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Full text of "Archivio glottologico italiano"

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I 



AECHIVIO 

GLOTTOLOGICO ITALIANO, 

PONDATO DA 

G. I. ^SOOLI 

■EL 1873, ORA CONTIMUATO 80TTO LA DIBBSIOHI DI 

OARIiO SALVIONI. 



VOLUME DBCIMOSBSTO 




TORINO 

Casa Sditrioe 

ERMANNO LOESCHER 
1902-1904-1905 






Hiservato osni diritlo di proprietii 
e di traduzione. 



Miluuo. Tip HiiiNAUiHixi iM C. Hi.iiLMuiM e C. 
ToriLo — Vi>» E\/<> Ik>>v, Ti|»«»irrrtfo tl««lle LI-. MM. e dei RB. I'rincipi 



S M M A R 1 0. 



Salvioxi, Di dun per un nella poesia popolaresca alto-italiana Pag, 

Salviori, Engad. sQ'h^a, s^'pea, sedia 

Db Bartholom.cis, Contributi alia coaoscenza del dialetti dell' Italia 

meridionale ne* secoli anterior! al XIII. II. SpogHo del * Codex 

Diplomaticus Cajetanus 

Db Bartholon^is, Un*antica versione del " Libro di Sydrac ^ in vol- 

gare di Terra d*Otranto 

Salvioni, Egloga pastorale e Sonetti in dialetto bellunese rustico del 

sec. XVI 

Salvioxi, Lomb. rerti dovere, esser necessario .... 
Pabodi, Studj Ijguri. § 8. II dialetto di Genova dal sec. XVI ai nostri 

giomi (continua) 

i>ALVioBii, tnercam(a\ sopras. seplekd accovacciarsiy rimpiattarsi ; ven. 

harodle abbaino; cremon. grbgol crocchio .... 

PiBRi, La sibilante tra vocali nell'italiano 

Saxtiohi, Mesolc. cr^/* avanzi del fieno nella mangiatoja; piem., lomb. 

Ufr6k, lomb.y piac. Ufr6n . 
Abcou, Ancora della sibilante tra vocali nel toscano 
Cronaca e BoUettino bibliografico 
Salviosci, Spigolature friulane 
Saltioxi, Franc, flageolet^ ecc. . 
Salviom, Illustrazioni sistematiche 

Hfttif fcc. , (Archiyio XVI 71 
Salvioxi, Piem. ardsi acquazzone 
Pabodi, Stu4j liguri (continua) 
Salviosi, Friul. bdse 
ViDOMicH, Etimologie 
Salvio.^i. Engad. brierler brulicare; 

ia'^a fuliggine . 



all' * Ef/Ioga pastorale e So- 

104) 



viveron. skthidi ncendere; lomb. 



1 

7 



9 

28 

69 
104 

105 

161 
168 

173 
175 
193 
219 
243 

244 
332 
333 
366 
367 

369 



138390 



( \ 



^s>luuanok 



\^,..^^ Pb^. 871 



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V'-j *» >- . ' i:i ':»«.» ■* 3xc»i»iraa l•l•^■ll•rs•» 



, 395 



>% \ \.» O'-'.'i. -* ■».'t'»ii »< ^ cp\3a» in** ' m:. •T*r/c riristrello , 477 

^vN-vva^-^ » »••• •-■•-ai t» . c^^-*«^.» i'jt i»-ra«- . . . . » 479 

Nv V . X . -■. •*, • *!. ^tifc^i "•■:**. *.i'..^. ^il 9^»mu feccta p 487 

• 491 



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, 516 

, 517 

, 548 

. 549 

. 591 

. 608 

, 656 



DI D UN PER UN 

NELLA POESIA POPOLARESCA 

ALTO-ITALTANA. 



DI 

C. SlLTIOlfl. 



Fin dai miei piu giovani anni udivo io cantare intorno a me 
una canzone popolaresca ^, dove, a una ragazza desiderosa di 
marito si profierivano o dun giovin calzolarOy o dun giovin mu- 
7*atorey ecc. ecc. E mi sovviene che fin d'allora quel dun al posto 
di un mi feriva come uno strappo alle rette norme gramma- 
ticali. Piu tardi, le raccolte di canti popolari deU'Alta Italia mi 
ri[K>nevano ogni momento sotto agli occhi il costruttO| sempre 
risentendone io la enigmatica stranezza. Concedauo i lettori del- 
VArchivio che qui si tenti di sciogliere Tenigma. E prima di tutto 
gli esempi ^ 



* DoT^ssere il canto che nel Boisa, Cantoni popolari comctsche (Conto- 
resi di Vienoa, Ciasse stor.-fil., LIU, 637 sgg.)* porta il num. 39. 

' Ho ricorso per questa ricerca ali*opera fondamentale del Nigra, Canti 
popolari del Pipnonte (Torino 1886), che si allega per N., il numero del 
componimento e la lettera con cui si suddistinguono le diverse Yersioni 
di easo; ai Canti Monferrini di G. Ferraro (Torino 1870. Ferr. e il num. 
della pag.); alle Canzoni popol. comasche del Bolza (Bo. e il num. del com- 
ponimento) ; ai Canti popolari delle vicinanze di SommO'Lombarda e Vo- 
rese pubblicati da Ant Casetti e Vitt. Imbriani, nella Naova Antologia 
del 1867, (vol. V; 1867, pp. 190-94. Cas. e il num. del componimento); al 
FolK-Lore Veronese, Canti di A. Balladoro (Torino 1898. Ba. e il num. della 
pag.); ai Volkslieder aus Venetien di G. Widter e A. Wolf (Contoresi di 
Vionna, Ciasse stor.-fil. XLVI 257 sgg. W. e il num. del componimento) ; 
ai Canii pop. ined, umbri, liguri, piceni, piemontesi, latini raccolti e illu" 
strati da O. Marcoaldi (Gonova 1855. Ma. e il num. della pag.); a\V Archie 
cio per Io Studio delle tradiz, popolari (Asttd.). Non allege altre raccolte, 
oOQ importando a me di dare molti esempi ma d*as3odaro il fenomeno. 
Dir6 solo che gli assaggi istituiti sui canti popolari di altre region! d'l- 
talia hanno sortito un esito nogativo ; oode, qualche esompio, che potesse 
qua e \k saltar fuori, dovrk certamento attribuirsi all* influenza dei canti 
settentrionali. 

ArehiTio flottol. itaU XYI. 1 



2 SalTiODt , 

I. 'dun* in funzione di soggetto: 

A. Regione PBDEXOKTAsiA : Vc d*un marghe N. 13 F, v. 1 1 ; 
sara dTuna fortunha N. 42 A , v. 11; a fe dTiin M curbarin 
N. 53 A, T. 20; fe (Tun arbolino N\ 122, v. 2; a fe (Tuna 
bargera N. 70 D, v. 1 ; gh'e passcUo dTikn genlU galant N. 61 C, 
V. 4 ; a fi passa-je dTiin cavaliero N. 77 A, v. 3 ; Ve (fun consei 
mi voria * N. 77 C, t. 9; ghe passa cTun canaliero X. 77 E, v. 5 ; 
fe Sun serpenlin Ferr. 39; pcissa (Tun giuvo Fern 3, S6;fe 
(Tina barbira Ferr. 7; u fera Sin giuvnoi Ferr. 65. 

B. Rboione lombarda: gh'ei*a dun caccialove Ma. 152; 
el gh'e Sun bel giovin Ma. 167; a passa Sun cav€Uiero 
X. 77 G, V. 3, 

C. Reoione EMiLiANA (Parma): era Sun signur cunlo 
X. 13 F, V. 1. — (MantoTa) se voi fudesle Sun fratel mio 
Asttd. XXVIII 230. 

D. Regione veneta : vegnara Sun giomo Ba. 160-61 (sette 
volte); gh^e Sun pesse Ba. 119 (due volte); $*el fusse std Sun 
orso Ba. 142; e ariva Sun Fe7*linando^ Ba. 67; {a mi par 
Suna madama Ba. 98. 

Non sari forse per mero caso che il soggetto hj in tutti gli 
esempi, posposto \ 

II. Mun* in funzione di oggetto^ 
a. Preposto al verbo: 

A. Regione pedemontana e ligure: Sun piazi mi vona 
S. 76 (nelle varianti) ; S una fia Van riscunire N. 4 A, v. 2 ; 
SUn bun vei Va riscunlri X. 4 A, v. 17; Swta fia Van riscun- 
Iri X. 4 B, V. 2; Sun cavalo ti faro de X. 11 D, v. 12; Sun 



* Interpreto: *6 un eonsigUo [che] io vorrei*; ma potrobbe ftncbe trat- 
Ursi d*aa costrutto * me non ben chiaro ; cfr. Ve dfuna part mandela an 
Frama N. 136 A, ▼. 8. 

' Cfr. d travd di una Marieta Be. 183. 

* Non intercede tra il soggetto e il rerbo neseun eltro elemento grem- 
maticele. Solo in N. 152, v. 34, si he; /V ancur mac d*una not^a, 

* Gli esempi di *dun* airoggetto sono di gran lunga piu frequenti che 
non qaelli di *dun* al soggetto; onde, pur citando tutti i men soHti esempi 
di 'dun* preposto, ci liroiteremo a una scelta di quelli di 'dun* posposto 
al verbo. 



Di dun per un nella poesia popolaresca alto-italiana. 3 

basin ve*l poss pa dd N. 69 B, v. 12; (Tun sass in Vacqua shi 
gh*A lira N.77 E, v. 5; d'Un cavalier o fo ritrovA N. 77 E, v, 9; 
d*iin foss Van riscuntrd N. 130, v. 2. 

B. Reoione lombarda : d'on bel gioven Vha incontrd Bo. 53. 

C. Regions veneta: d*un cavalier si i inconlrd W. 74 
(nelle varianti); de un giovenin la se n'a incontra Ba. 110; 
d'un bacio lu *l ga dd (Verona; v. Corazzini, I componimenti 
minori della letterat. pop. it, p. 256). 

D. Regions toscana: d^un bel giovine risconlrd N. 54 G, 
V. 6; di un bel giooane ne incontrd (Gamajore; r. Giannini, 
Canti popolari della montagna lucchese, Torino 1889| p. 155 n). 

b. Posposto al verbo: 

A. RsGioNE pedemontana £ LiGURE : miv'mustrerd d^una 
manera N. 1 , v. 5; voria d'un piazi N. 3 G, v. 6; Van vedu 
d^una figta N. 12 A, v. 6; fa dd dun bal N. 16 B, v. 5 (Savona), 
16 D, y. 1; Va ddit d*un vir o dui N. 16 E, v. 14; mi sun fa 
d*una signura cara Ma* 158; cumpreve d*una curuna N. 17 G, 
r. 12; pianiaran d'un fiur N. 19 B, v. 11; piantremo d^iin bel 
fiur^ N. 19 F, V. 8; a da d'Hn piccu N. 25, v. 5; Va pid-se d'Ona 
dama N. 40 B, v. 2; prunti-m d'un servidure N. 48 E, v. 4 
(Xovi); fdve fd-me d'un gran tort N. 55 A, v. 19; ij daruma 
d:una bevanda N. 77 A, v. 12, G. v. 13; pid d'una rapa N. 85 A, 
V. 9; i Vai d'iin bun bastun N. 96'*, v. 16; fan d'un fratelino 
N. 122, V. 2; Van fdit d'una gran fesla R 152, v. 22; fa- 
rumma d^ina tumba Ferr. 39 ; avdi d'in bun lettu Ferr. 3, 26 ; 
prunthne dun cavd Ferr. 4, 54; farei d'in bel mantel Ferr. 
14; u pija d'in bastun Ferr. 25; prunleme d'in bun lettu Ferr. 
i&i , see. ecc. 

B. Regions lombarda : gKha donato d'on bel libretto; hoo 
incontraa d'ona giovina i^IIa/(Imbriani, La Novellaja fioren- 
tina ecc., Livorno 1877; p. 523 n); Vhooportaa dun bel cestin 
Cas. XXXIII; ti donerd d'un bacio (Ganton Ticino; v. Bollett. 
stor. della Svizzera ital. XIII 96 n) ; feme far d'ona cassa fonda 
Bo. 54 ; puol dar d*6n giovin [calzolaro] ecc. Bo. 39 (quattro 
Tolte); faremo d'un bel letto Bo. 48; vorria d'ona licenza Bo. 51; 
fimi ddn favore Bo. 52; piarUeremo d6n bel fior Bo. 54; 
pianierete di un bel fior Gorazzini, o. c, 267 (Bergamo); ghe 
daremo ddna bevanda Bo. 57. 



4 Salvioni, 

C. Regione veneta: ela gaveva d*un fazoleto W. 21; lu 
gaveva (fun par di scarpin W. 21; trova d'un vecio Ba. 33; 
aveva d'un amante Ba. 78; d trovd di una Maviela Ba. 183; 
la recama de* n facioleto Ba. 89; g*ho d'un bel imbrojo Ba. 
115; le porta d^una genta Ba. 151; comprar di un abilo Ba. 
161; o d'un sogno da racontarti Ba. 108^ 

D. Regione emiliana (Mantova) : nCi fato d*un gran torto 
Asttd. XVIII 228 ; la vede d'un boar ib. XX 71 ; t?d fato d'un pia- 
cer ib. 67 ; sapreste un po' indicare d'una gran bella fia ? ib. 70. 

III. *duii' in combinazioni awerbiali: Van si& d^una giur- 
neja *hanno segato una giornata' N. 65 F, v. 1; d^una noteja 
dormi con vui N, 76 (nelle varianti; p. 391); d'Hna noitina con 
vui dormi N. 77 A, v. 8; C, v. 7; E v. 11; G, v.; 6; duna sot 
notte 77 B, v. 7; d'un'altra notte ib. v. 17 *. 

IV. S'annotano qui parecchi esempi che per la loro configu- 
razione vogliono essere particolarmente considerati. 

a. L'apposizione introdotta dail'articolo indeterminato puo 
ripetere e non ripetere il d': passa d'tn giuvo^ d'Xn giuvo ^na- 
rin^e Few. 86; vuria avei d'un bun letOj d'un bun let da rf- 
pozd N. 32 B, V. 12; e all* incontrario : pasa d'tn giuvo^ in ca- 
valier franseis Ferr. 39; a j'd d'iina gran dama^ na gran 
dama N. 152, vv. 2-3. 

Per I'apposizione che venga introdotta dairarticolo determi- 
nate, 6 ben notevole : Van scuntrd d'na beta fia^ dela piu bela 
che al mondo ghe sia N. 12 C, w. 3-4 • ; di f route a : va ciam^ 
d^una Munfrdina^ la fia d^un cavajd N. 13 A, v. 2. 



^ Qui gli esempi dove, tra Toggetta e il verbo s*interpongono altri ele- 
menti: I'ai campd.., sul d*una pera N. 10 C, v. 5; d pot d'un aUro N. 61 C, 
V. 11; damme un po* d*un preve^.,. d'un notari N. 25, vv. 13, 16; t la- 
sciu dma d^un strafursin ib., Vv 26; — d guadagndje.,, dfna gran cava-- 
leria N. 52 B, vv. 4-6. 

' ' S*intende che siamo in dialetti dove p. es. non si direbbe altrimenti 
*lavorar d'un giorno' per 'lavorarn un giorno*, ecc. 

■ Per il d' preposto airarticolo determinato, sarebbe esempio.ben no- 
tevole, se legittimo, il rovign. tengo del meio maret ho il mio marito, Ive» 
Canti popol. istriani (Torino 1877), p. 323. Parrebbo dovorsi ripetqre dal 



/ 



D\ dun per un nella p.oesia popolaresca alto-italiana. 5 

b« Davatiti' a due o piu sostantivi coordinati, il (T pu6 ri- 
petersi ma anche non ripetersi : Vi ptnintird d'ln scagn e an' 
cura d'ina barca Ferr. 39; cl una pari mandMa an Franza e 
<runa part sul Munfera N. 136 A, v. 8; invece: *nl al mes 
un bel letin e d'un malerass di piuma N. 112, XY, 5-6; nd 
gava na pinta^ na meza e d'un boca N. 99 A, v. 17. 

c. La risposta a una interrogazione puo pure venir introdotta 
da duni Cosa ti fen da cena? D'una anguillella arroslo N. 26 G, 
V. 10 (Pisa); Ch'aS'tu cumpra a la ferai D*un capelin. Co- 
z* f Mo suf D'un bel piumass N. 132, w. 3-4, 4-5. 

Se ora ci facciamo a tentare la dichiarazione del curioso vezzo, 
gioveri di non dimenticare ch'esso h proprio ed esclusivo del 
linguaggio poetico, ignorato assolutamente dalla lingua viva e 
schietta ^ E la franca e sicura ricognizione di questo fatto deve 
guidarci nel tentative di spiegare 11 fenomeno. II quale, dove non 
avesse cosi limitato dominio, potrebbe in parecchi modi dichia- 
rarsi \ Si potrebbe, fra altro, pensare che da costrutti come 
^degIi uomini dicono' Hi do dei fiori' si portasse il ^di' al sin- 
golare, avendosene poi ^d'un uomo dice' Ui do d'un fiore'. Ma, 



oostro dun esteso oltre i propri limiti; sennonche di qaesto dun non trovo 
nesson esempio neU^Ive. — L'esempio se mete a bastonar de la sua mama, 
Ba. 159, andr^ certo diversamente giudicato. 

* Si dice reramente ancora, e pii]i si diceva, a Milano dl, fd, pensd d*ona 
coMsa per 'dire* fare, pensare una cosa*; ma si tratta qni tlel modo 'dire, 
pensare di una cosa' (cioe Mntomo a una cosa*; cfr. la ghe conta de quel 
faio Ba. 98) renuto a contaminarsi col modo 'dire, pensare una cosa*. 
L*ATersi poi dt d*ona cossa allato a di ona cosxa, ha fatto si che si ve- 
nisse a fd d*ona eossa allato a fd ona cossa, — Oiversamente conformato 
« Qo esempio lodigiano come hi fat d'un cert parld 'avete fatto un certo 
parlare*, cha trovo nella Sposa Francesca del Lemene. Ma anch*es80 non 
iofirma la aentenza che il processo da noi studiato si limiti alia poesia. — 
Fiattosto par che la poesia popolare abbia influito suUa lingua in un esem- 
pio cone dunidli de une vire 'dategli un anello* nel saggio di Oulx. Bion- 
dellif Saggio ecc, 523. 

* 1 moltiasimi esempi in cui il dun e preceduto da vocale potrebbero 
£ir credere a un d estirpatore di iato. Ma lo si deve escludere, non aven- 
dosi di on tale d nessuna altra traccia nella combinazione sintattica. 



6 Salvioni , 

ripeto, rimarrebbe sempre inesplicato perchS il Mi' ^, cos\ o per 
altra via ottenuto, si limiti al canto. 

Ora, una dichiarazione che spieghi insieme e il vezzo e la sua 
limitazione al canto, parmi la seguente. 

Fra gli esempi di Mun^ occorrono questi: chi v6l senli canti 
(Tuna bela cansun nooa f N. 52, v. I ; chi vol senii duna can- 
sun? N. 7 B, V. I ; cante d*una cansun N. 33 A, v. 1 ; 47, v. 4; 
cantS-me (tuna cansun N. 14 A, v. 1 ; canld 'n pd d'iina can* 
sun N. 14 B, V. 1; voi cantao (Tuna canzon Ba. 180. 

In questi e analoghi esempi scorgo lo il germe del nostro co« 
strutto. Yanno essi cioi raccostati ad esempi in tutto simili che 
ci si fanno avanti negli antichi poeti, dai quali raccolgo: 

Cantar fne plas d^ufia cannon novella Fra Giacomino da Ve- 
rona (ed. Mussafla), F, v. 5 ; hi vole oclir cuintar d*una zentil 
novella Bonve^in, De peccatore cum Virgine, v. 1; ognom en-- 
tenda de una molt bella leggenda Legg. di S. Margherita (ed. 
Wiese), vv. 1-2; uoV comengare e dir... d'una legenda ib., 
vv. 39-4.1; d'uno bello serrnone ve voyo contare Biadene, Sclavo 
Dalmasina, v. 2; audire d'un bello sermon uerax Bescapd, v. 6; 
se d*un bello dilo audire ancora tie plaxe ib., v. 863. 

Si ha qui, e vero, un Mi' ben giustificato, trattandosi sempre 
in quegli esempi di ^cantare, dire, udire, narrare intorno a...*; 
ma non k meno vero che tra 'cantare di una canzone* e 'can* 
tare una canzone* la difierenza di significato era minima, quasi 
evauescente.', Tanto che agli uditori i duecostrutti dovevan sem- 
brare identic!. Ma dato che d^una cangon valesse o paresse va- 
lere come ut%a canQon^ che cio^ il costrutto con Mi' venisse o 
paresse venire a fungere da oggetto diretto come il costrutto 
senza la preposizione, cid doveva parere insolito, peregrine. Ora 
di costrutti e vocaboli insoliti, di peregrine preziosit^ suol com- 
piacersi il linguaggio poetico, popolare e non popolare. E il d*un 



* Ch« il d' di dun sia Mntito come U preposizione , h attesUto dagli 
editori dt caQti che sempre scrivono *d*un\ ed e coofermato da ci6 che 
si abbiano esempi eoa d^n Ba. 89, di Uf%a Ba. 183, d*na N. 12 C, v. 3. 

' Cfr« ehi 9oU odir Mention verax Zst. f. r. phil. XV 489; iniendi quesio 
termone Besc, 2127. 



Di dun per un nella poesia popolaresca alto*italiana. 7 

d'una di contare d*un sermoHj di carUare (Tuna canQOtiy frain* 
teso della sua genesi, dovette sembrar appunto tale ornamentOy 
(la venir seaz* altro adottato tradizionalmente dalla poesia popo* 
laresca, e da essa esteso ad esprimere, al di \k delle formule 
originarie, Toggetto diretto che si introducesse mediante Tinde- 
terminato. 

Questa origine del nostro dun mi pare confermata anche da 
cio, che es^ ben piu frequente sia nella poesia narrativa cbe 
Qon nella lirica. Si capisce che anche qui non manchi; ma as- 
solutamente e proporzionalmente, i canti oggettivi forniscono una 
somma d'esempi superiore d'assai a quella che s'ottiene dagli stor* 
nelli e dagli strambotti ^ 

Circa alia diffusione geografica del fenomeno, gi& se n' h toc- 
cato par incidenza. Cli esempi del resto parlan chiaro; e questi 
provengono dal Piemonte e dai contermini territori della Ligu« 
ria, dalla Lombardia, da Mantova, da Verona, e, piu scarsamente, 
da Venezia. L' esempio parmigiano e i rari esempi toscani tro- 
vansi in canti narrativi, ed & evidente che il dun k stato impor- 
tato con questi, 

engad. spbga^ sffpcaj sedia. 

Vedi Pult, Le parlor de Sent, § 298, Huonder, Yokalismus 
von DisentiSy p. 433, dove s*allega, da Sopraselva, un supia ^Brii- 
ckenbock, d. h. der auf zwei Stiltzen ruhende Querbalken unter 
einer Briicke, dann das mittelst zweier Pflocke mit den Kufen 
rerbundene Querholz auf Schlitten oder Schleifen '. II Garigiet 
ha suppiUj il Palioppi, sopcha e sutga , sedia. — Che in tutte 
queste forme si debba riconoscere, come ha fatto THuonder, il 
lat. sfieUcA, S provato da soblga {^^ai^bjigd) ^trave lunga e 
grossa a sostegno di ponti sui fiumi \ che s'ode nella Yaltellina, 
e di cui si discorre in Zst. f. rom. phiU, XXIII 529. 

L* H. riporta supia a un anteriore ^subja, e a me par che ab- 
bia ragione, ammettendo pero che bl siasi prima ridotto a pi, 



* Cost, dalle due centinaja di Strambotti e StomelU cbe sono nel Nigra, 
pp. 574*92, noQ ho che due esempi; e uno eoIo ne ho da Cas. 



"i SaWioni, En gad. s^bga^ ecc. 

s\>ci4 coaio r*/ si riduce a fly quindi *suplja^. Quanto a SQbga 
cs.s%> {ktr oontiauare direttamente *SQbja * ^s^b'^ljja] e suiga ci 
i\i(»(»(V$entei*a un'antica riduzione ^sihka - ^subka = *subljca. 

Quauu> airaccento della voce cisalpina, ricordo ancora il com. 
'iMSiik » belliaz. mdsUQj mil. md$le§j ro&stice. — W ^ del re- 
»tv> grato che mi si porga qui Toccasione di ritornare sulla qui- 
Htioue, per esprimere il mio pensiero piu chiaramente che non 
avvenisse neirarticoletto della Zst. Credo io dunque che 8*avesse 
dappriaia, e per analogia, la rimozion d'accento nelle voci ri- 
fotoniche del verbi in 4care -itare, e nei loro deverbali. L'oscil- 
laxione, a cui qui si giungeva (p. es. bitega e betiga da beiegd 
balbettai^e, bdrdega e hordiga da bordegd sporcare; fr. berg. 
beUg balbuziente^ bresc. bordic sudiciurae), venne portata in 
prime luogo ne' nomi in -Ice -iTU, quindi slomik da sldmek sto- 
macoy bresc. codega = lomb. cddega 'cutica* cotenna, bresc. gom- 
bit gomito. Siccome poi Tuscita -Icr alternava in piu nomi con 
-ICB ('pulice' e ^piilico') cosi anche a questi s*estendeva T incer- 
tezza deiraccentOy onde i berg, scimes cimice, poles pulce, allato 
a scvnega^ polek. Ma ottenutesi per questa via che piu serie di 
sdruccioii si facessero piani, altri sdruccioli seguivano poi il loro 
esempiOy obbedendo in parte anche a uguali atti*azioni analogi- 
che. S*hanno cosi il valcamon. abroved *brivido' intirizzito (v. 
Tart. ' brivido* fra le mie Etimologie nella Miscell. Ascoli), i bresc. 
sofdch aria soffbcante, afa, sabat sabato, de^olel disutile, i berg. 
omin uominiy femen femmine, tf/^/* *adipe\ 

Poteva anche accadero, sempre nolle stesse analogie, che una 
voce piana si facesse sdrucciola, onde: berg. Idmbek per lam- 
bik lambiccOy valser. sdles •, bresc. seres^ per saliss rispettivam. 
seress (cfr. mil. sariz *siliceo'). 

C. Salvioni. 

^ U gardeo sopia *Qu*)r8tange auf Schloifeo\ che vedo allegato daU*Huon- 
dar, ULrk aaaai TerosiinilineDto un *s6bja, cod tj sacondario ridotto come 
quello primario di camabia in candpic* 

' Ua di questa voce, che noa potrebbe es.ser sorto nella tonica (cfr. la 
voce milaoese), depone in bel modo per TaDtico accento della parola. 



CONTEIBUTI ALLA CONOSCENZA 

DEI DIALETTI DELL' ITALIA MERIDIONALE 

NE' SECOLI ANTERIORI AL XIH. 



Dt 

T. DE BABTHOLOMIEIH. 



(Vedi XV 247 sgg., 275 sgg.) 



\l — SPOGLIO DEL 'CODEX DIPLOMATICUS CAJETANUS' K 



SoioiABio: ' I L Serittars. - 5 IL FoneticA. * S lU. MorfolofU. — S IV. LmsIoo. 



ATTertensa. — 11 Codex Diplomaticcs Cajstanus e il primo di quella 
coUezione di codici diploma tici, alia quale attendono i benemeriti benedet- 
tini di Monte Cassino, e che, sotto il titolo unico di Tabularium Cassi- 
NXN8I, dovri pure coutenere i codici di Bisceglie di Pontecorvo d* Isemia 
di Pomposa e d* Aquino. Le carte vi sono in numero di quattrocento ven- 
ticinqae ; ci condneono dai 787, o giu di li, sine in pieno secolo XIII. La 
lor proTeniensa e limitata alia citta e alPantico ducato di Gaeta, che - com- 
prendeva, an tempo, com* e noto, anche il ducato di Fondi e il eontado di 
Teano (v. preL p. xit). — Per ci6 ch*e del linguaggio, siamo, a un di* 
presso, alio condizioni stesse delle carte cavensi; ed e solo per la loro 
minor quantity che riesce, al confronto, meno copioso quest* inyentario. Non 
tatte sono original! : piu d*una e data secondo copie del sec XVII; e 
de* Tolgarismi contenutivi non si son potuti accogliere se non quelli che 
Comano anche altrove. — Occorre anche qui un buon numero di nomi 
fondiarj; ma non di tutti m*e riescito di ritrovar Tetimologia. La classe 
pin ricca e quella degli uscenti in -ano "iano^ che sta, neirintiera sup- 
pellettile toponomastica, in proporzione assai maggiore che non fosse nel 
Godice cavense. 



■ Typis Montis Casini, MDCCCLXXXVIII-XCI. 



XV 



Sommario. 



Rasiegna bibliografica (con recension! di C. Salyioxi e P. E. Quab- 

xssio) Pag, 871 



Aggiunte e correzioni alle dispense I* e II* 

Salvioni, Appunti suU^antico e moderno lucchese 
Salviohi, Cremon. scutumdja soprannome ; lomb. rUrdt pipistrello 
Santangslo, II Tocalismo del dialeito d'Adernb .... 
Salviomi, huglidlo^ hugno; ven. taniza porca, ajuola; friul. puinte feccia 
GuAuisRio, II sardo e il cbrso in ana nuova classificazione delle lingue 

romanze 

Salvioni^ boulanger .......... 

ToPFiHO, II dialeito di Castellinaldo 

Salviohi, Santhid 

Salvioki, Poesie in dialetto di Cavergno (Valmaggia) . 
Rassegna bibliografica (con ana recensione di P. £. Guabmsrio) . 

Salvioxi, Indici del volame 

Aggiante e correzioni 



898 
895 
477 
479 

487 

491 
516 
517 
548 
549 
591 
608 
656 



DI D UN PER UN 

NELLA POESIA POPOLARESCA 

ALTO-ITALIANA. 



DI 

G. SALYIONI. 



Fin dai miei piu giovani anni udivo io cantare intorno a me 
ana canzone popolaresca ^' dove, a una ragazza desiderosa di 
marito si profferivano o dun giovin calzolarOy o dun giovin mu- 
y^aiore^ ecc. ecc. E mi sovviene che fin d'allora quel dun al posto 
(li un mi feriva come uno strappo alle rette norme gramma- 
ticali. Piu tardi, le raccolte di canti popolari dell'Alta Italia mi 
riponevano ogni momento sotto agli occhi il costrutto, sempre 
risentendone io la enigmatica stranezza. Concedano i lettori del- 
VArchivio che qui si tenti di sciogliere Tenigma. E prima di tutto 
gli esempi •. 



* Dey*es8ere il canto che nel Bolza, Camoni popolari comasche (Conto- 
resi di Vienna, Classe stor.-fil., LIII, 637 sgg.)» porta il num. 39. 

* Ho ricorso per questa ricerca airopera fondamentale del Nigra, Canti 
popolari del Pipnonte (Torino 1886), cho si allega per N., il numero del 
componimento e la lettera con cui si suddistinguono le diverse versioni 
di esso; ai Canti Monferrini di G. Ferraro (Torino 1870. Ferr. e il num. 
della pagOi ^^1^ CanzonipopoL comasche del Bolza (Bo. e il num. del com- 
ponimento) ; ai Canti popolari delle vicinanze di SommO'Lombarda e Va" 
rese pubblicati da AnL Gasetti e Vitt. Imbriani, nella Nuova Antologia 
del 1867, (voL Y; 1867, pp. 190-94. Gas. e il num. del componimento); al 
Folk-Lore Veronese, Canti di A. Balladoro (Torino 1898. Ba. e il num. della 
pag.); ai Volhslieder aus Venetien di G. Widter e A. Wolf (Contoresi di 
Vienna, Glasse 8tor.*fil. XLVI 257 sgg. W. e il num. del componimento) ; 
ai Canti pop, ined, umbri, liguri, piceni, piemontesi, latini r€u:colti e illu' 
strati da O. Marcoaldi (Geneva 1855. Ma. e il num. della pag.); kW Archie 
vio per Io Studio delle tradis, popolari (Asttd.). Non allege altre raccolte, 
non importando a me di dare molti esempi ma d^assodare il fenomeno. 
Dir6 solo che gli assaggi istituiti sui canti popolari di altre regioni d*I- 
taiia hanno sortito un esito negative ; onde, qualche esompio, che potesse 
qua e U saltar fuori, dovrii cortamente attribuirsi air influenza dei canti 
settantrionali. 

▲rehiTio glottol. ital., XV L 1 



12 . de Bartholomaeis, 

9. A: nl. da le cirasa 1020, nl. balle de cirasa 1029, curte... qae nun- 
cupatar da i!lo ceraso 1068^ 10. -ARIU, ARIA; -dr^i nl. casa molara 830, 
nl. margatarum 845 less., cerhinara 906 less., lapulo porcaru 906, filii 
gregorii porcctru 1087, festara 964 1085 less., planeta cum oraro 964, perg^it 
usque in palmara 976, nl. solaru 980, terzara 986 piu volte, molenat^u 
991 less., ribo delta pillar a 992 less., acdarum 997, nl. vivaro 1002, nl. 
pastorara 1013, nl. fossa lupara 1024, armarum armadio 1028, nprs. lao^ 
demaru 1029, nl. caballara 1029, calzolaru 1036, nl. ipse terre de ipsa 
cantaru 1041 less., via carrara 1041 piu volte, porcara 1041, nl. corzara 

1055, mundt^aru 1058, cgn. spataru 1061 1128, cocclara 1071, piscara 1071, 
nl. patomftarMm 1076, monte de ccrftart* 1091 e ctfrran* 1107, nl. pigna^ 
tari 1107, ego petrus caprarus 1114, scirpm^u 1158 less.; area: usque ad 
iitre celu 1013, cum cesterna sua et cum are suos ibd.;-er-; heredes Ade- 
nulfi cdhaleri 1198. 11. E breve. Intatto, come appare dagli es. seguenti, 
che per6 ban tutti a od & alPuscita: iuxta pede de ipsa turre 906, unum 
pede de piro 922, pede de silva 1014, pede de monte 1014,* cgn. pede-3itQt\x 

1056, petra maiore scarpellata 992, nl. campu de melle 1072. Isolator dicima 
octaba die 1113. 12. E lungo: me^granum 941, e airatona: sancti nicolai 
de meletis 1158. Per ly, oltre il solito stratico 1014,* il nprs. halx 1031.* 
18. I breve : canat mihi una messa 906. Di -ella -elle y. gli es. al num. 85. 
14. breve. Appare intatto negli esempj seguenti: fondata serica bona 
gaitanisca 1028 bis, nprs. bona frequentissimo, parium de hove unum' 906 bis, 
cognomi: hove 1196, vove 1071. 15. lungo. Esempj di u da o fuori 
d" umlaut ': curte 918 frequentissimo (e curticella 914 ecc, curtesani 1047), 
conciaturia 906, signum manus de petrune 1047, nprs. petrunia 935, nl. 
punete-curho 1107; va anche qui, proveniente da *maiure, maiurina l\ 13^ 
e fors*anche: Johannes de maiurano 1136.* AlFincontro: iosum 979. 16. U 
breve: torre longa 906, territorio de spelonce 994, spelonke 1024, sancte 
marie de spelonke 1135 (e speloncanus 890, speloncani ibd., Paulo spelon- 
cano 923), cgn. caca-/br/br« 997, bocca de ipsa cripta 1009 piu volte, co- 
gnomi &occa-pasu 1059, &occa-pia 1079, &occa-melIi 1119, una coppa argen- 
tea 1028, colcitra 1028, forcula una 1116, cgn. Stefani mo^ca 1129, [cgn. 
Leo volpina 1129]. 17. Y: ecclesia sancti martini aqusL-mendola 1067; 
neirt di gissum 1104 pu6 esservi effetto di -ti. Per serica v. num. 5. [Al- 
V&tonaLi murtetu 941 e mortitu 1024, gruttelle 1064 *J. 



* Anche se ossitono, come parrebbe dal cgn. Straticd, che e proprio delie 
Calabrie e della Sicilia, qui non guasta. 

' Certamonte ossitono; cfr. il cgn. sicil. Cah. 

^ Non manca nemmeno qui il solito octubro -ubrio, 

* turabulum 1071 sara un mero svarione. 



Spoglio del Codex Cajetanus; § II. 13 



B. VOCALI ATONE. 

19. A. InLeiale in e^ nel soli to gentiarulus 954; ireiecti Traetto 1026 e 
triiecto ibd. ecc; Of in longohardi 1026. Innanzi a r: camarcte 1076, camara 
1119, cgn. Petri de cammarino 1047, comparatore 1099« comparatu 1103^ 
[eeparano Ceperano 1 134], filia Franconi de papara 1028, franco iudex qui 
dieitur papara 1039. Postonico: nl. aquamendola 1067. 80. E. Di sillaba 
iniziale in t: nprs. criscentio 890, dissertas deserte 1002, criseensi 1089 
1099, nl. pitruru 992 less., nprs. firruccius 1012, cirasa 1020 1029, nl. stm- 
prontanu 1020, piscora 1071, nl. cicropius 1138; - ij: dimitri 906; - «i-: 
yrtfiM 906. Di seconda protonica, scompare in gaytanum 1012, gaytanisca 
1028, cgn. betrano 1104. £A: <ianti Teano 983, nl. tianellu 1020, tiantM 
1079.' EU: nprs. dtt$dedi 930. Postonico: filii passari caprucce 999, filii 
quodd^m passaro 1034;-«idtct 1104;- bolumine cartacio 831, porta atiria 
1076, vullam plumbiam 1014. ^£; problematico Tisolato: per iesHxmm 
tempus 958. 8L I. Di sillaba iniziale in e: cesterna 1013, lemeoli 1028. 
In seconda protonica : garelianu 955, molenaru 991, nprs. poleuena 1040, 
hL correianu 1047, genetricem 914. Postonico: incletas 958, codece 997, 
magene madna 906; ipsa Umata de flumicellu 1103. 82. 0. Di sillaba ini- 
ziale in «: fUresta 1020 1091, nl. ctirfrtno 1036, nl. eurallum 1085, Marinas 
surreminiis 1091 , /U^sa/u 1 104, puntone 1170 less. Postonico: Crista faro 
906 ecc ecc., pascua et puteo et porcara et pratura pratora 1044. 88. 
U. Di sillaba iniziale in o: nprs. orania 1008, fait de oranuie dacissae 
954. Di seconda protonica : Johannis condoctori 787, nl. palombrvrum. Po- 
stonico: tncofomtf 830, domum cerarii figoli 918, casale qui nuncupatur casole 
924, insola 976, palmole 1002, cgn. pungi-ne&o2a 1014, nl. silicxcola 1071. 86. 
Par qui Tant -a oscilla continuamente tra-o ed '-w; per es. carolu o carolo^ 
aquismolu e aquismolOf nprs. fedu/u e tedulo^ nl. a^ntanu e -iaito, ecc. ecc. 

C. CONSONANTI. 

J. 87. Airiniziale : Jumtfnta una 906 [105, jumentarius 954, iacium 1113 
less.; ma: nprs. gennarulits 954. — La scrittura oscilla continuamente tra 
gt^eta gajetanu e gageta gagetana^ triiecto e trigecto Traetto ; gaigetano 1063. 
88. LJ in r, reso dalla scrittura per U H Hi Ig Igl : nl. casale maUanum 



* Si parte qui naturalmente dalla forma latins. Ma poiche s*ha -ia- 
anche nelle iscrizioni osche (TIANO, tianud, ap. Fabretti, gloss, ital. s.- yt.), 
non Tuolsi escludere a priori che possa esservi vera continuazione, anziche 
easoale ripristinamento della forma italica. 



L_ 



14 d« Bartholomaels, 

9gO lesft^ d1. mallana 1024, nl. pen tome tallau 999, flamioe garillano 1071 ; 
— Ji avium gariliani lOSo, urso fiUo ^Uq 1049; — nL malUanum 1000, 
nl. /?//iii« 1036; nL filgine U5S 1170; - eampii de baialgla 1071. NJ in n. 
V. num. 33. DJ in ji josum 979 e jusum 10-34, Adonolfus de poio 1195, 
nl. coriiano e corraanw 1030 1047 less.; in i: sacerdos qai dicitar mesa- 
cspo 1040, passi Tiginti et Mem 11^ Rientra probabilmente qni TosciU 
huione che si ve^e in: valle supi 115^ partem de castri sugi ibd^ piano 
dt BUffio 1 166, allato al molto frequeate tuiu. RDJ : venariit 979. TJ 
in X2, acritto n i sfj C2 U : paU:zy ^4 e }ialazi0 1002 1066, leone domne 
marozze 1010, nL commjtino 862, nprs, Hzs9 presbitero 1036; « sasone 
9i^ less., nL munA^iorM UC)^ aL hriutni 831 ; - pe«fia de terra 923 piu 
volte; - peezinnu 954, imUczi^ 979, nL t^Msaiio 944, nprs. hemeesam 1064, 
ojnu capo-Mar ja fr<^q. ; • a^cendit in tboro ^tutne 999. Si ha gj, al so- 
li to, ia servipHi hWL Tna falsa ricostrasione di * piazza*, pid eha una 
vera *piaggia* pare rhe sia ae^ passi : nnnm integrum cellarinm sab no- 
stra curia positum, et est ante pUgiA pnbliea 1121, cnria in plagia po« 
hlioa posiu IIVX NTJ: dui Unzfoh lu28, nprs. consianzo 1029, nl fi>- 
m0n»uiu hKl7 pii^ volte, less., Itcm^iAm 939 alL ti Ucei%cia 1107; scritto 
nr$ in; mains asiirji indsii verolanus (Saazio) I0S9. RTJ: ecclesia saneti 
anfreli daUi maru \\f^\ all. a: ecclesia saneti angeli de marciis 1170; an 
po'duMuo, potenJo essers il caso d' an pure lapsos, m*e wozziame sor- 
Ijene dM |>amsi\: hslw^st... f^-iiU^nr plus miaos media qoinqoe ^4. 
STl* in *•, eooli*«ia sanoli an^h ia $ctr»t€n 11^?^ less. SJ: rirosa 102U, 
nL KslU de i^iMSii lo;^^ cnrte que nunrupatar da illo ceraso 1(^68, cami-' 
4tH9^ uniiin V*S4, i^rrs n«>stra d* ip^ n^uhrAsami 1040, cunesani 1047 less., 
fkprm 4H.UM4.I 10* •* I Si ta ix nL A't/t^v 1041, nsque ad »eilioe antiqaa 
)(MV Ufts,, u»«)a^ ad jv^nm.v toras ihd.; intatto ia: pannos siricos et Itneos 
n\x%%h M ^ivivt.A I0;^4n) O'J vt^T.1^: c^. ca«*«*^palomba £^4, paria nnn de 
.,«.%«•.« 1047, AU^rnansi )« 4«ie f«Nrm^ dM c^n. h^^cnzza e ftnoTMrcia 1119 
UVl Li'.i . •vih.W.i'M hV^V c^ra, sam'cvj vacca IKVx r»J; falsamente rico- 
i>ImOI«\ la .•.•*#«.^Nrti faalii^u'^ *.Wv, U. n Per pornuri sc/fprll/rta nam. 57 
.Vi pAtto * I !)«' nl ;*<«•'- f4^-y U'Ar% all a y» a 7 -•«.'»<>■. e fors^aache ael bL co- 
«4< I \^H\ p»A \»\Ua, h^ »t«»^<» *«^iix«!r e noa Vsftearii. Assai fr^quente cer« 
Mi*»vi iVv» 0%^ |^»%. N»\« s«N^m|.)ai,\ nel nL campn de m^'lU 1072. — ALD: 
1^1 •s«#.f.«>>i ,»H pMlitUm U\>; n>s non^ mnuA^us Sin^aLio 83^ M. CL: 

,1. ,4 lOlU ue»^ »..%..• #.' lo.>; ;» .V. #,.« 1.^:4 l<»»v, suofrclum 9^ 1032 piu 

^oliii^ n Ls«> t;iii «(i, i(M. ;ii'#<^ i.^o; ma nL J'.'.^mi hH't4 ecc R. SL 

^^ liN e|M% /. ...,s.'.s»H/ |;'V\ N. ti j;,.jlu f^^ita ad anno l':^]. SCE: 

.. »»..,..« J.VNN |«.,i ^%\Ua K^. mm .•* u :u \^>C\ wn i*IS, ur:imc 9^ nL 



» 



Spoglio del Codex Cajetauus; g II. 15 

portiono de barsilli 1049; urc9ini 954. N. 33. Passa a /, non sonza in- 
flaenza di 'mole* in: molimentum 939 bis. NL: posite il locum 841, possite 
i7 loco 1012, N-flab.: im poiestate 1014, im perpetuum 1056, im presenti 
1076. NS: magesis 962, curte$ani 1047 K5rt. 1998, tianisi teanesi 1079, cgn. 
defisi 1113. NG NJ; accennaoo a n le scrizioni segiienti: arganieli arcan. 
976; nl. pannano 1159 1170 all. a pagnano 1158; nl. cervignarut 1029, casta-' 
gneio 1170; bignia 1104. Alternanai: nl. spineo spinio e spingio, Inoltre: 
siagno 964. M. 84. MN: dua scanna de tornum 1028. V. 86. Dileguato : nl. 
cUu carve 922, nl. riu 944, Hum 1002, renoare 984. Qui pure frequente 
to scambio reciproco dt b e v, G. 86. Frequentissimi gaieta gaietana ecc, 
gubitu 1182; migaeli 930, mighaeli 976, potega 1108 piu volte; ostra^m 
954 less. CT: re<(e 976; sari forse uno svarione: oto libre de argento 
1032. NCT: coniunte 1037, compnntus 1040, comptintt 1176, 5an/os dei 
erangelia 1196 CR: lugra 830, gripta 954, nl. gruttelle 1064. GS: mo^ 
ftm« 1014. RG: argangeli 930, arghanieli 976. G. 87. y: straiico 1014 
num. 12. GM: cafisa de olio per M/ma 1129« QV. 38. cerquitu 1091; 
moro anitco 954, silice aniica 954, fabrica antica 963; quod relicum fuerit 
831 ; propincu 962 ; nl. acquaUs 976. W. 89. ^reu^uam 1 104. CE. 40. ma- 
gene micina 906. GE GL 4L iermanibus 890, ieneccum 906 less., presbi- 
tero iener iohanni 939 bis, ienitor 939, 958 1047, ienitricis 1014, ieorgio 1039, 
Alexandro porfiro-tenito 909, Constantino porfiro*t0ntto 919 930; nullo me 
coienU 936 958, codice da leiere in nocte 964, frequente aiere 909 926 ecc, 
faeia 999, nprs. maienolfus 1029. NGE: inienium 1014, arganieli 976, 
efr. num. 38. ' D. 48. DM : ammeridie 996. DS : assecundo latere 996. 
DP: diem quod est affuturus 1052. DC: terram vestram posita accaba 
996 less. DV: abbocatorem 105a P. 44. Intatto in potkece 1071; digra- 
dato, ma probabilmente per effetto della nas. che gli precede, in: scriptura 
siatente in bergamena 1135. PT: suprascrittam 9i6, nl. gruttelle 1064, 
poatieellu ruttu 1124; sar4 un lapsus in: cartula... scritam 787. PS: nl. 
yisstitn 1104. B. 46. Frequente, come s*6 accennato al num. 35, lo scambio 
di ^ ia V* BM: transferenda vel summittenda 1029, iammodo 1054 J. 

D. ACCIDSNTI QENERALI. 

46. ProBtesi: Paulnm... escriva huic kastri caietani 831; abbocatorem 
KQper-escrtpli episcopatui 1053. 47. Geminazione; di m: terra 5«mmt- 
mataria 787 924, presummo 955, presummentes 978. Dauferius commes 992, 
Petri de cammarino 1047, cgn. igummenus 'fiwoi 1113. Di 6: nprs. ro6- 



' Ma forse anche in inienium 8*ha n, malgrado la poca popolaritii della 
▼oca; cfr. nenero. 



16 de Bartholomaeis, 

berti 1065, Robbertus 1104 piu Tolte, nprs. ubberto 1012 piu volte, via 
pubblica 1124; dt p: repperii faerint 1040; di r: scarraceni 945^ tarraee-' 
nos 1014y iarraciniscu 1107, sarracenesca 1012; di si omnia possita foras 
isttas eivitatis 997, terra bacua possita foras istias civitatis 997 1012 1182, 
aecclesia... disserUis deserte 1002; di n: civitatem tunnisi 1125l 48. 
Epeotesi: nl. treguanzano 1104 piu volte, less., fMayuln'-janni 'mastro* 
1066. 49. Aferesi; d*a: poihece 1071; * d*atf 0; oltre il aolito ram^n 
90G ece. ecc : terra de redes Petri 1030, aanto lia Elia 1 104, de banira 
Rocca d*Evandro 1107; d*t: acrineom meam de spania 1028; - d*o: ogn. 
scuru 1062. 58. Metatesi: nL j»i««eo cupo 1054, plescora 992, pleseeia 
1054; padule 937. S8. Propaggine: fondata serica qui est ad ^Juttuie 
1028. 55. Contrasione: Stefano de mastro iohannes 1104, bicnm qui 
dicitur manstrianni magistri johannis 1066. 57. Assimilazione: bia 
puplica IO2O9 poreiuri -eoli 962 less. 58. Dissimilazione: petra maiore 
scarpellaia 992, npr. christofolu 787 e crista foli 1026, posits sub superiola 
domui nostre 1040, cgn. porfihgenito 1113: crista fani 102L 



§ III. — MORFOLOGIA. 

A. FlEASIONE NoiflNALE. 

59. Figure nominativali: sicut vaduot pentome de civita de spinio 
999, ecclesiae que dicitur delta ctmfa 1147. 

to. Forme oblique: cicert ceci (* decem media inter fave et ctc^ri ' 1004), 
ominu ('quavis persona hominu magna vol parva* 1104). Noto inoltre: cum 
consensum Cristoforo ftepote meo 909, ego domnus Criscentius venditore . . . 
recepi pretium 1099. 

68. Locative in -i nel nU calvi 914. 

68. Metaplasmi. Di III in I: Christi martira 981, posits sub superiola 
(.ore) domui nostro 1040 due volte. Di III in II: Johannis nepoto quondam 
Stefano 976. 

64. Plurali. Di Upotece 1071. Di III e IV; oltre 1 soliti passi pedi ter- 
mini fini^ note: nl. riu de viti 944, ipse gradi 054 less., duo parti 997, 
cum sepis limiti et cum vie 1071. Plurali neutri e di tipo neutro: 
tara tari 935, nl. da le cirasa 1020, quadtuor cocclaria de argento 1028, 
dua scanna de tomura 1028, arce tittaccia et ligna 1084; - arcora 924, 
fructora 924 ecc. ecc, arbustora 934, pnitora 974 e pratura 1041, ribora 
984, itomora 10l3, preceptora 1014, campora 1070, 



Spoglio del Codex Cajetanus; § III. 17 

65. Gone re: olibe olivi 1068, vomuit multa fracidume 1039. 

66. Articolo. Accanto a ipse ipsa in funzione d' articolo, troviamo 
assai spesso, integri, iUe ilia. ^ La forma da ille, anche qui, 8*ha 
da* nil. e da* cgn. e sempre nnita alia preposizione. Maschile: Johannis 
de hi comito 1001, Johanni da lu fur[naru] 1066, sancti angeli de lu 
trullu 1037 less.; sancti angeli dalli marzi 1166. Femminile: ribo delta 
pillara 992, Johanni da la porta 1094, ecclosia que dicitur delta civita 1147, 
Johannes dalta cerca 1166; da le cirasa 1020. 

67. Nuraerali: dui leneeoli 1028; ipse due turns 1024, uncie due do 
denario 1058; dua scanna 1028; si^ci 114; am bo: ambe ipso materie 1076, 
ambe ipse curti 980, ambe portiones 1116; inter ista vero ambeduo voca- 
bula 944. 

B. Flessigne terbale. 

69. 'essere*: auctores et defensores essere 1026, ipsa cartula... veritosa 
essere 1053, 

70. *avere*. Gerundio: secum abendo abbocatore domno Lamfus 1047, 
secum abendo Docibile,.. abbocatorem ld&3, 

71. 'potere*: minine stare potebat 1053. 

73. -are: iesiificaba 980. 74. -ere -ere -ire: diceba 980; - serbitium 
quern in me exercisti et adimplesii 830; - permanea 787, nullum so pre- 
suma 831, bada 1014, si non tolle annonam 906; - nascere 1008; - per ipso 
fines iendo una cum Johanne 992. Superfluo addurre esempj come quesio: 
h<tbeo ei datum 906, habeo.., data ibd. - fiat ei fermum et stabilem 906, 
fiat in com muni 1116. 

c. Deriyazione Nominale. 

78. -aceu -aciu: domus... nostra portione de ipse vinee... cum aree 
tinaccia et ligna 1084. 81. -anu -i-anu; v. less. 88. -ariu; v. num. 10, 
<« agg. campanarii 1129 less. 88. -aricu: nl. ad ipsa caprarico 1064, 
84. -ata: castellum quod dicitur capriata 1065, platea de marmorata 1103, 
camifiala 1108 less. 85. -ellu -ella: Stefanellus 9hA, Bonisellus 954, cgn. 
sandolellum 954, per ipsum carnellum 963 less. ; nl. partelle 958, cgn. co- 
ronella 1000, cgn. mincanella 1000, insulellas 1002, cgn. porcella 1025, 
caldarella erea 1028, eulcitrella ibd., arcelta ibd., fossatella 1036, gruttelle 
1064. V. num. 5 e 6. 86. -ense; v. num. 6. 87. -eolu; v. num. 7. 
88. -etu; v. num. 5. 89. -iciu: terra seminatricia 976. 90-98. -iculu 



* Un es. aiTatto isolate di sa ipsa come art., e nel passof est ipsa su- 
prascripta terra super sa festara 964, nl. che altrove e sempre con ipsa. 

▲rehsTio glottoL ital, XVI. 2 



18 de Bartholomaeis , 

-iolu; V. num. 5. 93. -iscu; v. num. 5. 96. -lu: Gregori nominat 1055. 
99. -orju; v. num. 7. Scag^bio di suffisso in: terra seminataria 787, de^ 
cessariis 954 less., conciaturia 900, pre feet ttriu 930. 100. -osu; v. num. 7. 
lOL -ottu: cgn. pallotta 1064. 102. -uc'ju, -utju: nprs. ferruccio 981 
e firruccius 1012, cgn. passari caprucce 999, nprs. caruccius 1012, nprs. 
aruecia 1028, cgD. bracitccia 1119 e bracuzza 1121, nl. cucuruxzo 1123 Con* 
stantinus de ranuzzu 1129. -uc'ju + -ellu: pratoscellum 974. 104. -ura: 
planura 954, ecclesia beati laurentii in arcaiura 931. 109. •c-ellu: nl. 
ponticellu 1124, flumiceilum 945, flumicello 940, ribicellum 902, monti^ 
cello 1014; curticella 914 ecc, vaUicella 944, domucella 954. 

D. Compos I zioNE. 

118. Gomposti imperatiyali: cognomi zecca'denario 830, Leon i caca- 
furfure 939 954, eazza-'palomba 954, pungUnebola 1014, lanciorcane 1065, 
pizziea^demone 1119, scanna^bulpe 1120, talia^tela 1129, sco/^a-oacca 1066 
less., caldo'patri 1134. 115. Sostantivi con sostantiTi; cognomi: 
pede^cetum 954 1059, caput-ma^ja 1006 e caj>o-ma;ca 1014, boeca'melU 
1119. 116. Sostantivi con aggettivi; cognomi: capro'Scortica se 
'scorticata* 954, barlhi^plena 954, bocca-pia 1079, faba^fracta 1119, »taz50- 
/taco 1036, pezza-fnala 1037, nl. st7oa-caoa 1049, nl. fossa^nova 1089. 117. 
Aggettivi con sostantivi: cgn. mesa^capo (Mezzacapo) 1040 ecc 117^ 
Gomposti avverbiali: nprs. ^en^tn-casa 1()91, cgn. mui/o-^ona 1182. 

E. Indeclinabili. 

AvTerbj. — 118. Di tempo: ammodo da ora 1054; monastorii tm 
pretenii regimen tenet 1076. 119. Di luogo: in iosutn 979, iusum ad 
mare 1024. 18L Maniere avverbiali: tn cambium dedi 962, compo- 
nere... protium tn duplum 1054, p^r appretiaium (dare) 6 formula fre- 
quente. Vada pore qui: necessum quippe est ut... 1057, aquaaurire quanto- 
eumque vobis ibi necessum est 1076, quidquid vobis inda necessum est 
imponendi ibd. 

Congiunzioni. — 188. sit ei firma e stabilis 831, insemul 867 924 
compromesso tra *insemel e *insimul, 

Preposizioni. — 188. Proquente la formula a passu, lurre a mare 
906, lisU fresaU ad auro 1028, fundata serica qui est ad gluttule 1028, 
scrineum... olabatum ad ramen 1028; * p rope: terras quantas abere visi 
sumus apprope ipsa suprascripta ecclesias 958; cfr. ant tosc. appruovo; - 
domum posiU intre oc kastro 914; - da vertico mentis 979, terra da ipsa 
arcu da flacci.9Sl. 



Spoglio del Codex Cajetanus; § IV. 19 



§ IV. — Lessico. 

yS. " Si riohiamftno tntta la ftTrertenie ohe sono in toI. XV 828. Le Tool gik regi' 
•trato nel Lasaioo del * Codex oaTensis* son seflroite da atteritoo. 



accaba nl. 1014; cfr. cod. cav. less. a. cava. 

a^i^ecclesia que dicitur della civita, seu alio nomine de agie^ 1147; 

agrituanu nl. 962; "^agrinianu, *Agrinius, cfr. Agrius, CIL. 

rtiarum: *(casa) cum gradibus marmoreis gripta et astragum et aiarum^ 
954. L'edit annota: < Nomine aiarum intelliguntur eaedem straturae tecta 
flubrogantes >; ma non giustifica I'interpretazione con esempj moderni, che 
a me fan difetto. 

aleiano nl. 1024; *alleianu, Alleius, CIL. 

alignano nl. 1196; *alenianu, AleniuSy CIL. 

anniclu annecchio: 'habeat vaccam unam... cum betellu annielu^ 906. 

antonianu nl. 831. 

apendiees : * cum campis silvia montibus valibus paludibus pascuia ribis 
pari ten is adpendicibus omnia * 862, * ribis pascuis salectis apendicibus col- 
turn vel incultum* 862. Cfr. Due. s. apendicia app-. 

aquamendola nl. 1067; cfr. cod. cav. gloss, s. amendola. 

aquimolum mulino: Mono Tobis quadragintaquinque dies de a,' 830, 
* a, qui ponitur in scauri * 830. Cfr. Due s. aquimola -mollia -molus, ove 
eita esempj tutti di provenienza italiana. 

aquiolo: *casale... cum ctquiolo et fussetis suis* 1039; forse 'fonte\ 

ardum: * terra quod ibi habet arcium sacri nostri episcopii ' 1002, 
'terra de soprascripto nostro arcio" 1002; occorre ancbe archio; ciqx^^ 
VMT lAwanti^im^^ v. Due. gr. s. v. 

arginianu nl. 1020; *arcinianu, Arcinius, cfr. Flechia, nil. It. super. 
m. Arcenasco. 

artano nL; *artanu, Artus, cfr. Flechia, nil. delP Italia sup. s. Arzaga. 

asprana ftl.: ^castro de a.* 1099; *a8pr[i]ana, Asprius, CIL. 

oMsigei * omnia inde faciatis . . . cum palos assige palmentum cofina* 1076. 
V. Due. a. assigiSf che riferisce da document! Italian!. 

agtracu*: 'da primum astracum in sursum conjuncta uno pariete* 1002, 
' iacipiente da pre die to tutracu et usque ad summum tectum * 1013 , 
'cam gradibus marmoreis gripta et astragum* 954, 'pariete commune et 
asiraco* 1113. 



20 do Bartholomaeis, 

avere per •esservi': 'quando ibi glande non habuerit* 851, quando non 
TO ne saranno. 

aviclineis: Momum... cum coquinis et aviclineis* 954. L*edit annota: 
€ VOX quae aviarium vel gallinarium exprimit. » Lo stesso che avielaudiwn 
avicladium^ che v. in Duc« s. vv. 

azsanu nl. 924. Pu6 essere tanto un * acciano \ quanto un ' azzano ', 
de* quali v. Flechia, nil. da gentil. s. vv. 

baszanu nl. 1024; cfr. Flechiay nil. da gent a. v. (Abruzzo e Romagna). 

belluta: 'una lona linea belluta^ 10*^. Cfr. Due. s. vtUosa. 

betecusu nl. 1107. Abr. v^tfca salice ripaiuolo, vetrice. 

beterana nl. 1024; cfr. Flechia, nil. da gent a. Vetrana. 

bica \ * habeat dua orrea in bica * 906. 

bitalianum nl. 909; ^vital., Vi talis. 

bluzani nl. 941; "^blntiaau, *Blutius» cfr. Blossius, OIL. 

boleiatu: ' piscea quod capiunt piscandi ad boleiatu * 1063. Cfr. ven. voUga^ 
specie di rete. 

brizani nl.: * portiono mea de br, cum omnia sivi pertinentibua * 831, 
^britianu, Brittiua, cfr. Flechia, nil. deiritalia super, s. Brisciago. 

bucinaU: 'a parte orientis 6. et domu* 1013. 

cafisai *persolbere debeamini in supradieta ecclesia pro luminaria cafisa 
olei una* 1068. V. Due. s. v. Cal.-regg. cavizzu ^misura d*una data quan- 
tity d*olio* (.Morisani). 

calai * cala cotornicaria qui nuncupatur cala inversa, posita iuxta ipsa 
casella* 923. NelKod. tarent. cala o Muogo scoglioso in mare pieno d*alghe 
che serve di pastura a* pesci * (Oe Vinceatiis). 

calciariwn: ' acepi a te Paule c. * 862. L*edit annota: « idest quid quisque 
pro sua parte solvere debebat In Du-Cange glossario ad vocabulum cal- 
ciarium, huiusmodi significatio non invenitur. > 

caldarella^i 'una c. erea* 1028. 

canUnata: ' medialoca et veutum desuper cum sua ccuninata^ 1108, 'do* 
mum . . . cum cubiculis et cum caminaiis * 954. V. Voc. 

campanario* campanile: 'in prophata ecclesia trade... quantocumque 
in opere, videlicet campanarii et gradus eiusdem * 1148. 

'cantaria septem de cora ' 1125; Korting 1789. — nl. cantaru 1041 
*cantajo* o *cantero'. 

eanuli: 'unum pario de c' 1193; cerei, com3 tattora nel Urent (De 
Vincentiis; e come nellantico 'Sydrac' di Brindisi, che ▼. in questo stesso 
volume. 

captroijalei 'habeat... unum c* lO:iS; cappello, cfr. Due s. caparo. 
cnpiiaU capezzale: Moctum cum colcitra el duo cnpitalit' 1028. 



Spoglio del Codex CajetaDUs; § IV. 21 

oapratica nl. : 'ipsum locum de c* 954. 

carborium: 'portione cum sepis maceriis vol carborium* 1116. L*edit 
interpreta: <clausura forsaa palis facta >. 

cnrtiellu nl. 963. Due. s. v.: 'pinna muri quae fenestrae quadrataa effi- 
giem praefert, per quam milites jaculantur*. 

carpinianu nl. 832; cfr. Flechia, nil. da gent. s. Carpignano, e nil. It. 
super, s. Carpignago. 

carusu cgn. 1049. V. D'Ovidio, IV 404. 

casalina: 'ubi sunt ipse casaline* 963. II Due. riferisce c. dat Chron. 
Farfense. Oggi c, adoperato piii di frequente al msch., e ^casa diruta*. 

casella*; *cala cuturnicaria... iuxta ipsa casella' 923, 

ctzano nl. 1179; *catjanu, Catius, GIL. 

cellarario cantiniere : cgn. Johanni c. 939. ' 

celsai 'habeat et ipsum ortum.. . de ipsa celsa^ 906. Cfr. Due. s. celsus. 

centtmulam mulino : 'ipsum c. cum ipsa coquina* 906, 'ipsa mola cum 
ipsa conciaturia de ipsum c. habeat sibi * 906. II Due. riferisce c. da carte 
meridionali. 

cerhinnra^i 'ipsum cellareum de ipsa c' 906, ^cerbinaria terranea* 954. 
La voce h assai piQ frequente che non sia nel cod. cav, ed ba, in tutti 
git es , la deeisa significazione di 'cantina* ^tinello*. 

cergiano nl. 1196. Forse un ^sergianu, Sergius, assimilate. 

ceroariai 'montibus vallibus ribis parietinis puteis cervaria omnia* 933, 
'pariete de ilia eeroarin foras* 1042, 'illo cui ilia ceroaria videtur esse* 
1042. Forse da acerrus. 

eervignana nL 1209; cfr. Flechia, nil. da gent. s. Cerfignano. 

cessanum nL 906; ^cessianu, Cessius, CIL. 

coceiano nL 845; "^cocceianu, Cocceius, CIL, ovvero *cutianu, 
Cutius, cfr. Flechia, nlL deiritalia super, s. Cucciago. 

cocuina: 'una cocuitM erea maiore* 1028. L*edit. annota: cforsitan pro 
cocuma, est aqualis (itaL mesciroba) vel potius iuxta quod ot hodie hu« 
iusmodi vocabulum vulgo adhibetur, cupreum vas ad calidam aquam in eo 
reponendam intelligitur. » 

ccleitra* 1028; - *culcitrella de pinna' 1028. 

conbentoi 'domum cum c.' 954. Non e forse erronea Tinterpretazione 
deireditore per 'aula*. 

eoneiare*: 'sibolere eam ipse primicerius conciare ipsa ecclesia, concietis* 
997, ^accepimus a vobis argentum... et ipsum portum conciavtmus" 954. - 
cw%eiatur\ai ipsa mola cum ipsa c. de ipsum centiroolum habeat sibi* 906. 
L*editore interpreta: 'cella in qua frumontum molendum mundabatur*; 
4i£atti cfr. Duc« a, conciata. 



23 de Bartholomaeis, 

concubella: 'habeat... una c. erea* 1028; ^concolina*. * 

coriiano e correiano** nl. 1039 1047. 

cozzui 'habeat in'bonedictione uno cozsu boaum rubeum* 1028; v. Due. 
s. cozzo *v68ti8 species*. 

culucellu : ^ (casa) cum aspectibus et decessoria sua et cum culucellu et 
cesterna sua* 1913. 

cupano nl. 924; *cupanu, ^Cupus, cfr. Cupania, CIL. 

curtesani: *terratica talom qualem ipsi aliis curtesani nobis dat, talecn 
vos mihi detis* 1047, ^quomodo de ipso terraticu ipsi alij curtesani faciunU 
ita et vos facietis* ibd.; gli affittuarj di una 'corte*. 

deoersare: *qualiter ambo isti montibus aqua deversa* 1036, *sicuti 
iterum aqua deoersa^ ibd.; lo spartiacque, cfr. Due. s. v. 

disertinai 'una disertina de vinea que est posita in urbano* 1147. 

donasanum nl. 992; cfr. cgn. Donatianus, CIL. 

exoita 906 ecc, e frequente; 'esito*, rifatto su 'introita*. 

fabiano nl. 1054; cfr. Flechia, nil. da gent. s. Faggiano. 

faciolum*: 'ipsum facMum cum auro dedisti michi* 1004, Y. bonum 
ad taliatum* 1028. L*edit: <IinteoIum denticulatnm signifieare potest >. 

festara nl.: 'ab occidente vero feslaria et arenarium qui est inter su- 
prascripta terra* 944, *est ipsa suprascripta terra super sa festara^ 954. 

finare: ^ascendit (il confine) in sursum usque ad termine qui finant ipse 
silve* 974, ^qui finat portio* 974; segnare il confine. 

^fondaia mea serica bona gaytanisca* 1028, ^fondata serica ad gluttule* 
ibd. L*edit., ricordando altii documenti, interpreta: < quoddam pallium ». 

foreula: 'passes viginti unum- et cubitum unum et forcula una* 1116. 
Cfr. Tabr. fyrkf Mnisura della mano formata dairapertura deirindice e del 
poUice* (Finamore). 

forinianum nl. 1053; "^furinianu, *Furinius, cfr. Furius, CIL. 

fracidume: *bulnus quod habebat in gutture crepuit ot vomuit multa 
fYacidume* 1039. V. num. 65, 

f)rasstim frassino: *unum riscum de /r.* 1028. Cal. frassu. 

fUstiniana nl.: *cripte de /*.* 1020; ^faustiniana, Faustinius, cfr. 
Flechia, nil. dell* Italia super, s. Fostignaga. 

geneccumi *abeat et ipsa dominn de ipsuui geneccum^ 900, 'non habeat 
licentia noe ipsum ieneccum nee ipsa co^uina* 9<X>; parte della casa. 

ghuncdlum: Mdost ipsum aquismolum positum intra gktmcettum quod 
hone memorie domino Gregorio vestro misorunt* 903. 

gtiio nprs. : 'urso filio gilio^ 1049. N>1 cod. cav. num. 28 e less, lo ri- 
portal, com* era piu owio, a liliu; ma il prof. Monaoi mi fece osservaro 
che 'gilio* per *F)^iJio* non *i peculiare <b^lla Franoia, aggiungendo 
d*averno la prova da carto romano d«»l XII o dol XIII socolo. 



Spoglio del Codex Cajetanus; § IV. 23 

gipsinianu nL 831; ^gessinianu, ^Gessinius, cfr. Gessius, CIL, o 
CesHius ibd., con falsa ricostruzione come se da * gypsa*. 

grada^ gradinata: 'habeat introitum et exoitum da ipsa gr adas io\i9Jin\ 
buffo* 906, *cum gradas marraoreas* 1002, •cum ipso gradi* 1052. 

graditu: 'ex quarto autem latere, quod est a parte meridie graditu, ipsa 
terra de supradicta ecclesia* 958. 

grazanu nl. 1000; "^grattianu, Grattius, CIL. 

guannum\ 'rogo g. ponere* 993. L*edit. annota: €Guanmim idem ac 
guadia in aliis chartis occurrens>. 

guazano nl. 1084; cfr. Flechia, nil. da gent. s. Guazzano. 

gubbianu cgn. 1071; cfr. nprs. Covius, CIL. 

*iacium de illi Defisi' 1113. E il jaccf jazzu de' dial, merid. 'giaciglio* 
'covile* 0, come qui, *mandria*. 

jubulumi ^finem habeat alia cacuraina niontium qui nominatur curbinum 
ei jubulum qui dicitur hercli* 1036; giogaia (*jugulu). 

iumentn^i * habeat parium de bove unum et jumenta una* 906 1105; 
" cgn. ^Minciolus iumentarius famulus meus* 954. 

iuniana nl. 946; cfr. Flechia, nil. da gent. s. Giugnano. 

lavina^\ 'rivum qui venit da balle de cerro per lavina* 983; nl. Za- 
vine 936. 

Uctisterna lectusternia : * volo liberum esse petrulum a Mola cum uxore 
sua et lectusternia sua* 906; - lecaisterna appare piu volte in una carta 
del 954, ma sar^ eflfotto di mala lettura. Cfr. Due. s. lectisternium. 

iicytii buffuti 979. L'odit. annota: < Xostris etiam temporibus harum ter- 
ramm incolae vulgo I. b, silvulam ilicibus crebram dicore solent > 

Usciaio: *cgn. heredes Stefani lisciatV 984. 

logrezzano nl. : ^casale /.* 936; ^lucretianu, Lucretius. 

magenei Mpsa mola cum ipsa conciaturia de ipsum centimolum habeat 
sibi et ipsa magene de ipsa mensa lignea* 906; mdcina, v. num. 40. 

fnallaniim nl. : *casale m.* 980, nvillana 1024; cfr. Flechia, nil. da gent. 
8. Magliano. 

mancanella* cgn. 1000. 

marciUano nl. 1028: *marcilianu, Marcilius, cfr. Flechia, nil. del- 
ritalia super, s. Marciaga. 

rnargaiarum nl. 845; cfr. marga. 

marxnianum nl. 1012; cfr. Flechia, nil. da gent. s. Marignano (Abruzzo). 

* 

mnrsarinii 'dicevat pars noslri opiscopii una cum ipsi m,\ L'edit. inter- 
preta: < Mars, vel massarini aoXom^inassae Episcopii >. 

massai *germani fratres abitatoribus in massa boati Eraf^mi* 919. Cfr. 
Due. 8. V.-5. 



24 do Bartholomaois, 

ma5urianu.nl. 839; ^masurianu, Masurius, CIL. 

medialoco: Mono... ipsa m. posita in ipsius civitatera, in platea epi- 
scopio* 1071, ^medialoco et ventum desuper cum sua caminata* 1108. 

miiana: nl.: ♦territorio de m.' 995; cfr. Flechia, nil. da gent. s. Miano. 

minula: 'quinque minule de granu ad ipsa minula de supradicta mola* 
1060, ^minule viginti de granurn quod in to... traditum habeo* 1094. Forse 
e]min. 

moUnaru 991 mu^naio. 

muccusi: 'easa Leoni m," 1058; 'moccioso', cfr. Kdrting 5443. 

murice*: Muxta ipsa serra ad munce* 934. 

nappum: Mono nappum argenteum uno* 1071. 

naupicum: 'omnes quidem cubitum ad cubitum naupicum mensuratum* 
980; misura narale, cfr. Due. s. v., ove ha il signif. di ^costrutior di navi*. 

naziano nl. 890; ^nautianu, Nautius, CIL. 

necetsaria: *decernitur vicinalis unde necessaria decurrunt* 1008; latrine. 

opera*: 'dare... una opera per annum de una persona* 1117 1038. 

paliariai *cum p, sua et sedilia sua et cum sue pensionibus* 1056, 
Mnclita portione de paliariis* 1050. L*edit. annota: 4( Paliarium solarium 
intelligitur, in quo granurn priusquam moleretur purgabatur>. 

pannianu nL SA\, pannanu 1159 e pa^nano 1158; *panianu, Pan i us, 
cfr. Flechia, nil. delP Italia super, s. Pagnacco. 

pantanie: *cum paliaria sua et sedilia... et pantanie sue* 1056. 

paraspodio: *omnes pannos de p, suo* 1028. 

pariaiorum: *dua tertiaria de />.* 1032. L*edit. annota: 4( cataractao ad 
pistrino motum inducendum>. 

paritenis: 'cum campis silvis montibus valibus paludibus p^ascuis ribis 
paritenis adpendicibus omnia* 830. Sar^ nient* altro che parietinis (v. 
Due. s. v.), con 1*^ per evitare T* umlaut*. 

pasaturu nL 999. Cfr. Due. s. pasata * praostationis species'. 

pascilei ^ubi Paulus filius quoddam Constantini suum pascilem habet* 
939; pascoio, secondo che interprets anche Teditore. 

pastinianu e pasin', nl. 935 963 1013; *passenianu, Passenius, CILm 

paxsui ^marini qui dicitur pazzu* 1026. 

pecorarius: 'famulus mens pecorarius cum uxore* 954. 

pensione: *cum paliaria sua... et cum sue pensionibus" 1056. L* edit., 
I 375: <veetigal quod a pistrinis domino saepo grano solvebatur>. 

pentoma nL 115S *pentome tallate* nl. 999, *sicut vadunt pentome do 
civita de Spinlu* 99*J. Nol tarent. peniimj valo 'rupe, scoglio, grosso 
sasso' (Do Vincontiis); come nL ricorre anche in Abruzzo. 

pererata: *ut... Tinea... devastata aut desertata y el per e rata seum arata* 



Spoglio del Codex Cajetanus; § IV. 25 

1138. L*odit: «idest non devastata, nee derelicta vel deterior facta aut 
araU». 

periniai 'arbores glandarie et penma' 1002, *cum glandes et pirinia* 
l<)(Ti, *parietini foatibus cisternis ripe apendices perennis glandarie pa- 
dule* 1036. 

peschs 10149 pUscora 992, plesceta 1054, ^platometa quomodo vadit ad 
ipsum pisclitum^ 944; v. cod. cav. less. s. pescora. 

pitrtiru nl. 992 i cfr. cod. cay. less. s. preturu. 

piisa focaccia: Muodecim pizze et una spatula de porco* 997. 

pistinnum: 'habeat... riscum piztinnwn de kyparissu unu* 906; piccolo; 
pugl. pffccinnf pfccfnuddf piccino e bambino. 

platometa: 'montibus et vallibus et ipsa platometa quomodo vadit* 944. 
L'edit. annota: <pL pro latometa significare videtur latom\as>. 

plescu*i ^ab ipso ple^cu qui est super ipsa via* 935. 

ponione: 'clusa... posita ex illo latere pontone* 1031; cantone, come 
tuttora in molti dialetti meridionali. 

porciU: ^ terra ubi sunt ipsi porciW 958. 

porciurii 'si abueritis porciuri omni anno detis nobis unum porcum, et 
Rt noD- abueritis jTorcitirt nihil vobis queramus de ipso dictum porcum* 
1*')2; porei porcellini, v. num. 8 29. 

postieula; 'procedente (il confine) per posL^ 976. Pugl. pasta posticchia 
'teauta ad uso di pascolo*, 'masseria*. 

pralHscellum praticello 974, num. 102. 

presai ^tradidimus... hu na j>rtf5a cum casi* 1025. V. Due. s. v. *cana- 
Its', 'rivolus*, cit. da carte italiane. 

presumzano nl. 1089; cfr. Flechia, nil. da gent. s. Presenzano. 

quaranianai 'si infra quadraginta dies mihi legem aut concordiam non 
f»ceris, postquam to submoneo vel submovere facio pro quarantana^ si 
recipere valeo' 1107. 

rttbianu nL 944; ^ravianu, Ravius, CIL. 

radicatai 'silicem ubi ipsa radicata est* 958, 'ad ipsam radicatam que 
est in caput de costrano* 958. Qui pare nl.; ma r. per *radice* ricorre 
nel teste salentino del ' Libro di Sydrac *, che segue in questo volume, e 
aelle CosUtuzioni benedettine di Catania, cap. III. 

ratola: 'sicuti badit (il confine) per media ipsa rasola* 1031, 'a parte 
meridie habet rojo^ comunalis* 1085. L*edit: <Rasole semitae erant vel 
rivuU inter duos contiguos agros>, ma non adduce riscontri. II Due. s. 
raitulis vineae, Wineae modus*, cit dal Chron. Farfense; ma s. rasa 'fossa*, 
*canal6*. Vive nel tarent.: rdsola aiuola (De Vincentiis). 

rasuz ^dftre... unu rasu de grano* 1138, 'capientem modium unum et 



26 de Bartholomaeis, 

r<isum* 845 851, 'capiente moilia quatuor ad rasum* 851, 'terra eapientom 
modium rasum* 845. Cfr Due. s. v. L'edit. U 2G7: € dicebatur a raso^ qunm 
grani superficien mensurae oris aequubatur, a cohnOy quuin oraa in cumulum 
8uperabat>. 

rependigine: 'quantum rependigine aque est super vos descendenti* 1>T9; 
Tirrompere della piena. 

riscu: *unam bonum riscu cipressinu maiore* 1108, ^habeat... riscu piz- 
tinnum de kyparissu unum* 906. L*edit: <Capsain scilicet magnam cu- 
presso confectam». Del rimanente, v. Ducrs, v. -4. 
robiamt nl. 941; cfr. Flechia, nil. da gent. s. Roggiano. 
robilionesi 'per unumquemque annum robiliones numero centum... 
detis* 955. 
romnianu nl. 979; ^rubinianu, Rubinius. 

satione: ^habui comparatum a Johanno Fuscum satione modia quattuor* 
906. V. Due. 8. v., ma anche la nota delPeditore che interpreta, mi pare 
giustamente, 'agger sativus*. 

scandaliciai 'domus sc* 1027, ^domus nostra 5c.* 1062. L*edit.: < dumiis 
eontexta lignis et trabibus » .Cfr. scandola. 

scannai 'stetit in pessima infirmitate, que est mala scanna* 1039. - 
scannauon cgn. H)65. 
scanno: 'dua scanna de tornum* 1028. 
scaun nl.: •a U sc/ freq. 

scaoia: 'cedo... tota ipsa scaoia iusta litns maris posita; omnes vero 
tam vineis quam scaviis* 1125. 
scilice: 'usque ad sc, antiqua* 1042, num. 28; qualche pietra miliar**. 
scirparu: 'ecclesia sancti Angeli in scirparu' 1158; 'sterpaio* sterpeto, 
come in tanti dial, meridionati. 

sedilin: 'cum paliaria sua et sedilia sua* 1056; latrine, cfr. Due. 9. sedil<^. 
citato da documonti bolognesi. 
scpale": 'termino qui est confictus in ipsa sepnlis^ 1009. 
serola: 'domum totam et inclitam cum serola et omnia sivi pertinentibus* 
1002; forso 'granaio* sirus, e 9*avr& da l^ggore serola, 
serra*: 'iuxta scrra ad murice in loco qui vocatur strambitu* 934. 
sessano nl. 924. 1) Flechia, nil. da gent, ha un s, del Moli^^e da ^sestianu 
Sestius ^sextianu Sextius. .Ma un stj ss e, a dir poco, infreqnente. 
Possiamo ponsare a un *Muessianu *Sue«»sia», cfr. Suessa Se^tsa, 
proprio d<»lla nostra r^gione. 

soria*: 'totam et inclitam ipsa soria do terra... et ista dicta socia sita 
est...* l<w>l. 

* soihruoi ni<)iira maiore . . . dolur aJ thoodora' lojS; armadio o acrigno 
secoiulo ro<iit'>ro. Cfr. lomb. ^rher. 



Spoglio del Codex Cajetanus; § IV. 27 

soriann nl. 946; cfr. Fiechia, nil. da gentil. s. Soriano Surano. 

speczatitiiM * argentum bonum cineratium speczatinn* 1026. 

stibo: 'in isto stibo nobis dare debeatis triticum* 954; Sn questo eativo 
[tempo].* Catal. stibo estate; K5rting 283. 

*stnctula comunalis** 1061. 

superlectistemia: Mectum cum sup,* 1028; cfr. lictist. 

tegiorai 'aquimolum cum tuguria tegiora et omnibus sibi pertinentibus * 
1058; teggie. 

teriiarium^i 'raodia capacitatis dua et tertiarum^ 845; terzarai *modium 

uQum et tersara dua* 984, Muo terzara de terra* ibd.; la ter/.a parte di 
un moggio. 

timozzana nl. 1136; ^timotheana, Ti mo the us. 

tizanellum nl. 1059; cfr. Fiechia, nil. da gent. t. Ticciano Tizzano. 

trasenda*: ' intus porta et fr. *'1113. 

tricaicu: 'a meridie tricaicu qui distat inter ista domum' 1002. Forse lo 
stesso che 'tricalium* trivio, Due. s. v. 

ursanus nl. 1128; ^ursanu, Uraus, CIL. 

ventu: * inclitum ipsum ventum dorau' 1028, ^ ofierimus... ipsa domo... 
quod est ana medialoca et uno ventu * 1087, ' medioloca et ventum desuper 
cam SUA caminata' 1108. L*edit. annota: < summum domum tabulatum». 
<'urioso ideologicamente il signif. di v, nell'od. nap. * fune di cui si ser- 
Tono i muratori per tener ritti pali, trayi, ecc* (Andreoli). 

vem'ano nl. 936; •verrianu, Verrius, CIL. 

vestariarum* * vestarario *: * Christophorum diaconum et vest.* 1152. 

rinanu nl. 944; cfr. Fiechia, nlU da gent. s. Vignano. 

vitilianum nl. 994; cfr. Fiechia, nil. da gent. s. Vitigliano (Terra d*0- 
tranto). 

zardatum^ in una lista di doni nuziali del 1171. L*edit.: < Forsan quod 
«iicimQS zendado>. Sar^ ^sardatum* da *sarga* o'sarda* sargia, Dues. v. 

sianu*: *qui sumus zianus et nepotibus* 1036 ^ ziani et consobrini ' 1036 
'domino matrone tiane eius* 1103 piu volte. 

zitu* cgn. 1 104. 



rN'ANTICA VERSIONE DEL 'LIBRO DI SYDRAC 
IN VOLGARE DI TERRA D'OTRANTO. 



DI 

V. DE BARTHOLOMAEIS. 



SoMMARio: — § I. Introduzione; — § II. Annotazioni dia- 
lettologiche ; — § III. Saggio del testo; — § IV. Lessico, 



§ I. — Introduzione. 

La miscellanea ambrosiana segnata I, 29 inf., insieme con due compo<ti* 
sioni del sec. XVI, raecoglie ^gli avanzi di an codice appartonuto alia bi- 
blioteca di Gian Vincenzo Ptnelli. Son varj frammenti di un'antica versione 
del 'Libro di Sydrac*, che il rilegatore mise insieme alia rinfusa, e a cui 
fu data a* dt nostri una numerazione rigorosamente progressira (56 cc), 
malgrado la manifesta discontinuity della material La scrittura e del 



* Ecco in quale ordino stanno i frammenti: 

l\ cc. 1-21 parte del Prologo e §§ 1-137; 

2^ cc. 22-33 §§ 365-441; 

3% carU isolata, 34, §§ 357-364; 

4% allra carU isolaU, 35, §g 357-304; 

5^ cc. 36-55, §§ 163-313; 

6^ carU isolaU, 56, §§ 442-443. 
L*ordine va ristabilito nel modo seguente: 

cc. 1-21, Prol. e §§ 1-137 * 



cc. 36-55, §g 163-313; 
c. 34, §§ 314-321; 

c. 35, §§ 357-364; 
cc. 22-33, §§ 365-441; 
c. 56, §§ 442-443. 



Cosiche, oltre al principio del Prologo, mancano i §§ 138-162; 3'22-35r>, 
e cjueni posteriori al § 443. Ma non poasiamo misurare la Urghezza di 
quest* ultima lacuni, giacchc i paragrafi del nostro testo non rispondono a 
quelli d*}\ te^to stampato del Bartoli (Bologna, Romagnoli 1868). 



li Sydrac otrantino, § L 29 

i^>c• XV, abbastanza chiara per quanto fitta in molti punti, e rivela pro- 
babilmente una maao monastica. Brovi lacune che si scorgono qua e li, 
entro le righe, attestano che siamo di fronte a una copia. Qua e Ik pure 
brevi note marginali, in latino e in volgare, che possono attribuirsi tanto 
alio stesso copista, quanto ancho a qualcbe studioso del suo tempo. 

H contenuto delfopera, essendosi perdu to il primo foglio che ne porta va 
r*ineipit\ e annunciato con le parole seguenti da una nota di pugno del 
<ec. XVIlIf che si legge sulla gaardia anteriore: Questioni curiose sopra 
cose naturali et sopranaturali ^ ossia selva di vana leitione in lingua cici- 
liana. 11 catalogo della biblioteca Tindica parimenti come una Leggenda 
in lingua ciciliana, II titolo di Libro di Sydrac si vede aggiunto a en* 
trambe queste indicazioni di pugno di uno degli ultimi dottori delPAm- 
brosiana. 

Ma il valentuomo che si cur6 di identificare il componimento, non pens6 
di verificare il giudizio ch*era state pronunciato sulla lingua di questa re-* 
dazione. E se essa venne a cadere aotto V attenzione mia, ci6 fu unica- 
menta in grazia della sicilianiti che le era stata attribuita, e che mi fece 
credere, per un memento, d*aver messo la mano sopra una delle poche 
antiche scritture volgari deir isola, che non ci fosse pervenuta, come sono 
\*i pid delle altre, in copie tarde e malfide. 

Fenomeni invero che possano, a tutta prima, far Timpressione come 
<li cosa siciliana, non mancano in quel linguaggio. Ma, accanto ad essi, altri 
Don pochi ne occorrono i quali ci ritraggono risolutamente sul continente, 
^ altri i quali, non meiio risolutamente, ci conducono alia regione pugliese. 
Stringendolo piu da vicino, si raggiunge, da ultimo, la prova definitiva che 
il testo rappresenti piu particolarmento le variety della sezione centrals 
della penisola salentina e, secondo ogni verisimiglianza, quella della citti 
di Brindisi. 

£ dunque proprio il caso di un premio che ayanza il desiderio. Che 
in fatto di testi antichi, se il dialetto siciliano e tutt*altro che un ricco, 
il pugliese e addirittura un proletario. I pochi testi che gli appartengono, 
«oa eose tarde, malamente copiate nel sec. XVI e nel XVII e peggio 
ancorm stampate nel XVIII; tali insomma che solo adesso, alia presenza 
d*un sicuro termine di comparazione, si pud dire che vongano a riacquistare 
q'lel po'di valore che hanno per le indagini nostre. In cosi fatta povertii, 
«i comprende come anche una scrittura del genere di questa possa di- 
ftchiuderci una buona fonte per la conoscenza del pugliese antico; e si com- 
prenderi del pari Topportuniti del saggio che qui se ne offre e delle note 
dialettologiche che gli si accompagnano. 

E intanto mi faccio ad esporre le risultanze deirindagine. 



30 de Bartholomaeis, 

De* fenomeni pugUesi che offra ii nostro serittore, il piu cospicuo e pe- 
rentorio e certameote questo: il determioarsi per ue del dittongo delPd pro* 
mosso da 'umlaut* (num. 4). E noto per6 che questo non e fenomeno pu« 
gliese-comune, essendo circoscritto a un territorio che ha per eonfiue setten- 
trioaale Modugno e Bitonto * e che comprendo tutta la rimanente proTincia 
di Bari e tutta la Terra d*Otranto, toltane appena Testrema punta di Leuca 
e fors^anche Gallipoli *. Or codesta regione dell*u«, si adoppia, a sua Yolta, 
in due sezioni dialettali assai ben distinte tra loro, che sono: la 'barese* 
e la *8alentina*. £ quanto alia linea di demarcazione che le separa, non 
coincide con la linea che divide oggidi amministrativamonte le due pro- 
vincie, ma coincide, press* a poco, con 1* antiea Via Appia, o, che torna lo 
stesso, con Tattuale ferrovia Taranto-Brindisi. Cosicche ^baresi* sono ancora 
le parlate otrantine di Massafra di Martina Franca di Ceglie e di Ostuni; 
mentre 'salentine* restan quelle della parte centrale e della parte meridio- 
nale della penisola. Cfr. Morost, Arch. IV, 1 17. 

Che ora nel linguaggio del nostro copista sia da riconoscere il salentino 
e non giA il barese, emerge chiaro da^seguenti fenomeni che, mentre ap* 
partengono al salentino, sono estranei al barese: 
1% -u per o atono finale (num. 12), 
2^, il nesso nd saldo nelle risultanze di inde (num. 53), 



^ Secondo il Nitti, dial. bar. 27, il riflesso di 5, ne* paesi della provincia 
di Bari, e promiscuamente uf up. Ma io credo di non andare errato asse- 
gnando a ue come limite settentrioiiale Modugno e Bitonto. Es. di Mo- 
dugno: buenff sefpTf *sueffrf^ sennf *suennf sogno, Nitti 31, Pap. 463; 
es. di Bitonto: puercf luechf suennf. Pap. 459. Ma a Molfetta: confuortf 
duormf dormi. Pap. 463- Cfr. Ascoli, Arch., VIH 116. Non altrettanto net- 
lamente e tagliato il confine occidentale o interne. Tuttavia ue ancora ad 
Altamura: muetf moto, puetf puoi. Pap. 455. 

* Morosi, IV 14*2; De Noto, fon. tarent. 15. In quanto a Gallipoli, piu 
d*una scrittura dialettale, che devo alia cortesia del prof. De Noto, mi di 
costantemente o per o (mentre pur v' e xe\). — Circa Testensione geogra* 
fica di wtf al di fuori della nostra regione (e delle terro gallo-romane), 
non va dimenticato il riscontro laziale di Nepi (▼• Monaci, Rendic dei 
Lincei, 21 febbr. *92), nel qual dialetto Talterazione e pure subordinata al- 
r atona d* uscita. Ma qui e piuttosto il case di chiedere se non s' abbia a 
parlare di vera continuita territoriale co* dialetti dell'opposta sponda del- 
TAdriatico, da* quali ora ci perviene qualche esempio di u«, in grazia 
delle belle ricerche cui viene attendendo M. Btfrtoli (C/e^. e, Studienreise 
s, Erfot'schung d, AUroman, Daimatiens^ neXV Anzeiger der phil^'-Kiet. CL 
dell'Accad. di Vienna, nr. XXV, 18'J9, p. 83; Sul neolat. indigene della 
Dahnazia^ in liic. Dalmat.^ II ^o). 



11 Sydrac otrantino, § I. 31 

3*, le uscite verbal! -la -tu -ebat -ivit (num. 54)', 
4^ i proQ. mia tua sua di msch. sng. e pi. (num. 47), 
5^ le forme congiuntive come pilhassa foxera (num. 52 55), 
6^ le 3* prs. pi. di perf. ind. -or a -era (num. 54), 
7^ la congiunz. cu quod (num. 62). 
Senonche le varieU salentine rivengono a due tipl principal!, che 8*im- 
p'Tsonano, il primo, il meridionale, nel lecceso* il socondo, il centrale, nel 
brindisino. II pun to nel quale piu vivo si fa il dissidio tra di loro sta no I la 
(iiversa ragione che presiede, neiruno e neiraltro, al passare a t e u delPf • 
e deliy Tale alterazione infatti nel lecceso suole avvenire ineondizionata- 
meote, ma nel brindisino h rigorosamente subordinata alia quality del- 
Tatooa finale. Onde abbiamo: lecc. chinu chista^ quiddu quidfa^ stissu 
ttissa; signuri "ura^ "Uni -tina, brindis. : chistu chesta^ quiddu quedda, 
stissu siessa^ Htri •orot -unt'-ona. In altre parole, come g\k TAscoli enun- 
ciava in quest' *Archivio\ VIII 115-6, nel leccese si continuano le con- 
diiioni del cosi detto Wocalismo siculo*, mentre nel brindis. siamo gi4 alle 
coadixioni 'napolitane*. Cfr. pure Morosi, Arch. IV 143. — Orbene, sono 
[i6r Tapppunto queste condizioni ^napolitane' quelle che sorprendiamo al 
nostro scrittore! — S*aggiunge che le alterazioni di « e di o protoniche 
(num. 14 16) e la peculiare tendenza della postonica ad assimilarsi al- 
I'aton^ d*u4cita (num. 14 n.), che pure gli appartengono, el allontanano dal 
mezzogiomo e ci raccostano sempre piu al centre della penisola, mentre 
Don manca qualche indizio indiretto che serabra parlare addirittura a favore 
di Rrindisi piu che di qualsiasi attro luogo della regions (v. num. 10 n). 
Ma su quesf ultimo punto gli scarsi mezzi di comparazione cho posse- 
diamo, non ei consentono di asserire senza peritanza. 

Ecco era i test! di cui mi son potuto valere come riscontro nella mia 
illustrazioue: 

Chronicjn Neritinum delfabate Stepano da Nari>6. Viene sino al 1412; 
fu pubblieato da B. Tafuri nella collezione muratoriana degli Script, rer, 
italic,^ XIV d90 sgg. II ms. di cui si servi il Tafari era una copia asAai 
tarda; e ci6 spiega perche siano pochi i dialettismi che vi occorrono. 
^Chron. Nerit). 

Iharj di Lccio Cardami gallipolitano. Vanno dal 1490 al 1494; e furono 
pubblicati dallo stesso Tafuri, secondo una tarda copia, iiella Istaria de- 
nU SirrittoH del Regno di Napoli, Napoli 1749, III 407 sgg. Per cio ch'e 
do* dialettismi, siamo alle condizioni medesime del Chron. Neritinum (Card.). 



* Sono, questi tre, de* fonomeni po* quali il salent. d^ la mano, al di U 
del Jonio, alle Calabrie e alia Sicilia. 



32 de Bartholomaeis, 

Cronache di M. Antonello Coniger da Lecce. Vengono sino al 1512. La 
prima edizione, ch*io non ho potuto vedere, e datata da Brindtsi 170). II 
Tafuri la giudicOt < malconcia e deformata» e ne cur6 una seconda nelU 
Rnccolta dol Calogeri, vol. VIII 109 sgg. (Venozia, Zane, 1733). Una t«>r/.a, 
condotta pure sul ms., nsci in Napoli il 1782 nella RaccoUa di varie crt*- 
nache diarj ed aliri opuscoli^ ecc. Si I'una che Paltra di queste ultimo sono 
tutt* altro che irreprensibili (t., per es., ci6 che si osserva al num. 54 n.). 
Ee ho tenute present! tutt* e due, menando buone solo le forme circa alle 
quali r una non dissentisse dair altra. Lo scarso valore storico di questo 
documento non ne iscema 11 valore linguistico, il quale, del rimanente, non 
c grande^ (Conig.)* 

Consuetudini della chiesa di Giovinasso^ pubbl. dal prof. Carabellesc 
da un cod. del sec. XIV o del XV, posseduto dalla Cattedrale di Giovinazzo, 

« 

nella Rassegna Pugliese^ XV 301 sgg. E il solo teste ^barese* che 8*abbia, 
e d^ assai di piu che non i precedenti (Cons, di Giov.}. 

Assai poco airincontro si ricava dagli Statuii di Molfetta, pubbl. da un 
cod. del sec. XV, nella Rassegna pugliese^ XIV 77 sgg. 

In quanto a riscontri moderni, oltre alle note raccolte del Papanti e del- 
rimbriani-Casetti, e a* Saggi delPAbbatescianni, * delNitti' e del DeNoto* 
nonche ad alcuni saggi procuratimi dalla cortesia di questi due uUimi stu- 
diosi, roolto mi ha giovato la versiono in dialetto di Brindisi della Para- 
bola del Figliuol prodigo, che ho rinvonuto tra le cirte del Biondelli, aU 
IWmbrosiana (Parah.). 

Circa il testo sul quale si sar^ fondato il traduttore pugliese, nessuno 
vorr^ n^gare che sia stata una delle tante versioni toscane dePSydrac* 
francese. Poiche la nostra indagino si limita a raccoglie^a solo quelle forme 
cho spettano indubbiamente al traduttore moridionale, e non penetra tutta 
quanta la compagine idiomatica del testo, cost e solo da aggiungere che 
ben legittimano il sospetto essere stato quel teste piu specialmente sonose, 
le forme come vivare 37, pocaro 38, rompare 42 e qualche altra*. Una ver- 
sione senese sognal6 il Bartoli come esistcnte nel cod. 1930 della Riccar« 



' Per i testi comunicati dal Tafuri al Muratori, e di cui questi solo 
accoUe il Chron. Nerit. nella sua collezione, stimo sufficiente di rinviar^ 
alia pubblicazione dol Casotti, Letters di L, A. Muratori a B, TafUri^ ncl- 
TArch. stor. itaL N. S., XI, p.'' 2.» (1859), p. 3 sgg. 

* Fonolotjia del dinletio barese, Bari, .\vellino, 181KJ. 

* // Dialetto di Dari, I. Vocnlismo tnoderno, Milano, Robescbini, 1890. 

* Appunti di fonetica del diaL di Taranto, Trani, Vecchi, 1897. 

* NelTordine della storia lett^raria, il tosto dunque non avri altro 
valore cho qucllo di un nuovo documento del ditrondersi che faceva nolle 



II Sydrae otrantino, § II. 33 

(liana. Ma, messa a coiifronto con la nostra, risulta che ne e affatto indi- 
pendente; cosi come Tuna e Taltra sono indipendenti dalla versiona fioren- 
tma stampaU dal BartoU stesso. 



§ II. — Annotazioni DIALETTOLOGICHE ^ 

a. Scrittura. 

Dope vocale, e di regola y per t: loydo ayra coyro moyra^ jammay fa^ 
ray foy duy ehuy^ ecc. 

E parimenti y in noya joya (una, wolia. johyd) ayuto myo. E per y e reso 
il suono if: lyale spyati pay si yu io ryame^ ecc. 

11 SQono hy succedaneo di j g e g i d j (cfr. D* Ovidio, Arch. IV 407 e gli 
iodici dello stesso vol. s. dj; num. 18, 10, 31), e rappresentato cons: cot' 
resere destrusere destmserimo dagnisare masia signoresare cresu credo desa 
dia. Pare che anche il semplice t abbia, a volte, Tidentico valore, per es* 
in signoreiano dagneiati creio deiano^ forme che ricorrono non infrequent! 
allato a quelle or ora allegate; e la riprova consisterebbe nel fatto che in 
nessuno degli esempj, ove oggidi suona il c, si trovi Ty, che dovrebbe 
esservi qualora vi suonasse, invece, la semivocale. Airiniziale, non ho al- 
cun es. di 5; sempr^ j : juelhyo gioglio jetganie jiirno, ecc*. 

I h rappresentato normalmente da Ih: pilhore talhare cansilho filho fi» 
ihulo gualhardo ecc. ecc. Non e raro II: voUo orgollo pilktre fiUo taU 
lente^ ecc*. Si ha ancora Igli colgla delgl'olori algl^arechi olglo moU 
glerey ecc. : %; spullyati juellyo; Ihy : qualhya scuelhyo, Poco sicuro gUge 
legg« 24. 



proTincie U prodasione della grande officina toscana; la qual produzione, 
adattandosi, non senza snbire la reazione delle tradizioni locali, ai nuovi 
amhienti, veniva ad affiancarsi alia produzione originale, ove questa c* era, 
«, dove non c* era, a tenerne addirittura il posto, come pare appnnto che 
sia il caso dell'estremo Mezzogiorno e delle isole. 

' Gli esempi non provengono dal solo saggio che se ne stampa, ma da 
taCto il codice. I numeri rinviano alle carte di questo. 

' Ma c h addirittura $ci in angarisciare * angareggiare * del Chron. Nerit., 
angarisciaia Conig., angarisciamenH Cardami. Nel Cod. Diplom. Barese si 
ba at in pairissare 'padreggiare* seguir le tradizioni pateme, gloss, s. v. 

' Prequente fiUo nel Chron. Neritinum. 

Ar«Uvio fftottoL Ital XYL S 



34 de Bartholomaeis, 

Di n, oltre a gn, occorrono le scrizioni nn^ f»y, ecc. : disdinnao rannitelli 
lueinno bisonno; ingenyo vergonya vergonyare; ingennyo; dangno spongna; 
cingniere; signye scimie; mele cotoghne. 

II digramma ch ha il doppio valore di c cc e di kj; chascaduno piache 
reehepe croche chielo chinquanta fachissi pichula eorruchato cachare, e an- 
ehe eharo chara schera apparechare chamare ehobe changere chuy^. 

zz anehe qui 6 assai spesao cz\ piacza charecza suezo ecc. ecc. 

ricci 12 avr^ a leggersi -AAi; e cosi sar4 -^t in luegy 8, luengi 52. In fine 
ptocctf, potche ricorre due volte, par che attest! una stabile grafia -cce s -^que. 



b. Fonetica. 

Vocali toniche. 

*UmIaut \ 1. f . . . -u ; D e c I i n az i o n e : offiso 2, friseo 3, miso messo 4« 
nigro 4, dricto 4, piso il peso 5, vitro 6, dicto 6, pilo 8, dignu 9, sico seco 9. 
spinto spento 9 26, frido freddo 10 ecc, viro 18, sinno 21 e sigpio senno 38 
num. 19, intiso 25, ligno 26, illuquillu quistu sempre '. — Coniugazione; 
-emu: vidimo 2, simu 2, avimo 2, devimo 2, fachimo 5, canoscimo 8, cre^ 
dime 1 1, pregarimo 2, (eutsartmo 3, rechepenmo 3, cfestni^^rtmo 3; ecc — In- 

deelinabili: spissu 4 13. 

f... -t; Declinazione: jjimi pesci 4, dicti 4, capilU 8, j)i7i 8 40, /Wdi 
freddi 10 ecc, nigri 9, simplici 19, artifici 42, car/t5i 22, pm i pesi 24, xa- 
racenischi 25, di^ni 49, intendiooli 5, acci«i 50, reprisi 55, t//t ^tit'^/i ^utsft 
sempre*. S*ha pure 'umlaut* con -i di plur. fm. in rini le reni 32, e con 



* Di questa grafia, che ora viene ad apparire come non peculiare alU 
Sicilia, non hanno esempj il Ghron. Nerit, il Conig., il Card, e le Cous. 
di Oiovinazzo. Appena qualche es. ne ricorre nella lettera, scritta per 
Tappanto da Lecce, delta Regina Maria d*Enghien, pubbl. da B. Capasso 
(Ancora sui Dium. di Matteo Spinello da Oiovinazzo^ Firnnze, Santont, 
1896, p. 25 sg.): fachimo facciamo, pichirillif vichini. 

* A togliere qualunque dubbio, devo dire che il copista non si atfrvo 
come sigla del q tagliato; ma ben distingue qui e qtie con un t o Con ua 
e sopraacritto. 

' Da nigru s* aspetterebbe TaUernativa niuru -i, ^neura •$; efr* 
num. 28. Inreee s*ha niuru niuri^ niora ^, L*aeeento evidentemente veniva 
ad appoggiarsi sul secondo elemento del dittongo seeondario, e si rien- 
trava cosi nella serie -uri -ora. 11 tarent mod. ci d^ infatti nurf rioro^ 
De Vine s. v. Ma, nelle riraanenti variota baresi: n'mrf niura. 



II Sydrac otrantino, § IL 35 

W provonuto da -e, cfr. num. 12, ne* sng. paysi 2, v^isi 6 27, e nel pi. ric* 
chicci ncchezse 39 ^ — Coniugazione: micti metti 24 30, vindi vendi 30, 
digi e dioi 3 11, bioi 3, si ta sei 2. — Con •! di 3* prs. sng.: frighisi si 
freghi 25. — -8 1 i : vtdirt 2, aotft 2, sonferiti 2 num. 38, crediti 2 e credite 

44, ecc. ecc; ebi: d^oi'm 38 e ct^otm-vo dovevate 38 num. 54; — -iasi: 

vorrissi vorresti lie vorrissi-vo vorreste 11, sappissi 26, volissi 36, vidissi 
39, potissi 41, ardissi-AZ; nonch« cacharis$e caccereste 41. — Con -a -e •o 
•ftinpre «, v. num. 7. 

2. e... -u: jitmrnh 4 17 ace, vassiellu -0 3 9 ecc, vagiello 4 less., 
ctrciello 11, cierto 6, sieroo 6, ciento 7, argienio 2, e con ^uamimtenfo 6 
lutta la serie in -mentu. 

e... -i; Declinazione: piecci pezzi 23, ckierchi cerchi 28 » vi0nti 4, 
ardienti 6, inftficfttfntt 5, gienti 4, con<»tfntt 7 17, dienti 8, credienti 10, pa* 
ri>nlt 11, oaZt>n<t 22, resplandienti 27, splandienti 44, ecc, ^- Coniuga- 
zione: /leot tu ti levi 23, priendi prendi tu 3, Ixegi leggi 35, mesti tu ve« 
ati 30, fiere 3 *. »^ Con -a -e -o, sempre e« v. num. 6. 

8. p . . . -u : rt4t50 15, im^ 49, ritundo 5 31, mundo 47, 40cumio 4, swrcfo 
37, ptimo 4, tutio sempre, di cui s'ha la carat teristica alternativa con 
iocta -«; — -osu: giuso gioioso 13 l5^paguruso 13, coraiuso 15. (forrochuso 

15, peluso ?2^piaiuto 37, misericorditiso 55; ^ullo: satullo 17; -*• -eolu: 

flhulu 10 ecc., fancsyulo 13*. 



^ mi>i ricorre spesso nel Ghrou. Nerit e nel Cardami. A riohicci fa'ri- 
scontro ^paricehi cose* ^paricchi milliare de ducati* del Conig., *paricchi 
so genti* del Cardami. — < Secondo il Morosi 143, nel brindis. T-t secon- 
dario m -e non influisce sulla tonica; ma senttamo il bisogno di una mi- 
gliore informazione« dacch^ paisi paese lo ritrovo anche nella Parabola. 

* 6 un -< di 2.* prs. d* imperative. Dato che non sia meramente grafieo, 
non mi riescirebbe inaudito, pur con esso, T* umlaut*. 

' Sulla realtA di fanczyulo non pu6 cader dubbio, ed essa potrit tornar 
gradita a colore che si acconciano a spiegarsi fanciuUo come un meri- 
dionalismo, non essendoci pid omai il bisogno di ricorrere al parallelo 
cftruif citruUo; cfr. Meyer-Lubke, It gr. 57, Or. r. 11 503. Ma saranno al- 
trettaato reali le forme, che pur ci di il codice, fandolo fanciolif L* ipotesi 
che vi si tratti di mere affet^zioni cui si riusciva volendo evitare P' um- 
laut*, aifeitazioni del genera di quelle che altrove ci accade di sorpren- 
dere al nostro copista (v. nam. 10), si presents abbas tanza ovvia per se 
^tesaa. Si rimane perci6 alquanto perplessi nel veder che tali forme tor* 
aloo pii^ di frequente che non fanczyulo il quale ricorre una volta sola, 
# nel vedere anche nel Coniger un infanciolo che, vi k, per giunta, co- 
.gnome! 



3d de Bartbolomteis , 

p... -i; Declinazi^ne: jurni 2 ecc, ructi 2, surdi 52, cuccumeri 25, 
numi nomi 51 ^ oscti^i 18; -osi: paurusi 16, rigulhusi 22; -oni: confMnt 3, 
complessiuni 7, campiuni W^garzuni \2y montuni 14, ^/uclMm 15, rac^tini 
15, co/Auni 23, condieiuni 36, ^tottini stagioni 46; con -» proven iente da -6 
di fm. pi. p^ftint 3*; — -ori; fiuri 5, o/mH 10 ecc, homuri 11, signuri 
12 ecc, guidaturi 16, co/ur» 22, ^ooermUun 40, confexuri 40, matMri 54, 
fentattiri 54; — •eoli: filhuli 32 ecc. — Per nuy vug, v. num. 47. — 
Conjugazione: percuti tu percuoti 31. — Indeclinabili: dtidici 11, 
ma ▼. num. 6 n. — Con -a -e -0| sempre o, v, num. 9. 

4. Q . . . -u: bueno 3 ecc, /U«co 3 ecc, lueco 4 ecc, allueco 4 /utfco de 
/u«co 7, lutfcu 42, /m«^o 42 *, cuerpo »u 7 ecc, duelo 8 1 1 54, quero cuore 

11, trueno tuono 20, Jti^*o 34, sueno ^n^juellyo lol li u 11, tcuelhyo scoglio 

12, e ancora puesto pds- 2, muedo modo 14, v. Aecolii X 88-9. La dop- 
pia tendenza dell* accento a stabilirsi sopra 1* uno o V altro elemento del 
dittongo e attestata, da una parte, da loeco (loeco) che ricorre due volte, 
15 18, e dairaltra, da fUco (''fu^co) 14, cui sU allato lufhi (Uu^ghi) de! 
num. 8g.^ In vestro (*comanda»8e al vestro ballyo* 41) concorre la ragiono 
del V attiguo; cfr. Morosi, IV 131. 

u... -i: bueni 4 ecc, trueni tuoni 5 10, lueghi luegi luegy 8, iremueti 
20, suenni sogni 44, fuerti 2, fUelli folli 17. Note vole luengi lungbi 52. Inol* 
tre il gii cit. lughi 21 *. — > Con -a -e -o, sempre o, v. num. 8. 



* Per6 V. la nota al num. 10. 
' per$%ini anche nel Coniger. 

' AiPalterazione metafonetica aoggiace anche To di illoo; ^gerano 
lusco dovo* girano colA dove 31, contrariamente a quanto suole avvenire 
nelle alire parlate che pur si rUentono delPasione deir-u; per es. net. 
e aquiL Igcu^ ma Iqco^ mol. napol. ecc Igkf luohf ma lohg, 

^ Per la riduzione di mo e u neirant tosc v. Parodi, BuUett della soc 
dMnt ital., N. S., Ill 98. 

* II Conig., il Card., il Chron. Nerit e le Consuet di Gtovinazio taociono 
tuiti r ue e sol ci dinno qualche raro es. di i«. Negli altri fenomeni di- 
pendenti da ^umlaut* questi testi rtflettono le condizioni del varj looghi 
donde provengono, secondo che se n* e toccato piu addietro. Cosi nel Chron. 
Nerit. s* ha la vicenda itissu stessa^ sulo $ola^ lo barone li baruni^ -cr0 
"Uri^ ecc. Nelle Consuet. di Oiov. : infirmo inferma^ religiusu -oto, piao pesa^ 
^dui cannuli* (cfr. less.) e ^doy eandeli*, ^day campane*, tutto -i e rocfa •«; 
oUre a quilh -t quelia •«, ecc Ma nel Cardami: um freq., ^una nave ge^ 
nooise\ presune prigione, *era in dit9enciune\ signura^ *fo recepnta.*. da 
paricchi signuri at signure dello Reame*; inoltre: -ore 'Uri: lo vincUuri^ 
'no ricco signuri\ lo ambassiaturi; -one •uni: 'una mala acctwm'*, 'omne 
prcsuni*f 'restao presuni\ la dissenciuni. 



n Sydrac otrantino, § II. 87 

5. A: sappe 3, sappero 4, abe ebbe 3, abero 4. A oontatto d*t passa 
ad e: leyda 10 52, ley do 52, eyro aria 59 ^ -AV'T sempre -aw '•ao^ v. num. 54. 
-ARIV: mannara 47, ^ro 21; ma lominei-a 26 36 44 less., e il solito ma- 
nera ^ 6 ecc 

6. E aperto: vene mantene divene convene appartenet co* rispettivi 
plur. veneno manteneno ecc. v. num. 54, petra 6. — Notevole deyee deiche 
dieci, ehe ricorre piu volte, efr. Morosi num. 16; donde dodeyci 31*. -(£: 
feie 47. • 

7. E chiuso. Van qui i femm, ang. e plur. de*ma8ch. citati ai num. I: 
offesa mesa negra drecta freda -e degna -e, ecc. Inoltre, con vencere 3, 
vence veneer d 6 veneono 2 (venchia vinceva 2), maravelke 25, lengua 2fl^ 
iengue 52, meschie 36, pafefeca 35, lusengue 41 e lesengue 38 lusengano 
2S\ strengono 21, infengere 35'. — E t fuori d** umlaut* in pisa pesa 37, 
insignano 44 con facile riferimento a signo. — > Di -^re -ere e -ia -eva 
▼. num. 54 59. 

8. aperto. Intatto sempre fuori d* 'umlaut*: rota 31, more 48, omu 
e omo freq., i>oy pu6 num. 44, longa 31, allonga 17; ecc. ecc. Ma abbiamo 
u in occttifa 13. t 



* L^alterazione che ci si seorge in questi esempi, e che s*aggiunge a quelle 
congmenze de*diaietti del versante merid. adriatico con le parlate gallo- 
romane, di cui toecava TAscoli, VIII 116^ si presenta ne* tarent asset assai 
(e *iiioIti*), crei *crai eras, hj^'a chiave {^cUija *clai/vjja)^ e nelFul- 
teriore era aia. Queste son le forme quali ce le dk il De Vincentiia. II 
quale, poiche acrive a in tutti gli altri casi, aembra che ben distingua 
qaeato e da quell* a cbe si sente in pdnp cdpf ecc. dello stesso dialetto 
(e di lanti altri del versante meridionale adriatico), e cbe e di faae piu 
receate. Non mi pare pertanto che convenga servirsi, come fa il De Noto, 
num. 1, deirnnica rappresentazione d per tutti i casi, ammeno che i due 
SQOBi non si siano conguagliati nel frattempo (il De Vincentiis scriveva 
infaiti un qnarantennio prima del De Noto). Intomo alia cosa, in ogni 
modo, s^aspetta d^essere piu esattamente informati. 

* Aneor piil notevole per questo, che il eopista aveva scritto prima 
dodici, ma poi si penti e corresse dodeycu La forma deice^ ehe^oggidi e 
del ieecese e degli altri diaietti del litorale pugliese, sembra che, on tempo, 
Apparteneaae anche a* diaietti del versante mediterraneo. II ^Novellino* di 
Masacdo salemitano si apre con una tavola degli argomenti < di tutte le 
cinquanta novelle, deyd per d^ci in cinque parti disttnte ». (Ediz. Set- 
t^raibnni, Napoli 1891, xlvii). 

* Chron. Nerit: pengere dipingere. 



38 de Bartholomaeisy 

9. c h i u 8 o. Sempre o ne' femm. de' masch. allegati al mnii. 3, rossa 
sola riionda^ iocta e toctej ecc; conjonta 6, porUa 31, ongue e onghe «o-^ 
ghie 8 23 45, jovene 52, sponga spugna 21, jongono 22, roppe 3 num. 54, 
doySecCffoy 37 fora furono 2. Fuori d*'umlaat*: sule 12, spusu e spusa 
29, ftruppa 23 34, ^ti2a 50. 

10. U lungo. Alterazioni anorganiche; per analogia delta serie p... -a, -e ! 
allomina illumina 41, adonano 42, fiome 49'; per proclisia: ^Vono ponte" 
12, ^nollo prode* niua pro 12; ma la ragione della proclisia e ifleno evi- 
dente in *'Vono de queste granelle*6, ^Vono Taltro* 70; cfr. Meyer^Lubke, 
ital. gram. § 73. 

11. Y: gerano 31 42 e, airatona, gerare 3 31. 

Vocali atone. 

12. Atone finali: -e in -i: vendicatrici 52, *li ricchiccV 39, 'lo ve- 
rachi deo' 2, *lo verachi profeta 25, *lo sua pay si" 2 38, nienli 36, 'opere 
rei* 50, la grdndini 3, campart-li 41, din'-la 52, conr^-fin-si 54*; —-ate: 
passaii guardati annunciati^ ecc.'. — -i in -e: Ui soe comandamente" 2, 'li 



' L* illusione di un sng. fiome, dal pi. fiumi^ non pu6 esser venuta se 
non a chi sentiva, nella propria parlata, la vicenda nome numi (num. 3). 
Bisognerebbe escludere pertanto dal dialetto del nostro copista il sng. nume 
che e di Nardd. E questo potrebbe parlare contro la •neritinitA' di lui, o 
avvicinarci sempre piili a Brindisi. 

' II fenomeno manca oggidi a Lecce, ma e di Brindisi, Morosi append. 143. 
Due soli es. ne troviamo nel Coniger: li litteri, ^paricchi migliare de du- 
cati*; per6, a parte qualsiasi altra considerazione, non possono essi da 
soli consentirci di imaginare, pel lecc. antico, una condizione diversa dal 
moderno. Negli altri testi c'e abbondanza. Ghron. Nerit: lo abbati^ lo 
conti^ lo qitalit *omni sol beni\ lo cardinally lo imperadori^ ^feci paricchi 
cosi\ 'me vulia molto beni\ la segnori, *no grandi fracasso', Ma quarta 
parU\ sapiri^ sapere. Card.: misiy lo cardinali, M*armata navali\ 'sedici 
galei\ le galeri^ tanta neoi, -ore -urt, -one 'uni, cfr. num. 4. E poi in- 
teressante il vedere come -t da -e sia ben fermo nello Cons, di Giov., pero 
che si riesce cosi a ricostruire una condizione di cose ormai intieramente 
tramontata per quella varietur Ma ecclesia maiori\ *lo prime dii\ 'quisti 
dii*, *santo Felici\ retinenti sng., essirt, fossi, fosse, li campani^ averi, tre 
voUi^ cavalleri sng., iudici sng., 'si alcuni muressi et voUssisi fari sonari 
la campana\ — Quanto a* tre ultimi es., dirila ci toglie ogni dubbio circa 
la ragione dell' t ; la quale non va ripetuta, secondo che parrebbe per git 
altri, dair-t, giusta la regola enunciata dal Morosi pel brindis., append. 143, 
ma e di svolgimento spontaneo. 

' Conig.: honorati, Brind. Par.: cacciali^ nfilati^ pigghiati. 



U Sydrac otrantino, § II. 39 

comandamente' 15, *\i peccate' 21, 'multi grande folgore' 2P; a its 

-etis: pihati talhati sguardati faaati ecc, viditi aviti crediti crederiti var 
riti averiti siti ecc.', una sol volta prendite 36; — -it: recepi riceve 7". 
— -0 in *u: comu freq., omu 4 14, yu sempre, quactru freq., cresu credo 

nam. 19 54, seraiu 8^ u; nelle uscite nominali alternansi passim -u 

ed -0; allato al frequente -tmo, nam. 1, occorrono: simu 2, vidimu 3. Si 
alternano del pari -m ed -o neiruscita -unt, -au ed -ao, -tu ed -to nelle ri- 
suUanze di -AV'T -IV' T; num. 54. 

18. A. Gonservato in avantaio 2 ; cammare 13, compara 28, comparare 
30. Caduto in mestro maestro 27 34, mestro 35 (adine^^ram^nti 72) ^. — -are 

-f habeo: indicarai 2, infirmarebe 21, piegarebbe 20, pen^ard 17, vitupera' 
rat 28. — Di man/ona mangiano v. num. 54. 

14. E. Di sillaba Iniziale; conservato in deoea 2, resplandienti 27; 
passato ad a in alimenti elem. 7, agttali 12, assemplo 16, amenda 41. amen- 
dandosi 41, piatosa 11, piatuso 37, splandienti 44'; ad o, per lab. attigua, 
in romase 6, romane e rumane 9, sopellird 26, e a u in tcurgienti 7; cfr. 
Morosi, num. 72. Ma di regola e t: ricaro recarono 3, ^rta 4 21, ^tWano 7, 
drmelU) 11 19, ^i^50 16 32, pincieri 16 31, picato peccato 26, vilhare 43, 
vilhando 55, nonche sindi delectano 10, <i I'd decto 3, Zt le num. 45, 'parte 
di so dbitate* 14, e altri simili costrutti ^ — Interna: belletate 2, lialemente 
11, ma lialitate 22, camalimente 13, arricare 2; dileguato in seal fa scaU 



' Card.: li ttirc/i^. Cons, di Giov.: *li canonici so tenute'^t *la festa de 
omni sante\ 

' Conig.: temiti, volili, Brind. Par.: mittitu 

' Chron. Nerit.: /*eci fece. Card.: /I?ct, diedi. Cons, di Giov.: cadi, vent, 
aparteni, placi. 

^ II Chron. Nerit., il Card., il Conig , evitano il fenomeno. Ma V -w e 
ben saldo, come nel sicil., a Lecce, a Brindisi e, in genere, in tutte le 
parlate a sud di Taranto e di Ostuni. Pel lecc. v. Morosi, num. 80. Per 
gli altri dialetti, basta scorrere il Papanti passim. 

* Neir ambiente meridionale ripugna la spiegazione che pu6 darsi del 
mestro deU'Alta Italia; e io seguo in questo il Morosi, nam. 32. Tuttavia 
trattasi sempre di un esempio 'sui generis', che si sottrae air alterazione 
metafonetica (*mistru), Oggi tnesu mestf in tutta la Puglia. [Ma non si 
Yorr^ escluder del tutto che possa aversi anche qui uno di quegli antichi 
francesismi che serpeggiano nelle parlate meridionali.] 

* E es. assai diffuse; v. per ora la Fior. chiet. § 3, in Zeitschr. f. rom. 
phil. XXIII, 117 sgg. 

' Anche questo, come si disse, e fenomeno che ci allontana da Lecce; 
V. Morosi, append. 137. 



40 de Bartholomaeis, 

fare less. — Postonica; non caduta nelle uscite degli inf. con pron. 
suff.: direli 3, fdrete 39, nonc\ih camparili 41, dirila 52, converitirisi 54, 
V. num. 12; popiro povero 12 16 17, popiri 12 17, nassire nascore 6; mec^ 
terulo6^ correggerolo 40, farulo 52; lavaUda Uvatela 25^— •ore + habeo: 
prendarebe 19, avard 26. Si aggiungoao: gatnbari 25, pdssaro 25, tuc» 
caro 25; cfr. Morosi, num. 70. » E -f voc: ryame 10, /lato 22, criao 36, 
lialemente 11, lialitcUe 22; cfr. Morosi, num. 71. 

15. L Di sillaba iniziale; in a in ancudsne ll^jaganti 12 majeganti 
12; di regola p6r6 e: terarende tirarne 25, merare 39, terare 41, vedatide 
vivande 26, recheece 2; semelliano 31, 50me//iartano 31, cfr. Morosi, num. 75. 
In allumenano 43 occorro 'ad*: in formamento 4246 nUusione di 'forma*. 
*- Interna: belletate 2, debelesce indebolisce 21 , penetea pentiTa 2, gen^ 
telomo 12, omeMtaU 13, demenl^eartf 36; allipergo albergo 16 all. a alU» 
bergo 35 e aUeberga 35. Cfr. Morosi, num. 76. — Postonica: culpabele 
8, orrebele 10, valevele 16, racjoneotf^mtfn^^ 40 43, ancudene 17, ordene 36, 
moiitfca 15. Cfr. Morosi, num. 75*. 

16. O. Di sillaba iniziale i soliti ritundo 5, acciti 50; per dissimila- 
zione, mentone montone 25. Del resto, iniziale o interna, e, di regola, u: 
putere 16, murtale 20, prudecza 36, cunl^n/a 41, cudardo 8, ctim6ace«r0 2, 
«ctfj»ma* 3; adumec*a 39, ocfurnato 39. Cfr. Morosi, num. 80. 

17. U. Di sillaba iniziale: urina 47, culluy 26; frequenti cullo euUa 
con lo, con la; si alternano lu e lo come art.; in o\ fogera fuggirono 2, 
torbato 3, homuri umori 9, porgata 7, jtorgatorio 7 e, per assimilaz. regress.* 
pargaiorio 7*; i: milhere 5. — Interna; in o: ogotare 6, allamare 2S; 
allato al sng. tuenoscredente 2 il plur. meniscredenti 2; ti: parturire 31, 



' popiri ben rientra nella norma deir -i, di cui s' 6 toccato poco fa; ne 
lo contradico del tutto popiro, e, a ogni modo, la detta norma potrebbe 
essere solo infirmata ove ci fosse un *popira -e; ma non c'e (popera -* 
aempre). Cosi pure all' influenza deir-u, ancorche qui appaia -o, dovransi 
mecterulo farulo. In quanto a Idvatala, Ve post, vi si trova, e vero, in 
una special condizione, e cioe fra due a; ma nessuno oserebbe discom- 
pagnaro questo dagli esempj come diminaca, vendaca^ fimmana^ ttAnasa 
{^attani''Sua suo padre), che sono poco men che salentini comuni, • 
da'quali si vede come s*estenda anche all* -a la norma che il Morosi 
enunci6 per r*t e per T-w. Nel Conig.: cdllara collera. 

* Potrebbe ripetersi dalla norma deir-i e dell* -e Talternativa Jci/ini 9, 
jdUne 567 gialli -e. Ma, tratUndosi di voce forestiera, 1* esempio non o 
ben sicuro. 

' Anche con questi pii^ frequenti o proton, ci allontaniamo dalle con- 
dizioni di Lecce; v. Morosi, num. ^^5. 



II Sydrac otrantino, § II. 41 

parturesche partorisce 15. — - Postonica: muteh mutola 15; sentuno 4, 
pascuno 5, repetuno 40, pongunu pongono'; coq -e: potunele possonle 4. 

Consonanti. 

18. J. Appare intatto, quantunque negli es. piu propriamento popolari 
dovesse certamente suonare c: ja 2,judicarai 2,juro 2, jammay i^justa 7, 
jacono giaeciono Xbyjuvene 19, jongono 22; peio 3 11, peiore 15, deiuni 22, 
maiore 36. 

19. BJ: aia 2 10, aiano 40, seraiu 8, deiamo 5, deiano 40, arraia ar^ 
raiano arraiata 13 28; ma non son roeno sicuri: agi abbi 34, digi devi 28, 
arragiaia 30. — DJ; c reso per * e t, v. § 11 a.: cresu 2 e creio 3, creia 2, 
veto 3 e v^ann 5, appoiano 54'; -idjare: signoresa 46 51, signoresano 44 
46, iignoresard 51 allato a signoreinno 4, signoreiamento 32, dagnisare 
danaeggiare 38 allato a dagneia 6, dagneiati 19*. MJ: signye scimie 24, 
cfr. De Noto. — MNJ: suenni sogni 44, ma v. D* Ovidio, Arch. IV 161, 
De Noto 102; dagno 45, dagneiare 46, dagnare 40, ta c2a^ni 45, dagneia 
danaeggia 6, dagnaio 'dannaggio' 16 17. — [NN: signo «enno 38 44 49, 
ingagnati ingannati 44, e ancora dissignore disonore 39 49]. — LI: bolhito 
bollito 25. — OJ; st: braczo 23, facsamo 10, xo cca ci6 che 2^ so e 3; 
picsulo -«*. — RCE: mersS 9*. — TJ; cc: rechecce 2, richicci 17, a/^ 



* Veramente la conservazione deir u poston. pu6 qui risolversi in una 
mora ripristinazione. Pu6 chiedersi cioe se questi non siano es. di 3.* prs. 
pi. format! suUa 3.^ prs. sng. -h-no, come sono, per es., poie^no^ veve^no^ 
tetie-fio ecc. (v. num. 54)^ ossia *senteno *pasceno ^repetenOj i quali 
sien poi passati a sentuno ecc, per la stessa ragione per cui *mecierelo 
e passato a meeterulo; cfr. num. 14. 

' crecu e il riscontro merid. del cre^o dolPAlta Italia (cfr. Meyer-L., it. 
gr. 463); erigio e anche dell* ant. aquil., Kath. t. 930. V. De Vine. s. v. 
Allato a veio non ricorre, in verity, la grafia ^9eso\ ma vec^ vive nel ta- 
rentino. Aoalogamente abbiamo basda vcucia (vaca) vada, in tutte le ver- 
flioni otrantine del Papanti. Ma di appoiare tan to il De Vine, quanto il 
!>• Noto 108, non registrano che la forma letteraria con ^gg; 

' Si pa6 notare come il z greco venisse naturalmente ad affiancarsi a 
dj, se nel Card, s'hanno le scrizioni baitisciare vattisciao^ ecc. battezzare 
•5*0, ecc 

* Chron. Nerit. : tcaziare scacciare; Card.: scmzati^ scoizao; Cons, di 
Giov.: *de so che condicione fosse* di qualsiasi c. 

* Analogamente NCE: sconzertato Chron. Nerit , Cardami. 



42 de BarthoiomaeiSy 

grecce 4, gravecce 5, gentelecce 12, aUecce 12, cu tu pocd 31 all. a poaa 3 
19, paciencia 13*. B certo 6 in presare 49, dispresa disprezza 4, e in di- 
spreicUi 17, despreio 19, • fors'anche in xtaione 31 , ^toitim 46; ma h incerta 
la grafia in raczone 6, raezonare 2\ — NTJ: eomenscto 2 e le altre forme 
di SncominciJM^*t fotnczyulo 13; and 7 32, ananci 11 '. « RTJ: farsa 2 7, 
sforsaria 36 ^ — GJ; 6 net second, juellyo gioglio 12, e in malvasa" 
fnente 2. — PJ; 66 natural men te nolle forme di ^sapere': sachamo sap- 
piamo 8 26, tachati 10 12 28, sachamo 34. — SJ: pertuso 10 2St pertusi 4, 
pertusare 37, pertusa 37, vasano 39. «— SI: jcia 19, ma signye acimie 24. 

20. L: alegrecce 2, moloni melloni 25; dissimilato nel solito eartello 2. 
— ALT: autro 4 7 9 ecc, autra 2, autre 2, autramenie 15; ma, nella 
proclisi: ^Vate montagne' 20 ^ — ALD: caudo 43. — ALC: fache falce 15. 
— > 21. PL; hj reso per cA: chobe piovve 6, changerd pianger4 15, chuy 
piu 40*. -- FL: so/77a 48, sufpao 7 51 '. — [CL; di noelhe nuvole v. less.]. 
— • GL; onghe ungbie 45 e ongne 8. — SCL: scacta schiatta 6 42, Koete 6; 
cfr. Meyer-Lubke, it gr. S 243. 

88. R: moreno 7 e moyra muoia 18; coyro less., e in Htro eec, 
non Bcempiato In carrico 16 35, carreche 24, carricato 24; per rom/o v. 
num. 43*. 

88. S; Bcempiato in miso messo 4. — LS: voice 7 e volcze 24 num. 54, 
fakitate 39. — NS : pensato 13, penzare 15 27, pensa 36 44, allato a pin* 
cieri 31 39*. — RS: scarchamente scarsamente 32. 



' Card.: Duraccio^ acciuni azione; Conig.: peed pezzi, ammacdatoz Cons, 
di Giov.: stadone stazione (della Wia crucis*), condidone, 

' La pron. mod. e difatti pricarsf allegrarsi 'pregiarai*, pricezza gioia, 

priecf p regie, sta6onf stagione; ma anche ra6onf raconarf (De Vine. s. 

vv., De Nolo, 106). 
' Oons. di Giov.: accumenza ecc; Card.: dissinduni -cttiiitf. 

* Chron. Nerit: zcorsa 'scorcia* corteccia; Card.: marso marzo. 

* Cons, di Giov.: ^Valtri clerici*, ^Vattra medio tate^ ma atUro -a sampre 
fuori di proclisi. Cfr. ora Salvioni, II pianto delle Marie in aiU. volg, 
tnarchigiano (Rend, de* Lincei, VII ( 584). 

* II suono kj e generalmente evitato nolle grafie delle scritture anche 
di Napoli. Solo un chianto appare nel Chron. Neritinum. — > Dalla proffe* 
renza kj venne la restituzione im propria piaro 20. 

' fragiello 21 pu6 essere bensi un*erediU aenese; ma ncorre anche nel 
Coniger. Cosi pure affrigere 32. 

* rasulo e ben vivo nel tarent; De Vine. t. v. 

* \nc\cn\ti nel Coniger. 



II Sydrac otrantino, § II. 43 

M. SCE SCI; in ss: dessese e cUssese 2, si ssese 3, vassello nassere 5, 
canossia coDOBceva 2, guaresse guarisce lie cosi reoerdesse 11, spartesse 
-1900*36 ecc, passe 15, pissi pesci 4, messita ^mescita* metcola vb. 44. 

ift. MP: scappa *scampa* 19 less. — • NP: im paradiso 5. — NS: cus^ 
wmUu conaenti 6. «— Per NN n v. num. 19. 

86. ^T*; «a4lut6 in '/ti eleno* il veleno 12, cfr. Meyer-Lubke, it gr. 
§171; aoBtituito da gnUralo in pagura 10; passato a b per raddoppia- 
mento aintattico: et bergogna 35; caiM» « sost. da dent, in vidanda 15, 
vidande* 11 35. 

87. C. Ben sicuro necare annegare 12, neca 49, necati 7, v. De Vine. 
8. T.; digradato tra Tocali: *la gativa natura* 5, *si gativa cosa* 5\ 
luogo 42, luoghi 43; in ultima di proparossitono : salvaiighe 25. — CS: 
lassare 10, lassano 10, lassarimo 3, lassarauno 10, essire 36, esse 6 13 32, 
euerd 7 27, essio 32*, la ssuta V uscita 49 52. 

88. 6: navieare 42 e attratto nella aerie di -icare. Vadan qui pure 
gualhardo 19, gualhardia 19. — GD: frido freda frede frequentisaimi, 
firidura 12, refrederd 36, rifredasse 19*. — NG: spenge 12 26, spengerd 5; 
NO: lusengue 40. — NGVE : 5an^ 5 8 19 30, «an^o 9 36, ungento 25. ~ 
GR: itiwro nero 15, niuri 15, *colere niare' 46 num. 1. 

89. QV: qualunca 2, secutare 41, secuto 37, secutano 4, seciitoraMfio 11, 
ctnew cinque 6 32; inghietecse 10. 

80. CI: siquagi 3^ /b<;i7e 21. 

8L 6B GI; in 6: destrusere 2, destraserd 1 1, destruserimo 3, corresere 35, 
moM 45. Dileguato in amaistrato 5, frayUcsa 10, sayetta 32. Pu6 etaere 
anehe c TJ- di jeganti Jaganti 12, jenocche 26, a giudicare dalla pronuncia 
modenia. 

88. *T*: ve<<Mia 7, avedare abitare 20*. — RT: verdate 3. — NT: re- 
vtfT^mitfm^nte 40 [al contrario: vidante vivando 35 num. 26J. — TR: flratri 
45, latro^\ — TL: ello diavolo ed il d. 2. 

88. D: merolla midolla 24 25'; avoUerio adulterio 6; oeciga oceida 49. 



' SoDo an'ehe questi, come ognuno sa, es. frequenti negli antichi testi 
dell* Italia meridionale e centrale. 

* Cfr. culli gotte con le cotte, Cons, di Giovinazzo. 

* Conig.: esseru, 

* Sono es«, come e noto, assai frequenti nelle acritture deiritalia centrale. 
^ Sorprende il fenomeno neirambiente meridionale; ma vestuda veatita 

troTo nella veraione di Aradeo, Pap. 476. 

* iarroni ladroni 7 aara un franceaiamo. 

' Non dimentico per6 remil. e chianiiuolo mirolla. 



44 Oe Bartholomaeis, 

— D^f cons.: occavallo 2 16, acccaa 39; affare 2, alluy alloro alUy passim, 
allueco 3; *V d annoy a' 2; appede 2, appiacere 2, appoco appoco 8; Ae- 
ranto 6, acte 36; 'male asscUire' 2. -- DR-: traguni dragoni 21. — * ND; 
sempre intatto nella risposta di inde: Unde mende sinde tirarende fa-- 
rende ecc. passim., e cosi pure dande djtnne ecc, chi nd*k chi ne ha ecc 
Assimilato in cannulu candela lets. 

84. P: popera 11 16, poperi 11, popiri 12; sappe num.54, e quindi 
sappesse 5. 

85. B: vocca 10, vactalha 10, volU boUi 14, vianco 15, vaio baio 15, 
vds/ia bestia 24, veoere veono 24, vevetore 32 56, o^oeno 34, vragia 24, 
vo^ano 39. Saranno mere affettazioni: *la jsonto/^* bonU 16 due volte, pia* 
simo 16, piasema 44, piasemato 36. 

Accident! general!. 

86. Prostesi: aecormehata 39, arricolhe 39, arrobare 40, arrobato 49, 
amo^trano 43, au^ano 23, auriitartf 37 ^ — 87. Geminazione: dilluvio 3 
17 41, fra/^i 3 20, allipergo 16; cammar^ cammer^ 13, cocummeri 25; c^n* 
n^tf 2 25, t^n^o 32; cum passim; 'ma czo cea* ci6 che 2, ^comu ella a 
ffacto* 7. — 88. Epentesi; di n: menjo 5 6 21 ecc, tnenzn nocte 26, men- 
ttfrtf 24 28, menterili 25, menterenchi 28, men<erd/i 25, menteralla 7, ^r/n- 
denja 31; sonferesse 12, somferio 54, somfereranno 39 54; — d! t>: m«no- 
van^a minuanza 45; — di ^: p*uga grue 49, ohrigare obliare 35; — di ri 
eistro 17* [trueni 20 ecc.|. — 89. Aferesi; la recha rorecchia 20, lo 
reche 37, lo semplo 26, la magine 26, la rede 49, la nirata 50, lepergavaio 
'aliperg-'. 16. — 40. Metatesi: crape 47, sprovieri sparvieri 49*; jdin- 
litate disl. 39. — 41. Attrazione: striano *stranio 2 32, strianitate stra- 
nezza 32, incyra muoia 50 55. — 42. Assimilazione: comanzame^xto 

13, moloni melloni 25; v. pure num. 20. — > 48. Dissimilazione; d! vo- 
cale: costante in 'conoscere*: canoscere 31, canoscuta 25, canoscono 9, ecc, 
cfr. Morosi, num. 81; volentate 6; carruehala corrucciata 3; di consonante: 
rasuio rasoio 24. « 44. Epitesi: oy aut 2 ecc, pcy pu6 4 12, fay fa 

14, v^y va 44; meno sicuri: chuy pluy piu freq., foy 7. — ine i[bi>no 
48. Di qualuncata 40 v. num. 47. 



' In ausano aurinare si potrebbe anche vedere, col Morosi, nam. 80, il 
semplice au* o*. 

* trueno 6 vivo nolle parlate salontine; non mi risulta che aia cosi 
anciio di castro. 

* Salda tuttora la motatesi di 'sparviere* nol Salonto e nolle Calabrio, 
cui apparti^ne il no to gentiiizio Sprovieri. 



n Sydrac otrantino» § II. 45 

c. Morfologia. 
Flessione nominale. 

M. Articolo. Si alternano lu e lo; cfr. num. 17. Al plur. masch. tal- 
volU le: *le peccatori* 40, *^ pid pericolosi membri* 44; ecc. ^ Ma UIh 
ella ti direbbero ancora intatti» pur nella funzione articolare, in ^illu quale* 
il q. 2y *et ella sua filha* 6*. Al fm. plur. naturalmente li: Ut doy nocti* 
26, 'a ft prime septe volte' 26, *li sua occasion! * 28, Wi possession!* 28, 
^li gienti* 43; cfr. num. 14 e Meyer-Lubke, gram. rom. II 103*. 

46. Numeral!: doy tan to al msch. quanto al fmm.: *doj^ occhi* 5, 
'<iosf lamiaari' 2| *do}^ homini* 8; *doy colonne* 11, *li doy nocti' 26^; 
quaetru 26, ctficu 6 15 ecc, Mi nooi comandamenti* 7, cincucenti anni 7, 
tricenti anni 14, novicenti anni 6, mille personi 27, milli anni 6 14 27, vtn- 
tisepu iurni 13. 

47.Pronomi; Personali: y>i sempre e cosi pure nuy vuy; — le 
nasoe (al aerpente)' 14*; — 'non lu lo fay assapere* non glielo lo f. s. 
39; <» inde; frequentissime forme come fdrendulo farnelo, si nd* Abe, ecc; 



* Card.: *'alU quindici de janio% *a le venti uno (del mese)'; cito pure: 
*le pagao* li pag6 (i ducati). 

* La fanzione d' articolo Teramente e pii!^ perspieua nel primp che noa 
oel seeondo esempio. In questo si potrebbe vedere piuttosto un rappre- 
sentante di quell* odierno ddu dda proclit., il quale talvolta sembra che 
rasenti addirittura la funzione dell* articolo. Per es. : *quiddi ci aviane 
zurtata dda signura* Aradeo; 'comenzau de lu spirguegnu de dda fim; 
miaa' Amesano; *ddi birbanti, non sapendo che fare' ecc, *lu cacciau 
a... eauci intni a ddu serviziu*, 'E tutte sti cose ni li dicianu a dda 
p4>ra aignura...; ma edda* ecc, *lu male ci mi anu fattu ddi birbanti* 
CopartiDo. 

* Conig.: ^U litteri*; Cons, di Giov.: *li gocte' le cotte, *li esequii*, 
"li eampani*. 

^ Le Cons, di Giov. sembrano per6 distinguere il msch. duj dal doy fm. : 
*duj canauli allumati* cfr. 11 nostro less., ma 'allomare quattro cannuli 
et doy candeli*, 'tocte doy le cam pane*. 

* Chroo. Nerit: *pe acontarse la ingiuria, le faciano...* (al re e a*ve- 
nesiani), ^le saceheggiavano * (agli stossi), *morio lo conti Alessandro et 
le saccease... lo so fratello*, Mo abbati precao lo papa che U confermassi** 
Cardami: *le levara lo dominio* (al re), 'quando le fo dicto* (a Braccio 
da Montone). Conig.: *omne barone del regno spolliato... se andasse a 
ptlliare suo atato qaale lecitamente le toccasse*. 



^ do Bartholomaeis, 

frequents pure il tan to diffuso de: 'multi de fora nati* 2, 'cbe d* averA me- 
stieri* 5, *no de Tale\ 'no de prende*, 'non de manja* 1.1 ecc. — Dimo* 
stratiri: quistu quiiti, questa queste^ quillu -t, quella -«, illu ella\ v. num. 1. 
— Posse ssivi; frequentissimt mia tua sua e soa al masch, sng. e plur.: 
Mo sua aiutu* 2, Mo sua dec* 2, Mo sua paysi* 28, Mo soa incantamento * 2, 
Mo mia deo* 3, Mo iua deo* 2; Mi stux amici* 4, Mi sua miraeoli* 4; e al 
fm. plur: Mi sua orationi* 28 ecc Anfftra- 'kaftgaksMi* ZK — ILalntivi; 
nella. yj w ii ai assai spesso ehi: Mi angeli chi so in cielo* 4, Mi ydoli chi 
non erano ancora distrutti* 3, Mo filholo de deo ehi venerA 5, ecc. ecct*. — 
Indeterminati: qualunca n]^eMO, * qualuncata modo*39'. — Partitivi; 
scaduna ciasc. 4, con assim. morfol.: *" eiascheduni cento anni* 14. 

48. Forme oblique: milheremU" e mo- 5 15 18, sartore 47, 

49. Plur. neutri e di tipo neutro: le kUora 43» le locore i luo* 
ghi 43 V. num. 5U 

50. Reliquie della V: Ma vede fache a fache* 7, 'sufllao alia /*a- 
ehe* 7, *da fache ad fache' 10 \ 'cincu die' 6. E ancora: la allegrecee 4, la 
alegrecze 10, nulla gravecce 5, la gentilecce 11 12, la richecce 11 19, Ua^ 
tecee 12, la ritondecce e la grandecce 21, la lordeese 36, la charecee 54. 

6L Metaplasmi; dalla I alia 11: le personi 25 e, pid chiaro ancora 
perche con * umlaut*, le persuni 27. — Dalla III alia I: 'per6 ca ella (Eva) 
fosse pctra de luy * 38, gruga grue 49, ' le grande cose * 28, Me quale pre* 
giere* 31, Me celestiale cose* 5. — > Dalla III alia 11: eyro aria 5, quero 
cnore 11, oloro 11, ciecio cece 28. — Dalla IV alia I: le mane 12 37. 

Genere; neutri plur. in femm. : le mure 26, •xxiij* milhare 25, •iii;* 
bracse 25, le locore 43 v. num. 49; '^ rasa del sole* i raggi 48. Masch. 
e neutri in femm.: la sange 5 q la sangue 21, ^ capo 48, la ventre 48, la 
lume 31. Femm. in msch.: lo costolo 6. 



' Non vorrA eseludersi che qualcuno di questi mia tua sua provenga 
daU'originale toscano. Ecco ora gli esempj salentini. Dal Pap.: Mi pic* 
cati *ua\ Mi pinxieri sua propria*, Mi affari mia' Copertino; Mu spogu 
(sfogo) sua\ 'signore mia' Oalatone; Mu sfoghe sua* Ostuni; Ma leggi 
sua' Brindisi. Dalla Parabola brindis.: 'mi chiami figghiu i«a*, *cumi- 
nanxiri tua' tuo commensale. Mi servituri sua\ *stu figghiu mia', M*amici 
mto*, stu frati tua\ A Lecce, per quanto posso vedere, quests forme 
manoano. — altroy 40 sar4 dovuto al timore di cadere sell** umlaut*. 

' Ma va anche avvertito qui che sotto la grafia ch ben possono na« 
scondersi i earatteristici ci ce de* dialetti pugUesi. 

* Cons, di Giov.: *qualuncata sacerdote*, ^qualuncata ecclesia*. Oggi 
ciun§ftf a Bisceglie, ma eincdta a Altamura Ostuni e Taranto* 

* ^ di Otranto di Lecce (Imbr-Cas. 258) e di Copertino (Pap. 478). 



II Sydrac otrantino, § II. 47 

Fiessione verbale. 

92. ^essere*; ind. pres. : si simu siti num. 1, sontol cfr. De Vine. p. 18 S 
alUto al piu frequente JO;perf.: foy fa, fora e forano furoDO*; fut: 5(?« 
raiu serai serd serauno e anche fora saranno; piucheprf.: forano 17; — 
eoog.: scia sia 19; fossera -o 7; siria sirriano e seriauno 27; per Tausil.: 
*to aperia stato oltraio* 41. 

6S. *avere*; da $eraiu num. 52, ricavasi aiu^abe ha, a u no hanno'; — 
<i^e abero ebbe ebbero^; — ata io abbia. 

54. Indicativo. Pre sen te: cresu e crn'o credo, veto veggo, num. 19; 
— poif pu6 28 e pote 7, fay fa 12 e /ac^ fache freq. *; — deiamo dobbiamo 5, 
trotamo 24 40, -imu -tmo num. 1; — -^ti num. 12, •id num. 1 e 12; — 
3* prs. plur. formate sulla 3* prs. sng. +-no: poteno 17, veceno 34, ew a w y 
escono 4, moreno 7, voleno 9, o^neno 17, (^neno 17, mantenena 23, appar- 
teneno 30, dormeno 45; e, come awno, anche /auno 4, 5aa«ro 5, ciawno 5 10, 
vauno 15*; per lenluno pascuno repetuno v. nuiftr 17; legittimi anche fa^ 
cono 7 14 e facuno 19, iaeono 15^; e coal pure mdnjona mangiano 14*. 
Imperfetto; -ta: avia venia vestia crescia ecc, citfoiot dovevi 38 e qui pure 
devi^ivo dovevate 38 cfr. Arch.iV 122 n. Perfetto; forme deboli; 3* prs. 
sog., costante Tuacita -aa <u, git es. passim.; — alia 3* plur. frequente 
'<irn -era: comenzara maravelhara reposdrasi mendralo fogera ecc '; e an-* 



' 6 oerioso ehe su questa 3.* pi. i dial. mod. abbiano foggiata la 2.* 
pra» sag.: tarent. sint^ De Vine. I. c, sinti Aradeo, Pap. 476. 

' ChroD. Nerit. foe; Card. fura. Circa T-a che si vede qui e in fossera 
cfr. num. 54 n. 

' La forma auno non ^ limitata al nostro teste. Vive ancora a Muro 
Leceese, Pap. 480, e ben la rappresenta V od. onu di Taranto, De Vine. 
I. t^ di Oalatone e di Ostuni, Pap. 480 487. Cfr. pure Subak, Das Zeitwwt 
in der Mundart von TarenU Brunn 1899, p. 18. 

^ Nel Chron. Nerit ricorre pure havio per 'ebbe\ 

* poie e face son le forme pit!^ propriamento ▼ernacolari. 

* Simili forme anche nella *Fiorita* chietina, § 82. 

' facunf a Muro Leecese, fagunf a Martina Franca, Pap. 484 486; analo- 
gamente piacono piacciono e di molte parlate roeridionali. 

* B ^manjonu con T-a carat teristico della 3.* plur. 

* Tale destnenza, che certamente va dovuta alPanalogia del piucheperf., 
^ ben rappresentata ne* testi antichi e ben viva nolle parlate moderne. 
N«l Chroo. Nerit non abbiamo che un potera poterono; ma sono senza 
dobbto errori di stampa i molti •ava "Cva che vi si leggono per ignoranza 



48 de Barth(4omaeis, 

che -^ro -aru •era -tfrw: eomensaro e comenzaru^ andaro andaru^ saUro 
saleru salirono, ecc; -to -iti: audiu cussentiu moriu siu usci capiu per^ 
diu ecc, piu rare le forme con •<); notevole per il tema dedistili 3. — 
Forme forti: parse 3, piacce piacqae 42 49 v. scritt, vede vide 6, me$e 
mise e mesero Z, promese 27, roppe ruppe 3, chobbe piovve 0, bebe bovve 6, 
posse pose 27, stei 'stette* pa8s6 49*, sappe e sappero 3 4, vo/ce e vok^e 4, 
pocte *p6tte* pote 16; presera presero 6. — Futuro: puneralo -ililo 3; le 
3^ prs. pi. vanno nataralmente in -duno: andarauno farauno occiderauno 
clamarauno, ecc ; ^arimo -erimo v. num. 1 ; volcerd vorr6 3. 

55. Congittntivo: 'cu tu pocci* che tu pos8a21; 'volse illu ca ella 
(ranima) stesa appresso allay* 11, 'perche la terra desa li sua frutti* 43 
all. a creia creda 2 num. 19; parga paia 7; -^mo sempre: credamo fac- 
zamo ecc; — 'si Tomo pilhassa la tMinente* 37*. 

56. Condizionale: ^issi "issivo num. 1; noto ancora: cacharisse -re* 
tti 41, comandasse -assi 41; credereano 26, semelhariano 31 '. 

57. Imperativo: -art v. num. 12, veniti 2. 

58. Piuccbep^rf. in funzione di condizionale: perdonara 2, 
'si illu divenesse homo, tanto avera meno de po testate* 6, *le arti senza... 



di chi cur6 redizione. Perd nel Card.: jurara^ levara^ ttossecara attotsi- 
carono, rovinara^ scaramboczara ^scaramucciarono*, ecc. ecc, fera fecero, 
seg^*era seguirono, fuggera^ morera; venira vennero (all. a venere\ unira, 
Conig.: recaptara ' ricattarono *, pagara^ andara, raduftara; stera stettero. 
Oggi: diss^a^ cuzzettara 'picchiaron sul capo* (cfr. cuzzeUa oceipiCe), Co- 
pertino; rispetiara^ Muro Lecc; cuminzara^ Brindisi. E delle forme debbli, 
di cui un solo es. con -ra ha il nostro testo, possiamo citare: dal Card. 
indusserax e dal Conig.: vennera^ rupperali^ corsera^ remdsera^ v6lsera^ 
mor^era; e da' test! mod.: dissara^ Aradeo; ficera, dissira^ Arneaano; fieera 
Lecee. looltre nel Conig. la forma cong. ammaszcusera; oggi a Marittima: 
cumiitissera. •— Dopo di ci6, ognnn vede che non potrA valere solo 'avevan 
Toluto* o Worrei* 'vorrebbe', ma si anche *vollero* il volsera (o* che cAia- 
gnesse lo quatraro) che Dante rimproverava al 'tristiloqaium* de* Pugliesi, 
e se ne ha insieme qualcosa di piu che un semplice indizio della prove- 
nienza salentina delle parole citate da lui. 

* L*-i pu6 esser di mora epitesi. — In quanto al signiCi di 'passare* 'tra- 
scorrere* che ^ stare' ha ancora in qaalcbe angolo delle Puglie» il paaao 
e questo: < Quanto tempo stei poy che lo diavolo fo cachato da eielo che 
A'iam foy facto? » 

' L*-a proviene certamente dalla 3.* prs. sng. del presente. 

' In ^Toy Bon potesce... anci lo faresce' 41, che ricorre due volt«, pu6 
esservi scrizione a rovescio (v. num. 24) o anche mala lettura per ^^eu. 



II Sydrac otrantino, § II. 49 

loquali Tomo non potera stare* 47, *non potera adorare* 37, •non potrebbe*; 
'perch^ sappo ca ipso peccara' li fece...' avrebbe peccato* 5. 

50. Infinito; di II in IV: snpire 14'; di III; twooe muovere 48; di IV 
ifl II: a ssalere 2, partcre 27, ferere 31 '. 

Participio; trequenti le forme dol tipo -uto: convertuta obeduto con- 
C'^putn vestuta la ssuta less., ecc. 

60. Forme incoative dalla fless. di IV: guaresse guarisce 11, 
reoenhsse rinvordisco 11, perturesche partorisce 15, induresce 15, imbel- 
lescy* et renverdescye 16, debelesce indebolisce 21, spartesse -isce 36, 
finescie 36, rifioreseie 43, notresce 45, stabilescono 52 •. 



naio 5 6 14, lin- 



Suffissi. 

61. -aticu: salvaia 2, avantaio 2, coraio 312, lengn^ 
'J naio 37, oltraio 41, dagnaio 41. — -idjare, v, num. 19. 

' Chron. Nerit. tenire avire sapiri; Card, avire; Conig. cadire. Per6 si 
pu6 ritcnere che Vi di questi infiniti sia di mero svolgimento fonetico, 
atteso il fatto di cui alia n. Kg. 

' Anche fogera fuggirono riporta a un inf. fugere. La flessione di -ire 
pau dirsi scomparsa nel tarentino; il quale, oltre a saUre partere ferere^ 
ha anche cere 'gire\ mucere muggire, guarere, murdre, trasere *trasire* 
paasaro, vinere venire, ecc. ecc. Cfr. De Vine. p. 15 e s. tv. 

' Non s* hanno qui che es. di 3.* prs. sng. di pros. ind. e una di 3.* 
pL Non possiamo perci6 precisare se 'Seo investisse tutto quanto il pa- 
radigma verbale, se siamo, insomma, alle condizioni del castigliano (cfr« 
parecer ecc.). Gerto si e che, alia forma infinitiva, V infisso si presenta 
assai dtffuso {abbhescere *avvivire* rinvigorire, accujescersi acquietarsi, 
iccurtescere^ addurmescere^ affitescere puzzare, amorescere^ ammaszescere 
*ammazzire* di magrare, /urnesc^e fornire finire, lucescere, scurescere^ gua' 
rep:ere^ stwrdescere stordire; Do Vine. s. vv.). Quanto air-^sc- che si vede 
in laogo dell' -i>c-, anche ne' verbi di IV (cfr. Meyer-Lubke, gr. rom. 11 200, 
.^^oli, Arch. VII 419 n, 471-2 n, 498-9 n), van tenute presenti le particolari 
condixioni di questo dialetto, nel quale, come s*e visto nella nota che 
7- recede, i verbi di IV son passati in massa alia II. Si riesciva cosi al- 
Tuttico tipo florere f lore score, con la seguente successione cronologica: 
fumire guarire sturdire; — furnere guarere sturddre; — furnescere gua- 
retcere stwrdescere. 



ArchWio fflottol. itAl., XVI. 



50 de Bartholomaeis, 

ladeclinabili. 

62. ca quam: 'mostramilo ca yu la volho videre* 3, *si e multu cor- 
richata ca aviti creduto* 3, *piu frisco ca non fay may* 3, *iaiperz6 ca* 3; 
*perche ca passao* 52. Meyer-Lubke, gr. rom. Ill 632. — cu quod: 'di- 
mandao cu li fosse dato* 3, 'dignu cu Taia* degno che Tabbia 22, Mnnanci 
cu peceassero* 27, 'salvo cu* 30, 'voice cu Tomo* 31, *inQanci cu facesse* 
52, 'tante (cose) cu bastano* 36. Meyer-Lubke, III 633. ^ comu 2 ecc. ~ 
cussi 6. — cuiunca 27. — chuy piu 36. — 'd« po la venuta* 8. — dovo 2 
7. — dend€ donde 4, ma, poiche occorre una volU sola, mi e poco sicuro. 

— '/Cni actanto* 6, ^fini alii cinquantasei jurni' 30. — 'in«r aoqua* 3. — 
intru 16. — intra 2 4. — * da jne a mille anni* di li a m. a. 48 num. 44. 

— ia nuuL 18. — insembole 3 9.-— mentro 39. — • ^nen come ne quanto* 
14. — oy aut freq. — ore ora adesso 3 7. — puru pure 2. — one ^onne* 
onde 8. — vera verso: * disobediencia vero Dio' 6, in vero *in ver' 4. ^- 
*cbi net deTeno entrare* 6. 



§ III. — Saooio del testo. 

(Cod. Ambr I, 29 inf. c. 3 a sgg*). 

N.B* <» Qaesta pariiale riproduzione del testo (c. 3 a - 9 a) e, fin dove 
era strettamente necestario, rigorosamente letterale. Si sciolgono le sigle 
e si stampano in corsivo le lettere sottintese; ma si adotta Tinterpunxione 
modema, nessuna ragione intrinseca rendendo necessaria la riprodoxione 
deirantica. Si stampano come una sola voce le unit4 fonetiche risaltanti 
da plt!^ voci, che altri suol distingnere con un trattino (per es. aetanto 
iuquilh allaude ecc. per a^ctanto a^quillo a^llaude ecc), per unifor* 
marci cosi alia grafia del ms. e insieme alia realU delle cose; oltre di 
che per toglier di mezzo un espediente ortografico, il quale, ove pur fossa 
nolle consuetudini della scrittura italiana, non eesserebbe per questo di 
riescire fastidioso al trascrittore non meno che al lettore. 



[c. 8 a] Uaando lo Re Botas lo iiitese, li disie, per grande cormoho: * Ore me lo 
nostra, et ya far6 lo tuo dtcto eredendo la tua Deo. , Allora 8idrae si oessa aao 
pooo in ditparte, et rlsgaarda verso lo oielo, e feohe qaesta pivgiera: * 8ignot« Dao 
piatoso, patrs creator* de lo cielo et de la terra, che ta creasti oielo et aoqna 
et creasti aageli in cielo, et donasti alloro belletate et splendorc et ampleeia •! 
longecza, e spinVa lensa corpo; et voice esser« signorr et ribello p[«r] la 



II Sydrac otrantino, § III. 51 

eapidigia da la tiia signoria; et ta, mUsere, lo traboccasti in Vabisio inferno, 
cam taoti li loa liqaagi. P07, missen, soaperisti la ienra de lo dellaTio et hami* 
liaatiti. Et la taa hamilltate dissese iH terra, et formasti tocte le cose oorporali, 
et BpiriiuaXi; ta formasti Adam de terra, et dedistiii sptrtYa de Tita; poy creasti 4 
Eva de la eaa drecta costata. Che ta mi digi mandare, per la taa saacta pletate, 
la taa sancta gratia^ aozo ohe ya pocza Tencere lo^ inimico, et convertlre acte 
qoeeta genta menoscredente alio taa saato nome. „ E quando illo abe facta qaesta 
pregiera a Deo, ano angelo da cielo desoese allay, et si 11 dixe: * Sidrac, Deo k 8 
aadita la taa pregera et h exaadito te zocoa ta dtray ad qmsti meniscredienti, 
«t si ti orederano et tu confandaray la diabolo et lo saa potere, et la gratia de 
Deo descenderlk sopra te, ch^ ta saperay mostrare ad quistt meniscredienti, per 
lo Tirtate de Deo, da lo comenzamento de lo mando fini alia Tenata de lo filho 12 
de Deo in terra, et ta si Terache profeta; seray appresso fini alia Tenata de lo 
falso profeta, et alio finimento de lo mando. Et ora prenderay ano Tassello de 
terra, et poneralo in sn tre stecchi alio nome de la sancta trtnitate, pa/re et 
filio et sptriVa sancto, tre persone in ano Deo; zo h ad intendere ca illo serlt 16 
pa^re filio et sptW/a sanc/o; et empleray qutllo Tassiello d'acqwa, et ta videray la 
▼irtate de Deo Intro in qutllo Taso, e poy lo mostraray ad qtitlli meniscredenti. « 
Et dicto qutsto, Pangelo si parti da lay. Et allora Sidrac tomao alio Re, et si 
li dixe: ** Missere lo Re, ya tI mostrar5 lo mio Deo, qaale illo h, » Et lo Re li dixe 20 
per grande ira : * Mostramilo, ca ya la volho videre si illo h melhore de lo mio 
Deo.« Allora Sidrac dimandao ca li fosse dato ano Tassello de terra, et poy lo 
fece emplere de acqua et prew tre stecchi et poy gaardao intro de qaella acqaa, 
alio nome de Deo, et Tede ineP acqt«a V ombra de la sancta trtnitate. Et poy 24 
Sidrac grida ad alta Toche et disse: '^Re Botas, resgaarda in quella acqtia e 
Toderay Deo de tacto lo mando. Lo Re Tenne per grande ira, ch^ la sao Deo 
«ra stato arso et disfacto, et gaardao ineU acqua, et Tede I* ombra de la santa 
trinitate, patre et filho et spiW^a sancto, in cielo stare in la loro sedie, V ano 23« 
simile all'altro et sedendo, pa^re filho et spt'rtYa sancto, e lo filho ca lo pa/re. 



El 



[!it quango lo Re Botns Tede qaisto, si nd* abe grande joya ; parse allay essere 
propnamente in la glorta in lo paradise. Et disse ad Sidrac: * Ya creio alio taa 
Deo 0/ in zocca h foy et serlt; ma ya ti prego che to mi dichi coma illi so tre. « 32 
Et Sidrac dixe: "Missere lo Re, so 6 sancta trtnitate, et si h et terk pa^re filho 
«t npifitvL sancto e so tre persani in ano Peo. „ Et lo Re dixe: " GonTsrsano illi 
insembole? „ Et Sidrac dixe: ** SI coma k la sole, in tre cose et ana sola et prima 
substantta, la sole, zo k ad intendere la sole propr/amente chi k in cielo: lo co- S6 
lore e la propnetate si k lo pa/re, la claritate si k lo filbo, lo calore si k lo 
sptWto sanc/o, che so tre cose in ano tenimento; cassl poy illi essere tre pe»*sono 
in nno Deo, et oossi conTene de credere. „ 



Q. 



^Tsndo Sidrac [...] qaesta ragione, malto piache alio Re e abe gran, joy a. Et ^ 
poy gridao lo Re ad alta toco, e dixe : * Ya creio e adoro lo Deo de Sidrac, patre 
filho e sptH^a sancto, tre persone in ono Deo, e sancta trtnitate; e ya tcIo lo 
nome di mio patre et di myo aaolo quale ya aaea. „ Et quando lo Re Botas abe 
4icte qaeste parole, la saa gente si corruchao fortemente et incotlnente gridaro: 44 
*Sia morto Sidrac I « et si sonde consilharo ana parte insembole, et dissero: '^Lo 
noefro Re k perdato lo sonno, et Sidrac lo incantatore V k incantato et klli facto 
xenegare lo baeno Deo de lo saa pafre, et de lo saa avolo et saa. , Et poy andaro 



52 de Bartholomaeis, 

allay et dittero: "Misaen lo Re, male aniti facto; la jostra genie n 6 mnlta cor» 
richata de Toy, ca aaiti credoto ad qtiilln iitcaMtatore Sidrac che per lo laa in* 
cantamento Vk Incantato et facto renegar« lo taa baeno Deo, et kUo arso et 
4 destracto et confuso. « Kt lo Re Botns reipoae alloro et dJxe: ** Ya laiso * e la tpo- 
cza, et si aio prMo lo fiore, et lo baeno Sidrac m*& moetrato la yerdate IcSb) 
et la claritate, perchk lo mip pa/re et lo mio aaolo et yn et Toy elli TO«/ri patrt 
aTiano maWaso Deo adorato in fini ad ora ; ma da ora inantl non Tolcer5 altro 
8 Deo ca qtnllo chi h in clelo, et alio sua nome et la sua credenza Tolbo TlTere 
et morire. . La genie sua chi 1* aadero tanto dire sinde eoraeharo fortemmte et 
retomaro dreto nno de 11 play sapij de l*oste, per disputare cum Sidrac. Allora 
lo Re €f Sidrac forano coittienti et comeitzaro ad disputare; et ipirt moetraro la 

12 loro meniscredenia, et Sidrac moetrao la potentia et sapientia de Deo et Teitcili. 
Qoattdo ip^i miscredenti si Tedero Tint!, non sappero cbe si dire. Si li ricaro 
nno bichiere pieno de cradele Teneno et dissero ad Sidrac: *" Se la tuo Deo k cost\ 
baeno et Hale coma ta dichi, biTi quisto bichiere del Teneno; et Sidrac stese 

16 la mano incotinente, et pr«se lo bichiere, et dixe: *Ya boTo qNisto cradele Te- 
neno, alio nome de lo mio Deo creators de lo cielo et de la terra! « et dicte queste 
parole, babe lo Teneno, et diTentao pii^ bellu et pii^ frisco ca non foy may. Et 
lo Re Botos abe gn,n joya, et poy amao pii^ Deo Terace. Et in qtii'sto Tonne 

20 una falgore de cielo et ferio li qaactra sapij et abacteli morti in terra. Quauffo 
Taltra fc^nte Tedero qalsto, si comenzaro a dire Tone airakro: *8i lo Deo de 
qMMto homo non fosse baeno et leale, qMisto non aaeria campato de qtitllo bi- 
chiere del Teneno, che non si fosse immantinente tatto torbato, et qMi'sti qaactra 

24 non i! aaerano taoti soli cussl arsi, che diciano male de lo sua Deo; et per sua 
despecta lo Toleano occidere, et ipet so morti, et Ulo k scampato. „ 



E, 



[lit quando Deo fece qt/esta meraTelha per Sidrac, allora gran parte de qiielU 
gente si conTortero, pih de la mietate, et lo Re Botas Tenne malto credente in 

28 Deo. Et qiiancio li diaboli Tedero ca illi aTiano recepato si gr^n danno per Sidrac, 
si ^ intrato in altri ydoli, chi non erano ancora destracti, et gridaTano ad alte 
Toohi: *^Re Botus, ' che ky ta facto che ay credato alio dicto de lo incantatore 
Sidrac? oramay noy ti lassarimo le tae oiferte et iamay non le recheperimo, et 

32 li toa beni destmserimo, et tocte le toe bestie occiderimo, li toa inimici sopra 
de te aiatarimo, de lo tua bene et de lo taa reame ancora ti cacharimo, et li taa 
iili et li toa parienti imptcarimo a gran dolore; tucto qutsto et peio ti farimo« 
et se da quisti mall et do qaisti pericoli Toy scampare, dtsdici zocca ta ky dicto, 

3(> et fa rompere qiiillo Tassiello, et quella acqua geeta socta 11 piedi de U caTalli, 
imperz6 ca ella k tocta incantata de grande incantamienti et qtfilli tre stecchi 
fa ardere al foco. Et Sidrac lo incantator< chict* k iracto de la grandeiia sant a 
et degna de lo taa patre et de 11 taa antecessor!, la testa li fa talhare., 

^ Et qttando lo Re Botas et la sua gente anno aodito qMisto, si maraTelhara 
malta daramente, et diTentaro tuoti stapefacti. Kt quando Sidrac li Tode cotel 
smagati, si si foy maitu corrichatu et dixe: *" Re Botas, la taa credenza et lo tna 
coraio agi in Deo fermameNte, et goardati che lo ingenyo de lo dtabolo non ti 

41 somecia; che per lo potere de Deode lo cielo, ya cofondar6 la diabolo, et la sua 
potere. « Allora prese Sidrac ana scare et pf;*co88e doao erano li ydoli, et dixe: 



' Breve lacuna. 



II Sydrac otrantino, § III. 53 

* Va Ti diifar6, et chacier6 Yia la diabolo ^er fona de Deo de cielo et de la t^iTa. « 
Kt ropp6 tuoto omne cosa; ei la diavolo vide Z0| si non potea piii demorarf ; si 
(ti parte cam li so a compangni et fecero ana Yoce el forte et el aspra che tocta 
la ^nto Btnde epaveMtava, et venne ano tremulizo de t^Ta ^er lo ingrenyo de 4 
lo diabolo, che alloro fo Tieo che tocta la terra debesee fondare de troni, et de 
balle&i et de acqiia et de ^radini, che tocta qtiella t«iTa parea che tocta deaeeee 
profandare. Qaando lo Re Betas vede qoitto, ipeo et la gente saa ei maraailhara 
molto, et Sidrac li Yide tacti Bmagitl ; li dixe: " Sire Re, non oi econfortati, ca la 8 
forsa de Deo de cielo d piil forte ca la i/igenyo de lo diabolo, et ptrth vi con- 
fortatL Noy aTimo incontinente la gratia de Deo eopra tacti qi/illi chi in lay 
credeno. « 

AUora denese ano angflo da cielo cam ana grande laminaria, et dixe: " S\drac, 12 
priendi de Taoqua de qoillo vaniello et fande gectare in qaattra cantani de 
I'albergo, alio nome de Deo creators et de la sanc/a trinitate, et pilha doy de li 
nohecchi et fiere Fano sopra Paltro alio nome deDeo omnipotete, et lo diabolo 
f i confondar^. , Et dicto qaiato, V angflo si parte, et Sidrac feche la raa com an- 16 
damento, et facto qaisto la tempesta ceaeao. In qaella hora ano altro angelo ai- 
Meie da cielo cam ana tpata de faeco, et ferio la diabolo et confase et arte 
tacti qoanti li ydoli. Et qwando quilli chi non erano conyertati yedero qaeete 
coee chi Deo faoea miraculosamente, tacti ti coaertero alia oredenza de la ve* 20 
rache Deo [c. 4 a]. Lo Re Betas, avendo vedato tocte qaeete coee, et coma tocta 
Toete eaa e*era coaertata alia credenza de lo verachi Deo Signorr et creators de 
la cielo et de la t«rra, ei inde abe gran joy a et grande alegrecce, et incotinente 
adimandao Sidrac, et dixe : ^ Co eignificano * 11 tre etecchi et lo yaseello de la 24 
t</Ta, et TacqMa de intro H zocca ta fachieti in li qaactro cantoni de V abergo, 
ct li doy etecchi che ta ferieti Tano eopra Paltro?, Et Sidrac reepoae et dixe: 
* Mieeer« lo Re, yolentierl ye lo dir6 per la gro/i'a Deo. Li tre etecchi eignificano la 
>anta trtnitate, poire filho et epi ri/a eanc/o, tre pereone In ano Deo. Lo yaaeiello 28 
de la terra eignifica lo mando lo quale eaetenne lo patre de la eanth trtnitate; 
Tacqaa chi h intro eignifica lo filholo de Deo, chi yener& nella yergene, et 
prmderj^ eorpo, et qaillo corpo eerr4 eaWacione do lo mando et de li eaa amici, 
ct cofaodimento de lo diabolo et de lo eoa potere, et de la sna credenza et de 82 
It eaa amicL Et qaiUo precioeo corpo, zo h la filholo de Deo, prenderii da la yei*- 
irene et morerii in croce et eer& mieo in terra, coeel coma Tacqua foy in lo ya- 
giello de la terra ; et quillo cracifigimento et morte liberarli Adam et li eaa 
amicI de lo potere de la diabolo. L^acqt/a chi gectaray in li qaactra cantoni de 86 
Tabergo eignifica che lo filholo de Deo eer& baptizato in Tacqaa et far4 noaella 
1«ge; It qaactra cantoni eignificano li baeni homini chi eeraano alio tempo de 
lo teraefae profeta, filho de Deo, et eeraano de li eaa diecipoli, che ecriaeraano 
lo eoo dicto, et la eaa comandamento, et li eaa miracoli, et eeraano obedati et 40 
credati per li qaactra alimenti de lo mondo. Per qaella ecriptara confandar& lo 
diabolo et lo eaa potere, et li duo etecchi' chi yo batey Puno cam Taltro per 
Tabergo, eignifica li eanti homini chi eeraano diecipoli de lo filho de Deo, ca illi 
andaraoBO per lo onioereo mando et chamaraono li gienti chi deoeriano eeeere 41 
perdati, per la dieciedenza contra a Die, et coaerteraanoli alia fede de lo yerace 
profets et aalaaralli. , Et qrianc^o lo Re Botoe aodio dire ad Sidrac, ri li piache 



' Ma. wiffnifano. ' Me. stocehi. 



54 de Bartholomaeis, 

malto et aba grim joya, et fermaatt pih alia oredenza de Deo; poy adorao lo 
Boa nome, et ad ilia oredecte fermam^ie, et comenzao a demandar« U capUali 
et li question! innanti nominati per via de alfabeta, tcripte innanci alio iiteo* 
menzamento de qiiitto libro. 



D, 



'en Don hhe may comezamento nh fine, nh averk; illo feehe In cielo et la 
terra, et ananci ehe illo la faceeee, sappe bene tneto zocea illo denia faiy et 
Taltre cose chl illo fece; ei sappe In nnmero de li angeli anatiti cbe illo li fa- 

8 eeese, et de li bommi et de le beetle et de li aacelli et de li piiei, et cbe morte 
dene cbaseadnno fare; et eappe tacti quilli cbi deveano eeser p^i-dnti, et li loro 
peneieri et li loro dicti et li loro facti et la loro Toleittate; et siniile sappe de 
tneti.qutlli cbi deoiano eeeere salnati; et se qMeste cose non abesee facto, noii 

12 siria per6 di peio nh ^ di meno, et aoendole facte, non Tale p€r6 di melbo, et se 
altramente fosse, non seria vero Deo. Deu fo senza comenzamento et senza fini- 
mento, et la saa potencia fa tncto et per toctn, et si d la sua snstancia in tre 
cieli: Pane si h corporale, zo h qnillo cbi noy Todimo; Tantro si h spiW/oale» 

16 so ^ qnillo cbi nny non Tidimo, \k doTO so li angfli ; In terzo si b quillo \k douo 
h Den, In qnale Tideranno li insti loy \k Tisibilimente. 

Ore Sidrac ineomenza a respondere a lo Re Botns, ad tnote le 
soe addimande, et a seadnna responde di parte. 
20 I'ft prima ademanda si h si Den poy essere vednto. 



D, 



'en si h visibile et non Tisibile, ca illn vede tnctn et non pote essere Yednto, 
cb^ nnllo corpo terrene non lo poy videre n^ spiW/nale cosa; ma lo spt'nVn 
▼ederk li spirit! ; et se lo spiriVn h bneno et jnsto, quanelo vener^ lo tempo ap- 

24 preseo la vennta de lo filbo Deo in terra, poter& essere cb'elli veder^ in U 
Terrene, et pillar^ qdillo corpo lo quale ser4 andito et Yednto, et fark zo«c» 
Tomn fari senza peccato, et ipeo ser4 Den medemo, cbe per U sua potencia ser^ 
in cielo et in terra; et Tergene seri qMan<^o ella ser& concepnta, et Tergene 

28 serik da poy lo partu: et illo se non prendesse corpo in la Torgene, nnlla cor- 
porale coea non la porr^ vedere. 

2. Et Deo h in tacte et per tnctol^ 

[c 4 b] 1/en si h in tncte'^ so insembole, tncto tempo, cb^ altro si h illo 

32 potente in nno Ineco comn in uno altro, coeil comu illn h potente in cielo, coail 

h potente in terra, et in lo inferno ; et perz6 cbe illo h potente \k done ipen K 

ebe acqnellora cbi illn fcnberna le cose in oriente, si gobema le cose cbe so in 

occidente; et perz6 h illn toctavia' per tucto, ca ipen goberna toctayia tocte 

36 le cose* 



3. Tocte le cose obi Den fece sentolo essere? 



D. 



'en non feee nnlla creatnra cbe illo non senta et loy non docti, cfa^ qnell* 
cose le quale ad nny pareno senza anima mortals, quelle Tivono et senteno soa 
40 creatore; li cieli lo senteno, secundo lu sno comaridameNto non finnnn de gerare; 



' Breve lacuna. ' Ms. toctu* 



11 Sydrac otrantino, § IIL 55 

lo Mle et U lana et le ttelle lo lenteno, ehe iaoto tempo [...] in Ineoo loro, dende 
•i moTOBo; la terra lo aente, cbe chatoaano anno rende la tno frnotn; 11 Tienti 
lo wnteno et lo mare lo sente, cbe quando le tempette ti rabonaciano alia taa 
oomandammto; Taeqae lo eentono ca elle corrono al laeco donde elle eateno; 
li morti lo eentano, ca li resoBBita qnando alloy place; la nocte et lo jamo lo 
••nteno, cbe itsi i^ardano bene qaella lege cbi Deo alloro k comandato; et le 
beetle aaoelli et piaei lo senteno, cbd tacti seootano la natora cbi Deo Vk donate. 



4. Cbe feoe Deo in prima? 8 



I, 



n prima feee Deo nno bello palaezo lo quale h appellate Regno de cielo; 
et poy fece qoieto eieoolo et poy lo inferno. Ma in qmllo palaezo ad illi h 
•leeto uno grande ordene de 11 ena amici, Ik donde ipei non eaeeraano jammay. 
Poy cbe ti taranno intro, quillo nomero Tole elli fare de li taa amici bomini 12 
•I eoma h de li angeli per ana bnmilltate, pers6 ca li homini et li angeli adora 
OB eolo Deo in terra, pa/re et filbo et apirtYn aancto. 



5. Qaando foro facti li angeli? 



A, 



llora cbe illo dixe: *8iano facti, et tacti li altricam li angeli et cam Tar- 16 
changeli, cberabin et aerafin. « Et quando elactfero vede ca Deo 11 auea facto tanto 
bonore et gloria aopra tacti li altri angeli, ai diadinao li altri angeli, et Yolce 
eaeere atmile airaltiaaimo Deo et Yolce eaeere melbore de lay, et voice aaere altro 
Iseeo cbe qaillo cbi Deo l*aaea date, et Tolce per la aao orgbollo all* altri co- 20 
mandar^: donde ipeo foy eacbato de lo paradiao et miao im pregione de lo in- 
ferno, et coaal coma ilia fo prima bella et piacente, caaal foy poy aaczo et 
■paventevele et nigro. E non aia vera credenia cbe ilia crodeaae cadere, et ai 
■on foy una bora in gloria- Coaal toata coma illo fo facto ribello, cade, perz6 ca 24 
■on era drieto cbe illo aaagiaaae de qoella gloria, cbe coaal faoto ' aaea comenzato 
eontra la ana aignore, et li altri cbe coll ay tenero cadero collny, et ai credeano 
cbe illo poteaae a Deo formare et co illo foaae altroai aopra li altri angeli ; et li 
pi& meatri et maiori fora com lay gectati in lo inferno, et li altri forano ca- 28 
cbati a lo pih apiaao, \k dooo h. Elino ardeno coma in ono foeco cbe jammay 
mlarriVonlia non aoeraono, nk dimandare non la poteraono. 



6. Di cbe aeranno li angeli cbi ao in clelo? 



L 



li angeli cbi so in cielo non abero volentate de pec care in^ero lo loro creatore 32 
et perx6 non cadero com li altri et dimoraro in gloria; e Deo donao ad cba- 
eeadvno ordine et officio et gloria, et li angeli cbi anonciano alii bomi'ni le 
in«n eoee; et h altre manere de angeli cbi ananciano alia comone gente, alii 
nomlni ' eoae. Et ao altre manere d*angeli, cbe ai clamano Poteatati, cbe coman* 86 
d*ao alii maWaai apiriti et li aignoreiano cbe poy non faczano cradeletate alia 
bamajia coaa ; et k altra manera de angeli cbi ei clamano li tanti pnncipi, cbi 
^•Bo aignoria aopra li maWaai apiriti et comandano alloro de complire lo aer> 
▼icto de Deo; et a altre manere de angeli, so d li dominactioni, cbe aormontano li 40 



* B:eve licona. 



I 



50 de HartholomaeU, 

altri dicti mnafici, et to Bogecti per abidionza; altri to clamati troni, sopra U qnali 
ftta la sedia [c. 5 a] de Deo, et p^r U quali tUi nsa H taa comandamenti. Altri 
80 clamati chernbini, alU quali k dato tocto le Bciencie, et piii i/itondiuoli crea- 

4 tar^ U so tag^cti et BerTeiiti, che comu ip^i reegaardanu lo creators de la creatura 
de Deo» p^-fectam^Mte rechepeno li secreti de le creators. £t altri bo nomtnati 
Serafin, ardieiiti et intiiidiejtti et acceiiBi de Tainorf de Deo, piil ca nnlla creatura 
razoneyole, et de tocte ^ bo tocte le creatiire de honore che, intra Deo et loro^ no^i 

8 ^ano nullo altro Bpi'rtVa iiimeDZo. 



7. Li diaboli fanno totto cobo et potanele fare? 



D. 



'e zo ca ip«i forano an^'Ii et aano natara de angeli, bi aano malta grande 
sciencia, ma \}erb non fanno U tocte cobo. Che alti'e [':*] coma luro natara e piii 

12 spiVf/aale che la natura di Tomo, de tanti so illi non piii eapij de tucti inger- 
nij; do le cose che bo aduenire non saano illi non ee no tanto quanto illi nou 
Benteno \)ef le coee chi bo trapasBate; ealao coma Deo non laBBa lore saperr 
nalla cogitazione.; et la volantate non fa nnllo eerio [?] qnAlo a chi Deo la vole 

16 roTelarr. Et non pozono fare zocca boleno, che lo bene ip«i non voleno ia fare, 
et non poteno; ma ilU poteno aiea}- male fare, non tanto coma illi TOfTanno, 
se non tanto qaanto la baeno anf^clo laesa alloro fare. 

8. Che forma knno li ang^li et ee sauno tatto? 

20 In ana manera aano li angeli forma de Deo, che cobbI fo la Bemilhanza de 
Deo in loro, coma illi bo lacenti; et bo Benzacorpo, plenide tocta bcUetate« N^ 
la natara de le cote non e coea ca ips'i non Bachano et veiano tucto in Doo; 
et de tocte qaelle coee chi soleno fare si auno potestate, eenza nalla i^rauecce: 

24 et perz6 ca lo namero de li bueni angfli foeae coniplato, ei foy facto V omo et 
Bi fo facto de corporate et de 8pi/*//uale saBtancia« La corporale fo facta de qoi- 
Bti alimenti, ca Tomo are carno da la terra ot de la acqua la Bange, da lo 
evro Tanimo, da lo foco lo calore; lo buo capo b ritando, eomo k lo forma* 

28 men to, et si k doy occhi altresi comu la ctelo k do\ lamlnari, zoo la sole ot 
la luna; et coma la cielo a in ee Bepte piancte, coesi a Toma in la tcBta eepte 
pertasi; et comu Tayro k lo vento in Be et 11 trocni, cobbi k Vomu in lo pecto 
le grande alcne ot le gran toesc; et comu lu marf recepe tocte Tacque, cobbi 

32 recepe la ventre tocte le coee; et coma la terra BUBteno tocte co«e, cubbI Boate- 
neno li piedi tac/u la piso de Tomo. De lo celeetiale fueco k lu homo la Tedata, 
et de la ptii alta aria k lo naeo, et del piu baeeo lo Bontiam^nto de lo naeo, et 
de la acqnala calory, et una parte de la darecza a Tobbo; la verdora de li ar- 

36 bori a ilia in li occhi ; do la Bpir/taale BUBtancia k V anima, ca b Bcripto in lo 
libro de Xo6 ca iliu b alia ymagine, a la forma de Deo; la ymagine de Tomo 
intenditt la forma de lay. La Bemilhanza zo e la qaalitate et la grandeza, la 
divinitate ei e nela trlnitate. L* anima bI tene la Boa ymagine, ca eaaa b me- 

40 moria per la qaale rimenbra le cose trapaesatc, et quelle chi bo a beoire, et 
Bi & intendimento per lo qnale ella intende le cobo chi bo aadite, et qnelle chi 
I'omo i>ote Tidere; et Bi a volentate p^xhc ella dispresa li mali, et fa li beoi* £t 



* iJreve lacuna. 



* l\ Sydrac otrantino, § III. 57 

in Deo so tocte le cose et tocte li Tirtate et tacto altro ; ti coma Doo noit poy 
etsercf contenato intro la sua creatnrat con ci6 si e cosa ch'ella co/)ipre>ida 
tocte COM et \o cielo noii la po3' panto contraatare ch*eUa noii sapia assay do 
le celestiale cose e inferno, Blifo si che zo h la spiriVuale sabstanoia. ^ 

9. Fece Dea Toma calle sua mane? 

Uolam^nte p^r lu saa comandam^nto, et p^rch^ potiamo intendere la (patina na* 
tara de Tomo ; et si li fece de si yile cosa per \o confondim^nto de lo diabolo, 
spzo che li aaesse onta che si fCAtiaa cosa montark in fi:lona, 1^ donde illo era 8 
fAc/o de qnactra alimfnti, coma qaisto seculo facto; et si abe nome de le qaactra 
psrti de lo secalo: saans, carboni, tramof, trobisamaf, ch^ In sna legrnaio deve 
empire Ic qaactra parti de lo secalo. Ancora abe la simillanxa de lo nostro si- 
cnoTf in qnosta manera, che altresl como h lo nostto sig^nor^ et sopra tocte le 12 
COM in cielot cassl fece Toma sopra tocte le cose in t^rra; et p«i*ch6 sappe ca 
ip^ peccara, si li fece TaUre cose corporale, p^roh^ sapea che d^averia mestieri; 
ft li fece le mosche et le formiche et le altre viermi per contrastare ali^or^oUo 
de Tomn, azo che, quando li pongana, che illi si remembrano che [c. 5 b] multo 10 
*o ca<*ttTi, che non poteno riparare cossl pichala cosa ; et le formiche et le ra;<- 
nltelli che travallano in le lore opere si danno exemplo che nay deiamo lavorar^. 
>^l nuy sgoardamo benf tocto czocca Dea fece, si h ono gn^an dilecto, ch^ li fiuri 
nunc belletate, I'erbe kano medicine, et fraoti de la terra si pascano. La yiento 20 
et lo sole et la aria portano signtficanza; et tocte qnelle cose chi so bone tocte, 
90 facte per Tomo, et foro facte allaude et ad gloria de Deo. 



10. DoTo fece Deo Adamo? 



r. 



n Ebron, U doTO illo foy poy morto et sepelito ; et qtiando fo facto, fo miso 24 
11 fMiradiso, zo h ano dilectoso loco in oriente; et qaa so arbori de diverse ma- 
nert et so bueoi contra pih infermitati, che ye n'k nno tale che, se uno homo 
de manjasse, jamay fame non aneria, et se de Tacq^a beaesse, may sete non 
ancria, et si de lo terzo manjasse, may lasso non seria; et al diretano si illi 2d 
mai^jasae de qaillo chi Tomo appella fracto de yita, may non yecharia, et non 
infirmarebe, n^ jamay non moreria. In eotale paradise fo illo miso. £t Eua 
,ebbe] facto in quillo paradise da lato de Tomo qManc^o illo si dormia, zo h ad 
intendere de lo saa costolo, aczo che, como foro de ana carne, cussl fosaero de 82 
ona yoluntate et de uno coraio. Et Deo yolce che Adamo fosse simile allay, che 
altral, coma de I03' diceyano tocte cose, altresl dessesero da lay tucti li homini 
d* Adamo, et perb fo facto Eaa da lay; et feceli tali ohe poctessero peccarf per 
maiortf merito aaer«; ch^ quando ip«i forano temptati, se non abessero consentnto $f\ 
alia demonia, illo non sarebero allora si affarmati, ohi& jamay n^ ip^ n^ altri 
non aoeriano potato peccare; et ayanti che peccassero erano nadi, et non si 
vergonyayano de qt4illo menbro pih che de li ochi loro; et bi tostu coma ilti 
l'0«-raro contra lo comandamionto de loro creator^ si conobero che illi erano 40 
nali et tpullyati de lo yestimento de la gratia; si si vergonyaro Tuno de Taatro 
^tabero intra loro ana grande confusione et yergonnya do It loro menbri. Et perb 
^'he Tomo tapesse che tocte le scacte deaessero esser^ calpabile de qui'llo peccato. 
Kc nottro signor^, yedendo che grande b^n^ et profecto deuia esserc? de quella 44 
Kacta, et innanci che illi peccassero, vedero Deo im paradise; la diabolo, che 



58 de Bartholoraaeis, 

[ebbe] malto grande inTidia de czoeoa illo deaeano montare donde ilia era cadato* 
et 81 intr6 nel serponte, et parlao alia femina, et ai la ingaitnao et tl toeta coma 
ella foy oreata, can! fo inf^annata, et non stecte in paradieo ae no tepte hore« 
^ Alia tena hora, mese Adamo nome actote le beetle, et alia terxa hora manjao 
la femina la parao et einde donao alio bqo marito, et qaillo de manjao, per la 
•aa aaior«; et aU*ora de nona foro gectati tore de lo paradieo; et aopra lo dee^ 
■eae lo angelo clierabia che portaaA ana apata cbe parea flamma, et qaelU 
8 epata era ano maro de faeco, donde qaillo paradieo fo intomiato. AppreMO 
qaillo peocato, cherobinl fay rangeln grande cbe le fecbe distrinflrore lo corpo, 
et di epingeeee arreto lo apirito de lo paradieo, che nallo epiritn jammay Y^en- 
trar& fino actanto cbe lo filholo de Deo vener^ in t^rra et moror& pendente ea 

12 de la crocbe, per qaeeta dieabidienza che Adamo fece Yereo la eaa creators. Per 
quella morte apenger^ la faeco de lo muro che oinfrnle la paradieo, et romper^ 
le poi*te de lo inferno, et tirarluide fore Adamo, et U aaa amici, et meneralli in 
lo paradieo celeetialo; tacti qailli ch*amaraano, et li qaall seraano amici de 

16 Deo andaranno in paradieo, et non troaaraano ootraito. Et per6 certo dene Tomo 
credere ad ootale Deo, ca mandar& la filholo da cielo, et abandonarallo ad morte 
cradele per noy ealaare et liberare. 

11. Qaando Adamo fo fore de lo paradieo doao andao? 

20 JUa einde Tenne in Ebron Ik doTO fo facto, et generao iilholi. £t Cayn occiee 
Abel et Adam pianee lango tempo In morte de lo eao filho Abel et d*alom in* 
nanti Adamo non ei Tolce adcoetar cam Eoa eaa milbere; ma, per caaione che 
Dea non Tolea naieere de la malaaea ecacta de Caym, ei fo amaietrato da I'angelo 

24 che deaeeee jacere calla molhere; et ipeo lu fece, et ingenerao Seth, de laqaale 
ecacta naeeerk lo filho de Deo. Et eacbati tacti per aeritate che [o. 6 a] da lo 
tempo de Adam alio tempo de No^, non cbobe ' may n^ non paria Tarco in clelo, 
nh la gente non manjan carne, n^ bebe vino; et tacto quillo tempo era bello 

28 coma h di etate, et ei era abondanza de tocte coee ; et tacto qaieto romaee per lo 
peceato de 11 gienti« 

12. Fece Adam altro peceato invereo de la eaa creatore, ee 
no che ilia dieeabedia la eao comandamento et manjao la pumo? 

32 Jl^l on cierto, ma qaieto fa malto grande peceato. per zo ca nolce eeeere Deo ei 
per6 manzao la pomo che Dio aaea defieo, che deaea fare lo comandamento de 
Deo, ehh nnlla cosa d6 fare la creatara contra la aua creatore; certo, ei ta foeai 
ananti de Dea, et alcana ti diceeee: * regoarda arreto et, ee to non fay, tacto lo 

9$ eeealo pererik « ; et Dea ti diceeee : * ya non vol ho che ta regaardi a dereto «, ta dial 
fare lo oomadamento de Deo; et altro non deeia n^ Tole da nay, ee no eaaere 
obedato Et coeel fece Adamo; ilia era dananti de Deo, et coeel toetn eoma la 
diabolo lo nTit6, ipeo ei gaardao arreto, et per6 fece ilia maiore peceato che 

410 tacto lo eciecalo in qnillo eoio peceato ; fece ilia ano criminale peceato, per la 
qaale incambrao tacti qailli che deoeaoo naeiire da lay. Et la pn'mo foy la 
•operbia, ca ilia Tolea eesere elmile allay, zo d a Deo; lo eecundo foy in obe* 



Xeirinierlinea il copiita ha ecritto: *ideet plait,. 



11 Sydrac otrantino, § III. 59 

diensA, ca illo paasao lo comandamiento de Deo ; lo terzo fo la avarioia ca lllo 
▼olse piii avere ca Dea li aaaa dato» lo qaarto foy sacrilefclo, chh lUa preae in 
•^ locoa Deo li aoea deBso; lo quinto foy la ■piVi/aale fornlcatione, ch^ la sua 
anima era comonta ad Deo; ma qnando fece la Toloittate de lo demonin, li fece ^ 
contra Deo, et aooliero, per zo che li pr^se morte de lo saa verace tpiritn; lo 
•exto foj omtcidio, ca illo oocise Be medeeimo, et li altrt che deoiano naaser^ 
de lay; et la leptima foy fj^hiotornia quando cusMiitio alia Tolantate de la fe* 
niina, et maDjaa la porno chl Deo li aoea vetato, et tolse lo honore addio; et B 
qMillo peccato li cofiTenne tnre lo diBfacimento, ch^ chi Taltroy telle renders H 
conoene, et per rameittameMto troTa Tomo mec^; et p^5 ohe Adam deoia far^ 
aaiitfaeione addeo, illo h ancora in tenebre, et etarji \k fini actanto chi lo Terachi 
profecta filholo de Deo venerji per lay liberarf. 

18. Che coea tolse Adam a Deo, et como 11 deoea rendare? 



12 



A. 



.damo tolse a Deo tocto zocca illo deoea fare et zocea deoia naecere da lay, 
altreal di ricioTare lo diabolo; como illo era vinto da loy, illo et tocti quilli che 
deviano nascere da loy in tale manera ristaro como «e illo non abesse peccato 16 
an qua, perb ca avea maioiv peccato facto, che tocto lo mondo li deoea renders 
tale eoaa, che fosse piii fcrande che tocto lo mondo; ma illo non potera far^ 
D^ Tano nd Taotro, et perb remase in gatioitA. 



14. Verchh Adam non foy p«rdoto del tocto ohe si gran 20 

peccato fece? 



P. 



erb ca illo non poy essere disfacto zocca Den ayia stabilito et provedoto, 
cbe illo compirebe lo nomero de li ang^U sol et de lo lignaio d^Adamo; et in- 
tettder« che Adamo aoea oolentate d*emer!dare, ma Deo non 11 voice p^onar« 24 
D^ metterolo nello soa regno, tale como illo era : ca se Deo li aoesse p«rdonato 
1a aoA onta, perb che U non potessesi disfare; donca nasseriano del tocto po- 
tBMU^ se iUo mictesse ootale homo in la soa glona, senza mend a, doude illo 
asea gitato Tangelo per ona sola cogitazione ; adonca non serta illo drioto; perb 28 
dere eesere la vindicta de lo peccatore; quando nno homo trovanna petra pre- 
ciosa, in ono fango, illo non la mett[<r]ia ja nel soa tresaoro fini ad tanto ch*ella 
noM fo«e laoata. Et perb ca lo seroo si b fidele de lo soa signers, si h tanto 
aadato che lo mese in careers, si ser& mandate lo filho de lo Ro chi bacter& 32 
1« tiraano, et remanari lo seroo alio soa signers in la soa gm^t'a, ip^o non 
pole tomarf qtumdo foy cadoto, che altresl [c. 6 b] como illo fo ingannato per 
lo ingetinyo de lo diabolo, che qtutndo illo ayea la Tolontate de retomare, perb 
the illo non potea essere si dirieto co Taltn potesse ayotare. 36 



15. P^rch^ non mandar^ Deo nno angelo et facesse nno 

altro homo per liborare Adamo? 



S. 



It \o angdo ricactasse lo homo, adonca Tomo seria soa sieroo, ch^ Tomo deve 
^re rifacto simile alio angdo; cbe Tomo h foUe in la turn natora; et se illo 40 
si ye w es s e homo, tanto aoera mono de potestate, et si facsse ono altro homo et 
flaandaseelo per lay liberare. Adonca no>i paiteneriapoi.t) la racrone alia scacta 
do Adamo. Et perb ca Tangelo non po(er& recactare Tcm^, n^ ip«o per se mc- 



()) de Bartholomaeis, 

dai^imo non poter& sod Uf are, si preiiderk lo filho de Deo prtmam^ite ca^Tie in 
uia sola prrsone, facta ad manora che iUu Ber& Dea et yincerk la diabolo, at- 
t:^%\ comn lo diabolo Tence I'homo; et auer& poteetate sopra tocte cose, comu 
4 Deo, et si s'aperark lo cielo ad tucti quilU chi nclii deoeno iiitrare; Taltra ma- 
nera Berk che illu devener^ homo et fark zooca Tomo deue fare senza peccato. 

16. Pfrcb^ yorr& illu nascere de verf^ene, 
et comn ser^ ella Terrene, se nascerk de lei? 

8 Jl cr qiMictro roanere, tl coma face Deu V oma ; alia prima, quaiulo Adam fo 
fucto, non abe patr^ n^ matre, et cassi nascer^ lu filho de Deode la Teri^ene; 
1480 Bora lo ftlholo et ipso medesimo sork patre et ella sua fitha ser^ soa matrT. 
La secuiida manera, de solamento homo, s) coma Eua ohi nascto de lo costolo 

12 d<> I'omo. La terza manera per la sua potencta et per la sua Tolentate. La quaiia 
minora tolame»tte femi/ia per co^ifundar^ la biabolo ot liberar^ Porno da lo sun 
])>tere. Et da lo incomezam^/)to do lo muiido sf^uardar^ Deoqoilli chi piii Tama- 
rauno, et lu sua comandamoNto farauno, et lu sua ben^dicto nome adorarauno. 

l^ De quillo lifj^naio serk electa la verf^one, che serk necta et pura aenza peccato 
et Horita do tocte di{?;iitati. Et iNgeiierark lu saluatore, senza nuUo delicto et 
senza nnllo dolors et partorer^; et lu saluator^ et i^trar^ in lu sua corpo et 
p*v-o serk ill guifia altrosl coma e lu sole, cbe intra et esse per lu Titro, et 

2i) nu;i dagneia. Et inde lo sua ventre portark la humana natura et demorarii 
none misi, perzb ca illo coni>lerti li noue ordini de li augelt de li gienti, cbi 
nattcerauno in qr/isto sieculo, et tocte le cose saperk ipso, quando nerk nato: 
i-nnu Deo chi ipsa ser^ et secundo la sua potestate tocte cose poterk farf ; ma 

24 illu Torra in tucto tenors la natura de Tomo senza peccato. 



17. Qua/ito visse Adamof* 



V 



damo visse novicenti anni, ct qunndo venno ad morirf, illu ma/tdao Setb 
Mio filho alio Anfcclocberubiniche It donasMO guarimiento de qNtllo male donde 

28 i*lu era molatu. Et Sotb andao alia porta de lo paradiso et voice iittrare intro, 
ot ronfTilo la vede alia poKa et illu li adomandao sanitate per lu sua patre. Kt 
lo anpf^lo It donao tre granella, et disso: "" po/*ta qt<^to alio tua pati^e, et mictili 
i^i la bocca. qualunca Tone de questc granellc si lu libcrar& de graiide iiifir* 

32 mitate, et lo comadamento de Deo si e cincu die et menzo. , Et Seth to#-nao ad 
Adamo et moseli * le granelle in borca et dissili zocca lu angWo Tavia dicto, 
et si lidixe: * patre, no^i ti sro/ifortare; lu an{c<flo mi k dicto che dacqnii im cinca 
jurni et menzo fruarcrai. « Et Adamo sospirao et dixe: *lu jurno de Deo si e milh 

3,; auni. « Et poy morin Adamo et li diaboli prraero la sua anima ad gran joya et 
si III mesoro in lu i/iforno Li nouiceiiti anni cbi tIssc Adamo, tignificano ca ill«« 
f«'Oo dissobedientia vero Deo: si de«degnao la copagnya de li novo ordine de li 
An^eli; le tre granelle signiticano cbe nasoerauno d*essi tre arbori, che su al* 

40 Tuiio 9^rk crucifixo et prrduto lo filbolo [c. 7 a] de Deo. Et Adamo guararJk do 
ii'tA\h infirmitate per quella morto che lo iilholo de Deo farJt et Berk deliberat<i 
ill* lo inferno, et tucti li altri amichi de Deu; li cincu Jurni et menso aignifieano 
ciucu milia cincucenti anni che Adamo stara in pone de lo inferno. 

* Prima: ni/o*//; ma V$ fu c«t'nto cDn un punto soscrit^ e sostituito da e. 



II Sydrac otrautino, § III. ^ 61 



18. P^rch^ h nominata morte et quanti morti eonto? 



R 



enb ca elia h amara, et pfrchd Adamo morse la poma chi li fo Totada p^rz6 
fumo naj morti. EUi so tre manere de morte; la prtma k quella eho non h ma- 
tora si comu h de fancioli, et quella che ^ malto tif^ra el coma de Techy. Ver ^ 
lo peccato d*Adamo k ordenata la morte, et Tuna generacione remane ad presso 
Fsltra per la oita. .Altresl fossero iiiTitati da Tora do malto in multo. Et alia fine 
fotsero tacti simile d*an^eli. Ore qaeste so doy manere de moHe corporale; la 
terza si k morte eternale zo h de quilU chi moreno \n peccato mortale, chi so 8 
dannati eteroalemeMte alle pene de lo inferno. 



19. Xoya nulla alii homini de quale morte ip«i moreno, 

oy de subito oy per altro modo? 



X< 



Jion noya ik nh tanto nh quanto, cb4 qiiilli che puro pensano che devono 13 
morire, non moreno de sahito; eczo facono medemmo 11 bueni. ca in Deu creduno, 
et la soa comandamento fauno ; et comn ca illi moreno de morte natorale et 
chi siano occisi per ferro, et chi siano arsi oy nectati in acqua oy in pecati 
^'oma larroni, oy che siano morti per la mala yentara. Non credati yuy perzb 16 
cu ella sia altra che preciosa morte ; qaantunca parga elia Titoperosa allu mundo, 
pr'ciosa h in la sg^ardam«nto de Deo, chi la sua josticta ne li sai bene facti 
DON poteno eseere perdati. In cotali manera non noya airomo lo morire, ch^, 
N' illi aano facta alcana eosa in qutsto siecalo, che far^ non doTessero, p^r la 20 
fratnleea de la debile came, siir^ tucto p^donato et dimiso per la pena de 
Tanpra morte ; che de la morte de li mali homini che non credeno in Deo et 
non fanno lo sna comandamfnto, illi non anno g:ran profecto qoando iUi non 
pQj^ano ad morire, et long^amente piang^ono infirmi, chi de quale morte essi 24 
moreno, ella ^ ria per loro ca non bo morti in Deu, nh illi la Tolcero pensare, 
;»eK^ h alloro la morte mnlto pessima, et non credano coloro ca Tivono (?ran 
tempo appremo nay. Deo de lu cielo mandarin alloro bona leflre, noTo comanda- 
in'/iti;abefniya che illi siano credienti in Deo, ip^i non temuno li noTi coman- 28 
<Umienti che li mandarin alloro, et morerauno d^aspra morte, et non ser^ al- 
loro noUo prode; et non credano li altri che oeranno appresso de loro a gran 
tempo; et lo filho de Deo descender^ in terra et comandar^ a loro una bona 
letre et iasta, et crederaono in luy, chi illu h verachi Den. et non fticono li sua 32 
eonadamenti, che ilia aaer4 comandati alii sua officiali; aepra morte non pro- 
fetari alloro nulla, ni tanto ni quanto, anci noyao al loro corpo e Titaperto 
de fiji ct de amici sal. 



20. L*anime coma yanno in Tautro secalo? 36 



G 



•ossl coma li malifaetori si menano alia jasticia, ad grande conipagnya de 
nirinenti, et non tauno altro fare ca la jasticia; altresl qimnc^o Tanima si deue 
(lartire da lo corpo mortale, si s* adonano gran multitodine de diaboli ct por^ 
tioola In lo inferno. Et se quella anima b stata credente in lu sua creatore, ella 40 
•eri liberata da la compnya de Adamo, qwtndo lo filho de Deo romper^ lo in- 
ferno. Et ae non fosse credente in lu saa creatore, serk gectata in lo inferno, et 
tura \k sentpremay. Ma alio tempo de la credo nza de lo filho de Deo, serit tre * 



«iv« Bartholoinaois, 



\ 



•.t. 



K «>^ 



"*v 



s. 



««« loro cbe Ic. 7 b] viaaraano jaitamente, et U \oto 
^ ftT^ranno facio loro comandamentu. QoandoVulmt 
^ ^ *' «>M^*«^.« •'aMmbUao flrrAndemaUitiidmedean|;ell,etmenuQ 
,^-«» iv >^ iMt^lo cbi la Kuarda et flrnberna alii pmecutiom et tri- 
^ Nx^Mv^MiMla^ oAMtando 9t laudando Deo, in paradiao celettUle. U m- 
'*» «*^ "W ^iiAU obi moreno et noii aTorauno facto panto de b« [»\(\ 
^ -^ iM»iK #t i|i«i at propensaraano de la fede, la qnale lo filho d« D«o 
#t C\>maiidata, et •* amendaranno dinanoi de U loro morte. 
^*"^*^' Vf^tMk ^•^ mmrk da lo corpo e mortale, ei veneri rangolodo Dm, 
^^^^% M « r4 data al maligno ipiriVo, cbe la porta in uno loeco de 
^^ « v^Awa porgatoriu ; et ip«u la menar4 io qmiIIo laeeo, «t non U 
^iv «^aW iilttv, tanto qaanto V angelo V k oomaitdato. Et qaindo elU 
t«Miw <M W buano angelo anderk appillarela, et menteralla in partditOv 
' ^^^ «M««»o l>altre bone anlme. Et la terza manera de menare ranlme wtk: 
' - ^*^ %^ <«a trbe aiier& toetaTia male facto, ed h partita da qictito wcmIo in 
^v.«A^ iM l^re de lo comafidaiiiento de Deo; ai Teneraano grande maltitodine 
« •^^K^^^v •! pUbaraanola et a grande onta la menaraaao in la iaferno et Ik 
i^A -• eiMMpliania tecala. 



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V 



21. Di cbe coaa ^ lo paradiao celestiale? 



M«dUtt oeleatiale ti h la Ytaione de Deo cbi Tomo la uede da facbe ad .fache, 
>4(e< e» locta le Joye et li dilecti cbe lo et forano et aeraano In quiiito aeca\o, 
•<^« airrano de le cientomilia ana, de la Joya et de la gloria cbe aaeraano 
; airline de qollli cbe Tideranno Deo ; ip^i non deeideraraano aanitate nh beUeia 
^1 «4 ^M«a, p#n6 ea qM«lle anime cbi videraano Deo, aaeraano taoto et aenumo 
NSMtlienll, et altre non deeideraraano ae no de aedere Deo lolo. 



Qaalo foy facta prima, Fanlma oy lu eorpo? 



L 



corpa foy faoto in prima de qaactra allmentl, lo i de ayra et da faeoo, 
19 de aequa et do t«rra; et el 4 .lili. compleeeluni in ad; et quan^^o foy fonnaito * 
noifro 8ignor« Dw^^ per la sua grolia al li tafflao alia facbe apirifa de vitA« at 
donaoU la algnoria eopra tocte le coae in t«rra,et oa foeae aignor» in l#nm al* 
Iretl coma I>ea h in cielo; et de Adam face Eaa aaa eompagnia, et non vbloa 
8S da lay altro cbe abedenia, al coma Toy Taviti aadito Perobd illo, aln da la so a 
comandamentoi ai foy epallyato de la Teatimento de gracia, et gectato de io 
paradiao. 



28. Cbi parla tra lo corpo oy Tanlma? 

86 mJo eorpo non parla ; Tanlma ai h qwella cbi parla, penb ca Tanima h apa j^» 
et lo eorpo d h mortale. Altreel, coma al ano bomo foeee aoprm ana beati^ 
la raena 14 done ilia toU, et la beatla lo porta, oa«l & de lo corpo m^ 
ranlma, cbe locca lo corpo parla et face, ai k per Taalma ; abengnya eta« Ii 

40 corpo abeaM volentate de far» ana cosa, ella la pote contraatare ca non la ft 
pert6 c« h pib grande ealpa airanima, c*a lo coerpo; et la ooerpo i fac*«> 
t#rra, et In t«rra deoe tomare et morirr li convene, el no k al forte natorm 

% Tanima ebl morirr non pote, nh nallo travalbo non aenta donde raaloin 





II Sydrac otrantino, § III. 63 

grande pataw sopra lo coerpo ohi lu caerpo non k sopra ranlma; ella pote 
miilte cote, et dare alia corpo, ohe la oaerpa non lu po batare al lei* £t pei*6 
dichimo nay che Fanima goberaa lo corpo, et falo mo vera et sa tocti li argo- 
menti che la corpo non la po fare aU'anima, maczo chi lo corpo opera do s^ 4 
madeamo; et lo potitl Toy vedere apertamente, che quan<lo Tantma ti parte 
da lo corpo, la corpo diaenta la piii leyda coaa de lo muitdOf che parlare et 
mntare non ai pote. Et peroh^ Fanima d parte da lo corpo, et non more may, 
Ta at recepi coma ella ^ affaeto nella corpa, doao h etata, et eeoando coma ella k 8 
gobomato et facto in qaello corpo nello qaaie h etata, [c 8 a] cosel racepe ; et 
po deae aaere Fanima piil grAnde colpa oa lo corpo, chd per lay fa el corpo 
tocti li argamenti ohe li face ; et ai d F anima facta de vita, et in vita deve 
tomarev at ei ella non foxe ootente de lo male ohe fa lo corpo; adanca non 12 
aeria dannata nh meaa in glorta per lo bene che fa; lo corpo saperi qaillo che 
avark oy Fano oy Faltro, zo h la pena et la glorta- Ma perchd taoti li argo- 
menti che lo corpo fa ingengoyo per ley nerk pih calpabele et dapnatio [sic]. 



L, 



24. L^anima h eptrita solamente? i% 

i 



*anima h tpiritu solamente ca non k corpo n^ membra n^ poter[e] nh tenere, 
nk poy Todere coma poterii eentire joya n^ gloria in paradiio, n^ pane, n^ do- 
lore in F inferno. L* anima ei h tpt'nYa lolamente, et lo tpinVa ei k F anima et 
ai ^ el factila cota che no ti pdvedere nk prendere, et k legara coma la vento; 20 
mk norife non p6« nk maigare n^ bevere non vole, et ti cientomilia anima foxara 
poata aopra an pilo, non peaaria nk pih n^ mano, et ei ataagia Fanima, k grande 
gloTM at grande pena che, qtian^o la bona anima te parte da quiMo aecalo, 
tnaontinente raeape vettimento de gra/ia et de gl^^ria^ et tenta la glorta de Deo, 24 
intra li angeli^ tenia fine; et la malaaaa anima, qtianifo ti parte de qnitto te* 
eoloy eUa raoape veatimento de pene et de dolore, et incontlneta k menata in 
lo iitfemo oy alia paf^atorio, Ik dovo admeretao de itare. 8i ella vay alia in* 
famo, Ik ttari tenia fine, et ti vay in purgatorio, ella ti pargari tanto qaanto £8 
mwmrk aadiafaato qMtllo chi in qMt'tto mando ave facto. Et poy in nno mouimento 
momtntk in paradiao celettiale, et allora ter& tpoUyata da lo veatimento de la 
paoA at de lo dolore, at ti vettiri vettimento de gratia et de gloria, et 10 ter4 
dopo la nenata de la filho de Deo in terra. 32 



Lo 



25. Qaale k pih ticharo, Fanima oy la corpo? 



eorpo k pih tacaro; mate dannaggio n*aviene de lidae, per6 Fanima i pih 
psrieoloaa ca lo corpo, ootti coma doy homini, quando vanno per an camino peri* 
ealoaa, Fano k ardito, et Faltro k codardo. Lo codardo penta in nk medetmi et dice: 86 
* yo [to] in oompagnya de ano valente homo ; ti alcano ni attalhya, ilia defen- 
der^ eft at ma«; et per queata racione va la cadardo tacaramente; et lo valente 
^•■■a in ta madeamo et dice: ** ya to in eopagnya de an cadardo homo; ti alcano 
ni Mtalhe, ipea fogerl^ et ya remaaerft talo alFaatalto, et ter6 ia priio et morto. , 40 
Et per qoatta racione F ardito dablta, et non va tacaramente. Et catti k de la 
corpo at de Fanima. Lo eorpo dice: * ya far6 li mia dileoti et la my a volantate «, 
•t qamdo ya more et ya diverft terra e no mi calgla che avene de me. , Et 
F Miim* dioa : ^ lo eorpo mi tone malvaaa compagny a, et menerammi in male 44 
at periealoao, et al diretano yo aver6 pericalo et pena, et alia fine com- 



OA do Bartholomacis, 

bene che sia in pene commeto, zo h ad intenderf ea lo corpo ^ lo eodardo ct 
I'anima ei h Tardito, et iipitso abene piil grarade male de lo eodardo che non 
fa de Tardito p«»* multe cose. 



26. DoTO abita Tanima? 



h 



Tanima abita in lu saa Taasielln, zo h ad intedere per tncto lo corpo denti-o 
et de for« \k dovo & la lange. La lanf^e si h la vaMiello, e lo TasBiello de la 
saiigre h la corpo, ei \k dovo noii h sange Paniina non ▼! demora, zo 6 ad ia- 

8 tendon* in li dienti et airongae et alii eapilli et alii pili; Tanima non abita in 
qfiiBti laegy p^rcbd ca non iUino lange; e la daelo de queete qaactro cose che 
nay avimo nomate si h p«/*oh6 le loro radicate toccano la carne, \k doTo h la 
eange, et p^rz6 dolono ip«i : ma chi li talharae oy inciendeiee et le loro radecate 

12 non toccaaeBf ipsi non doleriano panto. 



27. Coma non poy dimorare Tanima in lo corpo, 
(iuando la lange &*h tocta fora? 



A, 



.Itresl coma h an fiame pieno de pieci et Tene an homo et tocta Tacqua de 

16 qoillo fyome tpargie appoco appooo, tan to che tocta Tacqaa h perdata, et 11 pisci 
poy Be trovano in tOTa, [c. 8 b] donde lo convene morire, et allora Tene Tomo et 
■i li pilha; et Tano fa arroetireet Taltro letso, a Taltro fricto, seonndo c* k luv 
place, et coma eo baeni ad manjare ; et cowl adeaene de 1* anima, quando lo 

20 corpo perde la sao Bange, et de qaalanca manera 1* anima bi Bia, oy bona oy 
rea, T anima va toctavia indebilendo; et qtmncfo lo Bange k tocta fore de lo 
corpo, 1* anima salta coma lo piBce, qi«in<^o li trona BOpra terra eenza aoqiui. 
Adanca ei paz-te T anima de qiiillo modeemo laeco, ca non pote piii demorarr, 

24 perz6 ca ella k perdato la Baa notritnra, zo h la Bango, altreel oome lo peace 
perde Taoqua. Adanca li convene partir^ p^r forea. EUi piBcatari de Tanime 
bone et de le malaaBo, zo k ad in tenders V angelo p^r le bone anime et le do- 
moni per le malnase, bI vene allora chi la Bange k consamata intro lo corpo, 

28 on^ k aecito p^ forsa de fore, et pilhya qtcdla anima et si la porta in qnillo 
loeco, chi eesa ameretano, in quillo corpo, donde ella k eata, et bI ella k ben* 
facto, ella ser^ alia compagnya de lo filho de Deo, et si ella k male facto, Ber4 
de la compagnya de quilli de lo inferno. 

32 28. Coma yive la gente? 



R 



er malte manere li homini moreno poch^ knno complito loro termino ehl 
Deo k loro da to. Et li altri moreno per grande forfacto, che iUi fanno verso lo 
loro creatore, altreel coma lo senro chi k chachato de la caaa de la saa signorr. 

3Q inna[n]ci che lo saa termino si compia, per la saa mal fare inverso de lo sua si- 
gnore, et perz6 la cacha fora de la eaa magione nanci lo termino. Altry so che 
moreno nanci date alloro da Deo per forte mala tie che loro adeaene pe»* 8ft- 
periBi mal gubernare. Altri so che moreno per difecto do non avere le ooee n»« 

40 eesearte che biBognano alio corpo, per mantenere la vita* Altri per bactalhye, 
et per malte altre manere, chd nalla pensone de la mondo poy vinere ano eolo 
panto ultra lo termino chi Deo Vk date, ma per saa forfatto pote anci morint 
de Itt Boa termino; et in laeco de lo forfacto po elll bene fare, et saridemorato 



II Sydrac otrantino, § III. 65 

mlla casa de \o lua sigrnorf, et col luo amore eomplire, et In taa termino, \k doTO 
ilio n foflte sofferto de mal fare, ai aver^ bene facto. Et cots) fanno li gieMti lo 
bene et lo male, per loro Tolentate ; et da qaal morte illi non moreno, de la 
Jntticia de Deo non poteno (Qgite che tacti per la sua ^ardamento con bene cu 
panano li bueni cam li rey. 



29. Como pb I'omo sapere che Deo facesse romo 

alia Boa eimilhanza? 



N< 



or troTiamo in lo libro de Nod, lo bono Berao de Deo, che quando la hu- g 
manitate de Deo voice fare Adamo, si diese : " Nay farimo nno ho*no alia nostra 
•imilhanza. „ Et la parola foy alia diTinitl^ alio Banc^o BpiriYn. Et acqnela parola 
sapimo nuy che Dea fece Tomo alia Boa 8imilhanza» et che bo tre persone in 
a no Deo, che li poterimo bene avere de tacto; nny faremo in nno, zo h oBsere i% 
stato ad roe intendere, ca Deo aboBse facto nno in altrny Bimllhanza, che non la 
sua; et bI TaaeBBe dicto : * yu far6 uno homo „ Beria ad intendere ca ipM> non abesBe 
I>atre et filho et npiritu B<i;tc/o;ma perz^ ca illo Tolce che nuy BappeeBemo che 
lo patre et filho et tpiritu eanc/o Tennesse in terra per qutllo medeeimo homo }( 
deliberare de potere de la diabolo, bi dixe: *Nay farimo homo allano^fra Bimi- 
Ihanza „ et perz6 ca ilia voice cu nuy Bappeesemu che nay eiamo dlfcni de anere 
patre in la buo refmo; a chi lo vole eeruire Bopra zo Binci donao para Bcientia de 
•apere ca nay Biamu la pih digna creatura de lo mundo. 20 



90. Qaando nuy Biamo facti alia Bimilhanza de Deo, 
perchd no potiamo nny fare comu illn fa? 



V. 



eramente Deo ci k creati e facti a Bua Bimilhanza; et perz6 chi k facti a Baa 
•imilhanza, Binci k data Bignoria Bopra tocte Taltre coee create chi feoe, cu tocte 21 
chi faczano renerentia, et bo alii no«/ri comandamenti, et per quella medesma 
•imilhanza, canoecimo nuy le cobo chi bo et chi Beranno et chi bo Btate ; et oano* 
•ohno lo noBfro bene et lo notito male ; et saohamo |c. 9 a] lavorare et guadanyare 
el TiTere, et fachamo tocte Taltre creature prendere in no9^ro Bervicio, travalhare 28 
et laTorare; I'altre creature che Deo fece che bo a Bua flimelhanza, non^nno ja 
forzs iA Bcienda nh potere de fare zocca nay fachimo ; nk nuy non devimo ade« 
nandare che noy Biamo altreel forti et eapii coma Dea ; ci6 non potimo ja OBeere, 
prrz6 ca iUq h Bignore et potente de tucto Bopra tocte cobo create, se da lay et 32 
nuy eimo saa eierui et Bua creatura; illu h piii grande de tucto lo mundo; illn 
6 pih dtgnn ca la cielo oy la terra, et ca tocte 1* altre coee che bo foro et se* 
rmnno. Et si Dea non abe may comeHzamento et non auer& fine, et perohd voice 
ronpere le aedie de li angeli ca cadero per loro orgholyo et chi k facti alia 86 
•oa aimillanza, ch^ di nuy che Biamo a Bua Bimillhanza Bi deue rompe#'e quelle 
■edie; ch^ altra eimilhanza nd altra creatura che la Bua non Beriano ja digni 
d« montare in Bua eompagnia; ma nuy vi montartmo, zed qMflli che digni de 
••ranno, et chi faranno lu Bua mandame/tto- ^ 



31. Lo Bange che deuene, (xttando lo corpo h morto? 



Lo 



eango fece Deo al co/*po de racqna, el corpo de terra ; ch^ altreel ooma 
Faeqwa abavera la terra et mantenela, cobbI lu corpo de V omo h adbeverato 

Arehivio glottol. ital, XVI. 5 



66 de Bartholomaeis , 

de U sange et mantennta da epsa; Taiiima mantene lo corpo, ot per \o tna 
oalore tcalda lo sange et lo fa movertf per lo corpo. Qoando qwella medeMima 
aniffia ti parte dal corpo, ella di porta cunt sico la eao calorf, lo quale ei move, 

4 et fa Tiver lo sange, et p^rdendo lo calore de Tanima u retorna lo sango alia 
raa natara, to h acqiia; et quella acqua beye lo corpo che 6 de la natora de 
la terra, altreel coma la terra beye I'aoqoa. Et quando lo corpo la beye, ella 
qualhya et diaene nulla; comI comu la rosata nalla dtyiene qMincfo lo eole la 

8 fere, et la saa oalore la beye. Et quisto credete che ranlma noii p6 eseere In lo 
corpo tenza lo sange, nh lo sange non chi poy stare eenza Tanlma. 



82. Che diaene del fueco qfian<fo ^ tpinto? 



Lo 



faeco ti h del eole, et alio sole retorna; quando illo 6 spinto, altresi comu 

12 nay yidima, ca lo sole fa la so tomo, et ad nay pare che si colchi, et toct* Im 

sua chareeia, et lo sua oalore che si sparge de lay, sopra terra, si retorna allay, 

et no dimora sopra terra, che da lay non si parteno; et cossl adeyene de 1« 

fuecn, che quani^o d spegne, ilia retorna alia sole ; pers6 ca tacto fueco de 

16 lo mando esse da lo calore da lo sole, et alio sole retorna. 



88. Perch^ noit si parte Tanima de lo oorpOi 
quando Tomo perde la metk de lo suo sangne? 



Q. 



luando lo corpo de V omo perde gran parte de la soo sange, lo calore chi k 

20 Tanima, che la sange mantene, non si perde ja, en In qaello poco de sange chi 
romane, dimora V anima in lay. Lo sange sastene Tanima et V anima soetene lo 
sange, et lo corpo de li dae non poy Tuno demorare solo al corpo, et qwillo poco 
de sange chi rumane in lo corpo, mantene T anima. E altresi coma an picholo 

24 lacinnolo falla, lo foeco et spento et se ne parte : lo sange si i la lacinolo, et 
lo fueco si h I'anima ; quando lo corpo non prende de la sange, more de malicia, 
1* anima consuma lo giomo, che ella affare in quisto secolo, tanto che tucti li 
jomi io consumatL Adunca se ne parte V uno et Tautro, cossl comu In loeinno, 

28 f a al fueco qtiani^o arde ed 6 tucto consumato, diyene nulla, et lo fueco toma 
alio sole, ca h de la sua nature, cussl h de Tanima, et de la sange; la anima ai 
retorna a Deo, et al sua comandamento, cossl comu ella foy mesa in lu corpo 
da Adamo per lo sua comandamento per V alena che della sua bocca; cossl de 

82 quella alena li donb Tanima ; pers6 toma ella al suo comandamento, et sia auer4 
secundo ch*ella ayer& seryito in qtfisto seculo [sic]* 



§ IV. — Lessico. 

^accactare le bestie* 30, comperarle. Korting C9. 

adasare adagiare: *noa si aauno adasare* e poco appretso adag.* 18. Non 

aono altro che il fr. oyter. Nella seconda forma c*e la scriziono a 

rovescio t^gj. 
adumecza adomamento: 'la nectecza ot adumeaa do la femmina* 39. 



II SydPAC otraotino, § IV. 67 

# 

allumare accendere: *aUumaray la candela* 28, ^allomare de nocte tre 

candele* 28, *lu cannulo allumato^ 11. E anche del basiL del calabr. 

e del siciliano. 
appiccicare: Tomo se deve appiccieare in tale arboro' 19, aggrapparst. 
itrrobare derubare: 'Mlo occiso et arrobato" 49. 
aulitosa: 'quaFe la piu isnella bestia et la piu aulitosa* 45. II paaso cor- 

rispODdente del testo tosc. del Bartoli ha assentivoU, 
cannulo cereo: *uno grande cannulo de bella cera* 11. E aache nolle Cons. 

di Giov. e nelPod. tarent, ▼. De Vine. a. v. 
caeehia catino: *una piccola cacchia de legno* 28. II testo tosc: *broeca*. 

E forae da leggere caeca e riconnetterlo con Tital. cassa (cazzeruola)^ 

(Kdrt 1838), vivente tuttora in molte parlate deirAlta lUUa. Cfr. Sal- 

▼ioni, XII 393. 
chm^a: Ma ch. de I'ovo* 19, il bianco. 
cierta e ciertila di camniello 24. II testo tosc: ^merda*. 
coyro: Mo dolce coyro chi illi kuno* 12, aspetto, ciera, ^pelle\ 
ciomare: M*omo deve prendere uno sugiello et mectorlo socto la soctile 

ciornare* 14. 11 testo tosc: 'cenere\ 
cositore: ^cositore zoe sartore* 47. 

dia: Mo milhor dia de la semana* 32; Uunedia^ martedia* 32. 
disciesi: *de sua disciesi* 25, di sua discendenza. 

ferrechoi ^convene cuUu ferro aya ayuto dal ferrecho^ 47, fabbro ferraio. 
*^elosare le femine* 49, esserne geloso. 

ffrassai *di che vene la grassa de lo corpo de Tomo* 16, graasesza. 
jalinu : ' li homini nigri et jalini * 9, Me colore jalene * 56. Cosi nel cala* 

brese. 
ispecza: *la ispecza de Tayro*. Nel testo tosc: ^spessit^*. 
infonderei Ma vidanda... s'infonde^ 47, s*impregna di liquido. *Mbpnnf 

bagnare, e asaai diffuso nel Mezzogiorno. 
inset<irei *si plantasse quillo arboro et facesselo insetare de altro fructo, 

illo diverebe de la similhanza de quillo medesimo arboro dovo fosse 

insitato^ 37, innestare. Cfr. XV 345. 
lampare lampeggiare: Mrona lampa et piove* 42. 
lauso lode, 17. V. Salvioni, XII 412. Vive ancora a Taranto, e il De Vine. 

8. V. la d& come voce deiruso popolare. 
leydo laido, v. n. 5. Notevole il passo: 'poy avere bone et male et leydo 
* da li sapii homini* 15, ove si ripresenta il mal e leid deirAlione, ma* 

rekede del vecchio gen., su cui v. Parodi, ^Miscell. Rossi*Teiss* 348-9. 
iuculo: 'la luna de luculo* 13. II testo tosc: Mi giugno*. 
luiMnera lume: *si spegne como una luminera" 36, *ella sari lominera 

de morte* 26. 
megtro d'ascia et de mannara 47, falegname. 
mocceeare 13, mordere ^morsicare*. 
noelha novelha nobelhe: M*ayro e pieno de tiovelhe' 12 20 ccc 



68 de Bartholomaeis, II Sydrac otrantino, § IV. 

nuvilato rannuvolato: *devene nuvilaio (il cielo)* 20. 

ombrarex ^Deo che ombrard in la vergine* 4; incarnarsi. Note vole qui Tin- 

transitivo. 
offilv. *Noe vi mise (neirarca) offili che forano facti de terra*. Credo cbe 

Bia effetto di una mala lettura del franc, ostil stoviglia. 
reuiicate: Me radicate de li capilli* 49, le radici. 
rimbondare rimbalzare: *lo malvaso seccho che li monta in lo celabro al- 

grorechi et dill& rimbonda al quero* 11. Cfr. il franc, bondir, 
ricactare riscattare: 'se lo angelo ricactasse lo homo* 56. 
salatura: Ma 5. del mare* 21, la salsedine. 
seccho: *\o malvaso #.* 11. Non sappiamo se si tratti di A, c, cc o di hj. H 

testo tosc: *malo olore*. 
seto: ^si e la formica quella che ha maiore seto, che, vermire oy bestia 

che sia, ey la piii sapia, ca ella raguna lo state per lo verno* 45; 

senno ^sapere*. 
scmana settimana 32. 
seal fare: *\o calore del sole li scalfa^ 14. Seal fare scar fare sono assai dif- 

fusi neirestremo Mezzogiorno; forse dal francese. 
scappare svellere: M*omo che scappa Talbero* 19; cfr. XV 355. 
scito: *perche pute lu scito de Tomo* 47, stereo; cfr. abr. sdta diarrea. E 

anche: la ssuta 52 49. 
spyare: *spyate lo nome* 31, doroandate. E proprio delKestremo Mezzo* 

giorno e della Sicilia. Si ritrova nel Ritmo Cassinese ▼. 25, e neirant. 

genov. (Flechia, Arch., VIH 392), occ. 
spucellare: spueellata 15 48; sverginare. 
spucza puzzo, e spuczolenta 10. 
stroviare: 'quando vidi che alcuno fosse disposto de fare male, tu lo 

divi stroviare et corregerolo' 40, *quando tu lo poi stroviare et no lo 

struevi* 40. 
tenimento: ^so tre cose in uno tenimento* 3. 
tremuliso de terra 3, terreraoto. Nel Chron. Nerit. c tremulizo senz*aUro 

[e anche negli ^Annali* di Matteo Spinelli]. Vive in tutta la Paglia ; 

cfr. De Vine. s. v. 



P. S. A proposito di ue in Capitanata, v. Zingarelli, XV 87. 



EGLOGA PASTORALE E SONETTI 

IN DIALETTO BELLUNESE RUSTICO 

DEL SEC. XVI; 



BDITI ▲ OUMA Dl 

C. SALTIOHI. 



I test! bellunosi che qui seguono, riempiono uno scartafaocio poa- 
seduto dal signor prof. Gesare Buzzati, dell' Universita di Pavia, il 
quale con amorosa cura conserva e va crescendo la ricca biblioteca 
bellunese legatagli dal padre, e al quale sian qui rese le piii sentite 
^acie per averci egli segnalato il manoscritto e liberalmente con- 
cessocene e agevolatocene I'uso. 

Gonsta il codicetto di trenta carte, tutte scritte tranne 11 rovescio 
della 14* e Tultima che son blanche. I versi bellunesi vanno flno al 
retto della 28% il di cui tergo 6 intatto. Sull'anteriord facciata della 
29* si leggono tre ottave in lingual 

L'autore delPegloga (la quale comprende anche il Sogno di Men- 
::ola, vT. 316-517, e il costei diseorso, vv. 518-044) nomina se stesso 
nel titolo di qaesta. Ma non andremo certo errati attribudndo a Messer 
Paolo anche i sonetti. 



* Posson esse forae interessare lo storico della letteratura, e per6 qui 
si riproducono: 

[20 r] Ghe dolce piu. che piu giocondo state : 
Saria di quel d'un amoroso core? 
Che uiuer piu felice. e piu beato . 
Che ritrouarsi in seruitu d*amore? ^^ 

Se non fosse Phuom sempre stimulate 
Da qnel sospetto rio. da quel timore: 
Da quel martir. da quella frenesia. 
Da quella. rabbia detta gelosia 



70 Salvioni, 

La prima strofa del sesto sonetto ci permette poi di fissare Teta 
approssimativa dei testi. S^allude qui a francesi e tedeschi e ai guai 
ond'erano apportatori. Ora devon esser queste le milizie che sal ten* 
ritorio della Serdnissima aveva gettate la lega di Gambrai. Siam 
cosi condoUi alia prima meta del sec. XVI, ai giorni stessi del Ga- 
vassicoy di quel Oavassico di cui Pautor nostro s'appalesa sotto ogni 
rispetto 11 degno compagno. 

n codice 6 assai verosimilmente un apografo ; ma non m^arrischie- 
rei di abbassarne la data a piCi in giCi del sec. XVI. — La stampa 
nostra 's' attiene scrupolosamente al manoscritto, sul quale anclie 
sono state corrette le bozze. 



Qual dolce piu. qual piu giocondo state. 
Saria di quel d'un christiano core? 
Qual uiuer piu felice. e piu beato 
Che ritrouarsi seruo al redentore? 
Se ndn fosse Thuom sempre sfimulato 
Da quel affetto rio. da quel tumore. 
Da quel martir. da quella alTettione.. 
Da quella rabbia detta ambitione. 

Qual dolce piu. qual piu giocondo state 
Saria di quel d'un christiano core? 
Cho uiuer piu felice. e piu beato. 
Ghe ritrouarsi seruo al redentore ? 
Se non fosse Thuom sempre stimulato 
Da quel affetto rio. da mal humore. 
Da quel martir. da quella frenesia. 
Da quella rabbia. detta auarisia. 



Ambitione. 



Auaricia. 



Test! bellunesi del sec^ XVI. 71 

[1 r] Trottol. Poloni. Mengola. et Morel. 

Egloga^ in lingua rusticana composta per missier Paulo da 
Castello nobile de la cittit di Belluno. et cittadino Triuigiano. 
parla prima Morel, poi segueno li altri. 

Movel. 

On vetu Trottol cosi pianzolent. 
Che tu me pare tutto scattiiri. 
E sempre tu soleue star content. 

Me par. che t*bd*l color mud da mal& 4 

Si itu in ciera gramezzos. e sec 
Abriga. che tu puoge trar el hk. 

Aroutu pardu agnie. piegole. o. bee. 
Per to fortuna. o. per mala cortura. 8 

Sarputu scatoni c6 qualche stec. 

0. f hauerou fat Tors paura. 
Andasande in la ual. che zeue mi. 
Donde trouaue si dolz. pastura. 12 

Dimel fardel no me Tasconder pi. 
Che is pur el pi car compagn. che hebba. 
A chi '1 vorotu dir: stu no me'l di k mi. 

Trottol. 

Me auis. che hebba el cuor entre na chebba. 16 

E d^ognus bus un corteL che resorz. 
Te par Morel, che questa sea na rebba. 

Me par schirat. dandolle. gir. e sorz. 
Che me pea co i dent in la coragia. 20 

Po cessa el cul in drife. e'l mus retorz. 

[1 t] SHu me urtas co un fastuc de pagia. 
In terra cagierou. long, e destes. 
No uitu quand che uage. el par. che cagia. 24 



1. Pare eglolga, 2: scattura. 

17. ognus e un errore; il copista vi anticipava certo Vus di bus. 



72 Salvioni, 

E stu me d^s na lira de pes. 
E no la magnerou in diese past. 
E un pagnuchet me durerou un mes. 

28 Me sente dentre aL^iet si greu. e tast. 

Che se magn&s de pilolle na quarta. 
No conzerou el magdn tant The guast. 

Morel. 

Dolz me fardel inenz che me parta. 
32 Diresme la cason de la to duogia. 

E prest la to maruognia sarta f6ra. 

Che da sauer el to mal e tanta uuogia. 
Che no he pel ad6s. che no me treraa. 
36 Pi che no fa per nent in albor fuogia. 

Dimel fardel, e lassa. che blastema. 
I. mont. i. Kori. i Sas. e la zenia. 
Me sa milli agn. che co ti un puo. zema. 

40 Sel e per putta la meneron uia. 

Se gen debes zir la cauazzina. 

Te zure al corpo de la mare mia. 
[2 r] No s&tu che he na bella corazzina. 
44 Co un sponton de fer lusent. e dur. 

Yn arc da frezze co na zenuina. 

Troiiol. 

Quel che far no se p6 e pi dur d'un mur. 
Morel me bel. e no te' 1 posse dir. 
48 No me far mo pi priegi. ne sconzur. 

Ti es uuogia de zanzar. mi de murir. 
Mi brame mort. e ti desidri uita. 
Yatte con dio fardel, lassame zir. 
52 Schiantis dal ciel. gran ton. fuoc. e saetta. 

Yien zo de fuga per ferirme el dis. 
Perqae Tanema mea uaga k ciuetta. 



33. per sarin 1. sortal 

5051. Nel margine che corrispondo a questi due versi si legge la didj 
scalia: Trottol chiama la mort. 



Testi bellunesi del sec. XVL 73 

. lus de fer. Carlon. e Setanas. 
Asiaroe da cena. e f& bon fuog. 56 

£ pe^ ua puo de pes. che no uuo gras. 

Ya su ti moDga. e negra. chi no e luog. 
Dela mea mort fin de plant e debette 
Araara k chi ha dener. e k i altri un zuog. 60 

Ze su mie fede. che prest uederete. 
La mort de chi u'ha in guardia za agni diese. 
E piegole sar^ se no pianzerote. 

[2 v] Per pra. per mont. pep bosc. e per ciese. 64 
Ye. he guards, per umbrla. e sol. e pioua. 
Semprem^ insembre co se fa le ciriese. 

Ne mh poreu ben dir. che lof. ne loua. 
De morderue na uolta se d^s uant. 68 

Benche parzo no hebba fat gran pruoua. 

quante uolte. che k la mandra frant. 
£ m^he butt4 k drumir zo in quella terra. 
E i can me ha fat leuar su bel droraant. 72 

E CO i lof. e i ors he fat na gran guerra. 
E po i par&ue uia co gran uerguognia. 
Che chi ressalta. e perded grandamentre erra. 

quante fi& co la trista sampognia. 76 

He cerdi de gusarue el pet&t 
Benche. 4 Biestie cant, ne son no suognia. 

quante AL che i tener agnellet. 
He reuolti d*entre la me gonella. 80 

E po bagn& la camesa e*l zacchet. 

quante Ak. che he suuoda la barsella. 
De uin. e po cerci le fontane uiue. 
Che fazze la polenta molesella. 84 

[3 r] Quanti pra. quanti mont. e quante riue 
Passi be per uo dolz pegorelle. 
Parz6 me duol. che de pastro seade priue. 



^» ben Don ben chiaro perch e sovrascritto ad altra parola. 



74 Salvioni , 

88 quante Ak. che ue he za onzu la pelle. 

De oDguent per pararue uia la rognia. 

E per tegnirue grasse. monde. e belle. 
Oime. che da gran duogia el zuf m^arizza. 
92 Che al luoc de la roort pur e son zont. 

Bramada pi. che no foe m^ nouizza. 

Yo Pegorelle ue lasse in quest mont. 
E prege Dio. che ue seppa da sal 
96 L'herba. e. che dolz ue seppa ogni font. 

E ue defenda Dio da gn*animal. 
Che no se passe md de la rapina. 
Che pi k guardarue el me hasten no uah 

100 E ti zudiera. cagna. Patarina. 

Che per to amor me butte zo de croda. 
Tor^s su pi formai. ne puina. 
Cancar te uiena puzzolenta broda. 
104 Che adte k murire per lo to amor. 

Che mort dal piet la forza me deschioda. 

[3t] Trottol bon Pastro per la Mengola muor. 
Che no'I uolea tignir per so raoros. 
108 Habiandge dat la pitturlna. e*l cuor. 

I. nom de'l Pare k me fon la cros. 
Mengola se de qua tu passer^. 
Tu uedr^ quel, che fa un anem rebos. . 

MoveL 

112 Poloni, Trottol e me'l recorde adfes. 

Che despera se parti sta doman. 
No me sd manginar ondre che*l z^. 

Zonlo k cattar. e portonge de'l pan 
116 Co qualche puoc de companaseg pera. 

S^tu uuos uignir tuo 1 to bastoncel in man. 

S^. che CO lu no*l se ha port4 prenzera. 
E*l poroue ben fuos murir da nessa. 
V^O Si me pareuel. scatturi in la ciera. 



lie. L> di pera non ben chiaro. 



Testi bellunesi del sec. XVI. 75 

Poloni. 

Morel me bel el no se niuor si in pressa. 
ETl ne besuognia in prima un puoc stentar. 
Inent che*l malan. che dio n*ha dat ne cessa. 

Morel. 

su zon prest^ no stagon k zanzar. 124 

Ghe za senti rengap al letran preue. 
Ghe*l nuos sempre mh Tindusiar. 

[4r] Andon per quella uia dondre che zeue. 
Quand che zeuen k past de brig&da. . 128 

E che here, e magnar co lu soleue. 

E quand che seron zont k quella strada. 
Ghe uolta k zir a la ual de la mussa. 
Serk un gran fat. che no caton Tandada. 132 

.Per certament quest'e na gran giandussa. 
Che CO se intenda el gran mal de custu. 
Che sempre da gran duogia el caf se arussa. 

Se qualche can rebos Thaues mordu. 136 

Critu che I'haesse in I'andar tanta briga. 
se Thanes na not Torch nedu. 

Ser6uel scontrJL fuosi in qualche striga 
Ghe go haues zuzza el sangu. de ogni uena. HO 

Go Tha fat aguanent anch*. al Mariga. 

Serouel fuos dolenzios de schena. 
Per i gran pes dM mei. o di formai 
Harouel al Pulier massa lassi la brena. 144 

Poloni. 

Me auis che hebba senti trar un gran b4i. 
No s6 mo se*l fo^s el so falcon. 
Ghe fads co le biestie tanan&i. 

[4 v] Me par ueder k long, d'un ceson 148 

Piegole. che se riposse k pruo d'un hom. 
Ghe'l me par squesi che'l stage in cufTolon. 



149. 11 ri di riposse e an pd uno sgorbio; ma sarebbe impossibile ca- 
tam« re. 



76 Salvioni , 

Morel. 

Demi alia fe quel e Trottol. che drom. 
152 Forse in som de la ual. e ben in fora. 

E sel. e lu camalo per norn. 

Poloni, 

E*l me par sanguanent co la mal'hora. 
E le piegole sta tutte stenide. 
156 Che tu dir6ue le ge pianze sora. 

Le pouerette sta tutte stenide 
E tien el so caf bis. e'l so cul tort. 
Che tu diroue le e incepedide. 

Morel. 

16Q Alia me dretta fe Trottol k mort. 

Che The cognossu adds al so capel. 
Ch*e k la lianda de quest me. che port. 
Me par che Thebba spanizza '1 ceruel. 
164 Andon zo. che uederon le ferridure. 

Se le he de spada. baston. o cortel. 

Chi se porou guardar da le sagure. 
Che k i poueret in quest miser mond. 
168 No ual sauer. sauiezze. ne scritture. 

[5 r] Trottol fardel ondre h i tuo cauei biond. 
Ondre e la zuogia. che tu portaue iu testa. 
Quand tu fas^ue i sgambiet torond. 
172 Ondre h el zuppon. che tu portaue ia festa. 

Le calze da Todesc k la diuisa. 
Ondre b la ciera si zentilla. e alnesta. 
Che tu stesi chilo bel in camisa. 
176 Acolegi de sassi s'un gran grum. 

E sot u'esi semh na grama grisa. 

Oime. che questa uita e semi un fum. 
Che ne da milli duogie. milli brige. 
ISO E p6 moron co un pochet de lum. 

Sta uita e a parazion de le bissige. 
Che s'tu ge urte dentre co na ponta 
No ual po. che k soffiar tu te affadige. 



Testi bellunesi del sec. XVI. 77 

Chi disont mo chamar. che ne conta. 184 

La roort de custu. che no e da trep. 
Che ognj lussuria de laoc e deszonta 

Zo el desire butti d'un de qui crep. 
Per hauer debette. e no hauer dener. 188 

SeM foes cosi. el sar6u mat da cep. 

El no uite me in so uita un caualler. 
Che ge fo^s k tuor de casa un peg. 
No foe mh al mond pi destro pegorer. 192 

[5 v] Se'l ^ amazza 1'^ mort per desdegn. 
Che habiand dat el so cuor k qualche putta. 
No I'ha de so persona fatto degn. 

La Mengola Morella de*l zautta. 196 

So. che agnanaz la ge uoleua ben. 
Mo al so chamar la no sarou stit mutta. 

Poloni. 

A la me dretta fe uh. (^e la uien 
Go un cestel de agian. o. de castegne. 200 

£ CO na cima de osmarin in sen. 

Zonse sconder uill6 dri^ quelte legne. 
E si aldir6n tut el fauellar so. 
Vien pup uia prest. e fa quel, che te insegne. 204 

Mengola. 

Trottol fardel, o. trottol el me fio. 
A te porte na cima d'osmarin. 
Che tu te consolfee de'l amor to. 

Ondre e tu zu o cagnaz Patarin. 208 

Tu stesi collega co le to fede 
E no te pensi pi de'l to amor fin. 

Grama mi. che ^ mo quel che uede. 
Me par che I'hebba spanizza la panza. 212 

A la fe giusta I'e mort quest horn crede. 



'2t^2-4. Nel margine corrispondente a quest! versi si legge la didascalia: 
L^ Miengola che uien d trouar Trolol. 
2tJS. Nel cod. Patdrin. 



78 Salvioni , 

0. Trottol. trottol. trottol mua speranza. 
Che pi. che i uuogii. e haue in carisia. 
210 Che maladetta s^a la curdilanza 

[6r] Se gen pod^s hauer pel de certisia. 
Che tu fo^s mort per la me parsona. 
La mort me darou senza pigrisia. 
220 De tutti i fent tu porUue corona. 

Sempre mh tu diseue qualche frotola. 
Oime da duogia el cuor si m'abbandona. 
Tutta la uilla me chiamaua Trottola. 
224 Che k darme na marcella no fuis pegro. 

Quand che fasi imbalottar la cotola. 

Pareua ben. che debes portar negro. 
E guaixlarme co i uuogii sempre el mus. 
228 Ne md pi debis zir co'l uolt aliegix). 

Grama mi. che no te auerzi lus. 
Quand che tu muiolikue Taltra not. 
O almasque die no te faueli^ al bus. 
2^^2 Mo a la fe. che leu&ue su debot 

SeM no era^la uecchia. che scoltaua. 
Quand tu d4$ entre al paiv quel boc 
L*asmaua de drurnir, e si soAiaua* 
236 E mi gratia de dio. che son catiua. 

Ge ti^as^a dU pie. e si la chamaua. 

E po ge domandie se la sentiua 
La lK>Ip. che scaturaua le galline. 
210 E la me rt*spondt» si Te na piua. 

[0\] MalndtUt* utvhit*. Pdiarme 
Che so uvn>»u p:v\iKe {-or la gv^la 
Quand oi;e le uas. e oi.e ie e piiiniue* 

C*:.^ s-:. :n» i r:u.> n.^ h»*V Ji :ue5:a srorca. 
Ne j\>>><* ite oar*,:-. :::a \i;r ra ivtr^. la. 
la <^:a ::;: :m Li u '.'. che la i^ir Torcx. 
.. IS r^I r.K :v..;o^:i»< oo*! oal* ciu-:a^ 

A ^ " • •■ * »•• ^» »•* C* ^t • "S* • 



Test! bellunesi del sec. XVI. 79 

Se la uet pur un fent. che me saluda. 
Te s^ dir. che per stort dri^ la ge uarda. 
E com r^ passi uia dri& la ge spuda. 252 

Si che fardel se te son sta busarda. 
No llie fat per ingan. ne per malicia. 
Mo Te stata ella. cheM mal fuoc Tarda. 

Me par. chel cuor roe muore da tristicia. 256 

Che tu sis mort per mi. crede mo cert. 
Per quella uecchia. e un puoc de me pigricia. 

E parz6 k uu6 zir su quel crep ert. 
E de \k zo anch. mi buttar me uuo. 260 

Che i lof me magne co ti in quest desert. 

Morel. 

Fardel sta matta no taser& anchuo. 
Yuo che zian f6ra. e domandarge. che 
Hauea trottol da far co i fatti suA. 264 

[7 r] Mengola on u&tu. ascolta per to fe. 
Tu hes fat inchin da m6 tante lasagne. 
Che tu dir6ue pur murir da se. 

Femene sase una man de sofiegagne. 268 

Che ne mette su no fent co un guercin de uuogii. 
Po ne lassi murir rebose cagne. 

No sas6 bone se mb da uender fenuogii. 
Che se^l sta^s un puoc k me sentencia. 272 

Ye far6ue magnar tutte tutte k i peduogii. 

Mi uenMncage k tutte in reuelencia. 
Che ue uor6u ueder sotto la merda. 
Mag&ri stessel pur k me sentencia. 276 

Priege el ciel. che na uolta se desperda 
Yostra naraccia k muo di corui bianc. 
E uostre mare tutte ue desperda. 

Yor6u uederue ficassarue i fianc. 280 

Con spet da col. e co na Partesaua. 
Per fin. che ue ued^s uignir al mane. 

Mengola tu isi stata una uillana. 
Hauer fat murir si bel fantat. 284 

Chel parecchio no giera in Triuisana. 



80 Salvioni, 

Uera dret in parsona k muo d*un scat. 
E Tera in ciera zintil. e reuost 
288 Vermel, e bianc com sar6u na lat 

[7 v] El poueret e mor[t] per ti i so cost. 
Che no te ual piar uolta ne scusa. 
Che anch mi me intende te sd dir d'un rost 

292 Tu uorou d'un tampin per md la musa. 

Madona. che te mostri cusi sauia. 

Che sent Antuoni co*l so fuoc te brusa. 
Mengola tu no ere miga spauia 
296 Quand che'l paron te tigni su la tieza 

Yn mes sconduda. e te par4 uia grauia. 

Tu no ere qu^lla uolta schiuolieza. 
Tu no diseue. cheM te guadiasse. 
300 Tu ere piaseuojetta. e manulieza. 

Femene sase una frotta de zanzasse. 
Che sempre (k tigni r le man k la borsa. 
Da sta narassia o fent mie guardasse. 
304 Chel no e al mond. la pi rebosa orsa. 

De femena. che sea uariciosa. 
Vorou ueder a tutte dar la corsa. 
Trottol fardel tuo mo la to morosa. 
308 Che per no dar to un puoc de refrigeri 

L'e mort la to parsona giuoriosa. 

Saciate anch. ti crudil dage martuori. 
Fa de la so parsona giada. e sossa 
312 E pu m'aida far el cimitcrio. 

Che uuo. che ge scriuana in su la fossa. 
Che chi stenta amand. se amazza ne guarira 
Che amor no uuol bissige senza fia. 

.Finis. 

[8 r] La Mengola se insonia con Trottol. 

316 Drumiue. e no drumiue quela not. 

Che ham tut altro cert, che no muri. 
Da duogia. che mhauca el magon arot. 



Tosti bellunesi del sec. XVI. 81 

El scomenzaua k sborir f6ra el di. 
Che fa che le falcette no se ue. 320 

E la coccha del ciel zuda era k ni. 

El me pareua d'auer tanta se. 
Per la gran duogia. e per el gran troment 
Che har6ue scassA su un bocal d'as^. 324 

Quand me pareua in carobra hauer. zent. 
E un uignir contra de la lintiera 
Ghe*l pareua un cerotol relusent 

E comenzA a alta uos dirme. o. zudiera. 328 

Situ mo statufada de me mort. 
Che mh horn del mond la th si ontiera. 

No te par k ti stessa hauer ben tort. 
Hauer mi zouenat fat murir. 332 

Per no me dar co i uuogii al piet confort 

Pruoua mo adte stu me puo guarir. 
Curdilla. Turca. zudierazza cagna. 
Che da po mort no ual k pentir. 336 

S*tu me desse de putte na campagna. 
Go Gamesot. Garnazze. e co farni^. 
Se una ge 'n tol^s. che i cam me magna. 

No Te pi el temp, crudilla. che te Ah. 340 

Gent caf de bal strengjt mu6 un palladin. 
Go stringe k i manazzd d'i zupari^. 

[8 v] No r e pi el temp, che te pagaue el uin. 
E che per forza in geda te buttaue. 344 

BazzolA dolz. e Neole. e confortin. 

No r& pi el temp, che quand. che te guardaue. 
Yigniue aros. e smort k muo na uessa. 
Per la rebba. che in piet per ti port&ue. 348 

No 1'^ pi el temp, che te guardaue k messa. 
Tu steue co 1 caf hks o cuor de mur. 
Che no pareua sques. che tu foes d'essa. 



3^ Cosi piottosto che beriold, 
AnhiTio riottol. itoL XVI. 



82 Salvioni , 

352 No r^ pi el temp, che de le not al scur. 

Te uigniue k cattar uia da tb cA. 
Che amor me faseua per cent homi. sigur. 

No r h pi el temp, che steue si zeik. 
356 Che i dent no batteua. per fridura. 

Che hauea le man in bocca. e d'ogni la. 

No r^ pi el temp, che sot de la cintura. 
Portjtue per trauers la zinuina. 
360 Che i caualler no m*harou fat paura. 

No r^ pi el temp cagnazza patarina. 
Che ogni p&s tu me treui na flcassa. 
Quand. te uedeue. andar si zinziurina. 
364 Trionfa senza mi fattela grassa. 

Che tu no me darte pi duogia. o struma. 
Che mort fa. che k tutti el morbez passa. 

Sta uita h k paracion d*una piuma. 
368 Che tant ua inent. quant tu ge sofle sora. 

E se la cai in fuoc la se consuma. 

[9 r] I. Corp. k a paracion d' una farsora. 
Che Tanema. eU speret. h I'uoli. e'l gras. 
372 E quand I'd frit bisogna. che Thom muora. 

Ti eri el fuoc. che me scaldaua el cks. 
E quand. che entre no ge foe pi ont 
Forza me foe metter el cul a hks. 
376 E Co le fede me n'andid su un mont. 

E de uil6 me buttid k scauezzacol. 
E fui port& alia naf de Caront. 
Passassen pi de cent, no miga un sol. 
380 E zessen 4 la ca de lus de fer. 

Che era fabric^ in som d'un col. 

I. Nd cargi su i mul k mud muner. 
E me portA denent k un gran Signer. 
384 Che heua dintorn ben milli caualler. 

El steua uil6 senta k mu6 un dottor. 
E si ne sgaminava k part k part. 
A un A un senza procuraor. 



Testi bellunesi del sec. XVL 83 

E Domandi de ini« e do me art. 388 

Dissi son Tpottol pastro. che a so posta. 
A ti dift el fia. k la Mengola el la[r]t. 

El trasse un gran suspir per aresposta. 
Tant. com k dip de'l to mal m'arecres. 392 

Che amor d'una zudiera tant te costa. 

E Prestament el chami un de qui mes. 
E mand&me k una cambera indorada. 
€he haua d' intern fuos milli lire de pes. 396 

[9 v] Ge era pan bianc. earn grassa. e peuerada. 
Lasagnette. furtagia. e maluasia. 
€he nozza no fod m^ tant alnorada. 

Gen era scardole. tenche. in zelaria. 400 

No te dige altro Tera si ulios. 
€he tu dirdue 1'^ na pescaria. 

El se me fd incontra un gramez6s. 
Subitament quand. che fui uilld. 404 

E'l dis ben uiena.trottol amoros. 

Po el disse. me cognostu. dissi no. 
Dissel son zetre pastro to zerman. 
€he per amor se apic& s'un gran chio. 408 

E Me destrus per toccarge la man. 
€he ge uoleue basar un pud el mostaz. 
No uite m^ si fat christian. 

El No ha manazzd. ne os. ne braz. 412 

£1 no ha palpadura. earn, ne pM. 
-Che'l me fo& auis toccar un nuuolaz. 

L'^ fat s'un sest k muo d*un bottesel. 
€he no ha Cinzidura. piet. ne schena. 416 

Tut gualiu CO sardue un folesel. 

Chi ua 4 so posta. che nissun no i mena. 
In qua in la corrand per na salla. 
Che i par k mu6 caualle senza brena. 420 

Chi ha mud che na burla. na testa per spalla. 
Che i par na ciuitta brutta. brutta. 
£. i ua corrand. che tu dirdue i balla. 



*< Salvioni, 

i:\ [10 rj M^ Aqis. ch^ \ hebba la, peraona carta. 

I ua pi de milla4ta in t*una frotta. 
Corrand p^r mezse. 9 mai nissua 00 a9 urta* 
Cbi ua do p^ ehi ua d'ambio. chi trotta. 
428 £. chi 6 conzi^ dA part in t*un canton. 

E chaga fuoo. e par ghe'l no ge scotta. 
]g ge 'n ^ de qui. cbe sta in Qufiblon. 
Md perdoni. che ge picca na chila. 
43*^ Che 6 aasi pi granda. d*un melon. 

Ogn* un de quiat ha na femena zintila. 
Che ge sta sora el caf. coU cul auert. 
E si ge qhega* e. pissa in su la pila. 

436 Airhora dissi. zeire fame cert 

Per que femene in oaf. a i bomi caga. 
Senza uergogna co'l cul desoouert. 

Zetre respos. i. homi. che se imbriaga. 
440 In la maladission de sta maruogna. 

De sta moneda le femene. i. paga. 

El se punis cusi qui. che no suogna. 
D'altro. che zir co le morose al bal. 
444 E lassa i lauorier. che pi besuogna. 

Yite po ?ent ogn* un co un stiual. 
Che faseua leuar quelle cibege. 
Con botte. che haueron mazza un caual. 
448 E. Yna uos. che diseua. che tko dege. 

All'hora i le urtaua si de fuga. 
Che ge piouea sang, tutte le nege. 
Ogni pel ge parea na sansuga. 
452 Che ge fagea la codega si muogia. 

Che de quest, an creze la no se suga. 



442-4. Qaesti versi sono scritti in fine al riomponimento, a pag. 11 t. A 
qnesta p6r6 si rimanda colle segnenti parole : qui maneano tre o«^n qaali 
soQO in ultimo. El sa punis cusi. ehi — L& poi i versi sono preceduti dm 
questa parole: Li tre uersi i quali mancano al mezo de qM^alo iDtoimio 
aono qui sotto. 



Testi bellunesi del sec. XVI. 85 

[10 v] Airhora el dissd. aiid6n trottol. che he uuogia 
De uolerte mostrar agni knuo tia casa. 
Che inflna puochi di stari na truogna. 456 

Po ohe foedson apruo d*utia fornasa. 
El me mostr& tta casetta de pagia. 
Che era rosea fogent i mud na brasa. 

Lheua un udset lai^% k muo Ha teuagia. 460 

£ le fenestre i muo d' una formigola. 
Che par. che in terra da ogni 14 la cagia. 

La Ha la somassa de ponte de epigola. 
Ghe*l par k chi la guarda tlidto. «Iissa. 464 

E chi ua detttro da \xh la k TaltrO rigola. 

Ogni fastttc de pagia ha na gran bissa. 
Ogni legn rosp. raccole. rane. 
Che quand. che. i. dent A cald tosdeC i. pissa. 468 

Yild i diauoi es fuora de le tatte. 
Go forche in mati che ha tre dent agusiue. 
Co nae. che par battocchij de Catnpane. 

L Ha le «o reochie k mu6 ca^dil de piue. 472 

Co comaz2d in caf. k mud de Tor. 
Che fdra per in som butta faliiie. 

In Me2 la Gatnbra A nk Cariega dor. 
Fm^nida co latirier si bie. d Udorn. 4t6 

Che'l no fod mi uidu 6i hA stresor. 

Chi senta ftu. e k mud Un catnin dk forn. 
Che'l fuoc ge ua in te*l cttl me ftitu intdfidere. 
E ge ins da i uuogiK e ua d*intorn dMntorh. 480 

[11 r] Gen d po un let per Chi se uuol destehd^re. 
Co linzod. 00. parpont. e con forete. 
Che ual cento bie tron. chi uolds uendere. 

Compagnd uilld. se i haues debdte. 484 

Pordu cargar i caualler de pegn. 
Yilld gen trouerauei k carette. 

Airhora oeltre me iasl de segn. 
E dls. quild atari quella rebosa. 488 

Che te fasi murir co'l so desdegn. 



86 SalTioni, 

Sot la parpoata. che par giuoriosa. 
Gen'^ rasor tagient. sbrase de fuoc. 
492 Yilld trottol. stari la t6 morosa. 

Che. te ha mandji quil6 k far sto laoc. 
Azo che sta maruogna se castiga. 
Che ere. che k far murir. i. fent sea zuoc. 
496 Cbil& no insiralla m^ de briga. 

Child starjtla in sempiterna secola. 
Cbil6 de duogia m^ no se desbriga. 
Chil6 no se pettena. ne speccola. 
500 E no se ua in iil6 da le uisine. 

Nq CO una, ne laltra no se taccola. 
Child no canta ne gal. ne galline. 
Mo sempre h scur com seroue in t*un poz. 
504 Che fods serit de sora co fassine. 

In cusi fatto luoc. e cusi soz. 
Mengola tu purger^s la to falanza. 
Co gran sardina senza here goz. 

508 [11 y] Trottol me'l dls e la to curdilanza. 

T*harjt fat. quest crudil. perche no zoua. 

Da po el mal fat grattarse la panza. 
Tores te m6 da'l cul uia questa roua. 
512 E fal sauer k chi tu uuosi ben 

Se tu no uuos. che co ti le se brusa 
£ dit quest, el bel mo sol seren. 

Per la fenestra me portii la lus. 
516 E trottol grand com sar6u un car de. fen. 

E se sgiauenti fdra per un bus. 

E finite Tinsonnio della Mengola. 



[12 r] Critu. che k ueder trottol hau&s duogia 
Che da stremisi. rebba. e da paura. 
520 El me tremaua el cul co fa la fuogia. 

Chi hau^s caui un mort de sepultura. 
A so paracion mi sar6u sta na umbria. 
E lu regost k mu6 na dipintura. 



Testi bellanesi del sec. XVL 87 

Se in me uita haul m^ malinconia. 524 

A paracion quella sarou legrezza. 
Meserecordia. uergena maria. 

Lheua d* intern el caf. una gran drezza. 
De biss6. gros. e de maris taccola. 528 

Co la coda sutil a mu6 na frezza. 

E Ogni botta chel trasea el fl&. 
£1 ge uigniua flama da le snare. 
Co sarou un stonbolon de pagia inpi&. 532 

E nol 6 caualler. solda. ne frare. 
Che k uere un. horn cusi contrafat. 
Hau&s tignu me perdonji el cagare. 

L'heua su le spalle do gran gat. 536 

Co codazzd pel6s negri. e riz. 
Che ge ligaua el col mu6 che un sogat. 

I. heua do uuogii per un k mu6 d'un stiz. 
Che chi i hau^ uidu da meza not. 540 

Haroue dit ue. ue el diauol fatiz. 

Quand. che'l fod dentre dal me camberot. 
E me sent! uignir si gran tremaz. 
Che putaue estre morta de bel bot. 544 

[12 v] E me reuolti^ dentre in te'l piumaz 
Che per la bona fe dissi de cert 
Custu in mal'hora me porta uia in braz. 

E no oss&ue star co i uuogii auert. 548 

E p6 m6 se i serraue. heua sconchiga. 
Chel me amazzas e metterme k couert. 

Yn anem m^ diseua. Mengola ciga. 
L'altro no for fardella tu n'he os. 552 

Ti stessa no te intendi mala briga. 

Me fessi sot la pieta milli cros. 
Diseua un patanostro e p6 no pi 
Che da paura el m*era inbarbugios. 556 

E*l luguraua. ma no Tera di. 
No*l cant^ua ne gal, ne gallina. 
Che'l pareua, che i fo^s morti tutti in ni. 



88 Salvioni, 

560 Quand. che sent! dir. Cagnazza patarina. 

De la me mort tu hesi pur hauu uittuoria. 
Che amor no te flri la pitturina. 

El. zi drie disant si longa istaoria. 
564 Che chi uolesse dirla a compiment 

Besognerou ch'el haues gran malmuoria. 

El dls. che k casa calda ge'n ua zent. 
Che chi le ombr&s I'e serdu pi d'un million. 
568 E k trar d'un s4s tu no dardue in nient. 

E che quelle, che no ha compassion, 
A far murir i fent da crudilanza. 
I ge cuose le trippe k mud castron. 
572 L13 r] E. che co i fer bogient in su la panza. 

I ge strapassa e'l cuor. e la coragia. 
Quest i. ge & md ogni di per alnoranza. 

Putte sason na frotta de canagia. 
576 E si uud dir de mi. che fui la prima. 
Che ha6n piaaer de farse dar batagia. 

£ ha6n del6t de metter i fent in cima. 
E p6 uol6n mostrarse sente citte. 
580 E anddn da rebba. e no mostr6n far stima. 
Ge 8corl6n i uuogii. el caf. k rouo ziuitte. 
E quand i ha6n mitu su I'arzonel. 
Disdn ua in la. che te did milli sitte. 
584 yil6 comenza campana k martel. 

Che mettdn tal fii tant in scatdr. 
Che spes da duogia i ge lassa la pel. 

El no arde m6 si ben fuoc in forn. 
588 Quant che a trottol ardea' el marager. 
Che Tera sasona dentre. e de fora. 

E no ^ al mond si pro d'hom de forner. 
Che sauto sasonar un ster de pan. 
502 Si ben co ge fl^ el cuor mi cuor de fer. 
E md da rebba k me magne le man. 
Che fui crudilla. zudiera. cagna. 
A far murir si fatto cristian. 



Testi belliinesi del sec. XVI. 89 

£1 cugniri. che bisse. e rosp. me magna 596 

El fijt. che no harft cam morta a Tinfern 
E quest 6 el premi. che se gen uadagna. 

[13 y] Siche n6 putte habie mior gouern. 
E statuffa la uuogia. e Tapetet. 600 

Gourandeue ben el cul d'insti. e d'inuern. 

Che k la fe dretta al Santi de Benhi. 
Se sari si matte, che no fasi al me sen. 
Muriri in puzza cantand a mu6 d*un pet. 604 

Guards quenti bid flor el male uien. 
A sbellettar i prjt. le ual. le Riue. 
Che p6 al messal 6 su le tieze in fen. 

Siche per fin. che han^ dure le piue. 608 

Che ne tien sgionfa el cks. e le gonelle. 
Meni le gambe. e mostri. che sase uiue. 

Che uitti za la Binussa si bella. 
Che quand che Tariuaua su na festa. 612 

La era na dipintura no za donzella. 

Guardalla adds a che mu6 ge sta la testa. 
A che mu6 la t6s. e k che mu6 che la spuda. 
Che ogn'altro di de sput la impir6ue na cesta. 616 

Guardalla ad&s. che la ^ tutta Canuda. 
E ua bassa co. i. uuogii scarpelin. 
E se la f& do pis la zem. e suda. 

Ondre h ad&s i sud pas si zinziurin. 620 

Che quand. che in bal la era tolta su. 
rhar6ue fat inuidia k un palladin. 

[14 r] Ondre 6 i suo manazzd adis de uilu. 
Le scarpe bianche. e la bella guarnazza. 624 

De scarlat ar6s da la cintura in su. 

Ondre b zu i bi& caxxih. e la so fazza. 
Qnei d*or fin. e quella si gramega. 
Che har6ue inamori tutta na piazza. 628 

Se tu ge treue de man in t*una nega. 
Tu no rhauerou poduda piccigar. 
Si erela al picigot dura, e saluega. 



Salvioni, 

M(N ad^s la pel go picca. che la par. 
IV un boazzd uecchio. e. magro la lembrana. 
Che CO Da sacca se porou ligar. 
No ue dir6ue in t*una settemana. 
(i:^ti Quel che (k el temp, k la pntte restiere. 
Che no se lassa scartezar la lana. 

Parz6 se me corrozze. e me despiere. 
Vh che sedn piez che an uil anemal. 
TtlO Che se raostrdn saluege. e se6n maniere. 

E si disAn. che. i. fent ne fa mal. 
Che ne uu6 dir ad&s questa parola. 
Che se6n pi giotte. che caure de sal. 
644 Che se uor6u piccarne per la gola. 

.FINIS. 



[SONETTI.] 

[1]. 

[15 r] Gen e. che dis tu. h. d'el mal Francesc. 
Tu es el mior temp, che no ha la signoria. 
Tu esi pan bianch. e cam de beccaria. 
C48 Tu stes do uolte al di senti dr^ al desc. 

Tu stes d'inuern al sol. e d'instjl al fresc. 
Tu no debroue hauer malenconia. 
Tu es zupari^. Mantellina. e zornia. 
652 £. strenge arosse. e calze da Todesc. 

Tu canti el crion la festa a messa. 
Tu esi el prim, che nisa la fugazza. 
£ si tu magne torta. e carne alessa. 
656 Tu esi do leurier. e can da cazza. 

Tu esi una corazzina fatta a Bressa. 
Che no la passeroue un arch, che cazza. 

Disse. bon pro te fazza. 
660 Jacom. si. che he bon temp, uia per de f6ra. 

Mo amor me. friz, el piet in la fersora. 



Testi bellnnesi del sec. XVI. 91 

[2]. 

[15 v] Gristina te ame. e tu me fes murir. 
Yarda mo se tu esi el piet pi dur. che piera. 
Con reuelentia k incap^o k una zudiera. 664 

Quand tanta crudilita podte sufrir. 

Tutta la not no posse m^ drumir. 
Che ho un fuoc andent in mez de la uentriera. 
Si fort, che no i al mond si gran caldiera. 668 

Che in fun subit no la faes bugir. 

Misericordia tu issi pur crudilla. 
Pi che altra. che ui^nis de crudilanza. 
E si te mostre in ciera tant humila. 672 

Tu deueroue pur hauer pietanza. 
In piet. se tu issi in uolt tant zintila. 
Che putta de sta uilla no te uanza. 

E te zure in lianza. 676 

Che stu no fes. che tanto fuoc me sbala 
E morir^. e ti sares micidiala. 

[3]. 

[16 r] Bec&ue i zet ades uo citain. 
Che ne butti in fun trat qualche angaria. 680 

Camk uisna. fasd n'ambassaria. 
Che seppa sprologar. e far inchin. 

Yisti de uilu aros e carmesin. 
E. mand&i zo anent la signoria. • 684 

Che i scontrerit le piue per la uia. 
E. com i sea la i ge dar^ un uintrin. 

Poltrd. cancar ue magne debessi. 
Spender el cuor del corp. e la coragia 688 

Per che quist cagnaz. turc no uignis qua. 

Mo foess&u tutti in una ca de pagia. 
E mi con un stizzet foesse la. 
Che compiroue prest questa batagia. 692 

Maladetta canagia. 
Che noi pag6n soldi, rori. et form&i. 
E. uoi no ne aidessi pagar un ai. 



92 Salvioni, 

696 [16 v] No uitte mh. creze si bella festa. 

Quant ii^ Taltr'hier k la costra h Triuis. 
lera uisti tacooli muo tamia. 
Con stombol6 de tela iniorn la testa. 
700 I eua el caf grand con sar6ue na cesta. 

Con barbe infln de sot da le naris. 
0. Santon ieson Christ del Parais. 
Disse in me anem que narassia e questa. 
704 Gen era po. che hauea capi^ pelos. 

Con camisot. per fin su'l col del p&. 
A mu6 de preue andasand. co le cros. 
G*era un Canal pi grand, che nite m^. 
708 Co una femena su de uilu aros. 

Con fazzud d'or. che par insofraa^, 

Inflna el Poeste 
Risiva. che se ge haueroue caui i dent. 
712 Marauegiandse de si fatta« zent 

[5]. 
[17 r] Deh. cagasang. e la giandussa uiena. 
A chi fe far letram mai me fardeL 
Che p6. che indrapellji che U f6 de morel. 
716 Quand chel fauella sempre el se indesdegna. 

E fuosi mo che '1 trattei da maregna. 
Che de tutti i mie camp, uindi el pi bel. 
Per farge una |)elanda. e quel mantel. 
720 £ ades apena k guardarme. chel se indegna. 

Becco futu mi quand che cominci^. 
Mandarlo k scola. per pagar el maestro. 
A mit4 die le fede in fe de die. 
724 E se gen era qualche bon polastro. 

E gel mandaue. e auc di ueilie. 
E mo ades el me tratta da minchiastiH). 

E son sta mi ei fiistro. 



fV.H. Nol cOvl. taccold. 7J2. Nel cod. Pardis. 



Testi bellanesi del sec. XVI. 93 

Che a spindu el cuor del corp. per hauer ainor. 728 
E m6 el dis. che son so bitador 

Deh cagasangue k color. 
Che fa magnar le so gal line k Paua. 
E stenta k cha. magnand. polenta, e faua. 732 

[6]. 
[17 v] Porou massa bastar que i straliot. 

Frances, e todesc. e altra canagia. 

Ne hanes tolt el cnor e la coragia. 

E fame zir spauisig de di. e de not 730 

Porou basfar fame murir debot. 
Co la giandussa in terra, o sn la pagia. 
Senza fame aspittar. cbe la tieza cagia. 
Per la fortuna de qaist tamberot. 740 

Porou ttignir mo altra malidission. 
Se dee me no se '1 no uien tempesta. 
E tuome tut quel che seroeni haoo. 

Deh Cancar uiena. a chi guarda mi feata. 744 

Ne tuol da preoet benedission. 
Che puton taor uin dolz. e i ne da agresta. 

Sel faes uita alnesta. 
I preoe ocm la zenie citaina. 748 

No bauesson mai tanta dissiplina. 

[']■ 

[18 r] Se |»4iicipio me fes la Signoria. 
Perqne te b$ penar. e slangurir. 
I unogi gram^ uoroue pardir. ITyi 

Anent che darte una slan^ruoria. 

Mo ti esi el piec pi fred. cbe zelaria. 
Perzo me Mfttu in lagreme. e suspir. 
E eento oalte al di me ies morir. T.j4 

Tarda sta u cruiilla oita mia. 

Sta tome mo Pa:^<>na. o, Gardeo^^Ila. 
Per toleme del cu>r la tvnirr-la. 
Dinju tool prs^t caga «a*:j. a la isnWa.. T'/> 

M*aiiis. cb« he^^ el :.-: «j na /ar :-,.-- 
E ta se tire ^T-yz.j^ Of \x r^ili. 



Stlvioni, 
*y '" la to arcella. 

"" «« cPBiil; • 

fSJ. 
;>" J»nsame„. , f.,^,,, 
■« Mson ogni jj 
in ciel b/e ,„„• 
'" Srao SigDon,. 
"si-gena maria. 
:M sipia cusi. 
«on bassi „p,,j 

" de can, , j, jj 
■ ''I U sgola in su 
™ '" puoria sta. 
ij sapoH calii. 
"o'l creze a, 
"' pur mo lassu 
wn'o de nu. 
iedi nieut. 

jj''"'" P"""-'" el uanl. 

""i i la luaia jenia. 

Me craze mi 
loria. E dige si. 

e da la mia. 
"i4i X apia, 
'1 sa ti. 
" no !■* pi. 
' "0 ua uia. 
"l^iae'nM 
PU141 buffii. 
liauer ginoria. 
lie. e son fa. 
per de U. 
a per un ri. 



Test! bellunesi del sec. XVI. 95 

£ quel che e stat no e piu. 
Mo 6 una cosa. che aide. uede. e sent. 
Greddnlo. no'l peoson. mo ston credent. 800 

[10]. 

[19 y] Dap6 che* 1 mond uiens fora d*uD uintrin. 
De la terra pi grand d*un gran pit^r. 
Chel fo& trou& cauand un ledamer. 
No (oh me lau6r si zinziurin. 804 

I Heua candelle da quatro stupin. 
Danent k chi cridaua k mu6 de u^r. 
I. hauea piue d*arzent pien un arm^r. 
Che biscant&ua k mu6 d*un gardelin. 808 

I. heua po su de sora in su n'altar 
Migiu6 pien d*uuoli. che haua dentre. lum. 
Che tu dir6ue Ve fuoch in t'un bar. 

L'era po un. che zeua dasand fum. 812 

Go un sechiellet (ovk bizar. 
A ttttti quei. che erji uild in t'un grum. 

Po un faseua un zanzum. 
A un da una baretta no se que mud. 816 

Que i dis. che la ual pi d*un per de buo. 

[11]. 

[20 r] In giuoria celestial del Paradis 
Co sent, e sente. e co milli agnusdie. 
Andardn n6 poueret descalzarie. 820 

Co camise de sac uisti de gris. 

Mo no ge uignirjl qui da triuis. 
Che h piez che turc. ne mdr. ne Francesie. 
Che gen apicherdue per un tron pi de sie. 824 

Senza guardar pi fardi^ co nemis. 

E parz6 uuo. che se dag6na pas. 
Comprdnge rori. e schiopet. e solda. 
Chel farjt la uendetta Satanas. 828 

E i citain. che tant malan ne dk. 
I atari de sot. k brusarse zo k bas. 
Co el cancar. che ge uidna in te' 1 figji. 

L'e m6. che mal me sa. 832 



9> Salvioni, 

Che lasseron casoncie. i lasagnie. 

Perque no creze mi. che i mort gen magne. 

[12]. 
[20 v] E son sta zo k Veniesia. Che chi dis. 
836 Che la sia terra, crere no ge'l uuo. 

Che no se ge carezi mi ne co cauai. ne buo. 
L'e un giuorios celestro Paradis. 
E quand. che i fa i PoestA k Trims. 
840 No s6 se tel poroue dir ancuo. 

L e pi de cicocent uisti h muo. 
De preaet de drap long, no miga gris 
£ s'ana tieza i se bigna k Sen Marc 
844 Che al corpo de sent nient s'ana campagna 

No se por6u si ben zugar k I'arc. 

Ve. i. mur depent. che Tor ne se spegazza 
Co homi. e sent i per long, et per Targ 
848 Che tant no se uederoue in na campagna. 

E an horn sta sn na scagna. 
Co. un corn in caf. e un mantel de drap. d'or. 
Che ual pi. che no ual un gran stresor. 

[13]. 
852 [21 r] Su la Somaasa de la tieza mo. 

Gen e banc long, quant mb die se ue. 
Che senta su cicocent. no do. o tre. 
Vn apruo Taltro. e. sta k ascoltar. mo. 
856 Vn horn sta in caf. et grida quant el p6. 

(. ua cazzant entre un Cadin. i. det. 
Pien de boto. E ogn'un tuol f6ra el so. 
E quand che ogn*un ha tolto el so boton. 
S(iO P6 chi uk dal Principio. e altri in qua. 

E sta com i feua imprima in rigolon. 
EL VA. p6 fent con zuccari f6rH. 
Danent k tutti per ogni canton. 
8G4 L' 



664. CosI nel codice. 



Testi bellunesi del sec. XVI. 97 

E k quest muo i ha fat el PoestA 

Po ogD^un de qua e de \k. 
Se. leua e bi& el prim che'l puo basar. 
Che tu dirdue cert il uuol magnar. 868 

[14J. 

[21 v] La fadiga. e. el inalan. la fam. la se. 
Si ne para el morbez uia da ogni. \k. 
Che tal botta affami uignon k cha. 
E uoresson magnar e no haon che. 872 

Pan bianc. cam grassa. d^agnel. e caur^. 
Morbez k i citain parer si fa. 
Per si fatta uia. e. mu6. che i no si. 
Se i. ha do man. do. pie, do caf. o tre. 876 

Me smereuei. che habione niac. la pel. 
E. pag6n fit soldi, rori. e formai. 
Anch. in schiopet gen ua qualche marzel. 

Mo i. citain no ha pioueg. d'un ai. 880 

I. ua per piazza scorlandse el mantel. 
E si se pas k muo bie temporal. 

Gaga sangue se mai. 
Yor6 me ben k nigun da Triuis. 884 

Perque i ne pela infln su la radis. 

[15]. 

[22 r] Vends el forment dies lire el ster. 
Cagne maladette. che saS. 

Che del morbo tutti quent k murirS. 888 

E no ue valeri uuostri diner. 

And4 m6 adSs chami i caualler 
Che uiene k impegnorarne cdm u6 solS. 
Che fuosi la giandussa pierS. 892 

Che la ha piada ben pi d'un per. 

0. Gaucher foss*io aguan domenedio. 
Se gen lass&s radis de sta canagia. 
Vorou tornar in man d'i can zudier. 896 



877. Non intierainente cor to niac. 
▲rchiTio ffloltoL iteL, XVL 



9d Salvioni , 

I. faroue stentar in su la paia. 
E tirar k le fosse per. i. pie. 
Fin che gen foes un de quella naia. 
900 Maladetta Canal a. 

Se horn gen lass&s se me quel dal pes. 
Con pat. che uorou. che i me^ n daes. 

[16J. 
[22 y] Nassesson ben per no hauer mh pas. 
004 No fa luoc a repettar chilo fardel. 

Che i citain ne scortega la pel. 
£ po domenedio ne tra di sas. 
Tu no uitte in to mta el pi bel mas. 
908 Conzi come sar6ue un hortesel. 

Semeni de ferment sem^ 1 garnel. 
Coltjt. che'l no por6ue estre pi gras. 
Se man de caf maluasi lus de fer. 
912 Vien zo per una neola k reuolion. 

£ conz^mel. che par d*un bel zegner. 

No e in quest deuers mond. si gran poltron. 
Se lliaues ben el cuor doppio de fer. 
916 Que no pianzesse da compassion. 

Critu. che'l me Paron. 
Me confortas. si ben d*un bel subit. 
Dissel Girard com faretu de*l fit. 

[17]. 
920 [23 r] Quest fo& tre di inent de senta cros. 

Che no me*l debe desmentegar me. 
E la doman andi^ k trouar k pie 
Per hauer diner, che no gen haueue cros. 
924 E steue in piazza tut malenconios. 

Pensandme com fa i homi el fatto me. 
Qui zouenat diseua. Girard. de 
Ser6tu in festa mo si furios. 
928 El me uen el diauol in la testa. 

Aldandme far intern el badaluch. 
Da quei Giotto, che sen hauoa festa. 
Dissi fuosi putio. che sea un duch. 



Testi bellunesi del sec XVI. 99 

Che maladetta s^a la uostra giesta. 932 

Che sas^ piez. che zudier. ne Mor. ne Turch. 

E priege dio per uo mazzuch. 
Che'l ciel. le neolle. inflna el Parais. 
Possa cagir. e soffegar Triuis. 936 

• [18]. 

[23 y] He pensi tante uolte ne la ment. 
Che chi le ombr&s saroue ua million. 
Che*l Preue dis che k resussiteron. 
Co pie. CO. man. nas. uuogi. caui^. e dent. 940 

E. che 4 son de trombetta incontanent 
Tutti de trentatre agn. retorneron. 
A star in chiap uiI16 k muo castron. 
A spittar d'estre grami. e chi content. 944 

No^ I creze. che se drome in compagnia. 
E leue su abon'hora senza lum. 
E tuoge su una scarpa. e la no e mia. 

E lu uorjt. che zarnona d*un grum 948 

De esse, che sar& d'ogni zenia. 
Le nostre gambe. brazze. pie. e cossum. 

Po se un se niega in fium. 
E. g'ha rnagn^ le man pi de cent pes. 952 

Pur k bignarge i det star6ue un mes. 

E qui che muor dal mal Frances 
Che ge ha magnjt me perdon^ Tordegn 
Cugnir4 suscittar co un de legn. 956 

[19]. 

[24 r] Color che hauer gran sentia no se sent 
Chiuiluoga no uiena al palangon. 
Mo chi ha intellet. e gran descretion. 
Me uiena k aldir. e farse ben arent. 960 

Quel giuorios. che fasi tutta zent. 
Al temp, antich. de'l Bisibillion. 
Faseua i homi k mu6 d'un pettolon 
In prima in prima no ge giera nient. 964 



'J32. Non ben chiaro se 1* e di sea sia corretto da t o viceversa. 
0G4. 11 cod. gierd. i 






100 Salvioni, 

Si che 86*1 seua far i homi d'umbria. 
Con un puoc de terra, egua. fuoc. e fum. 
Sar6uel bignar cent os in compagnia« 
968 Perzo no zon cercande sto zanzum. 

Fas6n na bona tnent. e tirdn uia. 
Drih de qui sent, che f6 de bon Fasten. 

Lass6n quist agrum. 
972 A i citain. che*l uiuer ge arecres. 

Che i uage k casa calda 4 farse alis. 

No s6 se son intes. 
Dige. chi uuol zir su al celestro regn. 
976 Besuogna. che con f^s se faze degn. 

[20]. 
[24 vj No me sd maginar que cosa segia. 
De no so que. che & entre la coragia. 
Che propiament la me par canagia. 
980 Che me sfrusigne. e* 1 cuor me stofegegia. 

Par certament me tuoge marauegia, 
Che hebba la not. e' 1 di tanta battagia. 
E par. che neru. e esse, e* 1 pel me cagia. 
984 E sques. che nianc el &k me statufegia. 

E son sta per consei al bel Triuis. 
Gen h. che dis. che Ye mal de Ventriera. 
E che me fitge segnar co*l tamis. 
988 Altri spubica. per altra maniera. 

E dis r^ mal me perdoni. chel pis. 
Si no se po tignir. che*l me despiera. 

Altri dis. che zudi&ra 
992 Me tigneri questa maruogna ados. 

Inchina tant. che 8er6 sec com ferou un os. 

[21]. 
[25 r] L'e mort Bertold da'l mal de*l marager. 
Che de inpegnorarne nth no fo dezun. 
996 L'inpegnoriua tutti quent i comun. 

Per bignarse tronelle. e dener. 

Zara Tauanz. cancar k i caual^r. 
Possi murir tutti & un 4 un. 



Testi bellunesi del sec. XVL 101 

Che se cap&l port&s. ne mantel brun. 1000 

Pod^s zir in preson. e star in fer. 

0. Podesta del ciel tu s^s pur far. 
E quand tu uuds tu ne pu6 dar aiut 
Mo tu ne lage inprima scortegar. 1004. 

Se*l muriua quest horn quand Tera put. 
Tu haroue in ogni giesia cent alt&r. 
Che k pena tu gen es do. o tre in tut. 

Perque ^ ne ha & tant redut 1008 

Che no ha6n pi ne pan. ne uin« 
B men da darte offerta un bagatin. 

[22]. 

[25 vj Se hau^s Cento ducat, che fo^s mie. 
Ne hau&s deb^ta in quest deue)*30 mond. 1012 

Ogni di me fardue far un brond. 
De lasagnie. e un de Pestari^. 

Magner6u lasagnette. e Gasonci^. 
Ogni di un gran cadin fin zo 8u*l fond. 1016 

E comprerou de qui zucar torond. 
(%e par bi6 bis destegoU in garnii. 

E sempre m^ do. o. tre uolte al roes. 
Mi CO un altro compagn da la uilla. 1020 

Zir6u a Triuis k pascolarla k pes. 

E. man k tenche. e qualche bona anguilla. 
E si*n far6ue far d'arost. e les. 
E da p6 past cuche 6 fig. de barilla. 1024 

E maluasia zintilla. 
Me fardu soppa co qui pagnuchei 
E p6 gen dur6u k cha trenta marchet. 

[23]. 

[26] Vh bella cosa Thom. che no ha deb^ta. 1028 
El puol zir per tutto el mond. se I'ha den^r. 
Mo senza qui se'l fo^s pi dur d^un fer. 
No'l cater6u horn, che ge f^s de bareta. 

E ge*n uor6ue almasque una careta. 1032 

Che andar6ue k Triuis da qui forner. 
E comprerdu pan bianc asques un ster. 
E pes. anguille. e zelaria. e faueta. 



102 Salvioni, 

1036 E me far6u un zuppon de uilu aros. 

Che me fa^s na bella pitturina. 
Co straliere k i manazzd conzade in cros. 
Me comprerou na bella corazzina. 
1040 E quand uol^s Cent fent k una os. 
I. hauerou te si dir da la Gapellina. 

E sempre ogni matina. 
Yorou hauer un famii. che zes per pes. 
10 i4 E magnargen de frit, e rost. e Ids. 

[24]. 
[26 v] Non k el pi bel amor quant i de fora 
E lassa pur che dige sti carbon. 
Che almasque dii co le putte zanzon. 
1018 E de la vacca zulla. e de la 16ra. 

E zanzand la maruogna si ne sb6ra. 
E trane la slanguoria del magon. 
Mo i citain si ua per dre i canton. 
1C52 Frizandse el piet com farou na farsora. 
L'altro diaz gen uit un zazzarin. 
Star in su un us. e trar lagreme. e suspir. 
Chel me paria sec com 9ar6u un spin. 
1056 Pota de mi com puole mo sufrir. 

Queste c^igne i tien da patarin. 
Inchin da mo. uorou inent murir. 

E me senti uignir 
1060 Vna pietanza in piet. e disse cagne. 

No lassa murir i fent. che i lof ue magne. 

[25]. 
[27 r] Sia maladet amor, e chi consent. 
D'estre mo sottopost al fatto 86. 
1064 Che per lo fatto me. te dige m6. 

Ge* n son pi stuf. che no 6 un can de uent 

Mo ge ual a dir. al* hor me pent. 
Pur che tu isi in solazzi sbertigi6. 
1068 Che tu romang csizzk pi che no e un bo. 

Quand. che Thebba el zogel al col ben cent. 
L*e alnest. che la fistola le paga. 



Test! belluDesi del sec. XVI. 103 

A mar fin che le tira ben al lent. 

E p6 ainarte pien dMra. e de desdegn. 1072 

£1 te fara stentar tutta la not. , 

£ te fari estre sec com sarou un legn. 
£ senza earn Francesc magnon el scot. 

Beccate su quest, os 1076 

Se la fistola uuol. che me desbrige. 
Magnar me possa i can se pi mUntrige. 

[26]. 

[27 v] Agnies zintil. uuogii da far murir. 
Che tu inamoreroue un hom de fer. 1080 

Tu m'es firi si fort el marager. 
Si che no posse star ne in pie. ne zir. 

Tutta la not no posse m^ drumir. 
Che arde com fa la pagia d^un pagier. 1084 

E d^l me fuoc tu no darou un diner. 
Cagna marobia coM puotu me sufrir. 

Tu douer6ue pur hauer paura. 
Disant. se custu muor el nie mazzera. 1088 

E darme qualche puoc de refrescura. 

Me sente una ficassa in te'l figa. 
Che fa na spana. e pi de feridura. 
No uitu. che he el color mu6 d'amalA. 1092 

Si che torna k to di. 
Agnies se muore amand la to parsona. 
No creri. che giesum christ vak te'l pordona. 

[27] >. 

|28r] Vendft el forment dies lire el ster. 1096 
Cagne maladette. che sar6. 
Che deM morbo tutti quent k murir^. 
E si no ue ualeri uuostri diner. 

Anda mo ad^s cam4 i caualler. 1100 

Che uiene k inpegniorarne com uo soli. 
Che fuosi la giandussa pieri. 
Che rha piada ben pi d'nn per. 



* Qnesto aonetto e il 15^ sono U stessa cosa. Lo si riproduce tuttavia 
per le Uevl differenze che offre. 



104 Salvioni, Testi bellunesi del sec. XVI. 

1104 cancar fosse a^an Domenedio 

Se ge*ii lasses andar de sta ca..agia. 
% Vordu tornar in man d'i can zudier. 
I faroue stentar in ^u la pagia. 
1108 E tirar a le fosse per i pie. 

Fin che gen fo^s un de quella nagia. 

Maladetta canagia. 
Se horn gen lass&s. sem^ quei dal pes. 
1112 Con pat. che uordu. che i me'n daes. 

[Seguono quanta prima le illustrazionLI 



lomb. verti dovere, esser necessario. 

Registran questa voce il Vocab. cremasco del Samarani, e, attribueadola 
a Geradadda, il Cherubini nelle Giunte al 4.® volame. Siam quindi ben vi- 
cini a Bergamo, al paese cioe donde s*ha erti^ che a verti sta appunto come 
stanno i berg, ertes^ erdy ecc, ai lomb. occid. verieSf verd. II Mussafia, Bei- 
trag 101 n, connetterebbe la voce con un tosc. vertere (non verte non im- 
porta), ch*egli radduce airomofona parola latina. Ma, lasciando da parte 
la voce toscana ^ d*uso assai limitato e intorno al cui precise valore vor- 
remmo in ogni mode essere meglio informati, e ristringendoci al ben chiaro 
e ben assodato verti della Lombardia orientale, parmi che qaesto risalga 
assai ovviamente al lat. oportere. Da questa base si arrivava senz^altro 
a *ovorti, e i due o poi si dissimilavano alio stesso modo come si vede 
accadere nelFant. lomb. sozernar soggiornare, e nel lomb. lovertiga ecc, da 
anteriore *lovortiga (Romania XXIX 555 sgg.). E come Ve di sozernar pas- 
su va alle rizotoniche {sozerno) cosi quelle di *overti\ tan to piu facilmente 
questo, in quanto si tratti di verbo in molta parte modale o servile. 

Da questo vertiy il Mussafia non vorrebbe scindere Varie di Bonvesin ^ 
(v. Altmail. mdrt.§ 128; Seifert, Gloss., 9), che TAscoli, VII 600, invece scior- 
rebbe in art^e^ interpretandolo per *e arte' (cfr. 'e mestieri '). Potrebbero aver 
rigione ambedue. Dove circa air a, si pu6 asserire che, nella combinazione 
er^ esse occorre in molti altri esempi milanesi, e circa alia caduta del v-, 
essa potrebbe dipendere da una di quelle straordinarie riduzioni cui vanno 
soggetti i verbi modali. — Sennonche anche mi chieggo se per avventura 
non si frammischi ad arte^ e piu ancora ad arid^ Tar tare, o meglio il pas- 
si vo artari, latino. Questo verbo aveva trovato modo di passare anche nel 
documenti volgari (v., p. es., il documento valmaggino del 1628, ch'e stam- 
pato in Bollett. stor. d. Svizzera it., XIII 107 n), e da qui ben poteva pe- 
netrare, variamente adattandovisi, nelfuso comune. C. Salvioni. 



^ L*evoluzione che si ammette per la voce lombarda, non mi parrebbe 
del resto inverosimile nemmeno in Toscana. Ricordo, ad abundantiam, Va- 
lermo = Panormum, e la sua storia. 

* Con cui vanno il berg, artd (Tiraboschi) e il valm. tartd (Giorn. st. d. 
letter, it. VIII 411). Qui si dk una spiegazione del t- che certo potrebbe 
sempre andare. Ma mi chiedo ora se non lo si debba piuttosto all'influenza 
di tohd (cfr. toki fd 'mi tocca di fare, debbo fare*), venuto in molta parte 
della Lombardia alpina ad essere adoperato personalmente. 



STXJDJ IjIGhXJ^I. 



DI 

E. e. PARODL 



[Continaazione; r. rol. XY p. 1-82.] 



§ 3. IL DIALETTO DI GENOVA 
DAL SECOLO XVI AI NOSTRI GIORNI. 



Avvertenza preliminare. 

I testi dialettali, suL quali si fonda questo studio, sono i seguenti : 

a) Rime diverse, in lingua genovese^ molto dilettevoli pet^ la no* 
xdtd e varietd de soggetti^ con nuoua giunta di alcune hora dale in 
htce, dedicate al Signor Oratio Ceua, Stampate in Torino^ ad instanza 
<li Bartolomeo Calzetta e Ascanio de Barberi, 1612. (fogl.). Com- 
preode questa stampa le Rime di Paolo Foglietta, una traduzione 
del primo Canto deir* Orlando Furioso', fatta da Vincenzo Dartona, 
ed altri versi di varii; inflne alcune Rime di Todaro Gonchetta (pseu- 
donimo di Giuliano Rossi, vedi c), notevoli- per Tevidente imitazione 
cootadinesca (cfr. 11 nm. 5). Talvolta citasi con 'fogL^' Tedizione 
fatta dalle stampatore Girolamo Bartoli a Pavia nel 1583: Rime di- 
verse in Lingua genovese, le qiuili per la novitd de soggetti sono molto 
dilettevoli da leggere, di nuovo dale in luce. 

b) Ra Cittara Zeneize^ poexie de Oian Oiacomo Cavallo. In que- 
sta nuoeua restampa de chid poemi accresciuoa ( sic ) , . . In Zena , 
M, DC. LXV. Proa Oirucemo Marin^ vexin a S. Lonou. (cav.). Tal- 
volta si cita con 'cav. ^' la 1.* ediz., del 1635, che ha per titolo: Ra 
Cittara Zeneise, Poexie de Gian Oiacomo Cauallo, a ro Serj.^^ Gian 
Steua Doria Duxe de Zenai e con cav.' I'edizione del 1745, che ha 
ortografia rammodernata e migliore, e un'aggiunta di quattro Can- 
loni, pp. 224-278. 

c) Giuliano de Rossi, Poesie varie in dialetto genovese. £ un mano- 
scritto cartaceo della Biblioteca universitaria genovese, che porta la 



106 Parodi, 

segnaturaE II 30. E attribuito al sec. XVII. Si cita coq ^ ros3.\ senza 
iadicazione di pagine (noa d numerato): solo talvolta si da il titolo 
della poesia, specialmente pel langhissimo Viaggio a Venexa (viag^.). 
— Un altro manoscritto delle medesime Rime, appartenente alia stcssa 
Biblioteca, ove ha la segnatura E I 1-3, e contemporaneo al prece- 
dente, si cita con ' ross. ^^ quando accada di ricordarlo. AJtri mano- 
scritti appartengono ad altre Biblioteche, ed uno anche alia Bibliotec.i 
Nazionale di Firenze, il Palat 28; ma per ora non me ne servo, o 
basti ricordare che quest'ultimo si distingue dai due precedent!, per- 
did vi d piii palese i'imitazione contadinesca e, come nolle Rime di 
Todaro Gonchetta (vedi a), in ispecie nelFuso del dittongo te. II Rossi, 
che mori Tanno 1657, era di Sestri Ponente. 

d) Ra Oerusalemme deliverd dro Signor Torquato Tasso tradifta 
da diversi in lengua zeneise. In Zena in ra slamparia de Tango, 
MDGGLV. E Tediztone originate. Si cita con 'grlb\ e, quando sia 
opportune, col numero del canto e dell'ottava. 

e) Ro Chitarrin o see strofoggi dra Muza de Steva Le Franchi 
nohile patn^o zeneise dito fra n Arcadi Micrilbo Termopilatide, ccc. 
Geneva, 1772. E I'edizione originale (chit). 

f) Comedie trasporto' da ro fran^ze m lengua zeneise da Mi^ 
crilbo Termopilatide P, A, dedichas d ri veri e bain Zeneiri, Genova 
1772; edizione originale. Un secondo volume d intitolato: Secunda 
recugeita de cofnedie trasportm da ro frangeize in lengua zeneise da 
Micrilbo Termopilatide P, A,^ ecc. e porta la data del 1781. In que- 
sto, ciascuna delle commedie d numerata separatamente ; quindi, alia 
sigla 'comm.\ che rale pei due volumi e scguita da una cifra mm 
pu6 indicare che il prime, aggiungiamo, volendo determinare il se- 
condo, la sigla della singola commedia: furb. (^Re furbarie de A/'>- 
tuxlda)y prev. (•/?« Pre^iose ridicole), a v. (■ L'Avaro)^ loc. (• Ra Lo- 
candera\ omm. (« UOmmo raozo), fast. (» Ri Fastidiosi), 

g) Pbcsie di Martino Piaggio; 3.^ ediz,^ ecc. Genova, Pagano, 18S7 
(piag^.). II Piaggio visse dal 1774 al 1843: poco imporU se si ri- 
eorra per lui a un*edizione o ad un'altra. Aggiungo: Marlino Piag^ 
gio (Sciu Regif^na\ — Chittann zeneize, Poesie inedite con pr fa- 
zione di Anton GxhUo Barrili, Genova, Tipogr. Sordo-Muti, senzi 
data (mpiagg.). 

A questo fonti devono aggiungersi i vocabolarii del dialetto ; quello 



Studj Hguri, § 3. 11 dial, moderno di Genova. 107 

deiroiivieri (oL), st^inpato nel 1851, e quello del Casaccia (cas.), 
2.* edizione, del 1876; inoltre il Vocabolario dotnesUco genovese-iia" 
Uano... compilato e illusirato con tavole da P, Angelo Paganini; 
Oenova, 1857 (pga.). Ma di sollto si citaao soltanto se di qualche 
Toeaholo non abbia io steno cogaixioD« diretta. Pel dialetto vivo, la 
mia fonte prineipalitsiana d Tuso mia e deHa mia faougiia; al quale 
s^aggiange resperienza che naturalmente ho e Io studio che ho fatto 
delFuso di altri iadividai, apparteneati ai varii cat! della cittadinanza. 



A. FONOLOOIA^ 



Vocali foniche. 



A. 1. Intatto: a ala, d7*bu albu^ detto delia biancheria di 
bucato, ecc. Scambio di suffisso in temdhsa § 2 B nm. 72; d o- 
rigJDe un po' sospetta kresdhsa e kunusdhsa. 2. g^ nella for- 



* E necessarto dire qualche parola intorno a certi particolari della tra- 
Krizione fonetica. Uce rapprosenta un e assai aperto e lungo (p. es. scea 
wU, icpra terra, ma fgrmu, scs sete, ma r§, cioe rj, re e rete); e e spe- 
cialmenlo i potri quindi essore adoperato a rappresentare IV lungo chiuso 
p. «&• pi piede, meste Bvoe Boero, di contro a f\oif dove V e h breve, e a 
Aircr, dov*e lungo ma aperto; axycmu avremo, ntcSlu novello, ecc.)« 11 y 
<* il w, che sostituisco col semplice t ed u solo quando non ci sia peri- 
colo d*eqaivoco, hanno il medesimo valore che le semi vocali italiano di 
piede Cairo^ bttono sauro : tra due vocali appartenenti a sillabe diverse non 
80BO molto piik forti, e non giungono mai fino alle vere e proprie conso* 
nanti corrispondenti. II genovese 6ya^ aria, si pronuncia adunque cello 
stesso t ch*e neirital. caUoldyo; ma la semivocale davanti ad un altro t 
ftari aoche piu debole, per es. in Mayihy diminutive di* * Maria*, che si di- 
stingue appena da Afain e spesso vi giunge. II dialetto possiede pure la 
KSiaiTocale corrispondente ad ti e inoltre qualche esempio della semivo- 
cale di 6: ho dovuto rasseg^armi a indicarle rispettivamente con v e 
con 0. Anche piu importa toccare delle consonanti, che nell* ortografia 
comune del dialetto si scrivono doppie, benche vere doppie nel dialetto 
ooQ esistano, com*e detto ai nmm. 124 a, 131. Io pure, per evitare diffi- 
colti e eomplicazioni, ho seguito Tuso volgare, quando la cosiddetta doppia 
vt«a 4opo una vocale accentata; ma prima deiraccento ho sempre scritto 



108 Parodi, 

mola iniziale AR + esplos., nei tre noti esempi: erku erbuers'c 
argere, cfp, II 113, 396, X 142, e il mio § 1 A nm. 1 *. L*ar- 
caico ihd§rnu cav, potrebbe avere il suo -grnu da altn vo- 
caboli; ma non e facile giudicare di sf§rna starna; inflne serpa 
sciarpa h vocabolo importato, cfr. lant. fr. echerpe e forse ine- 
glio il francesismo tedesco schdrpe. 3« I soliti 7ney melo 
XIII 447 sg., seza da anter. sereza Studii itaL di fllol. class. 
I 397, Meyer-Liibke, Einfuhrung in d. St. d. roman. Spr, 115 
sg., ale'g)*u Studii ital. I 395 n., e Einf. ib., kastena^ del solo 
contado, Einf. 116; -e'yve: piaxeiue raxoneiue fogl., ora solo 
in abukeivey detto del vino, e, se si sente ancora, in Qusteire. 
Mettiamo qui c6u^ arc. covUy chiodo, e nou^ piu spesso nuuy 
coirii di nva nuotare. 4. -ARIU. I. La risoluzione piu comune 
h forse -a, da -dr: bahkd da anter. bahkard falegname, fey^i 
kapeld leitd lattajo, mazeld^ cahtd cas. polloneto, sld stajo. Pel 
femminile, v. am. 41. IL Frequente anche -e', da -er: kafete 



consonante sempUce, perche in tal caso anche un toscano non potrebbe 
pronunciare diversamente da noi : akattu compro, ma akatd^ passu ma pasa 
(cioo dkdtd pdsd), B anche un toscano pronuncia breTo la vocale accen- 
tata, aeguita, come avviene spesso nei vocaboli dotti, da an gruppo for- 
mato di consonante e semi vocale: invidia^ ecc. ; cosicche io ho potuto sen* 
vere senz* altro abr^tiu vidua^ e anche spdsiu ofisiu (oppure abrf'tyu vuiw/t 
spdsyu, ecc), inoUre h%§^mow^ eco. La stessa osservazione si pu6 faro 
per gli sdruccioli: tosc timido dgile^ ondo ho scritto sempUcemento ho* 
mudu^ ecc. Per altri schiarimenti, e da vedero il numero sulla geminaxion** 
delle consonant!; e d*aUra parte, net casi che possono lasciare nelPin- 
certezza, io segno o la brevity o la doppia consonante, per es. tl^dru o, dt 
soli to, v^ddru. Ma sarebbe scrupolo soverchio sognar sempre la quantiU, 
dove non ci sia disaccordo col toscano ; sognare cioe la breve in vi Via 9 
siroili, in Uisu lascio, la lunga in bdiu bacio, ecc. 

* Su gr/e potrebbe nascere un leggero dubbio, perche s'incontra eoa 
gr^'e alzare, ma per un sicuro giudizio manca Vufn eonsistam^ altri exempt 
di formola iniziale non avendosi airinfuori di arpa e anna, Di formota in* 
terna sarebbe ers'u larice, Flechia H 39C, ma la base, ch*egU suppone, 
*lrarciu^ darebbe un s aspro. Questo lig^ro 4rs'u risponde senza dubbio al 
genov. irsu leccio, nm. 14. Quanto a lirfu Ubbro, che si dice specialmenla 
degU animali, VIII 364, o vocabolo d*origine todosca, e ncorre anche io To* 
scana, livorn. lirfie\ cfr. lifficeuU labbra, della Val Vorzasca, IX 251, TitaL 
sberleffe^ il fr. balafre^ occ. 



Stndj liguri, § 3. II dial moderno di Genova. 109 

karate cikulale' mvCde mulattiere, panale sydte 9^^\z,}\xo\Oy strase 
c»»nciajuolo, strapunte' materassajo, I'importato oinace' vinattiere, 
{icesie\ ecc, leiige leggiero (de L di leggieri), ora del solo con- 
tailo. Femminili: -ea, da -e'ra: strase'a strapuhtea fxoeslea 
hxfetea cucuma, gase'a ghiacciaja, neve'a peskea preQe'a ri- 
rp\ ecc. ; maine'a conserva tutto lantico ie di ^maniera^ nm. 5, 
cfr. nm, 125 c, o inoltre § 2 B nm. 4. III. -dyu in parole dotte: 
ftnnayu aversayu kanayu canarino, kuhfesu nayu lumviayu 
accenditore, ordenayu salayu {armd-yu ecc). 

E breve. 5. II riflesso normale e f, da t/f, per via di una 
fase intermedia *ye ; cfp. nm. 8 e inoltre c da e in posizione, 
nm. 9: arfe' flele, ame^ t^ei ieri, pff neou nipote; meste; dert 
frece febbre; con ae: feza o freza feccia, seoe siepe. Per seiQa 
nm, 12; per -e finale nm. 18 in nota. — I numerosi ie che 
ricorrono nelle poesie di Todaro Conchetta (in fogl.), sono d*i- 
mitazione contadinesca, e non gvk toscanismi spropositati, come 
inclinava a credere il Flechia, ann. nm. 4 n., cfr. Rom. XIX 483, 
il mio § 2 B nm. 4 e infine il § 4. Ricorder6 anche un aspiete 
cav. 51 (= cav.* 45), in un Sonetto degli 'Amori servili', pielo 
cav. 166 (» cav.* 170), in bocca al ^pescature Ballin', e perfino 
iiegnite nella lettera dedicatoria dell'ediz. del 1665. E questa 
ha peio 50 (» cav.* 44), ma un manoscritto della Biblioteca Uni- 
versitaria genovese, il quale' ne e fedelissima copia, scrive invece 
pieto. Per maine'a nm. 4 ; per Felirainazione di altri ye di varia 
provenienza nm. 11, e si vedano infine anche i ^Pronomi per- 
gonal! *. 6. II dittongo si sviluppava anche nella posizione pa- 
la tina (tranne per6 davanti a Hj e quindi forse ij\ mancano 
e^mpi di kj)j e se ne conserva la traccia nella vocale lunga: 
le'sCj cioe les'e^ da Vyes'e (ma fris'se^ cioe frls'e friggere), pesu 
[leggio X 435 sgg., megu vegu spegu ecc, mes'u mezzo, iiis'enu 
tenu tengo (ace. a lenuy ecc); inoltre peiu da pyeitUy seneta 
ri^enecta, petene^ cfr. nm. 39 b, Aggiungo pegwa^ che potrebbe 
att>star Vie anche per la sdrucciola: si veda per esso e per la 
questione in genere il nm. 125 e. Anche piu incerto megu 
nm. 89^. ?• lato: nell'iato originario con a pare si abbiano 
dovunque gli stessi risultati che per Ye romanzo, cfr. Meyer- 
Llibke, Einf. 112 sg. e Horning, Zst. f. r. Ph. XXV 341 sg.: 



110 Parodi, 

mce *inea, onde ora anche nue raio miei. lato con t: ii Ct*y 
dalFant ei es, le ella, egli, § 2 B nm. 1^ I e II; e con -ti, 
arc. Di fogl. cav., o D6 grlb. 4, 65, cio6 d^, Domenende fo^l. 
cav., cfr. Be7*lume' Maie\ § 2 B nm. 41**, arc. me mio, nm. 18 n. 
*Pronomi possessivi'. 8. XeU'iato secondario con a, troviarao 
I, cfr. § 2 B nm. 5: pria pietra, dal secolo XV in poi, per Tan- 
lico preUj onde si vede che Vie era ^\k sceso ad iCj o forse ad e, 
quando cadde il /. Ma in garia fogl. 22, 24, 26, ecc, per rantic\> 
gale'oy less. 356 e 362 sg. in n., -ia e da un ea importato diretta- 
mente, ma tardi, v. Rom. IX 486, il Dictionn. g^n^ral, e cosi a un 
dipresso dicasi di Andria fogl. 22, 108, ora Dria e SahCAndna. 
Sillaba chiusa. 9. e, dapvessu siip7'essu cipresso, bis'estu bi- 
sestile, frsta furestu 'forestiere' e ^solitario, deserto', lestn pe- 
sla peste n§^pica sglte gozeppe, ecc; guccra tcei^a nm. 125fl; 
-ELLU: tnxocelu e murellu violaceo, Manwcelu^ oltpe a moiu 
vocaboli che una certa apparenza comune di significato diminu* 
tivo, e spesso con tendenza peggiorativa, tenne stretti insieme: 
arbanelia S-aso di terra, alberello' Rom. XXVll 236, berMla 
havam§lla pasticca, hanpanella campanula, fazwcela da anter. 
fazurglla fagiuolo cappone, skdmgUa da anter. skarameUa sca- 
merita, iamazella tomacina 'braciuola avvolta', braQella bra- 
calone, raiella litigio, say^bgUa ciabatta, zatglla piatto ben colmo. 
Qui unisco bellu e bg'lwa donnola. Ma di solito il nostro suf- 
fis^ scese ad -f liu, per confusione con -ILLU : anellu aiiellu hi- 
nellu gemello hastellu kapella kopella coppella nm. 99 cacelln 
furuncclo nioHu novello Ozellu skopeVu vasellu vilellu ecc., cfr. 
nm. 19. Dei casi in cui alfe segue un r' non 6 da tener conto. 
perch^ darebbero sempre f, nm. 20: sgrsa gelso, sgrne sc**- 
gliere, ecc. E invece sempre e davanti a n*: mehte mehiu fa- 
silmentey ecc, siehiu pasiehsa tend y a sehprej ecc; e, pare, an- 
che davanti a s: lese adesu desto snresa fretta nesu sciocco; 
forse davanti a (j: pessa nessa neptia, se non furono attratti. 
come pare piu probabile, dai moltissimi in -essa^ con I origi- 
nario. Si dovra alle forme corrispondenti arizotoniche Yf Ai 
testuj cfr. iesld ecc. (probabilmente da anter. testa § 2 B nm. 1' 
ii) e Ve dell'affine testu teglia, inoltre di vestu e tnasetiu xn\ 
siedo, di speUt4 Mevo la pelle' e dello stesso pelle; ekku t* 



Stadj ligvriv § ^ li dial* moderoo di Genova. 1 1 1 

(li solito proclitico, eku-li ecc. , e lo stesso dicasi di e est, di 
cui sopravvive la pronuncia originaria in kumcelu da hum-e'- 
ellu nm. 125 6, cfr. *Pronomi enclitici*, e di ^^eessere nm. 125 c. 
Su ey ^1 poteva aver efficacia attrattiva anche la 2/ pers., v. 
nm. 7. Per sellUy vedi s. CT, e cosi pel dotto leitu; preslu 
pairebbe un italianismo a rovescio, di fronte a prceslo grlb 13, 
15, cfr. nm. 20, ma vedi anche § 2 B nm. 1*" ii. 10. 6', cfr. 
i nmm. 17, 21 ; saiUu s'oggu Sant'Eusebio, cfr. § 1 A nm. 26, 
ma il milan. Us'obbi e il piem. Eus'obi mostrano che Taltera- 
zione h estesa e fanno pensare a qualche contaminazione (con 
Zen obi us?); dizohtu trozohtu so no spesso proclitici, dizohtu' 
dwt ecc. Vedi le atone corrispondenti. 11. f, nihie § 2 B 
nm. 3, da ie secondario, arc. arinio fogl. cav., ma aHento pr. 
1)1, 4, cfr. Rom. XIX 482 e qui nm. 15. 

E luDgo, I breve. 12. II riflesso normale h ey^ forse da un 
piu antico gyi kahdeya (kahde'y-a) da anter, kande'ira^ seya 
•sera' e *cera\ da-vey davvero (e nei dintorni tuttora Ve ve'y 
»? vero), teiga baccello, quareizema cav., oggi qudyzima nra. 48, 
arc« comeigo conleigo fogl. cav.; me'is'wa mensula madia, 
pieise fogl. e giu fino al Piaggio, ora pdyse nm. 48, ma cfr. 
nm. 15; — pey *pelo' e *pero*, hre'iQa briga less. 334, sene'i- 
f^ow ginepro, arc. freigu cav. 10, canieigora chit. 53, ora kan- 
*'*ijwa cantilena religiosa, cfr. Salvioni, Rendiconti 1st. Lomb., 
S. II, vol. XXXIII, pp. 1159 sgg., ceiga piegagrlb 11, 85; 12, 35, 
comm. 9, cfr. § 2 B nm. 7, ora di solito ceQa^ nm. 14, ma gia 
chiega anche in fogl. 78, veiva vigilia cav.; neigru^ cfr. Tant. 
pdgru. II plebeo se'ioia, cera, par dovuto alia commistione di 
eya e seou nm. 14; Vei di te'ioiu tiepido si dovr4 in parte 
airattrazione di desinenze consimili (seimay peiviCy oltre a 
t*eicey ecc.). Ma seimay egli sega, sar& da si cat, estratto dai 
'-oiuposti, pro-slcat ecc., cfr. sicet sicare CIL I 199, 40. 41. 
13. Cy sempre, davanti a w, n, m, II 115: kadeha^ sen e sere'h] 
»^'/iye cenere sen seno, T)ume'nc(ju\- remmu (cio6 r5/>it^), 
e//i//iu habemus, lazetnmuy ecc, avyemuy avremo, da averemmu 
fcioe a F^f vmu), ecc.; spremme iemme. Per ceha e simili, nm. 40. 
U. Altri e (e): muneste'y e inoltre sezehde luminello, quasi ♦c i- 
cinderiu, cfr. pape carta; fe'a hera; geza, forse con e orig., 



U2 Parodi. 

(la ij, ma T. Schuchardt, Zst. XXV 344 sg., e cosi forse hule'ijn, 
gift § 1 B p. 18 o frequenle nelle 'Rime'; inoltre ce§u da anter. 
cere0u cliierico (un unico cteirixi rl 95, 93 k forsi errato); sost, 
e vb. ceQa nm. 12, sulle forme arizotoniche (tuttora w se ceiijn 
muore), kanle^ioa ib., ror^o- per atti-azione di flaali coiisi- 
inili {peQiea ratale^wa terracrepolo , bule§a). Difficile riesce 
erexo 'ilice fogl. 90, erxo grlb 9, 39, od. eriu, col quale va 
confrontato freza felce, da *ferza nm. 161 : o il diUongo fu 
alieno da tale posizione o scomparve nei contratti "eirzu *feirza ; 
iu tal caso Verexu di fogl. sarebbe rifatto sopra ua gii comunt- 
erzu. L'od. secu, plebeo se'u sego, appare gia in rl nella forma 
sen {seo: queo 111, 5), die accennerebbe a caduta latioa ib'l 
v: si atteoderebbe quindi nel dialetto moderno *s6ic o megliu 
*stfdu} nm. 59, ma forse lo sviluppo fu impedito da! parallelismo 
della forma dotta seen. — In besQa bega 6 forse un italianismo 
crrato. 15. i, tra palatina e -n, cln pieno, sempre in fogl. e 
vivi^simo nella Riviera, ma in citUpiVi, nm. 155, al quale par 
si tengano gli antichj lesti e gli scrittori dal Gavallo in |<oi. 
I*er palse grlb 4, \'i, paixi {: amixi) 15, 6, cfr. §'2 B nm- :t 
qui il nm. 12: sara, come cih, forma provinciate. £ anomalo 
[»ep piii pispetti pwisu III 10 e qui nm. 169'', ma forse venne anti- 
camente dal francpse. Di vai*ia natura: venih; liQu, es. comun^, 
cfr. Uom. XXII 302; vUltoa, vocabolo forense, § 2 B nm. 7, 
tnaleftiiti iitvitlia sibbu cibo, ecc. IS. lato, primarto o no, da 
risultato identico: e, quando scgua •!, trey per I'ant. Ir^i § 2 It 
nm. 3, 41''; e't/ avete, per e'i, ib., pue'j/ les'e'y, ecc; e quamlo 
segua -u, donde pot -ow, § 2 B nm. 15 e qui nm. 59. 17. I)o|h> 
}-, Hi arriva ftno ad ci, in due esempj isolati, che attribuisco u<l 
infiltrazione contadine^ca: Kit{ib, nl., da anter. Cogorceito chit. 
164 [Cogoreo: crco rl 38, 133), e burceui boleti comm. SO*.*, 
forse anclie oggi bwoti, cfr. nm. sg. 18. g o (e, davanti ad -<i 
ead-e: primario nella desinenza -cea (da anter. "-^ya?), poi -<r, 
di 1' 3* sing. impf. indie, e condizionale, -wan di 3* plui*., 
vhimtea fogl. 102 e coi'i hauea liauean, parea, e hauerea />o 
rea, con •a gik caduto haitd 133, e sempre negli scrittori posu- 
riori, anv cav. comm., parte cav., e al cundiz. porrce vdrrtr 
6rr(e (i^ioL* r''jr(v' One' vorrei vorrcbbe) comm., ecc. Ora nou 



Studj liguri, § 3. II dial, moderno di Geneva. 113 

sopravvive in Genova se non V-ce di 1* e 3* sg. condiz. — 
Secondario, in krcea creta, cancea la pianeta, gcea bietola, mu- 
fi€ea scea ^seta' e 'setola' kioce anter. covd fogl. 134, da covea 
less. 342 e qui nm. 144, invea invidia fogl. 77, cio6 ihveea, sea 
fogU^ 60, oggi see sete (che potrebbe inchiudere anche see, po- 
sto che fosse scee, § 2 B nro. 7 ; ma cfr. qui nm. 78). Un po' fuor 
di regola alcuni casi di iato con -w, come bwce'u boleto, cfr. 
nm. 17 e il normale bwdw nm. 59, c^u •aretu ariete, che non 
conosco se non dai lessici e avrebbe accanto il regolare aydw^ 
Bosafueu^ gi4 in grlb 18, 21, Bolzaneto, paese ricino. Tutti di 
origine sospetta. — Iato con -e. L-e cadde anticamente, nm. 78, 
cosicch^ gi4 h scomparso dalle ^ Rime \ e la vocale aperta e lunga, 
rr, rimasta scoperta si abbrevio: come un case di iato origina- 
rio possiamo forse considerare re rege (lat. volg. *re(j)e?); 
in trce^ femmin. di tre'y tres, da tree § 2 B nm. 41**, I'-e si 
coiiserT6 come indice del femminile, onde persiste la lunga (e 
forse contiene anche il neutro trea), Non parlo qui di de deve, 
perch^ si pu6 sospettare, per le forme d*altri dialetti, che 
debeo assumesse vocal breve. Casi d*iato romanzo: arc. f§ fede, 
scritto di solito fee, cav. 26, 44 ecc, rg rete -i (plur. ree rl 29, 
22), arc. v§ vede*, sah Turpe, cfr. il pis. Turpe Torpete. 



* Come si vede, ho dovuto mutar di pare re suUa inaggior parte degli 
-tf finali breri che ricorrono nelle *Rime' in rima. Mentre, cioe, li avevo 
coasiderati come chiusi, § 2B nm. Pi (in princ), penao ora che tutti foB- 
^oro aperti e si avessero cosi fin d*allora le medesime condizioni che ap- 
pftiooo nel sec XVI e si continuan tuttora. Infatti, come spiegare un /(^? 
Restano per6 certe difScolt^ pei vocabolt dove non seguiva un ^e atono 
a per qaelli la cui vocale tonica e il lat e. Ma trascurando ^ es t, ch*e re« 
^lAre, rimper. fr|, da b^(i)^ che va confrontato colPod. ij to*, da te{i) tieni, 
. 127, che {como e que rl 63, 90: de debet; sai che^ 72, 17: fe fede: d» 
▼0, ecc), la cui vocale aperta pu6 avere ragioni consimili nelFenfasi 
rfellA pronancia (cfr. il tosc. chg, negativo), Ddmine rl 115, 3 (: e e), che 
»i pad giustificare in piu modi, rimangono fe fece (rl 2, 19: fe fede, e 
eo^ d. 136, e spesso), de diede (rp 4, 55 : e e), inoltre je gi (che rima con 
«««o de diede rl 53, 132), e pod (che rima con fe fece rl 56, 199), i quali 
indacoQO al sospetto che talvolta il nostro poeta si lasciasse indurre a ri- 
una vocale chiasa con una aperta. E nondimeno conviene attribuiro 
altro la vocale aperta a fe fece, perche troppo spesso ricorre in rima 

ArchiTio fflottol lUl. XVI. 8 



114 Parodi, 

Sillaba chiusa. 19« e^ kunse'ggu mdvegga maraviglia, arc. 
seggu ciglio, wega anter. bre'gga^ gramena^ kavellu gvize'Ua 
nm. 114, tase'lluj rumesellu nm. 101 (ma anche kute'llu ecc., 



con altre aperte; e inoltre a de diede, il cai -^, da -e lat, potrebbo esser 
parallelo alF-o, da 6» lat., di bo ecc, nm. 29; infine anche agU altri per- 
fetti, come te^ poi. La riprova di qaeste conclusion! si ottiene esaminando 
la rima del poeti posteriori, i qnali continuano a tener ben distinte le due 
serie •€ aperto od -e chiuso; e distinguono inoltre di norma anche fra -f 
ed -er (lungo). In fogl. rimano fra loro, da una parte soltanto de deve, oc vede, 
e est, piaxi piacque, f^ fede, oimi, de pS presso, perchi^ e perfino, una volta, 
la congiunz. se (e assai di rado le lunghe aperte cri crede, credere, me mia 
mie, si sia, ecc, le quali stanno quasi sempre da se); dalPaltra parte, soU 
tanto D«, re reo, me mio miei, le lui lei, digh*e dico io, prome rimpetto, 
derri dietro, pe piede -i, pape carta, crude^ ecc. In cay., dove non si trova 
nessnn e aperto e breve in rima, rimano fra loro soltanto gli e aperti e 
lunghi (scritti ora •or, ora "e^ ^, •e): eras crede, credere, see sia, ste sete, 
mce mia mie, moce mai, moce mart, ecc; e fra loro soltanto gli e chiuii e 
lunghi: De^ me mio miei, le, ti e tu sei, ce cielo, ecc. Aggiungiamo eke 
neiredizione del 1745, dove Tortografia e senza paragons piu accurata e 
piu chiara, db rappresenta 1'^ aperto e breve, ce col circonflesso Ve aperto 
e lungo: crce (col circonflesso) mce mia mie (id.)» ecc, ma ra^ *re*» e 
*rete*, /^ fede, o^, vede, perch^^ aloc^. Un piccolo anacronismo e la 
grafia ntof, col circonfl., per 'mio, miei*, la quale fuor di rima prevale; 
ma essa ci apprende che nel 1745 il maschile me era gik stato attratto 
dal femminile. Nondimeno Toscillazione di grlb, comm., chit, fra codesto 
i9ur, usato anche pel masch., e me, cioe mf", usato anche pel femm., c*i]i» 
duce a credere che avvenisse anche il fenomeno opposto, cioe che il ma- 
schile traesae con se il femminile e durante il sec XVIII si adoperaaaero 
quasi indiffe rente men te mce o me per i due generi e nnmeri: oggi mf noa 
sopravvive nhe nel contado. Rime di grlb: dee (comme se dce^ sempre vivo): 
va (va^f vi): dk diede: fee (fd) 'fece* e *fede*: reseiorve: a ^accors^i vos^z 
conoscii perche: che: appi presso. Stanno di norma da ae le lun^a^ 
cree ecc, ma con esse va anche mce mio miei, e inoltre, le due volte eh^ 
ricorre in rima, anche grte^ oggi f/r^ crate, nm. 40: vorri dire che in qv^l 
tempo era ancora lungo (e invece ana rima meno esatta quella di rmrt^ fm 
fede con maeataf 17^7). Stanno a se: Dommenedei me 'mio' e anche 'mia, 
miei*: promi^ ecc; con esai rima, contro Tuso anteriore e contro Tanalogia 
di appa^^ anche Tare de p€ o deppe, certo per attrazione di pe (ana volta cl« 
pr rima pare con -i, 19, 11, e sono oscillazioni proprie dei vocaboli qoaai 
caduti dalPttso; cosl e da giudicare forse di Di che ai trova nel m«d»- 
aimo eaaoy 11, 15). Rime di chit se di: se vi: i: Bi: fi fede: ca/}9: ohoix. 
perehi; poi, erm: quee quale, ecc; infine le: depS: foresti^ ecc Conclodiamo £ 



Studj liguri, § 3. 11 dial, moderno di Genova. 115 

nro. 9), Stella I les'^sse leggessi -e, ecc, sesia siccitas, vessa 
veccia, l-eska, beslia^ anch'esso forse con e, cfp. Schuchardt 
Zst. XXV 345, e ad ogni modo semidotto, mescuy krese adesu 
sreglio, e'hdegu indaco, e'ndezu in dice guardanidio, e'nbrezuy 
i soli in- rimasti; lugeh§a nome di certa uva e mas'ehgu (ca- 
cio) marzolino, ultimi superstiti del suff. -ing, ma ramengo in 
cav. 42, Fiamengo grlb 11, 43; sirens' e tens' e tentu^ sehta 
cintola, kximensu^ soli resti deU'antica serie impenze fogl. 71 
^pingere, impenze 19 dipinge, depento centa (part, pass.) 48 
atenze 50 arrivare, venzan 25, e cost fino a tutto il secolo xviii, 
iwenze cingere, venze ecc. (ora vihse dipins'e dipihlUy ecc). 
?evstre'Uu etic. nm. 57; per petlu nm. 79. Dotti o semidotti, 
ahretyu ad arbitrium ^a fusone' e ^alla carlona, alia peggio* 
[arhetrio rp 8, 145), vedru (per Tant, vriu), sedru. 20. f, per 
speciali influenze consonantiche, cfr. nm. 9: fgt^mu verde ecc, 
e davanti a -5m-, nm. 95 : scezimu senno, dall'ant. cesmo, Miscel* 
lanea Rossi-Teiss 339 sgg. e § 2 C pag, 53, hatoezimu mcezimu, 
arc. incaniaeximo comm. 120 (accanto ai dotti kynstidnezimu mi- 
l^'zimu ecc,)r forse davanti a -sh^: menestra singstru (solo nel 
detto pgffu singstru alegressa prestu, il quale prova forse an- 
che che un tempo pronunciavasi preslu, nm. 9). Per attrazioni 
varie: asella frengwcelu^ ^naneska manesco, reska lisca. Bate- 
ftu Battista, dgspa dispar (nella frase ese in dgspa esserci 
scarsita). II curioso ce di prceve, infine, in quanto possa consi- 
<lerarsi qui (cfr. Arch. X 465), sari sorto nella forma accorciata 



gli -c broTi e chiusi del dialetto, qualunque ne fosse la provenieDza (poi, ecc, 
• coa esso /«, poi probabilmente de diede; inoltre perche^ ecc.) divennero 
*pertt per pora spinta fonetica fin da tempo assai antico, e si cooserva* 
ruDo tali fino a noi, benche il loro numero venisse assottigliandosi, o per 
U scomparsa di molte forme e vocaboli, o talvolta anche per motivi d*altro 
geiiere (od. k^ e perkf' assimilati al tipo proclitico). L*arc. appg risale ad 
UD 'app^^ con abbreviamento sintattico. Quanto agli -e aperti e iunghi^ dei 
\iuli dobbiamo supporre I'esistenza (•/JJ fede, da ^fiye *fiyde^ *ve^ vede, 
ongioarii o attratti *d? deve e ^/? fece, ecc.)t si abbreviarono assai prima 
ch« sorgessero i nuovi -«, risultanti da contrazione, di liherta^ ecc; ma 
I'iDgo doveva rimanere crier (da ^crgyer *cr{yder)^ perche anche in esso 
*- tarda contrazione, e er^e crtt^ cfr. § 1 B nm. P i (1*6 chiusa delfantico 
<^fV proYione da cr^u cr^i). 



1 16 Parodi , 

*P'*fi ora prcej nm. 18, non senza attrazione di ft'ce fra*: pr» 
Lwehsu come free L. 21. o, dopo r, paro, in es. sospetti o 
plebei: roidu rigido cas.* (in grib 18, 27 reidu); grdpia greppia, 
abroliu nm. 19, sgros's'u greggio, tutti con 6 breve. 22. i. 01- 
trecch6 nei noti mm/ru, nm. 45, e t;m/t, che vanno col pais'e 
del nm. 15, e oltrecch^ nel soli to bisa^ potrebbe credersi dovuto 
al suono palatino contiguo nei difficili aspertize mulize ne- 
tizCj ecc, del nm. 140; ma I'ipotesi non sodisfa del tutto e il pro* 
blema non si ristringe al ligure. Yocaboli alterati variamente: 
partic. missu^ suU' ant. perfetto, ma il sost. messu fogl. 25, che si 
conserva tuttora nella frase parla a stramisi quasi Ura messi% 
col senso di 'parlar a vanvera, sgarbatamente'; 'di/u detto, su 
di§Qu e Tare, disi^ aiutati da scrituf^ ecc; intru ihsu initio 
ihpuy come anche ihsu gonfio, su intra y ecc., e forse rantica 
oscillazione, di cui al § 2 B nmm. 8, 18, fra en- in-, spiega 
pure Vi di intima l-iniinia Korting^ 5093, cui sta accanto il i*e* 
golare l-e'tithna ; striggUy sost. slrigguy su strigd'y nm. 89, cfr. 
streiaporco § 1 'A nm. 7, e cosl forse rus'iggu su rusign ny- 
sicchiare. Infine famigga miggu miliu, tiggu, e.aggiungiamo 
kuniggu kavigga lehliggaj Una § 1 A nm. 7, suUa cui quan- 
titi restano dubbi piu o meno gravi ; e il solito bifida. Per vinse 
dipihse, dipiiUu ecc, nm. 19. Letterarii, pUtua se}*visiu sinistrti^ 
ace airarc. senesh'u fogl. 108, comm. 16, cfr. nm. 20, fnalifiu 
per lant. marenu^ certo anche 7^isa rissa. 

I lungo. 23. Intatto in sillaba aperta e chiusa: sxUi sehlT 
f>ih vesiQa si si, ecc.;- ahQilla mille tristu sihque kins' e^ ptu 
fict u ^presto', frltu pikku picchio, vb. e sost., figgu migga pina 
intissu aizzo, nissu mitiu? pf. arc. miii scrisse^ ecc. 24* f^ 
nella formola INA: bwe'na bolina, gwe'ha guaina, nm. 42, we^nci 
orina, sardeha sardella, forse skeha, skaveha sverza scheggia^ 



' II cas. scrive reudo^ reulo rutto (cfr. nm. 27), che nella sua ortogra&% 
talgono rotdu rottu, e mi pare infatti che quest*uUimo dalla plebe ai pro-> 
nunci ancora cosi; ctr. rovma nm. 3d. Per Tortografia di cas. (e ol.) at pa« 
ragoni reudo con beuta bautta beulo baulo baleustro leudo liuto (specie tii 
navicella, spagn. laud), ecc. (in pgn. inveco beulo baleustro)^ i quali vaiiiit> 
al nm. 54. 



.■■in. 

... 15, 

I ricor- 

aiga'), i 



118 Parodi, 

kosa coscia toseguy posa postea, nel contado, oggu, e con 6, come 
in molti dialetti, pi^ogguj skoggu nm. 152 , Muhtoggu Mons 
opulus, nome loc.;- noUe kdttu ottUj per nditCy ecc., nm. 124 a, 
e viYO sempre roitu^ cfr. mil. rod dall'arc. roit^ inoltre i nmm. 21 n., 
122. In sonnu 'sonno* e ^sogno' supponiamo fusi "^sonnu e sdnu 
somniu, dei quali il secondo i yivo in parte del la Liguria, cfr. 
bes'onu e inoltre gli oscuri si§6na e verQdna. Non oso attribuire 
importanza airaccento di terzultima di ho'lura (?) od. kdlwa ^ il 
Golle^ (ma sciu ra coeulla de Sarzan comm. 251), nome d'una 
locality di Genova (pur tacendo di coeulora collera grlb 14, 52; 
16, 71, o cceidlera comm. 118, che si continua neU'od. plur. kolye 
macchie rosso sul viso, rossori), n6 di sokkay da anter. sdkkari 
zoccoli; e anche meno alia palatina di scoppu ^scoppio* e 
^schioppo\ Hanno pur consonante doppia, ma anche piu dei pre- 
c^denti si palesano coiffe accomodamenti seriori di vocaboli iro- 
portati: siroppa -u torma, gregge, %\k in grlb, siropyuy gia in 
comm. 311, Qobbu (usuale h s'ehbu); infine eubriyo cav., ora 
obliQu. L^uno o I'altro sar4 dalle forme arizotoniche, come 
boltu: buld\ II Mey.-L., it. gr. 28, non riesce a persuadere cbe 
in parte. 28. o d*apertura normale davanti a m, in parola piana: 
ommu dommUf arc. kommu § 2 B nm. 10, che h la forma usuab 
del Foglietta, tranne un es. di come 70, cio& probabilment^ 
kumme^ che poi appare, gik nel Cavallo, la sola forma in uso, 
cfr. nm. 103: in kommu Tant. uo fu preso per I'uo dittongo 
romanzo, donde poi o. Non indigeni: feryolu ferrajuolo, pugoln 
limdzina ecc. 29. Finale, o: to so tuo suo, po e I'arcaico 
bo^ ora solo in skolabd o shr. lupinella, lehgua de bd lauro 
ceraso^ e nella frase scherzevole dggi de bd, casi ne' quali non 
poteva aver luogo Tattrazione del plurale, bazaikd basilico, cfr. 
Horn. XXII 301 sg. 30. u, per efletto della nasal finale, nei 
tre monosillabi bun sun />nin, donde anche buna tt^ha (ma 
s6nna)j cfr. § 2 B nm. 10. 

breve di sillaba chiusa. 31. o d'apertura normale: kolln 
komu akors'ise accorgersi, sorbia sorba (ma surbu su surbf ecc.), 
possu ossu nostru donnaj ecc., e anche qui orlu I 262, II 37a, 
un po'sospetto; con kj o forse meglio con kkj: cossa chioccia, 
skrdswa stampella, ma b dallMtaliano figossu figlioccio. Per i 



Studj liguri, § 3. II dial, moderno di Genova. 119 

casi di 5 classico latino davanti a n complicato, vedi il nm. se- 
guente. 

lungo ed U breve. 32. u schietto: su sole, ku da an tor. 
Aurt? colore, pres'u caglio, arc. sazuh sat i one stagione, ecc, 
du§a doga, con o greco; — §ua gola, s'uvenu arc. B'uve nm. 178| 
s'uvu giogo, gumyu nuze lu lupo, arektivyu allevio, ristoro, 
cfr. Tit ricffvero, ecc. Per baldWy nm, 49, per meswia e simili, 
nm. 66, per kommu nm. 28, ecc. Non sono originariamente 
popolari kunsdlu matrimonyu taramottu rodu ant. rt^ rl 125, 
5, voiu e vutu ace. ad ihvuj ecc. — In sillaba chiusa, si ha 
pure u: runa furma kurte kunuse ecc., kurpu purpu tumu e 
(utmiuj riiumuj spuns'ia; — seiilla ora sydwla nm. 59, hive 
fxiiina fiocina, as'uns'e e o^'tm/u, puhse e puhta ecc., cfr. 
nm. 193, survia sopra, suttUy fenuggu s'enuggu. Yada qui an- 
che I'o class., seguito da n complicato, poichd probabilmente nel 
latino italico scese ad p, cfr. Riv. di filol. class., N. S., II 124 
sg.: kunha luhQu e luzi lungi nm. 179, funte fruhte kuntra 
fruns'a *frondea, askuhdej ecc. Oscuro & verQanUj cfr. si§6na. 
33. u : mensuhu su mehsunct, attratto a sua volta da sunoL ; iiUtu, 

U lungo. 34* u, in sillaba aperta come in sillaba chiusa: pun 
puro, pua polvere, da piira^ coirit. pula^ arsOUj scumma rus's'e 
ruggpne, fruQu furico, su lasii', e analog, s'u Ids'u. Non po- 
polare d' origine kuhiunuy de ft., dove pud parer dubbio se Vu 
risalga ad t, nm. 25, o se invece vi s'abbia un u vero, comunque 
sorto^ come nell'ant. padov. contugnio. — ruska polvere da 
concia gustUj arc. gustra nm. 132, iihs'e undici, piinu X 446, 
kwHu comune nelPAlta Italia, cfr. IX 337 ecc., kuhdiUu ri- 
diUu su kuhdue ridiiej come su'su sofSo su sus^; busuy it. 
bp^so, cfr. busu ruota pei numeri del lotto e bustva bussola, 
lettiga, nm. sg. , inoltre il fr. buisy il piem., ecc. 35. i, in 
irifulUj certo non indigene, come non dev'essere rikwa ru- 
chetta, cfr. mil. riccola; in rimeza romice, che ha accanto 
rumeza e anche re'meza^ certo appartenenti a- piccolo variety 
locali e alterati per piccolo cause che ci sfuggono: cfr. il piem. 
rimes e i lomb. rumes rimes; in brina pruna, § 1 A nm. 15, 
e in Mswa sec. a bustva (il secondo, credo, coi due sensi ricor- 
dati al nm. preced., il prime solo con quelle di Hettiga*), i 



120 Parodi , 

quali dipendono dalle forme arizotoniche dissimilate briiiun hi 
swSla ecc., come dipende menissu ^sminuzzo' e ^minuzzolo* da 
menisa e kuminiQu do V estrema iinzione, cioh la kumini§ay da 
kum%hi§d\ nm. 108, e forse brtQwa § 2 G pag. 51 da bH§u>elu ecc. 
Ma questo deve qualcosa anche all'attrazione di altri nomi in -igu*a 
anter. -igura; e con esso vanno ankis's'e incudine, dall*ant. an- 
cuzen § 2 B nm. 12, rifatto su karis's'e ora kdi$'e fuliggine, 
kina^ cuna, su ninay e si dice infatti hinoL anche per nina nin- 
nare, cullare. In pria primiza pietra pomice, si risalga ad ^u 
o ad u, si ha in ogni modo un'assimilazione di sillabe. 

Dittonghi. AU primario. 36. Hk Oy di apertura normale : arc. 
Poro fogl. cav^ ora Powlu^ kdu da anter. koru cavolo, res^Mi 
•ex-aurat, tdu toro, ires'du dw, arc. gave grlb ecc, ora j>or//, 
kosa reposu cosu clausu nm. 168 e cfr. descode s. D, oka 
poku roku nm, 187, cota^ vedi T;- ardbu rubo e roba. — 
D^ oWj in vocaboli dotti, kdus'a nousia frouzu ace. a frozu 
frodo. 37. Secondario: fdUy tda e tdtca nm. 62; /b fagu; (per il 
contadin. ad ol. *aratu per aratru, cfr. qui nm. 211). Da o 
breve in marottu malato, per attrazione del sufT. -ottu, e in 
pavoUOy ace. a powla, nm. 52, perch^ non popolare. 

EU. 38. rdvma e roimay per Tant. rema rl 115, IG; 134, 
228, cfr. Studii di filol. rom. VIII 160. 

Incontri di vocali toniche con atond. 

39« LMncontro di due vocali, non originariaraente attigiio, 
presenta nel dialetto genovese particolarit^ degne di nota. 
a) L'iato, ancora frequente nei testi antichi e in gran parte 
della Riviera, e divenuto oggi assai raro; perch^ due o tre vo- 
cali, che non possano fondersi in un unico suono, si stringono 
insieme, venendo a contatto, in un dittongo o in un tritton^o, 
dove I't e Vu (u, talvolta d) passano nolle semivocali corn* 
spondenti. £s. varii : sva sudare svdmu svai svdw sudato, ecc., 
e COS! dta daU'anter. dura\ dvc'muecc; lawoj anter. Iavu9*a 
lauruy Idwu lavoro da laiiu^ laioe'nimu, lawyo (law-y^ lavo* 
rero, con i analogico (come in s'uyb* giurero diyo diri> diyhnu 
diyey direte — y tenuissimo — >; mentre h originario in amiyo* 
mirero, ecc., cfr. la Morfologia). Si sente, pel solito s$va 



Studj liguri, § 3. II dial, nioderno di Genova. 121 

lare, anche s'Qea. Accanto a pwla paura, h spuyiifi'u pauroso; ac- 
canto a spaswia scopa spasuya. Rimangono pero sempre distiiite, 
aU'uscita, le vocali di -c^a (dove V-a pu6 cadere, nm. 78), di -m 
-/a, -tia, -iiu 'i'lay ou -efa^ arc. kitvo&a ora kwcSy niu pria^ nuu 
nua^ v()u iDoa\ cfr. nm. 72. Ma per6 miyu da mariu, e al plur. 
uniyi^ perchS le vocali contigue eran tre, e cosi pure mdyile per 
mariiie maritati {Vy h debolissimo), peyu pelo pe'yi tu peli, an* 
ier. peiru peiri, inolire pe^yilu (quasi pSilu) p^lalo, moyu mature 
fnoyi, Finalmente, ad eccezione di -da, nm. 72, restano in iato 
due vocali all* uscita che sieno venute a contatto solo di recente, 
per la caduta d'un r o talvolta d'un v: amdu amaro, kdu, che 
ha tuttora i^ccanto karu ^capo di refe, di fune, ecc.' (ma cfr. 
nm. 49), si§uu fischio. b) Se per qualche motivo, tra due vo- 
cali, di cui la prima sia accentata, Tiato persista, la seconda h 
soggetta a cadere: dulu alto, poi atii^ nm. 50, 149, (ma nell'a- 
tona Tare, otd altare), "^peilu da *pyiitUy poi peta^ m^i§u da 
^'^y^^ poi meQu (ma slre'yiu nm. 57), koitu poi *kdlu kottu 
nm. 64; arc, kahld-vu per kantdi^vu nm. 44, cfr. nm. 57; piu 
dubbii i plurali puhpe mU fig9 per gli antichi puhpe'i mui 
fgoiy nm. 74\ c) Fra due vocali contigue, talvolta se ne sviluppa 
una terza di passaggio. Gi6 avviene nei gruppi che comincino con 
le vocali chiare e, o (d), le quali sieno seguite da vocali molto 
diverse (w, rispettivam. a, «, i): vedi i nmm. 59, 62, 63, 67, 68. 

AK 40. Si contrae in cp, § 1 B nm. 2 e specialmente 
nm. 44^: gia in fogl. h sempre e, sle estate, cfr. -4t, sode sol- 
dati, ib., ora ncg§e natiche, sUce' citti, ecc. ; per Tare, stri strada, 
fogl. 75, 77, cfr. § 2 B nm. 45, e per Tanalogo ftoe qui nm. 43. 
Contatti recenti : kce§a da anter. kdreQa incanto, asta, §(elu da 
anter. garellu gheriglio, spicchio, skanbcelu da anter. skahba- 
rellu (?) sgabello, lekcesu da leccarezzo fogl. 135 ghiottone, da- 
tj(BSu manesco, kunpces'u da hunpares's'u comparatico (fatto su 
Aaies's'u ecc), fi§c6tu fegato da fiQare'ttUj nm. 97, forse tardo 
ampliamento d'un *fi§duy cena arena, ecc. Per ulteriori sviluppi 
dove si confonde con os da at, vedi qui il nm. 43. 

AY. 41« Si accorda in tutto con ce, e proviene da varie 
fonti: camcc da camdi ^chiamiti' e ^voi chiamate*, asee' abba- 
i, fcetu Icete nm. 192, pu?^ mwci padre madre; femmin. di 



122 Parodi, 

-ARiu, fercva^ da feraira^ mazelcea ecc., § 1 A nm. 2, ecc; 
7''€ena rana, osgua^ ecc. Per di di contatti recenti, nm. 47. 
42. E e davanti -n o -n^: cehtu planctu, per via deU'antico 
caihtu nm. 193, grehdi grandi, ken da ^kani *kaini. Foi^se 
va qui anche §wena da guae'ha nm. 24. 43. irof o, davanti 
a nasale, tce\ semprech^ preceda una labiale: casi di ae^ fw4 
fata, da un anter. "^fde^ nmm. 40, 96« donde ^fce^ che forse si 
abbrev]6 in *fSy cfr. nm. 126, arc. spui spade fogl. 135 spcxe 
grlb 12, 55, coram. 313; — casi di dt, pwce mtocCy da paire 
pcere^ maire mcerCf § 2 B nmm. 2, 33 eca,. pwda paja, sost, 
II 114, X 143 n., arc. puaeru sembro, ti pttceri ptsceranj e 
vuccru yalgo vuceri vuceran^ repuasru riparo, ora solo pdu ecc. 
e vdu riparu^ arc. moas ora mai, sempremocc cav. 147, zoeumoa? 
cav.* 243, grlb 11, 53 oggimai, cfr. ^Avverbii', moce cav. 80, 
ora malt, moee mari cav. 124. tl poco chiaro, per I'f, un es. 
di ae, pwela padella, dubbio poela cav.' 16 {paella ross. viagg. 
sari della provincia), ma forse un anter. ^pwdla fu atiratto dal 
dotto padella (e da -tcSlaj twSla toletta ecc?) Non giova il 
nm. 83. Davanti a nasale: mtceh mani, pweh pani, barbteeh 
sing, barbah spauracchio, Miscellanea Rossi-Teiss 343 sg., arc. 
sermoen germani comm. 193, spoenio spanto comm. furb. 2t), 
cfr. nm. 193, del contado fwehti fanti cioi ' bambini \ sul quale 
anche il sg. fwehtUj gik in cav., piu curioso spoenie spente 
grlb 20, 75, che e forse un^ esagerazione letteraria, poichi in 
tutti gli altri casi I'inserzione del w dovrebbe essere anteriore 
al chiudersi deH'o? in e. — II piu antico esempio del fenomeno id 
discorso mi h dato da div. 1473 poera pareat. 44* di perde 
Yi negli arc. cantd-vu per kahtdi-vu ecc, favo fogl. 84, ecc.^ 
cfr. § 2 B nm. 44^ e qui nm. 39 ft e Tronomi enclitici': le flue 
vocali si mantenevan distinte per virtu della forma senxa Ten* 
clitica* 

Al\ 45. Passa, per via di e/, in (St/i) ey^ che appare giik 
in pr. e mu., § 2 B nm. 16: meUftm da maislru^ §weime 
guaime reiOua ♦radicula propaggine, e resize radice, arc. 
pareizo grlb 9, 58; ma Tod. sceta h dallMt. saetta^ che tn>* 
vasi trisillabo cav. 42. Per keilu caduto v. § 2 B nm. 68, s. ^ ca- 
dere*. I perfetti arcaici di 1* con. restei (-^y) fogl. 101, presiei 



Studj ligari, § 3. II dial, moderno di Genova. 123 

baxei ecc. cav. piagg,, da restdi ecc, dovranno il loro -ey anormale 
ai perfetti di 2*, nonch^ a dey diedi, cfr. la Morfologia. Infine 
aleitu da aleitcLy cfr. Icele^ asgre'ya sciupo, all. ad asgdyuj e 
a^we'ytu 'osservo di nascosto' su asgreya a0weytd\ raa 5(?a- 
raguoAo grlb 19, 34. Davanti a nasale si attenderebbe e^ ma non 
ho esempi. 46. u>e'y (da wiy'i) dopo labiale, cfr. nm. 43, ma forse 
wi davaati a nasale: hoei badile cav. 75, od. hwey^ cfr. nm. 115 
per le atone ; — fwih faina, se h da porre "^faih *fein ^ftveyfiy 
ma Tu 6 molto diffuse. Quanto a bweh^ certo da un htoeyrin 
*badilinu, sono chiare le sue condizioni speciali. 47. ai passa 
in ay J se il contatto h recente, ma in as davanti a nasale: gah- 
kaya biancheria, ostaya^ mdyu marito; cfr. dy di §dibu da 
anter. gdribu garbo ; sdyu savio, buono, detto di un bambino, 
at*mdyu ecc. — lu94^ lucherino, da anter. Iv^arih^ mgn ma« 
rino m§ha marina, feiia farina, ecc. In puvyeh polverino, certo 
da un puvarlriy Vy si deve a piwye. 

AEL 48. In dy, pdis'e da paeise fogl. grlb., chit. (; zeneize 
120), cfr. pais'e nm. 15, qudizima da anter. quareizema cav., 
nm. 12, plebei diva e sdiva all. ad aveiva saveioa^ e sempre 
pdiva da pare'iva, pdy parere, vdy. II qweizima di cas. sa« 
rebbe un compromesso col dotto quare's'ima* 

AU. 49. (^, sia da du sia da au: traccie di ou %\k nelle 
* Prose\ annunciou 31, 9 (cfr. annuncid 92, 28, bed beato 60, 
18; 63, 18, ecc.). Da varie basi: fusdw camdwj cacdio peskdw 
pescatore, baldw ballatojo, bevydtc abbeveratojo beuerao fogl. 41, 
I6w labore e latus, sdw sapore (nella frase hH mcezimu 
siw collo stesso gusto, cio^ 'senza risultato'), e anche salatu 
(peiu S(iw)f per via di sardu sardw sadw^ nm. 84 ; kow capo (solo 
in proclisi, ow kow du gurnu a capo del giorno, cfr. kdu qui sotto, 
ko nm. 116), mduzu maroso nm. 170, bdus'a bavosa (in lUmdssa b. 
lumacone). Pei casi rimasti di -du, in contatto recente, kdu 
^caro' e 'capo\ mesidu nonno diduj ecc, nm. 39 a. 50. a, 
dairant. du, nelle solite formole toniche alt ecc, ann. 24, 
§ 2 B nm. 24 e qui nm. 39 by dtu sdlu db^ Bddu fdda^ fdsu 
kdsu calcio, sdsa salsa grlb 5, 26, ora sarsa. Dal frc 6 gdnu 
giallo, certo da anter. gaunu ; onay se si confronti con ontanOy 
fa pensare ad un lat. ^aunu; cuhu piallo h conu per es. a 



r 
I 






124 Parodi, 

Zoagli e fu rifatto su cana ecc, ma appare rocabolo for^ 
stiero, cfr. Mey.-L. it. gr. 35. 51. a davanti a nasale in sil- 
laba chiusa, san sapone, affatto plebeo, Sana ora Savuiut, 
tranne che nelle frasi fa w vid^u de Sana far un breve via<r- 
gio, che trovo anche grlb 15, 6, ed ese sehpre in se Sana es- 
ser sempre alio stesso punto, anche in comm. 324: certo per via 
di sadh ecc. Si stacca soltanto mun mattone da un anter. matiit, 
nia certo h attratto dal plur. mawlh ora mwih nmm. 66, M. 

AO. 52. (fwy barbdutu anter. barba^^dtlu rondone, mdal*' 
ace. a mardtiu, pdula ace. a parolla nm. 36, skdula e skaroUa, 
kasdula e Iiasardlla; fdw e fold. Ma, per necessiti fle5«siva, fn 
so do far6 sar6 dar6, ace. ai piu usati fay 6 ecc, v. * Future \ 

AU (AO). 53. oy da un anter. 6r, affilatosi per esser venule, 
dopo la recente caduta di r, a contatto con altra vocale: fnoint 
mature, da maiiru; -atura, seroya^ da seraura^ segatura, en- 
vO'ya ♦clavatura serratura {moy-u, seroy-a^ ecc,). Si confront. 
boyu (ace. a bevuu) nra. 61. La serie si pu6 ricostruir co>i: 
caveuraj cav(fvra vivo per es. a Sassello, cfr. nm. 159, <(i' 
v^va che par rappresentato dalle grafle deH'Olivieri scahwr- 
reuua sereuOa^ e dhlV -eim di cas.; inflne cavd'ya. fe da dubitare 
se gli scrittori non abbiano preferito sempre una risoluzionf «ii* 
versa: da caveura forse cav^vra cavora cavO'a: appellcK'ii 
richiamo e atnareura fogl., dove 1' eu, come il verso dhnostra, 
vale per una sillaba, acconceura ecc. cav., sciappeura avc- 
neura incrinatura ecc. ross., appellosure grlb 5, 1, mofwrenia- 
ture (come Iceago scceuggi)^ e inoltre lignceua inzegnceua ordipio. 
atrovceura coram., agueitSua ciavSua piagg. cas. (come figieuny 
Sarebbe state dapprincipio un vezzo delle classi piu alte, e si ^* 
rebbe tramandato per opera dei poeti. Tracce dell'evoluzione jni 
comune sono un accon^o^ih^a cav.' 76, schiappetiura ross.', f- 
rujura grlb 10, 34, cfr. § 2 G s. fendeura in n., mceurd nwi-- 
rare comm. 321. Nondimeno in rima le due serie ciavhuij figi*^" '• 
sono sempre distinte, anche nel Piaggio. — Esempi aJqoact 
diversi, perch^ il contatto 6 recente, kaloyu *callarutu jji^a- 
scotto, da 'callo*, ahihgdyu Jungo e sottile, cfr. longnr' j 
fogl. 46: forse per via di -a/''w -oi'iu -o'rw, cfr, nm, sg. M. ' » 
(con V alquanto piu affilato che di solito): a quesia fase 5*jr* 






J 



Studj liguri, § 3. II dial, moderno di Genova. 125 

resta il dittongo davanti a consonante, in alcuni casi di recente 
contatto : anzi s' ode talvolta ancora dii (con a oscuro ed v quasi y) : 
govgu e anche gdvgu imbroglio, discorso imbrogliato, certo da un 
[jai'ugguj Idvga e Idvga ♦lavatucla rigovernatura, tnatcfvsic 
da anter. matarussu pazzerello; pei due primi h da supporre 
che durassero a lungo le forme col t? e ne ostacolassero il ri- 
flesso normale. 55. dy: u bdisa da anter. u bavilssa scombaya, 
e bdise bare, ihgdi^u garbuglio della lenza, certo da inQaviiggu 
cfr. il nm. preced., bdilu baule: credo sien rifatti su baisuy 
ilxgaiga (i lessici ingauggid)^ baila valigiaio. L' a di bdilu ebbe 
|)er6 certo un sostegno nel piu civile baviillu : inoltre si sente an- 
cora il normale bovlu^ nm. preced. Anche te sdyu ti saluto conserva 
Ya per un compromesso con te saliiu. Infine in dime (i vocab. 
atone) allume, da ariimme, sari. da considerare I'iniziale e 
anche Tazione dissimilativa del m. 56. acf in a:: in buncega' 
'buona voglia* (specie di galeotto volontario), ora 'birbo, bric- 
cone', e inoltre in adcetUj un ad., cio^ iiha da oltu una da otto 
(specie di moneta), frequente in comm., ma un-na dcslo piagg., 

cfr. nm. 120. 

« 

EI. 57. Resta se proviene da -ect-: te'ytu sire'ylu^ probabil- 
roente da *te'yUu^ ecc., akuge'ytu collect u, su cui ihguge'yiu 
arvolto; bene'ylu sari *bene[d]ilu. Contatto recente Fe'ypu da 
Feripo fogl. 41, me'ytu e meinlu^ iaey anter. overJ^ (giorno) 
feriale, nm. 100 ecc. Ma pelu da pyeilu peitu nm. 39 & e 6, 
in4gu ib.; si confronti Tod. emu da e'rimu eravamo. Si sente 
pero anche ^imuy per Tefficacia conservatrice della 1* e 3* e^u 
ea^ ma esso finisce di solito necessariamente ad e'ymu: si con- 
fronti il nm. 64. 58. e anche davanti a nasale, arc. renna 
§ 2 B nm. 6, fogl. 25, 36 (scritto reinna 39, bisill.), frena 
nm. 209 ; contatto recente, sene'h e senerln, Ahge'h per Ahge- 
rihy ienpe'n e tehperih; bwe'h nm. 46. Per Vi dell' arc. price 
predico cav.«38, ptichi prediche, preghiere 31, mi contento di 
rimandare alia dubbia dichiarazione di § 2 B nm. 44^, e qui 
al nm* 118^; ma si noti che 6 vocabolo diffuse. 

EU» 59. *?'w7, donde ypw ed pwj nm. 39 c: da A/, azdw {axaoic 
grlb 9, 37 ecc., cfr. per la grafia § 2 B nm. 15 e qui nm. 67), 
bwdto {boreao fogl. 66: sanao)^ cfr. nm. 18, kastandw casta- 



126 Parodi, 

gneto, AzdWy daU'anter, Axet^ao fogl. 32, cioe aceretu (ita- 
lianizzato alia buona in A$serelo)j arc. c7*ao craou creaou 
credo fogl., craou grlb crao comm., cfr. § 2 B nm. 15; procli- 
tic! mow tow una. 119. Inoltre aydw nm. 18, kanydw canneto 
{canniaou grlb 20, 29) e, fuori di citti, il n. loc. Murtyow 
myptetu (italianizzato in Mulledo). Per rintatto ^f'u (o^fru) 
nra. 14; fa re'u far comparita, dallo spagnuolo (an'^o)? — Da 
eti: baldw battitore cas. tehs'dw ^tingitore' tintore, tesdw ; shaiow 
sbattitojo cas. allato a ordydw orditojo cas. strehs'ydw strettojo 
cas. iursydw •torcitoriu bastone, Che la diflTerfenza fra hatdw^ 
poniamoy e tursydw si deva alle consonanti che precedono, si pu6 
dimostrar verosimile col confronto di mdwla da anter. meitUa 
e di sydwla da anter. seiilla {seolle grlb, ^evoUe comm« 105, 
sevula ol.); ma & certo che i due suffissi -dw e -ydw si confu- 
sero variamente anche per cagione del plurale unico -we'y^ 
nm. 67, ed -dw forse prevalse, per attrazione di -dw da •an 
nm. 49, nei nomi d'agente ^ {tumydw tornitore, all. a turndtc, 
ha la sua ragione in turnyu)^ -ydw invece negli altri. *- Un 
caso di unione sintattica & il proclitico kdwa o kydwa nella 
frase h. V e? che ora h: kyowa h un compromesso fra kdwa e 
il piu civile ke-ua. 60* Altre unioni consimili: cc-u d& aw in 
irdwe cioe Iras ue^ tre ore, ov'i da tener conto cosi del ricordo 
sempre presente della forma intatta come della proclisi (Iraw-e- 
mes'a) e forse del r: ma tutto cio non impedisce sempre di 
giungere a trpwe^ secondo il nm. preced., e come fuori di cittk, 
Anche il proclitico kyowa del nm. preced. arriva di solito, per 
assimilazione, fino a kyawa. 60\ a, davanti a nasale, in iranse 
per trtff uhse tre oncie, per via di trmohse^ nm. 51; ma, poi- 
chd sono unioni sempre rifatte ex novo dai singoli individui, 
si sentir& pure, come da tj^awhse, trphse o quasi trp*nse. 

EU. 61. Oltre Y oy di hoyu^ %\k veduto al nm. 53, si puu 
ricordare Vo di alcune unioni sintattiche: dim cio% de tin, es. 
cu don piu d'uno, koh cio^ ke fin, poh cio& pe tin, es. dtci 



^ Si pu6 sospetUre che ia aleuni di questi si fosse sostituiU, come in 
altri dialetti, la desinenza -atore al legittimo -itork; ma non ae no 
possooo addurre prove, e anzi vi si oppone la grafia -eaor^ §28 noL IS. 



Studj liguri, § 3. II dial, inoderno di Genova. 127 

poh due per ciascuno. Nelle unioni col fortemente acceatato e 
est oppure & es, prevale il colorito di questi, cosicche non si 
arrivi die ad un e^ ossia un e pendente ad 6: es. u Vi-h sollu 
(o forse u V e'-n s.) 6 un gruUo, Per consimili suoni intermedii 
cfr. nm. 120 e ^Articolo indeterminate'. 

OA(OE). 62. Si rimedia all'iato con un suono di passag- 
gio, in Idioa^ che ha accanto il piii civile Wa, e nel plebeo fdwa^ 
ace. a /(Ja, nm. 36; ma non ne conosco altri esempii {soa ex- 
aurat sopra sdu sdij mda bruna sopra mdu, bda, ecc). Un 
po' diverse owdtru oh-altro, avvb. di affermazione, cfr, owe oh- 
eh, esclamazione ironica (ma tweta da tdre'lta^ ecc.). 

OA. 63* Da oiva^ nel dialetto piu plebeo e in ispecie nel 
sobborgo annesso della Foce (dove i\ w ^ molto intense, quasi 
coQsonante): niscfwa figowa^ ace. a nisifa ecc; e cosi ni- 
so we ecc. Ma sempre s'§vit nmm. 39 a, 166 (posto che fosse da 
s'Qoa)^ al piu s'§0a, con un chiuso. 

6L 64. Passa in p, nm. 39 b, *kdtu da koUuy ann. 36, § 2 B 
am. 36, e qui nm. 192, donde poi koltUy nm. 124 a, e cosi nolle 
otlu. Si ricordi anchet T od. v(flu vuotalo, all. a vifylu e inoltre 
a Vifilu (dove 11 mezzo iato di voilu e mantenuto per analogia 
di voa vuota, ecc, cfr. nm. 57). Rimane in ro'ylu rutto, nm. 27, 
salle forme arizotoniche, nm. 122. Cfr. ui nm. 70. 

UA VE (UO'J. 65. ktia coda, ecc, diie rue revere; ma 
kua coratella sigwa zufolare, e kwce anter. kuvce nm. 18, 
tnwcriu e mur§llu nm. 9, pwela nwelu novello, inoltre s'wenu 
da s'uenu giovine. In iato abbastanza antico ue dk tcfy hwiQa 
da *kuega cotica, cfr. nm. 89 c. Credo analogico asofu da anter. 
asw^fu grlb. — Note infine dola per duota due volte. 

UI e OL 66. da ui, m : kwi anter. kurwi da kurui^ ecc, 
nici noi, depwi dietro; pwia anter. pwira per puira ^pavdria, 
e COSI meswla (falx) messoria, tes'wle forbici ecc; mwin da 
anter. murin molino, bdslwin bastoni, ecc. Solo nei dintorni, a 
Voltri, ad Arenzano, si ha wey da ui, nwey vwe'y noi voi (e il 
noei voei di ross. ^ certo un provincialismo), kwey colori e si- 
mtli, pwe'ya paura, spaswe'ya genov. spaswia scopa, ecc Si po- 
trebbe credere, come io stesso ebbi a credere, cfr. § 2 B nm. 15, 
che i plurali genov. peskwe'y tehs'toe'yy ecc, abbiano appunto 



128 Parodi, 

'We'y da -ui, ma perche il fenomeno si sarebbe limitato in citti 
solo a questa serie? Vedi il nm. sg. 67. wey da oi: we'yva da 
oriva diva oyva uliva, we'yme ed dyme ohini^, via Gwe'yiu via 
Goito. Qui vanno i plarali in -wey^ che rispondono a singolari 
in 'dw di qualsiasi provenienza: pesktce'y sg. peskdwy nm. 49, 
haltoey ballatoi, pianerottoli, sg. haldwj ib., merkwe'y mercati, 
sg. merkdw, ib., Iwe'y 4avori', dal sg. lait Idw^ e *lati' dal sg. 
Idu I6w\ inoltre tens' we y^ sg. tens' dw pep tehs'ydwj nm. 59, e, 
poniamo, azwey sg. azdw da azeu. Dove il singolare e -ydw^ si 
puo sentire anche -ywe'y^ tumywe'y (w debolissimo). Tali forme 
appaiono gi^ in fogl. 107, cuxoei scarzoei tescioei onzoei. 
Gome si accorda questa grafia con quella tanto diversa del se- 
colo XV, lezaoi forhiaoi tenzeaoiy ecc, § 2 B nm. 15? Certo 
h grafia ricalcata su quella del singolare, tenzeao(r)^ ecc., ma 
in un tempo in cui le due forme somigliavano assai fra loro; 
cio6, io credo, in un tempo in cui il plurale, divenuto troppo 
diverse dal singolare per lo sviluppo fonetico di questo, gli si 
era riavvicinato, foggiandosi sopra di esse. Un tehs'edw (scritto 
ienzeao, come peskdw si scriveva pescao) trasse con s6 un 
nuovo plur. tens' edy (in luogo del legittimo tens' eui o tens' em)^ 
il quale fu scritto come il singolare, coiraggiunta d'un i. Si 
noti che n& il trittongo del singolare nh quelle del plurale 
erano cosi facili ad analizzare nh tanto meno ad esprimere; e 
si pu6 aggiungere che in pescaoi per peskdy Va simulava la vo- 
cale etimologica deU'autico plur. peskaiii. Piu tardi -oy si svi- 
lupp6 in 'weyy ed -edy probabilmente in -ewe'y o *f^?'y, che an- 
ch'esso si ridusse presto ad -we'y. A conferma del processo in- 
dicato, bastano le forme di Loano e d'altrove, sg. peskdu plur. 
peskdij sg. tihzdu plur. tihidi. 68. -oy-, apparentemente da -wi-, 
nei pochi casi della serie -toria, femminili di nomi d'agente: 
kiizoya {kiizoy-a) cucitora, tesoya, kacoya giacca alia caccia- 
tora. Si attenderebbe kiizwira kiizwiay secondo il nm. 66, ma 
certo il masch. sg. kiizdw (da kuzeu)^ come trasse con sh un 
plur. kuzdy^ cosi rifoggio anche il femminile in kuzdyra, donde 
poi kilzweyra kuzwiya^ e finalmente, per attrazione dei nomi 
in 'OyOy nm. 53, Todierno kilzd'ya. Loano ha appunto kacdya 
stydya stiratrice, tihzoyay accanto a mesiiya falce per mie* 



Studj liguri, § 3. II dial, moderno di Genova. 129 

tere, ecc; e Zoagli, accanto pur a mestvia spaswia^ ecc, ha 
kizwe'ya tesweya kacwe'ya. Non so bene se devo metter qui 
tiiahgoya mangiatoja. 69. Si puo coUocare sotto questo nu- 
inero il caso di wey antico ridotto ad wi: poi poiva § 2 B 
nm. 44*^, e poi fogl. 25, 36, poiva 134, grlb 18, 85, ora sol- 
tanto pwe'yj per attrazione di avdy^ ecc, tanto piu poi vwe'y, re- 
cente, da vorey 'volere' e *volete*. II fenomeno e anteriore 
alio sviluppo di hwe'y badile, nm. 46. 

UL 70. suiu asciutto da su'itu nm. 39 &, e cfp. nm. 64, frvdu 
striilu; fi'Ua *fucta foga, cfr. il dantesco futa fugita, e afUlu 
allibito, difilato. Casi recenti, redUme per redu'i-me ridurmi, 
redii'Sej nm. 89^. — Davanti a nasale, spriina pioviggina, all. a 
sprina s\jLsprind\ nm. 123. 71. In wl da m', askwi-se oscurarsi, 
anter. askuri-se, s^askmse si fa buio, arswiu nm. 108. 

72. Due a si contraggono in una lunga, §wdnu ace. al letter. 
§waddnic; con recente caduta del r intermedio: kd cara, kd 
xd^a ciera (in cattivo senso, 'aria di sussiego* e anche ^ceffo*). 
Si contraggono pure Sey pe piede (per -cee nm. 18), ed 5^, bela 
*be^d]ella budello, {brutta) senela, cioe senerSlla, * Cenerentola * 
(ma cfp. peiga ann. 148 n., e qui nm. 89'); Au, ihvu voto, e 
cfr. anche lu lupo, ma non se I'iato 6 recente, siguu fischio, 
da sigiirui uUy kit da anter. kuru colore. Ricordo anche leit- 
fjiissa linguaccia (ace. a len§wussa). Per esempii di ii v. § 2 B 
nm. 44*", ma un sepeli ^seppellii' pare si abbreviasse piu tardi,, 
V. la Morfologia. 

Vocali atone. 

Finali. 73. -a ed I- rimangono; -e -i danno -e, sette uhde^ 
uiis'e undici, ecc. Lo stesso riflesso si attende per -e, ma non ha 
esempi: I'imperat. di 2», come quello di 3% 6 rifatto sulla 4% 
e a Savona, p. es., h in -5, com'e in parte della Toscana, nel- 
I'ant. milanese, ecc., cfr. § 2 B nm. 61; anko'i^ od. ahkVy pu6 
risalire ad ♦-hod I, col dittongo -ie contratto (cfr. Tit. volen- 
tieriy forse *voluntarI per voluntarie), se per6 *hodI non 6 
rifatto su herl (areaico?), cio6 eri^ od. v-e'L II solito 4 analogico 
negli avverbii, lonzi lonxi od. luziy tardij quan quawi od. sqioceziy 
arc. forsi cav. comm,, ant. guairi od. gwcii^ davanti^ arc. bada* 

ArehiTio fflottol. ital., XYI. 9 



130 Parodi, 

menli baldam. nuiiurcunenli perfetlamenti solamenti fogl. eler- 
natiienti grlb 14, 35, fitmrmenii Qeriamenti comm. nllegramenii 
ib. e chit., cfr. ann. iiin. 17, § 2 B nra. 95, ora solo fdrimenii, 
per Tare, airam. — I^e finali -as -es -is riescono tutte ad -i\ ii 
hanti kahlam^ ant. ii di ora V(b habes, valli § 1 A nm. 0(1, 
od. vallCj ant. anddi andate, temei temete, ora and(v temo'ii. 
Si ha pero O'tomie, ma cfr. § 1 A nm. 12. Intorno alia cora- 
plicata questione, die nou puo esser risolta ristringendosi al 
genovese, si confronti per ora IX 83 sgg., Moy.-L. it. gr. (50, 
Krit. Jahresb. Y^ i 144 sg. — iDa -u -o seinpre -?<, ammu omm^f, 
orlti, semmu simus (per sum us). 74. Dopo il r, cadono tutte 
le vocali, tranne -a, e inoltre, come pare, -I, ossia Vi romanzo, 
€fr. § 1 A nm. 12: n. loc. C'dvay Bdvs'wi^ VotoH rl 36, 13, 

oggi Vnivi^ ecc, cognorai De Mai Sigwi Sivori, ecc, 2* pei^s. 
indie, pres. ti pairi pwceri^ oggi ii pdij ii 7ndri oggi moi^ die 
j)er6 non avrebbe per «6 molto peso, cfr. § 2 B nra. 57, gtwin 
gucei nm. preced. e § 2 B nm. 41, ov'fe gi& spiegato I'ant. /or, /*<•'*' 
di cav., come un fatto di fonetica sintattica, corrispondento a 
<juello dell'it. fuor (benche si possa pur pensare a *fore). Dt»- 
vreb)>e quindi conservarsi Vi anche nei plurali, come difatti si 
vede conservato dalle ^Rime* nei sostantivi e aggettivi sdruc- 
cioli di 2*: daiari zochali angeri povcri aposioli avhoiH pert- 
gorij oggi» per la caduta del r intermedio, ddlay sokay ahgey 
povey c^^bwi^ ecc. Anche qui s'ebbe qualche oscillamento, tna m» 
ne deve cercar la ragione piuttosto nei .singolare che nol pin- 
rale, nra. 75. Dei sostantivi sdruccioli di 3*, come carze*' pei- 
ver pooer zener degli antichi 'testi, j>oco si puo dire, perche 
il loix> plurale non ha quasi occasione d'essei'e adoperafo: |<t 
esso e pel singolare, vedi ib. Ma tutti gli aggettivi proiiarov 
sitoni di 3*, e inoltre tutti i sostantivi e aggettivi parossitnni* 
«ia di 3* sia di 2% i)erdettero molto anticamente il loro -i di 
plurale, come gii si disse nei § 2: per le rare eccezioni vetli 
il nra. cit. La ragione e da cercarsi qui pure, come credo. uAie 
vicende fonosintattiche, e cioe Vi cadde nei mezzo del f»eriod«'. 
Al fenomeiio opponevano, come il fatto dimostra, maggior ii^^j- 
8tenza fonetica i proparossitoni, cosicche di questi si salvaiMno 
almeno una parte, cioe quolli appartonenti alia 2» deol.; ma Tor^ 



Studj liguri, § 3. II dial, moderno di Genova. VM 

neppur essi avrebbero potato salvarsi, se non avessero trovato 
una diresa niorfologica nei loro femminili in -a, clie accpmpa- 
gnavano tanto sostantivi come sifzeru dhgeru quanto agget- 
tivi come pdveru. I plurali maschili di 3* dovevano per con- 
tro alterarsi anche per coerenza morfologica; poich^ un plur. 
femm. coveneiveTy da *coveneiverej sostituito gia a *coveneivein 
{^e si consente questa moderata antichit^ all'e plurale femmin.) 
doveva facilitar la caduta delPt nel plur. maschile, favorire cioe 
il sorgere d*un*unica forma covenew€7* anche nel maschile. Que- 
sta osservazione si puo applicare anche ai parossitoni di 3% come 
mortar. 74^. Assai piu difficile 6 rendersi conto d'un altro fatto. 
Se noi esaminiamo le rime sia di rl sia di rp^ troviamo pei pa- 
rossitoni con le vocali toniche i i u tV soltanto le desinenze di 
plurale -er -ir -?}r {-aAr) -ur (con -r ben saldo, § 2 B nm. 1** iii); 
I»ei parossitoni invece con le vocali a 6\ benchi prevalgano di 
gran lunga le desinenze -dr -or^ si trovano perA anche le desi- 
nenze collaterali -rfi (14 volte circa) e -oi (4 volte). Accanto ad -di 
c'e pure il feraminile -de {quae tae^ temporae spiritoae corpo^ 
rae], lo non dubito dunque che i pochi plurali haresU'ei e simili, 
che si trovano in rl e in rp neirinterno dei versi, sieno poste- 
riori e dovuti ai copisti : quando si trovano in rima (e accade, 
ij<» non erro, solo tre volte, habiiaoi rl 43, 209: onor sg., m- 
garuwy 85, 87: lor^ faxeoi 114, 51: nianlegneor pi.), la rima 
erronea parla chiaro da se. Che I'-i di -rft -eft sia analogico, 
non si puo ammettere per un tempo che il r finale era ancora 
intatto, e il supporre, poniamo, che codeste desinenze apparte- 
nessero ad uno strato piu schiettamente popolare e piu avan- 
zato neir evoluzione, non ci aiuterebbe a comprendere j>erche 
non si trovino pure, nei medesimi testi, traccie sicure di -ei 
-fii, ecc. Forse non fe senza valore un'altra ipotesi: che nelle 
di»5inenze -dri -ori I'-i si propagginasse (cfr. guairi) e che da 
-*air '^oirj riduzione fonosintattica di "*airi -*mri^ si venisso 
!«ubito foneticamente ad -di -oi; cfr. nm. sg. Ma ne nascono delle 
compHcazioni ; e bisogna cio^ imaginare o che la propagginazione 
avrenisse durante il periodo deU'oscillamento fra -rfri -d>*, ecc, 
e percio anche la fase -ar^ -or, gii molto diffusa, persistesse ; o 
che questa invece sia dovuta ad attrazioni analogiche, anzitutto 



u- 



132 Parodi , 

dei femminiliy che avevano gik V-e e quindi non propagginavano 

{ben Hernpovair ace. a cosse temporar\ e poi delle altre desi- 

neaze -er -ir. Per certo parallelismo coUe serie nasali, -an e 

-dm, ecc, vedi nm. 76. Secondo la testimoniaiiza delle 'Rimc\ 

rimasero pero sempre intatti i plur. cairi clarl, od. cceij inoltre 

a/nairi e aggiungiamo avairi: essi erano difesi anche dal lorc> 

singolare, cairic rairu a)nairu acairuy nm. sg. — Resta ad ogni 

modo che probabilmente, al momento della caduta del -r finale, 

si trovarono accanto plur. in -di e in -a, in -o'i e in -8; che nelh^ 

altre serie invece appariva un unico tipo, -e* -V -li -fl', e che 

infine T-i di barestreiy di habilaoi^ ecc, che si mostra timida- 

mente nella nostra redazione delle 'Rime', o quelle di fidey e 

mut/y che trovammo in testi piu tardi, § 2 B nm. 48, h di na- 

tura analogica. Nelle serie -di -lii Vi vesiiy fissato definitivamente 

per motivi fonetici; nelle altre invece cadde forse anche prima 

d'essersi esteso dovunque: plurali odierni, e gi& fin dal sec. XVI, 

figS'y meste mU. 76* )^oco k da aggiungere sulla caduta delle 

altre vocali dope r. Agli antichi cener pooet^j § 2 B nm, 41, e 

a peioer rispondouo oggi le forme ricostituite se'nyey ossia f ^n- 

nere grlb 4, 18, pnoyCy da purere^ ch'ebbe pero accanto fino a 

tardi la forma piu breve pace grlb 5, 23, pe'ivye da peicere 

comm.: quest'ultimo si saru rinnovato nei fondachi dei droghieri. 

Ricordiamo inoltre rore fogl. 142 od. ruve^ ace. a rovere fogl. 

141, plur., cav.' 255, comm. 91, levere ecc. nm. 79: il tipo plur. 

femm. ruvere pot6 forse perdurare per analogia di proparossitoni 

della 2* decl. e trattener seco anche il sing. Si perdette carzer 

(anche un carcere rl 4, 23). Per paire ecc, vedi sotto. — Piu no- 

tevole h che V-u non cadesse mai ne'nomi in -oru da -auru: nello 

*Rime' e in ^enere nei testi antichi ovo tesoro PorOj oggi *hi 

e nella plebe tes'du, inoltre torn tou, moru 7n6uj e anche on/- 

fotuggio cav., od. ofOgga alloro, infine koru hou cavolo. Ch** 

la persistenza deir-i« devasi al dittongo ancora aperto, afierme* 

rereromo ora volentieri, quantunque i dati cronologici del § I A 

nmm. 10 e 12 paiano fare difficoltA. L*-t« si conservava pure 

nella desinenza -airu, di cairu ecc, come s'e detto nei nm. 

preced., e cosi siamo indotti a credere che anche in atVe, § 2 B 

nm. 44**, e in lah*u ladro ecc, paire mav^e^ ib. nmm. 33 e 41, 



Studj liguri, § 3. II dial, moderno di Genova. 133 

la ragione del fatto sia da ricercarsi nel dittongo e non gia 
nella poca popolarita del vocabolo, come potrebbe pensarsi per 
aire, o nei nessi originarii tr dr, come altre volte affermammo 
j)er gli altri. Si pensi che, secondo il nm. 74, tanto il sing, cairu 
(juanto il pi. cairi (e probabilmente *auru *au7n) si sarebbero 
ridotti, perdendo la vocal finale, al deforme cdi (e rispett. au). 
I dati cronologici qui paion piu favorevoli, § 1 A nmm. 12 e 49: 
Peuy nelle *Rime' Pet^Oj sarebbe adunque forma non schietta, e 
I^gittimo invece Pe^'j oggi vivo in Sah Pe] forse sul feraminile 
i'od. puleu polledro. Ma cfr. nm. 213. — Deiroscillamento nel 
singolare dei proparossitoni di 2* s'e detto nel § 2 B nm. 41, ma 
la vittoria pimase alia forma intatta, foggiata sul plurale, nm. 74: 
ilniaru ddlowj sokaru sd'kow, dngeru dngow nm. 119 e pdveru 
pdcowy e'rburu g'rbuy ecc. Solo in rarissimi casi giunse al dia- 
letto moderno la forma abbreviata: perigo cav. e pe'iQu cas., 
diavo cav., od. diduy od, s'enne ace. a s'enow genero, ma al 
plur. soltanto s'eney. Qui il singolare entrava facilmente nell'ana- 
logia della 2* e 3* declin., e poteva quindi trionfare anche del plu- 
rale; ina ben maggiori difficolti impedivano la vittorta, poniamo, 
d'un *datia sul plur. ddtari. — Fu gia detto anche che tutti 
gli aggettivi parossitoni di 2* si rifoggiarono sui lore femmi- 
nili, dai quali, dopo la caduta del -r, troppo s'erano allontanati: 
masch. sg. e plur. Jka, femm. kara have: di qui poi, coll'aiuto dei 
proparossitoni e inoltre di cairu^ e^c, si estrasse di nuovo karu 
kariy od. kdu hdiy tipo che gi^ fin dai tempi di fogl. era il solo 
in uso. Rimasero invece al loro tipo fonetico i sostantivi, e di 2^ 
e di 3», § 2 B nm. 41, tranne s*eru s'eu gelo, rifatto forse sul 
vh. 9: era s'yd, e qualche altro italianizzato del tutto, come paluj 
iincora pa cav. 219 e nel vivo pdfe'ru stanga di ferro. 76. Dopo 
n cadono tutte le vocali, tranne a, ma Y -i si propaggina nella 
Mllaba tonica dei vocaboli piani, § 2 B nm. 44: hen *kainty 
hwih *buinij raa soltanto beh^ sg. e plur., e cosi s'as'un digiuno 
*i. In rl e rp si trovano accanto forme con e senza propaggina- 
2ione, ma conviene osservare che quelle senza propagginazione 
!>ono di gran lunga piu frequenti, e che anzi la rima non pu6 
iar prova che per esse; inoltre, che non ci sono traccie sicure, 
n^ rispetto all'Autore nfe rispetto ai copisti, di j)ropagginazione 



134 Farodi, 

nei t'einininili. Si puo percio aggiungere a quanto fu detto § 2 K 
nm. 48, che forse il fenomeno fu posteriore (come supponeiniuo 
dei vocaboli con -r) al passaggio in -e del plurali femro. di 3*, 
i quali adunque in origine non avrebbero avuto la propaggina- 
zione. Fu forse un vezzo delle classi piu ulte accostare ad essi 
auche i inaschili; ma ben presto questi preseix) del tutto il sa- 
pravvento, traendo i feniminili con s&. — Per altre osservazioni, 
nm. 178: qui basti ricordare che si conservo ancora fino al 
sec. XVIII la forma zooe^ grlb 3, 62 e passim, benche Tod. 
forma s'uvenuj rifutia sul femm., appaia gik nel sec. XV, § 2 1» 
nm. 28; cfr. anche rerfen?'. e inoltre il sost. petenc -i (peieai 
rl 12, 418). 77. lu si ridusse prestissimo, dopo r, ad *-<!, "^fer- 
7*aru e poi fevrav^ ecc. , ma nel femm. V-i passo alia sillaba 
precedente, ferraira nm. 41, muira mwia mora nm. (>6 (cfr. 
anche I'ant. rnoira muoia § 2 B nui. 44; luancano esempi sicuri 
di -eria -uria). Rimase -iuy sorto per caduta di consonautt* 
intermedia: gumyu gomito se'sya siccita[s] slurbyu torbido; 
ma certo fu dapprima -et^ cfr, § 2 B nm. 91^ ecc. 78. Per la ca- 
duta, relati\^mente antica, dell'-ii dopo un e accentato, f/te mio, 
nm. 18 n., Berliune Male^ § 2 B nm. 41**; cfr. to *l(iu o ♦/u//*s 
nm. 29, ov'e anche piu antica, e bo *bde o *buoe. Per la ca- 
duUi deir-t, § 2B nm. cit. e cfr. qui sopra il nm. 74^: dopo un 
o sembra che Yi durasse piu a lungo, cosicch^ non h certo i'h<^ 
la caduta si deva ammcttere nolle 4iime*; forse anche dopo /'. 
Pf»r 'we vedi nm. 18: resta nel plur., sostenendosi a vicenda 
col sg. tva^ ib. Ma -oea si ridusse ad -cv nogli iuipf. indicativi 
e nei condiz., nel possessive m(jc mia (fogl. 40, 153), c in uni» 
o due sostantivi (senza plur.), come kwci voglia, anche poi*clie 
si trovano piu spesso nel mezzo del periodo. In *-rt' -e da -ac 
sara contrazione; ma Tant. see ^ forse see, da sea (<love V -e 
resta, puo darsi scenda ad -i, ant. sei\ Eroil) 

Penultima atona. 79. Condizioni italiane fuorche nei nuin«- 
rali, (Itis's'e ecc, nm. 200. Inoltre, dopo una liquida la vocal** 
atona fa maggior resistenza che in italiano: gli od. §rzu fi^ezn 
nin. 14 pruza pulce sazu salice kaza calico risalgono ad erezn 
*fi''rez(i pnreza (pr. 12, 30) *sdrezH kdrezu, dove la vocale <i 
sostonne fino a tardi, forse fino al sec. XVI: v. anche il nm. llU. 



Studj liguri, (^ 3. II dialetto moderno di (looova. i:^ 

Ktcordiaino poi, insieine con h'nlceQa bottarga, con kce^a da 
anter. kdrega pubblico incanto, e var§u vdreQu 'valico (ordi- 
gno)', il notevole ceffa alga, da drega fogl. cav., ossia *iliga; 
S4in Teremo cav. 95, ora Sant' Etna Sant'Elmo. La liquida 
'^egue in seaeyoei^u s'eneivowj che forse si sente ancora, in 
(hperti dspyu *aspro al palato', e clV. anche Tare, leoere fogl. 
lerore cav. chit, nmm. 95, 125 J, ora levre^ Vdlori nm. 71, 
4mI. ViUri (nota, per contro, sardiu fogl. cav. cas. *ex-aridTtu 
'arso dal sole'). Infine pellu ped(i)tu va col lucchese pello. 
Sono comuni tnesa mem inuovere, adehu adesd desto, da 
^mes**[d}rir ecc; pep contro dismi nm. 89. 

A. 80. Iniziale, nnow da ardnu ragno, cfr. ^Declinaziono', 
amahdwa amaiidwih niandolino. Protonici, lavellu acquaio, la- 
res's'u lapideu § 1 \ nm. 25, stnaziu da s mazer iu nm. 
SS, ecc.; (/»V/w) pisallUlu ^(fico) piccioluto', dal toscano, peixda- 
hHJiUj dal fr., beskaaessu cav. Mncompiuto (?)', ora bvihcBSic ^i 
rotti della raoncta', kulasi/uifj (fifju) brigciffoUu nm. 108, rinna- 
s'wjgu nm. 90, desgaginow o vegagiu S'ispo' *arzillo', esenipi di 
vario genero e irnportauza, ma che pur servono, e ai quali si pos- 
M)no aggiungere molti com])osti,c*ica{a>v^fn sudicione koniabiiggu 
origano, ecc, e inoltre vocaboli con duo a, kdfuUu kdma da ka- 
rafaUa karaund^ ecc; -a/*-, Barban'a grlh(ora solo noUa frase 
ranni 'ti Barbdga va a quel paese), ostaria ostdya^ ecc. {Bar- 
hdy-zt ostdy-a), arcaici fdrbavia fanlaria grlb, ecc, balarin 
«»ra balalhy plebeo, kiigcvh cucchiaino bavceh bavaglino gvalctha 
:^rattugia, ecc; -cb^'w da -are'sstt, nm. 10;- postonica, //rf/i&a/ve 
OaiiboWj siVkaru sukoWy ecc, plurali ganbay si'ikayy da gan- 
h/triy ecc. Per -ard- ^ara nm. 88, ma.i vociiboli di rocento im- 
jKirtazione seguono la norma solita: lasciando Tare im^nasra- 
rami e md^cara comm., fatti su mdskara (ora mdskeru ecc), 
•• ronoraatopoico cdcara cdcaro, abhiamo solo Idltae cas. *tat- 
tere* 'zacchere', e inoltre tnrtar<> torte, o simile, fogl. 131, m^- 
^ura zazzera grlb, Bdrbara fogl. 79, cfr. nm. 98. Con ;«, an- 
Mco o no, Slecanin o Siyan.^ cfr. Krisila/anin rutnanin ramo- 
rinu;- postimici, oltre a Sterna da Slevan ann. urn. 10, Idpani 
capperi urn. IGO, gvf/lfini smilace, cfr. orgaai'^ anche \)Qv 'ca- 
^4>ue organo', sorta di pesce, fait j ana posce pilota, lolanu to- 



136 Parodi , 

tano, infine grebani tangheri, anche veneto: sono parte foi'o- 
stieri parte d'etimo incerto; cfr. i nmm. 92, 104. — Ristabilito, 
contro I'uso piu antico, § 2 B nm. 16 e 61, appare nei sec. XVI- 
XVIII I'-rt finale deirimperativo di 1* con., a cui segua un'en- 
clitica: mdnta-me fogl. 137 leva-te cav. 221 cd^ita-mene 251 
scuza-'tiie grlb trauta-me ciama-me accdsta-teghc comni., ura 
munlime Uvite kdhtimene ecc. (contime comni. av. 20): cfr. 
nm. 89**. Aggiungo Tare, eccale eccoti grlb 11, 20; 13, 49, cfr. 
nm. 104. 81. e: non popolare Tare, ezzenda azienda comm. 
237, forse per a^similazione (1. es'e'nda e cfr. anche cs'egtff ecc,);- 
sillabe ra- tra- stra-, resytm razione renuhkiiht^ slreziu *ex- 
transltu ^bruciato dal sole* (detto del grano), arcaici Irezin-nn 
(1. ires' mna) cav. •traglna, specie di ve\/Qy e iremena (1. /;v- 
mehna) grlb 19, 2. Delia tendenza ad assimilare a . . . e, cho aj»- 
pare ben incerta nei testi antichi, ann. e § 2B nm. 10, non e 
quasi traccia nei dialetto moderno : Tare, segrestia chit, ricorda 
segretlu; un allenguerie 'ilianguidite' Manguide* cav. 61 (cfr. 
langevosso § 2 C s. langov) forse h rifatto su lengua] i»el suo 
-er- nm. 88; pellendon grlb e cas., invece dell'od. pelaiulrfh'i 
cialtrone, non dice niolto, cfr. Mussafia Beitrag s. pellanda; in- 
fine un bezeguOj per 6. di scancio, cav. 88, e contraddetto d;i 
ross. e inoltre da grll) 2, 44, mostarro bezaguo *baffo a punta' 
cioe *faccia da far paura'. Non parlo di pappetnzi ^pappataci, 
specie di zanzara che punge senza ronzaro' cas., ovo si sent'i 
la congiunz. e. Non in tutto chiaro scezina *s«iracine.sca* Mopji;i 
saracinesca' cas., cioi sarez in a, o da un antico seraz.j altorato 
in sarez.y o attratto senz'altro da qualcho vociibolo con -ez-in-. 
Si aggiunga, per quel che vale, Metilde, — Curiosi certi o^ 
iniziali del dialetto arcaico, cio6 il non indigeno mrfero alfiere 
grlb 18, 97 erfeo coram. 104, ed ermorin ^corbezzolo' fogl. 9() 
ace. ad armorin 15, ora annuh^ v, ^Declinaziono'; foi»so si sent** 
ancora erlia uggia, ripugnanza (arlia rl 14, 80). Ma, non ostantt* 
il nm. 2, arbwdtua (ed erb») desarbti'd^ arkyolu archivolto. 
Intorni, Beriiniw^ arc. Bernabe fogl. (cfr. Bernardo ecc.), non 
esclusivamente genovesi. — Per -ard- ^ra nm. 88. — LV sem- 
bra normalc nella postonica, spceffi anter. spdregi asparagi, 
kdnera senepa, cfr. estezi^ anche grlb 7, 14; e iialianizzato 



Studj liguri, § 3. II dial, xnoderno di Genova. 137 

sOhna^Uy gia di rl, ma stceiimegu e frequente in grib: cfr. nm. 
^, Per fonetica sintattica, T interrogative kose pevkosej non pero 
ancora in fogl., cosa de di? 22, 32; ma suvve^ benche si usi 
solo nel mezzo del periodo, sara piuttosto super che supra, 
cfr. § 2B nm. 16, e con esso vanno survemdh sopraggitto sxiv- 
renumme suraecu soprappiu, ecc. In treiitedw/'y ecc. (gia in 
oav. ruiquante^inquey ma in fogl. oiUania irei^ oiiiania setle) 
j)oteva intendersi treni-e-divf, ecc. 82. ?, nelle unioni dell'im- 
j»epativo di 1* con encliticlie, cfr. nm. 80: prjrtimej da pdrta- 
iHCj ma non per fatto fonetico, nm. 89''; nel secolo decimot- 
tavo anche eriUi ella era etnlan essi erano, comm., vedi *Pro- 
nome, formci atone '. — In iato, ahnya anitra, per via di ahnea^ 
ninnye fiori del vino; e qui andrebbe pure kamya ecc, nm. 88. 
H3. M, per motivi non fonetici: bufihty in ^^ssu o grassta bu- 
/1V«, detto di solito di bambini, paffido + s-buffarCy ka^iibih o 
*uirubina ol. cas. , carabina + colubrina ? Per Barbwa Bar- 

ft 

b*»ra, ecc., nm. 98. E per Vil di rumenta num. 107. 84. Di- 

leguo: in protonica, karbine\ Pravezih {Paravexinna fogl. 10). 

liicordero pure hos'li r8? e simili, ove in realtu e caduto un e, 

nm. 81. — Cade davanti a un dittongo tonico: wi, pwira pwia, 

s'fjasti/ira spaswia da spasawf'ra scopa, ecc, § 2 B nm. 16, mtaw 

*tinwin (e gia mon fogl. 153) nm. 51 ; 6vjy sdw da sadw grlb chit., 

j-er sarrki' salato, nm. 49. 85, Aferesi: suhs'a sugna Sahhm 

Ascensione, bregdwlu da *abergardllu ^ospitato all'Albergo 

iAbergu) dei poveri', bildkida ^cassetta della bussola, Melin 

Amelia, Nella o Nellh Annetta. 86. Prostesi: am^ miele avfr 

tifl<*, anticamente femminili, la mev ecc, ann. e § 2 B nm. 46, 

cfr. pigd Vamia prender la mira, da amenle dar retta. E qui 

ricorderemo i numerosi verbi col prefisso a- non antico, ala- 

^nenlase avas'd arekavya riconfortare arekumandd arispuhde 

m^u/lnd adementegdse adiiunnd domare, ecc, e il partic. a/Vr- 

fiifujw] soprattutto poi i verbi comincianti colla cosiddetta .<?- 

impura, askddd askayw scannare askifrdnse^ ecc, che tendons 

a crescere anziclie a diminuire: adesd fino a tutto il sec. XVllI 

appare quasi solo nella forma desd. 87. Epentesi : tdma^fni da 

faram^y cerlo per tram,^ *zoticone' Hozzo*, smarvagiasso spesso 

in grlb gracalun calabrone cas. skarahuncf (e slurvh,) guastarsi 



i:*.S Farodi, 

per ruinidi), arcaici {pescf) salamuoin cav. :^40 e scaraguaii 
cav.' 264, cfr. mil. 45, prov. csclmrgaiL 

E luDgo e breve, I breve. 88. Di norma e: nei prefissi de- 
(les- bes' re- pre-j demwd de-inorari sollazzare desman premlo 
il lutto de^pceyu dissimile bes'avu bezihsu gonfio recnmd mu- 
ilare prebugi bislessare, ecc; ma ora haiino preso i per hi- 
fluenza letteraria depe^ize deventd defende defferetiza vep^j- 
s'tis:e repard responde renegd e inolti altri, che erano in uso 
con e fino alia tine del sec. XVIII; deman grlb II, 17 i ora 
dnmaii^ deoei doveta fogl., ora ducei/y aderinne cav.' 261), 
cfr. nin. 92, ora ihduoine. Altri esempii, pvezih^ Feipu da Fe- 
iHppUf tnes'ua fenngga menestra nrmiQu semehuy arc. re»//i- 
(erio grlb 13, 50, ora similrya o sihi.y sef/ii'u fregugga pe- 
de'miay non iudigeno sebbene affatto plebeo, ^tastidio* ^uggia\ 
pet/Uj da peoia pipita, metragga e, se si viiole, festehkn fist. 
pistacchio, arc. crestallo cav. grlb; fren§ic€ulu teapdnu luHa, 
nienchioa fogl., ora inincwiy ecc; da'eneltu ordendyu ;uy'<«- 
nehtu^ su as' en ase^ ecc, cfr. urn. 92; iiirezehdase *anfaaare^ 
confondersi^ Puhtezelbij nomo d^una piazza, maneze'Uu mani- 
chino; tretneU/ya diavolio seieDiahuj ecc — Postonica: s'uvean 
o fiwtnuf J ve'denu nm. 76, ptdmej cfr. pidendj fetnetui fogl. 
coiniii., cfr. fetticnelle fogl. 51, fcmenin grlb 2, 42, ora />**- 
iiiinuy giVtnena lehdena skurpaia^ sorta di pesce, lagvemn 
fogl., ora idfjrima. qiiareizetna nm. 12 Pehiema n. loc (aia 
fur mine nrdinc^ damdshina prugna damaschina secca, <#/i- 
tnUy ecc, cfr. nm. sg.); -era senipre, per dissimilazione, Puii- 
se»/nera Puhseycf/a, nnrera nUvya, i^gge^t. fomiii. d^pern 
tL^Pl/a mil. 79, povera port/a, ienera tena^ ecc, sui quali sou 
rifatti i mascli. usperu (fspyu^ poreru poryu (o poooto) ei'c.^ 
come su ni9'rrra e rifatto niYvera nfioyu nuvoloso, o su dngem 
dnyeru divjtnv^ nm. 119. Qui va pure la ])osiziouo di sdrucciol«» 
rovescio, dOoera die yd ado|)erare, nrekucern areknrijd nm. 8f 5, 
come dO'cera dScya^ ecc, e su gli uni e gli altri anche d//'- 
cern dScyitj ecc II medesiino ftMiomeno sara da ammettere jK*r 
^ara originario e probabiliiieiite per -aru: kuiUera kaiUya 
'cassetta' *cassotto* hantyd cas. canterano, fors^anche kamep^a 

ku/nere k^unrroUu *moz/o di camera* od. hdmua kante Avi- 

• • • %f , 



Studj liguri, § '$. II dial, moderno di Genova* 13D 

inyolu] un po' piu dubbi i futuri di 1.* con,, amerd cwvjd o 
inoltre amerd amt/6 ecc, § 2 B ninm, 16, 60. Per mdshara ecc, 
iim. 80. — Anche un -e mantiene I'-er- nello sdrucciolo: senere 
pe'yoere pilvere, ora senye ecc, nm. 75, cfr. lecere nm. 79. 
E forse un -/ salva T-ei*- protonico; a'nudin ^guasto' ^cor- 
i\)so', da smazeriuy it se smazisc^ contad. mazeij [metle a m, 
riiettere a uiaturare, le fruttii), ime ij innestai'e, ihfe y infer ire 
<Ja vela), receisu riverisco, inoltre ooey *operIli nm. 100, o 
ieiiperih lehpeh\ af?;iungeremo il dubbio allengaerie cav., nni. 
Si. Ma in havdariii /larfhe't'ij li'ff/arih lihjceh si sara introdotto 
il suff. -arm: notisi clie c' e pure liitjow da liiffaru, — Negli 
altri casi di postonica, e come esito normale: ehdeffu indaco 
[Wtreija orefice hlrefja li'njdnetja lucanica mdneffu o irui- 
tteffUj ecc. (dotti fdbviha sindihu ecc, ancbe bdt/ku da bdriku 
violacciocche) ; deiiteza dentice ehdezu guardanidio e'nbrezuj ecc » 
re'siieza romice, dnezi hretuezi Tnnezi^ arc Cadde.ri grlb 
15, 24; i)er rimiza ecc. nni. sg. E vedi ib. anche per i verbi 
uniti con enclitiche, arc. (ps'ere leggervi, ecc. 89. /, nella 
pre|iosizioue e nel profisso in-, cfr. § 2 B nm. 18; isolati Em- 
hriceghi Embriaci gidb 18, 13, enlvdghe 14, 76, e/np)o 11, 27, 
ct^rU) letterarii, per Ihbrianji ihbyi ecc Ricordo anche isloya 
<tonelIa. — Protonica : oltre ai numerosi italianismi, abbianio 
>I>esso i jier razioue di palatine contigue: ^, es. dubbio siliti 
<celliuo, e anche piii siroppa^ probabilmente da sir- anteriore, 
fors'anche sirdkku, ora hjopu sokuj inoltre sizerbwa cicerbita 
uinm. 1)8, 107; ^icuri invece, Lisdhdra nm. 90 sisanta ib. e 
§ 2 B nni. 17, frisella fiscella cas., Jiisim § 2 B nm. cit. (in grlb 
anche nesciun 5, 2; 11, 6, lotterario o provinciale), kuhvali- 
seiisai ma vesica lesia per dissimilazione, rumesellu (o r ernes, 
cas.) 'gomitolo' 'frugolo' su remesd srauovere, agitare, agitarsi. 
In postonica, fnsina. E i, con azione progressiva: dizhio'vej 
probabilmente da dezin^j vedi sotto, come dis(jUe da *dezis. di- 
zLx, § 2 B nm. 17, e su di essi dizoiUf. ; poi dzinella acino. E 
y: ffozia da girozia o giruz, nm. 99, cfr. § 2 B nm. 17, G'omu 
G'i/nimih da anter. Girommu ecc comm., e vedi ib. ; con que.sti 
{«<>ssiamo collocare il francese riminea ciminiera. 11 g segue al- 
V e in frigd *sfregare' 'strofinare', sivifjn (onde anche /W^flf^^, 



140 Parodi, 

strigga gii fogl. 51), ma per la solita dissimilazione Fegiix 
Figulinu o -i, n. loc; inoltre sempre -iVjf- nella seconda sillaba 
atona, Kumige'h Cornelian!, e, con vocale d*origine un po' 
incerta, kicsdgoa costoletta spurligoa^ cfp. § 2 C s. poriigioUa^ 
kasiguh *piede d'albero' *gambo di fungo' skatigwih bordoni, ecc. 
Per n ho solo sknnusu beffeggiatore e in cas. skriiid beffare, 
cfr. I'ant. scrignir §2B nin. 17: pop contro, Senn il Signore, 
ma vedi sotto; nella seconda atona 9*usind\ certo da un }^sin9\ 
cfr. I'ant. enzignove less., ora ihs'enoe su ins'enu, — Incerti 
e recenti i casi di assimilazione fra e . • . /, dove alia tonica 
preceda solo una sillaba: lisia^ ace. a les.j cfr. lisy^Uu da le- 
sidssu UL, simi gemere, covare (del fuoco: donde sim))ia fa- 
villa, gia in grlb 18, 18 e cfr. § 2 C s. zema), ma zeml grlb e 
cas., e si dice tuttora solo s'emfh soffritto: forse Vi comincii nel 
future semird sim.^ e cosi potrebbo pensarsi dell'ant. scrigtw' ; 
infine strilth sterlino, marca, e il cit. silih (piu difficile, ma da 
ffa- ge-j [jimina piagg. cas., solo, pare, nella frase fa {j, tramar<» 
una gherminella). Pochi ma normali i casi dove alia tonica pre- 
ceda pill d* una sillaba: gi^ ricordammo dizinove, e al nnu 
precedonte Tare, seiniteriu ora simiieyu sim,] aggiungiamo di- 
sjvi desinare, § 2 B nm. 17 e qui nm. 15, forse da ^des'inn 
*des'inar *rftVi;iar, ghiridon comm. omm. 9, ora gvinduh co- 
modino, dal fr. g^teridon ; civineUy nel popolo, piuttosto die ci- 
ren.f e disipard certo per disep.; luiistf/Hs'u o kaistryus'f 
taccagno, suH'ant. canstria § 2 B nmm. 17, 38, agripiu rat- 
trappito, ch'6 gia in comm. chit., ma agvepia grlb agrepisr 
cas., i quali vanno con ahemi intorpidito, aren^eniu aggran- 
chito, conservati a loro volta su abvensUt o -smu intirizzitot 
su ihsetneliu istupidito (rfr. semeldh babbeo, ecc.) e qualcho 
altro: lo stesso dicasi di gremelio gremito grlb, che ci*edo si 
dica sempre, di fronte al piu regolare greminiu grimin. Nessun 
case) di t...^* rimasU) {inrezehdu -zendd non conta): condi- 
zione che si rispecchia nella post(mica, aimiza cimice, (p;*ui) 
jn'uniza pomico vimila nm. priced, skripizi ghiribizzi, inolti'o 
lihiitnn fe<lera nm. 22 ((uule anche lehlima)^ forse pitima^ forse 
qtfdf/zifiid nni. 48. — Sari un caso die prima di un /'/ si abbia 
.s<'mpre j: yifii/a rezzuola oa<., il cui re- troppo era esjKjsto ad 



Stnclj liguri, § 3. II dial, moderno di Genova. 141 

alterarsi, niso'a ♦niceola, es. diffuso, come, piu o meno, sono 

pure Gri{)b' ann, nm. 17, Mey.-Liibke it. gi\ 83, si{)ona pi^ogguj 

ma pegoggiu ross. Kestano infiQe i noti dhui siga cicala h- 

f/i6zina § 2 B nm. 17, karitcd kayl(e\ veritce veyl(e\ ecc, ar- 

dimehlu marsimektu^ inorimenlo cav., ecc, ronomatopeico sihsd 

zanzara, inoltre fisiVa spiraglio (cfr. sici aVdya fissa che equi- 

vale a sld cb fisi'ie stare ai riscontri), ri^it {de freidu) bri- 

vido, cento su riQa\ nella 2' e 3* sillaba, dove predomina Vi 

dei suffissi -ikk- -ig- -iss-y -iz-, ecc, dei composti e via discorrendo, 

cemiQdw ciotola, cfr. less., (fi§u) arbikuhy cioe, secondo cas., il 

fico rubicone del la Lunigiana o ^ fico sampiero \ bazarikd bazaykd 

basilico, agaribdse agaybdse aggraziarsi, con cui anche §dribu 

gdybu garbo, il cui i ricorre gi& in docuraenti del sec. XIII, 

e qualche altro. E ora sempre i nella desinenza verb, -imuj 

stdvimu ecc., § 2 B nm. 58 e vedi qui *Desinenze personali\ 

89^ Negli infiniti di 3* uniti con enclitiche, si ha ora t, les'ila 

leggerla les'ine leggerne, per gli anter. ciddece chiudervi rezeve 

cazzece esseve essemeve cav. esseghe metievera reduero comm. 

(ma gik in comm. qualche introduUe oeddime connosciie) : cfr. 

nm, 80 per hdntimej nm. 70 ecc. E sviluppo solo in parte fonetico. 

Da les'ert^ Us'era s'ebbe Uis'ow les'ya^ forme frequenti in piagg. 

e sopravvissute in qualche esempio vedow vederlo ve'dey^ ecc: 

cfr. pigow piglialo pigctyf per pigew nm. 119, ecc, pdrtya por* 

tala, che galleggiano pure; poi, per ricostruzione letteraria, 

les'Ua e quindi anche iSs^ilu (e cosi, nella 1^, plgila pigilu\ 

dove soccorreva anche il parallelismo dell' imperative di 2^ e3% 

aggi le's'iy les'iru les'ira^ poi les'ow U.^'ya^ inline les'ilu les'Ua. 

Da tali forme Vi si estese alle altre, les'ime logger mi, ecc. (e 

kdnii/ne). Vedi la Morfologia. 89% lato: oltre i Ciisi pur ora 

citati, tutti gli altri consimili con r caduto, pydw pelato despydxix 

povero in canna, kahtyo canter6, ecc; poi, depvycund cioh de- 

per-a-mdy nella frase aceysene depr. aversene a male, ku/nydtru 

cioi humme'diru *assai', lydme letame, ramyu rancido, cfr. 

§23 nm. 33, kapitahnyu, ecc ecc — Da 'e ... e si ebbe ye, 

senye pf'yvye puoye nm. 75, come ey da e .,. e^j peyQiillu 

^pedeQuUu picciuolo, meizihay veiremo vedremo fogl.: difficile 

Tare, ciremtno nm. 118^, ma pezih 4obo deirorecchio* 6 su pe", 



14i Parodi, 

cfr. § 2 H nm. 44'*. Anticamento anclie e...c dava ei (cfr. 
nm. 78): peiga aiin. nm. 18, pag. 148 n. 2; donde petj^f, coiiim 
iiiostra pegu pigro fogl. 115 (cfr. spogarse § 2 C), mcigu (non 
attestato) megu^ l^mi nm. 125 6: ora da e...o solo c', ce'regf* 
reguj ecc. Anche ?ee da w/, kw/ga nm. 65. In nVwiY? riderraene 
coram., ihcHYero ecc, confluiscono fonetica o analogia, ma jrli 
od. rimene ihdi't'la (ace. a ihdii'ilu) sono normali, nm. 'W. 
Finalmente, sorse in iato Tartic. femm. t, y-dnnime, ma I'ejjo- 
larmente e ddmie^ o cosi il pronome; forse ni ne, monliv 
rd-nni *vanno' *va' slanni sta, ecc, paiono estratti da vdfuiem* 
vattene fdnitne fi^mmi ddni/ne o simili, che dipendono a li»r 
volta dai ricordati h*s*ilit ecc 90. //, o: it iniz., alVundenuitk 
grlb, ora aVi'mdamah^ es. non prettamonte fonotico; — interno* 
tnasnme'ggu e asitmegdfiej ma in cas. I'ital. asmu,,, in cav. o 
nel sec. XVIII a^iemeggio e semegumzaj i soli dawero indigeni, 
,v/(m^'n.9a (e ^<m.), ma, nonostante Tant. somenao § 2 B nm. 1T« 
sememiy semense'ita o 5///^ piuttosto che si'nnensetta: pare cln* 
l*e sia mantenuto da un e atono seguente; poi rumasTigg*! 
'avanzaticcio' *avanzo di piatto', cfr. Tant. votnaneivj ari'dM- 
/r/A^e*rotolarsi, avvoltolarsi, ruzzolare' avnhatuh rotoloni, avvli., 
giA in fogl., ma robalon grlb 1, 15; 9, 60 accanio a r/fft. Adun* 
que da u si passa tardi, e forse solo tra r e labiale, ad f'K Per via 
di t : Li'(sandru si'fsa7ila, gii coram. 29, 32, ace. a scisciautfrtdft* 
206, cfr. nm. 89, an'izehtdj davanti a s i, die fisiologicamenl»» 
s'adattano meglio all'/' che airi. K probabile clie qui vadano 
anche i cit. asihnegyUj da ^a^im.^ forse falso italianismo, e .%#•• 
tne'nmj dal vivo sim. (su simma o altro): cfr. nm. 97. In fin- 
si'tgd biascicare, in masbUffd masticare cas., forse in fnaiin^kn 
^mantrugiare, brancicare', 6 attrazione di -n;/- e in genei*e dei 
sufiissi verbali con /', che hanno assunto signific;ito peggiora* 
tivo; in kuHi'ipa^e prendore un raffreddore (donde me h^istftppfi) 
puo entrarci anche Tassimilazione, e questa e evidente in si*'- 
hiffu. — VOy solo nel nesso -c/tt^, quando ci sia nella sillaW 
precedente /i, diizdhlxi'dwi -l^y nmin. 10, 101, e su di esse f>Y- 
zohtu^, infine irozfihii'-dwf ecc (e di''zo'j)(t( (rozfynlu); si sent- 
anche arnzdhid (e avi'izonla)^ ma sempre aiazeidd (Vnfa) ta- 
<:itAre, calmaro. II caso invorso in gbzu *gesu* *santino* (on<le 



Studj liguri, $j 3. II dial. moJerno di denova. 143 

anclie G'ozii'Mdya Gesumiiiaria). 91. ?«, oUro cho noi casi 
sorpassati e arcaici, ne tcitti fonetici, del nin. i)recejl., riinane solo 
per assimilazione, in rimxiii rognone, in dossu huvdossu sottoso- 
pi»a, in kusunigga cocciniglia cas. e in dupwidisfut dopopranzo, 
ace. a depwi dietro; per un mezzo latineggiainento, credo, in 
supressu cipresso, gia in fogl. 90, ace. a sipv,^ e forse per un 
mezzo italianizzaniento in bulUiQa soMeiicsiVe biditi{)Uy dairarc. 
belele§(i grlb 3, 5; letterari dumah ihduvmd duvey^ nin. 88. 
— Nelle postoniche, son puri metaplasmi karpu carpine e 
frasii frassino se non & da frdsuru, cfr. frasciavo grlb 3, 75; 
di pdmra, ecc., A-edi il nm. 98. 92. a: iniz, ahkissc ancu- 
dine nm. 35, andannia indagine 'andana' (ma ci si mescola 
*andare*), arc. angunaggia inguinaiagrlb 18, 59; arvemo fogl. 
132(donde ae no m'inndrru se non erro, comm. 140, ora soltanto 
nella frase u Va ftvtu dru e irello scherzoso m* iiWihi avu 
o iiiVinia rue^ di cui non si capisce piii Torigine). — Interni: 
davanti r-*, solo esempi comuni o sonza importanza: dbarU'igd 
abbagliare barlirfpthj cfr. Tit. barlume, il noto marse\ gran 
jnnrce comm. 225, cfr. ann. nm. 17, ora caduto, dvafin^ aflfatto 
plebeo, inagruh mergone ^palombaro' e sirannu starnuto, 
tatti molto diffusi, mdhurdi fatto su marledi mdtesdi nm. 160'', 
infine venardij forse da vhiare-d!. Xormale puo dirsi davanti 
a r Tassimilazione regressiva con a; e, a tacere dei noti barahm 
hnnsay mrccegu marmagga (con cui dia marmelih dito mignolo), 
ricorderemo 5arrf,v.9w sdsii 'seraceu Matte colto e rappreso' 'ri- 
cottone', marave gga mdvegga^ tarana tdfui tela di ragno, (a- 
f-amoitu § 2 B nm. 17, inoltre desarid disertare. DaA'anti a n: 
snhsuh Ascensione (forse da Asans)^ gli arcaici sangudio singulto 
grlb 16, 36 e spvandiva resprandi grlb 6, 106; 18, 92, cfr. 
§ '2 B nm. 17, che non paiono indigent, anche slandardo grlb 
5, 48, e il plebeo mahgrahnia emicrania, ove ha parte I'assi- 
inilazione; normali, anche senza il soccorso deir assimilazione , 
aj-ban§'lla alberello Rom. XXVII 236 stamancta staminale, 
seniand centinaio, cfr. rundaniha rondine (su cui pe'sv ^^itu- 
/Uina) e forse kurdaru^ funajo, iufanla tafferia; pui*a assimila- 
zione in marahglh marengo. Cfr. -en- -in-^ nmm. 88, 89. Esempi 
4cpat-8i : il noto s'as'ihid, scamnru cimurro sogwrga *cjeculi- 



144 Parodi, 

cula XIV 378; con assiiuilazione, marasalla pcUdfyu (nelhi 
frase ven( i pntafyi inontaro il sangue al viso), pasagd (ond*' 
pasdgf)a)j |?ia in comm. : arcaici parpagun zamarra fogL TA> 
/imarra e samareUa cas. Monna vestita con lusso che lascin 
scorgere la iniseria', adavind fogl. 122, cfp. nm. 88. — Postu- 
niche: se'izaru seizotu cece, plur. se'izari seizaj/j selara 
selowy it. sellerOy cldtozv /niXs'ow muggine kankow^ cfr. kahka- 
retti kahkaiti arpioncini, arc. Soizzaro grlb 11, 35; davanti 
a n, oltre a rimdafiay pur ora citato, soltanto g)i ital. ganfjfauif 
pdhpanu e forse qualcuno degli incerti totanu (se mai, su (o- 
tane'tlu ^ometto basso e atticciato '), grebaniy forse dal C6ltic<» 
grava, occ., gia'citati al nm. 80. J^ oscillamento suilissale. — 
Hanno -an analogic© le 3* plur. lesan leggono came'ssah chia- 
massero. 93. Dilegui: hriijwa nm. 35 diselle nm. 89 inap^^ii't 
^far spiritare uno (inveendo contro di lui)\ ma sempre t>^pt* 
rild ecc, cav. grlb comm., uhhrimllu *umbilicealo (rifatu> 
col suff. 'allu\ grihduh nm. 89; enniltu^ dotto, karlevd;- Tit. 
fischiare h ora fiskdj ma fisscia grbl 7, 102. 94» Aferesi: iie- 
tniziy ma innemifjo cav. grlb, fermdya § 2 B nm. 39, e inaltrt' 
in vocaboli dotti con e, Idstiku tnaiigvaiinia nm. 92 mursun 
emulsione muro'ydi pedemya nm. 88, Liu nome pr., arcaici ri 
Gizzien grlb 16, 4, ro ricco Pullon 20, 141, peltaffiu 14, 57, 
che si conserva in patafyi nm. 92; con i-, telisya pekundrya. 
95* Epentesi: lihero libro fogl. cav., cfr. ann. nm. 38, {lever** 
fogl. 134, nm. 79), socera cav. 11, ora SHvvya\ — di i, m^l 
gruppo sro, cio^ zm^ scezitau ant. cesmo senno, ecc, nm. 20 « 
azimdse mettersi in apprensione, arc. dxi/na comm. 224 appren- 
sione, ma curtno cav. 65, rizima risma, e cosi mazimuy g\k grU\ 
ma me^mo ib. e fogl. cav., batcezimUy ma baitasmu grlb 12, 37 : 
invariato cUzma ciurma, nm. 171. — D'altro genere: abuse fUr: 
analogici superbyu akordyu skdniyu (lioyu tufo, iei^dya^ arc. 
lesendia chit. 25;- per T-i dei futuri say6, ecc., nm. 39rt;- 
vedi anche *Propagginazione\ 96. Epitesi: mie tie sie io tu^ 
si, ni(e nae no, cue piu, occ, frequeuti anche negli scriltori, 
ma ora affatto plebei; cfr. anche fde strde nm. 40 (ma per 
contro quasi isolato t:iviae fogl. 46, plur. e in riaia). 

I lungo. 97. Resta intatto, sivtvnd svernare viodna sorgenie. 



Studj liguri, § 3. II dial, moderno di Genova. 145 

forse pis'agga che risponde all' it« pisolino e apis'agdse ad ap- 
pisolarsij frizuh frisione ^frusone' iisun e tisund ^allusione 
pungente', il noto timuhy forse *tImoney pikossu scare, cfr. 
pikdy pikagga fettuccia, fiQcctu fegato, anter. figareltu fogl. grlb 
piQiih specie di picchio, sitev, ecc. ; ortigi' 'aiuola* *orticino', 
cfr. hortilio Arch. f. latein. Lexik. IX 384; e qui possiam mettere 
1 composti, batidoggu caminonna piagnucolone, ecc., cfr. anche 
Valiccea^ nome d^una via;- e, solo per dissimilazione con /, ve- 
zih (ora vizih corno aggettivo, e in daviiihy acizindj ma sem- 
pre e in grlb), lezih *llcrnu lezzino, pesiQu, e va ricordato 
anche fenia grlb 7, 122, s'ebibbu; inoltre kresliah e krisL;- ii 
fl'accordo coU'i proveniente da ^, iiverno fogl. cav. grlb, cfr. 
§ 2 B nm. 18, ora ihvemu; Uimassa antico limassa ib., pit- 
uallaj gik in grlb 5, 65 e comm. 218, ma pignaite grlb 16, 37, 
ofr.§ 2 C. — Per esempi di aferesi, o di dilegui, vedi i nram. 93, 94. 
lungo e breve, U breve. 98, u, kunetta kuruneiia rosa- 
rio, fu da fura rombo, cfr. § 2 C s. foror, du duru^ ecc.; e ri- 
si>ondendo ad o, purtd fasdw e sempre; anche rispondendo ad Oy 
abbastanza spesso Uy bench^ il suo campo sia andato ristringendosi 
j»er la concorrenza di it e dello'stesso o, nmm. 100 e 101: amwd 
nmurd arrotare mwih mulino, kwd coratella fxgwih fiyurih e 
figwdta, barabinaggine , pinwetu da pignoreiio cav. , fazwee'le 
fUzurelle fagioli capponi, ztvd volare, scord e sgord cav. grlb, 
e in grlb anche o, ora syvd sQm^ kruvij kruvd *co-rotare 
«-adere, truvd ptnicd nuvahta destumayd Rus'ih rus'eUa fa- 
fjeltu fugiin sfuQdj ma fiujassay kutiVa nukmha nottata : sono 
a un dipresso gii esempj superstiti, ma cfr. nm. 101. In postonica, 
^rhu anter. erboro fogl. cav., dmwa dmura amola, brigwa nm. 93 
/'armigwa tosc. formicola, kamwa tarlo, ecc, i quali trassero con 
^•*' alcuni casi di -era ed -ero, sozwa sozm^a e sozu sozuru 
K^^oeuxero comm. loc. 22, ma swuxoro 34, 39, cfr. § 2 B nm. 17), 
pdswa pdsuraj le'lwa lelura^ ma cfr. il tosc. lellora^ aeulora 
grlb (ma cceullera comm. furb. 5, onde Tod. kolye nm. 27); 
Stnta Barboa grlb 7, 115, vivo; anche kdbula cabala, plebeo, 
^ra sui letter, fdkula mdkida Qdhdula skdhdula. — In iato, 
^wdsce sd-asce' *so di molto io'. 99. Da o di media apei'tura, 
alTiniziale, tranne davanti a nasale complicata; e anche nell'in* 

Archirio glottol. ital. XVI. 10 



146 Parodi, 

terno, in pochi casi superstiti, davaDti a consonante semplice 
(anche se in origine doppia): neirinterno h sempre lango, ne 
un o in tale condizione si saprebbe pronunciare altrimenti; al* 
I'iniziale quasi sempre, cio^ se non sia segaito da r coroplicato 
o non risponda a un d breve del dialetto: orasyuhy arc. otmui 
nm. 67, osyus'u ofe'nde ofe'ys'a ofisyV 'moccoletto che s'accende 
negli uffizi pasquali \ ofisyale onu (e des'onu) okaziih otahlena 
dteni ddti ddyd opinyuh rn'Optinu obedi^ of A obliQa osldya 
ostdkidu; ma drQane'itu ortwdh ordendyUy ors'ti orzaiuolo, 
ors'd orzata (nelF interne del periodo urs'V urs'a, almeno dopi) 
tin, e talvolta anche wv^rtwdh)^ orti§a\ inoltre dmetlu dselte 
8u ommu osse (cioi omu ose). Negli scrittori Vo h indicate spesso 
con d (e d): dnd dccorre dttegne comm. II fenomeno ricorda 
Vow iniziale, che gi& si trova a Rossiglione, ownuj ecc, e Vaw 
ch'd proprio del Monferrato. In seguito vedremo a che si dera 
Tallungamento. — Interne: kdme'ntu ' calettatura ' ^conunento* 
kohdna {cdcagna grlb 14, 70) kokuh cocchiume a biskokina 
alia peggio, se va con cocca, kopella coppella e il cognome 
Copelluj arc. cdpucQO grlb 7, 35, ora hupu'ssuj arc. pdrreiva 
chit 91 potrebbe, vdressi comm. 10 vdrroB 291, 302, vdrellan 14 
(cio6 vdresi vorresti vorce' vorrebbe, ecc.), ora ti vuryesi^ u 
vuryce'j oppure nel popolo ty oryesi^ u V6ryce\ Inoltre gbzin 
gelosia e G'dnimih Geronimina, inflne G'oze'ppe. Resta pure l*n, 
proTeniente da •ult- ecc, nm. 116: potruh (moiua moltura), 
arc. cdlello grlb 1, 62, cfr. coutelo § 2 B nm. 24, ora kiUe'Uu. 
— lo credo che in questo fenomeno si conservino le traccie del- 
I'antica pronuncia Pj che doveva essere propria, in tempi molto 
antichi, anche del dialetto genovese, per 1^ romanzo tonico e<l 
atono; e dalla quale giunse alFu odierno per via di gradi in- 
termediiy come Vo chiusissimo o piuttosto u aperto, che si pri>* 
nuncia alia Spezia. A dati cronologici s*e accennato nel § I A 
nmm. 8 e 17 e anche nel § 2 B nmm. 9, 13; nondimeno, sia per 
le 'Rime^ sia per le carte latine restano sempre dei dubbi, perch^ 
la grafla u era per una parte dei A*ocaboli la grafia etimologica 
e porchfe Vu aperto si scambia facilmente coH'u chiuso, come si 
vede accadere a chi e interrogato intorno al dialetto spezzino o 
anche a chi lo scrive con intonzione d*essere molto esatto. I citati 



Studj liguri, § 3. II dial, moderno di Genova. 147 

potrun kole'llu ecc. ci d&nno almeno il diritto d^asserire che 
quando nelle formole -ult- ecc. il */ si vocalizzd, la pronuncia o, 
piu o meno chiuso, persisteva: solo non potremmo asserire che 
persistesse dovunquei per es. anche davanti a nasale complicata. 
Piu difficile h dire perchd all'atona in codeste formole Vo per- 
sistesse; se cio^ la sua resistenza sia dovuta al fatto che quando 
il nuovo ou (coaservato nel coutelo di ps) si ridusse a un sem- 
plice Oy tutti gli p genovesi erano gik da un pezzo scesi ad u; 
o se invece il segreto della sua forza deva cercarsi nella sua 
quantity, e si sottraessero cio^ alia sorte comune tutti gli o lunghi 
atoni del dialetto. A questa seconda ipotesi mi fa propendere il 
paragone colle toniche, duse (per *dpuse1)j ecc., nm. 116, e inol- 
tre un po* la considerazione che si conservano pure tutti gli o 
atoni interni provenienti da au, nm. 109, anche nei casi, rari, a 
dir veroy dove manca la tonica corrispondente, gotas's'e *gauta- 
glnes 'orecchioni', bdzia. La stessa conclusione si potrebbe ri- 
cavare dalle iniziali : rimase I'o- perchd lungo, e si allungd nel- 
Tiato con vocal! precedent!, secondo un fenomeno generale del 
dialetto genovese, nm. 129. Quanto agli o interni di kope'llUj ecc, 
i piu si trovano davanti a doppie originarie, e andr4 forse con essi 
skope'llu scalpello, se, come mi persuadono i riflessi dell' Alta Italia, 
^*scuppellu, nm. 150, e inoltre ihbdsd rovesciare, che sarebbe 
da un *imbossare, proveniente da *imborsare 'invorsare, 
come doss us da dorsus: la lunga tonica di inbOsu sarebbe 
estratta dall'atona. Puo essere che la vocale davanti alle dop- 
pie originarie si allungasse nell'atona, quando esse si ridussero 
a seaiplici, nm. 131. Che poi a poco a poco si perdessero quasi 
tutti gli esemplari antichi, b naturale: kuppa^ ciod kupa^ traeva 
con sd kupetla ciotola, e inoltre moUu *am6td e percio amutd 
aggrnmolare; infine, secondo la relazione generale 6: -u'j si veniva 
pure da pdf*u porro "^porih * porro nelle mani o nel corpo ' a 
l>dru purih. Cfr. il nm. 128. — Degli altri casi non so che dire: 
se si potesse porre, benche non sia indicata negli scrittori, una 
fase anteriore girozia, per I'od. gozia, si avrebbe qui un esempio 
deir o conservato anche davanti a consonante semplice, cio^ da- 
vanti a i, che esige nella tonica appunto la lunga, nm. 125a 
e rf, e forse I'esigeva pure neU'atona, cfr. gezelta ecc, nm. 128. 



148 Parodi, 

In G'ozeppe par di scorgere un caso consimile, ma forse per 
esso e per G'onimih (da G'irdnimih^ h da pensar pure che i 
nomi proprii, nel chiamare a voce alta, sono accentuati spesso 
sulle prime sillabe: adunque quasi G'ozeppe (donde rabbreviato 
G'6ze)y ecc. Assai minore importanza hanno altri o atoni, con- 
servati per attrazione della tonica, in vocaboli letterarii, ma pur 
manifestano chiaramente la tendenza del dialetto : alogd {cUogu 
alloggio), tonella grullo {Tonu), stdljin manrovescio {slola fac- 
cia tosta, cfr. il nolo (ola)y tomeilu (che equivale a b^llu tdmn) 
toianeUtii nm. 92 rddime'nlu e u se rodyd {rSdise crucciarsi), 
forse qualche altro. Mi resta Tavvb. Idslu presto, il quale h note- 
vole testimonianza della necessity che ha il dialetto dt allungare 
un o atono, poiche esso si sviluppo senza dubbio nella proclisi^ 
in frasi come Tironico see tosl-ua ^sarebbe tempo '« 100. 6^ per 
attrazione della tonica: sempre all'iniziale, arc, oeritasse odorasso 
cav., ogd occhiata (anche i'ln-ngd) oges'dj e cosi in comm. grlb, 
ma oggiareita cav., Ice'y ♦operllis (in gamu d'So. giorno 
feriale) ecc; inoltre in dicyd adopera, anche ceuvet^d grlb, koyti 
cuoiaio reloyd orologiaio alOseQa, anche in grlb ace. ad aito- 
scegdy vS{/d beskitu biscottare: si oscilla fra ali§d riporre e 
alufjfij trogeitu e tritg. (trogga truogolo) e qualche altro. E ora 
soltanto it in alcuni casi, nei quali troviamo piu spesso o spesso 6 
in grlb comm.: assceunnao sognato sceund suonare bezceiignerd 
racaeugijeiva despceuggid; soltanto u in truvdy ma ineuvee grlb 
4, 37, ecc. 101. /f, che e sempre piu sentito come la risposta 
atona di ox anzitutto accanto a palatali, fiigetla sfugd^ ma Po- 
(jeUa cav. fogcfti grlb, ali'tgdw trasognato (loggu loglio) asmiiga 
•mettere o tenore a mullo' (e anche asmiYggu) akiige'ytu raccolto 
ihfji'ige'ytu avvolto despi'fgd, ci'frya pioveri, ma cioveiva grlb 10, 
03, ci'igaitfi (xci'fVfciia ^furao addensato ai muri che per Tumido 
cola', scitpdy ma talvolta scciopd (o = u) in grlb, kidemmu 
cuociamo, bes'lmu^'u: si eccettua so\o pifjugus'u;^ inoltre, siaui 
suonare asi'tftdse sognare, nm. preced., reniird e renvd^ sku* 
n'mmuy si'ujd nvd nuotare (u nit'a nm. 3) vvd vuotare rveta 
rotella. — Poi, if^pyd^ sorto nell'unione un-uspyd^ e cfr. anche 
nm. 120, ihpiarelto comm., ace. ad o.^pirf (certo o^p,) 172, o^pUt- 
redo 224, grlb 11, 70; interno, solo in kugd^ es. comune, fri'ii- 



Stadj liguri, § 3. II dial, moderno di Genova. 140 

(jasoUti^ fi§u br, fogl. 75, probabilmente da brug.j cfr. il fr. 
b^mrjassoUe ecc. e vedi il nm. sg., kundw cognato cfr. Meyer- 
Lubke it gr. 83 e v. nm. sg., biisuldyu ib., iirabusuh ib., diV 
zorUu nm. 90 (per contro, con u,../, dbugih aghetti kusin 
kuzih kuzina fuzih ^focile' e ^fucile* fuzina); tra »* e labiale, 
cfr. nm. 90, f'^iimeselluj accanto al piu civile rumes. e a remek 
urn. 103; inoltre biUe'§a (gi& § 1 B pag. 18, 1. 3, e rl 138, 
144. 148), e aggiungiamo infine liikanda du§aha. 102, i, in- 
guehtu'y interni, per dissimilazione, bisuldyu buccellariu, ma 
husciolaio comm. 324, certo anche kindw^ ma si ode tuttora 
knndwy eh' 6 in grlb 14, 19 ecc. e in cas., inoltre Qigiin go- 
bione, che sar& da *guguhj secondo il nm. preced,, tiyabisiinj 
dal fr. (di rado ii, ma tiraboscion comm. furb. 4), e anche 
ilizohtu (ma sempre diizehlu); poi arigika rotola, da ariQura 
nm. 202 "^ariiQura (con u corrispondente all'd' di r6a\ e con d/- 
zOnlu metteremo ki§(fmou nm. 26, per huQom,^ spiegando col- 
l*assimilazione il supposto ii della fase anteriore, e forse anche 
riiV ciottolo, probabilmente da *rocceoIo, il quale perd piu 
vdlentieri crederemmo attratto da qualche altro vocabolo, perche 
r i occorre assat presto, cfr. aHzorare e arrisolare acciottolare 
Uossi Glossario mediev. lig. 19 riciolius risorius 84. Sta da se 
hngasatte^ per Tare. brug. nm. preced., ma forse va confron- 
tato con grinotti nm. 108. Per abbondanza ricordo anche il letter, 
e arc. pisciolanimo pusillanime grlb comm., e il plebeo kilonna 
colonna, e perflno kinolla, dovato certo a qualche incrociamento. 
103. tf, nelle solite sillabe, relSyu remesellu gomitolo, nm. preced., 
prefuhda prefumd {perfumd fogl.) prekacth procacciante, pre- 
kvdw procuratore, sprepdzUu sequoe'u angustia, e sequadrd ^ser- 
rare, stringere da vicino*, ecc; inoltre nel comune tes'wie *te- 
sr>riae (tosoriae rifatto su caesoriae), in be'la *bedella 
budello, con assimilazione, in verliiQwa convolrolo, cfr. vilucchio 
fiiiume vUuppOy in tywenice vurehtce e vwehlea volentieri, 
§2 B nm. 20. — Postonica: me is' era ora me'is'ia madia, secondo 
I nmm. 88, 82, e anche Tai^c. roveve nm. 75, pdrehu. — Fi- 
nale, KHste^ ma 6 un vocativo e non rimane che in Ahtehriste; 
kummey nm. 28, dapprima nell' interne del periodo e poi an- 
che in fine, quahde gik in comm. 94, quante sutiCj ora quasi 



A 



150 Parodi, 

solo in SiiUesuroia sottosopra, soiVe sorvia fogl., e nei composti 
sutel(era^ ecc, cfr. § 2 B nm. 20, inoltre surve qui nm. 81: 
pu6 esservi confusione con subter, ma non h necessario sup- 
porla; intej pes. ihle Vcegwa^ giA antico e risultante da varii 
incontriy § 2 B nm. 97| ihse su, ma fino a grlb e comm. insciUj 
insciu sciu doi pe^ era soltanto ime dwi pf^ ihse Vgrbu. 
104. a, ashwlse oscurarsi, § 2 B nm. 94, anuhj quasi solo in 
Diu ne saroe an.j dsiben e ds.^ esclamazione negativa; suff^a- 
nihj cfr. Tant. sorfane § 2 B nm. 20, ace. a sorfaro solf, less. ; 
forse non indigene traiuQa cav. cas., era solo tartar AQa\ per 
assimilazione, Mar£a^56 ^corbaceae ^cestoni per someggiare\ 
siralabyd vaneggiare, quasi ^ astrolabiare ' Krit. Jahresb. Y, i 130 
Arch, XV 509, il solito Salamuh fogl. cav.;- martnaru mar- 
mou/y plur. mar mar i may*may^ kdlaru kdlow callo, furgow 
razzo skrakow scaracchio tumow time, brikdkalu albicocca, dal- 
ranter, bricoccuru ross. bricoccoli chit. 41. — Per I'arc iccaie 
nm. 80| cfr. echame § 2 G, e si trova pure ecca grlb 2, 45, cfr* 
§ 2 B nm. 16; stUta desutia si appai6 con surtya des. 105. Df 
legui : ihskursdw corrucciato, ace. a scorroQQd ecc. grlb 14, 16, 
comm. 88, e si veda anche krilsiu ciod cruccio^ uomo, bambino 
fastidioso, dove I't 6 forse d'inserzione tarda e non indizio di 
scarsa popolariti ;- levre per Tare, leoure ecc. nm. 79. In iato^ 
S'enaj g\k in fogl., forse su senue'izi s'eneiii. 106« Aferesi: 
Ivd ululare, arc. s'eveggi usibilia G. 

U lungo. 107. u, shvoiUy Makurdi sk.j cfr. § 2 G pag, 67^ 
muragga tnvdga^ lu§dneya buQa bucato, e poniamo qui anche 
i noti riimehta ramenta ^spazzatura' luzema kugd nm. 101 
liigcsh nm. 88. Qualche u: neir onomatopeico muguSid bronto- 
lare, con m ug-, in pupiin bambino, tolto al linguaggio infantile^ 
in frtiguiidj nm, sg., con assimilazione, in brtMtiUi italianismo. 
Ma ft^und potrebb'essere da *furg., con u da u nella sillaba 
chiusa, cfr. Mursehtxc muro-cinctu, nome di via. — II solito 
p, in remeQa rugumare cas., ace. a rumegd ib., e in des'wrpfi 
*de-usurpare 'mangiare a crepapelle'. 106. t, per dissimila- 
zione, cfr. il nm. 102: tmti, solo nella frase de-bunimt^ kame 
hntisa^ da imurus'aj 'carne fracida\ bintiny da buna bubbone, 
bnnuhy onde anche nella tonica brina nm. 35, e, se va con u^ 



Sfcudj liguri, § 3. II dial, moderno di Genova. 151 

bis'uldUu^ da biiscioloUo grlb 4, 24, onde biswa nm. cit.; poi, 
brigure'llu bri§welu per ferii^., da hruQura nm. cit., fri§und 
frugacchiare , derivato di fru§d furicare, ace al piu civile 
ffuQund nm. preced. Con brigasoUn nm. 102 si confronti gri- 
n6Uu 'colpo sui denti', per sgrognoUo comm. 86 (1. sgrunj)^ 
ma potrebbe anche aver sentito I'attrazione di §ina. Finalmente 
bitiruy in cas. but. Per kumini§d Meyer-Lubke, Rom. Gr. I 278. 
— lato: refyus'u ^antipatico, uggioso', ma refvd\ arswiu per 
arsuriUf da arsiira^ nm. 71. — Gli esempi d'aferesi sono al 
am. 106. 

Dittonghi latini. AY. 109. d, come nella tonica, cfr. nm. 36 : 
orofoggio fogl. 15 ora 5/*., dreggia comm. 86, 95, od. wega^ okiii 
gabbiano ozellu odia nm. 215 e odirei cav. ; povielu kosin ri- 
posdj u Pdkeiin il 'Petit Poucet', cold graffio gotas'se orec- 
chioni, bozia skdsd grembiale arobd bdrinna (1. borina) comm., 
ora bweha; ihsomd corbellare, da soma. Tali condizioni sono 
turbate soltanto dall'iato, wSgUj txveta anter. Idre'UOj kweiin 
anter. kdretih cavolino, ecc. — I soliti AQustih cfr. nm. 116, 
aguran fogl. 39 ora aQvdse^ plebeo. 



Incontri di vocali. 

AE, 110. ce e: bosziha^ anter. bavez., pioviggina, kce§d cali- 
gariu, ma per6 sarveQuh da sarvce§u\' perUdtv parentado, 
plebeo, come pcehti parenti, contad. 111. ey, almeno davanti n 
semplice, quando I'iato h piu antico: cheinettonne catenelle fogl. 61, 
ora ay in kainassu boncinello, come, per I'iato recente davanti n, 
kcdnaggu carenaggio, e si sente anche ainin invece di cmih^ 
diminutivo di ceiia arena. 

AL 112. ey^ bench^ per varie attrazioni si abbiano ora al- 
cani <B e molti ay: eiguetta fogl. 65, ora cegwella; puinteiruoe 
cav. 151 spilli fumeirceu grlb 1, 22, comm. 130, spezieirceu 
grlb 7, 9 * coppe per spezie ', e cosi terzeirosii^ ecc, ma gii, per 
attrazione della serie gankdya spesydya^ ecc, fumairosu comm. 
342, harcaioeura grlb 15, 3, ecc, ora sempre puhtayV fum^yV 
barkayV ecc; poi, il vb. as§eyd as'Qreyd 'sciupare, sprecare', 
che ora k comunemente asgayd (asQdyUy nm. 45, foi'se per un 
anter. as§€eru\ cfr. il piem. sgairiy assequeirou cav. 123 ' messo 



152 Parodi, 

alle strette', ora solo sequciu nm. 103 e cfr. nm. 115; C'eyniiiy 
da Ceyrinih Chiarina, e are'y cas., da at^eyri diradare, con 
cairu cceru e rairu rcevuj d'aregueiton di nascosto fogl. 9, 
agweyld nm. 45, leytd di* fronte a Inie^ leyiuQa^ trey hi cas. 
118. ay, oltrech^ nei vocaboli di cui s'6 detto al nm. preced., 
e in mainea^ nm. 4, su ^naneUy dovunque le due vocali son vo- 
nute a contatto di recente, per la caduta di r o di v: Kalainiii 
faind farinata maind maydse maritarsi; askaisdw da askar. 
scavezzatOi ora quasi solo neirimprecazione benevola pi^ilwesc 
ask. 11-1. i, solo in grize'lla gratella, da graiz. gveiz. (se non 
(la gt^aez.y che farebbe poca differenza) *craticilla, per falsa 
etiraologia (grizu grigio)? Gik grisele reticelle, all. a gradiseU\ 
in un inventario italianeggiante del 1532, edito negli Atti della 
Societa ligure di st. patria X, pagg. 732, 747. Inoltre in afVn 
conciare le pelli, piem. afaite^ monf. afdiiy e ftidya conceria, 
o rifatti su fiiu presto, quasi 'apprestare', o importati. 115. 
ivey dopo labiale, gi4 nel sec. XVI, donde, forse due secoli dopo, 
wi: arc. afoeiturao affatturato fogl. 82, 112, affueiturce cav. 103; 
pxuih padrino pwtrih pweyrih peirih pairiiij mwina madrina, 
puyeiiu patrigno mayena^ cfr. moiregna comm. 51 ecc, pwjV 
paiuolo, cfr. peyroli a pag. 722 del documento citato al nm. 
preceA, rebuyV farinaiuolo cas., cfr. rehairolo Rossi Glossario 
raediev. ligure 123, vuyoe vaiuolo; ma si noti, con un u prect- 
dente, Roveivce ross., ora RuyV Rivarolo, il quale andrebbe dun- 
que cogli esempi) cbe seguono, di wey^ o anche way origtnarii, 
che naturalmente son trattati nello stesso modo: suyV solaio, 
A^ sweyZ' sureirV surairi' *solariolu, cfr. 5oZaro/o documento 
cit., pag. 740; inoltre il cognome KuyV Queirolo, certo da 
KwayrS ♦quadreSlu, cfr. assequeirou nm. 112, che ne e con;'' 
la fase anteriore {asseque7'ce grlb 11, 33 su seqii€eu). 

AUy OU. 116. o: Oslih, per A'ia di otustih a(o)ustih^ Sa»f 
i'Aouslin (cio6 ow-) grlb 14, 61, ofoggu drufoggu nmm. 75, 109, 
dotti oddsya gii fogl. 132, e owd.^ olehtikdse assicurarsi Ore lynx 
interne, lodd ma ancora laoderd grlb 15, 32, sfrozd frodare (end** 
anche sfrozu ace. a sfrgwzu nm. 36); infine, gto kd du gunv* 
(e gw kow nm. 49), cfr. Tant. Codefar less. — Delia seri© atona 
ALT, ecc, § 2 B nm. 24, forse resta intatto solo hOdisuh bab- 



Studj liguri, § 3. II dial, rooderno di Genova. 153 

bione, se va con bald-, ma otce altari compare un'ultima volta 
in fogl.; del resio pdtdh fade' tie kdse'Ue sdsissa e, piu difficile a 
spiegarsi e gi4 nolle 'Rime', hdsiha calce. — Serie OLT ecc: 
mtua^ pdtfMn ♦puUitrone XIII 307, 308, arc. koie'llunm. 99, 
raa H da dlt, se esiste la forma rizotonica, adusi\ cfr. nm. 149. 
117, QWj dove riato 6 recente, moiviia amowHse (ao); nm. 37 
inoltre in casi come Powllh su PdwlUy ecc, e cfr. nm. preced. 

EL 118. Resta : ddreitua addirittura {drilu)y aspeitd fogl. 
01 e leilera cav.* 130, era aspetd, come peiwina pettorina, pe- 
tend ecc., suUa tonica, e per influenza dotta lete'a^ come letttc ; 
//letitna ecc. nm. 89^; con caduta di r: lehpeind temper inata, 
cfr. tehpe'n temperino, nm. 58 ; proclitici mey me li tey sey ecc. 
118^ /, oltre che nelParc. prJkdy nm. 58, anche nell'arc. vU 
remmo vtrd cav. comm., in voce di veir.: pu6, come vimmu 
aodiamo, essere attratto da di dird\ la lunghezza dell'i risulta 
forse da un istiniiro compromesso fra ei ed t. 

EV. 119. pwi ahgouf ahgeruy se'now se'neru^ povow le'nowj 
ace. a pocyu ie'nu su povya iena, ecc, nm. 88; proclitici ed 
♦fDclitici: nww tow sow me lo ecc, u mow dd e ddmow. Inol- 
tre: u pah eow vih Ml pane e il vino', dove Ye (semivocale) 
persiste, perche d sempre dinanzi alia mente di chi paria, ele- 
mento ideale che ha la sua importanza nei fenomeni di sintassi 
fonetica. Si dice bglla humow su cioe kumme-u $, 'come il sole\ 
e cost sow vuryo ^se lo vorr6 ', ma se si pensa di piu alia con- 
giunzione, seow (monosillabo) vurio. — Sono rifatti sulla forma 
rizotonica aiwiu, quasi ^acetito', e azwd acetosella, quasi 'ace- 
tata\ cfr. azdw nm. 59. 

AU^ EU {E6)j off. 120. ay, in baisd per bavusdj ecc, 
am. 55. Nesst sintattici: u serve d§vspyd 'serve da ospedale' 
dors one 'dt nsame*; davanti a n complicato: dcAyahpo cioi 
iia-ki-iyunrpo fra poco, ma, riflettendo di piu sul valore dei vari 
componentif dakygehpdj cfr. nm. 61 e ' Articolo indeterminato ' ; 
damipmenpS cioe d^irpo-uh-po ad ogni poco; invece kumohlu 
<\ok kumme-un^u 'come un lupo', don de dui di uno dei due, 
am. 61. Infine ppoge'Ui ciod pe-og. per arpioncini. 

OL 121* irey, weyhi aybweybd; ad Arenzano e altrove, weynd 
[«1 nostro wh%dy anter. orim orinale. 



154 Parodi, 

OL 122. oittanta fogl. 121 (1. 6U.) ora otahta su ottu^ nm. 64, 
come kuiiia su koUu: per To- nm, 99. Normale rtfy^d ♦poc- 
tare puttare (sul quale ^ ro'ytu). 

AltPe combinazioni. 12S. UE ia f(;i, PwistcB PodesU nmm. 65 
e 89^ ; con iato piu pecente fweste^ e cosi s'wene'Uu ace. a ^V 
ren. — Vly kusltfuh questione, gik fogl. 132, e picordiamo pure 
dydhvduh diaquilonne, in chit. 67 giacurun\ pep il GUI odgi- 
napio degli apc. angunaggia sanguneniu nm. 205. Mettiam qui 
anche hwlzitce ace. a kuyus'itd. — UO^ in dotriy^ gi& in i*oss. 
gplb, cio^ dwl trey, cfp. dola duola nm. 65. — UO in vOy 
skvO'ya scolatupa. — UI^ davanti a nasale, in sprind pioviggi- 
nape, ma anche sprUnd su spruha nm. 70, e inflne sprvim 
(con V affilato) su sprvih. Aggiungiamo suhte I'dstaya cio^ si 
ihte ecc. 128^ Vocali uguali a contatto : guana ecc., nm. 125 b\ 
myaku mirdkuruj erbu erburuy ma vidwu su vidwaj come pa* 
tafyi nm. 94 su palafyu. 

QuantiUt delle vocali. 

Vocali toniche bpev i. 124. La vocale tonica h bpeve : a) Qoando 
la sillaba h cbiusa, ma vedi hdtisa sen sepeno e tdstu nm. 125a; 
e davanti alle doppie opiginapie latine o pomanze, dove la sil* 
laba opa in pealti ^y bench^ bpeve, apepta, nm. 131 : si eccettua 
pepo, fpa le doppie latine, r, nm. 125 a, e pep contpo conyieoe 
aggiungepe delle consonanti semplici latine il m, che eqoivale 
ad una doppia genovese. Pep le vocali contpatte e pei dittonghi 
vedi il nm. sg. Adunque : sakku gatlUy ecc. (ossia ppopriamentf^ 
sd'ku gd-tii)j inoltpe famme (f(Ume) fame remmu ommti, ecc.; 
mas's'u maggio X 435, fris's'e fpiggepe rus's'e puggine, pagga 
famigga^ sacce sappia ragga^ lassu laccio figossu figlioccio 
laves's'u nm. 80, kavdnu canestpo pinay e anche il gn opigi* 
napio, senu puiiu ; magga maglia strigga^ duggu doppio staggti 
stabbio; inoltpe lo s pomanzo, ahgitsa sdst4^ ma non lo i, nm. 
125 a. Delle vocali fa eccezione T e , pfsu peggio, eca, nm. 
125 c. II n semplice ha un tpattamento speciale, nmm. 176, 177, 
ma non dopo 6", sonna (cio^, al solito, so^na)] e bpere k ora 
anche V 6^ piduzione di Ji, da -oct-, kOHu ndtle 6Uu; cosicche 
si puo arguipe la norma fonetica che codesta vocale si abbre- 



Studj liguri, § 3. II dial, moderno di Genova. 155 

vjasse davanti a n (cfr, m) e, piu tardi, anche davanti a un'e- 
splosiva sorda (o almeno a I): cfr. voUu cav. ^vuoi tu?' poUu 
grib, vedi ^Pronomi enclitici'. Si potrebbe pensare lo stesso per 
V6 di voUa volta, gik frequente in grbl, e di arkioottu, ace. ad 
'tta, il cui si sarebbe conservato per fonetica sintattica, perch^ 
iniziale, e ad arkyStu, Ma in realty votta non sari che'un 
compromesso fra ota e Tit. volla^ e cosi arkyotu. 

b) Nei vocaboli non indigeni, di solito davanti a consonant! 
ciie in genovese non avrebbero potato conservarsi se non come 
risuitato di doppie originarie latine o romanze, e sarebbero quindi, 
ad eccezione di r, precedute da vocale breve. Spesso per6 ap- 
pare ancbe la lunga per attrazione dell' ana o delPaltra serie 
normale, o perch^ la forma letteraria s*& imposta del tutto. Es.: 
*itahahkuj ma Riku like lichene; in stdkka tasca, vocabolo in- 
<ligeno, la metatesi non poteva tarbare le relazioni originarie 
<Ii quantitA; Re Maggi^ refuggu; Pilatlu f regatta ihsalatta 
patalta fratte^ notta^ e anche kalamiltaj giA in cav. 100, per 
l*arc. caramia fogl., ermiltUy certo per un piu antico ermiltay 
i quali hanno i loro modelli immediati in grUta grancbiolino^ 
fikitia ^schizzo' 'zacchera^ e anche negli importati amulitta arro* 
lino, gariita garetta, inoltre in -ettu^ ecc., mentre sitii ^posto' 
^appartamento' iiivitu pulilu vanno con ditu ecc., e kume'ta pia- 
ttela con bweta *boite* hwela codetta, ecc; slradda^ per Tare. 
^Vfl? nm. 96, graddu per Tare. g7*dw, sfidda, broddUf e inoltre 
il sufT. -addu -adda, piuttosto fruttifero, despetdddu dispettoso, 
"ffacaildUj samadda fiammata, kaladda ^buscherio' 'vanteria\ 
kameradda ora kamydda camerata, cfr. il nm. 212: la vocal 
^>reve, in roancanza di roodelli indigeni diretti, seguiva la ten- 
<lenza generate, rappresentata da -attu -akkUf ecc, e qui vadano 
pure laddruj per Tare. Iceru nm. 41, veddru, ecc ; Pappa kappu 
pippa, ma piu recenti shopu is'dpu Owrdpa ; sibbu come s'ebibbu, 
e inoltre libbru. Per stagffu sto ecc, nm. 201. Infine skaffu 
OnfTuy ma stofa (cfr. stdfetta grlb) skifu. 

c) Per lo piu nei proparossitoni f kdregu pdreku^ ^Hs'ene 
ru^ine, nm. 178, ma per il s' originarie non possiamo dir nulla 
di sicuro; fdsile^ belisimu tosegu; pel i nm. sg.; ndve§u luve§u 
opaco nm. 130, tri/ulu^ Meneguy ma per dhnima ecc. nm. 176, 



156 Parodi, 

fe'mina stomagu^ e i letterarii sucidu pdgina subi'Uu. Per il 
Q nm. sg. Si conservano le brevi nei proparossitoni che diven- 
tarono parossitoni, solo quando la consonante non esiga nel pa- 
rossitono la lunga, ossia quando non esistano forti serie che 
possano attrarii a s&: hdloio hdlaru^ s'enow s'ineru^ sukow 
suRaruy tutti con la breve ora come prima; ma n&oya ecc, 
forse da niiveya, nm. 125 d, come sdvyu. Inflne avdlyu seryv 
e un tempo armdryuj snianya lopya^ tutti letterarii; cfr. 
nm. 125 a. 

Yocali toniche lunghe. 125. La vocale h lunga: a) Quando 
^ in sillaba aperta, non finale, nei casi non indicati dal nm. 
124 a: adunque davanti al doppio r originario, karu carro 
scera sega, ecc, che si confonde col r semplice di rocaboli let- 
terarii, avainij ecc; davanti a i, bazu bacio, ecc; in 'positio de- 
bilis'i a{)ru ma^ru, e quindi anche il dotto sakruj cfr. idgrima, 
sotto c) ; davanti a $' originario, a i? e a ^, ma per slci$§u ecc.^ 
nm. 201 ; infine aggiungiamo qui vocaboli letterarii, come pain 
vile vobiy ace. a vellu velo, attratto da -e'llu^ menuj ama- 
rena, ecc. — I semiproparossitoni d'origine dotta, come ar- 
mdriuj divennero, per la caduta di r, veri parossitoni e quindi 
allungarono la vocale, armdyu (cio^ arma-yu), di contro a 
gahkdya biancheria, per gankarla^ ecc. (gankdy-a). ^ Per 
Tod. bdnsa da bdhsa vedi qui &); per lostu * presto* il nm. 90. 
b) Quando provenga dal la contraziona di due vocali o co- 
rounque dalla lore riduzione ad una sola; e questa legge si 
estende anche alPatona: gwdfiu e gwandy be la e bele'lie nm. 103, 
ahgetu da angere'ttti\ -^(eta, mcegeAd^ mdve'gge marave'gge sc^- 
simi, amatu amarellu^ fiQaitu fiQareltu nm. 97, ecc. Nei caso 
piu recente, cio6 dove il contatto avvenne per la caduta di r« 
e talvolta di e?, le grade cameadda figaello di grlb comm. chit., 
rappresentano la fase intermedia, e in parte si conservarono per 
tradizione ortografica. Qui dobbiamo porre anche il dittongo Al\ 
latino o germanico, la cui fusione in o ^ di data rolativament^ 
tarda, § 1 A nm. 10, e il^cui riflesso e lungo nella tonica eome 
nell'atona, poku Poketifij bozia^ nmm. 36, 99, 109. — Ricor- 
diamo anche i casi come le^tni legumi, da un anter. *l^imi (eh^ 
forse si nasconde sotto il lemi di rl 115, 8, cfr. nm. 89^) « 



Studj liguri, § 3. II dial, moderno di Genova. 157 

da ♦leg I men, e i moderni emu erimu nm. 57. Ma h ajj- 
pena da far menzione di sduU^ od. $ulu^ atono said nmm. 50^ 
116, di 'bi' -ul-^ per 61 1 iilt, infine delle* vocali davanti a ct, 
nra. 39 b: per -d'rt- da -Oct- nm. 124 a. — Quando un'encli- 
tlca si anisce con una forma verbale ossitona, questa dovrebbe 
conservare la sua quantity, vedi qui sotto d); cosicch^ vdla, 
superstite nella frase kum*a vdla? 'come va?' e i numerosi 
esempi consimili del dialetto arcaico, stdla comm. 41, cose ghe 
("orrdlo? ecc, inoltre il sempre vivo kumcelu nm. 9, devon es- 
sere spiegati da anteriori vd-ella kum-e-e'llu (cio6 vd-ela ecc.) : 
cfp. fioo per fdivu nm. 44. — Farebbero eccezione alia norma 
generale soltanto le sillabe chiuse, b&hsa barahsa^ sen seren ; 
ma bmisa sen (cio^ bdnsa ecc.) scrive ancora cas. e pronun- 
ciano i vecchi. — Per I'e vedi qui sotto. 

c) Quando faccia parte di un dittongo ascendente; e anche 

'{uesta norma si estende all'atona e non soffre ostacolo se non 

alalia sillaba chiusa : vydgu spydga sydsu^ da anter. sedssu 

staccio, fydnu firdnu filare di viti, mydku mirdkuruy shufyeta 

cuffietta, kahlyeia kantereUta cassettino, s'ySlu sirellu frul- 

iino, feryOlu ferraiuolo, arkyOtUy nm. 124 a, e inoltre sydpu 

o anche sopu siroppo, e sempre soku da syoku scirocco, pu- 

'jolu micstaedlu maltagliato (specie di pasta), vocaboli importati, 

kwdlu kurdllu^ Iwdsu luvassu lupaceu pesce ragno, wela 

«>vatta e bwSta 'boite', dal fr. arc, nwelu novello, svSta so- 

letta (di Scarpa) s'vemu giuriamo, ecc. Si escludono i qu gu 

•TJ^inarii, qwattru s§wassu san^welia, ma frehgwcelu, forse 

u^v V ce^ e cfi*. anche il nm. 39 a. In sillaba chiusa mwin 

molino, ecc. Pei dittonghi discendenti, nm. 131. — Qui dobbiamo 

f(»rse comprendere anche 1'^ proveniente da yf, ciofe dal lat. e, 

cfp. nmm. 5, 6, pes'u *pyes\i^ benchfe si possa anche ammettere 

che un antico ^pye's's'u si allungasse, secondo 6), per via di 

j't^eVw. Dello sdrucciolo originario pegura pegxca^ forse da 

^[nje'guraj vedi sotto d). Ora 6 breve legga leviu, ma legiu 

^:rive ancora cas. e la lunga si sonte in dialetti vic'ni: forse 

^i abbrevio per assimilazione sillabica neirunione assai frequente 

v^l-eAegu h leggiero, o in altra consimile. Pu6 risalire air r 

l.i lunga di S'e'na anter. S'enwa nm. 105. Invece e se essere. 



158 Parodi, 

^sse comm. 14, 58, non pu6 essersi allungato che per fouetica 
sintattica, nelle unioni pe-esse dob pesCj ti devirese, ecc., 
nm. 129. 

d) Nei proparossitoni davanti a z : azima mtBzimu f^zima 
risma, limSzina^ tranne in vocaboli letterarii come fizika de- 
pdzUu ecc., dove si risale a s' ital. Nulla possiamo dir di si* 
euro pel §y poichd non si hanno che vocaboli letterarii come S(h 
^uma contro a re' Quia md§ane mogogano; resta perci6 dubbio 
se Ve di pSgora grlb 3, 14, od. pe§wa^ ci dia diritto di porre 
un antico *pii§ura ; mono dubiterei di Uvora lepre grlb 7, 2, 
nm. 124 c, Nota anche l&grima^ a). I proparossitoni divenendo 
parossitoni si adattano alle norme della nuova condizione: do- 
vera<, con o breve, credo, ora dZvya adopera, e cosi torse hri§wtf 
hrigura nm. 35, iswa isola e perfino mu's'ou) con A, contro i 
normali Lds'ow Lazzaro s'is'wa giuggiola. — Nelle unioni con 
enclitiche, la forma verbale conserva la sua quantitA: Ifs'ilu 
leggerlo e tdffilu taglialo, ddnelu darcelo e ddmelu dammelo. 
Finali toniche. 126* Sono lunghe: quando dopo di esse sia 
caduta una consonante o una vocale d'uscita romanza : md fnar 
^rnale' o *raare', kahtd ecc, f>an Pfj se cielo, pH ©8, da por 
vovj mti mulo, ecc.;- Mate Matteo Be^Hume nm. 1^ il sZ Aw 
ioi soi^ donde anche il sng. ii si ; sas sete nm. 18. Inoltre, per 
contrazione: ludd lodata pe piede, so saro^ e cosi fo do; •» 
perch^ faccian parte di un dittongo ascendente: nui i)wf\ deptc- 
Mipoi' *dietro*, kurta ktvi colori, ecc, futuri avyo averdj ♦• 
con i analogico, fayo diyo^ ecc, pw^yOy nm. 39 a. Fa eccezion'* 
Y-we di fwe nm. 43, che poteva essere attratto dai letterari: 
alwej e Nice O'ustee^ in un tempo che ancora non esisievan>> 
gli 'too: di pwai mwos^ kwce^ ecc. Sta da s^, nella sua qualiu 
<U esclamazione, oxce nm. 62. Pel contratto re rete nm. 18; 
esso trasse con sS gi^e crate. — 127. Poche e comuni sono If 
brevi, dopo quelle ricordate pur ora: Id desd di qua, t4 <//'. 
u /y, u rrf, ecc, da fa sta imperat., de deve ve nm. 18, ecc. ; 
// kt qui, siy so d, to 50, hazaykd basilico, fald, ora piu pop«»- 
lare p/iOj fo faggio, ecc Airaccento enfatico devesi la diffe- 
renza fra sij sai, imperativo, e ti sa% indicative; cfr. te to\ lui 
ant. te tencs. 



Studj liguri, § 3. 11 dial, moderno di Genova. 159 

Atone. 128. Sono lunghe, contro la tendenza generale, an- 

zitutto negli stessi casi in cui si aliunga la tonica secondo 11 

nro. 125 bee: gwdnd bdgd *badagd sbadigliare, land tarand 

*tela-araneata ragnatela pceldj da pceta paletta; ohih Pa- 

ketih boziUt nm. 125 b ; sdtd fddette gdsemihj bodisuh potruh 

adusi nm. 116; ski^tiia (cfr. ihspritd insprttu nm. 03) friltd 

fruttare, fiidya nm. 114, contro grizeVa; inoltre quando sia 

caduta la prima di due consonanti, dtsSUe ^dizsetle nm. 89 

indhurdi nm. 160^ ; poi, secondo il nm. 125 Cf vydgd amyddif 

specola, vyuUh vyuve'Ua mammdla, pwts^tU pisellini (specie di 

pasta), mwind molinariu, fioke'Uu grbwdtua hvdld culata, e 

forse ya qui, piuttosto che sotto, anche pehsund^ come da ^peh- 

syund. E lungo anche Voy se gli corrisponda un 6 tonico lungo, 

ali§d vt^d nm. 100. Le altre lunghe atone interne, che ancora 

rimangono, crediamo si devano spiegare come abbiamo fatto in 

parte per V 6 atono, cio^ come riflessi di lunghe accentate. 

Esempi numerosi ci offre soltanto V e : megwdmehtu arc. me- 

gioi grlb 7, 58, spegdse spegettu specchietto, spigietti *occhiali' 

comm. 214, ora spSg. {speggetii grlb 5, 73), v6gion Vecchione 

grlb 10, 13 vegetto 7, 61, ora ce^^f., tranne in ihvegiuj negd 

*chi fa le nege* clod le ostie, tSgnendo grlb 15, 2, ora solo 

f^.j inoltre petwiha per peit.j cfr. 7negd per mey§dy e met- 

tiamo qui anche pe§weta nm. 125 d, a peQioina ^alla peco- 

rina' cioe ^malamente'. S'intende che Tazione della tonica sul- 

Tatona pud in un certo numero di esemplari risalire al tempo 

in cui il dittongo era intatto. Altri e: gezeUta gexceura grlb 

-, 7, desprezdj dove abbiamo z seguente, cfr. gozia nm, 99, 

*'*\jherd grlb 2, 76, su ce'ga nm. 14 (ma ceigd 9, 52 e ceiga 

4, 81, forme tuttora in uso, aco. a ceQa cSyd)^ inoltre senns'n 

gestroso, su se'naj e Manenin su Mane'na. Altre vocali: md- 

*)f*'ita (maQu) IdQrimih Idprih {Idptni labbro), e in vocaboli 

letterarii, lapetin (tapetu) ihvdsdw invasato cas.; arc. cdron 

<'alarono grlb 1, 77, cdvando 9, 96; assai piu notevole, se 

e«tto, scdncB 2, 12, di fronte a scdnna passim (e anche, a dir 

rero, a scannd ecc), il quale sai;ebbe I'unico esempio, perfet- 

tamente conservato, del tipo che gia indicavanio in cdpella in- 

bWt^ cio6 vocale breve davanti a doppia consonante nella to- 



160 Parodi , 

nica, lunga neiratona. Dal fr. desmdld. Con i, si sente inlquUos. 
129. Liinghe iniziali : anzitutto o, nm. 99, e poi due o tre casi 
,di a, dsci acciaio, Vas.^ dnele'tlu ma dne'llu^ ds'enih ds'ene'Uu, 
Quesf ultimo puo aver la sua lunga dal rizotouico as'e; gli altri 
hi spiegano, come s*6 fatto per o-, con un fenomeno generale di 
fonetica sintattica, che qui dey*essere piu compiutamente descrittu. 
La vocale iniziale d'un vocabolo si unisce con la vocal finale d*un 
vocabolo precedente, ubbidendo suppergiu alle medesime norme 
che le vocali interne; cosicche talvolta le due vocali si con- 
traggono in una sola, talvolta formano un dittongo discendente, 
tal altra un dittongo ascendente ; e tanto 11 risultato della con* 
trazione quanto il dittongo ascendente non posson esser che lun- 
ghi; nm. 125 bee. Dittonghi discendenti: quahle-yndyu quanta 
anfanare (anche quaht'in.)y u sd^nayu ecc.; che bglla-vQetla 
(meno comune lapostrofo), ecc. Dittonghi ascendenti e contra- 
zioni: dinu {lYi/mly ecc), ma pe'dmity it sO'dmu il sue amor«% 
u (jdmu cioS u ffd am. gli ha am., u §e porldmu cioe u Qe 
porta-am.] le vOggw-dslald (comune h pure I'apostrofo, /<r 
coggdsL) *ti voglio domare' le fassio-dstalu mi (non si fa mai 
I'elisione), u Vdsialdw cioe u Vd-a^lry d ig-etos alia tua eii a 
mcctd; cioe a mce-eLy de hunceice cio6 de buna el. (anche de 
bun'etc€)'y sic-lsloye sono storie {su sunt nm. 178), Iiame t/niy- 
d!^eUe^ contro osetlej nm. 99; ricordo infine myeli ciofe mi e 
tij iyele ciofe ii e le tu e lui, sinqw-e'Sinqwe, ecc. Fa ecce- 
zione Tarticolo, ydsasih y-OmeUi i birilli, ecc, e trascuro altre 
particolaritii minutissime. 



Accento. 130. I fatti piu importanti furono raccolti al nm. 39; 
qui si [K)trebbe aggiungere che sulle atone lunghe, nmnu 128 e 
129, si innalza leggermente il tone della voce, ossia si pronun- 
ciano con un piccolo accento musicale. Non restano che pan- 
ticolariti note: luvega opficu II 2 sgg. fa tuttora difficolt^ cfr. 
D'Ovidio Ztschr. viii 100; pel nostro e per qualche altro dialeuo 
si puo pensare, se son lecite spiegazioni parziali, a un incrc- 
ciamento con lupus, cfr. lo spagn. lubrican: adunque */-urd<>ri 
poi hn'P(ju su bicuj e infine Inretjify ch'e ora la forma piu 



Studj liguri, § 3. II dial, moderno di Genova. IGI 

mune, forse per attrazione di niiveru -vyu nuvoloso. II vocabolo 
aguga 'biancone* 'falco aquilino', che ha, secondo cas., Taccento 
^oli*a, dovrebbe risultare da una contarainazione di ^agugga 
*aculia Rivista di fllol. class. N. S. II 129, ant it. agtiglia, 
con il dotto dquila, A qualche spiegazione consimile converra 
rivolgersi per tre'magi tramaglio, solo plur. Poca importanza 
ha la parossitonia di dyme dyme^ di fronte ad ayme-mi dyme- 
mL Frequenti sono i verbi che hanno esteso la parossitonia 
anche al singolare del presente e alia 3.^ plur., cacdra chiac- 
chera, pcsi§u pizzico me bami§u fo I'altalena, § 2 G s. bazigar^ 
amiiu affile aHguu rotolo nm« 102 si§tiu zufolo strahQuu stran- 
golo tribidhi 'torraento' e 'mi tormento, mi cruccio', letter., 
mastrii^u gasu§u biascico nm. 90, setne'mij nuxzihiij bus'dinc 
boggero; Pod. makwegu mi corico potrebbe anche provenire 
da ahure§u^ ma accoriga h in grlb 5, 60, in rima. Pero spa- 
zimUf u kdmwa tar la u murmtoay ecc, dove per lo piu la mi- 
glior conservazione h dovuta ai sostantivi che hanno accanto. 

{Coniinua,1 



mercanzia. 

II Parodi, XV 67-8, annotando ii gen. mercantin^ e constatato che ancho 
ncgli antichi testi italiani e sempro scritto col f, soggiunge es»er molto 
probabile che mercanzia deva il suo s ad un error di lettura, diffuse e 
perpetoato mediante le starope. Si tratta certo di questo. Nelle scuole di 
lAtino in Italia e fuori si leggeva indubbiamente, come si legge ora, p. es.» 
to^ius invece dt totius, per falsa ostensione della norma merce la quale si 
profferiTa come ndzio grdzia quelle ch*era scritto natio gratia. Quindi i 
*\otXu dottissimi democrazia e analoghi, ai quali s*accompagnaron, passanda 
pnma per la bocca dei letterati, dello voci popolari come abbazia^ ct4razia 
« mercanzia. Una ricerca sistematica condurrebbe certo a scovrire piu 
altri esempi aoaloghi. Qui ricordo come, nella seconda pagina della pre- 
fAzione che Teditore napolitano NiccoI6 Parrino premette alia traduzione 
cAlAbrese della ^Oerasalemme Liberata\ che si deve a Carlo Cusentino 
(Cosenza, ma Napoli, 1737% si legga naz\a per 'natla*, e certo non sara 
iin errore di stampa. 

ArehiTio rlottoL iUL, XTI. 11 



162 Salvioni, Etimologie. 

sopras. seplekd accovacciarsi, rim piat tarsi. 

NoQ 81 sopara questa voce dal pioco, quieto, accovacciatOi di BonTesia 
(v. Seifert, Gloss., s. v.), che col significato di 'nascosto' troTo anche in 
una ancor inedita Tersione lombardeggiante della leggenda di Barlaam c 
Giosafatte. Esampi moderni della voce, vedonsi ricordati dal Seifert, 1. c.« 
6 dal Mussafia, Romania II 122. Vadan con loro Tairol. piahi tacere, smet- 
terla, qaietare, e il valtell. d'tn*ctacA celatamente, di nascosto, Monti 305. 

Per Tetimologia, il Lidforss pensava a placati's, THuonder, Vok. § 3, 
ricorro dubitativamente a ^platticare. Sarebbe etimo conveniente, ma pin 
conveniente ancora parmi il placare di cut sopra, cut il Mussafia assolu- 
tamento escluderebbe. II Maestro di Vienna penaava certo che al ^- Ut 
mal poteva oorrispondere un lomb. h (rskk). Ma tutto si combina, a veder 
mio, movendo da ^placicare, 

ven. barodle. abbaino. 

L*accoglie il Boerio come voce di Dolo e di Padova, e le corri8pond<» 
infatti baordl nel lessico del Patriarchi. II rapporto tra le due forme »i 
avrit movendo da ^bavordl e ricorrendo alia metatesi reciproca tra li 
o e il r. 

Questo *bavoral poi non si stacca dalla radico ch^c nclPit. alhbainom 
^ab-bajAno, dal monf. bajelt abbaino (v. Ferraro, Gloss, monf, s. Misando'>, 
venuto ancho al significato di 'trappola per uccelli\ e dalFa. frnc. abaiettf 
vedetta, sentinella, termini che dipendono dalla base onde anche s*ha hay 
(Ktg.* 1150), — Si trattera di Hc^ordl* col j fognato nella vicinanxa di 
vocal labiale o sostituito poi da v come in piii esempi ricordati in Knt. 
Jahresber: IV, i, 1G8, e nel tront gover raccogUero, nel nl. bol. Mont Mavour 
o Afaizour (cfr. il lomb. majQ maggiore), nel com. tnugro^ salmone, ch<' 
risalir^ a xiioit per la via di ^muvolo *mttjolo, e nel nap. pevo peggio. 
cioo ^p(jo. — Quanto alia dorivaziono, vi vedromo o un ^bajaftjorio^ o 
un ^bdjolo, con I in r, por dissimilazione, quando alia parola vcnne ad ag- 
giungersi -die, 

crcmon. groyol crocchio. 

Ha la stessa origins della voco italiana, con questa sola diflerenza che "W** 
TULr s*e qui continuato senza espungore Tu, qu i n di , -ro^ofo = *-n)olo = 
*'rofdjoio (cfr. rigol all. a r'tdol rotolo, o rigolda rotolare}. Por il gt^ cfr. 
grega creta (Moyer-Lubko, rom. gr. I 354), grapoon all. a crapoon te^tardo 
(cfr. lomb. crdpa testa, brese. grdjta)^ bresc. ijrosta crosta, ecc, occ 



• Potremmo pensaro ancbo a baldjo- (Ktg., 1. c), ma la convenienia coll* 
rmo italiana o piomontcso ci decide per baj'. 



LA SIBIL ANTE TRA VOCALI NELL'ITALIANO. 

DI 

SILTIO PISRI \ 



BOMMARIO. 



1 1 Bsordio. — 9 II. La tibiUnte poBtoniea. — fi III. La libilABto protonioA. S IT. Eaiti 
pAlAtini eorrelAtWi aI libilAnti, offerti dAlle bAsi oon ^m^. 



I. E cosa, si puo dire, bea nota a tutti, che s mediano tra 
vocali h profTerito costantemente sonoro neU'Alta Italia e s*ode 
costantemente sordo neiritalia meridionale e insulare, come pur 
nelle Marche e nel Romanesco; e che la sola Toscana oifre, con 
notevole oscillazione, or la sonora e or la sorda. La dottrina 
del Meyer-Lubke, anche per s tra vocali, h che esso persista in- 
tatto se succede alia vocal tonica, e discenda a s' se precede 
(cfr. IL gramm. § 198 e 208) ^ Ora, un esame abbastanza esteso 
clei fatti credo che ci debba condurre a una conclusione non di- 
versa da quella, a cui test^ giungevamo per le esplosive sorde 
[v. XV 360 ss.J. In favore della quale stari il fatto dMndole gene- 
rale, - e lo rileviamo percio innanzi tutto, - che la sibilante, o 
sorda o sonora che sia, si mantiene costantemente uguale in tutte 
]e voci che procedono da una stessa base, sebbene risulti diversa 



* [Qaesto breve acritto, cho s*onora d*aver dato occasione al Saggio se- 
zuente deirAscoLz, fa inviato da me airArchivio quasi due aoni addietro. 
Conaento ben volentieri a non farvi certe mutazioni ed aggiunte» che mi 
parrebbero ora a propoaito; e ci6 per non disturbare in nulla l*opera del 
Maeatro, quantunque egli proceda per tutraltra via e giunga a tutt*altra 
coDclasione. Mi riservo per6 di tornare suirargomento.] 

' Con lui 8ta il Lindsay, The lat lang. ii 117, il quale del rosto, ne*8uoi 
richiami del neolatino al latino, 8*affida per intoro, ae io vedo bene, airau- 
toritA del M.-Lb. — Alia nitida, se anche oppugnabile, distinzione, era ac- 
<;ennato gik in Rom, gramm, I 26S^ ove leggiamo che 'spo^a e formato su 
spos'aare, in cat s' e legitttmo*; mentre prima, in Grundr.lb32, il M.-Lb. 
•iichiarmva non apparir la ragiono del doppio esito doUa sihilante. 



164 Fieri, 

la sua posizione rispetto alPaccento {roso e vosicchiare^ c<i$a e 
casale -ereccio] paes'e e paes'etlo -ano] ecc.) ^ Di che ritocchero 
appresso. Un altro fatto importante, e che una volta constatato ci 
libereri di molte eccezioni, h che occorrono sempre con la so- 
nora le voci dotte o mal assimilate, siano esse greche o latine 
di qualsivoglia altra origine, e siano passate alia nostra lingua 
in tempo piu o meno antico o recente (bas'ej fas'e^ stas% Par- 
nasoj occas'Oj t§s'ij cris'i^ fiordalis'o, bigs' o^ obes'o^ dQs'e^ esWo, 
musica^ fls'ico -a, As'iaj ambrQs'ia^ Hntes% crgmisX apastas'iaj 
etis'iaj anestes'iay bis'gsto -ile^ btas'pnCy elis'irey mvr e mos'aico^ 
ris'ipola, mis'ero^ ades'ipney pres'unzipne e 'S'untupsOy des'olaio 
e des'olazipne^ con mille e mille altre) '• Lascio per ora d' inda- 
gar la ragione di questo fatto \ il quale puo pat^ere anche piu 
stranO; ove s* ammetta, come par certo, che H^ nel latino fosse 
senza eccezione sordo^; e vengo subito al mio assunto. 

II. Rispetto alia condizione postonicai ove la sorda anche 
dairillustre alemanno h riconosciuta normale, merita il prima 



* Unica eccezione che io cononco, anche da altri aTvertlta, e barghe/ia di 
fronte a borghese. TutValtro e derii/o alL a riso^ ecc. 

* In composizione, ove sia in qualche modo 'sentita* la sorda iniziale d«r 
Kecondo termine, essa porsisto anche in Toci dotte; cosi des^ e presumert^ 
ties' e resistere^ president e -enza e preside •idio^ his^^ e trisillnbo^ as* e poh- 
sindeio^ antisrttieo^ ecc. 

* Si dovr^ credo, pensare a influenza gallica. II M, proprio di tuite 1** 
voci che dalle due lingue della Prancia medievale paasavano alia Toscana, 
o direttamente o pel tramite deirAlta Italia, sarebbe stato poi esteso eom^ 
un lor proprio appannaggio a tutte lo voci non volgari. Questo s\ chA io 
presuiDu estraneo airoriginario o 'preUttorario* toscano, non aveva dei n»- 
sto nulla d*ostico o dt ripuguante ad esso, cosi da non poter facilment^ 
essore accolto e adottato; anzi, come era il naturale correlativo detle •splcv- 
sive sonore, cosi osisteva g\k senza dubbio dovunque oceorresse la formola 
*f>-fespL sonora*. 

* Naturalmente, si proflTeri sonoro s* e ^m^ perz- e -zz- greco, come hanno 
i primi scrittori delKeti repubblieana, cioe p. e. s'dna (Cftii^ij), tarpes's'ita 
(t^ns^trff), ecc. Soppresso, in quanto era ormai an segno inutile per !« 
voci latine dopo compiuto il rotacismo, lo 3 dalla scrittura, dove eaao rap- 
prenentava -t'- (cfr. Lindsay, op. cit. iv 148), la distinzione diveniva iBipo«- 
nibile, come ^ a noi che per questa parte confondiamo j;;>tfMconM40(tia*o)« » 
ma: so coo roziO (ro:io)^ ecc. 



La sibilante tra vocali neiritaliano. 163 

luogo la serie de' perfetti e participj, con la sibilante od originaria 
o sorgente per conformazione analogica (v. M.-Lb., Rom.gr. II 
333-7; It.gr. § 472). Abbiamo dunque: chitcse clusit, chiuso hi 
{rifkchiuse -o, racch- e socchiiise -o), m^ -it, riso (arr- e sor- 
rise -o); ppse {esppse, comp-e imppse^ ecc), chiese; rimase (arc. 
6 dial, '•aso -a); prese -it, p7^eso -a, sul quale si modello rese -o 
{appf*ese •o, ecc.; arrese -o), e i loro simili: accese -o, o/f- e 
ilifese -o, app- e sospese -o, discese -o, te^e -o ( disiese -o, c^m/- 
e »n/^^6-o), con altri all'upo o airaltro corradicali; risppsCy 
nascpse; rpse -o {corrpse -o)^. Gli esemplari con la sonora si 
riconoscon facilmente per dotti o semidotti nell'uso odierno: ras'e 
-o {yolgaLvm. raschio -ato), mise {yo\g.messe), uccis'e -o {am- 
jrnazzd '<jUo)y con cui vanno decis'e -o, incis'e -o, ecc; e tanto 
piu divis'e -o, conquis'e -o, intris'e -o, Igs'e •<), -Ju^V, persucis'e 
-Of inlrus'e -o, eo- e mra^ e -o, citati in gran parte e sospettati 
come tali anche dal M.-Lubke ^. La sorda si ha poi senza ecce- 
zione nella ricchissima serie degli aggettivi in 'pso -a, o risalgano 
assi al latino classico, o siano di formazione posteriore e analogica, 
o siano anche mal assimilati ; onde animoso^ generosOj rahhiosOy 
atnorosOy dispettoso^ prelenziosOy curiosOy ufficiosOy ecc. Quanto 
agli agg. in -ese^ occorre la sorda di regola in quelli indicanti 
il luogo d'origine: pislojesey senese^ calabresCj piemorUesey in- 
gtese (volg. inghil')^ bavarese^ ecc. ; nonchi in alberese ^ amese^ 
fH>rghe^ey cinabrese color rosso chiaro, forese^ lavanese specie di 
granO| maggese *. Stonano francescj cortes'ey niarches'ey che la 
sonora facilmente ripeteranno da infiusso gallico; e pales e^ in 
cui arremo pronunzia dotta, essendo voce da tempo fuor dello 



' Cod essi sUranno di certo: spaso (ex pa as us), e Taaalogico cre$o^ ora 
diftoaati. 

' Cosi anche i composti da* verbi che hanno la sorda normale, ove non 
•iaso di Iradilione e d' uao schtetto Tolgare, li udiamo sempre coa la ao- 
Dora: irri/e e deri/e -o, pertna/e^ erf^/o, per non dire d*escl%u'e -o, ecc. 

* Ksaendo Valberese una pietra tendente al * bianco* con macchie Mendri- 
tiche\ lorna male a decider ae esso rispecehi ^albulense, o non piutto- 
filo ^arborense, il quale aembra per6 preferibile. 

* Nalla possiamo dire degli arcaiei banderese^ lau<U e laldese^ marese; e 
nalla c*im porta del marinaresco calcese. 



lew Piori, . 

schietto uso volgare. Rimane qui grave e assai difficilmente su- 
perabile eccezione : paes e ^ Ancora con la sorda : ravo aorta di 
drappo liscio di seta ', riso e peso (cfr. qui sopra) ; mese ; casa^ 
naso (e anniisare)y Pisa^ fuso (sost.), cosa^ posa (onde po- e r/- 
posare)j Chiusi^ dsino, Pesaro \ 

Ma i termini eslegi soprabbondano. Cominciando da quelli, che 
pajono in qualcbe modo spiegabili, ricordo primi: fantas'tmoj 
spas' imo (onde scasimo lezio, svenevolezza ; al plur.)i cres'imaj 
Cos'imo; hattes'imo^ crislianes'imo^ ecc. (onde poi incantes'imoj 
ru/panes'imOj ecc), dove di certo abbiamo s' dalla fase ante- 
riore aU'epentesi (hallesmOy ecc.) ^ Da essi pot& ripetere fa* 
cilmente la sonora : qvuires'ima^ noncb^ gli agg. ordinali ven- 
tfs'imOf Irenigs'imOj ecc. (i quali, perch^ non bene assimilati| a 
ogni modo non ci darebbero alcun disturbo). Un'analoga di- 
cbiarazione varra per medes'imo^ che deve essere un Mesin- 
copato' e ripetere il suo s' da medes'mo^; e varri del pari 



' E lucchesBj secondo si profforisce a Pirenze, e •e/tf (cost snche il Gradi) 
s Lucca, a Pisa ed altrove. 

* E esso, in fonzione di sosUntivo, il part, di radere (t. addietro nel tosto): 
e si contrappone a velluto, altra sorta di drappo. Con questo r<uo, il cui va- 
lors etimologico non e piu 'sentito\ risaliamo, so non erro, all>U qaando 
il part in questiono, perche ancor d* uso schietto volgare, si prononziava 
con la sorda. 

' Tanto piu notevole e s (sordo), in questo nl. gallo-italtico. Aggiungo, 
qual che sia Tetimo : Pesa (ma anche con /, a quanto pare), il fiume onde 
ha nome la * Valdipesa*. — Certo per una mera svista il M.«Lb. (It. gr. § 198) 
adduceva un supposto it mesa (mensa), che esiste bensi nel dialetto apuano 
(v. Suppl. Arch. V 155) e nel sardo. 

^ In italiano occorre sempre / non solo dinanzi a sonora, per assimila- 
zione (p. e. i'gunrdo^ dis'giunto^ /drucciolare^ bWbeiico^ s't%tare\ ma pur din. 
alle nasali n e m (p e, tna/nada^ /meitere) e din. alle liqaide I e r {p. «>. 
/logare, ^radicare)^ checche ne dicesse Temistocle Gradi (*Regole per la 
pron. della lingua italiana*, Paravia 1874). 

* ^ Tonico modo per aver ragione delta sibilante scempia inveee della 
doppia. Da metipsimus avremmo ^mitrfssimo, Del resto, neppure io er^do 
piu che tanto alia originaria toscanita di questo pronome (cfr. GR5asx, 
Viilg. Substrate s. v.), che potrebbo esser senz*altro un provenzalismo. [Era 
a ogni modo un esemplare da addurre anche in Arch. XV 378-9]. La aoempia 
dolParc ftfffdto (che pare anlt^ist^ipsum) avrd una ragione sua propria 
vv. appresso nel testo). 



La sibilante tra vocali noiritaliano. 167 

per hias^imo da Jncts'mo^ come per les'ina (germ, a 1 e s n a); e per 

Toscuro fls'ima (lucch. fis'ma) ^ Ora, poiche da tutti questi esempj 

risultava, per cosl dire, normale alia coscienza dei parlanti il V 

dope la tonica dello sdrucciolo (solo esempio in contrario: asino)j 

avemmo per avventara anche: as'olay is'olay Fies'olej limos'ina, 

musica^ tis'ico. Gomunque sia, per piu d*una di queste voci sa- 

rebbe impugnabile, a ogni mode, anche la schietta volgarit&. Un 

curioso esemplare e cef^ o cirus'ico (all. a cirugico), voce ora 

letteraria, ma ove di certo rison6 sempre il s\ che continuava 

la palatina di pari grade. Ed 6 un esemplare ^sui generis' mtis'o^ 

dove, - se la solita etimologia del Diez fosse giusta (da morsu), - il 

V farebbe anche piu specie, perch^ la sibilante dopo una liquida si 

mantenne sempre sorda {morsOf verso i polso^ gelso; ecc); e con 

esso andrebbero i poetici stis'o e gimo (e forse Tare, testeso^ che 

par modellato su questi; v. Diez s. v.)^ in cui per un giusto criterio 

analogico dovremmo presumer che la sibilante si pronunziasse 

sorda pur quand'erano dell'uso comune. Nulla per contrario ci 

dice rit^*pso (retrorsum), assimilate come fu agli agg. in -pso. 

Abbiamo inoltre, in aperto contrasto alia norma: cas'o, vas'Oj 

quas'i *, Tomma^Oy chies'a^ vis'o^ sposo -a, ros'a^ uos'a (v. I)iez 

s. V. ), us'o^ confus'o -a \ Di >quest]y son quds'i e rgs'a notoria- 

mente ribelli anche per altre ragioni (ci attenderemmo quase e 

ruasa)j e il nome del fiore, che nella continuazione dell'd" ap- 

pare eslege in quasi tutti i dialetti romanzi e si considera come 

rooe dotta, 6 - stante il suo Sy non rotacizzato - addirittura un 

problema di fonologia latina (cfr. Lindsay, op. cit. iv 148). Meno 

specie ci fari il s' di Tommaso^ perchi nelle voci greche il di- 

gradamento par che fosse normale, e meno ancora quelle di 

chies'a^ considerando che la sorda di "sj*, a cui risaliamo con 



• Aggiango Tare, ai^itna (che tale si dove proffbrire), da as'ina, 

■ li fltrmno che quasi, co* saoi continuatori neolatini, inanchi al Voc. del 
KOrting e alte Postille del Salvioni. Ma y. D'Ov.lX 96-7. 

* Al M.*Lb. (It gr. § 196) venne fatto d*addurre ea^o e rtVo (e anche uc^ 
ci^o) eome esemplari con la sorda. Relego qui: Agnfs'a e Ter§^a (per Ve 
del primo, cfr. Biancht IX 391 n), che a Lucca si pronunziano Agn^se e 



168 Fieri, 

questa voce (ec]clesia), appare scaduta a sonora anche in alin 
casi (cfr. § IV); e il s' di iu)$'aj che 6 voce oggi noa comune. 

Vengano ora alcuni verbi, in cui la sibilante sta dopo la vo- 
cale accentata nolle forme rizotoniche, e innanzi ad essa vocale 
nolle rizdtone. Con la sorda non abbiamo che annusare e po- 
sare e riposare gik rammentati, e pesare; i quali potrebbero an- 
che, riapetto alia sibilante, essere stati rimorchiati da naso e posa, 
e da peso. Per gli altri di certo riesce assai comodo il supporre 
(ma Tespediente rischierebbe di non finir d'appagai^e) che la so* 
nora, presunta normale nolle rizdtone, si estendesse poi da queste 
alle rizotoniche. Di parecchi, a ogni mode, ci liberiamo assai age* 
volmente. Infatti os'are h da tempo fuor del pretto uso volgare 
(c^d in voce ardir^ ed altro); desinare^ arc. desnare (v.Sbrcambi, 
No voile, pass.) h un antico gallicismo (cfr. K5rt. 2610), in cui del 
resto la seconda forma ci darebbe ragione deir altra, ^desinco- 
pata* (cfr. sopra); avvis'ave e vis'ilare non sono piu eslegi che 
il loro parente vis'o gik addotto ; e Tare, vicilare (se non ai ri- 
sente di vieino)j col suo ci da ^i' attesterebbe Toriginaria sorda 
per Tunc de* due verbi. Rimangono : los'are^ acctis*are {scus'- e 
ricus'are)'j appis'olarsi {f\st pis' olare) ^ . 

III. E passiamo agli esempj con V protonico, i quali (non 
si pu6 negare) stanno, almeno apparentemente, in buona parte a 
favore della tesi del Meyer-Lubke, che la sorda vi scada di re- 
gola a sonora. Sennonchi la sorda, - e non sari superfluo Tinsi- 
sistervi, • occorre anch*essa ben di frequente in questa condizione, 
e piu anzi che la sonora ; giacch^ s^ode in tutti i deri vati da roci, 



' Non e attestato per prima del secolo scorso e manca a qualehe Voca* 
bolario. Ma Tuso antico rtsnlta, mi pare, dal fatto cbe a Lucca ai dice ^er- 
galmente ' venire ad udo i Pisani* per 'appisolarai*; e ai canta ai bambim 
cho cadon dal sonno: *i Pisant avevano un miccio, *uii lo potavano tener 
riiCo, lo tenevano auUt stecchi, arri U« Fiaani boccbi*! La qaal caotileaa si 
dovrk certo ri peter dal tempo delle famose disco rdie fra le due vieioe R^- 
pubblicbe. Ometto poi: rWicare, che a Lucca e rijio (tivo nel oontado ^ 
pur nel proverbio *chi non risica^ non rotica^)\ wt' e o/olarg^ che i pro- 
priamente aretino-aenese"^ di dubbia etimologia (pur cfr. Caix at 171); acAi- 
i^are dividere riducendo una frazione, nil quale la sonora continua % (mUCttr^ 
cfr. Zamb. 1120). 



La sibilante tra vocali nell^italiano. 169 

le quali hanno 5 postonico: chiusiiva^ rimasuglioj pt^esacchio 
wxmtf 'icciOy rosicohiare^ mesata, casale -ella -upola -amenio 
-ereecio -alingo, nasone {ruisello sp. di pesce), fusagginCj cowm 
'CUa -erella^ asinello -ino -esco -itdj Pesarese^ con altri senza 
naoiero dalle basi onde son questi come da molie e molte altre. 
Ora, se per la sua posizione doveva qui la sorda digradare real- 
tnente, non par che si veda come mai i derivati, che prevalgono 
<U gran lunga per numero, non attraessero i primitivi imponendo 
ad essi la sonora anzich^ esserne attratti! Del resto, rinunzio di 
mia volonii a susw*t''o e -are^ parasito e MusulmanOj dove la 
sorda doveva restare incolume, perche sostenuta dalla doppia, 
che k nelle forme volgari: ,^icssurro e -^re^ ecc; un caso para- 
gonabile in quaichu maniera a quelle del lat. 's* die continui re- 
golarmente ss (v. Lindsay, op, cit. iv 148). Offrono inoltre la sorda: 
cotif desiderare e -iderio^ rasojo e -ura^ pisello ^ 

Anche qui non poche di quelle che io credo eccezioni si pos- 
sono eliminare senza fatica. Sono infatti voci dotte o non pie- 
namente volgari: ces'ello •, des'erto (nonclife dis'eriare e -eriore)^ 
press erUe^ Ges'ii^ come appare anche dalla vocal protonica, has t- 
lico\ Giuseppe^ e forse: r as' are -ente {cf v. rasojo ecc.) e le- 
x'oro. Quanto a bos*' s'bas'irey esso 6 voce celtica, venuta a 
noi col 8U0 s' daU'Emilia dall'Alta Italia, dov^ e molto diffusa 



* Ometto iusitia (lucch.su^'*), perche d' origine incerta (cfr. Helm, KuU 
CurplLuDd Hausthiere* 311). Coiifesso per aitro cho la vecchia etiinologia 
da Saaa (v. Diez s. v.) mi par sempre la meno improbabile. Un ^suainii 
{cfr. ony china e malina e amygdalina in Plioio, per varieta di *pru- 
gna*), alLa *8Ubidu (il less, storico da aoltanto SuaiSnu), ei spieghe- 
rebbo assai bene il wn.sucina e il march. lucena (v. Caix 8t45); cfr.il 
lucek. ant dcino^ all. ad dscino, asino. Gariosa la avista del Kdrting (nm. 7349), 
tl qoalot a propoaito di Musina^ confonde Suaa (2?ovtfff), Tantica citti della 
Persia, alia quale ai riferiva il Maratori citato dal Diez, con la Sttsa (Se- 
ga si am o -uaia) del nostro Fiemonte ! 

* Per c«*- e dsoje^ che il Fanf. e il Rigutini d4nno cosi, con la sorda, ci 
4evs easere incertexza netruao. 

' NoUTole, alL a ba/ilieo^ e bassilico^ con la doppia che fu gi4 del latino 
<v. LooMULT, op. cit II 130); e efr. il nl. Baur'lica, SuppL Arch. V 120. Altre 
siaaili eoppie: ba/alio e arc boMsalte (basal tea, t. PorcelL); Wgpo e issopo; 
<0li^go e colossgo;" fi/o e fisso (flxu); ctmo/a (-oja) e cimossa. 



I 






i.«' )-L* «:i« ' <*''c<*r**au • ^9M;ini rnma at cuDQBaoBDt. 

»•'/% 1 cr^i jii»f»* . cu' inn- • Tr- i* icrm- f..l.I. •- 
•. •' T. ♦ J 'rr'-' lu: L pi seem* i tii^^^.a c • 

' ■ r-iii ..•••:,.'; I- H- \i J 'ja«n.. as reeeDU cn»» . rr.: 
i'^' : w i" */!/'. * "TT*, i»e' c- ; r!caDeccuii< . turn ^v*v 

.>^t..: '/M i*^-.»*" •• » "rru ii:«»:* liar* o- emmiu*' wh or^a" 
!.;*". -I-. "K iM-.».. i I'L • ^tu. 'Jit* i.u' aar*"' »•• TertHnalit n ;* ** 



* .J 4\ •'»• *i. -•.. *-ff4. ffc-a Aln^ oacL. < M <c^ »« r» vi» i *»BBf^ 

• * . ■•>-iii 1, «r*- 1 ••-^». . f » iLi*40iiar:i n ItAiii. Ok Tt^i» alio i^'dltr i.t?* 

, •••• •!»»♦ "a, > •. ' "t.i "i :i- .1^ ? -nil".*!} •• n€* Alt? mnat c o> 

w- rf.»* *» uj -* .-^ i« .: i.--ii.-:.r 7111*' «41 



La sibilante tra vocali neiritaliaDo. 17! 

sacolo (e, formato su di esso, furse: trisavolo), bisunlo, bisM- 
cia^ bisogno e -are (cfr. Kort. 7617) * ; trasandare *. 

Terminando rileveroi sebbene ci6 non sia necessario al nostro 
propositOy altri due casi osservabili, ore occorre s protonico tra 
vocali. L'uno i quelio di pusigno e 'usignuolo^ in cui s sorse per 
dissiinilazione, avendo s rinunziato, per dir cosi, al suo elemento 
palatale (s-n in s-n)] cfr, M.-Lb., It. gr. § 284. L'altro k il caso 
tlei composti semivolgari che cominciavano per ex + vocale: esa* 
me, esatto, esempio, es'agerare^ esiglio^ eseguire^ eco. \ Dei 
'luali, per la paHe fonetica, do ragione ammettendo che exame 
Hi exempluy allorch^ avevano gik prodotto sciame e scempiOy 
continaassero a vivere presso i meno incolti in forma d'^c^^ame 
ed *egsempjo (cfr* il frnc. exil s eQsUy ecc), con quella non vol- 
gare accezione che tuttavia i propria d'esame ed esgmpio. La 
fase anteriore sar& Tare, essame (1. essame^ cfr. XII 120 n), ecc. 
La sonora doppia, perchft non sorretta da nessun appoggio analo- 
gico, si dov& facilmente ridnrre a scempia ; e a ci6 ben pot^ con* 
tribuire la condizione protonica. A codesti esemplari si confor- 
mavano per avventura le voci dotte, antiche o recenti, come 
esiogioy esarca^ eserUey esistere, esanguej esigtu)^ esegesiy eso- 
v/on, e tante altre. 



IV. E ora h opportano il comprendere in (juesta Nota anche 
r esame de' due diversi esiti, sordo e sonoro, che ci offrono le 



* E per contrario del tutto in regola il t' in bis + cons, sonora (▼. sopra), 
''he poi si ridoase a r qualche voUa« onde a hi/dasso ed a bardosso^ bar- 
'*«me, ecc (e cfr., per la region generate, Xin 368). 

' Ometto gli arcaici tra^aUare o ira/ardinare (cosi ora pronunziati da 
B«)i), i quali anche poterono aver la sorda; e il teologico trasuntanare, K 
joi relego gli arc mit^agio^ mis'avveduto, mu'avvenire ^entura, mWw^o^ per- 
rh«* i composti per mii" appajono cosa esotica (cfr. Scheler s. mes) e poco 
viule (Doa rimangono oggt che miscred€Me e misfatto^ e a fatica mu'ieaie); 
* perehe non ^ escluso che pur questi si profferissero con la sorda anzicho 
'OS la sonora. 

' Sta in codasta serie anche atolart spirare (exhaiare, v. Can. 111365; 
(u'oia ecc, con accento ritratto, di che cfr. XV 204 n). 



172 Fieri, 

basi con ^J^; giacchi credo che la differenza, anche in <iu6sta 
formola, si riduca per chi ben guardi a una differenza iniziaie 
nel grade della sibilante. Qui del resto i ben naturale che Ve- 
site sonoro prevalga; e potrebbe anzi far meraviglia che l^altru 
anche v* occorra piu volte. Infatti in *sj^ il sonoro j\ che ade> 
riva con particolare energia, esercit6 di certo suUa sibilante una 
forte azione assimilatrice. Rispetto agli esemplari in questione, 
devo ripetere la rassegna che da un altro punto di rista e con 
altro ordine, e accogliendo la conclusione del M.-Lubke, ha fatto 
da pari suo il D*Ovidio (v. 'Note etimologiche \ Napoli 1899; 
pp. 52-70). — A formola dope I'accento appaiono con la sorda 
quattro o cinque cospicui esemplari : bacio, caciOy camiciOy cttcio 
e .^drucio^. E aggiungiamo bricia briciola, che esige di certo 
una base con ^j*. Qui anche: h^acia (all. a bragia)^ dalla nota 
base nordica;'e non esito ad addurre instenie: brucio -are (all. 
a brugio -are), perchi mi pare oggi piu che mai inverosimile in 
questo yerbo un e da i di fase anteriore K Quanto aU'esito so- 
noro, si puo forse questo in alcuni esemplari, oltre che con la 
ragione generate sopra indicata, giustiflcare anche con una partico- 
lare. Infatti, come in altra mia Nota cercherd di mostrare per le 
esplosive sorde, anche la sibilante di base greca o d^origine greca 
dovi nel volgare latino digradare a sonora. SarebI)ero dunque per 
noi in regola: ciliegio^ lucch. cevagiOj Anasiagio Ambrogio Dio- 
nigio -gi^ e forse agiOj nonchi, con la palatina in protonica: 
fagiano e fagiuolo. E d* origine gallica, e percio non fa specie 
che la sua sibilante si profferisse sonora, it geusiae -as gozzo. 



Ml ^ da 'sj^ in quest! {bacio suona baco^ ecc.) e la soempiat di eoi to s 4a 
'88j> e la doppia (cfr.il nl. Ceucio da C as si u, ecc), comt ha fetioem«ttV» 
o9»erTato e mostrato il D'Ovidio. 

* L*etimo non risulta per ora bene accertato. *Ma ad ogni modo ane^e a 
tne non par dubbio che sia da postulare una base con ^u\ E osar6 d*af^ 
rischiare qui una nuova proposta. Un prt perf. pass. *a8u (9*0880) da 
uro non sarebbe forma del tutto isolata; cfr. adhaesused tiaesoros «la 
haereo, hausurus all. ad haosturut da haorio, par da temi eon 'j^ 
originario (cfr. Lind!«ay, op. cit ir 28 e riii 17). Ora, dato an ^perosiar* 
an ^corajbusiare, s*avrebbe rispetto al c di hruciare la risposta cb«» 
a paror mio e perfettamente normals. 



La sibilante tra vocali neiritaliano. 173 

gola, attestato da Marcello e col quale il M.-Lubke, Zeitschr. XY 
242-3, illustraya felicemente il sinonimo lucch. gogio ^ e il frnc. 
gosier. Questo etimo ci d& anche, aggiungiamo, intera ragione di 
trangugiare, che i proprio 'mandare attraverso il gozzo'. Ri- 
mangono: Biagio^ ragia (all. a race^ che si potd modellare su 
*rada ; ma cfp. XIII 334 n), Perugia\ manirugio -are (v. Miscell. 
Asc. 433), p^r/Mjfto -are. Da *sj* ppotonico s'ottiene sempre la 
sonora, onAe: cagioney provvigione^ lucch. fregione frusone (v.al 
§ III), e forse rugiada] magioney pigione, prigione; ParmigianOy 
artigianOj ecc. 

Ma si opporri che questo elenco risulta piuttosto a favore della 
tesi oppugnata, perchd le voci dove il nesso & protonico tutte of- 
frono la sonora. Si risponde: Due de'piu validi esemplari, cioh 
cudre e sdrucirCy dove il c sorse quasi certamente in postonica 
(cuciOy onde cucivay ecc), persuadono che avrebbe dovuto accadere 
lo stesso anche negli altri esemplari ove i la stessa altemativa^ 
in guisa da avere un prodotto sordo che dalla postonica si esten- 
desse alia protonica (un ^pertudOj onde un ^pertudarey ecc). 
Ora, se cio non accadde, vorr4 dlr che il prodotto sonoro non 
^i deve alia condizione in cui il nesso ^' si trovava rispetto 
alFaccento, e che perci6 anche gli esemplari come cagione ecc 
niente provaAo e favore della 'teoria del doppio esito\ 



' Tralascio, giacche per Torigine o provenienxa loro o per la mal certa 
''timologia o per altra ragione avrebbero qui troppo scarso o nessun va- 
lore di prova contro la nostra tesi, molti tra gli esemplari presi in esame 
oelia Memoria sopra lodata (cervogia, segugio^ malvagio^ fregio^ bigio, gri- 
1710, cinigia^ ecc.)- 



174 Salvioni, Etimologie. 

mesolcin. cref avanzi del fieno nella mangiatoja. 

V e k normalmente per o, che si vede nel cr6f della LeveDtina e di Ar- 
bedo. In questo crof rarviso io non altro che un deverbale del verbo che 
ora suona erodd (cr^da) cadere, e che un giorno avrii aecanto a se un 
crovd (cTjloa), La caduta del -d- Hecondarto e rara, ove si faceia aatrazioo<^ 
dal -r- di -a'tu ecc, nei dialotti del bacino del Ticino e deirAdda, ma gl. 
esempi pur non mancano, e eon frequent! poi nei nomi locali. Quaoto 
air o, 0980 e piucche normale in un *crQdo^ che potrebVessere ben anttco 
<v. il dittongo anche nel parm. cri^da frutto cascaticcio, nel bresc mk/'N 
coiro dalle rizotoniche). 

Alia stesaa base si radduce il valtell. criente buccia del grano, poher^ 
del grano tagliato, onde il blen. scrientoi scopature delKaja *• Qui ai muoTt> 
da *crodinte^ forma di partic. per *crodante*, onde *crovente *crM©- ^crufr-' 
o *croente *croj^ ^cruj" *cru{j»J *cruentef e T « poi in i come, p. es., n<*I 
mil pigQta » *piv^(a s pup-, bambola, o nel lomb. mije moglie. 

piem., lomb. Ufrf^k^ lomb«, piac. lifron '. 

Qneste due Toci si dividon tra lore, secondo i luoghi, i significati di 
* ghiottone (a Cremona, dove c*^ anche Ufrocaa paechtare), acioperato, fan- 
nuUone, babbeo\ Quesfultimo significato ai sarii sviluppato dai primi,coin'' 
spesso accade. Ma il significato primitive sar^ quelle di *ghiottone* o «-* 
ne sar& certo svolto quelle di *fannullone* per la via inversa di quella p*': 
cui ^ghiotto -one* e venuto a sua volta al valore di *scioperato* (v. XH 4'^). 
XIV 209). ^ La base etimologica della voce va ricercata in quel /f/n 
labbra, che vive in piu dialetti dltalia (gen. lerfu^ tie- ^/W; v. anche b«l* 
linz., valtell. /^/f labbrOi valcanobb. /i/ o luf^ grig. Ieff9\ parm. 6/f golosut, 
lee cone, verzasch. l^ffia bocca, liffioU labbra, liffion ciarlone, poschiav. /.;• 
fon scioporato), o si rivedo neirit. sber-lifje^, 

Siamo qui, com*e risaputo, a una base germanica (ant. a. ted. *leff^ e h'flur, 
Kluge"^ 8. 'Lofze*). Ora questa 8tessa base ritorna, a veder mio, nel loml. 
lipdh pigro, tardo, di cui manca fra noi il primitive, ma che mi par (:i 
potere sicuramento connettere col ted. Lippe (cfr. i franc, lippc, lippu). 



* h ben probabiimente anche il vaUass. grienid vagliare, dove per q • 
An kr-, si pu6 vede re qui sopra, p. ir>2, o con fron tare il valm. (^repa crept ^^ 

■ Ho il mil. lifron dal Varon Milanon. 

• Cfr. anche il vals. harU'fiu lahbro s[»orgente, il verzasch. barUfiom %ch »:• 
nitore, il com. sher- shclefora beffarda. 



k 



ANCORA DELLA SIBILANTE TRA VOCALI 

NEL TOSCANO. 



DI 

6. I. ASGOLI. 



A ERySHTO MONACI, IN FOVERA TESTIMONIAKZA DI UK MOLTO 
PROFONDO 8ENTIMENT0 PER LA KOBILTA INSUPEBABILE DEL MAE- 
STBO E DELVUOMO, 

(2 FEBBBAJO 1902,} 



L — lo pure non credo che s'abbia a ripetere dalla situazione 
nspetto airaccento la ragion fondaraentale dei due divei*si pro- 
ferimenti toscani della sibilante tra vocali, proferimenti che 
^'sprimo, ad evitare ogni equivoco, per c- ^ •^'« Ma insieme nou 
credo che la sola pronunzia toscanamente normale sia la sorda 
(') e che la sonora (s') non rappresenti se non I'eccezione o 
<lil)enda dal fatto che non sia indigena o popolare la voce in 
cui risuona. Ammetto bensi che le voci di provenienza letteraria 
abbiano costantemente la sonora (tes'i ecc.); ma appunto da 
questo fatto gia senz'altro mi parrebbe doversi indurre che^la 
^aora si avesse legittimamente in una serie abondante di voci 
iDdigene e popolari. Cosi^ se nelle voci di provenienza letteraria, 
usate dai Toscani, Ye tonica e Vo tonico son sempre di pro* 
nancia aperta (come anche avviene fuori di Toscana), cio altro 
non vuol dire se non ch^esse adottino uniformemente, per co- 
•leste loro vocali toniche, uno dei due proferimenti che per le 
itesse toniche era largamente rappresentato, secondo ragione 
tradjzionale o storica, nel vocabolario indigene. Airincontro, nel 
sapposto, che h qui impugnato, si riuscirebbe in fondo ad afTer- 
raare che un suono non indigene fosse imraesso da voci di pro- 
venienza letteraria o non toscana, e che per di piu si mantenessc, 
in opposizione alFindigeno, pur nelle formazioni die sono o ap- 
pariscono assolutamente tra di loro paralleie, come per esempio 
nel participle riVo allato a deris'Oy nel participio fus'o allato 



176 Ascoli, 

al sostantivo fugo^ o nel perfetto pe7*suas'i allato al perfetto 

Ho io alia mia volta pensato sempre^ che la differenza tra i 
due proferimeati del popolo toscano dipendesse airincontro da 
ragioni etimologiche, e vuol dire da ragioni antiche o latine. 
Ma d'altronde ho pur sempre riconosciuto che la questione ri- 
chiedeva discernimenti e accorgimenti faticosi. La trattazione 
del Fieri, pervenuta alia Direzione delVArchivio' qusjido ancora 
io ci stava, mi ^ parsa gagliarda, e in ispecie preziosa per I'a- 
bondanza degli esempj. Non mi ha pero distolto dal mio antico 
pensiero (cfr. Arch. I 19 n; Mussaf. beitr. s. asselli), e anzi m'ha 
spinto a mostrarlo difTusamente per le stampe. Durante la osti> 
nata ricostruzione delle due serie, mi ha piu volte assalito il 
timore che s'avesse a risolvere in un mero stento qualche so- 
luzione che m'era potuta parer felice; e un esempio (ri^o risu)^ 
mal docile alia regola da me pensata, mi ha fatto lungamente 
disperare. Mi e parse pero finalmente d'averlo domato anch'esso. 

II. — Avv5rtir6, per incominciare ^ab ovo', che non si puo 
avere nel neolatino un s tra vocali di schietta tradizione latina^ 
il quale continui un s antelatino o indoeuropeo, poich^ il latino 
aveva convertito codesto 5 in un r (.s, 5', r: nurus da *nusiis^ 
meliorem da *meliosemy dirimo da *rfw-imo; ecc). 

Ma, per eifetto della evoluzione paleoitalica e deU'evoluzione 
sua particolare, il latino riesce ad avere dei nuovi s tra vocali ; 
che si possono intanto rappresentare coi due diversi gruppi di 
esempj che qui seguono: suasu visu usu; — famosu (fa- 
monsu), mese = mense, pesu»pensu, descesu^descensu. 

Nel caso rappresentato dk suasu ecc, il s era ottenuto per 
scempiamento dello ss che proveniva. dall'esito della formola 
^esplos. dent. + t' (suad-tu, ut-tu; ecc); Io scempiamento era 
correlative alia lunghezza della vocale che iramediatamente ve- 
nisse a precedere a codest'esito. Anche nel caso rappresentato 
da famosu ecc, il piu delle volte c'entra, o per ragione eti- 
mologica per ragione analogica, I'esito della formola *esplos. 
dent. +t' (pend-tu; ecc), e ro[n]s e[n]s doveva d'altronde avere 
una vocale, lunga per se stessa. Ma il .9 (di ns, nss die pri- 



Ancora della sibil. tra voc. nel toscano. 177 

niamente fosse) qui riusciva tra vocali pop effotto tleH'assorbi- 
mento del n. 

Quando la vocale, die immediatainente precedeva Tesito della 
formola *esplos. dent. + t', fosse e rimanesse breve, I'esito e al- 
rincontro ferinamente rimasto ss; e cos'i passu (patior), messu 
(raeto), missu (mitto). C*era dunque manifestamente im maggior 
volume di suono sibilante in questo caso che non in quello di 
fisu visu ecc, o in quello di formosu pe[n]su ecc. Oltiv 
che di maggior volume, era poi sicuramente sordo il suono si- 
bilante che s'aveva in messo missu, e tale rimane perenne- 
inente, come in ispecie si vede nel toscano, per es., in la mts-sfe, 
mcs-.w ecc. *. 

Ma Ja sibilante scempiata di usu ecc. era essa <li pronuncia 
sorda di sonora? Ed era sorda o sonora la sibilante che ri- 
maneva tra vocali, dopo scomparso il Uy in famosu ecc? 

La indagine s'fe affaticata non poco intorno a codesto quesito 
della pronuncia di *.<? latino tra vocali', senza pero distinguere 
tra i due diversi casi (usu ecc; famosu ecc). E prevale oggi 
la nuda sentenza, che s latino tra vocali fosse di pronuncia 
sorda. Ma occorrera, io credo, qualche particolare scernimento ; 
♦* le pronuncie toscane son esse principalmente che riusciranno 
a illuminare le pronuncie latine. 

I grammatici dell' etiV latina non toccano di alcuna diversity 
di pronuncia tra un s iniziale e un s comunque preceduto o 
-ieguito; e da questo silenzio si e voluto indurre che avessero 
iMdeotica entita fonetica i s di salvu, di ustu, di usu, di 
aquosu, ecc; e fosse percio sordo anche ogni s tra vocali. 
Movendo da questa induziono, si procedette poi ad affermare, 



* K W ss pure si distingue nella clerivazione ^ev 'tone {tnissione pnssiotu^ty 
*io\'e non si vodr& mai Tosito sonoro cho ma[nJsiono ol olfro in fna- 
ifione, o provisione in provigione. — Dai quali osompj prondo intanto 
occasion di avvortiro, cho lo gi toscano di magione ecc. «* tiascritto pr»p 
i nol seguito di questo Articolo, bcnchA non si tratti propriaiuonto delln 
«cbi«»tto i = ? francese. Non si e mai fu<^a la lettora apposta per codesto 
««iono toscano, ma la sua descriziono o le sue precise correlazioni si eb- 
t>*ro nelle Lezioni di fonvlogia ecc, a pag. *2i. 

▲rehiTio glottol. ital., XVI. 12 



I 



178 Ascoli , 

che (love il ueolatino proferisce {* per s latino tra vocali, egli 
rimanga alia schietta pronunzia latiua ; e dove all* incontro ii 
neolatino proferisce s' per s latino, intervenga il feuomeno cor* 
relativo a quello per cui *t'- si riduce a d, o -c- a //• 

Una correlazione rogionale tra il fenoineno di .^ lat. tra voc. 
in s' e quello delle momentanee sorde in sonoro, mal si potni 
negare, in generale, non ostantc la contraddizione che inter- 
viene tra spagnuolo e portoghese (cfr. Meyei^-Liibke , 1 368). 
Ma resta il toscano, Tidioma principe tra i neolatini, coi due 
diversi riflessi del .v lat. tra vocali, fenoineno non compiuta- 
inente e non correttamente in sino ad ora rilevato e conside- 
rato, e tal che punto non si connette con quello della ridiizione 
delle momentanee. 

La diflerenza tra il s latino com'e, a cagiou d*escmpio, jter 
due volte in sisto e il ^ latino tra vocali non sari stata moho 
perspicua e perciu non avra proniosso particolari osservazioni 
dei grammatici latini. E come dire che mi s^ schiettamento so* 
noro, il latino non I'avra avuto. Ma il .^ del suffisso -osu o 
di descesu ecc. non sara pero stato propriamente identico a 
quello di usu visu ecc. Quelle di -osu ecc. doveva essero non 
menu sordo, non meno crasso del s iniziale, ed era forse piii 
crasso ancora. Era il prodotto di ns, e vuol dire di un*assimi- 
lazioue non tanto rimota nel tempo. Tranne che per -osu («', 
se io non erro, per fusu Ml fuso da filare'), la figura etimolo- 
gica (descensu mouse ecc.) e perennomcnte prevalsa nella scrit* 
tura dei Latini. All'incontro il s di usu visu ecc. doveva es- 
sere piu affilato, volgcnte al sonoi*o. Era un s da antico tem|H» 
fermamente scempiato tra vocali, cioe tra due elementi sonori. 

Orbene, al .<? di famo[n]su desce[n]su occ. , il toscano ri- 
sponde ancora sempre col (•: famoro acquoro scero prero ecc.; 
e al ^ di visu usu rispondo aH'incontro col s': vis'o iiso. Questa 
h la regola toscana, che di certo e stata variamente turbata cnI 
era inevitabile clie il fos<e ; ma cho io tuttavolta m'arrogo di 
proporre e dimostrare. 

111. — La indagine si turba facihnentt* per via di alcuni es^m- 
plari variamente euigmatici, che meglio intanto valeva lasciare 



Aucora dolU ^ibil. tra voc. nel toscano. 179 

m (lisparte. Potranno, a poco a poco, aver lume da criterj eti- 
inologici non aacora assodati ^ tra' quali forse entreranno pur 
qiielli che qui appunto tentiamo di assodare. Tra codesti esempj 
ricordo : agino asinu, ixago annulare nasu all. a nares (cfr. 
Arch. X 16-17 n, XIII 285-86); caca cusa; mtis'o. 

Bisogna poi tener d'occhio le perturbazioni d'ordine analogico, 
le quali possoDo avere doppio motivo. C'e, in primo luogo, che 
gli esempj di g in postonica del parossitono riuscendo, per ra- 
<:^ione etimologica , molto piu numerosi che non quelli di s' 
(^'- §§ IV e V), ne veniva facilmente che la serie del f riu- 
scisse a tirare a s^ qualche esemplare della serie del s\ Un 
|)eriodo, piu o lueno lungo, di oscillazione potra naturalmente 
essersi avuto, tra il proferimento etimologico e il tralignato, 
intorno alia quale oscillazione saranno da scrutare le testimo- 
nianze dello grafie di antichi documenti toscani e quelle dei 
l»roferimenti diversi che s'avvertano tra le varieta viventi della 
Toscana. II Fanfani e il Petrocchi ci dan no cosi: raco ra- 
*'Ojo ecc, anziche 7^as*o ecc. (radere rasu), come vorrebbe la 
nostra regola; ma il Pieri airincontro, che e lucchese^ ci da 
secondo essa regola : ras'e rasa * (all. a ragojo ragura). 

In secondo luqgo, le forme anticamente tra di loro diverse 
del participio passivo latino di uno stesso verbo potevano di- 
ventare argomento di varie attrazioni nelle etii successive. Cosi 
il participio di tundere fa tusu c tunsu; e se il toscano 
avesse la continuazione di tutt' e due queste forme, egli direbbe 



* E c*insiste curiosamontc a p. 166, n. 2, Anche scrivo ras'are a p. 169, 
laandandolo con ras'efUe, Fanfani e Petrocchi hanno airincontro ragare, Ma 
taiti conaentono circa la sonora di ra/ente e porci6 di ra/entare. Sen on- 
rh^ 81 pu6 qnt opporro la seutenza, trascurata dal Pieri, che rasente altro 
Tion sia se non il prov. rasen^ sentenza, del resto, che forse c ben giusto 
*ii revocare in dubbio. Potra rasente dipendere italianamente da ra^are, 
**i\ tipo di iaglienie^ sotto Timpulso del sinonimo ra</eii<6 = ranentanto. Circa 
;1 qual sinonimo sia lecito notaro in quest*occasione, ch*egli sicuramente 
fti rispecchia, con la norm ale riduzione di nt a U nel bergam. redet (redet 
terra * terra terra, rasente la terra \ da redet *da p rosso*; per Ve proto- 
oica, cfr. redeem radec *radicchio*), non felicemente tentato dal Mussafia, 
l^itr. s. rente. [Cfr. Stu4j di Filol. Rom , VII 80, Roman. XXVIII 02.] 



180 Asooli, 

fus'o e (u^o (cfr. § IV, a), avrebbe cioe due forme, nel resiD 
identiclio, in cui sarebbo ugualnionte legittimo lo s' dell* una ** 
il /: deiraltra; ondo un facile incentive ad alterazioni analo^i- 
cbc, o a diserzioiii da una classe airalira, di altri participj a 
cui le ragioni storiche o etimologicbe non assognavano se uoii 
uno solo dei due proferimenti. E nou uuoce qui intercalare I'av- 
verteuza, die una forma come tunsu potrebbe anch'essere una 
illusione della ortografia latina e punto non rappresentare unVii- 
tita diversa da tusu; laddove il proferimento toscano (nel ca«t 
nosti»o, un supposto iaro dirimpetto a lu'i'o) accerterebbe uu 
originario tunsu dirimpetto a un originario tusu. — Un c;is«> 
non identico, ma congenero, ci avrebbe ofTerto, se la avessimo, 
la continuazione neolatina o toscana dei due participj di nitor 
(nisu e nixu), in quanto uno avesse pronunzia sonora o TaltM 
sorda^ — Di claudo clausu allato a cludo clusu, v. al 
?i IV, C-. 

Finalmente si puu dovere qualche s* e qualche r^ che stia 
contro la norma qui stabilita, perchd si tratti di voci vernac4>le 
venuto alia Toscana, o dairitalia superiore o dalla meridional*'. 

§ IV, a, — Passiarao ora alia rassegna degli esempj per oui 
si afferma la regola di *r*aNS. Citiamo primamente: rimnrr 
remansit, ^vimaco remansu, ritnaruglioy mere mense;- la 
serie <lei derivati popolari per -ert'- = -ense: mnygere •ma- 
jence, hovghere, Senere Senense, ecc. ;- pero pensu, i* 
perOy perarCy pensare;- accero adcensu;- appero .^o^per>» 



* Al)))iamo to*<*anainonto /<V/> fiiarc affis'are^ allatu a fisso ftssar>* «/3^<- 
.vnv, e par ((iiasi un corrolativo ilolla coppia nis'o nisso cho tt^oricain<»nt'« 
si contrapporrebbo a nisu nixu. Ma la ragion vera di fso dev'css^^r f|u«»l«:i 
ch<> il M^yer-Lu))ko Ua supposto (It. gramm., p. 251) deU*ong. , 219 dAXsk 
trad, ital.), cioo U soduzioao dolle nuiuorose fornio in -(«o, laddovo altr^ 
in -isso noil co n'crano. Sononch(* il M.-L. non s*accorgova, c\\f^ lo form-' 
in -tso sono veramonte forme in -is^j, o perciO contraddicono alia sua t^orij 
di / in protonioa o ? in postonioa. — Divorsa cosa o il rtdurfti di s* a ' 
uolla 4*ontinua/.ionQ di fissu- /*f«o, como ai vode nel vonoz */V/rt, frii:L 
»/caV, MAssura', riduziono promossa dal tipo soUentrionalo sp^/a prr»'t^ et-- » 
ajiit.ito dalla ^pinta disHimilntiva Uf~s^), 



Ancora della sibil. tra voc. nol toscano. 1«*<1 

-pensu;- prero prensu, appvcro ftorpreroy offero difero 
-fonsu;- asceco discero -scensu;- aU€(;o disteco inieQO, S'ag- 
iriungono i perfetti analogici : accere appe^'e sospe^e pre^e sor- 
pvere offet^e difere ascec-e discece atte^e diste<:e inlere; e vaniio 
insieme i (liversamente analogici: re^e reco^ chiere, Nella stessa 
analogia di accere ecc, vengono poi : n-ascore riapore accanto 
ad *ascoro *i*isporo absconsu responsu; dove, per altra e 
particolare vicenda analogica, s'aggiunge anclie pore (pore: ri- 
^pore \ : risposlo : po^lo \ cfr. Arch. IV 391-5). E succedo la se- 
i-ie infinita dei derivati \yev -pfO = -onsu: fa)no(;o golo{0 ecc, 
<love la pronuncia toscana appare una testimonianza come pro- 
<li^iosa delle condizioni arcaiche del latino (famonsu ecc). 

IV, h. — Riconoscemmo cosi le continuazioni toscane di -ans- 
•ENS- -ONS-. Quella di -ins- si sottrae al noslro sguardo. Del 
partic. pinsu, die ne avrebbe offorto occasione, nou rimane al 
toscano se uon la formazione continuata *pins-iare, onde 
normalmente pizare (pigiare)^, L'iks- di insula pu6 alia sua 
volta parere raal riflesso dair -w'- di isola ; ma sarii veraraentc 
uiriUusione, poichfe is'ola non apparterra alio schietto vocabo- 
lario popolare. E voce che deve aver porduto molto anticamente 
ratona mediana (7ffa, tctla ecc), secondo che e mostrato, per 
liraitarci aH'Italia, dai dialetti sardi e napolifcini e dalla Topo- 

* V. i ?§^ V e VH. — Intorno al verbo clie deriva da pinsu- (cfr. Sal- 
^i"M, Po:«tilIo, s. pinsare), 6 da avvertire, poicho so ne presonta Pocca- 
^ one, che non o sempro facile distinguere se la base ne sia * pin a a re 
'•-•uttosto che ^pinsiare. II soprasiW. pi>ar e Vong. piser acconnano si- 
< 'iramento a pins are, ma lo sp. pisar o il frnc. ^>iVr tanto potrobbero 

vsore pinsare che pinsiare. Uguale incertezza iinporterebbo, m so e 
'•"^rsH, il n^p, pesare 'pestaro'; ma Tequivalento campobass. /<f*d parrebbo 

•■*cludere lo w. Senoncho lo dovrebbe cosi oscludore ancho il campob. pff- 
<•«'• map. id.) 'pertugio* (Arch. IV 154), dove airincontro o assolutamente 
inprobabtle che si abbia il semplice pertusu anzichA pertusiu-, Onde 
^irebbe da conchiudero che due diversi filoni dialettali (quello di facuglf 
'^igiaolo' 6 Taltro di pfrtusf) si venissero a confondore nel campobassano 
♦• %imilmente nelPabruzzese, dove o pertus^ all. a fa\'iole (ortogr. del Fina- 
i.ior#). Come fa codesto meridionale ptf5ar<? 'pestare* nelle rlzotoniche? Vi 
• '. protonica <» in pisatttro *pr»qtollo\ di ciii v. Finniii. s. v. 



18*2 Ascoli, 

nomasiica: Ischia di Castro (Viterbo), ecc,; cfr. Arch. HI 458-9*. 
— Airincontro non ci mancheri, io spero, la coutinuaisioQe di 
-UN8-. L'-w<> di faro *il fuso' {farello affuQolalo farajuohf 
fu{^iera ecc.), accenna appunto ad uns latino, laddove Y -us- 
del partic. fus'o accennerebbe ad us latiao. Come si spieghera 
questo di verso proferimento ? Chi impugnasse la popolarita del 
paiHic. fasOy farebbe cosa ben temeraria, secondo che meglio 
spieghiamo uel § V; e che 11 sostantivo {faro) provenga esso 
pure da fundere, cosi come il participio (/Wo), resta pur 
sempre cosa grandemente probabile, comunqiie non sia maucato 
cbi la rivocasse in dubbio. Orbene, se il dizionario latino ci da 
identicamente fusus e per il ^faso da filare* e per il participio 
di fundere, ci6 punto non toglie ia possibilitay secondo che c*in- 
dustriammo a mostrare nel § III, che realmente s*avesse fiinsu 
allato a f usu, come s^ebbe tu nsu allato a tusu. Le due divers^" 
forme pur qui si sai*anno applicate a significazioni diverse; e in 
efietto risulteranno legittimi e popolari, cosi faro come faso. 

IVy c. — La serie del -<*', che si fa indefinitameuie estesa per 
virtu dei due fecondi suffissi ch*essa contiene {-oro -ece), ha un 

aumento ulteriore e notevole, per cio che vi rientri V -aus- U- 

* 

tino. E risaputOy come una consonante, che sussegua ad Ar, »>- 
glia stare, per la massima parte della romanit&, nel la condizioii*" 
di una cousonante che sussegua ad altra consonante. Cosi : alt. 
quasi avc, e piu precisamente : auuc] onde per es. poco poc 
•paucu *pauca, e non poQo poQa^ pur nei territorj che 
normalmente riducono 'c^ a (j. Ne viene, che -aus- (auus) s*ar- 
costi, per la postura della sua sibilante, a quella di -ans- -ens* ecc . 
e che per la sibilante di -aus- cosi s*abbia, in Toscana e fuoru 
il raedesimo riflesso che la Toscana ci offre anche per quella 
di -ANS- -ENS- ecc.; il che vuol dire: or = aus *. Qui spetta cofvj 

' 1*^ un €9 greco in pifello pi^ellone pi^clt€tlo piccllajo ecc: e l*Mb<*^ 
peso 'pisollo* avr4 perci6 sonato: pe^o. S*e pennato che in pi^eUo ^*- 
avesse inlluito pinsti (cfr. *pUa fraeta*); ma allora avremmo dovuto aver** 
pi*:o e non pe^o. 

* Per git ulteriori avolgimenti di ax:^ (^^mu^; e di anatoghe formole, <* 
po«$on vedf*r>>, tra git aUri : i luoghi cttati a pag* TiHIQ del I vol. di <)0«»ti» 



Ancora Jella sibil. tra voc. nol toscano. 183 

causa, (love la critica storica non deve gi4 fare un parti co- 
lare assegnamento sul ss della grafia latina piu o meno arcaica 
(come punto uon ne deve d'altronde fare sul famossu o sul- 
Tussu e simili per usu ecc); ma aU'incontro ha sicuro ri- 
scontro nel cossa deir Italia Superiore, che in reaM non 6 di- 
vprso dal co^a dei Toscani. E si aggiunge la larga famiglia di 
pausa: io poco^ pogave, por;ay io ripoQo^ ripogare^ il ripogo; 
dove 6 ancora da confrontare il mil. poss, f. possa, 'raffermo, 
srantio', che e, a dirla tra parentesi, un altro esempio setten- 
trionale del ^participio accorciato'. 

Or di qui verri luce a risolvere anche il problema del f di 
chitico chiuge. La nostra regola vorrebbe chiiis'o (clud-tu); ma 
si saranuo tra di loro incrociati i continuatori delle due forme 
latino clusu e clausu, la prima delle quali portava a chius'Oj 
e la secoada, per effetto dell' au, a chioQO. Quanto largamente 
81 continuasse tra i Neolatini la figura con 1' au, c' h mostrato 
fla chioso che h in Francesco da Barberini, da c'ode cosu dei 
O^rsi, 'chiudere chiusa', Guarnerio, Arch. XIV 139, cfr. Tom- 
mas., Canti cArsi, p. 367 \ da c'oss 'recinto* dei Lombardi e 
Piemontesi, ChiosseltOy uome di una via di Milano, Chiossa nl. 
in quel di Mondovi, chioss deschiossa nell'Alione, v. Arch. XV 
410, clort^e clos clol^on nel francese*. 



Archirio (s. aut and ecc); Salvioni, Fonet, del dial, mil.^ p. 84-5; Mbyer- 
LfiBKE, I 283, It. gr. § 100; e ci sarebbe da studiarci ancora. — A pro- 
posito delle aordo preservate da au (cfr. M.-L., Rom. gr. I 358-61), sia poi 
lecito qui notare, che dal u di *eu o dal i di *ei^ poirk aver soluzione Te- 
Digma del t ioeolume (cioe non digradato in (/) che occorre nolle figure 
Doroinativali friulane: j^te aetas *aev'tas, mete (*mei^a, da tnefjjeta)^ me- 
dietas, ^preizo medio*, e delle oblique etiid eta, miuid met^ Si ha pur 
nuiide neirugual significazione di mete, e dev*esdere forma anorganica, fog- 
i^ata sopra so^ide soccida. 

* anzi : chioio e vhiuso, secondo che par^ dalla n. a p. 30 del volume 
di Tommaii., citato qui sopra. 

' In ehiosa^ che si manda con glossa yXtHaca^ e cho veramonte se ne 
allontana per doppia guisa (la guttural sorda e la sibilante scempia) il 
Meyer-Lubke ha gia folicemente pensato che ci sia inilusso di chiudere 
<IL ^.% 164, traduz. ital. § 102). Ma io anzi credo, che glossa punto non 
o'entri, • d*altro non si tratti se non di clausa nel senso di 'parentesi, 
interclu$io\ Ora la vooe sente di Ictterario ed ha percio la sonora (chw^a). 



is I Ascoli, 

v. — Viene ora hi volta degli esempj di *,v'*, \^v cui si ctm- 
liiuii il s latino dei lipi casu (cad-), \is\x (vid-), ecc. Qui va 
afiVontata una tendenza, che mi deve parere eccessiva, ed e 
quella clio porta a nogare o porre in dubbio la popolariti di 
iiou poche voci in cui la Toscana ha questa sonora, Veramenie, 
un iadizio iudiretto e d^ordine generate contro ia popolarita della 
serie con la sonora, ho creduto anclf io d'avvei'tirlo, e appunto 
e stato un |)cnsiero che non pare venuto ad altri. Accade cioe 
con fi'equenza, che nei derivati da forme con la sorda, il sul*- 
strato d(M quali importi lo combinazioni -/70- -<!«-, la sibiL + 
si risolva in z (ciV. § Vll e p. 177 in n.); e cosi hmzonc (rnn- 
ijione secondo la solita grafia) pvizonc pizone pizare 'piusiare, 
parmizaao ecc. (Flechia, Arch. II \)i sgg.); onde viene come 
una prova ulterioro della popolarita delle loro basi, prova ch»» 
auche si avvalora per il fatto che taluna di codeste derivaziom 
SI ritrova con I'esito popolare in altre favelle neolatiue, come 
6 per es. di niaison prison (non prHsion), Ora, quando si parte 
da s\ e piu raro alfincontro quosto marchio particolare dello i 
nei derivati; onde pei* es. dwift'ionr tcccis'lonCy non dicizonc 
tcccizone, e analogamenti' nei tVancese: dicmon^ non dwison, 
K piu raro, di certo, ma, come vedremo, non manca; e c^6, in 
proporzione, anche la coincidenza con forme non italiane. Questii 
argomento, insomma, se anclfesso puo ammonirci a non ammet- 
ter troppo di leggieri tra le forme popolari quelle col -.9'-, non 
bastera di gran lunga a persuaderci di tutto quelle esclusiont 
che altri vuole o dovrobln? volere. 

Ed eccoci dunque alia serio e alia critica dogli c^sempj. Ab- 
biamo in pnmo luogo: uv'o (ut-) ns'arc asanza ttsura\- visa 
(vid-) vL^'Ua arris o acvifi' are improrinso [alVimprovvisOj cfr. 
provrizone^ riduzione popolare di prorvisiofie];" divis'o (divid-), 
col jMM'f. analogico dirise;- ucciso (caed- -cid-) rici'so^ col 
perf. analogico ticcise ecc. Per la |K)polarita dei quali esempj » 
va badato anche a' riscontri forastieri, e cosi ai rum. cu *vi- 
sione\ ticis 'ucciso*. Somi esempj, io ci'edo, che basterebbero da 
soli ad aflerniar la nostra regola, e sono d*altronde ben lungi 
ilallVs^^ero i soli, Contro la popolarita di cas'o (cad-), sta di vero 
il frnc. ras (non chcff o piuttosto chcZj come Tevoluzione popo- 



Ancora d'^lla flihil. tra voc. nel toscano. lSr> 

lare vorrebbe) e siinilineDte I'eng. cas *, Ma nejxarc la popola- 
rita di per^aas'e persuaso (suns' o)n disstias'e dissaaso^ iion 
mi parrebbe cosa abbastanza cauta. Vitd incoluine noii puo di 
certo valere come indizio decisive di voce non popolaro ed e da 
coafrontare, jier es., con (juello di conlinudle conlinanoa, Piut- 
tosfco sarebbe da opporre la non molta ^diffusione tra' dialetti , 
alia quale ^ di scarso conlrapi)eso la riduziono al ti|K) di terza 
latina, come nel parm. persiiddev dissiuider o nel mil. persudd 
dissudd. — Le vecchie voci letterarie miso commisa aovpy^iso 
U'a sono, alia lor volta, ed e quasi superfluo avvertirlo, imita- 
zioai delle voci coi'rispondenti, provenzali o francesi; e so pur 
entrasse qualcheunfluenza di forme dialettali italiane, clie, date 
CHi'te uscite, riflettono i>er i Y l tonioo laiino, sempre si Iratte- 
rt^hbe di cosa estrauea al toscauo. Ma punto non ne viene, a og«i 
inu'lo, che s*abbia a credere non popolare il perfetto mise ral- 
>it (mitt-), perche oggi invalga Tanalopico mease. Sarebbe'poco 
lueno che negarela *popolarita' o la 'storicitii* del perf. diede^ 
I^Tchfe oggi invalga delle. — E s'avra a credere che un verbo 

* U riflesso 41 occasionc, che o come dire di una voce collaterale a 

':t<u, ha airincontro un doppio suggello di popolariU, lo z e l*aferesi: 

""lomx come hanno alia lor volta piena iinpronta popolaro gli afr. ochai- 

^ 'ft achaison ecc. Or deiraforesi cho e in codosto esempio, poichc accade 

'ju. c'ttarlo, mi sar& forse lecito avvcrtire, che tra le duo ipotcsi : [o]ca^ 

-'"f^ fa]ca:one (cfr. M.-L. Rom. gr. I 28(3 297, It. gr. §?$ liC) 144), la ae- 

• ■>Dda c* grandemento plu probabilc. C'c imprima, che, trattandosi di un 

''■minile, manca la ragione delTaferesi promossa dalf-o deirarticolo (come 

n lolezzo)\ laddovo torna cbiaro Tassorbimento dolPa- quando si ponga: 

l^'tazoiie^ o sia pur laccazone. L*antichitu della forma con V a iniziale, ri- 

^alta poi dalla sua larga diflusione. Lo forme dei dialetti dciritalia meri- 

'lionale qui per so non avrebbero nessun pe$o o Tavrebbero troppo Bcarso; 

:Qa par rant, toscano dcve avere avuto la forma *accazonc = cazone^ e no 

viene sicuramente il verbo accazonare^ il quale oggi si presta aH'illusionc 

<ii un prefisso che aderisca alia forma aferetica. Si aggiungono poi, oltrc 

lafr. achaison ^ le formo immesi»e nei linguaggi celtici. L*ant. irl. ne ha 

'1«>ppto riHesso, il nominativale : accuiSf e TobLiquo : aicsen ; il gallose ri- 

«poode per €u:hos\ Arch. VI, xlv. Finalmontc sia lecita ravvertcnza, che non 

mt persaade Tattribuire cho si fa ad assimilaziono fonotica Y a di accagione 

^chaison^ e che piuttosto (U vedrei lo stesso fenomono profi:$salc (il * di- 

«'J4o* deirob-) che ci ha portato da obsidiu a assrtUo. 



186 Ascoli , 

di elaborazioiie specificamente toscana: intridere (interere) in- 
iris'e inlrvi'o (suiraaalogia di uccis'e i$ccis'o\ debba i suoi s' 
a rnflussi mm popolari *? — Gontro la ^popolarita' di detnse 
deris'o (rid-), parri stave^ oltre la sorda di ri^e ri^o^ a cui si 
viene piu in \k (§ YI), anche r^ddUa prima sillaba. Ma gli an* 
tichi dissero anche diridire dif*isOy a taMce dell'ant. dUigione 
^sche^;:o, befTe', die ben potri essere, come il Tabler ha pen- 
sato, s dif'isione ; e se Ve fint per provalere, ci sarj^ entirata la 
ragion deila dissiinilazione (i-Oi come e stato per felice^ allalii 
al quale gli antichi pur ebbero filice*. — Che se passiamo at 
participj ficso (fund-, fud-) confus'o rifus'o infwi'o^ alia rin- 
fas'a^ coi perfetti analogici fus'e confuse rifms'e infus'e^ o an* 
che ad accmo riciis'o accus'a vicus'a sous' a (dove Tav di 
causa, V. § IV, e, era esclusivamente ridotto ad u sin dal la- 
lino), non sapremo di cor to rassegnarci a mandar tutta questa 
suppellettile tra la * roba letteraria'. Per la *popolarita' del part. 
fus'o e suoi derivati, basterebbe ricordare, accanto al modo ita- 
liano gia citato: alia rinfus'a, il frnc. a fbison *in gi'an co- 
pia*, il quale avrebbe per sinonimo V a rifusOy che si cita dalle 
liettere del Caro; senza dire del frnc. refuses* e dell* allotropo 
che ne mostrano nell'ant. rehusei* rettser^ od. tmserK E poiche 
siamo a forme in -usu, sia ancora ricordato, di passaggio, chi* 
pertusu (onde si postulerebbe un tosc. *pertus'o) si continut 
jiopolarmente in ^pertusiave pevinzare pe7*t\$zOy frnc. pet^ 

* Notevole abba^tanza Tanalogioo criso (: paradiso; 'cr<)duto*, in un cam** 
di Montamiata, ap. Tommas., Canti tosrani, p. 204; cfr. Nannucci, Anal. 
<Tit., p. 544-51. 

' A prima vista piio parore che la Dostra regola si giovi anche di «•'•> 
(aud*; 10 os'o o os'o participio-aggettivo, os'are)\ ma non me n^ fid^Ki, 
poichA, ftocondo il § IV, c, postuleremmo : avsu ni«?t# o^^o (cfr. ant. mtL oss * 
ansa). Sara dunque oso un prodotto anticamento popolare, che ora |>er«*> 
non vive so non in .sombianza letteraria. 

* L* o di foison (anzich** u = »') dipendo dall* u di fiindere e coal coin- 
cide inorganicamente con To del frnc. fonte^ it. fondita, Cfr. Meyor«Lubk^ . 
Rom. gr. I §351, Oictionn. g^n^ral, a. foison; .\rch. VII 142. — .Utni co%m 
** poi 1*0 dei fern, napol. refosa confosa rim pet to all* u dei mase. refU*^ 
t'onfusf^ nei quali -u«u si confonde oon -osa (ffenrtHSf ff^nerosn)* .*f.-. 
irovidio. Arch. IV iril. 



Ancora dclla sibiL tra voo. nol toseano. 187 

iiiis ^ — Anzich6 fermarsf kk pr^giudizio die lo s' tbsse indizio 
coaumio rfi voce iion popolare, si poteya chiedere piuttosto se 
la ([ualitA della sibilante non dipendesse, per maggiore o minor 
parte, dalla qualita della tonica, poiche lo s' sussegue provalen- 
temente ad i (l lat.), e ^ prevalentemento ad e. Ma, in eflfetto, 
questa distribuzione punto non dipeude dalla ragione speciflca 
delle diverse vocali, e ritorna all' incontro alle nostre ragioni 
otimologiche; poich^ la serie delle basi con Tens (es) non ha 
accanto a se la concorrenza di esenipj che risalgano ad ins 
(v. § IV, b); e dal canto suo la serie delle basi con I'ls, non 
ha accanto a s6 alcun esempio di es che non risalga ad ens ^ 
Oi avanzano aleuni altri e particolari esempj di s\ — S'avrji 
iin bel dire che sus'o e gios'o gimo sieno poetici e non popo- 
lari ; roa saranno stati popolari un giorno anche in Toscana 
come lo sono stati, o sono sempre, in tanti parlari, dall'Atlan- 
tico al Mar Nero. Pui* qui la vocal lunga latina venne a pre- 
cedere iminediatamente la sibilante, dopo la nitida scomparsa 
di una consonante (sursu susu), e percio s'ha un caso perfet- 
tamente aualogo a quelle di suusu usu ecc. ; onde ben legit- 
time e popolare lo s' delle voci toscana Un substrate conge- 
nere h in pros a \ ma questa, com'e naturale, non e voce di 
popolOy e lo dimostra con V q aperto. — Nessuno, credo, vorri 
uegare a ras*o la quality di voce popolare; e (lual pur sia Te- 
timologia di viis vfisis vusa, certo h che qui ritorniaino ad 
un AS che mai non si e mostrato nella figura di ans, e quindi 
a un caso aualogo a quanti ci danno regolarmente lo s . — 
Quanto a ros'a^ V -os-, che si contiene nella voce latina, non 
ha altro eseuipio (in parola semplice); e gia perci6 non deve 
'|ue5t*essere voce origiualroente latina, ma si un prodotto elle- 
ni<^ o di foggia ellenica, secondo che gii ripetutamente fu sup- 
}K>sto {^vodja ; cfr. per la fonetica : oCi} - od-ja ; e per la etimo- 
logia : ^oiov ^ta\ o tal che legittima lo s\ Come, del resto^ 



• V. 8 IV, b, in n. 

* Neltm poesia italiana, rimano tra loro q q s' (per es. naqo e cou/o)^ come 
nmaao j? ed p, f ed f. Circa -^^o -^C^ pu6 parcre che la rima nia riguar- 
^o^^; ma git o che in effeito V 'ts'o manca e V '-es'e difetta! 



1S8 Ascoli, 

rivocare in dubbio la ^popolarita' toscana della roa'ai — Fi- 
nalmente, k di ragion particolare, ma aflfatto legittimo, lo s' del 
prefisso (lis dinanzi a vocale. Non e qui un dis- di diretta con- 
tinuazione latina, poiche iu simili casi il latino passa noi*mal* 
tnente a dir- (dirimo dis + emo; diribeo dis-f habeo); ma e il 
dis'- delle composizioni italiane in cui gli sussegue consonante 
sonora (dis'gunf/ere ecc), che naturalmente passa tal cpiale di- 
nanzi alle vocali, dementi sonori come pur queste sono. 

VI. — Resta di considerate quelle che \}ev noi sarebbei'O le 
doviazioni dalla norma fondamentale. 

Per quanto b di -r- (§ IV), si riducono a molto poco. La sola 
imiK)rtante I*: to los'o^ tos'o '^ ios'olOy losave^ laddove tonsu 
*tonsare vorreI)be ioro iocare. Senoncbfe, allato a tundero, 
che dava, como s'e ricordatp piu sopra (§ III), tusu e tuusu, 
poteva tondt*re (toudere) conseguire assai facilmeutc, {>er 
oongruonza piu o meno antica: *tosue tonsu; e da *tosu 
aver cosi ragiono (r^^'o ios'are. — Strano esempio spos'o spQsa ; 
o. strano tanto, che aj)punto ci disturba meno, i>oicbe lo elimina 
alalia schietta ragion toscana, oltre lo Sy anche V o. Si vorrebbe: 
vporo. L'odierno sp'jso sposa e per la tonica e per la sibilante 
nella singolarissima condizione di una parola che sia introdotta 
in Toscana per via meramente letteraria *. — Non ha poi di 



' La vocd <' antica nella Icttoratura (tiove per6 va notata rinsiftt*Mi/j 
<l<^llo forme con ns: sponto eoc., r. it Vocab.); ina ci6 piinto non basta a 
^iiarentime la onginalo schiott^z/a toscana. Siipporre, d'altronde, che an- 
ticamente avesAe una proauncia divor^a dalla odinrna, aarebbe cosa d^t 
tutto arbitraria. Qual uiai soduziono indlgena, o quale influonxa particolar* 
del riflesso di sponsu in altri dialolli italiani, avmbbo potuto troinettor^ 
un o nel to^cano spfj:/o -af Nesnuno dt cerlo vorra aflV»rraaro che Ti^ola- 
tiftsiraa ro.v'fi influiHsn ruIU ^spof^a e lo *spoco; h la particolare ienactL« 
d^l ritlesso doir o lungo di sponsu ecc. rifulgo a Roma coin^ a Bologna, 
a Vonezia como a Milano; onde vionc, a diria tra parontesi, cb<» •ocn** 
rimanga infirmata, perch^ isolata, la tOAtirooniaQza della voce toscana ;n 
lavore d^lla influenza della cons. lab. bulTalteraziono della tonica (Pi^r. 
Anrh. XV 473). A uno schietto vocal>olano del dial, oapolitano che or mi kU 
dinanzi, manca il riflesso di spon»u »[>onsa (ci stanno, per questa signin- 
cizion<*, zito zit'i): o il Vocabolario abnizzeso del Finamore ben rende, nella 



Ancora della sibil. tra voc. nel toscano. 181> 

certo ne ha inai avuto vita prospera in Toscana V as'ola- mi- 
sula, che allMncontro vive di vita robusta nell'Alta Italia, spe- 
iialmento neU'opientale *. — Non sosteni^a da forme collaterali 
^ abbandonata in condiziono protonica, la sorda, finalmente, 
^•edette alia sonora in mis'ut^a raensura; dove puo anche es- 
^rci Gntrata una seduzione antica di voci d'ugual formazione 
<» di significazione congenere, come caesura divisura*. 

Per quanto e di -.9'- (§ V), il discorso 6 men breve. Delia 

<Ii<criminazione tra il sostantivo furo e il participio fus'o, s'e 

^>ccato al § IV, b; di *chius'o assimilate a chuy^o^ nel § IV, c; 

'ii raro ras'o al § III. — Allato a uccis'o ricisOy stonerebbo 

il (' di ce<;al€j ciQale (ciglione intorno o tra campi ; mil, cesa)y 

<*H:ondo che di il Fanfani ; ma non pare che sia voce ben viva. 

Cosi stonerebbe anche il <* di ceQOJe^ la singolariti accrescen- 

<Io$i in entrambi gli esempj, per il fatto che la sibilante sia 

prntonica. Ma il Petrocchi afferma la pronuncia fiorentiha: ce- 

"^'oje cis'oje cis'ojata. — Restano: roco (rod-) e rico (rid-); nel 

|irimo dei quali esempj la deviazione da sonora in sorda si spie- 

gherk molto facilmente, poiche ros'o ros'e corros'o era in ef- 

Mto Tunica forma in -ps'o (tutt'al piu accompagnata dal solo 

Vffs'o *tosu) a dover lottare contro Tesercito degli aggettivi 

III -o#;o, e non poteva non cedere. Ma rice risit, H^o risu, 

air incontro, pareva esenipio di tal difficolti da dirsi addirittura 

rninaociosa. Vero 6 che egli aveva pronto un mezzo rimedio nel 

fleris'e {diris'e) deris'o (diriso)^ di cui al § V, poiche, date 

pure che questo verbo composto non fosse da tenere per schietta 

voce di popolo, doveva parer cosa troppo strana che il semplice, 

om patentemente in esse contenuto, non riuscisse ad assimilare 

alia propria sibilante quella del composto. Onde Tipotesi che 

; irt^j ital.-abr., por spose^ il tosc. sposo -n, ma, noUa parte abr.-it., non ha 
\i u codes to spuse, — II Meyer- Liibke, dal canto suo, ripoterebbe lo s' di 
V^// dalle s' *di protonica' (spos'are)^ ripicgo che a ogni niodo noi n*- 
^.'ingcretnmo, ma che poi lascia piu che mai enigmatico Vo aperto. 

' Cfr. Mussafia, beitr. s. asselli o azolar; e era: Matteo Bartoli, Pubhli^ 
^izioni recenii di piologia rumena (cstr. dagli ^Studj di filologia roraanza*; 

.•>)!), p. 3a 

* pes'olo pes'oione pis'olo^ si devono risen tire di pcnzolo penzolone. 



190 Ascoli, 

la sorda non sonasse ancora in ri^e rigOy quando primamente 
la lingua accoglieva deris'e deris'o, Senonche, a qual naotivo 
attribuire il successivo^passar di ris'e ris'o in ri^e ri^Oy quando 
appunto al toscano mancava ogni altra forma omofonay come 
sarebbe stato un -if- risalente ad ins, secondo che s'avvertiva 
al § IV, 6 ? La difficolti appariva formidabile, senz'alcun dubbio ; 
ma dovevamo noi riputarla tanto forte, da farci* essa rinunziare 
a ogni nostra dimostrazione e legittimazione, cosi da portarci a 
rovesciare tutto il nostro edifizio e a convenir iinalmente noi 
pure, che rogo'^chiugo rigo fugo (sost.) vadano con prego ri- 
mage ecc. a rappresentare tutti insieme Tunica norma toscana 
per la sibilante tra vocali, specie in postonica, e che vas'o per- 
suas'o vis*o mis'e uccis'o uso confus'o rosa giv^'o sus'o ecc. 
altro non sieno se non numerose eccezioni o voci letterarie per 
le quali s'inoculasse prodigiosamente un V* in postonica to- 
scana (cfr. § I)? La mia risposta sarebbe stata negativa a ogni 
modo. Ma si aggiunse, che il problema della sorda in rigo fini 
per consentirrai anch'egli un'equa soluzione. 

La difficolta mi parve cedere, appunto perche in qualche modo 
isi addoppiava. Oltre rigo risu, abbiamo cioe tal quale un altro 
rigOy equivalente ad oryza. Questa seconda voce, com'6 notorio, 
non e comune al sanscrito (vinhi) al greco e al latino per via 
delle comuni origini, ma si percio che sia venuta, come voce 
forestiera, tra i Greci e i Romani, in veste iranica (vrlz-). Or 
qui non ci perraetteremo di pedanteggiare intorno alia dimo- 
strazione dei riscontri; ma insomma il vero e, non gii che un 
h indiano passi in z iranico, ma bensi che entrambi gli elementi 
risalgano a una particolar sibilante sonora delle origini; com'e 
vero insieme, che V i del continuatore romano, e non F v greco, 
rappresenti genuinamente la vocale primitiva. L'italico o ita- 
liano riso riflette un vrlzo o vrls'o di fase anteriore ^, e do- 
vrebbe percio aver sonora anch'esso la propria sibilante. 

II problema dunque ci si determina, con ulterior precisione, 
il questo modo: « Entrambi questi bisillabi parossitoni, senza che 



' Per curiosa corabinazione, anche rid ere ha subito la normal riduzione 
di !?r- in r-, come espongo altrove (onirf-). 



Ancora doila slbii. tra voc. nel toscano. 101 

«esistasse alcun'altra voce toscana in -ico^ hanno lasciato an<iare 
« il loro legittimo ft" per assumei'e il r, Quale potra inai essere 
« il motivo di una cosi straiia diserzione, motivo che non uvcsse 
« piu ragion di agire sul trisillabo diris'o'iy^ E la risposta suona, 
che il motivo potra essere, o aiizi sara sicuramente, questo che 
segue. 

Non esiste parola toscana, nella quale a ri iniziale sussegua 

sibilante sonora, seguita alia sua volta da vocale. Tutti^ le voci clie 

vemvano in competizione fonetica con ^ris'o *r isus ed ory za*, 

(iavano un ?nf- iniziale, e il legHtimo s' di *rt9'o ha dovuto ce- 

dere. Eraiio, veramente, tutte voci coraposte e di evidente coni- 

|H>sizione, come risapere rifiaria^^e risalive risalio (cioe riga- 

pere ecc.), e non poiHavano alio schietto hisillabo di misura 

piana. Ma erano molte, e abondanti in ispecie quelle che da- 

rano un rigo iniziale, distante per una terza sillaba dalla touica, 

onde in effetto ne veniva un r/^o- con la prima accentuata, come 

in rigoluzione rifolverdnnOy rifolleodre rigocoenirc rtfospin- 

fjeoa ecc. E ancora sien citati, omesse Ic forme accessorie: ri- 

gmare rigorgere rigolave rigolcare ecc, e insieme inQuliare 

''igustciiare ecc, oltre rigeniirc tngercave rigaldare ecc, senza 

che inai contrastasse un ris'o- o risu- o m'e- o risa- ^ E s'av- 

verta finalmente, che 'riso', sia nel significato di ridere e sia 

in quello della pianta, veniva a perdere, nelle frequenti deriva- 

/loniy la sua condizione di parossitono, riuscendo al ritmo fone- 

tico di voci composte per rt-. Cosi: rigolino rifetlino rigula ri- 

rilina^ rifaja rigone'y allato a parole come tngupino rigoUla ri- 

r.'jppia rigtiona ecc Quando risus arriva a darci riganciano e 

'^ganciofie, si direbbe ch' egli addirittura si smarrisca tra i com- 

jK)sti per r/-. 

VII. — Che se io, come spero, non ho infelicemente ragionato, 
n*.' risultera una nuova prerogativa del toscano, analoga a tante 



■ Non dimentico, raa naturalinonte trascuro, la ris'ipola o il i-isico, In- 
mriio alia socoiida dolle quali voci, h ora da consuUare lo Schmitt nol vo* 
I'jine ch<5 U ben6voIen/.a dei corapagni di studio m'ha dedicato, p. 391> sgg. 
\] ^edi d'altroiule q. s., a p. 16s n. 



\\)2 Ai^coli, Aneora della sibil. tra voc. nel to^icano. 

altre per cui egli va iasigne, e cioe quella di scernere tra li 
ti|»o prensu (prego) e il tipo visu (cis'o). Quamlo siamo a sj 
(^/), nfi vione poi quella specie di z toscano, la quale ft bensj. 
j<<'neralinente parlando, come gia vedenimo (§ V), Pindifferent** 
risultato cosi di gj come di .9';, la sibilante sorda facendosi, !>♦•! 
assimilaztone, sonora, dinanzi a ,;, ma h insomnia un terzo e )<-> 
gittimo contiiuiatore sibilante toscano. Di. guisa che, al men.' 
tono s' deirAlta Italia, come sarebbe per esempio in pres'a »//• 
ri^a pres'oiij o al monotone g delTItalia Mcridionale, come ir» 
prega tlcvigit pregone, il toscano risponderebbo, sempre con pion i 
e storica legittiniit;\, nei tre diversi modi: prega diris'a pr> 
Zone *. 



* Sia (jui ani^ora tollerato un pajo di noterelle accessorie. — Lo *' j* 
posto di 5 in pus'ignu ptfsUgnare^ che c fonoinono *sui generis' e per<* 
non eRsenzialo neUa diHcusHiono ana quale qui 8*att6ndeva, fu attentameDt 
t'onsidorato da paiocchi atudiosi, scnza cho nosHuno, prima dol nostro Pi«*r . 
avvertisAO cho jjuosto s'itl^ da uno >in risaipnto a 5c^/< (*po!it*ceniu m • 
*pos-conium), paiallolo a s'in da sii* in ros'ignuolo usifjnuolo *P- 
•»oiniolu. Accanto a *poscpnium v*ebl)<* del Posto anche ^postcena • 
*poscona: e qui non sV, credo, avvertito cho al mil. pusci'nna / - 
schmn *pusigno' (notevolo ahbafltan/a, dal canto 8uo, anche per lo -^at- 
o st'c)^ ri*4ponde osattamento il logud. puschena (Dorgali), venuto a si^r * 
ficare *colaziono*, cosi come arcado ai riflc^si di *postcenium in par' 
d«;i (irigioni. — Di rit)y^o pu(S rimaner dubbio. so sia ViVroi'o « ret r «'•■*-, 
portato ad -P'.o p^r Tanalogia di cui a p. IH*.), o so piuttosto non ai r 
»ionta di un antico rit rosso, secondo la ragione di tmfcjesso^ irar- 
s versu. 



CRONACA E BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO. 



Una simpatica cerimonia si celebrava a Milano, nella grande aula 
della R. Accademia scientitico-letteraria, 11 30 marzo deiranno test^ 
trascorso. Alia presenza e fra gli applausi di un eletto e numeroso 
pabblico ', veniva presentato a G. I. Ascoli un volume commemorativo 
tlel suo 70** anno di dta e del 40^ dMnsegnamento. II volume, che ha 
per editore la casa E. Loescher ed d stampato nell'officina dove an- 
che si stampa VArcMvio*^ contiene le trentaquattro monografie, di 
cQi segue Telenco: 

1. Karl Bruomann, Zum Haingesetz von Luceria CIL. IX 782 
ipp, l-o). 

2. Giacomo Ulrich, II favolello del geloso (pp. 7-25). 

3. Paul Marchot, Deux etymologies (pp. 27-30). 

4. Maurice Bloomfibld, On the Sanskrit original of the Pra* 
nou Oupnekhal (Pranava Upanisad) in the Persian translation of the 
Upanisads (pp. 31-36). 

5. Rudolf Thurneysen, Altirische Adverbien (pp. 37-40). 
0. Gaston Paris, Pica turn en roman (pp. 41-63). 

7. Hermann Suchibr, Kleine Beitrage zur romanischen Sprach- 
i'eschichte (pp. 65-73). 

8. Carlo Salvioni, Etimologie fpp. 75-94). 

0. J. GoRNU, Estoria Trojaa acabada era de mill et quatro<;en- 
i »s et onze annos (1373) (pp. 95^128). 

10. Glaudio Giacomino, Saggiuoli neoindiani (pp. 129-43). 

11. F. G. FcMi, Sul nominativo sing, del nome ariano (pp. 167- 
•JOl). 

12. M. Kerbaker, Due leggende del Mahabharata, voltate in ot- 
tava rima (pp. 167-294). 



v., per maggiori particolari intorno alia festa, ropuscolo Onorame a 
OraUadio Ascoli (Milano, Rebeschini e C, 1901). Qui a p. 10 n, 17, notizia 
d\ altro pubblicazioni ispirate dalla stessa occasione giabilare. 

' MiscelUnea linguistica in onore di Graziadio Ascoli. Torino, E. Loescbcr, 
i>»l. Pp. Vni-626, 

ArcUrio clottol. ital, XVL 13 



ISl Crooaca a BoUettino biblJografico. 

13. V. Hbnrt, Etymologies bretonne* (pp. 205-37). 

1-i. Pier Enea Guarnsrio, Naove postille sal leasico sardo (pp. 
229-46). 

15. C. NioRA, II dialetto di Virerone (pp. 247-62). 

13. G. GrAbbk, Eiae Tendanz dar fr&ozAsischen Sprachfl (pp. 
263-73). 

17. Gesare dk Lollis, Dell'-^ in qualche dinlotto abraueae (pp. 
275-ti;i). 

18. Pio RviNA, La lingua cortigiana (pp. 295-31-I). 

ID. P. E. P^voLiNi, Una SuktiiTali giaioica anooima (pp. 315-'J0). 

20. I. GuiDi, Una somiglianza tra la storia deU'arabo e del latio>' 
(pp. 321-25). 

21. Pederioo OxRLaND.v, Sul dialetto biellesd oella valle di Stroa.-i 
(pp. 327-41). 

22. I. DvHKLBT PfUxcB, The modern Dialect of the Canaiiu 
Abeoakis (pp. 343-62). 

23. Whitut Stokes, The Lobar Breoc Tractate of a Conse- 
cration of a Churcb (pp. 363-87). 

24. John SoHVTTT, 'Pi^ixtfv-riaico (pp. :i89-l02). 

25. P. n. OoiDASicu, Intorno al dialetto di Gampobaaso (pp- 
•103-13). 

20. W. MBrER-LuBKB, Etjmolo^isches (pp. 415-20). 

27. S. PiBRi, Appunti etimologici 'pp. 421-15). 

28, G. DE Gregorio, Etimologie (pp. 447-55). 

20. E. G. Parodi, H tipo italiano aUdre aleggia (pp. 457-88). 

:tO. E. OoRRA, L'Alba bilingue del codice vaticano Regina 14'^' 
(pp. 489-521). 

31. C. MiCHAKLij DB Vasconokllos, Vengo (.EngoyEnguedad-En- 
gar (pp. 523-37). 

:t2. V. Cres<:ini, DeU'antico frammanto epico bellunese (pp.53t>-17). 

:f3. L. BiADENE, Note eti rait logic he (pp. 519-74). 

34. F. L. Pi'LLE, A Graziadio AscoU, poatilla (pp. 575-94). 

Indici analitici (pp. 507-020). 

1. D Farolelto del Gcloso i un taato che TUlricb chiama toaco- 
veneto o tosco-romagnolo, ma a cui non coaverra che la Mcooda d^ 
iziono, mudidcata forse in ' tosoo-bologoese '. AUa Romagna, -f 



Cronte* • Bollettino bibliografico. 195 

aU'antica Bologna, ei richiama iafatti la metafonesi del congiuntivo 

(mtny eh^egli meni, eec), a sipy sis. La stampa del testo non 6 see- 

vra d^errori, e il commento linguistico avrebbe potuto rioscire meno 

scarno. Cos! non vi trovo muglie 77, 89, che noa potrebbe essere 

mugUe (cfr. invece muliere -y 80, 103, 127, 188), e il cui u crederei 

dwuto airt nelPiato, come alia stessa causa d dovuto Vie di tnttu- 

pierro vituperio 288. Nel lessico non trovo ingampo impacciato 57, 

4<* no che eccettaaio che 25. apoUo ^ bene spiegaio quanto aU'etimo 

^ al significato, ma si tratta, non d'un partioipio, ma del verbo apol- 

tor. asecUo poteva confortarsi col ven. sidiar cracciare, sidio cruccio, 

il monf. sidiise affaticarsi, Tit. porre (ctssedio importunare, infastidire. 

^iera 6 un gallicismo non ignoto air Italia, r. XIV 218 n. Per inedio^ 

tb. il mil. inedia noja. La forma perdon si spiega senza ricorrere a 

nessun artificio. 

3. Le due etimologie del Marchot riguardan niente ecc. e later ecc. 
Nod mi pare che colla prima nulla s'aggiunga di veramente utile a 
quanto Iia esposto TAscoli XI 417, XII 24; e quanto alia seconda 
i*lacare da *lac{sa) stare), mi pare ben artificiosa. Delle molte propo- 
ste fatte per ispiegare la base *lacare (▼. Thomas, Essais de phil. 
franc., 332-4), parmi sempre piu accettabile 11 legare gia difeso dal 
I^iez s. Masciare', e nel quale assai yerosimilmente s'^ immischiato 
Masciare'. II tosc. laggare andrebbe per6 staccato dal *lacare che 
kU a base del franc, laier, alto* it. lagdj ecc. 

0. II lavoro del Paris scioglie, col sussidio della piji geniale eru* 

«l.zione, un arduo problema deiretimologia romanza. LMllustre Mae* 

s'ro prende le mosse da fTcatum, per dimostrare che le diverse al- 

V'razioni a cui questa base 6 andata soggetta, dipendono dall' influenza 

di cvxMT^v^ di cui pIcatum non sarebbe in deflnitiva che un adatta- 

Oiflnto. n Paris mostra passo per passo come questo adattamento si 

aacompiuto, vuoi nei rapporti della qualita delle vocali, vuoi in 

Mi^lli delFaccento. La quistione era del resto matura, percbd quasi 

c mtemporaneamente al Paris, venivano a una intuizione quasi ana- 

* '-?* I'llavet, come ce ne da notizia lo stesso Paris, e il Meyer-Lftbke. 

"^ »lo che THavet e il Mejer-Lubke prendon le mosse da ovximt^v. — 

<-«rcaai continuatori di fTcatum, ricordo Tant. pav./f^ao e fidgo ("fido) 

a**! ^risostomo, XII 430, notevole per la sua provenienza. E questo 

/'/'w ci dara ragione del monf. figa-r-^U (dove 6 irregolare il g) e 



19C Cronaea o Bollettino bibUografico. 

del gen. figaetu (*ficat^tto)^ Mussafia, Beitrag 8. ^figao'. Fra quelli 
di ^FicATUii, noterd cbe ii lomb. ha Teramente fideg^ e che ne pm 
viene il piem. fidiff chB sarebba altrimenti ben irregolare col suo d 
e col suo ^. Tra quelli di •fecatum, il bresc. fedeCf registrato nel 
Gagliardi, allato a fidec e figdt, e il fkUco di Roma. 

7. I sei contributi del Suchier, — le cui yocali iniziali costi- 
tuiscono il nome 'AscoH', — rigaardano la locuzione dell* a. fran- 
cese {parier) cTaltre Martin Mh ricondotta Sk,parler cTaltre mn. 
tire; Ta. franc, ettovoir e le forme similari de* Grigioni e deU*Aha 
Italia (cfr. fra le altre, il poschiav. ttod)^ per cui d riproposto stu- 
prre, la qual base, per qaanto abilmente difesa« non mi pare die 
valga Test opus del Tobler; T-^ dei franc, chaste chauve targe n- 
che^ M^ attribuito air influenza del feminile; il franc, ogre ricon- 
dotto a Unoaru ungherese (cfr. Ugri ecc); il franc, tax che vien do* 
rivato dal celtico (irland. taid) ; il rum. xnsenina spiegaio giustamente 

da INSERENARB. 

8. Le mie etimologie rigaardano : arcotcyo^ arMteo^ ricondotti -A 
plar. drcora archi ; — il march, arquitto ^ttare germoglio, germogliar<*^ 
per il quale si propone il ted. quetten; — arzittOf appro vando retiui<> 
del Parodi da Asnxu, e per il quale va confrontato anche TabruzA. 
arzHld Timprovviso scotersi delle bestie equine spesso aceompagnan J> 
Tatto con un grido o con lo sparar calci; — attecchire^ da •attI*/- 
carb; -- brividot connesso con ^ breve \ Mi si consentaii le segaeuti 
agij'iunte airarticolo: la base ^abbrevedo (cfr. anche Ta, gen. abrer^i*- 
VIII 318) ^ pure nel valcam. abroved (v« qui sopra, p. 8), nel briceti\ 
intirizzito, di Val di Taro; e a Ghiavari, come mi comuniea genu'.- 
mente il dott. Giuseppe Flechia, 6 abreiu (cfr. beiu bevuto), deito n<*:» 
solo delle dita attrappite, ma anche della tela nuova che, messa a h^- 
gnare e fatta asciugare, s'accorcia. Per breva^ ricordo anche il brianx. 
sbreraggid vento gagliardo e freddo di levante, il qual signiflcato hv 
anche, del resto, il semplice breva (Cherub. V 174, 230 s. Went*u 
Nel Mistral si legge poi ^briu breo froid '. — catcestruzzo^ {onm toc^ 
lombarda, e questa da catceztre^ accolto del resto anche in Ghemb. V 
*J9. — cascina^ non da caseu ma da capsa, — Verzasch, desugL^i 
Jipanare, ecc. Si cerca di spiegare la sparizione del tv in qaesto ^ 
analoi^lii esempi, noneh^ la presenza del r o^ in esempi come dezc^^r t 
levar Torlo, e la sostitazione di y a r in esempi come tgutart tu.*- 



Oronaca e BoUetUno bibtiografico. 197 

tare. — dileggio^ starebbe a deplderd copao seggto a sedere^. — 
L^mb. dttvia^ scopa di vimini, presappone un' verbo duvid che va con 
vijHare ecc, derirando assal probabilmeDte, come propone il D'Ovi- 
dio, da vIllu. — Xcrmb. ffepa bazza,* andrebbe' col ted. KKppe, etimor 
lo^^ia tanto piu ammissibile, se si supporra scberzosa Torigitae del tra- 
slafo. Per c- in g- ricordisi ^nohe il piac. giottar cliiostro. — Grig. 
giavrinay capruggine; corrisponderebbe esattamente alia voce italiana 
coti cui lo si traduce. *— BelHnz. gu luogo, da algu ia qualche )uogo. 
— Bresc. ntpa neve, da nIvea.. -i— Pad. ni- lis^h avello, la locbllu^ 
il che veramente aveva gia soapettato it Mussafia, Beitrag, 13 n. — 
Abruzz, rofece orefice, dairarcaico AURiiFEi. — Lugan. scdrla ca- 
stellino, va col com. cdslo^ ma v' d preposto tin 5- ilquale poi induceva 
a dissimilare s-s {^stasia) in ^-r.' Dt una tal dissimilazione. son poi 
riferiti altri esempi, fra qdesti il levent. /fwrGfti; tutteddue, da */-^ui- 
^Hj. Devo perb' ricordare che tw^uu 4 anche brianzuolo (Gherubini, 
V, 226), e forse sara appunto per *st-. — Lomb; sh/ka altalona, col 
ted. Schaukel. Alia stessa base si riconnette $k(fka cassa, guscio del 
eocchio; cli'^'lomb., pad. ecc., ^ il yen* scdca cavalluccio (cfr. lomb. 
*^acal de skgha il cavallo a dondolo dei bambini). — Yolloji.' strottqie 
puQgolo, da stQmulu. — ^ Grig.tcuchin pecor^^o. Si'conferma la deriva- 
zione da Ticinu, e-si produce qualche altro esempio della voce. £ da 
^9oiuii8»^re il tdsin le- del Boerio, che questi per6'pitl non'comprea* 
deva, poich^ la voce traddoe per ^ abitante delle terre per cui scorre il- 
Ticino\ Del resto, la corinessione della voce grigione con TicTnu era 
gia stabilita nerperiodico Der neae Sammler IV (Goira 1808), p. 217, 
dne ^ detto: «Nach dem die Schafe zo Borgofesio geschorenwer- 
<l^n..;, bringen'sie dfen Winter in den zahmeren Ebenen^ des Pie- 
montesiscben oder bej Brescia, Grema und im intern Mailandiilchen, 
an den Ufern des Tessins,' zii; daher vermuthlich heissen.di Schafer 
Tcssini (im Engadin Taschiiis)>. In una antica verstone franceserdel 
F.)lengo, il tenni deirorigirfale ^ tradotto per moutonmert'du. Tesiu 
<v. Genin, R^r^ations pbilologiques, I 287)'. '-« timpia ecc, da un 



' Cfr. sdelleggiata^ sdelUggi^ ap. Papanti (version! di Anagni e della cam- 
pigna romaaa) pp. 392, 40 1. 

Airiocontrario, e forse un caso di t^r in s-r nell* o^fro (-^artro) attro, 
di Grotte <H Castro' e S. Lorenzo Nuovo (Roma)» Papanti 393 (bis), 403. 



198 CronacA e BoUettino bibliografica 

lat. Yolg. ^TsacpoLA, nel qaale confluiscono tkmpora e tbhpudi in\* 
orizzoatale del tetio. Per la parte ideologica, si ricordi ancon 11 ^- 
pareagna {parete) masoella. — Aret vieguelo erpice, da tridcqui:; 
T. ancora Meyer-Lubke, Zst. f. r. ph. XXIV 144. — Verbi iii-«*r^ 
sic. jiocari^^jacicare^ valtell. recdm*rej%cicare. — pui4Tiac.- 
stpo, da vlTBiL. Vedi Kflrting* 10241 , e cfr. V it vizj^ato Titigno. - 
Blen. iumd coasamare alia vampa, coll' a. tosc. dicimare. 

9. II Gornu pubblica un lungo braao della versione galkgt d«..* 
Storia Trojana soritta in castigliaoo nel 1373 da Fernando Pern. 

13. Le etimologie bretoni di V* Henrj possono interessare il r- 
manologo per parecchie parole che THenry dimostra tolte a prest: • 
dal latino o dal francese. Inyeee propenderebbe egli a derivar :i* 
bretone il franc engoulevent^ non troyando egli in esso Taria d*an a-^ 
mignolo popolare. Ora, si ricordi che qaello stesso uccello i chiami* * 
al di qui deU'Alpi ingqfavint^ fotUventOj ecc, e vedine Flechia IV ;^i- 

14. II Guarnerio ci di queste etimologie sarde: mer. abhitm^^' 
batoi sanguisaga, verme, da saj«ooisuoa. attrarerso contaminaxiom ti 
rie, fra cai qnella di abln -a ape, e di 9ui 'sQggi\ — Log. aria, 
mer. argci^ ecc, tarantola, malmignatto. da yaria. — Log. atta^. 
bUtradu ghiaccio, da astru31. — Nuor. briku vitello di latte, td.^ 
marinu vitello marino, da vIt&lu ; cfr. Kdrting* nam. 10263, doTa ooc- 
par ben alterato Pit vecchio marino. — Gall, kahtka specie d^ertv 
Mquaglio-^ ruca — kal^ nella composizione neolatina: cdrso JUro- 
ndUulu ragno; log. e sett karindtula tarlo; v^entra ARATiKt*, e, a • 
secondo termine, forse nn^altra base. — Sass. kaldu nunom spec.-* 
di cardo selvatico, ma mangereccio, la cai seconda parte va oalT .t 
mignone. — Log. kiliffia ghiaooio, da obugidiu 4* forse cabli*. ^ Du 
com. kokketta bozzolo, ecc.; kokka focaccia ecc; kukkuru cinu k^** 
Prodotti dall'incrocio di ^coola. con coccu. — Naor. krapika chixy* 
della parte anteriore del timone; krapiku capezzolo, ambedae dsci- 
ptTULU. — Nuor. krunuka oonocchiat ^ la normal rispondenxa del*i 
voce italiana, mentre nel log. kannuja ecc. s*ha la immistiooe di cax>v. 
— Gall, kuskuga brasaglia, da cuscuuuh. — Naor. fortiku Is c.»r- 
teccia pift fine ond' ^ avvolto il fusto della quercia-sughero, da oosni 
commisto a fustis. — Mer. fuis^fUis-fenu^ fuUissitu^ log. ioitUi- 
fenti^ ecc, cicigna. Tutti nomi in cui si parte dalla nozione delTaa* 
nidarsi che (a Torbettino nel fieno, nell'erba. — Mer. paia^"^ 



CronacA e Boilettino bibliografico. 199 

-anedda bacino, piccolo bacile« da palanoa* — Mer. pistilloni taran* 
tola, da STBLUO oommisto foroe a pibera vipera. — Loi^. saiiffemuru 
erba pandolina, da saucb^muru. ^ Log. siridu pullalato, che ha 
fatto cima, dal partic. di sbrbrs, che vive nel gall, xiri, ^ Nuor. 
sokka correggia, coll' it soga, — Naor. terra bidusta terra coltivata 
ranno precedente, terra paperile terra da coltivare nelFanno, da vs- 
TUSTU il primo, da pabiilu il secondo epiteto. — Log. tidariu muc- 
chio, catasta, mer. tidin^olu marmeggia, Ungolu tarma, mer« Udingu 
noca. n prime termine va con 8eda sbobtb, il secondo e forse anche 
il terzo (cfr. Tit. Ugnone)^ con tTnba. ^ Log. tirriolu bestiola, ani- 
malaecio, e sue diverse attribazioni a nomi d'animall. Si tratierebbe 
di 5i|p(ov. Ma non Yorremmo in tal case *tiriolul — Mer. trdila^ 
trdina Yitello, da tauru, attraverso *tattrula^ *tdunla *tdtirina^ Non 
si trattera piuttosto net prime esempio di ^taukilis (cfr. suovetaurt" 
lia\ *traila *trdiUi^ e nel secondo di taurIna *tr€dnal Per I'accento, 
ctr. bdina guaina. — Log. tijMi, uppa ombra, volame, aupa ombra, 
gruppo, ecc, andrebbe coll'it. cupo^ accuparsi {XV L35, SuppU Arch, 
glott. V 124). I 

15. n Nigra comanica una ricca e atile serie di esempi per certi 
fenomeni del dialetto di Viverone, che sta a cavaliere tra il biellese 
•' il canavesano. Questi fenomeni sono : a) -t costante al posto di ^e, 
^ on saono ottaso (a) che tiene il posto del cosi detto e muto pie- 
montese. e). II saono u per u, e ^ od 9 per 6'\ non avendosi 6 che 
\n parole importate, e nelFo; ch' ^ come la risultanza di anteriore au 
a^, d) a prosteticoy per ragioni radiofoniche, davanti a certi nessi. 
«*) n limitato alia formola finale in. e) II riflesso di -cl* che ora 
^ fff 99 (qaando il g sia riusoito finale), ora e, ora j {yijal ci ripor- 
rera per6 ad aculbu). f) cr in e {66 se finale), coll* eccezione appa- 
r^nte ruga ruttare, che per6 rappresentera un *rug*lnre (RuoiRB). 
o) -u io j\ e la metafonesi, i cai esempi confermano quanto h detto 
ne\ vol. IX 235 n, ci congiungono cio^ direttamente alia Valsesia, 
riascendosi cosi a an compatto dominio metafonetico che comincia 
ali*estremita settentrionale del Verbano e va attraverso I' Ossola, la 
Valsesia (Tonetti. Diz. vals. 25*7), il Biellese e il Ganavesano. Circa 
alia special risolazione di -o'ni, cfr. anche il valses. 'oogn da sing. 
\tn (Tcnetti, 27), *6n (sing, tin) con un 6 assai torbido e chiuso, a 
Valdaggia, e sg. tnutun pi. mutifn a Vische (Strambino-Ivrea), dove 



201 O.-onaca e Boiiettino bibliografico. 

il -/i ddiitale ci avverte che si tratti di ^'^Jn. LV di esempi come 
stri strade eec, andra poi considerato come il prodotto della dir«tta 
cofttrasione di -dj (vaUea. contrdi contrade, solddi soUati). h) Caduto 
l!-9 nella -1/ sin^ del pres. indie, i) Caduto il -r.neirinfinito. j) Espun- 
zione della vocal protonica. k) Fenomeoi van attmenti alle vocali 
atone. — Sc^uono poi i paradigmi delle principali forme verbali. 

lf^, La tendenza ciie il Grober, con molto acume e non minor 
dottrina, oerca di stabilire per la lingua frai^cese ^ que^ta: le sillab>^ 
oliiuse si ristrinj^ono per dar \tiogo a delle siUabe aperte. 

17. II de Lollis si propone di indagare in quali condizioni i dia- 
letti dell'Abruzzo. che solitamente riducono -a ad -€, conservan tal* 
volta Va, La conclusiona gli ^ che queato -a si conserva quando la 
parola cbe ne va fornita sia in proclisi. L'-a compar tuttavia anche 
in tali sedi tfove Tetimologia non vorrebbe un -Ui e ciod 6 dovuto al 
carattere coUettivo che in certe combinazioni apetta a quel nomi, ca- 
cattere che viene espresso mediante Va neutrale. 

18. II R-^jna mira a render probabile che chi prima adopero 
la locuzione * Lingua cortigiana' sia Vincenzo Colli sojpraonominato 
Calmeta, nato, pare, intorno al 14^30. 1 nove llbri della Voigar poesut 
dove il Calmeta avrebbe primo pa^rlato di * Lingua cortigiana^ som^ 
ismarriti, e pare che il cortigiano scrittore intendesse designare il 
linguaggio della corte romana. II Rsgna tratta anche delle oontrqversi^ 
suscitate dal nome e dalPidea di Mingua cortigiana\ e dei rapporti 
che intercedono tra le opinion! del Calmeta, che non conoaceva il Dt 
Viilfjari elo</ttenliaf e quelle di Dante. 

2J. Lo studio del Garlanda pare a me assai poco degno delPoc- 
casione che Tha ispirato. Vi fanno assolutamente difetto il metodo, Tin- 
formazione e un retto criterio nelPapprezzare i fenomeni. A ci6 va at- 
tribuito il disordine con cui la materia si presenta. Siocome per6 quesu 
materiali non mancan dMnterease, cosi mi ai conceda di qui esteo* 
dermi circa alle piu importanti risuUanzeche ae i^e ricavano. 1. d di 
riillaba aperta« aeguito da r e 5» in f : ky caro, mer mare« lunfri In* 
nario, »j« naao, squt^si quasi, ecc. ; rv ape, megru magro, ^pfri padr<*, 
m:ri madre, sembran poi age>iungere altre aerie d^esampi. Ma par di* 
verso il caso di taloeff -ej selvatico, num. 45, veg *opaco' num. 40. — 
Esempio di metafonesi e l^vri plur. di Idvri labbro* 2« e' di sillabi 
a|>erta in et, fenomeno del quale il Garlanda pat* non essarai accorti): 



Cronaca e Bollettino bibliografico. 201 

rei rete, sei sete, teila, kandeila, seira, v^ vero, -e/o-?re, pets peco, 
empreisa, seiv sego, peivri pepe, zineivri ginepro. — Come altpova 
nol Piemonte, sigffa secchia, w^^a opecchia; e forse castiTiU car 
itagna. 3. Tra gli esempi di ^ in «, nella vicinanza di labiale, anche 
Iihnmia scimmia, num. 44, e pubbia pioppo. pag. :«6, che sara per 
plbbia (cfr. Bollett St. d, Svixz. it. XXIII 90). 4. ^einVi stufa, num. 53, 
.^sempio diu' in i dav. a labiale. 5. Sempre -i (^e ed i) in fine di^pa- 
rola (tem»u temere, $krivi scrivere, fursmi •forbicine* forbici num. 53, 
ihbli debole, peivri pepe, levn leppe, fevri febbre, pvn^ meri^ ecc, 
lihntni LiMBN num. 12, tinzi undici, quinzi, ecc); e V-i pare stare 
anche al posto di -o, laddove questo seguiva a muta +r: toc?n ladpo, 
/iiTi labbro, zineivri (-v^'U n. 27) ginepro, zendri genero, tendri te- 
nero [ma mogru magpo, alegru^ /Vji*]. 5. Notevolissimo il proten- 
depsi fin qui del vezzo lombapdo, per cui a J-, ^-, ^gg- {^-j- -j'-), cons. 
*^i ^•'i <5ons. +0 si pisponde pep s risp. /: ine gennajo, sth-e giu- 
rare, iwf giocare, iiine digiunape, zendri genepo, zld gelato, zenziva 
gengiva, maz m&ggio, enkuzu incudine, ^aia gazza, pianit piangepe, 
i'^nzi tingepe, sunia sugna, fUnz fungo, sendn cenepe. serf cepvo, 
st§ala cicala, Servil cepvello, Sresa ciliegia, Siulla cipoHa, sdreii Cep- 
reto, vehsi vincepe, cauSiha calce ; e / 6 pupe la pisultanza, come nel 
lombardo, di cj e til sqnarse squapciape , iris piccio , gias ghiaccio, 
hhnasa^ tersra treccia. Cfr. ancora sumniia * lomb. sxmia. 6. II n della 
f)rmola xn + voc. pidotto a in rana, kuruha^ kuiia^ hena catena, 
kauiina [fursiti a num. 53]. — Pap essepe' h anche davanti a con- 
bDnante, non solo in hngua ecc; mra anche in vehsi^ tenzi^ streiic, 
« cosi sara in pianii^ pianta, ^^np,' ecc, pep quango I'A: qui -non si 
sepra della gpafia fonetica. — Manca nn capitolo sugli accident! ge* 
nepali, nel quale arrebbepo potuto tpovap posto i casi d'accento come 
r^is padice, heil badile, tneis tneistr maestpo, kei cadere num. 59, peila 
padella, dove certo sapa semppe da a'ccentuape H^ keha catena, per 
^hejnay da •co^ia, e leh^ pep •%«, non da levb, ma da •/a-i?i la- 
TiNr, pdu e pae'ur paura. Contpazioni sono anche in trent tPidente, 
frH fratello, vel vttello. Epentesi in preia pietra, skovi ^scuotere\ 
o^r cbiodo; in kriige tsucehi^jo, ih xnco (lomb. inko) oggi, ciod *inclo' 
(cfr. incoti inchiostro). — Infine, nod troVo che sian classificati esempi 
come Jarcu Oiacomo, orffu organo, enkuzu incudine; al num. 62, si 
pirla solo di -ti.da -fiLU. 



202 CronacA e Bollettino bibliografico. 

24. J. Schmitt si propoae di dimostrare che 11 gr. medierale *Pi(t* 
xov : fatum, sors, fortana, periculam, si conn^tte con ^cC« radice, venuto 
a dire 'radice di montagna' *scoglio'; da qai proverrebbe il basso lat< 
risicum, onde poi risico ecc. Per quanto esposte con molta dottrina, 
qa^ste conclasioni non mancano di soUerare dei dubbi. Intanio, per- 
ch^ -«- non ^ ? Mi si dira, perch^ il dialetto che prima accolse la pa- 
rola potera esser di qaelli in cui x si ridace a ^. ^ Ma quale sarebbe 
quesio dialetto ? Poi la tonlca. II gen. rei/egu (antic, reisego e re^ego)^ 
il piem. reisi {arreisima reisi AlionOi ed. Daelli, 228, arreisiani 110, 
233, 318) postulano rI- (e di risicat parla inlatti il Meyer-Lflbke, 
Gramm. stor.-comp., § 30) e sara quindi da T anche Ve del lomb. 
resega e del prov. rezegue, L* e dell'ant gen. regego e del mod. piem. 
res'egh dipendon dalle arizotoniche, e Vie dello sp. riengo offre certo 
minori dlfflcolta movendosi da e (• e od I) che non dall'i del tardo *Pc>t- 
)C9v. D*altra parte Vi di rtsico^ rUchiOf ecc, sar^ dalle arizotoniche, 
come, p. es«, d dalle arizotoniche il piem. ars'igh {*ars'ighe). A qaesto 
e' non soddisfan dunque nd'Pc&xtfv n^ rcsecare. V. Kdrting*, 79ft\ 
Flechia VIII 382. 

25. II Goidanieh rettiflca e emenda in qualche panto il note la- 
voro del D'Ovidio sul dialetto di Gampobasso. Circa all* infinite cosi 
detto sincopato {pwtd ecc), il 6. vorrebbe raffrontarlo con casi come 
i vocativi Franci ecc Ma si tratta di cosa ben dirersa. La sincope 
deir infinite h di quasi tutta Italia, e va piuttosto raffrontata alia ri- 
duzione del partic ^^o •u- -t- ad a ti » anche in dialetti che soliia- 
mente non lascian cadere -4-, p. es. remillano. 

20. Una delle due etimologie del Mejei^Lubke riguarda Ta. fr. 
besaine e il sopras. maxeina alveare. II punto di partenza dev^easere 
un be- be* o bisena. La parte sufflssale ^ certamente celtica, e si 
mostrano altre formazioni analoghe; ma sarebbe incerta la radice. — 
Intorno ad -enus, t. ora anche Tart, del ▼. Planta in Wdliflin^s Ar- 
chiv. XII ;M7 sgg., dove pure si viene a parlare (368 n) della proposta 
del M.*L., ch^d respinta, per sostituirle invece I'at In^zdna^ la cai se- 
conda parte si continua neirit zana^ lomb. x4^*na, ecc Ma pu6 ^ n* 
spondere a z germanico ? £ ricordo ancora il yen. lm$o de ooe^ berg. 
hra de de^ alveare, onde forse il valtell. bu^6\ berg. bU6l bognolu e 



■ Uno s parrebbe rispecchiato dal c doll' a. gen. re^ego^ Flechia Vin 382 



Cronaea e Bollettinp bibiiografico. 203 

alveare, mil., pay. hiso' alreare, sciaq^e. — L'altra riguarda il frnc. 
frelon^ ch'd derirato da un germ. *Kor%lo {furslo in un glossario aat.) 
corrispondente etimologicamente al lat crabro. 

27. 11 Fieri combatte, parmi seDza ragioae, la opinione fin qui 

loralaQte circa alForigine del verbi in ^gjfiare^ per cui propone quindi 

UD^altra spiegazione assai artificiosa. Pa99^ poi ai seguenti etimi: am* 

litaceare^ magtigna^ sarebbero, il priptio, da un *icagca che starebbe a 

^JUcAf da cui il secondo, come BAOci^ a baca. — axzo maniera di fare» 

ilal nominat actio, e cosi pare lazzo^ proposta ben aecettabiie, pai*- 

ciid si consider! actio come voce dotta. -^ bdrgia giogiga de' buoi, ecc, 

da harha incontratosi con gorgia, — hergolart chiaeohierare, da un 

*cer6tttoi<e. ^ bglso^ assai bene, a veder mio, diU vulsus di Vegesio. 

^ bucchio tunica della cipolla, da lobvs, come anche buccia. Ma ^ 

impresa disperata, il volei^ mandare con quest* ultima forma, il tosc. 

!/u3cio -a, il lomh. gussa; poichd il s toscano e il ^ lombardo si corri-^ 

spondono perfettamente (cfr. lomb. tip « uscio^ ango$sa « angoscia^ ecc), 

ma 11 p non pu6 essere in Lombardia da cj. — aret. ctyo legno marce-> 

scente, derivato egregiamente da garuss. — carpgne^ sarebbe dal* 

Tare, carpare^ e questo da carpers. Ma come si spiega il passaggio 

dalla 3* all& 1^ coi\jug. ? — calriosso proverrebbe, poco verosimilmente, 

da CAUOAB ossuM — ciarUa sarebbe ciampa (lucch.) commisto a pianta. 

-^ dgmpo andrebbe con ciampa^ per un fenomeno, che al Fieri par 

'*vidente, ma a me non riesce tale, e per cui a' + nas. + cons, potrebbe 

dare al toscano q. *— pist. ciQspo^ sarebbe da cabspbs, derivazione 

oltremodo improbabile. Anche in Lombardia ^ dosp m^lazzato, vale- 

tadinario, valses. cieuspu e dospa vecchio sdruscito, valm. cosp ter* 

mine di spregio pei vecchi, ecc. ^ chian. citela rosolaccio, andrebbe 

<'on cUela bambina, ragazza. — fuzcpllo^ da *fu8ticbllu. — gavvie^ 

da cAvu. — gaziurroj da gazzarra contaminate da zwto. — granr 

^cola pesce margherita, con ragione dal yen. gran^lam^crancl- 

f-uia; ma non occorre la tase intermedia *cranctpula pofttulata 

dal Fieri, la formola voc, + cu , ben potendo riuscire direttamente a 

''oc. > (i?)Of o la dissimilazione potendo gia esser ayyenuta tra i due ff^ 

ii ^grancegola. — imbiUo da *imbutor. Non redo la necessita di ab- 

''indonara la base imbutu, il 'riempito' tanto potendo esser Timbot- 

*atojo che la botte. — intirizzire^ da arc. inUrizzare^ e questo da in-- 

tero^ derivato mediante -tiiare. — * intruschiare^ da intrusu, per 1» 



204 Cronaca e Bollettlno bibliografico. 

via dl *iNTRUsicuLARB. — * mdndrctccUa, con troppi - sforzi da *mere- 
tracula. — inantrugiare da %n an [u] trust are, — inazzeranga, 
da mazza attraverso mazzdnghera che esiste ed h da spie^rsi come 
pozsdnghera. M&v'ha esempio di una analoga metatesi? Phittosto 
crederemo che la metatesi abbia prima avuto luogo nel verlio (m«iJ* 
serangare allato a mazzatigherare), e che da qui siasi poi tratto pnaz- 
zeranga. — ineldtigolo da mblum, come Tare, ceb'dngolo da cItrcs. 

— nicchiar€f da *mctictUare, — ot^zko^ deverbale da orezzare^ e qu*- 
sto da HORRiDU, per la via di ^horridiare. — aret pagella pa- 
aiuzza, da paoblla come pdnia da paoina. Ma perchd non ^paella f. 

— pagUolaja giogaja ' de' buoi, per- ^paglidjoia da palbaru; ma o 
metatesi di cui vorrei vedere altri esempi. — lucoh. puppattorino pol- 
pastrello delle dita, da pQlpa. — pist. rabhrezzare raccapezzare, an- 
drebbe. con rabberciare. — ragan^lla ecc, da raucl*. — pist rtfcioln 
eosa appallata e rotonda, da *rotjolo^ e cosi'il luceh. grdciolo^ comt* 
tfuciolare da ^derotjolare, Le difficolta fonetiche sono enormt. — 
ruticare da ^r otic are, •=— lucch. sfhQnchio macchia dMnchiostro, d:i 
^/bovonchio e • questo col lucch. boffnchio vespa crabro. — scdbnana 
da xxuiAx con immissione, quanto al suffisso, di caldana, — sen. Art*/*- 
iftio -rco rovescio d'acqua, ecc; andrebbe con serqua, — sganga* 
sciare, IMncontro di sgofiasciare con sganglierar'e. — sghembo, Ja 
STLB^mus (Festo) che va interpretato come 'storto'. Alia steasa ba$»* 
radduce il Fieri Talto it. scalembro^ il che mi par men ovvio. Pint- 
tosto gli ricordo il piem. sgihb (all. a sghemb) \ il piac. sginf {<* 
sgcuif), e il boi. schibizz, mirand. sghibidz. — lucch. sgroilone acquaz- 
z.^ne, da scrollare. — chian. s'guillare sdrucciolare, sguizzare, « squit- 
kure (da *quma)\ cfr. £^it7o/ai*tf • sibzlarb. — chian. soUemme pian piano, 
da soLLBMNi^, e ne viene 1' it. l^nme 7^mm^, come gia era detto ir. 
Misceil. nuziale Rossi*Teiss, pp. 404-5,— spilluzzicare, }}er ^spiiu*^ 
cicare e questo da pUuccare, — sen. spreparato spettoracciato, con 
preparare. — chian. stempeggionc spintone, per metatesi reciprocA. 
da spemeggione; ▼. Misceil. Rossi-Teiss, p. 411. ->- stuxzicare^ dik 
to^care, per la via di *toccicare, Gonfesso che non mi convincono n«» 
questo ne gli altri esempi che il Fieri adduce per z'si da cci, — pi^t. 



• s)it\h}se e *)' pi'jjjipo, carvare. C e il aospetto che v' entri gibbu (^••a 



Cronaca e Bollattino bibliografieo. 205 

sc^rcigrun-e versare, iterativo di 'versare'. Mi non mi par giusto il 
modo con cui il Fieri spiega la forma, il cui primitivo k nel montal. 
rerciare e riaale a ^versiare. — tQnchio baco delle civaie, sarebbe 
da Tonchio Antonio, cosi com' d da Giovanni il sinonimo giannino 
lucch. ecc. -* aret. trasto impiccio, impedimento, da transtrum. — 
sen« trespiggiire "ire andar pian piano pur facendo un certo rumoro^ 
per ^strepiggiaret e questo da trbpidu. — ehian. fu/*fanebbia densis- 
sim&t da typhus. -^ yiluppo; il ^ppo andrebbe spiegato dal plur. ti- 
luppi (« *yoLUPL-) non piCi compreso come "ppii^ di qui avviluppare^ ecc. 
Ma e che ne facciamo del franc, envelopper ecc, di cui v. Meyer* 
Lubke, RoDL gr., I § 503? 

28. La prima delle etimologie del De Gregorio riguarda il* basso- 
lat. bladum e i suoi riflessi romanzi. Invece di ripetere inutilmente 
il gi& delta da altri senza venire, naturalmente, a nessana conclusione 
nuova, il de G. avrebbe dovuto indagare prima il rapporto che corre 
tra biacta e biaca^ due forme che ricorron I'una aceanto airaltra per- 
sin nello stesso documento, e diffuse per dialetti nei quali tra il -f/- 
« il -r- non riesce di stabilire nessun rapporto. — gagliardo da gal- 
u\. E il ^-? — tovagliay da xboA. Premetto che le forme italiane e 
iberiche sono un gallicismo; ma anche per il franc, touaille non vedo 
che vi sia un ragionevol motivo di abbandonar Tetimo fin qui am- 
messo. — blhne con blasphbmare ( ! !). 

29. Nel suo interessante articolo, il Parodi svolge una teoria 
da lui gia propugnata (BuUett. della Societa dantesca, III, 100 n), e 
secondo cui neViflessi di -idiarb (-izare) alternassero, a seconda del- 
I*accento, due evoluzioni fonetiche, di cui I'una conduceva a "tare Tal- 
tro a ^eggiare: si sarebbe cio^ avuto a un date memento I'alternare 
di aleggui con alicwe (poi aljoi^e); da afjare son poi estratti del dc- 
verbali come dlja, Notevole la lista degli esempi che sono addotti a 
riprova della tesi e che in parte rappresentano delle ben seducenti 
etimologie: celiare da celarb, onde poi Cfjija; ammaliare da malu; di- 
l^fiare m dile{quare) + *{ligue)fiare {^liguefeggio). Interessante, in fine, 
ana aota sol diverso valore dell'alto-it -eri (bakaniri^ ecc.) e del tosc. 
-eo {piafffust4o\ e la raccolta del vocaboli toscani che mostrano un v' 
passato in t nellMato. 

30. n Gorra cerca di ristabilire con molta e solida erudizione 
il testo della famosa Alba bilingue, il cui dialetto egli assegnerebbe 
aila Francia meridionale. 



206 Cronaea e Bollettiao bibliografico. 

31. La Signora C. MichaSlia de Vascoacellos tratta degli a. sp. 
yengo^nguedat^ngar^ di cui dimostra che debban corrispondere, e 
derivarne, agli ingenuus, inqbnuitas, i!f6BNUA.RB delle scritture medie- 
yali. Ma quaato sicura parmi la dimostraziond, altrettanto incerto 
parmi il modo come viene spiegata la evoluzioa fonetica delle basi 
latine; di che v. anche XV 453 ^ 

32. II prof. Grescini ha avuto lafortuna di scovare una copia fin qui 
ignorata e riscontrata direttamente sulla pergamena originale del fram- 
mento epico bellunese. La copia ^ del 1577 e in essa 11 teste cosl suona: 
De Castel d'ard avi U nostri bona part, I lo geta tutto intro lo flumo 
d^Ard, e sex Cavaler de Tai^vis li plui fer con se duse U nostre Cavaler. 

33. Mi manca ranimo di seguire il Biadene per Id molte pagine 
in cui, prendendo le mosse da tdrmini dialettali come zina caprug* 
gine^ nella 1*^ nota, da bovolo nella 2\ passa in rivista e dichiara 
una non ispregevole porzione del Yocabolario neo-latino. Sono verd 
operazioni cesaree, alle quali non tutti sanno reggere. 



Lo scorso giugno fu pubblicato, pei tipi del Barbera» la Raccolta 
di studii critici dedicata ad Alessandro D*Ancona festeggiandosi il XL 
anmversario del suo insegnamento (Firenze, 1901; pp. XLVIII-791). 
Nel poderoso volume c'6 qualcosa da mietere anche per noi. Rod. Re- 
nier (pp. 1-12) nel fornire Qualche nota sulla diffusione della leggenda 
di Sant'Alessio in Italia, tocca anche del poemetto di Bonvesin con- 
servato nel cod. 93 della Trivulziana, riproducendone qualche sag- 
gio. — Ireneo Sanesi (pp. 145-64) spigola da lettere inedite di Gi- 
rolamo Crigli delle notizie che anche interessano la stampa del Vocal. 
CatetHniatio. — M. Barbi (pp. 241-59) ci intrattiene, dandocene in- 
sieme un saggio, intorno a un antico codice pisano-lucchese di Trattati 
morali, e fornisce uno spoglio fonetico e morfologico dei componimenti 



^ In questa stessa pagina deirArch. m*ero io avventurato aU'etimologia 
delPa. sp. brecuelo, senza avvedermi, ci6 onde mi faano cortesemente av- 
vertito il Menendez Pidal e il Meyer-Liibke, che vada letto breguelo, 

' Tra le forme dialettali, non vedo ricordato il nap. ainq (Andreoli), 
che sar^ la ina Vaxna. Nella Raccolta di voci romane e marchiane e incesa 
che e forse da ragguagliarsi a 'incisa\ — Neirancon,, occorrono cagnola 
e capreita, e Tuna e Taltra voce ci fanno chiedere se, in capruggine ecc, 
non sia da vedere *capra* sen7/altro. 



Cronaca e Bollettino bibliografico. 207 

in esso conteauti e risaleati al sec. XIII e XIV, che si pu6 consi* 
ddrare come una assai utile e diligente contribuztoae alia conoscenza 
di quei dialetti nella loro fase medievale. Circa ad aitade ei- eta, non 
vi si iratter4 dell'^ di ab[vi]tatk, ma di la iid Vaitdy con ai atono 
ridotto poi a ei. Guiliardone^ guiderdone, ^ allegato non so perche 
sotto M\ mentre avrebbe dovuto esser menzionato al paragr. del 'd\ 
Ma si tratteri di un gallicismo (guilicwdon anclie neir a. ven.) Di 
lunpingaiore, t. XII 411, XV 210. Non si tratter4 di -ef- soppresso 
in aintendei^Bf ma di a premesso a intendere (cfr. ausare, aocchiare, ecc), 
« in reitaggio^ se legittimo, redremo un dt (redit-) dissimilato colla 
soppressione di d\ notevole forma in ogni modo, che potrebbe ispirarci 
un diverse giudizio intorno a retaggio, Semmaruiy ch* ^ anche nel Voc, 
« ritorna nel nap. semmana^ sic. simana^ sara certo un gallicismo. — 
II Del Lungo fpp. 297-303), parlando dei contrasti fiorentini di Ciacco, 
rilera le frasi piii spiccatamente fiorentine di essi, e si sofferma, alle« 
j^ando anche esempi dell'uso vivo, su in parte per Sntanto'. II D'Ovidio 
riconferma, in alcune pagine (617-35) non mono argute ed elegant! che 
<^radite, la sua scoperta circa alia distinzione mantenuta nella poesia 
era 12 sordo e zz sonoro, e produce nuove ed important! testimonianze. 
Da ragione di qualche apparente eccezione, tra cu! sozzo^ pronunciato 
a Firenze con zz^ ma che dalPesame delle rime della D. C, dell'Orlando 
Furioso, ecc, risulta non rimare che con parole come pozzo, risulta 
ciod avere zz sordo. Questa circostanza porta 11 D'Ovidio a un note- 
vole discorso suiretimologia d! sozzo e d'altre voci come lazzo, doz- 
zina, calza^ giungendo a conclusion! che pajonmi in molta parte accet- 
tibill. Fa rilevare la perspicacia del materano Stigliani (157«)-1651) 
autore deVCOcchiale e d! un'opera inedita, Intorno a cu! 11 D*Ov. da 
^taalche cenno, e dove d note vole la divisione della favella italiana 
i^ due: qaella del Mi e quella dell'/o. — II Novati, infine (pp. 711-02) 
cratta di an*antica storia lombarda di Sant'Antonio di Vienna, e dei 
rapport! che ha con essala storia abruzzese d'uguale argomento pub- 
licata dal MonacL Questa rampollerebbe da quella. II N. chiama 
'limbarda* la scrittura da lui pubblicata, basandosi certo su altri 
'-riteri che non siano quell! della lingua; questa, in realta, detrattane 
1 1 forte patina letteraria, detrattine gli element! alto-italiani comuni, 
St appalesa piuttosto come veneta; cfr. piaqua piaccia 0, fa^fa^ 
fii 30, cet'tamerUrej vet^amejitre 6*3-4, liare mare 109. 



2i)S Cponaca e Bollettino bibliografico. 

Ben meritate pnoranze venivan pur rese il 28 gennajo p. p. al 
prof. Ernesto Monaci, al quale i suoi scolari vollero presentare m 
ben nudrito volume (Scritti vari di ftlologia, Roma 1901), dove allato 
agli studi storici e storico-letterari, non mancano quelli che pia pos- 
sono interessare i lettori deirArchivio, 1. Luigi Gauchat (pp. 61-.'.) 
ricerca rprigine del molto diffuse • sono avuto ' per • sono stato '. Nt> 
constata la diffusione (v. anche sum avue faite sono state fatte, nelle 
antiche preghiere del discipltnati di Saluzzo, Biondelli, Saggio, 00:^), 
e giunge alia conclusione che 11 punto di partenza del costrutto vaJ v 
cercato nella concorrenza di i ed ha nei modi rt ^ o vi ha. Confess^ 
di non potermene persuadere, per quanto alia mta volta nulla possi 
proporre. Nella Lombardia, p. es., non si dice che elgW i *vi d\ mai 
el ga vi ha. Bisognerebbe vedere fin a qual punto possa servire li 
ricognizione di costrutti come *mi sono svegliato' allato a 'mi ho svt^ 
gliato', lomb. «e /tip de fal se avessi da farlo, e il •sono' per 'ho', nei- 
Tausiliare, che s'ode in molte parti d' Italia, cosi nelle Marche {sor- 
ciuto ho ricevuto a Rapagnano, Pap.), nel Lazio (so dormito, so r^hd'^ 
a Marino), nell'Abruzzo, nel Novarese {son fat ho fatto, vson setw 
par iibidi vi ho sempre ubbidito, a Terdobbiate, i son rist ho visto. 
I son trovd ho trovato, i son face corraro V ho fatto correre, mi #o.< 
pardur io I'ho perduto, a Trecate) e nel Piemonte {son mtuigd h> 
mangiato, a Moncalieri). —2. Mario Pelaez(pp. 105-121) pubbUc:^ 
ed illustra un Detto di Passione del sec. XIV scritto in un dialett » 
il cui fondo ^ umbro, e che il P. vorrebbe anzi attribuire a Citta til 
Castello basandosi sullV di tresse trasse, che veramente nulla prov . ; 
poichd Vd non ci si offre nelle condizioni in cui neiraretino e nel c.^- 
stellano d diviene e^ non ^ ciod in sillaba aperta. Se tresse non e ai 
errore per trasse^ penseremo dunque a una qualche analogia (p. *'>. 
a un *ire fatto su f^ di^^ e venuto a commescersi con irasse)^ o tu> 
talpiii volgeremo la mente a Perugia, dove modernamente s^ha, p. e^ , 
ehiesso chiasso (v. Qiorn. st d. lett it. XVtiI 250). Del reato il cob* 
mento linguistico si appalesa alquanto superficiale, e molti esem. . 
sono allogati ne' diversi numeri grazie a mere apparenze e a ooa d> * 
chiara idea della ragion lore. Che serve, p. es., porre fiero^ fecer . 
rurica, ridian^ sotto E lunga; gionto, curre^ corre, sotto u lungo, tuct , 
tutto, sotto CT? Perch^, invece, non si trova sotto nessana rubnc , 
il sc di fansce false, cosci cosi, spatasciando (« spadacciando, c:' . 



Croaaca e Bollettino bibli#gra&co. 209 

spadacci-^Ua, spadaccino)^ E coa qaal ragione, degli esempi come 
gie capegle i capdlli, dovo !'-« d per raera evolosione fonetica e che 
si conservano e son sentiti quali ma3colini, vdngon posti fra i meta- 
plasmi ? Nel lessico, non avrei dato ricetto a conovire aver cono- 
sciato, un infinito impossibile, e dovo sara invece da introdyrre I'e- 
luendazione conove eio 'conobbi io'. Vi manca invece pt^una nel no- 
tevole passo gisse a schaldare al fuo^o a casa da una prwm chd io 
interpreto *and6 a scaldarsi al fuoco vicino a delle brace (a una bra- 
*iera)', a casa avendo il valore e I'origine del franc, chez^ e pruna^ 
non ragguagliandosi a prunas, come par credere il P. coU'allogare 
che fa la voce tra i metaplasmi, ma a prfina carbone ardente. Quanto 
a Hcerare, esso signidca evidentemente 'meritare', e risalira certo 
a LiBERARE, per la via di 'finire, consegnare il lavoro (cfr. il franc. 
iivrery 'esser rimeritato, compensato' *meritare'. — 3. C. Avogaro 
(pp. l.''>7-8) ripubblica, di su i suoi Appunti di Toponomastica Veronese 
(Verona 1901), il cap. V, nel qaale si considerano i nomi locali atti- 
nenti alle condizioni del saolo. Malgrado qaalche arditezza e qualche 
ileficienza nella parte fonetica, deve giudicarsi un lavoro fatto con 
huon metodo. — -1. C. Trabalza (pp. 185-80) pubblica una Laude 
umbra e il saggio di un libro di prestanze, del sec. XIV la prima, 
Jd XV il secondo. — 5. V. de Bartholomaeis (pp. 203-214) tratta 
fJi un frammento bergamasco e una novella del Decamerone, tentando 
U restitazione metrica e in parte linguistica del teste ch'd in Lorck, 
Altbergm. Sprachdkm., pp. 89 sgg. — 6. E. Bo vet (pp. 213-62) ri- 
torna sulla vessatissima questione di andare ecc. Egli valorosamente 
lifende ambularb, come base di questa famiglia di voci, riinsistendo 
sulla estenstone all'intiero verbo di una forma accorciata *a^\iAa pro- 
pria imprima del solo imperative. Ecco, che certi verbi abbiano airim- 
p^ratlvo ana forma accorciata ^ fuor di dubbio, e non e men corto che 
•]uesta forma potesse poi accaparrarsi tutte le altre voci. Ma per 
quanto ne posso io vedere, badando agli esempi alle^ati dallo stesso 
ti^kvet ^, queste forme accorciate non tendono ad altro die a dimi- 
nuire il peso materiale della parola, dove decapitandola, dove sven- 



* Cfr. ancora il vie. dmelo dammelo, il ven. dm e vdray vort^ guarda» 
iruardate, codogn. are e vare ^guardate. Queste ultimo forme re n don h^n 
}.r"^»abiie che sia da mandare con garder il franc, garer, 

ArehiYio rloUol. itaL, XVI. H 



^^^^ Cronaca e Boliettino bibliografico. 

trandola, dove mozzandone la coda; mai non avverto ch'essa condu- 
caao a delle speciali alterazioni fonetiche, che noa sian necass&ria- 
mente determtnata dalle nuore combinazioni cui gli accorciamenti 
davan luogo. A tale stregua, io posso bene spiegarmi che da a'mbcla 
SI veni^se a ^arnla^ amlare^ e quindi a tor, aller^ mar, ma non riesco 
a spiegarmi annar^ e meno ancora andare. U Bovet s'associa alio 
Schuchardt e al Br^al nel ritenere essenri delle etimologie che 8*im- 
pongono malgrado le leggi fonetiche. Secondo il mio povero avviso, 
A nostro dorere invece di sottrarci alia sedazione di qaalsiasi a-'prion, 
a di non lasciarci imporre che da quelle etimologie le quali soddi- 
sflno nello atesso tempo e alia fonetica e alia semantica. Senza di cb'> 
la nostra disciplina non avrebbe ragione d'essere. Sia pure che 1^ 
norme fonetiche noi conosciamo solo parzialmcnte e imperfettamonto ; 
ma questa deficienza non pa6, non deve essere ana ragione per non 
tener conto nemmeno di quel poco, su cui la acienza pu6 fare un si* 
euro assegnamento. — F. G. Gappuccini (pp. 311-23) fornisce una 
lunga e interessante lista di verbi italiani, di formazione neolatina •> 
italiana, nei quali alternano la coiyugazione in -are e quella in -Ire. 
— 8. G. Grocioni (pp. 420-43) descrive il dialetto di Ganistro nel- 
I'Abruzzo , ma la cui parlata s'accosta a quelle della Giociaria. L i 
descrizione, abbastanza buona, si limita ai fatti fonetici e a an int*"- 
ressante glossario. — > 0. T. Mori no (pp. 513-30) fornisce delle not^ 
e degli appunti sulla letteratura romanesca. — 10. Ann. Teaneroni 
(pp. 513-40) pubblica due antiche laude a S. Francisco in lingua t<^ 
scana letteraria lievemente colorita di umbro. — 11. P. Fcdklk 
(pp. 555-60) comunica due testi volgari in diaL di Fondi (Campania) 
di cui il primo risalirebbd, a giudicarne dai caratteri paldografici, ^ 
sec. XII, il secondo ^ del 1101. ^ 12. P. Tommasini Mattiuo. . 
(pp. 561-67) pubblica delle antiche poesie religiose dell'Umbria. di 
su un codice della fine del sec. XV. 



• 



Einfuhrung in das SCudium der Romanischen SprachwutensrhAfl 
von D/ W. Meyer-Lubkk (Heidelberg 1901 , in-8, pp. 224), — Qu.- 



' annar si spiega dol resto da andar appunto per via della forma XTSf 
porativali accorciatc. 



Cronaca e BoUettino bibliografico. 211 

st'opera 6 come rintroduzione a una serie di manaali romanzi, che 
sta imppendendo la libreria Winter di Heidelberg, ma pu6 conside- 
rarst anche come an assat utile e desiderato compimento della fon- 
daraentale Orammatik d. rom. Spr.^ di eui d testd (1(K)2) apparso il 
r ed ultimo volume contenente Tindice lessicale. In essa TA. si pro- 
pone di orientare chi entra nuovo nel campo della linguistica neo- 
latina, di additare i problem! insoluti e la via per scioglierli, e quali 
problemi gia siansi sciolti. Nella introduzione, dopo fornite le neces- 
sifie indicazioni bibliografiche , TA. tratta dei limiti esterni e della 
struttura intima delle lingue ndolatine. Nella prima parte del libro, 
si mostra quale sia la materia su cui ^ chiamata a lavorare la glot- 
tilogia romanza. Nella seconda, si ragiona dei diversi compiti di essa: 
oompiti biologic!, compiti paleontologici. Fra questi ^ la indagine to- 
ponomastica, intorno alia quale ci si regala un capitolo, affatto nuovo 
nei libri di linguistica romanza, e che VArchivio saluta con partico- 
lar compiacenza. 

Lateim'sch-romanisches WoHerhuch von Gustav Korting. Zweite 
Vf^rmehrre und verbesserte Auflage (Paderborn 1901 ; in-4^ pp. VI- 
i?5I). ~ Accresciuta si, migliorata no, qucsta nuova edizione. Che 
C'ltti i difetti, che si sono rimproverati alia prima edizione di questa 
opera, ritornano nella seconda, accompagnati ad uno nuovo: la somma 
s.'orrettezza tipograftca. Gli articoli son si cresciuti Ja 8951 a 10469, 
ma quanto maggtore sarebbe state Taumento se il K. si fosse ap- 
peoa accorto che in Francia s' era nel frattempo venuto compiendo 
il THctionnaire generaU Con tutto questo non si pu6 negare che anche 
la seconda edizione sara, in mancanza di meglio, uno strumento di 
JiForo utilissimo. 

Grammatica slorico-comparata della lingua italiana e dei dialetti 

t'fS'^ani cUW. Meybr-Lubkb. Riduzione e traduzione aduso degli stu- 

'I'-nti di lettere per cura di Matteo Bartoli e Giacomo Braun. Con 

a.jgiiuUe delCautore (Torino, 1901; in.8.^ pp, XVI 209;. — La ver- 

>:>ne italiana della Grammatica del Mejer-Lubke risponde a un vec- 

chio e vivo desiderio dei nostri studios!; i quali particolarmente si 

omplacciono, non solo delle preziose aggiunte deirautore e de' tra- 

d'jttori, ma anche e piu che T opera sia stata rimancggiata in modo 

•ia riascire utile pure ai principianti. E in fondo un libro nuovo che 

ci sta davanti, e fara tra no! del gran bene. Ma dobbiam deplorare 




I'M 



'\ 



^••UiWJL 1? Bollettino bibliografico. 

« >i)«^tiici i dialetti, turbando cosi, in mode talvolta 

n-^-C^Aoismo deir opera opiginale. 

'tiai4,u.'o nelia lingua italiana, Lessico con appemluv 

■ '■■ '^>f^ji'iM/%i,s), di D. Enrico Zaccaria (Bologna, 1901; in-8% 

\i'.^>i'). — Questo libro fa prova nell'autore di molta dili- 

J :ortv> utile di veder qui riuniti per ordine alfabetico un 

^ ^- .. va)vv»io uumero di voci italiane di vera o presunta ori^ine 

.* w.ui.k. \i^ le deficienze nella coltura linguistica e nel metodo son 

' ' w *ii4uut>^jjjiare non poco I'opera. Basti dire che TA. non ha co- 

AA'» y U^vori che sulPargomento son venuti pubblicando negli ul- 

^^* ' Aiiui \\ Hruckner e Th. Braune ; e basta del resto paragonare 

•^^^»iv dol prinio con quello della Zaccaria, per capire quanto que- 

'» liiuiMiga a quello inferiore. Ma al Zaccaria non manca Tattitudint^ 

^ ^Ai^ aiudi, e certo quand'egU abbia perfezionata la sua coltura e 

'"'^ lu.u > piu profondamente sul soggetto, non manchera di darei un 

^^^'i^» quale tutti in lUlia desideriamo. 

*i Libro delle Tre Scritture e il Volgare delle Vanitd di Bonvesin 
«'« h'ica editi a cura di V. de Ba^rtholomaeis (Roma, 1901; in-S.% 
l»l». l.>8). Queste scritture di Bonvesin, che il de B. ha il merito 
d aver quasi scopertc, aumentano la fama e il bagaglio letterari del 
[ii>eta milanese, ma sono anche un buon contributo alia dialettolofjria 
modievale della Lombardia, e il de B. lo ha dimostrato coif utile e 
Iwm elaborate glossario ch' egli ha aggiunto ai testi. Per agra^ err. 
Taut, engad. a^j^/ra pen a, noja, afianno; i^ev anoveleta^ ch'd r»cordai> 
irisiome ad altri strumenti musicali, mi chiedo se non sia ^allodo- 
l^tta' (cfr. berg, tuklola allodola, ch'^ nello Zappettini), veauto aJ 
.'ipplicarsi a uno stromento musicale; per biassare^ esse dice * strit*.»- 
lare', e non si scompagna dallMt. biasciare; per cayro^ cfr. cfl/*ii- 
iuella^ il cui e-, dice giustamente il de B., ^ singolare di fronte ai c^ 
di tutta Italia, e sara quindi da giudicarsi, per quanto si tratti vi& 
l»en insolita grafia, come cicu^, cosi come cagro 6 ciagro •chiar»>' 
lume; per digo^ note che, neU'esempio del v. 708, non A precedat'^ 
da piiu e in ogni modo da tutti gli esempi risulta chiaro il sense di 
•a lungo, lungamente^ che ci conduce a diu (Korting* 3042^ *; fo^r- 



' phi digo ^pid a lungo*, anche nella 24* strofa della Disput^itio ro«)^ 
•:au) viola. 



Cronaca e BoUettino bibliografico. 213 

d'lto anJra interpretato per 'profondo'; olzando non ci legittima 
{mtiio a ricostrurre olzire, forma che non ricorre mai al posto di 
ol'Ure; per re in saver de re^ cfr. il lomb. save' de ban aver buon 
oiore; redeso pena, tormento, e sar4 da un *redezar e questo rap- 
presentera un •errateggiare (cfr. il ven. rddega lite, ecc); regoroxo 
^luale epiteto di *spino, sara da rub us rovo, e Yorra dire 'spino di 
rovo'; nella combinazione in regoroxo^ poich^ rota sara ^ruota', vorra 
dire *rotolando' (cfr. ven. rigolar rotolare, ecc); screvoroso sara 
SI * scrofoloso ', ma vi sentiamo insieme ci-evar crepare, screpolare; 
^quaiarare ^ una svista per squatare, e questo dice ^squassare '; ster- 
gH2 andra molto verosimilmente emendato in scergne scherni; per 
stramexo^ cfr. lo siramadhezarse dello stesso Bonvesin, a cui stra^ 
mezo^ quando non si voglia la dichiarazione che se ne da in Arch. XII 
4:^5, si connette per la via di stramezar, *stramaezar; te^nporio sara 
t**tnp6rio, da paragonarsi col lomb. tempo'ri; volui andra emendato in 

Sttidi sul dialeito triestino di Gius. Vidossich (Estr. da L'Arclieo- 

grafo Triestino, N. S., vol. XXIII, XXIV; 1901). — E, per I'eccel- 

lenza del metodo e deir informazione, per la saggia critica che FA. 

in esso dispiega, il miglior lavoro che noi si possieda su un dialetto 

v^'neto. E riesce importante per la Venezia intiera, comechd il V. si 

si\i applicato a continuamente confrontare il triestino colle altre va- 

ripti della regione veneta; anzi ii capitolo della Morfologia, si puo 

«lire ana morfologia storica, forse un po' prolissa, del dialetto veneto. 

§ *2 d. In cuslier ecc. sara pur da vedere, com' ^ gia stato afermato, 

il franc, cuiller^ onde, con s prostetico, scalier^ poi cus^. § 13. Non 

mi pare che le ragioni del V. possano indurmi ad abbandonare la mia 

dichiara7ione di krena crine. Circa alFo da ti -i* nas., son sempre vivi 

ii venez. brogna prugna, e il veron. liomi legumi. § 17. Per la storia 

di 10 da t/6, si ricorda anche pidvola bambola, di fronte all'antiq. 

yavola^ da pupa. § 151. Mi pare strano che la iovmd^ ti'ogar ecc, 

limitata a Chioggia, debba spiegarci il iragante^ cacciatore, cii'^ di 

molta parte della Venezia, e che non si vede perch6 si debba sepa- 

rare da tragando (liroi*:: dagando: dar^ ecc). § 173. Circa a s'e 

Ks. V. il tentativo di spiegazione elf e in Krit. Jahresber. IV, i, 163 

«* «|aeIlo del Parodi, Arch. XV 2S n. 

Del dialetto di Pirano, Saggio di Pietro Parbnz.vn (Trieste 1901; 



214 Cronaca e Bollettino bibliografico. 

in-8% pp. 24). — Son ventiquattro sonetti, che costituiscono un ben 
gradito documento della varieta istriaoa di Pirano. 

Piccolo disionario del dialetto moderno della Cittd di Verona^ per 
G, L. Patuzzi e G. e a. Bolognini (Verona, 1900 [ma 1901]; in-8* 
pice, pp. XLVIII-276)- — Non mancavan fin qui i testi del dialetta 
di Verona, ma mancava un ben fatto elenco delle sue forme gram- 
maticali e un inventario copioso del suo patrimonio lessicale. AU'uno 
e aU'altro difetto supplisce aH'ora, in modo abbastanza soddisfacente, 
questo dizionarietto. 

Poesie in dialetto rustico feUrese di V. Zanblla (Feltre, 1901 ; in-S**, 
pice, pp. 63). — Notevoli saggi dialettali di una zona, che non ne 
va altrimenti ricca. 

Vocabolario del dialetto bolognese di G. Unoarelu, con una intro- 
duzione del prof, Alberto Trauzzi sulla fonetica e sulla morfologia 
del dialetto (Bologna, 1601; in-8.** gr., pp. Li-340). — Parecciii e di- 
screti vocabolari gia s'ave^ano pel dialetto di Bologna; ma quelle del- 
rUngarelli li supera per la intelligente selezione della materia, per 
la copia di termini raccolti anche nella campagna, per la esatta e 
conseguente trascrizione fonetica. Son tuttavia da rimproverare alfA. 
I'abbondanza di inutili definizioni, e le etimologie, non sempre conformi 
ai dettami della scienza, che si trovano sparse qua e la pel volume. 

— La introduzione del Trauzzi e soddisfacente per la parte fono- 
fisiologica; un po'meno, forse, per la parte descrittiva e storica, che 
d pur buona, e in ogni modo rappresenta un progresso sulPanalogo 
lavoro del Gaudenzi. 

La vita privata di Bologna dal sec. XIII al XVII con appendici 
di documenti inediti, di Lodovico Frati (Bologna, 1909; in-S.**, pp. 280). 

— Dei documenti inediti la pi£i parte, latini o volgari, interessan gran- 
demente il dialetto di Bologna nel M. E. 

El cidcier dla Sgnoura MargareUa cun la Sgndura Ruseina^ del-- 
ting. G. Ramusani (Reggio-Emilia 1901; in-8.* gr., pp. 79). — Serie 
di 71 sonetti in dialetto di Reggio-Emilia. 

Rime in Dialetto Vogherese di Lissandren dra Roussela (Alessan- 
dro Maraoliano) con prefazione del dott, Attilio Butti (Oasteggio, 
1901 ; in.8.^ pice, pp. XXXVUH79). — II Maragliano ha qui rac- 
colte, aggiungendovene parecchie di nuove, le sue poesie, che costi- 
tuiscono una bella esemplificazione per il buon lavoro sul dialetto di 
Voghera procurato da P. F. Nicoji (Studi di fil. rom. VIII 197 sgg.). 



Cronaca e BoHettino bibliografico. 215 

Vers ... de lira di Speri Della-Chiesa (Milano, 1901 ; in-8.* pice, 
pp. 191). — Questi vers! sono in dialetto milanese; ma il brioso boz- 
zetto che ai legge a pp. 59-68, ^ in dialetto rustico di Yarese. 

Aneddoti in dialetto romanesco del sec, XlVtratU dal cod. Vat. 7651^ 
da Marco Vattasso (Roma, 1901 ; in-8.^, pp. 114). — 11 V. pubblica 
due rappresentazioni sacre della nativita e della decoilazione di S. Giov. 
Battista, ana Legg;enda di S. Grisostomo e due laude suUa fine del 
inondo, accompagnando i test! con delle note a pid di pagine e in fine 
• on uu glossario delle Toci e forme notevoli. E un pregevole contri- 
tmto alia conoscenza del dial, di Roma nel M. E., e il V. avrebbe 
accresciuto i nostri motivi di grazia ove avesse fornita una illu- 
>trazione sistematica de' testi. Rilevo queste voci e forme : parvisi 
^aradisi, p. 63 n., che il V. ben connette col franc, parvis, la qual 
voce stara quindi a base anche del merid. p/iraruo; oneAi anche, che 
e pure di variera marchigiane antiche e moderne; figate fiate e re- 
jame reame, il cui »g* si rivede, in analoghe congiunture, anche in 
Utri esempi laziali, meridionali e marchigiani, ed 6 forse -t>- in an- 
terior fase (cfr. daventro , dentro, « abruzz. davendre - da entro *, 
Massafia Kath. gloss., e il march, nivente niente) ^; gessire usciro, 
con ge dalle rizotoniche (cfr. giesca) e qui da je^ (cfr. anche gio io, 
p. I^in, m Joi o « *jeo^; guegga non pu6 corrispondere a 'guitta' n6 
/^\ senso, nd per la fonetica, e sara forse da emendare per guerga 
,'aeroia, cieca; lieso parmi non possa esser altro che labsus; meta^ 
mossa, non sara an errore per motah^ fiogianle non si ragguaglic- 
reblie a *nocente' piuttosto che a 'nojante'? 

Scartocc^mie^ di Jsd Progaccini (Civitanova*Marche, 1901; in-8.* 
pice, pp. 118). — Una prefazione in prosa e delle poesie, dialettali 
ioasi tutte, nella varieta marchigiana di Pausula (Macerata). Docii- 
menti veramente notevoli e interessanti. 

Vorabolario inetaurense compilato da Egidio Gonti (Cagli, 1898- 
il*Ul; in-V, pp. XV-339, e Appendice p. 1 — ). — II Vocabolario 
(■'jmprende il dialetto vivente nelle valli e nei versanti del Canili- 
^Miano, del Metaaro e del Foglia, e gia per provenire esso da questa 



' C'^ aoche altrogio altrui, cioe ^altntjo notevole anche per la tonica. 
' Invece tUtjentro, ap. Monaci, \neddoti per la storia letter, dei lau- 
4**1, ecc, gloss. 8. v. 



til6 Crooaca o Bollettino bibliograiico. 

regione puo contare sullMnteresse del dialettologi. Precedono delle 
noticciuole grammaticali (paradigma del verbi, ecc), e segue il vo- 
cabolario, coQcepito un po'proUssamente, ma venuto a ristringersi 
di molto dalla lettera S in avanti. Son introdotte le necessarie di- 
stinzioni tra ftuoni aperti e chiusi, e altri spedienti, e in tutto pua 
dirsi che 11 lavoro colma una lacuna. 

Un bel no {Verona, 1901; pp. 5); — En fna misra tavla. Ma h 
mi contessena (Verona, 1901, pp. 5); — di Ettore Guioi di Filomeno. 
— Sono poeste in dialetto pesarese. 

^Na munellaia da munellacce aricconUiia ar mi' fijo « Antonirosa^ 
(Orvieto, 1901 ; in-8.* gr., pp. 30); — Xa presa d'Oi'vieto. Ussia fatU' 
slonche vere der i860 (Orvieto, 1901; in-8.« gr., pp. 61); — di <'iu 
seppe Garoarelli. — Gustosissimi saggi del dialetto d'Orvieto. 

H Condaghe di San Pietro di Silki, Testo logudorese itiedito dr, s^- 
coli AT, XIII pubblicaio dal Dx Giuliano Bonazzi (Sassari-CagUari, 
1900; in 4.^ gr., pp. XLVI-159). — Intorno a questa splendtda puh- 
blicazione della casa Dessi, cosi straordinariamente interessante per 
la storia del dialetto logudorese, intratterra quanto prima i lettori \\ 
prof. Guarnerio. 

Fotielica del dialetto logudorese (Torino, 1901; in-8.*, pp. 78). •' 
Sulla quistione delCintacco del C latino (Torino, 1901; in-8.*, pp. I**), 
di G. Campcs. — Anche intorno a quest! due buoni lavori riferln 
particolaregglatamente il prof. Guarnerio. 






Delia Raeloromamsche Chrestomathie del dott. C. Decurtins, ch»' > 
vien pubblicando nelle Romanische Forschungen del VoUmoUer, s«>:i 
teste usciti il 2.* e 3.® vol. Contengono un vero tesoro: la leii'»r.i 
tura tradizionale, in grandissima parte orale, di Sopra e di S.>m>'- 
selva (vol. 2.*) e le raelodie dei canti (vol. 3."j L'Archivio, a cm J • 
studi ladini devon tanto e che conta il Dec. fra i suoi collahor.it *" 
(VII, 151-t3(5l), d lietissimo di segnalare ai lettori quest* opera. ni!i 
quale il Dec. ha prodigato cure faticose e infinite, cure della men' ' 
non meno che del cuore, e che costituira il monumento s^re per^r^ 
nius della lingua ladina dci Grigioni. — A compir Topera uiancar. • 
ura i vol. 4* e O-IO"*, i quali son destinati ad accogliere la letter »- 
tura del Surs<»es o Ob^^rhalbstein, della valle di Monastero e d'»l'.» 
lomb:ir Jo-la-lina lJn\^'agIia. 



Cronaca o BoUettino bibliografico. 217 

11 Signor Jose Leite de Vasconcellos, tan to benemerito della dia- 
lettologia portoghese e che ha recentemente concbiuso il 2^ vol. de- 
!,'U Estudos de Philologia Mirandesa ha test^ pubblicato una Esquissc 
(rune dialectologie poHugaise (Parigi 1901; in-8.* gr., pp. 220) la 
quale, con vera e forte competenza, tratta tutte le quistioni, dMndole 
;:enerale e particolare, che si riferiscono alia vita e alia storia doi 
dlaletti portoghesi, tanto di quelli parlati nella metropoli che di quelli 
parlati ne'paesi colonizzati dal Portogallo nelle varie parti del mondo. 



* 



Romama (XXXI, 121). 

A. Thomas, Problemes etymologiques, A proposito del fr. caillo*t^ 
per cui d proposta una base ^caclavus» d'origine forse gallica, il Th. 
i>assa in rassegna le voci greche latinizzate che hanno la penultima 
lunga, per trarne delle conclusioni circa al lore accento, che, in Ibndo, 
won d fisso \ Ci passan davanti, coi loro riflessi romanzi, ^xapji;, xa* 
i^r.Xo; (la torma con -/-, onde poi r, anche neU'a. lomb. gatnero *, gam- 
f'iro , xxuivoa, :i»icupoc, ^{vxicc. — U secondo problema 6 ti'ovare occ, 
li cui d vittoriosamentd dimostrato che non possa risalire a tiirbark. 
In una poscritta, il Paris mira a stabilire che anche dal punto di vi- 
>ta semasiologico, turbare d ben lungi dalPessere al riparo da ogni 
objezione, e che, in ogni modo, questa base non ^ meno difficile da spie- 
^'are che non *tropare, il quale ha sempre in suo vantaggio la sicura 
''irrispondenza fonetica. — Lazare Sainean, Les elemenls orientaxix 
* /i roumain fcontinuazione). — Melanges. Ad. Mussafia, Par un passo 
del rotnanzo di Flamenca, — A. Delboulle, Louvcel linsel locel etc, — 
Charles Joret, Huterel. — Ov. Densusianu, Roam, indatina^ du- 
lino, — Giaccmo de Gregorio, JL (a) bizzeffe. Si propone I'ar. 
^fiszef xaoWjo^ proposta ben accettabile, ma tutt^altro che nuova 
IT. Vine. Tommasini, Alcuni vocaboli creduti provenienti della lingua 
iraba [Firenze, 1888], p. 17, che il de G. cita, ma solo suirautorita 
I'altri 6 per attestare la pronuncia bizzeif), ~ £. RoUand, Deride 



' Circa a potxv^Vy cit, frti- bedu ne* dialetti alpini di Lombardia, con 
■'ui andr^ Tare. it. buturo bi^ biiurro XV 377 n, per lo quali ultime forino 
ion sari panto necessario di ammottore una mctatesi tra le vocali dcllo 
«iiie prime sillabe (cfr, blturcm nel Georges). 

* Che %BTk poi Ta. gon. gameo VIII 97 1. 7 ? 



1 N. *. 



Oroiiaca e HoUoctino bibliografico. 

V •v »*4'ji^e. — CoKREGTioKS. G. P., Sur Soiie de Sansai 
.^ >x'*'^^ KKNDrs. G. Cipriani recensisce il libro dello Zaccaria 
'.'% ruvrJato. — P. M., Recensione di Regittres consulairei 
V. .->* •</* en langue romane avec resumk frangais (iSTG^lif^'*' 
A * ( if*>tes poi' Marcellin Boudet, et precedes cTune preface d-' 
V. V> l\u»uias. — PfiRioDiQUEs. Revue des Ungues romanes. t XLII 
.« V. .i'v^'uibro, t. XLIIE janvier-decembre. — Zeitschrift fur romnni- 
N u» riulologie XXV 5, 0. — Stucy di filoiogia romanza VIII. — 
v'i<»\wrrt, Livres annonces sommairement (pp. 167-76). 

iV tv/;« (A'j lanf/nes romanes (XLV, Janvier). 

l\ (Miabanoau, Cue nouvelle edition du Roman de Flame^tca. — 
VvHiKriis. J. Anglade, La Societe des ^ Langues Romanes' a Bon>, 
K'^luiourt delle feste celobratesi in Bonn il 26 ottobre p. p., coui- 
(MoiidoHi il 2r>* anniversario cattedratico di Guendalino Foerster, a' 
t|ualo anohe VArcJiiviOf che lo ebbe e spera di riaverlo in avvenirt* 
U\\ i suoi collaboratori, 6 li<»to di inandare i piu cordiali mirallei^r-'. 
— UiDLiooRAPHiR. Maurice Oraminont fa rilevare i' importanza d**!! » 
Kinftiihrnng del Mejer-Lubke (v. qui sopra), e del promettentissim • 
H:t.;j^io di Matteo Bartoli, Vber eine Studienreise sur Krforschwi'j '/•'* 
. I itromanischen Dalmatiens, 

Stndj di filologia romanza (IX, 1). 

L. Biadene € Carmina de Mensibus * di Bonvesin de la Rica, - 
ir, A. Cesareo, La Sirventesca dun giullare toscano, Sul noto o.»m- 
ponimento del cod. Laurenziano S. Croce XV, 6. — Paul Maroh«»t, 
Dans quel sens en France et en Itatie le boucher est^il le tueur *t' 
^boucs^f Le parole boucher rispettivam. beccajo non posson rif*»rir>. 
al *becco' jjia adulto, ma al capretto 'maschio', che appunto v«*niv» 
e viene roacellato su' larga scala. Per la stessa via, posso io on 
spiogarmi che qualche dialetto lombardo (v. Romania XXIX TCvi m 
abbia per *becco' nna forma che assai verosimilmente dipende dA\ 
pi urate. — Cosare de LoUis, Proposte di correzioni ed ossertazi'.-.t 
ai testi provenzali del Manoscntto Campori. C. S. 



I 



I 



SPIGOLATURE FRIULANE 



D1 

C. SAIiVIONI. 



ajine nocca, giuntura delle dita. 

Mi pare che anche per il lato dell' idea ben convenga *agina, 
Kdrting 365, dove 6, per un errore, *ag!na. 

bet A frequentare, praticare, biHnce 
confidenza, assuefasdone. 

(Pir. p. xcvui). Pinttosto che ad ' abitaare ' *' abitaanza ' (per 
-inet = '4Hza, cfr. gratfidinze), penseremo ad ' abitare, abitanza '. 
Cfr. beUe abita, IV 835. Si tratta oertamente di voce dotta, e 
per il significato transitivo, cfr. 11 brianz. abUA ritenere i cibi 
nello stomaco. 

bdule bacca, fbgule. 

Allato a bbuU sta bikuU^ e allato a fbguU stk fdle. E vuol 
dire, qui, che ^acla si continua allato a facula. Quanto a 
haule^ 6080 h *baciila; e biuU n'e aolo foneticameiite divariato, 
poichi avremo bu da An S il prinoipio doi di qaella evoluzione 
che conduceva da *faula *iaula *paraula a fila, tila, pardla, 
da *fraula fragula al piem. frila. La prova di questa evo- 



* Un altaro etito frinlano di du h eu (v. Ascoli I 486), e afi^li esempi noU 
«i pa6 agg^migere fhan^uUt da confrontarsi col eand^la, ecc, di cui in 
fUK XXVIII 96, Zst. XXVII 129-30. 

ArehiTio glottoL ital., XVL 1 



220 Salvioni, 

luzione parmi fomita da fbgtde, che sara *fbule^ ridotto poi a 
fbffule per la immissione di fdcu, o attraverso "T^irii-. 

(hdzzis 

" due aste di legno fra le quali e attaccato un unico cavallo 
per tirare la vettura ^, Pirona. — Avremo qui quella stessa 
base onde il franc, frhasse, Taret. scaccie trampoli, il lomb. 
skdnSa (levent. iS^ia) gruccia. V. Ktg. 8431 ; Diet. gen., s. 
* ^chasse '; Beitr., 123n. 

Esempi sporadici della caduta di s- impure occorrono qua e 
la ne' dialetU, e son dovuti a motivi analogici, soprattutto alia 
presenza e mancanssa simaltanea, in piii voci, del «• intensive 
{birro e sbirro, friul.piirsul e sjh pesca, ecc): friul. brume e «''- 
schiuma S ert. grepidn soorpione, Zat. XVI 322, piac. p*mif^i 
spugna, parm. idbdrga stamberga (Qorra, Zst. XVI 376), mil 
cent, tre- e trappd strappare, bellinz. rust, karsik scarsella. 
montal. paratiri ' sparviere ', mil., ver. ycBsegA allato a ^ af • 
frottarsi, veo. sptssegar^ friul. spesn^^ dove forse c'entrava U 
dissimilaziooe, valm. iraM all. a HrasH atillicidio, breec. U»m}fV 

8tampeUe(?), e coffafn=:^sco'{f) Beitr. 103 n. 

« 

^hfcul balbuziente. 

La inesorabile fonetica ha qui distrutto una reduplicazione 
imitatiTa. Stk cioe ^hfad per *kikul, e questo ricorda il bellun 
checkignar, il mefiolciii. kekmid, il monf. ehechfe ', balbettan** il 
ven. $keM (v. Marzolo, Monmn. stx>r. I 22(»), il sic. rMem halt** 



* Circa al 6-, efr. il venez. thiuma all. a spiuma. — Ma la voce ir.u.. 
eara *«6um/, e dietro a sb- si para sviluppato inorganicaxnento il r. V t 
avanti, Tartic. ' crodie \ 

' II Ferraro, Gloss, monf. ', 9. ' chechee *, allega anche an parm. •*; 
cim-na egli balbetta. 



J 



Spigolature friulane 221 

Si tratta, come ognun vede, della sillaba ke raddoppiata, per 
esprimere lo sforzo che fa il balbuziente nel pronunciarla. Cfr. 
andie i levent. : tadUk (= * taUlh) e fafi tartagliare. 

chialart sguardo. 

Non si trova nel Pirona, il che parrebbe accennare a voce 
ormai speuta e sostituita da ^haMde. Ma un esempio del sec. XVI 
registrato dal Joppi, IV 335. — E la desinenza che qui vuol 
occuparci. II Meyer-LUbke, II, § 519, allega, insieme alia nostra 
voce, glutard inghiottimento, bussard baciamento, rtUard ruttata, 
ai quali aggiungerb revoUard manrovescio, pissard pisciata, su- 
stard singulto ; li allega come esempi di un'applicazione *" somma- 
mente notevole ' del suffisso -^rdo, 

E singolarissima sarebbe questa applicazione veramente. Sen* 
nonche, io dubito assai ohe -ard sia qui il suffisso ^rdo, II mio 
modesto parere h inveoe qaesto: chialart ela risultanza dei due 
verbi sinonimi rhal6 * e iiardA, o, se vogliam meglio, di rhaldde 
e di ^tcard o *suard sguardo. Non piii intesa questa genesi, -rfrd 
venne preso come un elemento derivativo, e sulla norma chald a 
rhaldde : : gJMlard ^ si modellarono pissd o pissMe : : pissard e gli 
altri, e s'arriv6 anche a ghUard da gluVt ^, 



* Pare il veneto doveva avere calar guaxdare; poiche Tattuale cafUmar 
oon ti pa6 spiegare che dairincontro appunto di cal^r con lumar, Anche il 
fatto che calummr sia venuto a rimpiazzare, in un oerto eenso {calar o ca- 
lumar drio calar dietro a q.), Taltro ealart^ ^ una riprova delVanteriore 
«ffi«leiisa di calar goardaie. Circa airorigine della qual voce ^ impoesibile 
^acotdmrai coUo Schnelkr, Die rom. vlksm. I 229. 

* Si noti che chialart pare avere ne' documenti la precedenia cronologioa. 
' Del retio, ae non on V'tOd, poteva aversi un ^tfiutdde, come negli 

<«cBipi addotti in Stadi di fil. rom. Vll 228 (§ 486). Ai quali esempi eon 
<U MggiMMMigeTe i piem. bod -6da bevuta, di^d dioeriuzza, vio. 9tr€n9dida ttoetta, 
•irawoUdfdm straToltura, pon$dda pnnsoae, i«tr. rerzdda de Mica * apertura di 
r/occa* cbadiglio (Ive, 97), ferr. pianzdda sfogo di pianto. Anche il venes. 
foratm aeorribanda, oorsa, e il trevis. bevata (Ninni III 281) riverranno poi 
'ioi. malgpMlo I'-fi^a al posto di •dda. 



222 Salvionii 



cividin. 



Chiaman coA I'abitante di Cividale ^, il ' cividaleae ' ; e rioordo 
la forma per insieme menzioname altre, nelle quali U derivato 
di patria par non dipendere dalla forma che attualmente riveste 
il nome locale ; bensi par risalire a un tema da cui e queeto e 
il patronimico egualmente si traggono. Ho presenti, oltre a eiridln, 
queflti altri: 

polesdn - PoUsine *. 
tnonferrino - Monferrato ^. 
albetise ' AlbeUone (Vicenza). 
bordigdto - Bordighera ^. 
comi§dio - Comigliano *. 



' Cividale {Zividdl) h anche il nome che danno loi Inogfai alia citU di 
Bellnno, nello steaso senso quiodi in cai, p. es., le valli snpariori a BeUio* 
tona danno 8enz*altro a questo luogo il nome di Bor^o (andd a Bgf%\ aoti»i 
la mancanza dell*articoIo), e ritorna, qaal nome di frasioni, in territorio di 
Bozzolo (Cremona) e della Mirandola. — Quanto al OividaU frinlano, e»i> 
ai chiama anche Cividdif alia qual forma corrispondono e il Cividaium dt* 
docnm. medievali e le riduzioni slave e germaniche (▼. il Pirona, « cfr. O* 
vidate nome di luoghi delle provincie di Bergamo e di Breeoia). Onde ctnJM 
(cfr. il nl. Oividino fraz. di Taglinno-Bergamo) ben potrebbe stare a CbViiU/ 
come ttanno veritiero, carittvole a peritA^ carii^ Non penso al nominativo 
Civiid oosl frequente nelle provincie meridionali, da cni poi il diminotivo 
CiviMa. 

* Potrebbe essere *pol€$endno, oon una dissimilazione nllabica oome quelU 
ch'fe nel Tic ptmiarse^^jmniimarse (opinione) impnntarsi, ostinarti. 

' Nel Piemonte, manferrino potrebbe essere ^monf$rrth4mo *momfirrwid](mo. 

* V6 di bordiffhe^to h breve, e si esdude pereid che possa essere la ridn- 
zione di sA {^bordigdto). 

^ Formaiioni d*ngaal genere, nel sostantiTO, sono forse il ven. fmmrol^ 
agonvJOf allato a guMtla ago (▼. Tnno e Taltro nel Patriarohi), gli ital. 
Bemeerta (dr. 99n$aU) e naceajudo * fabbricante di naochere * (ToB&m. . il 
▼en. jot^ gnidator di zattere, ohe per6 ha allato a s^ 9aiar4r^ oome ^'ha 
del resto wtUa all. a wdUra^ il trent o^ avvoltoio (cfr. 6gola aqnila), pol. 
radoHMd sp. di radicchio (^ VodMOMse/ ?). Comane a tntta Italia ^ 
(lie. rtfifimMfii'), ma qui pore c*^ il sospetto d'una diMimilazione., 



Spigolatnre friulane 228 

cuddri sc- fieno, gramigna. 

Dev'essere ch5rdu (Etg. 2149), che in qualche dialetto (bel- 
lun., trev., ert. dgrk, berg, cdrt, ecc, v. le mie PostiUe al Ktg., 
s. * ch5rdu «) vive col significato di ' guafme, fieno di seconda 
segatura '. La forma del dittongo {ud) ancora ci fa testimonianza 
della fase prematetica {*cuard'). 

dise6nzi sciogliere, disgiogare. 

-^dmi deve rappresentare non altro che un *co6mi *coj6mi 
co[n]jungere (cfr. il sard, cajuare conjugare, Ktg. 2421). Un 
deverbale e in a disconz alia libera, a lassa ^ 

« 

ddnge appreaso, vicino. 

Noa mi par difficile, ne per il significato ne per le ragioni 
fonetiche, di mandare questa voce colla preposizione lungo, ecc. 
(v. Meyer-LQbke III 241, 483). E infatti la Ladinia centrale ha 
dhmgiaj ecc., negli stessi significati della voce friulana (v. Alton, 
r)ie lad. Idiome, a. v.). Ben h vero che, nell'aggettivo, il friul. 
ha lung (fern, lunge); ma si pensi a donghe^ frand^ stront, cui 
stanno allato adunghe, frund^ strunt (v. Ascoli I 496-7). £ come 
queste ultime due forme si rivedon anche nella veste di frind 
e strini^ cosi a donge si pone allato dingia ' in qualche variety 



' Altro deTerbale frinlano da yerbi che non siano della 1*, ^ sctigne 
BeveMit4 (cfr. aengni necessitare, dovere). 

* Per ^immgia* Ben h yero che la riduzione di u^ ad / in ttritU e frind 
ba una ragione speciale nel nesao che precede (cfr. ancora ertj per *crugj, 
Afcoli I 496 n., e il cam. pl^ per*pluejo pioggia; e analogamente, crddi 
• redere, di fronte a viodi vedere, si spiega da *cr*odi; e si oonaiderino anche 
i (-aai di maacaio dittongo, come gr^, grbss all. a grui89y ecc). Ma, a taeer 
ABche di esempi come hUign biaogno, si pensi che *dmngia era voce pro- 
<I:tica, e io so d'aver trovato in qnaiche testo rechinxd racoonciare (per 
rtruimxd', cfr. euinft I 496). 



224 Salvioni, 

carniella, p. es., in quella di Pieria (comune di Prato Camico), 
della cui parlata si legge un saggio in Pagine friulane 11 47-8 ^ 
Quanto al d-, esso rappresenta un accorciamento sintattico di 
del", e ricorda dejar = delaxare (Ascoli, XI 422 sgg. , XII 
26-7) ; e T-a sara il solito degli indeclinabili (cfr. danghe^ avonde, 
ance, parie). 

dorie 

'^ solco maestro che riceve e trasmette ai fossati I'acqua soperchia 
del campo; acquajo; testata del campo non arata «, Pirona. 

Potremo noi congiunger questa voce friulana col piem. dojra 
rigagnolo? Se si, bisogna rinunciare a connettere questa col 
nome del fiume Dojra Doria, e pensare ad altro. Un etimo che 
allora converrebbe alle due voci sarebbe *aciuatoria. Ma I'evo- 
luzione sarebbe diversa nel Piemonte e nel Friuli. Qui (dove s'ha 
anche agadbr e agadbrie doccia), si potrebbe pensare a un tron- 
camento di quelli ond'e parola in Romania XXXI 287 (cfr. an- 
cora munio demonic, Magagnb IV 15 6, 50 a, 57 J, elusion con- 
clusione, Lovarini, Antichi testi pavani, 277, trev. fazion sazieti 
*' soddisfazione ', bellun. staliera rastrelliera, non senza influenza 
di ^ stalla ', stibiar seccare, da paragonarsi col fasttbio fastidio, 
del pavano); Ik potrebb'essere la normal riduzione di un e- od 
ovojra (cfr. eva acqua, e overt rovescio d'acqua), passato attra- 
verso *eorja od o[v\6rja, e premessovi poi un d- ^. 



* Questa varieta fomisoe delle notevoli aggiimte al § 282 b dell' AsooU. Al 
ghdrpind, carpano, del Pirona s'aceompagnano, oio^, qui ordint ordine, e -v^ 
per 'in nella I'pl. (vivint avevamot hevh'mt bevemmo, hisidrint lasciammo, ecc. 
[ma vMn avevano]). — Ciroa al 't dietro a -t. ricordo il fdrsU forse, di 
qualche yarieta, e dnzit anzi, nel Pirona. Quetto "t ascittisio detennina poi 
un esempio come depueH allato a depuesit, 

' Si potrebbe pensare pure a una caduta di a^a- rispettiv. etfo-, nella 
fase di agadbria rispett. *evaddfraj caduta determinata dal sentirsi -dbrie, ecc^ 
oome aecondo elemento d'un presunto composto. 



Spigolatare friulane 225 

duainte^ treslnte, 

Non credo che qui ci stia direttamente davanti il neutro di 
ducenti trecenti; nou lo credo, perche non si capirebbe 
Tassoluto prevalere del neutro. Onde ritengo che nelle forme friu- 
lane d si conservi la traccia di un centum declinato (cfr. lo 
sp. cien ph cienios)^ e cio^ duo, tria *centa, disposato poi a 
ducenta trecenta. 

entCn innesto. 

Non potrebbe non essere dal frc. enter, non risultandomi che 
da imputare (KOrting, 4799) si potesse qui venire a "^entd. 
E del resto la voce indigena per enttn suona inccUm o calmile. 

favlte scricciolo. 

Forse da * fava ', vi^to che gli corrispondono favln a Ferrara, 
facuddu a Barletta, fauzza a Lecce (Giglioli, Avif. it., 532) ; e la 
ragione n'andrebbe allora cercata in ci5 che si paragoni la pic- 
colezza dell'uccello a una 'fava', pressappoco come Tit. cece 
e il giii ricordato favtn s'applicano a ragazzi o a persone di 
piccola statura. 

Ma da favite prando pretesto per richiamar I'attenzione degli 
studioei au -fi^, fem. -fle, che nel friolaao ^ e suffisao diminutivo« 
Non h fone esse piii vivo, nel aenso che lo si possa appiicare 
a qaalsiaai nome, ma dole appare come irrigidito in un certo 
numero di sostantivi e aggettivi, che, pel fatto stesso deH'ag- 



* I triest. ibigolft panra, porziifr saltuni^o, gia son dati come frinlani dal 
Tidoftsich, Dial, di Trieste, 5 70, 115 h Nel belliineae, sono sporehU gtidi- 
none, che va flno a TVeviso (▼. Chiarelli, Vocab. b. * bastar '), e pazzH 
^garden. p<uz) id. — Ben piii offirono le yarietk istriane e soprattutto qnella 
di Dignano: arkita archetta, kuplto acconciatara del capo, lanUe, seupka 
(altrove -Sta); ▼. Ive, Dial, deiristria, 121, 122, 124. 



226 Salvioni, 

giunzione del suffisso, acquistano un significato speciale, e in 
pochi altri colla schietta funzione di indicare il diminutivo. Ed 
ecco gli esempi fomiti dal Pirona: arbuscttt alberello, bUU balocco 
(cfr. il lombardo belSe ninnolo), biUU belluccio , biUte donnola 
(v. Flechia 11 50), biltte lino delle fate, cazztt cencio che si ap- 
pende al ventre dei montoni perch^ non possano accoppiarsi, 
ghacaroniU chiacchierino, ghalzumiU castraporci (cfr. il bellun. 
rust, scalzamii pitocco), codtte piccola coda, codtte piccola cote, 
^ite civetta^, dispetosttt dispettosetto, favtte, groppttt piccolo 
nodo, maltte mallo (cfr. il bellan. malut), mosghitt zanzara, mo- 
sghite punteruolo della vite, mulisUt e mumlUt molle, tenero 
(cfr. mvlisln id.), pamttt pannicello in cui s'involge il bambino, 
pizUt piccolino, purcttt porco (cfr. purciiU id.) , ramuscttt rami- 
cello, sclopiU scoppiettio, smoghttt moccichino, tofhUt guazzetto, 
uarbttt orzajuolo, fignolo ^, uarbite orbettino. Inoltre i seguenti 
nei quali -itt s'aggiunge ad un prime suffisso -iss-^*. codisstte 
piccola coda, claudissttt piccolo chiodo, (marnissitt cornicello, 
palissiU piuolo, cavicchio, pradissttt praticello. — Nel verbo, 
abbiamo sbUitd lisciare, svoglUd ristringer Tocchio per veder 
meglio cose minute, q. ' far I'occhio piccolo ', aclopitd scoppiet- 
tare, crepitare, da cui forse dipende il sost. sclopttt. 
E certamente singolare, in questo -Ut, V incontro del friulano 



^ Circa a guUej ecc, si sa che si tratta del franc. chimeUe. li-Ua di questa 
▼oce ritoma a Belluno, Treviso e nella Ladinia oentrale, e potrebbe al 
postutto trafctarsi d'ona sostitozione onomatopeica, il verso della civetta 
venendo apponto udito anche come cuuvU; t. Yesnaver, Usicostumie ere- 
denze del popolo di Portole (Pola 1901), p. 215. 

' Deve trattarsi in origine di un *uard{U (cfr. ttdrdi orzo), in cui s'h 
immesso tmrb orbo. E la stessa vicenda vedremo nel vie. orMgolo. 

^ Questo 'iss'f intorno alia cui origine non so pronunciarmi (se si rag- 
guagliasse all'it. -iccio^ vorremmo oltre a 89 anche zz\ occorre raramente 
airinfuori degli esempi allegati nel teste ; lo si rivede in vidissute viticella, 
e in predssmtt pretuccio. Gli sta accanto -ess- in predessdtt pretaccio, e 
forse si trattera non d*altro che d'una assimilazione dellW di ^predisaAU 
allV della prima sillaba. 



Spigolaiure friolane 227 

collo spagnuolo. Ma non sark im incontro meramente illusorio ? 
Propenderei a crederlo. II Meyer-Llibke, n § 505, spiegherebbe 
infiatti lo sp. -^to da una contaminazione avvenuta tra -iUo e 
'Icco (-feo). Ora, 86 anche gli esempi di 'iceo (-£k -i?) non man- 
chino al Friuli^ la parte di esso h tuttavia troppo poca cosa 
perche gli si possa attribnire una uguale efficacia che nella Spagna. 
Meglio penseremo dunque aH'incontro di -ino e di -^, incontro 
favorito, e forse promosso, da cib, che con "Uto si integrava 
la gamma vocalica (diminntiva a piu gradi e con piu sfiunatare 
e mesddanze) nella quale giit tiguravano -itto -iUo 'tUto -Mo. 

fenili fienile, ecc. 

Aocoglie il vocabol. friulano un certo numero di sostantivi 
in jJ cui stanno allato delle forme con -U (= -clu), come se il 
toscano avesse *fienkchio -glio allato a fienile. Gli esempi son 
questi: fenil -/t, barll 4i, badU -2t, ghampanU 4i, paetarU -It il 
punto del piede del cavallo dove si legano le pastoje, pro- pre- 
pradA "li pertica di legno per innestarvi il giogo, ecc, trapelo, 
sdrundl sdamdli strillozzo, seramandl scarsandli stemo, osso 
del petto degli ucoelli, sc- egridU 4i scommettitura, manul -ndli 
manipolo, covone^. 

Di fronte ai quali stanno paril -It pari, uguale, cumtt (masc.) 



' Noteyole soprattotto nUlighe allato a malUe (cfr. smalUd e smaU^). 
L>el resto, pivlfke lentiggine, musicc e mustCce muso, fulzkhe, nome d'ono 
•tnnnento muisicale, buri^h fasnina di ginepro. Nel verbo abbiamo la triade 
finonima plovi^hd, abivi^hd, rcui^hd, da cui i sostantiYi bivi^he e raeffhe. — 
Poco awegnamento sark poi da fare 8U piUce appetito (cfr. dispitiedasi 
lerarsi Tappetito), otienuto per dissixnilazione di t-<, su cireukc allato a 
eircuUt eiioiiiio, n^ su $9mdice vendetta, ch'^ un deverbale da tvintUedeei. 

' Cfr. anche ceaendili piccola lampada (Ktg. 2170), pUurUi pettorino, 
pf»M- pofnarili fal6, stampanUi spilungone, pucinartti strillozso, marcanddli 
'•maceione, dove si tratterik per lo piii di nomi originahamente in -/. — 
IHveno h il caso di brbiU brolo, trdtdi treggiaolo, dove I'-i quasi puntella 
i n«Mi -/^ e -i^-. 



228 Salvioni, 

cornacchia, che presuppone ana forma collaterale *cumUi (tern, 
eumile). I qnali due esempi non credo rappresentino una doppia 
risoluzione di -clu che un di mvalesse per ogni case analogo, 
e che avesse poi promosso fenUi, ecc, ma piuttosto dipende- 
ranno essi dai doppioni del genere di fenU -It. 

£ quefiti doppioni si spiegano nel pih facile modo, movendo dal 
plurale, che riusciva identico (v. Ascoli I 509) pel nomi in Hi 
e per quelli in H. 

Ma dato il sing. 4%, meglio si capisce Tanalogia cni accenna 
I'AscoIi I 514 n., e di cui 6 esempio anohe ghanagUis (Pagine 
friul. n 26), Tabitante di QiatM^ che £a ritenere ben probabile 
Tesistenza di un *^hanili allato a ghatM. 

Andr^ per6 giudicato diversamente un case come bareglot dal 
femm. barde. Qui si tratta veramente, come vuole TAscoIi, di 
^e considerate uguale al ^le di or^ orecchia, ecc. £ cosi che 
allato a nule si ha, in protonica, nugle in nugUdime9i nulla- 
dimeno ^ 

ferdde orma, vastigio, pesto. 

• 
Sai*a come il sostantivo participiale da un verbo ^ert^i il 

quale poi sarebbe, per la via di un dissirailato ^frarar (v. Ascoli 

I 501 8§ 71-2; 526 § 191), il lat. frag rare. Vedi Ktg. 

3810, 3954. 

gldgne gugliata. 

Parmi non possa essere altro che un derivato da acu, e ci<M* 
*aculanea *agldna. Per -^igtte^ cfr. fildgne S\sl, filateesa. 

gness, agnlss^ anche, ancora. 

Vedrei in qnesta voce nn composto analogo al pore frinlano 
anrhemd ancora. D prime elemento del composto (anehe) sarebW 



* 6 curioso atsai zeiyle ^^U allato a zerle barella, carretta, che p«re boo 
potersi fitaccare da * gerla '. 



Spigolatore friulane 229 

lo stesso ne' due termini, il secondo sarebbe, in gfiess e agntss, 
qneU'ess o iss, issa^ che, col significato di ' adesso ', vive sempre 
in qualche varietii alpina di Lombardia {ess a Bormio; iss o 
issa in Val Bregaglia, ecc), v. VII 553 »; XII 410; Zst. XXII 478. 
Circa a gn- agn- per ^ anche ', ricordo che allato a an^hemb^ 
il friul. conosce la forma engimb (IV 317, 1. 8 dal basso), ingimb 
(ib. 318, 1. 3 dal basso; Pagine frinlanelll 114). Ora nel friu- 
lano, anche nn n^ secondario pa6 ridursi a /t, come lo provano 
ingnostri inchiostro (IV 336 ; cfr. ingiostri, Pirona), e gnavd ca* 
vare (TV 336; cfr. friul. giavd cavare)*; *an^-ess poteva quindi 
divenire agnsss *. 

lutd agognare, desiderare ansiosamente. 

C h anche il deverbale lute nel mode std in liUe stare in 
aspettazione. — Gheilverbo sia da luctare (Ktg. 5715) ^ pro- 
vato dal ji del sinonimo bormino slojtar; la qual voce accenna 
a liict- piuttosto che a *luct-. 

mdine corapagnia, society. 

II Pirona, pag. c, lo da come termine antiquato. — Sark 
' maniea ' nel mode * manica di bricconi ', ecc. £ dunque un 
esempio da aggiungere al num. 235 dell'Ascoli^. 



' Qoi si tratta del grig. u$$a. E qnesto mi riehiama il friul. w^n^ qiiaita 
Botte, ehe Teraaienta potrebbe eisere per *o$gnhU ^ **»»> o ^esptottt con 
ammilazioiie delle Tocali. 

* Veramente V esempio di gnav^ h di ' cavare ' in qnanto dica ' levare, 
togliere \ Onde ' incavare * mal parrebbe oonvenire. Senaonch^ ' iacavare * 
etm onoaimo di ' cavare * nel suo proprio flenso, e poteva cosl passare esso 
pare nel traalato. 

* Del retto afi poteva aversi come riraltante di a^Sf- (cfr. ad ad Eric, 
e nMm6 aneora, nel oontado bellinioneee). 

* Per la risolfiiiotte di on Ij secondario in J, cfr. hdje bds balia, nvtrioe, e il 
nL Bw^je Baseglia, BaaajaphU€ Basagliapenta (basilica picta, ne* doc). 
Gli s*8coompagna lo $cmgm ' scodellino * del Raxante (Wendr. pag. 26) che 



230 Salvioni, 

measd, masid. 

La prima di queste voci e spiegata dal Pirona per ' arare e 
lavorare la terra in estate per prepararla alia seminagione del 
grano ', la seconda, per ' arare la terra in luglio ed agosto, a 
purgarla dalle erbe nocive '. Sono in fondo la stessa voce e ben 
ha ragione il Pirona di rimandare dalla prima alia seconda. 

Si tratta di non altro che di ' maggesare \ interpretato non 
nel sense di 'ridurre a maggese' ma in quelle di 'lavorare il 
maggese ' ^ togliere il maggese '. Nella prima forma potrebbe 
trattarsi di *maje8d in ^mejasd coUa metatesi reciproca tra vo- 
cali, come nel nl. Luind all. a Leond Leonacco ; ma al postutto 
non n'avremo bisogno. Nella seconda, avremo o *inasejd da 
*maje8d ^ onde *mased masid (cfr. oded e odid^ ecc. , I 504), o 
*maje8d, majsd, masjd. 

mite, mHide, medieta, mediocrita. 

Gi stanno davanti due risoluzioni del non popolare medietas. 
La seconda ci rappresenta un *midite col successive invertimento 
di d't in t-d ; mentre la prima, anzi che un *m4d'te, ci rappresen- 
tevk un *mijete, con dj in j, che h fenomeno possibile anche in 
voci dotte (cfr. I'a. mant. fastio fastidio), con / poi normalmente 



sara scuelin '^acuilin ^acujlin, e ha quindi una storia analoga in tutto a 
quella del pur pavano piegna = yen. piddena (Beitrag 87 ; Wendr. pag. 24). 
II quale si ricostruisce per *pidma, ^pidina^ *pi6jna, *pi4fna; e a *pidjna ci 
ricondurra anche il sinonimo piena soodella, di qualche altro testo pavano, 
e il pidna (cfr. il trev. pianil all. a piaenila piccolo piattino, ecc.) del Ma> 
gagnb (II 61^ his); cfr. ven. aasd aU. ad assi, ecc. 

^ Per la metatesi reciproca nel friulano, v. Ascoli I 534, e piu avanti 
8. ' mbte \ ^ salug^e * e * vinidri '. Qui aggiungo musuUn allato a muUsin 
mo lie, eidivbec e civaddcc colchico autunnale, raugnd e gnaorA miagolare, 
reuUtr e laurdtr trave orizzontale, ecc., tnuturusae e tumurusse cumulo, rialzo, 
sbiHd e sHbid scacazzare. — Un esempio in cui le consonanti si scambiano 
il posto, pur non eambiandolo la sonorita o non sonority h poi sghandnss 
allato a stangiaz ' stangaccio * steccone, forcone. Ma ^jutaya 8^hdf%d%de, 



Spigolatttre friulane 281 

soppresfiOf e oolla contrazione di ^e in e. Queste ultime riduzioni 
le troviamo anche in sghaldH ^ scaldaletto, allato a s^haldejM. 

naulintmentri malvolentieri. 

Come nel ven. novogiando, nel mil. annavojdnt, inagojdnt, 
inagojarUement ^, che sono ' a non volendo ' ' in non volendo ', 
avremo qui ' non volendo ' ridotto a combinazione e sense av- 
verbiale ; awerbialit^ resa ancor piii sensibile mediante I'aggiunta 
di 'fnefite, la cui funzione non h qui quella che ha in ' natural- 
mente ', ecc, ma quella storta che ha in ' quasimente ' e con- 
simili. 

nogldnd ghianda. 

Pirona, pag. c. — La fusione del riflesso protonico di n ti c u 1 a 
(cfr. noglar nocciuolo) e di gland ghianda. 

panali 

'spazzola, propriamente piccola granata fatta ooUe cime della 
canna da padule ' ^ canna da palude ', Pirona. — Parmi non 
possa essere altro che ' pennacchio '. 

phrie unitamente, insieme. 

Va col feltr. para con, bellun., trev. pera, apera, di cui v. il 
C'avassicO; gloss., e la base si ritrova pure nelVimpdjra insieme, 
della Valmaggia, e un po' in tutta Italia. 



* Che il Pirona scriTa qui •< (e arrivi aud fino a 9fkaidkt)j proverrk da ci5 
«*be la coniraEione del dae e-e conduceva a una vocale lunga, la quale tro- 
T&va poi la sua eipressione grafica nella succeaaiTa scempia (scempio h 
nataralmente anche il -t^ di B^haUdc^jHt) o nella media. 

' In connderadone di questa forma milanese, uak lecito di chiedere ae 
il g* del grig. gugerU (Aacoli VII 574) non aia prima nato nella combina- 
zirine *na tugent ' non volendo \ onde poi na g-, — Istruttivo anche il 
ftfrrar. nujand sbadatamente (Baruffaldi, Rime, III, parte 2*, 66, 87, 157). 



232 Salvioni, 

Ritoma anche nella Bregaglia eotto le spoglie di daspair 
'Spaira ^ ; le quali forme gettano piena luce pure sugli sper, 
speras, daspera, dasperas, vicino, presso, de* Grigioni, nel cui -per 
'peras altro dunque non vedremo che un pariu paria^. 

ped attaccare, legare, dispejd staccare, digiogare. 

L'Ascoli, I 510, vedrebbe in dispejd un ' dispajare '; ma dubito 
che oggi s'esprimerebbe egli stesso in ugual modo. 

disp&jd disped e, come ognun vede, il contrario di ped, per 
la qual voce son possibili due dichiarazioni. L'una ci porterebbe 
a quella stessa base onde anche lo sp. pegar appiccicare, e cioe 
a un *picare da pice pece; Taltra, — e a questa pare a me 
di dovermi attenere, — a * pigliare '. Per il significato, si con- 
sideri Tit. impigliare, di cui s'ha il contrario in spigliare^ spi- 
gliato; per la forma, si confronti ped rappigliarsi, e disped scri- 
nare, dirizzare i capelli, cioe q. ' dis-impigliare i capelli ' (cfr. il 
com. despid gia invocato dal Gartner). — Per Ve, esso potrebbe 
avere nel Friuli una ragione tutta locale (v. Ascoli, o. c, 504, 
num. 80) ; ma credo meglio ricorrere all'e, che si vede nel bellun. 
impear accendore, ert. impei, nell'a. pav. peglio (XII 420), nel 
ven. pegio (friul. p^j) cipiglio, piglio ^, che potrebbe essere da 
un *pegiar, ma anche giudicarsi come quelle di megio miglio 
(misura longitudinale) , ch'e dell' a. padovano, ecc. , e di zegio 
giglio, zegio ciglio, ven., ecc. 



* Cfr. anche il borm. desp^jr dietro {desjJrjr d'una pari dietro una parete). 

' V. Aflcoli VII 619, Meyer-Lubke, Rom. gr., HI 490. — Pensa quest^ul- 
timo a super; ma bisognerebbe allora supporre che la eapunzione dellV 
sia anteriore airetit della ridnzione del 7)- a v, Sennonchb, -p a r i u con- 
viene meglio anche pel senso. 

' Accanto a pegio ^ coll' e stretto, il Boerio annota pegiOf lega di me tall i, 
coUV largo. Credo che non si tratti di cosa dirersa, poich^, dato un pegidr^ 
tanto si poteva avere an*analogia che conducesse a /)^^'o, quanto una il 
cui risultato fosse pfyio. 



Spigolature friulane 283 

pesghd calpestare. 

Parmi sia da vedere nella voce rincontro di 'pestare' e di 
'calcare', incontro che, compintosi in diverso modo, 6 forse 
anohe nella voce italiana calpestare. Co8\ il euo sinommo fol^hd 
(lomb. folkd) ^ non sark altro che ' foUare ' e ^ calcare '. 

picul oed. 

Vedi IV, 338. Andrit certo letto piciiU come e da leggersi ctW 
il co^ dello stesso documento. Questo piciul va poi coU'a. veron. 
pizoli ceci, e precisamente ' cicer arietinum ' (v. Cipolla, Un 
amico di Gangrande, 49), venez. pezzolo cece, a. bell, pezuoi 
ipezzuoli ceci, Magagn5 11 71^), ecc. Vedi Cavassico, gloss. ' 

rdcli f rasca, broncone. 

:jara come un diminutive mascolino del lomb. rdca verga fessa 
per legate feBtoni, ecc, di cui v. Lorck, Altbergam. sprachd. 184 ; 
Miscellanea Ascoli I 93 n. CoUa stessa base andra raculin vi- 
ticcio, che ha allato a se ranculin dove par di sentire il ted. 
Ranked. 

rati ramolaccio. 

Sara certo il ted. Rettig; dove circa allVi, se non lo giusti- 
Scano i dialetti tedeschi che son contermini al Friuli, si pub pen- 
sare alia diretta intromissione di radris radice. 



' Lo si sente anche nel com. folch folto, da cui o da folkd ^ anzi che da 
in germ. *fuUc (v. Briickner, Charakteristik d. germ. Elem. im Ital., p. 9)» 
deriTerei io il com. folco folia, calca. 

* Per Tetimo, pu5 forse servire il pro v. hectideu poix chiche, pensando 
irAJtra parte a lomb. pizza beccare, ecc. 

' La forma roncuUn sara per una assimilazione dell'a alia successiva 
Txal labiale; o quanto meno v*ha immessione di roncA potare. 



284 Salvioni, 

rauizz ^ penzolo. 

Si comprenderik fadlmente Torigiiie di questa forma ove si 
pensi die a rdta il frinl. risponde con ratMe (Ascoli I 582), 
e che il sinonimo bergamasco di rauizz h tqq cPoa. Qoeata base 
i largamente diffusa per 1' Alta Italia ' : ven. razzo mazzo, bellun. 
roz cercine, bresc. rog crocchio, radunanza, lomb. rgi e riia stormo, 
gregge ^ engad. ratseha schiera > , eco. ; v. Lorck , Altberg. 
sprachd-y 203. La base n'h indubbiamente ^dteo, come gia 
aveva postulate il Caix a proposito deiraret., march, roccia 
cercine, paglia rawolta a rotolo, e quindi I'Alton a proposito 
del gard. rozz cercine ; nh capisco come il Lorck possa dichia* 
rarla ' foneticamente impossibile '. 

ravdj pampano, getto novello della vite. 

Se io ho ragione di vedere nel bellun. reole pollone, * quel 
tanto di rami degU alberi che cresce in un anno ., come il 
deverbale di un Areolar ^repullare, allora ravd; altro non sarit 
alia sua volta che il deverbale di un *ravajd ^repulliare. 

rife 

* cassa in cui i merciajuoli girovaghi coUocano le merd, e che 
assettano con cinghie alle spaHe ,, Pirona, 82. GoUa stessa voce 



^ Ch anche aruizz per cui cfr. aruede (Asooli I 531), e rtiMtt, che pAfe 
Ktare a rauezz come HdHf a radrif (Ascoli ib., 501), o come piii Toci co- 
mincianti con rt- altemano con m-. 

' Nel trevig. h la Toce rMo grappolo, che lisale a r 6 1 a I n. Con evo 
va indubbiamente il linonimo ven. rieio, bellon. rtgia^ che avra il rao 
dal diminutivo rtciitOt rtgtciOy dal verbo rtciar TaspoUare, ecc^ dove il 
poteva fitcilmente torgere. Non ha donque da veder noUa con 'orecchia*. 
come yorrebbero il Gartner, Zst XVI 841 n. e il Vidosfich, Dial, di Trisjti*. 
§§42, 185 /. Circa poi al rapporto formale tra r6cio e roi, cfr. miL trvi 
V o r r 5 1 e a sinon. di erlSe VorrOtula crocchio. 

' Nel sopras. h ro$eha^ con an i (?) che forse dipende dal lomb. ruitg^ 



Spigoliifmrti f^ulftne 085 

(rifa) ho udito da gente di Feltre chiamare quell'arnese che in 
Lombardia ha il nome di cddola -ra^ e la cui descrizione pu5 
leggersi nel Monti, Voe. com., 8. ' c&dora ', e per la cui etimo- 
logi% V. Romania XXVIU 94. £ sara molto verosimilmente 
la stessa cosa il garden, reffta (Alton). Si tratta del ted. 
Reft " Stabgestell zam Tragen auf dem Rtlcken . (Kluge^, 
8. *reff')». 

ringhln orecchino. 

Ha altf^to a «h HfMn, ch^ megHo i^Ade il veti. r^H oree- 
chino. La forma ringMn si spiega dalla immissione di rtt^ke 
roagtta, cerehiettp, di cui ^ GWrtiier/ Kstto^rom. grtiKlm., pag. 23. 

salugie sdkiitore^^a. 

II panto di partenza e satureja onde per metatesi reciproca 
(v. pill indietro s. 'measft',) "^sarutejdf poi ^sarudeja, ^saru- 
dieja *sarugieja, ecc. II / per r non e per5 normale, e n'andrii 
cereata la oausa, Yedi intanto anche mllie allato a mirie meriggio, 
riposo meridiano, il ver. schikUo scojattolo, e f'a. pava. miilitb 
merito *. 

8&nzit^ sangufnto, satigmneTIa. 

Stk a sAnguint, Ten. sAnguene (^'c. e pad. sdn^&na, pad. sSn^' 
znna) coitte 8t& lht:iit a in^ufi^. DI <yMd«6' ra|fpO¥lo, discNki^ il 
Merer-LQbk6' Il § 16. 



' Anche nel Cantone di ^aud : ' raffe sorCe de pannier a porter sor le 
do* ' (Bridel). 

' Ma Fa. payano eoMO- eomeliiA comodita, presuppone piatt'd8t6 un *€&- 
«io2// (cfr. tarMo: torbido, ecc). 

' 11 Pirona 509, ha sangU, e su qaes^k forma iii fonda rAKCoH I 525; nia 
—'& b errata, n Pirona stesso net Vocab. bofanico (Udfne 1998) ha ^lutf, 
e «^Pt«f« ha il Vocab. friul. dello Sctila (Pordeno&c 19}0>. 

Arvbivio glotioL iUl., XVL 16 



L 



286 Salvioni, 

sghdte scatola. 

Si ragguaglia a ^ scata ', ed h un evidente primitivo estratto 
dal derivator o dal creduto derivato: sghdtuhf per cut v. Rom. 
XXXI 289 \ 

8 eroded scuojare. 

Ne tocca I'Ascoli I 533, come d* un esempio per la epente^i 
di r, epentesi die si vede anche in crddie (triest. crddiga) ' co- 
tica ' K 

Ora, 10 credo che il r di crddie sia venuto nella voce per 
opera di scroded, dove si sark svolto, come in tante voci, dietro 
aU'esplosi va preceduta da s ', per6 non senza influenza di * scor- 
ticare '. 

trinl, setd sietd aspettare. 

Debbon dipendere queste forme non direttamente da spetA 
spietd, bensl da quell' *astetidre che il Meyer-Ltibke allega, anche 
come fnulano, in Rom. gr. I 398, e che non so siasi awertit<» 
essere pure di scritture toscane {astetto aspetto, asUUerb, aM£tt»i. 
nelle Lettere di Ser Lapo Hazzei, I« 11, 353, 854; 11, 6. ecc.K 
£ questo asteitare che deve atare a base dello scetd = ^ttjtiti 
deirAscoli I 513. La forma setd sara poi una dissimilazione da 
sUtd, dissimilazione certo ajutata dall' imperativo, essendo ' aspet- 
tare ' uno di quei verbi, cui ben s'attaglia il trattamento di 



* Ai casi di «• trasposto, cbe qui si citano, si aggionga ven. Wc. t Xrt\ 
itri,pet6H = rtmpeidn coRpetto! (esdamaz.), e 9daehk per dascM (Rnai., Ma(r 
(lacche, in qualche testo pavano. 

* Tra le corrispondense di *cutica*, mi ai lasci ricordare il Tic c^': 
{coi2za nel Ifagagnb) cio^ *catlcea. 

^ Cfr. $prih9imo pessimo* nel Raxanie, B9pr49$imo cattivo, ievero, a P^r- 
Tolle <Papanti), e (rial. $brAme^ di cui qui indietro ■. '^hania*. 



Spigolature frinluie 287 

cui parla il Bovet in Scritti varl di filologia dedicati a E. Mo- 
nad, pag. 253 ^ 

•> sfisd cestire, mettere germogli. 

I sinonimi afijd (onde $fl) e fiold ci dicon subito che si tratta, 
di 'figliare'. Sennonchb con sfisd (onde sfis) risaliamo diretta- 
mente a fis plurale di /I, non essendo qui il caso, parmi, di 
pensare a un singolare nominativo *fis ^. II pi. fis moine, si 
vede pure nel nome fisdtt all. a figdtt lezioso, ficoso, e *oves 
(=r • uova ') in avesdr chi compra o vende uova. 

siutn ecc, sonno. 

Ben ha ragione il Gartner, Zst. XVI 181, di non vedere nel- 
r iu di stum una combinazione da paragonarsi air io ch' e in 
*NJor, gnaVf nuovo, ecc, e di pensare a una alterazione di di- 
verso genere. Questa consisterebbe, a veder mio, in ci5, che 
nella fase di ^somjo (cfr. insumiasn)^ il j e stato attratto nella 
prima sillaba e piii precisamente davanti alia tonica, cosl come 
per aversi una uguale attrazione in ziund allato a dizunid 
e come il j di banjar {baHar) passa alia prima sillaba nel 
bellun. e trev. bianar. Cfr. ancora il vie. bescemar beatemmiare, 
il montal. pianeri paniere, il piem. chign chino (*kifU> =^ *kjino), 
il lodig. impefii = lomb. impjenf riempire, il lomb. c6la coglione 
= *kjgla kolja, Etg. 2316. 



* I'd esempio frialano della riduzione imperativa e c^a o c^te per c^ale 
riarda. 

* L*A«coli, IV 849, prudentemente dichiara di non mettere come cosu 
McerUte che sia dal nominat bns il • dei derivati bosdtt^ ecc. Infiitti il 
<hibbio B^aceretce ove si penai che quel a compare non solo nel pad. boneio 
crioveneo (cfr. hotatieggi giovenchi, nel Ruzante, Piov. 4^), ma persino nel 
<n-mon. b<m$/er boaro. Che ne venga qualche luce al franc, bount (Ktg. 1528, 
Ih.-t. g6n.)? 



288 Sakioai, 

spresed pregare. . 

Pirona, pag. ci. — II 5- 6 intensive, e -presed oorrisponde 
a un ' preceggiare ' o a un ' pveoicase '. Nella prima aUemativa 
la base sarebbe *pre8 prece ^ nella seconda, si tratterebbe piii 
verfdimrhnente di nn derfvato da praeeari. 

tace tasso. 

II noma deH'animale ; e ha allato & s^ tasA. Molto verosimil- 
mente si tratta dslla yoce gerxnaaica (Dadb) qjui penetrata una 
seconda volta e adottata come *taks, col -s poi caduto per I'il- 
lusione che fosse un elemento flessionale {-s di nominative sin- 
golare, Ascoli IV 349, o -s di plurale). 

tdma corne^ qsandou 
Pirona, pag. ci. — Dev'essere la riduzione di *tan[to co]rae*. 

tas tat tutte -i. 

JS ana forma proc^ca, e la smte storis h questa. ^tUas dava 
tas, per una di queRe ridmiioni (fi ^ tutko ' atono onde sono 
esempi il beHun. tctfato tuitfaffaftto, tafftsan ttitto quest' atmo, 
tu quent tuttf quanti (cfr. frivl. dueucmi), eeo., r. OavHsaieo U 
p. 334, § 43; Meyer-Lflbke, It. gr., §§ 300, SOL Da quarto to« 
veniva a troppo divariare quella che sarebbe state la rielozione 
normale di ' tutti ' {dtigh), onde il mascolino venne adattato al 
feminile sulla norma, p. ea., di t-as nolle : : t-aj nei, o^ : : ajy 
das : : daj, e su quella di -es : : -ej nei pronomi {chH quelli, ches 
quelle, miejiimes^). 

Una coriosa forma e il pure proeliUoo dunv tutti -e^ A'io 1m 
dalla Gtiida della Gamia dei signori Gortairi e MarineflK. Pbr 9 



* preg o prez h voce dotta. 

' Una analoga influenza in dttghu tutti (cfr. ju ill i, ehiaghu qaesti). 



Spigolaiare friulane 2S9 

d- si ricordi che nel Friuli h duU tutto; e quanto al -n mi 
chiedo se Taversi o Taversi avuto tas allato a tan tanto (vedi 
AsooU IV 352), Hon abbia promo980 AlUto a "^das tutto, un 
dan S che poi fiai per soppiantare *das a per fissarsi, dato il 
aiio camttere di indacliQahUe, anohe nel masooliiM). 

udrzine vud- aratro. 

Pensa il Mussafia^ Beitr. 120 n., die ia v^oce possa andare con 
V e r t e r e. Ma non parmi che riesca di giiietificaBe, a tacer d'altro, 
il ruf- in wd ud. Meglio pensereme a vdlgere (wMti^ venuto a 
commescersi con vertere; e I'wi ai potra spiegane da '^'tn^^i^ine, 
oppure, il che credo meno, dairinooatro di vwU con viart- 
(=v6rt-)^ 

vinidrl, vidrigni, 

11 secoodo 6 aiaonimo di mvidrignt detto del puilulare del 
mal seme in nn prato ; il prime di widrini ^gni, disvidrin^ -gn%^ 
estirpare il mal seme. II rapporto tra vinidtri e -^drint e adunque 
foneticamente quelle d'una metatesi reciproca. Ma il punto di 
partenza sara pure 'vidrint, poich^ non si potrebbe scindere la 
voce da t»M' maggese, che e vgtere (Ro. XXXI 27i)^. E le 
voci friulaoe ci ajutano poi a apiagare i ainonimi istriaoi (da'svth^ 
duma, eoc.) che saranno da -^fedrond. 



' ijntaadQ lorae il confondersi deir aggeiiivo e deirawerbio in modi 
oojote ' iutte contente * «« * tuito contente *, eec. 

' 0*^ del reato -vuilzi {dia-vuoM) (die h Tuiuco esempio del dittongo ud 
davanti ad aitre oonBonanii che non eia«o r (v. AseoU I 496), e parrebbe ^inasi 
da oredera airesisienaa di nn anteriore *vuarzi volgere, che solo fli conter* 
verebbe in itu6rzine, 

^ U& iJiro demato friulfmo da v^tere ^ I'aggett. vir vedriz^ iacator- 
zolito, onde ii verbo imMrkasi$a% intrifttire. €fr. il bellun. tiaHie, Tert. tedri^ 
ma^Me; Gartner, Zst. XVI 8<56. ^ Dalla sieesa baae, ma pa^sato attravejeso 
qnalcke demaio, «acjk il ^mra, magjgase, di Yal Grardena, H^rndXiwo^^^oi^i 
Schnalkc 2t0, 258, Alton, «» Wara\ 



240 Salvioni, 

Nomi locali in -is. 

NeU'utile elenco di nomi locali friulani che accompagna il 
Vocab. friul. del Pirona, trovo i seguenti nomi, nei quali al- 
V-dcco della forma italianizzata, e contrapposto il dialettale -ds 
questo insieme ad -a ^ : 

Chamuzzds Chiamuzzacco. 
Avosds "d Avosacco. 
Premarids Premariacco. 
Rvhignds Rubignacco. 
Muimds -d Moimacco. 
Lords 'd Lovacco ^. 
Ra- e Rmianzds Bemanzacco. 



^ In tre nomi locali, di cui uno gia avvertito dairAscoli I 534, si ha -ddi 
Ussdd -d Ussago, ^hasidd Casiacco, ^harpdd -d Oarpacco. Come lo prova 
lad lago (Ascoli ib. ; un caso analogo h fors'anche dut barbagiaimi, allato 
a dug, ven. dugo, ecc), queate forme nulla hanno foree da vedere col- 
Taltemare di -ddo e ago -che test^ si affermava per la Lombardia (vedi 
Arch. stor. lomb., ann. XXIX, 366-7); dove h da aggiungere che a Pavia 
anche Buttirago suona BUtird^ che pure i pav. Guardabiate e Casorate [dial, a] 
compajon nelle carte come Barddbiago e Caacirago; che gia il Flechia cre- 
deva di poter identificare Tant. Barteaago o Bart-, onde anche il nome della 
famiglia Bardessaghi, coirattuale Bartesate ; che al nome di famiglia Gavi- 
raghi non vedo corrispondere un Gavirago ma si on GaviraU; che, infine, 
pin nomi, i quali, applicati perb a localita diverse, compi^ono qua con -ate 
[Tiirate, ecc], la con -dgo [Turago, ecc], potrebbero pur dipendere da una 
unica base), e coiralternanza di -ac e di -at (meramente grafica?), che par 
oecorrere in qualche parte deirAlvernia (v. Ro. XXVIII 142 n.). 

* Trovo questo nome presso D. L. Gamavito, I nomi locali della regione 
friulana terminanti in ' d' o * ds' (Udine 1896), dove perb non h fatto 
nessun tentative per ispiegare V-ds. — Vedo poi che nfe il CamaTito ne il 
Flechia accennano ai feminili di questa categoria. II Flechia veramente 
annota Dongeaghe che per me perb h un composto {dcnge aghe presso Tacqua), 
e Lorenzaga. Ma certo devon rivenire ad -dga parecchi dei nomi in -<i/^« 
che vengono italianizzati in niglia o -dja, Cos! Blessaje Blessaja, par che 
sonasse Blaxaga ne' documenti, e Manidje Maniaglia, ricorda Maniago. 



Spigolatnre friulane 241 

Ai quali nomi son certo da aggiungere piu altri in cui V-ds 
e reso italianamente per -dso o di fronte ai quali non istk nes- 
sona tradozione: 

Lorenzds Lorenzaso (cfr. Lorenzago -ga). 
Zejda (cfr. Zejd Zegliacco). 
Osajis (cfr. Osed Oseacco). 
Formeds Formeaso ^ 

e altri tra cui Vias Vigliaso, Sostds Sostasio, (^hazzis Cazzaso, 
che avra il suo corrispettivo nel lomb. Cazzago^. 

La costante grafia per •ds (cfr. invece bctss baaao, ecc.) e la 
versions italiana per -dso, pongon fuor di dubbio che il -5 si 
ragguagli a quello di fas pace, nas naso, sia cioe originaria- 
mente aonoro. 

Come lo si spiega? Nessun diretto ajuto edacercare, parmi, 
in treds ubbriaco. Questo per me rappresenta un tipo ^ebriax 
tirato su bib ax; o, tuttalpiu, dipende lui dall'-ds dei nomi lo- 
eali, nel sense, che dall'aversi in molti tra questi Talternanza 
•4 e -<i«, ne veniva che accanto a *vred si ponesse un vreda. 

La ragione vera dell'-a^ andra cercata invece, a parer mio, 
nel fatto che parecchi nomi in -ago (-dco) si continuassero nella 
forma di genitivo-locativo. Questa sonava latinamente -aci e 
dava regolarmente his al friulano '. 



* Sarik da Form in 8. 

' Invece §ara nn plurale recente Nodes (cfr. Noaoc = Noacco). Per esso 
il Pirona annota anche la forma Noazz che parrebbe essere Noad-^-s X^-^^ 
1* nota a que«to articolo). Cfr. tuttavia>ON« allato 2k Jones, I, 517. 

' Cosa penseremo di IVasda che rappresenta la pronuncia locale del 
pid comone Trasaghis'i Qaeaio par essere trans-aquas, ma non vedo 
^Uora come oonciliarlo con Trasds, Avessimo invece davanti un nome 
d'altra origine, un nome in -dcOf di cui Trasaghis continuasse il feminile 
ptormle e Trasas il genitivo singolare (quasi ^[domus] t rasacas allato 
a domus] Trasaei)? 



942 S^Xfim^ 

Nomi locali in -niks. 

U Pirona non accoglie nessun nome in 'is cui alia allate la 
versione italiana in -iccoy e che rappresenti qqindi I'^satto pa- 
rallelo di -ds : : -dcco. Non h tuttavia improbabile che qualche 
nome in -/«, come Madris Madrisio, Malis Maliaio, corrisponda 
a -fcco {*Madr{cco, ecc.). 

C'e invece una bella serie di nomi in cni si ha •nWn^ come 

corriapondenza ^ -nic^: 

Bicintn$ Bidnicco. 
B^^inins Butenioco. 
Cicunins Ciooniooo. 
Lueinins Lucinicoo. 
Pantianins Pantianicco. 
PrecenhM Preoenieoo. 
Ur^ ed Oifdnins Urcinicco. 

Dati i quali, si potranno loro aggiunger^, colla quasi certezza 
di non errare, A- e Datnanfns ^ Magn-- e Majantns, Ursinlns, 
che non sono tradotti ', nonch^ Malnins Malnisio. 

La forma aulica di quest'ultimo nome e particolarmente intares- 
sante. E noto che ben sovente la forma aulica ci conserva una tra- 
dizione anteriore a quella deposta nella forma dialettale attuale; 
e questo il case per Malnisio che certo rende il *Maln(^8 che 
nel dialetto precedette a Malnins. 



* Nel friulano son molto frequent! i nomi locali in cui le prepo«inoiu 
d e a] d son concresciute col nome, ma che coUateralmente conterrano U 
forma sempHce : Ussd e Adussd , Intisdns e Dintis^n^^ Aurora e Dogr^tf. 
AvoUri e DdUris, e r. Pirona, pag. xut-xi.ai. In qualeqno, si tratlera per«' 
di d' caduto per Tillusione che fosse la preposizione ; coai, forte, in Amut 
(cfr. da He abete). 

' Cfr. anche Mazzaninz che al postutto potrebbe stare per Jf<»«anifs«. -~ 
Altri 'ins ne* nnll. del Friuli vorranno altre spiegazioni. Qui ti thoI sol 
accennare, che dei tre o quattro nomi in Mnz qualcono poirebb*etseiv p^r 
dissimilazione da fiiW. 



Jk9A% par Bicinim, oeo. biaogMrii mwvere d» *Bicini-a, eoe., 
• il « che i»^«ede al »*« iick aecittizio, cone gil^ ha affarmato 
I'Aaoc^ I 634, « prppoaito di C/iriMrtiii^ e di Preeemn$. E aio* 
come fli tratta a^iopna di -nins S aara da parlape piuttoato di 
opwieai (die ow di apitaw ; apaotosi dal n piMiinoasa aarto dal «» 
dal teiaa dha preaade all'/ (v. Mayer-LilM&e, It. gr., § 806 ; Zat. 
Xm 477); 6 efir. aneora il vie. simoma etsioaaa, fair, nrnis 
•ommesso aamiase, V^ vaa. mimzuol m-odiolu Beib\ 79. 

La desinenza -nina h dunque da anteriore **niSf il em -*$ andra 
spiegata callQ ataaaa nodo ohe il -» di Avo9i$, ace. 

Aggettivi etnici in -ass. 

II Pirona, pag. 577, rileva cama aacautp ad -att {BtiftUt di 
BMJa^ aoc<; v. Sj. XV, p, l\ 167) e ad altri, ai abbia -^a quala 
darii^Btivo di nQmi di p&tria, a ooa) aarabba imiZ(md$9 TabitaDte 
di VaMone, gletmmd^M qiiallo di Gamona ^< Sar^ par una nara 
aviata, oka il Pirana Qoa dica: '^s o wiia; poicbe agU steMo 
ragiaftra, a pag. 68i, Venionw^^ wisK^ d'uA tonraate cha va da 
Forcalla di Muai in Tagliaviepto a Veasona^ e a pagiua 613 a. 
' Muede ', ci insegna che il rivolo Mueda va dal monta del Sola 
in Venzonassa, Siamo dunque a dei derivati in -iccio (-aceu), 
adoparati £oraa in origine oon u^ aapora q;iragiativo, coa^ oome 
so agual aapora haimo aempra gli analogfai derivati lombardi 
in '6t; tanto, p. es., che all'abitante di Vareae dispiacma Teaser 
chiamato, come generalmente si suole, vares-dt '. 

Franc, flageolet, ecc. 

Nob 8OD0 ben siouri gli etimolagisti cirea a queata voce 
(Ktg. 3829, Diet, gen.), e anche I'articoletto del Mussaiia, Bei- 



* fniklfci Afni Ahiicco, non ^AMn, 

* Nella Ladinia cenirale: fietnmazzo Fabit. di Fiemme. 

' q«al oattivo sapore naturalmente scompare quando si dica tarek6t 
^t^emdriitjii non piti degli abitanti, ma, p. es., come designazione del terri- 
iorio di Varese, di Mendriaio. 



244 Salvioni, Franc, flageolet 

trag 54, che, dati i confronti ivi istituiti, poteva e doveva metter 
suUa buona via, e rimasto senza efficacia nella storia dichiara- 
tiva della voce francese. Orbene I'a. franc, ftageol 'Ktjol non deve 
in nessun modo potersi scindere dal mallorq. fabiol zampogna, 
e dall'a. ven. fiabuolo che gia occorre nel Gate edito dal Tobler. 
Con questa voce veneta vanno alia lor volta il vallanz. f(MS 
piffero S il romagn. fabidl zufolo, e il friul. flambAl ^ venuto, 
attraverso ' tube, cannello ', al significato di ' doccione ', ' tubo 
per derivare I'acqua ' ^. 

II tipo in cui tutte queste forme s' incontrano \ h un latino 
volg. *flabi5lu, il quale non potrebbe non risalire a flare 
(cfr. flabellu) per la via di un *flablu *flabiilu, che avesse 
ben presto perdu to per diRsimilazione il prime ^ (mall, fabiol^ ecc.) 
il secondo de' due I onde andava fornito, e che divengon tre 
ove a punto di partenza si prenda un diminutive '*flabli5lu. 

Circa al curioso ficeba, zampogna, del bol. rustioo (UngarelU), 
nulla vieterebbe di vedervi il diretto continuatore di un *f labia; 
ma meglio sara forse, in considerazione della tanto difFiisa forma 
di diminutive, di rawisarvi non altro che un primitive estratto 
dal derivato. 



^ II Belli, il cui vocabolarietto manoscritto ha la voce vallanzasca, allega 
da Pieve Vergonte il sinon. Hcibid\ che sara forse fabiUf disposato a qnella 
voce ch'^ nel valm. Hvli zafolare (ma cfr. piem. sUbjd'l). 

^ C'h anche finibul che molto verisimilmente si sara sbarazzato dal primo / 
per dissimilazione. 

^ Nelle Lettere del Calmo occorre un fraiholan che il Rossi, gloBS., man- 
derebbe con fiabtwlo, e interpreterebbe per * sonator di piffero '. Ma cib non 
va, e tuttalpiu penseremmo a un giuoco in cui entri il ' piffero \ 

* Del prov. flaujol non so come giudicare; in ogni modo poco direbbe 
di f route alle nostre forme. 

^ Le forme alto-ital. in fa- veramente potrebbero spiegarsi anche ammet- 
tendo il salto del j da una sillaba alPaltra. E cosi anche flahuolo potrebbe 
essere *fabluolo. 

C. Salvioni. 



ILLUSTRAZIONl SISTEMATICHE 

ALL' " E0L06A PASTORALE E SONETTl, ECC. „ 



(Archivio XVI, 71-104) ; 

DI 

G. SALTIONI. 



AVVERTENZA. 

Oomincio dal niea culpa, dal confessare, cioe, cbe troppo m'ero 
io affrettato, leggerraente confidando in una prima impressione 
e nel bellunese patriziato di messer Paolo, a dir bellunesi i testi 
la cui illustrazione qui segue. Troppo m'ero illuso 8U certi ca- 
ratten che se son bellunesi, son pure propri di variety rustiche 
trivigiane; e troppo d'altra parte avevo trascurato altri carat- 
ten che son di spettanza esclusiva di queste. Mi par tipica, per 
questo riguardo, la riduzione di -6% (= -oni) a -6 (num. 25), che, 
airinfaori delle nostre scritture, e nota solo dalla parlata di 
S. Pietro di Barbozza nelle vicinanze di Yal Follina. Anche il 
gemndio in ^e ritorna in terre trivigiane (num. 77) e, in ordine 
alia materia lessicale, va rilevato il verbo sartar, che solo i fonti 
trivigiani conoscono. Avrei dunque dovuto far maggior assegna- 
mento sulla cittadinanza trivigiana deirautore, sulle parecchie 
allnsioni locali de' Sonetti, sulle querimonie de' poveri villici di- 
rette appunto ai cittadini di Treviso, loro signori. Ai quali indizi 
^'aggiunge, — il che io non ho appreso che poi, — che la lezione 
padovana deU'Egloga espressamente dice essere questa scritta 
in lingua triniina. Ora, siccome la parlata trentina e perento- 
riamente esclusa, questo trifUina andra senza nessun dubbio 
emendate in triuisina ^ 



fi freqaente nelle antiche scritture la forma tririsintts all. a -siaHut 



246 Salvioni, 

Poiche giova gapere bhe I'Egloga di memer Paeto ci e con- 
servata anche a cc. 1^1 r - 172 r del cod. 91 deUa BHilieteca del 
Seminario di Padova. Ne debbo la notizia al mio carissimo ed 
eruditissimo prof. Vitt. Rossi, che anche me n'ha comunicato i 
primi e ultimi versi. I miei sforzi per aver una copia deirintiero 
componimento son riusciti vaiii. Ma la dotta cortesia del conte 
A. Medin ha pur volute trascrivermi di su il codice i frammenti 
che riproduciamo in nota S e corrispondono ai vv. 1-12, 316-36, 
629-44 del teste nostro. 



Morel. On uitu Trotol cusi pianzolent 

Che ti me pari tntto echatnra 
E sevipre ti solei otar content 

Me par c^bebbt el color muo da nualla 
Si itu in ciera gramesoe \rzo9 Rosei] e sech 
Abriga che ti posse [-a R.] trar el fia 

Harotu perdn Agnie, piegolle o bech 
Par to fortuna, o par inalla eagnra 
8aro ietu [1. Barou Ui\ achatrono oo qaaJche flech 

Te harone fuos lore fat pawra 
Andasant in la val che andeve mi 
Dondre cbataue si dolce pastura 



Insonio de Mengella et parla con Trotol 

Dromiue o no dromine quella not 
che hevi ttttaler: aver che no mori 
Da duogia che m havea el magon arot 

£1 scomenzava a borir fora el di 
Che fa che le falcete no se ve 
E la cobba del ciel zuda era ani 

El me pare de haver tanta se 
Per la gran vnogia e per el gmn torment 
Che harove scassa su un bocal de ase 

Quand me parea in cambra aver zent 
% un ve^ir contra de la letiera 
Chel parea un zerotol relusent 



IlluBtrazioni all' * Egloga, ecc. . Ml 

Dal confronto del quale colla lezione padovana, che il Rossi 
assegnerebbe al sec. XVI, risulta che si tratti d'una sola e stessa 
cosa^ salve sempre le alterazioni piii o meno arbitrarie de' co- 
pisii ^ deUe quali pod ivrsi citi'idea ettaita e&f consideri cbe mio 
stesBo amanitesse poteTa afterare fl sonetto 15^ nostro oel modo 
die 81 vtfde nella riprodtinon dellb irtesso sonetto e&e va sotto 
il nam. 27. Che tra la copia Buzzi^ti e lia copia paAovana in- 
tercedan de' rapporti diretti non crederei. E megiio riterremo 
che pareocU e dtversi intermediari condticano dall'una e dalf altra 
airardietipo. 



£ comenza alia vos dirme zudiera 
Si in mo satisfata de me mort 
Che me horn del mont no fase si Tolentiera 

IVo te pat a ti stessa hater bir tort 
HairtttBe m^ntt fad liorlr 
Per aa oMdar eoigiugii al pi«r coafbtt 

Pruooa mo ades siu me puoai guarir 
Grudella, tarcha, zaderaza chagna 
Che da po mort no ge val a pentir 



Che ge haves trai de man in tana mega 
Nolla arove podula pizigar 
Si erela al pizigot durar salvega 

Mo adea la pel de picha che la par 
De on boas vrechio e magro la lembrana 
Che CO una sacha la se pcweo Hgar 

No v« duove in nna seteaana 
Quel che fa el temp : e le pute restiere 
Che no se laga scartezar la lana 

F^n9 m me eorcae erne despiarB 
Bche son pisz dh'on trist aaeoial 
Gbe a iMMtrun salvege e seon maniere 

£ si disun che i homi ne fa mal 
Che ve vuo dir ades q^ue.sta pavolla 
Che saom (sciom R.) pi giotte che le cavre del sal 
Che se vorave (-oue R.) picarne per la goUa. 
* Tra le TErianti ttngnistiche de!le due lezioni e note vole qaella del I a 
1* plnr. in -tin anzi che in -dn (v. CavaRS., num. 10). 



248 Salvioni, 



* * 



Ma vi ha un'altra Egloga di Mord, quella di cui tocca e for- 
nisce un piccolo spoglio TAscoli (1 555), e che dovrebbe rappre- 
sentare la parlata rustica di Gonegliano. Di essa ho sott'occhio 
appunto la stampa che ha servito al Maestro S e senz'altro m'e 
dato di rilevare che il suo dialetto non si combina col nostro in 
nessun punto veramente caratteristico ^ ; solo son notevoli alcune 
concordanze lessicali, in parole, cio^, che, neirambito veneto e 
per quanto posso vederne, occorron solo neU'Egloga nostra e 
nella coneglianese (cfr. cibega, manulieza, messal, prenzera, sga- 
minar, nel less.). 

Anche pel contenuto, ove si astragga dal metro, dal genera 
letterario, daU'intonazione generale del soggetto e dello svolgi- 
mento, le due Egloghe s'appalesan cosa diversa. 

Ma pur non si potrebbe negare che qualche diretto rapporto 
tra di esse non interceda. Intanto, e facile accorgersi di versi 
che compajono uguali o quasi ne' due componimenti, e sarebbero 
questi : 

Che [nozza] no fo me tant alnorada v. 144 (cfr. il v. 399 nel 
nostro testo). 

Quand che las [1. le nas] e che Vb picinine v. 159 (cfr. v. 243). 

El scomenzava Valba a sburir fuora v. 229 (cfr. v. 319: El 
scomenzaua a sborir fdra el dl). 

preghe el Ciel ch'una volta so perdia \ Sta schiatta^ sta 



' Egloga di Morel. Interlocutori Cetre, Morels e Barba Meneg. Opera nuova, 
amorosa, sentenziosa^ onesta^ e dilettevole. TrevisOi Antonio Palnello, s. a. In-12^, 
pp. 21. — Constadi 497 versi, h molto scorretta, e comincia cosi: 

Per fin Morel, che c6 le Fede in mont 
Sti^, e con la Musa, a past in la Casera, 
Feve Agnol di formai, poina, e ont. 

^ Tra le forme notevoli, rilevo int{e)res8e entrb, con evidente attrasione 
da parte dell'imperf. cong., e fos^ fu. 



Illastraiioni all' ' Egloga, ecc. , 249 

sehiaUina, e questa naia, \ e sta semenza drutta [). dutta o hnUta?] 
$e desperdia vv. 394-6 (cfr. w. 277-9]. 

Che hi sentii dir | Che 'I nuose sempre me Vindueiar vv. 

434-5 (cfr. 125-6). 

Son questi versi passati daU'ogloga di messer Paolo alia oo- 
neglianese, o vioeveraa? La risposta e data con sicoressza dal 
fatto che quest'ultima conosce la storia di Trotol. Non solo esaa 
vi 6 espressamente menzionata, ma si pu6 dire che vi rappre- 
aenti una parte importante. Infatti Teroe vi dichiara che il suo 
sfortunato amore quasi rindaceva a precipitarsi da una ' croda, 
camud fe Traiol pouerel \ Poi, nolle stanze finali, dove si ven- 
gone a raccontare i casi d'amore d'Orlando e d'altri, si ricorda 
da ultimo quelle di Trotol, e a ricordarlo si consacra la meta 
de' 28 vv. di cui constan quelle stanze : 



Era pastor si boD, e par na broda 



Se butta despera z6 par na croda. 

Trotol si bon pastor gaiart, e bel, 
Fb una mort cosi aspra, e cosi dura, 
Che*l z^ col car, e i ba6 da tie al bordel, 
Poloni compagn par gran ventura 
Fin de \k da Piave a Visnadel, 
El catt^ mort, e ghe d^ sepoltura, 
E col cortel sul moliment ghe scris 
A lettre tonde an bel sprolegh che dis 

Trotol qoik h mort gran mistro de Paina 
£ s'ha bat& de croda vint d'Amor 
Altri incolpa la Zana, altri la Dina 
Estre ctade le ladre del so caor. 

Ben e vero che la storia, quale e riassunta ne' precedenti 
versi, differisce da quella deH'Egloga di messer Paolo. Di questa 
vi si ritrovano il noma dell'eroe, la cagione e il mode della 
morte, il compagno Polonio. Ma vi s'aggiungono, nel riassunto, 
la drcostanza del carro e de' buoi precipitati con Trotol, e quella 
dell'epitafio incise da Polonio. Inoltre, mentre Tautrice de' guai 
e per messer Paolo la fanciuUa chiamata Mengola, essa rimane 
incerta per I'autor del riassunto, e anzi le due ragazze nomi* 



9M S&lviMi, 

note cMie prdsuute artetd delta mikia di Trafe&l^ portano «iM 
nomi ^ ' 

DdHe Qiwli (Htfcrepaiffie, Mfii lecito atguire eb^ AoirSgMga del 
Castelli esistessero due redazioni : una rappresitatata dldratt^te** 
tipo da etti dipendodo il tegto BUttUti ^ il padwano, 1- altm* dal 
itu^ccmto, in ham a eni e grteto fatto il riaasra&to. Qnato delki 
due redassioAi dia da oonsiderare priiM;^ non si pud ilabiiik^^ 
ma si p(i5 dire eh» ambedue motto eotttfaraasieM » eammrrat^ 
del eomtuie ardi>^ipo, come n'mferiftOd apifNiata dai vtfitti 4^ 
r£gk>ga cf^egiianese ha toiti daHa redasdotie ehe a^ea s^M'ooeMe, 
e doveTan a^ati^enere a tin eemplee^o asuaf mmih a qii^lo dei-* 
Taltra^ 



t 

I. — ANNOTAZIONI FONETICHE*. 



VOCALI TOlSriCHE. 

1. fent, sg. e pi., 220, 250, 269, 495, 862y sent 294, SUsent 
e sente 819 senta 920 Sen Marc 843, i- «- da- danent 123, 368, 



^ Questa del nome e una circostiinza tanto piu grave ia quanto parecchi 
dei nomi propri dell* Egloga di Conegliano senabran esser reminiscenze di 
quelli deir£gloga di messer Paolo: cosi Morel e Zetre. Quest'uliimo (Celre) 
compar nella nostra Egloga come un cugino di Trotol, appicoatosi per amore, 
e che questi, ammazzatosi anche lui per la stessa causa, trova poi nel regno 
di Satana^so. 

* 1 numeri delle illustrazioni fonetiche, morfologiche e sintattiche sono 
coord[inati a quelli che accompagilano la ediz. delle poesie del Cava's- 
gico (Le Rime di Bart, Oavassico tiotajo hellunese delta prifhct meth (fif 
sect. JfVI con ifttroduzione e note di Vittorio Cidn e ctfn' UtustfaisioM 
lin§mstkhe e Itfssicd a etefa di Carlo SaWoni. l!)tie Voltimi. Bodegria,- 19W. 
— Le illttstraz« litt^^tic^ e il lesiiioo steUao a p{». 307 sggl d^ 2^ 
¥el.), iUosti'aaioni abe giover^ quindi wbb sempre pvesenti^ La sokr-siglv 



lllustrazioni all* * Egloga, ecc. , 251 

383, 753, 863, 920 inenz 31, quenti 605 tuiti quent 888, 996 
[quant quanto 368, ecc, tant ib., ecc.]. 

2. casteffna 200. — Di chega cacat 435 seonchiga less., v. 
Muss, beitr. 102. — Di egua acqua, 797, 966, Httrlimann, Die 
entwicklung d. lat. aqua in den rom. spr. (Zurigo 1903), pp. 46 sgg., 
e sara esempio spettante al num. 14, cosl come potrebbe spet- 
tarvi sques ^si less., da ricondursi allora a ^squdiso (cfr. squasio 
beitr. 109); ma anche non h da escludere Tinflaenza dell'-t. — 
Di -iV in famlii favellai, ecc, v. num. 80. 

3. Qui pure i due riflessi di -ariu corrispondenti Tunc {-h : 
per pajo 817, 893, pera less., pegorer 190, muner mugnajo, le- 
darner, ecc.) al tosc. -djo, Taltro {-ier: leurier 666*, ontiera vo- 
lontieri 330, caldiera, ecc), prevalente di gran lunga ne' femmi- 
nili, al tosc. -iere. 

6». qui quei 1026, 1030, quist questi 689, 971, — uitu ? vedi 
tu? 24, criiu 137; $i e i (onde poi »5, issi^ sis, num. 76 n.) sei 
Es. -/ nella 1* sing. perf. della 2-3* coniug. (num. 80). 

* Cavass. , rimanda al lessico. — E yoglia poi il lettore per mente a 
qaeste altre sigle: 

Wend. =r Die paduanische Mundart hei Ruzante, von Rich. Wen- 
driner (Breslavia 1889). 

CaUno '-= Le lettere di messer Andrea Calmo^ con iniroduzione e 
illustraziofii di Vitt. Rossi (Torino 1888). 

Egl. == VEgloga di Morels di cui si tocca qui indietro. 

LoTar. = Antichi testi di Utteratura pavana pubhlicati da £m. Lo- 
rarini (Bologna 1894). 

Mag. = Le Rime di Magagnd, Menon e BegoUo in lingua rustiea 
padovana (Yenezia, Giorgio Rizzardo, 1610). La cifra romana rimanda 
a ogonna delle qnattro parti, Tarabica alia pagina. 

Boz. = Tutte le opere del famosissimo Ruzante (Vicenza 1617). Le 
singole Gommedie rengon citate colle lore lettere iniziali, e la cifra ri- 
manda alle pagine di ognuna di esse. La Moschetta (Mosch.) d talvolta 
citata di su Tediz. di Steph. de Alessi (Yenezia 1555). 

* Di iaourier (lomb. laror&i, bol. lavarir^ ecc.) v. Parodi, Miscellanea Aacoli, 

ArehiTio glottol. iUI., XVL 17 



252 Salvioni, 

6^. 8i4 SEX, die diedi 890, 723, mie miei, pi6 piedi (sing, pe), 

agnusdie agnusdei ; ii = -Slli ^ : bie belli, agnie, vedie 725, 

frane^sie 823, ece. ; — mieg meglio 249 (e quindi pUz 639, ecc.), 



^ Con -¥lli s* imbranca poi oap¥i.li (cfr. coMtV 626, 940, e eaviegffi all. a 
caviffgi nell'a. pavano). — La risoluzione di -''^lli, del resto, equeila di -6'li 
per id risp. udho era fenomeno che da Belluno, attravereo Treviso e i terri* 
tori pavani, raggiunge Ferrara e Bologna. Ma h poi diyeraa la elaborazione 
cui soggiaciono ne' diversi paesi i due dittonghi, risalgan essi a - bl.li -o'u 
o siano altrimenti sorti; v. Meyer- Liibke, it. gr. § 37 (dove, sia detto di 
passaggio, e falsa raffermazione che un esempio veneto come fiara, fiera, 
debba il suo a all'esser nel dittongo e non al r; h invece fenomeno coma- 
nissimo in molta parte delta Venezia quelle di dr in or), e Parodi, Romania 
XKil 312 n. Agli esempi che qnesti allega da Ferrara, aggiungo ^/a piedi, 
sija sei (vb.), ia io, tusia tosb, vua vaoi (v. Ferraro, Canti popolari di Fer- 
rara, Cento e Pontelagoscuro, 51, 54, 57, 68, 77, 78). Ma la cittli stessa di 
Ferrara ba, com'^ risaputo, iV risp. u6. Quanto a Bologna, s'ba oggi -t (t^l) 
e 'i^ (fjH figliuoli), entitk che perb dipendono da anteriori -(a e -tSa (cfr. 
turtia tortelli, piattia piattelti, pia piedi, indria, suva suoi, fiuta figliuoli, 
nella poesia rustica di G. C. Croce ch*^ accolta in Gaudenzi, pp. 228 sgg.) 
008) oome sono -I *^ la riaultanza d' ogni altro -ia -ua (efr. aguni s^onia, 
{i = ua lira, Gaudenzi 20). E anche a Ferrara abbiamo analogamente degli 
esempi come hastarii pasteria, pavji pipi[t]a, zans^i gingiva, famji famiglia, 
mji miglia (plur.), ^J^'tiglia* filamento della canapa, ruiyVpiselli bbviua, ecc, 
v6 uva, stud =*8tua * stufa * essiccatojo, pud *pua pupa pupattola, zgu6 =*zgua 
cicuta. Siamo, in queste ultime serie di esempi bolognesi e ferraresi, a de* 
veri casi di accento protratto dairuna alFaltra delle due vocali attigue, 
oppure si tratta di ci6 che sia state esteso oltre i suoi limiti Toscillare che 
si facesse un memento, p. es., tra corti^ (corti) e cortia^ tra fasud (fa»u) e 
fasiia'^ Per la prima altemativa sta il Parodi, il quale appunto B*appoggia 
alle nostre serie per iatabilire una norma seoondo oui (e o uo riusoivano a 
id t u6, risoltando cosi terziaria (id ts^; U Ho; id u6) la forma atliiale de* 
dittongbi ferraresi e quatemari (id ud; ie uo; id u6; I i^) Vi e VH bolognesi 
£ forse il Parodi non s'appon male; 90I0 ^ necessario allora di ammettere 
insieme che ne' dialetti di Ferrara e Bologna le formole -ia e -ua dessero, 
normalmente e qual pur si fosse la loro genesi, 'ie (v. Meyer-Ldbke, it gr. 
§ 68) risp. -tio. Solo cosi potremo noi spiegarci degli esempi come hastarif 
e 8tu6 (bol. 4, '(i), Anzi, si deve andare piu in la, e stabilire come punto 
immediate di partensa dei terziari -id -m^, non gi& -/« -tto, ma ^ia -lia, e 
sarebbe allora complete il parallelismo per cui da cortia e agunia si giunge 



Ulustrazioni all* * Egloga, ecc , 258 

ti$2n less. schiuoUeza manulieza less., Veniesia 835 (ofr. a. pav. 
le Vegnesie), ciriese 66, bies^ie 78, 147 {biesUi Mag. I 3, Lovar. 287 ; 
che noQ andrk gik col franc, btte^ eoc, ma sark per dissimila- 
zione da *bfe8tja), 

6. di0 Dio 723, dd, diese, hier 697, giera 285, iien 158, hmn 
MMim (onde uiens 801), ei^^a 64, priege ^gi 48, 277, m'tfjra 951 ; 
dne dietro 21, 202, eco. {dre 648), j^iera 663, cariega 475, aliegro 
228; — |>i«< 28, 105, e vedine il less. ; — ciera 5, missier, despUra 
-e 638, 990. Ma in Agnies^ avremo gni :=: fi. 

7. sUta, lees, da giudioarsi come i ben diffusi mau^o e jMii^e; 
mici mia, garma gioniea less. Di siriga v. il less.; curdila, cm- 
dele, e tirato sugli antitetici zinUla e humUa less. 

Di '{ nella 1" sing, del perf.; v. num. 5"^. 

8. s$a segia sit 18, 216, 977, eamesa camicia 81 (*<- 175; 705) 
)Ieyer-Liibke r. gr. I 116, Densusianu 0., Hist. d. la langue 
roummine I 75, dH dito 857, 953, neola^ less., par rappresentare 
NTbOla, sennonch^ si pensa anohe al yerbo *ini* dove era facile 
si venisse a ine^. Di sptrti^ num. 42. 

pegro less., dret diritto S pea 20 (p€d 57; ma apla 788, piar 
290), mer^uei 877 marauegia 877, ordegn 955, rfepeii^ 846, tenche 
4 OH, 1022, ^reiijfe 652 (stringe 342). 

9. afieAtfd less., 8ub suoi 264, ^iio 169, bub buoi (sg. to), uuo 



ft /^>rtfl e tf^uiti, ds /yif[r]a • wMa a />i) e m. Dunque : \, U u6. 2. U uo. 
3. MS ua, 4. /« MO. 5. a u6, 6. bol. I u. 

La invocsta norma di -ia -m in h -uo trarrebbe poi conforto da cib ehe 
■A Bologna e Ferrara ^ -4 Tesito di '4a (bol. gale galea, ferrar. Andrf Andrea, 
nnll. Alhari Albarea, Quadri Codrea, Salghi Selighea) e -6, a Bologna, quello 
di -6a {e6 eoda). Dove ^ assai probabile che -^ risp. ^6 rispondano anzi che 
4 -^ •^. a 'fi -o6, come par indioare il larrar. pifxineud all. a pnzmc&ta 
soma d*an giaoco (il ch. prof. Borea, che mi ba fomito parecchi tchian- 
anieati sal dial, di Ferrara, non vorrebbe eacludere che ins i erne a c6va coda, 
Bon St dica pure etid), Quanto alVaccento protratto, avverto ancora che a 
Ferrara pure -lo da o dava ♦li (Dim Dio, Piu Pio, Wii4i^= *Wi-o * volete voi? *, 
zA Banrffaldi; e il Vocab. delKAzzi aggiange mjo, cioe m/d, miglio). 

' IJ iamOm driU^ (lomb. drtc, see.) tara oome Tincontro di * *dretto * con 
r.tto . 



254 Salvioni. 

voglio 263, 57 {uuos 117), tud togli 117 (indi e da Huogia, ecc., 
ttior 191), -i«J = OLi {migiud 810, linzud 482, fazzud 709), utMgia 
34, 49, duogia 32, 91, muogia less., zuogia less., fuogia 36, 520, 
uoyn 215, ecc, [fenuogii, peduogii, num. . 11-12], moK olio 371, 
utrguognia 74, suognia -gna less., i^^Ko^na 122, 444, maruogna 
less., truogna less., Antiwni 294, wwora 372, giuoria less., istuoria 
563, nialmtwria less., uittuoria 561, war^wori less., [suuoda vuo- 
tare 82]. 

wMos^ri 889, /t*05* less. 

«u (:na5Stt) nof 781 (del resto no e ao); — cwrto corta 424. 

10. wwd less., /t«oc 52, 56, Zmo^' 58, ztwg 60, mwor 106, cwor 

108, fuora 469 (/bm 33, 263), duol 87, a jpriio less., pruoua 69, 

ntt08 126, cuore 531. Ma Mengola, se pur non si tratta di MSngola, 

E secondario il dittongo in ptw 39, 56, pwc 116, 122. 

Dav. a nasale: horn 372, fon tuono 52, bon 56. 
11-12. Zo/^ Zotta lupo -a ; — corrozze 638, r«iosHess., on^ 374, 
0071^ 92, />on^a 182, marobia (e, per influsso del ^', mambia) less. 

— Non limitati ai nostri testi ne ai dialetti veneti esempi come 
peduogii pidQcchi 273, fenuogii 271. 

pioueg less. — pi piii 13, 14, ecc, con i da ju o da juj 
(cfr. Ta. ven. piui) nell'atonia. 

13- aide audit aWtr, ecc. 799, 960, ecc Di puoc, v. qui sopra. 

— Per Au secondario: -due habui num. 85; filb less.; fib (:so, 
to) fiato 205, sbertigid (: io) 1067, ne' quali ultimi due esempi fa 
capolino 11 pavano. 

14. hebba abbia 14, 16, 69, chebba less., rebba rabbia 18, 519 
(onde rebos 111, 136), seppa sappia 95, 96, 682, geda less., nega = 
*naiga {cfr.salvaigo, araigo ne'coraponim.ferraresi apud Lovar.41), 
gramega less., salvega salvatica 631; mi mai 67, 93, 214, 228, 
496, 498 semi less., assi 432, he e ho 34, 35, 43, 254 (e quindi 
muriri morirb, ecc), si so 114, 118, 291, he hai 71, ecc. (e con 
e internato secondo il num. 76 ; hes 266, ecc. purgeris purgherai 
506), se sai 43, we vai 1, stesi stai 209, Poeste (1. -i : mH) po- 
desta 710, insofrani {:mi) 709, fii less., esempi pure, gli ultimi 
tre, ne' quali s'intravede il pavano. E v. ancora il num. 2, e, 



lUustrazioni air Egloga, ecc. , 255 

per le risposte di -An e di -atis, la morfologia ai num. 80, 

78, 83. 

VOCALI ATONE. 

15. Come nel trevisano modemo, la norma e che le vocali 
finali cadan tutte ad eccezione dell'-^^ da -je: a) fuoc fuoco, zuoc 
giuoco, tossec, caf, lof, anetn animo, vermei vermiglio, mieg meglio, 
compagn^ quand quando, corand correndo, mont mondo, content, 
cent, forn, infern, ors, bus buco, piet less., fat, gal gallo, fer ferro, 
rar carro, pas passo, Poloni, refrigeri, martuori, ecc. ecc. b) det 
dita, bee becchi. schirat scojattoli, mont monti, dent denti, dolz 
doici (femm.), naris narici, neru nervi 983, inenz innanzi 31, 
fuos forse 119, 142, ecc. ecc. c) greu greve, 7nes, pes pesce, 
cros, nuos nuoce, drom dorme, 7iot, sang sangu sangue, preuet 
prete, ual valle, haues e haesse, naf, cam, dies, ecc. ecc. 

Riinan tuttAvia la vocale: 

1. Quando ad essa precede o precedeva 11 nesso di muta 
-^ liq. : altro -t, magro, negro -t\ pastro less.; quatro, dentre -o, 
^empre, andre, ensembre, estre essere ; pare, mare, frare, crere cre- 
dere, rere vedere*; e forse here 129, 507. 

2. Quando le preceda il nesso kj (c/, gj) : parecchio, uecchio, 
battocchij, uogii, peduogii, fenuogii, 

3. In qualche pronome o aggettivo pronominale : qtialche, 
fMjni, puochi 456, tutti, sti 1040, ecc. 

4. Infine, e facendo astrazione dalle forme verbali per cui 
81 vedano i rispettivi paragrafi, permane la vocal finale in molti 
altri eeempi. Vi permane o per influenza di altri dialetti veneti 
e della lingua, per necessita di metro (talvolta per5 s'ottiene il 
metro sopprimendo la vocale : boazzo e forse per boaz, ecc.) o 
di rima ; vi permane talvolta per la pronuncia enfatica di certe 



* Ma pulter sara puliero venuto a imbrancarsi coi nomi aventi il sufOsso 
'Mr. — H costante rori less, par anch'esso accennare a una ba^e con -dn* 
•m. 



244 Salvioniy Franc, flageolet 

trag 54, che, dati i confronti ivi istituiti, poteva e doveva metier 
suUa baona via, e rimasto senza efficacia nella storia dichiara- 
tiva della voce francese. Orbene Ta. franc, ftageol ^ajol non deve 
in nessun mode potersi scindere dal mallorq. fabiol zampogna, 
e daira. ven. fiahuolo che gia occorre nel Cato edito dal Tobler. 
Con questa voce veneta vanno alia lor volta il vallanz. fabi6 
piffero S il romagn. fabidl zufolo, e il friul. flambid * venuto, 
attraverso ^ tubo, cannello ', al significato di ' doccione ', ^ tubo 
per derivare I'acqaa * ^, 

II tipo in cui tutte queste forme s'incontrano ^, h un latino 
volg. *flabi5lu, il quale non potrebbe non risalire a flare 
(cfr. flabellu) per la via di un *flablu *flabtilu, che avesse 
ben presto perduto per diflsimilazione il prime ^ (mall, fabiol^ ecc.) 
o il secondo de' due I onde andava fornito, e che divengon tre 
ove a punto di partenza si prenda un diminutive '*'flabli5lu. 

Circa al curioso iiwba, zampogna, del bol. rustioo (TJngarelli), 
nulla vieterebbe di vedervi il diretto continuatore di un *f 1 abl a; 
ma meglio sark forse, in considerazione della tanto diffusa forma 
di diminutive, di rawisarvi non altro che un primitive estratto 
dal derivato. 



* II Belli, il cui vocabolarietto manoscritto ha la voce vallanzaflca, allega 
da Pieve Vergonte il ainon. aeUnS', che sarii forse fabiS^ disposato a quella 
voce ch'^ nel valm. sivli znfolare (ma cfr. piem. sUbjS^l). 

^ C'h anche finibul che molto verisimilmente si sara sbarazzato dal primo I 
per dissimilazione. 

^ Nelle Lettere del Calmo occorre un fraibolan che il Rossi, gloss., man- 
derebbe con fiabtwlo, e interpreterebbe per * senator di pifFero \ Ma cib non 
va, e tuttalpiu penseremmo a un giuoco in cui entri il ' piffero \ 

* Del prov. flaujol non so come giudicare; in ogni modo poco direbbe 
di fronte alle nostre forme. 

^ Le forme alto-ital. in fa- veramente potrebbero spiegarsi anche ammet- 
tendo il salto del j da una sillaba alPaltra. E cosi anche fiahuolo potrebbe 
essere *fahluolo, 

C. Salvioni. 



lllastraztoiii all* ' Effloga, ecc. , 357 

71, 235, fumida 476, suspir 391, stupin 805, euai 505, 765, 772, 
cugnir& 596, 956, slangurir 751, piUurina less., Mm&ria less., 
<»M/ji 134, 165, eulh 778, /ii^Mrofia 557, ulios Isss., piiJier less., 
laurier 476, fugazza 653, mtiiMr less., pagnuehei less. 
28. ayiion less., apm miid 455, bazzoli less, 
reiio^ less.; sigueno (nel titolo deU'Egloga); migiub lees., 
rigoUm less, (e quindi r/^o/a 465). 

a/nor -rada -raitza 399, 574, 728, aln$$t 174, 747, 1070 
{dtMln^skt^ alficrada, neU'JBgl.). 

CONSONANTI. 

24. La sonora riusoitA finale si fa sorda, ma la grafia noQ 
sempre tien conto del fatto : fuoc^ luoc (e luog)^ tossec^ fasiue 
less., dH dito, mont mondo, preuet less., disarU dicendo, naf nave, 
lof lupo, caf capo ^ ; e cfr. af^ ape, nel trev. rustico. 

25. j primario e secondario. 

zure^ ztm^ zuoc^ ecc.; maio nuiggio. 

giera 285 ; — segia (e sea) sit, statufegia stafegegia e forse 
/a^ea = *fajea faea ; num. 48. 

Finale dietro a consonante tonica pub tacere : custu, cuZu, uud 
vuoi, anehuo less., no noi, no voi, ru less., agnusdie agnusdei, 
-iV = *-;^* = BLLi {zuparii * giubberelli ', agnU, farnU less., ecc), 
'u6 = -ico; = -OLi {fazzud less., tnigiud less., ecc), -A = -o; = 
-o!n » (6o<i bottom 858, giottd * ghiottoni ' 930, stombold less., 
frkr;^ biscioni 528, compagnb compagnoni 484, codazzb ' codac- 
doni ' 537). 

U. pea; fiaetro^ pior, tmar; uertnei^ coneei, family miia less., ecc. ; 
giada less., mieg 249, pagia, duogia, fnogia, marategia, furiagia 



* ^ualiu len., greu greve, 28, non dicon nalla. Ma ^ notevole la a^sotuta 
'^'Hduixa deir*()tf di condizionale, num. 85. 

' ijaesta ridozione ci riconduce al territorio della Val Follina, o almeno ^ 
».«aflii qoi nota come propria di quella valle; v. Ascoli I 418. — A Sacile, 
trovo Maid salami (cio^ saUn salame, con -dn secondario trattato come il 
primario), ma -01= -dm*. 



258 Salvioni, 

less., taffient, bugir, ecc. -li -Hi: cauei 169, quei, 9111, cauai 

837, diauoi 469; ma mul 382, ual valli 606. 

rj. V. il nunii 3. — farsora less., rasor 491, miiom 372. E 
vedansi i casi secondari al num. 9. 

nj. zegner less. ^ -ni : agn e agni anni. Di -^', v. qui sopra 
in questo stesso num. 

Vj. chebba gabbia. 

8j. fasub, cameMf casim. 

t). Veniesia Venezia, carisia 215, certiaia 217, pigrisia 219, 
stremisi less., indusiar; sasanar less., jj^^r less, agusiue less., 
«wa less. s. * nisar ' *. 

dj. creze credo, ecc. ; anchuo. Ma migiud less, dipendera di- 
rettamente da ^tnijud, e cosi cajrta 462, 739 (cfr. cat cade ^W ; 
feltr. ch^er cadere) non andra con cazer lomb., ecc, ma sara 
*cdja da *caj(r catr, 

bj. rehba 18 rebbs. 
26. 1. muner less.; cortura (?) less. 

Ol. Iniziale si riduce a </, interne, dove a c dove a </. Per 
c iniziale trovasi talvolta scritto ch anche il semplice c : cAu^ 
408. chamar 184, 237, 394 catna 153, 681; — M«rcAto -r*i>. 
recchiey sechidlet 813, battocchij 471, parecchio; — tio^ti, fenuogii. 
peduogii. 



* 11 ca*o di zeqner (cfr. foUin. feetrer bellun. fthrer^ non -itr) parmi idrn- 
tico a quello di maniera, che, come ^ nolo, mostra traccie del j da w pun- 
in dialetti che non hanno il nuflisso -iera (a. lomb. nutinfra, ecc); o anckc 
in varieta dove questo BuffiBso e noto si vede pure Vi, cobI a S. Giovanni in 
Peniiceto (Pap 141) dove n^YiH mainira {^ maimiefyi). Del reito, ne* dial**tti 
deirAlta Italia, vi hanno derivati da maiu'i come il mil. mafldra preMecbii». i* 
bellinx. tmdgnara picci^lo (Monti), i berg, magnina manina, ma^nastta manacru. 
magnada manata. i gen. magnd manata, magneico manesco. magntita manaU. 
maqmUrd mantriigiare, il cui >1 si spiega appunto da mmhiit- *mai^'. B**p 
e vero che anche da pame 8*ha pagnotta ; ma crederei che sia staio qui ana* 
logicamente tra<»i>ortato il rapporto ch«> corre tra fon^ e cagna, ragnntto, * tf 

* S«j a gu^ar e «iV<'ir s*agffiunga il bellun. tttuMr (Cavass. le«<.\ avremc 
tre b«*Ui e !«icuri eiempi popolari per h da tj ne* dialetti Teneti. 



Illustrazioni all* * Ef^Ioga, ecc. p 259 

gL giesia 1006, gir 19, gioUe 643, agian less., e il dotto 
giiMria -rios less.; — sgionfa less. 

pi bl. piotieg less., piHa less.; biastema less., spubica less. 

27. palangon less., piegole peoore, dove avremo rimmissione 
del saffisso -Qlu (ma pegoreile 86, 94, pegarer 192). 

/tt05 -St forse. 

28. V. 05 voce 552, 1040, ontiera volontieri 330; — bolp volpe, 
bissige vesciche 181, 315 (Egl. : be-), del quali altimi esempi 
V. Parodi Romania XXVII 234, 222 ; — sgola volat 776. 

haesse avesse, bere ^, paura 10, laurier less., uinbria less., 

a pruo less. *. Caduto pure in serotu, uorotu, e in non pochi altri 

casi, ne' quali il metro ei obbliga a sostituire -6 a -du ; num. 85 n. 

Di V riuscito finale, v. il num. 24. Ma in fao 448, foessau 690, 

si sente ancora -ro'. 

29. W. uarda 251, 663, 757, uadagna 598; guadiasse 336, 
5fiMir- e gamazze 336, 624. 

Interne, il u? di *aiuu si riduce a gw : ^^t«i less. V. H&rlimann, 
o. c, 46 sgg.; quelle di habui da v dope aver intaccato la to- 
nica (num. 13). Per jaxuariu, v. il num. 25. II -que di quinque 
e ridotto a co in cicocent^ e il -que di sangue pu5 ridursi a sem- 
plice -g. Cfr. ancora chi qui 56, child less, allato a quUd less. 

30. 8. Per il -s della flessione verbale, v. il num. 76. Un s 
finale presto internato s'ha anche in atmasque less., per cui v. 
Cavass. num. 30, 31. 

Interne, e 1 Solo in ossaue 548, reposse 148 s'^ conservata 
I antica sorda (espressa mediante 8$), grazie al w del dittongo au. 



^ La norma generate, con cui il Meyer-LObke spiega Tit. here (it. gr. § 206) 
ooa potrebbe valere qui. dove 8*ha preret prete, e dove d'altronde il pro- 
do tic di *beere sarebbe stato *ber. Si sara forse avuto questo *ber (provocato 
da bem, *beo bevo) e accanto ad esso *bevre, avendosi infine, per V incrocio 
della da« forme, bere. 

' pruo potrebb^essere *pruc[t]o, ma anche risultare da una riduTiione pro- 
cHtica. 

* C*^ nem nenri 1>83. che «ara nerr = nerf. 



860 Salviuni, 

Bc -{- e i: pes pesce^ nas naecono [e in voci dotte : setUia 
scienza, dissiplina]. 

X: iossec^ $as sasso, Bressa Brescia, eagura aciagiira.. 
30*. B. Pareccbi eaempi per il ridurai a ; di ^ : narassia (e 
-ccia) Iqss., ficfusa leee., giandussa less., zamfoaee * cianciaccie ' 
301, maladission 440, Binussa np. ' Benedettuooia ' ? 

31. n. gniaccare naccare 795. 

aim me magna 389, lelram mai 714. 
almasque less., e num. 30. 

CO con 9, 16, 22 (co un; con un 966); no non {no #r« 295) 
non (nofi « 1045). 

Di *4}ni, al num. 25. 

32. m. ro come 66, 141, con {can murl 766) id., all. a cam 252. 
Di -n per -m, v. num. 67, e, per la 1* plur. del verbo, 

num. 75, 79. 

33. c. cep, cima, ecc., dove al c andra attribuito il valore di » K 
08 voce, eras croce, lusent lucente, ecc 

sorz sorci. 

34. g. zeluj zennan^ zema. 
siite less. 

onzu, cinzidurGy ecc. 

36. k. fjardelin 808, gardenaUa 758. 

Int^no in g : piegole 7, bissige 181, cargar 382, 485: e ri* 
toma a A- se riuacito finale, num. 24. 
kr. negra. 
ct. fai^ lot, ecc. 

37. giuiUu less. ; e v. num. 29. 

38. t. drezza less. 

Interno. cadin 857, ledamer^ fede less., codega less., /ard^/ 
13. 31, gardella less., ecc; ma ritorna a f se ridotto finale: 
preuii less., del, ecc, num. 24. — procurcutr^ ciiaina 748, S2l^. 
873, 880, 905, companaseg num. 48, riyo/a ib., imimi leaa., ntgf 
gramtga saltega num. 14, poeMe num. 14, eeempio doppto, /id,ecc. 

' t'fr. an<nni pirrigar pizzicare. namccia lew., ecc. 



Illustrazioni all* * Egloga, ecc. . 261 

num. IS, pr€U4 125, 748; — se sete 267, 322, 870, asi 324, 
pare 284, cauri less., figii less., uisna less., ^ stata, fiA fiata, ecc. 
[ma andada 132]. 

89. d. ra<2i8 885, 895, eoda -dazzd 537, suda 619, peduogii 
273, uadagna 598 ; — jwraM 935, 702 (-cfM 838), ^en^r less., 
art9U less., BeiiM Benedetto 602, Paua Padova 731, risiua num. 48; 
— mod modo, /« fede, chio chiodo less., ni nido, ue vidbt, era 

CItSDIT. 

Finale, in t (num. 24) : net vidbt 250 ; numt mondo, habiani 
agendo, ecc. 

-dr- primario e secondario. mart maregna, pare paran 296, 
917, frare .533, piera 663, cariega less., forete 482, Mare vedere 
534, crere credere 836, 1095 ^ Ma non sara popolare desidri 501, 
6 redr^ 111 sara. venuto tardi, da vederi. 

-nd : agian less., on ' onde ' dove 1, 265. 
40*41. p. b. auert aperto, ecc. ; revest less. 

caure^ tcurando; sara sopra 156, 368. 

11 b di d^ 921 debes 41, proverr4 da *debo •Aa debso ^am; 
e cos! pure quello di debraue 650, per quanto qui si possa pen* 
sare ad altro*. 

ACCIDENTI GENERALI. 

42. ActENTO. debka debito 59, 1012, 1028, sperit spirito 371, 
suM 918 ; humlla 672 ; — crion less., bisibillion less. — 43. Dis- 
sixiLAZiOMB. carid 17, reuelencia 274, 664, malmuoria less., mo- 
nesHla less., lembrana less. ; osmarin less., ombrar, cio^ n- o /-, 
leas., palanostro paternoetro 555, propiament 979, cicocent cin- 
quecento 84 1, 854, e forse mVicless. — 43*. Assimilazione. ati^2rd 
140. — 44. Aferesi. /^e^^ less., rengar less., jr»a(2a less., nwrosa 
:io7, seoUaua 233, uanza 675, legrezza 525, bitador less., ^ujra 



^ L*-« oonserTato rende tesiimoniania per *v4ir$ *cr4dre ansi che per *eiMfv 
'rrtert. In qae«to ultimo caso vorremmo 'ivr '^rfr. 

' n trerit. raoderno ha cio^ il np. Gm^r^ Ginerra; dato il quale si pub 
p^naare ehe <i6rfl sia da *««rfl. 



262 Salvioni. 

453, sgaminaua less., maginar 114, 977, 7iisa less., uilld less., 
8cur 352, 503, recchie 472, micidiala 678, na {in na catnpagna 
848, dir na parola 246, ecc). — 45. narassia less., on^iera less. 
— 46. AssoRBiMENTi E coNTRAzioNi. orent less., sentar less., rffsirc 
= de estre * deve essere ' 187 (cfr. d'esser Mag. I 26\ 28% II 68% 
13' ; e venez. giesse all. a gi^ esse Boerio) ; pi piu. E v. i num. 
13, 14, 87. — 47. Prostesi. arot 318, aros 347, 625, 652, 1036, 
aresposta 391, arecres 392, 972; agian less.; — s^ue^ quasi 
351 ecc, stresor All, 851, sbrase 491 {brasa 459), 3nar« less. ; 
wwojfw 269, 333, 480, uuoli 810 i. — 48. Epentesi. Di vocalet 
cambera -rot 395, 552 [cambra 325, 475), cancher -car 103. — 
Di consonante. ondre dondre 114, 127, 169, ecc, stresor 477, 
eelestro 838, 975, grandamenfre 75; insembre, ombrar less., camera, 
«s^re essere 544, ecc ; imbriaga 439, ins^a 601, 649, iws esce 480 
insiralla 496 ; malmuoria less., lintiera 326, manginar less. ; ca^»a 
(trev. cd^ter cadere) cadat 983, 462 -yir 936, segia (all. a ^ea) 
SIT 977, statufegia stofegegia 980, 984, fagea (cfr. /«^s num. 84), 
dei quali esempi v. i num. 25, 89 ; rigola less., regost less. ; com- 
pafiaseg 116, riseua num. 39 {risea Lovar. 13, e v. Wendr. § 120), 
spauisig, di cui v. il less. s. * spauisig '. — 50. Metatbsi. torond 
171, 1017, fa Hue 474. — sgaminaua less.; drom drumir -mant 
71, 72, 151, troment^2Z; farnel leas., fardel 13, SI, curdUla ecc. 
335 ecc, farsora 370, parponta 490, carmesin 683, cardenza 246, 
gardella 761, garnel less. 

II. — ANNOTAZIONI MORFOLOGICHE ^ 

flessione nominale. 

67. Nome. Casi. horn (pi. honii), pastro less. In voci dotte: 
naraccia less.; — /rare frate 583; giesum christ (sogg.) 1095, 

^ pien d*uuoU^ e Tapostrofe e richiesta anchc dal metro. Penseremo dunque, 
anzi che a viioli o a uvoli, a wuoli^ e analo^o ^udisio sara da portare su 
UHogii. 

^ Preterisco il capitolo de* prefissi e suffissi (== nmm. 51*66 del Cavassico), 
poich^ nel lessico ^ stato versato quanto esso offre di piu notevole. 



Illustrazioni all* '^ Egloga, ecc. , 263 

O Santon isson 702 (Mag. Giesondio II 10^ Jesum Dio I 48% 
gieson pare II 57*; venez. Gesondio)\ accusativo latino prevalso 
grazie alia formula di chiusa degli Oremus {per Dominum nostrum 
Jrsum,,.). 

Numero ^ De' plurali con distinzione interna, v. i num. 5, 
9, 25. — Plurali neutri in -ex osse 983, 949, brnzze 950, legne 202. 

Genere. parh masc. 234, lai, fern., less., dent fern., less.; — 
$c(ujna\eB%,^ barilla 1024; — al bel Triuis 985. 

Declinazione. celestro 838, 975 ; — fornasa 457, barilla 1024, 
ttrgetta 771, gardendUa ^ cardinalessa ' 758, micidiala 678, granda 
75, 432, curdilla, ze- zintilla 174, 433, humUa 671; mare madri 
279 [U cros 706, le ual 606, rfok pegoreUe 86). 

roua less.; naraccia less. E qui porremo anche I'aggett. alessa 
655, che non sara g\k il partic. accorciato corrispondente ad 
* allessato ', ma non h altro che la combinazione avverbiale * a 
lesso ' interpretata come un aggettivo. £ cosi che tra i lombardi 
si trovano gli aggett. dor fern, dora {carta dora carta d'oro), 
dargfnta, e bunmercd fem. bunmercdda {la verdiira I'i bunmer- 
edda) da ' a buon mercato '. 

68. Abticolo. el 'I I' lo {per lo to amor 104); i; la V; le. 

Nell 'indeterminate: un costantemente {co un 445, a mud un 
camin 478, I'heua mt usset 460, ecc); ma nel feminile, e pre- 
fer! to na dietro a consonante o dietro a vocal finale di voce os- 
sitona {$tard na truogna 456 ; a mud na brasa 459, a mud na 
dipiniura^ ecc., ma fa una cosa 780)« ^'<^ dietro a vocale atona 
[€ una uos 448, ma sea na rebba 18) e in combinazione colla 
preposizione {d*utta formigola 461 d*una fornasa 457, s'una tieza 
>43. $'una campagna 844 ^ in funa nega 629, da una baretta 

' II plar. yrene 748 (sing, preue 939) sara uno sbtiglio (per preuei o preui) 

dovremo considerarlo come on plur. alia pavana (Meyer-Ltibke, it. gr. § 354, 
Vido««ich, Dial, di Trieste § 184)? Tali plurali vivon sempre, come ho dal 
mio carissimo Prof. Bellio vicentino, nel dialetto ruatico di questo territorio 

1 r6vert, i drdene, i nuinUse, i polde le pulci, ecc; ma i can). Dal testo 
feUrino del Segato: i oatri arte i vostri amesi 16, mtrcantt \^,brigante2\, 

' Triftttandosi qui deirincontro di due m, ^ difficile dire veramente quale 



L^t' A • ->; * •• o^v^^'Viia S4S. entre na cl^ebba 16, co na 

-4. «^ ViM«Mitil9. 1* persona, mi: zet$e m\ 11, mi 

'.w. .ui huHar me tiuo 260, ecc; obliqoo wt 

•« :.«7« <icc.h — enclitioo: 6 haue 214, c Mf r^ 

... 4 maiin^nm 26, o uud 259, a muriri 104, a me 

, — «'*i«*io Uoss'io) 894; obKquo me. — 2* persona. 

, » iio^idri 50, lu 7 M ^i 789, ecc; oblique it {co ii 

• . . • iW, ece.): — enclitico: in $oleve 3, <tt hm /Mlr^ 

, » .H.' i, faretu? 919, ecc.^; oblique <€. — 3* persona. 

. . t, tiMii. e/a (t*^ «to/a «/2a 255) ; ebliquo, id. ; enclitico, sog* 

o^^otto diretto: el I' 4, la ^la; soggetto grammaticale 

.Ao »' i\ oggetto indiretto (dative) ge in egni genere e nu- 

.. .0 •. t*lurale. 1» persona: noi 694 nd 269, 820 nu 781: en- 

iu(* M.i rappreflontato in una. E poco iguta Tapo^itrofe deirantore, poich^ 
i> > lU V. 8i9 fii troTH «M MO aeagna. 

• i 11. M(i /M rorl^, NO /fi fv/.^ a Sacile (v. Veni in vemacolo caneveMoa- 
u v.ai ill (Uov. D« Marchi, con prefaz. del prof. Ang. Arbuit; Sacile l^^^'S 
s P(i. 30, SI). 

* lu qut*«to jff {yf\ V. anche Meyer-Lflbke rom. gr. Ill ^1, 511, Bart«'H. 
lu ^.i\j Lopez e Bartoli, altit. chrest. 190, e quanto iostesson^ho ripi'tuU^ 
lu Ufirant. dial, pavese, gloss. •. *ffe*. Circa ai mgnifioati, quello di *Toi' 
9i loiiferma a Feltre per piii altri esempi imiti da P. SegatotUDa novella 
ill Alb, UiUiut tradotta in vemacolo feltrino; Feltre 1902): mighe domamd* 
111 V I ilomando 9, a 'n desperii com$ vu,„ son capazf anche de farght la carith W 
tldVt* veramente non e esclusa la fnnzione di 3' persona, che anche Feltrr 
ri« oiKJdce a ghe (la ghe reatpom 12, ecc), pod^ fermargke qua.., e imiatU wi 

yhf parrcerd el lavoro * potete fermanri qui e intanto io vi pr«|Mr«r6 il 

lavoro ' p. 16, not cofA eMe oi psgarghtft.,... eM no oi pi Mkrgko 4fmamsi i 

or* * non avete capito che voglio pagarviV che non voglio pin rederri ds* 

vantt agli occhi * 20-21. E la verstone di Citta-Vecohia (Dalraazia) ael P»- 
piinti (p. 608) ha mi po ghe digo *io pot ti dico*. 11 valore di 'noi* par 
poi averlo anche a Pirano (latria). Almeno, nel soneiio intitolalo Si i aif" 
npiropiiHcoIo di P. Parenzan (Del dial, di Pirano; Triaate 1901), son fia 
•luhhii) rhe il ripetuto taMghe sia da tradursi per 'aalrateci*. — Com* 
rif'ini'nto di giiidino nella interpretasione etimologica, non vm poi diiMA* 
I unto il rhe p^r ghe nelln Pu8!«. di Como. Per qoanto il teato abbia qnal^l** 



niiufcnudoni sU* * Egloga, ecc. , 2S5 

clitico: a resussiier^n 989; obliquo ne, e se {se dagbna 826, 
zon$e sconder 202; m moBtrdn 640, uoldn mosirarse 579) nel ri- 
flesBivD^ — 2* pereona: uai 695 uo 86, 94, 509, 679; a muriri 
888, 1098, -0 *u enditioo neirinversione: putao 981, fao 447, 
foessau 690, porM4 67 ; obliquo n^, e una volta se ne) riflessivo 
(guardasH guardatevi 303)*. — 3* persona enclitica: t\ fem. le, 
tanto al aoggetto che aH'oggetto diretto. 

70. culk^ cusiu^ quA^ quest, color \ dessa 351. 

11, qm? 703; no haon ehe ^non abbiamo di che' 872. 

72. me fardel, id tnal 34, so mords; mea speranza, mea mart, 
me mort, me parsona^ to foriuna, so persofta; i mie camp 718, t 
tuo cauei 165, i sub pas 620; mie fede %\, le to fede, le so gaU 
line; en&tico: fatto me 1064, I'amor id 207, el fauellar sd 203; 
Vanema mea 54, la mare mia 42, la no i mia 947 ; fent mie ra- 
gazzi miei 303, ehe fohs m»V che fossero miei 1011 ; t fatii sub 264. 
^ 8U0 ' 81 riferisce anche a possessore plurale. 

78. NiTMKRALi. lino -na; do e ire non si declinano; sie sei, dies 
e diese, trenia, ireniaire, cent e cento, cieocent, milli, millania; 
MM mUlion 567. 



FLESSIONE VERBALE. 



74. Confluiscono costantemente insieme la 3* sing, e la 3* plu- 
rale. Del qaal fatto, v. Vidossiefa, Dial, di Trieste, § 130. 



altro etempio della gntturale tonora resa grafieam. coi eegni del I a sorda 
I ▼. XII S88), dli da riftettere il fatto ohe ehe si ripeta per ben qnattro rolte. 

^ Di queato m, v. Mejer*Labke, rom. gr. Ill § 880. Al qaal paragrafo, mi si 
conaeDta di aggimigere che anche il dial, lorab. ha, nel riflessivo, il te por- 
tailo atlraTerso tntte le persone : me se petUUsi o se pemtissi, te se pentissH, 
H «r pemHss, se pemHasum, 9$ pemti o fv m penii, i se pentiss; imperat. pMi- 
t(sm9; pemth o pemHvss oio^ ' pentiterisi ' ; /am di * fatti dire '; vdri fass di 
* To^o farmi dire \ eoe. 

' A Sacile: vardisse gaardatevi 28, tir^sse 10, emisse tenetevi 24, semihse 
•edetevi t6, promdesse 80, d^e datevi 29. E v. la nota ohe precede. 



266 Salvioni, 

75. Sempre in -<Jn la 1* plur. deU'mdic. pres., del futuro del- 
rimperat., e, con qualche eccezione pero, del cong. pres. ^ 

76. U 'S di 2^^ sing, ci si oifre solo nolle voci ossitone del- 
rindic. pres. (e quindi nel futuro), ma e assai incostante e alterna 
coUe forme in -i {uuo8 117, 513, 1063, ecc). Avviene anzi tra 
i due tipi un notevole connubio, comech^ alle forme con i venga 
ad aggiungersi -s ; quindi da he = hai (n. 14), si ha hes 49, 
266, 646, ecc, e cosi fes 662, 677, sis sai 1002 (e nel futuro: 
torh 102, ecc.) ^. E si va ancora piii in la; poich^ da tali forme, 
nelle quali gia appare una doppia nota di plurale, son derivate 
altre dove una terza nota e aggiunta, un'altra volta V-i, riu- 
seendosi a forme come hesi hai, cioe ha-i -\- s -{- i {hesi est hai 
177, 561, 647, 656, 657, 663, stesi stai 175, 209, isi issi est sei 
65, 283, 670, uuosi 512) 3. 

77. Gerundio. habiand 194, disand 812 -sant 563, dromant 
72, andasand andando 706; andasande 11, cercande 968, co- 
urande{ue) 601 (cfr. toniande, savende, avende^ amparande, all. a 
sentindoy nella versione di Oderzo presso il Pap.*; corandi di 
corsa, nel vicentino). 



* disont? dobbiamo? 184. V. Ascoli I 399 n, 416, von Ettmayer, Bergam. 
alpenm. 50 n.; cfr. ancora hente? ho io? Mag. I 17\ 

^ Anche uuos non escluderebbe una ial genesi. 

^ Queste curiose forme non sono esclusive del nostro testo. Un antico 
esempio di doppia nota fe il dormirasi del saggio veneto pubblicato dal- 
rUlrich in Zst. XXI 226, con cui va pianzerassi Lovar. 297, e di doppia, 
ma anche di triplice nota, posson essere vuosi nel Ruzante (Wendr., p. 63 n) 
e nel Mag. IV 21' (cfr. anche vuossi tu voglia IV 34^; v. Cavass. par. 83), 
puossi Lovar. 334, e qui sopra a p. 247 n., essi esi sei Lovar. 278, 296, 344. Ma ]a 
triplice nota h certa nello stiesi del Dial, di Cecco di Ronchitti (p. 3) e in questi 
futuri: proueresH Lovar. 340, vet essi vedrai ib. 222, veriest Mag. Ill 77', hariesi 
IV 88**, dariesi I 44*, niagneriesi IV 97*, fariesi I 36*, parecchieriesi I 40*, 
sentiriesi nel Dial, di C. d. Bonch., p. 20. — Curioso poi a fne sent er esi 
' mi siedero ' a p. 34 della Moschetta del Ruzante (ediz. del 1555) dove la 
ediz. del 1617 ha sentarL Siccome -eh la desinenza di futuro tanto nella 1* 
che nella 2* pers. sing., cosi anche la forma senteresi^ forma specifica della 2*, 
accenna qui a passare nella prima. 

^ Qui veramente anche cande quando, o meglio eande che, che al postutto 



Illustraxioni air'Egloga, ecc. . 267 

78. Indicat. PBB8BNTE. 1. Solo du6 dsempi per la caduta della 
Tocal finale, e sono part {imart) 162, smereuei 877. Del resto 
(taranne che in ineago 664) sempre -e : buUe 101, insegne 204, 
uede 211, posse 47, debe 921, tuoge 947, wige 24, ecc. ecc; — 
t ho 34, 35, 43, 660, ecc., si so 251, 146 (sb 840), sim 253, 
835, e qoindi fm faccio 109, uub voglio 57, 259, 260. — 2. 
nmang 1068, [cognostu ? 406, timiu ? 755] ; pensi 210, mostri 293, 
dmi^t 50, e v. il num. 76; urte 182, mostre 672, Ja^^ 1004, 
pare 2; — A^ hai 4, $s hai 646, sa sai 789, «^« id. 1003, si is 
sis sei 257, stes 648, 659, /mo 334, 1003, di 15; e v. il num. 76. 
Manca sempre il -s quando il s6ggetto sia suffisso : ustu 1 , 265, 
Hu sUu «<M sei tu? 208, sHu sai 43, criiu credi 137, 518, uUu 
vedi 24, 1082, puotu 1086. — 3. guarda^ eoCfpiame 146, puole 
1056, resarz 17, drom 151, cai 369, /mo/ 794, etio/ 858, par 
4, ecc. ; — ue vede 370, 853 {uet 250), *, fa, Aa, ecc. — 4. moron 
fasoHy uignon, uoldn, hadn abbiamo 577, 578, 747, seon 630, 640, 
773 e sasoHy 575, siamo (cfr. sexon a Sadie, p. 10); disont? dob- 
biamo? 184, num. 75 n. — 5. buUd, lassA, meUe 269, 80^891, 
sai 887 e sasi {sexi -io? a Sacile, 26, 18), siete, 268, 271, 301, 
610, 933. 

79. Imperfstto. 1. chamaua 237, irasia ib., irouave 11, pa-- 
raue 11, uigniue 347, skue 355, 924, zeue 11, 129. — 2. m 373, 
freMt traevi 362, ere 295, 298, 300, steue 350, porfau« 170, dts^e 
220, 221 K — 3. ardea 588, Aawea 318, 356, trasea 530, ptoiiea 
450, jMirea 451, fagea 452, pareuel 120, m^ua 711, A^na 467, 
384, seua sapeva 965, 5^<;tia 385, feua 861, 2:etia 812, ^ra 286 
giera 285, 964; Aawa aveva 396, 810*. — 4. ziuen 128. 



patrebb*6isere * qnand'^ ohe ' (cfr. i lomb. qutuM^ dov/^ eom/f cos/ * quando, 
doTe, come, cosa («= quid interrog.) * sorti tutti nelle combinasioni ' qaand*^ 
che *, eec 

* Bunlta ohiaro dall'esame delle forme, che le adigammiche si evitino Ik 
dore la teompana del r avrebbe condotto a raccostare due e. 

* n doplice ricorrere di kaua rende poco probabile che si tratti di uno 
•ba^lio. Sai4, come qnella tanto diffusa di arb avrb, ecc., una ridunon pro- 
ditica. i) del reito anche toscana (v. Studi di fil. romansa VII 204). 



Ax«htTio glottoL iteL, XVI. 18 



M8 Salvioni, 

80. Pbbfetto. 1. bMii^faudiis ecc«, e anche traMei 717, andrk 
fome letto -ii^; uindl 718, auer»i 229, haul 317, 524, /o^i 22^ 
^fnA 543, iHtffi 317 ; fii 340 e f$88i 554 feci ^ dtd diedi 723, 
dissi ^ 389) 406, 703, deiMia 409, /Ui 576, 594 e sara /U anche 
il fui dsi TV. 878 S 404, ui^ -^« ^Us -Ui 411, 445, 611, 696^ 1063. 

— 2. /Wi^ ("k) 224, (2d« 234, nt^e 907. — 3. porA, eargdy eco., 
c&rezi 887 ; respoMli 240, ;2^ 114, /bi 98, 803, 804, 920, 192, 374, 
375, 399 {fo 715, 970), /brt 487, 489 (e f* 330, 403, 714) ; m«f», 
parH, iignl 296 ; uiene 801 (uen 978), iid« 190, respos 439, dta 
405 d«Me 406, trapse 391. -- 4. foeseon (1. -At) 457, iMM^^^on 903 ^; 
;^9en 380, pastdsem 379^ 

81. FuTiTRo. 1. moWr^ 104, 678, «r* 998, Aar* 597 ; uor^ 884. 

— 2. t&ris 102, 511, (2ar^ 365, purgerii 506, sardtf 678 ^ pas- 
seri 110, t^edr^ 111, faretu? 919. — 3. ^omtA 262, uaUra 889, 
^orot 830, hara 509, 2ar& andrii 998. — 4. mensrdn 40, &»8^dii 
833, ka^erin 770, a^fdn 203, andardn 769, 820. -- 5. mnriri 
604, 688, Mr^ 63, 603, poreu 67; e la pretta forma letteraria 
in pianaereie 63, uederete 61. 

82. iMPBKATiyo^. 2. {a5«a, Idssamebl^ mettita 791, »i^ 204, 



< Di questo -i^, v. Mejer-Ltlbke, it. gr. § 420, Parodi, Romania XXII SOS. 

' Per qu^sta fotma Bigmaii«a, efr. la 2* <2^ 284, salla quale era fbcile ii 
modellasse nn 1* *42M9t, e «i rioordi pure mtre3se pag. 248 n. 

' Un f4i non sarebbe forse potsibile in questo dialetto. Che in ogni modo 
si tratti di fu{ cio^ d*uoa forma debole , h posto fuor di dubbio dalla 2* 
fuia e dalla 8' fo^. 

^ L'-dn di perfetto dipendeii direttamente dalla corrispoadente voce del- 
rimperf. oong. Di quecflia non h veramente niesswin ^sempio ne* nostri testt 
(v. perb il condiz.), ma h costante V-bn nel bellunese, e frequenie nel Ruzante 
(Wendr. § 116). £ nell*imperfetto r-<$M era portiAo dal pweente dello stesso 
modo. 

' Alia funzion d*imperativo pub anche venire il future, e si tratta di fan- 
zione schietta comech^ il futuro cosi adeperato reg^ga T-oggetto ettditico 
nelle stesse forme come lo regge Filmperativo vero e ptoprio (v. I>ell*aAt. diaL 
pavese, Annot. % 46n.X 6 cio^ I'enclitioo si poapohe: i^reste 'tbgliti* 511, 
dirsame ' dimmi ' 32. Di un ieAe uso hauno esempi aache il Bozante e il 
Magagnb: daritsimele ' diimmele * Mag. 1 44% reoorderiue * rioordatevi ' Hi 87|„ 



Illustrazioni all* " Dgloga, ecc. „ 269 

ni vedi 199, tnh 117, 307, txeOife 51, dimel 13^ 37; M me fsr 48. 

— 4. pofion lis, creddnie 600^ awetow 127» «ton 800 staffM 124, 
2ron * gfemo • ll&> 124^ 968. -- 6. periena, fuardUla 614, 617^ 
*98$, fasi 681 /d >56, ^dd^^ 448, 2;e 61. 

83. CW&iUNTtYO PBEfiffiNTE. 1^ biastiOna 37> zevna 30i, c^ia 24^ 
paria 81, A^Ma 14, 16, 69^ 24^,, 761, 982, sea 931^ fage 987. 

— 2^ aflMiffe 188, coM^oMe 207, jptio^e jyosBa &. — 3. perdana 
1095, castiga 494, ^rewa 35, defenda 97, wfena 103, 405, arda 
255, wpm sit sea -gia 2l6, 977 5ta 1061, 772, $eppa dappia 1^5, 
96, 682, habia 783 AeiJa 212, ecc. ecc; rtposse 149, magne 261, 
tfiVn^ 891, fMXSiSig 98) faze 976, mu^re 256, sto^ 150, uage 973 ^ 

— A.datdn IS2, habione 877, ^arnona 948, dagbtva 826( scriuana 
313, ;^tan (1. ifetn?) EAMtrs 263. — 6. haiie 589, settle 87, ma 6 
incerto 11 modo di fasl 603. 

84* Imperfetto. 1. magnas, lassas 895, uedis 283, debh 226, 
228, /besw 691^ fossio 894, /"«« 751, dis 283. — 2. d^s e desse 
25> 887, /bd« e fosse 218^ 351, 758, 764. — 3. urtas, amazzas^ 
guadiasse 299, hauei 136 *ae5se 137, pianzesse 916, titym* 671, 
689, fais 147, 669, 747 fes 750, rfaes 902, sfa^s 272, s/te^sd 276, 
/bes 146, 189, 191, 504, 899, zes 1043. — 5. foesiiau 690 (e v. il 
numero che segue). 

86t CoK0iaioKAL£ ^^ 1. magnereu 26, con^eroti 30, cagierou 23, 



rreard<»r0te « fe^erete in la sftUJilmuoria , ricordati e lieiiti a memoria * 1 41^; 
ure c otdt tr im ricordalevi Rnz. Rod. 21^. In altri esempi la sehietta fan- 
zione imperativa s^ai^palesa per eib che manchi il pronotne boggeiko 
atono ch^ suol altrimtoti aocotnpagDare il futuro e ogni altra roce fiaita 
(v. Elise Ri(Bht«^r, Zur entwickluilg d. itomati. wortsteliaiig ana d. lat. [Halle 
a. 8. 1903], p. 61-2 n.) : pa^4et>hUHeBi prepara Mag. I 40% fari^H fa I 86% trn^ 
fer^ metti III 45% mctgneriesi mangia IV 97^ nnaH andaie Rus. Vacc. 49b, 
Ttgi^rM vehite. Rod. 19*, dove ai vede il -H di num. 76 n. passare alia 2^ 
pln)r. Ootti^ se il ^anceae dict^sae ehcmterms (e non tu ehanteras) per ehante. 

^ possif 999, ai rAggUaglia a pdH'i * posaan eaai \ 

* n tipo di coHdii&ionale in -j^tw, che ha una si costanie applicasione ne* 
noatii teati, ai Hvede ne' dial, ladini della region centrale (v. Cavaas; II 482, 
Meyer-Lfibke, n)m. gr. II 328) e, tra i veneti, in una delle poeeie del Ca- 
vasaioo, il cui tit^o idiotnatieo, perb, ei porta lontani da Belluno (v. Miaeel- 



270 Salvioni, 

compiroue 692, andaroue 1033, dariu 219, farone 273, 897, ha- 
rdue 324, diri^ 635, durdu 1027, Morou 275, 306, 896, zirou 
1021. — 2. deueraue debrme dirdue dovresti 268, 650, 673, di- 
rdue diresti 156, 159, 402, 423, haraue 1006, dardue 568 (2ardu 
1085, uorau 292, aroutu 7, ^roti^u o ^^ro^u 9, 927, uarotu 15^. 
— 3. durerou 27, Aau^roM 10 e harouel 144, t^rotf serouel 139, 
142, 567 e ^ardtf 189, 198, 288, sardud saprebbe 967, ferdu 



lanea naziale Cian-Sappa Flandinet 233-4). Piu a occidente, la desinenza ci 
si offre nella Valtellina: a Poschiavo e a Livigno. Per questa localita, cfr. 
regalaroi regalerei (Pap.), e per la prima debbo alia cortese e verbal e in- 
fer mazione del Rev.*"^ Don Gius. Costa parroco a Prada la nozione dell'in- 
tiero paradigma di oondizionale che oobI suona : eantardj ^^as -^f -9um -Qf 
-gan (cfr. darovi darei, perdarov perderebbe, nella versioae del Pap., arbf 
avrebbe, nella parab. del Monti 415). Nelle valli verbanesi, c'^ imprima la 
1* persona in -^ nel dial, di Val Bedreto (var(f andrei), il quale -if sara 
da -9j\ non potra ciob staccarsi dall*-^ di Varzo, nella finitima Ossola, 
che pure occorre solo nella I' (v. Studi di fil. romanza Vn 218). In Valle 
Canobbina, o*^ anis arrebbe, saniscMi saremmo, ecc. (v. XIV 448 n.), e anohe 
qui 1*4 (»P) non potrebbe non risalire a babui. Ma data la presenza di 
questo in tutti i contermini dialetti, siam quasi costretti a riconoscerla 
pure nell*-i{« valmaggino-verzaschese , che il Mejer-Ldbke, 1. c, vorrebbe 
dichiarare da fUs fosse. Meglio vi ravviseremo invece un -Sss venuto a 
commescersi coll* A' che sorgeva per virtu della metafonesi {-U ^= haboi o 
Bs *.gv^iOt -a =3 *-^rt di 2' pers. ; e di qui esteso ad altre voci). Piu in lit, la 
versione di Riva-Valdobbia nel Rusconi (I parlari del Novarese e della Lo- 
mellina; p. 68, v. 20) ci offire gareui avrei, e quesVesempio ci porta vicini 
al Canavese, dalla qual regione provengono i piu anticfai esempi di condizion. 
in '&ve. Poich^ io credo d*aver dimostrato, in Giorn. st. d. lett. it. XVI 382 n.^ 
che son piemontesi, e altrove (Rendio. Ist. lomb. s. II, vol. XXX, p. 1505 n) 
che son piii precisamente canavesani, i saggi che si leggono in Gaudenzi, 
Dial, di Bologna 168 sgg. £ le prove mi eran fomite da c = or, da -^=» -ati^ 
e appnnto da -dve^ tre peouliaiitii che, nell'dmbito subalpino, solo il Cana- 
vese conosce riunite. Per Tultima, che qui oi rignarda, cfr. aiavrii avrebbe, 
vourrd vorrei, andrdu andrebbe, nelle versioni di Corio, Sale-Castelnuovo e 
Vico- Canavese del Papanti, ii in testi provenienti da Rueglio. 

^ Questo tipo di 2* sing, in -dtfe, che ritoma nel posohiavino, e oorrispon- 
derebbe a un tosc. tu e6&t, h dovnto, si capisce, alia imitasione del tipo to 
cdnto : tu cdnfit ecc, dove cio^ non v*era tra le diverse voei dispaiita d*ac- 
cento e di sillabe; cfr. uase volesti, nel Cavass. e mtte vedesti, qui sopra al 



niastrasioni all* * Egloga, ecc. , 271 

993, stardue 240, pordue 119, uordu 242 ^ — 4 e 5. Qui 8u- 
bentra al condiz. Timperf. del cong. ' : haues^dn 749, uaressan 
872. — debessii 687, ande$$i 695 \ 

Circa alia detenninazione del tema, qui e nel futuro, s'ha -er- 
nelle tre prime coiqug., -tr- nella 4*. Solo * stare ' ' fare ' ^ an- 
dare ' (e una volta ' gire ' : zari^ 998) hanno costantemente ar ^. 
Di ^ esaere ' a'ha ser- e sar^, di ' avere ' frequentemente ar-, e di 
' sapere ' una sol volta ear- 967. Di ' debere ', per la solita confu- 
sione con ' dire ', talvolta dir^. La sincope in uedri 111, e debraue 
660. Del resto, nor- par- tar- = * volere ' * potere ' * togliere '. 

86. Ikfikito. Cade V-e e si conserva il -r che ne risulta. In 
alcuni verbi per5, la espunzione dell'e postonioo dk luogo alia 
applicazione della norma onde al num. 15. 1: esire 187, 944, 
1065, uere 504, crere 836, 1095, e di here v. num. 28 ru Son 
pretti italianismi uendere, intendere, destendere, 479, 481, 483, e 
cagare (sostant. infin.), 535, stk in grazia della rima. 

87. Participio. Masc. -d -i -u, fern, -^da -ida -uda. Si scostan 
dalla norma solo insofran^ ( : mi) num. 14, e sti stata 198, 253, 
fabriea 381. 

Su ' fatto ' si modellano ' date ' {dat 108, 123, 194) e ' state ' 
(stata 253, 283) ^ 



num. 80. — Di -6 da '6u, e non solo nella 2* pers., v. poi anche le emen- 
aazioni metricbe ai tt. 10, 532, 516, 1021, 1031, 1036, 1074, 1085. 

* Nella 3* plur. c*^ ona volta 'auei (irouerauei 486). £ Bara forse uno sba^lio 

' uores9on parrebbe rag^agliarsi, astrazion fatta dairuscita, a un ' ror- 
rtssitmo * e rappresentar quindi una forma di schietto condizionale. Sennonch^ 
io propendo a credere che sia non altro che an uoltaaon, eon I poi soppian- 
Uio da r grasie alle voci del singolare. 

'^ Parmi che qoetto -d {ch'h anche nel bellun. del Cavass.) non si possa 
tpiegare che supponendo on -d nella 2* plur. del cong. pres. Questo ^d raanca 
Teramente ne* noitri testi (tnttaria c'^ Made allato al quale e fJEicile supporre 
nn *«ea), ma k note al Carassico nelle forme mnnite deirenditico soggetto. 

* Andra qoindi leiio $er^ il f- di v. 993. 

* II fenomeno ^ anche troTisaao (nato andato, Ninni I 70, ecc), feltrino 
iat4gi, wai andato; cfr. reo andava) e bellunese. 



272 Salvxoni, 

'gird' ha zt^ 626, zuda 3(21. 

Nesswi partioipia in risio. 
88. cagir cadere 936, %mr tenere 9dO, pardir perdere 7&2. 
— ' gtre ' Si conjmga come un yerbo della 2^3* (£:e«^^ 2;tt^ ecc. ; 
taitavia zian num. 8^). 

' stare ' ' fare ' ' dare ' ' andare ' ' trarre ', hanaa, com'e aoio, 
mi proprio. tipo. di fteaBioae: Pres. fag/^ vage, stage^ eec, cui gi 
accompagnano tuoge tolgo S e pmge pess^ 6. /is^cm fecci^mot e 
quindi anche sasom, sa9^^ siaaio, siete, e disatU,, do^bbiamo^ tirato 
direttameate su 'dire' (ofr. dirtme num. 85} v. DeD'a^t* dial, 
pavese § 49). Imperf. feua (e fa^gea = *faea iMjuo. 2&X trtu^ skue ^, 
e allato. iraaea. Perf. di^; dia^ fesaL Gev. dasand, andaaand. Part. ; 
V. il precedenta numero. 

Altri fMti singoktri nella flessicme: oreze credo (\*f>€ze 
TiDfio : : cr« M7« y:(BET) ; /%>n facoio ; dehe e d^oue nnm, 40 ; |wo2« 
1056; ^}pM» SIT 772, deve influiva direttamente safiat. 

80. II toma del presente aUungato ^ s'ha in oanaoUe 207, ata- 
tuf^ia 984, atofegegia 9&0^; v. num. 25, 48. 

90. Del tema del presente portato in altri tempi e modi, si 
vedoao gli esempi ne' ppecedeati numm. Qui ricordo solo il 
ger. habiand avendo. 

INDECLINABILI. 

91. AwERBio. uilld less., qui- child less., chiuiliMga liesB., chi 
58, qua 110, 419, la 419, zo 71, 101, ecc, au, aora 434, ecc, 
fora, dentre,, entre 16, 28, 80, 182, 374, -o 465, dondre donde 



^ Che quindi nulla ha a che fare ooU'it. tolgo. Ofr. il lo«ab. togi^ tdaeoa 
toglieva, tdo talto, q. 'totto* (oEr. faaeva e fa'o, dia'eva e ddh^ eccO* 

* Ma seua 89>pav&» dipende da heua aveva. 

^ v. Biadene, St dji fil. rom. I 232 n, Meyer-Ltibke, it gr. § 417. U fe^to 
non ^ ignoto nelle Alpi lombarde, e cob! ho udito lavuria * layora ' a Vil- 
lette (Ossola). 

^ Dal Yoc. del Ninni: scalivka, pioviggina, UmitzhcL ttiona; trapoUa 'trap- 
pola' neirEgl. 



lllustrazioni all* * Egloga, ecc. . 278 

<mdr$ an 1, 12, 114, 127, 265, dri 648, drie.per dre 105, inmz ecc, 
a prud less., p&ra less., diniam, adda, eoc. ecc.; mo ora 48, 146, 
266, ecc, mo odes 726, adis presto, subito, 104, 161, swnjpre, 
sem^mni, mat e mi, quand, earn quando 252, po poi, »a 88, 
amchud less.^ VaUr^hier 697, aguan ecc., less., da po 510, 1024, eoc. ; 
CO con com come, mud, a mud, come {que mud in ohe mode 816), 
CO fa ecc., co ae fa 66, semi less., mieg, maasa less., aUrimenti, 
grandametitre 75, |)er certament 133, dove pajon incontrarei * per 
.certo ' e * certamente ', uia per de fbra, 660, * aitrimenti, per il 
resto ', insembre, in cuffolon less., de fuga impetuosamente 449, 
per start di sbieoo, almasque less., ecc. ecc. 

La negazione suona sempre no (no ere non eri, ecc); ne 
846, n^he non hai 552, no... miga 295. 

^ ge rawerbio pronominale enclitico di luogo. V. num. 69 n. 

92. Prefosizione. in su la pUa 435, in la 20, 120; ma piii 
oomunemente in t^un, in t'una, inie'l; -^ co tm, co una. 

93. CJOKGiuvzioNE. e si 203, 285, 237, mo ma less., stu s'tu 
*setu' 15, 25, 22, 117; co quam 825; perque 437, 751, 834, 
884 *, parzo 69, 87, po che 457, benche 78, ecc ecc. 

94. Intebjjezionb. o 70, 76, ecc, oime 91, 178, deh 713, de 
926, osii 124; dema less., magari 276« 



ni. - ANNOTAZIONI SINTATTICHE. 

96. GosTBuzioNB. Nella posizione del pronome enclitico og- 
getto, raramente si devia dall'uso veneto odiemo : per no me dor 
333, mand&me *mandommi' 395, e conzamel 913, me perdona 
* perdonatemi ' 431, 955, 989 ; e trane e ci leva 1050, dirisme, ecc, 
num. 81 n. 

corrandper mezse * correndosi incontro ' 426. V. Meyer-Lubke 
rom. gr. HI § 718 ; Ren, 1st. lomb. S. II, vol. XXXVI, pp. 1012 sgg. K 



^ Cfr. anche que quid 976, que cong. 817, 916. 

' Qnesta mia nota de* Rendio. ha avuto la fortuna di eadere sotto gli 



274 SaJvioni, 

star ne in pie.., ne zir, 1082, dove vorremmo ne star, ecc. 

La costruzione naturale e violentemente turbata in questi 
esempi: pi che no fa per uent in albor fuogia 36; ondre i i sm 
manazzo adis de uilii *' dove sono adesso, ecc. ' 623; i ua cazzant 
entre un cadin i det \ pien de both * vanno cacciando dentro un 
catino pieno di bottoni le dita ' 857-8. 

96. CoNGOBDANZA ^ seon bassi sepdi 773, tuUa canuda 617, 
bie uesti 769. 

le nostre gambe, brazze, pe e cossum 950. 
ho cerch,., che fazze 83-4 *. 

97. uuo che zian fbra e dotnandarge 263, se 'I no uien tern- 
pesta e tuorne ttU 742-3, que i straliot... ne haues toU et cuor,., e 
fame zir spauisig 733-6, heua sconchiga chel me amazzas e met^ 
terme a couert 549-50, chi ha inteUet,.. me uieua a aldir efarse 



occhi del signor prof. Gius. Toppino da Oastellinaldo (Alba), ora al Liceo 
di Cremona, il quale subito mi avvertiva che nel suo native dialetto il fe- 
nomeno deiroggetto indiretto enclitico suffisso ad altri elementi che non 
sieno la voce verbal e, ^ cosa affatto normale, e me ne forniva 11 per li i 
seguenti esempi: s^lUhre-gi u fera kdlje * q. libro gli era sopra (a collo) ', 
u fera 'nsU'mje * gli era sopra (in cima) *, fera sUtme * egli mi era sotto, 
era sotto a me \ fera angAnme -gemjey ^penUe * era insieme a me, a lai, a 
te ', va *ng^mje vagli insieme, mi sum asutje * gli sono sotto *, u fera pressje 
dapSje o d^aioslnje * gli era presso, vicino ', mi fera dr^je * gli stavo dietro '. 
E renclitico mai non si ripete dietro alia voce verbale, essendo quindi 
solo possibili i costrutti vaje 'ng^m o va 'ngAnJCj non il costrutto *vaje 
*ngAnje. La ripetizione par invece di regola, o quanto meno possibile, nel 
dial, canavesano di Piverone, da dove il Flechia (XIV 116-7) comunica 
questi esempi: vaje dvenje vagli o valle davanti, vaje Mn adosje non an- 
dargli adossogli, vaje fiin anaUmji non andargli in cima (propr. ' sopra *). 
II fenomeno, del resto, par mostrarsi a Piverone nelle stesse condizioni che 
nel novarese, h cioe qui possibile (cib che il Toppino esclude per il suo 
dialetto) che renclitico compaja anche dietro a un avverbio: wardje laje 
guardali \k, wardje liji guardale li, wardne kuini guardaci qui. 

^ co'l caf canuda ( : saluda, spuda) 248. Forse una svista, comeohfe 8*inten- 
desse di dire ' tutta canuta ', o ' il capo canuta ' (il capo accusat. alia greca). 

^ Div^so h il caso di critu che Vhaease 187; dove 'avesse avuto' h 

richiesto non dal verbo reggente ma dal contesto del discorso. 



J 



Illastrazioni all* ' Egloga, ecc. , 275 

ben aretU 959-60. V. Giorn. st. d. lett. it. XLII 875-6 n, dove 
son da aggiungere gli esempi del Cavass. e questo del Ruzante : 
no dUsi gnan cVa me sentasse vii^ e arpossarme Piov. 50^. 

98. Casi. ue faroue magnar ai peduogii 273, 8ent\ rengar al 
Uiran preue 125. 

99. Verbo. m'he buUh 71, se ha parti 118. 

el destre buUh ' deve esserai gettato ' 188, Vh amazza ^ s'h 
ammazzato ' 193, k conzh 428, son (1. seon) intes * ci siamo i- ' 
974, serduel sccmtrh 139, sarotUti scatona 9 ^ V. Meyer-Lilbke, 
rem. gr. Ill § 381. 

preue andasand 706, leuar su bel dromant 72. 

100. Abtioolo determinato. v. in primo luogo il num. 104. 
— me art 388, id ca'353, nostra naraccia 278, uostre mare 
279, ecc. (ma isudpas 620, la nostra giesta 932, le so recehie, ecc). 

amor d'una zudiera tant te costa 393, zudiira me tignera 
991-2, mort... deschioda 105, cagasanc e la giandussa uiena 713. 

tuHa zent 961. 

no i el pi bel amor qtMnfi de fdra 1045, tu es el mior temp 
che no ha la signoria 646, no ^ al mond la pi rebdsa orsa de /e- 
mena 304-5. 

la mengola 106, 196 (ma Trottol 151, ecc). 

Abtioolo ikdetsbminato. el va po fent con zuccari ' e vanno 
poi dei fanti con degli zuccheri' 862; per tpie femene... caga 
' perch^ delle femine cacano ' 437, piegole delle pecore 149, se man 
911, la era na dipintura no za donzella 613, che pero andra forse 
emendato per na d-, de croda da una rupe 101. 

d'un bel zegner di bel gennaio 918. 



' Cfr. anche no ual a ptniir aon vale pentirBi 836. Altre singolarita nel- 
Vnao del tiflesiiyo, a num. 69 n. — Qui rioordiamo il fatio offertoci in se 
pHtena e speeeoh ' d si pettina e speochia ' (frc. oh se peigne\ dove si evita 
U ripettsione di $€ (se di passivo, e se pronome riflessivo). II veneto dice 
oggidi se ae pemUfe ecc.« ma il lombardo ee petUi^. Quanto airit. ci si pemie 
ttiK> sari intieme il prodotto di una tendensa dissimilativa, e della fusione 
de) mode 'ci pentiamo* con *'noi si si pente\ 



270 Salvioni, 

101. GoHPARAZiONS. uft cattal pi grand che nits mi 707. E 
V. il num. che precede. 

102. Pronohs. El e mort la to parsona 309, d vapo fent 862, 
d fara la vendetta Saianas 838, 'I fois el so falctm 146. 

tu 'I sa ti tu lo sai 789 ^ ; no me 'I dl a mi 15 ; ne msUe su 
no fent 269, ud pegorelle.,. us lasse 96. 



^ Nod dice altro se ooa * tu il sai * ; e potrebbe credersi che il t{ fosse 
agginnto solo per ottenere una rima. Ma non dev^essere intieramente cosi; 
poichb il vezzo deiraggiunzione pleonastica del pronome enfatico in fin di 
frase ^ assai comune negli scrittori pavani, e lo provino gli esempi : inHle 
fauelle \ no seraut elle \ efjfMmU * mille fkvelle non sarebbero bastanti * Mag. 
UW; fl n'h^ db tanU Mdt elh lY 30^ hq el aib un gran f<wr ellof non 
^ atato un grande fiavore? lY dl\ erivit tno vuUf credete voi? II 64% Ma- 
gagnb, te nCh db la p\ fuaor eattiva nuova t\, ck'hahhia m^ Aa5&A, daapb ch'a 
vivo ml * M., tu m*hai dato la peggior nuova che mai abbia avuto da poi 
cbe vivo . Mag. lY 80^, no diss^ gnan ch'a tne aentasse vu e arpossarme 
Ruz. Piov. 50% de chi faviellistu H mdesso f ib. 58^, la ua o ogni man ella 
Fior. 15b, la std ben ella ib. 16% a se corozzerae iggi ib. 4% de quagi fo to 
mare ? Reaca Vhaea nome. La fo da Conehe ella Piov. S8^> a md eihe a balbn 
anca nil mi * voglio che balliamo anche noi * Dial. 10% n cherzo che 'I ghe 
sippia an i zugolari mi, se a no me falo ib., st'homo no vegnir^ mh pi ello, 
s\ Uo longo ' quest^uomo non verra mai piu, tanto h lento * ib. 7*, com a 
sa\ vu Orat. 7^, i »e pb lagar vegnire iggi ib. 11% le mik man no ghe se tnet- 
terik elle Piov. 5l\ a no uel dirae mi Rason. 19*, el id piasere eUo Ancon. 

5^ ecc, 6 cfr. ancora quella ehe 9ld ada la h la MedimuoUa queUa 

Lett. 27^, a me smeravegio d cotnub qudlu dtU.librazzuolQ^ n'ha sapio faeUare 
lomh d*una sorte de Prealasse, sipiantoghene tri m\ Dial, di Cecco di Ronch., 
c. 12^, el crea purpiamen^ que el Vhaesse fatto stampare per venderlo e guagnar 
qualehe marchetto dlo ib. c. 15% nei quali esempi pure, la pretta versione 
itaiiana deve trascurare gli affiitto pleonastioi pronomi mi e eilo, Perl'og- 
getto, ho solo dal Mag. (lY 27^): no m'aldiuu m\? {:p\) non m*udite? e forse 
tutto el sb Ubrazzuolo me pare un sprenuostico mi. Dial, di Cecco di Ronch. 
c. 14^. Da un esempio (sgraziatamente il solo) di questo stesso Dialogo, 
parrebbe anche aversi una riduzione enclitica del pronome oosl usato (i 
ameiamaiiehi ghe Im eanta ben gi * i matematici gliela cantano bese * c. IS^). 
Curioso poi che il pronome possa aggiungersi alia particella affermatira 
Vito sto salgaretto.,, ? Si mi * Yedi questo piccolo salice? S) ,. Dial, di C. 
di Ronob. c. 11% f^ restb gniente in la smalmuoria di quel eh*i diea^ Si eiU 
* non t*^ rimasto nulla in capo di quello che dicevano? SI \ nel Peagno 



Illustrazioni all* * Egloga, ecc. , 277 

gen uit 1053^ - vidi ' ^, gm pedis ' potean ' o ^ ne poiessi ' 
217, g9 'n tMs 83d, mmgnargen mangiarne 1044, gen $ 853, ge 'n 
«m ' na sono ' 1066. 

la ual che zeue mi 11, banc long... che senta su 853-4, la to 
morosa... che Vi mori la to parsana ' la tua amoroea di eni (in 
eauaa della quale) e morta la tua peraona ' 307-9, e tL.. che per 
to amor me buUe zq de eroda * e tu per il cui axnore, ecc. ecc. ' 
100-101, i citain che 7 niuer ge areeres 978. 

quelle che no ha cofnpa$si&n... i ge euose le trippe 569-71. 

un gran pUir chel foi troua 802-3, nit horn che 7 me par 
U9-50, tma oorazzina... che no la paeeerom^ 657^, Agnie^ zintU.^ 
che tu inamorerot^e 1079-80. 

108. CoNGiVNZiOHE. CrUu che... che 518-9; -^ tu diroue lege 
piame sora 156, tu diroue le e ineepedUe \h% tu diroue i holla 
423, tu diroue Vh na pescaria 402. I quali esemiM audraniio per5 
eoasiderati come aorki per la soppresaione di una pauaa {tu di- 
roue : i balla = tu direati : ballano); cfr. hardue dit: uz el diauol 
fatiz 541. 

104. Pbxfosi2U>ns. Notevole U seguente costrutto ^: pan bianc 
'isques un ^er ^ quasi uno stajo di pane biaueo ' 1034, magnerou 
heagnetk*.. un gran eadin 1015-6, piue d'aarzeni pien un armir 
807, darU offerta un bagatin 1010, 

comineii mandarlo 721-2, oomenza. a aUa uo$ dirme 328, 
zonze zeonder 202, ai<ia far 212, aidzeza pagar {^^ -& ^ p-^) 695, 
me par ueder 148, no te par hamr 331, me foi auie izcear 414; 
hauer 332, potrebb'esaere a hauzr. 



Crirellaore, pag. 8. V. la spi^gaBione obz da il Tobler di «#/, nemily. ecc, 
Vermitfchte Beitr. I 1 egg. 

' Per TuBO assolutamente pleonastico di ne, cfr. i seguenti esempi feltrini : 
ghg m'i na ea»a c^h una casa, aonde che ghe n'h feinene ghe n'i sempre qual- 
coMMo da giu3tar ' dove ci son doiiae ce sempre qualcosa da aggiustare \ ecc; 
▼. Seg«to 7, 17, ecc 

* Col porre gli esempi sotto questo paragrafo, non intendo gik affermare 
in modo dcuro che si tratti quasi de laeagnete un gran cadin, ecc. 11 modo 
ammetie qnesia ma a^che altre diohiarazioni. 



278 Salvioni, 

ne CO cauai ne buo ' ne con cavalli ne con buoi ' 837. 

una baretta no se que mud ' una b. non so a che modo ' 816, 
dove s' avra perb la diretta influenza dell' aferetico mud come 
(all. a a mud), 

de tutti i fent tu portaue corona ^ su tutti i giovanotti to ri- 
portavi vittoria ' 220, de eardenza in confidenza 246, com faretu 
del fit? 'come farai coU'affitto? ' 919, de lame moti tu hesipur 
hauu uittuoria ' coUa mia morte (coiravermi ucciso) hai pur ri- 
portato vittoria ' 561, de me pigricia in causa della mia poltro- 
neria 258, treue de man tiravi colla mano 629, ge trasea d*i pU 
237, trar d'un sas tirare con un sasso 568, de duogia pel do- 
lore 222, me fasl de segn mi fece segno 487, de questman 453, 
buttd d'un de qui crep 187, tuor de casa 181, cau& de sepuUura 
521, trane del magon 1050; no me si maginar que cosa segia \ De 
no so que 977-8. 

da stremisi, rebba e da paura * dallo spavento, dalla rabbia 
e dalla paura ' 519, da paura 556, da rebba 580, 590, da gran 
duogia dal gran dolore 135, murir da nessa 119, murir da se 
267, seppa da sal 95, dentre dal me camberot 542, sot da le naris 
701 ; da sauer.,, he nuogia 34; sasi bone,., da... * siete buone di ' 271. 

per putta ' in causa d'una ragazza ' 40, per stort per isbieco, 
biecamente 25 1^ per aUra maniera in altro modo 988, per cent 
homi 354, da interpretarsi : o per ' anche di fronte a cento uo- 
mini ', o per ' come se avessi meco cento uomini, come s' io 
valessi cento uomini ', per in som q. ' per dairalto ' 474. 

se insonia con Trottol, nella didascalia che precede al v. 316. 
A me par di tradur meglio ' sogna di Tr. ', che non di pensare 
a un elittico * sogna [di trovarsi] con Tr.'. 



IV. — XL METRO E LA RIMA. 

Poco c'e da dire su questo argomento. La struttura metrica 
e neU'egloga la terzina, e delle tre diverse parti onde quella si 



IllastrazioDi all* * Egloga, ecc. , 279 

oompone, solo la prima si chiude senza che airultima strofa 
segua il verso di chiusa. Questa awiene coirultimo verso del- 
rultima strofa, il quale perb rima col penultimo anzi che col- 
rantipenultimo (v. 313-5). Ne' sonetti, tutti caudati, si ha questo 
unico schema abba\abba\cdc\dcd\deef e quando la 
coda s'allunghi d'altri tre versi, lo schema si coQtinua per eff. 

La molta scorrettezza del manoscritto, di cui il lettore pub 
farsi un'idea, riandando le emendazioni proposte al testo S si 
rivela poi anche nella rima, e piii ancora nella misura del verso ; 
il quale, pur largheggiando nel giudicare degli accenti ' e dei 
casi di dieresi e di sineresi vuoi neirintemo delta parola vuoi 
neirincontro di due o piii parole, h troppo spesso o manchevole 
esuberante. Sennonchb la evidente trascuratezza del copista, 
permette d'applicare con una certa larghezza que' rimedi, per 
cui si giunge a ristabilire un metro tollerabile. A ci5, e insieme 
a reintegrare la rima, servono le proposte emendative che si 
fanno qui subito. 

Circa alia rima, essa h perfetta '. Solo, come nell' italiano, 
posson rimare insieme vocali chiuse e vocali aperte. II non aversi 
nella realtit consonanti doppie fa poi si che solo Tocchio rimanga 
turbato in que' casi in cui alternin insieme nella rima geminate 
e non geminate. £ I'ignoranza della quantity delle vocali, ci 
toglte di dire so tra pas pace e bas basso (w. 825-30), tra cros 
croce e ards rosso (w. 705-7) corresse quella differenza che corre 
in Lombardia tra pa^ pace e Mf basso, ecc. (ma cfr. levent. 
p^lr * pace * e * passo '). — Grazie anche alia rima s'fe poi intro- 
dotta nel nostro testo qualche forma che alia sua lingua sarebbe 
veramente estrauea, cos\ i pavanismi come fid num. 13, e i 
letter, uederete piamerete 61, 63. 



* I flpiasti d'ogui natura che per varie cause potevano ingenerarsi in testi 
come i nostri, il lettore pub aTvertirIi confrontando le dne lezioni dello 
•temo tonetto, che noi abbiam poste sotto i numeri 15 e 27. 

' Non tari an goatto ma sark piuttosto volata la frequenxa dei versi con 
aocento tolla 7*. 

' V. tattavia qnalohe ca«o di assonanza ai tv. 713-6, 931*3, 1075*6. 



^80 Salvioni, 

Emend AZioNi mstbichs. — 10. fuo$i fhauerou; cfr. te harove fuos 
Vora fat paura nel Pad. — 12. dolza o dolze come nel Pad. — 15. stu 
no 'I di, — 25. dease o una. — 30. Qui e altrove (v. 532, 516, ecc), 
giover^ introdnrre la forma di condizionale in -6, che il nostro testo 
riconosce solo alia 2* pers. sing, davanti al suffisso -tu (num. 85, 28). 

— 31. wi me parta, — ^ 3S. fdra sarta, — 34. Togli d, x) ^stituisci 
si a tanta. • — 41. hen zir, — 52. € fuoe e siita o sita, -^54. eiuitta 
o -to. — 59. De mea moH; de debette, — 63. Non mi par giusto di 
supporre s*no (cfr. s'tu) ; cfr. tuttavia visna less. — 64. e per numt* — 
66. €0 fa, — 75. perd o pert, ^~ 77, A he o E he, num» 69> oppure 
rapetk; v. 600. — B3, Togli le, ^^ M, nte dolz. — 87. Bed. — 
89. la api^ o ia pizza. Cfr. ven. i^- e spizza prurito, pmiito pro- 
dotto dalki rogna o da altro simile malore (Bo^o). — 102. «« for- 
mat, — 104, per to, — 106. per Mengola, — 110. passerh. — 
1 12. Togli e.— X XA,zks. — 1 17. Toglito. — 123. 'Imal, — 126. nuoae, 

— 128. no a zeuen. — 138. una not, — 1 44. Togli mo^sa. — 
149. che riposse, — 150. aques, — 153. uud camarlo? — 164. uerdu. 

— 170. Togli ondre, e fa di e una congiunzione. — 190. Togli wic, 
o 1. uit, — 219. e me. — 234. quand che. — 244. ne di, — 
246. Togli na. — inpird?; Y. num. 87. — 248. ?. — 268. sa^. — 
Togli ney o €he\ e circa a e^ uuogii, v. num. 47 n. -^ 271. sai bone 
che da* -^ 273. Sopprimi ono dei due tuUe. — 284. A hauer, o un 
si. «— 288. sardve, — 301. sai no. **- 802. tignir man a; oppure 
tiffnir a man la horsa. -^ 308*10-12. Besidtuendo eimituori (cfr. zi^ 
mitorio nel Brand., ed. Novati, glosa.), ci scapperebbe ancora refrigeri. 
Onde gioyer^ forse ammettere una rima atona in -ri, -^314. Togli 
chey dopo aver poato due punti dietro fossa, 813 ; — guarr^, forma di 
futuro non infrequente ne' testipavani. — 332. Hauermeml. — 336. no 
ge ualj come ha il Pad. — 354. fea. — 277, de Id. — 396. haua 
intom. — 400. Ge era. — 410. twlea. — 411. ^ no o E no, — 
419. per una, — 421. mud na. — 422. hurta, burta; v. num. 50, 
e Ta. pavano. -^ 433. ? — 453. gni mud. — 456. truogia. — 
467. legn ge n^l ^ forse omessa qualche altra parola? — 499. se 
speccola. — 606. Togli ^t^ o ^. -- 613. Per hrusay 1. truoua o broua; 
cfr. Ten. brovar bislessare, brovd seottato. — 614. ? -- 616. V. Tos- 
servaz. al v. 30. — 522. A paracion, — 528. Togli il secondo de. 

— 582. V. Vosservaz. al v. 30. ^ 536. haueua in su. — 537. on^r. 



lUustrationi all* * Egloga, ecc. , 281 

~ 689. mud d^un, o a mud un. -^ Ul. disea. — 668. El no: ^ 
559. parea. ^ 660. Quand 9entij o tagna. — 661. De me. — 663. E 
d, — 667. Togli Vs. -- 374. Togli mo. — 686. t mMm. ^ 
586*7-9. P«r ristabilire la rima, giova qui sapporre nn for^ laori, 
cornapondeate all'it fuori, al lomb. fd^ e an for, :=: form, aoeaitato da 
qualche Ticino dialctto (cfr. ear, intor, nel Cayass., e, due volt6» p^er 

* goTerno * nell'I^gl.). ^601. Omrtrndue. ^ 603. aand matte e nofari. 
^ 604. ^ mud «!•. — 609. lu gondla. ~ 610. m^. •*- 618. e no 
dontella. — 614. cMs che. — 616. dbe mud; o tntfd la epuda, -^ 
616. o^> di\ la impirou, — 626. rds, — 687, if or «> fin^ oppure 
mt40 d'or fin, — 629. S'tu. — 630. harou, — 663. Varda e'tu n'es 
el. — 665. crudilta. — 711. harou, ■— 713-6. Piuttosto che a uiegna 
penso qui a ana rima assonante. — 716. indrapeUd 7. — 720. else. 

— 722. mastro, — 728. pr' hauer; v. il v. 928. — 730. Deh eancar, 
oppare togli il Deh. — 736. spauisig dlenot. — 739 ? — 765. Togli 
Cusi, o 1. eon is. — 779. Cusi mat. — 794. Si potrebbe sapporre 
nn 90st. giuorid'j ma forse emenderemo per eAe in giuoria gke sta, o 
^he in g* 9u ua. — 813. ford e bizar. — 820. zardn. — 824. pi- 
fhenm pr'un iron. — 830. ? — 837. ? — 856. Sostitnisci sparagtia 
a spegazza, e oltare alia rima acqoistiamo il senso. — 848. ueroue o 
u^roue. ^ 663. dio. — 867. t de. — 858-9. La rima del V ▼. 
doTrebb'essere in -4, ma non vedo come riuscirri. Qnanto al secondo^ 
sar^ da leggere t so bold, come se inrece di ' ognono ' il soggetto fosse 

* tatti ', e qoindi ' snoi bottom * si riportasse all'insieme de* Totanti, di 
eai eiasctuio ritiraTa on sol bottone. -^ 861. eo. -^ 887. cagne. 

— 888. marh. — 891. c© a sM. — 894. domenedie. — 896. zudie; 
cfae manca veramente al nostro testo, ma che sarebbe in perfetto ac- 
cordo coUa fonetica sua. — 904. iuoc repettar, oppare ehi al posto di 
rhUd. — 923. Pr^httuer; — ette o hauea. — 931-3. Rima assonante. 

— 988. sa^. — 984. Priege pet* uo. V. tottavia il ▼. 954, cVfe an- 
ch'esso on norenario. — 967. Anche per il senso corre meglio il fti- 
turo aaral. — 968-71-72. V. il less. s. 'paston'. sarft danque pa- 
Stan da emendare per pastum, o zanzum e agrum per zamon e agron. 

— 971. Mo lassdn. — 974. seon o sason. — 991. la zudihn. — 
993. see CO un os. — 996. Togliere il me o il no. — 996. Forse 
fuqueni come nel Gayass.? — 1009. no no*i\ nam. 69. — 1021. Y. 
I'osserr. al v. 30. — 1029. zir dapertut? — 1031. V. Tosserv. al 
T. .30. — 1036. V. Tossery. alv. 80. — 1038. ? — 1041. harou. 



282 Salvioni, 

— '1043. V. rosserv. al v. 30. — 1054. star su. — 1065. V. Tos- 
sery. al v. 30. — 1061. No fi? — 1066. L'emendaz. gik proposta 
per qnesto verso ^ richiesta anche dal metro. — 1070-72-74. Come 
si restituisce qui la rima? — 1074. V. I'osserv. al v. 30. — 1075- 
76. Parmi che anche qui s'abbia yeramente nna rima assonante. — 
1082. Togli il Si. — 1085. V. I'ossery. al y. 30. — 1086. TogU 
il mL — 1088. quest muor'} o el muor? — t095. Togli il m^, — 
IJOO. E no; v. il y. 889. — 1101. V. Tosserv. al y. 891. — 
1103. V. il V. 893. Si potrebbe leggere za Va. — 1104-6. V. le 
osservaz. ai yv. 894, 896. 



V. — NOTE CRITICHE AL TESTO, ecc. 

V. 16. M'i. — 17. ognL — 52. dal del dipende da uien 53. — 
58. Interpreta: ti m- e ti n-. — 69. Non capisco bene qnesto yerso; 
poichd rinterpretazione che prima si presenta, contraddice a qoanto 6 
detto ai vv. 73-4. — 75. perd. — 80. dentre. — 86. A«. — 96. Forse 
da dolz, e y. il y. 95. — - 97. d'agW ? — 98. Soggetto di passe h animal. 
— 102. tuor su prendere, portar yia. — 109. In nom\ ma i dae n 
potrebbero ben andar compresi neironico del testo. — 112-3. * Po- 
lonioy Trottol, me lo ricordo ora, 6 partito stamane disperato „ oppure 
" P., mi ricordo ora che Tr. 6 partito, ecc. ,. II testo risolta dalla con- 
fusione delle due espressioni. — 123. ne potrebb' essere la negazione 
(num. 91), ma anche ilpronome enclitico datiyo dil^ plur. — 132. ' sar^ 
difficile che non troyiamo la yia g. — 143. Com'^ da intendere 'il 
gran peso dei migli e dei formaggi ' ? Di peso alio stomaco, che ayesse 
per conseguenza dolori alia schiena, o di sacchi di miglio e forme di 
formaggio trasportate a dosso? — 152. in fora. — 168. sauer ^ so- 
stantivo coordinato agli altri che seguono, o ^ yerbo? — 186. laoc 
non dice nulla, e crederei di doyerlo emendare per lazo laggiii. — 
i9l. pegn. — 197. aguanaz, — 226. parone *parrebbe' ci darebbe 
assai meglio ragione dell'intiera tei'zina. — 229. Vus. — 235. si. — 
294. Del 'fuoco di Sant' Antonio ', ch'^ un'infiammazione cutanea, y. il 
Boerio s. * fogo ', e Cayass. II 401 n. — 307. ^ud ecco. — 310. crudil 
va riferito al soggetto cio^ a Trottol, e andr^ interpretato nel sense di 



lUasiraadoni all* * Egloga, eoc. « 888 

una etortaaone che gli si faocia di diTanire alia sua Tolta cmdele, q. 

'diyeniito cradele, saadati ecc'. Escluderei qnindi ana yiolenta dispoii- 

lion delle {Murole per coi crudU foBse TaggettiTO di martuori, — 

313*6. L'epitaffio parrebbe a prima vista conrenir megUo a Tr. che a 

Mengola ; sennonchd ^ evidente che si tqoI indicare aolla oostei iomlia 

la 00^ onde s'^ resa oo^perole Terso Tr., proonrandogli d«g]i stanti 

amoroai a indnoendolo oosi a toglieni la vita^ — 817. JK^on vango a 

eapo di qneslo verso. ^ 841. atrengd^ eee. si riferisee al soggeito. — 

851. deaaa. — 366. me baUem. — 888. nepotid.-^ 481. mud 

eke na hmia * oome una ooaa borlevole, come ono schenBo '• — 447. An- 

wenm. — 448. eke f^ dege 'cha fiaie? date loro [dai oolpi]'. — 

468. iruogia\ a interpreta: 'nella qoala fra pochi giorai verriaslara 

ana troja'. — 460. Lheua. — 474. fdra dipanda da bMa. — 

484. Togli Vi di i haues, a meno obe non si trattaase di « =s io, esempio 

anico allora. — 493. far parrebbe di troppo. e forse da aostitaira 

eon eiar in? — 607. sordma. — 608. erudil wm potr4 venir inteao 

eoma on vocativo riferito a Mengpla; poieh* del resto la forma fe- 

minile soona sempre in -a. •-- 617. El ee. -^ 618. hauer. — 

627. L'keua. — 638. El no I --- 568. ' non intendi te atessa che 

eon pena ' o ' a stento t'intendi ta stessa \ e dalla possibility dalle due 

dixioBi d sorta la noska. ^ 667. le afraiL, — 685. Che i. — 809. ue 

lien. — 833. bodz o boagsdn. — 686. a ^. — 843. tte uud. — 

64S. Ironicamente il mal firancioao ^ qoi eonsiderato come on van* 

t^gio, a meno ehe sia da leggera tun'^ ' ta non hai '; d'el d partitivo. 

^ SBB. meglio (^ coMO. — 863. n^eeu — 867. ardetU. <— 871. Ckime 

a'inioriHrsto eke uigme de entdihnza? — 688. pieii ecc. si rifeiiace a 

mmbaBearia v. 681, ed h oostratto ad eeneum. — 687. Poltroni, — il 

eanero vi mangi, — dovreate... — 716. indrapeUA *lfd. — 717. '& 

Corse dnnqoe che lo trattai da matrigna ?' ^ 720. ' e adesso [awiene] 

che appena si degna di gnardanni '. — 742. Oscaro Se dee meno. — 

749. kauesson* — 761. m'auia non sarik forse on errore per m'e auis\ 

la oombinaaL *me auie poteva facilmente dare mauis, — 765. human 

prediesto soggettivo di ^ v. 766. — 784. daetrani. — 796. « son e 

fu. — 800. tu> 7 p^fMon non riflettiamovi sopra. — 806. daueni a 

cki cridaua 'davanti a chi (a qualcono che) gridava*. — 814. era 

— S35. no ereze eke mi, — 847. larg. — 853. quant me die eeve 

' quanto mai Dio si vede'; Dio come in egiandio, ecc. — 860. Par 

snperftno Pd. — 862. ford. ^ 874. Forse hauer al posto di parer, 

^a^vhiTio aloitoL itaL, XVL 19 



284 Salvioni, 

— 901. 'se ne lasciassi (vivere) uno (uomo) airinfuori di quel del 
pe8ce\ — 909. V. il less. s. *gamel\- — 911. La preposizione cbe 
comincia per se 6 alia dipendenza del periodo che comincia per No e 
V. 914, — 922. a Triuis. — 926. deh! — 944. A spiUar cTestre 
chi gram ehi content. — 947. da no. — 949. de osse. — 953. sta- 
rdue 1*' pers. «— 974. son intes potrebb'essere errore per seon intes 
* ci siamo int^si'. — 976. con fL — 984. nianc ha valor positivo, 
come niac al v. 877 ; v. Wendr. § 155. — 989*90. * 6 un male ... per 
cm la piscia non si pa6 tenere '. Ma aDche si pn5 pensare a dd per 
chel. V. Temendaz. al v. 658. — 993. com ser^. — lOOO-lOOl. *po- 
tess'io, se portassi cappello o mantello bnmo (cio^ ' se fossi sbiiro ^), 
andar in prigione e stare in ceppi'. — 1007. che tanto pu6 riferirsi 
a tu quanto a altar; nel qual ultimo caso andrebbe inteso- come 'dei 
qoali '. — 1027. ' ne porterei a casa per il valore di trenta marcbetti '. 
^ 1030. dur va inteso nel senso di 'ostinato nell' esigenza '. — 
1040. d una 03 = a un oenno. — 1045. *non c'd piu bell'amore 
cbe colle forosette '. — 1050. H soggetto ideale di trane d zanzand, 
quasi avesse detto Ml cianoiare'. — 1056. Forse puoli ' possono essi '. 
1057. che i, e aUora il passo s'interpreta cosi: 'come posson [essi] 
dunque soffirir queste cagne cbe li tengon come patarini '. — 1058. in- 
chin (2a f»o 'fin da ora, subito ', quindi: ' vorrei piuttosto subito mo- 
rire*. — 1066-7. * ma cbe vale a dire allora: mi pento? Percbd tu 
sei cosi rawoltolato (immerso) ne' sollazzi cbe rimani cacciato (preso) 
pifi d'un bue, ecc. ,. La quale interpretazione lisolterebbe dall'attribuire 
a abertigiar il senso di ' rawolgere ' ' awoltolare % ecc. (v. Parodi, 
Romania XXVII 221), dall'emendare Mo ge in Mo che ge, Pur che in 
Per che, e dello sciogliere iM in is ^.-—1071. lent va sostituito con 
altra voce, come lo indica la rima. Ma quale parola? — 1073. ^ri- 
ferito a amor 1062. — 1093. toma a to ch=^ ritoma in te, rinsavisci. 

— 1095. crere. — 1097. sash o sah\ v. il v. 887. 



VI. — LESSICO. 



ahriga 6; v. *briga'. 
acolegd coricato 176. 



lUustrazioni all* ' Egloga, ecc. , 285 

adis subito 161. Seifert, gloss, z. Bonv. ^ adesso ', Etg. 
183, Meyer-Ltibke III 524. 

agian ghianda 200. Per IV v. Thomas, Melanges d'etym. 
franQ., 10; Tappolet, Bull, du gloss, des patois de la Suisse ro- 
mande 11 23, e per il genere, dato com'e probabile (cfr. il friul. 
gland, il bellun. gian, appunto mascolini), che la voce sia ma- 
scolina, Meyer-Lubke II 425 ^. 

agni mud ad ogni modo, 455; e s'intende che Ta- potrebbe 
anche comprendere la preposizione. 

agresta agresto 746. 

agrum agrume, cosa fastidiosa, rincrescevole, 971. 

aguan quest'anno, o ^un anno', 894, aguahaz or £a piii 
d'un anno 197, aguanent Tanno teste trascorso, in. fine deU'anno 
passato, 141 ^. Cavass. * aguan '. 



' La larga diffasione territoriale delFa-, e nn po* anche della riduzione 
mascolina, dovranoo disioglierci, parmi, dal ravvisare nell'a- un cafio di con- 
crezione parziale delFarticolo feminile. 

' Questo -ent di aguanent deve connettersi coi superlativi del tipo novo 
novento (v. M.-L. II § 516, e Monti, Voc. com. s. 'assinent* e * verent*), di 
cai s'hanno esempi {novo novento e sopratutto ben diffuse) in ogni angolo 
del r Alia Italia^ onde aguanent sark come il compendio di * aguan aguanent 
* Tanno appena appena trascorso *. Poiche tali formazioni son pur possibili 
anche neiravverbio (v. Studi di fil. rom. VII 232, e aggiungi, di su il Monti, 
aposta poatenta^ sot sotenty dalonch dalonchent subitissimamente). La sola se- 
conda parte, par aversi in slozzento (Mt.), borm. bellento, asinento molto 
asino, e ne* trent. solium soletto, talequagli^nt^ a honoriknta a bonissima 
era, per tempissimo, dal bonihUo (cfr. dal bon in verita, dar?6ro), en mesihtto 
nel bel niezzo, di fronte alia primitiva condizione mantenutasi in tn gima 
fimienta alia cima estrema; nei quali esempi il i^ (cfr. anche evidUnte) h certo 
dovuto a qualche caso in cui Vhtt 8*afHggeva a voce uscente per -t (p. es. 
*adasi ttdasi-hu). 

Per gindioare poi della formozione, giovera tener presente il vezzo au- 
perlativo Mh p. es. in rossa fogent (v. piii in la s. ' fogent *) e che rifaorna 
in modi milanesi come car stdint, net apegint, rQg skarlaiSnt, che vengono 
a dire ' chiaro come una stella \ * netto come uno specohio \ * rosso come 
scarlatto \ dove ^ note vole che stelint e spegint non 8*odano che in tal coxn- 
binazione; cfr. ancora Tengad. nouv reachaint 'nuovo di trinca* che a «^ 



286 SaJnoni, 

aguaif acuto, 470. V. n. 25, e, per il suffisso, cfr. il veron. 
e vie. pontivo puntuto. 

ai ^ aglio ', ette, nonnulla, 695, 880; cfr. no letemoun agio 
Fior, 8\ 

aidar ajutare, 312, 695. Bertr. S Gavass. 

aldir udire, 203, 929, 960. Vive sempre a Veneziae a Vi- 
cenza. 

almasque, almasque die, almeno, 231, 765, 1032, 1047. 
Cfr. almasco nel Buz. e nel Mag., e almeach nel Gavass. II noatro 
-que 6 una bella conferma della etimologia data di queato alinesch. 

alnor, alnest, num. 22. Egl.: alnar -norada. Assai verosi- 
milmente qui e in cddor odore Mag. Ill 256, si tratta di a- (cfr. 
anore Lovar. 265) in al- oome nei ven. alMo abete, alguaro 
(friul. agdr) ' acquajo ' solco, e in algiron aghirone, nel Peagno 
Crivellaoro, ecc. (Venezia 1625) ; cfr. trent. amor * umore ' succhio. 

a long presso, lunghesso, 148. V. qui sopra a pag. 223, 
Meyer-Liibke III 241. 

am bio galoppo, ambio, 427. VII 5-22, e * quadrupedo per 
ambla' nel gloss, berg. (Lorck 132). 

a mud, mud, come 4, 286, 382, ecc. Cavass. 

ancuo ^chuo oggi, 262, 840. Cavass. 

anem spirito^ ispirazione, 551. 

apetet, petet, appetito, 77, 600. Vic. rust, pii&o; peietto 
Mag. IV 33*, Ruz. Vacc. 52'', ecc. Vedi num. 42, e cfr. per la ten- 



attira nUd (nUd reachaint), il ferrar. nettvard^tU netto netto. N^ si dimen- 
tiohi, che uno degli esempi milanesi h viv vivetU. Ghe qui e negli analoghi 
esempi, la superlativita venga espreasa, piti ohe dall* -mUj dalla ripetuione, 
ben h siato a£Fermato dal M.-L., il quale avrebbe potato invooare esempi 
lombardi come spud spHiS^ pUr pUriS all. a pUr pUrent, viv vivii all. a viv 
vivetUy in Bcima sdmkta (Mt.) alia punta eatrema, all'ultimo rertice (ofr. il 
trent. in gima gimienta), 

*■ Circa al sost. eudar, che il Mnssafia allega, esso non sarik cosa divers a 
da aidar ' ajutare *, e nik ansi prezioao comech^ vi si scorga qnello stesso 
valore che ata a base delimit, aitantt e deilTaidente, mvnU (Mag. I 60**) dei 
testd payani (▼. anehe Tobler, Ug. gloaa. a. ' aidhente *)• 



niastrasioni all* ' Effloga, ecc. , 287 

denza a sostituire il dotto -ft- oon U, sperH^sptrti (Oavass. 
8. ' sprit '), calanuUa calamita Mag. IV 65*, vie. raehete rachitidi. 

apiarae rapprendersi 788. 

i pruo vicino, dappresso, 149, 245. Cavass., Meyer-Ltibke 
I 503, III 160, 516. 

areella area, sorigno, 763. 

arecresser rincreseere 392, 972. 

a rent vieino, dappresso, 960. Gavass., Romania XXYIII 
92, Zst XXm 528, Aseoli XYI 179 n, M.-L. m 464. Tutti s'ae- 
cordano ormai in radxnte ; gioverk qnindi rieonoseere nel nap. 
rente una forma aecorciata nella proelisi. 

arizzaree arrieciarsi 91. 

armir armadio 807. V. le mie Postille e Nuove post. s. 
* armarium '. 

aruesar grattare, fregare, 135. Yen. rusear grattare, fre- 
gare, stropiceiare, cardare. 

a r zone I areione 582. 

asiar preparare 56. 

aamar fingere, far mostra, 235. E il ben note (Mmar (XII 
376 n) ' stimare ' ^. Da ^ immaginarsi ' una eosa, in quanto I'im- 
maginazione fosse involontaria, si venne alio ' immaginarsela ' 
volontariamente, al ^ fingersela ', al ' fingere '. 

a 8 que 8, sjhm, quasi, 1034, eee. Num. 2, 47; Cavass. o^j'tkiff, 
e nel Mag. si viene fino a daequaeo^ sostituendo das- a «-. 

auerzer aprire 229. Vedi Vidossieh, Dial, di Trieste, § 116. 

auie : eetre a- parere 145, 414, 424. Cavass. s. * divis '. 

badaluch chiasso, trambusto, 929. Mil. badalUk id. 
bagatin 1010; nome di moneta spicciola veneta. Cavass. 
bai grido, guaito, 145; ven. bdgio e 5i- abb^jo, latrato, 
deverbale di bagiar abbajare. 

bar eespuglio 811. Yen. baro e barueco. 



* Spetterk qui il tost, mmmsa ' stima, boria * del Pateg., ap. Novati, Rendic. 
l4. lomb. S. II, vol. XXIX; ▼. il gloss. 



288 Salvioni, 

ha r sella bariletto, barletta, piccola otre, 82. Cfr. barzelUi 
botte Mag. I 35', II 19% IV 60', trent. baHihl barletta K Saremo 
dunque a un *barricella *barii4la barida, con ri in ri nel 
pavano. 

battocchio battacchio 471. Yen. batico, 

bazzolii ciambella, buccellato, 345. Beitr. 40, Cavass. &</-. 
Kg. 1616, 1614. 

bell d'un bel zegner di pieno gennaio 913, d'un bel suhit 
subito subito 918, de bd bot Ii per h, d'un colpo 544, el bel ... 
sol seren ' il pieno sole sereno' o ^ il sole aflfatto sereno* .M4. 
bel in camisa colla pura camicia 175^ bie resit belli e vestiti. 
interamente vestiti, 769, bel drotnatU nel bello del sonno 72. 
Per questa fiinzione intensiva di bel, i testi veneti oflfrono eeenipi 
curiosi : caire in su la bella terra cadere suUa nuda terra Fior. l'^\ 
fa el bel peccd a sentirgi criare fa assai compassione a sentirli 
gridare Mag. II 13*, z\ da bella desperation and5 per gran disp<^- 
razione Mag. n 75*, per bel comun per propria sentenza del co- 
mune Ruz. Dial. 3*, de bel sta sera subito questa sera Ruz. 
Fior. 6», Ancon. 35», de bel anchuo Ancon. 35*, adesso, de /'' 
adesso ora, proprio ora Fior. 6*, de bel de fatto (1. def^) sabito 
subito Mag. U 73', pare el bel destragno pare una grande stra- 
nezza Mag. II 39*, nie vien el bel fastibio mi viene un gran fa- 
stidio Mag. II 32', nie de pure d bel f* nai date pure un gran f* 
Ruz. Dial. 8% per la belVamor de Dio per I'infinito amor di I>i<> 
Mag. II 33*, ecc; e v. ancora Cavass. s. ^bel*. 

biastemar bestemmiare, 37. XII 391, ven. biastemar^ vie. 
con metatesi di j, bescemare *. 



* II trentino ha pure un har^rla carretto e 'quantita di burro cb» ^i y r> 
lava alia citUi tra due RsMcelle*. 

* Nel vie. rust., fe fenomeno normale quello di tj secondario in ei C"*' 
Thiene, Bascian Seba^^tiano. ancian tegame, ascio astio, €0$ciom qat«ti«.'C^ 
mesciero mestiere; cfr. ani*ho giaolo diavolo, calgero ^ caldjtro caldajo. V. l^^r.- 
Pittarini* /xi poUtica dei nUam\ scene nuiticane^ ecc, wr., 2* ^dit.« SoL'* 
Thiene, l«d4. — V. anonra n. 'tieza* in nota. 



Illustrazioni air * Egloga, ecc. , 289 

hignar adunare, ammassare, ricongiungere, riunire, 843, 
953, 967, 997. Ne' dial, veneti: binar/e v. il Cavass. 

bis pisello, 1018. Vedi Vidossicl)/; Dial, di Tr. § 29. 

biscantar cantare, canterellare, 808. Cfr. biscanto canto 
Lovar. 86, biscantar Mag. II 74^, mil. rust, bi- e bescantd detto 
per lo piu del cantacchiare dei preti, tosc. bisc- canterellare. 

bisibillidn caos, paradiso terrestre, tempo anteriore alia 
creazione, 962. 11 visibilium omnium et invisibilium compare in 
tal forma anche in Mag. I 28*, 11 44** (-dn: Mendn), la prima volta 
col valore di * visibilio ', Taltra in quelle di ' mondo di Ik, pa* 
radiso '. 

bissiga vescica 181, 315, e cosi pure nell' egl. Vedi Pa* 
rodi, Romania XXVII 222-3, Vidossich, Dial. d. Tr. § 93. 

bit a dor colono, contadino, 729. Cavass. ' abitador ', e la 
parola deve sentirsi, frammista a mas podere, nel sinonimo 
trent. masador. 

boazzb (1. bodzzo o -(fn) ^ buaccione' 633. 

bolp volpe 239. Parodi 1. c. 234, Cavass. 

bbt colpo, botta, 234. Cavass. 

botta volta, 871. Cavass. 

brflsa brace 459. Parodi, Miscell. nuz. Rossi-Teiss., 346. 

brena briglia. Beitr. 37. 

briga pena, fatica, 137; a &- a stento, a mala pena, 6. II 
passo e illustrate dal v. 137. E circa al verbo puoge, che h un 
coDgiuntivo, intenderemo: 'con fatica (pare) che tu possa...'. 

briga da: de b- in compagnia 128. Cavass., de brighi nel 
Kozante ^ Fior. 16''. £ la stessa voce il trev. bragada minestra 
compo9ta di cavoli, ecc, pasticcio, mescolanza. 



' Di -^<a.ATA, 81 tocca ill Cavass. 417 n. A tacere di fii fiata (AscoH, 1 
4^2 n.; umo fi^ Moieh. 44, la prima fik ib. 5, ecc), in cni 8*ha in realta il 
plor. venoto a eonfondeni in qaalche combinazione col singolare (tal fiata 
— alcune fiate, ecc), ho i seguenti es.: 9pe spada, Ascoli I. c, bright '^i 
'"'rii^ta Fior. 16*, Mosch. 8, femena mari^ Mosch. 3, &croa arerzeU Fior. 16**, 
9'meiia aliHi ib.. desgrati^ mare ib. 12^, pria destaggie Dial. 6*. latte ar- 
yiggi^ Lett 31*. Gli va parallelo, ma per pocbi esempi, V -^ al posto di -6 



290 SalYioni, 

brond pajuolo 1013. Col valore di 'pajuolo' e anche oon 
qu^llo di ' bronzo ' s'ode la voce ancora oggid\ a BeUuno {bront 



=3-ATn: nM(d {:di) ammazzato Lovar. 346, maU ammalato nelle Cante di 
Meno Begaoso (Padova, 8. a., ma see. XVIII), pag. 1 (nel titolo), el parent^ 
(: affiaventH) ib. 25 (sempre paretUd, parentado, nel pav.)* 

Ben notevole h anohe -6 per -ata, -ati, e, assai piii raramente, per -atax: 
Oattameld Gftttamelata Oraz. 16% dove perb, irattandosi d*an nome proprio 
masc, si poteva avere una deviazione morfologica speciale, na fib una, fiata, 
nella lettera di Ruzante pubblicata in Rossi, Le lettere di M. Andrea Calmo, 
pp. CXIX-CXX, una fregia impend Lovar. 184, 2a parte sieguitb Fnrt., laldb 

sea la mare Mosch. 29, sta lettera mandd Fart., mal bid queUa ed Piov. 

2\ Mag. lY 11* , che potrebbe perd altrimenti diehiararai (cfr. vie. mdibia 
guai), k andb la favela, on ^ andb la prodingia, Lovar. 295, to gh'i anb 
busa gli h andata fallita Yacc. 39**, la e 9to sempre deveosa Ancon. 87'', to 
sappia stb sua Oraz. 16*, V^ stb mia Lovar. 257, sea sib na gran putana 
Lovar. 848, que sarae sto quella desgratia che foesse sto can ti Mosch. 82, 
massarXa refatta, redrezzb in pe, meggiorb Piov. 40^, to m'h si fnantb questa 
Mosch. 38, fne Vha db me Fha data Vacc. 6&*t ve fazze avisb vi &ccio av- 
visata Piov. 42**, questa Vho bruseb Furt, i V?iabbia liberb Tabbian Uberata 
ib.; — in quei fossb Lovar. 64, i fossb Peagno 4, da cavare fosso (1. fossb 
= fossati) nella Lettera ap. Rossi, ecc, tutti i lo ib., tuti i giesib tutte le 
chiese Lovar. 81 (cfr. gesib, q. ' il chiesato *, anche nel sense di ' comunitk 
dei fedeli ', ib. 240, 307), a* magnarh di ravolb Lovar. 125 (e potrebb'esser 
di plur. anche in Mag. IV 125*), t tusi foesse stb Fior. 14^ (ter), i no foesse 
sto vivi Lett. 26^, sipia sto spinti Peagno 11, • serae pi laldb ib. 14, netsi 
revelb ib., brusb, amazzb huomeni, vergogn^ femene Piov. 54*, rengraiib sea i 
santi Lovar. 855, e piu frequenti che mai gli esempi nel Fnrtaro: qui soldd^ 
i gran soldb, gi ^ ustinb sono ostinati, forniminti inzogielb, tnostachi rebuffd, 
i turchi fo menb, i fa piggibj i sea nb derti siano andati diritti, foessimo 
sentb ; — le antighith passb (se non v*ha di mezzo nn errore di stampa) Piov. 
3*, i,de avere impegb le eafze Mosch. 8, de quants vacazze sea stb Lovar. S84. 

La confasione che risulta dagli esempi che siam venuti allegando ha pa- 
recchie cause che venivano a incontrarsi. Da una parte la ragion sintat- 
tica. Un esempio come laldo sea la mare pub tradursi per ' lodata sia la 
madre * ma anche per ' lodato e* sia la madre \ dove soggetto grammati- 
cale b il neutro e\ Ma riconosciuto questo, si capisce quanto facilmente 
i due modi sintattici potessero poi confondersi. D* altronde, il lettore 
avra notato quanta parte degli esempi s'attribuisca il participio '8tato\ 
e si pub pensare che esse, nelle sue fiinzioni di ausiliare (^ stato lodato. 



IlluBtrasioni all* * Egloga, eec. « 291 

pajaolo, mal ricortrutto in branio nel Cavaas.) e nel frial. (Arottd 
broszo). brcndOf bronzo e pajaolo, pur nel Mag. n 20^, m 44* 
(= pajaolo in Lovar. 184). U prezioso inventario veroneae del 
1339 pabblicato da G. GipoUa (Un amico di Cangrande della 
Scala e la aaa fiimiglia, in Mem. dell'Accad. di Torino S. 11, t. LI) 
ha pore brcndum bronzo, dove per5 ha forae torto I'egregio edi- 
tore di vedere nel veron. rust, brando il diretto oontinaatore 
di qaella forma, trattandosi qai assai veroaimilmente di d da i. 
Se e giasta la etimologia di branio dal nome della cittk di 
BaOHDisnm (Etg. 1596, Diet. g^n. s. ' bronze '; per Tit. bisogne- 
rebbe allora penaare a un branio da *branHno e queeto da 
^BRUHD'amu; cfr. azzcldi otto soldi, venzei ventiaei), la nostra 
forma potrebbe forse oonfermarla col sao dj che non vedo al- 
trimenti per qual via oonnettere ool i di branio. Si tratterebbe 
allora di an *brandesin da cui brando sarebbe estratto sulla 
norma di ear: caresin e analoghi. 

brada: puzzalenta i- imbratto, il cibo che si dk ai porci, 
rigovematura, 103. L'ingiuria si ripete piil volte anche nell'egl. 

buffu pa£Fdto?, etereo?, 793. Nel prime caao, cfir. il via bofa 
paffuto, nel secondo si penaa a bufar sofGare, e il puM buffH 
sarebbe il ' bambino, senza corpo, somigliante a un aof&o '.. 

branza bragia, 762. Yidossich, Dial. d. Tr., §27. 

bus buco 17, 231 (qui = sportello, finestrap). Kg. 1517. 
— Circa al sinonimo buco (Ktg. 1632, Fieri, in Studi rom. pubbl. 
dalla Soc. fil. romana I), non vedo sia mai state posto in 
relazione coUe forme dialettali alto-it. come berg, e mant. bd§ 
vuoto, vano, non pieno all' interne (mant. nos boga = cremoxL 
nas bu$a regg. naaa buga noce malesda ; ofr. regg. bugh bucato, 



mmo ttmii lodaU) abbia cominciato a riduni a an tipo formale fisso. — Da 
altra banda, la concorrenia e il definitivo preralere deironico -d veneto, 
rendera incerie le ftmzioni che rispettiTameiite incombeTano ai pav. •«( •/ 
*tf, e dava modo all'uno di subenirare nelle fiinzioni delPaltro. Qaanto ai 
MMtaatin maicolini, etsi dipendono dal participio, e nel feminile, molto 
poiera rocoUlare a eni a un daio momento si venne, p. m., tra cM e cM^ 
« per eoi aadava promoMo nno $p€ allato a <pa spada. 



292 Salvioni, 

jfbrato, e bughir intonchiarsi), valtell. bdg buco, parzn. boeughi 
frogie, regg. bggh dal nis narici, n^ col piem., lomb. e gen. 
hoi '^§u (fern. bSffa) buco, che accennano, — dopo fatta la do- 
vuta parte alle influenze livellatrici tra forme rizotoniche e ari- 
zotoniche (regg. bggh, e valtell. bdgh&e e bggh)^ — a una base 
*b5cuu, risp. *b6c-(lu), da *vocuu (cfr. vuoto = v6cmj, Meyer- 
Lttbke, Einf. § 114), base che il Parodi (Ro. XXVIH 229) ^ ha 
per il primo postulata. Ad essa riverremo anche con buco ^, vuoi 
che Vu si ripeta da bucare e dai molti derivati {bucherare, -me 
-ello), ecc, vuoi che si pensi aU'influsso di bugio, II qual bugio 
(alto-it. buso, ecc.) non sark poi cosa etimologicamente diversa 
da buco ; poich^ pertugio (alto-it. pertuso, ecc.) ben poteva immet- 
tersi in *bQco o buco riducendolo a bugio. E il tic. bos cavo, vuoto, 
bucato, ci rappresenterk un'altra combinazione [bog con bus, o 
btis con bd6, ecc.). 

busarda bugiarda 253. 

but tar mettere, gettare, 344, 474. 

ca cha casa 691, 732, ecc. Cavass., ecc. 

cadin bacile, catino, marmitta, 857, 1016. 

caf de bal ballo, giro di ballo, 341. 

cagasang -gue dissenteria 713, 730, Cavass. * chegasanc'. 
— Dev'essere la stessa cosa il mal drean o * mal deretano ' che 
spesso occorre negli autori pavani. 



^ Circa a bdt (fern, bdtat v. il Monti s. ' boeut *) che ha gli stessi signifi- 
cati di bdg, ben ha ragione il Parodi di vedervi *b6citu; per la fonetica, 
ricorda il pure lomb. pleUd fare il saccente, il salamistro, cio^ *plaeitaref 
cui sta di fronte, come vojt a bdtj il sost. plajt guajo, plejt litigio. 

'11 Diez allega allato a buco una voce spagnnola d*uguale aspetto e si- 
gnificato, ch'io non trovo ne* lessici che stanno a mia disposizione. In ogni 
modo, per risponder intieramente al tosc. bueOy dovrebbe o questa sonar 
*bucco quel la *bugo. — Quanto a bugada^ ecc. (Nigra, XV 102-8), se io ho 
ragione ne* riguardi di buco^ esso difficilmente potra a questa voce connet- 
tersi. Lo stesso dicasi di buque e delle altre voci romanze che il Diez man- 
derebbe con buco, e delle quali fa giustizia, del resto, anche il Fieri 1. c. 



Illustrazioni all* ' Egloga, ecc. . 298 

calze da todesc 652; c^ ala diuisa^ v. s. ' diuisa '. 

camesa camicia 81, -sot 338. Deir ^ {camesot egl.) ch'6 
anche nel friulano, nel rumeno, e in un esempio del Ruzante 
ap. Lovar. 285, v. num. 8, e ancora Meyer-Liibke, Die Beto- 
nung im Gallischen, 17. 

eapeUina : fent da c-, 1040-41 . V. nel Boerio : esser de la capelina 
tradotto per * esser fante di cappellina ', esser astuto e ribaldo. 

c a near -cher cancro 103, ecc. 

carbon 1046, nome d'ingiuria, ma non saprei quale. Cfr., 
per quel che pu5 valere, il ven. carbonazzo nome d'un serpente. 

cardenza: de c- in confidenza 246. Cavass. 

cariega sedia 475. XV 53. 

carisia affezione 215. 

Car I on 55. E Carlot neU'Egl., ed e nome del diavolo, o 
nome di un diavolo. Cosi basso e sceso Vetnperere magnesl 

carmesin cremisi, cremisino, 683. Cfr. sea gremesina seta 
cremisi Mag. Ill 33*. 

cas corpetto, torace, seno, 53, 373, 609. Ven. casso^ e v. il 
Boerio s. v., casso^ casseto corpetto Mag. IV 34**, 11 16*, 17*, III 51*. 
Delia voce ragiona assai giudiziosamente il Biadene in Origine 
deirOspedale d'Asolo (Asolo, 1903), pp. 23 sgg. 

casa calda inferno 566, 973. Lo ha il Voc. e vive tuttora 
in pill parti dell* Italia centrale e meridionale. 

casoncii raviuoli 833, 1015. Cavass., Zst. f. r. ph. XXIV 
390 (pastilus: coson^elo), Alton, Die lad. Idiorae s. ' cagencel ', 
Lorck, Altberg. spr. 192, Tiraboschi, Voc. berg. s. ' casonsel '. 

eassil de piue 472; cfr. cassile da piua sorditia Ancon. 18^, 
dove d'un uomo e detto che abbia un'ernia che pare un c-, Deve 
dunqae trattarsi dell'otre della cornamusa, e connettersi con cas 
cui vedi. 

caatron castrone 571, 943. 

catar -tt- cercare, trovare, 353, 1031. Cavass. 

caualer 41' messo del comune, sgherro incaricato delle 
pignorazioniy 360, 485, 890, 998 ; cfr. cavalliere de comun Piov. 13*, 
e V. nel Boerio cavaliir de corte o dei sbiri. 



294 SalTioni, 

cauazzina 41. Nan so se serva il yen. arc. eavezzo ooUare 
cappuccio (Boerio) e il eavezatura spede di goaniaoca nel- 
rinventario Veronese gia citato. Per la forma, cfr. il ven. cavasxal 
capezzale. 

cauri capretto 873. XIV 207 s. ' crauei ', XV 55. 

eazzh preso^ aggiogato, 1068. 

eef ceppo 189: mat da e- pazzo da catena, pazzo da legare. 

certx far c- spiegare 436. 

ceson siepaglia, siepe grande e folta, oespuglio, 148. Boerio, 
8. 'ciesona', trent. ^«<m cespnglio; Etg. 1701, Parodi, Romania 
XXn 311. 

cessar ritrarsi 21^. Cavass. pag. 407, trent. in cessacul 
rinculoni. Non avrem dunque da cercare nell'it. cesso (v. da ul- 
timo Pieri, in Studi rom. della Soc. fil. romana I), ne secessu, ne 
BEGESSU (n^ NEOESSU, como potrebbe suggerire il scanum faratum 
a necesso * sedia forata per le necessitli naturali ' dell'Inventario 
ricordato s. * brond '), bensi o il deverbale di cessare o il partic. 

di CEDERE. 

chebba gabbia 16, ecc. Venez. WJa, ferr. gajba, ecc. 

chegar cacare 435, coH'e pur nelle arizotoniche come ancbe 
nel Cavass. 

chiap stormo, frotta, 943. Cavass. Sark un deverbale da 
chiapar, q. un * pugno ', una * manata ', owero una * accolta '. 

chila ernia, prolasso testicolare, 431. Friul. cMle ernia, 
chila Mag. IV 80**, e il Ruz. nel passo allegato s. * cassil *. Nel 
dial, di Pirano (v. Provenzan, II dial, di Pirano, Trieste 1901; 
sonetto 3®) c'6 zo la chila per * giii il coraggio ', e a Belluno 
dicon chilon pigrone, tardo. 

chilb qui 496, 497, 498, 499. Cavass. 

chio chiodo 408. V. Herzog, Zst. f. r. ph. XXIV 426-7. 



* L^engadinese ha allato a ts^hser^ il yerbo szer svezzare, e * ritrarsi da 
un impiego\ Non v*ha dubbio ohe vi si tratti o di ^sessdr, cio6 della me- 
tatesi reciproca tra le due sibilaati, o di *z9ar con za invertito* 



lUastnudoni all* * Egloga, eec. « 295 

chiuiluoga qui 958. Wendr. 84, Q. st. d. lett. it. XY 269. 
Si tratta di chive- ooU'tf assimilato all't della precedente sillaba^ 
Circa al quale ohive, e a live, noto che nel veron. rust.^ dove -« 
si & -o, abbiamo ehigo e ligo da anteriore *chi-o *U'0, *chivo. 
y. gliesempi in Sie' canie' sora la villa, ecc. (Verona, Baman- 
zini, 1784) passim. 

cibega baggeo, soiocco, 446, e si ritrova neU'egl. Cfr. il 
tosc. dbiea, XY 378, e v. Homing, Zst XXI 453. 

eiesa siepe 64. Y. ' ceaon ', e Gavass. 

cigar gridare 551. Gavass. 

cima frasca, ramoscello, punta, cima di ramo, 201, 206; — 
tneUer in cima stuzzicare, esasperare, spingere agli eetremi, 578. 

eingidura cintura 416. Anche negli sorittori pavani son 
di mods tali fonnazioni di tipo debole al posto delle latino di tipo 
forte: scrivaura scrittura, slenzaare lettore, impenzaura pittura, 
penzaore pittore, respandaura risposta, rfendaura fessura, siren" 
aamra stretta, stringimento (Patriarchi), ecc. 

citta ragazza 579. 

ciuetta: andar a c- andar alia malora 53. 

ciuiUa civetta 422. Gavass.; firiul. civtte, trev. zuUa. L7 h 
onomatopeico, e vedine qui sopra a p. 226 n. 

eoccha del del la costellacione delle gallinelle 321; cfr. 
chiocea Ruz. Dial. 6*"; e per la forma, il bellun. coca chioccia. 

CO 'come', nel sense di quam, 825. 

codega pelle, ootenna, 452. in 135 n., Etg. 2724, ven. coigo, 
trev. coUgo*. II vie. ha cofsea (cfr. coezza Mag. I 22**) cioe 
*cuti^c-ea. 



* 'idpa deve ritro?ani, ridotto per metaieai rodprooa a ftffa, nel pav. 
mifeltt^ ohe oooorre nel modo m migoU mezo nel meno Mag. Ill 5k, Ru. 
SproL 21*, Uvar. 218, 256 (pep imgoia-mego), V. Ktg. 6047, 6050. Qaetta 
diehiatasiona arrebbe eonforiOy e a raa Tolta lo conforterebbe, dall'a. pa- 
▼eea per tmJmnmmitQO (XII 415) e fonne analoghe, che earebbe qnindi ' xai- 
ia laeio ' o anehe ' milo(go)meao * ; v. inTeoe Moiosi IV 187. 

* Ho qneefeo eoiipe dall* Append, di Irene Ninni, e Taeoenio accenna eri- 
deniemeate a eoigo ^cUgo. % dnnqne on I cbe ioglie Tiato oone in piii 



296 Salvioni, 

CO fa, com fa * come fa ', come, 520, 1084. E il verbo 'fare' 
(v. Gavass. 341 n) nelle funzioni di verbum vicarium; altrove, 
p. 68. a Sacile, tafd ' tanto fa ' (onde il semplice fa come) quindi 
anche tanfante dove par di sentire ripetuto V-ant &\tant{fanfant). 

collegh 209; v. * acolega '. 

colt a concimato 910. Bellun. collar concimare. 

conai caglio 788; ven., bellun., trev., pad. (Patriarcbi) co- 
ndgio, friul. condi, ert. conidje, bellan. cuniada coagnlata, e v. 
ancora egl., Mag. 11 38\ Lovar. 326. Si tratterJt di *coaglu, e 



altri esempi veneti (v. anche Ascoli, I 528, per il Friuli), tra i qaali non 
allegherb il venez. cdlice codice, occorrendo qnesta forma anche altrove. 
Degni di nota sembranmi invece eeruoHco (a. triest. gerolicho\ telatro e po- 
leta (quest^ultimo vivo sempre nel vie. rust.), chirnrgO) teatro, poeta, che 
leggonsi negli scrittori pavani. Inoltre : tela taeda in Ug. gloss., vie. cave- 
Idgna testata di prato (all. a caved-, ven. cavedgna\ aolagno all. a sedagno, 
veron. dessalto = deasalo scipito, poleiar all. a poeiar dormicchiare, voce 
perb d^incerto etimo, trev. miloni biche, ciob *tneani da mbta (Ktg. 6134), 
pidizzato e puizzato puzzola {*pu[t]i[d]iccio\ vie auUsaion «= *8u-i- (cfr. suvis- 
eion in Bastanzi, Le saperstiz. delle Alpi venete, 8), venez. dlela comparato a 
giela (Patriarchi) girella (cfr. friul. gidule girella, -dkle cerchio di ferro, ecc, 
mant. zidella, trent. cirella, dove s*incontrano cidella e girella), trent. gelega 
sopracciglio ciob geja gea *gela tirato poi scberzosamente su gSlega passera. 
— Gome si spiega questo Z? Crederei da cib, che, in una certa misura, il 
-I- =1. e U tendeva ad essere soppresso; nb vorrei affermare che tal soppres- 
sione si connetta colla pronuncia velare quasi evanescente che ha il -l- in 
parte della Venezia. Esempi di -l- sparito ne ho io raccolti in Zst. XXIII 
528 n, e qui aggiungo il ven. vokga allato a vdlega, di cui tocca lo Schu- 
chardt, Rom. Et. II 172-8 (v. anche Ive, Dial, istr., 151). DalFaltemare di 
tali esempi, si veniva a immettere I anche la dove non era legittimo, cosl 
com*b illegittimo il d nel trev. sedese selce *sS-eie (che ripete a rovescio la 
storia di eolagno = *8eagno sedagno, ma dove influiva direttamente Talter- 
nare tra s^ese e s^ese sedici), nei trent. gerudieo (cfr. eeruolieo Rur. Oraz. 
176) di fronte a friul. eirdic, fa<iaft«Z =» YaaneZ = veron. faganU fanello (da 
Y<fo), hartad4l bertovello, redatol e reatol regolo (cfr. re pi. redi sulla norma 
di de dito, pi. dedi), a. berg., bellun. cadigia caviglia (cfr. il friul. *6adile, Aseoli, 
I 582), crem. hreda =» *hrea briglia (cfr. tuttavia il com. hrida, che perb non 
dovrebbe sonar diversamente a Crema), mant., ferr. zida ciglio. V. ancora 
Gorra, St. di fil. rem. VI 575-6, 590-93; Krit. Jahresb. IV, I, 168. 



lUustrazioni all* *" Eglo^, ecc. , _ 297 

il n, apparente estirpator d'iato, sark dovuto a c(m^ cum, forma 
prevocalica allato al preconsonantico co. 

con for tin dolce, oonfetto, 345. Cos! anche nella Brianza 
e neU'egl. 

comar accondare, aggiustare, 30, eonzarse accomodarsi 428. 

cor a delta corata 759. Yen. coraSla, ecc. Y. Zauner, Die 
rom. Namen der Kdrpertheile, 153, 156, 171, e Sabbadini in Studi 
glott. ital. n 96. 

coragia petto, viscere, 20, 573, 688, 735, 978. Com tale 
significato anche in Mag. I 50*, II 41', III 75* (notevole ne' due 
ultimi esempi Tuso plurale : le coragie) ; trent. coraia cuore^ co* 
ratello, engad. curaglia polmone, a vie. seoragiar sventrare (Bor- 
tolan). Si parte da un plur. neatro *eoralia. 

corozzarse cornicciarai 638. Cavass. 

eoriura custodia, sorveglianza, 8. Penso all'a. lomb. eor2i« 
accogliere (Giom. st. d. lett. it. YIII 417) e al ven. arcorger id., 
che riflulterk da arcoger e *arcorzer. Si pub tuttavia pensare 
anche ad ' accorto ', onde eortura accortezza, attenzione, mala 
cortura disattenzione, sbadataggine. 

cosshm ' cosciume ', coscie, 950. 

east: a so cost a sue spese, con suo danno, 289. 

CO tola abito donnesco (v. il Boerio), gonnella, 225. Ma non 
capisco il sense di ' imbalotar la cotola '. 

crep greppo, balza, 187^ 259. Cavass., Ive, Dial. dell'I- 
stria 136. 

criatian ck- nomo, 411, 495, 766. 

cridn kirie, 653. S'anticipa V-dn di kyrie eleyson {Crista- 
laUin Mag. I 36*). 

croda rupe, precipizio, 101. Yen., trent., friul., ecc., vie. cro- 
tdda scoglio, e v. Schneller, Die rom. Ylksm. I 231. Stark ideal- 
mente a crodar cascare, cadere, come stk precipizio a precipi- 
iare^. Per la forma, cfr. anche il ferrar. crdda cascame, e per 



* n trent er^ rape, il Teron. serbfi dirapi, sembran risalire a ^eorr6teu. 



298 ^ Salvioni, 

quant'6 di eref, di cui qui sopra a p. 174, ricordo a2 crSda^ 
casca, di Campodolcino (Ghiavenna) ; e con *crod4Hte va pore il 
trent. crUnie vagliatura del frumento, beochime, e il basso- 
engad. griaintas, id., che assai verosimilmente per5 sark voce 
cisalpina ^. 

cro8 923; cfr. Tit. la croce d'un qtioUHno^ ecc. ece. 

crudil; v. curdilanza. 

cuca noce 1024. Cavass., Schuchardt, Rom. Et. II 22. 

euffulon: in c- coccoloni 150, 430. V. Meyer-Llihke, nel- 
Tart. Zum italischen Wortschatz, in Wiener Stadien XXIY, 2* di- 
spensa. 

cugnir dovere,e8ser necessario, 596, 956. Mussafla, Beitr.99. 

curt corto 424. Yen. curto, lomb. kurt, ecc. 

cuor seno, petto, 759; e- del carp viscere 728. V. XII 396, 
Bendic. Ist. lomb. S. II, vol. XXXV 967, cwr dd peU Cavass. 
s. * cuor '. 

curdilanza cru- cnideltk 216, 508, 570, 671. In crudil, 
509, par aversi I'aggettivo sostantivato col valore di ' martirio 
patimento '. 

dandolla donnola 19. Manca questa forma, che si rivede 
nel ferrar. ddndula, al Flechia II 50-51 '. lo vi vedrei il dSndola, 
giksegnalato e spiegato dal Flechia, modificato sotto I'influsso 
di *dama'. 

da po dope 336. Cavass. ' depo '. 

debetta debito 188, ecc. Cavass., e num. 42. (Srca alia 



— E il trent. erbna balza, cresta minosa di monte, per essere erbda dispo- 
sato a ' corona*. 

^ Per la molto diffnga soppresrione del -d- {t) ne* derivati da bota, ▼. an- 
oora piti in Ik s. ^rigolar*, e qui indieiro, p. 163, s. 'grbgol*. 

' Circa al betmola (onde poi bendola) allegato dal FleduA, la disdiBila- 
zione vi sara stata certo favorita da ddnnola {dondola), Le due voci 8*in- 
contrano infatti congiunte nel trev. heUMnola. — Segnalo poi qui il ewe* 
Moto, donnola, della Race di roci rom. e mardi. 



Illastrazioni all' ' Egloga, ecc. . 299 

forma (cfr. franc, dette, ecc), potrebbe trattarsi del plur. neutro 

DEBIT A. 

debot subito, di botto, 232, 737. Cavass. 

dema 151; h un'esclamazione, nella quale ravviseremo con 
molta verosimiglianza un ^ de m'a ' (= *de m'aj) * Die m'ajuti '. 
V. Wendr. § 179, e istr. mdde Ive 88. 

dent dente 470. E di genere feminino (v. Zauner, o. c. 51), 
mentre ogni altra volta h masoolino. Ma non riterremo per questo 
men genuine Tesempio. 

descalzarel scalzo, mendico, q. ' scalzerello '. Cfr. (2«^caZ- 
zarella Ruz. Mosch. 28. 

desmentegar dimenticare 921. Notevole la forma Sfnen- 
gare * trascurare ' in Mag. I 54^. 

destegolar sgranare, sbucciare, 1018. Yen. destegolar (e 
destfi- per influenza di destrigar) disgraneilare. Da tega baccello. 

dei dibo 958. 

devers -5o, agg., universe 914, 1012. Cfr. tl deverso tnondo 
Lovar. 219. A questa alterazione capricciosa della base s'ag- 
giunge qnella per roesso ' rovescio ' ch' h nel Calmo, Egl. Ill 
{mondo roersio che potrebbe per6 interpretarsi per 'mondo strambo') 
e ritoma continua ne' testi pavani {roesso mondo Mag. I 17^,11 
y, ni 31**, rV 9', ecc, le roesse narration le universe genera- 
zioni Ruz. Or lO*", rovessamen universalmente Piov. 48*) dove 
anche c'e roessiti awersitk, reversa perversa Lovar. 315. 

dezun 995: de inpegnorame mi no fu d* ' mai non si astenne, 
nai non fu pigro nel pignorarei *. 

dissiplina cSLsUgo 7 i9. Cfr. dissipina tormento Mag. I46^ 

diuiea: ealze a la d- ^ee a fescie, variopinte, 173. Cfr. 
^ aUm d* Ancon. 25^, gonelle alia doisa ib. 15*", zupparieggi a la dt'^ 
Mag. n 71^ ^; indivieh variopinto, a fiasco (Bortolan), ven. bi9aio 
indevM morena. 



* iTh n^ Rofi. (Orat h*) un mile MMfe devise «» al nostro modo, alia nostra 
iiioda. Nob credo che cib oi legfttimi ad interpretar in ngnal maniera il 
nostro a la li-. 

AftsfalTio glottol. it«L, XVI. 20 



300 Salvioni. 

dolenzios doglioso 142. 
doman, fern., mattino 113. 
dri; v. drie. 

dret diritto 160, 199, 286. Gavaas. 
drezza treccia 527^. Cavass. ^ drece '. 
drie: zir drie continuare 563; setUi dri at d€$e sedate a 
tavola 648. 

duch barbagianniy sciocco, 931. Yen. dugo gufo reale, ecc. 
dur portare 1027. Aacoli, III 279. 

egua acqua 797, 966. Cavass., egl.; e v. num. 2*. 
eri alto, erto, dirupato, 259. 

f alee tie la costellazione di Arturo 320. C£r. la postiUa 'U 
falze i quel segno detto Arturo ' in Mag. I 41*. Anche a Dalpe di 
Val Leventina c'e la fdw6 come nome d'una costellazione. 

faliua scintilla, favilla, 474. 

falla \ h la f' 760. Che significaP 

f ant at giovanotto 284. Friul. id.; e v. ' zouenat '. 

fa r, nelle fumdoni di verbom vicarium ; 592, 1052. £ v. an- 
cora ^ CO fa '. 

fardella sorella 552; cfr. frela Ruz. ap. Lovar. 294, e ap. 
Rossi, Le lettere di Andrea Calmo, CXX n. 

farnel frenello 338; fernelo Lovar. 39. 

farsora fer- padella 370, 661, 1052. Cavass. 

fastuc festuca 466. Cfr. fastughi Mag. 1 38% e nel dial, di 
Pirano (Parenzan, Del dial, di Pirano, sonetto 5*), fadugo ntfl 
vie, fastuch nel bellun. rust.; e, pel genere, oltre al frc. fttu 
(per cui il Diet. g^n. postula addirittura un *festucu di latin 
volgare) ecc. (Ktg. 3713), anche I'a. lomb. festugo (v. Keller, 



' V. airincontrario, trev. trtUar addirinare (Ninni). 

' Si pub chiedere, dato che ood TsdA letto, se non lia A^cABni r«f«rr «!; 
Beitr. 30. Cfr. franc. M#r, piem. agmireu (Alione 244, 860), it flOfM^. c«.l 
ligaificato de* quali ben potrebbe accordarsi qnello di *Miilpar\ 



Illustrazioni all* * Egloga, ecc. , 801 

Besc. gloss.), I'engad. atUj (cfr. stiner all. a festiner, stizzi all. a 
fastizzi orma, traccia, che ben potrebb'essere, come vuole il Pal- 
lioppi, un dotto vestigium, e v. anche stieu allato a vstieu 

vestito). 

fatiz: el diavol f^ il diavolo sputato, il diavolo in per- 
sona, 541. 

faueta 1035. Piii cibi indicano i voc. sotto questo nome, 
e V. il Boerio, il Pirona, ecc. 

fazzol pannicello, fazzoletto, 709. Gavass., e Boerio s. 
* laciol *. 

feda pecora 61, 209, 376, 723. Gavass., Egl., dove 6 anche 
federa ovile, gregge di pecore, feltr., col d caduto, fei pecore ^ 

fent giovanotto 250, 269. Gavass. 

fenuogii: vender f- infinocchiare 271. Gavass. s. ^fenugi'. 

feridura -rr- ferita 164, 1091. 

fia^ fii^ volte, fiate, 76, 79. L' -i potrebbe aver qui una ra- 
gione speciale, e v. qui sopra in nota all'art. ' brigada '. 

ficassa fitta, trafitta, 362, 1090; forse deverbale da 

ficassar trafiggere 280; q. ' ficcacciare '. 

fig de barilla 1024. Forse * fichi secchi ' conservati o 
spediti in barili. * 

figi fegato 831, 1090. Gavass. £ v. il magistrale articolo 
del compianto Paris in Miscellanea Ascoli 41 sgg. ; Zauner, Die 
rom. Namen der K5rperth. 168-70 ^. 

fild veglia, veglia serale nolle stalle, 500. Gavass., ecc, 
e cfr. friul. file, valm. fileria, bellinz. firSfla, parm. fildz, id., 
nonch^ il ted. Spinnstube, — Girca all'-d, io ho gik detto (Giorn. 



' Pu6 occorrere a Feltre che Ve successiTo a vocal tonica rI riduca ad -t: 
fti^^fie, doi^=doe (due fern.), trei = tree (tre fern.), arei=^arh avrei, 
9€i^^see io 8ape?a. 

* v. anoora qai ^opra pp. 195-6. Tra i continaatori di *fTticUf andra 
aanoTerato il fH {deMprehii el fH scheneare, berteggiare il ' fegato * il co- 
raggio: cfr. Tit. aver del fegato) della Tenione di Rocca d*Agordo nel Fa- 
panii. — Un notevole derivato ^ il nc. figazzolo fegato degli uccelli, dove 
par celani un *fya-dgzo * fegataccio '. 



302 Salviom, 

6t. XXIV 269) trattarsi della risultMza di - a t tr ; sentioQchfe non 
direi piil ora chd il panto di parton^a della forma dev'essere un 
territorio dove TequanoM -6 =s -atu fosae possibile, ma farei 
una differenza o genetica o storica tra 1' -6 pavano, e quello di 
HUy xm esempto che, con piu altri che tosto s'allegano, s'estende 
8U tutta la Venezia e piii in la (Mantova, Treviglio). La ragione 
genetica e forse questa che, come sembra accennare il ven. e vie. 
parentb *parentado, parenteria, si tratterebbe qui di -atu. — Gli 
esempi di questo ^6 (6) ei dividono secondo varie categoric ideo- 
logiche: quella di fild con cui vanno il bellun. vegib, suo sinonimo, 
il trent. desvohd radDnata di donne pef la dipanatura (notevole 
per la base verbale di 3* conj. ; v. qui sopra a p. 221 n), e sfojd 
lo sfogliare il granturco uniti in brigata, e, con significato cat- 
tivo, ferrar. sbrindand, andar in »- sgualdrinare, smingardd [andar 
in 3- id.), i ferrar. squaqtiard, cartwald, cmarb (comare), ^^^ajruW 
e zigalb, il veron. bagold, i trent. tottolb, eiacerb -cold, cigalb, ferr. 
ciaccarb, tutti col significato di * cicalecccio, chiacchierfo ', cui 
s'accostano il ven., ferr. campanb scampanio (esemplare che ar- 
riva sine a Mesocco in Val Mesolcina !), il trent. busnb scalpore, 
il ferrar. tarapatb tafiFeruglio, regg. to- ciarabtmb svenimento; e 
quella del veron. pocib, vie. slavacib, squarquacib (trent., ven. 
squaq-) col valore di ^ guazzo, fradiciume ', ai quali s'accostano 
il trent. messedb miscuglio, intruglio, i feirar. piplb e piccinld 
miscea, e, per questa via forse, il pur ferrar. pitacb frontsoli. 
Ha invece un posto a parte il vie. send {di roba) corpacciata. 
— Ne' testi pavani, tali sostantivi pos6ono talvolta avere il 
plur. in -i {fili Orat. 9^, parents ib. !!•), e deve trattarsi piii che 
d'altro di formazioni analogiche suUo schema ordinario dell'altra 
sterminata serie di nomi in -b plur. -i. Al qual proposito e ben 
istruttivo faU (Orat. 13*) plur. di fatb fal6. 

fogent: rossa fogent rossa infuocata 459; v. qui sopra s. 
' aguan ' in nota. 

folesel filugello 417. Ktg. 3888. 

font ana uiua sorgente 83. Cos\ pure neU'Egl. 

for a forato 813; il sechiellet fora h il turibolo. 



Illastrazioni f^U* ' £gloga, ecc. , 808 

foreia federa 482. Yen. foreta^ ecc. 

format formaggio 102, 143, 694, 878. V. Rendic. let. lomb, 
S. II, vol. XXXV 968. 

formigota formica? 461. 

fort una disavventura 8. 

front aflfranto 70. 

frare frate 533. 

frezza freccia, dardo, 45, 529. 

froiola barzelletta 221. 

fu ewiva, esclamaz. di esultanza venuta a funzione aostan- 
tivale come Tit. ewiva, 795. V. le emendaz. critiche al passo, e 
cfr. tuti crida : ci fu fu,.. Viva el vin e po non piii nel Zanella, 
Poesie in dial. rust, feltrino (Feltre 1901) p. 60, vie. iufufu grido 
di allegrexza o piuttosto di ebbrezza dei oontadini, che vanno 
a gara a chi lo manda fuori con pib forza di petto (Pittarini, 
0. c, 167), piem. fii baldoria (Nigra, Canti pop., gloss.). 

fuga ; de f- impetuosamente 53, 449. 

fuQ$i forse 931. Gavass. 

furios imbronciato, melanoonico, 927 (ofr. v. 924). 

furtagia frittata 398. Cavass. * fortaia '. 

gardella graticola 761. 

gardenalla cardinalessa 758. Beitr. 62, e sguardenale 
Lovar. 218. 

garnazza guarnaocia 338. 

garnel 909, 1018, granello, chicco, seme. II contesto del 
primo luogo non mi riesce ben chiaro, non risultandomi che esista 
on'eapressione ' fromento granello ' col signifioato pressappoco 
di ' fromento deatinato solo a dare i semi \ ecc. Forse il vie, 
granei, semolella, ci ajuta a interpretare *' fromento per fame il 
semoluio '. Cfr del resto, istr. garnij specie di minestra di le- 
gami« orzo, fagiuoli (Ive 105), bellun. garnel, friul. grigniU gra- 
nello, chicco, ven. granflo, veron. graniela * vinacciuola, ecc. ecc,, 

* NeiriV del ver. graniela (cfr. ancora graniei t«stiooli), nestttno vorra oerto 



304 Salvioni, 

tutti significati, meno il primo, che competono anche all'it. ^a- 
nello. 



ravvisare iin ^ fat to dittongo, coal come non lo ravviserii ne* pur veron. 
spiniH zippolo, fili^ (vie. -lielo -glielo; cfr. buglielo -lielo regalo, bolUetto Mig. 
II 47**, ecc.) scilinguagnolo, pivQl all. a picH lattonzolo, ro^^la vocina *. In 
tutti questi esempi Vie h da anteriore eS com*^ provato da wpineello Mu)?. 
II 43% rameel ramicello ib. II 20*, 58% zoveello piccolo Riogo ib. Ill 43\ 
9poHdeeUa spondicina Roz. Pioy. 18' stareel piccolo tt^jo Mag. II 17^, ^h 
seello bucherello (Bortolan)» domeeU donielle Peagno 6; e questo e/ h alU 
sua volta da -etU- dimostrato dai trent. ramedH ramicello, fUid^l scilingiia- 
gnolo, far^edHa forchetta de* bottegai, muredH muricciuolo (parm. muniiUK 
caredH carretto, linguedHa linguetta, aredila all. ad arHa canniccio, aMt^iln 
aflsicella (onde poi anche asaeddn ascialone, cfr. anche bol. ansdein -dftio 
assicella, ostdein ossicino), dal berg. grapedH piccolo nodo, e dai nnll. Clf* 
ftdiUOf CoUedH, SiopediUo, Fo9$€deilo ricordati inrieme ai ridotti DasmtUo 
e Zoviello nel buon lavoro dell*01ivieri sulla Toponomastica veneta (vedi 
Studi glott it. Ill pp. 161 n., 208). Nel quale -edello parmi conven* 
gano due correnti derivative. Una che moveva da eattd^l * cApiielln * 
eentito come diminutivo di cao capo, e che subito, in causa della parzul*' 
consonanza, attraeva campo dando cosi luogo al ben difiuso e antico cam- 
piteUo (Vidossich, Dial, di Tr. § 6), e capedil oontrapposto a cdo^ emmpf dr'l 
contrapposto a campo spiegan molto. L*altra che ai riattaoca a nomi in **ito 
derivati ulterior mente mediante il diminutivo -^UOf nomi del genere di 
orad^l lomb., ecc. (Beitrag. 84), trent. oredH, ver. oridH, di berg, bntsfodii, 
bol. hrazzadala^ ven. brazadelo (dai quali il tardo, non vivo e acanamente 
documentato toac. hraceiaUUo -a ciambella) di fronte all* a. vie. hrc£«dth 
(Bortolan, che lo munisce d*un punto interrogative), a. pav. brocttUo pi. 
bracieggi Mag. II 47^ II 61% 62% III 44\ ecc, brazMt^o Anoon. 28% brae 
eieggi ib. 31% brazedU egl. [prov. brasBadeu]; della qual voce v. il King/ 
a. ' Bretzel * (e la voce germanica aara certo di provenienia altoMtaliana , 
le quali parole eran sentite come derivate mediante 'Odello e da hmc^ 
braccio Qa ciambella pub aenza sforzo venir paragonata a un braccialett«: 
e del reato, a propoaito della voce bologneae, — gik ricorrente negli atitnti 
di quel comune redatti a meta il aec. XIII, e vedine il Gloaaario del FnU. 
— rUngarelli la definitice per * ciambella che ai porta va infilata nel bnccx<'. 

• E nommeno s'intende ne* ven. tabarirh e campaniti, di cui v. oia Vi- 
dofc"«ich. Dial, di Trieste, 2'». 27. Ma circa al secondo, mi chiedo ae non a'aM a 
a p.irtire da un eoUettivo ^rampanedo '*Ui * Tacoolta delle campane * * il It V • 
dove 9on riunite le oampane \ 



IHufltrazioni all* ' Egloga, ecc. . 805 

geda {I §-) faida, grembo, 344. Vedi Nigra XV 288, Bruck- 
ner, Charakt. d. germ. Elem. 17 ; Littbl. XXI 384, von Ettmayer, 
Lombardo*lad. (Rom. Forsch. XIII) 373. Son da aggiungere le 
forme vie. e pav. come gaia •gia (cfr. vie. rust, gugiare vuotare, 
oomparato a mil. vdjd, vqj vuoto, a. pav. agiar ajutare). 

giada agUata 311. Gavass. 'iada\ gid Mag. I 42\ 

giandussa peste (bubbonica) 133, 713, 738, 892. Cavass. 
Interpreto la voce come ' gianduzza ' (num. 30 a), e invero il 
to8C. vi risponde con ' ghianduccia -zza ', e -zza h in un pro- 
verbio popol. veneziano (v. Musatti, Amor materno nel dial, venez. 
[1886]» p. 27 n.). E tuttavia notevole la costanza del -««- anche 
in altre scritture venete antiche che rispettano, almeno nella 
grafia, il z, co8\ nel Cavassico, nel Calmo, nel Magagnd e in 
altri (v. il Musatti, 1. c). 

g testa razza, genfa, 932. V. Boll. soc. pav. di at. patria II 
226-7, Biadene, II libro delle Tre Scritt. 98. 

gioiton birbante 930. Cavass. 'giaton' e gMon Mag. Ill 
62», IV 24\ 

gir ghiro 19. Gavass. 

giuoria gloria 777, 786, 794, 818. 

giuorios prosperoso, sfarzoso, belle, glorioso, 309, 490, 
"^30, 961. Cfr. giuriuso Mag. II 40\ Naturalmente e qui e in 
giuoria si tratta di voci dotte malgrado il gi-. 

gn' ogni 97; ma potrebb'essere d'agn. 

gniaccara nacchera 795. Cavass. 

goz goccia 507. Beitr. 64. 

gramego vago, bello, 627, 752. Ktg. 4320. I poeti pavani 
usano pure la parola nella forma di gra- e gre- e col significato 
da ana parte di ' dotto ' e, come sostantivo, di ' lingua pura, 
elegante, grammaticalmente corretta ' {sbaiafare in gramego Fio. 

co«tame che dura ancora nolle nostra campagne *) e da oro orlo. Rioordo 
aaeora BochedHlo, sacchetto, ne* Prove rbi volgari di Geremia da Montagnone, 
^la qaal forma il Gloria (Volg. ill. nel 1100 e Prov. volg. del 1200. p. 42) 
pone di fronie di su i documenti latini an sarhatellum, e il bol. tinadil vi- 
nuceio, vinello. 



306 SaWioni, 

16'', faudU per gramego in lenguawo fiarerUine$eo Orat 2^, 5*, 
faeUar per gramego Mosch. 20, 21, fadla da mUdd o per gramega 
ib. 26), dall'altra di * famoBo, bdlo '. In un eeempio (Lovar. 6) 
6 gremega irata, e neU'egl. o'^ sU egumfe^ ste euperbe, ste gr^ 
meghe ciod 'queate petalaoti'; ua'altf-a volta (Lovar. 121), ^«- 
mego e riferito al vioo parmi ool senso di * generoao, asaai buono \ 
Ricordo ancora il gramadege robe dell'a. bol., ap. 6aQdenzi201, 
che, nel testo parallelo, h reso per belle veste. 

gramezoa •zz- triste, dolente, 5, 403. 

gramo gramo, maloontento, 177, 944. GavasB. 'gran*. 

grie 821, 842, -sa 177, panno grosBolano. II fern, par che 
dica 'ooperta di detto panno'. V. Gavass., Ive, Dial. istr. 161, 
6 ire grise neU'egl. 

grum catasta, mucchio, 176, 814. Ca vase. 'gran.'. 

guadiar epoBare 299. Gavass. ' vadiar ', Beitr. 'ingaliar', 
Bruckner, Die Spr. d. Lang. 213. La voce nella forma attnale^ 
doi col sno dj, s'appalesa d'origine giuridica. 

gualiu liscio, uniforme, uguale, 417. Gavass. 'gualli'. 

guarir salvare, salvarsi, 314, 334. 

guerein occhiata, strizzata d'occhiOf il goardare settee- 
chio, 269. Gfr. il berg, sguerefgn visaccio, sberleffe. 

guear aguzzare, stimolare, 77. Gfr. agueive 470, e bellnn. 
feltr. gusar, a. pav. guxare Anoon. 28», Lovar. 186, trev. near 
arrotare. 

A 14 man tranquil lo, serene, rassegnato, 765. Gfr. trent de^ 
eumanh turbato, scomposto, homan gentile, amorevole, Mag. I 
29% IV 68* \ 

humMa affabile, mansueta, 672. Gfr. armiliar ammansire 
Fio b\ Orat. 14^ Mag. I 64\ 

^ £ forse doruto a qnefto homan, e cioe airalUmaxe ch*eMO fitoesM ooa 
*iiMin, la voce omuina umana manna, che si legge in Mag. Ill 54k, S6\ 74%, eoc, 
Ruz. Moscb. 37. 



Illastrazioni all* ' £gloga, ecc. , 807 

imbaloitar 225. Gbe significa? 

imbriagarse ubbriacarsi 430. 

imp it ad a stecchita, dura, 'infilzata', 247; cfr. van. im- 
pirar infilzare. 

imposaibel possibile 783. Frequente in molti dialettif o per 
mal intendimento della parola dotta, o per 11 promiscuo uso 
delle due parole in qualche congiuntura {ho fatto il possibile ; ho 
faUo l*impossibile). Per la Yenezia, cfr. impossibile Mag. Ill 45*, 
Ruz. Dial. 8^, Bastanzi, Le superstiz. nelle Alpi venete, 146. 

inbarbugios: el m'era i- mi confondevo, m'impappolavo, 
556. Cfr. it. barbugliare, ecc. 

incagar incacare, farsene beffe, 274, 644. Cavass. 

inchiauar * rinchiudere a chiave ' o * inchiodare '? 763. 

inch in a fine 993 (o inchin a?); inchin da (cioe inchinda) 
mo fin adesso 266; ma a! v. 1058, ToscuriU del passo mi toglie 
di dire di qual sense veramente si tratti. Wendr. § 141, e in- 
chinda da iosatto fin da fanciuUo, in qualche teste pavano. 

incepedide aggranchite, intirizzite, 159. Trev. inzipidir 
intormentire, bellun. imerp- intirizzire. La base ne dev'essere 
* ceppo ' (cfr. incepparef mugg. insopedarse inciamparsi). 

indegnarse degnarsi 720. Y. Mag. Ill 43*. 

indesdegnarse sdegnarsi, arrabbiarsi, 716. Cfr. a vie. in- 
desdegna (Bortolan). 

indrapella coperto, vestito, 714. Cfr. frc. drape, it. drap- 
peggiato. 

in drii indietro 21, ecc. Cavass. 

indusiar indugiare 126. Cavass. 

in fin a persino 935. 

in for a 157; 1. in fdra in fuori. 

inpegnorar impegnare, pignorare, 891, 995,996. 

inpii accesa 532. Cavass. *impear', e, per la evoluzione 
del significato, anche vie. intorse accendersi. 

in sir uscire {ins esce) 480, 496. Cavass., e ancor oggi rensir 
(rinsa riesca) nel vie. rust. 

insembre insieme 66. Cavass. 



308 Salvioni, 

insofranh cosparsi di zafferano, del color dello zafferano^ 
709. Cfr. centure imaffrani Ruz. Orat 2^, inzafrand 'Sofrand 
Lovar. 10, 28. Per To, di cui v. Rendic. 1st. lomb. S. II vol. XXXV 
970, anche soffran Mag. HI 17*. 

insonnio sogno, -fiiar^e sognarsi, nelle didascalie cbe pre- 
cedono ai vv. 518, 316. 

la gar lasciare 1004. Cavass., Ktg. 5443, 5454, Thomas, 
Essais de phil. fr. 322-24. Si tratterk, come gik ho espresso in 
XVI 195, deirincontro di leqare ' e di lasciare. 

laoc 186. V. Temendazione proposta a questo passo. 

lasagne ciancie, ciarle. Cavass. * lesagna ', Mag. I 58\ 

lasagneite tagliatelli 398, 1015. Ven. ecc. 

lasagnie lasagne 833, 1014. 

lassar rilasciare, rallentare, 144. 

lat fern., latte 288, 788. Wendr. 51, Mag. I 4^ 27', ecc., 
Meyer-Liibke U § 377. 

lauorier opere, lavori, 444. Ven. laorier^ ecc., borm. con r-r 
dissimilati, Iwidi. 

laurier fregi, ornamenti, 476. V. * laorier '. 

lembrana pelle 632. Sara 'membrana*; cfr. Ivnhri Beiir. 
s. ' nembro ', a. vie. slembro (Bort.). 

lent 1071. Che significa? V. I'osservaz. critica al verso. 

let ran -m letters to, dotto, uomo di studio, 125, 714. Cavass., 
sU'iran (Bort., Wendr. § 77), sprolig long e letran lungo e dotto 
discorso Egl. 

Hand a * leggenda ' 162. Interpreta, cioe: * il cappello porta 
la stessa leggenda del mio ', ha la steHsa marca di fabbrica, gli 
stessi contrassegni del mio. 

Ha ma lealtii, huona fede, 676, e parmi la riduzione di on 
^lialama, E anche del Voc. 

Under a lettiera 326. 



* Uy, lasciare per t^sUunento, e voce lereotinefle. 



Illastrazioni all* * Egloga, ecc. , 809 

lira macttlata, screziata, 1048. Cavass. s. Mor', e vacea 
lara Mag. II 10'. 

lugurar farsi cbiaro, albeggiare, 557. Da lugor (Cavass.) 
corrispondente al frc. lueur, a. it. lucare. Ktg. 5711. 

Iu8 de fer 55, 380, 911. Guriosa interpretazione e quindi 
ridttzione di Lucifero, che qui sara stato ^Lusefir, Cfr. un ana- 
logo sciogliraento nel trent. fit de comts fideicomisso. 

magnar mangiare 26, 29; Cavass., Beitr. 77. — Si tratterk 
qui di mangar con nff in /{, e, nella concorrente forma malar, ecc. 
(lomb. majd), di m — fl dissimilati per m — i. 

magon stomaco, petto, 30, 318, 1050. £gl., Cavass. ; Beitr. 
76, Zauner, o. c, 179. 

maleneonios malinconico 924. Cfr. malencognoso Mag. 
(Bortolan), onde poi il gn passa in tnalincognia 'lla- (Ruz., Mag.) 
cosl come armognia, Mag. IV 103**, deve risentirsi di un *ar^ 
mognos. 

malmuoria memoria 565. Ne' testi pavani ma- e smalmuaria 
(Bortolan, Mag. I 13', ecc, Wendr. § 78), ancor vivo in qualche 
varieta veneta, friul. tnalmuerio IV 337. Forse, come lo prova 
il mil. marmaria, il/ e da r per dissimilazione; e questo r pro- 
verra forse da un antico oscillare che si facesse tra memarja e 
^mermoja. 

man 1022 :man a tenche ' mano a tinche; via a mangiar 
tinche'; v. Wendriner § 149. 

manazzon manichino, polsino, polso, 342, 412, 623, 1038. 
Cfr. il franc, manehanf da cui potrebbe la nostra voce derivare, 
avendosi allora come secondario il valore di * polso, noce della 
mano '. 

manginar immaginare 114. U prime n none epentetico, 
ma proviene dall'tn- di *inmaginar. 

maniera ritrosa, manierosa, * che fa delle maniere' * che 
oppone delle difficolta, 640. In Lovar. : maniera opposto a greza 
e in un paragone collo sparviere [la s palmer a). La connessione 
di questa voce coH'a. tosc. maniere -o non fa dubbio, e il tra- 



310 Salvioni, 

piuasQ a un siguificato quasi opposto, quale e nella voce nostra, 
h molto facilmente giustificato. 

manulieza maoievale, alia mano, 300; mancliem^ neU'egl. 
Circa alia derivazione, che corriaponde forse a quella italiana 
per -^ccio {manger 4ecio)y cfr. schiuolieea a, v., e vivolezo vispo 
Ruz. Dial. 8^, ven, magnolezo appetitoso. 

marager viscere, petto, cuore, 588, 994, 1081; v. il v. 
592 confrontato col v. 588. La voce e derivata da un *maragia 
corrispondente alia sua volta a un *matralia^ da matbb per 
quella stessa via onde si viene a matrongh stomaoo, a Piaaza 
Armerina. Le viscere son cioe considerate come la sede del 
* mal di madre ', del madrdi/i, come dicono a Bellinzona, o mal 
del marager come e detto al v. 994, e anche della smara (:= mara 
' madre '), come e nella Venezia il nome della ipocondria (cfr. 
mare nausea Cavass.). £ v. qui avanti s. ' maruogna \ 

mar as vipera 528. Cavass., Nigra XV 500-501; ma I'etimo 
slave proposto dal Gartner h forse piu attendibile. Appena oc- 
corre poi di avvertire che il marasso del Voc, h una voce ve- 
neta; e che della stessa base h forse anche il bol. magardss 
(gar = gr = dr?). 

mar cell a 224. Non mi riesce di connetterlo con marzel 
n. d'una moneta di cui vedi s. v. 

marchet 1027; n. d'una moneta, di cui v. il Boerio. 

mariga sindaco, capo del comune, cursore comunale, 141. 
y. Rezasco, Diz. del ling. it. stor. e amministr. 608, Schneller, 
Die rom. vlksm. 239, la cui etimologia non mi par sostenibile. 

mar obi a -ru- aspra, burbera, 765, 1086; e cfr. ven. ma- 
rubio cipiglioso, austero, burbero. Avrk detto prima ' amaro \ 
risalendosi certo alia pianta marrubium, che ha un gusto acre. 
In Lovar. 88, c'e la similitudine vita amara co i 'I marubio^ e il 
Mag., Ill 9*: pi che n'i el marubio amor amaro\ IV 98**: /W, 
cegua e marubio smissih. 

martel: & w- a stormo 584. 

martuori martorio 310. Cavass. * marturi '. 

marubia; v. 'marobia'. 



Illastrazioni air* Egloga, ecc. , 811 

maruogna ^gnia mattana, ipocondrfa, 33, 992, 1049, scoria, 
gente di rifiuto, 440, 494. Questo secondo valore si riannoda di- 
rettamente a quelle d^l ven. imtrt^gna scoria, rosticci del ferro, 
caldnaooio ; ma la voce e neirana e neiraltra signifioazione si 
connette a ' madre ' o per la via di cui qui sopra s. ' tnarager ', 
o per quella di mad r« :ss fondo, deposito, feccia, di che v. Ro- 
mania XXVIII 107. [Ora, anche Vidossich Zst. XXVII 750]. 

mnrztl^ n. d*una tnoneta, 879. Cavass., Boerio. 

mas poderecon abitazione 907. Cavass., Etg» 5909. 

massn troppo 144, 733. Cavass. 

mazzuch tanghero, villano, 934. Cavass. ^mazuc*. 

men manco, nemmeno, netnmanco, 1010. 

mtssal luglio 607, cio^ ^il mese delle messi '. La voce ri- 
toma neU'egl., e in qualche parte delta Ladinia centrale, e vedine 
ora dem. Merlo, I nomi romanzi delle stagioni e dei mesi ecc. 
(Torino 1904), p. 145. 

wie, mez: per me 292, permez{s€) 426. Nel secondo esempio, 
ugnifica ^incontro' *contro'; nel primo, la oscuritk del con- 
testo ni'impedisce di pronunciarmi. Cfr. a. vie. per mezo (Bort.), 
trent. per mez, veron. imparmi, di faccia, di fronte, dirimpetto. 
Anche il per mi di best. 55 va cos! interpretato : li dreza per 
tni lo sole ^=^ '[I'aquila] H pone dritti in faccia al sole '. V. anche 
Cavass. s. ' mez '. 

meter sii istigare, aizzare, infiaramare, 269. Anche letterario. 
— metter d eul A bas morire 375. 

migiol bicchiere 810. Cavass. * miol ', bol. mivtt6 (Gaud., 
p. 231), dove il -r- sostituisce -y- come nel pure bol. Mont Mm our 
M. Maggiore (v. Krit. Jb. IV, I, 167-8), e heirar. urimolo oriuolo. 

millanta 425; parmi che abbia lo schietto significato di 
* mille \ 

minchiastro minchione 726. Travisato eufemisticamente 
sul modello di ' mentastro '. 

mo ma 661, 799, 800, 959, 1004. Cavass. 

md adesso 266. 



312 Salvioni, 

mole sella moUe, tenera, 84. Bellun. molesHa mollica, e 
V. Alton, Die lad. Id. s. * morgell '. 

monesella tenera, arrendevole, gentile, 764. Bellun. mo- 
nesM, con n — I per dissimilaz. da 2 — I; e sn moneaU s'e poi 
modellato il sinon. monesin {=-molisin Gavass.). 

monga 58. E nome proprio di vacca o di capra; v. Cavass. 
e I'egl. 

morhez gajezza, allegria, 366, 870, 874. Cavass. * morvez '. 

morbo paste 388. 

morel paonazzo, panno color paonazzo, 715. Boerio. 

mostaz vise 410. Cavass. 

mucignos moccioso 248. Beitr. 81, Lorck, Altb. spr. 168. 

muner mugnajo 882. Cavass. — Esempi veneti analoga- 
mente conformati sono il np. Aponal ApoUinare, e ponir pollajo 
* poUinajo ' ^ (cfr. polinae I 345 n. friul. polindr^ e il veron. puinar, 
pollajo, cioe *pujinar^ da *pojo polio, XII 424). 

mud come 4, ecc. Cavass. 

muogia bagnata 452. Yen. mogio, mil. mqj, feltr. mujo 
(con u dalle arizotoniche) intingolo, ecc. Etg. 6260. 

musa muso, faccia, 292. Friul. muse, a pav. miisa (Mag.), 
ven. miisa brutto muso; e v. XII 416. 

muss a asina 131, val de la m- nl. Cavass. ' mus ', Etg. 6408 ^ 

muzolar singhiozzare, gemere, 230. Bort. 

naia -gia razza, genia, 899, 1109, e questo significato ha 
sempre la voce ne' testi pavani (Ruz. Orat. 9*, Mag. IV 8*, 23*, 
36*, ecc), nel Friuli, v. Zst. XXIU 522 (dov'e detto che si tratti 
di NATALIA), e neiristria, Ive 149. 

naraccia -ssia razza, gem'a, 278, 303, 703. V. Ro. XXXI 
287, e cfr. ne- nar- narration, id., Ruz. Orat. 5*, 10^ Vacc. 35*', 



* Dovuto certo airinflaenza di 'gallina*; cfr. friul. gidlindr pollajo. 

' Dopo quanto h stato constatato a proposito di gianduasa (y. s. v.), non 
vi sark difficolta a ritenere che muasa possa corrispondere a ^muzzay e 
quindi al parm. tnizza asina, al tosc. miccio -a. 



niastrazioni All* * Egloga, ecc. , 318 

Sprol. 21\ gnaration (=ia *jtieratian *jin-j o = *n;>- •«!;«- 'n^- 
jeraii<m?)^9 nel Furtaro incalmd (Padova 1683). 

Gome narnUion va con naraccia^ ecc, coal era parse a me 
sicuro che con questo, e cioe col nomin. dotto oeneratio (e vi 
aveva gik pensato altri ; v. il Tommaseo a. ' razza '), fosse da 
mandare Tit. razza. Ma il Meyer-LQbke, nel render cento di 
quel mio articoletto (Zst. XXVII 252) *, pone in dubbio il rag- 



^ Sarebbe il prodotto d*ana metatesi reciproca; per il qnal fenomeno ho 
in pronto piu altri esempi veneti : mUoga qui sopra, a. ' chiuiluo^ *. vie. 
c^HO gnocco, trent. pad(va pipita, r#t^ veleno (cfr. veren Mag.), bell an. 
mat. tnugnai (Bastanzi, Le superstiz. nelle Alpi yen., 84) porco, cioe *flimdl 
(per il fi, efr. atiifnal poroo, anche a S. Vittore di Mesolcina), trent. tAzzola 
=a ^zat' ciotola, non senza influaso di tazza, trent. taranz verdone (ven. za* 
ranto^ friul. eirant), gril ghiro, prezioso come testimonio delPantico gl-, be- 
ghenaU di fronte a valtelL gabituU i doni della Befana (Bruckner, Charakt. 
32), terlaSna ragnatela, per *Uiar' (vie. to[/a]ra^fia, veron. -ra/fia^ e questo 
col roj, ragnOi del Friuli e della Valmaggia, zanfraso francioBO (Clm. egl. Ill, 
nel prologo in lingua dalmatina) da paragonarsi col lomb. zenfret (I 257), 
cbe scherzosamente {eianfrh) 8*U8a tuttodl, veron. lavansdna allato a ra/a- 
' valenzana * sp. di coperta, parpon^n pamporcino, pad. haroait^ v. qui sopra 
a p. 162, yen. sguaratar e aguatarar sciaguattare, calamion camaleonte 
best, gloss., grad. silizin (yen. sisOa rondineX istr. ruvinal cio^ ^ruri- orinale, 
Ive 98, gilidingia diligenza, in qualche testo pavano, veron. eneropito (ven. 
inirapieo) idropico, trent. ^eda edera» partire$ »> ^parUseve partecipe, se non 
va coirit. pariifiee^ veron. sindo e s^leno sedano. In hugdnBa (piem. hUgdn^\ 
bitganza nella Race, di voci rom. e march.) gelone, di fronte al bol. buianca, 
che parrebbe un esempio del tipo di chiMto ^» iiepido h difficile dire da 
qual parte stia la metatesi (cfr. anche bol. ganoMa ^^ ren, nagassa negossa). 
Se vi si tratta, oom*^ probabile, di 6tieo, la metatesi sari stata favorita, 
secondo il caso, dal desiderio di porre in prima linea dove buco (cfr. bygo 
nella Bacc.), dove^wso (bua); cfr. t(u)bu$an€hao XII 436. 

' [Nello stesso paaso, il Meyer-Labke si chiede, dato Tetimo luHa=^Lk' 
cusAy se a Trento il -<v pub sparire senza laaciar traocie. Mi par di si, 
visto uceia ago, ch*^ anohe Veronese, i trev. usar aguzsare e fuaUa (I. Niani, 
App.). Qoanio alia contrasione (dato ohe ^aueda non potesse servire, e che 
/miub non rivenisse in fondo a ^Vuna ^auna */'a4iia), essa ha nella Venezia 
nomarosi etempi per altre combinazioni; oltre a ertnza *credenza\ rtnti^ 
fragia, magia, vie. vegia 'ja ciocca (di capelli) Ktg. 10245, o 10247 (?), eco., 



314 Salvioni, 

guaglio, forse perche non gli par possibile che una voce tanto 
estesa qual e razza abbia dappertutto quella giustificazione fo- 
netica che pu5 aver nella Venezia (cfr. qui ancora ris narice 
Zst. XXIV 389, e gramanzia negromanzia kath, gloss.). Ma a me 
sembra che, data la natura letterata della voce, quella evolu- 
zione era possibile in qualunque parte d'ltalia, e quanto alia 
Francia e alia Spagna, fe ben probabile, come il Diet. gen. am- 
mette per race, che la voce vi sia arrivata dall* Italia. 

nega natica 450, 629. Zauner, o. c, 166. 

negro gramaglia 226. 

neola -11- nube 912, 936. Beitr. 82. 

neola specie di ostia dolce 345. V. le mie Postille al Ktg. 
s. * nebula ', Ktg. 6485, e aggiungi nibii (plnr.) Ancon 31*, dove 
pajon concorrere * neola * e * oblata '. 

nessa febbretta, febbre. Cavass., Alton 'nescia'. 

niac * neanche ' ancora 877. Anche in Mi^. I 36*", si legge oc 
anche, ma non ssLtk un errore come potrebb'essere nel nostro niac? 

nianc * anche * 984, e v. pag. 

nient : nient ... no se porou ' per nulla ... si potrebbe ' 8445. 

nigun nessuno 884. Cavass., e gneguno nel Dial, di Cecco 
di Ronchitti (cfr. veron., feltr. gnissun gne-), 

nisar incignare 654. Cavass. 

nouizza sposa 93. Cavass. *nuviz*. 

nozza nozze 399. Pre. woce, rum. nuntd^ M.-L. II 66. 

ombrar numerare, confcare, 567, 938. Veron., trent. id., a. 
pav,, vie. rust, lombrare, lombro Mag. U 63^ Ktg. 6611. 



dove si tratta di vocali uguali, cfr. pav. frel fratello, vie. gttelo all. a pud van- 
gajuola, rabio rastio (e Mag. Ill 45'' ; ven. reciolv KUTABtJttj), ven. sita Baetta, 
mesftro e mistro tnaestro, grela e prakla grata, graticoht, gritiola canniccio, 
trent. cratura creatnra, ven. Tddaro Teodoro, Lunatdo Leonardo, Pantalon Pan- 
taleone, trev. baliistro balanstra, vie. chigia, ven. chi- ehigiar {^^ *caigiar, ecc), 
scapecchiatojo, scapeccbiare. E ci doveva essere anche maia * medaglia ', solo 
cos\ potendoci noi spiegare il fnadaia^ maglia, di cni in Oipolla, Un amico 
di Cangrande, ecc, 47]. 



Illnstrazioni air ' Egloga, ecc. , 315 

ondre dove 169, 170. Cosi nell'egL, e il r vi i epentetico 
come nel friul. dantre, 

ont strutto, burro, 374. Gavass., £gl. 

ontiera volontieri 330. Ruz., Mag., ecc, v<h prov. gloss., 
Lovar. 139. 

orca moglie deH'orco, strega, 247. 

osmarin rosmarino 201, 206. Ven., trev.; mil. a«n-, e il r- 
6 cadttto per dissimilazione. Ktg. 8150, dove si pub aggiungere 
il veron. gustnarin (= de a- *de f?o- *de go-- ?). 

pagnuchet panino 27, 1026. Yen., berg, pagndca. Del H, 
V. num. 25 n. 

palangon paragone 958. Mag. id.; ven., mil. parangin. 

pall a din paladino, conte palatino, 341, 622. Gavass., e 
conte palaini Rod. 52^. 

palpadura presa, luogo dove toccare, dove palpare, 413. 

paraeion: a p- bl similitudine, in paragone, 181, 367, 370, 
522, 525; Ruz. Orat. 16^; bellun. in rata parazion in giusta 
misura. II Wend. § 75, pensa a cofnparatum, U Nigra, XV 505, 
a porzione (cfr. a portion a proporzione, nel Dial, di Cecco di 
Roncb. 22, cbe sara perd proporzione anche per Tetimo). Ore- 
derei che abbia ragione il Wend, ammettendo tuttavia che c'entri 
per qualcosa ' paragone '. 

parar nia scacciare 870. XIV 211. 

pari, masc, parete 234. Ven., e M.-L. 11 420. 

pareechio simile, uguale, compagno, 285 ^ XII 419, XIV 
211, Mag. n 48\ IV 34\ e,per parigi testicoli (Kj. IV p. I 159), 
Lovar. 77. 

partesana partigiana 231. 

pascolarla scialarla, godersela, 1021. 

pas ton: de bon p- di buona pasta 970. Con pastume Mag. 
IV 34*", e di verso quindi dal ven. bon paston buon pastricciano ^. 



^ Nel pavese parent, simile, dev'eflsere intervennto ' parente *. 

' 11 no^tro pasioH del resto non rima, e v., a tal proposito, pag. 281. E 

ArchiTio glottoL ital., XVI. 21 



816 S&lvioni, 

pastro pastore 88, 106, 389, 407. Cofil ftnche nell'egl., e 
v., per il bellun. pasire, Ascoli I 415. 

patarin -na ' patermo -na ', 100, 241, 208, 861, 560, 1057, 
ma fisato sempre, come anche neU'Egl. e altrore, quale termine 
generico di spregio (cfr. anche zudier^ turca). 

Paua Padova 730: far magnar U gaUim a P- mandare 
alio studio di Padova* 

pear affisrrare, pigliare, 20. CavasB., e qui sopraa p. 282. 
L'e non sark forse dalle arizotonielie, ma sark da giudicarsi come 
quello di gegio ciglio, zegio giglio, megio miglio mIlixth, Wendr. 
§ 9, veron. poSja *po{ja pipita. 

pegro * pigro ' restio, tardo, renitente, 224. Cavasa. * pegre '. 

pensarse aver penaiero 210. 

per a insieme, unitamente, 116; Cavaaa.^ e piii volte neU'Egl. 
Y. qui sopra a p. 231-2 e aggiungi feltr. para; an paro Mag. 
I 8*, e aepder rasente a, a Ponte di Valtellina, forma questa 
che col 8U0 $ bea conforta I'etimo date del lad. asper, ecc. 

per me; v. tne, e aggiungi perme dirimpetto Mosch. 54, 
permid di contro, Dial, di Gecco di Boncb. 20. 

pestariif 1014, una specie di pesto; cfr. beUun. pestarel 
nunuzsame. 

petit; V. 'apetet'. 

petto I on peto, vescia, 963. Yen. pitcia caoherella. 



ne sara poi diverso il yen. paston'^ non sara esso la nostra stessa voce 
C ^ ttna btiona pasta *), e cio^ ^pastome, interpretatosi poi come an derivato 
in 'dne^ Sarebbe aJlora es. da aggiungere ai gik noti zanton cianoimne 
Gavass., fane ex., 6meda lap., prana, brogna prugna, esempio che va olfart 
la Yenezia, veron. liomi^ legmni, trev. Mem bitome (se non h il firo. bAonX 
e forse negona Mag. Ill 29*. Un analogo prooedimento vedeva io in crena 
crine ; ma il Vidossich. Dial, di Trieste, 8 13, vi rayyiserebbe invece un ac- 
oatto emiliano. Ma ^ egli prorate cbe il ' crine * sia mai stato importato 
dall'Bisilia nella iermferma reneta? E non ha il Tidossicb avrertito cbe 
nell*a. pay. c*^ guaena ( : vena) gaalna, Lovar. 133, e aseaseen ( : ben) assaa- 
sino, lb. 262 ? £ mm ayianno qualche Talore i ContarenOj Mtmroeeno, ecc, 
Ohe i doenmenti offiroao per i seriori Oontarinf MoroiiHf eoo.? 



Illastrazioni all* * Egloga, ecc. , B17 

peuerada p^vero, salsa, saore, $97. Boerio 'pevarada', 
CavasB. 'perada', egl. 

pi pih 215, eoc. Cavass. 

pianzolent piagnoloso 1. Giom. 6ft. d. lett. it. XLI 111*2. 

piar 290; r. *pdar'. 

pic car pendere 431, 632, appendere 242, 644. Cavass., e 
trent. picar pendere, propendere, pica^ ven. picagia, grappolo, 
penzolo. 

picigot pizzicotto 631. Ven. picegoto, ecc. 

piigola pecora 7, 63, ecc. Cavass., II 319, num. 27; nh ora 
pill dubiterei del gentiino carattere della forma. 

piet petto 105^ 383. Gavass. II 810, veron. pieto, vie. pieti 
poppe. Per il dittongo, cfr. anche aspietta^ ecc, nel pav., che 
potrebbe averlo, per mera asdonansa fonica, da pieto. Qui poi 
mi chiedo se la causa non ne vada ricercata nell' -4 della fonua 
petii, petto, di cni v. Hossafla Beitr. 18 ^ 

pi eta coltre 554. Gavass., Postille al Ktg. s. ' plSctus '. 

pi eta ma piet&, cofflpassione, 673, 1060. Noli ignoto, coUo 
dt«88o sigflificato, al Yog. 

pigri$ia pigH2ia, paura, 219. 

pit a testa 435. Voce ludicra o gergale, che pu5 dipendere 
o da TiLA palla o da pilum pelo. 

pioueg cotitributione, prestazione in lavoro, corvee, 880. 
Asooli IV 841 n; Ktg. 7504. 

pis piscia, orina, 989. Ven. pisao, piem. pt(. 

piter vaso, vaso da fieri, 802. V, Boerio s. * pitfe ' e * piter ', 
Ive, Dial, istr., 68. La voce veneta e Tit. pitaU non posaon com- 
binarsi in causa del t scempio delta voce italiana, e del t ('^^) 
della voce veneta. A mono non s'ammetta che quella provanga 
da questa, o che ambedue dipendano dal franc, pot (Nigra, Ro. 
XXVI 560), cui sia venuto a commescersi qualche altra voce 
ipignaHa?). 



' Ai ire iioti neatri Uai, petH, fandi, Beitr. 18, AmoIi IV Ul n^ Mra 
fnss da agglinig«re il treBt. rait, piii prjvs (v. Ricci s. v.). 



318 Salvioni, 

pitturina petto 108, 562, 1037. Esempio da aggiungere, 
per il significato, all'a. pave, petorina (v. Boll. d. soc. pav. di 
st. patria 11 232) e dipendono forse ambedue dal francese , di 
cui V. Zauner, o. c, 141 1. 

piua cornamusa 240, e, figurat., mammella 608. Gavass. 
— iscontrerh le p- per la uia, 685, ricorda il modo : ' tomar- 
sene colle pive nel sacco '. 

piumaz guanciale 545. It. piu- e pimaccio^y ecc. 

pizinin piccolo 243. 

postal a so p- di sua volontk 389; m'haesse amazzd dame 
posta mi fossi volontariamente ucciso Buz. Dial. 7^. 

pot a: p' de mi! Esclamaz. d'origine lubrica. Cavass., 
Wend. § 75. 

prenzera pranzo, cibo per il pranzo, 118. La voceritoma 
piil volte neU'egl. (qui anche: prenzera da mattina paste matti- 
nale). Fuori d'ltalia: prov. plangeiro siesta, Thomas, M^ange8 89. 

preue -uet prete 125, 706, 748, 745, 842. Le due forme 
si distinguon tra lore pel solo fatto del -d- conservato o espunto. 

principio principe 750, 860, e un esempio pur nel Galmo 
207. il evidente la confasione materiale, e un po' anche ideale, 
di * principe ' con * principio *. 

pro d'hom 'produomo' valentuomo 590. La scrizione, per 
cui il d appar inteso come una preposizione, occorre anche nei 
testi pavani, che conoscon anche la forma per d^hom,, e altrove. 
XII 423, Cavass. 

puina ricotta 102. Cavass., Nigra XIV 288-9, 360. 



^ Anche nelPengad. (Pallioppi): pchUrina Brust, Bruststuck (vom Riiid- 
fleisch). 

^ Da questo pimaccio non si stacca sprimacdare che sara veramente 
spim-j che ^ pur docamentato, aumentato poi di quel r ch*^ anche, p. es., 
nel mental, spronda sponda, ven. sbrignar all. a shi-^ valsass. (Introbbio) 
skrQka altalena (mil. skgka Miscell. Ascoli, 90), bol. scrdvva scopa, borgotar. 
8cres8ora = mil. scossilra vetta del coreggiato, screllente limpido (cfr. gen. 
skUMe, aless. sklent, Parodi XY 75), asc. acrucchia di fronte a scucchia 
Zauner, o. c, 73, eco. E v. qui sopra a p. 236, e .piu innanzi a. * acagna *. 



Illustrasioni air * Eflfloga, ecc. , 319 

pullier poledro 144. Qui adoperato in senso lubrico. Yen. 
puliiroy ver.po/er, friul. pujhri^; e v. Meyer-Ltibke, Zur Kenntniss 
des Altlogudoresiscben, 10-12. 

put bimbo 780, putia ragazza 40, 194, 337, put^l putto, 
bambino, 793. 

puiar credere, pensare, 746, 931. Evidente latinismo, ma 
passato realmente nella lingua. 

quarta quartiere, la quarta parte d'uno stajo, 29. Boerio. 
quild qui 493. V. * chil5 '. 

raccola raganella 467. Yen. ecc. 

rebba rabbia, trasporto amoroso, ardore, smania, 18. 348, ecc. 
Cavass. ^reba', ereba smania pur neU'Egl. 

refreseura refrigerio 1089. 

regost 528; v. * revost '. Per il *<;-, cfr., fra altro, ancbe il 
bellan. bugazza = ven. boazza bovina, ehigo, ligo^ di cui qui in- 
dietro a. ' chiuiluoga '. 

r en gar ' arringare ' discorrere, parlare, 125; lo steaso si- 
gnificato in ca. 37 (renger loquace), Lovar. 118, 140, 204, 
Ancon. 4\ ecc, Calmo GXIX-XX n. 

repettar opporsi, protestare, 904. Yen., mil., ver. (ropetar 
dimenarsi), ecc. 

resorzer^ uscire, spuntare, 17. 

ressaltar assaltare 75. Forae da arsaUar, che e di qualche 
antico teste della Yenezia, ridotto come il grignan. requanti^=^ 
arq- = alquanti (Papanti 422) ^. 



* n ver. poler sarli *poUro *poletro (cfr. I'a. veron. cera cetra, Fra 
Giacomino), imbrancatosi anch'esso (v. num. 4 n) poi colP-^ da -ariu; 
poiehb parmi che il friul. puJM ci tolga di pensare a un ^pullariu, 

* Non credo a nn resorz' che stesse a ' risortire * come i feltr. o sacil. perz 
perde, morz morde, arz arde, spanz spande, responz risponde, vtnz vende, 
ttnz attende, sconz naaconde, ecc. (ma rU ride), stanno a perder ecc. (v. Se- 
gato, o. c, pan.), poich^ qui si tratta sempre di -rd ^nd (reapoHZ- su *rezponao, 

moto, che per6 par mancare; qnindi ancbe perz ecc). 
> V. Meyer-Lflbke, It. gt, § 291; Miscell. nuz. Rossi-Teiss, 410. Altri 



320 mriom, 

reitier re^tio, ritrono, 636. Yen. 

retorter toroera 21, 

reuolton: 4 r- a rovescio 912. 

reuost ^gost florido, prosperoso, rubicondo, 287, 523. Friul. 
ra- re- rivost rubicondo, rubesto, robiIstu. 

rigolar rotolare 465, in rigohn in crocchio 861. La ca- 
duta del -d- in questa voce e il rimedio all'iato mediante la 
inaerzione di g, in parte anche ri- sostituito a ro-, sono di tutta 
la Yenezia e di altri dial, alto-italiani (v. anche qui sopra a 
p. 213): ven. rigolar rotolare, voltolarsi, veron. rugolar -Ion, 
mil. a rigoron rotoloni, mant. rigolar (onde d'rigol rotoloni), ferr. 
ruglar rotolare, rugliU (bol id., regg. f«- arglett) croocbio. Mche 
il pavttno roelar (Wendr. § 26, 74) riverrik qvii ]^v la via di* 
*reolar. 

ri9eua rideva, 711, num. 48; e ricordo andie qui la forma 
solo per aver occaeione di notare ebe il paragone ^rideva [a 
bocca b\ spalancata] che gli si sarebbe cavato an dente ' ritorna 
nel JEtus.: riesto ... qu0l i« gharae eavd i denU Yaec. 46^, me Va- 
rigo que 'I se me ca^rni i dente ib, 35* K 

rori 38, 694, 827, 878. Nal prime esempio potrebbe oasere 
' roveri ' (trev. rdro revere), ma nagli altri atentatament^ si po- 
trebbe ravvisare questo significato pensando a ^ presiaiziom in 
legname, in roveri * * legname '. 

ro8t riscaldo, assortimento, (P), 291. Cos\ il Mag. lY 75% 
parla di due ooohi che I'hanno ^ootto e rostio\ 



esempi: a. triest. Bemachor Ermagora, vie. r^r rebtgqUo all. a wrbegplp or- 
si^uolo (y. qui sopra a p. 226 ji), rag^re arare, esempio particolarmente no- 
tevole, in quanto a r non seguiase consonaot^, monta), rasiocia arai^ia, 
teram. rezelle argiUa, parm. ramacoll armacoUo, lomb. retnifkipQ^ piem. ra- 
fHQfiiin meliaca, valm. limdri = ri- armadio, lucch, htcdQra ulcera. Per il fe- 
nomeno inversOi posch. albar labbro. 

^ Auche la 8odewa delle carni attestata da oi6 oh^ loion le ai pgssa piiai- 
care (vy. 629-31) ritorna nel Eos.: If cafy%0 pi ^ure che h no ^ pb pH$ 9 ^ r 
Fio. 3V 



ninstrazioni ail' ' Effloga, ecc. , 821 

roua spino, rovo, 511. Yen. rava, dove ei continuera sen- 
z'altro il fem. bubu. 

rh no, roggia, 797. Cavaaa. *rui'. 

sacea aacco, o ritortolaP 634. L'uno o I'altro signifioato 
dipende daUa intarpretaidone di eo, che pub esser * con ' e ' come '. 
Cfr. yen. saca sacco, bellun. 8aca stroppa, ritorta, ric. Mea filsa. 

salvega salvatica 631. 

sanguanent sangoinoflo 154. XII 428. 

sansuga sanguisuga 451. 

santi de benit : al «- 602. Cfr. at Santi Die Beniti Lovar. 
149, 169, ay sienti e THo beniti ib. 8, al santi d'i beniti Fio. 13**. 
Credo che qui sian venuti a incontrarsi rinvocazione del ' santo 
Dio benedetto' con quella dei 'santi di Dio vangeli'^. Da ci6 
si spiega I'oscillar dell'articolo tra la forma di sing, e quella di 
plor. A quale malinteso poi si debba Ve (cfr. ancora sienti e 
Die guagneli Lovar. 1), veramente non saprei. 

ear din a 507. Y. le emendaz. al teste. 

sartar versare 33. "k voce, a quanto so vedeme, specifi- 
camente trevisana. 

sa sonar cuocere 589, 591. Yen. sasonar cuocere e appa* 
recchiar perfettamente le vivande; e v. XY 368. 

sauiezza proposito saggio, atto saggio, 168. 

8 b alar diminuire, cessare, calmarsi, 677. Cfr. zbal^ Erto, 
▼en. la pi&va shala oessa, smette di piovere, sbalar cessare 
Pior. 5*. Y. Parodi, Ro. XXVII 204. 

sbellettar abbellire, azzimare, 606. Yen. sbeletar. 



' Di qaafta formola, ▼* Cayara. ]I 309 q. e s. ' yignili \ Ascoli I 526 n. Neila 
fonnola friolana si trattera di *8a[cri]pa' *$sre- *«ero- «#o- o seiu. Da ricor* 
darn, oltro al berg, al guagnUe, al piem. ar mu de gu^ngitr Biond. Saggio 
684, le alieraaioni eufomifltiche vangestridei nel vie. rust., e sanii de vondon 
a Monfomo (Treviso); ▼. Dae dial. rust, nel dial, di Monfumo (Asolo 1889), 
p. 4. 



322 Salvioni, 

sbertigib immerso, avvoltolato, (?), 1067. V. Temendazione 
che si propone per Tintiero passo. 

sborar sfogarsi 1049. Cavass. 

sborir fbra spuntare 319; ven. id., sal tar fuori con pre- 
stezza. Di questa voce e della precedente, v. Schuchardt, Rom. 
Et. n 132, Zst. XXIV 417, Nigra XV 495-7; e, per il ptc. bars, 
Studi di fil. rom. VII 214. 

sbrasa brace 491. V. 'brasa'. 

scagna scanno 849. Mil. scafi, yen. scagno, mant. sera- 
gna, ecc, tutte forme (meno la milanese, dove il fi potrebb'es- 
sere da mn), che accennano a *scamniu. Anche per scr- (cfr. it. 
scranna, ferr. acardna, con a epentetico ; cfr. ven. apara nga 
spranga), sara forse piii ovvio di pensare a un r svoltosi dietro 
a sk' (v. piu in la s. ' piumaz ' in nota), che non alia base ger- 
manica (Diez 399), la quale al postutto potrebbe dipender essa 
dairitalia. 

scardola scardova 400. Boerio. 

acarpelin scerpellino 618. A. vie. scarpeUi (Bort), vie. de- 
scarpelarse i oci scerpellarsi gli occhi, bellun. sgarboldy bol. sgarbld, 
ven. sgarbelin scerpellino ^, ecc. ecc, a. pav. scarpogia palpebra 
Mag. Ill 59**, Piov. 9». — II rapporto che corre tra scarp- e scerp- 
e lo stesso, naturalmente, che corre tra scerpare e il lomb. Scarpa 
(Ktg. 2991, Nigra XV 296). Si tratta, nel prime caso (per il tra- 



*■ Si ripete piu volte in Italia il caso che a una riduzione a sonora della 
guttural e iniziale (preceduta per lo piu da a-) corrisponda ana analoga ri- 
duzione della sorda con cui s'apre la sillaba successiva : regg. agarhir (cfr. 
friul. sgarpi nella nota che segue) carpire (e dalla stessa base, oltre a 
sgarbeUn, ecc, ven. sgarbar purgar il letto dei fiumi dalle erbe, lomb. agar- 
held stracciare, scerpellare , mil. sgdrbel sinon. di scarp strappo), levent. 
sgarhuzzd (crem. agalb-) =» lomb. scarpilsd inciampare, tosc. sgargiante ' squar- 
ciante ', bol. sgumb^j scompiglio agumbiar, sgorbio se h * scorpio ', ganghero 
Ktg. 1817, 1816 (cfr. mil. kdnJcen, ecc), dovuto forse a sgangherare. Ma il 
ferr. abargar, che il Nigra, 1. c, ricondurrebbe a agarbar, ecc, h d*altra 
origine e va col ven. abregar stracciare, mil. abregd stracciare e sciupare, 
n^ si stacchera forse da * sprecare \ 



lllustrazioni air * Egloga, ecc. , 828 

passo di conjugaz., v. M.-L. II 142; e sar^ dovuto alia commi- 
stione di qualche sinonimo in -abe), di *ex-cebpere (it. scirpere) *, 
nel secondo di un composto analogo ma seriore con carpebe. 

scartezar cardare 637. A. vie. scartezare -zero, ven. scar- 
teHn scardassiere, carta cardasso, mil. scartdn cardo, -taggid^ ecc. 
n t certo dalle voci germaniche, di cui il Diez, 88-9. 

scat bastone, bacchetto, 286. Gavass., e derto co euno scatto 
Ancon. 19*, Mag. I 28**, dove la postilla marginale dice ' scatto 
e ana sorta di strale senza ferro ', e il Bortolan traduce in- 
fatti scatti per ' dardi '. 

scatonA ferito, punto, 9. Friul. 8{haion bordone. 

scatbr apprensione, travaglio, 585. 

scatturar preoccupare, impaurire, 2, 120, 239. Cfr. scaturb 
d'amare travagliato d'a- Mag. 165**, ven., bellun. scaturar -rir, 
Irial. s^haturif impaurire, spaventare, col deverbale scaturo friul. 
s^hatur, [ferr. incaiurir incatorzolire , illanguidire ?]. Parrebbe 
da pensare a ^ cattura ', e scatir sarebbe allora uno scatur di- 
variato su ' timore, pavore '. 

schena schiena 142. 

schiantis lampo 52. Cavass. 

schirat scojattolo 19. Cavass. 

schiuolieza schifa, ritrosa, il contrario di ' manulieza ', 298. 

sconchiga ' sconcacamento ' paura 549. Beitr. 102. 

seorlar scroUare 581, 881. Cavass. 'sgorlar'. 

scot, nome d'una vivanda, 1075. Cavass. 

scussar su dar fondo, vuotare, 324. Nel Cavass. h pure 
uno scussar di dubbio significato. Forse coU'it. scusso? E notisi, 
per ogni buon riguardo, che la versione padov. ha sea-, 

segnar col tamis 987. Che operazione medica sark mai 
qaestaP 

semi soltanto, se non, 177, 178, 901, 909. £ la ridozione 



^ Alia iteHa base ritoma il frial. e ven. cerptj zerpir, scapitozzare gli 
alberi, potare. 8ar& tutt'al piu un *cbbpkbe astratto dai derivati. E il 
tinon. friul. sjarpi b appunto *ex-cabpbbb. 



824 Salnoni, 

di se lomi Fio. 10*, Mag, II 33', 34^ 85^ ecc. o di «j nomi ib. I 28% 
egl. Gfr. ferr. sma tranne, eccetto, e somma anche m Val Bregaglia 
nella versione del Papanti 621^2 {i't voless somma praghie vorrei 
soltanto pregarti). £ v. Cavass. s. ' me \ 

sentar aedere, sederai, 385, 478, 854. Cayaaa., Aacoli I 63, 
201 n. Di qua dall'Alpi ritoma la voce aocora nel mesolc. senti 
deporre, far deposito (p. es. del caffe), e nel chiay. rust, senii^ se- 
derai; ne' quali dialetti perb, come ne' Grigioni, ^sedentare ha 
una ragiope tutta apedale (Ascoli YII 506 ; St. di fil. rom. Vn 
237-38) 1. 

sfrusignar riyoltare, rimeatare, 980. Friul. rfr- e fru- 
signd trambuatare, gualdre, malmenare. 

sgambiet acambietto 219. Gavaas., mil. sgimbj^^ ecc. II tosc. 
ha anche sgambetto^ da gamba^ e queata yoce ^vxh determixiato 
Talterazione pur nella noatra yoce. 

sgaminar eaaminare 386. Curioao inyertimento del due 
elementi deWx di £xam-, che certo si pronunciaya, come aempre 
neirAlta Italia Vex delle parole latine {egiemplum exemplum, ecc), 
*egiaininare. Nell'egl. c'^ sgnaminar che Hsrh, errore per sgam' o 
per sguam-, con ^gua- inorganico da ga. 

sgiaventar [sg-) acagliare 517. Mag, I 57', 68% III 71\ 
Vic. id., ferrar. sgiavantar, sgiavento pertica da abbacchiare, nelle 
Alpi yenete (y. Baatanzi, o. c, 150), pezzo di legno che ai av- 
yenta (Patriarchi), yic. e bell. $iav€rUar. — Di queata yoce ho 
io ragionalo in Zst. XXII 468-9, connettendola in fondo con sea- 
raventare e go\ lovob. ereventd (cfr. ancora y^ron. creventar rut- 
tare). Ma mi debbo ora ricredere in considerazione del mesolc. 
Mva, randello che ai lancia contro Talbero per farne cadere i 
frutti (da Scavd tirare detto randello), comparato da una parte, 



^ Affgiungo da Soassa e Mesoooo: sugentd aflcittgare, §u^entdf divertirsi, 
sfufnentd affumicare, ^cisentdg giaoere, sdrajarsi (delle bestie), regentd (regd 
iradicar«i, acoscendere) sYellere, abbattere; dalla Brega^Ua: mantnU^rt^' 
lare (maivsrb), sacaantdda aeccata I 275 n, Garioso ^ troentare^ troYare, nella 
Race, di voci rom. e march. 



lUustrazioni air ** Egloga, ecc. , 325 

6 010$ per la forma, a siaventar, dall'altra, e cio^ pel signifi- 
cato, a sgiavento. La base comune e clava (v. le mie Postille 
e Nuove postille al voc. lat.-rom. ^ s. v,, e glava Schneller, 
Rom. vlksm. I 237), che si vede anche nel nap. chiavare menare, 
assestar colpi, vibrare, scagliare, e nel not. ciauluni verga da 
innestare ; e ' scaraventare ', ecc, v'entrera solo per la desinenza. 

sgionfa gonfia 609. Ven. sffonfo, ecc. 

sgolar volare 776. Cavass. 

sitta saetta 563. Beitr. 106; XII 428 'saita'. — Per i 
significati traslati della voce, cfr. trev. sita strumento simile al 
badile, ma con ferro triangolare ed appmitito, vie, trev., regg. 
sitmi -nila libellula, lad. ceotr. sitU aggredire (Alton). 

slanguoria languore 753, 1050. -oria o -oria? 

slangurir languire 751. Ferr. slangurirs. 

slissa lisciata, levigata, 464. Yen. sZisso, ecc. 

snare narici 531. Bellun. id. Manca questa forma alio 
Zauner o. c. 24 sgg. Questi per5 tocca del trev., bellun. sFiare, 
senza tuttavia dare del ,fi una spiegazione che soddisfi ^, non 
potendosi ammettere, soprattutto per Treviso, *narie = naricae. 
Meglio sark per ora di pensare a un seriore *ndri'e, cio^ a un 
derivato per j. 

soffegagna q. * che soflFoca, che non concede respire ' 268. 
Ven. sofegar soifocare, ecc. 

soffiar russare 235. 

sag at pezzo di corda, capestro, 538. 

som: in som in cima 152, 381, 474. Cavass. * in son '. 

somas 3 a paviroento ^ testaccio, pavimento, 463, 852. Bellun. 
somassa testaccio, ert. $oma$a pavimento fatto con sabbia e cal- 
cina, ecc. Gartner, Zst. XVI 346, 346 n. 



' Agi^rmgi il mesolc. cavdz (pi.) legna secca, mimita, raccogliticoia. — 
L*eog. giav<$g9er perQUoter^ che il Pallioppi bene deriva da cu^ta, ^ per6 
voce dsalpixia, come fferra ghiaja, di fronte al basso^eDg. gUra, 

* Nan potrebbero invocarsi U feltr. trev. (Sacile, Vittorio) ^fiatuw »• inanzi, 
il feltr. gnom ignom nome, trattandosi qui di fi da *jn in combinazioni 
come 'ra jnanzi^ *ha Jn notni, ecc. 



326 Salvioni , 

sop pa zuppa 1026, ed e, anche per la tonica, un pretto 
gallicismo. Cavass.; Ktg 9271. 

sossa salsa 311. Crudo gallicismo come in Vacc. 31*. 

spanizza schiacciato, spiaccicato, 163, 212. II sin. lomb. e 
spettascid e il Chemb. traduce Tespressione anda in spetidsc col- 
Tit. * andare in paniccia \ e * paniccia ' e la ' farinata '. V. ana- 
loghi esempi nel Voc; e bellun. spanar e spanizar schiacciare. 

spduia ritrosa, restia, ombrosa, 295. Ktg. 3441, 6947, e 
ven. spdvio pauroso. 

spauisig atterrito, pauroso, 736. Ven. spavisego (Patriarchi), 
ver. spaiso^ pauroso, selvatico. Sara spavio (Patriarchi; cfr. an- 
cora bellun. spavida grido di paura), e il s sara dovuto a una 
analogia per cui *spamr (v. le mie Postille al Ktg. s. * expa- 
vere ') otteneva un participio suUa norma di alciso ucciso (: alcir)j 
o meglio vi vedremo an s che rimedia all'iato, come ne' parecchi 
esempi veneti allegati in Kj. TV p. I, 168, cui son forse da ag- 
giungere il vie, ven. guasina, vasina vagina (= va-ina), i vie. 
palukda paludina e vi&ila viticella, se nbn sono da *paltie§ela, ecc. 

speccolar: se sp- ci si specchia, num. 99 n. Sarebbe allora 
da leggersi spicciola (cfr. camar = ciamar) ; a meno che non si 
preferisca ravvisarvi il dotto speculari, influenzato, per il piii 
precise significato, da speculum*. 

spegazzar cancellare 846. Ma v. le emendaz. al teste. — 
Ven. spegazzar, e v. sei. s. 'pegar'. 

spet da col * spiedo da coUo ' alabarda (?) 281. Ritorna 
nell'egl. 

spigola: pontede sp- 463. Cfr. il bellun. spigola scapec- 
chiatojo. 



^ Andrii con questo spaiso, quello di denti spadi denti allegati. II senso, 
in fondOy non vi s*opporrebbe, ma forse v*ha qualche contaminadonei poiche 
I'Angeli ha sparir i denti e con Ini s'accorda un altro vocabolarietto Vero- 
nese. Forse nn *palr, patire (cfr. bol. spadir allegare i denti), sara da con- 
siderarsi come il punto di partenza. 

* Nel Voc. lucch. del Nieri ^ specula specchio. 



lilustrazioni air ' Egloga, ecc. , 327 

s ponton spuntone, arma ad asta di ferro con punta acuta, 44. 

sprologar concionare 682. Vic. sprolego discorso, e spruo- 
lichoj spruologar^ sempre con ugual senso, negli scrittori pavani, 
sprdegh epitafio (' discorso inciso ') neU'Egl. Si tratta di ^ pro- 
logo ' con immissione forse di ' sproloquio ', in genere, di ' elo- 
quenza, eloquio '. 

spubicar sentenziare, giudicare, 988. ' publicare '. 

sques -si quasi 190, 361, 984. V. * asques *, e srpiaso Mag. 
I 40*, 48**, ecc, Beitr. 'squasio'. 

statu far -ff-, 329, 600, 984, soddisfare; nel 3** es.: 'par che 
nemmeno il fiatare mi soddisfi, mi appaghi, mi giovi '. Cfr. sa- 
stufar Mag., Rod. 16', e G. st. d. lett. it. XXIV 270, satusfare Mag. 
Ill 47*, ecc. Tutti riflessi del dotto satisfacere, nel quale per5 
s'e immesso ' stufo ', come si vede meglio ancora nello stuffa- 
zioti, soddisfazione, di Bobbio (Papanti 347). Come si spiega 
per5 la nostra forma? Forse supponendo Tintrusione di una 
voce come il bellun. stanfar, saziare, che alia sua volta risulta 
forse da ' stancare ' (ven. = stuccare) e ' stufare ' ? meglio 
pensando a sastu- dissimilato per tastu- e col s poi passato da- 
vanti al prime t? 

stenide tristi, pensose, conturbate, 155, 157. V. stenidoivi 
Brend., ed. Novati, gloss. 

stiz tizzone 539, stizzet tizzoncello 691. Cavass. 

stombolon 532, 699. Nel Voc. lucch. del Nieri e questo 
articolo: *strombolo: quel viluppo di stracci, di panni d'ogni 
sorta unti molto di grassumi e imbevuti di pece che soglionsi 
accendere nelle sere di qualche solennita '. Questo sense conviene 
appieno al prime de' nostri esempi, meno al secondo. Circa a 
str* e «^-, V. Miscell. Ascoli 90-91. 

stofegar so£fbcare 980. Beitr. 111. Si trattera di ^ soifo- 
care ' commistosi alia base ch' ^ nel frc. etouffer (Ktg. 3598, 
Diet, gen.), nel lomb. stiif soifocante, ecc. 

atort: per s- di sbieco 251. 

str altera nastro, gala, 1038. Lovar. 83, 203, Pateg, ed. 
Novati, III nell'App. alia 9* strofa. 



328 Salvioni, 

8tr allot stradioto 733. Mag. Ill 42^ Lov. 50, 315. Altri 
esempi di dj recente in 2/, sono il ven. staliera atl. a stadiera 
stadera e forse Vingtialiar di cui qui indietro s. ' guadiar '. 

strani o meglio dastrani cosa strana, stranezza; ghe par 
pi da siragno (cioe dastragno) Ruz. Orat. 15**. Cavass. * strani ' ecc. 

strapassar trapassare 573. Ven., ecc. 

stremisi spavento, sgomento, 519. Cfr. stremisio Calmo 
2* egloga, V. 10. Invece lomb. stremlzi, ver. stretnlgio. Si tratta di 
un dotto e analogico *trehitio, come ho avuto occasione di no- 
tare nel glossario ai testi pavesi s. ^ strume^o ' ; aggiungi qui 
il levent. scavizi (bellinz. ski-) e sciviii cosa che arreca schifo. 
Per il genere, cfr. dazio, ecc. 

strenga nastro, fettuccia, 652. 

strengd adomo di nastri, di gale, 341, ed h riferito al sog- 
getto. V. Beitrag 112. 

stresor tesoro 477, 851. Beitrag 116. 

siriga strega 139. V. Ltbl. XXI 384. 

string a 342; v. * strenga '. Ven. s^rinya stringa. 

struma tormento 365. Ferrar., vie. struma travaglio, dif- 
ficolta, fatica, felt, strumia id. Forse deverbale da uno ^strumar 
stremare, ridurre agli estremi, Ktg. 3533 ; e cfr., per quelle che 
pu5 valere, lo strumego della Maria Eg., Boll. d. soc. pav. di storia 
patria 11 237. 

stuf stufo 1065. 

s tup in stoppino 805. 

suscittar risuscitare 956. Laudi cad. 1 10 (susiiasone), 42. 

suogna 442. Da sognar sognare? o da emendarsi per no 
a 8' non ha cura? Cfr. sogna cura Mon., Pat., Vg. 

suogniar bisognare? giovare? importare? *, 78. Ktg. 8878, 
Herzog, Zst. XXVlI 126. 

suuodar vuotare 82. 



* A Revb (Pap. 640) c*e un sognar rispettare ; certo per la via di * aver 
riguardo, aver cura*. 



niustrazioni air * K?log&i ecc. , 829 

iacolar chiacchierare 501. Mag. IV 22^ adopera taccolar 
del canto dell' osignuolo. — Si connetterii col ven. tdcola tac- 
cola, gazza nera. 

tacoli piechiettato, macchiato, criyellato, 528, 698. Ven. 
tdeola tacca, macchxa, friul. tacold macchiare. 

iamberdt 740; termine ingiurioso di cui non so dire il 
preciso significato ; cfr. veron. tambarar frugare, razzolare, tant' 
barare far mmore Mag. Ill 10^. 

tam\9 staccio 698, 987. Ven. tamiso, friul. iamis\ Ktg. 9363. 

tamp in schiaffo? 292. Sarebbe allora da un *tampa zampa '. 

tananM rumore, tumulto, tafferuglio, rissa, 147. Cavass. 

fast sconvolto, malconcio, (?), 28. 

temporal porco, majale, 882. Ven. id. — iS Taggettivo di 
porco temporal cio6 porco divennto grasso a tempo, aU'epoca 

ginsta; eft*. porzelaH bii temporali 'porchetti venuti pro- 

prio a tempo ' Lovar. 115, regg. temporU porcellino. 

teuagia 460. Che significa? 

tieza cascina, fienile, baracca, 296, 607, 739,843,852. Feltr. 
cMa \ ecc. Schneller, Rom. vlksm. 1 205, Lorck, Altb. spr. 186-7, 
Boll. St. d. Svizz. it. XXI 96. 

toler togliere 759, tud ecco 307. 

torond rotondo 171, 1017. Cavass. 

iremaz tremore, brirido, 543. Ven. tremaz, ecc. Cavass. 
* tremolaz *. 

trep scherzo, bnrla, 185. Cavass., Calmo gloss. ' trepar \ 

trippe budella 571. Etg. 9749, Zauner, o. c, 159, 180. 

iron 483, 824; nome di nna moneta veneziana. V. ilBoerio. 

tronella 997. Diminutivo di iron, e indicherit una moneta 
di minor valore. 



> Debbo ricordare, in ordine a quanto 8*acceiina piti in ]k 8. ' nenirin *, che 
nel frinl. c*^ tan^^ (CavaM.: nt- ventre) ventricolo. 

' Cfr. ancora feltr. een tiene, ineer intiero, hesia bestia, csSonar bestem- 
miare (cfr. ten. iitja^ bestemmia frequeniissima), voUneera, mes^ ^ 9u#- 
weanar. £ t. •. 'biastemar* in nota. 



330 Salvioni, 

truogna 456. Y. le emendaz. al testo ^ 

uanzar superare 675. 

uaricios avaro, avido, 305; fatto direttam. 8u 'avarizia' 
come il lomb. siiperbids su ' superbia '. Cfr. varizius avaro, Alton 
Die lad. Idiome, s. v., e il frc. avaricieux. 

uhr verro 806. 

uessa vescia, peto, 347. Caix, St. 120, Diet. gen. * vesse '. 

uia: uia da to ca passando davanti a casa tua 353, uia 
pel' de fdra altrimenti 660. Cavass. * uia '. 

ulios fragrante, appetitoso, 401. Cavass. — La vera base 
di questa voce sara olidu, cosl come e putidu quella della sua 
voce antiteticsL podioso (v. le mie Post, e Nuov. post. s. 'putidus'). 

uignir al mane morire 282. 

uilb 'II' Ti, la, 202, 377, 385; e sta naturalmente per iuUd. 
Cavass., egl., M.-L. Ill 512. 

uintrin 686, 801. Non so se ajuti alia interpretazione dei 
due passi, soprattutto del secondo, il veu. ventrini ventriglio, e, 
figuratam., * testicoli '. Nel primo esempio interpreteremmo al- 
lora * dar un vintrin ' per * dar del minchione ' * minchionare ' *. 

uisna assemblea, radunanza del comune, 681. Se h uisna vi 
vedremo il deverbale di un *uisnar riunire i vicini, riunirsi i 
vicini, cioe i cittadini del comune ; se e uisna sara ^ vicinata * 
(cfr. il valsass. liisndda assemblea del comune); e per la ridu- 
zione fonetica, cfr. il nl. trev. VisnadellOj di cui v. Olivieri, 
St. glott. it. ni 155. 

umbrla ombra 65, 522, 965. Beitr. 'onbria', Parodi, Mi- 
scell. Ascoli 478. 

uentriera ventre, visceri, interiora, 667, 986. 

uolta scappatoja, pretesto, 290. 



^ Prescindendo dalle esigenze della rim a, truogna potrebbe stare, col si- 
gnifieato di ' be£farda» dispettosa * ; cfr. a. vie. trognar dar la berta. 

' Cfr. tuttavia nelFa. lucch. * io te feci dare de uno buderazzo iseu ventre) 
nel volto , : Bongi, in Propugn. N. S. Ill, p. 2*, pag. 80. 



lUiuirasioni all* ' Eigloga, eco. » 381 

za: za agni diese gik da died anni 62. Querto oostrutto, 
ii quale oerto nmove da un tipo ' Bono gi^ [o fanno gii] anni 
dieci', ecc, 6 freqaentissimo aaehe negli scrittori pavani: w 
mUVagni Mag. II 9\ aa pi de vinii di gii da pib di veoti giomi 
m 59*, za tempo gi^ da tempo m 57^, za ire vMsi Piov. 12\ za 
assi gik da molto tempo Tacc. 41% ecc. Vive del reeto ancora. 

zacchet giacca 81. 

zanzassa chiacchienma, ohiaochieronaccia, 301. 

zanzum cianceria, aaaciamento, 815, 968. Y. Mag. II 23\ 
Buz. Orat 13% e Cavasa. *aanzon'. 

zarnir scegltere 948. Trev., bellun. zemir^ lomb. i&m e Jem/, 
aopr. tscharner, ecc Etg. 2097. 

zautta 196. Pare un nomignolo, che andrk collo zaut del 
Cavass. N^ vorrii dir gran coaa che qui si tratti di zdtd^ Ik di 
zauUa. 

zazzarin zerbino, pro£umino, cacazibetto, 1053. C£r. za- 
zerin Lovar. 258, 282, zanz- «- Moschu 16, 21. Da ' zazzera '. 

zegner gennaio 913. Cos! pure nell'egI.;folL9feltr. e bellun. 
degner, 1 418. V. num. 29. 

z el aria gelatina 400, 754, 1035. Musaafia Bdtr. 121, 
Flechia Vin 405, Parodi, Rassegna bibl. d. lett it. n 148. 

zenuina zi- 45, 359. JI il nome d'un'arma, ma non saprd 
dir quale; deve trattarai in ogni modo di 'genovina'. 

zerman cugino 407. Cavass., Tappolet. Die rom. Verwndir 
schaftan. 116, Rendic. 1st. lomb. S. II, vol. XXX 1515, Ive, DiaL 
istr. 151, e cfr. ancora il vie. rust, dreman. 

zet goto 679 ; cfr. zeti Calmo, gloss., zieUi Piov. 16^, e v. BolL 
Soc. pav. di st. patria m 106. 

zinziurin gentile, garbato, grazioso, 363, 620, 804. 

zir andare 51, ecc. 

ziuitta 581; v. 'ciuitta'. 

zogel giogo 1069. 

zormia gioraea 651. L'i ancfae in Lovar. 10. 

zouenat giovinotto 332, 926. 

zudier -ra giudeo -a 100, 328, 896. Cavass. 

Afohivio glottoL itaL, XVL tt 



882 Salvioni, Illostrazioni all* * Egloga^ e«c. , 

zuf cio£fo 91. 

zulla 1048; par accennare a vacca d'un dato colore, e forse 
anche np. per vacca di tal colore. V. ' 15ra '. 

zuogia ghirlanda 170. Yen., Ive, Dial. istr. 173. 
zuparel giubberello 342, 651. Cavass., ecc. 
zuppon giubbone 1036. Gavass., e van. zi^ zupan. 
zuzzar succhiare 140. Yen. 



piem. av&H acquazzone. 

Dipende da ha acqua, e sta all' ctcquazzo che si vede in 
acqtiazzoso, acquazzone ^ precisamente come il trev. stremtii e il 
levent. $Sivtii stanno a stremizi e scavizi (v. qui sopra a p. 328); 
il ''tj{o) vi 6 ciofe risolto per -4i (= -Uj; v. Rendic. let. lomb. 
S. n, vol. XXXY 962 n.), invece che per -2* (= -zij) o per -2 
(cfr. tremaz qui sopra). 

La serie di tali formazioni, dirette analogiche, h assai nu- 
merosa. Agli esempi come immatizi (cfr. il lucch. ammaiizume) ecc., 
aggiungi il lomb. e piem. ur/^t -^aj temporale, q. *aur%tio, tic. 
turburizi tempo torbido, nebbioso, trent. laorizi lavoreria, mil. 
derilp&zi mucchio di macerie (cfr. Tit. dirupare), lamentizie la- 
menti e nevazio nevata, nella Race, di v. rom. e march. C h poi 
la serie andazzo, atallazzo, *acqiMzzo, eodazzo, svolazzo, papo- 
lazzo ', lucch. tremolazzo paralisi, ven. tremazzo -molaz tremolio, 
brivido. Per il genere, occorre appena di rammentare dcunoj 
prefaziOy passio, bol. cunfhsi confessionale, mental, frazio (gen. 
frazzu diminuzione) minuzzolo, a tacere di stazzo, azzo, Fieri, 
Misc. Ascoli 425. 



^ Si pub tattavia chiedere se acquazgone (insieme al femnu acquaziane -ffione) 
non continui Tobliquo, come deve continuarlo il lucch. strimizzane brivido. 
II yalore concreto che la voce venne ad assumere, spiegherebbe la inter- 
pretazione di -dne come di un accrescitivo e nello stesso tempo il genere 
mutato. Per il quale, cfr. anche esempi come il franc frisaon, 

' Altrimenti giudica di questa voce e di acqwuMto il Meyer-LUbke, 1. c. 

C. Salvioni. 



STUDJ LIGURI 

DI 

E. Q. PUtODI 

(Continoasione ; y. pp. 105-161). 



CONSONANTI. 

Le CONSONANTI DOPPiE. 131. II dialetto genovese, come in 
genere i dialetti deirAIta Italia, non possiede consonanti doppie, 
osaia lunghe, alia toscana ; e le doppie originarie latine son ridotte 
a consonant! semplici o brevi, davanti alle quali si pronuncia 
breve la vocale, benche si possa dire ch'^essa chiuda la sillaba: 
sa-ku ma-tu, come insdkd, ru-su come rils^tUf Jcd-iu cado, come 
kd£fse cadessi, ecc. Adunque nell'atona non c' e differenza di 
sorta fra semplice e doppia originaria: kdifse come rui^tay 
cioe come I'ltal. r6iitta. Per altre particolaritk vedi, oltre 
al num. 99, i num. 124 e anche 125 ; per le consonanti sem- 
plici trattate come doppie in vocaboli non indigeni, num. 124i; 
per lagrafia da me adottata, num. In. — La medesima pronuncia 
abbiamo nella sillaba tonica degli sdruccioli : palidu atimu, 
mftigow 'metticelo' o ' mettercelo ', pareku parroco (nonostante 
che davanti a RR nei parossitoni genovesi la vocale sia lunga, 
num. 124); e cosi , senza nessuna differenza, anche davanti a 
consonante originariamente semplice: munegaj ecc., che e poi pro- 
prio la stessa pronuncia che abbiamo neiritaliano, mgnaca. Se lo 
sdrucciolo h diventato piano, la brevitk della vocale persiste : 
daiatc, da datafu^ ecc, iinow da ihteru^ ecc., num. 124c, dove 
sono anche indicati i casi che s' allontanano da questa norma, 



Per ragioni tipografiche, d*ora innanzi YU semivocale h rappresentato 
eon on semplice u greco, senza il segno di breve. 






334 Parodi, 

cfr. 125(2. — La natura delle cosiddette doppie genovesi era 
stata gia indicata con sufficiente chiarezza nelle RegoU deU'or- 
tografia zeneize preposte a cav.' (cfr. num. 159): *^ Delle conso- 
nanti in genere deve ofieervarsi, die, quando son raddoppiate, 
si pronunziano come se fossero una sola e semplice, in mani^ra 
che, la vocale antecedente pronunziandosi corta e come abbattuta 
sulla consonante seguente raddoppiata, si viene a sentire questo 
raddoppiamento „. 

CoNSONANTi CONTINUE. J. 132. Inizialo interne, in <, ma s'in- 
tende che quando segua immediatamente alia vocale accentata, e 
non si opponga alcuno de' fenomeni enumerati al num. 125, equi- 
vale ad una doppia genovese ed h da noi rappresentato con ii, 
num. 131 : Miind, ^eniyvow ginepro, &6^^a giovedi, kuvu giogo (di 
monte), arc. kuv& giovaro; ancora in grlb e comm., num. 165 ;6aMfia 
(faba) bajana Salvioni N. Post.; m&^^u maggio, p^hi num. 6. 
Ma ora gUdise ^MisyUy per Tant. zuexe, ecc, arcaici giaxegr]h 19, 
120, giilstra, cfr. num. 34 e anche § 2 C s. aiustrar; latin. §ui(Uu 
brodetto grlb 7, 22, cas., ma cfr. piem. ^us succo, brodo, e le 
altre forme ricordate XU 406. Vedi num. 207. — La grafia dei 
documenti piu antichi, tanto pei riflessi del nostro J quanto per 
quelli del a palatale e del dj originarii, h sempre zi al quale 
poi si contrapponeva il $ nei riflessi di s latino, benche dive- 
nuto sonoro; e non e dubbio che i due segni rappresentino suoni 
diversi, i il secondo e di (cio^ suppergiu i italiano) il primo. 
Naturalmente, con perfetto parallelismo, lo e o il c(i) antichi, 
i quali rispondono al c(i) o al kj tj, o anche alio z- originarii, 
rappresentano un ts^ di fronte al s aspro, scritto ora s ora ss, 
che continua V identica lettera latina. Si confront! il § 1 A 
num. 35. Anche il note passo dantesco del • De vulgari elo- 
quentia „, I, xui, 4, fa prova di quel che stiamo affermando: 
cfr. Rassegna bibliogr. d. letter, it., IV 260. Le due serie paral- 
lele, sia della sonora, sia della sorda, non si confondono mai 
nelle *Rime' e neppure in ps. dc^ dc* dc'; ma in dc* ab- 
biamo gik preyza 4 e hezogna 23, e la confusione h continua 
soprattutto in mu. Non parlo degli scrittori posteriori; che, a 



Sta4} ligtffi 885 

oonindare da fogl., h gik stobilita, nonortaiite qualche oecilla- 
zione di varia natura, la nonna grafica odierna, che s rappre- 
seoti la oonsonante sorda {s e 9 o c{e) c{i) deiranttca grafia), 
e a la sonora (ant. s e «)• Ncm andrano donque lungi dal voro 
snpponeado clie, soppergiii dalla metit del see. XIV in poi, Tan* 
tioo z^ sordo e sonoro, si venisse confondendo con 8, e rispetti- 
vamente con i. Intorno a qualche traoda drile due oonaonanti 
scomparae, che rimane tuttora nel sistema fonetioo del dialetto, 
si Tedano i num. 169 e 196, 170 e 207. 188. Gadata antica, 
nella protonica: arc. mou {mdwj da maA) maggiore cav. 34, ecc.; 
inoltre v(Su Tuoto, ecc., num. 209. — Oadnta genovese A'j intar^ 
vocalieo, in irSa troia, aache fogl. 155, §wdu guajo, arc. gioelU^ 
e cEr. pore il num. 18. 

J implicate. U. 134. In ^ (cioe j^, num. 131): pa^^, 
mf^ num. 125 c, arc. feggio ^eggie oigUa cav. grlb, H^^ {da 
dawe) ' giglio, oasia bottone in cui termina il fiisto della ckiaye 
maschia' cas., ma ri Zigij i Oigli (di Franda) fogl. 145. Al 
aolito, dfyu dgu^ nrifya mia nm. 147. 

MJ. 136. Urnya; ma in protonica ve^Ukfid, donde anche 
reUkd^tki, cfr. § 1 A num. 21, § 2 B num. 23. 

NJ. 136. akaSiu scamneu, ora solo nel sense di 'uffido, 
bureau*, cfr. $kaMf stipettajo, gramifia^ ecc., num. 124a, iH- 
ifiin^ tfihi tongo nnm. 125 c. U plebeo iiflhi aciocco, aoc. a n^iu, 
mostra assimilasione qualitativa, cfr. num. 182; in fogl., grlb 
16, 55, chit. 107 si trova ancora Tantico agni anni, § 2 B 
num. 28. — Vocaboli piii tardi : kapUdHngu aiidaHnga num. 92 ; 
e con iato romanzo diknga anitra, plur. kafinye cannabe ^fiore 
del vino ', da kdneivje, oru quasi aolo nella frase fse ce k, essere 
agli eatremi, cfr. num. 176. — Metto qui GN solo per ricor* 
dare Tare. cogna$$o eognassei fogl. 115, 135, ora ktmnhi. 

8 J. 137. baiu, ^fia, friia striscia e frdt^u nastro, ant. 
toec. fregeUo^ San Zenexo comm. 250, ktliu cucio, bruiu ; preiiiiH 
OkahiH; ma dopo AU e dope consenante i; gdhi gozzo, cfr. 
lucch. gogio e E5rting s. geuttifu; Saititiii nam. 92, murhih emul- 
aiime num. 94; Pa$u Passio paiua, arc. pf^usehia num. 161. — 



386 Parodi, 

Per STJ, oltre i soliti o/AgiSa biSa, ricorderb barasci balasci 
fogl. 61. 

CJ. 138. brassu, syasu anter. sedsm staccio, arc. faasa 
cav. 10 chit. 139, ora fctdda; kosu calcio, baHsai Bono tatti s 
provenienti da z anteriore, num. 132. Per mustdhn num. 198, e 
cosl in genere pei plurali. 

6J. 139. iaiia spiaggia, greto, da anter. baiia^ num.132; 
^uiiia sugna, spufi^a, forse con i inserto tardi, cfir. num. sg. 

TJ. 140. In 8 {$s\ dall'ant. z^ num. 132 : iassa piazza, beUssa, 
menism e menisdj num. 35, pussu; forsa, kafisifi; gussa goccia, 
adrissu adrisd, strassu strasd, n^ssa *neptia; per sjTu^ti spingo, 
num. 152. Lettersjii grdsya, paldsyu, fuiisyifif ecc., {oT8e stai^sya, 
ma pill probabilmente e da staiisa, con f inserto tardi; kac6a 
kai&w cacciatore, ma cagg&te grlb 5, 41, ecc. — 141. H so- 
lito esito speciale in Pazu anter. Ptifdiu il Palazzo Dogale, 
Venexia fogl., priiu servi^u, barbizi, cfr. Horning Zst. 24, 545 sg., 
e anche 25, 744 sg. Inoltre aspertiie astuzia, da aspertu astuto, 
fresMie frescura, e gli altri che ricorderemo nella * Declinazione ', 
cfr. num. 22 e § 2 B num. 23. Yanno senz'altro coi precedenti, 
6 cio^ sono d'origine semi-popolare. — In protonica: rcL^i^^ 
saiHii, stagione, ancora in grlb 17, 3, ma ormai arcaico, asa^und 
acconciare (un cibo), condire: cfr. § 2 B num. 23. Non e per5 
sicuro, nemmeno pel genovese, che si tratti di un esito indigene, 
particolare alia protonica, e non del tipo stesso di pr&tu, 

DJ. 142. ^tirnu, bench^ appaja fin dai primi testi, non par 
popolare, nh si pub parlare di giacurun diaquilonne, num. 123. 
Ricordiamo piuttosto, per confrontarli insieme, due vocaboli 
con z greco, jo^ia num. 99 e Hkoa, da ant. Hiura, it. giug- 
giola, 143. Nella postonica, di norma i, da ant. i, num. 182: 
std^^a stazza , e sta^d stazzare , w^ku^ laviiiu , num. 124 a, 
arc. pdiiu poggio, tramSiia cas., inoltre ^iruiidik&u vo girel- 
lando ^iruiideid^ netihku nete^, ecc. E dope consonanti: frufiia 
*frondea, urso *ordeolu orzaiolo, ]car§& cardeolu boccio, ecc. 
Poco popolare oriyu (ma cfr. stafisya num. 140) e ordio grlb 4, 
56 ; 13, 62, forse da un non indigene ordi, 144. La solita 



Hindi liguri 887 

cadttta: meiftce^ arc. aiasse fogl. 145, dr. num. 211. Per ankdi 
od. ailkkff^ num. 73 ; ma sono di difficile spiegaadone kww anter. 
kuva^ kuviea, num. 18, arc. invea ib., che poBSono credersi 
rifiatti snlle forme protoniche, come fu accennato § 2 B num. 23, 
ma forse sono piuttosto da giudicarsi semipopolari, cio6 avreb- 
hero conseryato piti a lungo, come 1' it. mezzo^ il loro oi, e questo 
poi avrebbe subito la aorte degli altri d intervocalid : suppergiii, 
adnnque, *kuviiid%a kuviya kuvcea, secondo il num. 18. CobI rieece 
chiaro anche I'ant. omecio omicidio. 

PJ. 145. In 6 (66): mite sapiam sapiat, piHa piccione, 
8*^ indigene. 

BJ. VJ. 146. In ^ {^§) : ra^§a rabbia e ara^se^ d^§e abbia; 
dr^ albeu Rom. XXVII 235, kafi^d. — £ gdg^ U§gu leviu 
num. 125 c, veMi68§gu ventipiovolo e iu^diia ^ fumo addensato 
alle mura che per Tumido cola ' cas., kari§^u quadruviu, num. 
158, anche niggi nibbi fogl. 29, arcaico. 

L. 147. Reeta airiniziale, tranne nel solito ruHfld\ che 
crederei attratto da r u 8 a u s , ma si veda Modem Lang. Notes 
XVlli, fasc. 7, e in nime$<$/Zu *(g)lomiscilltt o-ellu, che pro- 
viene, o per dissin^ilazione o per qualche incrociamento, da lume- 
Mlu, vivo ma plebeo, o da liim. grlb 3, 18, cfr. B'aUumeacella 3, 9 
(u=(7). Per le forme con 1-, frequenti anche faori d' Italia, 
cfr. Thomas, " Essais de Philol. fran^. „ 329 sgg. Infine in 
riska, num. 20, prevale resta su liska, e non 6 nostro soltanto. 
— Pel doppio I, ricorderemo solo il suffisso •aUu, di brasdllu 
bracciale, uHbrisdUu num. 93, e -oUu di ba^iderdUa banderuola, 
ventola, kasardlla cazzemola, che ha accanto kasdtela^ pariUa 
parola, che ha accanto pdwla, num. 52, spafidUu arc. spagnd 
(1. spaHif) fogl. 45: sono accomodamenti tardi. In s^l&w ante- 
riord sSlaru^ e inoltre in brikdkalu albicocca, pel quale trovo 
in ross. brieoccaro , riconosceremo tarde dissimilazioni , num. 
160, ecc. 148. Cade tra vocali, passando per r, num. 159, 
ma vanno crescendo di numero gli esempi ricostituiti lettera- 
riamente: mduiu e tnardttu, m(a daH'arc. miria e miul^ milione, 
ace. a milguii^ dwku allocco cas. (ace. a lukku, in qualche frase 






338 Parodi, 

stereotipata), dyme e aliimme, num. 55, ecc. — Cade andie finale, 
come risulta dal § 2B, e qui ricordo sottanto Tare, in ri md 
luogo fogl. 69 (ora solo in qualche compoeto, maprA dispiaoefe), 
Tare, crudi fogl. 18, 19 (femnu erudera) ora krUdile^ fidS 111, 
ora fed&e, genti 55, ora §eMUej inoltre la eerie favufiyve raiu^ 
niyve, ecc, ora ridotta a quasi nulla, num. S. 149. Gade, per 
via di u, nolle formole ove sia eegmto da dentale: Aiu, dtza (1. d^a) 
alza fogl. 42, 135, ecc, num. 50, ^(dnu ib., ma per contro ofca, 
con au anteriore al chiudersi del dittongo, cfr. 6ana, ecc, num. 177. 
Ma y. num. 116 per ALT, ecc, atono. Poi, 6ta volta, arkfitu archi- 
volto, num. 124 a, sodu soldo, cfr. gli arcaici sodi soldati fogL 33 
e 8odd saldare cav. 20, inoltre Todiemo aaodiw saldatcgo, arc. 
mze grlb 12,41, inoltre fotnliii e Tare kdtfttu ; p6ta (1. piUa) polta 
grlb 7, 60, cfr, pUUfi^ nella frase u I'd wpiMii ay o^^ la lacrimina, 
arc otra (utra) oltre, iogl. 21, e maUom montoni grlb 3, 14, dus0 
adust, pu8u polso. Pel contrasto fra il tipo pGlniil e il tipo 
adUsi, num. 99, 116; e num. 99 per Tirregolare skdpeUu. Impor- 
tato e sirm gelso, ma in qualche antico documento si trova 
ceusa. 160. Passa in r, davanti a eonsonante non dentale: 
varma malva, sarmdia *salmacida, surku solco, surk^Uu ajuolo 
(specie di rete), furgow razzo, ecc Sark disaimilazione in puvye 
da anter. "^^purvefB (p<wer rl 71, 23, ace. a porverenta less.), 
cfr. § 2 B num. 24. 161. Alcuni casi di m... I + cons, in 

m...n']' cans.: arc. manto molto fogl. 30, 32, cfr. § 2 B num. 24, e 
mt^sa milza, inoltre KamdfiduU CamaldoU. II fenomeno e affine 
a quelle del num. 181, e per ntM^a, di cui il prime esempio a 
me note h in grlb 15, 55, si potrebbe anche dubitare se la forma 
anteriore non sia *m%8a: si noti pero che miiiisa (o miiiza) va 
fine a Mentone. — Aggiungo Tare, ponzdle fogl. 14 e aguan-- 
drifia (1. -Ha) grlb 16, 48, che forse vive : non indigeni e poco 
notevoli. 

L implicato. CL. 162. 6ave AUima ciurma, ma il solito £M 
chino kind, kavi^^a. Inoltre dope AU: ndcS (1. n66i[) nocchiero 
grlb 15 Argom., cfir. § 2 B num. 25; e dope eonsonante, ku- 
v&rcu, ecc, inoltre spufidd spingere, con NCTL, se e *expun- 



Stu^j liirari 889 

ct'lare, efir. spoincia grib ll, 43, num. 198, sponchioni (I. -a;) 
spintoni fogl. 122, od. spui^nA sospingere, ecc. Ma forse h dai 
paeai dove CT dk i. 162^. Tra vocali: ^j^, ^§^i^, cerio 
anche skSj^ *8coc'lu, rifatto forse su cotes, Riy. di filol. 
class., N. S., II 131, cfr. Salvioni "* Dial. d'Arbedo « 53: attestano 
per esso il kl i dialetti liguri, per es. a Bussana sc^, dove j 
naponde a u e ol, ma non a pl, e seS^^ a Oneglia, dove ^ 
risponde a cl e pl, ma non a ll. 158. SCL: Jl6Sppu ' schioppo ' 
e ' io acoppio ', UAmma schiuma; mdiiu, raUd raschiare, deiSdde 
nam. 215, arc fUada grlb 7, 102. Per la pronuncia, num. 171. 
Notevole il german. skiff rasentare, se va qui. 168^ TL, spMa, 
e coak il german. brilla redina; isfr.parjMa num. 213. 

OL. 164. ^aiUla; ^i ghiro; «H<^a, arc. mngiiiUu num. 92; 
vegi^ kwa^^Uu caglio. Per lumeiiUu num. 147. Letter, grcria 
fogl. 28, ecc 

PL. 155. iiiUa pianta, idf^e piangere, caga pii^gft* ioiiic^ 
num. 139, ioia num. 210, ic/te^ ill piU, arcaici ehiaxe fogl. 44, 
ora pjfiie^ deschiaxe fogl. 23, chin (L Hit) pieno 14, ace. a j>m, 
e chinna 28 inchf empi 120, oggi solo pin J>i«ki, num. 15, arc. 
ckiambd piombare fogl. 24, cMoggia (1. dd^ja) 62, cfr. rei/itiSd^^ 
num. 146. La saldezza di pin pieno e di inpi negli antichi testi, 
ann. e § 2 B num. 3, farebbe quasi dubitare che pll (in ^im* 
pllre ^implibat) avesse un esito specialept, da */^':adunque 
itipi^ ma dffi (conservato nella Riviera) e poi 6'H, num. 15, ma 
anche pifi per attrazione di iflpt. Cfr. num. 153. — Dope con- 
sonante: a^u simplu; forse straniero laiipr&dda^ in grlb 14, 71 
sdampiadda * scialo , bagordo ', cfr. il catal. aixamplar ; semipop. 
exempro fogl. 34, cfr. aseniho less., ace. ad asemprio rl 14, 219, 
— Travocali: du^§u siu^^e stoppie; dal di fuori kubifa coppia. 
155". SPL, solo n^li arcaici e letter, sprenduai (1. -ti^t) cav. 34 e 
sprandt num. 92, ora risplSiide ecc., ma non si pu5 escludere 
che il lat. splendere si sia fuse con -prendere, cfr. Diez, 
* Anciens gloss, rom. « 45. 

BL. 156. ^f^ku^ jastimma^ §a$& biascicare masticare, §iea 
bietola, arc. Giaxo Biagio fogl. 82 e giasmo biasimo 147; non 



340 Parodi, 

popolari abrdkku blocco e Tare, brondo fogl. 66, § 2 B num. 25, 
ora byuiidu, — Poi, aii^iw ambulatoriu § 1 A pag. 14, 
6u^^; sta^ju stabbio, nf^a ostia, secondo il num. 6, non indi- 
geno fubya. 

FL. 167. Sempre ^: l^aoku fianco, Mk& f I accar e schiacciare, 
Mfiore, M^ku fionco, ^umme flume; M^i enfiare; M^ M$(i sof- 
fiare nm. 169. Non schietti fyasku fydku fiocco, nhfrajeld, fragellu 
fogl. 32, ecc, affrize fogl. 107, forse vivo ancora; peggio che 
meii fiatd ftatUy vocabolo di convenienza per * ruttare ' 'nitto'. 

R. 168. Iniziale, e davanti o dopo consonante rimasta, non 
si altera ed ha il suono italiano: il plebeo ma non indigene 
litrcetu ritratto ha I per dissimilazione; un case speciale h quelle 
dell'articolo e del pronome 2o 2a, ecc, v. ^Morfologia'. Ancheil 
doppio r equivale in tutto a un semplice r italiano, num. 131 : t(era 
terra, kuru corro kun^ mum muso, e qui va pure kar4§^u qua- 
druviu, rifatto su karu carro, come anche kare§d caricare e forse 
kariga sedia ; inoltre skuryd scuriada, se h rifatto su skuA *' scac- 
ciare, inseguire '. — Del r intervocalico non si conservano esempi, 
lasciando da parte i vocaboli letterarii , se non dove , per la 
caduta d'una vocale, abbia cessato d'essere intervocalico, na- 
mero sg., o dove sia intervenuta una dissimilazione, num. 160. 
Vocaboli letterarii: ku^ariit ace. a ktl^ceii cucchiaino, haUriii ace. 
al plebeo balce^, kaserdlla e kasiwla, bafiderdUa, num. 147, 
parolla e pdwla, cTr. mardttu malato e mdiiiu num. 148, kura^gUf 
kavaleria, ecc. ecc, straniero cikaHifi chicchera, ecc. 169. In- 
tervocalico, s'era ridotto in tempo assai antico, e cioe prima dello 
scempiamento di RR, § 1 A num. 33, al suono che indichiamo conr; 
il quale doveva corrispondere ad alcuno dei varii tipi di r meno 
schiettamente apicale, che si odono in gran parte della Liguria. 
Probabilmente I'antico r apicale *— e I'antico I, che si fuse con 
esse, — si pronunci6 a poco a poco innalzando meno la punta 
della lingua ossia avvicinandola meno ai denti, cosicch^ dive- 
niva meno intensa la vibrazione e dalla punta della lingua si 
riduceva piuttosto ai suoi lati, finche cess6 del tutto. Di una 
pronuncia del r, quasi impercettibile airorecchio, ci fanno espli- 



Stuiy ligari 341 

cita testimonianza le Regale d'ortografia^ preposte all'edizione 
del 1 745 della QiUara Zeneize (regole che sono poi ripetute tali 
e quali nella 1^ edizione del ChiUarin del De Franchi, a. 1772, 
e perfino nella ristampa del 1847): ^ r semplice in corpo alia 
dizione, quando, non accoinpagnata da altra consonante, precede 
ad una vocale, e nell'articolo ro, ra, ri, re, non si pronunzia, 
0, per meglio dire, si pronunzia cosl dolce, che appena se ne 
oda un leggier mormoi^o «. £) qui da notare che sui lenibi del 
territorio, dove il r ^ omai sparito del tutto, — riguardo al 
quale si pub per era vedere Mey.-L. it. gr. 127, — esistono 
paesi dove la presenza del r non h piu avvertita da chi parla, 
sebbene sia pur sempre abbastanza manifesta per un orecchio 
esercitato. Forse in tali condizioni trovavasi il genovese del 
sec. Xym, ma si pub tuttavia dubitare se le Begole della ^U- 
tara Zeneize non si riferiscano ad un recente passato, piuttostochb 
alle condizioni reali dell'anno 1745, o se non rispecchino I'uso 
pill conservatore della classe piii colta. Sia come si voglia, nel 
Foglietta e nel Cavallo non v'b alcuna traccia della caduta del 
r intervocalico; ma, sebbene non ne mostrino tracce neppure 
le Rime di Todaro Gonchetta, ossia di Qiuliano Rossi, comprese 
in fogl., esse sono evidenti in alcune delle sue poesie manoscritte, 
che anche piii deU'altre imitano il dialetto estraurbano o con* 
tadinesco. Per esempio, una poesia * in lode di Alessandro Spi* 
nola, duce di (Jenova nel 1655 ' (un doge, che fu pur cantato 
dal Cavallo), contiene molte forme come ieimo eravamo, per 
ffimu^ goa per gura gola, Portoia istoeia storia, cfr. num. 26, 
foea fuori, Maietta Marietta, Impeid Imperiale, ecc. Circa un se- 
colo dopo, in grlb, il r di norma si continua a scrivere, ma 
spesso anche h tralasciato, o per la necessitli del verso : * Che 
no poeuan quello teito fraccass& ' 18, 74, * Da ro quae apean d'esse 
levflB d'intrigo ' 20, 1, * Che ghe fe oeuved Tinguento con Timbtlo ' 20, 
79, ' Sto fsBto che mette affao de cont&ro ' 20, 101, o anche senza 
necessity : ^ Non comme cavagSo chi vegnOo ' 19, 3, ' Ro senestro 
Ariamoo comandavan ' 20 , 22, ' Fa eh' esti quattro barbai la- 
droin ' 20, 27, ' Con desidSjo, ma con storbia cera' 20, 61, ' Aoura, 



a42 Parodi, 

mentre era tk fSa costion' 20, 73, ' D'am6 a TAmceua, eae sciamme 
agussa e aviva' 20, 114, ece. (quest* ultimo e esempio doppio, 
che serve per entrambi i cad). Talvolta h scritto anche dove 
il verso non lo ammette : * Mi son ra maesma, mirame ben in 
cera ' 19, 82. E infine h ancbe introdotto in luogo non sac, da 
Terrore solo ortografico, o anche della pronuncia : veluro Telluto 
4, 46 ( : tafniuro : duro). Se tali esempi ricorronodi prefermza negli 
ultimi canti, la sola ragione, per quanto io credo, ne h questa, che i 
diversi traduttori dei varii canti non erano tutti ugaalmente 
conservatori. Anche in comm. il r 6 di solito scritto, e meglio 
ancora nel lirieo Chitarrin, tranne perb quando si voglia imitare 
il linguaggio plebeo. Gosi in comm. furb. 64, ove s'awerte che 
Monodda deve contraffare il ^genovese portoliano' (ossia del 
quartiere popolare di Portoria), ricorrono le forme mowcB (1. muvi?) 
madre, maifia (1. maiiia, ora moffta) marina , trippcea trippaja, 
trovAo trovarlo, ecc., e in chit. 33 sg., ove s'imitano il vocfo e 
lo schiamazzo delle ortolane e merciaiole di Piazza PonticeUo, 
il f non h meno regolarmente ommesso : peivee per pSyvere, eae 
care, paa (ora pa) pala, saa^o (di tre sillabe) od. sa$u, num. 92, 
pantaiceH spilli, num. 112, ecc. Finalmente col Piaggio la pro- 
nunzia reale prende del tutto il sopravvento; ma h tradizione 
costante che sul prindpio del sec. XIX i nobili dicessero ancora 
pwcere tnwinre invece di pwce mwie. II fatto perb avrebbe qualche 
importanza solo se si potesse credere che in tali vocaboli pro- 
nunciassero sempre quelle spedale r genovese; ma e mancano 
gli indizi per gindicarne e la cosa in sb pare poco probabile. 
E inutile dtare esempi di r cadnto, oltre a quelli giit visti ; ma, 
per rinfluenza avuta dal fenomeno suUa declinazione, rimandiamo 
per ora al num. 74 sgg. — La caduta si estende anche alio formole 
TR DB, pwce padre, ecc, num. 48, 213, 217; e non eimpedita 
dal dittongo AU: iu oro, fia favola, ecc.; ma se pub trard di 
qui con qualche probabilitii la conclusione che Tintacco del r 
da posteriore airintacco della dentale, nulla se ne pub indurre 
rispetto al dittongo. — Di qualche importanza sono i casi, dove 
il r, benchb cessasse di trovard fra vocali solo in tempo relativa^ 



Stu4i l^ri MS 

mente aesai tardo e foese qoindi assai proeaiino alia caduta, non 
cadde ma ritorn5 alia Bohietta promincia apicale: Praviihi arc. 
ParaveUfi num. 84, inoltre parecohi degli esempi del num. 79 : 
VitH ant. VtUnri, l^vre are. l^^ere fogh 134 o Ifvurt, che ei trova 
ancora in chit., e la notevole aerie prUia puloe da jptfreia, triu^ 
eloe, anche in grlb 9, 39, da 4r^^ (ottrto ir^u) fogL, fr^ felce, 
anehe in grlb 5, 52. La caduta deUa vocal poatonica in qneati 
eeempi non dev'esBere aateriore al periodo modemo del dialetto ; 
per la metateai vedi il num. 161. Qui aggiungiamo che aembratto 
per5 anormali i tre eeempii 8aiu ealiee, kaiu calice, ool senao 
di ' buBsolo per estrarre a aorte ' eaa.^ e p&hi pernio, da "^dlice 
per pollice. A Zoagli,per ea., si aente andieei^ dove Taper- 
tara dell'e £arebbe sapporre una iaae anteriore iriu da (freia: 
altrimenti si avrebbe (iu. Forse in qnalcbe vooabolo la postonioa 
dar6 piii a lungo, o per ragioni letterarie, come in hdrtiu^ o ape* 
caalmente per attrazione degli altri -ahi (mdHtoSu, eoe., num. 88), 
e cadde eolo in tempo che il r s'era ridotto a un auoao coal 
flevole, che n<Mi poteva pib aoatea^rsi e ritomare a r eehietto: 
poniamo a un dipresao *kd:eiu *kd:iu kdiu^ e confrontiamo /Mo 
num. 160^ e luU num. 179. — II r finale, num. 126, 148, 6 del 
totto eeomparso, anche nella grafia, gik in fogl. 

160. r (originario o da /) diaaimilato in I ifutniu) priM' 
' (fongo) pratajuolo' o 'pretajuolo' (cfr. prw prete num. 20), 
per *friero\ e probabilmente vanno qui aaohe hrilMeaU are. 
hrikdkori num. 104, brikuli broccoli, e forae PurtidpAH ' del ae- 
stiere di Pc^toria ', gi& in grlb, fursMu fonuto, per *fitr9efih$, 
irUuid tritare, onde anche mi trUiUu, gravaUki calabrone caa.; 
d'origine dotta diletriie direttrice. Senza sfHuta dioaimilativa, 
aibbiamo I nel aolito avilyu avorio, nel plebeo tdUya itterizia e 
nell'arc. paladizu opcUl. cav. 76, grlb 16, 22, cfir. § 2 B 26: i due 
cdtimi Bono forae correzioni popolari a rovescio. — AssimUato a 
A, ganifanu; diaaimilato, in BifisSypera ora Pin^iifVffa, Schnchardt 
Vok. I 37 8g., e passato comechessia in n, talora non eenaa 
apinte fonetiehe ma piti per attrasioni suffiBaali o per illuaiom 
etimologiche , in idpani capperi num. 80, arbaniUa alberello 



344 Parodi, 

num. 92 , sufranifi num. 104 , Kristufaniii cognome num. 80, 
rumaniii ramerino e rekanism regolizia (su ' canna '). — Per an- 
tica dissimilazione d, num. sg. 

ISO*". Due soli esempi di diretta caduta del r intervocalicO; 
entrambi molto antichi e dovuti a dissimilazione: j>riia, *pru(ia 
*prura , che dal genovese si diffuse all' italiano e altrove, e 
aparttd § 2 B num. 26, che ha forse nel futuro apartu{r)ird il 
suo punto di partenza, cosicch^ si capirebbe anche la coesistenza 
di partori ap. fogl. 109: questo per5 potrebbe anch'essereletterario. 

— Caduto davanti a consonante, per dissimilazione: Benardu 
ma Bern. fogl. 87, 117, BetArdu^ mahurdi mercoledl e mcUesdf, 
abirgu, ora soltanto 1' * Albergo dei Poveri ', cfr. arberghi fogl. 
107 e albego arb. less., bregowlu num. 85, 161; un po' diverse 
supestisyAifi, Per foSa forse, ora solo della plebe o del contado, vedi 
§ 2 B num. 26 e cfr. luzi qui num. 179 e un po' anche il num. 159; 
per ifibdsd num. 99, ed 5 inutile ricordare Mia suso (ora soltanto 
nel mode di dire lafikaSiliay cio& Id-a^tka-^Mia ' in Oga Magoga '). 

161. Metatesi di r, primario o seoondario: a) la formola 
cons. + voc. + eons, -f- R passa nella formola cons. + R + voc. 
+ cons. : iMrigu^ plebeo o bambinesco trige tigre, pria num. 8, 

— e di tipo identico I'ant. vreao^ cioe vriw^ vetro § 2 C pag. 81, 
sostituito ora da v^ddru e nella plebe da vrfddu, — krapa capra, 
fr§ve febbre, frdve§u *fabricu orefice, plebei e non indigeni 
frdbika e reprubika, questo anche in fogl. 44; frevd febbraio, 
krastun castrate. Sono casi speciali, non troppo antichi, di for- 
mola atona e inoltre ristretti, pare, al gruppo vr {fr?), surm 
sopra, da tsurf76-, num. 81, in fogl. sovra 117, ^rrM supino (con 
incrociamento), arvt 'aprire' e 'aprile ', entrambi gik in fogl. 16, 
117, ma cfr. § 2 B num. 42: invece, levre num. 159, lapru, ecc., num. 
224, e inoltre dgru mdgru ld§nma. Un po' dubbio hffu num. 2 n. : 
*leffru? cfr. lerfUfi ceffone; b) Riesce al medesimo risultato la 
formola tonica cons. -{- voc. + R + cons., quando il r sia seguito 
da certe determinate continue, cioe, pare, giudicando dai pochis- 
simi esempii, da s e I, da ;^ e t?: strdSu spezzo, se con ^-torsiare 
non c'entra di mezzo anche * strozzare ' e inoltre se non e rifatto 



Stu^j liguri 845 

sulle arizotoniche, strus^u torsolo, frfia pruia num. 159, krdvu 
kriu corvo, plebeo. — Se la foriuola d atona, la norma si 
estende a qualche altra consonante, ma in ispecie Tinfluenza 
letteraria no ha ristretto Tazione: draflfi delSnOf frumdj^u fru- 
migwa^ tutti plebei, ii^premod -permutare ' prendere a prestito \ 
ora solo nel contado, a s'iMcrafnanna (1. -aiina) cav. 114, grlb 
11, 50 ' si scalmana ', cruamme corbame, term, marin., cas., krttSia 
corsla, id., bregdwlu num. 160, forse sirepd strappare (onde strippu) 
strain strappata, ikrupyun^ forse brijasAUu num. 102. — Sono 
casi spedali, fadli a spiegarsi, 9ufranibi num. 160, magrua mer- 
ge n e ' palombaro ' (ma Nervi^ servt^ ecc.) ; c) Alcuni casi del 
passaggio della formola atona cons. -^ ^^ ~l~ ^<^- 4* <^J^' iu 
cons. + Yoc. -[- 1( 4~ cons.: femfUu (ma di solito fren.)y yedi less. : 
purs^mu prezzemolo; kurio' crogiolo e huriiUu specie di pasta 
da minestra, esempi notevoli ; j>iir(ieJiiH main grlb 11, 2, 12 pro- 
fesMOfi, col quale va euri^ttu ganghero, dal fr. crochet — due 
esempi che esauriscono tutta la serie — ; beritveli § 2 C s. brochir, 
hertiUe dal fr., durb^Uu ace. al piii frequente drUb. coltre bianea, 
dal fr. Piu frequenti erano nel dialetto antico,^g 2 B num. 42, 
ma in fondo si tratterk di oscillazioni dovute in special modo 
airaltemarsi, nelle due formole precedenti, degli esiti con me- 
tatesi e senza. — Per pryamiwiu permaloso, vedi il num. 89'. 
162. Inserzione: frandinye, forse fraiiUa facella, frfia feccia 
cfr. fexe less., frtiiUa fiscella, tutti esempi o plebei o di rarissimo 
use, <Arrail»i^^e cacherelli; kadastru cas., dotto, meystrce cay. 15 e 
▼ivo nella plebe, * imagine di santo ', kaystryiiu num. 89, moHrugd 
cas. (e mastUgd ib.) masticare, num. 90. In fondo, son tutti casi 
d'incrodamento, non meno che garbi&u cavolo cappuccio, parpa^fi 
farCsUay iarMUtf , ace. a bab.^ bacherozzolo, cas., saiufdmya sym- 
phonia ' scacdapensieri ', sorta di piccolo stnimento musicale. 
Pill notevoli arff fiele, accanto al rare af^ {ghe ne fi fi grlb 12, 51 
' gliene fecestizza '), armun corbezzolo, da armurin num. 81, e ' De- 
clinazione ', cfr. lo sp. amora. II contad. derluyu diluvio, piena, cas., 
bench^ d'origine dotta, potrebbe avere der- per des- (come il contad. 
dirnA drind per dUnd num. 89, di cui per6 v. anche Zst. XXII 480), 



346 Parodi, 

ma come qui fd sostitaito des^ a de-, ooal nei due caei preoedenti or- 
ad a*. Dkmio andie perl4§toa yilncchio. Per pria prfm^a pomice 
num. 85. 

V. 163. Iniziale, intatto, se si eacluda il fenomeno eomane 
romanzo del paasaggio in B, Bom. XXVII 177 sgg. : bal6w ballatojo, 
bdhdasa piattaja, baiUA vagellare, semidotto come bMnika^ bwfy 
badile num. 46, btdUi§d 'N'ell-it-icare num. 91, bS^^ bueo, 
"Vooulu, da vocuu, bri§tva vezrfiea nmn. 85, inoltre abOUu 
sbigottito, intontito, num. 202, abesiu intorpidito, oon yitinm, 
M)6sd num. 99, ecc. Affine il ft da y nel gruppo bv, arian&la 
num. 160, urba Uurba * pula di castagne ' cas., cbe va oon vulva, 
ma i del oontado. Per gH esempi di v iniziale in g, mim. sg. 
— I casi di eaduta sono <H'a assai pochi e quasi solo plebei: 
totte le forme di ' volere', mi d^^u, uffmu vogliamo, dryd¥i vor- 
ranno, ooi quali va oonfrontato Tare. 6ze volge (• quelk> gh'dze 
TO scianco „) grlb 20, 65 ; imrfke, Oto volta, usato in frasi ste- 
reottpate, d'oUi num. 65, pe n^dta finalmente, ecc, urpe voipe, 
in un pajo di frasi, come lin^urpe kwd una voIpe ' covata ', cio^ 
un furbo cbe f& da gonzo, il cit. uria, cbe non so per6 se sia 
mai state della cittli. Tare. dxe{\.^e) voce, grlb 15, 62; 16, 89, 
obit. 40. I sostantivi son solo femminili, il cbe conferma cbe sono 
tutti casi di fonetica sintattica. Un resto dell'antico o voi, § 2 B 
num. 50, in ooseptnsmo? grlb 11, 22, ecc., v. ' Forme atone del 
pronome'. — Metto qui inflne ancbe i-w& ex-volare Bom. 
XXVn 62 9g., e meglio Salvioni, Miscell. Ascdi, 81 sgg.; ma 
poicbd, come il Salvioni vide bene, il v cadde prima tra voeali 
(in *de-volare, ecc), andrebbe piuttosto al num. 165. 

164. Due esempi di §*, originariamente alllniziale, Rom. 
XXVII 238 sg. : ^6u i-gvd -vfilare (ancbe svceura svceurava grlb 
2, 70; 3, 18; 16, 88, ecc), dei^§S§je svolgere (cfr. desvoio pr. 
109, 4) e ifigS^^e awolgere. — Pib caratteristico il noto uga, 
foTQQ importato, ma assai presto, § 2 B num. 27 : in gen^?e, cfr. 
num. 208. 

166. V intervocalioo: oltre cbe degli esempii, gi& latini, 
di B, mi valgo ancbe di quelli di p. In protonica, la cadirta, 



Sta4| Ugori 347 

aBche quando noa h lattoa, h di solitamoltto anjkiea, § 2 B num. 27^ 
ooaicehd di soliko d uminffliiia aoebfr ael dialetto piil colto : oltro 
a1 Boto porfo ^pavSria. Bum. €6, aUbiiuio Uv knravo nom. 4ft 
e &M0d, aeWa zovorra, (Umaoa) ftrfiriiK, ik, inolbre, cod p, siw 
sqMxra, ib.^ a aacha & pcoelikioo hAw kff wolul. 116^ efr. j?di9- 
d^iu porverttto e pda-'dyA^ a pwcnii. (ma sMipra prfoNtr jTdcyaX. 
aftktto plebei fMRii^ aenta, a taeera di saH mmm. 51; Utt^ 
amn. 54, AofMl nam. 12ft, bIfgUt plebeo^ maa. frl, e, oaa p, sf^iwkt 
dpoUa aom. 5ft. Altri oam: itiNi eoTara, nu^^iu n«v«lo, plebea* 
mrtfs noviUi, phn, nel soato di ^mara^%lia affattaia' (an#ati 
a arar.X a eon r, iiaittf ^lupaeau paeefagna, 8kwam$ seo* 
pafomo eaa., Atpor, dtaD'aro. caw nno. 144 (id eav. 80 coiv bi- 
aiOabo). Inina: bceimd mim. 110, ace. a ftafasiad grlb 13> 76^ 
plebao nuB^y ^ aeasimi, geatri \ da aiavA^j^r aiarair., e oon p, Hskofsu 
da AfSMMasa less., tela /ooMpI, acoanto al piii ciTile itii^fSMr 
mm. 143, kmli cfaa si diceva mMio mmAo £a per Aov^W, in caa. 
a MmibaiiMili, modo avverb. ; dyu atava «iycr aapeva, da aviyvm 
savhfta^ radi sotto; p^a pipfta, da pfvfo; eomuna h inf&Ada pasta 
asointta. Ma, poaiamo, 8viy da Sn^, oum. 100, ey nal nesaa -awft*, 
8eiBpre:IP0fdfiii^ katMuy IcMdfia^ aariftto (aia saUa ciabattmo), jFartl 
D. loc, lavif eeo. — In postoaioa : lasciaado da parte qualcha caaa 
ptobaUhMate latino^ coaM aiu mm. 14^ e come b6 num. 78 o 
f6 fag a, per ria di *fava *faUy mm. 202^ peasiama dive die 
la cadnka ekhe pveslo luogo nax parosBsfaoni Ira vacali iabiali e 
aocke 8cAo davanti ad u; ma nai terti pooa si trova: arc. zoa 
gioTa fogl. 26 (ma aocA 15), aprutuo (1. -^u) cav. 2dy 134, 147, eca, 
cicBwe pioae grlb 9, 61, die amo <iffa forma plabee^ come tioa 
DiiovD , uhrii§i troTo , kr6u carvo , X»ii» oaTo, niu mpote, mriu 
arrivOt eec. Si dice par6 aoltanto didu per Tare, {^iaru num. 75, 
te par Tare, ^o (eioe luvu) grttn 12, 51, eoc., der4u preoipito 
(cEr. dUrvd), aiMu abbrivo, impeto (cfr. aibryd, cMridse arven^ 
tarai ^ e aono di tiitki aittfu oome alrya, ketUn come kathu (detti 
dei bambini). Altre ferme plebee, davanti ad altre vocali, sa* 
ranno aimeno in parte il risnltato di accomodamenti proporzio- 
aali : friifa gravida, (fogl. cas. gruvia), nde aave, 6^ye bere, n^ye 

ArchiTio glottol. itaL, XVI. ^ 



848 Parodi, 

neve e nSya nevica, u Vtoiya voleva, u pwiya potevEY anche in 
comm. farb. 10, u Vdya e u sdya, inveoe di u Vaviyva o dyva e u 
saviyva o sdyva^ saya saliva, (JiUa e ieiiUa), rii€rovere; kaniiie 
num. 176. Ma •dva si conserva, tranne in madund, omai popolano, 
per ' nonna ', da madonna'ava, che pare si racconciasse su mesydu 
nonno, come pavya-dyd povera diavola su povaw-dydu (per pdtr- 
dydUf ecc, v. sopra); e cosi dicesi soltanto Oavi n. loc, idve, 
fr^ve, vive, riva, stiva, &ve, iuvi gioghi (di monte) e iuvu. Si oonsenra 
il V immediatamente postonico, negli sdruccioli rimasti tali fino 
a tardi: Bdvay Bavari e Gavay Ghiayari, ma accanto al vb. u 
ndvega e a frdvegu orefice, che e di tipo speciale, pare ci sia un 
plebeo Scega chiavica ; piyvye pepe, ma aH'odiemo Sui^ya^ nome 
d'una strada, risponde in grlb 18, 8 e 20, 92 Sozuiwra^ benche 
si dica solo Puf^siyvya Poloevera ; sempre areldlinfu ristoro, 
num. 88 (cfr. tuvyu num. 167), pUvye polvere, ntifya naTola, num. 
88, lHvegu num. 130, dovyu adopero, ecc. 166* Prostesi ed epen- 
tesi: v-H ieri, ma heri cav. 199, grlb 12, 39, comm., vua^ vuMu^ 
ma sempre u Vi un ufi^H^pufiH ' uno che nel tempo stesso unge, 
ciod accarezza, e punge ' : esempio che dimostra che il r non si 
sviluppb se non tra vocali. E forse, potremmo aggiungere, per 
influenza dei vocaboli che ora lo conservano ora no, vo^ifu e 
o^^y ecc. — Inserto, per motivi almeno in parte simili: kruvd 
ace. a krwd cadere (delle foglie, dei capelli), huve cote e Me 
cas., arc. gove godere cav. 80, 211, grlb 14, 43, ecc., cfr. num. 
215, sprovinna (1. spruvii^na) cav. 239, ora spriliia num. 123, 
arc. provezzo luogo d'approdo cav. 95, Kavifidii gik in comm. 
pref. 39, pel plebeo Kayfidfi Carignano, nome d'una parte di 
Genova. Meno sicuro byava, di tipo un po' diverse fddova vidavo 
(1. viduvu) cav. 162, chit. 160, comm. 235, ora solo fMtoa e 
vidiou ch'e anche in fogl., num. 15; per assimilazione vyuvStta 
violetta, anche in grlb 12, 69, num. 226. 166\ V'T (da BIT) 
in '^'m a I a u t u *marOtu e infine ntaro^u, ora mardttu e mdwtu 
num.37: marotto gik in fogl. 69; cfr. 210. Gome auca, ecc. 

F (PH). 167. Non c' 6 da ricordare che 8Uva num. 178, 
tilvyu tufo, se indigene, ravaniUu (che sark su rava)\ accanto a 



Stu4i liguri 849 

kuffa oestone, e ai non indigeni skaffu, gandfanu num. 160, M* 
fulu num. 35. — Con p antico per ph, spaatdiima fantasma, 
patUasma grlb 18, 3. — Oscuro bruiMa fronda, ma certo non 
va qui, cfr. Rom. XXVU 207 n. 

S. 168. U « e il ^ genoveae sono alqoanto piii sibilanti 
che in italiano, perch^ il oontatto e nn po' pUi basso. II s sordo 
si conserva all'iniziale, dopo consonante e dopo AU: esempi 
deiraltimo caso, kdia JcMi/k, pdau posd, 6dsu clausu (detto del 
naso, per raffireddore; intasato), inoltre sk(i8u grembo, sko^d grem* 
biule, cfr. §Mi num. 137. jj difficile giudicare di skost sparlare 
di uno, u 8kdHie, dal gennan. kauyan^ § 2 C pag. 75, n^ poesiamo 
con sicuresza trarne un indizio di di£Ferente trattamenio della 
protonica: noievole che in grlb 4, 51 ^ (Mcdsd, con I, se non e an 
enrore. Cfr. num. 199, 215, 219. Per ifibOsd e per /biki, forse, num. 
160\ per|m^itt e kuH num. 169\ 169. II s sordo segufto da i 
diventb Ji, prima che lo zi» passasse in m*, num. 132: per la 
pronnncia di questo i, num. 171. Iniziale: ^l si, Safi St San Siro, 
Hn sino, iitnya, ii§t€A num. 203, ^fidiku Hst(ma^ plebei Hl^i/Uyu 
H^lu ivAgHUu e in cas. Hiikupe iiiiguldre iinistru, ecc. Ma ftfdsu 
staccio da sedsm; per siUu^ Sa^iUa SUta S. Zita, con z-, num. 196. 
Forme con ex*, o accomodate su quelle con ex-^ saranno Sariu 
hirit oscire, col quale si uni il sost. iorU, anche in cav. 14, grlb 
19, 63 e passim, hirim sorbisco, sul quale iorbya sorba e {Surbya), 
inoltre iurbfUu; casi d'assimilazione sono iUid soffiare, hlSdfita 
num. 90; e infine iU lahi assunse prima il suo il nella forma 
tiii'i, p. es. ii/iit erbwi sugli alberi (donde anche ifiie I'erbu num. 
103). Straniero & Samtnuy in vifi de $. vino di Same. 169^. H 
intemo o finale, anche da ssi: afid4Simu pwfHtnu, ecc, beliHmu^ecc,; 
maHiu num. 198; H piiHii plebeo, H poH possa. — Plurali, kdii 
oosi, ma kdsifk sn kdsa, faH falsi, deeper Siy vtrii, morii, sul quale 
anche il sing, fnoriu^ cfr. num. sg., urH, a$i, graSi^ groH, foH, 
oH, ruH. Ma spesso vinse Tattrazione del singolare o degli 
origin, -zi, coll'aiuto della lingua letteraria, cosicche solo parte 
delle forme citato sieno comuni e si dica piuttosto dai ben par- 
lanti f^ei, rtrsi^ aesi, fosei^ inoltre da tutti soltanto basei, pasei. 



860 Parodiv 

Cfr. 11 eit. num. 198. -r- }\ s aapro deU' ant eos^ti^ eioi kuH, 

oggi haH eoAf devesi forB& i» parte aU'allro cuBai^ da cuzad^ vivo 

ancoma. in ki kuH qui, § 2 B num, 9&, c(^ quale h da eonfrontare 

assi anche, ora aS/. Per ptdsu pisello ha sappoako^ num. Ibf dit 

mk i&ll's£v^ pdis^ eiod se ne sarebbe avnto "^pwim^ dcmda ad plurale 

Ph4M f e finalmeate d anche ne) aing. : mmdimeno il s SLSfato 

fa qualchd diffi^oltk (cfr. diu § 2 G b. oto} e potreUie' ri- 

p^tersi da alcana det veniacoli coatadinetdii^ eh« hanno il s 

sempre sordo. 170. II s intervocalsDD si £a aonono, ma da* 

rantl ad i si patatizza in H: aMllu aasilla, ^ bnoaumore, diiaasa', 

fotse hH^Ul^ cugina^ dal fr., beHMu gonfiov ^dMb nttm. 99, pwigtck, 

mHiika^ f&Hka, depdiUu, oprepdiUu^ ImibUna^ hwiyHma nuBi. 48, 

cfr. bat€8iimti IceHna num. 9&y J^mbU qvaoty aoc. I phirali ave- 

rano, come nelle * Rime \ § 2 B num. 37, codl aDcbe negli sent- 

tori posteriori, sempre -zi, fossero sostatttivi o aggdttsvi : appeixi: 

sospeixi: paeiai: zeneM cav. 119, aeeixi: deaUwi: Franseiopi 

grlb 1, 46, (ireongixi (ibarbm) 4, 16, jn^ori; marim: dolor^xi 2, 30, 

ascaxi: amaroxi 16, 19, eec*^: ora, inreoe, i sostantivi e aggettivi 

in -ENBIS sono rimasti alio stadto normak -iiV tvtti, e i soslaii- 

tivi delle altre s^ie oaoillaoo ancora fra -^ e -M; ma gU altri 

aggettivi, avvicioandosi, ooU'aiuto della lingua letteraria, al lore 

singolare e inoltre al femminile^ hanno tnttl assunto -ii; arn^yHi, 

miyzi, Fraitshfii, t'ft§UtfH, ValdS^H; a^ asiiii, riii riaa, pertUH, 

ace. a naM, ilH, fUSi; ma sempre agiyM aoem, detthfUy priy^ 

§rasyuH, dsyAH; tuttavia si sente, nel popolo, qualche pyitUM e 

simile. — Rifatti sul plurale, kaiu, gik in fogl. 106, 113 {eaxo: 

paraxo, ecc), tndteiu maroso, cfr. num« preced., e ricord«r6 inoltoe 

pertUiMli occhielli, rii^i sorrisetti, questo gik in cav. 206. Ma 

Tumaitu Main sark da Tumazin MazM. Yedi anche il num. 208. 

171. II gruppo -SM- passa, per via di "Mn- -im-- in -dtm^, 

num. 95: ma sempre iuima ciurma, forse perche il seguirsi di 

varie palatali rendeva qui lo sviluppo dell'i meno facile. Si 

sente anche riima, ace. a rizima, e ha qualche valore^ an^he se 

non sia ehe un adattamento del vocabolo letterario. Un s pa- 

latale h pur nel gruppo $6, num. 153, ma, anche se lo Jti sia ini- 



Stttdj liguri 851 

ziale o protonico, il oontetto avrieriie ua po' piii veno i denti, 
eioe piti vicino al panto di oontatto dd a, ehe bmi nel soiito i 
iniriale o intonrocalioo; cosiodi^ i) iiilice piii simile al il toteano, 
dal qaale il solito Jl genoveee si distingue appunto per easere 
alquaato pid piJatale. 8e poi lo j^ ^ protoniee, kggeriaivna e la 
palatiiBaziene dello S: raiSd non euona praprie cozne rdUu. 
172. f in r: i aoliti esempi di bar" per las-, eco. : abcurtugd, bemisd 
*biBmitiare ' eohiaceiare, ridarre in poltiglia \ de$SH burdosm 
num. 91. Veri s in r sono eolo nel Mstado, dirnd desinare, 
ierfi, dr. num. 162. 173. Meteteai : ibUtm^u, stakba per tatka, 
slcukuiA cuseuBsu ; sk-amxki far lo agombero e ^Iraptifkto, eke sa- 
rebbero i soli eaempi p(q>olari di traa^, rieeoono dubbi, ma 
non sirapwrtd, plebeo : cfr. num. 227. 174. A taoere di SGE 
SCI, na§e (e poi n€au, ecc), avrennoio un apparente PS in J, 
kaia^ ma h da '^e apse a, ofr. ant. pistqj. caseia. 

N. 176. Ifliziale, intatto, fuoreh^ nel plebeo lummi'peTnutmm 
' norai ' cio^ ' numeri (del lotto) !, cfr. alUmero annevero cay. 34, 
aUumerando grlb 10, 25 (« ^= li), e nel plebeo luminata semea, ofr. 
port, lammr. Bebiettameiite dentale ^ il n da nn: anim, cioe jina, 
e inoltre, ad ecoezione di un pajo dieeempiora plebei (num^seg.), 
anebe fl n semplioe che non appartenga alle eillabe fiiiati -na (-ne), 
-nju nja, — Davanti a ooneonante e in fin di parola (num. 76) 
e eempreil: iidaB& allacciare, iHlamA matter ndramo, iariia^ 
iMlrUmiMUy i^mafi , kmlMksa , 9fi/itu , s^fiftre , ieAbu num. 181; 
imk^^ailkf mdl^^a^ e b(fytmii^, tftatiii e andhe maUHk e sfya^ un, e 
anche an e mMu: per6 il -m deH'artieolo si lega ora coUa vo* 
caie eeguente e si fa coei dentale: U-n ami§u un amico; e lo «tesso 
vale per in, f«^ Amerikn e, dove resta , di nunk, nu-n-if^potia, 
cfr. nam. eg. 176. TVa vocali, il n sempiiee dentale si Bmt-5 
in eerti casi daterminati nel suono 1^n, del quale si coaeorrano 
ancora alomie traoeie. Nelle R^gole d'Ortogntfia, gtk citate al 
num. 159, si legge: ** li si pronunzia in guisa, che alia vocale 
antecedente lascia attaccato rl suono di una n vocsle Franoese, 
e poi essa euona come n Toscana innanzi alia vocale seguente. 
Cost nelia voce pefkt si prominEia come se fosse pen, oolla n 



852 Parodi, 

finale Francese, e poi na Toscana, pen-na „ . E qui esattamente 
descritto il suono che si sente tuttora in Annima 6 inkapUdfinyUj ma 
I'esempio pefina oggi non farebbe piii al caso, essendosi ridotto a 
pe1^a, num. sg. II an non si conserva infatti piu se non noUa finale 
^nyUf preceduta da vocal tonica, kapUdHnyu (ace. a kapU&9iu\ 
aiMiinya^ kuflnyu (ace. a kiifiu), cfr. gli arc. letannie fogl. 151 
6 scarmannia scalmana 15; con t o v caduto, u stravdftnya far- 
netica stravannio cav. 11, afinya anitra^ kafinye fiori del vino, plur., 
num. 186. Inoltre si conserva in mezzo di vocabolo in dfinima e 
mdi^negu, ora affatto plebei, per dnima e mdnegu ; e questi due 
esempi pare attestino che un tempo tale suono fosse di regola 
negli sdruccioli con voeale accentata d, seguita da -nt- o -ne-: 
ora per6 soltanto kdneva, tndnega (cfr. cav. 209 mannega), Kur- 
sdnegu, cognome, ecc. Probabile che la stessa regola valesae 
anche per altre serie di sdruccioli, cfr. monneghe § 2 B num. 28; 
ma per lo meno, anche secondo I'attestazione degli esempi ivi 
raccolti, essa si estendeva agli sdruccioli con voeale accentata /, 
SpiHora cav.® 258, 266, e infine all' in-, innemigo cav. 112, »^6- 
mixi chit. 4, 22, innorM cav. 249, innamora 118 iHamorasene 
comm. 33, ora inamtvd inurbi, ecc. 177. Nella sillaba finale 
-na {-ne 'tiai/i) preceduta da vocal tonica, I'antico fin si ridusse, 
probabilmente durante il sec. XYIII o sulla fine di esse, a un 
semplice a, vale a dire che la parte dentale del suono a poco 
a poco si assimilb alia parte precedente velare: Idfia^ {cioh laAa), 
kafipdfia, kadSfia^ tifia, liifia (e lafie lMe\ u VintdfUi nasconde (e 
intdfiafi)f a Mfia culla (e niftafi cuUano ; inoltre mi intafiu, mi nifiu^ 
ti niM, ecc). Ma naturalmente, nind, ecc. Poche le eccezioni : 
per la proclisi, Una donnoy ecc, ma ancora in grlb sempre Ufina d.; 
ManSfia Nfna, forse su Maneniii N^niiia, {s^ia) ammna forse su 
amarfna, letterario, che gli sta accanto, ma ancora amare^me 
(: menne) fogl. 182, piU^na^ vdinu, per il popolare venifi, e u Vave- 
Una, ma in grlb 2, 42 t'awelefian, inoltre trinna fettuccia, nu- 
mero 23, forse da trefia, su trenifi trm^tte, secondo il parallelo 
kanStta: kanna, Mettiamo qui anche Timportato fuldnu * stra- 
niero , ignoto '. Ma Sina h da SSnwa; ifnne genero, num. 75, 



Studij liguri 858 

h^ a tacer d'altro, legato con iftiow; u sonna, come Tant. trSnna 
§ 2 B nam. 10, ha vocal breve davanti al n, fin da tempi molto 
aotichi, num. 124 a, cosicch^ si trova nelle stesse condizioni del 
vocaboli con nn originario, kanna, ecc. E nello stesso mode, a 
on dipresso, si spiega rcma rana, da rdffna^ num. 229 ; il quale 
va confrontato col 6^a pialla, di Zoagli, num. 50, certo da un 
*plawna non indigeno (a Oenova u ^tiila, eetratto da 6unA, come 
trui^a da trund), Qnesti vocaboli servono almeno a moBtrarci 
qnanto antico deva essere il passaggio di -dna, e aimili, ad -anna. 
178. Gaduta normale all'uscita atona: aie, kiyh anter. kariUe 
fiiliggine, Ifmi num. 125 6, Karmu Carmine, kuffa corba, Krisioffa, 
St^va. Per iuve od. iuvenu num. 76, e c£r. arde cav.' 238, 260, 
grlb 1, 35; 12, 38, plur. ordi grib 19, 85; ora Urdim, e coa 
furmine termine, per gli antichi formen tenne, p^ene num. 76, 
forse su pHend^ cfr. rMene ruggine (ace. a rUUe), forse su riiie' 
nMuecCj e inoltre ridenu rigido, num. 212, forao sul femm. ridena. 
Infine idpani pu5 essere direttamente da *idpari, ne posson dar 
pensiero gli altri esempii dei num. 80, 92, parte letterarii, parte 
d'origine oscura ma difficilmente indigeni. Assai piu iroportante 
la conservazione del -A nella 3* plur., kdfUafi liian sfniaik^ kan^ 
tdvaH kantissaii, ecc.; ma e fenomeno morfologico, ch'ebbe la 
spinta dalle 3* plur. ossitone de' presenti come «f#il, dil, ecc, 
e anche de' perfetti. — £ da notare che nel monosillabo suf^ 

* sum ' e ' sunt ' si elimina, per sintassi fonetica, il -H : wH 
m^, ma su arivdw^ 8u*e mee son le mie, su-i spuatofy sono gli 
sposi (propriamente sw-ar., ecc.). Si cfr. fi a ro d( cav. 180 e 
ros8. per fii/i a, e forse anche ten, nel verso di grlb 17, 35 

* dopo sta gente ven Aradin con quella «. 

179. Caduta davanti a consonante, es. latini: coten {ogl^. 
108 (ma eanuen nell'edizione del 1612), accoveniase paragonarsi 
cav. 140; dissimilazione in Vtshisu^ein parte neH'avvb. demanimaik 
per de mail tH maii, che leggesi intatto grlb II, 34; 14, 55. Esempi 
pih notevoli : cade dopo un dittongo, la cui seconda vocale sia • : 
maifvhi da ma-ifiviu male-invitu 'di mala voglia' (cfr. invio 
fogl. 30, nel mede^imo sense), kagaynlu, per koga-iit-niu ^ caca-in- 



854 Parodi, 

nido ' * beniaimno \ ofr. I'ant. luMii § 2 B nuia. 28, il piem. HiU 
forse Taut lomb. aoitar. Pat che vada quiwaxhe-i^yJ^ o s&ftruy da} 
fr. ceifHre. €ade ora aaiche davanti a iS in 2^ii, dtr. num. 160*", ma 
eempre lonxi negli tscrittori^ e anzi lanzi in fogi. Id6 (r/bnsi); 
efr. num. 208. 180. Epitesi: MkAti^ peranli^ (anoo fogL 71, 

aoc. ad anehon 47, 70), J^smmtH^ ' Promontorio % n. Joe, da 
PremetUd chit. 164, kaf^panUi campanile, da '^kaiUpant ie si fme 
cobI con ka^pan{4i campanelk), cfr. il veneto kanpimid)j preiilmifi^ 
allato a pr^kumi, petuianza, prepotenza fnneiuUeaca, fig^tfi, focile, 
giii fogl. 17, ora ancbe ' fucile '. Pei primi tre, e speeiBlmente pel 
prime, si potrebbe anohe pensare a una ripercassioQe foBctica 
del n intemo; ma poBBono per6 esser semplici attrazioni delie 
eerie o arvierbiali o nominali con -mA -9^ 181. Epenteei: 

oltre agli antichi straiihu,, i^^^hu gobbo, ed oltpe agJi esempi dove 
s'introdusse M-, i^vi^rwu, iMrSa, bto. insi uscire (1. ii/tst) ineduan 
fogl. 49, 7<0, 6CC., par die il n si ripercoota fonetioaEyente in «U!ia 
sillaba preoedente, per una specie di assiiailaziione BUlabica: 
'8peUi^si§ui/i pizeicotto (donde spdiiisi§d), UAMiMfiia, ingrlb 5, 35 
zi»Mie, maiangiii da *maiafbl ma§aiiiij num. 228, forse Tare. 
parangtyn fogl. Ill, cav. 220, se non 6 spagnuolo, ^rtHtiUtA dal 
fr. guik'idon num. 89, e pu5 andar qui anche ram>uii9u raperouBoIo, 
se non h a4;tratto da altri ranp-. Paiono della stessa natum igli 
esempi del num. 151 e forse con essi mafipd ^mappais pa- 
ravento, ^cena. Influense varie, e anehe oaonnuk<^eiGfae, pare 
di rieonosoere in ia^brmtiy per iarbutd, borbottare, ciaranellare, 
in laytbruid, forse per *larbu6d barlu6d agitare xm liqiiidOf 
sciaguattare; onomatopeico sark senz' altro il plebeo pliifow 
piffero. Anche meno chiari leii^^ ora solo del contado e della 
provincia (fine a Mentone) , ma vivo in fogl. 57, in grlb 19, 
55 (qui come avvb., de lengi di leggeri) , shaftieUtfyi agabello, 
anohe in cav.^ 258 , ^Hfifyi^ schifiltoso. Infine uHgunia, sbq 
aft§iiia, deileiigwA liquefare sa lingwa (cfr. perlei^wi aflattn- 
rare: chi e affatturato si conauma, si lique&), peldiite§a '*'pelN 
att-ioa pelletica, per attrazione di finali aoaloghe, ecc. 182. n 
palatizzato : i plebei ^fdti^ num. 186, per n^ sciocco, con assi* 



Stuclj liguri B55 

milazioiie q^alitati^ di n alio $, e f^fiaw ragno, <ia (u)n'Afiow, 
con MsimilaBiime piena. Qaanto a tnafiiiiki manina mnHuA, ma- 
^sku, maMshi braneicare, eoc, paion sa maHd^maneata ma- 
nata, cfr. sp. mm fin. Per I'arc. agni anm, Bum. 136. 183. m in r: 
staoere dimorimenti cav.^ 221, resta sjftirdtm anter. Mr^rdnrd^ 
trottola, per Mrdhdura {zirandore giri, grlb 13, 38). 

H. 184. II eolito ne9ptpa^ num. 226,e inoltre, per aesimilazione 
sillabica, mOe nu9k6. Rioordo qui anche katrifi eatrame, iiihatranA. 
186. II genovese Bon fa diff»*enza tra m e mm, ossia la «em- 
ptioe e trattata oome fosse doj^a, iram. 181 : ramma eioe rhma 
ramo, lAmma fiamma, ecc; ma AU conservti la sua langhezza, 
§dmie gongtie, seroMe Etg. 4190, cfr. Umi nam. 125i. — I 
gnippi »* MB MF, latini o toscani, si n^ecdiiimo in genovese 
per via di flp iih lif^ s4npr€ pffkfow piffero, eoc. 

CoirsoKAKTi BSPiiOSiVE. C. 186* I seKti §d§ja, §Amyu gomito, 
^Afibow, inoHre §irdM eardo, §ardiUu garzoncello (ma kar^ 
*cardiol« grumole booeio). Dal firanceee, gabriuU, gufe eollier, 
grwS^ eroefaet, mtcindlo. 187. Tra vocali, resta solo se 

preoednto da AU : ^^ 6hlii gabbiano, psku^ r9hu. 188. Di 
iK»rma, soende a §: lagu, fi§u^ 9pi§a, p^gtra, fr&ve§u oreflee, 
lute§u nun. 130 , Arc. gpreghk spreoate grlb 14, 63. 6i ha 
qualche case di §- dopo mi preisso : 4egul& , a degillu a 
catalascio, da collu + gui^i cfr. § 2 C e lo spagmiolo, regatd 
se h ^e-captare, *e, quasi solo oontadinesco , re^nadae * tim- 
boccare i calzoni o le maniche della oamioia', se e ^e- c al- 
ee a re. 189. GR : krtfi gridare, eoc., m« a1 eolito §ra88U gri 
rete mm. 18 n., 126, §r4g$ffu graticeio, §r%iHla num. 114, grfspu, 
Intenio, lAgrime, ecc. 190. SCA, ece. : "qualche esempio di 
digradazione : igafkMa scansia num. 226, ijarMsse ace. a ek. -oor- 
b« c e a e <»0tom. 191. €S. }^(Ui ex-hal-att-are mettere sos- 
sopra, e iatu arc. iur^ttu scialo, chiasso, Mrbmt vitalba, quasi 
^soialba ', 6erbd "^ex-h erbare, Siverni srernare, e cfr. num. 169 ; 
dotto ediiiu ; — l^wkia; sahi^ taia ; letterario asdiiu. Mettiamo ^ il 
soUto lasku, 192. CT, in it : kute da Idgie, U%ftd, num. 41, 45, 112, 
ImftAgm lattaga, tSjftu^ p^tu, arc. afeio (: peto) oav. 209, struiu, arc. 



366 Parodi, 

triite trote (: aciiUe) ross., num. 39 6, 70, kdttu da k&tu koytu num. 
64, arc. oittanta num. 122, dUu per *d{ytUf ecc, dal quale fu attratto 
skritu, e cfr. ifisprttu ifisprUd num. 93, 128: per fUdya num. 114. 
Ma ^ttu gettito e, un tempo, ' io getto ', § 2 B 44^, par di 
nuovo estratto da ^d, e, se non h importato, co8\ dicasi per 
fr^ttu *fricto; letter. Ifttu, ma leitira lettiera cav. 130. In 
ddtow dattero, Tassimilazione awenne forse molto anticamente. 

— Sono importati dai dialetti vicini apenninici veiiia vettura 
(cioe 'nolo di trasporto'), laiittu, gik in fogl. 147, lat. lactes 
animella, e dallo spagnuolo diica fortuna e desdiiia. In ktoaciu 
quatto askwaSdse sktvadifi inchino, pu5 anch' essere contamina- 
zione di piu temi. 193. NGT, in ifU: i^Mu pianto, per 
iaiiitu num. 42, arc. sento santo fogl. 94; arc. poifUo fogl. 106, 
vuinto fogl. 109, cav. 20 e ointo bisointo comm. 143, zuitUe cav. 16, 
strapuinte materassi cav. 16, spointaau slacciato grlb 16, 18 e 
spoincia spinge 9, 72; 11, 50, spoincion spintone 6, 35, ma 
sponchioni spintoni fogl., num. 152: ora soltanto j^uiltti, nefUH; 
strapuMa, apufiSu, sputMfi, ecc. , ma le forme con i si ascoltano 
ancora in qualcbe sobborgo, alia Foce, per es. , ove si sente 
suAMa strapwiMa, e son vivissime nel contado. Anaiogico h Tare. 
quinto cointo computo conto, fogl., cav. 20, recointd grlb 19, 29 
e anche spoento spanto e spoente spente, num. 43. 

QV. 194. QVA- rimane: kwatdrie^ s-kwcpzinnm. 170, 229, ecc. ; 
ma neirintemo digrada: cagtoaj de8le[iit]giod num. 181, arc. i{fi]gt€dy 
cfr. il tosc. iguale gualio. Per karu^^ num. 158. 196. QYE, 
QYI. Accanto all'ant. qtUu (k^?), ora kw^Uj abbiamo, pel QYE 
atono, il dotto kwistyufi o, per dissimilazione, kastytifi^ gik in fogl. 
132, cfr. num. 205 ; inoltre I'ant. quiston ^questuone * frate cer- 
cotto ' rl 111, 3, ossia Chiston grlb 2, 89. Finale, oltre al moderno 
duiiikwe, cfr. Tare, e contad. dufika^ anche siyikue^ forse su siii- 
kwdMa: cfr. ognunchena, ecc, § 2 B num. 54. — Ma kwfstu^ ecc. 

— QVI: k{, kMe, Saft Kigu S. Quirico, probabilmente kifiidfia 
fogna § 1 A pag. 16, per Tant. quintanna rl 134, 199, o puramente 
ortografico, o conservatosi per influenza del letter, quintu, 
come Tod. piem. quifUafina. Interne, solo nel contad. asegt seguire 
ins. — Per dgu^a num. 130. 



Stndi liguri 857 

C£. CI. 196. Iniziale in z-, divenuto poi s-, num. 182, il 
quale, a differenza del 5- originario, num. 169, non fii palatizsa: 
^, simma, si§d cicala, ecc, syttu anter. serottu zer. cerotto, 
BjfiyAa num. 59, ecc. Si confrontino qui gli esempi di z- antico : 
sUA (nella frase u nu sUla mai^ku non rifiata) *[zin]zillare, 
sii^ zanzara, aifigow zingaro, 9Mu zittp, SaiUa SiUa S. Zita. — 
Notevole il digradamento, in iifi echlnu, forse da ^eghlnu, 
con S dal K greco; ma, eecondo il Salvioni, un secondo esempio 
sarebbe ierbu acerb u * terrene non disaodato', cfr. C. — 
Non indigeni: 64a cera, ^ffra^ plebeo, per iifra (ma ziffre grlb 
18, 52) e piu comunemente de-^ifrd-sela cavarsi d'iropiccio; 
kuri^u fr. crochet^ num. 161. 197. I- per fatti generali assi- 
milatiyi o dissimtlativi : Umiia^ ace. al piii comune ^/m., e 
Hiirbwa cicerbita num. 89, per lo i seguente, come pure nel 
plebeo ^a per siia eiliegia (specialmente al plur. ^ie) ; sarit 
piuttosto dissimilazione in H^^ma, e d'altra parte basterebbe 
rosciilazione, di cui tocca il num. 169, £ra il ^ dotto e il i^ 
popolare, a spiegare quest'ultimo eeempio e qualche altro, come 
Himiryu^ ace. a sim.y per Tare, zemiteriu, poi $em.^ num. 88, e, se 
esiflte realmente, Simula, per sim., cimossa. 198. Dope con- 
sonante: fursifia^ kaaiUa calza, u storse torce ti shrsi, ti tifisi, 
ti akuf^8i; sfsya Biccita(s], asidinte, kus^ni^^a num. 91. — 
Ma, a tacere di aSidyd importunare, § 2 C pag. 47 s. asseir^ e 
di bihddffu num. 102, attratto da biSuUttu num. 108, abbiarao 
-Hf per attrazione del •si originario, nei plurali: diiH dolci e 
kaH calci (ma cazzi o eafi fogl. 154, cav. 56 — qui in rima 
con deseasi, fasi — , grlb 4, 17), marii marci. Da un sing. -KJU, 
si ha di solito un plur. *«, IwOsi lupacei, num. 165, iupAsai 
tempi piovosi, ecc, ma il plur. ^dSi ha una sfumatura peggiorativa: 
amdh prevdH. Si noti che maiiiu massiccio e da *maiis9u con 
aseimilazione, e infine che muiUiSi baffi ha tratto con »h il sing. 
musidhi, ma mo8t(Mso grlb 8, 81, comm. 192: cfr. num. 169\ 170. 
199. Tra vocali dk i: braia brace, frfia felce num. 159, fur- 
ndia per -ie, luie, aUniUa acino, fuUfi focile e fucile num. 180, ecc, 
inoltre 6iHlu, dal quale per5 non possiamo dedurre nulla di si- 



358 Parodi, 

euro rispetto aira2?k)n« deirAU, percb^ manca un esempio pa- 
re^lelo di postonica. — Non popdari : 46aru «ioepo, ridtn nemo, 
baHUu, ecc. ece. — Per la eaduta del 6, poco di notevole, e 
del resto ofr. ninn. 209. 200. D'€ in §: duUe dodici, €fUe 
Bedici, quMri^, ki^e, forse fr6^6a (in c^gtia fr.) fracida, da 
*frad' 6h, e fraSiw spespero, rottami. 

Gr. 201. Intatto di soKto in ogni posieiooe: ^oUfM, gia 
gola, grosBu, li§d Ugu num. Ih, niy§ru, iMri§ummi. 16i, Ui1i§u. 
— II ^ non e preceduto ^ vocal breve se non in alconi pre- 
sent!: e€^g§Uy staggu, dag§u, diggu (cio^ rdgu, eoe.), pei qnali 
h da vedere la Morfologia, Tema del presente; e inoltre nel- 
I'tmione di un ossitono, useente in voeal breve, oon um'enelitica : 
Bta§§e staoci, va§g^ vacci, ecc. (cioe s(ii-§e^ ecc). 202. i so- 
liti casi di antica oadnta : ryi regale, ty^ tegame (in fo^. i03 
bieillabo), f or^e ^yOw^i^ etregoneria eustryiw ' stregato ' « poi 
' rabbioso ', inoHre sMa ; pe' qmali perb v. Ltbl. XXI 383. SemiMra 
-siasi oonservato a Inngo il g^ nel mio succedaneo % in O^^, 
aoc. >ad A§n8U^, ^mn. 116, e tieirarc. aosto (1. ofAstu) grlb 4, 47, ora 
4igiistu, ma non in abdUu sbigottito, intontito, con vagu, Rom. 
XXVH 203. B -agu in '^'avu '^'au ancbe nella postonica, nel noto 
fo fagu num. 165, e inoltre -ugu in *uvu, nelnonmeno noto 
hivu giogo, § 1 A num. 42. 203. Sviluppo di g davanti ad 
u pr<9tonico : pi§u^i§u, e forse di cpii pigo§§u, cfr. § 1 A num. 42, 
Ug¥iT& Ug%v& sibilare zufolare, ari§ur& arigwA rotolare num. 
>102, donde forse poimt Uguu arig^u, Non ricordo bu§dtta bam- 
bola, percfa^ troppo sospetto di alterazioni fanciuUesehe, ne 
bilgdUu bUg&ti buratto abburattare, perch^ lion son siouro che 
provenga da un anter. burdttu: case mai, sarebbe rifc^giato p^ 
etimologia popolare , vedi il Leseico. — Non e esempio epeeiale 
del nostro dialetto nh quindi indigene u§a ; e penMgu p^anuto 
grlb 18, 52, ora solo in rattu penHgu pipistrello, se non k <lei 
dialetti appenninici, risale a*pennucu. — Per g da v,num. 164. 
204. 6D. In id, frSydu, riydu o roydu num. 21, ma r^dmu 
rigido, stecchito, di cui ho un prime esempio da comm. 191, e 
Tpoco dhiaro per piii motivi, ofr. num. 178, 212. 



Stu«t) ligari 859 

OV. 206. l^^tea, mfi§we, 9af^u>itta migaatta; aAgUla, Ma 
in protoaioa il -^e- {^gw^) , almeso se seguito da n^ paesava 
in gu^ ia eaempi tutti scomparsi : cmgonagjfia iBguinaga grlb IB, 
59, s'msang^nd, inscmgonoA 20, 78, 113, cfr. § 2 B num. 30. 
206. Alcimi esempi di W : oltre ai a(4Ui gwastu i-ffimid diguazzare 
flciacquare, e gwfi^ num. 42, rioordo I'ajrc. sguanza goaneia, iaa> 
aealla^ grlb 15, 50, t^gtofyiu wxol 45 ; poi, il plabeo gi^^rmu^ ant. 
iL Gmgiielmo^ giMmo e i^ghidi uaeir di carreggiata^ ^^ ora salo 
neUa frase n'avi^ ni gd^ ni §ia esser seiaa neswuL garbo, ma 
anoor frequente, nel b&obo primitive, in &gl. cav. grlb, e Todi 
andie dU U ghia? grlb 2, 30, ghiaH guidato isav. 113: importato 
d gwl^u^ oollare, ciarpei oenei. Forae ^ da dir lo atesao di avardide^ 
oomaniasimo, di ve^ldrappa oas., di vjfdn4ahf gaidaleaeow 

GK QL 207. In ie if, per via di i« it, num. 132: iMUa 
gengiva; rmdiie "^russagine roeolia, gdiM^e ^gautagine 
oreeebioni num. 109 ; ma di^ e, l^ leggare, cfr. numwo 6 ^ — 
8tref^^ futUi fughi, una ungi, ecc. Non indigem : ^rlu gtrla, 
g^i^, ^f9$u, ^ girare, ofr. zirando cav. 154 zmmdare grlb 
13, 38, gli odierni iydrdwa num. 183 e ij/^lu, da iir^u itV., 
frugolo ; air od. ^U giraaole risponde in fogL 15 tarnadi^ 
208. i solo in luii lungi, da luf^, num. 179: coma avverbio, 
n<m era trattenuto da altre forme {fuhiu: fuiik, ece.) e forae 
anzi era attratto da qualehe eaempio come kwnM. — Infine 
burdit borraggine ha accanto un it borrace e oscilla nella finale 
aodie altrove* 209. I aoliti casi di oaduta: m^ga^ru num. 45, 
84gta ib., vifUi, are. rennaregina, num. 58, arc. veiria vigilia eav. 22, 
237, ohe ^ t^ a Sampierdarena, fa^ num. 46, inoltre diu, fAto 
*fiigitu cav. 88, grlb 20, 70, ora afiUu e fiUa foga num. 70; 
dr. ao^he § 1 A num. 47. Con k originario i soliti fa dl, vou^ ma 
per icBtu vedi § 2 B num. 31; inoltre arc. fren-na cav. 160, che 
andrit colli t. /r^yo&i, per via d'un *f rlc^Ina, cfr. § 2 B ib. 

T. 210. Resta airiniziale, ecc. Dopo AU : cota ^plauta 
granfia del gatto i6i& graffiare, gotdiie num. 207; per marottu 
num. 166*'. Inoltre, i soliti sit(k teytit' kidiitw; fattu fatuu dolce 
di sale, ecc. 211. Cade tra vocali, sempre, ma mi contento 



860 Parodi, 

di rimandare ai num. 17, 18, 49, 53, ecc, e cito solo qoalche 
esempio arcaico: Di nCaie m'aiuti fogl. 154, cfr. num. 144, oggi 
solo nella frase pe quell' dya de Diu, dove dya non sanno piii 
che significhi, dmia amita fogl. 82, 88, comm. 319, 321, 
San Tomao chit. 25, imperao imperaou fogl. 37, 130 imperou 
cav. 59, ora ifiperatUj acattao (1. '6w\ quasi ^ accattatore ' cioe 
* compratore ' comm. 146, beuerao abbeveratojo fogl. 41, ora 
solo in Bevydw, noma d'una via,' mal italianizzato in Beveraio, 
num. 49; inuia invita fogl. 142 e inviao comm. 160, caramia 
fogl. 17, oggi kalamitta num. 1246, strce num. 96, era stradda, 
chenna fogl. 61 cheHe grlb 14, 68, oggi kadSna, treito comm. 
172, 186, ecc. Per altri esempi di vocaboli letterarii con t con- 
servato vedi il cit. num. 1246. 212. Riflesso semipopolare ef, 
cfr. lo stesso num. 124 h : kaMadii! (ffriUu k.), kuHdiJf! corridojo, 
iidaifadti, levadfi {puMe L), padMla all. a pwtla (questo dal fran- 
cese?) num. 43, kadSna num. preced.; ridene redini (e ridenu 
num. 204?), stradda, gik in cav.^ 262, cfr. num. preced.; poi 
quasi un nuovo suffisso ^ddda, {oXoh -uda), kamyida anter. kame- 
fddda (un) camerata, kapunddda pan moUe in insalata, panza- 
nella, kaiddda casato, veMddda, arc. retiradda e brigadda grlb 
3, 16, -addu -adda negli aggettivi: despitdddu dispettoso, riffoso, 
mafyddu diffidente, e anche mafydddu contro il num. 125 c, cfr. 
visydddu viziato, vizioso, arcaici rebelctddo straccione comm. 41, 
scelleraddo grlb 5, 32, deruadda dirupata 3, 16, ecc. Si pub vedere 
Mey.-L. Ital. Or. 116 sg., ma in genovese e fenomeno pnramente 
letterario, e per -addu, ecc, deve mettersi in conto qualche in- 
fluenza spagnuola o anche provenzale. 213. TR: dope d: pwcp 
mwct da paife^ ecc, num. 43, arc. lero -a fogl. 30, 95, ora lad- 
dru^a\ ma dopo a disaccentato e in ogni altro case spariace ilT: 
Imgdylte BXi\^r, hugaflie lavandaia, num. 113, arc. peccarixeiog\.l\ 
e crearixe cav.^ 238, derey puliuy San PB e Piu num. 75 ^ Si puo 



* Non so bene donde provenga n^ come sia da leggere Vctd aratro dei 
Lessici, num. 37. Ma certo h da porre *a r a t u, cfr. tosc. ardtolo ; e se e 
da leggere ^, si risale regolarmente ad aT,6iv adw num. 84. In dialetti 
della Riviera h ardu. 



Stadj liguri 861 

chiedere : noo ed sark in origine sviluppato un i anche dopo e, ecc., 
come nella Riviera occidentale, e il Peirani di § 1 A num. 49 
non ci dovrebbe far postulare un ^Peiru *Peir? Ad ammetterlo, 
mentfe si spiega meglio il conservarsi della finale, cfr. payre 
nam. 75, si va incontro a dittooltit molto gravi, e anche in 
^Paru da ^I\feiru si attenderebbe rimanesse a Inngo traccia dell't, 
come in piitu da *pyeUu, Si confronti nondimeno il num. 89*. In 
parpfUa non h sicuro ma probabile che si risalga a '^palpet'la 
anzich^ a palpdtra. Letterarii laddru, sfddru, — e setrUn arancio, 

— vfddru ant. vriu § 2 G s. vreao, mUdria mutria, ecc. 214. NT : 
br<m<hri cav. 31, dalla protonica? cfr. brandorando cav. 207, § 2 B 
num. S3: di mafuUUu fazzoletto dirk il ' Lessico '. — Notevole 
infine iaraneoni comm. 310, od. taaktm scorpione, con kt in nk^ cfr. 
num.218. 214\ D'T, in U m'asHtu mi siedo, p^Uu peditu 
e p€iei&, cfr. § 2 B num. 88. 

D. 216. Besta iniriale e dopo consonante ; ma per AU vi 
sono i dubbi espressi gik § 2 B num. 33 : got godere, gwin go- 
done fogl. 21, 38, cfr. num. 166, laa loda fogl. 77; iii6w& inchio- 
dare, ora solo'in iikiiodw * pigro e immobile, specialmente per aver 
ben mangiato ', Mu chiodo, ma anche ini6dd^ arc. eidde grlb 2, 
97, ehiodS fo^l. 140, ora solo V infinite desitde schiudere, nella 
frase de96. iwfffe ^schiuder le orecchie (a furia d'improperii o 
simile)', 6d{a udito. 216. Cade tra vocali: niu nido n4u kua^ 
raiksyu rancido, eoc. , arc. grou cav. 15 chit. 172, ora graddu, 
arc. mifu num. 26, ora moddu, broeUo ross., ora broddu e bruveUu 
cas.; e ricordiamo infine il composto benigtu e ben^gtiii pila del- 
I'acqua santa, arc. mareiUa fogl. 43, ecc. 217. DR: arc. 

(rnVa) qucera (vela) quadra chit. 72, m'assequoera cav. 28, ora 
Bekwieu costrizione, ma sekwadrd, cfr. num. 112, 115; ktvdyiima 
anter. kwafiyhema num. 48. 218. ND, ecc. : arc. traunA in- 
^hiottire sarebbe '^trans-undare, secondo il Meyer-Lilbke, cfr. 
qui ' Lessico '. — Parallelo al tafikwa del num. 214, abbiamo 
qui tamaHftgu, affatto plebeo, ma pub essere scambio di sufBsso. 

— RD, semiassimilato in rl, skarlasi cardare, anche in grlb 
12. 87. 



-.'~l i - - tc -Al"P- ho colo jidv^n, ofr. l'it.pdvtr(>. — C«ai 
■i. — > i^r. & _7.,'.t:». e Bempre Maiandw faagOM, ftnAiiii nnni. 
~. - - -~V-itHi i^no ^HiMdMa beosiiHL 220. 61i nempi di 
■ • "^--^ -'**u' ^ :iu.ix 1^ : regolui ava ap«t ork plebao, ra«a, so cui 
•i^--* .jiA ib f.^^ anche aentire rdnt^ttit), d-«fyu e d-^ryi, 
.:;'u ~-^ ^y^ _ Iinportato e ft«Mima. 221. PB: l^pf" 

.: — .-« ^■n •TKio.'^parrdbbeuapreUolatiniano, macfr. sum. 224; 
■^T --. *.-«,. i-niw, ecc^ Duin. 16L 222. PT. in akaUu 
,^,.-.» -,t*i.j *r«>-captare, som. 188, inoltre r4kattu, Aa r. 
.^.v-.-*. »'.va*-i«re, dove pa& essere P'T; per akritn nun. 192. 
i .'^^* \ - t, .\>w«^ ora kMtu, nam. 193-. 

5. ;£^d. l\)po AU, ardbu arOh&, num. 36, lOi). Is nt^ui 
■^. .;«;i,r<^ * sv-ambio di prefiam. 224. BB, oodw PB: fri- 

... (..<>.. t<>l 1 strano lapru, che seoibni foma recente. poiche 
>i -.. •' ■■» nolle 'Rime', laorine grlb 19, 107, int^tra Ubri 
.■..HI. }'>;*\, 't. Si atteaderebbe insomnta Varwu, secando nu- 
t<h-> vu It^lu, rua ^ pub penaare che, noo aTveiMado ta me- 
.,v~Ai iH'i iitttuenza del letterario tabru o per altro motivo. il rr 
■« II 'UtN.xii rtivoiiUiinente in 6r e poi in pr. In tal oa^ aaehe l^tr^ 
N. Hum. ::-l potrebbe aver valore. Del reetobprtfl'pore nflll'Al- 
\atiiM viiiitito, ud. da Nicola Zingardli (Napoli, Studi di lettctr. 
■i tl lUl, 111 iiuni. '2.1 ; ma noQ e certo che aia lo ataeso fflDomem*: 
«.) tMiit KKxIo HI veda Y.tschi. XXVI 343. Anche il An* di inrrK^yo 
.«\. IJ-t I'i'i'-i inrrii^i^oin grlb 20, 19, s'invriiegam cav. 103. h 

,.m a i|>ui'no, fi I'od. iiibri/tei/u, inbr^itiiase ha gi& la prevaleaza 

III uill*. I'ruliHbiliDi'Dto i due fenorD^oi soao ooueesi insieme e 
I, , iiii )i<i|iiiiri< iiil iiilluoDza letteraria. 



Al'llDtNTI CENEKALI. 

rilntliili' rho frit ^li est-mpi di ciascuno di <tueali 
uiii> ili^tiii^iKTv due tipi principali : uno di scbiottA 

II, il .iiiulif uiiEi sulTreoscilluzioni piii gravi di quui- 
iiiK'iM l'<<tii'(ii'<>: lino di rau'ioiie psficolosica, cli' i^ 



Sta4j ligari 368 

relativamente poco esteso, ma rende assai difficile determinare 
i coofini del prime e dk luogo a fatti isolati. Bisegnerii inoltre 
toner cento d'un torze fattore, ch'^ la sintossi fenetica. Un vo- 
cabele che ceminci cen nn gnippo di censonanto -^U petrk 
snbire nna metatosi di tipe apparentomento anermale, se di solito 
si trevi ad esaer preceduto da yocabeli cen r intone e Bpecial- 
mento r finale; vale a dire che I'apparento metotosi non sarii 
nulla piu che una dissimilazione. Lo steeso dicasi di molto dis- 
similaaoniy le quali paieno iselato, cio^ anormali. Nei nnmeri 
seguenti, per5, affine di non diffondermi in indagini troppo mi- 
nuziose, non tonto, fie non di rado, di distinguere fra i tre 
tipi diversi. 

AssnaLAZiONE. 226. Di vocali: lascio da parte I'aseimila- 
zione di vocali unite in dittongo, come *ie, cio^ *ffe in *yf f, 
num. 5, ey in ^y, num. 12, e mi contento di rimandare ai sin- 
goli numeri per Tassimilazione a...6 (specialmento ar...<{), e anche 
a^.M-t num. 92, 104, forse i..A, ma sicuramdnto i,..U e <...»-, 
num. 89, u...& num. 91, U...dJi num. 90. Qualche altro esempio : 
bandstra cestone, con ' benna ', kaHastrui^ giovinotto terchiato, 
se e ^canestrone', atrasd attrezzare; b^lu budello num. 103; 
piHpiniUa specie d'erba; ^il^ (ma subUo fogl., grlb, comm.) 
num. 90. — Di consonanti: iydrdwa, da iir&ndura^ num. 183, 
che h per5 esempio singolare, e lascia sospettere T influenza 
d* altro vocabolo; nh h proprio sicuro che il mutamento di n 
in r ayyenisse nella forma intora, anzich^ in un terdo *iyAndioa\ 
poi, ganSfatiu num. 160 e cfr. il num. 151; Saii BeMfiu^ nome 
d'una localitit, ^How num. 182; JHlSdi/daf Had num. 169; rehi- 
atd^ e con assimilazione progressiva il plebeo UdSu fitto, com- 
patto, cfr. il milan. siasser ecc., maHSu num. 198, che non sa- 
rebbe prudente trarre da un plurale maHSi; — assimilazioni 
qualitative: skarlasd num. 218, {§§afMaj num. 190, per -sia?), 
^ nimm. 136, ^a, Mmt^a, HUrbwa num. 197, e probabilmento 
ffdm num. 90, ^oUppe num. 99. Per D' C num. 200 : se fraUu b 
veramente *frai>ictu, si partirebbe dalla fase frad'zu^ e cosi 
aecTze, donde ^fradiu *sedie. Per D'T num. 214*". — Assimilazione 

ArohiTio glottoL ital., XVI. 84 



364 Parodi, 

di sillabe ; oltre a vyuvUta e a VyuvA Invio]ata, nome d'una locality 
(r in- fu preso per la preposizione), da Hyu4tta per mfuf. (p. es. via- 
rette cav. 62), ecc, dove perb il v potrebb'essere un semplice estir* 
patore d'iato, num. 166, e oltre agli esempi di ripercussione del n, 
num. 181, ricordiamo jpria primtia num. 85, nuie nuskd e anche, 
crederei, nispwa, da ^unu-mespiluj num. 184, cifUUb&cke prin- 
cisbecco. 

DissiHiLAZioNE. 227. Per ±ara e probabilmente -ard^^ in 
±eTa -erd'f num. 88, e cosl per Jiera conservato, per -£^a, per 
-eri; per e...{ num. 97, per t#...< (invece di u...i) num. 101, per 
»...ti e anche per »...o (da t}...t^, u...S) num. 102, 108. — Di con- 
sonanti: forse rumeUUu num. 147, e vedi inoltre, per r in I, 
num. 160, per r in n ib., per r ind (che poi cadde) num. 160**, 
per la caduta di r davanti a consonante, ib., e si puo aggion- 
gere ahrityu da *arbretyu arbetryu, num. 19, e anche puvye 
num. 150, infine, un po' diverso, il plebeo kutirde; per 2, r in n, 
num. 160; poi, per n- in /- num. 175, per la caduta di n da- 
vanti a consonante, quando segua altro n, num. 179, e Vticco- 
venidse del Gavallo pub appartenere qui, benche non sia neces- 
sario ammetterlo; infine, Saiiiiufi da Safi^tm, num. 92. 

Metatesi. 228. Per la metatesi regolare di R^^ num. 161. 
Anche depryamd cioe de-per-a-^, num. 89% sn cm e pryamiwiu 
permaloso. — Metatesi di S, num. 173, ma i soli esempi schietti 
sono stakka e skukuhu, dove pur non si pu5 escludere Tinfiuenza 
del prefisso s-. D' altra parte, skukuti come vocabolo recente 
conta poco o nulla ; e stakka dev'essere sorto nell'unione sintat- 
tica ifi'ta-taska, dove concorrevano, a render quasi necessaria la 
metatesi , le condizioni piii favorevoli. — Metatesi di grado : 
probabilmente in rdbUa rapida, che ho sentito da qualche vecchio, 
cfr. § 2 B num. 42. — Metatesi reciproca: plebeo deleritu, varma 
malva, peggio che plebeo kindlla colonna, fi^rd ace. a fri^ 
ninnolarsi, padu', ma&angiii num. 181. E appena da ricordare il 
kuMUfiu del num. 34. 

Epentesi dell' t. 229. Da -ARIA sempre -dira -cBrct -^, 
num. 41, 43, 77, come da -ORIA sempre -litra -wtra -tda, num. 66, 



Sta4J liguri 865 

cfr. 68, e vedi il num. 77 per Tant. tnaifa. Anche -ARITT da 
'dir» 'ieru -<mi, quando T-u sia rimasto aia per necessitii morfo- 
logica, come in paifupwc^ru, num. 48, sia per altro motiyo, come 
in iaifu 6<bu, raifu rdfu^ num. 75, osaia la propagginazione e 
posteriore alia cadnta dell'-u medesimo. Un -atft da *art in 
guaifi gu>(pi^ num. 73 ; e per supposti plurali in *-atri, donde 
-air -ai^ come per supposti plurali in ^'oivh v^di num. 74**. Nei 
plurali in -dni -tin» (-ini -Uni) Vi ai propaggina, donde ^-aini e 
poi -otfl -ffly **ifi»i e poi -i^H, § 2 B num. 44 (ofr. 48), e qni 
num. 42, 48, 76. Si propaggina pure nei plurali in -^unH -andi : 
ma ora, se si lasci da parte il contadinesco fwHti (e ftoHtu) 
num. 43, resta solo gr^i o, apocopatOi gr^ (anche al femro. 
greikde)i esempi arcaici tenti tanti (e aire UwHi fogl. 38, 95, 
cav. 43, cwi tene/UH grlb 13, 69 (cfr. tents fogl. 48, car. 41, 
grlb 4, 85, e tenia grlb 17, 50), qttenti fogl. 85. Anche epoento 
spanto, num. 43, 193, potrebbe andar qui, per via di spainti, 
ma non e certo. Cfr. i numeri citati, specialmente § 2 B num. 44. 
— D'altro tipo, oltre a tnaynfa^ num. 4, h il difficile rcpnoj 
num. 177, da rdyna ^rinya^ che e diffusissimo in Liguria nolle 
varie forme rdiknya riyna ryaito. Si direbbe che Vanta si for- 
masse troppo tardi per diventare *rafia, e che -dyna da -ania 
rappresenti a Geneva lo sviluppo.parallelo a quelle di zdyra 
da -ARIA. Invece 'diknya, num. 176, e sviluppo tardo, posteriore 
alia cadnta della dentale intervocaliea. — Un notevole esempio 
h e-kwceii da s-kwaUti, § 2 B num. 95, che non pare risalga pih 
la del secolo XYI: 6, si pu5 dire, I'unico esempio genovese del 
fenomeno, comunissimo anche in Liguria, nella Riviera occiden- 
tale, pel quale dallo i si svilnppa un i ; ma pel genovese bisogna 
senza dubbio tener cento di tutta la finale -di. Talvolta udii nella 
plebe anche pyceify P^i^ py^fy piacere, e qui, dove manca T-t 
finale, abbiamo invece come coefficente I'-t- che precede della sil- 
laba -yai-. Non mi arrischio a giudicare di un mart^j^jri o chericorre 
in comm., a mode d'imprecazione : forse h importato. Finalmente 
iiibrycegu da iiibrydygu o anzi iHvrydygu^ num. 224, potrebbe anche 
provenire da una confusions col suffisso -dygu -ATICU. 

{Cantinua). 



89(( C. Salvioni, tiinh hbse, 

friul. bdse. 

* Nome genetito di ttrtti gli iiisetti coleopteri che Don hanno 
un proprio nome ^ (Pirona 532). — !^ la stesoa voce ehe il n(m. 
fr^, Qcc^f Goleottero, Bcarafaggio, eke il valtelL e tiOi bdu^ Udo- 
perato pressappoco come la voce friulaoa, che il piem. b^, 
labia -^a ^ bruco, bacherozzolo. II von Ettmayer (Lomb.-lad. 398), 
cui son note le forme trentine *, pensa a bacu. Sennonche, tra 
1 lombardi, bdu dice aliche ' diavolo ' e pub dirsi in genere d'ogni 
essere virente btutto e dchifbdo^. 11 piem. bab^a poi s'adopera 
anche per * spauracchio ' (v. il Biondelli) ; e ci6 ci riootiduoe 
a baU'baUf babau^^ a una reduplicazione imitativa eio^ che va 
ben oltre Tambito neo-latino (cfr. il ted. wau-wau orco), e dove 
quindi il * baco ' nulla ha da vedere. Bel resto nell'Alta Yal- 
teliind ^%a pure mamdu coi signifidati di * insetto ' e di ' babau, 
diavolo ', cdsi come il lucch. babai (pi. di babao) dice * pidocchi '. 

Nel fridlano, veniltosi, come nel piem., a una Voce fetninina, 
airaggiunzione oio^ di un -a (-«) a bo, Borgera un iato die 
venne colmato mediante un i (v. qui eopra a p. 326). Ma in 
questo case, la spinta da cui era promosso il s mi par ben 
chiara; essa era data imnlediatamente dai derivati di bd^ hue, 
che sono boiatt -io^i (v. qui addietro a p. 237 n.), nei quali il s 
(cfr. ancora I'ltnol. bosHt) ha per punto di parteil^a dei ditni- 
nutivi come ^bo[in\edlo '-ofno; cfr* Od&rao *Ovi'^ Opitergium, da 
una paxte, e dall'altra, il toso* bucMo (onde |K>i buciacehio pic*- 
colo bue), che ha la sua esatta corrispondenza alto-italiana (-6* < i) 

nel v'en. bosilo giovenco (Patriarchi) ^. 

1 

^ Per j cbd iolga Tibto par tra rocall di cui nessrana sisL palatina, cfr. 
ancora il borm. ajdst * a-osto * agosto, i trent. vajon callaja {tenw. vadn 
' guadohe *), bojdr (all. a boar) boaro, dove perb potrebbe senhrsi l^ant. plur. 
•&;, I'alb. rdja raoisw 

^ Tra le quali c*^ zbq'vOj cbe il von Ettm., ib. 404, vorrebbe derivar dal 
tedescp, ma che a me ripugna staccare da bq ecc. Per 11 v^ cfr. fovo all. a 
fou faggio, nl. Fovo ^=^ vLO^J^ allegati dallo stesso von E., e ai quali si pub 
aggiungere qvin alno, ciob *q'un (cfr. aun)\ e v. sempre il von Ettm., o. c, 400. 

' II berg4 ha hob6 gpettro,* larva; voce che, dereduplicata e fatta femmi- 
nile sulIa norma di buna contrapposto al masc. hu (v. Studi di fil. rom. VI I 
216), 8i rivede nel ftdna, scarafaggio, di Val S. Martino. 

* Acbanto b far ban daw, il Yocab. accoglie anche far haeo baco. Vi 
si sente, se mal non m'appongo, il toscano nella cui pronuncia baco dive- 
niva bao. 

'^ Si pub ancbe pensare a 'buckllu forma ooUaterale a bucflu, o una dif- 
ficolta non sorgerebbe certo dall'o di boselo ecc. Cfr. il lucch. bucino cosl 
dlchiarato dal Nlbri e ddl Fieri, XV 144, St. di fil. rom. IX 728. 

C. SALviom. 



ETIMOLOGIE 

DK 

filUS. TID0S8ICH. 



legger la vita biasimare. 

£ frase accolta appena dai vocabolaristi piii modemi, mentre 
manca nella vecchia Grusca, nel Tramater, nel Tommaseo-Bel- 
lini, e sin nel Fanfanf. Secondo il Petrocchi, che la registra 
senza osservazione alcuna, vale * dir male di qualcheduno, rac- 
contarne le cattive azioni „; ugualmente secondo il Rigutini: 
* manifestar le magagne di qc. ,. Ma il compianto lessicografo 
toscano annotava: * Non h modo toscano, ed h senza Tautoritk 
di buoni scrittori ,. Pur nel Diz. it.-ted., la munisce coU'asterisco 
delle voci esotiche ; qui per6 e tradotta quasi valga * biasimare j, . 
E questo ^ certo 11 signiflcato piii comune, e certo h pure che 
la frase ha invaso la Toscana provenendo dall'Alta Italia. Ma 
neromanco in quest! dialetti — date il silenzio dei vocabolari e 
la sua giovfnezza — essa pare indigena. — Ricercandone Tori- 
gine, tosto ricorre alia memoria la frase tedesca die Leviten lesen, 
che non ha diverse signiflcato (v. Rigutini-Bulle) e donde po- 
trebbe venire per equivoco la nostra, aggiungendosi ai noti * gal- 
licism! lievemente dissimulati » di cui v. !1 Salvioni nella Miscel- 
lanea Rossi-Teis% 

La frase tedesca occorre gik nel sec. XVI e prima, e la sua 
genuinita e aasodata da espressioni parallele, cfr. Grimm a. v. 
levii lection lesen. Era uso tm oonventi ehe il pri«ro a malfcBtino 
leggoooo on brano della Bibbia, e piii speseo del Levitieo, fa- 
cendovi seguire esortazioni e ammoni^doni aimonaoi;v. Heyse, 
FremdwOrterbuch " e V Enciclopedia del Brockhaus alia voce 
Lent. Espressioni simili ebbe ed ha il francese, e vedine il 
Diet. g^n. s. ' chapitrer '; ma niente cbe faocia al Mao Boatro. 



368 Vidossich, Etimologie. 

Milziade. 

Par .che sia da aggiungere ai casi studiati dal Salvioni, qni 
sopra a p. 161 ^ Un dubbio perb pub sorgere pensando all'an- 
tica pronunzia MiUiadis, dove poteva awenire Tassibilazione, 
propagatasi poi anche in altre condizioni d'accento. 

Yen. ^kdjo ascella. 

Fu ricondotto dal MussalBa, Beitrag. 99, a '^'scapulu, ne gli 
mancarono valorosi difensori; v. Ascoli XV 402. Se ne awan* 
taggiarono poi i paladini del gemello suo s copul u : ^co^^io. 
Ma poichb questo h sospetto assai (v. D'Ovidio XIII 361 sgg.), 
e pur lecito rivocare in dubbio la schiettezza dell'altro. Andra 
piuttosto messo insieme col greco ^aax<S^n} di cui riterrem ca- 
duta la sillaba iniziale. Per analogbi esempi, v. la copiosa lista 
del Salvioni nella Miscell., Rossi-Teiss, 404, Ro. XXXI 287, e, 
piu recentemente, *mat6s : tos Boll. st. d. Sv. it. XXV 101 ; si 
confrontino ancora muHnai\V[\[xoavvr\, tdfia &TT€T6via Zts.XXYSOl. 

Poteva uno *8kali esser senz' altro rifoggiato in skaliu per 
Tazione di casi dove -iu concorresse coUa forma apocopata -i; 
ma si pub ugualmente pensare a una derivazione (con significato 
diminutive): ^aaxciXiov, ricordando genuculu auricula e 
simili. Maax<StXiov e date dai vocabolari col significato di 
** cestello fatto di virgulti » ; poichb fiaaxaXr] vale anche * vir- 
gulto'. 



^ [Circa ai casi di -gia da -tlaj h notevole anche dcusla all. a doHa, daUva ; 
V. Rezasco e. *dativa\ Nieri, Voc. Incchese, a. *daz{a*. N^ io sia state 
oBserYato che non di versa dev'eBsere la stoxia di zio^ come lo prova Uq 
sp., ecc, Tappolet, Die rom. Verwandtschaftsn. 95. II quale stadioso avrebbe 
cosi ragione di attribuire alia coltura la introduzione di Odo^. Che poi zius 
gia oompaja in an antico glossario tedesco (v. Diez s. ' zio ')t prova quanto 
sia antica Terronea lettnra di ti-^rvoc, come zl. -^ Di analoghi fenomeni, 
V. anche Marzolo, Men. st. II 411. — S.]. 



Vido88ich, Eiiin.; Salvioni, Etim. 899 

Yen. zolo {azolar Beitrag 31). 

AUe numerose voci appartenenti a questa famiglia raccolte 
dal Mnssafia, sarebbe difficile aggiungerne delle altre. Non per5 
conveniamo nella deriyazione da ansula measa iimanzi dallo 
Schneller, cai s'oppongono troppo gravi difficoltli di ordine fo- 
netioo. II Ferrari, s. ' allacdare ', proponendo collaqueare, 
forse intravide la vera etimologia; la quale h laqueolu (cfr. 
laceiuolo) laqaeolare. Dell'afereBi, qui agevole e piana, par 
inatile dar esempi. 



■» ♦ 



engad. brievler brulicare. 

E hriflaer nel Biveroni, briglar in Yal Monastero, ^clar nella 
Bassa Engadina^ Gome lo provano i sinonimi posch. brigolA, 
bormino brigolfr, siamo alia stessa base dell'it. brulicare. Ma ha 
avoto luogo una metatesi reciproca tra le vocali delle due prime 
sillabe e tra le consonanti della seconda e terza, due metatesi 
che, nella base senza r, si rivedono nelfalto mil. bigold (Cherub. Y) 
brulicare, nel trevigl. bigoUre brulichlo. 

viveron. skindi scendere. 

Yedi Nigra, Misc. Ascoli 252, e cfr. daskftnd -skandA ib. 259. 
— Si spiega nel miglior mode coU'ammettere la esistenza fine 
a epoca tarda di scandIrb, e quindi di composti recenti come 
*descanderey ecc., venuti poi a commescersi, per gli effetti della 
vocale, coi riflessi di descenderb, ecc. 

Una analoga dichiarazione par mi che voglia il friul. frinzi 
schiacciare ' frangere ' '. 

lomb. l^ga fuliggine. 

Nel vol. XXIII, p. 530, della Zst. f. rem. phil., si paragonava 
questa voce (cui ora posso aggiungere dalla Yalsassina una forma 



^ hridar parrebbe stare a hrigl^r come briflaer a brievler. II Pallioppi 
annota tnttavia an prielar, che potrebbe accennare a ana etimologia diversa. 

' Ba tottavia allato a b^ efr^nzi^ onde si po6 pensare al «- venuto a 
sparire. 



870 C. SaWioni, Etimologie. 

senza il S : siggie) col franc, suie, ooncludendone che solo una 
base con -aiA poteva render r^ione insieme e della voce lom- 
barda e della francese. Gib piacque al compianto Paris (Romania 
XXIX 136), il quale quindi postula un '*'su£^ia ancora inesplicato. 

L' Homing (Zst. XXIY 557) non vuol perb convenire in tale 
conclufiione, per cui andrebbe travolta la base sOcida da lui 
proposta ; e, non potendosi d'altra banda escludere che la voce 
francese e la lombarda sian da consid^:are a una sola stregua, si 
chiede se questa non sla tolta a prestito dal provenzale {siUUhfo), 
o se non rappresenti una particolar risoluzione lombarda di 
suGiDA, paragonabile, p. as., a quella per susia, che c'e nel vie. 
lana stisia (berg, lana del sose) ^. Ora le due possibility son da 
eccepire. Non vedo da una parte la via per cui una voce della 
moderna Provenza, — e questa voce!, — abbia potuto penetrare 
in luoghi remoti di Lombardia; dall'altra debbo escludere, alio 
stato attuale delle conoscenze nostre, che per nessuna via sDcida 
abbia potuto dar Mga eca a qualsiasi varieta lombarda. Un 
sUsia non si sarebbe punto alterato o tuttalpiu avrebbe dato 
*sii§a, e quanto all'equiparare Miga a ' sozza ', le difficolta sorgon 
da ogni parte gravissime. Anche I'invocazione di marS marcio, 
ranS rancido, non condurrebbe a nulla, a prescinder pure dalle 
diverse e malsicure dichiarazioni che di tali esempi si possan 
fomire. Poiche qui il prodotto di -cId- e una sorda (cfr. il fern. 
mdrSa rdn^a), mentre in Sit^a e una sonora. 

Se ora pensiamo al sugia che da glossari ha rilevato il Meyer- 
Lubke (Erit. Jahresb. II 69) e che allega anche il Paris, L c, 
e insieme si tien presente il celt. *sudia proposto dal Thur- 
neysen (Zst. XXIV 428-9), troveremo la proposta ben conve- 
niente, -dIa e -gia ben equivalendosi ne' lore risultati finali. 
Andrk quindi ricercato come e perche divergano le forme dia- 
lettali francesi allegate dall' Horning. 



* Negli Statutl mantovani pubblicati dal d*Arco (IV rubr. 11) c'fe pure il 
latinizzato lane suzie (geiiit.). 

C. Salvioni. 



RASSEGNA BIBLIOORAFICA 



Zaukeb Ad., Die romanischen Namen der Korperteile, Eine ano- 
masiologische Studie (Erlangen 1902. — Estr. dalle " Roma^ 
niflche Forschungen »)• 

Dopo ehe il Tappolet ebbe con tanta fortona rioercate le denominajdoni 
romanae dei ooneetti relativi ai rapporti di parentela, era TiTamente da 
aapettani* da angnzarti ehe altri, batteado la staMa Tia, oi ammannJMe 
analoghe indagiiii in ordine ad altri gmppi di oonoatti tra di loro affini; 
e arrecaaae cosi nnovi ooatribnti alia im^masiologia (la felice parola k 
ddllo Z.)t alia Bcienza ciob ohe si propone di investigare, non il modo 
come evolva la eignificaiione inereaie a un dato roeabolo, benaidiftadiare 
come on dato concetto ai attni nella parola. £ lo Z. fa appuato oggetto 
delle sue meditaciom le parti del eorpo osiaao, o meglio aettaatanove 
concetti relativi a aingole parti del corpo. 

U lavoro h rioaoito. Daao prova aello Z. molta aagaoia e matnntik di gin- 
dixio, inlbrmauone larga, aiouro poaaeaao del metodo^ Ma forae gli nnoeiono 
una oerta traaouratena ne* partioolari, ona oerta £rettoloaitii, i cni effiatti 
«i notaao nella omiaaione di non poohe voci accolte nei ibnti a cni lo Z. 
dice di a?ere attinto. in qualohe falaa attriboaione, nella non aempre eaatta 
riprodnsioBe dell*eaempio dialettale. Qualche objeiione ^ da nmovera anehe 
ai eriteri oon coi h acelta la materia. Perch^ certe parti del ootpo non aono 
atodiale? Perch^ ^ omeaaa la aohiena, peichb il cranio, perch^ il mal- 
leolo? £ nello aeemere gli elementi ladieri e gergali, qaando i fbaii non 
diano naa indioaaioae foisnale, qnala norma h atata aegnita? Lo Z. non oe 
lo diee; ma io vedo omeaae delle voci dei fonta, forae appamto pereh^ lo 
Z. le giodieava Indicre o geigaii, e yiceveraa ne vedo aameaae altre il oni 
carattere aohenoao non fa dubbio. Quanto ai fonti ateaai, non aempre aono 
eaai allegati aotto le giuste rubriche; coal Pavia e Voghera figuran aotto 
* Lombardia * inTece d*ea8ere asaegnate alFEmilia; i fonti ticineai, Taltelli- 
nesi, yalaaaaini, e peraino i valseaiani, compajon aotto 'fiergamo*; la ru- 
brica * Marche e Boma * accoglie anche i fonti umbri e alatrini. Noto infine 
cbe ^ attribuito al Pieri il lavoro dello Zingarelli aul dial, di Cerignola, al 



372 Rassegna bibliografica. 

Flechia quello deirAscoli sul ligure, e al Goamerio quelle del De Gregorio 
8ui gallo-italici di Sicilia. 

Segaono qai le agginnte e osservazioni che m*b avvenuto di fare per i 
territori italiani e ladini. 

1. CoRPo. Anche in Lombardia B*adoperano biUt e pita nel significato di 
'basto* taglia. — 8. Midolla. Circa ai rapporti tra 'molle* e 'midolla*, 
e istruttivo il mil. m^l moUica, che potrebbe al postutto rappresentare 
^me-g'l *medolj ma anche essere il prodotto di mdl -f" nidi/la^ il che io credo 
piu probabile. Ma e una strana illusione quella che al Z. fa veder Tinfluenza 
di m6lle nel mil. mioUa (1. Y-X nel Mnh meddle (cfr. gble gola, ecc. Pir.). 
mignola a Treviglio ; n^ vorrei affermare che voglia la stessa dichiarazione 
che il savoj. megnolla. Potrebbe trattarsi o di mijdla in mifi' o delFincontro 
di midla e di gncHa, Circa a mMa ecc. (cfr. anche borm. m^i4a), io insisto 
nella dichiarazione ohe n*era data in Postille s. * betilla * in nota; e cfr. 
tnddolat a Erto, Gartner, Zst. XVI 382, che fa il bel pi^o col lomb. hidola 
•dra. Le diverse forme gfrigioni che moBtrano z, devon questo a mez, miez 
mezzo *. Curioso il lucch. migrolla. — 4. Tsndine. Non parmi che basti 
^nerviu a spiegare il mil. gnerv. — 6. Sanoub. La base sanguihv pur nel 
lugan. eenguen Asooli I 269. — 7. Carke. Un kdmja ho io da Vaprio. — 
8. Pbllb. Sic. ctUi la pelle umana, sard, cudia -tis cute, pellioola, piem. cu 
cotenna, Flechia III 135 n., dove h detto trattarsi di cUtm, e dove si ra- 
giona anche di *ciitica, da cui sono il tosc. eutieagna ooUottola, e il vie. 
coiesa onde qui sopra a p. 295. Altri derivati : nap. cbtena cotenna, cotagna 
eutieagna, cotenna. leinhrana * membrana * qui sopra a p. 808. A. pavese 
mare ' madre * Miscell. Rossi-Teis 409. — 9. Tbsta. I monf. ealh eapuda s'ap- 
palesan per il b risp. p, nonchb peril c, come vooi non indigene. Stnpisce 
anche Vu (9) di fironte slVd di eapgceia, cdboche^ eco. II lomb. crapa andra 
col grig., valtell. crap sasso, roccia e si paragon a pel sense a coeeia testa, 
che, come voce volgare* ^ anche del Voc. it. E erapa dice in prime luogo 
'testa dura*^. Per il pontiron. pjat, si pub pensare ai 'ceoci del piatto *; 
ma anche si pensa a un paragone del capo calvo o del teschio con una 
cosa ' liscia *, onde ' plana *, quindi ' piatta '. — 10. FaoxTB. II valbedr. Ml 
^ voce ohe provien dalla pastorizia. £) cie^ chiamato Ml quel bovine che 
ha una maochia bianca, una ' stella ', nel mezzo della frente. La voce h ^oi 



* Infatti, come mi h detto dairHuonder, qualche teste ha mU^Mgl, 
^ Pub del resto anche supporsi che esistesse un crap o erapa * coccio 
scodella ,. Lo si pub inferire dalFaversi clap cogli stessi significati di erap^ 
e cio^ di ' balza sassosa *, di * scodella *, di * coccio * (v. il Monti s. * clap * 
e ' oiap *). V. anoora Lorck, 167. 



.J 



Rassegna bibliografica. 878 

passata a dir ' fronte * prima oerto ne* bovini e nelle bestie, poi nelFuomo. 

— 12. Narici. Bellnn. snare e 9A-, di cai v. qui sopra a pag. 825. II lomb. 
e com. narU dice solo 'moccio* e dipende da ^narleulu (cfr. yen. ana- 
rochio id.) non da harIce, come non ne dipende il valtell. nartt, mentre 
yi risale Ta. trent. ris Zst. XXIV 889. Circa a ' bachi del naso *, y. qui sopra 
a pag. 292. Cariose voci ha la Sardegna, che non so percbb il Z. non abbia 
registrate: logad. meamos e mermoa; campid. edrigaa; gallur. tivi; e allato 
a pinnaa s* ha il sett, penni (Spano, Voc. it-sardo s. ' nare *). — 14. Pupilla. 
A. trent. luaiola de Voclo Zst. XXIV 889. Lncch., sien. luminaUa, £ y. anche 
Marzolo, Hon. storici ecc. I 266-7. Circa ai continuatori della base latina 
PUPILLA, ^ popolare il nap. pepella, — 16. Sopbacciglio. A. trent. aora^eo 
Zst. XXIV 889. Borgotar. a^gna (plnr. n.). II vie. aidia h la voce ital. con i 
risolto in Ij e qaesto IJ confdso con quelle de* parecchi esempi veneti in cui 
IJ h da dj (remielio rimedio, ecc.) ; e quanto al trent. a^de, esso non h isolate, 
e. y. qui sopra a pag. 296 n. — 16. Palpkbra. papedra Zst. XXIY 889, lucch. 
palperdla, pSeciola a Citta di Castello (v. Zauner 44) dove io vedrei un 
*papicciola, Delle forme italiane con -6r- nessuna ^ popolare, come non b 
popolare il parm. parp^U. — 17. Lappola. Monf. aSjja ciob ' seta *, setola. 

— 19. Labbro. Si pub chiedere se Ta. it. 4a(6ta, faccia, dipenda dal pi. 
neutro labia o dal fern, labia. Circa al gen. Ih'fi borgotar. lerfi, blen. 
lefrBj ecc. v. qui sopra a pag. 174. la rigne h voce della Valsassina, non 
d*Arbedo. — 20. Drmtb. Nel mil. rust. : <ftW, diob la forma di plurale estesa 
senz'altro al singolare. Quanto al genere, il femin. era anche a Treviso, e v. qui 
sopra a pag. 299. — Una creazione nuova h il posch. dadt (Monti) *elav6t, da 
clava, q. il ' pezzettino di legno * (cfr. il mesolc. <S(i^'2rfu8cello; e v. qui sotto, al 
num. 46). — 28. Gbhoiva. Basso-eng. lanaehiva, U piem. aanaiva va letto aankiva, 
non y*ha quindi nessun mutamento di articoladone. zonzta anche a Parma. — 
24. Palato. a. pava. volto della hocea Mag. 11 80^. — 26. Uoola. II bellinz. 
UWguHa si spiega da *i£gra^=^U*gora (-^ normalmente in r), onde ^U'rga 
fatto nuovam. diminutive. — Per il veron. lu- lachela, cfr. il vie. ochela de 
la gcla ugola, e ochela parlantina, bellun. ocheHa ugola e parlantina, van. 
ochUa parlantina, ochelhr gridare, schiamazzare. Dal dotto loquela, come 
propende a credere il Boerio, intendendosi 1*' ugola* come la sede della 
voce? — 26. Mascrlla. Di ganga ecc, v. Rendic. 1st. lomb. S. 11, vol. XXXYI 
608 n., e nello stesso Z. a pag. 58. NelFa. trent. (Zst. XXIV 889) b un cu- 
rioso ganfobla =s mahoibdla, che par accennare a questa base latina com- 
mista a ' guanda * e a ' ganascia *. V d di * ganascia * compar poi come Q 
neiralta Engadina [gianoacia) e nel chiavennasco {gand^a), nb si tratta di 
una corrispondenza normale. — Circa ai riflessi di maacella si ricordi il 
reat vaaeeUa Misoell. Ascoli 98 n. — 27. Guamcia. Tra le diverse forme 
corrispondenti a *gota*, cfr. ancora i van. gaUa, e gualta, nella quale ul- 



874 B«9segna bibliograSca* 

tima 0*^ immesso ' gu&ncia *. Di guancia ^cc, v. poi Reudic. let lopib., 1. a. 
608-9^* Piem. ciafSla -fBrla guancia (con 'sQhiaffp *?) Di on probabile mMm 
(11=^1) guancia, v, Dell^ant. dial, dial, pav*, gloss,, e Parodi XY $8. — 
28. MvHTo. tnotUiswlo anche nel vie, laoderno* n^ yedo la necessi^a di ri- 
correre a * monte \ per dichiarare T o della prima sUlabar Liice)i. bagiora 
•oiQ- 'ggio- mento prominente; e qnanto al lomb* g^ \l traslato ch*io vi 
suppongo (y. Misc, Asc. 86) avrebbe bel conforto dal laccb- aaun^ sasso spor- 
gente in foori dal luogo dove ^ piantato. V. invece Nigra Ro, X%Xl 5^, 
Zst. XXVllI 5« II grig, misun non h altro ch« ' mnsone * vaoBo; m4soH loaso, 
ricorre anohe nelle Alpi ticinesi. Per barbozz, cfr. il vie. barbogzc^ menio 
del cavallo. — £ per una svista di lettura che il Z. attribuisce baiiia (it.) 
al dial di Arbedo. II. Gloss, del Pellandixd ha ' baslHa baz^*. — 3L Gajpbllo. 
Una confusione di -Silo con -^llo par aversi, almeno net plurale, in varieta 
▼eneie, e y. qui sopra a pag. 252 n. ; cavi h di tutta Talta yalle del Ticino, 
e a un plurale accenna, insieme ai deriyati acapigliare^ yen. cwffg^a, ecc, 
ancbe Ta, trent. lo eaveil 2st. XXIV 399p H vie. cavegio (da cavegi) ha, ybIot 
oollettiyo. Bicordo anche il bellun. plur. cavile *le capella* (cfr. le erina), 
II sillan. 6uff§ altro non h che Tital. ciuffo, lomb. zUf (cfr. 0$fi> 'v^sineipyt, 
Zst. XXIV 389), di cui y. Kt^ 9595, 10462, — 32. Qbscoeia. Per la forma 
aferetica, cfr. la regla Zst. XXIV 389. — 33. Tbm?ia. la templa ZsU ib. 
Friul. tifnpli masc. Campid, memofiaa, e cib yalga a spiegare in parte il 
logud. fnemho8*, Cfr. mepioria fronte, Zauner22* Circa al traslato poUo, no- 
teyole il mesoJc. bola (campid. bur^u polso), che potrebbe ridar qualche 
conforto alj'etimo die^uano per Tit. bolao (y, Pieri', Mispell, AscoU 427). Di 
chiocca e del sardo cacw y. Schuchardt, Bom. et II 21, 23, II sard, waroffua 
h bene spiegato con ' emicrania * dallo Spano s. ' meragna *. E eos*^ il monf. 
set? — 34. CERyELLo. Tra le forme dotte, cfr. pure il sardo ce- zeienibru e il 
padoy. cellbrio, A. sen. ciaravella e davarel Zst* IX 529. Del mil* Hnivila y. Misc. 
Ascoli89n., e ora s*usa piuttosto eome termine di macelleria; q^aato al 
genere, cfr. anche il logud. carvedda. Di chiocca ceryello« y. Schuobi^dt 1. c. 
— 36, NucA, CoLOTTOfcA. II logud, chervija h cbbvioula. Per Tert. iX^pa, 
cfr. il trey is. cidpa^ che solo, pub essere *cloppa *c6ppla. Monta]. cicol- 
Idttola, anconit. cupieza, e eupih h di tutte le yalli ticinesi; lucch- cQp* 
peUa, Lucch. cuciUiella, aneonit, cucuzza. Pi cozza e di nucOf y. Schu- 



^ Cogli esempi che si allegan neirarticolo ricordato nel testo, si pub 
mandare il messin. frdscia frasca, da cui non si scompagnera il sic. frascla 
pezzo di legname di costruzione. — Tra i null, sia poi ricordato Baadice 
(Benevento), che suppongo sia Basi- s^ BAstLicAS. 

^ Dico in parte. Perchb rimangon la difficolta del b e qoella deir-o#, dato 
che, come yuole lo Z., si debba partire da TEnrus, 



Rastegna bibliografica. S75 

cfaardt 1. c 29. Neirnltima vocd h notavole il -1^- (che il Fieri, XII 121, 
ritiene a torto primario), di fronte al 'kk' de* dialetti e delle alire forme 
romaasa. Aneotili. cavarotza^ con cai andrli fbne (•-n in m-fi?) 11 lucch. 
eamindnora, gatf. ffaminbzgokt. A CiMA di Caetello: memdria (Magherini- 
Graziant), di cni al nnm. 88. Di Hdingiu, ▼. Qnamerio, Miic. Ase. 244. ~ 
S7. FAoa, eec. Anche i testi pavani hanno piotUUro -Ard gorgottnle. Vic. 
modigal fkoci, eho il Boerio perb non riconoice se non come iermine di ma- 
celleria. -^ 88. MtMBto. Nel pavano: UmM membra. — 40. Spaixa. drmi 
spaUe, ho ndlto da gente d'Antona, fhix. montana del oomune di Matsa Innense. 
^Mfa eco. (bellinz. gila, monf.a eutagidla) non dicongiii 'spalla*, ma 8*adoperan 
solo nel modo p&rtd 4n ^« eco. portare a cavalluccio. E dOTeuer rappresen- 
tare nn^antica parola per *8palla\ non potrebbe in nessnn modo egser 
qnestione di juotr, risto che la tonica h q, — AL Abcilla. Circa a «^ ecc. 
io mi Bono sempre chieiio, vista la diifosione in Lombardia di -^'«>-llae, 
se non deriri dal plur. mJ. Ma la eosa dovrebb*eMere pid atteniamenie 
(ttadiata. A Clasone c*b aseidt che, secondo la trascris. del Tiraboschi, do- 
▼rebbe leggersi dia, Andra coi prov. aisto, ecc. o B&tk per riirazion d*ac* 
cento da *a9eia •■ seja^ 11 casal. 9($ia sarebbe mai un termine della sartoria? 
A Milano, i sarti chiaman appnnto iisja la scalfatnra corrispondente alia 
spalta e nella quale poi inseriscon la manica. — 42. Gomito. Oiifubal pur 
neirOtsola, Rendic. Int. lomb. S. II, vol. XXX 1514 n. Bellun. comedon St. 
di fil. rom. VII 226. — 4S. Maho. Lacch. mam, — meaeola nella Race, di 
V. rom. e march. — 46. Dito. Supposto pure che il poach, elatigl (io co- 
nosco dijt ; e elavU stnziicadenti) sia una ereazione scherzosa, e che Io sia 
anche daM dente, ambedue dipendon tuttavia da clata. Dalle due voci, 
derivate da una stesaa base, trae poi conforto la dichiarazione che dk il Z. 
delfengad. daint dito. II piem. dil dipende da ditin e qui si tratta d\ d-d 
dissim. in d^l. — 48. Mignolo. lucch. b(gnclo (m- /I in 6- A; cfr. hignatta mi') 
ep(gnolo (== hiffnolo -^-pfeeoM), manvM h %n inuinu (minuere). — 49. Umohia. 
oyn, masc., anche nel pesarese. -^ 60. Coscia. Che per galdn gar- sia da 
postulare eal- non gar*, Io proran le forme transalpine e cisalpine (1 event. 
rarogn 1 268) con it-, e il / di galon ecc. che divien -r- solo in quei ter- 
ritori dove -/• ^ volto normalmente In r. 11 letter, gailone (ma lucch. ga- 
tone Caix St. 110, gahftte polpacci Fieri XII 129), che il voc. dice voce non 
viva, avrk un -{/• inorganico, forse per falsa ricostruzione della voce cisap* 
penninica. — Quanto al significato, noto che nel Grisostomo, galon non si- 
gnifica gia 'coscia* (XII 405, dove ealdh per isbaglio h attribuito alia Le* 
V en tin a) ma ' polpa, parte polposa '. — 62. Gamba. stajUa nella Race, di 
voci rom. e march. — 63. Gimocchio. 11 canav. Sun/j non ^ isolato, e v. 
Krit. jahresb. I 1J4: onde, visto anche Vu della 1* sillaba, sara da ricono- 
scervi la metate^i reciproca tra le vocali, metatesi ch*b abbastanza frequente 



376 Rassegna bibliografica. 

nelle voci di * inginocchiare ' (v. XIV 289, 289 n.), — 64. Rotella. ereseio 
gr- cio^ il ' orescente * lo ' sporgenie \ nella Race, di voci rom. e march. — 
55. PoLPAccio. Lucch. polpUaceio. Del lucch. galftte^ gia ho accennato che 
contenga il gal- di galone, — 56. Pibde. In qualche variety toscana (▼. St. 
di fil. rom. VII 192) piedi h anche singolare. Analogamente, h da ricono- 
scere la forma di plar. nel pej, sing, e pL, dell* alta Mesolcina. Circa al 
van. penin, mant. pnin, v. Studi cit. 216 ; si pub tuttavia anche chiedere se 
non vi si tratti di *pe[d]&- o *pe[d]4n(n, II dt del rum. pidar potrebbe per 
avventura spiegare il I o «^ di tanti derivati alto-italiaai (Siadi cit. 216 n.; 
cfr. ancora il veron. pegatdr tdrar cald), i quali perb potrebbero anch'essi 
dipendere da un *pe[d]iccinOt 'cdtujlo^ ecc; cfr. il lucch. pedizzoro, — 
58. Cavioua. Si poteva tener conto forse del Mul. 'iadile ecc. (v. qui sopra 
a pag. 296 n.), che, per la sua diffusione anche in dialetti che non lascian 
cadere il -v, va forse quindi spiegato dalla commistione di catiglia con 
un*altra voce. Quale? Circa poi all*alpino canveUa, gli corrispondon gravfla 
neirOssola, e garavella nella Sesia. lo ritengo si debba partire da *clavella 
passando per *calavella (cfr. bellnn. conostro nottolino = frl. elostri chiavistello 
CLAUSTBU, che sar^ forse dovuto a un dissimilaio *cono8trel = *col-<, fopras. 
galonda ghianda, nap. galiero ghiro) dissimilato da una parte in can- dal- 
Taltra in car-. Per la sola forma valses.-ossol., si potrebbe anche pensare a 
una dissimilaz. avvenuta gia in elavella < *cr: II nostro cl a veil a trar- 
rebbe poi conforto dal sinon. chidla =■ chidvolay a Citta di Castello. — 

60. DiTo DBL piEDE. Per il ' poUice * ricordo quanto dice il D*Ovidio, XIII 
428 n., del nap. dUuce ; cfr. allux nel Georges. — NelPa. vie. b deela punta 
dci piedi, e dekie, sec. il Boerio, dicevan gia a Venezia alle dita dei piedi. — 

61. Petto. Di ' pettorina \ v. anche qui sopra a pag. 818. Nel Voc. lucch. 
del Nieri, Giunte, e*b madrone petto e gola. Avra avuto prima il significato 
di ' stomaco \ — - 62. Mammella. poccia dipende da poceiare^ e questo rap* 
presenta un compromesso tra poppare e sucdare; v. Giom. St. d. lett. it. 
XXVIII 200. Mi pare che una tale spiegazione non isconvenga nemmeno 
alle forme di Francia (cfr. fr. 8ucer). II posch. struseia dipenderli da atruscid 
poppare, il qual verbo rifle ttera uno *8trucciare da confrontarsi col ven. 
strucar spremere, Ascoli XIV 838, Nigra XV 282. Nel roman. ziuna (cfr. 
zinnare poppare) h strano il nn, ma pur potremo considerar la voce come 
uno sdoppiamento di zizinna. — 63. Capezzolo. Lucch. eapUiccio, Se burin e 
v'r^na (ch*b dal sic. virina glandula mammaria) son dallo stesso tema, questo 
dovrebbe essere ubeb (v. Post, e N. Post, al Ktg. s. v.). Ma ne dubito. — 67. Fol- 
MONE. 11 camer. lebbe sara *leviu. La voce bleniese snonB, pajdsa. — 68. Vbhtrb. 
Femminile anche nel Piemonte {la ventr neirAiione), neirOssola, sul Lago 
d*Orta (/a vrent a Quama, la ventra a Ameno, Orta), e in qualche luo|^o 
della Sesia. Quanto a bota e al lomb. botds, essi andranno piuttosto col 



Raasegna bibliografica. 877 

venasok bifftth di cm ▼. Parodi, Romania XXVU 229; • la pronanoia deWo 
di Mo, che n^ lo Z. n^ io eonosoiamo, dovrebbe deader la qaiatione. Del nap. 
mairone ▼. qoi soito al num. 75. Di molti altri nomi per ' ventre *, non ha 
tenato oonto lo Z. forse perch^ li ritiene schenoti o gergali. Ma, p. es., il 
com. Uumari$a h registrato dal Monti senza nesiona omenrasione e lo itesso 
▼alga del piem« p»rM, di cni ▼. Asooli, St. or. e ling., Ill 802. ^^ 69. On* 
BiuQO. hiUko h andie leiterario. Nel Teron., otnMgolOf Uh, no-, mO', bih, II 
m» h dinimilativo di M, il tn- ^ da «- per assimilaaione al tneeeaeiTO m o 
al 6, e il ^ eari da m* per dissinilas. dal eeoondo «•<- o per completa 
aseimilasione al 6- della seconda lillaba. Una ngnale storia potrebbe avere 
il tic hambaniS, tuttavia si pub pensare anche a un 6- richiamato day. a 
*umban4g dal ft* deUa ioccessiva ullaba, forse una rednplicadone infantile. 
bfgol pub spiegarsi meglio da 6^t-^-Bu- (^vmbUcu). II trev. mugnigcl rap- 
preunta un animilato bugn- (cfr. il friul. hugnXgyX), Quanto al per. amiciane, 
non ocoor proprio di scorgervi ' uomo *; emo altro non h se non *ambjieino 
oMfti- OMi*, con one poi soetituito a -ino, — 70. Cvlo. Alouni dei nomi d*ori- 
gine schenota sono ormai cosl passati neiruso comune, che quasi hanno 
perao quel carattere: cosl derttano^ tedere, onde, per eufemismo, il lomb. 
«AiM, ecc. Una raccolta di denominazioni romanesche in Belli VI 188. — 
71. Naticbs. Per errore, lo Z. oita Milano tra i territori di * natica \ Milano 
e la Lombardia non conoseono che Sdpa o ciUdia, Sarebbe da Tedere se 

* pacca * e ' chiappa * non rivengan in fondo alia stessa base (paeea o *eappa) 
con metatesi reciproca o neU*una o neiraltra. CMappa si ridurrebbe allora 
o a *p9kkla *ldappa, ovvero a *kappia kiappa, — 72. Fvoato. V. anche qoi 
sopra a pagg. 195-6, 801. " 74. Milsa. spfecAa risale in realty a ' pelecca *; 
nella Yalmaggia il pi primario si riduce a pj, e d'altronde come si spie- 
gherebbe, date 'splene*, la soomparsa del «? Anche nel Frinli e*b rdie. 
Trent, omehfa; nap. mdoMa mdvO'. II m- lombardo non si spiega per via fo- 
netic% come non si spiega per la stessa via quello di nidoUa, mimaa anche in 
▼arieti^ toscane. — 76. Stomaco. Foneticamente non riesoe di spiegare Fao- 
centostom^, ecc, do?e lo stesso t prova Tanterior fase Mmee^ che sari da 
^Mmteo (cfr. il bellinx. H^mik), come h m^nieo (bellins. n»t. fn^ih sagrestano) 
per ' monaco *. — Per il -t del friuL atbmii v. qui sopra a p. 224 n., e di 
matfihtifh a pag. 810. — 76. Buoslla. L*emiL in$€$iem non h men letterato 
del lomb. inUgtim, ecc; la riduzione di -ino a -W b in que* dialetti un case, 
dirb cosl, di fonetica istintiTa, e v*andrebbe soggetto qualunque^iios'intro- 
duceese oggi nel dialetto. — uentriera qui sopra a pag. 880. — Citca alle 

* viscere ', t. il vago significato di coragia e di marager qui sopra a pagg. 297, 
310. eniragne b pur del vocab. it e per itUraglU, v. XII 409,XIV 210. — 77. Bm. 
Nell'a. lodig. e*^ la rena, che par accennare a un plur. neutro (cfr. tuttana 
il tosc. le reni all. a U rene). Nel trent. ^ rod pi. Hit, che par dire ' Tuoto *. 



87^ Rassegoa bibliografica. 

— 78. VnoicA. psia h put &el Monferratoi ma qui h il prodotto di ena, 
che insieme vive, o di *b9ia. Delle forme con 6* ▼. anehe qui sopra a pag. 289. 
sgofifietta in qualche parte del Tidno. Lnocli. b6H»ora. — 79. Pudcxdb. Per 
denominazioni Indicre o gergali del pene, v. il sonetto del Belli, VI 168, e 
quello del Porta intitolato Biechexza dil Vocdbolari mUanes* Tra i nomi dei 
teBtiooli, anche il lomb. 6g'la ciob *hJ6la kolja; tninchione si risente, nella 
desinenaa, di ooglione, e i due termini troransi intieme alleati nel lonb. 
coneion Giorn. st d. lett. it. VIII 418 n. Nella Venezia era ben di&sa nna 
▼oce, forse nb ludiora nb gergale, risalente a pabYculi; ▼. qui sopra a p. 815. 

C. Salvioni. 



GiXTLiANO BoNAzzi, II Cofidaghe di San Pietro di SiUci, Testo lo- 
gudorese inedUo dei secoli XL XIII. — Sassari, Cagliari, 
Dessi,1900. 

Giuseppe Campus, Fonetica del dialeUo logudorese. — Torino, 
y. Bona, 1901. — Sulla questione ddVintaoco del C latino, 
Note ed osservazioni, — Torino, V. Bona, 1901. 

WiLHELM Meyeb-LUbke, Zut Kenutniss des AUlogudoresischen 
(estr. dai Resoconti deirAccademia di Vienna, cl. fii<^Btor., 
volume CXLV, Vienna, 1902). 

Delle tre prime pnbblicazioni h debito mio render conto e per Timpegno 
asBunto dal nostro Direttore nel precedente fascicolo e per I'importanza 
che speoialmente la prima ha nel campo degli stndi sardi, e ne b prova la 
pubblioasdone, che viene quarta neirelenco; essa dalla prima prende ali- 
mento, onde insieme con queata mi occorrer^ di teneme parola. 

// Condaghe di S, Pietro di SUki non h che nn libro di memorie di nn 
oonvento presso Sassari, in cni si registravano i fatti piti notevoli riguar- 
danti le variazioni patHmoniali del convento, quali donazioni, permute, 
compere, divisioni, liti, tranaazioni e simili. II codice, che fii conosciuto dal 
La Marmora, dal Pistia, dal Tola, f^ sottratto nel 1867, al tempo della 
soppresaione delle corporazioni religiose, ma, dopo varie vicende, pot^ essere 
asaicurato alia Biblioteca Universitaria di Sassari dal Dott. Giuliano Bo- 
nazzi, quando ebbe a presiederla e di poi lo diede alle stampe in ana splen- 
dida edizione, merc^ le generose cure del compianto editore Giuseppe Dessi 
di Sassari. 



Rassegna bibliografica. 879 

n ma. membranaceo h attualmeote di 125 cc, ma originariamente oe do- 
veva comprendere 143. II B. pensa che la.sua composmone odiema risalga 
al sec. XIV; esso consta di cinque parti distinte: a) Frammenti — b) Con- 
daghe di Silki, parte I — c) Condaghe di S, Quirico Sauren — d) Condaghe 
di S. Maria di Codrongiano — e) Condaghe di Silki^ parte II. La acrittura 
rivela parecchie mani, forse una trentina, dei secoli XII e XIII, ma le prin- 
cipali sono due. La lingua h il pretto logudoreee e Be i giudizii del B. in- 
tomo aireta colgono, come pare, nel vero, h facile comprendere quale te> 
ooro egli abbia dischiuso con questi documenti coal al glottologo come alio 
jt tori CO. 

E da storico com*egIi b il B. premette ai teati un'ampia introduzione, in 
cui riprendendo in eaame la controveraa queatione delPorigine dei Giudici 
e dei Giudioati delta Sardegna, viene a diacorrere dei Giudici di Torrea, 
^ervendoai delle notisie fornite dal Condaghe e infine tratta di Adelasia e 
del Comune di Saaaari, tentando di afatare la leggenda, formataai intomo 
a codeata regina di Torrea e a Michel Zanche. 

Preacindendo da queati rianltati» che non e nel noatro aaaunto di eaami- 
nare, qui giovera piuttosto notare che la atampa del teato segue il codice 
con fedelta acrupolosa, di modo che ai pub con aicura coacienza accettarne 
la lezione e anche nei pochi casi, in cui h dubbia V interpretasione del co- 
dice, il B. da prova di acutezza e di cautela inaieme nelle aue proposte. 

Al teato aeguono un indice onomaatico ed uno toponomaatioo, che rieaeono 
assai utili e sarebbe parimenti bastato un aemplice indice leaaicale, con la 
n.*lativa traduzione, delle 70ci per qualaivoglia motive piik notoToli. Invece 
il B. ci voile ammannire un vero e proprio gloaaario, in cui troppo al di 
sotto deir impresa appare la preparazione glottologica deireditore. Sark fa- 
cile ai compagni di studio rilevame le gravi inesattezze e deficienze, onde 
non ^ il caao di fame un minuto esame, tan to piu che tutto quello, e non 
^ poco, che ai poteva apremere dai preziosi testi, Tha apremuto magiatral* 
mente nella aopra addotta memoria il Meyer-LiJbke, a cui mi richiamerb 
spesao in queati appunti, con la aigla M.L. alg., aeguita dal numero delle 
pagine deU'eatratto. 

Un preconcetto fa velo, il piii delle volte, al giudizio etimologico del B. 
Siccome egli ritiene, e forae giuatamente, che i Bizantini abbiano e^ercitato 
un notevole inflnaao 8ull*ordinamento amminiatrativo deirisola, cosi egli 
penaa che il aegreto di parecchie voci oscure delVantico logudorese ct aia 
gvelato da quell* influ^ao e che di origine greoa aiano pertanto molti voca- 
boli, che invece continuano regolarmente baai latine. Cos!, p. ea., il B. con- 
nette affiiscare * chiudere * con qpXid * chiudenda \ aenza tener conto, fm 
altro, del nesao ^sca-^ che poteva dar lume, cfr. infatti il M.-L. alg. 04, che 
lo riconduce a fistula; — deriya atha od. atta o azza ' achiena, pendio di 

Archivio glottol. ital., XVI. 25 



880 RasBegna bibliografica. 

monte *, da AktV), che avrebbe potuto con altro accento dare cUtOt ma non 
(izzaf perchb lo scambiarsi vicendevole di -it- ('th') e di -zz^ h proprio di 
an nesBO assibilato, proveniente da t jotizzato; — in buiakesu, che sotto 
tanie e cosi svariate forme ci si presenta nelle antiche carte, vede nu\i\ 
* porta \ perch^ quelli erano ancbe guardie delle porte, mentre non h pro- 
babilmente che un derivato da nome di paese, come riconobbe 11 Zanar- 
delli, cfr. M.-L. alg. 51 ; — trae eniu * celibe nubile * da AviiPoq, senza dar 
ragione dellV in «, e invece continuera *geniu8 per ingenuus, M.-L. 
alg. 60; — connette farga e fargala con qpapxi^ 'ruga solco* e pensa in- 
sieme che forse sono da identificarsi con hargala^ la qual voce spiega poi con 
vervago e manda con Tod. arvada Womero* harhatare 'dissodare il ter- 
rene ' : hargala, fargala e farga sono di certo un' identica voce, ma e il si- 
gnificato e Torigine ne sono rimaste oscure ancbe al M.*L. alg. 57. A me 
pare si rilevi dagli esempi in cui la voce occorre, che si tratti di un og- 
getto, di una cosa, ma non 8*intende quale; non esprime una misura ne 
una quantita, perch^ non ^ susseguita da alcun termine di specificazione; 
al § 250 si parla di un tale che ha comperato 2 soldi di vigna e diede in 
pagamento 1 bargcUa et 1 sollu de pannu, e al § 346 diede 1 bargala e 
XXX moios de labore, ecc, e al § 87 un cavallo domito e 1 fargala e II 
8oUo8 de pannu, ecc. — Per spiegare jaca * cancello ' ricorre a bidrui e gia 
il M.-L., Einffihrung 248, cfr. Arch. IX, 499, ne additava Tetimo nella base 
longobardica gahagi; ed altre ed altre ancora, mentre di voci greohe pecu- 
liar! al testo il M.*L. alg. 55-56, non ne registra che pochissime, cabaUare, 
candake, iit^tca, vestare^ oltre timangia ' incenso * da 6u|Li(a|Lia ibidem, 36 e 
forse ancbe paniiu * schiera ' da irdv €lXri, ibid., 61, i quali tutti, tranne il 
primo, erano giustamente classificati dal B. 

Ecco ora qualche altra postilla fra quelle fatte sul margine del glossario : 
accatai non da acaptare, ma da adcaptare; — affersit non da af- 
ferre, ma da offerre con mutazione di prefisso; — argenthola de linn 
non ha a che fare con Tod. azzola ^matassa\ questo ^ regolarissimo di- 
minutivo di a c i a e Taltro non pub essere che un diminutive di argentu 
e molto probabilmente s'appone al vero il M.-L. alg. 57 leggendo hinu in 
luogo di linu e intendendo argenthola come un recipiente, una specie di bic- 
ohiere ; — giudica bene baecone * prosciutto \ come voce straniera e sara di 
provenienza germanica, ma per via indiretta, M.-L. alg. 56 ; — manda giu- 
stamente bardones e uardones con Tod. bardolu * pezzetto ' bardone * pezzo 
grande ', che sono da quadrone, M.-L. alg. 24 ; — h senza spiegazione 
barrellu 338 e uarrellu 146, di cui tace ancbe il M.-L., nel primo caso e 
detto : deindeli X berbekea et, j. barrellu de pesentinu; nel secondo : deindeli 
j libra d' argentu... et aiunsili. j. uarrellu, ca mi fekit voluntate, ecc. II p€- 
sentinu ricorre ancbe negli Statu ti sassaresi, Arch. XIV, 122, ed h certo una 



Rasaegna bibliogra6ca. 381 

t»pecie di pannolano, e in barrellu o uarrellu io vedrei un esito deirital. guar- 
nfllo, con la labializzazione di gua- e rassimilazione di -m- in 'rr* che e in 
carrale, forrieare e aim.; — hattorpedia vale aecondo il B. ' deaignazione 
collettiva di aervi pedati, cio^ posaednti aolo per un quarto o piede *. Anche 
il M.-L. a)g. 57 » dubita di queata interpretazione : la parol a ripete il latino 
<]oattuorpedia, che trova riacontri in altre lingne romanze e penaa 
che veriaimilmente qui indichi un uaufrutto, ohe ai pub aapettare in una 
namerazione dopo la caaa o i fondi. Io, al oontrario, aarei d^avviao che qui 
>ia Qsata nella aua achietta accezione di ' quattropiedi * cio^ * quadrupedi * e 
signitichi il beatiame anneaao ai fondi, che ai enumera dopo le caae, i aervi, i 
pascoli, i campi e le vigne; cfr. p. ea. il §S56, dove ai legge che deveavere 
S. Pietro: omnia kafUu auast, et terras et biniaSj ei cortes et sfUtos et homines 
et battar pedia^ et omnia kantu aueat; — il nome di persona Bolorike aark da 
correggere in Bo6orii(r«, cfr. nuorese od. Bobore, diminutivo di Salvatore; — 
in borthe il B. vede un bell'eaempio di forma nominativale, da p o r t i o, al- 
rincontro il M.-L. alg. 71 dimoatra che ai tratta di una congiunzione tratta da 
potior per potiua; — interpreta bene ram|Niftta con Hranaazione, accomo- 
damento* ed b eurioao Tavvicinamento fatto dal M.-L. alg. 58 a cam pan a 
nel aenao di ' atadera, bilancia * ; — annota giuatamente catrielas metateai di 
craticnla, ma perch^ aggiunge * oppure da trichila pergolato*? queato 
rieace legittimamente a tricla od. trija, ma non mai a catricla; — alFarticolo 
kersa h da togliere il punto interrogative, perch^ ^ proprio Tod. kessa * lenti- 
achio * e a murikersa corriaponde Tod. fnorigessa moruscelaa; — non ha 
ache fare keruere querere in Ar«r6iWia, che h diminutivo di cervix -cia 
e pel aignificato *potere potesta* v. M.-L. alg. 59; — per rotina collettivo 
in 'ina^ col derivato cotinatha 188, 316, cfr. Arch. XIII 117 e Tod. codina 
* luogo arido pieno di pietre*; — la apiegazione di cunde ' aeco lui *, che 
ritoraa inaieme con cundos negli Statuti aaaaaresi, ^ nella Romania, XXXI 590; 

— interpreta ctmduri {et. j. cunduri de roeea nohu muierUe ecc), per aug- 
<?erimento del Deaa), * arcolajo *; meglio il M.-L. alg. 75 che Tintende come 
ana apeciale calzatura femminile d'origine turchesca, ma roeca non ha piu 
Benao e biaogna aupporre che aia scritta erroneamente : — ata bene ^ro da 
i t e r n m, ma IV per t tonico h dovuto a commiatione con altra voce, come 
ben rileva il M.-L. alg. 68; — forkiflos nello steaao valore di *crocevia'fe 
])are degli Statuti sassaresi Arch. XIII 118; — gisterru, che h lasciato 
senza traduzione, trova risoontro nel camp. od. gtsterra da ciaterna; — 
anche iseusoria ^ regiatrato aenza flignificato; aggiunto ad ^fiAv aara un de- 
rivato da excutere * scuotere \ cfr. log. oA, iseutinare iscuzinare si. 9\^\t.\ 

— per ispenttitnatu da ispentumnre fe da vedere Arch. XIV 400 a. pentn; — 
ispiiare pare che voglia dire * riconciliare aggiustare *, il M.-L. alg. 65 penaa 
a ezpiare, ma il doppio ii vi contrasta ajisolutamente; ai trattera invece 



382 Rassegna bibliografica. 

di ezplicare ridotto per metatesi a *ez-p i c 1 a r e con Tesito di -cl- che 
e in veione M.-L. alg. 31 e corrispondeiii al log. od ispijare, Anche il aenso 
* spiegare, risolvere ', toma bene al contesto; — isheeatu non ha a che fare 
con askeciu e le altre voci studiate neirArch. XIV 388, qui pare un peggiorativo 
di cacatus, cosi anche il M.-L. alg. 62; — istrumare *8ciogliere* ricbiama 
Tod. log. iatrumare ' abortire \ ma non pub spiegarsi con exterminare, 
come crede il B.; c*^ anche il log. od. istruminzu, ma questo ben corrisponde 
a ezterminiu, mentre iatrumare potrebbe secondo il M.-L. alg. 65 e 18 
desumersi da e x t r e m a r e, come Tit. stretnare; — per iumpare, od. gium- 
pare * sal tare \ che il M.-L. alg. 56 riconduce a voce germanica, cfr. Nigra 
Arch. XV 487 e aggiungi il valtellinese zumpd * saltare ballare * ; — il B. 
da a largaj largare il senso di ^ furto, rubare \ derivandoli da latricare, 
ma il concetto che h in largu allargare pare basti a indicare Testendersi 
al di la del diritto, quindi * commettere violazioni, usurpazioni * e di questo 
avviso h pure il M.-L. alg. 65 ; del resto anche nella Carta de Logu si nsano 
larga e fura nel senso di ' grassazjone e furto * ; — b da aggiungersi libida 
311, pure sfuggito al M.-L., (assu monticlu desa'iacopa libida)^ che dovrebbe 
corrispondere a liquida come ahUa ad a q u i 1 a, ma non h ben chiaro 
il significato; — liuctstrina detto delta pelle h certo per ulivastrina; — il 
B. vede in Locudore un 1 o cu-t u r r i s, ma non si spiega lo scempiamento 
del -rr-f che occorre gia in antico, come lo prova la frase in rennu qui di- 
citur ore delle carte piu antiche del Condaghe; — a tuaiolariu da majale 
'capo dei servi, dei porcari ', fa riscontro il camp. od. tnaiolu * servo'; — 
mesinu non da m e s s i s * mietitura \ ma diminutive di tnesu m e d i u, voce 
accattata; cfr. M.-L. alg. 56 ed h confermato dal log. od., come tantosto 
vedremo ; — in parthone si commescono parte e portion e, cfr. fr. 
pardon M.-L. alg. 61 ; — di pereontare v. Arch. XllI 122 e Jahresb. II 105; 
— e cosi di peaentinu Arch, ibid.: — non pub essere assolutamente petha 
da b e 8 1 i a, anzitutto 'atjr- b ben altra cosa di -at- e tkurpu 413 non sara 
altro che t u r p i s con avvicinamento a thoppUf corrispondente all* it. zoppo; 
petha non b che *petia Arch. XllI 122 e cfr. petholu 54 'pezzetto'; — 
* pintana bel riflesso di quintana; — b da aggiungere priga 4 (funtana) me- 
tatesi di p i g r a, cui corrisponde il camp. od. priu per *prigu con oaduta 
del g; — ruclat * attraversa ', non da c r u c e, ma da rotulare, come 
anche negli Statu ti sass.; — thaneaa 'zanche gambe \ tal quale nel tardo 
lat. zanca^ Tigr. iZAxi<^y da voce persiana, M.-L. alg. 22; — thirricas de caau 
' forme di cacio a treccia \ non gia da cirrus, ma piuttosto dal greco 
Tpixa lat. trichea * treccia ', v. Romania, XXXIII 70; — indecifrato b ancora 
thithicloa e cosi pure ^Awircarf, che non pub essere sauciare, perchb Tesito 
di -cj(- e ben altro che -cc- e anche pel senso non pub mandarsi col aucchiart 
degli Statuti sass. : tutto il passo e oscuro, tanto piu che non si comprende 



Rassegna bibliografica. 383 

nemmeno la voce uethelica che segue appresao e mi pare male interpretata 
con * basilica ' ; — colio nel segno il signiGcato di UUturo * a torto *, e il 
processo fonetico e messo in lucedal M.-L. alg. 19 e 36; — ^ da aggiungere 
uetere 315 *' vecchio * ; — ad usetiare fa riscontro isettare che e rivo pur 
oggi ed h beiresempio di assimilazione , *a9teUare per adspectare, 
M.-L. alg. 36. 

Olire le gia accennate non mancano anche alire buone interpretazioni e 
acute osseryazioni. Cosi, p. es., buono h Tarticolo intomo alia scoleat dove 
si conferma il noto etimo del lat. medievale; — h opportunamente rilevato 
il molto importante casa causa, dove du viene ad 6j ancorch^ non segua u 
nella sillaba atiigua, come si riteneva necessario per quella riduzione, cfr. 
Ascoli Arch. II 139, Nigra Arch. XV 483, e ora M.-L. alg. 4-5 pone bene 
in sodo questo svolgimento e arriva felicemente a spiegare ' quella curiosa 
particola svegliativa a dei dialetti sardi * per usare le parole dello Spano, 
la qaale non h altro ohe il lat. ant, p. es. a partis? a lu faghes? * o paxii'^ 
o lo fai?*; — importante h pure Tarticolo su ibtto, prescindendo, s'intende, 
dalla erronea derivazione da T^iTOvia, nel quale h messo in rilievo il con- 
cetto fondamentale di ' successione altema *, che con tutta probabilitii at* 
tribuita da prima ad una ' divisione giudiziaria e militare \ passb di poi 
alia diyisione dei giorni, come ho procurato di mettere in chiaro nella 
Romania, XXXIII, 52 ; — b giustamente rifiatato Tetimo c o d i c e per 
caudaght, e ricondotto a KOVTdKiov, per cni il M.-L. alg. 49 ricorda c o n t a- 
c i u m del Du Cange ' tenuis membrana rotundo ligno quasi jaculi fragmento 
circumvolvi solita* e il Salvioni mi avverte che nel Cod. diplom. barese, 
edito da G. B. Nitto De Rossi e Fr. Nitti di Vito. Vol. I (Ban, 1897) si 
leggono nel gloss, i due seguenti articoli: * condaci'=contaciam, gr. 
KovTdKiov. Era un piccolo bastone, intorno al quale si aggirava nna mem- 
brana con su scrittevi le orazioni che i sacerdoti dovean recitare e i nomi 
di coloro per i quali si dovea pregare, 9. — condaki e condacaro v. il pre* 
cedente. Quanto al -ro di condacaro, credo sia un'aggiunta derivata dal 
pasaaggio alia forma latina, quasi condacarium, 18,. 

Una certa attrattiva inline presenta la derivazione di paperoa da p a u- 
p e r a m, che e accolta anche dal M.-L. alg. 4. L*etimo risponde assai bene 
pei suoni, ma mi lascia perplesso pel sense, parendomi molto strano che 
siano detti ' poveri * i possidenti ossia * i ricchi \ Non conoscendosi nem- 
meno Taccento della parola, io mi chiederei se paperoa non possa essere 
il regolare esito di papyrus, cfr. camp. od. papyri, log, pap(ru -iVm, e senon 
valga ' documento, rescritto reale * che legittimava il possesso delle terre 
e dei servi, che spettavano al patrimonio della corona. Cos! p. es. ankiUa 
dr paperoa 38 di fronte a aervu de rennu ibid., e aervoa de paperoa ibid, ver* 
rebbero a dire servi delle carte, cioe documentati, legittimati dalle carte e 



384 Raaaegna bibliografica. 

la frase huanmilos paperos significherebbe ' li fecoro servi del patrimonlo 
della corona * e lo stesso senao avrebbe fuit de paperos * fu del patrimonio 
della corona*. 11 piu difficile a spiegarsi aarebbe in qual mode da sostan- 
tivo, paperos aia paaaato a funzione aggettivale, come nella qualificazione 
donnoa paperos * padroni legittimi \ Per6 non h nuovo il caso di uno svol- 
gimento ideologico come il aeguente : ' il aignore del documenti * ' quel dei 
document! \ * il documenti \ Ancbe il prof. Besta, Nuovi atudi aui Giudicati 
aardi, eatr. dall'Arch. St. it. 1901, p. 58, cbe ha particolare cotnpetenza nella 
atoria del diritto aardo medievale, pare faccia buon viao air ipoteai del B., 
quantunque tutto il auo diacorso venga in fondo a confermare i miei dubbi. 
Egli agli eaempt da me addotti aggiunge haber paper u ' dominare ' cioe a vera 
le carte che danno diritto al dominio, il quale darebbe vittoria alia mia 
ipoteai, ae non che, biaogna confeaaarlo, il Beata allega pure da un docnmento 
lat. del aec. XI servos de pauperum, che ae non h una ricoatmzione dotta 
del notajo, farebbe croUare il mio edifizio e conaoliderebbe invece la suppo* 
aizione del benemerito editore del Condaghe, Dunque, sub judice lis est. 

Anche il logudoreae odierno, ae non una memoria pari a que 11a del M.-L. 
auira. log., pub vantarai oramai di uno atudio diligente e corretto, dovuto 
ad un giovane valente, che acevro di preconcetti campaniliatici eaercita no- 
bilmente I'indagine aui parlari dellMaola aua nativa. 

Comincia il Campua con iina introduzione generate, notando che il logu- 
doreae e il campidaneae coatituiacono come due varieta di un unico idioma 
aardo, il quale potrebbe collocarai in una categoria a parte, diatinta dagli 
altri linguaggi romanzi in genere e dagli italic! in iapecie, mentre il gal- 
lureae rientra nel gruppo italiano, cui appartiene il cdrao, il toacano, il vene* 
ziano, ecc. Anche il M.-L., EinfQhrung, § 23, fa del aardo una lingua romanza a 
afe e mi pare che a! poaaa conaentire con lui, in considerazione anche delFas- 
aetto letterario che nelViaola aasunse il logudoreae; perb non poaao essere del 
auo parere, quando diatacca addirittnra dalla famiglia italiana il cdrao, il 
quale ae nella varieta meridionale a! avvicina piu al tipo aardo che a quelle 
toacano, in quella aettentrionale, molto piu estesa, ha veramente fiaonomia 
toacana, come appare gia da quel poco che ne rilevai neirArch. XIV e 
meglio a! vedra in appreaao, quando potrb tornare Bu11*argomento. 

Paaaando a toccare degli influas! stranieri, il C. rileva I'importanza che 
ha lo apagnuolo, ma biaognava avvertire che ae eaao b il piu notevole, si 
fa perb aentire, come avviene di aolito delle Ungue dei conquiatatori, aolo 
nel leaaico, perchb la ana azione fu tardiva, e quando i parlari aardi, avol- 
tisi dal latino volgare, avevano gia aasunta la loro fiaonomia; la quale os- 
aervazione egli fa giuatamente riapetto al cdrao e al piaano. 

Siccome acopo del C. era di etudiare la fonetica del log., quale a! rac- 



Rassegna bibliografica. 885 

ooglie dalla bocca del popolo, coal egli dovette insistere suirosservazione 
gia Mtsi da altri, intorno airinesiBtenza pratica del cosi detto logndoreae, 
che si incontra nei libri dei poeti e degli oratori; e per6 molto a ragione 
mette in rilievo il preconcetto deirAngias che * rallontanarsi dal latino sia 
an segno di corruzione e di decadenza per la lingna sarda*. Feib, era da 
ricordarsi in pari tempo cbe dallo stesso pregiudizio fii offdscata la mente 
dello Spano, che parla addirittura di un * volgare illnstre * della Sardegna, 
come fd notato neirArch. XIII 125. 

Dopo alcnni cenni stigli antichi documenti della Sardegna e snl modo di 
potersene servire, il C. viene a stabilire che le differenze essenziali che 
coiTono tra le diverse varieta logudoresi riguardano due ordini di fintti: 
n) il trattamento delle sorde intervocaliche; h) Tesito dei grappi consonan- 
tici« di cni il primo elemento sia r, o a, o l. Riesce cosl a distinguere nel 
log. ire variety principalis che corrispondono a quelle che gi& aveva visto 
lo Spano, ma che qui sono determinate con maggiore chiarezza e precisione. 
Esse sono: 

1* varieta che diremo di Nuoro ; foneticamente, in ispecie nella sotto- 
varieta di Bitti, molto vicina al' latino, di cui conserva la gravitji e Te* 
nergia, mantenendo intatte« in generate, le sorde intervocaliche e anche 
il a, il 8, e mutando il l in r, quando siano primo elemento di nn gruppo 
di consonant i ; 

2* variety centrale che diremo di Bonorva o vero e proprio logudo* 
rese, con la caratteristica seguente: digradamento delle sorde intervoca- 
liche e in generale, incolumita delle consonanti a, s o l come primo ele- 
mento di un gruppo consonantico ; 

8* varietii settentrionale, che diremo di Ozieri, in cui oltre il digrada- 
mento delle consonanti intervocaliche, si ha an esito speciale dei grappi 
<>on8onantici, in cui sia primo elemento il a, s o l. 

Stabilite queste varieta, si passa al v o c a 1 i s m o, cui segue il c o n- 
sonantismo. Chiara ed evidente ^ la distribuzione della materia e la 
traacrizione dei suoni h fatta coi necessari spedienti grafici. Nel testo egli 
<iuol dare Tesito comune del log. od. e in nota rileva le differenze che offre 
oiascona delle tre variety. lo non seguirb Tautore in tutto il auo cammino; 
mi limiterb a qualche breve osservazione indicando i rispettivi paragrafi. 

§ 2: regiatra minettare tra i casi di presonanza di t, quasi fosse ^minai- 
ttare per *minaitiare; ora io mi chiedo se non vi sara in giuoco qualche 
analogia morfologica con altro safGsso, cosl come in amende § 4 ha in- 
flaenza la desinenza dei genin<](j in e, a proposito de* quali va qui richia- 
maio il § 188, dove il C. rileva a ragione contro THofmann 104, che quelli 
ch'egli chiama particip! presenti, in cui -nt- si sia digradato in -nd- per in- 
fluenza del gerundio, sono alVincontro veri e proprl gerundi. 



386 Rassegna bibliografica. 

§ 6 : spiega komo ' adesso * con *e c c u-m o d o e in nota komente con 
*quomente; sta bene che il campid. dica mot, immoi derivati da m o d o, 
ma pel log. komo rimane a spiegarsi Vu in 6, 

§ 18 : per aupa * frondi delFalbero ' propone c u p a con un panto inter- 
rogativo, ed io lo toglierei, come ho detto altrove, Misc. Asc. 245, perb il 
C. lo coUoca male qai, essendovi propriamente concrezione d'articolo e andra 
al § 20 con Mnu ' il pino *. 

Molto interessanti i §§ 22, 28 e 24 sui fenomeni paragogici, a cui si col- 
legano i §§ 111, 132, 142, 155, 168 e 188 intorno alia Yocale paragogica 
che si attacca al -b, al -t, al -d ecc. finali; non sono nuove le cose che 
espone il C, gia rilevate dallo Spano e da altri, cfr. Arch. trad. pop. I e 11, 
ma qui sono coordinate sistematicamente, anzi, sarebbe stato bene racco> 
gliere in un sol paragrafo tutto quello che h registrato sotto ciascuna con- 
sonante finale. 

II C. chiama eccezioni le postille ch'egli deve aggiungere a ciascuna 
risultanza generale delle vocali e delle consonanti. Io non le. direi cosi co- 
deste risoluzioni divergenti dalla norma, perch^ in effetto non sono che 
esiti turbati da cause ulteriori, ch*egli, qualche volta, determina corretta- 
mente, ma sulle quali sarebbe a desiderarsi una piu frequente e insistente 
industria da parte deirindagatore: sarebbe riuscita codesta la parte piu 
nuova e seducente della ricerca. Cosi nelle eccezioni del § 30 b butika, in 
cui r« si dovra ad influsso straniero, cfir. sp.-port. boticaj e cosi poasedire, 
titnire e sim. dovranno Vi ad uno scambio di coi^jugazione : inoltre Ve di 
m e n t u 1 a, che riesce ad i in minca come neir it. tninckia ecc, h pur 
dubbio nel lat. volgare. 

§ 34: accanto al log. comune preideru 'prete \ priteru di Bitti, e pMeru 
del Goceano, dovuto alia dissimilazione di pr-r in p-r. 

§ 36: per du in u sara da tener conto quello di cui e detto qui sopra. 

§ 38 : coUoca tra gli esempi di a protonico in e, nerza e feUa, che in- 
vece spettano alia tonica e come tali sono classificati rettamente al § 2; 
qui osserva a ragione che alia risoluzione di a protonico in e pare contri- 
buiscano le consonanti sonore s, z^ g, b, che preferiscono davanti a lore vo- 
cali fievoli, e, t, perb talvolta non agisce una causa unica per molti esem- 
plari, come al § 42 dove Ve protonico ha sorti diverse assai, delle quali 
troppo alia leggera si libera il C. con la sentenza ' dovute in gran parte 
airambiente fonetico \ mentre era il caso di studiarle ad una ad una. Questa 
osservazione potrei estenderla ad altre categohe di fenomeni ed ^, in vero, 
il punto in cui piu lascia a desiderare la pregevole memoria del C. 

Nel capitolo sul consonantismo, come in quello sulle vooali, fa 
precedere le osservazioni generali; fra queste rileva come i fenomeni di 
alterazione transitoria deiriniziale talora lascino traccia duratura e perma- 



RasHegna bibliografica. 887 

nente, p. es. in battu ' patto \ hertija ' pertica ' ecc, mentre altre volte la 
90Dora cede il posto alia sorda, p. es. in tictale dissimilato da dicCale. £ coi 
fenomeni di alterazione transitoria deiriniziale si coUegano quelli delle 
consonanti finali e della vocale paragogica, sui quali ho gia richiamata 
Tattensione qui sopra. 

Abbondante h la messe delle metatesi, delle epentesi, ecc. e aliri esempl 
si potrebbero aggiungere. Cos! al § 69 della dissimilazione h da aggiungere 
lumene nomine e paralumene * sopranome ' ; vedrei un caso di assimiia- 
zione in limola per ninzola * nocciaola *; h da togliere dal § 72 della epen- 
tedi kondaje d'eiimo greco, come vedemmo, e parimente mintere m i t i e r e, 
in cni ^ la ragion speciale del doppio -tt' dissimilato in nt per Tazione del 
m attiguo, cfr. Arch. XIV 164 e M.-L. I§ 587. Quanto ad anienM alien u 
e mAtzusu melius io lo considererei pure un case di assimilazione, pro- 
mossa dalla naaale vicina (cfr. qui aopra, p. 243) in cui il n serberebbe traccia 
del / primitive, perchfe h il j che si assibila e riesce ad assorbire il / che vi e 
aderente; onde la serie sarebbe /Xt Ij, l^, ^, come ai vede nel nesso parallelo -u- 
che dik rz, Is, 'z con I evanescente oppure zz coH'assimilazione: (fennarju, Wen* 
nariu, [b]ennalzu, benna'zu, [b]ennazzu tutte forme reali. Infine nel § 72 del- 
Tepentesi avrei richiamato tutti i diversi casi, di cui poi discorre partita- 
mente e ch'egli chiama del '6- eufonico, cosi come ha richiamati nel § 70 
delle proteai, quelli del 2h. Studiati tutti insieme , sarebbe atato forae 
piii agevole fermare la ragione di queato b aia iniziale ohe mediano, soati- 
toito SL k e g originarii. II C. nel § 75 toccando del digradamento del k- 
in g- e della aua caduta, nota che lascia traccia di a^ in un ^ eufonico e 
agginnge che h dovnto senca dubbio al fatto che nella 2* e 3* varieta il -A:- 
digrada a -j-» che da poi origine a ft. £) indubitato che il caao deiriniziale 
non pu6 diaginngerai da quello della mediana § 76, e che debba anohe con- 
netterai alle aorti del -g- intervocalico § 92, per la cui faae deve paasare; 
ma la ragione del aorgere del 6 non h data dal C. Io credo che debba tro- 
var^i nella qualita della vocale adiacente e nolo, p. ea., che accanto a 
nije4fu, lejiere^ assejetare e aim., c'e koiubare^ dove il j , aoatituito poi da b, 
si trovava tra u-a; e non potrebbe darsi che da casi aiffatti il ^ ai aia eateao 
analogicamente ad altri affini e poi all* iniziale ? Pongo il problema, che 
mi pare meritevole di studio. Alio steaso § 75, degno di nota upu upuale da 
*c n p u *c n p u a 1 e, di cui io avevo altrimenti giudicato in Arch. XIV 401 ; 
di aupa , aupare , kauV aupada ho gia detto nella Misc. Aac. 245. A 
propoaito delFeaito di -ti- § 140, riconoace come il rifleaao piu diflPuao aia 
't% proprio della 2* e 3* varieta, mentre nella 1* si ha jb , che h il punto 
di mezzo tra il suono z dei documenti e il / che si ode nella maggior parte 
del Logudoro. La serie deU'evoluzione e dunque ti, z^ }> , t, come gia e ri* 
levato neirJahrreab. II 110; ed h curioao vedere, egli stesso oaaerva, come 



388 Rassegna bibliografica. 

il sardo, da un saono gik intaccato da un J seguente, ntomi di nuovo alia 
dentale esplosiva pura e conclade con qneste parole che meritano di 
essere riferite: ' ci6 darebbe indirettamente ragione airAscoli suirintacco 
del c latino nel sardo \ 

Qualche altro caso deirassimilazione di n4 cbe riesce a nn § 146, credo 
che si possa trovare oltre i comuni binnenna vindemia e tnannikare 
mandicare, specialmenie a Bonorva; cosi hakqlu tunnu * cece * lo raccolsi 
io da un yenditore ambulante. 

Non molto chiare e distinte le ragioni delle diverse risultanze di dj 
§ 162; probabilmenbe Tesito z di appozu diiizu fastizu h seriore e in pa- 
role d'accatto e piu seriore sara 1* imprestito di fas^ftfiu tnvt^ia, ecc, parole 
dotte addirittura; senza dire di mfku che sara rifatto sul toscano mezzo, 
come si vide qai sopra nelPa. log., e di sezzo s e d e o analogico su pozzo 
potto e simili. 

La sorte peculiare al sardo di -nj- § 178, ^ nz o, Bitti e nz in tutto il 
Logudoro, G fl h certamente importato dairitalia o dalla Spagna; daquella 
kampafia montafia^ da questa intrdfiaha sp. enirafias. 

In husika 'vescica' § 179 v*^ di certo commistione con altra voce. V. del 
resto qui sopra a p. 289. 

£ ormai, mi pare che basti per richiamare Tattonzione degli studiosi sul- 
rimportante lavoro del C. 



Lo stesso autore, che cosi buona prova ha fatto nella diligente classifi- 
cazione dei fenomeni fonetici del logudorese, voile affrontare anche la ben 
ardua questione delPintacco del C latino, nelValtra memoria qui sopra al- 
legata. 

La questione, veramente, h duplice : Tuna, generale, rignarda il tempo in 
cui pub essersi manifestato nel volgar latino Talterazione della gutturale ci, 
ci; I'aitra, specifica, si riferisce al caso del logudorese, che avrebbe secondo 
alcuni conservata intatta quella gutturale, mentre, secondo altri, Tavrebbe 
reintegrata, dopo ch'erasi gia sfaldata in palatale. 

Ora, lo studio del C. dimostra neirautore una conoscenza completa della 
questione e dei diversi critici che Thanno trattata, ma il problema non si 
avvantaggia gran fatto delle sue osservazioni nella parte generale, n^ per- 
suade interamente in quella speciale. Cosi, ad esempio, h inutile riassu* 
mere semplicemente la s tori a della questione e le diverse opinion! degli 
eruditi, senza notare come queste si possano in parte conciliare, essendo 
discordant! piu nell'apparenza che nella realta. Ma di questo tentativo da 
me fatto nelle pagine, che danno principal motive al lavoro del C, c dei 



Rasaegna bibliografica. 889 

nuovi argomenti dedotti dalle iestimonianxe del grammaiici, egli tace, quasi 
atfrettaadosi alia parte «pecifica ^ 

In questa comincia il C. a oombattere la teoria ascoliana con dae ra- 
gioni. La 1% puramente razionale, si fonda soirosaervasione che ' il riiorno 
ca«aale ma esatto all'antico suono guiturale, dopo tanii aecoli, ha ianto 
del meraviglioso che non lo si pad accettare ad ocohi chiuai ; specialmente 
quando ai badi che la fisiologia dei auoni c^inaegna che la via piii facile e 
spontanea nella modificasione dei aaoni ^ dalla parte poateriore della bocca 
alia parte anteriore..., che un c«, ci o an suono affine a questo diventi col- 
Tandar del tempo kg, An, non e impossibile, ma atrano almeno ed ina- 
spettato \ 

L*es8ere meraviglioso e atrano non eaclude che aia posaibile. Quante coae 
meraviglioae in natura, eppur vere ! L*obbieuone dunque, anche ooai com*b 
poata, neirordine ideale non ha valore; nelFordine pratico poi, lo ateaao 
logudoreae ci oSre an altro eaempio evidente del retrocedere, per coal dire, 
di on aaono nel oammino deU'evoluzione. £) il caso del -c^- e del •tx- tra 
vocali, che danno nelle antiche carte logndoreai -M- o -r- e rieacono nel- 
rodiemo log. a 'U-, come riconoace lo ateaao C. nel aopra cit. layoro *. Ora, 
quelle che h avvenuto di ti, ci, nulla vieta che ai aia prodotto anche 
por ee, ci. 

La 2* ragione h dedotta dal fatto che TAacoli ai fonda an pochi eaempl 
e an di una eccezione per trame una regola generale. Premette che non ^ 
eaatta la legge aacoliana che il logadoreae sfagga coatantemente dalle eaplo* 



^ Di queate teatimonianze non tiene conto nemmeno il Denaunianu, nel 
suo articolo Sur ValUration du c latin devant it, i dans Us langues romanes, 
in Romania, XXIX 821, cfr. ibidem XXXIII 99. Egli prendendo occasione 
<lairopinione eapreaaa dal Mohl au codesta quiatione, nella Introduction d 
la chronologic du latin vulgaire, pp. 289-307, ai prova a aostenere che Talte- 
razione deGnitiva del c e il auo pasaaggio vl i o ts non pu6 apettare a et4 
latina, e conchiude che la faae intermedia della alterazione, oaaia la pro- 
noBcia medio- pal a tale del k, deve eaaere eliminata dalla discuasione, perch^ 
non ai pub preciaare quando comincib siffatta pronuncia. Ammette che h 
posaibile che k rieaca a ^ gia nel 2** o 8** sec. di C, ma crede che i ten- 
tativi per provare il fatto aiano atati vani finora. Senza entrare a diacutere 
delle voci da lui addotte a aoategno della ana teai, il che ha gia fatto il 
M.-L. nella Zeits, f, rom, Phil,, XXV, 880 e nella Berl, phiL Wochcnschr, 
1903, col. 696, mi preme rilevare che finora non sono state dimostrate er- 
ronee le conseguenze, da me dedotte dalKeaame dei grammatici latini, che 
aeppe apprezzare il M.-L. neU'Einftlhrang, 189. 

' E gia Tavvertiva 1* Aacoli con le parole : Tesito logudoreae di f di faae 
anteriore in -U- h preaaoch^ parallelo aU'eaito di c di faae anteriore in k, 
Arch, auppl. lY 30 n. e cfr. Jahreab. 1 145 e II 110. 



390 Rassegna bibliografica. 

give palatali e dalle fricative palato-Iingaali, perch^ 11 fatto del dileguo 
del -g- non lo prova. Secondo il C. il dilegno deriva dalla tendenza al di- 
leguo delle sonore intervocaliche, siano esse gatturali o labiali o dent&li; 
e sta bene ; ma sta anche il fatto che il log. ignora le esplosiye palatali. 
Ma v*ha di piii : tutio il lungo ragionamento del C. intomo a beitare^ hen- 
narzu e sim., ^ inutile; egli sfonda, come si suol dire, una porta aperta, 
poich^ TArch. XIII 113 (cfr. Jahresb. II 106), ba gia contraddetto, per 
questa parte, Tantica sentenza, rilevando chiaramente come qnesto 6- non 
sia cbe epentetico, alio stesso modo di qnello che e in besaire ' uscire \ 
hokkire * uccidere *, ecc. Anche airesempio faska ha rinunciato TAroh. 1. c. 
Non rimarrebbe dunque, per ora almeno, che Taltro esempio poska. 

Questo h abbastanza duro da smaltire, tanto e vero che gli oppositori 
cercano di demolime il valore, supponendo altre derivazioni. Anche il C. 
rifiuta Tetimo p o s t e a e ritoma al postquam proposto dairHofinaim; 
e siccome I'Ascoli ha obbiettato che postquam h una congiunzione, 
mentre il sardo poska h un avverbio, il C. s'industria di dimostrare che il 
passaggio di una congiunzione subordinativa ad un avverbio di tempo h 
possibile, allegando una frase in cui si arriva a poska per via di un^eliesi 
sintattica, che dovrebbe essere confortata da esempi di altre lingue per 
essere ammesaa. £ dubbiosi lasciano del pari quei costrutti elittici, che eg'li 
adduce per ispiegare nakki danarat ki e tiessi da n e c si. 

' Del resto se la derivazione di poska da postquam non garbasse , , 
egli conchiude di essere pronto ad ammettere quella di poBtqua(=quae 
neutro plur. analogico), che giustificherebbe pel senso ancora con una elisei 
sintattica K 



^ In questo frattempo il dottor Giulio Subak ha pubblicato nel Programma 
deirAccademia di Commercio e Nautica di Trieste, 1902-903, sotto il titolo 
' A proposito di un antico testo sardo ,, lo spoglio grammaticale dei frani- 
menti degli antichi Statuti di Castelsardo, editi dal prof. Besta. Lo spoglio 
e assai minuzioso, ma non molto chiaro nel la distribuzione e ordinamento 
della materia. Non si aggiunge gran che di nuovo alia nozione dell'ant. 
log.; note vole per6 la spiegazione di gama ' gregge ' col gr. Scfayia, e di 
refogare con refodicare e simili. II Sabak tocca anche di posca e dopo 
aver rilevato che gia nelle antiche carte si incontra osca, osserva che questa 
deve essere la forma originale e Taltra la secondaria, nata dairimmissioiie 
di pustis ; e propone I'etimo eousque hac, che non poteva dare altro 
che osca» Ma come se ne pub giustificare il significato che viene ad 
assumere nel sardo? Se osca e la forma piu antica, non si pub pensare 
al dileguo d\p-\ e cosi Tultima parola non b ancor detta su questa esile 
particola sarda, cfr. anche M.-L. alg. 67. II lavoretta del Subak ha date 
pretesto ad un lungo articolo di Matteo Giulio Bartoli * Un po* di sardo ^ 
neW Archeografo Triestino, Serie III, vol. I, fasc. I, in cui si discorre am- 



Raeaegna bibliografica. 891 

Qaesta incertezza nella acelta dimostra gia per se stessa quanto poca 
conaistenza abbiano i due etimi nuovamente proposti. Rimane dunque, come 
dicevamo, poska da p o s t e a. £ qui il C. pare non abbia ben inteso il mio 
discorso, perche si domanda * che cosa abbia da fare col poska log. il 6€itou( 
e Vappus del campidaneBe, per sostenere che nel log. si dovrebbe avere 
*puska da postquam. £ vero che il campid. muta in w l*oatono finale, 
onde bcnou^ come ocppou^, q>iXiou^ e aim. del documento greco; ^ vero pure 
che il log. puatis deve Vu MH della aillaba attigua; ma io adducevo le 
forme antiche bcirouc e appus per inferirne che ae foaae vera Tipoteai del- 
rHofmann che poska riaale a postquam, poich^ post rieace agli eaiti 
bciTOU^ e appuSf dovevaai avere pus nel log. e con Taggiunta del q u a m^ 
*p9tS'kat e che coglieaai nel vero aupponeudo queata aorte comune nelle 
origini del log. e campid., lo conferma ora in modo indubbio il Condaghe 
di S. Pietro di Silki, dove occorre appunto pus 4 p o a t. 

Da ultimo il C. viene piu direttamente ai nuovi argomenti da me alle- 
gati nella parte apcciale al aardo. 

Io rilevavo che il noto documento in caratteri greci mostra cpdifcpe f a- 
cere allato a loubiKi b(6b€Kii boviK^Xou, ecc. e penaavo che codeato T rappre- 
«^enia8se non solo il paasaggio della gutturale a aonora, ma un auono pa- 
latino piu meno alterato, in via di divenire fricativa e poi dileguare, come 
»i vede in affairi di documenti poco posteriori. Ora, il C. che non ammette, 
come vedemmo nella aua fonetica del log., la aerie g § j dileguo^ ma in- 
veee sostiene lo avolgimcnto "g j dileguo, mi domanda come io poaaa spie- 
;rare la caduta del c di boM^otia che fe pure dello ateaao documento greco 
t» «li cui non tenni cento, bencht; Taveaae gia notato precedentemente lo 
Schultx. Anzitutto, io riapondo, il caso di bo^^OTia domeatica e ben 
di verso di quelle di q)dT€pe facere; poiche, prescindendo che ee h una pre- 
jialatale e ca all'incontro una postpalatale, non e da trascurarai che bo- 
uioixa entra nella aerie dei proparossitoni in -icu, in cui il dileguo della 
gutturale avviene in condizioni particolari. £ inoltre, anche ammeaaa la 
teoria del C. per la risoluzione g j dileguo, rimane aempre che il T indi- 
<-ava quelle stadio intermcdio fricative, ch* io rappresentavo con j ed egli 
con ^ , e cib basta pel ragionamento che ie sopra vi fondavo, e cio^ che 
rintacco della gutturale era gia avvenuto. 

Poaso anche aggiungere che non ^ propriamente esatto che tZ! rappre- 
pcnti nel documento greco il auono palatale c e T il ^t poiche in q)dT2[avTa 
il it eaprime qualche cosa di piu di una palatale, e infatti cfr. nXuTZio^ 



piamenie del poato che apetta al nanlo nella famiglia romanza e poi, con 
non minore ampiezza, si mettono in rilicvo i riaultati dcUo spoglio del 
Subak, con qualche opportuna oaserva^ione ed aggiunta. 



892 Rassegna bibliografica. 

plateaa e aim. E non h nemmeno esatto che io abbia fatta confasiooe tra 
i documenti deirantico campidanese e qnelli deirantico logudorese; li ho 
sempre tenuti distinti e solo ne ho tennto parola insieme per certi feno* 
meni che nelle origini della loro formazione erano comuni. 

Goncludendo adunque, che h omai tempo, mi pare che anche ammesse 
alcune idee del C. e alcune sue osservazioni circa Tuso del k e del c nella 
grafia degli antichi documenti, rimangono ancora saldi i principali argo- 
menti sia neirordine generale che in quello speciale, pei quali si pub ac- 
cogliere la teoria ascoliana sull* intacco del c lat. e ritenere che il * aardo 
retrocedease nello svolgimento delle gutturali, ritomando dalle consonanti 
pp.Iatalizzate alle gutturali, cosi come retrocesse neirevoluzione fonetica 
del cx e ti con la serie z i t. 

P. E. GtJABNEBIO. 

W. Meter-LObke, Grainmatik der Romanischgn Spraehen. Vierter Band : Be- 

gister. Leipzig, 0. R. Reisland, 1902. 
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mente net dialetti ladiniy italiani, franco-provenzali e provenzali. Saggio 

di onopnasiologia. Torino, E. Loescher, 1904. 
Sbxtil PuacARiD, Lateinisckes ij, und kj[ im Rumdniachen Italienisehen und 

Sardischen, Leipzig, J. A. Barth« 1904. 
Elise Richteb, Zur Entwicklung der romanischen Wortstellung atts der latei- 

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Clara Hurlihann, Die Entwicklung des lateinischen aqua in den rofnaniaehen 

Spraehen, im besondern in den franzosischen, francoprorenzalischeny ita- 

lienisehen und rdtischen Dialecten, Ziirich, Orell Ftiasli, 1903. 
Paolo Savj-Lopez e Matteo Bartoli, Altitcdienische Chrestofnathie, Mil einer 

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NiBBi Idblfovbo, Voeabolario luccheae, Lucca, Giuati, 1901. [V. Pieri, Studi 

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GiuBEPPB Cabdabblli, Vita Orvietana dar 1100 ar 1430, Soneiti orvietani. 

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Salvatobe Panabeo, Fonetica del dialetto di Maglie in Terra d'Otranto. Mi- 

lano, C. Rebeschini e C, 1903. 
ToMMAso Cannizzaho, La Commedia di Dante Alighieri. Prima traduzione in 

dialetto aiciliano. Measina, G. Principato, 1904. 
Giulio Subak, a propoaito di un antico teato aardo. Bricchiche linguiatiche 



Rassegna bibliografica. f^ 398 

(Estr. dal profirramma dell* I. R. Accademia di Commerc^o e Nautioa in 

Trieste. Anno scolastico 1902-8). V. qui sopra a p. 890ii. 
Ma mo GiTTLio Baktoli. Vn po' di sardo (Estr. dall* Archeografo Triestino, 

ann. XXIX. Trieste 1908). V. ibidem. ';^ 

CKisToroao Pasquauoo, Cenni sui dicUeUi veneti e ttille lingu^^ inacaronica, 

pavana e rustiea. Lonigo, 6. Gatpari, 1903. : 

Paolo Svoato, Una novella di Alberto Biizius (Geremia Gotthelf) tradotta in 

vemacolo feltrinOj preceduta da cenni sulla fonetica del medesimo. Feltre, 

Tip. Panfilo Castaldi, 1902. 
II Fior di Battaglia di maestro Fiore dei Liberi da Fremariaeco, 

Testo inedito del MCCCCX puhUicato ed illustrato a cura di Francesco 

Novati. BergamOy Ist. ital. d'Arti Grafiche, 1902. \ 

VxTTORio CiAK, Vivaldo BelccUzer e Venciclopedismo italiano delle origini 

(=: 5* supplem. del Giom. stor. d. Lett. it. — Torino, 1902). Vedi Rendic. 

Ist. lomb. 8. II, Tol. XXXV, pp. 957 sgg. 
11 Libro delle Tre Scritture e i Volgari delle False Scuse e delle 

Vanitd, di Bonvesin da la Biva^ a cura di Leandro Biadene. Pisa, 

Enrico Spoerri, 1902. 
GiovAXHi AomiLLi, II Libra dei Battuti di San Defendente di Lodi. Saggio di 

dialetto lodigiano del sec. deeimo quarto {= Arcbivio storico per la Citta 

e Comuni del circondario di Lodi. Ann. XXP, 1902). 
AxTOKio BosBLLXy Una eronaea umidiiUetiale del sec, XVII, con introduzione 

e glossario, Parma, Alf. Zerbini, 1903. 
Emilio Loyabimi, Canti popolari eesenati, Padova, Gallina, 1908 [Nozze Mar- 

cbetti-Sfegre]. 
GicssppB Fehkaro, CatUi popolari reggiani (»aAtti e Mem. d. R. Deputaz. 

di Storia patria per le provincie modenesi, s. V, vol.11, pp. 1-115, 1903). 
Kab vom Ettmatkb^ Bergamaskisehe Alpenmundarten. Leipzig, 0. R. Reis- 

land, 1903. 
Bksvhabo SchAdkl, Die' Mundart von Ormea. Beitrdge zur Laut* und Kon- 

jugationslehrs der nordwestitaltenischen Sprackgruppe mit Dialektproben, 

Olossar und Karte. Halle a. d. S., M. Niemejer, 1908 [V. Mussafia, 

Literaturbl. XXV 80-31]. 
Hbisuch Auoubtin, Unterengadinische Syntax mit BerUcksiehtigung der Dia- 

lekU des Oberengadins und MilnsUrthals, Halle a. S., £. Karras, 1908. 



AGGIUNTE E CORREZIONI ALLE DISPENSE I* e Ilv 



A pp. 1-7. Namerosi esempi del costmtto anche ne* Canti popolari di 
Ferrara, Cento e Pontelagoscuro raocolti per cura di Gius. Ferraro (arriva 
sover e^un guardien sopraggiunge un gnardiano 70; <i sent sttner d'un cam* 
panin ib., mitrem d'una pajetta 56, la s'in fa d'un mazzulin 63, d'un bann 
al ghi donb 66, agh* daren d'una bevanda 94, tede d*un pescator 95. gh*ho 
tpuB^ d^un vecc 98, incontrb d'un zovenin 1U5, la flv d'un bel putin 118. Nei 



394 Aggiunte e correzioni alle dispense 1^ e IP 

Canti pop. regg. dello stesso raccoglitore : la riacontr^ d'un cavalier nam. 16. 

— Sara poi dovuto all' influsso della poesia popolare un esempio come il 
segaente, che trovo nel bellunese Coraulto: al Ziel ghe avea conzis de*n cor 
parfet = il Cielo le aveva concesso un cuor perfetto ; v. Nazari, Paralello ecc, 
pag. 89. — A p. 69. Dov'e detto * bellunese *, 1. * trevigiano *. — A. p. 97 
V. 197, 1. aguanaz. — A p. 90 v. 636, 1. le, — A p. 95 v. 818, 1. celestial. 

— A p. 162 s. ' grbgol ', aggiungi il mant. grugol e congriigol (qui, con im- 
missione di * congrega ' ?), il parm. groeusel sg-, dov^ I'iato h tolto da -«- 
(v. qui sopra a p. 326, e aggiungi il pure parm. rdser radere *rd^er, che 
perb potrebbe risentirsi di raso, rasare). ~~ A p. 174. Si veda, circa a /e/f, ecc., 
anche Schneller, Rom. vlksm. 251. — A p. 201 1. 7 dal basso: 1. lenk. — 
A p. 206 n. 2. Per ineesa^ cfr. infatti i sinonimi anconit. in- e rineisa. — 
A p. 213. II ven. traganie ^ poi penetrato sino neirEngadina, dove appunio 
c'e tragant tiratore. — A p. 222, aggiungi valtorneis di Valtoumanche ; 
e i Farnese son di Farneto. Circa a rondone^ v. anche Fieri, Top. 114. — 
A p. 226, aggiungi viernissUt vermicciuolo, e viernessdtt^ e circa a -t>»- -ess- 
pill non dubiterei che si tratti di -iccio- come nelPit. vermicciuolo, — Cor* 
reggi poi in orhigolo Vorhi- della 2* nota. — A p. 230. Di tnkte^ v. anche 
Ascoli, qui sopra a p. 188 n. — Circa a pidna = *pidena (in nota), cfr. il 
venez. fiatin (e fie-) = fiaetin piccolo fiato, e v. quanto h detto a p. 326 di 
palusSla e vihSla. — A p. 233 s. ' piciil \ II ver. pisdl si risente di hiso pisello. 

— A p. 233 n., L. Bruckner. — A p. 236. II friul. setd ha la sua corrispon- 
denza nel sard, i- uaettarey e v. Meyer-Liibke, Altlog. 36, dove anche si ri- 
manda al Gaspary per il tosc. aateitare. Questo ha poi un esempio pure 
nel Tristano (v. Parodi CLXIV). — A p. 240, togli la p.arentesi nella 6* 1. 
della 1' nota, e leggi Bard- nella 9*. — Quanto a Gaviraghi, le carte me- 
dievali conoscono Gavirago. n. 1. non piu identificabile. — A p. 243 n., 1. 
metidrikjdt. — A p. 244. La forma del Cato h flaibol. — A p. 246. Nota 
che aartar h anche bellunese. — A p. 261 n., 1. lauorier- — A p. 261 n., 1. 
crer per erer. — A p. 274 n. Aggiungi i numerosi esempi di dentrovi, che si 
leggono ap. Mazzi, La caaa di Maestro Bartalo di Tura (p. 41, 42, ecc). — 
A p. 291 8. * buflFu *. Si confronti il gen. hufUu qui sopra a p. 137. — 
A p. 296 n., 1. 3, Lper. — A pp. 297-8 8. *croda'. Anohe sopras. carj^n/a^ 
vagliatura, Carisch s. * draig '. — A p. 302, 1. 8, togli. Tasterisco dav. a 
* parentado *. — A p. 311 a. minchiastro ; cfr. il ver. monciastro mentastro 
(Monti Lor., Dizion. bot. ver., s. v.). — A p. 313 nota 1*. A gabinat ecc, 
aggiungi il sol. benagate (Gartner, Sulz. W.), ch'fe un beiresempio di meta- 
tesi, come direbbe il Nigra (Zst. XXVIII 5), oomplessa: 1. begana- 2. benaga-. 

— Nota 2*, ultima linea, 1. nagia. — A p. 316, 1. 23 : corr. nia in uia. — 
A p. 316 n.. aggiungi ognolo ace. a ugnolo, Beitr. 83. — A p. 318 n. Circa 
a sprimacciare, cfr. primacciOj che taluno da come gia latino (v. il Tomm. 
s. v.). — A p. 319 n. 2 : 1. resorz. — A p. 322, 1. 12, leggi sparanga. — 
A p. 323, 1. 14, leggi scaturdr. — A p. 324 s. * sgaminar '. Per aguaminar. 
cfr. sguardenale a p. 303 s. ' gardenalla '. — A p. 326 s. * sitta '. V. anche 
Cian in 5° Suppl. del Giorn. st. d. Lett. it. 185. — A p. 329 s. * temporal \ 
Cfr. majale temporale ap. Nerucci, Cincelle, Gloss, s. * m^ale \ — A p. 332 
s. ' avisi ', si confronti anche Tengad. orlzi. — A p. 368 n. Le stesse con- 
siderazioni che per dazia ecc, son da farsi a proposito del aencia sentia 
del Tristano (Parodi CXXX). — A p. 373 s. * palpebra \ Aggiungi il pava. 
scarpogia, di cui qui sopra a p. 322. — A p. 374 s. *nuca'. Aggiungi iltrev. 
oaaocblo St. di fil. rom. VII 234. — A p. 373 s. ' mascella '. Aggiungi il vie. 
pareagna (da Schio), di cui qui sopra a p. 198. — A p. 374 s. * cervello \ 
Aggiungi Ta. mant. verzeiy bella forma metatetica per cui v. Cian, 1. c, 189. 



APPUNTI SULL'ANTICO E MODERNO LUCCHESE; 



DI 



C- SALVIONI. 



AVVERTENZA. 

Qli appunti che segnono traggon la loro origine da ana recensione 
che mi propone vo di fare intomo al noteyole Vocabolltrio Incchese di 
I. Nieri '. Questo assunto m*aveva indotto a frngare con an po' di at- 
tenzione e diligenza dentro a qaalche documento deirantica parlata di 
Lacca, soprattntto dentro alle Cronache del Sercambi ', inedite ancora 



* Vocabolario InccheRe del dott. Idelfonso Nieri (Luoea 1901; ma 1902). 
In-4^, pp. xLVii-286. Dipende da questo fonte ogni yooe che, nel prosieguo 
del lavoro, h allegata senza altre indicazioni, o col I a sola sigla (?, coll a 
quale si rimanda alle ' Giunte e Correzioni , dello steHso Nieri. — II quale 
egregio studioso gi& s'era reso benemerito del dial, di Lucca cot seguenti 
layori: Dei modi proverbiali toscani e specialmente lucchesi (Atti delFAcc. 
di Lucca, XX VII 55-136); Dei fatti transitori proprii delle lingue neiratto 
che sono parlate (ib. XXVIII 237-89), che riHulta essere come una parziale 
esempHBcazione italiana al Veraprechen und Verlesen di R. Meringer e 
K. Mayer; Saggi scelti del parlar popolare lucchese (ib. XXIX 197-272). 

* Le Cronache di Giov. Sercambi, edite a cura di Sal v. Bongi. Tre volumi 
(Roma 1892), che si citano senz'altro con I, 11, III, e colla cifra arabica ri- 
mandante alia pagina. — II Bongi stes^^o, in fine al vol. Ill, ha ammannito 
due elenohi di voci e forme, che nesauno vorra chiamare esaurienti. Kgli 
vi ha rilevato, tra altro, un gran numero di forme che appajon peregrine 
Hi, ma son semplicemente degli sbagli. Di tali forme non mi occupo io, 
B*intende; ma gli elenchi del Bongi saran tuttavia da aver prenenti per un 
certo numero di voci, di cui io non ho tonuto couto, non avendo da dire 
sn di esse piii che gia non avesse detto il Bongi stesso. — Gli altri fonti, 
di cni oltre a quello eontrassegnato gia dal Fieri colla sigia * bdl. \ io mi 
dono valso, son questi : n ^= Le Norrlle del Sercambi edite da Rod. Renier 
(Torino 1889. V., au di esse, Ga^ipary, in Zat. XIII 548 sgg., Morpurgo, in 

Arohivio glottol. ital., XVI. 96 



396 Salvioni, 

qaando il Fieri ci regalava il sno be! lavoro sal lacchese antico e mo- 
derno. Com pinto lo spoglio, e riconosciato che di esso ben poco avrebbe 
potato passare nella recensione, mi doleva di rinchiader le note nel cas- 
setto, da dove noa so se e qaando avrebbero trovato Toccasione di 
nscire. Mi decisi percio a mntar la recensione in ana serie d*appanti, 
sal Nieri e sai testi antichi, cbe giovassero ad affermare qaalche risol- 
tanza nuova, e piu a completare e confermare qnelle gik presentate dal 
Fieri (XII 107 sgg., 161 sgg.) *, ai cai nomeri gli appanti nostri sono 
quindi coordinati. 

Circa alFopera del Nieri, essa ^ stata giadicata da cbi aveva la maggior 
competenza a ci6 fare, ciod dal Fieri in St. di fil. rom. IX 720 sgg. 
Qui mi limiter6 ad accennare alia riccbezza ed attendibilit^ dei mate* 
riali cbe il Nieri ci offre con ispirito argato e sagace, con amore di cit- 
tadino devoto. Se ana agaal raccolta noi avessimo per pia altre citt& e 
contadi della Toscana e del r Italia centrale, certo n'andrebbero agevolaii 
d*as8ai gli stadi etimologici salla lingoa letteraria nostra. 



Riv. crit. d. Letter, it., ann. VI. 38 sgg.); croo =' Antiea cranichet$a vo^fare 
lutrhwe pnbblicata. in'doppio teato, da Salv. Bongi (Atti Accad. luccb. XXVI; 
li citan le pagine della tiratnra a parte); ing. = InffiurUy improper i, con- 
iutn€liey ecc. Sag/io di lingua parlata del Treeenta cavato dai libri comumaU 
di Lucca (in II Propognatore, ann. 1898, pp. 75 fgg.), che son de* materiali 
assai preziosi, gia alruttati in parte dal Fieri soito la aigla ' pod. % ma cbe 
giova adoperare cob molta cautela, per le ragiom ehesi leggon qui innanzi 
a Dual. 4-8 in nota (v. anche Fieri Xll 166 nota 1*); fagn. ~ Lo StctttUo dd 
eomune di Fagnano pabblicato da G. Sforza (Atti Accad. di Luecat XXIV 
827 sKff.) ; leg. » alcuni brevi sa»<gi di leg^ende agio logi cbe, ecc, vtampati 
in Bulletin de la Sociele des anciena testes fran9ais XXIIl 44-6, 70*71; 
cod. "=» D'lm antico codice pitano-luccheoe di iratiati morali di Mich, fiarbi 
(Misc. D*Ancona 241 Rgg.; v. qui sopra a pp. 206-7. Qnaiido accada di alle- 
gare dire tta men te il te^to verse^iato ehe il Barbi comunica a pp. 253-9, 
si rimanda col la cifra al verso). Non ho poi potato approfittare del laToro 
di Arooo Parducci in St. rom. d. Soc. filol. romaAa, fiase. 2^. 

*■ Del Fieri, y. ancora XiV 423 s^g. ; e Supplem. nomero V. £ tett^ ci ha 
egli regalato nn lavoro sul dial, della Versiglia (Zst. XX VIII 161 sgg.), ^le 
si citera per ' vers. \ eosl come citeremo per * pis. * il lavoro sal dial. pkaiM 
(Xll 141 sgg., 161 sgg). Invece rimandano al lavoro sal Inochese la ng^ 
* Iveoh. * o il semplice * Fieri *, seguito da ofra arabica. 



Appunti suirantico 6 modemo lucchese 897 



I. — ANNOTAZIONI FONETICHE. 



1. VOOALI TOmCHE. 

1. Di tnireo e erbigatto (Fieri 171 n) e cosl pure di dto I 326, 
n 356, v. il less. — Manirai^etUe, nl., di fronte a -ante Bongi 
I 440. 8. Trievi Trevi Tb^tis (cfr. Trievs nell'a. perug.) » ; 
riei ' rei ' II 415 (v. Parodi, Ro, XVIII 594; cod. 243) di fronte 
a rio II 419 *. II dittongo di iieulo ha eonferma da itiiola -ffola 
e fors'anche da bievora {= *biora ?) bevero, castoro, I 263. — Circa 
a fierria e schiezza site- (Fieri XV 465 n, vere. 162), v. il less.; ma 
riman misterioso fielce, felce, che etupisce di nonritrovareaunposto 
donore negli elenchi del Fieri (XV 464 egg., Zst. XXVII 587-8) ». 
— Una eerie speeiale di eaempi del dittongo ie d fornita dai 
plur. come viei vie, dove Y-iei h da -^M (num. 140), e dove par 



' II Nieri allega da Viil di Lima il plur. ziei zii. L^ignoranza del come 
▼i suoni il sisg., ci io^lie di giudicare se si tratti di -iei da -/« e sia quindi 
nn e^empio da mandare con viei, ecc, se sia formate a zio suUa norma di 
sin^. rio : : plur. ri>i, o se piuttosto non si debba mnovere da quel zeo 
Mei'o di oui son tanti etempi neira. perug. (▼. Boll. d. r. Deputas. di St. p. 
p. rUmbria, IK 185, 243, 289, 355, ecc, zeis m ib. 807, zeaziA ib. 48) e che 
par non essere manoato al toscano (▼. Sanviaenti, Mem. Aocad. di Torino, 
S. If, t. L 172, B. 'ceo*, dove anche c'^ eiano), NellV del qual zeo difficil- 
mente affermeremo oontinuato quello di Ofto^. Infatti, data la grande im- 
probabilita che il z rifletta e- (t. intace qui sopra a p. 86611.; e circa a 
Mwfseo I 812 — IfoMtfo XII 147 n, esso dipendera forsa da una contamina- 
ziona con ^Mazzia Mattia; cfr. lo fip. Maeias), si vorrebba qnaatomeno *Uo. 

' Non saninno genoini sieno sano III 116 a dadivitro daddorero ing. 114. 
Non cosl Comi0to Corneto I 215 (cfr. a. pamg. Corgneto Boll. cit. IV 104, 828), 
per cui bisognara muovera da cdrnio, nh Oiniegi Ginesio I 81, 418, cron. 
14, 15 (-M- cron. 18, -ni- I 10. 12). E Niesa, III 82, 84, sara * AgnoM ' ? 

' Parrebbe di Tedervi nn ben antioo e metatetico *fieet, onde ^fiett Yanoto 
poi a commescersi con felce. 



3d8 Salvioni, 

aversi una risoluzione analoga a quella di ieu da lu in dialetti 
transalpiui (Meyer-Liibke I § 38) '. 4-8. Yrici Elice. Pieri 

vorn. Ui2, Bongi III 464, 431, tnesidima ' mezzedima ' n 12*^. 
129, (ii'sswMni Gctsemani n 303, se tale era I'accento anrh** 
in antico , Ertnini Armeni I 49, arstnico less., tricca trecoa 
n (WJ *, frizie freccie II 20 (v. Lorck, Altberg. spr. 218; e ancht- 
deira. perug.); Sardigna bdl. 16, 1 97, di cui v. Parodi, Bull. 
il. Soc. dant. Ill 95-6, Pieri pis. n. 5. Ma famelli famigli int. 
1 24 (/>m) •. — Mencio Mincio II 36, III 264, che riprodurra la forma 
hreHciano-mantovana. — Di insambra e di sanza, bdl. 134, III 
220, V. il less, alia prima voce. 9. duolo less., scuola sp>!a, 
h*HH., che si confronta col mil. spola -ra, muararsi, less., con "■• 
dalle rizotoniche ^. Curiosi ^rt/o^a trota, che andrk forse giudica*«- 
come tuoto (cfr. ruoito); e, colKuo del presente (cfr. analogani. 
riense su viene), vuolse voile n 174, 289 ruolseno I 53 (a. s-tn. 
vuolsi Zst. IX 543), la qual forma trova poi un'eco in riruolsf . 
rivolsero I 22. — Di ^luco il giuoco, bdl. 36, 130, gittrh'tu' 
jocANT II 374, non penserei col Parodi (Ro. XVIII 60*») d- 
abbia u da u6, bonsi dalle arizotoniche (giucare bdl. 14<': 
cfr. lomb. giigd, el gtlga j5('at; ma ^oy joir). 11-13. gt't- 
giogo I 10^, 142, IHS, niusfra less., rungio -gna conio. t*L\ . 



' p^tsterla I 61, 1^5, 186. C^rca al np. Nisierna, qual poi ne sia IVtin 
nolo rln» «*i tratta di per^onairfrio friulano. 

' L'f e I'l pure in quolla voce francese ch' io ritengo corrispomlere ^.* 
nostra, e»l e t richer aiitii>arn. anche trechier. 

' Nflit* iiig. Hon que^ti t'st^mpi: illi e^li, ninf?., 84. quilgi quelli 113. IH 
quintr irhe prcHUppunf* *qm^tt) questo 80. cridi tu credi 117, voUrt \\ 
dtcitmi i<2, drrifi tiiiti 118. roUsti ib.. faristi t^2, jwrritfit 114; rint von» II* 
Snn forme ni»'taroin'liche, non t'^elu^Ja rultiina, e accennano airori^m*' - *• 
t»»ntrh»n.il" o uiu^r* m:iro(»-m<^ritlionali* del notajo o del ^udice. II B-*"- 
a>\«*rtt« c'.tt a pr'tii.»-.iti) di dtriti e ariti che cbiama " sejjni di dial !• : 
<1h! n'i^ 'j«» o «l»'l t'iutiice'; ma -an-bhero ntate iieces<;arie ojfni volt.* d' 



irifi riij i/.i-»tji hicurtv 



* 'I'.t i ni.ll.: Jia»ii'huo,*iui H.idi ofani I 215 (cfr. cuofimi cofani cod. 24 

•• Su 'i N 1^ Hi 14. Iii'tltr'' rnov vog 116. 



k 



Appunti suirantico e modemo lucchese 399 

n 211, I 39, ecc, cugla I 158, pupore II 219 ^ Alternan poi 
continuamente e si confondono dugio e dogio, con che si ri- 
specchiano i due diversi fonti ond' b stata accattata la voce 
(von. doie, gen. diize), Sia anche ricordato lucio allato a Ipcio 
less. 8. * locio '. — Agobio Oubbio I 49 ecc. (come nell'a. perug.). 
— pio pill leg. 45 (cod. 243 e vv. 29, 299, 430, pis. § 14). 
n.paraula fagn. 535, leg. 46, 70; — gdbbulo less. ; lalde -all 294, 
320, galdio cron. 35. 22. Per Ihina pu5 forse confrontarsi 
il ven. lihena, 26. pdccia less., fdlle less. 



2. VOCALI ATONE. 

27-28. monesterio n 239, 111 Ul.Chatelogna I 44, II 166, ecc. 
oitilano III 131, 283, Gozedini Gozza- II 392; regionamento ra- 
111 .^6; scherlacto see- scarlatto I 20, 152 (bis), II 185, I 94 (qui 
come np.)«, Sensone Sa- I 385, III 275; leelta III 78, 93, ce- 
srheupia bdl. 94, oltreggiare ing. 132, megliorana less.; — gri- 
tfiigna gra- n 54 (cosi pur nel pis., Fieri § 24-5; e cfr. gre- nel 
Vocab., e in dialetti alto-it.), stribiliare; ciscuno I 377; Charmi- 
gnuola Carmagnola III 264 (Aw), 307 (anche veneto; v. Bellio, 
Le cogniz. geogr. di Giov. Villani, 31), Armignacca Armagnac 
II 41, 77, v. Bellio, o. c. 16. — ogosto pass. (v. Merlo, I nomi 
romanzi d. stagioni e d. mesi, 149, 147, Fieri, num. 54), toma- 
rmzn materazzo, bozzana ba-, Noarra Nav- I 39 (bis), 420, UI 
114, dove forse e oonfusione con Noarra Novara. — Difficile 



* Nelle ing. : suczo sozzo 122 (bis), vuUo 90, castruni 86. Deve anche qui 
trtittarsi di forme, metafonetiche forse, non lucche^i, e che richiam&n l*os- 
KtTTHzione ora fatta circa agli analoghi casi di ^ in ». — tui ing. 118, 
116. 117; duve III 401 ^u pasHim), dunde III 404, sono dalla posizion di 
proclisi. 

• Pi«. Schirlatio Fieri § 36 e nara da scher-. Per IV, v. poi Caroline Mi- 
. haelis de Vaaconcellos, Zst. XXVI II 432. 



400 Salvioni, 

dire Be in matrassinOf n 51, manchi ^ o a. 29*-30. manganelle 
I 23, che fa supporre *indngQno, schandolo II 167, bufola bufalo 
bdl. 117. — guarti ' guardati ' ing. 98 (anche a. sen. ; v. Hirsch, 
Zat. X 415). 32. ordinotte ' ora di n* ' (anche in Pascoli, 

Canti di Castelvecchio, 2* ed., 21), paur' che * paura cbe', n'hopien 
Vanima, Nieri e. ' paur ' e ' pien ', fistol vegna ^ venga la fistola ' 
ing. 108. 33*36. candglieri 4lie- cron. 11, I 289, 408, II 

266, cervigliera bdl. 134, n 292, Monpiglieri U 66, vigluto vell- 
I 146, 315, iscieremo esoi- cod. v. 4:6?^, anticessore I 6b{ter), III 
310; pigiore pegg- I 92, 11 17, ispisialita III 140, Chimento 
(= Kje- ; cfr. il sen. Chietnento, Zst. X 60, e il cognome Chiomenti) 
Clemente I 53, pivieri (all. a pie-) bdl. 25, 44, criatore -ure cod. 
V. 5, 7, Friani Fridiano Fred- cron. 32, bdl. 43, Pitieri Poitiers 
(Peit-) I 55 {Pet- I 56), Ghaitani (= Gaje-) I 86, v. Piori pis. 
§ 33. — piticello all. a pe-, pilistrino preneatino I 32, pititiotie 
pe- passim, Fiorintini III 137, assinicare less., honorivilemente 

I 246, se non h per errore, distino I 34:2, dilizie II 394, dilicate 
n 367 'te83e III 224, disidera I 228, HI 324 -derio I 187, di- 
finire III 325, discriveno I 163, diliberare I 94 -razione n 199, 
dilivransa bdl. 99 -wait ib. 100, rispiro, ristituire I 87, n 213, 
risistenza 1 292, riplicare I 143, rigistrato III 35, dispirata -spe- 
n 218; — T^cspo E- I 85, itnore I 20, III 30, ecc, t?irowe III 81, 
spiloncha II 188, 232, 233, sicuri sc- I 188, ciasciduno -schi- 

II 2X0, 220, 229, III 323, bdl. 17, apartinenti III 406, tindone 
I 149, diserto de- II 384, dimeriti III 324, iiposio n 269, rft/e- 
jraif I 44, dicollare I 150, dicapitatiUI 177. — abreo, Adovardo 
Adm- I 55, 43, II 398, ecc, Azzolino Ezze- I 36, ascietto ecc- 
bdl. 1, 138, 140, 142, aseguitore -sse- -ze- I 290, 291, II 73, 75, 
175, n 302, assequio esequie III 273; — scarano sche- n 272, 
vernadl III 46 (pis. § 81), e v. ancora Pieri num. 157 ; — ma- 
ladeito n 266, III 61 *, malanconla I 246 ecc, Racanato Re-i 



^ Ma in malavoglensa^ I 249, III 85, h * malo * fktto conoordare col so- 
stantivo. 



Appunti sniraniioo e moderno lucchese 401 

n 62 (v. IX 378 n), sanatore II 198, 228, 229, 371; dalfino 
(di Francia) III 118, 212, ecc, Piamonte I 209, 245, 114, ntia- 
nella dolor di schiena, raccamati ric- bdl. 50, mmutieragiane, 
bdl. 23, dove tuttavia sark ramm- =be-ad-; — tonere te-, r^n- 
ionaio I 96, 269 (pis. § 32); sopultura n 334, soppellito n 68, 
ramanere -so -sa n 172, 173, 285. 303, ma sara un errore ri- 
formare n 270 1. 27. — II dittongo passa alKatona in niempi- 
tella^ gnevicare, nievirando III 331, piedate III 29. -^ istimana sti- 
settim- cron. 30, I 33, 277, fagn. 535, 537, ovrieri e overieri 
bdl. 10. Re«ta Ve in Sarezzana Sarzana I 47, 59, 168, III 286, 
288, 300, e sono abbastanza numerosi gli esempi in cui I'agget- 
tivo sdrncciolo in -le non perde Y-e componen'iosi con -mentei 
similemente bdl. 19 (bis), honor ivUemfnte -ero' I 246, III 273, ecc. 
37-38. indglita * moglie tua ' ing. 125; — bierora bevero I 253, 
porori pove- III 219, 223, 320 -rella III 73, socioro I 246, III 27 
(-ri>- I 405), lectora I 22, ecc, Sandoro III 148 SandoH III 9, 
dove avremo *Sdndero Alessandro ; e qui vadan pure mociorare 
mace-, sghmboro II 281 sgomborare I 117, 143, 364, prosporeg- 
giando II 176; — inpito impeto I 1H8 ; torlili toglierli III 25; 
— Senaca cod. 252; — frhda fodera. — Finale: Fighino Figline 

I 35, 124, 406, II 46. 39-41. fenire, feducia, irebunale, tre- 
btito II 229, serene si- II 185, vesconte vi- bdl. Ill, fermamenlo 
fi-, cielo, cod. v. 23. 324, penetenza -sa n 353, I 338, ecc., con- 
cestoro -rio 1 256(6*5), III 137, 153, Melano bdl. Ill, cron. 12, 
29, I 4, ecc. melanesi cron. 11, vettoria cron. 30, rertu leg. 70, 
III 29, 219, ecc, caregato n 236, atfossecnti n 174, Sesmondo 
III 65 (bis), cron. 32, anconetan- n 236 (6w), cron. 11, frageiifa III 5, 
protnessione n 402, commessione III 113, 327, ne' quali esempi 
si sente -messo, ypocrezie II 1H5, Gregento Agrig- II 143, da 
dove si pu5 ricavare che Girgenti e, per assimiiaz., da ^Ghirge-, 
degiuna n 277, destribuire III W^ydesdiren 102 (bis), breviieggio 

II 31, ecc, dove s' immette * breve ', enterame i- n 170. 171, 
emsegna I 19; tentore n 43. — Salvestro, np., n 85, 167, 168 
(Si- I 49), Qachiello Ezechiele cod. v. 112; Chanamala Callim- 



40:2 Salvioni, 

cron. 27; angenerd n 237, se non v' ha errore ^ — songhmso 
I ir><>, pistoletiza pesti- II 222 occ, come in molti altri antichi. 
piktrocida III 319, sc non e orrore, vizodogio vicedoge passim, 
cho sara o per assimilaz., o perche vize sia stato preso come 
un ag^ottivo e trasformato secondo il tipo della 2*, Ghiozafv) 
(ihivizzano eron. 31 , cioe *^/*iro-, protnaticcio, prot'ilegio; — ogiumai 
Piori § 35, Flechia VIII 405 8. ^zomai', Giumigtuin Geminiano 
(Nieri XLV), giubbetto less.; unfino; unutUe. — frugello filugello. 
Alchieri cron. \\2{bis), nome di un personaggio che in altro ros. 
delta cron. (v. Bongi, 14), e chiamato yl/cft^i^t. Abbiamo qui, >e 
nial non m'appongo, la chiavo per giudicaro delle due forme del 
roKDome di Dante {Alighi- e Aldighi- ; v. Bianchi, X 41 1-2) : Alduj- 
HI riduceva ad Alg- (cfr. aUanti altrett- II 3G, e gli es. del Vo<'.K 
risolto poi nuovamente in Alig- (cfr. alga e aliga -ca^ tnUart e 
valicare, ecc). desnare, biasmare non saranno poi (malgrado .**i- 
sitHa III 11) da desin- bUisim- ma continueranno senz'altro I« 
hasi francesi disner^ blasmer, 42-44. torneresievi = -ivi n l*i •. 
credemi ' credimi * II 292, reverisreli III 21«5, ricevele III 223, dn 
quali esompi v. poro il num. 153; Rustero n 244, medego ib. 31*'*; 
- Compoto I 369, 371, 3S0 (v. Fieri Top. 178 s. * compitum '; 
o cfr. Compito I 371); ma da -ibile puo aversi o -crole e -ni!* 
(cod. 244) ; — Fiordo np.. rumiuv (N. Post, e Post. s. 'floridius'i. 
Osffto Osinio cron. 2G (cos'i pure nell'a. pt^r. ; ed e bene not*» 
measpr Osmano), — Finale, fore fuo- bdl. 21, 30, 122, ecc: 
quinde II 5, bdl. 9, 13, oggi e dimane bdl. 27; ogne bdl. UU. — 
Notiamo qui, come in posto men disadatto e senza voler pre- 
>i:iu(licare nessunii quisli4me, nnll. come Furlinpopolo Forlimpc>- 
poli III lti4, Gngrnto (Jirgenti, di cui qui sopra, Bacanato Ke- 
canati. — Savverta pure la caduta delP-t di corabinazion md- 
tattica in buon fnirti II 191, buon midici III H7, buon faciill 17?, 
tal riei II 2t>2, tal Urre III 1S7. tal merchantle I 21f>, tul cka- 



• atvptitudiftf G., anrfnid C»., ancitdine, dyve sara /a'w^-, eec, inUjrpivUt 
On me V'lnq'. 



Appunti suirantico e modemo lucchese 403 

Stella I 43, florin (e la cifra lasciata in bianco) III 402. 46- 
46. Si pub chiedere se spormii I 362, III 198 -fiare I 174 (K5r- 
ting* 8975), ch'e pur forma senese (Zst. IX 548), conservi Vo 
radicale etimologico, o se non piuttosto sia stato restituito per 
rinfluenza insieme del p e del successivo o; cocitore cu- III 252, 
costore less. — pasturale * pasto- ' n 280, Uleggio 0- 1 89, Buemmia 
bdl. 1,.I 136, 142 buenwn 1 142 {Buo-l 36, 141), Pruensa Prov- 

I 38, uanno, Lungin II 341, Furll I 215, III 164, chuli II 242 
Chutignola III 198, 243 (Cho- III 261, 295), curicare I 150, pru- 
cissione, uriolo, chugnato I 234, ugni III 273, ecc. ugnuno III 
402 ecc, cumiatu n 399, II 132, ecc, puccena, ubdco op-, tra- 
buccare bdl, 101, Upessinghi Op- ecc I 23, 28, bulcione bolz- 
n 55, 55-6, Ruberto I 17, ecc, Lutnbardia ecc. n 349, I 58, 
^9, II 40, ecc — muorarsi less., alluogare II 412. — ritrecUo 
less., dimino I 194, II 295, dizinore (onde poi disnore III 48) III 8, 
cichignola less.; strefinare; — focalare, 47-48. prblao less. 
49-51. monitione mu- II 122, 124, 127, 128, 133, ecc, nodrire 
III 323, notrichare III 225, produra prudore n 226, Sorrexio bdl. 
62, Orbino U- III 158, uzorieri usurajo I 157, rinonsare II 33, 
dinonsare -dure bdl. 28, 143. — muglieri ing. 84, Fuligno III 255, 
257, 279 (f'o- III 279) , guvermiti n 405, cutello less. — pre- 
zt^ntuosi II 2 45, Erbovieto Orvieto cron. 22; Uguiccione I 55, come 
in tanti altri testi toscani. 51. baratro -ctro baratolo ing. 90, 
los, scedra, snipre less., pentra pentola, in un posto, parmi, din, 
chc ora non so indicare, cintra bdl. 51, II 252, 367, allato a 
cui c'e cintora 1 254 e cintura ib., di cui non so se sia da leg- 
gere cintura o cintura. — nulli, cioe *nU'Uli ^nuvuli * nuvoli ' 
nubi, cod. v. 315, taula bdl. 60, 74, III 222, n 51, 2Vm/* Tivoli 

II 229, chauli cavoli III 331, Paulo III 273 ecc, rfiawZe leg., />o- 
pulo pass, {-polo 1 20), apoiituli izula leg. 53-54. Ugenio cron. 9. 
— odendo I 250; rugaia, arrughire, sciurino; aldienza bdl. 141, 
exaldito ecc. I 67, II 185, III 186, laldare II 18 4, aldace ecc I 
25, 199, 23, altore II 411, 413, 414, 415, 417, 418, 42.^, altorita 
II 229. — Pesori -li Pisairi'm III 371, 239; main realtii sara 
meglio muover direttaniente da Prsar-, e v. num. 74. 



404 Salvioni, 



3. CONSONANTI. 

55. Circa alio sorti del j secondario, cfr. guao guajo (la forma e 
pure genovese), sgaruolare (Q.), che sara per sgarujo- (cfr. sgarugli 
e il garf. garujolo gheriglio, Nieri s. * sgarugli '), caciauolo cacia- 
juolo III 327 (cfr. a. sen. lanauolo -ajuolo, Hirsch Zst. IX 568). 

— votta, ecc, n 102, 325, II 188, piaiti III 403, aguaito n 292, 
meitade ecc. bdl. 23, 32, 84, faite I 263; araine * avrai-ne' II 
119, daitt tu? n 275, ecc. AU'incontrario : me^ meglio fagn. 529, 
164, 200, rico' imperat. * raccogli ' III 261, ta' danni II 200 ta' 
palagi n 162 ta' cose II 347 (e ne proviene il sing, ta ^ : to! ra- 
gazzo n 253 W mercadante n 139 ta' trattato II 44 ; cfr. anche 
al qua* al quale III 195, che presuppone qua' quali); — assa- 
gliato 'ta- da * sajo '. 56. Virglo Virgilio III 277 (nella bal- 
lata di frate Stoppa dei Bostichi). Per Ij secondario: ciglieri, sa- 
glione all. a -lio' -lico'. Ma in miglianni * mille anni ' vedremo il 
regolare miglia milia , ch' e in qualche canto del Sercambi. 
57. matko less., cristei clisteri n 65 (cfr. cristeo nelVoc. ; voce 
imbrancatasi tra i nomi in -erio); rasoro n 16S {ter), 58. San- 
mignato cron. 31, sciagnato less. ; pognan -ngn- * poniamo ' se 
anche, 1 196, 200, nella Canzone di Ant. Pucci (cfr. pognamo che 
nel Voc). 59. gnaffe ' mia f^ ' n 168. 60. Antioccia I 38. 

— Eustagio Eustachio I 179 (cfr. Ostasio), certo attratto da nomi 
come Gervasio, Atanasio. 61. Moncia Monza III 207; chazerd 
cacci- ing. 124, vers, lazza less. — Del resto, ne' docum. antichi, 
c'^ per ogni z una grande varieta di grafio, che pero tutte ci ripor- 
tano a f , e lo provi I'aversi esempi come compatione compass- 1 
259, III 221, di fronte a confessione confez- III 56 ; inoltre: pentieri 
pensiero II 259, 377, III 130, 230, 231, ecc, ar«oni ars- I 225, 



^ Se pur non si tratta di un accorciamento proclitico del genere di quello 
che 8*ha in certe parti delle Alpi lombarde, dove ta e venuto alle funzioni 
di un semplice prefiaso dalla funzione diminutivo-spregiativa: un taprhat 
un pretuccio, ecc. 



Appooti suirantico e modemo lucchese 405 

storiioni estors- II 181, difentione I 16, 280, respontioni ri- 1 341, 

II 191; cfr. aWincontro conees$ianeconc&zxone\eg,, camsanecsLnZ' 
I 169. Tra le grafie, e notevole ^tanche quando non segna vocale: 
Fatino II 194, 250, III 146, che riproduce la pronuncia lombarda 
del nome di Faaino Cane, e ha allato a se Fazino III 169, Fa- 
rino III 44,46, 145, 171, experienti circustanti, di cui al num. 140, 
anli I 94, innanti bdl. 15, 18, rispoadenti a anzi ecc. Cfr. ancora 
tkio (e sio 130) zio bdl. 7, innanthi bdl. 12, anthiani I 869, fortha 
bdl. 13. 63. giachoni dia- cron. 36, che pero potrebbe, in- 
sieme alle altre forme italiane che vi corrispondono (XII 440, 
XIY 216), rispecchiare ii gik lat. zaconus (Uiez. gr.^ I 283) ; 
cfr. baitegiare n 317, I 132, e anche nel Voc, Del resto verzente 
vezz- veggente, arzente, e i ^QOonAdtxifastiggioso -gio^ ing. 79, 129, 
ingiustra *indiustra industria, maia less., soppiano less., Friani 
(anche tior.) Fredia- cron. 32. 63 ab. pj: pippioni picci-* n 144, 
sappendo 1 287. — sj: basciare n passim, cascio III 406 cascia^ 
tuolo 6 -aVi- bdl. 75,80, III 327; Cervagio Gervasio, Giniegi (ji^ 
nesio, cerage n 374 (bis), I 93, e anche vagello n 291, vagelUimenti 

III 323 ('ze- ib.), riverran qui, per la via di un plur. *vasia o 
di un *VAS£i; (cfr. raM, alveare, nel dial, di Val Calanca, e cos^ 
kamiza) ^ — Basciano Bassano, III 67, par rispondere bene alia 
base con -ssj- (v. Olivieri, St. Glott. it. Ill 70). Di sciepi 1 396, 
V. Fieri vers. § 56. 64-69. chavigliasoni cavill-. III 325, deve 
risentirsi della base ch'e in scavigliare less. — mutore II 363, Mon- 
teeueori -ccoli II 433, Santangioro 1212, Spinori -la, passim nelle 
Gronache. ecc, e v. num. 51 ; — Guilliermo 115, malischarco 
I 105 (M^ — a^^'-^ II 293, voito volto toUata bdl. 114 (v. cod. 
245); autf-e -» III 243, fagn. 530; — gbbbulo less.; pueino pul- 
cino; affabeto accipressoj dove deve trattarsi di una dissimilaz. 
in I'alf- ValC', — obr\o II 423, infruenze II 186, cristei num. 57, 
multipricare I 116, II 291, ecc, simpricill 169, ecc, obrigare 



* Nel cod. rascelli -a all. a ragiello, Barbi, p. 245. Ha qui e sc anche in 
altri cani : mdlrascio^ rasrione, amendascione, gunrisrione, 
' IntermiHelU Antelm. i 167, Bonincorai BoimcooUi I 48. 



406 Salvioni. 

■ 

n 277, ece. affritj^u II 415; v. cod. 245. — Ben notevoli /)fnV'> 

II 41*>, mimco II 44^^. e forse Govemo Govfernolo II 16, :^6. rh<* 
pajoQ voler rt^stituire il priinitivo, vero o presunto *. 71. No- 
tevole, per rapporto a ci5 che dice il Fieri, Top. 227-8 n, chuintia* 
i^hiannn lotiime-Iemme, * pian-piano ' ; dove il nn dipenderk da 
una nKuiiilazione aifettiva, cosi come in lomb. dirassi, in uno 
slancio di irioja. kdrraf per kara caro, o bel (per M) quasi come 
un superlative. Circa a chibpporoy v. il Fieri vers, gloss. Penso 
tuttavia che potrebbe non aver torto il Nieri col suo *schiop- 
pare ' (v. s. * schiopporare '). Anche in Lombardia, d'un fiort? 
ricco di foglie diciamo ch'd uno sdopofi^ e il Fascoli, nel glo^. ai 
('anti di Castelvecchio, 2^ ediz., ha ' riscoppiare * delle piant^, 
quaiido riniettono dope essere state cuccate. 72. ajant garf.. 
ghiaja. I*er il garf. giumUoro{y, anche Fieri vers. § 68), si jmo 
iuvocare tjiotto ecc. ghiotto nel cod. 245 e gessare less. — l>i 
Fichino Figline, II 45, penso sia un errore se pure il chi non 
vi o nieramente gratico (cfr. Alchieri num. 39-41). 74. m*!- 
HhcuIco -area I »J1>, 102, 105. Ill 161, ecc, dove si puo supporrt' 
un ^mariscarco dissimilato e venuto a commescersi con un *wi- 
risralro ehe gli vivesse allato; — tambulo -uro, sciloppo n 65(Ai*l 
(pun* nel Voc), avolio n 69 (Fieri vers. § 71;e il / e hen dif- 
fuho anche per altri dialetti: mil. olia e nvbli^ ecc), ingiuliato 
\nl\, 191 (v. cod. 245, e Fieri pis. § 75), /V^o/i Fesaro all. a -n. 

III :'»JI^ con evidcnte sostituzion di suffisso (cfr. Osoli all. a Osfri 
AisKUK, nel Villani; Bellio, o. c, 79): — Bla- Blendatto hrAnd" 
h'U- 70, 71, Plaga Fra^a III 2:^:^, 2:54, ecc. ; — uia tfwtto morto, 
non credo richiami il note fenomeno pisano (Fieri § 76), e ^a^a 
piultoito uno shagiio. 75 6. caprire, cernardl n 476, 5/ni.<w 
r iittf' astuzia. sfromhulo loss., Mradichi ostaggi (del resto ^ta-) \*X\ 
(rfr. I'a. son. stradiro Ilirsch IX 555, stradigaria Zdekauer, II 
<'onMt. d. Com. di Siena, 199 s. * stadighi '), /Vw^^ro Ivss.^ prisp^jla 
|ri»i. , ultimamrntre III 241. Di irdccoh -^c-, sc^pre ^ frinesira, 

* I'ri'iriiiiliMitlo <l.i (inrrrno, che poco di«;e, per gli altri due e8empi *\ 
|,i/lff|.lM« »imln« jM'U'tan' a *pfricro *minicro con r-t' poi diniiimilati. 



Appunti suirantico e moderno lucchese 407 

V. il less., e quanto a scedra, alleyrire, vi vedremo *scidera 
'do-, ^allegher- -go-, 76. guerectoni verr- I 251. — garba 

less. — Pruensa I 38 , Noarra No vara e Nav- num. 27-8, 
beo II 206, auto n 374, 378, aUrde III 287 [altro I 117]; — 
Sibilia Siviglia, n 199, sark uno spagnolismo ; — garf. dgoro 
lauro, lucch. agrilegio lauro regio, pruga prua (6.), garf. Ugora 
lepre. 81-85. Di acino I 419, 30, 122, 125, ecc. {azini I 126, 
asinello -nino I 123), v. il less. — A cugino, ch'e il frc. cousin, 
corrisponde cusino n 385, 198, 372, -zi- I 246, II 160, ecc. No- 
tevole Piscia Pisa cron. 14. — Se chidpporo^ num. 71, e da 
srhid', sara esempio da agi^iungere qui sopra a p. 220 (cfr. an- 
cora mant. ciavina schiavina Cherub., borgotar. cheussa brivido 
•scossa*); — Lancilao -aio Lancislao III 120, 141, 150, 175, 
ViNcilao Vincislao I 228, II 194, III 4, ecc. — Circa a restrice, 
V. il loss.; acquastrino h pure della lingua letteraria, e per dU 
hastro ricordo che sorbastrella (G.) e tradotto per * albatrella ' e 
* salvcstrella ', nella qual ultima voce si scorge Torigine del s, 
- scer.co siccitJi cron. 36. — Per str, v. nosso ing. 101, leg. 71, 
e in cod. 2 15, son tuttottre gli esempi che, un po' dapportutto 
in Italia, offrono s$ da str : nosso, vosso, -mossa monstrat, e v. 
Pieri Incch. p. 119 n, pis. p. 149 n. 86-89. Nelle Cronac he, 
compare assai frequente la scrizione per m, non solo davanti a f 
{(jomfalmiieri I 13, ecc, Tomfnno I 168, tw fugJia I 12, com for- 
tare I 27, sam Frediano 161, 11, imfermita I 9, gram fame I 422, 
Mm fiore II 340, Giamfigliassi III 132, Lamfredo I 15, Lamfraptchi 
III 326, ecc. ecc; cfr. anche com volerlo I 227), dove il m pub 
rappresontare 1' articolazione labio-dentale, non solo davanti a 
'/u (cimtine I 316, 38"^, 389, cimquanta I 97, Cimquini I 110, dotnque 
II 211, quulumqua II 242 (his)^comi/Histo I 115, com qwtutal 21 ('>m), 
com quelle I 220, im quelVanno I 4, 8, ecc, im questo II IH.'), ecc), 
dove si potre!)l)0 sontiro unVco dolla bilabiale suss(»guciito al fc, 
ma anche davanti alia sorda s (Chimsirhn 1 23, annsoue I 169, 
II 375, im si erne I 195, emset/ua I 19, com i^ome II 55, comsiglio 
I 6, 15, 20, comsentire I 14, nessum si v*de II 310, occ), mt^ntre 
davanti ad altre consonanti Tappurire di m e affatto sporadico 



408 SaWioni, 

(abamdon' I 327, II 35, comtrarii II 217, demtro I 185, gram nu- 
mero II 348), cosl com'e affatto sporadico, almeno dentro ai limiti 
d'una sola parola, I'apparire di n davanti 2k pb, — coldnda, am- 
mendiolo ammennic-, und' h all. a unn' i Fieri, p. 120 n. — In 
agontani anconit- III 152 {bis), avrerao il march. angofUano {v.l^erk- 
mann-Spallart, Zst. XXVIII 305) , col primo n soppresso per 
dissimilazione ^ 90-94. Si richiama innanzitutto qnant'e detto 
nel num. che precede. — rdmbicia, e di ombaco v. il less. — Di 
grammare nel less., se pur non e estratto da nn ^grammolate = 
*gramb: 95.chabbia III 210. 96. <3frs/mo arsenic-, at'ran- 
tiato less., bainco less., cuctUiella less., maugliare less., ombdo less., 
ruvio che sara * rilvico ', nutriarsi, pendhora less., prbfao less., 
seiammia (?) less., e cfr. ancora potehari, mahonaglia. La forma 
macagna (Fieri num. 102; all. a maagna) machagnatill 189 par 
testimoniare in favor d'un etimo con -Ar- ; di macone (Fieri ib.), 
V. il less. — 'nsomavanti ' non so mai quanti ', ordavinld * or da 
qui in la'. — secato bdl. 17 (della imposta), drachi n 375 (-ghi 
ib. 376), docaio, sinichella, locrare. 97. Giiaapart I 306, ecc; 
Ohagli Cagli I 215, Monte-garugli II 32 (-cAa- II 80) Montecar-, 
dove perb potrebbe trattarsi di -y-, galone qui sopra a p. 375, 
gcdappione (cfr. galappio nel Voc), gactira ing. 129; gosto 1 88, ecc., 
Gostanza np. Ill 270, 292, nl.. Ill 232, 289, Gostantim^' 1 36, 
115, II 57 ; guando, guazi II 222, gmderno II 338, guen-ia 111 332, 
grdlare III 71. — ongosto inchiostro n 172, 173, 255, 308, 321, ecc, 
e di agontani qui sopra. — segondo prep. I 65, ecc, segonda bdl. 
100, dugha I 228, 229 , ecc. {-ch- 1 229), regare n 283, ecc. 
oga UI 258 (pis. § 98), pogo -a passim, segure score bdl. 19, 
aegura sic- bdl. 12 seg- assic' bdl. 11, migha I 269, II 72, 170, 
biga bica, mentegatto ing. 91, n 18, ecc, Avogati -woe-, n. di 
famiglia. III 3<>6, progacciare I 196, 277, bigbrdolo, phguro, die- 



^ Circa al -n di MOir, cfr. no k bdl. 30, no pub n 297, no tidi n 357; 
rispuose: non, compare III 155, in ne* facti non nei fatti, no I 246, confor^ 
tando del no confortando a negare I 854. 



Appunti Buirautico e modemo lacchese 409 

guro, medego n 398, caregato n 236, garf. rosigon ^ ; aguila I 122, 
123, 294, 254 (-g- I 263), AguUea (di Lucca) I 14, 363 (-3- 1 363), 
azeguitore -gu^, ecc. I 290, 291, ecc., seguestro, e non sark forse 
affatto illegittimo aguisiare lU 404. 100-101. Notiamo la 

re8a per g(ei) del i alto-ital. e del ligure i da -<i-; Lugiardo 
(e .^-)=sgen. Luxardo III 53; Piagensa -zal 31, cron. 23, 35, 
dugio e (^Ojrio passim, Polhgino Polesine HI 80, Palavigino -« 11 
68, III 39 [Ma Luizi = fro. Louis III 261] ; chiereHa h pure del 
Voc, dove s'accoppia a grammatisia, e pajon ambedue accennare 
alia rispondenza cisappenninica de' tosc. ehiericta, grammaticia * ; 
— e voce alto-it. eara pure panaiera pane- I 300. — cisma 
scisma III 232, stracin- 1 184, II 38, III 271, 272, 279, prociuto 
III 271. — Per *86 da *«4-i», ascieUo eccetto exo- bdl. 138, 
140, 142, ecc. 102-106. chastichare ecc. I 28, 195, II 224, 
251, 432, m 43, namcare I 374, II 431, III 241, leg. 71, noti 
anche al Voc, investicazione bdl. 91. — uanno; atale; — foare 
Fieri vera, gloss., giovo I 219, II 156, Campofrevoso -{reg- III 190, 
manucoldo manig- ing. 30, e, notevolissimo esempio, per la vela 
' per la g- ' ing. 130 {bis) ^, sparavello less. ; frdula fragola (mass. 
frold), iihdo tegolo, stieula stegola. Da aiieula si vien poi a stie^ 
cola come da haraonda e f<wn\za si viene a baraconda e f<KOf%[da, 
e come da *ma<m€ ' magone ' (cfr. mahonaglia) si viene a macont. 
1O6-107. Forse per dissimilazione : Cervagio Gervaso II 93, III 
400, cron. 11, ecc. — vagnelo I 253. — brivileggio I 100, 97, ecc, 
coUeggio I 317. 108-111. monte 6rrat?an^« = Montravante 



* V. roRservaz. del Nieri, XII, circa a Monte di Brancoli, dove sarebbero 
normal i diffo, figo^ buga, e cosl prado, ecc. 

' Anche Sugnara Susioana (Ro magna toscana), I 49, 443, andrk forse cor- 
retto in Sugi-. 

' Cfr. acemere, $ekrpere. (In note vole eiempio ^ pure dietiareeui^ deieiiore 
(▼. il Voe.X noterole peroh^ ei docnmenti iH in st; e gU li potrebbe aeoom- 
pagnare mestare (cfr. tnescitare), 

* Si potrebbe attribuire la formola a an giudice notajo non lucchese 
(y. qui indietro a p. 396 n). Ma noto che analoghi fenomeni sono nella vicina 
Maua, dove p. es. all. a barba e'h la varba^ ecc. 



410 Salvioni, 

cron. 31 (bis), 32, dove par essere una doppia dissimilazione ; ca- 
tuno bdl. 17 K — Pedro Pietro III 267, 271, 272, sempre dello 
stesso personaggio, ch'fe di Foligno, v. invece Petro I 20, Piero 
cron. 15, 11, ecc. 112-117 . aspitello, peticellOf gBrt. megStima 
' mezzedima ' *, scUera -tra all. a scMera, — pidlola Fieri Top. 132. 
— Circa alia curiosa caduta del d- in certe voci di * dare ' e di 
* dire ', non invocheremo esempi alto-italiani come il piac. I'a 
itt ' ha detto ', ecc, ma meglio penseremo a una riduzione 
avvenuta prima nell'imperativo (cfr. il vie. dmelo * dammelo *, 
e V. Bovet in Miscell. Monaci 253) e portata poi piu oltre. 
Di % per la prepos. di {niffo i porco, fho itto i no * t' ho detto 
di no'; quindi pub stare anche pai vacche Fieri § 115 n), 
penso sia un vero e proprio accorciamento di proclisi, e I'ana- 
logo fatto s'avverte nel perugino {'n p^zz'i pine, nn'ha voglia i 
fatighb, in Verga, Sonetti di Rugg. Torelli, § 90), e nel napo- 
letano ecc. — talidxmi taluni , tantiduni * tanti ' parecchi, alcuni. 
118. hrevileggio bri- II 31 , ecc, colla nota intromissione di 
' breve '. — savere sap- cod. v. 21, cavestro -strella n 125, 140, 
Chalavria "Vra I 10, 45. — A lebbra (all. a leppa) sta forse a 
base un *lebba da giudicarsi come bodda botta (Fieri § 109). 
Cfr. tuttavia lAbbrafatta che par accennare a-pr- secondarioin bhr, 
120-121. Quasi costante, in tutti gli antichi testi, t?a5^are bast-, 
e ve n'ha esempi anche nel Voc 



4. ACCIDENTI GENERALI. 

123. AccENTO. rHna il pesco *reina', Frigoli cioe Fri- Friuli 
(cfr. Friolij cioe Fri-, in Giov. Villani). 124. Dissimilazione. 
Rimandiamo in prime luogo al lessico, agli articoli ^ attuire ' 
* bignatta * * ghiastrina ' * pievale * * lennajblo' * culignoro * * finu- 



* pradis prat- nello Stat, di Giuviano (Atti Accad. luccn. XXIV ; p. 552). 

* Che sara mezzhima'i Forse un caso di assimilazione ? 



Appunti suirantico e moderno lucchese 411 

glioro ' * convertazione ' * monnaglia * * regabbio ' * vitabbia ' 
'pormai' ^mugliaglio' *troaca' 'riaucitare' *cutello' *fubbrico'. 
Di agoniani qui indietro. Inoltre: cio/^ron * lucertolone ', albitrio 

I 266, III 21, bdl. 109, 120, ecc, ristaulo -lata II 125, 243, 
III 176, bdl. 101, 102, ecc, Liprafacta -bbra^ Ripafratta I 16, ecc, 
malisctMlco num. 74, Alagna Anagni I 51, cron. 26, 27, v. Bellio, 
0. c. 9, Chanamala Callimala cron. 27, abergo (cioe arb-) alb- 

II 156, III 257, IJberto Ro- I 58, 59, se non v' ha scambio di 
nomi, propio passim, obrobio III 8 obobriosa II 343, Vafre I 10, 
Htniato Miniato cron. 15. Di Chinciano Ci- II 47, Chin- Chimsicka 
Ci- (v. Bongi III 429), Tincertezza circa airorigino loro toglie 
di dire se sia antoriore Chi- o Ci-. E poi notevole che oompaja 
gugno una settantina di volte (I 314, 319(/fr), II 271 (bis). III 
143, ecc. ecc.) di f rente a giu- che occorre una trentina di volte. 
Se insienie si considera che, alTinfuori di gugno, gli esempi di gu- 
grafico per giu- si contano sulle dita, ne vien da chiedere se gugno 
non sia una forma reale, s6rta per la dissimilazione delle due 
palatine di ^ufw. 125. Assihilazione. Tra consoiianti attigue : 
lr: ire il re III 167, i riccho I 399, i resto I 393, t riscuotere 

III 44, de reame I 227, de regimento III 158, de ragionato III 11, 
a re III 198, 47 \ a raquisto I 232, da reo III 325, su riadto 
sul r- III 236, tra' re di Frnncia e re d'lngh- I 46, e ragasaino 
e il r- III 268, ecc, ecc; — nr: orrevole, ecc. III 210, 242, 
come noira. it., u rospo ' un rospo ', ecc, Niori s. ' ragano *, i 
Roma III 83, i Romagna ib., Sa Romano I 188, Sa Rcffoio I 44; 
— nl: collui con lui I 143, co' loro I 36, belUsIa * l>en gli sta ' 

I W ecc. uccidinllo * uccidiamolo ' ing. 85; — rl: ritnllo *ritorl()' 

II 394; — Ns: • santo III 128, Sastvfano I 58. — Tra consonanti 
lontane: San Rossore 8. Lussorio II 5, e sara forma pisana, ghion' 
goto. Anche il rapporto tra gh^ghe gegia e le corrispomlenzo fio- 



* Nel secondo posto, il Bon^i scrive aVt», e il sff^iiu dnHapostrofe s* in- 
CoQtra in altri casi anuloghi. Ma per lo piii nianca, ne si capisce la rugione 
del diverw) trattamento. 

Archlvio glottol. ital., XVI. 27 



412 Salvioni, 

rentine chkhe, chcia si capira meglio pensando agli intermedi e 
dissimilati *kega *cegia (o *g€ka *gecia), con successiva assimi- 
lazione. Certo, nulla vieta di credere che Tanterior forma sia la 
lucchese. 126. Geminazione distratta. avermaria, esempio che 
ho letto in testi catanesi, e che s'ode persino a Castellinaldo (v. piii 
in Ik) , giurarmio, dirmi * dimmi ', carnocchiale (v. Fieri pis. 
§ 123; e Tho anche da Pitigliano), arnecchio less., sperndcchio 
pennacchio, barsaja less. (cfr. il mental . gerso gesso, I'arcev. 
merso messo, i trev. torse tosse, sparso spasso, Marzolo, Mon. 11 
368, 386, 419, dove parrebbe di leggere che gli esempi trev. 
stanno per un'intera serie; a sparso^ a spasso, pure nella No- 
vella feltrina del Segato, p. 13), scarpellarotto scappellotto, verg- 
verzenti * veggenti ', margina imaggine, sulcedere sulcessore, mkrlo 
mallo less., tnerlone mellone, sorchio e socchio (cfr. surchiare sucr 
chiare, a S. Ginesio nolle Marche), tintolare I 302, III 216 (cfr. 
titt- I 293, III 10, 207). Di perlucca perrucca, si pu5 per5 chie- 
dere se non ci presenti Tincontro di * perr- ' con * pel- ' (v. K5rting 
7155). 127. Prostesi. vuova III 254, grvhbia robbia, decomodo 
economo, distanza i-, dove v*ha confusione di voci. Notevoli ca- 
prire a-, curlare u-, cacciggia a- e forse cdgliora all. a d-, che 
per avventura ha ragione il N. di considerare come false adat- 
tazioni. 128-129. Epentesi. Di vocale. Etena Etna I 149, 

inghilese I 121, III 28, scisima III 11, mitora -la mitra, Sdndoro 
Sandro, ne' quali ultimi esempi avremo in realta la intru- 
sione di ■•gLO provocata da doppioni come cinira e cintora^ ecc. 
— Di consonante. V. i num. 75 J, 76. Di persucaso, macone^ 
bachielle * bavelle ', vicolette, Marica, Polldnica, v. il Nieri s. 
* bachielle * ; — gruve n 376, isbavigliando ib. 130, due esempi 
non limitati a Lucca, Frigoli Friuli n 208, III 152, 153, 165, 
196 , amaiestramento cod. 252 , traiere n 253 , aiunare aun* 
cod. V. 271; — vernardl I 108, v. il less.; arbiturii abita- 
zioni bdl. 106, dove entra forse I'ar- di arbergo num. 124; Jan- 
sons Gias- II 416 (piu volte), Sansognal 11, che son anche d'altri 
scrittori; niempitella nQ^-y ranchidine Tdkch\i\Ae^ stambulario less., 
ambundantia III 403, ambandonare III 222, due esempi che pajon 



Appunti suirantico e moderno lucchese 418 

confortarsi a vicenda. — scroechare scoccare II 6, 13 (ne sono 
es. anche nel Voc, dove per6 la voce h male interpretatu). 
130. Epitesi. Di -i (= -e) : fui fu I 44, dove per6 potrebbe 
anche aversi un /u[r]» = * fuvvi ', tui tu ing. 81, toy tuo ib., e 
qui riverranno mei iei set e anche ret e lei (cod. 247, 246 ; 
cfr. tei nel Tristano ; Parodi CLXIII) , pei quali non ^ certo 
il caso di pensare, come fa il Barbi, ai nomin. rex e lex ^ 
Di -a: din di leg. 46, lo prima dia* cod. 254 v. 122. Di -o: 
pino bdl. 54. Di ^ne in none I 269 ecc, dove il punto di 
partenza sara certamente no. 131. Aferesi. Sisi ecc. Ass- 

II 229, 240, III 248, scoltare asc- fagn. 537, cod. v. 91, Vignone 
Av- I 211, ecc, gagllbia SigoTRJOy gorafa^ micidio bdl. 63, n 192, 
stracor=^a8' = las-y ecc, dificio cron. 30, 31, stanza ist- 1116, ecc, 
Talia Taliano II 184, ecc, stortioni est- II 185, ecc, now stante 
non 08t- I 209, ecc, sploratori sprolat- espl- II 345, 346, 347, 
stt^nda est- bdl. 62, sternare est-, spirato isp- III 26, rezia III 142, 
scita use- fagn. 530; lo 'nganno I 112, lo 'mperadore I 31, /a 'mpro- 
tn^ssa I 118, la 'ntentione 111 17, la'ncarnatione leg. 45, le'ngiurie 
I 9>^. le'mpffste III 41. e anche Vimbasciadori, 199, III 134, andra 
letto li 'mlh ; bergo alb-, che si connettera per5 direttamente con 
ahergo num. 124. — dgoro lauro, abis lapis, ampridola^ trabiliare 
atr-, garf. ampirm. 132-133. Ettlissi. V. ai num. delle vo- 
cali atone. Qui annoto costore less. 135. Suoni concresciuti. 
XaguiiM Aq-, Lnrensa II 4, 140, ecc, se Avenza e anteriore; 
V. ancora Bellio, o. c, 59, tiaveggio 1-, che parmi bene spiegato 



* Potrebbero tutti dipendere anche da -je (cfr. tei cod. 247, e rffflie = 
*rfjt nel PieriK quel -je che uppur nel moderno luech. come -gin (agli es. 
del Pi«»ri af^inngi chejlif), e che in fondo h non altro che -e (cfr. rer, ecc. 
nel Tristano, 1. c ) pr^-oeduto da J correttor dell'iato. - Circa all'-i, cfr. an- 
corA Ta. pt*ru>^. poi puo. 

* Nel 1* es. e tutfo dia * o^ni giorno ', dove si pub pen«<Hre a dia femi- 
nile (Meyer-Lflbke, it. j?r., p. 18*5) e a * tutto' indecli nubile (v. Pieri, 141*. e 
cfr. tucto le ierre, I 245, e piu esempi analo^hi). D'altra parte c*e mmcj die 
in cod. 247. Potr^^bbe dunque il no^dro dia esser come I'lncontro del muse. 
di dte, col feuiinile dia. 



414 SaWioni, 

dal N. 136. V. n 31. Ricordo qui che San Terenzo (o San *ro-?) 
e interpretato come Santo Benzo II 142. 137. Metatesi. 

straina ecc. I 91, 243, II 255, leg. 45 (v. cod. 2i&\pailo I 145, 
116, 122, poi, per I'uso promiscuo di palio e pailo, anche j>at7}0 
I 116, 189, arte all. a aire n 331, ingiustra n 63, porcacchia, 
e forse spettera qui pure appariensa II 417 (=*-«nsfa); scrop- 
pioni I 385, II 185, stormenti 1 132, 252, 2bb,pisternaio bdl. 74, 82, 
Peprignano Perp- III li2, fraffalla (G,), sgarnellare (G.); lucciora 
ulcera; vernadl I 108, 256, torleli -lili, = tolerli III 25, 146, 
frdda fodem, drotiina, trHo tetro, Brancatio ^ Pancr- bdl. 25, 26, 
Riprafatta Ripafratta I 164, croa. 10. — Metatesi reciproca. 
Tra vocali, par essere in abbarocciare^ e in sudictore sedutt- II 341. 
Tra consonanti: chiercio cercliio {chiercia e cerchia correggiato; 
cfr. Jo stesso invertimento nel parin. cersa all. a zercia correg- 
giato, Malaspina I 34), ghiaccio giacchio, chietto less., scroppo 
all. a sprocco, scaporale -lare, cioltron^ se non e da dichiararsi 
come qui sopra a num. 124, sprolatori esplorat- num. 131 (v. Hirsch 
Zst. IX 534), lezzora rezzola., pdrvola "polvere, sSnero se7td- shdsino 
(cfr. shnido nel Petrocchi), tomarazza materazza, calana canale 
(per influenza di incalanare)^ caratattino cataratt-, triciuolo cetri-, 
rimedire, come nell'a. it., I 369, Geromino^ se non e errore, cod. 
V. 239. Difficile dire da qual parte stia la metatesi in pitizzarsi 
di fronte al pist. tipizz- e al livorn. azzipitt- 138. Raddop- 
piAMENTi e scEMPiAMENTi. Non SOU troppo coerenti gli antichi 
testi nella notazion delle doppie e scempie. Troviamo infatti 
tradicfo I 198, gicfe II 370, Acte7ie bdl. 106, edernal I 241 e 
altri, e insieme avenne avvenne III 10, radoppiando ib., sapiendo 
bdl. 130, sollene bdl. 91. Lo stesso nome della citta di Lucca, 
e scritto talvolta con cc altre fiate con c (v. Pieri, n. 99 n). Una 
vera doppia sara per5 in -ctione =^ -zUnie III 128, 222, bdl. 19, 
in legga I 354, bdl. 104, legghati II 47, fuggha II 7 (dove si 



* Siccome c'fe anche la forma Pangrazio (con immiseione di ^rrriz/a V), cosi 
ripeterenio da qiiesta la metatesi per cui la sonora passa al posto della 
8onla e viceversa. 



Appunti sulPantico 6 modemo lucchese 415 

tratterit di an deverbale dal tenia del presente), HUolar$ (y. qui 
flopra), faccUore cod. 246, disfaccimmto I 98, dove s'ha il -cc* di 
facciOj ecc., fummo U 4, semminaio III 220, presumnm bdl. 130, 
145, tennera II 416, gennerassione log. 44, 45. II doppio U e ii 
doppio IT protonici risultanti da -l-^- 1- e da -/ 4* r- son poi da 
considerarsi come resisi scempi, in considerazionc del fatto che 
mai non occorra t rre^ ecc., e che accanto a t lupo I 127, su /e- 
t>ar0 sul levare I 378, de luogo I 230, i legtiame I 387, s'abbiano 
U loro fiori i 1- f- II 190, U loro danpni II 175 (cfr. tuttavia 
quanto si yiene ora a dire). — Circa ai raddoppiamenti sintat- 
tici, s'avverte che nel dialetto modorno ha yirtii reduplicativa 
anche il -j venuto a tacere (Nieri, VIII e b. 4 ' ; Bianchi, Arch. 
IX 386 n): beffiglioli, que mnwnti, le ddisse ' lei disse ', lu ffece 
* lui fece * ; de bbimbi ^ dei b- ', che forse ci epiega i bbimbi (ma 
potrobbe anche trattarsi di *ej &-); e cosi raddoppia T infinite 
tronco della 3% legge' ssubito, mette' nnulla; Nieri, XII, il che se 
aia per assimilazione tra -r e la conaonante auccessiva, o per 
analogia degli infiniti deboli, non saprei decidere. 138*. As- 
HORBiMENTi e coxTKAzioNi. Lunardo Leon- II 155, 156, bdl. 128 ; 
— nta' aUro fine * ma a a- ' I 290, la testa Andrea * la testa a A- ' 
I 310, fa testa alqtutnti ' la testa a a- ' I 305, naronno' la Signoria 
' narrarono alia S- ' I 231, fine' Pietrasanta * fine a P- ' I 354 ; 
n etiandio ' ne ez- ' III 309. 



II. — ANNOTAZIONI MORFOLOGICHE. 

O. DECLINAZIONE. 

139. Metaplasmi. — soddomito I 158, pianeto II 396, III 48, 
rangelisto II 192, Battisto {il B-) II 99; resiste: ufio trombecta 
I 34; — pescio I 222, III 128, 406, ecc. recimo n 368, visconto 
I 168, dogio du^ n 341, III 228, ecc. ecc, cotifessoro I 141, 



416 Salvioni, 

principo II 183, conclavo III 162, 163, 165, comuno I 241, Chi- 
mento Cle- I 10, 53, 218, II 361, Victoro I 232, PoUgino Pole- 
sine III 80, Carmino -e III 206, 365, furo less., e frigolo puo qui 
stare. E qui vada anche il vizo- di vizodogio III 228, se si 
tratta di vize- interpretato come un aggettivo; — scura sec- n 239, 
263, bdl. 134, III 175, lepora I 126, fdrbicia, rdmbicia, la Man- 
tola il M-e I 51; gente genti cod. v. 52, 276, parte leg. 45, 
nave III 303, torre I 33 , radicle II 373 , serpe II 185 , ualle 
cod. V. 192, mercie I 216, vertude cod. 252, 251, sarore bdl. 
52, le quale cod. 252, lucente (stelle) cod. v. 140, cose vivente 
cod. V. 331, cose corporate e temporale cod. 251 ; le mane cod. 251 ; 

— telare, fdlle less., spante less., grane less., e qui anche mane 
mano; — valige n 208, 210 (plur. -gi -gii I 350, 376, II 8), 
cfr. valige -ce nel Voc, scepre less. 140. Sing, di 3* ^ in t : 
conclavi III 162, 163, mari II 4, giudici cron. 24, 26, ju- I 22 (bis), 
signori I 234, pontifici III 121, 161, participi III 311, principi 
III 335, siri zi- sire (anche nel Voc.) 1 429, 11 400, troUuri n 27 n, 
pregioni prigioniero I 372, III 387, prigione III 212, parti n 19 *; 

— tali I 187, simplici I 64, II 169, 247, IH 131, 160, 290, pre- 
zenti {di pr-) III 311, semblanti cod. v. 165, somiglianti n 402; 
VUali III 69, 70, n 286, 287, Baldassari III 78-9, 83, 162, Cezari 
II 43, 44, Guaspari I 306, III 165, Tedici Teodice (?) I 17, e 
qui vadano anche Lazzari II 272, 406, 408, ecc. Fieri (in rima) 
I 347. Di fronte ai quali nnpp. risulta notevole Luyzo Luigi 1 230. 
Aggiungasi poi -ieri quasi costante per -iere. — Plur. in -t di 
1» declin.: spalli I 378, contradi III 317, biadi III 238, carti I 
375, ecc, forchi I 123, 126, 168, 331, porti I 28, messi II 319, 
cerni I 329, manieri I 69, II 422, minacci I 266, 408, II 280, 
luzinghi 1 408, III 137, lire di sterlini I 34, experienti III 159, 
circustanti -cum- I 391, II 57, torre delle Brachi III 105^, le sacri 



* Altrimenti: zettani -o n 387, III 140, 252, come nel Voc, e contadi^ I 132, 
che potrebbe al postutto essere un plurale (del loro c- = de' I- c-). 

* pietati (in rima) I 848. 

' le gradi (=Z« gradora num. 141») Me scalinate ' bdl. 28, 140, 142,144, 



Appunti suirantico e modemo Incchese 417 

chiavi I 385, le reliquie santi I 16, le hrigate forestieri I 313, le 

buoni opere III 117, cose alii II 177, le bestie strani {in rima) 

I 386, delle moUi I 3, 65, III 366, cose vicini III 84, mercan- 

iiei sirecti in 57 ^ Qui vadano anche i casi di -le in -iei 

(num. 3): viei II 262, III 59, 378, ecc. , mercantiei II 33, 37, 
321, HI 57, 74, 109, 314, moriei II 234, 396, profetiei II 346, 
347*. — Plur. di 3» decl. in -e: servidore III 336, caporalelM 
360, peccaiori dulente cod. v. 406. — Plur. dei masc. di 1* in -o: 
patrocida I 247, dugha I 347. — I cognomi etimologicam. fe- 
minili, ma logicamente maschili, posson. conservaro V-a anche al 
plur.: i Gambacorta III 107; possono avere -t: Gambacorti III 
106, 107, Spinori Spinola I 375, lU 194, 203, e anche, il che e 
veramente notevole, assumere il regolare -e: li Malatesie III 
370, • Guinigi e Hapondi e Forteguerre I 260 (= Forteguerri), 
141^ Genere. Di neutro plur. allego qucsti esempi: balestra I 373, 
394, 399, II 6, 8, 14, III 204, ecc, guagnela ing. 113, solaia 

I 15, nwlina I 392, sendada III 252, letia n 254, 344, pugna 
bdl. 36, prata I 126, quadrella I 125, queste verba III 261, pen- 
nata (?) bdl. 19, paramenia 11 57, assai via I 200 via piu vieppiii 

II 119, carogna {habitacoli di serpi e carogna) I 374, campora 
II 281, gradora I 171, 172 -la I 181, III 325, 324, i gradini 
dells Chiesa di S. Michele. Ne viene poi il sing. *gradola, da 
cui discende Todiemo grddole, Non penso cioe a un *le gra- 
doUj per quanto occorra il plur. vazellamente III 344 e forse 
tormenie cod. v. 277, per i quali non sara forse da postu- 
lare il sing, -a (v. Fieri, vers. nn. 131-2). — Feminili : seme 
(v. Fieri, vers. num. 131-2, e cfr. vie. la shna)^ aire n 319, 323, 



potrebb* essere il plur. di un *la grada^ fern, sing., ottenuto da un plur. 
neutro *lt grada, 

' le eomunitadi erano bene serviti III 325. Potrebbe darsi che vi fosse la 
sostituzion mental e di comuni. 

' Ma r-i di miei iuoi suoi, mie tue sue, non deve giudicarsi alia stessa 
^tre^a. Esso e toscano, umbro, marchigiano, e deve quindi avere una ra- 
^one piu generale. Da esse forme dipendono le a. pis. come mieie miee^ 
suoit 9uoe^ che sono miH + e, ecc. 



418 SalTioni, 

I 96, II 229 (ambigenere aere nel Voc. ; ma in quanto feminile, 
assunse poi V-a : ajera, ecc, e trionfb in aria) ^, ordine bdl. 52, 

II 273 (masc. : II 274), confine ^j la comun mimicipio, oste eser- 
cito bdl. 10, argine bdl. 94, carcere n 199, III 172 (masc. : n 200); 
hufola -ala bufalo bdl. 117, II 4, 5, 8, 6, bievora bevero num. 3; 
le ghiaccie (Fieri, pis. num. 132) III 331; — la magnifica il ma- 
gnificat III 113, 117 {v. iWoc), la dopocena n 274:, — Qui anche 
i null. Montala n 139, Livorna II 69, III 139, ecc. Careggia -gia Cor- 
reggio (le forme medievali del nome di questa citta son Corrigium 
e -gia) I 55 {bis), 58, Armignacca n 27-8, Toletta Toledo, in qualche 
punto di n. — Mascolini: neuno arte III 252, 1' arigine il teste 
originale III 35, lodo U 141, che potrebb'essere un deverbale, 
sancto Sensio I'Ascensione bdl. 31, tribii III 391 (its) (cfr. tribo^ 
pure masc, St. di fil. rom. VII 218), porto -a, erbo (cfr. erbi 
salvatici I 92, erbi da cucina HI 331, li erbucci n 239), orbachi 
orbacche n 300, se non e un plur. fem. in -i, num. 140, froct^ 
frotta 1 167. Qui vada anche Gonzago -a I 308 (6is). 141**. Casi. 
Simo -6ne III 369; Sensio qui sopra, Rezuressio I 17, che per5 
potrebbe essere da resurrexit (v. num. 157). — soro sorella I 
254 (bis), ed e notevole che i bdl. sembrin ancora distinguere tra 
la forma di caso retto, quindi di singolare (suora 124), e quella 
di caso obliquo , quindi di plurale {sorore 52). — Accusative. 
muglieri mogli ing. 84, barbani zii I 48, cui stk di fronte il sing. 
barba I 341 (bis), ma nel Lamento di Matteo da Milano (v. Bongi 
I 457). — Vocative. II solito diaule III 88, 89, leg. 45. — Ge- 
nitivo. Abbondante la messe di genitivi dotti in origine, ma che 
dovettero penetrar abbastanza nell'uso comune^: porta sandi 



^ Non senza influenza di adra. 

* Ne' testi occorre solo il plur. comfini sempre come fem. II Bongi ha 
a' comfini I 206, 374, II 396, con che dovrebbe intendersi ai c- (invece a c- 
II 392). Ma sarebbero gli unici esempi per il mascolino, onde preferisco o 
ravvisare in a la prepos. non articolata, o considerare la voce come un 
singolare aecondo il num. 140. Cfr. Tit. a confine, 

^ Lo provino le formole come Porsampierif Porsandonaiij che vivono fioo 
ad oggi, lo provi il fatto del prevalere unico di -• anche in quei nomi che 



Appunti suirantico e moderno lucchese 419 

Pieri cron. 15, p- sancti Donati cron. 14, ^ sancti Gervagi croo. 
14-5, 32»p- San Cervagi I 187, p- SamarcAt II 175, pofUe Sanpieri 

I 167, 812, fror^o San Gienigii I 10, 12, 31, chastello Santangioli 

II 405, ch- Viareggil 7 ^ carraia San Giglil 103, porio VennerilU. 
126, parte MalugelliUl 18, /x;z2ro Tereldihdl. 28, capella San Lorenzi 
HI 863; ser Diodato ser Atitoni III 300, wr Jo. ser Jacopi III 310, 
Paulo Franceschi 111 31, figliuolo ScuUi e f- Uguiccwni I 5, Simone 
Jacopi Simoni S- di Giacomo di S- II 56, figliuoli Fiadoni bdl. 28 ; 
Antonio Beniivogle ^ III 265, Forteguerra Forieguerre I 252, 260, 
275, Martino Andree isg. 105. — Combinazioni ibride: p- sancto 
Frediani cron. 14, contrada di Sancti Justo cron. 35, la festa de 
tneser san Regoli bdl. 18. — Circa agli altri casi, ricordo i nnll. 
Tressi Trezzo I 244, Pesori Pesaro num. 53-4, Feltri (e -o) Feltre 
UI 48, Hesti Este I 244, 245, Castillioni Castiglione di Garfa- 
gnana I 145. Inoltro: Lerice Lerici bdl. 95, Jese Jcsi n 128; 
Atena bdl. 98, Alagna Ananiae num. 124, a taccr di Firema; 
Fighino Figlino I 35, 146,11 175, ecc.; FurlimpopolOf Racanato, 

dovrebbero avere -is (Porto Venneri^ figliuolo Vyuiccioni^ a. per. porta Soli * 
(e. con -/i trattiito come o^'ni altro •/•: p- Soglie], oggi * porta del Sole *, ecc), 
d*aver(ii genitivi come Francenchi^ dove un notajo difticilmente avrebbe 
scordato Franeisci^ e in gonere di trovar V'i di.spo^ato alle forme piii fami* 
liari del nome (Fieri non Petri, ecc). E v. del resto il notevole studio del 
(Taudenzi, Sulla storia del oognome a Bologna nel nee XIII, pag. S9 sgg, 
in nota. — Convive s'inteinle il tipo * ponto Sampiero ' (I 167) * borgo San- 
donnino * (I 57), e anzi il Scrcanibi ci forniscc di es^o notovoli enempi: al 
fwnte Benertnio ' al p- di B- * i 38, lo (fi Sambartolomeo 1 39, lo d\ San Ri' 
cardo I 7, a nome messer Eustagio I 179, e per^ino del ciigno la rergine 
* del conio del la v- ' I 128; cfr. la filice mtmoria messer Arrigo bdl. 103. 
Anche : staia IJJI vino, st- III r- buono^ quarra I grano, all. a st- I di r-, 
7- una di gr-, fagn. 533, 534, 536, 532. 

* fi notevole cbe il cugnorae Bentiroglio aia Bentiroglia per il Sercjimbi 
(v. Ill 31, 362), il quale quindi iiiterpivtava etimologicHmente in uiodo 
diverso da quelio die ni faoeva a Bologna. 



* K in«ieme: Porta Suntaugtliy p- Summne 'p- Susanna', p- Borgnie ' p- 
Borgna*. Cfr. anche Corgnie, all. a Corgnia, la famiglia Delia Oomia. 



420 Salvioni, 

Gregento, dei quali a' num. 42-44. L'ablat. par esaere nel ncmt 
del frequentissimo tipo: uno fiorerUino name Avansaio I 364, una 
terra nome Channeto I 267, ecc, e fora' anche sel dido anno, 
dido mese di modi come a d\ XX maggio dido anno, a dl XX 
dido me^e^ ecc. ecc. 141". Circa alia determinazione del tema, 
son da ricordare i plur. nimichi II 54 S mngnifichi II 189, cir- 
ruzichi bdl. 145, pratichi I 314, stndichi -^- ostaggi croiu 25. 
I 35, 45, II 181, III 237, 238, ecc, amianatichi n 269 (&»*)• /*»- 
cifirhi II 12, charichi (agg.) I 374 (/er), grechi -^chi vini greH 
III 299, I 103. Del resto, sempre -ct (cfr., tra altro, nimici III 
299. ecc, cerusid bdl. 32(6t>), magnifidl 132, greci * quei di Grecia 
I 257, III 323), il quale perb e dubbio se sempre sia da leggere 
come 'ci. Per la stessa ragione non oso leggere -ie in pratirr 
III 362, pubrire I 226 (cfr. legi canonache III 277). Di obligi, I 
174, non v'ha dubbio che sia -gL Circa a di lungi paezi *da Ion- 
tani paesi ' II 423, il -g- vi e certamente palatine. Trattasi che 
Tavverbio da lungi s' e venuto a fondere colla combinaz. * da 
lontani paesi *, fusione che s* avvera anche altrove. — Circa a 
•ARiu -11. non riterrei casuale denaio bdl. 16, II 316, III l^^ 
di fronts a denari bdl. 16, III 110^. Ma negli altri esempi v'ba 
confusione tra i due numeri ora a proiitto dell'uno ora dell'altro 
(notnro e -ri bdl. 26, 27, miujnaio bdl. 85, 12(), 121 -gnai iK 
120, 121, -gnari ib. 72). 142*. Artiiolo. elVorchio ing. ^^: 
lu coit'f ins^. 117, lu cufello ib. ; e gran cavalieri I 336 (in un 
testo poetico), e fratvlli bdl. 124, dove pero potrebbe trattarhi 

* Nun v'h.i eseiDpio di rhi per ri. oinle e corta la lezione nintiki. 

* D.i (ju»"»to p'lir.ile Orfri, traifj?on ])oi, n«*ll'a. e mod. 8euoHe, un •ini?. 
grecio I v. Hir<rh. Znt. IX .'>Hi»», che hi rivede iiel yn> (forma ^olo meta p<- 
pohire. poi» lu* BchiottiimtMiti* vorrenimo r/n» del bol. fein griz fieno jjreo'"»; 
beir*'<«»M?ipio dii u^^iun^ere ak'li analoghi che son raccolti in Ro. XXIX M9 
8K>f , XXXI J^^.^Rend. Ist. loinh. 8. II vol. XXXVI 607-8. E lew. •. 'b*jn*>' 

' Di lienaio -ri, v. M*?yi»r-Lulikt», Gramm. stor.-compar., § 339. e cfr. ancb^^ 
gran drumo ma molte dmarf in Fahretti. Cron. penig. IV 148. E Gio. Fi* 
lotHo A'hil'ino tAnnot:\z. della volk^r lin<nia [Bologna 15.S6]. c. 26 a^ (Tu 
con^tat.iv.t per la To'tcana Tuso di sing, denaio plar. denari. 



Appunti sairantico e modemo lucchese 421 

di e if cosi come nell* el di el tutore^ ib., potrebbe essere e' I. 
142^. Pronomi personali. eo cod. v. 299; te prendi ' tu p- ' 11 
293; elli egli passim, comepron. neutro: cod. v. 109, 303 (1. Elli 
fara lo nostra Singnare ' e' f- '), el fu ei fu I 199, el v'& piactuto 
III 217, Vaveano rtibato gli -a n 262, le V avei prestato ' glielo 
avevi p- ' I 247, le la fi menare * gliela f- * I 337, liel gliel HI 
135, 229, ne I' ho fatta * gliel' ho f- * n 240, negli porta * gliene p- ' 
n 314, concedSli concesse loro I 290; no rechasti cod. v. 258, 
no riconperoe v. 472, no cointa v. 109, 238, no manifesta v. 453, 
e persin posposto: fara no dimostransa * faracci d- * v. 119; ed 
e notevole n' col valor di riflessivo in n'aprendiamo * apprendia- 
moci ' n'aprenderemo * ci appr- ' cod. v. 460, 462 ; uoi promisi 
* vi p- ' cod. V. 364, e cfr. vo e -vo ib. pag. 247 ; eglino elleno 
n 369, se non v'ha errore; loro medesmo ' se medesimi ' I 249. 
143. PossESSivi. tuo nimicha II 125, tuo sorocchia ing. 84, viso 
toy ib. 81, e v. num. 130. Circa alia forma plur. fern, miei tuoi 
(n. 140n; M.-L., Gramra. st.-comp., pag. 178), ch'e costante pur 
nel Sercambi. cfr. il fem. dux due (ing. 84, ecc). In ing. e pure 
frequente il possessive suffisso : fratelmo -to, mammata, mogliata, 
figlolata, figluoUo -ti. 144. Relativi. Per la funzione rela- 

tiva di cos\ h da confrontare Tanalogo use che si fa di 80 nel 
ted. meno recente {qual cosl = derjenige so). 145. Dimostra- 
Tivi. Notevole la schietta funzione dimostrativa di il e lo, in il dl, 
lo dl, quel di, quelle stesso di I 391, U 444, il giorno quel giorno 
I 327, 362, n 19. N'ha qualche esempio anche il Voc. 



b. CONJUGAZIONE. 

147. Con vegno, tegno (ma tenghi n 358), va il pros, di * ri- 
manere ' (rimagna III 19) e di * ponere ' {pongno U 262, -i II 169, 
-a bdl. 102, 113, 132, dispognano III 342); e da qui poi anche 
il gn di conpognamo (indie. = compoft-i-) fagn. 529. V. anche n 58. 
148. diceno II 294, leg. 45, induceno I 118, II 396, ri- II 4, 
finisceno II 192, 397, ubidisseno (1. -sc-) III 402, riescino II 286. 



422 Salvioni, 

Airincontrario, dichi dici n 215, dichiamo U 244, III 237, acor- 
ghiamo 11 171, cognoschiamo III 104, voci d'indicativo, riwcAiamo 
n 100 , riduchiamo II 234, proveghiate I 290, dichiate n 266 
(Meyer-Ltibke, Gramm. st.-comp., p. 190 n.), voci di congiuntivo. 

— Indicativo, 149. Presente. statuimo fagn. 529; — nella 
3* plur. dei verbi di 2-4*, oltre ad -a«o, si ha -^o in muoteno 
II 291, correno II 390, prendeyio I 290, e negli es. allegati nel 
precedente numero; -dno in vegnano a- I 378,11 207, III 3, 81, 
356, fagn. 523, mantegnano II 287, paiano app- cod. 252, I 218, 
voghano III 366 ; -Ino in riescino U. 286. V. inoltre tegno tengono 

II 422 tienno cod. v. 19 (Fieri pis. num. 139), dove deve trattarsi 
della dissimilazione sillabica (cfr. vhio = *vMeno vennero cron. 17). 

— Da singoli verbi, c' e songo sum ing. 125, forma certo non 
lucchese (e in una ingiuria che un lucchese lancia a uno di Fa- 
briano-Marche) ; — vuote volete (: vuoiiidate :dai); faiie -diete 
ing. 117, ni 210; — benno bevono, n 219, presuppone &€ beve. 
150. Imperfetto. veneano n 208 , regieno reggevano ib. 346, 

III 102, vidieno n 58; — avavamo III 229 (quindi avhmo I 312), 
avavate I 201, dovavate II 74, 75, 158, 167, 173, 179, 190, III 339, 
solavate 11189, tenamte III 206, faciavate III 24 1; v. Meyer-Liibke, 
Gramm. st.-comp., pp. 205-6, 268. 151. Perfetto. La vocal 
caratteristica della 1^ conjugaz. vedesi di spesso restituita nella 
3» singolare: cavalca 1425, II 263, camind I 144,248,249,251, 
peggiora I 88, tnanda I 424, cacM III 67, livra III 70, torm 
III 150, raporta III 90, ecc, e n'e promossa la 3* plur. in -dno: 
seguitano III 35, tornano 1 190, caminano I 433, cavalcano I 162, 
164, ordinano III 361; v. anche Meyer-Liibke, o. c, 210 n, 268. 

— Per il convivere di -/ e -/o, ne viene anche -io allato ad -i 
(concedho cron. 9, rendeo I 53, vendeo n 220, II 190, ecc), e su 
questa forma di 3* sing., il lucchese modella la 3* plur. -hno 
(rendeono I 4, 18, cambacteono I 11, 46, 47, poteono I 51, 119, 
perdeono I 49, n 346, steono n 306, 309, 342, 394, ecc), cosi 



*- Come si spiega fieri facevi ing. 113 V Difficilmente potra connettersi con 
faieva, ecc. Caix Or. 237. 



Appunti Buirantico e moderno luccbese 423 

come su •to {sentio I 52, risiitulo II 190, c6nced\o I 86, ecc), bi 
costruisce -iono {ferlono 1 12, 13, inonofto I 36, 44, partlono 

I 18, 34, 378; cfr. d'altra parte ferlno I 27, tradino I 44, ecc, 
e oos\ ricevino III 240). Per la 4" conjugaz. e pure assai frequonte 
la 3* pi. in -Hteno {-Htero 1 124); usciiieno I 117, fuggitteno I 320, 
III 265, cron. 13, moriUeno cron. 10, comparicteno II 376, inti- 
ficteno I 108, sbigotiteno III 265, saglicteno leg. 71, circuitteno 

II 52, ecc. (anche finicte leg. 71, sulicte III 322, nella 3»sing. ; 
notevole morHi mori cron. 22). — parti partii I 290 ^ - Del 
tipo forte, cfr. andii n 85 cui sta allato andi I 225, come all. 
a di^ si hh de; — dienno I 93; ma di * ad dare ' si ha addb 
n 336, riformato sui verbi in -are. Invece addacetti, e con lui 
nndacetti andai, a Tereglio (G.) ; — fuen (su ftte) n 28 ; — co- 
gnovi n 405 -ve III 12, crkr. I 22 -we I 288; promissi III 131 
misse III 30, reuse venne I 145 veno ib. 149, condussino cron. 33, 
isronfissnno cron. 23, 39 (cfr. fecimo -emo, ridinw -emOy missimo 
emOj Nieri XV), somossoro III 138. 152. Futuko. sird saro 
a Tereglio, e con questa forma andranno chidirai, usidin), (alli- 
rocti, ing. 81, signiroe ib. 120. — finera III 3 -ano cod. v. 336, 
ntribuera III 151, vinera n 118, fallerae cod. v. 2^)9, segueremo 
cod. V. 467, uderemo III 95, iscieremo cod. v. 463 escenmo -nno 
rod. vv. 220, 252, 441, fagn. 529. — Con sincope nel tema : 
prendrd n 54, concedra bdl. 65, ardrano cod. v. 339, fendrasi 
cod. V. 248, mecfra cod, v. IS^o -tremo n 6, 1 156, rirrrra II 269 
'Crano cod. v. 434, patrai HI 159; lodra III 38, amendrete n 12, 
muirano cod. v. 275, montra cod. v. 217, copttra -(oio -nno I 370. 
II 218, 125, diventrano cod. v. 193, portrai HI 249, dirochrnno 
cod. V. 202, leurano sdlpur- cod. vv. 206, 274; aperra npririi 

I 149, II 303, alfrgfrii alloiCLrorini III 407, 'ficontrrnt incontrera 

II 181, inferrauo entcnino cod. vv. 184, 322 etitfrrh ini;. 102, 
rijjarrA riparera II 259, ristorra n 24, atrrai curerai end. v. 93; 
merrb n 82. In moatrcrra III 16, imp*trerrii I 241, vedremo 



* L'li (-(/j toscano di partii ec**., ili»v'e.«sHr(' iiii proilotto seriore analo^oo 
U'jvuto a 'iij -ej. 



424 Salvioni, 

forse delle forme fittizie per mosterr-, ecc. Da * potere ' si ha il 
solito por- porr- (III 250) tirato analogicamente su vor- vorr- 

* volere '. — Circa alle forme con -abbo, e notevole taglerabe 
tagliero ing. 87, che sark forse un errore. — Di * essere ', c' e 
la 1*^ sing, sarin e -no tirata su son -no, forse non senza Tin- 
tervento d'un epitetico sard-ne, — Di fieri s'hanno fia bdl. 81, 
fi I 161, 317, m 341, fagn. 530, bdl. 7, 22, 23, fie cod. v. 284, 
291, fino cod. v. 433, 251. — Nelle desinenze, noto ancora las- 
sereno II 380 {comunicherenci III 95). 153. Imperativo. apre 

I 150, conciede II 186, piange cod. v. 80, mudveti II 183 {bis), 
volgeti II 184, reverisceli III 215, ricevele III 223; gtuzrti ^ gusLT- 
dati ' n 426 ; pognan 1 196 , mettianlo III 19 ; faite 11 220, III 16, 43. 
— Congiuntivo. 154. Pbeseitte. 2* dichi n 225, rndt ing. 
84, 86, facci n 297, I 134, tenghi n 358, pongni II 169, riduchi 

II 186, di' DES n 374; 3*^ : debH I 317, sea sit n 128, 136, 267. 
Plur. 1* e 2^; v. num. 147; 3*: voglino II 309. 155. Imper- 
FETTO. Delia 1» in -e sono esempi in n 167, 168, 244, 260, 290, 
398, 402, bdl. 126, II 181, 284, 418, HI 95, 340, 345; —fus- 
semo III 19, prendessemo III 95. 156. Condizionale. porea 

* potrebbe ' cod. v. 301 ; farave, farei, ing. 116, sark forma cisap- 
penninica. — Circa alia determinazion del tema, cfr. restitue- 
rebbe III 198, volere' n 330; mandre' III 158, commendre' II 73, 
levre' III 325, merrei HI 72, incorre' III 193, deliberhnno III 144, 
dimosterenno III 129, riceverre' n 268. 157. Inpinito. Pochi casi 
di infiniti tronchi, e si tratta per lo piu che airinfinito s'appenda 
un enclitico: vole' III 30, 188, pensa' 11 74, ritrova' III 232, os- 
servalla 11 192, portallo bdl. 82, seguralli II 274, trallo III 119, 
aprUe * aprirle *, in un posto di III ch'ora non so indicare, porgdli 

III 176. — Senza sincope, ponere n 406, traiere -gere in piii 
luoghi, tollere bdl. 3, I 175, n. 214, ecc. (anche sen. ecc; e v. 
Nannucci, 715), onde poi torleli -lili, III 146, 25 S cioe toller-li, 



* Cfr. I'a. sen. tbrlali -gli ' togliergli ', cio^ tbllarli (cfr. tbllare p. 25), a 
p. 4 dello Statato del Comune della Pieve a Molli, edito da Luciano Banchi 
(Siena 1866). 



Appnnti suirantico e moderno lucchese 425 

conducer-si III 198. Gli infiiiiti sincopati posson riontrare nel giro 
della conjugaz. regolare coU'aggiunta di -re: porrer I 1G2, tdr- 
rere (cfr. tdrre n 405) -erli III 49, bdl. 100, condurere I 276, 
II 53, HI 150, 231, 237, 307, ridurrere -r- II 165, III 288, II 351, 
indurere II 173, sodurrere HI 321. — allegerare I 276, rivigo- 
rati rinvigoriti I 108. Non so decidere di siridare n 378. Se 
fosse -dre penseremmo a una formazione da strido ; ingegnirsi 
ingegnarsi I 275. Del *risuressire riauscitare, onde fan fede ri- 
zuressio II 307, risurezUi II 253, e che non pub rispecchiare 
REsuROERE, penso che dipende direttamente dal chiesastico re- 
surrexU (cfr. il resnressi nel Voc.) pronunciato come -zU, onde 
"^risurezi o -Ute, poi Tiiifin. in -/r«, ecc; *conced{re par provato 
dal perf. concedlo I 86; ehierire {wiolere) chiedere cod. v. 283 
(v. Caix Or. § 231); — tdcere, rimdtie (G.), a rawidici a rive- 
derci (s. * vede '). — II tenia dal pree. esteso all'infin. e ad altri 
tempi o modi e, tra altro, in asaglire II 372 (-ftt I 17, -io 11 19; 
sagliti I 106, ecc). 168. Gekundio. siando I 127; ma faz^ 

zando e un* indubbia forma cisappenninica. — saglendo III 85. 
159. Participio fassato. Note vole il garf. parvo parse, che sta 
a parve come parso a parse, ristrinto II 377, III 197, 369, sparta 
n 172. — Curioso ordina' -ato III 210 (v. Hirsch, Zst. X 427). 
— vensuto venuto (G.). 160. Participio presente. percossente 
terribile percutiente cod. v. 225. — brucolente, spurghente chiaro, 
limpido. 



C. DERIVAZIONE NOMINALE. 

161. Deverbali. stimo -a, estimo, II 65, 66, III 367, dimoro -a 
II 77, III 165, eercha giro, processione, II 367, mmaccio-a II 396, 
rendfcto II 48, incappo II 272, dilivro compimento I 221, amkco 
cenno n 298, piticio -a ib. 275 (^i^), raquisto I 115, sceccho siccita 
cron. 36, chava escavaniento I 326. E forse anche raccomandigio 
II 8, 380, III 340, dipende da un *racconumdigwre. 162- 

167. -ame: lo enterame le interiora n 170 (bis), anza: dimo- 



426 Salvioni, 

slranza cod. v. 119. aku : micidiano omicidiario II 413 {bis), — 

-ata: gorgazzaia gorgata n 275. ato: primata prima n 61*. — 

-Itico: papatico papato I 46, III 248, imperiatico dignitk impe- 
riale III 10, 11, 37, capUanatiro ufficio del cap- III 13-4, H, 21. 
antianatico n 269, III 22, comparatico qualita di compare III "^'i. 
(jomom^Vo qualita di madrina n 398. V. Pieri XII ir>7. -- -illo: 
piccioleUo cod. v. 334. — -kna : pacrhemt, paii^na, pUina (o cfr. 

ancura zenzorht stentereno). KSSAijmlUnna, knse : aticoti/.^/ 

-itano n 23r>. ensiaxo : barghigiano di Barga cron. 34, III 49. 

ealrigiano di Calci I 290, 292. — -erio (Parodi. Misc. Asooli 
48.'> n): hnrorlo {l- di terra lavorazione della t- bdl. 19, /- di srt*j 
ib. 132(6w); anche nell'a. per. c*e larorlo in senso concreto). — 
-EsiMo: Hovesimo nono cod. v. 22r>. — -eto: si pu6 chiedere »*» 
qui spetti rarreto III HI (v. St. di fil. rom. VII 22S; circa al 
-rr-, cfr. carretto nel Voc, e cavrirtu nolTa. orv.). - -etto: sigm*- 
recti I 131. — -ia: ararla -izia II 19S. triatla I !.%.'>, magiorm 
'99' prPininonza, primato, I 110, II 16, n 341, 3s3, occ, rrr- 
torhi I ir»6*. Fors'ancbe camera niaeMria, bdl. 100, 103, andni 
letto come r- -}a * camera dolla nmestranza \ — -metfo : fug- 
gimndn fnga II hTy, jHirtimeHto partvnza I 175, separazione co^i 
V. 441, cadimnifo oatiuta I 147, mandamrnto mi<)8iva III !•♦*», 
aixffidfffttim- 11 416, 417, dizonnram-X 1>^><, scfleram^ 8Colerapirin»- 
n 330, disidram- dcsiderio rod. v. 4r>S, invidiam- ib. v. 4r>9. 
— -i'mk: conrime «<•- * acconciatura *, ripnrazione, aggiustatura, 
III 2r>6, 3r>r>, 357. -ino: asinino -ello I 123, - -io: acordi** 
II :>9, Fiandria III US. Ma ^//rA//> tiiroo, I 325, 326, 32H, H 41. 
177, 'cJntM'ti I 326, sara dal pliir. iurrhi intcrprotato como *turkji, 

K audio nel \ok\ hm): df.<i(ifri'i.<on'Mo, malinrofioso ih. 137. 

262. — -oiro: grnl'dn-td i<'<^,, Ufttjuihutfo di Aquiloa (v. St. «li 
111. rom. VII 230, Krit. Jahre-1». IV, 1. pjiij. 167. e qui sopra a 
p. 222). — -iatk: hm^.^f'ih'i dho- I 22:v III 22, pupillania nf- 
fi«i«» (Ic* p'lpilli 1 s^'. — -Tr«>vF: cnVr,j,tii,,np lojja II 76, rifiuf'i^ 
ti'iH^ III si, C'unjf'fni^iunr coriipn*;- I 1:M, anlrigione as- soluziuDt* 



Appunti suIPantico e modemo luccbese 427 

ass- II 188, III 35. — -tobe: confessatore -ssore n 377, 381, 
renditore che deve pagare un reddito bdl. 3. — -torio: bestia 

caricatoia b- da soma bdl. 19, 41. udine suietiudine, III 298, 

fatto 8u 8ERV1TUD0 -DINI8. Clo: bataglioro n 252. uolo: 

cinghuolo III 324. ura : presura n 263, ecc, produra prudore 

n 226. — -ute: soiectu I 118, fatto su aervitu, 168. Lan- 

cilaio III 141, 150, ricorda NicolaiOy e si tratta di -do attratto 
da -dio. Anche qui candelaio candelarum leg. 46, e allato can- 
delasio I 33, 254, nella qual forma io vedrei una contamiDazione 
col sinonimo *purificasio (v. il num. HP, e cfr. grasia grazia 
leg. 46) la cui esistenza si pu6 facilmente supporre. miiola (cfr. 
il mod. rnUora) II 160, 214, interpreta mltra sulla norma di 
dntra cintola, ecc, cofforo bdl. 52 {ter), potrebbe dipendere dal 
franc, coffre, Di enterivoli interiora, n 170, parmi clie sia da leg- 
gere entep'ivdli, con r-r dissimilati, e con v colmator di iato. 
redola redine I 150 (onde /frfre redini cod. 245). artefini -ci I 237. 
chiavita anche in I 186. sussiduo -dio III 175. E qui noto anche 
infortuno -nio III 323. 



d. derivazione e composizione verbale. 

169-170. rxcorteare -eiarehAX, 52, 124 (v. il Voc), guerreante 
bdl. 4, V. Parodi Misc. Ascoli 467-8, campeare, I 350, campog- 
giare, stare a campo, ma in una combinazione in cui anche potrebbe 
voler dire 'campare *, pedeare less. — Prefi.ssi. mnantenere II 379, 
amoniti mu- I 168 [amonitione rnxx- I 320(6/,s*)], nl/astonato I 245, 
assegnare cons- I 133. — bistalliati bdl. 50. — deraso raso n 168, 
dilevare togliere, levare. n 257, 258, ecc, dilassato rilasciato n 202. 
— disptwnere deporre, abbatt^re, scacciaro, I 7, IFI 4:^, 113, 186, 
204, 236, n 384 n, esporre, dichiarare, I 168, 286, 289, n 145, 
258, dismisurare eccedere, deviarc, trascendero, cod. v. 20, dis- 
viare dev- cod. v. 12, dispinti cancellati 11 195, diznrdinato 
contrario agli ordini bdl. 130, discredenti I 381 [dizaiuto II 141, 
diservigi cattivi servigi I 297, II 139]. — asteugna * attenga * 

Archivio glottol. iUL, XVI. 2H 



428 Salvioni, 

n 247; strusseno distr- n246 [struetione bdl. 55], stribuire dis- 
ni 400, n 244; isguardare sff- g- cod. vv. 104, 186 * ; screseere 
scemare cod. v. 162. — inchiusi rinc- cod. v. 35 ; invilUi »w- 
I 389. — preferire pro- III 160. — [perfetto pre- III 244, 245, 
246]. — ripremiare premiare I 108, ecc. riscontrarsi incon- I 145, 
rioogliere acco- III 223, n 239, 406, race- III 296, ecc, rifrenare 
raft*- I 118, rinonmre denanciare ann- bdl. 101, resegnato ri- 
rass- bdl. 12, 26, riuedere provvedere, soccorrere, cod. w. 386, 
420, rivigoroH rinvigoriti I 108, riaumdliare II 362, 365, ressen- 
tire tornare in sentore n 304, 305, 314, rinvegnerUe seguente, 
sassegQente, euccessivo, n 215, ecc. ; — racordare ri- HI 94, 
n 344, rascaldb ri- ib. 183, ramnneragione bdl. 23, ruguardare 
I 308, 809, m 327, rawSdici * rivederci ', niccamati rica- bdl. 50, 
ragguzzati bdl. 50, raffermare conf- n 297, rdcrescere B^icr- 1 131, 
rapresentare pr- bdl. 9, ecc. — socdelare less. — traeeiolgere less.; 
tramettersi introm- I 149. 



ffl. — ANNOTAZIONI LESSICALI. 

abando {in) in -ono II 253. 

abbarocciare non si stacca da abborracciare, e se questo 
e da borra^ la voce luccbese avra trasposto le vocali. baricdo 
sara poi da baroccione e questo da *barocciare. 

abboccato -bochor ghiotto, avido, n. 290, III 72. Yoa 

abievoli abeti (?) n 178. 

a bile adatto, acconcio, I 176, 285. Yoc. 

acciechare cancellare (una pittura) HI 112. Yoc. 

achumiatare sbandire I 119. Yoc. ' accom- '. 

acostante confinante, contiguo, III 33. Yoe. ^acc'. 



^ Ma al y. 404, par piuttosto che sffuardare dica 'torcere lo egiiardo*. 



Appunti suirantioo e modemo luccbe§e 4M 

€tdempiere (o -ire?) riempire, empire, III 818. Voc. 

adextrare portare, reggere, maneggiare, I 145. 

affermare conf- II 292. Voc. 

agiungersi commettere, azraflfarBi, I 38. Voc. 

allargarsi sbottonarsi, confidarsi, n 199. Voc. 

allentare rimuovere, togliere, levare, ^iminuire, 118. 

allerata: tenere a-, ciok a mezzOy n 62. 

altro nel signif. di reliquts: n 200, I 46, 57, 93, II 405. 
Vedi XII 386. 

amaestrare m- magi- prinieggiare, comandare, III 9,11,12. 

ambiante (sost.) oavallo ambiante n 27. 

am hue ambedue I 46. 

umiratione vieta, modo di Tedere, 11 8. 

ammi {per a-). Di * per aroore ' = * in cauea', v. Ascoli 
I 25 n., Ill 102 n., Seifert, Gt\oss. eu Bonv. b. ' per mor ', ne' 
quali pasei son raccolti gli elementi per dichiarare T? e il -do 
della forma oenoorrente ammodo. E noto che Vq ricompar di 
qua dall'Alpi nel valmagg. per mort (o per mot o per mod) in^ 
^ qnanto a ci5, a oosi '. Note vole che da ' per amore ' ei sia 
estratto atnore motivo II 392. 

amonitione ricordo, menzione, III 296. armena, materiale 
da guerra, I 820, II 140, ecc., Ill 23, 54, dove non da tn- ma 
d'am^ d^ssi leggere. 

dndito (Gimite). Sark dbUo commisto a andare (cfr.: an- 
damento di casa = ^ costume di casa ', ecc). 

anellare dar I'anello (ai cardinali) III 137. Nel Voc. c*e 
•- Ui sposa. 

apareehiamenti paramenti (di chieea) III 110. 

appariema forse per *apparSmia, Fieri § 137*. 

appiglistrarsi e forse piii genuine di appilli" appili-; se 
almeno h date da infertre dalValto-it. apigliarse attaccar briga, 
di cui V. fn Boll, della Soc. stor. pav. II 219, e al quale ^ daag- 



' £) iiiveoe scorn pano Vi tematico in huhidensa obbedienza, che occorre 
on pajo di volte ne' testi ed h pure deira. eenese {ubidema Zst. IX 541). 



430 Salvioni, 

giungere Vapiarse aseinbre di uno dei saggi del Fiore pubblicati 
dairUlrich. 

aprovare credere II 246, 275. Voc. 

arbiturio abitazione bdl. 106, e coA va emendate ancbe 
arbiirio ib. 110. 

areata tiro d'arco n 298. Voc. 

arratore di parole che ha solo delle chiacchiere n 21^. 
Nel Voc, o arcatore ingannatore, tniifatore. 

are (J are asportare I 379. 

argomento serviziale n 66 {bis). Voc. 

arguto ritto, alto^ cod. v. 206. Sara un partic. debole da 

* ergere ', q. * crgiuto *. 

arme, -a dura. Notevole il valor collettivo che quenti 
singolari riveston quasi seropre nel Sercambi. Cfr. ancora can- 
delo candelame fagn. 532, spina spine cod. v. 357. 

arn^cchio. Piuttosto che ad arkus, e da pensareaANM- 
cuLU (Ktg. 6Gr>), cui non oppongon difficolta ne la fonetica (v. 
num. 126) ne Tidea. 

arraniiaio. Crcderei per ' -icato ' e avra detto dapprima 

* affannato ' ; cfr. il lomb. rantegd rantolare, aosare. 

arsinio. Per 17, cfr. il yen. arslnico e il meaolc. arzinik. 

a r una r si. Sara adunarsi disposato a raunarsi^. 

arzanaia -se- porto, arsonale, darsena, n 76, 158. 

iiscaro. V. XII 3S8, XIV 205, e Stolz, Indog. Forsch. XVII 
(^S. che pensa nuovamente a alax^ov. 

dscino -CI-; cfr. dzino a Montignoso, ne se ne stacca il 
sard, (iinii (cfr. logiiil. camija oamicia). Giii il Fieri, qui sopra 
a p. 169 n, raccostava ad iirino il sen. sucina susina, e coi due 
potrenio forse niandaro Tare, riciinre visitare (Fieri, ib. l*>*^i. 
»Se d'altra parte, eon dinu si confronta il pure sardo gai che 
ulcuno riduce a i^i asi, ne vien da chiedere se veramente noo 

* N.»n (Tf'hi ciiM* a •</• i?i r. nialj?ni<lo il Fi»*ri vers, 169 n.e roftlf^nido V \. 
li.-n. cfotnt t H Ai>i '/•*t. IX .'»oyi. — ijuantu al M»n. asciunare (Z«t. IX 5T»». 



Appanti suirantico e modemo lucchese 481 

s'abbian de' casi in cui -si- h trattato come -sj-. [Delle voci 
sarde, v. ora anche Bartoli, Archeogr. triest. XXIX 151]. 

asetareAutAre III 272. 

as save (o meglio, imperat. dssa). V. Bo vet, Miscell. Mo- 
naci, 243 sgg. 

assegnare consegnare, indicare, II 385, III 12, 68. 

asset tare porre a sedere n 173, ]75 -ctati seduti I 250. 
Voc, Parodi XV 46. 

assinicare. Forse da Seneca, come apparrebbe dA sineco^ 
stizzoso, XIV 214. Ma v. il Fieri, vers. 175 s. ' assinare \ 

assitare sentir odore, annusare, n 172. Nel Y oc. : assUiUo 
che ha sito, odore spiacevole. 

assortito cava to a sorte I 259, -titore chi ha Tincarico 
di cavare a sorte I 261. Voc. 

astengnensa penitenza leg. 70. 

atto pronto, disposto, n 230, 249, 319, inclinato I 117, 
II 225. Vedi Zst. XXII 477. 

attraere cavare, estrarre, I 196. 

attratto rattratto n 296, -ttire rattrappire I 249. 

attroccolare. Sara appunto azzoccolare commisto a trot- 
tare. 

attuire, -^, II 164, 11137,44. A CittJi di Castillo occorre 
anche, col valore di *abbattere'. I significati ci guarentiscono 
la base ' totu \ e riman quindi ben confermato Tetimo dell'A- 
sc-oli per tuer ecc. Solo, nel la Toscana, il secondo t e venuto a 
tacere per dissimilazione; e v. anche Fieri, vers. 169. 

avale adesso n 216, III 72, 322, 402, ecc. 

atarizzare risparmiare, economizzare, n 16. 

avermaria, Cosi anche a Siena (v. il periodico: Niccol5 
Tommaseo I 22) e al trove; v. num. 126. 

bdciora -gio^. V. Farodi, Ro. XXVII 214-5, ricordato 
dallo stesso Nieri nelle Giunte, e cfr. bdsola, taffena, a Cittk di 
<.'astollo. £ ben notevole che nel lucchese e altrove (lomb. 
hti^Uta, ecc, V. Zauner, Die rom. N. d. KOrpert. 73) coincidan 



432 Salvioni, 

nella voce i due significati di ' tafferia ' e di * meaio promi* 
nente '. II paragone tra le due noxioni inCatti oon istuona, a 
doveva sentir ci6 il Porta quando paragonava il naso e il mento 
di Fraa Condutt (str. 5*, vv. 5-6) a ' la seggella del woUUa | ch 
gotta gib tabacch sti la basletta \ Circa alle forme del voeabok 
ricordo ancora il mesolc. bdina tafferia. 

bafore, banfa. V. Parodi Ro. XXII 206, aggiuugendo il 
campid. bdffidu ' vapido ', csalazione, cattivo odore. 

baglioncello mooello log. 81. BammeDta il ainonimo nap 
guaglionciello, 

bainco (rersig). bachinch't-o). Bea a ragiooe il N. vi rawisi 
i'equivalente dell' emil. bghengh ' baichingo ', ' bacato \ scemo. 
Quanto a me, mi si permetta di prevalermene intanto cum^ 
d'un nuovo esempio di -inco altemante con -/n^ K V. BoU. St. 
d. Svizz. it. XXV 93 sgg., Merlo CI., I nomi romanzi delle M- 
gioni e dei mesi, 22()-21. 

bassoglia. V. Ko. XXXI 295, e, per il 6-, Parodi, il-. 
XX VII 214. Cfr., oltre aU'ancon. tasore^, il BiMan. vassofa^nm: 
tassdra vaglio, ventilabro. La forma barsoglia (Oiunte) si pam- 
gona col bol. valsura vaglio. 

bazolare II 408. II Bongi traduce per ' basalarda '. 

beccarino truffatore n. 261. II ^beccarino' era ael M.-K 
lo sgherro al servizio d'una fazione, e v. Rezaaco 8. v. 

beg to baco (Pa8coli,o. c, glosa. s. * begetto '). Sara realmecu 
il plur. begij coUa palatiua portata al sing, come neU'ano>i.. 
bacio (Kendic. Ist. lomb. S. II, vol. XXXVI 607 ; v. ancora qii. 
indietro al num. 141* in nota). II Nieri ha beco, e vedine il 
Pieri, num. 1, e vers. num. 1. 

bellendora, Cfr. brSndola a Citta di Castello, dove an* ^ 
si ha il sinon. bHlera, che, inaieroe ai ^inonimi valtell. bUiM, 



' Mi si lasci qui ricordare. di tra i nnll.. il vers. Terrimea (fraz. di SU£x<*cd.* 
' £ coMtante in pin varieta delle Marche la sostituzione di '6re a •«•!. 

sofltihizione df*terminata certo da ci6 che, p. es., il rasejo (march. r«t»"'' 

poo inUrpretarai come il * radente \ il * racore *. 



Appanti suiraDtioo e nodemo lacchese 4SS 

mesole. birola (cfr. borm. birola donnola) » dimostra trat tarsi 
della base ' bello '. 

benedica. Per questo deverbale, v. XIY 206 n, Ro. XXVIII 
93, aggiungendo il cremon. benedfga confetti, confettara. 

bevere prendere un veleno I 246. 

biasmare incolpare III 107. 

biastimare imprecare I 188. 

bigari atti di bigherajo, n 342, DI 229. V. il Bongi. 

bignatta. Ayremo veramente^ qui e in M^rnoro, la dissimi- 
lazione di m-fi per &-/«. 

bigongetta, Cfr. bigongiam nello Stat, di Giuviano (Atti 
dell'Acc. Incch. XXIV^) p. 546. Donque quioomenel pist. bigangia^ 
nel lomb. b^nia (Ro. XXVIII 94) si continua schiettamente la 
sonora della base etimologica. E bigoncia sara fone ^bikan^j 
colla sonoritk passata dal ^ al k. 

bistante (im) in sospensione II 31. Cfr. in bistatUi in piedi, 
nel Voc 

bizognevile: eonsiglio b^ deliberazione d'urg^iza I 130, 
II 377, 403, m 192. 

bocolieri "Cc- brocchiere n 272, bdl. 272. Franc. iot<c/»er. 

borbdre I 22, II 161* II Bongi scrive bbrbore nel primo 
passo, ma h forse una svista. Poich^ la voce risulta evidente- 
mente dalla base di ^ borbottare ' commista a * rumore '. 

brdnia -dina, Non diverso per avventura dal *6 raj da da 
da cui dipendono i nnll. Breda, Br era, ecc, e di cui v. Bruckner, 
Die Spr. d« Lang. 203. Notisi, circa al bol. brdina (Parodi, Ro. 
XXVII 232), che esse s'adoperava giii come perfetto sinonimo 
di braida, e vedine Frati nel Gloss, agli Stat. boL a. ' braida '. 
Quanto al n si pu5 forse paragonare con quelle del nap. gdina 
^ abr. gddie, lorn. gMa, ecc, Literaturbl. XXI 384. II bol. ha 
poi anche brdja, che si spiega, come il ven. ghea, dalla soppres- 
rtione del d, 

brevileggio breve III 295, come altrove la stessa forma 
s'adopera per * privilegio '. E evidento la reciproca influenza 
delle due voci * breve ' e * privilegio *. 



484 Salnoai, 

brigido risulta dalla base di britido (qui sopra a p. 196) 
incontratasi con ' frigido ' ' ngido '. 

brocchato steccato o riparo fatto con pali 11 64. V. il 
Bongi, bdl. gloss. 

broco: di quelle del A- di quelle del mestiere, del bordello, 
n 266. 

bruida rumore, fragore, cod. v. 321 (v. Barbi, pag. 243). 

bruniee, L'accento suH7, che il N. pone giustamente in 
rilievo, h confermato dal bornis -ia dell'Alta Italia. L'aocordo 
delle diverse forme pu5 farsi o su -ice o su -isia. Nella prima 
altemativa, avremmo un metaplasma in bornlia, nella seconda 
in brunke e bornis. lo credo tuttavia a ^prunlsia^ che sarebbe 
sorto per il convenire in una di pruna e di *c in Isia (non 
'^ciNiciA, come vien postulato; Ktg. 2193), il cui genuine riflesso 
sarebbe toscanamente *cin(cia ^ Cfr. del resto anche br<ice -y^ 
all. a brcLcia -gia. Ma dato *prunisia, sovvengonOf per I'alto-it. 
borntsy i parecchi casi di -ki in -s che sono enumerati in St. di 
fil. rom. VII 190, e che potrebbero confrontarsi col vie. ztnist 
cinigia, trev. ciinase cimasa. 

buccello si pub spiegare da buccella (Ktg. 1614) fatto 
mascolino. 

buderazzo ventre ing. 80. 

buggiora va con buggera ecc. (Caix St. pag. 91); cfr. il 
lomb. bdzera, stizza, che ha per sinonimo fgta. Dalla stessa bast' 
e buggioressa ing. 108, termine d'ingiuria a donna. 

bussarsi muoversi I 150. Da leggere forse btM-- {-buii-) 
e da ripetersi dal franc, bouger. 

biito. Fatto direttam. su bere^ come, per altra via, il laziale 
(Marino) beto. 



' Nel regg. zernisa cinik'iti , vedrt^mo poi rincontro di *ccnere' « di 
* cinigia * con bitmls, o un *zrnensa (cfr. piii in la cenerigia) ndotto tuo: 
per metatt'si ruciproca, vuoi littr.iverso ^zenrim. 



Appunti sulFantico e modemo lucchese 485 

ca casa: a chh di Bindaccio III 228. 

caladbro. A Montignoso: kanidiro cetonia dorata. Non si 
capisce se Yaladoro^ cui il N. radduce questa parola, sia vero 
soltanto presunto. Nel primo caso, si trattera, in c-, di aladdro 
incontratosi con calabrane, altrimenti sara cacaddro --j- c(Uabr<me. 

calddria, E baldoria + caldo, 

calina. Non so se il montal. caliggine ajuti a spiegare la 
forma nostra, e cfr. in ogni modo il sillan. caUna (Fieri XIII 
337) comparato a caliggine. Ma meglio manderem la voce coUo 
sp. calina, ecc, di cui ha recentemente ragionato il Baist, Zst. 
XXVIII 108. — A Beilinzona c'e grina (blen. erendgia) nebbia, 
caliggine, che pero non possiamo ricostruire per car- cal-, visto 
che il r e anche della Mesolcina (krSna) e della Vallanzasca 
{ffrSina)f dove il -U e sompre rispettato. vi sarebbe voce im- 
portata ? 

calomare (G.). V. Gioeni, Saggio di et. sic, 65. 

camilo corrisponde certamente al lig. camdlo (sic. camdli 
plur.), di cui v. Ascoli Zst. XXIII* 422. Ma nella evoluzione e 
intervenuto cammello (arc. canielo), 

campeggiarsi campare, vivere, guadagnare, trarre pro- 
titto, * scampo *, III 406. E v. ancora a num. 169-70. 

campestra campagna III 12. 

cap^re. Lo s*arguisce da capea III 113 {msk capire n 297). 

capezzata scopaccione n 164 (&»^). 

careaggio carriaggio I 106, 298, 299, 396, III 265. V. al 
num. 169-70. 

caricare insistere, importunare, tornare alia carica, HI hit. 

carnelevare carnevale n 81, 82, 178, I 17, cron. i*^ 
V. Fieri, XII 155 n, e I'a. bol. carnelcare, Ta. vie. cariu^^"^ 

carruga (G.). Far ruga combinato con carrMu**. 

carte. Non son forse tanto copiosi come il X. pa*» 'i«^ 
nere, i fern, di 3^ passati alia 1^, e si dovrani>o & un.- r^^rsk 
interpretazione dei casi di sing, -a plur. -i, cbt- fumr «' tift^SM nTi 
numerosi. Vedi JSt. di til. rom. VII 186. dal oua n*^ -^ii:?;*. 
che carte e parte fanno da se. 



436 Salvioni, 

c a salt no fattoria, casa di campagna (?), bdl. 6, IH 406. 

caseione erario II 65. 

eassa banca cadsapanco n 174. 

cava to -a cavata n 47, 48. 

cenerigia, S' incontran cenere e cinigia, V. qui indietro 
s. * brunice ' in nota. 

cerbaia n 262. Traducon questa voce per ^cerreto', ne 
vedo snirautoritk di quale esempio. lo credo meglio sia ' acer- 
baja', da intendersi con significato affine a quello deiralto-it 
ghrbo, ghbido, sodaglia, landa, grillaja. 

cercare investigare bdl. 10, visitare, girare, III117, 132; eercka 
processione, giro, II 367, -amento intesa, affiatamento, (?), Ill 14. 

cess are allontanare II 415. Voc. 

che chi {in che il prete a casa del prete). Ha ragione il 
N. di non postular senz' altro un in casa (cfr. lucch. ca)j cbe 
del resto potrebbe benissimo giustificarsi dalla proclisia {in ca 
U prete -^ Hnch' il prete, ecc). Pub perb darsi che questa for- 
mola siasi incontrata con inche {^= in dove che). 

checchelloro. V. qui sopra a pp. 220-21. 

chiappa, ehiappaella {d'aguto}^ capo di chiodo n 219. 
Sark *capula o *cappfila (cfr. il lomb. capita de iod) trat- 
tato come si vede piii in la s. * fietta \ La forma in -rf/a, sara 
poi -ajella, o un errore per -arella. 

chiaussare, Cfr. il ven. schiauzzare balbettare, borbottare. 

chiavatttra serratura bdl. 100. 102. Cfr. il gen. iawja 
Parodi XIV 20. 

chicchiricchl, Anche a Montignoso: iit«- gheriglio. Vedi 
Schuchardt, Rom. Etym. II 18; dove aggiungerb che a Mesocco 
il ragazzo che riesce a estrarre intatto il gheriglio, lo mostra ai 
compagni gridando kikerikd. Onde anche cola, allato a bg^ e a 
geril, si hanno kikeriki e gal gallo, voci fanciullesche. 

chieggere. Continua teoere, come gia dice il Pieri: cfr. 
chieni tenere, chiebbito tiepido, ecc. E perb anormale il ditioogo 
(cfr. Uggere^ ecc.) dovuto forse al partic. chietto, che alia sua 
volta lo dovra a chietto tetto (v. s. v.). 



Appunti enirantico e moderno luccbese 491 

ehieito (v. anche Fieri, vers. 162). Non dipenderk da 
chieggere, ma sark questa forma che dipende da ekkUo, £ in- 
fatti sorto questo per una metatesi reciproca, quella per cui 
Hecehio divien chietto, ^ infatti ticchio, tetto, a Montignoso, e 
qneeta foraia non si stacca dairemil. ted, di cui v. Rendic. Ist. 
lomb. S. II, vol. XXXY, 964 n. Dalla coesistenza delle due 
forme participiali tietto (= ^tetto x chietto) e chietto, si spieghera 
poi specialmente il vers, tietto tetto. 

chivicello culmine. S date dal Fieri (XII 171); che ha 
torto per5 di ravvisarvi altra eosa che un diminut. di clItu. 

ciaffo dipende forse da eiaffata, che alia sua volta risul- 
terk da ' ceffata * e * schiaffo '. 

richignola (G.) e * cicognola '. V. Zst. XXUI 517-8. 

cicigliora. Altro bel riflesso di caecTlia. Nelia Lunigiana, 
ho udito zerzi^ora, dove sarebbe curioso di vedere se sia mera- 
meiite fortuita la coincidenza della prima sillaba con quella del 
sopras. SarsSia. 

cigliare n 262. Che significa? 

cinino. Cfr. berg, sunt, valtell. cidn, bellinz. iiifi, porco. 
Dev'eseer voce imitativa, come lo prova il bellinz. <hi-<^t}, con 
cui s'imita il grugnito e con cui anche pub designarsi il porco. 

eintura borsa che s' appendeva alia cintura n 303. Cfr. 
I'it. es^re stretto di cintura essere avaro. 

eidtta. Gli si ragguaglian completamente, e nelFordine dei 
suoni e in qucUo dell' idea, i lomb. $dt -ta, Sot -to. V. Rendie. 
Ist. lomb. S. II, vol. XXX 1506. 

circustantie 'ze dintorni n 383, I 407, II 62, ecc, 

ciruffo risulta da cirucchio -{- ciuffo. 

eiuffiglio. Da ciuffo -{- accapigliare. 

CO come cod. v. 128: si col prof eta. Cfr. * com '. 

codetta sotterfugio, equivoco, III 325; cfr. tentepizedoppie, 
ib., che par dizione sinonima a quella di sententie con codette, 

cognoscere riconoscere 111 96, 222. Voc. 

eointare raccoD- cod. 243. V. XII 425. Circa al bointade 
dello stesso cod., s'esso non e per influenza sonese, vi vedremo 



438 Salvioni, 

indebitamente esteso Talternare che fosse tra con- e caintare^ e 
forse lantano e *loint'. 

collGy ing. 88, 89, 105, 122, fune da poire intorno al collo, 
corda, ccllare mettero alia corda, calar con fune, I 200, 366, 372, 
in 101, e V. il Voc. Crederei che colla sia il deverbale di coUare. 

cdlo sark da ^ colare ', q. * il deposito alia superficie '. 

colpare dar colpi, colpire, II 175, III 127. Voc. 

colpeggiare menar colpi, colpire, I 277. Voc. 

colte taglie I 133. V. Rezasco s. v. 

comandamento raccomandazione II 166. 

com, eon, come, cod. vv. 66, 173, 200, ecc. ecc. Ctr.comf 
(per como?) cod. v. 49, 108. 

come che quantunque n 406. 

compdgna compagnia I 55, 220, ecc. Voc. 

concia accordo III 75. V. Parodi XV 54. 

conducto preso in affitto bdl. 110, 119 -tto piatto, vivanda. 
n 163. Voc. 

confetto farmaco, medicina, n 250, 251; Voc. Qual col- 
lettivo : * confetti, dolci * n 182. 

confezione -tnfessione farmaco, confetto, confettura, HI 
56, n 66, 144, 296. Voc. 

confidante sigurta I 117, fidato III 180, 401, 405. 

contastare contrastare, disputare, contraddire, violare, op- 
porsi, I 263, III 300, 325, 328, n 380, ecc, contasto contrasto, 
offesa, I lO^i, III 14, ecc. 

contemplatione vista, veduta, 11351. 

contratersia controversia III 325. Voc: contrart-. 

conrenema -sa -zia patto, convenzione, n 309, III 2S<»: 
Voc; faecenda, fatto, accidente, HI 90, n 53. V. Parodi XV 5r». 

convertazione forse da ^conrerzaz- per dissimilazione. 

cor ate viscere, interiora, I 225. 

coruocchio. Anche a Locarno, corndc pannocchia. 

corpo funerale II 120, fai^n. 531, ecc. Ne sono esempi 
anche nol Voc, dove pero si esita a tradurre per * funerale ' 
piuttosto che per * cadavere '. 



Appunti suirantico e modemo ]acche§e 489 

cor r ere scorrazzare, dare il guasto, saccheggiare, 1 46, 151, 
181, ecc. Voc. 

coscientia -si a saputa, conoscenza. III 39, 41 , 107, ecc. Voc. 

costore -strice cucitore -trice bdl. 51, 124, 1 204, III 354, 
e provengon appunto da Lucca gli esempi della voce che si 
trovan ne* Voc. Cfr. costura Meyer-LUbke II 535. 

covaccina((j,), Notevole assai il -r- di fronte al mental. 
cofaccia. Che, ammessa pure come assai antica la metatesi, il 
lucchese pur dovrebbe mantenere il -f- (v. invece, per la Ver- 
siglia, Fieri num. 78); ed h arbitrario il procedere del Fieri 
(Top. 228), che inferisce -f- in -v- da tre nnll. moderni, cui 
non sta a rinfianco nessuna forma antica con -/'-. Fure gli it. 
ratanello^ ravastrello, ravastrone rappresentano rap-. Anche al nl. 
garf. Guo Qufo (cfr. parm. guv^la gufo selvatico). Fieri Top. 
114, non sark da attribiiire importanza eccessiva, soprattutto 
non conoscendo noi la fonetica garfagnina. Onde, in covaccia ve- 
dremo forse la immissione di accovacciato (cfr. schiacciata focaccia). 

credente credulo n 224. 

ere pat ernioso bdl. 145. Voc. 

crescere edificare cron. 9. 

croccie gruccie II 363. Anche sen., e v. il Voc. 

cucutiella si ragguaglia a "^cuctdichella (cfr. cuticagna), 

cugno conio ^gnare coniare, n 63. E v. Fieri § 13. 

culigine merda n 233. 

culignoro, Notevole, perche malgradola metatesi reciproca, 
rimane al sue posto Telcm. jotacico di una delle due consonanti 
trasposte. 

cunitta e anche lombardo; ma qui s'ha anche Artifta culla. 

cutello coltello ing. 117. £ forma dissimilata mediante la 
soppressione del primo /. V. Boll. st. d. Svizz. it. XIX 152, ma 
anche Fieri § 68. 

cutkrzola, Non puo re^geie, anche per ragioni fonetiche, 
Tetimo del Fieri, Top. 113. E cfr. Temp, cutera (Fetrocchi). 



440 Salyioniy 

datla -zla •dazio, taasa per gli atti de' tribunali, bdl. 13, 
125, III 344, 347. V. qui sopra a pp. 368 e 394. 

d e -nde ne, pron. avTerbiale, inde. Frequentissimo ne' v-ecchi 
tefiti, e v., p. es., ing. 82, 87, 96, 119: nond escercmo cod. v. 441, 
numdoddi ^-nneli' cron. 18, funo de a^ai presi ib. 11. 

deratale Ing. 112. £! il nome di ana misara di capacita; 
ma dovr&mo rioonoseervi ' derrata '. 

dir^ (v. anohe edi) ecc. Che tali forme provengan da nn 
dialetto dove, da^anti a vocaile, si ha non solo ched ma anche mady 
corned, doted (v. il N. s. 'ched'), aggiuDge qualche peso alia 
dichiarassione che di ed^ ecc, era data in St. di fil. rooi. YII 203. 

dett'41 ditta, affare. III 313. Voc. 

diaccia; cfr. aache ghiaccia il letto dei filugelli, e ghia' 
cere giacere (Petrocdai), 

didccito (v. Pieri § 112) si risente di ' gelido ' 'frigido'. 

di'ceria discorso III 264. Voc, 

dido notizia III 154. 

diicolo sta a ghih- come dianda, diot>a, diaodo, diaccia a 
ghianda, ecc. 

dighainare III 260. Sara certo da emendare in dighan- o 
dighann-. 

digniioso piaoevole, gusfcoso, <?od. v. 97. 

diligerir-e aocenna ad influenza di aUeggerire. Anche fra 
i lombardi accade di udire deslengeri digerire. 

dimino dominio UI 109. Voc. 

dim<tS8icato mutila/to II 125, III 196. Voc. ^dimoza-'. 

dimostrare dimostrarsi, parere, III 185. Voc. 

dinchh = * d'in[dove] che ', e v. qui eopra s. * ch© '. 

•dinudmre spopolare II 353. 

dinuntiare annunciare leg. 45. 

diricto precise, giusto (di pesi e di monete), bdl. 101, 102, 
116, 118. Voc. 

dirtssare mostrare leg. 45; -arsi rivolgersi I 287. ^^'^u. 

discrivere scrivere , indicare, nominare por iscntto, I 
237, 263. 



Appanti suirantioo e modemo lucchese 441 

disducto diletto co<L v. 58. Cfr. Ta. franc. desduU. 

disertarsi abortire III 233. Voc. 

disfaaione mina n 134. Voc. 

dispensare permettere n 405 (6i«). 

disperato temerano, rompicollo, cod. v. 235. 

dispergere I 290: cercava dispergerii del mondo cercara 
di toglierti da questo mondo. 

dispotitione spiegazione III 113. Piuttosto che un errore, 
▼edrei not -M- una grafia, di quelle onde al num, 61. 

£{t«frti^j|fer« struggersi, liquefarsi, n 318. 

d it ale n 62. Par detto d'un oggetto 8U coi I* orafo infila 
gli anelli come in un dito. 

divenire awenire I 93 ecc, n pasBim. V. il Voc. 

divifart dividere cod, v. 350. 

divitta privato I 241. Voc. 

ditotionex ad- in servigio III 96, 107. 

dormentore dormitorio I 143. Nel Voc: -o. 

dove quine dove n 293, III 172, 176, 208, 329, ecc. 

drusiana (Pieri XII 134). Grederei che il <l- aia dovuto 
al np. Drusiana portato daU'eroina di qualche noyella del Ser- 
cambi (n 349, 859). 

dmolo col pa. Parmi una bella continuazione di dQlu. 

durar€ continuare: la casa dnrd d'ardere n 287. Voc. 

ilto. il una forma molto diffusa che il Pieri (XII § 1) ed 
io (Rendic. Ist. lomb. S. II, vol. XXXV 960) dichiaravamo dalla 
infloeaza di ' erto '. Sennonche questa voce ha f . Gioverii quindi 
aapporre on compromesso tra le due vocali a ed ^ , la cui risul- 
tanza era f. Analoghe compromissioni ravvisava io gik nel trev. 
Ha (Krit. Jahresb. IV, p. 1% 166) e nel bellinz. tf (ib. I 131). 

etnpio crucciato, irato, spietato, n 146, III 114. 

enierame interame III 156, n 170, 171. 

enterivoli n 170. V. num. 168. 

erbigatto, all. a ar^^ par accennare alia presenea, anche 
nel lucchese, di *irbore albero, di cui v. Rendic. cit. 



442 Satvioni, 

erbo. V. St. di fil. rom. VII 186, e converrk forse muovere 
da un coUettivo *le erba, 

irmini. Non so se giovi alia dicbiarazione etimologica di 
questa yoce il canto delli ermini ricordato in n 165, ma dove 
ermini potrebb'essere ermi' e andare con ermini armeni I 49. 

facti: persone da f- p- importanti III 4, twmo da gran 
facti III 5. 

faiio fatto ing. 105. Riman coal guarentiio anche Yant^ 
faUo antefatto, di cui il Fieri § 98. Si tratta di ^facTtt. 

falampa risulta da * falb ' e da ' vampa '. 

famiglia 'famiglio', servo, sgherro, bdl. 124, I 143. Xe 
viene conforto per il famiglia cbe alcuni mss. ed ediz. oifroDo 
in Inf. XXII 52. Cfr. Tanaloga evoluzione di 'masnada' nel 
piem. masnd ragazzo, e ricordisi il rum. femeU donna. 

familliale sgherro bdl. 19, 127. 11 Voc. ha es. dagli SU- 
tuti di Pistoja. 

fanciulessa puerilita III 168. Voc. 

(ante bagascia ing. 94. 

faone bubbone I 206, 261. V. Fieri XII 156. 

faoma -ton da -con da, Cfr. fag6ma svogliatezza, tedio, 
a Massa. Dev'essere favoniu disposato a qualche altra voce. 

fat a to: morte fatata morte naturale I 229. V. Bongi bdl. 
402, 8. *fatale\ 

fazione -^t i- atto, azione, fattura, qualita, fattezza, aspetto. 
n 99, lO:^, 136, 262, :i87. III 23, 302. Voc. 

f^rze ((t.), e sferze nel teste. V. Lork, Altberg. sprachd. 
172-3, (/herubini V s. *fels ', dove e proposto an *FEBStJ, p. pas<. 
di PKKVLKK. Ma date pur fkkiuk o fkkverk, come spiegare il / 
di qualche varietii loinbarda. che si ritrova nel parm. sfaUi 
(all. a sftirsiyt 

ffstfire far fo>ta, celebrar la festa, bdl. 110, II 367. Vi)C. 

fidare scon fit: L'ere cron. 18. O non sara un errore? 

fid a r si coUegarsi III 171. 

fid a: fftrsi f- uuarentirsi 111 213. 



Appnnti suirantico e modemo luccheae 448 

fieccia. V. Fieri XV 465, la cui dichiarazione certo non 
convinoe. II dittongo ritorna nel ferrar. fiezza, e lo si spiegherk 
da un antico ^fieee = FiEcs, venuto poi a commeaceral colla con* 
oorrente forma feccia ^ 

fierume. Ctr. il yen. fierumt, i vie. /lo- e fierume. Si tratta 
naturalmente dell' incontro di ' fiore ' e di ' fieno '. 

fieita. Cfr. aeiL fietta fettuccia^ reat. id. areata dictpollef 
trent., trev. mesolc. fietta fetta, spicchio, engad., posch. fletta id. 
L'altima forma, e il merid. fiedola, XV 342, mostran quanto male 
sia capitato il Fieri colla sua dichiarazione (XV 465-6). Lasciando 
da banda anche il flecta del Campanelli, penseremo piuttosto 
a *fittula *fdtila fletta (cfr., oltre agli esempi piu comune- 
mente soti, ehiappa qui indietro, il bresc. fioca Zst. XXHI 
520, I'a. pis. chiava Fieri XII 155, il trevis. cidpa qui sopra 
a p. 374). 

Filipo (v. Fieri XII 117 n). Dey'esaere la stessa cosa il 
cognome gen. Firpo. 

finita fine cod. v. 82. 

finuglioTo dissimilato certo da */i/ii*. 

fischio. Bella continnazione di fissIlis o di ^fissulu, ri- 
speechi esso direttam. I'aggettivo, o si supponga deverbale da 
on ^fischiare *fis8lU o *ftssulare. Cfr. Ischia^ pischio, Asooli 
in 456 Bgg., Grasso, Rendic. Ist. lomb. S. II, vol. XXXII 640 sgg. 
Altro riSeeao della stessa base, ma con sinoope assai piii tarda, 
e il levent. fSitru (blen. fiasre, mesolc. fi- e ffssol) pezzo di legDo 
spaccato. 

fist ion quistione, riportato dallo stesso N. in Fatti tran- 
sitori ecc. 266. Cfr. ancora rifie (G.) requie, e il vie. rust, fe- 
aiura questura. Si trattera d\ kw in kf (Flechia IV 385; cfr. 
ancora monf. pfia *pv' pipita, sfenz sovente, valm. Sfera ecc. 
IX 214 n), quindi in f. 



' A Parma, c*^ f4zia che, se conneneo colle forme luechese e ferrarese, 
potrebbe indnrci a an diyeno giudizio su quente, e cioe fjecca sarebbe per 
^fe^ja. Ma non mi par probabile, tanto piii che la voce parmig. m'ha tutta 
Taria d*e8Ber d*accatto letterario. 

ArchlYio glottol. ital., XVI. 20 



444 Salvioni, 

fogliana. II /"- sark dovuto a ^falco'. 

foionco. Circa aU'etimo del Fieri, Top. 113, noto dapprim« 
cbe foUnico non si pub metter da parte cosi alia lesta ; poi^ che 
c'e I'alto-it. fo-in-ina^ franc, fouin, che non ammettela dichia* 
razion del Fieri, e da cut difficilmente si stacca la base radicals 
di foionco. 

fblle. Cfr. il ven. f^lo. Per V-e ricordo grane grano, e ment* 
mento, a tacere di spante, cui vedi. 

folombrare frombolare bdl. 32, -nbratori frombolieri I 2'». 
V. Fieri 126. 

formal in f- che * di mode cbe ' III 254. 

friccia. Vedi XII 405, XIV 309 s. * fre^a, freza \ 

freddiio per diretta influenza difriggito^ cui vedi. 

fremuoto cbiasso, subbuglio 125. S'incontran qui 'f re- 
mere ' e * tremuoto '. 

fftggito e un genuine continuatore di frioidu, a quell* 
stesso modo che il pugl. diSetu ecc. (v. Zauner, o. c. 1121, i! 
ven. dezial (= *diggitdle) ditale, il lecc. cuSetu^ lo sono di Dhrin 
e cogTt-. a Massa, c'e una localita (presso un'acqua) chiamata 
FHgido, e dialettalm., con immissione di ^ freddo \ Friiido, 

frigori, V. Ktg. 3992; e s'avrk forse avuto prima an /' 
*frigora (cfr. le pignora ing. 106) ^ Si confronti poi il garf. frig- 
gere venir la pelle d' oca, e V a. pav. sira-f rigger rabbrividii^- 
(Xil 434), che nulla impodisce di ritener derivati da fbIgCbf 
(cfr. lucch. gddere, tdcere)^ e che confortan Topinione di chi con* 
nette con questo verbo il franc, frisson (v. il Diet, gen.) e for- 
s'anche frire in quanto abbia detto ' tremare '. 

frinestra dipendera dalla pronuncia a un date momenu» 
oscillante tra finestra e ^frinesta. 



^ *frigori* veilrci io ancbc nel rum. fiori, brividi, che starebbe quin i 
per *friori (per la dissimiliu. di r-r, cfr. rod bobk Rendic. Lst. lomb. b. V 
vol. XXXVIl 523 n). Circa alia sparizione del -^^ di -oo*, non ho io invvr 
altri eHempi; ma quello di oo 4~ voc, appar soppresso nel riflesso nunrn- 
di IKTKBBOOABK, ch*e intrtbd e si spiega, nel modo meno artificioso, attrA- 
ver^o *lnterM^ *inUrrA, ^tnterrota, ^tnterro-d. 



Appunti suirantico e moderao luccbese 445 

frustro sara stato dapprima *ftistro (v. qui sopra a 
pp. 236, 318 n, 322 s. ' scagna ', 327 s. ' stombolon '), col r poi 
rimosso come in frbda fodera. La presenza del secondo r si spiega 
poi come qiiella del primo r A\ frinestra. 

fubbrico e pur montalese, e parmi dovuto alia dissimila- 
zione di p-b^ analoga a quella di p-p nel ven. folpo, nel bol. 
fiopn, V. Meyer-Liibke, it. gr., p. 163, e nel fkbe, plebe, di Ca- 
stellinaldo (v. piii in Ik). 

fu r 0, ladro, occorre infinite volte nelle ing. e il feminile 
n'e fuia ing. 94. Sara voce popolare, come il poach, fur ladron- 
cello, ingordo, tramestatore. Questo fur ha allato a s^ fura^ si- 
nonimo di foruga, rovistare, frugare, dal qual verbo si rileva 
che FURARi ha una parte anche in frugare, lucch, furicare, ecc. 

gaglioffo mendicante, accattone, n 296, 297. Voc. 

ganzaruolo I 221. Y. il Boerio s ' ganzaroli '. 

garba (v. Fieri, App. etim. in Studi rom. pubbl. d. Soc. 
filol. rom. I) ^ Poiche garbare non c'e, ma c'e garbello (cfr. anche 
garbelo erivello, nel Calmo, ven. garbeladare crivellatore), direi 
piuttosto che garba b tratto da garbello, L'a della prima sillaba 
si spiegherk da gherbello per dissimilazione. 

garuglia. Pare il gen. carug^u mal tradotto sulla norma 
di figlio = fi^^Uj ecc. E v. ' carruga '. 

generali: parole g- parole vaghe n. 404, III 33, 40, 51 ; 
v. il Voc. e cfr. il modo star sulle generali. 

gentilotto signorotto, nobile di second'ordine, n 256, 257, 
309, 338, III 33, 45, 47, 49, 85. V. Rezasco s. v. 

gessare ghiacciarsi cron. 27. £ forma per piii rispetti 
insolita (per il <^-, cfr. perb giaccio ghiaccio e giacciare nel Voc). 

ghiaccia. V. s. * diaccia ', e cfr. gia^go XII 406. Circa al 
tjje davedere anche Talto-it. giaser, Arch.stor. lomb., ann. 1902, 
pag. 374 n. 



* garba vaglio che adopera il semolinajo per fare e agguagliare il semo- 
lino: ▼. Gargiolli, L'arte della seta in Firenze. gloss. 



446 Salvioni, 

ghiando querela. II genere non sara certo da giodicare 
come qnello di gian bellun., ecc, di cui qui sopra a pag. 285. 
Si tratta invece di una formazione correlativa sulla norma mela: 
melo (cfr. ancora bdgolo mirtillo, la pianta che produce la *ba- 
gola '). Notevole perb, a tal proposito, che attualmente a Lucca 
* pero, melo, ciliegio, pino ' dican tanto Talbero che il frutto 
(v. Nieri b. * ciliegio ', e cfr. airincontrario, la noce, del frutto 
e deiralbero). 

ghiastrina h da anteriore *j;a;(is-, ridotto in seguito per 
dissimilazione sillabica. Ugualmente sark da giudicare il nl. 
Ohiastrina Fieri Top. 161. 

ghiicolo. V. Fieri XV 467. Circa al conservarai della vocal 
latina della prima sillaba, per cui non sorge nessuna difficolta, 
V. Misc. Ascoli 93. 

ghidngolo. Cfr. anche sdiangurare qui avanti, dio^ ghiongo 
nolle 6., e I'aret. ghidnghelo castagna piccola e malfiatta (Pe- 
trocchi). Riman cosi confermata la derivazione di gongo ^, ecc. da 
GLANDE (Fieri XV 215) , per quanto rimanga sempre da cer- 
care la ragione dell'd*. 

giachecta giaco I 225. 

giorgio: far g- minchionare n 268. V. il Voc. s. * Giorgio '. 

git a corteo, processione, compagnia, II 360, 367, gruppo 
di persone delegate a un ufficio I 273, II 66, 67, III 81, 1'ufficio 
stesso il tempo di sua durata fagn. 527, 537. 

giubbetto forca n 58, 59. II franc, gibet; ne vorrei attri- 
buire eccessiva importanza al fatto che le due novelle in cui 
occorre la voce, abbian la lore azione in Francia. Anche nel Voc. 

giudichare disporre I 246. 

giugiamento giudizio cod. v. 182. Franc, jugement 

gdbbulo. La forma grbbolo par che conservi la traccia del I 



^ Cfr., coira, il piem. gangdj anima del gomitolo. 

* Sarebbe chiara per il Fieri (An + cons, in 6n)\ ma, p. as., circa a. grroncAta 
si pensi che kr^nh^ aggranchimento, si ode anche nelle Alpi (a Campo- 
dolcino e nella Medolcina); n^ vi ha Faria di voce importala. 



Appanti suirantico e moderno luccheae 447 

di OALBULU, sara cioe *g(n'lh *g(tllh (cfr. gromigno = eulm-). Altro 
bel riflesso dellabase galbulu e il garf. {re)giMio. V. Etg.4125, 
dove si possono aggiungere il piem. gdrbu ^ il bol. arghHb^ il 
romagn. arghebul. 

gogeita. Notevole ^ Tincontro col mil. kOiita, pariii. gims- 
setta, goztUa. II primitivo e nel lomb. kiiia^ borm. gAsa -gia, 
vallanz. cUsgia {sgi = i), valiant. ^?a, levent.^ blen. kgia e kgs 
(fern.), valro. kgz, valbremb. gdsa, valgand. gt»8' e gos-tnaiila 
(q. * ghiro-pazzerello '). Col confronto delle quali forme^ si rico- 
struisce un ^k^tia o -si a, spiegandosi dalla metafonesi Vu di 
parecchie forme lombarde. Potrebbe anzi bastare un *k^8ia, sup- 
ponendo allora dovuto alia intrusione di guzz, o di qualche altra 
voce, il z risp. as delle forme parmigiane. 

gorata. Cfr. il c6rso kurata Ouarnerio, XIV 398. £ una 
formazione correlativa ad agarajo : : ago, risalente quelle al plur. 
d^ora, come gik aveva visto il Salvini. L'importanzaedestensione 
di quesio plurale e provata dal romagn. Sgor ago, Zst. XXII 464, 
cosi come I'ancon. nddero, node, prova Timportanza del nddara 
che si conserva in noderuto. V. Ascoli, XIV 467, Scbuchardt, Zst. 
XXin 382, Fieri Top. 241 n. Ragiona qui il Fieri di diminutivi, 
ma parmi che troppo perda egli di vista il contenuto plurale di 
aggettivi come canteruto, ecc. Quanto a erbordjo, io vi vedo un 
l€ *irhora ' che andasse parallelo al le *erba che si suppone qui 
sopra 8. ' erbo '. 

governare gu- curare, nudrire, allevare, n 141, 405, trat- 
tare I 112. 

grdciolo, Parmi troppo avventurosa la dichiarazione del 
Fieri (Misc. Ascoli 438) riportata dal N. ; h d'altronde impossi- 
bile che s'abbia 6 da TJ. 

grado n 402. Nel passo corrispondente delle Cronache 



^ Nel piemontese, h anche gdrba cio^ il positivo oalba. 

' 11 quale *erbora par tomare Bel mil. erborhi prmemolo. SenBonch^, 
qaesio sarit per aostituzion di auffisso da *BaBOBSBrT, e cio^ * erba olente * 
* erba odorosa \ rag^agliandosi al pav. erhoUnt prezzemolo, vSVerhorente 
' erbe olenti* (prezsemolo?) deirAlione, p. 20. 



448 SalTioni, 

(III 217, 1. 34) e detto "^ a grado grave mi ser^ i,; con che non 
avremo bisogno della emendazione proposta dal Oaspary (Zst. 
XIU 556). 

grdgnolo si risente di ' grancbio ', e c'd infatti il garf. 
(jranchio ragno. 

grammare. Gfr. il romagn. grama maciulla, grame macial- 
lare; e, per il mm, v. Fieri § 94. 

grande: Furli gr- Forii (pare, in opposizione a Forlimpv 
poll) m 164. 

graviccia, Gfr. il berg, gredsna gragnuola, che par essen* 
' grevaggine '. Tuttavia si pu6 pensare, per ambedue le vooi. 
anche a grava (frc. grhe, ven. grata; Ktg. 4341). 

grindine. Cfr. il ven. sjrinderna parrucca, a«/rc«rf<»nar sca- 
pigliare. 

grimigna gra-; v. num. 27-28, e aggiungi il bresc. hi 
grem gramigna, dove e oramen col genere e colla vocal radicale 
di greme^a. 

grollare muovere, scuotere, II 355, III 71. 

guaraminella gherminella Fieri XII 124. Gfr. guar- e 
guerminella in Statuti di Pisa, Siena e Firenze (Vitt. Rossi, Una 
novella e una figurina del Sacchetti [Bergamo 1904. Nozze Pel- 
legrini-Buzzi] 16, Zdekauer, II Gonst. di Siena, 517), guir- in 
Jhc, gtiormefielle in Zst. Y 15. Tutte forme che escludono Tetimo 
dato fin qui della voce (Gaix St. 336, Zamb.). Forse vi ha una 
parte * ghermire ' (q. il ' prendere con destrezza, con fiirberia ', 
e cfr. del resto acchiapparello), come pare accenni il ven. gar- 
binila, gherminella, confrontato coU'emil. sgarbir carpire; ma 
d'altra parte b-n pu5 rappresentare la dissimilazione di m-n. 

guariscione soccorso, spediente, rimedio, scampo, cod. 
V. 447. 

guascappa guarnacca Sn. 53, 54. V. il Voc. 

guigliardone guiderd- II 70. V. il Voc. e qui sopra a 
p. 207. 

guraccio (cfr. sgurare e pis. scurare XII 159). Da agginn* 



Appunti suirantico e modemo InccheBe 449 

gersi aFlechia UI 138, Ktg. 3383 M per il semplice g-, cfr. piem. 
gusmino -zm- inganno, frode, tranello. V. il Bongi III 470. 

homini di tempo adulti I 117. 

homo nelle stesse funzioni del franc, on: cod. v. 58, 249, 
leg. 45(613). 

human 0: uomo h- uomo di quaggiu, uomo mortale, II 190. 

immortale infinito lU 325. 

impensionirsi -pren-, £ evidente rincontro di ' impen- 
sierirsi ' con * apprensione '. 

imprendere accaparrare, ingaggiare, n 168. 

impuonere inp- comporre I 156, 169, 332, III 28. Voc. 

inbasciare III 141. Se non h errore, giovera riconoscere 
nella forma un infinito (t- = mandare ambasciata) fatto sostantivo. 

inceitare spendere n 74. 

incontorno incirca II 53. 

incorporate tenere a mente, prendersi a petto, n 43. 

in f ice. £ probabile che nella combinazione avverbiale si 
celi *fice corrispondente al frc. fois. 

infingere; cfr. infingersi tardare, esitare n 267, 285, e 
V. Seifert, Glossar zu Bonvesin, s. * infenzerse '. 

infolcarsi. II Fieri, § 137, giudica questo un case di me- 
tatesi reciproca (ingolfarsi). Ma dove se ne va il g? £ potremo 
noi ammettere un *inc' suUa base del solo colfo del Bembo? 
Sowiene meglio, parmi, quel ' folcare ' di cui qui sopra a p. 233 
(v. anche Ascoli X 15). 

ingiumai * oggimai ' ormai Ing. 79, 95, di fronte a og- 
ib. 89. Per Tin- cfr. incuparsi occ-, e quanto BiVoguimai di qualcbe 
passo di n, 6 veramente da chiedere se non sia uno sbaglio di 
lettura per ogiu-. 



^ DoTe pa6 leTarsi rasterisco davanti a kzcubabb; v. WOlfflin*s arch. Ill 
132; e cfr. bxcubatus nel Georges. 



450 Salvioni, 

in gu fare, V. qui sopra a p. 298 8. 'cuffulon'. 

innomerare contare n 83, ecc. Voc. 

inpronto istanza, insistenza, I 51. 

insamhra, h'a mi conferma sempre piu nell'idea dellV 
rigine francese di insembre^ ecc. Analogamente Ya di mnwa, bdl. 
184, in 220, che ha esempi anche nel Voc. e in molte parti 
deiritalia medievale e odiemamente ancora s'ode nella Venaaea 
e in Yal di Gtriana, mi conferma la etessa origine per 9enza 
(cfr. sem XIV 222 n). 

in si erne vicendevolmente, reciprocamente, i'un raltro, n 
289, I 25, 205, 271, 275, HI 379. Voc. 

inter rare seppellire III 292. Voc. 

interrompere corrompere 11167. 

inventiva progetto, invenzione, I 356. 

inviare awiare III 327, trayagliare III 188. 

isbavigliare sbad- n 180. Voc. shav-. 

jura congiura I 5. V. Oiom. st. d. Lett. it. XLI 112. 

lammiare. Potrebbe non istaocarsi da lagtmre^ venircioe 
giudicato come il perug. guadamhUre guadagnare. Di luce mm 
da mb cfr. poi eammo cambio, ctmminart oombinare, e r. Fieri 
§ 120-21. 

{ancta spiedo II 219. 

largo: parlar U parlar fuori dei denti, parlar chiaro, III 2*^0. 

lassamento interruzione IT 427. 

lassare lasciare n 404, 405, ecc Voc. 

Idstiho, Anche nel mental.: Idstia gastrica, e forse ha ra- 
gione il Nerucci di vedervi un 'elastica'; an 'etaatiea' che 
per6 sia yenuto a incontrarsi con ' gastrica \ 80ggiQnge>remo qoi 

latino discorso HI 132. Voc. 

lattimelle. L'incontro di *latii (lactes) con anitmUe, 

lattuga pudenda feminile n 69. 

lazza (Fieri, vers., gloas.) specie di euforbia; e aadie il 
Targioni-Tozzetti ha erba lazza Euphorbia Charaeiaa, ed h forse 



Appanti suirftntioo e moderno luccheae 451 

voce loneiise, come sembra risultare da d5 che dice Ett. De Toni 
ne' suoi Appunti dialettali (Ateneo Veneto, ann. XXVII 1904) 
8. * erba lazza ,. Sennonoh^ non kuuoy aapro, avremo da rico- 
nosoere ndla voce, bens^ [herba] laotea, dall'umor lattiginoao 
delle euforbie, il quale apponto le fa chiamar laUaria nel to* 
seano, e altrove oon nomi ofae metton capo a * latto '. 

libbra sarik *Ubboru (cfr., per la siscope, lodracchio^ ecc, 
e per bb da p^ niibbita nepitolla), diminutivo di Uppa. 

liciorolU- (Pieri XII 130); cfr. U sinonimo niicUo^ e il notig. 
niciidm mirgherlino, afato. 

leg g are, II -gg- illustra anche il tosc. laggare laaciare, che 
cosi non occorrerii staecare dall'alto-it. kigar (v. qui aopra a 
pp. 195, 808). 

ligoro. Cfr. Taret Ugolo lucignolo, oon cui si riverra molto 
verifiiinilmento a lIg&ul. Diversamento il Pieri § 161. 

legurino (6). Va forse col lomb. legcrin lucherino. L'etimo 
cbe di questa voce gia forniva il Ferrari a. *' legorino ' (v. Ktg. 
5592), e che non s'appoggia sopra neasuna realtit provata, e del 
resto contraddetto dal -k- della forma toscana, e dall'i del sic. 
Mnirw, che invece s'aocorda col nap. Uccra -o, riScolo^ v. Giglioli, 
Avifauna : £lenco delle specie ecc, pp. 29-30. Supposto pore che 
ci stia davanti un estratto dal presunto derivator questo deri- 
vato doveva avere, in Sicilia, /t-, e non avrebbe quindi potuto 
estraraene che un *Ueuru. Ma in Sicilia c'^ anche Ucaru e 
Itiaru, forma cbe s'incontra col ven. Ugaro^ friul. bkjar. C!olle 
quali forme il problema s* aggroviglia. Prescindendo per ora 
dalla voeale postonica o, riapettivamente, protonica^ son li- 
coTO riap. lucaro degli estratti da lecarino risp. lucarino, oppure 
son questi che dipendon 1' uno dalla base *Ueoro^ V altro dalla 
base *lucaro? 11 fatto che le due basi dif&cilmento sian da se- 
pararai Tuna daH'altra, mi fa inclinare verso restratto^in con- 
aiderasione anche che tara le aillabe protoniche farebbe minore 
specie lo scambio delle vocali. Ma era prima *lekurino o Hu^ 
ktrino? 

limpore -o. Pare un bel riflesso di limpidu, se ha ragione 



452 Salvioni. 

il Meyer-LQbke, Zst. VIII 216, di considerare I'l dellabasela* 
tina come breve. 

lennajolo. Come in munnaglio mugnajo, ranfMglia ragnaja, 
abbiam qui la dissimilazione parziale di fi-J. Circa al nn^ h noto 
che in Toscana si dice hfifiaj6lOj ecc. 

lirfia. La ^ cera dispettosa ' (cfr. mass, slirfia brutta grinta) 
ci porta al lirfi labbra, di cai qui sopra a p. 378. 

letione lettura del Vangelo I 253. 

lettera scrittura III 24. 

levare far levare dal letto n 104, funo Uvate si fiirono 1- 
cod. V. 15. 

lividore livore I 181, m 325, 329. Voc. 

l6cio lu-. Cfr. luio anche a Siena e nel Montale; n^ gli cod- 
viene I'aucius del Caix, che avrebbe condotto a *6i^> Si po- 
trebbe invece studiare se non siasi avuta qualcbe oontaminazioiie 
lessicale col sen., aret. 66o, oca, di cui in Rendic. 1st. iomb. S. IL 
vol. XXXVI 608. 

loerare e bella e ineccepibile oonferma dell'etimo lccrabe 
per lograre, logorare. 

1 dare prescrivere , ordinare, indicare, n 145 (6m), 170, 
in 114. 

lodo approvazione II 431. Voc. 

logieri appaltatore bdl. 28, 29. 

lumera luce cod. v. 253. Sara certo il franc, lumiire, nu 
e strano che non s'abbia lumiera. V. Parodi XV 66. 

lung a: dalla l-, da U, di lontano, n 262, I 125, III 2i:>. 
218, dar i- tirare in lungo, intrattenere q. senza coocludere, 
III 137, 248. Voc. 

luogo comune cesso n 183, 184, 227, postribolo n 129. 
terrene neutro (?) Ill 152. Per la prima accezione, v. il Voc.. 
per la seoonda, La Storia di Apoll. da Tiro, 47, e on esempio 
n'e fomito anche dallo Sprachbuch pubblicato da 0. Breontf 
(pag. 20). 

luogo lupanario lupanare II 187. 

lustrante splendido, risplendente, lacido, chiaro, n l*^^. 



Appunti suirantico e modemo laccheBe 453 

212, 339, 370 luna l- luna piena n 327. V. il Voc; i dialetti 
toscani hanno per lo piii lustrente, 

ma' (e pa'). II Fieri, § 141^ vedrebbe, non so per quale 
ragione, in tali forme de' continuatori del nominat. latino. Si 
tratta invece di seriori riduzioni vocative (v. Rendic. Ist. lomb. 
S. II, vol. XXX, 1500-501, e lo stesso Fieri, Arch. XIII 339 n), 
le quali tanto potevan muovere da un *maie = mater ecc, 
quanto da madre = matbe. 

tnacehetta -o. Rioorda singolarmente il macd ^dna^ fan- 
ciuUo -a, di Berbenno (Yaltellina) ; e vedine Tappolet, Die roman. 
Verwn. 47; Rendic. cit. 1506. 

tnachinare dir male bdl. 102. 

macolare ammaccare, contundere, I 147, II 45, III 116. 

macone; v. MuBsafia, Beitr. 76, Zauner, o. c, 179; e qui 
sopra a p. 309. Per il -c-, qui indietro ai num. 102-105. 

madronaglia, Cfr. mass, madr61^ mal di madre, e v. qui 
sopra a p. 310, e per -dglia^ il *maragia che sta a base di ma- 
rager ib. 

maestro signore III 78, medico III 114; {penned maestre 
(le penne) piii belle lU 62.