt sub stipulatione et sponsione sollemnia interpo- 
sta. 42. A[ctum] Romae, die, anno pontificatus, in mense et in- 
dictione suprascripta quinta. 

[^ Signum] manus suprascriptis Iohannis presbiter et Dulkiza 
sive Stephano rogatori. 

^ Floro filio Iohannis de Floro de Iuliano. 

>J< Sergio filio Stefano de lo Diacono. 

rji Beno Tiburtino. 



(a) Spurio per tre lettere. (h) Spazio per sei Sette lettere. (e) Strappo che ti 

estende anche al rigo seguente. (d) Nel testo mcliorata Ma avvertasi che questo seriniario 
usa per Va la forma <>> e per il dittongo ae la forma w-' onde .' lecito supporre che qui si 
tratti tli un lapsus calami. (e) Strappo nel margini sinistro, ebt si estende fino al r. ,'<;. 



188 G. ferri 



[>J< Ego Gregorius] scriniarius sanctac Romanae Ecclesiae qui supra 
scriptor huius chartule 00 compievi et absolvi (i). 

Vili. 

1039, marzo 1-26. 

Stefania, vedova di Crescenzio, vende « donino Beno, 
« qui ab omnibus vocaris Crasso », un filo salinario posto 
« in campo Maiore, in pedica quae vocatur in.. . Baccani ». 

Orig. Perg. D, II, 8. 

Il duodecimo anno dell'impero di Corrado II si compi il 26 marzo 1039; la carta 
quindi non può essere stata rogata dopo quel giorno. 

1 . ^ In nomine Domini ( b ). Anno septimo domni Benedicti noni 
papae ( b ) atque Chonradi (0 imperatoris duodecimo, indictione septima, 

mense mar[tio] ( d ) 2 ( e ) s. Quoniam certuni est me Ste- 

phaniam honestam feminam relictam cuiusdam Crescentii, hac die 

cessit et [tradidit] 3 nec non publice et 

inrevocabiliter venundavi, non aliquo coge[nte], non contraddente 

4. aut vini faciente, sedj propria spontaneaque vol[untate], tibi donino 
Beno, viro honesto qui ab omnibus vocaris Crasso, tuisque heredibus 

5. [vel cui tibi lar]g[ire et con]ced[ere] plac[uerit]. Idest filum unum in 

integrum saline quod sunt [subscripte] 6 

subscriptos affines conclauduntur cum gurga et fossato 

seu andito suo et locum ad 7. [atiplujm faciendum, cum introitu 
et exitu suo et cum omnibus earum [pertinentium] trium partium 

8 in integrum pertinentium. Positum 

in campo Maiore in pedica que vocatur in (0 Baccani (g) 

9. et [inter] affines : a primo latere tenet Iohannem qui vocatur Bebo 

(.i) Nel lesto cì (b) Spazio nel lesto. (e) chonra (d) Strappo nella pergamena, 
che si estende anche al rigo seguente. (e) L'umidità ha danneggiato gravemente la perga- 
mena lungo il margine sinistro per cinque righi. (f) Strappo nella pergamena. (g) Di 
lettura incerta. 

(1) Sul verso, oltre alcune altre note più recenti, ve n'ha una forse 
sincrona al documento : « Maria abbatissa locat presbiter Ioannis curtae 
« et Dulkizae honesta femina [et] Stephano fìlio eius | sub [con]di[cio- 

« ne] mo duabus raseis de vinea positis in africano . . . 

« .... | Iohanni de benedicto | . 

« ». E un'altra anch'essa 

molto antica: «In tiburtina in ci vitate ». 



le carte dell'archivio Liberiano 189 



et heredes de Grazzo, a secundo Rodulphum medicum, io. [a ter- 

tio] latere fossatum et gurga, a quarto terra vacante ubi dicitur Fra- 
ctus, iuris cui existens. n. Veluti 0) mihi evenit per ereditariam 

parentorum meorum sive mee acquisitionis, ita tibi tuisque heredibus 
12. [conjcedo, [t]rado et venundo. Unde et liane chartulam vinditionis 
tibi contradidi; 13. prò qua etiam accepi a te in pretio libras dena- 
riorum quinque ( b ) et uncias duas, in presentia sub 14. scriptorum 
testium, sive in presentia domni Romani, Domini gratia sapientissimi 
datibi iudici, ex portico 15. Sancti Petri, nobisque placabilem in 
omnem veram decessionem, ut ab hodierna die 16. licentiam et 
potestatem habeas in suprascripta omnia de presenti introeundi, utendi, 
fruendi, 17. possidendi, vindendi, donandi, commutandi vel quic- 

quid exinde facere volueris in tua tuorumque 18. heredibus sit 

potestate. Et numquam a me neque ab heredibus meis, neque a me 
summissa. persona 19. aliquam aliquando habebis questionem aut 
calunnia (0 ; set etiam stare me una cum heredibus meis 20. [et] 
defendere promitto tibi tuisque heredibus ab omni ornine in omni loco 
et tempore . . . . ( d > Et hec omnia 21. inviolabiliter conservare et 
adimplere promitto ( e ). Nam, quod absit, si contra hanc 22. char- 
tulam quam sponte fieri rogavi, agere aut causari vel litigari presimi - 
sero, et cuncta, ut 23. supra legitur, adimpleri noluero aut non 

potuero, tunc composituram me esse promitto, una 24. cum he- 
redibus meis, tibi tuisque heredibus ante omnis litis initium pene no- 
mini suprascriptum pretium duplum, 25. et post solutam penam 
hec chartula in sua maneat nihilominus fìrmitate. Quam scribere ro- 
gavit Albinum scriniarium 26. in mense et indictione suprascripta 
septima. 

[Signum] ►£ manus suprascripte Stephanie rogatricis. 

& CO. 

i$4 . . . erarius .... 

^ erarius 

►Ih me subscripsi. 

Kp nus de presbitero Stephano. 

[►£< Ego Albinus] scriniarius [santcjae Romanae Ecclesiae [rogjavi et 
absolvi (1). 

(.1) e corretto sopra un'altra lettera. (b) quinque i chiuso fra due virgolette. (e) Nel 

teste cai (d) Spazio per quattro lettere. (e) Nel lesto proni (f) L' umidità ha don- 

gravemente la parte sinistra della pergamena, 

(1) Sul verso una nota di poco posteriore al documento: «filo de 
« salini in baccani » (?). 



190 G. ferri 



IX. 

1056, gennaio 9. 

Gregorio, Pietro ed Ottaviano fratelli donano al mo- 
nastero di S. Lorenzo « quot ponitur iuxta gradatas » un 
orto posto « Rome, regioni tertio iuxta venerabili ta ». 

Orig. Perg. D, II, 9. Copia ms. in Bianchini, loc. e voi. cit. p. 41. Notizia som- 
maria in Van de Vivere, ms. cit. e. 2. 

L'anno primo del pontificato di Vittore II termina col novembre del 1055; ma con 
quest'anno mal s'accorda il calcolo dell'indizione, e, d'altra parte, nella datazione v'e anche 
l'anno dell'impero di Enrico IV, il quale sali al trono solamente nel 1056. Ritengo quindi 
che gli anni del pontificato di Vittore II siano computati non già dal giorno della sua ele- 
zione, ma da quello della sua incoronazione (13 aprile 1055). 

La pergamena è stata grandemente danneggiata dai topi, specialmente nel suo lato 
destro. 

1. [►£< In nomine] 0) Domini. Anno primo pontificatus domni 
nostri Victoris secundi papae, imperii domni Heinrici Roman [i impe- 
ratoris primo, 2. mensje ianuario, die nona. Si aliquit ex re- 

b[us] 0) vel substantiis nostris locis sanctis conferre voluerimus .... 

3. in eterna beatitudine accipere confidimus, et 

tunc implemus preceptum Domini iubentis, da[te eleemosynam et 
omnia munda fiunt] 4. vobis. Nos denique domnus Gregorius, seu 

Petrus, nec non et Octabianum, german 

5. sulis quondam filii, a presenti die prò salute et re- 

demptione anime nostre et anime d[omno Benedicto fratri nostro et] 
6. omnium parentum nostrorum, donamus, cedimus, tradimus et irre- 
vocabiliter largimus propriae nostre voluntatis [tibi beati] 7. Lau- 
rentii martir Christi, tuoque monasterio quod ponitur iuxta gradatas et 
tuis servitoribus ad usum et sal[arium. Idest] 8. hortuo maiore uno 
in integrum in quo stare videtur arbor holive cum omnibus ei perti- 
nentibus. Posito( b ) Rome regioni tertio iuxta venerabili ta( c ) .... [et 
inter] 9. afEnes : a primo latere via qui ascendit per gradas et 

ducit ad basilicam Sanctae Dei Genitricis Mariae domina? nostre qui 
ponitur ad Pr[esepe], io. a secundo latere silice publica, a tertio 
latere via in quo iacet fistula domnica qui dicitur Centinaria, et a 

quarto latere via qui no n. mercatum. Proinde con- 

cedimus et donamus tibi ut cunctis presbiteri qui in tua venerabilis ec- 
clesia nunc sun[t] 12. prò redemptione anime supra- 

(a) Strappo nella pergamena. (b) Nel testo poi', (e) L'incerta lettura. 



Le carte dell' archivio Liberiano 191 



dicto donino 00 Benedicto fratri nostro, in antea vero quanti presbiteri 

in tua [ecclesia] 13. unusquisque faciat sa- 

cramentum ut prò salute hac redemptione anime nostre vel [de dicto 
donino Benedicto fratri nostro et omnium parentum nostrorum] . . . . ( b ) 

14. missas quadraginta. Eo scilicet tenore interposito, ut nullus archy- 
presbiter aut dispen[sator] [aliquo] 

1 5. ingenio vel argumento audeat predictam hereditatem a iure domìnio 

que subtraere vel alienare, quo 16. mento, 

set semper integrum inlibatumque ad usum subsidiumqne Deo servien- 

tium manead in perpetuum. Et si 17. ut aliquit inde 

subtraatur sit omnino irritum, inanem et vacuum. Et qui hoc tacere pre- 
[sumpserit eterne ma] 18. ledictioni et anathemati subditus, sitque 

nobis nostrisque heredibus et successoribus potestas et licenzia] (0 . . . 

.... rebus poss 19. hoc quod exinde alienatum fuerit au- 

ferre et iuri iam fati monasteri restituere. Quatenus semper sine im- 
minutio [suprascripto] 20. hortuo sub iure dominioque eiusdem 

monasteri semper servetur. Veruni si, quod absit, n ( c ) 

21. persona quolibet modo 

contra anc donationem venire temptaverit, sit subditus p 

22. monasterio persolvat; et 

huius donationis ( d ) instrumentum integrum inlibatumque perpetuo 
servetur. [Quod scribendum rogavimus] 23. Guinizzonem scrinia- 

rium sanctae Romanae Ecclesiae in mense et indictione suprascripta 
nona. 

^ Gregorius. 

^ Iohannes episcopis sancte Tiburtine ecclesie. 

rji Ioannes filio de Petrus iu[dice]. 

>$l Abbo Stephani de Ingibaldo filius, testis. 

^ Iohannes Rescus Rainaldi, testis. 

>J< Petrus de Gregorius qui vocor de Cardinalis, testis. 

kJh Ego Guinizzo scriniarius sanctae Romanae Ecclesiae complaevi et 
absol[vi] (1). 

(a) cf n (b) Strappo nella pergamena. (e) Grande strappo nella pergamena ; si scor- 
gono alcune tracce di lettere come 1 o t tagliate da segni di abbreviazione. (d) Nel te- 
sto donti 

(i) Di una nota antichissima sul verso della pergamena non si 
scorgono che le parole: « [horjtuo sancti Adriani». 



192 G. ferri 



X. 

1057, febbraio 4. 

Maria, abbatessa del monastero di S. Bibiana, dona a 
questo alcuni suoi beni mobili ed immobili, rimanendone 
usufruttuaria vita sua durante. 

Orig. Perg. D, li, 12. Copia ms. in Bianchini, op. e voi. cit. p. 40; ma con la dna 
del 1056. Notizia sommaria in Van de Vivere, ms. cit. e. 2. 

1. ^ In nomine Domini. Anno secundo pontincatus domni Vi- 
ctoris secundi pape, indictione decima, mense feb[ruario], 2. die 

quarta. Quoniam certuni est me Mariam, Domini gratia abbatissam 
venerabilis monasterii Sancti Simplicii et Bivi[ane] 3. martiris 

Christi, hac die sub usufructu dierum vite mee dono, cedo, trado et 
inrevocabiliter largio[r 0) si] 4. mulque offero propria spontaneaque 
mea voluntate vobis predicto beato Simplicio et Biviane domino ac 
do 5. minae meae, et per vos in vestro sacratissimo monasterio, 
in quo ego indigna abbatissa sum, ceterisque ( b ) vestris ser[vitri] 6. ci- 
bus quibus ibidem nunc sunt et in perpetuum fuerint, prò onnipo- 
tentis Dei amore mercedeque redemptionis 7. [animja mea meo- 

rumque parentibus ( c ) aliquantulum indulgentiam ex nostris delictis 
valeamus accipere 8. per vestras interventiones a piissimo domino 
et salvatori nostri Iesu Christo. Idest duas in integrum pedicas terre 
9. sementa [ricie] cultas seu incultas cum arboribus infra se vel cum 
omnibus suarum pertinentiis, unam .... io. et raegione ( d ), alteram 
vero in Sancta Serena, atque dimidium ortum holerarium in ortu quam 

per simili ( e ) . . . 11. cum per 

sicuti quondam detinuit a Offero etiam et dono vobis om- 

nes res et sub 12. stanttas meas mobiles quoque et immobiles ac 

se se moventes, quas nunc habeo et dum vixero acquisiero, ubi 

13. [cumque qualibet rajtione [mihi com]pe[tere poterit] vel compa- 
[ra]tam intra hanc civitatem RomaeCO quam per diversa 

14. loca et vocabula, sive per successores parentum meo rum, sive per 
meum acquisitum aut per quemeumque modum et am (g) omnibus a 

(a) Di questo r si scorge una debolissima traccia. (b) Sembra corretto sopra un'altra 

parola. (e) Seguono due lettere quasi completamente coperte da una piccola macchia di 

muffa: ut? (d) D'incerta lettura; poiché da questo fino al r. I], il margine sinistro della 

ss 
pergamena è tutto guasto per l'umidità. (e) Forse similiter (f ) Nel testo civ rom 

(g) Cosi nel testo. 



Le carte dell'archivio Liberiano 193 



suprascriptis omnibus 15. rebus et substantiis meis generaliter et in 
integrum pertinentibus. Hanc vero usufructuariam donationis chartulam 

voluntate 16. ut post hobitum meum in vestram deve- 

niant potestate. Ita ut non licentiam umquam in tempore ( a ) habeant 
tam servitric[ibus] 17. vestris, quam aliqua hominum persona ex ipsis 
re[bus] per aliquod contractos cartarum alienandi a vestra potestate. 
Quod 18. si fecerint, alienano ipsa inanis et vacua existat, et li- 
centiam sit tam in pontifice quam etiam 19. in vestris servitricibus 
eam revocanti in usu et salario vestro ad tenendum ac fruendum sive 
possidendum vos 20-. vestrisque servitricibus imperpetuum. Et num- 
quam a me meisque consanguineis aut a me summissa persona 21. con- 
tra hanc chartulam vel contra vos vestrasque servitrices qualibet 
moveri questionem aut calumpniam, 22. [sed starje [nos una 

cum] ( b ) consanguineis meis et defendere promitto eas vobis vestrisque 
servitricibus ab omni nomine omni tempore, 23. [et haec omnia 
adimpljere polliceor. Si quis vero contra hanc chartulam quam sponte 

fieri rogavi venire temptaverit 24 [vel] (0 

frangere sive causare, tunc sciat se anathematis vinculo innodatus esse 
et cum di 25. [abolo et suis] complicibus atque cum Iuda tradi- 
tore domini nostri Iesu Christi particeps eius efficiatur 26 

. . . iuris compositurus duas libras optimi auri, et post 

solutam poenam 27. [manead hac chartula] in sua nihilominus firmi- 
tate. Quam scribendam rogavi Octavianum scriniarium sanctae Roma- 
nae Ecclesiae, in mense et indictione suprascripta decima ( d ). 

Signum ìj< [m]a[nus] nostris Marie abbatisse que hanc chartulam 
fieri rogavit. 

Kp Iohannes Ruscius a porta Maiore, testis. 

^ Petrus de Beno Tinto, testis. 

^i Maceri vir honestus ( e ), testis. 

Kp Tebaldo Manco, testis. 

>J< Iohannes (0 Ocello filio eius, testis. 

►p Ego Octavianum scriniarium compievi et absolvi (1). 



(a) temp (b) L' 'umidità ha fortemente danneggiato il margine sinistro fino al r. 2$. 

(e) Si scorge appena l'asta del 1 (d) Da et ind. è scritto immediatamente sotto al r. 2j. 

(e) Nel testo vii (f) Iobs 



(i) Sul verso una nota molto antica: «ad sanctam serenam et ad 
ortum prefectum ». 



Archivio della R. Società romana di storia patria. Voi. XX VII. 13 



194 &* t T err ^ 



XI. 

1060, . . , 



Pace, abbatessa del monastero di S. Bibiana, loca vita 

durante a la metà della vigna Maggiore posta « in 

« territorio suprascripto (?) castello in loco qui vocatur 
« Balae » . 

Orig. Perg. D, II, io. 

La datazione è completamente scomparsa; ne desunsi l'anno da una nota del sec. xvn 
sul verso della perg.: «Anno 1060 secundo Nicolai Secundi Stephanus de Paparone sup- 
« plicat abbatisse Sancte Bibianae ut sibi locet quasdam terras ». 

L'umidità ha fatto in moltissimi luoghi scomparire completamente la scrittura. 

1. h£ A vobis peto d[omna] Pacem, a[nci]ll[a Dei atque] abba- 

tissa venerabilis monasteri Sanctae Christi vir 2. gini 

Biviane quod ponitur ad [Ursum P]ileatum, cons[entien]te cunctas an- 
cillarum 3. [DeiJ de suprascripti venerabilis monasteri, u[t mi]ch[i] 

nico et aiutatore .... 4 

[in territorio Cast]ello 

[abea]tis licentiam ad supplendum et possiden 5. dum . . 

omnibus diaebus quibus vixero. Idest vestram medieta 

6. tem videlicet de vinea 00 Maiore quam pater meus 

quondam tempore 7. pastinavit, et ab eo accepis[ti] suprascriptam 
medietatem cum versularis suis et 8. terram ad calcatorio suo et 
cum omnibus a suprascriptam vineam pertinentibus. Posita in terri 
9. [torio] suprascripto Castello in locum qui vocatur Balae et inter af- 

fines: a tribus lateribus io 

vineam meam que in cum suprascripta 11. . . . 

endum optime laborandum 12. . . . 

larum de 13. . . . 

us r . . p re diebus . . 

p 14. ullo 

d eam 15. allevata re 

suprascripto Castello qui deso reca 

. . . . 16 uss dum 

suprascriptum Castellum non degero 17 Ita 

(a) Sul a sembra vi sia il segno d'abbreviazione del m. 



Le carte dell' archivio Liberiano 195 



sanae ut annuatim pensionis ncminae io unum in 

p ri debeo (•) in festivitate suprascripti venerabilis monasteri ; 

et non 19. sit michi licentiam suprascriptam vendere nequae alieni 
heminum concedere, 20. nisi vite meae etiam possidere; dum 

vero mortuus fuero suprascripta vinea una cimi liane 21. char- 
tulam in suam rebertatur potes[ta]tem sine aliquam ccntraversia. 
Ime 22. rea tu que supra abbatissam una cum tuae successcres 

premisse michi 23. u omnibus diaebus vite meae 

contra omni personae ( b ) defendere. Si 24. [qua vero pars con- 

tra] hoc quod [no]tatum est fecerit, det pars infide 25. [lis parti 

fidem servanti poene] nomine 

26 chartulas uno tenore scripte 

e 27 

[indictione] 28. suprascripta 

manus 

►p S («) filius de Paparone. 

rji Iohannes de Petro Bezo, testis. 

>Jt P[etrus] d[e] , testis. 

►$1 Ego Crescentius scriniarius compievi et absolvi (1). 



XII. 

1069, novembre 23. 

Gemma, abbatessa del monastero di S. Bibiana, loca 
per otto anni a Romano « qui vocaris Clericus » una clau- 
sura di due pezzi e mezzo di terra posta « intro Roma, non 
« procul a iam dicto monasterio » . 

Orig. Perg. D, li, II. Copia ms. in Bianchini, op. e voi. cit. p. 53. 

1. >J< In nomine Domini. Anno nono pontificatus domni Alexandri 
secundi papae, indictione 2. [octjava, die vicesima tercia mensis 
novembrii. Ego Gemma, abbatissa monasteri [Sanctae] 3. Biviane, 
per consensu an ci Ila rum Dei de suprascripto venerabili monasterio, ha 
die ac ad pastinan[dum] 4. seu restaurandum sive allevandum, si- 

(a) Quest'ultima lettera i i' incerte lettura. (b) perf, (e) Cosi nel lesto. 

(i ) Sul verso due note torse sincrone: 1. « de anguillaria .) ; 2. «m 
«in vallo castrum Anguillaria». 



196 G. ferri 



cuti bone vinee decet, damus et conce 5. dimus tibi domnus Ro- 
manus qui voca[ri]s Clericus, etiam cui tu secundum inferius subnotatum 
6. tenorem largire et concedere volueris. Idest clausura[m] unam in 
i:Vtegrum ubi plus minusve peti 7. due et dimidia (») pastinare 

sive allevare potueris cum introito suo et exitu, seu cum sua omnia 
utili[ta] 8. te sive pertinentia. Posita intro Roma 0), non procul a 
iam dicto monasterio, et inter affines : a pri 9. mo latere temente 
heredes de Arno, et a sec'undo via publica, et a tertio latere palatium 
esse io. videtur, et a quarto latere temente Romanus de Cencius 
de Veno de Sergia, 11. omnia iuris suprascripti monasteri. Han[c] 

autem chartulam pastinationis sive restauratio 12. nis de supra- 

scripta terra b[on]a adi[bu]it ex omni tuo spendi[o] tuoque labore 
allevare sive 13. restaurare debes, ut bone vinee decet, a modo in 
terminu 00 octo annos sup . . . serva 14. ta ratione ut quod [Do- 
minus] exinde donaverit tibi a presenti die in antea de vinu mun- 
dum 15. sive aquatu[m tr]es partes in vos deveniant ( d ), quarta 

vero in nostro monasterio; de arbores vero, 16. que ibidem nunc 
sunt, duas partes abeat de fructum ( e ) dictum nostrum 0) monasterium, 
tertia abeas 17. tu, de alienam que arbores que ibidem tu posueris, 
ita nobiscum dividas sicut et vinum. Et si 18. ibi inveneris plumbum 
sive aurum et argentum aut bone petre, medietatem abeas tu 19. et 
medietatem nostrum dictum monasterium. Et nostrum ministeriale que 
ibidem venerit ad 20. dividendum vinum, cum onore eum recipias 
in cibum et potum, et si ec non feceris, per omnia 21. vasca que 
in nos tetigerit detis nobis duos denarios (0. Et [si suprascripta vi- 
nea] 22. bene non fuerit allaevata, detis nobis prò pena unam 

argenti libram; insuper abeas 23. spatios usque in duos alteros 
[an]nos, et si in duos alteros annos bene non fuerit 24. allevata, 
tunc [dictam} vineam, qualem fuer[it], in nostra revertatur potestate ; 

et si bene 25. fue[rit a]ll[evat]a (g) te- 

neas et frueras ac possideas. Cum autem 26. vinea destruxerit, 

suprascripta redeas ad ius suprascripti monasterii, cuius est proprietas, 
modis omni 27. bus revertatur. Et si tibi tuisque heredibus necesse 
fuerit venundare, non venunde[ti]s 28. alicui priusquam nos no- 

strisque successoribus in pretium iustum minus triginta denarios per 
petia; et 29. si nos noluerimus emere, detis nobis denariis dictis, 
et venditis cui volueritis, ut omnia 30. nobis adimpleant. Si qua 



(a) Questa parola fu aggiunta nel l'interlineo dallo scriniario. (b) Nel testo rom 

( ) mi aggiunto dallo scriniario nell' interlineo, (d) nt aggiunto di seguito dallo scri- 

niario. (e) // segno d'abbreviazione del m si scorge a mala pena. (f) // brano da 

et nostrum del rigo superiore a questo punto è stato cancellato, probabilmente dallo scrinia- 
rio. (g) Macchia d'umidità. 



Le carte dell' archivio Liberiano 197 



vero pars eontra fidem uius chartule venire (■') temtaverit, tunc det 
pars 31. infidelis partis fidem servanti s, ante omne litis initium ( b ), 
pene nomine dimidiam auri libra, 32. et post solutam penam, char- 

tula ec firma permaneat. Quam scribendam rogavit Theodorum [scri]- 
niarium sancte 33. Romane Ecclesie in mense et indictione supra* 
scripta potava. Signum ^ manus suprascriptus Romanus uius appari 
rogatoris (0. 

Berardus de Cazolus, testis. Gratianus sutor, testis. 

Petrus Conte, testis. 

>~< Obertus de Verdus senexcalcius, testis. 

ìfa Guido ortulanus, testis. 

>J< Ego Theodorus scriniarius compievi et absolvi(i). 



XIII. 

1108, luglio 19. 

Dana, abbadessa del monastero di S. Bibiana, loca a 
titolo di libello a Sebastiano e a Graziano due parti di un 
filo salinario posto « in campo Saline, in loco ubi dicitur 
<( Samaritana ». 

Orig. Perg. D, II, 13. Copia ms. in Bianchini, op. e voi. cit. p. 57. Notizia som- 
maria in Va* de Vivere, ms. cit. e. 2. 

Con l'anno 1108, esplicitamente dichiarato nel documento, non concorda l'indizione xv, 
bensì la 1. 

1 . vj< A vobis petimus domna Dana, abbatissa de venerabilis mo- 
nasterio Sanctorum martyrum Simplicii, Faustini 2. et Beate Biviane 
virginis, qui ponitur ( d ) iuxta forma Claudia ad Ursum Pileatum, ut 
per consensum ( e ) 3. [ancijllarum eiusdem monasterio (0, scilicet 
Gemmam (g) et Constantia, quatenus nobis Sebastia 4. no et Gra- 
nano socii heredibusque nostris comicteatis atque libelli nomine locetis. 
Idest duas in integrum ( h ) 5. partes filimi salinarii, cum gurga et 

(a) ni aggiunto nell'interlinee dallo scrini/trio. (b) initiu (e) Questi parola è 

s 
scritta immediatamente sotto appari (d) Quip (e) COnfj (f) Nel testo monio e in 

seguito sempre così. (g) // segno d'abbreviazione del m non e boi chiaro. (h) min 

(1) Sul verso una nota contemporanea al documento: « de vinea 
« prope monasterium ». 



198 G. Jerri 



fossato seu andia 00 sue et sedimine et locum ad 6. adyplo fa- 
ciendum, una cum omni usu et utilitate eorum, vel cum omnia eorum 
pertinentiam. 7. Posite O) in campo Saline, in loco ubi dicitur 

Samaritana; et est secus fìlum Sancti Adelber[tiJ 8. et tenet Pe- 

trus Tasca et via publica et est marclum, iuris suprascripti monasterii. 
Ad tendum ( c ), 9. laborandum, tenendum, fruendum, possidendum 
et in omnibus meliorandum ; et a die nona io. decima mensis iulii 
presenti ( d ) quinta decima indictione super tres annos in decem 1 1. et 
novem annos. Pro qua denique locationem dedimus vobis viginti so- 
lidos ( e ) 1 2. denariorum papiensium ; et omni anno demus exinde 
vobis pensionis (0 nomi[ne] sex modia salis, 13. scilicet in as- 

sumptione sanctae Marie. Convenit siquidem inter nos per in 14. ten- 
ptione romana vel pluviarum copiam vel per minuitatem maris mi- 
nime 15. ibidem laborare non potuerimus, nequaquam pensio- 
nem (0 dieta vobis demus; et si duo 16. vel tres fila in circuitu 
eius laborati fuerint, et istud non, pensionem( f ) dieta vobis demus. 
17. Et nulli alii ecclesie aliquo modo eam demus nec vendamus, nisi 
vobis minus i8.(g) triginta denarios. Si vero emere volueritis ( h ), de- 
mus vobis ipsum [comminus] et 19. vendumus (0 tali [p]e[rso]n[e], 

ut omnia que supra legitur nos debemus vobis [adim] 

20. plead et persolvad. Si qua vero pars contra fidem horum libello- 
rum [venerit], 21. componat pars infldelis fidem eorum servanti 
prò poena tres boni auri [libras] 22. et, soluta poena, idem libelli 
secundum eorum tenore maneant (0 firmi. Anno dominice in 23. car- 
nationis millesimo centesimo octavo, et anno octavo pont[ificatus] 
domni 24. paschalis secundi pape. Scriptum per manus Petri scri- 
niarii, in mense, indictione supradicta .vx. 

Signa ^ >J< manus suprascripti Sebastiani et Gratiani rogato- 
rum ( m ) huius ( n ) appare. 

Conte filio Bovo de Iovo. 

Petrus de Iohannis (°) de Crescio. 

Atriano filio Romano de Peccio. 

►£ Ego Petrus scriniarius compievi et absolvi (1). 



(1) V a. sembra correità sopra un o (b) pofj (e) Così nel testo. (d) presentis ; 

V s finale cancellato dallo scriniario. (e) set (f) penfj (g) Al principio di questo rigo 

è ripetuto minus (h) votis (i) Così nel testo. (1) man (m) rog (n) hs 

(o) iohs 



(i) Sul verso una nota molto antica: «In pedica samaritana»; 
alla quale fu aggiunto d'altra mano: «fila salinaria ». 



Le carte dell'archivio Liberiano 199 



XIV. 

1127, maggio 29. 

Firmina, abbatessa del monastero di S. Bibiana, loca a 
titolo di libello a « Loderello Iohannis Buccaciunca » due 
anditi di filo salinario posti « in campo Maiore, in pedica 
« Samaritana ». 

Orig. Perg. D, li, 14. Copia ras, in Bianchini, op. e voi. cit. p. 61. Notizia som- 
maria in Van de Vivere, ms. cit. e. 2. 

I. $ A vobis peto, domna Firmina, Dei gratia abbatissa vene- 
rabilis monasterii Sanctorum Simplicii, Faustini et Beatricis atque Bi- 
biane, quod ponitur [iuxta formam] 2. Claudiam ad Ursum Pillea- 
tum, presentibus et consentientibus Adelascia, Iusta et Iulitta [et] ce- 
teris [a]liis ancillis Dei [suprascripti venerabilis monasterii, 3. ut mihi] 
Loderello 00 Iohannis Buccaciunca heredibusque me[is] comminati s 
atque libelli nomine locetis. Idest duo ( b ) andita fili salina[rii cum 
gur] 4. ga et polnarica et marco ad atipplum faciendum cum in- 
troitu et exitu suo et cum omni suo usu et utilitate atque pertinentiis. 
Posita in campo Ma 5. iore, in pedica Samaritana, inter hos af- 
fines: ab uno latere tenet Amatuccius Stephani de Grosso, ab alio 
Benedictus ( c ) Ma 6. caroco, a tertio Conte Petri Iohannis Ro- 
mani ( d ), a quarto [vero] l[atere] est fìlus Sancti Alberti, iuris pre- 
dicti monasterii Sancte Bibiane. Ad 7. tenendum, utendum, fruen- 
dum, meliorandum, relevandum et a die .xxviiii. mensis maii concur- 
rente quinta indictione, 8. et usque in decem et novem annos 
complendos et in alios tantos annos tertium renovandos, possidendum. 
Pro quo denique 9. libello dedimus vobis .xxxi. denarios papienses, 
et in futura octava sancte Marie unum modium salis prò redditu 
io. [vobis da]bimus. Postea vero omni anno in octava sancte Ma- 
ria .vi. modia salis et dimidium modium de flore 11. [vestro] mo- 
nasterio reddeamus et dimidium modium salis vestro [monasterio] et 
ante octo dies vobis predicere debemus; besti 12. asque vestras 
addeta («) salem servendum recipere secure, duccere ( c ) et reducere usque 
ad caput pon 13. tis Sancte Marie et Roma emus ca- 

valcatasi), et imam copellam plenam vino et duas iu 14. . . as 
panis unamque sertam ccparum nobis dare debetis ; et in tempore 

(a) Lo derdlo (b) Sembra piuttosto dua (e) Ben (d) roman (V) 

nel tette. (f) Nei testo caualcaf) 



200 G. ferri 



renovationis, quoti est .x. et novem 15. [ann]orum, similiter .xxx. de- 
narios papienses prò renovatura vobis dabimus. Et si vendere vo- 
lueritis, prius vestro monasterio vendamus iu 16. [sto pretio quo 

apretiata] fuerit, comminus .xn. denariorum papiensium per singulas 
partes; quod si comparare nolueritis, tunc 17. [alie] persone vo- 

bis piacenti sine malitia, et ipsos .xn. denarios per partem vobis dabi- 
mus prò consensu ; 18. [ullo aliquo] 00 pio loco dimittamus nec ( b ) 
concedamus nisi vestro monasterio. Finitis igitur istis 19. [decem 
et novem annis,] andita prout fuerint meliorata ad vestrum rever- 
tantur monasterium 20. [cuius est] pro[prietas] absque ( c ) obstacula. 
Si qua ergo pars adversus fidem horum libellorum aliquo modo 2 1 . ve- 
nire temptaverit, componat pars infidelis parti fidem servanti prò poena 
dimidiam 22. boni auri libram et, poena soluta, hi duo libelli uno 
tenore conscripti per manus Petri seri 23. niarii sancte Romane 

Ecclesie secundum heorum tenorem maneant firmi ; in mense et in- 
dictione suprascripta .v. 24. anno tertio domni Honorii secundi pape. 
Signum yfr manus predicti Loderelli qui hoc 25. appar fieri rogavit. 

. . Beli . o . . . sta . . [Bijbiane, testis. 

[GJratianus Iohannis Grassi, testis. 

Gregorius de Nuccio, testis. 

Petrus Corellus, testis. 

Iohannes de Dabita Trastiberini, testis. 

k|h Ego Petrus notarius regionarius et scriniarius sancte Romane Ec- 
clesie utriusque partis rogatu compievi et absolvi (1). 



XV. 

11 30, maggio 9. 

Adelascia, abbatessa del monastero di S. Bibiana, loca 
a ((Stefano Petri . . . .de Arcione» e a' suoi figli, vita 
durante, due pezzi di terra sementaricia posti « extra por- 

« tana in loco qui vocatur Campora, sive planum 

« de Marana ». 

Copia. Perg. D, II, 15. Copia ms. in Bianchini, op. e voi. cit. p. 65. Notizia som- 
maria in Van de Vivere, ms. cit. e. 3. 

(a) Si scorgono le traccie di 11 e di un a (b) La e corretta sopra un e (e) Questa 

paiola è ripetuta due volte. 

(1) Sul verso una nota antichissima d'impossibile lettura. 



Le carte dell archivio Liberiano 201 



i. ►£( In nomine Domini. Anno dominice incarnationis millesimo 

centesimo tricesimo, pontifkatus domni (•) 2. ( b ) indi- 

ctione .vili., mensis madii die .vini. Ego Adelascia Dei (0 gratia ab- 
batissa venerabilis 3. monasterii Sanctorum Simplicii, Faustini et 
Beatricis atque Bibiane, quod ponitur ad 4. Ursum Pileatum, pre- 
sentibus et consentientibus ancellis Dei nostri monasteri, Giulia sci- 
licet (J), 5. [in presentia] domini Desideri cardinalis tituli San- 

cte Praxedis et Petri cardinalis Sancti 6 

causidici, loco et largiens concedo tibi Stephano Petri 7 de 

Arcione 0) [vita tua] et vita omnium tuorum filiorum ac filiarum legiti- 
morum, 8. duo petia terre sementaricie (0 cum omnibus suis per- 

tinentibus (g). Posita extra portam 9 [in loco 

qui] vocatur Campora sive planum de Marana ( h ). io 

qua denique .... quadraginta solidos [denariorum] 

papiensium nobis dede 11. [ritis] vel 

possessione vel aliud 12 

.... in sancte Bibiane festivitate denarios tres, perpetuo, prò pensione 
n[ostra] detis; 13. et si in festivitate non dederitis, in octavo dupla 
persolvatis; quod si 14. in octavo dupla non dederitis, legitimam 

petiam nobis componatis. Et si 15. vendere eam volueritis, prius 
nobis nostroque monasterio vendatis iusto pretio quo apreti 16. ata 
luerit, minus tribus solidis denariorum papiensium; quod si comparare 
noluerimus, tunc ven 17. [datis alie] persone [que] nobis placeat 

sine malitia, et ipsos tres solidos de 18. [nariorum detis prò] 

consensu; nulloque modo alicui pio loco dimittatis, nisi nostro. Mor 
19. [tuis vero omnibus] tuis filiis et filiabus. legitimis, supradicta terra 

20 absque omni ostaculo et contrarietate et sine mora 

ad nostrum 21. [revertatur] monasterium, cuius est proprietas, prò 
pena pretium duplum. 22. Quam scribere rogavit Petrum, Dei gratia 
sancte Romane Ecclesie scriniarium, in mense 23. et indictione su- 
prascripta octava. Signum ►p manus predicte domine Adelascie 24. ab- 
batisse, huius chartule rogatricis. 

Filippus Iohannis Tiniosi, testis. 

Petrus Iohannis Albionde, testis. 

Raino de Alicrecti, testis. 

Gongolinus frater eius, testis. 

Guido de Nicolao Iohannis Beno, testis. 

Benedictus gener Sassonis de Cicia, testis. 



(a) Coti nei tetto. (b) Spazio in bianco nel ics/o per circo tre parole. (e) di 

(d) Segue un rigo in bianco, destinato evidentemente ad esser riempito dai tiorni delle altre 
claustrali. (e) arcion (I) scmt (g) ptinb (h) Segue mi altro rigo in bianco. 



202 G. Jerri 



►p Iohannes Dei gratia sancte Romane Ecclesie scriniarius, sicut inverti 
in dictis Petri scriniari bone memorie, anime cuius Deus indulgeat, 
quondam nostri avi paterni, ita scripsi et fideliter exemplavi (i). 

{Continua). 

(i) Una nota antichissima sul verso del documento è quasi com- 
pletamente scomparsa. 



La familia pontificia sotto Eugenio IV 




\ noto che i ruoli delle « familie » pontificie (i) sono 
j , £ conservati negli archivi della computisteria apo- 
it^fti stolica (2) ; essi non risalgono che alla metà del 
xvi secolo. Nondimeno si son potuti ritrovare e pubblicare 
alcuni ruoli e documenti analoghi anteriori a quelP epoca. 
Eccone la lista : 

Nicola III (1277), Galletti, Memorie di tre antiche chiese di Rieti, 
Roma, 1765, p. 175 sgg. ; 

Pio II (1460), Marini, Degli archiatri pontifici, Roma, 1784, II, 
155 sgg. (3); 

Pio III (1503), P. Piccolomini, La famiglia di Pio III in questo 
Archivio della R. Società rom. di st. pati:, 1903, XXVI, 143 sgg. ; 

Leone X, W. Friedensburg, Ein « Rotulus Famihae >> Papst Leo' s X 
nelle Ouellen u. Forsch. aus ital. Arch. u. Bihh, 1904, VI, 53 sgg.; 

Pio IV, Th. von Sickel, Ein « Ruolo di famiglia » des Papstes 
Pins IV nelle Mittheil. des Instituts fiìr òsterr. Gesch. Forsch., 1894, XIV, 
5 37 sgg. 

Io posso aggiungere a questa lista i testi che pubblico 
oggi. Essi sono della stessa natura di quelli pubblicati dal 

(1) Cf. Moroni, Dizionario, XXIII, 27 sgg. 

(2) Riuniti dal 1870 a quelli del maggiordomato (cf. Friedensburg 
nelle Quellen ti. Forschungen, 1904, VI, 53). 

(3) I due testi sono stati ripresi dal Moroni, .loc. cit. p. 40 sg., 
54 sg. 



204 G- 'Bourgin 



Piccolomini, poiché si riferiscono anch'essi alla morte di 
un papa: a quella di Eugenio IV; e in special modo per- 
che il secondo è, come il testo concernente Pio III, una 
tabella di distribuzione di drappo nero in occasione delle 
esequie del papa. Il primo testo, che merita d'accompagnare 
questa tabella, contiene la lista dei familiari che ricevettero 
alcune somme, probabilmente a titolo di legati, dalla Camera 
apostolica. Neil' altra lista, ai familiari del papa si aggiun- 
gono alcuni funzionari dell' amministrazione comunale di 
Roma, e alcuni grandi personaggi della società ecclesiastica 
e romana. Evidentemente questi documenti non possono 
dare che un' idea approssimativa di ciò che era la « familia » 
di Eugenio IV. Per conoscerla nell'insieme e nei particolari, 
bisognerebbe riunire tutte le notizie che possono esserci 
fornite dai testi pontificali, da quelli sopratutto che proven- 
gono dalla Camera. 

E dagli archivi di quest'ultima sono tratti i documenti 
di cui parliamo. Si sa che per il xv secolo e pei seguenti 
questi archivi sono ripartiti fra l'archivio Segreto Vaticano 
e l'archivio di Stato di Roma (i). Si conservano in quest'ul- 
timo i registri d'ordini di pagamento dei papi del xv secolo, 
designati sotto il nome di Registri mandatorum e Registri 
bullectarum, secondo si tratti delle spese riguardanti solo la 
città di Roma o la Chiesa tutta. A dire il vero, la distin- 
zione non è sempre facile. Così per Eugenio IV, su cinque 
registri di pagamento che sussistono all'Archivio di Stato, 
uno porta precisamente e merita il titolo di Registrum bul- 
lectarum (R. II); esso contiene i mandati degli anni 143 1— 
1434. Gli altri registri si riferiscono agli anni seguenti: 



(1) Cf. Dr. A. Gottlob, Aus der Camera apostolica des XV Jahr- 
hunderts, Innsbruck, 1889, in-8. Per il pontificato di Eugenio IV ve- 
dere in particolare il Repertoriam Germaniciim,hhg. durch dass k. preuss. 
hist. Inst. im Ro?n; Arnold, Pontificai Eugens IV, t. I, Berlin, 1897, 
in-8, p. xxxiv sg. 



La <( fami Ha » pontificia sotto Eugenio IV 205 

R. I, 1430-1434 (propriamente Reg. mandatorum) ; R. Ili, 
J434-J439; R. IV, £439-1443 ; R. V, 1443-1447 (1). 

Quest' ultimo registro contiene i due ordini che pub- 
blico, ed essi sono confermati dai ricordi dei registri d'/ff- 
troitus et cxitits, conservati all'archivio Vaticano, nei quali 
sono registrati i mandati di pagamento. Ho indicato in nota 
la concordanza delle due specie di documenti. 

Ho già detto che questi testi si riferiscono alla morte 
di Eugenio IV. Si sa che questo papa, eletto il 3 marzo 143 1, 
morì a Roma il 23 febbraio 1447 (2). Egli fu seppellito 
dieci giorni dopo, il sabato 4 marzo (3). E appunto la data 
della tabella di distribuzione del drappo nero, mentre la lista 
dei lasciti porta quella del 27 febbraio precedente. Ma e lo 
stato e la lista son dati « sub secreto sigillo nostro (4). . . 
« sede apostolica vacante », e lo stesso sarà di tutti gli or- 
dini fino al 9 marzo 1447 (5); il 9 appare il primo di Ni- 
cola V, datato dal quarto giorno del suo pontificato. Nicola V 
era infatti stato eletto il 6 marzo (6). Da allora gli ordini 
del R. V, 1443 -1447, sono datati con questo pontificato in 
modo uniforme, fino al mandato del 26 marzo, che è can- 
cellato, poiché è « registratus libro primo bullectarum d. Ni- 
« colai pape V li » (7). 

Ho pubblicato in nota i brevetti di nomina di alcuni 
familiari pontifici degli ultimi anni di Eugenio IV, tratti dal 



(1) Gottlob, op. cit. p. 38 (con errore sul R. I) e Arnold, op. cit. 

p. XLVI. 

(2) Sull'ora esatta della sua morte cf. una nota interessante di 
L. Pastor, Geschichte der Pàpste, 4* ed. 1901, I, 809, nota 6. 

(3) Arch. Vat. arni. XXXI, t. 52 {Diario della Camera dei cardi- 
nali), e. 19 B; cf. Introitus et exit US, t. 414, e. 1. 

(4) Si tratta del camerlengo. 

(5) Arch. di Stato, R. V, e. 255. 

(6) Arch. Vat. loc. cit. Cf. Aeneas Sylvius in Muratori, Rer. It. 
Script. Ili, ir, 889 sgg. 

(7) Arch. di Stato, R. V, e. 258 b. 



2o6 G. c Bourgin 



^ 



tomo VI dei Diversa camerali a di questo papa (i). L'esi- 
stenza della « familia » interessava infatti molto da presso 
la Camera apostolica, incaricata di pagare a ciascun gruppo 
de' suoi membri la parte dei « servitia minuta » (2), alla 
quale essi avevan diritto. Questa ripartizione si faceva mec- 
canicamente in virtù del regolamento dei chierici della Ca- 
mera, confermato da Eugenio IV nel 1444, e di cui ecco, 
su questo punto, il tenore : 

Sunt igitur minuta quinque quorum distribuendi onus nostro in- 
cumbit officio, hoc ordine partienda. Primo namque minuto, quod ad 
Cameram apostolicam spectat, in quatuor partes aequales, tres partes 
dominus camerarius accipiat diviso, reliqua vero clerici emolumenta 
percipientes inter se aequaliter metiantur. Aliud vero minutum cancel- 
lariae assignatum item in quatuor partes scindatur, quarum tres do- 
minis protonotariis adscribantur, residua autem bipartita, una domino 
vicecancellario cedat, alia item aequaliter subdivisa, una literarum apo- 
stolicarum correctori, altera vero pars contradictorum auditori detur. 
Est et tertium minutum in duas partes aequales dividendum, quarum 
una capellanis commensalibus assignata, reliqua quadripartiatur, ex 
quibus cubicularii unam, tres autem alias scutiferi honoris sibi reci- 
piant partes. Quarto minuto similiter quadripartito una partium ma- 
gistris hostiariis tribuatur, altera vero partium una custodibus portae 
ferreae, altera cursoribus distribuatur, duae reliquae huius minuti partes 
in septuaginta et unam particular (sic) veniunt dividendae, quibus 
servientes armorum quadraginta novem, bullatores tres, panetterii tres, 
cubicularii tres. Item magister equorum unam cum dimidia, clericus 
equorum unam, palafrenarius, et scopatores quinque, magister pagnottae 
duas, hostiarii primae portae unam, primus coquorum unam cum di- 
midia, clericus coquinae unam, lotores utensilium coquinae unam, partes 



(1) Arch. Vat. arm. XXIX, t. 21. 

(2) Sulla ripartizione generale dei « servitia », cf. J.-P. Kirsch, 
Die Finan\verwaltung des KardinaTk olle giani s ..., Munster i. B., 189$, 
in-8 (Kirchengesch. Studien, II, iv) e P.-M. Baumgarten, Untersu- 
chungen und Urhinden iiber die Camera Colìegii Cardinalium . . . , Leipzig, 
1898, in-4; sui e minuta servitia» cf. K.-H. Karlsson, Die Bere- 
chimngsart der Minuta servitia, nelle Mittheiì. des Inst.j. òst.G. F., 1897, 
XVIIÌ, 582, 587. 



La <( fami Ha » pontifìcia sotto Eugenio IV 207 



excipiant. Reliquum quod superest minutimi officialibus et familiaribus 
cardinalium elargiatur (1). 

Sembra anche che il camerario potesse regolare il modo 
di ripartizione delle somme versate ai componenti ciascun 
gruppo, poiché lo si vede intervenir due volte a questo 
scopo per i maestri uscieri. Questi riuniti in una specie di 
sindacato (« universitas ») non riuscivano a dividere giu- 
stamente le somme alle quali essi avevano rispettivamente 
diritto; con un'ordinanza del 5 gennaio 1446, fu loro in- 
timato di rimettere gli emolumenti ricevuti a un cassiere 
che ne farebbe parti eguali (2), e, un po' più tardi, il luo- 
gotenente del camerario, Galeazzo di Mantova, insistè su 
questo procedimento di ripartizione « prò capite et equa- 
« liter » (3). 

Ne veniva quindi la necessità che dalla Camera stessa 
dipendesse in parte l'accesso alla « familia », e di fatto era 
il camerario che « de mandato » firmava le a litterae de 
« fructibus percipiendis » per autorizzare i familiari nuovi 
a godere degli utili della loro carica. Ecco il testo di una 
di queste lettere, che concerne appunto maestro Fernando 
d' Escobar, uno dei personaggi della lista dei funerali, e che 
può servir di esempio : 

Universis &c. Ludovicus &c. Salutem &c. Quia pium est et ra- 
tioni consonum veritati testimonium perhibere, ad universitatis vestre 
notitiam deducimus et attestamur per presentes, quod ven. vii do- 
minus Fernandus d'Escobar, Ispalensis, Conchensis ac Cordubensis ec- 
clesiarum cano cus , ac S mi &c. familiaris continuus commensalis ser- 
vitiis et obsequiis sue Sanctitatis continue insistendo, prout etiam insistit 
de presenti, propterea omnibus et singulis privilegiis, libertatibus, im- 
munitatibus, exemptionibus et gratiis, quibus ceteri ipsius S. D. X. pape 
fornii iares continui commensales potiuntur et gaudent, uti debet pa- 

(1) Cocquelines, Bullirum . . . ampliss. coli. 111,111,49-50 (6 lu- 
glio 1444). 

(2) Div. Cam. t. VI, e. 35. 

(3) Ibid. e. 37. 



2o8 G. C B ou rifili 



e 



ritcr et gaudere; quapropter universitatem vestram et vestrum singulos 

requirimus et hortamur in Domino vobisque nichilominus et vestrum 
cuilibet de mandato S. I). N. pape prefati, super hoc vive vocis oraculo 
nobis facto, ac auctoritate nostri camerariatus officii, districte preci pimus 
et mandamus, quatinus prefatum dominum Fernandum omnibus et 
singulis fructibus. redditibus, proventibus, iuribus et obventionibus uni- 
versis omnium et singulorum beneficiorum suorum eccl orum quorum- 
cumque, quotidianis distributionibus dumtaxat exceptis, fruì permittatis 
pariter et gaudere, sibique ac huiusmodi fructibus, redditibus, proven- 
tibus, iuribus et obventionibus universis integre respondeatis et faciatis 
ab aliis quantum in vobis est vel fuerit integre responderi. In quo- 
rum &c. Datimi Rome, die .xxvmi. aprilis .MCCGCXLV* 3 . Ind. .vili., 
pon tus &c. ann .xv°. 

Vis. A. de Peruziis. F. Lavezius (i). 

Ciò che precede, spiega, inversamente, alcuni diritti 
della Camera sui familiari ; per esempio l'obbligo per questi 
di contribuire, per una parte determinata dal camerario, a 
certe spese d'interesse pubblico. Così, nel 1445, diversi 
gruppi di familiari furono sottoposti a una imposizione per 
condurre a termine la via di Borgo, che conduce da Castel 
S. Angelo al Vaticano: 

Ludovicus &c. hon. viro Thome de Spinellis, pecuniarum Ca- 
mere apostolice depositario, salutem &c. De mandato ac auctori- 
tate &c. vobis tenore presentium mandamus, quatinus de pecuniis 
quovis modo debitis ac persolvendis et distribuendis in scriptis D. N. 
pape familiaribus et officialibus sive ratione minutorum servitiorum 
sive ratione alicuius salarii, provisionis vel mercedis aut quovis alio 
modo, retineatis et retinere debeatis ab eisdem infrascriptas pecunia- 
rum summas, prò complenda via lapidea a porta erea S. Angeli usque 
ad portam palatii apostolici, absque alterius nostri expectatione mandati. 
Nomina familiarum et officialium solvere debentium sunt ista, vide- 
l'.cet : 

D. prothonotarii f. auri de Camera sex prò quolibet ; 

Accoliti f. auri similes unum prò quolibet; 

Cubicularii f. auri similes unum prò quolibet ; 

Cantores cappelle . .... f. auri similes unum prò quolibet ; 
Capellani capelle . . . . . f. auri similes unum prò quolibet ; 

(1) Div. Cam. t. VI, ce. 14B-15. 



La « fami li a » pontificia sotto Eugenio IV 209 



Magistri hostiarii f. dimidium sturi prò quolibet; 

Servientes armorum . . . . f. dimiJium auri prò quolibet; 

Cursores D. N. pape . . . f. dimidium auri prò quolibet; 

Hostiarii ad portam ferream . f. tertium auri prò quolibet ; 

Item subdiaconi f. duos prò quolibet. 

Quas pecuniarum summas cuna prìmum eas habueritis et retinea- 
tis, volumus et mandamus ut eas rev. patri domino abbati nion. S. Ana- 
stasii de Urbe, super ordinationem et expeditionem diete vie lapidee 
specialiter deputato, seu ili ì vel illis cui vel quibus ipse abbas manda- 
verit et ordinaverit, absque dilatione et contradictione, solvatis seu solvi 
et expediri faciatis, absque alterius nostri expec[ta]tione mandati. 

Dat. Rome &c. die primo mensis aprilis .mccccxlv. pont. c\-c. 
anno .xv°. 

G. de Vulterris (1). 



È notevole il numero di Francesi che godevano uffici 
in Vaticano, quantunque i capi della Camera e il papa 
stesso fossero di nazione italiana. Questa constatazione, 
confermata d' altronde largamente dell' esame dei Registri 
introiius et exitus, non è di poca importanza per un tempo 
in cui la Prammatica Sanzione indeboliva i legami che 
univano la Francia alla Santa Sede, e in cui 1' applica- 
zione stessa dell'atto del 1438 doveva, com'è verosimile, 
influire in una certa misura sulla ricchezza del bilancio pon- 
tificio. D'altra parte il secondo docurnento ci rivela la pre- 
senza alle esequie di un certo numero di rappresentanti 
dell' amministrazione comunale. Ritornato a Roma, donde 
era fuggito durante la sollevazione del 1434, il 28 settem- 
bre 1443, Eugenio IV era stato accolto con grande gioia, 
perchè pareva al popolo che la sua venuta dovesse cacciare 
per sempre carnefici e tiranni. Fra i funzionari comunali 
appare anche Stefano Porcari, podestà di Bologna, 'che do- 
veva ribellarsi nel 1453 contro Nicola V. Gli anni dal 1443 
al 1453 segnano un'epoca di tranquillità nelle relazioni fra 

(1) Div. Cam. t. VI, e. 13. 

Archivio ella R. Società romana di storia patria. Voi. XXVI. 14 



2io G. c Bourgin 



Roma e la Santa Sede, e questa calma momentanea traspa- 
risce dal nostro testo. 

Gli schiarimenti precedenti e le identificazioni precise, 
esposte nelle note, serviranno sufficientemente, credo, a il- 
lustrare i documenti che seguono. Aggiungerò solamente 
che le somme, di cui si fa menzione, e che ammontano 
rispettivamente a fiorini 628 e 3198, 37 soldi, 6 denari (in 
tutto a 3826 fiorini, 37 soldi e 6 denari), non furono le 
sole spese per le esequie d' Eugenio IV. Il 3 1 marzo, Tom- 
maso Spinelli dovette inscrivere al suo attivo 1196 fiorini, 
12 soldi, 6 denari, rappresentanti diverse spese fatte in 
quella occasione (1). Nondimeno il papa morto non costava 
quanto il papa vivo, poiché si comprava nel medesimo 
tempo per 6338 fiorini, 37 soldi, 6 denari di stoffe per 
l'incoronazione di Nicola V, e una somma di 812 fiorini, 
41 soldi, 8 denari rappresentava certi acquisti fatti e per il 
conclave e per l'incoronazione (2). 



Georges Bourgin. 



(1) Introitus et exitus, t. 413, e. 244. 

(2) Introitus et exitus, t. 413, e. 244. 



La « f amili a » pontificia sotto Eugenio IV 211 



I (0. 



Ludovicus (2) &c. cardinalis Aquilegensis, Sedis apostolice camera- 
ri us, reverendo in Christo patri domino Francisco de Padua (3), Dei 
gratia episcopo Ferrariensi, diete Sedis thesaurario, salutem &c. Tenore 
presentium, auctoritate nostri camerariatus officii, p. v. mandamus, qua- 
tinus de pecuniis Camere apostolice per manus hon. viri Thome de 

(1) Arch. di Stato di Roma, R. V, 1443-47, e. 251 a-b. In mar- 
gine: « prò diversis fa bus fé. re. Eugenii pape UH ». Ho soppresso le in- 
dicazioni in lettere delle somme versate. 

(2) Il celebre cardinale d'Aquileia, Ludovico Scarampo Mezzarota, 
grande amico di Eugenio IV, di cui egli diresse le finanze e l'armata, 
restò sul suo seggio patriarcale dal 18 dicembre 14393127 marzo 1465 
(Ughelli-Coleti, Italia sacra, V, 1 19-127; Moroni, Dizionario, 
VII, 79). 

(3) Francesco di Padova, già cameriere (R. II, ce. 160 b e 161 b), 
fu vescovo di Ferrara dal 26 marzo 1446. Ecco un processo verbale 
della sua consacrazione (8 gennaio 1447), (Div. Carrier, t. VI, e. 84, arch. 
Vat. arno XXIX, t. 21): «Die dominico .vili, mensis ianuarii 1447, 
« ind. .x., pontificatus &c. anno .xvi. Reverendus in Christo pater do- 
« minus Radulfus episcopus Civitatis Castelli de mandato in ecclesia mo- 
« nasterii Beate Marie Nove de Urbe infra missarum solemnia contulit 
« munus consecrationis iuxta formam et consuetudinem sancte Romane 
« Ecclesie reverendo patri domino Francisco Dei gratia electo Ferrariensi 
« S. D. N. pape thesaurario, assistentibus reverendis in Christo patribus 
« dominis Yosue Tropiensi, in alma Urbe S. D. N. pape in spiritualibus 
« vicario, ac Amico Aquilano episcopis ; presentibus r. m ° in Christo patre 
« domino tt. S. Grisogoni presbitero cardinali, Portugalensi vulgariter 
« nuncupato, dominis Malatesta a Malatestis, causarum palatii aposto- 
« liei auditore, Petro de Seriggo, S. D. N. subdiacono, Genesio de la 
«Porto, advocato concistoriali, Iacobo Leonissa, canonico Paduano, ac 
« quamplurimis aliis venerabilibus viris. Et me P. Parvi Iohannis no- 
te tario». Più tardi trasferito a Feltre, mori a Roma nel 1462. Sulle 
funzioni rispettive del camerlengo e del tesoriere, rinvio a Kònig, Die 
pàpsiliche Kammer unter Clemens V una Johann .VA'//, Vienna, 1894, in— 8, 
che si può ancora utilizzare per il periodo immediatamente posteriore, 
e a Gottlob, op. cit. p. 78 sg. 



212 G. c Bourgin 



Spinellis, dictarum pecuniarum depositarli (i), dari et solvi faciatis infra- 
scriptas pecuniarum quantitates personis et familiaribus fé. recordationis 
domini Eugenii pape quarti inferius annotatis et sequentibus, vide- 
licet : 



Magistro Augustino de Urbino medico 
Magistro Symoni de Roma etiam medico 
Magistro Iohanni de Tuscanella etiam medico (2) 
Dompno Matheo 



i". 


.L. 


f. 


.L. 


f. 


.L. 


f. 


.L. 


f. 


• LX. 


f. 


.XXV, 


f. 


.Vili. 


f. 


•VI. 


f. 


.1111. 


f. 


.1111. 


f. 


.11. 



. cubiculariis (3) prò duobus 
Dompno Gabrieli ) 

Angelo Carazulo scutifero honoris (4) 

Iaqueto familiari camere 

Leonardo cocco 

Item duobus magistris cocis tinelli (5), tres prò quolibet 

Item aliis duobus cocis tinelli, duos prò quolibet 

Theoderico portenario tinelli 

Item Iohanni eius socio scobatori (6) 



(1) Tommaso Spinelli è il banchiere della Santa Sede durante l'ul- 
tima parte del pontificato di Eugenio IV (cf. Gottlob, op. cit. p. in). 
L'ufficio di « depositarius», amministratore d'una banca di deposito, 
è differente da quello di « mercator » . 

(2) Questi tre medici non sono i medici ordinari di Eugenio IV 
(cf. Marini, Degli archiatri pontifici, Roma, 1874, in-4, I, p. xxix). 

(3) Gentiluomini di camera. V. F. Grimaldi, Les congrégations 
romaines, Si enne, 1890, in-8, p. 83, nota 1. Il numero dei camerieri 
ha variato da due a venti. Si tratta qui verosimilmente di quelli che 
si chiamano oggi «camerieri segreti». V'erano inoltre, senza dubbio, 
dei camerieri d'onore; si trova nel t. VI dei Diversa Cameralia (arch. 
Vat. arni. XXIX, t. 21, e. 46 b), un decreto di nomina al grado di ca- 
meriere in favore di un rettore della diocesi di Salisburgo. 

(4) Sulle funzioni dello scudiere d'onore, cf. Moroni, Dizionario, 
LXIII, 19 sg. Un altro Caracciolo era al servizio del papa come cava- 
liere, ma non della sua « familia » (mandato di pagamento del 3 1 gen- 
naio 1445, Introitus et exitus, t. 413, e. 179). 

(5) «Tinellum» designa un refettorio per uso degli ufficiali in- 
feriori (Ducange, Glossarium, VI, 590, col. 2). Un'ordinanza d'un luo- 
gotenente del cameriere è datata « in palatio ap. co in loco superiori 
«quem tinellum appellant » (Div. Cam. t. VI, e. 37). 

(6) Lo « scobator » è propriamente uno spazzatore (Ducange, 
Glossarium, s. v. Scobs, VI, 119, col. 3). Esistono ancora in Vaticano 
degli «scopatori segreti». Cf. Grimaldi, op. cit. p. 59, nota 1. 



f. 


.X. 


1". 


.1111. 


f. 


.11. 


f. 


.1111. 


f. 


.XXV. 


f. 


.e. 


f. 


.XXV. 


f. 


.X. 


f. 


.X. 


f. 


.Vili. 


f. 


.Vili. 


f. 


.1111. 


f. 


.XV. 


f. 


.XV. 


{'. 


.XL. 



La « fami li a » pontificia sotto Eugenio IV 213 



Item .v. familiaribus stabuli, prò quolibet duos 

Item Antonio infirmano 

Arnoldo canapario (1) 

Guillelmo canapario 

Petro Concho 

Antonio de Pago credenciario (2) 

Item Roleto credentiario tinelli 

Item Matheo dispensatori (3) 

Iohanni Bottadio bucticulario 

Item Iaquemino ortulano (4) 

Item Iohanni Bernardi, eius socio 

Item Guillelmo gallammo (sic) 

Item Iacobo aromatario (5) 

Item Iohanni eius socio 

Item domino Iohanni expenditori (6) 

(1) Il « canaparius » è il custode della «canapa» o «canava», 
nome medievale della cantina, dal classico « canova » (Ducange, 
Gìoss. II, 76, col. 3). 

(2) 11 « credenciarius » si occupa del trasporto dei piatti dalla cu- 
cina alla sala da pranzo (Ducange, Gìoss. II, 651 e 653). Oltre i due 
« credenciarii » citati qui, noi ne conosciamo un terzo, almeno al 
16 giugno 1446, Roger de Planca, detto l'Inglese, chierico della diocesi 
di Costanza, cappellano all'altare di S. Agnese nella chiesa di S. Ger- 
trude di Nivelle, curiale e credenziere da otto anni a questa data {Dir. 
Cam. t. VI, e. 58). Un altro Rolet era « litterarum apostolicarum scri- 
« ptor » (ibid. e. 46 b). 

(3) Il « dispensator » è il maggiordomo (Ducange, Gloss. II, 
881, col. 2). 

(4) Nel 1433 è « gubernator ortus sacri palacii » Beltramo Lom- 
bardo e riceve 25 f. per gli uomini sotto i suoi ordini (R. II, ce. 138, 157). 

(5) Generalmente parlando l'« aromatarius » compone medicamenti 
e aromi ; è una specie di droghiere (Ducange, Gìoss. I, 406, col. 2). 
Alla corte pontificia sembra egli si occupasse sopratutto della fabbri- 
cazione dei ceri. Così l' a aromatarius » Giacomo, che figura qui, il 26 
ottobre 1446, riceve 2 f., 40 s. e 6 d. per 22 libbre e mezza di cera da 
Ranuccio Farnese, come censo di diversi castelli {Introitits et cxiiiis, 
t. 413, e. 228 b. Cf. mandati analoghi, ibid. ce. 175 B e 223). 

(6) Altra specie di mastro di casa (Ducange, Gìoss. Ili, 160, 
col. 2). Nel r (.33, si chiamò Dominico de Orto (mandato di f, 68, 
s. 30, d. 1 3 per comprare della cera rossa e bianca « prò testo puri- 
« ficationis beate Marie». R. II, e. 133 b). 



214 G* *B our gin 



Item Viventio clerico stabuli f. .x. 

Guillclmo subexpenditori (r) f. .mi. 

[tenti d. Nicolao arcidiacono Beneventano (2) f. .xxv. 

Constituentes in totum f. auri de Camera sexcentos viginti octo 
sine retentione, et hoc prò subventione ipsorum,quocumque alio mandato 
nostro in contrarium forsan facto depositario predicto non obstante. 
Datimi Rome sub secreto sigillo nostro, die .xxvn. februarii .mccccxlvii., 
ind. .x., Sede apostolica vacante, quos in vestris computis admictemus(3). 

L. card. Aquileyensis apostolice Sedis camerarius. 

H. Folani (4). 

II (5). 

Ludovicus &c. quatinus de pecuniis apostolice Camere ad manus 
hon. viri Thome de Spinellis, ipsarum pecuniarum depositarii, perventis 

(1) Dipendente dall' « expenditor». 

(2) Cola Florilli servi più volte d'intermediario fra il papa e il 
camerlengo, allora nella Marca, durante il 1446 (Introitus et exitus, 
t. 413, ce. 172B, 177B, i8ob, 185 b, 199B &c). 

(3) Sic. Ecco il mandato di pagamento corrispondente: «Dieta die 
« [3 marzo 1447] prefatus R. p. d. F. episcopus thes. de mandato et 
« per manus ut supra [hon. viri Thome de Spinellis] viginti novem 
« familiaribus bone me. d. Eugenii UH. floren. auri similes sexcentos 
« viginti octo ut apparet per mandatum die .xxvn. mensis februarii 
« proxime preteriti. [Margine sinistro] Pro familiaribus bo. me. d. Eu- 
« genii UH. docuit N. de Leys. [Margine destro] fi. .vi c . .xxviii. » (In- 
troitus et exitus, t. 413, e. 241). 

(4) Ugo Foulain, arcidiacono di Besancon, era notaio della Camera 
e segretario del papa (Intr. et exit. t. 41 3, e. 208 b. ; Div. Cam. t. VI, 161). 
Egli ricevette il 12 marzo 1446 la ditterà de fructibus percipiendis » 
(Div. Cam. t. VI, e. 46 b). Sembra fosse un personaggio di confidenza, 
poiché gli si affidano alcune missioni (Intr. et exit. t. 413, e. 227); e 
molto favorito, poiché, durante una di queste missioni, lo si autorizza 
a godere « de omnibus et singulis fructibus, emolumentis et obventio- 
«nibus universis dicti notariatus officii seu tam (sic) de iocalibus ac 
« de obligationibus ac etiam regestro suo prò parte eum tangenti » 
(Div. Cam. t. VI, e. 56, 28 maggio 1446). Pur conservando gli altri 
suoi titoli fu nominato collettore della diocesi di Besancon, sua diocesi 
d'origine, nel 1447 (ibid. e. 102 b). 

(5) Loc. cit. ce. 255B-257. Vedi n. 1. 



La « fami li a » pontificia sotto Eugenio IV 215 



seu primis perventuris retineri faciatis per ipsum Thomam deposita- 
rium summam .in BI V c LXXXXVim. floren. s. .xliii. den. .vini, monete 
romane, prò peciis certarum quantitatum pannorum nigrorum per ipsum 
Thomam depositarium traditorum de mandato nostro nonnullis ho- 
minibus et personis in funeralibus et exequiis fé. re. domini Eugenii 
pape quarti, nuper vita functi. Persone vero que de dicto panno ha- 
buerunt sunt infrascripte, videlicet : 

Rmus dominus camerarius Can. .xxn. 

Dominus archiepiscopus Beneventanus, locum tenens 

camerarii (1) Can. .v. 

Sex clerici Camere apostolice (2) Can. .xxx. 

Septem notarii Camere apostolice (3) Can. .xxvin. 

(1) Astorgio di Napoli, trasferito da Ancona a Benevento nel 1436, 
cardinale sotto Nicola V, morto a Roma nel 145 1; luogotenente del 
camerlengo nel 1446 (Ughelli-Coleti, Italia sacra, Vili, 162-163). 

(2) La Camera apostolica era stata riorganizzata da Martino V 
(cf. F. Miltenbergkr, Versuch einer Neuordiiuiig der pàpstlichen Kammer 
in dea ersten Regierungsjahrung Martins V nella Ròmische Ouartalschrifl, 
1894, Vili, 393-450). Eugenio IV la regolò nuovamente nel 1438, con 
una bolla del 9 luglio, che ridusse a sette il numero dei chierici, senza 
contare i praticanti (Cocquelines, op. cit. Ili, in, 20-21). Un'altra bolla 
del 6 luglio 1444 confermò il regolamento interno istituito dalla Ca- 
mera (id. ibid. pp. 48-50). Ci si può domandare se non è che in virtù 
d'una prescrizione formale che qui figurano solo sei chierici (ci. 
Gottlob, op. cit. p. 115). Nel 1446 i chierici della Camera apo- 
stolica sono: Nicola de Valle, Luigi de Garsis, Alfonso Roderici, Ni- 
cola de Leys, Giacomo Turlono e Pietro de Sancta Olaria (Div. Cam. 
t. VI, e. 51; sull'ultimo cf. anche ce. 68 b e 73). 

(3) Eppure una costituzione di Eugenio IV, del 25 luglio 1438, aveva 
ridotto il loro numero a quattro (arch. Vat. Reg. Vat. t. 365, e. 4B). Per 
gli anni 1446 e 1447 conosciamo i nomi di quattro di questi notai: 
Ugo Foulain, già nominato (p. 214, nota 4), Pietro Petit jan (Parvi- 
iohannis), baccelliere in decreti, canonico della cattedrale d'Auxerre, 
e di S. Andoche de Sede loco nella diocesi d'Autun, abbreviatore delle 
lettere apostoliche, famigliare e commensale del papa (Intr. et exit. 
t. 413, e. 212; Div. Cam. t. VI, ce. 52B-55B), G. de Vulterris, F. La- 
vezius, che hanno collazionato molti atti del t. VI dei Diversa Cam. 
Per gli altri tre si può esitare fra i diversi nomi registrati da Or- 
tenthal, Die Bulknregister Martin V una liugen IV nelle Mittheil. des 
Inst.f. òsterr. Gesch. forsch. 1885, Ergàn^ungsband, I, 190-493. 



2i 6 G. TSourgin 



D. episcopus C.ivitatiscastelli (i), confessoris dicti D. X. 

pape Can. .v. 

1). patriarcha Alexandrinus (2) Can. .v. 

D. Alfonsus de Caveis rubeis prothonotarius (3) Can. .v. 

D. Gregorius Corano prothonotarius (4) Can. .v. 

D. Stephanus de Varisio prothonotarius (5) Can. .v. 

D. episcopus Ferrariensis thesaurarius Can. .v. 

D. archiepiscopus Spalatensis (6) Can. .v. 

D. archiepiscopus Ravenatensis (7) Can. .v. 

Baptista de Savellis marescallus (8) Can. .v. 

D. Seraphinus advocatus pauperum (9) Can. .v. 

D. Iustinus advocatus fisci (io) Can. .v. 

(1) Antonio Stella, vescovo nel 1443, morto nel 1455 (Ughelli- 
Coleti, op. cit. I, 600-601). 

(2) Marco Marinoni fu trasferito dalla sede di Milano nel 1443 
e restò in quella di Alessandria fino al 31 maggio 1457 (id. ibid. IV, 322). 

(3) Il posto dei protonotari in questa lista mostra l'importanza 
del loro ufficio. Solo nel 1459 Pio II stabilì formalmente che i proto- 
notari non avrebbero la precedenza sui vescovi (Grimaldi, op. cit. p. 66). 

(4) Cf. un mandato di 30 f. per lui, per andare a Napoli (Arch. 
di Stato, R. V, e. 160 b). 

(5) Cf. R. V, e. 158. 

(6) Giacomo Barduarius, arcivescovo di Spalato, 1439-145 1 (Gams, 
Series episcopornm, p. 421). 

(7) Bartolomeo Roverella passò nel 1445 dal vescovato d'Adria 
all'arcivescovato di Ravenna. Morì il 7 maggio 1476 (Ughelli-Coleti, 
op. cit. II, 291). Aveva cominciato con esser gentiluomo di camera 
(«cubicularius») nel 1441. Egli figura qui senza dubbio come segre- 
tario del papa (cf. Ottenthal, op. cit. p. 476) o come « cubicularius » 
(cf. R. V, e. 244 b. e molti mandati analoghi). 

(8) La famiglia dei Savelli aveva della sua antica potenza feudale 
conservata la presidenza di un tribunale di semplice polizia, la « Curia 
« de Sabellis » o « Corte Savella » , che aveva sede presso Campo di 
Fiore, vicino alla chiesa di Monserrato. Questo tribunale fu più tardi 
soppresso, ma il titolo rimase; qui non si tratta che della dignità di 
maresciallo del conclave (cf. Rodocanachi, Les institutions communales 
de Rome, Paris, 1901, in-8, pp. 269-270 e 347-348). 

(9) L'avvocato dei poveri è un. avvocato d'ufficio, al quale ave- 
vano ricorso gli indigenti; appartiene alla corporazione degli avvocati 
concistoriali (Moroni, op. cit. VII, 13; III, 306). 

(io) L'avvocato del fisco, rappresentante gli interessi della corte 



La « familìa » pontificia sotto Eugenio IV 217 



Altus de Comite(i) Can. .v. 

D. Petrus de Modecia Can. .v. 

D. Latinus archiepiscopus Tranensis (2) Can. .v. 

D. abbas Farfensis (3) Can, .v. 

Iulianus Roberti Can. .v. 

D. Arsenius cubicularius Can. .1111. 

D. Modestus cubicularius (4) Can. .1111. 

D. Matheus cubicularius Can. .1111. 

D. Gabriel cubicularius Can. .ini. 

Magister Berardus de Trevio mecicus (5) Can. .ini. 

D. Iohannes Barozi subdiacono Can. .ini. 

D. Iacobus de Soris Can. .ini. 

D. Iacobus Condelmarius (6) Can. .ini. 

D. Iohannes de Mileto soldanus (7) Can. .1111. 

Romanus de Cremona Can. .1111. 

romana, interveniva negli affari, nei quali il procuratore del fisco era 
citato come parte. Cf. Moroni, op. cit. VII, 14, e J.-P. Kirsch, Deuxfon- 
ctionnaires de la Chambre apost.'m Mèlanges Fabre, Paris, 1902, p. 400). 

(1) Egli era «magister stalli sacri palatii » (Ardi, di Stato, R. II, 
e. 44 n, mandato del 18 agosto 143 1) o «sacri hospitii » (e. 63, man- 
dato del 21 novembre). 

(2) Latino Orsini, 21 dicembre 1438-1450, trasferito poi alla sede 
di Bari (Ughelli-Coleti, op. cit. VII, 649-6)0). 

(3) L' abbate di Farfa era della stessa famiglia del precedente. 
Giovanni Orsini è rimborsato il 28 maggio 1446, la prima volta di 
un prestito di 450 ducati, la seconda di un prestito di 1250 (Div. Cam. 
t. VI, ce. 56B e 57). 

(4) Modesto è l'autore di una lettera sulla morte di Eugenio, 
pubblicata dal Muratori, Rer. It. Script. III,«n, 902-904. Egli vi indica 
i quattro « cubicularii » di cui si parla qui, come coloro che assiste- 
rono agli ultimi momenti del papa. 

(>) Sic. Corr. «medicus». Berardo riceveva un salario mensile di 
venticinque iìorini (Intr. et exit. t. 413, e. 175 b), mentre un altro 
medico del papa, Luigi d' Orto, non ne prendeva che quindici (ibid. 
e. i)i). Berardo non appare nella lista del Marini. 

(6) Della famiglia, probabilmente, del papa stesso. 

(7) Il « soldanus » era incaricato della guardia e dell'amministra- 
zione delle carceri di Tor di Nona, e possedeva alcune attribuzioni 
giudiziarie (Moroni, op. cit. LXVII. 162). Il suo nome ha origin \ 
sembra, dal fatto, ch'egli era incaricato di fare, in nome del papa, delle 
distribuzioni di soldi. Il «soldanus» riceve, nel 1447, 20 f. di salario 



218 G. 'Bourgin 



Cai) . 


.mi. 


Can. 


.ira. 


Can. 


.mi. 


Can. 


.mi. 


Can. 


.mi. 


Can. 


.mi. 



Iohannes de Mannochis 

Angelus Gattula 

Magister Nicolaus de Assisio medicus(i) 

Angelus Caratiolo 

Iacobus Barbarigho 

D. Maffeus datarius (2) 

Quatuor secretarli, videlicet Andreas Fioco (3), Po- 
gius (4), Blondus(5) et Georgius Tripezuntius (6) 
can. quatuor prò singulo Can. .xvi. 

Duobus bullatoribus, fratri Iacobo et fratri Antonio (7) 

can. septem Can. .vii. 

Confalonerius Urbis (8) Can. .ira. 

mensile (Introito* et exitus, t. 413, e. 241 b). V. una lettera di Gio- 
vanni di Mileto in lingua volgare nei Div. Cam. t. VI, e* 92. 

(1) Archiatra e cubiculario (Marini, op. cit. I, 141). 

(2) La dataria non è ancora diretta da un cardinale (cf. Grimaldi, 
op. cit. p. 449 sg.). Il « datarius » abita ancora in Vaticano (id. ibid. 
p. 461, nota 1). 

(3) Andrea da Firenze, della famiglia dei Fiocchi, fu « scriptor » 
sotto Gregorio XII e Giovanni XXIII, referendario nel 1432, « secre- 
«tarius scriptor et abbreviator litt. ap. » nel 1435, segretario fino 
al 1447 (Ottenthal, op. cit. p. 476 e note). 

(4) Il celebre Poggio, 1 382-1459, e scriptor » dal 1403, segretario 
nel 1423 fino alla sua morte (Ottenthal, op. cit. p. 475). In un man- 
dato gli si accordano diciotto fiorini (5 aprile 1432, R. II, e. 84 b). 

(5) Flavio Biondo di Forlì, altro scrittore celebre, notaro della 
Camera dal 1433, segretario dal 1434 al 1447 (Ottenthal, loc. cit. 
p. 476). Si troveranno dei mandati che lo riguardano nel R. Ili, ce. 6 1 b, 
72 b, ii6b, 154B, 170, 172B. Egli continuò nel suo ufficio sotto Ni- 
cola V. Avanti il 1433, è notaro del governatore di Forlì (atto sot- 
toscritto dal Biondo, R. II, e. 113). 

(6) Giorgio di Trapezunte, greco d' origine, entrò nella curia, 
senza dubbio al tempo del concilio di Firenze; lo si vede spedire le bolle 
dal 1444 al 1447 e ancora sotto Nicola V (Ottenthal, op. cit. p. 477). 

(7) I bollatori erano incaricati di apporre la bolla sulla parte in- 
feriore di alcuni atti pontifici. Il nome di uno di essi è esattamente : 
«Iacopo de Schiaciis de Urbe», che ricevette nel maggio 1439 2 7 £ 
e 34 s. « prò conducendo res necessarias officii bullarie de civitate 
« Ferrariensi ad civitatem Florentinam » (Introit. et exit. t. 404, e. 63 b). 

(8) L'ufficio di gonfaloniere fu soppresso nel 1686 (Rodocanachi, 
op. cit. p. 347). 



La « f amili a » pontificia sotto Eugenio IV 219 



Farnandus d'Escobar, lectori (i) Can. .1111. 

Antonias de Pago Can. .1111. 

Petrus Perotas credentiarius (2) . Can. .1111. 

Petrus Lunensis Can. .mi. 

Prothonotarius Capitolii (3) Can. .1111. 

Maffcus Leono Can. .ini. 

Notarius Rupe Rupecte (4) Can. .111. 

D. Galassus Can. .111 1 | 2 . 

Stasius Gripti (5) Can. .1111. 

Hugo de Florentìa Can. .mi. 

Sbardellatus (6) Can. .1111. 

Antonius de Strata Can. .111 x / 2 . 

Hondederus de Pensauro Can. .111 1 / 2 . 

Iohannes Condelmarius (7) Can. .111 1 / 2 - 

Iachettus Fualis Can. .un. 

Magister Bartholomeus Can. .1111. 

Magister sacri palatii (8) Can. .ini. 

D. electus Salamantinus (9) Can. .v. 



(1) Ho pubblicato più sopra la (ditterà de percipiendis », che ri- 
guarda questo personaggio, del 28 aprile 1445. Una « testimonialis » 
del 14 giugno 1446, indirizzata alle chiese di Siviglia e di Cordova, ci 
informa che egli era lettore del papa da cinque anni (Div. Cam.VL, 58 b). 

(2) Pietro Perotas ricevette il 26 gennaio 1446 lettere di familiari. 
Egli era decano di S. Pierre di Burlatio (?) della diocesi di Castres, e 
canonico di Lodève, e, oltre alle funzioni di credenziere, egli adempiva 
a quella di abbreviatore delle lettere apostoliche {Div. Cam. VI, 38). 

(3) Il protonotario capitolino era il redattore ufficiale degli atti 
privati a Roma (Rodocanachi, op. cit. pp. 95-96). 

(4) Non son giunto a determinare il significato di questo titolo. 
Forse bisogni leggere «Ripe Ripecte »? 

(5) Stasius Gripti era, almeno nel 1431, scudiere del papa (Ardi, 
di Stato, R. II, 24 luglio 143 1, e. 36B); egli era originario di Venezia 
(loc. c'X. e. 57B)- Abbiamo ragione di credere che i personaggi che 
seguono siano anch'essi scudieri; in ogni caso, di essi non si parla 
nel t. VI dei Diversa Cam. di Eugenio IV. 

(6) « Comestabilis . . . ad custodiam palacii apd deputatus » (R. V, 
e. 254, mandato di 360 f. del i° marzo 1447). 

(7) Anch'esso probabilmente congiunto di Eugenio IV. 

(8) Maggiordomo. 

(9) Gundisalvus Vivero (Gams, p. 67); un familiare di Eugenio IV. 



220 G. lìourgin 



D 



Dompnus frater Iacobus de Gayeta (i) Can. .in l l 2 . 

Duobus aromatariis pape Can. .vi. 

Duobus cocis pape Can. .vi. 

Duobus cocis tinelli Can. .vi. 

D. Iohanni de Novaria expositori Can. .mi. 

Subexpositori Ccn. .in. 

Duobus ortulanis Can. .vi. 

Duobus ferrariis (2) Can. .vi. 

Quinque famulis stabuli Can. .xn l j 2 . 

Duobus soliardis (3) Can. .v. 

Gallinario Can. .11 / I2 - 

Duobus fornariis Can. .v. 

Novem cantoribus (4) Can. .xxxvi. 

Vincilao Can. .111. 

Duobus portinariis prime porte Can. .v. 

Duo servientes armorum Can. .vi. 

Petrus Concha Can. .1111. 

Salvatus berbitonsor Can. .111 V 2 . 

Iohannes Botadio Can. .in. 

Unus alter buticularius Can. .11 1 j 2 . 

Duobus cancellariis Urbis (5) Can. .vili. 

Tribus conservatoribus Urbis (6) Can. .xn. 

(1) Monaco napoletano incaricato di diverse missioni alla fine 
del pontificato. Il 24 novembre 1446, egli fu rimborsato di 75 f. « pre- 
ce stiti fabrice ecclesie Sancti Petri » (R. V, e. 141 b). 

(2) Maniscalchi (Ducange, GJoss. Ili, 235, col. 3). 

(3) Garzoni di cucina (id. ibid. VI, 285, col. 3). 

(4) Al principio del 1447 * cantori della cappella si chiamavano: 
Richard Herbare, Pietro Grosseteste, Giov. Hurtault, Giov. Postel, 
Clemente Lagache, Giov. de Viseto, Pietro Laudrich, Pietro Fiebert, 
Giov. Marsilie (Arch. di Stato, R. V, e. 252). Essi ricevevano cinque 
fiorini al mese (Introit. et exit. t. 413, e. 241). Pietro Grosseteste 
(« Grossicapitis »), « cantor, capellanus», canonico della cattedrale di 
Besan^on, ricevette la sua « littera de fructibus percipiendis » il 
12 marzo 1446; Giovanni Hurtault, canonico della cattedrale d'Arras, 
il 18 marzo; Luigi de Loco, cappellano all'altare di S. Andrea a 
S. Maria Maddalena di Tournai, l'u maggio (Div. Cam. VI, 46 b, 50). 

(5) I cancellieri della città, sempre in numero di due, adempivano 
presso a poco alle funzioni di guardasigilli (Rodocanachi, op. cit. 
p. 72 e nota 4). 

(6) I conservatori erano incaricati della guardia del tesoro comu- 



Can. 


.LII. 


Can. 


•Ili J / 2 . 


Can. 


.m' 1 /, 


Can. 


•in «/* 


Can. 


.111. 


Can. 


.111. 


Can. 


.in. 


Can. 


.in. 


Can. 


.in. 



La « familia » pontificia sotto Eugenio IV 22 1 



.xiii. cap. regionuir (1) 
Teubis (?) de Transtiberi 
Paulus de Astallis 
Iohannes de Lignerio 
Iacobus bombarderius (2) 
Roletus(3) 

Matheus conservator (4) 
Guillelmus de Calabria 
Vincencius clericus capelle (5) 

naie; il loro corpo fu riorganizzato nel 1469; essi erano tre (Rodo- 
canachi, op. cit. pp. 90, 174, 224 &c). 

(1) I caporioni o capi di quartiere ebbero a Roma una grande 
importanza nel sec. xv (Rodocanachi, op. cit. p. 149 sg.). Si troverà 
nel R. I un gran numero di mandati che li concernono. 

(2) Eugenio IV aveva un esercito molto forte, del quale sarebbe 
interessante far la storia ; si posseggono i diversi trattati di incarichi 
ch'egli segnava con i condottieri venuti al suo servizio (arch. Vat. 
arm. XXIX, tt. 22-25); ma l'artiglieria era sua proprietà, e si trova 
nei Registri manàatorum un certo numero di ricordi riguardanti la pol- 
vere, le bombarde e gli artiglieri. 

(3) È possibile che questi sia Umberto Rolet, « scriptor litterarum 
« apostolicarum » , che ricevette il 12 marzo 1446 la sua (ditterà de 
« percipiendis » (Div. Cam. VI, 46 b). 

(4) Non vedo quali funzioni potesse avere questo personaggio. 

(5) I cappellani della cappella erano due ed aiutati da tre chierici; 
ricevevano tutti e cinque cinque fiorini (Jntroit. et exit. t. 413, e. 241). 
Al principio del 1447, i cappellani erano soltanto due e si chiama- 
vano Pietro Vicardi e Giov. Bertherii (Arch. di Stato, R. V, e. 253 b). 
Ecco quali erano gli ornamenti forniti ai cappellani al loro entrare 
in funzione (Da'. Cam. VI, 37): «Die .xxn. decembris .mccccxv 10 . 
« providus vir dominus Henricus Veyrerii, presbiter Petragoricensis, 
« fuit receptus in capellanum capelle Camere apostolice, et sibi fue- 
xc runt consignata res et ornamenta infrascripta ad eandem capellam 
«spectantia, que confessus fuit habere apud se: unum calicem cimi 
«patena; it. duo candelabra parva; it. duas ampulas et unum bacile 
« parvum; it. unam crucem cum pede; it. planetam, stolam, manipulum, 
« camisia et amictum; it. unum palium de alexandrino cum frisio de 
« veluto; una bursa prò corporali; canna dimidia tele fine ad faciendum 
«corporale; duas tovaglias longas; unam pacem rotundam; unum mis- 
« sale pulchrum; duo manutergia ad tergendum manus in altari; unam 
«planetam munitam que est S. Petri». 



222 G. ^Bourgin 



Michael de Prato procurator fisci' (i) Can. .mi. 

D. Luce Leono Can. .mi. 

Cuidam nepoti d. cardinalis S. Marie Nove (2) Can. .1111. 

.xv. marescallis Urbis (3) Can. .lx. 

Gericus collegii (4) Can. .111. 

Valerianus de Mut[ina] Can. .mi. 

Iacobus de Reate (5) Can. .1111. 

D. Iohannes de Baroncellis advocatus (6) Can. .1111. 

Stefanus de Porcariis (7) Can. .1111. 

Antonius de Luca (8) Can. .1111. 

Quidam servitor domini de Columpna (9) Can. .in. 

D. Cole Florilli arcidiacono Beneventano Can. .1111. 

Duobus camerariis ludi Testacii (io) Can. .vili. 

(1) Uno dei primi funzionari della Camera apostolica in quanto era 
organo giudiziario (Gottlob, op. cit. p. 128; Kirsch, op. cit. p. 600). 

(2) Pietro Barbo, nominato il cardinale di Venezia (Ciaconius- 
Oldoinus, Vitae et res gestae pontificum . . . et card. Roma, 1677, II, 923). 

(3) Il numero dei marescialli della città era stato diminuito sotto 
Eugenio IV (Rodocanachi, op. cit. pp. 161-162); ma non v' è stata 
mai molta stabilità. 

(4) Del collegio dei cardinali. Cf. le opere già citate di Kirsch e 
Baumgarten. Il chierico era allora Giacomo Raoul (Radulfus), redattore 
di una parte del diario camerale già indicato (arch. Vat. arm. XXXI, 
t. 52). Il 28 novembre 1444, egli ricevette un mandato di 50 fiorini, 
còme « Reve morum dominorum cardinalium clericus » (R. V, e. 89). 

(5) Egli serve nel 1446 di mandatario a Giovanni Orsini, abbate 
di Farfa (Div. Cam. VI, 56B). Era chierico della Camera (R. II, e. 127). 

(6) Senza dubbio avvocato concistoriale. 

(7) Si tratta del celebre Stefano Porcari, autore della sollevazione 
del 1453 (cLPastor, Geschichteder Pàpste,!, 5 50sg.). Era allora podestà 
di Bologna. Bisogna notare che il 12 marzo 1447 la medesima persona 
ricevette dalla Camera cento fiorini (Introitus et exitus, t. 413, e. 242). 

(8) Familiare del papa, dipendente della Camera (R. V, e. 253, 
mandato di 7 f. «prò carta et cera prò usu Camere apostolice » , 
i° marzo 1447). Ci sono molti mandati concernenti questa persona. 

(9) Eugenio IV si era riconciliato con i Colonna, che pure ave- 
vano organizzata una pericolosa cospirazione al principio del suo pon- 
tificato {Vita Eitcr. IV in Muratori, Script. Ili, 11, 869), e che egli do- 
vette bandire dai suoi Stati nel 1433 (Theiner, Codex dipìom. Ili, 322). 

(10) Pei celebri giuochi di Testaccio vedi tra tanti, Bicci, Notizia 
della fam. Boccapaduli, Roma, 1742, p, 589; Moroni, s. v. carnevale. 



La « f amili a » pontifìcia sotto Eugenio IV 223 



Procuratori Camere Urbis (1) Can. .111 >/ 2 . 

Revisori Camere Urbis (2) Can. .1111. 

.xvin. magistris hostiariis (3) Can. .Lini. 

.iiii° r . mulateriis pape Can. .x. 

Portitori aque Can. .11 r / 2 . 

Duobus portineriis tinelli Can. .v. 

Antonius infirmarius C;m. .11 l \ 2 . 

Tercius aromatarius Can. .11 »/ t . 

Sex cursoribus (4) Can. .xv. 

Sex custodibus porte ferree (5) Can. .xv. 

Duobus aucupatoribus Can. .v. 

Novem ofricialibus Urbis (6) Can. .xxvn. 

Quinque clericis cerimoniarum (7) Can. .xx. 

Thomas de Spinellis depositarius Can. .1111. 

(i) Cf. RODOCANACHI, Op. cit. pp. 94, II 7, 183. 

(2) Id. ibid. p. 295. 

(3) Si trovano molti brevetti di nomina a questo posto nel t. VI 
dei Diversa Cam. Io do il seguente: «Thomas &c. locum &c. providis 
« viris sacri palacii apostolici magistris hostiaris (sic), aule consistorialis 
« prefati palacii, nec non camere paramenti prelati domini nostri sa- 
« lutem in Domino. De mandato &c. de auctoritate &c. vobis presentimi] 
a tenore mandamus, quatinus providum virum dominum Iacobum de 
ce Aviso de Aversa magistrum hostiarium ad dictum hostiariatus offi- 
« cium diete aule cum honoribus, oneribus et emolumentis, omni con- 
ce tradizione postposita, admittatis. Dat. Rome die nono mensis no- 
ce vembris .mccccxlv. indictione .vili. pont. &c. anno .xv. F. Lavezius » 
(e. 31). Le loro funzioni erano assai numerose e varie, come l'indica 
questo mandato del 4 giugno 1432, a Battista da Padova ce hostiario 
« porte palacii et S. D. N. pape per emendi certa quantitate auri et azurri 
ce ultramarini et aliorum diversorum colorum et picturis fiendi in palacio 
cepredicto» (R. II, e. 96; io ho rispettato la grafia del documento). 

(4) Il corpo dei corrieri comprendeva otto membri, diretti da 
Guido Chelli, cc'magister cursorum », che riceveva mensilmente per essi 
tutti sessantaquattro fiorini (Introitus et exit. t. 413, e. 243 b). 

(5) V. Div. Cam. VI, 29B, 30B, 76 B, 85 B, dei brevetti di nomina 
a questo posto d'un tenore simile a quello dei brevetti d'usciere. Si 
vede che i chierici potevano occupare quest'ufficio. 

(6) Si tratta senza dubbio qui degli ufficiali inferiori del Comune. 
(y)I cerimonieri erari cinque e prendevano cinque fiorini a] mese. 

Al principio del 1447 essi erano soltanto tre, si chiamavano Matteo, 
Viva e Pietro Burgensis (R. V, e. 253 b). 



224 G- 'Bourgin 



Constituentes in totum cannas pannorum octingentas triginta tres, 
videlicet de prima et meliori ratione quingentas sexaginta quinque cum 
dìmidia, ad rationem de florenis auri de Camera .un 01 ', cum tribus 
quartis prò qualibet canna, f. similes .n m vi c LXXXVii 3/ 4 . ; de secunda 
vero et mediocri ratione cannas centum septuaginta sex cum dimidia, 
ad rationem de tribus similibus florenis et tribus quartis prò qualibet canna, 
florenos similes .vi c lxi. s. .xliii. d. .vili. mon. ro. ; de tercia et ul- 
tima ratione cannas nonaginta imam, ad rationem de duobus similibus 
florenis cum tribus quartis prò qualibet canna, f. similes .n c L ta . s. .xn. 
d. .vi. ro. [mo.] Que omnes summe et quantitates f. adscendunt ad supra 
scriptam summam .iii m v c LXXXXVini. similium florenorum, s. .xliii., 
den. .vini. Quos in vestris computis admictemus(i). Dat. Rome sub sigilli 
secreti dicti camerariatus officii impressione, anno a nativitate Domini 
.mccccxlvii . ind. .x., die quarta mensis marcii, apostolica sede vacante. 

L. card. Aquileyen. d. pape camerarius. G. de Vulterris. 

Hoc mandatum pannorum funeralium domini Eugenii revisum fuit 
per venerabilem dominimi N. de Valle et P. de Scanlaria, apostolice 
Camere clericos, ex commissione S. D. N. Nicolai pape V :i , et mode- 
rata et taxata dieta summa trium milium quingentorum nonaginta 
novem f. de Camera sol. .xliii. et d. novem reducta ad summam trium 
milium centum octuaginta octo sol. .xxxvn. e*t d. sex monete romane, 
prout constat in originali mandato de propriis dictorum clericorum 
manibus. G. de Vulterris apostolice Camere not.. 

(1) Mandato di pagamento corrispondente: «Dieta die [7 marzo 
« 1447] R. Thomas depositarius de mandato ut supra retinuit florenos 
« auri similes tria milia centum nonaginta octo, solidos triginta septem, 
« et denarios sex mon. romane prò preciis certarum quantitatum pan- 
ce norum nigrorum per ipsum traditorum nonnullis hominibus et per- 
« sonis in funeralibus et exequiis fé. re. d. Eugenii UH pape IIII (sic), 
« ut apparet per mandatum factum die .1111. eiusdem. [Margine sini- 
v stro] : Pro Thoma de Spinellis docuit N. de Leys. [Margine destro] : 
«.m. m . clxxxxviii. s. .xxxvn. d. .vi.». (Intr. et exit. t. 413, e. 242). 
Sono riprodotte anche le scorrezioni del testo. 



VARIETÀ 



I CODICI DELL'ESPOSIZIONE GREGORIANA 

AL VATICANO. 



In occasione del congresso Gregoriano, tenuto a Roma 
nei primi giorni dell' aprile scorso per la ricorrenza del 
XIII centenario dalla morte di san Gregorio, la Direzione 
della Vaticana ha preparato, in una delle grandiose sale della 
biblioteca, ed ha esposto al pubblico nei giorni 4-11 d'aprile, 
una serie di manoscritti, che avevano qualche relazione con 
il grande pontefice e con l' opera sua. L' esposizione si com- 
poneva di quattro gruppi : 

I. Manoscritti contenenti la vita e le opere del 
santo. 

IL I più antichi sacramentari e messali d'occi- 
d e n t e . 

III. Codici contenenti notazioni musicali occi- 
dentali dal secolo x ai primi decennii del sec. XIV. 

IV. Trattati di musica. 

Circa duecento mmoscritti di ogni età (dal sec. vii al xiv) 
e di tutte le regioni latine; in maiuscole e in minuscole. Noi 
ricordiamo ancora con piacere un'altra esposizione di mano- 
scritti e di incunaboli, quella che Ignazio Giorgi seppe cosi 
bene ordinare nella biblioteca Casanatense, in occasione del 
Congresso internazionale di scienze storiche: ma non v'ha 
dubbio che la Gregoriana, per numero e per pregio particolare 
di qualche gruppo, è la più notevole che sia stata preparata in 

Archivio della R. Società romana di storia patria. Voi. XX VII. 15 



226 l r . federici 



questi ultimi tempi anche in altri centri di cultura medievale. 
Essa ha destato cosi vivo interesse che se ne dovette pro- 
lungare di più giorni la durata; ed ha lasciato in tutti gli 
studiosi la speranza che il padre Ehrle non vorrà fermarsi a 
questo primo saggio. Perchè nessun' altra biblioteca a Roma 
e in Italia, forse appena qualcuna altrove, può con tanta 
facilità disporre, come la Vaticana, di un numero cosi note- 
vole di manoscritti ad illustrazione di questioni particolari di 
storia e d'erudizione, specialmente ora che essa fu arricchita 
con preziosi acquisti e che la ricerca e lo studio dei co- 
dici saranno facilitati dai cataloghi a stampa dei singoli 
fondi. 

In questa esposizione il p. Ehrle ebbe aiuto efficace dal 
sig. Enrico Mariott Bannister M. A. Oxon., uno dei più 
sicuri conoscitori di manoscritti musicali e liturgici del me- 
dioevo. E veramente il Bannister ha compiuto con molto 
onore l'ingrata impresa; in pochi mesi (la Direzione della 
biblioteca ebbe l'invito dal Comitato delle feste Gregoriane 
nel marzo dell' anno passato) egli ha ricercato i codici nei 
vari fondi della Vaticana: li ha studiati per determinarne il 
tempo, la provenienza, il genere di notazione musicale. Ma 
egli, da vecchio conoscitore di codici, ha sentito tutte le dif- 
ficoltà e le incertezze di siffatto studio ; e ci avverte che 
« per quanto le sue indicazioni siano state ponderate, egli 
« non vuol che si considerino assolute e definitive, ma quali 
« modesti tentativi proposti alla discussione degli studiosi » . 
Pur troppo, in fatto di paleografia, possiamo discutere con 
pochi risultati pratici. I criteri di datazione dei manoscritti 
sono ancora molto incerti; variano ad ogni modo per regione, 
per tempo, per scuola scrittoria. È vero che in questi ultimi 
trent' anni numerose pubblicazioni di facsimili di codici e di 
carte hanno avviato la paleografia sulla via sicura della com- 
parazione: ma siamo ancora ben lontani dal possedere col- 
lezioni paleografiche coordinate a questo fine particolare : 
che tengano cioè conto della varia materia dei codici, delle 



Varietà 227 



scritture, dei luoghi e raccolgano di ciascun gruppo abbon- 
danti esemplari di provenienza e di data sicure. Cosi avviene 
il più delle volte che i criteri di datazione sicuri per codici di 
una regione, non abbiano che un valore relativo per codici di 
provenienza differente; e spesso occorre di sbagliare fin' anco 
di un secolo quando si studia un manoscritto d'una provin- 
cia e se ne deduce l'età dalla presenza di forme grafiche 
comuni a codici eseguiti nella capitale della provincia stessa. 
Con ciò intendiamo di determinare nettamente il valore che 
diamo alle osservazioni seguenti sull'età di qualcuno dei co- 
dici esposti ; paghi soltanto di rispondere al gentile invito 
del sig. Bannister, a cui vorremmo che le nostre osservazioni 
e i nostri dubbi giovassero per quel poco che valgono. 

I. Il primo gruppo esposto è quello delle Vite e scritti 
di san Gregorio. Esso è rappresentato da oltre trenta ma- 
noscritti di vari tempi (secc. vii-xm) italiani e francesi (1). 

3. Cod. Reg. 644, da Fleurv, fine del sec. x. Lo 
porrei senz'altro dell' xi: che la sua scrittura non è più spon- 
tanea ed ha la s maiuscola finale, carattere della minuscola 
di transizione. E dello stesso tempo del Vat. 1 189 (cat. 
n. 5) della Vita di san Gregorio, che ha giustamente la data 
del sec. xi. 

6, 20, 31, 32. Vatic. 7809: Moraìiaàx san Gregorio; 
Va tic. greco 1666: Dialoghi; Vatic. 3836: Omiìit\ 
Barb. 671: Argomenti vari. Sono quattro codici in scrit- 
tura onciale riportati dal Bannister al sec. vili. Ma, mentre 
il Barb. 671 (cat. n. 32) è scritto in onciale originaria, 
gli altri hanno un numero di abbreviazioni non comune ai 
codici maiuscoli, e le lettere vi sono cosi stentate e irre- 
golari che ci sorge il dubbio s' abbia piuttosto da trattare 



(r) Designiamo i codici con il numero progressivo che essi hanno 
nel Catalogo sommario della esposizione Gregoriana aperta nella biblio- 
teca apostolica Vaticana dal 4 all' n aprile /<;<>./, a cura della Direzione 
della medesima biblioteca, Roma, tip. Vaticana, 1904. 



228 V. federici 



di manoscritti usciti da scriptoria, dove, in età relativamente 
tarda, si curasse la riproduzione e l'imitazione delle scritture 
maiuscole classiche. Un prodotto di tali imitazioni l' abbiamo 
forse nel codice Casanatense 378 contenente: Canones et re- 
gnine ecdesiasticae. 

8. Palat. 245, Moralia. Ha numerosi elementi delle 
corsive diplomatiche : è quindi più probabile che derivi da 
uno studio di tabellione o di scriniario che da un centro 
di cultura calligrafica libraria. 

n. Barb. 573. Nella minuscola non più spontanea di 
questo manoscritto comparisce già la forma gotica della r : lo 
credo del sec. xn. 

12. Palat. 251. È bensì minuscola di transizione, ma 
non vi comparisce ancora nessun elemento di gotica : perciò 
lo crederei più antico del sec. xni. 

13. Vatic. 5752. Questo ms., che viene da Bobbio, ebbe 
dal Bannister giustamente la data : Sec. ix-x. Forse si è più 
vicini al vero ponendolo senz' altro del sec. x, soprattutto 
perchè non v' hanno più nessi corsivi, ancora ben noti ai co- 
dici in minuscola del sec. ix. 

14. Barb. 574. Il ms. più antico della bibl. Vaticana 
con l' immagine di san Gregorio. La si confronti con la im- 
magine del santo della Regala pastoraìis dell' archivio di 
Santa Maria Maggiore (1), fatta scrivere da Martino, vescovo 
della chiesa di Piperno, che si incontra sottoscritto negli atti 
del concilio romano del 18 novembre 861. 

24. Vatic. 5735. Minuscola cassinese che non ha più 
nessun elemento della minuscola originaria, nemmeno la a 
e la r perpendicolare, più tenacemente conservate nei codici 
cassinesi: lo crederei del sec. xn. 

26. Vatic. 593. Regala pastoraìis. Vi è usato il nesso rt 
comune nei manoscritti italiani, e specialmente romani, del 
secolo xi. 

(1) Riproduzione in Ròtnische Quartalschrift, 1901, fase. 1-2. 



Varietà 



27, 28, 30. Ottob. 3 ri; Palat. 266; Va tic. 662. 
Minuscole libere di ogni elemento arcaico : più vicine quindi 
al sec. xi. 

II. Il secondo gruppo contiene i Sacramentari ed an- 
tichi messali. Sono una ventina, dal sec. vii al xn. 

34, 35, 36,37. R eg. 316, Messale Gelasianum; Reg. 257, 
Missale Franeorum; Palat. 493, M'issale Gallicanum; 
Re gin. 317, Missale Gotbicum. Quattro messali che, dalle 
miniature ornamentali e dalla particolare forma della segna- 
tura dei quaderni, eseguita entro un cerchio policromo (1), 
ci manifestano la loro origine spagnola. Questo per la pro- 
venienza. Quanto al tempo io dubito che essi siano stati 
scritti nei secc. vii ed vm come sono giudicati nel catalogo. 
L'alfabeto della onciale loro, specialmente la a, la e, la o, 
la s, è così poco spontaneo, così irregolare nel ductus della 
lettera, che io non esito a crederli prodotti d' una scuola 
d' imitazione assai goffa, e ben più recente del tempo loro 
attribuito. 

39, 41, 43. Ottob. 313 ; Va ti e e. 377, 7701. Minu- 
scole senza alcun elemento delle lettere arcaiche di questa 
scrittura : non mi paiono anteriori al sec. x. 

42. Bar ber. 560. Non è più minuscola spontanea: ma 
vi manca l'elemento di transizione: forse del sec. xi. 

45. Palat. 499. Minuscola d'imitazione del sec. XII. 

48. Vatic. 1272. Lezionario e Messale. Il codice, dato 
come dell' Italia centrale, esce dallo scrittoio Sublacense di 
S. Scolastica. Si confronti con gli altri manoscritti Subla- 
censi conosciuti (2) e specialmente con le Omiìie di san- 
t' Isidoro (3) ora conservate nella bibl. Vallicelliana (B, 40) 



(1) Ct\ saggi simili in Ewald i:t Loewh, Exempìa scriplurae vi- 
sigotica*, Heidelbergae, Koester, 1883, tavv. xvn, xxvn. 

(2) Y. Federici, / monasteri di Subiaco, voi. II, Roma, tip. del- 
l' Unione cooper. editrice, 1904; tavv. 1, 11 e p. xxvn sgg. 

(3) Ivi, tav. in. 



230 V. federici 



ma indubbiamente di Subiaco (1). Anche il cod. Vat. 1272 
è frutto della scuola scrittoria, fondata o ravvivata da Gio- 
vanni, monaco di Far fa, della famiglia del conte Giovanni 
di Ottone di Segni, che andò abate di Subiaco circa il 1068. 

III. Il terzo gruppo, quello della Notazione musi- 
cale, è il più numeroso dell'esposizione (nn. 54-180) e 
contiene esemplari con neumi semplici e composti, con righi 
e con chiavi e con la notazione alfabetica, la cui invenzione 
si attribuisce a Boezio e la cui introduzione ' nella liturgia 
buina si f.i risalire a san Gregorio. E come nella disposi- 
zione dei neumi la figurazione grafica è diversa nei diversi 
paesi latini e fra alcuni studiosi prevale anche la distinzione 
regionale dei neumi, così i codici esposti con notazione musi- 
cale furono diversamente raggruppati per regioni; e v'hanno : 
1. Neumi accenti tedeschi; 2. Neumi accenti 
francesi; 3. Notazione aquitanica; 4. Notazione 
mista, punti e accenti; 5. Notazione di Metz; 
6. Notazione inglese; 7. Notazione italiana di- 
stinta alla sua volta in a) Not azi one dell'Italia set- 
tentrionale e centrale; b) Notazione dell'Ita- 
lia meridionale. È questa una delle più preziose 
raccolte di notazione musicale medievale, quale non crediamo 
possan vantare molte altre biblioteche del mondo. Essa è 
anche la meglio datata; qui specialmente mostra la sua 
grande perizia il sig. Bannister. Per questi codici, dunque, 
meno che per gli altri, avremo occasione di muover dubbi 
sulla designazione delle date, dubbi che, s' intende, muovono 
soltanto dall' osservazione paleografica. 

60. Barb. 477. E in minuscola d' imitazione che, pel 
suo alfabeto e per le iniziali maiuscole delle rubriche, non 
ci pare anteriore al sec. xn. 

67, 70. Palat. 494, 482. Scritti ambedue con minu- 
scola di imitazione del sec. xn. 



(1) / monasteri cit. p. xxx. 



Varietà 231 



75. Palat. 889. Ha la s maiuscola anche in mezzo di 
parola e risente della minuscola cancelleresca del sec. xin. 

84, 85, 89, 90. Regin. 1616, 1964, 222; Vatic. 474. 
Hanno già tutte le particolarità della minuscola di imita- 
zione, con qu delie esempio della s maiuscola finale: li cre- 
derei piuttosto del sec. xi. 

91. Vatic. 4770. Missale pianini Benedictinam. Deriva 
da qualche monastero della provincia romana, i cui codici 
hanno anche il nesso ri nella particolare forma che incon- 
triamo in questo (1). È del sec. xi. 

92. Regin. 267. È un codice in onciale e semionciale 
che il Bannister segna come del sec. x-xi. E noto che col 
sec. vili cessa 1' uso della scrittura onciale, che forse a Roma 
è ancora adoperata verso la prima metà del sec. ix (2). 
Questo ms. Regina 267 sarebbe dunque scritto in maiuscola 
d'imitazione: e se la sua età e la sua provenienza da Fleury 
fossero sicure, esso potrebbe servire come termine di con- 
fronto con i nn. 6, 20, 31, la cui forma onciale ci parve non 
consentanea al periodo fiorente di questa scrittura. 

106. Barb. 559. Il catalogo gli assegna la provenienza 
francese di Lione e la data : 1 173-1223. Ma come il ms. è 
già interamente gotico, ci pare assai più probabile che esso 
sia stato composto intorno al 1223, se pure non si debba 
ritenere più recente. Perchè la gotica,, in Italia, cominciava 
appena a manifestarsi nella prima metà del sec. xui, e noi 
non conosciamo esempi francesi di gotica così completamente 
formata come questa del Barb. 559, già nel primo trenten- 
nio del sec. xm. 

126. Regin . 204. È minuscola d'imitazione del sec.XII. 

(1) Cf. / monasteri cit. p. xxix. 

(2) Il più recente esemplare che ne conosco è il Yallicelliano B, 
25, 2, contenente: Actu apostolorum, epistólae sanctorum lacchi, Vetri, 
lóhannis, l 'udite et ApocaUpsis sancii lohannis scritto per una chiesa .li 
S. Lorenzo della provincia di Roma, ai tempi di Iuvenianus, cardinale 
di S. Sabina, presente al concilio romano dell' 853. 



232 V, federici 



128. Vati e. 9668. Ha già lettere gotiche che non tro- 
viamo ancora nel secolo xi: più probabilmente è del se- 
colo XII. 

148. Vatic. 5319. Graduale scritto per una chiesa di 
Roma; forse nel monastero di S. Eutizio di Norcia piut- 
tosto nel xn che neh' xi secolo. Si confronti col Vallicel- 
liano tomo I, certamente venuto da quel monastero e scritto 
poco prima del 1170 (1). 

161. Vatic. 10673. Frammento di un Graduale ro- 
mano. In esso incontriamo qualche iniziale (la D di «Deus», 
e. 14 a) ornata al modo che qualche amanuense del sec. xn 
soleva usare nello scriptoriiim di S. Vincenzo al Volturno 
(ci. Chronicon Fulturnense; Vatic. Barb. lat. 2724, e. 146 a). 

164. Borgiano 339. Evangeliario mutilo. Il codice ha 
numerose orazioni con note musicali. In una di queste, 
dove si fanno le lodi del pontefice, è lasciato vuoto lo spazio 
per scrivere il nome del papa regnante, e sulla lacuna sono 
segnate tre note musicali. Da ciò si dedusse che il pontefice, 
sotto il quale si scrisse l'evangeliario, fosse Gregorio VII. 
E con uno degli anni del pontificato d' Ildebrando, il 1082, 
concordano il numero d' oro, la lettera domenicale, il giorno 
di pasqua ricordati nelle ce. 58 b, 59A-B (2). Per queste 
ragioni si dette al Borgiano 339 la data del 1082. Ma questa 
data repugna alla scrittura del codice. Essa è minuscola cas- 
sinese : ma la a, la e, la r, la t, i nessi li, fi, ti sono così 
goffi e così artificiosi che io non esito a crederlo un codice 
imitato da un esemplare più antico, in tempi in cui non si 
era più afflitto abituati alla scrittura cassinese : forse nel 
sec; xiv. Del resto tutte le indicazioni cronologiche sopra 
ricordate designano anche l'anno 1356: e di questo tempo 
sono i pontefici Urbano V e Gregorio XI, ai quali possono 
attribuirsi le tre note musicali nella lacuna ricordata sopra. 



(r) Cf. e. vili b e le lettere iniziali miniate di e. 1 a sgg. 
(2) Revue des bibliothèques, gennaio-maggio 1902. 



Varietà 233 



IIII. Il quarto gruppo, dei Trattati di musica, com- 
prende una diecina di codici dei fondi Vaticano, Palatino e 
Regina dei secc. ix-xiv. 

181. Vati e. 4929. Minuscola carolina con la s finale 
di transizione che non trovammo mai adoperata prima del 
secolo xi. 

182. Regin. 1638. Trattato di musica di Boezio, con 
elementi di minuscola di transizione e di minuscola gotica; 
non quindi anteriore al sec. XII. 

186, 187. Palat. 1346; Regin. 1661. Ambedue giu- 
dicati del sec. xi : più probabilmente del sec. xn per i nu- 
merosi elementi di minuscola di transizione. 

188. Regin. 598. Frammento del De musicete expìaua- 
tione di Guido d'Arezzo : ricco di elementi gotici : quindi del 
principio del sec. xm. 

Molti di questi codici, specialmente alcuni di scrittura 
cassinese (Borgiano 339; Vatic. 10673; Ottob. 145; 
il Rotulo Barber.) ed alcuni contenenti saggi arcaici di 
scrittura gotica (Regin. 598, 1638; Vatic. 9668; Bar- 
ber. 559) meriterebbero ancora un esame più accurato, 
in ordine all'origine e allo svolgimento delle due scritture. 



V. Federici. 



POMPONIO LETO «IL MORO ». 

Apostolo Zeno nella Notizia degli autori emendali da 
Pomponio Leto (1), registrando fra questi « I[unii] Moderati 
« Columellae hortuli Commentarium, in-4 senz'anno e luogo 
« di stampa », dice: « In un esemplare della libreria Cesarea, 
« da me veduto in Vienna, leggesi scritto di mano antica 
« a fianco del titolo : Editum a Pomponio Latto Numida pro- 

(1) Dissertazioni Vossiane, II, 232-252. 



234 £• Lumbroso 



«fitente anno ic [= incarna tionis] 1476». Numida? Strano 
titolo ! E la ragione ? Lo Zeno soggiunge : « Era quello il 
« tempo de' suoi maggiori travagli. La ragione per cui gli 
« fu dato il titolo di Numida, ne vien somministrata dal 
«Platina in quel passo: " Trahitur ad urbem Pomponius 
« Venetiis captus : per totani Italiani tanquam alter Iugurtha 
« ducitur in iudicium " ». 

Ma il 1476 non appartiene al tempo de' maggiori tra- 
vagli di Pomponio Leto, id est al pontificato di Paolo II, 
morto fin dal 1471; anzi cade nell'epoca in cui Pomponio, 
il Platina, gli Accademici vivevano tranquilli ed onorati, ed 
in buoni rapporti coi papi. Né il titolo di Numida indica 
chiaramente e necessariamente un Giugurta più che un Mi- 
cipsa od un Masinissa. No, no, la ragione vera è ben altra 
e ben più interessante, e l'abbiamo fortunatamente in due 
lettere preziosissime e commoventissime de obitu Pompon ii, 
che si scambiarono in quella luttuosa circostanza Michele 
Ferno e Iacopo Antiquario (1). Il primo scrive, fra le altre 
cose : « Domi invinctum longissima linea vitta caput pene 
« in Numidicum modum ad meliorem valitudinem plurima 
« anni parte habebat, quod advenas et spectatores in incre- 
« dibilem admirationem excitabat » . È chiaro. L' « incredi- 
« bilis admiratio » degli « advenae et spectatores » dinanzi 
a quella fasciatura quasi moresca del capo, avvolta in più 
giri, non occorre dire quanto bene e facilmente spieghi 
l'origine del titolo di Numida, la « fabula » caratteristica 
quanto gaia ed affettuosa. Ma la morale, che alla biografia, 
alla storia, è quella che preme ? L'abbiamo nella scrittura 
dell'Antiquario in risposta al Ferno : « Nec ullae unquam 
« Romanae illecebrae virum sine reciprocatione sibi con- 
ce stantem attigisse visse sunt. In familiari lacerna quotiens 
« amiculo caput circumdedisset, beatiorem se Persarum rege 



(1) Addenda ad Fabricianam Bìbliothecam mediae et infimae latini- 
tatis, ed. a P. Io. Dom. Mansi, Padova, 1754, VI, 6-1 1. 



Varici à 235 



« longe putabat ». Così studiava, cosi viveva, nella sua sem- 
plicità, l'austero, lo sdegnoso grand' uomo, lontano dalle 
« Romanae illecebrae » che altri insegue 

velut accipiter 
molles columbas ! 

Ma non poteva l'Antiquario esprimere la beatitudine di 
Pomponio dicendo che così credeva di stare come in pa- 
radiso, come una pasqua, come un papa ? Mai più, mai più : 
aveva detto altrimenti il Lazio (1), il Lazio innamorato della 
« Grascia capta » (2). 

Giacomo Lumbroso. 



BREVE NOTIZIA SUGLI ARCHIVI 

E SULLA BIBLIOTECA GIOVARDIANA COMUNALE 
DI VEROLI. 

Il complesso degli archivi conservati nell'antica città di 
Veroli è, a parer mio, più importante, per il numero, per 
il contenuto e per l'età delle carte, di quello di qualunque 
altro comune della parte meridionale della provincia romana, 
e, nello stesso tempo, forse il meno esplorato. Un accenno 
dell' Ughelli, nel sec. xvir (3), poche parole del Marocco 
sui primi del sec. xix (4), un paragrafo del Moroni (5), una 

(1) Horat. Ginn. 3, 19: « Donec gratus eram tibi... Persarum 
« vigui rege beatior». 

(2) Plut. An vitiositas &c. § 3 : Mr.-ooy.Xr.s, 5< ^itauvoc h toT; 
xpoPàrot; y.y.'Xiù'Jbìv, -/.olì SJi'psu; iv xof? 7rpo77'j/.abt; t'Òv Upfiv, xit i* Ba- 
puX'Òv. ^£i|ià^o/xa, xai 7tipì M^òiav Sspi^Ta Mepa-Òv PaciXì'a 7r:pì lù6at;i.O- 
via{ si; i-ywva 7r:où/.aX£ÌTO. 

(3) Italia sacra, Venezia, Coleti, 1 7 1 7, I, 1 3<S0. 

(4) Monumenti ch'Ilo Stato pontificio, Roma, Boulzaler, 1833, V, 94. 

(5) Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, s. v. Veroli. 



2j 6 J. Toiletti 



scorsa rapidissima del Bethmann verso il 1854 (1), una non 
ili cno rapida del Pflugk-Harttung (2), i brani pubblicati dal- 
l'abate Capcrna (3), infine ciò che ne scrisse il prof. Schiapa- 
relli nel 1900 relativamente alle bolle pontificie anteriori ad 
Innocenzo III, sorvolando sulle altre pergamene (4), ecco 
quanto io conosco che accenni agli archivi verolani. 

Ho fatto nella scorsa estate un breve soggiorno colà 
per alcune ricerche storiche, e se V esito di esse fu sod- 
disfacente, devo esserne grato alle cortesie ed alle conces- 
sioni dei monsignori Todini e Quattrociocchi della catte- 
drale di S. Andrea; Quadrozzi parroco abate di S. Erasmo; 
dei rispettivi capitoli; di don Vincenzo Caperna, dotto biblio- 
tecario della Giovardiana Comunale e del sindaco cav.Di Rosa. 
È mia ferma intenzione di compiere su questo materiale un 
lavoro più complesso ed esauriente; oggi mi limiterò a qualche 
notizia, che possa dare un'idea della sua importanza. 

L' archivio della cattedrale di S. Andrea è conservato 
nella sala capitolare, ampia, asciutta e luminosa, entro un 
armadio la cui parte superiore è divisa in dodici cassette. 
In queste cassette erano chiuse tutte le pergamene arroto- 
late ed in molto disordine. Sulla fine del sec. xvm o sul 
principio del xix uno studioso, forse un canonico, ha scritto 
dei brevi sunti sul rovescio, rare volte copiando nelle 
interlinee sillaba per sillaba l'antica scrittura, numerando 
quasi tutti i documenti. Io le ho ordinate secondo que- 
sta numerazione, dividendole in fasci di dieci ognuno, in 



(1) Archiv der Gesellschaft fùr altere deutsche Geschichtkunde, Han- 
nover, 1874, XII, 482. 

(2) Iter Itaìicum, Stuttgart, 1883, p. 14. 

(3) Memorie storiche della collegiata insigne e basilica di S. Erasmo 
V. M. in Ver oli, Roma, Vera Roma, 1896; Storia della chiesa cattedrale 
di S. Salome in Veroli, Frosinone, 1880. 

(4) Papsturhunden in Campanien, Nachrichten der K. Gesellschaft 
der ÌVissenschajten \u Gòtlingen, Gòttingen, 1900, p. 300. 



Varie là 237 



modo da renderne ora facilissima la ricerea. Adesso la cas- 
setta I contiene cinque rotoli, dal n. 1 al 50; la II, sette, dal 
n. 51 al 120, la III, sette, dal n. 121 al 190; la IV, quattro, dal 
n. 191 al 230; la Y, sette, dal n. 231 al 300; la VI, sette, 
dal n. 301 al 370; la VII, otto, dal n. 371 al 450; 1' Vili, 
sette, dal n. 451 al 520; la IX, sei, dal n. 521 al 580; la X, 
tredici, dal n. 581 al 710; la XI, quattro, dal o. 711 al 750; 
la XII, un pacco di otto pergamene, numerate da me dal 
n. 1000 al 1007, alcune assai lacere, e qualche documento 
cartaceo. 

Nella parte inferiore dello stesso armadio si conservano : 
diciassette volumi, ordinati alfabeticamente, di affitti, com- 
pre &c; sei di miscellanea; diciotto di istrumenti dal se- 
colo xvii in poi; capitoli dal novembre 1645 all'aprile 1659; 
innovazione ed opera dell'organo 1796; venti volumi di 
appunti, contratti, stampati, copie, cause &c. ; un volume 
del sec. xix di notizie desunte dalle pergamene : un In- 
dex instrumentorwn ; un Liber missarum 1724; vari volumi di 
amministrazione ed altre poche carte senza importanza. 

In ordine di tempo i documenti principiano dal sec. x 
e terminano col xvn, essendo in forte maggioranza quelli 
del xn e xiii ; tra di essi sono da notare cinquanta tra bolle 
e brevi pontifici, da Gregorio VII in poi (1). 

Alla prima scorsa ho potuto subito constatare che gran 
parte del materiale, e la più antica, è composta di documenti 
che riguardano l'antico monastero di Casamari, l' archivio 
del quale comunemente si credeva perduto. Basti ciò per 
dare una idea della loro importanza. Ora però' lasciando 
da parte qualunque notizia sul contenuto storico, filologico 
e paleografico, voglio solamente fare un brevissimo cenno 
di alcune notevoli particolarità diplomatiche. 

(1) Nell'archivio di Montecassino si conservano parecchi documenti 
del territorio di Veroli, una trentina dei quali, dei seca X e XI, sono 
stati copiati dal prof. Pietro Fedele; altri dei secc. xi e xu stanno nella 
biblioteca Barberini, e di questi io stesso ho latto la trascrizione. 



238 J. Tonetli 



Tra i documenti dell'archivio Comunale di Anagni il 
dott. Brighiti, del nostro Archivio di Stato, ne rinvenne 
uno verolano del 121 1, contenente una donazione fatta alla 
chiesa di S. Salome nei primi anni di sua vita, documento 
che era notevole per la completio notarile in versi, e che fu 
in appresso pubblicato dal dott. Severino Tedeschini, alunno 
della scuola di paleografia e diplomatica (1). Poco di poi il 
prof. Tomassetti rinvenne nell'archivio Colonna, del quale 
è conservatore, un altro documento verolano del 11 57 di 
rinuncia di beni al monastero di Casamari, con la medesima 
particolarità, ed io lo pubblicai in questo Archivio del- 
l'anno 1902 (2). Nelle poche parole con le quali accom- 
pagnavo la trascrizione, notavo la strana coincidenza di luogo 
in documenti forniti di una stessa rara curiosità diplomatica, 
ed azzardavo l' ipotesi che ciò denotasse una speciale abitu- 
dine locale, le tracce della quale si sarebbero dovute trovare 
negli archivi di Veroli. Il fatto ha confermato pienamente 
l'ipotesi, poiché molte sono le pergamene nelle quali il no- 
taio scrive la rogatio o la completio in versi. Ne do qui una 
serie di esempi, in ordine cronologico, presi a caso tra i molti. 

1141 (11. 626). Ego scriptor Landus dictus, 

Hic scribendo sum subscriptus. 
11 50 (n. 268). Scribere quam cartam Leonardum iure peractam 

Annis prephatis sunt dicto mense rogati. 

Qui Verule natus iudex scriptorque notatus (3). 
Più la sottoscrizione: 

Subscripsi scriptis ego me Leonardus in istis. 
1172 (n. 432). Subscripsi scriptis ego me Leonardus in istis 

Ecclesie iudex Romane scriptor et alme 

Et signum feci quod cernis sicque peregi. 

(1) Una pergamena Veroìana del 1211 relativa alla basilica di S. Sa- 
lame, Roma, Forzani, 1899. 

(2) Alcuni documenti del territorio Verolano in questo Archivio della 
R. Società romana di stor. pati: XXV, 228. 

(3) Il secondo verso di questa rogatio ha due varianti; se gli at- 
tori del documento sono due o più, usa la forma « sunt dicto mense 



Varietà 239 



iicSò (a. 422). Et ego Landulfus castri predicti, 

Iudex et notarius internai et scripsi (1). 

1186 (n. 105). Seriósi me scribtis, Leo dictus scribtor in istis. 

1191 (n. 92). Et ego Otto scriniarius Sancte Romane Ecclesie liane 
cartam scripsi 
Et feci signum quod memet denotat ipsum. 

1 1 95 (n. 267). Ecclesie pandens Romane scriba Iohanncs 

Et singnum pressi, que cemis, carmina gessi. 

xn sec. (n. 53). Et ego Iohannes scribtor rogatus scribere scribsi. 

1224 (n. 74). Et signum fincsi, quod cartis denique pinxi. 

1230 (n. 259). Hanc cartam scripsi, Romano presule Cristi 

Factus scriba quidem Petrus. Tu concipe fidem 
Et pinxi clavem, quo nemo credat inanem. 

Come si può rilevare da confronti con gli esempi simili 
riportati dal Paoli (2), dal Giry (3), dal Brunner (4), dal 
Bresslau (5), dal Rozière (6), dal Garufl (7) &c, poche delle 
chiuse antiche già conosciute sono anteriori a quella del II41, 
pochissime più moderne di quella del 1230. 

Caduta in disuso in Veroli sui primi del sec. xm questa 
abitudine notarile, ne subentrò un'altra: quella di usare per 
il nome del notaio la forma monogrammatica, uso che però 
è comune nei secoli xm e xiv a parecchi paesi di questa re- 
gione, come ho potuto osservare nell'archivio Colonna. 

«rogati»; se è uno, usa invece la forma «et dicto mense rogavi». 
Come pure il « Verule » dell'ultimo verso qualche volta diviene « Ve- 
« rulis ». 

(1) Nella stessa carta un teste sottoscrive: 

Subscrinsit dictus index his se Bcnedictus. 

(2) Diplomatica, Firenze, p. 115. 

(3) Mainici de diplomatigli*, Paris, Hachette, 1894, p. 453. 

(4) Zar Recbtsgeschicbte der ròmiseben uni germaniseben Urkunden, 
p. 81. 

(5) Handbuch der Urkandenlebre, Leipzig, Verlag von Yait, 1889, 

(6) Recueil general des formules usitées dans Vempire des Francs Ju 
V* au a v siede, Paris, Durand, 185 1-1871. 

(7) Studi medievali, a cura di F. Novati, Loescher, 1904. 



240 7- Toiletti 



lì inoltre degno di nota il fatto che parecchi documenti 
dei secoli xi e xu, sia nel protocollo che neh' escatocollo, 
conservano forme grafiche assai più grandi ed allungate di 
quelle del contesto del documento e che derivano senza dub- 
bio dal capitale e dall'onciale. Ricordi incerti, ma assai in- 
teressanti, specie quanto più si differenziano dalla grafìa del 
testo, scritto in un corsivo confuso e difficilissimo a leggere, 
più disordinato ed irregolare di quanto ne abbia mai veduto. 

L'archivio della chiesa collegiata di S. Erasmo è conser- 
vato in uno stanzino attiguo alla sacrestia, in luogo asciutto 
ed aerato, dentro una grande cassa chiusa a chiave; i docu- 
menti, tutti arrotolati, non hanno numerazione e non potei 
ordinarli per mancanza di tempo. Da una visita sommaria ho 
accertato che la loro quantità è di poco inferiore a quella 
dell'archivio della cattedrale (quasi seicento), che anche essi 
cominciano dal x secolo, e che contengono cinquantadue bolle 
e brevi, da Alessandro III in poi (1). Anche su di queste per- 
gamene si possono fare le medesime osservazioni di quelle 
già riferite, tanto più che la chiesa di S. Erasmo ed il con- 
vento annesso hanno tradizioni storiche antichissime e glo- 
riose che li riannoderebbero alle origini benedettine. 

L'archivio Comunale di Veroli è, per la parte antica, 
di una povertà quasi assoluta. Qualche volume di atti con- 
siliari dal 1568, quattro pacchi di carte del Governo fran- 
cese, uno di editti e notiz'e dal 1799 al 1848, un libro delle 
memorie del Consiglio d/ S. Martino in Veroli, un grosso 
volume del sec. xix sulla nobiltà di Veroli, ed una copia 
dello statuto, rappresentano adesso, insieme con la moderna 
parte amministrativa, gli avanzi di un archivio, che indubbia- 
mente deve essere stato ricchissimo. Eccone qualche prova. 



(1) La terza carta dell' ii° pacco ha la sottoscrizione: e Ego Gri- 
«maldus scriptor, compievi et finivi». La sesta: «Ego Leo scriptor, 
«composui et scripsi». C'è un certo barbaro ritmo. 



Varietà 241 



Nel 1657, in Velletri, per i tipi di Carlo Bilancioni, fu 
pubblicato da un anonimo lo Statutum seit leges municipales 
communis cwitatis Perularum, impressa impensis ciusdem com- 
uni nis, dedicandolo a nions. Agostino Franciotto, commis- 
sario apostolico per la provincia di Maritima (1) e Campagna. 
E un volume in-4, di pagine trentadue non numerate, e cen- 
cinquantadue numerate. Le prime contengono una prefazione 
con alcuni cenni di storia ed una descrizione di Veroli, nella 
quale parlando dell'archivio del comune si danno come con- 
servati in esso molti antichi documenti, e, fra gli altri, i se- 
guenti : 

1327, gennaio 5. Giovanni XXII. Ai Verolani perchè si uniscano 
al rettore di Maritima e Campagna contro Fermo e Fabriano. Dat. 
Avenion. 

1333, gennaio 18. là. Ai medesimi perchè si uniscano e. s. contro 
Francesco di Ceccano (2) che aveva occupato Alatri. Dat. Avenion. 

(1) Ho sempre trovato nelle carte ufficiali del Governo pontificio 
e del comune di Roma la parola « Maritima » scritta con un solo t 
anche in un contesto interamente italiano. Era evidentemente la forma 
latina conservata tal quale, per indicare quella regione litoranea che 
ora forma, poco più poco meno, il circondario di Velletri, dai monti 
Albani a Terracina. Sulla storia delle due denominazioni di Maritima 
e Campagna, e le origini e le vicende dei loro confini sto compiendo 
un lavoro che credo non privo d' interesse.. 

(2) La figura di Cecco da Ceccano, il continuo ribelle alla Chiesa, 
nemico acerrimo dei suoi parenti, in guerra sempre con tutti i paesi 
che tentavano ribellarsi alle sue prepotenze, il devastatore delle pic- 
cole borgate, il crudele tormentatore dei suoi prigionieri, è tale che 
meriterebbe d' essere lumeggiata come quella che fu il prodotto naturale 
dell' età sua nello Stato romano, età di rivolgimenti e di ribellione. 
Numerosi ed interessanti documenti di lui si conservano nell'archivio 
Colonna, e basterebbero forse per un largo cenno biografico. In uno 
di essi, del 13 marzo 1361, Tomasso da Ceccano con i nepoti Masio, 
Giovanni, Nicolò e Bello da Ceccano per gli atti del notaio Roberto 
di Pietro di Andrea di Prossedi costituiscono Gregorio di Pietro di 
Tomassa di Carpineto loro procuratore «corani honorabilibus et pru- 
c dentibus viris septem reformatoribus reipublicae Romanorum, almae 
« Urbis regimini presidentibus ac bandarcnsibus quattuor antepositis 

Archivio della R. Società romana di storia patria. Voi. XXVII. l6 



242 J. Toiletti 



1417, novembre 22. Martino V. Ai medesimi perchè continuino 
nella loro fedeltà verso la Chiesa. Dat. Constantie. 

1419, ottobre 21. ld. Concede ai Verolani che si possano eleggere 
da loro stessi un giudice, meno casi speciali. Dat. Romae apud S. Petrum. 

« felicis societatis balistariorum et pavesatorum Urbis et eorum curie 
« ufficialibus quibuscumque » perchè Cecco di Ceccano « Dei timore 
« postposito tamquam iniquitatis filius, proditorie, fraudolenter, pensate, 
« deliberate, scienter, nequiter et malo modo in vilipendium et cou- 
rt temptum Sancii Romani popuìi et sancte Romane Ecclesie matris et 
(.< magistre fidelium personaliter cepit, captivavit et carceravit ac capti- 
« vatum et carceratum per unum annum et ultra detinuit enormiter 
« contra Deum et iustitiam in castro Patrice sito in partibus Campanie 
« iuxta territorium castri Ceccani, iuxta territorium castri Supini, iuxta 
« territorium castri lulliani et alios si quos habet veriores confines 
« Thomasium de Ceccano supradictum ipsum ponendo et poni faciendo 
« pluribus et diversis vicibus ad tormenta ac sibi faciendo per conse- 
« quens suos proprios pedes crudeliter et enormiter amputari, Patiam 
« virginem et honestam puellam carnalem neptem eiusdem Thomasi ac 
« sororem carnalem suorum nepotum carnalium predictorum iam mor- 
« tuam propriis manibus iugulando, retinendo etiam in predicto castro 
« Patrice enormiter captivatos Antonium et Loffridum pueros totaliter 
« innocentes nepotes carnales prefati Thomasii et carnales fratres suo- 
« rum nepotum praedictorum ; irruendo insuper et deguastando ac irmi et 
« deguastari faciendo predictum castrum Ceccani ac castrum Sancti Lau- 
« rentii, destruendo ecclesias et monasteria monialium, domos, turres 
« et alia hedificia consistentes seu consistentia in ipsis castris eorumque 
« territoriis et districtibus.quamplures homines et personas ipsorum ca- 
« strorum sexus utriusque ad numerum centum personarum ascendentes 
« et ultra captivando, tormentando et ab eis pecuniam innumerabilem 
« extorquendo, interficiendo, mutilando, suspendendo, concremando, 
« cecando, exbandiendo, pastinando, eosque eorum bonis et rebus mo- 
« bilibus et immobilibus privando et captivari, tormentari, interrici, 
«mutilari, suspendi, cecari et pastinari faciendo; et, quod abhomina- 
« bilius et crudelius fuit, pueros innocentes filios condam Riccardi de 
«Ceccano carnalis patrui sui cum magnifica muliere domina Fran- 
te cesca Gay tana uxore condam predicti Riccardi et matre predicia- 
te rum innocentium puerorum occidi fecit crudeliter et necari ; privando, 
« destituendo et per vini et molestiam totaliter expoliando Thomasium 
« de Ceccano sepedictum suis propriis et specialibus partibus supra- 
« dictorum castrorum Ceccani et Sancti Laurentii ac castri Riparum, 
«castri Ceperani et castri Carpini, depopulando et devastando cum 



Varietà 243 



Ed oltre a questi, molte lettere di legati pontifici ecc.; e 
dice: « Multa vero diplomata, innumerasque sanctorum pon- 
ce tificum bullas, vel hominum incuria, vel temporum iniuria 
« inde abesse, certuni est ». È riportata dal Moroni, ma non 
ho potuto riscontrarne l'esattezza, la notizia- che nel 1594 
Pompeo Caetani dei conti della Torre (1) avendo cagioni 
di odio verso il podestà, accese una mina sotto il palazzo 
comunale, ove esso abitava, e lo fece saltare in aria, con la 
morte del podestà e della famiglia di lui, e con la quasi com- 
pleta distruzione degli archivi. Se tali perdite aveva già sop- 
portate l'archivio prima del xvn secolo, gli avvenimenti 
posteriori non sono stati tali da farlo rifiorire, e dobbiamo 
alla grande importanza economica ed amministrativa dello 
statuto il fatto che ancora sussista una copia autentica del- 
l'antica redazione di esso. 

Lo statuto è un volume ms. dei secoli xvi e xvn, car- 
taceo e pergamenaceo, in-4 grande, legato in pelle con 
impressioni a freddo, di carte censettantuna numerate, delle 
quali molte bianche, specie dalla e. 124 a alla fine. 

A e. 1 si trova la: 

Tabula et index totius voluminis, in qua continentur distinte et 
seperatim (sic) omnes rubrice cuiuslibet libri et totum volumen distin- 
guitur in quinque libris, quorum primus est officialium et aliorum, prout 
in eo, sccundus causarum civilium, tertius criminalium et malefitiorum, 

« interventi! guerre pestifere et depopulari et devastati faciendo plu- 
« ribus et diversis vicibus et diebus agros castrorum Iulliani, Sancti Ste- 
« phani et Prossedi, devastando et irruendo domos, turres et alia dedi- 
ti ficia et devastari et irrui faciendo consistentes seu consistentia in 
« territoriis predictorum trium castrorum, cimi aliis excessibus infinitis 
« et delictis nec non prò praedictis omnibus et singulis que publica et 
« notoria sunt et evidenter manifesta » &c. (arch. Colonna, perg.LVI, 47). 
Ce n'è abbastanza, mi pare, per delineare la bieca e prepotente figura 
di questo grande brigante, degnocapostipite dei Gasperoni, dei Panici 
e dei Chiavoni. 

(1) Torre Caietani, piccolo comune vicino ad Anticoli, antico 
feudo dei Caetani, dai quali ha preso il nome. 



244 J- Toiletti 



quartus damnorum datorum, quintus vero extraordinariorum. Estquc 
alter liber in fine positus, qui continet indulta Romanorum pontificum, 
brevia et concessiones eorundem, cum confirmationem et approvatio- 
nem (sic) statutorum. 

I cinque li-bri contengono rispettivamente 49, 21,81, 65 
ed 89 rubriche (1). 

L'indice delle rubriche comprende le ce. 1 B-9A: gli 
statuti occupano le ce. io a- 62, 64-96 a, con intercalata a 
e. 6} T approvazione di Lorenzo Celtius, governatore apo- 
stolico di Campagna, data da Frosinone il 27 agosto 1590. 

C. 96 b. 1419, ottobre 21. Martino V concede ai Verolani giuris- 
dizione propria, indipendente dal rettore di Maritima e Campagna. 
Dat. Rome apud S. Petrum (2). 

C. 97 a. 1446, febbraio 1. Eugenio IV conferma quanto sopra e 
gli statuti presentatigli. Dat. Florentie. 

C. 99 a. 1448, luglio 9. Nicolò V conferma e. s. con breve dato: 
Romae ap. S. Petrum. 

C. 99 b. Approvazione dello statuto data il 13 novembre 1540 da 
Francesco Quignones, card, di S. Croce in Gerusalemme, prefetto apo- 
stolico di Veroli, e conferma in data 7 febbraio 1541 di G. M. Strati- 
gopulo, governatore. 

C. 100 a. 1543, aprile 17. Aggiunte allo statuto. 

Fino a e. ioob la scrittura, meno 1' approvazione del 
Celtius, è tutta di un carattere umanistico assai elegante : il 
resto è scritto in diversi tempi e da diverse mani. Così segue : 

C. 101 a. 1592, agosto 15. Clemente Vili. Bolla sul buon go- 
verno dello Stato ecclesiastico. 

C. 106 b. Altra copia della medesima. 

C. in a. 1605, ottobre 30. Ordini del governatore Gian Vincenzo 
Cansacco, sulla elezione del sindaco, dati da Frosinone. 

(1) Notevole per la analogia con Roma, la rubrica 68 del libro 5 : 
« Quod fiat banderia balistariorum. Per camerarium comunis fiat vexil- 
c lum seu banderia balistariorum de zennato rubro et giallo, cum ba- 

« lista alba more solito, prò pretio trium florenorum auri et non 

« plus » &c. 

(2) Questa è una delle bolle che più sopra sono date come esi- 
stenti in originale nell'archivio. 



Varietà 245 



C. 117. 1545, ottobre 24. Riforme sul pascolo dei porci, sui danni 
fatti dalle bestie domestiche, sul suono della campana per i bandi ed 
il Consiglio, date da Bauco da P. Pallaccis governatore. 

C. ii8b. 1546, settembre 2. Riforma del bussolo per le elezioni, 
fatta da Paolo Ranucci, governatore. 

C. 119B. 1 561, gennaio 5. « Solutiones potestatis, notarii, cancel- 
« larii et militimi. De notariis et cancellarne. De milite ». Approvate dal 
card. Francesco Gonzaga, Legato. 

C. 120B. 1572, aprile 30. Riforme sui decreti in contumacia. 

C. 121 b. 1577, marzo 25. Riforme diverse. 

C. 123 a. 1619, decembre 30. « Taxa mercedum et sportularum 
«potestatis Verularum in causis civilibus». 

C. 124 a. « Notarius et accessus in causis civilibus». 

C. 125 b. 1620, gennaio 6. « Explicit » con la approvazione del 
notaio G. Francesco Manni alle tasse suddette. 

Le altre carte fino al termine del volume sono bianche. 
La stampa del 1657 segue fedelmente questo mano- 
scritto. 

La biblioteca Comunale, istituita e dotata della rendita 
di trenta luoghi di monte da mons. Vittorio Giovardi (1) 
nell'anno 1773, è d' indole generale, ed occupa, neh' edilìzio 
del seminario, due splendidi saloni e due camerini all' ultimo 
piano. Conta in complesso 12825 volumi a stampa, dei 
quali quattro incunaboli, circa 150 opuscoli e 275 mano- 
scritti, conservati in un armadio apposito nel secondo sa- 
lone, fra i quali un corale in pergamena miniato, mancante 
di molti fogli, povero avanzo di tre splendidi volumi. Do 
un cenno dei manoscritti di indole storica più importanti 
della collezione: 

42 . 1 . 36. Statutorum aìbergatonmi urbis Romae. Ms. cart. iat. del 
sec. xvii, di carte numerate 61, delle quali le 4 ultime bianche. In-8, 
leg. in perg. 

(1) Mons. Vittorio Giovardi nato in Veroli nel [688, nominato 
nel 1742 da Benedetto XIV votante di segnatura, e poi divenuto de- 
cano dello stesso tribunale, morto di 92 anni nel 1780 e sepolto nella 
cappella del Crocifìsso in S. Gioacchino delle Paolottc. 



246 J. Tonetti 



42 . 1 . 46. Federico Soleti, Stato della Camera facto da me Fe- 
derico Soleli. 1644, agosto. Ms. cart. it. del sec. xvn, di carte nume- 
rate 97, ed altre non mitri. , delle quali una sola scritta. In-8, leg. 
in perg. 

42.1.47. Costituzione della compagnia de sergenti d'arma, detti 
manieri del palalo apostolico, confermato l'anno JÓyj. Ms. cart. it. del 
sec. xvii, di carte numerate 52, ed altre non num. bianche. In-8, leg. 
in perg. La prima carta, con l' intitolazione, è ornata a colori e con 
lo stemma dei mazzieri. 

42.1. 61. Stephani Infessurae Diaria rerum Romanarum, post 
curiam a Gallis reversam usque ad Alexandri pp. VI creationem, cui 
additur aliud diarium Ludovici Bonconte Monaldesco. C. 2 a. Inc. : 
«Nell'anno Domini 1254, nella vigilia di Natale, fu creato papa in Na- 
c poli il card, detto di S. Martino ai Monti, e fu chiamato Bonifacio ot- 
ctavo, di casa Caetana » &c. C. 53B-C 109 a. 1484-1494, è tradotto 
in latino. C. 109 b. Expl. : « Et incontinenti la mattina seguente lo papa 
« mandò fanti per togliere Ostia, et nulla potè havere, onde li 26 del 
« detto mese apparecchiò le bombarde grosse e piccoline con l' altre 
«artiglierie, per andare a campo ad Ostia». Ms. cart. it. e lat. del 
sec. xvii, di carte numerate 133 ed altre non num. scritte e due bianche. 
In-4, leg. in perg. 

42 . 2 . 2. Miscellanea. 1. Annali di Lodovico di Bonconte Mo- 
naldesco, p. 1. 2. Series sive catalogus illustrium et nobilitivi familia- 
rum Romanorum, p. 36. 3. Castalio Metallino. Relatione di diverse 
famiglie nobili del rione di Cacabarrio, p. 44. 4. Ioannes Petrus scri- 
niarius. Historia rerum notabilium Romae, p. 71. 5. Teodoro Amey- 
den, Discorso delle principali famiglie romane, p. 133. 6. Fanusiko 
Campano, De familiis illustribus Italiae ac de earum origine libri V, 
p. 169. 7. Scrittura in cui si prova che la casa Orsina è maggiore della 
casa Colonna, p. 337. Ms. cart. it. e lat. del sec. xvm, di pag. num. 351. 
In-4, leg. in pelle con fregi dorati. 

42 . 2 . 3. Carteggio di confidenza sopra lo stato antico e moderno di 
Frosinone, diocesi di Veroli. Ms. cart. it. e lat. del sec. xvm (a p. 1, 
una lettera è datata 16 ottobre 1755), di pag. num. xlvi e 319. In-4, 
leg. in perg. Assai interessante volume per la storia di Frosinone e 
Veroli, racchiudendo una quistione di precedenza fra le due città. 

42 . 2 . 5. Civitatis et ecclesiae Viterbiensis, eiusque dioecesis in pre- 
senti statu brevis relatio. Ms. cart. it. del sec. xvii, non num. In-4, 
leg. in perg. 

42 . 2 . 10 . Vetustae Nursae. Istorie dell'antica città di Norsa, dove si 
tratta della sua fondazione, dell' antiche famiglie, di alcuni fatti d' arme 
con i suoi vicini popoli &c. del R. P. D. Fortunato Ciucci monaco 



Varietà 247 



celestino. Anno 1653. C. 1, libro primo; e. 211, libro secondo; e. 299, 
libro terzo; e. 429, aggiunte; e. 439, altre aggiunte. Ms. cart. it. del 
sec. xvii, di carte numerate 44 1 . In-4, leg. in perg. 

42 . 2 . 13 . Istoria del succo di Roma di mons. Francesco de Rossi, 
cara. segr. di pp. Clemente VII, descritta da Giovanni Salviati. Tolta 
da appunti del detto Francesco de Rossi. Intitolazione ed introduzione, 
due carte non numerate; tom. I, p. 1, parte prima; p. 187, parte se- 
conda; toni. II, p. 1, parte terza; p. 131, parte quarta. Ms. cart. it. del 
sec. xvii, in-4. Due volumi di pp. 354 e 380 con alcune bianche non 
numerate, leg. in pelle e fregi dorati. 

42 . 2 . 1 5 . Vita di Bonifacio Vili P. M. Descritta da mons. Chri- 
stofaro Caetano d'Anagni, vescovo di Foligno. Ms. cart. it. del se- 
colo xvii, non num. In-4, leg- m P er g- Precede una lettera al cardi- 
nale Luigi Caetano, con firma autografa dell'autore, e la data : Foligno 
2 ottobre 1641. Il ms. è assai corroso dall'inchiostro. 

42 . 2 . 16 . « Statata civitatis Alatri ex proprio originali diligenter 
« copiata et ab erroribus quam plurimis qui in eodem originali con- 
ce tinentur accurate emendata a Nicoi.ao Antonio de Victoriis Alatrino, 
«anno Domini 1689». L'originale è dell'anno 1585-86, copiato da 
Angelo Paolo di Monte Milone al tempo del governo di Giuliano de 
Amatis e poi di Paolo Orsini sindaci. Ms. cart. lat. del sec. xvii, di carte 
numerate 1-309, con due carte in principio non numerate, sul verso 
della i a delle quali l'imagine di san Sisto, sul retto della 2 a l'intito- 
lazione a penna, dentro una cornice incisa in rame; una carta bianca 
infine. Seguono: « Constitutiones et ordinationes varieté, litterae superio- 
« rum, decreta et bannimenta quae extant registrata in volumine statu- 
« torum civitatis Alatrii in principio et fine &c. copiata a Nicolao 
«Antonio de Victoriis 1689», di carte 1-35, con una in principio 
non numerata. Ms. cart. lat. del sec. xvii. In— 4, leg. in perg. 

42 . 2 . 24 . Littere Sixti pp. IV. Annus ix, comun. 1479, Slitti IV 
pont. max. Inc.: «Ottaviano Ubaldino corniti Mercatelli », 26 ago- 
sto 1479; e. 11, 1479, settembre; e. 43, ottobre; e. 106, novembre; 
e. 1 50, expl. : « Antonio de Tusco diacono Aversan. », 26 nov. Ms. cart. 
lat. del sec. xv, non num. In-4, leg. m perg. 

42 . 4 . 3 . Istoria della vita di san Sisto papa e martire e di questo 
nome il primo, e della sua miracolosa traslazione da Roma ad Alatri &c, 
del padre D. Vincenzo Marucci fiorent. priore di Trisulti, 171 1. Ms. 
cart. lat. del sec. xvm, in due volumi di carte numerate 1-484 e 
485-998. In-4, leg- m perg. 

42 . 4 . 16. Minute di brevi di Urbano Vili degli armi 162S e 162$ 
con altre carte relative ad essi. Ms. cart. lat. del sec. XVII, non mini. 
In-4, leg. in perg. molle. 



248 J. Toiletti 



\2 . 4 . 19 . Ceìiciìts Cameralius. Ms. cart. lat. del sec. xvi, in-4, di 
pagine numerate 980; pp. 965-80, indice non completo. Di questo pre- 
zioso ms. vedi la notizia data dal prof. Schiaparelli nei Papsturkunden 
in Campanien citati. 

42 . 5 . 4. Vita di Bonifacio Vili. Copia del ms. 42 . 2 . 15. Ms. 
cart. it. del sec. xvm, non num. In-4, leg- m P er g- Precede una ta- 
vola rappresentante una parte di edificio con gli stemmi di Paolo V, 
Urbano Vili, Bonifacio Vili, Gregorio XV e di molti cardinali, con 
alcune inscrizioni, tra le quali: « Aedes hasce pene collabentes in 
« commojdiorem usum redegit, auxit, ornavit, j Christophorus Caetanus 
a Anagninus | Epus. Fulginat. A. D. 1638». 

42.5.10. Guglielmo Pallotta. Memorie in variis regestis regnm 
existentes, ab archivio Magne Regie Curie, Neapolitane exiracte. Ms. cart. 
lat. del sec. xvn, non num. In-4 g r »> leg. m P er g« Sono diversi docu- 
menti, riguardanti la famiglia Pallotta, tratti dai regesti di Federico II, 
di Carlo I e II, di Roberto e della regina Giovanna I, autenticati da 
Antonio Vincenti, regio archivario, il 4 luglio 1684. 

42 . 5 . 11. Octavum Capiinlum generale Clericorum Regularium mi- 
mrum. Tenuto in S. Lorenzo in Lucina il 18 ottobre 1610. Nomini 
Capiinlum &c. Tenuto e. s. il 18 ottobre 161 3. Originali firmati dai 
sacerdoti presenti. Ms. cart. lat. del sec. xvn, di cui num. 116 per 
l'ottavo, e non num. per il nono. In-4, leg. m P er g- 

42 . 5 . 15 . Statutum civitaiis Albani. Concesso da Paolo e Federico 
Savelli, 9 dicembre 1607, con aggiunte posteriori. Ms. cart. it. del 
sec. xvn, non num. In-4, leg- m P er g- molle con lacci di seta rossa. 

42 . 5 . 17. Michelangelo Mattei. Caeretnoniale SS. Basilicae prin- 
cipis Apostolorum de Urbe, auctore D. M. M. decano et altarista eiusdem 
basilicae. Ms. cart. lat. del sec. xvn, di ce. 48 num., più due contenenti 
il titolo e l'indice e due bianche in fine non num. In-4, leg- m P er g- 

42 . 5 . 18. Verbale originale delle votazioni del conclave per T elezione 
di Clemente XII nel ijoo, con annesse altre carte relative ad esso. 
Ms. cart. lat. e stampe del sec. xvn, non num. In-fol., leg. in perg. 
Sono grandi moduli a stampa con l'elenco dei cardinali, nel primo dei 
quali è segnata la data della nascita e della creazione di ognuno di 
essi, nei seguenti i voti ottenuti da ciascuno fino all'ultima votazione 
della mattina del 23 novembre, nella quale fu eletto il card. Albani 
con 57 voti su 58 votanti. I voti sono segnati di fianco ai nomi con 
dei trattini verticali. Precedono due stampe in rame rappresentanti la 
prima: il « Catafalco eretto nella basilica Vaticana per le solenni esse- 
« quie celebrate nella morte del sommo pontefice Innocenzo XII &c. 
« Architettura di G. B. Contini, stamperia di Domenico De Rossi alla 
«Pace», e la seconda: la «Nuova ed essatta pianta del conclave 



Varietà 249 



e fatto in Sede vacante d'Innocenzo XII &c, stamperia di Domenico 
« De Rossi alla Pace » . 

42. 5 .21. Memorie a' fratelli della venerabile Archiconfrateniita di 
S. Giovanni Decollato, detta della Misericordia, della nazione fiorentina 
in Roma. Ms. cart. it. del sec. xvn, non num. In-4, leg. in perg. molle. 

42 . 5 . 29. Prophetie del' f abbate f Ioachino. f A Giuliano de Medici 
dedicato da Leandro Alberti dell' O. d. P. ; e. 1 b, Rota de Pontefici 
che comincia da Sisto IV e fornisce a Gregorio X, e prodici (sic) altri 
otto pontefici; e. 3, Vita de Ioachino abbate de S. Flore, per L. A.; e. 4, 
Filippo Phasiano bolognese, Sopra le prophetie de lo abbate Ioachino, al 
lettore; ce. 5-20, figure a penna e tinteggiate rosse. Ms. cart. it. del 
sec. xvi, di carte num. 22. In-4, l e g« m P er g- molle con lacci in seta. 

42. 5 . 52. Nunziato Baldocci. Libro di tutta l'entrata ed uscita 
della R. C. Apostolica &c, fatto &c. secondo lo stato del pi-esente anno 1654 
da N. B., computista della R. C. Ms. cart. it. del sec. xvn, di carte 
num. 81. In-4, con bella legatura in pergamena molle, con fregi e 
stemma di Alessandro VII dorati. 

42 . 5 . 56. Cipriano Cipriani. Relatione delle reliquie di antichi edi- 
fica, restate sotterranee nelle mine di Roma, trovate e viste con l'occasione 
della nova chiavica cominciata alla riva del fiume su il portone degli 
Hebrei, sino alla strada della Croce nel Corso, osservate da C. C. arci- 
prete della Rotonda, a tal opra deputato. Ms. cart. it. del sec. xvm, non 
num. In-4, l e g- m P er g- molle con fregi e stemma vescovile dorati. 

42. 5 . 57. Raggionamento sopra V origine, significato della illustris- 
sima famiglia Astalli. Ms. cart. it. del sec. xvn, di carte num. 79. In-4, 
leg. in perg. molle. Un po' guasto in alcune carte. 

Questi pochi cenni, incompleti e frammentari, su gli ar- 
chivi Verolani, della loro straordinaria importanza danno ap- 
pena una pallida idea e solo permettono di constatare una 
volta di più la necessità di pubblicare un materiale così ricco 
e fin qui tanto trascurato, dai quale fino ad ora non si è tolta 
che una minima parte delle notizie che se ne potrebbero ri- 
cavare. Chi conosce gli archivi di Sezze,di Anagni, di Trevi, 
di Trisulti? Io spero di poter continuare le mie ricerche 
nei due circondari di Velletri e di Frosinone, ma sarebbe 
sufficiente retribuzione alla mia povera iniziativa se altri, di 
me più provetti, toglieranno tanti preziosi documenti dal- 
l'oblio nel quale dormono ingiustamente. 

Felice Tonetti. 



ATTI DELLA SOCIETÀ 



Seduta dell' 8 febbraio 1904. 

Sono presenti i soci U. Balzani, presidente., I. Giorgi, 
segretario, P. Fedele, V. Federici, E. Monaci, G. Navone, 
P. Savignoni, O. Tommasini. 

Il socio M. Rosi si scusa di non potere intervenire. 

Il Segretario legge il verbale della seduta precedente 
che è approvato. 

Il Presidente legge quindi la seguente relazione. 

« Egregi Colleghi. 

« Il volume ventesimosesto del nostro Archivio è com- 
parso a fin d'anno in una sola volta, anziché in due fasci- 
coli come è consuetudine, per cagione dello sciopero dei 
tipografi che ritardò la pubblicazione del volume prece- 
dente. E parso buon consiglio riguadagnare con questo mezzo 
il tempo forzatamente perduto e restituire prontamente ai 
suoi periodi regolari la pubblicazione dell' Archivio. Apre il 
volume che vi presento, un bello studio del socio Capobianchi 
sulle origini del peso gallico. Il socio Fedele ha continuata 
e compiuta la pubblicazione dell'archivio di S. Maria Nova, 
ha recato nuove notizie sulla chiesa, cosi ricca di memorie, 
di S. Maria in Pallara, e pubblicato illustrandolo un giudi- 
cato di Cola di Rienzo fra il monastero di San Cosimato e 
gli Stefaneschi, ed una composizione di pace ira privati 



252 TAttì della Società 



nel 1364. Il conte Paolo Piccolomini ha contribuito alcune 
notizie sulla « familia » di Pio III, il signor Eugenio Sol uno 
studio sul cardinale Ludovico Simonetta datario di Pio IV 
e Legato al Concilio di Trento. Il socio Egidi ha pubblicato 
i risultati della sua esplorazione sull' archivio di Soriano nel 
Cimino, ed una carta di rappresaglia concessa da Luigi di 
Savoia Senatore di Roma al procuratore di Matteo Orsini 
contro gli uomini di Rignano. Il dott. Ferri, alunno della 
Scuola storica, uno studio sulla Romana Fraternitas, mentre 
il socio Tomassetti ha continuato il suo lavoro sulla Cam- 
pagna Romana e il signor Antonelli quello sulla dominazione 
pontificia nel Patrimonio di S. Pietro in Tuscia. 

« Pubblicato appena questo volume, si è posto subito mano 
alla stampa del volume ventesimosettimo, il quale conterrà, 
oltre alla continuazione dei lavori delPAntonelli e del Capo- 
bianchi, due studi del socio Fedele, Y uno sulla insinuazione 
degli atti nelle carte romane, l'altro sulla famiglia di Ge- 
lasio IL Inoltre si comincierà la pubblicazione dei documenti 
di tre nuovi archivi, quello di Sant'Alessio a cura del socio 
Alfredo Monaci, quello di S. Prassede a cura del socio Fe- 
dele, e quello di S. Maria Maggiore a cura del dott. Ferri 
alunno della Scuola storica. 

« La opportunità di proseguire alacremente l'esplorazione 
e la stampa dei documenti raccolti nei vari archivi di Roma 
e della sua provincia, è stata riconosciuta universalmente e 
ha procacciato alla nostra Società lodi dall' Italia e dall'estero, 
di cui può andar lieta, perchè provano che il lavoro di cui la 
Società si è fatta iniziatrice è lavoro efficace e di gran ser- 
vigio agli studi. Se i mezzi lo concedessero si potrebbe dare 
a questo lavoro un impulso anche maggiore, ma guardando 
al molto che si è fatto in pochi anni, si può confidare che 
molto ancora si potrà fare procedendo, come facemmo finora, 
tenacemente senza interromperci nella via intrapresa. Con 
l' aiuto degli alunni della Scuola storica e di qualche socio, 
spero che si potrà cominciar tra breve la esplorazione dei 



d4tti della Società 253 

fondi archivistici Barberiniani, che 1' eminente bibliotecario 
della Vaticana metterà a disposizione della Società, appena 
sarà compiuto il collocamento della preziosa raccolta nella 
nuova sua sede. Ciò darà materia di lavoro agli alunni della 
Scuola storica. Intanto per opera di questa, la esplorazione 
dell'archivio di Santa Maria Maggiore può dirsi compiuta. 
Gli studi sulle raccolte epigrafiche che si erano iniziati pur 
dalla Scuola, non hanno dato invece il risultato che si sperava. 

« Il Ministero della Pubblica Istruzione e quello di Grazia 
e Giustizia hanno da qualche tempo iniziata una serie d' ispe- 
zioni negli archivi Capitolari del Regno per accertare quale 
sia il materiale che questi archivi possiedono e assicurarne 
la conservazione. Per invito dell' Istituto Storico Italiano, e 
con 1' opera dei nostri soci Egidi e Fedele, incaricati a ciò 
dal Ministero della Istruzione, la nostra Società ha preso parte 
a questo lavoro per quanto riguarda la provincia romana, e 
presto si potrà presentare una prima relazione che mostrerà 
come il frutto delle indagini fatte sia copioso e buono. 

« Compiuta la pubblicazione del Chronìcon Farfense tra 
le Fonti edite dall' Istituto Storico, la Società contribuirà al 
lavoro dell' Istituto con la stampa di altre Fonti. Della edi- 
zione dei Necrologi della provincia romana curata dal socio 
Egidi si potrà, io credo, iniziar presto la stampa, ma è una 
edizione che richiede cure minuziose e che dovrà stamparsi, 
necrologio per necrologio, con ponderata lentezza. Al Diario 
dì Antonio di Pietro dello Schiavo attende il socio Savignoni, 
e per l'edizione del Chronìcon Vnlturnense la preparazione 
è così avanzata che il socio Federici potrà, speriamo, senza 
molto indugio iniziarne la stampa. 

« Delle nostre pubblicazioni libere si sono stampati al- 
cuni fogli del Liber ystoriarum Romanorum a cura del socio 
professore Ernesto Monaci, e io confido, se voi consentirete 
alla ripresa del lavoro, che entro quest' anno possa pubbli- 
carsi il volume del Regesto di Farfa di cui era rimasta in- 
terrotta la stampa. Non mancheremo, il mio compagno di 



2j4 Q/ltti della Società 



lavoro Ignazio Giorgi ed io, di fare ogni sforzo perchè questa 
opera monumentale sia finalmente compiuta, e a me sarà 
caro nel cessar di presiedere questa Società, di lasciare ad 
essa col compimento di quest' opera una espressione dell'af- 
fetto col quale ho accompagnato per tanti anni il nostro 
lavoro sociale ». 

Messa ai voti la relazione è approvata. 

Il Presidente dà alcune informazioni intorno alla pub- 
blicazione del primo volume del Regesto di Far fa. La Società, 
prendendo atto di queste informazioni, approva la stampa del 
volume. 

Il tesoriere G. Navone dà lettura del bilancio consuntivo 
pel 1903 e del preventivo pel 1904 che sono approvati. 

Dovendosi procedere alla elezione del Segretario, il Pre- 
sidente annunzia con rammarico che l' attuale segretario 
I. Giorgi ha dichiarato che le sue molteplici occupazioni gli 
vietano di accettare una rielezione. A tenore dello Statuto 
si procede alla elezione del Segretario e risulta eletto alla 
unanimità il socio professor Pietro Egidi. 

A delegato della Società presso l'Istituto Storico Italiano 
vien confermato il presidente Ugo Balzani. 

La seduta è tolta alle ore 16,30. 



BIBLIOGRAFIA 



L. Schiaparelli, / diplomi dei re d'Italia. Ricerche storico- 
diplomatiche. Parte I : / diplomi di Berengario I, in Ballet- 
ti no dell'Istituto Storico Italiano. — Roma, Forzani, 1901, 
pp. 167, in 4 . 

Idem, / diplomi di Berengario I, voi. unico, in Fonti per la 
storia d'Italia, pubblicate dall'Istituto Storico Italiano. — 
Ivi, 1903, pp. 513, in 4 . 

Con questi due volumi l' Istituto Storico Italiano ha iniziata la 
serie dei diplomi dei re d'Italia. L'idea di raccogliere i diplomi reali 
da Berengario ad Arduino d' Ivrea, era del prof. Carlo Cipolla, nome 
caro agli studiosi del medioevo. Egli, nel 1895, ne comunicò il disegno 
ad alcuni dei suoi scolari, fra i quali il compianto Carlo Merkel e 
Luigi Schiaparelli. A quest' ultimo era riservata la fortuna di porlo in 
atto. Nessuno, per verità, fra gli studiosi di queste discipline in Italia, 
poteva portare in tal lavoro una preparazione più sicura e più com- 
pleta dello Schiaparelli che, chiamato a collaborare nella raccolta delle 
bolle pontificie anteriori al 11 98, di cui l'Accademia di Gottinga pre- 
para l'edizione critica, ebbe agio, per oltre quattro anni, di visitare 
quasi tutti gli archivi d'Italia, studiare gli originali dei diplomi, rin- 
tracciarne nuove copie e maturarsi all'impresa, lavorando sopra un 
vasto materiale archivistico. 

I diplomi di Berengario I erano noti per i Regèsto chràiiologico- 
diplomatica del Bòhmer e per i Gesta Berengarii imperatori* del Dùmmler; 
come particolari usi e proprietà della cancelleria di quel principe erano 
stati rivelati dal Muhlbacher e dal Cipolla; ma, tranne questi studi 
speciali, e le altre pubblicazioni affini del Ficker, del Bresslau, del 
Fanta e del Kehr, che potevano additare la via da tenere per ricerche 
consimili, mancava uno stu.lio generale e critico sui diplomi dei re 



2j6 'Bibliografìa 



d'Italia. A Roma, fin dal 1892, la R. Società romana di storia patria 
aveva cominciato a riprodurre (1) in eliotipia il meglio degli originali 
dei diplomi di quei re, nell' intendimento che essi valessero a parti- 
colare corredo degli studi diplomatici per quanto concerne le cancel- 
lerie italiane; ma la pregevole pubblicazione s'arrestò dopo il suo 
primo fascicolo, che di Berengario dava un solo diploma. Coi volumi dello 
Schiaparelli tale riproduzione acquista un particolare interesse; ci sia 
lecito dunque esprimere il voto che essa sia ripresa e condotta a termine. 

Nelle Ricerche storico-diplomatiche lo Schiaparelli espone gli studi 
latti per l' edizione dei diplomi che, su proposta della R. Deputazione 
veneta di storia patria, è stata assunta dall'Istituto Storico Italiano. 
Tali ricerche furono specialmente fatte sui sessantotto (2) originali che 
l'autore ha rinvenuti negli archivi e nelle biblioteche dell'Italia set- 
tentrionale, dove le sue ricerche furono assai fortunate; che egli potè 
raccogliere di Berengario I centoquaranta documenti, oltre quindici 
falsificazioni, mentre il Bòhmer ne conosceva solo ottantadue (nu- 
meri 1289-1371) e il Dùmmler centocinque. Di essi si serve per 
illustrare la costituzione della cancelleria Berengariana e le diverse 
specie di atti che vi si scrissero nella loro composizione e nel loro 
valore storico e diplomatico. Riassumiamo le conclusioni più importanti 
di queste ricerche. 

Nella corte di Berengario il capo della cancelleria ebbe il nome 
di arcicancelliere ed era sempre un vescovo ; gli ufficiali inferiori erano 
scelti sempre fra i chierici e si incontrano col doppio titolo di « no- 
ce tarius » o « cancellarius », benché sia probabile che la carica di can- 
celliere fosse assegnata come promozione a notai; l'una e l'altra 
poteva essere affidata contemporaneamente a due o più persone. Nella 
classificazione dei documenti son da distinguere i placiti e i diplomi. 
I primi, che non escono dalla cancelleria, si ricollegano piuttosto con 
le carte pagensi; di essi meritano particolare ricordo soltanto quelli 
redatti alla presenza del re, del quale ci aiutano a determinare l'iti- 
nerario. I secondi, usciti dalla cancelleria, sono veri e propri atti pub- 
blici. Di essi non è possibile una sicura classificazione rispetto al con- 
tenuto, per quanto non sia difficile raggruppare insieme le lettere di 
mundihurdo, di mundio, le commendationes, i diplomi di libertà, le do- 
nazioni di beni tolti a sudditi infedeli e certe autorizzazioni ad ele- 



(1) Diplomi delle cancellerie imperiali e reali d'Italia; Notizie e trascrizioni dei di- 
plomi impellali e reali delle cancellerie d' Italia, pubblicati a facsimili dalla R. Società 
romana di storia patria. Roma, 1892, tavv. xv, e pp. 32. 

(2) Lo Schiaparelli nel Prospetto ne enumera settanta; ma il n. 32, di cui il Bethmann 
vide l'originale presso l'archivio Civico di Pavia, non fu più ritrovato; il n. 127, già 
presso l'Arch. di Stato di Venezia, s'è smarrito in questi ultimi anni. 



bibliografia 25 



>/ 



vare fortezze per difesa, provocate dalle violente invasioni degli Un- 
gheri. Quanto agli scrittori, dall' esame minuto dei sessantotto originali, 
di cui il più antico risale all'anno 888, apparisce che l'organizzazione 
di essi, nella cancelleria di Berengario I, era molto debole ; che il loro 
numero ed il loro ufficio non erano disciplinati da determinate leggi 
ed usanze; che il riconoscitore non pare avesse dovere speciale di 
scrivere i diplomi; che gli ingrossatori potevano anche essere estranei 
alla cancelleria, scelti, cioè, secondo l'opportunità, tra gli scrittori locali 
o delle parti che intercedevano per il diploma; come appare anche 
probabile che la cancelleria si servisse di notai palatini o di notai del 
re e dell' imperatore, che, nei placiti, usarono sempre scrittura corsiva. 
Due capitoli interi del libro sono dedicati ai caratteri estrinseci 
del documento e all' esame delle formule del protocollo, del testo 
e dell' esc atocol lo, dalla invocano alla data t io e all' act uni. 
Per la datazione anche i diplomi Berengariani hanno la varietà e 
l'incertezza comune a tutti gli altri diplomi. Dall'esame dell'anno 
dell' incarnazione, spesso segnato a sproposito, non possiamo affermare 
con sicurezza che l'uno o l'altro scrittore si servisse del computo 
pisano o di quello fiorentino. Simile incertezza regna nell'uso del- 
l' anno del regno in modo che, con sessantotto date di documenti 
originari di Berengario, rimane ancora insoluta la questione dell'ele- 
zione di quel re, che oscilla tra la fine del decembre 887 e i primi 
di gennaio dell' 888. Così, in taluno di questi diplomi, la data espressa 
si riferisce all' act io e non alla documentazione materiale di essa. 
come, fra gli altri, nel n. cxm, emanato per i canonici di Verona, 
dopo l'elezione di Berengario ad imperatore, nel quale apparisce pre- 
sente la regina Bertilla già morta. 

Per ciò che si riferisce al dettato, i diplomi Berengariani per- 
mettono con sufficiente sicurezza di distinguere 1' opera dei notai da 
quella degli ingrossatori, e di constatare che, prima del cancelliere 
Ambrogio, non si rileva differenza fra scrittore e dettatore. Con Am- 
brogio cresce il numero degli scrittori, che danno maggior varietà alle 
formule del protocollo e dell' escatocollo, ma il testo rimane sempre 
lo stesso e par che debba attribuirsi allo stesso Ambrogio. Quando 
ad Ambrogio successe Giovanni, che poi divenne vescovo di Cremona, 
il testo di alcuni diplomi pare fosse redatto dal cappellano Ermenfredo, 
la cui collaborazione agli atti di Berengario ci permette di ricono- 
scere l'azione della cappella nell'ufficio della cancelleria. 

Chiude il volume delle Ricerche un capitolo sulle falsificazioni dov£ 
sono riassunte, con perspicua sobrietà, le ragioni storiche e diploma- 
tiche per le quali sono condannati i quindici documenti, aggiunti 
dallo Schiaparelli in line al Prospetto ilei Diplomi. 

Archivio della R. Società romana di storia patria, ""ol. XX VII. 17 



258 'Bibliografia 



A due anni di distanza, tempo assai breve se si considera la na- 
tura del lavoro, segue al volume delle Ricerche quello dell' edizione 
dei diplomi di Berengario I: dove si contengono i 140 diplomi au- 
tentici (pp. 1-362); i 15 diplomi falsificati (pp. 363-402) e un'ap- 
pendice (saggio notevolissimo, mai finora tentato in pubblicazioni 
consimili) con il ricordo di 54 diplomi perduti autentici (pp. 403-428) 
e di 7 falsificati (pp. 428-431). Il volume è corredato di indici con- 
tenenti : I. i destinatari dei diplomi ; II. i nomi propri ; III. le cose no- 
tevoli ; IV. i vocaboli non registrati nei lessici del Forcellini e del 
Ducange-Favre, o registrati con altro significato; V. gli scrittori citati 
nelle fonti edite; cui segue il testo originale del diploma 903 gen- 
naio 19 (n. xxxviii), per il monastero di San Salvatore di Tolla, che 
recentemente fu rinvenuto dal Kehr, nella biblioteca Barberiniana, e che 
lo Schiaparelli aveva ricostruito in base all' unica lezione che se ne 
conosceva nella Historia di Piacenza del Campi. L' edizione di ogni 
diploma è preceduta dalla data, da un breve transunto del documento, 
dall' indicazione delle fonti manoscritte, e di quelle stampate, e da un 
largo commento diplomatico ; il testo è desunto, quando fu possibile, 
dall'originale, quando no, dalla copia più antica e, solo in casi parti- 
colari, singolarmente indicati e discussi, da copie più recenti ; con so- 
brietà scelte le varianti; affatto trascurate le note storiche. E ben a 
ragione : che queste sono un inutile ingombro in una fonte diploma- 
tica che abbia, come questa, il fine di assicurare il testo del docu- 
mento e non quello di commentarlo storicamente. Di capitale inte- 
resse per fonti simili sono invece tutte le indicazioni delle fonti 
manoscritte di ciascun documento, anche se di questo ci si conservi 
l' originale, per tante ragioni che ogni studioso vede da sé e fra le 
quali non ultima la ricerca di quella che potremmo chiamare la for- 
tuna del documento stesso. Perciò non intendiamo il rilievo fatto allo 
Schiaparelli dal Bresslau(i), né sappiamo vedere l'opportunità della 
proposta dell'illustre diplomatista tedesco, di radunare le notizie di 
tali copie in un Prospetto delle Fonti, quando esse trovano il loro luogo 
naturale nella bibliografia premessa al documento. Così non scema 
pregio al metodo seguito dallo Schiaparelli l' altra osservazione del 
Bresslau, che a segnalare in un diploma i passi presi in prestito da un 
altro, valga meglio l' uso del carattere tondo più piccolo, adottato dagli 
editori dei Monumenta Germaniae historica, che quello del corsivo, 
comune alle edizioni dei Fonti per la storia d'Italia. Con 1' uno e 
con l'altro mezzo si vuol richiamare l'attenzione del lettore sopra 
brani estranei al documento; e i due caratteri servono ambedue a 

(1) Archivio storico italiano, serie v, XXXIII, 442. 



"Bibliografia 259 



quel fine. Ci pare invece degno di maggiore considerazione ciò che 
egli dice a proposito della norma seguita dallo Schiaparelli di correg- 
gere gli errori manifestamente materiali e da imputarsi allo scrittore. 
Le nostre scarse conoscenze intorno alle vicende del latino medio- 
evale, non ci consentono ancora di distinguere, con sicurezza, gli 
errori dovuti alle condizioni sintattiche e lessicali del latino del tempo, 
dalle sviste materiali dello scrittore. Ma tale rilievo è ben poca cosa 
in un'opera come questa; nella quale l'autore stesso segnala alcune 
incertezze nella forma dei regesti e nei nomi di località, che da prin- 
cipio non era possibile prevedere, nella serie delle carte, bolle e di- 
plomi, che l'Istituto inizia soltanto ora e che in Italia non aveva 
precedenti. L' averle avvertite mostra nello Schiaparelli qual segno di 
perfezione egli cerchi di attingere neh' opera, alla quale ha dedicato 
le sue giovani forze e la sua larga e sicura dottrina. E gli amici, che 
ne seguono il lavoro con affetto e con ammirazione, confidano che a 
lui non difettino i mezzi per condurre a termine la raccolta dei Di- 
plomi dei re d' Italia, che diverrà monumento onorevole per l'autore 
e per gli studi diplomatici d' Italia. 

V. Federici. 



Giustino Fortunato, La badia di Monticchio con 71 docu- 
menti inediti. — Trani, V. Vecchi, 1904, pp. 541. 

Un libro di Giustino Fortunato, oltre ad essere un' opera di 
scienza, è sempre un' eletta opera d' arte, poiché egli possiede il se- 
greto, così raro presso di noi, di non allontanare i lettori con un 
cipiglio di severa e sdegnosa pedanteria. Cosi il nuovo volume col 
quale l'autore prosegue l' illustrazione, fatta con amorosa cura, della 
bellissima regione del Vulture, si legge tutto d'un fiato; e non è 
questo il più piccolo merito del libro. Qua e là si sarebbe forse po- 
tuta desiderare una maggiore accuratezza, una cura più scrupolosa 
nell' indagine delle fonti ; ma sono difetti che volentieri perdoniamo 
là dove splendono tanti pregi di sostanza e di forma. 

I più antichi documenti della badia di Monticchio si conservano 
oggi nella biblioteca Nazionale di Napoli, reliquie di un tesoro molto 
più ricco, poiché da un elenco del 1629 si rileva come l'archivio del 
monastero dovesse possedere almeno il doppio delle carte che oggi 
conosciamo. Ma è singolare il fatto come di tanta perdita non si dolga 
troppo il Fortunato! Egli, esaminando le più antiche fra le carte ora 
esistenti e ritrovandole false, argomenta che non dissimile giudizio di 



2óo ^Bibliografia 



falsità sarebbe pesato sugli altri documenti smarriti. Ma forse l'autore 
si è troppo affrettato nel pronunciar la condanna delle antiche carte 
di Monticchio, alle quali bisognerà pur concedere la facoltà di appel- 
larsi; e, per mia parte, sento un sincero rammarico che non tutti i 
vetusti documenti della badia Vulturense, tanto più preziosi quanto 
più oscure sono le origini del monastero, siano pervenuti fino a noi. 
La carta più antica rimastaci è dell' anno 967. Con essa, Pan- 
dolfo, principe di Conza e di Rapolla, offre e dona al monastero di 
S. Michele «de monte Vulturano», alla cui « fraternitas » s'era fatto 
ascrivere, la villa di Monticchio con le sue pertinenze « liberam ab 
«omni servicio». Il Di Meo (Annali, VI, 49) aveva giudicato questa 
carta una falsificazione: rincarando la dose, il Fortunato la chiama 
volgarissima impostura. Che il documento non sia autentico può darsi ; 
ma le ragioni addotte dall'autore non sono tutte egualmente convin- 
centi. La scrittura, egli dice, « non è se non una imitazione tanto rozza 
« e mal riuscita delle scritture longobarde, che non importa fermarsi 
«su' particolari». Proprio su questi, a mio parere, conveniva fermarsi 
per pronunciare con sicurezza un giudizio di falsità: del resto è noto 
come le scritture, pur avendo, in una stessa epoca, caratteri uniformi, 
presentano una grande varietà di tipi, e soltanto il confronto fra le 
scritture di uno stesso notaio, e, quando non si possa, di una stessa 
regione in un'epoca medesima, può indurci a dare un giudizio coscien- 
zioso sull'autenticità di un documento. Ad ogni modo, prosegue l'au- 
tore, chi è mai quel Pandolfo che s' intitola principe di Conza e di 
Rapolla? Egli non potè certo essere il principe Pandolfo Capodiferro, 
poiché la contea di Conza, dipendente da Salerno, apparteneva allora 
a Landolfo, figlio di Adenolfo II di Capua (Schipa, Storia del prìnc. 
long, di Salerno in Arch. stor. per le prov. Nap. XII, 237). In realtà dal 
paragrafo 175 del Chronicon Salernitaniim (Mon. Gemi. hist. Script. 
Ili, 556) apprendiamo come il dominio di Landolfo su Conza era stato 
di assai breve durata anteriormente al 973, poiché gli abitanti di quella 
città «sua nequitia suaque aviditate sustinere nequiverunt celeriter- 
«que eum exinde expulerunt »; e nulla vieta di pensare che nel 967 
Pandolfo Capodiferro, la cui potenza era talmente cresciuta che in quel- 
l'anno si fregiava già del titolo di marchese di Spoleto e di Camerino, 
estendesse il suo dominio anche su Conza e Rapolla. Dopo la batta- 
glia di Bovino del 969 nella quale Pandolfo fu fatto prigioniero, il 
dominio di Conza dovè tornare al principe di Salerno, Gisulfo, il quale 
ne investi, la seconda volta, Landolfo. - Ma, « per colmo di misura », 
discordano fra di loro le note cronologiche del documento, perchè il 
maggio del 967 non corrisponde alla prima indizione che è ivi se- 
gnata, bensì alla decima. Ora, se dovessimo giudicar falsi tutti i do- 



^Bibliografia 261 



curaenti nei quali la datazione è inesatta, è noto che un gran numero 
di carte di autenticità sicura dovrebbe essere senz' altro condannato. 
Tuttavia non affermo, di contro all'autore, la genuinità della carta di 
Pandolfo, contento se i dubbi da me esposti lo inducano a far nuovo 
esame del documento controverso. Mi allontano invece recisamente da 
lui nel giudizio di falsità eh' egli porta sui due diplomi di Ottone II 
e di Enrico VI per la badia di Monticchio. 

Il diploma Ottomano, con la data del 2 agosto 984, in realtà 
del 982, col quale 1' imperatore conferma al monastero di S. Angelo 
in Volto i suoi possessi, e lo pone sotto la sua imperiale protezione, 
vien qui riportato dall'autore come inedito. Esso fu invece pubblicato 
più volte: primo a darne notizia fu il Winkelmann (Forschungen ~ur 
Deutschen Geschichte, XVIII, 478); fu poi pubblicato dallo Stumpf {Ada 
imperii &c. adirne inedita, n. 514; ci', anche Stumpf, Regesta, n. 823); 
da ultimo fu accolto senza sospetto dal Sickel nella raccolta dei di- 
plomi Ottomani (Die Urkunden dar Deutschen Kònig and Kaiser, voi. II, 
parte 1, p. 323). Il Fortunato, esaminando l'originale del diploma nella 
biblioteca Nazionale di Napoli, osserva che «sotto l'aspetto paleogra- 
« fico, la pergamena potrebbe forse correre. Pure che sia falsa non è 
«dubbio». Come mai tutto il Gaudo, compreso Rionero e Vitalba, 
avrebbero potuto appartenere ad un povero cenobio benedettino? E 
poi all'anno 984 spettò non la decima indizione segnata nel docu- 
mento, ma la decimaseconJa ; e l' imperatore Ottone nel 982, non 
nel 984, si trovò nelle Calabrie ove toccò dai Saraceni la grande 
sconfitta. 

L'ampiezza dei possessi confermati al monastero Vulturense non 
può essere una buona ragione per infirmare l'autenticità del documento. 
Siamo nella seconda metà del x secolo, quando il monachismo trionfa 
dappertutto, ed i monasteri si accrescono di privilegi e di ricchezze ; 
né quello di Monticchio - tutto il libro del Fortunato ne è una prova - 
era uno dei meno importanti dell' Italia meridionale. Più grave, a 
prima vista, è la contraddizione delle note cronologiche: «Data .1111. 
« non. augusti, anno dominice incarnationis .nccccLxxxnn., regni vero 
« domni Ottonis secundi .xxv., imperii autem eius .xv., indictione .x. »: 
tutte le note ivi corrispondono al 982, mentre vi è segnato Tanno 984, 
Due altri diplomi di Ottone dello stesso anno, si trovano nelle iden- 
tiche condizioni; l'uno per i canonici di Fiesole (Cassano, 982, lu- 
glio 27), l'altro per il vescovo Pietro della stessa città (Rossano, 982, 
luglio 31): ne alcuno mai pensò che fossero delle falsificazioni. La 
contraddizione fra le note cronologiche può bene spiegarsi, seguendo 
la teoria dei diplomatisti tedeschi sull'azione « Handlung » e la docu- 
mentazione « Beurkundung » che possono avvenire in due momenti 



262 bibliografia 



ben distinti. Così per il nostro diploma l'azione dovè seguire nel 982 ; 
ma la documentazione fu indugiata a tempo migliore. Appunto nella 
metà di luglio del 982 1' imperatore aveva toccato a Capo delle Co- 
lonne (1) la sconfitta nella quale, secondo la Vita di sant'Adalberto 
(Moti. Gemi. hist. Script. IV, 589), cadde «il fiore purpureo della 
«patria, il decoro della bionda Germania»; ed è ben naturale che 
nella fuga avventurosa a traverso 1' Italia meridionale i notai dell'im- 
peratore non abbiano avuto il tempo e la calma per redigere precetti 
solenni (cf. Th. v. Sickel, Erlàuterungen \u den Diplomen Otto II in 
Mittheihmgen des Instituts fùr Oesterreichische Geschichtsforschung, II Er- 
gànzungsband, pp. 184-186). 

Parimenti falso, secondo il nostro autore, è il diploma di En- 
rico VI del 30 marzo del 1 195, anch' esso conosciuto dal Winkel- 
mann e dallo Stumpf, e che convalida il diploma Ottomano. Contro 
la sua autenticità non viene però addotta alcuna solida ragione: pa- 
leograficamente, l'autore stesso l'ammette, il documento presenta « ap- 
« parenza di autenticità » : diplomaticamente, la datazione ed il formu- 
lario sono in piena regola. Secondo il mio parere, anche il privilegio 
Enriciano deve essere rivendicato, senza esitazione, alla badia di Mon- 
ticchio. 

Altri due documenti del 1068 e del 1081, riguardanti Acquatetta, 
sono giudicati apocrifi dal Fortunato : si salva soltanto, fra le carte 
più antiche, una del 1080 di cui si conserva l'originale nell'Archivio 
di Napoli, mentre la pergamena della biblioteca Nazionale, contenente 
lo stesso atto, non sarebbe che una copia o, secondo il Fortunato, 
una contraffazione. Insomma di tutte le carte badiali anteriori a 
Carlo I d'Angiò il Fortunato ne accoglie come autentiche appena due 
o tre, fra le quali una bolla di papa Alessandro III del 1 175, quan- 
tunque anche questa «non si presenti con quelle note di assoluta 
«certezza che la farebbero accettare senza discussione». 

Questi giudizi dell' illustre scrittore, per dire il vero, a me paiono 
alquanto frettolosi, e credo che un nuovo esame delle antiche carte 
di Monticchio non sarebbe affatto privo d'interesse; né alcuno potrebbe 
farlo meglio del Fortunato, il quale, anche in questo recente volume, 
dà prova di sicura e profonda conoscenza della storia monastica di 
quella regione. E poiché egli accenna a somiglianza di vicende, anche 
nel campo diplomatico, fra la badia di Monticchio ed il cenobio che 
sorse poco lontano presso la famosa « fons Bandusiae » dell'ode Ora- 
ziana, credo che sarebbe egualmente utile lo studio delle antiche carte 



(1) Il Fortunato pone la battaglia a Stilo. Mi attengo all'opinione dell' Uhlirz, Jahr- 
bi'icher des Deutsche* Reichs unter Otto II uni Otto III, Leipzig, 1902, p. 260. 



'Bibliografia 263 



Bandusine. A questo scopo è davvero prezioso il manoscritto del 
Pannelli rinvenuto dall' autore nella Nazionale di Napoli : io mi per- 
metto di aggiungere un'altra indicazione. Fra le carte dell' archivio 
Barberiniano, acquistato recentemente dalla biblioteca Vaticana, ve n' ha 
parecchie spettanti al monastero Bandusino che fu commenda del 
card. Carlo Barberini. Quantunque finora io non vi abbia trovato che 
carte di età recente, è probabile che, quando l'archivio sarà tutto rior- 
dinato e reso accessibile agli studiosi, possa offrire qualcuno dei più 
antichi documenti del celebre monastero. 

Sgombrato cos'i il terreno della spinosa questione diplomatica 
della quale 1' autore tratta in un capitolo d' introduzione, nulla ci è 
più grato che seguirlo a traverso le fiorite pagine nelle quali si nana 
la storia della badia. La dove essa sorse a specchio dei laghi del Vul- 
ture, colorati del verde dei faggi o dell'azzurro del cielo meridionale, 
oggi non sono che rottami adombrati da fitte macchie di spini; ma 
qual varietà di vicende narrano quelle mura rovinose! In cima alla 
grotta di Monticchio fu dapprima una grande laura basiliana, ed ivi 
il culto dell'arcangelo guerriero fiori ben presto, poiché nessun luogo 
di Puglia era adatto meglio dell'alta caverna del Vulture, a piombo 
sul cratere, ad una imitazione del santuario del Gargano. Ai Basiliani 
successero i Benedettini: quando? Non sappiamo: se autentici, come 
io credo, fossero i documenti dei quali abbiamo di sopra parlato, essi 
erano già ospiti di Monticchio nella seconda metà del x secolo : vi 
erano di certo al momento della occupazione di Melfi da parte dei 
Normanni. Agitata fu la vita della badia nei primi tempi. Lassù do- 
veva pur giungere il rumore delle guerre che si combattevano nel 
piano di Puglia ; e quando, dopo la rotta di Ottone II, dilagarono su 
per il Vulture le armi vittoriose di Bisanzio, i monaci dovettero tro- 
varsi assai a mal partito. Meglio andaron le cose coi Normanni, dai 
quali la badia ebbe protezione e rispetto. Incerta la storia del mona- 
stero ai tempi di re Ruggero, dei due Guglielmi e di Federico IL Fra 
i documenti più importanti di questo periodo è una bolla di Callisto II 
del io ottobre 11 20 che il Fortunato riporta dal Mabillon. Essa fu pub- 
blicata anche da U. Robert {Bullaire du pape Calixtc 11, Paris, 1-891, 
I, 277); ma tanto il Mabillon quanto il Robert non conobbero l'ori- 
ginale del prezioso documento che è conservato nell'archivio Storico 
del comune di Roma (d. Archivio delia K. Sor. romana ili storia pa- 
tria, X, 243, e P. Kehr, Papsturkumicii in Rom, Dritter ìlericht, p. 243). 
E poiché le edizioni del Mabillon e del Robert sono assai scorrette, 
e trattasi di uno dei più notevoli documenti della badia di Monticchio, 
esprimo l'augurio che in una prossima ristampa del suo volume, Fau- 
tore possa pubblicare la preziosa bolla dì su V originale, lui egli sia 



2^4 'Bibliografia 



pur sicuro dell' autenticità del documento che, esaminato dal Kehr e 
trascritto da me in altra circostanza, non offie dubbio veruno. 

Del feudalesimo in Monticchio discorre l'autore con grande dot- 
trina storica e giuridica. Dalla fine del secolo xi al principio del xn 
Monticchio si trasmutò in feudo; ma né avanti né allora fu costituito 
feudalmente in forma legale. Per altro nel catalogo dei baroni figura 
anche T«abbas de Vultu», quantunque senza indicazioni particolareg- 
giate di terre infeudate e di prestanze militari. Sotto Carlo d'Angiò 
viene affermato solennemente il diritto dei monaci « tam in spirituali 
« quam in temporali » su Monticchio, e ne ricevono giuramento di fe- 
deltà. Si ecclissa la storia del monastero durante il secolo xn ; ma 
sulla fine di esso ci si offre una bolla di Alessandro III (2 aprile 11 75) 
ad annoverarci tutti i possedimenti della badia ; un ricco patrimonio 
indubbiamente con i castelli di Statigliano e di Monticchio, le mas- 
serie di Vitalba e di Lagopesole, il casale di Acquatetta e gran nu- 
mero di grande e di chiese. 

Frattanto i privilegi onde il monastero godeva, e le ampie ric- 
ch .'zze ne corruppero 1' austerità della vita claustrale. Quali fossero i 
costumi del clero intorno al Vulture, ci dipinge una lettera d' Inno- 
cenzo III del 30 gennaio 121 5 che l'autore riporta, diretta al capitolo 
di Melfi e riguardante il vescovo di quella città il cui nome, egli dice, 
ci è rimasto sconosciuto. (Ma si confronti l'Eubel, Hierarchia catho- 
lica ab anno 1198 ad 1431, p. 349). La decadenza di Monticchio ci è 
affermata da una lettera di Gregorio IX del 28 ottobre 1233; ma dopo 
la morte di Manfredi che aveva concesso la signoria di Monticchio a 
Galvano Lancia, la badia fu richiamata a nuova vita per opera del- 
l'abate Giovanni. L'autore ci delinea la singolare figura di questo abate, 
e ci narra le vicende del dominio feudale e le relazioni fra il mona- 
stero e gl'insofferenti vassalli con garbo e sapore d'arte manzoniano. 
La badia era giunta al colmo della fama e della grandezza sotto il re- 
gno di re Roberto, quando poco mancò che una fiera discordia accesa 
per 1' elezione dell' abate non facesse scorrere il sangue nel chiostro 
Vulturense. Il nuovo abate Amelio, un benedettino di S. Maria di 
Croton, della diocesi di Vienna, usò modi così aspri che scoppiò una 
rivolta a Monticchio: si assaltò il convento, l'abate dovè nascondersi 
in un bugigattolo, e Dio sa che sarebbe accaduto, se fosse capitato 
nelle mani di quei malnati di Monticchio ! Le pagine nelle quali è nar- 
rato questo periodo di storia, sono fra le migliori del volume per ge- 
niale ricostruzione storica e per squisita arte espositiva. 

Alla fine del secolo xiv i due casali di Statigliano e di Montic- 
chio erano caduti in rovina: nel 1383 Monticchio è detto già « de- 
« structum et exhabitatum », per mano degli stessi abitatori sfrena- 



'Bibliografia 265 



temente guerreggiantisi fra di loro : poi per cinquanta e più anni un 
silenzio sepolcrale regna intorno alla badia. Una lettera di Pio II del 
9 marzo 1459 * a concede in commenda al cardinal di Teano, essendo 
essa rimasta priva dell'abate dopo la morte di Antonio de Fontana 
«qui extra Romanam curiam debitum naturae persolvit». Non intendo 
come l'autore riferisca queste parole al gran terremoto del 5 dicem- 
bre 1456 che scosse violentemente il Vulture: la badia sarebbe allora 
crollata, seppellendo l'abate Antonio. La frase « extra Romanam cu- 
ce riam» può significare soltanto che l'abate morì, non saprei per qual 
ragione, fuori dell'unione con la Chiesa di Roma. 

Con la metà del secolo XV sembra che i Benedettini abbando- 
nassero l'antica badia: la tennero forse per alcun tempo gli Agosti- 
niani, finche passò ai Cappuccini. Frattanto la cronaca del monastero 
si annoda alle fosche vicende dei Carafa. Ebbero, fra gli altri, in com- 
menda la badia il cardinal Federico Borromeo dei Promessi Sposi ed 
il cardinale Orsini, arcivescovo di Benevento, che fu poi papa col nome 
di Benedetto XIII. Nel 1782, essendosi riconosciuta la badia di patro- 
nato regio, re Ferdinando di Borbone la conferiva in commenda per- 
petua all'ordine Costantiniano, che la tenne fino al 1860. 

L'ultimo capitolo del volume è dedicato dall'autore all'esame di 
due iscrizioni, l'una della chiesa di S. Michele in Monticchio e l'altra 
della chiesa di S. Maria delle Rose, deducendo dalla prima la proba- 
bile esistenza di un vescovo di Rapolla, Giovanni, il quale avrebbe 
tenuto quella sede dal 1091 al 5 febbraio del 1105, argomentando con 
sicurezza dalla seconda l'esistenza di un vescovo Nicola (1179-1180). 
Soltanto mi sia permesso correggere un' inesattezza. Il vescovo Gio- 
vanni, dice il Fortunato, « non potè non essere tra i venuti al sinodo 
«di Melfi dell'ottobre noi (erroneamente il Racioppi assegna quel 
«sinodo all'anno ino), in cui papa Pasquale II confermò al ve- 
ce scovo di Melfi "ab apostolica sede pontificia consecrationis gratiam 
«sortiri"». Ora il concilio di Melfi non fu tenuto né nel ino, nò 
nel noi; ma nell'ottobre del 1100 (d. Moti. Gemi. hist. Script. Ili, 
183; J.-L. I, 706), ed il diploma col quale Pasquale II vietò che La- 
vello diventasse sede episcopale, confermando i privilegi ed i possessi 
della chiesa di Melfi, non fu rilasciato nel sinodo di Melfi, ma a Be- 
nevento, l'anno seguente. (Cf. J.-L. n. 5872: per errore l'Araneo, 
Notizie storielle della città di Melfi, Firenze, 1866, p. 211, pone la data 
del 1 102). 

I settantun documenti che l'autore aggiunge in appendice, vanni 
dal 1080 al 1673, e provengono da diversi archivi e biblioteche. Hssi sono 
pubblicati con molta diligenza, ed accrescono grande pregio al volume. 
Sarebbe stato però desiderabile che l'autore avesse seguito nella pub- 



2 66 ^Bibliografìa 



blicazione di essi le norme ormai comunemente in uso, ed avesse 
aggiunto ai documenti un indice dei nomi di persona e di luogo che 
ricorrono nel denso volume. Il quale è una splendida prova della 
dottrina e della genialità di un uomo, non soltanto per gli studi sto- 
rici, caro agli Italiani. 

P. Fedele. 



Gaspare da Verona e Michele Canensi, Le vite di Paolo II, 
a cura di G. Zippel (Rer . It. Script, fase. XXII). — Città 
di Castello, Lapi, 1904, in-4 , fase. 1, pp. XLVi-64. 

Questo primo fascicolo accoglie solo lo scritto di Gaspare da Ve- 
rona ; ma nella larga introduzione, che gli ha mandato innanzi, lo Zippel 
parla anche del Canensi e dell'opera sua. Ci asterremo dall'esame di 
questa parte, riserbandolo al momento in cui vedrà la luce la Vita 
scritta dal Viterbese (1) ; e ci restringeremo a quello delle pagine de- 
dicate a Gaspare, che, del resto, formano i quattro quinti di tutta la 
prefazione. Nato sui primi del Quattrocento di famiglia popolana ve- 
ronese, forse iniziato agli studi nella scuola del Guarino, donde passò 
alla Università bolognese, probabilmente prima del 1426, Gaspare di 
là recossi a Firenze, legandosi in amicizia col Traversari, col Marsup- 
pini, col Bracciolini. Fu allora con ogni probabilità che conobbe e prese 
ad amare, con affetto non smentito neppure nella sventura, Stefano 
Porcari, « cive romano compositissimo », com'egli lo dice, « attamen in 
«patria male cognito ac remunerato», che tenne la capitananza del 
popolo fiorentino nell'anno 1427-28. Dalla fiducia del Porcari ebbe 
affidata l'educazione del fratello Mariano e poi dell'altro congiunto 
(fratello anch' esso?) Matteo ; e seguendo il Porcari, dalle rive dell'Arno 
venne a quelle del Tevere. Da queste dilungatosi, dopo lungo vagare 
per Francia e Inghilterra, vi fece ritorno nel gennaio 1432 (2) e da ul- 
timo andò a Bologna (a. 1432), quando il cavaliere romano n'ebbe la 
podesteria. Lo stesso anno, d'improvviso, abbandona la vita secolare, 
indossa il saio camaldolese. Finché ebbe vita Ambrogio Traversari, 
che reggeva l'Ordine, fu monaco studioso, se non esemplare per di- 

(1) Qui ci permetteremo una sola osservazione. Come va che mentre a p. xix, nota i, 
giustamente si fissa il cognome del viterbese nella forma « Canensi » e si dice erronea la 
forma « Cannesio » comunemente accettata, nel pubblicare il testo di Gaspare si adopera poi 
questa abitualmente sino a p. 42, per sostituirla con la vera solo da p. 44 in poi? 

(2) Certo per errore tipografico lo Zippel dice il viaggio accaduto nel 1432 (p. xsiv, 
r. 9), mentre qualche riga dopo lo dice compito già nel gennaio di quell'anno (r. 28). 



'Bibliografia 26 7 



sciplina; ma qualche tempo dopo morto l'amico (20 ottobre 1439), 
detto addio al chiostro e deposta la tonaca, tornò a Roma, ove apri 
una scuola privata che contò fra i discepoli anche Rodrigo Borgia. 
Nel 1445 fu introduttore nella vita romana di Giovanni Tortelli, l'uma- 
nista aretino, che subito dopo venuto in sì gran favore presso Nicolò V, 
ricompensò il Veronese ottenendogli dal papa la tanto ambita cattedra 
alla Sapienza. Gaspare però non seppe conservarsi l'affetto di Nicola; 
forse la troppo calda amicizia mostrata sempre pel Porcari gli rese il 
papa meno favorevole negli ultimi anni del pontificato ; e, o come con- 
seguenza o per maligne parole di un nemico, gli fu diminuita, almeno 
per qualche tempo, anche la cordialità dell'Aretino. Calisto III lo fece 
segretario papale; ma riebbe la cattedra solo da Pio II, che però pur 
esso si raffreddò verso di lui, forse per la sua famigliarità coi Colonna. 
Sotto Paolo II e Sisto IV, seguitò a leggere nello Studio romano fino 
al 31 gennaio 1473, quando, « cum vir doctus mag. Gaspar .. . iturus sit 
« Viterbium », dal camerlengo Latino Orsini la sua cattedra veniva con- 
ferita a Martino Filetico. Neppure due anni sopravvisse: la morte lo 
colse nella turrita capitale del Patrimonio correndo l'autunno del 1474. 
Queste le linee principali della bella biografia di Gaspare che lo Zippel 
ha saputo ricostruire (pp. xxi-xxxi) su documenti di archivio e so- 
pratutto sulla scorta degli scritti del grammatico stesso. Questi si ri- 
ducono, per quel che sappiamo, a tre : le Regnine grammaticales, conser- 
vate in più codici (Casanat. 397 e 285; Vatic. Ottob. 1347) e in un 
raro incunabolo dovuto ad Eustachio Gallo di Brescia nel 1472; i 
Commenti alle satire di Giovenale, venuti a noi nel cod. Vat. 2710; la 
Vita di Paolo i/o, per usare del titolo imposto dall'autore, De gestis tem- 
pore pontificis maximi Pauli secundi. Con tale suppellettile, non può certo 
Gaspare aspirare « ad un posto singolarmente elevato tra la folla dei 
« dotti rinnovatori della letteratura che l' Italia produsse » nel secolo xv, 
ma può pretendere che non venga completamente dimenticato. Le Rc- 
gulae grammaticales rappresentano un notevole contributo alla restau- 
razione dello studio della gramatica; il commento non solo è il più 
antico di data e di autore sicuri, che nel Quattrocento siasi scritto 
sulla satira del poeta aquinate, ma oltre che argomento di studio allo 
stilista e al letterato, offre all' investigatore larga messe di notizie su 
avvenimenti e personaggi contemporanei. Per i cultori della storia però 
la memoria di Gaspare resterà sopratutto affidata alla Vita di Paolo 11. 
Lo Zippel definisce con molta giustezza il posto che a questa Vita com- 
pete in mezzo alla fioritura biografica umanistica, cos'i ricca in tutti 
Italia, e, per la storiografia pontificia iniziata da Giannozzo Marietti, 
come quello che le tocca di fronte alle narrazioni che dei fatti di 
Paolo II furono stese dal Platina, dal Canensi e dall'anonimo, donde 



268 'Bibliografia 



trasse materiali il secentista scrittore delle Giustizie dei papi del xv se- 
colo. Essa non è una vera biografia, ma una narrazione intermedia 
tra quella e la cronaca, di quel genere che nel Quattrocento fu desi- 
gnato col nome di Comeiitari. Se si faccia eccezione pel primo libro 
in cui si narra della vita del Barbo prima che fosse assunto alla tiara, 
nello scritto del grammatico più che la biografia di Paolo s'ha un'ac- 
colta di lodi dei cardinali e degli amici del pontefice e dell'autore, o 
di biasimi dei nemici ; « la cronaca viva e varia dei fatti che accaddero 
« a Roma dentro e fuori della vita papale ». Ed è naturale, se si con- 
sideri il modo con cui la Vita venne scritta e pubblicata, secondo mo- 
stra chiaramente lo Zippel. Appena sei mesi dopo l'elezione di Paolo 
(30 agosto 1464) già era apparso il primo libro, che oltre la vita an- 
tecedente al pontificato, narra anche i fatti di quel primo semestre; 
non era forse compiuto l'anno (certo prima del 4 settembre 1465), e 
già era steso il secondo libro, che conduceva la narrazione fino all' inizio 
del secondo anno del pontificato. Questo doveva esser narrato nel 
terzo libro, ora perduto, poiché il quarto comprende gli avvenimenti 
del terzo anno e cioè sino al settembre del 1467. Di un quinto libro 
esisteva un ms. ancora nella seconda metà del secolo xviii, alla Ma- 
gliabechiana di Firenze: disgraziatamente è scomparso, mancandoci 
così quella luce che ne sarebbe potuta venire intorno alla congiura 
degli accademici Pomponiani, di cui vi si doveva trattare; episodio tra 
i più strani e meno perfettamente conosciuti della vita umanistica. 
Data tal fretta nella compilazione, naturale ne viene la forma aneddotica 
del narrare, e la vivacità spontaneamente dettata dalla immediata co- 
noscenza dei fatti ; ed anzi se si deve rimproverare qualche cosa al 
Veronese, e in questo non convengo interamente nel giudizio dello 
Zippel, è appunto di non aver dato maggior libertà alla sua penna, 
certo per timore di perdere favori e procurarsi inimicizie : è la man- 
canza di passione e di sincerità di chi troppo è costretto a lodare. 
Dei libri del De gestis il Muratori conobbe, e per di più da un codice 
mutilo e scorretto, solo il secondo ed il quarto, la materia del quale 
nella sua edizione {Script. Ili, 11, ro23 sgg.) riparti arbitrariamente in due 
libri: Gaetano Marini {Archiatri, II, 178-198) restituì la parte mutilata 
al quarto libro e trasse dall'oblio il primo. Gran fortuna, che il codice 
un : co donde egli lo tolse è perduto oggidì e solo la sua stampa ce lo 
conserva. Il secondo e il quarto libro invece, pervenuti a noi negli 
esemplari di dedica (Vat. lat. 3620, 3621), ebbero numerose trascrizioni 
nei secc. xvi e xvn. Pertanto, base della nuova edizione furono la 
stampa del Marini pel primo libro e i codd. Vaticani suindicati per il 
secondo e pel quarto. - Di quanto la stampa dello Zippel si avvantaggi 
su quella del Muratori sarebbe già da argomentare, appena si ricordi 



Tìiblio grafia 269 



quanto poco sopra ho detto, che cioè il Vignolese aveva tra mano solo 
una copia assai posteriore e imperfetta, e si pensi alla mediocre corre- 
zione tipografica dei Rerum : ma è inoltre dato di farne il confronto 
ad ogni momento, avendo lo Zippel accompagnato il testo con l'indi- 
cazione di tutti i passi discordanti. Dall'esame dei quali di leggieri si 
scorge come non pure ne venga migliorata la materiale lezione di molte 
parole, ma assai spesso il contesto e sopratutto l' interpunzione. Citerò 
pochi esempi tra molti. Parlando del card. Estouteville Gaspare tra 
l'altro dice: « Hic mire loquitur italice, cum difficile sane Gallis linguam 
«posse liane explicare videatur » ; frase che nell'edizione Muratori e 
divenuta « cum difficile sane Galli linguam hanc ediscere videantur » (1). 
E poco appresso, nel codice : « Hic cum audivisset Laurentium Val- 
« lana . . . orationem habere in tempio S. M. supra Minervam »; nel Mu- 
ratori: «Laurentium Vallam... oratorem hic in tempio» (2). Altrove 
« Dominicum Carvellum » s' era mutato in « Dominicum Cardina- 
« lem » (3); e mentre di lui l'autore disse esser giudice « dignum pi- 
« strino pocius quam tribunali», il Muratori lo fece: «dignum po- 
« stremo potius supplicio quam tribunali » (4). E altrove ancora, Gaspare 
disse il re di Napoli montato in superbia per la ricchezza pervenutagli 
dal morto principe di Taranto con la frase « quippe in gazam prin- 
« cipis Tarentini inciderit, magnum profecto thesaurum», dal Muratori 
gli si fece dire « quippe in Gazam, principis Tarenti, inciderit, magnum 
« thesaurarium»! ! (5). È vero però che anche lo Zippel dal tipografo 
non fu servito con tutta perfezione. Al breve elenco di correzioni 
che egli ha unito al fascicolo, parecchie altre se ne potrebbero aggiun- 
gere. Indicherò qui quelle che una rapida lettura mi ha fatto sorpren- 
dere solo nel testo del primo libro, non per pedanteria, ma perchè 
siano di spinta allo Zippel per fare un esame più attento, che possa 
rendere più completo V errata-corride che certamente chiuderà l' intiero 
volume; poiché certo primissimo pregio di ogni edizione di fonti deve 
essere la sicurezza e perfezione del testo. P. 3, r. 23, « dapsilis erat erat 
« panis »; p. 4, r. 25, « novatorum» per « novaturum »; p. 6, r. 9, « ver- 
« simile » per «verisimile »; p. 6, r. 29, « pauberibusque » per « paupe- 
«ribusque»; p. io, r. 25, « au » per « an » ; p. 11, r. 8, « investigatici] 
« edignissimae »; p. 13, r. 9, « cubilarios» per « cubicularios»; p. 15, sono 
errati i richiami delle note; p. 17, r. 16, « infìnum » per « infunimi » (6). 



(.) P. 35, r. 1. 

(2) P. 33) r. 4. 

(3) P. 60, r. io. 

(4) P. 6o, r. , 7 . 
(>) P, .(7- rr. 2 e J. 

(6) Aggiungasi nella prefazione, p, xix, r, i.\, 1 elccub 



270 'Bibliografia 



La copia delle illustrazioni che accompagnano la Vita è così ab- 
bondante, che in una collezione di fonti può perfino apparire soverchia ; 
e non senza una qualche diffidenza se ne comincia l'esame, poiché per 
verità troppo spesso accade che nei conienti apposti a fonti narrative 
si passi il segno, infarcendo e appesantendo le edizioni con erudizione 
di seconda e terza mano, assai facile e le più volte inutile. Ma fran- 
camente la diffidenza sparisce presto e V innegabile esuberanza più non 
offende. Alla perfetta conoscenza della letteratura che riguarda il periodo 
umanistico, della quale lo Zippel aveva date già prove nelle aggiunte al 
Voigt e in più altri scritti, s'aggiunge un'attenta ricerca dei fondi ar- 
chivistici romani, fiorentini, veneti che gli permettono assai spesso di 
portare contributi nuovi e di non piccola importanza. E la cosa non era 
facile davvero ! - Data la natura aneddotica della Vita e il gran numero 
di personaggi di cui vi si fa parola, mentre si tace o quasi delle azioni 
del papa, lo Zippel, con giusto giudizio, ha rimandato ogni commento 
che riguardi Paolo II alla Vita del Canensi, che di lui tratta ampia- 
mente, e qui ha segnato quanto ha raccolto intorno alle persone nomi- 
nate. Non dubito di affermare che sarebbe difficile indicare un reper- 
torio più completo intorno a una si gran parte della corte di Paolo II. 
E qualche volta anzi, se non fosse 1' utilità che se ne ricava, dorrebbe 
di veder sacrificato in luogo, dove a molti, anche studiosi, è facile 
possa sfuggire, il frutto di ricerche faticose e fortunate. Si vedano per 
esempio le note a p. 5 intorno a Battista Pallavicini; le interessanti 
notizie intorno all' Infessura che ne stabiliscono la nascita prima del 1436 
(il Tommasini l'aveva posta circa il 1440), e quelle che mostrano le 
buone relazioni di Stefano Porcari con papa Barbo (p. 9, nota 3; p. io, 
nota 5) ; le copiose informazioni intorno' ai medici di Paolo II (pp. 1 2 
e 13), a Nicola Perotti (pp. 33 e 34), alla prigionia del Trapezunzio 
(p. 43, nota 1 e 2), alla uccisione di Francesco di Giovanni de Capuc- 
cinis (p. 45). Si vedano per la storia, e per la storia dell' arte le note 
a p. 48, dove si rivendica a Francesco dal Borgo, direttore della fab- 
brica del palazzo di S. Marco, la qualità di architetto e si parla dei 
dubbi sorti sulla sua onestà e della sua conseguente prigionia; e a 
p. 53, note 1 e 2, la menzione e le notizie intorno ad un orefice ca- 
talano « Iohannes lordi », all'orefice romano Paolo di Giordano, troppo 
spesso confuso col marmorario Paolo di Mariano e intorno al suo 
compagno Simone da Firenze, di cui si rivela, da un documento dei 



« per » per « Coopingcr » ; p. xxxix, rr. 6 e io, « Bruceiolini » e « Procellio » per « Braccio- 
lini» e « Porcellio»; p. xxxviii, nota 6, « dioctionibus » per « dictionibus » ; e nelle note 
a p. 15, r. 2, l'a. i486 di fatto attribuito a persona morta nel 1468; p. 16, note. r. 70, 
« Benvenuto » per « Benevento ». 



"Bibliografia 271 



regesti Vaticani, che ebbe nome « Simon Iohannis de Ubertis ». Per 
taluna delle persone di cui si occupa Gaspare, le note dello Zippel as- 
sumono quasi l'importanza di una vera biografia, perchè tale avreb- 
bero potuto divenire con piccolo sforzo quando l'autore avesse voluto. 
Basti, come esempio per tutti, citare le note 1 a p. 21 e 2 e 3 a p. 22, 
così dense di notizie, per la più parte assolutamente nuove, intorno al 
dotto grecista, cubiculario di Paolo II, Leonoro Leonori da Bologna. 
Una lunga nota (p. 51 a 58) è dedicata all' introduzione della stampa 
in Roma, della quale in Gaspare si trova la prima e più antica testi- 
monianza, per concludere che la data apposta al De Oratore, scoperto 
dal Fumagalli nel 1875, per la quale quel libro posseduto da un po- 
stillatore « pridie kal. octobres mcccclxv » sarebbe anteriore al Lattanzio 
(29 ottobre 1465) Sublacense, o è errata o corrotta. Le prove non mi 
paiono troppo convincenti. Non mi nascondo che ne verrebbe una più 
perfetta concordanza tra le varie indicazioni che sull' argomento ab- 
biamo, nonché sarebbe tolta la difficoltà che a tutti gli studiosi hanno 
opposto i lunghi mesi di inesplicabile inerzia, cui si abbandonarono i 
tipografi tedeschi dall'ottobre 1465 (data del Lattanzio) al giugno 1467 
(data deWAugustinus) ; ma resta pur vero che per infirmare una te- 
stimonianza cosi esplicita come quella della postilla nel De Oratore, 
ci vogliono argomenti più saldi. Concludendo, ripeteremo che talora 
1' abbondanza del materiale ha reso forse esuberante l' illustrazione, e 
che talaltra si sarebbe potuto adoperare nelle note una forma più con- 
cisa, con vantaggio del lettore; ma chi può pretendere opere perfette? 
Tali minuscoli nei (che a taluno potranno anche sembrar pregi) non 
impediranno ad alcuno di riconoscere la somma importanza del com- 
mento, e ispireranno a tutti il desiderio di leggere presto la Vita del 
Canensi, che è necessario complemento a questa del Veronese, come 
quella che, meno indugiandosi intorno alle figure secondarie, delinea 
e lumeggia quella del pontefice. 

P. Egidi. 



Susta Josef, Die ròmische Curie una das Condì voti Trient 
ìtntcr Pi us IV, Aktenstùcke %ur Geschichte des Conciìs von 
Trient. — Wien, 1904. 

Circa il carattere essenziale delle pubblicazioni degl'Istituti Storici 
di Prussia e d'Austria, confederati per unione d' intendimenti scien- 
tifici, avemmo occasione già di ragguagliare i lettori di. questo Ar- 
chivio (cf. voi. XV, p. 295 sgg.) quando da essi s'iniziarono i vo- 
lumi delle NuntiaturberichU aus Dtutschland. Ma, anche indipendentemente 



272 'Bibliografia 



da questa serie, che già comprende ben sedici volumi, cui attesero il 
Friedensburg e il Kupke (8 voi.), lo Steinherz (1 voi.), l'Ehses e il 
Meister (2 voi.), l'Hanzen e lo Schellhas (3 voi.) e il Kiewning (2 vo- 
lumi), gli studi germanici si rivolsero ancora come per irresistibile at- 
trazione a mettere in luce e illustrare documenti relativi alla storia 
del concilio di Trento. E in questo «volume del Susta, che s'intitola: 
La curia romana ed il concilio di Trento sotto Pio IV, il Sickel in una 
sua importantissima prefazione, che precede l'accurata introduzione 
dell'editore, rammemora, giudicandola tuttora perfettamente giusta, l'af- 
fermazione fatta circa settantanni fa dal Ranke, che cioè una storia vera 
e piena di questo concilio ancora manca, sebbene coli' opera dei due 
Istituti sopraindicati converga anche quella, non men dotta che zelante, 
della Società cattolica che prende nome dal Gòrres, e che già à ini- 
ziato l'edizione del suo Concilium Tridentinum (Friburgi Brisgoviae, 
sumptibus Herder, 1 901) colla Diariorum pars prima, raccolta ed illustrata 
dal Merkle. Coi suoi cinque fascicoli di Notizie romane (Ròmische Berichte) 
edite negli atti dell' Imperiale Accademia delle Scienze di Vienna 
(189 5-1 901) il Sickel stesso, da antico conoscitore della materia, potè 
anche somministrare informazioni preziose circa alcune parti men co- 
gnite dell'archivio Segreto Vaticano; ed ora con questo volume di 
documenti il Susta rende buon servigio agli studi pubblicandoli in due 
gruppi, nell'uno comprendendo le corrispondenze dei Legati al con- 
cilio, e distinguendo la serie per cifre arabiche (1- 58, pp. 166); nel- 
l'altro, notato con cifre romane (i-xlvii, pp. 338), aggiungendo come 
in appendice e per ordine cronologico quei documenti, che servirono 
come di preambolo al concilio, o quelle Proposte, che da Roma si spe- 
dirono ai Legati a Trento, tenendo ragione nei dati cronologici tanto 
delle minute pel registro di spedizione in Roma, che dell'originali per 
l'arrivo nella cancelleria presidiale di Trento, ma dando alla registra- 
zione trentina importanza preponderante, secondo un sistema ragione- 
volmente già proposto dal Sickel (Ròm. Berichte, III, 140), a correzione 
di certe incertezze del Le Plat. Il limite cronologico è determinato 
dal 22 marzo 1561 alla fine di gennaio 1 562. La bella e diligente in- 
troduzione del libro dichiara l'ampio apparato critico e bibliografico 
di cui il S. dispose. Il commento impresso in corsivo che serve a cemen- 
tare e dare unità d'edificio ai documenti raccolti, è condotto con ac- 
curatezza, e l'edizione è fatta senza pedanteria, sopprimendo quella 
parte degli atti che per la storia effettiva non anno valore, e delle 
nunziature spagnuole e francesi accogliendo solo quelle parti che anno 
importanza vera per la storia del concilio. 

La relativa importanza che ebbero presso il papa le persone che 
lo circondarono, come Carlo Borromeo, cardinale nipote sì diverso dai 



'Bibliografia 273 



cardinali nipoti Caraffa e Farnese; Tolomeo Galli da Como, direttore 
della cancelleria del personale de' segretari subordinati, Giovanni Carga, 
Trifone Benci, Giulio Poggiani, Antonino Silviani, Gian Battista Amal- 
teo, e i clienti Prospero di Santa Croce, Alessandro Crivelli, Carlo Vi- 
sconti, Paolo Odescalchi, che debbono al pontificato di Pio IV il loro 
innalzamento, descrive in gran parte fondandosi sulle Ròmische Bètichte 
del Sickel ; e cosi fa anche per l'ordinamento della cancelleria e della 
registrazione. Nella seconda parte dell'introduzione il S. raccoglie e 
illustra criticamente le notizie relative ai cardinali legati presso il con- 
cilio, e in specie al cardinal di Mantova Ercole Gonzaga, nella corrispon- 
denza designato più comunente col solo nome di «Mantua», al car- 
dinale Giacomo Puteo, al Seripando, all'Osio, al Simonetta. Segretario 
di fiducia del cardinale di Mantova fu Camillo Olivo, che assunse 
anche la corrispondenza presidiale della legazione, e più tardi fu da 
tutti i legati confermato nell'officio di segretario per gli affari segreti del 
concilio. Spiega inoltre come alcuni gruppi di carte del concilio stesso, 
le così dette Proposte, probabilmente per mezzo dell'Olivo passassero 
nelle mani del Borromeo, e finissero poi nell'Ambrosiana. Le Risposte 
al contrario sono nell'archivio Vaticano, e costituiscono i volumi 60 
e 61 della sezione del concilio. 

Inoltre a corredo della corrispondenza officiale per la storia con- 
ciliare è anche di rilievo la corrispondenza dei legati e dei nunzi presso 
le corti Europee, come, ad esempio, quella del Campeggi, che nei primi 
mesi del 1561 tenne la nunziatura di Spagna, finché nel maggio non 
vi fu restituito Ottaviano Reverta, vescovo di Terracina. Cosi quella 
del Gheri (Filippo Gherio) uomo di fiducia del Morone; e quella in 
Francia di Sebastiano Gualtieri, detto il Viterbo, per esser vescovo di 
questa città, e d'Ippolito d'Este, detto il Ferrara, parte della quale si 
trova ora nell'Archivio di Stato in Modena. Per le nunziature di Ger- 
mania, il S. si giova di quella parte dei dispacci del Delfino già pub- 
blicata dallo Steinherz, di quella edita dal Commendone, e d'altri do- 
cumenti ora nell'archivio Vaticano o in quello di Stato a Vienna. 

Il testo de' documenti è dato bene. Qualche dubbio circa la lezione 
può esser suggerito piuttosto per riguardo all' incertezza della scrittura 
e della grammatica in uso al sec. XVI, che per minor diligenza da 
parte dell'editore, che annette importanza a professarsi boemo, ed è 
ora privato docente di storia all'Università di Praga. Aggiungiamo 
una noterella di queste dubbiezze, più che per altro, per mostrare l'in- 
teresse con cui c'indugiammo sul diligente volume. 

A p. 47, 1. 9: «appresso di Ces. M.**», p. 104,1. 48: «gliele/ 
« farà sopra liberamente sapere », p. 122, 1. 37 : « nociemento », p. 129, 
1. 37: «cerca questo negozio)), p. 142, 1. 34: «che forse non le di- 

Archivio della R. Società romana di storia patria. Voi. XXVII. 18 



274 'Bibliografia 



« spiaceranno queste dice cose», p. 155,1.4: « imbazzirire più questo 
«arcivescovo», p. 158,1. 32: « honorandoli quanti puoti», p. 148, 1. 7: 
« corformi » &c. Certo sono errori di stampa p. 85, 1. 21: « pregon- 
«doli», p. 94, 1. 27: « riferirisse », e non ve ne sono molti altri. 

Prima di porre termine a questa nostra recensione, ci piace di ri- 
levare alcune osservazioni fatte dal Sickel nella sua prefazione, scritta 
mentre papa Pecci era ancora in vita, e modificata in parte dopo la 
morte di lui. Quel che di essa rimase intatto fu senza dubbio la lode 
incondizionata, che accompagna in perpetuo la memoria di Leone XIII 
per aver aperto a pubblico studio l'archivio Vaticano, chiuso prima 
gelosamente, in specie per le materie relative al concilio Tridentino; 
delle quali, a detta del Sickel, e particolarmente delle lettere dei le- 
gati e ai legati, il Sarpi senza alcun dubbio ebbe conoscenza e fece uso 
per la sua storia ; mentre il Pallavicino, per la propria, della corrispon- 
denza dei legati non usò correttamente (cf. pp. x-xi). « L'aver rico- 
« nosciuto ciò», scrive il Sickel, «fu per me una ragione di più, per 
v offrire agli studiosi della storia questi documenti in forma più piena ». 



O. T. 



Vittorio Lazzarini, 77 codice Antoniano 182. — Padova, 
Prospermi, 1903, pp. 8, in-4. 

L'autore ci dà notizia di un bel codice in minuscola della biblio- 
teca di S. Antonio di Padova, contenente il De questionibus et ìoculio- 
nilus veteris testamenti libri VII di sant'Agostino. L'indicazione crono- 
logica (sec. vili) data al ms. dai più recenti cataloghi ci riporterebbe 
ad un periodo in cui molto rari sono i monumenti del nostro me- 
dioevo scritti in minuscola, e conferirebbe ad esso un valore paleo- 
grafico di primaria importanza. 

Ma il Lazzarini dissente dall' opinione degli studiosi che, prima 
di lui, hanno esaminato il manoscritto, ed osservando che in esso 
« molte lettere hanno già la forma adottata dai calligrafi usciti dalle 
« scuole caroline, per questa manifesta influenza e assimilazione della mi- 
« nuscola franca » non crede che possa andare più in là della fine del 
secolo vili; e poiché: « le minuscole del codice presentano qui un 
« aspetto regolare e robusto e le abbreviature sono abbastanza varie 
« e numerose, nonostante la frequenza dei nessi e legamenti corsivi 
« e l'inserzione di qualche maiuscola », egli dice « che il codice fu esem- 



"Bibliografìa 275 



«piato nel primo quarto del sec. ix». Le ragioni date dal Lazzarini 
non paiono convincenti. La minuscola si cominciò bensì a scrivere 
nelle scuole Alcuiniane francesi alla fine del sec. vili, ma vi continuò 
anche fino a tutto il xn: largo periodo dunque, nel quale la torma 
minuscola, nei diversi scrittorii della Francia, ha conservato, dove più 
dove meno, gli elementi corsivi della a e della g aperte, i nessi, le 
abbreviature e le lettere maiuscole; ed ha in modo diverso, ma costan- 
temente curata l'eleganza della minuscola romana che, negli esemplari 
italiani dell' vili secolo, aveva la semplicità ancora rude del Liber 
diuriiits KR. PP. dell'archivio Vaticano. Questa apparente influenza non 
può dunque bastare per la datazione di un manoscritto. Ma già qualche 
sospetto che il codice Antoniano sia più recente del sec. ix sorge 
dalla semplice osservazione del bel facsimile pubblicato dal Lazzarini. 
Quivi la grafia è tanto stentata che non possiamo crederla di un ama- 
nuense del secolo ix, del tempo cioè in cui più fiorente era la scrittura 
minuscola; e il sospetto ci vien ribadito dall'uso di alcune lettere rile- 
vate dallo stesso Lazzarini. Non ci occupiamo della e, u , v che non di- 
cono niente per un esame paleografico; e omettiamo la a, la g aperte, 
derivanti dalla corsiva nuova che si trovano ancora in minuscole dei 
secoli xi e xn : il che si spiega benissimo pensando che amanuensi di 
questo tempo trascrivessero imitando da esemplari più antichi. Ma il Laz- 
zarini trova che nel codice la b onciale è rarissima: mentre è noto che 
negli esemplari più arcaici della minuscola essa è quasi costante in con- 
fronto dei rari esempi della d perpendicolare. Vi trova anche la 2 gotica 
scritta dopo la o; la s maiuscola in fine di parola e di riga. Queste 
due lettere sono caratteristiche della minuscola di transizione del se- 
colo xi. Dalla sola pagina riprodotta in eliotipia, poco ci è lecito trarre: 
sarebbe necessario sapere in che proporzioni la 2 gotica si trova nel 
codice in confronto della r perpendicolare; se soltanto in fine di linea, 
anche in mezzo di parola. È vero che questa 2 si incontra anche 
in esemplari di maiuscole dei primi secoli del medioevo: ma in questi 
casi solo in forma di nesso e in fine di linea. In altre posizioni non 
l'abbiamo incontrata mai prima del xi secolo. Non ci fermiamo poi a 
rilevare che la caratteristica C, del codice Antoniano, prima che nella 
semionciale carolina, fu usata nella semionciale' nostrana, cui venne 
dalle scritture epigrafiche cristiane dei secc. i-vii. Così dunque dalle 
stesse diligenti osservazioni del Lazzarini noi siamo indotti a sospet- 
tare che il codice Antoniano 182 sia assai più recente del primo quarto 
del sec. ix. Nessuno neglio del Lazzarini stesso, che ha il codice a 
mano, può risolvere i nostri dubbi. 

V. Federici. 



276 'Bibliografia 



Dr. Heinrich Finke, Aus den Tagen Bonifa- Vili, Funde 
und Forschungen. — Munster i. W., 1903, pp. 296, 
ccxxni. 

Mentre il Digard prosegue con lentezza che par soverchia agi' im- 
pazienti, la pubblicazione dei Registres de Boniface Vili (T ultimo fa- 
scicolo del gennaio 1903 contiene gli atti di quel pontefice fino al 28 ot- 
tobre 1300), lo storico illustre dei concili di Costanza e di Basilea, il 
prof. H. Finke, ha raccolto dagli archivi di Barcellona, di Roma, di 
Parigi e di altre città alcuni preziosi documenti, quasi tutti finora 
afflitto sconosciuti, che sulla persona, sui sentimenti, sulla vita stessa 
del fiero pontefice riverberano una luce del tutto nuova. La pubbli- 
cazione della scuola di Francia contiene gli atti ufficiali ed ammini- 
strativi del governo di Bonifacio : invece i documenti del Finke hanno 
un carattere più ristretto e, per dir così, più intimo, ma non meno 
importante. 

La scoperta delle nuove fonti indusse 1' autore a studiar taluna 
delle questioni relative al grande avversario di Filippo il Bello. La 
prima riguarda 1' età del pontefice. Il vicentino Ferreto narrò che il 
papa era morto di ottantasei anni ; sicché egli sarebbe nato ancor prima 
del 1220. Ma, data 1' ambizione del Gaetani e la nobiltà e potenza 
della sua famiglia, par difficile che egli si sia accontentato di aspettare 
i sessant' anni per conseguire la dignità cardinalizia. Fino al 1260 non 
sappiamo di Benedetto Gaetani che rivestisse altro ufficio se non quello 
di canonico d'Anagni. In queir anno, per opera di Alessandro IV, suo 
zio, egli entrò nel capitolo di Todi nella qual città fu avviato agli 
studi del diritto. E doveva essere allora molto giovane, perchè nel- 
1' estate del 1302 Bonifazio dichiarava: « quadraginta anni sunt quod 
«nos sumus experti in iure)); né può ammettersi che egli abbia fre- 
quentato le scuole a quaranta anni sonati. Inoltre due deposizioni te- 
stimoniali nel processo contro la memoria di Bonifazio lo farebbero 
nato appunto verso il 1240. Infine il cardinal Leonardo Patrasso che 
fu probabilmente suo zio, ricevette la porpora nel 1300, e sopravvisse 
a papa Gaetani di circa dieci anni, per modo che se il nipote morì 
di ottantasei anni, egli, secondo le normali relazioni della v'ita, avrebbe 
oltrepassato il secolo. Questi sono i principali argomenti che l'autore 
adduce contro la tradizione ; e confessiamo che, se sono tali da inge- 
nerare neh' animo di chi legge, il dubbio sull' alta età di Bonifazio, 
non sembra possano avere un valore decisivo. In vero, l'argomento più 



bibliografia 2jj 



forte sta nella frase adoperata dal papa, parlando della sua giovinezza ; 
ma essa ci par alquanto indeterminata perchè valga di prova assoluta 
in una questione strettamente cronologica. 

In alcune pagine tratta l' autore della carriera e dell' operosità di 
Benedetto Gaetani come « advocatus, notarius, cardinalis ». Di questo 
periodo della sua vita fu posto recentemente in luce un nuovo epi- 
sodio in una pubblicazione la quale, essendo avvenuta contemporanea- 
mente a questa del Finke, non potè essergli nota. Agli ambasciatori 
di Eduardo I d' Inghilterta Bonifazio ebbe una volta a narrare che, 
insieme col cardinal legato Ottobono Fieschi che, più tardi, per brevi 
giorni fu papa col nome di Adriano V, era stato assediato nella torre 
di Londra dal conte di Gloucester, e che n' era stato liberato appunto 
da Eduardo, allora principe ereditario (J. G. Blach, Edward 1 av.d 
Gascony in Eiiglish historical Revieiv, 1902, p. 522). Ma il carattere 
ardente del Gaetani, il suo istinto di dominazione, le sue grandi qua- 
lità ed i suoi grandi difetti si manifestarono la prima volta, quando 
egli nel 1290 si recò in Francia, come Legato, al concilio di Parigi. 
Egli di fronte air Università prende una posizione netta, difende stre- 
nuamente i Domenicani ed i Francescani, sospende le lezioni di En- 
rico de Gand che rivendica il diritto di discutere i privilegi concessi 
dalla Santa Sede agli Ordini religiosi; spesso la sua parola erompe in 
apostrofi violente : « Stolti sono i maestri di Parigi e vuoti : essi sono 
« pieni di fatuità e di fumo, ed invece di trattare di cose utili, agi- 
« tano questioni frivole e favolose » (cf. doc. 1). Tale insomma è il 
cardinal Gaetani quale ci apparirà più tardi papa Bonifazio, di carat- 
tere violento, assoluto, insofferente di ogni resistenza : tale ce lo di- 
pinge una testimonianza italiana, non adoprata dall' autore : «Hic 
« Benedictus prius vocatus est, qui longam habuit curiae experientiam, 
« prius in curia advocatus, post papae notarius, postea cardinalis, po- 
« stea in cardinalato expeditor ad casus collegii terminando», et exteris 
« ad respondendum. Nec habuit in iis parem. Sed ex hoc factus est 
« fastuosus et arrogans, omnium contemtivus » {d. Atitiquitates Ita- 
lica* m. ae. IV, 1019). 

Dopo di avere studiato qua] parte ebbe all'elezione di Celestino V 
Carlo II d'Angiò, 1' autore, d'accordo con lo Schulz, ritiene che l'abdi- 
cazione di Celestino fu affatto spontanea, e si dovette soprattutto alla 
sua modestia ed alla sua timidità: al più si può ammettere che il 
card. Gaetani, come pure fecero altri del sacro collegio, lo abbiano 
infervorato nel proposito di abdicare. Ma deve essere, senza dubbio, 
ritenuta una calunnia l'accusa mossa a Bonifazio di essere stato l'uc- 
cisore di Celestino. Onesti, come è noto, finì la vita in una dura 
prigionia: «ubi tenebat pedes ilio sanctus dum missam diceret, ibi 



278 Tìiblio grafia 



« tenebat caput, quando quiescebat » . Ma se con queste crudeli stret- 
tezze nel castello di Fumone Bonifazio gli affrettò la morte, nessun 
fondamento si ha per credere che egli abbia con mezzi diretti atten- 
tato alla vita del suo predecessore. 

Il temperamento del pontefice si manifesta chiaramente nelle sue 
relazioni col collegio dei cardinali. Egli lo raduna il minor numero 
di volte che è possibile: proporgli di trattare una quistione in conci- 
storo è recargli grave offesa: « cum dicitur pape quod ponat aliquod 
« negocium in consistorio, ita moleste egit ac sibi cum cultello dare- 
« tur» (cf. doc. ix, p. xxix). Se talvolta convoca il sacro collegio, non è 
g'.à per richiedere il parere dei cardinali, ma per esigere che accon- 
sentano a quanto egli ha di già stabilito : « ipse a cardinalibus non 
« petebat sequenda Consilia, sed exigebat consensus ad id quod volebat » . 
Dopo la morte del cardinal vescovo di Sabina, corse voce che si do- 
vesse provvedere alla vacanza nel collegio cardinalizio, e taluno an- 
dava già interrogando i cardinali e gli amici : quando queste voci 
giunsero al papa, egli disse : « Certuni vanno spacciando che Noi dob- 
« biamo crear nuovi cardinali ; ci sembra piuttosto venuto il tempo 
«di deporne qualcuno!» Immaginate come Bonifazio, con tali senti- 
menti, dovesse sopportare le ostilità dei Colonna che si manifestarono 
fin dal primo tempo del suo pontificato. Le ricerche del Finke su questo 
punto giungono veramente a risultati nuovi, come anche pieno d' inte- 
resse è il capitolo sull'eminente giurista, il cardinale Giovanni Monaco 
di Piccardia. Malamente gli fu attribuita la glossa alla bolla « Unam Sali- 
ce ctam » : della quale diffusamente tratta V autore per spiegare in quali 
circostanze fu pubblicata, per illustrare le espressioni che vi si conten- 
gono intorno alla potenza del pontefice, i trattati che da quel documento 
trassero origine e le glosse che le furono aggiunte, ed infine per chia- 
rire la proposizione ivi contenuta : « Spiritualis homo iudicat omnia » . 

Le ricerche sulle relazioni fra Arnaldo da Villanova e Bonifazio, 
quantunque riguardino meno V Italia, sono tuttavia assai importanti 
per la storia della cultura medievale. Strana la figura di questo me- 
dico, alchimista, teologo e profeta, le cui opere ebbero tanta fortuna 
che le edizioni di esse superano il centinaio, e le biblioteche d' Eu- 
ropa sono piene di suoi manoscritti ! Egli si presenta alla corte pon- 
tificia sul principio del 1301, ed in sulle prime è accolto assai male dal 
pontefice ; ma Arnaldo riesce a guarirlo da una « calculi passione » , 
e fra i due si stringe una viva amicizia. Compone per il papa l'opera 
De regimine sanitatis, e Bonifazio lo giudica il più dotto uomo del 
mondo: «iste homo maior clericus mundi est et hoc fatemur et adhuc 
«per nos non cognoscitur» (cf. doc. ix, p. xxx). Ed il papa soleva 
raccontare ai cardinali: «quod magister Arnaldus. .. fecit quendam de- 



"Bibliografia 279 



« narium et quoddam bracale..., que cani portaret, malum lapidis amodo 
«non sentiret » (ibidem). Maledetto Arnaldo!, pensavano i cardinali: 
« utinam ad curiam non venisset », che il papa sarebbe già da un pezzo 
morto e seppellito! — Neil' agosto del 1302 Arnaldo inviava da Nizza 
al pontefice il trattato sulla Philosopìna cattolica, col quale lo esortava 
vivamente ad una radicale riforma della cristianità. E guai se egli 
avesse indugiato: «tu sarai scacciato dal tuo ufficio, e mandato in 
« esilio: la tomba che ti sei elevata, rimarrà vuota, poiché i tuoi ne- 
« mici la profaneranno e distruggeranno ! » Gli avvenimenti incalza- 
vano, e la funesta profezia si avverava in gran parte: due anni dopo 
Arnaldo in una lettera a Benedetto XI poteva vantarsi del compimento 
delle sue visioni profetiche (cf. doc. XXVI, p. clxxxii). 

Dopo un' ampia e profonda critica degli scritti d' accusa e difesa 
ai quali dette origine il processo contro la memoria del papa, il Finke 
esamina alcune particolari colpe che gli furono attribuite, come, ad 
esempio, l'aver prima condannato e l'aver poi giudicato degno di rac- 
comandazione un libro di Arnaldo da Villanova, 1' essersi fatto erigere 
statue marmoree e busti d' argento, 1' avere avuto commercio con uno 
« spintus familiaris», l'aver vietato che si dessero i sacramenti ai suoi 
nemici sul punto di morte, l'aver mangiato carne in giorni vietati, 
l'aver fatto uccidere Celestino V, ed altre colpe ancora. I risultati 
delle ricerche fatte dal Finke sono in generale contrari alle accuse. 
Non era. per esempio, ridicolo lanciare contro il papa l'accusa di eresia, 
perchè egli, forse in un momento d'ira, aveva detto che preferiva di 
essere un cane piuttosto che francese? 

Nell'ultimo capitolo. Da Anagni ad Avignone, l'autore confuta 
la narrazione del Ferreto sulla morte del papa, e studia l'elezione di 
Benedetto XI, la quale fu dovuta, non al partito francese, ma princi- 
palmente al cardinal Matteo Rosso ed al re Carlo d; Napoli. Tratta 
infine dell'elezione di Clemente V con la quale doveva iniziarsi uno 
dei periodi più tristi per la storia del papato. Se il racconto del Villani 
intorno ai patti stipulati fra il re di Francia ed il futuro pontefice è 
da ripudiarsi, non si può d' altra parte negare la possibilità che trat- 
tative siano corse fra di loro. Intorno agli intrighi fra il partito degli 
Orsini ed i Bonifaciani ed intorno alle vicende del conclave, le rela- 
zioni degli ambasciatori aragonesi, che vengono ora per la prima volta 
alla luce, offrono un contributo di preziose notizie. 

Dalle pagine del Finke la persona di Bonifazio Vili esce, senza 
dubbio, meglio colorita e delineata che non fosse per l' innanzi ; ma 
l'autore stesso, proponendosi sulla fine del lavoro, di dare un giudizio 
sul fiero pontefice, rimane esitante, e si accontenta di porre in rilievo 
solo alcuni tratti della sua fisionomia : 



280 'Bibliografia 



«L'intelligenza di Bonifazio», diceva maestro Arnaldo, «aveva 
« lo sguardo dell' aquila ». Certo egli ebbe una straordinaria conoscenza 
in tutte le faccende della curia nel campo del diritto canonico come 
in quello dell' alta politica. Eppure, nonostante queste qualità che lo 
rendevano un uomo superiore, pochi furono odiati quanto lui. Ciò si 
deve alla violenza ed all' asperità del suo carattere. Una delle espres- 
sioni che più di frequente gli fiorivano sulla bocca, era quella di « ri- 
« baldus ! » Ribaldo è il re Carlo di Napoli, ribaldi i suoi avversari, 
ribaldi e girovaghi gran parte dei monaci. Egli spera di vivere « finché 
« tutti i suoi nemici non siano oppressi » ; precorre il rinascimento 
nella cupidigia della gloria; ama la vita, la ricchezza, la famiglia. 
« Papa non curat nisi de tribus » , riferivano gli ambasciadori arago- 
nesi, « et circa hoc totalis sua versatur intentio : ut diu vivat et ut 
« adquirat pecuniam, tercium ut suos ditet, magnificet et exaltet». 
Non han però fondamento le accuse di scostumatezza; né uomini 
come Egidio Colonna, Giacomo da Viterbo ed il cardinal Pietro Ispano 
gli sarebbero stati fedeli fino alla morte. GÌ' ideali politici ai quali 
Bonifazio mirava, almeno sul principio del suo pontificato, erano senza 
dubbio altissimi : la pacificazione del mondo, la crociata, la liberazione 
della Chiesa da vincoli indegni ; ma nessuno di essi fu raggiunto. Egli 
mirava anche ad una riforma della Chiesa, ma fondandosi più sovra 
mezzi esterni che sovra un intimo risveglio del sentimento religioso. 
Forse nessuno meglio di Arnaldo da Villanova giudicò, per questo 
rispetto, papa Gaetani: « posposita sollicitudine reformandi vultum, 
« laceratam fibriam vestimenti satagebat consuere ! » 

Il libro del Finke porta nelle questioni Bonifaciane il contributo 
di preziosi documenti e di dotte ed eleganti illustrazioni. Ma per la 
memoria di Bonifazio, posto che le ricerche storiche non mirassero al 
vero, non sarebbe stato forse meglio che i documenti ritrovati e sapien- 
temente commentati dall'autore fossero rimasti ancora nell'oblio? 



P. Fedele. 



Luigi Cantarelli, La diocesi itaìiciana da Diocleziano alla fine 
dell'impero occidentale. — Roma, 1903. 

La diocesi itaìiciana, come vien chiamata nel latereolo veronese, il 
più antico catalogo provinciale, era una delle tre diocesi che costitui- 
vano la « praefectura Italiae ». Era governata da due vicarii, che ri- 
siedevano l'uno a Milano col nome di « vicarius Italiae» e l'altro a 
Roma col nome di «vicarius urbis Romae». I dotti non son d'accordo 



'Bibliografia 281 



circa al tempo in cui avvenne la ripartizione nei due vicariati : alcuni 
la riferiscono al tempo di Costantino; il Cantarelli al tempo di Dio- 
cleziano, ritenendo però « che sotto Diocleziano l'ordinamento dei due 
« vicariati non fosse ancora definitivo, e che ad essi siano stati allora 
« preposti due " vices agentes praefecti praetorio " quali rappresentanti 
«del "praefectus praetorio ", da cui direttamente dipendevano». Il 
numero delle province o regioni, che costituivano la diocesi it al iciana, 
neh' anno 297 di Cristo era di dodici ; nel quarto secolo fu portato a 
diciassette, e si mantenne inalterato nel secolo quinto. « Venetia et 
« Histria, Liguria, Aemilia, Flaminia et Picenum annonarium, Alpes 
« Cottiae, Raetia prima, Raetia secunda » formavano il vicariato d'Ita- 
lia, « Tuscia et Umbria, Campania, Lucania et Bruttii, Apulia et Ca- 
« labria, Flaminia et Picenum suburbicarium, Samnium, Valeria, Sicilia, 
« Sardinia, Corsica » formavano il vicariato di Roma. Le regioni più 
importanti, « Venetia et Histria, Liguria, Aemilia, Flaminia et Picenum 
u annonarium, Tuscia et Umbria, Campania, Sicilia », furono governate 
prima da « correctores », poi da « consulares » ; altre di minore im- 
portanza, «Lucania et Bruttii, Apulia et Calabria», sempre da « cor- 
« rectores » ; le rimanenti furono governate sempre da « praesides ». 
L' « urbs » con 1' « urbica diocesis » faceva parte a sé, ed era gover- 
nata dal «praefectus urbi». 

Il Cantarelli fa la storia amministrativa dei vicariati e delle varie 
province della diocesi italiciana, dividendo la trattazione in due parti : 
nella prima studia le sette province settentrionali comprese nel vica- 
riato d' Italia, nella seconda le isole e le altre province dell' Italia 
media e inferiore comprese nel vicariato di Roma. Egli riunisce in un 
volume un lavoro che ha pubblicato a varie riprese negli Studi e do- 
cumenti di storia e diritto (anno XXII-XXV, 1901 sg.), rifondendo e 
correggendo alcune parti, che già avevano visto la luce anni addietro 
nel Bullettino della Commissione archeologica comunale di Roma (1890, 
1892). In principio esamina le fonti a cui attinge, e passa in rapida 
rassegna le opere d'indole generale, che hanno col suo studio più o 
meno diretta attinenza; una breve notizia bibliografica precede cia- 
scun capitolo. D'ogni provincia stabilisce i contini, narra le origini e 
le vicende, spiega 1' ordinamento; poi propone la serie dei vicarii 
d' Italia e di Roma e dei governatori delle province, consacrando a 
ciascuno un paragrafo, in cui riporta le iscrizioni che li nominami, e 
raccoglie tutte le più minute particolarità che ci forniscono le fonti. 

Questa opera, frutto d'indagini laboriose e pazienti, in cui 
prattutto ammirevole l'ordine e la chiarezza con cui è trattata ogni 
questione, il savio discernimento nell'uso deile fonti, in ispecie delle 
fonti agiografiche adoperate con prudenza e riserva, la somma cautela 



282 'Bibliografia 



nel proporre nuove congetture, fa grande onore al suo autore, e rende 
anche maggiori le grandi benemerenze che il Cantarelli si è acqui- 
stato con le sue belle illustrazioni della storia dell' impero presso tutti 
i cultori delle discipline storiche. 

G. S. Ramundo. 



Liber Maioìichinus de gestis Pisanorum ilìustribus. Poema 
della guerra Balearica secondo il cod. Pisano-Rondoni, 
aggiuntevi alcune notizie lasciate da M. Amari, a 
cura di C. Calisse, nei Fonti per la storia d'Italia 
pubblicati dall'Istituto Storico Italiano, n. 29. — Roma, 
Forzani e C, 1904, pp. Lvi-160, in 4 . 

Questo poema è quello stesso che fu pubblicato la prima volta 
dall' Ughelli (X, 127 sgg.) sotto il titolo Laurentii Veronensis, Vetri II 
archiep. Pisani diaconi, rerum in Maiorica Pisanorum ac de eorum 
triumpho Pisis habito, libri septem, e più tardi dal Muratori (Script. VI, 
111 sgg.) e dal Migne (CLXIII, 513 sgg.). Appena sorto l'Istituto 
Storico, dalla Deputazione per la Toscana, le Marche e l'Umbria ne 
fu proposta la ristampa, caldeggiata da M. Amari ed affidata al Tan- 
fani-Centofanti, che insieme con C. Lupi aveva segnalato un codice 
del poema di età più remota e con notevoli varianti. Abbandonato 
dal Centofanti, il lavoro venne ripreso e condotto a termine dal Ca- 
lisse, che potè valersi anche del materiale del Centofanti e di alcuni 
appunti raccolti dall'Amari. Più che un poema è una narrazione ver- 
sificata, che, sebbene non priva di valore come indizio sicuro del già 
iniziato movimento di classica rinascenza per l'imitazione degli antichi 
che vi si scorge sia nel compartire la materia, che nella forma metrica e 
nell'espressione mitologica, ha soprattutto importanza come fonte sto- 
rica, per essere la narrazione più ampia e sicura, data la coevità, di 
quante ci restano intorno alla conquista delle Baleari, compiuta negli 
anni 1 1 1 3—1 115 da Pisa e dai conti di Provenza e di Barcellona. Tutte 
le altre fonti, escluse quelle arabe, le spagnole e la cronaca del Marangone 
che all'avvenimento dedica poche parole, possono considerarsi anzi 
come più o meno dipendenti da questa. Il Calisse, al titolo dell' U- 
ghelli, sostituì quello di Liber Maioìichinus, che trovò iscritto nel co- 
dice Pisano-Roncioni (quello indicato dal Centofanti), base della nuova 
edizione. Questo codice fu scritto, a parere del Calisse (a noi non è 
dato sincerarcene, poiché, per volontà del proprietario, nel volume ne 



'Bibliografia 283 



manca qualsiasi riproduzione), nel secolo XII, ed è quindi autorevo- 
lissimo per età. E poiché in esso il poema è adespoto, anche il Ca- 
lisse l'ha dato senza nome d'autore. L' Ughelli, e dopo di lui tutti, 
1' aveva attribuito a certo Lorenzo di Verona, diacono dell'arcivescovo 
pisano Pietro. Ma della patria di Lorenzo 1' Ughelli stesso dubitò, 
chiamandolo talora Vernese; dubitarono il Muratori che lo credette di 
Verna o di Vorno, il Repetti che lo (qcc nascere a Vania, il Moreni 
che lo volle della famiglia pisana Della Vania, il Marchetti, cui parve 
possibile il nome si dovesse ad una frode o ad un errore dell'esten- 
sore del ms. veduto dall' Ughelli. In realtà, se due codici del XIV 
o xv secolo esplicitamente lo dicono opera « Laurentii Veronensis », 
non fanno però menzione della sua dignità ecclesiastica. Ma. esaminato 
attentamente il contenuto del poema, il Calisse afferma, ed è difficile a 
mio credere discordare da lui, che fu scritto senza dubbio da un pisano, 
ecclesiastico, presente agli avvenimenti. E cosi, che la patria dell'autore 
fosse Verona, sarebbe da escludere. Inoltre, messi a confronto i due 
codici che portano il nome di Lorenzo tra di loro, si deduce facil- 
mente che essi o son copia l' uno dell' altro, o derivano da fonte co- 
mune; e paragonati alla redazione del cod. Pisano-Rondoni si scorge 
come essi accolgano varianti così notevoli da svelare un' opera di cor- 
rezione e di revisione del testo originario, per purgarlo dalle mende 
che aveva e per ridurlo a stile più conforme al classicismo sempre 
più dominante. È da notare che il Rondoni (Delle istorie pisane 
libri XVI, p. 100), cui il codice del xn secolo appartenne, disse au- 
tore del poema Enrico cappellano ; ora, nota il Calisse, un « Henricus 
« plebanus » apparisce nella narrazione più volte come presente alla 
guerra; anzi e a lui che nella notte precedente l'assalto apparisce la 
visione del trionfo. Or non potrebbe questo Enrico essere quello che 
il Rondoni conobbe forse da altra parte come autore del Maiolichi misi 
A Lorenzo invece non sarebbe dovuto che il raffazzonamento poste- 
riore. Argomentazioni ingegnose e ipotesi sottili, ma che, come è 
chiaro, se sono concludenti e persuadenti nella parte negativa, lo sono 
meno assai nella positiva. Né il Calisse troppo insiste su questa. — Da 
quanto si è detto è facile comprendere come l'edizione del Calisse 
sia basata sul codice del xn secolo (Pisano-Roncioniano), e solo in 
nota siansi date le varianti, dovute probabilmente a Lorenzo da Ve- 
rona, dei due altri codici (Laurenz.-Red. 202 (173), British Museum, 
Add. 10,315), dei quali l'uno il Calisse attribuisce al xm secolo ex. 
al xiv ///., ma che a giudicare dai facsimili saran meglio da porre in pieno 
Trecento l'uno e l'altro alla fine del XIV o al principio del xv secolo. 
L'edizione dell' Ughelli invece deriva da una copia che Viviano Viviani 
(1581-1641) trasse probabilmente dal Laurenziano-Rediano, e quelle 



284 bibliografia 



del Muratori e del Migne, come il Calisse dimostra, sono ripetizione 
della Ughelliana; con molte correzioni l'italiana, con poche e di niun 
rilievo la francese. Il poema è in otto libri; nell'edizione Ughelliana 
però dal VI si passava all' Vili, certo perchè nel codice esemplato 
il VII mancava di rubrica, ed era stato incorporato al VI; nell'edizione 
Muratori, conservata la fusione, l' Vili aveva preso il numero VII; nella 
nuova stampa tornano a distinguersi tutte e otto le parti. 

Alla prefazione, seguono alcune notizie che l'Amari trasse dalle 
fonti arabe sulla conquista delle Baleari per opera di Mugàhid (il Mu- 
setto delle cronache pisane) e sul governo che ne fecero i governatori 
nominati dai suoi discendenti, sino a che, caduta la potenza di questi 
sotto le armi cristiane (1076), Muba'sir si dichiarò indipendente. Le 
sue piraterie spinsero Pisa, Provenza, Barcellona ad unirsi e abbatterne 
il dominio (an. 11 13-14). 

Nel produrre il testo il Calisse si è attenuto ali Organico del- 
l' Istituto Storico. Una sola osservazione ci permetteremo di fare intorno 
alle varianti segnate a pie' di pagina. Meno che per il titolo, non si 
tenne mai conto delle varianti dell'edizione Ughelli né di quelle in- 
trodottevi dal Muratori. Ora, poiché è perduto il codice che V Ughelli e 
il Muratori riproducevano (e cioè il codice Viviani), forse non sarebbe 
stato inutile indicarle, almeno là dove esse erano di qualche rilievo. 
È vero che il Calisse è persuaso il codice Viviani esser stato solo una 
copia del Rediano, ma poiché di tal cosa non è permesso dare una 
dimostrazione assolutamente certa, forse non sarebbe stato male tener 
conto delle stampe che lo riproducono. Difetto, se pur è tale, che 
nulla o quasi toglie al valore del testo e alla bontà dell'edizione, 
cui il Calisse accompagna con un commento esemplarmente sobrio 
e fa seguire da xn documenti, dati per intero o per regesto (quattro 
dei quali inediti), che servono mirabilmente ad illustrare il poemetto. 

P. Egidi. 



N. Rodolico, Genesi e svolgimento della scrittura longobardo- 
cassinese in Archivio storico italiano, ser. v, XXVII (1901), 
P- 3*5 s gg- 

L'opinione comune intorno all'origine della minuscola longobardo- 
cassinese è che essa, si sia svolta dalla minuscola dell' Italia settentrio- 
nale. Contro questa opinione muove il Rodolico, il quale esamina 
alcune pagine del Sulpicio Severo del capitolo di Verona (1), dove 

(1) Atlante paleografico artistico compilato sui inss. esposti nell'esposizione di Torino 
del 1S98, t.iv. xiii. 



"Bibliografia 285 



egli trova il primo tentativo di minuscola nostrana, e afferma che 
questa minuscola non arrivò mai ad avere una personalità propria, e che 
« prima di divenire una scrittura veramente caratteristica » fu vinta 
dalla «scrittura nuova, quasi interamente forestiera, la carolina». Se 
dunque, ragiona il Rodolico, la minuscola dell'Italia settentrionale non 
riuscì ad acquistare caratteri proprii ben determinati, non è naturale 
pensare che essa abbia potuto contribuire a far nascere la minuscola 
longobarda. Ben diversamente andarono le cose nell'Italia meridionale. 
Quivi la minuscola si sviluppò indipendentemente dall'influenza caro- 
lina. Inoltre l'Italia meridionale fu in continue relazioni con la Spagna 
dove, fin dall' vili secolo, s'era formata la minuscola visigotica. E vi- 
sigotici sono a Montecassino il S. Agostino (n. 19) e l'eresia di Eli- 
pando (n. 4); a Cava dei Tirreni la bibbia dei secc. vin-ix. Ponendo 
mente a tutti questi fatti noi ci convinceremo facilmente che la mi- 
nuscola cassinese beneventana non è dovuta ad un lento svolgimento 
di una scrittura paesana di transizione dell'Italia settentrionale, ma 
alle condizioni speciali di Montecassino nella fine dell' vili secolo, di- 
venuto un centro di operosità nuova calligrafica, in cui convenivano 
le tradizioni latine della scrittura maiuscola, i primi tentativi di una 
scrittura paesana tra minuscola e corsiva, e convenivano infine gli 
esemplari forastieri, in special modo i visigotici : che anzi la minuscola 
visigotica, corrispondendo più al genere di scrittura che si veniva l'or 
mando nei conventi benedettini dell' Italia meridionale, costituiva un 
elemento importante della nuova scrittura, alla quale ha dato lettere 
e segni speciali. 

Questa l' opinione del Rodolico, nella quale noi crediamo che si con- 
tenga di indiscutibile solo l'affermazione della influenza delle scritture 
maiuscole sulla longobarda. Pel resto, il Rodolico è stato messo fuori di 
strada dalla comune opinione della origine settentrionale della scrit- 
tura cassinese, e dalla- credenza che di minuscola in Italia non cene 
sia stata mai altra che lo sporadico tentativo, che egli sorprende nel 
Sulpicio Severo di Verona e che chiama minuscola di transizione. Noi 
invece non dubitiamo, e ne abbiamo date le ragioni (1), della esistenza 
di una minuscola romana anche anteriore al secolo vili, al momento 
cioè in cui si sviluppano le minuscole nazionali. Se il Rodolico, invece 
di fermarsi alle pagine del Sulpicio Veronese e ai manoscritti visigo- 
tici dell' Italia meridionale, avesse volto il suo esame sopra gli esem- 
plari più recenti della semionciale, sopra i pochi ma preziosi cimelii 
di minuscola arcaica e sulle carte in corsiva nuova dei secc. viii-in. 
e questi avesse confrontati con i piti antichi codici di cassinese-bene- 

(1) / monasteri di Subloco, voi. II, p. xmi sgg., Roma, Unione tipogr. coop 



286 'Bibliografia 



ventana, si sarebbe accorto facilmente che quelle sono le fonti della 
minuscola longobarda, anche per certi segni particolari che sono le ca- 
ratteristiche della minuscola visigotica. Tale confronto, che noi abbiamo 
già fatto e che pubblicheremo altrove, ci permette di assistere al lento 
e parallelo svolgimento della cassinese e della visigotica. Entrambe 
queste scritture sono costituite dall'alfabeto della minuscola romana, 
cui si aggiungono segni e lettere della corsiva nuova: l'una e l'altra, 
che negli esemplari arcaici si confondono con la minuscola originaria, 
più tardi, nella successiva elaborazione calligrafica, assumono carattere 
personale e qualche segno che le differenzia e le specifica. 



V. Federici. 



P. Piccolomini, La vita t V opera di Sigismondo Ti^io (1458- 
1528). — Siena, tip. Sordomuti di L. Lazzeri, 1903. 

La vita di Sigismondo Tizio, 1' autore delle Historiae Senenses, chi 
la riguardi in se stessa, non può davvero presentare un grande inte- 
resse storico. Modesto religioso e modesto studioso, non sempre in grado 
di comprendere le condizioni politiche della città che lo aveva accolto, 
anzi il più delle volte incapace di coglierne l'intimo significato, egli 
dette pochissima parte della sua attività alla vita pubblica. Ma il suo 
nome resta legato all'opera, il cui prezioso autografo conservasi ancora 
in grandissima parte inedito nella biblioteca Chigi, e nella quale non 
sai se più ammirare l'accuratezza e la minuzia nella esposizione dei 
fatti storici, specie di quelli ai quali l'autore si trovò presente, o la 
sincerità degli apprezzamenti e la profonda avversione per ogni esage- 
rata parzialità. Pregi questi che han fatto e fanno tuttavia delle Histo- 
riae Senenses una fonte veramente preziosa per gli studi storici. Ben 
{qcq quindi il Piccolomini, il quale, benché giovanissimo, da molti anni 
e con pregevoli risultati si occupa delle vicende storiche della sua bella 
città natia, a rivolgere la sua attenzione prima d'ogni altra cosa alla 
vita del modesto storiografo senese, e a studiare l'ambiente nel quale 
si formò la cultura e potè svolgersi l'attività letteraria di Sigismondo 
Tizio. E uno dei più interessanti capitoli del suo lavoro è appunto 
quello nel quale si descrivono le condizioni politiche di Siena nel Ri- 
nascimento; quantunque l'autore dichiari di non aver fatto in questo 
punto che riassumere ciò che era già stato detto da altri. Né certo 
sarebbe stato agevole il voler fare altrimenti dopo l'esauriente lavoro 
di Cesare Paoli (/ « Monti » fazioni della repubblica di Siena, nella 



^Bibliografia 287 



Nuova Antologia, serie in, XX XIV, 401 sgg.). Venuto da Perugia a Siena, 
il Tizio trovò adunque la repubblica in balia dei partiti, che già da due 
secoli la funestavano, e che - per esprimerci con le parole stesse del- 
l' autore -si potevan rassomigliare a tanti «ora torrentelli ed ora tor- 
ce rentacci che, a seconda delle circostanze, dilagano recando devasta- 
« zione e rovina o impaludano in una morta gora». Siena, in pieno 
Rinascimento, si trovava ad avere ancora in se molti di quegli ele- 
menti di medio evo che portavano necessariamente alla intolleranza e 
alla violenza dei partiti o, meglio, delle fazioni cittadine. Certo la bella 
città toscana non era rimasta del tutto indifferente a quella meravi- 
gliosa rifioritura dell'antichità classica, che si era stesa su tutte le forme 
e le istituzioni della civiltà medievale; ma l'umanesimo aveva in essa 
soltanto « spettatori attenti e benevoli e non corifei animosi e parti- 
te giani entusiasti». In questo singolarissimo ambiente la vita di Sigi- 
smondo Tizio, quantunque talora turbata dalle discordie cittadine, fu 
volta principalmente agli studi, grazie alla tranquillità assicuratale dalla 
protezione di due fra le più potenti famiglie senesi di quel tempo, i Bor- 
ghesi e i Todeschini-Piccolomini. Le discipline da lui coltivate con 
ardore ed entusiasmo furono la teologia e la giurisprudenza, ma « il senso 
« intimo del movimento umanistico gli sfugge e non è possibile ritro- 
« vare nelle Historiae una traccia profonda lasciata nel suo pensiero 
«da un avvenimento cosi importante». Profondamente credente, sì da 
giungere talvolta al fanatismo, e puerilmente superstizioso, egli fa pro- 
cedere la necessità dei fatti storici dalla volontà divina e dall'influsso 
degli astri : « Duas tamen . . . causas ego elicio, Deum primo, inde vero 
« celum, Deo ita disponente». Nondimeno la sua fede, appunto perchè 
rigida ed eminentemente conservatrice, lo porta talvolta a condannare 
gli abusi del clero e a manifestare con molta libertà la sua profonda 
avversione contro quei pontefici che maggiormente esercitarono la ti- 
rannide e il nepotismo, come Bonifacio Vili, Giulio II, Leone X e Cle- 
mente VII. Storico mediocre adunque, ma, in compenso, narratore im- 
parziale e minuzioso delle cose del suo tempo. — Il Piccolomini ricercò 
il principale sussidio per il suo lavoro nelle Historiae stesse, dalle quali 
raccolse tutti i passi allusivi alla vita del Tizio e alle condizioni dei 
tempi in cui quegli viveva. E non trascurò le ricerche archivistiche, delle 
quali se alcune riuscirono infruttuose, altre invece gli dettero il modo 
di giungere a risultati assolutamente nuovi e, spesso, inattesi. In tal 
modo giunse egli a rimettere nella sua vera luce la figura morale del 
card. Francesco Todeschini-Piccolomini (Pio 111), al quale dedica un 
elegante capitoletto, che pubblica in appendice. Non saprei chiudere 
questo brevissimo cenno senza rilevare la grande diligenza portata dal- 
l'autore nelle ricerche lunghe e faticose da lui fatte quasi esclusiva- 



288 "Bibliografia 



mente su materiale inedito e di difficile esplorazione; noi ci auguriamo - 
ed egli stesso ce lo promette - che la sua opera non s' arresti a questo 
primo saggio, ma che continui paziente e sicura, sino a darci final- 
mente un'edizione della vastissima narrazione storica di Sigismondo 
Tizio. 



G. Fl-RRI. 



M. Prou, Manuel de palèographie. Recueil de facsimile s d'ècri- 
tures du v e au xvn e siede (Manuscrits latins, francais 
et provencaux) accompagnés de transcriptwns par M. P. — - 
Paris, Picard, 1904, pp. 1-8, tavv. L. 

Il Prou, già noto per il Manuel de palèographie latine et francaise 
chi Yl e au XViIl e siede, di cui il Picard stampava fin dal 1892 la seconda 
edizione, pubblica ora questa nuova raccolta altrettanto utile quanto 
egregiamente eseguita. Con essa l'autore vuole offrire uno strumento 
di lavoro a coloro che, lontani da un centro universitario, vogliono 
porsi a studiare direttamente sui codici e sulle carte. A questo fine 
non possono servire le grandi raccolte paleografiche possedute soltanto 
dalle principali biblioteche, troppo costose e spesso prive di trascri- 
zioni e quindi servibili solo per i pochi specialisti della materia. La 
raccolta contiene 63 documenti compresi in 50 tavole, accompagnati 
dalla trascrizione e dalle relative note bibliografiche. Ora, come già per 
i 23 facsimili uniti al suo Manuel de palèographie latine et francaise, il 
Prou ha proceduto nella scelta delle riproduzioni in modo da offrir saggi 
delle scritture francesi dei secc. ix-xvir. Dei secoli più antichi si è meno 
curato; perchè lo studioso di paleografia francese difficilmente trove- 
rebbe codici scritti in Francia prima del sec. ix ; e lo studioso di storia 
nulla che non sia conosciuto. Con lo stesso fine non ha abbondato 
in saggi della minuscola carolina dei secc. ix-xi perchè in questo tempo 
la scrittura francese, sotto l' influenza della riforma d'Alcuino, non si è 
troppo modificata nei suoi caratteri essenziali. S'è invece indugiato a 
dar saggi di scritture più recenti, dal xn secolo in poi, cioè da quando 
più ricca diventa la suppellettile storica degli archivi francesi, più varia 
e più difficile la scrittura delle varie regioni e dei numerosi amanuensi. 
E cosi, mentre nella raccolta v'ha un saggio solo per ognuno dei se- 
coli v, vi, vii, due saggi per 1' vili, quattro pel ix, per l' xi, pel xn, 
troviamo invece quindici esemplari pel XIII, nove pel xiv, otto pel xv, 
nove pel xvi, tre pel xvn. Così pure fra i 63 documenti v'ha in egual 
misura rappresentato il latino, (esemplari 28) e il. francese (esempi. 29), 



^Bibliografia 289 



e non v'è trascurato il provenzale e il catalano: come lo studioso 
di diplomatica vi troverà saggi di atti pubblici in diplomi, in lettere 
patenti, in mandati ; saggi di atti privati in lettere, in vendite, in 
cambi; saggi di documenti feudali in giuramenti, in atti di omaggio 
e simili. Il bel disegno del Prou ha trovato nella fotolitografia del 
Picard un'esecuzione tecnica, che molti dei nostri stabilimenti vor- 
remmo potessero imitare. 

V. Federici. 



Annuario bibliografico della storia d'Italia dal sec. iv dell' e. v. 
ai giorni nostri, 1902. — Pisa, 1903 (Supplemento al 
voi. XI degli Studi storici). 

La lode calda ed unanime degli studiosi ha già fatto degna acco- 
glienza alla illuminata iniziativa del prof. Crivellucci ed a questo primo 
frutto che egli, con i suoi solerti collaboratori, ne ha presentato. Potrà 
parere anzi, ad essi e ad altri, che quel plauso sia stato alquanto ri- 
stretto e tenue, se vogliono misurarlo dalla sollecitudine e dall' ampiezza 
con cui ne hanno discorso le nostre riviste, le quali rappresentano, 
come generalmente si ritiene, il pensiero corrente degli studiosi; ma 
la misura sarebbe poco esatta, poiché anche i recensori di professione 
non rendono conto cosi volentieri d'un indice bibliografico, come d'un 
libro di esposizione o di ricerca. Quel tema è per molti ingrato, e sem- 
bra infecondo ; e per di più il lavoro di bibliografia è ancora general- 
mente considerato niente altro che 1' umile prodotto della pazienza di 
qualche studioso poco adatto all'esercizio dell' indagine e della sintesi. 
Il pregiudizio è tuttora più diffuso e radicato che non si creda, e perciò 
siamo grati agli iniziatori dell' Annuario, ai quali non v'ha chi non 
riconosca meriti insigni nell'indagine storica, anche d'aver mostrato 
cos'i la convinzione del valore che hanno le compilazioni bibliografiche, 
e specialmente d' aver mostrato che esse sono opera veramente da stu- 
diosi, opera accessoria, sussidiaria, modesta se vuoisi, ma non però 
meno appartenente alla elaborazione scientifica del sapere. 

Il programma dell* Annuario era stato già pubblicato, come è noto, 
nel 1902, chiaro e semplice, con non dubbia visione della entità e del 
metodo del lavoro, e fu attuato, come gli autori stessi rilevano con 
soddisfazione, in tutti i suoi particolari. «Esso conterrà», scriveva il 
Crivellucci, « insieme collo spoglio più ampio che siasi finora tentato 
«dei periodici e degli atti accademici, il catalogo delle pubblicazioni 
« di storia e di scienze ausiliarie e affini, uscite in Italia e fuori liei- 

Archivio della R. Società romana di storia patria. Voi. XX VII. IO 



290 'Bibliografia 



«l'annata, e che direttamente o indirettamente abbiano rapporto colla 
« storia nostra dal 300 d. Cr. ai giorni nostri, non escluse peraltro 
« quelle anteriori al 300 che illustrino le vicende dei barbari, del cri- 
c stianesimo e della Chiesa, purché abbiano un riferimento immediato 
« o lontano colle vicende d' Italia. Tra le discipline sussidiarie e af- 
« fini comprendiamo, in quanto servono alla storia d' Italia, la biblio- 
p grafia, la cronologia, la geografia, la paleografia, la diplomatica, 
« V archivistica, la filologia, la sfragistica, 1' araldica, la numismatica, 
« la genealogia, le antichità medievali, la storia del diritto, della reli- 
« gione, della chiesa, dell'arte, dell'industria, del commercio, dell' eco- 
« nomia politica, del costume». Difatti vi son raccolte le indicazioni 
di oltre seimila scritti comparsi nel 1902 sia come opere autonome, 
sia come articoli in 602 pubblicazioni periodiche ed accademiche; e 
una tale estensione non ci sembra davvero che sia stata finora rag- 
giunta da alcuno, sebbene anche all' estero si abbiano indici bibliogra- 
fici copiosi ed apprezzati, i quali, fra altro, sono di solito così in 
ritardo negli annunci, che il vantaggio ne viene anche per questo 
sensibilmente attenuato. 

I titoli sono registrati senza uno speciale proposito di ordinamento, 
né ciò è da disapprovare, specialmente da chi conosca che i così detti 
ordinamenti sistematici nei repertori bibliografici richiedono una grave 
dispersione di tempo e di fatica pel compilatore, senza dare un vero 
vantaggio a chi li consulta, andando anzi talora a scapito di chiarezza 
e di facilità di ricerca ; e che d'altra parte è speciale compito degli in- 
dici del volume offrire il modo più agevole di valersene. 

I titoli delle opere non sono corredati da alcuna annotazione il- 
lustrativa, fuorché in casi specialissimi, quando sembrarono non cor- 
rispondere troppo esattamente al contenuto ; e anche qui gli autori 
attuarono il loro programma, dove giustamente non potevano proporsi 
di più, senza cambiare la natura e la mole del lavoro, e mirare ad 
una mèta troppo più ardua che non consentano sinora le condizioni 
materiali e morali del nostro mondo degli studi. Non è questa dunque 
una deficenza dell'opera. Del resto « chi vorrà», dice il Crivellucci, « eser- 
« citare la critica sull'opera nostra vi troverà certo ampia materia». 
Al che soggiungeremo, per conto nostro, che ogni opera è realmente 
suscettibile di miglioramenti, e questa, per sua natura, ancor più di 
molte altre; ma che qui i pregi soggettivi e oggettivi, voglio dire il 
merito dell'iniziativa, le difficoltà superate nell'applicazione e il bene- 
fìcio che ne deriva agli studiosa si manifestano con tale preponderanza, 
che il critico trova poca lena per darsi ad investigare come e dove 
gli ideali proprii, e quelli stessi degli autori^ siano stati incompiuta- 
mente raggiunti. Tanto più che non v' ha dubbio alcuno che- i. com- 



'Bibliografia 291 



pilatori (al Crivellucci sono associati, come é noto, il Monticolo e il 
Pintor) porranno ogni loro sforzo ad introdurre nella pubblicazione 
ogni possibile miglioramento. 

Non sapremmo tuttavia trattenerci dall' esprimere il desiderio 
che intanto le loro cure si volgano specialmente ad un maggiore 
sviluppo degl' indici, e precisamente ad una maggiore diffusione del- 
l' indice a soggetti. Per lo meno converrebbe rendere generale il si- 
stema che ora vi troviamo adottato parzialmente, di porre cioè accanto 
ai numeri di rimando (specialmente sotto le voci molto comprensive) 
una o due parole per la determinazione dell'argomento speciale, non 
lasciando così sotto gli occhi del lettore quelle schiere mute di cifre, 
che non di rado hanno anche l' effetto di svogliarlo dalla ricerca. È 
vero che in fatto trattasi di un compito non sempre agevole e sbri- 
gativo, talora forse anche non possibile, ma in massima si può provve- 
dervi con poco grave aumento di tempo e di pazienza. 

Aggiungiamo anche un' osservazione quanto ai periodici da esa- 
minare. I compilatori hanno tralasciato i giornali quotidiani, non per 
altra ragione, crediamo, che per gli inconvenienti materiali dello spo- 
glio; tale esclusione, per altro, basata soltanto sulla forma della pub- 
blicazione, e mantenuta in modo assoluto, non è giustificabile, se si 
considera la natura e la funzione degli odierni giornali, dove, col fatto 
di cronaca e il romanzo d' appendice, hanno posto anche scritti degni 
del maggior conto e per l'argomento e per l'autore, mentre in pe- 
riodici settimanali e mensili si hanno troppo spesso pagine che non 
daranno mai alcun contributo alla storia. Ognun vede, per esem- 
pio, che tra un articolo del D' Ancona o del Villari in un giornale 
quotidiano e un « corriere » di Cicco e Cola d' un giornale settima- 
nale non v'è da esitare. La selezione adunque va fatta piuttosto 
fra gli scritti, come già hanno accennato i compilatori nella prefa- 
zione. Quanto poi alla difficoltà dello spoglio dei giornali, crediamo 
si potrebbe superare facendo appello alla buona volontà dei direttori 
dei giornali stessi; basterebbe cioè pregarli a tener nota degli articoli 
cosi detti di cultura che vanno pubblicando, per modo che alla fine 
dell' anno non si avesse che da stampare, con una semplice revisione, 
quegli elenchi. È difficile che le redazioni dei giornali più riputati 
non rispondano volentieri a quell' appello, che, in fondo, riesce più 
lusinghiero ed utile che fastidioso. Del resto è indispensabile che per 
questa ardua pubblicazione si possa fare assegnamento sopra una larga 
e volenterosa cooperazione di chi studia e di chi più o meno diret- 
tamente si vale degli studi ; è dovere di tutti coloro, i quali sanno 
apprezzare la nobile fatica di cui è espressione questo non tenue vo- 
lume, concorrere efficacemente ;i che si continui e si sviluppi la bella 



292 'Bibliografia 



iniziativa. Questo ragionevolmente sperano il prof. Crivellucci e i suoi 
esimii colleghi di lavoro, e questo ragionevolmente speriamo anche 
noi, dacché la cooperazione e la solidarietà negli studi dovrebbero es- 
sere ormai anche uno dei vanti della nostra nazione. Anzi convien 
dire, concludendo con le parole giustamente soddisfatte del Crivellucci, 
che se gli stranieri facessero per le loro nazioni quanto con questo 
volume si è potuto fare per l'Italia, sarebbe già provveduto a tutto 
un magnifico sistema di bibliografia storica corrente. 

Alfredo Romualdi. 



Vittorio Lazzarini, / titoli dei dogi dì Venezia in Nuovo 
Archivio Veneto, nuova serie, tomo V, parte 11. — Vene- 
zia, Visentini, 1903, pp. 45, in-4 



,0 



Dei titoli propri del doge di Venezia avevano già trattato il San- 
sovino(i), il Cecchetti (2), il Monticolo (3), l'Hain (4) e il Besta(5); 
ma nessuno dell' argomento s' era occupato cosi particolarmente come 
ora il Lazzarini, in questa bella memoria. Peccato che per i secoli più 
antichi, l'autore non abbia potuto, come avrebbe desiderato, fare os- 
servazioni dirette sugli originali ; ma egli s' è servito delle copie più 
antiche, preferendo sempre quelle trascritte in collezioni ufficiali dello 
Stato, nelle quali è da presumere che, specialmente i titoli del capo 
della repubblica, siano stati scrupolosamente registrati. 

Il titolo più generale assunto dal doge fu quello di « dux a , seguito 
dal nome del popolo. Così è nell'atto di donazione di Agnello e Giu- 
stiniano, dell' 819, uno dei più antichi documenti che si conosca. Presso 
a poco del medesimo tempo è l'attributo di console (Quaxog), vecchio 
ricordo dell' uso romano, passato a Venezia, attraverso la corte di Co- 
stantinopoli, con la quale la repubblica ebbe così larghe relazioni. In 
un documento dell' 879 troviamo anche il doge Orso insignito, da am- 
basciadori bizantini, della dignità di « protospatario » . 

Quando Pietro II Orseolo, il giorno dell'Ascensione dell'a. 1000, 
mosse da Venezia, per liberare l' Adriatico dai pirati, il nome del doge 
cominciò ad ornarsi del titolo di « dux Dalmatie » ; verso la metà del 

(1) Venezia, 1581, pp. 185-187. 

(2) Il Doge di Venezia, Venezia, 1864, pp. 68-69. 

(3) La cronaca del diacono Giovanni e la storia politica 'di Venezia fino al 1009, Pi- 
stoia, 1882, p. 61. 

(4) Der Doge von Venedig, Konigsberg, 1883, pp. 25-27. 

(5) La cattura dei Veneziani in Oriente in Antologia Veneta, Feltre, 1900. 



"Bibliografìa 293 



sec. xi la stessa corte di Costantinopoli fu generosa ai dogi dei titoli 
di « patrizio» e di « proconsole », assunti, la prima volta, da Domenico 
Contarmi, al quale l'imperatore Costantino IX largì anche il nome di 
«magister»; mentre l'imperatore Michele al doge Domenico Silvio 
concesse l'altro di « protoprohedo » (1076), rappresentante un'alta di- 
gnità nella corte bizantina. Dopo la vittoria, riportata presso Butrinto, 
dai Veneziani sui Normanni, V imperatore Alessio I decorò il doge della 
dignità di « protosebastos » . Più tardi (1094), nel privilegio per il ca- 
stello di Loreo, Vitale Falier si nominava : « Venetie et Dalmatie at- 
ee que Croathie dux et imperialis protosevaston » , titolo che, con poche 
variazioni, ebbero i dogi fino alla metà del sec. xiv. Da quando Do- 
menico Morosini, con un'armata di cinquanta galee, s'impadroniva 
di Pola, il doge si disse pure : « dominatore d' Istria » . Poi, secondo i 
patti stabiliti nel 1 204 fra i capi della quarta crociata ed Enrico Dan- 
dolo, il doge potè chiamarsi col nome glorioso di « dominatore della 
«quarta parte e mezza delle terre conquistate all'infedele»; ma tale 
titolo cominciò ad usarlo per primo il successore di Enrico Dandolo, 
Marino Zeno. 

Dal 1358 i documenti dogali hanno la formula : « duxVenetiarum 
« et cetera », imposta dal re d'Ungheria nella pace diZara(i8febbr. 1 358). 
Fra gli aggettivi d'onore, «eccellentissimo» si trova dall'a. 853; « in- 
« clitus » dal 981, raramente; ambedue diventano comuni col xn e col 
xiii secolo, comunissimi col sec. xiv, in cui si alternano con gli altri 
di « serenissimus », « magnificus », « excelsus », « illuster ». I sudditi 
chiamano il doge: «seniore» fin dal sec. x ed XI; più tardi diventa 
comune il «dominus». Nel Quattrocento Michele Steno si fece chia- 
mare «princeps»: ma mentre la sua autorità aumentava all'esterno, i 
cinque correttori proponevano ed il Maggior Consiglio deliberava (26 no- 
vembre 1400) che nelle relazioni interne fra cittadini e dogato, nessuno 
osasse dire al doge: «domine mi», ma lo invocasse semplicemente: 
« misier » , o « misier lo doxe » . 

In queste ricerche, eseguite con tanta diligenza ed esposte con 
bella chiarezza, lo studioso troverà d'ora in poi una guida sicura per 
chiarire questioni importanti relative al valore storico e diplomatico 
dei documenti della cancelleria Veneta nel medio evo. 



V. Federici. 



NOTIZIE 



Il 16 di giugno moriva in Palermo dopo breve malattia Vito 
La Mantia, indefesso cultore della storia del diritto, illustratore bene- 
merito degli statuti di Roma. 

Degli Atti del Congresso storico internazionale, tenuto l'anno scorso 
qui in Roma, sono pubblicati i voli. IV, VI, X, XI. Il VI contiene gli atti 
della sezione Numismatica. Non indicheremo le numerose comunicazioni 
che in esso si racchiudono intorno a monete della repubblica e dell' im- 
pero, ma non sarà discaro ai nostri lettori che additiamo lo studio del 
Cabrici Sul valore dei tipi monetali nei problemi storici, etnografici, re- 
ligiosi dotto e geniale, se non in tutto soddisfacente; quello breve ma 
succoso di A. de Witte intorno a Les relations monétaires eutre l'Italie 
et les provinces belges (tu moyen dge et à l'epoque moderne ; e quello 
più direttamente riguardante Roma di G. Castellani, Per la storia della 
moneta pontificia negli ultimi anni del secolo XVIII, nel quale è una 
utile tabella di confronto tra il corso delle monete pontificie fissato 
dagli editti emanati in Romagna e quello fissato in alcune città delle 
Marche negli anni 1797- 1802. Il X accoglie gli atti della sezione VI: 
Storia della Geografia e Geografia storica, nei quali però nulla v'ha 
che ci riguardi un po' davvicino. Del IV (Storia delle letterature) pos- 
sono interessare in qualche modo i nostri studi, gli scritti di W. Foerster 
Sull'au teii tic ita delle carte di Arborea, e quello di P. Mever, De Texpan- 
sion de la langue francaise en Italie pendant le inoycu-dgc; del XI (Storia 
della filosofia e delle religioni) nulla, se non forse come curiosità l'ar- 
ticolo dì C. Pigormi Beri sopra Di un singolare uso inibitile nel pa- 
trimonio muti/dico, e quello di G. Bonet-Maurv, Saint Colomba/i et 
la fondation des monastcres irlandais ni Urie au vii .v/.Wr, per l' im- 
portanza che ha tutto ciò che si collega alla persona del monaco ir- 
landese. 



29 6 Vuotili e 



Il giorno 14 aprile 1903 il nostro socio U. Chevalier ha condotto 
a compimento il grandj suo Rèpertoire des sources historiques du moyen 
ii oc, le cui prime puntate apparvero nel 1877. Quanto sia il valore di 
questo indispensabile strumento di lavoro, non è più il caso di ripetere 
agli studiosi che da quasi trent'anni ogni giorno l'han per le mani. La 
fatica che questo dotto ha sostenuta nel compilarlo è senza dubbio 
meravigliosa ; ma la meraviglia cresce se si rifletta all'attività che egli 
spese contemporaneamente negli studi della storia del Delfinato e più 
in quelli dell'antica liturgia. Bastavano i dieci volumi della Bibliothèque 
liturgique e il prezioso Repertoriutn hymnologicum per render piena la 
vita d'un uomo. A lui invece bastò l'animo di aggiungere a queste 
opere capitali tale un numero di scritti, che i suoi amici poterono con- 
tarne fino a 248 (senza tener calcolo di più che 200 recensioni), allorché 
vollero festeggiare con una pubblicazione bio-bibliografica (1) il compi- 
mento del Repertorio delle fonti. E non basta; che appena è questo 
compito, e subito si annuncia che l'editore A. Picard ha iniziata una 
ristampa della Bio-bibliographie rifusa ed ampliata. Saranno in tutto 
cento o centoventi fogli in fascicoli di sedici o diciassette fogli. 

L'archivio dell'antica famiglia Orsini, già dato in pegno per mal- 
leveria di crediti, avrebbe dovuto esser venduto al pubblico incanto. 
Il Consiglio comunale di Roma, per ovviare alla dispersioue di tante 
memorie storiche, deliberò di concorrere all'asta. L'autorità dello Stato, 
a tenore delle leggi vigenti, intervenne a proibire l'asta già indetta. 
Sembra ormai assicurato l'acquisto della accennata raccolta, che, per 
quanto diminuita per dispersioni anteriori, comprende sempre documenti 
importantissimi alla storia e alla topografia di Roma. 

Diciotto anni di assiduo lavoro, impiegati nel rendere largo conto 
del complesso e vario movimento degli studi storici riguardanti l' Italia, 
danno alla Rivista storica italiana e al suo direttore C. Rinaudo il di- 
ritto alla riconoscenza di ogni studioso. Ed ecco che a render più age- 
vole e proficua l'opera sua il Rinaudo pubblica l' indice della sua ri- 
vista. Esso può considerarsi uno strumento di lavoro di prim'ordine, 
e quasi integrazione, per la bibliografia retrospettiva, dell' Annuario bi- 
bliografico della storia d' Italia iniziato l'anno scorso dal Crivellucci e 
dal Monticolo. È apparso di quest'indice il primo volume; ne diamo 
annunzio, salvo ad esaminare attentamente tutta l'opera quando sarà 
compiuta. 



(l) M. le eh. U. Chevalier, son auvre scientifique, sa bio-bibliographie, Valence, 
Ceas, 1903. 



V^Qpti^ie 297 



La Bibliotlhqiie des Ècoìes francaises d'Atbènes et et Rotne si è ac- 
cresciuta di nuovi volumi. L' illustre direttore della Scuola (del quale 
ci è grato annunziare una ristampa del libro Les premiers temps de 
VÈtat pontificai) continua l'edizione del Liber Censuum. Con la data 
del gennaio 1904 ne è apparso il quarto fascicolo, che comprende i 
documenti clxvii-ccclxvii, e cosi è terminato il primo dei due vo- 
lumi in cui fu distribuita la stampa. Si annuncia prossima la com- 
parsa del quinto fascicolo e noi ce lo auguriamo di gran cuore, poiché 
è nel desiderio di ogni studioso che una pubblicazione di cotanta im- 
portanza sia ultimata nel minor tempo possibile. 

Dei regesti pontifici nel 1904 han visto la luce cinque fascicoli; 
G. Mollat presenta 2847 lettere comuni del primo anno del pontificato 
di Giovanni XXII (5 settembre 1 3 16 - 4 settembre 13 17) completando 
per questa parte la raccolta degli atti di quel papa, delle cui lettere 
secrete e curiali si prese cura Augusto Coulon; I. Guiraud nel sesto 
e settimo fascicolo del III volume (gennaio e marzo 1904) pubblica 
o analizza un migliaio di bolle (nn. 1 161-2276) del terzo anno di Ur- 
bano IV (agosto 1263 - agosto 1264); J. M. Vidal nel terzo fascicolo 
del II volume, circa 2400 (nn. 5251-7632) lettere comuni di Bene- 
detto XII, anno quarto e quinto (1338-1339); G. Digard nell'ottavo fa- 
scicolo 200 bolle (3733-3924) del sesto anno di Bonifazio Vili. 

La serie delle monografie si è arricchita di due notevoli volumi (la- 
scoli 89 e 90). Il fascicolo 89 contiene l'opera di Leon Homo, Essai 
sur le rógne de Yeuipereur Aurèlien, ed è un bel volume di circa 400 pa- 
gine con numerose illustrazioni, due piani e una carta topografica di 
Roma, in cui è tracciato lo sviluppo delle mura aureliane. Nella prima 
delle cinque parti, in cui il libro è diviso, sono esposte le condizioni 
dell'impero nell'anno 270 di Cristo, ed è narrata la carriera privata 
d'Aureliano; nelle altre quattro sono descritte le campagne contro i 
Barbari, Franchi, Alamanni, Iutungi, Vandali, Goti, Persiani, e studiate 
le riforme introdotte da Aureliano nell'amministrazione interna, ri- 
forma della zecca, riforma alimentare, riforma religiosa, il riordina- 
mento dell' impero. In fine è aggiunta un'appendice di cinque capitoli 
su la cronologia generale del regno d'Aureliano, sul Senato e sui fasti 
amministrativi, su le iscrizioni del regno d'Aureliano, su le monete 
d'Aureliano, su gli atti dei martiri. Speciale interesse per Roma ha il 
capitolo secondo della parte quarta ove si discorre lungamente (pp. 2r 4- 
265) della nuova cinta onde l'imperatore cerchiò la città. L'Homo si 
è messo all'opera dopo una lunga e vasta preparazione, che si scorge 
a prima vista dall'esame minuzioso e dalla cernita sicura che fa delle 
fonti, dalla bibliografia ragionata copiosamente sparsa nelle note e da 
tutta la condotta del lavoro. Di Aureliano sin ora non si avevano che 



298 Wpti\ie 



alcune piccole monografie di scarsa importanza; mancava uno studio 
ampio, profondo, esauriente quale è questo. 

Il fascicolo 90 riguarda invece la storia medievale. È un grosso 
volume di T. Gay, che sotto il titolo L'Italie meridionale et l'empire By- 
lantin (Paris, Fontemoing, pp. 636) studia le condizioni e la storia di 
quella parte della penisola dall'anno 867 al 1 071. Se ne darà relazione 
nel prossimo fascicolo. 

Allo scritto su menzionato del Gay si ricollega per l'argomento 
uno studio assai pregevole del nostro socio e collaboratore Pietro Fedele 
sul Ducato di Gaeta all'inizio della conquista normanna (Arch, stor. Napol. 
a. XXX, fase. 1), nel quale l'A. si sforza, e assai spesso con piena riu- 
scita, di portare un po' di luce nell' intricato viluppo di cui si avvolge 
la storia della regione intorno al corso inferiore del Liri dall'anno 1025 
al 1068. Fa seguito allo studio un esame critico di alcuni documenti 
del Codex diplomaticus Caietanus, per il quale di due vien corretta la 
data (dal 1042 son portati al 1012); di due altri vien dimostrata la 
falsità (diploma di Giordano principe di Capua e duca di Gaeta, gen- 
naio 1058; donazione di Landò duca di Gaeta, dicembre 1093). 

Aufgaben mittelalterlicher Quellenforschung è il titolo del discorso 
pronunciato nell'Università di Strassburg dal prof. Harry Bresslau, 
inaugurando il suo rettorato. Dopo di avere spiegato perchè gli studi 
medievali sembrano quasi cedere il campo all'archeologia ed alla storia 
moderna, il dotto professore discorre del compito assegnato oggi alla 
critica delle fonti storiche medievali. 

In un volume di Hachette (Innocent IH et l'Italie, 1904) il si- 
gnor A. Luchaire tratta con molta eleganza quegli avvenimenti della 
vita del grande pontefice che più si riferiscono all'Italia. Sono parti- 
colarmente importanti il capitolo II che tratta delle relazioni fra In- 
nocenzo ed il comune di Roma, ed il capitolo III che lumeggia le condi- 
zioni politiche del Patrimonio e dell'Italia centrale al tempo innocenziano. 
Alcuni degli studi che sono raccolti in questo volume, apparvero già 
in riviste storiche. Ripubblicandoli, l'autore li ha spogliati di tutte le 
note : è un metodo che prende voga in Francia, ma che non tutti forse 
approveranno. 

Prossimamente D. Oderisio Piscicelli pubblicherà una storia re- 
trospettiva della basilica palatina di S. Nicola in Bari. L'opera alla 
quale l'illustre autore intende da qualche tempo, è fondata oltre che 
sui documenti dell'archivio di S. Nicola, anche sulle antiche carte 



V^pti\ie 299 



della Cancelleria. Queste furono recentemente riordinate con cura scru- 
polosa ; ed il capitolo di S. Nicola d'intesa con l'ab. Pisciceli! vi ha 
speso cure e danaro, dando un esempio che in molti altri archivi ec- 
clesiastici dovrebbe essere seguito. 

A cura della Regia Deputazione storica romagnola, Andrea Zoli e 
Silvio Bernicoli nella prima serie dei Documenti istorici pertinenti alle 
Provincie di Romagna hanno pubblicato lo statuto del secolo xm del 
comune di Ravenna. Questo statuto era stato già edito dal Fantuzzi 
nel tomo VI dei Monumenti Ravennati dei secoli di mago, ma con non 
pochi errori tipografici e parecchie sviste nella lettura del testo. La 
nuova edizione in-4 , coi tipi della tipografia Ravegnana, segna un buon 
progresso su la precedente, perchè non solo è più corretta nel testo, 
ma è anche corredata di un utile indice alfabetico e di numerose note 
illustrative. 

Della raccolta di proverbi e di motti su Roma e sui papi, edita 
qualche anno fa sotto il titolo Roma nei proverbi e nei modi di dire, 
l'autore M. Besso ha fatto una ristampa pei tipi del Forzarli (1904, 4 , 
pp. xlii, 336) accrescendola notevolmente e arricchendola di copiose 
illustrazioni grafiche. È un volume notevole e per la curiosità del con- 
tenuto e per la ricchezza e l'eleganza tipografica. 

Interessa i pontificati di Gregorio XIII e di Paolo V un volume 
nel quale F. Boncompagni-Ludovisi, per solennizzare le nozze d'ora 
dei suoi nonni, illustra Le prime due ambasciate dei Giapponesi a Roma 
(1585, 1615). 

Già sono tre anni, 1' illustre prof. P. J. Blok, dell' Università di 
Leyda, pubblicò un voluminoso rapporto intorno alle indagini compite 
negli archivi italiani e specialmente di Roma rispetto alla storia dei 
Paesi Bassi, per incarico del Governo olandese (s' Gravenhage, 1901), 
completando cosi le ricerche fatte in Germania, in Austria ed in Francia, 
che erano state oggetto di precedenti relazioni. In quel rapporto il 
Blok insisteva caldamente sulla necessità, che per 1' esplorazione esau- 
riente dei materiali archivistici romani e soprattutto vaticani, l'Olanda 
fondasse a Roma uno stabile Istituto storico, che permettesse un la- 
voro metodico ed organico. Se non nella forma, almeno nella sostanza 
i suoi desideri sono stati esauditi. Un voto del Parlamento, su pro- 
posta del Governo, ha stabilito che due studiosi saranno inviati a Roma 
allo scopo indicato, con una missione da durare cinque anni per ora, 
salvo a trasformarla in istituzione permanente durante quel periodo. Lfl 



300 V^oti\ie 



direzione dell' intrapresa è rlserbata alla Comm'ssione Reale dì storia 
neerlandese : le ricerche sono affidate al dott. Guiberto Brom, autore 
del Bullarium Traiectense (Hagae-Comitis, 1891, voi. 1-2) e di altri 
apprezzati studi di storia ecclesiastica e civile neerlandese, il quale si 
occuperà di quanto riguardi la storia generale; al dott. J. A. F. Orban, 
di cui i cultori di storia dell'arte ben conoscono il libro sul pittore 
fiammingo Giovanni Stradano, il laborioso compagno del Vasari (Stra- 
li a nus te Florence 1553-1605, Rotterdam, 1903), è riserbata invece l'in- 
dagine nei rispetti dell' arte e delle lettere. A nessuno sfuggirà l' im- 
portanza della decisione presa dal Governo neerlandese, che vuole in 
questo modo prendere il suo posto ufficiale qui in Roma presso le 
altre nazioni civili, delle quali una sola, la nostra, dà continue prove 
di non apprezzare a sufficienza l'obbligo morale che ha di favorire lo 
studio delle patrie memorie. 

La Commission Royale d'histoire dell'Accademia Reale del Belgio 
durante l'anno 1903 ha pubblicato il primo volume di una importante 
raccolta delle Chartes de Vabbaye de Saint-Herbert, per le cure del 
sig. G. Kurth, e il secondo volume delle Chartes du chapitre de S.te Wau- 
dru de Mons raccolte dal sig. L. Devillers. 

Dell' eccellente Dictionnaire d' archeologìe chrètienne et de liturgie è 
stato pubblicato un terzo fascicolo che lo conduce sino alla parola 
Agneau. Notevoli soprattutto gli articoli Afrique e Agape dovuti alla 
penna del dotto benedettino Leclercq. L' opera, se sarà, come crediamo, 
continuata con la stessa cura e con la stessa dottrina con cui venne 
iniziata, aggiungerà un altro nobile titolo di merito ai tanti che i be- 
nedettini francesi si sono acquistati presso gli studiosi. 

La Regia Deputazione veneta di storia patria in quest' anno, oltre 
il VI volume dei Commemoriali, nel quale sono accolti i libri xvm- 
xxiii (dallo scorcio del secolo xv al 1574), ha pubblicato un'edi- 
zione dei sette libri del De gestis Italicorum post Henricum VII di Alber- 
tino Mussato, scoperti solo qualche anno fa dal Minoia nel cod. Va- 
ticano 2962. La trascrizione è dovuta al compianto Luigi Padrin, cui 
gli studiosi son grati di più lavori intorno al Mussato ; 1' edizione fu 
curata da A. Medin, dopo la morte del Padrin. Essa vuole essere sol- 
tanto provvisoria e « vorrebbe invogliare altri ad una edizione cri- 
« tica di tutte le storie del Mussato ond' è vivissimo il bisogno, e che 
« sarebbe a non dubitarne il monumento più degno e più duraturo alla 
«memoria e alla gloria del grande Padovano ». Come tale certo non 
manca di pregio, solo noteremo intorno al metodo, che 1' edizione è 



V^pti^ie 3 or 



qualche cosa di mezzo tra una edizione diplomatica e una interpreta- 
tiva. Sono stati sciolti i nessi, ma non si è voluto ne distinguere le 
parole, ne correggere il testo anche dove 1' errore materiale è evidente, 
ne renderne più agevole la lettura, modificandone opportunamente la 
interpunzione, che anzi manca quasi affatto. 

Seguendo V esempio dato da L. Fumi pel ducato Spoletano, il 
nostro egregio collaboratore avv. M. Antonelli ha estratto dai registri 
del Patrimonio le notizie riguardanti una vasta parte dell' Umbria e 
cioè le città di Orvieto, Todi, Amelia, Narni, Terni, Rieti e i loro 
territori, la terra degli Arnolfi e il comitato di Sabina. Il ricco spoglio, 
interessante sotto ogni riguardo, dà un contributo di gran valore alla 
conoscenza della storia di quella regione pel periodo avignonese di cui 
comprende gran parte (a. 1 327-1 364), portando nuovo lume sui rap- 
porti dei comuni con la Chiesa e sulle interne discordie che incessan- 
temente lacerarono quelle piccole città. Come già la pubblicazione del 
Fumi, questa dell'Antonelli col titolo di Note Umbre ha veduto la luce 
nel Bollettino della Deputazione di storia patria per 1' Umbria. 

Per festeggiare le nozze di Federico Hermanin gli amici han messo 
insieme una miscellanea, gli argomenti della quale soprattutto riguar- 
dano la storia dell' arte, di cui 1' Hermanin è valente cultore. Ricor- 
diamo qui gli scritti che si riannodano alla storia di Roma. V. Fede- 
rici pubblica, commentandolo, un documento intorno a Claro, vescovo 
di Tivoli neh' inizio del secolo xm ; Gustavo Giovannoni parla del 
marmorario romano « Drudus de Trivio » di cui più ampiamente tratta 
in questo stesso fascicolo dell'Archivio ; Gino Fogolari, dal codice Vati- 
cano i960 del secolo xiv, trae un interessante brano del Trnctatus de 
ludo scacoruni, opera di frate Paolino da Venezia (f 1345) in cui si 
parla delle figure degli scacchi e del loro significato, accompagnandolo 
con la riproduzione delle miniature che 1' adornano ; Giovanni Ferri 
dà alla luce un documento del 1273, in cui probabilmente si ha un 
ricordo del pittore romano Pietro Cavallini ; Pietro Fedele largamente 
dimostra che un quadro della cattedrale di Gaeta, dalla tradizione 
indicato come il labaro che sventolò sulla ammiraglia di Giovanni d'Au- 
stria a Lepanto, sia invece la bandiera consegnata da Pio V Fu giu- 
gno 1570 a Marco Antonio Colonna e da lui issato sulla nave capi- 
tana; Pietro Egidi riproduce uno dei disegni che Francesco Sabbatini, 
dagli affreschi dipinti da Benozzo Gozzoli sulle pareti di S. Rosa di Vi- 
terbo, trasse nel 1682, poco innanzi che la chiesa fosse abbattuta. 

Dalla penna dal sig. A. Dufourcq, il noto studioso delle Getta mar- 
lyriini, è uscito un grosso volume, Li vk et la pensée eluctienne dans le 



302 V^pti^ìe 



passe (Paris, Blond et C, 1904, in-8, pp. ix-780), che nelle intenzioni 
dell' autore deve servire d' introduzione a tutta una sintetica esposi- 
zione della evoluzione intellettuale, morale e religiosa dell' umanità. 
L' opera ha carattere di volgarizzazione scientifica, e deve darsi all' au- 
tore la lode d' esser riuscito assai bene a conciliare l' esattezza con la 
perspicuità e l' interesse, nel disegnare a grandi linee la progressiva 
evoluzione del dogma, del pensiero e della gerarchia. 

Il nostro socio E. Rodocanachi aggiunge alla copiosa serie dei suoi 
scritti un volume che sotto il titolo Le Capitole romain antique et mo- 
derne (Paris, Hachette, 1904, pp. XLiv-230, in-4 grande) accoglie una 
rapida storia delle trasformazioni del colle Capitolino, resa anche più 
evidente da numerose e belle illustrazioni. Ne diamo solo notizia, ri- 
serbandoci di parlarne largamente nel prossimo fascicolo. Dello stesso 
autore è da rammentare un articolo inserito nel Bulletin Italien (gen- 
naio-marzo 1904), nel quale largamente si riassumono i risultati delle 
ultime indagini intorno alla vita travagliata di Caterina Sforza. 

La letteratura del Foro Romano attraversa un periodo di fioritura 
rigogliosa, alimentata dalla serie di rivelazioni cui quel suolo tormen- 
tato fu costretto dall' industre e irrequieta mano di Giacomo Boni. In- 
dicheremo qui solo le opere riassuntive. Quella elegante, chiara e cor- 
retta, del Burton Brown, Recent excavations in the Romain Forum; la 
ristampa, messa al corrente degli ultimi scavi, dell'ormai classico libro 
del Thedenat, Le Forum Romauum ; e ultimo di tempo, non certo di 
valore, il volume di Ch. Hùlsen Das Forum Romanum (Roma, Lòscher, 
1904). Tra le monografie che riguardano un qualche monumento 
del Foro, segnaliamo quella di E. Petersen, Comitium, Rostra, Grab 
des Romulus (Roma, Lòscher, 1904). 

Ci piace di additare agli studiosi anche un bel libro Siili' Appia an- 
tica dei proff. U. Leoni e G. Staderini, sebbene non si volga ai cultori 
della storia e dell'archeologia ma precipuamente agli studenti delle scuole 
secondarie. Esso ci pare un bell'esempio di quello che dovrebbero essere 
i libri di divulgazione e soprattutto le guide. Oggi, specialmente tra 
noi, queste si debbono ad affrettati compilatori che tolgono notizie alla 
cieca e alla rinfusa donde meno è fatica. In questo libro invece la 
conoscenza della vita romana e quella delle vicende che si svolsero 
intorno ai funebri monumenti della regina viarum, da che Appio l' aprì 
sino ai di nostri, è desunta dalle fonti migliori, ed è così profonda- 
mente penetrata neh' animo degli scrittori da render loro facile di tra- 
sfonderla vivacemente in chi legge, grazie anche alla maniera piana 
ed elegante con cui il libro è scritto. 



V^pti^ié 303 



Un lodevole tentativo che, se pure non perfettamente riuscito, 
sarà di certo accolto con gran piacere, è quello del signor G. Cola- 
neri, sottobibliotecario della Casanatense. Egli ha compilato una Bi- 
bliografia araldica e genealogica d' Italia, raccogliendo le indicazioni 
di ben 2056 opere stampate o manoscritte che si riferiscono alla storia 
del blasone o della discendenza di nobili famiglie italiane. La vastità 
dell' argomento non lasciava troppo sperare che ad una prima prova 
si potesse esaurirlo, né questa fu V intenzione del Colaneri. Volle egli 
comunicare i risultati delle lunghe e laboriose sue ricerche, perchè 
servano di nucleo a cui altri aggiunga i frutti di studi più speciali e 
più strettamente delimitati. E noi crediamo infatti che il buon libro 
del Colaneri potrebbe e dovrebbe essere completato regione per regione 
dagli studiosi locali, con vantaggio grande di tutti i cultori delle no- 
stre discipline. A niuno sfuggirà 1' utile di aver intanto un repertorio 
quale è questo, sebbene non in tutto completo e perfetto; poiché non 
v' ha forse alcuno che non abbia provato 1' imbarazzo in cui oggi ci 
si trova di fronte ad ogni questione araldica o genealogica. 

Il sig. Cesare De Cupis ha pubblicato un Saggio bibliografico degli 
scritti e delle leggi sull'Agro Romano, Roma, 1903. Questa utile pub- 
blicazione comprende ben 2476 numeri, senza tener conto della 
enumerazione degli atti legislativi che riguardano l'Agro Romano. 
L' autore non si illude certo di aver fatto opera completa ; tuttavia 
alcune dimenticanze ci sembrano troppo gravi. Per esempio, egli non 
tiene conto dei vari gruppi di documenti che viene da alcuni anni 
pubblicando la nostra Società. Eppure, per la storia della Campagna 
Romana essi sono di fondamentale importanza. Nella prefazione l'au- 
tore promette un' opera sull'aro Romano e la sua storia ed un Chartit- 
larium Agri Romani; V una e 1' altro aspettiamo con vivo desiderio. 

• 
Le piccole cittadine e i paeselli della nostra provincia nascondono 
ancora ricchezze d' arte di non lieve valore. Ce ne dà nuova prova 
per Tivoli Attilio Rossi, che sotto il titolo Opere d'arte a Tivoli, negli 
ultimi fascicoli déVArte (a. VII, fase, j-iv, a. 1904) illustra alcune 
testimonianze della vita artistica tiburtina nel medio evo e nel rina- 
scimento. Egli parla di un reliquiario argenteo del sec. xv, conser- 
vato nella cattedrale e, come s' industria a provare, dovuto in parte ad 
un orafo fiorentino, in parte ad uno veneziano o almeno educato al- 
l' arte veneta; di due pitture frammentarie, con ogni probabilità, unici 
resti dell'opera di Bartolomeo Bulgarini senese (1); di un .V. Bernar- 
di) Indipendentemente dal Rossi alle stesse conclusioni er.i giunto già 1'. Merm.inin. 
Cf. Boltelti.no tifila $60» Filol. Romana, VI, 11. 



304 < OXpti\ie 



diiio da Siena che senza esitanza è da attribuire a Sano di Piero, 
quando si ponga a raffronto con V altro ritratto del santo dipinto da 
Sano nel palazzo pubblico di Siena, e che dà modo di assegnare allo stesso 
pittore anche il ritratto di Bernardino del museo Comunale di Viterbo. 
Ma soprattutto interessante per la storia della pittura romana è lo 
studio che egli fa degli affreschi stesi sulle pareti della piccola chiesa 
di S. Giovanni evangelista. Con minute ed attente osservazioni stili- 
stiche egli giunge alla conclusione che essi probabilmente siano dovuti 
alla mano di Antoniazzo Romano e dei suoi scolari. 

La casa Desclée e Lefebvre in occasione del XIII centenario Grego- 
riano ha dato alla luce nuovamente la Vita di san Gregorio Magno 
del p. H. Grisar che già era stata pubblicata una prima volta nella 
Civiltà Cattolica (ser. XIV, 5-10; XV, 1-5) e poi come terza parte del 
primo volume della Storia dei Papi e di Roma nel medio evo, di cui gli 
studiosi aspettano con desiderio la continuazione. Il bel volume in ot- 
tavo fa parte della Collezione di vite dei santi intrapresa dai suddetti 
editori. 

Per la storia del monastero Sublacense hanno interesse il Liber 
orationum beati Laurentii Loricati (Paderborn, Schòning) e la Vita san- 
ctae Cleridonae virginis, b. Laurentii anachoretae necnon et servi Dei Hip- 
politi Pugnetti (Innsbruck, 1902) pubblicati dal p. W. Gnandt. Vi si 
riferisce anche un opuscolo pubblicato dai monaci sublacensi in occa- 
sione del congresso Gregoriano col titolo: Gregorio Magno ei mona- 
steri Sublacensi (Roma, Forzani, 1904), nel quale si cerca dimostrare 
la autenticità sostanziale, se non formale, della celebre bolla di Gre- 
gorio per Subiaco, con ragionamenti che per verità non ci sembrano 
gran fatto saldi e convincenti. 

Sebbene 1' autore abbia voluto in troppo brevi pagine costringere 
un' assai varia e larga materia, e sebbene spesso dia come sicure troppe 
cose intorno alle quali gli studiosi sono tuttora profondamente divisi 
e delle quali parlan sempre con grande esitazione, pure potrà forse 
riuscire di qualche utilità per la conoscenza dei monumenti di Cori 
1' opuscolo di S. Attili, II tempio d' Ercole e gli altri monumenti di Cori, 
con accenno alle origini. 

Di qualche interesse per chi si occupa delle relazioni tra la Chiesa 
Romana e Napoleone I è la narrazione che monsignor Tommaso 
Arezzo (1756-1833) scrisse della sua fuga da Corte dove era tenuto 
prigione, perchè renitente al giuramento imposto ai sudditi dei dipar- 



V^pti^ìe 305 



timenti Tevere e Trasimeno con decreto imperiale del 4 maggio 181 2. 
La narrazione, benché prolissa e tutta personale, può dare qualche 
lume sul modo con cui il decreto fu accolto dai preti romani depor- 
tati in Corsica e su quello con cui cercarono di piegarli le autorità 
imperiali. 

Francesco Steffens dell' Università di Freiburg ha cominciato la 
pubblicazione di un' altra raccolta di facsimili paleografici (Dr. Franz 
Steffens, Lateinìsche Paìiiographic, Universitàts Buchhandlung (B. Veith), 
Freiburg, Schweitz, 1903) di 100 tavole, con trascrizione e commento 
paleografico, divise in tre fascicoli dei quali sono usciti i primi due 
comprendenti 70 tavole. Della pubblicazione intera ci riserviamo di 
parlare più ampiamente, quando essa sarà compiuta. 

Il giudizio cui giunge M. Schipa nel suo libro // Regno di Wi- 
poìi ai tempo di Cario di Borbone (Napoli, Pierro, 1904, pp. 815), sul- 
V. alba della nuova dinastia napoletana, si dilunga parecchio da quello 
cui ormai si accordavano gli studiosi. Non è possibile parlare adegua- 
tamente in una breve notizia di uno scritto che è frutto di lunga me- 
ditazione e di ampia ricerca : lo prenderemo in esame accurato prossi- 
mamente. Per ora ci basti additare i capitoli IX e XIV come quelli 
che più strettamente si legano alla storia di Roma ; il primo special- 
mente dove è con ampiezza studiata la differenza tra Carlo e Cle- 
mente XII per V investitura del Regno. 

Con bando del 20 marzo 1904 è aperto il terzo concorso della 
fondazione Villari pel triennio 1907- 1909. Vi possono prender parte 
i laureati in Italia negli anni 1 904-1 906. L' argomento del lavoro da 
presentare (manoscritto o a stampa) pel concorso, deve riguardare la 
storia politica, civile, religiosa, letteraria e artistica dell' Impero Bi- 
zantino, e ad argomento simile dovrà volgere la sua attività il vinci- 
tore durante il triennio. Il tempo utile per partecipare alla gara ter- 
mina il 31 dicembre 1906. Per ogni pratica necessaria è da rivolgersi 
alla segreteria del R. Istituto di studi superiori di Firenze. 

Nel prossimo settembre gli studiosi di geografia si riuniranno in 
Congresso internazionale (VIII) a Washington. I lavori del Congresso 
s' urineranno in questa città il giorno 8, il 12 saranno compiti a Bal- 
timora, i giorni 13 — 15 a New York. Il 16 visita al Niagara, il 17 Se- 
duta a Chicago, i giorni 19 e 20 al Congresso internazionale di arti e 
scienze annesso all' Esposizione mondiale di S. Louis. Le sezioni sono 
nove; l'ottava é riservata alla storia della geografia. La quota d'iscri- 

Archivio della R. Società romana di storia patria. Voi. XXVII. 20 



306 V^pti^ie 



zione è 25 lire, le lingue riconosciute la spagnola, la francese, l' in- 
glese, la tedesca, l' italiana. Le comunicazioni destinate alla stampa 
son da presentarsi prima del i° giugno, e gli estratti da inserire nel 
programma generale da pubblicare all' apertura del Congresso non più 
tardi del i° agosto - (scrivere: Comitato dell' Vili Congr. int. Hub- 
bard Memorial Hall Washington, D. C. U. S. A.). 

Nell'anno 1903 della serie dei Nuntiaturberichte aus Deutschland, 
alla cui pubblicazione attendono l'Istituto Storico prussiano di Roma 
e l' Imperiale Accademia di Vienna, han visto la luce due volumi : 
il III, a cura di S. Steinherz, contiene le relazioni del nunzio Delfino 
dal 1562 al 1563; il IV, a cura di K. Schellhass, quelle inviate dalla 
Germania meridionale dal conte Bartolomeo Porzia nel secondo anno 
del suo ufficio (1474-75). Ne sarà parlato in seguito più largamente. 

In un volumetto edito dall' Alberghetti (Prato, 1904) il dott. F. Car- 
lesi parla delle Origini della città e del comune di Prato, prendendo le 
mosse dalla prima menzione della corte « a Burgo Cornio » nel 998 e 
studiando via via la evoluzione del paese sino allo scorcio del secolo xn, 
attraverso il dominio degli Alberti, le contese con Pistoia, la formazione 
del comune. Seguono due carte con relativa illustrazione del castello di 
Prato e del suo territorio verso la fine del secolo xn, e in appendice 
18 documenti dal 11 19 al 1201 e una parte della Historia di Prato in 
Toscana scritta da M. A. Guardini nel 1560. Sebbene non scevro di 
difetti, il libro non manca di valore per lo studio delle origini del co- 
mune, ed è di non ordinaria importanza per la storia locale. 

Del notevole volume di E. Ovidi, Roma e i Romani nelle campagne 
del 1848-49 per V indipendenza italiana (Roma, Roux e Viarengo, 1903), 
che così strettamente ci riguarda, parleremo prossimamente. 



PERIODICI 

(Articoli e documenti relativi alla storia di Roma) 



American (The) Historical Review. IX, n. 3 (aprii 1904). — 
Schmidt, recensione di Gruppe, Kulturgeschichte der ròmischen Kai- 
serzeit. - Munro, recensione di Martroye, L'Occident à l'epoque Bi- 
zantine, Goths et Vandales. - Terry, recenione di Ramsay, The An- 
gevin empire. 

Archeografo Triestino. Anno 1903, voi. XXIX, fase. i°. — 
Benussi, recensione di Oberziner, Le guerre di Augusto contro i po- 
poli alpini. - Puschi, recensione di Nissen, Italische Landeskunde, e 
recensione di Galli, Venezia e Roma in una cronaca del secolo vi. 

Archivio storico italiano. Serie V, to. XXXIII, anno 1904, 
disp. i a . — F. P. Luiso, Tra chiose e commenti antichi alla Divina 
Commedia. - L. Staffetti, La politica di papa Paolo III. A propo- 
sito di una recente pubblicazione. - L. Rivetti, Virgilio Bornato, 
viaggiatore bresciano. - G. Gasperoni, Per la storia della Romagna 
dal 15 19- 154;. - C. Cipolla, recensione di U. Balzani, Il « Chronicon 
Farfense ». — Disp. 2". A. Segre, I prodromi della ritirata di Carlo Vili 
re di Francia. Saggio sulle relazioni tra Venezia, Milano e Roma du- 
rante la primavera del 1495. - G. Volpe, Una nuova teoria sulle ori- 
gini del comune. - E. v. Ottenthal, Pubblicazioni tedesche degli 
anni 1901 e 1902 sulla storia medioevale italiana. - H. Bresslau, 
recensione di L. Schiaparelli, I diplomi di Berengario I. 

Archivio storico lombardo. Anno XXXI (1904), fase. 1. — 
C. Cipolla, Una narrazione bobbiese sulla presa dì Damiata nel 12 19. 
- E. Riboldi, I contadi rurali del Milanese (sec. ix-xn). - A. Ratti, 
recensione di Kj-hk, Papsturkunden in Ram. - G. Gallavresi, recen- 
sione di RlNIBRI, Corrispondenza inedita dei cardinali Consalvi e Pacca 
nel tempo del Congresso di Vienna. 



308 'Periodici 



Archivio storico per le provincie napoletane. Anno XXIX, 
(1904), fase. 1. — P. Fedele, Il ducato di Gaeta all' inizio della con- 
quista normanna. - G. C. O., recensione di G. Pansa, Quattro cro- 
nache e due diarii inediti relativi ai fatti dell'Aquila dal sec. xm al 
sec. xvi . . . con una dissertazione sulle fonti edite della storia aquilana. - 
N. F. Faraglia, recensione del « Quaternus de excadenciis Capitinate 
de mandato imperialis maiestatis Friderici secundi » edito dai Cassi- 
nesi. - G. Beltrani, recensione di Robert U., Philibert de Chàlon, 
prince d' Orange, vice-roi de Naples. 

Archivio storico siciliano. Anno XXVIII (1904), fase, in— 
iv. — G. Millunzi, Il tesoro, la biblioteca ed il tabulano della chiesa 
di S. Maria Nuova in Monreale (cont. e fine). - G. Lamantia. recensione 
di M. Natale, Antonio Beccadelli detto il Panormita. - S. S. M., recen- 
sione di S. Puglisi-Marino, Il Colosseo nel giorno dell' inaugurazione. 

Atti della R. Accademia lucchese di scienze, lettere ed 
arti. Anno 1902, to. XXXI. — A. Mancini, Di un poemetto latino 
inedito del sec. xv sull' origine di Venezia. - M. Pelaez, Di un co- 
dice Barberiniano di rime antiche. 

Bessarione. Anno VIII, fase. 76 , genn.-febbr. 1904. — G. Cozza- 
Luzi, « La Croce a Venezia » del card. Bessarione. - A. Rossi, La 
coperta eburnea dell'evangeliario di Lorsch nelle bibilot. Vaticana. — 
Fase. 77 , marzo-aprile. I. Zeiller, Les chrétientés gothiques d'O- 
rient, jusqu'à l'epoque des invasions barbares. - A. Rossi, Le coperte 
eburnee di un evangeliario della biblioteca Barberini. 

Boletin de la R. Academia de la historia. Anno 1904, 
to. XLIV, cuad. ni. — A. Rodriguez Villa, El emperador Carlos V 
y su corte (1 522-1 529). {Cont.). 

Bollettino della Società pavese di storia patria. Anno IV, 
fase. 1 (marzo 1904). — E. Menghini, Dello stato presente degli studi 
intorno alla vita di Paolo Diacono (cont.). 

English (The) historical Review. XIX, n. 74 (aprii 1904). — 
R. M. Ichnston, Lord William Bentick and Murat. - K. Norgate, 
The date of composition of William Newburgh's History. - Green- 
idge, recensione di Drumann, Geschichte Roms. - Rushfort, recen- 
sione di Gregorovius, The tombs of the popes,trad. da Setonwatson. - 
Figgis, recensione di Carlyle, A History of Medieval politicai theorv 
in 'the West. - Armstrong, recensione di Combet, Louis XI et le 
Saint-Siége. 



'Periodici 309 



Giornale storico della letteratura italiana. Anno XII (1904), 
voi. XLIII, fase. 2-3. — Abd-El-Kader Salza, Pasquiniana. I. Una 
vendetta di Pietro Aretino contro il datario Giberti. II. I Farnesi al 
tribunale di maestro Pasquino. III. Pasquino durante il conclave di 
Giulio III. - Arturo Farinelli, recensione di Einstein, The italian 
Renaissance in England. 

Historisches Jahrbuch. Anno 1904, voi. XXV, fase. 1 e 2. — 
Schròrs, Papst Nicolaus I und Pseudo-Isidor. - Pflugk-Harttung, 
Das Hoheitsrecht uber Rom auf Mùnzen und Urkunden bis zur Mitte 
des 14. Jahrhunderts. - Bollerà Teilungsplan der Papstes Nico- 
laus III. - Schmidlin, recensione di L. Pastor, Papstgeschichte I und II 
in neuer Auflage. 

Jahrbuch fiir Schweizerische Geschichte. Anno 1904, 
to. XXIX. — Ed. BXhler, Petrus Caroli und Johannes Calvin. Ein 
Beitrag zur Gesch. u. Kultur der Reformationszeit. 

Journal (American) of Archaeology. Anno 1904, voi. VIII, 
n. 1. — A. L. Frothingam, A revised ist of roman memorial and 
triumphal Arches. - Cu. R. Morey, The Christian sarcophagus in 
S. Maria Antiqua. 

Mélanges d'archeologie et d'histoire. Anno XXIV (1904), 
fase. 1. — E. Meynial, Observations sur un texte de Virgile. - G. Bour- 
gin, Un document sur la bibliothèque de Sainte-Croix de Jérusalem 
en 18 io. - J. Zeiller, Les églises ariennes de Rome à l'epoque de 
la domination gothique. - Eug. Martin -Chabot, Deux bulles closes 
originales d'Alexandre III. - L. Duchesne, Le provincial romain au 
xn e siècle. 

Moyen (Le) àge. Anno 1904, ser. 2 a , to. Vili, fase. 1. — 
C. Metais, De l'authenticité des chartes de fondation et bulles de 
l'abbaye de la Trinité de Vendòme. - A. Kleinclausz, La lettre de 
Louis II a Basile le Macédonien. - F. Lot, recensione di Kleinclausz, 
L'empire carolingien, ses origines et ses transformations. - A. Moli- 
nier, recensione di Wibel, Beitràge zurKritikdes « Annales regni Fran- 
corum » und des «Annales q. d. Einhardi ». - C. Guignebert, re- 
censione dei libri di P. Sabatier, Description du ms. franciscain de 
I.iegnitz « S. Francisci legendae veteris fragmenta».- Ch. Samaran, 
recensione di G. de Lesquen et G. Mollat, Mesures fìscales exercé :s 
en Bretagne par les papes d'Avignon. — Fase. 2. H. Quentin, Lettre de 
Nicolas I er pour le concile de Soissons et formules ecclésiastiques de la 
province de Tours, dans un manuscrit de Nicolas Le Fèvre. - F, Lot, 



3 i o 'Periodici 



recensione di Calmette, De Bernardo sancti Guillelmi filio (?-844). - 
G. Espinas, recensione di Doren, Deutsche Handwerker und Handwer- 
kerbruderschaften in mittelalterlichen Italien. - J. Calmette, recensione di 
Combet, Louis IX et le Saint-Siége. - E. Chartraire, recensione di 
Vidal, Lettres communes de Benoit XII. - M. Prou, recensione di 
Cabrol, Dictionnaire d'archeologie chrétienne et de liturgie. 

Musée (Le). Anno 1904, voi. I, fase. 1,2, 3. — E. Carrière, 
Esprit et formes : Unite de l'art antique. - A. Rodin, La lecon de l'anti- 
que. - A. Sambon, L'enfant dans l'art antique. - H. Guerlin, L'art des 
catacombes. - G. Tondouze, L'impiété des restaurations. - E. Couty, 
La villa d'Hadrien. - A. Rodin, Une statuette de femme au musée de 
Naples. - A. S., Char de guerre étrusque trouvé près d'Orvieto. - 
G. Tondouze, Temples et cathédrales. 

Nouvelle Revue historique. Anno 1904, n. 1. — Aron, Étu- 
des sur la condition juridique des prètres à Rome. Les Vestales et le 
Flamine de Jupiter. - Declareuil, recensione di Chauvin, La consti- 
tution du code Théodosien sur les « agri deserti » et le droit arabe. — 
N. 2. P.-F. Girarol, L'édit perpétuel. - F. Thibauld, L'impòt direct 
et la propriétè foncière dans le royaume des Lombards. - E. Meynial, 
recensione di Rodocanachi, Les institutions communales de Rome sous 
la papauté, e di Finocchiaro Sartorio, La comunione dei beni tra 
coniugi nella storia del diritto italiano. 

Revue des études historiques. Anno LXX (1904), fase. 1-2. — 
J. Depoin, L'empire carolingien d'après un livre recent. - L. Mirot, 
La France et le grand schisme d'Occident. - G. Joret-Desclosières, 
recensione di E. Rodocanachi, Le Capitole romain antique et moderne. 
- R. Peyre, recensione di L. Homo, Essai sur le règne de l'empereur 
Aurélien. - G.-V. Hébert, recensione di P. Viollet, Histoire des ins- 
titutions politiques et administratives de la France. 

Revue d' histoire ecclésiastique. Anno 1904, n. 1. — Funk, 
Tertullien et l'agape. - Terlinden, Les dernières tentatives de Clé- 
ment IX et de la France pour secourir Candie contre les Turcs. - 
Labeau, recensione di Harnack, Die Mission und Ausbreitung des Chri- 
stentums in den ersten drei Jahrhunderten - Salembier, recensione 
di Nòel Valois, La France et le grand schisme d'Occident. - De 
Jough, recensione di Grisar, Geschichte Roms und der Pàpste im Mit- 
telalter. - N. 2. C. Van Crombrugghe, La doctrine christologique et 
sotériologique de saint Augustin et ses rapports avec le néo-plato- 
nisme. - G. Morin, Pélage ou Fastidius? - E. Frutsaert, recensione 



'Periodici 3 1 1 



di Semeria, Dogma, gerarchia e culto nella Chiesa primitiva.. - J. Va- 
richer, recensioni' di Moeller, Histoire du moyen àge depuis la chùte 
de l'empire romain jusqu'à la fin de l'epoque franque. - P. Allos- 
sery, recensione di L. Paulot, Un pape fran<;ais, Urbain II. - E. Albe, 
recensione di Mollat, Jean XXII, lettres communes analysées d'après 
les registres dits d'Avignon et du Vatican. - H. Nelis, recensione di 
Vidal, Benoìt XII, lettres communes analysées d'après les registres 
dits d'Avignon et du Vatican. - R. De Ridder, recensione di Boutrv, 
Choiseul à Rome. 

Revue de l'histoire des religions. Anno XXIV (1903), 
to. XLVIII, n. 2. — J. Ebersolt, Essai sur Bérenger de Tours et la 
controverse sacramentaire au xi e siècle. - Tony André, recensione di 
Mariano, Il cristianesimo nei primi secoli. - E. de Faye, recensione 
di Guignebert, Tertullien. Étude sur ses sentiments à l'égard de l'em- 
pire et de la société civile. - J. Réville, recensione di Grill, Die persische 
Mysterienreligion in ròmischen Reich. — N. 3. Goblet d'Alviella, 
Syllabus d'un cours sur les origines du christianisme d'après l'exégèse 
contemporaine. 

Revue des questions historiques. Anno XXXVIII (1904), 
fase. 149 . — Daux, Le cens pontificai dans l'église de France. - 
D. N., recensione di Krabbo, Die Besetzung der Deutschen Bistùmer 
unter der Regierung Kaiser Friedrichs II, e di Fehling, Kaiser Frie- 
drich II und die ròmischen Cardinale in den Jahren 1227 bis 1239. — 
Fase. 150 . L. Le Grand, Les pèlerinages en Terre-Sainte au moyen 
àge. - P. Allard, L'iconographie de Julien l'Apostat. - A. Lesort, 
Louis XI et le Saint-Siège. - M. Dubruel, La correspondance confi- 
dentielle du cardinal Pio avec l'empereur Léopold I er . - Allard, re- 
censione di Cumont, Les mystères de Mithra, e di Jolyon, La mite 
de la persécution pendant les trois premiers siècles. - Vogt, recen- 
sione di Norden, Das Papstùm und Byzanz. - Henry, recensione di 
Thratcher, Studies concerning Adrian IV. - E. J., recensione di 
Preiswerk, Des Einfluss Aragons auf der Prozess des Basler Konzils 
gegen Papst Eugcn IV. 

Rivista italiana di numismatica. Voi. XVII (1904"), fase. 1. — 
F. Gnecchi, Appunti dì numismatica romana: LX. Scavi di Roma 
nel 1903; LXI. Prova in bronzo di un medaglione d'oro di Costan- 
tino II; LXII. Una curiosa moneta di Gallieno, - La Direzioni:, 
recensione di Q, Perini, La repubblica romana del 1849 e le sue 
monete. 



3i2 'Periodici 



Rivista storica italiana. Anno 1904, voi. Ili, fase. i°. — San- 
giorgio, recensione della miscellanea : Roma e la Lombardia. - Ma- 
riani, receensione di HOlsen, Die Ausgrabungen auf dem Forum roma- 
num. -Cipolla, recensione di Muller, Das Itinerar Kaiser Heinrichs III. — 
Manfroni, recensione òà Giorgi, Trattato d'alleanza del 1165 tra Roma 
e Genova. - Bollea, recensione di Symonds, Il rinascimento in Ita- 
lia. - Leone, recensione di Combet, Louis XI et le Saint-Siège. 

Ròmische Quartalschrift. Anno 1904, fase. i°. — A. de 
Waal, San Gregorio in Palatio. - I. Wilpert, Die Entdeckung der 
Grabkirche der hll. Felix und Adauktus. - W. van Gulik, Zeitscr. 
Beitràge zur Geschichte der kathol. Gegenreformation im xvi. Jahrhun- 
dert. - E. Gòller, Handschriftlichcs aus dem Vat. Archiv zur Geschi- 
chte des 14. Jahrhundert. - H. SchXfer, recensione di A. O. Meyer, 
Studien zur Vorgeschichte der Reformation. - Jos. Schmidlin, recen- 
sione di Marx, Lehrbuch dei Kirchengeschichte. 

Stimmen aus Maria Laach. Jahr. 1904, 3 Hef. — J. BLòTZER,Der 
Anglikanismus auf dem Wege nachRom ? - PfOlf, recensione di E. Li- 
kowski, Union de l'Église grecque-ruthène en Pologne avec l'Église 
romaine conclue à Brest, en Lithuanie, en 1596. — 4 Hef. J. Blòt- 
zer, Der Anglikanismus auf dem Wege nach Rom? 

Studien und Mitteilungen aus denvBenediktiner- und dem 
Zisterzienser-Orden. Anno XXV (1904), fase. i° e 2°. — A. Platt- 
ner, Der Benediktinerorden und die Kunst. - Fr. Blimetzrieder, Der 
Zisterzienserorden im grossen abendlàndischen Schisma. - C. Vivell, 
Die liturgische und gesungliche Reform des heiligen Gregor d. Gros- 
sen. - B. Albers, Gregor I. der Grosse, Mondi und Papst. - O. Starr, 
Der hi. Papst Gregor der Grosse und der hi. Erzbischof Augustin von 
Canterbury. 

Transactions of the Royal Historical Society. N. S., 
voi. XVII. — R. Graham, The intellectual influence of english mo- 
nasticism between the tenth and the twetfth centuries. - R. Jowitt 
Writwell, Italian bankers and the english Crown. I. To the fall of 
the « Societas Ricardorum » of Lucca. 

Zeitschrift fttr Kirchengeschichte. Anno 1904, voi. XXV, 
2. Hef. — R. Geiges, Die Busstreitigkeiten in Rom um die Mitte des 
dritten Jahrhunderts. - M. Brosch, Bonifaz VIII und die Republik Flo- 
renz. - P. Kalkoff, Zu Luters ròmischen Prozess. 



VICENDE DELLA DOMINAZIONE PONTIFICIA 

NEL PATRIMONIO DI S. PIETRO IN TUSCIA 

DALLA TRASLAZIONE DELLA SEDE 
ALLA RESTAURAZIONE DELL' ALBORNOZ 



Continuaz. e fine; vedi voi. XXVII, p. 109 



La fama della giustizia e moderazione dell' Albornoz, 
tanto in contrasto colle violenze e parzialità degli officiali 
francesi, diffusasi ben presto per il Patrimonio e fuori, gli 
valse la fiducia senza limiti dei nostri maggiori Comuni, 
che a lui ricorsero spontaneamente come riformatore e pa- 
ciero, e gli concessero il supremo regime, perchè lo tenesse 
a nome del pontefice Innocenzo VI e a vita di questi, con- 
siderati entrambi come private persone. Così fecero, come 
già Orvieto, i comuni di Amelia, Narni, Terni e Rieti. Poi- 
ché a qualcuno bisognava star soggetti, dicevano i Reatini, 
meglio spontaneamente al naturale padrone, che per timore 
o per forza a un tiranno ; ed essi, per timore appunto, ave- 
vano concesso giurisdizioni e diritti ai reali di Sicilia, che, 
ora, indotti dall' Albornoz, nelle sue mani rinunziarono (i). 
Però la loro soggezione non fu, come quella di altri, incon- 
dizionata e assoluta: p. e. il podestà ed il capitano doveva 
esser scelto fra sei persone, che, per ciascun officio, i priori 
avrebbero presentato: i privilegi e le libertà del Comune 

(1) Gf. Theiniìr, op. cit. II, doc. 301. 

Archivio della lì. Società romana di storia patria. Voi. XXVII. -I 



314 &f< Qdntonelli 



dovevano in ogni caso rimanere integri (i). Gli Amerini in- 
vece si assoggettarono incondizionatamente. Stanchi, sfiniti 
dalle interne lotte non desideravano che la pace, ed all'Al- 
bornoz interamente si affidarono. A lui la podestà di nomi- 
nare agli uffici del Comune chiunque volesse, d'imporre tasse 
d'ogni specie, far guerre, tregue e paci, interpretare, correg- 
gere, cassare statuti e ordinamenti e persino farne dei nuovi ; 
a lui la custodia dei fortilizi, la facoltà di fare e disfare 
mura, strade e ogni altra cosa del pubblico demanio, di spen- 
dere comunque il danaro del Comune (2). L'Albornoz nel- 
l'accettare queste spontanee offerte del regime civico, fatte 
personalmente a lui ed al pontefice, espressamente dichiarava 
di non volere con ciò pregiudicati in nulla i sovrani diritti 
della Chiesa (3). Egli avrebbe esercitato il potere cedutogli 
dal popolo, per quanto a questo spettava : la Chiesa, per 
mezzo de' suoi officiali, di cui pur egli nella sua qualità di 
Legato era il primo, avrebbe continuato ad esercitare il suo, 
vario nei diversi luoghi, secondo il diritto e la consuetu- 
dine. Così in lui veniva ad accentrarsi effettivamente ogni 

(1) L'atto di sommissione di Rieti, di cui è copia nel Reg. air. 
Patrim. e. 132, fu pubblicato, di sull'originale esistente nell'archivio 
della cattedrale reatina, prima dal Michaeli nelle Memorie storiche di 
Rieti, e poi, più accuratamente, da A. Bellucci nella sua monografia 
Sulla storia dell'antico comune di Rieti nel Bollettino della R. Deputazione 
di storia patria per V Umbria, VII, 423. Col documento sott'occhio 
che dice: «ad vitam eorum » il Bellucci asserisce che la concessione 
del dominio a Innocenzo VI e all'Albornoz fu fatta solo per un set- 
tennio! Per un settennio fu data loro soltanto la custodia delle torri 
e dei fortilizi esistenti sopra le porte, e quella del campanile di S. Maria. 

(2) Gli atti relativi sono nel Reg. air. Patrim. ce. 11 5-1 17 a. 

(3) Che questa riserva fosse opportuna non tardò il fatto a mo- 
strarlo. Un tal Pietro Lelli propose nel pubblico Consiglio d'Amelia 
« quod quicumque de Amelia vel eius districtu appellaverit seu tras- 
« serit aliquem quoquomodo ad curiam Patrimonii quacumque de causa 
« solveret ,v$. lib. cortonen. comuni Amelie » . Per questa proposta fu 
processato dalla curia stessa, e pagò per composizione, 1' 1 1 novem- 
bre 1355, 150 fiorini (Intr. et exit. n. 264, e. 142). 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 315 

autorità. Ne usò tuttavia con moderazione. Al governo delle 
città pose, col titolo di suoi vicari, uomini probi e ben ac- 
cetti, i quali fecero provare ai popoli come la signoria delle 
Chiesa fosse la più mite di tutte: Orvieto inflitti, morto lui 
ed Innocenzo, si assoggettò allo stesso modo ad Urbano V(i). 
Richiamò ovunque gli esuli, e in seno alle desolate repub- 
bliche ricondusse la concordia e la pace. Narni e Terni in 
ispecial modo risentirono i vantaggi di questa sua azione pa- 
cificatrice. A Narni, dopo la rottura del 30 luglio 1353 che 
aveva dato il potere in mano ai guelfi, si era accesa più 
fiera la lotta fra questi e gli scacciati ghibellini : ora mercè 
i buoni offici dell'Albornoz fu fatta la pace fra le parti, e 
riammessi gli usciti, quelli soli rimanendo confinati che erano 
stati de' principali a dare il dominio di Narni ai Di Vico, 
ed erano sediziosi e rissosi, e aveano nimicizie capitali (2). 
Ugualmente a Terni ove gli usciti erano guelfi (3). Del 
resto l'Albornoz abborriva talmente le divisioni di parte, che 
a Viterbo proibì perfino si facesse uso dei nomi faziosi di 
guelfi e ghibellini: unico partito dover essere e chiamarsi 
quello della Chiesa (4). 

Sottomesso e pacificato il Patrimonio, il 7 gennaio 1355 
l'Albornoz ne partì per recarsi a compiere uguale impresa 
nella Marca, ove tiranneggiavano i Malatesta (5). Portò con 
sé, insieme ad altri nobili, Francesco Di Vico, figlio del 
Prefetto, mentre l'altro di lui figlio Battista lasciò rinchiuso, 
quale ostaggio, nella rocca di Montefiascone, rassicurata per 
tal modo la provincia da qualunque sorpresa avesse in animo 



(i) GUALTERIO, Op. CÌt. II, doc 23. 

(2) La pace fu stipulata il 23 ottobre 1354 avanti i commissari 
dell'Albornoz che erano fra Agostino vescovo di Narni, ed Enrico 
da Sessa ordinario della chiesa milanese. Tutti gli ari relativi sono 
nel Reg. air. Pattini, ce. 1 18-124 a. 

(3) V. Reg. air. Pairiin. e. 125. 

(4) Theiner, op. cit. II, doc. 328. 

(5) GUALTKKIO, op. Cit. 1, 172. 



$16 oM. ddn tornili 



di tentare il padre. Essa infatti si tenne tranquilla, anche 
al passaggio dell'imperatore Carlo IV che andava a Roma a 
prendere la corona imperiale, nella quai circostanza furono 
bensì prese le opportune precauzioni, come una maggior 
cura nella custodia delle terre (i), ed il trasloco di Battista 
alla rocca di Marta, per timore che Carlo, passando per 
Montefiascone, lo liberasse (2). Tra quelli che più devoto 
omaggio prestarono all' imperatore fu Giovanni Di Vico, che 
al ritorno lo accompagnò, e con lui si fermò a Pisa. Della 
quale sua assenza l'Albornoz profittò per fargli togliere dagli 
officiali del Patrimonio, giusta gli ordini pontifici, Corneto. 
Dopo una brevissima campagna, il 19 giugno Giordano Or- 
sini entrò coli' esercito in Corneto, non preparato alla resi- 
stenza (3). Subito si pose mano a edificarvi una rocca, i 
cui lavori proceduti di pari passo con quelli della rocca di 
Viterbo, furono pure nello stesso tempo compiuti (4). E 



(1) Intr. et exit. n. 266, e. 155. 

(2) « Die ultimo apr. solvi. . . [a tre uomini] prò stipendiis ipsorum 
« viginti dierum, quibus serviverunt . . . ad custodiam Battiste in roccha 
« Marte in qua positus fuit propter transitum domini imperatoris fien- 
« dum per Montemflasconem, ne dictum Baptistam liberaret, .IV. fior. >> 
(ivi, e. 152). 

(3) Theiner, ivi, p. 580. All'esercito contro Corneto fu chiamato 
il 14 giugno anche Raniero di Vitozzo « prout ipse tenetur ex debito 
«Romane Ecclesie» {Intr. et exit. cit. e. 191). Che il Prefetto fosse in 
quel tempo a Pisa risulta dal doc. 140 in appendice ai Prefetti Di Vico 
del Calisse, il quale però nel testo dice che : « il Prefetto fece [in 
« Corneto] quanto potè di resistenza » ! 

(4) Il 18 settembre il tesoriere scrisse al papa: « qualiter in roccha 
« Corneti erat inceptum hedificari » (Intr. et exit. cit. e. 193). Il 28 lu- 
glio 1359 mandò a dire al Legato in Romagna: «si placet sibi quod 
« rocche civitatis Viterbii et Corneti perficiantur, cum camera in ligna- 
« minibus et calce diu preparatis prò dictis rocchis, que dissipantun 
« nimium dampnificetur, et nisi in futuro autumno volte dictarum roc- 
« charum coperiantur, armature lignaminis earum erunt necessario de 
«novo conficiende, et costabunt ultra .v c . fior, iudicio magistroruni' 
« et propter imperfectionem murorum rocche Corneti predicte non 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 317 

Giovanni Di Vico lo tollerò in pace? Suo malgrado lo do- 
vette, tanto la sua potenza era affranta, ma, per quanto potè, 
finché visse, non cessò dal ricattarsene col fomentare in 
modo occulto o palese le ribellioni alla Chiesa, e tentar di 
strapparle ancora qualche lembo di sovranità. Si ricorda una 
congiura ordita in Viterbo nell'agosto di questo stesso 
anno 1355 per togliere la città alla Chiesa, della quale pa- 
garono il fio i Monaldeschi che erano andati spargendo per 
la medesima aquile di carta, insegna dell' impero e del Pre- 
fetto insieme (1). E si ricordano altri arresti di prefetteschi 
nel gennaio successivo per nuovi sospetti di tradimento, e la 
promessa ad un uscito di Viterbo che stava a Nepi di riam- 
metterlo in città se rivelasse i nomi di tutti i colpevoli (2). 
Anche in Gallese ebbe trattato il Di Vico ; e non fu certo 
estraneo ad un tradimento macchinato in Toscanella nel 
marzo 1356 (3). Rivolse nuovamente le ambiziose mire su 



« potest stari ad defensam diete rocche» (Collectorie, n. 247, e. 185). 
Il 3 febbraio 1360 spedì ad Americo tesoriere generale in Italia, che 
stava a Forlì, le lettere apostoliche colle quali s' incaricava di esami- 
nare i conti delle spese fatte « in hedifìcationibus roccharum constru- 
« ctarum in civitate Viterbii et terra Corneti prò sancta Romana Ec- 
« desia » (ivi, e. 186 a). Essendo stato dal rettore imposto un sussidio 
di 200 fiorini agli abitanti delle terre degli Arnolfi per la fabbrica 
della rocca di Corneto, i medesimi se ne appellarono alla curia del 
Legato (Inlr. et exit. n. 266, e. 197). 

(1) Theiner, ivi. Intr. et exit. cit. ce. 188, 192 b. 

(2) Intr. et exit. cit. ce. 187 b, 195, 196. 

(3) Ivi, ce. 195 a, 196 a. A Toscanella mal si tollerava da taluno 
la giurisdizione della curia del Patrimonio, cui per tanto tempo erasi 
rifiutata ogni obbedienza. Essendo il notaro della curia andato a forvi 
la mostra dei pavesari e dei balestrieri, un tal Mancinasa esclamò: 
« Or oltra signori Toscanesi, noi andaremo alquanti sciagurati e l'altri 
« rimarranno qui: volemo più co la Chiesia di Roma? oltre sciagu- 
rati Toscanesi, ov' è la iurisdictione nostra? voi che potete come lo 
«sofferete che '1 notano del capitanio vole le nomora del pavesari et 
«del balestrieri? » Condannato per aver detto queste parole, compose 
il 14 agosto 1356 in 30 fiorini (Intr. et exit. n. 264, e. 189 b). 



3 1 8 qM. oAntonelli 



Todi, alleandosi ai fuorusciti ghibellini, che gliene avreb- 
bero data la signoria ; ma anche qui la sorte, che tanto ave- 
vagli arriso in passato, gli fu contraria: la congiura fu sco- 
perta (i). Da Avignone si scrissero acerbe lettere contro di 
lui: si scuotesse il rettore Orsini e ne conculcasse la ne- 
quizia : desse esecuzione alle pronunciate sentenze, senza 
pietà pel recidivo (2). Vane eccitazioni; l'Orsini non si decise 
mai a nulla, e le condizioni del Patrimonio peggiorarono di 
giorno in giorno. L'Albornoz, tutto occupato nei negozi della 
Marca, non potea rimediarvi, e si limitò ad informare il 
pontefice dei pericoli che minacciavano la provincia (3). I 
fatti gli davano ormai ragione : la debolezza dell'Orsini era 
esca a' nuovi conati di rivolta. E a costui scrisse nuovamente 
Innocenzo il io gennaio 1357, rimproverando non lui di- 
rettamente, ma gli officiali in genere della loro indolenza, 
a lui tuttavia facendo risalire, come capo, l'onore o l'infa- 
mia dei successi: si adoprasse quindi col maggior zelo a 
reprimere gli sforzi dei sovvertitori, sventarne le trame, 
ovviare allo spargimento dei semi pestiferi (4). E l'Orsini 
si fece più attento, ma le condizioni del Patrimonio non 
migliorarono. Sarebbe qui troppo lungo il narrare le mac- 
chinazioni continue del Di Vico e de' suoi fratelli ed amici, 
le tante ribellioni da loro qua e là suscitate : accenneremo 
soltanto di volo alle principali, notando però subito come 
l'opera dell'Albornoz non resto affatto menomata da tutti 
quegli sforzi tendenti a distruggerla. Nella parte settentrio- 



(1) M. Villani, Cron. VI, io. Calisse, op. cit. docc. 142, 143. 

(2) Calisse, ivi, docc. 144, 145. 

(3) V. in Reg. Vat. n. 239, e. 8 a, la risposta a lui del pontefice 
(13 genn. 1357), che fra altro gli dice: « Ceterum licet absens corpore 
« sis ab eadem provincia, quia tamen te illi mente proximum et vicinum 
« operationibus nullatenus dubitamus, attente provideas ut sic allidas 
« cogitationes et conatus eorum qui in sola malitia gloriantur, quod 
« reddantur omnino in eorum iniquitatibus impotentes ». 

(4) Append. doc. xxm. 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 319 

naie del Patrimonio furono nuovamente in armi i signori 
di Vitozzo (1), alla cui istigazione si dovette forse la cacciata 
del castellano pontificio da Pereta fatta nel marzo 1357 da 
quegli abitanti, che però presto si rimisero e restituirono 
la rocca al maresciallo del Patrimonio (2). Nell'aprile i Cor- 
netani, amici del Prefetto, cacciarono il vicario pontificio : 
accorso il tesoriere Tavernini si rimisero anch'essi, ma nella 
terra non cessò il fermento; del vicario non si voleva sa- 
pere : vi tornò il Tavernini insieme a Bartolino de Ruinis 
e Ugolino conte di Montemarte per riformarne lo stato, e 
i più riottosi furono cacciati, ma fu sempre necessario guar- 
darsi dalle sorprese di questi, finche il compimento della 
rocca, freno ai maneggi dei sovvertitori, non assicurò anche 
a Corneto più tranquillo vivere (3). Nel giugno si temè che 
il Prefetto volesse occupare Viterbo : fu sollecitato a tornarvi 
l'Orsini ch'era nel suo feudo di Monterotondo ; ed avver- 
tito di guardarsi per via, alcuni nobili avendo adunato genti 
per assalirlo (4). Ugual timore si ebbe un anno appresso, 

(1) Già fin dal marzo 1356 erano state avvertite Toscanella, Cor- 
neto, Canino e Montarlo di fare buona custodia, « quia gentes equites 
« transiverant per terras Prefecti et iverant versus terram filiorum 
« Busse de Bitotio, ubi. fit magna congregano gentium equitum et 
« peditum causa occupandi aliquam supradictarum terrarum » (/;///-. et 
exit. n. 266, e. 196 a). E cosi anche in seguito (ivi, e. 237 b; Theiner, 
ivi, p. 381). Il rettore avea proibito ai patrimoniali di portare qual- 
siasi specie di grascia ad essi e alle loro terre, come pure al conte 
Ildebrandino, da nemico divenuto loro alleato (Intr. et exit. n. 264, 
e. 191 a). 

(2) /////-. et exit. n. 266, ce. 227 a, 236, 237. 

(3) Ivi, ce. 237, 262 a, 270, 318, 321. Anche in Corneto la perdita 
della libertà provocò in qualcuno vive espressioni di rimpianto. Puc- 
ciatto macellaro fu condannato per aver detto, in dispregio dei com- 
missari del Legato e del tesoriere del Patrimonio: «starno bene, starno 
« bene, Corgnetani,che n' è tolta la nostra libertade,che faremmo meglo 
a d'andarci che starci, et io m'aio levato el cultello da lato per niqui- 
«tado, e no lu voglo più portare» (/////'. et exit. n. 264, e. 258 a). 

(4) Intr. et exit. n. 266, e. 270. 



320 oM. Q/lnlonelli 



quando il Prefetto si recò da Civitavecchia a Vetralla con 
molti cavalieri e fanti (i) : Vetralla invero era per lui ottima 
base d'operazione contro l'ambita città, e ciò faceva sì che 
ogni dì più se ne mostrasse per la Chiesa opportuno il ri- 
scatto (2). Nel luglio 1358 il Di Vico era a' servigi del 
comune di Siena, in qualità di capitano nella guerra contro 
Perugia, credendo forse col servire la potente repubblica, 
alla Chiesa contraria e sempre intenta ad offenderne le terre 
a confine del Patrimonio (3), guadagnarsene i favori per i 
suoi scopi di conquista: in S. Quirico infatti fu udito pro- 
nunziare contro la Chiesa parole ampollose (4), ma una so- 
lenne rotta inflittagli dai Perugini a Monte S. Savino gli 
fece ben presto abbassare la cresta (5). Se la intese di poi 
nuovamente cogli usciti Chiaravellesi per occupar Todi (6); 
favorì i Romani nelle loro incursioni nel Patrimonio (7) ; ed 
an:ora pochi giorni prima di morire trattò con altri nobili 
per rompere lo stato della provincia (8). Della sua morte 
si ha certa notizia il 7 settembre 1363 (9). Essa fu vera- 

(1) Ivi, e. 3 12. 

(2) Anche i Viterbesi supplicarono in proposito il pontefice (V. 
Theiner, op. cit. II, doc. 334). 

(3) Il 17 aprile erasi scritto al castellano di Pereta: « quod circa 
«roccham et castrimi predictum ad solicitam custodiam plus solito 
« vigilaret, cum Senenses minentur contra terras Ecclesie novitates 
« inferre » (Intr. et exit. cit. e. 274 a). 

(4) «Die .xvii. iul. solvi... misso in Romandiolam cum litteris 
« mei thesaurarii directis domino legato continentibus qualiter Prefectus 
«Urbis usus fuerat in castro Sancti Quirici comitatus Senarum certis 
« verbis ampollosis contra Ecclesiam . . . » (ivi, e. 312). 

(5) Ivi, e. 313. 

(6) Ivi, e. 319 A. 

(7). Calisse, I prefetti Di Vico, p. 133 sgg. 

(8) Collectorie, n. 177, e. 41. 

(9) «Die .vii. sept. 1363 solvi... missis noctis tempore Cesenam 
« ad dominum legatum cum litteris domini rectoris continentibus qua- 
« liter Iohannes de Vico Prefectus Urbis diem clausit extremum ...» 
(ivi, e. 42). 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 321 

mente per la Chiesa una liberazione. L'edificio eretto dal- 
l'Albornoz potè, lui scomparso, più sicuramente posare sulle 
sue fondamenta. 

Il compimento della grande impresa albornoziana rese 
finalmente possibile il ritorno della Sede apostolica a Roma (1). 
A questo avea pensato Innocenzo VI, ma la grave età ed i 
malanni gì' impedirono di effettuare il disegno, che fu messo 
in atto dal successore Urbano V. Egli trovò Roma squal- 
lida e deserta, e ne sfuggì volentieri ne' mesi estivi il sog- 
giorno, per recarsi all'alto Montefiascone, e dimorare in 
quella rocca, non più centro di belliche imprese, ma luogo 
di serenità e di pace. Oggi in essa è il silenzio delle cose 
morte, ma dalle meste rovine ne viene ancóra un' eco di 
questi tempi lontani, dei quali ho cercato fissare su queste 
carte un pallido ma non infedele ricordo. 

M. Antonelli. 



APPENDICE 
I. 

1 3 18, agosto 2. 

Giovanni XXII scrive ai Romani che non molestino il 
rettore del Patrimonio nell'esercizio della giurisdizione. 

Ke^. Va tic. n. 67, e. 357 i>. 

Dil. filiis . . senatori et populo Romano. 

In apostolice Sedis conspectu de vobis frequens est grata memoria 
non absque concursu notorie veritatis affirmans, quod vos ab olim Ro- 
manam Ecclesiam matrem vestram et dominam velut tìlii benedictionis 



(1) Pastor, Storia dei papi, ediz. ital. I, 78. 



322 £V/. Qsin tonel li 



et gratie debita veneratione colentes, sic erga eam integritatem de- 
votionis et fìdelitatis debitum observastis, quod nedum quod (sic) ad 
ipsius preripienda iura extenderitis manus vestras, veruni etiam illa 
studuistis frequenter vestre victricis dextere virtuosa potentia defen- 
sare. Propterea non indigne causam admirationis habemus, quod vos, 
sicut nuper accepimus, nostrani et eiusdem Ecclesie non vitantes iniu- 
riani et offensam, dil. filium magistrum Guillelmum Coste decanum 
ecclesie Tullensis capellanum nostrum Patrimonii b. Petri in Tuscia et 
comitatus Sabinie rectorem, quominus in quibusdam nostris et eiusdem 
Ecclesie terris, videlicet in Sutrina, Tuscanensi et Ameliensi civitatibus, 
ac Vetralle, Porchiani et Galezìi infra Patrimonii, necnon et Maliani ac 
Utriculi castris infra comitatus Sabinie predictorum terminos constitutis, 
et certis aliis castris, terris et locis ad nos et Ecclesiam prefatam spectan- 
tibus, iurisdictionem plenariam, prout ad eum pertinet,exercere,ac cen- 
sus et iura in quibus Ecclesie predicte tenentur exigere valeat ab eisdem, 
contra iustitiam impeditis, prefatis civitatibus, castris et terris servitutes 
indebitas imponendo. Nostis enim quod eadem Ecclesia vos, quos pe- 
culiares filios divina sibi dispositio statuit, semper gessit in visceribus 
caritatis, et tanquam mater avida fìliorum de salubri statu vestro sol- 
licita in vestre salutis plenitudine delectatur, cupiens vestri honoris 
incrementa magnifica materne solicitudinis studiis promoverc. Propter 
quod tanto accuratius vestris subiectis actibus rationi ab eius offensis 
abstinere vos convenit, quanto magis vestris expedit comodis ut eius 
vobis illesam gratiam conservetis. Quare universitatem vestram pa- 
terno rogamus et hortamur affectu per apostolica vobis scripta precipiendo 
mandantes, quatenus a quolibet indebito impedimento super exercitio 
iurisdictionis eiusdem et exactione censuum et iurium predictorum 
deinceps prefato rectori prestando, necnon et ab impositione servitu- 
tum huiusmodi abstinentes, ipsum et officiales eius iurisdictionem exer- 
cere predictam in civitatibus et castris eisdem, ac census et iura exigere 
supradicta piene et libere permittatis, alias ei in defensione predictorum 
et aliarum terrarum et iurium eiusdem Ecclesie prò nostra et apostolice 
Sedis reverentia effìcaciter assistendo. Sic igitur huiusmodi nostris pre- 
cibus, monitis et mandatis vestra reverenter sinceritas acquiescat, quod 
in oculis diete Sedis clara demonstratione testante fructus vestre solite 
devotionis appareant,et proinde nostrani et Sedis eiusdem reperiatis aper- 
tati! oportunis temporibus ianuam gratiarum. — Dat. Avin. .un. non. 
aug. a. secundo. 



La dominatone pontificia nel "Patrimonio 323 



II. 

13 18, agosto 2. 

Giovanni XXII scrive al comune di Narni che resti- 
tuisca Miranda alla Chiesa. 

Reg. Vatic. n. 67, e. 337 t. 

Dil. filiis . . potestati, Consilio et communi Narniensi Eccl. Rom. 
subiectis. 

Habet notorie veritatis assertio, quod Romana Ecclesia mater vostra, 
de stata quietis vestre solicita, vos continue fovit ut filios, et portavit 
in materne dilectionis gremio predilectos, in gratiarum exhibitione 
munificam et beneficiorum concessione gratuitam se vobis frequenter 
exhibens [et] liberalem. Non est quidem nobis incognitum, quod vos, hoc 
hactenus debite gratitudinis officio recognoscentes, humiliter et devote 
dudum bo. me. Arnaldi ep. Sabinensis tunc apostolice Sedis legati, Pa- 
trimonii b. Petri in Tuscia et comitatus Sabinie rectoris officialibus in 
manutenendis et defendendis ipsius Ecclesie iuribus non sine personarum 
periculis multisque laboribus et expensis, sicut in transumpto littera- 
rum eiusdem legati, per quas super hoc vestre fidelitatis et devotionis 
commendat affectum, plenius continetur, fìdeliter astitistis. Propterea, 
non absque turbatione cogimur admirari, quod vos, fìdelitatem et devo- 
tionem huiusmodi in iniuriam convertentes, castrum nostrum Mirande, 
ad nos et Romanam Ecclesiam pertinens pieno iure, occupastis indebite, 
et detinetis in nostrani et eiusdem Ecclesie iniuriam et contemptum 
contra iustitiam occupatum. Cum igitur ex detentione huiusmodi non 
modicum nostro et eiusdem Ecclesie derogetur honori, graviaque sint 
ex hoc, ut nostis, in partibus ipsis, non sine multarum personarum exci- 
diis, honorum et rerum dispendi's et periculis animarum vestrisque mul- 
tiplicibus nocumentis, scandala suscitata, et ne suscitentur imposterum 
verisimiliter formidetur, nostreque intentionis existat, quod ius, siquod 
in castro predicto forsan habetis, vobis conservetur illesum, universita- 
tem vestram monemus et hortamur attentius,per apostolica vobis scripta 
districte precipiendo mandantes, quatenus, actus vestros subicientes 
iudicio rationis, predictum castrum dilecto filio magistro Guillelmo 
Croste decano eccl. Tullensis capellano nostro Patrimonii b. Petri in Tu- 
scia rectori, quibusvis occasione et dilattone sublatis, nostro et Ecclesie 
predicte nomine restituatis omnino, nullam nobis et eidem Ecclesie 
super ipso deinceps molcstiam illaturi. Nos enim eidem rectori damus 
per alias nostras sub certa l'orma litteras in mandatis, ut ditto castro 
de tali custode studeat providere, quod ex ilio vobis nullum provenire 



324 £M. oAntonelli 



valeat nocumentum, et nichilominus super hoc si forte, quod non cre- 
dimus, huiusmodi non acquieveritis monitionibus et mandatis ei castrum 
ipsum non restituendo predictum (sic), de oportuno remedio studeat pro- 
videre. — Dat. Avin. non. aug. a. secundo. 

III. 

1322, luglio 4. 

Giovanni XXII scrive ai Romani perchè si astengano 
dal molestare i Viterbesi. 

Reg. Vatic. n. m, e. 131 b. 

Senatori et populo Romano et ipsius senatoris vicariis. 

Ad civitatem nostram Viterbiensem specialis benivolentie gerentes 
affectum, eo amplius illam a quibusvis molestiis et oppressionibus libe- 
rarli cupimus tranquillitatis dulcedine conservari, quo magis nostris 
affectibus illius gravamina displicerent. Cum igitur inter cetera, per que 
status civitatis ipsius possit quietis ubertate letari, illud precipuum fore 
noscatur, quod vos retrahentes ab ipsius turbationibus proinde manus 
vestras ipsam in sinceritate vestre benivolentie conservetis, universita- 
tem vestram paterno rogamus et hortamur affectu, quatenus eandem civi- 
tatem eiusque populum et comune habentes prò nostra et apostoliceSedis 
reverentia propensius commendatos, et a quibuslibet abstinentes mole- 
stiis et gravaminibus eorumdem, sic benivolis favoribus prosequi velitis 
eosdem, quod erga vos ipsorum devotio de bono in melius augeatur, 
et nos, quibus per hoc gratum impendetis obsequium, obedientie vestre 
promptitudinem dignis cemmendationibus attollamus. — Dat. Avin. 
.UH. non. iul. a. sexto. 

IV. 

1322, agosto 23. 

Giovanni XXII scrive ai Romani perchè cessino dal- 
l'offendere nel Patrimonio. 

Reg. Vatic. n. ili, e. 298?. 

Senatoribus et populo Urbis. 

Auribus nostris rumor infestus insonuit, quod vos ad invasionem 
terrarum Patrimonii b. Petri in Tuscia et oppressionem nostrorum et 
Ecclesie Romane fidelium degentium in eodem, quo ducti nescimus 
spiritu, sepius aspirantes, per cavalcatas et aggressiones hostiles terras et 
fideles ipsos frequenter affligitis, ac dampnis variis et offensionibus lace- 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 325 



ratis, quod tanto nobis gravius redditur quanto dolemus amarius, inde 
terris et fidelibus ipsis detrimenta molestie provenire, linde sibi adesse 
protectionis auxilium sperabamus. Quocirca universitatem vestram ro- 
gamus attentius et hortamur, quatenus a predictis molestiis et oppressio- 
nibus, cavalcatis et invasionibus penitus desistentes, dilecto filio rectori et 
aliis fidelibus eiusdem Patrimonii sic prò nostra et apostolice Sedis re- 
verentia auxiliis et oportunis favoribus assistatis, quod proinde dignis 
debeatis in Domino laudibus commendali, nosque et eandem Sedem 
in vestris opportunitatibus reperire mereamini propitios et benignos. 
— Dat. Avin. .x. kal. sept. a. septimo. 

V. 

1322, settembre 26. 

Giovanni XXII scrive al vicetesoriere del Patrimonio 
che faccia ben custodire e munire la rocca di Pereta e le 
altre rocche e i fortilizi del Patrimonio. 

Reg. Varie, n. ni, e. 329. 

Manfredo de Montiliis vicethesaurario Patrimonii b. Petri in Tuscia. 

Ut onera que prò tuitione salubrique regimine Patrimonii, cuius 
thesaurarius existis, incumbunt facilius et commodius valeant suppor- 
tar^ volumus et discretioni tue tenore presentium committimus et 
mandamus, quatenus roccham castri Perete et alias rocchas et forte- 
licia infra dictum Patrimonium ac comitatum Sabine et terram Ar- 
nulphorum consistentia, que ad nos et Ecclesiam Romanam pertinere 
noscuntur, ad manum nostrani et eiusdem Ecclesie recipere, edificare 
et fortificare ac fideliter facere custodiri nostro et Ecclesie predicte 
nomine studeas diligenter. Nos autem premissa faciendi et plenarie 
exercendi, necnon prò custodia et tuitione roche et aliorum fortalicio- 
rum predictorum castellanos et custodes ponendi, deputandi ac stipen- 
diando cum Consilio ven. fratris Guittonis episcopi Urbevetani rectoris 
dicti Patrimonii, et mutandi quotiens videris expedire, fructusque, red- 
ditus et proventus recipiendi ex eis, contradictores quoque auctoritate 
nostra per censurati] ecclesiasticam appellatione postposita compellendi, 
plenam tibi tenore presentium concedimus potestatem, nobis quod fieri 
super hiis contigerit rescripturus. — Dat. Avin. .vi. kal. oct. a. septimo. 

Segue la lettera al rettore Guitto perchè assista il vice- 
tesoriere nel detto incarico. 



326 <\hl. QAntonelli 



VI. 

1323, novembre 22. 

Deposizione di Ceccarello dì maestro Pietro di Bagno- 
rea, fatta avanti il rettore del Patrimonio Roberto de Al- 
barupe, circa il tradimento della rocca di Cesi e altre infedeltà 
commesse dal rettore Guitto Farnese al tempo della sua 
gestione. 

Arch. Vatic. Insir. misceli, ad ann. 1323. 

In nomine Domini, amen. Anno eiusdem millesimo .cccxxm., 
indictione .vi a . tempore sanctissimi patris et domini domini Iohannis 
pape XXII, die .xxn. mensis novembris intrantis. Actum in palatio 
Montisflasconis Patrimonii beati Petri in Tuscia. Constitutus Ceccha- 
rellus magistri Petri de Balneoregio in dicto palatio Montisflasconis in 
presentia venerabilis viri et domini domini Roberti de Albarupe ar- 
chidiaconi Egythanensis domini pape capellani nec non Patrimoni) 
beati Petri in Tuscia prò sancta Romana Ecclesia in temporalibus et 
spiritualibus rectoris, comitis et capitanei generalis, reverendi viri domini 
Manfredi de Montiliis thesaurarii ecclesie Briocensis prefatique Patri- 
monii beati Petri in Tuscia prò sancta Romana Ecclesia thesaurarii, 
nobilis et prudentis viri domini Petri de Montebellio de Bononia le- 
gum doctoris curie Patrimonii predicti assessoris et iudicis generalis. 
In presentia mei Iohannis infrascripti notarii et testium subscriptorum, 
silicet magistri Gerardi de Genebreriis Caturcensis diocesis notarii 
prefati domini . . thesaurarii et curie Patrimonii predicti, et Guilielmi 
de Folcarolis Caturcensis diocesis domicelli prefati domini capitanei ad 
hec adhibitorum, rogatorum et vocatorum, sponte dixit et confessus 
fuit ad interrogationem predicti domini Petri iudicis, quod dum ipse 
Ceccharellus de anno proximo preterito de mense setenbris staret apud 
castrum Sancti Gemini, Iacobutius de Vaschio, qui tunc in dicto castro 
morabatur, misit prò dicto Ceccharello, et dictus Ceccharellus tanquam 
eius familiaris et serviens tunc accessit ad eum. Cui Ceccharello dictus 
Iacobutius dixit: Volo quod vadas et intres in Roccham Cesarum, et 
quod teneas eam prò me, et dixit eidem Ceccharello: Vade secure, 
quia hoc quod facio est de consensu (fiotti magistri Mathei et Thei sui 
filii domicellorum et familiarium domini . . episcopi Urbevetani capi- 
tanei Patrimonii, qui dictam Roccham tenent, et placet dicto domino . . 
episcopo et capitaneo, quod eam faciam teneri donec restituantur michi 
et dicto £iocto famliari et domiicello suo denarios quos ipse et ego 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 527 



cxpendimus prò dominatione vicariata* terre Arnulphorum, quia expen- 
dimus multos denarios dum rehabuimus. Et tunc dictus Ceccharellus 
de mandato et voluntate dicti Iacobutii ivit ad dietam Roccham, et 
cum esset ad portam ipsius Rocche, Theus predictus filius dicti £iocti 
familiaris predicti domini episcopi et capitanei, qui morabatur ad cu- 
stodiam diete Rocche una cani Nicola magistri Blasii de Urbeveteri 
familiari et servitore predicti Iacobutii de Vaschio, Nicola Mannelli 
et Papa Cimini exititiis de Portaria, aperuit portam diete Rocche dicto 
Ceccharello volenti et petenti Entrare, et tunc aperta dieta porta Rocche 
per dictum Theum, dictus Ceccharellus invasit dietam Roccham, cui 
Ceccharello Nicola Martinelli familiaris dicti domini . . episcopi et ca- 
pitanei indutus de robba familiarium peditum predicti episcopi et ca- 
pitanei et Papa Cimini predicti, qui stabant in turre diete Rocche prò 
custodia ipsius Rocche, dixerunt dicto Ceccharello: Veni secure et 
ascende turrim, quia eam tenemus et tenebimus una tecum prò Iaco- 
butio de Vaschio. Et quod tunc dictus Ceccharellus invasit et occu- 
pava dietam Roccham et turrim, et occupatam tenuit una cum pre- 
dictis Nicola magistri Blasii familiari predicti Iacobutii, Nicola Marti- 
nelli, Papa Cimini, Simone et Gentilono Cofi, Donatono et Ciuolo 
Scocolle, Cecchone et Carlevare Mangiavacche et Iacobutio Sabellecte, 
exititiis de Portaria, et Trasverso de castro Castilionis de terra Ar- 
nulforum. Item dixit et confessus fuit dictus Ceccharellus ad interro- 
gationem predicti domini Petri iudicis, quod dietam Roccham et turrim 
una cum suprascriptis suis sequacibus tenuit occupatam per tempus 
septem mensium et ultra contra honorem et reverentiam sancte matris 
Romane Ecclesie et in diminutionem libertatis et iurisdictionis Ecclesie 
memorate. Item dixit et confessus fuit ad interrogationem predicti 
iudicis, quod consensit prodimento diete Rocche predictus Nicola Mar- 
tinelli, Papa Cimini, Nicola magistri Blasii et Theus Qiocti forni* 
liaris predicti domini . . episcopi et capitanei, qui tunc stabant ad 
custodiam diete Rocche, quando dictus Ceccharellus invasit dietam 
Roccham. Item dixit et confessus fuit ad interrogationem dicti iudicis 
quod prò invasione, detentione et prodimento diete Rocche, predicti 
Nicola Martinelli et Papa Cimini dixerunt dicto Ceccharello quod in- 
tervenerat pecunia, et quod predicti £ioctus e t Theus eius filius do- 
micelli et familiares dicti domini episcopi et capitanei fuerant lucrati 
prò invasione et prodimento diete Rocche ultra ducentos vel trecentos 
rlorenos auri, et quod dominus . . episcopus et capitaneus predictus 
habebat pattern roani de florenis predictis. Item dixit et confessus fuit 
ad interrogationem predirti iudicis, quod dicebatur publice quod pre- 
dictus Iacobutius de Vaschio solvit et expendit predictos fìorenos prò 
dicto prodimento ipsius Rocche predictis Ciocto et Theo eius lìlio fa- 



328 oM. QAiitonelli 



miliaribus predicti domini . . episcopi et capitanei de pecunia hominum 
de Nanna, de Tuderto, de Spoleto et de Sancto Gemino. Item dixit 
et confessus fuit, quod incontinenti postquam ipse Ceccharellus sic 
occupavit dictam Roccham predictus Theus filius dicti Qocti familiaris 
dicti . . episcopi et capitanei secessit de dieta Roccha, dicens: Ego 
volo ire ad Iacobutium de Vaschio, et postea per aliquos dies una 
cum dicto Iacobutio de Vaschio redivit ad dictam Roccham et in dieta 
Roccha remansit, et fictitie et simulate tanquam cativus et carceratus 
stetit per plures dies, ad hoc ut ne videretur, quod dicto prodimento 
consensisset, et postea per aliquos dies recessit de dieta Roccha. Item 
dixit et confessus fuit ad interrogationem predicti domini Petri iudicis, 
quod dictus Iacobutius de Vaschio, dominus Egidius de Sancto Gemino 
et dominus Matheus domini Andree de Cesis sepe mittebant ei et 
aliis suis sotiis sequacibus existentibus in dieta Roccha farinam, vinum 
et alia victualia ut melius tenerent dictam Roccham occupatam in 
rebellionem Ecclesie memorate. Item dixit et confessus fuit ad inter- 
rogationem predicti domini Petri iudicis, quod in dieta Roccha Ce- 
sarum £ioctus et Theus eius filius predicti faciebant et fieri et fabri- 
cari faciebant monetam falsam. Interrogatus quomodo scit predicta, 
dixit et respondit, quia invenit in dieta Roccha ferramenta acta ad 
fabricandum dictam monetam falsam et duas virgas argenteas causa 
fabricandi dictam monetam falsam, et quia dictus Theus confessus fuit 
eidem Ceccharello, quod dictam monetam fabricabat et fabricavit, et 
quòd publicum et notorium est et erat in contrata diete Rocche de 
predictis. Item dixit et confessus fuit ad interrogationem dicti iudicis, 
quod dum idem Ceccharellus venisset ad Montemflasconem prò tra- 
ctatu habendo cum dicto domino . . episcopo et capitaneo Patrimonii 
de dieta Roccha restituenda, et predictus dominus . . episcopus et ca- 
pitaneus staret in quadam loia in capite palatii Montisflasconis, fuit 
delata dicto domino . . episcopo et capitaneo quedam lictera continens 
quod dictus Qioctus familiaris predictus domini . . episcopi et capitanei 
predicti fecerat fabricari in dieta Roccha una cum dicto Theo suo filio 
monetam falsam, et quod ibi habuerat et dimiserat ferramenta acta 
ad fabricandum monetam falsam. Qui dominus . . episcopus et capi- 
taneus immediate petiit eundem Ceccharellum, si illud quod contine- 
batur de dieta moneta in dieta lictera et etiam de dictis ferramentis 
erat veruni, qui Ceccharellus dixit et respondit quod erat veruni. Qui do- 
minus . . episcopus et capitaneus incontinenti vocavit predicami £ioctum 
eius familiarem, et ipsum£ioctum redarguit dicens eidem: Quare dimisisti 
ibi dieta ferramenta? Interrogatus si eum redarguit quare fecit monetam 
falsam in dieta Roccha, vel eum aliqualiter punivit de predictis commissis, 
respondit et dixit, quod non redarguit nec punivit eum aliter, inmo idem 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 329 



Cioctusserviebat eidem domino .. episcopo et capitaneo continuo ad n:cn- 
sam, et etiam dieta die servivit ei. Item interrogatus quare non punivit 
eum, dixit et respondit quod ideo credit quod non puniverit cimi, quia 
credit, quod idem dominus .. episcopus et capitaneus participaret dictam 
monetam falsam cum dicto £iocto et quod publica vox et fama est de 
predictis in contrata diete Rocche. Item dixit et confessus fuit ad 
interrogationem predicti iudicis, quod predictus dominus iMatheus do- 
mini Andree de Cesis fuit particeps diete monete, et quod idem Cec- 
charellus vidit, quando dieta virga de qua dieta moneta fiebat et 
quedam alia ferramenta acta ad faciendum monetam falsam fuerunt 
delata dicto domino Matheo per Symonem Cofi, qui dicebat quod crant 
dicti domini Mathei. Item dixit et confessus fuit, quod per duos menses 
ante quam dieta Roccha perderetur per dictum Ceccharellum, Nere 
de Vaschio ivit ad dictam Roccham ad dictum Ceccharellum et dixit 
ei : Volo quod tu restituas dictam Roccham capitaneo; qui Ceccha- 
rellus respondit ei quod libenter volebat restituere ei, tamen volebat 
quod dictus dominus . . capitaneus et episcopus retineret eum prò suo 
familiari, et ei daret quendam equum, et ipsum remicteret in domum 
suam, et faceret ipsum pacificar! cum inimicis suis ; qui Nere dixit 
dicto Ceccharello: Et quare non petis denarios expensarum quas fe- 
risti in dieta Roccha? Qui Ceccharellus respondit eidem Neri: Et de- 
narios prò expensis acciperem si possem habere, quia acciperem quic- 
quid inde possem habere; et cum dictus Nere rediceret secunda vice 
ad eum, idem Ceccharellus dixit eidem Neri : Expense quas feci in dieta 
Roccha sunt bene .ce. floreni, tamen ego acciperem roichi .v. fior, et 
acciperem quicquid ego possem. Item dixit et confessus fuit ad inter- 
rogationem predicti iudicis, quod si dictus dominus .. episcopus et ca- 
pitaneus recepisset eum prò familiari et dedisset ei unum equum et 
lecisset eum pacificare cum inimicis suis, quod restituisset ei dictam 
Roccham. Interrogatus quare non loquebatur cum domino . . thesau- 
rario de predictis, et quare non petebat predicta a dicto domino the- 
saurario, respondit et dixit quod credebat quod dominus thesaurarius 
sciret, et dum quadam vice ipse diceret dicto domino . . episcopo, 
quod diceret dicto domino thesaurario predicta, idem dominus . . epi- 
scopus dixit dicto Ceccharello : Non implices te in istis. Interrogatus 
quare credit, quod predicta dictus dominus .. episcopus non notificare! 
dicto domino . . thesaurario, respondit et dixit, quia nolebat ipsum 
scire facta sua secretaria, et ut dieta Roccha perderetur omnino. Item 
dixit et confessus fuit ad interrogationem dicti iudicis, quod postquam 
homines de ('astro Cesarum invaserant et occupaverant cassarum diete 
Rocche, exeepta turre, quam adhuc tenebat magister Angelus frater 
dicti Ceccharelli, incontinenti venit dictus Ceccharellus ad dictum do- 

Archivio della /?. Società romana di storia patria. Voi. XXVII. 22 



330 qM. QAntonelli 



minimi episcopum tunc capitaneum, et dixit ei: Si vos vultis equi- 
tare ad Roccham Cesarum, ipsam rehabebitis, quia magister Angelus 
frater meus, qui tenet turrim et tenet omnia sub vexillo Ecclesie, dabit 
vobis, et ipse mictit me ad vos ut equitetis, quia restituet vobis, et 
dixit idem Ceccharellus quod si dictus dominus . . episcopus et capi- 
taneus equitasset tunc ad dictam Roccham, quod ipsam rehabuisset. 
Interrogatus qua causa dictus dominus . . episcopus distulit equitare 
ad dictam Roccham, dixit et respondit quod credit quod distulerit, ut 
dieta Roccha perderetur et perveniret ad manus Tudertinorum. Item 
dixit et confessus fuit, quod dum ipse Ceccharellus infestaret dietimi 
dominum . . episcopum tunc capitaneum ut equitaret ad dictam Roc- 
cham recipiendam a dicto magistro Angelo fratre suo, ipse dominus . . 
episcopus dixit dicto Ceccharello: Volo mittere Nocio de Polimartio 
meum familiarem, et volo quod tu facias licteras dicto magistro An- 
gelo, quod sibi restituat dictam Roccham; qui Ceccharellus respondit 
ei: Domine, istud est opus frustatorium ; si vultis eam habere, eatis 
vos; et nichilominus fecit dictus Ceccharellus licteras dicto magistro 
Angelo, ut dictam Roccham restitueret dicto Nocio. Qui Nocius de 
voluntate et mandato dicti domini episcopi tunc capitanei ivit ad Ro- 
dulfum de love comitatus Tuderti, qui est de maioribus Gebellinis de 
contrata, et dum dictus Nocius iret ad dictum Rodulfum fecit moras, 
et interim dieta Roccha fuit perdita. Item dixit et confessus fuit, quod 
dictus Ceccharellus fuit ad dictum dominum . . episcopum et capita- 
neum, causa habendi ab eo pecuniam prò restitutione diete Rocche, 
et quod si dictam pecuniam sibi solvisset, restitueret ei dictam Roc- 
cham. Item dixit et confessus fuit, quod dum ipse Ceccharellus esset 
in castro Sancti Gemini invenit fratrem Angelum de Cesis de ordine 
Heremitarum qui dixit sibi, quod cativi de Spoleto qui erant carcerati 
in Roccha Montisflasconis per dictum dominum episcopum et capita- 
neum, afTugerant de carceribus et evaserant : qui Ceccharellus dixit 
eidem fratri Angelo : Quomodo evaserunt? qui frater Angelus respondit 
ei : Grates michi, quia ego procuravi, quod evaderent, et eorum fuga 
et evasio constitit .ecc. fior.; et hec idem ipse frater Angelus dixit 
dicto Ceccharello alia vice postea in Roccha Cesarum. Interrogatus ad 
manus cuius pervenerunt dicti fior., dixit se nescìre. Insuper predictus 
Ceccharellus iuravit ad sancta Dei evangelia corporaliter tactis Scri- 
pturis omnia et singula suprascripta que dixit esse vera. 

Loco %< signi. Et ego Iohannes magistri Andree de Perusio im- 
periali auctoritate iudex ordinarius et notarius, offitialis et scriba dicti 
domini capitanei et curie Patrimonii generalis, predictis omnibus et 
singulis interfui et rogatus ea scribere de mandato predicti domini . . 
capitanei et iudicis scripsi et publicavi. 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 331 



VII. 

1323, aprile 24. 

Giovanni XXII ringrazia i Romani degli aiuti prestati 
agli officiali del Patrimonio contro Denzio de' Tolomei. 

Reg. Vatic. n. ni, e. 297. 

Senatoribus et populo Romano. 

Magne iocunditatis et leticie rore perfudit nostra precordia ven. fra- 
tris nostri Guittonis episcopi Urbevetani rectoris et dilecti filii Manfredi 
de Montiliis thesaurarii ecclesie Briocensis ac Patrimonii b. Petri in 
Tuscia grata lectio litterarum, quod vos evidentia vestre devotionis insi- 
gnis a vestris in vobìs derivate parentibus, qua semper astitistis Romane 
Ecclesie matri vestre, deducentes nuper laudabilium prosecutionibus ope- 
rum in apertum, ad repellendam presumptuosam amentiam, quaO) perdi- 
tionis et iniquitatis filii Dentius de ( b ) Tholomeis suique complices nuper 
in eodem Patrimonio sevientes dampna varia presumpserunt Ecclesie 
memorate et eius fidelibus diebus inferre preteritis, rectori et thesau- 
rario memoratis succursum gentis armigere honorabiliter et strenue 
transmisistis. Profecto, filii benedictionis et gratie, ex predictis et aliis 
commendandis actibus, quibus compiacere matri Ecclesie sollicite stu- 
duistis, evidenter collegimus, quod eius compatientes angustiis ipsius 
forre iniurias absque molestia non valetis, propter quod humane laudis 
attolli preconiis, et inter ipsius matris ubera honorari caritativis am- 
plexibus meruistis. Nos autem devotionis vestre magnitudinem cum 
gratiarum actionibus super hiis multipliciter in Domino commendantes, 
ad ea que vestrum et alme Urbis, quam velut fìliam predilectam affectu 
singulari prosequimur, commodum et honorem respiciant, nos promptos 
offerimus et paratos. — Dat. Avin. .vili. kal. mai. a. septimo. 

Vili. 

1323, agosto 13. 

Giovanni XXII scrive ad alcuni Comuni e signori del 
Patrimonio che aiutino gli officiali di questo nella guerra 
contro i ribelli. 

Reg. Vatic. n. ni, e. 339 R. 
(a) Doc. quam (b) Doc. et 



332 qM. oAntondlì 



Dil. filiis . . potestati . . capitaneo, officialibus, septem consulibus 
artium, Consilio et comuni Urbisveteris. 

Suspirat ex intimis pre dolore sancta Romana mater Ecclesia, et 
de suorum acerbitate rebellium graviter ingemit, qui tot contumeliis 
atque iniuriis maternum pectus everberant, et eius precordia tot offen- 
sionum atrocitate conturbant, et, quocumque se vertat, in vos demum 
oculos suos figit, sperans avide ac anelanter expectans, ut vos, qui 
estis peculiares eius filii et alumpni, qui sibi tam devotionis quam fìdei 
connexitate stringimini, qui quod geritis animo erga eam semper operum 
documento depromitis, ad solita oportune consolationis antidota sibi 
unanimiter assurgatis, statum sue quietis promoventes et nostre, cum 
ipsa in devotorum tranquillitate votiva recreationis ornamenta susci- 
piat, et in optata quiete fidelium conquiescat. Circa quod ipsorum rebel- 
lium conterenda protervia gravem procul dubio ferri malleum exigit, 
ingentem scilicet gentis armigere apparatum, ad quem ipsius matris 
Ecclesie presentialiter solum posse non sufficit, que, velut in fluctuanti 
huiusmodi seculi pelago naufragantium plurium intenta saluti, curas 
habet in anxietate multiplices, et vires suas in varias dividit portiones ; 
propter quod domestice ad vos qccq recurrimus, o filii, o devoti, inter 
ceteros velut aurum in fornace purissimum comprobati, qui eidem 
Ecclesie deesse nunquam scivistis in casibus, qui eius onera et labores 
participatione semper ultronea supportastis. Et quia partes Patrimonii 
b. Petri in Tuscia hostili seviente nequitia multipliciter diminuti nimi- 
rum (?) intendimus potenti armigerorum equitum comitiva et alias 
Ecclesie predicte negotium, immo nostrum, favente Deo, sic viriliter et 
potenter assumere, quod sublatis hostice calamitatis angustiis in pulcritu- 
dine pacis et favore iustitie singularis vester et universaliter status vigeat 
regionis, universitatem vestram rogamus et monemus attente, quatenus 
in impositione ac exhibitione opportune tallie in premissis dilectis filiis 
magistris Roberto de Albarupe archid. Egitanensi capellano nostro re- 
ctori, et Manfredo de Montiliis Briocensis ecclesie 00 et eiusdem Patri- 
monii thesaurario sic efficaces, promptos et ylares prò nostra et 
eiusdem Ecclesie reverentia vos geratis, quod de felici statu vestro et 
regionis eiusdem, ac reintegratione per consequens Patrimonii memorati, 
nostra et ipsius Ecclesie grata in Domino habeatur intentio, vosque 
attollat inde preconio laudis et dignis prosequatur favoribus Sedis apo- 
stolice plenitudo. — Dat. Avin. id. aug. a. septimo. 

In eundem modum domino Monaldo archipresbitero, domino Bon- 
conti fratri eius, Manno, Berardo ( b ) de Monaldensibus, domino Ceo 



(a) Doc. ecclcsiarum (b) Doc. Borando 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 335 



domini Vannis, Ceccho Monalduccio domini Carfagle, Monalducio Cec- 
cho dicto Carfagle domini Cathalani, ser Qicjo Vannucio domini Ne- 
ricle de Monaldensibus, domino Nerio de Turri filiis, domino Raynerio 
domini Zacharii, domino Benedicto fratri eius, Ceccho Monaldi de Ma- 
zuhis, Nugolo de Taschensibus, Bernardino, Theberucio, Baldino, Nerio 
Nardi de Parrano Urbevetane diocesis. 

Nobilibus et potentibus viris . . potestati . . officialibus, octo de 
populo, rectoribus artium, Silvestro Gatto, et populo civitatis Viterbii. 

Domino Tano de Alexandrinis, domino Rocchisciano Andree do- 
mini Beraldi, Marcho domini Pauli, Vanni Guertio et Andree de Alexan- 
drinis, Andree Soceti et filiis, Guidoni domini Iohannis, Notio Scho- 
larii. 

In eundem modum domino Arturio militi, Pisano, Mariotto do- 
mini Frederici, domino Petro de Valle, domino Ravnerio Malabrance, 
Nerio domini Acconis, Iannino Cani. 

In eundem modum dil. filiis . . potestati . . prioribus . . Consilio 
et comuni civitatis Tuscanelle, Guitricino, domino Petro Thome, Necto 
Iacobi domini Albonecti, domino Cino ludici, Zugio Barelli, Vanni 
Angeli, Romentio, Tutio Petri Mathei, Mutio Batag^i, Petro Bata^i, 
Pucio Grassi, Secundiano, Labaro Vanni Philippi. 

In eundem modum dil. filiis . . potestati . . capitaneo et officialibus 
Montisflasconis. 

In eundem modum dil. filio nobili viro Matheo domini Bonifa- 
cii, Puccio Adoline, Consilio et comuni terre Corneti. 

In eundem modum dil. filiis nobilibus viris Petro et aliis do- 
minis de Farneto. 

Dil. filiis . . potestati . . Consilio et comuni Civitatis Castellane. 
Dil. filio nobili viro domino Paulo domini Petri de Quintavallis de 
civitate predicta. 

Dil. filiis ... potestati . . Consilio et comuni civitatis Sutrine. 

Dil. filiis nobilibus viris Petro Rayne, Ceccho et Lello Petri Rayne. 

Dil. filiis nobilibus viris Pandulfo [et] Francisco comitibus An- 
guoallare. 

Dil. filiis . . potestati . . antianis . . Consilio et comuni civitatis 
Ortane. 

Dil. filiis nobilibus viris Nulfo et Nerio domini Urberti, domino 
Francisco, Pellono Nasii et fratribus, Guidetto Ran., Nardo Cardarelle. 

Dil. filio nobili viro Poncello domini Ursi de filiis Ursi, quia re- 
ctori diete provincie assistat et prò posse laboret ut predicta fiant et 
adimpleant. 



534 $M' Vìntone Ili. 



IX. 

1323, ottobre 7. 

Giovanni XXII scrive ai Farnese incoraggiandoli a re- 
sistere a Silvestro Gatti, e lodandoli della devozione alla 
Chiesa. 

Reg. Vatic. n. 112, e. 30. 

Dil. filiis nobilibus viris Petro Nycolao et Raynucio de Farnesio 
et ceteris de domo ipsorum Ecclesie Romane fidelibus. 

Primum leti vestras accepimus litteras, velut a filiis destinatas, 
sed turbati postea fuimus, cum ipsas seriose perlegimus inter cetera 
continentes varie calamitatis acculeos, quibus Silvester dictus Gatus de 
Viterbio cum nonnullis suis complicibus nedum vos, filii, aliosque fideles 
regionis et subditos in personis et rebus, ymmo in alterutris vos et Ro- 
manam Ecclesiam matrem vestram ferali potius quam humana ferocitate 
persequitur, et per hec illa quam cupitis ex nostro et ipsius Ecclesie de- 
bito favore tranquillitas insperatis eventibus perturbatur. Sane cum ista 
usualiter quam vos qui patinimi deplangamus, et vobis compatiamur 
in illis ex affectu insito pietatis, ut in hac parte non deserant vicina 
remedia que valemus, ecce dilecto filio . . Patrimonii b. Petri in Tuscia 
rectori per alias iniungimus litteras, quod adversus persecutores huius- 
modi procedat viriliter iuxta constitutiones contra tales dudum in 
eiusdem Patrimonii partibus editas et alias prout favorabili exigente 
iusticia viderit expedire, nec adhuc cogitare cessabimus vias et modos 
habiles perquirentes quibus iuxta vires ipsius Ecclesie iam in partes sepe 
numero distributas vobis dictisque aliis fidelibus et subiectis ad repri- 
mendos huiusmodi persecutionum impetus favorabiliter assistamus. Ce- 
terum, cum exigentibus fragilitatis mundane peccatis iam de hostilibus 
cediis cervices vestre calluerint, et ea prò ipsa matre vestra Romana 
Ecclesia sufferatis devoto respectu voluntarii potius quam inviti, nec apud 
apostolicam Sedem et dictam Ecclesiam frustra procul dubio spem debiti 
vobis propterea collocetis, nobilitatem vestram rogamus et hortamur 
attente, quatenus solita vestra constantia devotionis et fidei et audacia 
dictis vestris persecutoribus resistendi sic gratiosis animis iugiter insi- 
statis, quod ex vestro proficiscente vobis et aliis in premissis obsequio 
diete Sedis et eiusdem Ecclesie favorem vobis et gratiam vendicetis. Nos 
enim que dilecto filio Petro clerico nuncio vestro per dictas litteras refìfe- 



La dominazione pontifìcia nel Patrimonio 335 



renda nobis sub verbo credentie commisistis vestro intuitu benigne 
audivimus, de vestris erga dictam Ecclesiam mentis nobis per dilectos 
iìlios Petrum de Ymola et Fayditum similiter vestros adiectos nuncios 
explicatis, licet illa nobis alias nota essent, et de informatione nobis quo- 
que transmissa per ipsos commendantes vos in Domino laudis con- 
digne preconio, et de vestra demum oblatione gratuita nobilitati vestre 
grates uberes referentes. Dat. Avin. non. oct. a. octavo. 



X. 

1323, novembre 13. 

Giovanni XXII scrive al rettore del Patrimonio che si 
opponga alla ricostruzione di Cornossa, alla quale dà opera 
Silvestro Gatti. 

Reg. Vatio. v. 112, e. 31. 

Magistro Roberto de Albarupe,Patrimonii b. Petri in Tuscia rectori. 

Moleste nimis nuper audivimus, quod licet quidam locus interme- 
dius castrorum Montisflasconis et Marthe ad nos et Ecclesiam Romanam 
spectantium, vocatus Cornossa, ex cuius culpa, tanquam spelunca latro- 
num, in edificiis pristinis oportuna et iusta olim fuerit dirutione collapsus, 
tamen dil. filius Silvester Gattus civis Viterbiensis, ad quem spectare 
dicitur locus huiusmodi, eum reedificare nititur et in statum reducere 
primitivum, ex cuius reedifkatione profecto circum adiacentis contrate, 
et maxime dicti castri Marthe timetur, ut dicitur, secutura destructio, 
cimi eius incole previdentes, preterite dampniflcationis exemplo, per- 
sonarum et rerum futura inde sibi pericula imminere, dicant ex nunc 
se velie prius deserere propria, quam spectare quodammodo reedifica- 
tionis huiusmodi nocumenta. Nos ergo volentes, quantum comode pos- 
sumus, subditorum dispendiis obviare, discretioni tue per apostolica 
scripta mandamus et committimus, quatenus, si ex reedificatione dicti 
loci premissa incomoda subsequi probabiliter formidantur, te reedifi- 
crtioni predicte, quantum patietur iustitia, opponas viriliter et potenter, 
invocato ad id si opus fuerit auxilio brachii secularis, contradictores &C. 
non obstante &c. cum sit melius ante tempus occurrere, quam post 
illata dispendio remedia querere oportuna. — Dat. Avin. id. novemb. 
a. octavo. 



3 36 €M. Q/ln tornili 

XI. 

1324, marzo 31. 

Giovanni XXII scrive ai senatori di Roma che puni- 
scano Cecco Cavallucci per i gravi eccessi commessi nel 
Patrimonio. 

Reg. Vatic. n. 112, e. 37 a. 

Dil. filiis nobilibus viris senatoribus Urbis. 

Ad audienti am nostrani molesta nimis querimonia pertulit, quod 
dil. filius Ceccus Cavalluci de Urbe, secum ducens certam armatorum 
equitum et peditum comitivam. intravit quedam pascua infra Patri- 
monium b. Petri in Tuscia, et inde octo milibus pecudum predanter ad- 
ductis dedit exitus violente predationis huiusmodi, quod ex earum pasto- 
ri Vis quidam interfecti sunt gladio, quidam vero miserante sevitia vulne- 
rati. Cumque vos ignorare non deceat, quantum cara et tenella s.it nobis 
Patrimoni! huiusmodi hereditas et quies inconcussa fidelium curiosa, 
quantumque nobis veniat horridum quodeumque ipsius Patrimonii nocu- 
mentum, nobilitatem vestram rogamus et hortamur attente, quatenus, 
tanquam iusti iudices tante Urbis, ostendentes penali formidine quantum 
prenarratus excessus vobis debeat displicere, quicquid commisit iniuria sic 
celeriter ultrice iusticia reparetis, resarciendo dampna, restituendo deper- 
dita, et maleficos tam de hiis quam de occisis et percussis pariter ut iustum 
fuerit puniendo, quod crimina suum habeant supplicii meritum, et ex de- 
bito penalitatis ommisso non trahantur ad alios in exemplum ; quod si 
forte offensi subditi regionis eiusdem, ex offensis huiusmodi provocati, 
recuperando ipsa perdita, et repellendo quam tulerunt iniuriam, contra 
ipsos insurrexerint offensores, adicimus ut nec id geratis grave, nec per 
vos aut alios ipsis in hac parte aliquatenus obvii vel molesti [sitis], nam 
si forte in aliquo circa hec modum excesserint, quibusvis conqueren- 
tibus parati sumus inde iustitiam ministrare; super quo ex nunc dil. 
filio magistro Roberto de Albarupe archid. Egitanensi capellano nostro 
Patrimonii prefati rectori dirigimus litteras speciales. — Dat. Avin. 
.II. kal. apr. a. octavo. 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 337 



XII. 

1325, novembre 13. 

Giovanni XXII loda il comune di Toscanella dell'obbe- 
dienza, e lo esorta al sodisfacimento degli obblighi verso 
la Chiesa. 

Reg. Vatic. n. 113, e. 329 b. 

Potestati, Consilio et comuni Tuscanensi Ecclesie Romane fidelibus. 

Nunciatos nobis assertione fideli tam sincere devotionis affectum 
quem in reddendo nobis et sancte Romane Ecclesie naturalis obedientie 
debitum perducere cupitis ad effectum, quam honorem hactenus per vos 
impensum officialibus nostris et ipsius Ecclesie, ac obedientis populi spi- 
ritimi quem venerando vestre civitatis antistiti laudabiliter ostendistis, 
tanquam plura grata nobis in Domino munera plurime laudis preconio 
duximus extollenda, universitatem vestram et sinceritatem rogantes, 
requirentes et hortantes attente, quatenus circa exhibenda prompte ac 
efficaciter illa in quibus nobis et Ecclesie prelibate tenemini sic maturato 
iam tempore affectionis uberis animum opere patulo explicetis, quod 
nedum filii culpam defectus preteriti redimatis in antea, sed preter 
premium retributionis eterne a nobis et eadem Ecclesia vendicetis et 
vobis favoris et gratie merita exoptata. — Dat. Avin. id. nov. a decimo. 

XIII. 

1325, novembre 1 3 . 

Giovanni XXII scrive ai Romani di non impedire il co- 
mune di Toscanella nell'adempimento de' suoi obblighi verso 
la Chiesa. 

Reg. Vatic. n. 113, e. 313. 

Senatoribus populoque Romano. 

De rebus nostris et sancte matris Ecclesie vobis adeo veluti adoptivis 
immo et natalibus filiis curam rationabiliter arbitramur inesse dome- 
sticai!-), ut nedum vos illas occupare nolitis indebite, sed adversus 
quoslibet occupatores ipsarum defensionem assumatis potius oportu- 
nam. Cum itaque, dil. fìlii, comune Tuscanense ad certos census, iura 
et iurisdictiones tam de consuetudine quam de iure, prout nostis, nobis 



31& S\f. QAntonelli 



et eidem Ecclesie teneatur, universitatem et prudentiam vestram ro- 
gamus et hortamur attente, quatenus de censibus, iuribus et iurisdictio- 
nibus ipsis, molestia vel impedimento cessante, officialibus nostris et ipsius 
Ecclesie permittatis intendi de cetero et integraliter responderi, assi- 
stentes eisdem nichilominus circa hoc, in honorem Dei ac prò reverentia 
nostra et apostolice Sedis, ad requisitionem ipsorum auxiliis, consiliis et 
favoribus oportunis. Ita quod semper letemur in vobis reperisse quod 
credimus, et preter premium retributionis eterne devotionem vestram 
cum gratiarum actione multiplici dignis in Domino laudibus attol- 
lamus. — Dat. id. nov. a decimo. 



XIV. 

1 3 3 1, gennaio 31. 

Giovanni XXII scrive a Faziolo de' Prefetti e al comune 
di Viterbo perchè adempiano le promesse fattegli, dopodiché 
provvederà alla richiestagli nomina del loro podestà. 

Reg. Vatic. 11. 116, e. 119. 

Nobili viro Faciolo de Prefectis et comuni Viterbiensi. 

Si gravia crimina et excessus enormes que hactenus contra matrem 
vestram Romanam Ecclesiam, cuius estis peculiares filii, commisistis, ac 
atroces iniurias, quas in receptando hostes ipsius et hereticos ac scisma- 
ticos manifestos et alias intulistis eidem, provide pensaretis et consi- 
deraretis attente, quomodo eadem Ecclesia velut predictorum oblita sue 
miserationis ubera vobis aperuit 0), vos errantes in devio ad suam gra- 
tiam et viam veritatis redire deberetis, utique per tramitem vere de- 
votionis incedere, non ab ea discedere vel deviare aliqualiter coloribus 
exquisitis. Sane cum de statu et proposito vestris multa nobis nun- 
cientur contraria [et] adversa, iusta nobis subest admirandi occasio, 
quomodo sic vos geritis inconstanter, propter quod de rectore vobis 
dando rtolumus ordinare ad presens, prout per vestras litteras petiistis, 
sed dil. filiis Iohanni Sancti Theodori diacono cardinali apostolice Sedis 
legato et Petro de Artisio canonico Pictaviensi rectori Patrimonii b. Petri 
in Tuscia per litteras nostras scribimus, ut complentibus vobis que nobis 
solemniter promisistis iuxta vestri status et firmi propositi exigentiam, 
vobis prout expediens viderint de potestate providere, vosque in devo- 
tione Romane Ecclesie existentes habere favorabiliter commendatos, ac 

(a) Doc aperiens 



La dominazione pontificia nel ^Patrimonio 339 



vobis assistere debeant auxiliis et favoribus oportunis. Vos igitur, filli, 
in vera devotione et Additate constanter et intrepide persistentes, cu- 
rate compiere que verbo sic promisistis solemniter et iuramento fìr- 
mastis, nullis ab ea seductionibus divellendo et eisdem legato et rectori, 
de quibus potestis, cum recte ageritis, gerere fiduciam pleniorem, cum 
hoc eis per nostras litteras duxerimus iniungendum, obediatis plenarie 
ac efficaciter intendatis, scituri indubie quod vos in firmo devotionis 
et obedientie proposito constitutos intendimus tractare ac tractari fa- 
cere favorabiliter ac gratiose prosequi, vobisque in vestris oportunitatibus 
assistere oportune. — Dat. .11. kal. febr. a. .xv. 

XV. 

1334, giugno 18. 

Giovanni XXII manda al rettore del Patrimonio di pro- 
cedere contro Landò Gatti. 

Reg. Varie, n. 117, e. 276 b. 

Philippo de Cambarlhac rectori Patrimonii. 

Ad apostolice Sedis auditum multorum nuper insinuatione perve- 
nit quod Landus Gattus filius dampnate memorie Silvestri Gatti de Vi- 
terbio ad horrenda et detestanda patranda fascinora dudum diabolica 
suggestione prolapsus, civitatis nostre Viterbiensis, et Patrimonii b. Petri 
in Tuscia partiumque vicinarum et fidelium earumdem statum ibidem 
inferendo dampna innumera multipliciter perturbavit, ipse siquidem, ut 
habet insinuatio supradicta, qui olim postquam ordinem Cisterciensem 
ingressus, illumque in monasterio Sancti Martini in Montibus Viterb'en- 
sibus ordinis supradicti professus, et nichilominus ad ordinem subdia- 
conatus promotus, tandem ad tantam dementiam et inhumanitatenì 
devenit, quod una cum suis nequam complicibus quondam Guillelmum 
abbatem predicti monasterii, patrem utique suum spiritualem, horribiliter 
interfecit, et deinde abìecto prefati ordinis habitu, et seculari non absque 
apostasie dampnande nota suscepto, tanquam in reprobum sensum da- 
ti», ad rapinas, depredationes, vulnera et homicidia varia et alia horri- 
bilia perpetranda cum suis predictis complicibus extendere, reiecta Dei 
reverenda humanoque timore postposito, non erubuit plenas sanguini- 
bus manus suas, nec hiis contentus, contra Sedem apostolicam fidem- 
que catholicam dampnabiliter se opponeriS-, ac hostem exibens et per- 
secutorem crudelem, quondam Petro de Corbario tunc heresiarche ac 
scismatico et aliis multis hereticis et rebcllibus Dei et Ecclesie sancte 
sue adhesit et prestitit multipliciter auxilia, Consilia et favores, nonnullas 



340 qM. Q/in tortelli 



personas ecclesiasticas religiosas et seculares eiusdem Ecclesie devotas 
et fideles persequendo, capiendo, incarcerando, percutiendo, vulnerando, 
bonis suis spoliando et alias offendendo multipliciter et immaniter op- 
primendo. Cum autem dignum sit et rei militati expediat publice, 
quod huiusmodi et alia varia nefanda scelera per eundem Landum una 
cum suis complicibus predictis in illis partibus, sicut asseritur, nequiter 
perpetrata, super quibus laborare dicitur in partibus ipsis fama sed potius 
inlamia publica contra eum, nullatcnus remaneant incorrecta, discretioni 
tue per apostolica scripta committimus et mandamus, quatenus ex officio 
vel alias ad partis denunciationem seu accusationem, prout attenta 
utilitate publica videris expedi re, super predictis et ea quomodolibet tan- 
gentibus, necnon et contentis in quibusdam articulis, quos tibi sub 
bulla nostra mittimus interclusos, summarie, simpliciter et de plano sine 
strepitu et figura iudicii, vocatis quos evocandos noveris per te vel alium 
seu alios, adhibita solerti diligentia, veritatem inquirens, tam de ipso 
Landò quam eius complicibus predictis studeas, prout demerita cuius- 
libet ipsorum exegerint, exhibere iusticie complementum, contradi- 
ctores spiritualiter et temporaliter appellatione postposita compe- 
scendo. — Dat. Avin. .xml. kal. iul. a. .xviii. 



XVI. 

1330, agosto 30. 

Giovanni XXII scrive a Napoleone e Matteo Orsini che 
desistano dalle occupazioni di Toscanella, Nepi, Orte e Gal- 
lese, e non v'impediscano l'esercizio della giurisdizione al 
rettore del Patrimonio. 

Reg. Vatic. n. 116, doc. 494. 

Nobilibus viris Neapoleoni de filiis Ursi et Matheo eius nato. 

Insinuationi displicibili ad nostrani notitiam est deductum, quod 
vos regimen civitatis Tuscanelle ad nos et Ecclesiam Romanam spectan- 
tis in nostrum et eiusdem Ecclesie magnum preiudicium occupastis et 
occupatum detinetis, non sinentes quod dilectus filius . . rector Patri- 
monii b. Petri in Tuscia, nostro et Ecclesie memorate nomine, iuris- 
dictionem ibidem exerceat, sicut retroactis temporibus per rectores 
dicti Patrimonii fieri extiterat consuetum. Tuque, fili Mathee, arcem 
in eadem civitate fecisti, ubi, bannitis dicti Patrimonii sepius receptatis, 
contra nos et memoratam Ecclesiam excessus varii committuntur. Insu- 
per tu, fili Neapoleo, Nepesinam et Ortanam civitates ac castrum Gal- 



La dominazione pontifìcia nel 'Patrimonio 341 



lesii, que ad nos et prefatam Ecclesiam pertinent, non sine nostra et 
ipsius Ecclesie iniuria, detines occupata. Cum autem premissa, si vera 
sint, fidelitatem et devotionem vestram non deceant, nec nos tolerare 
possimus, nobilitatem vestram requirimus, rogamus attentius et hor- 
tamur, quatenus a predictis occupationibus, detentionibus, iniuriis, exces- 
sibus et impedimentis penitus desistentes, dictum rectorem Patrimonii 
et alios officiales nostros et eiusdem Ecclesie non impediatis per vos 
vel alium seu alios, quominus in ( ;1 ) prefatis civitatibus et castro iu- 
risdictionem exerceant, prout ad ipsos pertinet, iuraque nostra perei pere 
valeant et habere, sed eis potius taliter consiliis, auxiliis et oportunis 
favoribus assistatis, quod nos devotionem vestram exinde commendare 
merito valeamus. Super premissis autem dilecto filio nostro Iohanni 
Sancti Theodori diac. card, apostolice Sedis legato per alias nostras 
certi tenoris litteras scribimus, cuius mandatis et beneplacitis, quantum 
ad correctionem et reformationem eorum debitam, obtemperare cum 
effectu curetis. — Dat. .111. kal. septembris a. .XV. 

XVII. 

Spese per l'esercito contro Amelia, da me pubblicate in 
gran parte, contemporaneamente al presente lavoro, nel 
Bollettino della R. Deputazione di storia patria per l'Um- 
bria, IX, 498 sgg. 

Arch. Vat. Iutr. et exit. n. 186, ce. 87-94. 

XVIII. 

Spese per l'esercito contro Terni, da me pubblicate 
come sopra. 

Intr. et exit. cit. ce. 95-115. 

XVIII w \ 

1 341, novembre 23. 

Benedetto XII loda il rettore del Patrimonio per il ri- 
cupero del castello di Radicofani dalle mani di Giovanni di 

(a) Due. inde 



342 qM. <lflntonelli 



Monaldo e Pone di Guasta, e gli ordina di ben custodirlo 
e fortificarlo. 

Reg. Vàde. n. 136, e. 88. 

Dil. filio magistro Bernardo de Lacu . . rectori Patrimonii. 

Ex litterarum tuarum placibili percepimus lectione, qualiter pridem, 
postquam ille sceleratus homo Iohannes Monaldi Ponum Gaste ac 
quendam fratrem suum modo proditorio et nefando, ut ipse describunt 
littere, interfecit, tu non solum ad punitionem sceleris huiusmodi, sed ad 
recuperationem castri Radicofani nobis et Ecclesie Romane immediate 
subiecti, quod prefati Iohannes et Ponus in nostrum et eiusdem Ecclesie 
preiudicium occupatum diutius tenuerant et tenebant, intendens, teque 
personaliter ad castrum predictum auxilio fultus fidelium propterea 
conferens, illud de manu prefati Iohannis sevaque ipsius tirannide po- 
tenter et viriliter eripere, ac in nostra et Ecclesie prelibate manu et pote- 
state reducere, tuta ibidem stabilita custodia et oportunis prò exercitio 
iustitie deputatis per te officialibus, curavisti. Et nichilominus, series 
litterarum dilectorum filiorum comunis civitatis nostre Urbevetane, quas 
benigne recepimus, continebat, quod Patrimonium b. Petri in Tuscia, cui 
rector existis, per tuam circumspectam diligentiam in pacis pulcritudine 
sub cultu iusticie conquiescit. Super premissis igitur, que nobis non 
indigne grata sunt admodum et accepta, tuam prudentiam multipliciter 
in Domino commendantes, volumus et tue discretioni mandamus, qua- 
ttnus diligenter attendens, quod, iuxta verba poetica, non minor est 
virtus quam querere parta tueri, circa tutam et fidelem custodiam ac 
fortificationem ipsius castri, ad quam, ut scripsisti, eius habitatores et 
incole se offerunt, et ut ipsi sub cultu iustitie regantur in pace, sic 
operose solicitudinis procures studium adhibere, quod felici principio 
concordet medium, et ei finis votivi exitus committetur, tuque am- 
plius inde valeas non immerito commendari. — Dat. Avin. .vili. kal. 
dee. a. .vii. 

XIX. 

1335, giugno 6. 

Benedetto XII scrive al legato Bertrando arcivescovo 
di Embrun, che renda giustizia al card. Napoleone Orsini, 
condomino colla Chiesa su Montalto, contro gli abusi degli 
officiali del Patrimonio. 

Rcg. Vatic. n. 120, doc. 8^7. 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 343 



Yen. fratri Bertrando archiepiscopo Ebredunensi apastolice Sedis 
nuntio. 

. . . Nuper insinuate nobis dilecto filio nostro Neapoleone 
Sancti Adriani diacono cardinali domino medietatis castri Montisalti 
ad Romanam Ecclesiam et ipsum prò indiviso spectantis Castrensis 
diocesis sue oblate nobis (sic) serie petitionis accepimus, quod offitiales 
fé. re. Iohannis pape XXII predecessoris nostri in Patrimonio b. Petri 
in Tuscia, videlicet rector et thesaurarius qui adhuc ex permissione 
nostra remanserunt ibidem, et alii qui hactenus extiterunt, prò eo 
quod tempore dicti predecessoris non fuit facta iustitia contra ipsos, 
fuerunt omnes de dicto Patrimonio qui voluntati eorum annuere no- 
luerunt hostiliter persecuti, et nichilominus dicto cardinali et iuribus 
suis infrascripta gravamina, dampna et iniurias intulerunt. Et primitus 
illi officiales, qui fuerunt hactenus, Castellutium, quod est prope di- 
ctum Montemaltum, et quod Ecclesie dictoque cardinali fuit et debet 
esse commune, corporaliter occuparunt, et ex eo gentes ipsius cardi- 
nalis per violentiam expulerunt, ac illi qui nunc sunt, pretextu dicti 
Castellutii quod tenent, quamplures possessiones hominum Montisalti 
et in districtu dicti castri Montisalti prope tamen ipsum Castellutium 
consistentes ad manus eorum receperunt et occupaverunt ac detinent 
occupatas. Et nichilominus officiales ipsi qui nunc sunt, in aliena 
iactura mercantes, in portu dicti castri, quod est prope mare, a mense 
augusti proxime preterito circa mille et quingentas salmas frumenti 
onerari et ad partes diversas extra dictum Patrimonium deferri fece- 
runt, nulla per eos gabella prò dicto biado extracto per eos, sicut 
tenebantur, curie persoluta, cofingendo quod erat granum Ecclesie me- 
morate. Ac, preter morem solitum, ipsi officiales in dicto castro, in 
preiudicium et enervationem iurium cardinalis eiusdem, prò sola parte 
ipsorum, novum gabellarium posuerunt. Quodque licet pascuum Mon- 
tisalti prò anno proxime preterito venditum fuerit mille florenis auri 
et ultra, tamen dicti officiales qui nunc sunt vicario dicti cardinalis 
nonnisi trecentos florenos auri tradere voluerunt, ipsumque vicarium 
compulerunt seu compelli fecerunt ad faciendam eis quitationem de tota 
parte ipsum cardinalem de dicto pascuo contingente, que ascendebat ad 
quingentos florenos auri. Nec hiis contenti Mancinum de Piperno vica- 
rium eiusdem cardinalis ac rectorem dicti castri tunc ea vice per ipsum 
cardinalem ad eius regimen deputatimi, iuxta pacta inter cardinalem 
et officiales predictos habita, continentia, quod vicissim, videlicet per 
officiales sex mensibus et per cardinalem prefatos aliis sex mensibus et 
sic successive rector ad ipsius castri Montisalti regimen debeat deputari, 
prò eo quod de quodam malefactore dicti castri fecit iustitiam, de toto 
Patrimonio in dicti cardinalis iniuriam diffidarmi t et etiam baniverunt, 



344 c¥. Stintone Ili 



et contra eum alias graviter processerunt, confingentes quod ipse rector 
non potuerat in dicto castro merum et mixtum imperium exercere, 
quamquam, prout est in partibus illis notorium, rcctores dicti castri Mon- 
tisalti, qui hactenus extiterunt, imperium huiusmodi libere ac pacifice 
ibidem exercuerunt a tempore cuius contrarii memoria non existit. Et 
preter hoc contra sexdecim homines de melioribus eiusdem castri, qui 
certam quantitatem biadi, soluta gabella debita... curie antedicte, de 
ipsius curie licentia inportu predicto fecerant onerari prò huiusmodi extra- 
ctione biadi de prefato castro, graviter processerunt, et eorum singulos in 
quingentis libris monete usualis illarum partium condempnarunt indebite 
ac iniuste. Quodque licet ipsi officiales de dicto castro magnum emolu- 
mentum recipiant, tamen in reparatione murorum ipsius castri, qui in 
diversis partibus corruerunt, nolunt contribuere, ex quo amissionis et oc- 
cupationis iam dicti castri ab aliis periculum verisimiliter formidatur. 
Infinita et gravamina intulerunt personis singularibus dicti castri que non 
possent scriptura sine tedio recitari. Quare nobis idem cardinalis humi- 
liter supplicava, ut cum de dictis officialibus qui nunc sunt non possit, ut 
idem cardinalis asseruit, iustitia inveniri, eam impendi sibi contra illos 
per discretum vel discretos aliquos mandaremus. Cum igitur simus cuntis 
in exhibitione iustitie debitores a Domino constituti, fraternitati tue per 
apostolica scripta committimus et mandamus, quatenus, vocatis eisdem 
officialibus et aliis qui fuerint evocandi, de predictis omnibus et sin- 
gulis, simpliciter ac de plano sine strepitu et figura iudicii plenam et 
sufficientem informationem auctoritate nostra recipias, eaque recepta 
exhibeas super illis et quolibet eorum prefato cardinali seu procuratori 
vel procuratoribus eius et aliis quorum interest celeris et expedite iustitie 
complementum. Contradictores &c. Sic. — Dat. Avin. .vili. id. iun. 
a. primo. 

XX. 

1348, maggio 7.. 

Clemente VI scrive al legato Bertrando circa i trattati da 
lui stipulati con Giovanni Di Vico sopra Vetralla e Viterbo. 

Reg. Vatic. n. 141, doc. 1393. 

Dil. filio Bertrando tit. S. Marci presb. card, apostolice Sedis legato. 

Tractatum per te super negotio nobilis viri Iohannis prefecti 
Urbis habitum ultimo cum eodem benigne recepimus et inspeximus 
diligenter, et tandem super eo cum aliquibus ex fratribus nostris 
habita deliberatione matura comperimus, quod in diversa vota fere- 
bantur. Ipsorum aliquibus etenim videbatur quod ipsius Prefecti consi- 



La dominazione pontifìcia nel 'Patrimonio 345 



deratis excessibus contra nos et Ecclesiam Romanam commissis, ut nosti, 
ac fortitudine castri et rocce Vetralle Viterbiensis diocesis diligenter at- 
tenta, et inspectis etiani quod castrum et rocca huiusmodi castro nostro 

Montisfiasconis propinqua sunt admodum et vicina, tractatus huiusmodi, 
quoad ipsa castrum et roccam, non debeat acceptari, nec quoad civi- 
tatem Viterbiensem, quia in tractatu non exprimitur memorato quod 
in civitate ipsa ponat eadem Ecclesia potestatem, et quia etiam in aliis 
per bo. me. Bernardum episcopum Viterbiensem tunc rectorem Patri- 
monii b. Petri in Tuscia in humanis agentem prius habito cum eodem 
Prefecto, et per te alias ordinato, tractatibus, plura contineri videntur, 
quorum et predicti ultimo per te habiti tractatuum copias, et nichilomi- 
nus quedam ex eisdem omnibus collecta tractatibus, per que quid in quo- 
libet tractatuum ipsorum plus contineatur aut minus, et quomodo aliqua 
ex hiis que dudum ordinata fuerant immutentur,videre poteris,mictimus 
tibi presentibus interclusa. Alii vero contrarium asserentes dicunt, quod 
si propter negotiorum multiplicitatem et pericula que indesinenter 
emergunt hoc fieri forsitan oporteret, expedi ret id non perpetuo fieri 
sed ad tempus. Et per quosdam alios dicitur, quod, iminentium tem- 
porum qualitate pensata, infeudatio dictorum castri et rocce fore se- 
cundum huiusmodi tractatum per te habitum ultimo facienda, ita tamen 
quod ad omnimodam voluntatem Romani pontificis et rectoris dicti 
Patrimonii qui forent prò tempore, redderentur, et quod redditio di- 
ctorum castri et rocce fieret secundum vulgare Francie, iratus vide- 
licet et pacatus, quodque census prò eis dandus feudalis existeret, satis 
admittendus tractatus huiusmodi videretur, presertim quia, negotiis 
diversis et pluribus iminentibus nobis et eidem Ecclesie debita conside- 
ratione pensatis, grave foret pecuniam illam exsolvere prò qua dieta 
castrum et rocca empta fuisse dicuntur, ac iniuriosum nobis et eidem 
Ecclesie redderetur et perniciosum nimis esset exemplo, dum alii ad 
occupationem ipsius Ecclesie (sic) sub spe redemptionis similis dirigerent 
animos et exigerent cogitatus; verumtamem si per eundem Prefectum, 
prò multiplicibus iniuriis atque dampnis que intulit eidem Ecclesie ad 
tuum arbitrium facienda (!) usque ad medietatem vel circa medietatem 
pretii quod esset prò castro et rocca huiusmodi recepturus ascenderet (!) 
ipseque vellet illam recipcre in solutum, libenter et medietatem aliam de 
proprio solveremus, ut castrum et rocca predicta totaliter eidem Ecclesie 
remanerent ; circa quod attendendum est quod Prefectus idem, sicut ac- 
cepimus, prò emptione dictorum castri et rocce non sedecem milia flo- 
renorum prout ipse fertur asserere, sed septem milia tantum s( Kit, et 
ideo si prò iniuriarum huiusmodi et gravium olfensarum emenda vellet 
Prefectus idem dieta septem milia llorenorum recipere, sicut premit- 
titur, in solutum, daremus sibi de nostro aliquid amplius, si et prout 

Archivio della R. Società romana di storia patria. Voi. XXVII. 23 



346 qM. QAiitonelli 



duceres ordinandum. Unde quia tu melius scire potes quid eidem expe- 
diat Ecclesie amplius in hac parte, ac pericula que possent forsitan eve- 
nire si contingeret huiusmodi repudiari tractatum, et quantum in 
incumbentibus negotiis de ipso Prefecto iuvare te poteris si contingat 
eidem reconciliari Ecclesie, quantumque posset ipse nocere si tractatus 
huiusmodi minime admittatur, providentie ac discretioni tue totum 
relinquimus, ut quid in hac parte magis expediat consultius exequaris. 
Quoad civitatem tamen Viterbiensem eamdem, dum tamen ponatur et 
rccipiatur in ea potestas per Ecclesiam ordinatus, prout consuevit obser- 
vari hactenus, posset uterque 0) tractatus huiusmodi tolerari. — Dat. 
Avin. non. mai. a. .vi. 

XXL 

135 3, maggio 5. 

Innocenzo VI scrive al rettore del Patrimonio sul 
negozio della guerra contro Giovanni Di Vico. 

Reg. Vatic. n. 235, e. 106 p. 

Rectori Patrimonii. 

Nobilitatis tue litteras, per quas nobis vias et modos, quibus in 
negotio dampnationis falli et perditionis alumpni Iohannis de Vico, qui 
se prefectum Urbis intitulat, sic utiliter procedendum aperire curasti, 
placide ac benigne recepimus, et prudentiam fidemque tuam multipli- 
citer exinde commendantes ac prosequentes debitis actionibus gratia- 
rum, scire te volumus, quod habita super contentis in eisdem litteris 
tuis et etiam super tractatu quem idem filius Belial tecum habuit cum 
aliquibus ex fratribus nostris sancte Romane Ecclesie cardinalibus con- 
sultatione matura, tractatum huiusmodi non duximus admittendum,sicut 
nec tu etiam admittendum scripsisti. Unde nos attendentes,quod prefatus 
Iohannes patientia et benignitate nostra et ipsius Ecclesie quam exer- 
cuimus erga eum abusus est et abutitur in superbia et contemptu, et 
nequeuntes iura nostra et eiusdem Ecclesie sub nociva dissimulatione 
relinquere ulterius indefensa, decrevimus sub confidentia Domini et 
b. Petri apostolorum principis, cuius Patrimonium cui prees est peculia- 
ris hereditas, adversus eundem Iohannem manum extendere apostolice 
potestatis, et per venerab. fratrem nostrum Petrum archiepiscopum 
Beneventanum assignari mandamus dilecto fìlio . . thesaurario dicti 
Patrimonii prò nobis et eadem Ecclesia prò stipendiis ducentorum et 

(a) Do'r. utrumque 



La domina\ione pontificia nel 'Patrimonio 347 



quinquaginta equitum et ducentorum peditum pecuniam oportunam, et 
insuper venerab. fratrem nostrum Iohannem archiepiscopum Medio- 
lanensem prò subsidio trecentorum equitum in quo nobis et eidem 
Ecclesie obligatur, et tam eum quam nonnullos magnates et communia 
Italie prò alio auxilio impendendo eidem Ecclesie contra dictum Iohan- 
nem publicum Dei hostem per litteras nostras, et dil. filium magistrum 
Hugonem de Arpaione canonicum Ruthenensem capellanum nostrum 
quem ad dictas partes Italie remittimus, signanter propterea requirimus 
et rogamus, et speramus quod ipsi nobis in tam lavorabili Ecclesie me- 
morate negotio favorabiliter et potenter assistent. Capitaneum autem 
gentis huiusmodi non intendimus preter te alium ordinare. Fides enim, 
industria et virtutes tue, quibus probatus acceptusque haberis, soli- 
citudìnem quam de hoc haberemus alias, nobis ad invicem exigunt, 
ut onus huiusmodi humeris sufficientibus et potentibus ad illud fiducia- 
liter imponamus. De legato autem mittendo prò lavorabili executione 
ipsius negotii nondum deliberare potuimus, sed habita super hoc con- 
sultatione matura, quicquid super hoc deliberatum fuerit tibi curabimus 
celeriter intimare. — Datum apud Villamnovam Avinion. dioc. .in. non. 
maii, a. primo. 

XXII. 

1354, gennaio 12. 

Innocenzo VI scrive all'arcivescovo di Milano Giovanni 
Visconti per aiuti alla guerra contro il Di Vico. 

Reg, Vatic. n. 236, e. 4. 

Iohanni archiepiscopo Mediolanensi. 

Qualiter dampnationis et abominationis filius Iohannes de Vico 
nobis et Ecclesie Romane post tractatus varios, quos ore tantum prose- 
catus est, fraudulenter illuserit, non opus est tibi recensere scriptura, 
cani et tu id nunciorum tuorum quos ad eundem Iohannem in favorem 
Ecclesie prefate transmiseras, qui post solicitudines et labores quos prò 
ipsius reconsiliatione Iohannis fideliter quamquam inùtiliter subierunt, 
ad te noviter redierunt, plenius relatione didiceris et experientia pro- 
testetur. In quo dolemus ipsum pestilentem hominem sic in peccatis 
propriis soporatum ut perire potius elegerit quam salvari, et dolemus 
temporis dampnum, quod per tractatus huiusmodi non sine gravi pre- 
iudicio negòtiortun cimi auxilio tuo maxime dispositorum inùtiliter est 
elapsum. Superest tamen nobis spes in auxilio divino reposita, et de 
beati Petri apostolorum principis raeritis et intercessione confìdimus, 



348 €M. oAntonelli 



quod idem homo versutus sub potenti dextera ipsius Ecclesie conteretur, 
et reconciliationis gratiam quam oblatam suscipere contumax renuit, 
humiliatus et domitus supplicabit. Tu vero, frater, cui ex hiis etiam 
reputare debes illusum, cuique illata ipsi Ecclesie contumelia, sicut misse 
nobis tue littere, quas benignitate consueta recepimus, expresserunt, et 
nos probate tue devotionis ad nos memores tenemus indubie, molesta 
redditur vehementer, ad eam propulsandam potenter exurgens, ad con- 
terendum Iohannis elata cornua memorati sic nobis et eidem Ecclesie 
sperata semper impendas auxilia et favores, quod ipsius principis 
apostolorum hereditas, quam prefatus Iohannes desertor fidei proprie 
et perfìdie prosecutor sacrilegis manibus laceravit hactenus et lacerare 
non desinit, tuo specialiter mediante presidio valeat resarciri, tuque 
ipsam Ecclesiam quam prò impensis eidem obsequiis ad tua tibi honores 
et commoda obligasti, ad ea continuatione servitiorum utilium reddas 
continuo promptiorem. — Dat. Avin. .11. id. ianuar. a. .11. 



XXIII. 

1357, gennaio io. 

Innocenzo VI scrive al rettore del Patrimonio perchè 
si opponga alle macchinazioni dei ribelli. 

Rcg. Vatic. n. 239, e. 8 b. 

Dil. fiìio nobili viro lordano de Filiis Ursi domicello Romano 
Patrimonii &c. rectori. 

Habet multorum fìdedigna relatio, quod nonnulli viri nequam de 
provincia cui prees non considerantes quam benigne cuna eis super 
culpis et excessibus ipsorum clementer egerit et benigne Romana Eccle- 
sia, imo nescientes a vetitis abstinere, satagunt et laborant prò viribus 
statum ipsius provincie omnino subvertere, et ad id facilius conse- 
quendum non solum vicinarum partium similes eis gentes solicitant, 
quinimo stimulant etiam remotarum, quodque, licet hec astute calli- 
deque secreta 'machinatione tractentur, non possunt adeo nostros et 
ipsius Ecclesie latere devotos, quin ex accenso iam igne sub modio et 
secreto quantumlibet fumus egrediens in publicum prodeat, et immi- 
nentibus paratisque periculis indicet necessario per vias et cautelas 
accommodas obviandum. Et licet credamus, quod tu, cui Deus dedit 
scire, velie ac posse virtuose agere, necessarie reparationis remedia 
solerter adhibueris in premissis, que patefacta et nota iam pluribus 
tibi, cui debet esse propensior cura de talibus, incognita esse non pos- 



La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 349 



sunt, quia tamen aliqui offìcialium nostrorum in provincia ipsa gene- 
raliter desidiam arguunt, nos huiusmodi obviare periculis, et tuani 
adversus dolos perversorum huiusmodi solicitudinem attentiorem reci- 
dere cupientes, nobilitati tue per apostolica scripta mandamus, quatenus 
prudenter considerans, quod prosperitas quam concedat Dominus, et 
adversitas eiusdem provincie quam idem ipse dignetur avertere tibi 
specialiter ad honorem vel infamiam redundarent, sic telarum huius- 
modi ordituram, sic sparsuram pestilentum seminum omnino impedias, 
sic eorumdem nequam hominum noxias reprimas voluntates, sicque 
officii tui potestatem exerceas rigide contra illos, quod nota desidie, 
que officialibus generaliter ipsis imponitur, divulgatione fame con- 
trarie deleatur. Super qua quia sitimus ardenter provisionis tue stu- 
dium innotescere, dare nobis, quicquid egeris, nobis particulariter et 
distincte rescribas. — Dat. Avin. .ini. id. ian. a. quinto. 



REGESTO 
DELL'ABBAZIA DI SANT'ALESSIO 

ALL' AVENTINO 



L 

Gli Atti e la leggenda di san Bonifacio. 

JiSTSO* verosimile che la chiesa di S. Bonifazio siili' A- 
^ pdl ventino sia stata eretta alla fine del secolo vi o al 
tZ^f'gl principio del vii, al tempo della dominazione bi- 
zantina. Attesta san Gregorio Magno (590-604) che un Bo- 
nifazio monaco (1) fu inviato da Roma a Costantinopoli in 
qualità d'apocrisiario (2); e che pure al suo tempo, un Bo- 
nifazio era diacono e dispensato)- eccìesiae (3), senza dubbio 
d'una chiesa con diaconia. Il Liber Pontijiralis dicendoci che 
Bonifazio IV (608-15) trasformò la sua casa privata in un 
monastero, è verosimile l' identificazione dei due Bonifazii, 
e che il monaco Bonifazio apocrisiario, avendo meglio co- 
nosciuto a Costantinopoli il suo santo protettore, di Cesarea 
nella Cappadocia, sia tornato a Roma con una sua reliquia, 
e gli abbia edificato nella casa che abitava prima d'essere 
eletto papa, vicino alla chiesa del suo nome, un monastero (4). 

(r) Diat. Ili, 29. 

(2) Epist. XIV, 8. 

(3) Dial. Ili, 20; Migne, Putr. Lai. I. XXVII, 269. 

(4) V. A. Dufourcq., Elude sur les gestii uiartyntui romaius, !, 
166 sgg. e 318 sgg. nella Bibliothèqiu des /ìeoles franfaises d'Ath-nts 
et de Rome, voi. 83. 



352 CA. ^Monaci 

La prima esplicita menzione, nella letteratura, della chiesa di 
S. Bonifazio si ha nell'Epitome (a. 642-9): « Ecclesia S. Bo- 
« nifacii martyris ubi ipse quiescit ». 

Gli Atti di san Bonifazio si raggruppano molto bene, per 
la composizione e per l'elocuzione, con quelli delle sante Se- 
rapia-Sabina, di sant'Eleuterio e di sant'Alessandro Romano 
di Druzipara (1). Il termine oscuro di candida notasi in Bo- 
nifazio, Serapia-Sabina ed Eleuterio ; vocaboli d' origine 
greca, st aditi m, biothanata, themele, si leggono in Bonifazio, 
Serapia-Sabina ed Alessandro ; un'espressione particolare di 
preghiera: «Sanctus... Sanctus... Sanctus, te invoco... te 
«invoco... te invoco», è comune a Serapia-Sabina e ad 
Alessandro (2). In Alessandro Romano, come in Eleuterio, 
il santo si segna colla croce tutto il corpo. I due episodi 
centrali in Bonifazio ed in Alessandro sono concepiti in modo 
m jlto somigliante. Sì in Bonifazio che in Alessandro il santo 
domanda, prima di subire il supplizio, una breve dilazione ; 
e poi appare un angelo, strumento divino d'uno stesso mi- 
racolo: egli liquefa la pece bollente, nella quale dev'essere 
precipitato Bonifazio, toccandola con un dito, e versa per 
terra l'olio bollente, col quale doveva essere scottata la schiena 
ad Alessandro, facendo in pezzi la caldaia. 

Negli Atti di san Bonifazio si ritrovano alcune partico- 
larità della lingua dei Dialoghi di san Gregorio Magno e di 
quella del principio del vii secolo : solidi (nel significato di 
scudi), sanctimonialis, reliquiae ; e il termine raro d'apex nel 
significato di lettera (cap. I), che due volte si legge nelle 
tre lettere pervenuteci di Bonifazio IV (3). Negli Atti stessi 
v' è anche l'usanza di datare per il numero dei giorni del 
mese; usanza che si diffonde appunto a quell'età. Dunque 
gli Atti di san Bonifazio sono stati redatti al principio del 

(1) Dufourcq, loc. cit. 

(2) Dufourcq., loc. cit. 

(3) Dufourcq., loc. cit. 



Regesto di Sant'Alessio all'Aventino 353 

vii secolo, e verosimilmente da un monaco del monastero 
di S. Bonifazio sull'Aventino, sulla traccia letteraria degli 
Atti di Serapia-Sabina, ben più antichi, e secondo il gusto 
degli Atti di Alessandro Romano ed Eleuterio, contempo- 
ranei. Essi sono in parte leggendari, e molto lontani dalla 
persecuzione di Diocleziano, di cui narrano il famoso epi- 
sodio di Aglae e Bonifazio. 

II. 

La leggenda di sant'Alessio. 

La leggenda di sant'Alessio ha avuto origine dalla vita 
autentica edessena, scritta tra gli anni 450 e 475, che nar- 
rava le meraviglie d'un uomo di Dio, di nobile e ricc ; a fa- 
miglia romana, vissuto povero molti anni, nel digiuno e nella 
preghiera, nell'atrio d'una chiesa di Edessa, dove si vene- 
rava un' immagine antichissima della Madonna. La leggenda 
bizantina posteriore avendo dato all' ignoto asceta il nome 
greco di Alessio e collegatolo con quello di Eufemiano 
suo padre, che avrebbe vissuto in Roma al tempo di Arcadio 
e Onorio, prese una forma molto drammatica, modellandosi, 
nella composizione letteraria del meraviglioso racconto, sulla 
vita bizantina di san Giovanni Calibita(i). 

Quindi, venuto a Roma il metropolita Sergio di Damasco 
verso il declinare del secolo x, e fatto primo abbate del mo- 
nastero di S. Bonifazio sull'Aventino, vi fece conoscere la 
vita greca di sant'Alessio. Allora, con una nuova redazione, 
la leggenda greca fu messa in più stretta relazione colle ori- 
gini del culto di sant'Alessio sull'Aventino (2) ; e fu persino 
mostrato un atto autentico di donazione del prefetto di Roma 
Eufemiano alla chiesa aventinense. 



(1) A e tu Stimi, t. I. 

(2) Anaìecta Boìlandiana, XIX, 241-56. 



354 C^» £M onaci 



L'atto è certamente apocrifo (i): perchè fa menzione della 
donazione di Ostia, Terracina, Fondi e Palestrina al mo- 
nastero in un tempo, in cui il prefetto di Roma non aveva 
certo tale potere. Anche il nome Eufemiano per indicare 
senz'altro il padre di Alessio, e il nome Giovanni, senz'altro, 
per indicare lo scriniario che redasse l'atto di donazione, 
non convengono alla onomastica del tempo di Arcadio e 
Onorio, bensì all'alto medio evo. E sembra che l'atto di 
donazione sia stato fabbricato al tempo dell'abbate Sergio di 
Damasco (a. 977-81) o dei suoi primi successori, Leone I 
e Giovanni Canaparo. I quali essendo lodati da san Pier Da- 
miano (2) e da parecchi storici (3) per lo zelo religioso, fanno 
pensare non abbiano voluto commettere propriamente una 
frode ; ma con artifizi dar nuova vita ad un documento pe- 
rito (a loro giudizio) per l'ingiuria dei tempi, e innalzare 
il prestigio della nascente abbazia. Però l'autenticazione del 
documento, l'anno 1002, mi sembra sincera; e concorda 
colla menzione riguardosa, che della donazione di Eufemiano 
fa l' imperatore Ottone III nel diploma autentico del 996 (4). 

III. 
Il cartulario di S. Alessio. 

Già sul declinare del x secolo il monastero dei Ss. Bo- 
nifazio ed Alessio aveva ragguardevoli possessi, attestati da 
un bel gruppo di carte antiche, di cui fa menzione Ottone III 
nei suddetto diploma. Quindi la venuta in Roma del me- 

(1) Cf. G. Tomassetti, La Campagna Romana in Arch. delia 
R. Soc. rom. di stor. patr. a. 1897, pp. 55-6. 

(2) Epist. II a Niccolò papa II. 

(3) Felice Nerini, De tempio et coenobio Ss. Bonifatii et Alexii 
hislorica monumenta, Romae, mdcclii, p. 91 sgg. 

(4) Stumpf, Die Reichskan^ler &c. n. 1079; Mon. Germ. hist, 
Diplomata, II, parte 11, 620. 



Regèsto di Sani Alessio all'Aventino 355 



tropolita Sergio di Damasco, e la conseguente erezione del 
monastero in abbazia (che divenne la quarta tra le venti ab- 
bazie privilegiate di Roma) diedero principio al periodo del 
suo massimo incremento, cui contribuì la protezione di Ot- 
tone III e la rapida diffusione della leggenda latina di san- 
t'Alessio in Occidente. Nello stesso tempo parecchi insigni 
personaggi del monastero levarono di se non piccola fama. 
Sant'Adalberto martire, vescovo di Praga e apostolo dei Prus- 
siani, Leone I, abbate pieno di zelo religioso (1), Giovanni 
Canaparo, pio e dotto scrittore della vita di sant'Adalberto 
(a. 1 000- t 004) (2), e san Brunone, apostolo dei Russi, fu- 
rono monaci a S. Alessio nello stesso periodo di tempo (3). 

Nel pontificato di san Gregorio VII fiorì l'abbate Ge- 
pizone,cui più legazioni furono affidate dal papa. Poi fu eletto 
vescovo di Cesena, e, secondo il Ciacconio (4), cardinale. 

Nel 1140 l'abbate Riccardo ebbe forte questione col 
conte Tolomeo del Tuscolo, che s' era impadronito del- 
l' isola d'Astura. Ma nel 11 63 i beni d'Astura erano in pro- 
prietà del legittimo possessore (5). 

L'anno 1231 Gregorio IX affidò la chiesa e il mona- 
stero di S. Alessio ai canonici regolari Premostratensi, che 
già avevano popolato numerose abbazie, togliendoli ai Be- 
nedettini, la cui disciplina era scaduta. E poco dipoi affi- 
dando ad alcuni prelati la riforma dell'Ordine Premostratcnse, 
elesse tra questi l'abbate di S. Alessio (6). 

(1) F. Nbrini, op. cit. pp. 91-8. 

(2) Archiv der Geselìschafl fùr altere deutsche Gcschichtskunde, a. 1901, 
XXVII, 35-70. 

(3) AuG. BàCHOFEN, Der Mons Aventinus qu Rovi und die Bene- 
diciiner-Klóster auf demselben, in Studien u. Mittheilungen aus devi Be- 
nedictiner- und Cistercienser-Ordcn, a. 1897 e 1898; St. Zakrzkwski, 
Opactiuo ss. Bonifacego i Alcksego na Awtntynit w lutaci), 1902. 

(4) Vitac et res gestaepont. Rem. et S. K. li. cardiual'umi, Romae, 1677, 
I, 865. 

(5) Docc. xiii e xviii. 

(6) Lucien Auvray, Registres de Grégoirt IX, a. 7 , epist. 4 e 491. 



356 Od- ^Monaci 



Nel corso del secolo xm molto si accrebbe il patrimonio 
dell'abbazia per donazioni e per accorta amministrazione; e 
nel 1296 Pandolfo Savelli costituì una cospicua dotazione 
alla sua cappella gentilizia nella chiesa di S. Alessio (1). 

Nel 1 3 éo l'abbate Bartolomeo vinse una lunga lite contro 
Giacobello Orsini e Giovanni Degli Annibaldi per il castello 
di Verposa (nelle più antiche carte Veproscì), nella Marit- 
tima (2). Tuttavia l'abbate Pietro De Muscianis, al suo en- 
trare in carica, trovò già i Premostratensi gravati da debiti, 
e nel 1390 l'amministrazione fu data in commenda al car- 
dinale Cristoforo Maroni (3), e dipoi ai cardinali Antonio 
Gaetani (4), Pietro Stefaneschi (5), e Alfonso Carillo Al- 
bornoz (6). 

Giovanni XXIII incamerò i beni del monastero nel Vi- 
terbese, l'anno 141 2 (7), pel valore di duemila fiorini d'oro, 
coi quali sopperire, specialmente, alle urgenti spese militari. 
E nel 1426, mancando a S. Alessio un numero sufficiente 
di Premostratensi per attendere al culto divino, vi furono 
chiamati i monaci romitani Girolamini, che vi rimasero 
fino al 1846, essendo stata la chiesa fin dal 1587 elevata 
a titolo cardinalizio. Ora sul luogo della vetusta abbazia 
sorge l'Istituto per i ciechi; e la chiesa conserva ancora 
l'antica icone edessena, due bellissime colonnine (nel coro) 
e il pavimento di stile cosmatesco. 

Circa il 1745, il cardinale Angelo Maria Quirini, rico- 
struendo con magnificenza la vetusta chiesa di S.Alessio, diede 
occasione al dotto abbate Felice Nerini, milanese, di esaminare 
e poi pubblicare buona parte del cartulario, ricco di più che 

(1) Doc. LXXIV. 

(2) Docc. cxix-cxxi. 

(3) Doc. cxxxiv. 

(4) F. Nerini, op. cit. pp. 285-6. 

(5) Doc. CXLV. 

(6) Doc. cl. 

(7) Doc. CXLIV. 



'J(eg'esto di Sant'Alessio all'Aventino 357 



cinquecento pergamene medievali, che giaceva presso che 
ignorato in S. Alessio (1). Il Nerini ne pubblicò, per intero 
o in parte considerevole, novantanove documenti ; e lo ebbe 
per guida nella composizione della sua opera eruditissima 
sulla storia della chiesa e dell'abbazia, di cui però si desidera 
il secondo volume. Ma per le vicende politiche del principio 
del secolo xix disperso l'archivio di S. Alessio, e nel 1873 
allontanati i PP. Somaschi, che nel 1846 erano succeduti ai 
Girolamini, troppo scarsi di numero, solo una piccola parte 
delle pergamene (essendo l'altra perduta) venne in mano 
del eh. prof. Costantino Corvisieri, da cui l'ebbe dipoi il 
R. Archivio di Stato in Roma. 

Sono centoquattro pergamene numerate progressivamente, 
tranne la 21 bis, e quattro altre non numerate: quindi poste- 
riormente aggiunte alla collezione. Senonchè nove sono estra- 
nee alla storia di S. Alessio (num. 30, 47-48, 80, 84, 
97-98, 101, e il documento del 16 febbraio 1526 senza nu- 
mero) ; altre sei solo indirettamente vi si riferiscono, essendo 
indirizzate a S. Alessio sull'Aventino come sede del preposto 
generale dell'Ordine dei Girolamini in Italia, o della con- 
gregazione dei Girolamini di Lombardia. 

A questo fondo si devono aggiungere i documenti della 
curia Romana nei varii registri dell'archivio Segreto Va- 
ticano, e cinque volumi di copia delle pergamene di S. Alessio, 
che recentemente mi venne fatto di trovare tra i fasci delle 
carte moderne d'amministrazione dell' abbazia. In tutto tre- 
centonovantasette documenti, dall'anno 987 al secolo xvm, 
di cui più che due terzi completamente inediti. 

Dei cinque volumi dell'archivio di S. Alessio, che 
offrono per lo più un testo molto scorretto, il volume se- 
gnato: tomo 2 f> , scritto nel secolo xvm, prima della pubbli- 
cazione del Nerini e da questo messo a profitto, contiene 
la trascrizione di molte vecchie pergamene di S. Alessio, 

(1) F. Nerini, op. cit. dedica e prefazione. 



3)8 CA. ^Monaci 



dalla cosiddetta donazione d' Eufemiano al documento del 
23 marzo 141 7 sulla pescaia di Maltempo nel Tevere. Il 
volume A 2 porta in testa la dichiarazione di essere una 
copia d'un registro del monastero, che conteneva le prime 
investiture e i primi pagamenti (a. 1426-64), intitolato: 
« Primae investiture et primate riportatae e pagamenti » e 
contrassegnato dalla lettera A, di 210 fogli. Leggesi in fine la 
firma dello scrittore di questa copia, Pietro de Magistris, colla 
data del 18 aprile 1746. Il volume B contiene la copia, del 
medesimo Pietro de Magistris, d'un protocollo di fogli 129, 
in pergamena e in lettere gotiche, contrassegnato B, e redatto 
dal notaio « Iohannes Mathiae quondam Petri de Taglien- 
« tibus, civis Romanus, publicus, Dei gratia, imperiali aucto- 
ft ritate notarius ». Il protocollo fu redatto dal 1475 al 1488. 
La copia, finita il i° aprile 1747, è intera per i contratti 
a lunga scadenza, ma compendiosa per quelli a breve sca- 
denza, o concernenti i beni di Viterbo e simili. Il volume C 
contiene nei primi 50 fogli la copia, del medesimo de Magi- 
stris, d'un registro in folio, in pergamena e in lettere go- 
tiche, contrassegnato C, e trascritto dal foglio i° a tutto 
il 16 . Sono documenti dal 1493 al 1507. E il lavoro della 
copia fini l'i 1 aprile 1743. Seguono, nel medesimo volume, 
dal foglio 50 al 235, altri documenti dal 1553 al 1579. Il 
volume ultimo, per ordine di tempo, contiene un « Registro 
« di memoriali e decreti appartenenti alla congregazione dei 
« monaci Girolamini Romana-Parmense » dal 1787 al 18 15. 
Vi sono inoltre tre fascicoli concernenti l'archivio di 
S. Alessio. Il primo contiene l' indice generale dell' archivio, 
e fu finito di scrivere il 25 agosto 1777. Il secondo con- 
tiene varii indici speciali, cioè: i° un indicetto di varii do- 
cumenti dall'anno 1218 al 1707; 2° un indice degl' istru- 
menti contenuti nel tomo segnato num. 1, cioè il tomo C; 
3 un indice degl' istrumenti del tomo 2° (cioè del volume, 
già menzionato, di trascrizioni anonime) non completo ; 
4 un indice cronologico delle' scritture esistenti nell'ar- 



Regesto dì Sant'Alessio all'Aventino 359 



chivio di S. Alessio, e spettante alle tenute ed agli affari 
del monastero, compilato l'anno 1777. I documenti citati 
vanno dal 12 18 al 1777. V'è anche un supplemento, che 
giunge all'anno 1778; 5 un indice cronologico delle cose 
spettanti al Corpo della congregazione esistenti nell'ar- 
chivio di S. Alessio (a. 1424-1776); 6° un repertorio di 
scritture dell'archivio spettanti al monastero o alla con- 
gregazione; 7 un indice cronologico delle scritture del- 
l'archivio spettanti ai monasteri sussistenti della congre- 
gazione dei Girolamini (a. 1401-1777); 8° un repertorio di 
scritture dell' archivio di S. Alessio senza data, e spettanti 
ai monasteri sussistenti della congregazione; 9 un indice 
cronologico delle scritture che si conservano nell'archivio di 
S. Alessio spettanti ai monasteri soppressi di Bremhio, Cara- 
magna, Como, Mantova, Piadena e Varese; io° un reper- 
torio delle scritture dell'archivio di S. ^Alessio non aventi 
data, e spettanti ai monasteri soppressi; 1 1° un indice cro- 
nologico delle scritture dell'archivio di S. Alessio spettanti 
ai Girolamini portoghesi e spagnuoli. Il terzo fascicolo con- 
tiene una miscellanea di memorie, lettere e documenti con- 
cernenti i Girolamini di S. Alessio. 

I documenti di S. Alessio sono nella maggior parte nota- 
rili, e di varia natura : enfiteusi, donazioni, testamenti, per- 
mute cvc. Vi sono anche un diploma di Ottone III, per- 
duto (1), e molte bolle pontificie, concernenti, in buona parte, 
le costituzioni dell' Ordine Geronimiano. Le pergamene ine- 
dite hanno una certa importanza per i nuovi fatti che at- 
testano della storia giuridica ed economica. Del 1358 è 
una sentenza di Matteo de Baccariis, giudice palatino, a 
favore del monastero, contro molti affittuari] delle vigne 
di S. Alessio, per negletta lavorazione della terra. La cla- 
morosa causa per Verposa contro Giacobello Orsini e gli 
Annibaldi ci appare in più chiara luce. Al 1358 apparten- 

(i) A/o;/, Gtrm. hist., Dipi. II, S95. 



360 ZA. ^Monaci 



gono quattordici atti (in una sola pergamena) del principio 
della causa, che ci fanno conoscere molti particolari della pro- 
cedura del tribunale civile di Roma e del dibattimento innanzi 
ai giudici. E nel 1360 Francesco da Bologna, giudice pala- 
tino del Campidoglio, sentenzia a favore dell'abbazia. 

Nei cartularii romani pubblicati dai eh. Hartmann, Fe- 
derici, Fedele e Scbiaparelli rarissimi sono gli atti del tri- 
bunale civile di Roma, ed appartengono ai secoli x-xm. Il 
cartulario di S. Alessio nel Nerini reca parecchi atti ema- 
nati dal tribunale civile di Roma nel xiv e xv secolo. A 
questi aggiungendo gli atti inediti summenzionati e un'altra 
sentenza del 1358, si ha ora un bel gruppo di pergamene 
della Curia, che ci svelano le usanze giuridiche del medio evo. 

Nella paleografia nulla di nuovo v' è da osservare ; poco 
altresì nella redazione diplomatica dei documenti. 

In generale: 

Sono complete le formule del protocollo iniziale e finale. 

L'invocazione divina è espressa verbalmente colle parole: 
« In nomine Domini ». 

La sottoscrizione delle parti, quando vi si trova, è fatta 
colla forinola « Signum yj« manus » (signatio), identica a 
quella delle pergamene di S. Silvestro de Capite (1). Dal 
xiii secolo ili poi gli autori sono semplicemente notati dal 
rogatario nel testo. 

Dei testimoni si ha la sottoscrizione propria fino al 1273. 
Dipoi se ne fa menzione nelPescatocollo in forma di notitia 
testium dallo scriniario stesso, ed è scritto il loro nome col 
patronimico e la qualifica di testis, all' incirca, sino al 1300; 
dipoi, non di rado, con qualche aggiunta, per esempio del 
rione di Roma dove dimoravano. Dal secolo x uscente fino 
al principio del xn i nomi dei testi sono quasi sempre pre- 
ceduti dalla croce, che poi scompare. 

(0 V. Federici, in Arch. d. R. Soc. rom. di st. patr. a. 1899, 
p. 249. 



T^egesto di Sant'Alessio all'Aventino 361 



Le sottoscrizioni degli scriniarii sono talvolta precedute 
dalla croce nei più vecchi documenti pubblicati dal Nerini, 
senza che vi appaia altro segno speciale di autenticazione. 
Nel 1 1 65, nel primo documento originale rimasto, si vede 
per la prima volta il segno speciale pel tabellionato, che si 
scorge, quasi immancabilmente, o nella sottoscrizione del 
notaio o al principio del documento, in tutti gli atti del- 
l'epoca posteriore fino a tutto il secolo xv, anche in atti 
della curia pontificia. Dal 1265 al 1297 si alternano il segno 
speciale pel tabellionato e il monogramma. Che nelle sotto- 
scrizioni del notaro « Leonardus Iacobi Rubei » sono uniti in 
una sola figura nella parola .EVo, essendo pure in monogramma 
la parola seguente Leonardus. La formula per le sottoscri- 
zioni è la nota : « Ego Iustinus Iustini sancte Romane Ec- 
« clesiae iudex et scriniarius » o simile. La croce precede, 
per lo più, la sottoscrizione del notaio, talvolta la prima 
parola del documento. Nessun atto notarile dell'Archivio di 
Stato manca o della croce o del monogramma o del segno 
del tabellionato. Non di rado due di cotali segni d'auten- 
ticazione sono insieme usati nel medesimo atto. Cosi le 
pergamene 99 e 100 (a. 1474 e 1485) hanno nella sotto- 
scrizione del notaro il segno del tabellionato sormontato 
dalla croce. Mancano dei tre suddetti segni d' autentica- 
zione le sentenze contenute nelle pergamene 62, 68-69 
(a. 1358 e 1360) e nella pergamena, senza numero, del 
28 febbraio 1358. 

Nel testo, parecchi documenti notarili, come quello 
del 1297, iìiim. 2, hanno l'esordio. Fino alla metà circa 
del xiii secolo si suole esporre il fatto in prima persona 
dal rogatario; dipoi o dall'autore del documento o dal notaro 
in terza persona. La pergamena io, dell'anno 127 1, olire un 
esempio dell'uno e dell'altro uso. La formula del consensus 
fa menzione dell'assenso dei canonici e dei Girolamini non 
solo quando l'abbate cede ad altri qualche bene della co- 
munità; ma anche quando un privato dispone d'una pro- 

Archivio della R. Società romana dì storia patria. Voi. XXVII. 2 j 



3 62 OA. oMonaci 



prietà già avuta in locazione dal monastero (doc. xlv &c). 
La sanzione legale del fatto è la temporale, colla nota formula. 

La datazione cronologica, nel protocollo iniziale, ha, come 
è consuetudine, l'anno dell'era cristiana, del pontificato, e 
non di rado dell'imperatore, l'indizione, il mese e il giorno. 
Nelle pergamene 26 (n. 2), 36 e 41, redatte in Viterbo 
(19 maggio 1291, 27 ottobre 13 io e 25 agosto 1330) è 
usata la formula « mense intrante » : cioè il giorno è calco- 
lato secondo l'uso bolognese, però applicato erroneamente. 

Essendo poco accessibile l'opera del Nerini per la pic- 
cola quantità degli esemplari disponibili nelle pubbliche bi- 
blioteche, darò un sommario completo (più largo però per 
i documenti inediti) dei documenti dell' abbazia di S. Alessio. 
V'aggiungo la collazione colle pergamene originali, dei do- 
cumenti diligentemente pubblicati (o interamente o in parte 
notevole) dal Nerini. Ma per i documenti anteriori al sec. xm 
dò la trascrizione completa. Molte, naturalmente, sono le 
giunte e le correzioni nella mia collazione, che forma un ne- 
cessario supplemento al cartulario e al libro del dotto abbate. 

Si noterà la diligenza ortografica dei notari nel dino- 
tare con due diversi segni la pronunzia aspra o la pronunzia 
dolce del ^, come nelle carte di S. Silvestro de Capite (1). 
Per opera del Nerini, alcuni dittonghi furono aggiunti nel 
testo per ridurlo all'ortografia classica, e molti i lunghi fu- 
rono trascritti con i brevi. Di ciò basterà prevenire i lettori. 

Ecco il sommario, per ordine cronologico, dei docu- 
menti dell' abbazia di S. Alessio, con note bibliografiche e 
diplomatiche. 

Per brevità, indico, nella collazione, la lezione della per- 
gamena con D (documento originale), la lezione del Nerini 
colla sigla A/", e quella del Registro di S. Alessio colla sigla R. 

A. Monaci. 

(1) V. Federici, Arch. d. R. Soc. rom. di st. patr. a. 1899-900. 



Regesto di Sant'Alessio all' Aventino 363 



I. 

[395-407?] 

Eufemiano, padre di sant'Alessio confessore, dona alla 
chiesa di S. Bonifazio sull'Aventino due palazzi posti su 
questo colle, molti fondi urbani e rustici, e le città di Fondi, 
Terracina, Palestrina ed Ostia. 

Copia d'una copia autentica in pergamena (del 1002) redatta da Benedetto scriniario. 
l.a data della seconda copia manca; ma è di molto posteriore alla prima, perche la copia ha 
molte lacune nella trascrizione del testo. Edita in Nerini, op. cit. pp. 33-5, dalla pergamena 
di Guglielmo medico e scriniario, coli 'aiuto della trascrizione del Registro di S. Alessio, dove 
al principio del tomo 2 v'è un frammento dell'atto (R 1 ) e dopo il documento iv si legge 
la copia intera (R 2 ), corretta da una seconda mano (R^). Però il Nerini non integra il 
testo, eh' è intero, per quanto è possibile, nel Registro. 

In nomine domini Dei salvatoris Iesu Christi. Anno, Deo pro- 
pino, pontificatus domini nostri Silvestri summi pontificis et univer- 
salis secundi pape in salatissima [sede beati] Petri apostoli tertio, 

indictione .xv., mense martio, die octava. Nulla rerum a fi- 

deli[bus] nisi sola omnipotentis Dei veritas obv quem iustis 

dinoscitur Constat hec brevis memoratoria facta .... 

futuris temporibus andas, huius rei veritas, et ea, que a di- 

scretis et probis viris sanctis ecclesiis concessa, dimissa sunt, oblivioni 
tradantur. Ideoque ego Bene[dictus]0Oscriniarius sancte Romane Ecclesie 
rogatu domini Iohannis abbatis venerabilis monasterii Sanctorum Bo- 
nìfacii martyris Christi et Alexii confessoris, quod ponitur in Montem 
Abentinum ( b ) [in] (0 loco qui dicitur Balcerna, coram presentiam do- 
mini nostri Silvestri pontificis, et totius Romane curie, et Iohannes 
Glosa urbis [Rojme ( d ) prefectus, qui vocatur de Benedicta [et iu]di- 

ces (0, hac nobiliores homines nos et iudex (0 Maximinus emi- 

nentissimus consulus, Stephanus eiusdemque filio, et alio Stephano, 

(a) -V Bene A,' 1 R 2 Benedictus (b) N Abentinum R 1 . . . Abentinum 

Nel margine Montem Abentinum (e) In N spazio Mante. (d) .V (spazio bianco) me 

R 1 Romac (e) A" Rì (spn-Jo bianco) dices R 1 . . dices,- nel margine iudices R* (spazio 

bianco) iudices (t) R 1 ras (spazio bianco) index K 2 ve s .... Iudex IV Nos 

Iudex X nos . 



364 C/£ £M onaci 



qui vocatur de Ins[ula] W Cresentius su[b] [IJaniculo ( b ), Leo Calbo, 
Cresentius fidelis eiusdem prcfecto, Iohanni de Dona, Benedictus de 

Benefact , Dominico priore, Cresentius de Polla, Crispo de 

Formelle) (0, Petrus de Cesari, Farulfo filio Ricardo, Ildibrando, Leo 

sacellarius, ceterisque aliis. Qualiter prephatus dominus Iohannes 

abbas detulit thomum carticinium iam fere consumptum Sil- 
vestri, prefecti, iudices, et omnibus istis viris de donatione, 

quam Eufumianus quondam urbis Rom[e] . . . prefectus ( d ), et venera- 
bilis sancti Christi confessoris Alexii genitor, in predicta ecclesia 
Sancti Bonifacii ( c ) obtulit, sicut inferius denotabitur, ut, quod ex eo 
possumus, ne pr[esens instrumentum] (0 pereat, ad posterorum memo- 
riam reducere curavi : cuius materia talis est : 

Ego Eufumianus prò amore omnipotentis Dei et dilectissimi filii 
nostri Alexii [confess]or[is] or . . . [et] dono tibi (g), [b]eate [Bo]ni- 
facii [mart]yr Christi . . . , tuisque [ser]vitoribus ( h ) [ibi]dem [incol]en- 
tium ... et us[que in fu]turum, idest palatium [m]eum [e]stivale [quod] 
est [prope] orrea pu[bli]ca 0) in extrema parte predicti Montis [Abe]n- 
tini ( k ) iuxta vestram ecclesiam, et palatium [m]eum iemale [in] eodem 
Mcntcm [A]ventinum Oante vestram ecclesiam cum [co]lonis, [colo]- 
nabus, [c]ensus( m ) sive redditus; [inter] a[m]nes : ab uno [1] atere (".) viam 
publicam que venit [a] porta Hostiense, et exinde [u]sque in septem viis, 
et exinde supra Circum [M]aximo, [u]sque [ad] insulam Grecorum . . . , 
inde per Marmoratam, et usque in predicta portafm] Ostiense. Necnon 
[do]no [vo]bi[s] (°) clusuram [me]am cum arboribus et ortuis, positam 
[prope?] portam ... dictam manu dextera: [a primo] latere [mujros 
urbis Rome, [a secund]o fluvius, a tertio [l]atere (p) rivus [qui] descendit 
per dimidium porticum ad fluvium, a .ini. [l]atere (p) viam per [p]or- 
ticum (q) redeunte[m ad ip]sa porta. [Do]no [vo]bis ( r ) totam meam 
hereditatem, quam [ha]beo ( s ) extra eandem [p]o[r]tam W, et que 
vocatur Castan[i]ola C v ) sive Gorgoni, a via [0]stiensi ( v ), et usque 
in [vi]am ( x ) Appiani. Et dono [v]obis (y) fundum Ciminuli [p]ositum 

(a) R 1 R 2 iV Ins R 1 nel margine Insula (b) N su . . . aniculo R 1 su anicclo ; 

nel margine su[bj [I]aniculo (e) R 1 Crispo de Formell R 2 Crispo de Formello 

NO... spo de Formello (d) N Rom Prefectus R 1 Romae prefectus R3 Rome 

prefectus (e) R l R 2 Bonifacii N Bonifatii (f ) N r\e pe R 1 ne presens 

(g) N R 1 (spazio bianco) bi R 2 tibi (h) N R 2 Ri (spazio bianco) vitoribus R 1 utto- 

ribus (i) N eum stivale est orrea pu * ♦ ca R 1 nel margine meum aestivale quod est 

prope orrea publica (k) N montis . mini R 2 montis abentini (1) N (spazio bianco) 
ventinum R 2 abentinum (in) iV ens. R 2 census (n) N atere R 2 Latere (o) N 
(spazio bianco) no (spazio bianco) bi R3 dono vobis (p) A r (spazio bianco) atere 

R 2 Latere (q) N (spazio bianco) orticum R 2 porticum (r) N (spazio bianco) no 

(spazio bianco) bis R 2 dono vobis (s) N (spazio bianco) beo R 2 habeo (t) No. 
ani R 2 portam (u) N Castan * ola R 2 Castaniola (v) N (spazio bianco) stiensi 

R 2 hostiensi (x) N (spazio bianco) am R 2 viam (y) A r (spazio bianco) obis R 2 vobis 



Regesto di Sant'Alessio all'Aventino 36} 



[ad? A]ppie ( a ) porta: a p[ri]mo ( b ) rivus de Pilliotti, [a] secundo 
[rivjus . . . ati . . , [a] tertio rivus de Bivario, et [tojtam (0 hereditatem 
[quam] habeo in Centum [Montibus?] [et tojtam hereditatem [mejam 00 
de Centumcellis extra portanti Lateranensem, et aliam hereditatem 
[mejam (0 positam in Squizanellum, ubi modo riedificare ccpi. Ite[m 
do]no (0 vobis civitatem que vocatur Fun[du]s (g), et civitatem que 
vocatur Terracina, atque civitatem que vocatur Pencstrina, atque Ca- 
stell[um, Castrum] 00 Nave, et civitatem Hostiensem. 

Hec et alia quamplura, quam minime legere non potuimus, eidem 
ecclesie prò amore dilectissimi filii sui sancti Christi confessoris Alexii, 
ubi eius sacratissimum corpus requiescere [videtur, donavit]. Et quia 
predictum thomum iam ceperat ad posteros decurrere, summa cum 
diligentia decerptis corani presentiam predicti domini Silvestri pape et 
hunc prefectum, atque iudices, et omnibus istis viris, ut melius potui, 
ascriptioni recomendavi, ne lapsu tem[poris] (») pereat. 

Ego Benedictus scriniarius sancte Romane Ecclesie, sicut inveni 
in thomo carticineo iam fere consumpto ( k ), scriptum a quondam Io- 
hanne scriniario sancte Romane Ecclesie, sic in liane cartam exem- 
plavi. 

Ego Willelmus medicus, Dei gratia sacri Romani imperii scrinia- 
rius, sicut inveni in publico instrumento, per manus cuiusdam Bene- 
dica sancte Romane Ecclesie scriniarii confecto, nichil addens vel mi- 
nuens, ita fideliter in hanc cartam exemplavi, et scripsi. 



IL 

987, aprile 9. 

Giovanni, console e duce, Boniza e Teodora, figli di 
Demetrio, donano al monastero dei Ss. Bonifazio ed Alessio 
un'isola [in città (1)] con una chiesa del Salvatore, cinte 
dal fiume. 

(a) A r (spazio bianco) ppie R 2 appiè (b) .V R 2 ap (spazio bianco) nio (e) N 

(spazio bianco) tam R 2 totam (d) N ... ani (e) N (spazio bianco) ani (f) .V 

Iter (spazio bianco) no R 2 Item dono (g) A' Firn (spazio bianco) s Ri Fiindus 

(h) N C steli R 2 Castellimi Ri aggiunse um dopo uno spazio bianco. (i) N 

teni R 2 temporis (k) A' consumptum R 2 consumpto 

(1) Cf. il diploma di Ottone III (doc. v). La chiesa del Salva- 
tore qui menzionata sembra potersi identificare con la chiesa di S. Bar- 
tolomeo all'Isola, che, secondo ^ARMELLINI (Chkst ili Roma, p. 620, 



366 QA. ^Monaci 



Nel Ni kini, op. cit. p, 378 seg., e nel Registro di S. Alessio, t. 2°, doc. n. La lezione 
ilei Registro in più luoghi è evidentemente errata, o arbitraria. 

In nomine domini Dei salvatoris Iheshu Christi. Anno, Deo pro- 
pino, pontificatus domini Iohannis suninii pontificis et universalis 
quintidecimi pape in sacratissima sede beati Petri apostoli secundo, 
indictione quintadecima, mensis aprilis die nona. Quoniam certuni est, 
nos Iohannes eminentissimus consulus et dux, Demetrii quondam bone 
memorie filius, una cum [Boniza] («) et Theodora nobile femine, ger- 
mane mee, in hoc earum consen[tientibus?] Franco et Gregorius, no- 
bili viri, et viribus nostris, tota devotione supplicando bea- 

tissimos sanctos, qui Christi amore terrena despexerunt, et celestia 
regna cupientes, multa sustinuerunt tormenta, quatenus prò illorum ora- 
tifone] ( b ) de peccatis nostris consequi mereamur eterna; et ideo 

* * et ex nostris faccultatibus ibidem offerrimus, ut servitores, qui 
ibidem laudes red[dunt Deo] ( c ), corpora sustentent, ut ipsos sanctos 
apud omnipotentem Deum de nostris delictis intercessores existant. 
Et ideo a presenti die donamus, cedimus, [tradimus] ( d ) simulque offer- 
rimus ( e ) ex propria nostra sustantia, tam prò nobis, quam etiam et 
per remedium anime predicto nostro genitore, Demetrius nomine, tibi, 
beati Bonifati Christi martir, simulque et Alexi confexor Christi, ubi 
sancte vestre corpora requiescunt, in monasterio, quod situm est in 
Aventino, et per vos in vestris servitoribus, abbatibus, adque mona- 
chis, in usum et salvum (0 semper existant in perpetuimi. Quia bonum 
nobis videtur esse negotium, qui de terrena emit celestia, et de rebus 
transitoriis premia mercatur eterna; proinde concedimus vobis insula 
una in integrum, cum ecclesia infra se ad honorem Salvatoris domini 
nostri Hiesu Christi, et cellas, vel omnia infra se habentes, sicuti a 
fluminibus circumdata esse videtur (g), cum piscarie tres, que sunt 
lecticarie in ipsis fluminibus posite, una vero, que vocatur de Peco- 
maro ( h ), alia de Andreas monachus dicitur, tertia de Merngnario (0 
vocatur, introitu namque et exitu suo, et licentiam habeas vestros pi- 
scatores piscare ubicumque voluerint, seu terram vacantem ad modio- 

(a) N una R una cum; spazio bianco. (b) N orati . . (e) A^ red 

R reddunt a (d) N donamus, cedimus R damus, donamus, cedimus 

(e) R offerimus (f) N et salarium R et salvum (g) N circumdata esse videtur 

R circumdata subtus Aventinum (h) N Pecomaro R Peromaro (i) A 7 " Merngnario 
R Merignano 



2 ;l ediz.), sarebbe sorta verso il 997; quando invece Ottone HI solo 
la rifabbricò con magnificenza, collocando sulla facciata il musaico 
bizantino del Salvatore, che ancora si conserva nell'attiguo monastero. 



Regesto di Sant'Alessio all'Aventino 367 



rum sex ad v'incanì faciendum extra insulam et iusta se, que est ex 
omni latere omnia de nos suprascripti donatores, per hereditarie pa- 
rentum nostrorum sicuti nobis obenit, et nostris detinemus (•') manibus. 
ita cum liane ha die presenti vestris servitores habeant, teneant, possi- 
deant, ita ut nullus abbas, neque prepositus, aut monachus a nulla ( h ) 
qualibet persona hominum alienare presumati nani qui talia presumse- 
rint tacere, excepto casu commutationis, maledictiones ab omnipo- 
tenti Deo consequantur, et cum diabolo in eterna dampnatione ha- 
beant portionem ; insuper hereditates ipsas ( c ) in nostra nostrisque 
heredibus reddeant potestatem. Pro quibus nunquam a nobis neque ab 
heredibus nostris contra vobis vel vestris servitores aliquam movere 
questionem aut calumpniam, set etiam stare nos una cum heredibus 
nostris, et defendere promittimus vobis omni in tempore. In qua et 
iurati dicimus per Deum oninipotentem, sancteque Sedis apostolice 
domini Iohannis pape, hec omnia, que presens huius donationis car- 
tula seriem testus eloquitur, inviolabiliter conservare adque adimplere 
promittimus. Nani, quod absimus, et si contra hec, que superius inno- 
tata sunt, vel ascripta leguntur, contra agere presumpserimus per quovis 
modum ingenii, tunc daturi nos promittimus una cum heredibus no- 
stris ad vestros servitores auri ebritii libras duo; et post solutam penam, 
hanc a die presenti donationis cartulam in suam maneat fìrmitatem. 
Quam scribendam rogavimus Benedictus scriniarius sancte Romane 
Ecclesie in mense et indictione quintadecima ( J ). 

>J< Iohannes in Dei nomine consulus et dux in hanc cartulam 
manu propria subscripsi. 

>J< Signum manus suprascripta Boniza et Theodora, nobilissima 
femine, et germane sorores ( e ), que hanc cartulam fieri rogaverunt, 
ut superius legitur. 

^ Franco nobili viro in hanc cartulam consensi, et subscripsi. 

►£< Gregorius in Dei nomine consul et dux in hanc cartulam 
consensi, et subscripsi. 

►J Gregorius Senescalco testis subscripsi. 

>J< Stefanus de Berardo testes subscripsi. 

•> Zacharias nobili viro testis supscripsi. 

►£ Crescentius de Sancto Adriano (0 testis subscripsi. 

►£< Stefanus nobili viro, de Xumenculator (g) lìlius, testis subscripsi. 



(a) N detinuit R detinemus (b) N a nullam R .1 nulla (e) .V hereditas ipsas 

R haereditates ipsas (il) .V in mense et Indictione quintadecime R in mense et 

Indictione ut iupra (e) .V Nobili Femine et germane sorores R nobilissima l'emina, 

et Gcmmae sororis (t) N da Sancto Adriano R de Sancto Adriano (g) hi de Nu« 

menculator R de Nummenculatore 



368 QA. ^Monaci 



Kgo Benedictus scriniarius sancte Romane Ecclesie suprascriptor huius 
cartuki, post testium subscriptiones et traditionem factam, compievi et 
absolvi. 

III. 

987, ottobre 23. 

Benedetto, conte, e Stefania, sua consorte, donano al mo- 
nastero di S. Bonifazio martire ed Alessio confessore quanta 
terra si arerebbe da tre paia di bovi in un anno, nel luogo 
detto Astura. 

Nel Nerini, op. cit. p. 381 sgg. App. n. ni; e nel Registro di S. Alessio, t. 2", doc. in. 

In nomine domini nostri salvatoris Ihesu Christi. Anno, Deo 
propitio, pontifkatus domini Iohannis stimmi pontificis et universalis 
quintidecimi pape in sacratissima sede beati Petri apostoli secundo, 
in Hctione prima, mensis octubris die .xxiii. Quoniam certum est, nos 
Benedictus, Domini gratia inclitus comes, seu Stefania, illustrissima 
iemina, comitissa, senatris, iugalibus, a presenti damus, cedimus, tra- 
dimus, et inrevocabiliter largimus 0), simulque concedimus, ex propria 
nostra sustantia, nostraque spontaneeque ( b ) voluntatis, a vobis domno 
Leo religiosus abbas venerabilis monasterii Sanctorum Bonifati mar- 
tiris et Alexii confexoris, quod situm est in Aventino, dilecto et ama- 
bili spirituali patri nostro, prò omnipotentis Dei amore, et anime nostre 
redemptione, nostrorumque veniam delictorum, ut ante cospectum Do- 
mini, qui iudicaturus est vivos et mortuos, prò vestris sacris orationibus 
inculpabilis fieri mereamur. Primum (0 concedimus vobis, ut in eodem 
venerabili monasterio perpetualiter sit detinendum. Idest terris semen- 
tariciis quantum ad boves paria tres sufficere potest prò singulo anno, 
in loco qui dicitur Astura, cum parietinis suis, in qua olim fuit ec- 
clesia Sancte Marie seu Salvatoris, cultis velincultis; et inter affines: ab 
uno latere mare sive pinetum, et ab alio latere via publica secus fluvium 
de insula suprascripti monasteri vestri, a tertio latere * * per cartule 
precepti sicuti nobis evenit, et ad nostris detinemus manibus, ita cum 
hanc a die presenti donationis cartulam vobis contradidimus. Predicta 
namque terra sementaricia, quantum ad boum paria tres sufficere po- 
tuerit, iusta portum Asture, cum parietinis suis, cultis vel incultis, et 
cum omnibus ad eas pertinentibus, a die presenti prò remedio anime 



(a) N largimus R largimur (h) .V sponteque R spontaneae (e) À r Primum 

R Pracsenti 



Regesto di Sant'Alessio all'Aventino 369 



nostre habeas, téneas, possideas; quia bonum nobis videtur esse nego- 
tium, qui de terrena emit celestia, et de rebus transitoriis premia mer- 
catur eterna. Et non sit vobis licitum sive tuos successores alienando 
vel relinquendi a nullam qualibet persona hominum, nisi semper in 
wOdem monasterio permanead in perpetuum. Et nunquam a nos neque 
ab heredibus nostns aliquam movere questionem aut calumpniam, set 
et stare nos una cura heredibus nostris, et defendere promittimus vobis 
vestrisque successoribus omni in tempore. In qua et iurati dicimus per 
Deum omnipotentem, sancteque Sedis apostolice domini Iohannis pape, 
hec omnia, que presentis huius donationis cartula sereni testus eloquitur, 
inviolabiliter conservare adque adimplere promittimus. Nam, quod absi- 
mus, et si cantra hec, que superius notata sunt, vel ascripta leguntur, 
contra agere presumpserimus prò quovis modi ingenium, tunc daturi 
nos promittimus, una cum heredibus nostris, vobis vestrisque succes- 
soribus ante omne litis initium, pene nomine, auri ebritie libre due; et 
post solutam penam, hanc donationis cartulam in suam maneat firmi- 
tatem. Quam scribendam rogavimus Benedictus scriniarius sancte Ro- 
mane Ecclesie, in mense et indictione suprascripta prima. 

►£< Benedictus comes hanc cartulam, a me factam in Leonem ab- 
batem eiusque successores in predicto monasterio in perpetuum, sup- 
scripsi, et intrascribere 00 rogavi. 

►$< Signum manus suprascripta Stephania illustrissima femina, qtie 
hanc cartulam fieri rogavi, ut superius legitur. 

►£< Iohannes consul et dux. 

>J< Crescentius consul et dux. 

>fr Leo Sancti Stati. 

ifr Crescentius Probe. 

^ Gopizus de Azo de Nova Costo. 

►£< Iohannes de Archipresbiter. 

>$< Iohannes nobili viro, filio de Petrocio. 

Ego Benedictus scriniarius sancte Romane Ecclesie, post testium sub- 
scriptiones et traditionem factam, compievi et absolvi. 

IV. 

[987-88]. 

Leone, tìglio di Giovanni « de Primicerius », vende a 
Leone e Giovanni, fratelli, sei pezze di terra poste nel l'ondo 

(a) N intrascribere R iterino icribere 



370 QA. oMonaci 



Apromano, territorio di Albano; fondo venuto dipoi in pro- 
prietà del monastero. 

In VERINI, op. eit. p. 383 sg. App. n. n ; e nel Reg. di S, Alessio, t. 2 , doc. iv. 

[In nomine domini nostri salvatoris Ihesu Chnsti. Anno Deo] 
propitio pontificatus [domini ljohanni sumi ponti[ficis et universalis 
quintidecimi pape] in sa[crajtiss[im]a s[ede be]ati Petri apostoli 

tcrti[o, indictione] prima CO, mense Quoniam certuni est, me Leo 

illustris, filio quondam Iohannis, qui vocatur de Primicerius, ha[c] d[ie 
ces]si, atque tradidi, necnon et venundavi, nullo mihi cogentem, 
neque contradic[tionem] facientem, set propria et spontaneaque mea 
voluntate, vobis domno Leo at[que Iojhannes, illustrissimi viri, atque 

germ[ani fratres] vestrisque heredibus, vel . . . . 1 . . . d . . . ger 

placueritis. Idest terra vacante ad vineam pastinandum peti ab . . . 

em pu u . . . . petia in omni lato hordines quadraginta, cum vcr- 

sulariis suis, et terra ad calcatorio ponendum . . . residendum, cum in- 
troito et exoito suo a bia publica, et cum omnibus a suprascripta terra 
bacante ad vineam pas[tinandam] petia numero sex generaliter et in 
integrum pertinentibus ; posita territorio Albanense infra meo . . . ale, 
quod vocatur Aprunianum, inter affines : a primo latere vinea de Ste- 

phanus de Gregorius et a secundo latere, vel a tertio latere terra 

efe me suprascriptus venditore ( b ), et a quarto latere vinea sub laco .... 
existens. Quem predicta terra petia sex in integrum cum versulariis 
suis, et terra ad calcatorio ponendum .... [re]s[i]d[en]dum, ubicumque 
vobis placuerit, tollere a praedicto meo casale, quod vocatur Apru- 
nianum, ibidem paratus sum vobis dare absque omni molestia, sicuti 
mihi evenit per hereditaria quondam [genijtorum ( c ) meorum, ita vobis 
concedo .. [t]rado( d ), et venundo. Unde et chartula vetustas, quas 

exind[e] . . habeo apud me meos[que herejdes ad conservandum( e ), 

et salvas faciendum, prò aliis im . . . . loc . . . quas in eas set (0, quan- 

doque vobis vestrisque heredibus necesse fuerint, semper eas hostendere 
et demonstrare promitto gratis absque pretium. Accepi ego suprascri- 
ptus venditore a vobis suprascriptis emptoris, coram presentiam sub- 
scriptorum testium, videlicet in argento [librjas numero sex bonos, 
opt[ime]que pensantes, mihique placabiles, in o[mn]em veram deci- 
sionem. Et ab hodierna die licentiam habeatis, potestatem in supra- 
scripta terra ad vineam pastinandum petia sex in integrum, ut superius 
legitur, de presenti introeundi, utendi, fruendi, possidendi, vendendi, 

(a) N prima R a prima (b) R de mety ovvero mets venditore 

(e) N . . . . torum (d) R concedo ... a rado (e) R ve . . . cent, ad conser- 

vandum (f) R . . . . vi ... h . loco . . quas in eas tu set 



Regesto di Sant'Alessio all'Aventino 371 



demandi, commutandi, vel quicquid exinde tacere sive peragere volue- 
ritis, in vostram vestrisque heredibus sit potestatem ; et numquani [a me] 
neque ab heredibus meis, aut a me summissa magna parvaque persona 
contra vobis vestrisque heredibus aliquam aliquando habebitis que- 
stionem aut calumnia ; set in omni tempore hab omni homines, et in 
omni loco, ubi vobis vestrisque heredibus necesse [fujerint, stare me 
una cimi heredibus meis, et defendere promittimus vobis vestrisque 
heredibus. In qua et iuratus dico per Deum omnipotentem, sanctamque 
Sedem apostolicam donni nostri Iohanni (*) sanctissimi quintidecimi 
pape, hec omnia, que huius cessionis venditionis chartula seriempe 
textus eloquitur, inviolabiliter conservare atque adimplere promitto. 
Si enim, quod absit, et quoque tempore ego vel heredibus meis contra 
vobis vestrisque heredibus, aut contra hanc cessionis venditionis char- 
tulam, qua sponte fieri rogavi, agere, aut causare, vel litigare presuin- 
psero per quovis modum ingenii, tunc non solum periurii reatum 
incurrat, veruni etiam dature me promitto una cum heredibus meis, 
vobis vestrisque heredibus, anteomnem litis initium, pe[ne]m ( b ) nomine, 
suprascripto pretium in dupplo; et post soluta pena, hanc chartulam 
in sua maneat fìrmitatem. Quam scribendam rogavi Petrus scriniarius 
sancte Romane Ecclesie in mense et indictione suprascripta prima. 

►J< Theo. 

►p Leo illustris, filius quondam Iohannis, qui dicitur de Primicerius. 

►p Stephanus Dei providentia primicerius. 

>p Leo Domini gratia nomenclator sancte apostolice Sedis. 

>p Guido Domini nutu datibus iudex. 

►p Benedictus datibus iudex. 

>p Adrianus datibus iudex. 

>J< Ego Petrus scriniarius sacrosancte Romane Ecclesie transcriptor 
huius chartula, post testium subscriptiones et traditiones iacta, compievi 
et absolvi. 

V. 

996, maggio 31. 

Diploma di Ottone III, che, a preghiera di Leone, ab- 
bate di S. Alessio, e di Notkerio, vescovo di Liegi, conferma 
solennemente tutt' i beni, dritti e privilegi spettanti al mo- 
nastero dei Ss. Bonifazio ed Alessio. 

Edito in Ni.kini, op. cit. p. 372 S£g. App. n. 1, ma da una copia incompleta. Un 

frammento dui tetto originale tu dato dal Ciani, Moii. dvin. pontif. 11, 252. 11 testo ori- 

(a) A' Donni Iohanni K dolimi nostri Iohanni (h) .V pe . . m 



372 Q/l* SMonaci 



gingie fu pubblicato per intero dallo Stlmpf. Reg. n. 1079 e in Mon. Gemi. hifi. Diplomata, 
lì, 620-21 e 895, con note, secondo una copia del Bethmann [AJ dal documento origi- 
nale (allora nell'archivio dell'abbazia), con due varianti tratte dalla copia posteriore, che 
M fcec il eh. prof. Costantino Corvisieri, e con una nota su tre copie del documento nel- 
l'archivio di S. Alessio (B. 1, 2 e 3), che si dicono conformi, essenzialmente, all'originale. 

In nomine sanctae et individuale Trinitatis. Otto divina favente 
clementia Romanorum imperator augustus. Si ea quae pie desiderantur 
a fidelibus, iugiter adimplenda sunt, quanto magis illa quae prò sta- 
biliate sanctae Ecclesiae pctuntur, omni studio concedenda sunt. Idcirco 
omnium fidelium nostrorum praesentium scilicet ac futurorum noverit 
universitas, qualiter Leo venerabilis abbas monasterii Sancti martiris 
Bonifatii atque Alexii quod situm est in Aventino, per interventum 
Notekerii episcopi Leodiensis ecclesiae, nostrani adiit claementiam, de- 
precans ut omnem pertinentiam ipsius monasterii et etiam illa quae 
ipse legaliter adquisivit sive infra Urbem sive extra Urbem, eidem 
monasterio Sancti Bonifatii atque Alexii per nostrum praeceptum per- 
petualiter confirmaremus et corroboraremus. Cuius dignis faventes prae- 
cibus, per nostrum imperiale preceptum concedimus et confirmamus 
iam dicto monasterio Sancti martiris Bonifatii atque Alexii in primis 
infra Urbem ante portam ipsius monasterii vineam et ex altera parte 
eiusdem monasterii hortos duos, simulque et domum Eufimiani cum 
vineis, terris atque oliveto et diversi generis arboribus, sicuti antiquitus 
prefato monasterio pertinuit et sicuti postmodum idem venerabilis abbas 
Leo in presentia patris mei legaliter adquisivit, nec non et cellam in 
honore Salvatoris cum domibus, vineis, terris et piscariis, quemadmo- 
dum predictus abbas in presentia patris mei legaliter adquisivit, itemque 
medietatem portae Sancti Pauli cum omnibus suis pertinentiis, sicut 
Gregorius papa per suum privilegium concessit predicto monasterio 
Sancti Bonifatii atque Alexii. Damus etiam sive terras quantascumque 
habet idem monasterium infra [Urbem] ( a ) sive in Piscinula sive in 
Arenola seu in Ripa Greca vel in Aventino vel ubicumque intra Urbem, 
cum [terrijs (?) 00 quae sunt in Tiberi seu cum omnibus suis pertinen- 
tibus infra Urbem, praescripto monasterio concedimus et confirmamus. 
Similiter et extra Urbem casale unum de Penna et Centum Montes et 
Castiniola et Ciminuli et Septem Pretas et Turderolum et Mureni 
et casale de Quinto et casale de Centumcellis et casale de Marano et 
tertiam partem casalis Sancti Iuliani et casale de Cassanello cum pratis, 
hortis, campis, cultis et incultis per omnia sicuti continetur in moni- 
mentis chartarum ipsius praefati monasterii, sic et nos confirmamus 
et corroboramus eidem monasterio in perpetuum. Item concedimus et 
confirmamus praescripto monasterio omnia quae sibi pertinere videntur 

(a) A infra .... Neil' originale, una parola era illeggibile. (b) A . . . s 



Regesto di Sant'Alessio all'Aventino 373 



in territorio Albanensi et Ariciensi, videlicet medietatem de cella 
Sanctae Eufemiae cum suis casalibus, celiati) quoque Saneti Blasii cum 
suis pertinentiis, cellam quoque Sanctae Mariae de Veprosa cum suis 
casalibus et cum castro quod modo noviter edificatur, cui vocabulum 
est Nave cum omni sua pertinentia, cellam etiam quae dicitur Astura 
cum suis pertinentiis et casale quod dicitur Anniveri cum cella Sancti 
Georgii et medietatem casalis quod dicitur Casamartis et medietatem 
casalis quod dicitur Oliarium et medietatem casalis cui nomen est Oppei, 
cum vineis, pratis et arboribus simulque cum omnibus eorum pertinen- 
tiis, sicuti habetur in chartis eiusdem monasterii; insuper et omnia 
quae pertinere videntur iam dicto monasterio in territorio Hostensi et 
Portuensi, ecclesiam scilicet Sancti Nicolai cum terris, vineis et criptis 
et casale de Tertio et Prata Papi. Concedimus etiam et confirmamus 
sepe dicto monasterio cuncta quae foris portam Beati Petri habere vi- 
detur, id est casale Sancti Victorini in integrum et medietatem de 
burgo Sancti Laurentii, medietatem casalis quod dicitur Quartadecimo 
et medietatem castri quod dicitur Casorti et in Mauroro cellam Sancti 
Stephani cum [Merjulano 0) in integrum, seu et casale quod di- 
citur Romanio cum servis et ancillis et omni sua pertinentia, et me- 
dietatem casalis quod dicitur Ircone et tertiam partem casalis quod 
dicitur Anticiano. Item confirmamus et corroboramus iam dicto mo- 
nasterio omnes res mobiles vel immobiles quaecumque aliquo modo 
pertinuerint Petro vesterario seu Stephano fratti eius, hoc est cortem 
quae dicitur Petrozano et castellum quod dicitur Sorbo et Anzano et 
Caprarieam cum molendinis suis, una et cum omnibus quae iam dicto 
Petro vesterario et Stephano fratri eius pertinere visa sunt, sive infra 
Urbem sive extra Urbem, velut continetur in chartis prefitti monasterii. 
Nec non et omnia quaecumque idem monasterium modo tenet vel 
quae iuste et legaliter potest adqrere (/. adquirere), cum castellis ac 
cellis, terris, vineis, campis, cultis vel incultis, pascuis, silvis, aquis, mo- 
lendinis, edificiis seu cum omnibus rebus quae dici vel nominari possunt 
sibi pertinentibus in integrum, ei per liane nostri pragmatici paginam 
concedimus et confirmamus. Praecipientes itaque iubemus ut nullus dux, 
marchio, Comes, vicecomes seu aliqua parva vel magna nostri regni 
persona prenominatum monasterium Sancti Bonifatii atque Alexii de 
omnibus praenominatis locis sibi pertinentibus disvestire vel inquietare 
seu per placita latigare audeat. Sed et hoc praecipimus ut nullus a 
sepe nominato monasterio quintum vel herbaticum seu glandaticum 
vel aliquam dationem ad portam sed nec aliquam dationem de na- 
vibus eiusdem monasterii sive de hominibus eiusdem monasterii exigerc 

(a) A cum ulano incirca erano illeggibili nell'originale. 



374 &#• ^Monaci 



praesumat, sed sii absolutum tara idem cenobium quamque homines 
ipsius ab brani datione, sicuti bonae memoriae Iohannes papa illi con- 
cessit. Si quis vero huius nostrae auctoritatis violator exstiterit, sciat 
se compositurum auri optimi libras ducentas, medietatem kamerae 
nostrae et medietatem praetaxato monasterio. Quod ut verius credatur 
diligentiusque ab omnibus obsérvetur, hanc paginam propriis manibus 
roborantes sigilli nostri impressione inferius insigniri praecoepimus. 

Signum domni Ottonis invictissimi (M.) imperatoris. 

Heribertus cancellarius ad vicem Petri Cumani episcopi et archi* 
cancellarli recognovi. (SI. D.)(i). 

Data pridie kal. iun. anno dominicae incarnationis .dccccxcvi., 
indictione .vini., anno regni domni tertii Ottonis .xui., imperii vero 
primo. Actum Romae, feliciter. 

VI. 

1043, agosto 22. 

Convenzione tra Pietro, abbate dei Ss. Bonifazio ed Ales- 
sio, e Benedetto, abbate del monastero dei Ss. Andrea e 
Gregorio al Clivo di Scauro, intorno al casale « Tercius » e 
le terre, i campi e i pascoli da esso dipendenti, donati al mo- 
nastero di S. Bonifazio da Pietro vescovo di Selva Candida. 

In Neriki, cp. eh. pp. 387-90, App. n. v. Reg. di S. Alessio, t. 2 n , doc. v. 

In nomine domini Dei salvatoris nostri Ihesu Christi. Anno, Deo 
propitio, pontificatus domini nostri Benedirti summi pontificis et uni- 
versalis noni pape in sacratissima sede beati Petri apostoli .xi., in- 
dictione similiter .xi., mense augusto, die viscesima secunda. Si inter 
homines id consuetudinis observatur, ut in eum, quem quemlibet amat, 
donum perpetuum faciat; quanto magis et inter sacras ecclesias con- 
venit observari, ut amoris causa hec ecclesia in illam transferat, quod 
ipsa in eternum possidere debeat : quod etiam concordat legibus raun- 
danis, que licenciam tribuunt ecclesiis contractus perpetuitatem inter 
se facere, et eterna rerum enphiteugia ab invicem transferre, sicut in 
centesimo octogesimo octavo capitulo prime partis Novelle ita promul- 

(1) Secondo la descrizione del Bethmann, il documento dapprima 
era munito di sigillo di cera, che dipoi fu surrogato da un sigillo di 
piombo, corrispondente appunto ad uno dei tre primi tipi di sigilli di 
Ottone III. 



Regesto di Sant'Alessio ali 3 Aventino 375 



gatur: « Ut liceat ecclesiis et aliis venerabilibus locis perpetuo inter se 
«contrac[tus] enphiteusios lacere». Quapropter placuit domino Benedicto 
venerabili abbati monasteri] Sanctorum Andree apostoli et Gregorii 
confessoris Christi,quodnuncupaturClivus [Scaurji, per consensu omnium 
monacorum eiusdem monasterii, concedere et confirmare Petro abbati 
monasterii Sanctorum Bonifacii et Alexii, quod ponitur in Apentino, in 
loco qui appellatur Baalcernas («), eiusque confratribus, et successoribus 
ibidem degentibus in perpetuimi. Idest illuni in integrum casalem, qui vo- 
catur Tercius, quem Petrus bone memorie [episcopus] sancte Silve Can- 
dide ecclesie in puericia sua acquisivit per cartulam tercii generis ab 
abbate suprascripti monasterii Clivuscauri, et antequam ex hoc secu[lo 
tranjsiret optulit illuni predicto monasterio Sancto Bonifacio et Alexio. 
Cuius casalis enphiteusis ipsa, que dicitur tercii generis, quatti habuit 
idem Petrus episcopus, [per] machinatione in manu Iohannis anteces- 
soris predicti Benedicti abbatis monasterii Quibuscauri devenit, et perfo- 
rata est. Unde postea ortum est litidium inter u[trum]que monasterium ; 
set ante presenciam domini Gregorii consulis, [fratris] ( h ) suprascripti do- 
mini Benedicti pape, et sanctissimi Bartholomei, nec non domini Iohannis 
archicanoci Sancti Iohannis intra Portati] Latinam, qui fideicommis- 
sarius predicti Petri episcopi exstitit, et Petri diaconi et cancellarli sancti 
apostolice Sedis, a[tque(?) Sjtephani primi scriniarii, et Stephani dativi 
iudicis ita determinatum est, ut ex conveniencia monasterium Sancti 
Bonifacii daret monasterium Clivuscauri undecim libras denariorum, et 
monasterium Clivuscauri monasterio Sancti Bonifacii redderet ipsam 
perforatam, sicut reddidit, et confirmaret ita stabilem, hac si integrati! 
esset, sicut et confirmavit; insuper perpetuum enphiteusin facerct de 
eodem casale, qui dicitur Tercius, sicut et fecit, et ex eo titulo perpe- 
tuitatis cum finibus, terminis, limitibusque suis, et cum omnibus sibi 
pertinentibus, positum iusta alium casalem Sancti Bonifacii, qui dicitur 
Chiminuli, quem eciam ipse Petrus episcopus eisdem Ss. Bonifacio et 
Alexio concessit, inter affines: a duobus lateribus eundem ipsum casalem 
Chiminuli, a tertio latere casalis heredum Iohannis filii Rainerii de 
Fulgamino, et a quarto latere silice antiqua cum monumento, iuris 
tamen predictus casalis Tercius prelibati monasterii Clivuscauri, ita ut 
suo studio suoque labore prephatus Petrus abbas monasterii S. Boni- 
facii eiusque successores eundem ipsum casalem Tercius nomine cum 
omni sua pertinencia in omnibus tenere et possidere debèant in per- 
petuum. Pro quo suprascripto casali, qui vocatur Tercius, cum terris 

suis, campis, et pascuis, dare [et injferre debeant abbas monasterii 

S. Bonifacii eiusque successores rationibus monasterio Clivuscauri, sin- 

(a) A r Baalcerr.ans R Baakcrn.is (h) Aggiungo fratris che mi semina necessario 

ad integrare il lesto. 



3j6 qA. ^Monaci 



gulis quibusque annis, sine aliqua mora vel dilatione, pensionis nomine, 
denarios argenteos quinque in festivitate sancti Gregorii. De qua re 
et de quibus omnibus suprascripti iurantes dicunt utrasque partes, per 
Deum omnipotentem, sanctamque Sedem apostolicam domini Bene- 
dicti noni pape, hec omnia, que in usus perpetualem 0) enphiteusin 
cartule textus eloquitur, inviolabiliter conservare adque adimplere pro- 
mittunt. Quod si quisquam eorum contra usus perpetualis placiti con- 
vencionisque cartule in toto parteve eius quodlibet modo venire tem- 
ptaverit, tunc daturos se successoresque eorum promittunt, pars infidelis 
parti fldem servanti, ante omne litis inicium, pene nomine duas optimi 
auri libras; et post solutam penam, maneat hec perpetualis cartula in 
sua nichilhominus firmitate. Has autem duas uniformes uno tenore 
conscriptas cartulas mihi Serghio scriniario scribendas dictaverunt; 
pariter easque propriis manibus roborantes, testibus a se rogatis sub- 
scribendam, et sibi invicem tradiderunt, sub stipulatione et sponsione 
sollepni interposta. 

Actum Rome die, anno pontificatus, mense, indictione suprascripta 
undecima. 

kJh Ego Benedictus abbas huic pagini subscripsi. 

^ Ego Iaulinus, indignus presbiter et monachus, huic pagini sub- 
scripsi. 

►J< Ego Iohannes, indignus presbiter, huic pagini subscripsi. 

^ Ego Gregorius consul, frater supradicti domini pape, interfui. 

^ Ego Vulgaminus de Longarius testis. 

►J< Rainerius frater eius testis. 

vj< Gregorius de Imperato testis. 

yfc Ego Sergius scriniarius sancte Romane Ecclesie, scriptor huius car- 
tule, conpievi et absolvi. 

VII. 

[1072], ottobre io. 

Copia (di data non determinata) d'un istromento di Gui- 
nizone scriniario, col quale Bonizone, figlio di Crescio « de 
« Iohanni Maniano », dona al monastero di S.Bonifazio mar- 
tire ed Alessio confessore la terra « in quo est pastinus de 
« Nucius Maria», con tutte le sue appartenenze, « positam 
« territorio Cesanensi castello, in rivo, qui dicitur Bussi ». 

In Neiuki, op. eit. pp. 390-92, App. n. vi ; Rea. di S. Alessio, t. 2 , doc. vi. 
(a) N perpetualem R perpetualis 



Regesto di Sant'Alessio all'Aventino 377 



In nomine Domini. Anno .xn. 00 pontificatus domini Alesando II 
pape, indictione undecima, mensis octubris die .x. Dum vita mortalis 
presenti cursu labatur, et infirmius teneri putatur ; preterea oportet 
unusquisque, dum viget, dum gloriatur, ea preparare, quasi redditurum 
rationem illi, qui renes et corda scrutatur : quoniam dies tuus, sicud 
fur, ita in nocte veniet; adque de suis transitoriis rebus decet omnem 
christianum amicos facere sanctos, ut ante Deum eos habeant et in- 
veniant adiutores. Quapropter ego Berno, filius Crescii de Iohanni Ma- 
rnano ( b ), prò salute et redemptione anime mee et animabus omnium 
parentum meorum, a presenti die, propria spontaneaque mea voluntate, 
concedo, trado, et dono vobis, Sanctorum Christi martiris Bonifatii ( c ) 
adque confessoris Alexii, vestroque monasterio, qui ponitur in Aventino, 
in loco, qui vocatur Balcerna, in quo est dompnus Gebizo religioso 
abbate, cuntisque vestris servitoribus in perpetuum, idest terram, in 
quo est pastinus ( d ) de Nucius Maria, cum omni utilitate et pertinentià 
sua; positam territorio Cesanensi castello, in rivo, qui dicitur Bussi ( e ), 
inter affines : a .1. latere est terram vestram, a .11. est terram * * montafi., 
a .111. est vinea Gregorii cum suis consortibus, a .1111. latere est viam pu- 
blicam ; qualiter competit mihi per quencumque modum, ita vobis vestris- 
que servitoribus concedo, trado, et dono, ut a die presenti deveniat in 
suprascripto monasterio ad lucrum * * vestrum, et vestris servitoribus. 
Et nunquam a me, ncque ab heredibus et successoribus meis, neque ab 
aliqua persona a me summissa, contra monasterio vestro et servitoribus 
vestris movebimus questionem vel litis calumpniam; set, si opus et 
necesse tuerit, promittimus eam vobis defendere omni in tempore, et 
in omni loco. Quod si ego, vel heredes et successores meis hec omnia 
non observaverimus, et contra hanc cartulam venerimus, prò pena 
componamus vobis vestrisque servitoribus boni auri tribus unciis ; et 
soluta pena, lix et contrarietas, si excitata fuerit, inanis omnino existat 
et vacua, et cunta, que hec referre cartula, firma permaneant. Quam 
ut scriberet, et eandem confirmandum coram subscriptis testibus, ro- 
gavi Quinizonem scriniarium sancte Romane Ecclesie, in mense et 
indictione suprascripta undecima. 

Signum ►£« manus suprascripti Bonizo filius Crescii de Iohanni s 
Maniani, qui hanc donationis cartulam rogavit. 

I crrucius de Iohannis de Crescentio testis. 

Raymundus, qui dicitur Testaleria. 

Nicculo de Iohanni comite testis. 

Yngizello et Petrucius l'ratri suo testis. 

(a) .V Anno .mi. R Anno undecimo (h) N Mainano R Maniani (e) .V 

Martirum Bonifatii A' martiris Honifacii (il) .V pastinus R pnsaius (e) .V Bassi 

R Bussi 

Archivio della R. Società romana di storia patria. Voi. XX VII. 25 



378 OA. qM onaci 



Ego Lucas Dei gratin sacri Romani imperii iudex et scriniarius, sicut 
inveni in instrumento scripto per Guinizonem scriniarium, nil addens, 
vel minuens, scripsi, et fideliter exemplatus sum. 



Vili. 

[1075], gennaio 2. 

Bolla di Gregorio VII, colla quale ingiunge a tutti i fedeli 
di san Pietro che riceveranno la lettera pontificia, di prestare 
assistenza ed obbedienza ai legati Gepizone, abbate di S. Bo- 
nifazio, e Mauro, abbate di S. Saba, visitatori apostolici delle 
chiese. 

In Labbk, Conciliorum collectio, t. X, lib. n, ep. 40; donde il Nhkini, op. cit. pp. 180-81. 
Jaffé-L. n. 4917. 

Gregorius episcopus servus servorum Dei omnibus sancti Petri fide- 
libus, ad quos portitores praesentium venerint, salutem et apostolicam 
benedictionem. 

Notum vobis est, quod succrescente nequitia, et diabolica fraude 
usquequaque invalescente, multorum iam caritas friguit, et totius re- 
ligionis studium in sancta Ecclesia pene defecerit. Sed quia impossibile 
est, nostrani in tot et tam diversas sollicitudines praesentiam exhiberi, 
misimus ad vos dilectos sanctae Romanae Ecclesiae filios, videlicet 
Gepizonem abbatem S. Bonifacii, et Maurum abbatem S. Sabbae, per 
quos et nostra vobis repraesentetur auctoritas, et nostra vice ea, quae 
ad utilitatem sanctae Ecclesiae pertinent, cum Dei adiutorio studiosa pro- 
curatione peragantur. Vos igitur memores divini per evangelium dicti : « Qui 
« vos audit, me audit ; et qui vos spernit, me spernit », eos, sicut de nostra 
amicitia, immo de gratia sancti Petri, cuius nuntii sunt, curam habetis 
(/. habeatis), debita cum veneratione et caritate recipiatis : et in omnibus, 
quae vel caussa legationis eorum, vel fatigationis necessitas postula- 
verit, fidelem illis obedientiam et consensum praebeatis. Praeterea si 
contigerit, eos ex considerata et competenti necessitate negotiorum 
dividi, et separatim in diversas partes proficisci, ad quoscunque alter 
^orum venerit, eum sicut nos audiatis ; et quod nostrae deberetis prae- 
sentiae, in eo ostendere, et exsequi non dubitetis. 

Datum Romae .iv. nonas ianuarii, indictione .XIII. 



c T(egesto di Sant'Alessio all' Aventino 379 



IX. 

[1075], gennaio 2. 

Bolla di Gregorio VII ai fedeli del Montefeltro e di 
Gubbio, colla quale fa noto di aver loro inviati i suoi legati 
Gepizone e Mauro, abbati di S. Bonifazio e di S. Saba, 
affinchè diano opera a scegliere un degno vescovo per la 
loro chiesa. 

[ti Ni -kini, op. cit. pp. i8i-2, che la tolse dal LabbÉ, Coiiciliorum colleciio, to. X, 
lib. 11, ep. 41, pp. 181-2. Jaffk-L. n. 4918. 

Gregorius episcopus servus servorum Dei clero et populo Fere- 
trano, atque clero et populo Eugubino salutem et apostolicam bene- 
dictionem. 

Ex quo ecclesiam vestram pastore viduatam esse cognovimus ) 
multa prò vobis sollìcitudine anxii fuimus ; et quanquam multa et 
gravia nos negotia occupent, ea tamen cura, qualiter divina miseri- 
cordia dignum vobis patrem provideat, nostro cordi indesinenter ad- 
haeret; atque eo magis hac de caussa sollicitamur, et attentius Deo 
preces effundimus, quoniam in retroactis temporibus non sat vigi- 
lantem vobis pastorem praefuisse cognovimus. Quapropter misimus 
ad vos hos religiosos sanctae Romanae Ecclesiae filios, videlicet ab- 
batem S. Sabbae et abbatem S. Bonifacii, ut si forte in ecclesia vestra 
talis persona, quae huic regimini congrua sit, reperiatur, diligenter 
inquirant; et eam, sicut dignum est, vestra electione collaudatane et 
canonico decreto probatam, nobis ad ordinandum quantocius praesen- 
tare studeant. Sin vero inter vos talis reperiri non possit, ipsi cum 
omni diligentia et sollìcitudine aliunde aliquem, qui vobis secundum 
Deum praeesse possit, invenire procurent, et ad suscipiendam episco- 
palis officii ordinationem ad nos sine mora transmittant. Vos igitur 
in omnibus eis credite, et obedite, scientes eos in hac re, custodiente 
Deo, nihil nisi vestram salutem et ecclesiae vestrae honorem atten- 
dere. Praeterea quidquid thesauri vel ornamenti in ecclesia vestra ha- 
betur, illorum oculis praesentate, quatenus ex eorum providentia et 
commendatione in tali custodia relinquatur, ut nec ecclesia detri- 
mentum sentiat, nec in aliquem vestrum aliqua suspicionis infamia 
cadat. 

Datum Romae ,iv. aonas ianuarii, indictione .xiii. 



380 C/tf. £M onaci 



X. 

[1075], gennaio 13. 

Bolla di Gregorio VII, che commette a Gepizone, ab- 
bate di S. Bonifazio, e a Mauro, abbate di S. Saba, legati 
apostolici nella Marca, d' impedire la dilapidazione dei beni 
ecclesiastici del vescovato di Pesaro, usando l'autorità spi- 
rituale e secolare. 

In Labbé, Conciliorum collectio, to. X, lib. n, cp. 46 ; donde il Nkrini, op. cit. 
pp. 182-3. Jaffé-L. n. 4923. 

Gregorius episcopus servus servorum Dei Gepitioni 0) abbati 
S. Bonifacii, . et Mauro abbati S. Sabbae, in legatione Marchiae con- 
stitutis, salutem et apostolicam benedictionem. 

Mandamus vobis, ut diligenter conveniatis homines illos, quibus 
Michael Pisaurensis episcopus ecclesiae suae bona incaute tribuit ; eisque 
auctoritate apostolica omnia ecclesiae et episcopo restituere praeci- 
piatis, atque, prout oportuerit, cogatis ; et insuper episcopum, si inobe- 
dientes fuerint, ex parte sancti Petri et nostra corporalitersub banno inve- 
stire palam studeatis; eosque gratiam sancti Petri et nostrani amissuros, 
si rebelles exstiterint, aperte insinuetis. Episcopos quoque, et comites, 
cunctosque sancti Petri fideles firmiter praecipientes rogate, quatenus 
episcopo Pisaurensi ad eos expugnandos spirituali et saeculari auxilio, 
prout necesse fuerit, fìdeliter subveniant; maxime eos, qui pretio re- 
cepto terram adhuc violenter et superbe retinere non verentur, prae 
ceteris acerrime corrigatis, et bona ecclesiae episcopo intromittentes 
restituatis. Omnes etiam lites inter episcopum et adversarios eius ad 
utilitatem Sanctae Marlae^Pisaurensis ecclesiae definire procuretis, nul- 
lius negligentiae interveniente incuria. 

Datimi Romae idibus ianuarii, indictione .xiii. 

XI. 

[1075], gennaio 16. 

■.Bolla di Gregorio VII a Gepizone e Mauro abbati, affin- 
chè ammoniscano Raniero, figlio di Ugizone, colpevole di 

(a) N Gepitio 



Regesto di San f Alessio all'Aventino 381 

fratricidio, ad osservare la legge canonica, prima di con- 
trarre un nuovo matrimonio. 

In Labbi-, op. cit. lib. 11, ep. .)S; donde il Ni risi, op. cit. p. 1S4. |akh:-L. 
n. 4925. 

Gregorius episcopus scrvus servorum Dei Gcpitioni (•') abbati S. Bo- 
nifacii, et Mauro abbati S. Sabbae salutem et apostolicam benedi- 
ctionem. 

Notum vobis est, quod Rainerius, Ugizonis quondam filius, dia- 
bolico instinctu fratrem suum interfecit; unde dignae poenitentiae 
nondum se subdidit, nec perfecte poenituit, sed immemor tanti faci- 
noris et promissionis defensionum ecclesiasticarum, quam in susci- 
piendo fictam poenitentiam fecit, nec non et pauperum Christi, animae 
suae salutem oblivioni tradens, aliam studet uxorem ducere. Ideoque 
vestram fraternitatem sollicitam esse volumus, quatenus eum conve- 
niatis, et modis, quibus potestis, illuni moneatis dulciter et aspere, 
quantum opus l'uerit, et vobis necessarium videbitur, ut nullo modo 
id facere praesumat, sed nos adeat ad audiendum ea, quae sibi de 
salute sua dicere debemus. Si forte, quod non optamus, vos audire, et 
nobis obedire renuerit, omni modo certuni illuni reddite, quod nos, 
Deo adiuvante, quidquid instimi et canonicum visum fuerit, facere non 
negligemus. 

Datum Romae .xvn. kalendas februarii, indictione .xiii. 

XII. 

11 16, gennaio 18. 

L'abbate Placido loca al figlio di Leone di Bonizone, 
e a Giovanni, suo cognato, due pezzi di terra nel fondo 
Aproniano (cf. il doc. iv) per la somma di sedici soldi in 
denari d'argento, e l'annuo censo di due denari. 

In MERINI, op. cit. pp. 392-4, App. n. vii; Registro di S. Alessio, t. 2 , doc. vii. 

Anno dominice incarnationis millesimo centesimo sextodecimo, 
septimodecimo anno pontificatus dompni Pascalis secundi pape, in- 
dictione nona, mense ianuario, die .viiix. Kgo quidem dompnus Pla- 
cidus abbas venerabilis monasterii Sanctorum Bonifatii 00 et Alexii, 
consensi] et voluntate aliorum fratrum, ibidem Deo servientibos, hac 

(a) N Gcpitio (b) R Bonit'acii 



qA. oMonaci 



denique presenti die concedimus, tradimus, atque locamus tibi dompno 
dompni Leonis de Bonizo fìlius, et uno heredi tuo * * * , cui tu 
ad obitum tuum designaveris tantummodo, similiter et Iohanni cognato 
tuo, et uno heredi eius, qualem ad obitum suum demonstraverit. Idest 
duo petii terre cum omni utilitate et pertinentia sua; positi territorio 
Albani, in fundo, qui vocatur Apruniano ( a ), et inter affines : a primo 
latere, et secundo, atque tertio tenet predictum monasterium, a quarto 
Guido Iudicis et Guido Pazzii; prò eo quod dedisti nostro monasterio 
sedecim solidos denariorum, et omni anno reddatis ( b ) prò pensione 
duos denarios; et si vicini pastinaverint, et vos pastinetis, et detis 
inde imam somam vini mundi de quinque cognia, et ducatis eam ad 
Sanctam Eufimiam ( c ). Si volueritis vendere vestrum placitum, primum 
compellatis nos; si voluerimus emere, detis nobis conminus .xxx. de- 
nariorum per petiam; si noluerimus emere, detis nobis conminus, et 
vendatis tali nomini, qui nobis placeat; et in nullo alio pio loco aliquo 
modo non alienetis. Post mortem vero personarum, revertat in mo- 
nasterium. Et ab hodierna die licentiam et potestatem vobis conce- 
dimus ibidem intrare, tenere, possidere, tempore nominatis personis. 
Et nos domini promittimus vobis defendere locationem istam, vestris- 
que heredibus, quibus ad obitum vestrum designaveritis, ab omni no- 
mine gratis. Si enim, quod absit, et cuncta non opservaverimus, que 
superius dieta sunt, tunc componat pars infidelis parti fidem servantis, 
ante orane litis initium, prò pena .xx. solidos denariorum; et soluta 
pena, hec cartula simul cum appare suo uniforme, uno tenore con- 
scripte, tempore nominatis personis maneat firma. Quam scribendam 
rogavimus Gregorium scriniarium sancte Romane Ecclesie, in mense 
et indictione suprascripta nona. 

v£ Beno de Rigule testis. 

yfc . . . lidani ( d ) testis. 

>J< . . odo de Orabona testis. 

yfr Iohannes testis. 

Ego Gregorius scriniarius sancte Romane Ecclesie compievi et ab- 
solvi. 

XIII. 

[1140], marzo 14. 

Tolomeo de Tusculana promette al papa di accordarsi 
con Riccardo, abbate del monastero de' Ss. Bonifazio ed 



(a) R Aproniano (b) N retdatis (e) R Eufemiam (d) N 

R Lidani 



Regesto di Sant'Alessio all' Aventino 383 



Alessio, sulla questione dell'isola d'Astura, occupata da lui 
in pregiudizio del monastero. 

In Xkrini, op. cit. pp. 394-5, App. n. vm; Registro di S. Alessio, t. 2°, n. vii:. 
Documento mancante della fine. 

In nomine Domini. Anno undecimo pontifkatus domini Inno- 
centii secundi pape, indictione quarta, mensis martii die ,xim. Ego 
Nicolaus sancte Romane Ecclesie scriniarius, iussu supradicti p[ape] . . 
[ijudicis, et sicut interim haudivi, et vidi, ita scripsi : qualiter do- 
minus Riccardus abbas monasterii Sanctorum Bonifatii et Alexii que- 
relali! domino pontifici fecit adversus dominum [T]holom[eum] de 
Tusculana, quod ( a ) per vim et sine ratione detineret insulam de 
Asturia, c[um] . . . ibidem, et piscariis, et pertinentiis suis, et nostro mo- 
nasterio abstulit. Hoc audito, dominus papa .... misit ad eum Deu- 
teguardi treuguarium, quatinus infra quindecim dies curie se paratimi 
respondere abbati veniret. Termino veniente, dominus Tholomeus 
curie se representavit cum domino Leone Petri Leonis socero eius, 
et cum aliis suis fidelibus. Tunc dominus abbas cum suis fìdelibus 
iterum domino pape proclamavit de predicta insula. Quo haudito, 
dominus Tholomeus ita respondit : Ego volo habere super hoc consi- 
lium. Tunc dominus papa dedit ei terminumduorum dierum; quibus 
transactis, dixit domino pape: Quia ego hoc iam alia vice haudivi, 
et nolo habere exinde nullum peccatum ; ego vadam domino abbati et 
suo monasterio, et bene concordabo cum eo. Dominus papa dixit ei 
et abbati: Mihi placet; quod si concordare non potueritis infra ter- 
minum trium mensium, postea veniatis in curia, et per iustitiam exmde 
concordabitis. Postea dominus Tholomeus . . [iv]it ad Sanctum Alexium 
cum domino Leone socero suo, et haudierunt, et viderunt instrumenta 
monasterii, et promisit bene concordare cum domino abbate, me Ni- 
colao notario presente. Quando dominus papa hoc mihi 
precepit scribere, hii testes interfuerunt : Nicolaus Miciotta, Milo Cencii 
de Nicolao, Iohannes de Margarita 

XIV. 

1145, decembre 12. 

Tolomeo, « quondam fìlius Pauli Iohannis de Guinicc,o » 
e « prior scholae militum », insieme a Tedelgario tiglio « Gi- 
« rardi Iohannis de Silvestro »e ad Aminadab, secondo,e terzo 

(a) R qui 



384 Od. oMonaci 



della stessa scuola, loca all'abbate Riccardo e ai suoi suc- 
cessori, in perpetuo, un terreno fuori di porta S. Paolo, a 
mano destra, vicino alle mura della città, per la somma di 
venti soldi di denari pavesi, e l'annua pensione di otto denari 
pavesi. Pena una libbra d'oro. 

In Nkkini, op. cit. pp. 396-8, App. n. ix ; Registro ii S. Alessio, t. 2 , doc. ix. 

In nomine Domini. Anno dominice incarnationis millesimo cen- 
tesimo quadragesimoquinto, anno vero primo pontificatus domini Eu- 
genii tertii pape, indictione nona, mensis decembris die .xn. Ego 
quidem Tholomeus quondam fìlius Pauli Iohannis de Guinicco ( a ), prior 
scole militum, insimul cum Tedelgario filio Girardi Iohannis de Sil- 
vestro, eiusdem scole secundo, et Aminadab tertio eiusdem scole, hac 
die, propria spontaneaque nostra voluntate, locamus et concedimus tibi 
dompno Riccardo Dei gratia religioso abbati venerabilis monasterii 
Sanctorum Bonifatii et Alexii, quod ponitur in Abentino, in loco, qui 
diottro Balcerna, et per te predicto monasterio et tuis successoribus im- 
perpetuum. Idest totam illam terram, in qua olim fuit cannetum, de qua 
usque nunc pensionem nostre scole reddidistis ( b ), sicuti Calo et Carincius 
olim a nostra scola militum acquisierunt, cum introitu et exitu suo, 
cum omni suo usu et militate, et cum omnibus suis pertinentiis; pc- 
sitam foris portam Beati Pauli manu dextera, inter hos affines : a primo 
latere est murus civitatis et meta, a secundo latere est via publica et 
ecclesia Sancti Eupli, a tertio et a quarto latere est terra vestri mo- 
nasterii; sicuti nostre scole pertinet qualicumque modo, sic eam tibi, 
et per te predicto monasterio locamus et concedimus in perpetuum. Pro 
qua denique locatione dedisti nobis prò predicta nostra scola viginti 
sollos denariorum papiensium ; et dehinc in antea omni anno, in 
festivitate sancti Bonifatii, detis nostre scole et nobis nostrisque suc- 
cessoribus octo papienses denarios nomine pensionis. Et ab hac hora 
licentiam et potestatem habeatis eam tenendi, fruendi, possidendi, ven- 
dendo donandi, commutandi, vel quicquid exinde ad utilitatem pre- 
dicti monasterii facere volueritis, in tuam tuisque successoribus sit 
potestatem imperpetuum, salva predicta pensione. Et promictimus nos, 
una cum nostris heredibus ac successoribus, defendere eam predicto 
monasterio, et tibi, et tuis successoribus ab omni nomine, si opus et 
necesse fuerit. Quod si non fecerimus, vel noluerimus, aut non po- 
tuerimus, et cuncta, que dieta sunt, non observaverimus, componemus 

(a) N Guiniczo R Guinicco Ma il Nerini non distingue nelle trascrizioni i caratteri 
del 2 e del e (b) R reddidisti 



c l{e gesto di Sant'Alessio all'Aventino 385 



vobis prò pena imam bonam auri libram; et hac soluta pena, cartula 
hec permaneat firma. Quam scribere rogavimus Nicolaum scrinearium 
sancte Romane Ecclesie, in mense et indictione suprascripta .ix. 

Signum >$i manu dicti Tholomei et suorum scolensium, rogatorum 
cartule huius. 

Hoc factum est ante presentiam domini Philipp! causidici. 

Oddo scrinearius, filius Falconis scrinearii, testis. 

Petrus de Demetrio testis. 

Florius Iohannis Sarraceni testis. 

Boamundus 0) testis. 

Et ego Nicolaus scrinearius sancte Romane Ecclesie compievi et ab- 
solvi. 

XV. 

1148, maggio 17. 

L'abbate Riccardo loca a Giovanni e a Cencio e ai loro 
eredi, in perpetuo, un terreno vicino a Grotta Ferrata, vi- 
gnato ed arborato, per Y annuo censo d'una parte del vino, 
del frutto degli alberi &c. 

In Nerini, op. cit. pp. 398-9, App. n. x; Rtg. di S. Alessio, t. 2°, doc. x. 

I[n nomine Domini. Anno dominijce incarnationis millesimo cen- 
tesimo quadragesimo octavo, quarto anno pontificatus [domini] Eu- 
gcnii tertii pape, indictione .xi., mensis mail die septim[a] decima. 
[Ego quidem] Petrus . . . Petri de . . . ura ( b ) per preceptum domini 
Riccardi abbatis venerabilis monasterii [Sanctorum Bonifatii et Alexii] 
procurator, hac die concedo, trado, et loco [vobis Iohanni et Cencio 
de] Litulpho, vestrisque [heredijbus [et successoribus in] perpetuum. 
[Idest] terra .... bes pastinare, et allevare viginti ordines de quadra- 
ginta, et .... de quadraginta, cum introitu et exitu suo, et locum ad cal- 
catorium faciendum, et ... . positam territorio Albanensi, non longe a 
puteo de Xovuli, et inter hos fines : a primo latere . . . , a secundo fossatus, 
unde currit plenaria, et a tertio latere Cripta Ferrata ; prò . . . ann ... per 
tempora sua laboretis, et vindemietis, et arbores pastinetis .... partem de 
toto vino mundo et aquato, et de arboribus et fructu earum solvatis, et 
unum denarium [perjpetiam, quando vindemiatis, ministeriali prò man- 
ducare tribuatis ; et in alio pio loco nullo [modo] eam alienetis. Si volue- 

(a) R Bonainuiuius (h) .V ... Peni do .... R IVtrus de . . tira 



586 QA. ^Monaci 



ritis vendere vestram locationem, nobis conminus decem denariorum per 
petiam vendatis. Si emere noluerimus, tali persone vendatis, que nobis 
placeat sine malitia, et decem denarios prò consensu nobis date. Si 
hec omnia non observaveritis, amittatis locationem. Si vero per guerram 
aut celi plagam in desertum ierit, in capite trium annorum cum supra- 
scripto pacto allevata fiat ; [si allevare njolueritis ( a ), refutate eam mo- 
nasterio. Et ego promitto vobis hanc chartulam facere confirmare a 
domino abbate, qui locationem cum suis successoribus defendat, et 
faciat vobis adiutorium in prima frascatione et palatione, et ad vascam 
faciendam quartam partem, et det primam vindemiam prò adiutorio; 
deinde vero omne aliud expendium semper faciatis, sicuti alii faciunt. 
Quaecumque vero pars contra hanc locationem fecerit, componat alteri 
parti, pene nomine, decem solidos denariorum ; et soluta pena, hec 
chartula cum appare suo maneat firma. Quam scribendam rogavi 
Iohannem scriniarium sancte Romane Ecclesie, in mense et ìndictione 
suprascripta .XI. 

Signum ^ manus suprascriptorum Iohannis et Cencii ^ conducto- 
rum, qui hunc apparem rogaverunt. 

Benedictus Pazus testis. 

Petrus Massa testis. 

Berardus de Romano testis. 

Gilio Guidonis Malafera testis. 

Carfinius de Georgio Zalla testis. 

Ego Iohannes scriniarius sancte [Romane Ecclesie] compievi et ab- 
solvi. 

XVI. 

il 53 (i), settembre 5. 

Copia (di data indeterminata) da registro notarile d'una 
carta di locazione, di Oddone « quondam scriniarius », colla 
quale l'abbate Riccardo loca a Giovanni di ... . e ai suoi 
eredi due appezzamenti di terra («pedicas») da seminarsi nel 
territorio di Albano, in « Verrano » , per la somma di dieci 
libbre di denari lucchesi e due rubbia di grano, in Roma, 
secondo la misura del Senato. 

In Nerini, op. cit. pp. 399-401, App. n. xi ; Reg. di S. Alessio, t. 2°, doc. xi. 
(a) R volueritis 

(i) Nota il Nerini, che, per isbaglio, il notaio trascrisse 1156. 



Regesto di Sant'Alessio ali 3 Aventino 387 



In nomine Domini. Anno millesimo centesimo quinquagesimo .vi., 
anno primo domini 00 Anastasii quarti, indictione .11., mensis septem- 
bris die .V. Ego dominus ( b ) Riccardus abbas monasterii Sancto- 
rum Bonifntii et Alexii, quod situm est in Aventino, in loco, qui vo- 
catur Balcerna, consensu monachorum predicti monasterii, scilicet 
A monachi, Gualterii presbiteri, Gentilis presbiteri, Blasii mo- 
nachi, Berarducii monachi, Petri presbiteri, et ... . loco tibi Iohanni 

de prò filiis legitimis tuis masculis, quos nunc habes [vel] habebis 

[in futu]rum . . . . masculorum tantum; et si ad mortem tuam filios 
legitimos masculos minime habueris, [filiajrum tuarum feminarum tan- 
tum una teneat ; et si neque filii masculi neque femine .... in una 
persona, sine malitia, vita sua tantum relinquas, et uni de filiis eius [/an- 
imi], ldest duas pedicas terre sementaricie cum pertinentia sua, positas 
territorio Albanensi, in Verrano ; [afnnes : a primo latere] Silvester et 
Nicolaus filii Bobonis de Muz . . o, a secundo rivus, a tertio Silvester 
et Nicolaus, iuris Sancte Marie in Campitolio, a quarto silex, et Io- 
hannes Iudex, et Petrus Ferrucii, et Petrus Iudice, et Nicolaus Iohan- 
nis. Pro locatione .x. libras denariorum luccensium vetuli, et pensione, 
in assumptione Sancte Marie, duos ruglos grani in Roma ad illuni 
Senatus, poena duplum. Post hobitum de predictis personis, hec locatio 
vacua sit, et ad nostrum revertatur monasterium. 

Iohannes Sassonis de Paulo testis. 

Gregorius de Iaquinto testis. 

Nicolaus de Bonoseniore testis. 

Iaquintus Benedicti Trastiberini testis. 

Iohannes . . . . pellusOO testis. 
Ego Filippus scriniarius sancte Romane Ecclesie, sicut inveni in [di- 
ctis?] Oddonis quondam scriniarii, in hac cartula exemplavi. 

XVII. 

[. . .-1163] ...28. 

L'abbate Riccardo (cui successe nel corso dell'anno 1163 
l'abbate Pietro) (1) loca ai figli di Giovanni Giudice e ai 
loro successori diretti la valle « Cupula in ortis Prefectis . . . 
« ad Formellum » . 

In N'ihim, op. cit pp. ^01-3, App. D. mi. 

(a) R domni (h) R Donanti* (b) R r . . . pcllus 

(1) Nerini, op. cit. pp. 190-92. 



38S Q/ì. zMonaci 



xxviii. Ego quidem dominus Riccardus Dei gratia 

hunulis abbas [monasterii] Ss. Bonifatii et Alexii, quod ponitur in 
Abentino, in loco, qui vocatur Balcerna, per consensum et voluntatem 
monachorum prcdicti [monasterii, scilicet] . . . presbyteri et prioris qui 
vocatur de Berocce, Benedicti presbyteri, Thodini presbyteri, Gilii 
presbyteri. Gregorii acoliti, Pauli presbyteri, Gual[terii] presbyteri, Al- 
berici presbyteri et Danielis presbyteri, hac die, propria spontaneaque 
nostra voluntate, locamus et concedimus omnibus filii[s Iohannis] 
Indice iam natis et nascituris et omnibus hiis, qui de supradictis filiis et 
filiabus tuis nascituri [erunt], reservata potesta[te in] vita, vel in morte, 
vel quocamque modo subter dictas res, quibus malueris de dictis per- 
sonis dandi vel concedendi, sicud tibi meli[us videbitur], totam vel inte- 
grarti vallem, que vocatur Cupula, sicud tu habes pastinatas vineas, et ar- 

borum multitudinem Cerbinaria, quam tu ex omni tuo expendio 

hedificatam et resarcitam habes, et cum sii va sua infra se, et ri [vis] . . . 
et cum omnibus generaliter ad ipsam vallem et infra suos fines per- 

tinentem ; cuius vallis superior pars, ubi in fontana, que exit de 

costa, et aspicit in Pentonia, ex alia parte iuxta terram Beati Gregorii 
.... a Placido predecessore nostro per instrumentum publicum scri- 
ptum a te Nicolao scriniario. Alie partes eius vallis pignus per 

quadraginta et quatuor sollos illam, quam detinuerunt filli Guidonis 

de Oddone. Ali pignus habuisti prò tribus libris denariorum pa- 

piensium similiter per publica instrumenta, que nobis re supra- 
dictis denariis, qui simul sunt centum quatuor solli, et nunc addidisti 

triginta sollos denariorum .... supradictis denariis sollis insimul 

computatis, sunt septem libre minus sex sollis prò .... minus sex sollis, 
et propter meliorationes et expensas multas iam a Iohanne patre ve- 
stro ibi factas, hanc loc . . . mus, et . . s partes iam patri vestro 

et filiis suis locatam, et totius alterius vallis, q [pijgnus de- 

tinebat a nostro monasterio, totam et integram supradictam vallem 
cum vas[chi]s suis et hed[ificiis] que in dieta valle continentur, nichil 
nobis ibi reservantes, cum introytibus et exitibus suis, [cum] omnibus 
[utilijtatibus, et cum omnibus suis pertinentiis . . . posi!, in ortis Pre- 

fectis ad Formellum Feri et a secundo latere incipiente 

a predicto Formello, et iusta viam . . . deinde revolvente [in via] que 
vadit ad lo[cum] de Bi[v]ario, et exinde estendente per . . . usque in alia 
[via] que vadit ad casalia, et subtus pariete antiquum, qui dicitur Ba- 
niaria, que ind . . . maior est ... , [a] quarto latere tenet monasterium 
Clivuscauri, quem dictus pater vester Iohannes Iudex per locationem 
[habet a] monasterio, et tenet ecclesia Santi Sebastiani per eundem 
patrem vestrum, qui ab eadem ecclesiam [habet] illam sibi locatam 
usque in Formellum, qui est primus finis, unde prius incepimus. [Pro 



Regesto di Sant'Alessio all'Aventino 389 



qua] locatione promittis dare omni anno vos, et heredes et succcssores 
vestri nostro monasterio tres .... denarios, nomine pensionis, in festi- 
vitate sanctorum Bonifatii vel Alexii. Et nulli alii ecclesie h[anc lo- 
cationem] aliquo modo detis, nisi nostre. Et nulli persone vendatis 
vel pignoretis, nisi nostro monasterio. [Hanc lo]cationem integrasi te- 
neatis vos supradicti fìlii ac nepotes dicti Iohannis Iudicis, qui modo 
estis, vel [siqui] fìlii eidem Iohannis Iudicis nascituri sunt. Et si omnes 
fìlii ac nepotes mortui fuerint a[nte ?] Iohannem Iudicem, quod absit, 
tunc idem Iohannes Iudex teneat hanc locationem in vita sua, et red[dat] 
monasterio illas vineas, quas habet in Castaniola, in loco, qui vocatur 
Travicella. Et mortu[is] supradictis personis, supradicta locatio, sicud 
meliorata fuerit, sine omni mora et contrarietate nostro re[vertatur 
mo]nasterio. Et promictimus nos, una cum nostris successoribus, de- 
fendere eam vobis, et vestris heredibus ab omni h [ornine, si] necesse 
fu[erit.] Si qua vero pars contra fidem huius cartule venire voluerit ? 
componat alteri [parti fidem] servanti [pene nomine] predictum pretium 
duplurn; et hac soluta pena, cartula hec permaneat firmam. 

Sig[num vfr manus pre] dicti Riccardi abbatis, consentientibus mo- 
nachis, rogatoris cartule huius. 

Benone testis. 

Cencius de Benedicto testis. 

Iohannes de Raynerio testis. 

Albericus Fidel 

Cencius Felicla testis. 

Pepulus testis. 

sancte Romane Ecclesie compievi et absolvi. 



XVIII. 

[1163], febbraio 5. 

L'abbate Pietro loca a Gionata de Tusculano, conte, e 
ai suoi successori maschi, l'isola d' Astura colle sue pe- 
scaie e colla terra seminativa, di trenta moggia, per la 
somma di nove libbre di provisini e il canone annuo di 
due moggia di grano, alla misura di Nettuno. 

In Ni.iuNi, op. cit. pp. 403-5, App. n. xm ; Rfg. ili Sant'Alessio, doc. mi. 

In nomine Domini. Anno quarto pontificatus domini Alexandri 
ter[tii pape], indictione .xi., mensis februarii die .v. Ego quidem 
Petrus abbas venerabilis [monasterii Sanctorum Bonifa]tii et Alexii, 



390 OA. €M oliaci 



quod situm est in Aventino, in loco, qui vocatur Balcerna, [consensu] 
fratrum meorum predicti monasterii, scilicet Benedicti presbiteri et 
monachi, Petri prioris, Bonelli presbiteri et monachi, Bene[dicti,] Bla- 
sii, Berardi presbiteri et monachi, Guilielmi, Romanucii, Gualterii, Pe- 
regrini, et aliorum, hac die, propria nostra voluntate, locamus atque 
concedimus tibi Ionathe d[e Tu]sculano comite, vita tua et vita tuo- 
rum legitimorum filiorum masculorum tantum, quod si filios masculos 
non habueris, quibus de fratribus tuis terram relinqueris, vita sua, et 
vita suorum legitimorum filiorum masculorum tantum teneat. Idest 
insulam de Asturia, cum suis piscariis, et cum terra sementaricia ab 
ipsa insula usque Asturam modiorum triginta, cum introitu et exitu 
suo, et cum omnibus suis pertinentiis, positam miliario ab urbe Roma 
plus minus * * * et sicuti ab aquis in circuitu affinata est, iuris no- 
stri monasterii, ad tenendum, meliorandum, et, sicut dictum est, 
tantum fruendum. Pro qua locatione novem libras probiniensium mihi 
dedisti : de quibus viginti quattuor solidos dedi prò una pianeta, quam 
recollegi, et triginta solidos dedi prò una pelle, quam prò me emi, 
et duodecim solidos in uno pellicione, quem prò me^ emi ; et omni 
anno in assumptione Sancte Marie duos modios grani, nomine pen- 
sionis, nobis nostroque monasterio tribuatis, ad modium de Neptuno. 
Post hobitum vero de supradictis personis, iam dictam terram, prout 
fuerit meliorata, et insulam sine mora nostro monasterio revertatur. 
Et promitto defendere eam vobis ab omni nomine, si opus et necesse 
fuerit. Si qua vero pars contra fidem huius cartule venire voluerit, 
componat alteri parti fidem servanti, poene nomine, duas boni auri 
libras; et soluta ( a ) pena, cartula hec permaneat firma. Quam scribere 
rogavi Oddonem scriniarium sancte Romane Ecclesie, in mense et 
indictione suprascripta .xi. 

Singnum kJh manus predicti Petri abbatis, huius cartule rogatoris. 

Cencius de Ansoino testis. 

Salione testis. 

Gregorius, qui vocatur Repleca, testis. 

Donadeus testis. 

Iohannes, qui vocatur Pedone, testis. 



(a) N oluta 



Regesto di Sant'Alessio all'Aventino 391 



XIX. 

[1164], gennaio 2. 

U abbate Giovanni loca a Giovanni « Petri Leonis de 
« Rainerio », e ai suoi discendenti, un appezzamento (« pe- 
« dica ») di terra, « in Favarolo » , per la somma di quaranta 
soldi pavesi e la pensione annua di due rubbia di grano 
secondo la misura del monastero. 

In Nerini, op. eh. pp. 405-6, App. 11. xiv ; Reg. di Sant'Alessio, to. 2°, doc. un, 

In nomine Domini. Anno dominice incarnationis millesimo cen- 
tesimo sexsagcsimotertio, indictione .xii., mensis ianuarii die .IL Dom- 
nus ( a ) Iohannes abbas, cum monachis Bonelli et Guilielmi, loco tibi 
Iohanni Petri Leonis de Rainerio, vita tua, et vita tuorum legitimorum 
filiorum masculorum et nepotum tantum ; quod si quem filii masculi 
fratris tui, vel une filie tue, et filiorum suorum tantum. Idest unam 
pedicam terre positam in Favarolo. Affines hii sunt: a tribus lateribus 
tenet GG. Guatralis, iuris nostri monasterii, que holim fuit Dionisii, 
a quarto est cavone, et est pratarina ante turrem. Pro locatione 
.xl. solidos papienses. Pensionem nobis dabitis .11. ruglos grani ad 
illuni monasterii. Pena 00 una 00 libra auri. 

Stephanus Hos canis testis. 

Rogerius frater eius testis. 

G. Petri Leonis de Rainerio testis. 

Petrus medicus testis. 

Teodinus testis. 

Ego Oddo scriniarius sancte Romane Ecclesie compievi et absolvi. 

XX. 

[116$], aprile 30. 

L'abbate Giovanni, col consenso e mandato del vicario 
del papa, loca ad Agostino, prete ed economo del titolo di 
S. Croce in Gerusalemme, e per lui alla chiesa suddetta, 
due appezzamenti (« pedicas ») di terra seminativa con una 

(a) N Donnus (b) N Peti (e) NR .1. una 



392 <?A. fM onaci 



parte di prato fuori porta S. Giovanni, per la somma di 
ventisette libbre di provisini e dodici libbre di denari pa- 
vesi, e la pensione annua di quattro soldi di provisini. 

Nell'Archivio di Stato, perg. n. i. Nerini, op. cit. pp. 406-9, App. n. xv; Reg. di 
Sant' Alessio, to. 2°, doc. xiv. Vi sono guasti e corrosioni nella pergamena, che molto 
soffri per le tarme e l'umidita (1). 

1. In nomine [Domini. Anno millesimo centesimo sexagesimo 
quinto], sexto pontificatus vero domini Alexandri tertii pape, indi- 
ctione tertiadecima, mensis aprelis die .xxx. Ego quidem 00 dominus 
Iohannes Dei gratia religiosus abbas venerabilis monasterii Sanctorum 
Bonifatii et Alexii, quod 2. situm est in Aventino, in loco qui vo- 
catur Balcerna, hac presenti die, in presentia domini Iohannis presbi- 
teri cardinalis tituli Sanctorum Iohannis et Pauli, et domini pape vi- 
carii, et eius consensu et mandato, et in presentiam Iohannis 3. pre- 
sbiteri, Oberti subdiaconi sancte Romane Ecclesiae, et presbiteri Adriani 
et Stefani Baronis causidici et subscriptorum testium, propria et spon- 
tanea mea bona voluntate, consensu monachorum fratrum meorum 
e[ius]dem monasterii, scilicet Bonelli presbiteri, et Gualterii 4. pre- 
sbiteri, et Petri diaconi, et Guilielmi presbiteri et yconomi, et aliorum, 
loco et [co]ncedo( b ) tibi Agustino presbitero et yconomo venerabilis 
tituli Sancte Crucis que abpellatur Ierusalem, que sita est in Susurrio 
iusta muros Urbis, tuisque 5. successoribus, et per te ipsi ( c ) tue 
eclesie in perpetuum. Idest duas pedicas terre sementaricie, cum parte 
de prato, cum introhitibus et exitibus suis, et cum omnibus suis per- 
tinentiis ; positas extra portam Sancti Iohannis, iusta formam ili 

(a) N l'omette. (b) N cedo (e) N l'omette. 

(1) Sul verso della pergamena : 

« cartula locationis Sancti Ale[xii] facta monasterio » (scrit- 
tura del xiv sec). 

« carta locationis ecclesie Sancte Crucis foris porta Sancti Ioa[n- 
« nis] » (altra scrittura del xiv sec). 

« .mi. . s . provis. Debet ecclesia Sancte Crucis solvere quolibet anno 
« in festo sancti Alexii quatuor solidos prov. prò duabus pedicis terre 
« sementaricie quas tenet de Sancto Alexio extra portam Sancti Iohannis 
«ecclesia Sancte Crucis .1111. s. » (scrittura molto regolare del sec. xiv). 

p Locatio facta ecclesie S. Crucis in Ierusalem de duabus pedicis 
<' terre positis extra portam S. Ioannis » (scrittura del xvi sec). 

« [.S. Cr]ucis P » 

(scrittura, quasi svanita, del xvi sec). 



Regesto di Sant'Alessio all'Aventino 393 



6. usque nunc iure pignorìs tenuistis ( ;1 ) a nostro monasterio. Inter 
hos fines : a primo latere est forma maior, a secundo et a tertio la- 
tere tenent Oddo et Cencius, fìlii Leonis Fraiapanis, nostri iuris, a quarto 
latere est via publica, 7. iuris et O) dominii dicti nostri mona- 

sterii, ad tenendum, fruendum, perpetuoque possidendum. Hanc autem 
locationem, sicut dietimi est, vobis et vestre eclesie iaciamus [/. tacimus], 
prò eo quia dominus Hubaldus presbiter cardinalis titilli Sante Crucis 
mu[tu] 8. avit (0 Riccardo antecessori nostro abbati quondam no- 

stri mo&asterii duodecim libras denariorum papiensium, quos expendit 
in utilitate nostri monasterii, sicut legitur in cartola pignoris exinde 
scripta per manus Oddonis scriniarii, quam communi voluntate 9. ante 
presentiam prefati domini vicarii et subscriptorum testium [evajcua- 
vimus et incidimus. Quas duodecim libras prò parte pretii huius loca- 
tionis nobis computavimus. Et insuper vos in presentiam io. dicti 
domini vicarii, et aliarum prefatarum personarum, et subscriptorum 
testium, dedisti ( d ) nunc nobis, et nostro monasterio, viginti septem 
libras proveniensium, ex quibus solvimus Iohanni de Aurobella et Se- 
bastiano ( c ) de Gualdrada n. novem libras proveniensium, et re- 
collegimus inde ab eis molendinum positum ad Albanum ad San- 
ctam Fumiam,quem pignori habebant, et undecim libras solvimus Petro 
Profencule, et recollegimus ab eo 12. inde turibulum maiorem et 
planetam blancam, que pignori habebat, et sex libras et quinque so- 
lidos Iohanni presbiteri Oberti, et recollegimus inde ab eo aliam pla- 
netam rubeam, quam pignori ha 13. bebat. Et hinc in antea, ornili 
anno in festivitate sancii Alexii, reddatis nostro monasterio nomine 
pensionis quattuor solidos proveniensium. Et nulli alii ecclesie aliquo 
modo detis, vel concedatis nisi nostre. 14. Set si vendere volue- 
ritis, nobis vendatis insto pretió [min]us [quod ab aliis habere potue- 
ritis] . . . libris proveniensium. Si sic emere noluerimus, detis nobis 
dictum comminus, et vendatis cum nostro consensu tali persone que 
nostro 15. monasterio placeat sine malitia, que omnia que vos 
debetis nostro monasterio adinpleat (O. Et nos, tam prò nobis quam 
prò nostris successoribus, promittimus vobis vestrisque successoribus 
et vestre ecclesie hanc locationem 16. perpetuo firmam habere, 
ac defendere ab omni homine, si opus et necesse (s) fuerit. Vos vero 
vestrique successores et vestra ecclesia omnia quae dieta sunt nobis 
nostrisque successoribus et nostro monasterio adinpleant 17. et per- 
solvant. Siqua vero pars contra fidem huius cartule venire temptaverit, 
COnponat pars infidelis alteri 00 parti fidem servanti prò pena duas 



(«) -V tomisti (b) Y l'omette, (e) X numcr.ivit (,1) .V dedistil (>.•) .V 

haitiano (Q I) adinpleatii (g) .V necessariura (h) -V Vomttte, 

Archivio della H. Società romana di storia yatria. Voi. XXVII. 20 



394 C^. SMonaci 



libras auri, et soluta pena, cartula hec firma permaneat. 18. Quam 
scribendam rogavi Nicolaum scriniarium sancte Romane Eclesie, in 
mense et indictione suprascripui .xiii. Signum ^ manus dicti domini 
Iohannis abbatis, consensu fratrum, rogatoris cartule huius. 

Oddo de Rainerio testis. Beraldus <" ;1 ) Cencii de Bona testis. 

Angelus Romani ( b ) de Diacona testis. Oliverius de Rufulo testis. 

Romanus de Pagano testis. Petrus Profencule testis. 

Iohannes de Aurobella testis. Nicoiaus scriniarius Nicolai Gu- 

sberti ( c ) filius testis. 

[S.T.] Ego Nicoiaus scriniarius sancte Romane Ecclesie compievi et 
absolvi. 

XXL 

[1169], agosto 25. 

L'abbate Giovanni loca a Pietro chiamato « Latro » e 
a Stefano figli « Stephani Petri Latronis » e ai loro succes- 
sori legittimi un pezzo di terra seminativa, di otto moggia 
incirca, nel luogo « Silioli » fuori porta Appia, per la somma 
di sette libbre di provisini e quattro « rugulos grani » , e la 
pensione annua di sei provisini nel giorno della festa di 
sant'Alessio. 

In Nertni, op. eh. pp. 409-11, App. n. xvi ; Reg. ài Sant' Alessio, to. 2 , doc. xv. 

In nomine Domini. Anno decimo pontificatus domini Alexandri 
tertii pape, indictione secunda, mensis augusti die .xxv. Ego qui- 
dem domnus Iohannes Dei gratia abbas venerabilis monasterii Ss. Bo- 
nifatii et Alexii, quod situiti est in Aventino, in loco qui vocatur Bai- 
cerna, hac die, propria mea voluntate, cum consensu et voluntate 
monacho[rum fratrum meorum] predicti monasterii, scilicet Bonelli 
presbyteri et prioris, Romani presbyteri, Iohannis Fortis Andree, Bo- 
nifatii subdiaconi, Bartholomei, et aliorum, loco et concedo, in pre- 
senta causidicorum Bartholomei et Petri de Advocato, vobis fratribus 
Petro, qui vocaris Latro, et Stephano, filiis Stephani Petri Latronis, 
vita vestra, et vita vestrorum legitimorum filiorum, et vestrorum le- 
gitimorum nepotum natis ex ipsis filiis vestris tantum ; quod si ad 
mortem vestram filios legitimos non habueritis, liceat vobis uni per- 
sone relinquere, que nobis placeat sine malitia, vita illius tantum. Idest 

(a) N Ber.irdus (b) D. rom (e) N Guibcrti 



Regesto di Sant'Alessio all' Aventino 395 



unum petium torre sementartele, ad octo modios sementis plus vel 
minus, cum introitu et exitu suo, et cum omnibus suis pertinentiis, 
positum in loco, qui vocatur Silioli, foris portam Appiani, inter hos 
tìnes : a primo latere est rivus et pons de Silioli, ab alio latere tenent 
fìlii Cencii Fraiapanis, iuris Sancti Pauli, ab alio [latere] tenent heredes 
Gregorii Petri de Guidone, iuris nostri monasterii, ad tenendum, me- 
liorandum, et, sicut dictum est, tantum fruendum. Pro qua locatione 
septem libras probiniensium 00 mini dedistis et insuper quattuor ru- 
gulos grani; de quibus quadraginta quinque solidos ded[i] . . . [G]re- 
gorio Cencii de Bonofilio, et recollegi ab eo unam petiam vinee in Albano, 
et .xxx. solidos Gottifredo, alii in utilitate monasterii erogavi. Et omni 
anno [in] festivitate sancti Alexii, sex probinienses ( a ) nomine pensionis 
nostro monasterio tribuatìs. Et nulli alii ecclesie aliquo modo detis, 
nisi nostre. Et si vendere vo[lueritis], prius [nos com]pelletis; quod si nos 
comparare voluerimus, minus .xxx. solidis probiniensibus 00 nobis 
vendatis; et si nos emere noluerimus, detis nobis .lx. solidos probi- 
nienses (*) prò consensu, et vendatis tali persone, que nofrs placeat 
sine malitia et omnia, quae dieta sunt, nobis observ[et]. Et promitto 
defendere vobis ab omni homine, si opus et necesse ( b ) fuerit. Si qua 
vero pars contra fìdem huius cartule venire voluerit, componat alteri 
parti fìdem servanti poene nomine predictum pretium duplum; et so- 
luta poena, cartula hec firma permaneat. Quam scribere rogavi Od- 
donem scriniarium sancte Romane Ecclesie, in mense et indictione 
suprascripta secunda. 

Signum ►£< manus predicti Iohannis abbatis, huius cartule rogatoris. 

Scanna Iudeus de Carlo testis. 

Romanus Sassonis de Andrea testis. 

Teobaldus Petri de Gregorio testis. 

Angelus Petri de Andrea testis. 

Romanus de Paulo testis. 



XXII. 

[ri7]3, giugno 13. 

Bartolomeo, avvocato, promette al monastero l'opera sua 
forense e di suo figlio Giovanni per avere avuto in locazione, 
otto anni indietro, un appezzamento di terra (« pedica ») 



(n) .V probifis (b) -V necessarium 



96 QA. qM 01 taci 



nel territorio di Albano, nel luogo «Luzzano», poi venduto 
da lui a Paolo di Alberto e a suo fratello Matteo. 

In Numi, op. eh. pp. 411-2, App. 0, .wii ; Reg. di Sant'Alessio, t. 2 , doc. \vi. 

In nomine Domini. A[nno dominice] incarnationis [millesimo 
centesimo septuagesimo] tertio, anno vero quar[to]decimo domini 
[Alex]andri [tertii pape, indictione] .VI., mensis iunii die .xiii. Ego 

quidem Bartholomeus advocatus [nu]llo me cogente, aut vini 

factente, set propria spontaneaque mea voluntate, tam prò me [quam] 
prò Iohanne filio meo, in presentia Petri de Advocato causidici, pro- 
mitto et repromitto tibi vero dompno Iohanni abbati venerabilis mo- 
nasteriy Ss. Bonifatiy et Alexiy, quod situm est in Apentino, in loco, 
qui vocatur Balcerna, et per te ipsi monasterio eiusque successoribus, 
absque ullo beneficio servire de officio meo; et ex quo prenominatus 
filius meus advocatus, sive iudex, aut notarius fuerit, similiter sine 
ullo beneficio vobis servire debet, sacramento ab eo vobis prestito; 
prò eo quia tu tempore supradicti pontificis, anno eius sexto, mihi lo- 
casti imam pedicam terre, positam territorio Albanensi, in loco, qui 
vocatur Luzzano, iusta plagiarium, uti per instrumentum scriptum per 
manum Nicolai scriniariy apparet, et insuper consentistis venditioni 
huius terre, quam Paulo de Alberto et fratri eius Matheo feci. Ego 
autem tam prò me, quam prò Iohanne filio meo, promitto vobis hanc 
promissionem, dum vivi sumus, adtendere et observare. Et si contra 
hec, que dieta sunt, venire voluerimus, aut corrumpere temptaverimus, 
componemus vobis prò pena unam auri libram ; et soluta pena, char- 
tula hec firma permaneat. Quam scribere rogavimus Petrum in Dei 
nomine scriniarium sancte Romane Ecclesie, in mense et indictione 
suprascripta .vi. 

Signum t%4 manus suprascripti Bartholomei, prò se et prò Iohanne 
filio eius huius chartule rogatoris. 

Petrus Quatracia testis. 

Petrus Nicolai Deologuardi testis. 

Paulus frater eius testis. 

Rubeus Pozzularolus testis. 

Nicolaus Petri Profencole testis. 

j . • - 

y£ Ego Petrus scriniarius sancte Romane Ecclesie compievi et absolvi. 



Regesto dì Sant'Alessio all'Aventino 397 



XXIII. 

1 193, marzo 7. 

Giovanni Ardicio, figlio del fu Oddone Vocie, cede, 
col consenso dell' abbate, ad Aifredo ed ai suoi eredi, in 
perpetuo, una casa colle sue appartenenze, alla Marmorata, 
per ventitre soldi di buoni provisini del Senato, coll'onere 
d' una pensione annua di due denari pavesi al monastero 
di S. Alessio. 

In Xi.iuNi, op. cit. pp. 412-4, App. n. xvni ; Reg. di Sant'Alessio, to. 2°, doc. xvn. 

In nomine Domini. Anno dominice incarnationis millesimo cen- 
tesimo nonagesimo tertio, et anno secundo pontificatus domini Cele- 
stini III pape, indictione .xi., mensis marti 00 die .vii. Ego quidcm 
Iohannes Ardicius, fìlius quondam Oddonis Vocie, presentibus et con- 
sentientibus in hoc mihi domino Benedicto abbate monasterii S. Alexii, 
et Gregorio eiusdem monasterii monacho et yconomo, habentibus prò 
consensu .xn. denarios papienses, de consensu pariter et voluntate 
Iohannis Burdini soceri mei, propria mea voluntate, do, vendo et in- 
vestiens trado tibi vero Aifredo, tuisque heredibus, ut inferius legitur, 
perpetuo, idest unam domum cum omnibus suis pertinentiis, positam 
in Marmorata, inter hos fìnes : a .1. latere est piazza communis, 
a .11. tenet Beneincasa, iuris elicti monasterii, a .in. est ripa flummis, 
similiter iuris dicti monasteri, a .mi. autem latere dictum monaste- 
rium possidet domum, quam ei reliquid Iohannes Petri Cencii Enrici, 
quia non ( b ) habitat Bonus Homo Hostiensis. Pro .xxm. solidis honorum 
provisinorum Senatus, quos mihi prò toto pretio das atque persolvis, 
de quibus me bene quietum voco, et non soluti pretii exceptionem 
refuto, que vero sunt de dote Oresme uxoris tue, et de pretio domus 
vendite archipresbytero tituli Sancte Sabine, hoc tenore, ut a modo 
in festivitate sancti Alexii eiusdem monasterio, nomine pensionis, dabis 
.il. denarios papienses; et semper in .x. et .vini, annos complendos 
et renovandos, ei prò renovatione dabis .xn. denarios papienses. Et 
non liceat tibi, heredibus, seu successoribus tuis dictam domum ulli ahi 
persone prius vendere, aut (0 aliter alienare, quam dicto monasteio, 
et ad minus iusti pretii .xn. denariis papiensibus; quod si recipere no- 

(a) R Mail (b) I-'arse cui scritto nel doc. qium DUIJC (e) R aut -V an 



398 OA. ^Monaci 



luerit, vendas tali persone, que ipsi sine malitia placeat, preter aliam 
ecclesiam vel pium locum, quibus nullo modo detis, vel relinquatis. 
Et liceat ipsi monasterio perpetuo, sine aliquo impedimento vel con- 
trarietate, ire et redire per dictam domum ad aquimolum dicti mo- 
nasterii, si aliquando refectus fuerit, quotiescumque voluerit. Et prò me 
et meis heredibus tibi tuisque heredibus [que dieta] sunt, omnia ob- 
servare et defendere promitto, sub pena suprascripti pretii dupli ; et 
soluta pena, hec chartula firma permaneat. Quam scribere rogavi Io- 
hannem Leonis scriniarium, in mense et indictione suprascripta .XI. 

Lodoycus testis. 

Iohannes Blancus testis. 

Paulus Petri Porcarii testis. 

Rainaldus testis. 

Ego Iohannes Leonis sancte Romane Ecclesie scriniarius, habens po- 
testatem dandi tutores .... curatores, emancipando et decretum inter- 
ponendi, et alimenta decernendi, compievi et absolvi. 



{Continua). 



LE FAMIGLIE 
DI ANACLETO II E DI GELASIO II 



I. 

La famìglia di Anacleto IL 

!L diploma purpureo che Ruggero, primo re di Sicilia, 
« rilasciò in favore dei Pierleorù, è documento di sin- 
rtg) golare importanza per la storia di Roma e per la 
genealogia della potente famiglia alla quale appartenne Ana- 
cleto IL « Nessuno ignora », scriveva il Kehr in questo Ar- 
chivio (i), pubblicando il prezioso documento, « la parte 
« avuta dalla famiglia Pierleoni nella storia della Chiesa nei 
a secoli x e xi, e l'influenza che essa esercitò negli avve- 
« nimenti politici d'Italia e sopra tutto nelle lotte intestine 
« di Roma » . Assai men note però sono le origini e la ge- 
nealogia dei Pierleoni, alla cui conoscenza il diploma di Rug- 
gero porta sì notevole contributo; né gli scrittori furono 
sempre d'accordo nelle ipotesi o nelle deduzioni loro : per 
modo che non mi parve cosa del tutto inutile riprendere 
l'indagine sulla famiglia del coraggioso pontefice che per 
otto anni, fra incredibili difficoltà, si tenne sulla sedia di 
Pietro. Le mie ricerche vorrebbero rispondere, almeno in 



(i) I\ Ki-UR, Diploma purpureo di re Roggero H po' là C$SQ. Pic- 
coni in questo Archivio dilla R.Scc.rom. di storia patria, XXIW l$8 Bgg 



4 oo T. fedele 



parte, al desiderio espresso dal Kehr (i), che un documento 
di sì grande importanza, come quello di re Ruggero per i 
Pierleoni, fosse ampiamente illustrato. 

Quando i Pierleoni sorsero a grandezza, si favoleggiò di 
essi, come dei Frangipane e di altre famiglie nobili di Roma, 
che traessero origine dagli Anici; in progresso di tempo i 
Pierleoni si vantarono persino di aver dato origine alla im- 
periai casa di Asburgo (2). In realtà, le radici di questa, 
come di altre nobili famiglie, vanno ricercate fra il x e 
il xi secolo, nel turbinoso periodo delle lotte fra il papato 
e la nobiltà romana. 

Che i Pierleoni fossero di origine giudaica, lo ammisero, 
senza esitazione, quasi tutti gli scrittori : lo negò il diligente 
Nerini(3), secondo il quale, pur essendo un vero sogno l'ori- 
gine Anicia dei Pierleoni (4), la loro nobiltà era di antica data, 
ed essi sarebbero stati già potenti nel nono e nel decimo secolo, 
in un'età assai anteriore a quella nella quale i Pierleoni, da 
giudei diventati cristiani, cominciarono ad acquistare grande 
importanza in Roma e nella curia pontificia (5). Le accuse 
di giudaismo mosse ad Anacleto non avrebbero potuto es- 
sere effetto delle ardenti polemiche accese dallo scisma ? Né 
molti scrittori avrebbero parlato dell'alta nobiltà di Ana- 
cleto (6), se le origini della sua famiglia avessero dovuto 
ricercarsi, a meno di un secolo di distanza dalla nascita di 

(1) Diploma purpureo eh. 

(2) Cf. F. Zazzera, Della nobiltà dell'Italia, parte II, Napoli, 1628. 
Le pagine in quest' opera non sono numerate. Cf. anche B. Pucci, 
Genealogia degV illustrissimi signori Frangipani, Venezia, 1621, p. 17 sgg. 

(3) F. Nerini, De tempio et coenobio Sanctorum Bonifacii et Alexii, 
Romae, 1752, p. 271. 

(4) Ibid. p. 324. 

(5) Secondo il Nerini, nel ix e nel x secolo i Pierleoni erano 
duchi e conti di Tivoli; a sostegno di questa affermazione egli cita il 
Chronicon Siddacense, nel quale nulla potei trovare che la confortasse. 

(6) Per le testimonianze sulla nobiltà di Anacleto cf. Gregoro- 
vius, Geschichte der Stadi Rom, IV Aufl., Vierter Band, p. 393. 



Le famiglie di QAnacleto II e di Gelasio li 40 



quel pontefice, fra le luride casupole del Trastevere o sulla 
riva sinistra del fiume, nel quartiere che si addensava a capo 
del pons In da co ri un. 

Tuttavia che nelle vene di Anacleto scorresse sangue 
d'Israele non panni che possa mettersi in dubbio. Il vigo- 
roso difensore d'Innocenzo II, Bernardo di Chiaravalle, af- 
fermava parlando di papa Pierleoni : « Iudaicam sobolem 
« sedem Petri in Christi occupasse iniuriam » (1). Nell'in- 
vettiva di Arnolfo è detto che l'avo di Anacleto, dopo di 
aver raccolto con l'usura inestimabili ricchezze, « susceptam 
« circumeisionem baptismatis unda damnavit » (2). Pari- 
menti, nel Chronicon Miiitriiiiacense, si afferma che Leone, 
avo di Anacleto, a a Iudaismo Pascha faciens ad Christum, 
« a Leone baptizari et eius nomine meruit insigniri » (3). 
La stessa affermazione vien ripetuta da altre fonti : ed al- 
cune di esse non tralasciarono di notare che l'onda del bat- 
tesimo aveva potuto bensì lavare neh' anima dei Pierleoni 
il giudaismo, ma non aveva potuto cancellare dal loro volto 
la fisionomia ereditaria della razza. Orderico Vitale, parlando 
di un Pierleoni, forse fratello o nipote di Anacleto II, che 
era in ostaggio presso l'arcivescovo di Colonia, ed intervenne 
nel 11 19 al sinodo di Reims, dice che era un giovanetto 
deforme della persona, dal volto pallido ed olivastro, più 
somigliante ad un giudeo o ad un saraceno che ad un cri- 
stiano (4) ; ed Arnolfo diceva di Anacleto che aveva pur 
sempre la faccia di ebreo (5). 

Con queste concordi testimonianze come negare l'ori- 
gine ebraica dei Pierleoni? Se altre fonti medievali parlano 

(i) Migne, Patrol. hit. CLXXXII, 294. 

(2) Man. Germ. hist. Script. XII, 711. 

(3) M011. Germ. hist. Script. XXVI, 39. 

( |) ttNigrum et pallidum adolescentem, magis iudaeo ve) agareno 
«quarti christiano similem » (Moti. Germ. hist. Script. XX 73). A torto 
il Pertz credette che qui si alludesse a quegli che tu poi Anacleto. Vedi 
più innanzi. 

( 3) Loc. cit. 



4 02 T. Jcdelc 



della loro nobiltà; se Anselmo, il continuatore di Sigeberto, 
potè dire di Anacleto che si vantava « altitudine nobilita- 
« tis » (i), l'invettiva di Arnolfo ci spiega l'enigma con 
una frase incisiva : « fu il denaro, signore del mondo, che 
« elargì ai Pierleoni nobiltà e decoro » (2). 

Capostipite della famiglia è ritenuto dal Chronicon Mau- 
riuich'cfisc, da Arnolfo (3) e da alcuni dei più recenti scrit- 
tori (4), quel Leone, avo di Anacleto II, che con grande 
fervore ed insieme con accortezza politica si strinse ad Ilde- 
brando ed ai pontefici riformatori (5). Ma il Gregorovius (6) 
già dimostrò come il capo della famiglia debba ritenersi in- 
vece il padre di Leone, il quale, durante la lotta delle in- 
vestiture, dovè sostenere ] e strettezze finanziarie della corte 
pontificia (7), facendosi poi battezzare col nome di « Bene- 
« dictus Christianus » . Ora la conversione di Baruch, che 
tale probabilmente era il nome del capostipite dei Pier- 
leoni (8), avvenne, si dice, al tempo di papa Leone IX, il 
quale anzi avrebbe tenuto al fonte battesimale il figliuolo 

(1) Mon. Gemi. hist. Script. VI, 383. 

(2) « Genus et formarti regina pecunia donat » (op. e loc. cit.). 

(3) Loc. cit. 

(4) Amélixau, St. Bernard et le schisine d'AnacIet II in Revue des 
questions bistoriques, XXX, 48; Vacandard, St. Bernard et le schisine 
d' Anacìet II en Prènce nella stessa Revue des questions bistoriques, 
XLIII, 67. 

(5) Secondo M. Gudemann, Geschichte des Er^iehungsivesens uud 
der Cultur der Jiiden in Italien wàhrend des Mittelalters, Wien, 1884, 
p. 78, capostipite dei Pierleoni sarebbe stato il bisavolo di Anacleto II 
il quale avrebbe preso per nome di battesimo « Petrus » e, per osse- 
quio al padrino Leone IX, il soprannome di « Leonis » . Ma questa 
ipotesi che il Gudemann dà per cosa certa, è smentita dai fatti. 

(6) Op. cit. p. 391. 

(7) Così crede il Gregorovius, ed è assai probabile; ma ci man- 
cano testimonianze per affermarlo : con maggiore esattezza, come ve- 
dremo, ciò può affermarsi di Leone, suo figlio. 

(8) Cf. H. Vogelstein und P. Rif.ger, Geschichte der Jitdeu in 
Rom, I Band, Berlin, 1896, p. 214. 



Le famiglie di QAnacleto II e di Gelasio II 403 

di Baruch che, per devozione a quel pontefice, avrebbe as- 
sunto il nome di Leone (1). Ciò non mi par probabile. Fra 
le carte del monastero dei Ss. Cosma e Damiano « in Mica 
« Aurea », da me pubblicate, vi è un documento dal quale 
si rileva che nel 19 novembre dell'anno 105 1 Benedetto 
era già morto, e Leone, suo figliuolo, « vir magnificus et 
« laudabilis negotiator », doveva per lo meno aver superato 
l'età minore per poter legittimamente stipulare, senza aiuto 
di curatore, un contratto di enfiteusi con Rainerio, abate 
dei Ss. Cosma e Damiano (2). 

Pochi anni dopo, nel 1059, Leone «de Benedicto Chri- 
stiano » ci appare già come uno dei personaggi più importanti 
di Roma (3). Nel 1060 egli interviene come testimone al- 
l'atto col quale il pontefice Niccolò II investiva l'abate di 
Faria, Berardo, dei castelli di Tribuco ed Arce, che erano 
stati violentemente usurpati al monastero da Crescenzio, figlio 
di Ottaviano, e dai figli suoi (4). L'anno appresso egli è 
ricordato, insieme con Cencio Frangipane e con Giovanni 

(1) Il Chron. Maur. ed Arnolfo non fanno parola del padre di 
Leone, il quale però ci appare dalle altre fonti come indubbiamente 
cristiano. Cf. Liber Pontificaìis, ed. Duchesne, II, 334, 336. Che il fi- 
gliuolo di Benedetto fosse stato battezzato da Leone IX è ammesso dal 
Gregorovius e dagli altri. Contro l'opinione del Gregorovius e del 
Giesebrecht, Geschichte der deutscìjcii Kaisei-eit, V Aufl. Ili, 16, 77, il 
Berxhardi, Lothar von Siippìitiburg, Leipzig, 1876, p. 287, inclina a 
credere che il cristianesimo dei Pierleoni incominciasse solo con Leone, 
figliuolo di Benedetto. 

(2) P. Fedele, Carte del monast. dei Ss. Cosma e Damiano in questo 
Archivio della R. Sor. rom. di storia patria, XXII, 97. Ecco il transunto 
del documento : « Rainerio, abate del monastero dei Ss. Cosma e Da- 
« augno, concede sino alla terza generazione a Leone " vir magnitìcus 
«et laudabilis negotiator, filio Benedicti bone memorie Christian! ", 
« tre orti posti fuori della porta di S. Paolo, " infra hortua que vocantur 
« Castaniola ", per V annua pensione di quattro denari in argento». 

(3) Uh, Pont. II, 53 j. 

(4) Regesto di Parfa, pubblicato dalla R. Soc. rom. di storia pa- 
tria a cura di I. Giorgi e L. BALZANI, IV, 302. 



404 *P- fedele 



Bracciuto, come uno dei più ardenti fautori d' Ildebrando (1). 
Tutto adunque induce a pensare che la conversione di Be- 
nedetto sia avvenuta assai tempo prima del pontificato di 
Leone IX, se pure non si voglia supporre che Benedetto 
sia passato al cristianesimo con suo figlio Leone, essendo 
questi già nell'età matura, quegli forse nella cadente vec- 
chiezza (2). A rendere però improbabile quest'ipotesi soc- 
corre un indizio. Nella iscrizione che il dotto arcivescovo 
di Salerno, Alfano, dettò per il sepolcro del figliuolo di Be- 
nedetto, non solo non si fa cenno alcuno della sua con- 
versione al cristianesimo, - fatto così notevole da non do- 
versi probabilmente tralasciare in un'epigrafe sepolcrale ; - 
ma anzi il poeta, dopo di aver celebrato la fedeltà che Leone 
serbò alla Sede apostolica, finché visse, aggiunge : « Romae 
« natus, opum dives, probus et satis alto sanguine materno 
« nobilitatus erat (3). Si badi : il poeta non loda la no- 



(1) Moti. Gemi. hist. Script. XI, 614. 

(2) A ciò veramente farebbe pensare un passo di Benone (cf. Moti. 
Germ. hist. Libelli de lite imperato rum et pontificum, II, 379), 
secondo il. quale, allorché Ildebrando tornò dalla Germania a Roma, fat- 
tosi nominare da Leone IX custode dell'altare di san Pietro, affidò il 
denaro onde s'era facilmente arricchito, al « nlium cuiusdam Iudei no- 
c viter quidem baptizatum, sed mores nummulariorum adhuc reti- 
«nentem». Ciò accadde dopo il 1049. Se dovessimo dunque prestar 
fede a Benone, purtroppo così inesatto, la conversione sarebbe realmente 
avvenuta ai tempi di Leone IX. Benzone (v. nota precedente) dice di 
Leone che era « originaliter procedente de iudaica congregatione » ; 
ma è difficile poter affermare che la parola « originaliter » debba rife- 
rirsi soltanto alla persona di Leone, e non possa voler significare che 
Leone appartenesse ad una famiglia, in origine, ebraica. 

(3) L' iscrizione fu pubblicata dal Baronio, Annales, XVIII, 217. Cf. 
anche Gregorovius, op. cit. IV, 392; M. Schipa, Alfano I arcivescovo 
di Salerno, Salerno, 1880, p. 35. Senza ragione il Bernhardi (op. cit. 
p. 287) dubita che l'iscrizione spetti realmente a Leone di Benedetto. 
A questi il Gregorovius riferisce anche un'altra iscrizione pubblicata 
dal Galletti (Inscriptiones, VII, n. 4), che è a S. Alessio sull'Aven- 
tino: e Hic requiescit corpus dompni Leonis consulis Romanorum ». Ma 



Le famiglie di (^Anacleto li e di Gelasio li 405 



biltà del padre, giudeo cristianizzato, ma della madre la quale 
doveva evidentemente appartenere ad una delle nobili fami- 
glie cristiane di Roma, forse anche alla famiglia dei Fran- 
gipane, che prima del 1 1 1 6 fu sempre in intimo accordo 
con i Pierleoni (1). Ora se, come abbiamo dimostrato, 
il figliuolo di Benedetto, nel 105 1, era già assai innanzi 
negli anni, il matrimonio di Benedetto e la sua conversione 
dovettero certamente avvenire molto tempo prima che sa- 
lisse al pontificato Leone IX (2). 

A Leone di Benedetto Cristiano conferivano le ricchezze 
una straordinaria potenza nelle cose di Roma (5). Nella 
grande lotta contro l' impero la Ecclesia militans doveva aver 
bisogno di una cassa di guerra (4) : ed i Pierleoni furono 
i banchieri dei papi riformatori (5). Le case di Leone do- 
vevano essere probabilmente, prima che i suoi discendenti 
passassero sulla riva sinistra del Tevere, di là dal fiume, 



quest'iscrizione, come notò il Galletti, è della fine del xn secolo; e 
a" altra parte non ci consta che Leone di Benedetto abbia avuto il 
titolo di console. 

(1) Cf. ZòPi i:l, Die Papstwhalen &c. nebst einer Beiìage: Die Dop- 
pelwahl des Jahrcs 1130, Gòttingen, 1871, p. 278 sg. ; E. Muhlbacher, 
Die streitige Papshuabl des Jahres 1 1 30, Innsbruck, 1876, p. 60. 

(2) A questa conclusione ci portano necessariamente anche altre 
ragioni che verremo in seguito esponendo, 

(3) 11 Chron, Maur. loc. cit, dice che Leone «in curia Romana 
« magnirìcentissimus erìectus... quotidiesui melior efficiebatur et divitiis, 
« possessionibus et honoribus augmentabatur » ; ed Arnolfo, loc. cit. 
dice che egli aveva accumulato « inaestimabilem pecuniam multiplici 
« usura » . 

(4) Cf. R. Baxmaxw Die Politìk der Pàpste, II, Elberfeld, 1869, 
p. 588 sg. 

(5) Che i Pierleoni dopo battezzati seguitassero a fare i ban- 
chieri possiamo argomentarlo anche da BENONE (op. cit. II, 379) 
che parlando di uno di essi dice che, quantunque cristiano, ancor 
riteneva « mores nummulariorum » . Ed una delle accuse mosse a Gre- 
gorio VII era appunto che egli favorisse questi banchieri. Cf. jAFFÉi 
Monumenta Gregoriana, Berojini, [865, V, [54. 



406 <P. Jedele 



ove egli esercitava una grande influenza (i). Difatti Leone 
era a capo dei Trasteverini, quando questi apersero le porte 
alle soldatesche di Goffredo di Toscana che venivano con- 
tro il papa Benedetto X a sostenere l'elezione di Gerardo, 
vescovo di Firenze. L'anima di questi avvenimenti era, 
com'è noto, Ildebrando, e con Ildebrando fu il figliuolo 
di Benedetto Cristiano a sostener l' elezione di Alessan- 
dro II, e si battè con sfortunato valore nella sanguinosa 
battaglia combattuta contro Cadalo a pie' di Monte Ma- 
rio (2). Ora la fedeltà di Leone verso Ildebrando può bene 
spiegarsi non solo col fascino che il grande monaco poteva 
esercitare sull'animo suo, o con l'interesse che legava il 
ricco banchiere alla causa della riforma, ma anche, se non 
erro, con un'altra ragione, sfuggita finora, come sembra, a 
tutti i biografi di Gregorio VII. 

Se lo storico della Roma medievale « volle rivendicare 
« alla gloria alemanna la tenacia geniale d'Ildebrando » (3), 
e se un altro tedesco, il Voigt, lo fece nato da un povero 
uomo, timorato di Dio, dedito al lavoro delle sue mani (4), 
è d' altra parte assai probabile che egli, anche quando non 
sia nato a Roma, fosse romano d'origine, e di romana no- 
biltà fosse la sua famiglia (5). Invero la madre d'Ildebrando 



(1) È noto come il quartiere degli Ebrei fosse dapprima il Tras- 
tevere: solo più tardi essi passarono sulla riva sinistra del fiume. 
Cf. Vogelstein und Rieger, op. cit. pp. 36, 141 ; A. Berliner, Ge- 
schichte der Jnden in Rom, Frankfurt a. M., 1893, p. 105 sgg. ; E. Ro- 
docaxachi, Le Sainl-Siège et les Juifs, Paris, 1891, p. 18 sgg. 

(2) Cf. Gregorovius, op. cit. IV, 109, 124, 130. 

(3) Cf. O. Tommasini, Della storia medievale di Roma in questo 
Archivio della R. Soc. rom. di storia patria, I, 23. 

(4) G. Voigt, Storia di papa Gregorio VII e dei suoi contempo- 
ranei, Milano, 1847, p. 69. 

(5) Quest'affermazione vorrebbe essere ampiamente documentata; 
ma invaderemmo un campo non nostro, poiché un altro studioso, il 
p. Luigi Pasquali, nella sua Storia di S. Maria in Portico ha già an- 
nunziato che dimostrerà l'origine romana di Gregorio VII. 



Le famiglie di ^Anacleto li e di Gelasio 11 407 

fu una Pierleoni, se dobbiamo credere ad un passo degli 
Anìiaìes Pegovknses, nel quale Gregorio VII è detto nipote, 
per parte di madre, di Pietro di Leone (1). Ma anche quando 
l'affermazione degli Annales non fosse esatta, essa avrebbe 
pur sempre un grande valore per farci ritenere che Ilde- 
brando era legato alla famiglia dei Pierleoni da stretti vin- 
coli di parentela (2). 

Sembra che il nome della benedetta, la quale s'incinse 
in Ildebrando, fosse Berta (3). Fratello di lei dovette esser 

(1) Mon. Germ. hist. Script. XVI, 238 : « Apostolico igitur cum Petro 
«Leone avunculo suo fugati! ineunte». Taluno potrebbe forse obbiet- 
tarmi che, essendo Pietro di Leone morto molti anni dopo Gregorio VII, 
secondo le normali relazioni della vita, non par probabile che egli fosse 
zio del pontefice. Non è però impossibile; d'altra parte, per poter (are 
un calcolo preciso, converrebbe sapere in quale anno nacque Gre- 
gorio VII. Il BaXMANN, op. cit. p. 200, dice che Gregorio VII potè 
nascere fra il 1013 ed il 1024; il Gfròrer, Pabst Grcgorius VII inni sein 
Zeitaìtcr, VI Band, Schaffhausen, 1860, p. xvi, lo fa nato nel 1002 ; il 
Martexs, Gregor VII, sein Lebcn mici IVirken, Leipzig, 1894, ne pone 
la nascita nel 1020. Quest' ultima data è infinitamente più probabile 
che non il 1002; ma neppur essa ha l'appoggio di indiscutibili argo- 
menti. Secondo me, nulla vieta di protrarre la nascita di Gregorio VII 
ancora di più anni. Se egli fosse nato nel 1020, non avrebbe potuto es- 
sere educato da Leone IX, come narra una fonte autorevolissima, 
l'abate Desiderio. Gf. Ada Sanctorwn ordinis sancti Benedicti, saec. iv, 
pars secunda, p. 453. La data della morte di Pietro di Leone è posta 
dal Baronio e dal Nerini nel 11 44, dal Gregorovius e dallo Zòpfel 
nel r 128; come dimostreremo, none possibile determinarne l'anno, e 
solo possiamo dire che Pietro di Leone mori fra il 1124 ed il 11 30. 

(2) È singolare come anche fisicamente Gregorio VII avrebbe 
avuto qualche cosa dei Pierleoni. Un Pierleoni destò le risa dei con- 
venuti al concilio di Reims nel 11 19 per il suo volto di un fosco pal- 
lido e per la deforme persona. Di Gregorio VII sappiamo che era 
piccolo di statura, tanto che a scherno gli avversari lo chiamavano 
« Hildebrandellus, Prandellus ». Hugo DI ClUNY (Moh . Gerw.hist. Script. 
X, 171) lo chiama « homuncio despicabilis parentelae, exilis staturae >>; 
BENZONE lo dice «homuncio ventre lato », e l'annalista Saxo : « valde 
« fuscus, deformi» aspectu». 

(3) L. PASQUALI, S. Maria in Pòrtico, Introduzione, Roma. 1002, 



4o8 T. fedele 



l'abate di S. Maria sull'Aventino, poiché sappiamo che ad 
uno zio materno, allora abate di quel monastero, fu affidato 
il giovinetto Ildebrando, perchè fosse istruito ed avviato alla 
disciplina monastica (i). Egli ebbe anche a maestri il dotto 
arcivescovo di Amalfi, Lorenzo, che, scacciato dalla sua sede, 
viveva in Roma nella più intima relazione con l'abate Odilone 
di Cluny, e l'arciprete di S. Giovanni a porta Latina, Gio- 
vanni Graziano, che fu poi papa col nome di Gregorio VI (2). 
Sono ben note le relazioni fra questo pontefice ed Ilde- 
brando. Quando Gregorio VI prese la via dell'esilio, Ilde- 
brando lo seguì, quantunque malvolentieri, in Germania (3). 
Venuto a morte Gregorio, egli ne ereditò le ricchezze (4): 
ed il ricordo del maestro e del protettore era così vivo 
nell'animo suo che, quando salì al pontificato, prese per re- 
verenza a lui il nome di Gregorio (5). A spiegar le ragioni 

p. 28. Secondo l'autore, « Ildebrando papa è nato da Bonizo, nobile 
« romano, e da donna Berta che abita presso S. Maria in Portico». 

(1) Watterich, 1,477. Ignoriamo il nome di questo abate. Nel 1044 
un « Petrus abbas S. Mariae in Aventino » sottoscriveva gli atti di un 
sinodo romano. Cf. Labbé, Cotte, coli. XI, 1302. Il p. A. Bachofen, 
Dir tnons Aventinus \u Rotti und die Benedictiiier Klòster auf demselben 
in Studien und Mittheiluiigen &c. XVIII, 474, crede probabile che questo 
Pietro fosse lo zio di Gregorio VII, e V ipotesi mi par fondata. Un « Pe- 
ce trus abbas» è segnato il 17 gennaio accanto ad una e Berta ancilla 
« Dei que dicebatur maior » nell'obituario dei Ss. Ciriaco e Nicola : 
ediz. P. Egide 11 Voigt, op. cit. p. 70, fa abate dell'Aventino Lorenzo, 
vescovo di Amalfi ! 

(2) Ci viene ciò nsserito da Benone, qui bene informato. Cf. Li- 
belli de lite, II, 376. Sulle relazioni di Lorenzo di Amalfi con Odilone 
che viveva appunto sull' Aventino, cf. E. Sackur, Die Cliiniacense r, 
II Band, Halle, 1894, p. 289; E. Steindorff, Jahrbiìcher des d. Reichs 
uiiter Heinrich III, I Band, Leipzig, 1874, p. 260. 

(3) (.' Invitus ultra montes cum domino papa Gregorio abii»; 
Reo. VII, 14 a. 

(4) Libelli de lite, II, 378: « Hildebrandus perfidiae simul et pe- 
ce cuniae eius [scil. Gregorii VI] heres extitit». 

(5) Così, seguendo Ottone di Frisinga, ammisero l'Hefele, il Gie- 
sebrecht, il Wattenbach; non lo crede probabile il MARTENS,op. cit.1, 53. 



Le famiglie di QAnacleto II e di Gelasio II 409 

di così intimi legami fra Ildebrando e l'arciprete di S. Gio- 
vanni a porta Latina non fu sinora proposta alcuna plau- 
sibile ipotesi. Che già Ildebrando, intorno al 1046, avesse 
concepito il grandioso disegno della riforma della Chiesa, 
che egli esercitasse già nella curia un'alta influenza politica, 
e fosse perciò coinvolto nel destino di Gregorio VI, fu cre- 
duto leggermente da alcuni biografi d'Ildebrando, i quali 
non han pensato che in quel tempo egli doveva essere in 
tale età da non poter occuparsi di questioni politiche o re- 
ligiose (1). A me sorride un' altra ipotesi la quale ci per- 
metterebbe di chiarire più logicamente un punto oscuro 
della biografia del grande pontefice. 

È invero assai probabile che Giovanni Graziano appar- 
tenesse alla famiglia dei Pierleoni, e fosse così legato da 
vincoli di parentela al giovine Ildebrando. Lo Zazzera (2), 
il Ciacconio (3), il Crescimbeni (4) ammettono l'origine 
pierleonia di Gregorio VI. A me non venne fatto di tro- 
vare un argomento decisivo per poter ripetere con qualche 
sicurezza l'affermazione (5). Ma gl'indizi non mancano. Il 
nome di Giovanni e quello di Graziano particolarmente ri- 

(1) La notizia dataci da Bonizone che Ildebrando fosse stato no- 
minato cappellano da Gregorio VI non può ritenersi per vera. Cf. Mar- 
tens, op. cit. I, 1 1 sg. Benone, qui più esatto, lo chiama soltanto disce- 
polo di Gregorio VI; op. e loc. cit. 

(2) Op. cit. 

(3) A. Ciaccomius, Vitae et res gestae pontificavi, Romae, 1677, 
col. 781. 

(4) G. M. Crescimbhxi, L'istoria della chiesa di S. Giovanni avanti 
porta Latina, Roma, 17 16, p. 226. 

(5) Nelle cronache e nel Liber Pontificalis si tace dell'origine di 
Giovanni Graziano; due volte appare il suo nome nei documenti: 
« Iohannes archicanonicus et archipresbiter canonicae S. Iohannis ante 
« portam Latinam » (Mansi, XIX, 610); « Iohannes archicanonicus 
« S. Iohannis intra portam Latinam » (Nkrini, op. cit. p. 388). Il titolo 
di arcicanonico era proprio dell' arciprete di S. Giovanni. Cf. P. FE- 
DELE, Tàbularium S. Praxedis in questo stesso volume àt\Y Archivio^ 
P- 57- 

Archivio delta R. Società romana di storia patria. Voi. XX VII. 27 



4io T. fedele 



corrono nella famiglia dei Pierleoni (i). Dei fratelli di Ana- 
cleto II uno si chiama appunto Giovanni, un altro Graziano, 
e questi nomi poi si rinnovano nei discendenti di Pietro di 
Leone. Inoltre è noto che Gregorio VI doveva appartenere 
ad una famiglia straordinariamente ricca, se, come dicono 
le fonti, potè comprare il papato per mille od anche due- 
mila libre d'argento (2). Il Cataìogus Zwetlensis lo dice ap- 
punto « dives in haereditate et mobilibus » (3). Se Ilde- 
brando, parente dei Pierleoni, ereditò, come vedemmo, le 
ricchezze di Giovanni Graziano, converrà pensare che fra 
loro corressero delle relazioni di parentela, le quali, se non 
erro, ci spiegano perchè Ildebrando fosse affidato dai geni- 
tori a Giovanni Graziano, e perchè nel 1046 lo seguisse 
« invi tu s » oltre i monti. Quale altra ragione poteva al- 
lontanarlo, contro la sua volontà, da Roma, se non forse 
un sentimento di doverosa pietà verso un parente ed un 
maestro che prendeva la via dell'esilio? (4). 

Dopo il 106 1 tace ogni memoria di Leone. Ben presto 
appare sulla scena di Roma il grande suo figlio Pietro, che 
doveva poi dare definitivamente il nome alla famiglia. È 
singolare Y errore di alcuni storici i quali hanno identifi- 
cato il nostro Pietro di Leone con Anacleto II, suo figlio (5). 
Questo errore è derivato dal fatto che ordinariamente nelle 
fonti medievali e negli stessi documenti ufficiali del tempo, 

(1) Gregorio VI li ebbe entrambi, ed è inammissibile l'opinione 
del Gfròrer, op. cit. VI, 484, che Graziano era il suo nome originario 
e Giovanni il suo nome di chierico. 

(2) Watterich, I, 70, 72 ; Steindorff, op. cit. I, 490. 

(3) Watterich, I, 714. Parlando di Giovanni Graziano, Bonizone 
scrive: « dixit se casto corpore a pueritia semper vixisse. Huius rei 
« causa multas acquisisse pecunias dicebat » ! 

(4) Nell'iscrizione apposta da Ottavio Pierleoni, erede di Lucrezia 
Pierleoni, al sepolcro di Pier di Leone in S. Paolo, nel 1674, è detto 
che Gregorio VI era zio di Pier di Leone. Cf. Forcella, Iscri%ioni y 
XII, 19. 

(5) Amélinau, op. cit. p. 48 ; Vacandard, op. cit. p. 67. 



Le famiglie di ^Anacleto II e di Gelasio II 411 

Anacleto invece di esser chiamato «Petrus Petri Leonis », 
è indicato più brevemente col nome di « Petrus Leonis ». 
Del resto è verisimile che tra la fine del xi ed il xn se- 
colo il nome di « Petrusleonis » o « Petrileonis » fosse già 
in uso come nome di famiglia (1), onde poi facilmente aw 
venne che si scambiasse il nome di « Petrusleonis » indi- 
cante in genere uno appartenente a quella famiglia con « Pe- 
ce trus Leonis », nome individuale. 

Non è mia intenzione di far qui distesamente la storia 
della famiglia Pierleoni : per il mio scopo basterà soltanto 
accennare agli avvenimenti ai quali Pietro di Leone prese 
parte. Erede della ricchezza e della potenza paterna, egli ne 
seguì con ardore la politica. Nel 1084 Pietro di Leone salva 
Gregorio VII dalla furia delle armi di Enrico IV, ricove- 
randolo in Castel S. Angelo (2). Sostiene Urbano II contro 
Giliberto di Ravenna, difendendolo nell'isola Tiberina (3). 
Alla corte di quel pontefice lo troviamo nel 1094 (4). 
Nel 1099 sottoscrive con Giovanni Frangipane un diploma 
di Urbano (5). In sua casa il pontefice delle crociate chiude 
la vita infelice (6). Con egual fervore sostenne Pietro i suc- 
cessori di Urbano. Nel 1107, durante l'assenza da Roma di 



(1) In una lettera del Senato romano a re Corrado III, la famiglia 
dei Pierleoni è indicata in genere col nome di «Petri Leonis». Il testo 
dice: «ne Petri Leonis per castellimi Sancti Angeli vobis nocere pos- 
«sint»; Mori. Gemi. hist. Script. XX, 367. Altra volta la famiglia è 
chiamata: «gens Leoniana » (ibid. p. 536). 

(2) Annales Pegavienses, op. cit. Castel S. Angelo era stato già 
affidato dai pontefici al padre di Pietro. Cf. Chron. Maur. loc. cit. 

(3) Lib. Pont. II, 313. 

(4) Rei: Gali, et Frane, script. XIV, 745. 

(5) Ibid. p. 735. Il 24 agosto del 1098 Pietro di Leone aveva 
ricuperato il Castel S. Angelo che era stato occupato da Clemente III. 
Cf. Gri-gorovius, op. cit. IV, 281. 

(6) Lib. Pont. II, 294. Cf. la nota del Duchesne a questo passo 
del Lib. Pont, riguardante le case dei Pierleoni. Cf. anche Zòpff.i., op. 
cit. p. 291. 



412 T. fedele 



Pasquale II, egli, insieme con i Frangipane e Gualfredo ni- 
pote del papa, vi tenne autorità di governo (i). È ben nota 
la parte che egli ebbe nelle trattative del un con En- 
rico V (2), finite poi così miseramente. Fra le gelose cau- 
tele introdotte nel trattato per assicurare il re, Pietro di 
Leone dovette promettere in ostaggio suo figlio Graziano 
ed il figlio di Uguccione o di una sua sorella (3). Ed era 
forse un nipote di Pietro il pallido giovinetto che vedemmo 
al concilio di Reims del 1 1 1 9 (4). La gratitudine che Pa- 
squale II nutriva per la famiglia dei Pierleoni, si mostrò 
particolarmente nel ine, quando, venuto a morte Pietro, 
prefetto della città, Pasquale che già intorno a quel tempo 
aveva ornato della porpora cardinalizia il futuro Anacleto (5), 
pensò di elevare alla dignità di prefetto un figliuolo di Pier 
Leone (6). Ma la fazione imperiale ed il popolo si levarono 

(1) Lib. Pont. II, 299. In questo stesso anno egli interviene nella 
lite che suo figlio Obicione ha col monastero dei Ss. Cosma e Damiano 
« in Mica Aurea », di cui si rifiutava di riconoscere i diritti sui beni 
posti nell'isola Agella « in Ponte Veneno, vel in castello quod ibi 
« fuit » , e nel borgo di S. Giovanni in Nono. Cf. Galletti, Del Pri- 
micerio, p. 295 ; P. Fedele, Un giudicato di Cola di Rienzo in questo 
Archivio della R. Soc. rom. di storia patria, XXVI, 438. Il suo nome 
ricorre fra i testimoni intervenuti alla conclusione della pace fra gli 
abitanti di Ninfa e Pasquale IL Liber Censitimi, ed. Duchesne, p. 408. 
Egli intervenne anche come arbitro alla controversia fra il conte Od- 
done ed il monastero di Farfa. Cf. Chronicon Farfense, ediz. Balzani, 
II, 232 sgg. 

(2) Lib. Pont. II, 338 sgg. 

(3) Ibid.: « obsides dabo aut per me aut per nuntium meum Gra- 
« tianum filium meum et filium Oguiczonis filii mei, vel filium sororis 
« meae, si eum habere potuero». 

(4) Vedi sopra p. 401, nota 4. 

(5) Per la data di elevazione al cardinalato del futuro Anacleto II 
cf. Zòpfel, op. citi p. 294. 

(6) Secondo Zòpfel, op. cit. p. 280, è probabile che questi fosse 
Uguccione. L'elevazione dell'altro figlio di Pierleone, il futuro Ana- 
cleto, 'all'onore della porpora fu opera del padre la cui presaga am- 
bizione lo destinava già al più alto onore della Cristianità. Il Chron, 



Le famiglie di Q/lnacleto II e di Gelasio II 413 

a tumulto contro l'imposizione del pontefice, e Roma fu 
agitata da terribili discordie. La popolazione si abbandonò 
a saccheggi ed a devastazioni; le case dei Pierleoni furono 
bersaglio dell'ira popolare (1). Questa rivolta determinò la 
posizione dei partiti in Roma per parecchi anni di seguito. 
I Frangipane che vedono la potenza dei Pierleoni ingrandire 
troppo a danno della propria, si staccano violentemente da 
essi; e mentre i Pierleoni rimangono difensori del papato, 
i Frangipane divengono le colonne più salde della fazione 
imperiale in Roma (2). Si manifesta la lotta fra le due fa- 
miglie, aspiranti al predominio della città, nella elezione di 
Gelasio II, che gettato in ceppi da Cencio Frangipane, ne fu 
liberato per opera di Pietro di Leone che s' era riconciliato col 
prefetto ed unito agli altri nobili di Roma (3). Intime fu- 
rono le sue relazioni con Callisto II, il quale dovè in gran 
parte ai Pierleoni se la sua elezione al pontificato fu in breve 
tempo e senza gravi difficoltà riconosciuta in Roma. Al 
loro denaro egli dovè anche la riconquista della basilica di 
S. Pietro, tutta cinta di fortificazioni (4). E come il suo 
predecessore Pasquale, così Callisto si mostrò riconoscente 

Manr. dice : « a papa Paschali, patris admonitione, retrahitur ad cu- 
ce riam et cardinalis effectus » ; ed Arnolfo: « Porro ipsum a cunabulis 
« ab ipsius nutricis uberibus apostolatui praesaga parentum destinavit 
« ambiti o ». 

(1) Per questi avvenimenti cf. Vatterich, II, 85 sgg. ; Grego- 
rovius, op. cit. IV, 348 sgg. 

(2) Cf. MiJHLBACHER, Op. CÌt. p. 6l. 

(3) Lib. Pont. II, 313. 

(4) Callisto II in una sua lettera parla del giuramento di fedeltà 
prestatogli da Pietro di Leone in occasione del suo solenne ingresso 
in Roma: « Petrus Leonis in magno hominum omnis ordinis coetu 
« clientelaribus sese sacramentis Ecclesiae nobisque devinxit ». Cf. U. 
Robert, Bulla ire Ju pape Cahxte II, Paris, 1891, I, 261. Quando 
l'antipapa Gregorio Vili si rifugiò nella ben munita Sutri, lasciò ai 
suoi seguaci la custodia della basilica di S. Pietro; ma questi, lascia- 
tisi corrompere con danaro da Pietro di Leone, gli consegnarono la 
basilica « cani omnibus eius munitionibus ». Cf. Lib. Pont. Il, 347. 



4 i4 T. fedele 



verso quella potente famiglia, promovendo il 17 dicembre 
del 11 20 il cardinal diacono Pietro al titolo presbiterale di 
S. Maria in Trastevere (1), ed affidando a lui onorevoli 
incarichi con inviarlo Legato nel 1121 in Inghilterra e 
nel 11 23 in Francia (2). Sì grande era la potenza di Pietro 
di Leone presso Callisto II, che a lui, in particolar modo, 
si rivolse il genovese Caffaro quando nel 11 20 venne a 
Roma per volgere a vantaggio di Genova il mobile favore 
della corte pontificia nella lite per la consecrazione dei ve- 
scovi di Corsica. Caffaro, con il suo spirito pratico geno- 
vese, patteggiò senza scrupoli con Callisto II e con i suoi 
fedeli il prezzo di una risoluzione conforme agi' interessi po- 
litici di Genova (3). E si vide allora come per denaro si 
volgessero le chiavi di Pietro, e come l' accusa di venalità, 
così spesso e con tanta violenza mossa contro la popola- 
zione romana, dovesse anche ricadere sulla curia pontificia ! 
Il papa si ebbe mille e settecento marche d'argento, e tre- 
cento la sua curia; ad altri chierici furono date cinquanta 
oncie d'oro, al vescovo di Porto (4) trecento e tre onde. 
A Pietro di Leone i negoziatori sborsarono cento marche 
d' argento, ai suoi figli cinquantacinque marche (5) : né andò 



(i) ZOEPFEL, Op. CÌt. p. 296. 

(2) Ibid. p. 298. 

(3) Belgrano, Annali Genovesi di Caffaro e dei suoi continuatoli, 
1890, I, Prefaz. p. lxxv, 20. Anche il Belgrano, come già il Pertz 
(Mon. Germ. hist. Script. XVIII, 356) ed il Pflugk-Harttung {Iter 
Italicum, p. 456) che primi pubblicarono la relazione di Caffaro, pone 
l'ambasceria nel 1121, senza badare che il documento è datato con 
lo stile pisano, ed è quindi del 1 r 20. Cf. U Robert, Histoire du pape 
Calixte II, Paris, 1891, p. 116. 

(4) Il Robfrt, ivi, p. 117, confonde questo Pietro, vescovo di 
Porto, con il card. Pietro figlio di Pietro di Leone che aveva il titolo 
di S. Maria in Trastevere. 

(5) Queste somme furono sborsate in parte all'atto della conven- 
zione : il resto i negoziatori si obbligarono a versarlo con giuramento. 
Nella lista vi è anche Leone Frangipane per quaranta marche. 



Le famiglie di dAiiacleto II e di Gelasio II 415 



senza doni la moglie di Pietro che si ebbe promesso uno 
smeraldo, mentre al marito, oltre il denaro, si promette- 
vano un niello ed altri piccoli doni (1). Il documento di 
Carfaro è una prova della posizione preponderante che i 
Pierleoni avevano nella curia pontificia. Immaginate se i 
Frangipane che da Callisto II videro distrutte le loro torri (2), 
non aspettassero l' occasione per riprendere il predominio 
in Roma a danno dei loro rivali! Questa occasione fu loro 
offerta dalla morte di Callisto IL Dalla nuova elezione pon- 
tificia, fallito il tentativo di elevare al papato il cardinal 
Teobaldo, certamente amico dei Pierleoni, uscì pontefice, per 
opera di Roberto Frangipane, il cardinale d'Ostia Lamberto 
che prese il nome di Onorio II (3). Quale posizione di 
fronte ad Onorio prendessero i Pierleoni non sappiamo. Il 
cardinale di S. Maria in Trastevere, Pietro, seguitò ad avere 
uffici nella curia, e, con l'aiuto e col consiglio del padre, 
seguitò a preparare le vie che dovevano condurlo al pa- 
pato (4). 

Frattanto Pietro di Leone venne a morte (5). Sul mau- 
soleo che gli fu posto nella chiesa di S. Paolo, una pomposa 

(1) Belgrano, op. cit. p. 21 : « uxori Petri Leonis prasnam .1. [tua 
« prasinam è nelV edizione del Pert% e del Pflucrh-Harttung] et Petro 
« Leonis niellum unum et gariofolos et alia servicia ». Per « gariofolos 
« et alia servicia » credo debba intendersi spezierie ed aromi. 

(2) Uh. Pont. II, 323. 

(3) Lib. Pont. II, 327. 

(4) Cf. MfJHLBACHER, Op. CÌt. p. 63. 

(5) Il Baronio (ediz. Mansi, XVIII, 635) pone la data della morte 
nel 1144: così anche il Nerini, p. 394. Il Gregorovius, IV, 394, fon- 
dandosi su un' iscrizione apposta nell'anno 1674 dagli eredi di Lucrezia 
Pierleoni al sepolcro di Pietro di Leone, lo dice morto nel 1128: e 
questa data fu accettata come la più probabile dallo Zòpfel, p. 290 e 
dal Muhlbacher, p. 68. Che Pietro di Leone fosse morto prima 
del 1134 si rileva indubbiamente dal diploma purpureo di Ruggero 
dove Giovanni è detto « quondam Petri Leonis bone memorie ». I mai- 
tre in due lettere del 1 1 30, Anacleto (Zòpfel, loc. cit.) adopera par- 
lando di suo padre l'espressione « bonae memoriae » la quale non può 



4i 6 <P. fedele 



iscrizione celebrava la sua ricchezza, la sua gloria, la prole 
che egli ebbe numerosa e potente (i). h singolare come in 
mezzo alle mutevoli vicende dell' età sua egli tenne sempre 
una costante direzione. O fosse devoto attaccamento alla 
Sede apostolica o fosse politica accorta, egli, fedele alle tra- 
dizioni di sua casa, offri sempre ai pontefici riformatori 
l' aiuto del suo consiglio e della sua potenza (2). Qual mezzo 
migliore per colorire l'ambizioso disegno di sollevare la 
famiglia Pierleoni all'altezza del trono pontificale? 

Le fonti sono concordi nel celebrare il gran numero 
dei figli di Pietro di Leone. Arnolfo ricorda la numerosa 
progenie alla quale il denaro conferiva nobiltà e decoro, 
e gli splendidi matrimoni con i quali Pietro di Leone aveva 
saputo legare a sé le più nobili famiglie di Roma (3). Ro- 
mualdo Salernitano ed altri scrittori affermano poi che il 
fijlio di Pierleone, Anacleto, dovè il papato, unicamente o 
per la massima parte, al numero ed alla ricchezza dei suoi 
fratelli (4). Vediamo dunque quali e quanti fossero. 

riferirsi che a persona morta. (Escludo che quest'espressione possa ri- 
ferirsi anche a persona vivente, come suppone lo Zòpfel). Abbiamo 
dunque per la morte di Pietro di Leone un terminus ante quem sicuro. 
Allo stato delle fonti possiamo affermare solo che egli morisse fra 
il 11 24, nel quale anno prese parte all' elezione di Onorio II, ed il 11 30. 
La data del 1 1 28, essendo fondata sopra un' iscrizione del secolo XVII, 
mi pare arbitraria. Cf. Forcella, Iscrizioni, XII, 19. 

(1) L'iscrizione è riportata fra gli altri dal Gregorovius, op. cit. 
IV, 394, e dal Duchesne, Lib. Pont. II, 319, n. 5. 

(2) Tale è il giudizio che ne dette Eadmero. Cf. Rer. Gali, et 
Frane, script. XII, 235: « Cuius fides et actio magni consilii et forti- 
te tudinis solebat esse iis qui in Sede apostolica constituti patres orbis 
« habebantur » . 

(5) Op. e loc. cit.: « Cumque ipsi {seti. Petro Leonis) numerosam 
« progenies series successionis afferret, dum genus et formam regina pe- 
ce cunia donat, alternis matrimoniis omnes sibi nobiles civitatis ascivit ». 

(4) Cf. Mon. Gemi. hist. Script. XIX, 420; ibid. Vili, 200; X. 484 ; 
Migne, Patrol. lat. CLXXXV, 269; Suger, Vie de Louis le Gros, ed. 
Molinier, p. I]8 &c. 



Le famiglie di QAnacleto II e di Gelasio li 417 



Innanzi tutto dobbiamo allontanare dalla famiglia Pier- 
leoni due che vi furono ammessi dagli scrittori (1) pur non 
avendo alcun titolo legittimo per appartenervi. Questi sono 
i fratelli Alberico di Pier Leone e Benincasa, i quali insieme 
con Cencio Frangipane ed altri intervennero alla donazione 
della contessa Matilde, del 1102(2). Gli studi del Pannen- 
borg (5) hanno dimostrato come del testo della donazione, 
di cui è perduto l' originale, oltre i frammenti marmorei 
dell' iscrizione rinvenuta nelle grotte Vaticane, debbano con- 
siderarsi come le più antiche ed autorevoli redazioni quella 
di Albino nel cod. Vat. Ottobon. 3057 e quella di Cencio 
Camerario nel cod. Vat. 8486. Queste due redazioni deb- 
bono probabilmente considerarsi come due diverse copie da 
un comune testo derivato direttamente dall' originale. Ora 
mentre in Albino, facendosi i nomi degl' intervenuti all'atto 
di donazione, abbiamo : « In presentia Centii Fraiapane, Gra- 
« tiani, Centii Franculini et Alberici de Petro Leonis Cice 
« et Beneincasa fratris eius », nel testo di Cencio manche- 
rebbe (4) la parola «Cice», dopo «Leonis». Il Pannen- 
borg esclude senz' altro la parola « Cice » dall' edizione cri- 
tica che egli ci dà del testo della donazione Matildina, 
osservando che l' introduzione di quella parola fra « Petro 
« Leonis » ed « et Benincasa » nella copia di Albino - e la 
stessa ragione varrebbe per la copia di Cencio - deve essere 

(1) Zazzera, op. cit. ; Nerini, op. cit. p. 271; Zòpfel, op. cit 
p. 279. 

(2) Theiner, Codex diplomaticus domimi temporaìis S. Sedis, I, 
io, n. io. 

(3) A. Pannenborg, Studien ^ur Geschichte der Her^ogin Matilde 
voti Canossa, Gòttingen, 1872, p. 36 sgg. 

(4) Dico mancherebbe, perchè in realtà quella parola è anche nel 
testo di Cencio, il quale, secondo la diligente edizione del DuCHESNE 
(Liber Censuum, p. 380), suona cosi: « in presentia Centii Fragiapane, 
« Gratiani, Centii Franculini et Alberici de Petro, Leocice et Bencin- 
« casa fratris eius»; dove è da correggere soltanto V interpunzione 
nel seguente modo: «et Alberici de Petro Leo Cice et Beneincasa *. 



4*8 T. fedele 



avvenuta soltanto per negligenza dello scrittore, il quale 
aveva due volte innanzi agli occhi la parola « Cencii », forse 
nella stessa riga od in quella superiore del documento, e 
potè quindi insinuare una non dissimile parola fra « Petrus 
« Leonis » ed « et Beneincasa» (i). Le conclusioni del Pan- 
nenborg non sono, in questo punto, accettabili, e la parola 
« Cice » deve esser restituita all' edizione critica della dona- 
zione di Matilde, perchè certamente esistente neh' originale. 
Se essa fu espunta dal Theiner che pur trasse il documento 
da Cencio (2), avvenne forse sotto l'impressione di un 
giudizio non dissimile da quello per il quale il Pannenborg 
la escluse dalla edizione critica del documento. 

In vero, accanto alla famiglia dei Pierleoni discendenti 
da Benedetto Cristiano vi era in Roma un'altra nobile fa- 
miglia di Pierleoni, discendente da uno che ebbe nome o 
soprannome di Cece, alla quale appartennero senza dubbio 
i fratelli Alberico e Benincasa che furono presenti all'atto 
di donazione della contessa Matilde. Un « Leo qui vocatur 
« Cece » interviene con il prefetto di Roma, con il console 
Alberico e con altri ottimati della città nella controversia 
dibattutasi nell'anno io 15 fra l'abate Farfense Ugo ed il 
senatore Romano, fratello di Benedetto Vili, per il possesso 
dei casali Serrano e Ponziano posti nelle vicinanze del ca- 
stello T ribuco (3). Ed era forse suo parente « Stephanus 
« nobili viro de Iohannes Cice » che appare fra i testimoni 
ad un atto del 980 (4). Figlio di Leone Cice era Pietro 
ricordato in un documento del 1034 (5). Figli di Pietro 

(1) Op. cit. p. 41, nota 1. 

(2) Op. e loc. cit. 

(3) Regesto di Farfa, doc. 502, III, 211, 212. 

(4) L. M. Hartmann, Ecclesiae S. Mariae in Via Lata tabularium, 

I, 13- 

(5) Ibid. I, 82: «Petrus de Leone Cice de Transtiberini testis». 
Cf. anche Galletti, Del Primicerio, p. 276. Quivi il documento è con 
la data errata del 1035. 



Le famiglie di ^Anacleto li e di Gelasio li 419 



erano i due fratelli Alberico e Benincasa della donazione 
della contessa Matilde (1). Alberico ebbe alla sua volta un 
figlio di nome Pietro, morto già nel 1140, quando la sua 
vedova Porpora vendeva a Niccolò, arciprete di S. Maria 
Nova, due pertiche di terreno seminativo, fuori della porta 
di S. Giovanni (2). Nessun dubbio adunque panni possa 
cadere sulla parola Cice della donazione della contessa Ma- 
tilde. Quella parola indica un vero e proprio nome di fa- 
miglia, e deve esser restituita al testo della donazione onde 
il Pannenborg la espunse. 

Né possono confondersi con i Pierleoni di Benedetto 
Cristiano i Pierleoni « de Rainerio », dei quali suppose il 
Nerini che potessero appartenere alla famiglia di Ana- 
cleto II (3). Leone e Giovanni, figliuoli di Rainerio, appa- 

(1) Un Benencasa Perleoni appare in un documento dell'anno 1069. 
P. Fedele, Carte dei monastero dei Ss. Cosma e Damiano « in Mica 
Aurea » in questo Archivio della R. Sor. rom. di storia patria, XXII, 
397. È per altro da notare che nel testo del documento è scritto: 
« Benecasa pleoni », onde a rigore dovrebbe leggersi: « Benecasa 
« Preleoni » . 

(2) P. Fedele, Tabularinm S. Marine Novae in questo Archivio, 
XXIV, 186. 11 nome di Cece come nome di persona s'incontra altre 
volte nelle carte medievali. Un « Cece vir magnifìcus qui vocatur de 
«Sergi de Adelmari » è in un doc. dell'anno 1028. Cf. P. Fedele, 
op. cit. XXIII, 202. Per maggior evidenza pongo qui uno specchietto 
genealogico della famiglia Pier Leone Cice: 

Cece 



1 ~i 

Leone Giovanni (?) 

.1 1 

Pietro Stefano 



Alberico Benincasa 

Pietro che 
sposa Porpora 



(3) Nerini, op. cit. p. 405, in nota. 



420 



<P. fedele 



iono come testimoni alla sentenza, ricordata di sopra, fra 
il monastero dei Ss. Cosma e Damiano ed i nostri Pier- 
leoni (i). Discendente da questo Leone « de Rainerio » è 
Giovanni, figlio di Pietro, che nel 1 164 locava all' abate di 
S. Alessio una pedica di terra in Favarolo (2). Ora tra 
questi figliuoli di Rainerio, onde trasse origine quella fami- 
glia « de Raineriis » che sulla fine del secolo xn dette due 
senatori al comune di Roma (3), ed i figliuoli di Benedetto 
Cristiano non ci è dato di sorprendere uno stretto legame 
di parentela (4). 

Sgombrato così il terreno, possiamo ora più spedita- 
mente procedere alla ricerca dei fratelli di Anacleto II. Lo 
Zòpfel (5) ne annovera quattro: Leone, Ugo, Giordano, 



(1) Galletti, op. cit. p. 297. 

(2) Nerini, op. cit. p. 405. È probabile che sia lo stesso Gio- 
vanni, ricordato nella nota seguente; e sarebbe stato suo cugino il 
senatore Gregorio. Diamo anche qui, per maggior chiarezza, uno spec- 



chietto genealogico 



Leone 



Rainerio 

I 



1 

Giovanni 



Giovanni 
Gregorio 



Pietro 

r ' • 

Giovanni 



(3) Nerini, op. cit. p. 193 in nota. Sulla parte presa da Gio- 
vanni Pierleone Rainerii e dal senatore « Gregorius Iohannis Raineri i » 
(cf. Contatore, De bistorta Terracinensi, Romae, 1706, p. 184) alle 
vicende di Roma nei primi anni del secolo xni cf. Gregorovius, op. 
cit. IV, 34, 45, 49, 50; A. Luchaire, Innocent III et le peuph romain in 
Revue historiqae, 1903, p. 251 sgg. Cf. dello stesso autore Innocent III, 
Rome e l'Italie, Paris, 1904, p. 47 sgg. 

(4") Secondo il Tomassetti i Rainerii sarebbero stati un ramo 
della storica famiglia dei Pierleoni. Cf. Archivio della R. Soc. rom. di 
storia patria, IX, no. 

(5) Op. cit. p. 291, n. 64. 



Le famìglie di QAnacleto II e di Gelasio II 421 



Graziano. Lo Zazzera ne conosce sette: Leone, Cencio, 
Guido, Giordano, Graziano, Giovanni, Obicione (1). Le mie 
ricerche mi permettono ora di determinar meglio i com- 
ponenti la « numerosa progenies » di Pietro di Leone. 

Nel diploma purpureo di Ruggero sono nominati cinque 
figli di Pietro di Leone, ossia: Leone, Giovanni, Ruggero, 
Giordano e Guido (2). 

Leone, che potremmo chiamare secondo per distinguerlo 
dall' avo, sembra fosse il capo della famiglia, dopo la morte 
del padre. Come tale difatti appare in una lettera di Uberto 
di Lucca (3). È lui che dopo la morte di Onorio II più 
vivamente si adopera per l'elezione al pontificato di suo 
fratello Pietro, aprendo il ben fornito tesoro della sua fa- 
miglia per acquistar aderenti e voti (4). In quel tempo 
egli doveva essere innanzi negli anni, se già nel ino in- 
sieme col padre Pietro di Leone interveniva al trattato fra 
Pasquale II ed i Nimfisini (5). È noto come, morto Ana- 
cleto, Leone ed i suoi fratelli conchiudessero nell' ottava di 
Pentecoste del 1 138 una pace onorevole con Innocenzo II (6), 
il quale ai suoi recenti amici offrì onori ed offici. Difatti 
l'anno dopo egli occupava un notevole posto nella curia, 
intervenendo nella contesa fra i conti di Poli e l'abate di 
S. Gregorio in Clivo Scauri; e nel 1142 con suo figlio 
Pietro, terzo di questo nome nella serie dei Pierleoni, era 
delegato d' Innocenzo II nella città di Sutri (7). Quanta fosse 



(1) Op. cit. Leone è detto falsamente Leone IV, poiché lo Zar- 
zera la derivare i Pierleoni dagli Anici! 

(2) Kehr, op. cit. 

(3) Jaffé, Bibliotbeca, V, 427. 

(4) Cf. Falco Beneventanus in Rcr. Jt. Script. V, 106. 

(5) Liber Censuum, p. 408. 

(6) S. Bernardi Epist. CCCXVll in Migne, Patrologia latina, 
CLXXXII, 523. 

(7) Annaìes CamaìJnlenses, IV App. p. 614; III App. p. 396. Ivi 
è detto : « Ego Caccialupus Sutrine civitatis Dei gratia iudex auctoritate 



422 <P. fedele 



Ja potenza dei Pierleoni si può argomentare dal fatto che 
essa era legata da vincoli di parentela alle più nobili famiglie 
di Roma. Grandeggiava fra queste la famiglia dei conti del 
Tuscolo. Tolomeo II che vantavasi discendente per diritta 
linea dalla gente Giulia e dagli Ottavi, aveva avuto l'onore 
d'impalmare Berta, figliuola naturale dell'imperatore En- 
rico V (i). Ma venuta a morte la giovinetta (2), Tolomeo 
sposò in seconde nozze una figlia di Leone dei Pierleoni (3) 
la quale potè considerarsi vera principessa del Lazio, poiché 
i domini di suo marito si estendevano dai monti della Sabina al 
mare (4). Oltre a questa figlia, Leone ebbe anche due figli, 
Pietro ed Obicione. Vedemmo il primo già nel 1 141 delegato 
a Sutri insieme col padre. Egli ed Obicione appaiono col titolo 
di « Romanorum consul » insieme con altri dei Pierleoni 
nell'istromento del 1 153, col quale Raniero, abate del Monte 
Amiata, locò a papa Eugenio III Radicofani con le sue per- 
tinenze (5). 

Giovanni di Pierleone insieme con suo fratello Ruggero 
e con due suoi nipoti prese parte al grande avvenimento 
dell'anno 1130 pel quale fu fondata la monarchia di Sicilia. 

« et precepto domni Leonis Petri Leonis et Petri filii eius civitatis Su- 
« trine prestdis a domno Innocentio II papa delegatorum &c. ». 

(1) Petrus Cass. in Moti. Gemi. hist. Script.. VII, 791. Cf. anche 
G. Tomassetti, Della Campagna Romana in questo Archivio della R. 
Soc. rom. di storia patria, IX, 91 sgg. 

(2) Il Giesebrecht, op. cit. Ili, 883, crede che Berta fosse in 
quel tempo una fanciulla: di lei non si hanno più notizie. 

(3) Lo desumo da un documento del 1141 pubblicato dal Nerini, 
op. cit. p. 394 sgg., nel quale Leone «Petri Leonis» è detto suocero 
di Tolomeo de Tusculana. Leone assisteva il conte del Tuscolo in 
una contesa che questi aveva con Riccardo, abate di S. Alessio, per 
l' isola di Astura. 

(4) Gregorovius, op. cit. IV; Tomassetti, op. cit. p. 20. 

(5) Liber Censuum, p. 382. Lo Zòpfel, op. cit. p. 290 sg. in nota, 
ricorda un « Petrus Leonis de Leone Romanorum consul » ; ma né negli 
Annales Camaldulenses, III App. n. 257, né nel Muratori, Antiquitates , 
IV, 793, citati dallo Zòpfel, si trova quel nome in quella forma. 



Le famiglie di Anacleto II e di Gelasio li 423 



Egli infatti accompagnò il fratello Anacleto a Benevento e 
ad Avellino ove questi conchiuse con il duca Ruggero un'al- 
leanza offensiva e difensiva, promettendogli il titolo di re ; 
e con suo fratello Ruggero e due suoi nipoti si sottoscrisse 
al diploma dato a Benevento il 27 settembre di quell'anno 
col quale si porgeva a Ruggero ed ai suoi discendenti la 
corona di Sicilia (1). Nel 1 143 Giovanni sottoscriveva l'istro- 
mento di locazione fatto da Celestino II in favore dei fidi 



(1) Jaffé-Lòwenfeld, n. 8411. 11 diploma fu pubblicato dal Ba- 
ronio (Annaks, XVIII, 454) da un codice della biblioteca Vaticana. 
Il testo del Baronio fu ripetuto dal Watterich, II, 193 seg., dal 
Migne, Patrol. lat. CLXXIX, 713 sgg. e da altri. Il codice di cui si 
servì il Baronio è, senza dubbio, l'Ottob. lat. 2940 che è del secolo xiv. 
Cf. P. Kehr, Papsturkundt'ii in Rotn. Die ròmischen Bibliothehen, p. 66. 
Ora dal confronto dell'edizione del Baronio col testo del codice, e. 19 b, 
si rileva che il Baronio, in più di un punto, ha corretto arbitraria- 
mente il testo che è, a dire il vero, pieno di errori. Le sottoscrizioni 
al diploma di Anacleto, secondo il Baronio, sono: «Signum manus 
« Petri Leonis Romanorum consulis, et signum manus Rogerii fratris 
« eius et signum manus Petri Uguiccionis fìlli et signum manus Cencii. .. 
« Guidonis et signum manus Petri Leonis de Fundis et signum manus 
« Abucii, et signum manus Ioannis Abdiricii et signum manus Milo- 
«nis». Nel cod. Ottoboniano invece le sottoscrizioni hanno questa 
forma : « Signum manus Iohannis Leti Leonis Romanorum consulis et 
« signum manus Rogerii fratris eius et signum manus Leti Uguichio- 

« nis filii et signum manus Cencii Guidonis et signum 

« manus Petri Leonis de Fundis et signum manus Abucii et signum 
«manus Ioannis Habercicii et signum manus Milonis ». Il testo è evi- 
dentemente corrotto, e fu tratto da un originale di difficile lettura, 
perchè consunto dal tempo, come ne avverte il trascrittore che pre- 
mette al diploma questa osservazione : «Originale privilegium propter 
« antiquitatem temporis non poterat legi in principio». La parola 
« Leti » è senza dubbio una falsa lettura per « Petri » e la corresse 
già il Baronio; ma questi, senza ragione, espunse dal testo la parola 
« Iohannis». La lezione « signum manus Petri Leonis» non è ammis- 
sibile, essendo Pier di Leone morto prima del 11 30 ed essendo egli 
padre non fratello di Ruggero. La lacuna che è nel testo dopo « Cencii » 
va riempita, come dimostreremo, con la parola «filii»; ossia l'origi- 
nale doveva dire « Cencii filii Guidonis ». 



424 T. fedele 



di quell'Altruda Frangipane, lodata da Buoncompagno per 
la sua meravigliosa bellezza e per le splendide prove di valore 
compiute nell'assedio di Ancona contro le armi dell'arcive- 
scovo di Magonza (i). Assistè anch' egli nel 1153 alla loca- 
zione di Radicofani fatta dall'abate del Monte Amiata ad 
Eugenio III (2), e nel 1 1 57, insieme con Cencio ed Oddone 
Frangipane, fu testimone all'atto pel quale Adenolfo, figlio 
di Pandolfo d'Aquino, permutò con papa Adriano IV la sesta 
parte di due castellarne poste a Montelibretti in Sabina contro 
la sesta parte della castellania di Monte S. Giovanni nella 
Campania Romana (3). 

Di Ruggero, terzo dei fratelli di Anacleto ricordati 
nel diploma purpureo, sappiamo ben poco. Si sottoscrive 
nel 11 30 al diploma di Anacleto per il nuovo re di Sicilia. 
Dopo il 1134 non troviamo più traccia di lui, se pure non 
si voglia ammettere che egli fosse ancor vivo nel 1189, 
quando un « Rogerius Petri Leonis » con Gregorio de Ripis, 
tutore di Niccolò e Stefano, figli di Stefano di Pier di Leone, 
intervennero insieme con altri abitanti delle regioni di Ripa, 
Marmorata ed Isola ad un atto di rinunzia di ogni diritto 
che potessero vantare contro papa Clemente III per i danni 
subiti durante la guerra (4). Ma le ragioni di tempo e' in- 
ducono piuttosto a pensare che il Ruggero del 1189 e Ste- 
fano Pierleoni, padre di Niccolò e Stefano, fossero figli di 
Pietro di Leone, nipote di Anacleto II (5). 



(1) Cf. Theiner op. cit. I, 13; Fantuzzi, Monumenti Ravennati, 
IV, 262. I documenti pubblicati dal Fantuzzi ed un altro dal Mit- 
tarelli, Annales, III, App. p. 462, permettono di fissare, come non fu 
fatto sinora, la personalità storica di Altruda che è tra le più singo- 
lari figure femminili del nostro medioevo. 

(2) Liber Censuum, p. 382. 

(3) Ibid. p. 392. 

(4) Cf. Studi e documenti di storia e diritto, VII, 207. 

(5) Si veda, per maggior chiarezza, l'albero genealogico in fine 
del presente lavoro. 



Le famiglie di QAiiacleto II e di Gelasio II 425 

Assai più noto nella storia di Roma è Giordano Pier- 
leoni che prese una parte cosi viva alla rivoluzione demo- 
cratica del 1 143. Mentre la sua famiglia insieme con i Fran- 
gipane s'ara alleata a Lucio II, egli sposò la causa del 
popolo, e fu innalzato a capo della nuova repubblica col 
titolo di patrizio (1). Abolito di lì a poco il patriziato, 
Giordano rimase fedele alla causa popolare, e nella lettera 
che il Senato romano inviava nel 1 149 a Corrado III, è detto 
che, mentre tutti i figli di Pier di Leone avevano impu- 
gnato le armi per abbattere il Comune, Giordano solo contro 
tutta la nobiltà romana, difendeva a viso aperto la costitu- 
zione popolare (2). Egli, rompendo le tradizioni di fedeltà 
e di sottomissione al papato che per oltre un secolo erano 
state seguite dai suoi, non aveva perfino dubitato di levar 
le mani contro papa Lucio II, quando questi aveva tentato 
di prendere d'assalto il Campidoglio; ed un cronista ci narra 
che, per l'atteggiamento di Giordano, fu tanta l'amarezza 
del pontefice, che di lì a poco, ne morì (3). 

Di Guido, ultimo dei fratelli di Anacleto ricordati nel di- 
ploma purpureo, non sappiamo quasi nulla. Lo Zazzera (4) in 

(1) Per le fonti d. W. Bernhardi, Konrad III, Leipzig, P883, 
I, 360. È però inesatta l' affermazione del Bernhardi che tutti i Pier- 
leoni sostennero la causa del popolo, e che la lotta fra il papato ed il 
Comune velasse l'antica lotta per l'egemonia di Roma tra i Frangi- 
pane ed i Pierleoni. 

(2) Moti. Gemi. hist. Script. XX, 367: « Fraiapanes et lilii Petri 
« Leonis, homines et amici Siculi, excepto lordano nostro in vestra 
« fidelitate vexillifero et adiutore, Tolomeus quoque et alii plures un- 
« dique nos impugnant ». 

(3) Moni, Gemi, hist. Script. VI, 453: «Lucius papa senatores Ro- 
ti manorum contra Lcclesiam erectos in Capitolio obsidct ; sed inde per 
« Iordanem Petri Leonis perturbatus infirmitate correptus, infra annum 
« pontificii sui moritur ». Secondo Gottifredo da Yltkrbo (Mon. 
Genti, hist. Script. XML 261) correva voce che il papa fosse morto di 
gravi ferite ricevute nella battaglia, ma le altre fonti tacciono questo 
particolare. 

(|) Op. cit. 

Archivio della lì. Società romana di storia patria. Voi. XXVII. 28 



426 T. fedele 



un istromento del monastero di S. Gregorio dell'anno 1 139 
avrebbe letto : « nobilibus viris Urbis Cencio et Oddone 
« Fraiapane, Leone Petri Leonis cum fratribus suis Cencio 
« et Guidone)). Senza dubbio questo documento è quello 
stesso pubblicato dal Mittarelli (1) e dal Mansi (2), con- 
tenente la relazione della controversia fra Pietro, abate del 
monastero di S. Gregorio, ed il conte Oddone di Poli. 
Ma è singolare come il testo del Mittarelli e quello del 
Mansi diversifichino fra di loro. Nel primo abbiamo « Cencio 
a et Oddone Fraiapane, Leo Petri Leonis cum fratribus suis 
« Iohanne et Maximo » ; nel secondo : « Cencio et Oddone 
« Fraiapane, Concio (scilicet Cencio) Guidonis cum fratribus 
« suis Iohanne et Maximo » . Il documento del 1 1 3 9 fu ac- 
colto dal Panvinio onde il Mittarelli ed il Mansi lo trassero, 
oltre che nel lavoro sulla famiglia Mattei, anche nel ma- 
noscritto De gente Fregepania, conservatoci in un codice 
della biblioteca Vaticana (3). Quivi il passo controverso 
suona così : « Cencio et Oddone Fraiapane, Leone Petri 
«Leonis cum fratribus suis» (4). Ora non sapendo spiegarmi 

(1) Annales Carnai dulenses, IV, Append. p. 614. 

(2) Cono. coli. XXI, 541. Tanto il Mittarelli quanto il Mansi 
traggono il documento da un manoscritto del Panvinio sulla famiglia 
Mattei che era presso il marchese Frangipani. Questo manoscritto si 
trova ora nella biblioteca Universitaria di Padova, segnato col n. 263, 
pp. 193-220. Cf. D. A. Perini, Onofrio Panvinio eie sue opere, Roma, 1899, 
p. 192. 

(3) Bibl. Vat. cod. Barber. lat. 2481. Il manoscritto non è auto- 
grafo; ma, come ne avverte il Perini, loc. cit., fu scritto dall'ama- 
nuense del Panvinio e riveduto da lui. Di questo codice esiste una 
copia nel ms. lat. 77 della biblioteca Angelica, nel quale il documento 
di cui discorriamo è a p. 203 sgg. Nel Barberiniano 2481 il documento 
è a e. 79 A sgg. 

(4) Il Panvinio trasse il documento « ex libro instrumentorum » 
del monastero di S. Gregorio intorno al quale sono lieto di dar qui 
una buona notizia. Il celebre codice Gregoriano, onde il Mittarelli pub- 
blicò i documenti dei quali arricchì gli Annales Camahlulenscs, mentre 
noi tutti ne lamentavamo la perdita, esiste tuttora, in copia del se- 



Le famiglie di (^Anacleto II e di Gelasio II 427 



donde sia derivato l'errore nelle edizioni del Mittarelli e 
del Mansi (1), ed accettando come esatta la trascrizione del 
cod. Barberiniano 2481, credo assai probabile il riavvicina- 

colo xviii, nella chiesa di S. Gregorio al Celio, ove, per squisita cortesia 
dell'erudito abate D. Alberto Gibelli, ho potuto studiarlo. È la stessa copia 
della quale si servì il Mittarelli, e fu fatta verso la metà del sec. xviii 
da Ferdinando Romualdo Guiccioli che fu poi arcivescovo di Ravenna. 
Al codice è premessa la lettera originale con la quale il Guiccioli in- 
viava all'abate Mittarelli a Venezia il manoscritto. Riservandomi di 
pubblicarla integralmente in una nota sulla storia del regesto Grego- 
riano, ne traggo qui alcune notizie. In essa è detto che il regesto ori- 
ginale era stato compilato sui documenti dell'archivio Gregoriano da 
Tranquillo de Romaulis il quale « Alexandri VI pontificis maximi tem- 
« poribus floruit fuitque curiae causarum Camerae apostolxae notarius 
« atque anno 1515 fato cessit ». Al tempo del Guiccioli il codice era 
già molto deperito, e vi si desideravano parecchi fogli: « Ceterum qua- 
« draginta folia code\ initio deperdidit (mine enim incipit a folio XLl); 
« fine quoque mutilatus fuit, sed incertum est quot t'olia' desiderentur. 
« Desunt etiam folia ccxvi, ccxvii, ccxvm, sed levi fortasse damno: 
« vacuas enim membranas in alios usus inde avulsas fuisse putandum 
« est». Purtroppo il Guiccioli s' ingannava, poiché nei fogli mancanti 
dovevano esservi certamente dei documenti. E lo dimostra il fatto che 
il documento del 11 39 che pure il Panvinio trascrisse da quel codice, 
manca nella copia del Guiccioli, dove si nota una lacuna di dieci anni, 
mancando tutti i documenti dal 1131 al 1142. Il codice del notaio 
De Romaulis andò perduto alla fine del secolo xviii, ed è gran for- 
tuna che sia rimasta la copia del Guiccioli. Un' altra copia del regesto 
è nella raccolta di manoscritti del fu sir Thomas Philipps a Chelten- 
ham, ed è registrata col n. 7679, sotto il titolo: « Chartularium mo- 
nasterii S. Gregorii in Clivo Scauri », siccome proveniente dalla bi- 
blioteca Colonna. Un indice completo del regesto è posseduto in Roma 
dal signor Alessandro Corvisieri il quale si era proposto di pubblicarlo. 
(1) È probabile che l'errore sia nell'altro manoscritto del Panvi- 
nio che è nella biblioteca di Padova. Di questo ms. esiste un estratto 
nel cod. Vat. lat. 4910 fatto dal Ceccarelli. Quivi a e. 335 a il docu- 
mento del 11 39 è riassunto in maniera da implicarci in maggiori dif- 
ficoltà: « In instrumento ex libro archivii S. Gregorii facto a. d. n 39 Btc. 
«isti nominantur: ì'heobaldus praefectus, nobiles viri Centina et Oddo 
« Fraiapanes, Leo Petri Leonis, Centius foahnis Gqidonis domni pape 
« nepos et eius fratres Joannes et Maximus». Mi mancò il tempo per 



428 T. JeJele 



mento di Cencio figliuolo di Guido, del documento del 1 1 39, 
con quel Cencio che trovammo sottoscritto insieme con Gio- 
vanni e Ruggiero Pierleoni al diploma di Anacleto del- 
l'anno 1130 per il duca di Puglia (1). Nel documento Pan- 
viniano, oltre a Cencio, sono ricordati altri due figli di 
Guido, Massimo ed un terzo che aveva lo stesso nome del 
padre (2). Ora vien fatto di domandare quale relazione vi 
sia tra i figli del nostro Guido che io credo Pierleoni, e la 
famiglia di Guido de Papa alla quale appartenne l' antago- 
nista di Anacleto, Innocenzo IL Io, pur contro l'autorità 
del dotto Panvinio, sono indotto a pensare che si tratti di 
due famiglie ben distinte , delle quali l'ima faceva capo a 
Guido, fratello di Anacleto II, l' altra a Guido de Papa, avo 
di Innocenzo II, la cui numerosa progenie ci si schiera di- 
nanzi in un documento del 1296 (3). 

Pier di Leone ebbe anche altri figli che non sono ricordati 
nel diploma purpureo del 1 1 34, forse perchè morti prima 
di quell'anno (4). Fra questi è Obicione (5) che nel 1107 

una ricerca diretta nel cod. della biblioteca Universitaria di Padova 263: 
del resto il ms. del Panvinio quivi contenuto sarà quanto prima pubblicato. 

(1) V. sopra a p. 423. La lacuna che in quella sottoscrizione è dopo 
la parola « Cencii», è ora evidente che deve essere riempita con « filii». 

(2) Cod. Barb. lat. 2481, e. 80 a: « cum fidelibus nostris festinan- 
« ter convenimus, scilicet Cencio Fraiapane, Maximo, Gentio Guidonis 
«et Guidone fratre eius». Nelle edizioni del Mittarelli e del Mansi, 
qui concordi, questo passo ha un'altra forma: «cum fidelibus nostris 
« festinanter convenimus, scilicet Cencio Fraiapane, Maximo Centii 
«Guidonis et Guidone et Petro fratribus suis». 

(3) Annahs Camaldulenses, V, Append. p. 309. Questa famiglia 
è contrassegnata col nome di « Papae » o «de Papa». Il cardinal 
Cinzio, nipote d'Innocenzo II, si chiamava « Cinthius domni Petri 
« Pape de filiis Iohannis Guidonis Pape ». Cf. Forcella, Iscrizioni, 
VI, 323. Cf. anche della stessa opera voi. XII, p. 512. 

(4) Ma uno di essi sopravisse certamente al 1 1 34. V. più in- 
nanzi a p. 431. 

(5) «Obicio», «Obitio», «Huguizo», «Oguiczo», «Hugo» Sec. 
sono varie forme di uno stesso nome. 



Le famiglie di QAnacleto li e di Gelasio il 429 



contendeva con i monaci del monastero « in Mica Aurea » (1). 
Nel 1109 fu testimone all'atto col quale Pasquale II affi- 
dava all'abate di Subiaco la custodia dei castelli di Ponza 
e di Atri le (2). Secondo alcuni scrittori, egli sarebbe quel- 
l' Ugo, prefetto di Roma nel 1130, ricordato da Anacleto II 
nelle sue lettere (3). A me ciò non par possibile e per due 
ragioni : prima perchè Anacleto gloriandosi in quelle lettere 
dell' omaggio e del consentimento che la sua autorità tro- 
vava presso le famiglie nobili di Roma, non avrebbe certo 
addotto, per darne una prova, l'esempio di suo fratello. 
Inoltre in quelle lettere è detto sempre « Hugo et frater 
« eius»: perchè non « fratres », quando è certo che tutti i 
figli di Pier di Leone si strinsero come un sol uomo a 
difesa di Anacleto ? (4) 

Figli di Obicione furono Ugo che nel 1 1 5 5 fu da papa 
Adriano IV confermato vescovo di Piacenza (5), e fu poi 



(1) Galletti, op. cit. p. 295. 

(2) Lìber Censitimi, p. 407. Un « Obicio » probabilmente Pierleoni 
è firmato nel trattato fra Pasquale II ed i Nimfisini del ino. 

(3) Gregorovius, op. cit. IV, 400, n. 2; Muhlbacher, op. cit. 
p. 119; A. Parravicini, Saggio storico sulla prefettura urbana dal se- 
colo X al XIV, Roma, 1900, p. 18; F. Contelorius, De praefecto Urbis 
lìber, p. 79, dove aggiunge: « in quibusdam vero tabulis in quibus 
« agitur de castro Anticuli Tiburtinae dioecesis die x ianuarii, ind. ix, 
«anno .1. pont. Anacleti II, non Hugo, sed Huguccio appellatur ». 

(4) In una lettera del i° maggio n 30 Anacleto informa uno sco- 
nosciuto che « praefectus Urbis, Leo Frangipane cum filio et Cencio 
« Frangipane et nobiles omnes et plebs omnis romana consuetam nobis 
« fidelitatem fecerunt»; J.-L. n. 8379. Scrive a Lotario il 15 maggio: 
« viri illustres, Leo Frangipane, Hugo praefectus urbis et frater eius, 
« filius Leonis Frangipane et Centius frater eius, Stephanus de Petro, 
« Stephanus de Tebaldo, filii Henrici de S. Eustachio, nobiles omnes... 
«fidelitatem nobis debitam iuraverunt »; J.-L. n. 8388. (]{'. anche 
n. 8390, e la lettera del Senato romano a Lotario in Baronio, An- 
tiales, XVIII, 437. 

(5) « Hugonem fìlium Huguntionis, filii Petri Leonis 0; J.-L. 
n. 9975. 



450 T. fedele 



cardinale sotto Alessandro III(i): Graziano, ricordato in 
due documenti del 1153 e del n 59 (2): Pietro che nel 1130 
firmava il diploma di Anacleto per Ruggero di Sicilia e 
nel n 53 interveniva all'atto pel quale l'abate di Grottafer- 
rata, presente Anastasio IV, concedeva alla chiesa di S. Pras- 
sede la terza parte della tenuta di S. Primo ed il lago di 
Burrano (3). E fu assai probabilmente figlio del nostro Obi- 
cione quel « Cencius Obicionis » che nel 11 65 fu incaricato 
dal Senato romano e dai consoli dei mercanti e dei marinai 
di Roma, di conchiudere un trattato di pace e di alleanza 
con la città di Genova (4). Egli era uomo non solo di grande 
autorità, ma anche di grande ricchezza. Nel 1166 fu eletto 
console della potente corporazione dei mercanti e dei ma- 
rinai, e nel 1 177 ospitò assai onorevolmente in casa sua 
l'arcivescovo di Genova ed altri personaggi venuti a Roma 
pel concilio; e, come una volta il suo avo Pier di Leone, 
così anch' egli caldeggiò presso il pontefice gl'interessi del 
Comune genovese (5). 

(1) Ciacconio, Vitae pontificum I, 1085. 

(2) Liber Censuum, pp. 382, 396. 

(3) V. sopra p. 423, nota 1. Nel 1153 egli si firma: « Petrus Obi- 
ce cionis Petri de Leone Romanorum consul ». Il documento sarà pubbli- 
cato da me nel prossimo fascicolo di questo Archivio, nel Tabularium 
S. Praxedis. «Petrus de Obicione», da identificarsi assai probabilmente 
col nostro, sottoscrive la locazione concessa da Celestino li ai figli di 
Altruda Frangipane. Vedi sopra p. 424. Un « Petrus Obicionis » ricorre 
in un documento del 1179. Cf. Studi e doc. di storia e diritto, VII, 121. 

(4) Che egli fosse figlio di Obicione Pierleone lo afferma senz'al- 
tro il Gregorovius, op. cit. IV, 544, 555, nota :. 

(5) Su questi avvenimenti e la persona di Cencio vedi il magi- 
strale lavoro di I. Giorgi, II trattato di pace e d'alleanza del 1165- 
1 166 fra Roma e Genova in questo Archivio della R. Soc. rom. di storia 
patria, XXV, 397 sgg. Il Giorgi però tace V origine Pierleonia di 
Cencio. Quale dei figli di Obicione sia stato promesso in ostaggio ad 
Enrico V nel 11 ir da Pier di Leone, « obsides dabo . . . Gratianum 
« filium meum et filium Oguiczonis filii mei », non è possibile sapere. 
Cf. Lib. Pont. II, 339. 



Le famiglie di Q/inacleto II e di Gelasio II 43 1 



Di due altri fratelli di Anacleto II conosciamo appena 
il nome: Graziano e Guimondo. Del primo è fatta men- 
zione nel trattato di Sutri del un, nel quale fu dal padre 
promesso in ostaggio ad Enrico V. L'altro a Pavia nel n 59 
insieme col prefetto di Roma, con Stefano Normanno e 
con altri nobili, riconosceva, contro Alessandro III, l' anti- 
papa Ottaviano (1). 

E probabile che Pier di Leone oltre ai nove figli sve- 
latici dalle fonti abbia avuto anche delle figlie. Una per lo 
meno ne ebbe, forse, di nome Tropea (2). Io non starò qui 
a ripetere le oscene accuse che i fautori d'Innocenzo II 
mossero ad Anacleto per le relazioni che egli ebbe con la 
sorella (3). Ed è parimenti da relegare nel regno delle favole 
quanto narra Orderico Vitale (4) intorno al matrimonio di 
una figlia di Pier di Leone con il re di Sicilia (5). La fa- 

(1) Moti. Gemi. hisl. Leges, II, 125: « Guimundus filius Petri Leo- 
«nis». Altra lezione è: « Gimuntius de domo Petri Leonis ». Secondo 
il VeNDETTINI, Del Senato romano, Roma 1782, p. 159, da un' iscri- 
zione dì S. Pantaleo ai Monti si rileverebbe che Gismondo fu sena- 
tore nel 1161. Questa iscrizione non è nel Forcella. 

(2) Tropea è nome ignoto alla latinità classica, né, che io ri- 
cordi, ricorre mai nei documenti medievali romani. 

(3) Nell'invettiva di ARNOLFO, Mori. Gen/i. hist. Script. XII, 711 : 
« Sororem Tropeam (nec dici fas est) bestiali polluisse narratur Èn- 
ee cestii». Le medesime accuse furono ripetute da Manfredo, vescovo 
di Mantova. Cf. WATTERICH, li, 275 sg. 

(4Ì Rer. Germ. et Fr. Script. XII, 752. Mi sia permesso di non indu- 
giarmi su questo punto, tanto più che presto ne tratterà di proposito 
il prof. C. A. Garufi in una memoria sulle mogli di re Ruggero. 

()) Dei Pierleoni che vissero nella seconda metà del xn secolo 
e che appartennero certamente o con grande probabilità alla famiglia 
di Anacleto, ricordo un « Petrus Leonis » menzionato in un dot. 
del ii73(P. Fedele, Tabularium S. Marine. Novae, ad annuni). Egli è 
forse quello stesso che insieme col prefetto Teobaldo prese parte alla 
crociata di Federico Barcarola, e mandò al pontefice una relazione 
della battaglia d'Acri del | ottobre ii.Su ( Kadli.ii DE DlCETO Opera 
bistorica, London, [876, II, 70). Lgli certo non è da confondersi, come 
i'ecc il TOE hi. {Kais$r Heinrich il, Leipzig, 1 <S t > 7 , p. [45, nota 2), con 



432 <P. fedele 



miglia dei Pierleoni per la sua singolare origine, per il suo 
rapido e meraviglioso crescere in ricchezza e potenza aveva 
fatto tanta impressione nelle fantasie del medioevo che ben 
presto intorno ad essa si annodarono i fili della leggenda. 
Ed a quel modo che Orderico Vitale sognava i regali ma- 
trimoni delle figliuole di Pier di Leone, così nelle comu- 
nità giudaiche si narrava con parole piene di meraviglia 
come un figliuolo di Simone di Mainz, battezzato furtiva- 
mente dai cristiani, fosse stato condotto a Roma, e quivi 
di grado in grado fosse salito alla più alta dignità del cri- 
stianesimo. Come era grande la sua dottrina, così era grande 
la sua benevolenza verso i giudei. Ed egli in cuor suo si 
serbava giudeo, finché, essendo venuto il padre a Roma, 
egli sentì così forte il rimpianto della sua religione e dei 
sroi parenti e di Mainz natale che di nascosto abbandonò 
Rjma, rinunziando al papato. 

« Iordanus Petri Leonis » che nel 1190 si unì all'esercito di Tancredi 
(Ami. Ceccan., Mòti. Gemi. hist. Script. XIX, 288). Un « Gratianus Petri 
«Leonis» è ricordato nel 1216 (Liber Censuum, p. 470). In un docu- 
mento del 1289 è menzionata una « terra que fuit quondam Iohannis 
«Petri Leonis» (Galletti, op. cit. p. 351). Ma sono degni soprat- 
tutto di memoria i cardinali Ugo ed Egidio Pierleoni. Ugo probabil- 
mente nepote del cardinale Ugo, figliuolo di Obicione, ricordato di 
sopra (Ciacconio, op. cit. I, 1093; Ughelli, Italia sacra, II, 216), fu 
prima diacono cardinale di S. Angelo, ed ebbe poi il titolo presbite- 
rale di S. Clemente. Nel 11 76 fu legato pontificio in Inghilterra. Se 
fu nepote di Ugo, vescovo di Piacenza e del Tuscolo, egli dovè esser 
probabilmente figlio di Pietro di Obicione. I cronisti inglesi lo chia- 
mano « Hugo Petroleonis » od « Hugo Petri Leonis » od anche « Hu- 
« geszus a tituli Sancti Michaelis de Petra Leonis » (Rogeri de Hove- 
dene Chronica, London, 1869, II, 86) od anche semplicemente « Petro 
«Leone» (Rogeri de Wendover Flores historiarum, London, 1886, 1, 
105). È evidente che il nome di « Petri Leonis » non indica qui la pater- 
nità, ma la famiglia. Egidio Pierleone fu da Clemente III creato dia- 
cono cardinale di S. Nicola in Carcere (Ciacconio, op. cit. I, 1145) : 
dagli Annaìes Ceccanenses è chiamato cardinal d'Anagni (op. cit. XIX, 
292): nel 1192 andò legato pontificio presso Tancredi in Palermo. 
Cf. Toeche, op. cit. p. 316). 



Le famìglie di QAnacleio II e di Gelasio II 433 



E la leggenda dei Pierleoni ebbe varia e rigogliosa fio- 
ritura nel medioevo (1). Più tardi si favoleggiò che la casa 
d'Asburgo traesse le lontane origini dai Pierleoni; ma certo 
gl'imperatori d'Austria, del paese dove più fiorisce l'anti- 
semitismo, ignoravano, come già notò il Gregorovius, che, 
in tal caso, la loro famiglia sarebbe stata di origine semitica ! 

Pongo qui da ultimo, per maggior chiarezza di quanto 
sopra ho esposto, 1' albero genealogico della famiglia di Ana- 
cleto II, avvertendo che io volsi le mie ricerche specialmente 
ai fratelli di Anacleto, e non ho davvero la pretesa di segnare 
qui quanti discendenti ebbe nel xn secolo Pier di Leone. 



Benedetto Cristiano 

1 — ' — , 

Leone Giovanni Graziano (?) 

(Gregorio VI) 



Una figlia (?) Pietro Abate (?) Una figlia 

dell'Aventino | 

Un figlio 



sposa Bonizonc 

Ildebrando 
(Gregorio VII) 



promesso m ostaggio 
ad Errico VII 



.! » I Ì I 1 I I ~I I 

Obicione Guido Pietro Leone Graziano Giovanni Ruggero Giordano Guimondo Tropea 

(Anacleto II) 

"T 1 



Cencio Guido Massimo I T [ 

Obicione Pietro Una figlia 

sposa Tolomeo II 



T I ITI n 1. ,., r '. Irò 

Ugo Pietro Cencio (?) Graziano 1 1 

Ruggero Stefano 

l — l— l 

Niccolò Stefano 



( 1 ) La leggenda di Anacleto fu ignorata dal Doi.i.ixgi k, /)/> Pupst- 
Jdbfìu drs Mittt'ldllcrs, Stuttgart, 189O : ne fumai trattata dagli storici 
italiani. Essa è accennata dal Gudkmanx, òp. cit. p. 78. 



434 { P» Jcdele 



IL 

La famiglia di Gelasio II. 

Nei salotti di casa Caetani si faceva un gran mormo- 
rare dell'abate Francesco Cancellieri il quale si era permesso 
di dubitare che papa Gelasio II fosse mai appartenuto alla 
famiglia Caetani. Di fatti, aveva notato il dotto abate, nel 
motuproprio che Sisto V il io decembre del 1586 aveva 
diretto al cardinale Enrico Caetani suo legato « a latere » 
in Francia, aveva bensì ricordato fra i papi di casa Caetani 
Bonifazio Vili, ma non Gelasio IL Né solo il Cancellieri, 
ma anche un altro erudito abate del Settecento, G. M. Cre- 
scimbeni, aveva messo in dubbio che Gelasio II apparte- 
nesse alla famiglia Caetani. Gli argomenti addotti non ave- 
vano, a dire il vero, gran peso ; ma ne acquistavano per 
P autorità grande del Cancellieri e del Crescimbeni. Biso- 
gnava dunque rivendicare alla famiglia Caetani papa Gelasio 
il cui nome era stato più volte rinnovato dai membri del 
nobile casato. E se ne assunse l'incarico D. Massimiliano 
Caetani dei duchi di Laurenzana il quale sotto il falso nome 
di Emanuello Alvignano pubblicò con la falsa data di Na- 
poli 9 luglio 1790 una lettera ad un suo amico sopra la 
famiglia di papa Gelasio (1). Ed il nobile autore asseriva che 
era senza dubbio quella dei duchi di Gaeta, dalla quale i Cae- 
tani avrebbero tratto origine, e lo argomentava « dall'anti- 
a chissima né mai interrotta o contrastata tradizione che è 

(1) Lettera di Emanuello Alvignano ad un suo amico sopra la 
famiglia di papa Gelasio II, Napoli, 9 luglio 1790. Cf. Cerroti, Biblio- 
grafia di Roma, Roma, 1893, I, 261. Ivi è detto che, nella biblioteca 
Alessandrina, vi è di questa lettera un esemplare con postille e cor- 
rezioni manoscritte, che a me non fu dato Hi vedere. 



Le famiglie di Q/inacleto II e di Gelasio II 435 

a nei signori Caetani e loro famiglia ovunque ella diramata 
« si è, dagli attestati dei loro archivi, dall' autorità de' serit- 
«tori di maggior grido» (1). Il secondo argomento sarebbe 
stato davvero convincente ; ma l' archivio di casa Caetani 
non conteneva nulla che riguardasse Gelasio II, o fu ignoto 
a D. Massimiliano; ed egli si limita a dire che un tal Barra, 
antico segretario della casa Caetani, « esaminando l'archivio, 
« rinvenne Crescenzo, padre di Giovanni Gaetano, poi papa 
« Gelasio II » (2). E Crescenzo sarebbe stato duca di Fondi, 
della famiglia dei duchi di Gaeta dalla quale i principi 
Caetani vantano la loro discendenza. Ma alla mancanza 
dei documenti sopperiva 1' autorità degli scrittori. L' abate 
Costantino Caetani, il dotto cassinese Angelo Della Noce 
ed altri molti avevano affermato, senza ombra di dubbio, 
che Gelasio discendesse dai duchi di Gaeta (3). Ed agli 
autori citati dall'Ai vignano potremmo aggiungere gli storici 
recenti ed i genealogisti di casa Caetani, concordi nell' an- 
noverare fra le glorie di quella famiglia Gelasio IL 

La principal fonte biografica di Gelasio II è la Vita che 
ne scrisse Pandolfo Pisano, nella quale è detto che Gelasio 
era di patria Gaetano, « Gelasius qui et Iohannes natione 
« Gaietanus », e che apparteneva a nobile famiglia « hic a 
« nobilibus iuxta saeculi dignitatem parentibus feliciter edu- 
« catus » (4). Nella stessa biografia è menzionato un nipote 
del papa « Crescentius Gaietanus eiusdem papae nepos » (5). 
Nella raccolta di Vite pontificali attribuita al cardinal Bo- 



ti) Op. cit. p. 5. 

(2) Ibid. p. 8. 

(3) Il Ciacconio, Vitae et res gestite pontificii m Remanorum, Ro- 
mae, 1677, I, 139, dice che Gelasio II era di nobile famiglia, ma non 
dei duchi di Gaeta. Lo rimbeccò per altro Cost. Caetani, Sanctissimi 
D. N. Gelasti papae II sacri Mentis Casini Monachi ex Caietanis urbis 
Caietae ducibus, Campaniae principibus vita, Romae, i6}8, p. 25. 

(4) Liber PontijicaHs, ediz. Duchesne, II, 311. 
( }) Ibid. p. 316. 



43 6 ( P- Jedele 



sone, Gelasio è detto « natione Campanus, patria Gaietanus, 
« ex patre Crescenti o » (i). Infine negli Annaìcs Romani 
si dice : « Gelasius natione Gaiete ex patre Iohanne co- 
« niulo » (2). 

Or dunque nella biografia di Pandolfo si parla della no- 
biltà di Gelasio, ma senza farne il nome : le altre due notizie 
biografiche si contraddicono. A quale di esse presteremo 
fede? Gli Annales Romani sono contemporanei agli av- 
venimenti che narrano, mentre la raccolta delle Vite Boso- 
niane fu certamente compilata alcune diecine di anni dopo la 
morte di Gelasio IL Inoltre la biografia Bosoniana di Gelasio 
presenta più di un' inesattezza : ed il nome di Crescenzo at- 
tribuito falsamente, come dimostreremo, al padre di Gelasio, 
può esser derivato in quella biografia o dal nome del nipote 
del papa che si chiamava Crescenzo, o da una ben facile con- 
fusione col padre di Pasquale II che aveva egualmente quel 
nome (3). 

In ogni caso, posto che veramente padre di Gelasio II 
fosse Crescenzo, chi ci permette di affermare che egli fosse 
duca di Fondi ed appartenente ai duchi di Gaeta? Poiché la 
genealogia architettata dall'abate Costantino Caetani, secondo 
la quale Gelasio era fratello di Marino, console e duca di 
Fondi, ed era figlio di Crescenzo, console e duca della stessa 
città, è talmente fantastica che proprio non mette conto di 
parlarne (4). I documenti del Codex diplomaticus Caietanns 
ci consentono ora di ristabilire con sufficiente esattezza la 



(1) Lib. Pont. p. 376. 

(2) Ibid. p. 347. 

(3) Si noti che la biografìa di Pasquale II precede immediata- 
mente quella di Gelasio. 

(4) Nella tavola genealogica dei duchi di Fondi del p. Giuseppe 
Quandel che curò l'edizione del Codex diplomaticus Caietanns, dei 
tre Marini che furono duchi di Fondi, nessuno appare figlio del duca 
Crescenzo. Cf. B. Amante e R. Bianchi, Memorie, storiche di Fondi, 
Roma, 1903, p. 88. 



Le famìglie di Q^lnacleto II e di Gelasio II 437 



serie dei duchi di Gaeta e di Fondi ; e sarebbe facile dimo- 
strare, se ne valesse la spesa, di quanti errori siano infio- 
rati i commenti che F abate Caetani aggiunse alla Vita di 
sant'Erasmo da lui attribuita a Gelasio II (1). 

Ma taluno potrebbe opporci che anche accettando come 
esatta la notizia degli Annales Romani, dovremmo pur 
sempre ammettere che Gelasio II discendesse dai duchi di 
Gaeta e di Fondi. Ivi è detto esser egli nato « ex patre Io- 
« nanne coniulo». Così nel manoscritto degli Annales; ma 
« il faut sans doute corriger constile » nota 1' illustre editore 
del Liber Pontijicaìis (2). 

Ora il titolo di console o di console e duca non era 
forse il titolo onde si ornavano i supremi reggitori della 
pubblica cosa in Gaeta ed in Fondi ? 

Ma il nome « Coniulo » come nome di famiglia ap- 
pare così frequentemente nelle carte di Gaeta de poterne 
assicurare che « coniulo » non ha nulla a che vedere con 
« consul », e che la lezione del manoscritto degli Annales 
è esatta. 

Nel 1042 abbiamo un Giovanni Coniulo figlio di Anato- 
lio (3), che insieme con Anna sua moglie comprava un ter- 
reno posto entro Gaeta. Egli era già morto nel 1068, quando 
troviamo ricordato un suo figlio Gregorio (4). Nel 1085 
abbiamo un Marino Coniulo figlio di Gregorio (5). Nel 1103 
e nel 1107 è ricordato un Giovanni Coniulo, figlio di Gre- 
gorio; nel 11 16 un Costantino Coniulo, scriba di Gaeta; 



(1) Questa Vita di san? Erasmo , se pure non è tutta una falsifica- 
zione di Cost. Caetani, fu certamente da lui interpolata, come mi 
propongo di dimostrare altrove. 

(2) Lib. Pont. II, 347, nota 2. La correzione, del resto, appariva 
perfettamente giustificata, ed era stata proposta anche dal WàTTERICH, 
II, 113. 

(3) Codex diplomaticus Caietanus t I, 353. 

(4) Codex tiiploinatìfns Caietamu^ II, 88. 

(5) Ibid. PP . 138, 183. 



438 <P. fedele 



nel 1 119 si ricorda, come già morto, un Marino Coniulo(i), 
ed era suo figlio un Crescenzo ricordato nel 1121 (2). 
Nel 1125 si fa menzione di un altro Giovanni Coniulo, 
figliuolo di Costantino (3). 

La notizia dunque degli Annales Romani trova una 
bella conferma nei documenti di Gaeta i quali ci dimo- 
strano come esistesse in Gaeta una famiglia Coniulo nella 
quale era frequente il nome di Giovanni (4). Quale dei Gio- 
vanni ricordati nei documenti Gaetani potè essere il padre 
di Gelasio? Sappiamo che questi fu educato a Montecassino 
sotto 1' abate Desiderio (5) il quale successe a Stefano IX 
nel governo dell'abazia il 19 aprile del 1058. E poiché 
trenta anni dopo Gelasio era già cardinale cancelliere del 
papa (6), bisogna dedurne che egli fosse nato qualche anno 
prima del 1058. Appunto in quel tempo viveva a Gaeta, 
di nobile famiglia certamente, ma uomo privato, Giovanni 
Coniulo di Anatolio, che dal suo matrimonio con Anna 
aveva avuto il figlio Gregorio. Nulla certo di più probabile 
che questo sia stato fratello di Gelasio II, e che il « Crescen- 
« tius Gaietanus nepos papae » ricordato da Pandolfo Pisano 

(1) Codex dipìomaticus Caietanus, II, 200. 

(2) Ibid. p. 211. Nel testo, che è un apografo del sec. xvm, è 
detto Crescenzo « fìlius domini Marini Consuli » per « domini Marini 
« Coniuli » . 

(3) Ibid. p. 226. Questo Giovanni ebbe, alla sua volta, un figlio 
di nome Costantino. Ibid. p. 227. 

(4) Pensare che la parola « coniulo » possa essere un' alterazione 
di «consul», oltre che dalle leggi filologiche, è vietato dal fatto che 
a Gaeta era usatissima la parola « consul » con un significato ben 
preciso. 

(5) Pietro Diacono dice: « parvulus in Casino sub Desiderio ab- 
« bate beato Benedicto oblatus». Cf. Rer. It. Script. VI, 55. Con ma- 
nifesto errore Pandolfo Pisano, invece dell'abate Desiderio, nomina 
l'abate Oderisio (1087-1105); nel 1088 Gelasio era già cancelliere 
del papa. 

(6) Lo troviamo rivestito di questa funzione già il i° luglio del 1089. 
Jaffé-Lòwenfeld, n. 5401. 



Le famìglie di (^Anacleto 11 e di Gelasio 11 439 



sia figlio di Gregorio del quale sappiamo che ebbe anche un 
nipote col nome di Crescenzo (1). 

Dimostrato adunque che la famiglia di Gelasio II è ben 
diversa da quella dei duchi di Gaeta (2), converrebbe de- 
durne che, se da quei duchi trae origine la casa Caetani, 
Gelasio II non le appartiene. 

Ma è poi vero che i duchi di Gaeta siano gli antenati 
dei principi Caetani ? O non dovremmo piuttosto supporre 
col Gregorovius (3) e col Reumont (4) che la casa Caetani 
sia di origine longobarda ? Ma questa è una ricerca che va 
oltre il compito che mi son proposto in questa breve nota (5) : 

(1) La famiglia dei Coniulo può essere ricostruita così sui docu- 
menti di Gaeta : 

Anatolio 

l 

Giovanni 

sposa Anna e muore fra 
il 1042 : J J il 1068 

Gelasio II Gregorio 

sposa Donneila 

Crescenzo (?) Giovanni Marino Costantino (?) 

Costantino Crescenzo 

I 

Giovanni. 

(2) Del resto la famiglia degli antichi duchi di Gaeta cessa di 
governare nel 1032, né se ne ha più notizia dopo quell'anno. Prima 
del gennaio del 1033, Pandolfo di Capua si era già insignorito del 
ducato Gaetano, e da allora in poi il possesso di Gaeta fu palleggiato 
fra le mani di signori longobardi e di principi normanni, finche la 
costituzione del Regno non eguagliò le sorti di tutte le città del- 
l'Italia meridionale. Dell'antica dinastia dei duchi di Gaeta non è fatta 
più parola. Cf. P. FEDELE, // ducalo di Gaeta all'inizio della conquista 
normanna in Archivio storico per le prov. Nap. XXIX, 62 sgg. 

(3) Gregorovius, Geschichte der Stadt Roin,\, 505. 

(4) REUMONT, Geschichte der Stadt Rom, Berlin, 1867, II, 61 S. 

(5) Certo la genealogia di G, B. CàRINCI, Lettere di Onorato Cae- 



440 T. fedele 



e poi a farlo convenientemente, sarebbe forse necessario 
conoscere gli antichi documenti dell'archivio Castani. E 
perciò da augurarsi che la famiglia Caetani presso la quale 
si rinnovano pur oggi cosi nobilmente le antiche tradizioni 
di coltura, possa dar modo agli studiosi di usufruire i tesori 
del suo archivio affinchè la storia di una casa che tanta im- 
portanza ebbe nelle vicende di Roma, possa essere degna- 
mente illustrata ! 

P. Fedele. 



taiii, Roma, 1870, poggia su ben deboli fondamenti. Secondo il Carinci, 
p. 104, un Rodolfo di Veroli, antenato dei Caetani, sarebbe stato figlio 
di un Giovanni, duca di Gaeta, ed egli cita un documento del 987, 
nel quale « Roffridus consul et dux » è detto « filius quondam Iohanni 
«bone memorie comes Campaniae». È evidente che qui si parla della 
Campania Romana, sulla quale i duchi di Gaeta non ebbero mai alcuna 
giurisdizione; il riavvicinamento quindi fra Giovanni, padre di Roffredo, 
ed uno dei Giovanni, duchi di Gaeta, è affatto arbitrario. Ai documenti 
citati dal Carinci e da L. De Persiis, La Badia Trappa di Casamari, 
Roma, 1878, pp. 41, 141, intorno a Roffredo di Veroli ed alla sua fa- 
miglia potrò aggiungerne altri da me rinvenuti nell' archivio di Mon- 
tecassino che mi propongo di pubblicare prossimamente. Uno di essi 
fu conosciuto dal Gregorovius, op. e loc. cit. È inutile dire che nep- 
pure in questi documenti mi è dato sorprendere alcun legame fra Rof- 
fredo di Veroli ed i duchi di Gaeta. Una fonte di confusione nelle 
genealogie dei Caetani fu l' avere scambiato l' aggettivo « Caietanus » 
che . indica la patria col nome di famiglia. Con questo criterio biso- 
gnerebbe ammettere nella famiglia Caetani tanti che non hanno alcun 
titolo per appartenervi. Per esempio, chi sosterrà che furono antenati 
dei principi Caetani « Guido gaietanus » e « Manno frater eius » che si 
sottoscrivono come testimoni ad un documento del 1029? Cf. P. Fe- 
dele, Carte del monastero dei Ss. Cosma e Damiano « in Mica Aurea » 
in questo Archivio della R. Soc. rom, di storia patria, XXII, 56. 



LE CARTE DELL'ARCHIVIO LIBERIANO 

DAL SECOLO X AL XV 



Continuazione, vedi voi. XXVIf, p. 147. 



XVI. 

1133, gennaio 26. 

Adelascia, abbatessa del monastero di S. Bibiana, loca 
« in Crescentio de Deleita » e a sua moglie Gemma una 
vigna posta « in territorio Tyburtino in locum qui vocatur 
« Africano ». 

Copia. Pcrg. D, II, 16. Copia ms. in Bianchini, op. e voi. cit. p. Gy. 

1. vfc In nomine domini nostri Ihesu Christi. Anno dominice incar- 
nationis millesimo .c.xxxiil, indictione .XI., mense ianuario, die .XXVI. 
Ade 2. lascia, abbatissa Sancte Bibiane de urbis Rome, prò se et 

prò cuncta congregatione monacharum eiusdem 3. monasterio, 

consentiente Giulia monacha, fecit cartam locationis in Crescentio de 
Deleita et uxo 4. re sue Gemma et in fìliis et in nepotibus, ilio- 
rum tantum legitime procreatis, preter unam filiam suam nomine Be- 
nedictam, 5. sub pentionem reddenda in omni anno denarium unum 
in festivitate sancte Bibiane. Idest de vineam unam, 6. que est posita 
in territorio Tyburtino in locum qui vocatur Africano. Pro qua loca- 
tione accepit suprascripta 7. abbatissa .vili, solidos denariorum. 

Explete vero supradicte perse e, revertatur supradicta vinca cum omni 
melio 8. ratione a supradicta ecclesia. Sed si infra hoc tempusCO 
voluerit vendere supradicte persone iam diete locatione, 9. in primis 
conpellet ecclesia; sin autem ecclesia emere noluerit, habeat licentia 



(a) tepua 
Archivio della R. Società romana di storia patria, v oI. XXVII. 29 



442 G. Jerri 



supradicte persone vendere io. cui voluerit, preter piis locis. Et 

insuper promisit iam dieta abbatissa supradicti locatores, legi 1 1. time 
stipulantes (*), penam .e. solidorum, si ipsa vel successores contra hanc 
locationem unquam fecerint; et, pe 12. na soluta, hanc locatione 
firma et habilis permanerit. As autem duas cartas uno tenore con 
13. scripta per manu Dononi civitatis Tyburtine tabellionis ( b ) rogatus 
ab utraque parte scripsi. Oc totum factum est 14. presentibus is 
rogatis (0 testibus. Afines: a primo latere via publica( d ), a .11. latere 
I. Gozolini, a .111. et a quarto 15. supradicti locatores. Petri 

Martinu testibus ( e ), Iohannes Laurentii, Nycola Matrona. 16. Ego 
Benedictus de Insula, scriniarius, Dei gratia, sancte Romane Ecclesie, 
antiquum instrumentum vel vetus legi et hoc ad 17. exemplum 

ipsius scriptum ; et ubi utrumque idem continere cognovi, nichilo adito 
vel diminuto subscripsi et signum feci. [STj 18. Ego Gregorius, 

Tyburtine civitatis tabellio, testis affui huic exemplationi (f) et utramque 
chartulam legimus, et idinticatum hutriusque [STJ 1 9. intelligens huic 

nove chartule subscripsi et signum feci. 20. Ego Iacobus huic exem- 
plationi affili, et ubi utrumque instrumentum vetus scilicet et novum 
legens idem continere cognovi, nichil addito vel diminuto 21. huic 
novo instrumento subscripsi et signum feci. [STJ 22. Ego Tyberiu hoc 
instrumentum ad exemplum veteris (g) et pullici ( h ) instrumenti, nichil 
addens vel minuens, sed 23. quod meo scriptum inveni id tantum 
pure et fideliter cum omni diligentia scripsi et signum feci. [STJ (1). 

XVII. 

1148, marzo 14. 

Maria, abbatessa del monastero di S. Bibiana, loca a ti- 
tolo di libèllo per diciannove anni a Nicola, Stefano e Ger- 

vasio « filiis » la metà d'un orto con vigna « positum 

« in ortis Prefecti ». 

Orig. Perg. D, II, 17. Copia ms. in Bianchini, op. e voi. eh. p. 73. 

(a) stip (b) tat) (e) Aveva prima scritto rogatib; poi cancellò lab; e mise una 

ss 
piccola s sopra la i (d) p. (e) tt (f ) exeplationi (g) veter' (h) Così nel testo. 

(1) Sul verso due note molto antiche: i. « De tibuf civit.». 2. v Ade- 
» lasci (sic) Abbatissa locat Crescenzo de Deleita et Gemme uxori sue 
« et in filiis et nepotibus vineam in Africano prò .vili, solidis denario- 
« rum. Affines : a .1. latere via publica, a .11. Coxolini, a .111. et a .ini. 
« dicti locatores, pena denariorum .e. ». 



Le carte dell' archivio Liberiano 443 



►J< 1. A vobìs 00 petimus donine ( b ) Marìae humilis abbatisse 
venerabilis CO monasterii 2. Sancte Bibiane, quod situm ad Ursum 
Pileatum, per consensum et voluntatem ancillarum 3. Dei eiusdem 

monasterii, irti nobis Nicolao, Stephano et Gervasio, fìliis 4 ( d ) 

ehredibus, successoribus meis committatis atque libelli nomine reno- 
vetis. 5. Idest dimidium ortum cum vinea infra se, cum introitu 
et exitu suo, cum 6. omni suo usu et utilitate, et cum omnibus 
suis pertinentiis. Positum in ortis Prefecti, inter 7. hos affines : a 
primo latere tenet monasterium Sancti Thome. a secundo latere tenet 
monasterium 8. Sancti Gregorii de Clivu Scauri, a tertio latere 

tenet domna Imilia Cencii de Henrico, 9. a quarto latere tenent 

ehredes Leonis Fraiapanis, iuris suprascripti monasterii. Ad tenendum, 
io. colendum, fruendum, meliorandumque in omnibus; et a die quarta 
decima 11. mensis martii, undecima indictione, et usque in decem 
et novem annos 12. conplendos et renovandos in perpetuum. Pro 
qua denique renovatione dedit 13. vobis quattuor solidos denariorum 
papiensium; et senper quando ad reno 14. vandum venerimus, 

demus vobis quattuor papienses solidos denariorum. Et 15. de 

hinc in antea, omni anno, in octava Assuntioni sancte Ma 16. rie, 
reddamus vobis decem et octo papienses denarios ( e ) prò pensione. 
Et nulli 17. alii ecclesie eum aliquo modo demus nisi vestre; et 
nulli persone vendamus 18. nisi tibi vel tuis successoribus, iusto 

pretio quod appretiatum fuerit minus 19. duodecim papiensibus 
denariis (O. Si sic eum emere nolueritis, demus vobis 20. predi- 
ctum comminus et vendamus tali persone ut omnia que dieta sunt 
21. vobis adinpleat et persolvat. Vos autem una cum vestris 22. suc- 
cessoribus defendatis eum nobis et nostris ehredibus ab omni nomine, 
23. si opus et necesse fuerit. Si qua vero pars contra fidem 24. ho- 
rum libellorum venire voluerit, conponat alteri parti fldem 25. ser- 
vanti poene nomine tres boni auri uncias, et hac soluta 26. poena, hii 
duo libelli firmi permaneant. De qua igitur 27. locatione duo libelli 
uno tenore conscripti per manum 28. Nycolay scriniarii, anno quarto 
pontifìcatus domni Eugenii 29. terni pape, indictione .xi. 30. Si- 
gnum ^ manus dicti Nicolay, Stephani et Gervasii, rogatorum 
31. cartule huius. 

Sasso de Paulino, testis. 

Iohannes de Petro Buccalata, testis. 

Iohannes de Stephanone, testis. 



(a) AVO è raccolto in monogrammi!. (h) delti (e) rettila (il) Pn 

jHirola cbé non m'i riuscito di leggere. (e) den (f ) papiens «.iun 



444 G. Jerri 



Niculaus de Maynardo, testis. 
Bolio Surdus, testis. 



>J Ego Nicolaus (*) scriniarius sancte Romane Ecclesie compievi et 
absolvi. 



XVIII. 

li 53, gennaio 15. 

Matteo, arciprete di S. Maria Maggiore, loca in perpetuo 
a « Romano Iohannis Adulterini » una terra « possitam ad 
« Cancellatam » . 

Orig. Perg. D, II, 18. Copia ms. in Bianchini, op. e voi. cit. p. 87. 

►£ 1. In nomine Domini. Anno octavo pontificatus vero domni 
Eugenii tertii pape, indictione prima, mense ianuario, die 2. .xv. 

Ego quidem domnus Matheus divina gratia archipresbiter ecclesie 
Sancte Marie Maioris 3. que ponitur ad Presepe, presentibus et 

consentientibus clericis nostre ecclesie, presbitero Iohanne scilicet 
4. Iohanne cardinali, presbitero Petro atque presbitero Romano, cete- 
risque aliis; hac die, propria 5. nostra bona voluntate, locamus et 
concedimus tibi Romano Iohannis Adulterini tuisque heredibus 6. hac 
successoribus imperpetuum. Idest terram nostre ecclesie quam pasti- 
natam habes, que est ad squatratam 7. petiam vine plus aut minus, 
cum introitu et exitu suo et omnibus suis pertinentiis. Possitam 0) ad 
Cancellatali!, 8. inter hos afrines: a primo latere tenet Romanus 
Bibiane, a secundo Petrus Iohannis Uberti, a tertio 9. Petrus Ca- 

relli, qui omnes sunt iuris diete ecclesie, a quarto autem latere tenet 
uxor Cinthii io. de Dattulo, iuris nostre ecclesie. Ad tenendum, uten- 
dum, fruendum, meliorandum et imperpetuum possidendum; 11. ut 
de hinc ad duas futuras aperturas nil ex fructu nobis reddatis ; in 
tertia apertura reddatis nostre 12. ecclesie quartam de toto muxto 
mundo et acquato tempore vindemiarum, et quartam fruc 13. tuum 
arborum, et unum rasum canistrum huvis, et unum denarium papien- 
sem et dimidium prò vasscatico ; et nos 14. relaxamus ( c ) vobis tres 
uncias muxti mundi de comminus in tino sub vassca. Et si ibi inve- 
neritis ali 15. quid auri, argenti, ferri, lapidis seu alterius speciei 

metalli ut valeat plus quam .xn. 16. denarii papienses, dimidium 



(a) Questo nome è raccolto in monogramma. (b) poff, (e) xa nell' interlineo di 

mano del notaio. 



Le carte dell' archìvio Liberiano 445 



nobis detis. Et si per ostem publicam, vel irritimi romanum seu celi 
placitum 17. in desertum ierit et per trium annorum spatium vestra 
neglegentia non fuerit relevata 18. fructibus piena ad nos rever- 

tatur. Et si in uno anno ibi neglegentiam comiseritis, in alio 19. re- 
staurare debetis; quod si non restaurabitis, ad nostrani ecclesiam 
revertatur. Et si ve 20. ndere volueritis, prius nostre ecclesie 

vendatis minus duos 0) solidis papiensium; quod si tenere nolueritis, 
tunc vendatis 21. tali persone que nobis placeat sine malitia et 

dictum cominus prò consensu nobis date; nul 22. loque modo alicui 
pio loco dimittatis. Si qua ergo pars contra fidem huius locationis 
23. aliquo modo venire temptaverit, aut si vos vestrique heredes omnia 
predicta nostre ecclesie adimple 24. re et adtendere nolueritis et 

observaveritis, componat ( b ) pars infidelis alteri parti fidem 25. ser- 
vanti prò poena .xx. solidos papiensium, et, soluta poena, e due char- 
tule, uno tenore roga 26. te per manus Iohannis scriniarii sancte 
Romane Ecclesie, secundum earum tenorem perpetuo firme perma- 
27. neant. In mense et indictione suprascripta prima. Signum vj< 
manus dicti Romani Iohannis Adulterini qui 28. hoc appar rogavit. 

Iohannes de Sancti (0 Epholo, testis. 

Rimanno, testis. 

Biecclo, testis. 

Petrus Surdus, testis. 

Petrus Carelli, testis. 

vj< Ego Iohannes notarius sancte Romane Ecclesie compievi et absolvi. 

XIX. 

11 53, luglio 12 - 11 54, luglio 12. 
L'abbatessa del monastero di S. Bibiana loca alcune vigne. 

Copia. Perg. D, II, 19. La pergamena è immensamente danneggiata dall' umiditi, la 
quale non solamente ha fatto sbiadire il carattere, ma ha infradiciato ambedue i margini, 
che sono scomparsi. 

1. [V£< In nomine Domini.] Pontificatus [dojmni Anastasii quarti 

pape anno prifmo], in[dictione 2 

abbajtissa venerabili monasterii Sanctorum Simplicii, Faustini et Bea- 

tricis atque Bibi[ane] 3 [an-] 

cillarum Dei eiusdem monasterii, videlicet madre Margarite 

4 de ancillarum et secun- 

(a) duo' (b) Nel lesto coponat (e) sti 



446 G> ferri 



dum subscriptum tcnnorem (*) 5- • • 

videlicet ( b ) ad expletis sexaginta annis tantum . . . 

6 omnibus ad ipsas pertinentiis («), 

quarum una tu tenes et 7. inter hos af- 

fines : a .1. Iohannes Sassonis iuris monasterii fr ( d ) ari . . 

8 heredibus, a .mi. est via publica. 

Pro qua locatione nunc nobis dede[ritis] 9. [singulis] 

annis nobis [necessario, et omni anno in festivitate sancte Bibiane 

s[ol]v[atis] io hanc locationem et vestrum . . 

. . . vendere volueritis, nobis vendatis iusto pre[tio quo apretiata fuerit. 
11. Et si nos emjere noluerimus, vendatis cum nostro consensu tali 

persone que nobis placeat sine malitia p . . . . 12.... 

. . persolvat, et tunc ipsum comminus nobis detis, excepta alia ec- 
clesia cui nullo 13 a supradicti sexaginta 

anni erunt vinee ipse ad prefatum nostrum pe 14. [Si 

qua vero pars] contra hec venerit, componat alteri parti prò poena 
.1. auri libram (e) . 

Iohannes Carus (0 advocatus, testis. 

Stefanus Cefi de Arsulo, [testis]. 

nomine Perosus, testis. 

•►£< Ego Filippus scriniarius sancte Romane Ecclesie, sicut inveni [in 
quodam instrumento] Iohannis quondam scriniarii bone memorie . . . 
. . . hac chartula exemplavi. 



XX. 

1163, maggio io. 

« Umbertus vicecomes, Co Iohannis . . . 

« Rodulfus frater eius, Bonushomo presbiter, Petrus O 



a- 

« donis, Thommascius et , habitatores castri An- 

« quillariae », restituiscono a Maria, abbatessa del monastero 
di S. Bibiana, una terra posta « in territorio predicti castri 
« Anquillarie in plano ». 

Orig. Pcrg. D, II, 20. Copia ms, in Bianchini, op. e voi. cit. p. 85. 

1. In nomine Domini. Anno quarto pontificatus domni Al[ex]andri 
[tertii] papa, 2. indictione .xi., mense madii, die .x. Nos quidem 

(a) tenn (b) \idj (e) ptin (d) Sembra che segua un e (e) Seguono due 

righi in bianco. (f) Molto incerto. 



Le carte dell' archivio Liberiano 447 



Umbertus CO vicecomes, Co 3 00 Iohannis (0 

, Rodulfus frater eius, Bonushomo presbiter, Petrus Oddonis, 

Thommascius ( d ) et 4 habitatores castri Anquillariae, in 

presentili domni Ramonis comitis [e]t 5. [Barthojlomei [cau]sidici, 
hac die propria nostra voluntate renuntiamus et refutamus, reddimus 
6. et restituitili! s et publice corporaliter investientes tradimus atque 
concedimus tibi domina 7. Maria, Dei gratia humilis abbatissa ve- 
nerabile monasterii Sanctorum Faustini, Simplicii et Beatricis atque 
8. Bibiane, quod ponitur ad Ursum Pileatum, ad opus et utilitatem 
predicti monasterii in perpetuum. Idest terram 9. positam in ter- 

ritorio predicti castri Anquillarie in plano ; et omne ius et actionem 
quam io. ibi habemus tibi concedimus et traddamus ( e ) tam ad 

agendum quam ad exscipiendum, prò eo 11. quia confessi sumus 

coram dicto comite et causidico, notano et subscriptis testibus predi- 
ctam 12. terram iniuste et fraudulenter cepuisse ( e ) et nichil nobis 
pertinere ; et ab hodier 13. na die faciatis( f ) ex ea quicquid vo- 

lueritis ad opus dicti monasterii in perpetuum. Et nunquam a nobis 
14. neque ab heredibus ac successpribus nostris, nec etiam ab aliqua 
persona nobis summissa vel sum 15. mictenda habeatis exinde ali- 
quam requisitionem vel litis calumpniam. Quam si, quod ab 16. sit, 
aliquo modo fecerimus, et cuncta que dieta sunt non observaverimus, 
vel si contra liane 17. cartulam venerimus, componamus vobis prò 
poena tres boni auri libras, et, soluta poena, 18. cartula hec firma per- 
maneat. Quam scribere rogavit Oddonem scriniarium sancte Romane 
19. Ecclesie, in mense et indictione suprascripta .xi. 20. Sigmund 
manus (g) omnium supradictorum huius carte rogatorum. 

Cencius Tiniosus, testis. 

Ionathas de Cazulo, testis. 

Rozolinus de Porta, testis. 

Rainucius Iohannis Azzi, testis. 

Theobaldus filius eius, testis. 

Gratianus de Girardo, testis. 

Iosef oblatus predicti monasterii, testis. 

>J< Ego Oddo ( h ) scriniarius sancte Romane Ecclesie compievi et 
absolvi. 



(a) Guasto nella pergamena per una parola. (b) // margine sinistro fino al r. $ è. 

molto danneggialo. (e) Segue una parola d'incerta lettura; sembra COriu (J) Molto 

incerto. (e) Di lettura incerta. (t) f'.ic (g) man (h) Questo uooie i raccolto 

in monogramma. 



448 G. Jerri 



XXL 

1 176, marzo 3. 

Silvestro, Stefano e Giovanni, figli del fu Pietro Ar- 
cione, insieme con Giovanni « Petri Leonis de Rainerio » 
loro cognato e curatore, restituiscono a Paolo, arciprete di 
S. Maria Maggiore, il « castellarium » di Salone con le sue 
pertinenze. 

Copia del 1277, luglio 5. Perg. D, II, 21. Copia ms. in Bianchini, op. e voi. 
cit. p. 89. 

1. >J< In nomine Domini. A[n]no dominice incarnationis mille- 
simo centesimo septuagesimo sexto, pontiflcatus vero domni Alexandri 
tertii pape anno eius septimo decimo, indictione nona, mense martii, 
die .111. Arcione, testis 0); Petrus Alexii, testis ; 2. Iohannes Ro- 

mani de Scriniario ( b ), testis ; Stephanus de Arcione, testis ; Johannes 
Gregorii, testis ; Angelus pelliparius, testis ; Domenicus, testis. Nos 
quidem Silvester et Stephanus et Iohannes fratres, fìlii quondam Petri 
Arcionis, hac presenti die 3. una cum Iohanne Petri Leonis de Rai- 
nerio, cognato nostro, qui datus nobis curator in hac re a domnis iu- 
dicibus scilicet Paulo sacellario et Iohanne Saxonis arenario et Od- 
done dativo et eorum decreto et actoritate ; 4. in presentia quoque 
Petri Romani de Scriniario causidici, propria et spontanea nostra bona 
voluntate, causa transactionisOO, reddimus et restituimus adque refuta- 
mus vobis donino Paulo, sancte Romane Ecclesie suddiacono et 5. ar- 
chi presbitero venerabilis eclesieOO Sancte Marie Maioris, que ponitur 
ad Presepe, ad opus et utilitatem ipsius ecclesie, vestrisque successo- 
ribus in perpetuum. Idest castellarium Salonis cum monte in quo est 
turris nostra edi 6. ficata et montem supra Formellam cum silvis, 
pantanis ( e ), pratis, canapinis, ortis et cum altera terra eulta vel in- 
culta et cum costis et formis, fontanis, aquis et rivis et cum sediis 
molarum 7. et cum introhitibus et exitibus earum et cum omnibus 
earum usibus et utilitatibus ac pertinentiis. Positum extra portam San- 
cti Laurentii in loco qui dicitur ( f ) Salone; inter hos fines : a primo 
latere nos ipsi tenemus baltiolum terre 8. [pertinjentis per feudum 
a nostra eclesia (g) et tenent fìlii dompne Berte filie quondam Ste- 



(a) Nel lesto t. e così in seguito. (b) // primo r corretto sopra un t (e) tran- 

stionis (d) ccje (e) // primo a corretto sopra un'altra lettera. (f ) dicct (g) ecìa 



Le carte dell' archivio Liberiano 449 



phani Paparonis et uxoris quondam Iohannis Romani de Paulo, a 
secundo latere tenet ecclesia Sancte Marie de Campitello et est 9. ca- 
napina heredum Alexii et Cencii de Calenda, a tertio latere est terra 
sementaricia, quam tenet Braca cum consortibus suis et tenent heredes 
Oddonis Cencii Bertrami, iuris Sancti Laurentii Paliperne, a quarto la 
io. tere nos tenemus baltiolum terre cum pan[ta]no et est ( a ) terra 
vestre ecclesie que [dicijtur Crunialeta et altera terra vestre ecclesie 
que dicitur Aqua Vullica, et est mons noster qui vocatur mons Sara- 
pullus 11. et est vallis nostra que vocatur vallis Bona ante turrim( b ) 
nostram et sunt vinee nostre. Et reddimus et restituimus et refutamus 
vobis ad opus nominate vestre ecclesie unum modium terre se 1 2. men- 
taricie quod dicitur Accep . . (0 cum introitu et exitu suo et cum 
omnibus suis usibus et utilitatibus ac pertinentiis. Positum eodem vo- 
cabulo Salonis, inter hos fines : a primo latere est via publica, a .11. 
est terra sementaricia nostra, a tertio laftere 13. est] altera terra 
sementaricia quam in feudum tenemus a vestra ecclesia. [Omnia] ( d ) 
quidem, ut superius leguntur, et sicut suprascriptis concluduntur fini- 
bus, vobis ad opus et utilitatem vestre ecclesie reddimus et restituimus 
adque refutamus 14. cum finibus et terminis limitibusque suis et 
cum omnibus ad ipsas res pertinentibus. De quibus denique rebus ex longo 
iam tempore maxima lis et controversia extitit inter vestram ecclesiam 
et avum quondam et patrem 15. nostrum et in iudicio tana ex 
parte vestre eclesie ( e ) quam ex parte nostra multi testes producti sunt. 
Quas denique suprascriptas res eo tenore vobis et vestre ecclesie red- 
dimus et restituimus adque refutamus 16 ens nobis [in] per- 

petuum locetis ; et damus et concedimus et corporaliter investientes 
tradimus vobis ad opus et utilitatem vestre ecclesie ad veram proprie- 
tatem propriamque hereditatem in perpetuum unam unciam et dimi- 
diam de 17. duodecim unciis ; que una uncia et dimidia est octava 
pars prò indiviso unius pedice terre sementane que vocatur vallis Lum- 
bricula cum introitu et exitu suo et cum omnibus suis usibus et uti- 
litatibus 18. ac pertinentiis, posite in eodem vocabulo Salonis, sicut 
iam dieta una uncia et dimidia sententia iudicum avo quondam nostro 
adiudicata fuit ; cuius diete pedice fines sunt hii : a primo latere est 
via 19. publica que vadit ad Osas, a secundo latere tenent Petrus 
Oddonis de Bonifilio cum consortibus suis et tenent heredes Cencii 
Fraiapanis, a tertio latere est pantanum vestre ecclesie et est terra 
vestre ecclesie 20. que dicitur Crunialetum, a quarto latere nos 



(a) Ripetuto. (h) a. t. ripetute due volte. (e) Guasto nella pergamena ; ilei p non 

si vede che Vasta, (d) Guasto nella pergamena; lo spazio e per tre lettere; si vede ancora 

la curva di un o e i/uasi chiaramente un a finale. (e) cete 



450 G. Jerri 



tenemus pedicam terre que dicitur de Crunialeto, iuris vestre ecclesie, 
quam Raynerius quondam archipresbiter vestre ecclesie locavit Stefano 
de Arcione quondam 21. avo nostro. Et refutamus et concedimus 
et mandamus vobis prò vestra ecclesia omne ius et rationem et actio- 
nem et petitionem et totum quantum nobis pertinet in pantano qui 
est in pede predicte vallis Lum 22. bricule; cuius pantani fines hii 
sunt : a primo latere est prephata vallis Lumbricula, a secundo latere 
tenent heredes Cencii Fraiapanis, a tertio latere nos fratres tenemus, 
a quarto latere est suprascripta pedica 23. ipsa que dicitur de Cru- 
nialeto. Et generaliter refutamus vobis et vestre ecclesie undecumque 
et qualitercumque litem et petitionem vobis vestreque ecclesie fecimus 
vel facere potuimus tacite vel ex 24. presse. Hanc autem restitu- 

tionem et dationem et concessionem et mandationem et refutationem, 
sicut dictum est, causa transactionis vobis et vestre ecclesie fachnus, 
eo quod vos suprascriptas res 25. quas vobis et vestre ecclesie re- 
stituimus nobis in perpetuum locatis et conceditis secundum tenorem 
cartule locationis exinde scripte per hunc eundem scriniarium, et refu- 
tatis nobis omnem litem et petitionem quam 26. nobis fecistis 

vel facere possetis prò vestra ecclesia de fructibus et accessionibus di- 
ctarum rerum quas vobis et vestre ecclesie restituimus, et refutatis 
etiam nobis omnem litem et petitionem quam vos prò 27. vestra 
ecclesia nobis fecistis vel- facere possetis de toto [a] Itero tenimento 
quod nos habemus et tenemus in toto vocabulo Salonis vel in qui- 
buslibet aliis locis, salva tamen locatione quam 28. Raynerius quon- 
dam archipresbiter vestre ecclesie fecit quondam Stefano Arcionis avo 
nostro de pedica terre sementaricie que dicitur de Crunialeto posita 
in Salone secundum tenores cartule ipsius locati 29. onis ; et hinc 
in antea vos vestrique successores sitis securi, quieti, pacifici et tran- 
quilli et per vos ipsa vestra ecclesia in perpetuum. Quod neque a nob