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ir s*o X 



ARCHIVIO 

GLOTTOLOGICO ITALIANO, 



GK I. .A.SOOJÙI. 



VOLUME DECISI0QU1ST0. 



TORINO, 

CASA EDITRICE 

ERMANNO LOESCHER. 

1901. 



KiMirato osai diritto di propri* ih 
• di tradtamion*. 



MILANO, TIP. RERSARBOXI DI C RKBKICB1M1 B C. 



AGLI AMICI DELL'ARCHIVIO. 



Il presente volume, l'ultimo affidato alla mia direzione, che 
anche poteva esser 1* ultimo della Raccolta, doveva avere un 
Proemio per cui si continuasse, cosi intorno alla storia della 
disciplina, come intorno alle ragioni dottrinali e tecniche, il di- 
scorso, non ampio ma non limitato all'indagine neolatina, che 
sta in fronte all' un decimo volume. S'aggiungeva l f intenzione e 
qnasi il dovere di non lasciar senza risposta alcune osserva- 
zioni benevole, che furon mosse, qua e colà, alle mie scritture, 
nel giro degli ultimi decennj. L'assunto s'era fatto, man mano, 
abbastanza largo, e il lavoro procedeva tra quelle angustie che 
sono inerenti a ogni trattazione in cui è inevitabile il parlare, 
più o meno a lungo, delle proprie cose. Sennonché, due avve- 
nimenti, quasi simultanei, m'inducono, non già a smettere il 
proponimento al quale mi permetto di qui alludere, ma a in- 
tonar diversamente codesto mio saggiuolo e a differirne la 
stampa. 

Era il mio un discorso che inevitabilmente assumeva le ap- 
parenze di un commiato, forse un po' querulo in qualche punto, 
che io domandassi ai compagni di studio, giunta come sentivo 
T ora melanconica di rallentare la scarsa operosità che potesse 
più restarmi. Ma ecco all'incontro sopraggiungere una doppia 
ricorrenza, molto amorosamente ricordata, dalla quale i com- 
pagni di studio prendono essi, in qualche modo, l'occasione di 
prevenire il mio commiato. In una così larga manifestazione di 
simpatie tanto ambite, com'è stata questa, vedo io bene quanta 
parte ne deva andare attribuita al gentile sentimento di coloro 
che vi si sSn voluti associare. Ma ridotta, con ogni rigor di 
critica, l'importanza effettiva di codesta manifestazione, ne ri- 
mane pur sempre un riconoscimento così largo delle mie pre- 



138389 



IV 

stazioni, un premio di altezza cosi cospicua, da rimutare in me 
la spinta o il modo della propria mia critica intorno all'opera 
cui mi fu dato consacrare la mia modesta esistenza. 

U Archivio, alla sua volta, ben lungi dal morire, ecco accin- 
gersi a vita più che mai florida, sotto la sapiente direzione di 
Carlo Salvioni, da me stesso invocata presso la 'Casa Editrice 
Ermanno Loescher'; e arridermi perciò la speranza, che ancora 
in questa medesima Raccolta io possa, quando che sia, far sen- 
tire, con tranquilla esposizione, qualche parte di ciò che s'era 
venuto affollando nel mio pensiero intorno alle vicende e agli 
avanzamenti di alcune sezioni della nostra tanto superba e tanto 
ardua disciplina. 

Cosi, nella tarda sera della mia povera giornata, il fato e la 
bontà degli uomini hanno voluto che io assaporassi l'ineffabile 
conforto di una rimunerazione spontanea, sincera e generosa. 
E io ripenso, in quest'ora per me solenne, a Giovanni Flechia, 
il solo e l'incomparabile compagno in cui potessi fidare quando 
scrivevo il proemio a quest'Archivio; agli altri collaboratori, 
la cui perdita ho ancora pianto lungo il viaggio scabroso; alla 
salda amicizia di quanti mi si sono onestamente accompagnati. 
E ringrazio tutti dal fondo dell'animo, non immemore pur di 
quella cooperazione fidente e cortese, della quale vo debitore 
alla Casa rinomata, che s'è fatta editrice dell' Archivio, e alla 
rinomata Officina, in cui V Archivio s'è stampato. 

Milano, 2 aprile 1891. 

G. I. Ascoli. 



SOMMARIO. 



Ascoli, Àgli amici dell'Archivio P. ni 

Parodi, Studj liguri (continuazione) > 1 

Zisgarslli, Il dialetto di Ce ri gn ola (continua) » 83 

Nigra, Note etimologiche e lessicali (terza serie) > 97 

Nigra, froge . , > 129 

Salyioki, passo » 130 

Pieri, Gli omeetropi italiani > 131 

Pieri, Note etimologiche > 214 

Ascoli, Appendice all'Articolo 'Un problema di sintassi compa- 
rata dialettale' > 221 

Zisgarslli, Il dialetto di Cerignola (continuaz. e fine) .... > 220 

Pitri, Intorno a un Articolo di toponomastica elbana .... > 236 

De Bartbolomaeis, Spoglio del 'Codex diplomaticus cavensis' 

(continua) > 247 

Nigra, Note etimologiche e lessicali (quarta serie) » 275 

Ascoli, Intorno ai continuatori neolatini del lat. ipsu- . . . . > 303 

Ascoli, Dell'i tal. sano, in quanto risponde a 'intiero'; ecc. . . > 317 

De Bartbolomaeis, Spoglio del 'Code* diplomaticus cavensis* 

(continuazione e fine) » 327 

Saltioxi, lomb. sherpa ed altro > 363 

Pieri, I riflessi italiani delle esplosive sorde tra vocali ... > 369 

Flecsia Oìot. e Gius., Note diverse > 389 



VI 

Ascoli, Appendice alle pag. 303-326 P. 395 

i Giacomino, La lingua dell'Alione (continua) » 403 

Saltioni, Le basi alnus alneus nei dialetti italiani e ladini . > 449 

Pieri, La Tocal tonica alterata dal contatto d'una consonante la- 
biale » 457 

Ascoli, Osservazioni al procedente lavoro > 476 

Nigra, Postille lessicali sarde > 481 

Nigra, Note etimologiche e lessicali (quinta serie) ..... > 494 

Saltioni, Indici del volume > 511 



STTJDJ XjIOTJHI 



DI 

E. 9. PARODI. 



[Continuazione ; v. voi. XIV 1-1 10.] 



Vocali atone. 

16* - A* Iniziale: eoegnimento mu. 93, 30, dotto, estinentia rp 3, 15, cfr. 
esmarria ecc., nm. 17? Protonico: cade se segue il dittongo tei, potrà *pa- 
vdrja mu. 46, 29; 49, 28, ali. a patirà 53 r, 104 v, od. piota; ambaxoy tr. 6» 
div. 1471, governai div. 1468, ali. a governaoi mu. 58, 1 ecc., accussaoi, ecc., 
noi. 48. — In e: devanti de 1 19 (? davanti ib., 20), stremortìa mu. 38 r, per 
incrociamenti ; creveaoi mu. 48, 15 (? craveaoi 48, 22), metheria 96, 31, ape* 
regie lg 2, 3, per assimilazione ; zezunij lg 4, 53, antico ? Normale dissimi- 
lazione in comperar mu. 66, 16, comperaciom 66, 3, e nei futuri di 1*, anderd, 
ecc. Altrimenti -ar- persiste: marinarla, cavalaria t margarite, ecc. Per 
Bernabò* mu. 194 v, e per Berthome, che vive sempre, cfr. nm. 2 e § 3. 

L' a, riuscita in iato davanti ad t, passa in e f donde il dittongo ex : mey- 
stro mu. 127 v, reyxe 155 v, pareyso 39, 38; 40, 12, ecc.; Doneynus Dona- 
talo div. 1381, 1396, 1399; per cheite cadde mu. 54 r, scheyto de 4 37, cfr. 
ddl 08 b 17. Passa in ei anche il dittongo ai, già formato, se atono: meislae 
tuo. 157 v, cfr. gli odierni late letta lattajo K Va passa in e 9 nelle mede- 
sime condizioni, anche davanti ad ti, donde il dittongo eu, e poi ó : limeura 
limatura mu. 26 r, iaceura 56, 50, andeura 90, 12, e così in tr., troveura 6, 
in de 4 4, meuro. Ma ri, rp, ps restano in entrambi i casi alla fase origi- 
naria: paraiso ri 1, 36; 37, 1 18 (: viso), raixe 6, 58 (: dixe), ecc., cfr. nm. 6 ;- 
visaura 16, 97 (\brutura), restaure 36, 31 (: restremeore, 1. -ure); spesso, 
del resto, ancora in mu., maistro, inffxaura, ecc. 

Postonico: resta davanti a r, sucaro mu. 68, 9; ma non se segua un 
altro a, segera segale 116r, due volte. E il riflesso e predomina: basemo 



1 É molto sospetto eira, ann. 43, che ci darebbe un dittongo ai tonico 
in ei. 

Archivio glottoL ital., XV. 1 



2 Parodi , 

balsamo mu. 123 v, 295 r, * in unione con enclitiche, no se poreivelo non 
lo si 'potrebbe rau. 38 r, apareiemela 48, 12, vedi nm. 61. SÌ confronti la 
posizione di sdrucciolo rovescio: consegrey ma. 144 r, se non è dotto, so* 
ver montani, 1. sovrem., mu. 87, 41, e la proclisi: sovre ti rp 3, 295, sovre 
tuto 5, 102, sovre le aigoe mu. 38, 3, e spesso; inoltre sote, nm. 20. — Ri- 
cordo infine sabao mu., ali. a sabo t oggi sàbu. 

Sono -a finali analogici: poa poi rp 8, 347, mu. 39, 42, ecc., sota rp 8, 
74. 316, susa suso rp 9, 308, doncha mu. 57, 55, ecc., echa ps 35, 38, ecc., 
cfr. nm. 20 e 'Avverbi*. 

17* - E. Inizialo, talvolta in a, arra errare, array % arror, arrossa mu. 55, 
36; 73, 25, ecc. (onde anche arra errat 179 v); di varia ragione, abraico mu. 
28 v, alimento 39, 35; 40, 6, ecc. ; ano franto 73, lì; asponesse I52r, acepto 
eccetto 43 v, assatao esaltato 91, 24, axaminarlo ps 36, 29, astimar 28, 4. 
Hanno un singolare e p roste ti co, esmarria ps 32, 42, excusava 34, 14, eschu- 
sar 34, 15, escuxi 34, 38, essugarse 34, 26. 

Pro tonico, per lo più inalterato: dclletaua mu. 52, 15, ecc., dellicie 
72, 28, de/fender ps 32, 8, segurtae de 1 8, 10, ali. a siguriae 24, re fresca- 
mente de* 7, 12, ecc. ecc., ed anche in demandar devei eternati, che ora 
hanno u, inoltre talvolta in remase ps 30, 4, remagno 32, 15, remasa 32, 
30, ma più spesso romagna mu. 44, 20, romase 43, 41; 44, 28; 48, 5, ro- 
maneir 81, 6, ecc. — In • : niguna rp 3, 199, cfr. nixun 2, 58; 3, 262, 
mu. 59, 7, ecc., od. nisùn, ove ha influito la palatina, come in dixirera rp 5, 
106, sisanta mu. 44, 4. 15, gilloxia 50, 31, dixisepte 39 r, 43 r, od. disjfte da 
dix's. f fora* anche in scrinio serinir l. skrin-, rp 2, 42. 52, oggi skritlus'u; 
dinai rp 3, 102, mu. 63, 11, es. comune, limosena rp 3, 283, od. limosina, 
confissiom 6, 3, disnar nm. 40; o non senza influenze assimilative: nigli- 
gente rp 9, 5, strimir 3, 219, binixi mu. 49, 9, isolato, vendimiar 57, 42, 
dillicie 68, 26, distinaciom 87, 38. 42, caristria ltr. — In a: davanti r, il 
solito marce de 1 24, mu. 86, 2, lg 10, 4, venardi mu. 85 r; ed anche per 
assimilazione, Valariam mu. 250 v, 251 v, Valarianus div. 1399, più volte, 
sovaranna mu. 298 v; davanti n, splandente mu. 21 r, 115r, 123 r, Sansiom 
83 v, 84 v, nm. 37. Per assimilazione, Sabastianus div. 1398. Infine terramoto 
mu. 129 v, od. taramotu. — In u, oltreché nel cit romaneir : sodutor mu. 70 v, 
sudutor 103 r, somenao de 1 39, cfr. l'od, sùme f hsa % mnlofficio, per commi- 
stione di temi, cfr. C. 

Postonico: davanti r dovrebbe mutarsi in a, ove non segua altro a: 
regolari sono, oltre a soxaro mu. 42 v, 46 r, tenera rp 8, 357, camera mu. 44, 
16, overa; analogico sul feminile, povero rp 7, 154, ecc.; rifatti sui temi 
in -ulu, soxoro mu. 67 v, soxora U7v, ora soz\ca ì v esporo 80 v, passora 
90 v, 391 r, od. pitsira. Cfr. § 3. 



Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. e xnorfol. 3 

Finale resta, tranne che negli avverbi in -mente. L* oscillazione tra 
-ae -ai significa solo che i due dittonghi si fondevano ornai nell'unico -or; 
rei sarà da rèx, e cosi lei da lex, nm. 47. — Epitesi: mie mu. 8r, 34 v, 
He 17 t. He 20 r, 27 r, code •qui' 18 r. 

18. I: in- oscilla in rp tra en- tn-; negli altri testi più tardi sempre 
in-, tranne rare eccezioni: envrio mu. 68, 36. — In w: uverno rp 5, 2, 
mu. 56, 36, ali ad iverno rp 9, 161, l undeman mu. 10 v, 182 r. 

Protonico, talvolta intatto, specie se risponde a un t tonico, e talvolta 
per influenza di palatina contigua o per assimilazione: norigarte rp 3, 50. 
54, eniquitae ecc.; semiiente rp 8, 419, atoxigao 6, 16, dignitae mu. 63, 40, 
consignao 112 v, consignallo 285 v, ora solo ih kunsinu; simplicitae mu. 95, 
9, e anche timplessa 74, 3, utilitae % ecc.; inoltre mister rp 3, 55. 193, ali. 
al più solito metter 1, 32; 3, 238. 341, virtue virtute rp 8, 161, mu. 61, 38 
e spesso altrove, ali. a vertue rp 8, 198. 207, ps 32, 25; 33, 3; 36, 5, mu. 57, 
4, ecc., ditar mu. 52, 2, traissom 51, 34, ecc. Notevoli: limasse mu. 17 r, 
17 v, pignole 22 r, 28 r, 70 v, pignatav 70 v, che ora hanno ti. — Più spesso 
e: deserition discrezione rp 8, 256, deluvio mu. 44, 21, desposto de 1 44, me- 
datando rp 6, 86, cfr. mu. 54, 14; 59, 13; 63, 6, vetuperao rp 6, 189, leccia 
ft. 194, vivo, vexin 3, 328; 7, 63. 221, mu. 68, 22, vivo, velame rp 7, 194, 
sengifica 8, 170, letame 9, 282, crestianitae de 1 49, veelo mu. 24 v, ferma» 
mento 39, 2 (ali. a firm. 39, 4. 5. 7), certo per commistione di temi, menor 
39, 16, semeianti 40, 33, Cepriam 55, 1, vivo, meravegia 87, 6; 88, 29. 34; 
89, 30, ecc., pegricie 90, 40;-— promesion rp 3, 99, perdetion 3, 325, sospe- 
zom de 1 17, 18, pestelentia rp 7, 120, penetentia 8, 54, veretaeA, 47 (?), omecio 
fi, 63, navegar 8, 167, zuegar mu. 63, 41 ecc.; alumenai rp 3, 7, ordena- 
mento 8, 52, ordenao ordenaa de' 5, ps 29, 8; incontenente rp 7, 30 ecc., 
nobeUessa mu. 72, 7. — In a: il solito zagante mu. 45, 6, trabuto 47 r, 71 r, 
140 v, atanzea 73 r, d'onde anche atanze 84 v. — In o (u): asombiai mu. 
2->v 'radunati', e qui vada pure involupai 83, 14; 48 v. — In « (ti): lu- 
minai mu. 18 t Miminari', e il solito prumer, ali. a primer» 

Postonico, in e: limosena rp 6, 259; 8, 253. 258; 9, 297, ali. a limo» 
orina mu. 57 r, 163 r, 227 v, alumena rp 7, 74, ordena 8, 269, femena ps 28, 
IC. 22; mu. 39, 40; 40, 10, ep. 356, axena mu. 98 v, lagreme lg 13, 25, sta- 
vamo mu. 37 t, speravano 87 r ; iuexe ps 35, 42, ali. a zuixi mu. 29 r, ecc. 

19» 0* Iniziale in a, nel vb. asscurisse mu. 87, 18, 56 asscuri 80 v, nm. 94. 

Pro tonico. E probabilmente un 5 in nozhe rp 8, 18, e in conmento 8, 
21 , od. hdmehtu % cfr. § 3. - In m: cugnao mu. 69 r, 213 v, donde Tod. 
kìrióic. — In e: Ber gogna div. 1467, per qualche commistione di temi, 
e cosi dicasi di temperalitai mu. 40, 6, per tempor my se esatto; per assi- 
milazione: besegnoso rp 9, 87. 163; in iato, e per scambio di prefisso: 



4 Parodi , 

reondo mu. 38, 3; 90, 20. — In a: Saramon Salam, rp 3, 157, mu. 41, 5, 
valor ozo 45 v, 46 r, per assimilazione ; e qui vada un esempio di postonica, 
Cristoffam nm. 26, cfr. nm. 20. 

Aggiungo alcuni casi di -jo- passato in •", forse non in tutto letterari : 
fyrim de 4 21, div. 1466, 1479, 1497, Firmza 1468, 1477, Firentini 1468, 1477. 

90. U* Iniziale: osura rp 5, 9; 6, 102; 7, 155, che par da leggere u/ùra* 
se non ò/. — Il noto inguanto ps 28, 9. 

La pronuncia ti è di solito resa con o: soperbia rp 5, 9. 75; 7, 135, oggi 
5tip n ci lascia dubbj, e forse va proprio letto con ti; acosao rp 6» 57 sarà 
invece un errore, nm. 1 o. Spesso anche u: riposar rp 5, 42, utioso 9, 161,. 
specie all'uscita, tropu rp 1, 43; 4, 41; 6, 152; 7, 21. 98, voiu 2, 11, tesoru 
3, 26, iurnu 3, 79, tot tu 3, 226, lu 6, 15; 7, 104; morsu 6, 19, siropu 0, 65, 
pointu 7, 85, corpu 7, 54. 186, reu 8, 113, pochu 9, 348. 

Protonico, per lo più rimane. Talvolta in e: remar rp 3, 216, ps 35, 
20, volentay mu. 39, 39, vorentay tr. 4, due volte, su * volente*, sotemuso 
mu. 63, 39; 87, 39, e anche nella proclisi, sote lor pe rp 1, 57, e cosi 8, 
409 e spesso, cfr. nm. 16. — Anche i: cominigandosse mu. Ili r, cominiom 
114r, cominigà 310 r, oggi huminùja (donde huminùja), con assimilazione. 

Postonico, in a, davanti n: sorfane mu, 38 v, cfr. nm. 19. Per eehame 
ps 31, 34; 36, 31, mu. 83 r, ed echa % cfr. nm. 16. 

21. Dittonghi: AU passa in d\ ihossura mu. 57, 28, 1. cdsiira e cfr. 
nmm. 19, 25; il cit repusar rp 5, 43 è una posteriore estrazione da riposti* 
e si ha tuttora ripòsa ali. al meno popolare riputa. — L'au romanzo da 
AULT ecc., di neir atona 5: scoino ann. 21, otar mu. 47, 34, cfr. nm. 24 *. 



Consonanti. 

J. 2& iusiixia de 1 29, iuxe ps 34, 4, iuexe 35, 42, cfr. C, ali. a suexe suxi 9 
meglio assimilati, jaxeir mu. 1 12 v;- sue rp 6, 133, Zohantie ps 29, 6. 9. 11. 
15, ecc., zobia nm. 23, zoar 389 v, ecc. Secondario: zoi gioie rp 9, 219. — 
Caduto regolarmente in protonica mediana: maor rp 1, 60; 3, 317; 9, 68; 
mu. 39, 16; 43, 41; 46, 32, mari mu. 28 r; ma pezor rp 7, 203 è su pf *'u. 
— Per influenze esterne: Bengiamin Beg. mu. 12 r, 29 v, stranger -gera 
rp 1,21, mu. 41, 18, fora* anche magiestay mu. 134 r. Curioso, ma non molto 
attendibile, destruie ep. 354, se non ò da legger destruge y che sarebbe uà 
italianesimo. — Cfr. DJ. 



1 Ma non mai nella tonica, e oto per auto alto, citato dal Flechia, ann. 15,, 
non può essere che un errore. 



Studj liguri. § 2. Spoglio fonet e morfol. 5 

LJ in g: assagio rp 3, 217, sul presente, e noto anche un curioso 
cavegi mu. 170 v v 171 r. — In lp, ps, mu.% invece di g si ha gì, ossia l, 
ed è caratteristica provinciale, cfr. § 4: figlor lp 1, 4. 25. 3Q, 33. 38, pigiai 
1» 8, piglavam 1, 19, despoglavam 1, 33, gli 1, 23, gle 1, 36; 2, 13. 15; 4, 
17; 5, 6; 8, fi, e qui pure cave gli 1, 19; togla ps 27, 9, meglo 28, 17, /tytor 
/iglò 28, 39; 34, 43; 29, 1, meraveglosa 28, 44, voglo 28, 5, dogla 29, 14, 
temegla 29, 41, batagla 31, 22, ta^ta 32, 5, ecc., ali. ai più rari fi giù fi- 
gior figioy 30, 6. 25; 36, 16. 24; figlo figlor mu.» 1 v, ali. a figio % meglo 1 v, 
2 r, voglando 2 r, gli 5 v. Anche qui potrebbe sollevarsi il dubbio, se in ps 
il gì non devasi ad influenza letteraria, ma non credo sarebbe molto fon- 
dato; e cosi per mu.* certe particolarità rendono ben probabile che ri- 
sponda alla reale pronunzia. Di lp non è nemmeno possibile dubitare, e 
I" odierna pronunzia di Pietra Ligure s'accorda assai bene colla scrizione 
d<*l manoscritto. Cfr. nm. 25. — Risoluzione meno popolare è in verta rp 7, 
04, velia 9, 336 'vigilia 9 , miria 9, 332. 

MJ in n, ma originariamente solo in protonica, cfr. § 3: Dagnanus div. 
1380, più volte, 1381, più volte, ali. a Damianus> Dagnaninus 1381, donde 
certo proviene il cognome odierno Danin. 

VJ BJ in gì gagieta mu. 69, 18, ma con ortografia etimologica zobia 
ps 28, 38, mu. 46, 4, piobia mu. 60, 17, cfr. pobia nm. 25. 

PJ in e: detpazhar rp 1, 20, che io trarrei da -pappjare, Rom. XVII 
71, fondandomi anche su questo riflesso genovese; sapia rp 2, 52, ecc., 
come sobia. 

CJ in *: viaso rp 2, 33, viatsa mu. 59, 19, violamenti 86 r; viaiamenti 
34 r, pare un errore ; fossa 46, 24. 

TJ in * nella postonica, i nella protonica; necheza ecc., nm. 8; benixium 
mu. 49, 1. 11. 13. 23, ecc., (ali. al dotto benissium 48, 14. 20. 42), mariosom 
48, 20, sono analogici, ma regolari goarixom 52, 10; 58, 9, norixom 78, 15, 
staxom stazione 30 v. — » Abbiam già detto al nm. 8 che -iti a si riflette 
pare per -t'ia, prestixia ecc.; cosi in Venexia de* 34; tuixio juexio, cfr. C, 
•a zuexe, piuttosto che da *juditium. 

PTJ in si castao mu. 41, 14; aconzo de 1 13. 

DJ, perde il d e quindi si dilegua nella protonica: aiar e simili ps 33, 
9, ma. 53, 44, eco,, meitae de* 27, inved mu. 42, 7, sul quale anche invéa 
56, 27, come covea su covear\- ma poso mu. 47, 27, s'aposam 73, 11. Pu- 
ramente ortografico, radio radii mu. 193 v, 240 r. — In omecio, nm. 18, la 
foratola idj è trattata come fosse protonica, so omeciarì; oncoi, od. awAo', 
risalirà ad ankodji (o ankodl?). Per tao rp 3, 159, cfr. l'ani it. ghiado; 
forestiero glayo ps 32, 38. 

SSJ in t. abaxando rp 6, 87, od. asbasd. 



6 Parodi, 

L. 24. Confuso con R, cioè: tra vocali, dove era senza dubbio /*, cfr. 
§ 3; davanti a consonante, dove probabilmente suonava r schietto, cor- 
chao rp I, 26 f vorpe 9, 188, ecc., sebbene si possa anche supporre che la 
pronunzia r sia moderna, e in origine ivi pure si sentisse un r, come 
tuttora in qualche parte della Liguria. — Air uscita, la stessa fusione, ma 
l'unico riflesso -r (~rì) perdurava vivissimo al tempo dell* Anonimo, come 
la rima ci ha dimostrato. Invece in tr. non se ne ha più vestigio, poco 
4, 5, 6, fide 5, ecc. 

ALT ecc. si riduce nella tonica ad aut fi/, e la forma più moderna non 
ò men bene rappresentata della più antica, perfino in rp; il che significa 
che al tempo del copista la riduzione di au ad à era compiuta, mentre pel 
tempo del poeta un pò* diversamente ci fa giudicare la rima, nm. l b iv. Nel- 
r atona si riduce ad ©, nm. 21: otar citato, leotae rp 3, HO; forme come 
fazitae 9, 218, sono analogiche. — OLT ecc. si riduce ad vt ecc., vota rp 9, 
250, straoota 9, 252, assoto mu. 76 r, dessota 182 r, vose 53, 8, revoso 60, 
14, vosse volle nm. 68 b 10; ò anche nell'atona, sodae div. 1469. — Per ULT 
ULC: otra rp 1, 33, doze dolce, vivo, ascota -an 6, 199; 7, 82, ma non è 
chiaro se nell* atona si pronunziasse -«-od -5-; certo 5 all'iniziale, otragij 
mu. 51, 10. inoltre il trovare, ali. ad aseoterei rp 3, 5, docitae 4, 48, cote Ilo 
ps 32, 6. 7, mu. 47, 36, anche coutello ps 32, 4. 38, rende probabile che la 
fase intermedia fra il primitivo houle ìu e il posteriore hàt$lu fosso proprio 
kdtelu. Del resto Tod. hùtflu è poco regolare per l'u, e il coutelo di ps sarà 
di qualche varietà dialettale, meglio conservata. — Per ILT ho viotae mu. 55, 
10; 61, 11; 62, 1; axevotae div. 1470, se non risponde a un agevoliate, 
anziché ad *agibiTtate. — Non è regolare pover mu. 26 r, povre ib, e la 
caduta del l (r) si dovrà certo a dissimilazione: *puroere può., od. puvie. 

Due casi di l in n: il solito monto e anoffanto nm. 17. 

2&% CL. Anche qui variamente cexia rp 3, 41, xesta -atia 9, 279, mu. 55, 
6. 37, e il primo è 1* esito regolare di un klesja, il secondo forse è un 
esito secondario di Qlesia, ossia di gexia mu.95r, 140 v (od, gela). O ò 
da un dissimilato *Qesiaì Cfr. PL. — In noshe rp 8, 18, nozheresao 8, 199 
io vedo ora n&>, nm. 19, in cui 1* 5, proveniente da AU, avrebbe impedito, 
come suole, il digradamento della consonante sorda. — In ps anche CL si 
riduce a gì* apareglar ecc. 28, 37; 29, 27. 39, oregla 32, 5; invece lp ci dà 
ogi 1,41, e si l'uno che 1* altro testo possono rappresentarci condizioni 
reali, cfr. § 4. 

GL. Ricordo solo veglar devegla desvegla di ps 31, 9. 10. 13. — Un n*- 
grigenie in rp 3, 305. 

PL, in e-: zahi 1. shai rp 3, 320 piati, zho 1. zhao 3, 324, ali a piaezar 
3,330, piaezando 331, ihasa od. casa *plagea, ihastre piastre mu. 245 v; 



Studj liguri. § 2. Spoglio fernet, e morfol. 7 

conihela 275 r ' compieta', inihetao 311 r comprato. — Il l è caduto in pu 
rp 1, 27 ecc., de* 3, 13, ps 30, 15, mu. 39, 35. 36; 40, 8, ecc., pusor pussor 
rp 3, 210, de* 15, mu. 51, 20, ecc.; v'è però accanto, sebben più raro, più, 
che risponde ali* od. cù t cfr. lesa. s. zhu. Io vedo in pu una dissimila- 
zione, *pùi da *più'i 9 e cosi spiegherei il pobia di ri, pel quale però \ 
miei testi danno piobia iogia mu. 41 v; 60, 17. Cfr. less. e XII 421. 

BL. iaua ps 27, 6, mu. 193 v, ali. a biava mu. 57, 37, che e la forma 
odierna, iastema ps 34, 45, {ostentando rp 6, 86, iassma mu. 166 r, ali. a 
biassma 53, 43; stabio 48, 15, od. stàgu; assemblarti 54, 4, sembia 55, 13. 
24, sembiavi 67, 10, del quale può dubitarsi se fosse pronunciato proprio 
con bi; pubicha 54, 1, 1. pubricaì Notiamo ancora brondi mu. 35 v, che 
ricorre pure nel sec xti, brasmao div. 1469. 

FL. xonchi rp 8, 100 fionchi, axeverir 7, 98; ma spesso con grafia eti- 
mologica, fletei mu. 54, 30, ecc. In fr : fronza mu. 34 r, fronzora 33 v, cfr. 
l'it fionda e il prov. fronda, fragellao ps 36, 19. 

IL 26. Passa non di rado in /, e almeno in parte, io credo, per lo sforzo 
di rendere il suono r : pallea+mu. 140 v, 143 v, paleam 149 r, portigiolla 
143 v, Caiallinna 244 r, melletrisse 286 v; anche davanti a consonante: al- 
bori, alchangelo 170 v, altifficio 243 v, Co dopo, fablicar 312 v), ma qui non 
oserei attribuirgli uno speciale significato, pur rimandando alle osserva* 
zioni del nm. 24. 

Il dileguo tra vocali naturalmente non appare adatto, non essendo più 
antico del sec xvn ; ne la declinazione dimostra nulla in contrario, nm. 48. 
Quanto ad apartuirai apartuio e simili, mu. 3r, 7r; 40, 11, risaliremo a 
un dissimilato par (udire, cfr. puir rp 6, 198, caso analogo, seppur non è 
un errore. Dissimilazioni di genere diverso: mosteran rp 3, 103, entera 8, 
334, matesdi mu. 118 v, od. màtesdi, ali. a martesdi 59 r, (ma solo marcordi 
rp 9, 104, mu.* 1 v, sebbene ora sia makurdi), aberga abergar mu. 53 v, 
285 v, da arb, % propocioim 74, 45, sepolco 30 v, (teresto 39, 39 ; 42, 2). — Ca- 
duto anche davanti /, in fossa forse mu. 62 r, 267 v, ecc., cfr. 'Avverbj', od. 
foia; la forma più antica si mostra pure, forssa forsa rau.* 2r, 279 r, div. 
1466, 1468, ecc. — Per l'Inserzione, num. 38. — Passato in n: sorfane mu. 38 v, 
sor/fono 170 v, 171 v, 172r, 257 r, cfr. Tod. sufranin, Cristo ffano 230 v, Crt- 
stoffam 230 t, più volte, 231 r, od. Kristófa. 

Ali* uscita, le stesse condizioni che per l. Si notino le rime: acordartez 
carte rp 3, 227, marnarne : carne 5, 74, interogarte : arte 6, 221, sarvame: 
carne 9, 174, cfr. ri 16, 461; 112, 4, ecc. In tr. nessuna traccia di r finale: 
acresse 4, consejé 4, segnò 5, vegni 5, inte 5, ecc. Cadendo il -r (l) s'al- 
lunga la vocale se tonica: ostee rp 8, 31, crudee mu. 67 r, sam Pee 85 v, ecc. 

T# 37* Cadde ben presto nella protonica, ma si conservava intatto nella 



8 Parodi, 

postonica: viazo rp 2, 33, zoar 8, 141, toagie mu. 19 v, vianda 49, 1. 8, 
proavi 53, 8, proao 71, 14, proero 76, 44, ali. a provar 59, 35, su próvu, 
mentre proa de 4 42 rappresenta l'analogia inversa, paor 56, 18, jMzotra potrà 
nm. 16, ecc. ; /ori mu. 65, 40, eosc/iovo 68 r, 94 r, ali. a vescho 94 v, veschi 68 r, 
ove è da considerare lo sdrucciolo e il susseguirsi di due u» cfr. g 3, ove : nove 
rp 9, 81, move 9, 157 ecc.; nota lexia rp 6, 194, vivo. — Come estirpatore 
d'iato, raro: possecuo mu. 108 v, consevuo 160 r, div. 1475, eonsevua mu. 161 r, 
procecuy 220 v, (avolterio 41, 18). — In §: il vivo uga mu. 33 r. — Il W 
germanico è v nel tuttor vivo varda mu. 34, 19, avardavi Ip 9, 16. 

X. 28. Frequente la scrizione nn> per rendere il suono faucale fin, cfr. nm. 
1 mijjonnan rp 1, 53, unna 3, 3, cfr. una mu. 30 r, 30 v ecc., bonna rp 3, 
39. 40. 48. 64 ecc., anche in annùna mu. 41, 16. 21; 43, 18, od. a ànima, 
monneghe div. 1467, innimixi de 1 31, mu. 56, 1 ecc., Spinnora tr. 6, stran- 
nie mu. 79, 36, demonnij 80, 13, cfr. § 3. — Di n davanti a labiale, tocca 
il nm. 1 n. — Per dissimilazione, in l % r: nomeranza rp 6, 81, morimento 
5, 71 ; 9, 195, mu. 46, 6, (noranta mu. 45, 18; 47, 12. 19); callonego 281 r. E 
caduta per dissimilazione, in Vicencio mu. 106 r, div. 1380, od. Visensu; men- 
tre nelle forme di coven eovenir rp 3, 190, ps 27, 2, mu. 51, 18; 62,29; 75, 
43; 76. 1, de 4 sempre, è caduta latina. Casi meno sicuri: eoviar rp 1, 13, 
coverti mu. 64, 29, cossoUaciom 52, 9, cofletsar 55, 15, coffbrU 58, 47, cof* 
finiao 198 v, isolati, comesar rp 1, 51; 4, 23; 8, 94, comezamento 8, 296; 9, 
199, incomezaiga 9, HO, strezeminto 8, 346, che sarà un errore, come t>i- 
cotenente 5, 58, senza neppur dire di tatua 3, 175, tnodan 9, 218. Cfr. i 
casi inversi: sonbranzar rp 1, 55^ damaniando 2, 35, recongerai 3, 260. Per 
Domenende ann. 47. In loitan loitantia mu. 47, 31; 93. 12, s'aloitanna 83, 
33; 88, 2, la caduta del n par dovuta al dittongo precedente, cfr. g 3 e 
qui nm. 32; e nello stesso modo spiegherei la caduta nei plurali, nm. 48. 
— Non chiaro il solito n di agni rp. 9, 332, ps 30, 36, de* 29, 3% ma, 40, 
18; 42, 22 ecc. 

Finale di sdrucciolo originario, par si sentisse ancora nelle 'Rime*, cfr. 
nm. l b HI; anche ne* testi più tardi è per lo più scritto, servitudem mu. 
41, 11; 59, 13, vergem 45, 32; 46, 3, azem 47, 24; 54, 20, fbrmen 54, 13, 
ordem de* 6, mu. 54, 24, termen 75, 33, div. 1470, beatiiudem mu. 62, 34; 
73, 2»), cfr. Mogsen ps 36, 36 ; ma è grafia arcaizzante come mostra tenne 
div. 1479, termi mu. 27 v, e zoveno zooeni mu. 61, 36, div. 1466, già ri* 
costituito sull'analogia del feminile. Scrizioni a rovescio: vergam mu. 14 v, 
remenbranzam 15 r. 

C M« conduga rp 2, 72, segorar 2, 21, nigum mu. 57, 46; 92, 22, ecc. 
Curioso agabar mu. 26 v, da *ad- capare, ma e forestiero. — CR: sa* 
gramento rp 3, 313, ps 28, 42, sagramentar mu. 57, 9, consegrey 144 r, 



Studj liguri. § 2. Spoglio fono t. o inorfol. 9 

sagrao 41, 13. — Resta dopo AU: pocho mu. 47, 30 ecc.; ma preicar pricar 
con è chiaro, cfr. nm. 44 b . 

M b « QY. Per la teoria, vedi § 3 ; qui rilevo solo Pascha ps 28, 37, che 
sarà un latinismo, e chesto de 1 8, eh* io credo sia per questo, e ho già col- 
locato fra gli esempj del nm. 1 e. Va di dunca ognunea non è originario ; 
<a devesi alla costante proclisia. 

Ck 80. Non rilevo se non che cognotee conserva sempre il suo g, rp 2, 
38; 6, 132. 136 ecc.; per contro, sempre linagio % da Unagui per dissimila- 
zione, come in kunuieì Per GV: tangonao sangonenta «t mu. 81 r, 274 r; 
86, 23, lg 25, 20& 

CE, CI. 81* Caduta antica in zahi zho nm. 25, piao mu. 54, 36, piaezar 
piaezando rp 3, 330. 331, mu. 59, 34, che rappresentano l'evoluzione le- 
gittima di piaci tu, di fronte al semi francese casti* di ri, od. ccetu: cfr. 
Rom. XIX 486. Per * freccino nm. 6; pei riflessi di face re ecc., nm. 68 b . 

GB, Gì. 82« Iniziale: zermam ps 29, 41, zirà 41, 32, zeme 64, 27, [za- 
gante nm. 18], ecc. Caduta antica in maistro ecc., inoltre in ceeld seellao 
mu. 44 r, 171 v, suggellata -to, scello scellerey 153 v, un pò* sospetti; loitan 
sarà piuttosto da Monctanu. 

T, D« 88. Caduti fra vocali : invio rp 3, 218, caramia 8, 292, meer mu. 164 v 
mietere, meyva 164 v mieteva, comiao mu.* 5 r, ingrao mu. 390 r, prestey de 4 
27 prestiti, scoa dir. 1473, scoe 1477 riscuotere; piaezar ecc. nm. 31, refuar 
rp 8, 224, veelo mu. 24 v , pair 213 v, cauear 280 v, chaum; ma conservato per 
«dissimilazione: citàe servitile e simili, cfr. maiiinaa rp 3, 39 *ma[tji<tn-. — 
grao 7, 39, consto inu. 165 v concedo, dai 280 v dadi, raer 300 v, t?^oa ve- 
dova 90 r, torio 48, 18, rancee de 4 28 rancide; guagni rp 1, 11, guierdon 2, 
70 e spesso, conzeuo 6, 181, creenza de 1 19, traymento ps 28, 26, afezia 
ma. 104 r, posseyva 147 r, impeymento 160 v, alapiar 166 v, creente 160 r, 
/atpa 41, 25, marixisse 41, 39, peanne 42, 31, Aoam Rodano 240 r. — 
AV impedisce al solito il digradamento del f, maroio mu. 52, 35; pel 
4 abbiamo esempj contradittorii : odo rp 1, 65, odi 3, 136, ps 34, 37, ma oy 
ma. 72, 24, ode 50, 6, oi rp 9, 25 udii, oim 9, 28, ma odi mu. 45. 6, oir 
rp 1, 44; 2, 12; 3» 141. 143; 7,68» ecc., mu. 79, 13, alL a odir ps 28, 44, 
ma. 45, 28, e odirei mu. 45, 27; 46, 7, de 4 6, aio oyo oya rp 7, 30; 8, 122, 
ps 32, 42, mu. 72, 30, e odio ps 34, 31. 45, mu. 40, 3; 43, 28. 40; 46, 
1 1 ; inoltro odando rp 9, 27, mu. 80, 22; [szhoi ri 101, 20, od. coi]; goe rp 8. 
185, goer 9, 85, loar mu. 64, 1, loao 66, 8; 72, 3, ioan 72, 2. Oli esempj di 
oir odir ci farebbero propensi a credere che in origine il d permanesse 
«ella postonica, cadesse nella protonica, donde poi un generale congua- 
giumento; ma s'oppone cou coi. Oli altri dittonghi non esercitano alcuna 

ione. — TR, DR: paire maire, lairo e laero div. 1466; quaira mu. 160 r; 



10 Parodi, 

ma nella prò tonica: guiarixe rp 8, 306, lavarixe mu. 29 v, amarixe 126 v, 
percurarixe 237 v , albergarixe ib. , aitoriarixe 387 r , cantarixe 59, 2, men- 
tre l't òìlairom rp 6, 101, o di mairinna mu. 281 r, proviene dalla forma con 
à tonico; — Pero ps 29. 8. 19. 21. 23, mu. 65, 29, e Per ps 29, 13; 30. 46, 
nm. 41; vreao C, servirixe mu. 29 v, norigamento rp 3, 156, norige mu. 39, 27, 
noriva 61, 8, ecc.; probabilm. dexiri rp 3, 33, delirava 1, 63. Ma cedro mu. 43, 
35. 36 non è indigeno. — NT: brondoravam mu. 28 v, in protonica. Qui 
ricorderò anche TM: rissmar mu. 52, 6, rixma rismae 52, 38; 89, 40. — Si 
notino pure: per D' T, seto 57, 18, asetar ecc., v. lesa.; B* T. dotasse mu. 48, 
28, dotava 60, 15, esempj che indicano come si deva incendere la norma po- 
sta dal Flechia Arch. II 325 sg., in nota; P' T, creta rp 3, 120; cadetta mu. 69, 
43, non indigeno; D' C sozo -a rp 3, 218; 5, 71, ma cfr. Schuchardt, Ro- 
man, etym, I 43 e passim. 

P. 84* Se interno, le stesse condizioni che pel v. In a lo bostuto de 4 25 
è forse commistione con bis-. — PR: avrir ps 35, 12; 66, 21, acri 64, 26, 
leproso ps 28, 7, dessovra mu. 59, 28. 

B. 85* Come P. Noto revellava mu. 186 r ribellava, trivolli ib., cobear 
66, 6, ali. a covey 63, 33. Dopo consonante, par passato in e, nell'isolato 
xorver rp 7, 123 sorbire, se è esatto: oggi èurbl. — BR: envria rp 7, 183, 
envrio mu. 68, 36, ep. 358, envrieza 358. 

86» Il nesso CT. — Già in rp s'oscilla: aspeite rp 9, 86: delecte % aspeta 
9, 321: sospeta; noyte ps 30, 7, raro note 35, 37; di solito ut in tJ, ma 
fruito ps 27, 8, mu. 43, 25 ali. a fruto 43, 39, conduyto ps 27, 6. Per rp 
tuttavia attribuiremo l'oscillamento al copista. Si noti che l't cade solo 
nella formola -éct- e non già nelle formolo -éct--Tct-, cioè in -t'étt- e non 
in -A't-, od. aspe tu, ma stre'itu^ Rom. XIX 485. — NCT : saynta sanynta ps 27, 
5; 28, 38, saincti mu. 134 v, pointo rp 9, 228, ointi mu. 125r unti, zointe 
76, 32, conzointi 94, 4; ma zonta rp 6, 54, ponto 6, 229, santo spesso. 

S. 87* Tra vocali digrada in *', ma non dopo AV: cosse: ose rp 3, 65 ecc., 
nm. l b I. Rimane anche in cori, od. kusi, vedi ' Avverbj \ — Davanti i è 
di regola si Genoeixi: preisi rp 1, 55, e numerosi esempj potrebbero 
trarsi da ri; vergognoxi mu. 52, 36, lacrimoxi ib., aventuroxi 56, 13; 58, 11» 
coveoxi 60, 28» precioxi 60, 29, inffoxi 60,. 32, orgoioxi 66, 32, conffuxi 68» 
26, incluxi 73, 2, divixi 74, 15, preixi 54, 32» vixitar 53, 2, vivo, dexiri 59, 
5, nm. 33, muxicha 59, 2; 60, 40, vivo, dispoxiciom 67, 37, fixicianna 71, 
45, fixichi 88, 30, vivo, come propoxito 81, 23 e carni de 4 47, (donde poi il 
sng. hazu), e guoan, frequente. - Un s prostetico in storbee mu. 88, 18, 
oggi sturbiti, spreoioso ps 28, 9, sgotava 31, 24; per stramontar mu. 23 v, 
strapassara ps 32, 38, strapasay de 1 34, nm. 94. — Infiue noterò un caso 
di SC, dissimilato in s: Sansiom Ascensione, od. Sansùh, cfr. nmm. 17,39» 



Studj liguri, § 2. Spoglio fonet. e morf. 11 

Accidenti generali. 

88. Epentesi di e, Ubero rp 8, 399, mu. 38, 1; 41, 4, ecc., leoeroso 58 v, 
ali. a levroso 59 r, soveram 83, 18, cfr. sovaranna nm. 17; - di n, Unger 
rp 3, 139, lengeramenti de* 14, zinzanie de 1 39, deslengoa mu. 57, 51 (cfr. 
TiL sdi/tngutra), sempre vivi; per scambio col prefisso in-, ensir tiuir, in- 
guar, ciprio; -di r, incrosto rp 7, 178, cfr. l'it. inchiostro, caristria mu. 11 r, 
sam Sistro 219 v, più volte, refrittorio 282 v; - vernardi mu.* 1 v, 4r, saia 
un errore (cfr. Tod. twiardt rp 9, 17. 53, mu.* 2r, 6r). 

89. Aferesi d*a: ^usa? mu. 57, 40, Sansiom nm. 37; - di e, tornito* mu. 
66, 16. 20; 95, 12, loquencia 61, 7, piffania 270 r; - d'una sillaba, fermarla 
mu. 275 r, cfr. § 1 A nm. 53. 

40. Sincope di vocale: ovra 2, 20; 3, 215; 6, 128 ecc., ertnito -tti mu. 133 r, 
171 r, sempre vivo, (vraxe mu.* 3 v, 6 r, arcordando arcorde arcotxiao div. 
1469, 1474), mesmo mu.» 1 v; 39, 32; 85, 29. 31, megsmo ps 28, 10, nm. 44 b , 
santismo mu. 38 v, sapientismo 43 r, disnar rp 7, 97, ps 28, 10, sempre 
vivo; inoltre in verrà terrà porrà vorrà varrà parrà morrai ecc., nm. 60. 
Probabili errori: Vencian rp 1, 50. 67, tenbroso rp 8, 385, ancresmento 9, 
197. — Per la caduta di r, nm. 28; di n, nm. 28. 

41. Apocope. Per le questioni, non poche ne lievi, che suscita l'apocope 
di vocali nel genovese, è da vedere il § 3; qui mi limito a raccogliere 
i fatti. Dopo n cadono tutte le vocali, tranne a; dopo r, tranne a ed inoltre 7, 
ossia i romanzo, cfr. anche § 1 A nm. 12. Notevole guari rp 3, 321, ecc., 
nm. 44, ma /or rp l, 36, ecc., dovrà attribuirsi a fonetica sintattica, cfr. 
far forse, for che mu. 295 r forse che. In paire maire persiste l' e, perchè 
era preceduto originariamente da tr; per firai nm. 2n.; Per Pietro, ali. a 
Pero, nm. 33, e cosi -ckrar, rp 8, 93; 9, 304, paiono da spiegare come for. 
Gli aggettivi parossitoni di 2.* perdevano l'-u: cor rp 4, 1; 9, 79, avar 7, 
33, dar mu. 61,25, fer rp 7, 108, mu. 80, 18, plurale 86, 21, sor solo, rp 

2, 59; 8, 208, de 1 40, mu. 66, 4, dur rp 5, 95, segur 9, 234, de 1 18, mu. 71 , 
27, alL al plur. seguri de 1 10, mu. 54, 6; 64, 3, sperxur rp 6, 59: ora, sul 
plurale e il femminile, hdu y féu, ecc. Nei sostantivi, identiche condizioni, ma 
queste di solito si mantengono nell'od. dialetto: cel rp 7, 140, mu. 62, 14, 
od. sf f Pero e Per, od. Péu e San Pf, veir mu. 222 v, od. dave'j, davvero, 
cor 33 v cuojo, sor 44 r suolo, par 44, 19 pajo, od. pà\ e par 65, 37 palo, ser 
60, 11, (or* s'éu) y agur, vedi G: però oro rp 3, 25, mu. 64, 3. 27; 65, 44; 77, 
18, thessoro tesoru rp 3, 26, mu. 70, 12; 71, 2; 79, 2, ecc., od. àu f tres'óu, 
som Poro 41, 11. La caduta dell* e è generale nei parossitoni di 3.*: lear rp 

3, 244, plur. 7, 171, par 7, 138, mortar 7, 144, vii 8, 262, mu. 74, 12, plur. 
63, 38; 80, 2, ecc., cruder 51, 30; mar 39, 9 mare, moier 44, 22, od murtà, 



12 Parodi, 



ma, muge. — Nei proparossitoni 1' oscillamento è maggiore e più difficile 
a spiegare. L'è cadde sempre negli aggettivi in -eive, proffeteioer ma. 51, 
24, semegieiver 51, 8, desemegieivi 54, 2, seyvi 51, 41, participeiver 56, 10, 
raxoneiver 58, 7, dellecteioer 60, 11, aveneiver 62, 37; 86, 31, maneiver 62, 

38, piaxeiver 63, 27, covegneiver 64, 4, conoegneivi 78, 9, ecc., serie quasi 
completamente scomparsa; in «abile afabel de 2 11, intendaber mu. 51, 
18. 39, dnraber 52, 28, muaber 61, 30, sfa&er 87, 38; in -ibi le, orrt&eJ rp 
-5, 81, ps 30, 38, mu. 60, 12, terribel(e) rp 5, 82, senssiber, plur., mu. 51, 23. 38, 
possiber 93, 19; in -ile, ufól rp 6, 166, plur., e 9, 316, sng., uter mu. 204 v, 
sng., 389 r, plur., de 4 44, humel rp 6, 253, plur., ali. ad humeri mu. 179 v, 
déber 52, 12; 312 v; nober 48, 25, plur., 51, 41; 76, 6, sng. La lingua letteraria 
ha trionfato di tutti. Ma nei sostantivi proparossitoni di 2.* l'incertezza è 
glande: datari mu. 231 v; scandaro rp 6, 82; angero mu. 42, 18; 43, 13; 
47, 36, angeli ps 32, 9, mu. 38, 6; 40, 19. 20, ma anger mu. 66, 34; asperi 
mu. 257 v aspidi; vespero 53 r, vesporo 80 v, 203 r, ma vespo 85 r, 293 v; 
44, 35; zenero 46 v, 117 v, zener 117 v, due volte; apostoro spessissimo in 
mu., ma aposto 177 r; arboro 170 r, erboro 40, 15. 24; 42, 27, erfrori 39, 10; 
40, 12, ma erbo 40, 14; dìavoro rp 8, 246, diavollo mu. 255 v, ma diavo 

39, 37; 40, 25. 39; 41, 17; discipo 290 r; consoro tr. 4; folguro mu. 174 v, 
follgori 200 r; mannaro 224 v, marmori 176 r, 224 v; martori 203 v; pen- 
ero rp 8, 105. 275. 396, perigo de 1 17, mu. 55, 30; 63, 30, perigi 54, 33; 
71, 14; povol ps 33, 27; 34, 5, povo tr. 4, 5, 6, mu. 51, 33; 56, 14, ecc. — 
Infine: zener cener rp 9, 307, mu. 173 r, 241 r, cene 43 v cenere, ora sente; 
pover poore nm. 24, otsl pùoie. 41. b L'-u d'uscita, in iato originario con e 
tonica, cade, e la vocale rimasta scoperta s'allunga: e io nm. 50, De Dee rp 
1, 58; 2, 5. 16, ecc., mu. 39, 2, ecc., me mee lp 1, 4. 30, mu. 41, 29; 48, 38, 
re rp 2, 32. 56, allato a un letterario reu 8, 113, Berthome nm. 16, Som 
Mathee mu. 42 r, 172 v, Thadee 196 r, Sam Trope 170 v. Il fenomeno si 
compiè prima che si fognassero il t e il ci, cfr. axéo od. azòto, e qui sotto 
-èe. — Cade anche -i, dopo è> o', u', sia o no antico l'iato, e la tonica s'al- 
lunga: me rp 9, 11, mu. 53, 35, ali. a mei rp 9, 90, mu. 52, 27 e sempre 
in lp, pee ali. a pei nm. 48, re rp 8, 203 rei, e cosi zue farise ali. a farixey 
nm. 48, le nm. 50, ali. a lei lp, te tieni nmm. l b 1, 68 b 15, ve vieni, forse anche 
de rp 8, 88 devi [ri 12, 490, cfr. vei 16, 172, in rima con me, e quindi da 
leggersi vf]; pei futuri odire avere nm. 60; e sei, nm. I b 1, ali. ad ei nm. 68 b 
1, se cento mu. 45, 4. 14. 17 [se torni ri 14, 220]. In lp la caduta dell'i dopo è 
non appare; in rp (e ri) doveva esser meno frequente che nel ms. Nel nu- 
merale (rei, nelle forme verbali lezèi menéi e simili, nm. 3, fu impedita dal- 
l'analogia, di. altre forme, e cosi dicasi dei futuri aceréi ecc., ma .cfr. nm. 44 b . 
Dopo ó'i vo rp 9, 61 vuoi,.votu? mu. 272 v, di solito voi nm. 68 b 10, /hot, ecc., 



Stadj liguri. § 2. Spoglio fonet. e morfol. 13 

am. 48, toi *oi, nm. 51 ; dopo u: atru rp 3, 71. 172, ali. ad atrui 3, 166. 201. 
268. — Anche * cade dopo è\ ma la tonica, a quanto pare, resta breve : fé 
fede nm. l b I» ve vede, de deve nm. l b I, 68 b 13. È però più probabile si tratti 
di veri troncamenti, come sono in italiano città, fé; ere sarebbe allora re- 
golare, e cosi see, nm. 7. Ma re re, nmm. l b I, 47, forse da *rée, abbreviato 
nel nesso re de. In tree rp 6, 26, femminile di tres, l'iato e originano, quindi 
forse la pronunzia era trcee, e 1'-* rimase, come segno del femminile, al modo 
stesso che l'-ì nel masch. trèi; oggi trae tre'j. — Meno importanti: qua» tuto 
rp 2, 23, certo erroneo, tu rp 6, 50, mu. 57, 5 ; 96, 29 ' tutto ', aotom 57, 44, fran- 
cesismo, Ioham de Afeom 50, 20, cfr. l'od. O'uah, dovuto a fonetica sintattica. 

42. Metatesi . Anzitutto di r: spraver mu. 99 r, acc. a sparve rp 3, 56, 
frevor rp 4, 50, mu. 201 v, frevente 218 v, 240 v, crovo 211 r, 277 v, ali a 
corvo* od. hróu, grilanda 1 15 v, tramenio 233 v, 273 r, tromentao 120 v, Sam 
Trope nm. 41 b , destrobar 185 v disturbare, trond 44, 35 tornò, tronai 11 v t 
ma altrove sempre tornava e simili;- crasion 29 v, crastao 185 v, orava 309 v, 
freve 73, 18, frevar 99 v, intrege 75, 46, ali. a integro rp 3, 19, integramente 6, 
>45,prea rp 8, 304, tutti sopra vissuti, crosta, pria, ecc; ma sempre àvri rp 3, 
36, aeri mu. 11 r, havrise div. 1476, e avri mu. 203 r * aprile", oggi arvV per 
l'uno e per l'altro;- tipo meno comune: bur tessi (J) mu. 99 r brutture, sper- 
ciojsi 125 r, spermessar G, scorsi C, pordomo -t 72, 3; 82, 34, ecc — Di si 
iiespoto mu. 32 r 'deposto', e più curioso egispiaim mu. 9 v, 11 v; 45, 26. — 
Di n, solo apparente. Nella 3* pi. di verbi uniti con enclitiche, passa dal- 
l'uscita del verbo all'uscita del vocabolo; certo perchè si parte dal singo- 
lare, cedendo all'illusione che esso formi un tutto coll'enclitica, e che la 
desinenza propria del numero vada collocata in fine di tale complesso: 
dtsse-U~m 53 v, 82 r 'gli dissero', su disselli, misse-la-m 85 r *la misero', 
ocivalem 47, 27 per ocievan-le, partissem 23 r per part\n-sse. Dello stesso ge- 
nere è guielam ri 17, 11, non bene spiegato in ann. 43; cfr. § 3 e l'odierno 
't*v~esah per devan-ese devono essere. E come un caso d'incorporamento. 
Pare erroneo trenssella mu. 245 r per trassen-la. — Metatesi d'un' intera sil- 
laba: mazagem mu. 11 r, ali. a magasene — • Di grado fra due consonanti: 
rabito 223 v, rabita 276 v, e rabita ripida ho udito anch'io da qualche vecchio. 

44. Effetti d'un i finale e attrazione. È notevole che rp si accosta ai dia- 
letti lombardo-veneti, per l'azione esercitata da un -t d'uscita sull'e tonico; 
anzitutto nella desinenza -enti: ordenaminti rp 3, 154, eniregaminti 3, 271, 
Sfjtsaminti 3, 314, subitaminti 5, 55, greveminti 6, 155, primeraminti 8, 15» 
tpecialnùnti 8, 25. 398, fermaminti 8, 68, saviaminti 8, 71. 128, ali. a non 
pochi in -enti, 3, 315; 8, 140. 320. 359, ecc. Sostantivi: oonmoveminti 8, 7 
{i venti), strezeminto 8, 346 (: vento), certo erroneo, ma pur significativo. 
Inoltre: forisi 3, 72, in rima con prendesi, che ha allato faresi 8, 387, in 



14 Parodi, 

rima con paresi, ma anche averisi 8, 160 (: avesi). Non chiaro e non sicuro 
lingni 7, 197, ali. a lengni 8, 77; meno ancora dei fisi 8, 290, in rima con 
bachanesi. Il fut navegeri 8,231 (: averei) par confermato da averi mu. R 2 r, 
e nota pure speri rp 8, 48 speriate; inoltre nmm. 57, 61. D'altro genere sa- 
rebbero orie 8, 300, che rima con meravie, apariemose 8, 187, ma saranno 
errori, cfr. oreie 8, 414, ecc. I fatti raccolti fin qui non dubito sieno da 
attribuirsi al copista di rp, o meglio alla varietà dialettale cui egli appar- 
teneva, e un piccolo riscontro abbiam trovato anche in mu.*; cosicché pos- 
siamo con molta verosimiglianza concludere, che qualche parte della Li- 
guria si accostava per l'estensione dei fenomeni metafonetici ai dialetti 
lombardi. (Se anche in certi altri fatti sia da vedere l'azione dell' t finale, è 
anche più dubbio. Alludo alle seconde persone dei perfetti di dare fate, ecc., 
faisti rp 6, 53 (i gisti), fluiti 6, 170 ('.consentisti), fisti 6, 80, ofendisti 6, 155 
('.devesti), caisti 6, 71 (\falisti). Qui la rima impedisce di solito di pensare 
ad alterazioni degli amanuensi, e s'aggiunge che anche ri conserva traccio 
de' medesimi fatti: daesti 1, 38, in rima con enxisti, e 56, 121, in rima con 
vestisti^ faesse 126, 15, in rima con falisse, ali. a faesse 43, 83 (imorese), 
75, 47 ( : sostenese), fessi 82, 15 (:ofenderesi). E v' è di più, che le forme 
posteriori feisti deisti treisti, nm. 68 b , accennano propriamente a faisti, an- 
ziché a faesti e simili, nm. 16. Sorge quindi spontanea la domanda: siffatte 
seconde persone di perfetto dovettero il passaggio dell' e tonico in i alla 
metafonesi o a qualche fenomeno d'analogia? Nel primo caso converrebbe 
ammettere che la forma con e 9 sia schiettamente genovese, la forma con ì 
invece provinciale, e solo col tempo riuscisse a sopraffare anche in Genova 
il riflesso primitivo. Qualche aiuto verrebbe da un dei testi lombardi del 
Salvioni, A, Arch. XIV 217, nm. 1. Cfr. per la seconda ipotesi il nm. 59. — 
Attrazione. L'i di plurale si risentì nella sillaba tonica dei nomi in -no -ne: 
main boin, da *maini *buinii se la vocale accentata era e, ti, l'i fu come as- 
sorbito dalla nasale, ben beni, arcum alcuni; tuttavia ho beim de 4 17, alcuim 
div. 1466, due casi che non so quanto valgano. L't fu attratto, pur rima- 
nendo anche all'uscita, nei nomi in -ante -ande: il noto fainti, mercanjnti 
de 1 5, graindi mu. 42, 24; 82, 4, graym 91, 15, onde per analogia anche i 
fem. pi. grainde mu. 95 r ; 66, 28, od. grende, tainte 118 r, quainte 16 r, cfr. 
nm. 48. Sul sg. spaimo mu. 3 v, 60 v, spainta rp 7, 136 (sebben qui da leggere 
spanta), più tardi spuento, deve avere influito anche l'analogia di sainto ecc. 
D'altro genere: goairi mu. 113r [cfr. ri 132, 6], od. guce'i, nm. 41, coirate 
113r, cuojai, feirar 22 v feriare, feiram 288 v; cfr. mainerà, camairera nm. 4. 
In moiro lg 17, 20 muojo, se esatto, è da veder 1* azione del cong. moira. Per 
raina rana, da *ranea, nm. 2. — Cito ancora, per abondanza: spreyssa 
ps 36, 26, che può esser puramente ortografico, per spresa, ma può anche 



Studj liguri § 2. Spoglio fonet. e morfol. 15 

offrirci un esempio di t svoltosi da /, come in sceiu, di qualche varietà ligure; 
tuite or rp 8, 274, che è certo un errore, nonostante le analogie straniero. 
44. b Contrazione e simili. Nella desinenza -di de* verbi di 1* con., seguiti 
da enclitica, l°-t può cadere, sebbene le influenze analogiche lo abbiano poi 
ristabilito ovunque. La caduta è anteriore alla fusione in dittongo di -di. 
Ea.: trala rp 3, 220, per 'traggi-la* [trarrne ri 6, 108 traggimi], percasdve 
rp 8, 15 (zuave), per percazàì^ve^ pensate 8, 50 [cfr. ri 71, 41 e 42], che 
demanda-voi? mu. 66 r, che porta-voi 70 v, ve conturba~voi? 74 v, anda-voii 
102 v, 167 r; 86, 16, che fa-voif 104 v, ossa-voi? 106 v, ve lamentatoti 
130 v, neganvoiì 152 v, ali. a demandai/ -voi? 85 v, ve maravegiai voi? 
89 r, ecc. Dubbi ossa rp 8, 155, zama 8, 335. Anche qualche esempio della 
caduta nella desinenza -ei: ve~ve mu. 39, 43 * vedete- vi \ se e esatto, se^voi 
Dm. 68 b 1. Cfr. § 3. Sono in fondo dello stesso genere: ocirlo per octerlo 
mu. 47, 39, ocird per oderà 41, 20, oeirea 18 v condune lp 3, 41, lg 9, 81, 
fj*r condùe-ne condurci, conduceteci, xume mu. 85, 29. 42, per zùexe {agro 
pr. 57, 3, per aieró aiuterò]. — Nella contrazione di ee % et non tutto è chiaro. 
Non popolare tu priehi mu. 252 v, pricar rp 3, 348, pricaor 7, 78, pricazion 
<>, 139, con ei mutato in t, mentre forse dovrebbe rimanere; ma si potrebbe 
supporre, pensando alla forma preiche ri 6, 110 (: drite), che Ve cadesse 
dsvanti ad un i originario, atono e in iato. Cfr. XII 423, XIV 218, nm. 0. 
E in modo simile, nei composti benixirte mu. 48, 12, benixi 49, 10, benixio 
43, 39, tu binixi mu. 49, 9, marixisse 41, 39, marixom 48, 20, ove si potrebbe 
attendere òeneizir ecc. (cfr. meiìiha % Sdreitù'a); oggi solo il cong. beniQe. 
Infine citar rp 8, 281, aitavi lp 9, 15, aitassi mu. 53, 18, può esser nuovam. 
astratto da zeta mu. 53, 30; ma questo sarà da pronunciar sffta come da 
* l'teiui^ mentre il sostant od. superstite s'è tu gettito, sarà a sua volta rifatto 
«a s*ita\ Normale sembra la contrazione di ee atono in Fregrigo de* 2, 
mu. 184 r [cfr. ri 127, 32], meixina less., vivo, e non è caso molto diverso da 
u* in ui, Poiste div. 1472 'Podestà*, Poistarie 1470, 1471. Nei verbi si oscilla: 
veird proveirà da veerà, sebbene possa esser rifatto su veiva vei; creerò cree- 
ram su creo creer, allato a creiram; concerà mu. 151 v, per conseerà conce- 
pirà, proceessemmxx. 75, 43, su conceer proceer e simili. Per megsmo ps 28, 
10. 42, cfr. spreyssa, nm. 44? — Di ae ai toccammo al nm. 2;. ae si contrae 
normalmente in <e, ma passò prima per aiì II solito aire, che rima con paire 
«oc, e la desinenza -atgu da •dfdjegu, saloaigu ecc., inducono a risposta af- 
fermativa, per ai interno con accento sulTa; e Ve sarebbe passato in t, quando 
le due vocali erano ancora divise da un iato. Curioso aglio mu. 168 r, per 
àelu * egli ha'. Invece ae ed -de d'uscita non subirono altra modificazione, 
«he di unirsi insieme sempre più strettamente; e ad essi s'accostò a poco 
a poco, ma certo in tempo posteriore all'Anonimo, anche ài interno ed di 



16 Parodi, 

d'uscita; cfr. le scrizioni paere eeo^ nm. 2, che rappresentano la fase in- 
termedia, tuttora vira nei dintorni di Genova. — Il trittongo uei in ut, tardi: 
poi potere, poiva eec, div. 1467, 1472, nm. 68 b 9. — Una vera contrazione e 
quella di aa in à\ guagni rp 1, 11, vivo, e di -ti in •<: vi ma. 53, 39 vidi, 
e così sempre. La lunghezza dell'i risulta dalla rima: sepelii ri 12, 566: voi 
di(r), cioè dì, consenti 79, 135 * consentii*: tri • vidi '; mentre -? rima solo con 
-t, ri 12, 186. 648; 16, 74; 49, 357. 361; 56, 97, ecc.; rp 3, 294; 8, 424; 9 
45. 53. [Un te in t: se De v'ay ri 45, 61, in rima con di dite]. — Per -jo- 
in -i, nm. 19; per OV, nm. 30. 

44°. Scambio di prefissi e suffissi. Oltre i casi già citati qua e là: af- 
fiamao mu. 61, 18; per fondo rp 4, 8; 5, 21, perposo 9, 85 proposto, per- 
curao mu. 86 v 'procuratore'; precasàr 8, 192; 9, 200, prevenir rp 8, 188 per* 
venire; distolgaci mu. 86 v, e per contro deihavao 81 v; reposta 97 r, 144 r, 
vivo nel contado, ma il « potè cadere per dissimilazione, cfr. resposo 175 v; 
e citerò anche reereseagi 42, 22, invece dell'od. rihhrese, cfr. incresse 42, 
35, regracid 44, 36, invece dell'od. rinffr., remendar 95 v emendare ; secorre 
51, 32. — cimitorio mu. 211 v 3 volte, 213 r. 



d« Morfologia* 

Flessione nominale. 



45. Metaplasmi. I. Di maschili della terza alla seconda : arboro er- 
boro, folguro, marmaro, vespero, nm. 41, folo rp 2, 39; 3, 333, in rima 
con tnolo, grando 3, 59, es. unico, calexo ps 28, 41 ; 31, 7, pontifficho 
33, 35. 44, teresto mu. 83 v, sor/fimo 170 v, 171 v, 257 r, ali. a sor fatte 
nm. 20, sam elemento 223 v, ali. a Clemente, e elemento 165 v, due 
volte, ramo 224 v, sempre vivo, abao 259 v, oggi solo in Mese Labóir, 
hcreo 41 v, 116 v f sacerdoto 4*\ 15, anoffanto nm. 17, dollenio dolento 
mu. 50, 32, lg 6, 2 [dolenta ps 33, 17, lg 15, 27] ; inoltre ermito nm. 40. 
Ma sempre veraxe contro Pod. viàiu, e per contro fumo rp 9, 44, con- 
tro Pod. fiime. — Es. a sé, Sam Luco mu. 55 r, 57 r, vivo nel nome 
d'una via. — IL Di feto, delia terza alla prima tsea sete nm. 7, ali. a 
see t progenia mu. 24 v, parca 135 v 'parete*, due volte, fornaxa 170 v, 
vivo, sorta 201 v, voxia 200 v 'fama', noriza* 53, 41, forestiero, cru- 
dera ps 31, 4, mu. 55, 8, comunna mu. 61, 6; 75, 49; notisi pure: la 
dia 'il di' lg 21, 8. 20. Sempre in -e il fem. plur. di 3*: famolente 
rp 0, 142, tremolente 6, 143, ecc. — Si ricordi ancora: ìnalvaxe, sem- 
pre, tranne un malvaxo ps 35. 33; e dalla 5* declinazione, iarta 
mu. 170 v, vivo, gasa. 



Studj liguri. § 2. Spoglio fonot. e morfol. 17 

Un nuovo singolare di fia è fiae fiay ps 31, 7. 10; 32, 12, mu. 89, 8, 
dovuto sia all'epitesi di -e, resa più facile dall'analogia di citde e si- 
mili, sia all'estensione del plurale. Ma la seconda ipotesi non conviene 
.i strae stray mu. 105 r, 231 r, che fu nel sec. XVI strè; cfr. § 1 nm. 48, 
• % § 3, — Per -ities, nm. 8. 

46. Cambiamento di genere: la ventre rp 7, 87; 9, 300, la fel 8, 
;»19, la barri mu. 30 v, vivo, vestimenta 52, 28, pr. 97, 8, ecc.; masch. 
tribù C. Dal neutro plurale: castele rp 1, 33, arme 8, 34, inzengne 
8,328, testemonnie testimonnie mu. 68 r 'testimoni', miracolle 151 r, 
ìììeire 314 v, osse 39, 42, legne 47, 35, come 47, 40, mure 54, 6, con- 
ffinme 55, 4. 38, frule 63, 21, menbre 75, 13; 76, 37, ali. a menbri 
7o\ 33, in parte vivi ; anche f astiche 1&& v. Ma con V-a conservato, e 
ulvolta in sembianza di femm. sng. : monta via rp 2 , 1 , pusor via 
>K 210; 8, 82, quatro o cinque via 7, 126, spesa via 8, 270, doa fia 
ma. 278 r, trea fia 216 r, ali. a trea fiae 62 v, quanta via rp 6, 214, 
jwinta fia o fiaa mu. 54, 29. 31, trea vota I32r, puzoi volta div. 1475, 

nUo nàia rp 1, 28, vivo, doa tanta mu. 22 v, 98 v, per doa tanta tempo 
tó v, trea tanta 46 r, pu de doxe tanta oha 164 v. 

47. Gasi. Mi pj\jono due nominativi rei de 1 4, 12, 19 ecc., de 2 1, 5, 
'ì,ps 31, 27, mu. 71, 12, ali. a re nmm. l b I, 41 b , e ley lei mu. 57, 27; 
50, 14 ; 09, 3, ali. a leze ps 34, 19; 60, 23, ecc., nm. 17. Permane il s del 
genitivo in martesdi mu. 59 r, ora màtesdi, su cui lunesdi mu. 58 v, vivo. 

48. Plurali. L' -t desinenziale dei plurali in -ai -ot, ecc., è studiato 
nel § 3; qui basti dire che cotali forme non presuppongono, affatto 
1» caduta d'un r intervocalico. L'oscillazione fra -àr -òr (cioè -tir) e 
-di ~6i (cioò -?o) diminuisce dai testi più antichi ai più recenti, perchè 
!"-i si estende; invece per -e't -ó't -u't il moderno dialetto non co- 
nosce che le forme prive di desinenza, -e~, ecc., ma queste devono 
•>ssere, secondo il nm. 4P, una nuova riduzione fonetica di quelle col- 
T-t ricostituito, che troviamo ancora nel sec. XV: fidey mu. 128 r, 
148 v, 106 r, allato a vertadee 220 r, overer 56, 16, cavaller 71, 22, 
il 74, 34; fiioi 44, 23; 72, 32, ali. a fijor 62, 8, cor 58, 46; 67, 7; 
77. 16, ecc. ; muy 53 r muli. La desinenza scomparve per ragioni fo- 
netiche anche in pe pee rp 1, 57, mu. 41, 39; 81, 41; 97, 3, re rei 
*>, 27; 83, 30, Zue ps 28, 28. 30; 30, 28, ecc., lg 18, 36; 20, 11. 
4$, ecc., ali. a pei lg 4, 63; 5, 62, farixey ps 36, 28, che sono però 
abbastanza rari, tranne in lp, che conserva sempre intatto l'-i finale, 
am. 4P. In questo testo, e fors' anche in ps, lg, sarà un carattere 
provinciale. — L'oscillazione è pur continua fra -an e -ain, -on e -oin 
icioé -un ecc.), sebbene a poco a poco le forme con -i internato trion- 

Àrehtrio f lottol. iUl„ XV. 2 



18 Parodi , 

fino di quelle uguali al singolare, che io credo conservate per analogia 
dei tipi in -r. Notisi che non può trattarsi di semplice scrizione eti- 
mologica, perchè e escluso dalla rima : sng. fomicaUom ri 14, 317 : 
cinque ieneraciom ; sng. san 60, 29 : man plur. ; fam rp 6, 174 : faozi 
Cristiani, cfr. 3, 290, ecc. — Plurali con -n caduto, probabilmente 
provinciali : rasoi rp 9, 180, dubbio, bastog ps 35, 8, raxoe mu.* 2 v, 
3r, mae mani 6r, anche un mai mu. 37 r; cfr. nm. 28, ann. 48. — 
Dell' -t internato di fainti graxndi ho già accennato, nm. 44 , che lo 
credo normale. Esso non appare oggidì che in questi due casi, poi- 
ché è rimasta preponderante l'attrazione del singolare; ma per gli 
antichi testi non si tratterà di grafie etimologiche? Ci inducono a 
sospettarlo e le grafie come mercamnti de 1 5, ecc., e le rime: comandi 
ri 14, 234: grandi (cioè graincUì), canti 16, 388: pianti (cioè piamtil 
od. centi), cfr. rp 7, 173; 8, 125; 9, 245; forse anche monte (ms. monto) 
ri 16, 78: pointe, cfr. 134, 371. Notisi che pianti è sempre scritto senza 
l't propagginato, e che l'-t- è sovente omesso, anche nei riflessi di 
NCT, cfr. nm. 36. Analogico gr ainde pr. 25, 4, quainte mu. 46, 12. — 
I plur. ambaxoy ecc., nm. 16, mostrano la caduta di a davanti al dit- 
tongo nuovamente formatosi, ahbas(a)tci da ahbasaùi, onde il tipo od, 
baltcéj (ballatoi) pianerottoli, con -icq svoltosi da -tei, tipo già rap- 
presentato, nonostante la strana ortografia, da confessaci ecc., nm. 15. 
La somiglianza del singolare, in -oto, di ahbasòw, da anbasau, e di 
azòto, da azèu, nm. 15, portò ad uguagliare i plurali, onde gatneaoi, ecc., 
ib. — Plurali in -et, ann. 48: oltre ad amixi, inimixi, sempre vivi, 
ho ancora: Grexi mu. 51, 31; 91, 2, antùri 64, 7, mexi 86, 5, monnexi 
104 r, 276 v, canonexi 274 v. — Restano : li proffecta mu. 133 r, 202 r, 
li Evangelista 46, 9, li doi turista dir. 1476; ma legiste decretatisi 
profete ì ecc., pr. 8, 9. 10; 87, 38. Infine zoi rp 9, 219 o non esatto 
o non indigeno. Cfr. nm. 56. 

49» Articolo: lo li, la le, anche davanti a vocale, li airi rp 6, 163; 7, 
111, (/ amici 3, 241), le atre 7, 194; davanti a vocale, anche t agi 3, 86, t 
atri 7, 19, forma schiettissima e la sola viva, anche davanti a consonante, 
sebbene bandita, per influenza letteraria, dagli altri testi meno antichi. 1 . 
— Metto qui: lombrissailo bellico mu. 171 r, lamo amo 318 v, vivo. 



1 Incerto a morte pr. 12, 17, inamora-o 42, 7. Con preposizioni, sempre 
de lo, da lo, in lo, ecc., [da ra ri 39, 79, cfr. 131, 20; 133, 10; 138, 71, ecc.]; 
plur. de li, da li, in li, [ma son da notare, in ri, dei atri 12, 120; 45, 69; 
49, 234, da t enemixi 71, 44, en i atri 46, 79, ecc.]. Si direbbe che la caduta 
sia cominciata davanti a vocale, per via di li, rj-, ;- (se non si voglia 



Studj liguri. § 2. Spoglio fon et. e morfol. 19 

50. Pronome personale: e io, che far-èì mu, 1 3 v, cfr. pr. 44, 31. 32, 
donee 36 v, 300 r, sone desso 60 r, perche e no te possee aora seguir ? 
62 r; cfr. § 3. — tu, che demandi tuì 43, 1, ecc.; enclitico in e tuì 
rp 9, 41, mu. 53, 42, cfr. fae-tol pr. 42, 2, e § 3. Anche gli obliqui 
enfatici mi, ti servono già come soggetto : mi e me fijo mu. 47, 20, mi 
lo seguiva 296 v, toa maire e mi 42, 28; ti sempre te consumi rp 3, 
167, ti mestno ps 29, 6, tu serai marcito, ti e tuta la toa semema 
mu. 41, 35, ti chi eri cum noi 56, 3; sempre corno mi y corno ti. — 
Pel plurale, oltre un no rp 8, 232, rileverò vo, che è talvolta encli- 
tico: /io savèivoì mu. 87 r, corno crereivoì 130 r, cfr. § 3; e il fre- 
quente o, rp 8, 10. 14. 32. 142, lp 1, 8, e fuor di verso mu*. 2 r, 2 v, 
3 r, 4 v, de 4 36, ecc. — Obliqui : mi ti\ enfatici ; me te; ne ci, ve vi. 
. Terza persona: elo elio rp 8, 375; 9, 113. 115, ps 29, 8, mu. 40, 
34. 35, ecc., e neutro: elio e tempo ps 29, 36, ecc.; isolato elli 
mu. 47, 18 x ; che fin el a rp 9, 314, unde el e to frae Abelì mu. 42, 12, 
e neutro rp 3, 138. 209; unde lo va rp 5, 70, lo deia 6, 3, lo no a 

7, 28. 33, cfr. mu. 55, 19, ecc., e neutro rp 9, 181, ecc. ; se l e bon 
rp 9, 148, e neutro 7, 65; 9, 257, mu. 58, 29; o fo mu. 45, 7; 57, 
11, ecc., neutro 62, 10. 29, ecc.: questa è la sola' forma oggi usata 
davanti a consonante. — Obliqui: accus. lo V, rp 9, 127. 203. 303, ecc., 
in enclisi; altrimenti lui: contra lui rp 9, 35, mu. 55, 20; de elio mu. 39, 
41 ; tu elio 39, 38; a lui, in lui, ape de lui rp 3, 62 ; 6, 204, mu. 62, 12, ecc. ; 
ma vedi più sotto le confusioni di lui con si. Pel dativo atono, nm. 50 b . 

eia ella rp 2, 55, mu. 44, 21, ecc. ; de chi el e rp 4, 56, el e reina lp 4, 

8, el e porto 4, 9; la no sea rp 3, 338, la sea lp 4, 26, corno la pò 
mu. 78, 14, ecc.; Ve la reina rp 8, 308, oggi a t e? a regina; a no 
sera rp 3, 339, quelli che a voi inganar mu. 58, 40, e cosi 61, 9; 62, 
35; 70, 24, ecc., sola forma adoperata oggidì davanti a consonante. 
Obliquo: se o no la pò mendar mu. 74, 20; [prega lui ri 12, 153]; 
com ella ps 33, 4, in ella 35, 28, de ella 35, 29 ; de lui, da lui rp 2, 
58, ma. 60, 39, cfr. ri 12, 262. 468; 39, 150. 155; 79, 42. 

Altro pronome di numero singolare, ma d'ambi i generi, è lei le. 
In origine sarà stato femminile, come lui maschile, ma presto invasero 
scambievolmente l'uno il campo dell'altro; da ultimo lui scomparve. 
Rari esempj di nominativo, nò per l'obliquo son troppo numerosi : le, 



pensare a //- j-). Resta però sempre la grave difficoltà dell'antico o, a, 
§ 1 nm. 59. I pronomi, o (cioè u), #> nm. 50, stanno da sé. — Per entcr 
om. 97. 
1 Sarà un errore egi ri 14, 88, cfr. ann. 50; corr. e [si] gi dà. 



20 Parodi, 

nom., ri 134, 385, accus. rp 2, 34, a le 6, 218, a Ile lg 25, 184. 212, 
a lee mu. 14 r, contra le mu. 47, 8; de ley mu. 89 v, tutti ma- 
schili; femm. le mensma mu.* 1 v, cum lee 125 v, da le lg 5, 63, a 
/•.?' lp 4, 28, en lei ib., cfr. nm. 41 b . — Per l'uso di si, vedi più. 
sotto. 

Plurali: eli rp 3, 30. 175; 8, 211, elli ps 29, 30. 44 e sempre, 
mu. 02, 0. 7. 9; 63, 11. 12, ecc.; li te de fendati rp 3, 47, che U san 
far 8, 120, e così 9, 28. 246, di rado in mu.: li deveream 86, 7; t, 
ch'i fazam de 3 15, t no pom mu. 02, 4, y duram pocho 62, 5, cfr. 68, 
27; 70, 31; 72, 9, ecc. — Obliquo: lor, a lor e simili, enfatico, é si 
noti: abiando lor fatto dono... a Monsegnor de 4 15; accus. atono H 
(t, che l aye rp 9, 284); dat. li, nm. 50 b . 

elle mu. 00, 41; 03, 17; 77, 33, ecc.; le, corno le son rp 6, 226; 
8, 136. Obliquo: lor, a lor, ecc.; atono le; dativo, nm. 50*. 

In mu. non ò raro un pronome e, che serve per tutte le persone e 
numeri: coìno e sero mi mu.* 4 v (ove si confonderebbe con e io); se lo 
poeir e gi fosse togiuo 84, 31, perso che e Cera freido 67 v, es. dubbio, 
ma che sembra indicarci quale ne sia l'origine; quando e saremo mu.' 1 
v, e no averemo 2 r, de lo qua e vivemo 3 v, che a lo mem e pren- 
damo comiao 5 r, in che e semo 5 v, e no possemo 5 v, e no te tro- 
vaino mu. 55 r, che e te dagemo 59 v; e ve dixem mu.* 2v, corno e 
la vim 5 v, e ne an dito 5 v. In lp trovo: donde, doce Maria, e semo 
descazai 3, 41, e in lg: fortemente e (cioè ella) criava 22, 13. Cfr. § 3. 

Riflessivo: enfatico si, atono se. Ma si ò talvolta confuso con lui: 
bsn era per si ps 29, 2 *per lui'; tosto te troverai con si rp 4, 28 
4 con lei', tanto e de lem in si mu. 72, 9 sg. *in lei'; cfr. ri 12, 67. 
515; 39, 3; 99, 12. E per converso: De... da lui le goerre deschassa 
mu. 90, 5, cioò 'da sé', cfr. ri 12, 155. La tendenza di lux ad esten- 
dersi a sposo del riflessivo enfatico, ha prodotto dapprima un oscilla- 
mento, poi la totale perdita del si, che nell'od. dialetto è sostituito da le. 

50 b . Pronome dativo atono; avverbio gè. Forma di dativo non molto 
frequente è li, e la maggior parto dogli esempj è fornita da mu.: 
felli 39, 39 'a lui', trasse-lli ib., disseti 42, 20, si li disse 41, 22, cfr. 
42, 3. 14; 43, 1; 40, 30, lg 24, 22, e anche ri 111, 7; li caitem mu. 45, 
35 4 a lei', cfr. 40, 25; 09, 0; so he De li atea dao rp 7, 213 'a loro», 
e cosi ps 33, 7, ep. ;*57, mu. 51, 2, ti li mostrasti 25 v 4 ti mostrasti 
loro*. Si confondo por la forma coll'avverbio: no li roniaze arcunna 
mu. 10, 22 4 non vi', no li ossai intrar 40, 27. 

/: li sai pei i an baxao lg 5, OS 4 a lui', d**re i andava 22, 12, e 
cosi 25, 92, cfr. ri 21, 0; 56, 110. 174; 94, 3i; 133, 127; che De i a 



Studj liguri. § 2. Spoglio fonot. e morfol. 21 

dao rp 1, 48 'a lei', cfr. ri 57, 36; 129, 62; la soa stella i andava 
avanti lg 3, 35 'a loro*, cfr. ri 97, 16. In pr. 29, 1 trovo: ye illu- 
mine li lor cor: è esatto? Per l'avv. s ivi, ri 133, 138; 138, 104. 

Ma la forma più comune e più diffusa è gi'.gi convene rp 1, 19 'a 
lui', dissegi 9, 37; o gi farea torto mu. 59, 15 'a lei'; chi gi ronpe 
lo coverihu rp 1, 10 4 a loro', e cosi dogi 3, 279 4 dà loro'; cfr. in 
genere rp 3, 76. 88. 223. 224; 8, 121, de 1 48, mu. 42, 18. 22; 43, 
2. 19. 20; 62, 12, ecc., lg 3, 36. 57; 4, 9; 5, 62; 25, 107, ecc., de* 14. 
Senza paragone più raro è gè: rp 7, 70; 8, 256, cfr. ri 12, 85. 86; 
14, 577. 704; talvolta in lg, 2, 60; 24, 12. 33; piuttosto frequente 
in mu., 40, 24. 30; 42, 2; 43, 4. 26; 46, 24. 26, ecc.; sempre in ps, 
ove però è di solito gue, e solo talvolta ge> per es. 34, 7. 8. In lp 
qualche volta gli, 1, 23. 43, ma di solito gle: gle correa firn ali pei 1, 
36, la barba gle strepavam 1, 42, cfr. 2, 13. 15; 7, 6 e nm. 23. L'av- 
verbio è di solito gè: rp 3, 208. 211; 4, 32, mu. 44, 16. 18. 22, ecc., 
ìg 1, 35; 7, 40; 10, 15; gue rp 3, 104, e sempre in ps; ben di rado 
gi: rp 9, 277, ove potrebb'essere anche pronome, ma cfr. ri 14, 602, 
mu. 44, 23; 30 r. In lp gle gt : no gì era 1, 39, e così 1, 45, tu gle 
fosti vivo e morto 6, 8. Abbiamo dunque due forme originarie : gi pei 
pronome, gè o gue per l'avverbio, e la distinzione è ben conservata 
nelle 'Rime', ove le poche eccezioni possono attribuirsi al copista, 
e in lg, che invece rispecchierà le condizioni del testo primitivo. Il 
pronome gi deriva senza dubbio da fi] gì, come t da i[gi], e quindi 
la pronuncia non può esserne dubbia; per l'avverbio invece non man- 
cano le difficoltà. L'etimologia c'induce naturalmente a tenerci alla 
forma 0e, che ò l'odierna; ma d'altra parte e la solita grafia gè e 
il gle di lp dimostrano che esistette pure gè, pronome in origine 
e svoltosi da gi, per attrazione di me te se ne ve. Così crebbe la 
somiglianza coli' avverbio e si facilitò la confusione, alla quale il dia- 
letto era già tratto, oltreché da motivi generali, anche dal paralle- 
lismo di H e di t, adoperati in entrambe le funzioni. Ohe però il mo- 
vimento non fosse in tutta la Liguria contemporaneo, dimostrano lp 
e ps. Per gi gè veneti, cfr. Arch. X 243, al nm. 41 e. 

50°. Forme congiuntive; enclisi. Per Lemerode de 3 12, cfr. § 1 A 
nm. 63; lo gue mostra ps 36, 18 potrebbe essere letterario, che altrove 
l'antica collocazione non occorre; d'altro genere restituir te la convenga 
rp 8, 190. — Enclitici : seréarllo mu. 85, 3, possa-Ilo 40, 8, tornassene 
48, 3, zensene 48, 3, portàncllo 140 r; e l'accento doveva essere sul 
verbo anche in: che aveivelo faito ? li sanavelo 67 r, no fareivello 166 v, 
sereivello 265 v, avereivello 305 r (o avéive-lu ali. ad aveiv-élul); cfr. § 3. 



22 Parodi , 

51. Pronome e aggettivo possessivo: me mei e me, méa mcee (e 
rncel), nmm. 4, 41 b ; io 16% so sài nm. 10, e pel plurale notisi che rima 
con voi vuoi, poi puoi, fijoi figliuoli ecc., ri 14, 201; 16, 458; 53, 221 ; 
70, 60; 101, 35; 129, 38; 136, 15 sg.; rp 3, 109. 267. 292. 302; 5. 
65; 6, 164; tua tue, sua sue nm. 13. Ancora in div. 1466: la vita soa t 
terre soe, ma un esempio di mu. 53, 44, la io innocencìa, mostrerebbe 
già il masch. sng. to so esteso ai due generi, e forse ai due numeri, 
come nel dialetto odierno. Infatti sò"i, sue, si riferiscono anche a sog- 
getto plurale, com'è oggi sempre, cfr. de 1 40, mu. 72, 31, ecc.; ma 
lor mu. 39, 23; 43, 12; 70, 21; 72, 10 e altrove. 

52. Dimostrativo. In de 4 2 este per esto è forse un errore; desso 
è frequente in ps 29, 4. 5; 32, 14, e pare un italianesimo, cfr. elio chi 
mu. 76, 6, esso chi lg 5, 35, s o fosti eso ri 57, 3. — ti mestesso ecc. 
rp 3, 215; 6, 123. 255, lo so mestesso mu. 82 r. 

53. Relativo. In origine sempre chi pel nominativo dei due numeri, 
che per l'accusativo ; e la distinzione è ben mantenuta in rp e ps, no- 
nostante non rare eccezioni, e meglio ancora in mu. e specialmente 
in lg, dove non apparisce ancora alcun oscillamento. Pel chi noni. sng. 
cfr. rp 1, 10. 36; 2, 5. 38. 52; 3, 4. 55. 142. 192; 8, 427. 428. 431, 
ps 27, 2. 12; 28, 13. 17. 22, ecc., mu. 41, 1. 20; 42, 27; 46, 30; 
51, 1; 52, 36, ecc., lg 1, 19. 25. 29. 48. 59; 2, 18. 30 e sempre; ehi 
nom. pi.: rp 1, 24. 30. 34. 54; 3, 211, ecc., ps 27, 6; 28, 21, ecc., 
mu. 42, 31; 44, 11. 27; 52, 5, ecc., lg 5, 1. 40; 6, 76 e sempre; che 
accus. sng.: rp 1, 48; 3, 190, ps 27, 16; 28, 1. 11. 16, mu. 48, 
12; 49, 17; 54, 32, ecc., lg 5, 19; 8, 24; 9, 50; che accus. pL: 
rp 1, 63, ps 27, 11, mu. 52, 7; 63, 38; 67, 38. Eccezioni: che nom. 
sng.: rp 2, 3; 9, 82, ps 33, 18; e nom. pi.: rp 3, 9. 145, ps 28, 3, 
mu. 72, 2; 93, 18; chi accus. sng.: mu. 47, 25; 53, 49; 76, 24 (forse 
ch'i); e accus. pi.: mu. 77, 14. Gli esempj di eccezioni, che ho citato 
da mu., sono a un dipresso tutti quelli che occorrono nella parte edita, 
ben pochi di fronte agli innumerevoli casi, ove la' norma è rispettata; 
di ep. non ho ricordato le frequenti irregolarità, perchè la maggior 
parte non sono che sviste dell'editore. Noto qualche caso di neutro: 
so chi e dentro mu. 64, 2, cfr. 69, 46; 76, 43, se possanssa assende..., 
chi avem de rairo 64, 35, chi e contra le raxoim 94, 8 4 quod est 9 , 
e nell'obliquo: quello chi la providencia aprovista vegmr 92, 4; ma: 
che noi amo proao 82, 31 'la qual cosa 9 . In unione con prepo- 
sizioni, di solito chi* per l'it. cui: a c?u rp 8, 2, mu. 53, 18, in la 
maxom de chi mu. 53, 41, de lo crimen de chi elli acussam AUrim 55, 
29, doe cosse sum, da chi 81, 24, in chi 72, 20, per chi ps 29, 1, ecc.; 



Studj liguri, § 2. Spoglio fonet e morfol. 23 

ma tu pecao de che rp 6, 16, lo perigo in die mu. 55, 30, e cosi 58, 
9. 40; 70, 23; 75, 47. Nota: in chi servixo mu. 61, 39, de chi reame 
80, 55. D'altro genere: chi parea chi pianzesse 43, 16, fo amonio lo 
dttcha, chi... no bevesse 84, 15 sg. 

54. Pronomi indeterminati e aggettivi pronominali: qualche confecti 
rp 7, 102, cfr. 9, 247, ecc.; ognunca ognuncana ognunchena rp 1, 
25; 3, 30; 5, 104; 6, 4. 25, ecc., ps 31, 30, ecc., quallonchena ora 
mu. 108 r, chiumchena homo 140 r. Cfr. in che magnerà se sea tr. 5, 
inoltre rp 7, Jt9, ecc. 

56. Numeri cardinali: masch. trei rp 6, 31, fem. tre* 6, 26, ma 
anche trey ps 27, 15; 30, 14; sexe sei mu. 23 v, div. 1469, 1480, qua- 
tuordexe sedexe div. 1471, 1480, dixisepte nm. 17, sisanta mu. 44, 15, 
noranta nm. 28, ducenti rp 1, 40, mu. 45, 21. 23, duxenU fantinne 
188 r. trexenU 44, 4; 49, 28, goa trexenti 44, 15, se cento 45, 4. — 
Ordinali: sexem mu. 40, 3; 41, 15, sezenna 389 v, oitenna 18 r, no* 
renna 17 r, dexena ps 23, 13, unzenna 18 r, dozem 12 v, trezem 51 r, 
quatorzem 19 r, diseptenna 389 v, centen rp 1, 46. 

Flessione verbale. 

Indicativo. 57. Presente. Sng., 1* p.: don 'io devo* rp 9, 258, 
ps 29, 5; 36, 42, mu. 42, 30 l . I noti dogo stogo vago vego y nm. 68 b , 
sono da confrontare coi presenti ital. traggo seggo 9 nò può bastare a 
spiegarli l'analogia di digo, il quale anzi per identico fenomeno passò 
da diffu [ri 14, 391; 134, 341] a dìffu: cfr. § 3. Dove la consonante 
della 2.* pers. e dell'infinito era differente da quella della 1.* pers., 
questa si rifoggiò su quelle: cognosso fuzo piaxo vozo, ecc.; rimasero 
i cit dogo ecc., perchè le 2.° persone erano dai e simili, nm. 68\ 
L'-o (cioè -w) rimasto nella l. a p. dopo r, n, è analogico. — 2.* p.: 
per la caduta dell'*, nm. 41 b , inoltre sor suoli rp 6, 89. — 3. a p.: 
quer mu. 74, 18; 77, 1, acc. al letterario quere ps 27, 10, mu. 76, 45, 
per rp 7, 54. 233, mu. 73, 24, ali. a fere ps 32, 37 e al notevole ore 
olet rp 9, 99. — Piar., 1/ p.: tipi soliti, deniandemo ps 31, 45; 32, 
13; avemo de 1 4, 15, 20; redugamo de 1 1, re f eramo de 3 10; odamo ri 
89, 17, ecc., acc. a pariimo. Ma adoramo mu. 41 r; per cremo e 
creamo f fassemo e fassamo, ecc., nm. 68 b . — 2.* p.: notevoli rendi 



1 I riflessi genovesi di 4 habeo* ' sapio* non furono se non <5, so, e dei 
due esempj in contrario, citati in ann. 57, il primo, cioè he ri 71, 84, va 
senza dubbio inteso •est*, il secondo, cioè se ri 12, 572, fu già corretto in 
so dall'editore. Basta osservare che nelle 'Rime' non si ha ancora e da ai. 



24 Parodi, 

lg 23, 30, forse sull'imperativo, cfr. vivi ri 57, 10, no cognosime voi? 
mu. 12 v, intendi div. 1407. — 3.* p.: pareti rp 1,4. 0, aduxen 3, 
325, segen 4, 22, perixem 9, 298. 

58. Imperfetto. Nella 1/ e 3.* p. sng. e 3.* pi. della 2.* e 3/ con., 
le due forme parallele -ea, cioè -tfra, ed -eiva, -ean, cioè -<kan, ed 
-eivan, nm. 3; talvolta anche nella 4 * con. -ia, dormici mu. 39, 40. Più 
di rado si mostra la forma senza v nella 1.* p. pi.: sezeamo mu. 9 v, 
dixeamo voleamo 20 v, odiamo 294 r. Su conteneam 55, 11 e simili» 
anche dortneam ps 31, 8. 32, con scambio di coniugazione. Contratti 
sembrano Uramo mu. 222 r, aveimo 12 r, div. 1409, 1477, poteimo div. 
1477. Dubbio l'accento di ligavamo mu. 9 v, marnavamo 21 v, cercha- 
vamo 55 r, stavamo 134 r, dormivamo 37 v, ed anche di eramo 55 r, 
130 r, div. 1477; ma essi hanno accanto èremo mu. 134 r, sperdvemo 
87 v, staremo 37 v, 207 r, creivetno 207 r, inoltre érivi nm. 08 b 1, ove 
non può vedersi se non la fase immediatamente posteriore, identica 
a quella degli odierni andavimu e simili. L'accento sarà dunque stato 
ivi pure sulla radice; cfr. i toscani anddvimo leggévimo, ecc. 

59. Perfetto. Desinenze comuni: in mu. fa capolino la desinenza -si 
di 2.' sng. e pi., certo presa ad imprestito dall'impf. congiuntivo: tu 
ne mandassi 189 v, treisi 23 r traesti, restasi mu.* 5v restaste, cfr. 
demandasemo mu. 32 r. Alcuni casi di -isti, per -esti % nm. 44: feristi 
feisti, ali. a faesti, traisti treisti, ecc., ofendisti rp 0, 155, e potrebbero 
essere stati attratti, coli' aiuto della 4.* con., da foisti nm. 08 b l, da 
*veisii visti, che è rifoggiato sulla 1* p. vii vi e sulla 3.* vi; fors'anche 
da coisti, nm. 08 b 17. Si ha pure deisti per dièsti, pr. 08, 3, che è as- 
sicurato dall'impf. cong. deisse pr. 87, 10, deissem 81, 19; 95, 24, e 
anch'esso sarebbe su dixi disse ; — plur., l.*p.: -amo, -emo (scrivamo 
mu. 53, 40, pres. ?), -imo. — L Tipi forti: sng. 1.* p.: foi rp 9, 351, 
mu. 57, 54, avi 11 r, fei rp 9, 350, dei mu. 22 v, 31 r, sapi mu. 309 r, 
creti 123 v, 297 r, vi 53, 39, trassi mu. 54, 37, dixi dissi ri 43, 189 f 
mu. 53, 41, tossi 55, 14, preixi 53, 39, imprexi 52, 7, me azesi rp 9, 
349, missi mu. 55, 30; - 3. a p.: fo mu. 42, 19, ave 39, 38; 41, 22, 
siete 44, 30, de rp 4, 55, mu. 40, 24; 51, 25, sape 55, 0; 84, 11, coite 
ps 29, 22, mu. 80,40 e cheite mu. 51, 28; 155 v, crete 40, 38, ri 38, 
7, vegne rp 5, 3, mu. 41, 22; 42, 18, disse 38, 5; 39, 0, misse mise 
39, 17. 38; 41, 19, comisse 41, 18, inprotnisse 43, 3, s etr emise rp 9, 
190, ocisse mu. 42. 10; 04, 45, circoncixe 47, 12, romaze 40, 22 o iv- 
masc ps 30, 4, preize preisse mu. 40, 30; 84, 0, apeize 40, 25, inteize 
48, 27, posse post* 42, 19; 45, 9, respoze respoxe ps 31, 40, mu. 40, 
32, aitusse mu. 49, 1, aparse 47, 3, parce 52, 25, averse 139 v, corse 



Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. e morfol. 25 

ps 28, 8, vatsse mu. 71, 24, volse 42, 16 e vosse ps 29, 19, mu. 42, 10 ; 

44, 38 ' volle ', vose ps 28, 20 ; 29, 4, a vosse mu. 80, 37 « volse ', non 
sicuro (vose, alL a vós'èì), piansse mu. 00, 18; 91, 13, spamse ps 28, 
9. 14, mu. 59 r, constrensse 71, 20, inspensse 84, 7; — plur. 1.* p.: 
sistemo mu. 294 r, cheitemo 294 v, dissento 294 v, missemo 293 v, 294 v. 
ocizemo 316 r, inteisemo de 8 11, corsemo 295 r, vossemo 05, 50 * vo- 
lemmo ', sonssemo 294 v, pervegnemo 294 r, 295 r; anche vimo de 3 5 
può star qui, ed è rifatto sulla 1.* e 3.* p., come sono probabilmente 
anche gli altri esempj addotti; poemo ri 16, 206. — 3/ p.: fon rp 9, 
32, mu. 45, 31, avem 40, 40, fem 45, 11, sapem 80, 24, cheitem 40, 20, 
cretem 53, 49; 68, 35, vin rp 3, 174; 9, 26, vegnem mu. 45, 33. 
dissem 46, 8, ecc., cfr. disseUm 53 v, nm. 42, mìssem 55, 5, improntisi 
sem ps 28, 35, assisem 316 r assediarono, requesem 169 v, preissem 
prexem ps 32, 16, mu. 60, 45, possem 143 r, respoxem ps 28, 33, 
averssem mu. 294 r, corsem ps 31, 43; 32, 17, vossem mu. 39, 34; 53, 
48 'vollero', morssem morirono 52 v. — IL Tipi deboli; sng., 1.* p.: 
cuoi mu. 46, 27, maniae 49, 8; nassei 272 v, cognossei 57, 24; nory 
60, 3, benbei 49, 8; — 3/ p. : sempre -a nella 1/ con., tranne un 
mandò div. 1470, letterario l ; nasce* mu. 42, 20. 21. 34, cognoscè mu. 
43, 12. recogiè 44, 22; più incerti piove 44, 24, visque mu. 46, 35 o 
risene 199 v, ma vive mu. 46, 36, poé 59, 7, mete ps 32, 4; fusi mu. 

45, 35, benixi 39, 24, o/feri 45, 28 ; — 3.* p. : Uràm mu. 53, 49 ; poèm 
71, 25, nassém 40, 46; inwtm 52, 35, offerim 45, 33. 

60. Futuro. In rp non di rado -cu-- nella 1.* con.: armara 1, 40, 
perdonarti 3, 76, guardara 3, 144, andar a 5, 34, pensar ai 6, 40, e 
cosi talvolta in ps: ordenaro 28, 32, renegaray 30, 14, lavaray 30, 
21, aiiegrarey 30, 29; cfr. nm. 16. Per contro qualche -er- nella 4.*: 
falera rp 3, 282, mu. 68, 15, oderan lg 6, 53. Per mosteran nm. 26. 
Hanno in tutti i testi r raddoppiato, ossia r schietto, i fut. terrà verrà 
parrà varrà vorrà porrà morrà, nm. 68 b . Per la 2.* pers. plur. avere 
ps 28, 24; 30, 28. 41, odirè mu. 45, 29, veyrè ps 30, 27, nm. 4P; 
apartmre mu, 47, 7 'partorirai', avrà -ce da -ai; per averi nm. 44. 

61. Imperativo. La 2.* p. pi. di 3/ con. è spesso in -i, o per 
metafonesi, nm. 44, o forse per attrazione delle forme corrispondenti 
di 4/ : zerni rp 8, 11, cfr. ri 16, 55; 43, 109; 79, 182; 114, 37; 
133, 32. 126, no temi mu. 32 r, mett 80 v; 57, 20, ponni 119 v, piansi 
spandi 119 v, eressi 39, 24, prendi ps 29, 46, mu. 43, 30, piami lg 15, 



1 Cfr. pr. 73, 2. In ann. 59 ai dà -<J, comò desinenza della 3.* pi. di 1.* con., 
ma non può essere che un errore di stampa. 



26 Parodi , 

40. 46; 17, 3, ecc. Si ebbero così due tipi soli, come per la 2.* sng.: 
pòrta, lesti senti; purtcu, les*i tenti; ma del tipo les'ì non rimane più 
traccia. Nota intenda) de 1 17, dal cong. Si possono anche ricordare: 
mante rp 3, 235, rete 8, 393, requer 3, 237 ( : mester), cfr. ri 136, 30; 
fui rp 3, 165, perduime mu. 160 r; ma arecordei rp 8, 57 è un con- 
giuntivo, e così pure vegi ri 14, 543, porti rp 3, 351. Negativi: no 
crei rp 3, 137 'non credere'; ni gè bestenU ni gè cesi 6, 241, cfr. ri 
14, 543, pr 67, 4 (e no diexi nm. 98). Con enclitiche: tòrnela mu. 
13 v, aparéiemela 48, 12, cong. pidxeve div. 1471, tre volte, pia- 
seve 1473, piacciavi, cfr. nmm. 16, 50°. — Notevoli leze ps 35, 13, 
ùnzelo mu. 30 r, forme originarie, vive qua e là, cfr. vene pr. 41, 14; 
63, 38. 39 e il mio Tristano Riccarda cxxxvin. 

Congiuntivo. — 62. Presente. In rp faze 5, 92, piaxe 9, 10, 
ali. ai soliti ed antichi faxa piaxa, par che rappresentino già l'o- 
dierna estensione del tipo di 1.* con.; cfr. condugue ri 2, 61. Più tardi 
abbiamo vage lg 19, 58, allato al regolare vaga 25, 79, e con mag- 
gior frequenza in mu.: dgie 74, 4, ali. ad agia 14, 7, vagie 80, 48, 
cfr. dagem 33 r. — pi., 1.* p.: aparegiamo mu. 60 r, per l'antico e od. 
-ému; partiamo rompiamo 78 r, serviamo lg 4, 53; moriamo mu. 40, 
32, per moiramo. Curioso l'incoativo perimmo lp 3, 34. — 2.* p.: 
mangiai mu. 62 r, sulla 3.', come oggidì; converUai mu. 186 v, 188 r, 
per convertai. E appena necessario osservare, che il congiuntivo di 
4 avere' e simili fornisce, come in italiano, all'imperativo anche la 2.* pi. 

63. Imperfetto. Già un lasesse mu. 75 r, od. gen. lasése, ali. a la- 
sàse, ora meno usato. — plur. , 1.* p.: fossemo mu. 153 r, avessemo 
55, 17. 37, proassemo 85, 37, bexognassemo div. 1477, ora fulsimu 
avesimu ecc. — 3.* p.: fossenon tegnissenon agitassenon div. 1473, 
curiosi italianesimi; del resto sempre in -en. Le forme feisi steisi deisi 
son rifatte sul perfetto, e a loro volta attrassero forse (coli' aiuto 
dell'impf. indie. ?) poeissemo nm. 68 b , cfr. zeissem ib. ? pareise ri 39, 83, 
oggi pdise; molto dubbio venceisen 54, 237 (iconbatesen). 

64. Condizionale. Con -«r- conservato habandonarea ps 30, 11. Come 
nell'impf. indicativo, s'alternano -ea, ossia -ce' a, ed -eira nella 1* e 
3 a sing., ean, ossia -oefan, ed -eivan nella 3* pi.; ma le forme con v 
sono meno frequenti. Sarà un errore la 1* p. vorei rp 9, 341. — 
Nella 1* pi. di solito -eamo: averedmo ps 36, 35, porreamo mu. 190 r; 
76, 9, vorreamo 152 r, fareamo ps 36, 37; ma ho pure: offerireimo 
mu. 91 r, porreimo div. 1474. 

Infinito. — 65. Qualche scambio di coniugazione: oltre i più so- 
liti, presumir mu. 188 v, relinqmr 275 v, corompir 312 r, come rom- 



Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. e inorfol. 27 

pir, querir 80, 12, ma poi deriva foneticamente da poei; xorver rp 7, 
123, nm. 35; per coir 08 b 17. Qualche volta già tegnir ps 29, 47, so- 
stegmr 32, 27; 33, 2, su vegnir, ma di solito tegnei. Ricorderò anche 
no gè corre rp 3, 208, il quale mostra, come corre ps 36, 20, cor- 
riva lg 25, 48, la coniugazione originaria di c currere'; ma di solito 
corir; goer goe rp 9, 85. 153. — Sul pres. , sagir C, cfr. nm. 23 e 
asscde less. 

66. Gerundio: nei testi meno antichi prende spesso un t nella 4* 
con.: oltre a moirando ri 10, 203; 53, 104, anche fuziando mu. 21 r, 
odiando div. 1466, ali. a odando, armando mu.' Iv, mu. 129 r, 
partiando 139 v , cromando 294 r , ruttando 296 r. Uno stagendo 
mu.* 1 v. 

67. Participio passato I. Tipi forti: nao rp 1, 29, i soliti dao 
$tao % ecc., ali. a dotto stailo, chaito nm. 68 b 17, tolleito ps 30, 30, sul 
vivo cogeito pr. 42, 26, futo mu. 94 v, 260 v, muso mu. 79, 15, mixi 
70, 21. 23, eccita» 55, 37, assixo 62, 19; 77, 11, expo™ rp 1, 62, 
perposo 9, 85, deposo mu. 97 v, despozo disposto 62 r, disposo mu.* 2 r, 
respoxo ps 32, 1, inclusso mu. 77, 14, spanso lg 5, 7, ecc., di solito 
spanto. — IL Tipi deboli: togiuo mu. 84, 31, venzuo rp 1, 72; 3, 338, 
mu. 64, 47, confondilo rp 3, 266; 4, 57, renduo 4, 58, reemiri (ms. 
renntti) 5, 99, rehemuy ps 28, 4, perduo rp 5, 98, mu. 39, 37, zer- 
nuo rp 8, 162. 365, tonduo mu. 156 r, possilo ps 31, 33, mu. 40, 15, 
passuo ma. 53, 17, lezuo 60, 20, spanduo 72, 1 ; 75, 13, metuho me- 
tuo ps 27, 4, mu. 90, 13, correzuo 90, 45, concerna 93, 17; 96, 33, 
proponuo 03, 34, prevezuo 95, 18, provezuo 96, 12 ali. a provetto 96, 
11; dal tema del presente ò pur beneyxio ps 29, 29; — visetto 
ma. 212 v; 43, 31, vossuo de 4 18, parsuo rp 9, 191, apparsuo mu. 148 r, 
167 r, varssuo (64, 38); 89, 1. 

68. Participio presente: di 1* con., pesente rp 6, 18, mu. 79, 3, 
twteiente semiiente rp 8, 419, ps 30, 17, ali. a semeiante semii. rp 7, 
168; 8, 175, cfr. vegante rp 2, 26; di 2*, possente mu. 82, 6, ali. a 
postante mu. 71, 18. 23; 81, 42, ecc. 

68 b Verbi notevoli. — 1. 'essere': ei sei rp 6, 130; 8, 413, mu. 389 r, 
lg 25, 72, ali. ad e rp 3, 182. 203; 4, 1 ; 6, 58, mu. 48 F 28; 53, 42, 
un. 41 b , anche sei ps 31, 42; 34, 8. 9; semo % isolato somo de 1 22, 
24, *ct, cfr. se-voil ps 28, 22; 31, 9, nm. 44 b ; eramo eremo nm. 58, e 
per la 2* pL una volta erivi div. 1477, od. ehn\ su aveivi; sera, ecc., 
condii, serea mu. 53, 20, ecc.; fot nm. 59, foisti mu. 79 v (cfr. l'o<L 
condiz. fìnse) e fosti 69, 44, /b, forno rp 6, 20, fom mu. 20 v; 38, 6; 
sea ma. 38, 6, sei sis rp 3, 59, mu. 48, 30. 41, seay 66, 44, seam 



28 Parodi, 

39, 6. 12, isolato e forse letterario siati rp 3, 45; fossemo nm. 03, 
fossetti mu. 40, 9; ger. seando. 

2. 'fare': /azo rp 8, 137, desfd rp 5, 44; 8, 411, f assento fazemo 
rp 5, 45, mu. 59, 33; 60, 5, pr. 13, 13, cfr. fazamo pr. 5, 29; 13, 11, 
fam e anche faxem ps 35, 15; faxea o faxeiva ps 28, 20, mu. 40, 1<>, 
alL a fava mu. 80, 5, faxeam ps 35, 14, ali. a favam 35, 23, tr. 5; fei 
nm. 59, 2* sng. e pi. faestì rp 0, 114. 170, che sta a fèi come l'it fa- 
cesti a feci, e faUU nm. 59, onde /ei*£ mu. 41, 34; 74, 34, cfr. festi 
ri 2, 44; 136, 27, fé fem; faci mu. 44, 13, fossa 02, 39, fazamo ri 12, 
521, ma fazetno pr. 63, 6, facci ri 133, 22; per faesse faisse nm. 44, 
/eùre ps 30, 10, mu. 89, 2; 90, 21, feissem dir. 1470, che sono rifatti 
sul perfetto, come le forme analoghe di 'dare' * stare 9 ecc., cfr. nm.63: 
anche fesse de 1 13, cfr. ri 43, 23; fatando de 2 28. 

3. 'dare': dogo ps 30, 30, dai da, don; daxea mu. 41, 9, su faxea, 
cfr. * stare', come fava su dava stava, daxeam ps 35, 8, lp 1, 48, <* 
davam lp 1, 43; dei diedi nm. 59, daesti o daisti nm. 59, deisti mu. 04 v, 
demo 01, 2; dea rp 8, 430, mu. 48, 40, ali. a daga mu. 70, 8, dagi 
49, 26, dogamo ps 28, 34 e daghemo mu. 59 v, dogai ri 12, 173 e da- 
ghey pr. 57, 8, dean rp 3, 350, dagam ri 53, 149; daesse ri 127, 04, 
deisse mu. 48, 19. 35, lg 25, 53, dir. 1471, anche daise lp 1, 31), 
daisse mu. 224 v, il primo da confrontar col perfetto daisti, il se- 
condo forse piuttosto con raiso per reiso, scrizione a rovescio; do- 
gando. 

4. l stare': stogo stai sta, stagemo rp 5, 80 e starno mu. 210 r; 
staxea mu. 01 r, ali. a stava, cfr. staxeivi ri 5, 31, alL a stavi 10, 
37; steti ri 10, 435, siete nm. 59, steisti pr. 47, 10; stea rp 8, 415, 
ma e stoga pr. 57, 9, staghi 37, 7 e staghemo 71, 19; staesse ri 75» 50; 
134, 81, forse staisse 10, 190, steisseìtio pr. 01, 27, *tet*4t mu. 22 v; 
stogando rp 8, 108, mu. 90, 21, stagendo nm. 00. 

5. * andare': ra^o ps 30, 27, vai va; vaga e vage nm. 02, vagam 
mu. 52, 32. 

0. 'trarre': tra mu. 72, 37, tram 53, 33; 78, 15, ma una 3* sng. 
traze > ri 133, 73; 131, 328; traxea ri 10, 289; trassi nm. 59, ma 
trete-ne mu. 112v, 2* pi. treisti 25 v e treisi nm. 59; che tu sostragi 
mu. 73, 3, traghe pr. 27, 32; treisse traesse div. 1470. 



1 Che equivale a ( traggo*. Invece negli antichi testi veneti potrebbe ri- 
maner dubbio se traxe o frase non sia rifatto su faxe, come dare staj-e, 
che si trovano pnre, come infine exe (nel Tristano Corsini, di dialetto pa- 
dovano). Da exe Tod# xe (»'e). 



Studj liguri. § 2. Spoglio fonet o mortai. 29 

7. 'avere*: avemo de 1 4, 15, 20, rp 5, 110, ecc., ed amo mu. 60, 
21. 22; 74, 24; 75, 39, cfr. ri 85, 30; 101, 39, e starno; avi ave mu. 59 r 
(ivano mu. 294 v; aia agia rp 3, 188, mu. 63, 15, aìamo ri 54, 155, 
Mai mu. 40, 1, od. agé, e agiei 233 v, a giani 78, 27. 

8. 'sapere': savemo de 1 8, mu. 39, 31 e samo mu. 26 r, 64 r, cfr. 
ri 16, 32; sapi sape nm. 59; sapi ps 30, 20, sapia mu. 73, 33, cioè 
saea, sapiemo pr. 83, 31, sapiay ps 30, 40, od. sacri. 

9. 'potere': posso, poi mu. 73, 19, pò nm. 10, quasi da *pos (*pots1) 
*pot, possamo mu. 41, 31. 39, cfr. ri 85, 4. 32, posemo div. 1468, cfr. 
pr. 7, 22. 23; 12, 25, poi potete de* 30, mu. 20 r, contrazione del solito 
;#oei t pom 82, 4, de 4 34, su pò, e anche poren rp 8, 345, su voren % od. 
Iti/ ah da por ah; poeiva e anche poiva mu. 44, 39, e sopratutto in- 
Jiv. 1464 ecc., cfr. pr. 59, 30; 70, 4, poivam dir. 1464-65 ecc.; porrà 
mu. 61, 3, e così nel condiz. porresi de 1 10, porream de 1 14, su varrà 
rorrà, varrea ecc., isolato poered pr. 67, 21; poesse rp 4, 12, poes- 
*nn de* 12, e per attrazione del tipo feisse, talvolta poeissemo mu. 20 v, 
onde il contratto poisem div. 1468, cfr. pr. 65, 27; (sospetto posse ri 
5, *J0; 12, 34, difficilmente su fosse, cioè fuse); poeir mu. 54, 33, ma 
poi div. 1468, 1469, 1470, cfr. pr. 58, 13; 63, 14. 

10. 'volere': voto mu. 58, 46, voi rp 6, 192 ecc., mu. 56, 46; 57, 
•Il e vo nm. 41 b , vor, acc. al letterario volle mu. 78, 12, voremo rp 5, 
ili, rogiamo mu. 72, 6, cfr. ri 16, 27; 133, 89. 91, e vogemo pr. 82, 
H0, vorei rp 8, 42, ps 28, 31, voren' de 3 14, mu. 82, 34; vorrò, condiz. 
rorrea vorreiva; vosi ri 43, 97, volse vosse nm. 59, vossetn ri 5, 15; 
rota ri 12, 62; 79, 132. 

11. 'valere': và(r)ram mu. 78, 31 'valgono', e vi apparirebbe l'od. 
livellamento delle 3° plur. su quella di 1* con.; vagia, ma vagie mu. 80, 
18, nm. 62. 

12. 'parere': parem ps 27, 15, mu. 90, 14; parrà de 1 11 e cosi par 
rea pai-rea, ecc.; aparvj ri 56, 110, pr. 22, 6, su cui aparvia ri 56, 
174, aparviando pr. 22, 28; paira mu. 88, 41; 90, 29; aparvisse 
mu. 127 v ; cfr. nmm. 59, 63, 67. 

13. 'dovere': dei rp 3, 49. 60, mu. 53, 45, cfr. nm. 41 b , de rp 2, 
10. 12, mu. 43, 21, nm. l b 1, come fai fa, vei ve, demo mu. 9v, ri 
W, 101, devemo devei, dem mu. 72, 11, ecc., su de; debxa mu. 93, 9, 
*W ps 31, 6, cioè degi, cfr. ri 14, 544, debiay ps 30, 31, od. degé, de- 
Kam deian rp 3, 46, mu. 95, 25. 

11. 'vedere': vego ri 12, 185; 16, 317 e veigo nm. 7, vei mu. 57, 
7, cfr. nm. 4l b , ve 89, 23, vegatno 51, 5; 61, 45, e cosi ri 16, 419; 
1-&, 131, alL a vetno ri 57, 49, vegemo pr. 7, 22; veiva mu. 42, 21, ecc., 



30 Parodi , 

viva Ip 1, 7, sul perfetto, se esatto; vetrai mu. 43, 5; 78, 1; 80, 58, 
veirei ps 34, 42, lg 5, 42, veiram mu. 51, 42, de 1 44, ali. a un incerto 
verrà mu. 79, 1; vi nm. 59, tu visti mu. 61, 4, se provi 91, 2; voga 
mu. 55, 32, vegamo ri 53, 86, vegam mu. 87, 12; visse ps 36, 22, vissi 
mu. 64, 37; vet\ ma vedeir mu. 96, 21 (veaer rp 8, 197 ò un errore); 
provestio nm. 67; revegando div. 1468, ecc. 

15. 'tenere': legno mu. 72, 33, ma tango rp 9, 127, che però sarà 
differente solo per la grafia, nm. 1 m, te tee reiee mu. 80, 54, nm. l b 1, 
41 b , su fai dei ecc., ten, ma te mu. 61,34, tegnamo ri 49, 96, sostegnamo 
ps 31, 26, ten& ri 87, 1, tenen de* 24, tenaci de* 4, soslennem mu. 61, 
19, ecc., forse pronunciato ienneh; terrò mu. 74, 28; tegne nm. 59, 
ma nota sostene mu. 51, 36 e la 3* pi. tenerti ri 49, 309. 

16. 'sedere': sezi mu. 56, 20, seze siede rp 8, 401, sea mu. 57, 3, 
che pare un congiuntivo, adoperato per l'indicativo, cfr. l'ant. ital. dea 
deve; sezea ps 29, 9; sezera mu. 95, 13; sezer seze 92, 19. 22, pr. 
33, 6. 32, acc. a un sedei 69, 26; sezando ri 16, 444. 

17. 'cadere': des-chazi mu. 52, 41, caze 89, 34; 90, 36; coiva 67 v, 
cfr. ri 16, 251, cazeivan pr. 10, 28; coite e cAétte nm. 59, coisti rp 0, 
71, cheitem nm. 59; coir rp 7, 8, mu. 71, 25; 83, 22; ma caer ri 130, 
139, cfr. 262, cioè haéj; coito 40, 28 e cheito 89, 25. Dall' infln. hai 
s'ebbe héj nm. 16, cfr. pr. 66, 11, e cosi dal pf. coisti keisti y onde an- 
che il part. cdito % da *kaditu, venne a kèjlu anziché a kceta. Quanto 
allo stesso cauti, presuppone una- 1* p. *kaii *kai % e una 3* *kai; da 
queste poi, sull'analogia di steti, si trasse catti catte. 

18. 'credere': creo creao nm. 15, crei rau. 57, 53, ere nmm. l b 1, 41 b , 
creamo mu. 88, 25, ma cfr. creemo pr. 7, 20, cremo 73, 29, div. 1468, 
crezemo pr. 7, 41, crei de 1 14, 16, mu. 40, 33, crem mu. 73, U; creerò 
mu. 62 v e creró 60, 1, creram 85, 37, ali. a creiram 23 v; creti ere- 
tem nm. 59, ma ho anche un crece pr. 33, 30, probab. crezè; crea, 
creamo mu. 95, 36, creai ri 134, 139; creesse mu. 86, 43, ma creisse 
163 v; crer 39, 34, cree 43 v; cretua 81, 22. 

19. 'dire': digo mu. 55, 26, nm. 57, di ay 74, 5. 31 ; 81, 46, digamo 
dc ! 8, de* 15, mu. 43, 7, e digemo 29 r, dixem 91, 35; diesti 31 r, 1$ 
18, 69. 73, e deisti nm. 59; rfiya mu. 70, 6, afyui ps 29, 16; diesi 
diessi rp 3, 68, mu. 89, 40, diesse ps 35, 19, diessem mu. 132 r, cfr. 
deisse ecc., nm. 59. 

20. 'venire': vegno mu. 60, 7, re ri 18, 3, cfr. te, nm. 41 b , iv«. 
rew)*m tr. 5, avennem mu. 92, 27, tievennem 71, 29, cfr. tennem; remi 
65, 45 e anche venird 92, 8; ren</a rp 3, 189, vengai 8, 14, ma cfr. 
tengo ì nm. 1 m\ vegnir e più raro venir mu. 68, 20. 21. 40; 69, 4. 



Studj liguri, § 2. Spoglio fonet. e morfol. 31 

21. 'gire': zei ri 16, 62, ze y zesti rp 9, 48, lp 3, 25, o teisti lp 8, 
6, lg 9, 49; zesi rp 8, 116, zeissem mu. 55, 0, cfr. pr. 52, 1 ! # 

Derivazione nominale *. 

69. Derivati lenza suffisso da temi verbali: aregordo de 1 1, vivo, 
cfr. pel verbo ps 28, 28, ecc., less., xu 388, (brama rp 5, 90), car- 
rego ma. 613, 29, vivo, deporto rp 8, 132; 9, 124, desdegm mu. 46, 
34, cfr. nm. 94 s. fife*-, dola paura mu. 73, 6, snvt'o invito rp 3, 218, 
mu. 84, 16, ìiga de 2 1, vivo, forno, pelezo, perforso, relevo, resoro 
(I. rcioru) ristoro, conforto lg 15, 59, oggi resóu, cfr. less. s. acorai, 
scunzuro mu. 80, 14, seto, rivolto, spressa ps 36, 6 e spreyssa nm. 44 
* ressa 9 , oggi spresa fretta. Dubito se vada qui lampa lampada mu. 46, 
18, vivo. 

69 b . -abile -ebile -ibile: afabel, duraber mu. 52, 28; 85, 27; 
90, 14, favoraber 60, 4, intendaber, muaber 83, 43; 87, 38; 88, 16, 
staber 87, 38; 88, 11; 90, 13; — asteneiver astinente rp 3, 151, cfr. 
less., aveneiver, caritevoer, conveneiver e convegneiver, corpetvi mu. 317 v, 
cureicer, dellecteiver , desdexeiver rp 6, 73, favorever de 1 5, inmagi- 
neiver, maneiver, mezurever, participeiver, piaxeiver mu. 90, 24, prof" 
feteiver 51, 24; 90, 26. 32, rajconeiver 58, 7; 97, 3. 4. 5, sei/ver cfr. 
less. 388, 403, semegeiver mu. 51, 8; 78, 31, desemegieive 54, 2; 89, 
32, veritevel ps 35, 25; cfr. i fr. profilable, veritable^ ecc.; — onber 
orribel rp 5, 81, mu. 80, 53, possiber, senssiber mu. 97, 2, ecc., ter- 
ribelfe) rp 5, 82. Cfr. nm. 41 e C. 

69*. -aceu: menaza mu. 54, 14, ecc., gareaga de 4 11, spuazo, e si 
accetti qui anche il semidotto odacia audacia mu. 29 v, ri 12, 1306, 
ora oddsia sfrontatezza. 



1 Rammentiamo pure: aduxe conduxe ri 136, 236. 243, aduxen rp 3, 32, 
reduxea pr. 78, 9, ali. a reduem mu. 51, 11, perdutine nm. 61, (adulo addu- 
cetelo pr. 42, 36, adune 86, 1), aduesse pr. 91, 15; indue pr. 78, 14, adune 
pr. 44, 39, condune condurci lp 3, 41, lg 9, 81, col e caduto; indugando 
pr. 78,9; — l'alternazione continua fra exo ri 36, 41, exe, exa % ed insi, en- 
sirà* ensir; — requer nm. 61, cfr. ri 88, l (per quero, less. 381), o l'acconto 
di profer ri 126, 11, imper. sofer 136, 218 (fero 56, 126; tutti latinismi?). 
Il pres. soio ri 23, 7; 109, 1, tu sor nm. 57, sor ri 14, 516, sorci 36, 102, 
screm, va in parte con voto, e inoltre con doio dolgo ri 109, 5. 

* Di solito, quando non si cita il passo, si rimanda al glossario; tranne 
se la citazione sia affatto inutile, per V insignificanza del vocabolo. Se oc- 
corra far raffronti con altri testi, si adoperano generalmente, qui come in 
C, le sigle del Salvioni, Arch. XII 375 sgg. f XIV 201 sgg. 



32 Parodi, 

70. -ale: abominar l mu. 71, 7, dubbio, comunale eternai rp 8, 203; 
0, 107, fortunar, lear, perpetuar rp 3, 192, pressencial C, principar 
rp 0, 301, quaresemar 9, 91, segorar 2, 21, spiritar 8, 222 o spvric- 
tual mu. 50, 25. Cfr. nm. 41 e C. 

70 b . -an: 'femena vegia et putam' ep. 350, cfr. xu 424. 

70°. -anu: foran foranna. Dal frc. fixicianna mu. 53, 40. 

72. -antia -entia: amistansa mu. 41, 18, bianssa 01, 3, ecc., 
contanza, dotanssa mu. 54, 17, tngoallaiisa, mermanza rp 3, 232; 
0, 80, notneranza nominanza rp 0, 81, semeianssa mu. 71, 15, soli- 
zanza (1. sotiianza) astuzia rp 0, 104, cfr. ri 95, 97, mon., Mazzatinti- 
Monaci, Bestiario moralizz. (Rendic. Accad. Lincei, 1889) 1, Arch. xiv 
240, temama mu. 13 r, 52 r, vivo, cfr. mm. p. 38, beat 493, ecc. — co- 
gnossenssa mu. 53, 31»; 77, 24, ecc. (altrove cognoscanca besc. 17, 888, 
cognosanza best. 487, da confrontar con tetnansa), intendenssa intel- 
letto mu. 77, 25, loquencia 01, 7, nascenssa $ odiencia ma. 55, 40, oggi 
ddieh&a, ecc. 

72 b . -ardu: goliardo, vegiardo mu. 290 r, ecc. 

73. -ariu: sorar solajo mu. 44, 10, cfr. besc. 274, xh 432; Su- 
matra fiumaira — beruer rp 7, 102, cfr, lesa., bocer G, cavar er, dritu- 
rer mu. 90, 20, crcher C, guerre rp 0, 50, lusenguer 0, 59, oster host. 
ostee ostello 2, 32; 8, 31. 232. 259, overer mu. 50, 10; 87, 30, parler 
parliere rp 3, 340, penser timore ps 34, 18, mu. 89, 13, romer, scuer 
rp 1, 3, sobre 1, 31, cfr. less., somer somera, stranger rp 1 21 e spesso 
in mu., dal frc, verger mu. 70, 9; 81, 10, dal frc, vertader mu. 05 r, 
cfr. less., xarrer rp 0, 55; 8, 107, cfr. less.; camcùrera nm. 4, con/fa- 
ronera mu. 54, 4, tose fiera. — spesano rp 9, 270, cfr. less., su- 
dario^ ecc. 

74. -aticu: ùxeomezaiga principio rp 9, HO, mesaygo, retnerteghe* 
Dal frc, beveragio mu. 58, 47, vivo nei senso di * rinfresco \ hereditagio 
40, 29, otragio mu. 82, 11, paragio 72, 13, ussaio 07, 5; 89, 10; 90, 30. 

75. -atu -ata -ita -utu: costao costato mu. 39, 39, mvollao, 
zervellao; — duraa dura mu. 51, 23; 00, 15, ecc., oggi dudta, intra 
42, 27, o^gi ihtrata, masnaa rp 3, 172 ecc., maxelà % naa t renomaa 
mu. 50, 15; 00, 2, retornaa 90, 20, rozaa rugiada 49, 27, od. rWa, 
cfr. less. s. rosa ì scoria; — cnsia rp 8, 271, oya udito 8, 122, oggi 
òdia % nm. 33, recaga rp 0, 240, cfr. less. ; — varsstta mu. 04, 38, de 
vegnua* — Aggettivi: oltre canuo % cornuo % ecc., ho barbazuo C. 



1 Risponderebbe) ad un 'abbominalo*; meglio leggere abominaa abbo- 
minato. 



Studj liguri. § 2. Spoglio fonot. e mortol. 33 

75. b -eli u : crivello ps 31, 16, vivo, cfr. less., scagnello^ uxele y 
rasselo. 

76. -énse, -ensianu: bacanesi, zapreisse;- cortexam ma. 55, 2; 
il jt di paixaim 64, 7 varrà s'. 

77. -entu -lenta: ruzenento rp 9, 40, oggi rus'enehte, zenne- 
rento 9, 105, famolento 6, 142, piangollento , puzolento 5, 72, oggi 
*pùsulentu f sonorento 3, 221, tremolenio 6, 143, ma.* 1 v *. 

77*. -enu: vedi i l numerali'. 
77 c . -e51u: cagnor, portigiolla. 
TI 4 , -eriu: laborerio. 
77*. -etu: roveao, spineao, nm. 15. 

78. -ettu (-ittu): leoneto leoncello mu. 297 r, soreto soletto lp 1, 
10, pr. 15, 18; 17, 19, cfr. soletamentre mon., vacheta barca 2 . 

79. -ia: bavazaria C, cavallaria % Erminia, famia G, felonia, forsse- 
noria mu. 86, 28, fra, goliardia -aria C, lecaria mu. 82, 10, fra, le- 
ttoxia 147 v, cfr. less., maìstria, malotia mar. mu. 53, 22; 58, 13, od. 
motctia % marinarla rp 8, 129 'l'esercizio della navigazione', mercan- 
(ia C, messelàa mu. 314 v, nigrornancia, scotria G, senatoria mu. 55, 
27.:». 40, tenebria 58, 17; 00, 10, ecc., cfr. mon. F 172, sei. 72, 
bare., tricaria mu. 82, 38, fra 

80. -iciu: allevai&sO) apostico mu. 51, 30 [e a l'ap. va letto ri 
•&, 2]. Schietto gallicismo noriza mu. 53, 4L 

82 b . -ingu: vernengo. 

82°. -inu: co/firn mu. 57 v, cfr. less. In magazem mu. 11 r e al- 
trove, sarà influenza francese ? 

82*. -ione, -t-ione: acussaciom mu. 55, 8. 9; 86, 8, astimaciom 
70, 39, ali. ad estimaciom 70, 31, cfr. astimar nm. 91, cassaxom 
ma, 115 r, comperaciom 66, 3; 75, 41; 76, 37, complexom 88, 27. 20, 
oggi kunpresùn temperamento fisico, deffenssiom 86, 7, derixom 54, 6, 
destinacwm dist. 87, 29. 33, ecc., diciom detto 84, 18, exillaciom 5:*, 
42, goarixom 52, 10, vivo, governaciom 78, 32 ; 79, 27, maxom 58, 
33; 59, 3 \ minisiraciom aiuto 91, 8, mormoratiom ps 28, 20, mu- 
mtiam ammonizione, consiglio mu. 84, 42, ali. ad amon., norixom 78, 
15, ordenaciom 87, 25, ocixiom 34 r, perdiciotn cosa mal fatta, o mc- 



1 Porro è ricalcato su questi aggottivi, per .necessità di rima, lo strano 
tolUnto volante mu. 91, 18. 

a II nostro traduttore tolse di peso dal suo originale sorrido sommità 
ma. 73, 37, e certo anche Mussete 52, 5. 31. 

• Stampato per errore tnaxo. 

Arohirio glottol. ItaL, XV. 3 



34 Parodi, 

glio 'sciupio' ps 28, 16, pricaziom rp 6, 130, probaciom prova ma. 05, 
31. 32, responssiom -cium ps 32, 4, mu. 05, 14, sospessom mu. 56, 8, 
sugigaciom 20 r, suttentaciom sostentamento 63, 24, tertninaciom scopo, 
determinazione 51, 13 (cfr. bem terminao ib. determinato). 

82°. -iscu: grecesco ma. 271 r, toetco de 2 34. 

82*. -issa: deessa ma. 50, 4, incantaressa 84, 10, maùtressa 53, 
42; 55, 13, tatti dal frc., novelletta novità, prevessa 43 r, 43 v, messo 
gallicismo; cfr. inganorega pr. 26, 17. 

82*. -istu: evangelesto mu. 66 r, avangereslo pr. 22, 5; 23, 7. 

88. -itia: affretta, asperessa ma. 66, (cfr. aspero 51, 36 e less. 
s. asperor), avogollessa, dumestegetsa mu. 58, 41, dozeza rp 8, 180, 
envrieza nm. 35, franchezza ma. 55, 12, ecc., fravellessa, cfr. severesta C, 
fr adesso, ihairetta 78, 41, nobeletta 72, 7; 73, 0, ioteza, oteuretta 
53, 33; 87, 8, proessa 53, 34, ecc., reeza rp 7, 210, simplessa ma. 71, 
3; 87, 27 (cfr. simplo 82, 43; 87, 30, ecc.), veieza veg. rp 0, 86, mu. 
52, 8. — franchixia mu. 55, 5, mondixia 154 v, pegrixìa rp 3, 307, 
mu. 58 r, prestùcia rp 3, 306. 

83*. x-iu, di qualsiasi provenienza: Alexandria ma. 204 v, brur 
turia 183 r, Cariagenia 274 r, £#fcreo 156 r, Europia 137 r, /tirino 
46 r, 00 v, mandria 270 r, jwfen'o 50 r, tirano 140 v, 232 v, TotilUa 
287 r, zazunio -nnia (1. -nrau) rp 7, 108. HO, mu. 144 r, 152 r, ecc. 

83 c . -iva: locativo relativo de 4 37, e non mi occupo de 9 contatti 
di questo suffisso con -tu -ta. 

84. -menta: amatsamento, ancretmento rp 0, 107 (probabilmente 
da leggere a 9 ncresim.) , andamento movimento, andare ma. 56, 20, 
aparitnento rp 5, 63, o meglio apareiamento 6, 11, avegnimento 6, 
157, ecc., ed euegnim. nm. 16, comenssamento 00, 21, fermamente 
stabilità 00, 22, impaihamento 04, 24, nattimento 72, 21, norigamento 
rp 3, 156; 5, 101, oHmento ma. 61, 22, ordinamento rp 8, 58, par- 
lamento discorso 3, 312, paramento partenza 8, 41 e dipartine ma. 78, 
24, pensamento rp 5, 3, preponimento mu. 83, 43, refreteamento de 2 7, 
12, scoprimento, strapasamento il trapassare, il fuggir via rp 2, 22, 
4 morte 9 mu. 240 v, tirefnjzeminto rp 8, 346 e dettrenzemento 0, 42, 
tray mento ps 28, 26; 30, 4 f travaiamento tormento mu. 30, 36, zon- 
zimento 88, 14. 

84*. -one: faottom falcione mu. 277 r, cfr. folzon t ecc., mrgh., bars., 
not 22, peom pedone mu. 316 r, poxom, preom sasso 68, 6, sabiom 62, 
43; 78, 11, cfr. in 428, stagnom -uni; agg. a tatton tentoni rp 5, 
17, vivo, in zenogium mu. 20 v, pr. 07, 16, vivo. 

85. -ore: agror m. 67, 35, amaror rp 8, 181. 417, caror 3, 164, 



Studj liguri. § 2. Spoglio fonet e morfol. 35 

doluor dossor mu. 53, 33 ; 60, 40, vivo dùsu dolciume, follor mu. 243 r, 
frevor rp 4, 59 (con qualche influenza di freve), grondar mu. 73, 12, 
frc.l, pessantor, puor 172 r, cfr. less., rancor rp 6, 88, stentor. Il 
genere di paor non ò riconoscibile ps 33, 31, mu. 54, 16; 56, 18, ecc., 
ma è femminile 273 r, pr. 6, 26. 
85*, -oriu: paoira ali. a potrà nm. 16. 

86. -osu: afforozo, angustioso, rive angustioxe, mu. 294 v, ar- 
rosso, besegnoso rp 7, 228, coveoso mu. 60, 28, gramegnoso y voren- 
toso, voluntariosso mu. 174 r. 

87. -tate: crudellitae mu. 55, 28; 65, 15, dociiae rp 4, 48, fa- 
tmlUae (L famig.) 3, 234, fragillitae, franchiate 1, 42, leotae 3, 116, 
marvaxitae mu. 85, 2 9 piagritae (L coir.) 58, 18, sacitae rp 8, 180, 
come anxilae ri 14, 104; 30, 135, sopra gli altri in -itate, suUgitae 
mu. 04, 16, umilitae ps 31, 42, viotae nm. 24. 

88. -tore: haòitaor mu. 62, 15, acussaor 86, 9, ayioriaor 172 v, 
ambanai div. 1471, (homo) barataor rp 3, 118, erchezaor, faosaor 
mu. 170 v t formchaor 172 r, governaci* 70, 12, inganaor rp 7, 77, to- 
twoor 3, 260, lecaor 3, 117, otragiaor mu. 85, 37, oxellaor 301 ripor- 
tar 55, 11, pricaor rp 7, 78, procuraor ps 28, 11, renegaor mu. 172 r, 
«paor 20 v, semenaor 251 r, iagiaor tagliere, tentaor 40, 20. — fe- 
*eaor 84, 12, cognosseor -sseaor 06, 10 e nm. 15, corrornpiaoi 247 v, 
(creor creditore), deffendeaor -deaoi 137 v, 156 r, 168 v, (deslruar 168 v), 
dormior rp 8, 60, faxeaor mu. 175 v, cfr. ri 114, 51, forinoci 20 v, 
impenzeaor nm. 15, lezaoi mu. 51, 42, mesaoi quasi 'messitori' 44 v, 
persegnior 148 v, servior rp 0, 235, mu. 302 r, sponeaor nm. 15, traytor 
ps 28, 12, venseaor nm. 15. 

89. -trice: aUoriarixe lp 3, 32, mu. 387 r, amarixe, cantarixc, 
gviarirc, lavarixe, norigarixe mu. 20 v, percurarixe % cfr. nm. 33; de- 
fenderixe lp 3, 33; 4, 20, cfr. defensarixe ex. 711, servirixe nm. 33. 

90. andeura nm. 16, cfr. less., frexaura, iaceura nm. 16, quasi 
* Stacciatura \ mancanza di zelo e di ardore, ihavaura serratura mu. 
43 v, od. cav&ja, inffiaura -eura 63, 13; 72, 1, cfr. less. s. enxaura, 
ligaura C, limeura nm. 16, scotitura mu. 13 v, iroveura nm. 16, od. 
rtrmxfja * ritrovamento di cosa smarrita 9 e più spesso 'la mancia 
dovuta a chi la ritrovi 9 ; — bateura mu. 120 v, fendeura G, rompiwa 
no. 100 v, scorpiaura nm. 15. 

91. -ura: aotura mu. 50, 25, basura rp 0, 112, brutwra 5, 10, 
covertwa ma. 57, 12, disconffUura 57, 8, ihossura, pointura 72, 42, 
zoventura rp 2, 55 e less. 

91 \ Qualche altro suffisso non più vitale : -I du, gravea mu. 47, 7, 



30 Parodi , 

ranceo, storbeo p. 37 n. ; -Ile, débel -r ps 35, 25, mu. 52, 12, nober 
51, 41, hutnel rp 0, 253, umcro -a pr. 17, 3. 4, od. thniu morbido, da 
umeru y uter de 4 44; -ine -udì ne ecc., crimem mu. 55, 12. 29; 50, 
10, dotto, forme** 54, 13; 149 r, lermen 75, 33; imagem 39, 29. 3:t, 
n^en ruggine rp 8, 243. 357, od. ni s'è; ancuzen rp 8, 350, od. 
ahhWe\ amaritudem mu. 02, 17, beatitudem 02, 34; 77, 9, servitudem 
41, 11, similitudem 39, 30. 33, in parte vocaboli chiesastici. E tale è 
pure macula C, con -ulu intatto, cfr. pegolla mu. 210 v, meno chiaro. 
Si accettino qui fronzora 33 v, acc. a fronza fionda, e lomboro lomt>;> 
:*3 v, inoltre possacora C. 

91 °. Infiniti e participj usati in funzione sostantivale : inmagitiar 
mu. 05, 21 è dubbio, forse ( fantasia 9 , intermesihaa 57, 40, dubbio ! , te- 
(jney tenere, tenimento de* 25, vestir rp 1, 7, od. vesti* vestito, abito. 
E certo dal frc. supar desinare mu. 87 r. — Pei participj cfr. nm. 75, 
inoltre il solito vendea mu. 54, 30, od. vehdia % presteo prestito de 4 ?7. 

Derivazione verbale. 

92. Suff. -icare: cavarchar, rantegar C, scortegar mu. 91, 19, cfr. 
less. s. scrotegar. — Suff. -io^jare: cazezar C, netezar pulire, vivo, 
nozherczao rp 8, 199, scarmezar C, segnorezar, verczar veleggiare 
rp 8, 71, vilanezao 9, 09; scandalizar ps 30, 0. 

93. Denominativi: aitoriar mu. 245 r, cfr. less., apozarse 73, 11, 
aprovistar, arizar, coxinar cuocere mu. 49, 10, ora kuzind far da 
cucina, conflniar 143 r, contrar, dominiar mu. 05, 23, erchezar % guier- 
doìiar mu. 90, 24, iiisuperbiarì rp 5, 78 (insuperbieretno\ invemisar 
mu. 44, 14, od. inverni za, mendigar ps 27, 10, mezonar, mollestiar 
mu. 172 r, 270 r, pallidar 01, 20, cfr. C, parezar de 4 41 (a rigore 
potrebbe rispondere anche alTant. it. paleggiare) sagramentar mu. 57, 
9, tempestar percuotere, opprimere, 01, 42, vanar, ventar, violar, sa- 
zuniar rp 9, 322;- afosschirse nm. 94, anivollirse ì ingordir, orgoioxir y 
socir, ecc. 

94. ad-: abaxar rp 0, 87, acc. ad asbasar mu. 43, 17, ora asbaJà y 
acaveiarse rp 3, 200, acognosser mu. 00, 15, cfr. xn 385, acompir 
mu. 81, 32, acontar se, acreerse mu. 81, 45, acresser 90, 38, aderta 
gnir avvenire rp 9, 181, mu. 89, 21, cfr. best. 484, gst xv 200. 
voc, adevùìor ps 35, 9 (mu. 93, 23) e adir, rp 9, 109, adiminuir 
mu. 56, 33, adogiar 40 v, ora dxujà e redugd, adomentegarse div. 



1 È probabilmente da leggere : E no nigunna intermesihar. 



Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. o morfol. 37 

146(3, ali. ad adementegoì-se, affiamoti mu. 61, 18, afoschirse 53, 24; 
08, 22, aimpir riempiere 60, 10, adempiere pr. 22, 12, aingoar, alu- 
menar -minar rp 3, 7; 7, 74, mu. 39, 14. 18, ali. a illuminar -inL f 
alussengar ma. 58, 43, amantar&e 91, 20, amarotir 50 r, amesurarse 
rp 3, 197, amensurai di giusta misura 8, 26, aministrar trattare 00, 
4, cfr. kath. 911, col senso di ' servire', aontao aunt. mu. 70, 20; 80, 
•iti, aperlegnir 81, 39, apoverir render povero 03, 14, apresentar 
ps 34, 27, vivo, aprexiar 83, 21, cfr. ni 388, asscurir 87, 18, od. 
askùUe y cfr. xu 389, aseao assetato rp 7, 106, asegurao sicuro 
ma. 59, 7, asembiar ass. radunare 54, 4 ; 78, 23, ecc., asonarse sognare 
11 r, (ma di solito sompnar, sonao % ecc., cfr. less.), assihairir schiarire 
77^ 25, astimar ps 28, 4, astotnagar stomacare rp 9, 296, tistorbao 
turbato 7 t 3, cfr. astorbeao less., aslrenzer, in astreite costrette 
mu. 91, 1, vivo nel senso di 'restringere', cfr. xu 389, atemperar y 
(tirar mu. 67, 6, ausarse adusarsi ausarsi rp 8, 339. 394, avardarse 
nm. 27, acc. a vardar, di molti dialetti, axaminar ps 36, 29, pr. 82, 20. 

de-: debrixar, decorrer, deffallir venir meno, morire, mu. 61, 13, 
deliverar 60, 17, demenar , deprender , derubar mu. 45, 30, detornar 
stornare, tener lontano 67, 16, frc.? 9 devear, deveglar svegliare ps 31, 
9, acc. a desv. % dezonzer mu. 78, 2. 

des-: desbreigar sbrigare rp 8, 265, descapilao mu. 50, 11, desca* 
regar de 1 7, 17, vivo, descamao mu. 52, 12, de scassar rp 6, 195; 7, 
216, mu. 55, 3; 56, 14, descaze 52, 41, vivo, o desch[a]ir mu. 61, 
-W, deschivar rp 9, 239, desconffortasse mu. 80, 10, descordarse 77, 8, 
desdegnarse div. 1477, desguarnio 61, 44, deslignar tralignare 72, 11, 
destnentar, desmontar , despaihar C, despartir dividere mu. 38, 7, de- 
tperduo rp 9, 244, despessao G, despiegar esplicare mu. 87, 26, de- 
spoihar lg 25, 185 e despoglar Ip 1, 33, od. despùgà, desprexiar ry 
9, 36, vivo, dessemegiarse mu. Q0, 7 \*dessoterar 91, 9, vivo, deste- 
gnuo, destender estendere, spandere, 66, 6, rifl. 'stendersi' 'giungere' 
87, 42, destorbar 67, 3, desvalar t desveglar ps 31, 13. 36, desviar C, 
deszhairar rp 9, 13, cfr. less. s. deszhairando. 

ex-: arboir, scarpentar, scorzar, scaze accadere de 1 37, vivo, sco- 
rar, scortegar nm. 92, scoxir, scriar mu. 54, 6, sgotar, sihairir 67, 
24, spaiharse spacciarsi tr. 6, sparmiar, spermesar, sfronar, szhuir K 
Cfr. asbasar, assihairir, astorbao, s. ad-. 



1 Son notevoli fra i nomi, per il loro *- prò statico, xgigno mu. 115 r, 
xmirra 51 r, sprecioso ps 28, 9. 42, anche in ri 16, 295, storbeo mu. 88, 
18, o<L sturò ju: per questo però va ricordato il vb. astorbear less., e anche 
astorbao 8. ad-. 



34 Parodi , 

in-: envriar % imbeverao mu. 56, 0, impremuar, inbindar ps 33, 8, 
Ig 17, 27, vivo, incainao mu. 58, 37, inconviar, incorpar mu. 55, 29, 
incresse rincrescere 42, 35; 43, 2, indurar , inffangaa 84, 2, inffen- 
zerse 51, 31; 03, 23, cfr. xu 408, inforssar, ingramirse rp 7, 208 f 
inqraliao, ingravear mu. 46, 42; 47, 11, inllustrar illaminare, rischia* 
rare 75, 21, innoxa nuoccia mu. 390 r, inpiagar rp 8, 277, con senso 
più generale che l'od. inéagà ft ferire, specie con un sasso e vicina 
agli occhi o alle tempie', inprender apprendere mu. 52, 7, vivo, in- 
salvaigir 51, 9, inselar (tazem) 47, 24, intopar entoparse incontrare 
-rsi rp 9, 184. 249. 340, vivo, invear, invegirì (ùwegerai) rp 8, 340, 
inveninao % invernisar nm. 93, invoarse, involupar, ingenerar mu. 44, 
8 ; 88, 9, cfr. encendrar mon. e panf. 372, inxenxer cingere mu. 54, 5. 

i n te r -, ecc. : efnjtremeterse rp 9, 196, interprender mu 54, 31 ; 55, 
22; 89, 10, ecc., intrevegnir accadere rp 9, 38, vivo. 

per-: perduer condurre mu. 160 v, oltre il solito percassar 55, 1, ecc. 

pre-: preponer proporre mu. 61, 5, cfr. preponimento 83, 43. 

re-: rebutar respingere, ricacciare ps 36, 6. 27, cfr. xu 425, re- 
cato/*, recreser -xer rp 1, 43, mu. 42, 22, ecc., nm. 44°, refbrzarse 
sforzarsi ps 33, 5, cfr. Ili 259, refrenar rp 6, 258, mu. 90, 32, cfr. xii 
426, regratiar -ciar rp 6, 135, mu. 44, 36; 58, 13, cfr. nm. 44°, sei, 
ap., ecc., relevar alzare ps 33, 4, relltujar, remirar mu. 52, 38; 80, 
29, remunerar 93, 36, cfr. less. s. munerar % resscatar 94, 33, retornar 
rivolgere 59, 27, cfr. gst. xv 271, revoxer mu. 60, 14, rezovenir rp 
3, 180. 

sub-: secorrer mu. 51, 32, cfr. secorsso 70, 5, less. e xn 431, so- 
pe<litai\ sostrar^ sugigar. 

supra-: sovremoniar mu. 79, 31, soverm. 87, 41, cfr. sovrevegnir 
ri 95, 225. 

trans- ed extra-: translatar tradurre mu. 50, 21, transmuar tra* 
mutare 88, 12, cfr. stramuar less., od. stramùd far lo sgombero; stra- 
buzzar, stramontar tramontare mu. 53, 9, strangorar rp 4, 12, stra- 
passar nm. 37, cfr. straportar ri 134, 187, slrangotir less., stranga*- 
sao mu. 61 v; stramar % stravozer, in stravoto rp 9, 252, cfr. less. 
e xu 4%, strazitar. 

Indeclinabili. 

95. Àvverbj: in -menti, di rado in •mente: enseinelmenii lp 5, 30, 
insem. Ig 5, 06, sagaxamenti de 9 23, atr amenti aotr. tr. 6, mu. 72, 
11; 74, 30, boxardamenti 56, 2, planamenti 53 > 30, anciannamenti 
da gran tempo 57, 27, improcistatnenti 60, 19, comtmnamenti 05, 4 % 



Studj liguri. § 2. Spoglio fonet e morfol. 39 

nechamenti 71, 6, crudermenU 86, 14, inganorozamenti 8 v, violamenti 
34 r, certo per via*.; pareyxementi ps 33, 40 (il solo pareise ri 12, 
643), pacientùnenti 34, 2; segurmente rp 8, 50, humelmente 8, 350, 
veraxemente ps 35, 2; — guari rp 3, 321; 7, 61, goairi mu. 113 r, 
cfr. ri 37, 136; 53, 125, e mn. 41, ?t«ut ?uaxt rp 1, 56; 5, 11, 
ma. 251 r, ora s-qucezi, da **quaiii, fòr rp 1, 44; 5, W^ forza fùrsa 
ps32, 19, de* 22, cfr. forxa fonda pr. 52, 21; 60, 24, ora fòsa f 
(usai rp 9, 206, ina. 76, 29 * molto', donde Pod. senso di * abbastanza \ 
a io bostuto de 4 25, nm. 34, de Unto mu. 75, 7 , de lo tulo 86, 9, anco 
ps28, 3, italianesimo, assi anche de 4 54, od. osi, 'così' ma. 85, 17, 
atressi ps 28, 41, cossi ma. 75, 4, ecc., pur rp 9, 285, mu. 65, 21 ; 81, 
18 'solamente', e rp 3, 170, mu. 77, 13; 78, 5 ' tuttavia' 'pur sem- 
pre 9 , cfr. rp 9, 245, no... pur rp 7, 28 'neppure 9 , non tanto... ma 
non solo... ma, mu. 58, 13, anU 61, 29 e avanti 86, 36 'piuttosto", 
per semor ps 30, 12 'separatamente', semegieiver mu. 88, 22, a del- 
leve 83, 4, per manifesto 78, 1, allo mera ps 31, 13, niente e talvolta 
già mnte in pr. 35, 11; 53, 24; 75, 17, nm. 3, no... migamn. 82, 16. 
— Di tempo: anchoi rp8, 179, anchoi a di mu. 173 r, 189 r 'oggidì 9 , 
Tendeman rp 9, 299. 308, damatùn mu. 23 v, seira ieri sera 44 r, de- 
man damatim 22 v, bem matim 85v, aor rp 4, 29, mu. 70, 35, laor 
mu. 52, 35, laora 57, 35, aiaor 45, 39 e ali ps 34, 40, alaora 
mu. 44, 39; 47, 31, lardar ps 34, 39, lantora mu. 42, 13, alantora 
71 v, in mendor rp 9, 351 , in si picen d?or mu. 72, 39, rairor rp 6, 
35, tropo basso or rp 9, 257, tutor tuttora mu. 75, 34', tutor a 82, 6 
'continuamente 9 , tuta tomo 54, 30; 70, 5, perfiaa 52, 26, perfiai 
72, 32, dal fre, adesso 70, 5 'subito 9 ? o 'sempre 9 ?, cfr. ri 37, 81; 
39, 72; 134, 48; prumer prima rp 9, 62, cfr. ri 53, 164, da pri- 
mer 53, 281, rp 4, 36; 6, 248, poi mu. 60, 15, poa rp 8, 347, ps 32, 
11, tr. 5, mu. 43, 13, da poa avanti 40, 16 da allora in poi, posa 
possa rp 9, 216, tr. 5, mu. 41, 32, osi tosto subito de» 21, mu. 60, 
45; 78, 23, tantosto mu. 75, 22; 78, 12. 24, ecc., probabilmente fra, 
avanti ps 31, 11, mu. 80, 54, avangt£&, 5, davanti mu. 43, 15 'prima \ 
in fin de chi o de qui rp 8, 11. 424, in fin a ehi 9, 231, de fin da 
or rp 8, 163, de ehi avanti mu. 45, 27, de li avanti 46, 7, eia li avanti 
de* 31, m apreso de 1 4, theferer rp 8, 93, mu. 139 v 'all'ultimo 9 , in- 
contenente mu. 41, 22, ecc., mantenenti 80, 17, de presente 40, 40; 41, 
8» atta /tot 42, 38, alo pu longo de* 29, uncha rp 5, 36. 89, cfr. 3, 316, 
samai 5, 78, ps 29, 2, zama nm. 44 b . — Di luogo: At, ?ta rp 9, 
243, e in senso di 'ivi' 5, 83, coci cozi ps 36, 30, de 1 53, mu. 7 r, 
18 r; 40, 46; 41 rubr. 'qui', cfr. l'od. Àt'«Aw«, de coci 75, 23, de coci 



40 Parodi , 

a trei di 101 r, con senso temporale, cori apresso 47, 17, tcun fin cori 
30, 38, li 42, 27, Ili unde 42, :*3, e anche proclitico, nm. 50 b , za t za 
tosto ps 35, 21, che elio no vegna sa mu. 182 r, in sa 88 r, in sa... iu 
la 90, 3, «a cferer 45, 8 'qui sopra 9 , sa de sovra 314 t, za zu ri 12, 
557, ora solo desd insd % de la 00, 48, cfe sovra dess. rp 8, 130, ma. 59, 
28, suza susa rp 9, 308, ma. 81, 2, la su rp 8, 223, de lassù aoto fri, 
42, ora *tt, fa/ti', ~u~a zussa giuso ri 10, 284, mu. 171 r, s. m to 
piavi 270 v, ma tu*a ps 32, 5, italianesimo, sota rp 8, 74, de sola 
de 1 2, 21, mu. 90, «30, tfe «o^a in ju mu. 52, 20, quello davanti derrer 
e quello derer datanti 93, 2, dederer rp 0, 304, ps 33, 28, inderrer 
mu. 80, 28, apresso mu. 80, 5 'dietro', e 45, 14 'dopo', provo rp 9, 
IN), /t proro ivi presso mu. 55 v, aprovo ps 33, 29 'dietro 9 , a /a follia 
(um migiar) 113 v, cfr. pu a /un^a più lontano pr. 41, 34, cossi a la 
l. 42, 5, ben da la lunga 42, 18, e cosi 51, 35, ecc., dentro e def- 
fora mu. 14, 14, o rp 8, 117 'dóve 9 , ma di solito usasi unde^ isolato 
onda div. 1408; echa nm. 20, echame G, eche pr. 70, 7; 72, 33. 

98. Congiunzioni: za già, or, mu. 73, 3; ca sempre pel latino quam, 
in ispecie in rp e mu., anti ca rp 0, 80, ali. ad avanci che ps 30, 13, 
pu. .. cha mu. 55, 1 sg. ali, a più... che ps 31, 35 sg., aotro o aotri cha 
mu. 57, 25; 51), 11 ; in mu. solo poche eccezioni: 41, 9; 08, 19; 71, 14; 
92, 28; 93, 12; 97, 9; demente che mu. 37 r, domcntre che div. 1408, 
de fin che rp 2, 40; 8, 144, de chin die 8, 109, tam firn che mu. 45, 
39, in so che mu. 07, 17 'mentre che ?, poi che 41, 8 e il solo poi rp 9, 
225, cfr. poa da quando pr. 52, 10, poa che mu. 40, 40; 79, 18, dapoa 
che 42, 11, lg 10, 05, da poa in za che da quando pr. 50, 17, ove il 
che ò analogico, su ile fin che ecc. (e per contro dia se mu. 70, 7; 
cha quod 88, 30), corno e Ili devoracam mu. 54, 38 'mentre 9 , si tosto 
comò rp 2, 29, osi tosto corno mu. 77, 43, cossi t. e. 57, 24, de pres- 
sente che 90, 0, a prcssentc comò... e (K), 41, de pres. come 40, 40 
'tostochè*, tanto corno 00, 40; 77 p 42 'finché 9 ; per so che 75, 42, 
impersso che 92, 20, za che 72, 4; 79, 32, da clic 75, 37, con so sea 
cossa che 81, 33; 93, 27; se rp 0, 41. 47. 51, ecc., mu. 72, 0. 9; 
73, 5 ecc., ma si mu. 83, 39, e di solito in ps: 32, 8; 33, 45; 30, 41, 
ecc.; per luto che mu. 40, 1, ancor che 70, 28 e il solo ancor 84, 32, 
pur che faito se sea 72, 27, corno elio se sea appellao 7(5, 30; no per 
quello non per ciò 92, 27; a veir 70, 4 * invero*, unde perso 41, 
17, osi corno rp 5, 10, cossi corno mu. 38, 4, salvo de mu. 72, 29. 

97. Preposizioni; (lavatiti da de 1 20, ps 27, 3, mu. 41, 5; 48, 41, da- 
vanti de ps 31, 27, colPacc. de 1 19, ecc., poi tute queste cosse mi 82 r, 
cfr. ri 53, 78, depoi rp 8, 105, mu.43, 41, apresso ps 30, 24, mu. 85, !•* 



Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. e mortai. 41 

*dopo\ derer da ti lg 20, 20 'dopo 5 , infra ps 30, 28, ma. 55, 6 4 den- 
tro'; enter inter intc, fusione di in ter e di intus, che conserva i 
due significati, 'fra': rp 1, 74, de 1 25, ps 27, 15, mu. 41, 30; 04, 4, e 
'dentro' 4 in': rp 9, 207, tr. 5, ps 28, 38, mu. 45, 9; 47, 40, ecc.; ora 
non ha più che il secondo, e ha cacciato in f già cosi frequente 1 ; de 
inter la pria mu. 23 r, d enter la lesta 320 v, od. ci' tnt-tt, -a, dal, dalla, 
dal di dentro di, inter per la prexom 320 r, entre rp 8, 332, lp 2, 6, en- 
tro mu. 40, 0, entro per rp 9, 211, dentro da ps 36, 4, mu. 43, 18; 57, 
28, dentro de tr. 5, mu. 40, 19, for de 00, 2 ; 05, 30, fora de, defora 
de 12, 29; 40, 25, for da 70, 5; 85, 30, enver inver inve rp 2, 32, 
33, mu.* 5 r, inved Chaim inver Abel mu. 42, 7 t de ver rp 3, 90, centra 
mu. 47, 8. 9, contra de 59, 31, e in senso di 'erga' 54, 21 2 , aprovo 
de 43, 9; 47, 2 'presso', ape de ps 33, 31, ape de noi mu. 242 v, ape 
de mi 318 v, ape de lo io tao lg 10, 29, otra mu. 60, 13; 73, 15, dotra 
da ps 30, 44, iam firn alo cel mu. 52, 27, tam firn alo tempo 43, 40; 
45, 13, (tam firn da pwme 12 r); sun sum rp 8, 290; 9, 311, mu. 47, 
2B. 27. 28, lg 0, 34; 18, 4, som son lg 13, 22; 25, 84. 190, in sum 
questa tnateria div. 1404, sover sovre, ove sarà supra + super, rp 5, 
102, lp 3, 1, mu. 71, 10; 90, 33, lg 9, 2, cfr. sove pr. 07, 39, sover 
seira rp 9, 294, sovre de mu. 48, 21, anche sovra ps 28, 28, mu. 39, 
4, («tua in rp 9, 308), sote rp 1, 57; 8, 409, mu. 39, 7; 43, 27. 32, 
anche soia 03, 40, nm. 20; a men de lui mu. 84, 34. 

97 b . Interazioni. Noterò solo do in mu.: do morte... do fijor me 
122 r f doo carissimi fijoi 233 r, cfr. pv. 78, 112, 150, ecc. 



Appunti sintattici. 

I. Non rilevo se non certi costrutti; da rp: mar anderà li faiti 
tot 3, 303; ehi in tanti perigori vai... mester te son 8, 324 sgg. 
cfr. 396 sgg., e anche 9, 105 sgg.; no oUexi 3, 08 'non dire' cfr. 
nm. 61, anche pel cong. pres. veg^porli^ usato come imper.; quando 



1 Di solito nei nostri testi in /o, ecc., ma inter è puro frequentissimo, 
ed è quasi sempre scritto cosi, in modo da far parere assai verosimile 
che risponda proprio aXVinter latino. E però molto probabile che abbia as- 
sorbito in se anche iTitro, oltre ad intus. Quest'ultimo, secondo i nmm. 16, 
20, darebbe in te. Cfr. XIV 247 n., inoltre Romania XVIII 621. 

1 Si potrebbe forse sopprimere il punto interrogativo in fine del pe- 
riodo, e intendere: 4 Non lamentarti di me*, lasciando a contra il suo si- 
gnificato usuale. 



42 Parodi , 

e lo requerea 9, 117 'lo richiedessi 9 ; guardate de conpagnia chi te 
metese in rea via 3, 121 sg., cfr. 9, 239 sg.; poi che % lavorao tanto 
5, 41; cognosando aproximar 9, 89; ni... porai trovar... chi pregen 
9, 281 sg.; per no tropu axeverir 7, 98; chi tuti menna pei* inguai 
5, 00, cfr. f 50; 7, 122 f menar per mente 6, 17. 124; da ps: e pleo- 
nastico 27, 11 ; to covegne esser conforiao 31, 28; incomenza de corre 
apresso 36, 20, cfr. rp 9, 34, comenxam daxaminarlo 36, 29; da 
ma.: la bevenda de la fee 151 v; ogni coesa chi a noce se dexem 
297 r; homo lo dexira 77, 3. 4. 5; che a tal ben 75, 40 4 vi è'; 
aòondavi richesse 09, 45. 50; dexira a esser 78, 28, lassa a esser 83, 
34; se forssam a inclinar 86, 2, un po' dubbio; no e seno a cobear 
00, 0; fa o no fa a dexirar 05, 11 ; 77, 35; 82, 30. 32, fa a mostrar 
75, 37 sg.; se a de otriar 74, 10; ocier ale spae 71, 22, sum a segur 
71, 27, a guai governaoi lo mondo se governa 79, 12, cfr. 24; se fam 
ali simpli dotar 82, 43; a. greve e che 64, 47; che fatta e faossa 
bianssa 75, 37, che fatta ella e 89, 19; de che mainerà morte 71, 21,. 
lo carro som Martim 87, 3; quando e saremo disnae ma.* 1 v, cfr. 
rp 9, 95. 177, e anche 58; veni scharchixa 80, 52; vennem fallieSS^ 
40; veni senssa appellar 86, 18 * senza esser chiamata'; desviamento 
de veraxe fellicitae, senssa menar a firn so che prometem 73, 1 sg.; 
quando elli se partem spendando 63, 11 sg.; per soi schunzuri dir 
80, 14 'dicendo', per cantar 80, 32; de sonar 80, 18 ' sonando', modo 
tuttora vivo; e pleonastico 81, 42; 93, 19; che pleonastico 81, 28; 
per brevemente finir 75, 54; in le quae più chi se delieta 77, 22; so 
sum tute cosse occiosse 73, 28; elio e so bem e tuta unna coesa 76, 
5; povo che sovensso loan 72, 2; a chi vem funna senssa Taotra^ falle 
a tuto 74 , 21 sg. ; la quar gente la lor statura no eram più longhi 
de un goo 294 r, ecc. 



C. Lessico*. 

abissar mu. 44, 14; in senso metaforico, condurre a male, rp 9, 113. 
abrivar-se rp 1, 50, ps 36, 26, cfr. lesa. s. ascrivo -varse, che è pure rp 8» 
314; 9, 350. In pred. 20, 29 si deve leggere d'altri f d'abbrivo. 



* Oltre alle solite sigle dell* 4 Archivio* ne adopero per brevità alcun» 
poche, che qui indico: 

dcr. s Bklorano, Documenti inediti riguardanti le due Crociate di 5. Lu- 
dovico IX Re di Francia, raccolti ordinati ed illustrati; Genova, 1859. 



Studj liguri. § 2. Lessico. 43 

acatar acquistare, ma. 89, 12; altrove sempre 'comprare' ma. 33, 17 ecc.» 
cfr. less., XII 384. 

acawonar accasare mn. 51, 29 ; 55, 1 1 ; 56, 9. 16; cfr. XII 385, gpa. II 37, 
III 40» caosonare pnf. 242. In ri 73, 27 caxonoso % forse 'accattabrighe' e an- 
che 'maldicente*. 

accordio acord. de 4 1, 2, 7, 8, ma. 55, 34; 89, 27, vivo, cfr. concordio* 
desc. disc, rp 3, 145» 146, less., concordio cat, dven. 120, ma -do 131. 

accustumao, meio acc. ridotto a migliori costami rp 3, 8; cfr. ma. 85, 23 
4 aT vezzo*, pnf. 256, ecc.; inoltre bene, mal costumato voc 

acesmao acconcio, opportuno, rp 9, 254. Vedi less., inoltre ri 43, 85: gente 
ncesmae di belli o temperati costami; infine, specialmente per l'etimo» 
mrt 339 sgg. 

ariso ma. 31 v. 

acontarse, v. contanza. 

adur addurre ps 27, 14, ecc., nm* 68 b 2l in n. 

afabel, a conquistar, facile de 9 11. 

a ferrarese allignare ma. 78, 11, vivo; cfr. less., dove ha senso proprio» 
(coir, la citazione, ri 91, 49). 

affanar-se: se vivea de so che elio se affamava si guadagnava faticosa- 
mente, ma. 229 r, cfr. ap. 

affeciom sentimento, impressione, ma. 85, 26. 

affiagari regnine a mi, voi chi lavoray e sey affiagag, e e* ve darò re» 
posso ma. 250 v, stanchi. Si trova pure nel sec. XVI. 

affòroso: dei affbroosi serpenti ma. 294 v; cosi nel sec. XVI, un afforoso 
limbo, che fa paura, ribrezzo. Andrà con affaro (afaf), ecc., e qui ricorde- 
remo il gallicismo affressa ribrezzo ma. 319 v; cfr. dp. 377, kng. 330. 



peom. m Statuto dei Padri del Comune della Repubblica genovese, pubbli- 
cato per cura del Municipio, illustrato dal? Avo. Cornelio Dksimoni; Ge- 
nova, 1886. 

lina. - Plainte de la vierge en vieux venitien, tette criHque, ecc., par Al- 
fred Lindi* ; Upsala, 1898. 

mrt. » Miscellanea Nozze Rossi-Teiss; Bergamo, 1897. 

rpr.mRime di. Magagnò Menon e Begotto in lingua rustica padovana; 
Veneti*, 1659; 4 parti. 

Indico poi con pnf. il testo del 'Panfilo' pubblicato dal Tobler nel voi. X 
dell' 'Archivio*. Quanto alla sigla lb. del Salvioni (XIV 203) si troverà se- 
guita ora da una cifra romafia, e questa rimanda direttamente ai testi della 
prima parte; ora da un unico numero arabico, il quale si riferisce ai sin- 
goli articoli dell'antico glossario bergamasco; ora dall'indicazione di pa- 
gina, e non v'e difficoltà. Di pm. (Salvioni, XIV 204) adopero anche la parte 
inedita e in tal caso non aggiungo altra indicazione* i 



i 



44 Parodi, 

Agaa\ Sanata, mo. 249 r, 249 r, vivo, SahfAgà. 

» 

agoaitar mu. 83, 40, sost. aguaito rp 8 327, oggi solo il vb. apueitd, 
cfr. lesa. s. agaitao, e XII 335, XIV 205. Ancho nell'Albortano pistojese, 
gu aitar e. 

agoiar rp 8, 97. 308, som prò vivo, ed anche nell'ital.; con goio % lesa. 

agovollo mu. 62, 28: l'ho considerato come un errore per avogollo, ma 
non si può escluderne la legittimità. 

agrevar, la venata de la biava, farne salire il prezzo, mu. 54, 30, a Abram 
agrevava monto quella vita 46, 16; cfr. XII 385, pnf. 568. Vagravao di rp 
6, 148 vale 'offeso* o forse 'accusato a torto*, cfr. mu. 54, 39. 

agror acerbità mu. 67, 35; 85, 14. 

aguillom pungolo, puntura, mu. 71, 17; dal frc. 

agur: bom ag. mu. 6*2, 2. 13. 10. 18, mar ag. 72, 34; 85, 19, buona, cat- 
tiva fortuna, dal frc. In senso proprio, aguri presagi, ottenuti con pratiche 
superstiziose, rp 6, 161). Mettiamo qui anche bem agurao fortunato, mu. 52, 
22; 62, 3, mar ag. 62, 15; 84, 39; 85, 1, pezo ag. 85, 3. 37; cfr. less. a. ma- 
r agurao; in fino bem agurosso 67, 2. 

aina ayna odio mu. 54, 39; 63, 34, ecc.; dal frc. 

aingoar adeguare, paragonare mu. 06, 18. 

aiustrar -se avvicinare -rsi, esser vicino, intimamente legato, ma. 41, 16. 
17 (ove ò da vedere la nota); render vicino, chiaro, adatto all'intelligenza 
76, 31. Anche iuxtrai avvicinati o arrivati 38 v, iustrd arrivò 266 v; acostra 
adhtbe cut 

alargar -$é allontanare -si mu. 45, 9; 63, 23, ecc., ancho ri 37, 130, cfr. 
alongao. E pur del voc. 

alboxello mu. 51, 6. Se lo a vale, non s, ma i, il vocabolo non riesce 
chiaro. Forse per arburezclu, donde arburzHu (arborxello mon., bars.), e 
poi la dissimilazione. 

alimento ali. elemento ma. 39, 35; 51, 11; SS, 11, ecc., nm. 17; cfr. bars. 
o l'ant toscano. 

allesear adescare mu. 307 r, corno da Usca % che vive sempre; cfr. inim- 
icando clm. nm. 41. 

al Uva isso figlio adottivo, detto come ingiuria, ali. marso mu. 314 r. 

aloitar-se mu. 64,9. È il vb. supposto less. 322, s. alointa, *longitare. 
Altrove aloitanar mu. 59, 5; 83, 33, occ, cfr. less., sei. 7; qui anche fol- 
lati mu. 93, 12, cfr. il veneto /«fan. 

alongao allontanato mu. 123 v, cfr. XII 38<> e il voc. 

amassamento , de le axgoe^ mu. 39, 8, cfr. amassir raccogliere 62, 8; 
03, 12, ecc. 

amia amica mu. 80, 37, dal frc; ma cfr. pnf. nm. 17. 



Studj liguri; § 2. Lessico. 45 

ancusen nm. 12; cfr. brend. 49». 50, .cavass., ecc. 

angellicha mu. 75, 11. Rima con apellà appellata, e quindi si dovrebbe 
intendere ' angelica ta'; se non restasso il dubbio che sia una rima sul ge- 
nere di pèlago: so ri 54, 52. 

angossa pena, tormento, mu. 62, 4, mentre l'od. ahgitsa non vale che 

* nausea'; cfr. XII 387, bars. 

anguila, 1. ansila. Ricordo il modo proverbiale tener l*a. per la eoa rp 4, 
16; cfr. gst. VII 442, XII 476 sg. 

animar, con significato un pò* oscillante, il che si capisce anche meglio 
in una traduzione: tuti li animai e tutì li oxelli mu. 44, 40, ove par? 
valga * animali terrestri'; per mu. 44, 18, vedi la nota al passo. Infine 
v. bestia. 

anoffanto mu. 73, 11, e Rossi» Gloss. mediev. lig., 17, acc ad alto/fante 
rau. 294 r, cfr. Tank it liofanie lion fante; ma alifante nel Bestiario eugub» 
(edd. Mazzatinti-Monaci) 3, eoe. Vedi inoltro btr. 74 e qui aricorno. 

antri ffexim, per anfr., mu. 70, 36; 77, 2, latinismo storpiato. 

aotom mu. 57, 44, fre? Cfr. anfano XII 387. 

apairarse: se eli $*apayran de próveir de* 17, che par significhi: se (i 
nemici) fanno a tempo a provvedere. In due passi, non molto chiari, di 
Bonvesin, apairar vale, a quanto sembra, aver agio, tempo di far una cosa, 

* va coir od. piem. pairè apairé % cfr. sei. 8, inoltre kng. 5895, 5898. Per 
me, l*etimo più probabile è il lat. par, donde *pariare % quasi ' mettersi in 
pari*. L'od. genov. apajà y che avrebbe Io stesso significato dei vocaboli 
citati, ma mi è noto soltanto dai lessici, risalirebbe invece o a *par-it-are 
o meglio a *par-id-jare f sarebbe cioè un allotropo dell' it. pareggiare. Non 
A impossibile che anch'esso ci sia conservato da apariemose rp 8, 187, il 
quale significherebbe press' a poco • sforziamoci \ Per incrociamento apariar 
preparare dven. 113, lind. 541 0, st III 11, VI 22, ecc. 

apareir mu. 82, 33, v. pareir. 

apart orir lg 2, 16, ma apartuir mu. 41, 31, partuio 40, 1 1 (dove la man* 
causa delTo» può esser solo apparente), cfr. lesa., XII 387, bars., e infine 
qui nm. 26. 11 passo di lg e da correggere senza dubbio in: ella e apar- 
torio, e risulta anche da Gap. II. 

ape de nm. 97; cfr» XII 387, bars., cavass. 

apiangao: in tanta deqociom... che li cor de la gente fom tuti apiangai 
ma. 264 v, a questa prichaciom... ave tanta contriciom... che cum grande 
abondaneia de lagreme fo apiangaa, ib. Pare significhi * intenerito' Ram- 
mollito*, ma non oso proporre *planicare. 

apostico fittizio, falso, mu. 51, 30; cfr. ri 38, 2 e nm. 80; inoltre Rossi r 
Gloss mediev. lig., 18. 



46 Parodi, 

approbrio o forse oppr. ps 35, 12, cfr. lesa. s. probio. 

*apretar-se affrettarsi? ps 29, 30, cfr. la nota al passo. Ma ora son per* 
euaso che si deve leggere invece aprestarse. 

aprivazar-se mansuefarsi mu. 51, 8; con funzione di sostantivo e forse 
col significato di 'buon trattamento' 69, 9. È il fr. apprivoiser; cfr. compri- 
no- sei. 19, kng. 666. 

aprovistar proTvedere ma. 87, 34, prevedere 92, 4. 11. 

aragosta granchio? Cfr. Fa. frc. e qui mamalove. 

arangno rp 5, 37, oggi ànu e anche anoto; cfr. less. s. ovra d'aragno, 
frate che è svolta in una similitudine nel passo di rp. 

arasari gli fa dao una si gran mosca eh» de sangue fa arasà la bocka 
4t lo figlor me Ip 1, 23 sg.; 1. araià\ con raia ragia, che in generale dicesi 
dell* umore viscoso, che trasuda da eerte frutta, come le susine, se son ben 
mature. La medesima imagine e da riconoscere nell'od* genov. amustd £ar 
sgorgare il sangue dal naso con un colpo, amustà^se brattarsi la faccia • 
la bocca con umori appiccicaticci e specialmente col sangue uscito dal 
naso: da mustu mosto. Anche nelTant lombardo, in senso proprio: Quilò 
ti parla Ottobre con eoa faxa amostada Bonvesin, passo non inteso dal sei. 7. 

arbetrio rp 8, 145, nm. 8. 

aregao rp 6, 152, 1. oraegao % e cfr. less. s. araigando t mod. 177; sost rego 
«rrore pv. 6. 

aremoriri li foriate... avem grande dolor e penser che lo povo no li are* 
morisse mu. 83 v, probabilmente: non si levasse a rumore contro di loro. 

aricorno liocorno mu. 305 v, cfr. olifante, citato qui s. ano/fanto; e cosi 
con lionfante va paragonato Koncomo best 489, ant it, ecc. 

arisaei li apostori de Dee quasi corno de unno grandissima alegressa fóm 
■arisai. Ali quay lo ducha... disse...: voi si riti mu. 197 r. Adunque: furono 
mossi a riso. 

arrar mu. 55, 36, cfr. arror aror % nm. 17, vita arrossa vita d'errore mn.51, 
22, n deverbale dm», non bene inteso less. 326, vive nel nostro contado e, in 
«erte frasi stereotipate, anche nella città: per es. u tà fastu àru l'ha sba- 
gliata. Non so se nella frase scherzosa ff 'nfùna rue % che rìsale al non 
più inteso fé" 'nf un arue f si conservi arti opp. arùre; ma il secondo non 
potrebb* essere che letterario e quindi si raccomanda poco. 

asbasar mu. 43, 17, derivato in •farei *e è l'od. asbasd. Ma cfr. tassar. 

ascarar: li se oscar dm Vum cum l'aotro combatterono mu. 46 v; cfr. «co- 
roguaita mon. e kng. 7518. 

ascotar rp 6, 52. 199, ps 35, 22. 

asetar-se ass. porre a sedere, sedersi mu. 47, 3; 54, 21, vivo, ma assetar 
•calmare 57,30; cfr. less. (ma sentao ri 57, 40 vale • dissipato*, 'fatto spa- 
rire*, con xentar) % XII 389, bara., e qui scio. 



Studj liguri. § 2. Lessico. 47 

astnise rp 1, 1 e pm.; cfr. le ss., dove la spiegazione del s non persuade. 

asombiar assembrare, radunare, nm. 18, cfr. asembiar nm. 94{*sembUtr 
bara.) e anche sembiar sembrare nm. 25. 

asonao chiamato, quasi 'provocato* rp 3, 215. In piem. arsone salutare, 
in xnant cartonar parlare, ragionare; e può esser utile anche soner chia- 
marsi pred., che non è ignoto all'ant ital. Diverso è strasonar •mento gst. 
Vili 424. 

aspecto attesa, indugio, rp 9, 222; cfr. spela kath. 

*aspere ss ar mu. 61, 26. È detto del mare e pare significhi essere gonfio, 
quasi irto di marosi; ss ■ s*. forse meglio à *sper essai Cfr. asperessa nm. 83. 

aspero sordo aspide mu. 257 v, od. àspoxo surdu; cfr. XII 389. 

assolar mu. 91, 24, nrom. 17, 24, per exaotar; cfr. asautar pai, ma saltar 
noi. 23, asal tata ant romanesco, asaltasione ecc. ant. tose. 

asseir assediare mu. lllr, assisem la citae 316 r; quasi *ad*edire y o 
forse meglio +ad*sedère *se(d)eiì\ Col perfetto e da confrontare assixa 
riposta, collocata, 77, 11. Sono da un semidotto asidiar, il pf. assidid 289 v e 
il part assidid (da immisi) 210 v; dei quali resta traccia nell'od. genov. 
asidià' importunare, seccare, asidiòvo uggito, di mal umore, e soprattutto 
infastidito per indisposizione e arsione. Il deverbale è asidju seccatore, pro- 
priamente * assedio*. Probabile l'incrociamento con accidia, cfr. bara. 

assempio asemp. rp 9, 317, ps 29, 26, asenpro rp 6, 228, cfr. not. 22, voc, ecc., 
inoltre aseniho less. 

astriao: ni sa mai fo aleunna personna chi la veisse astria ni corro- 
sa* adirata mu. 93 r, 93 v. Si dice tuttora viga astrià' vecchia rabbiosa: 
con stria* In pm. anche T infinito e un derivato: corno l'homo incomenea 
astriarsse (fu a *str.T) t e: elio astriesa in si mesmo. 

atanser, atonie giunge mu. 84 v, lo fé vestir de bianco, ehi li atanzea 
firn ali pee 73 r; anche in pm. Per l*a, sorto nelle voci arizotoniche, 
secondo è detto al nm. 18, son da confrontare atanta mm. 6, olanda ug. 
osa. 13' ; ma non è però da escludere che si tratti d'un* antica ricomposi* 
sione, come nel fra ataindre; tanto più che il verbo semplice è conservato 
oei pegn. tanfo tocco, suono. Cfr. otenoer XII 390. 

at e mperar ritemprare, moderare? mu. 56, 48, (anche F atrempe ta mesure), 
dir. 55, 35; accordare (di strumenti) 80, 15, cfr. gpa. I 39; contemperare 88, 
1 1 ; atemperamento temperamento , complessione 88, 30. 

atender dar retta, ubbidire: atexe alla responcium ps 32, 4 

♦furiar contendere mu. 83, 39. 

aUnto: dar at a un Vogo de* 23. Forse 4 assalto*, ma altri potrebbe pre- 
ferir di spiegare 'intendere*, • mirare a*. In gpa. III 48 passar con roba per 
attento vale forse: 'dove si fa assalto, si combatte'. In Matteo Villani at* 
tento vale 'intento* 'scopo*. 



48 Parodi, 

ativo: chi d la mente tropo ativa rp 1, 59, forse: troppo pronta alle cu- 
pidigie. va corretto astiva, con astar lesa.? 

attento che attesoché, div. 1474: cfr. l'ant. perug. attenta loro grande de* 
gnitade Arch. stor. it., & I, XVI, II, p. 139. 

ava ape (solo al plur., ave) mu. 72, 40; cosi brend., e cfr. avia XII 390, 
In ant. senese lapa. 

avanssar ajutare, far andare innanzi, mu. 82, 3; cfr. voc. 

avanci -ci avanti ps 28, 5; 30, 13; cfr. dauanci kath. v. 46, 207, targo., 
mon., dauanco bara., ecc. Nel contado si dice avahséi avantieri. Tipo non 
dissimile è l'avv. sovensso. 

avar rp 7,33; cfr. avairo le ss., derivato allo stesso modo che rotini cotru, 
satira oscura bars., ali. a scurio ib. 

aveneiuer mu. 62, 37; 86, 31. Piuttostochè 'avvenevolo' * piacevole', par 
che significhi * conveniente" * opportuno'. 

fa} vento: assi in firn corno a [l* a] vento come al principio mu. 57, 48. 

avironar 60, 4; 71, 18; 79, 37. Dal frc, v. virom. 

avissar considerar attentamente mu. 66, 27, cfr. voc. 

avisto attento, avveduto rp 3, 185; 6, 96; 8, 43; v. provisto. 

avo avolo mu. 61, 37; oggi solo mesiàu da messe 9 avu % cfr. maduna da 
madóna ava. 

avogollo cieco mu. 58, 37; 59, 4; 85, 36; cfr. avogol ug., avogal bars. Dal 
frc? Vedi qui agovollo. Il sost avogolessa 82, 9; 85, 25. 

axerbo rp 6, 42; cfr. Salvioni, Nuove postille. 

axevotae: lo bem e ax.de li quae il cui bene e agevolezza, agio, div. 1470, 
cfr. Dm. 24. 

azonzer unire mu. 80, 7; raggiungere 79, 36; cfr. gst. XV 266, zst XI 
166, v. 86, e nel l' ant it giungere. 

bachalar: un b. chi m'e d'entorno, zoo Marcordi scuroto rp 9, 103. Ha 
senza dubbio il significato, un pò* ironico, che gli è proprio nell'ani to- 
scano: un certo gran savio, il Mercoledì di quaresima. Si noti che è Car* 
novale che parla. Cfr. gpa. Il 62. In Bonvesin è un passo quasi parallelo, • 
Gennajo è chiamato goton (cioè g.) bacaler, cfr. gst. Vili 420. Io inton* 
derei a un dipresso: che si dà delle arie, come persona d'importanza,* 
lascerei da parte l'interpretazione troppo acuta e troppo dotta del Salvioni. 
Riscontri meno importanti, Morgante Magg. iv 37, al. 41, 321; ma noterai* 
bacalar te mendice, Rossi, Gloss. medie v. lig., 33. 

bachanesi rp 8, 291, cfr. less. Pare della stessa radice l'od. bahalku maretta. 

bagordar rp 1, 14; in buon senso, come anche kath. v. 940; solaci e ba- 
gordi, e nell'ant it Resta forse nell'od. genov. bepùdà' passarsela in ba- 
gordi; ma par contamipato con bere, bevuta: cfr. beguda osteria Rossi, OIosl 
mediev. lig. v 110. 



Studj liguri. § 2. Lessico. 49 

hanchai en rea b. a la fin seze rp 8, 401 : si allude alla punizione dei 
bancarottieri. Un passo di pat. 302 è molto simile a questo : En sto mondo 
ne 'n l'autro no starà en legra banca. 

Bnraban mu. 76 r, cfr. less., lb. V 70, besc. 1716. Per l'od. genov. barbàh 
babàu, ecc., vedi mrt. 343 sgg., dove si tocca pure dell'accento medievale. 

boratar ingannare mu. 83, 40; barato, forse •concussione 1 (lat. fraudes) 
.V), 5, ma in genere * inganno, frode* 55, 17, cfr. pm. 40; barataor (homo) 
rp 3, 118. Osservazioni sull'etimo di questi vocaboli ih rma. XXVII 212. 

barba suo colla barba incolta rp 9, 40. 

hassar: no bassa non s* abbassa mu. 75, 1, anche ant. it 

basso or ora, tarda, rp 9, 257, cfr. bassora mtt 163, 244, rpav., reggiano del 
contado, voc., ecc.; inoltre strasora cairn., IH 148 sg., venez., mantov., xnilan. 
del cont, mirand., ecc. In antichi testi toscani nel basso vespro. 

havasare rp 6, 179, bavazeie 7, 193: è da leggere bavazarie, e par signi- 
fichi ' ciarle inutili e dannose*; cfr. il frc. bavardage, e nell*od. genov. Òa- 
W«n chiaccherone. 

fnzigar rp 9, 123. 213. In entrambi i passi trovasi unito con verbi che si- 
gnificano saltare, ballare: con sagir nel primo, con baiar nel secondo, e avrà 
quindi un senso affine. Neil' od. genov. bahsiQu altalena, bansi§ùse ì e par da 
mettere con balzare. Il n devesi a bansa, da bar ansa. 

belo: mostrando b. de for rp 6, 112; mostrar deve qui significare 'appa- 
rire, mostrarsi', come in gid. 54, mtt. 312, e in special modo nell'ant. tose, 
Gorra, Testi ined. di St troj., 508, Dittam. 1 3, I 4, I 11, V 20, voc, ecc. 

terreeo, faza be*"reta y rp 3, 119, pare 'faccia di birbo'; cfr. btr. 33. 

bestia: cossi de bestie, corno de animai e oxeli mu. 44, 18. Il testo cata- 
lano, riferito nella nota al passo, adopera animalies nel senso più comune 
e generale, mentre nel nostro pare indichi soltanto gli animali terrestri, 
•quadrupedi, quelli cioè che in catalano sono detti besties. Invece le bestie 
genovesi non sarebbero che i reptilies; cfr. rma. XXII 310, gau. 159. Oggi 
fistia si osa genericamente, benché di solito si ristringa ai quadrupedi; 
ina un letto pieno di cimici si dice pih de bestie; il che ricorda un po' il 
bete di certi dialetti francesi, come piccardo e lorenese, che significa 'un 
insetto qualunque'. Osservazioni non prive d'interesse si potrebbero fare 
«ull'uso di bestia e di animale nell'ant toscano. 

bestomar rivolgere altrove, traviare, mu. 86, 43; 88, 20; cfr. I'ant. frc. 

bexijci rp 7, 192. E forse da leggere beshisi. Si tratta delle ennzon chi 
fi i trovae* chi parlan de van amor e de b. con error; il che arieggia alle 
yjexie faete a beschizzi, cioè 'in modo capriccioso* del nostro Cavalli 
'<ec XVII), e al beschizzar bisticciare, fantasticare, scherzare, del Calmo (cfr. 
pv. 123). Anche il bischizzo del voc. sarà da mettere qui. Intenderemmo dun- 

ArchiTio rlottoTu ital., XV. 4 



50 Parodi , 

quo nel nostro passo 'follie* opp. 'cose futili e vane*. In ri 38, 1 trovasi 
proprio beschizo, cfr. less., e potrebbe interpretarsi 'umore strano* o meglio 
'bizza* 'stizza*. L'etimologia del vocabolo è proposta par. 11 in bis + skisd; e 
anche oggi mi sembra di non essere andato lontano dal vero; solo, converrà 
prendere skisà nel senso dell'it. schizzare, p. es. schizzare a letto ballarvi 
d*un salto. In clm. 99 si legge de maneghe a corneo beschizzar in bareta 
a erose, cioè, come rettamente interpreta l'amico Rossi, Mal vestito bor- 
ghese passare (o meglio, saltare, schizzare) all'abito sacerdotale*. Di qui 
i significati 'saltare il grillo', come nel crem. beschisid-s 'mb. % o 'saltare 
la mosca al naso ', come nel bresc embeschisids imbizzarrirsi, adirarsi (piem. 
esse an bischiss essere in urto, odiarsi). I due sensi troviamo in certo modo 
riuniti nel bresc beschiziòs selvatico, ritroso, schizzinoso, (vaiteli beschizi 
schifo) ; e infine lo stesso ital. schizzinoso, derivato da schizzare, serve molto 
bene ad illustrare e confermare i raffronti precedenti. — Tuttavia, chi non 
fosse contento della nostra, correzione di bexijci, potrebbe invece ricorrere 
a befigi: od. genov. bes'igà-se rodersi, crucciarsi da se, be/igu chi si 
rode, ecc., e anche lo stesso rodimento; vocaboli che hanno numerosissimi 
rappresentanti nei dialetti italiani e francesi. Il passo vorrebbe dire: can- 
zoni che parlano d'amori, con vani e peccaminosi crucci. 

bezenar rp 9, 294: o 'cenare di nuovo' o 'cenare ad ora insolita, fuori 
dell'ordinario'; cfr. il frc. reciner. 

biassmar mu. 53, 43; ridess., noi senso 'dolersi di', 59, 33. Cfr. less. ia- 
smar; brasmar nm. 25. 

biaxar rp 8,88, significa certo 'andar di sbieco', e, trattandosi di una nave, 
'far delle bordato'; coll'od. sbiàsu sbieco. 

binda benda ps 35, 8, vivo, inbindao lg 17, 27, vivo; cfr. XII 391. 

boi mu. 80, 23 (in rima con dir); vaie certo 'stupiti' 'attoniti'. Cfr. 
wboir. 

bonaceive: tempo b. div. 1469, cfr. less. s. bonasa abonazao. 

bordello rp 3, 123. Ora solo nel senso di 'chiasso' 'frastuono', eh* è an- 
che toscano. 

boscagia boscaglia mu. 73, 29; cfr. buscalea § 1, p. 14. 

bocer bossé: imp'% quello bosso de latte mu. 291 r * boccia' 'vaso', e va col 
primo di questi due vocaboli. 

bosiicar scuotere mu. 63, 1 ; cfr. less. 335, ove ha senso un po' diverso, ma 
affine. Oggi des'bustiha disturbare, importunare. 

bradi li demonnij comenssam a far grandi braci per le penne, de che 
elli eram eonstreiti ma. 199 r. Vale senza dubbio 'strida' 'urli', o simili, 
a forse illustra il passo dei mon. fi 292: Dund'eo ne sun ma* tneso en molto 
crudeli braci, dove penso che il Mussafia intendesse, non senza motivo» 



Studj liguri. §2. Lessico. 51 

• braccia*. Il e Tale di solito s aspro, ma non è impossibile ebe risponda in* 
vece a s* (li) % cfr. citar rp 8,281, nm. 1 o; dimodoché potremmo con giungere 
questo vocabolo colla solita stirpe brag brafa dell'ani fr. braire, it sbrai- 
tare, prov. braidir, ecc. Il genov. od. sf-bragà, contado bragd\ come i suoi 
affini d'altri dialetti, è un derivato in -ut-; ma abbiamo anche sbràWwa^ da 
uno sbras*ura % civetta, e anche •sbraitone*; e questo si connetterebbe di- 
rettamente colla voce di cui si tratta. Il tema brag- è parallelo al tema 
brug- e può essere sopra esso rifatto; brato sarebbe da porre accanto a 
bruiOy pel quale vedi in séguito. 

forandoti: brandoin acciai mu. 105 r. In peom. leggesi all'anno 1526, p. 201; 
in le offerte de dette mese nove e veìaiione de monache, non se possano ne 
debiano dare brandoni in cera % e il De Simoni spiega: * grossi ceri offerti 
od usati in chiesa'. Il che mostra che il nostro vocabolo ebbe vita piut- 
tosto rigogliosa e non è un semplice ricalco del fre brandon. Per l'etimo, 
cfr. kng.; è poi nota la famiglia di voci affini, ma con significato di 'alari', 
b*llun. orandola berg. brandenal, crem. berdenal, cfr. Ib. p. 8 sg., e in special 
modo btr. s. cavedon, in n. 

treno crusca rp 3, 182; gel., ecc. La frase saco de b. si adopera sem pre- 
come un'ingiuria, nel senso generico di 'uomo da poco, buono a nulla*. 

brixa mu. 61, 23, ace. a buca 53, 27; 57, 40, * brezza' 'sizza*. Solo il 
secondo vive nel dialetto. 

broca mu. 54, 24, frc. broche, 

broehir mettere i germogli o le fronde? mu. 56, 37 '. In Rossi, Gloss. 
inedie v. lig. 28, è broca gemma del fico, e cfr. ib. oMts, p. 71 ; inoltre tes. 
254,255,261. Si potrebbe anche pensare a orotftr, che avrebbe un discendente 
nell'od. genov. berttceli anter. berturfli, per brot^ garzuoli, cfr. Rossi, ib., s. 
brotus -tulus. 

bruda mu. 46, 29, cfr. less. 334. In bv. brua 594, 1224, 1349, e cosi nel 
Buovo udio^ zst XI 30, v. 416. Abbiamo dunque probabilmente due di* 
versi riflessi, che stanno fra loro come per es. *plafg)itu e *plaktu; e col 
riflesso genovese si accompagna brut al* 316, brudi ronzare, del basso li- 
mosino: bruda *brGg(i)da t come freidu frig(i)du. 

brugore burgore: ne insirà ihavelli e burgore e vesige infiai mu. 16 v, 
brug. 315 v. È l'od, bri/f*a *v(e)rrucula; cfr. ex. 224, rma. XXVII 220, Sai- 
vieni, N. Postille. 

brusca bruscolo mu. 118 r, cfr. clm., kng. 1437 (!) e Dici génér. s. buche; 



' I due versi che seguono a broehir, sono forse da ridurre ad un solo, 
considerando, secondo vuole anche l'ordine metrico della poesia, pinna de 
fogie come una glossa; adunque: en la stai fructo cogie. 



52 Parodi , 

oggi solo bùsha. In dm. 216 trovasi una speci© <T imprecazione: al sangue 
d'i bruscandoli: brusca + scandulaì Anche nelFod. genovese skahdula si- 
gnifica 'bruscolo* * scheggia*. 

bruzo rumore, frastuono mu. 54, 6; 57, 30 ; 65, 35, cfr. XII 392. 

bubanza rp 4, 15» mu. 54, 7, spesso anche in pm., cfr. Ta. fra bobance % e 
less. s. burbanza. 11 r di quest'ultimo, è senza dubbio posteriore e dovuto 
a qualche contaminazione; si ricordi» per es. 9 burbero, 

bussula scatola b simile, ps 28, 8, oggi vivo, in questo senso, soltanto in 
tri sic ria, anter. bisurèta, salvadanaio, e in bisulótu. 

bufar gettare ps 35, 14, vivo; ma non si usa più nel senso di * cacciare \ 
che troviamo mu. 4Q, 26; tranne se accompagnato con fòa fuori, come mu. 
42, 4; 43, 3. Cfr. less. s. butacasi e XII 392. 

buxom mu. 90, 7, frc buisson; cfr. tuttavia al. 289 e l'od. piem. 

cabezana ps 34,45, cav. mu. 68 v. Cfr, btr. 60, s. friso: una vesta da donna 
con friso d'anenteria al cavezzo e alle maniche, Du Cange, ecc. 

cadeUar guidare mu. 69, 42, cfr. less. 336 s. candelando, e specialmente la 
nota. Non pare vocabolo indigeno, benché della sua popolarità faccia testi- 
monianza la frase superstite m$te testa a hadflu metter la testa a segno. 

cagnor cagnuolo ep. 358, cfr. at VI 15. 

cai: iava ben e cai e peiga rp 8, 19; è da correggere calca (cioè carco). In 
un atto del 1248, riportato in dcr. 35 sg., si legge: Ego martinus cala fatue 
de Umbregaria promitto et convento tibi marino usus maris... calcare navem 
tuam ...de omni labore pertinenti ad calafatiamo et clamare et cohopernare 
(cioè incavigliare, guernire di caviglie di legno e di perni di ferro) et pe- 
lare dictam navem, E a p. 14: ipsam naoem pegatam et calcatam, cioè im- 
peciata e stoppata. Un passo parallelo è in rp 8, 200 sg.: ma si vor esser 
ben iavao e da tute parte ben stopao % ove stopao risponde a un di presso 
a calcao. Cfr. less. s. calcao; ma specialmente dvon. 34: la qual galia si de* 
esser tuta calchada et inpegolada da novo; inoltre st X 11. Invece il carcao 
di rp 1, 26 ha significato diverso, calcato, frequentato (cfr. il sost calcata 
via frequentata gpa. Ili 38). 

calexo calice ps 28, 41; 31, 7. 18. 

canteluo: la dita spelonca era cantellua no segando ooera humanna, ma 
segondo overa divinna mu. 144 r. Quasi canter-uta massiccia di mura; e can» 
telato canter. è anche dell' ant toscano. 

cancellar eh. vacillare, traballare, mu. 58, 46; 78, 32, frc. 

caosso % de V erboro , pedale, mu, 305 v, oggi hàsu. 

car: za no te cor de zo pentii\ non ti raglia, non devi, rp 9, 150, cfr. less. 

cara menti a caro prezzo mu. 67, 9. Con 'caro' preso in questo senso 
vanno probabilmeote il carena di mon. D 159 e il carina di kath. 1214, 1358» 



Studj liguri. § 2. Lessico. 53 

(e di cad. vii 10, forse in 61), che al Mussafia parvero oscuri; inoltre il 
dantesco carizia, che sta a carezza come giustizia a giustezza, cfr. Bullett 
d. Soc. dant III 144, VI 16 n. Tuttavia Dante poteva sentirvi 'care re \ 

cammia rp 8, 292, era vivo nel sec. XVII; oggi halamita. In meg. 378 
temperam lor charamya; in lver. stela calamita. 

carar: cara a secho rp 8, 350, a terra? E il car di 8, 383 è certo errore 
per Carar, 

cariteiver rp 4, 53, estratto da caritae. 

carrega mu. 54, 21; 61, 5, Ip 3, 17: ha sempre il senso di 'seggio* * sedia 
onorifica*, di che qt 59, mentre ora si usa per * sedia' in generale: cfr. XII 
394, lb. p. 38, ca., bara., lver., mtt. 181. É diffìcile combinare insieme le di- 
verse forme che il vocabolo presenta nei diversi dialetti; ma basti osser- 
vare che nel genovese si risale a un doppio re forse per influenza di * carro*? 
O anzi deli* intero verbo karegà'l 

cassa casa caccia rp 3, 56, mu. 48, 12, ecc.» cassar 48, 11; ora kàca ecc.; 
cassixoim mu. 115r. 

Cassola : missela in la e. de la fronza mu. 34 r; ora hasòa cazzuola (dei 
muratori); cfr. gand. 63 e caca XII 393, Salvioni, L'eleni, volgare n. stat. 
lat di Brissago, ecc., bara. 

castigar ammaestrare, ammonire, rp 3, 22; 6, 203, secondo l'antico uso 

> 

francese; castigamelo ri 39, 97. Cfr. pnf. 488, fio. 26, 4. 5> ecc. 

catino * meschino' o 'dolente' mu. 59, 10; di poco valore, meschino, 62, 
30; 63, 12; cfr. lesa. 337, XII 394*. 

cantari mu. 63, 32. Ho corretto cubitar, ma sarà da preferire covear. 

cazezar edificar case mu. 175 vi 

cego (plur. cegui) ps 32, 16, ora soltanto grbu. 

cercho cerchio mu. 75, 2: si attenderebbe sercu, o meglio il semidotto 
cercullu, come 53, 4; 79, 38; 88, 10, col quale si raddrizzerebbe il verso. 

cerner zerner rp 8, 11, mu. 51, 16, ove ha il sènso, tuttora vivo, di 
•scegliere*. Cfr. less. 

cessmo mu. 75, 33, cfr. acesmao e less. 338.' Ma è difficile dire che cosa 
qui significhi propriamente. Oggi séixmu senno. 

cingnò cenno, forse quasi c gesto \ rp 6, 73; cfr. less. s. acignavoy btr. 124, 
lb. p. 179, aL 359, rv. 28 sgg., ecc. 



1 Mi si permetta di correggere qui un errore in cui sono caduto nel § 1 
nm. 48, prendendo codina per 'captiVa*; mentre è un derivato di 'cadere*, 
nel senso che questo verbo mostra nell'esempio citato s. mar , cazer de 
lo sosso mar. Si veda Wòlfflin's Arch. VIII 472, ove però cadivus è detto, 
a torto, solo francese. Anche il Tobler, parlando del frc. chat f nei Rendic. 
<L A cad. di Berlino, XXXIII (1896) 858, trascura il vocabolo latino. 



54 Parodi , 

circondo, per, tati* attorno , ma. 65, 24; modo escogitato probabilmente 
per la rima. 

cobear cub. mu. 66, 6; 73, 13, efr. cobiter coveiter pred., e lesa. a. edi- 
tare; inoltre cubitixia pm. Il vocabolo indigeno è piuttosto covear. 

colar collare le relè rp 8, 103. 383. Cfr. bv. 389 e il toc 

compreyuo sorpreso, scoperto, ps 34, 18; cfr. XII 396, meg. 827. Non è 
chiaro che cosa significhi mn. 64, 31,: chi ha fatto sorgere il perìcolo, espo- 
nendo visi primo? 

comunal rp 5, 59, mu. 66, 36; cfr. XII 396, brend. 

condicionao, che ha certe qualità e condizioni, mu. 88, 42. Noto condition 
'faccenda' e 'avvenimento* gst. Vili 418. 

condimento ornamento in genere? mu. 61, 21. Cfr. l'ant. fre 

conduto acquedotto, vivo, v. covro, 

conffinnie -inie mu. 55, 4. 38, tr. 5. 

conmento rp 8, 21, od. kdmfktu, term. mar., commessura, commento. 

conpangna rp 8, 29. è la stanza della nave, che serviva come dispensa, 
cfr. dcr. 23. 

conpangnar accompagnarsi rp 9, 258. 

constar paragonare mu. 94, 32. Vedi less. s. aconto accordo, che ho pure 
da de 1 13, e s. corno; aconco dven. 167 accomodamento (lb. 1896?); cfr. 
conio ib. 135. L'od. genov. ahuheti? vale soltanto * scegliere, ossia accon- 
ciare la verdura*. Con vari significati, contar ac. t ecc., mon. B 261, clm.« 
gst Vili 419, Rn. 276, pv. 281, Arch. XII 396, 398: si può anche ricordare 
il poemetto napoletano sui Bagni di Pozzuoli (ed. Percopo) xxxvx 8. — 
conuamenti acconciamente mu. 67, 20, cfr. sei. 20. 

conta, en e, in fretta, rp 8, 102, cointa mu. 104 r, 226 r; cfr. contoxo fret- 
toloso pm.; il verbo corrispondente è contorse affrettarsi rp 9, 141. Pare 
un riflesso di compitare: dal senso primitivo * conto* * penso* si svolse, 
da una parte il senso di 'sto per* 'sono in procinto di* (contad, 6 kuintów 
de fa sono stato sul punto di fare; donde anche 6 K de kàt*e sono stato 
per cadere, ho corso rischio, ecc.); dall'altra nel riflessivo, a quanto pare, 
il senso di affrettarsi, che ci è dato da rp, ma che io non so dire se ai 
mantenga ancora, tranne nel deverbale, anch'esso contadinesco, kuintai 
ó k. ho fretta. Anche in monferrino avéj cuiita aver fretta* Al nostro va* 
cabolo è quasi parallelo l'ant prov. cat. sp. coitar cuytar affrettarsi, cfr. 
Diez less. L 

contorna accontanza, compagnia, rp 3, 231; acontarse accompagnarsi, 
usare con, 3, 1 17. 230, cfr. sei. 2 sg., voc, ecc. 

conto cointo cognito rp 6, 230; cfr. voc, ecc. 

conirar combattere, opporsi, mu. 65, 46; 82, 11. 



Studj liguri. § 2. Lessico. 55 

contrastarle^ cum, mu. 47, 1. 

contumacio mu. 51, 28; 90, 36: falso latinismo? 

conveneyver convegn. mu. 78, 9. 21, covegneiver 64, 4, ove par significhi 
'quel tanto che è necessario*; cfr. couignevol cai 15 r 18, couigniuol pnf. 
122, voc, ecc. 

conveniencia patto mu. 49, 21, cfr. covegnente mu. 27 v, contenente XII 396, 
il mìo Tristano Riccarda il Bullett d. Soc. dant. Ili 150, ecc. 

convento patto rp 6, 115, cfr. gst. VIII 419. 

cor cuojo, mu. 33 v, 1 13 r, cairote cuojajo 1 13 r. Oggi Icoju ecc. Qui spetta 
forse Vi di Coiram Corano, mu. 288 r. 

coragio cuore, natura, mu. 86, 21. 

cormo colmo\ dargi ben de raso colmo rp 3, 224, colmargli la misura, dargli 
il resto del carlino: modo vivo, pel cui senso originario è da vedere Rossi, 
(tloss, mediev. lig., 81, s. rasum, ad. Nel senso di 'fastigio* (di potenza, ecc.), 
mu. 66, 12, cfr. less., e in senso materiale, dven. 151. Par s'accosti al senso 
di 'vanto' rp 1, 72. 

cornar suonare il corno: me cornam la morte spiritual mu. 302 v. 

corsara rp 9, 248; il verso vorrebbe corresora. Si tratta del gioco di tal 
nome, che probabilmente risponde a quel delle carregginole, o della cour- 
roie; cfr. zst XIII 307 sgg., ma. XXI 407 sgg., XXII 64. 

costumar usare abitualmente mu. 57, 41. 

cotom cotogne mu. 53, 12. Si può pensare che vada unito con pome: 
royxim e pome coton dd; cfr. gst Vili 418. 

cavea: le quai covee dexiram per axtàr delleto mu. 68, 35, esempio no- 
tevole, perchè covee par conservi il senso del lai cupèdiae cose deside- 
rabili, che eccitano il desiderio. Nel senso più comune, di voglia, brama, 
54, 17; 60, 36, ecc., cfr. lesa. — Il verbo è covear mu. 63, 33, nm. 23. 

copertura, in senso metaforico, 57, 12; e propriamente 'pretesto' tri. 23°; 
cfr. besc 143, meg. 676, in senso proprio. 

coviar convitare rp 1 , 13. Ricorderò qui inconvio mu. 58 v, e il vb. tn- 
conviar io., che assicurano la lezione che inconviava ri 43, 169, cfr. less. 
300. 

covro rame, usti conduto (acquedotto) ...dee, mu. 47 r. Forse per 'bronzo' 
gau. 196, 197, lpid. 219, cfr. sai. 467. 

craveaoi mu. 48, 22. 23, (crev. 48, 15, forse errato). Deve risalire a *fca- 
prètu 9 forma morfologicamente strana ma confermata da cravei XII 397, 
craved lb. 1173, forse da craveo (\agnelo) Rn. 410, e da vocaboli vivi: cfr. 
Kiv. bibL d. lettor, it II 147, Arch. XIV 207, arb. 19. 

creatura le cose create, mu. 75, 5, in rima. 

creouo, letera dee. de 1 19; cfr. less. 



56 Parodi f 

creor, plur. creoi, creditore, div. 1467, 1468: per creeorì Credo piuttosto 
che sia estratto direttamente da creer. 

creta rp 3, 120, dar in e. dar a credenza. È vivo nel monf.; cfr. il frc. 
dette. Pel partic. creto XII 397. 

crevar crepare, trans., rp 6, 44: a la mente creta Vogio* La stessa frase, 
in senso proprio, mu. 31 v: si li fava creva lo ogio drito. 

cria grida, sost., de 1 25. 

croco uncino mu. 67, 6; cfr. lb. p. 185, dp. 378, e il vb. scrocar scrocà 
scrocher scattare, scattare con strepito, nel com., bellun., regg., e anche 
in clm., descrocar sparare mtt. 194. 

crolar rp 9, 35; cfr. less. s. corlar; scortare gand. 48, st V 1. Oggi skrul't. 

crucifficar mu. '65, 29; cfr. less. 343, ove sh ne dà una spiegazione al- 
quanto ricercata. Credo sia dello stesso tipo di dampnifficar mu. 84, 31. 
Vedi pure XII 398, besc. 1511, theod. 81, lind. 

cuba tomba mu. 216 r, 256 r, oggi kùba (ù breve) cielo della carrozza, cfr. 
cuba cupola clm. e kng. 2344. È noto che cupa ha il valore di 'cupola* 
'tomba* già nel latino epigrafico, per es. CIL II Suppl. 6178, VI 12202. Cfr. il 
Bullett d. Soc. dant, III 144, anche pei riflessi stranieri, da cui probabilmente 
questi nostri provengono. Forma più italiana ha chuva cupola (la cima dW 
tempio con tuta la sua chuva si s fendè) in una Passione veneta, pubbli- 
cata dal Mazzatinti, Mas. it. d. Bibl. di Francia, II 208; cfr. càvolo dv. 'ÒH\l 

cureiver curante, sollecito, rp 9, 305. 

dafnagio rp 2, 9; 8, 363, damagiando 2, 35; cfr. pnf. 5, gel., ant iL, a 
less. s. dartnagio, 

debrixar mu. 53, 28 ; 61, 24; cfr. 1 ant. it dibrigiare, dal frc; inoltre sbrucar 
XIV 214. 

dechin che rp 8, 169, cfr. less. s. tachim, cioè, secondo 6 detto par. 12. 
tam c/iitn, forma corrispondente alle notissime venete. È parallela a de fin 
che rp 4, 33, dven. 151, bara., ecc. 

decorrer trapassare, sparire, mu. 73, 14; cfr. descorrer XII 399. 

degoUar mu. 91, 14, cfr. less., bara., bv. 305, ecc. É da decollare* gola; 
noi genovese dei secoli scorsi degglu rovina, il quale ricorda il frc. merid. 
deguel degual degol precipizio, abisso, e anche 'grande abbondanza*, ci*- 
goul<ì y ani degollar precipitare, morire. Senonchè non è facile vedere quanto 
spetti qui a 'collo* e quanto a 'collo*. E tracollo ì 

dettero, a d. t del tutto, mu. 4C, 25. Cfr. delivro sei. 24 e deliberar liberar* 
mu. 60, 17. Inoltre livro gau. 195, livrar finire mu. 188 v, less. 

delleoe, a, facilmente mu. 83, 4; cfr. de leve sei. 42 (de facili gau. 145j, 
a Uve XII 411. 

demenar agitare, trascinare mu. 51, 38, cfr. pnf. 264, 767; d, forttenarii 
mu. 8*3, 28, cfr. sei. 24, rv., o l'ant. fr. demener. 



Studj liguri. § 2. Lessico. 57 

demerito merito ma. 55, 32. Ma forse è da leggere de m. 

dtmeter smettere mu. 54, 31, cfr. sei. 24, mrgh. Un po' diversamente de- 
uxele less. Con altro significato pat 

demora indugio rp 4, 37, e probabilmente 7, 103; 9, 207, cfr. bara. Tuttavia 
nelTultimo esempio par che faccia già capolino l'od. significato di 'sollazzo' 
'divertimento*, sia pure con una punta d'ironia; cfr. rv. In tal caso sarebbe 
preferibile metter la virgola dopo enfemo t invece che dopo demora. Como 
da noi demora f altrove ha preso il senso di 'svago' 'diporto* sosorno; cfr. 
sozemo gst Vili 416, soiorno bara. 

departir partire, allontanarsi mu. 56, 13; 58, 41, rifl.; dividere, disgiun- 
gere 39, 19; 58, 31; far in parti 74, 16; distribuire 89, 16, cfr. 87, 27. 

deprender^se, a, prendere per punto di partenza (del giudizio), aver ri- 
guardo, 56, 11. 

derochar atterrare mu. 42, 23. In senso diverso less. 345, e rp 5, 21, dove 
si deve correggere : che se derive e deroche in gran per fondo chi uncha, ecc. 
Neil' od. monferr. droche'e $dr. y ed inoltre drive* e sdr. rovinare. 

desco rp 5, 51 ; gpa. II 36, bars., ecc. 

desconsso sconveniente mu. 81, 46, fijoi dessconci deformi 62, 9. Cfr. scgnza 
geL, qui eonssar e XII 399. 

deseontao di poco conto, misero, rp 3, 275. 

desdexeiver rp Q, 73, cfr. dexdesevre sei. 27, e il vb. desdeser pat 47. 

deslavar lavar via, rp 8, 239; cfr. ug. t delavado slavato pnf. 479. 

deslear mu. 55, 23; 71, 8, cfr. deslegai XII 399, ecc. 

deslengoar mu. 57, 51, nm. 38. Pare significhi 'indebolirsi' 'infiacchirsi*, 
e forse qualcosa di simile intese e volle dire il traduttore 79, 28. Pel senso 
più ovvio e più frequente, less. 347, Bullett dell'Istit stor. it, XVIII 125, 
e cfr. delenguar XI( 399. 

desmontar discendere (dai cielo in terra) 94, 28; cfr. Ili 259, brend. 10 e 
voc Anche nell*ant romanesco, ecc. 

detperduo perduto rp 9, 244; con altro senso XII 399. 

despessao spezzato mu. 46, 31 ; 79, 18. 

despiegar esplicare mu. 87, 23. 26; spiegare mtt. 60. 

despigian si se despigid lo mantello mu. 10 v, si sciolse, si sfibbiò; no 
lo poeam despigiar da lo leto staccare 103 r. Cfr. XII 399 e impiliar im- 
pacciare gst. Vili 420, it impigliarsi, inoltre spigliato. 

desQuernar uscir dalla via, dall'ordine stabilito, mu. 81, 14, cfr. less. 347. 

deuaxiao disagiato, addolorato, mu. 67, 33; cfr. ug. 326, sei. 27, voc.; e 



qui 

deeservir meritare 55, 8; 85, 39. 41; 89, 25; cfr. l'ant. frc. 

destognuo trattenuto rp 9, 242, cfr. Ili 259, da un vb. destegneir -gnir trat- 



58 Parodi, 

tenere, pel quale vedi db. 45, mtt 136, die. 172, 11, ca., sai. 448, ant. it., 
p. e8. Bandi Lucch. 222. 

destenperanssa inclemenza (del tempo) mu. 78, 17. 

destrasso: da d. ali Citaen div. 1472, speiie e destraxii 1471, certo: di- 
sturbo, molestia; cfr. Rossi, Gloss. mediev. lig., 114. Nelle Visioni di S. Fran- 
cesca Romana detratto strazio 115 B e detratiando 115 A. 

destrenzer contenere, frenare mu. 69, 3, cfr. less. 348; ma 'essere in op- 
posizione* ' contradire ' 94, 12. Il sost. destrenzemento distretta, angoscia rp 
9, 42. Cfr. gst. Vili 419, pnf. 253, mrgh., voc. 

destreto de 1 29, destrituay abitanti del distretto ib. 30, zen. 115, ecc. 

desvalar: desvalando su e zu mu. 9r, desvalando de lo monte 25 t; me- 
taforic. donee esser cossi descasao e desvalaoì cacciato e umiliato 36 v; cfr. 
less., st. XV 81, rma. XXVII 204. 

desviar mu. 77, 43; 78, 38, cfr. kath. 812 \ bars.;- desviamento l'uscir 
di strada mu. 56, 25; 73, 1, che in pnf. 623 risponde al lat ( devia* rie tra- 
verse; cfr. sei. 26. 

detornar stornare, tener lontano, mu. 67, 16; cfr. il frc. 

devear vietare mu. 40, 34; 41, 12; cfr. less. \ XII 400, pnf. 78, 622, clm. 



1 E 1095, sebbene il Mussafia preferisca intendere quivi * toglier di vita', 
ant. frc. devier. L' imperatore prova tutti i tormenti, Cum el gè possa fare 
maor pene durare, Per que ella se debia più tosto desviare. Interpretando 
' morire \ i due versi sono in con tradizione fra loro; né d'altra parte c'era 
bisogno di così grandi sforzi, per uccidere Caterina, specialmente per uc- 
ciderla 'al più tosto*. Infine il barone, che s'era assunto il brutto incarico, 
avvisa poco dopo 1* imperatore d'aver trovato così terribile tormento, che 
nessuno potrebbe resistervi: A li tot comandamenti adesso vegnirae 1105, 
cioè subito 'si disvierà*, si allontanerà dalla fede di Cristo. Cfr. ca. p. 81. 

* Il Flechia ha, oltre a devea, anche desvea, che egli intendeva ' disvia, fa 
uscir di via*. Vale invece senza alcun dubbio • divieta*. Il passo è in ri 36, 
45 sgg., e parla del freddo e del vento, che regna in Voltri. Altrove ho 
mostrato come devano intendersi i vv. 30-32 (inventao battuto dai venti, ecc.), 
par. 19, e nei versi di cui trattiamo si continua lo stesso motivo. Il vento 
è così forte, che non si può nemmeno uscir di casa; e se qualcuno, per 
sue necessità, deve barcheza ... in ver citae andar in barca a Genova, trova 
arsura a gram zhantea, con un provim chi gi desvea. Il modo a gram zh. 
risponde all' ant fr. a grant piente in grande abbondanza; arsura è l'effetto 
doloroso del vento e del freddo, che fanno scoppiare e sanguinare la cute 
del volto e delle mani; provim è spiegato dal Flechia * turbine' o qualcosa 
di simile, e il passo parallelo di 37, 125 sembra gli dia ragione. Certo non 
si può pensare all'od. sprùin o sprùn pioggerella, da sprinà' spruna' p mi- 
nare; al più potrebbe ammettersi qualche antico incrociamento. Ad ogni 



Studj liguri. § 2. lessico 59 

In ri 61, 2 e div. 1471 devéo, sost II semplice vear mu. 73, 16, cfr. less., e 
ug. 1806. 

devenir avTenire mu. 92, 25, cfr. dven. 128, 150, XII 400 e l'ant it In 
brand. 58 deventadi avvenuti. Vedi qui vegnir. 

dexiar rp 4, 11, mu. 68, 19, acc. a dexirar. 

ttesaxio mu. 74, 18, cfr. sei* 27 e qui dessaxiao'. Oggi in desdalu per 
inavvertenza, sbadatamente (che si dice d'un malestro, d'un colpo dato ad 
alcuno, ecc.), e pare che il d si deva a qualche intrecciamento con altro 
vocabolo, p. es. con desdostu malandato: cfr. desdacio disagio in ant roma- 
nesco. 

dia di lg 21, 8. 20; cfr. besc. 51, 1780, pass. p. 261, ant it, provenz., ecc. 

definitiva mu. 61, 1. Forse non è, come mi parve, errore del traduttore, 
ma del copista, e si risale a d affinità*. 

dissagurao mu. 83, 37. Ho proposto, seguendo il latino, disformati; meglio 
spiegherebbe Terrore disfigurao o perfino disnaturao. 

dixe decet: la nave, ...segando se dùce, lo nostro Capitando seguiva div. 
1475; cfr. l'it s'addice, XII 401, kj. I 131. 

doler cioè durej mu. 51, 22, se dogia 83, 12, se dolleam 1. se dógah 51, 
21, ecc.; sost dogla ps 29, 14, cfr. less. s. doihe. 

domimom mu. 62, 38. Un altro esempio di questo curioso vocabolo fu 
indicato dal Mussafia mm. § 132, cfr. set 28. 

dar rp 8, 333; 9, 192, ecc., od. dò duolo, dolore, lamento. 

drapo panno mu. 64, 16; cfr. XIV 208, cm. HO. In tri tropo. 

dueka mu. 84, 16, cfr. XII 402; ma duxe doge de 1 27. 

echamez echame quello che e batezai mu. 83 r, echarne la camera tuia fo 
impia de luxe 84 r, echame lo dee vostro 182 v, cfr. ps 36, 31 : equivale dun- 
que al semplice eoa, nm. 16, ed è trapasso di facile intelligenza. Cfr. bese* 
452, e la diversa dichiarazione del Salvioni not 22; inoltre eccome da celo 
kath. 740; ecome *l populo theod. 12 (la stampa: e com el ©.). Invece di 
teca si trova eque, eque vos (la stampa e que) pred. 

Egispiain mu. 45, 26, e spesso nella parte inedita. 



modo, a chi si metta in barca, il provim * vieta' l'andare; e la maniera è 
descrìtta nei versi seguenti. A proposito dei quali, accennerò ancora che 
segnar 57 va corretto sonar sognarsi, o magari sognar^ se si vuole conce- 
derlo al genovese; che tolda 63 significa, non già ' cataletto, bara da morti*, 
com'è spiegato less. 398, ma bensì 'assicella di barca*, la quale, col mare 
grosso, è estiva seve cattiva, fragile siepe, ossia riparo. Il punto va se- 
gnato dopo il v. 62; i vv. 63-64 appartengono al periodo successivo e di- 
pendono à*perigori... aparegiai da tuti canti (a? una ioreta); anzi ò ben 
probabile ch'essi si trovino fuor di posto e vadano collocati dopo il v. 68. 



60 Parodi , 

enduer rp 6, 45. 

ensemelmenti Ip 5, 36, insem. lg 5, 66, cfr. kath. 837, ensembramente kath 
534, insenbrementre dven. 72; inoltre ensiememente beat, eugub. 60, e iit- 
siemem. nell'ani tose; infine VII 526. 

envrio envrieza nm. 35, ctr. less. s. envrùmza, XII 410. 

ercher arciere mu. 234 y, erehezar 304 v, erchezaor ib. 

A«r*> mu. 53, 48; 42 r, U6v, narri 158 r, 160 r; cfr. Aa-t«to in 262, redo 
dven. 153, reo 171, areo gau. 168, od. tose, redo riletto. 

essorbao accecato ps 32, 16. Nella parte che mu. ha comune -con ps ri ri- 
sponde sorbao. Cfr. frc. essorber accecare, spogliare. 

essugar-se ps 34, 26, cfr. il frc 

oste questo de 4 2, probabilmente erroneo. Tuttavia ricordo sto prèveii* 
kath. 90. 

facioh se trasse io f. de testa e ora messer lesu Criste, e poa desteise lo 
f in terra e disse: E ve prego, Segnor, che voi andei super questo me f. 
mu. 71 r; quasi ' facci uok>\ da 'faccia*, cfr. dven. 95, 167 e l'od. venez. fa- 
ciól faziòl fazzòl accappatoio, che risponde in parte anche per il senso, 
cavass., crem. fasòl fazzoletto. In prov. enfncolar velare. E fazzoletto dev'es- 
ser la stessa voce, venuta in Toscana dal settentrione; infatti non vi è 
popolare. 

faiellaì mu. 49, 20, 1. scucila. Il s lungo fu preso per /, e il nesso cu 
per aù 

fattoi abrazar lo f. so (del mondo) abbracciarlo nella. sua totalità, nel suo 
insieme, rp 8, 182; cfr. brend. 50-cAe fatta e di che fatta, mu> 75, 37. 

fallente 90, 18; il vb. è fallar. 

fannia carestia mu. 54, 35, cfr. ri 39, 6 e nm. 79. 

familitae, 1. famigitae % nm. 87, che è estratto direttamente da famiga* 

fancello mu. 63, 28. 

fantaxia sogno, delirio, mu, 131 r, cfr. mrgh., lpid. 215, voc, Bullett. d. 
Soc dant III 151 sg.,.wa. Vili 519. 

faocimele rp 6, 170. Si trova in un passo scorrettissimo, ove si condan- 

nano le pratiche della magia: forse corrisponde al l'i t faccunolo. 

faodai tegnir in f. in grembo mu. 13 r, cfr. le ss. Di vari dialetti pede- 
montani. 

faossom falcione mu. 277 r, cfr. mrgh., bar»., not. 22, mtt. 35, Salvioni, 

L'eleni, volgare, ecc. 

fendeura fessura, spiraglio mu. 74, 2, ofr. kath. 876, ex. 837, gst. XV 269 '. 



1 In ri 96, 12, si ha collo stesso senso firagno, che il Flechia intese in- 
vece * maglia, tessuto*. Negli ultimi secoli si diceva ancora a Genova firór* 



Studj liguri. § 2. Lessico. 61 

ferir, a, rivolgersi rp 8, 156; cfr. mu. 73, 24 e fant. frc. 

feria ramo mu. 69, 26, cfr. lb. p. 187. In mu. 271 v vale più generalmente 
S'erga': (San Basilio) tocha le parie cum la soa forila. 

fermamente stabilità mu. 90, 22. In ug. vale 'chiusura*. 

/(cor, soa pointura, mu. 72, 42. Cfr. zts. XVIII 13. 

fir mu. 96, 13, cfr. less , XII 404. 

/frim fiorino de 4 21. 

fixicianna medichessa mu. 53, 40, francesismo ; ma fixìco medico 88, 30, 
sarà indigeno : cfr. la scentia de la fixicha la medicina pm-, e zen. 77, voc. 
Oggi fisica ha nel popolo un senso molto vicino a quello di magia, e per 
•»<$o è fisica il magnetismo, lo spiritismo, l'ipnotismo e anche ciò che gli 
appare di più straordinario nei giuochi de* prestigiatori. 

fizema: lo demonnio li aduste ala mente unna f emena... e in tanta f fo 
aceìtso che % ecc., mu. 276 r. Pare significhi 'caldo erotico', significato che 
esclude senz'altro la derivazione da 'sofisma*, difesa zst XXI 130, rart. 404, 
sAoza tener troppo conto dell'uso antico. Cfr. voc e inoltre Guido da Pisa: 
di grande tenerezza e piatade incominciò a infisimare e llagrimare* Senso 
fondamentale sembra 'enfiagione (morale)'. 

/tota fiotto? mu. 59, 28, storpiatura d'un gallicismo. 

foran foranna esterno, estrinseco, mu. 63, 38; 64, 1; 69, 55; 79, 37. 39. 

lorbir: ferve mu. 220 r, forbisse 274 r, cfr. pnf. 466, 721 1 XII 405;- /br- 
'uói de li cavali mu. 29 v. 

formen mu. 53, 31, 139 r, cfr. folmen min. 31. 

foror : desceize um angero da cel cum tanto foro%\ che paream che li fos- 
\<n\ tuli li troin de lo mondo ma. 83 v: rombo, od. /S, detto del fuoco, d'una 
pentola che bolle, ecc., non bene spiegato in mrt. 414. Cfr. crem. fa furur 
far rumore. Tra i vari sensi che il vocabolo assunse, ricorderò quello del- 
l'int fiorentino, 'demolizione di case*, quasi il nostro 'sventramento*. 

fùrtunar, tempo /"., rp 8, 61. 

fortunna tempesta mu. 67, 21 ; cfr. ap., bara., voc, eec 

fragellao ps 36, 8. 19. Oggi fragelów significa in generale: battuto, mal- 
menato, o coi segni delle battiture; né qui il senso è molto diverso. Cfr. 
theod. 12 e frxnzelar XII 404. 



*zr.fireura)i che ha la medesima origine e si unisce col crem. filidura 
f-siura, spiraglio, col berg. feladura, forse col valverz. frigna buco, fessura 

•i rupe; cfr. Rass. bibl. d. lettor, it II 148 e ca. — Aggiungo, poiché sono 
:n argomento, che il verso seg. (De) te ferra de tal peagno non significa 
'ti avvince, ti lega di tal ceppo', less. 353, ma 'ti ferirà con tale colpo del 
piede*. Infatti, il contesto mostra apertamente che si vuol minacciare il 
■uperbo d'esser precipitato dalla sua altezza. 



62 Parodi, 

fravellessa mu, 73, 17, vedi seve ressa. Trovasi flevereza sei., cfr. gst. Vili 
414, e anche flevelle gst. XV 269, rv. 

fraxéllar sfracellare mu. 276 v, 278 r, cfr. XII 405. 

freidessa accidia mu. 389 v. 

frenna frenesia mu. 261 r; era vivo nel sec. XVI, Da *frec~ina, nm. 6, 
cfr. Ti't. frégola. 

frexao; robe frexae mu. 82, 39, infrexaure fregi 24 v; cfr. friocius Rossi, 
Gloss. mediev. lig., 51, friso btr. 60, en frisar ib. 53, infrisado sei. 38, e 
inoltre not. 22, lb. p. 171, rv.; frixadura de perle dven. 64, 65. Nell'ant. 
lucchese fregetto nastro, od. genov. frezétu. 

fronza mu. 34 v, fronzora 33 v, fionda. 

frota frotta mu. 80, 21. 

fruto furto rp 3, 123; 6, 98; cfr. less. 

fuer mu. 58, 28; 88, 27, ant. frc. fuer, od. fur. 

fuzir evitare, esser libero da, mu. 88, 7. 

gameao camello mu. 155 v, nm. 16, cfr. gameti mm. nm. 34, gst. Vili 420, 
gambétto btr., brend., fio., gambiro not. 27. 

gamerra rp 3, 327, probabilmente 'mantello', da unire con l'it. gamur- 
rino. E rea g. veste di condannato, di galeotto. Cfr. Rossi, Gloss. mediev. 
ligure, 52. 

glayo ps 32, 38, cfr. iao lg 15, 72; 16, 22; less., XII 406, bars., ca., lind. 

goo mu. 294 r, 295 v, ntro plur. goa 44, 15. 26; 41 r. È un'antica misura 
marina di lunghezza, che risponde a 4 cubitus\ nel quale pare s'abbia a 
cercarne anche l'etimologia, sebbene ci sieno gravi difficoltà fonetiche. Cfr. 
Rocca, Pesi e misure antiche di Genova (1871), p. 70, che ricorda anche 
la forma goda. 

goardar gardar custodire, conservare, ps 30, 40, ecc.; rifl. mu. 79, 38; cfr. 
XII 407, voc, ecc. 

goarnirse, da freido % difendersi, mu. 70, 4; cfr. gst. Vili 420. 

goliardo 'dia -darla ep. 354; cfr. XII 406. In pm. il vb. goriardar. 

gonella ps 32, 20; cfr. XII 407. Óra gune'lu. 

gorfo de 9 3. Ora ingur fa-se mangiare ingordamente. 

gota: atea unna gota neigra sum la mascha f chi li tegnea firn al* ogio 
mu. 314v. Vedi XII 418 sg., in n. 

gotaa schiaffo mu. 69 r; cfr. sei. 32, not. 22, best, passv. 329, pass. 35 
e p, 263, lb. V 40 , tose, gotata. 

grae graticola: fo rostio in unna grae de ferro mu. 218 v; cfr. XII 407, lb. 
p. 169. L'od. genov. gr§ significa * rete \- Ricorderò anche lo strano gra- 
tuita graticola mu. 220 v. 

gramegnosn: d'esto mar vitto ascoso luto lo mondo e gr. rp 7, 228: è af- 



Studj liguri. § 2. Lessico. 63 

ditto da esso, come da una gramigna? Ma ci suggerisce un'interpretazione 
più propria pm. : se cognosce lo porcho a la Icngua se elio e gramegnoso. 
Si tratta d'una malattia d'animali, v. Du Cange. 

grand erre mu. 74, 35, schietto gallicismo. Cfr. però edro sei. 28. 

grandor grandetta, masch , mu. 73, 1^, fem. sai. 487: frc? 

grecar far danno mu. 62, 41, cfr. agrevar; grevess* 94, 34, bars. 

guaitar-se guardarsi rp 8, 212, cfr. agaitar. 

guigno rp 6, 72; xgigno mu. U5v. 

guissa -xa rp 3, 185, ecc. 

gasar mu. 57, 40: oscuro* Se rosto sta per 'ramo* o 'cespo*, guza si 
potrebbe forse intendere * rende come aguzzi i rami, spogliandoli di foglie*; 
fors'anche si potrebbe correggere sgussa li sguscia, denuda. 

iaceura mu. 56, 50, quasi ' ghiacciatila *, freddezza. 

tossa mu. 60, 11, viro, cfr. mon. D 139, clm. nm. cxtx, Àrch. XII 406. 

iave biade ps 27, 6, acc. a biava less. 332, forma superstite, col senso di 
4 arena*; cfr. XII 391, beat, bars., sai. 465, ecc. 

idola mu. 181 r, plur. idolo 41, lì; cfr. III 261, kath. 512, 550; il sng. 
idoia mrgh. e besc v. 2066. 

idria: idrie do tegnoi aigoa mu. 56 r; cfr. not 22 nm. 5, il prov. ydria, 
il fr. idre, gr. votola. Altro vaso da liquidi è la ihara iarra mu. 56 r, od. 
gara (di solito per l'olio). 

ihairir distinguere mu. 52, 28. 

ihossura (L édsùra) luogo chiuso mu. 57, 28, cfr. ug. Oggi Vau si conserva 
in cosu chiuso, detto specialmente del naso, intasato, e in desédde (; \cfge)\ 
cfr. less. s. iosa e qui s. sshuran, indossa mu. 50, 28, di fronte ad inclusso 
66, 7, ecc., inoltre reclosa ug. 844, reclus 1 117, prov. 42 e, 129 b, meg. 507, 
Salvioni, Postille e N. Postille. 

ihusma gusma div. 1475, 1479, oggi cui ma ciurma. 

imbeverao mu. 56, 9, oggi ihbeviów imbevuto. 

imbocao mu. 41, 2. E il catal. emboleatì 

impaihar inp. rp 8, 124, ps 29, 20; 32, 9, ecc.; impaihamento mu. 94, 24. 
Cfr. nm. 23 e less^ XII 407 s. impagarse, 409 s. inpachiar. Il e genovese 
non può risalire né a et, né a ctj. 

hnspear mu. 65, 38, cfr. XII 409; cfr. spe spiedo mon., ecc. L*ant. frc. ha 
espeer, cfr. ima. XIX 330 sg. 

inc arna r l e prender carne, corpo, ma. 75, 8. 

ineaHvio ridotto a male, in cattivo arnese, rp 9, 39, cfr. less. 

inconviar, v. s. coviar. 

incrosto rp 7, 178. cfr. XII 408, Ib. 1570, inclosto enei brend., zts. XVIII 
72, incostre cremasco. 



64 Parodi, 

induxia mu. 25 r, cfr. kath. 370, db. 52, ca. 362, rargh. e*- f tndiaiar 
ug. 794, get XV 268. 

infantao mu. 41, 32: dal frc. 

inffiaura mu. 72, 1, inffieura 63, 13; cfr. oixatira less. 

infondaa stabilita? mu. 94, 37 (cfr. 72, 16 n.). Nelle Prediche di Fra Gior- 
dano da Rivalto (ediz. Romagnoli) , p. 38 : questo senno del toccamente di' 
cono i savii eh' è il primo senno del corpo e nel quale s'infondano tutti 
gli altri senni naturali. 

inforssar rafforzare mu. 96, 9. Nel Fiore son. xxxm è neutro. 

infortunar-se divenir triste, misero mu. 58, 17. 

infoso : lo ducato se ne va, e la terra resta in/ossa de queste tale monete 
cative div. 1474, resta piena, rigurgita. Per la sovrabondanza della mo- 
neta di un qualche tipo era vocabolo tecnico; tuttavia si trova anche nel 
senso più comune, s*en fosse si riempi (di cibo) rp 9, 186. Non si può dire 
se fossero in uso altre forme. L'etimo dovrebb'essere in-fundere col senso 
di * versare in gran copia*, e Tu, in luogo di ù, proverrebbe dal presente, 
*infunde % secondo la relazione rispunde: rispus'e, ecc. Ma non so tratte* 
nermi dal ricordare la possibilità che infùsus si mescolasse nel dialetto 
con quell'i nfùlt us (*sub-fùltus), del quale discorre il Diei s. folto \ 
cfr. kng. 4271, Bullett d. Soc. dant IH 155. 

inganoro samenti mu. 49, 10: conferma Vo di inganorece less. 

ingoallansa mu. 66, 19; cfr. ingoar 41, 3; 66, 35, e less. s. enguar f dven. 
151, meg. 139, ingualiciar eguagliare tri. 73*; invalmente ap., alo invale 
sai. 450; inoltra qui s. aingoar. 

ingordi r bramare avidamente rp 9, 300. 

ingramirse crucciarsi rp 7, 208, anche cat, fio. 9, 20 ; cfr. less. s. gramo 
e ap., theod. 8, lind., gramesa st. VI 24, meg. 89, bar». 

inguento ps 28, 9. 14. 17, vivo; cfr. XII 408, bara. 

inihetar comprare mu. 311 r. 

inmagineioer 4 imaginabilis v mu. 97, 2. 4. 

innaffra ferita mu. 67, 35, dal frc.; cfr. ennavrar less. 

inprovìsta menti , imp. impre vedutamente mu. 60, 19 ; 89, 20. 

inracionaoì mu. G'), 41. Ho corretto inracinao % frc. 

insartiaa rp 8, 17, con sartia 8, 101. 

intachao % de penna, de mar % mu. 83, 30. 31. 33. Dal frc? 

intendaber, bem int. t intelligibile, mu. 51, 18. 

interduto ep. 354* Convien correggere lettura e punteggiatura: la go- 
liardia de vii homo et negligente è sputa et mar zar (il ma. maisor); lago» 
liardaria d*um soiicito è interduto e solazo. E lo stesso che desduto moa n 
prov., cfr. piem. dOit garbo. 



Studj liguri. § 2, Lessico. 65 

invagir assalirò? de* 14, 16, 17. Cfr. rma. XXVII 201, ove si correggono 
l'etimologia e l'interpretazione date di envagimento Iess. 362, e di vaguj lesa. 
401, e si recano altri esempj. Anche in pm.: ch'elio e tosto invagio e perduo 
per no esser armao; però che lomo armao si no se invagisse ma se de fende. 
Significa dunque propriamente 'sbigottire'; donde forse passò ad un senso 
molto prossimo a quello di * assalire ', secondo mostrerebbe de*. Fors*an* 
che si può concedere che in certi casi invagir si confondesse con *tnvatr. 

invear mu. 42, 7, donde invea un. 23; imveoso pm. 

invoar: se invoàm a Dee fecer voto mu. 90 v, od. moti voto; cfr. cavasse 
e ooo mu. 94 r, voaive ib., ora caduto. 

inoolupar mu. 83, 14; 90, 39; cfr. invulpao ri 63, 22, vulpao rp 7, 67, 
ore però il verso richiederebbe involupao env. Anche beat 20, 19; 23, 14, 
mtt. 241 e cfr. gand. 65 volpalo; zts. XXI 192 sgg. 

insegno intelletto, indole, mu. 55, 35, inzegni de demonnij 87, 36 'sollertia'. 

iometa Geometri mu. 76, 23. 

ìoca gioia mu. 92 v, 96 r: gioia* goto (/, ri 133, 133)? 

iuexio giudizio ps 34, 28; 36, 42, ali. a xuiwio mu. 93, 26, e cosi iuexe 
iuxe ali. a suooe, nm. 22, e a zuegar mu. 56, 11, ecc., suigar 88, 23, ecc.; 
sempre iustixia de 1 38, div. 1474, instiate giustizieri mu. 243 v. 

itixfrao, cfr. aiustrar. 

laborerio laboratorio div. 1468, 1471, od. lawfju. Altrove e in pm. signi- 
fica piuttosto 'lavoro*, piem. lavoreri, lomb., ecc., cfr. cat, pnf. 141,503, 
lb. 1524, 1528 e p. 214, ren. 382, dven. 141, pv. 15, zen. 69, db. 47, 91, gau. 
196, mtt. 111, Salvioni, L'eleni, volgare, ecc. 

latrar latrare ma. 222 v, 279 v; anche 'piangere' 'lamentarsi*: e o layrao 
criando e pianxando 69 v. 

lattar allattare Ip 1, 11, cfr. st I 5. Anche dell'ant umbro e iL, cfr. Trist 
Riccard. lattare e p. covili n. 

langor debolezza, infiacchimento, pena, mu. 52, 11 ; 58, 3; 86, 12; languir 
esser debole 84, 34; lamgerosso 62, 11, probabilmente erroneo, per lamgor., 
or* è da ricordare l'ant fr. langorir. Nel latino tardo languor valeva ( mor- 
bus', wa. Via 543. 

latin volgar, lo nostro l. n* il genovese, rp 9, 15. 

lavanda rp 6, 193, vivo. 

lecharia mu. 82, 10, fre? Cfr. Iess. e leccatore gau. 157, ecc. 

lemi legami rp 9, 1 1 1, od. Ifmi, cfr. Iess. 364, XII 41 1, bars., sta. XXII 474. 
L'etimo *legxmen y proposto dal Galvani, è senza dubbio esatto; ma bi- 
sogna aggiungere che.il vocabolo fu rifatto su 'legere* scegliere. Contro 
T *aUmine del Salvioni sta la lunga genovese, cfr. remu^ ecc. 

lene* lenza? mu. 67, 17. Il senso si capisce solo approssimativamente. 

Archivio flotto!. iteL, XV. 5 



66 Parodi, 

Invoce il lenta di ri 51, 12 vale probabilmente 'corda a retta linea \ cfr. 
Rossi, Gloss. mediev. lig., 119: non ha lenza diritta, cioè: le sue cose non 
vanno bene. 

leom pardo: li leoim pardi mu. 226 v. Ricorderò qui anche il fé min. leonna 
297 r t e liona pardo gid. IH. 

levemenii facilmente mu. 78, 22; cfr. delleoe. 

Umassa mu. 17 r, 17 v, ora lùmésa; cfr. XII 411. 

linaio mu. 39, 10. 23; 41, 2; 51, 9, ecc.; il dubbio, espresso lesa. 365, che 
sia da leggere lin\ % è contradetto dai fatti, vedi qui nm, 30. 

lirio giglio mu. 252 r, cfr. XII 411; ma zigio 102 v, 105 r, e i vocabolari 
genovesi danno come vivo fifa* da tane* 

li9io senza peli, liscio, mu. 48, 18. Invece in mu. 70 r significa proprio 
«livido*, v. morom, e livor 121 r * pallore'. Cfr. Jess. 365. E Imo è da leg- 
gere Ig 17, 35*lap. X 35: qui è esliuioy donde l'erroneo tonto di lg. 

Ugo: marnerei aVora de vespo lo pam Uxo ma. 19 r, e si oppone « pam 
levao. Vive tuttora li/u frusto, logoro, e, detto del pane, 'mal lievito'; Ut, 
elì$u$; cfr. Ib. p. 198 sg. e Riv. bibl. d. lettor, it II 149, wa. m 19, VIII 
533 567. 

loguer pagamento, ricompensa mu. 66, 22; 83, 16. 24. 29. 30; 85, 29; 
dal fra 

lavo eervel mu. 73, 15. 

loxno mu. 56, 22, cfr. md. 89, lomnar XII 412, geL 

luminar liminare mu. 18 v. 

luminarti mu. 39, 15, luminarie 39, 12, detto del sole e della luna, cfr. 
luminaria lampada brend. Oggi lùm$fa lucerna, lampadario; ma fumerà mu. 
52, 40; 58, 19. 22 è un pretto francesismo. 

lunatica: unna eoa fiiora lunatica isterica o passa mu. 182 r; lunatico^ 
ciò he chi chace delia luna Ipid. 223, cfr. fio. 30, inoltre sta. XVII 543. 
Dittam* V 25, voc-, frc lunatique lunage % ecc. 

lumrì mu. 82, 11. 

magaiem nmm. 42, 82*. 

mmfatoi mu. 86, 40, maefatoi div. 1466, composto col plurale, come gau. 
152, 157; mail fattori anche in ant tose. Altrove mar fatar mu. 56, 18, ecc. 
Ricordo pure malfacenti rp 8, 107. 

mairinna mu. 281 r, oggi tmoina. 

maitinaa rp 3, 39; cfr. X 238, sei. 43, mrgh., ant toac^ ima. XVIQ 621, ecc. 

maixor ep. 354, vedi interduto. Si dico sempre marti? con senso concreto 
di 'bambino, uomo sudicio'. 

maUiciar malignare mu. 55, 23. 

malo/Udo maleficio, delitto ps 35, 42, mu. 56, 17. 19, por incrociamento 
con officio; cfr. zen. 65. 



Studj liguri. § 2. Lessico. 67 

mamalovei li manderà tante m. e grilli, che elle destruetam iuta Verba 
e le fbgie degli erbori mu. 15 v, un segnai, cioè una delle piaghe d'Egitto; e 
così: tante m*, aragoste e limasse... y che elle roeream iute le erbe e li erbori 
chiromazem 17 v. 'brachi* o meglio 'cavallette'. Nell'antico francese non 
ai trovò, credo, che una sola volta marmolues, nel Roman de Thèbes (ed. 
Constant) H, App. Ili, p. 121, v. 1042: Et tarentes et marmolues; l'editore 
è incerto sul suo significato. Un tema mal- ricorre nell'altre t tanto raro ed 
oscuro matot calabrone, del Chevalier au lion (ed. Forster) v, 117, 

manaira mu. 46, 19, cfr. manata mon., mtt« 271, manera lb. 1644, ecc., 
manareise lese. 

mandesi mu. 69, 46; 74, 15; 77, 39, ecc. Cfr. vnd. 99 sg„ ove l'antica 
afférmazione ital. madie madesi è ricondotta, seguendo il Diez, a m'at Dio. 
Io preferisco la dichiarazione del fìlanc mai-Dio % che trova una buona di- 
fesa nel perché madie t perchè mai? dell' Albertano pistojese 4. Cfr. mai-dè 
marnò, di Bergamo, di Milano e d'altrove, gst Vili 411, pv. 18» 153, md. 7, 
e, per l'uso del mai in tali composti» lo stéssctaat-nd, che ha. per contrap- 
posto mai-si. 

maneiver abitabile mu. 62, 38. 

mar, sosso m. epilessia: elio comenssà a caser de lo s. m. mu..288r; cfr. 
il crem. brótmdl e l'ant. tose coloro che cagiono di rio male Propugn. II 
318. Vedi lunatico. 

marcerai scuroto il mercoldì delle ceneri rp 9, 104, vivo, cfr. Rossi, Oloss. 
medie v. lig., 91, 

martore -a mu. 79 v, 102 r, martorio rp 6, 269, che è da leggere mar* 
tóriu ('.purgatorio, od. pùrgatòju). 

maciachano div. 1469, masacano 1471, od. masahah muratore; col frc. 
macon* 

maxeld lp 1, 48; cfr. lap. xxy 18, massallata Mazza Un ti, Mas. d. Bibl. 
frane, II 547, e mascellata anche nell' Albertano pistoj. 67; inoltre gotaa. 
li sempre vivo mascaa ps 33, 42, cfr. less., è da unire. col pur vivo masha 
* mastica guancia. 

mastegao noto per lunga pratica de. 4 5; cfr. dp. 384. 

men, a: a men de lui senza di lui mu. 84, 33 sg. . 

mentaar mu. 250 r, it mentovare, ecc. 

menuo ?.rp 9, 268. Sarà da leggere reemuo. 

mereantia rp 6, 109 e passim. L'amico prof. Vandelli ha richiamato la mia 
attenzione sul fatto che nei testi antichi italiani il vocabolo è sempre 
scritto col f, come dovremmo aspettarci. È dunque molto probabile che il 
nostro mercanzia deva il suo % ad un error di lettura, diffuso e perpe- 
tuato per via delle stampe. Cfr. mercadantia o mare. ren. 381, dven. 113, 



68 Parodi , 

brand. 54, e, sai fra, ìnercatandia mercad. mercaandxa gau. 136, mtt 214, 
db. 36. Campanini, Un atrovare del sec XIII (sic), 34, prov. 72 a, bara. 

merir mu. 57, 1. 19; 63, 17, merio 72, 3, cfr. less. e XII 414. 

meritar ricompensare ps 33, 16, servissi merita* resi mu. 51, 10; cfr. l'ani, 
it e l'od. rimeritare. 

merom: li ogi e li meroym neygri ps 36, 12, passo che si ritrova pare 
in mu. 70 r: li meroim tati neigri e livij; cfr. li mellom meg. 260. La parte 
superiore delle guance, sotto gli occhi? Meglio la guancia tutta, da mela 
(cfr. il tose mele natiche); seppur questo non ha alterato un riflesso di 
mala. 

meto messo, ministro, intermediario, rp 4, 52; 8, 98; specialmente note* 
vole il primo passo : darle a De per ti mesteso, senza mezan ni atro meta* 
È da ricordare la frase odierna parla* a strame' si parlare a vanvera, stolta* 
mente} che è illustrata dal jtarld da tra messo del Foglietta. È in verità 
troppo noto che le parole riferite riescono facilmente diverse e peggiori di 
quelle udite. - Agg. mesay£o*missaticu tr. 4, 7. 

messaxio disagio mu. 58, 39; 72, 32; cfr. dessaxiao, 

messeanssa -hansa sventura, condizione non buona in genere, mu. 71, 24; 
84, 38: ant frc. mescheanee. 

messerenssa miseria mu. 89, 1; spesso anche meserente mess. 23 r, 33 v, 
257 r, ecc., il quale però è di solito unito con rebelo, cosicché si direbbe 
un errore per mesereente. 

messom messe ps 27, 7, mu. 68, 7; 90, 8; cfr. sei., aL 289, 292, XII 414 % 
gau. 135, rv. v inoltre mexonerius •eneus Rossi, Qloss. mediev. lig., 67. Il 
verbo è mezonar rp 9, 164, cfr. mon. Anche meer t meyoa, nm. 33. Ricor- 
derò il dantesco messioni Conv. IV 27, che ha il senso di 'spese, sfoggi*» 
e rma. XXVI 454 n. 

mesureiver misurato rp 3, 114. 

>neter t in parte, in divisione, in discordia, rp 7, 42; cfr. voc 

mesa fora ma. 80, 41. Il Mussafla mi suggerisce giustamente metafora* 

mezan, cfr. meso. 

minuirì Solo minuando mu. 58, 16. 

misserto mu. 85, 45: da miseritusì 

missiom immissione, quasi *missi8ne f mu. 85, 3; un pò 4 dubbio. 

molli, L mògi, mu. 53, 36 (:ogi): gst VIII 416, cavass., prov., tea. 241, eoe. 

mora rp 7, 225, L maro, 

mostrare, v. belo. 

mozo stolto rp 2, 7; 9, 214. Però nel secondo esempio, lì mosi canti sa- 
ranno piuttosto canti 'vani* 'capricciosi*. Cfr. less. s. inmoeif e l'od. genov. 
màsu 'sazio, ben rimpinzato', 'benestante', il cui /proviene dal plurale. Per 
l'etimo è da vedere Schuchardt, Roman, et I, p. 34 dell'estratto. 



Studj liguri. § 2. Lessico. 69 

muar motare mu. 47, 11; 84, 19, ecc., muàber 83, 43, ecc. Oggi solo in 
stramùà* far lo sgombero. 

munitiom ammonizione ma. 84, 42, consiglio 91, 7, acc ad amoniciom 
amtiii., amonir rp 3, 22. In ant perug. mimi, Arch. stor. it. XVI, P. 2*, 
p. 136. 

musar star a guardare, indugiare, rp 9, 247; cfr. le ss. e XII 416. Ma in 
ri 54, 71 è probabile valga piuttosto 'suona la muta' cioè la 'cornamusa*, 
cfr. pivar zen. Vedi pur Bullett d. Soc dant. Ili 153. 

muxicar suonare, far musica, ma. 56, 30. O va unito, come aggettivo, a 
strumentoì 

naa raccolto mu. 59, 17, propriamente 'nata* nm. 75. 

nascensa escrescenza cutanea, lo segnar (piaga d'Egitto) dele nascensse 
mu. 16 v (che son poi specificate in burgore % ihavelU % ecc.). Cfr. gst. Vili 
421, gand. 50; ant perug. molte nascente, le quale tutte eran piene de veneno 
Arch. stor. it XVI, P. 1% 149; ant napol., nei Bagni di Pozzuoli, iv 9, p. 102, 
ove non fu inteso dall'editore, gst X265; ant it, per es. in Feo Belcari. 

navirio mu. 91, 3. 

neoamenti mu. 71, 6; cfr. lesa. 371, XII 416, zst XII 295; aggett neco, cioè 
nZccu, da un nequus nequa, che si trova già nei Vangeli della versione 
Itala: nèquam trattato come cuppa? 

Nichia Nieea do* 4. 

nivola -Ila 53, 21. 28. 39, eco , oggi nuota; ma cfr. niola dm., nivola 
lomb., ecc.; nivollao, soat, mu. 58, 20 (1. lo niv. fun/de) t cfr. less. 374. 

norir mu. 51, 15; 61, 8; norixom 78, 15. 

noro nolo mu. 228 v. 

noveUesse novità mu. 167 r. 

otr udire nm. 33; oga V udito rp 8, 122, oggi Vòdxa. 

olente ps 28, 9, oUmento mu. 61, 22, cfr. XII 417, rv.; oriioso mu. 4 v, che 
ricorre pure in pm., olitoso t e va con oritar mu. 50, 30, oritava 123 v, che 
è piuttosto singolare. Per ore olet, nm. 57, ole besc 1753; per olioso ul. 
pv. 204, cavass. 

era aria, vento rp 8, 374, cfr. ri 36, 50; anche maschile in mu., per forsa 
de venti e de graindi ori se rompi la nave 52 v. Cfr. XII 418, sts. XVII 506. 

orco rp 7, 195, aggett: villano? Cfr. Sai rioni, Postille e N. Postille. 

ordem ma. 82, 19. 20, eoe, ordenaeiom 87, 25; ordenar 87, 25, ordena- 
minti rp 3, 154. 

ordio orso mu. 17 r, 57 v. 

ordir rp 6, 78. Unisci e le ree ovre qui son ordie, facendo dipendere il 
lotto da pensa. 

organar produrre suono, mu. 56, 31 ; vedi muxicar. È l'ant fre orguener 
organer % ant sp. organar Milagros 26. In theod. 86 organesava. 



70 Parodi, 

orgoio rp 6, 43, cioè orgògu (:oio); orgoioxir inu. 89, 9, cfr. orgoiar prov. 

orio olio mu. 42, 3, cfr. less. s. oleo. 

oritar, v. olente, 

orrezo orrore mu. 59, 5, piuttosto strano : cfr. provenz. orreza. 

orza rp 8, 337, orzar andare ad orza 8, 86; oggi anche in andà' a l'orsa 
andar di traverso, barcollando. Cfr. dcr. 239. 

osso oso opus rp 3, 72. 193; 8, 280; 9, 340, mu. 30 v, ecc-, cfr. less., pred. 
obs 05, par. 19; di derivazione straniera. La pronuncia era d/ti, come at- 
testa la rima. Alla frase mar a to osso risponde nell'ant it. male (o bene) 
a tuo, a suo uopo, p. es. Man. D'Ancona-Bacci I 134. 

hosie rp 1, 61, ospite. Vale 'esercito' de* 26, mu. 91, 3. 

otriar mu. 77, 28. 40; 78, 29, ecc., dal fre; cfr. oltriià XII 417. 

noverar ps 27, 2, overa mu. 79, 17; 81, 36, ecc., ma ovra 83, 16; overer 
operajo, artefice, 56, 16; 87, 30; oggi deviti? adoperare, méte ih dòma i«L, 
§urnu d'dte*j, quasi dies *operìlis t giorno feriale. 

Pague mu. 67, 30, fre 

paixe mu. 62, 15, nm. 3. 

palUdar impallidire, nm. 93. O non sarà un aggettivo, a cui per errore 
il copista aggiunse un r in fine? 

par palo mu. 65, 37. 

poì'axiu rp 5, 49, mu. 59 v, oggi Pàiu l'antico Palazzo Ducale; cfr. l'ani, 
tose. Par lascio, ov'è influenza di parlamento. 

parea parete mu. 135 v, due volte, cfr. mon. In dm. parei assiti, cfr. brend. 
10, Bullett d. Soc. dant III 119. 

parei apparire mu. 53, 25, brend. 54, sai. 472, voc, ecc. 

parlamento discorso rp 3, 312; cfr. kath. 373, pnf. 325, brea<L, voc, ecc. 

parità rp 4, 34 Parrebbe * partito', ma si può anche intendere 4 parte*, 
come 9, 358, lesa., bara., soprattutto sai. 440. 

participar: participam cum Dee ma. 83, 26 sg., far parUcipar in lor 
bianssa far parte a loro della beatitudine 86, 38 9g.; participeiver partecipe 
56. 10, nm. 69 b . Cfr. participevoU con affine a, gid. 34, 38.. 

paù pedule mu. 66, 6; 78, 11, di genere incerto. É maschile gst XV 270. 

peanna orma mu. 42, 31. 34. 39, cfr. piem. peagna e gel. a. plana. In 
Festo 'peda: vestigi una humanum'. 

pegar: peiga spalma di pece rp 8, 19; cfr. dcr. 36» sei., gst VIII 415, 
mrgh.; inpega beat. 488, pegazà less. 

peigar-se : se pdgam si piegano mu. 96, 3 , L se cefyah, od. cej)à*se* Cfr. 
piegarle mon. D 129 e un passo parallelo in besc 2190, ov' è detto del 
cielo, che si abbasserà verso la terra; inoltre mrgh. 

peigro mu. 83, 43, pegrixia rp 3, 307, pegricia mu. 90, 40, pigreta ps 27, 
8; cfr. XII 420, brend. 64, kath. 211, ecc. 



Studj liguri § 2. Lessico. 71 

peleso rp 8, 5. 72; cfr. lesa, e sopratutto V. Rossi, in Nuovo Arch. Ven. V, 
P. II, p. 27 s*>, in nota, delTestr. Ma il vocabolo ha forse bisogno di qualche 
altra dilucidazione. 

pento dipinto mu. 94, 36. 

perffeto perfezione mu. 78, 20. Ma credo sia da legger piuttosto a stao 
per/feto. 

perfondo nm. 44*. 

perforso sforzo (d'arme, di guerra) mu. 20 v; cfr. XIV 212 (e con senso 
generico md. 118). In mtt refforzo 205, res fiordo gau. 213. Il vb. perforqarse 
meg. 238, resforcarse III 259, gau. 205. 

pergoUo pergamo mu. 194 v, dven. 159, ani it, ecc. 

perio ps 27, 8, guasto, detto d'un frutto, oggi quasi solo in nule pq'ja 
noce secca, vuota. In pm. tanto che tu seraj perio e smorto, 

pesar rincrescere mu. 82, 28, cfr. il toc. 

pesteUencia danno, male, sventura, mu.61, 32; 71, 30; 80, 57; cfr. lpid. 213. 

pettumar calpestare, o meglio frantumare, mu. 157 r. Oggi pestumu (w 
breve) pestùmtn è quasi solo vocabolo vezzeggiativo, detto dalle mamme ai 
bambini, ma forse si sente ancora nel senso di 'pezzettino' 'un pochino'* 

piaezar mu. 59, 34; cfr. sei. 58, pat. Perptao mu. 54, 36, v. qui saho. 

piangoltento mu. 124 r, 267 r," come da 'piangolare'; cfr. sei. 58, besc. 
1537, gst Vili 415 sg., ove il Salvioni propone di ricondurre le varie voci a 
planct-, leggendo il g come g. Ma il genovese non lo permette. Sono dun- 
que forme diverse dalle nostre plangiorenta mm. p. 38, pianctorento XII 42 1, 

pianar mu. 50, 18, od. cosà piazzale di villaggio; cfr. XII 421. 

pianata ma. 22 r, 28 r, od. pùndta* 

pilota palla, pallottola, probabilmente dal frc; cfr. pela ap., brend. 50. 

pogi polli rp 9, 84, nel proverbio meio e a presente ove ca deman pogi o 
perniate meglio fringuello in man che tordo in frasca. E la nota base 
*jmlleu XII 424, rma. XX 68 sg. 

pointar puntare, cioè far ogni sforzo, mu. 66, 30; cfr. prov., voc. 

poisa polizza rp 9, 309, vivo nel sec. XVI; da dnódetit^ lat basso apo- 
disecu Cfr. pcom. xl, rma. IV 330, X 620 sg. 

polexim pulcino mu. 98 v : um par de p. de colombi. Cfr. § 1, p. 18. 

pomo il frutto proibito rp 6, 19, plur. pome mu. 53, 12. 

pondo rp 8, 39, con iti popolare o letterario? In gand. 51 pandoro* 

ponti/ficho ps 33, 35. 44 ; cfr. Ili 262, XII 422. 

pordomo mu. 82, 34; 83, 22; 86, 41 1 ecc.; cfr. less. s. prodommi e XII 423. 

portigiolla porticina mu. 143 v, oggi spurtigoa apertura nella sottana, 
tose 'spaccatura'. 

possaeora d'atgua, pozzanghera, mu. 234 v, cfr. zen. 



72 Parodi, 

poxom mu. 64, 14; 84, 11. 17. 23. Nel primo passo traduce 'bacchica rati- 
nerà' e ha quindi il senso generico di * bevanda*; negli altri potrebbe an- 
che stare per 'veleno*, ma è meglio pur qui intendere 'pozione*. E cosi in 
mori. G 66 (pexon, 1. pox.\ ug., g*nd. 80, e nell'ant frc. 

pozo poggio mu. 47, 27; oggi, nel contado, pó/u (d breve). 

praria mu. 70, 1 1 ; si attenderebbe praerta, e sarà dal frc. 

preom sassi mu. 68, 6. 

présteo imprestito de 4 27; cfr. empresteo cat. 3v 25, inpresiedo dven.61,ecc 

prestitela rp 3, 306. 

presumar rp 6, 256, anche dell' ant it; oggi solo presùmi f in funzione 
di sostantivo, 'petulanza*. 

precessa nm. 82 f ; cfr. preceda Ih. 1463. 

Priami Priamidi mu. 91, 12. 

primogenita primogenitura mu. 49, 20. 21. 

primo tempo primavera mu. 53, 1 1 ; 63,' 20; 90, 7; anche in div. 1473. Cfr. 
monferr. da primma in primavera. Nell'ant fiorentino si trova tempo nuovo 
e pare abbia lo stesso senso bon temp md. 183. Nel napoletano Regimen 
Sanitatis ver tiempo e anche solo vera. 

proa prova mu. 76, 17; ma forse 1* e che precede è da espungere, e proa 
è verbo, cfr. proar 76, 3. 

profectar mu. 39, 32, -tUar 39, 42. 

proffeto profitto mu. 54, 28, cfr. gau. 185, lpid. 202; proffeteiver mu. 90, 
26. 32. 

progenia mu. 24 v: oggi nel biblico de genia in prugenta. 

provenda cibo mu. 64, 10; cfr. prevenda less., prependa gst XV 270, it, 
prò fenda, ant frc. prò vende. 

provisto preveduto mu. 92, 7. 13. 26, ecc., e provey -veyr, col part proveuo 
96, 11, provesuo 96, 12, ecc.; ant. frc. porveoir. Il provista di 53, 38 è meno 
chiaro; forse 'ben disposta* 'atta', da paragonar con avisto. 

pubico mu. 54, 1, esatto? Si può ricordare Salvioni, Postille. 

pud mu. 38, 4. Che vuol dire? 

puvr pulire rp 6, 198, nm. 26. 

purgatorio mu. 85, 15: è forse aggettivo, 'purgatore*. 

quairo, fossa quaira t mu. 160 r. 

querir nm. 65; cfr. less. s. quero, gst XV 271. 

querno quaderno (cioè 'libro') mu. 65, 41; v. desquernar. 

quito mu. 85, 6. 8, ecc., frc. 

raer radere mu. 300 v. 

ramar mettere i rami mu. 56, 37, cfr. l*ant frc. - Nel senso di 'derubare, 
mandar a male* 54, 34, ant frc. desramer. Un aramare abbacchiare, in 
Rossi, Gloss. medie v. lig., 18. 



Studj liguri. § 2. Lessico. 73 

ramo d'oliva, lo sabao de, ps 28, 6; cfr. XII 425. 

rantegar: un morim, quando elio va bem forte , no fa far r. mu. 44 v: 
od. ràhteja rantolo. 

rason rp 9, 182, rasoi, plur., 9, 186. Non capisco e non so a che favola 
si alluda. Sapponendo una lacuna dopo il v. 184, si potrebbe pensare al 
Roman du Renard (ed. Martin) I p. 30, vv. 1050 sgg. (cfr. II p. 127, vv. 
661 sgg.) e far corrispondere rason al frc. bacon. 

ramale rp 9, 97, od. ravió'. 

ravir, ramo, mu. 80, 38; 91, 1; ravvia cat. 26 r 1. 

raxoi raggi mu. 96, 21 : sul frc. rayonì 

raxom d'entro ragioni intrinseche, mu. 79, 39. 

reeatar riscattare rp 7, 242, ps 28, 4, lg 6, 81 -lap. VI 81. 

reeomisso affidalo mu. 41, 7. 

reeoverar ricuperare mu. 53, 37; 80, 31; procacciare de 4 32; ristorare 
rp I, 12, cfr. mu. 85, 4; oggi arehuvid ristorare, confortare, rifocillare. Cfr. 
XII 425. 

recreao riconfortato mu. 67, 34; voc. 

reemuo rp 5, 99, ps 28, 4 ; cfr. lesa. s. remuo, qui menuo e XII 425. 

regoardar: per far regoardar menate mu. 82, 42, per valersi (de" ser- 
venti) come guardia contro le minaccio? 

relevo: lo r. de l'aotra (vianda) mu. 42 v, it. rilievi. 

reUugar splendere mu. 61, 37, rifl. 58, 24; cfr. lese. s. relugorx lugor 
cavass; inoltre VII 551. 

remerteghe de 4 18, forse * ricompense* 'risarcimenti': quasi * re- meri- 
tati cui 

replicar, in so cor de rv, mu. 78, 39: deve ripiegarsi, rivolgersi tutto al- 
l'esame del proprio cuore? 

reputar, in si, attribuire a se, mu. 63, 30. 

resenio aggranchito rp 9, 21, od. arenseniu f cfr. recreser refrescar regra* 
dar, per gli od. rihkre'se rinfreshà rihgrasià, nm. 94. Per l'etimo, vedi 
rt. 28 sgg. Tuttavia, restan dei dubbi: cfr. onglie arencinate uncicate zts. 
X VII 506. 

ressignar consegnare mu. 71, 23. 

ressister persistere mu* 57, 25. 

ressumer riassumere mu. 95, 34. 

restoio mu. 59, 22, cfr. Rossi, Gloss. mediev. lig., 83. Sarebbe 'metter in 
ristoppio*, quasi: ridurre a male, fiaccare. Ma la rima (più) è falsa. 

revoser mu. 60, 14, gand. 49, ecc. 

mu. 52, 6; 89, 40, rixm* 52, 38; cfr. XII 427 e gst XXXII 70 n. 
spinoso mu. 234 v, oggi riso' riccio, istrice. 



74 Parodi , 

roca roccia mu. 78, 11. 

roixim roxim mu. 53, 12; 57, 43, frc. raisin. 

romer rp 2, 30; cfr. sei. 64; in it. romèo, gst. VI 157 sgg. 

rosto mu. 57, 40 • oscuro. Forse 'ramo'? e si deve confrontare coU*it. 
rosta! Come se il traduttore si fosse rammentato del dantesco 'Che della 
selva rompieno ogni rosta\ ove però significa naturalmente 'ostacolo'. Ma 
sarà da legger costo* od. kusiu cespo, con rima falso. 

rota, de li serventi, mu. 63, 28, ant frc moie route* Nel toscano Febusso 
e Breusso (Firenze, Piatti, 1847): più non de enea in tutta la rota che fusse 
a cavallo, cioè 'in tutto il loro seguito ', p. 176. 

roveao roveto, nm. 15, cfr. gst Vili 415, Salvioni, Blem. volgare, ecc. 

rustigui, 7,. 195, 1. -£i, oggi rùsteffu 4 zotico' o anche * aspro' 'non le- 
vigato \ 

sabao ps 28, 6, cfr. less. sabu, che è la forma odierna, sabbo dlm. 

sacerdoto mu. 46, 15. 

sagir saltare, ballare rp 9, 123; in pm. sagir da um logo a um antro* 
cfr. sai. 428, 429, 478 ecc., e con senso non differente less. Per la forma, 
cfr. assagio rp 3, 217, less., db. 59, XII 389, ecc. 

sagogio: le mosche com li sagogi mu. 15 v; cfr. XII 429, XIV 344. 

saollar satollar mu. 61, 7, ecc.; saollo 00, 33. 

saòra zavorra rp 8, 248, oggi sòwra. 

saraxim rp 7, 62, mu. 46, 39, acc. a Sarren Sarrein tr. 6, ant. it sa» 
ratno. 

satisfar rp 6, 260 (tati far 6, 32), mu. 85, 44 ; cfr. sasti far best 493. 

xboir xboio sbigottire -ttito mu. 52. 37; 53, 20; 86, 44; sbmmmuo acb. 53, 
19; 80, 53; vedi boi, al quale potrebbe anche mancar per errore il »» pro- 
stetico. L'etimo è incerto: forse è vocabolo affine ali* od. rebulse rinfran- 
carsi, riprender lena, sollevarsi, e entrambi andrebbero col tema bùd (bùdd) 
di boegoso less. (bifdeffu pancione, cfr. XJV 390), bus* a pancia, it bui io i«L, 
forse *buddju; o con bod (bodd), che pare affine al precedente e cui può 
appartenere anche boegoso: btr. 34 sg., kng. 1262. 

scagnello sgabello mu. 190 r, 287 v, cfr. l'od* scàfiu ufficio, banco, lesa. 

scampissarì mu. 57, 34. Forse stampista dantroQ) chiude dentro? 

scargnir lp 1, 41, cfr. less. s. seregnir; e agg. squergne squerne sehergne 
rp 3, 263; 6, 178, mu. 187 r, spegnimento 68 v; cfr. Xll 429, 433. Oggi 
solo skrinus*u beffeggiatone, nm. 17. 

scarmesar sollazzo? mu. 65, 22. è da leggere scarniésar quasi 'scher» 
n«?ggiare'? 

scarpentar^se lacerarsi mu. 86, 22, vivo ; cfr. XII 429 s. scarpar, ima. XVII 
62 sg., ove però dovevo meglio distinguere tra scarp- e sgarb- e ammet- 



Studj liguri. § 2. Lessico. 75 

tere come probabili fusioni di carperò col gemati, skarp skrap t ecc. Vedi 

pure scarpellar gand. 53, lb. p. 182. 

scar zar-se strapparsi ps 34, 45. Anche in pm. pensa de li..,' mar tir corno 

ey som scarzay e tormentai?. Uno scarzaverit Rossi, Gloss. mediev. lig., 25, 

s. basitare. Contro *ex-carpsu sta io *; forse -carptiare % ofr. mlr. II 

656, kng. 2899, e il precedente. 

scoiente: lo cel e piairo e se. mu. 32 r, soh, e ihaira corno eresialo 54 v, 

od. skile'nUy che è il tose, squillante, attribuito ai colori. 

scelo suggello tr. 7, mu. 153 v, ceelar sellar nm. 32, dal fre? Cfr. suello 
XII 436 e lb. X 55. 

scorar rp 9, 287, pròpriamente 'scolare' e quindi ' asciugare*. Con un 
contrapposto molto curioso, oggi skwtf significa piuttosto ' ammollare* "in- 
fradiciare*; probabilmente perchè shwà\ colare (acqua), prese il senso di 
4 colare sopra un altro, bagnandole'. Si dice di solito: me Sun skwów mi 
sono infradiciato, sun shùu (deverbale) sono tutto fradicio. 

scoria frustata rp 6, 166, ex-corrigiala. Oggi skurià* frusta e shuriàtà 
frustata. 

scorsao scortecciato mu. 43, 12. 

scorsi: fatceam li leoini tot scorsi de quelle osse mu. 44 t, od. skrusu scric* 
chiotto, skrusV, kng. 4577. 

scotria furberia rp 7, 219, equivale a scotimento 6, 104 e lese. 

seoxir distinguere mu. 67, 42: cfr. 'ascusi intueri' lb. 298 e p. 177 sg. v 
Rn. 759, st, e inoltre il prov., Tank fre, ecc. È probabile che abbia qualche 
relazione coll'od. sk$il (un) sparlarne, di solito per vendetta, mettendone 
in piazza le miserie o le debolezze: verbo che altrove credetti ricondurre 
a *-caiuir*, da causa. 

scracar sputare mu. 64, 43, od. shrahà scaracchiare: è dunque senza "il 
ftuilisso derivativo, che credette riconoscervi il FlechialII 121 n. Il suffisso 
A invece nel sost skrdkow, da skraharu, cfr. scar culo XII 429. 

segera segale mu. 116 r, due volte, nm. 16; cfr. segre sei., lb. 664. 

segnar punger la vena mu. 170 r; cfr; toc, ant fre., ecc. 

segnar(e) far il segno della Croce, rp 3, 49. 

segur scure mu. 152 v; cfr. sei. 66, lb. 1653, bare.; segure e segura, acc a 
scura, nelTanL lucchese. 

seira ieri sera: elio a mangiao so che noi gè possamo seira davanti mu. 
44 v ; cfr. gel. 

semegiar sembrare rp 5, 14, mu. 88, 17, cfr. kath. 415; semegianssa sim- 
bolo mu. 71, 15. 

seno senso mu. 96, 31. 36; 97, 1; cfr. XII 43J, XIV 214, fio. 1. E frequente 
nell'ant ital., Ant Rime Volg. V 291, in un sonetto attribuito al Cavalcanti, 



76 Parodi. 

Canxon. Cbigiano ani. 451, Jacopone da Todi; e aggiungi il passo di Fra 
Giordano, cit sotto infóndati* 

eenoì rp 4, 57. Sarà da leggere: se no [voi] esser con fonano. 

senter cingere, sénsite ma. 163 v, cento ib., se lo seme 60 v. 

serena -nna sirena rp 8, 117, mu. 60, 25. 

Serpentinna Proserpina ma. 99 v. Si legge anche in qualche romanxo del 
cinquecento, cfr. stfr. II 250, e pare d'origine francese. 

serpicial serro o serva, masch. mu. 1)5 r, femm. 68 v, cfr. dyen, 136, 
dlm. p. 362, ecc. Anche servente ps 32, 11, mu. 47, 25; 82, 41, dlm. v.88, 
voc., ecc. 

seta seggio mu. 57, 18, oggi solo se tu (da karJ§a) paglia della sedia: 
con asetarse, e diverso quindi da seo mon., e da seso st. XVUI 8» brend. 10 
e lesa. 

severesa debolezza ma. 82, 22, 1. £, e cfr. xeiver seiv. ma. 80, 56, lesa., 
o fieive ma. 54, 30, fievellessa 82, 33, scrizioni etimologiche. Vedi anche 
a. fravellessa. 

seier sedere mu. 81, 11; 92, 19. 21. 22; elio teserà de terminarla sarà 
conveniente 95, 13. 

sgotar gocciolare ps 31, 24, cfr. VII 520, gotta guttolina Ipid. 214, zts. 

XVII 495; sogottare Ant Rime Volg. Ili 173. A Genova ora solo gutsa, cfr. 
XH 406. 

Simonexe, Som* mu. 292 v. 

sòrao storpio mu. 315 r, Ig 20, 16; cfr. XII 431, md. 99, cavass., bara. 

skropu bevanda (detto ironicamente del vino) rp 6, 65. 

sitiotaiì ma. 82, 1. 

sivóllo sibilo, fischio, mu. 294 r, L iitmrti, od. siguu, deverb. di ttycd; 
cfr. mrgh. sigolando. 

socir insozzare rp 7, 224. 

soda soldato de 4 23, nm. 24, vivo nel sec. XVI, ma oggi sunti tu; cfr. 
sodo soldo mu. 45, 31. 

sodan -danna mu. 58, 46, dal fre ; ma, col legittimo r, cat, pnf. 247, mrgh.; 
sodornamenti mu. 53, 29 pare un errore. 

sofferir-se astenersi ma. 89, 24. 

soffraita mu. 63, 33; 69, 49. 52, ecc. {soffaitra 70, 2); soffrattoseo 63, 12; 
86, 36. Cfr. XII 436. Il vocabolo è frequente nell'antica poesia italiana del 
dugento. 

somer asino mu. 33 r, le somere 30 r; cfr. kath. 246, Ib. 1107, prov. 104c. 
mat. 84. 

someto sommità mu. 73, 37, frc. 

sopeditar calpestare, opprimere, ma. 54, 9; anche div. 1468: per ambi- 

tium de segnoresar e suppedìlar altri t e div. 1477: non lassane supedUar. 



Studj liguri. § 2, Lessico. 77 

soperzho rp 1, 9; 9, 286, significa a un dipresso ' abuso \ mentre in Bon- 
▼esin si spinge fino al senso di ' sopruso \gst Vili 423. Pel Yerbo, saper- 
shar rp 7, 145. 146, v. lesa., inoltre st III 7, mrgh., pnf. 71, 97, 469, e spe- 
cialmente kath. 13» ov' è adoperato come neutro. 

sordio stordito mu. 311 r, con * sordo '. 

sorprenderle^ de iota, accendersi mu* 63, 21. 

sor zeri (la fontana) sorzea orio mu. 49 r; anche pm. xoree sgorga, c>. 
less. a, xcreente e XII 432. 

sastrar sottrarre mu. 66, 41 ; 67, 25, ecc.; frc? 

sovensso -io, avvb., mu. 51, 13; 83, 12; 84, 37: cfr. XII 432, ov*ò agget- 
tivo, passv. 325, geL 

sovram principale, capitale, mu. 76, 3. 7. 21. 22; cfr. XII 432. 

spander renare, mandar a male, mu. 28, 18; «potino 42, 14, nm. 44, che 
fa nei secoli passati spuentu t e spandila sparsa, suddivisa mu. 75, 13. 

sparmiar mu. 74, 18; 89, 1. Per l'etimo, cfr. mrt, 341. 

spegar-se liberarsi rp 6, 120 ; cfr. less., ove ha senso diverso. Ma qui sarà 
da *ea*pedicareì 

sperar: questo non speremo non temiamo div. 1468, cfr. brend. 55, lind., 
e lo spagnuolo. 

spermesar: era monto meio vendelo (l'unguento).,, che spermesalo e per- 
delio mu 59 v, che risponde a ps 28, 16. Pare che valga 'spanderlo* 'but- 
tarlo via': *ex-premicjarel (Cfr., per la forma, l'it sprimacciare). Nella tra- 
duzione della Gerusalemme Liberata, del secolo scorso: ra vitta saree ehi 
spremesse spesa inutilmente. 

sponza mu. 80 r, oggi spuns'ia spugna; cfr. ap. 

spraver sparve nm. 42. 

spreeioso prezioso ps 28, 9. 42, v. p. 37 n. 

spuazo ps 36, 12, cfr. spuazao less. e XII 433. 

spuriar rp 8, 371, oscuro. Forse è lecito proporre un *ex-puritare, o *ex- 
pur-idfare, dm pus; cfr. l'ant frc. puro- 'nettare' e anche 'gocciolare* 'sup- 
purare*. 

^tritar rp 6, 51, squia 8, 185, ove la rima esige shiga % mentre oggi si 
dice skùga, cfr. aL 66 squiglai bigia. Per altri raffronti e per l'oscuro etimo, 
v. lesa. 392, XII 430, XIV 404, rma. XVII 64 sg. 

stoino mu. 48, 15, L stàfa vivo. 

staera rp I, 28: miia de st. di buona misura. 

stagnum -om stagno, lago, mu. 21 v, 38 v, 54 v, ecc.; anche nel napol. 
Regimen sanitatis. 

stao stabilità mu. 67, 4, tener la nave in stao in buona condizione rp 
8,282. 



I 



78 Parodi, 

staxom stazione, /• si è unna st. de filistei, mu. 30 v, nm. 23. Cfr. il meno 
popolare stazon 'officina, bottega', btr. 110, lb. 1523 e p. 214, dv. 369, zen., 
gau. 181, mtL 23, 45, 351; per sfocio anche III 259 n., dvea. 130, 141, ecc. 

stazzila mu. 58, 16. Certo per stanz* o stenz., schietto gallicismo. 

stentar stento mu. 158 v. 

stilo modo, maniera, rp 7, 112. 

stopar calafatare rp 8, 121. 201; v. cai* 

star conviene mu. 85, 30, cfr. less., sei. 11. Certo è rifatto su vòr, ecc. 

strabossar: um gram dragom... pallea che lo vollesse strab. mu. 306 r, U 
dragom lo strabuzza ib.: *trans-vorsare, con v- in b-, secondo la teorii 
svolta in rma. XXVII 177 sgg. 

strapasaj trapassati, antenati, de 1 34. 

straviar far uscir di via mu. 69, 5; in Bonvesin 'scomparire' gst. Vili 424. • 

strazitaoi piascum stava str* e maraveiao attonito, sbigottito, mu. 93 r. Cfr. 
desgetarse perdersi d'animo paoL, desghetao dm. 

stremo: detornar le cosse streme mu. 67, 16, allontanare le sventure, 1« 
rovine? 

sirena rp 9, 94, in rima con cena, cioè sena (o meglio senna). 

strenzer sminuire, ridurre a nulla, perdere, mu. 52, 33. 

stronar gridare, far baccano, mu. 66, 21, con truh. 

sufficia basta, ha di notevole la sua diffusione; cfr. XIV 215. 

sugigar mu. 152 v, sugigadum 29 r. 

Sumatra fiumara mu. 186 v, 1. Sumatra: oggi in qualche dialetto ligure 
séumdta^ con immistione di scuma. 

zshuran rp 9, 160: L szhuiran cioè scuirdn, da zzhoir. less. Non si pu<> 
decidere se si tratti di •eludere o -claudere: il primo è in reckui in- 
clude ri 12, 152, il secondo in desédde (i wfgé) aprire (ad alcuno le orec- 
chie, ironico), vivo, cfr. qui ihossura. 

tagiaor: inter li tagiaoi e inter le scuele sui taglieri e nelle scodelle mu. 
15 r, od. tagòvo ì nm. 15; cfr. gst VIII 424, dm., dlm. v. 48, voc, ecc. 

taiar tagliuzzare mu. 46, 20. 32; per altri significati, gst. Vili 424, Arca. 
XII 436. 

. tambuto tamb.: cum balli e cum tambuti mu. 34 v, organi e de trombe t 
de trombete e caramelle e de tanbutl 176 r. Nel secondo esempio si tratta 
d'uno strumento musicalo; nel primo invece sembra significhi ' chiassi* o si* 
mile, e s'avvicini a 'trambusto*, come nell'esempio di lese. 396. Ma l'ani 
tre. tabut e il provenz. tabust equivalevano pure a tabor % tabur; e per contro 
anche questo vocabolo si estendeva a significare: suono di tamburo, strepito. 

tanto soltanto, elio tanto egli solo de* 48; cfr. st, X 10, Ballett <L Soc. 
dauL III 135; tanto solamentfrìe pnf. 639 e ant. tose.;* tanto, aggett» tasto 
grande mu. 86, 8. 



Studj liguri. § 2, Lessico. 79 

iaragnà rp 5» 40, od. trina ragnatela. 

tasehera t de eor 9 tasca o bisaccia, di cuojo, mu. 33 v. 

tegnòr ritenere, ricordare mu. 77, 30. 31, cfr. lesa, e XII 436; se tegnam 
si mantengono 71, 20; demente che lo di tem dura rp 3, 253. 

temperatiteli y de lo giorno, mu. 40, 6: ciò che distingue il tempo? Si 
parla del sole e della luna. 

teresto f pareyso *., mu. 39, 39; 42, 4; 44, 5. 

terra tremerà terremoto mu. 174v, 250 r, 256 r; cfr. VII 552. 

tessniera mu. 53, 27, frc. 

Tomao div. 1474, 1476, ant yen. Tornado ecc., Ili 283, dven. 113, 115, 
116, ecc. 

tondir mu. 69, 34: girar a tondo? 

tonel mu. 60, 20, frc. tonneau, È plurale e si attenderebbe quindi tonelli ; 
anzi è forse da scrivere cosi. 

tonnina rp 9, 1 1 1 ; cfr. lb. 1685. 

tornar girare mu. 59, 19, rivolgersi 82, 9, cfr. lap. xxvin, lver. 101; 
tornar a niente 79, 28, U in pisen don ridursi a, rp 3, 100; cfr, lpid, 202. 

torno, la balestra de lo t balestra a tornio, rp 9, 360. 

trayr trahir ps 29, 4, ecc., traitor 28, 12, traimento 28, 26; 30, 4, cfr. bara. ; 
traissom mu. 51, 34, cfr. traiggom XII 437, XIV 216, che è diverso da 
frròom, cioè trai/un 57, 13; 59, 6, frc. trahison, che si riflette pure nel 
traison di ug. 207 e forse nel traixon di besc 1208. 

trauto, d'una prea> ps 31, 3. 

tramùo Ig. i, 17 (lap. I trasmuto); 8, 22- lap. xvhi 22; cfr. gst. Vili 424, 
tramisi dven. 132, e il sost tramesso involto, piego, eira. 

travaiamento tormento mu. 39, 36, con travaiar rp 7, 44; 8, 283. 391 : ora 
travasa vale soltanto 'lavorare'. In rp 8, 283, per mar o vento travaiao, il 
sento dell'ultimo vocabolo è incerto; forse: mosso, agitato, tempestoso. 

tregua rp 1, 75; in div. 1470, 1479, treuga treugua. 

trenear troncare mu. 64, 43; cfr. less. e XII 438. 

tresenda vicolo a uso di latrina rp 9, 295; cfr. § 1, p. 16, inoltre sch. 207, 
lb. 1418. Anche in pm. noy somo pover e tregenda, ove pare significhi 
'fango* 4 lordura*. 

tribù: de lo menar tr. mu. 30 r, sovre li tr. 31 r ; maschile come in Dante. 
É femminile XII 438. 

troa troja mu» 84, 2, od. tràa. 

Troyam imperaor mu. 222 v, l'imperatore Trajano. Antica confusione con 
* Troja', nota già dal CIU XIV 3626. 

tropo: lo gram tropo folla, moltitudine, mu. 12Cr; cfr. XII 438, XIV 216, 
BolL d. Soc dant III 115 sg., ist XXII 212 sgg.. 



80 Parodi 9 

trossno mu, 56, 20, frc. 

trovar: le canzon chi son trovae rp 7, 190. 

troveura tr. 6, nm. 90. 

tuto: tuta mutaciom ogni, mu. 88, 7. 

uverno rp 5, 2, ma. 56, 36, vivo ancora nel secolo scorso; cfr. less. s. 
iverno. 

uxele stoviglie: lavorile de le soe ux. ma. 29 r, *u$itelle t cfr. oseegle 
XII 418. 

vaeheta barchetta mu. 165 r, due volte. Che cosa sarà? 

vanarse vantarsi rp 9, 185; cfr. gst, Vili 424, e il prò veni.; pel sento 'va- 
neggiare' Bullett d. Soc. dant III 139 sg. 

vanuir: vanuissem ma* 70, 33, frc. 

vardar ps 34, 19; cfr. mon, pat, best 494, lap. p. 35, oggi avarddse. 

varsua valore ma. 64, 38. 

vassoio sottoposto, gregario ma. 46, 5; è noto anche da Dante. 

vasselo vasello ma. 22 v, 144 r, vassoio 18 v, 1. va£», e cfr. l'od. vasekta 
piattaja; inoltre XII 438, bare. 

vedeir mu. 96, 21, unico es. vexer di rp 8, 197 sarà da correggere re- 
ter, cfr. ri 49, 47. 

veelo vitello mu. 25 r, 25 v, cfr. vedelo cat. 25 r 5, ecc.; oggi solo vitflu. 

vegnir avvenire mu. 80,57; cfr. ug. 105, 1646, best 494; notevole la frase 
tar or vem rp 3, 289. 309; 8, 4, cfr. ri 53, 128, ecc. Nell'ani tose, venire 
ebbe pure questo significato e inoltre quello di 'divenire*, che troviamo 
cat. e gst. XV 271. Par valga «convenire* in ri 53, 138, e 9 n tar comò, gi 
ven intrar, e 36, 54. Vedi qui devenir* 

vegnua % de, al sopraggiungere improvvisamente, de* 15. 

veira rp 9, 277, veria 7, 94; 9, 302, velia 9, 336, vigilia, veglia, nm. 83; 
1. veiria^ vivo per es. a Sampierdarena, ve'ja. Si può confrontare XII 439, 
ov'è già ricordato l'ant tose, viltà, 

venia: cum grande lagreme e venie mu. 117v, cento venie fa ogni torno 
181 v, preghiere, atti di adorazione; cfr. XII 438. E cosi nell'ani, toscano, 
per es.: il presto Giovanni si fece invenia a quello rantolino lo adorò, in 
un mss. riccard., e nel Fioravante ed. dal Rajna, 366. Difficilmente pad aver 
relazione con questo vocabolo l'oscuro uiniae rp 6, 169. 

ventar far vento ma. 61, 26; cfr. inventao battuto dai venti ri 36, 30 e 
qui s. devear % in n. Anche desventar toglier forza al vento ri 36, 53. 

ventre^ femm. rp 9, 300; lap. xvi 48. 

veoa vedova ma. 91 r, come in mon.; di solito il notarile e chiesastico 
vidua, che solo vive, cfr. XII 439, XIV 216. ' 

veritevel verace ps 35, 25; cfr. mon. A 17. 



Studj liguri. § 2. Lessico. 81 

vernengo: camere vernenghe mu. 177v, cfr. invernengo sei. 40. 

verssar volgersi ma. 82, 10. 

vexenda: andar per soe vexende faccende ma. 105 v; cfr., pel senso di 
'faccenda*, ailare, fatto, XII 439, pnf. 298, 730, zts. XVII 496, pv. 91, e, pel 
vb., mu. 65, 50, lesa. 329, ov'è già l'od. ihvezendd-se anfanare, perder la 
testa, confondersi per poco o per molto da fare, inoltre 'incapriccirsi di uno 
o di una', ihvelehdu chiasso, viavai, ecc. Notevole Asc. VII 409 n. Ricorderò 
come più vicini al primitivo senso di 'vicenda', db. 96, mtt 34 'vece', mon. 
G 230 * ventura' e A 107 i volta'; render visenda ex. 763 contraccambiare. 

vexim concittadino mu. 68» 22, e così nell'ani it. e nello sp. Cfr. Sal- 
moni, Elem. volgare. 

vezao: era homo v. e marizioso furbo ma. 52 r; cfr. vecad -do pat», cai, 
bars.; malvecao sei. 44, cfr. fio. 35, 15; vecaamentre pnf. 666, cfr. brend. 
88, ecc.; eé-soiu cavass. Nelle Laudi Gortonesi (ed. Mazzoni) xl 17 sg.: (S. An- 
tonio) volse bassega-k'envega De salir a grancPaltore: che fa capaci? 

ciazo viasso rp 2, 33, mu. 59, 19; 73, 12, cfr. viasamenti less. , sei. 75, 
bara., ecc.; vivaciamente beat engub. 7, voc. In ug. viaco è avverbio. 

victttalia de* 8; cfr. XII 439. 

cima*, v. venia* 

violar Alar suonar la viola, o suonare in genere mu. 56, 28; 80, 6. 

virar ma. 56, 26; 87, 5. 

virom mu. 83, 3, frc. 

vivo: so e viva raxom mu. 85, 36; cfr. kath. 726. 

volentag •rentay mu. 39, 39, tr. 4; vorentoso y evegnimenti vorentoxi liberi 
mu. 95, 20. 

vollento volante nm. 77 n. 

vomer vomitare rp 6, 15. È l'infinito desiderato less. 403. 

vota giro, cammino rp 9, 250. 

vozer-se mu. 79, 23. 38; 80, 29. 37. 

vreao vetro mu. 144 r, § 1 p. 21 e qui nm. 15; cfr. ver mon., venez. 
verOf ecc. Oggi solo ve dm. 

vulpao v. involupar. 

xentar sparire, cfr. less. e mrgh. s. desentar; l'etimo è indicato mrt. 347 sg. 

xonco fionco rp 8, 100. 382, vivo. 

xorverì sorbire rp 7, 123, nm. 35. 

sahi rp 3, 320, 1. zhai ossia cài ; zho 3, 324, 1. zhao ossia edu ; cfr. less. 
s. piao, ove però non è ben chiarito Io svolgimento fonetico, v. nm. 31. 

ze andò, ecc., nm. 68 b . 21 : mar gè sesti male facesti rp 9, 48, mar gè 
ze ri 53, 133 ; cfr. bare., ecc. 

zema gemma ma. 64, 27, favilla rp 9, 6, che è oggi /ima, per incrocia- 

Aroafrio glottoL ita!., XV. * 



82 Parodi, Studj liguri. § 2. Lessico. 

monto con s'emi (cfr. ri 16, 143) od. /imi gemere, che ora dicesi solo del 
fuoco che cova e tratto tratto manda qualche favilla, e di chi stia tutto rin- 
cantucciato e inerte, soffrendo o il freddo o la miseria o simili.' 

zennerento brutto di cenere rp 9, 105. 

zer gelo mu. 60, 11. 

zerberto Cerbero mu, 80, 18. 

zervelao cervellate rp 9, 98; cfr. gst Vili 418, md. 13, 198 e l*od. mi- 
* lanese. 

sexia nm. 25; zexian frequentator di chiese rp 6, 130, r. nm. 25. 

zictar zitar gettare ps 27, 9 ; 35, 6, ecc., zitao cacciato fuori 42, 2, nm. 44 b . 
L'od. s'itòw vale 'gettato in bronzo* o simile, ma comunemente 'calzante*, 
'fatto a pennello*. 

zinzania de 1 39, cfr. clm. e l'ant. tose; vive, s'in/ahnia. 

zirarse mu. 41, 32; oggi solo gjà-se, 

zoar rp 8, 141. 

zogarse burlarsi di, opp. scherzare, mu. 79, 35. 

zoiaì Solo il plur. zoj nm. 48; cfr. pat 433, 467, ov*ò maschile, cavass. 

zonzer congiungere mu. 60, 45; 77, 37; zonzimento 88, 14. Cfr. XQ 440. 
Pel senso 'raggiungere*, v. s. zupreisse. 

iota vergata mu. 74 v, azotar 74 r, cfr. less. e XIV 389. 

zovo % oltra *., de 4 24. Si dice ora ini *l s'uvi sul monte presso Basali*, 
il cui nome fu italianizzato in monte Giove. 

zuma, 1. zhuma piuma rp 3, 104, od. cùma (u breve). 

zupreissei quando unita personna voi andar per zonzer aotri, te tra 
monta fia lo z. e la gonella mu. 181 r; con zupo zuparel lb. 390, zuparelo 
pv. 53, copa Campanini, Un atrovare, ecc., 46, zipun btr. 122, ecc. 

[Continua,] 



IL DIALETTO DI CERIGNOLA*. 



DI 

N. ZLNGABELLI. 



Vocali toniche. 

A. — I.Fuor di posizione, o diventato finale, ha il suono incerto 
di a, tra i contadini n (a Foggia ce, a Oanosa e, e attraverso la Pu- 
glia va per una scala infinita sino quasi a perdere l'elemento a; cfr. 
F. Nitti Di Vito, II dial. di Bari, 1 n., ma non mai del tutto): pe- 
nnate, caretàle, nàte nuoto, vb.; -are: parla, pegghjà', acchjtf ad- 
flare; imperativi: va, fa', -avit; trua; particole: ddà, equa, cfr. 
gita, guaio, *gua\ — Assai notevole l'effetto dell'i finale nella 2.* sing. 
dell' impft. che risponde con ie all' a delle altre persone: candieve, 
purtieve % dove è principalmente da vedere il Parodi, Arch. XIII 300 sg. 
— La risposta d" allegro' qui è alWcghe. — 2. Rimane intatto per 
effetto di qualsiasi posizione: agghje, aliu e habeo; pegghjarse pi- 



* Cerignola è al confine meridionale della Capitanata, divisa per TO- 
fanto dalla Basilicata e dalla Terra di Bari. Del suo dialetto non v'ò nes- 
suna antica scrittura; e tutto il suo bagaglio, diciamo così, letterario ridur 
cesi ad una cantilena composta e pubblicata da Don Luigi Conte nel 
Dizionario delle Due Sicilie; al saggio pubblicato nel Papanti, I parlari 
d* Italia in Certaldo, da Don Luigi Morra; ad alcune novelline popolari 
nel voi. II de 11' Archivio del Pitré, e finalmente ad un piccolo saggio di 
versione del e. I, 1-27, della Commedia nel numero unico Ofanto Casamic- 
dola, riprodotto nel Capitan Fracassa del 1883, settembre. Le citazioni di 
parole di questo dialetto, fatto dall* Ascoli e dal Meyer-Lùbke, sono attinto 
al saggio del Papanti. — Quando in questo scritto si parlerà di favella 
dei contadini, che differisce spesso dal parlare comune e meno rozzo, 
s'intenderà della gente di campagna, i cosiddetti cafoni: ma questi tuttavia 
abitano in città, e un vero contado non esiste. Un* altra varietà dialettale 
sta in quel linguaggio affettato, semicolto e semidialettale, del ceto si* 
gnorile; ma non ha nessun valore per la conoscenza del dialetto, seb- 
bene qualche volta possa servirci quasi di spia. 

Noto ancora che mi permetto di valermi largamente della solita venia, 
mantenendo 1* ortografia italiana ca chi ecc., ga ghi ecc., trascurando cioè 
le giuste trascrizioni ha hi §a §i ecc. 



84 Zingarelli, 

gliarsi, stolte statti. — Anche qui marche marchio, come nel leccese 
e nelP alatrino, Arch. X 168, cfr. Ascoli II 198 *. — Qui ò notevole 
alle, che ha un plur. msc. t7te, e il fem. sing. e pi. otte (cfr. nm. 5) ; 
dove ò singolare il riscontro con l'esito nell'Onsernone e nel Verba- 
nese, Salvioxi, Arch. IX 196 *. — 3. -ario «aria: I. azxdre acciajo, 
cedddre cellariu, scarpate, pare, cenndre januariu, cattare cal- 
ciarla, pagghjàre pagliajo, e fem. stanza per la paglia, panare pa- 
nari u. Isolato aire aja. — IL cucchjiere, varviere barbiere, caìide- 
niere; carvuniere, fr. charbonnier, vecciere, beccajo, boucher, Arch. IV 
403 (cfr. nella Cronica del Villani, IV 4 : « buccieri ovvero merca- 
tante di bestie » detto di Ugo Magno), fumiere, afr. femier, mod. 
fumier. — E come nella formola é . . . a del n. 8 (cfr. n. 20), si hanno 
le forme canden^ire, saitteire feritoja, ramare lamiera, ecc., tutti femi- 
nili. — Cfr. Schnbeoans, SiciL dial., 14 sgg., e le fonti successive. 

E lungo, I breve. — Data la base parossitona, abbiamo fi, tra i 
contadini ai, nelle formolo è . . . a, è ... e, t . . . a, t ... e; e all'incon- 
tro la combinazione torbida °t f che possiamo trascrivere qì, nelle 
tormole e . . . ti, e . . . t, t . . . u, ì . . . i ; avvertendo che l'p ò poco sen- 
sibile (in Andria però è spiccato). Data la base sdrucciola o in po- 
sizione, i due suoni originari si riflettono rispettivamente per e ed t, 
che non sono tuttavia esenti da un lieve turbamento. — 4* Esempi 
nel parossitono, dato -a od -e; per IV: sire, gastntne bestemmia» 
reine rena, grrite creta; parnte, masc; meise, Traneise, Mulmse, di 
Mola di Bari, y ndum^ise 'un tornese'; tnse, appisp ptp.; chjHnc\ per 
l'i: sdnnghe, strega, y mmpice in vece, frite fide, p?ipe pi per, cur- 
r*jce corrigia, nrive 3 , peire. Dato -ti od -i; per 1' è: CannQitf il loc^ 

partite pL, menelQìte mandorleto, levQite oliveto, sQive sébu, pQtse, Koite 
aceto, Struppgite n. loc. 'sterpeto'; mQise, Tranyise, tcrngise turonen- 
ses denari, appQise, cì\JQine,prQise specie di vaso, rgine reni; per Vi: 
PQtle t stQile stelo della zappa, 'nzgine in seno, reApive ricevo {mine 
meno, è letterario ; lo voci popolari sono ccìy ti pikke, manffe). — 5* 



1 Un caso 'sui generis* è nel doppio riflesso di magistru (cfr. it im- 
stro e maestro): mastf e m$stf, la seconda delle quali forme s'applica al 
feminile. 

1 È invece illusorio rincontro con un esempio di Franc. da Babbbuno, 
Reggim. e Costumi di donne , ediz. romana del 1815, pag. 115: ni 'elttiu- 
dine. Senza diro dell'atonia, l'ediz. del Baudi di Vesme legge meglio : joW- 
titudine elettezza. 

3 Cfr. ait neca. 



Il dialetto di Ceri gn ola. 85 

Esompj nel proparossitono o in posizione, dato -a od -e; per l'è: 
sviene, rezze retia, ntr. pi. passato a fem. sing. e pi.; stedde stella, 
venirne vendemmia, p^lete pedita; per Pi: verde, edde illa, pedd?~ 
tre puledra, vezze vicia, fettnc, tmde, n+reghe nigra, mudd§ske 
molle fem., zgppere eippus con formazione di piar, neutro, senffe 
signa, pesce, c^cere, cernrvenere, gram°n$, lengue, vereffe virga, 
cjggìye fem. pi. e ili a, desterà dita (ma è invariato in famigghje, 
*trigggì\je, cuchiggfye xoyyjiXtoy, tutti fem. [non cosi in certi dialetti 
del barese], e anche qui: monete àuuyBAXi)). — Dato -o od -»; per 
Ve: tridece, pile te; titte; per Pi: virde pi., idde ili e, pedditre Arch. I 
18 n, firme, menuùidde piccolo, tonde, nireve nigru, cìcene vaso per 
acqua di forma speciale, xuxvoc, tose, cecero, cecino, muddishe, vat* 
iiseme battesimo, sin§e signu, zippere cippu col passaggio al sing. 
masc. della desinenza di ntr. pi., pinete pillola masc, fattizie fac- 
ticiu, sicchje secchio, pisce pi, excere ceci, guidegue vedovo, diste 
digita, (ridde (fem. fredde), spisse, capidde } nasidde. — 6. L'-o 
della 1* pere, sng. (ma non l'-o epitetico della 3* pi.) ha sempre 
lo stesso effetto dell 9 -a e dell' -e (cfr. Arch. IV 124, ecc.); sicché son 
pareggiate 1* e 3* sing., mentre Qi rimane alla 2* sing. Seguono ora 
gli esempj per è e per i: creite credo -e [cretene credono] erotte credi; 
pòse 1* e 3*, poise 2*; veite l 4 e 3*, vQite 2*, di 'vedere'; venne ven- 
iu*nc vinne; chjeihe cfyQike, di 'piegare'; veivc vgive, di 'bere', mette 
mìtte; enghje inghje da implere; senghe singhe da signare nel 
senso di incidere, tyige Unge. — 7. L'-ere d'infinito: vedeje teneje; 
cfr. gl'ina in -are al n. 1, e quelli in -ire al n. 11. — Di è in posiz.: 
criie cresci, ali. a crete creiene, cresce crescono; stedde. 

E breve. — 8. Nelle formolo e. ..u, e...t f s'ha il dittongo te, 
eoi secondo elemento alquanto velato: siere, miere, diece, ajiere ad 
her i, piete piedi. Nelle formolo e... a, e . . . o lai, e . . . e, s'ha il dit- 
tongo «: fette, meile, pHte piede, [ggeite è semiletterario]; e s'ha 
cosi la distinzione tiene tieni, di contro a trine tiene. — 9. -eu ed 
-«o si confondono: ddgie, mgie; Qie ego. — 10. In posizione e nello 
sdrucciolo, l'esito normale di é...u, e...t, ò ancora te: tierne te- 
nero, vierne. hibernu, viende vento, liette, ecc. Così nei plurali: 
ciecchie, vierme, prievete, cielze gelsi, pezziende strumiende turmiende. 
Normale invece IV, date le finali -a -e: fen^ste, presse, cervrdde, 
pleure, v$cchje f mezze ; pedde f -m*nde -mente. Normali perciò anche 
i singolari come verme pezzende ecc. ; ma analogici, come in antitesi 
del plurale: vzccfye vecchio, prevete strwnende ecc. Normali nella 
coiy ugazione le 2. 6 singol. : spienne pierde miedeke, allato alle 1.* sng. 
« 3. - pi. : spanne spennene, perde p^rdene, medehe medekene. 



86 Zingarelli, 

I lungo. — 11. Nel parossitono: vaine, felQice, spgike spica; anche 
qui il solito c^mece pi. cimece. Ma ia posizione e nello sdrucciolo: 
figgfye, faóidde favilla, stidde ì spingale splcula Ascoli IV 141 n.> 

[viride venti], libbre libro; ma fehete (o ftteke cfr. bar. fjddeke). Per 
la conjugaz. ci limiteremo a doike dicene', rgire rirene, ridere. — In 
iato: statole estate *aestativa, lessQie lixivia, senerQie, vossigno- 
ria; muroie morire, e cosi tutti gli infiniti in -ire, cfr. n. 7. 

lungo, U breve. — Nel parossitono, s'ha ou, tra i contadini 
au, date le formolo 6 . . . a, 6 . . . e, ti ... a, ù . . . e; e s' ha all'incon- 
tro ù, date le formolo 6 . . . u, . . . i, ti . . . u, u . . . i. Nello sdrucciolo 
e in posizione latina o romanza, s'ha rispettivamente: q, u; il se- 
condo un po' turbato. — 12. Esempj di nel parossitono, dato -a od 
-e: crounf, scraufe, zouke soga, coute coda, souZe sola e sole, j>f- 
louse, patroune padrona, sculatoure, e così sempre per -ori a; Uoune 
leone; canzaune fioure, e così sempre per -o ne, -ore, pelmoune *vr>- 
pwv; vouce. Di ù: Canouse Ganusia (accanto a Ganusium), Venouse 
Venusia, crouce, nouce, loupe • ordigno per arroncigliare qualche 
cosa in una profondità* e 'fame da lupo', laute fem., plur. ntr. di 
lùtum, soupe supra. — Esempj di 6 nel parossitono, dato -u od 
-/: sùle, pelùse, patrùne, maccatùre mouchoir, pesature 'pigiatojo' 
pestello, fatture fulcitoriu tappo, e così tutti i nomi in -orio; inol- 
tre nùte nodo, cfr. lo spagn. ; i plur. liune fiùre pelmùne vuce ecc. 
Pure alcuni feminili, in cui veramente saremmo ad 6 . . . e, hanno ti al 
plur.: scròfe, zùke, crune. Di ù: lupe, crùce pi., ntice pi., tùrne come 
il leccese da £uuov, cfr. spagn. tomillo. — 13. Esempj per 6, nello 
sdrucciolo od in posizione, dato -a ed -e: attobre, sgreke *sorica t 
ait. sorico sorco, sorge sorice, ketoTie pi. fem., cydonia. Per ìi: 
oTìc unghia, grotte, volpe, vgkke bucca, tombe, cone ntr. pi., cuneu, 
govete ntr. pL, cubi tu, santgdde santocchia, fì>rke nel senso di utensile 
a forca, eengcchjere ntr. pi., ginocchia, polpe, stoppe % corte e urta, 

zavorre, pozzere ntr. pi., pozzi, doppcje dupla, dolce, poìnece, ggio~ 
vene, otre, kekombrc cucumere, polve, torre. Fanno eccezione flurke 
nel senso di patibolo, forse voce giudiziaria, une pi. (l'esempio di un- 
ghi in Nannocci, Teoria dei nomi 2 >8, non ò certo), gràtte, per cut 
parecchi esempj classici di grotti in Nannucci ib. 259 e 753; cugghje 
fem. culeu. — Esempj per 0, dato -u od -t: surge pi. msc, hetùTte 
id., urdene ordines nel senso di 'filari', seruppe, chjuppe pioppo, 
jiise de orsù, ma sost. nel senso di abitazione sotto il livello della 
strada. Per ti: furne f curie trottola, munire numero, auste agosto, 
ruzze rozzo * r u d i u , Iarde, cuTte cuneu, puzze p u t e u , santxuid** + 



Il dialetto di Cerignola. 87 

rcnuccfye, segghjuzze t chjumme piombo, duppeye, pulze polso, zulfe 

solfo, sulke àule a, dulce, vulpe, gguvene, guvete, fenucchje, turre (n. 
loc: i Tturre Le Torri), carte. Eccezione ò fengcchje; mostra fase ter- 
ziaria juerne djurnu, cfr. campobassano. — 14. Nella conjugaz.: ad~ 
dottre h O(Ì0TÌ, addgrene odorano, addire odora [cosi pure dovrebbe es- 
sere *nzoure % 'nzùre *inuxorare, ma più spesso si sente sempre 
'nzùre]; coste cgsiene cùste, di 'costare'; accQccfye accucchje di 'accop- 
piare'; cQrrf cQrrene curre\ rgmbe rombene rumbe ; fatte fattene futte; 
notte TtQttene nutte di 'inghiottire'; assortirne ossomene assumine; al- 
terazione terziaria in vreffgne, vreffgnene vreffuene. — 15* Notevole 
ngune no, enfatico, accanto a no, non proclitici; d'altronde in sili, aperta 
cùe nùe, vos nos; e cosi tùf, sue, ma regolami, toe soe tua sua. 
breve. — 16. Dà il dittongo uè nelle formolo d...u t <5...t: 
bbuetie, fueke, suele, vueve bovi, e anche muede modu, come in ispagn. 
ant, Diez I 3 162, però solo nella frase tratta* muede o muedde % cercar 
modo. Ma all'incontro ou, dato 1' -a od -e : bboune, foure, route, scoule t 
soure *sora (e in questa analogia, come di solito: noure nuora), 
soule sol[e]a, vouve bove, nouve nove, ouóe hodie, coi quali va 

anche oume ho mine. Invariato, come in napol., ò coure. Nella co- 
njugaz., la 1.' e 3.* sing., e 3.* pi. danno ou t o, la 2.* uè : cguce, cq- 
cene. cuecez mouve, movene, mueve. — 17. Pur qui si tratta -óolus 
-éola come se fosse -eélus -a, cfr. IV 131; perciò: caggoule ca- 
ve ola, scaroule 1 ; s'eccettua fasoule, ma fasùle pl. v renarùle polve- 
rino, acquartele venditore ambulante di acqua. — 1 8. In posizione e 
nello sdrucciolo si ha di regola <?, dato o . . . a, o . . . e : soreme *$o- 
ramay lemQsene, cQrl$ collera, mQnehe % fòrte, sing. e pi. fem. Da 
ó . . . u, ó . . . i, costantemente ite : cuefene muenece gante ffele fuerte r 
tutti plurali; uerze orzo, uerte, gruesse t suezzf sociu, compagno, 
uguale, cuente computa, muerte, vuemmeke vomito, scazzueppele 
ragazzetto, ngr. *o£atvTffoicouXo;, Morosi XII 84, muedde molle *mollo 
D'Ovidio, IV 154, itemene. Ma lasciando i semiletterarj pgpele % sto» 
>nehe, non s'ha il dittongo nei sing. masc. gargffele garofano, cgfene t 
moneke, cfr. Schneeqans, Zeitschr. XXI 431. — Si osservino ora le 
seguenti coppie, col regolare avvicendamento: luenffe iQnffe, truenele 
tonitru e trgnele ntr. pi. divenuto fem., uecchje occfyere, uesse o$- 
s^re, cuerne come, fueggfye foglio, fagghje erbe da minestra, gghjuem- 
bre gghjombre> glomera; coi quali va pur cuedde collo, il cui plur. 
originario ò passato a un fem. sing. in codde 'peso di grano che tra- 



1 scariola indivia. 



83 Zingare Ili, 

sporta a spalla un facchino «2 tomoli napoletani 9 , onde si conferma 
l'etimo di collo, balla, da collum, e non dall'inglese còiL Anche qui 
il curioso riflesso di socer e socera (socra): serueQe e serouffe, 
come il nap. suecre, sgcre, il barese srgke sreke, Nitti di Vito, 0. — 
Nella conjugaz.: porte portene, puerte, e cosi votene: nò lo Sohxre- 
gans, 1. e, si sarebbe dovuto meravigliare del vQlene e eocene barese, 
senza dittongo, poichò le basi volunt coquunt riescono illusorie. 
Porremo definitivamente qui come da *nòmen~: ngmene ngmenene 
nuemene, cfr. Db Lolus XII 16. 

Ulungo. — 19. È costantemente ti: nule nudo, sùke, mature, 
nùvele, ~ùte -Citu; e non occorrono altri eseinpj. S'aggiunge qui pure: 
cruste zolla -e, *crùsta, Curtius, Orundzùge 5 156. Ma in poche 
voci sdrucciole appare come fosse ti: bboffele fem. pi. accanto a 
bbufele bufalo; il solito podece pulice, cfr. il molisano e l'abruzz. 
(Finamore); e i plur. pertQsele, pertouse, allato a pertùse, pertugio, ma 
differendo anche nel significato. 

ÀE. — 20. In tutto come é. Notiamo secondo quei numeri: preme 
praegna[ns] £, priene m., griffa, il vino greco, ciele, fiene; nella 
coi\jugaz. : cnhe ciche cekene; lambrette ambrestene, ambrieste, da 
* prestare*]. Son letterarj: greihe il Greco, Oricce Greci; cui uni- 
remo peine poena. — Il solito scaravàéc, Ascoli X 8 sg. 

ÀU. — 21, Mantengono il dittongo: laure, rauke lettor., caule* 
Paule, che si chiudono anche in coule, Poule, e il plebeo gauce gau di a. 

Si risolve, come 6, in couse, in tresùre pi., che però ha il sing. tre- 
sourc; toure toro, non varia. Nello sdrucciolo: povere, che non varia» 
Nella coryugaz. : goule gQtene, gùte, godo ecc. 

Vocali atone. 

A. — 22. In protonica. Oltre ai soliti casi di aferesi, comuni all'i tal-, 
e per lo più ai dialetti di Bari e di Taranto (cfr. Db Noto, App. di 
fonetica del diaL di Taranto, 18): vctacule abitaculu nel senso di 
coabitante, rate aratro, Hgite aceto, cerve acerbo; bbelQine, abitino della 
Vergine, scapolare, divenuto fem. per fusione delPar con l'articolo. Dif- 
ferente il caso di la 9 nzo7ie, axungia. Ino per contatto labiale: 
JMombredoneje Manfredonia, bommQinc bambino. In u: susfaxiùtme; 
culline stagno , cfr. il tose, catino, che ha pure questo significato. — 
23. In postonica. Interno e finale sempre e; con sincope successiva in 
sonne *sórama, megghjcrme, fegurde; ma vedasi il n. 109. 

E. — 24. Di regola e, in qualsiasi positura, salvo i casi che se- 
guono. — 25. Protonico. Per Taferesi, son già noti: rWrr, att reda. 



Il dialetto di Cerignola. 89 

nynjìte romito, satte esatto, con l'astratto sattQie nella frase male 
sattQie fallo, pittemc. In a, oltre gli esempj comuni al toscano (e 
ricorderò anche i plebei abreo, orrore , dal/ino, sagreto, del Redi, 
Annot al Bacco, ediz. diam. Barbera, p. 291), o al barese (Abbate- 
scianti, Nrrn Di Vito): sbjannoure splendore, piatàte f staccate; lunga 
la serie di ar da er: quareilc, taranoule allodola 'terragnola 9 , ma- 
ra*ige n. 72, paparifdde papero, marcansQie, carmusgine cremisina, 
sargende, sarcizzcje, cclaràle scellerato, btìU<wQxe % fandarQie, carka- 

ivfc», A influenza analogica della 1.* coqjug. saranno dovuti i condi- 
zionali e futuri dei verbi in -ere: fàkarrct ecc., cfr. nm. 27. — In u 
innanzi a labiale: duo-ire ludle levato, sduvacct *exdevacare, du- 
Mine, dumanne domanda, rumanQie rimanere, trumpQinc temperino, 
sutnmyuie, sementa, rusbegghjtf risvegliare. — 26. Neil' iato : creiate, 
spago, criado, [rejàle regalo], vyàte beato; e cfr. n. 28. 

I. — 27. Protonico. Di regola e : bbetQtne v. nm. 22, peTtdte , les- 
s<)ie, renale, i proclitici ve, se. Notevole awenfftf (Diez less. s. rang) 
4 mettere in fila 9 , accanto ad a rrinQe 4 in Ala, un dopo l'altro 9 , e 
quindi 'senza scelta 9 ; cfr. Villani, Cron. Vili 50: «E cosi aringati 
a uno a uno » (il Vocabolario registra la voce in questo senso sotto 
arringare concionare!). L'aferesi in tutti i composti con in: 'mmidye, 
'uxingite invito e mmQitc invita, ecc.; 'ndc intus proclitico. Etti issi in 
farnàre crivello, naske nari (Morosi, IV 140). — In a innanzi a liquida : 
inaratiggfy'e t salvaggc, sanapisme, sanguine gengiva, varante viri a 
ghiera, angìyùte implétu, angJyanét n. 51, ammarra n. 100. Circa i 
tipi di futuro e condizione sendarrtf sendarrgie, cfr. il nm. 25. — In u 
innanzi a labiale :abbuvcrct, abbuvsc *avvivescere risuscitare, addu- 
cena indovinare (cfr. ait, addivinare); finalmente l'incerto buccJyere 1 . 
— Sincope in sdrupff 'dirupare 9 , scaricare, gettar giù, addossare ad 
altri. — 28. Postonico, in e. Ettlissi in spirale spirito, Minge Dome- 
nico. In iato: tizzeje, Ogileje Egidio, sp. Gii; e metteremo qui anche 
zfjàne zio. 

0.— 29. Protonico. Di regola u: purti?, murQie morire, cwnbàre 
compare, turmicnde, uppela oppilare, Lunarde, purtegalle arancia, ecc. 
E a per o iniziale, negli esempj comuni ai dialetti meridionali: aguannr, 
hoc anno, addoure, aechjàle, anoure onore, canate cognato, canu- 
*cjue , arloceje, aflfcnne offendere ; akhQile occidere. In e per ragioni 
non facili a discernere: premincdoulc pomodoro, mezzouno mozzi- 

1 In tHmbaHf tympaniu fondo, coperchio, zumbunpip symphonia, Yu 
può essere di antica ragione ; cfr. Asc. XIV 346 sg. 



90 Zingarelli, 

cone, kenQcchje, pelQite, che con, calzeniette mutande, [Ggeseppe], gner»K 
'signor no\ chennulte condotto, * canale, tubo\ Aferesi: Igive oliva, 

levate accanto a le vQite ,'oliveto, razzejounc orazione, 'fliceje, vamQinc 
avannotto. Ettlissi finalmente in croune, saprQite, frestiere. — 30. Po- 
stonico. Sempre e T interno, e all'uscita. In iato : Ggiuannc, punte. 

U. — 31. Pro tonico. Di'regola intatto: affunnat, farinate valle, vul- 
pQine nerbo, durate; e le proclitiche u lo, nu un, 'stu. Mutasi in e o 
in a limitatamente, per ragioni di assimilazione e dissimilazione: mar- 
cature *mucatoriu fazzoletto, keeozze, veccounc boccone, felifene 
fuliggine, scttcrra sotterrare. Frequente l'aferesi a causa della fusione 
con l'articolo: 'ngwende, figgine uncino, nefì>rme % renale. Pur qui ved- 
dQihe bellico. Sincope in f nzun7 % crejùse. — 32. Postonico , appari- 
sce intatto, quando non ò eliso: mascule % spicule, spingule spillo, no- 
vicule, acure aghi. 

ÀE. — 33. Costantemente e: demonejc ecc. Aferesi: Mileje Emilio, *ta- 
tQt'e estate, mzzc aerugine. ÀU. — 34. In a: aciedde *aucellu % 
e con aferesi, provocata dall'articolo, il fem. ciedde\ orecchie e #vo 
chje, aùreje augurio, arefece, [aùste], abòracùte obraucatu (-utu), 
adjnzeje udienza. — In u: LurQite, reputate. 

Consonanti continue. 

J. — 35. Iniziale. Di regola e: cucke. cettd' jactare, copule 
giunta, cumm^nde giumenta, cenndre, cQie *jire t cienffe juvencu, c«- 

v*doie giovedì. In sgnge j unge re, songe juncu, vi ò dissimilazione. 
— 36. Pure gg-i G'gacume, GgclQrme, Ggesù, $ga\ e questo ri- 
flesso si preferisce sempre più , laddove fra i contadini ò più fre- 
quente e. Intatto parrebbe in jazze, y aitai, giaccio, covo della lepre, 
onde il vb. agghjazzit accucciare, appiattarsi. — 37. Mediano, e : prie* 
pejor, decune digiuno, macjsc maggese, maà? maggesare; ma all'in- 
contro: tnagge, il mese, e magge major. Semiletterario Cajnte Gaeta. 
38. DJ, GJ, comunemente in e: cunHte, race raggio della ruota, 

vurrrice, ouóc ho di e, sortacene sartagine, me cunke le vaso per acqua, 

*fnodiunculu f gauce gaudiu. É e in tramouce tramoggia. I soliti 

mazze mozzo, mrzzoune mozzicone, ma miezze^ ruzze rozzo, e cfr. a. iti. 
RDJ: uerge hordeu; XDJ: vregoTie verecundia. Epentesi nei semi- 
Iotterarj *$n*nideje % ìneserecord-je % dejrite Vkitx, propriam. * digiuno \ — 
39. VJ, BJ, sempre in gg: caggoule gabbia, rogge rabie, liegge •/*- 
rio, l'jgge* cfr. Meyer-Lùbke I 426. — MBJ : canget, scangà*. Sin- 
golare il doppio esito agge agghjc habeo. — 40. U, LU 9 sexn- 



11 dialetto di Cerignola. 91 

pre gghj: figghje, c?gghje cilia, Pugghje, agghje, cuggì\jc , stag- 
gine estaglio, raggfye, igghje ili a, anche 4 fianchi \ magghje, fogghjc, 
s po99hÌ?> tnegghje ; e camgghje crusca, cfr. XIII 406, scunnigghje na- 
scondiglio, cfr. XIII 411. — 41. RJ. Di -ario, v. n. 3; di -ério, 
n. 12; e aggiungasi varoule, padella bucherellata. Ma sutnarre s um- 
ili ari u, avQlye avorio, comune ali* aitai, e ad altri dialetti. — 42. 
SJ. In tutti gli esempj certi, sempre s: vdse basiu, cdse f fasoulc, 
sfasulàte •squattrinato', perlùse, Veldse Biagio, cenoise cinisia; e 
il metatetico casemuloine sotto vesta *camisiolino; poi (NSJ): am- 
inasunàte appollajato, cusoie cucire, pesa pigiare, pestare, onde pe- 
sature (non *pistatorium come vuole il De Noto, 37). — Semi- 
letterarj: accassejoune, passejoune; cui s'aggiungano ruààte rugiada, 
bbucpie bugia. — 43. MJ, NJ, sempre n: sine si mia, venne ne e l'a- 
nalogico rnetgne mietitura; grene covone, cromia, cfr. B. Campa- 
nelli, Fonetica del dial. reatino, 142; pehoune massa di spighe a 
forma di pigna, ecc. Semiletterario (chiesastico) è precuneje p rac- 
co ni a, pubblicazioni di matrimonio. Cfr. strancje strano extraneu. 
— 44* CJ, quasi sempre in zz : fazzc, stazze, fattizzc, suezze, vezze, 
'-razze, lazze \ vizze crespo, e n. d'animale, ericiu; nùzzele nòcciolo. 
Ma in ce: facce facie, renacce. erinaceus. — NCJ: onze uncia 
(cfr. mbranzesdte infranciosato); velame* cfr. cozze teschio con- 
chea, e cozzele chiocciola, n. 73. LCJ: calzoune. scalze, calzette. — 
45. TJ, PTJ, CTJ, generalmente in zz: puzze; pozze *poteo\ chiazze 
platea (plattea), mazzeccl 'schiacciare coi denti' da *matea (mat- 
tea). Son letterarj azzejoune razzejoune; e con zi dopo vocale pa- 
latale : Lelizzeje ggustiizeje. Nello è di pacejenze, pazienza, s' avrà 
dissimilazione e influsso di pace e influenza chiesastica. È e ■ ptj nel 
solito cahhef cacciare (caccejèt andare a caccia). Entrambi gli esiti da 
•roteolare: ruzzcla, propr. 'ruzzolare', ma nel senso attivo di 'agi- 
tare, rigirare 9 , e rucclct, andar ruzzoloni, ruecele cilindro girante in- 
torno ad un asse. Qui andrebbero anche pacce pazzo, pàhhQie y cfr. 
Salviom XV 130. — NTJ RTJ : tendenze, accQnze acconcio *adco my>- 
tiu; scorze corteccia, guscio, scuerze nel senso di crosta; scuriti? 
scorticare e scorciare. — 46. PJ sempre ce: sacce sapio, peMLowu\ 
sìcce sépia, acce apiu. Una specie di trasformazione terziaria è re- 
stQcce stoppia, stupula. — 47. STJ ò / nel comune skre usciere. 
Semiletterario ò certo bbesteje in senso ingiurioso; e non del tutto 
popolare vyteje bestia, propriamente 'l'asino'. Non sono persuaso che 
risalga a *perustiare o comb(r)ustiare il nostro brucct, come ne- 
anche il tose, brusciare, il cui sci èco non /; ma converrebbe par- 



92 Zingare Ili, 

lame più distesamente che non si possa in questo luogo. Qui piut- 
tosto frusa dissipare, da frustum, frustiare, come Pafr. froissier, 
cfr. Havbt, Romania III 338, e Schwan, Àltfranz. gramm., * 52. 

L» — 48. Iniziale e mediano generalmente intatto. Alterato, oltre 
che nei soliti ruseTiuele e kenQcehje % pure in pinete (cfr. D'Ovidio IV 
101), vasenecoute pxfftXixov, e twnene tomolo, come in barese (cfr. Ab 
batesoianni, 32). Raddoppiato nel semiletterario mandullQinc , e in 
quatte quale, interrogai; trasposto in cQrlf *x&sps, e già anticamente 
in padule come nelP aitai., e nel tose, vivente. Nell'articolo rimane 
solo al fem. sing. (/a), il sing. msc. facendo u, e il plur. di tutt' e duo 
i generi: i. Singolari son jtodece pulice, e nazzaroute lazzcruola, 
che forse è nazzaroute, come se l'art indeterm. si fosse sostituito al 
determinativo. — 49. LL, sempre dd 1 schiettamente dentale: muedde. 
stadde, pedditre puledro (cfr. srd. puddedru), nudde, idde ili e, quidd<\ 
pjdde y addobbeje alloppio, tnartiedde y capidde, ecc. Anche qui b^refatti 
bello, come in barese; e pare un 9 importazione dai paesi sulla destra 
deirOfanto. — 50. Nei gruppi ALT ecc., solitamente intatto (scalzi- 
li. 44, culcarse coricarsi, ecc.). Ma: aule altro, in posizione procli- 
tica die (onde riat'ùnc un altro); e uteme ultimo. Assimilato il d in 
calle cal'du, scatta', cattare. Pur qui: curtìedde e sca)*pieddc, secondo 
che è pure nel tose, e in molti dialetti (cfr. a proposito del reatina 
la bella osservazione di B. Campanelli, p. 68). Frapposto e mutato 
quindi in r in pruhQine pullicenu, trappunffre talpa. L'epentesi è 
in puteze polso, fate z e falso, nwleze milza, dnlecc ecc., cfr. n. 58. 

51. CL» TL, PL, riduconsi a chj (perla cui pronuncia v. D'Ovidio 
IV 162): chjueve % chjurme e eh forme x«Xeu*ux Arch. XIII 368, maecfy*;, 
mulacchje bastardo, 'ndcnnacchjc comprendonio, capQcchje, pett^cchjt , 
Mundicchje ni. (cfr. Montecchio in Toscana), uecchje; v?cc?ye; chjànt, 
chjatìffe planca, sicchje, cacchje cappio, cacchjoule 'cappietto per affib- 
biare*, cocchje, scucchja spiare. Tra vocali anche l'esito -gghj-, per 
cut cfr. XIII 375 sgg., e 452 sgg.: ìnagghje, cumgghje % nagghjiere nau- 
cl er u, propriam. * capo dei mietitori o del trappeto o della timya\ spig- 
ghje spicchio, e il notevole tertugghje tortuca tortucla. La 'pari- 
glia' di buoi è pariccìye, e all'incontro pari^A/V quella di cavalli da car- 
rozza, di pistole ecc. Rimbalzato in cìy'appe cappio, 'nodo scoraojo\ 
oltre chjuppc pioppo. Anche qui TtQstre inchiostro, e insieme: cor* 
cuTie carbonchio, granoTie ranocchio K L'esito ò sonoro quando sus- 

1 M alamento si manda con questi il barese e tarantino caroti^ che non 
è gria da carimela, ma dalla stessa baso del tose, carogna, cfr. Ascoli XI 
4VJ: carene a. 



Il dialetto di Cerignola. 93 

segna a n: mytghje mentula, mengtyarQile sciocco, enghje empiere, 
atìgJyand? salire -planare» cfr. sic. acchjanari. All'incontro: sur- 
rhjtfy che sarà *surbiculare. — Da t'l, per assimilazione II, onde del: 
spadde fètide, Arch. IV 163, rodde vivajo, quasi rotula, accanto a 
rocchje crocchio. — Semiletterarj duppeje doppio, sbjannoure splendore. 
— 52Ì 6L riducesi a gghj: gghjuembre, ghjanele gianduia, acc. al 
semiletterario granfie glandola, quaggfye. caglio, strigghje. Per n da 
NGL: cine, nQtte (*inglutit), ma wgghjuzze; cfr. d'altronde granone 
e carvunc al n. 51. — 53. BL iniziale pare che normalmente diven- 
tasse jijanfff bianco, ;W(e bieta blitu; ma per influsso letterario è 
più frequente òò>: bbjan§e, e cosi bbjunde (non popolare pure nel). 
Il solito gasMme, sic. gastimcu Mediano : neggkje nebbia, suggfy'e sub- 
bia. — Pare dissimilato in helumbre *columbli fichi fiori, cfr. il 
sorrentino palombole in Villani, Cron. XII 03. — 54. FL si deter- 
mina variamente, ma l'esito più antico e schietto sembra j: joncle 
fionda, jùrc fiori, iure de fQike fichi fiorinola' * fiatare, propriam. 
'soffiarsi il naso'. Più 'culturale' è di certo fj: ffùre, fjdte, {fokke. 
Con L in R: /ragghile (anche in un grafitato del sec. XVI, relativo 
alla battaglia del 1503, in una cappella dove si disse seppellito il duca 
di Nemours), fraccét fiaccare, rompere; frussejoune. PFL: acehjà ad- 
flare, napoL aia 'trovare' e • cercare \ — 55. 8CL, SU, SPL, il 
coi esito integrale avrebbe ad essere skj (cfr. IV 166-7), danno sem- 
plicemente ik, perdendosi, come per dissimilazione, lo j. Cosi avviene 
par nei dialetti di Terra di Bari e in parecchi di Capitanata e Ba- 
silicata. Per 1' iniziale, siamo più volte a basi non latine: skàuc, 
sclavu, skavotte cavallo di Schiavonia; skattQime schiatta; skitte 
schietto ; skanle schianto, spavento, e skaUct schiattare, ikàppc schiap- 
pa, scheggia; skupp^Ue 'scloppus, shueppe scoppio, urto nel ca- 
dere; skaflc skaffa, schiaffo schiaffare, skama guaire esclamare, 
ska*a spianare, della pasta, cfr. tose, 'spianare il pane'. Mediano: 
like Ischia, insula pipske # peslo, Ascoli III 456 sgg. *, muSke omero 



1 Ormai l'etimologia dei merìd. pesco, grosso ciottolo, da pensili *pes- 
sulu, va tra le cose meglio accertate: nell'ordine ideologico, I'Ascoli stesso 
pose i confronti con x^épag nét^a, 'praerupta rupes', 'penduta petra*. 
Pessulum peslum valgono 'appensum domui tectum', * ae di ficiolu in ex- 
tra murum in viam prominens', 'domum parieti quasi ap pendi tium' (Di> 
CAxez); cioè * corpo avanzato ', come un terrazzino, un verone e simili. Ora 
pesco ben dice semplicemente 'pietra' nei dialetti meridionali; e in molti 
nomi locali del Sannio, degli Abruzzi e della Basilicata, pur parrebbe non 



94 Zingaro Hi, 

musculu, 'mmeskcL immischiare, maskrtte lucchetto, 4 maschietto ', 
ma mascule maschio; freskt? fischiare (eoa inserzione di r) e siike 
razzo, che però sembra il napol. siSchje fischio; dushàt sentirsi la scot- 
tatura *adustulare; cruske pane arrosto, crostino # crustlo; raskà' 
raschiare; fruske frustulu (Apuleio, I, 'frustulum pania', ital. /ta- 
sto) fruscolo, ma è voce vezzeggiativa per gli animali domestici, e 
di gen. fem. — Cfr. n. 68. 

R, — 56. Tenace sempre, salvo i casi notati ai n. 59-01. Cosi in 
cerase, rare, c?cere. — Circa la prostesi di g in granone, ait gra- 
ìiocchùi, v. Mbybr-Lùbke, I 356. Dissimilato: Leggiere, Ruggiero. — 
57. In date condizioni, R si traspone facilmente (cfr. IV 164). Cosi, 
in primo luogo, nella formola protonica cons. + voc. + R + con*., quando 
la consonante che gli sussegue sia /*, b, v ì m % g: pruffideje ostinazione, 
frubbecrtte forbicine (accanto a fuerce forbici), cruviedde corba, pro 
priam. * mastello', mbruvidde morbillo, 'ndruvelàte intorbolato (intor- 
bidato), frevùte bollente, preulQite pergolato, pregatQreje purgatorio, 
frummagge, frummgike formica, prummesse permesso. Intatti carvounr, 
carbone, Carmine carbonchio. Un pò 9 diverso : vregohe verecondia; 
e qui finalmente anche frecógine forchetta per tavola. Susseguendo- 
gli altra consonante, la formola rimane intatta. — Ohe se poi la for- 
mola anzidetta ò postonica, tutto si limita all'epentesi di un e tra r 
e la cons. successiva: sereve serva, or ève arbor, vere§e % vareve barba, 
fzreue ferve (cfr. frevùte), sgreve sorbu, niereve nervo, cuereve corvo, 
che anche si alternano con le forme intatte. S'aggiunge rrevf erba. 
Di CR cfr. n. 78. — 58. La formola cons. + voc. + cons. + R si rìduc » 



dir altro che * Pietra*, cosi: Pesco, Pesco Canale, Pesco Costanzo, Pesco 
Cupo (cfr. Pietra Cupa), Pesco La Mazza, Pesco Lanciano, Pesche, Pesa 
Maggiore, Pesco Pagano, Pesco Pennataro, Pesco Rocchiano, Pesco Sanso- 
nesco, Pesco Solido. Ma, a veder bene, dal concetto di * pensile, sporgente \ 
come si venne da una parte a 'edificio sporgente*, cosi dall'altra a 4 rup* 
sporgente*, 'sasso che sembri pendere dai fianchi della montagna*. Upesc.. 
sasso, e il Pesco dei nomi locali ci offrono due diverse riduzioni: il primo, 
ali* idea generalo di 'pietra', 1* altro a quella più etimologica di 'rupe*. 
Sono borgate collocate su brevi altipiani, su sporgenze delle rocce; e Pl- 
iche presso Isernia prosenta addirittura la forma del plurale, e pare dav- 
vero scaglionata su pel dorso della montagna. 

[Noto, per ogai buon riguardo, che il ms. del prof. Zingarelli era nelle mi* 
mani prima che si leggesse la Nota dol prof. Grasso: Illustrazione geografi 
di un articolo glottologico del prof. Asc. t R. Istit Lomb., aprile 1899. — 
G. I. AJ 



Il dialetto di Cerignola. 05 

a cons. + R + voc. + cons, : frabbeke, frebbàre 9 prubbekc 'pubblica* 
(moneta), Grabbejeile; crèpe, coi derivati crapicce, empiitele pallini 
per tirare ai capriuoli. Notevole, ma comune: graste, gr. mod. vxarpx, 
*vaso di fiori*. — L'R, N'R, s'invertono (cfr. lo spago.): corte n. 48, 
tierne tenero, eterne genero, cerne cenere. — 59. Frequente l'ettlissi 
dopo t: rette retro, arreite anche nel significato di 'iterum* (cfr. 
afr. quant il sera carriere repairez, Amis et Amile, v. 393), maste, 
quatte^ aute, rètte aratro, nueste, cerniste; non sono costanti menaste, 
fì'i&te, *ndprpeie ì arteteke àpSpiTixr,. Ettlissi ò forse anche in sembe 
sempre semper, cfr. soupe sopra. Pur qui pe per, che ha facoltà 
raddoppiati va; e pur qui pe d?ùne, per uno, a testa, il cui d proviene 
di certo, per falsa analogia, dal tipo qualchedùne. — 60. Epentesi 
di r in frisfte, frusedde fiscella, vespre vespa, comune all'abbruzzese, 
'ndruppecét, pur comune all'abruzz., *intoppicare. In fcrwse finire, 
c'entra manifestamente 'fornire* cfr. abr. /ferra', reat. fernire. — Dis- 
similazione: murtàle, Velardoine (abruzz. Velardine) Berard-, celrb- 
bre % mercludoie mercoledì; prudoite prurito. — Geminazione iniziale 
in rrgbbe, rre', interna nei condiz. e f ut. : candarrgie, faéarragge, ecc. ; 
gorra fé n. 76; in varrQilc, barile, rr ò forse etimologico, e va a ogni 
modo col barrii spagn. e pg. — 61. RS, ridotto a s nei soliti su se, 
iute: a ss in musse muso, a zz in muezzeke. morsico. Del resto in- 
tatto: urse, corse, persoune, vorse borsa, vursidde taschino. 

V. — 62. Iniziale, intatto. Non sarà mero accidente fonetico in me- 
noie venire, menate venuto (cfr. abr. meni). Ma ancora: magabbonde 
plebeo acc. a vag-,pàne menishe 'pane vinesco'; cfr. Ijnazze vinacce; 
e gli esempj del n. 06. — 63. Mediano, intatto : nueve neive , nouve 
nove, vottve (accanto ai proferimenti plebei: nuefe nei fé ecc.); lava 
Lavare; c^rve cervo e acerbo, cuerve, nierve nervo. — Si dilegua, per 
lo più a contatto di o ti: paure, paoune, faune favonio, luì? levare, 
trita* trovare, arraugghjct 'arrivogliare*; lessQie; cruattQine colletto 
4 crarattino', sruizzeje servizio, arrua arrivare: dove la vocale atona 
sarà passata ad u secondo il n. 29. — 64. SV in sb: sbitt avviare, 
rusbeggfya risvegliare, sbreundte svergognato, sbggghje svolgere. — 
Finalmente -VV- in bb nei composti: abbuwje n. 27, abbia", abbambe 
avvampo, abbahet accanto a sbaket *exvacare cessare della pioggia, 
abbiende adventu, riposo, sosta; e in prubb^ine proviene. — 65. 
NV ai determina in mm: cummiene (ma pure, specie tra i contadini: 
cumbiene ecc.; cfr. dom Beciense), 'mmpìce in vece, niìnideje, t ani- 
m^rse * l'inverso*, mmQite invito, non moule non vuole, moggì\jaddQie 
4 non voglia Dio ! *, bommypre buon vespro, akkemmggghje *acconvoglio 
* copro*, e con m scempiato in protonica: akkumegghjdte. 



96 Zingarelli, Il dial. di Cerignola 

V. — 66. WeV. E negli esempj comuni: guerre, guinfle bindolo, 
arcolajo, guardie guarire, guajoine guaina, guasta? Tastare; e inol- 
tre; gwjre nella frase è guHre è vero; gu*degue vedova. 

F. — 67. Intatto, iniziale o tra vocali. Scomparso in fuerce forfice, 
c£p. ait force, ma nel dimin. : frubbecHte. — NF passa costantemente 
in ma: 'mbierne inferno, 'mb^tte cattivo, malizioso, 'mbyine in fine, 
'mÒQtme infundere bagnare, 'mbàme, 'mòra proclit infra, Mban»ìr 
npr., 'm bocce in faccia, 'mbronde, som Brangishe, dom Belum*jn*; 
don Filomeno; cfr. n. 98. 

S. — 68. Di regola intatto, e sempre sordo: sine, sicce, sùkf sugo 
(nap. zuhc), rouse, couse % ueseme fiuto 'ofruq, vQrse, urse, tur se; segghje 
scegliere, del grano. Ma pur qui: zukkere, zavorre, z ambone, zulft, 
zuekkele zoccolo. Di SK in sk (cfr. n. 55) sono esempj : skaroule n. 17. 
skuffeje scuffia, skùme, s/affe schifo, batello, skqife schifo, schifezza, 
tnashere, fiske fisco, friihe fresco, brushe brusca, abbuscct buscare. — 
69. Superfluo avvertire che sia meramente analogico lo / di naif na- 
sco, cr?se ecc. (su naie nasci, nasQime nasciamo, ecc.). Passa in sonora 
dinanzi a consonante sonora: sbreuhàte ecc.; e dopo n: pffli?, cr£nit\ 
cfr. Arch. IV 167, manie, ecc. — LS ò Iz: falze, pulze, con ten- 
denza all'epentesi, faleze, cfr. n. 57. — 70* SS, CS, PS, danno gene- 
ralmente ss: assecuràf, fesse , grasse , russe, matasse, tesse ^ 'sstìin*; 
sciame, 'ssynpeje exemplu, cosse cosa {'ndecQse appare semicoltoì, 
fìsse, lessQie, lassa*, assQie exire, quisse chisse eccu ipsu, g gisse. E 
Jf tuttavia in vose basso, afr. fre baisser, prov. baissar, sp. bajo\ 
salde ala a x ili a, masedde, salct scialare, sciapoite insipido, sciocca 
(con Va del tose, scidpido e l'accento di scipito; cfr. atosc scìaptto]; 
case comune a quasi tutti i dlt merid., fr. caisse, prov. causa, \*z. 
eaixa, e nei Une nessuno, cfr. Ascoli II 126 e n. Per 'nzone e 9 nzùn, 
D'Ovidio IV 168. — Invertito in laskc laxu (*lax'cuì); e Ù solito re- 
golare tiiesfy tox'cu. — Scempio in postonica: maseme, proseme fai* 
sene fraxinu. In Lcsandre, Alcsandre , influisce forse Lysandru. 
— 71. Ricorderò la caduta di x st s finali, solo per dire che ne ri- 
manga impinguita la vocale come in sillaba aperta: pou post, sjc 
sex, nùe, vùe; e s'abbia, come altrove, crct, accanto a crye cras, 
oltre a peserà* postcras, con la curiosa derivazione pescridde, y 
scrueflele, da mettere accanto al pescr elione molisano e abruzzese. 
Sovviene dal Pulci, Morg. xxvn 55: «Crai e posterai e posteri e 
postquacchera ». 

[Continua.] 



NOTE ETIMOLOGICHE E LESSICALI. 



DI 

C. NIOBI. 



Terza serie (v. voi. XIV, p. 353-384). 



1. — it. amoscino, can. tamassin. 

L'it. amóscino (Fanfani), o amosclno (Valentini), 'specie di 
pruno', fu rettamente riferito dallo Storni (Arch. IV 387) al- 
l'agg. lat. damascènus, che congiunto a pruna (Plinio), o 
anche senza il sostantivo (Marziale), significa appunto la specie 
•li pruno che ebbe nome dalla regione di Damasco. Lo Storni 
spiegò il dileguo, in amóscino, del d iniziale, conservato nei 
•orrispondenti vocaboli greco medievale, inglese e francese, « per 
r illusione che vi si avesse la preposizione di (prugno d'-amo- 
•*wo). Per T i riflettente 1' è latino, egli recò a confronto sa- 
larino pergamina pulcino. Quest'etimologia è confermata dal- 
l'equivalente vocabolo can. di Viverone : tamassin, che ha con- 
servato la dentale iniziale, convertita però in sorda, probabil- 
mente per qualche spinta assimilativa (tarnariss tamarisk ta- 
marindi ecc.). 

2. — vb. ansùndèr. 

Il vb. ansùndèr 'accendere' appare come voce d'iraprestito 
recente, dal nted. entzùnden anziinden, di eguale significato. 

3.— Antico genovese belletegd. 

Per esprimere 'solleticare', l'agen. ha il verbo belletegd, il 
neogen. bulliti§d } donde il deverbale bullitigu 'solletico'. Nelle 
'lue ultime forme, l' u da e è dovuto al precedente suono la- 
Male. Alle genovesi rispondono le voci emiliane : parm. bledQàr, 
r*gg. mod. bledQer, 'solleticare', donde blédeQ * solletico' (Meyer- 

ArchiTio (tottol. it*l., XV. 7 



98 Nigra, 

Lubke stampò erroneamente, in gramm. I 584, erail. dledger in- 
vece di bled§§r). Tutte queste forme pajono postulare una base 
immediata *bellilicare, la quale dovrebbe essere un lat ♦vel- 
li ti care, posto di fatti dal Muratori a base delle voci emiliani*, 
e fatto provenire da veliere (Murat, Dissert. 33, s. solleticare). 
Il senso di questo *velliticare, se esistesse, non dovrebbe es- 
sere diverso da quello di velière, che fu usato per * solleti- 
care*, come è dimostrato assai chiaramente dalla glossa del les- 
sico, falsamente attribuito a Cirillo, yoQyakUfa 'titillo vello* 
(Corp. gloss., II 261. 40), senza parlare del pori beliscar 'piz- 
zicare*. Da questo lato, l'etimologia non incontrerebbe difficolta. 
Ma dal lato morfologico, la cosa è diversa. Un latino popolare 
velliticare da veliere è un vocabolo inverosimile, che è dif- 
ficile ammettere, benché ritenuto possibile, non solo dal Muratori, 
come s'è detto, ma anche dal Flechia (Arch. II 321 n), e dal 
Parodi (Rom. XXVII 40). È difficile ammetterlo, non tanto per- 
chè dovrebbe appoggiarsi sulla base di un participio *vellitu, 
che manca bensì nel latino classico, ma potrebbe presumersi nel 
latino popolare, al pari di *tollìtu (Meyer-Lùbke, II 339), 
fundltu (Ascoli, Arch. VII 141 sg.) ecc., poiché le glosse m<- 
dioevali ci danno un sostantivo velli tio = titillatio (Corp. 
gloss., II 261. 41 ; la glossa è citata dal Parodi in Rom. XXVII 
40), ma perchè la formazione d'un verbo *velliticare invece 
d'un normale *vulsicare sarebbe altrettanto insolita quanto 
quella, per esempio, d'un *morditicare per morsicare. N»*l 
romanesco vortice, citato dal Flechia, il l appartiene alla ra- 
dice vort- (vert-ére), non già a una derivazione da volver<*. 
e quindi non ha da essere qui invocato. 

Il Flechia, ben sentendo la debolezza d'una tale spiegazione, 
ne tentò un'altra, non senza esprimere però qualche dubbio. 
Egli suppose che il gen. belletegd potesse rappresentare un com- 
posto di per e lelegd 7 foggiato sul modello di pellucidus = 
per-lucidus. La seconda parte del composto sarebbe stata, a 
suo giudizio, la stessa che è nella seconda parte dell' equivalente 
italiano solleticare- *sub-leticare, dove leticare rappresen- 
terebbe un aferetico e metatetico *titillicare. Ma se questa 
spiegazione della seconda parte del composto è ammessibile, lo 



Note etimologiche e lessicali. - 1IL 99 

stesso non può dirsi di quella della prima, cioè del passaggio 
del prefisso per in bel, di cui si desidererebbero eserapj più 
probanti di quelli finora invocati. 

È forza perciò rinunciare anche a questo tentativo di dichia- 
razione, pur ritenendo come verosimile la spiegazione del Fio- 
cina circa l'equazione tra il -letegd dell'antico genovese, e il 
•leticare dell' it. solleticare, equivalente a *titillicare. Ma se 
questa spiegazione di -leligd ha, come pare, un fondamento di 
rerìti, che cosa sarà dunque questo bel-, che figura come parte 
iniziale di belletigdì 

La risposta sarà, secondo ogni verosimiglianza, che noi ci 
troviamo in presenza di un composto, risultante dalla fusione 
di due verbi di significato identico, da annoverarsi tra quelli 
indicati dal Caix ne' suoi Studj, p. 199. I due verbi sono i si- 
nonimi veliere e *titillicare, quest'ultimo ridotto per aferesi 
e metatesi a letigare. Quindi l'agen. belletigd equivarrà a 
vel[lere + *til]liticare. E sarà un bell'esempio d'un tal ge- 
nere di composti, da porsi accanto a fracassare abbollessare e 
simili. 

4. — it. bietta, fr. bilie, lomb. bicc; ecc. 

Vit bietta significa ' piccolo cono di legno per rincalzare, 
rinforzare, serrare, o anche spaccare'. L'origine di questo vo- 
cabolo, dichiarata oscura da Diez, non fu ancora chiarita in 
modo soddisfacente dai successori (v. Kòrting 31, e ora Parodi, 
Rom. XXVII 216). Bietta non deve essere parola indigena in 
Toscana, dove ha per sinonimo 'zeppa'. Essa pare invece indi- 
gena nell'Emilia, donde ha potuto facilmente passare in To- 
scana. Se cosi è, si può pensare che la parola emiliana stia per 
*btijetta, dove bilj- bij- sarebbe da bikl-, per il qual processo 
qui gioverà più specialmente ricordare i boi. kudja 'quaglia' e 
bréja 'briglia'. Sarà esotico anche il tose, bilia 'legno storto 
con coi si serrano le legature delle some', cfr. il fr. bilie nella 
medesima significazione. La ragione di codesto bilj- è normal- 
mente applicabile all' apro v. bUha, fr. bilie, piem. can. bija. vb. 
bilja, 'rocchio di legno, pedale, bastoncino', prov. fr. billon, 
piem. can. bjun, 'tronco d'albero segato', svizz. rom. bihllQn 



100 Nigra, 

behllon 'pièce ronde de sapin', fr. billot 'ceppo', can. bjana 
'zeppa'. E rasentiamo per la significazione: can. bjofih, bl. bio- 
chus, 'tronco d'albero (prov. cat. bioc in Diez s. v) f ; ma qui 
non osiamo affermare che bj- sia da bilj-. 

Il Diez (s. biglia) ha dato per base probabile ai fr. bilie bil- 
lot il mat. bickel 'dado, cubo'. Questa etimologia fu confermata, 
per bilie biglia, dal Mackel, che fa procedere il mat. bickel da 
un presunto anteriore aat. *bickil (103). 

Che qui si tratti veramente d'un esito di -kl- è specialmente 
comprovato dal lomb. bicc } mil. anche bigg, 'ceppo pedale', cor- 
rispondente per il senso e per la base, salvo il genere, al fr. 
bilie, al piem. bija ecc., e salvo il suffisso al prov. fr. billon e 
al piem. bjun. 

Rispetto al germ. bickel e alla sua possibile parentela con temi 
celto-romanzi, si vegga il Kluge s. bicke. 

5. — it. sp. pg. pr. branca, fr. branche, rum. branca, 
lad. braunca, it. branco, pr. branc. 

Il significato originario non è punto 'ramo', come sembrarono 
credere il Neumann (Zeitschr. V 386) e lo Scheler (s. v.), ma 
bensì quello di ' artiglio' e 'zampa d'animale', donde poi, se- 
condo i luoghi, vennero quelli di ' palma della mano , spanna , 
pugno, manata, ramo 9 , e anche (nell'it. branco) 'riunione di 
animali', a similitudine della riunione degli artigli nella branca, 
o, se si vuole, dei ramoscelli e delle foglie nel ramo. 

La voce branca si trova già per tempo, col senso di 'zampa \ 
nel latino popolare, in un frammento del gromatico Latino To- 
gato (Gromat. vet., ed. Lachmann 309), che registra branca 
ursi, branca lupi, come marche incise sulle pietre di limite. 
Questo scrittore visse nell'epoca imperiale, non si sa bene in 
qual secolo. Il frammento di trattato che di lui ci rimane fu 
pubblicato, nelle successive edizioni dei gromatici, dal Tourne- 
boeuf (de agrorum conditionibus, an. 1554), dal Riga uh 
(auctores finium regundorum, an. 1614), dal Goes (auc- 
tores rei agrariae, an. 1674), e poi dal Ducange (Gloss. 
s. v.) noi 1678, e più tardi dal Porcellini. Ma pare sia rimasti» 
ignoto al Diez, che rogistra soltanto un branca leonis del 
srt/ilo iia<k'Ciaio. 



Note etimologiche e lessicali. - III. 101 

Ma che è questo "branca? Il vocabolo non ha fondamento nel 
lessico latino, poiché la connessione con brachi urn non è so- 
stenibile. Dovrà dunque essere una parola d' imprestito, portata 
assai per tempo dalle legioni nel territorio latino. E poiché né 
il lessico greco, né il celtico, non offrono alcuna base soddisfa- 
cente, par di doverla domandare al fondo germanico. 

Questo ci dà un fondamentale *krampa, donde l'aat. krampf 
krampha hramplio ' uncino', e come aggettivo: 'adunco'. Vi si 
connettono, o ne dipendono, negli idiomi germanici come nei 
neolatini, numerosi vocaboli, con o senza perdita della gutturale 
iniziale, che sarebbe troppo lungo e superfluo qui registrare. Ba- 
stino per tutti: Tingi. cramp 9 il fr. crampon, l'it.. grampa (e 
con l'aferesi: rampa) 'branca d'animale, zampa', grànfia e ràn- 
fia 'artiglio'. L'equivalente piem. grinfia sta all' it. grànfia, come 
l'aat. krimpf sta all'equivalente krampf 'adunco' (si compari il 
l>erg. sgrafa daccanto a sgrifa 'piede di gallina*). 

Il bl. branca non sarà altro che la metatesi di questo krampa; 
come il tose, gronco è metatesi di congro. Una conferma di 
questa metatesi è data dai vocaboli equivalenti it. brancucce, 
friul. grampuce fem. pi. (v. Pirona s. v.), specie di fungo fatto 
a branche, detto più comunemente in Toscana ditole, in berg. 
didèle, in piem. manine (clavaria coralloides). 

Il significato, evidentemente, non dà luogo ad obbjezioni. Dalle 
nozioni di 'uncino, adunco 9 , che ancora si sentono nel vie. 
branco, it. rampo, 'uncino*, il passaggio a quello di 'artiglio, 
zampa 9 è facile a spiegarsi. Né può far difficoltà il digradamento 
della sorda labiale in sonora divenuta iniziale, dinanzi à r. Come 
nelle voci già citate: grampa granfia grinfia grampuce, s'aveva 
il fenomeno analogo per la gutturale, così s'ebbe, nella figura 
metatetica, per la labiale (cfr. del resto prugna brugna, ecc.) 

6. — vicent. brombo -a 'pruno, prugna 9 , 
basso-engad. brùmbla 'prugna'. 

Colle significazioni corrispondenti, occorrono: friul. brómbula 
1 prugna', brombolar 'pruno*, trev. beli, bromboler, beli. param- 
boler, ver. brombolar, 'pruno selvatico' prunus spinosa. Con 
significati affini: piem. brombo 'tralcio*, can. biell. (Vi verone) 



102 Nigra, 

brumba 'il complesso dei rami d'un albero*, romagn. brombla 
brómhal 'frasca rampollo', bresc. brdmbol ' tallo del cavolo in 
fioritura \ 

11 pi era. brombo sta certamente per br èmbolo (cf. pieni, nespo 
' nespolo'); e la comparazione delle forme dei paesi limitrofi la- 
scia supporre che fors'anco il vicentino brombo -a rappresenti 
un brò/ribolo -a di fase anteriore. Il basso-eng. brumbla (circa 
il quale non ci lasceremo fuorviare dal Pult, 'Le parler de Sent*, 
273) sta benissimo an eh 'egli in questo gruppo, non ostante il suo ti. 
È avvenuta all' Engadina un' attrazione reciproca tra il conti* 
nuatore del lat. pruna: prunna brunna, e il continuatore di 
*brombla. 

La base di questo nostro gruppo e' è probabilmente fornita dal- 
l'aat. brd>nal (asass. bremel brembel brember, ingl. bramble) t 
vepres rubus, derivato esso medesimo dall'equivalente aat. 
bramo brama, a cui va pur connesso l'asass. bróm y ingl. broom, 
'ginestra'. 11 passaggio àeìVd radicale in d, oltreché nella citata 
voce anglosassone, appare nei composti, ted. brom-bere, sved. 
bromrbàr^ daccanto al dan. bram-baer, e all' aat. br dm-beri f 
'rovo, rumex\ Il secondo b delle forme alto-italiane non sa- 
rebbe epentetico, come quello delle voci anglosassoni (v. Skeat 
s. br arabi e), ma più verosimilmente proverrebbe dal & di •beri in 
brdm-beriy brom-bere. 

Anche in un'altra coppia di voci, che nell'ordine del signifi- 
cato qui spetta ma dipende da un fondamento affatto diverso, do- 
vremo forse riconoscere l'influsso dell' ù proveniente dall' ù di 
pruna. Abbiamo cioè in Val d'Aosta: pr urna prima 'prugna \ 
pruine prime 'pruno', che vanno tra le forme di *pruma: 
savoj. pròma ecc., aat. pfriima, gr. i^^ovfAfov y ristudiate dal 
Meyer-Lùbke in Zeitschr. XX 534-5. 

7. — it. bucato, apr. sp. bugada, fr. buèe, ecc. 

Queste, e le altre voci romanze affini, significano l'imbianca- 
tura dei panni col ranno, e anche i panni stessi imbiancati. Il 
Muratori, il Galvani, poi recentemente il Eluge (s. bauchen), e 
con esso, ma con qualche dubbio, il Mackel (19, 144), si dichia- 
rarono per la provenienza dei vocaboli romanzi dal ted. bau- 



Note etimologiche e lessicali. - III. 103 

chen di egual significato. Ma già Ferrari, Menagio, Tassoni, 
Diez, Tommaseo, Flechia, Mistral, Scheler, Petrocchi, la riferi- 
scono all'it. bucare^ dando così a bucalo buée ecc. il giusto senso, 
che è 'forato forata \ 

Ma nello spiegare la ragione d'un tal significato, i più cad- 
dero in errore, affermando che il bucato è così detto perchè si fa 
passare il ranno per un panno bucato (v. segnatamente Diez 
Tommaseo, Scheler s. v., Flechia Arch. II 328). Ora questa spie- 
gazione non è giusta. Il panno per cui passa il ranno, cioè il 
ceneràcciolo, è permeabile all'acqua, come sono i panni in ge- 
nerale. Ma non è forato, e non lascia passar la cenere. Invece 
il raso che serve all'imbiancatura dei panni, detto in Toscana 
* mastello' o 'tinello' se in legno, e 'conca' se in terra cotta, 
in francese 'cuvier', in aprov. 'tinel, rusquió', in spagn. 'cola- 
<lor', ha in fondo un buco da cui cola il ranno. Adunque bucato 
significa propriamente 'mastello bucato' come buée significherà 
'cuve buée', e collo stesso nome del contenente si venne poi 
anche ad indicare la cosa contenuta, cioè i panni imbucatati. 
Perciò il Tassoni definisce giustamente: 'tronco bucato dal qual 
passare la liscivia'; e il Mistral: 'Le mot bugado vient de bou 
boue ,trou', parceque la lessi ve est proprement l'eau qui passe par 
le trou du cuvier'. Che il nome bucato debba applicarsi al ma- 
stello e non già al ceneràcciolo, è anche provato dai sinonimi ca- 
navesani bùna bùnd, che provengono da bufi 'bugliolo mastello'. 

La sintassi conferma questa spiegazione. Si dice in Toscana 
imbucatare e mettere i panni in bucato. Questa dizione sa- 
rebbe scorretta se bucato indicasse il ceneràcciolo, il quale si 
pone sopra i panni già imbucatati, e non sotto di essi. D'altronde 
l'imbiancatura dei panni non riuscirebl>e se il ceneràcciolo avesse 
dei buchi e lasciasse passare la cenere. Per chi le ignorasse, si 
riferiscono qui le definizioni del 'ceneràcciolo' e del 'bocciuolo' 
fiate dal Carena 1 : ' Ceneràcciolo : grosso panno di canapa, con 
* cui si ricopre la bocca della Conca o del Mastello, e sopra il 
4 quale si pone la cenere per farvi il Ranno'. — ' Bocciuolo: 
4 pezzo di canna, piantato nel foro che è presso il fondo del Ma- 



* Giacinto Carena, Vocabolario d'arti e mestieri, s. lavandaja. 



104 Nigra, 

'stello o della Conca; pel Bocci uolo esce il Ranno che si rac- 
1 coglie nella sottoposta Catinella 9 . 

8. — it. caciocavallo. 

Nell'Italia centrale e meridionale è detto caciocavallo un ca- 
cio fatto con latte di vacca o di bufala (Fanfani). La forma di 
questo cacio, somigliante, anche per la dimensione, air oqxk d'un 
cavallo, gli valse questo nome plebeo, che etimologicamente equi- 
vale a 'cazzo di cavallo', e si trasformò poi per altra interpre- 
tazione popolare in caciocavallo. Passò questo vocabolo in Ru 
menia (escavai), in Grecia (xacrxafìàfo), in Turchia (qudcìiqavdl). 
in Ungheria (ìiaskacdl)^ collo stesso significato. Ma da alcuni fu 
creduto d'origine turca; da altri fu interpretato come 'cacio di 
cavallo, pferdek&se' (v. Cihac s. v. ; Rudow, Zeitschr. XXII 230). 

Si compari, per il senso, il lomb. (Brianza e Valsassina) caco, 
cagg, che ha i due significati di 'borsa del caglio' e di ' scroto \ 
e brianz. cagett 'borsotto pieno'. Nello campagne lombarde e 
piemontesi, il caglio animale si conserva in vescichette o bor«* 
di pelle, appese alle pareti presso il camino. 

9. — cal- (kal-) ecc., nella composizione neolatina. 

[Cfr. Arch. XIV, p. 272 sgg., p. 3G0 sgg.] 

35; piera. a karabocc *a cavalluccio' (Gavuzzi). Il pieni. 
bocc y tra gli altri significati, ha quello di 'mucchio viluppo am- 
masso gruppo'. Di cesi di cose attaccate insieme. 

36; sic. caragiau 'ghiandaja'. La seconda parte del comjM>- 
sto appare intatta nel pure sic. giau che ha l'identico significati» 
di 'ghiandaja'. 

37; sic. carcarazza l gazza'; carazza sarà probabile rifles^ » 
d'un *coracia, da corax 'corvo'. 

38; lira, cacarduno f. 'creux d'un arbre' (Mistral). E no- 
tatesi di caracdnno la cui seconda parte eduno significa 'cu- 
vité, creux, terrier'. Per la metatesi si compari il prov. caco- 
rdulo 'escargot', coll'equi valente caragaulo, sp. caracol, 

30; abruzz. calapuzzo 'terebinto' (pi sta eia terebinthu^>. 
Che la seconda parte del composto sia ' puzzo ' è comprovato dai 
sinonimi abruzz. legno-puzzo, calabr. pillino, fìlente 7 e abruz/.. 



i 



Note etimologiche e lessicali. - HI. 105 

catapuzza, nel quale ultimo vocabolo la prima parte rimane 
i ncerta. 

40; cat. calapat ' rospo'; v. infra, s. crapaud (nui, 15). 

41; al vallone calmousète 'nascondiglio', esaminato in 
Arch. XIV 361, n.° 30, si dovranno aggiungere il piem. ca- 
mussina 'prigione* "(Cuneo; v. Arch. XIV 374 n), e il berg. 
camùssù * prigione' e 'piccola stanza' (Tiraboschi). 

42; va. karkarè 'grosso campano'; v. infra, s. caròt, nm. 11. 

43; alto-milan. calimon 'paleo'; per la somiglianza del pa- 
leo col frutto del limone. 

10.— Di alcuni nomi della 'caprùggine*. 

Tra i varj nomi dati in Italia alla caprùggine delle doghe, è 
notevole la seguente serie: gen. zinna, bresc. mant. ferr. zitta, 
parm. piac. zejna, romagn. zena 9 pad. trent. zigna, aless. (monf.) 
arieina (verbo ariiné 'caprugginare'), mil. gina, ginna ì sard. 
gina, inginna, sic jina, bresc. ina e anche rezina (cfr. aless. 
aràejna). Il gen. zinna si usa anche per 'orlo di tetto o di 
muro'; e l'aless. iejna significa il 'solco che fa nella pelle un 
legaccio stretto, o una piega dell'abito compresso sul corpo'. Tutte 
queste forme sono di genere feminino. 

Il Lorck, registrando la maggior parte delle forme precitate 
(206), rigetta con ragione ogni loro connessione, sia con inge- 
gno sia con cinghia, e riferisce, senza appropriarsela, l'etimo- 
logia del gr. yvvi\ y proposta dal Cherubini e dal Monti. Ma in 
fondo riconosce che die herkunft dieses weitverWeiieten wor~ 
les ist dunkel. 

La distribuzione geografica di questi vocaboli sembra accen- 
nare ad origine germanica. In fatti si trova nell'aat. un fem. 
zinna, a cui risponde il neoted. zinne, col significato di 'merlo 
ili muro'. Questo significato converrebbe abbastanza con quello 
di caprùggine, poiché l'estremità della doga caprugginata pre- 
monta una rassomiglianza caratteristica con un merlo di muro, 
<* le doghe d'un tino disposte in cerchio offrono l'apparenza 
<l*una piccola torre merlata; e il gen. zinna, come s'è visto, 
indica pure l'orlo del tetto o del muro. E così, fuori d'Italia, 
daccanto al fr. prov. jable 'caprùggine', vi è il prov. jableto 



106 Nigra, 

'combles d'une torture'; e Tafr. jable gable ha pure il signifi- 
cato di ' frontone d'edifizio 9 e di 'panconcello 9 . 

Ma a questo ravvicinamento, cosi tentante per la somiglianza 
del significato, fa ostacolo una grave difficoltà fonetica. Lo z ini* 
ziale dell'aat. zinna ì come dimostra d'altronde il pi. cinna, è 
una sibilante sorda, e suppone un tema germanico con una den- 
tale iniziale parimente sorda *tinna (v. Kluge s. zinna), mentre 
le voci romanze hanno l' iniziale sonora. Ora la riduzione d'una 
sibilante germanica iniziale sorda in una sonora romanza non 
è ammessa. La questione rimane perciò insoluta. I vocaboli qui 
riuniti vorranno considerarsi come semplice contribuzione les- 
sicale *. 

Il significato di * fessura intaccatura incrinatura', è evidente in 
altre voci equivalenti, come sono p. e. piem. mortala =fr. mot*- 
taise, leardo propriamente 'cardine', vb. antapa 'intaccatura*, 
br. skroia i incavo', monf. garzi i carreggiata 9 , filùra 'spi- 
raglio 9 , krepa 'spaccatura 9 , sQéroassa (fr. crevasse) 'fessura*, 
ankrénna 'tacca 9 , ecc. 

11.— berg. caròt e altri nomi del 'campano'. 

Al valdostano karrd f. e al sav. carron, 'campano, campa- 
naccio 9 , spiegati in Arch. XIV 363 (s. carillon), si dovranno 
aggiungere : berg. caròt caroc, va. karrelé, 'campano 9 , va. kar- 
karé 'grosso campano 9 . In quest'ultima voce il kar- iniziale, an- 
ziché una sillaba reduplicativa, rappresenterà la particella pre- 
positiva fcar- (*kal-), esaminata in Arch. XIV 360. Vedi qui 
sopra al num. 9. 



1 Quanto alle ragioni etimologiche, senza dire del fr. prov. jable o dot 
prov. gaule jaule, ya. galjon, altrove addotti, e* e ancora, sul territorio 
italiano, il problema della stossa voce cnpruggine (cfr. Diez II 9 342, Merer- 
Lùbko II 471), la qualo non potrà andar separata, per quanto e della base, 
dagli equivalenti capurnaturf capernatur? caprennaturf dell'abruzzese, e*- 
prenateùrf dell'agnonese. Risaliremo forse a sostantivi diversi, come 'ca- 
perà *caper\na ecc., dall'uno do' quali poto provenire il Ut cape rare 
* corrugarsi', già proposto dal Galvani, secondo che opportunamente ri- 
corda lo Zam baldi (s. v.). — G. I. A. 



Note etimologiche e lessicali. - III. 107 

12. — berg. cai e lina 6 pigna del raugo\ 

Il berg. calelina risponderebbe ad un ital. *capitellina f e vor- 
rebbe dire etimologicamente 'tettina', come il berg. cavdèl (= *ca- 
pitello) risponde anche per il senso a capézzolo. Questa dichia- 
razione naturalmente importa un t = pt, anteriore alla riduzione 
di */* in d. 

L'etimologia è spiegata dalla rassomiglianza tra la pigna e la 
tetta. Si compari l'equazione etimologica tra l'it. poppa, pieni. 
pupa e il com. polna 'pigna', dal lat. pupa *puppa, Arch. XIV 
288-9. 

13. — Verbi in -e care. 

Malgrado le obbjezioni sollevate nella Zeitschr. XXII 297 con- 
tro la dichiarazione di toccare ecc. data in Arch. XIV 337-8, 
obbjezioni che si sottomettono volontieri al giudizio dei lettori 
competenti, si prosegue qui la serie delle voci appartenenti alla 
stessa categoria. 

Lasciando per ora in disparte l'esame sull'origine di pacco e 
impiccare da pangere e -pingere, per mezzo di # pagicare 
-*pigicare (cf. pagina compages, compingere) e d'alcune altre 
simili forme, qui intanto son considerati i soli due esempj che 
seguono: 

It. straccare, allato ai fr. traquer dètraquer. — Il verbo ita- 
liano, secondo il Diez, andrebbe i probabilmente' con l'aat. streo 
chan 'stendere'; ma, per altro non dire, osta la diversità della 
vocal radicale. Il verbo francese è ragguagliato dallo Scheler al 
neerl. trekken 'tirare'; ma ritorna la stessa difficoltà. Neil* it. 
s-traccare , la sibilante sarà preposizionale, e perciò il verbo 
francese non ne sarà punto diverso. La base comune sarà latina, e 
l'Ulrich, Zeitschr. 1X419, avrà toccato la vera sostanza, ponendo 
un *tracticare. Questa sutura solleva però, sotto il rispetto fone- 
tico, le medesime obbjezioni che erano avvertite per *tacticare 
dirimpetto a toccare in Arch. XIV 338. All' incontro vorremo : 
•tragicare da tragere (=trahere; cfr. tragula traha ecc.). 
Il fra traquer, che ci offre incolume l'antica gutturale, spetterà 
naturalmente alla ragion dialettale della Francia del Sud o di 



108 Nigra, 

determinate circoscrizioni della Francia di Nord-Est, come ap- 
punto è di toquer allato a toucher, o pur di altaquer allato 
ad attacher. — La significazione di trahere torna ben perspi- 
cua nel deverbale it. stracche , abruzz. straccale, 'dande, cign»* 
da calzoni *. 

L'altro esempio importa principalmente per l'ulteriore docu- 
menti cazione dell'oca di derivazione verbale ridotto a *ca. E que- 
sto: fr. clocher*) pie. cloquer, prov. claucd, aprov. cloquar, pieni. 
coke, can. cokar, 'zoppicare, oscillare, tentennare'. Qui si pre- 
senta sùbito al pensiero il lat. claud[i]care. Ma anche si po- 
trebbe trattare di *clopcher ecc. (aprov. clopcar; cfr. bl. cloj- 
pus 'zoppo', afr. cloper 'zoppicare'), in fonia semplificata. Sa- 
rebbe però sempre esempio opportuno dell'*fca ridotto. 

14. — can. piem. cepp, friul. clipp ecc., 'tepido*. 

Daccanto al piem. ttbi e al friul. tivid da tepidu vi sono, in 
Canavese e altre parti del Piemonte, l'agg. cépp, f. cèpa, e m-I 
Friuli clipp , a cui sono da aggiungere il vallanz. chioepp e il 
lion. cliapOy collo stesso significato di 'tepido'. Queste ultimi* 
forme, cèpp clipp chioepp cliapo, come già per la prima di ess** 
aveva genialmente intuito il Flechia (v. Salvioni, Arch. IX 198 a\ 
risalgono ad una base tepulu (aqua te pula Frontino, Plinio), 
parallelo a tepidu. L'evoluzione, per cui questo antico tepulu 
venne a riflettersi in c?pp *cliepp clipp ecc., è identica a quella 
per cui dal lat. pòpulu si riuscì, per via di *plopu, all'it. 
pioppo; ed è quanto dire che da tepulu si venne a *llepf 
*tleppu } onde necessariamente *kleppu. 

Dal nome provengono le forme verbali, can. erpir, vb. scèph\ 
friul. dipi clipd inclipd, 'intepidire', ecc.*. 



1 Nell'equivalente piem. stake (mentoli, staca 'guinzaglio*), si produrrei)'»* 
il dileguo di r dopo tf-, come in stivale per *strivale 1 lotnb. vs. strie*! ♦ 
Arch. XIV 299. 

1 Notevole che la palatina proveniente da Af- A/- qui possa coincider >. 
por via del dittongo dell' < ; , con la palatina proveniente da tj- (tiepi- tjepi- 
Cosi nel Ciri valniaggese, che sta nella serie di tepidu, non in quella d: 
tleppu. Ma ulteriori indagini potranno anche stabilire delle particolari 



Noto etimologiche o lessicali. - HI. 109 

15. — crapaud, e altri nomi del 'rospo'. 

Delle numerose forme del nome del * rospo* che rivengono, 
<ul territorio francese e occitanico alla base crap-, munita di 
muffissi diversi, basterà qui citare, ricorrendo alla 'Faune popu- 
laire' del Rolland, le seguenti: afr. crapot, aprov. crapaut gra- 
L >'i\id y acat. grapalt, picc. crapeux, vallon. crapan, lira. ling. 
tjrapard grapal gropal, Lisieux crapas, fem. crape, Bray era- 
poti. 11 bl. ha crapaldus crapollus. E la più schietta di co- 
ceste forme è il fem. crape di Lisieux, la quale alla sua volta 
ci conduce all' it. grappa, sp. pg. grapa, 'zampa, artiglio', che 
•* quanto dire all'aat. crapfb 'uncino' (cfr. prov. graps 'mano 
colle dita curvate', fr. grappin ecc.). Dato ciò, il fr. crapaud & 
1* altre forme similari significherebbero propriamente 'zamputo', 
fr. 4 pattu\ In fatti il rospo e la rana, volgarmente considerati 
come rettili, si distinguono da questi per la facoltà di camminare 
col mezzo di quattro forti zampe, che l'assenza della coda rende 
più appariscenti. È naturale che questo carattere del rospo abbia 
suggerito all'imaginazione popolare la denominazione che qui si 
esamina. 

L'etimologia qui proposta trova una valida conferma nell'it. 
zambaldo 'rospo', che non può dir altro se non 'zamputo', da 
* zampa', in perfetta corrispondenza col fr. crapaud da crap-, 
<» nel delf. e pitta v. grapielte 'lucertola', che dovette avere que- 
sto nome, identico nella base a quello del crapaud, unicamente 
per il carattere comune delle quattro zampe 1 . E altri raffronti 
ancora comproveranno questo ravvicinamento. 



contaminazioni tra serie e serie. Una già se ne vedo chiara nel friul. clxpidy 
•lato dai Pirona allato a clipp e tivid. Il nizzardo chèbe (Mistral), se la 
trascrizione è corretta, parrebbe da collocarsi a fianco del valmagg. civL 
— G. L A. 

1 E trattandosi di forme popolari soggette a facili deformazioni, sarà pur 
lecito il chiedere se il fr. crècelle 'raganella 9 , cioè il noto strumento che 
costituisce le campane negli uffici religiosi della settimana santa, non ri* 
«ponda, malgrado Ve per Va di tal posizione, ad un *crapicella, col si* 
unificato etimologico di 'rana*. Lo strumento avrebbe cosi proso il nomo 
•'.al suo suono stridente e monotono, simile a quello della rana. Di fatti l'e- 
quivalente vocabolo piemontese è kanta-rana, e l'it. raganella significa ad 
un tempo la rana e lo strumento. Nò questi raffronti saranno i soli. 



110 Nigra, 

La lucertola, il ramarro, la salamandra, che al pari del ro- 
spo e della rana si distingono per le quattro zampe dai serpenti, 
hanno in certi luoghi della Francia un nome che non ha biso- 
gno di commento : delf. quatre-pattes quatre-pieds quatre-pès ' ra- 
marro d' acqua \ Liège quatre-pierre kaler-piège kouatt-pesse 
4 salamandra ', fr. orient. vallon. qxictire-piche quater-pièche quatte- 
pesse quatre-piewes couett&pay * lucertola* (Rolland). Occorre 
appena notare, che le deformazioni del secondo composto, in al- 
cune di queste voci, equivalgono a pieds o patles (v. Horning, 
Zeitschr. XVIII 26). E si comparino ancora i loren. kgtebras 
huetebrus 'salamandra', kuelebras ' ramarro', riferiti dall'Adam, 
'Les patois lorrains' 344, e interpretati per *quadrubrachia 
Marchot, Zeitschr. XIX 102. 

Il cat. calapal 'rospo', se la nostra supposizione sull'origine 
della particella prepositiva cai- cala- ecc. è ben fondata (v. qui 
sopra, al nm. 9), significherà ' quale zampa', c quelle patte' (cfr. 
Arch. XIV 294), e anche questa voce non avrà bisogno d'altro 
commento. 

Eguale significato di 'brancuto' 'zamputo' hanno il mil. ver- 
ban. sali, il berg. sai e il mant. zatt, ' rospo'. La provenienza 
della voce milanese da *ex-aptu, a cui, fin dall'epoca del Mé- 
nage, si fece risalire la voce toscana, manifestamente diversa, 
sciatto, non è ammessibile, sia per il senso che non quadra, sia 
per la fonologia, poiché il mil. s non sorge nella combinazione 
[e]x + vocale, ma bensì da e o q come appare in savatla 'cia- 
batta', sampa 'zampa' ecc. Il mil. satt t come indicano del re- 
sto gli equivalenti mant. zatt, e berg. sai (il cui s corrisponde a z 
come in sanfa 'zampa'), vicent. sata 'zampa' e 'ditola', sta per 
Catt; e noi siamo in realtà ricondotti al lomb. ven. zata 'zampa*, 
al trent. it zatta 'piota, branca, pinza del gambero e dello scor- 
pione, penna fessa del martello', e al posch. catta 'mano'. Ora, 
siccome zatta sta per *zdppida fzampida), derivato dalla stessa 
base dell'it. zampa e del ted. zappeln 'sgambettare zampare* 
{cf. it. cianta ciantella e ciampa = zampa), cosi iati sat e zalt 
staranno per *zdppido (*zampido) 9 ciofe * zamputo. Con queste 
formazioni è da compararsi il mil. zanca 'branca di gambero*, 
che supjKjrrà uno *zdt tipica da zampa. 



Noto etimologiche e lessicali. - III. Ili 

Si accenna qui, senza insistervi, ad una possìbile connessione 
colla stessa base zamp- zapp- d'un altro nome del rospo, co- 
mune alla Spagna e al Portogallo, cioè sapo zapo y di cui il 
Diez (s. sapo) riferisce, senza appropriarsela, l'etimologia, pro- 
posta dai lessicografi spagnuoli, dal gr. crt^, lat séps, specie 
di serpente, di lucertola e d'insetto velenoso. 11 Gerland (Grundr. 
di Grò ber, I 331) fa derivare la voce spagnuola-portoghese dal 
basco zapoa ' rospo '. Ma è ben più probabile che il vocabolo ba- 
sco sia preso dal lessico spagnuolo. La questione etimologica è 
qui complicata, per un lato, dalla presenza dei friul. 'sa ve 'sav 
'rospo* (Pirona), e dei fr. dialettali, Gard sabau, morv. sibot, 
Vogese savate, * rospo, rana' (Rolland), che, se sono indigeni, vor- 
rebbero una base con p scempio, e per un altro lato dall'equi- 
valente slavo zaba 1 . 

L'it rospo, che manca in Diez e in Kórting, starà per *rosco 
(cfr. l'it. vispo allato al mil. viscor ecc. 9 ), come indicano gli equi- 
valenti trentino roseo e lad. ruosc rusc\ e queste saranno voci 
aferetiche, risalenti all'aat. frosh^ neoted. frosch, 'rana', sulla 
cui origine v. Fick e Kluge s. v. E si comparino i rum. broaskà 
1 rana', broskoiu 'rospo', l'alb. breske, il gr. mod. ixnQaaxa, 



1 L'it ciabatto, il fr. lavate, sabot, il prov. sabato, lo sp. zapata, il pg. sa- 
pota, si connetterebbero, per il senso, con zampa, ecc., poiché la ciabatta 
▼oste il piede e ne rappresenta la forma. Questa connessione sarebbe an- 
che comprovata dal mil. zampettala 'sàndalo* daccanto all'equivalente pur 
milanese zapetta* Ma il v del fr. savate, e il b delle corrispondenti voci 
provenzale e italiana non possono aversi per dirette continuazioni di pp 
(O mp) e si dovrebbe perciò credere che non sieno indigene, ma impor- 
tate dalla Spagna, oppure che parallela alla base zapp- zamp- abbia osi* 
Mito una base zap (cfr. bl. sapa e sappa). Questa difficoltà non esiste 
p*rFiL zappa, comune ad altri idiomi neolatini, nome del noto istrumento 
agricolo, che in lomb. significa anche 'ascia da botte, raspa, raschiatelo*, 
tatti arnesi che hanno la forma d'un piede o d'una zampa. Difatti il bl. 
sappa, che è già nelle glosse d'Isidoro, ha il doppio significato di 'zappa' 
e di * calcagno'. 

9 berg. viscol; prov. viscard biscard 'éveillé, plein de vie'. Ancora: piem. 
monf. vishé avisMé, alpino aviscd (Mistral), sav. aveschd, * accendere, allu- 
mare, eccitare il fuoco', lim. aveschd 'eccitare'; — piem. can. monf. visk 
ocùà 'acceso'. — V. ora il Parodi in Rom. XXVII 227. 



112 Nigra, 

'rospo', con cui sembrano connessi i termini celtici: irl. losgdn 
(= vlosc-dn), armor. gwesklén, corn. gtoilskin, donde Tingi, toel- 
kin, 'rana*. 

Da questa ultima serie deve separarsi il calabr. vrósahu 'rana', 
portato dai Greci, che risale al gr. /fórpaxo?, per mezzo del pur 
calab. vrótaku, e dell'aristofanesco (fyóraxog, Arch. XII 83. 

16. — can. piem. erto 'altezzoso impettito baldanzoso'. 

Oltre a questi significati, il vocabolo can. piem. ha pur quello 
di * anatro ne, il maschio dell'anitra', e in piem. quello di 'smergo, 
anserino'. La frase piem. fé Verlo significa 'fare il superbo, bra- 
veggiare, stare in sussiego'. Risponderà a un lat. herùlus 'si- 
gnorotto*. Che questo diminutivo di herus 'padrone' sia passato 
per tempo negli idiomi neolatini, è dimostrato dalla glossa d'Isi- 
doro eruli domini. 

17. — vb. fjamales'na 'vampa'. 

È un composto di fjama 'fiamma' e les'na, che ritorna th>\ 
com. lesiva, e al masc. nel mant. lem, col senso di 'lampo*. Adun- 
que fjamales'na significherebbe letteralmente ' fiamma-lampo \ 
Circa l'etimologia di les'na, v. per ora Mussafia, beitr. 75. 

18. — piem. bresc. gola; afr. jolif. 

La voce piemontese gola 'baldoria, fuoco di gioja, fiammata*, 
e l'omofona bresciana per 'allegria', offrono un bell'esempio <h 
aferesi per dissimilazione. La forma integrata è Qogola =» * gau- 
diola, da gaudiolum diminutivo di gaudium; cfr. prov. gau- 
jolo gaucholo 'feu joyeux, feu de raniée' (Mistral), romagn. gif- 
gola 'giubilo festa'. Per lo schietto gaudiu, cfr. il piem, g*ji 
in. 'gioja piacere* e gli equivalenti guasc. goi, prov. gau ecc. *. 

La base *gaudiola col suo significato di 'allegria festa giu- 
bilo' suggerisce un nuovo pensiero circa la provenienza, non 



1 È dubbio so al prov. gaujolo, roraagn. gugola, piena. gola y <)olA * fiam- 
mata*, si possa a^giungoro il inorvan. jnlèe jiolèe jiaulce 'divertimento «» 
i^sta por nozze* (v. Chambure, <ìlos*. du Morvan, a. v. ). Il berg. gion.i .• 
tjioniìtna giungina *festn, giubilo* vorrà por baso jucunda OCC 



I 

Noto etimologiche e lessicali. - III. 113 ' 

ancora bene accertata, dell'afr. 'jolif allegro lieto' (nfr. joli con 
diverso suffisso) e delle connesse forme it. giulivo, aprov. jolièu. 
I/etimologia proposta da Diez (s. giulivo), che fa provenire que- 
ste forme dall'anord. jol 'festività di Natale, o del solstizio d'in- 
verno*, benché generalmente ammessa (v. Littré, Scheler, s. v., 
Mackel 34, Kòrting 4471), non impone una convinzione assoluta. 
Che il nordico jol, col suo speciale significato sia stato introdotto 
in Francia dai Normanni, o anche prima di loro, è una sem- 
plice ipotesi. Ma in ogni caso non è facile comprendere come i 
Francesi, non avendo conservato nella loro lingua il tema nor- 
dico semplice, abbiano foggiato su di esso un aggettivo con suf- 
fisso latino, e gli abbiano dato un senso più generale e, per qual- 
che rispetto, diverso. Il dubbio lasciato da questa spiegazione 
rende legittimo il tentativo di nuove ricerche sul campo latino. 
E qui si presenta la base sopra citata: *gaudiola, col senso 
di 'allegria giubilo festa', postulato, come s'è visto, dal prov. 
gaujolo, dal romagn. Qugola, e presumente un fr. *jojole y onde 
*jole, parallelo al piem. gola. Col suffisso -Ivu, da *jole si sarà 
normalmente formato jolif. 

L'it. giulivo fu importato dalla Francia. In esso Yu protonico 
invece dell'o, come già notò il Mackel, non ha di che sorprendere. 

19. — it. gorrcij alto-it. gurra y 'vimine, vinco', e voci affini. 

Oltre al piem. can. monf. vs. gura 7 vb. va. sic. gurra, sono da 
citarsi : it. parm. piac. gorra, sic. agurra 9 vurra, quey. agourro, 
prov. gourro, e collo stesso significato i diminut. piem. can. pav. 
gurin, piem. (Cuneo) gurett, parm. piac. gorren, mil. gorin, prov. 
gourret ecc. In vs. guril è il nome del 'salcio'. Del resto, pa- 
recchi dei vocaboli citati significano ad un tempo 'salcio' e 
'vimine'. 

Il Braune (Zeitschr. XVIII 523) connette gorra gurra coi 
basa. ted. gon % e gord, f ris. gorde, mneerl. gorde * vinculura, Io- 
rum', neoted. gurt 'cintura'. Il Chabran e il De Rochas d'Aiglun 
cercarono invece una base al quey. agourro nel Iat. ago 1 um 
•vincastro', da cui lo Scheler faceva poi provenire, con minore 
improbabilità, il fr. houlette. Ma l'una e l'altra etimologia sono 
ugualmente inammessibili. Il ted. gurt, e meglio il derivato gùrtel, 

Arehirio glottoL iteL, XV. 8 



114 Nigra, 

ha conservato la dentale nel riflesso raonferrino gridilihna 4 cin- 
turella * (v. Nigra, Canti popol. del Piemonte, less. s. v.) ; e quanto 
al senso, la concordanza non è intera, poiché c v è ancora assai 
differenza tra una ' cintura' e una € verga di salcio'. Quanto al- 
l'agòlum di Festo, non si vede come se ne potesse ottenere un 
*agolla (ci aspetteremmo agulu agillu, come baculu, ba- 
cillu), né alcuna analogia, dato pure un *agolla, perchè se 
ne dovesse avere un *agorra e gurra. 

È più verosimile che gorra gurra e le forme affini siano con- 
nesse col romagn. gor 'rossiccio, rossastro', e col trivigiano 
goro 'di color castagno ', cioè 'rosso-castagno'. Gorra equivar- 
rebbe quindi etimologicamente a 'rossigna' e sarebbe stata cosi 
detta in origine dal colore della vetrice rossa (salix purpurea), 
per distinguerla dalla vetrice bianca. Il nome sarebbe poi diven- 
tato generale e applicato a quasi tutte le specie di vetrici. 

Alla stessa base (gorr-) ritornerebbero: 1.* fr. goret, sp. gor- 
rin, pav. goranèi * porcellino'; — 2.° sp. gorrion 'passero', dal 
colore castagno delle penne f che valse a quest'uccello l'inter- 
pretazione popolare del suo nome francese moineau, come se si 
avesse voluto dire 'monachetto' (Diez attribuisce l'interpretazione 
popolare alla dizione del salmista passer solitarius in tecto; 
ma è più probabile che sia dovuta al colore di marrone delle 
penne, eguale a quello della cocolla dei frati); — 3.* sp. pg. 
gorro, gorra, it. gorra , 'berretto di contadini, dal colore rosso- 



scuro'. 



Quanto all'etimologia, nulla di certo. Un ov originale potrebbe 
dare cosi il o di gurr- (gorr-), come il b di bùrru 'rossastro* 
del lessico latino e del burra di Festo 'vacca dal muso rossiccio*. 
Ma, a tacer d'altro, dal ov originale dovremmo aspettarci un v 
latino, quindi vurru, non burru. Ad ogni modo, come con- 
nessi col burra di Festo, nel senso di 'fulvo', sarà lecito qui 
citare i seguenti vocaboli: vb. borre, vs. borri, sav. borra , 
4 toro', va. bore 'bue', trent. burlim, prov. bourret boitf*recj 
Morello', guasc. breto 'genisse', rouer. bourrino c vacca sterili *; 
oltre sp. borrico, fr. boutique, piem. burikk, it. bricco ecc., 



'asino'. 



Note etimologiche e lessicali. - HI. Ilo 

20. — fr. goupillon * aspersorio', e ancora alto-i t wisca, 

lad. viscla, l verga*. 

Nell'articolo relativo a wisca (Arch. XIV 383), ponendo a 
base di questo vocabolo l'aat. tcisc (neoted. tvisch) 'spazzatojo, 
scopa', fu osservato, che nei paesi in cui il vocabolo romanzo 
era in uso, esso presentava la risposta a w germanico iniziale 
unicamente con v tr, e non mai con § Qu\ e questa costante 
mancanza di § §u in risposta al w della presunta base wisc era 
anzi addotta come una possibile obbjezione alla proposta etimo- 
logia. Da nuove ricerche fatte sul campo francese, dove sembrava 
che il vocabolo non esistesse, apparirebbe ora dimostrata la pre- 
senza d'una voce del medesimo stipite, in cui si risponde appunto 
con § 0u, alternato con v 1 al tv germanico iniziale. È l'afr. gui- 
pillon guepillon (Cotgrave), passato nel più recente gotpillon, e 
alternante colle forme vipillon (Carpent.), vimpilon (Cotgr.), bl. 
vispilio (Due), col significato di 'aspersorio, spazzatojo, frasca, 
scopa'. Altre forme francesi sono date, insieme con queste, dal 
Thomas nel suo articolo su 'goupillon' 1 . Fra queste è notevole 
guipon 'scopatojo dei calafati'. 

Nelle forme francesi, il s si è facilmente dileguato dinanzi a 
p; ma che esistesse, è dimostrato dal bl. vispilio, che il Du- 
cange adduce da una carta inglese, oltre che dalla forma esioi- 
spillon, usata da Nicolò Bozon e citata dal Thomas (o. e, 312 n), 
e dall'olandese quispel (kwispel) 'aspersorio', che fu già da 
fi. Paris rettamente ravvicinato al fr. goupillon *. Codesto sp 
risponde poi, come nell'ingl. toisp, al germ. se ; di che si vegga, 
oltre il Noreen e il Ceci, citati in Arch. XIV 383, Skeat s. wisp, 
Kluge s. wisch ecc. 



1 Ànt Thomas, Essais de philologie frangaise, Parigi 1898, p. 309. — 
Quanto all'etimologia di questo vocabolo, il Thomas cosi conchiudo : « Il 
temolo bien qu'il faille chercher rétymologio de goupillon dans un radicai 
vipp teipp que le latin ne peut pas fournir. Or los langues germaniques 
''Qt précisément un radicai trip qui se présente avec doux p en bas alle- 
nund et dans les idiomes scandinaves, et dont le sens primitif 4 se balancer, 
ce qui 9o balance' s'accorda fori bien avec l'usage de goupillon.* 

1 Bullo tin de la Soc. de linguisti que, Il cxv. Cfr. Ani Thomas o. e, 309 n. 2. 



110 xNigra, • 

Se la relazione qui presunta tra l'alto-ital. u>isca } lad. cisoia, 
e il fr. goupillon è dunque fondata, si dovrà dedurre che goupil- 
lon originariamente significasse un ramoscello con foglie, o un 
mazzetto di verghettine, ad uso d'aspersorio, quale si adopera 
ancora adesso per lo stesso uso nelle povere chiese di campagna. 
Chi scrive ha visto più volte far l'aspersione dell'acqua bene- 
detta con dei ramoscelli di bossolo. 

21. — fr. grivois. 

Il fr. gìHvois significa, secondo Scheler, 'soldat éveillé et alerte, 
drille', e poi genericamente 'libre, hardi\ 11 fem. gvivoise si- 
gnifica 'vivandière', il verbo gviveler 'faire de petits profits il- 
licites'. Al fr. grivois corrispondono i prov. gvivouès, ling. gn- 
bouèsy guasc. gviéuat, mars. gvivoxiavd^ 'luron', e i pieni* Qrìwi 
(fem. Qriioes'a Qriwejs'a)j can. Qrivejs, vb. QèvvejSy 'ardito de- 
stro sagace coraggioso'. Il vb. yviva m. significa 'furbo*. Le 
forme piemontesi vennero di Francia o di Provenza. Il fr. gri- 
vois e il prov. grivouès non sono altro che l'afr. e aprov. gnu 
'greco', aumentato dal suffisso di provenienza -ois -e$ = it -ese, 
lat. -ense. Grivois risponderebbe quindi ad un it. *grechese. La 
spiegazione dei significati di questo vocabolo è la stessa eh* 
serve a dichiarare i varj sensi assunti dalla voce greco nelle 
lingue romanze. Essa deve cercarsi nella riputazione buona <> 
cattiva fatta da epoca già remota ai Greci e più tardi ai mari- 
naj delle coste di Turchia, dell'Asia minore e dell'Arcipelago; 
della quale riputazione si ha un argomento nel significato AA 
quasi equivalente vocabolo fr. prov. cat. levanti 'levantino, ma- 
rinajo Turco o greco, furbo, ardito, bandito ecc.'. Alla stessi 
origine si dovrà riferire il fr. griveler, 'guadagnare illecita- 
mente', che sarebbe un it. *grechellare 7 ravvicinato a torto dal! » 
Scheler a un *gripare o al fiamm. kribbelen 'ràper'. 

In francese, il fem. gvivovte, passato in senso sostantivo, si- 
gnificò ' ancienne tabatière, qui était munie d'une rape servant .1 
rAper le tabac' (Littré s. v.). Questo strumento sarebbe venut » 
in Francia, secondo il Littré, da Strasburgo, nel 1690. Lo ste<- » 
autore fa derivare gvivoise dal basso-ted. rapp-eisen 'rape à u- 
bac', con g prostetico; e fa poi provenire il vocabolo gvirt' 



Note etimologiche e lessicali. - III. 11? 

da grivolie, affermando che questo strumento essendo diventato 
di moda tra i soldati, quelli che se ne servivano ricevettero il 
nome di grivois. In mancanza di prove storiche corroboranti una 
tale affermazione, è lecito supporre che lo strumento di cui si tratta 
abbia per contro preso il nome dal paese da cui sarebbe stato in- 
trodotto, cosi sembrando indicare il suffisso di provenienza -oise 
= -ense, allo stesso modo che tricoi$e pigliò il nome dalla Tur- 
chia (v. Arch. XIV 300). Secondo questa supposizione, la gru 
rolie sarebbe dunque etimologicamente la tabacchiera grechese 
<> grechesca. In ogni caso, se dei due vocaboli, grivois e gri- 
rowe, l'uno è provenuto dall'altro, certo il derivato sarà questo 
e non quello. 

22. — Voci romanze 
che si connettono col mat. griuwel 'ribrezzo', ecc. 

Allato al dan. gt*u 'orrore', all'aat. ingruen 'horrescere', 
fjruoth 'horripilationem' (Grafi), al mat. e medio-basso-ted. gru- 
*cen, neoted. grauen, 'aver ribrezzo', stanno: mat. griul griu- 
wel, mbt. gruwel, neot. gràuel, 'ribrezzo', e con nuovo suffisso 
l'aat. gwlih, mat. griuwelich, mbt. gruwelich, neot. gràulich, 
'horridus'. 

Ora, con griul ecc. son da confrontare: prov. grivould 'fris- 
sonner'; — svizz. rom. grébold gribold 'tremar di freddo', gre- 
Mon gribolon 'brivido, pelle d'oca'; grobelhou uno dei nomi 
del diavolo, che equivarrà quindi a 'orribile, terribile'; greuletta 
grilletta (gin. greulette greulaison) 'brivido per freddo o paura'; 
gretUd grulla (gin*, grader) 'rabbrividire, tremar di treddo o 
febbre'; — afr. greuller, Vosges grulé 7 fr. cont. gruler, borg. 
groullai grullai, Jura grouller y loren. greullé, 'grelotter'; Vos- 
ges grulons m. pi. 'frissons', fare grulolte 'faire trembloter', 
regnile 'tremblotant'. 

Con queste voci andrà il fr. grelot (se risale a *greulot *gre- 
relot), e il 'sonaglio' avrà così avuto il nome dal suo tremolio, 
come attesta il derivato grelotter 'tremolare dal freddo'. Cfr. il 
còrso tentenne 'sonagli', Tommas. Canti córsi 288. 

Un'altra combinazione della stessa base è rappresentata dall'aat. 
gruwisón grùisón 'horrescere', e dal neot. graus grus 'ribrezzo 



118 Nigra, 

raccapriccio*. Con questa è da confrontare: il basso-can. (Pi verone 
Viverone) Qruiiu (Flechia Arch. XIV 117) 'brivido*, che riviene 
a *Qmiàulu (cfr. piena, nespu = nespolo ecc.). E rasentiamo così 
altre forme sinonimo, in cui però manca l'elemento labiale e anche 
sono appendici (ce, zz) cui non basterebbe il semplice fondamento 
del s: it. gricciolo 'capriccio' e 'raccapriccio*; ven. grizzolo e 
sgr isolo, ferr. mant. bresc. grlzol sgrizol sgrisul, mil. regg. parm. 
sgrisor, 'ribrezzo brivido'. Nel vicentino prevale la forma fem. al 
plurale sgrisole 'brividi'. 11 piem., come il boi., ha iQrizùr (Ga- 
vuzzi: sgrisòr) 'battisoffia', e il berg. sgrisaróla 'gricciolo, bri- 
vido\ 11 suffisso dimin. *ulu di gricciolo ecc. è probabilmente ro- 
manzo, poiché il mat. griul ecc. appartiene ad un altro stipite, 
senza il s, e Tingi, grisly 'orribile' corrisponde all'asass. gryslic. 

23.— it. guaraguasco 'tasso barbasso \ 

La voce toscana qui citata offre un curioso esempio, sia pur 
di mera trasformazione popolare, del v iniziale latino e del b 
mediano latino, passati in fju- Poiché non par dubbio che gua- 
raguasco sia un allotropo di barbasso e rappresenti il lai ver- 
bascu (sp. barbasco, v. Diez s. v.), con epentesi di a tra le due 
consonanti del nesso mediano. Accanto a guaraguasco compajon 
nella stessa regione, con leggiere modificazioni, guaraguasto •> 
guaraguastio. 

24. — Riflessi di Kyrie eleison. 

Alle voci riferite sotto krijalès'im (Arch. XIV 368), si ag- 
giungano le bergamasche: creclès criolès criolìs 'fracasso delle 
tenebre nelle chiese la settimana santa'. Il Tiraboschi, che re- 
gistra quelle voci, cita, nell'appendice del suo vocabolario ber- 
gamasco, il seguente passo di G. G. Croce, il noto scrittore po- 
polare bolognese : <c i gran cridalésimi che si fanno in Bologna, 
nelle Pescane tutta la quaresima » ; dove la parola fu malamente 
italianizzata, come se procedesse da crida. 

25. — Svizz. rom. lùvro. 

Mancano in Kòrting, n. 8465, i riflessi di uber, con l'artì- 
colo concresciuto, registrati, per la zona ladina, dall'Ascoli in 



Note etimologiche e lessicali. - III. 119 

Arch. I 32 409. Ai quali ben s'accompagna lo svizz. rom. lù~ 
rroy scritto anche livro in Bridel s. v., pur qui limitato alla 
'mammella di vacca, capra, pecora, e d'altre femine di animali 
mammiferi'. 

26. — fr. prov. mèle z e 'larice*. 

Le voci adottate dal francese, melze e mélèze, sono in realtà 
provenzali, prive del n finale, come nei parlari provenzali può 
normalmente avvenire. Siamo dunque veramente a mèlzen mè- 
le zen. 

Con la prima di queste voci va il piem. merzo = *mèrzen. La 
storia di questa forma, che postulerebbe per base, invece d'un 
*melix, come pensò il Meyer-Lùbko (Zeitschr. XV 243), piut- 
tosto un *rael'gen- o *mel'gin-, rimane per ora incerta. 

Con la seconda, vanno il piem. malèzo = malézèn, brianzon. 
»neHien % linguad. melézo, Jura melézou ecc. E la base latina ne 
dovrebbe essere l'aggettivo melligenu (che però il Georges più 
non accoglie), o il pliniano melligine 'succus e lacrimis arbo- 
rum', non ostante l'I (cfr. it. caluggine). Se questa seconda voco 
fosse la base, l'albero avrebbe preso il nome dal proprio pro- 
dotto. Per simili formazioni di nomi d'alberi, si possono compa- 
rare gl'it. oltraggine melùggine perùggine, l'umbro moldgine 
'celtis australis', berg. maligen 'sorbo corallino', ecc. 

27. — it. nicchio -a; nicchiare. 

Il fr. niclier fu già prima d'ora fatto risalire a *nidicaro 
(v. Schuchardt, Zeitschr. XIII 531), e sarà un altro esempio di 
verbi formati come toucher , di cui s'è studiato in Arch. XIV 
337-8, XV 107-8. Le forme equivalenti afr. niger nigier, daccanto 
a nicher, presentano lo stesso parallelismo che i riflessi francesi 
di re-vindicare: revengier e revancher. 

GÌ' it. nicchio nicchia l conchiglia aperta ', e il secondo anche 
' incavatura nel muro per collocarvi statue o vasi', vorranno eti- 
mologicamente pur dire i piccolo nido', e saranno cioè riflessi di 
•nidiculu *nidicula, piuttosto che di mitulu, come propo- 
neva Diez, s. nicchio. 

Nicchiare, in quanto è l puzzare' (toscano di Val d'Elsa), che 
il Caix, St. 422, fece provenire da *neculare, potrebbe egual- 



120 Nigra, 

mente essere = *nidiculare, e significare propriamente * man- 
dar odore di nido 9 . Per il significato, sarebbero da confrontar** 
il pieni, kuviss, quasi *coviccio, da covare, significante 'stantio*, 
detto di uovo corrotto, e il can. kwPjs 'odore di rinchiuso', pro- 
priamente 'odore di covile'. 

28. — can. pitro 'gozzo'. 

Qui avremo un altro esemplare in cui si rifletta l'obliquo tri- 
sillabo di neutri in -us (cfr. Arch. II 423 sgg. IV 402, X 12 n). 
11 can. pitro significa propriamente 'gozzo'; ma i va. potrò, 
vald. pitre, albv. petre, delf. pitro, dicono 'ventriglio, stomaco*. 
La base comune è il lat. pectore. La voce va. ha pure il senso 
di 'petto* nel composto pótrorogo 'pettirosso', e nei derivati de- 
potrai jà 'scollacciato', e insieme empòlrè 'ingozzare'. — Cfr. 
più in là, il nra. 40. 

Il nomin.-accus. pectus sta invece a base del piem. peli 'petto', 
can. pelty vb. monf. con», pece, va. pjett, 'mammella delle vac- 
che e d'altre feraine d'animali'; cfr. fr. pis ecc., e v. Arch. 1 
87 305. 

29. — piem. pré ' ventriglio dei polli '. 

L'equivalente canavesano è prér. La base è un *petrariu 
da petra, e il ventriglio dei polli è cosi detto per la quantità 
di pietruzze che in esso ordinariamente si trovano. Per la for- 
mazione si comparino il piem. dré e il can. drér 'di dietro* <ia 
♦deretririu. Avrà la stessa base l'equivalente valdese pirie 
prie, quasi 'petraja'. 

30. — can. pussar. 

In canavese, due verbi, diversi d'origine e di significato, con- 
fluiscono nell'unica forma riportata qui sopra; e sono: pussar, 
piem. monf. pussé, 'spingere, urtare', dal lat. pulsare; — 
e passar 'attingere' acqua, o altro. Questo secondo verbo de- 
riva da puss 'pozzo', come il fr. puiser da puits, l'apro*. 
posar poiisar , neopr. pousà , da pous ; con la differenza per .'». 
che il verbo canavesano mantiene la sibilante sorda anche tra 
vocali, mentre nei riflessi transalpini il s intervocalico è sonor» 
Si è qui registrato questo vocabolo dialettale, per quel qualsia*! 



Noto etimologiche o lessicali. - III. 121 

contributo che possa recaro alla storia ancora dubbiosa dei ri- 
flessi volgari di puteu. 

31. — afr. raincier ì nfr. vincer. 

La giusta spiegazione dell' afr. rahicier, la cui formazione, in 
una nota precedente (Arch. XIV 380), fu dubitativamente messa 
innanzi come non diversa da quella ivi proposta per il can. s'rèjn- 
mr, è data in Behrens, 'Ueber reciproke metathese', p. 47. 
L'aprov. reteìisar, e l'emil. ardinzar ardinzer (Flechia, Arch. II 
30: ard- = red- ret-) non lasciano dubbio che la base di rafn- 
cier sia *retenciare, metatesi di *recentiare, divenuto reen- 
cier ralncier per il normale dileguo del t intervocalico. 

32. — erail. lomb. ratta, rata. 

Il boi. ratla y romagn. ferr. lomb. rata, significa 'erta, salita 
rapida'; donde il nome locale boi. Mezzaratta letteralm. 'mezza- 
salita' 1 . È un sostantivo da rapida, e s'intenderà via. L' ag- 
getti vo tose, ratto -a, 'rapido* e 'ripido' fu già rettamente ri- 
vendicato alla base latina rapidu dal Flechia (Arch. II 325). 
In bergamasco, daccanto a rata 'erta', vi è pure il sost. ratèll 
'sdrucciolo'. 

33. — piem. rista. 

L'aat. rista 'pennecchio', come fu riconosciuto da Diez (s. resta), 
spiega il piem. can. com. rista, va. albv. rita, vald. delf. rito, 
prov. risto ristro, svizz. rom. ritta reta, 'tiglio di canape della 
prima pettinatura, garzuolo fino'. In Ganavese, il tiglio di ca- 
nape prende, secondo il grado di finezza della pettinatura, i nomi 
seguenti: 1.° rista 'tiglio il più fino della prima pettinatura'; 
2/ erkolina, va. rékolenne, 'tiglio di seconda qualità, prodotto 
dalla seconda pettinatura'; 3.° stupa 'stoppa; tiglio dell'ultima 
qualità, della terza pettinatura, o rimasto dopo la seconda '• 11 
nome di stoppa ò pur dato al tiglio del lino d'infima qualità. 



1 Nome d'una chiosa, dotta Madonna o Santa Maria Mezzaratta, e del- 
l'attigua villa già residenza o proprietà di Marco Minghotti, situate a metà 
della salita del Monto sopra Bologna. 



122 Nigra , 

E anche il nome di rista è comune, in alcuni luoghi, al tiglio 
più sottile del lino. Difatti, in piem. si dice visteli o ristin d'Un 
il ' lucignolo di lino'. Ma in Piemonte e nelle Alpi svizzere e 
savojarde il nome di rista, senz altra indicazione, è applicato per 
antonomasia al tiglio di canape di prima qualità. La locuzione 
piem. e can. lèjla d'rista significa la tela più fina di filo di ca- 
nape, e in questo senso è usata nelle citazioni di basso latino 
piemontese fatte dal Ducange; Statuto di Vercelli:... et de tela 
riste canape et stope lini e te; Stai di Mondovì (non di Mon- 
real, come in Zeitschr. V 21 s. resta):... de teisa telae ri- 
stae... de teisa telae stopae ecc. 

La matassa di rista è detta in can. rest, visteli in vb. 

34. — Nomi del 'rosolaccio'. 

La tinta di rosso smagliante del papavero selvatico tra le spi- 
ghe di frumento, valse a questo fiore il nome toscano di roso- 
laccio, quello tedesco di hlatschvose, e altri simili, che non hanno 
bisogno di spiegazione. Il ir. coquelicot allude alla somiglianza 
tra il colore dei petali del fiore e quello della cresta del gallo. 
Ma in alcuni dialetti dell* Alta Italia è dato al rosolaccio un nome 
che significa 'bambola, pupazza', come: ferr. pùpla, berg. pò- 
pona, che significa anche 'bimba*, daccanto ai lomb. pùa pda, 
piac. bubba, piem. bùata ecc., 'bambola*, dalla base lat. pupa 
♦puppa. Similmente nel dialetto mentonese, il rosolaccio è detto 
fantina, quasi 'ragazzina', e nel bresciano madonina. Queste 
denominazioni sono dovute, secondo che pare, ad una vaga ras- 
somiglianza che il rosolaccio presenta con una bambola vestita 
di rosso, quando i suoi petali piegati all' ingiù lasciano scoperto 
il guscio del seme. Di fatti, in varie parti dell'Alta Italia, e forse 
altrove, le madri e le bambinaje sogliono fare con questo fiore 
una pupazza per le bambine, cingendo al gambo con un filo d*erba 
i petali ripiegati in guisa da rappresentare una gonnella rossa 
con cintura verde. Il guscio, che è ricciuto, messo così a nudo, 
si riduce con poca pena a figurare una testolina emergente dal 
busto di scarlatto. 



Note etimologiche o lessicali. - III. 123 

35. — can. sakun, ecc. 'bastone*. 

Can. sakun 'bastone*, sakunar 'bastonare'; berg. zacù 'ba- 
stone', zacunà 'bastonare'; sillano zakkon 'pezzo di legno da 
bruciare* (Pieri, Arch. XIII 347); zaconus 'randello' negli 
statuti di Riva (Schneller s. v., pag. 211). Quest'ultima voce fu 
ricondotta rettamente dallo Schneller al germ. zacke zaeken 
4 ramo, rebbio', che sta egualmente a base degli altri vocaboli 
citati qui sopra. Ritorna sacon pure in un documento dialet- 
tale del Delfinato, del sec. XIII, pubblicato, secondo una copia 
<M 1403, dal Devaux nel suo Essai sur la langue vulgaire du 
Dauphiné scptentrional au moyen dge (Paris 1892; pi 88 484). 
Fra le tasse da pagarsi al sovrano sulle merci esposte alla fiera, 
vi è indicata quella di due denari sul centi najo di bastoni, de- 
stinati a far cerchi di botti e tini : le cenz dels sacons II den. 
L'editore, a cui la parola riusciva nuova, pensò ad un errore di 
trascrizione. Ma, come si vede, la trascrizione è giusta *. 

36, — va. saljott ra. 'locusta'. 

Al Valdostano saljott si accompagnano, colFeguale significato 
ili 'locusta, cavalletta', il berg. sajòt, il vallevent. sajotru, il 
cremasco sajocé sajóttol e f. sajóltola; e tutti risalgono, per 
-oltu ecc., a salio, significando perciò, come già fu avvertito 
dal Biondelli, il 'saltatore'; cfr. Arch. VII 500. E a salto, con 
suffissi diversi, risalgono analogamente le voci sinonimo : va. su- 
tal), fr. sauterelle, norm. sauticot, sp. salton\ cfr. il volgare 
lomb. salla-martin, e simili. 

37. — can. sampatt. 

Risponde a 'simpatico ', e significa il nervo grande simpatico, 
ma specialmente quella parte di esso che forma i gangli del- 
l' abdome. È usato per indicare i * visceri', quando si sentono 
commossi da un'impressione fisica o morale. Si dice per esempio : 
a irid Irèmd 7 sampatt 'mi tremarono le viscere'. 



1 Nelle glosse d'Isidoro e* è un aacculum identificato con paculum, 
il quale ultimo vocabolo si dovrà probabilmente interpretare per baculum. 



124 Nigra, 

38. — piem. s'gaj; mil. scagg; piem. sboj. 

Quanto al piem. s'-gaj l terrore improvviso, raccapriccio', che 
va coll'it. ghiado ecc., basterà rimandare a Flechia, IV 377. — 
Al mil. scagg, com. squacc, mant. squai, i ribrezzo, batticuore, 
terrore', deve darsi all'incontro tutt'altra base; e sarà *ex-coa- 
gulu, quasi ( squagliamento, deliquio'. — Finalmente, il piem. 
can. s'bój, 'sgomento momentaneo', proviene dal piem. bój 'bol- 
limento', che risale a bullire. Il significato etimologico e 'bol- 
limento' o ' sbolli mento', e si intenderà del sangue. Si compa- 
rino it. buglio l tumulto', subbuglio ecc. 

39. — Alcuni nomi del 'sorbo corallino' (sorbus aucuparia). 

Nella regione delle alpi occidentali, il nome più comune del 
sorbo corallino si presenta nelle forme seguenti : sav. va. temell, 
svizz. rom. va. temè, can. piem. tiimell, mondov. valsass. vaiteli. 
tamaririj mondov. tamari* tameris, fr. dial, timier, e le forme 
fem. svizz. rom. temala, Vaud temella, Orta temelina, novar. 
(imolina. Daccanto a questo s' incontrano le forme con r dopo / : 
piem. tremo, valsass. vaiteli, tremej m. pi., e i fem. Arbedo tré- 
mèla, novar. tremo 1 ina tramolina. E. Rolland, a cui devo la 
notizia di molti nomi di quest'albero, mi indicò pure il port t>*a- 
mazeira. 

Donde provengono codesti nomi? £ anzi tutto, il r è origina- 
rio nella loro base o non lo è? 

Il Salvioni (Dial. d'Arbedo, s. tremola), fondandosi sul valsass. 
e vaiteli, tamarin e sul temelina di Coirò (Orta), ravvicina l'arb. 
tremola e altre forme similari al nome del tamarindo, dal cui 
frutto si estrae la materia delle preparazioni farmaceutiche ben 
conosciute sotto questa appellazione. Ma la forma della maggior 
parte dei vocaboli, qui sopra trascritti, ripugna ad un tale ravvici- 
namento. D'altronde, il sorbo corallino non sembra avere alcun- 
ché di comune coll'albero indo-africano, il quale poi non è vol- 
garmente noto in quanto sia un albero. Non si comprende facil- 
mente come il nome arabo potesse arrivare alle Alpi svizzere 
savojarde piemontesi e lombarde, senza lasciar traccia sulle co- 
ste europee del Mediterraneo. Né il frutto, amaro e astringente, 



Note etimologiche e lessicali. - IH. 125 

del sorbo poteva essere logicamente ravvicinato a quello ben di- 
verso del tamarindo. D'altra parte, la presenza di r dopo t in 
everte forme, come p. e. nelle novaresi tremolina tramolina, non 
è facilmente spiegabile per ragion di metatesi. Le indagini eti- 
mologiche dovranno quindi seguire un'altra direzione. 

Le forme senza r dopo /, segnatamente il fr. timier e il pieni. 
tùmell, parrebbero accennare ad una comunanza d'origine col 
lat. thymum, che è il gr. 9v(iov y o col relativo composto thy- 
melaea, che dice insieme 'timo' e 'ulivo'. Senonchè, il sorbo 
corallino e il timo son piante apparentemente ed essenzialmente 
diverse. Il primo è un albero, l'altro un arbusto. L'uno è ri* 
marchevole per il suo frutto, l'altro* per i fiori. Quello nutre gli 
uccelli e la selvaggina (fr. sorbier des oiseaux , ingl. . fowler's 
cervice tree, ted. eberesche ecc.), questo dà il miele alle api» 
Infine il timo ha un profumo gradevole, il sorbo invece, dalla 
scorza, come dalle ciocche dei suoi fiori bianchi, manda un odore 
ingrato che gli valse il nome di * puzzolente' in varj dialetti: ted» 
S. Gali, stink-esch, prov. pouisso, piem. pùssja, Sai uzzo pizzera r 
mond. pisso, vallon. petrai, Doubs pule peate petenier, svizz. 
rom. poueta, ecc. Anzi questo puzzo del sorbo, forse più ancora 
che il sapore amaro delle sue bacche, fece a quest'albero, così 
grazioso di forma, e delizia degli occhi nel tardo autunno per 
i suoi grappoli di corallo, una detestabile riputazione presso i 
contadini e i pastori di Provenza, Linguadoca, Velay, e altri 
luoghi di Francia. Di fatti, in prov. ling. Aveyron è detto ' cat- 
tivo frassino* maxi frais, mal fraysse, ecc., nel Velay e nelle 
Basse Alpi ha un nome che sembra connesso con 'tòssico': Vel. 
(uissiéy B. Alp. tuichier; e in prov. nell'Alta Loira e nel Gard 
ha comune il nome coll'aconito, prov. Gard loro, prov. A. Loira 
tourié (cfr. prov. toro 'aconito, bl. thora * veleno'). È pertanto 
inverosimile che la base postulata delle nostre voci risieda in 
thymum o ne' composti di thymum. 

Ad una connessione qualsiasi di timier tùmell tremela tremo 
col lat. temètum teinulentum (o col ted. taumeln, aat. tu- 
malón, 'barcollare, girare') non è lecito pensare, benché i rami 
del sorbo corallino, quando sono gravi di coccole, vacillino come 
un ebbro, e benché si dica che le còccole stesse, al pari dell'uva, 
abbiano il potere d'inebbriare i tordi che le beccano. 



126 Nigra, 

Non rimane, per quanto è dato di vedere, il germanico e il 
celtico non ci porgendo alcun ajuto, se non di ricorrere al lat 
tremóre, che ha dato trèmula all'italiano, termo al piemon- 
tese, tremble al francese, per 'alborella*. Difatti i nomi del sorbo, 
piem. tremo, valsass. vaiteli, tremell, arb. tremola, si spiegano 
come normali riflessi di tremula *tremellu *tremella, e 
allo stesso modo si spiegano, colla reintegrazione del r, dilegua- 
tosi nel nesso tr-, le forme Itimeli temell temella ecc. In tùmell 
Yù è dovuto alla sequenza della consonante labiale, come nel 
piem. sùmja 'sci mi a', sùbi 'sibilo' ecc. Il fr. timier si spiega 
colla sostituzione del suff. -ilriu (solito in nomi di alberi: prunier 
sorbier poirier laurier aubier peuplier ecc.) al suff. -ellu. Il 
dileguo del r in parecchie delle forme qui esaminate, o dipende 
da dissimilazione dovuta alla liquida del suffisso, o piuttosto dal- 
l'incrocio di temere e tremolare, che già fu invocato per lo sp. 
temblar, Arch. XI 447. I suffissi diminutivi di tamarin temelùut 
tremolina non presentano difficoltà. Quello di tamaris tameris 
potè forse nascere dal contagio di tamariscu, o tamarice. 
Resta a spiegarsi il port. tramazeira, circa il quale non soc- 
corre per ora che il dubbio confronto col port. tremoQOS 'lupino*. 

Secondo l'etimologia qui esposta, il sorbo corallino! nella re- 
gione qui sopra indicata, sarebbe dunque stato chiamato il 'tre- 
molante', come l'alberella. E questa denominazione si chiarisce 
di fatti per la grande mobilità e flessibilità dei rami di quell'al- 
bero. Del che si ha una riprova in varj altri nomi dati al sorbo 
corallino in luoghi diversi. Cosi esso è detto in va, freno ver- 
Qeno o verijelen, cioè 'frassino dalle verghe, frassino flessibile* 
(cfr. vallon. tergi 'courber', verjani 'flexible'); in ingl. wicken 
1 ramoso pieghevole', quick-beam, quicken-lree 'mobile tremulo' 
{aisland. quikr 'tremulo'), witchen 'cadente flessibile' (v. Skeat, 
s. witch-elm), in ted. quitschenbeerbaum 'bagolaro mobile, vivido*. 

40. — bologn. s ter vetta. 

Il significato di questo vocabolo è 'calza di staffa, calza senza 
pedule'; cfr. il vicent. stveva 'guiggia' e 'staffa dei calzo] aj*. 
Slercetta sta per *$trevetta o *strivetta, e proviene da *$trico 
{sp. estribo, afr. estrieu estrie f ecc.) 'staffa', che ha per bas** 



Note etimologiche e lessicali. - III. 127 

un germanico streupa, come fu detto nell'art, su stivale, XIV 
299. 11 significato 'calza di staffa 9 giustifica l'etimologia di stev- 
retta, e conferma quella di stivale *strivale. E a proposito di 
quest'ultima sia lecito qui mentovare le forme equivalenti, ber- 
gamasco striai, col dileguo di v intervocalico, e Valdostano di 
Courmayeur estreval. 

41. — it. traghetto, piem. tra§ett. 

Il tose, traghetto ha, secondo il Meini, tra gli altri significati 
(trapasso, passaggio, traversa ecc.), quello di 'rigiro'; in roma- 
nesco traghetto significa ' tresca' (v. Belli, ediz. Morandi, VI 264); 
in piem. traQett, e nel basso-can. (Viverone) IraQàtt trigàtt, di- 
cono 'andirivieni, pratica secreta*. Sono deverbali dell' it. tra- 
ghettare tragittare ■= *transjectare, che ha, oltre i significati 
di 'trasportare, traversare, trafugare ecc.', quello di 'giocar di 
mano 9 . Anticamente si dicevano tragettatori i bagattellieri, come 
appare dal seguente passo del ' Volgarizzamento delle pistole di 
Seneca ', citato dal Vocab. della Crusca : « Siccome fanno i bus- 
« solotti e le pallotte e gli altri strumenti de' travagliatori e de' 
tragettatori. » Lo stesso vocabolo collo stesso significato è nel- 
l'afr. tresgetteur trajettaor 'escamoteur' (v. 'L'art de Cheva- 
lerie'). 

42. — Riflessi di ve ter e (cfr. il nm. 29). 

L'Ascoli, I 96 213 405 455 527, già raccolse più riflessi di 
questa base trisillaba e più altri se ne aggiungeranno. Qui intanto 
si notino, in ispecie per la significazione: basso-eng. (Sent) ve- 
dar 'fumé, rance (se dit de la viande et du fromage)'; berg. èdev 
(= céder) 'stantio*; can. veri, vb. vere, 'stagionato, vecchio', con 
applicazione limitata alle cose, non estesa a persone o ad animali. 
La stessa limitazione occorre nel verbo derivato can. anverjar 
'invecchiare, stagionare'. In Val Brosso, la nostra voce è la 
seconda parte del composto G'assvere, nome d' un'alpe, la cui 
prima parte è gass 'giaciglio, covo' (onde 'capanna, agghiaccio*, 
cf. alomb. giaggo, prov. ajassà 'enfermer dans le bercail', e in 
ispecie Arch. X 108); G'assvere perciò: 'capanna-vecchia*; cfr. 
Praveder nella Valle di Mùnster. 



123 Nigra, Note etimologiche e lessicali. - III. 

it. cocca, fr. coche, coque. 

Si tolleri, come appendice, un nuovo esempio di ce da dc, ch<> 
viene ad aggiungersi ai parecchi di cui già avvenne di toccare 
(cfr. in ispecie clocher ecc., p. 108). 

I significati di cocca, secondo i lessicografi italiani, sono: 
1.° * punta di pezzuola, di grembiule, di ciarpa, angolo di panno, 
e simili'; quindi i piem. bikokin 'berretto a punte', sp. bica- 
quin 'berretto a due code', fr. bicoquet 'cappuccio a punta'; 
— 2. # 'estremità del fuso dove si ferma il filo', quindi 'nodo 
di filo alla cocca; tacca della freccia; estremità posteriore della 
freccia', e 'tacca della balestra ove si tende la corda*; — 
3.° 'cima di monte', e quindi 1* it. bicocca; — 4.° 'termine*, 
donde la locuzione : in cocca in cocca ' presso al termine * 
(Fanfani); — 5.° 'nave', cioè, secondo che appare dal signifi- 
cato del fr. coche, 'battello fatto d'un tronco d'albero scavato*. 

Questi significati, alcuni dei quali sono comuni al già citati 
fr. coche e all' apro v. coca, si riassumono in quello generale di 
'estremità', come ben vide il Salvini (cit. da Tommaseo, s. cocca). 
Non sarà dunque temerario porre per base a queste forme un 
lat. *caud!ca ( # caud'ca), da cauda preso nel senso di 'estre- 
mità '. L'o di cocca, pur essendo in posizione neolatina, ha pro- 
nunzia chiusa, e ne viene un argomento particolare per questa 
dichiarazione; poiché veramente si risale all'è) volgare di còda 
còdex. Quindi epoca = còd'ca. 

La glossa di Papias caudica ■ navicula, che è la base ma- 
nifesta dei fr. coche coque in quanto significano 'battello', •» 
dell'it. cocca 'nave' (cfr. caudex, e navis caudicaria, cau- 
dicata 'tronco d'albero scavato ad uso di barca'), confermerà 
ancora la etimologia qui proposta. 



Etimologie. 



129 



it. froge. 

E ancora un'altra appendice. — Gol vocabolo froge, e colle 
forme dialettali affini che saranno riferite qui appresso, s'intendono, 
in Toscana e nell'Italia media e inferiore, le * narici del cavallo'. 
Il vocabolo ebbe la ventura di provocare le indagini di Caix 
(St. 327), di Schuchardt e di Meyer-Lùbke (Zeitschr. XX 530, 
XXI 199, XXII 2). Ma la sua origine è rimasta oscura. Il Cail 
faceva provenire froge dal lat. fauces; ipotesi facilmente con- 
futata dallo Schuchardt, e non ammessa dal Meyer-Lùbke. Que- 
st'ultimo, alla sua volta, oppose alla connessione, proposta dallo 
Schuchardt, della voce italiana colle celtiche, airi, srón, cimr. 
ffroen, brett. fron ecc., 'narici', due principali obbiezioni, cioè 
in primo luogo la differenza fonetica tra l'it. froge e la forma 
gallica *frogna, base presunta delle voci celtiche precitate, e 
in secondo luogo la ragione topografica, poiché la voce italiana 
si trovò finora soltanto nell'Italia media e inferiore, e non già 
nelle regioni gallo-italiche, dove si sarebbe dovuto aspettare se 
fosse d'origine celtica. Il Meyer-Lùbke, pur rifiutandosi di am- 
mettere le ipotesi sovraccennate, confessò tuttavia modestamente 
che non era in grado di proporne altre. 

Il vocabolo è un feminino plurale, e si trovò finora nelle forme 
seguenti; tose, frqge, nap. forge, abruzz. froge, rom. e march. 
froce frgsee frqge \ romagn. frós; nelle quali, come si vede, la 

consonante palatina mediana oscilla tra il suono 
sordo e il sonoro. Ma il suono originario sarà 
pure il sordo, se la base, quale ci appare, dovrà 
essere forbice f or fi ce. La somiglianza ben ca- 
ratteristica delle due narici equine coi due anelli 
delle forbici, rende questa etimologia assai ve- 
rosimile f . Ben è vero che alla base latina il to- 
scano dovrebbe rispondere con * froce per * force 
(cf. force), o *froze per * forze. È tuttavia da 
avvertirsi, che trattandosi di un vocabolo rela- 
tivo al cavallo, si può presumere che esso sia 
passato in Toscana, nell'Abruzzo e nel Napo- 
litano, dalla campagna romana che è la regione 

AroUrio fiottoL iUL, XV. 9 




130 Etimologi*. 

allevatrice di cavalli, e dove appunto la consonante palatale sorda, 
in posizione mediana, suole alternarsi colla sonora, non solo in 
froce-frogv, ma in varia altre voci, come ìn^uciar^brugiàre, 
braciuola>bragitwla mdciòfatiidgiolo ecc. 0. NtoRA. 



' »T ^ ~* * 



1 Ratteolta di voci tornane è marchiana eoe.; Osimo* (fremetti, 1768. 

1 il Direttore dell'Arcate, gtoti. mi Comunica due passi del Maggio Ro-> 
manesco, in cui il vocabolo, che qui si esamina, ei applica alle narici del 
toro che ...sbuffa le froscie (Canto li, ottava 37), e della 'vaccina* che a 
flroseie gonfie, co 9 la lesta thina, A zompi corre (Canto VI, ottava 1 19). Qué- 
sti interessanti esempj non modifaano però, anzi confermano la nostra 
spiegazione» Anche le ftàrioi bovine somigliano, benché in grado minore, 
agli anelli delle forbici, e si eapifcoe facilménte che ad esse pure «in stata 
applicata la denominazione suggerita in primo luogo dalla forma delle na- 
rici equine. Questa è anche applicata, come appare dai lessici italiani, alle 
narici umane. Anzi il Maini, nel dizionario del Tommaseo, dà, colla solita 
incosciènza, per primo significato di f^àgè, le ' falde laterali con le quali 
termina il naso nella specie umana'. Vero è ohe si affretta poi à correg- 
gere: 'ma più comunemente dieesi ancora del cavallo'. 



it» pa£*o« 

Non si può dire che i tentativi fìù qui fotti per dichiarare 
questa voce (v. Kòrt. 5913), sien riusciti particolarmente felici; e 
anche il più recènte, quello di P. Rhèdéft 1 , òhe ci condurrebbe a 
naidiov, s'infrange alTìnsuperàbile ostàcolo della geminata sorda. 

Una base, che meglio d'ogni altra si legittima, è patiens. 
Ideologicamente, non vedo che si po&a impugnare, tanto più che 
nulla vieta di supporta ridotta da [mentejpatiens (cfr. il ted. 
geisteskrank). Per quant'è della forma nominativa^ non man- 
cano, — pur facendo astrazione da pregno, — esempj di siffatti 
aggettivi; vedine Meyer-Lùbke, li 72, dov'è da avvertire che 
recen* ritorna anche nelTengad. res\ e or s'aggiunge manso 
=« mab sue s, Asò. XIV 343 *> G. SàLVioni. 



1 Etymologieche beUràge zwm itaL worierbuch^ XXIII. Jahreebericht d. 
Privat-Gymnas. am Semin. Vicentih. in Brixen; Bressanone 1898* pp. 84, 39. 

1 Per la desinenza, v. anche Schuchafdt, Roman, dtym. I 4, dove si rico- 
nosce ehé al ragguàglio: savio * Sapiens ìrtssntta difficoltà verrebbe daU'-o. 



GLI OMEÓTROPI ITALIANI. 



SILTIO PIERI. 



Esordio. 



Il fenomeno lessicale che forniva la materia al presente Sag- 
gio, è tati 9 altro die insolito e inavvertito, ed è tale ansi che 
ogni filologo ha spesso l'occasione di constatarlo. A chi, per esem- 
pio, non accadde mai di pensare alla sostanziale ed originaria 
differenza, che appare o si deve presumere, tra canto *il can- 
tare* e canto 'angolo 9 ; tra flUro per 'pozione amatoria 9 e per, 
'apparecchio da colar liquidi 9 ; tra invitare in quanto è 'fare in- 
vito 9 o 'stringer con vite 9 ? Ma una ricerca metodica e un'elen- 
cazione compiuta di tutte le voci, nelle quali secondo due o più 
significati diversi siano da riconoscere due o più diverse origini, 
non so die alcuno la tentasse fin qui per alcuno degl 9 idiomi o 
antichi o moderni. Del resto, mentre la cosa è ben nota, manca 
però, non essendosene mai fatto un particolare studio, il nome 
per designarla con brevità e proprietà; onde ci bisogna comin- 
ciar proprio da questo. Aveva io pensato dapprima ad esiti o 
forme coincidenti, o solo coincidenti; e il barbarismo non 
sarebbe stato più duro a smaltire di tanti altri. Ma poiché, con 
vocabolo adottato felicemente dall' 'Archivio' e ormai ammesso 
e osato da tutti, chiamiamo allòtropi (attere** *) ffU «ti <K* 
Tergenti d*una stessa base; parrà naturale il chiamare omeólropi 
( ifiOèitQonoé) i due o più esiti di basi diverse, i quali conver- 
gano in una sola e identica forma; e d atterremo senza più a 
qMsta asprosnionn a . — Oggetto precìpuo del nostro esame son 
gii oaneótropi imi e proprj (Capit I), cioè quelli ove la coinci- 
denza risulti perfetta non solo per identità di genere e declina* 
zione nei nomi e di conjugazione nei verbi, ma anche per iden- 



nel elastico greco: ipoiQtqonoe -or, che e allo stesso mede (Lao- 
); e ismems ttastoatt» 



132 Pieri, 

tità in ogni singolo elemento fonico della parola l ; come sono ap- 
punto gli esempj sopra citati. Non furono però trascurati nem- 
meno gli omeótropi imperfetti (Gapit. II), cioè quelli in cui la 
piena coincidenza viene a mancare, o perchè occorra dall'una 
parte e ed p (stretto) e dall'altra § ed g (largo), ed è un caso 
assai frequente ; o perchè s' abbia di qua 5o;( sordo ) e di là 
$' o % ( sonoro ) 9 . Ma ci parve sufficiente di darne solo alcuni, 
a modo di saggio. Pigliamo in esame, dal nostro punto di vista, 
le voci non solo della lingua viva ma anche dell'arcaica (vale 
a dire da più o men lungo tempo antiquata e fuor d'uso); e al- 
cune anche ne adduciamo dagli odierni dialetti toscani. Quanto 
a 9 casi d' omeotropia, ove una delle parole è un nome proprio, 
essi furon solo citati allorché quest'ultimo apparve ben noto e 
oospicuo (per es. : dante, dàino, e Dante; ecc.). Nel dichiarare i 
significati secondar) d' una parola, cercai di conciliare la mag- 
gior precisione con la maggior brevità j e li omisi non di rado, 
se la loro evoluzione appariva ben manifesta. Dell'etimo, o sia 
latino o d'altra origine, non do alcuna spiegazione, semprechè 
esso abbia il medesimo significato della parola che si vuol dichia- 
rare 8 . — Quanto al dare ordine e assetto alla materia raccolta, 



1 Perciò non si registra: sgle, il sole, le sole (sole 'sor, so* la e 'sola*, 
ne s§i •sex* e 'tu es', ecc. E anche per lo più tralascio gli omeótropi, in cui 
la differenza delle rispettive basi risulta solo da un prefisso, come da s pri- 
vativo (ex, dis) o intensivo, ecc. L'omeotropia dico ' latina' od • originaria*, 
ae la coincidenza delle voci diverse appar già nell' etimo latino (/Wco, da 
fuctis 'il maschio delle api' e 'belletto', v. Georges; ecc.). Anche ci ac- 
cade qualche volta di parlare d'omeotropia ' morfologica', che suole aver luogo 
allorché in due voci e contenuta bensì la stessa materia etimologica, ma di- 
verso è per ciascuna il processo di formazione o la logica funzione degli 
elementi ascitizj (uso, sost e prt tronco di ' usare ' ; canino, agg. e dim. di 
'cane'; ecc.). 

* Altri tasi d'omeotropia imperfetta, da me però non considerati, si pos- 
sono avere da * e /, come in sposare aro. deporre, sposare prender moglie 
o marito, ecc.; e da t e j, come in ballato e ballato, rispettivamente da batia 
e balia, ecc. ; la dove altri provengono da una medesima consonante scem- 
pia o doppia, quali casa e cassa, fato e fatto, ecc. Ma di tutti codesti esempj, 
come ho detto, parve conveniente, e per più ragioni, che non si tenesse al- 
cun conto. 

• Le diverse definizioni d'un termine son date di séguito, distinte per 
numeri arabici; e a ciascuna corrisponde, dopo la trattina, e con Io stesso 



Gli omeótropi italiani. - Capit. L 133 

poiché il presente Saggio, - sebbene inferiore di molto per mole 
e di gran lunga per importanza - , forma per così dire il pajo 
con quello su Oli allòtropi italiani (Arch. IH 285-419), cosi 
m'ero proposto dapprima di seguire anch'io il criterio fonetico. 
Sennonché, mentre questo tornava opportuno al Canello, il quale 
dorerà non di rado passare in rassegna esemplari di categorie 
bene omogenee e assai ricche d'individui (come i varj esiti -ajo, 
-aro, -iere -o, -ario, da ariu; od -aggio y -dtico> da -aticu; ecc.); 
per me invece una distribuzione di tal forma riusciva incomoda 
in pratica e grandemente artificiosa. Perciò mi sono attenuto alla 
semplice classificazione alfabetica, riserbandomi di supplire, ove ne 
fosse sentito il bisogno, con breve Indice fonetico. 

Ma quale l'utilità di questo lavoro? Risponderei a codesta do- 
manda, che una indagine rigorosa e metodica, esercitata intorno 
a una parte qualsiasi d'un idioma, non può non recare qualche 
luce anche su fatti già noti. Del resto, non dispiacerà innanzi 
tutto di constatare quale sia press' a poco il numero degli esiti 
convergenti da basi diverse offerti dalla lingua italiana; il quale 
risultò per avventura da' nostri spogli più copioso che non pa- 
resse prima d'ora. E s'avverta a questo proposito che, sebbene 
il presente Saggio sia stato esteso a tutto il materiale nostro les- 
sigrafico *, pure esso è, verosimilmente, assai lontano dall'abbrac- 
ciare tutti i nostri omeótropi; e perchè non pochi di certo sa- 
ranno sfuggiti alla mia industria, e più ancora perchò furono 
omesse quasi tutte le voci, ove si potranno bensì nascondere esempj 
d'omeotropia, ma ove nello stato presente de' nostri studj etimo- 
logici non e' è dato di veder chiaro a sufficienza *. Ma una par- 



numero, la rispettiva etimologia o notazione. — Se 'are* segue alla voce 
iniziale, prima del nm. 1 (per es.: aguglia are: 1. ago; ecc.), vorrà dire che 
essa è arcaica ne* varj Buoi significati ; e se * are. * vien dopo un dato nu- 
mero e precede a una definizione (per es.: arzentinoi 1. are. argentino; ecc.), 
si dovrà intendere che il nome è arcaico in quel particolare significato. 

1 Ho interamente spogliato air uopo il Voc del Fanfani; e largamente mi 
8on valso del Tramater e del Petrocchi; e ho anche ricorso ad altri. 

a Per contrario, circa i nomi che in questo o in quel sign. appajono d'ori- 
gine oscura o mal certa, potrà qualche volta l'omeotropta da me presunta 
<*ssere col progredir delle indagini riconosciuta fallace; e avvenire perciò 
che debbano i cosiffatti esser tolti dall'elenco. 



134 Pieri, 

ticolare utilità inerente a questa aorta d v indagine sta nel fatto 
che, bisognando scrutare spesso se più significati diversi proce- 
dano o no da uno stesso etimo, il nostro intelletto s'acuisce in 
singoiar modo e scaltrisce a scoprire la filiazione metaforica e 
figurativa de* vocaboli, e ciò vuol dire ad uno tra gli esetrcizj più 
spirituali e più filosofici, che dalla scienza del linguaggio ci pos- 
sano per avventura esser proposti. B spesso, a questo cimento, 
risulta del tutto illusoria la distinzione tra due termini, creduta 
già e sostenuta con ogni apparenza di verità. Per non addurre 
che un solo esempio, il Kdrting quanto ad assettare 'accomo- 
dare' si tiene alla probabile etimologia dello Storm (•assèdi- 
tare, da 'sedére', nm. 827), ma ne separa assettare 'castrare', 
accogliendo per esso l'etimologia del Diez (*asséctare, da 'se- 
care 9 , nm. 823); e viene in tal modo ad ammettere un fenomeno 
d'omeotropia, il quale si dilegua non appena si consideri che 
acconciare disse ugualmente, con onesto (e forse ironico) eufe- 
mismo: 'castrare*. Del resto, dovendosi esaminare di continuo, 
in lavoro di questa specie, alla stregua delle norme fonetiche, 
per quali trasformazioni si giungesse alla coincidenza degli eaiti 
da più basi diverse, anche il criterio fonetico si rinforza in qual- 
che modo ed affina, e tende perciò a divenire uno strumento di 
sempre maggior precisione. Ma se non altro avrò col presente 
modesto Saggio per parte mia cooperato a toglier da 9 nostri Vo- 
cabolari la disonesta confusione, lamentata anche dal Flechia 
(Arch. II 28n), per la quale si fa spesso una sola voce di più voci 
distinte, e qualche volta al contrario una sola ed unica voce è 
smembrata barbaramente in due! Il citare esempj, anche in gran 
copia, sarebbe facile quanto superfluo; e d'altra parte non sa- 
rebbe di certo una cosa lieta. 



CAPITOLO PRIMO. 

OIIEÓTROPI VERI E PROPRJ. 

obbiettare are.: 1. imbiettare; 2. rendere abbietto. — 1. da 
bietta zeppa a cono, voce d'et incerto e assai controverso, v. KòrC 
31; 2. da abièctu. L'omeotropia non fu qui perfetta che nelle 
forme arizotoniche (del resto: abbietta di fronte ad abbiftta, ecc.)- 



Gli omeótropi italiani. - Capit I. 135 

mocezipne: 1. significato ammuso (d'un vocabolo); 2. aro. e yolg. 
eeoesione, aro. parzialità.-* l.aeceptiftne; 2.exeeptifine. Bsem* 
pio questo d'omeotropia dovuta a sola diversità di prefisso j ofr. 
qui s. aspetto, eoe. 

meda: 1. filato greggio in matassa; 2. aro. aseia (Ariosto). <** 
l.acla gugliata, filo; 2. asola. 

acconta** e accante, v. conto. 

aocordeUalo: 1. panno tessuto a righe; 2. accordo (in cattivo 
senso). — 1. sost»partÌQÌpiale da cor Mia ('chorda'; efr. cordài* 
Una spighetta); 2. da accordo ('cor'), raccostato gergalmente al 
termine che precede (cfr.'fare la oordel\ina\ Petrocchi s.y.). 

occuparsi: 1. farsi cupo; 2. volg. occuparsi (e anche: m'oc- 
cupo eoe). — 1. da cupo, v. Suppl. Arch.V 124; 2. da occupare. 
Ma ammessa come vera l'etimologia da me proposta per cupo, 
l'omeotropia, in sostanza, risulterebbe illusoria. 

adagio: 1. proverbio, sentenza; 2. lentamente, pianamente (aw.). 
— 1. adagium; 2. da ad agio, con comodità, v. qui s.v. 

adastare are.: 1. trattenere, indugiare (rifl.); 2. affrettare, ir- 
ritare. — l.probabilm. *ad-adstare; 2. german.*haist- (got. 
'haiists'), fretta, ardore; e sembra, a traverso Tant. frne. (ha- 
ste ecc. ; v. Kòrt. 3850). 

addiacciare, v. diaccio. 

àdito: 1. passaggio ad un luogo, ingresso; 2. il sacrario del tem- 
pio, in cui non entrava che il sacerdote. — 1. adita* ('ire'); 

2. adytum ààvtov (4**). 

adorare: 1. prestare un culto religioso; 2. are. indorare. — 1. 
adorare; 2. da oro aurum. 

affascinare: 1. legare in fascine, are, far fascio; 2. indurre il 
fàscino, ammaliare. — 1, da fascina, dim. di falcio fascis; 2* da 
fascinare ('fesclnum'). Ma l'omeotropia, a causa dell'accento, 
è solo perfetta nelle forme arizotoniche. 

affettare: 1. tagliare a fette; 2. are. bramare ardentemente, mo- 
strare con ostentazione. — l.da fatta, prob. » *ficta (per fissa, 
prt.fem.da 'Ando'), v.Kort. 8788; 2.adféctare. Ma la piena 
omeotropia è limitata alle forme arisotoniohe. - Qui pure: affet- 
tato y 1. salame tagliato a fette; 2. chi opera con affettazione. 

affettato, v. affettare. 



136 Pieri, 

agghiaccio: 1. are. diaccio (luogo dove i pastori rinchiudono Q 
gregge con rete); 2. manovella del timone. — l.sost. di agghiac 
ciare, da ghiaccio iacùlum, cfr. qui s. diaccio; 2. donde? 

agio: 1. comodità, opportunità; aggio, il vantaggio che si dà o 
riceve per cambiamento di moneta * ; 2. are. età (in ambo le forme). 

— 1. et. incerto (cfr. a ogni modo, per la forma agio, Eort 142 e 
Scheler s. aise)'; 2. frac, age, da *aetatlcum, v. Diez.s.v. 

agnelletto: 1. grosso agnello, are. uomo semplice; 2. sorta di pa- 
sta con pieno. — 1. accresc. d'agnello -us; 2. per anelloUo, accr. 
d'anello -us. 

agno: 1. poet. agnello; 2. are. tumore all'inguine. — l.agnus; 
2. et. ignoto. 

agone: 1. grosso ago, specie di pesce; 2. campo ove si combatte. 

— 1. accresc. di ago acus; 2,àywv. 

agro: l.agg. contrario di i dolce'; 2. territorio, campagna. — 1. 
acre; 2. agru (ager). 

aguglia are: 1. ago, guglia; 2. aquila. — l.acucùla (o sec 
altri *aculea), v. XIII 389-91 e 454; 2. probabili», da aguglino 
aquilino, e v. la nota s . — Qui anche: agugliQllo, 1. ganghero del 
timone ; 2. are. aquilotto. 



1 Questa seconda voce, che è del linguaggio commerciale, dovrà la doppia 
all'analogia de* tanti "aggio ■ frac. -age. 

* Confesso che la vecchia originazione da alatog propizio, opportuno (pel 
ditt. semplificato, cfr. paggio), mi par tuttavia la meno improbabile. 

• È aguglia superstite nel fior, guglia gheppio, e nel gen. àjuga, ove in- 
dica alcune varietà del falco e della pojana (v. E. H. Gigliola Avi! iU 260, 235 
e "44-5) ; e altrove. La già fiorente vitalità di questa voce appare da' deri- 
vati; e infatti, oltre aguglino -a (anche agg.), e agugUotto (v. il testo), e* è 
perfino agugliaccio (Pulci). Ora quest'abietta come l'avremo noi a dichia- 
rare? La cosa non par molto agevole, giacché noi, naturalmente, non oe La 
possiamo cavare con la stessa disinvoltura di chi osservava che * aquila per 
metatesi di lettere ha fornito aqulia aguglia* (v. Tram.)! Unica via, ae non 
sbaglio, è di pensare che aguglia sia estratto da un derivato e che da que- 
sto abbia il I e il 'nuovo accento*. Ma il l dove si potè elaborare? Di certo, 
in aguglino da *agulino aquil- (onde si sarà poi esteso anche ad agugUotto 
e 'gliaccio), e quivi per virtù dello j parassitico che si svolse per avven- 
tura da i (Iji da li); cfr. Tanti Lsaglire, ecc. Per la riduzione di qv a A 
in questa stessa base, cfr. Su p pi. Arch. V HO. Nulla è poi a dire dell* 



Oli omeótropi italiani. - Capit. L 137 

agugltQttOj v. aguglia. 

aguzzetto: 1. alquanto aguzzo ; 2. are. ministro, consigliere *. — 
Làim. d'aguzzo, prt. tronco d'aguzzare *acutiare ('acutus'); 
2. pare, con suff. diverso, il medesimo che aguzzino (anche alg-, 
v. Tramater), custode di schiari, che è probabilmente lo spagn. al- 
quazil, ministro del tribunale (dall'arabo wazìr ministro; cfr. 
Zamb. 1308). 

aja: 1. spianata innanzi a una casa rustica, are. ajuola; 2. so- 
printendente all'educazione (fera, di ajo). — 1. area; 2. dall'equi- 
valente spagn. aya -o, che è il basco ayoa custode, v.Diez.s. v. 

ajpne: 1. spazio di terra per asciugare il sale; 2. are. nella frase 
'andare ajone', cioè: * a. attorno perdendo il tempo'. — 1. accr.d'a;a 
area; 2. et ignoto. 

àlbatro: 1. corbezzolo; 2. grosso uccello acquatico ('diomedea 
exhalans' di Limi.). — l.arbùtus; 2. forse dallo spagn. alca' 
Iraz, d'et. incerto, cfr. Zamb. 27 s. agrotto. 

alberello: 1. piccolo vaso, barattolo; 2. piccolo albero; 3. pioppo 
bianco. — • l.da alve[o]lello (cfr. albuolo da alveolus, Kòrt. 
489), con r per dissimil. ; 2 e 3. v. qui s. albero. 

àlbero: 1. pianta legnosa d'alto fusto; 2. pioppo bianco ('popu- 
lus alba'). — l.arbore; 2.prob.albùlu. Cfr.XI1171n. 

allegare, v. legare. 

allenare: l.dar lena, invigorire; 2. are. scemare, alleviare. — 
l.da lena, che è a] lena, sost. da alenare per anhelare (onde: 
'respirazione', poi 'spirito' e 'gagliardia'); 2. da lene lénis -e. 
Con omeotropia perfetta sol nelle forme arizotoniche. 

allettare: 1. attrarre con piacevolezze o lusinghe; 2. stendere 
come in un letto, (rifl.) mettere a letto. — 1. allectare ('al- 
léctus' da 'allicére'); 2. dal aost. léctus (té%os). 

allumare: 1. dar l'allume alle pelli, are. infondere allume en- 



cento, protratto in aguglia, a causa del soverchio peso dell'ultima, e perchè 
nei derivati quadrisillabi si potè avere un accento secondario sulTti (cfr. Pel- 
Wgro, desunto da Pellegrino, ecc.)* 

1 In questa voce, arcaica com'essa è, non ci è dato discerner la qualità 
della sibilante. Ma l'analogia $ aguzzino (v. il testo) sembra accennare alla 
sonora; e in tal caso l'omeotropia sarebbe imperfetta (cfr. al Cap. II). 



138 Pieri, 

tro un liquido; 2. dar lume, accendere. <-•» 1. da allume halù- 
men; 1. da lume «en. - Qui anche : alluminare, 1. are dar Tal- 
lume ; 2. are. e volg. illuminare. 

alluminare, v. allumare. 

almo *a poet: Lohe dà vita, eccellente; 2. animo -a. — 1. almu 
-a; 2. con l per disstm.da an'mo-a* anima -a. 

alto: 1. elevato dal piano, eminente; 2. fermata, sosta. — 1. 
al tu; 2.ted.halt, cfr. Die* 610 s.t. 

altpre: Laro. autore; 2. pt. alimentatore. — ~ 1. auctfire; 2. 
altSre ('alére'). 

amarezzare: Ldare il marezzo alle stoffe; 2. aro. amareg- 
giare. — Lio stesso che marezzare 'undulatum reddere', da 
mare; 2. da amaro -us. 

amato: Lprte agg.da 'amare'; 2. uncinato a modo d'amo. 

— l.amatus; 2. hamatus ('hamus'). 

ammagliare : L stringere (le balle e sim.) con legatura a guisa 
di rete; 2. aret batter col maglio. — Lda maglia macula; 2. 
da maglio malleus. 

ammollare : 1. fornir d'alberi (la nave); 2. are. chieder soc- 
corso con cenni (pia spesso: amati-). — 1. probab. dal frne mài 
albero di nave, di che v. Diez s. masto; & et. ignoto. 

ammazzare: 1. uccider con mazza, uccidere; 2. ridurre in 
mazzo. — Rispettivam. da mazza e mazzo; e poiché questi ambe- 
due da matéa (cfr. Kort.5159), l'omeotropia è solo apparente. 

annata: 1. spazio d'un anno; 2. adnata (membrana ohe ouopre 
la superficie esterna dell'occhio). — Lda anno -us.; 2. adnata, 
cioè: 4 che sta sopra 9 (propr.'nata sopra'). 

annegare: 1. uccidere sommergendo; 2. are. negare, dinegare. 

— Ladnécare('nex'), cfr. K6rt. 5575; 2. adnègare. 
appne: 1. grossa ape, pecchione; 2. are. lampone (Sodar.). — L 

accr. d'ape -is; 2. v. Suppl. Àrch.V 92-3. 

apportare: 1. arrecare; 2. are. approdare. — Lda portar* 
•are; 2. da porto -us. 

approdare: 1. venire a proda; 2. far prò, esser utile. — Lda 
proda sponda, v. qui s.v.; 2. da prode utile, v. Georges s.v. 

aringa: 1. specie di pesce ('clupea harengus' di Linn.); 2, ar- 
ringa (discorso in pubblico, conciono). — 1. german. haring; 2. 



Gli omeótropi italiani. - Capit I. 139 

dorerb. d'aringare arr-, dal germ. hring circolo, adunanza 1 . Cfr. 
Kòrt3882 e 4021. 

armellino: Lare. albicocco ('malta Armeniaca'); 2. ermellino 
(specie di donnola). — l.*armenlnu, con W da n-n per dissi- 
mil.; 2.aatharmelin (dinudi harmo), cfr. Kòrt. 3889. 

arpe are. : 1. falce e spada falcata; 2. arpa. — 1. harpe apri]; 
2. germ. harpa. dr. Kòrt 3892-3. 

urtato are: 1. artificioso, fallace; 2. stretto. — 1. da arte; 2. 
prt à* artare -are. 

arto : 1. stretto, angusto; 2. membro, giuntura; 3. Arto, l'Orsa, 
il settentrione. — l.agg.artus; 2.sost. artus (corrad. al pre- 
ceda); 3. ofxrot orso -a. 

orientino : 1. are. argentino ; 2. arzente, mordace. — 1. da ar- 
gento -entum; 2. dimin. d'arzente, da *ar diente ( » ardente, da 
é ardeo)\ 

aspettare e aspettatpre, v. aspetto. 

aspetto: 1. volto, vista; 2. l'aspettare, aspettazione. ~ l.ad- 
spèctus «us; 2. sostda aspettare expéotare. - Qui anche: aspet- 
tare, 1. aro. riguardare (considerare, appartenere); 2. attendere. 
E inoltre: aspettative, 1. are. spettatore; 2. colui che aspetta. Cfr. 
qui s. accezione. 

assennare: 1. allontanare, rimuovere; 2. are. sedere; 3. are adu- 
lare. — l.absentare; 2. # ad se dentar e ('sedeo'), cfr. Kòrt. 
826; 3.adsentari («'adsentiri'). 

osservare: 1. are. conservare ( cfr. lucch. asserìh) ; 2. are. as- 
servire (assoggettare). — 1. da servare -&r e; 2. da servo -us. 

assetato: 1. che ha sete, avido; 2. agg.del baco da seta, quando 
ha fatto il bozzolo. — l.da sete sltis; 2. da seta, cioè seta, cfr. 
qui s.saja*. 



' Che si tratti d'un deverbale, appar quasi con certezza dall'* iniziale, 
com'è dappertutto in questa voce. 

* A questa eoppia d* omeótropi dovrebbe tener dietro: assettarti 1. acco- 
modare, mettere in assetto; 2. castrare o estirpare i'ovaja (ai polli), ove si de- 
ducessero rispettivamente da* assèdi tare (cfr. II s. assetta) e *assec tare; 
▼. Kòrt 827 e *23. Ma in questo verbo l'omeotropia è affatto illusoria, giac- 
che il secondo sign. procede senza alcun dubbio dal primo; tir. acconciare 
amene per 'castrare'. Vedi TEsordio, a pg. 134. 



140 Pieri, 

assolare: 1. render solo (t. del giuoco); 2. are. esporre al sole; 
3. disporre a suoli o strati. — 1. da spio sdlus; 2. da spie sdì; 
3. da suolo sdlum. Ma de' primi due rispetto all'ultimo la piena 
omeotropia è limitata alle forme arizotoniche. 

assordare: 1. render sordo; 2. fermare con funicella un canapo, 
a cui è legato un peso da sollevare (Fanf.). — 1. da sprdo sùr- 
dus; 2. pare ^assoldare, da solldu, cioè appunto 'fermare'. E 
l'omeotropia non sarà perfetta che nelle forme arizotoniche. 

astare are.: 1. esser presente; 2. metter in asta. — l.adstare; 
2. da asta hasta. 

attestare: 1. unir due teste o testate; 2. far testimonianza, af- 
fermare. — l.da testa, v. Diez. s. v.; 2. da testis. - Qui anche: 
intestato, l.prt di 'intestare'; 2. che non ha fatto testamento. 

atto: 1. azione; 2. adatto, acconcio. — 1. actum; 2. aptus -un. 

avventare: 1. scagliar con violenza; 2. are. crescere, allignare. 
— l.*advéntare ('ventus'), quasi 'gettare al vento', v. Diez s. 
v.; 2. advèntare ('advenio*). 

bdbbaccio: 1. cattivo babbo; 2. semplice, sciocco. — 1. da babbo, 
per cui vien postulato un *babbus dal lat. volgare, v.Groebkr, 
Vulg. substrato s. v.; 2. da *babbus sciocco, balordo (cfr. babù- 
lus KOrt. 968 ) l . L'omeotropia dunque, in questo caso, occorre 
gii nel latino. 

baccalare: 1. baccelliere, barbassoro; 2. baccalà. — 1. et. ignoto, 
cfr.KoH.974; 2.sp. fracalao stoccofisso, che è l'oland. kabeljaauw 
(basso ted. bakkeljau), v. Diez s. cabeliau. 

baccello: 1. bacca delle fave e altre piante; 2. uomo sciocco e 
da poco. — l.*baccéllu (da 'bacca'), cfr.Diez s. v.; 2.+bacél~ 
lus » bacelus fiaxrjlog^ stolto, cfr. Forcell. e Georges s. baoeoius. 

bacchetta: 1. mazza sottile; 2. vacchetta (registro), lucch.buojo 
di vacca. — l.o da un primit. *bacus -um, o con mutato suff. 
da bacùlus, cfr. Flechia II 35-6; 2. da vacca -cca. 

bacchetto: 1. bacchetta un po' grossa; 2. Bacchetto, piccola fi- 
gura di Bacco (Ann. Caro). — V. qui s. bacchetta e Bacco. 

bacchio: 1. batacchio, bastone da percuotere; 2. agnello giovane; 



Con U doppia, perchè ad essa ci riporta, a dir poco, tutta la serie ita» 

a. l cfr ìtahhèn a<»<» 1 



liana (cfr. bàbbèo ecc.) 



r 



Gli omeó tropi italiani. - Capit I. 141 

3. specie di piede metrico ( w --). — 1. bacùlus; 2. varrà pro- 
priamente 'agnello morto', e sarà prt. tronco di bacchiare, come 
abbacchio è A 9 abbacchiare, cfr. XII 127 a. v. (D'Ov. XIII 382-3); 
3. BoM%Biog. 

bacco: 1. passo lungo, salto; 2. Bacco, il dio del vino. — 1. 
probabilm.è » *valco, da valicare var-, cfr. Caix si 65; 2. Bac- 
chus Bax%os. 

bacino: 1. tenero bacio; 2. bacile, piattello. — l.dim. di bacio 
basiam; 2. voce d'incerta origine, v. Kòri 975. 

bada: 1 . aspettazione, indugio (nella frase 'stare-' o 'tenere a 
bada'); 2. abada (rinoceronte). — l.sosi da badare, per cui vien 
postulato un * badar e stare a bocca aperta, aspettare, v. Kòri 
987; 2. voce indiana, v. i Dizion. di si natur., s.' rinoceronte di Su* 
ma tra \ 

bàghero: 1. sorta di carrozzella (più sp. bdgheré); 2. are. sorta 
di piccola moneta. — l.è forse il ted. wagen carrozza; 2. et. oscu- 
ro, cfr. Zamb. 100 s. bagattella, Kòri 991. 
. baja: 1. burla, scherzo, bagattella; 2. piccolo golfo. — Ei in- 
certo in ambo i significati (ma col secondo, a ogni modo, già baia 
pr. Isidoro); e non è escluso che si tratti d'una sola ed unica voce, 
t. Kòri 987. 

baleno: Lare, balena (agg. di 'pesce'); 2. lampo. — 1. ba- 
laena ipaXaiva (più tardi -ena, v. Georges); 2. ei ignoto 1 . 

ballerino -a: 1. che balla per professione, molto valente nel bal- 
lare; 2. are. frutto del biancospino. — 1. sosi da ballare (cfr. can- 
terino da cantare -are) ; 2. dim. doppio di balla palla (qui 'coc- 
cola'), q. 'battolino, v. Suppl. Arch. V 240-1 n. Ma questa omeo- 
tropia si dovrà dire apparente, giacché una stessa è l'origine 
delle due basi, per le quali cfr. Kòri 1013. 

ballotta: 1. castagna lessa; 2. pallottola. — 1. arab. ballù't 
ghianda, castagna, v. Diez s. bellota; 2. dim. di balla palla, v. Kòri. 



1 V. Kftrt 1013. — Dico ignoto, porche non par che possa appagare nem- 
meno la proposta del Nigba, Rom. XXVI 556-7 (agg. *albèna da alba), 
malgrado il felicissimo acume e la perspicacia ond' egli dà prova in codeste 
pagine. Dove di certo non è che una mera svista il derivar eh* egli fa w- 
rfno da sera, essendo questo agg. da s£r5nu anche per 'cielo notturno' e 
valendo: chiaro, senza nuvoli (cfr.il 'cielo scoperto'). 



142 Pieri, 

1013. Ma qui l'omeotropia potrebbe anche risultare illusoria, per- 
chè non si dovrà escluder del tutto il trapasso da 'castagna' a 
'pallottola* (cft\ Zamb. 802) e viceversa. A una origine assai an- 
tica, e perciò non arabica, di questa voce in quanto vale 4 casta- 
gna ', si direbbe che accenni anche il doppio suffisso ( ali. a bai- 
lotta c'è l'it. ant. balogia, aret. balocia -o, lucch. ballQcdoro, ecc.). 

balza: 1. luogo scosceso, dirupo; 2. striscia per ornamento a 
una veste, striscia. — 1. sost da balzare (cfr. il lai 'sattus' da 
'saltare'), di che v. Suppl. Arch. V 139; 2. da balteus -um, cin- 
tura a tracolla per la daga, cintura, v. Kòrt. 1024 (e il genere fem. 
si spiegherà dal pi. neutro). - Qui fbrs'anche: balzalo, 1. piccolo 
balzo; 2. imposta straordinaria (die potrà essere < quasi frangia 
aggiunta alle gravezze ordinarie \ v. Zamb. 104). 

balzello, v. balza. 

bara: 1. truffatrioe; 2. barèlla coperta per trasportare i cada- 
veri. — 1. fem. di baro, prob. da bar o (l'accezione di 'truffatore o 
ladro 9 da quella di 'bagaglione o servo di soldato 9 , v. Kort. 1060); 
2. aat. bara cesto, oorba, cfr. Die* s.v. 

baratto: 1. scambio, baratteria; 2. baro, truffatore» — 1. sost 
da barattar e 1 che è con molta probabilità, come voce commerciale 
per eccellenza, da nqm%*w\ y. anche Kòrt. 1060; 2» deriv. per 
-atto da baro, v. qui s. bara* 

barrare: 1. sbarrare; 2. ara truffare. — l.da barra, spett. ad 
una rad. barr», di che v. Kòrt 1062; 2. da barro, cui v. 

barro: 1. specie di terra odorosa da bùccheri; 2. are. truffatore. 
— 1. spagn. barro, d'etimologia per me ignota; 2. lo st. che baro, 
v.qui s.bara. 

ìms'etta: 1. are piccola base; 2. baffo, lucch. lista di barba che 
scende giù sulla guancia. •*- 1. dim. di bade basts; 2. sec.il Zamb. 
150 da *bom]bas'etta, che starebbe per -agetta (cfr. basino specie 
<fi tela di cotone, da bomjbasmo). 

baviera: 1. barbozzo, visiera; 2. Baviera, regno della Confede- 
razione germanica. — L da barn, v. Kort. 964 (cfr. bavero); 2. 
Bavaria. 

bazza; 1. buona ventura, fortuna al giuoco; 2. mento lungo e 
sporgente» — 1. mi alto tàL bazze guadagno; 2. et. ignoto. 

becco: 1. rostro; 2. il maschio della capra. — 1. beccus, voce 
celtica; 2. et. oscuro. Cfr. Kort. 1009, 1176 e '403. 



Gli omeótropi italiani - Capit I. 143 

bgne: 1. contri di 'male', avv.; 2. specie di pianta erbacea fcu- 
cubalus behen' di Linti.) — l.béne; 2. voce araba (behmen). 

berlina: 1. gogna; 2. specie di cocchio» — L forse barellina, da 
bara, v.Can. Ili 336; 2. frnc. berline f da Berlin, cfr.Diez s.v. 

bgrta: 1. battipalo; 2. burla, scherao» bagattella; S.gazsa, ghian- 
daia. — Origine oscura ne' due primi significati; cfr.Kdrt. 1137. 
Ma in quello di 'gazia' deve esser proprio Bertha (cioè il nome 
stesso della famosa regina); e cfr. cecca, cioè 'Francesca', altro 
nome di quest'uccello; rispetto al quale l'applicazione del perso- 
nale si può attribuire o alla sua ben nota malizia, o alla sua attitu- 
dine a imitar la parola umana. Ma del resto occorre non di rado 
in personale riferito a un uccello; cfr. Martin pescatore, ecc. 

biado are.: 1. biada; 2. biavo (azzurro chiaro). — l.pare» 
celi bla wd, cfr. XII 154 s. biauda ; 2. germ. bla w azzurro! cfr. 
Kòrt 1249. 

bibia are: 1. bibbia (la sacra scrittura); 2. schers* fondime del 
vino (v.Faat). — 1. biblla /^Uo, libri; 2. da bibire. 

bilia: l.legnetto torto per tener tesa la legatura della soma; 
2. palla e (oggi) buca del biliardo. •— 1. secondo alcuni da vi- 
ti lis -e Citte di vimini (v. Biacchi XUI 210-11), ma non persuade; 
2. et incerto, cfr. Kòrt. 1163. 

binda: 1. striscia di tela cucita sopra la vela; 2. strumento con 
vite per sollevar pesi. — l.aat binda fascia; 2. ted. triade ar- 
gino. 

biscanto, V. canto. 

bischero: l.legnetto nel manico degli strettenti a corde per 
Utringere o allentare, volg. 'mentila'; 2. che frequenta le bieche 1 . 
— l.probabilm.da dlsefilus ('disco*'), c perca' è tondo dove le 
dita s'appoggiano per girare \ v. Tramater s. v, *; 2. da bisca, d'et* 
ignoto. 



1 Coa questo significato in Zaino. 140; forse un «rosiselo, ohe non eo donde 
•Scabbia. 

1 Inutile il dire che eoa pepate il *- la n» di ragie* font*!**; e ebe si 
fr a ti na d'una storpiatura» se questa Tòte non Ai nesestsU a qualoee al* 
tra 8 «festone* Invelino dei sabotai, che è tusfune coir oc*** te» 
s dt$ch*t o (dim. di disco e df$eo % da discus). 



144 Pieri, 

bisciolo -a: l.agg. d'una specie di ciliegio -a ('prunus avium'); 
2. agg. di chi non pronunzia bene s o s. — • 1. par l'aat. w ì Fi sei a, 
v. Diez s. v. ; 2. onomatopeja, forse con gergale allusione al nome 
precedente. 

boccino: 1. piccolo boccio (bottone di fiore), pallino; 2. are. bo- 
vino 1 . — l.dim.di boccio, v. qui s.v.; 2. da un agg.'buclnu 
(per borie-), il cui f eminile secondo alcuni è attestato già da 
bucina (cfr.il prov. bozina ecc., Eòrt. 1392; ali. a bucina ) 9 
corno di vacca, tromba ricurva. 

boccio: 1. bozzolo (Bartoli; ancor vivo nel sen.-aret.); 2. boc- 
cia (bottone di flore). — 1. forse bom]bucio, da bombii baco 
da seta; 2. etimol. non sicura (ma ad ogni modo par connesso a 
bottone), cfr.Kort 1296. - Qui anche: boccitelo, 1. bozzolo; 2. 
boccia (di fiore). 

bocciuolo, v. boccio. 

boga: 1. specie di piccolo pesce; 2. grosso cerchio di ferro, in 
cui passa il manico del maglio. — 1. bdea, cfr. Diez s. v. e Sche- 
ler s. bogue; 2. probabilm. è il ted. bogen arco. 

bomba: 1. palla di ferro piena di materie esplosive; 2. il luogo 
immune, donde uno parte e dove ritorna, nel fanciullesco giuoco 
omonimo. — 1 . sost. da bombare rimbombare, o ricavato da bom- 
barda (cfr. bombardare lanciar le bombe) 8 ; 2. pOma, v.in nota 9 . 

bonaccia: 1. bonaria; 2. tranquillità del mare. — l.fem. di beh 
naccio, da buono bònus; 2. da malacla fialaxla, staccata da 
'malus' ed accostata a 'bonus*, v.Asc. XIII 451 n (cfr, Saltioni, 
Postille it al Vocab. it.-romanzo s.v.). 

bonetto : 1. alquanto buono ; 2. berretto. — 1. dim. di buono b<v 
nus; 2. frne. bonnet, d'origine ignota, cfr.Scheler s.v* 



1 Come sost disse 'vitello*; e il laceh. cnt bucina è 'vacca*. 

* Mal si potrebbe, come vooe moderna ch'essa e, derivar seni' altro da 
bomba», cfr.Kort 1274. 

9 Dagli antichi era detto il giuoco del pome o di toeeapoma (di bo mba 
jarda noi Pataffio), certo da 'pomi*, o vari o di metallo, che fossero là ove 
i Madri* stanno al sicuro dai 'birri*. La forma pomba^ rimasta al lacchete 
(v. Fanf. u. t e cfr. il ailL pomo* pomo, XIII 336), divenne bomba per ansimi* 
las. regressiva. 



Gli omeó tropi italiani. - Gapit L 145 

bordare: 1. percuoter con forza, lavorar di gran lena 1 , are. 
sciaguattare (quasi € sbattere* i panni od altro); 2. rivestir di le- 
gname la parte esterna d'una nave *. — 1. pare da m bordo-a y sia 
esso estratto da bordone bastone (v. nota 4 qui sotto) o rispecchi 
il nomin. bùrdo 8 ; 2.frnc. border, da bord * german. bord- orlo 
della nave, v. Kórt. 1287 4 . 

bQrra: 1. tosatura di pannilani e di peli d'animali; 2. borro. 
— 1. bùrra panno velloso; 2. pó&Qog, cfr. qui s. botro 6 . 

borrace: 1. borato di soda (un sale); 2. are. borrana. — 1. 
arab. bùraq bianco, v.Diez s. v.; 2. da bprra (v. qui s.v.) 9 a causa 
delle sue foglie pelose (cfr. l'equi v. (lovyhowov lingua di bue, per- 
chè scabra questa e quasi pungente), cfr. Kort. 1424. 

bossolo: 1. la nota pianta sempreverde; 2. vasetto. — 1. bùxus; 
2. prob. *bùxlda, da pyxis nv&g, v. Caix st. 14 6 . 

tytro: 1. cavità fra dirupi, borro; 2. ara grappolo d'uva. — 
L^d^^os, v.Diez s. borro; 2. póvQvg. 



1 Si noti che in certi mestieri (come dello spaccalegna e sim.) il 'per- 
cuotere fortemente' è un 'lavorare con lena*. 

* Per 'orlare* è un neologismo non registrato nei Dizionarj (ma cfr. òor- 
*lato specie di stoffa, onde il frne. bordai), 

1 Lo Zamb. 152 dà borda randello, come una voce autentica; ma tale a 
me non risulta. Del resto, in quanto il verbo in questione disse 'giostrare, 
bigordare' (r.Fanf.), sarà senza più la stessa cosa; ma anche vi potremmo 
veder bagordare con et tlissi del § (cfr. biordare, se questo non procede di- 
rettamente dal prov. beortz, biortz), e con Successiva contrazione; e questo 
etimo non si dovrà forse del tutto escluder nemmeno per bordare 'per- 
cuotere*. 

4 Nel testo avrebbe a seguire bordone, se ammettessimo la dichiarazione 
che, in quanto dica 'spuntone dell'ala', ne fa il Caix st85. Sennonché in 
tutta la serie dei sign. di questa voce (principali: bastone da pellegrino; 
palo; trave per palco o sostegno; canna d'uno strumento; spuntone del- 
l'ala) è manifesta l'idea fondamentale e comune di 'verga' o sim.; se an- 
che questa voce è, come pare, dovuta in origine a una metafora; cfr. Kort. 
1421. Non ci sarà dunque bisogno d* escogitare, per 1' ultimo significato, 
un'altra etimologia; e cfr.il lucch. cannone, in quanto vale anche 'spuntone 
<ìeirala\ 

* E borra volg. forza ? 

* Ma che le due voci siano tutt J una, come ammetteva già il Diez, non 
ti potrà impugnare del tutto; e anche nviis è voce materialmente e ideal- 
mente connessa a 7rr£<*. 

Arcamo ciotto!. iul„ XV. 10 



146 Pieri, 

botta -o: 1. colpo, percossa; 2. piccolo rospo; 3. are. (fem.) lu- 
cerna del frugnuolo. — l.sostda buttare (cfr. Tare, dibotlare), 
che sembra l' ant. f rancico # botan (md. alto ted. bózen), percuo- 
tere, urtare, cfr. Kòrt. 1296; 2. et. oscuro (secondo alcuni sarebbe 
la voce stessa precedente, v. Kòrt. ivi e Diez s. v.) ; 3. et. ignoto. 

bottino: 1. pozzo nero, deposito d'acqua, ecc.; 2. preda tolta in 
guerra al nemico — l.dim. di bptte (cfr. bottaccio) ; 2. ant. nrd. 
bytin preda, a noi prob. dal frac. bulin. Cfr. Kòrt. 1435 e '4L 

bricca e briccola, v. bricco. 

bricco : 1. are. asino ; 2. pietra di cava 1 ; 3. vaso da fare il caffè. 
— 1. con ettlissi, da buricco, are. bor- y che è lo spagn. borrico, 
cfr. Kòrt. 1426 (anche 'Nachtr.'); 2. in origine 'frammento', dal 
got. brikan spezzare, combattere, lottare, v. Kòrt. 1345; 3. a r. ecc. 
ibriq, v. Gaix st. 87. - Qui anche: bricca are., 1. asina; 2. balza, 
dirupo (cfr.il lat. 'praeruptus'). Inoltre: briccola are., 1. asina; 
2. balza, màngano (macchina da scagliar pietre). 

brillo: 1. preso un poco dal vino, ciuschero; 2. cristallo lavo- 
rato a diamante ; 3. il soffermarsi degli uccelli in aria sbattendo 
l'ali; 4. are. specie di vetrice. — l.probabilm. è da *ebriillo, 
cfr. Kòrt. 1142; 2. bèryllus, specie di pietra preziosa, v. Can. Ili 
331; 3. sostda brillar e t prob. = lucch. prillare girare, da prillo 
palèo, che sembra # pirinùlu ('pira'), v. Niora XIV 359*; 4. 
forse voce celtica (connessa al frac, brin), v. FI. II 45-6. 

brindis'i: 1. il bere all'altrui salute; 2. Brindici, città dell'Ita- 
lia. — l.ted.bring dir's ('lo porto a te'); 2. Brundisium. 

bruscare : 1 . abbrustolire ; 2. far fuoco con brusca o stipa sotto 
al piano ed opera viva d'un bastimento (v. Tramater) ; 3. purgar 
le piante dal seccume. — 1 . lo st. che abbrustare (cfr. qui s. bru- 
stare s ) ; 2. da brusca, in quanto vale una specie di felce, d'una 



1 Con questo sigli, in Zamb. 537. 

* Codesta etimologia di brillare proponevo anch'io alcuni anni fa in certo 
mie note; e ora vado orgoglioso d'un consenso cosi autorevole, lo ne te- 
nevo però separato, come fo ancora, brillo * alquanto ebbro*, per cui credo 
più verosimile la base ricostruita dall'Ascoli. 

■ Non credo, naturalmente, che si tratti d' alterazione fonetica. Forse fu 
raccostato all' agg. brusco in senso di 'scuro* (quasi, dunque : 'abbrunire*; 
cfr. 4 tempo brusco* cioè: nuvoloso, e la dizione 'tra il lusco e il brusco*). 



Oli omeótropi italiani. - Capit. I. 147 

origine con brusco pugnitopo (v.qui s. v.); 3. da brusca -o bru- 
scolo, fuscello (propr. i levar via i fuscelli*), che è, inserito r f tut- 
t'uno con l'equiv. busca -o, di che v. Diez s. v. 

brusco: 1. pugni topo; 2. piuttosto aspro (contr. di 'dolce' e an- 
che di 'affabile'). — l.ruscum; 2. et. oscuro, cfr. Kòrt. 1371 e 
Zamb. 171. 

brusta, v. brustare. 

brustare are: 1. bruciare; 2. ricamare (v. Fanf.). — l.*pru- 
stare da *perustare ('ustum' da 'uro'); 2. et. ignoto (cfr. bru- 
sio, are specie di voste e ornamento donnesco), - Qui anche : bru- 
tta, l.sen. brace; 2. are. ricamo (ali. a -sto). 

b&bbola: 1. upupa; 2. specie di fungo; bagattella, fandonia. — 
1. ujpùpùla, digradato ilp» prima dell'aferesi (cfr. bottega ecc.) ; 
2. dal tema stesso di (fovjìciv tumore (dunque, in origine: 'cosa 
gonfia'), cfr. Kòrt. 1379. 

bugia: 1. menzogna; 2. lume a piattello con bocci uolo per le 
candele. — 1. ant. frne. boisie, prov. bauzia, inganno, d'origine 
germanica, v. Kòrt 1091-2; 2. da Bugia nell'Algeria, onde s'im- 
portavano già le candele (Ménage), cfr. KCrt. 1399. 

buglia: 1. are. concorso di gente, poi: zuffa, rissa; 2. pist. buco 
morto nel monte (Petrocchi). — l.sost. (onde are. bugliare sol- 
levarsi, agitarsi) dall' are. bug lire bull- (e cfr. brulicame^ are. 
bìdi- f da *bullicàmen); 2. da bujo -a, cioè buriu -a, cfr. Kort. 
1422 (e bujosa carcere). 

buglione: 1. moltitudine confusa, are. moneta da rifondere; 2. 
are. bariglione. — l.accresc. di buglia, cui v. *; 2. donde? 

bulbo: 1. corpo carnoso, che nasce sulle radici d'una pianta; 
2. are. burbero (Bocc). — l.bùlbus /SoA/ftfc; 2. et. ignoto. 

burlare: 1. beffare, canzonare, scherzare; 2. are. gettar via. — 
l.vb. da burla, che ò # bùrrùla, dira. di burrae inezie, baje, cfr. 
Kort 1425 ; 2. d'origine incerta, ma cfr. il lomb. bur- borlar ro- 
tolare, cadere (e v.a ogni modo Lorck, Altberg. sprachdenk. 201). 



Anche potrebbe ripeter la gutturale da infl. di * abbruschiare, in quanto esso 
sia la f. a. di abbrustiare (v. Caix st. 49-50; cfr. fistiare -schiare, ecc.). 

1 La stessa materia etimo- e morfologica ò noli' are. buglione brodo ; ma 
direttamente dal frac, bouillon, v. Scheler s. v. 



♦* 



148 Pieri, 

burraio: 1. unto o spalmato di burro; 2. are. burrone. — 1. da 
burro, che è butlrum, per -Irum fiotitvfav; 2. sost.-participiale 
da borro, v. qui s. borra. 

burrone: 1. sfondo chiuso tra balze e rupi; 2. are. monaco 
(Redi). — 1. accresc. di borro -a, cui v. ; 2. forse da bur ru, dato 
il colore scuro della tonaca. 

busca: 1. are. bruscolo, fuscello; 2. il buscare; 3. gabbia da 
olio. — 1. d'origine incerta, cfr. qui s. bruseare; 2. sost. da bu- 
scare, che è probabilm. lo sp. buscar cercare (il primo esempio 
it. è del Giambull. ), v. Diez s. v. ; 3. et. oscuro, ma potrebbe pro- 
ceder da brusca specie di felce (v. ancora s. bruseare), in quanto 
la gabbia ne sia o fosse formata. 

busso are: 1. bossolo (la pianta); 2. colpo (come • percossa* e 
come 'rumore'). — 1. buxus; 2. et. incerto, cfr. Kort. 6461 *. 

bùttero: 1. mandriano di cavalli e di buoi; 2. buco lasciato dal 
ferro della trottola nel terreno, margine del vajuolo. — Et. ignoti ; 
ma v. a ogni modo Caix si 94 *. 

cacchione: 1. vermicello generato da pecchia nel miele o da 
mosca nella carne ; 2. sen. bordone di penna novella. — 1. proba- 
bilm. +cacculdne, cfr. càccola (cacca -xxij), q. 'cacherello'; 2. 
et. oscuro, v. però Caix st. 94. 

calcio: Lare. piede, colpo dato con piede; 2. metallo onde si 
forma la calce. — Leon metapl.da calce calcagno, piede; 2. da 
calce calcina. Son dunque omeotropiche già le due basi latine. 

calmo: l.che è in calma, tranquillo; 2. marza d'innesto. — 
1 . prt accorciato di 'calmare*, da calma, cioè xavpa calore ec- 
cessivo (perchè con esso tacciono i venti e il mare è in bonaccia), 
cfr. Kòrt. 1750; 2. calàmus. 

camminata, v. cammino. 

cammino (e camino): 1. focolare della casa; 2. il camminare 



1 Preferibile in ogni caso come etimo il ted. saper, bue ha en picchiare, 
percuotere (Diez) al Ut pulsare (Caix). E mancherebbe affatto in code- 
sto caso l'omeotropia, se - come ho qualche sospetto - bussare niente altro 
fosse stato in origine che * batter con mazza o verga di busso* (cfr. giuncare 
batter con giunco, ecc.). 

• Rispetto al secondo termine, il sign. di 'margine' deriverà oerto da 
quello di 'buco', il che non par favorevole all'etimologia proposta dal Caix. 



Oli omeótropi italiani. - Capit I. 149 

strada, viaggio. — 1. carni nus xàtAfvos; 2. d'origine oscura, cfr. 
Diaz s.v. (ma pure Kòrt 1538 e '42). - Qui anche: camminata 
(e camin-), 1. are. cammino da fuoco; 2. il camminare piuttosto 
a lungo. 

canterella: 1. starna cantajuola; 2. cantaride. — l.v.qui s. 
-erino; 2. dim. di canth&ris xav&afts 1 . 

canterello : Lcantajuolo; 2. piccolo cantero; 3. orpello. — le 
2. v. qui s. -erino; 3. et ignoto. 

canterino: l.che canta spesso e volentieri, cantajuolo; 2. pic- 
colo cantero; 3. agg. d'una specie d'orzo. — l.sost. da cantare 
-are; 2. dimin. di càntero, cioè canth&rus xàvbaQoi bicchiere, 
raso; 3. cantherlnu, agg. da canthSrius cavallo castrato, giù* 
mento (perchè quest'orzo si dava da mangiare alle bestie ; v. Por- 
cellini). 

canto: 1. il cantare; 2. angola, lato. — 1. cantus; 2. d'origine 
oscura, forse celtica, cfr. Diez s. v. (e Kòrt. 1588). - Qui anche : 
biscanto, 1. are. cantilena; 2. canto che fa due piegature. Inoltre: 
procanto are, 1. proemio, preambolo per ingannare altrui; 2. can- 
tonata d'una muraglia (o recinto? v. Fanf.). 

cappa: 1. decima lettera del nostro alfabeto; 2. mantello con 
cappuccio, mantello.— 1. cappa xérma, indeclin.; 2. cappa sorta 
d'indumento del capo (Isid. 19,31, 3). 

carina: Lare. carena; 2. fem. di 'carino'. — 1. carina; 2. 
dimin. di caro -ru. 

cascina: 1. cerchio sottile di faggio per fare il cacio; 2. fab- 
bricato annesso al luogo, dove pasturano le vacche. — 1. per cas- 
sina, dim. di capsa; 2. anziché da càcio, caseu (fr. Eòrt. 1705 
e Zamb. 179), etimo si quale ripugna in singoiar modo la mor- 
fologia ( cfr. caria ja), sarà veramente da cosina, dim. di casa, 
pel tramite di *ca$jina; ma lo s (e non e) v'appare anormale 8 . 



* Circa il processo di formazione rimango incerto, se dobbiamo qui rico- 
noscere ano scambio di suffisso, quale sarebbe avvenuto in * cantartela o -frfa 
con greco accento, o se nel nostro derivato s'asconda un nominativo impa- 
risillabo (canterella, da * cantare). 

9 È una difficoltà che secondo me contrasterebbe del pari all'altro etimo, 
giacche io non credo alla realtà storica di coscio (cfr. Sappi. Àrch. V 58, ecc.), 
eoi quale si potrebbe giustificare lo / protonico. 



150 Pieri , 

casco: 1. il cascare (mei); 2. specie delmo. — 1. sost. da ca- 
scare, cioè * casi care ('cado'), cfr. Diez s. v.; 2. voce spagn. 
(co' significati : coccio, testa, elmo), da cascar rompere, cioè *quas- 
6icare ( 4 quatio'), cfr. Kòrt. 6549. 

cassero : 1. are. cavità del torace; 2. castello di poppa (t. naut.), 
are. castello, fortezza, torrione cinto di mura — l.è, in forma 
diminutiva, l'equivalente are, casso, da capsus cassetta del coc- 
chiere, recinto per animali, cassa, cfr. Diez s. v.; 2. ar. al-qa$r, 
al plur. 'castello', o direttamente o dallo spgn.e port. alcàzar, v. 
Kòrt. 460. 

catalessi: 1. specie di nevrosi, che rende immobili e muti; 2. 
mancanza d'una o più sillabe in fine del verso. — l.catalè- 
psis xardXrjipig (Àa/ijftfiw); 2. catalèxis xardkrj^g (Xtfyco). 

cfda: l.arc. vento di greco-levante; 2. sorta di scaldino. — 1. 
caecias xaixlag; 2. et. oscuro (pist. ciocia) l . 

cedro: 1. specie di limone; 2 pianta delle conifere. — l.cl- 
trus; 2. cédrus xéifog. Ma la prima voce è per avventura un'al- 
terazione della seconda ; v. Georges. 

cenato: l.prt. di 'cenare'; 2. are. infangato, lordo. — l.ce- 
natu; 2. agg.-prt. da coenum fango. 

centuria: 1. riunione di cento individui; 2. are. centàurea. — 
1. centuria; 2. centauria xevravQta. 

cerro: 1. specie di quercia; 2. ciocca di capelli, vivagno, fran- 
gia. — 1. cérrus; 2. cirrus ricciolo naturale, ciuffetto, frangia 
(cfr. lo spgn. e port. cerro, Diez s. v.). 

cesso: l.arc. il cessare, allontanamento, abbandono; 2. luogo 
comodo. — 1. sost da vessare -are; 2. rejcéssus (cfr.il firne. 
ritraile), tolto il prefisso come inutile 8 . E siamo pur qui a so- 
stanziale identità etimologica. 

ceto: 1. unione od ordine di persone; 2. are. balena. — 1. eoe* 
tus; 2. cètus xfjrog, che è nome generico di tutti i grossi pesci 
marini. 



* Vi sospetto un nome proprio accorciato; cfr.il lucch. lucia staigli* 
Denominazioni 'personali* anche per lo scaldaletto, che è prete o monaca. 
Curioso che il Cais st 121, pure scrivendo lucia (trìsill.), voglia mandare 
questa voce con lo spgn. lo za (cfr. Kòrt 4945). 

* Il Diez e il Canello da secessus (cfr. Kftrt. a. v.); ma l'afe resi della 
prima sillaba, a tacer d* altro, sarebbe assai meno comprensibile. 



Gli omeótropi italiani. - Capit. I. • 151 

cetro are. : 1. cetra; 2. cedro. — l.clthara; 2. citrus. 

chiasso: 1. rumore, strepito; 2. viuzza stretta, chiassuolo. — 
l.da classi cura, suono di strumento per chiamare a raccolta, 
ridotto a "class uni (cfr. Grober Vulg. substrato s. y.), foiose pel 
tramite del prov. clas strepito (v. Canello HI 400); 2. et. oscuro *. 

chiavare: 1. chiudere a chiare; 2. are. inchiodare, configgere- 

— l.da chiave clavis; 2. da chiavo clavus chiodo. 

chilo: l.il succo in cui vien ridotta la parte del cibo assimi- 
labile; 2. peso di mille grammi. — l.chylus %vX6g succo; 2. ac- 
corciane di chilogramma, da %iXta mille. 

chimo: 1. il cibo trasformato dalla saliva e dai succhi gastrici; 
2. are. specie di pesce (Br. Latini). — l.chymus xv/tóg succo; 
2. donde ? 

china: 1. discesa ripida; 2. China, grande impero dell'Asia. — 
l.sost da chinare din-; 2. chinese tsin regno. 

ciotto are.: 1. ciottolo; 2. zoppo. — 1. forse è dal ted. schutt 
rottame, maceria, v. Kort. 7265; 2. et. ignoto. 

cipro: 1. specie di pianta; 2. Cipro , la famosa isola. — L'o- 
meotropia già all'origine (xvkqos; Kmqog)\ se pur non si tratta 
in ambo i casi d'una sola e identica voce. 

coccolane: 1. volg. colpo d'apoplessia; 2. il beccaccino maggiore. 

— l.da coccolativi quanto è 'colpo', 'percossa', v. la nota 8 ; 
2. detto così, credo, dallo stare accoccolato (v. Kort. 1954), cioè 
* acquattato' fra l'erbe o le canne del padule (cfr. l'avv. cocco- 
lone 4). 

cogliuto : 1. are. cólto; 2. non castrato. — 1. prt. di cogliere (col- 
ligére); 2. da cpglia borsa dei testicoli, che è cùlleus sacco 3 . 



1 Pel Muratori è la stessa voce precedente ; ma ciò ch'egli dice non per- 
suade. Lo Zamb. 287 dal ted.^ow* via; ma vi s'oppone la fonetica. 

* Codesto sign. si sarà svolto, quasi in modo gergale, da coccola bacca 
(base còccu xóxxoe, cfr. Sappi. Àrch. V 202), pel tramite della frase 'uccel- 
lare a coccole', cioè: pigliar delle busse. Ma potè anche derivar dalla stessa 
roce in senso di 'capo' (cfr. lucch. zuccotto, l'urtar del capo contro qualche 
cosa, da zucca capo). 

9 Anziché da coleus testicolo (v. Groeber Vulg. substrato s. coleo). E 
il lucch. cuglia % già notato da me come un esempio d'u intatto (v. XII 1 10), 
potrà regolarmente esser e u I e u s . 



152 Pieri, 

cogno o conio: Luna certa misura di vino od olio, are. sorta 
di cesta; 2. cuneo. — 1. còngius; 2. cùneus. 

coitare: 1. are. pensare; 2. usare il coito 1 . — 1. cogitare; 2. 
da edito coi t us. 

colazione: 1. il colare; 2. pasto della mattina. — 1. sost. da 
colare -are (còlum colatojo); 2. forse da collatiòne; mar. 
Canello HI 401 ( donde risulta che l' omeotropia può qui essere 
illusoria). 

colla: 1. materia glutinosa e tenace per attaccare; 2. corda per 
torturare. — Ledila xóÀAa; 2. sost. da collare, il quale è pro- 
babilmente il md. alto ted. kollen incatenare, tormentare (v.Diez 
s. v.). 

colletto: 1. dimin. di i collo * ; 2. dim. di 'col le \ — l.cóllum; 
2. Collis. 

cplmo: 1. cima, sommità; 2. are. gambo (dell'orzo), v. Tramater 
s. v. — cùlmen; 2. culmus. Sennonché in lat. occorre il primo 
termine anche nella seconda accezione (Ov. fast. 4,734). 

colpare: l.aver colpa, incolpare; 2. colpire, dar colpi. — 1. 
da cplpa culpa; 2. da cplpo, che è col&pus {xólaipos) pugno, 
schiaffo. 

coma: 1. are chioma, criniera; 2. disposizione morbosa al son- 
no; 3. segno che divide i membri del discorso, virgola — 1. 
coma xófxt]] 2.xà/ia (xotpou), sonno profondo; 3. lo stesso che 
comma, cioè xóppa (x6nt(o) frammento, inciso. 

corninola: 1. nigella (specie d'erba); 2. are. brigata d'oziosi, 
comunella (S. Anton.). — 1. dim. da cuminum xvfuvov cornino 
(altra pianta simile); 2. dim. di comune -inmune. 

comparenza: 1. appariscenza; 2. are. comparazione (v.Fanf.) — 
1. sost spettante a comparire -ère; 2. sost. spett. a comparare 
-are. 

compigliare are.: 1. comprendere, abbracciare (rifl.); 2. com- 
pilare, ordinare, comporre. — 1. sull'analogia di comprende*?, 
da pigliare, cho è *piliare ('pilus'), v. Kòrt. 6137; 2.*com- 
piliare, per compilare, propr. 'cogere et in unum condero 
(Festo). 



1 In questo sign. manca a* Duionarj che ho visto io ; ma è corUnaati 
dell'uso. 



Oli omeótropi italiani. - Gapit. I. 153 

consolare: 1. agg. da 'console' ; 2. are. consolazione. — 1. con- 
sularis -e; 2. consolare -arre (in funz. di sost). - Qui anche: 
consolato, 1. sost. astratto da 'console'; 2. prt. di * consolare'. 

consumare: 1. distruggere, annullare; 2. dar compimento, con- 
durre a fine. — 1. consumère; 2. consummare. I due verbi 
andarono in parte confusi per la forma, come erano già pel si- 
gnificato; cfr. Kòrt. 2128. 

contalo: 1. prt di 'contare' ; 2. are. contado. — 1. contare com- 
putare; 2.comitatus, sost. 

contemprare: 1. contemperare; 2. are. contemplare. — l.con- 
temperare; 2. contemplare. 

contentezza^ v. contento. 

contento: 1. contentezza; 2. arc.il contenuto; 3. are. disprezzo, 
derisione. — l.sost da contentare (che é da contento -us, agg.); 
2. conténtum (da 'contineo'); 3. conténiptus, sost. (da 'con- 
temno*). Ma pe'due primi casi l'omeotropia non esiste in latino, 
giacché l' agg. non è altro in effetto che il prt. di 'contineo'. - 
Qui anche, avvertendo la stessa cosa, va: contentezza, 1. stato di 
chi è contento ; 2. are il contenuto. 

contestàbile: l.che può esser contestato o impugnato; 2. are. 
specie d'alta dignità e grado nella milizia. — 1. agg. da conte- 
stare -ari, che da 'provare con testimoni' venne a dire anche 
'negare' (forse per infl. di contrastare); 2. comlte stabuli, 
cioè in origine 'soprintendente alla stalla imperiale' v. Diez s. v. 

cpnto: 1. computo, calcolo, are. racconto ; 2. cognito, chiaro. — 
l.sost da contare computare; 2. cognltus. - Qui anche: ac- 
cordare are., 1. annoverare; 2. dar contezza, venire a conoscere. 
Inoltre: accpnto, 1. parte del pagamento d'un debito (dal modo 
avverb. a conto); 2. are. intrinseco, confidente (prt tronco Rac- 
contare; cfr. -ntato st. sign.). 

convitare: 1. chiamare a convito, are. invitare; 2. are. deside- 
rare.— 1. *convitare, per -ivare, rifatto sopra invitare (cfr. 
Kurt. 2158); 2.ant fono, convoiter, da *cupi[di]tare, v. Kórt. 
2341. 

còpia: 1. dovizia, abbondanza; 2. riproduzione d'un originale. 
— 1. copia; 2. lo st. che coppia còpula (e la storpiatura fa meno 
specie, in quanto si tratta di voce cancelleresca). 



152 Pieri, 

cogno o conto: Luna certa misura di vino od olio, are. sorta 
dì cesta; 2. cuneo. — 1. cdngius; 2. cuneus. 

coitare: Lare, pensare; 2. usare il coito 1 . — 1. cogitare; 2. 
da edito coltus. 

colazione: 1. il colare; 2. pasto della mattina. — 1. sost. da 
colare -ara (còlum colatojo); 2. forse da collatiòne; ma v. 
Canello IH 401 ( donde risulta che l' omeotropia può qui essere 
illusoria). 

colla: 1. materia glutinosa e tenace per attaccare; 2. corda per 
torturare. — 1. còlla xóXla; 2. sost. da collare, il quale è pro- 
babilmente il rad. alto ted. kollen incatenare, tormentare (v. Die* 

S.V.). 

colletto: 1. dimin. di 'collo'; 2. dim, di 'colle'. — I.cóìlum; 
2.cóliis. 

colmo: l.cima, sommità; 2. are. gambo (dell'orzo), t. Tramater 
s. v. — cùlmen; 2. cùlmus. Sennonché in lat. occorre il primo 
termine anche nella seconda accezione (Ov. fast. 4,734). 

colpare: Lavar colpa, incolpare; 2.colpire, dar colpi. — 1. 
da colpa culpa; 2. da colpo, che è colapus (xòlatpa*;) pugno, 
schiaffo. 

coma: 1. are. chioma, criniera; 2. disposizione morbosa al son- 
no; 3. segno che divide i membri del discorso, virgola — 1. 
coma xóuij; 2. xtqua (xmjuóu), sonno profondo; 3. lo stesso che 
comma, cioè xóaaa (xótivm) frammento, inciso. 

cominella: 1. nigella (specie d'erba); 2. are. brigata d'oziosi, 
comunella (S. Anton. ). — 1. dim. da cumìnum xvfuvov cornino 
(altra pianta simile); 2. dim. di comune -mmune. 

comparenza: 1. appariscenza; 2.arc comparazione (v.Fant) — 
1. sost spettante a comparire -ere; 2. sost spett. a comparare 
-are. 

compigliare are: 1. comprendere, abbracciare (riti.); 2. com- 
pilare, ordinare, comporre. — 1. sull'analogia di comprendere, 
da pigliare, che è *plliare ('pilus'), v. Kurt. 6137; 2.*com- 
piliare, per compilare, propr. 'cogere et in unum condere" 
(Feste). 



* In questo sign. mane* a'Duionarj che ho visto io; mi è cerUmant* 



Oli omeótropi italiani. - Capit. I. 153 

consolare: 1. agg. da 'console' ; 2. are. consolazione. — 1. con- 
sularis -e; 2. consolare -are (in funz. di sost.). - Qui anche: 
consolato) 1. sost. astratto da 'console'; 2. prt. di 'consolare'. 

consumare: 1. distruggere, annullare; 2. dar compimento, con- 
durre a fine. — 1. consumerò; 2. consummare. I due Terbi 
andarono in parte confusi per la forma, come erano già pel si- 
gnificato ; cfr. Kòrt. 2128. 

conlato: l.prt di 'contare'; 2. are. contado. — 1. contare com- 
putare; 2. comitatus, sost. 

contemprare: 1. contemperare; 2. are. contemplare. — Leon- 
temperare; 2. contemplare. 

contentezza, v. contento. 

cotUgnlo: 1. contentezza; 2. arc.il contenuto; 3. are. disprezzo, 
derisione. — l.sost. da contentare (che é da contento -us, agg.); 
2. conténtum (da 'contineo'); 3. conténiptus, sost (da 'con- 
temno'). Ma pe'due primi casi l'omeotropia non esiste in latino, 
giacché T agg. non è altro in effetto che il prt. di 'contineo'. - 
Qui anche, avvertendo la stessa cosa, va: contentezza, 1. stato di 
chi è contento ; 2. are. il contenuto. 

contestàbile: l.che può esser contestato o impugnato; 2. are. 
specie d'alta dignità e grado nella milizia. — 1. agg. da conte- 
stare -ari, che da 'provare con testimoni' venne a dire anche 
'negare 9 (forse per infl. di contrastare); 2. co mite stabuli, 
cioè in origine 'soprintendente alla stalla imperiale' v. Diez s. v. 

cQnto: 1. computo, calcolo, are. racconto; 2. cognito, chiaro. — 
l.sost da contare computare; 2. cognitus. - Qui anche: ac- 
centare are., 1. annoverare; 2. dar contezza, venire a conoscere. 
Inoltre: accpnto } 1. parte del pagamento d'un debito (dal modo 
avveri). a conto); 2. are. intrinseco, confidente (prt. tronco d'ac- 
centare; cfr. -ntato stsign.). 

convitare: 1. chiamare a convito, are. invitare; 2. are. deside- 
rare. — 1. ^convitare, per -ivare, rifatto sopra invitare (cfr. 
Kurt. 2158); 2. ant frac, convoiter, da *cupi[di]tare, v. Kòrt. 
2341. 

afaia: 1. dovizia, abbondanza; 2. riproduzione d'un originale. 
— 1. còpia; 2. lo st.che coppia còpula (e la storpiatura fa meno 
specie, in quanto si tratta di voce cancelleresca). 



154 Pieri, 

oppino: 1. piccola coppa ('capo'); 2. piccolo coppo. - Ma l'o- 
meotropia è solo apparente, perchè cuppa è l'etimo d'ambedue 
le voci italiane; cfr. Kòrt. 2344. 

corale: L spettante al cuore, cordiale; 2. spett. al coro. — 1. 
da cuore cor; 2. da chòrus %oqó<;. 

corbaccio: l.pegg. di 'corbo'; 2. cestino da piccioni. — l.da 
corvus; 2. da corba -is. 

corina : 1 . are. corata, cuore ; 2. coro ( vento ) * ; 3. specie di gaz- 
zella. — 1. da cuore cor; 2. da corus xwpo?; 3. da xoqvvi] mazza, 
clava, a causa 'della struttura delle sue corna attorniate da molte 
rughe trasversali, come si osservano in una clava' (v. Tramater). 

corto: l.cuojo (Ariosto); 2. membrana esteriore che cuopre 
il feto nell'utero. — 1. cori uni (xóqiov); 2. xoqìov, v. Leopold. E 
abbiamo dunque identità originaria. 

cornice: 1. pt. cornacchia; 2. cintura ornamentale in alto d'un 
edifizio, la quale sporge in fuori; telajo di quadro o specchio. 

— 1. cornice; 2. corònis xoQmvig. Ma l'omeotropia è solo appa- 
rente, per la confusione che avvenne de' due vocaboli, promossa 
da xoQàvrj, che riuniva i due significati ('cornacchia* e 'cosa 
curva'); cfr. Diez s.v. 

coro: 1. adunanza e luogo dei cantori; 2. nome d'un vento; 
3. sorta di misura presso gli Ebrei. — 1. cfr. qui s. corale; 2. 
cfr. qui s. corina; 3 ebr. kor. 

corsale: 1. ladrone di mare; 2. torace, petto; corazza (Fanf.V 

— 1. da cQrso cursus, sost; 2. derivato per -ale dall' ant. frne. 
cor 9 corpo (ma si potrà fors'anche supporre un frne. *cor$ef , cfr. 
corselel corazza) ; e v. Canello HI 364. - Qui anche : corsetto, 
1. piccola corsia tra il letto ed il muro (Fanf.); 2. corse, are 
corsaletto. (E anche dimin. di corso, agg. di cane, v. II s.v.). 

corsetto, v. corsale. 

cortflla: 1. are. corticella; 2. volg. coltella. — l.dim. di cprte 
cohorte; 2. coltello cult- fatto femminile. 

cortina: 1. calderone (t. archeol.), il tripode vasiforme d'Apolli 
(Caro); 2. tenda; 3. via protetta da due muri, parte di fortificazione 



1 È Toce d'uso nello Marche; e se n'ha infatti un esempio d'Anni bai 
Caro. 



Gli omeótropi italiani. - Capii. I. 155 

tra un baluardo e uà altro. — Per le due prime accezioni avremo 
l'omeotropia già nel latino, ove cortina per 'vaso tondo' deve 
esser tutt'altra parola da quella uguale che appare molto più tardi 
col sign. di 'tenda'; cfr. Kòrt. 2214. Quanto al terzo caso, se l'ac- 
cezione specifica di 'via coperta' è, come sembra, la più antica 
(M.Vill.), potremo pensare a un dim. di cprte (cfr. qui s. cortella). 
costo: 1. il costare, spesa, prezzo; 2. specie d'erba odorifera. 

— l.sost. da costare const-; 2. cóstus xó&rog. 

colo are.: 1. pensiero, proposito; 2. cottimo (nella frase 'dare 
a coto'; Tassoni); 3. sorta di veste. — l.da cQito, sost. da coi- 
tare cogitare (cfr. cottalo pensiero, e qui s. v.); 2. da quòtu 
( cfr. cottimo, da quòtùmus, Caix st. 104); 3. voce connessa a 
rotta, d'incerta etimologia (v, qui s. v.). 

cotta : 1. cottura, prt. fem. di c cuocere' ; 2. specie di sopravveste. 

— 1. il sost. dal prt. coctu-a; 2. voce oscura, cfr. Zamb. 349. 
crai: 1. domani (nella frase 'comprare a crai' e simili, cioè: 

a credenza) ; 2. are. voce imitante il gracchiare del corvo e della 
cornacchia. — l.cras; 2. onomatopeja. 

crestine: 1. grossa cresta; 2. are. aggiunto della cicoria a di- 
notarne la salubrità. — l.accr. di cresta crista; 2. come ter- 
mine di speziali e medici, prob. da Xfffiróg buono, utile. 

crocchia, v. crocchio. 

crocchio: 1. adunanza o circolo di persone; tesa (in giro) con 
le paniuzze agli uccelli; 2. suono de' vasi fessi nel percuoterli. — 

1. corrótulo ('ròta'), cfr. Can. Ili 354; 2. sost da crocchiare, 
che è da crót&lum xQÓtaXov, nacchera, v. Diez s. v. - Qui anche: 
crocchia, 1. trecce avvolte su o dietro '1 capo (cfr. Caix st. 52) *; 

2. are. colpo, botta f . 

crovello: 1. vino che si trae dall'uva non ispremuta; 2. corvo 
(pesce simile all'ombrina). — 1. forse *crudello, dim. di crudo 



1 Sarà invece un allòtropo dell'equivalente it. caccola, il pist. crecchia capo 
-*cherz.)> da *cocc*la con r d'epentesi (cfr. qui 8. cucco), lucch. chiocca o 
e Mucca (e chiucco cocuzzolo del cappello), con antica metatesi della liquida; 
e par 1* alternativa d'o od u tonici, da quella eh* io credo la stessa base, cfr. 

CQCCO 6 CUCCO. 

* E are per 'canzone rozza* (Caro)? Potrà essere, con assai faceta meta- 
fora, on vaso fesso ohe * crocchia*. 



156 Pieri, 

-us (cfr. 'vino crudo', e lucch. crudino acino rimasto senza fer- 
mentare); 2. per metat. da *cor vello, dina, di cor 00 -us. 

cucco: 1. cuculo; raetaf. (in quanto la femina depone le uova 
in nido non suo), minchione, bàbbèo ; 2. cima di forma conica 
tondeggiante, cocco (uovo; term. fanciull. ), il prediletto 1 . — 1. 
cucus, cfr. Kòrt. 2310; 2. v. Suppl. Àrch. V 202. 

cùccuma: l.cogoma, capo, comignolo de' monti*; 2. curcuma 
(specie di pianta indiana). — l.cùcùma; 2. ar. kurkum, sscr. 
kunkuma. 

cucino are: 1. cuscino; 2. vivanda (Fra Jacop.). — 1. dal frne. 
coussin, che vien ricondotto a *culcltlnum ('culclta'), cfr. 
Kòrt 2314; 2. da cucina eoe- ('coqu-'), mutato il genere \ 

cugino: 1. figlio di zio zia; 2. volg. culice (Fanf.) — Leon- 
sobr!nu8, v. Diez s. v. (alterato a guisa delle voci infantili; cfr. 
Can. Ili 341 n) ; 2. pare il frne. cousin zanzara, da culiclnus, v. 
K6rt. 2317. 

dama: 1. donna nobile; 2. atc. damma ; 3. giuoco simile agli 
scacchi. — 1. frne. dame, da domina, cfr. Can. Ili 367; 2. dama; 
3. voce turca, v. Tram. 

danda: 1. specie di divisione ( term. aritm. ) ; 2. ciascuna delle 
cigne sorreggenti il bambino che impara a camminare, sen. ber» 
tella. — l.sarà danda (Mare 9 ; cioè ( quae cuique danda sunt'); 
2. origine oscura, ma pur v. Zamb. 371. 

dante: 1. daino; 2. Dante, il divino Poeta. — 1. frne. daim, da 
•damus per dama, v.Eòrt. 2391 (in altro modo il Caix st 105); 
2. forma accorciata di Durante. 



1 II Bianchi, X 310 n, Tede qui il prt. tronco di cuccare covare (che in 
questo sign. sarà del Vald. superiore). Ma forse 'il prediletto' non è eh* 
l'uovo, inteso come 'endice*, che stando sempre nel nido è come l'uovo 
più covato dalla gallina. 

* Oa 'cogoma', che è una specie di vaso, si venne a 'capo' (cfr. tetta). 
sign. che si conserva in parecchie frasi ('far girare romper la cuccami 
a uno*, ecc.; e poiché in tutte è implicita l'idea di 'rabbia 9 'fastidio*, :'. 
vocabolo assunse pure questa accezione); onde poi a 'comignolo' (cfr. 00- 
euzzolo). 

9 E un an. Xsyopeyoy, che secondo altri va inteso come forma tronca d*. 
prt. di cucinare (v. Tramater). 



Oli omeótropi italiani. - Capit. I. 157 

delio: l.bdellio (specie di gomma o resina); 2. Dèlio, pt.il 
Sole. — l.bdellium (tòéXXiov; 2. Delius Jtjlios (dall'Isola na- 
tale d'Apolline). • 

della: Lare. debito (in varie frasi); 2. detto, sost.('a detta di-'); 
3. are. buona fortuna. — Urne, dette da débita ('debeo'); 2. 
dieta ('dico'); 3. ricalca lo spgn. dicìia ( port. dita ), pure da 
dieta, cfr. Diez s. v. ( sicché per le due ultime accezioni l'omeo- 
tropia non è originaria). - Qui anche: disdetta, 2. are. il disdire, 
dichiarazione di scioglimento d'un contratto; 3. cattiva fortuna al 
giuoco (spgn. desdicha, ecc.). 

diaccio: 1. ghiaccio; 2. luogo chiuso con rete, dove i pecorai 
tengono il gregge nella notte. — l.glacies; 2. » * ghiaccio, per 
metda giacchio, che è iacùlum, sorta di rete (cfr. Kórt. 4450), 
con la solita riduzione di Qj x in dj. * - Qui anche : addiacciare, 
1. agghiacciare; 2. stare a diaccio (stabbiare). 

diana: l.agg. della stella che appare innanzi al sole, suon di 
tamburi o di trombe sul far del giorno ; 2. Diana, la Dea cac- 
datrice. — l.fem.di *dianu ('dies'), v.Diez s.v.; 2. Diana. 

die are: 1. di; 2. Die are, Dio. — 1. dies; 2. Deus (e sarà un 
altro bell'esemplare di vocativo, tanto più importante perchè d'età 
romanza, da mandare insieme con dòmine). 

dieta: 1. regola di vitto, astinenza per salute dal cibo; 2. as- 
semblèa (t.stor.) — ì.diaeta iiaira; 2. forse sostdal mlat. die- 
tare ('dies'), cfr. Diez e Scheler s. dieta -e (ma v. la nota) 1 . 



1 E diaccio nell'originario sign. di 'giacchio* è tuttora del cnt lucch. Del 
resto, nel diaccio delle pecore si potrebbe anche supporre il nome estratto 
•la diacere giacere (che però avrebbe qui ristretto di molto il suo sign.); 
e sarebbe allora il giusto parallelo di giaccio covo (v. qui s.v.); cfr. Asc. 
X 108. Mi par nondimeno da preferire l'altro etimo, anche in quanto l'idea 
<iì 'rete* è parto integrale nell'idea di quella specie di stabbio, che è il 

* Tale è l'etimo generalmente accettato. S'oppongono però, credo, alcune 
i.tficoltà. Innanzi tutto, da dies sarebbe venuto un * di a re. Ma siccome 
:1 Diei e poi lo Scheler rammentarono un medio o blat dietim ft quoti- 
•iie', cosi par che essi abbiano pensato a un'originazione da questo. Sen- 
nonché, a tacer d* altro, la cosa non è chiara ne liscia nell'ordine ideale, 
dovendo in tal caso il sign. del verbo non essere altro che 'fare ogni giorno* 
o sim. Era bensì naturale che la Germania, paese classico delle 'diete*, in- 



158 Pieri, 

dil§tto: 1. piacere, gioja; 2. molto amato. — l.sost. da dilettare, 
che è delèctare ('delicére'); 2. diléctu (prt. di 'diligere'). 

disdetta, v. detta. 

ditta: 1. società o casa di commercio; 2. are. fortuna al giuoco 
(Tasso). — 1. dieta (cioè ' nominata', perchè il traffico si fa sotto 
il nome sociale); 2. spagn. dicha. Gfr. qui s. detta 2 e 3. 

dizipne: 1. parola, locuzione; 2. are. potestà, dominio. — 1. di- 
ctidne; 2. diciòne. 

dogato: l.la dignità del doge e il tempo del suo ufficio (terni. 
stor.); 2. are. listato, fregiato. — 1. dùc&tus; 2. prt. di dogare. 
da doga striscia di legno che è parte d' una botte, metaf. lista, 
fregio, v. Diez s. v. 

dolo: 1. inganno, frode; 2. (fior, mod.) duolo, in senso di 'gra* 
maglia'. — l.dólus óóXog; 2. dolor. 

dptta are: 1. ora, tempo 1 ; 2. timore, sospetto. — Lotta, con- 
cresciuta la prep. (d'otta), che è prob. da quòta (sott. 'hora'h 
v.Kòrt.6591; 2.sost da dottare dubitare. - Qui fors'anche: dot- 
tato, Lagg. d'una specie di fico (lucch. ott-; v. Gandino, Riv.di 
fil. classica, 1881); 2. are. temuto, sospettato. 

dottato, v. dotta. 

draga: 1. fem. del 'drago 9 ; 2. macchina da scavar l'arena n^ 
porti. — 1. d raco óqoxw, 2. frac, drag uè, v. Kòrt 2692. 

dramma: Lottava parte dell'oncia, minima particella, piccola 
moneta antica; 2. componimento teatrale. — l.drachma <tyax u, i : 
2. drama ifàpa. 

du; 1. due; 2. cnt. dove; 3. are. dunque (Pataffio). — l.dua*' 
(•duo'),v.D'Ov.IX 41; 2. d'ubi; 3.dònique, cfr.K5rt.268c». 
Ed è un esempio d'omeotropia in proclisi. 

dura: 1. fem. di 'duro', are. durata, dimora; 2. specie di fru- 
mento. — 1. dur u -a e sost. da durare -are; 2. la dura dell'Etiopia. 



dotta dal suo tag (* giorno* e * assemblea'), sentisse in dieta come un de- 
rivato da dies. D'altra parte potè <fia<ra,che valse anche 4 ufficio d'ari.- 
tro* e 'decisione d'arbitri*, assumer nel tardo latino il aign. di 'assembla* 
deliberante*. Un are a*at Xtyóptvor dei nostri Vocabolari dieta spazio d'un 
giorno, mi par tu tt* altro che chiaro ed esigerà ulteriore studio. 

1 Quanto al timbro dell'o in questa voce, v. Salt. Annoi, alla 'Fiera*, 1, 1, - 



Gli oineó tropi italiani. - Capit I. 159 

ecco: 1.1'avv. di luogo e di tempo; 2. are. eco. — 1. èccum, 
cfr. Kòrt. 2755 ; 2. prob. pel tramite di * ecco, da ècho ?]x<o. 

effglto: l.ciò che è prodotto da una causa; 2. are. affetto. — 
l.efféctus; 2. adfèctus. 

elice: l.elce; 2. elica. — 1. ilice; 2. &*£. 

elis'o: 1. tolto, escluso, soppresso; 2. Elis'o, sede dei buoni dopo 
morte. — 1. eli su, prt. ( l elidere ') ; 2. Elysium *Hkvtnav. 

ella: l.fem.del pron. 'egli'; 2. Iella (enula campana). — Lilla; 
2. inula. , 

empiezza: 1. empietà; 2. are. adempimento, ripienezza. — l.da 
empio Impiu^s; 2. da empiere implère. 

equo: 1. che ha equità, giusto; 2. pt. cavallo. — l.aequu; 2. 
èquus. 

era: 1. punto di partenza per contar gli anni, epoca; 2. are. 
suolo della fornace da vetro. — l.da aera (pi. d'aes), il nu- 
mero dato, posta d' un calcolo, spazio di tempo, v. Georges ; 2. 
area. 

erma: l.pt. solitaria; 2. pilastro sormontato dal busto di Her- 
mes. — 1. fem. d'ermo da I^/ao^; 2. 'HQprs. - Qui anche: ermo 
are., 1. èremo (e agg. suddetto) ; 2. erma (sost.). 

enno } v. erma. 

erro: Lare. e cnt errore; 2, erre (ferro da attaccarvi le sec- 
chie). — l.érror (sec.il Mey.-Lb., IL gr. 176, un deverb.); 2. 
da erre t nome della leti r, per la somiglianza di forma. 

espiare: 1. far espiazione, purgare ; 2. are. esplorare, cercar di 
sapere. — 1. expiare; 2. lo st. che spiare = aat. spehón, cfr. 
Kurt. 7666. " 

esterno: 1. che è di fuori, straniero ; 2. pt. di jeri. — 1. extérnu 
l'extra'); 2.hestornu ('heri'). 

estimo, stima de* beni immobili e relativa imposta ; 2. pt. esterno 
(Marchetti). — 1. sost da eslimare aest-; 2. ex tini u. 

ètico: 1. spettante all'etica; 2. tisico. — l.èthicus ipixòg; 2. 
'héctlcus éxtutósy che ha una qualità o un abito ('periodico', 
in quanto si dice della febbre) ; cfr. il lucch. cachético -ettico. 

facciuola: 1. piccola faccia, l'ottava parte del foglio (cioè una 
1 doppia facciata'); 2. lista di tela bianca insaldata, porzione d'or- 
dito fra il pettine e il subbio. — l.dim.di faccia facies; 2. fa- 
sciola ('fascia'). 



162 Pieri , 

fio: l.arc. feudo; castigo, pena; 2. are. la lettera 'hypsilon'.— 
l.v. qui 8. feto; 2. donde? 

fitto: 1. confitto, ficcato; 2. are. finto. — 1. *fictu per fixu ('fi- 
gère'); 2.flctu ('fingere'). 

fittQnei 1. barba maestra d'una pianta, grossa pietra confitta 
in terra; 2. are pitone (mago, indovino). — l.deriv. per -one 
da fitto ('figére'), v.qui s.v. l ; 2. Pythòne (nMwv), v. Georges. 

fiuto: l.il fiutare; 2. are. flauto. — l.sost. da fiutare, che è 
♦flavi tare secondo l'Asc. Si cr. II 184 n; 2, frne. flaùte /Iute da 
♦fiat uà re, v. Kort. 3318. Non era caso d'omeotropia per il Diez, 
che da flautare derivava anche fiutare. Cfr. Can. III359. 

fola: 1. favola, baja; 2. are. folla; 3. il vincer tutte le carte del- 
l'avversario, ecc. — '1. fabula; 2. ■ folla, sost da *fullare 
(' fullo '), v. EOrt 3496, con la liquida sdoppiata forse per infl. del 
frne. /bufo; 3. frne vote, d'et oscuro, v. Scheler s. v. 

fondai l.arc. fionda e borsa, sacco per custodir le pistole; 2. 
fondo, profondità. — l.fùnda; 2.*fundu per profundu, v.Kórt 
3513. - Qui anche : fondare, 1. are. tirar di fionda; 2. mettere i 
fondamenti. 

fonditore: l.arcfromboliere; 2. colui che fonde, are. dissipa- 
tore. — l.funditòre ('funda'); 2. sost. da fóndere fùnd*. 

formento: l.volg. lievito; 2. are. frumento. — l.ferméntum; 
3. fruméntum. 

fra: 1. frate (monaco); 2. in mezzo (prep.). — 1. fra[ter]; 2. 
[in] fra. Esempio d'omeotropia in proclisi. 

fragore: 1. strepito; 2.arc. forte odore. — 1. fragore ('fran- 
go*); 2. ^fragóre, da *fragrore ('fragro'; efr./roore puuo, 
Fr. Sacch. ), con ettlissi del secondo R per dissimilazione *. Ma 
possibile altresì che lo 'strepito* divenisse il 'forte odore'; cfr. 
XII 132 s. rigno. 

fregata: 1. fregarne nto; 2. sorta di nave da guerra. — l.prt- 
sost. da fregare frlcare; 2. voce d'etimo incerto (pel Diez da 
fabricata, dr. bastimento), v. Kort. 3082 \ 



1 In sento di 'radice' si dedusse questo nome da pvror pianta (v.Zamt. 
550); mi non par verosimile. 

* L'esito nominativale ci è conservato nel pist (mt) /tace, v. Petroodu 

* Non ho registrato: friggere, 1. far cuocere in una materia grassa; t 
piagnucolare, — perchè il secondo significato, che tutti 'sentono* come tra- 



Gli omeótropi italiani. — Cap. I. 163 

fr en§lla: 1. sorta di morso per fare scaricar la testa ai ca- 
valli; 2. flanella. — 1. dimin.di freno -um, con metapl.; 2. frnc. 
flanelle, v. Scheler s. v. 

frusto: Lare, pezzetto; consumato, logoro (v. qui sotto); 2. are. 
bastone, frusta. — 1. f rùstum; 2. fustis. - Ne deriva: frustare, 
1. consumare, logorare (propr. 'ridurre in pezzetti'); 2. percuo- 
tere con frusta. 

fuco: 1. belletto; 2. il maschio delle api. — l.fucus <pvxo<; 
(propr. specie di lichene, che dà la porpora); 2. fu cu s, prob. dalla 
rad. fu ( generare'. E abbiamo qui, come si vede, la perfetta omeo- 
tropia già nel latino. 

fuspne: 1. cerbiatto del secondo anno; 2. are. abbondanza (nel 
modo aw. 'a fu-'). — I. da fuso -us, traslato a indicar c le corna 
senza rami'; 2. frnc. foison ■ fusione (effusione, prof-). Ma l'o- 
meotropia perfetta solo nei Vocabolarj ; perchè col secondo sign. 
si pronunziò di certo fus'pne. 

galletta: l.agg. d'una specie d'uva; 2. tumore al piede del 
cavallo, are. sorta di lavoro d'oreficeria foggiato a globetti; 3. 
sorta di pane biscotto, tondo e schiacciato. — l.da gallo -us, in 
quanto i chicchi di codest'uva somigliano ai reni d'un gallo (detta 
perciò in frnc 'rognon de coq'); 2. dim.di galla -ozza, mei 1 ,; 
3. frnc. gaiette ciottolo di fiume, v. Scheler s. v. 

gallo: 1. il maschio delle galline, galloria; 2. nativo delle Gal- 
lio; 3. (a) galla. — l.gallus; 2. Gallus; 3. da galla -ozza, sec. 
il Ferrari. Ne' due primi significati anche qui un caso d'omeo- 
tropia alle origini. 

gatlgne: 1. fianco; 2. specie di guarnizione; 3. gallozza. — • 1. 
voce connessa a garello, v. XII 129 s. gaiette; 2. etimo dubbio, 
efir. Kdrt 3633; 3. v. qui s. gallo. 

ganascione are. : 1. colpo dato nella ganascia; 2. colascione. 



alato dal primo, tale può essere in effetto; e perchè, se anche procedes- 
sero rispettivamente da frigo re e frigo re (v.Zamb.544), questo a ogni 
■modo fa raccostato a quello, come ci avverte la fonetica (frigge^ e non 

m fl r t99** ecc.). 

* La stessa voce è galletta bozzolo, in più parti delTIt dialettale. Ma are 
per * tazza o vaso da vino* e per una 'specie di ballo* (v. Fanf. e Petr.)f 



164 Pieri, 

— 1. accresc. di ganascia, prob, da yvàùoc,, v. Meyer Zeitschr. X 
255 ; 2. da colascione, d'et. ignoto, idealmente ravvicinato al nome 
che precede. 

ganga: 1. are. vena metallica (Salvini) ; 2. specie d'uccello ('pte* 
rocles alchata' di Linn.). — 1. ted. gang galleria, filone; 2. 
donde ? 

garbino, v. garbo. 

garbo: 1. are, agro, brusco; 2. grazia, modo, forma; 3. are» spe- 
cie di panno. — Laaiharw, v.Diez s.v.; 2.pare«aat. garawi, 
garwi, ornamento, v. Kòrt. 3604 (ma v. anche Zamb. 564); 3. da 
Garbo, come fu detta l'Algarbia, da cui proveniva quel panno, 
cfr. Fanf. s. v. -Qui fors* anche: garbino, 2. grazietta; 3. vento 
di sud-ovest 1 . 

garosello: I. dim. di 'garoso'; 2. carosello (specie di tornèo). 

— l.da gara, d'et. oscuro, ma cfr. K5rt. 8864 ; 2. pare il frne 
caì+rousel, d'et. incerto, v. Scheler s. v. 

ggsto: Latto o movimento della persona; 2. azione, impresa. 

— l.géstùs -us; 2. prt. géstus -um ('gerére*). Ma l'omeotro- 
pia non è originaria, giacché il primo termine latino procede qui 
dal secondo. 

giaccio: Lare. ghiaccio; 2. il luogo dove è stato a giacere il 
selvatico (Fanf.); 3. diaccio (stabbio chiuso da rete). — - Lgla- 
cies; 2. sost. da gvicere iacère; 3. v. qui s. diaccio 9 . 

giannetto: 1. ginnetto, cavallo leggiero; 2. Giannetto. — l.sp. 
jinete, pori gin- (col sign. fondamentale di 'cavaliere armato alla 
leggiera'), prob. da ytYivrrijs, v.Kòrt. 3825; 2. Iohannes Iwarrì;. 

giara: Lghiaja (Leon, da Vinci), ridosso prodotto in un ter 
reno dall'escrescenza d'un fiume; 2. specie di tazza o vaso. — 1. 
glarea; 2. ar. g'arrah, recipiente per acqua, v. Diez s.v. 

giarda: Lgiardone (tumore osseo nella zampa del cavallo); 



1 In quanto sia questo l'ajg. di Garbo, paese assai proprio a tale desi* 
gnazione, trovandosi nel Portogallo meridionale; cfr. greco, Tento di nord- 
est Per quest'etimo sta anche la forma agherbino, che può esaere da 
*algh- (cfr.il testo). A un dim. di carbas -ae (Vitr. I, 6, 10), non par ra- 
gionevole il pensare, perchè esso è vento di 4 est« nord-est* (v. George»). 

* E giaccio per * manovella del timone*? Cfr. qui a. agghiaccio. 



Gli omeótropi italiani. - Capit. L 1 65 

2. burla, beffa. — 1. ar. garad, tumor omnis natus in suffragine 
iumenti età; 2. et. ignoto. 

gipvo: 1. giovamento; 2. are. giogo. — l.sost. da giovare i vi- 
rare; 2. iùgum. 

giubba: 1. chioma del leone, mantello del cavallo; 2. inda- 
mente di varie specie. — Li uba; 2.sp.al-juba, che è l'ar. 
al-g'ubbah sottoveste di lana, cfr. Diez s. giubba. 

giusta: 1. conforme a > secondo (prep.); 2. fem. di 'giusto'. — 
1. iùxta; 2. iùstus-a. 

golare: 1. are. agognare, appetire ; 2. volg. volare. — 1. da ggla 

gùla; 2. volare. -Qui anche: gplo> l.lucch. goloso; 2. volg. volo. 

goletta: 1. solino, collare di tela; 2. sorta di nave leggiera. — 

1. dim.di ypto gula; 2. frne. goelette, dal bret. goelann, gwelan, 

specie di gabbiano, cfr. Kòrt. 3714. 

gplo, v. golare. 

gorgpne: Lare. grosso gorgo d'acqua; 2. ciascuna delle tre 
Furie, e si ngolarm. Medusa. — l.accr. di ggrga -o gùrga; 2. 
Gorgone (To^yó), protratto l'accento. 

gotto: 1. sorta di bicchiere; 2. Gotto, are. Goto. — Lgùttus; 
2.G5thus. 

grado: 1. gradino; condizione, dignità; 2. gradimento, grazia, 
gratitudine. — l.gradùs -us; 2. gratus -um. - Di qui: gra- 
dire, Lare. andare di grado in grado, salire; 2. avere a grado, 
operare in grado d'alcuno. 
grata, v. grato. 

grato: Lare. canniccio, graticolato; grata, graticola, inferriata 
a guisa di graticola ; 2. grato -a, che sente gratitudine, accetto -a, 
piacente. — l.crates; 2. gratu-a. 

greggio -a : 1. are. e pt gregge ; 2. grezzo (non lavorato). — 1 . con 
metapl.da grége; 2.*grévio ('gravis'), v. D'Ov. Rom. XXV 296. 
grifo} 1. muso del porco; 2. animale favoloso, aquila e leone, 
con rostro adunco; 3. sorta di rete da pescare; enimma, indo- 
vinello. — l.sost. da grifare pigliare, che è l'aat. grifan, v. 
Diez s. grif * ; 2. YQiip, da yfvnós agg. curvo, adunco ; 3. wtyo;. 



• Ma potrà essere il continuatore diretto dall'aat. grif presa. A ogni modo 
il sosL viene a indicare 'lo strumento della presa*, o sia esso 'il muso*, 



166 Pieri, 

- Di qui: grifone, 1. are. sgrugnone; 2. accr. di i grifo* (anira. 
favoloso). 

grifpne, v. grifo. 

grotto are: 1. luogo scosceso (anche lucch. ); 2. pellicano. — 
1. con metapl. da grqtta, cioè cr upta x^vnttj (e varrà propriam. 
il dirupo, in cui suol essere incavata la grotta); 2. ono]cr Sta- 
tus -aXog, raglio d'asino, cosi detto per l'asprezza della sua voce. 

guado: l.il luogo dove si può guadare un'acqua; 2. specie di 
pianta ('isatis tinctoria' di Linn.). — 1. vadum; 2. germ. waid-, 
cfr.Kort.8844. - Qui anche: guadare, 1. passare a guado; 2. dare 
il colore con guado. 

gueffa are: 1. gabbia, prigione 1 ; 2. matassine — 1. origine 
oscura, ma cfr. Eórt. 1757; 2. sost. da *gueffàre, are. aggueffare 
ammatassare ('filo a filo aggi ugnare'; Frane, da Buti), dall' aat, 
wifan tessere, cfr. Kòrt 8891 f . 

guizzo: 1. vizzo, cascante; 2. l'atto del guizzare. — l.per 
vizzo, prt. tronco di *vizzare *vletiare, da viètus molle, lan- 
guido, cfr. Groeber Yulg. substrato s. vetiare ; 2. sost. da guiz- 
zare, che forse è il ted. (dial.) witsen, v. Diez s. v. 

iliaco: 1. spettante all'ilio (le due ossa ai lati del bacino); 2* 
spett. ad Ilio. — l.da ilia -ium fianchi; 2. Iliàcus ('Diurn'). 



come in italiano, o sia invece 'la zampa o l'artiglio' (in frane, e diaL del- 
l'Alta Italia), t. ancora al luogo eit Questa logica connessione e ideale con- 
gruenza de* due significati (muso; artiglio) non dovè apparir chiara al Diez, 
esitando egli ad associar l'it grifo e il frac grif griffe ecc. Del resto il vb. 
grifare non manca, come asserisce il Kòrt. 3768, perchè ce n'offre un esem- 
pio il Boccaccio (Dee Vili 5); e inoltre è ben vivo egri fare aggranfiare, 
portar via (v. Petrocchi). Quasi inutile poi l'avvertenza, che T « di grufo- 
lare da *grif- non va ripetuto da infl. di grugnire* come il Kórting sospetta 
col Diez, ma è dovuto alla contigua labiale. 

1 Se la specifica accezione: 'gabbia di fil di ferro intrecciato*, che trovo 
in Zamb. 138, spettasse in realtà a questa voce, essa di certo formerebbe 
un sol tutto con la seguente e l'omeotropia risulterebbe illusoria. Ma non 
riesco a Tederò donde provenga codesta definizione, e temo che sia un po' 
fantastica; tanto più che a pg. 302 lo Zambaldi par disposto a vedere in 
gueffa 'una forma volgare di gabbia*. 

1 Meglio cosi per avventura, che derivar direttamente la voco in quo* 
stione dai longob. wiffa segno per limitare la proprietà, giacché non par 
chiara la connessione ideale di questo con wifan e con gueffa. 



v Oli omeótropi italiani. - Capii I. 167 

imbrecciare: l.volg. imberciare; 2. far la massicciata alle stra- 
de. — 1. et incerto, cfr. Kòrt. 1127; 2. da breccia ghiaja, forse lo 
st. che breccia apertura fatta con le artiglierie, dal frnc. brèche 
rottura, di che v. Kòrt. 1323. 

imbuire: 1. diventar bue; 2. are. imbevere (Buon. Fiera; me- 
taf.). — 1. da bue bòve; 2. imbuSre. 

impalare: 1. metter sulla pala; 2. uccidere conficcando ad un 
palo, piantar pali a sostegno. — l.da pala; 2. da pàlus. 

impasto: l.pt. non pasciuto, digiuno; 2. V impastare, materia 
impastata. — l.impastu ('pascere'); 2. sost. da impastare (da 
pasta, v. Diez s. v.). 

impattare: 1. restar pari al giuoco; 2. stender paglia o altro 
per letto alle bestie. — l.da patto 9 v. qui s. v.; 2. *impactare 
('pangére'), in quanto dicesse 'addensare lo strame sotto le be- 
stie' (cfr. pattume e pacciame). E avremo dunque sostanziale 
identità etimologica. 

improntare: 1. approntare, mettere in pronto ; 2. imprimere, 
segnare l' impronta, are. premere ; 3. are. dare o prendere in pre- 
stito. — 1. promptu ('promére'), preparato; 2. da impronta im- 
pressione, are. -enta 9 che è, forse per via del frnc. empreinte, da 
*imprlmita (per 'impressa'), v. Diez s. v.; 3.*impromutuare 
fpromutuus'), cfr. Kòrt. 4143. 

ingaggiare: 1. arruolare, attaccar (battaglia); are. impegnare 
(ne 9 suoi varj sensi); 2. are. metter l'olive infrante nella gabbia 
per stringerle (Fanf.). — 1. frane, engager, di che v. Kòrt. 8838; 
2. da gaggia per gabbia, cavea (ma non è forma toscana, cfr. 
Sappi. Arch.V 180). 

ingroppare: 1. aggroppare, far groppi; 2. portare o mettere in 
groppa. — 1. da groppo ; 2. da groppa. Ma le due voci sono dalla 
stessa base germanica ; v. Kòrt. 4587. 

innarrare are: 1. narrare; 2. dare sicurtà. — l.in prep. e 
narrare -are; 2. in prep. ed arra. 

tnn- o inorare are: 1. indorare; 2. supplicare; 3. onorare. — 
1. inaurare ('aurum'); 2. in prep. ed orare pregare; 3. hono- 
rare ( c honor'). 

insetare: 1. innestare; 2. coprir di seta. — l.insitare o -et- 
('inserére'), v. FI. II 352-4; 2. da seta, cioè séta crine, setola, 
v. Kurt. 7070. 



168 Pieri, 

internarsi: 1. penetrar nell'interno; 2. are. diventar trino (Dante, 
Par. 28, 120). — l.da intérnu; 2. da térnu (Hres'). 
invasare: 1. occupare totalmente l'animo; 2. metter nel vaso. 

— 1. in vasare ('invadere'); 2. da vase. 

invitare: l.fare invito; 2. stringer con vite. — 1. invitare; 
2. da vite 'madrevite 1 , che è vitis in quanto vale 'viticcio', per 
la somiglianza di forma, v. Diez s. vis. - Qui anche: rinvtiare, in- 
vitar di nuovo, in ambedue i significati. E aggiungi: svitare, 1. 
scherz. disdire l'invito; 2. allentare o toglier la vite. 

invito : 1 . il chiamare altri presso noi ; 2. are. chi non vuole. 

— l.sost. da invitare -are; 2. invltu. 

invogliare: 1. indurre voglia; 2. coprire con invoglia. — 1, 
denominale di voglia desiderio, appetito ('velie') 1 ; 2. probabilm. 
da *inv51ùculare, v. FUI 20-2*. 

ischio: 1. specie di quercia; 2. uno degli ossi della coscia. — 
l.aescùlus; 2.laxiov. 

istante: 1. momento; 2. are. astante. — 1. instante (s. 'tem- 
pore'); 2. adstante. 

lacca: l.nome di varie paste colorate a uso della pittura; 2. 
are. poplite, anca e coscia dei quadrupedi, natica; 3. scesa 3 , luogo 
basso. — 1. i>ers. 1 a k, v. Diez s. v. ; 2. et. oscuro 4 ; 3. forse dall'aat. 
lahha paduletto, pantano, cfr. Diez s. v. 



1 La qual voco confesso che non mi riesce ancora del tutto perspicua dal 
lato morfologico. 

* Potò nella fase *involclare la sorda gutturale, chiusa com'era tri 
due L, digradar facilmente a sonora per assimilazione. E cosi supponendo 
s'eviterebbe la difficoltà d'ammetter qui l'esito rammollito di cl. 

* Do anch'io lacca in questo sign, come parola a se; v. Diex a. v.e Zamb. 
665. Ma non riesco a scacciare il sospetto che essa veramente non sia s* 
non lacca 'anca', in senso metaforico (cfr. fianco e costa). Francesco da Bub, 
onde sono i più antichi e importanti esompj, definisce lacca per 'china, o 
scesa, o lama* (Inf. 7, 16; di cui l'ultima va intesa qui per 'luogo pendente', 
cioè: in pendio; v. Inf. 32, 96). Il sign. di 'valle* o 'luogo concavo e basso*, 
ch'egli anche attribuisce al vocabolo (Purg.7,71), procederebbe dunque, per 
intima e ovvia relazione, dall'altro; quantunque i termini or ora addotti! 
paragone non si trovino, che io sappia, in questo secondo significato. Cw 
ammesso, dovremmo por lacca * luogo basso* rinunziare senz'altro anche al* 
Te timo accennato nel tosto. 

4 Secondo il Caix st. 117 dal gorra, h lanca, aat hlancha, coscia, LiD, 
fianco; ma almeno por causa dolla nasale par che vi ripugni assolutamene» 



Gli omeótropi italiani. - Capit. I. 169 

lama: 1. luogo basso e paludoso; 2. are. lamina, ferro affilato 
di spada o coltello ; 3. sacerdote di Buda ; 4. specie di quadrupede. 

— l.laraa; 2. larana da lamina, ma con impronta francese, 
v. Can. Ili 367 ; 3. voce tibetana. 4. voce americana. 

lance: 1. are. piatto della bilancia, pt. bilancia; 2. are. asta. — 
1. lance; 2 lancia -e a, con me tapi. 
làppola: 1. specie di pianta; 2. peli che orlano le palpebre (pi.). 

— 1. dimin. di lappa; 2. dim. del german. lappa brandello, v. 
XII 157. 

lassare: 1. stancare; 2. lasciare, allentare, ammollire. — 1. 
lassare ('lassus'); 2. laxare. 

lato: 1. fianco, parte; 2. pt. largo, spazioso. — l.làtus; 2. làtu. 

latta: 1. specie di legname lavorato per navi; 2. lamiera co- 
perta di stagno; 3. colpo dato altrui con la mano aperta (Petroc- 
chi). — l.germ. latta corrente, assicella; 2. origine oscura; 3. 
da *platta ('plattus'), cfr. lastra da piastra. E cfr. Kort 4701 
e 6210. , 

lattajOy v. lattone. 

lattpne: 1. giovenco di men che un anno; 2. arnese di latta 
per adattarvi lo spiede; 3. colpo a mano aperta. — 1. da la>cte; 
2 e 3. da latta nel sec. e terzo significato ; v. qui s. v. - Va pur 
qui : lattai 1 . chi tien bottega di latticini ; 2. chi fa e vende la- 
vori in latta. 

lega: 1. unione fermata con patto, alleanza; composto di più 
metalli; 2. misura itineraria. — l.sost. da legare lì g- 1 ; 2.1euca 
-ga (voce gallica), cfr. Kórt. 4763. 

legare: 1. are. inviare alcuno con pubblica autorità; lasciare 
per testamento; 2. stringer con fune o altro. — 1. legare ('lex') ; 
2. llgare. - Qui anche: allegare^ 1. metter innanzi, addurre; 2. 
farla lega (de 9 metalli), attecchire; rispettivamente da allegare 
e (con nuove accezioni) allig-. 



U fonetica. Il Dioz a. r. da Xixxog cavità, e il Kórt. 4612 da lacca aorta di 
tumore allo stinco; de* quali etimi è l'ultimo, ad ogni modo, troppo discosto 
idealmente dal nome che si vuol dichiarare. 

1 Da 'unione di metallo più nobile per le monete con uno inferiore* si 
passò a 'contenuto legale delle monete \ partendo dal quale sign. fu Ifga 
mal ricondotta a léx, v. Diez a. v. 



170 Pieri, 

lente : 1 . lento (poco teso o stretto) ; 2. lenticchia, met. cristallo 
lavorato per ajutare la vista. — 1. lènta; 2. lènte ( ( lens 9 ). 

letto: 1. il mobile sul quale si dorme; 2. prt. di 'leggere*. — 
l.léctus (ctr.Xé%og e Xéxtfov); 2. léctu, prt. ('legére '). È dun- 
que un caso d'omeotropia originaria. 

lima: l.il noto strumento meccanico; specie di pesce; 2. are. 
terra disfatta e sterile; 3. specie di piccolo limone. — l.llma 
(per la seconda accezione, v. Diez a. limande); 2. llmus, mutato 
il genere; 3. presunto positivo, che si ricavò da limpne, pers. 
lirau, v. Diez s.v. 

limo: 1. fango, mota; 2. lucch. struggimento (in senio met). — 
1. llmus; 2. sost. da limare -are ('lima'), cfr. XII 130. 

linda: 1. regolo mobile sul centro d'un astrolabio o sim. ; li- 
sta coperta di ricci nelle parrucche; 2. agg. molto pulita. — 1. 
prob. limite, ma sarà voce esotica; cfr. spgn. e port. linde -a li- 
mite d'un campo, Kòrt. 4819; 2. fem.di lindo, che è llmpldu. 

lira: 1. are. solco; 2. strumento musicale a corde; 3. sorta di 
moneta d'argento. — l.llra; 2. lyra Xv^a; 3. libra. 

lochi: l.pt. luoghi; 2. purgazioni della donna, che seguono al 
parto e alla seconda. — 1. pi. di loco -us; 2. da Aòjpoc spettante 
al parto. 

logoro: 1. are. arnese di penne e cuojo per richiamare il fal- 
cone; 2. il logorare, logorato. — l.pare dall' ant germ. *lodr, 
aat. luoder, esca, cfr. Kttrt. 4805 * ; 2. sost. e prt tronco da logo- 
rare, forse = 1 urea re mangiare avidamente*. 



1 Credo assai probabile il passaggio di dr in §r (prima dell'epentesi: m lo- 
grò da *lodro) ; e ne ritoccherò altrove. Per contrario è fallace il raffronto 
che, per questo rispetto, fa il Diez di logoro con ragunare; il quale non * 
da radunare, ma sì da ratinare, con Q per toglier l'iato. 

* È la vecchia etimologia del Muratori, che a me par tuttavia la meo* 
improbabile. Per la metatesi e il successivo digradar della sorda in sonora, 
che sarebbero in lograrè (onde poi logora), cfr. frugare da *f urea-re, Kòrt. 
3523. Da * mangiare* a • consumare* il trapasso non offre alcuna difficoltà 
(cfr. lo stesso mangiare, che spesso è appunto * consumare*). - Lo Scho- 
chardt, Vo/u II 151, da lucrare; e il rumeno (che ha lucru, lavoro; eco 
avrebbe a conciliare i significati (lavorare, travagliarsi, logorarsi). Il Kòrt. 
da logoro (nel primo sign.), che egli male spiega per 'esca*, traducendo poi 



Gli omeótropi italiani. - Capit. I. 171 

loja: 1. sudiciume, lordura del corpo e degli abiti; 2. are. log- 
gia. — 1. forse *lùria f da luridu (cfr. marcia da marcidu); 
2. germ. laubja, y. Kòrt. 4704, 

Ipnia: l.il noto felino; 2. lombo. — l.*lyncea da lynx Xvy$, 
v. Diez S.Y. 1 ; 2. # lumbea da lùmbus, cfr. Kòrt. 4916*. Nel primo 
termine lo i (invece dello z) si dichiarerà come pronunzia er- 
ronea di voce già disusata e confusa con l'altra 9 . 

lumiera: 1. candelabro a più lumi ; 2. are allumiera (cava d'al- 
lume), l.da lume -en; 2. da allume alùmen. 

manna: 1. il cibo caduto dal cielo agli Ebrei nel deserto, se- 
crezione dolciastra di certe piante; 2. mannello, covone. — 1. 
manna, indeclin.; 2. man uà ('manus'). 

maiuo are.: 1. podere; 2. mansueto, lene. — l.mlatmansum 
('maneo*); 2. v.II s. manza. 

i nardo- 1. ampio mantello; 2. are. (pt.) molto, agg. — 1. man- 
tus -um (Isid.); 2. prò v. e fmc.mtiiniz, manlz, maini, dal celt. 
*manti gran numero, v. Kòrt. 5081. 

marca: 1. contrassegno, bollo; 2. paese di confine, paese; 3. are. 
sorta di moneta. — 1. sost. da marcare, che è da marcus mar- 
tello, v.Can.III. 372-3; 2. germ. marka confine, paese di confine, 
dr. Kòrt 5127; 3. ted. mark (fem.). - Con la stessa omeotro 
pia è marco y in quanto riunisce le due prime accezioni. Qui an- 
che: marcare, 1. mettere un contrassegno; 2. are. confinare (Dino 



'1 verbo, come aveva già fatto il Diez, anche per - gozzovigliare * fschwel- 
£tn\ aign. che non so come gli attribuiscano. D«l reato, se non ripugna 
'he la toco per 'esca* passasse a indicare il tfgoro % in quanto è anche que- 
sto un richiamo; troppo sarebbe se da esso, con la metafora inversa 
'quale avremmo da * lógoro* a 'esca*)» si ricavasse poi un verbo denominale 
per * mangiare*, onde • consumare *. 

1 Dalla stessa base il sen. tynza gran fame (cfr. lupa st sign.; tanto più 
die la Monza* fu scambiata anche col 'lupo cerviero*, t. Tram.). 

* Sostanzialmente la stessa materia in tynsa, fem. di ìgnzo floscio, sner- 
vato; se esso è, come credo, *elumbeu da elumbis (o -umbus, v. Geor- 
ges); ma ▼.però Diez s. v. 

* Non è mai nominata oggi, se non come una tra le famose fiere della 
Selva dantesca. Del resto è curioso che il Fanf. e il Petrocchi diano questa 
parola con z (aspro) in ambedue le accezioni. 



172 Pieri, 

Comp. ). E ricorderò infine: marchio, segno, contrassegno; pist. 
romano della stadera 1 . 

marcare marchio marco, v. marca. 

màrcia: l.umor putrido, agg. putrida; 2. il marciare, suono di 
banda per regolare il passo. — 1. soste fem.da marcio mar- 
cldu; 2. frnc. marche, v. Can. Ili 372. - Di qui : marciare, 1. are. 
far ammarcire; 2. camminare militarmente, ecc. 

marciare, v. marcia. 

marginetta: l.arc. piccola margine; 2. lucch. immaginetta. — 
l.dimin. di margine orlo (donde si venne a 'orlo o linea, dove 
la ferita di salda 9 ); 2. dim. d f imagi ne, cfr.XU 124. 

>naric§llo are.: 1. piccolo mare; 2. amarezza. — 1. dimin. di 
mare; 2. dim. d'amaru. 

marmaglia: 1. gente vile e abbietta, legname di rifiuto; 2. la- 
voro d architettura, con gran quantità e varietà di marmi. — 1. 
*minimalia da minlmu, v. K5rt5302; 2. da marmo -or. 

manine \ 1. marra più lunga e stretta dell'ordinaria; 2, spe- 
cie di castagno e il suo frutto eh 9 è molto grosso, (met ) errore, 
sproposito*; 3. are, uomo che serve da guida pe* monti in tempo 
di neve; 4. animale ben ammaestrato che s'accoppia al tiro con 
altro più giovane. — l.accresc. di marra; 2. et. ignoto (parve 
al Mur. un'antica voce italica, forse rimastaci nel cogn. Marò ne, 
v.Diez s.v.); 3. ant frne. maron marr- guida per le Alpi, d'et. 
ignoto (ma v. Diez s. v.) ; 4. sarà, immesso tra noi con accezione 



1 La materia ne' due termini è veramente la stessa; ma nel primo si do- 
vrà, da noi riconoscere un deverbale di marchiare, e nel secondo il diretto 
continuatore di marculus martello, facilmente traslato per la somigliami 
di forma. 

* In questo sign. fu marrone anche inteso come parola a sé, e derivato 
dallo spgn. marrar uscir dal retto cammino (v. Tramater s.v.)» o connesso 
a smarrire ecc. ( v. Zamb. 1178), cfr. Kòrt 5138. Ma a me non par dubbio eh* 
il 'grosso errore* sia, figuratamente, la 'grossa castagna', come avrertira 
già il Salvini al suo tempo (Annot alla 'Fiera', 3, 5, 3) e pongono i Bizio- 
narj, e come a ogni modo marrone è * senti to' da tutti. Se mai, considerai" 
che quest'accezione della parola non deve esser molto antica, giacche non 
par che ne occorrano esempj anteriori al cinquecento, potremo creder eh* 
lo spgn.tnamr agevolasse la nostra metafora. 



Gli omeótropi italiani. - Capit. I. 173 

alquanto diversa, lo spgn. marron ariete, probabile accr. di mare 
(maschio), v. Diez s. v. *. 

matta: 1. are. stuoja; 2. agg. pazza, demente; 3. are. branco 
(Castigl.). — 1. matta; 2. fem. di matto, prob. da mata (Petro- 
nio), che ha lo stesso sign. (v.Sittl in WSlfflin's Archiv II 610 
e cfr. Kort.5176*); 3. origine a me ignota. 

mattare are: 1. uccidere; 2. dare scaccomatto. — l.mactare; 
2. persiano mat della frase sàh mot, il re è morto, v. Diez s. 
matto. 

matterello: 1. agg. mattuccio ; 2. legno per ispianare la pasta. 
— l.dim. di matto, v.qui s. matta; 2. dim. di matterò, da (xoxtqov 
arnese da impastare, cfr. Zamb. 729. 

mattone: 1. quadrello di terra cotta; 2. fune nel carro dell'an- 
tenna all'albero maestro. — l.*malt5ne (*maltha'), v. FI. IV 
373*; 2. et. ignoto. 

mozzone: 1. grossa mazza; 2. muggine (Salvini). — l.accr. 
di mazza « *matéa, cfr. Kòrt. 5159; 2. my iòne, v. Caix st. 124 4 . 

melata: 1. colpo dato con una mela, are. vivanda di mele cotte; 
2L rugiada estiva simile al miele. — 1. da mélum, v.D'Ov. XIII 
447 sgg.; 2. da mèi. - Qui anche: melare, 1. colpire con mele, 
schernire; 2. are. confettare con miele. Ma l'omeotropia non ap- 
pare perfetta che nelle forme arizotoniche. 



1 A Napoli e a Roma vale anche, o valeva: 'cavallo grande e di molti 
anni* (v. Tram.). Il Kòrt. 51 47 ne dà per sicura, anche in senso di 'ariete % 
la derivazione da marra. Ma quale sarebbe mai il nesso ideale? Egli nulla 
•lice in proposito. 

1 Rispetto all'etimo, si potrà pensare a connessione con fiatato^ vano, 
stolto (curiosa l'omofonia che udiamo in patia stoltezza e mattia!). 

1 Oltre il nap. mautone, stanno in favore di codesto etimo anche le altre 
forme addotte dal Flechia, lucch. matone, sic. maduni, ecc. ; giacché pur con 
«se risaliamo alla fase mautone (cfr. agosto ecc.), onde matone ecc. con t 
o d scempio. In contrario, v. Kòrt. 4975. 

4 Questo etimo, che il Kòrt 5524 ripete con molta riserva, a me par 
grandemente probabile. Va prot sarà da e, che facilmente, in più parti 
della Toscana, risultava pur dall' y (?) della base. E avremo massone da 
omaccione, promosso dalla non rara consimile alternativa morfologica, e 
questo da ^moscione (cfr. qui facciuola e II accetta). Né dovremo certo tra- 
scurare la congruenza perfetta del significato. 



174 Pieri, 

mèlica: 1. saggina; 2. specie di poesia lirica. — l.*mlllca 
da mllium, v. Zamb.790; 2.fem. di mèlico, agg. da mèllcus 

-orò?, musicala 

melina: 1. piccola mela; 2. are. agg. d v una terra biancastra. 
— 1, v. qui s. melata; 2. da Melos Milo, donde siffatta terra. 

mellone: 1. popone; 2. sorta di briglia. — 1. per tnelpne, q. 
4 grossa mela', v. qui s. melata; 2. donde? 

mgima: 1. fanghiglia, mota; 2. are. benda, fascia (Frese). — 

1. aat melm polvere, v. Diez s. v. 1 ; 2. donde? 
menante, v. menata. 

menata: 1. il menare, agitamento ; 2. are. manata. — l.sost. 
prtda menare minare, v. Diez s.v.; 2. da mano -us. - Por qui 
forse: menante, l.che mena (prt.di 'menare'); 2. copista, che 
potrà esser *manante, quasi 'operajo manuale 9 . 

mgnda: 1. pecca, difetto; 2. are. risarcimento di danno, am- 
menda. — 1. m onda ; 2. sost. da mendare, per aferesi da amm- 
(' menda'). È dunque uguale in ambedue l'entità etimologica. 

mgo : 1. pianta simile al ricino ; 2. are. mio (agg. poss.); 3* min- 
chione; 4. miao (voce del gatto). — l.méum, juijor, Plin.20, 253; 

2. m éu; 3. Mèo, accorciam. di Bartolomeo *; 4. onomatopeja. 
merciare are: 1. mercantare; 2. ringraziare. — l.da merce 

merx; 2. ant frac, mercier, v. KBrt 5248. 

mgrlo : 1 . specie d' uccello, merluzzo ; 2. rialto di muro inter- 
rotto sopra torri e palazzi 8 . — 1. morula; 2. et. oscuro, giac- 
ché la fonetica sembra ostare a *mergulu, con mutato genere 
da merga (usato al plur.), forcone per ammucchiare la messe, 
v. Kòrt.5257, e cfr. Zamb.778. 

mero: l.puro, schietto; 2. are. uno de 9 corni della falange. — 
l.méru; 2. p£(fos parte, in quanto disse anche 'schiera di militi \ 

mica: Lare. briciola; particella rinforzante la negazione; 2. 
sorta di pietra lucida. — 1. mica; 2. terra, della scienza, ricalato 
da mlcare risplendere. 



1 Nei derivati meUetia e beli- è notevole dml lato fonetico ltiiimilsiittne 
interna (W da lm), e nel secondo pur la conaon. iniziale. 

* Il quale di certo pussò, gergalmente, al sigiudi 'minchione* per causa, 
dell* omiotelentia con bàbbèo o baggèo (cfr. taddèo ecc.). 

1 II Diez anche merla, in questo secondo sign., ma non so da qual Di- 
zionario. 



Gli omeótropi italiani. - Capit. I. 175 

miccio -a: 1. asino -a; 2. corda con salnitro per appiccare il 
fuoco. — Voci ambedue d'etimo oscuro ed incerto. Cfr. Kòrt. 
5507 e '23. 

miglio: 1. misura di mille passi romani; 2. pianta graminacea. 

— l.sng. fatto su mllia (sott. 'passuum'); 2. mllium. 

mina: 1. misura di mezzo stajo; 2. moneta greca del valore di 
cento dramme; 3. pt. minaccia; 4. passaggio sotterraneo, miniera 
(Ariosto), buco scavato in una pietra e pieno di materia esplo- 
dente; 5. aria del volto, ciera; 6. specie di pianta dell'Arabia. — 
l.hemina ri/uva; 2. mina /irà; 3. mina (da min a e, pi.); 4. 
celt mein metallo greggio, v. Thurn. 66; 5. frac, mine, d'origine 
incerta, cfr. K5rt. 5298 ; 6. ? 

mito: Lare. mite; 2. tradizione favolosa, leggenda. — l.mi- 
tis -e; 2.fiv6os. 

mQ 9 : l.arc. ora, aw.; 2. modo, maniera. — l.mòdó; 2. mo- 
dus. 

mQndo: 1. netto, puro; 2. l'universo, il globo terraqueo. — 1. 
mùndu, agg.; 2.mùndus. Nel primo sign. può esser anche forma 
tronca del prtdi mondare* Del resto l'omeotropia qui non esi- 
ste in latino, perchè il sost.mundus è tutt'uno coli' aggettivo ; 
v. Georges. 

mqnna: 1. are. madonna ; scimmia; 2. scherz. moneta (Fani). 

— l.mea domina; 2. moneta. Con sincope e apocope affatto 
'sui generis 9 . 

moni fine: 1. ariete, maschio della pecora ; 2. agnello grande ca- 
strato l . — 1. sost da montare, cfr. K5rt 5401, in quanto denoti 
la copula degli animali, o più propriamente 'il salir del maschio 
sopra la femmina'; 2.*multone, da mulit- per mutilòne, cfr. 
KOrt 5465, che doveva darci moltone f come ha il vnz. (cfr. il 
frne. mouton ecc.); ma s'ebbe facilmente uno scambio con la 
precedi voce. 

mora: 1. frutto del moro e anche del rovo; 2. tardanza, indu- 
gio, unità di misura per la durata delle sillabe; 3. ciascuna delle 
sei divisioni dell 9 esercito spartano (t stor.); 4. are. mucchio di 
sassi, pilastro di mattoni o sassi con cemento ; 5. sorta di giuoco 



1 Notevole è che in quest'accezione par che manchi ai Vocab. italiano 



176 Pieri, 

ben noto, — l.morum ii&qov\ 2. mora; 3.fió(>a parte; 4.forse 
dal ted. mur macerie, K5rt.5482; 5. et. ignoto. - Qui anche: mo 
rato, 1. agg. intens. di 'nero' ; 4. are. merlato. 

morale: 1. spettante a' costumi, conforme al buon costume; 2. 
are. travicello quadrangolare, corrente. — 1. morale ('mos'); 2. 
murale ('murus'), quasi 'travicello che s'adatta sul muro'. 

morato, v. mora. 

morena: 1. are. murena (pesce); 2. tritume di materiale all'orlo 
d'un ghiacciajo. — l.muraena iivqcuva; 2. frne, moraine, v, 
KOrt. 5482. 

moro: 1. nativo della Mauritania, negro ; 2. gelso. — l.Mau- 
rus; 2. mòrus, cfr, qui s. mora. 

morgso: 1. agg. di colui che tarda a pagare; 2. amoroso, amante 
(sost.); 3.specie di susino. — 1. moròsu ('mora'); 2.*amoròsu 
('amor'), v.K5rt.528; 3. donde? 

moscato: 1. macchiettato di nero; 2. moscado, are. muschiato. 
— l.da mpsca mù-; 2. da musco (sostanza odorifera), v. qui s. 
musco. 

mescolo are. : 1 . muschio ( pianta ) ; 2. muscolo, galleria sotter- 
ranea. — l.*mùscùlus ('muscus'), cfr. qui s. musco; 2.muscù- 
lus ('mus') 1 . 

mula : 1 . femmina del mulo * ; 2. are. pantofola. — 1 . v. qui s. 
mulo; 2. frne. mule, forse da mulleus specie di calzare di color 
rosso, v. Scheler s. v. (ma cfr. Kort. 5460). 

mulino: 1. macchina per macinare i cereali; 2. proprio dei 
muli, mulare. — l.mòllnu (sott. 'saxum' o 'lapis'), da mòla 
macina; 2. mùlinu ('mulus'). 

mulo: 1. il nato d'asino e di cavalla, o il contrario; 2. triglia 
(Orl.fur.V136). — l.mùlus; 2.mùllus. 

munizione: 1. are. fortificazione; provvisione da guerra; 2. are. 
ammonimento (G.Vill.). — l.mùnitiòne; 2. monitiòne. 



1 In senso di •galleria' crede Vegezio, mil. 4, 13, 'nomen ei factum a 
marinis musculis, qui balaenis praenatant, et vada demonstrant \ Ma cfr. 
cuniculus. 

1 Deve esser tutt'uno in quanto valse * crepa ulcerosa* (e la stessa voce 
è il frne. mule gelone al calcagno, screpolatura allo stinco del cavallo); 
cfr. vacca macchia o livido alle cosce (v. Fanf.e Petrocchi). Si tratterà d'e- 
spressione ellittica a denotar la ferita del tafano alle bestie. 



(ìli omeótropi italiani. - Capit. I. 177 

ttiusa: 1. ciascuna delle dee, che presiedono alla poesia; 2. are. 
muso (Sacch.). — l.mùsa jucutott; 2. morsus, v.Kort. 5421; ma 
confesserò che mi resta pur qualche dubbio su tale origine. 

ùiusco o muschio : 1. famiglia di piante crittogame; 2. specie di 
ruminante e materia odorosa da esso prodotta. — l.raùscus 
*-iìlus; 2. muscus *-iìlus, dal pers. muschk, v. Diezs. v. An- 
che qui pertanto l'omeotropia già latina. 

//iuta: l.il mutare, scambio; 2.agg.priva di favella; 3. un certo 
numero di cani a uso di caccia. — l.sost. da mutare -are; 2, 
lem. di muto -us; 3. frne. me'àte, poi raeute, v. Scheler s, v. K 

uìutto are: l.muto; 2. motto. — 1. raùtu; 2.prov. e frne. molz. 
mot, da *muttum ('muttire'), v. Diez s. v. 

natta: 1. tumore cistico per lo più al capo 2 ; 2. are. beffa, 
burla; 3. specie di canniccio usato nelle navi; 4. nafta (bitume li- 
quido). — 1. celt. nat tumore (già mlat. natta, v. Zamb. 825) ; 2. 
origine oscura 3 ; 3. matta stuoja, cfr. qui s. inatta; 4. naphtha 
vdyHa. 

nepa: 1 . are. scorpione (il Segno celeste); 2. specie di pianta 
sempre verde (Soder.). — l.népa; 2. donde? 

notare: 1. prendere nota, prestare attenzione; 2. nuotare. — 1. 
notare; 2. nàta re. Dovè questa omeotropia occorrer già su 
gran parte del territorio latino, cfr. K5rt. 5555; ma non ha luogo 
\*er noi nelle forme rizotoniche, poiché di regola queste assumono 
debitamente Vito nel secondo significato. 

noto: 1. vento del mezzogiorno, vento; 2. nuoto (tose, volg.); 3. 
conosciuto, manifesto; 4. are. figlio illegittimo. — 1. nòtus voxog\ 
2. sost. da notare nuo- (v. qui s. v.); 3. nò tu, prt. ('noscère'); 4. 
nothus vófìog, spurio. 



* E 'muta a quattro od a sei", cioè: carrozza con quattro o sei cavalli, 
avrà pure questa origine? A ogni modo la voce esotica dovè ben presto 
e$«*r sentita qual sost. da mutare, quasi valesse 'un certo numero di cani 
'«> cavalli) por darò il cambio ad altri*. 

* In quanto dica 'infiammazione delle gengive* e 'guidalesco', potrà os- 
««re cosi da natta come da afta (aphthae apQat) ; e se dalla seconda, 
ripeterà di certo il suono iniziale dalla prima. 

1 Se pur non è una cosa sola col termine precedente, come parrebbe da 
te idea st sign. (Varchi). Ma quale il nesso ideale ? 

Àrchirio «lottol. (tal., XV. 12 



178 Pieri, 

olpre: 1. are. odore; 2. pt. cigno. — 1. odóre; 2. olòre. 

ombrina: 1. are. piccola ombra; 2. rombo (pesce) 1 . — 1. ùm- 
bra; 2. probabilm. da *rombulina, dim. doppio di rhombus 
(è'fiflog), pel tramite di lomburina lombrina, con discrezione del- 
l'articolo. 

oppio: 1. loppio (*acer campestris' di Linn.); 2. sugo del papa- 
vero. — l.opùlus; 2. opium omov. 

orcino: 1. piccolo orcio; 2. specie di grosso tonno. — l.ùr- 
ceus; 2. oreynus oQxvvog. 

orgia: 1. crapula invereconda; 2. misura greca di quattro cu- 
biti. — 1. pi. orgia oqyta (££&»), feste di Cerere o di Bacco; 2. 
ìqyvià (oqéy<ù). 

ormeggiare: 1. ancorare; 2. seguitar Torme. — .1. òqh&iv; 2. 
da prma, che è otifjirj odore (onde poi * traccia', cfr. òafiàrtcu an- 
che 'ormare'), v. Diez s. v. 

ortivo } v. orto. 

orto: 1. campo chiuso a coltura d'erbaggi o frutta; 2. il na- 
scere, oriente, pt. nato. — l.hortus; 2. Srtus, soste prt. - Qui 
anche: ortivo, l.agg. di terreno a uso d'orto; 2. agg. dell'arco 
dell'orizzonte fra il punto ove un astro sorge e l'oriente. 

orzata: 1. bevanda fatta con orzo; 2» 1' orzare, vento da orza 
(v. Fanf.). — l.hordeum;2. da orza, corda legata al capo del- 
l'antenna a sinistra, d'etimo oscuro (pur v. K5rt. 5763). Notiamo 
che il i (sonoro) non deve essere originario, ma promosso da 
orzo ; cfr. it. ant. orda e le voci corrispondenti neolatine. 

oste: 1. colui che tiene osteria; 2. esercito, campo (anche fem.). 
— l.hosplte; 2. hostis straniero, nemico, cfr. K8rt 4014. - 
Qui anche: ostiere, 1. albergatore, are. ospite e ospizio (abita- 
zione) ; 2. are. campo nemico. 

<!stia: 1. vittima offerta in sacrifizio, pasta azima per l'Eucare- 
stia; 2. arc.foce (d'un fiume). — 1. hostia; 2.5stia, pi. d'ostium 
foce. 



1 Questa identificazione non par che risulti da* Dizionarj (cfr. Tramater). 
Ma ho constatato 'de visu', che a Pesaro e altrove suir Adriatico il 'rombo' 
è quello stesso pesce, o uno assai simile a quello, che a Viareggio dicono 
'ombrina'. 



Gli o meo tropi italiani. - Capit. I. 179 

ostiere, v. oste. 

ostro: 1. vento del mezzogiorno, austro; 2. porpora. — 1. a li- 
st ru ('auster'); 2. ostruiti oargsov. 

pacca: 1. are. pacco ; 2. volg. colpo a mano aperta, colpo, per- 
cossa. — 1. miai pace us, ted. pack, cfr. KOrt. 5812; 2. onomato- 
peja, cfr. qui s. patta. 

pago: 1. villaggio (term. stor.); 2. pagamento; appagato, soddi- 
sfatto. — l.pagus; 2. sost. e prt. accorciato da pagare pac-, v. 
Diez s. v. 

palatino: 1. spettante a palazzo; 2. palatale. — 1. palatimi 
('palatimi!*); 2. da palato -um, v. qui s. v. 

palato: 1. parte interna e superiore della bocca; 2. are. pala- 
fitta. — 1. pàlatum ; 2. sost.-prt. da palare pài- (munir di pali). 

pal§o: 1. pianta delle graminacee; 2. sorta di trottola. — 1. 
*palèriu tpakriQis, v. Suppl. Arch. V 97; 2. et. oscuro, ma pur 
cfr. Zamb. 927. 

pane: 1. pasta di farina con lievito cotta in forno; 2. Pane, il 
dio de' campi e de' boschi. — l.panis; 2. Pan Tlàv. 

panna: 1. velo del latte; 2. sosta, fermata (nelle frasi marinare- 
sche 'essere-' e c mettere in panna'). — 1. pannus, con metapl. 1 ; 
2. frac, panne delle predette frasi, d'origine ignota *. 

pannare: 1. venire a galla la panna; 2. forare la parte sup- 
purata. — 1. v. qui s. panna; 2. forse tra]panare^ v. Caix st. 131 
e cfr. KOrt 8405 3 . 

pappo: l.pane (t. fanciull.); 2. lanugine d'alcuni semi e fiori. 
— 1. mutato il genere: pappa, voce de' bambini chiedenti cibo; 
*2. pappus ndnnog. 



1 C*è anche panno, col sign. alquanto più esteso di 'velo alla superficie 
d'un liquido*. Del resto non ci sarebbe molto da opporre a chi volesse ri- 
conoscere in panna il deverbale di pannare (prò preformare il panno \ v. 
qui a* pannare). 

* Lo Scheler s. v. ugualmente da pannus, senza dir nulla peraltro circa 
la connessione ideale de* due termini; la quale, credo, parrà tutt' altro che 
chiara. 

* Indagini da me fatte non pajono confermare il significato, che il Petroc- 
chi pone per primo, di 'venire a suppurazione*. Ove esso esista in realtà* 
potrebbe qui V omeotropia essere illusoria, in quanto pannare dicesse, con 
assai giusta metafora, *il formarsi della marcia (quasi una • panna* dell'ul- 
cera o sim.) sotto la pelle morta'. 



1*") Pieri, 

parca l.agg. fem. di 'parco'; 2. Parca, ciascuna delle tre «W 
arbitre della vita umana. — l.v. qui s. parco; 2. Parca* 

parco: 1. moderato nel vitto, frugale; 2. luogo chiuso e custo- 
dito per la selvaggina. — 1. parcu; 2. forse *parcus -um, dalla 
st. radice, cfr. K8rt. 5888. 

pareglio: 1. parelio (immagine del sole riflessa in una nube) 1 ; 
2. are. pari, simile. — l.parèlion tvoqvXios; 2. frnc. pareli, cfr. 
D' Ov. XIII 386. 

parentorio are: 1. perentorio (terra, leg.); 2. parentado. — 1. 
peremptòriu; 2. da parente. 

parlalo: l.prt. di 'parlare', are. discorso, parlamento; 2. aro. 
prelato. — 1. parlare, da parola 'aula, che è parabola, cfr. 
Kort.5879 e '80; 2.praelatu. 

passo: 1. l'alternar dei piedi nel camminare, are. sorta di mi- 
sura (cip. appresso) ; 2. pt. disteso, scarmigliato; appassito; 3. eh»* 
ha patito (Dante). — l.passus, sost.; 2.passu ('pando'); o. 
passu ('patior'). Ma ne' primi due casi l'oraeotropia è solamente 
morfologica, perchè la prima voce latina procede anch'essa «U 
Spando'. - S'aggiunga qui: passetto, 1. misura di due braccia to- 
scane; 2. are. alquanto passo o stantio. 

pasturale are: 1. pastorale; 2. parte della gamba del cavallo, 
dove si legano le pastoje. — 1. pastorale ('pastor'); 2. •pa- 
stura 1 e ('pastura '), cfr. K6rt. 5935. 

patta: Lare, epatta; 2. agg. ellittico nella frase * esser pari •• 
patta'; 3. colpo dato a mano aperta. — l.epacta ènaxir h ag- 
giunta; 2. fem. prt. tronco da pattare 2 impattare; 3. onomatop*; *. 
cfr. pacca al suo luogo. 

pecchia : 1. ape; 2. are. materia colorante in nero ( « pegola) 1 : 



1 Solo in Dante, Par. 26, 107; e si tratta d'un luogo assai contro** >• 
(aia pnreylio -olio è la leziono fé li co monto sostenuta da L.Filomim Grci*<> 
v. Giorn. dantesco, anno III). 

1 II quale procederà veramente da patto, in quanto valga 'buon accori 
(e anche p«ce t cioè: il restare senza debito o credito; cfr. 'pari e pac*\ •- 
st che 'pari e patta', e 'fare o esser pace*). 

3 II Petrocchi spiega per 'caldajata*; ma dall'esempio del Cantisi, ** 
solo ci iU questa voce (v. Fanf.), a me par chiaro anche il senso primi g-" ' 
di * tinta nera, quanta so no può far bollirò in una caldaja', onde poi *m- 
dajata di tinta nera*. 



Gli oraeótropi italiani. - Capit. I. 181 

3. buccia delle olive, lucch. sansa (pellicina delle castagne) 1 . — 

1. apecùla, cfr.K5rt.630; 2.picùla ('pix'); 3. pellicùla, 
v.XH 172 n (ma cfr. D'Or. XIII 400). 

penati: 1. are. condannati a una pena, tormentati ; 2. Penali, 
gl'iddei della casa. — l.prt. da penare ('poena'); 2. Pénates. 

p§rso: 1. perduto; 2. persico (agg. di * pesce'); 3. are. purpureo 

traente molto al nero; 4. Perso, pt. Persiano. — l.prt. di per* 

- dere -e re ; 2. credo, dairequival. perca néQxij, cioè : pesce *perco, 

con pareggiamento di genere, e poi p -perso, per falsa etimologia 

forse promossa dal colore (v. Tramater); 3. et. ignoto; 4. Persa 

picchio: 1. specie d'uccello rampicante; 2. il picchiare. — 1. 
pìcùlus; 2. sost. da picchiare, v. FI. Ili 28 e K8rt. 6119. Un 
caso anche questo di mera omeotropia morfologica, rivenendo pic- 
chiare a 'piculus'. 

pigiane: 1. prezzo che si paga per usar d'uno stabile; 2. grosso 
bastone da pigiar l'uva. — 1. pensióne; 2. sost. da pigiare, che 
•• * p i n s i a r e ( 4 pinsus '), v. Diez s. v. 

pila: 1. sorta di recipiente per liquidi, bacino, piletta; 2. pilone 
(d'un ponte). — l.plla mortajo (da *pisùla, 'piso'); 2. pila 
(«la *pigùla, 'pango'). Esempio anche questo d'omeotropia ori- 
ginaria. 

pingere (are. pignere) : 1. dipingere; 2. spingere. — 1. pin- 
g ere; 2. da spingerle, prob. = *expingère ('pango'), v. Diez s.v.; 
espunto s, quasi un mero prefisso intensivo. 

pinzare: 1. pestare, calcare (Fanf.) ; 2. appinzare, pungere (d'un 
insetto). — l.pinsare; 2.*pinctiare (*pin et u, da Spingere*, 
che è anche: ricamare, trapungere), cfr. K5rt. 6119. - Qui an- 
che: pinzo, 1. pieno, zeppo 2 ; ciuffetto di foglioline germoglianti; 

2. il pinzare (d'un insetto), are. pungiglione, scherz. pizzo (della 
barba). 

pio: 1. devoto, pietoso; 2. tallo, germoglio 8 ; 3. voce de' pulcini 



* Anche del Voc.it. con esempio del Palmieri. 

1 E potrà esser cosi il prt. tronco di pinzare, come il prt. pìnsu son- 
i altro. 

* Con lo stesso sign. anche il diin. piolo, are. pio nolo. 



182 Pieri, 

e degli uccelletti nidiaci.— l.piu; 2. pare da *epigrius (e pi- 
gra s cavicchio, v. Caix st. 134-5) * ; 3. onomatopeja. 

piova are.: 1. pioggia; 2. porca (spazio tra due solchi). — 1. 
sost. da piovere 2 ; 2. v. qui s. proda. 

piovano: 1. pluviale; 2. pievano (rettor d'una pieve). — l.agK- 
da piova, cui v.; 2. *plebanu (*plebs'). Ma la vera omeotropia 
occorrerà, in questo caso, solamente nei lessici, perchè il primo 
sign.non appartiene in realtà se non ad 'acqua piovana 9 . 

pistone: 1. pestone (arnese per assodar la terra o pestare), asta 
a stantuffo delle trombe che fa salir l'acqua; 2. parte mobile che 
copre le chiavi d'uno strumento a fiato. — 1. sost. da pestare 
pist- ('pinso'), cfr. K6rt 6176; 2.epistomio ènunó(tiav 9 racco- 
stato per volgare etimologia al nome precedente. 

pitto: 1. are. pinto, dipinto; 2. pollo (voce fanciull.). — l.plctu 
Spingere'); 2. rad.pit, piccolo, v. K8rt. 6119. 

pivieì'e: 1. are. pieve, popolo d'una pieve; 2. uccello dei trampo- 
li eri (specie princ. il 'charadrius pluvialis* di Limi.). — 1. *ple- 
bariu ('plebs') 8 ; 2. pluviariu ('pluvia'). Il primo ditt. fu sem- 
plificato per la dissimil. {j*je e joje in i-;e), cfr. XIV 433-4. 

plaga: Lara piaga, flagello; 2. parte del nostro globo o del 
cielo— 1. plaga (^Aijyr); 2. plaga. 

polizia: 1. are. pulizia, nettezza; 2. are. politica; governo e ri* 



1 Confesso che tengo tuttora questo' per 1* etimo più verosimile (nh idi 
«fugge la nuova proposta del Nigra, XIV 294-5). L'obiezione prosodica, cb* 
ò in KòrL 2823 (épigrus), non veggo a ogni modo come possa valer», 
posto che moviamo da *epigrius ecc. 

1 E ciò, malgrado l'infrequenza di questa formazione da verbi in -or*; 
v. Mey.-Lb. Rom. gramm. II 442-3 (e cfr. Salvioni St di fil. rom. VII 221 ; dov* 
£ da aggiungere il lucch. cingia, v. XII 122 n). Un ragguaglio fonetico <!> 
piova con pluvia a parer mìo sarebbe impossibile. 

* Questo piviere* pieve, è una di quelle voci per cui, stante la loro schietta 
volgarità ed altro, pare assai poco verosimile la provenienza gallica o an- 
che 1* analogica applicazione del suffisso gallico; una di quelle voci eh* 
più fanno pensare, se proprio sì debba negare del tutto al territorio ita- 
liano l'esito -iere -i da -ariu, come si vuole oggi da molti (v. E. Sixàr, L* 
sufi, -ari us dans les langues rom., Upsala 181)6, pg. 132 sgg.; e cfr. Kom. 
XXVI 613;. Un altro esemplare di si in il genere è il lucch. e pist pittitrt -* 
Pettirosso (anche in Fort. Kicciard. 4, 83), cfr. XII I14n. 



Oli oineótropi italiani. - Capit. L 183 

jilanza delFordin pubblico.— l.da polltu ('polio'); 2. politla 
izoktHa. Notevole in ambo i casi l'intacco della dentale ridotta 
a s dall'i tonico. 

pollino: 1. piccolo pollo, spettante a pollo; 2. terreno di polla, 
aggallato (terr. molle e cedevole del padule). — 1. pullus; 2. 
«lira. di polla, sost. da pollare «pulì- (pullulare), v, Diez s. v. 

ppmpa: l.pt. comitiva, corteggio; apparato fastoso: 2. tromba 
per estrarre acqua. — 1. pompa (nofmrj), processione solenne; 
2. frnc. pompe, d'etimo incerto, v. Scheler s. v. 

popolo: 1. nazione, gli abitatori d'un paese aventi le stesse leg- 
gi; 2. pt. pioppo. — l.populus; 2. pòpùlus. 

P9ppa: 1. parte posteriore della nave; 2. mammella. — 1. pùp- 
pis; 2.*puppa, da pupa, v.Kort. 6477. 

porca : 1 . femmina del porco, scrofa ; 2. spazio di terreno fra 
solco e solco. — 1. da pórcus -a ; 2. porca, probabilm. =» *p or- 
ri ca, da porricére are. = proicére, e varrà la * terra proiecta' 
•iall'aratro nello scavare i due solchi *. Questo dunque sarà pure 
un caso d'omeotropia già latina. 

porcellana: 1. specie di conchiglia, metaf. terra fina da cerami- 
che; 2. pianta delle portulacee. — 1. porcellana, da porcella 
(per 'porca' in senso di 'cunnus'); 2. pò re iliaca, con diverso 
suffisso. Cfr. K5rt. 6274 e '75. 

porto: 1. luogo chiuso, dove s'accolgono al sicuro le navi; 2. 
prezzo della portatura; 3. offerto, esibito. — 1. portus; 2. sost. 
da portare -are (voce corradic. alla preced.); 3. prt. di porgere 
iporrigo). 

proda: 1. are. prua; 2. sponda, orlo, lista di terreno. — 1. prò- 
ra nQìfQa ; 2. et. incerto, v. la nota *. 



1 È T etimologia di Vairone (r. r. I, 29, 3), che peraltro intende la cosa 
in tu tf altro modo ('porca, quod ea seges frumentum porricit'). Il Georges 
ri vede, traslato, il nome precedente. Ma come ? 

• Che, nell'ordine idealo, proda 'prua' non fosse conciliabile con proda 
Sponda \ riconosceva già il Diez, il quale per quest'ultima voce pensò a una 
!m*<» germanica (aat proth orlo; v. less. I s. prua). Il Canello, esclusa qui 
t' oineotropia, pur nella seconda accezione scorgeva il riflesso di pròra; 
\.\VL 36- >. Sennonché egli, mi pare, trattò la cosa troppo air ingrosso; e la 
*oa dichiarazione direi che non persuada gran che. A veder suo era * proda,. 



1*4 Pieri 



puleggio: 1. nepitella selvatica; 2. are. pileggio (cammino per 
acqua); 3. are. puleggia. — l.pulèium -egium 1 ; 2. et. ignoto; 
3. voce connessa all'equi v. frac, poulie, da poulier che è l'angli*» 
sass. pullian tirar su(cfr.Diez s.w); ma la nostra rimane oscura 
dal lato morfologico. 

pulimento: 1. il pulire e il suo effetto; 2. are. punizione (G. 
Vili.). — l.sost. formato su pulire poi-; 2. da puni/nento (pu- 
nire), con l-m per dissimil. da n-m (cfr.XII 124 e *52). 

pùppoìa: 1. upupa, bubbola; 2. protuberanza al ceppo degli ulivi 
(Fanf.) — 1. *ùpùpùla, da ùpupa (enotf;); 2. *pùppùla ? da 



il luogo d'approdo, e per ostensione: sponda, orlo*. Ora intese egli prod" 
come un sost. ricavato da apirrodareì Ma in questo caso sarebbe, come ò real- 
mente, approdo (o potrebbe essere -oda, cfr. Tare, dimando ali. a -nda, ecc.): 
e nuli* altro dovrebbe significare da ciò che significa, e cioè 'l'approdare*, 
non già 'il luogo dell' approdo ', nonché * sponda, orlo'. C'immaginiamo noi 
un anrico (e il parallelo ò esattissimo por questa parte), che valesse, non 
dico 'il luogo dell' arrivare', ma la 'riva'? Idealmente, il salto dall'una al- 
l'altra accezione sarebbe fors* anche più difficile, a supporre con lo Zaui- 
baldi che approdare dicesso in principio 'accostar la prora*; cfr. Voce U 
1005. Ma approdare © proprio 'ad ripam appellerò (navem)', e poi *ad ri- 
paro appelli'; cfr. arriparc % vivo ancora nel lucchese, e accostare. E s» mai, 
a ogni modo, bisognerebbe supporre un *prodnre por appr~; giacche sa- 
rebbe cosa del tutto insolita un deverbale spogliato della preposizione, 
con cui è composto il verbo. Dovremo dunquo, per la seconda prod<i % pen- 
sare ad altro etimo. (Kspressivo ci pare il silenzio del Kòrting s. prora, il 
quale parla solo di prora in senso di prua, o tace affatto dell' altra acce- 
zione). Sennonché per più ragioni par che ripugni quello germanico pro- 
posto dal I)ioz;e sopra tutto perchè il vocabolo, largamente applicato 
all' agricoltura, ha i caratteri d'una più antica tradizione volgare. Una no- 
stra ipotesi, che presentiamo timidamente, potrà essa sembrare troppo ar- 
rischiata? Sarebbe quella, ondo s'immaginasse un *plora, o qualche «*o*a 
di simile, da nltvou lato, costa, che dall'antico linguaggio marinaresco, 
cosi ricco di grecismi, passasse poi al linguaggio comune e si fissa**** 
specialmente in quello dei contadini. E dalla stessa base potrebbe es*er 
pioca porca (spazio tra due solchi; v. Petrocchi), in cui r fosse estrudo j*^r 
dissimilazione, rimediandosi poi all'iato con v. 

1 L'are. pule':zo ì rammentato dal Trama ter, sarebbe un bell'esempio di ii 
da , gj 1 (cfr. Suppl. Ardi. V 101;, ove lo potessimo suffragare con qualcl&*« 
buona autorità di scrittore. Il rispettivo omeótropo appar nella friso • pren- 
dere il/jti/fiio' (v. Petrocchi; ■ spetezzare, secondo il DuvanzAti da pultt % » 
che lo Z:unb. IOIij vorrebbe derivato da jntlce). 



Gli omoótropi italiani. - Capit. I. 185 

pùppa (cfr. lucch. pùppora mammella), v.qui s. poppa, con assai 
ovvia metafora 1 . 
quadra: 1 . are. quadrante ; 2. agg.fem. di 'quadro' (quadrato). 

— 1. quadra [ns]; 2. quadru -a. Altro esempio d'omeotropia 
morfologica. Ma rimane qualche dubbio che possa risultare illu- 
soria, non dovendosi per la prima accezione escluder del tutto 
lVtimo quadra (agg.). 

racchetta: 1. arnese a modo di mestola oblunga intessuto di 
cornicine per giocare alla palla ; 2. sorta di razzo da artiglieria. 

— 1. credo, per la notevole somiglianza di forma, dall' equival. 
tacchetta, dim.di lacca (coscia), v. qui s.v. 2 j 2. dall' equival. are. 



1 Nel testo dovrebbe seguire: putto, 1. fanciullo, ragazzo; 2. are. puttane- 
sco, vile. — 1. putus* 2. pùtidu. Cfr. Diez s.v. Sennonché l'agg. non altro 
in origine dovè essere che il sost putta in senso di 'meretrice*, adoperato 
rjine apposizione (cfr. la putta paura delle Favole d'Esopo con la nostra 
^"tra puttana, ecc.). E circa la volgare continuazione in putto dal lat. pu- 
tj*, la quale oggi contestano molti (v.Kòrt. 6497, Scheler s. putain), è au- 
cl-ì questo uno dei casi in cui l' intima verosimiglianza del fatto a* impone 
malgrado l'ostacolo che paja suscitato dalla fonetica (v. del resto Ceci Suppl. 
Aron. VI 24-5). Si potrebbe concedere tutt'al più che la voce in questione, i 
cj; più antichi esempj sono del Giainbullari, venisse alla Toscana dal Veneto, 
•love visse di florida vita fino al principio forse di questo secolo (oggi putelo 
"\ ina puto -a il Goldoni 'passim', e il Patriarchi [1821] tutt'ora pitta). I 
i.o-tri autori del Rinascimento come mai avrebbero avuto, non dico la mo- 
rivìgliosa virtù, ma pur l'intenzione di far risorgere il povero anali Uyó^t- 
r<>y di Virgilio (catal. 9, 2)ì Piuttosto teniamo conto del fatto, che col man- 
tovano Virgilio, dal quale ci è offerto putus, siamo ben presso al Veneto, 
c;o*> al paese per avventura originario di codesta parola! E puttana, anzi- 
~:i" rispondere a *putidana (cfr. Groeber Vuljj. substrato 8. putidus), non 
alerò sarà che putto, ampliata d'un suffisso peggiorativo (tir. mammana, 
l mb. vegiana, ecc.). 

1 Da tacchetta si potè venir facilmente a racch- per un fenomeno di dis- 
v Dilazione sintattica (la-lacchctta, poi la-racch-); mentre mal ci sapremmo 
*'»i>»gare il passaggio inverso. E rinunzio all'etimo retichetta proposto dal 
I».-z (e reticolata già dal Salvini, v. Annot. alla 'Fiora*, 3, 4, 4), malgrado 
:I reticulum d'Ovidio, che è proprio racchetta o laech- (v. Forcell.). Vi ri- 
nunziò, perchè *retichetta è, dal Iato morfologico, assai poco probabile (cfr, 
• cuccila -icina; e dove si trovano altri derivati col doppio suffisso -tc/i- 
-■'() -a?). Ma s? mai, sarebbe a cagione del k un derivato molto tardivo; 
» come tale non avrebbe alterato la sua forma per modo da far perderò 
".:t.ì sentore della sua parentela con rete. 



180 Pieri, 

rocchetto, (v. Traniater s. v.), dimin. di rpcca % v. II s. v. (e cfr. il 
tvnc.fusèe 'fuso pieno' e 'razzo'). 

rada: 1. agg. fera, di 'rado' (contr. di 'spessq*) ; 2. insenatura 
davanti ad un porto. — 1. raru -a, passato r in d per dissimi]. ; 
2. raat. rade, v. Diez s. v. 

radiare: Lare, raggiare; 2. dar di frego, cassare. — 1. ra- 
diare ('radius'); 2. recente e cancelleresco deriv. di radere -ere 1 . 

raggerà: 1. raggi disposti a stella; 2. are. treggèa (v. Fanf.ì. 
— l.*radiaria ('radius*); 2. altra probabile alterazione o stor- 
piatura di trago mata tQayì i fAara 1 ghiottornia, v. Diez s. treggex 

ramacelo ramarro ramato^ v. ramo. 

ramo: 1. parte dell'albero; 2. are. rame. — l.ramus; 2.ae]ra- 
men. - Qui anche: ramacelo -etto, 1. peggior.e dimin. di 'ramo"; 
2.pegg. e dira.di 'rame*. Aggiungi: ramato, l.che ha rami, are 
disteso in rami; 2. fatto o coperto di rame. E inoltre: raìnarr*\ 
Lare, chi mantien l'ordine d'una processione (Varchi), v. FL III 
162-3; 2. lucertolone, cfr.Kòrt. 275, Can. Ili 310 (ma potrebbe que- 
sto nome esser tutt' uno col precedente, come inclina a credere 
il Flechia; v. al luogo cit.). 

rancio: 1. rancido, vieto ; 2. aranciato, che ha il colore dell'a- 
rancio ; 3. are. società di persone per desinare ; il mangiare dei 
soldati. — l.rancidu; 2. pers. narang', v. Diez s. v.; 3. spagn. 
rancho, v. Canello IH 323. 

ranno: 1. ramno (un frutice spinoso di siepe); 2. acqua passata 
per la cenere. — l.rhaitìnus Qapvog; 2. et. ignoto *. 

rapino: l.rapa selvatica; foglie mangerecce di rapa (al piar.); 
2. rapinoso, meschinamente stizzoso. — Ldim. di rapa; 2. agg. 
da raplìut (-ina, il rapir via), che da 'rapidità' e 'furia* 
a dire anche 'rabbia' 3 . 



1 Altri (v. per e*. Zambaldi 1042) ne fanno, ma a torto, una cosa stessa 
col precedente. 

■ Per alcuni è ancora il predetto frutice, che avrebbe avuto parte n*lla 
proparazione del bucato (cfr. Zamb. 1046); ma è, per quel che io ne so» oa'af- 
formazione senza storico fondamento. 

9 Dovrebbe venire appresso: rascione are, l. ragione; 2. grossa rascia (p*x?* 
di lana po' bambini). — l.ra tiene; 2. accr. di rateta, secondo il Mar. rf*l 
p:ì'M'* oinon. d"lla Slavonia, v. Diez s. raso. Sennonché la coincidenti for- 



Gli ouieó tropi italiani. - Capit. I. 187 

ratto: 1. rapina, rapimento, are. estasi, pt. rapito; 2. rapido, 
scesa rapida d'una corrente, topo. — 1. raptus, raptu (prt.); 2. 
rapidu, cfr. Canello III 330. 

razza: 1. raggio della ruota; 2.pesce dei selaci. — l.da razzo 
radiu, mutato il genere; 2. raia, v.Kòrt. 6625 ('Nachtr.') 1 . 

razzajo e razzaXura^ v. razzare. 

razzare: Lare. raggiare; il ricoprirsi come di razzi, che è 
proprio della pelle infiammata (rifl.) ; 2. rasentare, pareggiare po- 
tando o tagliando. — 1. radiare ('radius'); 2.rasare da rasu 
('radere') 2 . Qui anche: razzajo, 1. fabbricante di razzi; 2. are. 
piccante (agg. di 'vino') 5 . E aggiungi: raziatura, l.il razzarsi 
della pelle, are. venatura; 2. potatura. 

reale: 1. regale, da re; 2. esistente, vero. — 1. regale ('rex')j. 
^. *reale ('res'). - E così: realmente, l.in modo da re; 2. ef- 
fettivamente. 

recente: l.di poco tempo innanzi; 2. prt. di 'recere' (vomitare). 
— 1. recènte; 2. récere da reicére, v. Diez s. v. 

r§da are: 2. erede, figliuolo (anche di bestie e di piante); 2. 
carro gallico a quattro ruote. — l.hae]rède;2. rhèda. 

regolo: 1. arnese per rigare, lista di legno o metallo a varj 
usi; 2. re di minor potenza, are. basilisco. — 1. règùla, mutato 
il genere, 2. régùlus ( c rex'). 

r emàtico are: 1. reumatico, metaf. fastidioso, malagevole; 2. 
aromatico. — 1. rheuraaticu; 2. aromaticu. 

remolo: 1. vortice, mulinello d'una corrente (Petrocchi); 2. spe- 
cie di biada. — l.pare estratto dal supposto dim. remolino tur- 
bine di vento (t. marin.), che sarà dall'equival. nome spagnuolo; 



male io reputo qui illusoria, non altro sapendo vedere in rascione (o me- 
glio rasgioné) se non una imperfetta grafia di ciò che è e dovè esser to- 
« -rasamente raggne. Cfr. qui in nota s. cascina. 

* Dovrebbe sonare, toscanamente, *raggia (cfr. maggio ecc.). Sarà certo 
una voce di fonia e provenienza ligure; v.Asc. II 121. 

* Circa il zz da $', cfr. per ora XIV 429. 

* C(r. ras sese sorta di vino, e razzente frizzante (agg. di 'vino'), cioè col 
noto tralignamento morfologico, il prt di razzare (cfr. raschiare, da *rasi- 
c a lare, v. Diez s. rascar, e ad ogni modo anche Kòrt. 6072), in quanto d'un 
vino si dica 'che raschia la gola*. 



HS Pieri, 

cfr. Diez s. mulino; 2. materialra. vi quadrerebbe rem ùlus pic- 
colo remo (dalla forma del gambo?); ma non mi soccorre alcun 
parallelo ideologico. 

renajo: l.cava di rena, luogo tutto rena; 2.scherz.le reni, — 
1 da arena; 2. da renes arnioni. 

repente: 1. subitaneo, improvviso; 2. erto, ripido. — 1. ré- 
pente; 2. repènte 1 . 

resta : 1. arista delle biade, are. spina del pesce ; 2. filza d'agli 
o cipolle, arc.alzaja; 3. are. il restare, posa: ferro a cui s appoggia 
il calcio della lancia. — 1. arista; 2. rostis; 3.sost. da restar? 
-are. Cfr. Kòrt. 729, 6864 e '67. 

ridolere: 1. doler di nuovo; 2. pt. olezzare. — l.da dole^ 
-ère; 2. redolère Coleo*). 

riferirei 1. riportare; 2. ferir di nuovo. — 1. referre, con ri- 
foggiamento analogico; 2. re feri re. 

rigare: 1, tirar linee; 2. bagnare, annacquare. — l.da riga. 
v. qui s. rigo; 2. rigare 2 . 

?*igo: l.riga; 2.arc.rivo. — l.aat.riga, v.Kort.6921;2.r!viiv 

runa: 1. consonanza di parole ne' versi per identità di termina- 
zione; 2. are. fessura. — l.aat. rim fila, serie, numero, cfr. K^n. 
6927; 2. rima. 

rinvitare 9 v. invitare. 

rio: l.rivo, ruscello; 2. pt. reo, cattivo, are. reità, peccato. — 
l.rlvus; 2. reu. 

riso: 1. il ridere; 2. pianta delle graminacee. — l.rtsus; - 
oryza ogv^a. 

rabbia: 1. specie di pianta con radice colorifica; 2. are. ag;;. 
rossa. — l.rùbia; 2. fem di rphbio da rùbeu. Siamo dunque 
all'identità etimologica e alla quasi omeotropia già nel latino. 

rQbbio: l.marrobbio (pianta delle labiate); 2. are. rosso. — 1. 
marjrùbiura ; 2. rùbeu. 



1 Cfr.il pist ri pire arrampicarsi (v. Fanf. ), dall' equival. répere (*. *l 
osompj di Cornelio e di Livio nel Porcellini, da lui non bene spiegati e-*' 
4 andar carpone'. 

1 L'i (<» non f) nelle formo rizotoniche del secondo rigare, perche o :■ 
*>ntito* come identico al primo (più spesso ó usato per le lagrime, eh 
* dicano' il viso) o come connesso a riV/osrTvu. 



Gli o in e ó tropi italiani. - Capit. I. \HJ 

rocchetta: 1. dim. di 'ròcca' (cittadella); 2. dim. di * rócca' (co- 
nocchia). — l.*rocca rupe, d'ignota origine, v. Kòrt.6961; 2. 
aat. roccho, v. Diez s. v. 

rocchetto: 1. cilindretto forato di legno per incannare; 2. roc- 
cetto (sopravveste bianca dei preti). — 1. forse dimin. di rocco 
torre degli scacchi, - pers. rokh cammello con sopra gli arcieri, 
v. Diez s. v, 1 ; 2. dira, dall' aat. rocch (o mod. rock), veste, cfr. 
Kurt. 6960. 

rqccia: 1. massa minerale, balza, rupe; 2. sudiciume, peluria 
«Iella nocciuola e della castagna. — 1.* roccia, d'ignota ori- 
gine, v. Kòrt. 6961 ; 2. et. ignoto. 

rugo: l.pira accesa; 2. are. rogito. — 1. rogus; 2. sost. da 
rogare -are (stipulare). 

ronzane: 1. moscone; 2. are. cavallo grande, stallone. — 1. 
sost. da ronzare = aat. rùnazón, mat. rùnzen, v.Diez s. v. 2 ; 2. 
conn. a ronzino cavallo da vettura, di mal certo etimo, cfr. Kòrt. 
*>987. Ma e' è il caso che l'omeotropia anche qui sia imperfetta, 
giacché l' are. ronzpne y come ronzino e rozza brenna, potè in 
origine avere z (sordo; cfr.il prov. e frac.). 

rotta: 1. prt. spezzata, infranta; 2. direzione della nave e cam- 
mino percorso da ossa. — 1. fera, di rptto da rùptu ('rumpére'); 
:>. frac, rouie cammino, da rupta (sott. ' via '), cioè traccia fatta 
rompendo la selva o il terreno, v. Scheler s. v. L'omeotropia dun- 
que, pur in questo caso, è solo apparente o seriore. 

rpiza: l.agg. ruvida, greggia, senz'arte; 2. cavallo vecchio, 
brenna. — l.fem. di rozzo da *rùdiu ('rudis'); 2. forse dal 
iterai, ross cavallo. Cfr. Kort. 7014 e 6987. 

>~uqa: 1. solco nella pelle del viso, are. e dial. via; 2. bruco dei 
«•avoli. — l.rùga; 2. eruca. 



1 Resto in dubbio, giacché per la molta somiglianza di forma può com- 
peter qui rocca, v. qui s. rocchetta. Dato quest'etimo, risulterebbe meglio la 
.agion del dimin. (quasi 'piccola rocca 1 ; mentre un rocchetto non suole es- 
*?r più piccolo che la torre degli scacchi). D'altra parte il gon. l'omini lo 
par favorevole in qualche modo all'altro etimo. 

* Se pur noo è onomatopeico. A ogni modo, per lo spgn. ronzar o roznar 
cangiare rumorosamente, ivi addotto interrogando dal Diez, si potrà pen- 
sare, ove si tenga per metatetica la prima forma e l'altra per originaria, 
a *rósinare da ròsu ('roderò'); cfr. trascinare ecc. in nota s. trono. 



19) Pieri, 

raspo are. : l.il ruspare (razzolare), ciò che si trova ruspando 
(Caro); 2. ruvido, coniato di fresco. — l.sost. da ruspare -are, 
Kòrt. 7043; 2. forse dall'aat. ruspa n esser rigido, v. Diezs.r. K 

saga: 1. indovina, strega; 2. leggenda nordica. — l.saga; 2. 
ted. sage. 

saggna: l.pt. sorta di rete grande; 2. misura lineare russa 
(ni. 1, 13). — 1. sagena (oayrvij); 2. russo sazene. 

saggio: 1. il saggiare, piccola parte a mostra del tutto, prova: 
2. savio, sapiente. — l.exagium; 2. prov. e (me. satges e sage. 
da # sabiu (' sapiens'), v. Kòrt 7149. 

sago: 1. mantello del soldato romano; 2. pt. presago. — La- 
guna; 2. sagù. 

saina: l.volg. saggina; 2. are. sorta di drappo (v. Fanf.). — 1. 
saglna, cibo per ingrassare, cfr. Suppl. Arch.V 103; 2. probabile 
dim. di saja specie di pannolano, dal prov. e frac, saya e saie « 
saga (per 'sagum'), v. Groeber, Vulg. substrato s. v. 

sala: 1. asse congiungente due ruote d'un veicolo; 2. specie di 
pianta palustre; 3. stanza più grande che è in molte case. — 1. 
axale ('axis'), v. Caix st. 73 ; 2. prob. sali[x, v. Suppl. Arch.V. 
103; 3. aat. sai casa, dimora. 

salacchino: 1. piccola salacca (pesce de' teleòstei ) ; 2.1ucch. 
colpo dato con due o tre dita distese. — l.dim. di salacca, «Tei. 
incerto 2 ; 2. dim. di salacca, lucch. colpo, percossa, - scUacw. 
cui v. 

salamone: 1. grosso salame; 2. salmone (pesce); 3. saccenton*. 
are. Salomone. — l.da *sa 1 amen (* sai'), cioè: roba salata, os- 
servabile per l'accezione insolita che v'assume il suffisso (cfr. 
Mey.-Lb. Rom.graram. II 485); 2. salmone; 3. Salomone. 

sanato, -atpre, -atorio : 1. are. senato, ecc.; 2.prt. risanato, ecc. 
— l.sénàtus, ecc.; 2. sftn&tu, ecc. 

1 Escludo, e se no dovrebbe precedere nella serie, ruspa (lo aLche-- , 
sost. da ruipan*, di cui resto incerto se sia tutt* uno eoa ruspa sorti i 
veicolo in forma di pattumiera per trasportar la terra net campi (▼•Pe- 
trocchi). 

* Lo Zarab. 1002 pone a base salacaccabia, pesci salati; ma non «• 
b?ne quanti vorranno assentirgli. A ogni modo essendo la salacca a noi noti 
sopra tutto come pesce in salamoja che ci viene di fuori, non sarebbe fors* 
assurdo il postulare un *9aUca (Sai*); cfr.Diez gramm. IP 306-6. 



Gli o meo tropi italiani. - Capit. I. 191 

sàndalo: 1. sorta di calzare e di barca; 2. specie di pianta asia- 
tica. — 1. advóaXov (e -àhov, 1. sandali um); 2. cfàwakov, del cui 
vr troviamo qui rispecchiata una pronunzia neogreca. E v. Diez s. v. 

sanza: l.ciò che resta delle ulive dopo il primo olio (lucch. 
noccioli infranti delle ulive a uso di combustibile), pellicina delle 
castagne secche; 2. are. senza. — l.sampsa; 2. abjsentia, cfr. 
Diez s. v., dove l' alterazione della tonica si deve ripetere dalla 
'semiproclisia'. 

sapone: 1. composto d'olio e sostanze alcaline per nettare ed 
altri usi; 2.iron. o scherz. sapientone. — 1. sapone; 2.sost. da sa- 
pere-ère. 

sàtiro: l.noto dio boschereccio; 2. are. scrittor di satire. — 1. 
satyrus adxvQog) 2. 'aomen agentis' da satira. 

sballare' 1. aprire e disfar le balle, metaf. raccontare (frottole); 
2. cessar di ballare (Malm.Vl, 63) K — 1. da balla; 2. da ballare. 
Voci ambedue d'etimo incerto. E mancherebbe ogni omeotropia, 
se il verbo qui, come vuole il Diez, derivasse dal nome. Cfr. Kòrt. 
1013. 

sbarro are.: 1. sbarra; 2. frastuono, rumore (o dimostrazione? 
v.Tram.) *. — l.da una rad. barr, oscura, v. Kòrt. 1062, Guar- 
xerio Rom. XX 58-60; 2. donde? 

sberciare: l.far versi di spregio, canzonando o beffando; ber- 
ciare (gridare o cantare sguajatamente); 2. are. fallire il colpo 
al bersaglio. — 1. prob. *versiare (da versus, sost.), cfr. Pa- 
rodi Rom. XXVII 221; et. incerto, e cfr. Kòrt. 1127. 

sbiadato are.: 1. sbiadito; 2. tenuto senza biada (in senso equi- 
voco). — l.prt.-agg. di sbiadare, propr. ' divenir biado 9 (azzurro 
chiaro, germ. blàw, v. Kòrt. 1249; cfr. sbiancare divenir bian- 
chiccio), poi Scolorire' ; 2. prt.-agg. di *sbiadare da biada, prob. 
= celtblawd, v. Kiirt. 35, cfr. XII 154 s. biauda. 

scagliare: 1. levar le scaglie (ai pesci), gettare con forza 8 , di- 



* Da questo secondo aign. sarà sballare perdere al giuoco e restarne escluso 
{*r aver ecceduto un certo numero di punti, e anche : morire (per cui in 
gualche classico deve pure occorrer la frase 'uscire del ballo*). 

9 Par che si trovi solo una volta in Franco Sacchetti {Bau, VcJt.2, 50). 

1 Al quale sign. si venne da quello, che è ovvio il supporre, di 'tirare la 
li* * (con cannone) ; cfr. lanciare e iaculare. 



li>2 Fiori, 

m 

sincagliare 1 ; 2. contr. di 'accagliare' 2 . — l.da scaglia, geni 
skalja, v. Kòrt. 7512; 2. da cagliare, cioè coagulare. 

scagliane: 1. grosso scalino, are. scalino; 2. specie di pesce d ac- 
qua dolce (Ariosto), dente canino del cavallo. — l.*scal-ion<* 
(' scala'), cfr.il frc.échelon scalino (e il suff. potè avere in ori- 
gine anche per noi un sign. diminutivo ; cfr. Suppl. Àrch.V 238 n) ; 
2. da scaglia, v. scagliare. 

scannello: 1. are. piccolo scanno; specie di scrivania, rialza 
per distanzare le corde dalla tavola armonica ; 2. taglio di cara»» 
nel culaccio pr. la coscia. — 1. scamnéllum; 2. forse da scan- 
nellato ('canna'), in quanto si potè riferire ai forti rilievi de' mu- 
scoli nella coscia (cfr. girello) *. 

scassare: 1. levar dalla cassa; 2. cancellare, fare un divelto. — 
l.da capsa; 2. da # excassare ( c cassu') f v. Suppl. Àrch.V ltfi 4 . 

scedpne are: 1. figura grottesca di mensola o capitello; 2. schi- 
dione (Sacch.). — l.è il 'nomen agentis' formato da sceda smor- 
fia, beffa, quasi ' buffone * 5 ; 2. da *spedone 9 accresc. di spied» - 



1 In quest'accezione fu formato su incagliare dare in secco, il quali» ai.» 
sua volta ò da scagliare gettare, interpretato s come privativo, v Zamb. 12i- ' 
{tir. invitare e svitare da vite, ecc.). L'equivalente spgn. encallar dovò es- 
sere importato d'Italia. 

* Cioè * sciogliere', e si dico dell'olio rappreso por freddo. È verbo lu--*:.. 
o, credo, d'altri dialetti toscani, degno d'essere accolto nei Dizionarj, con. 
più determinato e preciso di 'sciogliere*. 

* E scannello pezzo di legno sopra e sotto la sala d'un veicolo ì Non \ » 
conosco abbastanza per giudicar di sicuro se debba andare col primo o e . 
secondo termine, ma crederoi con quest'ultimo (cfr. ancora girello). 

* Si potrà far questione, se scassare per 'aprire sforzando a «cop" •• 
furto' spetti alla prima baso o non piuttosto alla soconda, come io inolir. > 
a erodere (v. invece Zamb. 227, al quale non par che sconvenga Po ri gin* •: . 
capsa nemmeno in senso di ' dissodare'). Giacché da 'ridurre a niente* *•• 
potò venir sonza fatica cosi a* toglier via, far piazza pulita', come ad *a' - 
I »atto re, aprire con la violonza'. So ciò non fosse, s'avrebbe anche: scass », 1 
lo sforzare una serratura; 2. terreno diveltato. 

* Credo ossor codesta voce una cosa sola con l'omofona, cho di ss? *i » 
bozzo di scrittura, o di disogno da riprodurre in grande* (v. Fanf.), da • <•!;•• 
da, cfr. Can. 111373. Significò in origino 'il contraffarò gli atti o il pari»:' 
altrui*, dunque 'un abbozzo di ritratto', e insieme 'un farla carie u ".. 
ond«» *h ft tta\ 



Gli omeótropi italiani. - Capit. I. 193 

gemi, spit-, v. Kórt. 7688 (ma dal lato fonetico par più che altro 
una storpiatura). 

scempiare, v. scempio. 

scempio: 1. contr. di 'doppio', scimunito, are. privo; 2. strage, 
rovina. — l.*slmplu (per c simplex'); 2. exémplum, v.Can. Ili 
365. - Qui anche: scempiare, 1. sdoppiare; 2. are. fare scempio. 

scernire are: l.scernere; 2. schernire (Pass.). — 1. di] s cer- 
nere; 2.aat. skérnòn (e cfr.l'ant. frne. eschernir), v. Kòrt. 7527. 

schifo: 1. canotto, palischermo; 2. ripugnanza, nausea; schifoso. 
— l.àat. skif nave; 2.sost. (poi anche agg.) da schifare, germ. 
<kiuhan temere *. Cfr. Diez s. vv. 

scialpne: l.che sciala, dissipatore; 2. lucch. ascialone. — 1. 
so< da scialare (in primo luogo: i esalare, sfogare', are), cioè 
pxhalare, cfr. Diez s. v.; 2. probabilm. da *axale ('axis'), v. 
Caix st. 73. 

sciarrala : 1. volg. sciarada (Fanf.) ; 2. contesa in pubblico, mil- 
lanteria, — l.alteraz. di sciarada, che è il frne. diamele, d'et. 
incerto, v. Kòrt. 1647 e Scheler s. v. ; 2. conn. a sciarra -are (v. 
il Diz. it.), d'incerta origine (ma pur v. Diez s. v.). 

scilacca : 1 . percossa con frusta, correggia, o altro ; 2. scherz. 
sciabola (v. Petrocchi). — 1. probabilm. dall'aat. slac colpo, per- 
cossa, v. Caix st. 150-1; 2. da salacca (pesce), per iscambio con 
questa voce ; v. la nota *. 

scilla: 1. pianta delle gigliacee; 2. Scilla, mostro marino e sco- 
glio della Calabria. — 1. scilla; 2. Scylla 2xvXXa. 

scoglio: 1. masso eminente dall'acqua o sporgente dalla ripa; 
2. are. spoglia della serpe, ecc.; pellicina della nocciuola (Petroc- 
chi). — l.scópùlus; 2. spólium, v. Can. Ili 380 3 . 



1 Notevole neiragg.il doppio sign. qualitativo e causativo ('che ha ripu- 
gnanza, schivo, ritroso, ecc."; o 'tale da far ripugnanza, lercio, ecc.'). 

* Poiché in salacca erano riunite le tre accezioni: 'specie di pesce', 'scia- 
bola* (meL), 'colpo, percossa' (v.salacchino), dovè il quasi omofono scilacca, 
■:he areva legittimamente quest'ultimo significato, assumere anche quello 
■li * sciabola*. E scilacca, colpo, sarà da *sìlacea, con epentesi d'i per rime- 
i.ire al nesso si, anziché à" a (com'è in salacca). 

* II Parodi (Misceli. Rossi-Teiss', Bergamo 1897) in scoglio della serpe e 
t."jlio della nocciuola vedo duo voci distinte, ch'egli trae rispettivam. da 

ArobWio flottol ita)., XV. 13 



194 Pieri, 

scollare: l.contr. di 'incollare'; 2.contr. di 'accollare'. — 1. 
da còlla xóHa; 2. da collura. - Qui anche: scollatura, così da 
4 colla ', come da 'collo'. 

scoppiare: 1. scomporre la coppia; 2. risonare esplodendo, erom- 
pere, spaccarsi. — l.da coppia, cioè copula; 2. da stlòppus 
suono di percossa che uno si dia sulle guance gonfiate. 

scotta: l.il siero che resta dopo la ricotta; 2. corda ai piedi 
della vela; 3. sen. gazza. — 1. dall' aat. scotto, sec.il Caix st. 
152 1 ; 2. dal md. fiamra. scote (ant. frnc. escote), v. Mackel 171; 
3. et. oscuro. 

scotto: 1. conto dell'oste, prezzo, fio; 2. scottino (specie di stoffa). 
— l.mlat. scotum, d'or. germanica, cfr.Diez s.v.; 2.prob. è l'agg. 
scotto scozzese (il Fanf. vi sospetta Anescot). 

sego: l.sevo; 2. are. seco (Dante, fuor di rima). — l.sébum; 
2. sècum. 

sena: 1. specie di pianta medicinale; 2. il doppio sei (a' dadi e 
al domino). — l.ar. sena; 2. sèna, da sènu agg. distributivo 
<<sex'). 

sermgne: 1. discorso; 2. volg. salmone. — 1. sermone; 2. sal- 
móne. 



culleus e dal 'primitivo del di min. lat culiÓla cortices nucum viridium'. 
Sennonché quest'ultimo (che si deve legger culiiòla, v. Georges) è ve- 
ramente il plur. d'un dim. neutro di culleus; e perciò abbiamo qui sempre 
la stessa base! Ma poi, domanderò anche qui, una ragione d'intima vero- 
simiglianza non ci dovrà persuader che spSlium e scoglio^ come son per 
lignificato, così siano identici per materia? Del resto, credo si debba an- 
dare adagio a escluder del tutto l'it. sk da sp, cioè il ragguaglio proposto 
dal Canello al luogo cit. Un altro sicuro esempio, di base non latina ma 
molto antica, ne sarà intanto : schidione spiede, con raetat. dello j da *schie- 
done % ali. a spiedone grosso spiede (cfr. qui s. scedone); due allotropiche 
il Ganello ben avrebbe potuto aggiungere al suo Elenco. [Qui c'è però ve- 
ramente skj da spj. ] 

1 Ma potrà pur sorgere qualche dubbio su tale origine, anche tenuto conto 
della qualità del vocabolo; giacché i Germani scesi in Italia non furon de- 
diti certo alla pastorizia. E io dunque domanderò se, come ricotta è 'la 
parte del latte due volte cotta' (una seconda, levato il cacio), così scotta 
non sia per avventura 'la parte del latte non cotta (non rappresa)', che ri- 
mane da ultimo nella caldaja. E avremmo allora il fem. sostanti vato d'un 
«agg. scotto non cotto (cfr. scondito, ecc.). 



Gli oraeó tropi italiani. - Gapit. I. 195 

serra: 1. luogo stretto e chiuso, riparo; 2. are. sega. — l.*s e r 
ra (per séra stanga da chiudere, serratura); 2. sèrra. 

serraglio: 1. luogo ove son rinchiuse le fiere, are. asser raglia- 
mento; 2. palazzo del Sultano. — l.*serracùlu, di cui potrà 
la voce italiana ricalcare i succedanei francesi, cfr. D'Ov. XIII 
424; 2. pers.-turco serai palazzo, cfr. Diez s. serrare. 

sgombro: 1. sgombramelo, sgombrato; 2. specie di pesce. — 1. 
sost. e prt. tronco da sgombrare -*excùmulare, cfr. Diez s. col- 
mo; 2. scomber Cxi^qog. 

sima : l.gola de' membri architettonici; 2. are. scimmia (Fanf.). 
— 1. sima; 2. si mia. 

smeriglio: I. specie di minerale; 2. sp.di falco e di pesce, are. 
piccolo cannone (cfr. it falconetto). — l.*smirllium, da smy- 
ris fffivQ^ cfr. Diez s. v.; 2. et. ignoto *. 

smerlo : I . lo smerlare, ricamo al lembo d' una stoffa ; 2. spe- 
cie di falco. — 1. sost. da smerlare, che è per metaf. da merlo 
rialto di muro (v. qui s,v); 2. et. incerto (v. qui in nota s. sme- 
riglio). 

soda: l.agg. dura, compatta; 2. ossido di sodio. — l.femin. di 
sodo da solldu; 2. possibile fem.di *salldu ('sai'). Cfr. Kòrt. 
7593 ». 

soja are: l.seta; 2. adulazione con beffa. — l.frnc. soie, da 



1 Non par che il secondo smeriglio sia separabile da smerlo, giacche am- 
bedue i nomi spettano del pari allo 4 Aesalon Regnine' o 'smeriglio* pro- 
priam. detto e allo 'Accipiter Nisus' o 'sparviere* (v. Giglioli, Avif.it 258 
e *63). Rispetto a smqrlo % il Zamb. 778 ne fa tutt'uno col merlo (per la pro- 
stesi, cfr. it smergo da me r gas); ma è meraviglia che tra i molti nomi vol- 
i dello 'smerlo* o 'smerìglio', che il Giglioli adduce da tutta l'Italia, nes- 
10 ci se n'offra il quale abbia che fare col 4 merlo '. D'altra parte, per Te- 
delia voce in questione» poco ci sarà da contare su smaris apaok, pic- 
colo pesce littoraneo rammentato da Ovidio e da Plinio, non parendo che 
possa questo corrispondere allo smeriglio (pesce vorace; il quale non sarà 
ìm realtà che un 'falco o sparviero di mare', con la solita traslazione d'un 
novse d'animale terrestre od aereo a uno acquatico, cfr. Vabr. 1. 1. IV, 12). 
Dai lato morfologico risulterebbe bensì perfetta la coincidenza de' due 'sme- 
', avendo 'smvris' e 'smaris' ugualmente un tema in -td. 
9 Si dovrebbe tralasciar questa coppia, se a soli du rivenisse anche soda 
(cfr. Diez s.v.). 



196 Pieri, 

saeta pelo, setola; 2. sost. da sojare, che è forse il got. sùthjòn 
solleticare. Cfr. K6rt. 7070 e 7979. 

solare: 1. spettante al sole; 2. are. solaio. — 1. solare ('sol 1 ); 
2. solàrium, con suff. mutato *. 

soletta: l.agg. sola; 2. parte inferiore della calza. - — l.fem. 
di soletto, da. sólu; 2. diin. di suola sol e a. 

sosta: 1. il sostare, posa; are. scotta (fune della vela); 2. are. 
appetito intenso. — l.sost. da sostare sùbstare, v. Diezs.?. 1 ; 
2. et. oscuro. 

spadpne: 1. spada grande; 2. pt. eunuco. — l.accresc.di spaila^ 
cioè spatha (ovraOij), v. Diez s. v.; 2. spadóne. 

spago: l.filo rinterzato, cordino; 2.volg.paura. — 1. et. oscuro, 
cfr. K6rt. 7639 (anche 'Nachtr.'); 2. forse pavor, con s intensivo, 
v. Caix st. 37-8 8 . 

spalare: 1. levar via con la pala ; 2. levar via i pali. — l.da 
pala; 2. da pàlus. 

spallarsi: 1. guastarsi le spalle; 2. contr. di 'impanarsi' (al bi- 
liardo). — l.da spalla spatùla; 2. da palla, v. Kòrt. 1013. - 
Qui anche: spallalo, 1. rovinato nelle spalle; 2. contr. di 'impal- 
iate ' (al bil.). 

spallalo, v. spallarsi. 

sparare: 1. fendere il ventre; 2. contr. di 'parare* (= ornare con 



1 L'omeotropia non sarebbe qui morfologica, ma veramente etimologica, 
se solum potesse vantare qualche diritto su solarium. Né a questa pre- 
sunzione osta in alcun modo la misura de* due versi plautini, in cui oc- 
corre solarium per * altana* o 'solajo* (Mil. glor. 340 e*78). 

8 In quanto designi la fune nautica deriverà da sostare con sign. eh* «i 
presumo causativo («far sostare, e cfr. rotinaculum por 'gomena'). M* 
sarebbe seducente, por la figura nominativale di participio che ne risalte- 
rebbe: sùbstans (sott 'rudens* ecc.), cfr. pregna da praegnans; e ben 
s'adatterebbe alla scotta il nome di 'fune che sta sotto' (cioè: agli angoii 
della vela inferiori). 

* Il Met-Lb., It. grumm. 176, vi riconosce francamente il sost di spagart, 
ch'egli riporta ad *expacare. Ma dove e quando ha mai esistito codesto 
verbo?.. E qui avvertirò che spago, paura, ignoto alla lingua letteraria, 
nel toscano com. è un neologismo, forse livornese d'origine (cfr. FanC a. t). 
Che si tratti d'un traslato 'gergale* della preced. voce? Ma bisognerebbe 
vedere per qual trafila . . . , ed è forse bello che si tronchi il discorso* 



Gli omeótropi italiani. - Capit. I. 197 

parati), scaricare (detto d'armi da fuoco). — 1. credo, da sepa- 
rare -are, con ettlissi della vocal protonica; 2. priv. s o ex e pa- 
rare -are. 

sparto: 1. sparso; 2. specie di giunco marino. — l.sparsu 
(part. di 'spargere'), con alterazione morfologica; 2. spartum 
andqvov. 

spera: 1. sfera; 2. are. speranza. — l.*spaera aydìQa (cfr. 
spaerita, Georges); 2.sost.da sperare -are. - Qui anche: spero 
are, in ambedue le accezioni. E aggiungi: spe)*are^ 1. guardare 
attraverso la luce, far trasparire una cosa di contro al sole ; 2. 
avere speranza. 

spei % are e spero, v. spera. 

spàrgere: 1. dispergere; 2. are. aspergere. — 1. dispèrgere; 
2. adjspergère 1 . 

spingere: 1. are. sdipingere, lucch. (mt.) spengere; 2. mandare 
innanzi con forza. — l.explngére (pingo); 2. *exp- ('pango'). 
Cfr.Diez s. spegnere e spign-: Avremo dunque omeotropia già nelle 
basi latine. E cfr. qui s. pingere. 

sporcare: 1. insudiciare, imbrattare; 2. ridurre a porche un 
campo*. — l.spùrcare ('spurcus'); 2. da porca, spazio che è 
tra due solchi (cfr. qui s. porca) 8 . 

squilla: 1. campana, -anello; 2. specie di cipolla e di gambero. 
— l.aat. skilla, v. Diez s. v. ; 2. squilla. 

squillo: 1. are. campana; lo squillare d'uno strumento; 2. are. 



1 Secondo lo Zamb. 967 e 1195 dovrebbe seguire a questa coppia: spic- 
care, 1. staccare; 2. risaltare, che egli deduce, nel secondo significato, da s pi- 
care ('spica*); ma si tratterà sempre, in realtà, dello stesso verbo. Da 'se- 
parare* a 'dar risalto* e 'mettere in evidenza* il trapasso è affatto ovvio o 
soprabbondano gli esempj; cfr. lo stesso staccare ('la figura di questo qua- 
dro «tocca molto bene*, ecc.), in quello stesso uso di 'riflessivo ellittico* (= 
staccarsi)^ che pur è appunto di spiccare per 'risaltare*. 

* Cosi credo che s'abbia a intendere la 'terra sporcata* che è in Stat. Liz- 
zanese (v. Fanf.). Ivi in effetto si legge 'terra a seme sporcata*, che sarà: 
'terreno per la sementa lavorato a porche*. 

* Secondo il Zamb. 1016 dovrebbe seguire: sputato, 1. prt di 'sputare*; 
2. agg. intensivo di 'nato* o 'pretto*. — l.spùtatu, da -are f'spaere*); 2. 
ex pu tatù, da -are ripulire tagliando. Ma devono esser tutt* uno. 



198 Pieri, 

spillo (della botte; Davanz.) — 1.7. qui s. squilla 1 ; 2. spìcùluro, 
v. Can. Ili 354 (cfr. il lucch. sbigorare spillare, XII 1234). 

siddico are: 1. ostaggio; 2. prefetto del criminale. — l.pare 
•hostatlcum ('hostis'), v. Forster, Zeitschr. Ili 261 f ; 2. donde? 

staggio: 1. bastone di sostegno, regolo; 2. are. abitazione, di- 
mora; 3. are. ostaggio. — 1. stadi um, v. Asc. I 52-3 n 8 ; 2.ant 
frac, eslage, ecc. = *statlcum (' stare'); 3. cfr. qui s. stadico. 

stagnare, v. stagno. 

slagno: 1. bacino d'acqua stagnante; 2. uno de* corpi indecom- 
posti. — L'omeotropia già in latino: stagnum (nel secondo 
sign. è - stannum del lat. classico); cfr. Forcell. e Georges. - Qui 
anche: stagnare, 1. il fermarsi d'un liquido, ristagnare; 2. co- 
prire o accomodar con lo stagno (metallo). 

stambecco : 1. specie di capra selvatica; 2. are. zambecco (sorta 
di nave). — l.aat.stainboc (mod. steinbock), la cui tonica fu 
qui alterata per infl. di becco capro ; 2. et. oscuro, cfr. K&rt 7219. 

stante: 1. ebe sta; 2. volg. istante/ momento; 3. are. servo del- 
l'ospedale (v. Fanf.). — 1. stante; 2. instante (sott. 'tempore'); 
3. adstante. Cfr. qui s. istante. 

stelletta: 1. piccola stella; 2. interlinea (t. tipogr.). — - l.dim. 
di stella; 2. da a] stelletta -icella (da basta), v. Zamb. 82. 

sterzare: 1. dividere a proporzione (propr. 'in tre parti*); 2. il 
voltare d'un veicolo sul suo sterzo. — 1. da terzo tértiu; 2. 



1 Ma nella seconda accezione, se non pur nella prima, sarà piuttosto un 
deverbale. 

1 Confesso che tengo quest'etimo per assai preferibile. Se «fatico fast* 
*obsidattcum, come poneva il Diez, si dovrebbe qualche volta incontrar* 
anche la forma senza ettlissi (cfr. setaccio alt a staccio)* e se procedesse da 
*hos pi tati cura (cfr Kòrt. 4011), a tacer del trapasso ideale non tanto fo- 
cile, bisognerebbe sapporre una derivazione * mediata* da offe, giacché s'a- 
vremmo altrimenti *spedatico ecc. ( cfr. spedale ecc.). 

* Siccome non posso, per la qualità del sign. e per altro, riconoscere un 
gallicismo in questo primo termine e farne tutt'uno col secondo, a d'altri 
parte la fonetica a parer mio osta ad una diretta originatone da * stati- 
cum (v. in contrario il K&rt. 7750); cosi m* attengo senza esitare all'etimo 
dell'Ascoli, che quadra benissimo, se non erro, anche per la parto ideal* 
(vai luogo cit). 



Gli omeótropi italiani. - Capit. I. 199 

la sterzo ordigno su cui gira il timone, = ted.sterz stiva (ma- 
nico dell'aratro). 

stipa: l.norae d'alcuni arbusti (v. Targ.-Tozz.), arbusti secchi 
da ardere, are. stoppia; 2. are. mucchio o moltitudine di cose sti- 
pate. — l.da stlpes, in quanto vale 'ramo', e 'verghetta o ca- 
lamo' (cfr. Forcell.); e avremo anche qui continuato il nomin. 
d'un imparisillabo (cfr. Zamb. 1221; e in contrario, v. Kòrt. 7776) ; 
2. sost. da stipare -are. - Qui anche: stipare, 1. tagliar via la 
stipa ; 2. ammucchiare, addensare. 

stiva: 1. manico dell'aratro; 2. fondo della nave per la zavorra 
ed il carico, are. affollamento, calca (Cecchi). — 1. stiva 1 ; 2. 
sost. da stipare stip- (cfr. Can. Ili 376), voce ch'io credo non to- 
scana, e potrà esser ligure (cfr. XIV 432 n). 

stizzare: 1. lucch. smoccolare (cfr. stizza moccolaja, cnt.; Pe- 
trocchi); 2. are. stizzire. — l.da tizzo, cioè titio, tratto a deno- 
tare il 'fungo del lume'; 2. da stizza^ nome derivato a sua volta 
dal precedente, v. Can. III 404. L'omeotropia pertanto non è nem- 
meno qui originaria. 

sto màlico : 1 . agg. di rimedio a malattia della bocca ; 2. agg. di 
cosa confortante lo stomaco. — 1. stomaticu (<f%ó(ia bocca); 2. 
è l'are, stomachico ('stomachus'), con t da e per dissimil. 

stomgllOy v. storno. 

stQrno: 1. specie d'uccelletto, agg. di i cavallo' che ha il pelo 
bianco e nero (metaf.); 2.1o stornare (deviare). — l.stùrnus; 
2. contr. di tornare, in quanto disse * tener la via' o ' andare' ad 
un luogo, da tórnus tornio, cfr. Kòrt 8247. - Qui anche: stor- 
nello, 1. dira, di 'storno' nelle due prime accezioni; 2. are. palèo. 

strapazzo: Lio strapazzare o -azzarsi; 2. pazzissimo. — 1. 
sost. da strapazzare, che prob. è da strappare (v. Caix st. 43) 1 ; 
2. stra- extra- e pazzo, voce d'origine oscura (cfr. Zamb. 923). 



1 Non vedo in qual maniera si possa parlare del termine italiano come 
d'on 'Lehnwort' (v. Groeber, Vulg. substrato 9. v.). Se mai, sarà esso di pro- 
venienza letteraria. 

1 Per retimo del quale, alla radice germ. strap (v. Kòrt. 7802), fa seria 
concorrenza, anche a parer mio, sterpare da estirpare (cfr. Zamb. 1229). 
Seduce innanzi tutto dal lato ideale la perfetta congruenza con schiantare 
da *ex plantare (cfr.Suppl. Arch.V 161). L'alterazione della tonica (che 



2»>3 Pieri , 

strigolo: 1. strillo prolungato; 2. rete delle budella, pianta dello 
saponarie dal calice reticellato (v. Tram. ). — 1. strldùlu, cfr. 
Canello III 388; 2. et. incerto *. 

strina: Lare, strenna ( Buonarr. ; cfr. il srd. istrina)] 2. pist. 
stridore del freddo. — 1. strèna; 2.sost.da strinare, che è ♦ustri- 
nà re, t. Caix st. 162, e nel lucch. si dice anche del gelo \ 

succhio: 1. succhiello; 2. umor delle piante. — l.*sùt'la (= so- 
billa), cfr. Asc. St. cr. II 96 8 ; 2. s Qcùlus ('sucus') 4 . — Qui an- 
che : succhiare, 1 . are. bucar cgl succhiello ; 2. succiare. 

sura: l.osso della gamba, polpaccio; 2. liquore che geme dalla 
palma (Fanf.). — l.sura; 2. cfr. ar. saur, radix palmae etc? 

tacca: 1. piccolo taglio; are. macchia, vizio e magagna; icnt. 
tacchina. — 1. da un tema tace, largamente diffuso, per cui cfr. 
Kòrt. 8001; 2. et. ignoto, cfr. Zamb. 1251. - Qui anche: tacco, 1. 
il rialzo della scarpa sotto il calcagno; 2. cnt. tacchino. 

taccola: 1. are. specie di cornacchia, lucch. persona loquace; 't 
mancamento, difetto. — l.aat. tàha, v. Diez s. v. ; 2. lo stesso eh*» 
tacca nel suo primo sign. (v. qui s. v.) 5 - Pur qui : taccotinOj chi 



sarebbe intatta nel prò v. estrepar, ant. (re estreper ) potò avvenire in una 
condizione assai favorevole, cioè prima della metatesi e nolle forme arizotoni- 
che (cfr. tartufo, sorgente, ecc.); senza dir che ajutavano, in qualche modo, 
i moltissimi verbi in stra- extra-. 

1 Dal lato ideale, vi s'adatterebbe forse striga fila, serie (cfr. Zamb. 123.' ; 
ma osta la quantità della tonica. 

* Dovrebbe seguire: rfrwpoarc, 1. stupro; 2. branco, moltitudine. — l.stù- 
prum; 2. blat. stropus, d'et incerto (cfr. Scheler s. troupe, Kòrt 8171). Mi 
qui releghiamo questa coppia, perchè gl'interpreti non sono concordi circa 
il noto verso di Dante (Inf. 7, 12), che ci fornirebbe l'unico esempio <S. 
strupo por 'branco*, e gli antichi tutti intendono 'stupro' in senso meta' 

(V. BLANC SCARTAZZINI). 

* Se la diversità del genere desse ombra, si potrebbe anche veder qui io 
succhio un deverbale. E notiamo che questa coppia d'omeótropi non sj- 
rebbe riconosciuta dal Diez, giacché egli spiega il primo succhio come e 
sost. da succhiare* cioè *sucùlare (cfr. Kòrt 7918, dove si sostiene il me- 
desimo assunto). 

4 E non sost. da succhiare, come s'inferisce dal sign. ( c il sugo*, non g<- 
• l'attrarre il sugo'). 

* K taccola -o, bazzecola, are scherzo o tresca? Ma tàccola^ debituccio m- 
IMtrocchi), ò ancor da tacca per 'sogno impresso* o 'macchia' (cfr. ' 



Gli o tu eó tropi italiani. - Capit. I. 201 

parla assai e senza fondamento (il quale anziché un dirain. sarà, 
formato per -ino, il 'nomen agentis' da taccolare ciarlare; cfr. 
spazzino, ecc.; VII 434 n); 2. lucch. sudiciume, loja 1 . 

taccolino, v. taccola. 

taglia: 1. ramoscello da piantare, margotta; 2. il tagliare. — 
1. talea; 2. sost. da tagliare, cioè taliare fendere, spaccare (cfr. 
Kòrt. 8023). 

taglipne: 1. contrappasso (sorta di pena); 2. are. taglia (gra- 
vezza). — 1. tallóne (fem.); 2 accresc. di taglia, sost. da taglia- 



re, cui v. 



targane: 1. grossa targa; 2. targoncéllo (specie d'erba sempre 
verde e aromatica). — l.ant nrd. targa, v. Diez s.v.; 2. da dra- 
gone, cioè dràcone, pel tramite di irag- (cfr. qui s. trulla), con 
metatesi 'emiliana''. 

tarso: 1. la parte superiore e posteriore del piede; 2. specie di 
marmo duro e bianchissimo. — l.da toqgós graticcio, in quanto 
ad esso somiglino tutte insieme le varie ossa che formano il 'tarso' 
(cfr. Zamb. 1287); 2. et. ignoto 8 . 

tàrtaro: 1. gromma del vino, crosta e materia calcarea; 2. Tàr- 
taro, 1* Averno ; 3. abitante della Tartaria. — 1 . dal gr. seriore %àq- 
toqov; 2.Tartàrus TàqxaQo<;) 3. Tàtàr. - Qui anche: tartàreo, 
1. are. tartarico (Redi); 2. pt. spettante al Tartaro. 

tasso: 1. pianta delle conifere; 2. frutto assegnato al denaro; 
3. animale dei plantigradi; 4. specie d'incudine. — l.taxus; 2. 
sost. da tassare, cioè taxare, assegnare un prezzo; 3. *taxus o 
*taxo (-ònis), forse voce ebraica, v. K6rt. 8073; 4. lo st. che il 
frne. tas incudine portatile, di provenienza ignota 4 . 

il segno da per tutto \ come si dice di persona che fa molti debiti). Quanto 
al son. tdccolo tnoccolaja, starà col lucch. tacco lino (cfr.il testo). 
1 E taccolino y are sorta di panno rozzo e grosso? 

* É detto ancho dragone o -oncello, lat. dracunculus (dall'aspetto della 
«uà radice), il che toglie ogni dubbio circa P etimo su indicato. 

* E rimano incerto, se debba stare da sé: tarso orlo dello palpebre (F. Bai- 
din acci). 

* Lo Scheler s. v. propone bensì un *taxus, cioè a parer suo il primi- 
tivo di taxillus, col sign. di 'blocco*, 'cubo*. Ma nessuno di certo gli vorrà 
consentire in codesta ricostruzione; perche non è chi possa ignorare, che 
è tfilus il primitivo di taxillus (rad. tag), come pSlus e vèlum son di 
paxillus e vexillum (rad. pag e veg), ecc. 



202 Pieri, 

temporale: 1. soggetto al tempo, mondano; burrasca; 2. spet- 
tante alle tempie. — 1. da tempore, tempo; 2. da tempore, tera- 
pia. Ma l'omeotropia non esiste qui all'origine, perchè nel se- 
condo sign. abbiamo ancora, traslato, il nome medesimo (la parte 
dove l'arteria batte 'il tempo', cfr. Diez s. tempia). 

testo: 1 . are. tessitura di lavoro letterario; l'originale d'un au- 
tore ; 2. are. vastf di fiori e coccio, stoviglia di varie sorta. — 
l.téxtus; 2. testa, con genere mutato. 

tiglia: Lare. tiglio, lucch. canapa pettinata 1 ; 2. are. figliata (ca- 
stagna lessa). — 1. ti li a; 2. et. ignoto 1 . 

timo: 1. pianta delle labiate; 2. gianduia dietro allo sterno.— 

1. thymum dtipov; 2. thymium dt^uov, escrescenza in forma di 
porro, v. Georges. 

Uro: 1. il tirare; 2. are. porpora. — l.sost. da tirare, *-are 
('tiro'), cfr. Kòrt. 8206; 2. Tyrus Téfog, città famosa per la sua 
porpora. 

toga, v. togo. 

togo: 1 . scherz. toga (soprabitone) ; 2. eccellente, scicche. — 1. 
toga; 2. forse dall'aat. touc o toug ( ò buono, acconcio, utile', r. 
Caix st. 166. - Qui anche: toga, Lia veste di sopra pei Romani; 

2. fem. di 'togo' agg. 

tonica: Lare. tunica e spoglia della cipolla, volg. tonaca; 2. 
corda principale per istabilire i toni, sillaba accentata. — 1. tù- 
nica; 2. da # tónlcu -a (róvo$\ Spettante al tono'. - Qui anche: 
tònico. Lare, intonaco; 2. rimedio per dare il tono allo stomaco, 
e agg. di ' accento ' d' una parola. 

tonico, v. tonica. 

tòpico: 1. agg. di malattia localizzata e di rimedio per essa; 
spettante alla topica ; 2. are. topesco (Fagiuoli) ; solitario, ritirata 
(agg. di 'uomo'). — 1. topicus tomxóg; 2. da topo -a (talpa); 
e per l'accezione metaforica, cfr. sorcio. 

toro: 1. il maschio della vacca; 2. bastone (term. archit), letto 
coniugale.— l.taurus; 2. torus. 



1 Per * fi lamenta del legname e altro materie* è anche del Voe.it; e fa» 
ron dotte così per estensione da quelle del tiglio (' tenue» tnnicae molte- 
plici membrana, e quibus vincula, tiliae vocantur', Plinio XVI, 14, 25;. 

* D'una stessa origine pare il lucch. tuttora tagliata, cfr. Caix st ITO. 



Gli omoótropi italiani. - Capit I. 203 

tonyne: 1. are. torrione; 2. sorta di mandorlato. — l.accresc. 
da tprre tùrris; 2. forse è, con diversa terminazione: tur un da, 
che disse anche sorta di focaccia, t. Caix st. 167. 

lozzo: l.agg. di 'cosa corta e grossa'; 2. pezzo (di pane). — 
l.prt. tronco di Puzzare da *tuditiare ('tendere'), che fu di 
certo 'ammaccare* (cfr. ini- e rintuzzare)^ e quindi * schiacciare', 
v. Kòrt. 8416; 2. voce a parer mio connessa all'equipollente tocco 
(v. II s. v.) per via di *toccio l . 

traboccare: 1. ridondar fuori dall'orlo d'un vaso troppo pieno 
(propr. 'dalla bocca'); 2. are. gettar con impeto, precipitare. — 
l.da *tra[ns] buccare ('bucca'), cfr. Kòrt. 8281; 2. et incerto, 
v. Scheler s. trébucher. - Qui anche: trabocco, 1. il traboccare 
(nel primo sign.); 2. are. sorta di macchina murale, trabocchetto. 
E aggiungi : trabpcco y lucch. tarabuso '. 

trabocco, v. traboccare. 

tramazzo are.: 1. trama (occulto maneggio); 2. tumulto, con* 
fusione. — l.da trama ordito della tela; 2. sost. da trarnaz- 
zare = stram-, gettare o cader con impeto a terra, il quale o pro- 
cederà da strame -en (propr. c gettare o cader sullo strame'), cfr. 
Zamb. 1225, o sarà un allòtropo di starnazzare ('sternére'; e v. 
Caix st. 159), onde *stranazz-, raccostato poi a strame. 

trap?zzo: 1. 'tanti pezzi da unire insieme per formare una su- 



1 Superstite per avventura in tgecio tela grossa di stoppa (pist; Fanf.). 
E v. anche Die/, s. tozzo, il quale pensa ad altra origine, e ad ogni modo ne 
fa tutt'uno con tqzzo agg. (così anche 1* A scoli, I 37 n). 

9 La qua! voce fu ben dichiarata per tauro-butio, v.Zamb. 1260. È un 
u:cello di padule, che nel mettere il becco nell'acqua fa un rumore simile 
a quello del toro*. E come * toro' o sim. si denomina il tarabuso in più parti: 
sentono marino, rmgn. capponbu fatare. È dunque 'taurus* accoppiato a ( bu- 
tto', che è il tarabuso in latino (cfr. Georges s. v.). II primo termine ap- 
pare nitidamente in più forme dialettali: beli, torobuss, ven. torebuso (cfr. 
E. H. Giguoli, Avif. it 284-5). In Toscana sarà nome importato da dialetti 
dell'Alta Italia, dove buss ecc. sìa normale risposta di bùtio (cfr. però pis. 
*nfabug%o\ ali. a pi*, traducine, ven. torebùseno, dove si può sospettare immi- 
stione di bucinus 'bucinator', cfr. il piem. e lomb. tromboun, ancora per 
'tarabuso'). E veniamo cosi ad accertare un altro bell'esempio di nomin. 
imparisillabo. Della forma lucchese non saprei affermar nulla; ed è forse 
più che altro una storpiatura. 



2»4 Pieri , 

perfide * (Fanf.) ; 2. are. trapezio. — 1 . da pezzo, v. Kòrt. 6101 ; 
2. trapezium TQané&ow 

trattare: l.arc. colui che trae; padrone o lavorante d'una trat- 
tura di seta ; 2. proprietario d*una trattoria. — 1. 1 ractòre ('trahè- 
re'); 2. frne. traiteur, che è tractatore, v. Can. Ili 386. - Qui 
anche: trattoria, 1. luogo dove si trae la seta dai bozzoli; 2. 
luogo decente dove si mangia a prezzo. 

trattoria, v. trattore. 

trebbio: 1. trebbia (strumento per trebbiare); 2. trivio. — l.sost. 
da trebbiare = trlbùlare (meglio che direttam. da tribùlum, 
v. Kort 8351, con abbreviazione, che si dovrebbe supporre, della 
vocal tonica); 2. trivium. 

treno: 1. tràino; 2. lamentazione, pianto funebre. — l.frnc. 
tram, cfr. Diez s. traino 1 ; 2. thrènus 9(>Tvo$. 

tribo'o: 1. tribbio, tribolazione, tormento; 2. specie di pianta ter- 
restre e acquatica, are. ferro on punte gettato per arrestare i 
nemici, sorta di grimaldello. — 1. tribùlum, cfr. qui s. trebbio; 

2. tribùlus TQèfio)*$ f . 

trojafa: 1. volg. azione o cosa sudicia; 2. are. schiera d'armi- 



1 Ma a tràino (e non traini, come scrive il Dioz e intende il Kòrt. n^ 
e traimre vorrei negata la provenienza gallica. Verranno essi direttamente 
da *trahinare, e il nom* sarà un deverbale. Nò di verbi derivati per w- 
mil ino lo man ;ano già esempj ; cfr. se issinare alL a scassare, e pedinare (da 
piede, non da pedina), ecc. E trassinare e trascinare o $tra- che altro mai 
saranno, se non *t rapinare (cfr. tassare e lasciare; né dimentico che per 
quest'ultimo il Groeber, Vulg. Substrato s. laxare, postulava una base t: 
-iare.), da *traxum per trac tu in, con la ben nota oscillazione del prt- 
supino? Per l'accento, che A in trascino di ri m petto a tràino, cfr.il *o*L 
striscino (Petrocchi;, e strascino -a ali. a strascino -a ecc., con quella incer- 
tezza che è assai frequente in forme rizotoniche (separo e separo, imito *i 
imito, ecc.)* E a strascinare b?n corrisponde il lucch. stracin-, con e da * d. 
f. a. (cfr. XII 12*2). Alla dichiarazione già proposta dal Caix (cfr. Kòrt 8&* 
ripugna troppo la fonetica. 

* Il Georges dà per metaforico il noia.?, so riferito alla pianta; ma d*t* 
esser l'opposto, come si ritenne finora (ofr. Forcell. s. v.). E tralascerò d'in- 
dagare in qual misura questo secondo termine per avventura si sostituì * 
potò far concorrenza al primo, in tribolare (cfr. la * tri Dolosissima dissimo* 
latio', ciò*» pung'Mitissima, e perciò penosissima, di Sid. Apollinare). 



Gli omeótropi italiani. - Capii. I. 205 

gevi di séguito a un gentiluomo. — l.da troja scrofa, v. Kòrt. 
8386 (e cfr. lucch. porcata e -rciata, da porco) ; 2. et. oscuro. 

trono: 1. seggio regale; 2. volg. tuono. — l.thronus Qqóvos; 
2.sost. da trottare, cioè tonare -are, v. Diez s. v. 

trullo: 1. sciocco; 2. are. peto. — 1. forse da ci] trullo (cfr.il 
lucch. tarullo st. sign.), che pare il nap. cetrulo citriuolo, v. Caix 
st. 102; 2. par sost.da trullare far peti, che forse è *clrull- da * de- 
rot'lare (cfr.il rullare del tamburo) 1 . 

tuono: 1. l'esplosione prodotta dal fulmine; 2. tono. — l.sost 
da ton- o tuonare, v. qui s. trono; 2. tónus ròvog. 

turbatile: l.che turba; 2. sorta di copertura del capo usata 
dagli orientali. — l.prt. di turbare -are; 2. pers. dulbend, v. 
Diez s. tulipano. 

wjgia: 1. ombra indotta dalle fronde che impediscono il sole; 
2. odio, noja, fastidio, umor malinconico; 3. are augurio. — 1. 
forse sost. da uggiare (onde il più comune aduggiare), che sarà 
*udiare da fidus -una umido, molle; sicché il verbo avrà detto 
in origine 'faro umido, parando i raggi del sole* 2 ; 2. prob. odia, 
v. Diez s.v. (cfr. Kòrt. 5701) ; 3. et. incerto 9 . 



1 Secondo il Kftrt.8458 e lo Zamb. 553 dovrebbe seguire: tufo y 1. sorta di 
pietra porosa e friabile; 2. cattivo odore, puzzo. — 1. tofus; 2. zvpog fumo, 
p&ilazione. Sennonché il secondo sign. di tufo, che trovo solo nel Voc del 
Trama ter, appar desunto da intufare, prendere odor di tufo, come spiega 
li Crusca (e cfr. Xll 130 s v.). Ora questo verbo deriverà voramente dal 
'ufo (« pietra' ), nel quale è scavata spesso la cantina, massime in campa- 
gna; e indicherà quell'odore d'umido e di rinchiuso, che dalla cantina pren- 
Joq talvolta lo botti. Questo caso d'omeotropia pertanto, se ci siamo bene 
apposti, è illusorio. 

1 Si consideri la stretta relaziono che passa tra 'ombroso* od 'umido*. 
Del resto, si potrebbe anche partire dal sostantivo, ponendo a base un de- 
rivato agg. *udeu, di cui uggia sarebbe il neutro plur. (cfr. meraviglia, ecc.). 
A ogni modo, la stessa voce è il sen. wiia 'frescura che si sente sul far del 
(riorno e sulla sera'; e avrà dapprima indicato Ma guazza' e 'il tempo della 
guazza*. Diversamente il Canollo, v. HI 347, che ne fa un allotropo d'uggia 
n*l secondo significato. 

1 Tentato bensì dal Bianchi, v. XIII 20$ (sost.da *audjare, o questo da 
"'*!/- aguriaré); ma in verità non persuade. E notiamo a proposito come 
l' are. aduggere dato dai lessici (che del resto non si potrebbe in alcun modo 



Pieri, 

•■•: I ^—^--r»»: ìarconire (svergognare, vituperare). 

; ;•. * ; i r .ù c-ra. ha un jan schernire (prob. per mezzo 

-\ •--•-.• \ ar.: :rs.\ .'• vw\ ingiuriare), cfr. Kort. 3910. 
-■ - • -*-":* \rs> Titillare; 2. lucoh. travasare intrugliando il 
*--% — t • .« <r ".*ar*: 2. # vasellare ('vase'), e cfr. Tarcit. 

- - "~ Vi 

• .h . ; v *^ ".;.% molto tempo; 2.* v- marino*, vitello marino, 
-■ ov t \ . : "u: 2. vit'lu. Ma l'omeotropia dovè da principio 

• l. ti vaiare; 2. veccia (Fanf.). — 1. vigilia, o so<t. 
^ - : v v ig*l-; 2. se proprio è ' veccia \ e non * viglia' (v. qui 
* \ <*.*\ Uomle? 

■ v •'■• ' l.pt. vecchio; 2.arc. vello. — l.frnc. vieti, cioè vèt'lu; 
V *U t*Wfr>, cioè véllus; e il sng. è rifatto sul plur. ve gli, }*r 
<y :•, o!V.l>'Ov\IX81-2. 

<vV'M: 1. luogo alto donde si fa la guardia; 2. striscia di velo 
4liUti->Hta sul viso delle donne. — 1. spagn. vele /a, dim. di vela 
gtui'diiit (che è sost.da velar » vigilare, cfr. Kort. 8709); 2. dim. 
ili ev/o da velum. 

oelina : 1. agg. d'una carta 'simile alla pergamena' 1 ; 2. luccta. 
\ flotta delle donne; 3. are. stagno, palude (Bembo). — l.ant. 
frac, fiditi, pergamena di vitello (da veci vitello, cfr.Diez s.veauì; 
ìi dim. di velo, v. qui s. veletta ; 3. et. oscuro. 

orna: 1. canale del sangue; 2. avena (specie dì biada). — 1. 
v «uni; 2. avéna. 

rem letta : 1. contraccambio d'offesa; 2. scherz. il vendere (nella 
fra** 'far vendetta'). — l.vindicta; 2. da véndere -ère. 

venerare: 1. avere in grandissima reverenza; 2. are. metter* 
addosso la brama venerea (Fanf.). — 1. venerare; 2. da Vè- 
ui-re. 



ragguagliar foneticamente ad adurère) non deve esser mai esistito. Non si 
r<j>:a di osso verbo che adugge, il quale in tutti gli esetspj è 3* pera, aag 
<l'il oongt. (o non doll'ind.), perciò di prima conjugz. (cfr. ama, pense* ecc.). 
vaio a diro da aduggiare\ 

4 Ma in quanto s'usa come agg. di carta 'molto sottile*, se anche è U 
•lotta voce, fu raccostata di certo a velo. 



Gli omeótropi italiani. - Capii I. 207 

ventare: l.far vento, soffiare ; 2. pist. diventare. — l.da vento 
•us; 2. *de"|ventare (dal prt.-sup. di * devenire '),cfr. Kòrt. 2545. 

verdetto: 1. alquanto verde; 2. dichiarazione dei giurati. — 1. 
dira. di verde vlridis -e; 2.ing\.verdict ('vere dictum*), dichia- 
razione, che è passato a noi dal francese (e cf r. il ted. walirspruch 
st. sign). 

vérgola: 1. piccola verga; 2. specie di seta addoppiata e torta 
due volte. — 1. vlrgùla; 2 et. incerto 1 . 

vernare, v. verno. 

vgrno : 1. volg. inverno, pt. invernale; 2. are. primaverile. — 
l.hibérnu, e cfr. Asc. Ili 442; 2. vèrnu ('ver'). - Qui anche: 
vernare pt., 1. svernare, esser d'inverno; 2. far primavera. Inol- 
tre: svernare, 1. passare il verno; 2. cantare (propr. degli uc- 
celli 'in primavera'). 

veì % PQcchio. : 1. are. frantojo per le ulive; 2. lucch. randello. — 
1. et. ignoto; 2. veroculo, da veru spiede, 

vesco are.: 1. vescovo; 2. vischio. — l.e]piscd[pus] ènUs*o- 
nos; 2. viscum. 

vesta: 1. veste; 2. Vesta, figlia di Saturno e d'Opi. — 1. v fi- 
stia; 2. Vesta. 

via: 1, traccia per andare da luogo a luogo; 2. avv. usato nel 
moltiplicare. — l.via; 2. vices volte, fiate, cfr. Caix st. 21-3*. 

viglia: 1. pianta da granate per levare i vigliacci; 2. are. vi- 
gilia. — l.sostda vigliare (cfr. vigliuolo -accio), che è # verri- 
cùlare secondo il Diez s. v. (ma cfr. Parodi, Rom.XXVlI 224-5); 
2. v. qui s. veglia. 

vinto: 1. superato, sconfitto; 2. are. vincolato, avvinto. — l.prt. 
di vincere -ère; 2. vlnctu ('vinclre'). 

viola: 1. specie di fiore; 2. sorta di strumento a corde. — 1. vio- 
la; 2. et. incerto, cfr. Kòrt. 8789. - Qui anche: violino, 'color di 
viola 9 , e 'strumento musicale'. 



* Lo Zamb. 1377 inclinerebbe a veder qui un sost.da vergere. E potrà 
nascere il sospetto che altro non sia questa voce so non la precedente in 
una diversa accezione (forse, in orìgine: 'filo avvolto ad una vergola'?). 

* E Tare via o vie, molto, che serve a rinforzare un comparativo (ancor 
vìvente in viepiù e viemeno)! 



208 Pieri, 

violalo : 1. are. violetto o -aceo, l'infuso di viole; 2. che ha pa- 
tito violenza, contaminato. — 1. da viola; 2. prt. di violare -are. 

citai l.il vivere; 2. are. vite. — 1. vita; 2. vltis, v. qui * 
invitare. - Inoltre: vitina, dina. di 'vita' e di 'vite'. 

vitto: l.cibo necessario alla vita; 2. pt. vinto. — l.v Ictus, 
sost. (' vivere'); 2. victu (prt. di c vincere'). 

vizialo: 1. dedito al vizio, che ha vizio; 2. una data qualità di 
vitigno, magliuolo (ali .a vizzato). — 1. vitiare ('vltiam'); 2. •vi- 
ti atu ('vitis'). 

votare: l.dare il voto; 2. far vuoto. — l.da votum; 2. da 
vuoto, che è *vocttu, cfr. KOrt. 8801, Ma Tomeotropia non s'e- 
stende alle forme rizotoniche, o v' è solo imperfetta (p, uo ; p, o). 

zàino: 1. sorta di sacco o sacca; 2. agg. di cavallo 'dal colon* 
non variato di bianco'. — 1. aat. za ina canestro, v. Diez s. v.; ti. 
et. oscuro, ma tutt' uno col frne. zain t ove il Dozy sospetta l'ar. 
a.^amm unicolore, v. Scheler s. v. *. 

zatta: 1. zattera; 2. specie di popone bernoccoluto. — l.proK 
dal frne. cluitte (che è lo sp. chata, da piata; e cfr. l'it. ant. zam* 
bra, dal prov. e frne. cìuxmWa -e), v. Can. Ili 358 *; 2. et. ignoto. 

zecca: 1. officina dove s'improntano le monete; 2. acaro (in- 
setto che s'attacca a certi animali). — 1. ar. sikkah pila (strum. 
di ferro per coniar le monete), v. Diez s. v. ; 2. mat. zgcke, cfr. 
Kòrt.8185. 

zerbino: 1. bellimbusto, vagheggino; 2. tenda all'uscio d'una 
stanza. — 1. è lo Zerbino dell'Ariosto (cfr. Ori. fur., 28, 6), per 
antonomasia; 2. da Zerbi (Meninx), isola presso l'Affrica, gii in 
fama per le sue industrie. Ma l'omeotropia è solo apparente; v. 
Grion XII 186. 

zero : 1. il segno numerale; 2. sorta di gemma ; 3. pesce simile 
alla sardina. — 1. ar.si/V ecc., propr. 'tutto vuoto'; 2. z eros, 
Plin. 37, 9, 53 ; 3. et. ignoto. 



1 In questo caso la voce italiana (e iberica) sarebbe certo di provenienza 
francese; cfr. itcfcii/io, dal frne. c//itm, che é *damus (sdama), KòrtZ&l. 

* È chiatto -a, a parer nostro, di schietta fonia toscana (cfr.SuppL Arch.V 
227-8;; sicchò, lungi dal contrastare alt* etimo posto per zatta (cfr. Kftrt 
4543), sarà un altro bell'esempio dell'esito gutturale di pl. 



Gli omeótropi italiani. - Capit. II. 200 

zeta: 1.1' ultima lettera dell'alfabeto; 2. are. camera, stanza. 

— l.fijra; 2. diaeta Sicura (già zaeta ne'rass.; v. Georges). 
zia: 1. sorella del padre o della madre; 2. callosità o sudiciume 

ai ginocchi. — 1. Qeia; 2. donde? 

ziro: 1. sen. orcio; 2. voce che ripetuta indica il suono del vio- 
lino. — 1. ar. zir vaso grande, v. Caix st. 173 (e cfr. II s. zirla); 
2. onomatopeja. 

zito are: 1. zitello; 2. bevanda d'orzo simile alla birra. — 1. 
par voce d' et. germanico, connessa al ted.zitze mammella, cfr. 
Kort. 8946; 2. prob. oiros, che vale anche 'cereale* in genere. 

zolla: l.ghiova; 2. sen. giuggiola. — 1. nat. scholle (per z 
da $, vedi s. zatta) 1 ; 2. jùjùba, di che cfr. Flechia III 172-3, e 
v. la nota *. 

zuffa: 1. combattimento, baruffa; 2. pist. farinata di granturco. 

— 1. pare dal ted. zupfen tirare, v. Diez s. v. ; 2. secondo il Caix 
*L 174 dall'alto, ted. su f brodo. 



CAPITOLO SECONDO. 

SAGGIO D'OMEÓTROPI IMPERFETTI. 

I. Con e, e; $>, o. 

accetta : 1 . specie di scure ; 2. accetta^ terreno assegnato e 
dato in sorte (term. stor.). — 1, dimin. di ascia; 2. accépta (da 
'aGapére'). 

assetta : 1 . piccola asse ; 2. assgtta, are. assettamento. — 1 . di- 
min, d'asse axis; 2. sost. da assettare, cioè # asseditare ('se- 
dére'), mettere al posto, cfr. K5rt. 827. 

cera: 1. materia onde l'ape fabbrica il favo; 2. egra, pist. aria 
del volto, aspetto. — l.céra; 2. cèrea. Cfr. Asci V 119-22. 



1 Strano pare il pensiero del Diez (cfr. K6rt 7281), che preferisce qui ad 
etimo raat.se olla. 

1 Istruttivo in questa parola il procosso d'elaborazione, quale io penso 
che s'effettuasse. Avremo dunque zolla da zoi'la, cioè *jujula (e così 
▼»rremo anche a riconoscere ben antico Io scambio del suffisso). II z è spie- 
gabile per T influsso del concorrente z'xzzolo -a da zizyphum; ma potrebbe 
anche esser direttamente da j (cfr. it'nfpro). 

Archivio (lotto). iUL, XV. 14 



210 Pieri, 

cesto: 1. cesta, riunione di foglie alla radice; 2.c§sto, cintura, 
zona; 3. bracciale di cuojo e piombo per duellare. — 1. ci si a 
(xi&nj), mutato il genere; 2. céstus (da xetrró? ricamato, sott* 
Ifiàs correggia, cinghia); 3. caestus (da 'caedère'). 

celerai 1. cetra; 2. cfftera 9 eccetera. — l.clthara xt6dpa;2. 
caetéra (da 'caeter', plur. neutro). 

collega: Lare. lega; 2. collega, compagno di magistratura o 
d'ufficio. — l.sost. da collegare -Igare; 2. collega, 

colletto: 1. dira. di 'collo' e 'colle'; 2.cóllelto, are. raccolto in- 
sieme (Dante). — l.v.I s.v.; 2. collèctu (' colligéro '). 

creta: 1. argilla; 2. Creta, isola dell'Egèo, — 1. créta; 2. 
Créta K^rrìj. Ma l'omeotropia non esisteva all'origine, perchè il 
primo termine è derivato dal secondo (v. Georges). 

meco: 1. con me; 2. meco, are. adultero. — l.mécum; 2. 
moechus poi%óe. 

messa: l.il mettere; 2. messa, are. mèsse. — l.sost. dal prt. 
missu-a ('mittére'); 2. méssis. 

pesca : 1 . il pescare ; 2. pesca, frutto del pèsco ( c malus Per- 
sica'). — l.sost. da pese piscare; 2. Persica. 

pesta: 1. via con impresse l'orme, via battuta; 2. pesta, volg. 
pèste. — 1. sost. o direttara. d&pest- pistare o dal prt. tronco pe- 
sto -a; 2. pèsti s. 

telo: 1. tessuto in quanto s'abbia riguardo all'altezza della pezza; 
2. tglo, pt.arme da getto. — 1. téla, mutato il genere; 2. télum. 

tenia: 1. timore; 2. tenia, argomento, parte invariabile d'un no- 
me. — 1. timor, mutato il genere, cfr. p. 219; 2. théma •ffia. 

Anche v. I, s. abbiettare affettare allenare vecchio. 

allora: l.in quel tempo (avv.); 2. allgra, agg. d'una specie di 
pera verde. — l.a[d] ill[am] horam; 2. da cUlQro - il]la lau- 
rus (cfr. però XIII 322 n). 

asserto: 1. sorto su, che s'è alzato; 2. assorto, assorbito. — 1* 
prt. d 9 assorgere adsùrgére; 2. prt. d'asstfrbere a b s o r b e re. 

bQtta: Lare. e volg. botte; 2. botta, colpo, percossa; ecc. — 1. 
da una rad. bùtt, forse greca (/fórte mastello, fiasco), cfr. Kurt. 
1435; 2. v. I s.v. 

ctQccia : 1 . poppa ( voce fanciull. ) ; 2. cioccio^ ciaccione, afian- 



Gli omeótropi italiani. — Capit. II. 2) 1 

none. — Son parole onomatopeiche 1 . - Qui anche: docciare, 1. 
poppare; 2. fare il doccia. El'omeotropia vi riesce perfetta nelle 
forme arizotoniche. 

cipppa: 1. are. poppa; 2. cioppa, scherz. sorta di sottana o gon- 
nella. — 1. v. qui s. cioccia; 2. et. ignoto. 

cqIo : 1. colatojo, sorta di vaglio; 2. colo, membro, membretto 
di periodo o emistichio. — 1. còlum, cfr. I s. colazione; 2. xwlov. 

cplto: 1. istruito, luogo a coltura; 2. colto, raccolto, preso, col- 
pito. — l.cùltu ('colere'); 2.prt. di cogliere ('colligère'). 

corno: Lare. come; 2. corno, l'uscire in pubblico dalla mensa 
a serenate e baldorie. — Lquomodo; 2. xo^to?. 

cqtso -a: 1. il correre, prt. di 'correre'; 2. corso -a, specie di 
vino e cane di Corsica e agg. d'una specie di vite. — 1. cursus 
sost e prt.; 2. Corsus -a. 

dpmo: 1. domato; 2. domo, duomo. — l.prt. tronco di domare 
-are; 2. domus casa (cioè la 'casa per eccellenza', per antonom.). 

dptto -a: Lare, ti more, sospetto; 2. dotto -a, che ha dottrina. — 
1. v. I s. dotta; 2. doctus -a. 

fpro: 1. buco -a; 2. foro, piazza, tribunale. — Lsost. da forare 
for-; 2. fòrum. 

indetto: 1. spinto a qualche cosa; 2. indotto, non dotto. — 1. 
indùctus; 2. indòctus. 

pra: Lnel tempo presente (aw.); 2. ora, pt.aura. — l.hòrà 
(sott. 'hac'); 2. aura. 

prcia: Lare. orcio, mezzina; 2. orcia, are. orza. — l.ùrceus, 
mutato il genere ; 2. v. I s, orzata. 

rpcca: 1. conocchia ; 2. rocca, fortezza in alto ben munita. — 
Cfr. I, s. racchetta. 

rpgo: 1. rovo; 2. rogo, pira. — 1. rùbus; 2. v. I s. v. 

sprta: 1. che si è levata su; 2. sorta, specie, qualità. — L prt. 
fem.di sorgere sùrg-; 2. sorte. 

tpcco: l.il toccare; 2. tocco, pezzo di checchessia staccato dal 
tutto, are. berretto ; 3. cnt tacchino. — Lsost. da toccare, prob. 



1 Cfr. però le varie forme: p$ppa % piccia, cipppa (Fra Jacop.), ciuccia; di 
«ai la seconda è il normale esito meridionale di * p ù p p e a. Il é- di ciuccia 
sari dorato ad assimilazione, promossa bensì da una spinta onomatopeica. 



210 Pieri, 

cesto: 1. cesta, riunione di foglie alla radice; 2. cesto* cintura, 
zona; Sbracciale di cuojo e piombo per duellare. — 1. cista 
<xàmj), mutato il genere; 2. cestus (da xstrtóg ricamato, sott- 
Ifidi correggia, cinghia); 3. caestus (da 'caedère'). 

celerà: 1. cetra; 2. estera, eccetera. — l.cithàra x«6aea;2. 
caetéra (da 'caeter', pi ur. neutro). 

collega: 1 . are. lega ; 2. collega, compagno di magistratura o 
d'ufficio. — l.sost. da collegare -Igare; 2. collèga. 

colletto: l.dim.di 'collo* e* colle'; 2. colletto, are. raccolto in- 
sieme (Dante). — l.v.I s.v.; 2.colléctu (< coiligére '). 

creta: 1. argilla; 2. Crete, isola dell'Egèo. — 1. creta; 2. 
Créta Kffru. Ma l'omeotropia non esisteva all'origine, perchè il 
primo termine è derivato dal secondo (v. Georges). 

meco: Leon me; 2. meco, are. adultero. — l.mècum; 2. 
moechus fioixfc. 

messa: 1. il mettere; 2. messa, are. mèsse. — l.sost. dal prt. 
missu-a ('mittére'); 2. méssis. 

pesca: 1. il pescare; 2.pgsca, frutto del pèsco ('malus Per- 
sica'). — l.sost. da pese pi scare; 2. Persica. 

pesta: 1. via con impresse l'orme, via battuta; 2. pesta, volg. 
pèste. — 1. sost. o direttam. dapwf- pistare o dal prt. tronco p* 
sto -a; 2. péstis. 

telo: 1. tessuto in quanto s'abbia riguardo all'altezza della pezza; 
2. t$lo 9 ptarme da getto. — 1. tela, mutato il genere; 2. télum. 

teìna: 1. timore; 2Aema, argomento, parte invariabile d'un no- 
me. — 1. timor, mutato il genere, cfr. p. 219; 2. thèraa Offio. 

Anche v. I, s. abbiettare affettare allenare vecchio. 

allpra: l.in quel tempo (avy.); 2.allqra ì agg. d'una specie di 
pera verde. — l.a[d] ill[am] horam; 2. da alloro » il]la lau- 
rus (cfr. però XI11 322 n). 

asserto: 1. sorto su, che s'è alzato; 2. assorto, assorbito. — 1. 
prt. $ assorger e adsùrgére; 2. prt. d'asstfr bere a b s 5 r b è r e. 

bQtta: l.arc.e volg. botte; 2. botta, colpo, percossa; ecc. — 1. 
da una rad. bùtt, forse greca (fivtu; mastello, fiasco), cfr. Kort 
1435; 2. v. I s.v. 

ciuccia: 1. poppa (voce fanciull.); 2. doccia, omaccione, affiw* 



Gli o meo tropi italiani. — Capit II. 2 li 

none. — Son parole onomatopeiche 1 . - Qui anche: docciare, 1. 
poppare; 2. fare il doccia. E l'omeotropia vi riesce perfetta nelle 
forme arizotoniche. 

cipppai 1. are. poppa; 2.cioppa, scherz. sorta di sottana o gon- 
nella. — l.v. qui s. doccia; 2. et. ignoto. 

cplo : 1. colatojo, sorta di vaglio; 2. colo, membro, membretto 
di periodo o emistichio. — 1. còlum, cfr. I s. colazione; 2. x&Xov. 

cplto: 1. istruito, luogo a coltura; 2. colto, raccolto, preso, col- 
pito. — 1. cui tu (' colere'); 2.prt. di cogliere ('colligére'). 

corno: 1. are. come; 2. corno, l'uscire in pubblico dalla mensa 
a serenate e baldorie. — 1. quomodo; 2. x<5juo€. 

egrso-a: 1. il correre, prt. di 'correre *; 2. corso -a, specie di 
vino e cane di Corsica e agg. d'una specie di vite. — 1. cursus 
sost e prt. ; 2. C5rsus -a. 

dpmo: 1. domato; 2. domo, duomo. — l.prt. tronco di domare 
-are; 2. dòmus casa (cioè la ( casa per eccellenza', per antonom.). 

dptto -a: Lare. timore, sospetto; 2. dotto -a, che ha dottrina. — 
1. v. I s. dotta; 2. dóctus -a. 

fproi 1. buco -a; 2. foro, piazza, tribunale. — 1. sost. da forare 
fSr-; 2. fòrum. 

indetto: 1. spinto a qualche cosa; 2. indotto, non dotto. — 1. 
indùctus; 2. indoctus. 

pra: l.nel tempo presente (avv.); 2. ora, pt.aura. — l.hòrà 
(sott. *hac'); 2. aura. 

prcia: 1. are. orcio, mezzina; 2. Qrcia, are. orza. — l.urceus, 
mutato il genere ; 2. v. I s. orzata. 

rpcca: 1. conocchia ; 2. rocca, fortezza in alto ben munita. — 
Cfr. I, s. racchetta. 

rpgo: 1. rovo; 2. rogo, pira. — 1. rùbus; 2. v. I s. v. 

sprta: 1. che si ò levata su; 2. sorta, specie, qualità. — 1. prt. 
fem.di sorgere sùrg-; 2. sorte. 

tpcco : 1 . il toccare ; 2. tQcco, pezzo di checchessia staccato dal 
tutto, are. berretto; 3. cnt. tacchino. — 1. sost. da toccare, prob. 



1 Cfr. però le varie forme: ppppa, pgecia, cigppa (Fra Jaeop.), ciuccia; di 
cui la seconda è il normale esito meridionale di * p ù p p e a. Il e- di ciuccia 
aarl dorato ad assimilazione, promossa bensì da una spinta onomatopeica. 



i 

J 



212 Pieri , 

= *tùdlcare (Hundère'), v. Nigra XIV 337; 2. kymr.tocio ta- 
gliar via, toc berretto, v. Diez s. tocca; 3. et. ignoto, cfr. I s. tacco. 
- Qui anche: tycca, 1. buca o fessura nel lastrico; 2. tocca, sorta 
di drappo di seta e d'oro '; 3. cnt. tacchina per la cova. 

tpmo: 1. arc.il cader giù; 2. tomo, volume d'opera a stampa. — 
1. sost. da tornare, probabilm. = aat. t ù m ò n barcollare, v. Ma- 
ckel 20; 2. toraus rófiog. 

tgrla: 1. specie di crostata o pasticcio per lo più in teglia; 2. 
torta, il torcere, prt. di 'torcere'. — 1. torta (solo 'tpanis' = 
pagnotta; Volgata); 2. da t or tu -a ('torquòre'). Ma loraeotropia 
non è che apparente, se l'altra voce, come sembra, è anch'essa dal 
prt. di 'torquère'; cfr. Georges s.v. e K8rt. 8256. 

tgsco: 1. toscano; 2. tosco, tossico. — l.Tùscus; 3. toxìcum 
ro£*xóv. 

volto: l.viso, faccia; 2. volto, voltato. — l.vùltus; 2. pari da 
vigere evolvere'). 

voto: 1. promessa, desiderio; 2. ooto, vuoto. — Cfr. I s. votare. 

Anche v. I, s. assolare assordare votare. 

II. Con z, z (iniziale o interno). 

za: Lare, qua*; 2. za, voce che imita un colpo tagliente e af- 
frettato. — Lecce ha e (cfr. il frne. ?a); 2. onomatopeja. 

zannata: 1. colpo e segno della zanna; 2.iannata % cosa da 
zanni. — l.da zanna, che è l'aat. zan (nat. zahn) 8 ; 2. dal ber- 
gam. Zanni, cioè Z'ovanni, divenuto un nome comune, v. Diez s.v. 
(cfr. il ni. berg. Z'dnica, che deve esser *Giovànnica'; e per la ra- 
gione del suffisso, v. Suppl. Arch. V 239). 



1 Ma in origino indicò 'il pezzo d'oro* (fosse quadretto o fiore o altro-* 
che spiccava sul tessuto; e perciò si disse * drappo pieno di tocche d'oro' 
( v. Panf. s. v. ). 

• Erroneamente za il Petrocchi. 

9 II Diez anche adduce, come un valido competitore, sauna, dove 'il di- 
grignare i denti* (sign. ch'egli attribuisce, poco esattamente, alla voce latina) 
poteva poi diventare "i denti che digrignano*. Circa la sua osservaxioo», 
che s germanico non dà mai s all'italiano, cora' è nella variante Mima, no- 
tiamo intanto che il pisano-lucch. aveva (e il lucch. cnt. ha anc'oggi) idi: 
di qualunque provenienza. 



Oli omeótropi italiani. — Capit. II. 213 

zirla: l.lucch. zigolo; 2. zirla, pist. orcio grande. — l.sost. da 
zirlare fischiare de' tordi e altri uccelli, cfr. Diez. s. v.; 2. mutato 
il genere, dim. di ziro orcio grande, v. I s. v. (l'ettlissi nel deri- 
rato mostrerà che l'importazione è assai antica). 

\aguzzetto e aguzz-, v. I s. v.]. 

ammezzare: 1 . are. diventar mézzo (più che maturo); 2. am- 
mezzare, condurre a metà, are. dividere per metà. — 1. da mezzo 
prt. tronco di mezzare are, da * mi tiare ('mitis'), cfr. Kòrt. 5345; 
2. da mezzo mèdiu. E l'omeotropia è doppiamente imperfetta 
nelle forme rizotoniche (ammezza e -ezza, ecc.). 

ganza: 1. cappio all'estremità d'una fune; 2. ganza, amante, 
druda — l.da gancio, di che v. Kòrt. 1560, mutato il genere 
( ma non può esser voce toscana ) ; cfr. il venz. ganzo ecc. ; 2. 
forse m aat. gangea postribolo, meretrice, cfr. Caix st. 110-1 *. 

ghiQzzo : Lare, goccia, un pocolino; 2.ghigzzo, un pesce d'ac- 
qua dolce*. — Leon metapl., da *glùttea per *glutta Egit- 
ti a, cfr. gpccia da *gùttea); e cfr.il yuz. giozo -a; 2. mal si po- 
trà separare dall'equi vai. cobius e gob- (xw/fafc), e dovrà per la 
ragion fonetica esser voce importata; ma donde? 8 . 

lazzo: 1. are. aspro e pungente di sapore; 2. lazzo, atto o gesto 
che muove a riso, celia. — 1. acidu (cfr. spzzo da sucldu), v. 
Diez s. v. e Flechia II 325 n ; 2. et. oscuro 4 . 

manza: Lare, (pt.) amante, fem.; 2. mania, fem. di * manzo'. 

— 1. lo st. che amanza, are. 'amore' e 'donna amata'; 2. man- 
sùes raanso, mansueto, cfr. Kòrt. 5076, Asc.XIV 343. 

razza: 1. stirpe, generazione; 2. razza, raggio della ruota; ecc. 

— 1. forse dall'aat.reiza linea, cfr. Kòrt. 6612 (anche 'Nachtr.'); 
**• v. i s. v« 

[ronzone e roni-, v. I s. v.]. 



1 Se fosse vero, come asserisce lo Zamb. 563, che 'in vari luoghi d'Italia 
U donna poco onesta si dice oea\ sarebbe un etimo più probabile il ted. 
9*ns t aatganazo. * Con g i Vocabolarj; e avremmo allora un'omeotro- 
pia doppiamente imperfetta. * Per il Diez essa è voce connessa a ghiotto; 
ma gli s'oppone anche il Kòrt. 3706. 4 Ma non si dovrà escludere in 
modo assoluto che sia tutt*uno col precedente (q. 'motto aspro e pungente'); 
molto più che a Piatoja (v. Petrocchi) e anche a Lucca (dove peraltro non 
e oggi una voce volgare), si pronunzia con zs (sordo). 



216 Pieri, 

157 s. guerria); ma cfr. il ted. wiege culla, il cui 'antenato' potè 
in ciò contare per qualche cosa. Il ditt. anormale è anche del 
chiari. vi£guelo erpice (Billi). 

gonghia, are, gogna (Sacch. e Frescob.). — E forma che non 
contraddice, anzi par confermare V etimo ver] gogna ; cfr. Kòrt. 
8636 l . Avremmo qui la singoiar riduzione di dj a Qj, che in- 
sieme con quella di tj a kj è caratteristica dell'aretino (v. Asc. II 
449-50), e occorre anche in altre parti (per la stessa nostra for- 
mula, cfr. il pis. Inghie Indie). 

gongolare, lucch., sguazzare, detto di cosa che nuoti entro un 
liquido (Bianch.) ; it., esser tutto commosso per intima e mal ratte- 
nuta gioja. — Non dubito che siano tutt'uno. Per la doppia acce- 
zione, cfr. lo stesso sguazzare, che vale insieme 'muoversi entro 
un liquido ' e * commuoversi per allegrezza* (stragodere, trionfare); 
e così anche l'are, colleppolare. E tengo per assai probabile un 
etimo, che a prima vista potrà parere assai strano, ravvisandovi 
un allòtropo di dondolare da *dfe]-undulare (cfr. Diez s. v.). 
Nell'ordine de' suoni offre un esatto parallelo il sen. ghinghdlare, 
di fronte al lucch. dindellare * (v. Fanf. u. t.), ambedue, mutato il 
suffisso, dal tema medesimo di dondolare e coll'affine sign. di 'di- 
menare* o l tentennare'. 

inlrettirsi, sen., aver paura, rimescolarsi; tretta, sen., ac- 
coramento, paura. — Avremo intrettire da treltire con mutata 
conjugz. per frettare, cioè trepidare; e il sosisarà un dever- 
bale. Connesso a questi pare a me tretticare, sen., camminare a 
gambe larghe e quasi barcollando (e dicesi propriam. de 9 majali 



1 Nod vodo corno mai il Can. Ili 395 ponesse gggna; dove il sapposto » 
gli riusciva d'ostacolo all'etimo d*l Diez. 

1 Ali. a dindolare dond- (Stef). Questa e le altre forme con i radicai* 
suppongono de-[ujndulare, con prevalenza del primo suono. E in dan- 
dola ecc. si dovrà ripeter l'i (-*) dalle forme arizotoniche. - Da esso eoo 
par separabile Ttt ant. dinderlo e •orlino, specie di frangia o ciaciglio (al 
plur. ; e per l'uscita, cfr. màndorla ecc.) ; e connettere anche vi vorrei drtii- 
golare* chian. sdrenguelàre, tentennare ( per cui il Cai* st 106 penta ad 
altro etimo), osservabile in quanto il § da d vi sarebbe «orto per 



zione. 



Note etimologiche. 215 

un'epentesi (v. XII 124); cfr. ven. furefjar rovistare (e srd./e*r- 
ruggà ecc. ; Guarnerio XIV 395). Per la parte ideale, tutto con* 
siderato, la convenienza di questo etimo parrà forse maggiore ; e 
cfr. buclierare, che significò insieme 'far buchi' e € cercare fru- 
gando' (Fanf.). 

frugnuolo, sorta di lanterna a riverbero usata per la cac- 
cia notturna agli uccelli. —ET equivalente are. fomuolo 9 da 
*furneolo (burnus ', e circa il diminutivo, cfr. fornello), con as- 
sai ovvio traslato. E si dovè pronunziar veramente *fornjuolo 
o forgn-, come ci mostra lo n della forma metatetica. 

fasci- e fuciacca, larga sciarpa co' due lati pendenti in 
basso, lucch. cravatta. — Lo Zarab. 557 dal ted. fuss-hache tal* 
Ione. Credo migliore l'etimo proposto già dal Salvi ni (v. 'Fiera',. 
Intr. 1), il quale vi ravvisava * fusciacca 1 (fascia). E avremo 
Yu dalla preced. labiale. 

gàngola, gianduia, gianduia enfiata (al pi.); gonga } gianduia 
enfiata e sua cicatrice (Malm. vi 54; al pi.), accresc. gongpne, 
enfiagione alla gola o alla guancia (Fanf.); gongolarlo st. che 
'gonga' (Pataffio), e del Voc. it. anche per 'tumore alla gola'. — 
Il Diez s. ganguear riporta gàngola a yàyyXiov enfiagione (cfr. 
KOrt. 3592). Ma questa forma, come fu notato da un pezzo, e an- 
che le altre non saranno in realtà che glande e gianduia, con 
ettlissi di l e con d in Q per assimil. sillabica (circa quest'ultima, 
cfr. agghindare da agghindr). V. Bianchi X 378 e '94 n. La se- 
conda e terza forma ci offrono un altro bell'esempio di p da a, 
che s'aggiunge alla serie di mgneo ecc. (cfr. Suppl. Arch.V 225)» 

ghiécolo e (oggi) diécolo -ro, lucch., culla. — È voce an- 
tica (v. Fornaciari appr. Fanf. u. t.); da vehlcùlum. Cfr. il srd. 
e còrso vikulu e bèkulu st. sign.; Guarnerio XIV 407. La prima 
forma (da *guiecolo di f. a.) appare osservabile in quanto il v 
è reso come il w germanico (cfr. ghiera da *guiera f e v. XII 



1 L'asterisco, qaantnnque U roce sìa, coir esempio del SaWini, entrata 
ne* «ostri Dizionarj ; perchè egli la dà, te ben vedo, come una eoa propria 
ricostruzione e non come una voce realmente in uso. 



218 Pieri, 

muziolare, ar., mugolare 1 . Vi richiamo l'attenzione, perchè 
mi pare un bell'esempio di zi da ^J* (cfr. Suppl. Arch.V 161). 
Oli corrisponde l'are, it. mugghiare (Pataffio), che sta per la for- 
ma a mugire, come gagnolare* a gannire. 

rigattare, sen., sgridare, fare il dottore a uno. — Secondo 
il Gaix st. 141 dall' ant. frne. rioter, con Q per togliere l'iato. 
Penso che sia piuttosto un allòtropo di ricattare da • recapta re 
(cfr. Kórt. 6715), con quella stessa evoluzione ideale, che conduce 
a 'biasimare' e sim.il lat. reprehendere e 1* it. ripigliare. 

scalpitare, percuoter la terra co' piedi (e si dice per lo più 
del cavallo), calcar co' piedi camminando. — Il Caix st. 146 «la 
calpestare con metatesi (cfr. Kort. 1496, Zamb. 943); il quale etimo 
a me è sempre parso più arguto e attraente che vero ; né ho mai 
potuto trovare a codesta presunta metatesi un parallelo esatto * 
sicuro. Credo piuttosto a ^scalpitare, da scalpore. Il signif. 
fondamentale sarà dunque ' scavare *, cioè * scavar la terra co* piedi \ 
e quasi 'scalfir la terra', come fa particolarmente la zampa <M 
cavallo che scalpita (cfr. lo ' scalpore terram unguibus' delle ma- 
liarde in Orazio); onde poi, presa la causa per l'effetto, anch'* 
* calpestare*. 

sciainato, sen., malandato, rifinito per malattia. — Riviene 
ad *exaginatu, da # aglna ('agère'), v.Kòrt. 314, e perciò vai* 
dunque in origine: senza attività, senza forza. 

sciàvero, ritaglio di legname o di pelle o stoffa. — Lo Zamb. 
1 137 dal frac, scier segare (cfr. Kort. 7330). È invece, con tutu 
probabilità, il so$t. o il prt. accorciato di % sdaverare, allòtropo 
di sceverare (v. Gan. HI 375 e D'Ov. IV 151 n), con a sorto dtp- 
prima nelle forme arizotoniche. 

scivolare, are, sibilare, fischiare; oggi: sdrucciolare. — H 
Diez s. cigolare non si riferisce a questo verbo che per l'accezione 



1 Oggi par che si dica solo del sasso che romba lanciato eao fona 
(prof. Luigi Bonfioli). La sibilante, dal PanC a dal Petrocchi date p*r 
sorda, e sicuramente sonora. 

' Por questo il Kòrt 3595 postala* nen bene, uà *gannicalare. 



Note etimologiche. . 217 

grassissimi; Gradi appr. Fanf. u. t.), che ben si potrà ricondurre 
a *trépidlcare l . E noto che in lat. 'trepidare' vale anche 
'tremulo motu concuti, agitari', e 'trepidus' anche 'tremulus, agi- 
tatila' (v. Forcell.). L'etimo che qui postuliamo dovè significar 
dunque 'il tremolare* (volg. 'il far lappe lappo') delle natiche e 
della pancia de' majali ben grassi mentre si muovono. Del resto, 
si potrà spiegare anche per 'ondeggiare' o 'vacillare', come fa 
camminando il majale molto pingue, co' quali verbi traduciamo 
assai bene in più casi il lat. 'trepidare*. Per trelticare il Caix 
stl68 pensa ai lat. st ritta re (Varrone), e ad etimo germanico 
il K5rt. 7823. 

marachella, difetto, pecca 1 . Potrà, con trasposizione reciproca 
di ree, essere = *maearella da ma cu lei la ('macula'), che ri- 
sulta per la parte fonetica, a parer mio, in perfetta regola ( v. 
Suppl. Arch.V 240-1 n). E cfr. il frne. teche. 

marrdpeto, ar., uomo avventato e sgraziato, che guasta quel 
che tocca. — Da man-ràpido, cioè manu rapidus. Si ricorda 
qui per la bella singolarità del composto. Per l'assimilazione, cfr. 
it. manrovescio; e per la vocal di penultima, SLr.solleto subbeto ecc. 
Circa / da d in questa stessa formula, il quale è di regola nel 
lucch. (v. XII 123, ecc.), se n'hanno anche esempj d'altre parti 
della Toscana. 

moscio, vizzo, floscio. — Credo che questa voce si debba ri- 
solutamente separare da tutte le altre neolatine ad essa fin qui 
ravvicinate (cfr. Diez s. v. e KSrt.5441), e che nuli' altro sia se 
non mQSSOy prt. di 'muovere' (cfr. floscio da flu^u, Diez s. v.; ma 
v. a ogni modo Grobber, Vulg. substrato s. laxare). Rispetto a s 
da ss, cfr. grascia ecc. Ili 370; e XII 119. E avremo cosi un'al- 
tra bella coppia di allòtropi da aggiungere all' Indice del Ca- 
nello. 



* Le riiotoniche hanno e secondo il Petrocchi: tr§ttiea ecc. 

' Deve esser questo il sign. fondamentale (si ponga mente a frasi come: 
':l tale ha molte m-' o 'scoprir le m- d'alcuno', ecc.); dal quale si sarà 
svolto facilmente quello di 'azione cattiva' o 'inganno*, ecc. 



220 Pieri, Note etimologiche. 

Quasi inutile l'avvertire che tronfio vanamente gonfio e sbuffante, 
è il prt. tronco di tronfiare, che il Kórt. 8314 deriva (e pare ira- 
possibile) da trionfarsi — Circa dr in tr, cfr. Asc.VII 144. 

tròttola, pera di legno che si fa girare sul picciuolo metal- 
lico, sfilando una cordicella avvolta intorno ad essa, lucch. ruz- 
zola; trottolare, girare come una trottola. — Secondo il Caix 
st. 74, da *tortulare con metatesi. Credo anch'io che dobbiamo 
partire dal verbo. Ma l'idea dell'avvolger la corda è affatto se- 
condaria (cfr. il palèo o fattore, che è lo stesso strumento, e 
vien messo in moto con una sferza), e non par verosimile che 
stia a fondamento dell'etimo. Il nome generatore anziché tortu 
ben potrà esser qui rota, e la voce in questione spettare alla 
stessa famiglia di ruzzolare e ruzzola (sen. druzz- vb. e sost,) 
e di sdrucciolare ( cfr. Kòrt. 6997 e 2630). Avremo dunque, se 
io ben m'appongo, trottolare da *d[e]-rotùlare. E quanto a db 
in tr, v. il preced. art. 

vivagno, orlo della trama che resta senza esser tessuto; mar- 
gine, sponda. — Lo Zamb. 1440 dà questa voce come d'etimo 
ignoto. È in origine un agg. vivagno, da 'vivaneu, che sta a 
vivo come lare. seccagno (onde seccagna bassofondo) sta a secco. 
Cfr. Mey-Lb. II 501-2. Questo etimo è messo, mi pare, fuor d'ogni 
dubbio dal march, orlo vivo, che ha lo stesso sign. (Gianandrea). 
E ugualmente è or viv nel friulano. Così si chiamano dunque ( i 
fili della tela non ricoperti' come, in perfetta corrispondenza, 
carne viva diciamo quella 'non ricoperta' di pelle. 



Note etimologiche. 219 

antica 1 , ricordando la giusta etimologia del Ferrari (sibilare) e 
quella infelicissima del Galvani (rad. di singultire). Circa l'al- 
tra accezione il Gaix st. 152 propone l'aat. sliofan sguiscìare o 
slifan sdrucciolare. Ma veramente dobbiamo ravvisar qui una 
sola e identica voce, e l'etimo è sibilare, da cui scivolare pro- 
cede in perfetta regola. Cfr. il berg. siblar, ove in qualche varietà 
le due accezioni si trovano del pari riunite. In quanto la voce in 
questione è * sdrucciolare', avrà indicato 'quel particolare fruscio 
che uno produce scivolando'. E cigolare corrisponderà a *scigol- 
tii f. a., con e da s ( cfr. cinghiale, ciarpa, ecc. ) e col ben noto 
passaggio in ^ d'un u che preceda a vocal labiale *. 

tpma, montai., luogo solatio e riparato dai venti invernali 
(Xer.). — Potrà esser tùmor, che vale anche i altura' e 'col- 
linetta'; giacché queste sono per solito i luoghi più esposti al 
sole. L'idea di 'riparato dai venti invernali' risulterebbe in tal 
caso una determinazione posteriore. Per la forma, cfr. tema da 
timor 3 . E il pur montai, tornado e Mio sarà modellato sull'e- 
quival. solatio ; ma, a giudicare dalla seconda forma, sarà pas- 
sato pel tramite di *tomidio (da tumidu, cfr. il \ivorn. tornito 
rigonfiamento del vestito, Fanf. u. t.). 

trenfiare e tronfi sen. e it., sbuffare con forza, ansare sbuf- 
fando. — Il Gaix st. 36 da trans + inflare. Ma questo sarebbe 
venuto, di certo, a * trasenfiare ecc. (cfr. trasandar e, sicil. tra- 
siri da transire, ecc.); oltreché la prep. trans non pare atta 
ad esprimere quella logica determinazione d'in fi a re, la quale 
ivi s'esprime. Credo che si tratti d'un d[e]-r[e]-inflare, dove 
ile-re denotino efficacemente l'aspirazione, e in l'inspirazione; 
che l' una e l'altra è in trenfiare e tronfi Quanto all' o di tron- 
fiare, sorto dapprima nelle arizotoniche, v. il Caix al luogo cit. 



1 Più precisamente, egli a cigolare e sciv- riuniti soggiunge: 'knarren, 
koistenT, dichiarazione più adatta al primo che al secondo. 

* Il Mkt.-Lb., It gramm. 309, connette cigolare al ven. ci$ar % che è proba- 
bilmente tott* altra cosa e ove il sign. di 'cigolare* sarà accessorio (per lo 
pio dice •gridare' o 'strillare*; cfr. Pernii. zijàr st* sign., boL più spesso 
'piangere*, ecc.). 

• [Anche p. 210. Ma di tema trema ecc , v. Asc. XI 439]. 



222 Ascoli , 

derebbe di più e si per lasciar libero a lui stesso un più ampio 
discorso in qualche esercitazione sua propria. Mostra egli come 
sieno continue le serie parallele e assolutamente si noni me, rap- 
presentate dal doppio tipo vaju e vvijuj raju a vviju, c vo a re- 
<lere', e accetta l'interpretazione *vado-et-video, •yado-ar- 
video (allato a vaju a vvidiri *vado-ad-videre, cfr. XIV 457 n). 
Egli esemplifica l'intiero paradigma; e così vaju a vviju vo a 
vedere, vai a vviri (o a vvidi), va a vviri; jemu o jamu a tri- 
remuyjili a vviriti, vannu a vvirinu; — jeva o java a vvideta, 
jevi a vvideviy ecc. ; — jivi a v vitti; jistivu a vvidistivu, ecc.; 
— e anche: si iujvtsi a v ridissi [se io andassi a vedere], si tu 
jissitu a vvidissitUj ecc., con che s'esce dall'indicativo. La co- 
struzione imperativa non compare nel paradigma; ma, tra gli 
esempj sparsi, vanno certamente all'imperativo, piuttosto che al- 
l' indicativo : passa a vviri (=vedi) a Ho patri; curri a rcidi 
cu è. — Ancora cito da* suoi esempj: vegnu apporto o vegn» 
e pportuy vengo a portare; tornu a ffazzu o tornu e ffazzn, 
torno a fare; e finalmente (cfr. XVI 461 467): mi vegnu a 
ghjettu è vostri pedi; vi tornu a ddicu; *u turnamu a Ua<- 
samu d vostra casa [lo torniamo a lasciare alla 1 vostra casaj; 
'u turnau a ppurtau 6 so postu [lo tornò a portare al suo po- 
sto]; e si *u turnassimu a facissimu n atra vota? [e se tor- 
nassimo a farlo un'altra volta]? 

§§ IIMV. Le dichiarazioni del costrutto. — Il mio sag- 
ginolo" è stato composto quasi in c contraddittorio', mentale ed epi- 
stolare, con un insigne collega, il quale sosteneva l'opinione eh*' 
il costrutto va a piglia fosse un 'compromesso' tra va a pi- 
gliare e va piglia o va e piglia; della quale opinione egli pa- 
reva dover rifare (e forse rifarà) la storia in un volume eh» 
tutti aspettiamo con viva impazienza. Era questo stato ravvi** 
del compianto Gaspary, e pur d'altri prima di lui; ma l'artico- 
letto polemico, in cui il Gaspary l'affermava, non sono io riu- 
scito a rintracciarlo se non in questi giorni *. La mia confata* 
2ione stava intanto come implicita nelle ultime righe di XIV 



1 È in Zeitschr. f. rom. philol., HI (1879) 257-9, e ne devo la preci» in- 
dicazione all'amico prof. Budkne (2 febbrijo 1339). Ha, com'è naturai** 



Un probi, di sintassi comparata dialettale (continuai .). 223 

Gli eserapj latini, dei quali io confortava la soluzione che ho 
dato del nostro problema (*vade ac pilia, ecc.; XIV 468). 
erano i soli plautini, secondo lo spoglio del Draeger. Ma ne ab- 
biamo anche in Terenzio. Raffaello Fornaciari, lette appena le 
mie righe, citava Tabi cito et suspende te, And ria 255, che 
meglio ancora ci piacerà nella lezione ora adottata: abi cito 
ac suspende te 'vatti a impicca 9 (XIV 455). E l'amico prof. Gia- 
comino, fatto pur di Terenzio lo spoglio intiero, aggiungeva: tu 
abi atque obsera ostium intus, Eun. 763, abi prae strenue 
ac foris aperi, Adelphi 167, abi atque... enarrato, ib. 351, 
abi doraum ac deos comprecare, ib. 699; allato ai normal- 
mente asindetici : abi prae, cura ut sint domi parata, Eun. 
499, abi, ecfer argentum, Timorum. 804, abi intro, vide 
quid postulet, ib. 871, abi, vise redieritne età, Phorm. 
445, abi, die esse età, ib. 712; abi prae, nuntia hanc ven- 
turam, ib. 777; curre, obstetricem arcesse, Adelphi 354. 

§ V. Di ulteriori traccio di ac od atque negli idiomi 
neolatini. — È noto il tentativo di valersi di atque per la 
dichiarazione di anche it. ecc. (Kòrt. 871), e come sia autore- 
Tolmente sostenuta la combinazione atque-ille ecc. (aquel ecc.), 
ali. a ecce-ille, Mbybr-L. gr. II 596; dove è ora però da con- 
frontare : G. Rvdbbro, Zur geschichte des franzòsichen 3, II. 2., 
321-22 (Upsala 1898). — Ma dopo la pubblicazione dell'Articolo, 
al quale queste, linee servon di prima appendice, la ricerca di 
altri esiti di atque ac s'è come infervorata. 

Pensarono simultaneamente a riportare ad ac Va susseguito 
da doppia consonante nei .numerali diciassette diciannove, il Sal- 
viohi, * Nuove postille italiane* (Rend. Ist. Lomb., 1899), il Pe- 
trocchi oI'Avolio; e veramente ci avevo pensato anch'io. L'ac 
essendo sinonimo di et, nulla ci sarebbe da ridire, sotto il ri- 



osservazioni critiche non punto diverse da quelle che io pure accampava in 
XIV 454-5. Ma la dichiarazione sua, che io indirettamente impugnava, era 
in effetto già messa innanzi dal Mabchka, 'Die conjugation der neumai- 
Undischen mundart\ Innsbruck 1870, p. 47 (n. 35;; il quale del resto si 
avventurava ad affermare che il costrutto fosse affatto estraneo all'italiano; 
cfr. più in li, al § V. Il Gaspabt, alla sua Tolta, era limitato al toscano 
« al siciliano. 



224 Ascoli, 

spetto ideologico; cfr. decera et septem, decem et novera; 
e nulla potrebbe opporre la fonologia. Ma, e per il significato 
e per i suoni, ad quadrerebbe ugualmente, cfr. Diez gr. II 8 442. 
Manca perciò un sicuro criterio di preferenza tra i due, pur 
senza tener conto della dubbia concorrenza di un terzo termine, 
cioè di a[d] da e[d] atono, - et; cfr. Mey.-Lùbke II 592. Il ci 
sempre risuona nel piera. dis'dòt, venez. dis'doto (onde il dici- 
dotto del Bembo ; né ci lasceremo sedurre da M.-L. it. gr. § 142), 
diali, nap. decedotte, allato all' it. dici-a-otto, fri. dis'-e-volt ecc. 

Ben maggiore la probabilità che a e si avvicendi con et, in 
modi come tutte ddue tutta ddue del toscano, come Uè di 
Roma e Toscana, allato a curn ' a tte di Napoli ; cfr. Schdchardt, 
Roman. Ili 18-19, Zeitschr. XXIII 334; e Vising, nella < Miscel- 
lanea Tobler', 113 sgg. Nel siciliano (Avolio): ogni e ddui, 
ogni e vvinti, ogni e ceentu, ecc., allato a ogni a ddui, ogni a 
ceentu, ecc.; ogni a mmisi ogni mese, ogni a ttantu; e insieme: 
ogni ddui, ogni ceentu, ogni ttantu, ecc.; dove non basterebbe 
a far pensare all' ad Vognadunu (sebbene accompagnato da quar- 
cadunu) che sta allato a ognedunu e ogni a unu 1 . 

Non ripugnerebbe, 'a priori', che tra i Neolatini si continuasse 
l'atque pur in condizione di bisillabo (*akke *akka ecc.; cfr. 
VII 527-8 n) ; e certo son notevoli i sicil. vacaveni, vacavegna y 
c via- vai, andi-ri vieni', addotti dall'ÀvoLio come esempj di sostan- 
tivi ottenuti per c giustapposizione ', cfr. sp. 'va-i-ven\ ecc. Anche 
m'offre lo stesso amico il sicil. fracatantu ' frattanto'; cui s'ag- 
giunge, intanto dalla parlata di Noto, il sinonimo fratacalantu. 
E per questa via eccomi ricondotto finalmente all' enigmatico 
vacquattù della tradizione letteraria italiana, cui penso da pa- 



i &. 



ognaduno e ogneduno ne* Vocabolari siciliani*. — Di qualche altro caso,, 
più singoiare, dove in Sicilia s'alternino, come particole congiuntive, Ve e 
Va, mi dà ancora notizia I'Avolio. La Pentecoste (« Pasqua di Pentecoste ») 
è detta Pasqua e Ppinticosti oppure Pasqua a Ppinticosti. E i giorni delia 
Settimana Santa, son detti: luni e ssantu, marti e ssantu, mercuri e ssantu r 
jovi e ssantu, vènniri e ssantu, sàbatu e ssantu (sàbatu santu); oppure: luni 
a ssantu, marti a ssantu, ecc. Meno comunemente di luni marti ecc., si 
dice alio stato isoiato : luniria (iunae dies) martiria mercuriria joviria ven- 
niriria; e analogamente: luniria santu, martiria santu, ecc. 



Un probi, di sintassi comparata dialettale (continuaz.)* 225 

recchio tempo, incontrato poi che l'ebbi, nei vocabolari come 
presunto sinonimo di l vattelappesca'. Così nel Dizionario vene- 
ziano del Boerio (s. catàr): votela cala 'indovinala tu grillo, 
vacquattù\ E tra i Dizionarj italiani, il Tramater riporterà: vac- 
quatlù, vacquatà, «nome finto per giuoco, come dire: nessun 
uomo, nessuna persona; simile al valcerca e vattel cerca de v 
Lombardi l » ; dove è da avvertire che gli esempj del Tramater 
punto non offrono prova di codesta somiglianza. Cfr. il Voc. della 
lingua it. del Fanfani, s. v. Più numerosi gli esempj presso il 
Gherardini, ma non ne viene mai alcuna congruenza col tipo 
Vattelappesca* 'vattelaccerca' ecc. Né il Gherardini veramente 
afferma una congruenza di questa specie; ma d'altronde la dis- 
sezione (va qua tu)> che è dubitativamente da lui proposta, non 
vale a. persuaderci *. 



1 Caratteristica la condizione della filologia italiana che non conosceva 
i paralleli toscani di questi modi lombardi. 

* Correzioni. — Nel voi. XIV, a p. 461, L 23-24, doveva essere stam- 
pato: [Roman.] abhandlungen herrnprof dr. Adolf Tobi tv vondankba- 
ren schùlern in ehrerbietung dargébracht. Halle 1895 (- 'Miscellanea To- 
bler*). — Nello stesso volume, a p. 336 e 469-70 (caporf ecc.), era da oi- 
Ure: F. Nitri di Vito, Il dialetto di Bari, I, Milano 1896, pag. In. 



ijohirio flotto!. Stai, XV. 1» 



IL DIALETTO DI CERIGNOLA. 



DI 

K. ZIH&ABELU. 



[Continuai; y. sopra, pp. ^3-96.] 



IL — 72. Intatto per lo più: nùte ì chjàne plana pialla, cwj~ 
neMe panarizze panariciu, frasene, cQfenf^ tpinele spinala spilli, 
aneme. Agli esempi comuni di n in /, aggiungerò Andulgine, cfr. sp. 
vintoti*»; e noterò l'invertimento in OgelQrme. — In mezzejanùendt 
occasione, sarà ' iniziamento 9 che s'incrocia con * mezzo 9 . In marangt 
arancio (ven. ecc. naranzo ì spagn. naranja), sentiamo la melarancia. 
E tqjqimf saglna 'grasso 9 , * strutto', ò manifestamente una fora» 
analogica, *sagimen, cfr. M.-L. II 486. — 73. Eliso in cuchigghje 
conchyliu, cgzzele, Flechia II 335. Della metatesi di N*R, cfr. 
n. 58. Assimilazione: dol Luigge ecc. 

M. 74. Intatto, iniziale e mediano. Superfluo dire che finale cada. 
se non fosse per ricordare che cum, e sg sum, con l'enfatico so*ir> 
Sporadico ò il raddoppiamento protonico: cumnymde giumenta, cai*- 

motte camicia; dove, per frutnmagge ecc., cfr. n. 58. Ma fwne; fi- 
mene, 'nnamuràte. — Forma enigmatica ò vammàre levatrice, 'mam- 
mana'. — 75. M 9 R dà mbr: cambre, kekQtnbre n. 13, gghjuembr*;. 
numbre, mbruvidde morbillo. Pare mb da MM, in cambumille cama- 
milla, forse per relazione a cambe campo. — MN. Anche qui è rupe»' 
'sonno 9 e 'sogno 9 e anche 'tempia dritta 9 (cfr. ted. schlàfe), con evi- 
dente relazione alla posizione del dormiente. 

Consonanti esplosive. 

C. — 76. Iniziale, innanzi ad a, o, u, saldo, talvolta anche dove il 
tose, ha la sonora: Cajeite, Cattane, cQnele culla, ecc. Ma: g*&le 
cubitu, gumbjét conflare, gatte, gattQiQe, oltre gaiette, * gorra!*'. 
che è certo lo spagn. garrafa. — 77. Mediano, anche saldo: rnM- 
braca, àke, fgihe, fuehe, lattùke, cfyWAf, zouke, pouAe, lueke, att»* 
asciugare, annecà" adnecar e , setke, tpvike ; ma cfr. Ascoli IV 170 a. 
Ancora: frabbecà*, carecd f ì nazzecct cullare, vennecà* vendicare. Ma: 



Il dialetto di Cerignola. 227 

dra§e, la$e, paga', fatQiQe ; e qui vada anche fregasse. — NC sempre 
in njf: trun§e, ciunffe tronco, mutilato, anffoure (anche in senso dubi- 
tativo, come ne lat., p^) t 'nganarse imbronciarsi (con imagine presa 
dal cane), 'n gùedde 'in collo 9 , 'n gonne in gola, il plebeo 9 n gate verso 
(in-KaTdL). — 78. OR in gr all'iniziale: grette, grQine crino; ma croune, 
crouce, crepa crepare. Mediano con l'epentesi: sapere, maffere, off ere, 
attenere] notevole tarme (cfr. il fre), accanto a lareme e lagrerne; 
v. n. 58. — 79. Di U da OT non occorrerebbero esempj. Ricorderemo 
nondimeno platteke pratica, pettele pie tuia (cfr. D'Ovidio IV 152, e 
pel signific. scherzoso il tose, tovagliolino). — È 00 dissimilato in 
acquacculct accoccolare. — 80. CE, Gì, danno costantemente la pa- 
latina. Superflui gli esempj, e solo noteremo cenare chiodo, xwpov, 
dQice dicére, annùce inducere. Pure abbiamo zippere cippu 
stecco; come da ce: azzeticf accettare, cfr. n. 44. Sarà uno spagno- 
lismo areeje, acceggia, sp. arcea. — NC dà ng : 'n giete, 'ngenff 
*incaeniare, venge vincere. 

QV. — 81. Intatto innanzi ad a, e: quanne quando, cui risponde 
l'analogico fanne allora, ( tum'; quatte quale, la quale & la qualità', 
quande quanto, nequetdte iniquitate; cfr. secuta inseguire, cujeite 
quieto. Dileguo dell'eleni, lab. in scarne, ca congiunz. e pron. rei. Dopo 
n: cinffe, dunffe. In gu: aguale, guerce quercia, aguanne (cfr. vannQine, 
n. 20). — 82. Innanzi ad e, i, è ó % oltre che nei comuni torce ecc., 
pure in ceree quercia. Gutturali suonano pur qui: chi, che pron., che 
nel barese sono ci, ce. — 83. [Le forme enfatiche dei pronomi di- 
mostrativi composte con e e e u sono : quUse, quidde msc. e ntr. sing., 
ellisse, chiède plur. dei tre gena ri; quesse, quedde fem. sing.; di fronte 
al napolet., che ha sempre perduto l'elemento labiale, e al tose, che 
l'ha sempre serbato. Così il campob. quiste, quisse di contro a cheSte, 
chesse ecc., IV 152 172, e chiese ntr. plur. ; l'abruzzese kuufte, kuesse 
di contro a Ai/te, Db Lotus XII 20 n ; il barese cusse, cudde di contro 
a chisse, chedde, chidde. Nel basilisco sta cure di contro a quire. In 
generale pare che -a ed -o di base romanza mantengano l'elemento la- 
biale, ma -e ed -t lo respingano; cfr. anche D'Ovidio, IV 172.] 

6. — 84. Iniziale, innanzi ad a o u, sempre intatto : gadde gallo, ecc. 
— 85. Mediano, tende generalmente a suono spirante, che partecipa 
della natura della vocale cui sussegue: rahù ragout, ràhQste angusta, 
chjàbe plaga, il letterar. reiette riga, ecc. Tuttavolta in postonica si 
può ancora sentir ff : chjd§e, gastQiQe, nei$e nego, fatgiffe ; lagene Xa- 
T*** lasagna; ma pul&ffe, e il singolare doute doga. In tonica e pro- 
tonica bene spesso cade affatto : auste , rejàte {j epentet. ), Uanedde 



228 Zingarelli , 

t^ymov, priaiQreje; e innanzi all'u sviluppasi talvolta un te: pretcu* 
iQite e preulQite, sbrewundte e sbreundte (§ second.), ma legume. — NG 
intatto: manganiedde maciulla («iy^avov. — 86. 8R iniziale perde di so- 
lito il 0, come in napol. : rudde grullo, ranne grande, ma granezxùs*; 
schifiltoso come i Grandi, messe grosso, propriam. 'grande 9 nel senno 
materiale, range granchio, rattacàse grattugia, raticule graticola, rane 
grano (moneta; e cosi doje rànc y quatCràne, ma tre ggràne). Saldo : 
gram?ne, gravete gravida. — Mediano, provoca epentesi di e : ti§cn\ 
ngffere trasposto anche in nere$e (e pur nireve che suppone *nktro). 
— 87* 6N ha perduto l'elemento gutturale, oltre che in cimose, an- 
che in canate cognato, pruine. Si riflette per nff nel solo singe segno. 
In livene li gnu coincidiamo col leunu lecoese; e pimene pugna ri- 
corda stranamente il riflesso rumeno. L'esito abruzzese si sente in 
àme agnu, ed è legittimo, poiché la pastorizia ò esercitata da Abruz- 
zesi nel territorio del nostro dialetto. L'esito comune in dene r§n>; 
pine. — 88. 8V conserva di regola l'eleni* labiale : lengue, , nguilh;\ 
ma san$e sangue, ali. a sangie salasso. — 89. QE, 81. Il d riducasi 
normalmente a é: óelate gelato, óieme genero, éenucchje, fuéf, cu- 

éetcf cogitare 'aver cura, preoccuparsi 9 , onde scuéetdte, napolet 
sentiate, libero, scapolo, e 'nguéete briga; currrice corrigia, sorta- 
cene pftióene^ leàiteme; éurnme gobba gymbu, Morosi IV 130. L'e- 
sito j si ritrova in assàje ex agi u, assajet saggiare, detto delle mi- 
sure, afdje fagea (il cui a- proviene dall'articolo fem. : tafaje). Ma 
ne' seguenti due esempj, che anche in altri dialetti si eccettuano, sì 
tratterà piuttosto di epentesi nell'iato: sajette, majestre accanto a 
maste cfr. n. 2n. Dileguo totale in mS mai. — NCK rimane intatto, e 
mai non si riduce a n. Si estende analogicamente nella coqjugaz. e 
nella declinai: fQnge fungo, funge; tenge tingo, e cosi via. 

T. — 90. Saldo anche tra vocali : sputale hospitale, spàte 9 spatyme, 
strale, putfje, patroune, maire e patre in senso spirituale. Per fl les- 
sico è notevole aitane padre, che al vocat fa tafef, o anche tate fra i 
contadini; cfr. M.-L. II 25. — Raddoppiato in hettoune cotone, come 
negli altri dial. meridionali. — Non s'ha di certo un mero accidente 
fonetico in rnùpc, muto, che in Campobasso vale ( sciocco'. — Le 
congiunz. e ed o fanno sentire talvolta dinanzi a vocale un d succe- 
daneo di -f ; e pur qui s'ha decedette diciotto. Costante l'apocope di 
-te in -tute: servetù e simili; ma -tate ne va immune: carttàte sa» 
neidtf piotate. — 91 «2. NT costantemente in nd : inde entro, andate, 
9 n derre, don Diadnseje don Teodosio, don LatQnne don Totonno (i 



Il dialetto di Cerignola* 229 

tonio), sonde, che si riduce facilmente a san innanzi alle esplosive 
sorde e sonore e a f; cosi si dice costantemente sam Bietre, sam 
Baule, sam Biase (cfr. n. 99), sam Brangiske san Francesco, san 
Giaccoine, ma sonde Lùke, sonde Matttje, sonde Rokke, sonde Lu- 
narde, sonde Stranzelct a. Stanislao, sonde Vgite. Notevole derlampS 
*interlamp- lampeggiare; e qui pure 'ndruppecct n. 60. Curiosa 
metatesi stendgine intestino. — Alterazione terziaria in manngile 'man* 
tile' asciugamani, e manece mantice (cfr. n. 95). — R'T in rdl spirde, 
sorde sora-tua. 

0. — 93. Iniziale, sempre intatto; e così mediano nella tonica: ca* 
dvtf t fedele, vedeive. In postonica, si rinsalda però in t : crùte, notte, 
creUe % fette, stubbete stupido, fracete, 'ngutene incudine, quatre; ma 
ancora : Matalnne, potesse badessa. Raddoppiato in addoure, accanto 
a adoure odoro. Gaso di falsa etimologia ò alleggergie digerire. Son 
ricomposizioni con a: auccìyà adocchiare, aumbrct, aungitc, contro 
l'ipotesi del Morosi, IV 141. Finale parrebbe saldo in ch^d innanzi a 
vocale. — 94. In /, nel comune cicale , in Qgilye, spagn. Oil; e per 
dissimilazione in ddle dado. In r: rgire ridere (non ò da pensare a 
ri [de] re); reire erede, solo nella frase da reire scennvnne di erede 
in erede. Esempio incerto rasoule vaso per conserva di acqua, di 
contro a sarole del circondario subappennino e sedare del campo- 
bassano. In t: talfgine delfino. Superfluo finalmente dire che va he, 
vado, è forma analogica, cfr. ddhe do, stdke sto. — 95. NO in nn : cer- 
catine ecc., quarme e tanne, linm lendine, annùke induco, sfunnct, 
mbgnne infundo bagno, chennutte, vatUnne vattene. Scempio per lo 
pia nel proparossitono o in seconda protonica, cfr. Ascoli e D'Ovi- 
dio, IV 176: fUnehe, granedineje granturco, guinele, quinece, n. 66, 
renenadde rondinella, sconagghje * scandaglia 9 « capperi!, cancliere, ca- 
ligine specie di confetti 'candelini', canele cero, ricavato da cane- 
liere, menehà* mendicare, granele pi. masc. 'grandine', accanto a gra- 
«ftwtf, grananiedde piccole grandini; il mutato suff. di granele sarà 
analogico a truonele, nò sarà da pensare a grano, cui non sconver- 
rebbero il prov. granila e l'it. gragnuola; rnece endice. 

P. — 96. Saldo, più che in toscano : capidde, cape f. caput, cape? 
•capare' scegliere Asoou XI 427 sgg., Qpre, pripe, rgipe, soupe su- 
pra, capezze cavezza, re&Apere ricovero, put&e. Ma in t> col tose: 
rekgite ricevo, cwnercfye, cuvrrte, povere, saveje, vescule vescovo. — 
Per PP ricorderò cappe, struppe le cenci o corde ravvoltolate, strop- 
pu l capatine. Geminato in pippe pipa, suppa strappare dissipare o 
exsipare. — 97. E scaduto in b e quindi raddoppiato secondo il 



230 Zingarelli, 

n. 09, tra vocali o accanto a liquida (e non già passato direttamente 
a bb) % nei seguenti esempj: aborrile aprile, lebbre lepre,' accanto a 
levriere, sebbùlhe sepolcro, sebbelgie t sebbletùre, addQbbcje alloppio, 
trebbusoie idropisia, stubbete; e cosi bbufangie epiphaneia, Bello* 
rieje Apollonia; ma è rifatta l'onomatopeia in bbubbù upupa. — 98. 
MP, XT, sempre mb: cambàne, mbgise impensu appiccato, cattivo, 
rumbamiende rompimento, 'mbgdde bolla ampulla, 'm biete 'in piedi \ 
Cfr. NC, NT. 

B. — 99. Iniziale, in v: vgkke bucca, vesaxze bisaccia, t*n«v% 
vose basso, votte botte, vutta buttare nel senso di * spingere*, tate, 
vàreve, vegg?\}ptte ì vràhe, varde barda, propriam. * basto'; vriggìye, 
vràce bragia, vraàiere ecc. — Mediano, pure in v: duveire % gaceU; 

gabata, carvune, sgreve sorbu, sureve subere con metatesi, gu» 
vele, fave, ecc. Semiletterarj : l'esotico abbeite, cibbe accanto a ogive 
cibo e miccia, cevà* cibare, debbule, plubbaglie (non popoL anche pel 
-glic\ rrobbe, àbbele. E dove ò 6, iniziale o mediano, sempre suona 
doppio. — P$r scaravàce, tavàne, v. Ascoli X 8. — 1 00. NB, ?TB, 

in mm % e talvolta m : gamme, vammàcc bombagia, e vamtnacàre, il pic- 
colo strozzino, che ripone i pegni preziosi in scatolini pieni di bom- 
bagia; caìfietut camminare, 'mute imbuto, ammarra barrare, *imb-, 
9 m mohke 'in bocca'. 

m 

Di alcuni accidenti generali. 

101. Casi di raddoppiamento spontaneo dell'iniziale: rrgbbe, rn;, 
tnmyde, cchjù, n/tf, come in campobassano, cfr. D'Ovidio, IV 170; 
mmulte multa, forse da in multa, cfr. tose, tdnferno ecc. Alcune voci 
sogliono avere in fuzione enfatica un rinforzamento particolare : gùne 
uno, ggie io. E qui ancora stieno, come di ragion particolare: 'mi ac- 
que, 'nn odeje in odio; cfr., per l'abruzz., Db Lolus, XII 22; ddoìe dio* 

102. I monosillabi, forniti di facoltà raddoppiala, sono: e et (es-: 
e tfoutnc,eUue); nn? ne e, no nel senso di 'nec' (nel qual caso osa 
spesso la correlazione nom bihke — man/fe); ccìyù; pou poi, solo in 
pghke orbene, dunque; ggà solo in gga oca giacché; che quid, qaod, 
cum; a, ad (ma non in funzione connettiva, p. es. aggira ógie ' aveva 

[ad] ire', dove sembra piuttosto Va finale ripristinato che non ad, 
cfr. n. 105); pe per; so sum e sunt, e est (ma § gunre ò vero), »t 
sei (es). Inoltre i, art. plur. fem. (i ff?mcne)] e anche u il, ma sol> 
innanzi a certe voci di cucina: u ffucke, u ppàne, u licite, u ffr\u+- 
"MtggCi w llanle, u mmuste, ti ssàie, u mm*nle, u ssiere, u rrahu; e ad 



Il dialetto di Cerignola. 231 

zg&tt osati neutralmente: u tnegghje, u nnueste, u wueste % u Uutte. 
Dove insieme va considerato un art i il, certamente - il le, rimasto 
solo in bocca ai contadini, e solo innanzi alle parole testò citate: t 
fftieke, ecc. E talvolta pur dopo la: la mm^nde mente, forse semi- 
letterario; cfr. la mende menta. — Raddoppiano anche ddct là, eque? 
qua: ddd vveógine, equa ssgtte, ddd rreite, ma solo in codeste connes- 
sioni avverbiali; e all'incontro p. es. : ddct dieci e equa! viride, là dieci 
e qua venti. — GÌ' imperai wt 9 fa, di, stet non hanno facoltà rad- 
doppiati va se non innanzi al pron. enclitico: stolte, vattinne; dxmmille. 

103. La vocale paragogica tace, l'-oie si riduce ad -t, e Ve ritorna 
a piena entità di vocale (cfr. n. 105), per effetto di stretta combinar 
zione sintattica; onde: tue, Lunedgie, partgie parti; ma tu pou, parti 
subbete , vede bbuene 1 . In Lunedi mmatgine parrebbe aggiungersi la 
geminata, ma si tratterà veram. di Lunedgie a mmatgine (D'Ovidio). 
Cosi è illusorio (come nel campobass. e nel napol.) che abbiano virtù 
raddoppiati va quakke, ggne (ggne ttande), trattandosi realmente d'un 
et frapposto; e cosi anche per cume: cume tteje,cùm§ ttanne 'come 
allora'. Interviene all'incontro a d dopo cgntre, soupe, sgtte, e ancora 
dune: cgndr 9 a tutte, soup a mmeje, cum' a tt&e*. Con Vida, 'mòra ri- 
saliamo a intra, infra, e non c'è raddoppiamento. Dopo le voci 
raddoppiative le vocali prendono §: ohe fferve, nne ffidde ne [e] il le, 
o si fa la sinalefe: on' ereve. 

104. L'iato, come s'è veduto testò, è tolto via con l'epentesi di£, 
quasi sempre; ma perchè il popolo ha rimediato altrimenti a questi 
incontri, e alcuni ne sopporta agévolmente , per es. ohe une, pueite, 
sentiamo questi § assai meno frequenti che non nel molisano, nel ba- 
silisco, e persino in certe borgate vicine del Tavoliere, chiamate 
Siti Reali (Ortanova, Stornara, Stornarella, Carapelle, più vicine ai 
fo c '£iano linguisticamente), dove abondano. — S' è pur veduta l'epen- 
tesi di j: majgste, Rarfqfeile; e porremo anche qui vizzeje y studeje, 
insomma voci di origine letteraria, con -j- complicato, in postonica. 

105. La vocal finale muta del feminile singolare riappare nell'ag- 
gettivo e il pronome che sia primo nella successione sintattica di due 
reminili (cfr. n. 103): bona fpmene (notevole bona e non bouna y come 
s* fosse in isdrucciolo, cfr. n. 2), f emena bboune ; questa fpnene ecc. 
Così nova nouve novissima. E la vocale è sempre a comunque ter- 
minasse in origine quella voce feminile : vesta verde, verda verde, la 
P(iéa parte la peggio parte. Vi sono analogamente aggettivi masco* 



1 Per 'veder bene*. 8 [Cfr. pag. 224 1 



232 Zingarelli , 

lini, che in certe combinazioni mostrano Va finale: tonda tiembe, pouca 
dbbe di poco appetito, pikka pikke pochissimo, pikka bbuene infermo, 
indisposto; e sarà per l'analogia dell'i di feminile che similmente ò 
nelle condizioni di a nelle anzidette combinazioni. 

1 06. Rileveremo qualcuno dei frequenti casi di confusione tra l'ar- 
ticolo e il nome successivo: la Ignne onda, la tape, come a Rieti ecc., 
Valtanyie la litania; Vafdje n. 89; e per l'art, un: nu 'ndurngisc tu* 
ronense, che nel pi. ò ternoise. 

Appunti morfologici. 

107. Una fìsonomia propria ha il nome adoperato vocativamente, 
nel quale tace la parte postonica: Ce Cesare, Lui Luigi, cava ca- 
vallo, guan$ (nap. guaglió); ma si riproduce nel nome che sussegue 
reiterato: Ce Cesere, ecc. — La distinzione dei numeri e dei ge- 
neri è regolata secondo i nn. 3, 4, 5, 8, 10, 12, 13, 10, 18, 20, 21; 
sicché i nomi e gli aggettivi con -a-, -u-, -V- sono invariati, salvo 
le eccezioni considerate ai nn. 2, 19. — Plurali sul tipo di pectora: 
casere case, capere 4 capita' (onde ò divenuto fem. anche il sing. cape 
testa), zippere n. 5, pqzzere^ occhjere. d^stfre, stozzerà pezzi, dcurc 
aghi, i Cioccare ni. 4 ciuche\ cioccherò, propriam. 'le viti*, passato an- 
che a sing., * ciocco '. Qui anche perirsele e tronfie. Non esiste sak&etv 
sacchi, come ha il barese, ma il derivato àke saturale quadrello. — 
Plurali neutri in a, passati a sing. feminili, sono notati ai nn. 5, ltf, 
18, 19, e si aggiunga roisc riso, n^spre nespola. — A nr. 105 ò detto 
implicitamente che gli aggettivi di III lat. assumono tutti nel fem. la 
desinenza analogica -a, nella condizione ivi descritta. — Sono femi- 
nili: rame (cfr. ait. ramora) y ftikc (campobass. ficura) t canale, d'jie 
di, pjanHte sorte, e indumento sacro, cumboine limite (su fpine), prem- 
tnedoule pomodoro, come in napoL; per crasi dell'artic: rate aratro, 
cieddf uccello; epiceni pelmounf kvsuuwv, scoravate. — Maschili: guar- 

deje 'l'uomo guardia 9 , trombe il trombetta, lebbre, frQnde % cgnfce, pò- 
dece pulce, dire aja, criatùre creatura, [re ferme uniforme, sicchje), 
staggoune ì anche fem., pesoune pigione. 

108. Di superlativi in '-issimo 1 l'uso è assai raro, e sostenuto 
probabilmente da influenza letteraria: buniseme\ putendisseme il dia- 
volo, certamente chiesastico; in generale vi si supplisce con la rei* 
terazione, come: bbueìie bitene, gruesse gruesse; o col premettere l'avr. 
bbuene: bbuene malate molto malato, ecc. Di superlativi 'forti': ma» 
seme, proseme, che ò sostant., e sutnmp nella frase ad summc *ad 
8ummam', letter. — Anche quii comparativi: miggfye, pfice, 
tnaggc* ma piti spesso cchjù mmfgglje, ecc. 



Il dialetto di Cerignola. 233 

109. Dell'articolo si è toccato al n. 48; dei pronomi dimostra- 
tivi enfatici, al n. 83; proclitici sono da iste: 'stu 'sta sing., sti pi. 
(in tutte queste forme di articoli e pronomi, ò costante l'-t al piar. 
fem.). — Pron. personali: Qie, i' prot., tue i tu prot., nùe nw, vie 
vu,loure; obliqui enfatici: tnejc, tge. Il pron. di 3.* pers. idde y edde % 
ha t e li al dat sing. e al dai acc. piar, dei due generi, u all'accus. 
sing. msc, la al fem. Il pron. atono ce, oltre che per la 1.* plur., vale 
pel dai mase. e fem., sing. e plur. di 3.* ps.: c'u dgice glielo dice, ecc. 
Annesso all' imperai, sia pronome o avverbio, si suol far precedere 
da 9 ne 'nde: (Unge dicci, ecc. Susseguito nella combinazione stessa 
da Me 'lo, la': purtangille 'porta-ne-glie-lo'; cfr. purtatille, ali. a 
portetele. Similmente per troie «inde: venimenginne , ali. a venirne- 
cene. — I pron. possessivi seguono il sostantivo : la case tneje, u cambe 
tue; e sono affissi ai nomi di parentela: attaneme mio padre, mamete, 
sorde n. 23, fraterne , fratte, zejaneme^ seroffete, éierneme , nunete tuo 
nonno, nanete tua nonna, canatte. Ancora: patrunete; e finalmente ca- 
ste casa tua, ma non caseìne. — Prefisso e inseparabile ò il pron. in 
ìneninne *mi-ninno' bambino, come in madonne ecc. 

110. Gonju gaz ioni. —Sono propriamente due: quella dei verbi 
io -are, e l'altra, che diremo seconda, di tutti i restanti, salva la 
differenza negli infiniti (vedeje, murQie, legge; e sul tipo legge anche 
swìe sentire, come il nap. sendere). La tonica del tema verbale se- 
gu* nella secondale norme dell' e (nn. 8-10). Così, accanto alla prima 
conjugaz. che fa nell'impf. canddve, nel per£ candappe, candaste, nel 
cong. candasse, la seconda ci dà: impfc 1.* e 3.* sing. vedeive mureive 
1*990*** ~* sing. o pi. vedieve murieve leggieve; perf, vedieppe 1/ sing., 
vedeste 2.* sing. e pi., vedgie 3.* sing., vederne 3.* pi., e cosi wu- 
n fWi teggùppe; congiunt vedesse vediesse, ved$ssene ecc. Una note- 
vole eccezione ò nella 1.* pi. del pres., dove all'incontro saremmo 
alle ragioni dell' è o dell'i : vedQime leggerne murarne, vedoite leggQÌte 
mwyite. Anche i verbi della prima, cfr. n. 1, piegano nelle 2.* del- 
l' impt all'analogia dell'altra coiyug.: candieve, ali. a canddve; ecc. 
— Terze plurali: candassene candarrinne n. 115, candarne. — Il 
partcp.:-£fe nella prima coqjug., -tìte nell'altra: canddte, legnate. Si 
conservano, organici ed analogici, alcuni ptp. forti, ma tutti hanno 
accanto, più, o meno usata, la forma debole: apierte, accoise ucciso, 
'fyàse, cuelte, ditte, annuite n. 05, affeise, fritte, rumdse rimaso, mQise 
(»ùs*e ò letterario per 'messo' sost.), spàse, perse , cìdande pianto, 
pwJte, mueste Arch. III 467, punde, thvde, tuerte y stuerte, unde ì vinde, 
fatte, rutte, viste* Notevole vippete formato sopra un perf. vippe che ò 



234 Zingarelli, 

nel si<^. vippi *bibui, ed era nel napolitano. — Nei tempi composti 
spessissimo interviene l'ausil. 'essere' invece di 'avere'. 

111. Presente dell'indicativo. Nei verbi con a, u, i non 
variano le persone del singolare, e sogliono perciò richiedere il pro- 
nome; variano in quelli con è ì, e, ó ù, 6, secondo i nn. 6, 10, 14, 16. 
Altre volte ci soccorre la consonante a discernere la prima pers. nei 
verbi in -co -go: dgike, ma dgice 2.* e 3. a , annùke annùce; ma per lo 
più la 1.* e attratta dalle altre; ed ecco gli esempj raccolti: finge 
fìngo, pgnge pungo, strenge stringo, venge vinco, gnge ungo, monge 
mungo, sgnge jungo n. 35, porge porgo; reiée rego, frovée frigo, 
Idée lego, strùée struggo (propriam. consumo, dissipo), crese cresco, 
naie, pose, cangse, esse exeo. Noterò alcune altre voci: vggghje vn 
voule, fazze fa? face, sacce sa' sape, venffe viene veine, vdke va?, stdke, 
ddke. — 112. Imperfetto. A ciò che è détto al n. 110 va aggiunto 
che la L* plur. si riduce a candàmme, vedémme; e così si pareggia 
a quella del perfetto. — 113. Futuro. Si aggiungono alla voce del- 
l' inf., con raddoppiamento di rr in protonica, e livellazione sul tipo 
della coryugaz. in -are, le voci del pres. del vb. 'avere', onde can- 
darragge, e con la variante contadinesca candarragghjes, ecc. Ma 
queste forme pesanti si vanno perdendo, sostituendosi agga candct, 
agga sende, 'ho cantare' ecc. E rifatto insomma il processo medé- 
simo della altre forme, ma posponendosi l'inf. Che non sia agg'a 
4 ho a', cfr. n. 102, 103. 

114. Perfetto. Rare forme forti sarebbero vidde, stette e Pana- 
logico dette, se non fossero *vidui, *stetui, Meyer-Lùbke, II 380 
382. Formazioni in -si: annusse induxit; morse, vgleze volle cfr. 
n. 69 e anapol. voze; le quali cadono, con le prime, sempre più in 
disuso. Si ò vidde rifugiato nel proverbio meine a echi vidde e cgg- 
ghje a echi non viddi 'tiro a chi vidi e colgo chi non vidi '; morse de- 
sta il riso e richiama la morse, arnese dei fabbri. A tutti i verbi 
s'estende la prima singolare col -pp-; e insieme accenna a estendersi 
anche ai verbi di prima la vocale tematica degli altri. Onde abbiamo: 
candappe candaste candà', candàmme candaste càndarne; sendieppe 
sendieste sendgie, sendemme sendieste tenderne; e talvolta pur can- 
dieppe ecc. Al nostro -ieppe -appe rispondono le vicine contrade con 
-iebbe -abbe^ é cioè tutta quasi la Terra di Bari, cominciando dalla 
limitrofa Ganosa, e anche alcuni luoghi di Capitanata, fra cui Man- 
fredonia, che ha -iebbe -abbe accanto a -ette -atte. In Basilicata, Spi- 
noso ci dà avippi aveppi, Casetti e Lmbriani, Canti popolari. In questa 
desinenza di l. a pers. abbiamo notoriamente la propagazione di ha- 



11 dialetto di Ce ri gn ola, 235 

bui, come nelV-ep forlivese di 3/ pers. quella di habuit, cfr. Aso. 
II 401, e tutto ormai in M.-L. II 304 segg. 

115. Congiuntivo e condizionale. — Non usandosi più il 
cong. presente [cfr. l'imperai degli ausiliari), si adopera in vece sua 
il presente dell'indicativo, e il congiunt. impf. quando si voglia insi- 
stere sul concetto ipotetico. Anche l'imperfetto è alquanto raro, e vi 
si sostituisce spesso il condizionale. Questo modo fa: candarrgie, can- 
dar riesse, candarimme, candarinne accanto a cui la forma in -ibbene. 
specialm.: sor r ibbene. — Il Db Lollis, XII 9n, mosso dalla desinenza 
teramana -iste, vuole che la 2.* sing. derivi dalla voce corrispondente 
del pert anziché del piuccheprft. cong. Ma la forma teramana sta 
isolata e si potrebbe spiegare col pron. di 2/ suffisso ad -me, come 
nel nostro dialetto e in altri accade nella 2.* pi. facisscve vcdisseve 
eoe; laddove ss non potrebbe qui esser mai riduzióne di st; v. n. 117-8. 

116. Imperativo. La 2/ del sing. pi., e la prima plur. suonano 
come nell'indie, pres., la 3.* sing. e pi. come nel cong. impf. Ma se 
precede la negazione, l'imperativo della 2.* sing. e plur., e della 1/ 
pL si forma con le voci dell'indie, pres. del verbo * essere', premesse 
al gerundio del verbo che si corruga. Es.: non zi condanne 'non can- 
tare'; alL a non guidasse, ( non canti'. 

117. 'Essere*. — Ind. pres.: sonde, atono so; sinde, si\ eie, e; 
#)ùne; sgite \ sonde, at so. Impf. 1/ e 3. a ette ed tire; iere; erme; ie- 
rece, erene. Fut: sarragge, sanraje, sarrà; sarrame, sarrdte, sarranne. 
Peri: fueppe, fueste, fùe; fumine, fuesteve (con pron. affisso), farne 

• ftrne. — Gong. impf. 1.* e 3.* fèsse, 2.* fusse, fèsseme, fuesseve, fès- 
*rf, fèssene. — Gondiz. sarrQie, 2.* sarriesse; sarrimme, sarrinne e 
sarribbene. — Imperai si, fèsse; sQime, sQite, fèssene. — Inf. esse; 
ptp. state. 

118. 'Avere'. — Ind. pres.: agge, agghje, atono e ; à\ ave, at q; 
<H9i>ne, avgite, at. girne, oile; anne e onne (e sopra gnne: stgnne donne, 
r?'Mf). Impft. aveice; atieve; avemmo; avevene (atone rive, ieve, emme, 
- r *:*#). Fut.: avragge ecc. Perf. avieppe, avieste, avgie; avemme, averne. 
— Cong. impft. avesse, aviesse, avesseme, avesse ne (atone esserne, ics* 

* ce, essene)* — Gond. avgie e avarrgic, ecc. — Imper. agghje e agge, 
ogghiàte ecc. — Inf. aveje; ptp. aùte, atono ùte e anche vùte. 



D'UN SAGGIO TOPONOMASTICO ELBANO. 

Appunti critici 

di 
SILYIO PIERI. 



Ho potuto leggere un * Saggio di toponomastica dell'isola dell'Elba 1 
di R. Sabbadini, estratto dal I voi. degli Studi glottologici italiani, 
diretti da G. De Gregorio (Palermo, 1890; pgg. 203-21). Nonostante 
l' ingegno riconosciuto dell'Autore e la ricca ed elegante coltura, che 
si mostrano anche in codeste pagine per osservazioni felici e dotta 
citazioni, non si può considerare il suo Saggio (ciò che del resto il S. 
stesso par consentire) se non come il lavoro, e diciamo pur notevole, 
d'un dilettante. Nondimeno, anche per l'indole della Rivista in cai 
avrebbe ad esser comparso, giova che ne sia qui parlato; e a' intende, 
senz'irà e insieme con piena franchezza, e badando sopra tutto alle 
questioni di principio e di metodo. 

Quanto al distribuir la materia, il S. s' è generalmente attenuto a 
una pubblicazione dell' Archivio 1 , la quale gli riusciva anche a pi»* 
posito per la molta affinità idiomatica de' due territorj*, nonchò per 
la qualità del materiale preso in esame, essendo questo in tutti e dn« 
per buona parte il medesimo. Nella trascrizione de' nomi locali manca 
quella maggiore esattezza che, ove pur si faccia uso della comune 
grafia italiana, è agevole ad ottenere con qualche altro segno (come 
distinguendo e ed o tonici da ? ed 9, * da £, ecc.). Anzi nasce il so- 
spetto, che alcuni nlL viventi siano copiati dalla Carta topogr. mili- 
tare del 1881, senza poi esser verificati su' luoghi guanto alla loro giu- 
sta pronunzia. E passo senz'altro all'esame de' fatti singoli. 

(pg. 205.) L'attestazione che ci fosser de' Bibuli a Portoferrajc 
non basterà di certo per riferire ad essi Acquavivola, considerata la 
frequenza del ni. Acquaviva, tanto più eh' esso occorre anche nella 
stessa Elba (v. a pg. 208). — In Campita Manci o Campi Tatua» . 



* 'Toponom. delle Valli del Sarchio e della Lima" di S. Piani (Quinta dn. 
deSupplem. periodici), che in questo articolo citerò anch'io con P e il non 
della pagina. 

* L'elbano è un vernacolo toscano, in cui pajono prevalenti i caratar. 
del pisano-lucchese. 



D' un saggio toponom. elbano. 237 

parrà anche a noi da riconoscere il gen. di Mancius; sennonché il 
primo termine del composto non riviene già a capita vette, ma ò 
proprio Campita da campus, vivo nel lucchese qual ni. a so e con 
numerosa progenie (v. P. 142-3). Del resto, l'epentesi della nasale deve 
riuscire al nostro Autore, anche nell' àmbito toscano, cosa assai natu- 
rale, giacché poco di poi (pg. seg.) per Calenzano e postulato un *Ca- 
letianus, ins. con *Oalent-. — (pg. 206). Mante Poppe esigerà il 
gen.di Puppius (invece di Pupius); e Ve del secondo termine ri- 
peteremo anche qui da concordanza col primo. Ma bisognerà poi ve- 
dere, se la configurazione corografica non consenta proprio di pensare 
alle poppe (mammelle), che secondo il S. sarebbero, per falsa etimo- 
logia, in questo ni. Giacché nella denominazione de' monti ha molta 
parte il loro aspetto, vero o 'veduto 9 dalla imaginazione volgare. — 
In Caia (fistia si riconosce aristùla, a cui non si può quest'isbà 
ragguagliar senza sforzo (n 9 avremmo *rischia ristia, e della caduta 
di r non si vedrebbe ragione); e d'altra parte esso riviene, quasi di 
eerto, ad insula (v. P. 150); ed é forma volgare toscana da Ischia di 
la 1 . — Per etimo di Castdncoli si stabilisce senz'altro un 'locativo 
dicastàniculu coli 9 accento ritirato'. Ammesso anche il locai del 
nome botanico, non necessario a dichiarar 1' -t, potendosi aver qui un 
piar.; codesto accento di quartultima parrà cosa da far proprio ag- 
grottar le ciglia t Se il nome in questione fosse realmente dal 'casta- 
gno', bisognerebbe pensar piuttosto al dimin. seriore d'un *ca$taneo -a 
da *castanlcu -a; cfr. Pisàngola P. 25. — (pg. 207). Fegatella pare 
senz'altro il collettivo per -ato, in forma di diminutivo, da ficus; 
aé si dovrà per esso proporre il bL fegum feudo (vale a dir fego da 
/eoo, per feOy v. XII 156) ; giacché dal lato morfologico il nome riu- 
scirebbe in tal caso, per la diversa sua qualilà ideale, assai malage- 
vole a spiegare. E farà poi concorrenza fègato t posto che vi convenga 
il colore del terreno o della roccia (cfr. Bianchi IX 386 n.). — Morlajo 
potrà bene esser *moretajo da morus, con doppio suftdi collettivo 
(cfr. P. 238-9) ; ma anche, e molto più probabilmente, il fratello ger- 
mano del cosi frequente Morteto da murtus. — Con ingenua fran- 
chezza il S. accoglie il ML Pericolo tra i derivati da pirus, rico- 
struendo iln *piriculut... Ora ò ben noto che codesta voce letteraria 



E nL citato da una e. del 1779, che ora non m* è dato di riscontrare. 
Arra esso la sua ragion d'essere da qualche scoglio presso la spiaggia, o 
luche da 'isola' formata per la confluenza di due ruscelli. E qualche sera* 
pelo rimarrà poi a causa d'ischio -a. 



238 Pieri, 

occorre spesso nella toponomastica a dinotare una frana o un precipi- 
zio o un altro qualsivoglia accidente, che sia occasione di * pericolo'.— 
In Cala delCArpaja il S. scorge rapaja da rapa. Può essere; ma ad 
ogni modo importerà, onde non s'abbia erroneamente a supporre il noto 
fenomeno emiliano, che ne sia bene spiegata la genesi, vale a dire: del- 
la-rapaja, e poi della-rpqja o deltArp-, aggiunto V a della prep.-ar- 
ticolo e con ettlissi della vocal protonica. E uguale diritto poi, se non 
anche maggiore, vanterà qui Ripaja da ripa; cfr. P. 162. — (pg. 209). 
Per Aregno o Nar- (questa voce con n della prep. in; cfr. XIV 434), si 
postula senza esitare un *arenio (-onis), che secondo il S. starebbe 
ad aréna, come sabulo (-onis) a sabulum. Sennonché la morfo- 
logia storica del latino opporrebbe, mi pare, una non piccola difficoltà 
per causa di queir t derivativo di più, che si suppone nella base e che 
d'altra parte al nostro etimologo riusciva qui indispensabile. Piutto- 
sto è ovvio per Aregno, dato che questo ni. spetti ali 9 età romana, il 
pensare ad Herennius (cfr. P. 47), intendendo però che la vocal* 
protonica si debba ripetere dalla prep. ad: * Regno onde or- Regno, e 
poi Aregno (giaechò rr si sdoppia anche in questo territorio; ?. 
Zucc-Orl. 472). — Da Torre del Giove e ML Giove, che si donano a 
ittgum, s'esclude del tutto Iòvis; e si cita poco a proposito il Bian- 
chi, IX 387 e 420, il quale per nomi diversi ammetteva cautamente 
le due diverse origini. Se Monte Giove provien da iugi, avremo li- 
vellato nella vocal finale il secondo termine al primo. Ma che a Ri<> 
si pronunci Giove, come ci ò fatto osservare, non prova nulla contro 
15 vis, perchè nell'elbano si ha di regola q anche da 6 libero, onde 
poi, novo, cqco, ecc. ; v. Zucc-Orl. 473 sgg. ; e cfr. XII 112 n. — (pg. 210}. 
Quanto a Lavacchio da labes (v. P. 151), al S. par forse meglio U 
molto ipotetica base *lavacùlu (non vedo se presunto come un'al- 
terazione dilavàcrumo ricavato direttamente da lavare). Oli tien 
dietro La Vecchia, che potrà certo essere della stessa famiglia (pero 
da MablcGla, se mai, non da -Se Ola); ma come affermar ciò eoa 
certezza, ed escluder che ripeta invece il suo nome da una ' vecchia 9 qua* 
lunque ?... — Per la Madonna del Lacona o deltAo o della C- si dovrà, 
per ragion della tonica, rinunziar senz'altro a laoQna. La base <xvwi 
ancona (slxwv), registrata nei Dizionarj con esempio del Cennino, alla 
quale anche il nostro A. si riferisce, sarebbe convenientissima dal isw 
ideale (et P. 182-3 s. imagine e maie state); e in tal caso la MadL dell* 
Cona risulterebbe un 'duplicato 9 , una 'reiterazione 9 , peraltro di qualiu 
ben diversa da quella che ò in fyinguaglossa ecc. — A dichiarazione di 
Mt. Puccio Vu non ci consente di ricorrere a puteus; e d'altra parte 



i 



D* un saggio toponom. elbano. 239 

vien fatto di pensar sùbito ad *Apucius (cfr. -icius), o anche .al vol- 
gare Puccio, ravvisando qui un genit. passato ad -o di sng. (ma monte, 
in questo ed altri casi, potò essere anche una 'prostesi' molto tardiva). 
— In Cala di Uscelli il S. scorge, credo con ragione: ruscelli. Torna 
male però ad ammettere un *luscelìi, per aver la comodità di separar 
da esso l'articolo. E dove sono altri l-l da r-l ? Si vede invece di con- 
tinuo il contrario (r-l o J-r da l-l, per dissimil.). Riveniamo qui forse 
a *rJt«ceMt-*riv uscelli (cfr. P. 235), del quale il ri poteva essere 
eliminato come un presunto affisso inutile, o anche trasformato nel 
segnacaso (cfr. Pie di Bondo in e. del 1779, riportato felicemente dal 
S. a Perimundo, pg. 214). — inalbano sarà forse - rio elbano, ma 
ad ogni modo non si dovrà affermar come cosa certa, facendo qui con- 
correlila Albanus e forse *albanu; cfr. P. 16 e 232 n. — (pg. 211). 
Per Tofonchino, che si vuol riconnettere atofus (v. P. 168), ò postu- 
lato con tutta franchezza un *tofunculinu, aggiungendo cosi al 
tema ben tre suffissi; e ciò senza che occorrano altri nomi corradi- 
cali che, anelli intermedi della catena, coonestino in qualche modo la 
presunzione. Del resto, per questo ni. il S. è proprio sicuro della pro- 
nunzia o lo ha trascritto dalle Carte ? Giacché, tra l' altre cose, mi 
viene il dubbio che si tratti d'uno sproposito. — In Nisporto ed in 
Saìnnia si riconosce amnis. Per Nisporto è realmente amnis por- 
tas un etimo che pare non lasci nulla a desiderare. Sennonchò co- 
desto ni. potrebbe anche avere un'oygine meno antica e assai più mo- 
desta; e non esser altro che i]n isporto. Infatti ha il soat sporto varj 
significati bene acconci alla toponomastica ( 4 aggetto di muro 9 , 'risalto 
di monte o poggio', are. 'tettoja'). Quanto a Namnia non si capisce 
come mai la supposta base in amnia (da un agg. *amnius, cfr. a 
pg. 217) non producesse qui *Nagna; e ad ogni modo il mn che per- 
sistesse inalterato, sarebbe cosa, in territorio toscano, da strabiliare I 
Innanzi tutto bisognerebbe dunque verificar diligentemente sul luogo 
la reale entità di codesto nome. — (pg. 213). Lo / di Pisciatoio o Pe- 
s'oppone alla origine da peti a; ed esso sarà forse una parola assai 
umile (e poco pulita), che non ha alcun bisogno d'illustrazione. — Per 
la sua tonica e per altro, il Fosso al Ziro non ci lascia pensare a 
seria pignatta, olla; e può esser, se mai, l'equivalente it. ziro, forse 
in senso idraulico; cfr.it bottaccio 1 . — (pg. 214). Ripugnando anche 



1 Per nna curiosa distrazione, il nostro A. citando la base araba di ziro 
rimanda all'AvoLio (Suppl. Arca. VI 99), il quale ivi adduce nll. provenienti 
dal bL ziro bastione (probabilm. s gyrus)! 



240 Pieri, 

qui la fonetica, il Fosso di Baracane non dovrà essere riportato a 
*barga (P. 139), nò confrontato con Bargana> che a ogni modo era 
relegato da me nel Gapit. VII tra i 'Problemi'. Esso del resto è quasi 
certamente da barbacane (cfr. Kórt. 909), con cui già si designarono 
diverse opere di fortificazione (oggi vale: scarpa a rinforzo d'una mu- 
raglia), forse alterato per infl. di barra o sb-, — Per la Punta di JBuz- 
z ancone si ricorre al ted. butzen torso delle frutta (che di certo 
non si saprebbe donde fosse piovuto all'Elbat). Non dico che tale ori- 
gine sia troppo bassa; anzi, se non erro, codesto ni. n'ha una assai 
peggiore e meno decente. Se infatti, come pare, si deve legger Buz- 
iancone % sarà esso il 'nomen agentis' da *buziancare per bug giun- 
care (cfr. buggiancone), che ò come buscherare una forma eufemistica 
di buggerare (cfr. Kdrt. 1408) ; e avremo qui uno di quei nomignoli 
personali di scherno, che non di rado appaiono anche e si fissano nella 
toponomastica. — Per il Fosso della Gneccarina il nostro A, ha li 
pronto il ted. sneck barca; e ne deriva sùbito una *sneckuUna 9 che 
gli pare il fatto suo (eppure n'avremmo probabilm. * Seneccarinaì cfr. 
il lucch. seneppino, dall' aat. snepfa beccaccia, Gaiz. st. 153). 

Qui siano anche notati altri nomi, de' quali è offerta una dichiara- 
zione o tutt' altro che certa od erronea; e mi limito per amore di 
brevità. — (pg. 204). Moio s. Modius. Sarebbe da riconoscervi una 
forma mal volgarizzata (come noia da i]n odia, ecc.) l . Se il ni. spetta 
realmente a questa categoria, potrà rivenire a Maurius o simile. — 
Capo Viti s. Vitus, per cui non si deve trascurar vitis, cfr. P. 109. 
— (pg. 205). Isola di Cerboli s. Oervulus. Fa concorrenza il nome co- 
mune, nonché acervus mucchio, e fors'anche acerbu. — (pg. 206). 
Nercio a. erica. — Isolotto del LiscoU (deltlsc-) s. esculus. Qui un 
*iscolo non sincopato par poco verosimile, al pari d'un *ùcoleto ecc., 
con cui bisognerebbe giustificare l'anormalità della tonica. Ohe questo 
ni. ci asconda, dissincopato, *iselae« i[n]sùlae (locai)? È un'ipo- 
tesi, confesso, che mi seduce assai. Ma ci sarebbe da pensare anche a 
un tardo dimin. di *Hsca da esca (cfr. P. 86), e anche ad altro. — (pg. 207). 
Cala di Paieto s. pabulum, che deve essere invece - it. paglieto^ cfr. 
P. 157. — (pg. 209). Punta di Cochio s. cucco (in e. del 1779), dove tra 
l'altre cose si resta incerti anche dell'accento. — (pg.211). VoUnana s. 
vallis. È dato senz'altro per valle plana; il quale etimo, se non è da 
escludere in teoria (il b ci ricondurrebbe alla fase *Vallebiana ecc.), 
pare assai poco probabile. Forse ha per base un gentilizio. — (pg. 212). 



1 Lo stesso dico di Poto, che vien riferito a podium (pg. 210). 



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•anurni * — J*k>ml, £*c*z*t.n: * i»erz. S^*r» aitC-j; 4» ^iifcrck. e 



^" 7 * c£r. P. z!l^ — Tjvii d Ctucv* & riss*.* jùmìtt* fteci?*; vjta 
r^ik, * tms* l"*^jii' ju^p^: * k: :*ru* ni »o ».«l Ukv *t*L /".*»« :».in#f 
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-^>r t^*- - u:«ni* fcr!^i.ii k * •rrj>ra: c"JLr**«. * Trri. kl "E ?tm ;rr 
ni «a. Tfrèir'ii* k^^.r^.» k :.»r. •-* xrk - * si. i*.r srt-rnAi.ìZ*.* ùj 

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.-ls *-tfiL>:- k^k j--^.^ki- •!•* c-j- . A-k*-. 2w «\-TL:r*«T >*, * tv % d. 

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tt Mbtrt cMV-^.-rie & ^..--t.- * -ì*ì — \£i l.'L:ii cL> ce L *T«>:»he 
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p'/i ni traiU di notai oro, italiani di provenienza arabica direnati 
u\\, airKlba, quale é ano dei sopra citati, la cosa é allora ben direna. 

VA eccoci ni 'Tentativi etimologici* 'pgg. 215-9), in molta parte de- 
dicati a illustrare alcuni de'nlL lucchesi da me confinati nel Capii. VIL 
La fiducia e lo zelo del S. in questo assunto non appajono indeboliti 
per nulla dal considerare il mio riserbo, mentre io dichiaravo d'aver 
ofuc»*o molto altre congetture ed ipotesi per riguardo alla indispen- 
sabile sobrietà che 'm'era imposta dal metodo. Avremo noi dunque, 
socondo il nostro Autore: — Papi, dal genit. o loc. di Papinius. 
Quasiché il lucch, comportasse qualche cosa di simile al noto feno- 
meno bergamasco, per cui Giopino Gepp- si riduce a Giopi (cfr. Lorck, 
Althorg. H3)l — Calabaja, da calle Varia. Ma, a tacere del -ò- da 
v, ohe por lo mono sarebbe insolito, dove s'ha mai un gentilizio in -iu, 
con funziono d'aggettivo, - come sarebbe qui, - non ampliato in -ian u? 
•- Campo Himignam % dal genit. d'un *Semonianus. Questo gentili- 
zio, por cui dovremmo ricorrere alla dea Semonia, se non è im- 
possibile, o tutt' altro che verosimile (meglio, se mai, *Simonius da 
8 1 tri o) ; e d'ultra parto ci avrebbe dato, probabilmente : *Simognani 
o -HtjntiHÌ\ porche l 9 o od ti prot. doveva resistere, protetto com'era 
dalla non tigna labiato. — Maniselvi, da Mani silvae. perchè non 
armho da Malli silvao? La fonotica lucchese non avrebbe nulla da 
opporrò (l\ 2^8 e XIV 432). E avremmo da postulare anche mali 
silvao, 'moli dolla selva' o 'solve del melo'! Giacché per limitarci, 
indagando l'etimo, alla categoria de'personali, ò un criterio il più delle 
volto siouro la dosino iuta de' nomi; ma ove esso non ci soccorra, qual 
ragiono di proferire il personale al nome comune? — MaUemQnti, da 
Matti tuontos. Anche por questo potrei, volendo, seguitar sullo 
*ìosho tòno, 

Oiiva il luooli. i\n\ da Gaius, domanda il S. se non sia da attri- 
buirne la sorda iniziale alla pronumia longobardica. Non saprei se 
oonvooga esoludor del tutto, ohe Caius abbia realmente esistito in- 
xiome k\\\\ Oaìus, e ohe prima del 520 di Roma (quando fu intro- 
dotto il v\ \* Ueorgosì sì confondessero insieme nella scrittura. Escluso 
oi<\ aatvldx» torse meglio \ edere ìn Caio {e in Cai ni. una forma se- 
midotta* Ma sì casca dalle nuvole, udendo che il S. riconosce il genit. 

oetrvwò tì*oònò*% % er «li %vrtò % in s*n*ò rc^c'.ò^o cristiano, *la dimora dei 
m*l\*£i dopo U morto*; wa in m^hì casi fcon sì tratterà cho d"ae mera- 
iam*nro cò.wgraàoò ir. Torna ;n;or.òs>\ h**«HV diveduto Vlnfcrm» per una 

\ o ; % c a sV o l ; mol o«r, a» a 3; r cò*. % * an a o:vor.i*ti ca \ 



D' un saggio toponom. elbano. 243 

Cai o Gai anche in Cajanoì... — E sùbito, a dichiarazione di Covecchia, 
Baciglia, Navdlico e Persolàtica, mi vedo regalare altre quattro basi : 
cubicula 1 , *opaciculus, *novalicus, *solaticus; e senza pure 
una parola ohe giustifichi il diverso etimo proposto o spieghi le no- 
vissime costruzioni. Ma dunque l'egregio A. mi crede cosi mal prov- 
visto di fantasia da non sapere imaginar da me tante basi ipotetiche 
(magari più plausibili per la parte formale), quante n'occorrano per 
dichiarare anche tutti i nomi del mio Capit. VII ? Sennonché il Di- 
rettore di questo Archivio avrebbe dato di frego senza pietà; e con 
sacrosanta ragione 1 II proceder con estrema cautela nello studio di pa- 
role morte e per avventura fossili, ò una necessità che s'impone 
come assoluta a chi non voglia far cosa puerile; e il- pretendere di 
spiegar tutto o quasi, mentre non siamo che all' inizio di questa sorta 
d'indagini, ò cosa che 'a priori' suscita diffidenze e ci scredita presso 
agli altri cultori della disciplina storica. 

Segue il S. contestando l'origine del lucch. Agno da agnus (P. 109). 
Non escludo che, secondo egli propone, codesto ni. si possa senza vio- 
lazione della fonetica ragguagliare ad angùlus (cfr. ugna da un- 
gula, ecc.); sennonché io là ho avuto per norma, oltre il fonetico, 
anche altri criterj. Ma il supporre Nagni (e non * Nanni) da i]n 
amni è mal cauto, se anche non impugnabile in teoria (cfr. ogni da 
omnis, che peraltro si potrà risentire dall'are, ogna da omnia). E 
Anja a ogni modo non deve esser * amni a, con nj intatto per infl. 
di m (cfr. sogno da s omnium). Ciò vaie altresì per Volanja, che il 
S. vorrebbe » valli s *amnia(la variante Volagna si dichiarerà col- 
l'attrazione della serie nominale in -agno -a). Io, accennando con molto 
riserbo alla possibilità di Volanja o -agna da valle *alnea, sup- 
ponevo di tradizione volgare la seconda forma, e che la prima fosse 
rifoggiata su Anja, 

Rispetto a mal (mar) da vali [e], che il S. riconosce anche in due 
nlL dell'Elba (e ch'egli crede risultare da 'adattamenti etimologici'), 
non sarò io di certo a fare obiezione; mentre posso affermare, parmi, 
d'essere stato il suo ispiratore (v. il S. stesso, ivi ; e P. 230 al nm. 70). 
Ma egli abusa del fonema che io gli suggeriva, quando vuol togliere 
dai loro luoghi (dove, almeno per ora, stanno assai ad agio) : Mala- 



1 Per Covecchia io proponevo, interrogando: *cavicìila; e rimandando 
a cavo, sotto cui, se vedevo giusto, il nome avrebbe trovato una numerosa, 
parentela. 



242 Pieri, 

poi si tratta di nomi com. italiani di provenienza arabica divenuti 
nll. all'Elba, quale ò uno dei sopra citati, la cosa ò allora ben diversa. 

Ed eccoci ai 'Tentativi etimologici' (pgg. 215-0), in molta parte de- 
dicati a illustrare alcuni de'nll. lucchesi da me confinati nel Gapit VII. 
La fiducia e lo zelo del S. in questo assunto non app^jono indeboliti 
per nulla dal considerare il mio riserbo, mentre io dichiaravo d'aver 
omesso molte altre congetture ed ipotesi per riguardo alla indispen- 
sabile sobrietà che "m'era imposta dal metodo. Avremo noi dunque, 
secondo il nostro Autore: — Papi % dal genit o loc. di Papinius. 
Quasiché il lucch. comportasse qualche cosa di simile al noto feno- 
meno bergamasco, per cui Giovino Gepp- si riduce a Giopi (cfr. Lorck, 
Altberg. 33)! — Calabaja, da calle Varia. Ma, a tacere del -ò- da 
v, che per lo meno sarebbe insolito, dove s'ha mai un gentilizio in -iu, 
con funzione d'aggettivo, - come sarebbe qui, - non ampliato in -ian uf 
— Campo Simignani, dal genit. d'un *Semonianus. Questo gentilì- 
zio, per cui dovremmo ricorrere alla dea Semonia, se non ó im- 
possibile, è tu tt' altro che verosimile (meglio, se mai, *Simonius da 
Simo); e d'altra parte ci avrebbe dato, probabilmente: *Simognaw 
o -ut/nani; perchè Po od u prot doveva resistere, protetto com'era 
dalla contigua labiale. — Maniselw, da Mani silvae. perchè non 
anche da Malli silvae? La fonetica lucchese non avrebbe nulla da 
opporre (P. 228 e XIV 432). E avremmo da postulare anche mali 
silvae, 'meli della selva 9 o 'selve del melo'! Giacché per limitarci, 
indagando l'etimo, alla categoria de'personali, è un criterio il più delle 
volto sicuro la desinenza de' nomi; ma ove esso non ci soccorra, qua! 
ragione di preferire il personale al nome comune? — Matte tnQnti, da 
Matti monte s. Anche per questo potrei, volendo, seguitar sullo 
stesso tòno. 

Circa il lucch. Cai, da Caius, domanda il S. se non sia da attri- 
buirne la sorda iniziale alla pronunzia longobardica. Non saprei ** 
convenga escluder del tutto, che Caius abbia realmente esistito in* 
steme con Gaius, e che prima del 520 di Roma (quando fu intro- 
dotto il o, v. Georges) si confondessero insieme nella scrittura. Escludi 
ciò, sarebbe forse meglio vedere in Cajo (e in Cai nl.j una forma se- 
midotta. Ma si casca dalle nuvole, udendo che il S. riconosce il genit. 

potremo risconoscer di corto, in senso religioso cristiano, Ma dimora 4*x 
malvagi dopo la morte*; ma in molti casi non si tratterà che d'un me- 
ramente corografico infermi inferiore, basso, divenuto l'Inferno per om 
volgare etimologia, a dir cosi, 'anacronistica*. 



D' un saggio toponom. elbano. 243 

Cai o Gai anche in Cajanoì... — E sùbito, a dichiarazione di Covecchia, 
Baciglia, Navàlico e Persoldtica, mi vedo regalare altre quattro basi : 
cubicula 1 , *opaciculus, *novalicus, *solaticus; e senza pure 
una parola che giustifichi il diverso etimo proposto o spieghi le no- 
vissime costruzioni. Ma dunque l'egregio A. mi crede cosi mal prov- 
visto di fantasia da non sapere imaginar da me tante basi ipotetiche 
(magari più plausibili per la parte formale), quante n'occorrano per 
dichiarare anche tutti i nomi del mio Capii VII? Sennonché il Di- 
rettore di questo Archivio avrebbe dato di frego senza pietà; e con 
sacrosanta ragione! Il proceder con estrema cautela nello studio di pa- 
role morte e per avventura fossili, ò una necessità che s'impone 
come assoluta a chi non voglia far cosa puerile; e il* pretendere di 
spiegar tutto o quasi, mentre non siamo che all' inizio di questa sorta 
d'indagini, ò cosa che 'a priori' suscita diffidenze e ci scredita presso 
agli altri cultori della disciplina storica. 

Segue il S. contestando l'origine del lucch. Agno da agnus (P. 109). 
Non escludo che, secondo egli propone, codesto ni. si possa senza vio- 
lazione della fonetica ragguagliare ad angui us (cfr. ugna da un- 
gula, ecc.); sennonché io là ho avuto per norma, oltre il fonetico, 
anche altri criterj. Ma il supporre Nagni (e non * Nanni) da i]n 
amni è mal cauto, se anche non impugnabile in teoria (cfr. ogni da, 
omnis, che peraltro si potrà risentire dall'are, ogna da omnia). E 
Anja a ogni modo non deve esser *amnia, con nj intatto per infl. 
di m (cfr. sogno da somnium). Ciò vale altresì per Volanja } che il 
S. vorrebbe - valli s *amnia (la variante Volagna si dichiarerà col- 
l'attrazione della serie nominale in -agno -a). Io, accennando con molto 
riserbo alla possibilità di Volanja o -agna da valle *alnea, sup- 
ponevo di tradizione volgare la seconda forma, e che la prima fosse 
rifoggiata su Anja. 

Rispetto a mal (mar) da vali [e], che il S. riconosce anche in due 
nlL dell'Elba (e ch'egli crede risultare da 4 adattamenti etimologici'), 
non sarò io di certo a fare obiezione; mentre posso affermare, parmi, 
d'essere stato il suo ispiratore (v. il S. stesso, ivi; e P. 230 al nm. 70). 
Ma egli abusa del fonema che io gli suggeriva, quando vuol toglierò 
dai loro luoghi (dove, almeno per ora, stanno assai ad agio) : Mala- 



1 Per Covecchia io proponevo, interrogando: *cavicula; o rimandando 
cavo, sotto cui, se vedevo giusto, il nome avrebbe trovato una numerosa 



a cavo 
parentela. 



244 Pieri, 

piana, Malocchio e Maloperta (P. 129, 93 e 118), per raccostarli a 
valli s; quasiché fosse la cosa più naturale del mondo il supporr*» 
per ogni m iniziale l'origine da un b secondario! Né la prudenza mi 
consiglia di tener proprio per certo, che Baveglia e ttglia siano val- 
licela e -ucula; tanto più che l'esito rallentato di cl, non am- 
messo neanche da tutti per l'italiano, è ad ogni modo relativamente 
assai raro (cfr. Asc. XIII 453). 

Ma ecco il S. affermare che ogni mio scrupolo, a postulare un •fat- 
eti aria come base di Falcovaja (P. 205), deve cessare di fronte al- 
l' elb. Fetovaja, ch'egli riconduce - credo, felicemente - a *faget na- 
ri a (per la riduzione protonica in questa base, cfr. P. 87); e m'insegna 
che d'-uario da temi in -o ci offre esempj anche il latino lettera- 
rio. Sennonché nel caso mio non si tratta d'un tema in -o ovv. di se- 
conda declinazione, ma d'un tema in -on o di terza (fai con-)!... Ri- 
costruendo un * fai e uà ria, bisogna supporre un metaplasmo assai 
antico (promosso per avventura dal nomin. dell'imparisillabo), in guisa 
che falco passasse alla quarta deci, o anche alla seconda. E i mi*»» 
scrupoli, ahimé, persistono ancorai 

Terminerò rilevando con vivo piacere, - tanto più che le mie pa- 
role potrebbero in qualche modo aver trapassato il segno, - che il 
Saggio del S. si chiude con alcune 'Considerazioni storiche '(pgg. 211*- 
21), le quali non esito a dire eccellenti. E osservazioni felici, come fa 
avvertito in principio, o argute intuizioni si notano altrove, qua e la. 
e non di rado ; sicché non par dubbio che, proseguendo ed estendendo 
la sua ricerca e rendendo più rigoroso il suo metodo e più compiate 
e sicure le sue cognizioni glottologiche, il S. riuscirebbe di certo a 
fornire un ottimo contributo alla toponomastica. Intanto io credo sa- 
pere ch'egli è d'animo cosi buono, da non s'aver punto a male, se gli 
ho fatto un poco il pedante addosso *. 



1 Aggiungo qui due parole intorno a un'altra questione che mi ri- 
guarda. Ecco dunque. Il prof. Francesco D'Ovidio, in una sua rec^nt* 
Memoria*, chiude l'ultima parte della trattazione (pg. 82-4) eoi far 



* Soie etimologiche, estr. dal Voi. XXX degli «Atti' della R. Accademia <h 
Scienze Morali e Politiche di Napoli. 



D* un saggio toponom elbano. 245 

cenno di quegli otto nomi locali che io ho ' trovato ribelli alla solita 
accentuazione latina e romanza 9 . Egli dice : ' Su Campiglio, Cócigtia, 
GrànciglÙL, Màriglia, Nàmpizzo, Piànizza, Bétigna, Strùttiglia... non 
accade fermarsi. Vengono da un territorio di confine; appartengono a 
piccoli luoghi che non possono opporre resistenza a mutazioni capric- 
ciose, a false analogie, a incongrue storpiature nel passaggio dal ver- 
nacolo alla lingua o viceversa; e non hanno storia o l'hanno breve e 
frammentaria'. Ora io, com' è naturale, non presumo per nulla d'en- 
trare nella questione, la quale ha provocato codest' assalto; ma credo 
anche di non meritare alcun biasimo, se cerco difendere un poco que' 
poveri e maltrattati miei eterótoni. E poiché mi limito a una parte 
di ciò che mi sembra si possa dire in proposito, chiedo perdono se 
cosi risulta troppo lungo l'esordio. 

Certo, essi spettano ad un paese di confine. Ma il confine qui non 
* una linea arbitraria e convenzionale; è nettamente e fortemente se- 
gnato dalla natura col dorso dell'Appennino e coi blocchi dell'Apuana; 
e il popolo che vive di qua non ò una stirpe di meticci nò parla una 
lingua da portofranco! E nessuno di questi nll. ci viene dalla * più alta' 
Valle del Serchio, dove occorrono infiltrazioni dall'Emilia, quantunque 
in nuclei ben distinti e omogenei (v. XIII 329); anzi, e sono i due più 
osservabili, Ma riglia Marita fu ed ò presso il Serchio a breve 
tratto da Lucca, e CòcigUa ò presso ai Bagni di Lucca, vale a dir 
sulla foce di Val di Lima e suppergiù al centro di Val di Serchio. E 
d'altra parte, si noti bene, questi nomi, o i loro corrispondenti fone- 
tici, non riuscirebbero men curiosi e bizzarri ove spettassero, dall'al- 
tra costa dell'Appennino, al territorio di Reggio o di Modena. Ma come 
parlare d'analogie ? Dove sono le serie in biglia ecc. che possano avere 
attratto questi pochi nomi ? E ci fanno meraviglia giust'appunto per il 
tono anormale, ossia per la loro strana pronunzia, obbligante a uno 
sforzo insolito e che si vorrebbe evitare. In Mdriglia s'evitò infatti 
coll'ettlissi, onde Marlia (riduzione questa che avvenne alla piena luce 
della storia; v. P. 23); e sarà lecito il presumer che in altri casi allo 
sforzo s'ovviasse col protrarre l'accento, giacché de' molti nll. in -iglio 
-a ecc. come escluder che qualcuno, se altri pur l'ebbero o l'hanno, in 
antico avesse l'accento di terzultima? E (neanche a farlo apposta!) 
cinque de' nomi in questione appartengono a una stessa categoria mor- 
fologica, e proprio quella che si vorrebbe rappresentata nell'are, la- 
tino da Mànilius (v. Asc. XIV 341)! Certo, questi poveri nomi non 
tutti hanno una storia, quantunque alcuni possano dar buon conto di 
sé per nove o dieci o più secoli, che non é poi tanto poco. Ma i nomi 



246 Pieri, D'un saggio toponom. albino. 

che vantano una storta di più millennj son già acquisiti al sapere; * 
ora si vuol piuttosto rintracciar gli umili e ignoti, cercando di strap- 
par loro qualche segreto e far che irraggino nuova luce anche su que- 
gli altri più illustri. Se noi screditiamo 'a priori' quanto di nuovo e 
inatteso ci può rivelare F indagine, si riduce di molto, a me pare, 'il 
vantaggio che é ragionevole sperarne. Ora che faremmo se solo dalla 
compiuta esplorazione dell'intera Toscana ci saltassero fuori un centi- 
najo o anche solo cinquanta di codesti eterótoni? Li vorremmo con- 
siderar come 'fatti che son fatterelli' (pg. 84), e francamente proscri- 
vere ? La scienza, è vero, ama d'esser liberata dalle eccezioni, e a ciò 
deve intendere anche il suo più modesto cultore. Ma le eccezioni son 
nodi da sciogliere e non da tagliare; e fa meraviglia che un cosi no- 
bile e operoso intelletto come il D'Ovidio abbia ricorso questa volta 
ai metodi d'Alessandro Magno I 



Correzioni. — Pag. 91, nùm. 41: invece di summariu è da 1^- 
gere sagmariu. - Pag. 96, num. 68: 1. battello. 



CONTRIBUTI ALLA CONOSCENZA 

DE' DIALETTI DELL'ITALIA MERIDIONALE, 

NE' SECOLI ANTERIORI AL XIII. 



DI 

T. DE B1BTHOLOM1BI8. 



I — SPOGLIO DEL 'CODEX DIPLOMATICI^ CAVENSIS' 1 . 



SoitXAiio : — 9 L Scrittura. — 9 IL Fonetioa. — 9 III. Morfologia. - 9 IV. Appunti sin- 
tattici. - 9 V. Leasioo. 



Avvertenza. — Con la presente ricerca e con quelle che faran seguito 
ad essa, intendo ad illustrare lo stato de* dialetti dell* Italia meridionale, 
n<*' secoli che precedettero l'apparire delle scritture intieramente in vol- 
ture. Verrò comunicando perciò una serie di spogli, ohe mi trovo d'aver 
impilato da qualche tempo, dell'elemento volgare che si rinviene, fram- 
misto o latente, nel latino delle scritture diplomatiche e d'altro genere, 
appartenenti a quella regione. E incomincio dallo spoglio del Codex Diplo- 
matica Catena is, principalmente per ciò, che, risultandone uno schema 
fonetico e morfologico presso che intiero, potranno poi opportunamente 
raccogliersi intorno ad esso le materie provenienti dalle altre fonti, e riu- 
nirne cosi facile e nitida la comparazione finale. 

E invero di co tali fonti questa della collozione cavense è indubbiamente, 
«otto ogni rispetto, la più cospicua. Le carte contenutevi son tutte originali e 
non già copie, per quanto antiche, pur sempre ritoccate nella forma, corno 
«"no, a cagion d'esempio, quello che si leggono ne'regcsti di Casauria e di 
Farfa e nel ' Chronicon Vulturnense*. Esse sommano a mille trecento trentotto; 
corrono dall'anno 792 al 1064, e, fatta eccezione di pochissime, provengon 
tutte dalla regione che un dì formava il principato longobardo di Salerno e 



1 MV, Milano-Napoli, Hoepli 1874-9; VI-YIH, ibd. 1884-8. 

Archivio flotto!, IteL, XV. 17 



248 do Bartholomaois, 

dalle terrò finitime. La vesto latina vi è, più che inai, sottile e grama: il lin- 
guaggio vivo trasparo e prorompe da ogni parto, e talvolta si lascia coglier*» 
in una nudità veramente inaspettata e singolare. Ne codesta condiziono «li 
coso muta col variar di toro pi di località e di scriventi, ma si contini;.! 
imperturbata, da cima a fondo, per tutta la raccolta; onde si riesco, alU 
fino, a una doscriziono dialettologica compiuta, ne più ne meno di quella 
che accadrebbe con scritture schiettamente dialettali. La qual cosa acqui* 
sta maggior valore, in quanto che siamo a una sezione dialettale, um 
disgiunta certamente dal comun fondo campano, ma che tuttavia non >*i 
era fin qui altrimenti rappresentata che dalla novellina boccaccosca del Pe- 
panti. 

Assai più ricco ed utile sarebbe ancor venuto l' inventario, so mi fo*« • 
stato possibile di appurar l'etimologia do 1 molti nomi locali che ricorro. -» 
nelle carte, non tutti i quali son compresi nogli elenchi, che stanno in fri. ' > 
a* singoli volumi. Una tale indagine csigova necessariamente l'aver di con- 
tinuo a portata di mano il roagonto della pronuncia moderna, al quale |>r» 
varo la forma basso-latina. Ma poiché, per questo rispetto, assai poco c'».i 
da contaro sull'ajuto dello trascrizioni fatte da* geodeti militari, e a me n» r . 
ora consentito, por ragion d'ufficio, di condurre personalmente la rio^r* 
sopra luogo, cosi, non volondo sconfinaro da* limiti entro i quali la acri» 1 !» 
dol lavoro m'imponeva di ri man ero, mi fu giocoforza di tentar soltanP 
quello categorie toponomastiche, che sono ornai più sicuramente ricono* .- 
I/ili; quali i derivati da personali e da gentili/j, da nomi di pianto, .-* 
nomi d'animali. Dol rimanente, dato lo scopo a cui la presente indaga 
ò principalmente dirotta, non dee questo lamentarsi corno una gravo iat- 
tura; e forse è bone cho codesta massa di nomi si serbi intatta per •• .. 
un giorno imprenderà la compiuta esplorazione toponomastica dolle va.. 
del Solo e dell'Imo e della penisola sorrentina. 

A ogni modo, mi studiai che l'inventario riescisse quanto più compi-' ■ 
ora possibile, raccogliendo por ciascuna sorio tutto quanto il conting»"»- 
do* rispettivi osompj. I quali cito, d'ordinario, con la data più antico, . - 
condo soguiro ad essa radicazione del volume e della pagina, qu*: 
da sola non basti al facile reperimento. Non fo susseguire da alcuna :- 
dicaziono i nomi locali, cho sien reperibili negl'indici d» singoli volt. 
Ma devo diro cho più d'una volta m'o toccato di doverne ripristioar** .» 
forma, cho la stampa dell'indice aveva alterato. 



Spoglio del Codox Cavensis; § I. 249 

§ I. — Scrittura. 

XB. Mi limito naturalmente alle grafie del nostro Codice, che abbiano 
speciale attinenza con la storia del volgare, o possano, comunque, giovare 
alla intelligenza de* passi e degli esempj che accada riferirne. 

1. Vev- di 'e vangelo* è reso variamente: evvangelia ebvangelia eu- 
bangelia, forme assai frequenti nelle scritture medievali e probabilmente 
non soltanto grafiche. Gfr. Schuch. II 327, 522 n, Bonnot, Le lat. de Grégoire 
de Tours, 145 e 167 n. 

Vy ò assai raro pur nelle voci greche d'importazione recente. Nelle uscite 
de'masc. plur. volg., se ho ben veduto, non occorre che una sol volta: 
'ubi a li gabatartf dicitur* 1062 vili 185, probabilmente con valore di -ti, 
^condo la consuetudine che vediamo prevalor grandemente nelle scrit- 
ture volgari napolitano e abruzzesi del sec. XIV e del XV. Trovasi ày 
per di in Laudelayca e Laudelayce 1064. Afayardo, allato a Man- 
q nardo 1044, può esser nient'altro che un 'May-*, 

2. Consonanti finali: v. Bonnet, o. e. 150 sgg. 

11 -e è generalmente rispettato. Non manca tuttavia qualch' esempio di 
omissione: 'componere promitemus nos vobi duplo protius, o sunt solidi 
< jtiactuordeci ' 798, 'ho sunt tremissi dece' 819. 

Talvolta omottesi anche il -d. Ma più spesso gli si sostituisce la sorda; 
così, a ogni passo: aput quot quit aU Caduto e risarcito erroneamente 
por -*: apo-s 'appo' 798. 

Manca frequentemente il -m delle desinenze -am -em -um; cfr. Pott, in 
Kuhn's zeitschr. XIII 24. Non è raro il vederlo all'incontro impropriamente 
aggiunto a terminazioni in vocali; cosi: defensare-m difendere v. less., 
*gentis nostre-m\ e simili. Innanzi a dent è n in tan tu 798. 

Pur frequentissima l'omissione di -s; cosi: 'cum Consilio Aldefusi ge- 
nitori meo' 792, 'sicundum ritum genti nostre langubardorum* 792, bobi 
vobis 798 ecc., 'apos&o* apud yos 798, 'abea et possideas tu' 803, s a- 
(tsfacimu 819; cfr. Poti, l. e. 241. Impropriamente aggiunto a yocì uscenti 
por vocale: *cum boluntate-s Aldefusi* 792, 'pettia... abente-s fine' 
7'.tf, 'accepi pretium a te hemptore-s m eo-s* 818; ecc., ecc. E di qui lo 
scambio frequento dello terminazioni -es ed -is, cioò -t-j; v. num. 64 e 
cfr. Pott, zeitschr. cit. XII 198. Vadan citate lo male restituzioni; pluls 798, 
4 solidi trex* 803, e più strane ancora: bobit vobis 803, 'bonu sorbititi 
quas raihi factum abit* habes 837. Pur qui occorro forsitans 860, dove 



250 de Bartholomaeis, 

il Pott, zeit8chr. cit XII 176, vedrebbe forsitan, accresciuto di un -si 
dubitativo. 

Anche il -t manca assai di frequente: colibe quolibet 798 \ 'cot apo* 
bo remelioratu fueri' 798, discerni 821 ecc., «w... «ti... 798, ti sit 
ibd.; ecc. ecc. Cfr. Pott, zeitschr. cit XII 167 169 180, Meyer-Lùbke, grtfflo. 
rom. I 17. Spesso è -d: fi ad sead sia, e simili. 

Per-ph talvolta solo -p in Iosep. 

8. Della doppia scrizione j e g, pure innanzi ad a o u, v. al num. 27. 
Di -bg- che renda probabilmente gg % al num. 28. 

I è reso per li Ili II gì gli Igl; v. num. 28. Cfr. Mussafia, Regim. Sanit 
§§ 44 53 54, Kathar. 44. 

ri ò reso con ng ngn gn e talvolta anche con nn (cfr. fin s ti nalT anL 
spago. ■), scrizioni, com'è noto, assai antiche. Di ni* nelle risoluzioni di 
ngk, v. num. 41. Quanto a bendidiamus vendemmiamo, v. num. 28* 

Stenteremo ali* incontro a vedere la rappresentazione di un ri ne* molto 
frequenti vinta eastania castanietu e sim., allato a* quali non occor- 
rono le grafie teste menzionate; v. num. 33. Sopra castanieiu si aar* 
poi rifoggiato canni et u canneto, pur esso assai frequente. 

Dell'alternarsi di --- con -fi- v. num. 28; di -j- con -^i- ibd., e cfr. M«$- 
safia. Regim. Sanit § 44 n. 

Inutile addurre esempj di ci per fi, scrizioni già legittimate da* gramma- 
tici medievali. La schiotta pronuncia è resa però in pasiantur 99*1 P«r 
scolsient ali. a scolciare t v. less. 

sz è rappresentato con tti cci et zx\ v. num. 28. Curioso il ni. bar- 
vajanu ali. a barbatami 1041, forse da g. Falsa ricostruzione in pictt*~ 
lum 1038, e nel npr. e at sotti 987 less. 

s è reso con se e una volta con ssc, v. nuinm. 28 e 32; con ss in assins 
che sta allato ad ascia, v. num. 32. Si ha inoltre un semplice i, che non 
può certo dipendere dalla pronuncia locale: septu sepie (ma teept*). 
v. num. 32, np. cresentia 857, • faciant sire' 1061 vili 174, biselle ali. 
a biscillietum, less. Cfr. Monaci, Gesta di Federico I in Italia, p. x\i\ ». 



1 Strana ricostruzione parrobbo 'tjualibisi ingenio* 799; ma trattasi p: 
babil mente di *quolibot + flit*. 

* nn por n spossogu'ia nolla Cronaca del Do Rosa e ricorro anche alarli 
anti:hi testi siciliani. 

* Anch* no* 4 Bagni di Pozzuoli* troviamo la medesima grafia: siatica *%*• 
de»\% glo**. s. vv. 



Spoglio del Codex Cavensis; § I. 251 

hj (supposto che cosi sonasse 1* pronuncia dell* etimologico cl) è rap- 
presentato generalmente da cl; una sol volta troviamo eh; v. num. 30. No- 
tevoli le scrizioni ecglesia 872, eeglesie 882. 

Già ben stabilito l'uso del s; e basta guardare al less. s. lett 

4. La gutturale sorda rappresentasi talvolta con h: spelonke 1039 (cho 
ci toglie ogni dubbio circa il valore fonetico del e di s pel once 1042), 
genica 1047. Tra vocali è però sempre e. La doppia è resa con elei se eh e- 
mus 959, backarecze 1040; all'in contro sechent 1035 e sicchum 962, 
seccare sempre; ma 'castanee secce* 953. Mera gutturale sarà anche 
nella strana scrizione baccia vacca 1047 vii 67. Sieno ancora citati: gre- 
e esche 1043, gree ischi 1052 ali. a grecesce 1043; e le varie forme del 
medesimo ni.; fleschetole fleschetole flescetole. Air iniziale trovasi 
una volta t-: iugitavi 'cogitavi* 982, che pare uno sbaglio. 

g è con valore di gutturale innanzi a », in gengi *jenchi *jen$i gio- 
venchi 1043. io = gu in ìouadia 904. 

guadraginta 966 ricorda il guasi quasi, che risuona oggidì in larga 
zona dell'Italia meridionale. Mentre in quomo come, vedesi il qu etimolo- 
gico, questo è e in voci latine, quale coi quod, e q semplice in atqe, 
e simili. 

Più frequente è mie hi che non mi hi. Di trahere occorrono le se- 
guenti forme: traamus 1050, cfr. Pott, zeitschr. cit. XII 107, tragamus 
Ì009 % traghamus 1012, traierent 1020 1039, traiere 1023, tragendum 
1016, subtraggere 848; cfr. Schuch. II 520. Qui sion ricordate le oscil- 
lazioni grafiche in alcuni nomi germanici, che largamente son dati negl'in- 
dici de* singoli volumi; p. es.: Ahenardus Agenardus Aghenardus, 
Rahenaldus Ragen- Raghen-, Aheprandus Acepr- Aiepr-, Ahi- 
nonius A gin- Aghin-; ecc^ ecc. Di h anorganico sieno esempi, all'i- 
niziale: honde hobbligare hosculum hube uve, ecc, ecc.; all'interno, 
tra vocali: cumvenihentia 976. 

Accanto a promittemus 801 si ha: pronti temus 798, e promio 
temu 803 823. Altre restituzioni: quadro 848 849, quadtuor 1011. 

Allo scambio, già frequente nell'epigrafia cristiana, e che, fra' testi vol- 
gari, appare ancora nel 'Ritmo Cassinese', di b per v e di v per 6, è ap- 
pena il caso di accennare, appunto porche ricorro a ogni passo. Di qualche 
esempio problematico, v. al num. 45. Sia ricordato west a veste 827. 

pt spesso è reso per et: sectembere eroe t a ecc. Scompare il p di 
mpt: emtum 847, etntam 843, hemturem 857. E qui può rientrare la 
ricostruzione semtima sept- 798; cfr. fìonnet, o. e. 188 n. 



252 de Bartholorauois, 

§ II. — Fonetica. 

a. Vocali toniche. 

* Umlaut'. — & i...-u: Domi mei* .890 (ma: Domenica 960 961, raeui"- 
ratorium factum... Domenehe monache 964), ribus siccu 971. ribus qui di- 
ci tur siccu 1027 (ma: e astane e secche 884, abellane secche 884 953 982), ni. 
pira 995 1004 (ma: quante noci et pera inde colioxorimus 1015 1061 vili 
174), una pactena de stamu et alia de lingnu 1006, singnule canestra ù> 
ube et ana singnule canestra de castanee ad canxstrum mediocre 1036, ur i 
genica abento pilo rubio 1047 vii 67, pt/o-scacio 1014 less., passo» qui;.* 
quagintatres, mino palmo uno 1050 vii 143 (ma: menimeldO ecc., cfr. Schumi. 
II 25 1 ), ni. salittu 1019 less, npr. desiti e desigiu 1031 (ma: deseia de**i.i 
1023), npr. giczu 1046 (ma: geczn sempre), ni. arcu-pi/i/u 1016 (ma: *.:. 
dones penta 1042). -illu: monte qui dicitur pinzillu 963, npr. tv uri!'. • 
928, ni. turzillu 1045 less., ni. ad pinìllu 1048 vii 82, picciolillum luY> t . 
275, npr, picsillu 1012 less. (ma -ella -elle, v. num. 85). -iscu: liber co:.- 
Unente franciscu 1012 less. (ma: sindones greceske 1043). 

<*...-u: nucillitum prisum et cultatum 1016 (ma: si de presam au de 1 - 
gamen 884), pianeta do si ri cu 1006 (ma: sendone serica 986). -etu:uu"- 
titu 857 less., abellanitu 993, genestnto 917, lauritu 917 992, olicitu et ì- 
cimtu 956 less., nocellitum 968 1025, carpinitu 973 977, canniti* 984 lo!s 
sabucìtu 997, ni. ferolitu 1006 less., ni. cippitu 1011, insertitum 1011, r... 
cerbitu 1014, roorfifum 1020, «tmifu 1021 less., tigillitum 1024, perseci tu 1"N, 
ni. corniìu 1047 vii 49, ni. /W*u 1057 vm 10 e /5fj/i«m 1000 vili 137, n - 
ci7t<//i 1063 viti 205 (ina: enseteta castanieta abcllanieta cannata passim) 

Va inoltre fatta qui menzione dell' * umlaut* analogico, cui soggiaccia ■ 
i nomi personali germanici terminanti in -fri ed, che riescono a -/rad -f' • 
dus al msc, e a -freda al fin.; così: Adelfrid Ausfrid Cumfridus C-m- 
frid Lamfridns Lamfrid Medelfrid Odelfridus Walfridns; ma: Adelfr*' 
A ns freda Con freda Erme freda Medel freda Wal freda, ecc.; v. gl'ind. 1 I» ■ 
finimento -eng abbiamo Ardingu 1046 vii 6*. 



1 Si rimanda, d'ordinario, agli elenchi dello Schuchardt, quando vi *:>' - 
accolto forme provenienti da fonti della regione che qui si esplora o di.' * 
ragioni contigue ad essa. 

* Isolalo affatto l'esempi» di Acefrede msc, che contiene probabilnv*c: 
un lapsus: *Wra Ace frette fiUo Mai tini* S|3. 

• Gli fa riscontro, con •*•«'/", la •eivitas ardenga % del *Cod. di pioni. «• .- 
mon.' 44 311, che è l'odierna Civita retenga. 



Spoglio del Codox Ca volisi s; § II. 253 

6. T...-Ì: sancte Marie de ircli 978 990 (ma: in locum ercle 989) less. * 
•illi: pannila 1006. -ischi: greciski 1052 tu 191, amalfitaniski 1058 vili 
50 (ma: greceske 1043, grecesce ibd.). Terremo in disparto òintf-nobem 
1001. 

?...-i : ni. pariti de Nucera *pariét9 980 num. 12. -ensi: saranianisi 
028 1017 less., angrisi 979 less., batollisi 994, terris cum magisi 994, sex 
miliarisi 999 1012, coperclisi 1001 less, ni. maurintisi 1041, ni. maceria- 
tisi 1041. Ma *ese sempre, di cui v. gli es. al num. 33. Vadan qui pure 
sidici 799 ecc., e Irùfccim 954, dove mal si penserebbe all'azione analogica di 
* quindici*. Per sitis siete y. num. 69, per averiti num. 70, per toltiti num. 74. 

7. u...-m: usque ad toru rotundu (ma: terra que dici tur pecia rotonda 
Ifcfì, ni. rotonàa 1039), npr. ursjt ind. (ma: orsa sempre), npr. palumbu 868, 
ubi proprio palumbulu bocatur 877 (ma: ni. palomba 983 1000, e come npr. 
1052 tu 184), ni. Wmo-longum 993, da loco ulmo 1050 vii 139, puliti 1031 
l*ss. t ni. puezu 1049 tu 96, in loco sulco 1063 vm 260, cappelli! fusjiu 
unnm 881. "^ullu: npr. Scasullo ind. (ma: nll. baio Ila catolla caso Ila casollc 
petrolle f ind.; inoltre: ortum do cepolle 1035, ortora de cipolle 1040). 

&...-«; -osu: ego. inginiusu 947, calbarusu 1057 vili 12, venenusu 1964 
tiii 294, gaiusu less., liutisti ?a rangusum millusum ind.; laddove il fo mi- 
nilo va sempre in -osa. -orju: susceluriu 856 less., ni. preturu less.; pò- 
taturu 1047 vii 64 less., coperturu 1057 vili 26 less., tracturu 1047 vii 
t>4 less. Abbiamo ancora: exe dominaturu nec possessurus 1004 vm 398, 
dove può parere ohe -ore si confonda con -orju. Ma per questa sezione 
dell* * umlaut* è da riveder bene il num. 15. 

Van qui pure addotti, ancorché non trattisi di un g antico i due più si- 
cari esempj che si abbiano, da età ben remota, del noto fenomeno meridio- 
nale -ulu -ola da -eoi u -e ola: ni. cirasulu 854 968 1012 less., ni. caprulu 
l'JlG; ma: caldarola 986, carrarola 917 less., fabr itola 1057 less., rubiliole 
1<)10 less., vintola 1061 vm 157. 

8. u...-i: unum pario do pulii boni 1000 1002. Per diti v. num. 67. 
ò.-.-ì: urdini triginta 1045, urdini vestri (Melfi) ibd. -oni: palos un- 

r iuni 1005 less., capessuni 1053 vii 198 loss. -ori: ipsi germani... posses- 
sori sunt 952; meno sicuri: in ipsi locis habitaturi erunt 1059 vm 96, da- 



1 Potrebbe aggiungersi il ni. circli 969; ma non è bon chiaro se trattisi 
di circuii o non piuttosto di querelili, nel qua! caso avremmo 'um- 
laut* di e. 



254 de Bartholomaois, 

turi et venditori seu alio modo aleniaturi fuori a t 1064 rtit 304. -orj: 
trado... case curte territuriis 792. 
•eoli: seminatone de fasuli modia vigiliti 868; cfr. Dm. 7 •. 

9« A: cerasa 854, Iosa., e n). Cirasulu 854; siainum stagno, num. 54. 

10. -AR1U, -ARIA; -or-: aquara 893 lesa., ni. ad linzara 907 1049 le»*., 
bia carrara 982 lesa, (e carrarola 917), labandara 917, flubio de cetani 
ce tari a 988 ecc. ecc., flubi de carbonara 952 ecc., ubi ad ipaa fusa?» 
dicitur 956 lesa,, ubi proprio salara dicitur 956 1008, ipsa primara p*- 
cia 965, via de pecora 969 1016 less., quatraru 979 lesa., cetraro 9*» 
lesa., locum tabeliara 986 1077, ammessarum 990 lesa., faber qui bocor 
caballaru 994 996, serra de calcara 995 lesa., toni de calcara 995, aqui 
palomvara 997, ni lu erbartt 998 1057 vili 26 less., ni. carbonaru W. 
gestaru 1006 less., candelari de rame 1006, colciara 1008 lesa., buttar* 
1009 less., ni. corbaru 1010, ni. cretaru 1024, caldara 1028 1030 (e caUU- 
rola 986), mela repostara 1029 less., jestarum 1029 lesa., baniara 1030 le$«, 
ni. palmeniara 1041, mannara 1042 1047 vii 104 less., ferrarum 1042 le*»., 
calcare 1049 tu 104, cgn. mangnanara 1057 yiii 15 less^ ni. fossa lupai - 
1058 vili 80, terra putnicara 1060 vm 150 less., monte de coronara lutil, 
cgn. cancellarti 1061 yiii 177, 1063 vm 223, fiisarum '1061 vili 181 lesa, 
campanarie 1003 vm 209 less., unum pare de carafoli 1058 vm 66 num. 
27; da arsa: campani qui dicitur Kart 983 1009 1050 vii 142, ubi ara Fe- 
derico sunt 1026, tempore de are 1056 vii 293; alia pecia ad avrà Mode- 
rasti 8T>8, obligaberunt se... tribus aire,., tenere 980 (e airaiieo 1021 le**- 
nL atro le 928 USO 990) *. — Abbiamo -er- solamente in flumen angutik- 



1 Largamente diffuse in tutto il Codice son forme genitivali come que- 
ste: filius quondam bisi ninnisi 1040; fllius quondam Maiumi 798, fine O"- 
filini 799, Waniporto filio ornimi 8>3, rebus Guiduni 1024, e cosi /<«»' 
Lettni occ; hor<>«Ì»»a Jfriunui (-osii) 979. Questo forme mostrano ci.' 
T 'umlaut* portavasi anche nella pronuncia del latino, e porgono, a ur. 
tompo, bolla riprova d»ìll>n orgia ondo operava quella legge nella tìngi» 
parlata. Occorro altresì di frequente la strana forma, non limitata del r*- 
sto allo nostre carte, Qprclis aprilo. Essa pure si dovrà forae apiegare <*••(. 
I** umlaut'. Ch'\ data la pronuncia, naturale in quagli scribi, di *i/i p ' 
-«"•lis, o*si tornavano a -eli anch'? no* casi di -ili; onde, come per crude- 
li s W^pvano cru<l ti *s, por fidMis /wfi/i'j, cosi riveniva loro aprila 
ì\a aprelis» 

* l'»>r in^ra svista: a«l ira «iibi-lainus in ter nos 98U f ciò* 'suiraja*. 



Spoglio del Code* Gavonsis; § IL 255 

num 1049, o nel npr. berengneri 1013 ecc., cui una sol volta sia di con- 
tro berengari 1051 tu 169. 

11. E breve, M, Appare intatto» secondo gli esempj che seguono: passi 
<fcc*-septe et pedi du et metiu 798, ad mensura per longu passi sidici et 
gubita trea et pede unu 849, fabricare in ambo ipai pedi de ipsa terra 1022; 
ni metia-*ep* 801, de locum sèrpi 997 1004; ipsa res quod tu teni 854; Po- 
tru... absolutione dede 856; dividere mecum ipsa cimenta et prete et ligna 
t'35, ipsa curte frabicemus ad petre et calce 995, ni. petra-lena 988, ni. 
/rcfra-lata 1058 vili 38 (e ni. petrone 917); una lancella de mele 1051 vii 
192. — Esempio unico di dittongamelo, ma in pos., e che, appunto per- 
chè solitario, va addotto con la debita circospezione, è nel cgn. oteMt-vote 
1058 ti ii 72 ". 

12* E lungo. Frequenti sono prindere 848 860 e vindere 868 ecc., ma ne 
* sospetta la schietta popolarità; cfr. Pott, zeitschr. cit. XII 189; chè/dei 
r*sto, occorre anche bennere 826. Pur qui ricorre mercides 872 882, ma 
ancora è caso più che sospetto; cfr., a ogni modo, Schuch. I 285 343. Per 
l'i; abbiamo stratigo 899. Allato a mela è una volta anche mila: tantum 
oxinde ezceptabo tribus talee de mela... et quod est pertinente» ipsa i ara- 
ti i età mela 979, ipsa mela et nuci, ipse nuci et mela e ulta re 1033 t 231, 
ni. m*fa~mas*ana 1045 less., mela repostara 1029 less.; ma: insitare inserte 
et mila 936; cfr. Morosi, Arch. IV 118 122 143, D'Ovidio, IV 147 (all'a- 
fona: melarium 1029, di fronte al ni. castello milillam 994 ni 16). Con l'i 
ben legittimo: quattuor bracchia de ciria cerei 1053 tu 197. Un t solo 
per u (ts) in pariti 980 num. 6. 

IL I breve; in e, tranne il caso di u od t all'uscita: possedea possegga 
7W, beee 816, ego Gentile foct-dominus 821, selva 991 ecc., berga Terga 
1062, cfr. Schuch. II 58, cerbarezie 1063 tiii 165 less., baeharecze 1040 
l»«4., aqua que dicitur fregdola 1058 tiii 86, enfra 821. Notevole il npr. 
cecere ( 4 supradictus cecere genitor... donabit' 968, 'imbenimus cecere 
filius quondam Mas tali' 1009), che, come npr., sarà l'antico Cicero o 
Cicerus (De-Vit), ma con la flessione onde nel vernacolo continuavasi 
cicer -ere. — Con e passato all'atona: flubio qui selano bocatur 1025 MI 
Seta*. — Altri es. di «... -a, e.,, -o, v. al num. 5. 



1 A togliere ogni illusione, devo dire che le forme con te (cgn. bocca- 
bitiello, piescu), citate dall'editore come volgarismi nella 'synopsis', 1 lyi, 
non si ritrovano nelle carte, ove si legge sempre -bitellu e pesci*. 



250 do Bartholomaeis, 

14* O breve. Intatto sempre, secondo che appare negli esempj seguenti: 
recepì... solidos numerum quattuor de dinari nobi 882, ut bois ipso labb- 
rate cura bobi 882, ni. bilia-nota 990, lectum paratum cuoi lena colcetra e: 
piumate um toti nobi et voni 1009, ni. casa- nota 1046 vii 36, ligna prò focu 
absidere 1017, quattuor oca de sturzio 1058 vili 39. Per -Ola, v. nuro. 7. 

15. O lungo. Veramente, di o per o lungo non avrei, a rigore, se non 
Y-o$a fora., di contro al rase, -usu; nin. 7. L'alternarsi di o ed u, in quella 
serio, non potrà però non ripetersi dall' ' umlaut', cora'ó mostrato dall* 
serie analoghe e anche da -ulu e -ol<i nei riflessi di -eolu -e fi la, di cui 
nello stesso num. Ma ora in effetto ritroviamo sempre u per l'ant ò, *<>ma 
che c'entri la diretta ragione dell' 'umlaut'; e converrà dire che Tu tl-l- 
1' 'umlaut' oltrepassasse i primi suoi limiti. Si notino: ni. a li curie li»4< 
vii 74, trado case curie 192; crista de ipso sirrune 1034; in locum spiano 
, nature 872, te qui supra hempturem nostrum 857; dal sng. potatura^ di cu 
al num. 7, il npl. potatura dua 1042, e cosi da' rispettivi masc, ibd., i fai. 
dominatura e possexura ('pars ipsius ecclesie d. et p. est* 952); nA avr* 
diversa spiegazione tracturia unam 1033 vii 198 '. 

16. U breve. Sembra ribelle alla logge dell' 4 umlaut' il npr. lo^o: oz* 
topo 816, lopolo 803, cfr. Schuch. Il 153, a<jua quo dicitur lopa 1003, rin- 
vio qui lopa dicitur 1003, ni. mamma- lopa l(X)8. Notevole noci, eh* ri- 
corre due volte (* quanto noci et pera indo colloxorimus* 1015 1061 *;,; 
174), ove direbbosi l'-ì di plur. fm. non influire sulla tonica- Ed ora gì. 
es. di o... -<i, o... -e da aggiungere a quelli che sono allegati al num. 7: 
ni. a la noce 10(31 vm ISO; una bote da bino mittendum 845, bocte l' 1 *'; 
ni. casa-pad u lo suptor ipsa forca 806, cludamus illos ad forcas 983, Ugna- 
tnen... ad forcas Tacere 991, force et assari indo tulissent 10'K3, ni. fm-'" 
-alfani 1058 viti 991; cgn. òocca-pizzola 954, cgn. bocca- faldola 954 1057 ti:i 
15, />>cca-lupi 1012, fcorca-bitollu ind., npr. monda 966 997 1017; torrr H u* 
dicitur tegolas 994, da la torre 1042; npr. tortora 1014; ni. sotnma ^vt**o- 
viana) 1015; dua paria do otra caprina 1031 ; spelonke 1039, spelonca 104.': 
ubi a la eongna dicitur 1041 loss. ; ronca 1042; ubi ad gorga de luponum 
d><*itur 1042 less. ; npr. porpore 1043; corco ma 966 less. — Di nurus <*> 
corri*, oltre Jtor<i, anche norua, ondo si conferma la fas<* intermedia i ar- 
ginata dal Bianchi, Arch. XIII 193: *si uxor mea aut nore meo... toIl'T* 
volu<»rit* 850, 'Alia et norua nostra* 1013. 



1 N.iturilment", «jui puro ociubrio, elio v Unto diffuso, come ognuno* 



Spoglio del Code* Cavcnsis; § IL 257 

17. Y. Bello e legittimo amendola amygdala 1064 loss. Cono il solito 
irrotta 1014, fravice et crocia 1036, grotte 1060 vili 150. Sia qui citato pur 
mortitum mirteto 1020. 

18. Dittonghi tonici. — AU ò ao in 'en fra isto claoso* 821, aoru 821. 
Allato al solito 'causa* è cosa noi passo 'in ipsa iscia de ipsa cosa' 1034, 
torma che ha costantemente per 'res\ 

b. Vocali atone. 

19. A. Iniziale conservato in amendola 1064 less. Ve naturalmente qui 
pure in gennari 855. Una sol volta longobardorum 1012, di contro al solito 
lang-. Innanzi a r: mackarone 1041 less., compara 1014, cammara 987 
( .>S8, cammare 1046 vii 1, cammarella 1031, ossari 1006 less. Postonico in * 
e: epdomeda 905; in o: amendola. 

20. E. Passa ad t nella sillaba iniziale, oltre che in tinore, che«e tanto 
frequente nelle carte medievali (in ispecio nella formula 'tali t. ) % in si- 
omdum 792, milioratu 844 847 (remilioratos 818), cirasulu 854, 958, dinari 
h>S 927, ni. «torta 950 less., ecclesia santi àsari (Cosario) 991, unu quar- 
tariu de ligumina 999, tricenti 1005, lictxcellum 1031, sirrune 1034 less., 
npr. criscentius 1035, ortora de cipolle 1040. Nella seconda protonica i: 
consintìentes 848, potistatem 871, insirtitum 1022 less., inginiusu 948 less., 
aUfanto 1040 1050. Oscillasi tra » ed e in flumicellu 918, mwn<tc*J/w 980 
W4, ballicella 957, che stanno allato a montecellum 1034, ballecelle 1057; 
h'ifotellu 986. Passa ad o in ali fatilo testé citato. EU è molto spesso io 
no' npr. liopardus liopertus e sim., che posson vedersi agi* indici. Abbiamo 
anche qui at#- nel npr. dausdedi 893 ecc. '. Conservasi in setazza 1053 
less. Postonico in t, dato un -» alla finale: sidià 799, duodià 801 824, 
quindià 824, quinque solidi ftertn 859, frommirt 986 less. Cfr. Mussana, 
R<?gim. Sanit. 5*3, Morosi, Arch. IV 142. — Di -oreu il semipopolare mar- 
moria 986. 

21. L Di sillaba iniziale, in ei fenìtu 793 801, stematione 823, ensetitu 848 
1<>45, less., ensetare 1033, treginta 849, edone persone 858, semiliter 866, 
debidere 912, npr. Delecta negl* indici. In seconda protonica: edeficiu 298, 
bUdetori 843, afegtianto/um 845, vindetrice 845, ensetitu 848, macenare 934, 



1 Cfr. il provenz. Dande; Schuch. II 324. 



4 «•« ■ 



do Bartholomaeis, 

i$*i li>.*«t.i f-HM9$sarum 93J less, tieclegeftfia 1003, cardenalis 1G£), 

l«r.ft# W«u, insilare 1033*. la postonica: princepe 826, nL cast- 

. .i.: -v>? l^icì vii 6, Mitica 832 lesa., palmentateca 907, teirateca 934, 

....; !"/•> W»**., aqua puteda 955, npr. domeneca 960 961, colcetra 10 ^ 

, ... .uàij 1017 vii 64, woniWna 1048 tu 72. 

feà o. l>ì sillaba iniziale in u: eumponere 799, /w/wnn* 810, uriatu 8i>> 
!• (4> , pumt fera 857, ni. m unioni 884, pruntissitna 952, eumeni i«»i<mi 1*7' "•. 
. ..«'♦! lisi», monasteri! sancte *u/f« 1002, sulario 1023, cureiiia 1029 lUX, 
> . 1 1 ts, ni. punzanu 1049 tu 99, cuientinu 1052, custantino 1057 Mtil, 
Hjtr. fiuritus 1058, urlandus 1063; accanto a cositore 1610 less., etoiM 
lo >',» ihd. In seconda protonica: langubardorum 799, languoardica 972 leu 
lu postonica: dtacunu 818. Di -ora passato ad -tra si haw/tóra 936 lesv 
yujnera 1006*. 

Ì8. U. In o: nella sillaba iniziale, foturo 792, LotUyco 868 1016, nom- 
884 977, Sosanna 979, plomacio 1008 loss , pontone 1049 less., ni. proneU'; 
altornamn dolcare 1911 e dulcare 989 less., nocelle 1048, ma nuci/Jifu «*". 
Nella seconda protonica: figolatum 790 less., tnbolatum 82Ó, ol. derropt" 
990 less., pergokUum 1008, ni. palombara 1004 vili 295. Nella postonica: 
pergola 1009. 24. Y: nL tur t ilio 1045 less. 

25. Dittonghi: mense aogustus 905 allato a mense agustu 823 9v\ 
udiente* 1060 vili 156; clodamus 1060 vili 132 potrebbe anche rientra^ 
nelle ragioni del num. 23; doferius negl'indici; restaorare 823 *. 



A tone finali. Sempre intatto T-e, salvo ne* casi di alterazione mor- 
fologica, di exi adduconsi alcuni cs. al num. 63. 

L'-i si riduce ad -e nell'uscita verbale -It e in ti ve tibi; gli es. v. a 
numm. 68 e 74 \ 

Anche l'o è, di regola, intatto: una sol volta troviamo -m in comu <*'. 
caso affatto solitario. 

L*-u oscilla continuamente tra -u od -o pur nello stesse voci, nelle stM«* 
soscrizioni e dentro la stessa proposizione. Gli os. occorrono passim: 4 *£° 



1 antefanaria 974 non è specifico; cfr. Schuch. II, 5, Bonnet, o. e. K»l. 

• Nommen «juento ò etempio specifico; cfr. Schuch. II 211-2, Bonnct, 1 ». 
■ camre per 'causare* (•contendere au c\) 854, sarà un mero svarion- 

* Nessun o«j.MBpio di -^ da -i, fuor d*i casi di cui ai tocca, che é j.- 
r incontro finora «mio fre«|U^nle n**gti antichi testi napolitani, in ispecie la 
«j'i-IIo d.»l lì* Ko*a. 



Spoglio del Codex Cavensis; § II. 259 

Lupu* ed 'ego Lupo\ 'ego Aceprandu' ed 'ego Aceprando\ filiu e fi Ho, 
propria o proprio, dupplu e dupplo, 'ubi campo saiuli vocatur* 858 e poco 
appresso 'loco qui campii saiuli vocatur' 1 . — Abbiamo -e in Tarente 1060 
tiii 135, cfr. Schuch. in 108, e in pare pajo, le ss. *. 

e. Consonanti. 

J. 87. Ali* iniziale e ali* interno, dinanzi a ogni vocale, occorrono.; e g\ 
ma, anche in ga go gu, il g può aver funzione di g» Notiamo : locum qui 
dici tur jobi 837 e jovi 855, ad justo pretium 842 ecc. ecc. , jumente 966 
990, jummenta 1029, jenca 968 less., domno Jannu 976, cgn. joncatella 990 
less., cgn. jubene 1012 less., licticellum cum panni da jacere 1031, si ibi 
plus iuniere voluerint 1033, npr. jannaci 1042, juppa 1053 less.; — npr. gen- 
nari 855 ecc., np. geronimi 926, genuense 966, genca geneu gengi less., Gè- 
r usale tn 1044; — locum govi 872, si de gamdicto debitum 882, terra gu- 
stini 1099; — mature 872 e mense magio 824 395. 

28. U; T, reso dalla scrittura con lì Ili II gì gli Igl: Iohanne filio gilio 
1063 vtu 229, fine de fili Rodiperti 816, Iohannes galiardu 1053 vii 209; 
- fine de filli Potelfrid 852, colliendum 1041, cgn. Iohannes battallia v. 
gl'indici; - bissile 1056 less., sindone m siriaticum in iniallattim 1058 vi u 
66, orale m unum cum intallatum ibd., cfr. Schuch. Il 489; - cirnegla 1047 
less.; - cgn. Iohannes gagliarda 1052 vii 190;- ubi ad eastelgloni dicitur 
1056 vii 293. MJ: forse ri, latente nella ricostruzione 'potamus et bendi" 
diamus' vendemmiamo 882. NJ: n, v. num. 33. BJ: gg, ricostruito inbgi 
subjecta 1025, subgectes 994. MBJ: n, ricostruito in mnii commutare et 
concamniare 976, comparare et camniare 976, comparastis et camniastis 987; 
cfr. num. 3. DJ:j in iusu 976 ecc., poiu frequentissimo, ni. faiana less, 
ni. correianu less., ni. priatu *praediatu; *, iu: pedi du et metiu 798, 
ni. me;u*»sepe 801, solidum constanti num... mezanum 1012, turre mezana 
1028; cng. mec*o-focacza less. Alternansi Disiio e Disigio, Deseia e Desegia, 
da Desidj u (De-Vit). NDJ : potamus et bendidiamus cum omnem meo spcn- 
gio 882. TJ; zz % scritto tti cci cz zzi pettia de terra 799, petite 827, pet- 
tiola 826; • peccias 1055 vii 272; - pecza e pecze 995, npr. giczu e gecza 
Oizio Egizio 104G, puezu 1048 vii 96, npr. Peczi 1057 vm 21 ; - ni. poz- 
zolana 801 less. - Il comune zi in ' molestationem paziantur' 990. NTJ: 



1 Di qui i frequenti scambj di -us ed -os e vico versa; cfr. Pott, zeitschr. 
ciL xu 169, un 30, Schuch. H 100. 
* È anche nel Ritmo Cassi neso, v. 16, e nel Regim. Sanit. § 79*30. 



200 do Bartholomaois , 

ni. banzanum 1038 vm 41, v. Flechia, nll. doriv. da gentil, s. v, RTJ: 
npr. mar su 1004 vm 170. STI- in si-, scritto sci e si: sciricidio scitici, t- 
dìo siricidio e sericidio, less. PJ: ni. puciano 859, v. Flechia, nll. deriv. 
da gentil, s. v. '. SJ; s in cerasa cirasulu less., casu cacio 1043, fasuli $<W, 
cammisa caruso camisulatum less. [SI; s: Bascilii 1025, Mascinus Ì^'A. 
ni. ruscilianum 1048 less., scippare less.; 5 in cusita cositore less.] CJ : ::. 
scritto -i 5 cs: manuct 875 less., jojsa 987 less., seta zza less.; asoiat* ..■ 
1048 vii 74; filia quondam amidi 997, acjocjaàimw* et dividiraus l' h " 
1042 less, socja 1020, sfeczare 1029 less., ni. cretaczu less. LCJ: ca/;<» * 
calzare less. Per scolsient scolciare v. less. GJ; x ,/ 1: pJaiu *plagju le**., 
reialrs less. 

L. 20. Dileguato nel solito esempio vaneo bagno 968, coi frequenti n\l 
baneo e baniara. Passato a r in scarpellwn 1063 yiii 210. Per circina .- 
v. less. ALI) ALT riescono ad aud aod ant e ad ne* nomi personali d\ri- 
gine germanica, che posson vedersi negl'indici de* volumi* Cosi Aud^ui^ 
mtrius e Ademarius % Aoderisius e Aderisius, Audipertus Aodebertut Al- 
bertus, Anliperga Antipcrtus % Wanpertus. Riviene qui forse pur camla: r.- 
bus qui dicitur cauda 1062 vm 204 less.; ma ald è ben saldo nel cri. 
scalda folia 1041, e in caldara caUlarola less. ALN: ni. auniiu *aloMu 
less. 

80. CL (v. num. 3) : dua cercla bona 1006, esoleta 956 e ce t ni. fr. * 
loss., nll. turricle e copercle 999; ecc., ecc. Ma cercha less. Frequente y+- 
sclu 816 ecc., con allato pescara less., e iscla ibd., v. Ascoli, Arch. l'.I 
458. OL: grandi ghiande 1042. PL. Un os. di pj* in 'sancta Maria intT 
piano* 7JJ9, ma è forse un mero sbaglio*; - pr- in pragellu 801 less.*. I' ^ 
r»wto sempre pi: mihi... oc divisto place 987, plumaczu 988 less., ni. />'*- 
nellu less.; occ, ecc. FL: fi sempre, se bene riosca difficile trovare ©seni ; 
n>n sospetti, se non forse fluminara less. Abbiamo un fj in: ubi prof.* 
duo /lumina dicitur 1047. E sten qui tollerate le diverse forme ondV» scrilt» 
il nome d'un corso d'acqua di oscura etimologia: aqua de fleschetoU ;«d • 
questa la forma più frequente), de fischetole 988, fcsckelole 992, felsket.'s 
992, fioscetole 1036. 



1 A confermare la baso, bellamente postulata dal Maestro, dirò eh* '•' 
carte scrivono inditfbren temente lo due formo pupianu e pucianu. 

* Il volgarismo occorrerebbe nel titolo di una chiosa, e cioè proprio U 
dove si conservano più inviolate che mai le formule latino! 

• j>r- ò tuttora ben saldo nel cai. e sic. praia piaggia. 



Spoglio del Code* Cavcnsis; § II. 261 

R. 81. Dissimilato in quedere 872, due volte. Non scempiato in scarricad 
1042 less., carricata 1035 less. Quanto a propio frate* cribu v. mini. 58. 
TR: dileguo di r in quarto 849. PR: plesbiteri 842, non senza influenza 
di 'plebs'. 

S. 88. Passa in z nei ni. zapino less , e nel meno sicuro zoca 997 less. - 
SCE SCI: dissernit 1006 1042, nossentes 1040, assendente 1041, ecclesia sancti 
Prissi 1060 vili 143, stabilissendum 1060 vili 447; cfr. Mussafia, Rogim. 
Sanit § 66; scepto scepte septu sepie, di cui v. num. 124 e less. ; accanto 
ad assias occorrono ascia e ascione, v. less. LS: npr. Balzami 998 1009. 
RS: ni. turzillu 1045 less., cgn. Iohanni Curzone 1047 tu 36, cgn. Ignil- 
freda de marzecanum 1034. 

X. 8$. NL : t! locum 855 872. N + lab. : invalida 982, im fines 936, ti» 
perpetuis 936 942, im vestra 936, im predicta 942, im partibus 942 im bene- 
fi cium 962, im prefata 952, im posterum 977, im tnanu 982, due volte. NS : 
pisare pinsare less., presu 848, presam 881, traversina da ipso flubio 978, 
trasito et exito 958 y79 1004, bia qui dicitur da traberse 984, via traversa 
1»*>4 1010. Per -ense v. num. 6, e aggiungi: actum forinese [loco] 792, Jo- 
hanni fricennese 1064 vii 11, Iohannes qui dictus est padulese 1048 vii 70, 
lohannes fasanese ind. GN (e NG, NJ). Sarà cortamente n§ in singatum 
'passum qui singatum est in columna marmorea ' 1004 iv 39), secondo che 
•"• presso che solito nel Mezzogiorno e anche ricorre in Jacopo da Lon- 
tini *. Eseinpj delle varie scrizioni, accennanti tutte a n (v. num. 3); ng: 
congovimus 900, congtto 994, angoscentes 994, mangus princeps 997, ortum 
mangum 997; ne nn: ad pinerandum omnia sua pinnera 1044 1062 vili 
ls5, connovit 845; ngn: congnobimus 960, hortum Mangnuni 970, augno- 
scente 970, co ugnato 983, lingnamen 983. All'incontro: singnula parte 977, 
Ermengnardi 842, Ingnelgarde 933, ubi proprio ad longna dicitur 1010, 
cingnvlu 1031; e con gn: signulis singoli 962, signula parte 977, per 
alia signula loca 984, due volte, lagnobardorum lege 979. Assai notevole 



1 È nella canzone 'Maravigliosamente', e in rima (ediz. Monaci, Crost- 
44»: «Sacciatelo por sinya Zo ch'i* vi dirò [a] Unga» (= lingua). Tal* •» 
m lozione del cod. vat. 3793; ma i copisti toscani del cod. Laurenz. - Red. 
\* o del Palat. 418 corressero singna e insegna. Cfr. agnon. e campb. sitvje 
nzfngà (Cremonesi, vocab. agnon. s. v.; D'Ovidio, Arch. IV 173), cai. niingu, 
unga nsingare (Accattatis, vocab. calcitai, s. v., Gentili, fonet. coscnt. p. 34), 
h;c. tinga singari singaliari sfregiare, singioii sfregio (Nicotra, vocab. sic. 
s. vv.). 



2G2 de Bartholomaois, 

è stamu stagno, che non può credersi errore grafico perchè ricorre do» 
volte: calice de stamu duo 1006, una pactena de *tamu ibd. nji: genneri 
855 (ma jenoario 824), mannara 1042 1063 le ss. 

M. 84* MP riducesi a pp in cappu de are 1046 vii 36, due volte, cappu 
pizulu 1048 vii 74, cappara de Stabt 1048 vii 75, che si avvicendano con 
camptt campora*. 

V. SS* Dileguato: ria sicchum 062, viale lesa., riatellu lesa., ni. riu co mi 
1007, npr. Paone 2053 vii 196, Lodoicus 1062 vili 214. Circa lo «cambio 
b = v e v « 6, v. num. 4. Cfr. Schuch. II 472 478. 

C. 86* Esempj di digradamento: gubitu 826, gubita dua... et gubita tr»i 
849 905 907 ; bigariatione 905, aancti Mighaelis 972, iVi^ofci 980 bia public, 
qui deducit ad lagu 990, ipso lagu piczolu 1002, ni. lagu paulino 1^41. 
In ultima di prò parossi tono: lohanni monaghi 980. Circa boccia secce e n»~ 
gitaci, v. num. 4. 

CT: fattam habemus... mo dieta tem 981, finem fattam 983, fruttifera <1* 
arborìbus 1002, focacie bone facto et cotte 1031, vittu 1053 vii 198; spew 
incontrasi autorem 948 ecc. — Vada qui pure tucta 995. NCT: «indoli** 
penta 1042, iuntum 844 847, defuntus 855, coniunti 949, ni. arcu-pinta. » 
1016. NC: bangam unam 1063 vm 210, monte de spelengaru 1064 rtn 
2S1, cfr. num. 61; è n£ in </in<7t 4 ienchi' 1043 num. 4 e lesa. CR: *?;/»*•• 
menta 799, sagramenlxt 818, cu r tem *r^ri palatii 853, gripte 960 1014, fin hi- 
g rancaria 1007, grancario ibd., npr. gritomenum 1057 viti 8. CS: *•*<•'- 
//iuta 8.V5 980, santi Massimi 872 882 965, dumn»«*rif 872, dissimus 935 1*7.'. 
amtradisserit 964, Leoni qui dici tur de sassa 965, conjfruuerujff 993, Mi- 
inni 1021, lassante 1042, actinia 1047 lcss. K dì qui la ricostruzione *-•«*•* 
1047. Frequenti ii<sta 798 ecc. ecc., sestam partero 1001 ecc. Accanto a /•<• 
resse 852: ecclesia de nostro dominio non esceat 035. 

m 

Ci. 87* Fognato nel ni. pau pagu 9(>3 1006 1009; cfr. mense a e usto *JT4. 
Fognato e sostituito da labiale in tuburio 1055 vii 267, Vbolino K>47. 
G.M. Di sagma occorrono lo tre forme: singulas saomas do Ugna da fo*: 



1 E cosi si risolve ogni dubbio circa il ceppare campare, eh* occorr* 
n^lla * Cronaca* del De Rosa, e che apparve forma sospetta al De BU* • 
*\K 419 n): *ly frate de san Francisco non cappano se no de liminolo* 
p* 419; 'signioro mio, io non voglio più capp>tre f yo aio veolato Io !.-::* 
vostro* p. 413, *yo te voglio cnpp-ire la vita* p. 415. 



Spoglio del Codex Cavensis; § IL 263 

1^51 vili 175, una sauma de Ugna bona 1035, quatuor saume do binum 
lo,N, quinque saume de binum 1034; — due salme de vinum 1047 vii 52; 
— iiuinque sarme de vinum 1045 *. 

QV. 88. Convivono le tre forme di 'quercia' quertia cerqua e cerza % ac- 
canto alle quali stan cercum e cercetum, v. less. In Cirico Quirico ('monte 
sancii ciricV 1042), può trattarsi di un mero xv-; cfr. Bonnet, o. e. 139. 
Dol resto: contu corno e comodo v. num. 122, bia antica 901 952, parie ti 
mitici 942, acqua 955, cura usi aqquarum 912, ubi dici tur acquale 972, lo- 
cura propinco ecclesie 855, propina* 974, ed anche: propinquo ipsa fon- 
tana 975. Di guadraginta v. num. 4. 

W. Stf. Alternansi gualdu e galdu % lesa., badu e vadu y less. Ed ò appena 
il caso di accennare che gu- e g% fr- e «-, occorrono indifferentemente ne* 
molti npr. d'origine germanica incora in ci an ti per te; vedi negl'indici. 

CE CI. 40. Anche qui il solito plaitum 821 less. — E zz y scritto tal- 
volta cz: cgn. bocca-pilota 954, ipso lagu pìczulu 1002, cai darò la piezula 
'»*>, cappu pizulu 1048 vii 74. NCE: ingendio 976. 

OE Gì. 41. tenitori 853 1034, iermanis 853, iennani 905, ienitor 860, 
x'starvm 1029 less., npr. iemma 1051 tu 157, 1054 vii 245, cgn. iemmato 
>'orgeus agi* ind.; ni. ate//a 826 less., ni. puteo-reiente 1041, ni. faitum less. 
M*mo sicuri: colliiere 1039 1040, recolliiere recolligere 1040, aiere 1047 
vii 61. rE: npr. halozuri 1024. NGE: conttmse 853, coniMnt*nte 1039, 
tnienium 860, ebanielia 860, allato ad adiungnetis 979, accennano a n; cfr. 
num. 3. RGE: periere 1033, surierent 1039 less. Di mastro v. num. 55. 

• 

T. 42. Di NT in nd un solo esempio: ecclesia sandi nicolai 1045. 

D. 48. Fognato e sostituito da labiale in parabisu 1051 vii 177 lo 98, - 
NI): bennere 826. DM: quemammodum 842, ammi nuore 979 less., ammes- 
>"''«m 990 less., amminuata 1046 vii 27, ubi ammunticello dici tur 1047 vii 
">4. DP: appare 843 num. 122, appretiarent 1012. DV: abbocatore 913 less. 
[>L; alluminemus 1046 vii 23 less. 



1 La forma con rè nella 'Cronaca' del De Rosa: 'legna de corcuaind'è 
abbundancia cho vale gr. v la ssarma y p. 430. Tra' moderni dialetti merid. 
tnruia vive nel cai. e nel sic; Scerbo s. v.; Avolio, Arch. Suppl. VI 101 • 

Archivio glottoL ital., XV. 18 



264 do Bartholomaeis, 

P. 44. Intatto in potechis 1058 vi n 88 lo ss.; digradato in Bi/aniusOOO num. 47. 
PS: ab. issu hiro meo 854 855; ssalteria 1045. PR: abrili 872, mense afcfov- 
lis 082. PT: in die nuttiaru 855, pruntissima sua voluntate 250, <7rofM lo; 4 

B. 45. Allo scambio continuo di b e t>, o di v e &, si ò accennato al num. 4. 
Rapprosentan forse la realtà avere 853, aviemiu 875, guoitum 007 l«*s., ni. 
carvon a /Y7 052, frat?^ 1034. BS: sustantiis 052. IBM: ut a wmodo et seni- 
pcr 820]. 

d. Accidenti <» enera li. 

46. Prostesi: por oc escriptu 842, abitator sum in estabi Stabiae ^'ì, 
cf r. nuin. 62. 47. L* A ggeminazione di m, caratteristica del napolitano, 
ò ben rappresentata: pummiferis 848, pommiferi 855, Jémmtte less., si ><>* 
ipsos sic emmere volueritis 974! bommiri vomeri 086, cammara camera 1*7, 
commitatum Nucorie 007 1022 ecc., jummenta una 1020 less., Iohannes fili» 
ammari 1033, Rommoaldu 1038, cammisa larga 1047 vii 37. Inoltre: siotmt- 
nime potuerimus 803 017. Di b : abbemus 875, bia pubblica 005, obbUgntv 
1064 vili 301. Di y: dupplo 801 826 ecc., appetire 1062 vili 192. Ih /". 
difiinitionem 000, in ter nos diffiniret 054. Di ri Sarracinu 803, sarracni 
012, ipso molinum dirrupasset 978, locum ubi derropate dicitur O0O l*v 
Di e: faccultatibus 038. Di v: aplitum fravvitum 1046 vii 10, cfr. nutn. 51 
48. Epentosi di d in ladicu laico, less.; di r dopo si in genestrito 917;- 
Q in congrugu 848, congrigum 856; di n in lancetta e sciricindio* lear- 
di e: ino n so septembere 857, Ber e nardi 086; di t: da pò de de ipso •*/■ • • 
872, alipergum 006 less., tulitum so 'tolto* e non * lolle t to' 880 i 108. 

49. A foresi; d*a: per nulla bumana stutìa 078, Xastasie 102»; — d'r 
e: stimatio 8(>1, splelos less., tu tuisque redibus 856, qui discerni da fifi* 
de rérr/d Gaidenardi 856, fines do redes Petri 056, fine de rette Guai min 
Orti, np. Bifanius 900 cfr. nuin. 45, in de fi cium OH, pannos et rame 1**14; 
— dei (il): cona eone less.; — d'o: allu scuru 1057 mi 26, la scura I*s*. 
E ancora sien citati i proclitici sto sta, num. 67. 60. Apocope od Et* 
tlissi di ragion speciale ò in discorre discorrere, num. 74. 6L Elìsion • 
de nostro propio... non d'alio ho ini no 872. 

58. Metatesi: di /: via plubica 840 082, via pluvica 853; sarà una rv 
costruzione impropria, via pulbicam 848, che ricorre due volte; giù*' 
guttulae 853, Iosa.; plcscu 083 1058 vui 42, pi escora 1HO Iosa.; aancu 
Maria do li pluppi 004 1047 vii 42, plaione 'paglione' lesa. Di r: » t . - 



Spoglio dol Code* Cavensis; § II. 265 

modo tremiti fleti sunt (termi t e s) 856 *; casam vestram terraneam fra- 
vitam fabbricata 853, casa frabita sola rata 905, parietes frabitum 905, fra* 
bicavit 989, fravicemus ad petre et calce 995; cimenta et prete 935, ni. pre- 
turu 980; quattuor ova de sturzio 1058 vili 39 less.; beroa brevi 1038; seri- 
marius less. Qui pure padule 952 1039. Un caso di metatesi e di assi- 
milazione a un tempo, presenta linilo ('rivo qui nominatur /.'), nome del 
fiume chiamato oggi VIrno, lirinu Hilinu *linilu. 

58. Propaggine: casa frabrita 960, frabrica antiqua 960; virdìareum 
934 less. 54. Attrazione: ni. faibano, v. Flechia, ni. deriv. da gentil, s. 
v., ni. maimano less., ni. mairano less. , ni. ubi a lu stainum dicitur 1035. 
55. Contrazione: Janni 994 ecc., Jannaci 1042 ecc., jenca giovenca, less.; 
beredes mastri catzotti 987. 57. Assimilazione: unum antefanario ro- 
mano 974 986, intefanaria 1029, casa frabrita salarata 'solarata' 1048 vii 
79, monte de spelengaru 1064 mi 297 cfr. num. 61; locilletu less. 58. Dis- 
similazione: ubi propio (e propiu) dicitur, è formula assai frequento; 
così anche, cum propie flnibus 860, nos frates sumus 938, cribu 1053 vii 
198 less. — Di u-w: congrigum 856 872. 



§ HI. — Morfologia. 

a. Flessione nominale. 

59. Figure nominativali: cibita ('finis ab oriente sicut fuit ipsa ci- 
òtta de Bete ri' 972), potestà ('permaneat in potestà profate ecclesie' 872, 
4 non habeamus cuicumque illa vel ex ipsa potestà dare' 1048 tu 79) f , Fele 
('ecclesia sancti Felis* 980, 'heredibus santi FelC ibd.; v. Arch. XIII 281), 
nL campum-maiwm (se * maggiore') 1035*. 

i. Notevole la forma obliqua abbocatore % in funzione nominati vaio 



1 E parrebbe essere stata ben salda la metatesi in questo esempio, se que- 
sta ò l'etimologia del nome odierno dello 'insulae diomedeae*. 
» Ne' 4 Bagni di Pozzuoli', vv. 301-2: 

Chi sente de micranea longo dolor de testa 
Ghost' acqua per remeverlo ci ave grande potestà. 
* Cfr. Fontana-maggrtò, Orto*ma ggio t Rio-maggio nella toponomastica luc- 
chese (Pieri, Arch. suppl., V 129). In Aquila: Colie-maggio . 



266 de fìartliolomaeis ; 

(cfr. Salvioni, Post. 257;: 'unamquo me e uni adesset ipBO nominato io ai tori 
meo et Joanne abbocatore meo* 1034 vi l v 4 cum ipse domnus abbas ade*- 
set amatus iudex adbocatorem predicte ecclesie* 1034 vi 15. 

61. Avanzi di genitivi plur. son probabilmente da vedere nel ni. monto 
de spelengaru 4 delle spelonche* 1064 vhi 297, e meglio ancora in campa 
rapistaru less. 

62. Locativi in -i: abitator sum in Eslabi 806, quaa abemus in Stabi 
870, Stabi 1042, Stabiae, filius Offi qui fuit de Acerni A comuni 1027 
v 120, e forse anche: locum qui dicitur jobi 837. 



I. Me tapi asmi. Di III in II: suscepi a te launegild westa una 837, in 
parti bus de ipsa rupa 017, turra 938, ipsa bia priora 1003, Rosa posteriora 
coniux mea 1025, ipsa iamdicta priora fine 1029 1046. Di III in II: domno 
Jannu 076, due salme de vinum de unum pecuru 1047 vii 52, ost finis ipso- 
rum muti 1057 vili 13. 

64. Plurali. Di l: secce come es. di -co?, e poco sicuro; nuin. 4. Di li; 
frequenti es. come quosti: vallone qui dicitur da li gibiruti less., terram 
que dicitur da li rotnani 1063 vm 264. Dal sng. -co il pi. -ci: parietes un- 
tici 942. Di III e IV: passi pedi termiti fini (v. Rajna, Rora. XX 391) ri- 
corrono a ogni passo, pel servire che fanno allo descrizioni fondiarie. I 
patroni uà. in -m v. al num. 6. Cito inoltre: de duas parti 799, consentita- 
ti mini duos mei parentis 84*, ubi ad fonti dicitur 966, tollant paitori qui 
curam hahoant 1043, ni. soptom-ar&on 1 OG 1 vm 167, adimploamu* ips* 
viti et impalemus 901, faciant ipso glandi colligero 101 1. Plurali neutri 
o di tipo neutro: ubi sunt*«r<t Federico 1026, cercha less., cu pel foie**-, 
fumella loss., dua paria de otra caprina 1031 v 211, si non paruerit tol- 
lero ipsa otra ibd., quattuor oca do sturzio 1061 vm 39, seta i za less.; — 
applict'jt'a less., in tote ipse pilo... facere debeatis arcora 1034 vi 8, or- 
fora ibi fac»ro 161 vm 174, campora e cn^para num. 34 e less., lacera 
1012, plescor'i e pescor.? bss., rebus qui dicitur dua ribora 9H4, protoni 
1004, canora do trabes 1022, ubi repausent toti ipsa capora de travi solari: 
Oo ipsa ca<a lU35. 

(5. (ì e nere. Fona., ooine ne* dial. odierni, i nomi di piante cersa liristi 
oliba nuce 2*>n;ala co>tanea y less.; masc. il nome di frutto columbr* l**s. 
Fé ni. passati al masc. con l'assumere forma accrescitiva o diminutiva, 
v. a' nuinm. 9* 106 108 109. 



Spoglio del Codex Cavensis; § III. Morfologia. 267 

66. Articolo. La funzione dell'articolo è generalmente disimpegnata da 
ipas IP3A (v. Rajna, Romania XX 393-7) l . La forma da ille s'ha però co- 
piosamente ne* nll.; ond' è che non la troviamo se non accoppiata alla pre- 
posizione Maschile : introire in ipsa rebus nostra da lu mercatum 996, ubi 
a lu valneo dici tur 1013, ubi a lu labe 11 u dicitur 1022, ubi a lu pratu di- 
citur 1035, a lu labellum 1041, a lu megarum 1041, Johanni da lu portu 
1042, a lu staffilu 1046 tu 2, ubi dicitur ad lu fusu 1047 vii 51, a lu er- 
baru 1057 vili 26, aUu scuru 1057 vm 26; sancta Maria de li pluppi 994, 
rebus de li barbuti 1046 tu 31 , Johannes buttone qui dicitur da li muti- 
none 1049 vii 99, ubi a li scarzaventri dicitur 1055 vii 272, de li capilluti 
1056 vii 296, a li lauri 1062 tiii 191, vallonem qui dicitur da li gebiruti 
1063 tiii 264, terram que dicitur da li romani 1063 tiii 264. F eminile: 
pecie quod vocamur a la fusara 988, Johannes qui dicitur de V ancilla dei 
1013, ubi a la statua dicitur 1028, ubi a la sala dicitur 1028, da la isola 
1035, da la forma 1041, ubi a la congna dicitur 1041, a la cisterna 1052 
tu 172, Mauro da la fabrica 1058 tiii 71, a la fomella 1064 tiii 299, a In 
longa 1064, tiii 299; a le fosse 1044, alle ballecelle 1057 tiii 2(5, dalle pia- 
gare 1063 tiii 215, ubi alle bene dicitur 1064 tiii 278. 

$7. Numerali: Mantenuta la flessione di 'due*; onde: pedi dui etmetiu 
798 (ivi anche, pedi du et metiu, ma può essere un lapsus), solidi... bi- 
gi n ti et dui 849, tari dui 983, ecc. ecc ; ipse due petiole 826, cedo dues 
pettie de terra 837, piane te de Unum due et orari dui 1006; dua sempre 
ai neutro, ambo; esempj di flessione: potestamem habeamua de ambi 
ipsi balloni \03\;ambe ipse sortionis 1004; amba dua capita 799. Si hanno 
inoltre: quadro 848 e quarto 849; cinque 798, tri gin ta cinque 855; nobe 821, 
(due volte) solidi nove 823; dece 818 e decim anni 998; duodici 801; trede- 
decem 1019; quaotuordeci 798; quindeci 798 e quindici 824; sidici 799 e 
sederi 818; bintinobem 1001; passi octanta et octo 1043. Ordinali : primara 
prima, num. 10. 

68. Pronomi. Personali: trado adque tradedit Uve 792, Uve que supra 
uxori mee tradedit. Cfr. D'Ovidio, Arch. IX, 58-9 f . Congiuntivi: cgn. Ro- 
mualdus qui dicitur caca lu tuba 1049 vili 100, se è 'caca-lo-giova'. Fre- 



1 [V. più in là, in questo stesso volume, una Nota sui continuatori di 
ipsa- in Italia. — O. I. A.] 

* ieve e meve vivono tuttodì ne* dial. pugl. ; ne ho qualche es. da Mol- 
fetta e da Bari (cfr. Abbatescianni, Fonol. bar. p. 5S, ove però son frain- 
tese). Per la Terra d'Otranto, v. Papanti 477 484-5. 



268 de Bartholomaeis, 

quentissimo inde 'ne*, ancora intatto nella * Cronaca* del De Rosa e ne* 
'Bagni di Pozzuoli*, gloss. s. v.: noci et pera inde collexerimus 1015, de 
que per annum ibidem seminatum fuerit, deant inde ad pars ipsius mona- 
steri per annum terraticum 907, ecc. ecc. Dimostrativi : conligo Ubi qui su- 
pra et tuis eredibus de sta nostra donatione 837 848, quicutnque omo de 
sta suprascripta binditione 856, clauso sto.,, benumdo 855; at questa vicem 
eam [portionem] aveamus 976. Indeterminati: si forsitans uxor mea aut 
quiunque alios omo 860. Relativi: ponere ipso molinum mole quali me- 
ruerit 1029 v 174. 

b. Flessione verbale. 

69. ( essere *. Indicativo: siamus . . . nos obligati [978 ; vobis Matron e 
et Blactule que sitis germane 1009, vos qui sitìs pater et filius 1040 (più 
volte); corno termini fleti sum 856 (« sono, 'so'); Ausfrid qui fuet viro meo 
842 845, qui fue de fiiio Iannerisi 848.- Congiuntivo: tertiam vero par- 
tem siat in potestate tua 947, siat distractum 961, in eadem ecclesia seat 
offerta 982, obligati siat meis heredibus 982 * ; vobis inde difensori siamus 
856, amplius culpabilis non siamus 870, nos ipsis siamus inde autorem et 
defensorem 948; vos ipsi siatis... defensores 936; ut siant clerici vel pre- 
sbiteri 901. Infinito: liceam te et tuos heredes... defensori essere 956, 
debeant essere in potestate 965, exere 1047 vii 37. Gerundio: convocati 
essendo da isto iamdicto Domnandus 1021, una cum ipsum Petrus essendo, 
posuerunt 1036. 

70. ( avere*. Indicativo: quod quantum ibidem abo 903 *; tuo bonu ser- 
bi ti u quas mini factum abit 837 (='ài*); ìpse passu... abes pedi 798; fre- 
quente, abunt 1010 ecc. Si dubita se sia ' habui' o 'ajo* ho, la forma latente 
in *quem ipso (ego) temtum obi* 857, abuet habui t 864. Congiuntivo: 
ego... congruum anea vindere 845; abea et possidea... tu 798, abea et pos- 
sideas tu 803; inoltre: ut numquas abeis requisitone 864, ipso (tu) habei 
firme 872, firmo ipso (tu) habei 872; potestate abea ipsa sancta ecclesia 



1 Dato che non si tratti d'un lapsus, s'avrebbe qui un esempio meridio- 
nale di 3* sng. in funzione di 3 a pi. — Analogico, ma non reale, sarà sie- 
ret 842. 

8 Ben può imaginarsi che questo abo sia un *ao *avo della pronuncia, 
sorto analogicamente dalle forme di 2* e 3* ps. (abit m abi-s, obi, cfr. num. 2, 
nell'esempio che si cita subito dopo) e da fare il pajo, se non anche a do- 
cumentarne l'origine, col sao dm due periodetti volgari del 960 e del 964. 
V. Rajna, Rom. XX 390. 



Spoglio del Code* Cavensis; § III. Morfologia. 269 

843; ipsa torra abeates per istu scriptu 842 (due volte); si de colludio pluls 
aberiti 708 (mhaberitis o *averitiì). 

71. 'potere*: dum erecte me loquere posso 837; ipse abbas non potebat 
949, cfr. Pott, zeitschr. cit. XIII 93; ut ego bibere possam 882, ut maci- 
nare possam 983; ut ipso firme abere possat 857; tali a facere non po- 
tere 928. 

72. 4 volere': volere e bolere, frequentissimi. Maraldus presbiter volendo 
ipsa sacramenta ei persolbere 952. 

7$. -are. — Indicativo; presente: dabo do, è assai frequente nella for- 
mula: dabo atque trado, che si alterna con 'do a. t.' (cfr. abo ho, al num. 70); 
aqua ibi se aduna 1041, bia que modo se anda 1046 vii 6; iuremus giu- 
riamo 821, demus... ad iustu pretiu 842; [la terra che] bos ipso laborate 
cura bobi 882. Perfetto: donatio prò quo tu mihi desti guadia 960; npr. 
Aaus-dede 842, Petru... absolutione dede 852, cfr. Schuch. IL 47. Con- 
giuntivo: partem nobis deant 884, deant ad pars ipsius monasteri 907. 

71 -«re, -ere, -ire. — Indicativo; presente: quomo me ti a sepe decerne 
303, comodo mensura decerne 824 826, de uno capite... pertange in fine 
8.72 (due volte) qui mihi penine 853, mihi . . . ec divisio place 987, perbade 
HI confine] in fine Radechisi 860, deduce in fine 949, perdeduce fine bia 
856, do uno capite... peresse in fine (-exit) 852, bia... iunge in iamdicto 
termine 989, coniunie 853, que vivei in casa 1056 vii 274; cfr. Schuch. II 46 * ; 
quanto alle uscito in -i delle 3 e prs. sng. cfr. num. 2; promitemus 798 799 
£01 822, promictemu 803, spondemus 842, restituemus 821; complunt 1310, 
debnnt 1041 ecc., ecc. Imperfetto: aliut coniineba in ipso scripto 982. 
Perfetto: unde recipi pretium 799; nos queset dicendo 875, inantistare et 
defendere promise 905; cfr. Schuch. II 47 *. Congiuntivo: pennanea 801, 
liceo ... bos tollero 872, licea bos ire 872, semper redea ad vostra potestà te 
855; cui tata et elusa remittate ipsius ecclesie 1020, vos... abere et posse- 
dere baleates 849. Imperativo: tu exinde tolli due sorto 872; tantu et 
tale adpretiatu exinde toltiti, quantu... 864 cfr. Schuch. I 260-1. Pei com- 



1 Agli e*, di -et provenienti dalla nostra regione, raccolti dallo Schu- 
ch ardt, si aggiunga questo d f un* iscrizione nolana: H1C REQVIESCIET IN 
PACE, CIL. 1378. 

1 In iscrizioni sorrentine: FECET, CIL. 606, 4>HKET, CIL. 719. 



27o de fìartholomaeis, 

posti imperativali v. num. 114. Infinito: lavine deaqaa pluviale que ini* 
tiiscurre solunt 1035; derivato dal tema del partic, rebus toltere et ab*»:»» 
potuorit 10D2. Gerundio: et nos dicendo a parte nostra 1014; ecc. Parti- 
cipio: ipsum Potrus exinde conbincutum habuerat 902, parutum 1010, er . - 
Uituux 823 1049 vii 10S, Iohannes spetutum illos habebat 902, si nos eoVi 
fuoriinus 'usciti' 938, investutam 1058 vili 38, nulli violentia sumus patu'f 
1057 vili 41; tultum e tulitum tolto, lesa. 

75. Passivo. Inutile riferire esempj, che occorrono passim, come : se '•"• 
cat % se tlicit ecc. Citerò bensì: inter nos fiad dibisum 954. 76. Incoativo: 
ad stabiliscala um 993 *. 

e. Derivazione nominale. 

77. -abile: ni. casa-amooefe 857. 78. -aceu -aciu: plumaczu accanto i 
plumateo less., ni. tostazzu 980, focacie 1030 e mecza-/bcac-a 1049, seta::' 
k»ss., nprs. jannaci 'Iannaccio* 4 Giovannaccio ' 1042, ni. spinacze 9&>. ni 
cretaczu less. 79. -ale: guttali cesinaU boccale lupinale prataU fabal* 
less. 80. -anicu: amalfitanicos less. Notevole l'uso che se ne fa nella de- 
rivazione do* nll. da nomi di animali, come tauranicum bes panica m capr j- 
nicum, lesa, 81. -anu o -i-anu. Della larga serie di gentilizj passati nelU 
nomenclatura fondiaria, sien ricordati: bibanum castrezzano campiUiatf 
casilianum, less. 82. -arju. Alla serie del num. 10 si aggiungono: V"' 1 '' 
tariu, flubio grancaria % labinario, ìnelarium % salicario % scutararifoj, lesa. Ir. 
gallata (ni. cQuià-gallara 1049, vili 111) e pecara ('via de pecora* \**<- 
abbiamo esempj della derivazione de' nomi d'alberi da' nomi di frutti, me- 
diante il s uff. fona, -ara (sottint. * pianta')*, 88. -aticu. Semiletterarj: jwi- 
menfaleca ter rauca airateca^ less. Cfr. Schuch. II 3, Ascoli, Arch. Ili £82 o 



1 Non è peculiare delle nostre carte (cfr. Schuch. I 364), ma va qui ad- 
dotto a cagiono della larga parentela d'infiniti di forma incoativa, che vi- 
vono nel pugl. e nel calabrese. Por il cai., v. Scerbo 217. 

* Tra' dialetti moderni, il cai. non conosce altro modo che questo per W 
formazione de' nomi d'albero. Esso dice: pu*nu la mela e pumara il m»i». 
min zulù la giuggiola o nzinzulara il giuggiolo, sorba e surbara, purt*~ 
ga<jd't e purtugaddara^ nispulu e ni spular a t e perfino aarofblara russr* 
la pianta del garofano o della rosa; ecc. ecc. — Chiamano anche a Ni- 
poti 'corza casiagnara' il 'quercus aesculus*. — Analogamente si dice, o** 
di. il^tti romaici di terra d'Otranto: iizzyoo o z%zzy9*a> la giuggiola * -.' 
i?i>ugiolo (Pellegrini, Arch. suppl. Ili 62). — Di qualche esempio di -*itj 
ali. ito al più frequento -aro (fr. -ier) nell'Italia settentrionale, v. Mtnaafia, 
K 'itrag s. no^ara. 



Spoglio del Codex Cavensis; § III. Morfologìa. 271 

84. -a tu, -ata. Sostantivi di forma participiale, indicanti collettività op- 
pure formazione, costruzione o sim. : farciti, urtati* % per golatum, iniallatuai, 
serolitum, tabolatum^ terrata, laoinata % ferolatum, nomi locali: priatu can- 
cellata perticata macerata pescati*; le ss. 85. -eliti -ella: ni. pragellu* 
s<»r ra de planellu, sicclellum, mer catelli y pallidellum, less., nuce tenerell* 
Mte, ni. maridrelU 995, pratella 997, ni. camminatella 1006, trasandella less., 
catenella 986 1017, mercatella 1043, capretta 1023, scaletta 1026, ortella 
l'»2), cammarella 1031. cgn. campanella 1038, ni. andrelle 1042, ni. a j ella 
o agella less., portell-one less., ortelle, insertelli 1015. Gli es. di -tifa -t/lo 
v. ai nm. 5 e 6. 86. -ense; v. num. 6. Notevole il doppio suff. in acqua- 
brllanense 1034 vi 18 (da 'Aquabella' ibid.). 87. -eolu; v. num. 7. 88. 
-»tu. Alle forme con -t'iti, che v. al num. 5, aggiungonsi: cannietu, v. § I 
o lo*s., cannietulu % cerreti* % locilletu, quertietu, solicetu less. 89. -iciu"; 
mimisi, casa Ugni 3 za, cerbaricia, bacharecze, cerbarezze\ less. 90. -iculu: 
securricla less.; e qui sia posto, con tutta riserva, cirnegla lesa. 91. -ictu: 
silUtu less.; cfr. Schuch. II 454, Ascoli, Arch. XIV 342 n. 92. -inu: pare 1 
(ine, terra casalina, ferri aballini, npr. Iohannes pilusinu; less. 98. -i s e u: 
fmnciscu, grecesche e grecesce; num. 5 e less. -anu + -iscu: amalfitani- 
srki less. 94. -istru: pollistri less. 95. -itu: parietes fabritu^ casa fa- 
l>rita; less. 96. -lu.» Riducesi a -t d'ordinario ne' npr. (cfr. Schuch. II 
<HI). Gito dalle soscrizioni: ego Cunari 793, ego Maurici 801, ego Tra- 
tari ibd., ego Aldemari 803, ego Godini 819, ogo Filicerni clerico 822, ego 
T'ijdici teste 824, ego Lande/nari 826, ego Autecari 826 , ego Lambaiari 
n37, ego Lupini 842, ego Aderisi 844; ecc. ecc. 97. -oc'ju: npr. carozzo 
Alti. 98. -one: castelUone 877, petrone 917, ascione, piatone, cristone, sir- 
rttne, less.; -eli a + -one: portellone less.; -o>V: piatamene e bollimonio, 
]"*s. 99. -orju; v. n. 7. 100. -osu; v. num. 7. 101. -ottu: npr. terra 
cif sotti less. 102. -uc'ju, -utju: ni. castelluccio, e forse qui pure il npr. 
masc. lucuzza 966. -u ci u + -e 11 u : arcuscellu less. 108. -u 1 1 u ; v. num. 7. 
104. -ura: spurclatura less. Scambio di suff. in clausura clausura 996. 
10$. -utu: cgnomi: cintrutu piccecutu sannvtus barbuti capizuto capillttti 
pedutum; less. 106. -e -inu: roticinum less.; -on-cinu: silboncinum less. 

m 

107. -t-anu; foretani calabritani, less. 108. -t-ellu: ballitellu e ballo- 
*ellu n serretella balleiella campitellu spongatellu riatellu, less. 109. -c-ellu: 
flumicellu 918 I000 9 munticellu 980 934, ni. ad ponticelli* 992, torticellum 
1-s*., licticellum 1031, cub ecella less., ballicella 957, terrecella 1026 e fór- 
ricella 1034 1043, npothecelle 1030, clusuricella , curticeUa, rescella, less.; 
haUoncellu 984, serruncellu 994. 



•JT'J de Barthol ornaci» , 



i». Derivazione verbale. 

HO. Formo infinitivo derivate dalla sostantiva: prexurare lesi, 
ha<v;i betellatcti iu menta pollitrata t scuria porclata ì capra edata, che ▼. il 
l<»s*. HI. -idjare: manganiiare v. lesa. 

e. Prefissi. 

112. ad*: acsoczare adaquare attingere alluminare amminuare appiciort 
<*ppr*iiare % loss» de-: ni. derropate ib. ex-: ex fissare sfecsare spurgar' 
spetutum, spletos ib.; scalciare e scalciare ib., dove s è forse da dia-, in-: 
mot ti tiare impalare, ro-: rebolta reclarare residuare reprovam. e au- 
gura-: nll. cata-palubulum, cata-lubulu, cata-grisulum % ortu cata-lupu, <*•- 
<ifMfi\ r«ff<i*maiirici, che v. agi' ind. Cfr. D'Ovidio, Arch. IV 409, D'Ami* . 
Voc. nap. a. v.; e v. less. 

k. Composizione. 

118. Composti imperativali: ego. torna-in-poe 1049 lesa. a. 'po'. 
oi*n. frnngi-ireMesse \iX\3 less., cgn. sealda-folùi 1041, h*rede* de homi.' * 
li us qui bocabat caea-in~$anti 990, cgn. caca-littere ind. 114. Compott. 
genitivali: cgn. bocca-bitcllu 'bocca di vitello' ind., cgn. eapu-can* k cx\ • 
di cane* 1011. lift. Sostantivi con sostantivi: Raddoppiamento: ■'. 
/ -ìÌ^huìo larìnense (Lucerà) 842. Vanno qui i personali e i gentili*}, U * 
e a monte diffusi ancora nelle Calabrie e più nella Sicilia, compou. r 
■ttriio- icfr. Morosi, Arch. XII 94\ quali pipp^-cewt, pappa-carbone^ p*}?*' 
.'•ufi, p*i t /w-èW, pipp<\-mot\a % psxp t Ht-$allrtna\ ind. Come ptf.«^«-, as: 

» • .t in in iHimmti-b/«i 1<*^ ni. proveniente da prs. 11C Sostaste 
■•ou aggettivi: cgn. 6o<xw-/nj*i/«t iud-, nL cu*»-*m*xM* S57, aL .•*•»- 
. r*s.nt IMT, ni, cxiAt-no\i 1047 vìi 3», nL petr-i-Ln* l»Gd, ni ul m§ km/- • 
l .r<\ nL f.:;*-*- 1 -! &*V ni. un:?»-/**.*!*/* k»Iti, nL j>*fu»ii-j*.-tif/«si KX 2 
; • *w« .» l«<^, cgn, ouM-ynus^ l'U4, nL M*&*-.«as*sjafl l«»4o. al e*.. - 
.♦; .'1 : -*4< c:r. auiu. 3\ ego. Vryr-f^M !••>& 117. Aggettivi roa • * 
4 tanti vi; nL -*fi *-s* : * ^u, cgn. mtezu-pan* l'OS, rga. «•r^^»»'- • 
. »4-«; aggeli, vi gr»»::: ^?.o jx^.t l <V> è nL dia trarrà ongia* ia prv rr* 

♦'-. ■•h-»* I«*oT; e *ia jiii | :r^ i :gtu pr:?:m*m *nàa ^ 
» 5 • . i, .il. 

«.. I>:eci:ms:i:. 



V*t-*v , - 11$». l'i te u: o: r***\ il aoti> »rr*lafcv* 
a. : \ • .*» A . -»-. i.\ ; * : .»'. .t a:*sr«S ùr::a «C U 

*• e " *. * * < • :. Cit.< :..U - è t **■«■'; <._■*.• r*f.« .-.<. 



Spoglio del Codex Cavensis; § HI. Morfologia. 273 

loft, 'usque tarmine qui fictum est in airaquo tondo ibi est' 1017. modo, 
da modo ora, da ora; son frequenti le formule, ubi modo resedimus 'lo sta- 
nile ove ora dimoriamo' 842, da modo,,, usque... Inoltre, ammodo et scra- 
per 835*. da presentìs immediatamente, porge il riscontro meridionale al 
<l' preterite dell*aait. (cfr. Flechia, Arch. X 165): 'si ipsa arcaturia do ipsa 
melina piena vel rupta fuerit, ubi nos inde scire fecerint, da presentìs il- 
laro conciare faciamus' 1018. 

119. Di luogo: iusu, 'da caput usque iusu ad marenT 976, 'at Salerno 
usque iusu at marem* ibd., 'caput fixura de susu in iusu' 1009, 'de ipsu 
Iwttaru in iusu' ibd*. susu, 'usque susu ad ipsum cercum' 976, 'usque 
susu" ad ipsam viam publicam* ibd., 'cercum de caput in «11514* ibd., 'qui 
porgi t at Salerno in susu* ibd.; cfr. Scerbo, s. v. poe dietro, nel cgn. Jo- 
hannes torna-iit-po** quasi 'torna-in-dietro' 1042. honde per dove, *honde 
nos andavimus* 821 826. Ancora: *da unde vadit modo ipso ballone, 1034, 
vi 19. 'per traversum da ipso flubio* 978. rido; frequente la formula 
'rido descendente*, detto del confine; cfr. Schuch. I 333, III 128. 

120. Di maniera: appare 'alla pari*, 'per adpretiatum exinde appare tan- 
nini abere et tollero, quantum* 843. sceptu eccetto, 'totum... vinumdedi 
possi dendum, sceptu bece de bia* 824. proprio e propio propriamonto pre- 
cisamente, è frequentissimo nelle formule 'ubi proprio.,, dicitur* ecc. 

121. Maniere avverbiali: ' case quas in sclimbo edificate sunt * 1005, 
•li sghembo; 'si infra constitutum necessum ibi fuerit* 1034*. 

Congiunzioni. — 122. qua quam 'ca*: 'nos queset dicendo qua nos 
v, oremus terre eius celate: unde nos iurare abbemus qua amplius exinde 
non tenemus, nisi quantum...* 875. Cfr. Pott, Zeitschr. cit XVI 124, e v. 
Ascoli, Arch. Ili 265-6, Kdrting 6541. corno: 'corno petre ficte sunt* 818, 



1 Cosi ne* Bagni di Pozzuoli, v. 229, e nel Regim. Sanit, gloss. s. v. V. an- 
•*e Pott, zeitschr. cit. XIII 223-4. 

* Anche nel 'Chron. Casin.* leggesi: «civitatem iuso fieri voluit», cioò 
'la città di sotto*, s. Germano; MGH. scr. Ili 227. Nella 'Hist. lang.' di 
£r-:hemperto da Teano: € monasterium . . . coeptum est rehaedificari iuso>; 
ibd. p. 259; e «de iusso» occorre noi passo corrispondente del 'Chron. 
>alernit*; ibd. p. 540. 

• Nel Ritmo Cassinese, v. 69: « nullu necessu n*abeto >. Occorre anche nel 
Rigira. Sanit. 92 95. Per gli ant. tosti lombardi, v. Salvioni, Arch. XII 416. 



274 de Bartholomaeis, Spoglio del Cod. Cav.; § IIL 

* corno metia sepe discerni* 856, 'corno termiti fìcti sunt' 850, 'comu iu rt l.> 
ballo discemi * 85G; ' comodo uno pirus signatus est' 856; quomo m*v.ì 
«epe decerne* 803, 'quomo forcati fìcti sunt* 837, più volte (cfr. Sehuw 
Il 393). con: 'con summa nx»a bona boluntatnm* 856. Incerto è cu n*ÌU 
frase 'cu notitia suprascripti iudicis' 882, atteso il n susseguente. Ci- 
Schuch. II 166. 

Preposizioni. — 188. «: 'passi numero quactuordoci a passu Teop:' 
796, cioè 'secondo il passo*; raensuratu a pede meo* ibd., cioè 'secondo i. 
piede*; 'cludamus illos ad forcas* 983, 'pastenemus ad zappam* 1(^4, ^u 
'con'; 'molis a macinare parium unum* 1063 vux 210, Ma m.\ Superflu» 
allegare esempj come 'repromitto... tivi et a tui heredibus' 79S. <>•- 
corrono anche costrutti come 'abuit ab a Lioprandus' 872; cfr. Paro:.. 
Arch. XIV 12. apud: 'cot apos boa remelioratu fueri* 798. circo: *cU«. 
so... circo fine tua... benumdo* 855, 'est circo casa amabile* 868. <t>' 
'da terra mea* 798, 'da fine terra domneca' 816, 'da ipsa pars et da ULT 
821, 'da prima vero pars* 821, 'da modo* 842; 'biolentia patere da supr»- 
scripto viro meo* 844, due volte, 'empturn abeo da Orsa* 847; 'Petrus . ; 
facit materie da barche* 991, Migna da laborem* 10)4, 4 piagane da p* 
lumbi iocandum* 1012, less. s. *plag.' f *ficu autem da seccare seckema* 
1022, Micticellum cum panni da iacere* 103), • panni da vestire* 1031. '»- 
gnum bonum da focum* 1035, 'zani dui da co peri re altare* 1043; 'lem 
quo appellatur da Padula* 868, 'ubi da selberanu dicitur* 893; e altr- 
molte simili forme di nIL; 'qui sopranominatus da Libo Ita se bocat* iK' 
'Iohannaci da lu portu* 1042, 'Petri qui dicitur da la scara* 1053 vii i'44, 
per altre simili forme di gentil, possonsi vedere gl'indici, de: superi ■* 
addurre esempj come 'de sancta sofia* 818, 'Iohannes presbiter qui dicitur - * 
Rosa* 1003; ecc. ecc. in ter: 'intre iste finis* 848. infro è freq ueo tinsi u Y 
in: 'ani malia legata in zoca* 997, 'manule de siricum unum cum List» »• 
fresa* 1057 vili 26, ' sindone m siriaticam in intallum* 1058 via 66, 'ori- 
lem in ragiolum* 1058, vili 06^ 'buctes duas in saltctum* 1058 vili «~. 
intu: 'casa mea quas abeo intu beneventanam cibitatem* 845; cfr. Bianca . 
Arch. XIII 199, Meyer-Lùbke, Zeitschr. f. d. dstorreich. gymn M 1891 p. 7T. 
p*r: 'scurie tres porclate cum ana tros fìlìos per scuria* 1029. se [*i' s : ' •* 
sede colludio pluls aboriti' 798, 'se ante ipso suprascripto constituto .; .- 
qua dare prcsumserimus* 842. supto: 'in Puciano tupto monte L»bi*- 
n">7, 'qui pergit supfu ipsa ecclesia' 9S2. 

[Continua.^ 



NOTE ETIMOLOGICHE E LESSICALI. 

DI 

€. NI0RA. 



Qi'arta serie (v. voi. XV, p. 97-130). 



1. — fr. abèe. 

Littré definisce abèe: 'ouverture par laquelle coule l'eau qui 
fait aller un moulin ', e ricorda pure la definizione data da altri, 
<*condo cui questo vocabolo significherebbe: ' ouverture par où 
l^au a son cours quand les moulins ne tournent pas \ Egli iden- 
tifica bée con baie, considerando Va come un prefisso, ma am- 
mettendo che possa anche appartenere all'articolo feminino. E 
parimente lo Scheler considera l'abée come una falsa grafia in- 
vece di la bée, e fa di questo vocabolo un sostantivo verbale del 
verbo béer. 

I due lessicografi rettamente stimarono Va di abèe come ap- 
partenente all'articolo feminino; ma l'etimologia da essi proposta 
non porta a un senso soddisfacente. La bée è il ' canale del mu- 
lino', faccia o non faccia girare la ruota. La base del vocabolo 
♦» un fem. *beda, che è pure riflesso nei prov. beso, for. bie, e 
al mascolino nel gen. béu, bl. b e dura, tutti col senso di 'ca- 
nale, gorello', come i derivati equivalenti bl. bedale, aprov. 
Wzal, ment. bea e altri, di cui s'è fatto menzione nell'art. &;a- 
'*'va (Arch. XIV 358), dove è indicata la provenienza di simili 
voci. 

*-. — prov. acarapeivd champeird y quey. champayrar, 
can. camparar scampavar, piera. campejrè scam- 
pejrè, 'fugare, rincorrere*. 

La base di questi verbi risalirà a 'campar ius 'guardia cam- 
i-Mre', come quella del piem. bèrgajré } can. ber- sbèrgarar, di 
lignificato identico, risale a bPrgè bèrgév 'pastore'. 



4 J70 Nigra, 

Mistral registra, pur col significato di 'fugare', altre fora* 
provenzali affini, campejà, delf. champejd, ecc., senza dubbili 
connesse foneticamente coll'afr. champojer, it. campeggiare, <[. 
campear, ecc., per la cui base si vegga Diez s. campo, e Ki»r- 
ting 1545. 

3. — piem. lorab, ecc. amis 'amico'. 

Il $ finale di questo vocabolo attende ancora una spiegazione 
soddisfacente. Il Salvioni, parlando della voce milanese, Arch. IX 
255, e il Gorra della piacentina, 'Dial. di Piacenza' § 101, spie- 
garono amis* come un plurale, amici, passato al singolare. AH» 
obiezioni sollevate contro questa dichiarazione dal Meyer-Lùbke, 
I. gr. § 339, il Salvioni contrappose recentemente nuove consi i>- 
razioni che si possono leggere in Zeitschr. XXIII 514. 

Senza ricorrere al fenomeno, non abbastanza giustificato n~l 
caso presente, del passaggio d'un plurale a funzion di singolare 
il s finale di amis' si può spiegare molto facilmente, quando s< 
risalga al vocativo a m i e e , l'uso della qual forma doveva esserv 
frequentissimo anche nella conversazione popolare, si da parer* 
assai probabile che in qualche filone neolatino la forma con Li 
labial finale (amicu amico) ne andasse sopraffatta. Per altre forni" 
vocative nel neolatino, cfr. Arch. Ili 384-5, XIV 436, M.-L. gr. \l 
10. Il $ di amis' passava poi a nemis' inimis\ e anche a aMM 
Superfluo notare che un alto-it. amis da a m i e e è foneticaraent 
regolare; cfr. dis' radis' comis\ dicit radice cornice; eo*. 

4. — vb. antrevar, 'interrogare*. 

Risponde agli equivalenti apr. enlervar, afr. entercer, sui,, 
rora. enirevd eintrevd, cfr. Arch. Ili 106-7 d, va. ejnlervè. E 
qui non s'addurrebbe questa serie di forme, se non fosse p»*" 
contrastare vie maggiormente alla presunzione che si tratti « i 
una 'voce dotta' o rara; v. KOrt. 4388*. 



1 Como il Kòrting, che alleava egli pare il rum. tntrebd f stenta*»» * 
ammettere la continuazione popolare del lai interrogare, non «icaj»: 1 - 
Ix*ne. Ktrli a ogni modo non istaccava ancora, nel *Lat-rom. wtb.* 9 1*» * 
rj'trrr .u rogare. Oggi però (Ztschr. f. fnu. apr, u. litt, XXI 1 101 tgr 



Noto etimologiche e lessicali. - IV. 277 

5. — vb. arpja 'artiglio; branca; mano'. 

11 vocabolo vaibrossese si accompagna coi prov. arpa arpa 
arpi € artiglio', e collo svizz. rom. arpion 'griffe d'animai'. Sono 
da aggiungersi ai vocaboli che il Baist (Zeitschr. V 234) fa pro- 
venire dal gr. aQnri per mezzo di corrispondenti forme latine. 

6, — piem. avjé 'alveare'. 

Risponde normalmente al lat. apiàrium; e sarebbe super- 
fluo il trascriver qui questo vocabolo, se il corrispondente vai- 
brossese non avesse un significato che merita di essere avvertito. 
Il vb. avjér si usa per significare ' confusione disordine ', e que- 
sto significato è dovuto all'apparente confusione che presenta uno 
sciame d'api dentro e intorno all'arnia. 

7. — Valses. bar e di a 'salamandra'. 

Quando la salamandra tiene alzata la testa e la coda, essa ha 
una curiosa rassomiglianza con una barca, i cui remi sarebbero 
rappresentati dalle quattro zampe dell'animale. Da tale appa- 
renza ebbe origine il vocabolo valsesiano. 

8. — ant. vallone bertisse 4 scojattolo '. 

Il vocabolo, che è riferito nel dizionario del Grandgagnage, non 
si potrà disgiungere dagli equivalenti va. vwgasse, vb. vevgappa. 



egli tira rouver da un ipotetico gallolatino *lòqu£re (=loqui); o io son 
lieto che non mi tocchi di portar diretta sentenza intorno a questo pen- 
siero dol valoroso collega. Ma in codesta occasione egli intanto dice e con- 
danna, che io reputi normale il ricondurre l'afr. rouver a *rogvare e ugual- 
mente opini, a quel che pare, anche il Meyer-Lùbke, gr. 1 355 (leggi 366). 
Ora, potrà ben darsi che io la pensi proprio così. Donde però lo ricava il 
prot Kòrting? Dall'ultima riga delle note di Arch. I 211; nel testo della 
qual pagina si discorre dell'ant. basso-engadinese rougua ruguar, ant. alto- 
engad. a^rouìia a-rwér f ecc. ecc., con la dichiarazione esplicita che l'esplo- 
razione si limiti a quel dato territorio; cfr. ib. 206 n, 225, 230, Gartner 
Raetor. gr. p. 68-9. Meglio valeva, e per la cosa in sé stessa, e per l'in- 
dagine che di qua dall'Alpi ci abbiamo speso intorno, studiare attenta- 
mente quello che ne dice il Gorra, Studj di filol. rom. VI 560 sgg., citato 
alla sfuggita dal Kòrting stesso. — G. I. A. 



278 Nigra, 

svizz. rom. verdjassa, ravvicinati a viverra in Arch. XIV 
270. Ma la parte ascitizia domanderebbe indagini ulteriori. 

9. — pieni, bicolan 'pane bislungo e rotondo', vercell. 
'specie di biscotto', mil. ' sorta di pasta dolce'. 

La voce è comune al canavese; in berg. bietola. Verosimil- 
mente è un accrescitivo masc. di b uccel la ' specie di pane', conv 
buccellatura. Alla stessa base il Pult riferì gli engadinesi 
bitslun 'pane bislungo' e bilsella 'pane rotondo e piatto ('Ir 
parler de Sent* § 161; e cfr. Kòrting. 1384). 

10. — piena, can. birp y romagn. birén, 'tacchino'. 

Il tacchino ebbe i nomi dialettali qui sopra riferiti per il co 
lore rosso (birrus) della testa e dei bargigli, come l'it birr* 
fu così detto per il color rosso dell'abito (v. Diez, a. birro; 
Kort. 1188). Il vocabolo piem. can. sta per *birrùlu, il roma- 
gnuolo (Morri: biren\ Mattioli: birèn birèna) è un dim. in-inu. 

11. — it. bisciabova 'tifone, turbine vorticoso*. 

Il vocabolo è registrato dall'Alberti e dal Tommaseo. Vive in 
parecchi dialetti collo stesso significato: friul. bissebòve, ven. 
ferr. bissabova, berg. bissaboa bissaboga, romagn. boi. besw* 
boca. Il trent. bissaboa significa 'tortuosità', giravolta, andiri- 
vieni \ e questo significato è pure nei citati termini bolognese ■• 
ferrarese. Si scostano alquanto da queste forme il mil. bisab^'i 
'guazzabuglio', il valses. bisibosa 'linea serpeggiante 9 , e il com. 
bisaboss 'trina, gala increspata, fatta a spire*, ma non sono *v 
stanzialmente diversi, benché la seconda parte del composto bo*i 
difficilmente si pieghi ad un'equiparazione, non solo col Pliniano 
boa bova, ma anche col lat. hovea 'salamandra*. Si com; a 
rino tuttavia i friul. bos'e 'insetto, e berg. bds'ole 'trùcioli'. 

Che bisciabova sia un composto, e che la prima parte di es*> 
sia biscn 'serpente'* (da bestia; v. Ascoli, Arch. Ili 339) n«»n 
par dubbio. Il senso di 'tifone, girone di vento' è sicuramente 
piv<o dal moto a spire del rettile, come appare del resto dai 
verta berg. bissa 'serpeggiare', e dalle frasi it. a bi*cia 7 pieni. 



# Note etimologiche e lessicali. - IV. 271* 

berg. a bissa, boi. a bessa, rail. in bissa, berg. a bissaboa, a 
bmaboga, romagn. a bessabova, valses. a bisibosa, che signi- 
ficano tutte 'tortuosamente'. Il significato di spira è parimente 
j>erspicuo nei ven. bissela 'riccio di capelli* e ' cavastracci ', rail. 
bisd 'arricciare' bis, bisoèu, 'ricciuto', bisorin 'ricciolino ', friul. 
bisse 'ricciolo', e nei berg. vissinèl, vessinèl, br. com. posch. 
nisinel, vie. bissinelo 'vortice di vento o di acqua, turbine'. 

Anche la seconda parte del composto: bova 'boa' ha i signi- 
ficati originarj e traslati di ' serpente ', come sarà mostrato nel- 
l'articolo che qui segue sotto il num. 13. Etimologicamente bi- 
sciabova risponde quindi a ' biscia-boa ', e consta di due vocaboli 
quasi equivalenti. La formazione è la stessa che appare nel gen. 
biscebaggi 'raggiro, tranello', letteralmente ' biscie-rospi \ Non 
si deve escludere in quest'ultimo vocabolo la possibilità della con- 
crezione della congiunzione et tra i due membri del composto. 
Se ciò fosse, converrebbe ammettere un'eguale supposizione per 
la concrezione della congiunzione ac tra biscia e bova. 

12. — tose, bizzuca 'testuggine'. 

Si pronunzia anche bizzuga, e nell'isola d'Elba vezzuca. Que- 
ste forme toscane rappresentano un composto di biscia e zucca, 
t> rispondono nel significato al lomb. bissa-scùdellera e al piem. 
hissa-kup§ra 'tartaruga'. Sono casi interessanti di fusione di du<> 
voci, come quelli raccolti dal Caix in St. 200 (Cf. Arch. XV 97). 
Il sicil. piscia-cozza (cfr. nm. 30) dà ancora le due voci mera- 
mente accozzate e alterata curiosamente la prima. La desinenza 
-teca -uga invece di -acca si dovrà all'influenza di tartuca < k 
tartaruga. 

13. — velses. bova 'serpente'. 

È il pliniano boa bova 'serpente acquatico', riflesso nel bl. 
boba 'species serpentis' del Carpentier. Vive nel dim. ven. vie. 
bòvolo c chiocciola vortice cateratta mulinello ghirigoro' donde le 
dizioni a bòvolo 'a spire', itnbo volar 'inanellare', nel già citato 
bisciabova (num. 11) e nel sardo merid., dove trovasi in forma 
d'aggettivo sizzigort % u boveri 'lumaca a chiocciola', cui si con* 
trappone sizzigorru nuda 'lumacone ignudo'. 

IroWrio flottai. iUL, XV. 19 • 



Nigra, 

All'esame degli studiosi si sottomette qui anche l'ipotesi, sf- 
rondo cui la stessa base latina sarebbe postulata dai ven. vio. 
bova, friul. bove, 'callone', trent. boa bova boal borala tic. coni. 
òm ( = bova ), lad. bova, Val Bregaglia voga (cf. lorab. ùga - 
uva), 'traccia della lavina, sdrùcciolo per cui si rotolano le 1- 
gna del monte al piano', eng. soprasilv. ovel udì 'rivolo*, e for^ 
il morbegnese voeagia (leg. voga) 'sentiero'. Tutti questi signifi- 
cati implicano il concetto originario di 'spirale', rappresentai 
'lai moto tortuoso del serpente, che appare nel vortice, nella chioc- 
ciola, nella traccia tortuosa del callone, della lavina, dell» 
sdrucciolo montano, del ruscello e del sentiero l . 

14. — prov. cdmbis, alto it. Qambisa, 
collana a cui s'appende il campano al collo delle vacche, 

pecore, capre'. 

Oltre alla forma provenzale precitata, Mistral riferisce le v.v 

m 

nanti cìiambis e gambis. La forma fera. Qaìnbis'a è piemonte>r. 
monferrina e lombarda; in Valsesia e Valtellina, daccanto il 
feminino, v'è pure il masc. gambis. Il significato è dovunque.- 
stesso. Cambis Qambis'a sono sinonimi di kandula, che fu ru- 
minato in un articolo precedente (Arch. XIV 368), e dicono un 
sottile listello di legno o striscia di cuojo, curvantesi in arco rien- 
trante ai lati, alla cui corda si appende il campano. 

La radice è sicuramente kamb 'curvare', la stessa cioè «i.» 
cui procede il romanzo camba gamba, ecc. E quindi celti*- 
(v. Holder, s. camba cambo-), e risponde alla greca xapn- d'egua! 
significato. Si comparino per il senso, come per la radice, oltn 
i già "citati gamba ecc., il berg. gamf 'bilico, bastone curvi» 



1 II Salvioni (Zeitachr. XXII 4»ki; Koro. XXVIII 101) n) interpreta il %• 
bùtolo % chiocciola* conio un diminutivo «li 'bue', e l'equivalente vt. ' - 
*/.m corno un bovonc, pur provoniontc da bove. Connetto poi (ivi 47*) i Iori 
òva me t rotftt c^/'i, e«-c. , con nfora = a qua. Ma il significato della hi** 
bove può difficilmente concordaro con quelli di bovolo. E d* altra paft* • 
aneli» più arduo ravvicinar» foneticamente baca «ira vóga vóga ad aqua. 
•M>in» p^r ?<"j<i è riconosciuto dallo stesso Salvioni. Il morbegnese r - 
••4<Miti«*ro\ so i|uj appartiene, coni* <• arame^ibiK potrebbe spiegarci co.~ 
un diiuìinitivo fé in.: *ln'»vola *?>>n/l<t ìtnt'w. 



Note etimologiche o lessicali. - IV. 281 

che serve a portar sulle spalle due secchi appesi alle due estre- 
mità \ e il fr. jantc (= *gambìta), 'gAvio, parte della circon- 
ferenza della ruota del carro*. Il cambis è appunto simile nella 
forma ad un gàvio, ma coi lati molto più ravvicinati in forma 
d'un U rovescio. Il suffisso ricorda quella di camlsia. 

15. — it. carpone 'con le mani e le gambe 

appoggiate a terra'. 

Si dice anche cationi; piem. a Qrapun 'a quattro gambe'. 
È un avverbio foggiato col suff. -óne -ani, come ginocchione -ont, 
boccone, sdrucciolone, penzolone, ecc. La forma piemontese ci 
ammonirebbe che carpone stia per m crapone\ e siamo cosi ri- 
condotti ad un *crapa o *crappa (dall'aat. krapfo, v. Arch. XV 
109), che si trova in fatti nei tose, grappa, sp. port. grapa, sv. 
rom. hràpia, ' zampa'. Quindi carponi etimologicamente equivar- 
rebbe ad un ^zamponi, cioè colle mani appoggiate a terra, come 
zampe d'animale. 

Diez s. v. fa veramente risalire carpone a carpus (gr. xa^- 
ttó?); ma questa è voce scientifica anche in latino, ed è poco 
verosimile che sia stata presa per base di una locuzione toscana 
essenzialmente popolare. D'altronde la forma piemontese non si 
può trarre, senza arbitrio, dalla toscana. 

1G.— Verbi in -ccare; v. Arch. XIV 337; XV 107. — prov. 
truca, piem. truhé, it. truccare, ecc.; prov. truc, piem. 
trùkk, ecc. 

I significati principali di queste voci sono: prov. truca, piem. 
triiké, 'urtare, cozzare', quindi 'urtare colla propria la palla 
dell'avversario nel giuoco del trucco e delle boccie'; — com. 
trucca 'calcare colla mazzeranga (l? % uch)'; — it. truccare 'ur- 
tare le palle', come sopra; — prov. truc, piem. can. trukk, 
'urto, intoppo, giuoco del trucco, poggio, tranello, macchina, coni- 
binazione', in prov. anche 'sasso sporgente dal suolo'; — prov. 
f»»ra. truco 'cozzo, intoppo '; — it. trucco 'giuoco di questo nome'; 
— fr. Ime 'urto, giuoco del trucco, giochetto, ripiego'; — berg. 
trac, com. truck, 'mazzeranga'; — Valsoana trùka 'pallottola' 
che urta ed è urtata; piem. can. antrukk 'cozzo, intoppo'. — Si 



^Z Nigra, 

aggiungono con $ intensivo: berg. stròcà, ven. strucar, bresc. 
strucà, coni, strùccà 'schiacciare, stringere'. — Significati figu- 
rati: gergo ita!, truccare, argot fr. trucher truquer, 'mendi- 
care* cioè 'bussare' alle porte', e quindi ' imbrogliare'; it. truc- 
cante, fr. trucheux 'accattone; it. truccone, fr. truqueur f * im- 
broglione*; fr. truche i elemosina*. 

Le voci truc trucco, truca truccare ecc. furono dal Di»/ 
fatte risalire al ted. drudi drucken, anglosass. thrykan, 'pre- 
mere, stringere'. Ma il Mackel (p. 25) trova quest' etimologia 
mal sicura, ed è tale infatti. 

Le forme col s intensivo, berg. stròcà, coni, stracca ecc.. 
furono riferite dall'Ascoli (Arch. XIV 338) ad un presunto ex- 
troc-[i]care da ex-torcere. Ma è difficile separare queste dal!** 
forme semplici precedenti, e Vii radicale lombardo postula l'w 
lungo nella base 1 . Siamo quindi condotti a porre per base •:• 
truccare ecc. un # trudicare da trudère 'spingere'. E si avr.i 
la conferma di questa spiegazione nei riflessi delle forme frequen- 
tative latine trusare: ferr. trusar, cora. trusà (leggasi trns'a* 
'cozzare'; trusitare (trustare trustjare): venez. strussiar 'fati- 
care'; can. trusjar, com. str tizia, 'importunare', vb. triis'ju** 
'cuneo di legno'; alomb. terruccar (Arch. XII 436), sic. tru:- 
zari. friul. trussà, ferr. trussar, 'urtare'; ven. frustante, vie. 
tittssore truxson, c accattone'. 

Dai precedenti vocaboli si dovranno separare i fr. argot dr**- 
guer, can. vb. drogar, 'mendicare', can. droQass 'accattone', 
droQa 'mendicità'. Questi sono probabilmente di origine celtica 
e vanno comparati coll'airl. tróg trùag, brett. tru, i povero *, *\a 
una base *trogo # trougo (Thurn. 81). 

17. — La 'chierica' in cucina. 

L* uovo cotto al tegame o sul piatto, o fritto in padella, pr 
la somiglianza che il suo giallo rimasto intatto presenta colli 



1 Cir«?a Yó dolio formo bergamasche, sono in ispeeie da confrontar*» • 
l»'»rg. òòcc = mil. su'c cxsiictu^, /ó'vvf (q li'ixà) « inil. li*ccò * lue tare, Arch * 
IVkj n. 



Noto etimologiche e lessicali. - IV. 283 

tonsura clericale nella dimensione e nella forma circolare, si 
dice: in can. df al cérik, letteralmente 'uovo al chierico', òf a 
la cirjd 'uovo alla # chiericata ', cioè alla ' chiérica'; in Valses. 
cbHghin; in piera. òv al cerigih; in mani oeuv cerghin, in 
in il. cereghitt m. pi. 

18. — mant. cosila 'così'. 

Il vocabolo, registrato nel dizionario del Cherubini, va col cus- 
sita del Boerio e certo d'altri lessici e fonti ancora; e consta 
dellMt. così, più il lat. ita. Quest'ultima voce, come si sa, fu 
sempre usata nel latino popolare delle scuole e dei chiostri per 
esprimere l'affermazione. 

19. — piem. d&sslé 'rivelare, palesare'. 

Questa e le corrispondenti voci can. dsèjlar, vb. dPssèjlar, 
corrispondono a dissigillare. 

20. — ant. prov. dolsa, piem. dossa 'guscio, baccello, siliqua*. 

Bl. in Carpentieri dossas legumi num; prov. dosso dousso 
douesso, ling. dolso, lim. dorso, rouer. douolso, menton. dati*- 
sa, ecc., 'gousse'. Il tema comune è sicuramente dorsa n. pi. 
«li dorsum 'dosso' 1 . Questa denominazione data all'involucro 
di legumi, come piselli, fave, fagiuoli ecc., è dovuta alla forma 
convessa del dorso e al senso di pelle che dossum ebbe nel 
basso-latino. Si compari il fr. dosse 'sciàvero, asse d'albero che 
«* segato da un lato e conserva dall'altro lato la scorsa convessa' 
(v. Littré f. dos). La forma svizz. rom. , addotta dal Bridel, è 
doutha. 

21.— *faldppola, 'falbalà'. 

Diez, registrando la voce falbalà tra le comuni ai parlari 
neolatini, la dice d'origine ignota. E Horning, nell'importante 
suo lavoro 'Lat. faluppa und seine romanische Vertreter', 
Ztschr. XXI 192 sgg., che la rasenta, non la tocca. 



1 Si avrebbero insieme i continuatori di Mossa e quelli di dorsa. Ma 
può parer singolare il tipo dolsa. D'altronde, douesso e douolso parrebbero 
da leggersi duésso duòlso e allora non si combinan più con dorsa dos- 



*JX4 Nigra, 

Le forme sono: tose. rom. march, pieni, falpalà; tose, ven 
vie. abruzz. pieni, fr. ling. sp. pg. falbalà; nap. sic. gin. sp. prov 
cat. farbald; piem. Carpentras farabald; ferr. fabalà; mil. ferr 
friul. Piazza-Armerina frabald; creraon. parm. frambald ; sp. far 
falò. Il significato è ' frangia, gala', che è pure della forma sem 
plice: ital. frappa, mant. frapa ì e dei dimin. lion. farbela, prov 
farbello, 'frange, guenille', donde il lion. farbelòu 'deguenillé' 1 . 

Ora, accanto a faloppa, s'ebbe sul territorio italiano anch'* 
falappa, onde * {'lappa frappa (cfr. Horning 1. e; Arch. XIV 
365). E insieme ne veniva il dimin. *faldppola; onde, con la 
trasposizione dell'accento che è normale nelle voci latine di vecchi-» 
accatto germanico (cfr. hèllei* cellariu, Kòln colonia; ecc.K 
il ted. fdlbel, che anche ha generato un verbo : falbe In frilbeln. 

Oltre faldppola, l'Italia ha potuto avere frdppola, e le du> 
varianti si saranno anzi incrociate ; ma l'Italia non ha più que- 
ste parole nel loro conio genuino. La moda le deve aver por- 
tate in Francia e di là riversate in Italia e altrove, secondo eh" 
mostra l'accento sull'a finale. 

Curioso che il riflesso tedesco fdlbel sia la più genuina ripro- 
duzione che oramai s'abbia di *falappola. Lutero ha falbe «li 
schietta provenienza italiana, Goethe ha falbalà d'importazione 
francese (v. (irimm s. v.). 

22. — boi. fiataraarata, ferr. fiamarada, 'baldoria*. 

Composto da flaouna, e ratta = rapida, cfr. Arch. XV 121. 
La * baldoria', come si sa, è una fiamma, che tosto s'apprende •* 
tosto si spegne (Pantani). 11 d della voce ferrarese andrà ripe 
tutu dall'analogia dell* -ada di participio feminile ecc. 

23. — Alcuni nomi della 'ghiandaja 9 . 

Afr. picc. prov. gai) neofr. geai, lira. delf. borg. jai, ingl. jay* 
va. gè, sav. svizz. rom. dze, vallon. djd, ling. gach, rouer. gcdcK 



na. Queste due formo fanno ponzare a un in crociamento con una baae cotn % 
de-vorso *diotro'; cfr. soprasilv. dacos, ecc., Arch. I iKMJl , 140, 200. — 
O. I. A. 

1 11 nardo merid. pre faglia "falpalà* suppono manifestamente on «tornai* 
/ rappaglio, e ha le labiali invertito. 



Note etimologiche e lessicali. - IV. 285 

cat. gaig> piem. gaj, can. raond. <je, Garfagnana go, Langhe 
(monf.) §dj sic. gidi (importato di Francia); — forme femmine: 
fri al. gaja, tic. sopras. gagà, valses. gaggia, piem. §eja, monf. 
com. gaja (che significa anche 'gazza'); — altre forme: bl. di 
Papias, sec. XI, gaius 'picus' (gaia 'pica'), rum. gaitzà, vs. 
fjajr, sic. gùiiij sp. gayo, pg. gaio, Vigo (trent.) gdtso: — ag- 
giuntivi raasc. afr. gaion (Ootgr.), menton. gagian; — dirain. 
fera. bl. di Uguccione in Due, sec. XII, caccila qiiae vulgo 
ilicitur gaccùla 'monedula', Carpent. gagùla 'graculus', lomb. 
gtisgia gàscia, friul. (Cadore) gajola, lad. centr.: Gardena dya- 
zòla, Badia, s, Vigilio, yayóra; — tutti col senso di 'ghiandaja'. 

Diez (s. gaio) connettendo il prov. fr. gai geai 'ghiandaja' 
coli' aggettivo fr. prov. gai, it. gajo, ecc. 'allegro vispo', fece 
risalire tanto il sostantivo quanto l'aggettivo, come già aveva 
fatto il Muratori per quest'ultimo, all'aat. gdhi 'rapido repentino 
impetuoso'; e il Mackel (40) difese contro il Baist la possibilità 
<li questa etimologia, benché la inserisca tra le non sicure *. Lo 
Schwan, in una nota che apponeva alla 1/ ediz. della sua Gram- 
matica dell'antico francese (§ 181), ammetteva egli pure la pro- 
venienza del sostantivo dell' aat. gdhi, ma ne separava l'agget- 
tivo, riferendolo all'aat. wdhi 'bello' (v. Korting 3557 e Nachtr). 
Questa nota non figura più nell'ultima edizione. 

La distinzione dello Schwan tra gai 'allegro' e gai 'ghian- 
da* potrà essere discussa. Ma qui per ora si lascia da banda 
l'aggettivo, limitando l'indagine al sostantivo. Ora sembra evi- 
dente, che i vocaboli riferiti in capo a quest* articolo non si pos- 
sono far risalire all'aat. gdhi. La logica e la fonetica protestano 
del pari. Il senso dell aat gdhi, 'rapido, repentino, impetuoso', 
f poniamo anche, se si vuole, 4 vivace, snello', non è special- 
mente applicabile alla * ghiandaja', avendosi non pochi uccelli 
più veloci, più snelli, e più impetuosi che essa non sia. I movi- 
menti della ghiandaja, come quelli di tutti i corvi, sono goffi, o 
il volo è lento. Non si vede poi facilmente come un uccello, che 



' Anche lo Skeat connette gl'ingl. jay « ghiandaja* e gay • allegro*, rito. 
rendo entrambe le voci all'aat g/ihi. Kg-li dico che il joy fu 'so calieri front 
its gay colours* (a. Jay). 



2*; Nigra, 

#» indigeno nei paesi romanzi e de' più noti, avesse a pigliar noma- 
rla una parola germanica, la quale, si badi bene, non ha mai si- 
gnificato punto l'uccello stesso o un uccello qualunque. Per quanto 
poi spetta alla fonetica, è troppo difficile ammettere che lo h in- 
tervocalico di gdhi si risolva nella gutturale finale delle voci 
occitaniche gach gaich, cat. gaig. Gli esempj citati da Mackei 
(134): prov. gequiv dal gerra. jShan ì fr. flagorner dal germ. 
flaihan } e agacier del longob. *hazjan, non sono conclusivi. L* 
voci occitaniche come le francesi, come le pedemontane, postu- 
lano tutte all'incontro una base in -acu (-àgu); e appena oceorrv 
che si ricordino i riflessi di ebriacu Kòrt. 2746 e di *veracu 
ih. 8628, afr. vai vagu, va. la} 9 can. l§ 9 lacu; fvs. Gogne laj 7 
va. l$j = illac]; piem. Vinzaj ni. Vinciacu, Baj can. B§ ni. 
opàcu; can. Ajé ni. Alliàcu, ecc. Per i fem. monf. §aja y piem. 
fjejay si compari il monf. piem. braja braca. In conclusione, noi 
dobbiamo restare a quella base gacu, che già ò affermata dai 
citati diminutivi dei dizionarj medievali: caccula gaccula ga- 
gula. E quanto all'etimologia vera e propria o alla più special*' 
dichiarazione di alcune forme particolari, sarà prudente non an- 
dare per ora più oltre. — Cfr. l'articolo che seguo. 

24. — La gajetta pelle della lonza di Dante. 

Il vocabolo gajetta , adoperato da Dante nell'Inferno (i 4 % 2K 
ebbe dai commentatori italiani e stranieri due diverse interpre- 
tazioni. I più spiegarono gajetto come diminutivo di gajo col li- 
gnificato di leggiadro vago' (Buti), blandulus venustula* 
(Crusca Manuzzi) ' leggiadro alla vista' (Fanfani), * vivace di co- 
lore o simile' (Tommaseo). Altri, meglio inspirati, avendo osser- 
vato che Dante, in due altri luoghi della Divina Commedia de- 
scrive la pelle della lonza cogli aggettivi maculata (Inf. I 2>t 
e dipinta (Inf. xvi 108), interpretarono gajetta come un equi- 
valente di codesti aggettivi, quasi: l variegata*. Fu questa l'opi- 
nione del Salvini, condivisa dal D'Ancona e da altri Tra i Te- 
deschi, vi consentirono il Ite Giovanni di Sassonia, il Witte, il 
tìilderaeister, che tradussero 'bunt, buntgefleckt'; tra i Francesi, 
Rivarol ( 4 couleurs varièes'), Brizeux ( 4 peau tachetée'), Alby (* man- 
teau tachcté'), Duez ('peau mouchetee'), ecc.; tra gli Inglesi. 



Noto etimologiche e lessicali. - IV. 2X7 

Boyd, Wright (nella prima edizione), Bannerman, Ramsay, Wil- 
kie, Ellaby, Tomlinson, Norton, Longfellow, Vernon. 

Però gli etimologisti, anche quando interpretarono bene questo 
vocabolo, lo spiegarono male. Così il Salvini fece provenire gajetto 
da vajo, essia dal lai variu; la qual base, anziché gajetto, 
avrebbe dovuto dare in italiano vajato o *guajato, e, se si vuole, 
*rajelto o *guajetto. 

Nessuno, che si sappia, ha pensato che gajetto è verosimil- 
mente una parola provenzale italianizzata. Si trovano in fatti, 
nel territorio occitanico e franco-provenzale, collo stesso signifi- 
cato di 'maculato, screziato', due serie $i forme che hanno con 
gajetto un'evidente comunanza d'origine. 

I vocaboli della prima di queste serie hanno la gutturale ini- 
ziale sorda: prov. caiet, ling. calhet, 'screziato, picchiettato di 
bianco e di bruno', prov. biòu caiet 'boeuf pie', caietd, lim. 
calheld ' screziare', e con altro suffisso prov. caiou, ling. caio! 
calhol, 'screziato', prov. vaco caiolo 'vacca pezzata', caiould, 
rouer. calhould, 'vajare, saracinare, ecc. (Mistral). 

Quelli della seconda serie hanno la gutturale iniziale sonora : 
fruasc. galhat, delf. jalhat, 'screziato, vajato', che sembrano par- 
ticipj ; altre forme, che si estendono pure alle regioni pedemon- 
tane e ladine: afr. dialett. perdrix gaille (Cotgrave) 'pernice 
rossa*, a cui risponde il piem. pSrnis Qaja, alp. jalh, vs. galj, 
vald. gai, can. Qajo Qajd Qajold, Dissentis galy, Oberalbstein 
<lyàly f Samaden zdyalyó, Sleins yaly, vallon. gaieloté, tutti col 
senso di 'chiazzato, screziato'; vb. Qajola f. 'macchia bianca 
sulla pelle o nelle penne di animali'; can. vaka Qaja 'vacca pez- 
zata di bianco', vb. passétta Qaja 'cingallegra', russ fjajo 'co- 
dirossone', ecc. 

È chiaro che queste due serie non si possono tra di loro dis- 
giungere, e che d'altronde la sorda iniziale della prima serie 
esclude per entrambe ogni connessione, sia coll'aat. fjahi 'rapido', 
che Muratori e Diez ponevano a base dell'it gajo e del fr. gai 
'allegro', sia coll'aat. wdhi 'bello', a cui lo Schwan riferiva lo 
stesso aggettivo (v. EOrting 3557). 

Le due serie dei vocaboli qui esaminati postulano le due basi 
cac[u]lu gac[u]lu, vale a dire fondamenti non diversi da quelli 



2SS Nigra, 

che nel precedente articolo trovavamo nelle voci per la 'ghian- 
<laja'. E ben potrebbe essere avvenuto che le penne così speci- 
ficamente screziate di codest' uccello dessero al lessico un agget- 
tivo, che alla sua volta generava un verbo. Similmente il fr. 
grioelé e il piem. grivold 'picchiettato di bianco e di bruno \ 
risalgono al fr. grive, piem. griva grivola, ' tordo'; il ferr. impar- 
aigav 'pezzare, picchiettare* trarrà la sua origine da pernice. 

25. — berg. bresc. mant. gheda, trent. gajda, 

venez. ghea, 'grembo'. 

E la stessa voce che il piem. parm. gajda, bresc. glieda, va. 
ghede, ecc. * gherone', che si fa provenire dal longobardo gaiùi 
'pilum' e 'pilum vestimenti*. È usata a significar ' grembo* per 
la forma angolare della biforcazione delle coscio (cfr. Diez s. 
ghiera; e Arch. XIV 365). Collo stesso significato di 'grembo' 
abbiamo i giudic. géda 9 Val di Non ydida. 

26. — it. ghiribizzo 'capriccio'; vie. sghiribisso 

' scarabocchio' ecc. 

Dovrà connettersi col fr. écreoisse e provenire perciò dall'iat. 
krebiz, che significa 'gambero' e anche 'locusta, grillo' (Graff 
s. v.). Per il senso di scarabocchio che è nello sghiribisso vie. ecc., 
si compari lo stesso vocabolo tose, scarabocchio da carfibu. 
Arch. XIV 278. Il senso traslato, assunto dall'it. ghiribizzo, ha 
il suo riscontro in grillo, che ha insieme il significato dell'io 
setto saltellante e quello di 'capriccio'. L'epentesi del primo < 
in ghiribizzo non ha nulla di singolare. 

27. — Altre voci romanze connesse per il significato o fonetica- 
mente coll'aat. grùwisón 'rabbrividire', e col mat. griuw 
'ribrezzo' (v. Arch. XV 117). — tose, brivido* 

Coll'aat. grùwisón 'horrescere' e coi neoted. grus graus 'ri- 
brezzo', e d'accanto al pi ver. viver, gruiiu, dovrà porsi il valse*. 
gruviggiu 'brivido per freddo, febbre o terrore'. E colla riser- 
va già fatta (Arch. ib. 118) circa la sostituzione di ce zz ai- 
ì'aat. v, e circa la mancanza dell'elemento labiale, si aggiungo:*" 
<{ui, com«* nuovo contributo lessicale, le voci seguenti. Con ss i 



Noto etimologiche e lessicali. - IV. 289 

j*t s occorrono anzitutto lo sverò grùsseln grùzeln ' raccapric- 
ciare * e il palatino di Bliesgau grusselig 'grausig'. Colla man- 
canza dell'elemento labiale: sardo merid. grisù * ribrezzo', grisùi 
'aver ribrezzo', friul. sgrisul, daccanto a sgrizzul ' ribrezzo ', tic. 
sgrisora ' ribrezzo di febbre, Bas-Maine yerzolé * tremare dal 
fmldo'. Con entrambe le modificazioni: palat. di Oberotterbach 
e Schweigen grissel 'grauen'; tose, griccio, rora. marchig. gric- 
fiore, 'brivido'; e da griccio proverranno i tose, aggricciare 
'agghiacciarsi per lo spavento', raggricciarsi 'rannicchiarsi per 
freddo'; abruzz. griccele 'brivido'; sopras. sgarzeioel 'atroce, 
terribile, che mette griccioli' Arch. VII 500, àottoselv. scligri- 
whwr 'terrore', schgrischar 'atterrire' (Stùrzinger, Rora. X 256; 
Zeitochr. XXI 127; Ulrich, Rom. XXV 333), gard. igritsé 'tre- 
mare dal freddo'. 

Col raat. griuwel grilli, mbt. gruwel 'ribrezzo', e quindi con 
jrli afr. greuller grouler 'grelotter', si connetteranno, oltre i 
vocaboli riferiti nell'Arch. 1. e, anche i seguenti: albv. grvó 
' tremblement par le froid', grvold 'claquer des dents', morv. 
[irébaler grevaler, borgogn. griboiUer 'frissonner', Le Tholy 
'jreuions 'brividi'. E col fr. grelot (=*greuloi) delf. morv. guer- 
ci, 'sonaglio', pure colla riserva circa il dileguo dell'elemento 
labiale, andranno i fr. grillet grillette, prov. grelet greloutet, 
•lelt grelhel, vel. garlet y rouer. grillou, posch. gril, mant. gri- 
J et grilin, tutti col senso di 'sonaglio campanella'; mant. gri- 
ffa, piac. parm. grifra, posch. grillerà, prov. greloutiero, Bas- 
Maine $èrlokyere f 'sonagliera'. Si possono aggiungere i neerl. gril 
'brivido, capriccio', grillig 'tremante' e 'capriccioso' 1 . La base 
//'il occorre egualmente in alcune voci toscane aventi un signi- 
ficato affine a quello di 'tremolio', come grillone 'pelo di lanu- 
gine', grillotto 'filo di frangia, pènero di spallina, ciniglia pen- 
ante', grilletto, pist. grillone, 'linguetta dello scacciapensieri', 
il ravvicinamento etimologico tra i vocaboli di quest'ultima se- 
ne « i temi germanici, per il completo dileguo dell'elemento la- 
biale, benché questo si verifichi pure, come s' è visto, in alcune 
forme dialettali tedesche, lascia natupalmente sussistere dei dubbj, 
che si potranno forse chiarire da studj ulteriori. 



1 Lo sviz. rom. rollet 'sonaglio 1 starà per *grollet. 



290 Nigra, 

Eguali dubbj fanno esitare a connettere gli stessi vocaboli 
con altre parole romanze aventi il significato di fermento o bol- 
limento superficiale dei liquidi, che ha una stretta relazione con 
quello di ' orripilazione, tremito'. Sono questi: tose, grillare gri- 
Iettare sgrillettare, bologn. grillar } romagn. grilé, ferr. sgrvn'- 
lar e grimullar ( = gribullar) 'fermentare, principiare a bollire', 
<• dicesi del bollire dell'olio, del burro e simili, e del fermentar* 
e frizzare del vino. A Lille guernoter (dissimilato da guerlote'i 
significa non solo 'frissonner', ma anche 'bouillir à petit bouil- 
lon* (De Chambure, s. gueurloter), e il ferr. sgrisular dice in- 
sieme l rabbrividire' e 'bollire' 1 . 

L'italiano brivido dice la sensazione di tremito per fred<K 
febbre o paura. Donde proviene questo vocabolo? Il Diez non n* 
parla. Il Forster (Zeitschr. V 99) lo faceva risalire, insieme e*:» 
brio, ad uno stipite brio connesso col celtico brig, latinizza' > 
in brigum 'valor virtus potestas'. Ma la congruenza del signi- 
ficato tra il vocabolo romanzo e il tema celtico non è facilmente 
percettibile. Se nel caso presente fosse ammessibile il cangia- 
mento del gruppo originario gr- in 6r-, si sarebbe tentati di rav- 
vicinare anche brioido al germ. griuwél, essendo identici i ca- 
lori *. Ma il tentativo sarebbe reso anche più temerario dalla di- 
versità del suffisso. Ci limitiamo adunque a trascriver qui alcuni; 
vocaboli che foneticamente e per il significato sembrano con- 
nessi con brivido. E sono: Onsernone (Lago Maggiore) bréwi 
1 intirizzito dal freddo' (Arch. IX 260), com. breoa, berg. &w. 

* vento fresco o freddo ', e con altri suffissi it. brezza, ribrez:-. 
brisciamenlo 'tremito', pist. brezza 'tremare per freddo'. E 1 
a questi ultimi si accosteranno i fr. brise, berg. brisia, com. bri* i, 

* vento freddo', com. sbrina 'nevischio'. 



1 La connessione logica tra i due significati 4 brivido' o 'bollimento* «■ j ' 
comprovata dal pie in. s'bój Sgomento', quasi ebollimento* (v. Arch. XV 124 . 
non meno che dai fr. frisson frissonner , che si fanno provenire da frigi: 
(Diez, Scheler, Grò ber, Kòrting), ma che in realti debbon risalire a fr • 
gore, al pari dei tose, friggio frizzo frizzare (cir. Canollo Arch. IH 3£ x 

2 Esempj di cangiamento di gr- gì- g-r in br 6-r vr e-r: it gréppi- ■ 
inani grapcll y e viver, varpcll, 'racimolo*; fr. glisser, it. gUsciare % * ma ' 
Missar shlisciar % ven. sbrissar t mil. brissà, basso*eng. zbUtsgar; pieni. <J" * 
tnestja e brùn\e$tja % it bru mesta ; fr. feu grisou e feu brisou. Maia iap** 
n^l sardo mcrid.: gricillosu o bribbiddosu 'schifiltoso, che ha ribrexto* 



Note etimologiche e lessicali. - IV. 291 

28. — vlses. lèttigli 'solletico*. 

Una conferma dell'aferesi di *lillético (da *titéllico, lat. titil- 
licare), riconosciuta nell'it. solletico, nel gen. bullitifju e nel- 
l'emil. blèdeQ (v. Flechia, Arch. II 320; Nigra, Arch. XV 97- 
101), si trova nel valsesiano lettigli, il qual vocabolo è special- 
mente notevole perchè, al pari del nap. tellecave ' solleticare ', non 
ha prefisso. 

29 — Derivati dal lat. nidu. 

La maggior parte dei derivati neolatini da nidu è nota, o fa- 
cilmente riconoscibile. In altri l'origine è meno apparente. 

Largamente diffusi e ben noti sono i riflessi di *ni dille (-iale), 
col senso di 'éndice', come i sicil. ràdali, sard. niali, sp. nidal, 
prov. nisal nisau, lion. gniau, mars. gin. niau, delf. piem. berg. 
trent. nyàl, bresc. gnal, Vaud nyo, for. vel. nid, e nel signifi- 
cato di 'nido' il mant. gnial (coi quali andrà anche il va. naia 
•nidiata'); e così i riflessi di *nidàriu nidariòlo, 'éndice' e 
4 nido': ven. niaro, trent. agnaro, quey. niar, friul. nijar, va. 
Tiarro, vb. nerry, can. nerp, alessand. neru, mant. bresc. berg. 
[ftiarel, albertv. gndroeu, col senso di 'ragazzo o pulcino mal 
cresciuto, inetto, fiacco', mil. nìarceu 'nidiace', mant. gnagna- 
roel 'éndice'. Dove forse apparterrà anche il prov. gnarre 'lo 
plus petit cochon de la ventrée', e anche 'valet'. 

Coi suffissi -àce -àceu -acu -ascu: it. nidiace, fr. niais, prov. 
nizaic niaic (v. Diez s. nido, e gr. II 307); mil. nias, trent. 
jiiaso, 'nidiace', berg. gnas gyiaz 'covo', com. mil. nlasc 'nido, 
covo, letto dei bigatti', e dim. nlascioeu 'scacanidio' (Cherubini), 
"ultimo nato', nìascià 'nidificare', nìascion 'poltrone', niscw, 
tihcion, ni e, niscet, 'languido, gracile, scriato, malaticcio'. 

Col suffisso -àculu occorrono i va. nalj, vs. njalj, can. 
nj<tj, 'guardanidio'; con -arda il piem. Hard 'cacheroso', con 
-òlu il mil. nioèu 'ragazzo poco vegnente e di mal aspetto' (Che- 
rubini), vaiteli, nioèul 'nido di gallina'. 

Nell'italiano è chiara la derivazione di nidiata da nidio. Ma 
a nidiata, così come a *nidata ì possono anche rispondere i prov. 



2l»i Nigra, 

niado, mil. 7ilada 9 sard. niada, raonf. njaja, piem. can. >yd, dei:'. 
rad, albv. fltttf, liegese nyaje. 

Se sta il *nidiclu, a cui s'è fatto risalire l'it. nicchio (/m- 
[ri] /citi), si avrebbe la chiave per iscoprire la provenienza <!••> 
termini seguenti: can. nilja, biell. nelja, 'sudiciume del nido, 
inedia, pigrizia, inettitudine', can. niljd Neghittoso, pidocchioso', 
albv. nilld l nidiata ', nilloeu 'meticoloso'. Si rasenteranno co?., 
senza risolvere tuttavia la difficoltà ad esse inerenti, le curio-" 
voci emiliane neclenza 'miseria', parra. niclizia l dappocaggin*» \ 
addotte dal Biondello 

30. — ital. pazzo. 

Il vocabolo pazzo per 'demente' è speciale alla Toscana e al- 
l'Italia inferiore (Roma e Marche pdscio y pdcio ', Abruzzo pazze, 
Sicilia pazza, ecc.). Nell'Alta Italia, il 'demente' è dettomi'', 
il qual vocabolo e pure usato in Toscana e in qualche parte «K 
l'Italia inferiore, come sinonimo di pazzo. 

L'etimologia di guitto non fa oggetto di quest'articolo. Occorr 
soltanto qui ritenere: 1.° che nell'Italia superiore mallo ha \ 
doppio significato di 'ragazzo' e di 'pazzo'*; 2.° che questo v- 
cabolo, in alcune forme, come nelle piemontesi loto, tota, ha [i* 
tito aferesi sillabica 3 - 

Delle etimologie finora imaginate di pazzo, nessuna si può di- 
convincente, compresa quella dal gt\ natóiov proposta reo»n««- 
mente dal Uheden, e con ragione oppugnata dal Salvioni*. 1* 
Diez, che escluse ricisamente patior e ogni altra base latin... 
propose alla sua volta una spiegazione non punto felice, rit- 
ienilo all'aat. parzjttn barzjan 'infuriare'. Per contro la to- 
pati or fu ora ripresa dal Salvioni, Arch. XV 130, nella fonw 
di patiens. Certo non non mancano esempj di riflessi romanzi : 
forme latine norainativali, pur nell'aggettivo. Pero son rari, a*" 

1 Raccolta <h voci romana * marchiana, Osi ino 1768, *. pascio. 

* Vals«?H. ponoh. bellinz. ecc. matt 'ragazzo* e 'matto*. 

1 Ph»iil mnt'ttn 'radazza*, tota 'damigella*, toto * damigello ' in «ov> «j •- 
piativo, ore.; v. Monti, s. inatti, e Forster, Zoitschr. XVI 25^ 

4 Knol-n. .'.r.i-'.Wi.oricht d. Prìv. Oyinnas. in Bri ieri, XXIII 31; Sai*. * 
Ar-U XV i:;i. 



Note etimologiche e lessicali. - IV. 21*3 

si possono facilmente ammettere, se non quando l'etimologia sia 
imposta dall'identità o dall'evidente figliazione del significato. Ora 
ciò non può dirsi di patiens come base di pazzo. Nel pensiero 
popolare, pazzo equivale a ' stravagante , sragionevole ', talora 
anche a 'furente', ma non a 'paziente' o 'malato' che sono i 
due significati proprj di patiens. Né si deve dimenticare, che da 
tempo antico il nome di pazzo fu portato dai buffoni delle corti, 
che erano ordinariamente dei nani contraffatti, più o meno spi- 
ritosi, a cui i significati del lat. patiens non sono applicabili. 
Nelle figure tradizionali dei tarocchi, il pazzo è dipinto come 
uomo barbuto in viaggio, con un bastone nella mano destra e 
un altro nella sinistra, posato sulla spalla, a cui sta appeso un 
fagotto, seguito o piuttosto perseguitato da un cane che gli si 
arrampica alle natiche come per morderlo. Porta in testa un 
berretto frigio, giallo, orlato di rosso, al corpo una tunica con 
cintura al fianco, e con bavero d'altro colore, branche larghe 
affibbiate al ginocchio, e calze di colore talora alterno. II ber- 
retto frigio indica il costume storico dei buffoni di corte medio- 
**vali. L'iscrizione in fondo alla carta è in italiano pazzo o matto. 
In francese è fou\ ma il Court de Gebelin, Du jeu des tarots ecc., 
Paris 1781, avverti che 'on l'appelle vulgairement maC (il qual 
vocabolo fu importato in Francia, insieme col giuoco, dall'alta 
Italia). Si compari anche Fingi, patch; intorno al quale il Di- 
zion. di Gordon Latham ha le seguenti citazioni : « Laugh at me. 
— 1 do deserve it: cali me patch and puppy [Beaumont and 
Fletcher, Wild Goose ChaseJ. — It seems probable that fools 
were nicknamed patch from their dress; unless there happen to 
be a nearer affinity to the Italian pazzo...». Il vocabolo fu usato 
da Shakespeare; e prima di lui era stato applicato ai buffoni 
del Cardinale Wholsey. La connessione tra 'pazzo' e 'buffone' 
#* pur confermata dal significato del sardo macca 'pazzo', che 
risale senza dubbio al lat. maccus 'buffone'. 

Ciò posto, se si considera che il nome di matto fu ed è usato 
per significare 'ragazzo' sarà lecito supporre che all'inverso il 
nome etimologico di 'fantoccio' sia stato e sia usato per signi- 
ficar 'pazzo*. Si può quindi chiedere se pazzo non equivalga, 
avendo patito aferesi sillabica, a pupazzo 'fantoccio' da pupus 



SU ' Nigra, 

' ragazzo'. Si osservi il parallelismo: altit. inali 'pazzo' — nuiV 
/natoti 'ragazzo' — e coll'aferesi tota 'damigella'; di contro a it- 
dial. pupo 'putto* x — pupazzo ' fantoccio — e coll'aferesi pazzo 
6 matto \ 

La connessione logica tra i concetti di 'putto' (pupazzo) e di 
'pazzo' già par di vederla negli omerici vipitaq 'fanciullo' e 'de- 
mente', vrpitéri 'fanciullaggine' e 'stoltezza' (x 445, m 469). E 
la confermano, oltre che il doppio significato di malto, cui già 
si accennava, anche le dizioni napolitano pazzia 'baloccarsi', paz- 
zie de li piccerille, pazzielle, 'balocchi da fanciullo ', pazziar>> 
' baloccajo, fabbricante o venditore di pupazzi, quasi ' pupazziaro \ 
il tose, bambo 'sciocco, vano', comparato con bambino e barn- 
bolo, l'agen. mozo ' stolto ', comparato col moderno mosso 'mozzo, 
ragazzo' (v. Arch. XV 68; e segnatamente l'annotazione <h 
Flechia in Arch. Vili 361, s. inmocij e n.). 

Per l'aferesi, basti qui ricordare i toscani dulia =» fanciulla, 
veggio = la veggio , zucca per *cuzza = cucuzza, zùccolo ■ cuc- 
cùzzolo, stoviglia ■ *testuilia, tavia « tuttavia, cesso » secesso. 

31. — ven. peca 'pedata'. 

Sta per pecca = pedea da pedica. Risponde all'it. pedici 
'pedata', rom. e march, 'pedale dei tessitori'. Ne risulterà coeu»* 
una nuova significazione del lat. pedica. 

32. — piem. pjanka. 

Il significato di pjanlea non è soltanto 'palancola di travi o 
d'assi', ma anche 'passatojo, di pietre*. Non ha che fare col fr. 
pianelle i e proviene invece da *pedanca, e questo da pedi-, 
coni' è dimostrato dall' equivalente valsesiano pe cianca. Si cori- 
pari il piem. dimin. pjankdle f. pi. 'pedali dei tessitori'. 

33. — alt. it. puina. 

m 

In un precedente articolo, Arch. XIV 288-9, questo vocabol . 
che significa 'ricotta', fu fatto risalire a *puplna, da pupa, 
col senso etimologico di 'mammella, tettina*. La spiegazione ivi 



1 Ci\ vaiteli, y -"p, borm. pop, 'putto*, vaUos. poppu 'bimbo* e 'pupàttole 



Noto etimologiche o lessicali. - IV. *>05 

«lata trova una conferma nelle voci veneziane puina pianeta 
•ricotta', e pianeta 'mammellina piccola e bianca' (Boerio). 

La sua forma sferica e la sua bianchezza valsero pure il nome 
veneto di puina al fiorellino di maggio più noto sotto l'appella- 
zione di 'pallone di neve*, viburnum roseum. 

34. — Valle Anzasca: rdpola ' lucertola'. 

Tra i nessi inziali di consonanti che negl'idiomi neolatini più 
patiscono l'aferesi debbono annoverarsi 'kr fjr. Di questo feno- 
meno offre non pochi esempj la famiglia lessicale che fa capo 
all'aat. hrdpfb krampfo ' uncino' largamente rappresentata nel 
territorio romanzo. Sul quale così troviamo, con significati iden- 
tici o affini: it. graffio e raffio, grampa e rampa, gràppolo e 
com. rdpola , mil. grappa e piem. com. rapa 'grappolo', piem. 
friul. boi. parm. ecc. granfe piem. mil. com. ramf 'crampo', 
l»iem. grampune rampun 'rampicone', gra/npin e rampin 'ram- 
pino', e altri; cfr. Flechia, Arch. II 349. 

In questa serie deve trovar luogo anche il vallanz. rdpola 
' lucertola', che fa parallelo, salvo il suffisso, aldelfinese e pittavino 
\\rapiette k lucertola', già precedentemente esaminato in Arch. XV 
109. La. spiegazione di rdpola sari naturalmente la stessa che 
•[uella di grapiette e di crapaud] e ne avremo etimologicamente 
corno chi dicesse la *'zamputella\ 

35. — ital. rebbio, com. reppia. 

La prima di queste voci significa 'punta di forca, di forchetta 
o di tridente', la seconda 'tetta di vacca'. Già precedentemente 
«i ebbe occasione di avvertire la connessione logica e fonetica 
ira vocaboli esprimenti oggetti sostanzialmente diversi, come sono 
i rebbj e lo tette di alcuni mammiferi, specialmente delle vac- 
che (Arch. XIV 360, s. bua) '. Ora i vocaboli trascritti qui sopra 
<ono una bella conferma di questo fenomeno linguistico, poiché 
non v' è dubbio che rebbia e reppia risalgano alla stessa base. 



1 Si noti, a questo proposito, ancho l'alossandr. petit pectine, cho in- 
*iemo dice 'pettine' e 'tetta di vacca'. 

ArchiTlo flotto!, ita). XV. 3) 



*\'» Nigra, 

Il Diez riferisce rebbio al ted. riffe! = at. *ripil 7 'pettine con 
denti di ferro*, ingl. ripple ' flax-comb ', 'diliscatojo'. 

30. — can. rtpja, piem. rùpja, 'ruga, grinza*. 

vb. reppdy monf. ripja, viver, rapja (= »vp-), collo stesso li- 
gnificato. 11 vb. reppa significa anche il 'ciglio o rialzo della 
strada'. Derivati: can. repi, piem. vb. rupi, 'rugoso*. Queste voci 
vanno manifestamente coi ted. rippen 'scanalare', aat. ruénpfe** 
4 raggrinzare ', ritinpfunga 'ruga', ingl. ripple , rimple, 'corru- 
gare, increspare'. 

Per la diversità della vocal radicale, si debbono spiegar di- 
versamente i gen. trent. rappa, lomb. rapa, monf. rapej*ij 
'ruga, grinza', e il tose, rappa 'crepaccia alla piegatura d«-l 
garretto', che Diez, s. rappare, connette coi mat. e neerl. ntp^ 
'tigna, crosta'. 

37. — vb. saramun 'rimprovero'. 

E sermone, con un'epentesi abbastanza singolare, che si ri- 
pete nel bologn. garavell 9 citato al n.° 46. Per il significato «ìt 
'riprensione', vanno qui in ispecie ricordati i frne. setwon se»- 
Hionner, senza dire dello sp. sermonar y venez. sermoni ecc. 

38. — ferr. shargar 'squarciare*. 
« 
E metatesi di sgat*bar, che procede dalla rad. germ. e givo* 

lat. sharp 'tagliare', donde Tingi, scrap 'squarcio di stoffa, 

brandello', ecc., Ardi. XIV 287. Cf. piem. s'yarbell 'squarci; 

boi. sgarbellti i scorticare*, ecc. 

39. — agen. xboir (log. s'boir) 'sbigottire*. 

11 vocabolo, citato dal Parodi, Ardi. XV 74, e dato ce..- 
d'etimo incerto. Risponde in realtà all'equivalente pieni. *7*.è. 
da èboj 'sgomento', che è spiegato, in Arch. XV 124, come j ri- 
veniente da bull ire. 

40. — vs. ska(frr 9 piem. s'yatè, can. s'yatar, 'razzolar/. 

Si postula per queste voci una base *excaptare; mentiv i 
coni, sc.izar, posch. scazza, e il frequent. vtell. scazegà, d'ià-n* 



Noto etimologiche o lessicali. - IV. 21*7 

tico significato, vorrebbero *excaptiare. In vb. il part. s'fjatjd, 
*oxcapticatu, ha il senso di 'arruffato 9 . 

41. — piem. slèrmé, quey. estremar ecc., 
' nascondere, rinchiudere, mettere al sicuro*. 

Si aggiungano gli equivalenti: can. stèrmar, ment. strema, 
gin. étramer, albv. etramà } lion. étrémó. Questi verbi postulano 
come base un *extremare da extrèmu, Kòrting 3060. In piem. 
c'è anche il nome strem ' ripostiglio*. 

42. — va. terrerej terrire, vb. trera, ' ereditiera '. 

I vocaboli valdostani e valbrossese rispondono etimologicamente 
a # terrària da terra, quasi ' terriera', e dicono una ragazza 
nubile, che ha ereditato o deve apparentemente ereditare beni 
stabili. 

43. — can. tracur € pevera'. 

Col vocabolo canavesano concorda il sopraselv. trachuoir (Conr. 
targuir); e non possono essere diversi d'origine gli aven. tor- 
tore, ver. torlor, trent. tartor, benché quest'ultimo indichi l u im- 
buto da salami', mentre le altre forme significano la ' pévera'. 
Il ven. traturo si usa ad indicare una specie di 'rete a foggia 
d'imbuto'. Hanno il significato ora di 'pevera', ora d'' imbottatoio' 
o d' 'imbuto', ora di tutti questi arnesi, i diminutivi: bl. di Ver- 
celli (Due. Carp.) tractarolius, viver, turcarél, valses. tor- 
calo, gen. turtajtfj bresc. tortaròl, borm. trigiarol, prov. nizz. 
fourteiroù tourtairoù l . 

Lo Schneller fa provenire il trent. tartor dall' aat. trahtari, 
ted. trachter. Ma il Kluge osserva con ragione che in generale 
i vocaboli germanici relativi ' alla vinificazione procedono dalle 
regioni romanze vinicole, o fa appunto risalire traìUari ad un 
mlat. tractìirius, formatosi sul lat. trajeetórium. Questa base 
tra[je]ctorium era già stata data dall'Ascoli alle forme la- 
dine, Arch. I 87 n, 106. Il Mussafia, per le stesse forme e per 



1 Nell'Etyra. wrtb. dol Kluge, s. trichter, sono pure citati il vallone e 
Togeso trgtoè, l'armoi». trezer> e un alto-it. tuvtnis, a me ignoto. 



•JW* Nigra, 

lo italiche, pensava invece a tract- da tra he re. Ma 1* ipotesi 
dell'Ascoli sarà pure la più probabile, essendo essa fondata so- 
pra una maggiore congruità di senso e sull'esistenza storica del 
lat. trajectorium. Quanto alla sincope, il Kluge la giustifica 
con esempj germanici, che valgono anche per le forme neolatina 
come sono Utrecht Ultrajectum, Maestriclit Mosae-tra- 
jectum. 

Il can. tracnr risponde normalmente a *tractdre da trajec- 
tóre, col e « et, che è pure nel valses. torcavi} e nel viver. 
t arcarci, rispondenti entrambi a *tractariólo (cf. ancora per 
e = et, pieni, can. lacett 'animelle', can. tacila, valses. taccimi'* 
'lattuga', valses. tecc 'tetto', viver, facorya - *factf>ria, peri» 
'pettine', tace 'latte, ecc.). Lo deformazioni, a cui andarono sog- 
getto parecchie di queste forme, poterono essere provocate dalla 
connessione logica tra lo stromento per imbottare e la 'torchia- 
tura' delle uve. 

44. — ferr. umddl 'soglia'. 

Sta per limiltrre, Il / è passato all'articolo; e il primo i, aton^ 
com'era, si cangiò facilmente in u per il seguente suono labiale; 
cfr. nel can., pur nella tonica, lumi limite 'spazio erboso tr.t 
due campi, o filari'. Il l finale, invece del r di limitare, m 
dovrà attribuire all'influsso della frequente terminazione in v*/, 
come in did/d cendal casal frantiti giazzal grembiàl ecc. 

4r>. — piem. can. e alba 'regione' tratto di paese'. 

Sarebbe un bel cimelio se risale al lat. valva 'vano di port-t 
o finestra sulla campagna', e quindi figuratamente il tratto «h 
paese che si scorge da quell'apertura. Plinio, 5 ep. 6: «Trich- 
nium valvis xystura desinontera , et protinus pratum multumqu- 
ruris videt fenestris. » E Vitruvio: «Triclinia habeant dextra ar 
sinistra lumina fenestrarum valvata, uti viridia de tectis per apa- 
tia fenestrarum prospiciantur. » 

46.— viver, oavpell d'ita 'grappolo d'uva'. 

È un bellVs«»mpio di tjr- in rr-, non essendovi dubbio eh* 
rarpcìl equivale a *grapell, come è anclie comprovato «lai l 



• v. 



Noto etimologiche e lessicali. - IV. Sfili 

logn. e romagn. garaoell 'racimolo'. Il dimin. viver, varplatt 
significa pure 'racimolo'. 

47. — it. velia 'pèrtica, bacchetta; cima'; 
ferr. cétula scétula 'bastonata'. 

L'ìt. velia, col significato indicato qui sopra, risale al lat. 
voctis 'spranga, leva', col passaggio non insolito alla 1.* de- 
clinazione. Il significato originario, come sì scorge nel riflesso 
italiano, dovette esser quello di 'ramo', per cui si spiega quello, 
certamente posteriore, di 'cima'. 

La forma diminutiva è nel ferr. vétula, e con s intensivo sve- 
tuia, 'bastonata', dove è notevole il passaggio dal significato dello 
strumento a quello (W colpo dato con esso, come p. e. in pugno, 
che ha pure i due significati. 

L'it. velia 'benda' risale invece notoriamente a ritta (v. Kflr- 
ling 8788). 

48. — it. dial. viola zoppa 'mammola'. 
La mammola è detta viola zoppa a Roma, nelle Marche, a 
Mantova (Cherubini), zopa a Bologna e in Romagna, sopa a 
Brescia, zoppina o zoppinna in Lombardia, zola nel veneto (ci', 
ven. zolo 'zoppo*, can. sola 'chioccia', cioè 'zoppa'). Questo at- 
tributo di 'zoppa', dato alla mammola nell'alta Italia, e nel Friuli 
anche alla viola tricolore, viòle zuète (Pirona), è dovuto alla 
gamba storta e alla corolla piegata della viola. È espressa questa 
particolarità anche in altri nomi popolari della mammola: mìl. 
ciiir genoggin pi., cioè 'viole storte', nella Francia merid. : Lot 
rolitorlo, ling. coltorlo, 'collo-torto', Aveyron contorto, lìng. cap- 
t'tvlo 'capo-torto', svìzz. rom. torcou 'torcicollo *, che sono da ve- 
dersi, con altri simili, nella 'Flore populaire' di E. Rolland, II 
1(52. E cosi, non la soavità del profumo, ina il gambo storto diede 
alla violetta il suo nomignolo popolare in tanti luoghi. Ma in 
altri ebbe in compenso nomi più graziosi, come il toscano mani- 



::<P» Nigra, 

l{>. — Appendice toponomastica. 

e». — Il nonio di fiume: Dora. 

Il nomo dolio duo D'jre ci fu conservato dagli scrittori gr**i 
f latini con duo grafie diverse. Stratone scrisse JovQiag, e co*': 
Plinio Purius duas, con ov fi. Ma Tolomeo ha t<£ Jo^iff no- 
nf.iitù, #«r .faina xotatxov, cono. Gl'idiomi neolatini danno, n<*i 
loro ritiri, ragione a Tolomeo. Senza parlare dell' it. Dow .• 
dol ir. Doire, che possono parerò infidi, i riflessi locali postu- 
lano un o tonico breve: piem. Djjra, va. Dgtocre Dgvoire;co\ 
«piali m possono comparare i riflessi di forla 'dissenteria': pieni. 
>/'-'./''" i vx ' f^i're fwire. Il can. Dora risponde ad un temi 
♦Dora. 

6. — can. Filja. 

K il nome d'una frazione del comune di Castellamonto, cu\ 
sovrastano i due monti detti Le Filje (La Filja granila e ' » 
F. cita, la grande e la piccola F.), situati nella regione di Villa- 
( astidnuovo. Fiìja risale a *filfca (cfr. can. tnanja manica. 
niilja melja melica, ecc.) = filix, v. Arch. X 91 sgg.; e san 
una buona aggiunta all'articolo 'Filix', nei 'Nomi locali derit. 
dal nome delle piante', dove il nostro Flechia ritrovava il pro- 
prio suo cacato. 

c\ — can. piem. Korné, vs. Kornej. 

K malamente italianizzato in Guorgné. 11 Flechia *l)i alcun» 
forme de* nomi locali noli* Italia superiore', risale a Coronii- 
cus, dal nome personale Coroni us; ma la spiegazione e son/a 
dubbio erronea per varie ragioni, o segnatamente perche la ter- 
minazione -acu esige un piem. can. -t? aperto, com'è in Ay} - 
♦Allificu, Loranw ecc. Ora Ve di Kornè £ chiuso; sta per ♦•■. 
com'ò dimostrato dalla forma corrispondente valsoanina, e ri- 
spondo ad un lat. -«"tu, it. -rio. Perciò Kornè Kornej deblwn» 
risalirò a *eorn iota da corneus (cornus) 'corniolo', «»v- 
wro a *cornilctH da *cornulus (cf. Corniliacutn nl.tnH"!* 
d«'t* *. -aco). I nomi di luogo derivati da pianto, col sufli<*o -*t'.. 
sono fro'|U(*uti in Canaws*, o ba^ti citaro i seguenti: K" •'*••' i 



Note etimologiche o lessicali. - IV*. 301 

*cornetu, Kolrè Kolrej lue- Korrej, vs. Kolerej, *coriletu, 
Frassinej, Vemej *vernet ti da verna 'ontano', P rapar ej *plop- 
puletu, Bjulej *betulletu, Gurrej da gara gurra i vimine', 
Tiuììlej da tiimell 'sorbo corallino', Bro- Brunrej da briuwa 
i larici' \ vs. Saudej salicetu, ecc. 

d. — can. Kivinsìuj. 

Comune sulla destra della Dora Baltea a circa quindici chilom. 
al nord di Ivrea. Italianizzato in Quincinetto. Secondo il Flechia, 
la pronunzia locale sarebbe Quisnè, senza il primo n, e collV 
chiuso, rispondente ad -ètu; epperció questo nome sarebbe raddu- 
cibile a quercineto da quercus. Il Flechia citò come termini di 
comparazione i nomi locali francesi Chesnay Chatuty ecc., dal- 
l' afr. chasne 'quercia'. Ma dopo che questa spiegazione era stata 
pubblicata, l'Ascoli dimostrò che la base dei fr. chtxsnc chéne è 
b«>n diversa da quercus (Arch. XI 425). Del resto, la pronunzia 
locale e Kvisné, in Ivrea Kioinsné, e in vb. KioihJ)irté 9 sempre 
rolVé aperto, che risponde alla terminazione -àcu. 

Quale sarà dunque, esclusa quella proposta del Flechia, l'ori- 
gine di questo nome? L'Ascoli mi ricorda molto opportunamente 
il nome pr. latino Quinti o -dnis, donde può regolarmente pro- 
venire il ni. Quintionacu - Ktoinme 1 . Questa etimologia è con- 
formata dall'altro nome locale can. Kicinsori che è evidentemente 
un riflesso normale di *Quintión-iu*. Sia anche ricordato il 
ni. Qninsonas (Francia meridionale). 



1 <tià il Bortolotti (Passeggiato nel Canavose), con ragionata divinazione, , 
risaliva a *Quincinarco' t e giova, per varj particolari, ch'egli sia qui citato 
-on qualche larghezza. Dice dunque (V 53): «Quincinetto ebbe nel suo 
« uomo corruzione moderna, poiché in origine doveva avor nome Quinci- 

« nnco o Quincinasco 11 dialetto rammenta meglio il primitivo nomo 

« n^l QuinsìU't come di Drusacro fa Druse e di Lu guacco Lugnr Le 

« poche memorie, che n'abbiamo, risalgono solamente al sec. XIII, nomi- 
«nano Cast rum Quingenati, appartenente alla chiesa d' Ivrea. > Rife- 
risce egli poi (io. 51) una lettera del D) Morale*, governatore d'Ivrea, 
aprile 1553, in cui ò scritto: 'A quest'ora sono giunti duy preggioni ch'ho 
t.i iodato pigliar in Quincenatto luocho di là di la Dora'. 

* [V. Quintio -onis già nel vecchio Force 11 ini. — D'Annoi* de Jubain* 
tiiik, Rrcherches sur l'origina de la propri*''»' fonrirrr etc, p. 510: * *Q u i n e- 



^ () ~ Nitfra, Noto etimologiche o lessicali. - IV. 

e. — can. Lime. 

Italianizzato in Lugnacco: È riferito dal Flechia (1. e.) a un 
tema *Lusiniacum da Lusinius n. pr. di persona. Ma Lusi- 
niacum avrebbe dato in pieni, e can. *Lusné. Siccome il lai. 
Julius ^mese di luglio' s' è riflesso, per dissimilazione, nel pieni, 
can. Lùn, cosi è pur probabile che Lane risponda a Julificu. 
avvertito dall'Ascoli che sono ormai trentanni (Ist. Lomb., mi- 
die. 1870, p. 162) e ora registrato dall'IIolder s. -aco. 

f\ — alto-can. Visir ùr. 

Vistrùr è un comune di appena 1000 abitanti, capo-luogo .1: 
mandamento nel circondario d'Ivrea, situato nella valle di A* 
(vallis Clivi o Olivina), contigua alla valle di Ohiusella o di 
Brosso. Il nome di questo villaggio nelle carte medioevali è V: 
cus subterior, e fu cosi detto per distinguerlo da Vico in Va!- 
Chiusella, che nelle stesse carte è detto Vicus superior. Ih 
Vico subteriore proviene il vernacolo Vistrùr, malamente in- 
lianizzato in Vistrorio. 



tio, -onis est lo nom antique dont un dirainutif nous ost offort pir ■ 
texte do la fin du onsttmo siedo: à l'ablatif Quincioncto JGuérard, Cirtv 
lairo do Saint-Victor do Marseille, t I, p. 33*]. Le nom de Quinsoo (FU*- 
s^s-Alpos) a la moine origino. On a parlò du gentilice Qmnctius p. U* 
lofi, à propos du dt'>riv«* Quin'iacus».] 



A(.li UNTE. 

Ai num. 14: va. tvambòssc 'collana dol campano*. 
Al nura. 21: va. fariboìo 'gala della camicia; (Verrayes) falopei*, qua* 
•falopjrino, aggiunto di pty 'pelo', 'peluria, lanugine*/ 
Al num. #): aven. cherchizzo, sic. srhiribizzo. 

CoRItE7lOM. 

Pag. 279, lin. 23: volse*, leggasi valso*. 
» 2ì);$ > 17 ; branche » brache 
» 2S1 » .">: quella » i|ii«>lU> 



INTORNO AI CONTINUATORI NEOLATINI 

DEL LAT. 1PSU-. 



IH 



a» i. a* 



Questa è veramente un'indagine piuttosto frammentaria, che doveva es- 
*»r compendiata in una Nota a cui m'invitava il passo concernente Pipse, 
in funzione d'articolo, nel 'bassolatino', presso il De Bartholomaeis, a p. 207 
*\A presente volume. Ma la Nota, per quanto io mi sforzassi a contenerla 
in modesti confini, diventava così lunga da produrre una deformità tipo- 
grafica. Ora mi provo a farla stare da so, e m'auguro che altri la continui 
o forse la migliori. 

Rappresento, in quoste righe, per 'kku-epsu, o 'kkn-essu, la combi- 
nazione pronominalo neolatina, contenente Tip su-, parallela alle altre du* 
c'.ie andrebbero conseguentemente rappresentate per 'kku-ellu e 'klcu- 
**ttu. Pongo 'kku* por evitare ogni dibattito preliminare circa il fonda- 
mento latino del primo elemento di queste combinazioni, per il quale c'ò 
ora competizione tra cccu e atque; ma a suo luogo ritorno a quest'ar- 
gomento, per una considerazione che mi pare di qualche utilità. E scrivo 
9 >sn ('su) la forma aferetica e proclitica, a cui si riduco il semplice ipsu-. 
N«»l porre, come tipi, 'kku-essu od essu, non mi formo sempre a distin- 
guerò dove il riflesso neolatino risalga al nominativo anziché all'obliquo. 

Poiché innegabilmente ipsu- si riduco a funzione d'articolo in 
Sardegna e nei lidi occidentali del Mediterraneo (su ecc.), cosi 
rome alla stessa funzione s'è ridotto il le illu nel resto del 
inondo neolatino, può parere che sia detta ogni cosa quando s'af- 
farmi senz'altro che se ilio ecc., cioè i quello', ha perduto una 
parte notevole del suo contenuto ideale riducendosi a codesta 
funzione, ipsu-, cioè 'egli stesso', ve ne ha perduta una molto 
più notevole ancora. Questa affermazione, però, altro non è che 
il semplice riconoscimento di un esito patente, non già una di- 
chiarazione comunque argomentata. E i riferimenti al bassola- 
tino credo che si risolvano, a veder bene, in una specie di pr- 
ti/iom* di principio. 



.. »t Ascoli, 

I continuatori di ipsu- sono stati alquanto trascurati dall'in- 
dagine comparativa, così sotto il rispetto della diffusione e della 
distribuzione che loro son proprie, come sotto quello dei signi- 
ficati elio hanno assunto. Eppure, se io vedo bene, quest'è un 
s« sgotto elio doveva stimolare in particolar modo l'esercizio .!♦. 
inotodi rigorosi. 

Por quello che è della diffusione ili 'kk u-essu, si resta at- 
toniti al sontir diro da Mever-Lùbko, li 596, come sia note voi- 
elio la combinazione 'kku-essu non si trovi attestata se n«n 
dalla Sardegna. A questa strana affermazione deve avere in gran 
jarto contribuito il non felice pensiero di questo cosi valore^» 
romanista circa la genesi dello spagn. ese 9 che egli iinagina svi- 
lupparsi da <?v a cui nell'ani, sp. si riducesse, dinanzi a con<"- 
nante, lVv/ = iste (I 385 522) *. Trascorre egli jn*rciò (H o*X>\ 
a mandar senz'altro sotto iste, oltre elio lo sp. ese 9 anch* ii 
port. essp- 9 e mdla mente sua lo sp. ar/fe^e, port. nqne^e 9 sta- 
ranno come rappresentanti di 'kkuesltt, anziché di 'kkuep*". 
alla qual base pur sicuramente spettano, anche per la in<u>- 
rahilo testimonianza delle significazioni, secondo Clio tosto v- 
diamo*. Puro il catalano ha il riflesso di 'kkttcpsu (nrpteu - 



1 Hi<iì^n^r»'!»!j«\ oltr* il r^sto, esaminar «Vii» 1 , in isp«»oio secondo il crii'" ■ 
*M «tienili Mio, s» o dovi» lVv piuttosto non sia una riduzione ili »•**?, ar. - 
«»h«* di *\<f. Apro a -mso la Lìiiya e* Letternturn $pft*j$vtQla d«»l Gorra, •» • 
!»;.'.>: 'grand <*s A go/.o «pM va per es lo^ar; dos rreyos do morn m.- 
taron on <w alcan/." <p. U>>; IV»ma dol Cid), dov«» tutt'o duo gli e* "'• 
dinanzi a consonante, l'altro dinanzi a vocal»»), s'avranno a tradurr" i» 
piuttosto p<»r 'codesto' «*ho non per 'questo'; o siluramento «* •coW- 
['iju.'s di *en aipios dia, a la p'i<»nt do ArIan*;oii v *;ionto o quinto cam-- • 
ros todos iuntad'is son' (p. 1W1 ; stosso t»*to). P. Foerstor, Spati, *pr* • 
S !«*», poni» rt'p"'^ giiistaui'Mitn, «'omo io presumo, sotto a^uest^ 

* ('«ìrioso ch rt il Di«v., gr. II 1 4 4*.», anch'ogli non v'»d*s«»\ «*osa a'»hi*tir . 
naturalo a* suui t-Miipi, s.> non un solo rillosso di .»r.'ii'ipsrt, ma .ju^:« 
appunto foss.» lo sp. <?'{»'•$*•. — 11 M-L. ha por sA l'ani sp. rje \rjt , * 
.rli \.ilo •oiii»» il solo rapprnsiMitanto legittimo di ipso, di coutro all'* 
*ii'»»gr. «li -hiara irl ino lo o;i«» sV« *|ui ricordato. K al * = ps di y«*<*gip* • 
;M»rt. -/'iw, t Mita o.'li di darò uno special motivo. Altra antica formi *} * 
juiiula di ipso •"• p#»r«*» nMt«irianit»nt'» <•<*« »*<:i\ Non ini ferino air*"**» J'« 
jlo^a j '*/* i'i ..'- h», li "ii v. IV. * ! .*'h in Z»nts.*hr. XIX 211, p#»r'h<* «i 



I continuatori del lutino ipsu-. ?*\)o 

akets); e cosi dunque questa combinazione risulta estesa a tutta 
la penisola iberica. 

Ugualmente è riflessa la combinazione 'kku-epsu per tutta 
ritalia insulare: Corsica (kuessu), Sardegna in tutti e tre i dia- 
letti (log. e cagl. kussu, gali, kissu; Goarnerio, Arch. XIV 193), 
<* Sicilia. £ passando al continente italiano, essa ancora si estende 
a tutti quanti i dialetti che si soglion dire meridionali. Si spinge 
ancora, oltre gli Abruzzi, nel territorio ch'era degli Stati ponti- 
fici, e qui basti notare : qnism 9 quésse bbisacce, che raccolgo da 
testi reatini 1 . Di codesti riflessi di 'hhu-epsu nel continente ita- 
liano, s'è occupato per bene quest'* Archivio'; e parecchi no fu- 
rono recentemente raccolti, come per incidenza, in uno studio 
complessivo e di molto momento 2 , tutti noti all' 'Archivio' o da 
••sso provenienti: l'abruzzese, il campobassano, il barese, l'arpi- 
nate, l'alatrino. 

Ora, si badi bene. La combinazione 'hku-epsu (cioè l'esito 
'kku-essu) ha sempre accanto a se la combinazione 'khu-estu. 

\- torvi uq esc o perciò cosa non diversa dall' ex<j. Ma, insomma, chi vorr.i 
ulti disgiungere, a parlar per via d'oserapj, il port. aqitcsse dal catal. aqueìjcl 
t'irca la duplice continuazione di ipsu nei filoni catalani (xo e so), altro in 

• mosto momento non m* è dato se non di riferirmi al Grundr. I 082 n. 

1 li. Campanelli, Fonetica del dialetto reatino, Torino 1890, p. 172 17S. 
Nello stesso libro, p. 122, parlandosi dei * pronomi e avverbj dimostrativi': 
« In qualche paese sabino si dico anche: pé qquesto, yc qqitèsso, pé qquello. » 
Par di sentire il ppecchissu di Calabria (v. por es.: Fr. Limarzi, Il Fara- 
lino di Dante Allighieri, vers. in dial. calabrese, Casteliamare 1874, pp. 5D 
~*> ecc.). E siamo alla distanza longitudinale di mezz'Italia. — Qui del rosto 
mi giova dire, che io punto non mi fido di un forlivese cus 'questo*, che 
.1 Mussafia, Romagn. mundart, § 250 n, pone in rilievo, e non può venirgli 
*e non dalla Parabola prosso il Biondolli, 229. Confesso anzi di credere, 

• i»? si tratti di una singolare illusione, e s* abbia a leggere (in luogo di 

• cifs arcuine): e n s' armane 'od egli si rimase*. — E ancora, poiché siam«> 
tra gli Emiliani, mi fo lecito qui annotare, che il substrato isto-ille, av- 
vertito dal Mussafia nel faentino, ritorna pur nella Parabola comacchiese: 
'*'.*/ i#*i> fiól, stel vòstfr fiòl, stel tue f fatisi, nei quali esompj gli sussegue 
-*»iupro il possessivo. Il Gaudenzi (Suoni, forme e parole doll'od. dial. della 

ittù di Bologna, pag. 73) avverte, che nell'odierno bolognese il plur. di 
•'•', ista, 'può suonare anche stel da istae iliac*. 

1 <tu*t. Rydberg, Zur geschichto des frauzosischen 2, Il 2, Upsala 189**, 
k 321-2. 



n w> Ascoli, 

Ciò doveva già bastare a dissuadere ogiii tentativo, vecchio t» 
nuovo, di ricavar V-essit AalV-eslu. Ma s'aggiunge ancora la dif- 
ferenza del significato. La combinazione 'kku-epsu, che va 
per tanta parte della romanità, dall'Adriatico cen- 
trale all'Atlantico, ha un significato diverso da 'hk\< 
esiti; ha sempre quella funzione che dicono di dimo- 
strativo 'di seconda persona', cioè di 'codesto' '. V 
viene, che, senza il soccorso di alcuna ulteriore erudizione, l'au- 
torità storica abbia ad affermar sicuramente che il latine 
volgare dicesse 'hku-epsu (*kkuessu) per significar** 
'codesto', cioè per una significazione assai rimuta 
dalla classica di 'ipsu-'. Cercare se nelle più antiche font; 
neolatine (o nelle bassolatine) s'abbia la diretta prova dell'anti- 
chità di questa tanto grande estensione territoriale della nostra 
furinola e del suo particolar significato, non è di certo cosa super- 
flua; ma è d'altronde cosa naturale e indefettibile che nel ca- 
li ostro s'abbia a trovare quello che si cerca. Cosi, per offrir qu 
sùbito alcuni dati : el lassi quisso deu, nella leggenda di S. (.a 
terina, in ant. dial. meridionale (abruzzese), ed. Mussa fi a, r. 14M. 
'e lasci codesto [tuo] Dio'; cfr. ant. sic. quissu in 'Quaedam pro- 
fezia ' str. 30, e più esempj in Cielo d'Ale; le antiche fora* 
sarde che più in là incontriamo; ant. catal. aqurxa em l 
ititiov? 'era egli codesto il [vostro] amore?', Sette Savj « x 



1 Cosi <• tradotto il riflesso di 'kku-cpsu fkku-csHu) da tutti i dU>(- 
tologi dell'Italia inoridionalo; e la lettura dot testi o la convennuion'* «• 
nativi comprovano in modo assoluto la giustezza di questa traduzione. L 
non ò diversa la evidenza per la parte iberica del territorio del 'fittu-tn' 
Ai Tedeschi non <* sempre facile afferrare il concetto di 'codesto*, p*rvt* 
manca al loro proprio linguaggio un 'dimostrativo di seconda persoc.*, 
o 'codesto' troppo facilmente por loro si confonde con 'questo* (dte**r> ■ 
trapassa a 'quello' (jener). Felice abbastanza la traduzione che asae^T- 
1*. Foerstor (Span. sprachl., I. e.) allo sp. aquese: 'jener da', in confronto -i 
amnesie: 'dicser hier\ — Lo stosso e da dire pel riflesso di 9 s*\t n*i ■! *- 
l-»Ui dall'Italia meridionale (v. più in là); dove piace vedere il con tra*:- 
tra *ssu o *.</« in oserupj come questo: e ttu che stfte a 'ssa taU'ejj* ** * "■ 
., t »'nntc 9 se m*t\t vulìsce bbètte, uien'KC-i-titnuiÒHd* 'e tu che stai a cod^«:i 
v«ll<» e io a questo monto, *e mi volgasi bene, varresti quassù* (Fiii.tm*«r 
Vo «abol. .l'uni/./., H*H. p. ?T7». 



I continuatori del latino ipsu-. 3>7 

Muss., v. 1421; dove circa lo spagnuolo e il portoghese qui 
basta dire che appunto aquese aquesse (come del resto pur»» 
tttjuesle) è voce 'arcaica' '. 

Lungo il territorio del continente italiano in cui vige 9 kku- 
epsu, s avverte insieme un'altra combinazione in cui l'ipsu ci 
rioffre la medesima vicenda semasiologica. È la combinazione 
*>n+'$$u, ovveramente, con l'accento sulla prima, en + 'ss 9 +hoc 
(>sso), in funzione, di l avverbio dimostrativo di seconda persona*: 
« colà, costà » *. 

1 Circa la procisa latitudino settori trionalo a cui s'arrivi nel continente 
italiano cogli antichi riflessi dialettali di 'kku-essu y avremo luce sicu- 
ramente dalle illustrazioni di cui Ernesto Monaci ornerà tra non molto la 
«*ua Crestomazia italiana dei pi-imi secoli. 

- Il Rydberg, 1. e, 321, ammette giustamente che l'Italia abbia dei 
riflessi di en ipse. Ma li suppone 'pronominali', e sono all'incontro 
esclamativi e avverbiali. E i suoi esempj son questi: teram. ìiesse e 
•*ampobass. jesse. Ora, nesse non può essere se non un errore, di 
stampa o di penna, per Vhesse dei Sa vini, che vai semplicemente 
4 esso 9 , ed ò lo schietto ipsu. Il campob. j>«f, che veramente qui 
spetta, vale poi non altro che 'eccoti'. Nel 'Vocabolario dell'uso abruz- 
zese' (sec. ediz.), il Finamore dà nitidamente: esse 'esso', allato ad 
sse 'ecco' e 'costà'. Nelle 'Tradizioni popolari abruzzesi' dello 
stesso Finamore, I, n (1885), p. 83: òsso èndru, costà dentro. La 
presenza dell' e n è attestata dal riflesso che spetta allV; e il D'Ovi- 
dio, non citato dal Rydberg, è stato il primo, per quanto io sappia, 
.id attenuare Ven-ssu, Arch. IV 150, Grundr. I 500 n; affermazione elio 
altri poi hanno trascurato. — S'abbiano ancora l'abruzz. (casal.) }>(' 
fisse 'per costà', De Lollis, XII 15 n; l'arp. jesse 'là' (con la dichia- 
razione dell' e), Parodi XIII 302 n; e il reat. rsso 'costì', Campanelli 
>. e. 121. — Se poi il Rydberg, ib., fa qualche riserva circa le con- 
riouazioni, parallele ad en-ssu, che s'abbiano da en-ille, si direbbe 
ohe egli si torni a confondere in singoiar modo, poiché manifesta- 
mente e sicuramente l'ellu- (en illuni) pronominale del latino ci ri- 
torna nella significazione esclamativa e nell'applicazione avverbiale 
neo-latina; onde: campob. j»llc 'ecco li', reat. *Jlo~lu 'eccolo co- 
stà*; ecc. (ma lo sp. elo 'eccolo', benché pareggiato ad ellum dal 
Diez, va lasciato in disparto). — Il Campanelli, nel 1. e, introducendo 
il discorso intorno ai 'pronomi e avverbj dimostrativi' (istu àsti illu; 



:: k Ascoli, 

Ora, come sottrarsi all'idea che il motivo della mutata signifi- 
cazione di ipsu- risieda, e per 'khu-es$u e per en-'ssn f nel- 
l'avverbio, d'ordine dimostrativo, col quale egli veniva a coiu- 
j>orsi? Di eccum e di en si può appunto diro, come di ecce, 
che valgano esclamativamente a eccitar l'attenzione della persona 
oui si parla 1 . La riprova storica e pratica di questa azione d»*I- 



rsso ecc.; e i testi aggiungono yuixsu, v. s.), dice: 'è importante trat- 
tare a parto dei pronomi e degli avverbj dimostrativi del dial»»*' » 
•reatino, perchè sono a nostro parere poco conosciuti, quantun<i<i' 
*si m ilissimi e quasi identici ai corrispondenti tiburtir.i 
4 e mar eh egiani*. 

1 Circa la questione, se il primo elemento di 'kkti-epsu 'kku-ett- 
f hku-ellu % sia e ce u- o atque t gioverà anzitutto qui avvertir*. oh 
il nostro ragionamento rimane a ogni modo imperturbato, poioii' 
l'atque non può essere affermato se non inquanto si ammetta e* 
provi ch'egli riuscisse latinamente al significato di eccum. Ma ua> 
vera prova di questa significazione non mi par data e confessa >! 
non credere molto probabile che si possa mai dare. La mia persi» 
sione ò per ora, che eccum, cosi come ecce, in condizione procli- 
tica, patisse l'afe resi sin da antichi tempi, e che perciò, in fondo ali 
voci di tutte le regioni neolatine (non esclusa la Sardegna), s'abbi • 
realmente 'ccu-istu 'e cu -ipsu 'ccu-illu; e che un'altra parti- 
cola, d'ordine congiuntivo (a e, et), si disposasse anticamente al V' 
(ac-'euistu et-'euistu ecc.), la quale in alcune regioni si nunt- 
nesse, in altre no. Vengo cosi ad accostarmi, in qualche parte, a u . 
pensiero del Rydberg, 1. e, tt'22. Per le forme sarde, le informai' 
del Meyer-Lùbke, II 597, erano poi troppo scarse. Ricordanti* w 
cora, che sempre si tratta di elementi in proclisi (e perciò IV 
et, a cagion d'esempio, non potrebbe star nelle norme di un' e tonica 
rammemoro per la Sardegna: icussu icitstu, negli Statuti sassart»* 
dei 1310, accanto ai soliti ecussu ccuslu del medesimo testo, Gaara»- 
rio Àrdi. XIII 100; ai quali la cortesia dello stesso Guaroerio un 
m'aggiunge: in i^ussa, docum. del 1103, Tola, X, n. l£i, p. 27.V ' 
Saggio inedito (di G. Campus) intorno al dialetto logudorese, cfae s 
sopra^giunge mentre scrivo questa Nota e che spero veder pub* »• 
rato nell'Arch. jrlottol, ha un'annotazione in cui è detto : « Ne::!; *' 
ticlù documenti [sardi) troviamo ekustti, ihnsttt ed anche ak*tft>.. 
cfr. lo.*, ah f;<> * eotMira \ forse * e e e u -li o e. » 



I continuatori del latino ipsu-. 'M* 

l'avverbio, che è il primo elemento delle combinazioni qui stu- 
diate, s'ha nelle combinazioni nelle quali anche istu entra nelle 
funzioni Mi seconda persona', com'è nell'ital. costà (eccu-ist'-hac), 
o nell'ital. cotesto codesto (eccu-tibi-istu). 

Un'obiezione, che può qui sorgere, si ridurrà, in ultima ana- 
lisi, a una riprova ulteriore della percezione contro cui sarebbe 
diretta. 

L'ipse ipsu- isolato, si dirà, ben ricorre, anche per l'am- 
pio territorio del 'kku-epsu 9 quale schietto pronome perso- 
sonale, cosi come Vesso della lingua italiana (per es. nel napol. 
iV, sardo isse issu; ecc.), ed è allora una nitida continuazione 
semasiologica della voce classica latina; ma Tipse ipsu- isolato 
ci rioffre insieme, per molto larga parte di quel territorio, nella 
qualità di dimostrativo, sia nella figura integrale e sia nell'afe- 
retica, la significazione di 'codesto', cioè la significazione stessa 
dei riflessi del composto 'kku-epsu. 

E dal canto nostro si risponde, che ciò è vero sicuramente e 
vero è insieme che il significato di 'codesto' anche gli si viene 
via via attenuando, per modo da rasentare o raggiungere la 
rn< j ra funzione d'articolo, come appunto qui stiamo per ricordare 
o mostrare. Sennonché, tal funzione del semplice ipsu- appunto 
« j propria, se non addirittura esclusiva, del vastissimo dominio 
del 'kkit-epsu. Riuscirà più che rara, o quasi enigmatica, al- 
trove x . X« risulta perciò manifesta una particolar connessione 



1 Esìste vcramonto un filone dialettale in cui l'isolato i p su t oltre la fun- 
zione di pronome personale ('esso*), ha pur quella di 'codesto', senza cho 
vi si veda intervenire la combinazione 'khu-essu. La condizione geografica 
«ìi codesto filone è curiosa. Giace appiè dell'Alpi, ed ò principalmente mon- 
r"»rrino. Nell'ordine dialettologico vi è insieme notevole, che usi il riflesso 
dell'isolato istu in luogo di quello del *kku-estu, riflesso dal piem. ìcust. 
Li considerazioni, che espongo nel testo, aggiunto a quest'ultima osserva- 
zione t mi rendono assai probabile che il riflesso del 'kku-essu pure in 
codesto filone un tempo ci sia stato e nessun monumento più cel mostri. 
<rli è come se nella Spagna più non risonasse l'antiquato aquese e ce no 
mancassero le testimonianze letterarie. — Le mie notizie intorno alle serie 
mon ferri ne non sono, del resto, abbastanza copiose. Ma ò certo, che pure 



310 Ascoli, 

semasiologica tra 'kku-epsu (ed en-ssu-) e il semplice opsu, 
in quanto questo rappresenti una particolare e molto ampia, •• 
perciò non moderna, corrente volgare. La significazione del corn- 



ili questo territorio stanno, l'ima accanto all'altra, la prosapia dell' ip*:. 
in funziono dimostrativa, o quella dell* is tu (la prima ci da: » **, issa '• \ 
'si; la seconda: ist, dinanzi a vocale e a consonante, ista 'sta, in) •ist-j. 
'iti, iste). Potrà la significazione dimostrativa del riflesso di ipsu uon •»*• • 
sempre abbastanza nitidamente quella di 'codesto*, di contro alla sigmt- 
••aziono di 'questo*, propria del riflesso di istu; e la scarsa distinjc.on ■ . 
dato pur che questo difetto ci sia, si potrebbo attribuire al fatto «♦b" 
4 dimostrativo di seconda' manchi generalmente all'Alta Italia. Ma il vaio** 
di 'codesto' risulta pur sempre perspicuo nel riflesso di ipsu. Il Ferra; 
nel Gloss. monferrino, sec. ediz., ha sotto Jiss: €jiss desso, jósa dessi;. 
ìs-om-li quell'uomo li, isa-dona li quella donna lì>; e all'incontro s. Ir 
< ist questo, ista questa, ist ehi qui questo, qui, costui che si tocca, ista e- 
7 mi, costei qui . . . ». Nei versi astigiani dell' Alione (principio del sec XV! . 
son decisivi i passi dovo l'imperativo accenna a cosa che sia vicina .im- 
persona cui il comando si rivolge, e cosi : o su, fé an eia is benent *\-$ 
(ediz. milan. del 1865 ; p. 242) ; lassa and<\ metti (metti) :u issa roca (7- 
lassema ander, fa an eia issa roca (98); fa an eia issa ma za (31G). — !'♦'-• 
aggettivali is isa (issa) mi è detto, da più d'uno studioso, che nel moof**- 
rino e nei dialetti contermini se no senta frequentemente la forma An- 
tica, e con notevole attenuazione del valor determinativo, cio<* con notavo 
tendenza alla funzione di mero articolo. — Nei canti alto-monferrini [C* 
peneto), raccolti dal Perraro, non son riuscito a ritrovare Vis issa; ma * 
hasso-mon ferrini, raccolti dallo stesso Ferraro, ho notato i seguenti e<*tn 
j*' po' tanti d'issi totini, che tradurrei: 'di codeste ragazze* (Ferr.: di «, 
<te r.) xxxi, dame is bel mass ad reuse 'dammi codesto bel mazzo di ro« 
xxxvi, nmprestrmi an po' issa scala, xlv; e con l'afe re si: vad si* <f-i 
cantra, ven già da 'n'atra 'salgo da codesta contrada, scendo da un'alt* 
r xxvi ii (all'incontro: ant ista terra 'in questa terra' xvin; ecc. ecc>. 

[Nel momento che queste righe passano al torchio, mi so p raggiunga - ' 
lettera del Ferraro, nella quale si contiene una singolare verificai ione 
quello che più sopra ora come pronosticato circa la presenza del *kku-' t ■ 
in questo territorio. Riporto qui sùbito le parole del benemerito uomo. ' 
sì riferiscono al caso nostro: «Il riflesso della combinazione *ccu-i.** 
«nel significato di 'cotesto' «*• raro nel dialetto monferrino «li Carr» r '. 
* d'Acqui, sul quale po«*o rispondere con piena cognizione, *•! •• \ . • 



I continuatori del Ialino ipsu-. 311 

posto si sarà estesa al semplice, oppure sarà avvenuta come una 
riduzione del composto, restando inalterata l'attitudine del suo 
particolar significato, per l'analogia illusoria dell'emù allato a 
'kku^estu. 

Arriviamo per questa via ai termini seguenti : sp. e port. ese 
esse 'codesto* *; catal. eix (es) 'codesto', e nel majorchino: es 
per semplice articolo definito; l'aferetico Su del sardo, nella stessa 
funzione d'articolo; e ancora l'aferetico su fssu) in Sicilia* e 
nei dialetti dell'Italia continentale del mezzodì, con la sicura 
significazione di 'codesto', ma di un 'codesto' che anche si fa 
tanto sottile da parere poco più, o nulla più, del mero articolo. 
Quando così leggiamo in un testo abruzzese: damme la bbene- 
dizzijone, ca me ne vuojje jV pe % 'ssu monne l dammi la be- 
nedizione, che me ne voglio andare per il mondo' s , il 'ssu ci 
pare più ancora vicino alla condizione di mero articolo, di quello 
che già non sia lo sp. eso in una frase come questa : irse por 



«e mune nel ferainile che nel maschile. 'È proprio codesta cosa* si traduco: 
« r'è proppe csa roba le. Se chi risponde vuole calcare sulla indicazione, 
« aggiunge : r'è proppe csa #, oppure r'è proppe j-issa, A Molare, circo n- 
« dario d'Acqui sul limitare dei dialetti liguri, dicono cuissa o quissa nello 
«e stesso senso. >] 

1 Accanto a ese eso 'codesto* è belio e curioso vedere Yeso che dico 
nello stesso spagnuolo 'lo stesso", in eso me hace 'mi fa lo stesso* e al- 
trettali modi (P. Foerster, gr. § 406, 3). Non è più Yese nella connessione 
semasiologica con aquese; ma qui sale diritto airi p su- classico, o anzi 
pare lo spoglio deiris tu-ip su- che è nel nostro stesso. 

* Due eseinpj di su 'codesto' nell'ani, siciliano, son questi che seguono: 
kt dichi or tu, fi giù, in su to mal parlari? 'che dici or tu, figlio, in co- 
desto tuo malo discorso?*, Quaed. prof. str. 36; cum sostancia e su par- 
larj 'di sostanza è codesto discorso*, Vita di lo beato Corrado, str. 52; già 
entrambi avvertiti dall' Avolio, Introduz. allo st. d. dial. sicil., p. 169, n. I. 
Ma nei due luoghi a cui ivi si rimanda per quissu< la stampa ha quìstu, e 
correttamente di certo. — Nel ritmo cassinese : de sse toe dulci fabellc, 
de ssa bostra dignitate^ dove però precede, tutt'e due le volte, un* e. 

9 Finamore, Tradiz. pop. abr. (1882), p. 106. AH* incontro: € s'arerà' Cri- 
sie pe' lu munne! — se avremo buona raccolta >, Finamore, Vocabol. del- 
l'uso abr. (1880), p. 261; esempio, del resto, che mi lascia qualche 
dubbio. 

Archivio flottoL ite!., XV. 21 



312 Ascoli, 

esos mundos de Dios, dove fu addirittura dichiarato in funzione 
«di articolo (P. Foerster, gr. § 370, 12). Ma di più in nota *. 



1 A un lettore, che non abbia familiarità coi dialetti meridionali, 
può facilmente avvenire, che la poesia popolare, e in ispecie la si- 
•ci liana e l'abruzzese, gli faccia imaginare assai più deciso, che in ef- 
fetto non sia, raccostarsi del 'ssu alla schietta ragione dell'articolo. 
Ma resta sempre, che appunto questa parvenza fallace ben si com- 
bini con la realtà di quella vicenda che altrove (Sardegna, Baleari eco 
ha fatto compiutamente discendere il f ssu 'codesto 9 alla ferma con- 
dizione di articolo determinato. 

La parziale illusione, a cui accenno, dipende da ciò, che la poes..i 
popolare, in quanto ò nel nostro caso considerata, si risolve di *>* 
lito in un discorso invocativo, cioò in un discorso che ò direttamente 
rivolto alla 'bella 9 , nel quale tutti i nomi che si riferiscono a quelli 
* seconda persona' e in altri dialetti sarebbero semplicemente mu- 
niti dell'articolo determinato, qui air incontro molto facilmente ass'i- 
mono, anziché l'articolo, la voce prominale che è un 'codesto' vu 
via più attenuato o 'volatilizzato'. Si dice, per esempio, alla 'bella': 
4 tu mi ferisci con codesti occhi tuoi', per 'tu mi ferisci con gli oc- 
chi tuoi 9 , oppure: 'affacciati a codesta finestra', anziché 'allaccia', 
alla finestra'. Il che naturalmente non esclude che il 'ssu abbia ia 
molti casi lo schietto e pieno valore di l codesto 9 , senza dire che l> 
schietto articolo risale pur nei dialetti del Mezzogiorno, compresi 
la Sicilia, ad ili u-. 

L'incontinenza nell'uso del dimostrativo ò fenomeno comune ao e v :.i 
discorso popolare; e cosi nella poesia, della quale qui si tocca, an- 
ello lo 'stu (istu-) spesse j^ia e ridonda, ma non già, di gran lunfx 
in misura tanto larga quanto é quella per la quale esubera il *»»■• 
{ipsu-). Gli esempj di questa esuberanza sarebbero infiniti, e <jui - 
giocoforza limitarsi a molto rapide citazioni. Le forme son natural- 
mente 'su 'sa al sing., in tutti i dialetti qui contemplati; 'si V al plur.. 
nell'abruzzese ecc., e 'si per entrambi i generi nel siciliano. 

Nei Canti popolari di Noto, raccolti da Corrado Avouo (Noi- 
1875); str. 117: scurdari nun mi pozzu ssi ÒUUzzi , ssa vacca, *» ■ 
pittuzzu e ssi tuoi retili (denti); 173: eh* è beddu (quanto e beli**» 
ss uocriu tu!; 208: pi ssa ranni (grande) billizza ca Uniti; 270 1 
ci stttjafi svi ftcMi surura *c vi forbite i bei sudori'; 296: j» ti r»- 



I continuatori del latino ipsu-. 313 

La significazione di 'codesto* che vedemmo assunta da ipsu 
nell'ampia distesa neolatina che s' è tentato di descrivere qui so- 
pra, rimane all'incontro ignota alla Francia vera e propria e 
alla Provenza (escluso l'estremo lembo a nordovest del Mediter- 
raneo), e cosi alla zona ladina, alla Rumenia e all'Italia stessa, 



sguardu nti ssu biancu pettu; 309: ma chi fu beddu ssu ghlgghiu ca 
còsi! 'ma quanto fu bello cotesto giglio che io colsi!'; ecc. 

Il Lizio-Bruno, nel rendere in prosa un centinajo di 'canti popo- 
lari 9 siciliani (Ganti pop. delle Isole Eolie ecc.; Messina 1871), 
si avventurò a tradurre, scorrettamente, il nostro pronome coir ita- 
liano 'questo 9 , e ne veniva un peso più grave che mai. Cosi per esem- 
pio (e. vu; Barcellona): bella, cu ss'occhi to' l'arma mi tiri, e fa' 
(rimari lu mari e li scogghi; teni ssu pettu chinu di catini, ... « bella, 
con questi occhi tuoi mi tiri l'anima, e fai tremare il mare e li sco- 
gli; hai pien dì catene questo tuo petto;...». Ma d'altronde, il sen- 
timento italiano gli vietava ripetutamente, in quei medesimo Saggio, 
di far corrispondere al 'ssu altra cosa che non fosse lo schietto ar- 
ticolo. Onde: acula chi d argenta porti ss* ali € o aquila che porti Tali 
d'argento» (e. xxvi; Isole Eolie); pirchi t'haju stampata nta ssu cori 
«perchè ti ho stampata nel cuore» (e. lxix; Casal vecchio). Quando 
poi il benemerito uomo traduceva in verso (Ganti scelti del po- 
polo siciliano; Messina 1807), tanto più facilmente trascorreva a 
questo modo di versione : bella, ssucchiussi to' sunu du aurori « bella 
i cari occhi tuoi vincon l'aurora» (pag. 16; Piazza); bedda, ssu nomu 
to' si chiama Nòia « o bella il nome tuo dicesi Nina» (p. 18; Agira); 
mi taRasti e ss' occhi m ammazzarti « tu mi guardasti , e gli occhi 
nTammazzaro » (p. 26; Modica); quannu ti vidu a ssa finestra stari 
« quand 9 io ti veggo a la finestra stare ». 

Dal Vocabolario dell'uso abruzzese di Gennaro Finamore 
(Lanciano 1880): *mmè;z a' ssu pètte tue sce lègg' e scrive; chesse 
capette tue so 9 (file d'ore, avete 'sse labbrùcce dólg 9 e (fine:... tenete f sse 
manùcce bbèlCe /fine (p. 270; Gessopalena) ; ecc. ecc. 

Più ancora perde il 'ssu del suo contenuto ideale, quando si rife- 
risce alla stessa persona la quale parla, oppure a tal cosa che 
realmente non ispetti alla persona cui si parla. Già vedemmo nta 
ssu cori 'nei [mio] cuore 9 . Ora aggiungiamo (Lizio-Bruno, 1871): sig- 
illata ti tegnu ntra ssu pettu, e. lvii; ti tegnu nta ssu pettu sigillata, 
e. lx. E passando al continente : tieni ssu cuore mmio cumpleto e bello 



314 Ascoli, 

quando s'esca dai limiti segnati o accennati a suo luogo. Di 
guisa che si potrebbe dire compendiosamente, che la 'romanità' 
resti come divisa in due parti, secondo che si regga o non si 
regga l'antico 'kku-epsu. 

In quella, dove non vige 'kku-epsu, non ci aspettiamo l'epsu 
nel senso di 'codesto'. L'it. esso è poco più d'un mero pronome 
personale, con una tintura di significato la quale ben s'attiene al 
class, ipsu-, cioè al pronome d'identità (la cui funzione è sem- 
pre perspicua in stesso, ecc.), e meglio ancora si sente in desso. 
La scarsa funzione aggettivale di esso è pure nel senso, ben- 
ché attenuato, del pronome d'identità. Il prov. eis rende ancora 
più schiettamente il significato del class, ipsu 1 . Il quale è al- 



(Gasetti e Imbriani, II 161; Latronico in Basilicata). Quando poi siamo 
a un esempio come questo: ronna, curnmi ti truovi 'nta 'ssu 'mpernoì 
'donna, come ti trovi [ti senti] entro l'inferno?' (ib. 266; Spinoso, 
Basilicata), rasentiamo l'abruzzese me ne vuojje jV pe ssu monne y che 
il testo adduceva qui sopra, nel pùnto in cui chiamava questa Nota. 
1 II Diez e il Delius cercavano variamente l'ipse pur nell'eis del- 
l'obliquo provenz. fem. lieis leis Mei'. Poi si tentarono altre dichiara- 
zioni di questa curiosa forma, senz'aleuti sicuro costrutto, e V ipse pare 
addirittura abbandonato. Io però lo riprendo molto volontieri, ma con 
raziocinio diverso. Vi sento la stessa composizione di ili e -ipse che 
s'ha nel lezz lezz less ìess de' Grigioni 'egli stesso', dove la signi- 
ficazione di 'stesso', quando siamo al neutro, ormai si sente poco o 
non punto (cfr. Garisch, gr., p. 141-2; Arch. VII 449 n; Gartner, gr., 
§ 124). La differenza tra Ij-ess de' Grigioni e Ij-eis del provenzale sta 
veramente in ciò solo, che la voce provenzale essendo feminile do- 
vrebbe sonare Ij-eissa l-eisa, come appunto tra' Grigioni : Uzza lessa. 
L'appendice dell'i p se va tra' Grigioni per tutta la serie dei perso- 
nali: iou m-ezz 'io stesso', vus-ezz 'voi stessi'; ecc. Cosi, in un pe- 
riodo anteletterario, sarà stato anche nel provenzale. U-eis (analo- 
gamente a quello che avviene nel grigione) non poteva mutar forma 
nel paradigma provenzale di singolare o di plurale, e avrà finito per 
riuscire indeclinabile pure al feminile. Dell'antichissimo paradigma, 
dove si saranno avuti anche *luieis, *elseis *ellaseis (grig. ils- 
ezz lasezzas), sornuota, allato alle forme semplici, il solo Ijeiss, nel 
quale il genere riesce a ogni modo ben perspicuo, mercè la prima 
parte del composto. 



continuatori del latino ipsu-. 315 

rincontro più ancora affievolito nell'ant. rumeno bis, schietto 
personale di terza. Il riflesso francese, es eis, senza qui dire di 
nesun e di nets, sta come fossilizzato nei costrutti a cui tosto 
arriviamo. 

Nei dizionari, pur d'indole comparativa (Diez, KOrting), esso 
apparisce come un'aggiunzione che formi composto con le pre- 
posizioni 'sopra' e 'lungo': sovresso lunghesso. Ma ò un'illu- 
sione. Si tratta veramente della combinazione ipsu-illu, o come 
a dire di una doppia proclisi, la quale incombe sul sostantivo sus- 
seguente: lung[o] esso-il fiume, sovr[a] esso-il mezzo, lung V 
esso4a camera', cfr. con esso-i pie, con essole mani. Vesso ha, 
qui ancora, qualche resto del valore originario di ipse 1 ; e che 
la combinazione sia antica, già risulterebbe dal fatto che esso 
qui non muti col mutar del genere o del numero del sostantivo *. 
Ora, nell'antico francese torna tal quale 1* ipsu-illu, preceduto 
da una preposizione e seguito dal sostantivo, nei noti modi en- 
-es-le-pas en-eis-V-ore 9 'allo stesso istante', e ancora con Yeis pur 
nella congiuntura feminile. L'ipsu-illu ritorna, coli' i 11 u in fun- 
zione di pronome personale, nei costrutti italiani con esso4ui, 
con esso-lei, con esso-loro, dove l'antichità della combinazione 
£ nuovamente confermata dall' ma che si sottrae alla distinzione 
di genere e di numero. Ma una maggior conferma ne viene an- 
cora dalla mirabile consonanza tra l'italiano e l'antico rumeno. 
Qui l'ipsu-illu, hisu-l (con l'illu ancora in funzione di prò- 



1 E anche ulteriori attenuazioni si potrebbero cercare o presumere (p. es. : 
venne esso il principe, venne esso principe) , per guisa di rasentar nuova- 
mente l'articolo. Tuttavolta, mi par molto singolare, e andrà a ogni modo 
vagliata, la seguente notizia, che la memoria suggerisce a un valoroso mio 
amico: «Un fatto curioso per la Toscana è l'antico uso di esso -a in pretta 
«funzione d'articolo, in cui m'imbattevo anni addietro, studiando alcune 
«carte senesi. Se ben ricordo, c'era anche so sa, proprio alla sardesca.> 

* S'illude all'incontro il Rydberg, o. e, 317-18, quando presume vedere 
un antico illu-ipsu nell'avverbio aiatr. esse Iji (Ceci, X 170), ch'egli del 
resto dà, per i sbaglio, come forma ar pinate. V essf di essflji è en-ssu; e 
IJt — lo è un'appendice d'ordine moderno, come nell'it écco~lo ecc. Cfr. nel 
reatino: esso ' costi', èssolu « eccolo costà', èllo-lu 'eccolo là', Campanelli, 
o. e. 121. 



316 Ascoli, I continuatori del latino ipsu-. 

nome personale, e non già come articolo posposto, secondo che 
parrebbe per la condizione specifica dell'articolo rumeno), è an- 
cora preceduto sempre da preposizione; e così per es. cu insu-l 
(Gaster, Crest., I 139 in f.), tal quale l'it. con esso lui 1 . Anche 
la ridondanza dell' it. esso, nello congiunture con esso meco 
(masc. e fem.) ecc., ha una particolare convenienza coi rumeni 
uisu-yni, quasi esso-mi (che avesse l'accento sulla prima), per 'io', 
insisti 'tu'; ecc. 



1 Cfr. Ure tnsul io. 99 pr., pre insul 137 f., 186 pr. — Qui si risolverà 
anche l'enigma del nus (+nuns), apparente sinonimo di in*. Susseguono 
a cu 'con* tutti gli esempj che mi riesce di riscontrarne nella Crestoma- 
zia del Gaster; onde cu-n-tu cu-n-utul (in *7, 21: cu r-usut); e il Meyer- 
Lùbke vede nel -n- una permanenza eccezionale della nasale di con, I50H. 
Di certo è promosso, da questo -n-, per dissimilazione, il dileguo della na- 
sale nel pronome susseguente. — Al cu insul, allegato di sopra, sta allato 
cu nunsul (Moia; Gast. ib. 58), con la nasale conservata pur nel pronome; 
del qual tipo si raccolgono altri due esempj, dalla fonte stessa, a pag. 83- 
84 (§§ 68-69) del III volume della gr. del Meyer-Lùbke, che sopraggiuag* 
mentre questa Nota va al torchio. Stupendo volume, nel quale però vanno 
rifatti, da capo a fondo, cotesti §§ 68-69 f ille und ipse'). Vi è trasca- 
rato quanto importa nella storia dell'i t esso, e perciò stranamente negata 
ogni particolar connessione tra il continuatore italiano di i p s u ed il ru- 
meno. 



Correzione. — A pag. 309, quartultima riga del testo, in luogo di tal fun- 
zione, è da leggere tal significazione. 



DELL' IT AL. SANO, 
IN QUANTO RISPONDE A INTIERO \ 



Nota di G. I. 1. 



I valori, pei quali sano viene a coincidere, nei parlari ita* 
liani, con 'intiero', non furono forse studiati a sufficienza. La 
lessicografia italiana, considerata nel suo complesso, non li ha 
per» vero trascurati 1 ; ma andava poco di là dagli antichi scrit- 
tori toscani. Descrivere ordinatamente codesti valori e interro- 
garne la ragion latina, è il modesto compito di queste righe. 

§ I. — Le coincidenze di sano con i intiero' si posson rap- 
presentare per gli eserapj tipici che seguono: 1. un vaso sano r 
cioè l intiero', in quanto sia illeso, non rotto; 2. un otre sano, 
cioè 'intiero' nel senso di Hutto quanto egli è nella sua capa- 
cità o nel suo volume'; 3. un giorno sano, cioè 'intiero nella 
sua durata'. La coerenza naturale tra le accezioni diverse, è 
praticamente dimostrata dalle funzioni parallele di intiero. Pure, 
tra quelle che indichiamo sotto i numeri 2 e 3, e l'altra che 
mandiamo sotto il numero 1, corre una spiccata differenza d'en- 
tità ideale, che molto probabilmente si risolverà in una differenza 
d'ordine storico? Nel tipo un vaso sano s'ha una metafora molto 
semplice, molto spontanea, tal che non richiede alcuna disquisi- 
zione critica. Da animale sano, e vuol dire 'non malato, non 
punto infetto', si passa naturalmente a vite sana e simili, cioè 
al vegetale non infetto; e indi alla sanità d'oggetto inorganico, 
per ciò che egli sia incolume, non gli manchi alcuna parte, non 
sia rotto. Ma sano in quanto significhi la totalità del quantità- 



1 La miglior disposizione degli eserapj sarà da riconoscere nello Sca- 
rabelli. — Il Tommaseo: <sano per * intero \ è del dialetto napoletano e 

< degli antichi Toscani. Gemino il senso del greco rò. - Quindi il modo 

< vivo di mina pianta 'del tutto*, 'da capo a fondo*.» Cfr. Morandi, So- 
netti del Belli, IV 94. 



318 Ascoli, 

tivo o della durata, è manifestamente cosa più remota e pe- 
regrina. 

Facciamoci ora a riconoscere, con la voluta rapidità, le te- 
stimonianze dei diversi parlari, raccogliendole secondo i tre di- 
scernimenti che abbiamo qui sopra stabilito. 

1. — La significazione, che solitamente si descrive colle parole se- 
guenti: 'intiero, sen*a rottura od apertura, senza magagna o difetto', od 
altre poco diverse, va, si può dire, da un capo all'altro dell'Italia, e ta 
pur fuori d'Italia. S'applica molto volentieri al * fragile piatto*. — Vene- 
ziano (Boemo): piato san 'piatto intero, senza magagne, contrario d; 
«rotto»'; e insieme il diverso: piato san 'cibo sano*. — Milanese (Cai- 
ni bini): pian san 'piatto intero, cioè non rotto o magagnato'; allato «1 
diverso: piati san 'cibo salubre, sano'. — Piemontese (Sant'Auh.v , 
la detta definizione; senza esempj. — Genovese (Casacci a): a botte* 
l'ca sann-na Ma botte era sana'; cfr. all'incontro: abruzz. s. 2. — Par- 
migiano (Malabpina), la detta definizione; senza esempj. — Bologu**? 
(Coronedi-Berti), id. — Romagnuolo (Morei, Mattioli), i<L — To- 
scano. Vedii 'Vocabolari italiani', s. v. Così, tra le vecchie testimoniani» : 
una femmina, che spezzò un suo catino, raccomandandosene a San Fnm- 
cesco, di presente diventò sano; o tra le viventi: un vaso sano. — Roma* 
nosco 1 : ve puzze no sane (cioè essendo ancora intiere) le budella? lltVJ, 
la scatola era sana 557, che ss 9 era sana (la catinella) l'ho Uassata san-" 
5S4, a le casacche o ssane o rotte 5190*, e cguer presciutto è ssano (intatto 
61 27, sta fi.,. * ancora sana 6136, cfr. 6153, 6154, senza ave ppiù manco U 
palle sane 6163. — Abruzzese: va cchiù ttèmbe pe 9 la case 'na pianti' 
rótte che 'na sane, 'basta più una conca fessa d'una saflla* (Pinamore, Ve- 
ca boi. 1880, p. 252); me n'aremetiive che 'na pianèlla san 9 e una rotte \\A» 
Tradiz. 1885, p. 8). — Napolitano (Andreoli); la solita definizione; seni* 
esarapj*. — Siciliano (Mortillaro), id. — E di là dai confini dell'Itali*. 



1 Gli esempj sono sempre dal Belli; e per il modo della citazione, v. 
Arch. XIV 450-7 n. 

* In alcuni cani, si direbbe che sano sia provocato, come antitesi, di 
rotto. Cosi: citanti' è la sera nun ci ò ssano un osso 37, pe* li gattoni $en\ 
e ppe' li rotti 43U3. Cosi forse anche dei numeri sani di contro ai nutnen 
rotti, nel Vocub. ital. 

* Cioò in vernacolo. Nel Pioti e nel D'Ambra, manca la voce *aano\ Ma 
c>. ai num. 2 e 3. - Il nap. sanctus f * salubre* va col rum. sanato*, alba*. 
s:,ulós\ sano, *sanit[at]0BU3; cfr. Diez IU 3 363, Arch. XIII 28& 



sano per 'intiero*. 319 

nello spagnuolo (Dizionario dell' Academia), sano, fig. e fam. 'entero, no 
roto ó estropeado*: no queda un piato sano 1 . Per la Francia meridio- 
nale (Azais, Mistral), abbiamo le significazioni 'entier, en bon état'; senza 
esempj. 

2. — Esempj di vecchi scrittori, accolti nei 'Vocabolarj italiani' 
(v. in ispecie lo Scarabelli e il Petrocchi) : togli una gallina grassa e uc- 
cìdila... e falla cuocere sana coli* acqua e col sale\ io non addimando pane 
sano, né pezzo di pane, ma le òrice del pane ecc. ; un miglio intiero e sano, 
E dalle viventi parlate toscane Cpist-t pi*** san., ecc.'), il Petrocchi ag- 
giunge : s'è mangiato un pane sano. Dove è insieme il legittimo posto del 
modo sempre vivo nel 'fiorentino': di sana pianta Mi tutta pianta'. — Ro- 
manesco: che mettete catana (date censura) ar monna sano 123, me maggnai 
dunque sano (cioè: tutt'intiero) un paggnottone casareccio ecc, 3285*, quello 
cheddeve a/frigge ogni cristiano, è cch'er Zagro Colleggio non è ssano (c'erano 
tredici vacanze; ò un esempio che veramente pende incerto tra il num. 1 
e il num. 2) 3334, vv' ammanco una facciata sana (una pagina intiera)? 478, 
che cquanno disce lei (la testa) le su' raggione, è ccome l'abbi dette er corpo 
sano 4148, bbutta zecchini a ccanestrate sane 4218, du* fujjette (misure di 
vino) sane 4265, cfr. 6247, è er ritratto d'un cocommero sano (non tagliato) 
4280, che ppò sta ttistimonia Roma sana 6136, la casteria (castità)... sta 
ttutta sana in ner gruggnaccio tosto 6185, a ggruggn* a ggruggno coli' in- 
ferno sano 6219; — molte volte reiterato: et ò in bocca scento inferni sani 
sani 310, er ghetto sano sano giura ecc. 339, bbe' ceke voe maggnerebbe 
sane sane 358, véddeno tutto er monno sano sano 368, scombussola la Fran- 
cia sana sana 3153, da iggnotlxsse magara in un boccone er sor P. B. sano 
s<ino 3430, de maggnasse la grasscia sana sana 494, la tavola è infiorata 
sana sana 4180, se maggnassi (si mangiasse) un leone sano sano 5143, jc 



1 Toccherò, tanto per staccarlo, del faser sana, nel senso di guarentire 
contro la evizione una proprietà venduta, che è in un documento del 1390 
(Valenza), tra i Testi basso-latini e volgari della Spagna, editi dal Monaci, 
Roma 1891, col. 25. 

' Il medico aveva permesso alla persona, che parla in questo sonetto, di 
cenare, a condizione che la roba fosse tutta sana; ma 4 sano', secondo che 
il Belli avverte in nota, non potendo essere mai inteso dai Romaneschi se 
non nel significato di ' intiero', la prescrizione del medico diventava una 
causa d'indigestione. Di sano f nella schietta significazione di sanus, ben 
e' A qualche altro esempio nei Sonetti, ma si tratta di particolari combina* 
zioni, che son del linguaggio più o meno generale: bbasta sii san' e llib- 
h*ro 372, san* e ssarvo 3118, chi voappiano, va ssano, e vva llontano 5363. 



320 Ascoli , 

lassò er gallinaro (pollajo) sano sano 5222. — Marchigiano. In notevole 
assonanza: Amor, se mi vói ben, darmi el prescindo, jse non lo pòi spezza*, 
darmelo tutto; / Amor, se mi vói ben, darmi il salame, / se non lo vài spezza', 
darmelo sane (Rondini, Canti pop. raarchig., p. 27). — Abruzzese (Fi- 
namore, Vocab. 1893, s. t.): se Va *jjuttite sane 'l'ha mandato giù tutt' in- 
tero*; se magne 9 na pagnòtta sane 'mangia un pane intero, tutto un pane'; 
la booti' é sane Ma botte è intera, non cominciata, manimessa, avviata' [cfr. 
all'incontro: genov. s. 1]. — Napolitano (prof. C Pascal): 'na bottiglia 
sana, 'nu piatto sano, per dire, non solo del recipiente che non sia rotto, 
ina del liquido o della vivanda, che si beva o mangi tutta intiera; e du- 
plicato 1* aggettivo, quasi per dargli una significazione superlativa: s'htt 
mangiato 'nu puorco sano sano 'tutto quanto intiero*. — Siciliano (Pi- 
tré, Fiabe ecc., I): mi Vagghiuttu (inghiotto) sana 102, Noto; mi la man- 
ciù sana 136*7, Vallelunga; mi l'ammuccu sana 168, Palermo; e si mancia 
sta maidda di pasta, stu porcu sanu, 'na fumata di pani 167, Palermo. 

3. — Esempj di vecchi scrittori, accolti nei 'Vocabolarj italiani* 
(v. in ispecie lo Scarabelli e il Petrocchi): rimasi A tre ore satu a di- 
pingere; talvolta starà egli attorno ad una piccola preda i giorni anch' 
sani. Dai viventi parlari toscani ('pist, pis. t sen., ecc.'), cita il Petrocchi. 
un anno sano; un'ora sana. E Yora sana torna agli onori della letteratura 
col Giusti (* Storia Contemporanea*, 1847): « E un'ora sana non era passata. 
Che già n'avea bollati un centinajo. » — Romanesco: d'ave da sta U 
mesi e l l'anni sani 4137, a ccacciasse le mosche er giorno sano 42&\ **-• 
(stare) ssur un banco una nottata sana 4304, pe' ddiesciora sane 5161, un 
anno sano 6347 (son. apocr.). — Napolitano (prof. C. Pascal): 'imi 
nata sana, 'nu mese sano, 'n' antio sano; e duplicato 1* aggettivo come 
pra: ci ho faticato 'nu mese sano sano. — Siciliano: vaju gridannu li 
j urnati sani (Lizio-Bruno, Canti scelti ecc., 1867, p. 112). 

§ II. — La molto estesa diffusione di sano « ' intiero * nel tea** 
del numero 1, rende probabile, non ostante la molta agevolezza 
della metafora, che la determinazione ne sia ferma ab antico, 
cioè che si tratti della divulgazione tradizionale di un fenomeno 
risalente a età latina. Ma più valida ancora sarà l'analoga in- 
duzione per quanto concerne sano**' intiero* nel senso dei nu- 
meri 2 e 3 (Hutto quanto'), sebbene la diffusione qui appaja 
minore. 

Ora, se badiamo alla condizione latina, la significazione di 
4 tutto' 'tutto quanto' è in realtà, checché si possa aver delio, 



sano per 'intiero*. 321 

assolutamente estranea all'aggettivo sa nus 1 . All'incontro, c'en- 
tra un 'quid' ideale, estraneo alla mera * sanità' o 'incolumità', 
nell'avverbio sane. Le significazioni più solite del quale devono 
aver per fondamento il concetto di 'non manchevole' « 'com- 
piuto*, sia che un giorno questo si esprimesse pur nell'aggettivo, 
sia che si venisse più tardi a determinare nel solo avverbio *. 
Lo schietto valore di 'sanamente* non si riscontra in sane se 
non di rado, ed è tenuto vivo o addirittura promosso dal valore 
costante ed esclusivo dell'aggettivo corrispondente. La serie delle 
significazioni caratteristiche di sane, si riordinerà per conse- 
guenza cosi: 'compiutamente', 'onninamente', 'a ogni modo', 'sia 
pure'. Gfr. in ispecie: sane bene; se sane tristem et con- 
turbatum domum revertisse; interea sane perturbatus 
est; utebatur populo sane suo; e nelle risposte: sane 'per 
lo appunto'. 

Il combinarsi delle significazioni di 'incolume' e di 'tutto 9 
nella stessa parola, vigente in una stessa età, è un avvenimento 
jM?r il quale sarebbe facile addurre analogie più o meno rimote; 
e circa la precedenza storica dell'una o dell'altra si può rimaner 
ilubbj, quando l'etimologia non ajuti; e non ajuta, per esempio, 
nel caso di sanus, come all'incontro ajuta nel caso di integer 
'intactus'. Che delle due significazioni, una rimanesse esclusiva 
dell* aggettivo e l'altra si continuasse all'incontro nel solo av- 
verbio, non sarebbe fenomeno pur questo da far meraviglia. Ma 
dorremo poi ammettere, che nell'aggettivo sano dei parlari ita- 
liani risusciti, o si svolga indipendentemente dal latino, la signi- 
ficazione di 'tutto', la quale nel latino è ridotta a balenar nel 
solo avverbio, privo alla sua volta, come pareva, d'ogni con- 
tinuazione italiana? Confesso di aver qui sentito un complesso di 
stenti; dei quali il mio spirito ben si sarebbe ormai liberato, ma 



1 Cìr. C. Pascal, nel suo del resto ben pregevole * Dizionario dell'uso ci* 
cromano*, Torino 1899, dove a proposito di sanus ricorda il meridion. 
>nno = 'intero'. 

1 Duolmi di non conoscere una dissertazione di G. Peter, 'De usu parti- 
rla* tane' (Exc VII ad Cic. Brut., pp. 280 sqq.), «e *on dalla nota che il 
Briomann appone a p. 49 del suo studio 'Die ausdrùcke fur don begriff 
iJer totalitat in den indogermanischen sprachen'. 



322 Ascoli, sano per 'intiero*. 

per via di una dichiarazione che devo d'altronde confessare audace, 
sebbene io la professi tenacemente e speri di convertirci gli altri. 
Io credo cioè, che si tratti, in sostanza, dell' irradiazione sto- 
rica o tradizionale di un unico fenomeno, vale a dir di quello per 
cui l'avverbio sane passò dal significato di ( sanamente 9 o ^ schiet- 
ta mente', all'altro di 'onninamente' o * integralmente'. La riper- 
cussione volgare o italiana dell'avverbio importò che questo poi 
si confondesse con l'aggettivo, a ciò in parte contribuendo la 
scarsa sofferenza dell' -e avverbiale nel neolatino e in parte l'ap- 
parenza di desinenza aggettivale che quest' -e assumeva nelle com- 
binazioni col sostantivo al plurale. Credo, in altri termiui, alla 
frequenza di modi volgari come: mansi tres noctes sane ? 
permansi horam sane, per dire: rimasi per ben tre ore, per 
ben un'ora [addirittura, certamente, per tre ore ecc.] ; onde poi* 
in veste moderna: rimasi tre notti sane, uri ora sana. come: 
porcum devorat sane ' inghiotte addirittura un porco*, che 
poi diventa 'manda giù un porco sano (cioè tutt'intiero)'. Simil- 
mente, un radicitus sane, 'proprio sin dalle radici ', 'di tatù 
radice', avrà il suo riscontro nell'italiano 4 di tutta pianta*, <k 
sana pianta. Nei modi imperativi italiani, d'altri tempi: va sa*v\ 
andate sani, oggi pare di sentir semplicemente il sano di ita 
sano ecc.; o in mandar sano ecc. non altro che un parallelo M 
'valedicere' latino. Ma in realtà saranno stati modi che, neiì* 
schiette origini, altro non dicevano se non 'vattene, va a 
spasso!' ecc., si da potersi rendere indifferentemente per c va con 
Dio!' oppure 'va al diavolo!' ecc., come in ispecie sempre sen- 
tiamo nel inandar sane. E cosi essi rappresenteranno principal* 
mente la ripercussione dei modi che son della coniedia latina: 
i sane, abi sane, 'vattene a ogni modo!' 1 . 



1 Cfr. in Forcell.: Terent, Heaut 3. 3. 27, Adélph. 4. 2. 4*. — Un rar 
e insigne collega, al quale io parlava di questa mia visione» mi die**» ' 
4 sentire * una vicenda congenere tra l'avverbio bene e la parvenu agg*ct-~ 
vaio di buono nei napolit. statte buono -a, sta' sano, -a, sta* bene, eoo*-** 
vati. Ma l'analogia sarà per avventura più ancora compiuta che all'aia 
li per li non apparisse, essendo pur sempre assai probabile resUtenxa - 
un avverbio d'antica età: bone «bene. 



323 



Varia. 

Ancora del tipo sintattico ' vattelappesca \ — La solu- 
zione che di questo enigma 1' 'Archivio' ha dato 1 , risultò dalla 
piena congruenza del modo corrispondente nel latino dei comici 
e dalla ripercussione che se ne avvertiva per tutta quanta l'Ita- 
lia. La Liguria non ne aveva però ancora dato esempj. Ed ecco 
venircene per mezzo di Giuseppe Flechia, giovane romanologo 
che darà all' 'Archivio 9 una serie di reliquie dialettologiche e 
toponomastiche dell'illustre suo zio, e insieme, come fondatamente 
si spera, una serie di cose sue proprie, per le quali mostrerà di 
esser degno del nome ch'egli porta. Scrive egli dunque: «Anche 
«a Nervi e contorni si dice: vallu a piga 'vallo a prendere', 
« oegni a canta ' vieni a cantare ', vanni a mlngia ' vanne a 
«mangiare*». 

Del romanesco ancora. — Così per la questione del tipo sin- 
tattico 'vattelappesca', come per quella delle particolari signi- 
ficazioni italiane di 'sano', la nostra meditazione è stata parti- 
colarmente promossa dalle condizioni del parlare di Roma, di 
codesto gran centro della latinità di tutti i tempi, che il capriccio 
della sorte ha voluto rendere uno dei più trascurati nell'ordine 
della indagine dialettale. Speriamo sempre nel Monaci e nella 
sua scuola. Ma intanto non si voglia sdegnare qualche altro sag- 
gi uolo che del parlare di Roma qui sia ammannite; e uno sarà 
intanto d'ordine fonetico, l'altro d'ordine flessionale. 

Circa il dileguo che sul territorio italiano possa avvenire dell' a 
tinaie disaccentato, il Meyer-Lùbke non dice presso che nulla; cfr. 
rtrundr. § 58, Gr. d. rom. spr. I §§ 302 sgg., It. gr. §§ 106 sgg. *. 
Ora, se badiamo al romanesco, secondo che ci è rappresen- 



» Cfr- Arch. XIV 453 sgg., XV 221 sgg. 

8 Tocca egli bensì, e in valoroso modo, deU'agge{L sol -sola (una sol 
volta, ecc.), Gr. d. rom, spr. Il § 57, IL gr. § 361. Per la qual riduzione, 
*arà anche da pensare all'incentivo delle dizioni parallele: talvolta, ogni 
guai volta, e altrettali. 



324 Ascoli , 

tato dal Belli, il quale ci fa cosi ripetute dichiarazioni di non 
mai dipartirsi da quanto il labbro del popolo gli dava (cfr. in 
ispecie: 315 n, 3146 n, 450 n, 488 n, 4174 n), e la cui precisione 
ho io stesso per qualche esempio potuto verificare, il dileguo 
dell' a finale disaccentato è abbastanza frequente nella proclisi ? 
in ispecie tra le denominazioni * topografiche', che è come dire in 
uno strato del vocabolario schiettamente indigeno e di carattere 
sicuramente antico. Abbiamo così: a la Madon de Monti 117. 
la Madon de la Pustola 230, la Madon de Scerchi ib., (<i 
Madon der bon Conzijio 257, cfr. 6129, da la Madon-deW-Or'* 
2234, la Madòn der Rosario 353, la Madon de la Mineri*\ 
488, la Madòn de li do f ori 4236, la Madòn de la Neve è uh* 
Madonna, diverza assai da la Madòn de* Monti 4296, la A/'- 
dòn dell'Arco de Scènci 5194, inzino a la Madon de mez- 
z'agosto 646, cfr. 6305, accosto a la Madon de la Pietà 697 *. 
Similmente: ggiu a Ffuntan-de-Treoi 2160, cfr. 2409, la Dr 
gàn-de-terra 3146. E s aggiungono: uno sciallo cKè una /eM»'- 
raggno 3306, una coron de spine 4174, Ita la coron de spi»* 
5364. Superfluo dire che anche qui ritorni l'apocope in um «< 
corta 'una sol volta' 6231, una sorvòrta sola 455. Ma qu*l'i 
dora si fa poi caratteristica: a un or de natie 1236, 51^ 
cfr. 3391, a or de vemmaria 4402, 6122, a or de Coro 31S\ 
è or de pranzo 450, a or de pranzo 5304, a or 9 de scena 1247. 
a or d'indiggistione (all'ora della digestione) 379, a or de cor: f 
3213*. Fenomeno analogo per 1' -e del plurale: le campài* »' 
le cchiese 3315; e per l'insolito dileguo dell' -o: de l'an pass*' * 
5371, tulio lo scoi de la sciita 495, er per don de li pec^i 
5286, Zegretar-de-Slato 5133. 

Or qualche aggiunta circa 1* imperfetto (cfr. M.-L., Gr. d. rom 
spr. §§ 257 306, It. gr. §§ 398 399). Il pronome enclitica, *> 



1 II metro dissuado l'apocope in 250: sta scritto a la Madonna «ter />- 
corzo, o cosi in 4104 4201 4283. 

* Preceduto da numerale, ora diventa indeclinabile o quasi un *p» "• 
neutro*: era du'ora 3220, a tre ora 623f5, a sei ora 5200, pe 9 dd»e»c%- 
snne 'per dieci ore intere* 5161, cfr. 5269, in zur fa de tredisaont To* 
cfr. 3*><i t a ss'j'ii sdora 320$, a v cent' ora 4407; a le Quarantora 611- 



Varia. 325 

fisso alla seconda plurale, è schiettamente -vo nell'imperi, con- 
giuri t.: pijjàssivo 535, credéssivo 4121, sentissivo 5405 (e così 
nel condizionale: sentir èssi vo 5154); ecc. Ma nell'imperi, in- 
dicata il v di codesto pronome si tace, per dissimilazione; onde: 
stàvio *stàvi-vo 5441, abilàvio 4124, trocàoio 4403, penzàvio 
5408, armàrio 6254, vedévio 3329, sapécio 591, potéoio 397 
5233, discècio 3270 3332 4260, fascéoio 6214 6252, arécio 373 
397 3332 5267, bevèoio 3270. Ora, la prima pi. dell'imprf. indie, 
«ohe dovrebbe sonare *portdverno o *portdvimo (cfr. alla 3/: sia* 
reno 3329 495, annàveno 688, s'ainàveno 'si affrettavano pre- 
murosamente' 4221), suona air invece: portàmio ecc.; e sarà 
come dire che ella si sia conguagliata, per metatesi, alla seconda 
accresciuta dal pronome (porta viino portami vo portàmio; portà- 
vi-vo portàvio). Così : portàmio 5427, annàmio 3270, maggnàmio 
5330, giucàrnio 1187 6281, tirdmio 354, misuràmio ib., soffia- 
mio 641, stàmio 354 3270 4130 5427 641, fàmio 3399 (fasce- 
mio 630), nascémio 44, vedémio 4199, parémio 1223, movémio 
5427, ci ave mio 384, cfr. 58 *. 

Ancora dei sinonimi cisalpini del frano, palanche. — S'è 
ripetutamente avvertito, che non esista un equivalente italiano 
o toscano di codesta voce francese, risalente a un lat. palanga 
{palangae phalangae), la quale è il nome «eque les porteurs 
< d'eau donnent à l'instrument de bois, un peu concave dans le 



1 S'accetti ancora una breve provvisione di terze plurali del per- 
fetto. • Forti*: par zeno parvero 3358, vòrzeno vollero 495, mèsseno 4102 
<ma: mette 4263, mettèrno 5316), crèseno credettero 4402 (cfr. crèso creduto 
•V?J); se n'aggnédono *andiùdono andarono 424 (ma: aggnédero 2319, an- 
nònno 3154). Analogamente tra i 'deboli- di 1.*: passònno 158, portónno 
2311), ciarlònno 2413, m' ari for mènno (in rima) 354, m'imbrojjónno (in rima) 
3187, cercònno 3328, girònno 424, se serrònno (in rima) 442, afferniónno 401, 
<\*<?rtónno 597, se sposonno (in rima) 5179, trovònno 5386. Ma la maggior 
parte dogli esempj di 1.* fa in -orno: scassòrno 3108, bastiamo 3167, 
fsrkiòrno (in rima) 3272, sonòrno (in rima) 4190, mannòrno 4359, impor- 
t trno 5216, ecc. ecc.; come fanno in -érno Arno tutti gli esempj che ini 
notai di 2.* e 3.*: vedèrno 181 4343, dovérno 4284, potèmo 3328, chiudèrno 
.VrfJ 6256; vistino 4400, investir no 402, coprirno 6348 (apocr.); oltre /Wrno 
4417 3215 5379. — Cfr. Caix, Orig. 229-30. 



326 Ascoli, Varia* 

« milieu, qu'ils se mettent sur Tépaule pour portar deux seaox, 
« accrochés aux deux bouts. » I due sinonimi cisalpini sono il 
friul. bujinz e il venez. bifjglo. Del primo ho toccato io 
Arch. I 497 n, portandolo a bi-congiu; e la dichiarazione fu 
accettata, cfr. Kórting 1162, Meyer-Lùbke II 574; dove però mi 
devo far lecito, a tacer d'altro, un appunto concernente la par- 
ticolar significazione del composto, in quanto egli è riflesso dal 
friul. bujinz. Non vi abbiamo cioè un bi-congiu che dica 'dui 
volte un congio' e che perciò vada senz'altro confuso con l'it. bi- 
goncio ecc. Ma vi abbiamo un bi-congiu che si riferisce allo stru- 
mento in quanto egli porti i due congi, ossia, secondo la vecchi. i 
e buona terminologia, un * composto possesssivo' o l aggettivale*. 
Ne viene una presunzione vie più ferma della schietta latinità 
della parola. — Orbene, passando all'altro dei due termini, ci^ 
al venez. biQólo, la cui etimologia si può dire non peranco tentab. 
egli è certamente notevole, che n'esca senz' alcuno stento e o>a 
assoluta precisione fonetica, un composto che per il suo conte- 
nuto e la sua qualità semasiologica ('quello che porta i da** 
congi o secchi ecc.') risponda perfettamente a bi -congio as- 
condo eh 'è riflesso nel friul. bujinz. Poiché bi-Qólo sarebbe l'esatta 
riproduzione di un bi-gaulu; dove -gaulu, cioè il greco yarÀ*> 
occuperebbe assai bene il posto di congiu, secondo che si pu* 
vedere nello Stefano s. v. Senonchè, è per ora da obiettare, e! •• 
la latinità di yavXo 'mulctra etc' sarebbe troppo scarsamente 
rappresentata dall'unico esempio di Plauto e da quest'unico ri- 
scontro che la voce adriatica verrebbe a offrirci! 

G. I. A 



CONTRIBUTI ALLA CONOSCENZA 

DE* DIALETTI DELL' ITALIA MERIDIONALE, 

NE' SECOLI ANTERIORI AL XIH. 



DI 

Y. DE BaBTHOLOMÀEIS, 



!.— SPOGLIO DEL «CODEX DIPLOMATICUS CAVENSIS'. 



[Continuai.; t. sopra, pp. 347-74.] 



§ IV. — Appunti sintattici. 

124. Notevole un avanzo di ablativo assoluto: c scepte vie andandum 
et ingrediendum* 872. 

125. Notevole l'uso avverbiale, vivo tuttora nel napolitano, dell'agget- 
tivo bono % quale ne appare negli esempj seguenti: 'quem fuerit adpre- 
tiatu per trea homines bono doctos de loco* 842, *ipsa vinea lavorare vona' 
( JOl, ' pelli tia serica noba et bona erotta* 1016, *trea focacie bone facte et 
cotte* 1031, 'organea ipsa concient bona' 1013 iv 229, 'organea nostra per 
illis bona conciata' 1013 iv 222. 

126. Frequentissimo il costrutto: *bia que modo se anda*, per la quale. 

127. Il verbo 'essere* sta per 'avere* nel passo seguente, dove, an- 
che per la forma ben popolare del participio, ripugna vedere una remini- 
scenza del deponente latino, piuttosto che non la mera traduzione del vol- 
gare: 'nulli violentia sumus potute a cuiqua* 1057 vili 4. 

128. Esempj di gerundj, già passati alla funzione di part. pres., sono 
a«Motti annumeri 69 72 74. 



Archivio flottol. itaU XV. 



32S de Bartholomaois, 



§ V. — Lessico. 

Avyertkxzà — In questo spoglio lessicale s'intrecciano tre serie di vorse: la verna- 
cola, per la quale ricorro ai oonfrontl oon lo odierne parlate meridionali, compren- 
dendovi par l'aquilano e il romanesco;- la latina, e la greca. 

Consta la latina di tooì non registrate noi glossarj del Porcellini e del Da Csoft; 
di voei, registrate bensì dal Da Gang**, ma oh' egli deri?6 da documenti della nottr* 
stessa regione e ohe si deTono perciò presumere oome facenti parte, un tempo, del (cado 
lessicale di questa; e finalmente di tooì perrenate al Da Cenge da documenti estrastì 
alla nostra regione e anohe all' Italia, ma dell'uso dolio quali glori conoscere, per osa 
ragione o per l'altra, l'estensione geografica. 

La serie greoa non è molto numerosa. Vi si distinguono due categorie; quella èsile 
tooì appartenenti al linguaggio eoolesiastioo e all'amministrativo, e l'altra delle »<*» 
entrate nel linguaggio popolare, ohe spettano, in generale, all' agricoltura e alle arti 
meccaniche. 8on tutte voci,. nell'una categoria e nell'altra, ohe provengono dal fn<° 
medievale ; e formano un manipolo non pooo importante per la considerazione cronolo- 
gica di quello strato bisantlno di eoi si risentono i vernacoli del Menogiorao, e di est, 
grado agli studj del Morosi e di Gustavo Mete*, fu già rilevata qualche vena *+\- 
restrema penisola (v. Arch XII 76 segg , 137 sgg.). Molte delle voci dateci dalle csrt» 
vivono in quelle parlate. 

Ho anche aooolto In questo Saggio lessicale molti cognomi, e I nomi locali uscenti la- 
tinamente in «ano e -I ano, ohe si possono aggiungere a quelli studiati dal Fischia. I 
nprs. onde sono derivati, provengono, oltre ohe dal De-Vit, dagli indici del VoL X 
parte II, del 'Corpus Insoriptionum Latinarum', dove son raooolts le epigrafi del Bra- 
zio, della Lucania e della Campania, citati semplicemente per CIL. 



abbocatore avvocato, v. num. 60. 

aco acu ago: 'lavorata ad acu 9 1058 vm 54, 4 oralem unum cura vult 
ad aco 9 105S vm 00. 

acsoezare 'assocciaro' uguagliare: *inter nos acsoezavimus ot sorti* V - 
didimus* 1009 1042. Cfr. 'sozza* o v. D'Ovidio, Arch. IV 408. 

acquale ni.: 'cesinalo ubi dici tur acquale 9 972. 

'adaquare or torà* 1021, irrigare; v. D'Ambra, a. v. 

allunare: • adunare ad aira et tritulare* 994 in 18. L'adunare b ttellV-' 
propriamente 'il raccogliere che si fa del frumento nell'aja, prima di t*"'>- 
biare\ 

africazzanii 'panni sorici africazzani 9 1049 vn 112. Probabilmente '4 ■• 
«ani*; cfr. ' planete duo de serico do panni de Africa* 1057 vili 26. — *pav 
serici ft friend' 1043. 

agella e ajella ni., 'campicclli*. V. Due. h. agellus. Ajelli appartiene •«•' • 
alla toponomastica abr. e calabrese. Cfr. inoltro Pieri, Arch. suppl. V 

<iiV«i ara aja, v. num. IO; e aggiungi: • adunare ad aira* 994 tu 1** 



[• ' 



Spoglio dei Code* Cavensis; § V. 320 

volte; por * tempore de are 1 1656 s'intende ( il tempo della trebbiatura'; 
airateco 1021, airateca 1025, aratica 1011 'diritto d'aja'* ni. airola air ole 
v. gl'indici. È ancora aira dell'abr. dell'agnoli, e del lece, Cremonesi s. v., 
Morosi, Arch. IV 119; il tarent. arriva sino a era, De Vincentiis. 
albanu ni.: 'a tu al.' V. Due. s. albana, c vitis species\ 
albule ni. Cfr. Pieri, Arch. suppl. V 78. 

aliola ni. 991 it 319; da aliu aglio, ofr. Flechia, nll. da piante, 825. 
alipergum * albergo* ricovero: * adunate mihi ibique petro et ere tra et uni- 
tor nobiscum alipergum ibidem fabricemus* 990 ni 47. 

alluminare illuminare: ( ipsa ecclesia cotidie officiemus et alluminemus 
die noctuqoe* 1046 vii 23. Cfr. Laud. aquil. gloss. s. v. 

amalfitanicos amalfitani: 'tarenos bonos am. % 1057 vui 10; amalfitani- 
ski: *tari boni am, triginta' 1058 vili 50. 

(unendola cgn. 1064, ind. del voi. vili; v. num. 17 19. Occorre anche 
nella Cr. del De Rosa, p. 434, nel Regina. Sanit,, gloss. s. v.; v. inoltre 
Schuch. I 219. Prosso i dial. mod. ben gli fa riscontro, col suo a- mante- 
nuto, il nap. e pugl., amennela (cfr. le forme prov. catal. spagn. o portogli, 
in Kdrting 535 e i nll. d'Italia, citati dal Flechia, p. 826). li tipo a]men- 
« mantenuto, contro tutto il resto d'Italia (anche l'abr. dice malia mal- 
Ukhje mandorlo -a, mandorlina), nelle Calabrie e nella Sicilia: cai. wuVn- 
nula (Accattatis), sic. mendola mennola (Mortillaro, Ni co tra)* regioni in cui 
lo ritroviamo altresì, come nel caso presente, quale gentilizio (p. es., Men- 
dola e sim. a Catania). 

ammessarum; 'decem capita de iumentem et unum ammessarum* 990. 
E adm issar iu e va col rum. armàsar, Kòrting210. L'impronta è ben popò- 
Uro; ma non ne trovo riscontri ne* dial. mod., e nemmeno nella 4 Mascalcia* 
di Lorenzo Rusio. 

amminuare diminuire: 'ipsa pecia... non siant aliquando tempore sub* 
tra età aut amminuata per nullum modum' 1046 vii 27. 
anastasimon 1058 vili 38. V. Due. gr. s. àvaazacifios f^éoa. 
ancilla dei è ni. assai frequente. Secondo l'edit. (v. negli ind.), risponde 
all'od. ancillara, che ne sarebbe una corruzione. A me sembra che sia piut- 
tosto esso nome ancilla Dei la saccente traduzione del pò poi. ancillara (si* 
<*fr.» per ciò cho è di un tal procosso di formazione di certi nll., i sic. 
sant 9 Andria % santa Conu ecc. e la spiegazione che ne dà l'Avolio, Arch. 
suppl. VI 73). E se dobbiamo erodere all'esistenza di un antico ancillara, 
cioè ^anguillaria, ne avremmo un esompio del fenomeno *-nfg]ui- -nyi-, 
ben diffuso nell'Italia meridionale (sic. e cai. angidda % bar. 'ngidd? ang<;- 
nngghie anguinaglia, nap. lece. bar. fruttgille frungiedde fringuello; v. puro 
Sai rioni, Post. 258), da mettersi, por ragion cronologica, a fianco del frin- 



330 de Bartholomaeis, 

gyllus che già ci vien pòrto da un'epigrafe cristiana del 513; De Rotti l 
958, Schuch. II 273. Cfr. Ascoli, Riv. di filo!., X 16-17. 

andare: 'dare aurum tremissi septe de principe* do saprascripta mo- 
neta, aut si alia moneta ebenerit que per ratione andaberiC 870. Ben spiega 
Tedit: 'moneta quae in commercio erit\ Frequente la formula: *bie a<ì 
andandum et ingrediendum ' 872, *bia que modo se andò* 1046 vii 6, 

attdrella andrelle ì nll. Cfr. Due. 8. androna 'viarum concursus, angi- 
porto»'. 

anglone ni. 856 i 54; da angulu, cfr. Pieri, Arch. suppL V 137. 

angre ni. V. Due. s. v.: 'intervalla arborum vel con vallee'. CaL angra % 
neogr. axqa k terreno prosciugato lungo ilj&orso di un fiume e dato all'agri- 
coltura' (Morosi, Arch. XII 88). — angrisi 978, abitanti di Angre. 

anguillerium: 'fluvium <w</.' 1048 vii 98. V. num. 10. 

antennara: ni 'via antiqua, que dicitur de la antennara % 1056 tu 29*». 

antico: 'bia antica' 901, 'parietes amici* 942. 

anzanum ni. Cfr. Flechia, nll. da gentil, a. v. Ho anche un ni. omini 
dalla Valle del Tirino, alle falde del Gran Sasso. 

aplittu: 'et alio uno adplicto de casa ipsa michi re serba vi mus' 856, 'apU- 
tum fravvitum' 1046 vii 19, 'habeas unum aplittu de terra nostra... quoi 
habeo coniunctum ad ipso muro de ipso castello' 968, • tri bus appiitora d* 
terra' 936, 'babeas... unum applittum cum ipsa medietate de predictum 
ortum' ibd.; 'corda oralum unum de serico cum aplictum\ in una enu- 
merazione di arredi sacri del 1057 vm 26. L'edit annota (I 60): *adpUc* 
torà vel applicium valet di versori um, hospitium >. Ma la forma appliciw* 
non si ritrova nelle carte; e, in quanto al significato, potremmo bensì sfer- 
zarci a vedere un 'hospitium' in quasi tutti i passi riferiti, ma come veder! • 
nell'ultimo? Consuona il napol. ackitte 'cumulo* (donde achittarsf appog- 
giarsi); cfr. agnon. ackia, abr. appi a 'quella catasta di covoni, più gran! 
di una bica ordinaria, che si fa nell'aja \ 

appare alla pari, v. numm. 43 e 120. 

apperire aprire: 'ipso reiales claudero et appetire* 1062 viti 192. 

oppici are: 'sic ut salit (il confine) ab ipso flubio et appio zad «t con io ne 
in via pubblica' 1022; 'toccare' ( coUogarsi'; cfr. l'abr. appiccia *pr*ad * 
per mano*. 

apprettare periziaro: 'inquirerent et prospicerent atque subtilins «/>/**- 
tiarent* 1012, 'recepì... una asina prò appretiatum* ibd; v. D'Ambii « 
apprirtsr. 

acqua t col signif. di 'fiume* 'torrente' (per cui v. Due s. v.) fc avsaj f- 
quonte: aqua de Fletchetole, aqua stricara, a qua fregdola, aqna pal* m -- 
bara, e^c. 



Spoglio del Code* Cavensis; § V. 331 

aquara: 'sicut aquara discernit* 893. Nel pugl. acquara è 'scolo d'acqua 
piovana aperto nei eampi ' ; « acquarola ni. 1057 vin 26. 

ara, v. aira. 

arcellam arche tu, in un inventario di oggetti appartenenti a una chiesa, 
<ìol 1058 via 38. 

arcupintu ni. 1016, 'arco dipinto*. 

arcuscellum archetto: 'super ipsum arcuscellum fabricatum* 1062 vili 
1U2; num. 102. "~ 

arenola ni; v. num. 7. 

* ascia et ascione\ in un elenco di suppellettili rurali del 1042, 'assias* 
in uno del 1063 vm 210. Cfr. Kòrting 864, e Meyer-Lubke, Zeitschr. f. d. 
ósterreich. gymn. 1891, p. 766. 

ossari asserì: 'force et ossari inde tulisset* 1006. V. Schuch. I 206, e 
Meyer-Lùbke nel luogo ora citato. 

assuma sugna: 'medium modiolum de fabe, et medium assunta et due 
salme de vmum' 1047 vii 52; od. assona allato al più frequente nxona. 

astracum lastrico: face re debeatis... parie ti usque ad astracum de unum 
solarium * 1034, ' ipsum astracum supranum quod ibi facere debet ad vincli 
et spagne, et intonicet illud ad calce et arena* 1056 vii 281. V. Kòrting 800; -.(^ 
uap. àstrake astrecielle (D'Ambra), cai. sic. àstracu (Scerbo s. v., Gentili p. 44, 
Avolio, Arch. suppl. Yl 97). Il Puoti, Vocab. domest, s. v., traduce àstrahf 
'terrazzo'; e cosi pure T Avolio, loc. cit., 'casa con solajo, con terrazzo*. 
Inoltre: astracatore 'laterizj per terrazzo': 'in ipso solarium ponatis tra- 
voa bonos, quanti meruerit et astracatore bone... ibidem ponatis* 1034, 
• astracaturie' 1056 vii 281. 

aunitu ni. 1021. Da aluus; cfr. Flechia, nll. da n. di piante, p. 826, o 
Pieri, Arch. Suppl. V 77. 

baccanare ni.: 'fons que dicitur de lu baccanare % 1063 vm 263. Forse 
lo stesso che 'baccalaria*, in Due, s. v. 

boccia vacca: 'unum parium de bacete* 1047 vii 67, 'boccia* ricorre più 
volta nella stessa carta. 

bachareexe ni. 1040. V. Due. s. v. Si dice oggi ' vacca reccia*. nelle Pu- 
glie, la parte del pascolo destinato alle vacche. Lo Scerbo però traduce 
il caL vaccariszu 'grossa mandria di vacche e buoi*. 

badu guado: 'ad badu maiore* 1016. È frequente nella toponomastica 
meridionale e ricorre anche nell*ant. sardo, Guarnerio, Arch. XIH 1 19. -'òa- 
dora de ipso flubio* 1041. 

'balenem unam* 1063 vm 210. Cfr. Due. s. balena. 
ballettile ni.: 'alle *.' 1057 vm 26, e ballocellu 984; balletellum e bai- 
Ittellum: 'sic ut medio balletellum discernit* 1029 V 178, 'fine quoroodo 



-5 



1 1 



332 de Bartholomaeis , 

ballitellum discemit* 985. Occorre anche ballotellu 986 e ballettila lo»*». 
Cfr. num. 108 109. 

ballenara ni. Cfr. Due. s. ballinus. 

balneara e baniara^ nll. 1030 v 181. Cfr. Bagnnra, in Calabria. 

balli monto: 'da igsa bia pulbica... usquo in ipso ballimonio* 1011. 

ballotte 'vallone* burrone, fosso: .'fine ballonet qui discorni da terri 
cpiscopii' 856, 4 poto8tatem habeamus de ambi i£si bulloni* 1031. V. D'U\.- 
<lio, Arch. XIII 422 n; e cfr. s valluncellum. 

baneum ni, 'bagno*. 

^bangam unara', in un elenco di oggetti domestici, del 1063 vm 21»*. 

barbane zio: '[ricevo da] Lupo barbanes meo Alio Longuli' 848, e coup 
c^n. 'signum manus Dominici barbani' 982. Ricorro non infrequentem«at A 
o sempre in flessione di HI (cfr. Bianchi, Arch. X 410 n). È di tutta 11 Li- 
lia medievale; tra*dial. merid. , vive nel barese della provincia (Kitti, 
p. 14 n). 

barbuta: 'Dauferius qui cognomiuatur barbuti*' 1061 vili 155, *rebu« . > 
\\JarbutV 1047 vii 31. 

bargutie ni. Cfr. Due. s. bargus. 

barrile: cgn. 'Iohannes ò., 1049 vii 95; v. varrilario. 

basare, nel ni. '6o*i-boe* 1048 vii 97, se 'bacia-bove*. 

basilico: 'constituimus ut nullus basilico vel stratigo nec protospatan-» 
noe spatarìus* ecc. 899. 

bitolla nl. 9 v. Due. s. batus 3, e num. 7; batollisi abitanti di BatolU '.'I. 

battallia: cgn. 'Iohannes &.* ind. 

bec voce, passaggio: frequente la formula, *cum bece de bia* ciò*» " 
«lìritto di passaggio*. 

bennere vendere: 'intra iste suprascripte finis do ipso due poctiol* u 
de mihi at bennere sortione... nihil reservavit* 826. 

bentanus 'bone' o 'male ventano*, frequentissimo. 

berga verga: cgn. 'Iohannem qui dicitur 6;r//<i-turtum ' 1062 vm 3'I. 

bcrva brevi 1030. 

bespanicum ni. V. num. 80. 

bestarario: cgn. 'Iohannes qui dicitur 6.* 1049 vii 95 V. Due a. vai U ■ 
Schuch. Il 451. Occorre anche negli 'Annales Cavenses*, M6H, acr. Ili U- 

betellare: 'jumonta una pollitrata, bacca una betcllata, se urie traa p * 
clatecum ana tros filios per scuria, capre tres filiate, capre tre» eJate* 1''-" 
Nella 'Synopsis*, I lvi, TedìU interpreta: 'vacca cum vitulo, equa co--* 
palio*. Invece s'avrà qui il medesimo signif. che han gli od. caL ••<\-*j - 
ri ìi\ irciarisi, verriarìsi, aniarisi, indicanti rispettivamente l'accoppiarsi d*.»* 
vacca col toro, della capra col becco, della scrofa col verro, e (fella r*- 
oora col montone. V. Fhcliia, Postilla sopra il fenom. * ti - ci*, p. 5<3. 



Spoglio del Codex Cavensis; § V. 333 

betiri vecchi: 'quinque solidi boni beiiri de domno Sicardo* 859. 

betrano e vetrario (monte); v. gli indici. Cfr. Flechia, nll. da gentil, s. 
Vetrana. 

bibanwn ni., *vib[i]anu, Vibius, CIL. Cfr. Flechia nll. da gent., s. Vig- 
liano, e p. 84. 

biselle 1056 vii 302, 'aliquante viscìlie de quercie' 1022. L'edit annota: 
viscilie, arbores tenerao aetatìs. Cai. visciju querciolo (Scerbo); 'biscillie- 
tum de castaneis* 942. 

bisinianisi, abitanti di Bisignano 1040. 

bittulum: 'unum faciolum et unum bittulum* 976. Cfr. Due. s. vettis. 

boccale * parte del mulino': 'ipso molino conciatimi et hedificatum... cum 
bocchale et canale' 1027 v 133, 'si... necessum ibi fuerit mole seu ca- 
naio vel voccale ad ipsum molinum' 1034 vi 5. 

boffe: ' sortione nostra de terra cum boffe da predicta via in suptu usque 
ad maro' 1026. 

bolumbra; 'pastenent ibidem ficus pera bolumbra cerasa et aliis arbo- 
ri bus fructiferis' 1061 vili 174. Lo stesso che columbri: 'e. et pruna sive 
damascina... demus* 1022. Qui l'edit. annota: «etiam nunc apud vulguiu 
primi ficus fructus nuncupatur>. E il fico volumbrella del poeta quattro 
contista Cola di Monforte conte di Campobasso, e l'od. napol. colommra 
i D'Ambra), cai. columbra, tarent culummiro % bar. k'iumme che già appa- 
risce in una carta del 1024 ('ubi stat ipso columbo'), citata dal Nitti, 36 n. 
A ragiono FI. Pellegrini ('Gola di Monf. rimatore', Cerignola 1892, p. 10) 
pensa al gr. xÓQvppoe, 

fotte: 'una botte da bino mittendam' 845. 

brache-, 'unum pario de brache 1 968, 'pannu de brache x*, in un elenco 
di oggetti domestici, scritto da mano del X sec, a tergo di una perga- 
mena del 988 ti 261, 'brache pario I' ibd. 

brebicelli 'brevicelli' 1064 vili 291. 

bronitorei 'est bronitore et est residente ad curte domnica' 1048 vii 84; 
imbrunitore? 

'buclicina quattuor' 1063 vili 209. 

bunanum ni.; *bonanu, Bonus. 

buttarti cantina; 'vinea... cum predicto buttar n et iosa cirvinara de su- 
jira ipsum astragum de predicto buttarum' KX)9 iv 157. Campb. ruttare, 
D'Ovidio, Arch. IV 147. 

fruitone, cgn.: Johannes buttone* 1049 vii 99. 

cada torrente: 'una caba unde per imber aqua decurrit* 1034 v 251. Cai. 
cacuni (Scerbo), nap. cavpne burrone (D'Ambra). 

caballinum: 'pario de ferri caba Ili ni uno* 1042, cgn. 'Aurelianam pri- 
tiiicorium cognomento caballinum, fili u in quondam Petri cabalimi* 1025. 



334 de Bartholomaeis, 

cabucella, v. cubecella. 

cacare: cgn. 'Romualdus qui dicitur caca-lu-iuba' 1048 tu 100, num. *>\ 
'heredes de hominibus qui bocabat c/ica-in-santi ' 990. 

caceabelli cgn., ind. del voi. iv; xaxxctpoc, Ut caccabus; donde il cai. 
kukkamu (Morosi, Arch. XII 93), otrant kahhavedda (Pellegrini, Arefa. 
suppl. IH 64), abr. cuccarne cdccame caccamitte, rom. cuccamo e il tose cuc- 
cuma, corso kakkaou (Ouarnerio, Arch. XIV 179). 

calabritano. cgn. 1020, 'calabrese*. Nel 'Chron. Salern.', MOH, ter. (I! 
527, son chiamati 'calabriiani sarraceni* i saraceni di Calabria. 

calcara * fornace da calce*: ni. 'obi calcare dicitar* 1049 vii 104; cr- 
carola ni. 1053 vii 216. Il Tommaseo s. v., dice sicifu calcara, ma v. A*c«>!.. 
Arch. I 288 363 383. Cfr. Petrus calcarario 1061 vili 171. Nella Cron. <K 
De Rosa: 'tu, earcararo, che vinde la coppa che sta alla carcara\ p. 4ó*>. 

calvare: 'dixit... quod... Jaquintus introisset in rebus sancti Maxi mi... 
et calvasset et exfossasset' 982. L*edit annota: ' calvare scilicet arbori bu^ 
nudaret*. 

calzare: ( vestire et calzare debeatis* 1031. — calzari: 'dentur ei... do* 
pari de calzari' 1028 v 142. — calze calzoni: 'unum pario de brache •»: 
calze" 968, 'pario de calze IT, in un inventario di oggetti domestici, scritto 
di mano del X sec, a tergo di una pergamena del 988. — calzolario: cgn 
'Iohannes calzolario* 1058 vili 47. 

cammisulalum: 'unum cammizvlatum femminile* 976; una specie <!. 
camicia? 

cammara, cammarella, v. num 19, 47. 

camminatella nL 1006; col probabile significato originario di 'casa', 4 ca- 
mera'; v. Due. s. v. 

camiza camicia, e camìso camice: 'recepii camiso unum* 902, 'man 
camiso et una camiza 9 968; 'cammiza tros* camici, in un inventario di og- 
getti appartenenti a una chiesa, del 10C3 vm 209. 

camniare cambiare 976; camnium ibd. 

campanaro campanile: 'usque cantonom campanari ipsius monasttru 
1063 vm 209. É del nap., dell'agnoli., del cai., deli'arpinate (Parodi, Arch 
XIII 301). 

campanella: cgn. 'Heupraxia libera femina que nominor e' 1038. 

campanule ni. 1030 v 195. Poiché n può anche rappresentare *, cs'r. 
num. 33, non è chiaro se si tratti di 'campana* o di 'campagna*. 

campilianu nL, *campylianu, Campylius, CIL. 

campitellu ni. 1029 v 172. 

cancella ni. 1030 v Ì94; - cancellata nL 1035 vi 47: cfr. Racioppi, s. Ci*- 
collari;- cancellarti 'costruttor di cancelli', cgn. 1071 viti 177. 



Spoglio del Code* Cavensis; § V. 335 

cannitello ni Cfr, Avolio, Arch. suppl. VI 79. 
capai zana ni. Cfr. Flechia, nnll. da gent. 8. -ano. 

capessuni: * capro undecim, capessuni tres, obes tres* 1053 vii 198; *ca- 
pezzone' specie di cavallo? Nell'abr. vuol dire 'capo* e anche Ricchissimo'. 

capetania scorta: 'ipse alie due sortis cum tota ipm capetama, quo su- — 

pra diximus' 1029. Il tare a t. capitani? è Ma quantità di bestiame, semenze 
od altro che it padrone dà al fittaiuolo come dote per restituirle al ter- 
mine della conduzione* (De Vincentiis). 

capistrellum cgn.: 'filio Truppoaldi qui vocabit e* 990. Cfr. capistrello, 
ni. della regione maraicana e Capestrano, già Capistrano, ni. abruzzese. 

caputilo cgn.: ' Stefani capisuto* 1054 vii 227; 'capocchiuto* (cfr. d'Am- 
bra s. capizzo) ovvero 'capocciuto' testardo (a 'capoccia* dell'Italia cen- 
trale, risponde il nap. capu •sielle). 

copiare: 'ipjfl infantulum debeat capiate ipsa ani malia et curam bonam 
inde abere * 993; domare. V. Due. s. caplum, fune. E cfr. l'od. abr. scapala 
4 lasciare andare i cavalli liberamente al pascolo*. Il cai. scapitati è 're- 
star da lavorare* (Scerbo). 

cappilare; Micentiam habeatis vos et vostri eredes omni tempore cappi' 
lare et tollero vobis tanta lingna de ipse silbe meo' 1013? — ' 

cappu cappara % v. num. 34. 

capranicus ni., v. num. 80. — caprile e caprilia nll. — caprulu ni., v. 
num. 7. 

caprena caprina: 'lena cappona ' 1063 vili 216. Ve si dovrà all'analogia 
illusoria di prisu presa num. 5. 

copiata 'cassata* nulla: 'monimina iUa nobis daret salbam, ut non fiat - &£_,. 

ipsa capsatam 9 1025, cioè 'affinchè poi non siano cassi e nulli*. — 

capu : *de unu latu et de unu capu 9 è formula frequentissima. 
cor a foli: 'unum pare do cara foli 9 1058 vili 66; caraffa, nap. corra fella, 
De Rosa, p. 436? 

cornar a; cng. 'Leonia qui dicebatur c. v 1059 vili 129. Il nap. carnata 
equivale all'it carnaio. 

carrara 'via carraia*: 'fecisset per ipsa rebus ria carrara' 982 (nel pugl. 
od. carrara è 'carreggiata*); carrarola 917. Anche si ha * via corroda 9 857; 
ma, isolato com'è, si direbbe un lapsus. 

carrieata: 'una sauma de ligna bona iusta carrieata 9 1035. Cfr. Regim. 
Sanie gloss. s. v. 
cariarci \ cgn. •xooraytwos xoy xaQtaXtyafAJUos' 1058 viti 37. 
cosane ni. V. Due s. casana. 

casotti na: 'terra da la pesone, de modiis duo, quo est casattina 9 868. 
casella*, 'liceat nos inde excudoro ipsa casella minore quod inde ipsa 






336 de Bartholornaeis, 

habemus' 1063 vili 219. Il cai. casella è 'capanna', 'torretta 1 (Scerbo); e 
cosi si dice casedda nelle Puglie una 'specie di capanna costrutta con pie- 
tre a secco*. 

casolla e casolle nll. Il Due. spiega 'casula*: 'minor casa seu ecclesia*. 
Quanto al sufi., v. il n. 7. 

casilianum ni.; gens Casilia, De-Vit. 

cassilanum ni., *cassilianu *Cassilius. Il nps. non è documentato; 
ma è senza dubbio contenuto nel ni. retico 'Cassiliacum', De-Vit s. v. 

caslanei castagni: 'terra cuna vinea et aliquanti castaneV 1020; castanie: 
'arbori de castanie' 857; caslanietu è assai frequente. 

caslelione •Castiglione' ni. 877; - castelgloni ni. 1056 vii 293. 

castrezzano ni. 1047 vii 61; *castricianu, Castrici us, CIL. 

caia- xatd. V. num. 112. Gli es. ivi raccolti ci presentano, ben fissato 
nella toponomastica, il particolare uso che di caia- suol farsi tuttora nel 
dial. di Campobasso, per indicare direzione verso un luogo. Onde Cata- 
lupO) Catabate^ Cata-Maurici saran venuti a risultare dalle frequenti ellissi 
del verbo in proposizioni come: ' andare da Lupo, dall'abate, da Mauri- 
zio*. — E qui sia lecito aggiungere, agli esempj allegati dal D'Ovidio, que- 
sti, che raccolgo da* lessici meridionali, ne' quali si mostri, più o meno evi- 
dente, la particella greca: sic. catàbrinnuli grondaja, catacogghiri 'coglier 
per via* raggiungere, caiaminu 'di meno in meno' ratealmente, catamiari 
'avviare' spingere, cataminarisi indugiare (NicotraJ Mortiilaro); cai. cala- 
nanna bisavolo, vecchio decrepito, ni. Cataforiu o Catahoriu, catacogliare 
o catacollare 'andare all'ingiù in fretta' (cfr. sic. e regg. cvddari partire, 
che è il collare delle navi, nella nota canzone di Rinaldo d'Aquino 'Già 
mai non mi comforto'), cataforchia (molis. catafuorchie^ abr. cafurhie)zo- 
vile spelonca catapecchia (Scerbo, Morisani, Accattatis); agn. meurf ca- 
tam§urf ì volda e atavo Ida, poide catapoid§ t 'muro muro', volta per volta, 
piede innanzi piede (Cremonesi); abr., dial. di Scanno: catamenarse ' intro- 
ni 3 1 tersi nelle faccende altrui', catastorie fola (Finaraore). Il campobass. ca- 
Vipieszfi è pur del nap., sic, cai., teramano (Savini), e anche del romane- 
sco (catapezzo nel gloss. delle poesie del Belli, ediz. Morandi). Il Racioppi, 
s. Chiaromonte, ci dà infine un 'monte Cata-rozzo % dirupato 'rotto', in 
Basilicata. 

catabulu ni. 1064 vili 269. Cfr. i cai. hatévulu hatèfjula 'fossa lunga e 
stretta per la propagginazione delle viti', che il Morosi riconnetteva giu- 
stamente ai pgr. xara/SoAif, Arch. XII 95 (v. anche KSrting 1726). Quanto 
al genere però, siamo al mgr. xcttdpoXoe, Due. gr. s. v., che è già catabu- 
lum negli spogli dello Schuchardt, II 133. 

catanicticon 1058 vili 38. Cfr. Due. s. xatavvxnxd. 



Spoglio del Codox Cavensis; § V. 337 

catena: 'ipsa filia mea dentur ipsi filii mei, quando se maritaberit, cal- 
dara, frexoria, catena' 1028. Qui più specialmente 'catena da focofare\ - 
catenelle: ' candele costantinopolitane decem cura catenelle" 980 il 233; ca- 
tenella ni. 1018. 

catoiu 'stanza terrena": 'ingrediendum et regrediendum a super in ipso 
solario, quam in ipso catoiu, cum omnia vestra utilitate per ipsa regia de 
ipso catoiu... et talem vicem abeatis per ipsa regia de ipso catoium % 1031, 
'dibidimus ipso katodeum de ipsa casa suprana' 1046 vii 10, 'catodeo' 1057 
vili 9 (si tratta di una casa appartenente a un greco). È il katoju del bov. 
e del siciliano (Morosi, Arch. XII 92), catuoju del cosentino (Scerbo s. v. 
e Gentili p. 12) 'stanza a terreno*; nel regg. col valore di 'cesso* (Morisani); 
dal neogr. xcttwystoy, secondo lo Scerbo e il Morosi, e col decisivo con- 
senso dell'accento (katóju). Sa d'arcaico la forma katodeum, sull'accento 
della quale non abbiamo sicuro giudizio. Ma nessuno vorrà staccarla da 
hatòju, o metterla in relazione immediata col pgr. e poet. xarovdaToc. 

catzotti nprs.: 'terra CatzottV, Cfr. il Gattius delle iscrizioni meridionali, 
contenuto nel ni. Cacciano; Fiechia, nll. deriv. dal gent. s. v. 

cammisali: 'passi cammisali quadraginta de longitudinem* 981. L'edit. 
annota: 'idest passi ad mensuram perticae (a voce xapa£)\ Cfr. il cai. ha- 
maciy dal neogr. xapaxt (Morosi, Arch. XII 90). 

cauda: num. 29. Forse 'acqua calda*; cfr. 'acqua fregdola* negli ind. de' 
singoli volumi. 

centa: 'quanta centa in ipso monasterio introierit* 1052 vii 193. Nel Sa- 
lernitano chiamano cinta 'una certa quantità di cera che suole offrirsi in 
dono a una chiesa 9 . 

cantre chiodi, borchie: 'finali et centre faciendum* 986 li 236, in una li- 
sta di oggetti appartenenti a un greco. V. Morosi, Arch. XII 94, cui agg. 
]»ngl. ctndraunf, nap. cendrella, cosent. cìntriddi. 

ceraptata: 'quattuor ceraptata deargentata* 1058 vili 38; candellieri, mgr. 
xr t otit7tTr t { r Due. gr. s. v. 

cerasa ciriegi: 'pastenent ibidem ficus, pera, bolumbra, cerasa et aliis 
a r l>o ri bus fructiferis* 1061 vili 174; ni. cirasulu 850, amareno. 

cerbarezze: ni. 'ubi cerbarezze dicitur* 1051 vii 105 e 166, cerbaricia 
loi9, come nel 'Chron. Salernit* MGH, scr. Ili 514. Ct*. backarecze. 

cerbitu ni. 1014. 

cctnmorola e cimmarola 1056 vii 275 ni. Forse da 'cima*. 

cerewn querciolo: 'usquo susum ad ipsum ceratiti* #76, 'da Salerno ab 
ipsura predictum cercum' ibd.; - cercetum querceto 1064 vili 201, cfr. Fle» 
ohia, nll. deriv. da nomi di piante 834; - cerqua quercia: ^cerque que ibi- 
«l»»ni sunt' 992; - cei'zai 'terra cum arbusta et aliquante cerze* 1036, 'ab- 



338 de Bartholomaeis, 

scidere ipso cerze 1038 (è dol napol. del sic. e del cai.); ni. • acqua <juc 
dicitur pullu de cerzia gallara* 1049 tu HI. V. num. 38; e cfr. s. quercia. 
cercla Cerchi da botte*: 'ad conciandura organea da binum ipsius ar- 
chiepiscopi!, et prò faciendum ipsa cercha* 1021. Ancora: 'ipso bucti dui 
cercla bona* 1006. 
cerreta: *castanieta q uè rei età cerreta* 960; v. num. 5. 
cetraro: 4 abearaus et biginta cetra, quale meliori fuerint in ipso cetran' 
980; luogo coltivato a cedri, che qui possono essere anche 'cocomeri', 
'cetrioli*; pugl. citre % abr. estrone, 
ciòtta * Civita* città, v. num. 59. 

cillaro ni. 'sunt ipso vinee in ipso eluso de sancto Angelo de loco <r- 
laro* 1039 vi 116. Trattandosi di luogo coltivato a vigneto, non è impro- 
babile che sia da cella ri u, il cui continuatore è noll'abr., nel nap., e n«l 
calabrese (ciddaru). Pieri, Arch. Xlt 114, XIII 330 v Guam e rio, Arcb. XIV 
302. Cfr. inoltre Kòrting 1779, Salvioni, Nuove Post p. 6. 
cimenta cementi: 'dibidere mecum ipsa cimenta et prete et Ugna* 1.CÒ. 
cintruto: cgn. 'Stefani cognomento e*. 927, 

cinurio: 'yconam argenteam gemmi* et auro laborata et cinurio uDam' 
1058 vili 67; mgr. xaiyolqyios xaivovotog e *w-, Due. gr. s. vv. 

cippitu ni. 1011. Cfr. nap. cippe 'ceppo* tronco, arbusto (D'Ambra), P,er., 
Arch. suppl. V. 83 177. 

k circitarium unum de lino*, in un elenco di oggetti appartenenti a osi 
chiesa, del 1063 vili 209. Sarà lo stesso che circitorium, Due a. v. 
circli ni., v. p. 253 n. 

cirneglai 'rebus de sogna et cirnegla* 1047 vii 31. Dal cotesto non emtrgc 
chiaro se trattisi di ni. o di pr*. A ogni modo ò da cfr. il nap. efrnick r, 
sic. cirnigghia, corso cemilu, ant. gen. cerneio e mod. cerneggu crivello. 
V. D'Ambra s. v., D'Ovidio, Arch. XHI 421, Ascoli, I 354 n, Il 129 a, Guar- 
no rio, XI V 155. 

ciroinara: 'predicto buttarum et ipsa ciroinara* 1009. Il Due rifcriw 
'cervinaria* dal * Chron. Cassi n.' e dal 'Chron. Casaur.*, e interpreta *c*L* 
vinaria*. La spiegazione pare accettabile, malgrado l'intoppo della io- 
frequente caduta dell'- a. - Ceroinara è nome d* un villaggio in prov. i< 
Avellino. 

cisina: 'pecia que dicitur ci s ina Jaquinti* 1030 v 192. Il Due cita 'co- 
sina* da una carta salernitana. Però non tradurrei, con lui, 'selva cedua', 
ma piuttosto 'terra, sterile*, 'sodaglia*, col qual signif. si trova tuttora ag- 
l'abruzzese. Cfr. Mussafìa, Beitrag s. cesa, Salvioni, Post 259. - ccft'mir: 
'alia pecia que est cesinole* 972, 'alio castanietum et cesinaW ibd., 'e»- 
nnle ubi dicitur acqualo* ibd. 



Spoglio del Code.* Cavonsis; § V. 339 

cispite cespite, proprietà: 'volumus ut liberi vadant (gli schiavi)... qui 
habuorint cispite, cum suo cispite, et qui cispite non habuerint, sufficiant it- 
ti; liberiate sua* 868 I 81. 

elianti ni.; cfr. Fiochi a, ntl. deriv. da gent 8. Chiovano. 

clusura: 'loco que dicitur clusura* 848; Due. s. v.; clusuricella 1038. 

cofinella: cgn. 'Bona e* 923. Cfr. Due. s. coffinus. 

colciara: 'una colciara et uno plomacio bindat* 1008; v. Kòrting 2013. 

colcitrai 'uno lecto cum lena et colcitra et plumateo' 845; Kòrting 2318. 

columbri; v. bolumbra. 

compara compera: 'tradidimus vobis et transactum prò ipsa suprascripta 
compara* 1014 iv 247. 

'cona una* 1006; WxoVq. È del voc. e v. Morosi, Arch. XII 89» 

conbersara: 'via e' 1047 vii 38; 'commerciare'? 

rondare assettare ordinare e sim.: 'pellitia serica... bona cu sita et bene 
conciata* 1009, 'inclita ipsa molina, qualiter conciata voi edificata sunt* 
1018, 'molina... regere et conciare* ibd. Col medesimo signif. è nel voc; 
v. Due. s. v. t dove son citati esempj dal 'Chron. Cassine — Inoltre: 'vinum 
nos portemus... ad cellarium... et adiubare ad conciandum et studiandum' 
1029 v 181, 'mittant illut ipso vinum salvum in organeum ipsius mona* 
sterii per illis bonum conciatum et studi atura' 1029 v 184. Qui è 'spre- 
mere*; cfr. il cai. cuonsUf pugl. conze e il sardo log. honzu (Guarnerìo, 
Arch. XIV 393), che indican tutti 'quel cesto di vimini dove si metton le 
uve o le sanse da spremere sotto lo strettoio* — Ancora: 'faciant... toti 
ipsi labori (dopo essere stati raccolti sull'aia) bactere et conciare* ossia 
"facciano battere e vagliare' il frumento o altro (conciare per 'vagliare' è 

nell'abruzzese). 

* 

'concoìina una', in un elenco di utensili domestici, del 1057 vm 54. E 
dell*od. romanesco. 

'condacim unum' 1058 viri 38; mgr. xoyóaxtoy, Due. gr. s. v. 

congni ni. 'ubi ala congna dicitur* 1041, da cuneu; cfr. Pott, Zeitschr. 
cit XVI 124, Racioppi s. Cognato, Pieri, Arch. suppl. V 146; coniclum: 
• mannariam unam, pennam de mannariam unam, coniclum similiter de ma* 
ria unum' 1063 viti 210; cuniulu ni. 1030 v 190. Cfr. i pugl. cai. sicil. 
CHtìn cunetta zeppa, tarent cu nato scure; e inoltre Salvioni, Post 262, 
Poti, 1. e. 

consa cunse nL, scritto anche cumpsie. Due. s. comps 'lignum quoddam'. 
La triplice scrizione occorre anche nel 'Chron. Salem,' e negli 'Annales 
Cavea.*, MGH, scr. III ind. del voi. 

coperclisi 1001, abitanti di Coperchio. 

cornee ni. 1034; dal nprs. Corax -cis. Cfr. Pieri, Arch. suppl. V 42. 



340 de Bartholomaeis, 

corcoma: 'octo solidos costantinos et una corcoma* 966; mgr. xovoxoiua 
capestro. 

'corcebaldu l\ in un elenco d'indumenti del 988. V. Due. a. ft ciirciu* 
baldus*. 

corniti* ni. 1047 vii 49. V. Flechia, nll. da nn. di piante, p. 829. 

coronara ni. 1061 vili 163; da coronariu lupiuella. 

correianu ni. *coridianu, Coridius, De-Vit Per ciò che © di -^ * 
da -Idja-, v. Flechia, nll. da gent. p. 88-9. 

costinea: 'uno capite tenet in terra que est costi nea de puteum' 1058 v; - 
95; forse 'attigua al pozzo*. 

cretaru ni. 1024; da 'creta*. 

cretaczu ni.: 'ubi a lu cretacsu dicitur* 1062 vili 193, 'ere Uccio', t'- 
reno argilloso; cfr. A voli o, Arch. suppl. VI 87. 

cribu crivello, in una serie di utensili del 1053 vii 198; cai. crivu (M - 
risani s. v , Gentili p. 43). Cfr. Kòrting 2266. 

cristone cresta, Tetta: 'in susu per cristonem' 988, 'usque in Crotone .. 
quo plescaturia sunt' ibd., 'per ipso cristone recto descendente* ibi. T* 
Pieri, Arch. suppl. V 145. 

cruce croce: 'una cruce de rame' 1006 'ubi battiviinus ipsa cruce* l'>" 
cruciclas crocette, in un inventario di arredi sacri del 1058. 

cubecella; 'do plenario ipae grado fabrito et de ipsa cabuceila (1. cut ' 
do predicto grade et de ipse apothecelle de subnpsacefacW/a' 1030 r l'»J. 
Sarà la 'volta della gradinata'; cfr. Tommaseo, s. cuba. 

cupella 'sorta di misura di capacità per cereali e simili': 'deant ne ■.* 
Olindo terraticum do sex cupella uno' 966. Nel vocab. ital. coppella (Tom- 
maseo), roman. cupella (Bolli, odiz. Moraudi, gloss.); cai. cupieddu are » 
(Scerbo). V. Schuch. II 10S, Salvioni, Post. 262. 

cupo: 'fenostras cupas* 1022; l'odi L annota: « idest fonestras tegmino j>. 
adumbrata*, ut por ipsas nequeant aspici domus vel loca, ex ad verso \> - 
sita»; - ni. lama-cupa; cfr. Pieri, Arch. suppl. V 124. 

de fi cium edificio: 'quod aput vos melioratum paruerit in deficium aut . 
quavis parto' 911; cfr. ed e fi ci u num. 21. 

derropare dirruparo: 'si ipso molinum quam ibi fecit dirrupassct' V7* 
Cai. sdirrupari, abr. tarrupà, 

'tlialotftttn unum* in un cionco di utensili appartenenti a una chiesi. -' 
10-33 vili 2<)J. 

dìarixlnnutni 'manulo do siricum diar<xi'inum % 1057 viti 26. Cfr. I>i* •• 
dia rodi ri uni. 

diffamare pubblicar?, mani fa* taro: 'quum nostra vona csset vinJeoùi * 

Sf'''iHtCt»iHS voi un Ut" m* *U5. 



Spoglio dal Codox Cavensis; § V. 341 

dotata: * ter tiara pars ipsa lingna da labore ra nobis darò dotata [debea- 
tis]* 834. L'edit annota: «a dola pars nel portio>. 

domattina: 'colurabri et pruna, si ve domascina que ibi fuerit' 1022; cfr. 
Storni, Arch. IV 387, ecc. 

domnicum principesco: frequenti 'pratu domn\cum\ 'terra domneca' 81G. 

dragonavit: 'magna pars de rebus ipsa prò imtndatio aquarum que ivi 
superabundavit et dragonavit' 1009. L'edit. annota: «Quid per dr.1 Haec 
vox deest in Du Cange; fortasse valet: fines disrupit*. 

dragonea ni. Va certamente co'nll. sic, *a Dragunara, 'a Dragunia che 
l'Avolio, Arch. suppl. VI 104, fa rivenire dal gr. xoayioy caprile. Ma l'as- 
serzione dell'Ascoli, XIV 339 n, che si risalga alla base fowtovf, ha, pel 
caso e per l'ambiente nostro, un valido appoggio, anche nell'ordine ideo- 
logico, nell'altro ni. 4 aqua draguntiu\ che ò come dire ' aerpontaria \ 

dulcare macerare: 'dulcare linum nel cannabunT 987 u 250, Minum... 
totum illut faciant dolcare' 1011 iv 180. 

dui i aria ni.: 'sancta Maria de duliaria* 1032 v 212. 

durano ni., *dur[i]anu, gens Duria, De-Vit. Quanto all'-i-, Flechia, 
nll. da gent p. 84. 

alare, v. s. betel la re. 

g edone persone' 853; idonee. 

efistula' 'de alio capite fine plateam sub ipsa efistulam publicam' 853. 

enseiitu 848, v. 8. ins. 

erbaru ni. 998, 'a lu erbaru* 1057 vili 26; da ervu; cfr. Kòrting 2849. 

ercle ni. v. ircli. 

•ergculiu unum', in un inventario di oggetti appartenenti a una chiesa 
;rroca, del 1058 vm 38; mgr ioyiifiov 'opusculum', Due. gr. s. v. 

escla esoleta aesculu 956, cfr. num. 30. 

escHptu scrittura: 4 per oc escriptu promictomus' 842. 

essita uscita: 'casa... cura trasita et essita sua' 1004 iv 41. 

k euchologia dua\ in un inventario di oggetti appartenenti a una chiosa 
greca, del 1058 via 38 e viri 67. È il neogr. tvxoXùyi. 

ex fossore ' sfossare*, v. s. cai vare. 

ejrjtetutum richiesto, v. num. 74. 

cxuti usciti, v. num. 74. 

{abaie ni. 972, num. 79, cfr. Racioppi s. v., Do Vincontiis, vocab. tarent. 
s. favaio. 

fabrito e frabito fabbricato: 'casa fabrita % 905, *parietcs frabitum* ibd., 
'pariate* frabili* ibd., 'turris frabita* ibd. (altri os. sono al num. 53); fa* 
'tritola ni. 1057 vili 26. 

ficcilergulum: ( unum faccitergulum plumatum' 1053 vili 67. Cfr. Due. 
s. 'facci te rgiuin* e * facci tergula'. 



342 de Bartholomaeis, 

faciolum fazzoletto : 'unum camisulatum feminile et unum factotum* 076, 
'camisu et faciolum et vittulu* ibd. 'faciola II*, in un inventario di mino 
del X sea, a tergo di una pergamena del 988 n 261. Nap. fauule\ cfr. 
Kdrting 3218. 

facora: 'pratis, cisternis, facora, piscino* 965. V. Due a. v. 

fagitu ni. 1060 vili 137 e faitu ni. 1057 vm 10; cfr. Flechia, nnll. deriv 
da nn. di piante, s. v. e Pieri, Arch. suppl. V. 87. 

faiana ni. 956. Cfr. Flechia, nnll. deriv. da gentil, ital. p. 84. 

falcetra: cgn. 'lohannis qui cognominata* fuit fateetra* 1058 vm 4H. 

faldata: cgn. *ursi bocca- faldola ' 1027 vm 15. 

felceta e felcete nll. 1010. Cfr. Flechia, nll. deriv. da nn. di piante, 
p. 822. 

fenitui i fenitu bero pretina 1 790 ecc.; 'ultimato il pagamento', ovvero 
stabilito il valore*. 

f croia tum: * quali ter modo case nostre ibi edificate sunt et sepe ergi 
ipsa via et ferolatum factum est* 868; ni. ferolitu; da ferula. 

ferrarum fabbro-ferrajo : cgn. 'Iohanni... qui dictus fuit ferrarum* \<l\! 
vi 193. 

'festaciares unum*, in un elenco di' oggetti appartenenti a una cbi*«i, 
del 1063 vm 206. Cfr. Due. s. ( festagium*. 

figoratu (aurum), è frequente; moneta. Nel 'Chron. Cassio/, MGH. ter. Ili 
221, 'solidi figurati*. 

fiumina: nL 'ubi proprie duo fiumi na dicitur* 1047 vii 41. 

fissicio: 'impalare ad palos bonos fissicio* 1003. 

ftectola: • faciolum et unum bittulum et una flectoln* 976. Deve esser* 
una specie di trecciuola; cfr. Due. s. fiecta. L*abr. fletta, cai. hetta (Scerbo, •' 
una * trecciuola di fichi secchi*. 

fiume: 'fine urei, qui dicitur d& fiume* 980; flumiccllu ni. 918; - 'osq«« 
in ipso fluvicellu sunt passi" triginta* 1034 v 251. 

fluminaria 960, fiume. Cfr.: caL sic. humara iumara, iU fiumana. 

forca: 'liceat... lignamen ab sci de re ad forcai facere* 991, l fbrc* *t as- 
sari indo tulisset* 1006. Inoltre: * terra campense, quem abemus ia cas*- 
padule su p ter ipsa forca* 886, ni. * forca Alfani' 1058 vili 42; * valico tra 
monti*, frequente nella toponomastica meridionale. (Cfr. Pieri, Arch», sappi 
V 181). - forcata: «turris forcata* 1012; nL forcatetla 1040. 

forcati: ( abet fine... quomo forcati fleti sunt 1 837. L'edit annota: 'f*** 
C'iti, idest terminila*. Ma più che 'termine* in genere, varrà qui "un filar* 
di arbusti piantato come termine*. L*abr. furcatc è 'una specie di rv*r« 
di legno*. Ricorro furhata anche nell'otrantino, Pellegrini, Arch. toppi. *** 

foretnni forestieri: 'ipso genitor meus terra ipsa ad casa faci*» n do m •!*- 



Spoglio del Codex Cavensis; § V. 343 

tam abuit ad foretani hominibus' 1000. Secondo l'edit vive tuttavia nel 
dial. salernitano. È inoltre del nap., D'Ambra a. v., e del cai., Scerbo s. 
fori tao u. 

forma: ni. 'da la forma' 1041. Col signif. di 'canale irrigatorio* vive 
ancora nel roman. e nell'abruzzese. 

fornello: ni. 'a la fornello' 1064 vtn 299. È probabilmente un neutro pi. 
con art. feminile. 

fosara e fusara: ni. 'ubi ad ipsa fbsara dici tur" 956, 'pecia quod vo- 
camur a la fusara 9 988, 'subtus ipsa via ubi sunt fusoria' 1020. Il Due. 
traduce fu saria per 'bosco*; ma qui s'avrà da intendere nel senso che ha 
il nap. fusarf (cfr. il lago del Fu sarò), cioè ' palude \ 'luogo da macerar 
canapa'. V. D'Ambra s. v. 

fragina ni. 1034 vi 18. Probabilmente farragine; cfr. KSrting 3148, cui 
agg. l'abr. cai. ffrraina firraina ferrana. 

franciscu: 'liber contenente franciscu* 1042, 'il canto detto francesco'; 
cfr. Due. s. francisca nota. 

frangere: cgn. 'Johannes qui dicitur /Van^t-tremesse * 1063 viri 23Ò, 
'cambia-tremissi*, cioè * cambiammo neta*. Oggi dicesi, nel pagi., sfrangi quasi 
'spezzar la moneta'. 

l frabrica antiqua' 960, v. num. 53; - fravica: • ubi sunt fravice et crocta' 
1036. Negli 'Annales Caven.* MGH, scr. Ili 191: casalem in Apulia qui di- 
citur f rabica. 

fravicare fabbricare: 'in ipsa curte fravicemus ad petre et calce' 995» 
Cosi nel caL, Scerbo s. v. 

freedara ni., frigi da ria; fregdola: ni. 'aquaque dicitur fregdola 9 1058 
vili 86; cfr. Schuch. II 415. 

fresa: 'manule de siricum unum cum liste in fresa 9 1057 vm 26. V. Kòr- 
tiog 3464. 

frexoria padella: 'caldara, frexoria^ catena* 1028; abr. frfssgra, ecc. ecc. 
Nel Regim. Sanit soffressare, gloss. s. v. 
furano ni.; *fur[i]anu, Furius. 

gabatary ni.: 'ubi a li gabatary dicitur' 1062 vm 185; - occorre an- 
che gabatale nome d'un torrente. Cfr. Racioppi, s. Lavello, e Salvioni, 
Post 264. 

gaiusu cgn. ind., v. num, 7; 'gaudioso' gaio. Nella Cron. del de Rosa, 
p. 432: 'chi vo stare iaiuso et frisco'. 

galdo bosco: 'oziente ipso galdo in caput confixerunt alio termine* 1034 
vi 20; gaudo nel De Rosa, p. 431 ; cfr. Kdrting 8850, Racioppi s. Gaudello. 
• gualdiizulu ni.: cfr. Pieri, Arch. suppl. V 109. 
gallara, v. num. 82. 

Archilo flotto!, ita!., XV. » 



344 de Bartholoroaeia, 

pannare ingannare?; cgn. 'Iohanni qui vocatur a 9amuz-episcopu** 91)2. 

gattu: ni. '</a«i«-mortu* 1036. Può ossero tanto * gatto*, quanto 'gattic**, 
e può anche indicare qualche altra specie d'albero. Cfr. Avolio, Arch. 
suppl. VI 84, Nigra, Arch. XIV 279. 

gauro ni. scafa, canale. Cfr. Due. s. gaurulus. 

gebiruti: ni. 'vallonem qui dici tur da li gebvrutV 1063 vili 204. Andra col 
prov. geberut, cat. geperut, Kòrting 3666 (gibberutus). 

germanui 'deant mihi dua quartana de gran uni et dua de germanu' &JJ; 
sic. jrmanu, cai. jermana % segala. 

gettami 'unum gestaru bete rem' 1006. V. jestarum. 

giUo 4 giglio' nprs.: 'lohanne filio gilio* 1063 vm 209. 

glutta grondaja: 'casa... cum proprie glutte de ipso solarium cecid*»n- 
tem 853; num. 52. Cfr. s. guttali. 

gorga: ni. *ubi ad gorga de lupenum dicitur* 1042; cfr. sic. urpw, cai. 
murga pozza (Scerbo); Pieri, Arch. suppl. V 150. 

grade: 'plenarie ipso grade fabrite' 1030 v 194, 'ipso grade de fora*' 
ibd.; gradinata, cfr. D'Ambra a. grado. Il De Rosa, p. 426: 'mende sagli v* 
per le grade della porta faveza*. 

granaexe: 'insitent de robiolis et zenzalis et granacze* 1062 mi IrW; 
4 granati* melagrane; v. tuttavolta il voc. it. s. granacela. - granacsit*m 

1062 tiii 189. 

grancaria e grancario (fiume) 1007. Cfr. Kòrting 1560, Pieri, Arch. 
suppl. V 111. 

grecesca grecishu greco, num. 6. Il De Rosa, p. 432: 'buon Tino greci \cì 
<:friaco)\ 

gripta: 'super gripte ipsius ecclesie' 960. 

grosena: 'suscepi... launegild grosena una* 1043, t grosinam* 1054 ti: 
259; neogr. xovaiyfj 'specie di veste*. 

gru j tatto nL; grutianu, *Grutius; nel CIL. Grusius. 

gubitu guvitu gomito; num. 36. 

guerdile: 'bommeres duos, falce s sex, serram unam, guerdiles quiaqu** 

1063 viti 210. È l'abr. v?rdfl{ vfrdelicchif, nap. verdfn? trapano, »u^- 
«niello. 

% guilfati dui cum locto* 1043. Cfr. Due. s. guilfa, Kòrting 8891. 

galea: 'assias dua9, ponzonom ferreum unum, guleam ferream unam* 1<».'. 
tiii 210; 'ago* o 'sperone*. 

guttali: 'muro proprium inde pertinentem cireumdat cum guttali sui* Sri-*. 
Cfr. Due. s. 'guttarium' che è noi cai. gutiaru stillicidio (Scerbo), sic g**- 
t^ra (Ni co tra). Nel sic. anche guttena, - V. glutta. 

iactare piantare: 4 potestà tem abeamus... vite» ibi \actare' 1022. La po- 
polarità sombra attcstatisi dal cgn. 'iacta-bitte.*. 



Spoglio del Codex Cavensis; § V. 345 

Jannu Jannacci Giovanni, Giovannaccio, num. 55. 

jaole ni., Due. jaola "career*. 

jenca jencu giovenca -o: 'venumdetur medietatem meam de una jenca % 
<]uod commune habeo cuna Leone* 968, *relinquo... fi li e mee... genca una* 
1028, 'tres capita de bacce e unum de gencu' 1042, 4 de ipsi gengi et de 
ipsi pulii tri' 1043. V. Salvioni, Post 266. 

jestarum: 'unum j estar um plenarium* 1029, 'semper ipso jestarum aven- 
dum* ibd. Cfr. Due. s. gè sta ri um, gestatorium. 

ignei 'si amplius... inde habuerimus, faciamus ille salbe absque de igne 
«t zala' 996 m 53. Traduce il popol. 'fuoco* fulmine: Mal fulmine e dalla 
grandine*. 

impetanate: *cone impetanate* 986. 

incannare: 'legare, zappare, incannare* 1041 ; operazioni attinenti alla cul- 
tura della vite. 

Unformatorem ferreum unum* 1063 vili 210. S'avrà da leggere 'inforo.*? 

ingendio, cfr. num. 41. 

inienium volontà: 'si per nos ipsi forsitans per quolibet inienium retor- 
nare quesierimus* 860. 

insetitu: 'arbusto bitatu et castanietu et inselitu 857. Nel cai. nzitari vale 
4 innestare* (MorisaniJ; ma probabilmente si tratta qui di una specie di pianta. 
Cfr. Kòrting 4333. Abbiamo difatti anche insite: 'castanee suo tempore et 
rubiole et insite colligere et seccare* 1021 y 39.. 

intaUalum: ' sindone m siriaticam in intallatum* 1058 vili 66, 'oralem 
unum cum intallatum" ibd. Cfr. Due. s. v. 

intefanaria antifonarj 1029 v 171. 

insevare innestare: 'inpiciamus (= incip.) ipsos tigillos inserare de ipsa 
zenzala' 1024. 

insirtitu: 'ad pastenandum insirtitu et zenzale ad insitandum* 1022; - 
'pastenemus et insitemus ibidem inserte et zenzale* ibd. - insertelli 1015. 
Nap. abr. nzierte nzcrtf innesto. V. Salvioni, Post. 266. 

joncatella: cgn. 'Constantini jonoatella* 990; * giuncatala *? 

Ireli ni.: 'sancta Maria de IrclV 988, Ercle; v. num. 6; oggi Erchie. Da 
hircas *hirc'li, o fors'anco da erica *er*cl'a; cfr. Pieri, Arch. suppl. 
V 86; cai. erga. Erckia è nome di un villaggio di Terra d'Otranto. 

itela 'isola* frequentissimo; ni. da la iscla 1035; isclitella 1064 vili 268; 
Arch. IH 458. 

jubene giovane: cgn. 'lohannes j.* 1012. Jovene Jooane e si in. son cgn. 
assai diffusi anche oggi nella Campania. 

judaica giudecca: 'in ipsa judaica' 1012, Ma giudecca di Salerno*. Cai. 
judeca (Accattatis). 



346 de Bartholomaeis, 

jumenta e jummenta cavalla : ' tres caballos et due iumente* 966, 4 d*cera 
capita de jumentem* 990, ' jummenta una pollitrata' 1029; abr. jernmenda, 
pogl. summenda. 

juppa giubba, in un inventario di oggetti domestici del 1053 tu 198. 

tabandara: 'fine ipso genostrito de ipsa labandara* 917. 

labe ni: 'ubi dicitur a la labe" 1048 vii 85. Da labe», donde anche i 
nap. tarent. lavori? lavorone (D'Ambra, De Vi neon ti is), abr. lama franare. 

labellu ni.: 4 ubi... a lu labellu dicitur' 1022. Lavello è ni. in Capita- 
nata. Il Racioppf, s. v., riferisce dal Marini, Papiri Diplom. p. 363: 'La- 
bella sono quei ricettacoli di marmo e talvolta di legno posti a pie de' pozzi, 
che la figura hanno di que* vasi o conche che si adoperano pe* bagni*. V. 
Kòrting 4600. 

ladicu laico: 'si non fuerit de ipsi filai mei clericus vel presbiter et **- 
set ladicum' 901, 'faciat ipse filius meus qui fuerit ladicu... scire* ibd., 
'ipso filio meus et eius eredes... qui fuerit ladico* ibd. V. Gorra, Stndj di 
filol. rom., VI 591, Guarnerio, Arch. XIII 120 

lancella: "una lancella de mele ' 1052 vii 192. È delPital. e di tutti i dia- 
letti meridionali (campb. randelli rungielle. D'Ovidio, Arch. IV 147). Per 
l'etimo (lagena Magen'la), t. Flechia, nll. deriv. da gentil, ital. s. Nan- 
zignano. 

languvardica: 'cartula languvardica 9 972; di scrittura longobardica. 

lapella ni.; lapilla. 

lata larga: ni. ' petra-fcz/a '. Gfr. Pieri, Arch. suppl. V 148. 

ianna: ''Invine de aqua pluviale que inde discurre solunt* 1035. V. Kòr- 
ting 4004, Salvioni, Post. 266, Xigra, Arch. XIV 284. È anche del cai, 
Scorbo s. v. La Lavenara è, come ognun sa, nome di un rione di Napoli. 
Inoltre: 'sicut doscendit labinario qui exiet per defusorio do ipso moro* 
990 1010, ( ubi ad silva et laminata dicitur* 1019. 

lempe ni., Due. lempa 'specie di pesciolino'; ni. aqua de lempcU. 

licina susino: 4 ubi erat /teina' 1061 vm 164, 'scepto palos de quern* 
maiorì et Heine quo ibi sunt* 1061 vm 174; *ilicinu, Schuch. II 243. 
Geci, Arch. X 175; è anche dell*abr. e del nap.; - Ucinitu 950. 

Licinianum ni. 997. V. Flechia, nll. deriv. da gentil, ital. s. v. 

lingnissa: 'casa lingnizza* 1047 vii 35, altrove, lignitia; casa di ltgtft» 
capanna; cfr. 'scala lignitia* 1034 vi 8. 

lenola: 4 una colcetra ot una lenola 9 1047 vìi 61. Gfr. Due. s. lena. 

lìnzara ni. 1049 vii 95; *lentiariu (lens). 

locillettt: • terra qui est locilletu et urtatu' 826; 'nocelle to', avellaneto. 

lurinianu ni.; *lurinianu, 'Lurinius, cfr. Lurius CIL», gens Lo- 
ria nel De-Vit. 



Spoglio dol Codex Cavensis; § V. 347 

lumbone: 'dorso di monte*, giogaja: 'traversante (il confine) ipso bai- 
Ione et lumbone qui ibi est' 1034. 
lupara ni.: * fossa lupara 9 1058 via 80. 

lupinelle nL 1045. Cfr. nura. 80. 

macerata ni. 9S0. Cfr. Korting 4962, cui agg. abr. màcerf (proparossitono!) 
4 macchio di pietre', nap. macera 'muro a secco' (D'Ambra). Per il ladino: 
Asc X 453, Salv, Nuove Post. s. v. 

macharonè ego.: 'Mari qui dicitur *n.* 1041 vi 153. 

maimanum ni.; *m amianti, Marni us, v. num. 54, e cfr. Flechia, nll. da 
geni. s. Magnano. 

maiorinum: 'ibidem animalem maiorinum. intrare non possant' 965; 'ani- 
male maggiorino ', nato nel maggio. Ma qui più probabilmente 'animale 
grosso'; cfr. nap. maiurine sost. 4 maggiore, capo* (D'Ambra). 

mairano nL 1020. V. num. 54 e cfr. Flechia, nll. da gent. s. Marano. 

mallum ni, ci lascia troppo incerti circa la sua provenienza. Nell'altro 
ni.: malluni 1064 vm 364, può essere tanto mallone quanto il npr. Mal- 
Ioni us GIL; cfr. p. 254 n. 

mandrelle ni. 995, e mantrelle 1064 tiii 290. 

manganellu cgn.: 'acceptore qui dicitur m' 1061 vm 181. E cgn. tut- 
tora frequente nei Mezzogiorno. In quanto al signif. di 'maciulla', v. Kor- 
ting 5052, Morosi, Arch. XII 94. - 'arare et manganiiare illa [cesina] cum 
bobes* 1031 ' manganeggiare '. - manganaru: 'm. unum largum qui dicitur 
paulinum' 1018; pare che indichi strumento attinente alla pesca; cognomi: 
4 Sergius qui cognominatur m.' 1063 vm 220, mangnanara 1057 vm 15. 
Anche manganaro si incontra fra' gentilizj meridionali, in ispecie fra* si- 
ciliani. 

maniixi guanti: 'fecimus launegild marni: si nuscini pario uno* 875. 

mannarinus cng.: 'Leonia qui vocatus ost m.* 1061 vili 167. 

'manule de siricum' 1029 v 171. Cfr. Due s. manulea. 

mareangello * sorta di vitigno': 'bitineo marcangello* 974, 'vinea betere 
qua est marcangellu' 980. Cfr. nap. marcangegne (D'Ambra). 

marzecanum marsicano: cgn. 'Ignilfreda de m.* 1023. 

mascianum ni.; *masianu, Masius, C1L. Dallo stesso pers., più tosto 
che dm 'Tommaso*, il dimin. Mascinus 1064. 

mascltUora ni.: 4 ad m.' 1024. 

moscio 'maschio* serrarne: 'cUbem ibidem et masclo ponamus* 1040 
ti 122. 

massana: ni. 'mela-mattana* 1045; forse 4 selvatica*. Cfr. Due. s. mas- 
sanns. 

materia: 'Petri magistri de Cilianu, qui facit materie da barche' 991; ar- 
redamenti, attrezzi. 



348 do Bartholomaeis, 

matra madia: 'molia a macinare pari una unum, matram unam, pari uni 
de bobi, a9Ìnum* 1063 viii 210. Ricorre anche nel De-Rosa, p. 433: Meooa 
per lo ffuoco, tavole, matre\ Od. nap. martora martola. 

maironiana ni.; Matronia o Matronianus, De-Vit. 

maurisculu ni.; 'moresco', gelso mora? 

melarium 'luogo da serbar mele*: 'mela re pò stara... reponant in meta- 
rtum... usque dum illa inde tollamus* 1029 7 169. V. Schuch. I 183, III 9*.'. 

mercatum * piazza del pubblico mercato*: 'introire in ipsa rebus nostra 
da lu mercatum* 996 in 49; mercatella ni. 1043; cfr. 'liceat illis par iteli* 
indeque et per mercatellum foli a co ili gè re et lingna abscidere et tol- 
lero* 1018. 

messaru ni.: 'da lu messaru\ Cfr. Due. a. messarius, 1. 

metiu mezu mezzo: 'pedi du et metiu % 798, cgn. *m*5i#-pane* 1038; ma- 
ttona, 'terra m.* 880, unum solidum constantinum aureum bonum mei** 
num* 1012; meiana ni.: 'turre rupta m.' 1032 v 215. 

milillam ni. (cfr. mila, num. 12). 1 cgn. milillo mettilo e sim. soa Ur» 
gamente diffusi nel Mezzogiorno. 

mineaneum: 'casa edificata cum mineaneum* 1009 iv 151, 'si boluent 
mineaneum face re supra ipso anditum* 1056 vii 281. Cfr. Salvioni, Nuot» 
Post. s. maenianum, e il cai. vignanu terrazzo. 

minarti ( aqua ad minandum ipso molinum' 865. 

mitilitwu ni.; *metilianu, Metilius. 

mollicellu cgn.: Johannes w.' 959. 

monacelli* ni,: 'valloncello da m.\ 

mortitum mirteto: 'ipso silbosum et mortitum roncare et seminare* l".* 1 *. 

murice muriccte: 'rectum descendente erga murice de petre maiorì* \ {t,ì 
in 100. V. Flechia, Post sul nome 'Nuraghe', p. 878. 

maricino: 'intus hec cibitatem (di Salerno) inter muro et murici*. * 
1022 ecc. Probabilmente 'il muricino' era la cinta interna delle mura el- 
udine. Il Due, a. v., cita lo stesso ea. da altra carta salernitana* 

murtula ni. 854. Il bl. murtua è 'muricino* (Due a* v.); ma qui for*> 
è da ricorrere a myrtua. 

'musio unam* 1058 vili 38; mgr. fiovoiay, Due. gr. a. v. 

mutu mutuo: 'in mutu accopit.,. tremisse uno* 871. 

necessum y v. num. 121. 

niblonis: 'aqua n.*. Sarà da 'nibbio* e andrà con 4 aqua palombari atr;- 
cara' e simili. 

nucerese nocerano: cgn. 'filius Amori n.* 1024. 

nuscinii: 'manicios macinìi pario uno* 856. L*edit annota: 'idest cbira- 
tbecas cum fibulis*. 



Spoglio del Codex Cavensis; § V. 349 

olibe ulivi: 'super ipsa via in qua olibe sunt* 1048 vii 97. 

olititi* : * re bus ipsa.., que est quertietu et olicitu* 856. Cfr. Due. s. oli* 
cium. 

opera operaio o giornata d'opera: 'dent... tribus kopera ad vi n de mi are* 
1061 vili 175. 

*orarum et ammittum 1 1029 v 171. Cfr. Due. s. orarium; Salvioni, Arch. XII 
418, XIV 211. 

oratusu ni.; sarà da orata* il noto pesce. 

'organea da binum' 988 ecc. E l'od. cai. argani agràhi stoviglie pentole; 
qui 'arredi da far vino*. Il cai. ha anche ruganu, che è adoperato di pre- 
ferenza al pi., secondo lo Scerbo, per indicare Me masserizie della casa*; 
cosi anche regafie di qualche varietà aquilana. Con la forma bl. resta adesso 
ben confermata l'ipotesi del Morosi, Arch. XII 93, che postulava un etimo 
*ooyayto'y (ooyavoy). 

oria ni. 1048 vii 82, orti. 

ortellu ni. 1029 v 172. 

ostracare acciottolare pavimentare: ( casam oslracare' 1059 vili 118. Cai. 
strdku coccio wnoaxoy, Morosi Arch. XII 93. Il 4 Chronicon Salernitanum*, 
MGH, scr. III 517, ha il seguente prezioso passo circa il significato di 
ostracare; 'praesul... ite rum ecclesiam mire pulcrìtudinis construere fe- 
'cit, et pavimentum parvulis crustis ac te a te Ili s tinctis in vario colore coni- 
'ponere iussit Libet me eius ethimologiam fidelibus pandore. Vocata autem 
'pavimenta, eo quod paveantur, id est coedantur; unde et pavor dici tur, 
'quia coedit cor. Distat autem pavimentum ab ostraca, nam ostracus est 
'pavimentum testarium, eo quod fractis testis calce admixo 
'feriatur; testa enim Graecie ostraca dicuntur*. 

'pactena de stamu et alia de lingnu' 1006, patena. 

padule: 'monstraberunt limite et padule* 952. 

paliidellum: 'launegilt a te recepì pallidellum * 994. L*edit. annota: € deest 
in Ducange; fortasse parvum pallium». Sarà piuttosto il diminutivo di pai* 
lido 'imagine su tela*, Due. s. v. 

palmentut 'casa et palmenti* et pila et puteum* 844, ecc. ecc.; palmeti» 
tara nL 1041; palmentala ni. 1063 vili 144; palmentateca * diritto di pal- 
mento*: 'deant mihi voi in partibus ipsius ecclesie unum parium de pulii 
boni prò palmentateca' 1042 vi 201. 

palomba ni. 'pars ipso flubio ubi palomba dicitur* 1000. 

palumbulìz 'castanei palumbuW 1033 v 231 ; una varietà di castagno, che 
non mi riesce di identificare; ni. 'ad palumbulu' 877. 

pandula: ni. 'da p.\ Cfr. Due. 8. pandulus. 

pannillum pannolino: 'pannillum de serico* 1063 vnr 209, 'pannilli se- 
rici decem* 1006. 



350 de fìartholomaeis , 

pappai nanna- , v. Duro. 115. Un nprs., passato a ni., è il basii. Papati» 
cero, Racioppi a. Cor tosi mo. Di mio posso aggiungete un Papaluco o Pa- 
pa lupo, in And ria, terra di Bari. 

parodisti ni.: 'in locum Mitilianu, ubi parabisu dici tur' 1052 vii 177; pa- 
raviso nella Cron. del De-Rosa, p. 438, 467; cfr. Salvioni, Post 270. In 
quanto è ni., varrà 4 giardino', 'frutteto*; cfr. Avolio, Aron, suppl. VI 92. 

paratum: 'lectum meum paratura" 1009; 4 con cortinaggio*. 

paraturia: 4 dua paria de vovi cuna omnia iliorum paraturia % 1053 vii 19*. 
4 asinum cuna paraiuriis suis* 1063 vm 210, co* finimenti. Il Due a. v H 
riferisce p. dalla Hist. Cassinensi». 

parettne ni. 1030 v 191. 

pare pajo: num. 10; pari paja: 'dentar ei... dua pari de calzari' 102* 
v 142. 

par giare: 4 ipso ambo germane propter ista tradictione, quod illarum fe- 
ci t pargiare' 1009, condonare. Cfr. Due. s. pargia. 

pariete: i parietes fabritum* frequente, 'a partibus merìdie fine ipse pe- 
risti antici* 942; frequente anebe il ni. 'pariti de Nuceria*. Come masch., 
è nel pugl. e nel sic, e vale più specialmente 'muro di cinta a secco '. 

porr ella ni. Cfr. Due. s. parrà e parrile. 

pastenare passim. V. Ascoli, Arch. IX 177-8, Salvioni, Post. 270. 

pastinellu ni.: 'ubi propio ad paHinellu bocatur* 905. 

pau pagu; num. 37. 

pauUnum % v. magnanarum. 

pecaì-a ni.: via de pecora 969 1016. Cfr. Mussati* a, Beitrag 28. 

pecte ni.: *ubi ad pecte dicitur* 1046 vii 3. 

pecuru montone: 'due salme de vinum et unum pecuru 9 1047 vit 52. 

peeiu ni.: *a lu peczu* 1043; pezzo, 'pinus picea*. Dì qui forse il al. 
piatilo 1012. 

palamento: 'licentiam habeamus... iutroyre... et palamento f attendata' 
1050 vii 135. Non è ben cbiaro se qui si tratti di 'fondamento d'edificio'; 
v. Salvioni, Post. 270, Arch. XI 371. Nella Cron. del De Rosa, p. 437: 'foro 
cavate le pedamenta de la ecclesia*. 

pede piede: 'passi deeesepte et pedi du et metiu* 796; ecc. Citerò iaoJ« 
tre: 'fabricare in ambo ipsì pedi de ipsa terra* 1022, pede de piagne 'piasti 
di pino* 1028. 

pento dipinta: 'sin don es penta* 1042. Il De Rosa, p. 437; 'eraaes usa 
figura de la Vergine Maria penta\ - Per penta ni, all'i neon irò, cfr. il eerso 
penta 'parte scoscesa di colle, oppure acquatella che pende dai monti*. Osar* 
nerio, Arch. XIV 400; e v. Asc. VII 141-2. 

pera pere: 'quanto noci et pera inde colloxerimus* 1015; pera peri:'»*- 



Spoglio del Codex Cavensis; § V. 351 

stenent ibidem ficus, pera, bolumbra, cerasa, seu aliis arboribus fructife- 
ris' 1061 vili 174. 

paresse, frequente nelle descrizioni dei fondi, 4 terra peresse in fine ecc.*, 
cioè 'va a toccare il confine*. 

pescora pietre: 're voi vento per cilium et pescora" 1038 vi 89, 'aream an- 
tiquam, ubi tria pescora sunt' 1038 vi 80. Da *pesc'lu, v. Kórting 6086 
(Asc. Ili 456 sgg.; e per ciò che è del significato e del dileguo di l in al- 
cune varietà meridionali, v. ora Orassi in Rendic. dell' Iati t. lomb., 1899, 
640 sgg.)* Qui anche il ni. pescati* 999. 

pesone ni. L'edit stampa: 'da l*apesone\ Sarà invece 'da la pesone\ Gfr. 
Due s. pesso pessone, ' locus ad pastionem aliorumve animalium assigna- 
tus"; pasciona. 

pesiellum: 'corno ipse pestellum decerntt' 877. L'edit annota: 4 |>. hic ac- 

cipitur per palo ligneo ad fines designandas*. 

petroli* ni.: 'ballone qui dicitur peirolle" 1034 vi 18. 

petrone ni.: 'terra que abuimus infra cibi tate dianense super ipso />«?- 
trone % 917. 

pettia appezzamento, frequentissimo; pettiola ni. 826, pectiole ibd. 

petiolum: Mentur... ad ipsa filta mea... quatuor saume de binum mun- 
dum et due de petiolum ad iusta sauma per bindemie' 1028. 
*piccecuto cgn.: 'Sergius atrianense qui bocatur j».' 995. 

picciolillum piccolo: ' gestarum minore, quod est pxcciolillum orale* 1056 
vii 275; nap. peccerille, 

picsicuio cgn. 1064 vili 287 292. 

pigna pino: 'dentur ei per annum pò de de pingne bonum' 1028 v 142. 
Ctr. D* Ambra e voc. ital., s. v. 

piloseaciu: 'abet sue pò tea tati s una iu menta abente piloscaciu* 1014 iv 
227. L'edit annota: 'idest pullus equinus; intelligitur ea aetate, qua mutat 
pilos nativitatis*. lo qui mi limito a dire che non ritrovo la parola in nessuno 
de* vocabolari dialettali moderni o nella 'Mascalcia* del Rusio. 

pilusìnu: cgn. 'Iohannes pilusinu\ v. ind. del voi. vii. 

piniUu ni: 'ad pinillu 1048 vii 82; da 'pino*, 

piru ni.: *sum abitatori de Apusmonte ubi Piru dicitur' 995, 'fitio Ro- 
doaldi da Piru' 1004. 

pi sarei 'ipsum palmentum hibi abeamus conciatura, ut perfecte hibi vin- 
demiare et pisare possamus* 1012 iv 201, 'ipso hube tote pisemus* ibd. E 
pinsare, che si ritrova nel campb. pesa pigiare (D'Ovidio, Arch. IV 410), 
nel tarent lece pisdra 'macina da pigiar grano*, pisaturu 'pestello del 
mortajo' (De Vincentiis s. v., Morosi, Arch. IV 119 130), nel cai. pisari 
trebbiare, pisgra 'la quantità di frumento che si mette sull*aja per treb- 



352 de Barthoiomaeis, 

ciarla* (Scerbo). Pel soprasilv., v. Salvioni, Post 271. - Nella Cron. del 
De Rosa: 4 tavole, matre, vernecate piattielle, pisolare* p. 433. 

pischina 1011; sarà 'pescina*, ricavato da 'pescare*, 

'pistoreum ligneura parvulum in rebus de salitto* 1058 vili 39, 'putorfui 
scavineum ligneum * ibd.; sgabello da scabino; mgr. nurttéot *' Due. gr. *. ▼. 

pizulatu cgn. 'filius ursi pizulitu* 1020. È probabilmente 'buccellato' 
che nell'abr. suona p*ccellatf t forse a cagione di 'pizia* e spinella' fo- 
caccia. 

piagare ni.: ' dalle piagare 9 1063 vili 215, 'a parte hoccidentis fin* •>• 
cut discernit media serra, in quo piagarle da palumbi iocaiidum... suol* 
1212; ni. ad ipsu placane* 880. Cfr. 'san Pietro a Plagnro* in Basilicata, io. 
Racioppi s. Muro. Come nota d'edit, iv 203, nel secondo degli esempj sur- 
riferiti si accenna all'antico giuoco de* colombi. 

plaio: 'ox alio late re fine ipso piato de ipso monte* 917, 'ipso piai* prò- 
pinguo ipsa fon te m' 975. È 'piaggia*, frequente al masc. ne* nll. meridioni! i. 

plotone 'paglione**, pagliericcio, in un inventario di oggetti domestk. 
dì mano del sec. X, scritto a tergo di una pergamena del 988, e in altr> 
del 1053 vii 198. 

plaitum: 'taliter fecit nobis plaitum* 821; num. 40. 

planellu ni. 1047 vii 68. Cfr. Pieri, Arch. sùppl. V 132. 

platamone plataneto: 'habeamus nos ipsa viam pare ab ipsum pUt** 
mone* 976, 'bia que pergit ad ipso platamone* 998. Cfr. il nap. Chiatamo*' 
e il Piano di Chialamura in Basilicata, Racioppi a. v. 

plescora: 'Torutn in quo ipsa plescora sunt* 983. Lo stesso che jx- 
scora, v. s. v. 

plunviczu: 'uno lecto cuna lena et colei tra et plumateo plenisqoe -' * 
plumis* 815, 'plumaczu betere*, in una nota di mano del sec. X, u 261. 

più cica pulbica pi ubica pubblica num. 52. 

pluppi pioppi: ni. 'sancta Maria da li pluppi* 994. 'vadit usque in fio- 
binm de pluppi* 1047 vii 42. 

poìu poggio: 'fine... exiento in ipso poiu da supradicta bia* 957, 'ciliao 
de poiu* !061 vm 156. 

pollitm poliedro: * unu pollitru* et vacca quinque* 1043, 'da ipsi geagi*' 
do ipsi pullitri* ibd.; pollitrare s. v. 'betellare; pullistri: 'iumente dnoi*- 
cim et pullistri de oc anno quadtuor* 1045. 

poltianu ni.; +pollicianu, Pollicius. Cfr. Montepulciano. 

poma: 'omnia vinum et poma et casUnee... dibidainoV 1020. Più ea# 
'frutto*, in genere, qui e altrove può valer 'mela*, come nelTod. cai • *- 
ciliano. 

ponge cgn.: 'Leoni />.* 936. Cfr. Kórting 6439 e Duo. s. punga poag»* 



Spoglio dol Codex Oavensis; § V. 353 

pontone ni. 1049 vii 97. Varrà 'cantone', come è nell'abr., nap. e ca- 
labrese. 

ponzanti e punzanu ni. 1049 vii 99, *pontianu, Pontius GIL. 

'ponzonem ferreum unum', in un elenco di utensili del 1063 vili 210; 
Kòrting 6471. 

popilli; ni. ( ad p.\ Lo stesso che il prs. Popillius C1L. 

porclare y v. s. be teliate. 

'potatarias quattuor' 1063 vili 210; potatura, in un inventario del 1042; 
potatura in uno dal 1047 vii 54; * falcetto'. Cfr. campb. putatora, D'Ovidio, 
Arch. IV 153. 

poteca bottega: ' terra, in qua poiechis facte sunt' 1058 vili 88. Un pò* 
techa cita lo Schuch. Il 381, da una carta pugliese del 1058, pubbl. dal Mu- 
ratori, Ant it. I 190. Oggi puteca ecc. in tanti dial. meridionali. 

pozzolanu ni. Cfr. il npr. Puteolanus e la gens pu teolana CIL. 

pragellu ni. 801, *plagjellu. 

pratale ni. 1045; pratella ni. 997; pratora ni. 1064 vm 275. 

predulas: 'scamna quinque, predulas tre*, barrilem* 1058 vm 39. Abr, 
pr?tflf predella, pretfla « tavola da lavandaja'. Cfr. inoltre Kòrting 6364. 

presenti*, num. 118. 

preta pietra: ' dividere mecura ipsa cimenta et prete et ligna* 935. 

preturu ni. 1034; v. al num. 7. È frequente nella toponomastica meri* 
dionale. 

premurare spremere: 'sortionem de ipso vinum... faciad illut portare ad 
nostro cellario... et faciat illud premurare vene' 1011 iv 180. V. al num. 110. 

% prophitico uno*, in un inventario di arredi sacri di una chiesa greca, 
dei 1058 vm 98. 

pronelte, ni.; da 4 pruna\ 

Puczanellu ni. 1056. Cfr. Flechia, nll. da gentil, s. Pucciano. 

pullu: * quali ter badit (il confine) per pullu* 1031, 'saliente iuita uno 
putto, confixerunt alium termine et traversante ipsuia pullum unum alium 
termine* 1034 vi 20, 'aqua quo dicitur pullu de cerzia gallara' 1049. CaL 
vutMu 'ricettacolo d'acqua* (Scerbo); e cfr. l'it pplla. 

pumicara: terra pumicara 1060 vm 150, 4 vadit (il confine) in parte usque 
in pumicara* 1060 vili 150; cava di pomice; cfr. Avolio, Arch. suppl. VI 88. 

puteda: ni. 'aqua puteda\ Ha stampo ben popolare e va con lo spgn. 
pudio. Cfr. Meyer-Lùbke, 1. e. 774, Pieri, Arch. suppl. V. 133. Negli 'An- 
nales Cavenses*, MGH, scr. 193, è scritto 'aquam pudidanT. 

quatraru fanciullo: 'fiiius Ursi qui vocatur quatraru* 979. E di tutto il 
Mezzogiorno (cai. cotraru 9 Scerbo; cfr. eoraisima quaresima) e rivien pro- 
babilmente a *quartariu *il quartogenito' (cfr. 'Quintilio, 'Settimio', Ot- 
tavio'). Nell'abr. e in alcune varietà laziali è anche quatran? -a. 



354 de Bartholomaeis , 

qu edere chiedere: 'nos suprascripti quedsre potuerunt' 875, più volt*, 
A queset* v. num. 74. Cfr. requedere nel Regim. Sanit. gloss. a. v. 

quercia: 'aliquante viscilie et querele* 1022, ' terranei que appellatur dt 
pandula, ad ipso quertie* 863; - 'castanietu et iasetitu seum quertietu $£> 
856. - V. s. cercum. 

ranola y in un inventario di utensili del 1054 vii 250. 

rapistaru ni.: ( campu rapistaru' 1028; cfr. nap. rapesta rapistrum. 

rotatoria: 'sicut termiti fleti ssnt et media rotatoria decerni t* 1057 vi:' 
21; da *aratatoria * terra arabile*; cfr. Due. s. arata re. 

rebolla * rivolto* svolto: 'extra rebolta que facit ripa* 1023, 'terra... qu« 
ost vacuam da ipsa rebolta in super* 983, 'trabersante (il confine) ipso flu- 
bio, sicut rebolta di scerni t, et ipsa rebolta coni ungente in ripa* 984. 

reclarare 'rischiarare' dimostrare: 'ipse quattuor finis, quod reclami ipu 
cartola* 1013 iv 220. Cfr. 'Bagni di Pozzuoli* v. 229. 

rede erede, v. num. 49. 

refaneo: 'quomo medie refaneo discerni* 835; siepe, riparo o simili. Cfr. 
Due. s. refenere. 

regia: 'regia de ipso catoiu* 1031 v 208. Qui 'porta* in generate; cfr 
s. catoiu; Saivioni, Arch. XIV 213. 

reiale: 'ipsum retale de ipsa casa fabrita* 1055 vii 271, 'cuna ipse *•:»• 
lis rumpere et singulos reialet ibidem facere' 1062 vin 192; forse 'poru 
o 'cancello*, cfr. regia. 

repostar a: * mela repostara* 1029. L'editore annota: 'quae conservar! pò** 
sunt per annum*. 

rescella: 'ad solutionem dandum dixerat, ut ipsa rescella... vende re nt 
1061 viii 157, 'venumdederunt... tota ipsa rescella per iamdictas fiow * l 
mensuras' ibd.; cfr. Due s. resella. Una derivazione popolare dal nomi» 
rea, ripugna affatto. Si dovrà ben piuttosto pensare a recala •recW» : 
{cfr. facula facella). 

residuare: 'frugium... colligamus et residiemus* 1026; mettere a se«i<>» 
ordinare, assettare, ed è ancora di tutto il Mezzogiorno. 

riale rivolo: 'quomodo decurrit fiale a monte Faleczu* 973, *a pars on«a- 
lis sicut medio riale discernit* 977. Cfr. ant lomb. rial % Saivioni, Ara. 
XII 426. 

ria rivolo: 'flubio ri u-sicchum' 962, *rìi* curvu* 1008; riattUu K» 
tii 132. 

ronca roncola: 'ronca una*, in un elenco di utensili del 1042. - rome*™ 
Miceat illis de ipse silbis roncare" 952, * roncare scampare et seminar* 
1017. 

roticinu: 'ipsum inolio u... cum tina et tremola et rotidnu* 1029 v ITI; 
frullone, cfr. D* Ambra s. rota. 



Spoglio del Codex Cavensis; § V. 355 

rubiliola: 'insitetum do rubiliole et inserte* 1010. L'edit. annota: 'spe- 
cie* castanearum', ruvilietum e rubulietum ibd. 

rubiola: ' castanee suo tempore et rubiole et insite colli gè re et seccare* 
1021 v 39. 

rubu ni.: 'campii de rubu\ Mi par sicuro che trattisi di 4 rovo\ 

% ructura de ipsa piena* 1034 ti 5, l' irrompere della piena*. 

rupa e rupu rupe: 'in partibus de ipsa rupa de ipso petrone* 917, 'de 
alia parte fine sicut discernit rupa % 996 ih 50, rupu 1057 tiii 13. 

ruscili a num ni. 1048; *Roscilius o *Rossilius, da Roscius o Ros- 
si us CIL. 

rusticianu ni.; *rusticianu, Rusticus. 

sabucìtu sambuchoto, ni. 997. 

sacramenta giuramenti 798 ecc. ecc. 

salara ni.: 'ubi... proprio ad salara bocatur* 1003. 

salicario: 'ipsa iscla de ipsa cosa cum terra et salicario* 1034 T 257; sa- 
liceto. - salicetu: 'terra... cum cannietu et saliceti 856. - salicto e salittu 
ni. 1019, «saliceto*. V. Ascoli, XIV 342 n. 

saltera ni.: 'locum Nuceria ad saliera* 936. È nome d'un fiumicello, » 
varrà pressappoco 'cascata* o si in,; v. Due. s. saltus, e cfr. Avolio, Arch. 
sappi. VI 94. 

sannutus 'zannuto*: cgn. Tetri qui dicitur eannutus* 1043. 

saoma sauma sarma % v. num. 35. 

saranianisi 1717, abitanti di Saragnano. 

sarracinu saraceno; come npr. 803; 'qui de sarraceni captus fuet* 912. 

sassa ni. 965. Una 'Sassa* anche presso Aquila. 

scalciare: 'ipso arbustum scalciarent propaginarent potarent* 1003. Tro- 
vasi anche: 'ipsa vinea annualiter suo tempore potemus propaginemus et 
scoltiemus* 901. 

scaletta scaletta: 'anditum abente mineaneum et scalcila* 1026. 

scamangna: 'unum salterium et superiovi manule de siricum de scaman- 
gna % 1029. Cfr. Due. s. scara m-. 

scampare: de ipso silbis, quantum illis inde scampaberint* 980, 'liceat 
illis de ipso silbis roncare et scampare* 952, 'roncare, scampare et semi- 
nare' 1017. Il Due. riferisce scampare da una carta cassinese e interpreta : 
**ilvam in campum seu culturam redigere*. Occorre qui il tarent. scappare 
svellere, spiccare le piante dalla terra, con pp da mp come negli esempj 
che si citano al num. 34. 

scirricare: l scarricad ipsa bucto saume quindecim* 1043, 'può scaricare* 
ossia 'contiene*. Così ancora nel nap. e nell'abruzzese. Il doppio r come 
in carricata. 



356 de Bartholomaeis, 

scartare 'scarciaro' strappare: 4 ubi li scarsa-ventri dicitur' li*55 vii 
272, ni. che Terrà da una qualche erba (q. 'strappa-ventre'), che non ** 
ideo tifica re. 

sceptu, -a septo eccetto: 'tatuai in integrum ti vi qui supra vinumdedi 
possidendum, sceptu bece de via* 824, 'scepie bie andandum et ingredien- 
dum* 872, septo 1053 vu 207; - septuavimus 1047 vii 36. Cfr. numm. 32. 

sci fato e sdì fato: ( solidum sdì fato' 842 (Lucerà), 'solidi voni sci fati' 
843 (ibid.); 'moneto d'oro*, nel qual senso acche negli * Annales Carena* \ 
MGH, scr. IH 191. 

scirfa: 'deant illis ad ipsa Maria de causa sua mobilia sdrfa et p*n- 
nos et rame et alia scirfa' 1053 vii 214. L'edit annota: 'scirfa vel tarpi* 
idem ac palea. Hic usurpatur prò s tramento tori'. Cfr. Due. s. ▼.; ma ori 
v. Saivioni, 'Lomb. sherpa ecc.', in q u— to volume, p. 364 sgg. 

sciricidio sericidio schricindio siricirio: c sicut scìricidia ex casa ipsius Tri* 
selchisi decurri t' 912, 'perexiente in ipso sciricidio de ipsa casa Leoni ab* 
òati* ibd., 'casa... cum solo terre et sedimen et lignamen suam et cum 
sericidia sua* 938, 'reserbavimus... sericidium de ipsa casa nostra u«qo* 
ad cantonem' 946, siriciriis 1004 1012, 'de prima pars quod est a irin- 
cindio et fine ipsa platea' 1014 (Lucerà). Da stirici diu col signif. di * stil- 
licidio*. Mi fan difetto riscontri moderni, ma son forme ben popolari di 
aggiungersi alla serie del Nigra, Xrch. XIV 380-1. Cfr. pure Meyer-Lubk*, 
I. e. 776, Saivioni, Post 275. 

scippare: l quando eam (terra) incipere at scippandum* 983, 'ut a modo 
incipiamus eos (terre) scippare et cui tare' 984. Quanto all'etimo, v. KAr- 
4ing 2631; quanto al signif. qui pare voglia dire 'rompere il terreno' ov- 
vero 'far piantagioni'; cfr. il cai.* scippa % fare scippa 'far piantagioni d* 
viti' (Scerbo). Ma il signif. prevalente modernamente è di 'svellere*, 'strt^ 
pare', ed appartiene* a tutto il Mezzogiorno e all'ant sic. (li minni ti $a r 
paru, nella 'Sequentia beatae Agathae', pubbl da C. Cali, Catania, Feo- 
Bini, 1892). 

sclimbo: 'qua* (1° case) in sclimbo edificate sunt' 1035, 'di sghembo*. 
V. Kòrting 7555. 

scoli tare; v. scalciare. 

scontratu cgn.: 'Stephani qui vocatur se." 952; ni. 'alli scontrati". 

scrimarius cgn.: ,'Lademarius scritnarius\ v. agli ind, del voL vm Cfr 
Kòrting 7536. 

scura cgn : 4 Po tri qui dicitur da la scura 9 1054 ni 244; afflitta, derelitta 
fors'anco 'vedova', come tuttora in qualche varietà abruzzese. 

scuria scrofa: 'scurie tres porclate cum ana tres fiiios per scuri*' l ».". 
* quanti fìlli et filie de ipso scurie et de alie scurie prodicte ecclesie aa- 



Spoglio del Codex Cavensis; § V. 357 

nualiter orti fuerint* 1043, * porci scurie due et porca scuri tres' 1053 vii 
108. Cfr. l'abr. scuriazza 'donna cenciosa e vagabonda*. Non penseremo 
*l P8> r * Z *? ** dal quale ci dilunga in ispocie la tonica; né al ngr. yovoov- 
noy, dov'è tutto il grugnire. Ma ricorre insistemente al pensiero il cor- 
gor- ecc., che è tra i nomi galloromani del majale: cunn crin goret, formo 
j>lur. gouris gorailles. 

scuru ni.: 'allu sc.\ Cfr. Pieri, Arch. suppl. V 131. 

seccare: 'ipse abellane... coiligere et seccare* 953, •colligainus ille (le 
avellane) et seckemus* 959. E l'operazione del seccare al forno. 

securricla scuretta, in un elenco di oggetti domestici del 1047 vii 52. 

scdUura locazione: *seditura de ipsa terra' 968. Il Nitti, p. 24 n, cita da 
una carta barese del 1075 4 dare casas ad sedituram\ L*od. bar. ha il nona, 
agent sedeiure pigionale. Cfr. 4 in eius sid potestatem ipso case sediendum 
dominandam regendum* 872 i 98; e il bl. sedium casa, Due. s. v. 

selece selce ni. 'ubi ad selece dicitur' 1010. 

selecsanu ni. 1049 vii 102; dal npr. Sali si us, CIL. 

semmeta stradicciuola : 'sicut semmeta discernit* è formula frequentissima. 
Od. pugL sfmtnftffdda. 

sepale siepe: *in parti bus occidentis da sepale et termines* 900, 'arborea 
<*t sepali inde abscidisset* 996. E dell'od. nap. e del leccese (Morosi, Arch. IV 
Iti); cai. e sic sipala; ant. genov. secale, Parodi, Arch. XIV 16. - sepe siepe: 
'quomodo metia sepe decermi' è formula assai frequente nelle descrizioni 
do' confini; nL 'in loco sepi* 1061 vili 155. 

serolatu ni. 'ad *.* 1028. 

serra sega: *serram unam*, in un elenco di utensili del 1063 vm 210. 
Cosi nel calabrese (Scerbo); nap. serreiella seghetta (D'Ambra). Assai fre- 
quento nel signif. di 'monte*, com'è generalmente nella toponomastica me- 
ridionale (cai. serrale) , - sirrune 'crista de ipso sirrune' 1034; pugl. spr- 
raun* roccia; serruncello 994. 

setaiza 'setacci* stacci: K setaiza dua' in un inventario di suppellettili 
domestici del 1053 via 198. 

sfeczare 'sfecciare*, toglier la feccia dalle botti*: 'ipsa bucto illis a pre- 
senta sfeciare et lavare bona* 1039 vi 112. 

* sicclellum unum.' 1057 vai 31, secchietto dell'acqua benedetta, 'sicclellum 
«reum unum prò aquam auriendam* 1063 vui 210. 

silòoncinum selvetta 994; cfr. num. 106. 

siricu: 'pianeta de arici*' 1006. V. Morosi, Arch. XII 84 e 96. 

s fagilla: 'Iohannis qui dictus est sfagilla* 1061 vai 15'J. Cfr. Due. s. 
f*gia. 

sfixicii: 'impalare ad palos sfixicii et unciuni' 1005. V. fissicio e un- 
ci unì. 



358 de Bartholomaeis , 

sociro suocero: 'gcnitor et sociro nostro* 853. 

socra suocera, è frequente; e quantunque già lat., giova che gli si ris- 
contino il cai. socra (Scerbo), bar. srgkf si-ofjfmf *mia suocera* (Nitti, p. £»), 
lece, tarent. suecr? socra (Morosi, Arch. IV 131, De Vincentis 248). 

solarium: 'casa... cum proprie glutte de ipso solario in sua terram oc- 
cidente nT 853; terrazzo, cfr. Avolio, Arch. suppl. VI 97. Frequente 'cau 
subirata\ corno dicesi tuttodì nelle Calabrie (Morisani, s. saL-). Nel Con». 
Salorn., MGH, scr. IH 530: 4 turrem unam que nunc dicitar solaraia\ 

soliti sciolti, disobbligati: 'soliti exinde maneamus* 927. Così anche oeJ- 
l'ant ver», sic. de*Dial. di S. Gregorio, e. 104. 

sozza; 'comprehensimus in sorte nostra de ipsa sozza de ipso pede in- 
clita modi e tate' 987, 'de ipse sozze suprane... comprehenserant* ib<L,*po*- 
sidoinuH per soeza" 1020. È Ma quota spettante ugualmente a ciascun so- 
cio*. Cfr. abr. soccc affittuario, * socio', pugl. la sozza 1 la stessissima cosa*. 
V. inoltro, Salvioni, Post. 284, Due. s. 'socia*. 

spaiu/ne: Spaimi astracum supranum quod ibi facere debet ad TÌncli *s 
spanane* 1050 vii 281; neogr. tmayyoc. 

'spatteriutn monacum in uno volumine* 10C3 vili 209, due volte; po- 
torio. 

sprlank* ni. 1039 ti 114, spelonce 1042; 'monte de speUngaru* 1<*'J 
vili 297. 

sjM*n(fio di sporidio, v. nura. 28. 

sftt'ttitum ottenuto, v. num. 74. 

xjiicstire ogn.: U*onstantini spic^a-canzone* 1054 tu 250. Oggi *«pi % * 
ontr«i* vale 'districare' (e quindi anche 4 pettinare'); ma nel cgn. il *ìgm: 
n cm A chi <iro, 

a/MM"r:t* ni.; da 'spino*. 

^pL'to compiuto (nm. 49): * da modo et usque ad tredecim anno» spU*** 
*?•», 'post spici* tr*nl>vMiu annos* ibd. Cosi pure nelPant aquiL, MussaiU 
Kath. gioii, h. v. 

satiri- lat uni: '[tollamu*] $p>trcl<Uur<i de ipso scurie* 1043; assai proba* 
bilmonte •iporeMlatura* ciò/» *la prole delle scrofe*. V, scuria. 

*s*j*till<i una*, in un Mon-ro di cose appartenenti a una chiesa, del 1»H - 

st'irfìlu ni: *que (t-?rr*) hihunt a lu staffilu* 1046 ri! 2; cfr. KÒrfcs»- 
7741»/ 

stujnr. •cili:eH do stagno q'iattuor cum singulis patenis si militar de i**« 
gn*S l'i >i Tin % tftK 

%*<nnu,i\ aliano: v. num 51. 

f''>si'/'i//#i<> <itirna: fl qiif)d reiuolioratu fuori, sub stemaiione pretiu restaorar* 

pronubi'»!!!'!** w^'i. 



Spoglio del Code* Cavensis; § V. 359 

stamu stagno, v. num. 33. 

stratigo, v. s. * basilico '. 

strectola: *a pars occidentis fine media strectola* 1022, 'ipso andito conv» 
mune et usque ipsa strectola comune qui est* ibd.; vale 4 via stretta*, chias- 
setto. Il tarent sfrittolo è 'via stretta che dalla principale mena alle abi- 
tazioni in dentro* (De Vincentis). 11 Due. cita stridula, da carte capuane. 

stricara: 'aqua stricara* 1050 vii 132. Forse da strix stri g- (cfr. 'aqua 
palombara*). 

'sturialem unum*, in un elenco di oggetti appartenenti a una chiesa, del 
1063 tiii 209; 'istoriale*? 

stursio struzzo; 'quattuor ova de tf.* 1058 vili 39. Nap. stursf (D* Ambra). 

stutia astuzia 978; num. 49; cfr. l*abr. stuze 'astuto*. 

subtano sebi- sept- e subt-: % septano latore* e ' scòtano L* 968, K subtana 
parte* 965, 'ambo ipse pecie subtane* 976; 'sottano*, rifatto su 'soprano*. 
Oggidì dicon sottani i terreni delle case. 

subtulari: 'unum pario de brache et calzo et subiulari % 968. Lo stesso 
che subtalares, che v. in Due. s. v. ; cfr. Schuch. II 245. 

susceturio suscit-: 'me ti a casa et metiu palmentu et medio susceturio* 
'faciamus ibi palmentum fravitum optimum cu susciturio suo* 1012. L'edit. 
intende 'receptaculo*. 

Sutlinianu ni. 1048 vii 95. Cfr. Flechia, nll. da gentil, s. Settignano, e 
Parodi, Arch. XIV 6. 

tabolatum: 'terra mea... habent finis... sicut parietes et tabolatum de- 
cerne' 837; forse 'stecconato*. 

tabulicii: 'casam e di fica tana est et cum suis propriis tabuliciis et cum 
tecto suo* 853. 

tauranicum ni., v. num. 81. 

tener ella: ni. 'nuco tenerella* 982. 

4 terra campense* 854, probabilmente 'seminatorio*. Cosi Tod. campo non 
vale già 'campo* in generalo, ma ' seminatorio*. 

terra casalina: 'pettia do f. e* 799. 

ferrata: 'declaro me una terrata habere clausa et cohopertam* 843 (Lu- 
cerà). Ne* dial. marchig. tei/rata si dice per 'stanza a terreno', ed è l'af- 
ferralo ('A laborito ne gio a l'atterrato*) della canzone del Castra. 

terricello ni.: 'abbas monasterio sancte Marie de tcrricello* 1034 vi 17; 
ma poco appresso, 'turricello*. 

terzario 'sorta di misura di capacità*: 'dare... quindecim terzeria do 
granum vonum culma, mensurato ad terzario* 91)0 ni 47. 

* tetra angelum\ in un elenco di oggetti appartenenti a una chiesa greca, 
del 1U58 vili 38. 

Archivio glottoì. itaL, XV. 24 



de Bartholomaeis , 
o: 'una cuoi Maio et lohanne tiani adque mundoalt nostri per- 
inte prasentia Mari iudicam' 1004. iv 41. Ricorro xianu in tutto 
il Mezzogiorno; e anche l'ant aquìl. ce l'offre nella 'Legenna de aancto 
Temaselo', pubbl. dal Monaci, Rendic. de' Lincei, 1894, p. 954. 

tifanti ni. Nel CIL occorra il nprs. Tibanus. SÌ tratterebbe di un prs. 
applicato alla designazione fondiaria, e dì un nuovo esemplare di -f- italico 
sopravvissuto, da aggiungerà alla aeri e as co liana, 

tigna: 'si... causare aut contendere presubsarit ipsa tigna, aut si qiiod- 
cumque causationes... presubserit' 1025. E con la aignificazione, non an- 
cor tralignata, di 'questiona', oggi 'capriccio', 'cavillo'; cfr.il vocabolario. 

Urta: •tinellam et aliata tinam' 1053 vm 39, Hinellos decem' 1063 vili 209. 

tio zio: 'qui suimia tio et nepus' 954, 'qui sunt tio et nepotas' 994 hi IT. 

torcle ni. V. Due. s, torcula e cfr. Pieri, Areb. V 191. 

tornei 'duobus tome da vinaa' 1012. 

torlellario: cgn. 'Leoni (.' 1013. Cfr. l'abr. tgrtalf tgrtelg 'sorta di cialda', 
tortile; nap. tuonane, che è già nella Cron. del De Rosa, p. 434. 

tostatiti ni. Cfr. Due H. tostacio. 

tractora tractura 'sorta di recipiente': 'dantur.., ad ipsa fili a maa... 
traetora conciata per annum, ubi illuni (il vino) raponant in casa' 1028, 
'tracturu unu* 1047 vii 64, 'butti da vinura nobem et tracturia unam, trat- 
turia da vittu ti'es' 1053 vii 198. Cfr. Due. s. trattoria-3, Ascoli 1 26 87 n. 

tractorarium: 'ad saliendum usque tractorarium' 1016. Secondo l'edit è 
la stassa cosa che 'semita'; onde andrà con gli odierni trattari che sono, 
come sa ognuno, larghissime strade, aperte, a quanto mi si aSerma, fin 
dal hoc. XV, pel passaggio del bestiame dagli Abruzzi e dalle Calabrie nel 
Tavoliere di Puglia. 

trasenda 1012 iv 191; 'de tertia parte fina madia trasentitilo' 1012 iv 
199. V. Parodi, Arch. XIV 16, Salviom, Nuove Post 28. 

trasita entrata: 'casa... cum trasita et essita sua* 1004 iv 41. Come 
è noto, trasire appartiene a tutto il Mezzogiorno, dal Molise alla Sicilia. 
Quanto all'accento, cfr. il nap. trdsftf, cai. tràsuta (Morisani). 

fremesse: 'pratili auru solidi nove et unu fremesse' 823. È la forma popoì. 
del 'tremissis' longobardo. 

tribanu ni.; *trib[ijanu, Tribius. Cfr. FI., nll. da gent a. Triggìaoo. 

'triodi unum', in un inventario di oggetti eacri del 1050 vm 38 e 67. 
Cfr. Due. s. triodium, ma qui piuttosto il neogr. ipioJi. 

toppu: 'coniungebat in loppu de monte qui dicitur mandrelle' 1064 vm 
325; cocuzzolo; abr. tarent. o nap. tuppg nodo, viluppo (più specialmente 
a), cai. tuppu massa, mucchio (Morisani), o anche tappa 
o 'La Calabria', XI 28); KSrting 8238. 



Spoglio dot Code* Cavensis; § V. 361 

torre turre turra: 'rebus ipsius ecclesie et ipsa turre ad restaurandum 
et laborandum* 940 i 217, 'si... rebus eiusdem ecclesie et ipsa turra non 
laboraveritis vel restauraberitis' 940 i 218, 'torre que dicitur tegolas' 994 
ni 12; 'casa di campagna*, come ancora nel pugl. e nel calabrese. La 
forma metaplastica turra ricorre anche nell'ant. vera. sic. de* Dial. di S. Gre- 
gorio. - turricelle ni. 1059 vm 95; turricle ni. 1034 v 260. 

tremola 1029 v 174. È certamente trimodia tremoggia, tarent tramo- 
scia (De Vincentiis), abr. trempjjf (Finamore), nap. tremoia (D'Ambra), sic. 
trimoja (Mortillaro). Il finimento in -ola sarà dovuto a falsa ricostruzione, 
non senza influenza di 'mola*. 

tritulare trebbiare 1023. Cfr. Bonnet, op. cit 202. 

troccle trocclati nlL V. Due. a. trogla 'rivus, canali»*, e cfr. Pieri, Arcb. 
suppl. V 192, Avolio, VI 95. 

trofei 'uno arbore qui stat super ipsa casa et duo trofY 1045; T?o?)f, e 
qui varrà più propriamente 'la parto donde la pianta trae il nutrimento*. 
Cal.-regg. trofia cespo (Morisani) e troppa (Scerbo). Finamore: trofa 'pianta 
di gran cesto*. 

trulla: cgn. 'Sparanus macza-JruHa' 1048 vii 97; Ut. trulla truella. 
Cfr. sd. trudda mestola, Guarnerio, Arch. XIV 176. Chiaman trulli (truddf), 
nel barese, certe capanne costrutte in pietre a secco. 

trumarca : 'imperialis trutnarca de cibi tate Fiorentino* 1044 vi 267 (Manfre- 
donia). Come gentilizio ( Trimarchi) non è infrequente nelle Calabrie e in Sicilia. 

tuburio: *illud (il vino) reponant intus ipso tuburio^ qui ibidem... fece- 
rint, in organea da vinuin' 1055 vii 267; tugurio, qui più propriamente 
•grotta*. V. num. 37. 

tultum tolto: 'quantum per illas exinde vobis tultum esset* 855. Anche 
tulitum 880 I 108, v. num. 48. 

tur elio ni.: 'pecia que dicitur da furetto* 1029 v 173. Cfr. Due. s. 'toro*. 

tuseianu ni.; *tossianum, Tossi us CIL. Cfr. il ni. tute (italianeggiato 
io 'Tussio*) in prov. d* Aquila 1 . 

tur z ìlio nL 1045. Nap. turze tur lille cavolino 'torsolo*, D* Ambra, D'Ovi- 
dio, Arch. IV 406; tursi ni. basii., Racioppi s. v. 

ubilianu ni.; *obelianu, Obelius, CIL. 

uliara ni., *ulearium, che v. in Schuch. II 134. 

unciuni: 'impalare ad palos sfixicii et unciunV 1005. L*edit annota: 'un- 
cinatos et concurvos*. 



1 Negli 'Annali* di Flodoardo, MGH., script, in 385, è menzione di un Tu- 
sciacum. A torto gli editori lo identificano* con l'odierno TulUu. Sarà piut- 
tosto Tusey, che ò un villaggio sulla Mosa. 



362 de Bartholomaeis; Spoglio del Cod. Cav., § Y. 

urdini 'filari d'alberi o di viti': l urdini triginta', * urdini vestri' 1045 
(Melfi). È anche dell'abr. e può venire direttamente da * ordine '. Tuttavia 
cfr. il cab urdinu, sic. ardinu 'filari di viti*, neogr. oQdivtoy (dal lai), Mo« 
rosi, Arch. XII 95. 

urnadum: 'unam zonam qne dici tur urnadum" 1058 vili 67. Forse è da 
cfr. il mdgr. ogya, Due. gr. a. v. 

urtatu orto: 'terra qui est locilletu et urtatu" 826. 

valluncellum: 'saliebat per ipsum valluncellum da Stefano usque serra 
rotunda' 1063 vm 262. Cfr. s. ballone. 

varrilarìo: cgn. 'Leoni t?.' 1059 vm 100. 

venenuso velenoso: cgn. 'Iohannis t?.' 1064 vm 294. 

verinianu ni.; *verinianu *Verinius o Verinus, CIL. 

vetraria: cgn. 'Iohannes t?. ' 1034 vi 18; nl.mons Vetrario. Cfr. Flechia 
nll. da gent. p. 130, Regina. Sanit. gloss. 8. v. 

viridi vincoli: 'astracum supranuin quod ibi facere debet ad viridi et 
spangne' 1056 vii 281. 

vittu: 'tracturia da vittu' 1053 vii 198. 

volanum ni.; *vol[iJanuin, Volia CIL. 

zala tdXr} grandine, v. s. igne. 

sangari: cgn. 'Leo grecus z. % 1047 vii 36. Zangàra Zangàri son cgn. 
assai diffusi in Sicilia. 

k zani dui da coperire altare' 1043, tovaglie d'altare. Nel ven. oggi 'mer- 
letto'. Il Due. s. v. l'ha da una carta ferrarese. 

zapino ni. l0l2; sapinu (fr. sapin\ donde anche il ni. sic. 'u Zappimi, 
Avolio, Arch. suppl. VI 83 e Zappineta, presso Manfredonia; tarent. zap- 
pino pino selvatico (De Vincentiis). Riviene certamente alla stessa base, ma 
presenta un fatto fonetico insolito, l'abr. ciappine acciappine cipresso. 

zenzala giuggiole: 'insitetum de inserti et robiolis seu zenzale* 1016» 
'a die presente inpiciamus (=» incip.) ipsos tigillos inserare de ipsa zen- 
zala % 1024; - zenzalelum 1058 vm 70. È del cai. del sic. e del sardo logud. 
(Spano); v. Kórting 8945 (£i£v<pov\ Ma, quanto alla nas. epent, più che di 
fase italiana, par di fase bizantina; cfr. neogr. &ytypoy. Però v. FI., Arch. 
Ili 182; e cfr. Mus., Beitr. s. zenzevro. 

zippa: 'una zippa de serico' 990. L'edit. annota: 'idem ac zipo ut in Du 
Cange, tunica ex maculis contexta'. 

zita zito: 'ecclesia sancte Marie, que dicitur^ita' 1055 vii 263, 'Maurum 
qui dicitur de zita* 1060 vii 138, cgn. zito 1063 vm 254. Nel primo esempio, 
intenderemo 'vergine'. Oggi zito 'fidanzato', 'sposo'; cai. zitaggiu 'nozze'. 

zoca soga: 'animalia legata in zoca % 997. Kòrting 7574. 



LOMB. SKÉBPA ECC., 'CORREDO'. 



DI 

C. SÀLVIONI, 



Di questa voce ci ha da ultimo intrattenuti il Nigra (XIV 77), 
nella cui etimologia si può consentire, tenendo però presenti gli 
articoli 'Scherflein' 'scharf 'Schàrpe' del Kluge 6 , le disquisizioni 
del Bruckner (Die sprache der Langobarden, Strassburg 1895, 
p. 63) e le considerazioni che si svolgono più in là. 

Il vocabolo, di origine senza dubbio longobardica, è impor- 
tante anche per la sua documentata vetustà, e ben merita, parmi, 
che se ne ragioni con qualche ampiezza. 

Gli esempj antichi a me noti son questi: 

1. ann. 740: « repromittimus atque spondamus nos... ut tu deveas 
exigere... tam de terras quam fami li as seu scherpas vel peculius aut qualis- 
cumque res ad nos pertinente» 1 . 

2. ann. 774: «mobilibus vero rebus meis hoc est scerpha mèa, aurum 
et argentum, simul et vestes et cavalli»*. 

3. ann. 793: «omia scerpa si ve notrimina mea, majora, et minora, in 
tua sint pò testate m * •. 

4. ann. 795-816: «Cajetani autem... dixerunt quod invenissent homi- 
nes occiso8 jacere, et granum et scirpha, quae ipsi Mauri portare secura 
non potuerunt» 4 . 

5. ann. 853: «quando ad maritum ambolaverit, det earum filiis meis 



1 Monuin. Hist. Patriae, voi. XIII, doc. IX. Parte di questo doc. è ripro- 
dotta anche da Cari Mayer nel suo lavoro: Sprache und sprachdenkmàler 
der Langobarden (Paderborn, 1877), p. 163. Ma è strano che la voce scher- 
pas non sia, come le altre voci, longobardiche del doc. e come lo scher- 
pha di p. 256, rilevata mediante il corsivo, e che sia trascurata anche nel 
glossario. Il Lupi, e quindi anche il Trova, non avevan decifrata la voce. 

• MHP. XIII, doc. li. V. anche C. Meyer, o. e, pp. 255 6. 

■ Muratori, Antiq. V. 412. 

4 V. Ducange-Henschel s. 'scirpha'. Il passo è tolto da una lettera di 
Leone III, che regnò dal 795 air 816. 



364 Salvioni , 

toti insimul per unaquaque in dio votorum dinarii boni nonagenta et scerfa, 
quale ipsas adquistare potuerint... »*. 

6. ann. 855; «in die votorum quando tibi ad uxorem dedit filia mea 
Gotenia, dedi tibi cum ipsa filia mea, et cum ea tibi sub mundio firmavi 
casis et rebus illis masariciis juri meo omnibus, quas abere visus fui in 
vico et fundo Biliciago, et aliquantis familias de pertinentibus meis seo 
et scerfa auro et argento... > — «una cum suprascripta familia et scerfa 
auro ed argentum...» — «de predictis rebus et familia vei scerfa auro et 
argentum > *. 

7. ann. 870: «et volo ut sit eidem Gottinie post decessum viri sui 
concessum aurum, argentum, stirpa et reliqua mobilia»*. 

8. ann. 1087. Uno scherfae, * danaro* è allegato di su un documento fio- 
rentino da R. Davidsohn, Porschungen zur àiteren Geschichte von Florenz 
(Berlin, 1896), p. 164 4 . 

[9. Durante la stampa, si aggiunge il seguente esempio, dallo spoglio 
del 'Codex Cavensis', per opera del De Bartholomaeis, a pag. 356 di que- 
sto stesso volnme : « deant illis ad ipsa Maria de causa sua mobilia scirfa 
et pannos et rame et alia $etr/a», a. 1053.] 

Nelle varie forme di skùya, sherpa -pia, skèlfa (Como), la 
voce vive in tutti i dialetti di Lombardia 5 , e vi ha assunto dap- 



1 MHP. XIII, doc. clxxxi. 
* MHP. XIII, doc. clxxxx. 
8 MHP. XIII, doc. ccxlvi. 

4 Per esempj seriori, nei quali la voce compare col già deciso significato 
di 'corrodo della sposa*, v. intanto lo studio del non mai abbastanza lacri- 
mato amico e collega G. Merkel, Tre corredi milanesi del Quattrocento 
(Roma, 1893), p. 74. Negli Stat di Milano del 1498 (voi. 1°, cap. 300), è 
questa disposizione: «Non liceat uxori existenti sine liberis, a die quo 
iverit ad maritum aut matrimoni um consuma verit... de bonis parapherna- 
libus nec scherpa aliqualiter disponere». — Lo schirpa di un .documento 
francese in Ducange-Henschel s. v., rappresenterà Fa. frane esquirpe. 

5 Manca ai vocabb. bresciani; ma stirpa è di Bagolino (v. Studi di filo- 
logia romanza. Vili 29). Fuori di Lombardia, trovo la voce nella Valsesia 
(sherpa), e nel bellunese meno recente che ha schìrpin scorta, provvista» 
principalmente, pare, di bestie (v. Le Rime di Bart Cavassico, II, gloss.). 
Oltre i confini d* Italia, in una regione però attigua alla Lombardia, abbiamo 
le voci basso-engadine, di cui è detto nel testo e i cui significati già si 
sentono di qua dall'Alpi. Non so poi come giudicare le voci dialettali fran- 
cesi (valle san e o valloni?), allegate dal Nigra. 



Lomb. sherpa. 385 

pertutto il significato ben definito di 'corredo della sposa 1 * Al- 
lato a questo, abbiamo però altri valori: berg. schirpa 'nome 
collettivo degli arnesi e mobili necessarj nelle officine', vaiteli. 
scheiy e schirpa vaso, arnese di capacità, [basso-engad. schieiT* 
arnese, arnese campestre, s'cìùerpa * gli utensili campestri]. . 

Collimano coi significati moderni gli antichi? A me paro che, 
all' ingrosso, si possa rispondere affermativamente. È bensì vero 
che tanto il Meyer, quanto il Bruckner e il Davidsohn, tradu- 
con la voce per ' denaro '. Ma, prescindendo dall'esempio fioren- 
tino che non ho sottocchio e che molto verosimilmente è stato 
dal D. cosi interpretato sotto l'influenza della dichiarazione de- 
gli altri due, parmi che quella traduzione calzi poco o punto. 
Infatti il num. 2 par che con scerpha intenda di render più pre- 
ciso il valore del rebus mobilibus che precede, né può esservi 
compreso il denaro, poiché questo s'include neWaurum et ar- 
gentata che segue. Siccome poi i beni 'mobili', in quanto ve- 
stiario e cavalli, sono specificati a parte, così l'accezione più ov- 
via di scerpha sarà quella di 'suppellettile domestica' (mobili, 
vasellame, ecc.), e così pure quella del tre volte ripetuto scerfa 
di num. 6, e dello scirpa di num. 7. Il num. 1 distingue pure 
scherpas da peculius, e, visto anche il plurale, interpreteremo 
« masserizie », e ugualmente si potrà interpretare lo scerpa del 
n. 3, poiché nolrimina ben potrebbe riferirsi ai mobili semoventi, 
cioè al bestiame (cfr. sic. nurrimi novella generazione di ani- 
mali); e del resto nessuna difficoltà verrebbe anche se fosse di- 
chiarato per 'alimenti'. Nel num. 4, scirpha é il bagaglio di 
guerra, eccettuatone il grano. Ma che 'danaro' sia da escludere, 
lo prova sopratutto il num. 5, nel quale si destinano a ognuna 
delle figlie 'novanta denari e la scerfa*. Quest'ultimo passo par- 
rebbe quasi offrirci scerfa = corredo da sposa, ma esiteremo d'in- 



1 Ad Arbedo, con valore secondario, anche 'corredino del neonato*. 

1 Ha allato a se stirpa, forma che, col valore di 'corredo della sposa* 
ritorna nella Mesolcina. All'incontrano, a Bergamo è schirpa stirpe, razza. 
Questa confusione di 'stirpe* e di 'skerpa' c'è bene spiegata da un esem- 
pio berg. come gna schirpa punto di checchessia q. ' nemmeno la razza, il 
fondamento *. 



366 Sai vioni , 

tenderlo a questo modo, riconoscendovi piuttosto l'insieme di og- 
getti mobili (e forse, in primo luogo, di vestiario e monili), che 
la figlia possedeva in proprio; la qual dichiarazione, del re*M, 
pare imposta dal tenore stesso del passo. 

Non 'danaro* dunque, ma nemmeno * corredo della sposa*. A 
questo significato saremo invece venuti, più tardi per la via di 
* suppellettile mobile' 'masserizie* 'suppellettile di vestiario'; men- 
tre a quello di 'arnesi dell'officina* ecc. saremo venuti attravers» 
quello di 'masserizie, arnesi di casa*, 'arnesi del mestiere*. 

Ora a qualche questioncella morfologica o fonetica. Si può chie- 
dere, poiché trattasi di un collettivo e poiché s'hanno delle fora** 
come il vaiteli. ske)*p, l'engad. schierp, se sherpa non rappr^ 
senti, per via analogica, un antico plurale neutro venuto a singo- 
lare femminile; o, all' incontrario, se sheì*p non stia a skerjHi 
nel rapporto in cui sta orecchio a le orecchia (Mever-Lùbk«\ 
It* S r *> § 341). Io tengo piuttosto alla seconda alternativa, per 
quanto mi manchi un argomento decisivo in suo favore. 

Le questioni fonetiche son due, e si intrecciano l'una collahra. 
In primo luogo quella dell'i di shirpa, che, come il lettori» ha 
visto, già compare in documenti antichi. Potremo noi ammetter»* 
avvenuta in epoca tanto lontana quella confusione fra sherpa <* 
'stirpe' 1 , che abbiam visto offrircisi nell'engadinese e in qual- 
che varietà cisalpina, e che qui si sarebbe manifestata nella so- 
stituzione dell'/ di 'stirpe* all'è di skérpaì Non oserei né affer- 
marlo né negarlo. — L'altro quesito riguarda il p, che già cam- 
pare nel più antico esempio f , e ricorre dappertutto, eccetto eh* 1 
a Como dove s'ha shelfa 8 . Il Bruckner, p. 145, trova che g.a 



1 S'intende che si tratterebbe sempre di 'stirpe* come voce dotta; e- 
come voce popolare, avrebbe questa pure avuto* un è. 

1 Non capisco perchó il Bruckner, o. e. p. 145 n, non tenga conto di que- 
sto esempio, ne di quello del num. 3, che di corto turbano alquanto il * • 
ragionamento intorno alle sorti di rp nel longobardico. Dubita egli for** 
dolla lezione del Finazzi ? 

• Questa forma è a Como ben antica, come può rilevarsi dall'art 4 aeh*K» 
n<»l Voc. del Monti. Il / non oppone difficoltà alcuna; vedine intanto li»'» 
Fon. mil. §S 211, aggiungendo, che folci, forca, e bolca 'biforca* occor- 
rono in fonti scritto e in varietà vive di Lombardia. 



Etimologie. 367 

prima della metà del sec. VII, i longobardi avevan ridotto la 
combinazione rp a r/J e del fenomeno allega parecchi esempj che 
pajon togliere ogni dubbio intorno a questa affermazione. L'ec- 
cezione che per offrirci scherpa va dunque spiegata, vuoi col ri- 
tenere che il legittimo alternare di f e p in molte voci d'ori- 
gine germanica 1 sia stato presto analogicamente esteso a altre 
voci, come scerfa, nelle quali storicamente era legittimo solo il 
f; vuoi ricorrendo anche qui a 'stirpe'; vuoi ammettendo che 
al longob. skerfa siasi venuta poi disposando quella base franca 
che ne'dial. seriori di Francia compare come esquerpe (esch-), 
esquirpe*, col significato di 'sacoche, bourse, aumonière'. Ma 
potremo noi ammettere un'influenza franca nel 740? 



Lomb. sugacho. 

Della sherpa della sposa lombarda faceva parto, — e in Valmaggia e 
forse altrove lo fa ancora, — un indumento che nell'antico glossario ber- 
gamasco ò chiamato ol sugacho e tradotto per 'capitergium* (v. Lorck, 
Altbrg. sprd., p. 102.) La identica forma è accolta come voce antica nel 
Voc. del Monti e tradotta per 'sudario, pezzuola, fazzoletto'. Il Lorck non 
chiosa la voce; bensì, ma parzialmente, l'Horning (Zeitschr., XX, 335), che 
legge svgàcco t ravvisandovi un derivato in -cicco. Sennonché il Cherubini 
registra, come voce antiquata, sugacòo (cfr. inil. eòo capo), specie di velo 
bambagino da mettere in capo alle donne; e .vt<- sijaho (cfr. ho capo) vivon 
sempre a Gevio e C&vergno di Valmaggia, per un 'panno di tela bianca 
con cui si coprono il capo le donno andando alla chiesa, in processione, ecc.'. 
Si tratta non d'altro che di 'asciuga- capo'; e per la storia e i più precisi 
significati se ne può intanto vedere il Merkel a pp. 18- 19 dello studio ri* 
cordato nell'Articolo precedente (s. sugacapita). 

Pav. ront, trent. ròtter y rompere. 

Queste forme, la prima delle quali s'ode nell'Apennino pavese e ha i suoi 
analoghi in qualche regione pedemontana e tra i Franco-Provenzali (cfr. 
Arch. HI 38), si risentono dei participio: rótter di rotto, e ront di un *rónto 
che vive sempre a Teramo (ronde rotto, ernioso) e rappresenta un analo- 
gico *rumptus o *rump'itus. Del perfetto si risente invece il march., 
roman. e reat róppere. 



* Ai molti esempj noti, è forse da aggiungere l'a. march, canfguni 'cam- 
pioni'; v. Pèrcopo, La Giostra delle virtù e dei vizi, vv. 461, 548. 

* L'i di questa forma potrebbe dar ragione dell'i di shxrpa ecc. che ap- 
punto compare quando l'influenza franca si può con maggiore verisimi- 
glianxa consentire. 



368 Salvioni, Etimologie. 



verasus. 

Nelle note marginali della Toscolana alle Egloghe del Folengo (v. Luiio, 
Studi folenghiani, p. 34) si legge questa postilla: 'verasus est spiritai 
qui vertit in lupum et infantes vorat\ Questo verasus sta di eerto por 
un verds del dialetto mantovano, forma che ben ci potrebbe ricondurre « 
vorace. Sennonché, nell'Alta Italia medievale e ancora oggidì in qualche 
parte, si ha loto ravnse (e anche cani ravasi in Bonvosin), di che v. le mi* 
Postille e le Nuove Postille al Vocab. lai-romanzo, s. 'rapa*'. Ora teret 
ben potrebbe non esser altro che la forma me tate ti ca di un *ra- o iwv. 

piem. vitfsk, vecchiccio. 

È bella continuazione di ve tu «tu. Per sh sostituito a *f, pento a rf$ka 
altoit. -arista, parm. fradlash surlà*ka = fradlastfr] fratellastro, ecc. 

berg. leena, edera. 

K egna (I. effna) n eli* A ssonica, éena a Ponte S. Pietro. Se consideriamo 
che in Brian za la stessa pianta è chiamata énguen *- (v. Cherubini, V 304 . 
non esiteremo a riconoscere nelle forme bergamasche un *èn§na % come <:n 
feminile ovverà mente il pi. neutro di énguen. Cosi siamo a 'inguine*; e lavi* 
ad altri il ricercare come questo nome sia venuto all'edera, contentandomi 
di ricordare che inguinale inguinaria pur dicono una pianta. 

Una sicura e bella continuazione di inguen l'abbiamo poi neir*nga<J. 
dingla (Palioppi, 8. *iglia*) s . 

tic. soSnà. 

Significa ' governare il bestiame' 'dar da mangiare al bestiame'. Nelle m.* 
Postille al Voc. lat.-rom., avevo ricondotto la voce a sustinere, e pro- 
savo, per la conjugazione, che vi si fosse immesso ' sostentare' o qualch* 
altro sinonimo in •ère. Ma allora non conoscevo se non le forme, apparso* 
temente rizotoniche e assai diffuse: sós'na ecc. non sapevo cioè ancora, eh* 
nella Leventina s'abbia invece: su/tfna ecc., forme che necessariamente eco* 
ducono ad altra base; e sarà la stessa che nel frane atsaisonner, cioè li- 
tio. Si pensi che nella Valtellina ò seson appetito, e che il Monti ha ud 
tosnds 'nutrirsi bene*. L'o della prima* sillaba ò per assimilazione a qu*ll> 
della seconda. 

tic. salédra. 

E voce della Leventina e di Blenio, e significa 'doccia' 'doccia per far 
saltare l'acqua' 'grondaja'. Riviene a salire; mail derivato non ci rilut- 
terà chiaro se non pensando al Ut. salebra, luogo aspro e dimoi* ài 
una via, quasi 'luogo che va a salti'. A questo starebbe *sa tetra (on<J* 
salédra), come palpetra a palpebra, ecc.; v. Ascoli, Studj critici, U 
35-6, 96-7. • C. S. 



1 [Mi permetto di ricordare il neo-prov. l-engue* già citato in Arca t 
03 n; alla qual nota ho poi aggiunto, a penna: « Dip. d. L Meuse: i»/^ 
aine, Cordier 36. » — O. I. A.] 



I RIFLESSI ITALIANI 
DELLE ESPLOSIVE SORDE TRA VOCALI. 

DI 

SILVIO PIERI. 



Sommario. — g I. Lo stato della questione e il mio assunto. — § II. Le 
sorde nelle voci piane in -a. — § III. Le sorde protoniche. — § IV. Le 
sorde postoniche. — § V. Le sorde nel verbo. — § VI. Le sorde sus- 
seguite da R. — § VII. Nota finale. 



§ I. — Prima del Meyer-Lùbke, dal Diez venendo all'Ascoli, si ò 
sempre affermato senz'altro, che la incolumità delle espi, sorde lat. (e, 
T t p), tra vocali, apparisse nelle serie italiane più frequente di gran 
lunga che la loro digradazione nelle rispettive sonore (g, d, v). Si ve- 
nivano però registrando gli esemplari che tralignassero dalla norma 
(p. e. spiga luogo, di fronte ad amica fuoco; o spada grado gratum, 
di fronte ad amata grato ). E l'Ascoli tentò da par suo i motivi da 
cai si potesse ripetere la digradazione nelle serie, più o meno esigue, 
degli esemplari divergenti. Precipuo tra codesti motivi, la vicinanza 
dell'a (il solo a finale atono: p. e. spiga lattuga; il doppio a, tonico e 
tinaie, d'una stessa voce: p. e. strada strata). Del quale influsso del- 
l' « scorgeva egli la prova più cospicua in un fatto, che esce bensì 
dall'ambito delle espi, tra vocali, ma pure è intimamente connesso alla 
nostra tesi; vale e dire che tr si riduca a dr, se ò preceduto da a, e 
all'incontro resti incolume, se ò preceduto da altra vocale (p. e. pa- 
dre ladro, di fronte a pietra vetro Qtre, ecc.). Vedi Arch. X 85-7. 

Il Mey.-Lb. dal canto suo sorse ad affermare: che l'espi, sorde 
tra vocali persistono inalterate, se occorron dopo la tonica in voci 
piane (giuoco, pece, prato, siepe, ecc.), salvo il caso di voci in -a {lat- 
tuga, strada, riva, ecc.); e che esse scadono a sonore, se occorrono 
avanti la tonica (dragane, dugento, ladino, coverta, ecc.), o se dopo la 
tonica in voci sdrucciole (pe'gola, r$dii\a y ecc.), per le quali coli' Ascoli 



370 Pieri , 

s'ammette come normale il dileguo, per la nota via, del e {piato, ecc.) 1 . 
Come si vede, il Mey.-Lb. riconosce, per l'espi, postoniche, l'influenza 
dell' a, che l'Ascoli avvertiva; e tanto più la riconosce circa il t del 
grappo tr, il quale si riduce in ladro ma non in dietro, ecc.(v. It 
gr. § 239; cfr. Rom. gr. I § 494). 

Il mio assunto é ora di mostrare, a conferma d'una mia persua- 
sione non nuova (v. XIV 430-2 n), e con una rassegna integrale <• 
quasi delle serie, che la dottrina del Mey.-Lb. fallisce alla prova, e 
che in realtà si deve anc' oggi, e più che mai, affermare seni' altro, 
che le sorde scempie tra vocali rimangon di regola inalte- 
rate, in qualunque condizione si trovino rispetto all'ac- 
cento. Del resto, circa le cause che conducano ad un anormale sca- 
dimento della sorda, io non presumo d'escluder quella dell' a attiguo, 
intuita acutamente dall'Ascoli; ma inclino a creder che Va da sol» 
non basti, pel toscano, a produrre codesto effetto. 

Tratto a parte de 9 verbi, per le ragioni di cui dico a suo laog ■ 
(§ V); del resto tengo l'ordine stesso dell'illustre professore di Vienna, 
al quale m'ò ben grave di dover contraddire. 

Negli elenchi che seguiranno non do luogo a quegli esemplari che o p* r 
la loro forma o per altra ragione non siano od a me non appajano adat- 
tamente volgari (e altri men certi o por l'etimologia o per altro, dove non 
facciano una serie, furon chiusi tra parentesi quadre). Nondimeno, consi- 
derato che la materia dell'indagine è in fondo quella che risultava da un%> 
spoglio, quantunque compiuto assai rapidamente, di tutto il Voc italiano, 
le nostre serie parranno di certo abbastanza esigue» Dovranno esse per- 
venir mentalmente ampliate e integrate con più e più centinaja d'altri esco.* 
plari, che a bella posta omettevo. Giacche ne restano esclusi tutti qu*i 
derivati, ove la sorda si possa pensar sostenuta dal primitivo, appaja e*** 
ivi, o no, a tutti normale (are. pacifico da pace, retina da rete; apertura 



1 It. gramm. ai §§ 198, 205, '08 e *12; cfr. Rom. gramm. I, ai SS *33, *C 
e 523-4. Riconosciuta da tutti come normale — e quasi superfluo rie*^ 
perciò il farne cenno — è l'incolumità delle sorde iniziali e anche nell'ur- 
ti ma dello sdrucciolo. Per qualche sorda iniziale che scada, cfr. al § VII 
Por l'altro caso, appena qualche eccozione e d'entità scarsa o nulla. O, o 
c'era: àflaga specie di veccia (ali. ad -aca; da aphSca -«uri;), folaga <-<„?*. 
ali. ad are fòlica), are. mèliga (oggi mitica, rar.), pùliga bollicina entro .1 
vetro (ali. a -tea; e deve esser 'pulce'); soccida (ali. a -ita); e qualche altro 
simile, da racimolare qua e là. 



Le esplosive sorde tra vocali. 371 

-rtojo da apgrto; ecc.), o ripetere dall'omofonia d'un participio (sost ca~ 
scafa, ecc.) 1 ; nonché, salvo casi particolari, tutti quelli ove la sorda spetta 
al saffisso e di regola vi appare immutata (nel qual caso si registrano in- 
vece gli anomali; cfr. qui appresso i nomi in -adgre ecc.). Ma col tralasciar 
come non provanti e fuor di questione i nomi della prima serie e della 
seconda (derivati e participiali) ho inteso di fare una concessione, la quale 
d'altra parte non mi eostava gran che; e non ho già obbedito air intima 
mia persuasione. Giacche a confermarne la schietta ragion fonetica sta- 
ranno di certo i nomi della terza serie. Difatti, in che modo giustificar la 
sorda protonica che persiste, come ho detto, in molti suffissi (-ìcaja, «icone; 
-icgllo, -icino; -aticcio* ecc.) e in più centinaja d'esemplari senza o quasi 
senza eccezione ?*• Riuscirà, credo, difficile a dire o vedere per qual pun- 
tello la sorda, contro la supposta legge, si potesse ivi sostenere. Ne' no* 
stri dialetti gallo-latini (per non uscire dall'Italia), poiché il digradamento 
v'ò davvero normale in tutte quelle condizioni ove noi non siamo disposti 
ad ammetterlo per l'italiano, troviamo che anco i suffissi offrono la sonora 
protonica o un suo normal succedaneo ; e l'addurre di ciò esempj sarebbe 
un far torto all'esperienza di qualsivoglia lettore. E ancora: perché l'at- 
trazione de* participj non avrebbe operato su alcuni pochi esemplari (ciur- 
madore, servidore, ambiadura, ecc ) \ e sarebbe poi stata efficacissima su 



1 Del reato, l'efficacia, che s'attribuisce alle serie dei participi, di pro- 
teggere e conservare incolume -aio -a (e con esso -Mico -a) ecc. nei so» 
Cantivi, non si vorrà di certo ripetere da un impulso meramente fone- 
tico (che allora nessun termine potrebbe o dovrebbe sottrarsene, e neanche 
rugiada ecc. sarebbero in regola); ma bisognerà constatare, caso por caso, 
il valore di participio astratto in quel sostantivo che si suppone obbedire a 
tale efficacia. Cosi in agliata si sentiva certo e si sonte la 'salsa condita 
con molto aglio' (od ecco cho peverada diventerebbe un'eccezione!); ma in 
corata (-afglla) che dice o disse insieme * fegato, cuore e polmone* (Frane, 
-la Buti), se anche fu od è sentita la sua connessione con 'cuore', come sì 
farà a riconoscere la funziono participiale ? . 

* Di queste citerò bugigatto io lo *. Ma ognun vede che cosa possan va- 
lere: sa ligustro (ali. a salic-), agugplla (ali. a -cglla) % favagello, cioo *f a bi- 
ro 11 u da 'faba*, v. Tram. (ali. a -uccello e -ascolto), e altri simili 'divariati* 
con la sonora. 

* Si tool derivare da bugio buco (cfr. Kurt. 1293) ; ma di questo sostantivo, dato dal 
Toc it. senza alcun esempio, sarà leoito revocare in dubbio ia realtà storica. Si potè 
arrr direttamente da buco un assai antico buc'-icatto. 

1 Si tratta di voci e forme per Io più do* nostri rimatori più antichi e 
qua<i tutte oggi fuor d'uso, spiegabili colTinflucnza prqvonzale e de' dia- 
letti dall'Alta Italia (cfr. Caix or. 15G-7). Ecco la lista, cho dovrebbe ess^r 
■{nasi completa : amadgre, amh- e imbiscifdgre, areadnre % aveogadgre (<ie- 



372 Pieri , 

tatti gli altri, de' quali cerchiamo invano i divariati con la sonora? Il vero 
pur sarà, che non per l'analogia de' participj, come il Mey.-Lb. pensa, ma 
per insita e sua propria virtù la sorda vi permaneva intatta. Giacche, se esi- 
stesse proprio codest'attrazione 'morfologica', ogni caso in cui dovesse avere 
e pur non avesse luogo riuscirebbe per noi un'eccezione; se non vogliamo 
riconoscer via via e disconoscere una causa, secondo che ci torni più co- 
modo. E pure nell'ammettere in altri casi che la sorda d'una parola fosse 
protetta dalla 'ragione etimologica', ho voluto piuttosto abbondare in con- 
discendenza. Infatti se, ad esempio, per p incolume sembra giusto che dal- 
l'elenco s'escludano verbi come dipartire e ripgrre, sostenuti com'erano e 
sono da partire e da porre; si potrà invece far questione, se in dipanare 
e dipendere fosse o sia volgarmente sentita la lor parentela con pane e 
con pendere ! La stessa avvertenza varrebbe per buon numero di altre voci 
che ometto. 

§ II. — Comincio dunque dalle voci piane in -a, che mantengono 
intatta la sorda postonica. E vengano primi gli esempj di tradizione, 
come io credo, schiettamente volgare, e dove la sorda non par ohe si 
possa giustificare con alcuna attrazione seriale o semasiologica. Sono: 
lumaca, orbaca (cfr. il lucch. baca), pastinaca, verminaca, cica, formica 
tola, mica (nella negazione J ), mollica, ortica, pica, vescica, are. bajuca 
tola, carruca loia, fanfaluca, are. ferruche ferri o chiodi già consu- 
mati da ruggine, festuca (ali. ad are. fest- e fistuco)*, pagliuca tela, 
ruca loia*',- corata (-atella), fata^ are. /fato, bieta tola, compieta, co- 



vogadare), balladpre -atojo, carradore, ciurmadore, conservadgre, impera- 
dorè -drice, lanciadgre, mallevadore , mertadgre, miradgre, mormoradgre 
-drice, navigadgre, parladgre, pescadgre, rubadgre, salvadgre, sconcacadgre, 
tagliadgre, taradgre, trombadgre, vantadgre, vengiadgre, voladgre, zappa- 
dgre; validgre', corridore', sofferidgre; servidore -orarne, schermidore \- am- 
biadura, armadura, mantadura, miradura, parladura, pisciadura. 

1 Essendo il sost mica in questa funzione avverbiale un pretto idiotismo, 
tornerebbe male a voler ripeterne il e da influenza letteraria. Il Mey.-Lb. 
considera come normale miga, che è del toscano dialettale (lucch. ecc.) e 
occorre nel Voc. it. come un arcaismo. 

* C'è anche festuga, su cui s'appoggia il Mey.-Lb. Ma non ha esempj, a 
quanto io ne vedo, che di Franco Sacchetti e d'un altro, e per probabile 
ragion della rima. 

* Oggi son forme forse del solo senese-aretino. La sorda v'è garantita 
come di tradizione volgare anche dal dim. ruchetta, che è il term. toscano 
comune. Il Mey.-Lb. preferisce qui ruga, che ci occorre nella sola accezione 
zoologica con unico esempio del Serdonati. 



Lo esplosive sorde tra vocali. 373 

meta, creta, meta • sterco \ moneta, pianeta, seta loia *, margherita, pi* 
pita, vita, carota, ant. sen. nuota macchia, ruota, biuta *, cicuta, ruta ;- 
rapa, epa (*pr*p) 3 , ripa (v. XIV 432 n), stipa, scQpa. 

Ma altri non pochi esemplari potrebbero, a parer mio, con ra- 
gione aspirare ad essere accolti in codesto elenco. Di nomi botanici 
addurrò qui anche bulimaca -inaca, e loia (ali. a bonaga, v. Targ.- 
Tozz.; ma bulinacca, che ó del Pataffio, mostrala genuina priorità della 
sorda); e insieme triaca (theriaca), term. di farmacia ben volgariz- 
zato, e marruca; nò ometterò bomber aca 'gomma arabica 9 (nome an- 
che d'una pianta), sebbene a tutto rigore non sarebbe qui a suo luogo. 
Un curioso gruppetto formano i nomi in -eca, dove il suffisso è diminu- 
tivo insieme e dispregiativo: cerboneca vino cattivo; are. ciòcca (dove 
il b sarà secondario), monneca e moveca, tutti per 'baggèo'; are. òa- 
checa uomo dappoco (ali. a -§co, del Pataffio; cfr.il lucch. bacQco t XII 
173), are. moccica (cfr. moccicone), anche • dappocaggine * f MQ.molleca 
granchiolino di tenero guscio (Mattioli, Diosc), naseca naso piccolo e 
brutto (Ann. Caro), are. spizzica (montai, -ga), spilorcio, minuzia (cfr. 
spizzicare, a spizzico). In forma di dimin. seriore: bai i {cola bagat- 
tella. Aggiungerò, come notevoli per aver assunto questo suffisso: ri- 
luca -eba (v. Kòrt. 6595), strafizzeca (ali. a -aca), stafisagra («rxfU 
avst'a). Ricordo anche: braca -che (cfr. Kòrt. 1308); orata (aurata; 
un pesce), calamita (v. Diez s.v.); papa. Con o tonico da au (od au) 
e in cui la sorda è riputata normale dalla scuola italiana e anche dal 
Mej.-Lb. ( v. Rom. gramm. I 358): oca; gota, mQta y piota; lucch. tgpa 
'cunnus' (.talpa). Finalmente, con la sorda raddoppiata: sai- e sci- 
lacca (v. XV 190), sandracca (che è sandar aca coll'accento di axv- 
òxpoxTj), pasticca -iglia (deriv. per -ica, da 'pasta 9 ), Lucca; mgtta sco- 
scendimento di terra (se ò, come credo: mòtta<»m6ta, da 'moveo', 



1 Rinunziò alla ricca serie dei collettivi in *£tó (pineta, ecc.), perchè il Voc. 
ha per ciascuno anche -?&>, col quale il Mey.-Lb. giustificherebbe la sorda 
intatta dei feminili. 

* Cfr. Suppl. Arch. V173. Ma ci sarebbe fors'anche da pensare ad *o biuta 
(cfr, obiuvium, Georges; sott. 'terra* o * materia'), cioè 'versata sopra*, in 
quanto venisse a dire: 'spalmata sul terreno *. 

* Dove per Yg sarà il caso solito di pronunzia dotta d*un termine già ben 
volgare. 



374 Pieri, 

sott. 'terra'; cfr. però Kórt. 5433); lùppolo, il 'salictarius lupus' (v. il 
Georges; meglio volgarizzato il lucch. Itfpporo, cfr. Caix st.121); e 
qualche altro. 

Vediamo ora quegli esempj, che stanno o pajono stare contro 
alla nostra norma. Primi s'accampano: bottega, spiga, lattuga 
e spada', e aggiungiamoci pure: rugiada, scuriada e riva 1 . Quanto 
a tega per 'baccello', non la registra che il Tommaseo; e come 
'resta del grano' (onde poi 'lisca sottile') è del dial. pistojese (e 
dovè dapprima indicare la 'gluma' o canterella). Sarà voce im- 
partata dal Settentrione, dov' è largamente diffusa (v. Salvioni, 
Postille s. théca). E lettiga non fu mai cosa né parola del volgo ; 
ma passò facilmente in Toscana dai palazzi e dalle corti dell'Alta 
Italia. Di tartaruga non par che s'abbiano esempj da più in là 
che il cinquecento (il term. più antico e schietto è testùggine). E 
poiché con codesta fórma il nome in questione è anche del Por- 
togallo, a noi potrà esser venuto di là o ad ogni modo risentir 
l' influenza iberica o provenzale (spgn. e cat. tortuga, prov. anche 
tart-) 2 . Di strada, contrada e costada, v. XIV 431 n; e aggiungi 
l'are, ingastada o guastada, ove il suff. è d'accatto (cfr. Kòrt. 564)* 
Rispetto ad essi ora insisto sui motivo della dissimilazione, d'ac- 
cordo col quale operava la doppia spinta data da a-a. Per peve- 
rada^ cfr. ora qui sopra al § I. C è anche l'are, masnada, rimasto 



1 Concedo anche queste tre voci, quasi per cortesia, all'illustre con- 
tradittore. Ma su ciò eh* egli m'ha fatto l'onore d'opporre a' miei dubbj 
circa la toscanità di esso (Zeitschr. XXIII 478), osserverò per rugiada che, se 
anche fosse da *rosiata, resterebbe sempre un termine non sicuramente 
volgare; e che scuriada (non scurriada, com'egli scrive) sia s-corrigiata 
('corrigia'; nel quale caso il rji non n'escluderebbe la volgarità), anziché 
s-coriata ('corium'), secondo la comune etimologia (v.Kort 2922, e cfr. 
Scheler s. escourgóe) è tutt' altro che certo ed indiscutibile! E quanto a 
riva, a impugnar che sia ripa + rivu, bisognerebbe provar che il secondo 
termine non fece a tempo a influire sul primo, avanti di smarrire il suo v; 
il che di certo non sarà agevole nemmeno al Moyer-Lùbke. 

8 II Bianchi, XIV 323, vi vede 4 lo spg. tortuga fattosi più pesante strada 
facendo*. Sarà una beila frase, ma che vuol dire?... Io oserei domandare, se 
per tartaruga non fosse lecito di pensare a tortulùca, con metat. da un 
dimin. *t or tu cu la. 



Le esplosive sorde tra vocali. 375 

alla lingua letteraria; ma a 9 dialetti toscani manca (cfr. invece il 
piena, e il lomb.); e credo che sia voce d'accatto. Restano: al- 
luda, sorta di cuojo sottile, che e term. dell'industria e perciò fa- 
cilmente esotico, e venuto per avventura in uso piuttosto tardi; 
e lova lupa, un crudissimo lombardismo x . — Quanto a quei nomi 
in -o od -e, che son fuori della norma anche stando alla teoria 
del Mey.-Lb., spetta il primo posto a luogo (contro il quale oso 
appena richiamar luoco, XII 150) e gruogo. Poi: ago, lago, spi- 
golo (cfr. spiga qui sopra), sugo, per dichiarare i quali non posso 
io ricorrere agli espedienti del Mey.-Lb. (v. Itgramm. § 205), 
drago -one; grado e scudo, nonché spiede -o. Ma in parentado e 
contado (ins. a lucch. e pis. parentato e ant. lucch. contato), a cui 
aggiungerò viscontado, e in tutti i nomi in -tade e' è, credo, dissi- 
milazione (v. anche il Mey.-Lb. al § stesso); e a vescovado e tno- 
scado (onde Pare, immoscadare) contrastano o prevalgono le cor- 
rispondenti forme con sorda (cfr. XII 122 e '51); e lido non è voce 
toscana (v. Asc. X 80 n). 

§ III. — Veniamo ora alle sorde protoniche. 

Con e, a contatto della vocal tonica : cocglla, cocomero, cuc- e co- 
alizzo *olo, cuculo -ùlio*; cicala, cicogna, cicuta, dicatlo -i (con 'ave- 
re*; cfr. ricattare al § V), focaccia -ditola, giocondo, secondo (arce 
dial. «o-; v. Bianchi XIV 323), sicuro. Ad essi unirò: bicocca (v. Diez 
s. v.); e d'etimo oscuro 3 : bacucco, bacxiccola nocciuola selvatica. 



1 So n'ha un solo esempio, a quanto paro ( Mal man t. VI 7), e in senso rao- 
taf. ('meretrice'); e già dal Minucci fu riconosciuta come una 'voce stra- 
niera* e inessa a riscontro con lo spgn.loba. 

1 Si dirà che il persistere della sorda in questi, e più avanti in altri 
esempj, e dovuto alla 'duplicazione sillabica*; o forse non sarà lecito il no- 
_Mre ogni efficacia a codesta particolare condizione (quantunque, o perche 
non avrebbe operato invece la dissimilazione ?)• M& osservo a ogni modo 
-'he la duplicazione non basta a salvar la sorda, là ove la tendenza al digra- 
«laro appaja più energica; cfr. ad osempio i prò v. cogombre e coguls. 

* Quanto ai cosiffatti gioverà qui ripetere (cfr. XIV 430 n), che non si può 
al es*i non riconoscere, in questa particolare questione, un certo valore 
ùi prova. 

Archivio fflottol. iUI., XV. 25 



376 Pieri, 

Alla nostra norma ostano: aguio (che par più schietto d'acuto; 
cit. aguzzare al § V), are. aguglia (v. XV 136). Ma in eg- uguale 
ed uguanno s'ebbe, come credo, assimilazione al contiguo u (lad- 
dove in acqua ecc. la sorda si salvò col raddoppiamento). E do- 
gaja fossa di scolo, è d'origine lucchese, e ad ogni modo sta ali. 
a doc- (cfr. Suppl. Arch. V 179) K 

Con e': cicigna specie di serpe (- pist ciciglia, con suffi, mutato; 
cfr. Zamb. 297], cicerchia e cicérbita; acerbo, aceto, bacino -ile (v. Kdrt 
975), bucello -ciacchio bue giovine, cucina, dicembre, are. e pt, facelfa 
fo- e fucile 'acciarino 9 , fucina, giacinto, licenza, lucerna, lucertola, lu- 
cignolo (lucignola cecilia *), macello, macia, macigno, are. ricetto (cfr. 
cesso XV 150), ricetto, tre- e secento, vicenda, vicino; bacio -igno. Inol- 
tre: are. nicistà; medicina; macilento -enza; e con la sorda raddop- 
piata: uccello 3 . 

Ora, di rimpetto a questa serie, a cui sarà ben più facile ag- 
giunger che togliere qualche esemplare, ben poco potrà il solo 
dugento 4 . E dico il solo, perchè magello, che non so donde al 



1 Secondo il Bianchi, XIV 322-3, anche dovrebbe andar qui bigutta torti 
di marmitta, ch'egli do duce va con piena sicurezza da un suo '+bicueutiun 
nel senso di cucnma*. E voce d'etimo oscuro; e se mai, sarà meno im- 
probabile il *bi-guttus proposto dal Caix (cfr. KOrt. 1199), in grazia dtl 
quale non avremmo più nulla a spartire con questa voce. Tralascio poi qutl 
goccia per agaccia, che dal Mey.-Lb. è addotto. Non so donde egli abb.i 
codesta voce, mancante al Diz. italiano. Ma se intese scriver gaggìa^ questa 
non è da mettere in conto, perchè si tratta d'un nomo, proprio *di nuovo 
conio* (acacia* òxaxi'a), per designare una pianta originaria di S, Domingo, 
che fu importata a Roma nel 1611. E galanlo, che starebbe per agaiani , 
non dovrà essere altro che galanthus (il ' bucaneve*). 

* Sec. Zamb. 715, da *S. Lucia martire, a cui furono strappati gli oo^hi . 
Credo che sia piuttosto, con idoale riferimento ad un pregiudizio volpar*, 
dal tema à'al-lucinare ammaliare, come il sinon. lucia da quel d*aJ-/ur ar* 
guardar fisso. 

* È quo sta di corto la schietta forma toscana, a dichiarar la quale m». 
si potrà col Mey.-Lb. ricorrere ad influenza d'uccidere. L'are, e pt. «•*?*»> 
«> esotico e 'ritoccato* (cfr. Caix or. 172-3); ma doveva bensì trovar qua!- 
cho appoggio in formo dialettali (cfr.il lucch. uggito, che il Mey.-LK d;e *• 
erroneamente, attestato dal Caix come are. italiano). 

* Ali. a ducente*. Ma contro questo il Bianchi, XJJI 143, inveisce. A »', 
por contrario, in dugento parve sempre di sentir qualche cosa di dialettale' 



Le esplosive sordo tra vocali. 377 

Mey.-Lb. provenga, non fu e non è di certo una forma italiana; 
e filugello, che non pare abbia esempj prima del Segneri, ò di 
scarso uso fuorché a Lucca (dove si dice /?r-; v. XII 124), a cui 
soltanto appartenne forse in origine. 

Con t: butiro -rro l , catarro, catasta, are. catello cagnuolo, ca- 
tena* catino, catorbia (lucch. -orba; v. Caix st. Ili), cotenna, latino 9 , le- 
tame, matassa, maturo, metà, mutande, metato (v. XII 131), natura, no- 
tajo -aro, patacca -o moneta di poco valore, macchia (v. Zamb. 915), 
paiano grosso, badiale, are. pataffio, paturna -urnia, pitocco, satollo, 
statura, vitello; cotale -tanto, are. ratio. Inoltre: cotornice, cuticagna, 
are. raftepra;- appetito 'desiderio del cibo', impetigine, nepitella, pe- 
nitenza^ solatio, tracotante -anza m E ancora: catafalco, catafascio, ca- 
taletto, catapecchia, cataratta» Con la sorda raddoppiata: bett- e bret- 
tfjnìca, cattolico, are. scrutano; bottega;- gattabuja (v. Caix st. Ili), rat- 
tavello rastrello de' vetraj per mestare la fritta (Diz. dell' Alb.; e cioè 
*rutabellu « rutabùlum), strattagemma*. — Sono esempj, che 
per F etimo oscuro o per altro potrebbero esser contestati: batacchio 
-occhio bastone (cfr. batillum), batosta, batuffb *olo, bitQrzo iolo A % 
bitume* catollo pezzo, tòcco (Ann. Caro), catorcio chiavistello, cetina 
(IX 388-9 n), chitarra, are. citerna* cotone, are. fatappio calcabotto 
(v. FL IV 382-5^, mot- e patino ( anche nll. ), are. fiatante -ore -qso \ 
fratello (che secondo il Mey.-Lb. si risentirebbe del sinon. frate), are. 
letane litanie, met- e mitidio (cfr. Bianchi XIII 207), petazza bagattella 
(v. Caix stl33), pitale 6 ; statuto, tutore (anche 'palo a sostegno di 



1 E are bituro -rro, o con ine Ut. vocalica (cfr. rooistico e mìstico da ligu- 
stica, che per altro è il caso inverso) o sotto V influenza di burro. 

* Per ladino, che già il Tramato r dava come voce o forma veneziana o 
lombarda, crede il Mey.-Lb. (Zeitschr. XXIII 477) che la sua volgarità appaja 
dal sign. specifico ('chiaro', 'facile*, 'largo*, ecc.). Sennonché questo fu pro- 
prio ugualmente di latino, come con piena certezza risulta dai non pochi 
esempj dei Voc. italiano. 

* Queste ultime voci pajono anche più conclusive, perchè alla cons. sorda 
precede e succede un a. 

4 Pare il part accorciato d'un *bitorzare -r ti are, da 'tortu*. 

* Si modellarono, è vero, su fiato; ma ne dobbiamo inferire, credo, la 
pretta volgarità d'un * petente ecc. 

* Lo Zamb. 967 propone *pituitSle, in quanto la voce it. dicesse dap- 
prima 'sputacchiera'. Ma forse era men discosto dal vero il Salvini, pen- 



378 Pieri, 

pianta'). Inoltre: catapuzza 'euphorbia latyris* *, are. scatellato scor- 
nato (che pare da catello; efv. scagnardo), are. fior, pretose molo e 
-osello*- capitale -ano -elio -gne, are. capitQso e -wto testardo, che ha 
grosso capo, capitozza s , caratello, ciarlai- e cerretano, fasciti e fascia 
tello*. Con t per 'alterazione progressiva': cotogno -a, ci*/- e «cu^r- 
,?otVz (v. Suppl. Arch. V 113*. Ed è una lista, che si potrebbe di certo 
allungare. 

Contrastano, più o men gravemente, alla norma: budello, por 
della (a cui non oppongo pat-, XII 151), scodella, badile, bidello (di 
fronte al lucch. litglla -o, v. Suppl. Arch. V 80); tnedaglia, schi- 
dione (cfr. XV 194 n); badessa e badia; spedale. In stadera, in are. 
meladella sorta di misura, mortadella e are. pasladella sorta di 
vivanda, e in mercadante, a cui vanno insieme quasi sempre le 
forme divariate con t, concorre la dissimilazione; e anche * ca- 
dauno -duno s'appajano catauno -tuno. Un'altra bella coppia ** 
codesto cot~ 4 . Di podere il Mej.-Lb. è ora disposto ad ammetter 
la provenienza emiliana (Zeitschr. XXNI 477); e anche in }**k 
sta, che indica per lo più il magistrato generalmente chiamat> 



sando a mQdqioy, dimìn. di rxftos doglio. Gli esani pj solo dal cinquenni > 
in poi. 

1 Con t per dissimilazione, dell'equival. cacapuzza. Il qual nome, poicb-* 
i semi o le foglie di questa pianta sono adoperati in campagna come pur- 
gante, sarà uu 'abbinato' imperativale da due verbi d'assai cattivo odor*' 

* In questi nomi poteva forse il p esser sorretto da 'capu'; ma non *u 
il t da 'capite*, il quale non si continua in italiano, e «if- vi dovè piatta*?* 
esser sentito come elemento derivativo. 

• Con cui man dorò: are. cazzai elio cazze rei lino (*homuncio'), cepp'i*:' 
cepperello, are ramitelo ramoscello» sassatellq sassolino; nonché /téso.'d 
(ali. a peseta-) pesciolino. 

4 Oggi a Firenze codesto regna da solo. Ma in passato le due forni* * 
contrastarono il terreno e prevalso, a quanto io ne scorgo, cotesto (cfr.an**:* 
cotestui che non <*bbe competitori), ora limitato forse a una parte d»l to- 
scano (Valdinievole, piano d'Arezzo, ecc.). Per l'etimo, anziché un ecco ti 
istu (cfr.Dioz s.v.), vi potremo forse vedere un semplice ecco i*tu • 
qur$to che pronunziato ancora trisillabo accogliesse un d e pente ti co, qual • 
o paro in ciascheduno qualcheduno. Sicché la variante cotesto offri i>?bb* '-r. * 
secondano in protonica. Anche il volg. e cont. coresto, col suo r da 1 tf l >»* 
che accenni a<l una maggiore antichi là dell'esplosiva sonora. 



Le esplosive sorde tra vocali. 379 

dall'Alta Italia, - oltreché si potette aver dissimilazione -, non 
stenteremo a ravvisare una forma esotica. In madornale l ab- 
biamo la stessa sonora che in madre (cfr. al § VI). Del pari non 
toscana ò gradella (cfr. XIV 430; nonché grada, in rima presso 
Dante, Par. 4, 83, forma che starebbe anche contro al Mey.-Lb., 
giacché egli reputa normale grata, da grate di f. a.). Di paladino 
ò ben manifesta la provenienza. E tnadiere -o tavola di nave, é 
il frnc. madrier -dier ('materiario), cfr. Scheler s. v. *. 

Con p: papavero, pop- e pepone, sen. papejo lucignolo; propag- 
gine; aperto, capanna (cfr. Suppl. Arch. V 174-5), caparra, *re.capassa 
ceppaja 3 , capecchio, capello, capestro, capézzolo (lucch. capitignoro), 
cipolla, copig iio arnia (cfr. Suppl. Arch. V 178), coperto -?rchio, lu- 
pino, napello (ins. a napp-; 'napus'), nep- e nipote, rapina, sapone, sa- 
jiQre, sciap- e scipito (cioè sciàpido, riformato 'per antitesi' su sapo- 
rito), sep- e are. sipglero, are. e cnt. saperlo e -rlria; soperchio (che é 

• 

la schietta forma volgare; ali. a sov-); tapino (che sarà dello schietto 
volgare; cfr. il ben vivo lap- e attapinarsi), upiglio (v. XIII 423 e '54), 
vapore. Inoltre : pipistrello, peperone e pepolino ; capezzale e capez- 
zata, sen- e ar. capistyo -eo crivello, vaglio (v. Salvioni, Postille s. ca- 
piste rium), nepitella. Con la sorda raddoppiata: pupp- e poppdttola; 
ca^p<jne, tappeto. E p, forse per assimilazione, in pipita (p da v secon- 
dario ; ma per l'Asc. é p*Tv; cfr. Kórt. 0187 ) e are. propenda. 

A questa serie poderosa non pajono far serio contrasto se non 
cavezza, coll'arc. cavicciuolo, sinon. (alL a. raccapezzare e al mon- 
tai, capezza), laveggio (lapide u; Parodi), navone ('napus') e ra- 
vizzone. Giacché di gavgnchio specie d'anguilla (v. XIII 173 n), a 
tacer d'altro, non ò sicuro retimo ; e provana propaggine, che ha 
esempio del milanese Palma, non é voce toscana (v. anche il Pe- 



1 A cui, per la metatesi, fa bel riscontro cedorn§lla, lo stesso che cedro- 
nella o cedroncglla (v. Targ.-Tozzetti). 

1 Non per altro qui ricordato, se non perchè il Salvioni, nelle sue 'Po- 
stille etimologiche" ce lo dà, certo per mera svista, corno un rappresen- 
tante volgare ' toscano * di mate rie s. 

* Potrà esser da 'capu', derivato per -aceo -a (cfr. i sinon. capellatnento 
e •atura), e offrire il ss da sz del pisano-lucchese (v. XII 146-7). Ne deriva 
e a passone balordo (Varchi). 



380 Pieri, 

trocchi); il che diciamo ugualmente di canovaccio (cana-, -cane), 
del quale a ogni modo si potrebbe ripetere il v da cannabis 
anziché da cànapa. Per varj altri esempj dal Mey.-Lb. addotti, 
y. XIV 432 n. Son degni d'avvertenza piuttosto alcuni con sonora 
invece di sorda, divenuta iniziale per via d'afe resi: bottegaio*- 
fana, bacio -igno ( v. anche 'Suppl. Arch.V 131 ) f nonché bubbola 
upupa (cfr. al § IV; ma sen. e grosset.piippoto), voce a ogni modo 
di non ischietta volgarità. Ne 9 quali esemplari é notevole, che l* 
scandimento fosse d'un grado (da p a b), anziché di due (da r 
a v), come fu negli altri. Ciò si chiarisce col fatto che all'eia dì 
codesto passaggio la sonora labiale, intatta a principio di parola, 
mediana tra vocali era da tempo discesa a v (cfr. Mey.-Lb., 
Zeitschr. XXIII 478, il quale ammette ora per p una deviazione 
dalla sua regola). Tralascio vescovo, cioè un esemplare 'sai ge- 
neris ' e per cui cfr. Bianchi XIII 209-10. 

• 

§ IV. — Passiamo alle sorde postoniche negli sdruccioli. 

Cominciando da e per seguire lo stesso ordine, è questo il punt-> 
in cui alla dimostrazione della tesi da me posta par che sorga di 
fronte il più grave ostacolo, giacché esempj ad essa favorevoli non 
posso addurre a tutta prima se non pecora e Giacomo, e con la sonh 
raddoppiata: màcchina, fiàccola, peccherò K 

Contrarj sono invece: fegato, pégola, se'gale (are. -ola\ e inol- 
tre sàgoma e pettegolo*. Sennonché, a tacere della maggior disp* v 
sizione della sorda gutturale al digradamento ( v. § VII ] % osser- 
verò che ci vennero di necessità a mancare pressoché tatti i 



1 Non soggiungo: tàccola (v. Diez s. v.), ma: zàcchera mazza per pescar*. 
pillàccola -era (lucch. -accora^ cfr. Petrocchi, Diex s.zaccaro, XII 131 Y, art. 
pisciàcchera piscialletto, anitrgccolo o varj altri simili, perche rimane •»»- 
pre il dubbio che siano di min. seriori, e che si tratti perciò di raddoppia* 
mento postonico in voci piane. 

' Ma fregolo -a e are. segolo pennato, roncola, atanno coi deverbali fr*:z 
e sega, di cai son diminutivi. Secondo il Bianchi, XIV 323, andrebbe - t t 
anche pégola, ch'egli trae da un ant *pegare (e dovrebbe esser veranwat* 
il di min. d'un deverbale *p?gà). Il Bianchi al luogo citreca poi un frf'y»u\ 
che non so donde egli abbia, nò che significhi. 



Le esplosive sorde tra vocali. 381 

nomi in «culo -a, stante l'evoluzione consuèta per questa for- 
mula (-echio a), i quali pure avrebber costituito il maggior nu- 
mero d'esemplari col e intatto. Del resto, la schiera poderosa dei 
nomi spettanti a codesta categoria (bacchio, orecchia, ecc.) potrà 
esser senza esitare invocata a favore della nostra tesi, purché il 
digradamento che ò in fe'gato ecc. noi non lo supponiamo poste- 
riore alla riduzione di -culo -a in -ciò -a; ipotesi che non par 
punto ragionevole, nonché necessaria. 

Con e'; àcero , suocero;- cecino -ero cigno (Kòrt.1868); àcino, bù- 
cine sorta di rete conica da pescare e uccellare l , duràcine -o 2 , fio- 
cine buccia dell'acino, vinacciuolo 3 , le'cito 4 , màcina, partecipe (-effice), 
ritrecine giacchio 5 , sollécito; fràcido, (fràdicio), sucido (sudicio), mù- 
cido °. E credo che qui possano stare anche : fàcile, gràcile e dòcile. 
Con la sorda raddoppiata; diàccido ghiacciato (cfr.il lucch. -ito, XII 

123). 

La riduzione che ò in piato e vuoto ci condurrà veramente ad 

uno sporadico g' da e 7 , che già s'avesse in età molto antica (poi- 



1 Sarà, come altri propose: bucina tromba, per metafora (cfr. buccinalo 
sorta di piccola rete; Ann. Caro). All'etimo fascina (cfr. Kòrt 3537) ripu- 
gna affatto la fonetica. Per l'alterazione morfologica, cfr. Y are màcine -a. 

1 Si dice per lo più della 'pèsca* con la polpa attaccata al nocciolo e della 
sua pianta; e su esso si modellò spiccace (lucch. -deioro -a, pist. -àginé), che 
è il suo contrario. 

9 Ben derivato da fio ce s feccia del vino (v. Caix st 108; e la voce lat. 
avrà denotato, più esattamente, le buccio degli acini e i vinacciuoli che si 
depositano in fondo al tino e alla botte). A fio ce e s col ce, che è adottato 
dal Georges e poi dal KOrting (*floccinus -um), contrasta fortemente la 
voce italiana. 

4 Si opporrà che lecito fu protetto dairarc.J?ce; ma e allora, o perchè 
s'ebbe, ad esempio, arroto (cfr. Buonarrotó), nonostante arroge -iì 

* Credo anch'io non inverosimile un *retTcina, da retlcula (-um*; cfr. 
Caix st20 s. dilegine), con mutato suffisso. Per la forma, cfr. qui n. 1 (ri- 
trecine era fem. in origine;, v. il Voc.it). In quanto vale 'apparecchio idrau- 
lico* in certi mulini, sarà di certo per metafora. 

• Codesti aggettivi in lido non sono d'accordo, è vero, coi meglio volgari 
marcio e rancio, e perciò appartengon di certo a un diverso ' strato ', o che 
la differenza si debba poi attribuire a 'luogo' od a 'tempo'. Ma ciò non ba- 
sterà, io credo, per escluderli dal nostro elenco come voci dotte. 



382 Pieri, 

che normale é questa evoluzione per o', onde frale, dito, ecc.; cfr. 
Asc. X 101 n); e lo stesso affermeremo di dire, fare e -durre. 

Con t: artético; ce' ter a cetra, cótica, crètamo finocchio marino 1 , 
gomitolo, nàtica, partitico, sciàtica, scotano, sentine -o. Colla sorda rad- 
doppiata: àttimo -amo, bre'tUne (Kórt. 1342), c£ttitno (per tròttola, cfr 
§V) 2 . — Vengano in seconda linea: tòtano seppia giovine 3 , tùtoli 
torso del granturco (cfr. Kort. 8453); are. botalo falda del cappucci*) 
(cfr. il lucch. battola lobo inferiore dell' orecchio, bargiglione), batolo* 
cintola 4 , falòtico (cfr. Diez s.falòj e are. tnalótico maligno, fiatano stram. 
da salassare (v. Caix st. 50), are. fiùtola flauto, ùtile (la cui volgarità 
si potrà ben mettere in dubbio, ma non del tutto impugnare), safpfàca 
assa fetida, zòtico 5 ; vtftrice (dove altri penserà forse la sorda esser 
incolume per via dell'epentesi, supponendo il tv molto antico). Con r, 
per 'assimilazione progressiva 9 : farcMlola (e farqu-), che è, comun- 
que riuscisse mutato il suono iniziale, dalTequival. querquédùla cfr. 



1 Anche cre'tano •ino. È il 'crithmum mari ti mura'; XQrjOfioc. Cfr. Cai x «t. 
50 s. fiama. 

* Relego qui: putì ma, legittimo e marittimo, voci non bone assimilate, 
ma che pur qualche cosa posson valere. 

* Con iscambio di suffisso e con metaplasmo, da touthide (rcuftt *lo- 
Ugo*). Può esser voce originaria del Mezzogiorno (e allora proverebbe beo 
poco per la nostra tesi), ma anche del littorale toscano. A ogni modo •* 
notevole, in quanto ci offre un sicuro esempio d'o da eu in voce d'etimo 
greco (cfr. XV 184 n). 

4 Non par separabile dall'equi vai. co ty la xotv\r t II e si spiegherà fora* 
per la 'contaminazione* di qualche sinonimo. Non felice la dichiarazione dX 
Diez, che connetteva questa voce a docciare succiare. 

* Cfr. KdrL 40(58. Circa l'origine del quale, credo che desse nel segno .1 
Ménage, proponendo exoticus. Con tutta ragione bensì a questo proposito 
il Diez si rifiutava d'ammetter z it. da x. Sennonché si deve qui trattar 
veramente di i (-li-) da un **, che s'otteneva per riduzione * semi volgari* 
in eròtico (cfr. es'ame esémpio, di fronte a sciame scempio, ecc.)- Rispetto i 
codesta equazione fonetica, cfr. XV 187 a. razzare. Agli esempj, che ivi s'ai- 
ducono, posso aggiungere intanto: ba::gtto fra sodo e tenero, lucch taf'»''''' 
sodo (agg. di 'uovo bollito*), per cui lo Zamb. 126 proponeva felicemente li 
ted. besotten bollito. Lo svolgimento concettuale in :g*tico s*ri poi qu*ll * 
stosso che in strano, il qualo da * straniero', e perciò * nuovo \ 'insolita*, 
venne a dire 'stravagante*, e dipoi 'ruvido*, *roz/.o*(cfr. domasi t co per 'gra- 
tile', 'alla roano*). 



Le esplosive sordo tra vocali. 383 

FI. IV 385); nonché piètica (ali. a pièdica) cavalletto per il legname da 
secare, cioè p ed Ica (cfr. Kórt 5989). 

Sola eccezione: redine -i (plur.); ma ctr.brèttine qui sopra. 

Con p: pàpero (che va con papa, v. Kòrt. 5867); atre? pica, cipero 
-pro (e cippero), discepolo \ làpide -a, òpera Qpra y ripido 2 t are. scià- 
pido o scipido 3 , strèpilo 4 , tiepido ì tràpano, vipera. 

Dei nomi stònan soltanto: pòvero e are. pe' vere (onde impeve- 
rare), pe' quali anche si potrebbe pensare a dissimilazione. Un 

caso 'sui generis 9 è bubbola (cfr. al § III), ove la seconda sillaba 
fu forse fatta uguale alla prima. 

§ V. — Circa il verbo, a cui ora veniamo, dall' una parte si di- 
rebbe che al Mey.-Lb. paja normale (e invece sarebbe davvero cosa 
affatto singolare e inaudita) l'alternar che avvenisse, ad esempio, di 
piacere con piace; giacché la prima di queste forme egli cita dall'ant. 
senese contro piacere, che è alla sua volta giustificato con la seconda 
(v.It gramm. § 198 e 209; e cfr. l'analoga osservazione rispetto a grato 
e gradivo, § 205). Assai più probabile, anche ( a priori', che esercitino 
invece le forme arizotoniche, di gran lunga superiori per numero, un'in- 
fluenza livellatrice sopra le forme rizotoniche, come infatti vediamo 
accader non di rado. E dall'altra parte, se non erro, il modo onde 
il Mey.-Lb. cita i suoi esempj lascia forse sospettare una specie di 
4 contraddizione teorica'. Al § 198, dove si parla della sorda postonica 
che rimane inalterata, egli parte dalle forme piane dei pres. ind. ed 
ammette implicitamente che la sorda si mantenga per in fi. di esse pur 



1 È una delle voci che si mantennero bensi sdrucciole (discepolo, a non 
*dÌscfppio), ina che risultano di tradizione volgare per la normale vicenda 
della vocal tonica. 

* Alla formazione del quale, se anche « da ripa (v. Diez s. v. ), dovè di 
certo contribuir rapidu, in quanto venne a dire* erto' (cfr. Suppl. Arch.V 
135); ma potrebbe fors* anche non esser che questo, con mutamento della 
tonica dovuto a ripire (ctr. XV 183 n), la cui connessione con ripido a tutti 
par di sentire. 

* Poi scìapito o scipito, cfr. al § III. 

4 Voce sicuramente non letteraria; e gioverebbe rintracciare un are. *strié- 
pito (ma il dittongo si dovè semplificare più presto che in criepa ecc., a 
causa del trìplice nesso iniziale), che co n'attestasse la piena volgarità. 



384 Pieri, 

nelle forme dove risulta protonica (piace, onde piacere, ecc.); dove 
poi al § 208 egli parte da queste ultime, che dovrebbero aver model- 
lato le altre sopra di sé (mudare, onde muda, ecc.); e finalmente per 
rice'vere, al § 212, l'alterazione della labiale sorda latina si considera 
come avvenuta nel proparossitono, che è quanto dire nella forma del- 
l'infinito, e da esso estesa a tutto il resto della coi\ju gaz ione. 

Ma passiamo senz'altro agli elenchi, studiandoci di raccoglier me 
iodicamente gli esempj, secondo i posti diversi che la sorda occupi 
rispetto all'accento 1 : 

Con e: ricolta -are, ricordare, fracassare (che altrove pare im- 
portato di qua; cfr. Scheler s. -asser), ricamare (v. Diei a.v.);- are. 
tracoitare -otare ('cogito 9 ; anc'oggi tracotante -anza);- vacare (che in 
certe accezioni dovè essere schiettamente volgare), are. mand- e mo- 
nticare, mendicare, sprecare 2 ; e con mutato suffisso: faticare, arce 
volg. casticare*,- macola -are percuotere ammaccando, piagnucolar** 
[sollùchera -are, cfr. Caix st. 157] ;- càrica -are, masticare, pizzicar*: \ 
solleticare, vendicare, e tutti gli altri simili 3 . 

Parecchie qui e gravi le eccezioni: aguzza -are (cfr. agulo al 
§ III) ;- paga -are, annegare, pregare, segare, intrigare e strigare, 
fregare, frugare (cfr. XV 214-5), piegare, affogare e soffogar', 
asciugare (cfr. sugo al § II). Ma per segue -ire (e seguita -are*, 
dileguare, cfr. ciò che ò detto di eguale al § in. 



1 Si tolleri che io mostri, in quest'occasione, coi cinque esempj che f» 
qui seguire, le diverse sedi ove rispetto all'accento viene a trovarsi ne* 
sorda (in questi esempj il e), secondochè essa, al sng. del pres.ind.o d*I 
congiuntivo, sia protonica o postonica in voce piana o sdrucciola, o in sil- 
laba finale di voce sdrucciola. Ecco dunque: tracolla, tracollava -asst, tra- 
collerà; ricapita, ricapitava, ricapiterà ; reca, recava* recherà ; màcola, mt- 
colava, macolerà; indica, indicava, indicherà. Ne risultano in complesso tea 
otto posizioni diverse. 

a Se trovassimo un are. *$prieca, esso confermerebbe l'etimo # ex precari 
(ciò* 'mandare alla malora*; v. D'Ovidio, Grundr. I 512), che pare quanto «1; 
meglio si sia proposto fin qui; e insieme questo verbo farebbe, per la ss* 
volgarità che risulterebbe certa, un singoiar contrasto a pregare* 

9 A codesta ben lunga sorte s'aggiunsero, cambiando il sufi, o V usati - 
aro. mì/ici -are e navicare, le'tica '•are; co'rica •are; tre* mànica -«re. 



Le esplosive sorde tra vocali. 385 

Con <f: riceve *ere, re- o ricidere, {maciulla -are 1 ];- racimola 
-are;- giace -ere, piacere, tacere; rece *ere, cuoche, nuocere; dice -èva, 
fa[ce] -èva, conduce -èva;- bucina -are, gracidare 9 , recitare ì lacerare, 
macerare; luccicare. 

La sonora qui soltanto in vagella -are (v. Ganello III 322). 

Con t: fatica -are, protestare, [are. batassare scuotere agitando]; 
protegge x e/*e;- dilata -are, sfatare, are. guatare, vietare , invitare 'fare 
invito', irritare, tritare, insetare innestare, nuotare, ajuiare, attutare, 
mutare*, rifiutare^ salutare, starnutare, potare, fiutare ;puo[te] f potere; 
ìnietere, ripetere e competere, scuotere e percuotere ; paté -ire 4 , pute 
-ire; nitrire (tr second.; v.Fl. II 381 ; e cfr. ve'trice al § IV);- farnètica 
-are, letica -are, solleticare, [sgretola -are, lucch. sgretola, cfr. Caix 
st. 156; are. ruticare bucicare] ; scatola -are 5 ; scaturire; tre Itola -are 
(cfr. XV 220);- merita -are, compitare, ed i parecchi altri simili. 

Contraddicon soli alla norma: sodisfa -are 6 ;- grida -are, gui- 
dare (cfr. Kart. 8905);- &rc.me'scida -are e strepidire empir di 
strepito (cfv. strepictio); povera messe. 

Con p: ripete (il p ò dopo cons. in compete *ere), strapazza -are 
(cfr. XV 199), strapanato strappato, stropicciare (lucch. strep-) 7 ; racca- 



1 Movendo dal nome (cfr. Diez 8. v.) anziché dal verbo, l'esempio dovrebbe 
piuttosto andare al § IH. Del resto, inclinerei a vedere qui una variante fo- 
netica di macellare, 

* In cui par che si fondessero o confondessero gradila re e glocidare 
(v.Georges; e cfr. Mey.-Lb., Rora. gramm. I 353-4). 

' Per mudare, il Mey.-Lb., non escludendo che sia voce importata, pensa 
che possa anche ripetere il d dal nome, dove a parer suo è regolare (v. 
Zeitschr. XXIII 477). Sennonché muda, come anch' egli ammette di certo, é 
un deverbale; e il dichiarar mudare con esso é proprio un far nascere il 
padre dal figlio! 

4 Uarcpadire digerire (anche in quest'accezione fu molto più in uso pa- 
tire; v.il Voc.) è forma dialettale dell'Alta Italia; cfr. Can. Ili 384. 

* Da scuotere o, più anticamente, da excutere; e scatola stecca per di- 
liscar la canapa o il lino, deve essere il suo deverbale. 

* Naturalmente, se ponessimo sodisfa, questo verbo non dovrebbe occu- 
pare più il posto che gli è assegnato. Lo stesso si dica de* verbi citati in 
-f>*, che assunsero al presente la forma seriore d'incoativi. 

T Propongo ad etimo *strepitiare (* strepi tus"). Il verbo it. significò prò* 
priamente 'fregar co 9 piedi', o meglio - come io credo - 'far rumore fre- 



386 Pieri, 

pezza -are;- dial. capare (ali. ad are. capp-), v. Asc XI 430, crepare 
(are. criepa), scip- o sciupare; stupire 1 ; safpe], sapere; cape -*n\ 
rapire (cfr. rapina al § III), are. strepire, concepire ( are. concepe ), ri- 
pire; sopire;* capila e scapita -are;" decupa -are.- 

Fanno intoppo : riceve *ere (a cui naturalmente do assai mag- 
gior peso che all'are, rie f pere; cfr. ricepe ì Parad. 2, 35; 29, 137);- 
sce'vera -are, rimproverare s , ricoverare. E ancora: pigolare (<Li 
*piv- di f. a.) s . 

§ VI. — A complemento di ciò che ò stato esposto finqui, pi- 
gliamo in esame gli esemplari che offrono la sorda seguita da r (cfr 
MejvLb., It. gr. [1890] § 230; ma, per tutto ciò che in ispecie con- 
cerne la combinazione più importante, tr, v. Ascoli, X [1880] 87-88*. 
Di questi, mantengon la sorda dopo la vocal tonica: sacro -a 4 ; lucch. 
entro cancello 5 , Pietro fl e pietra, dietro, vetro, mitria ( ali. a mikra , 



gando co' piedi*; e poi, presa la causa per l'effetto, 'sfregare* o * atro finir»'*. 
Cfr.il nost stropiccio che in origine disse 'strepito', e male è spiegato ia 
più eseinpj del Voc. per 'travaglio* od 'affanno*. 

* Se la tonica è i, persiste o facilmente s* ottiene per ricorso nella pro- 
tonica u da ù (cfr. fuggire, onde fugge, ecc.); sicché nulla è in codesta voc" 
che n*indubbj la volgarità. Lo stesso si deve dir d'i protonico da I, quandi 
s'abbia e tonico (cfr. vitello, ecc.). 

* Sgombrerei (e forse non a torto) il campo da questa eccezione, ammu- 
tendo col Mey.-Lb. (Rom. gramm. II 514), che sia qui avvenuto un compre- 
messo tra reprobare e improperare. 

* Anche di questo ci libereremmo, supponendo come tu, piotare (v. Di*' 
s. piva; Mey.-Lb., It graram. 124), che è del dial. pistojese. Sennonché que«t*\ 
viceversa, può esser da pigolare, con ettlissi {cfr. auto da aguto, ecc.)' E t. 
lucch. piulare lamentarsi a torto per malcontento (tri sili.), pi s t. piurare pian- 
gere (de* bambini), par che accennino piuttosto a plorare (cfr. Kòrt 6227 

* Credo questo lo schietto continuatore di sacra -a, e che sagra, mìì * 
sacra, festa (e sagro, ali. a saa-o, falcono, Kòrt 1C42) non sia del tose centrai-. 

* Il persistere della sorda in questo esemplare parrebbe un argomeat. 
a favore del novello etimo proposto dal Salvioni (e rati s; ZeiUchr. XXK 
467), in quanto il tr sorto in catro por la metatesi potrebbe essere abba- 
stanza tardivo; seunochè la sorda è anche del ni. Chiatti (cfr. XII US)! S'op- 
pongono del resto il suono iniziale e il diverso genere (cfr. graia, sostj. 

* Piero (e mi dispiace anche pel mio cognome!) non è di fonia toscani, 
malgrado il già frequente 'San Piero\ ma è forma gallica o gaUo-iUl*> - 
(frne. I* terre, boi. a ut. Pier e mod. Pir, e ce ). 



Le esplosive sorde tra vocali. 387 

botro, gire -o\ capra, vepro 'prunus spinosa' (cfr. il ni. lucch. Vièpori), 
sopra; nonché lepre e ginepro, ove il nesso ò secondario. 

Mostrano invece la sonora: agro -^i, magro a, lagrima; are. 
adro -a, ladro, madre e padre, poliedro (cfr. il sen. pollerò). Come 
si vede, fuorché nell'ultimo esemplare (il quale anche pel Mey.- 
Lb. è un'eccezione) il digradamento avvenne in una formula, ove 
le 'seduzioni' della sorda erano due (a! precedente, r seguente); 
e non fa meraviglia se in molti casi essa dovè cedere. Ometto al- 
legro , perchè tutti, credo, vi riconoscono ormai un francesismo ; 
e lampreda (cfr. Diez s. v., Asc. X 88 n ; che per la metatesi, an- 
tica, potrebbe anche andare al § II), in quanto pur questa non ap- 
p^ja voce toscana d'origine. 

Conservano la sorda avanti la vocal tonica: terracrèpolo o lat- 
Scrèpolo * pie ridi um vulgare \ atroce , atre'pice f cutre'ttola, matrigna e 
patrigno 2 ; aprile, caprdggine, capretto, cipresso, ciprino carpione, so- 
prano, nonché latrare (già dell'uso volgare ; v. il Voc. it.), aprire e co- 
prire, dove il nesso provenne da sincope. E in seconda protonica: ve- 
triolo, are. petrose molo ; capriolo, are. -latto. A questi osemplari pos- 
siamo aggiungere i meno antichi o d'etimo incerto: catrame (v. Diez 
s.v.), citrullo (Caix st. 102), soccolrino agg. d'una specie d'aloe ('So- 
cotra '), nonché are. catricola palizzata, cetr- o citrarca (che danno per 
arabo: ceterach', capriccio e are. capre zzo*, caprùggine intaccatura 
delle doghe (sec.il Galvani: *caperfiglne, dacaperare increspare), 
che hanno o pajono avere un tr o pr secondario. 



1 Nasce nei luoghi erbosi e anche per le muraglie antiche (v. Targ.-Toz- 
/.etti e Tramate r). Per -crepolo penso a *c ripide, da picride, che è 
pure una specie di lattuga (v. Forcell.). La metatesi potè essere agovolata 
da crepare, in quanto il terracrèpolo anche germogli nelle screpolature 
o crepacci. Il primo termino dovè servire in origine a distinguer la pianta 
«lei prati da quella dei muri; e rispocchierà un genitivo ( cfr. terranoce o 
'castagna di terra 1 ). In latticrèpolo vedremo a ogni modo la stessa voce, 
rifoggiata su latticino (cfr. lactuca), altro nome della stossa pianta. 

* Le forme madrigna e padrigno, rifatto su padre e madre, furono e sono 
di scarso uso. 

1 Questo capre* ko, brivido che fa arricciare i capelli (Dittam., i 6), è ca- 
priccio, usato già nella stessa accezione, fuso o confuso con ribresso. Nes- 
sun dubbio che sia qui ii e non zz (:: rrszo). 



388 Pieri , 

Colla sonora: lucch. lograre (consumare, metaf.) e it logorar* 
(XV 170 n), sagrato, segreto; e in seconda prò tonica: sagrestia 
-estano e sagramento, agrifoglio. Ma ladrone e padrone son ripla- 
smati su ladro e padre ; e a nudrire e nudricare (anche nodr*) pre- 
valgono di gran lunga i divariati con sorda, che son di certo i 
genuini; e lo stesso si dirà de 1 botanici ce- o citrìQlo, matricina -o 
e matricale -a (a cui cedro e madre non riuscirono a imporre la 
loro sonora) rispetto a cedrìQlo, ecc. Per madornale, v. al § IIL E 
cavretto e cavriuolo -iQlo furono e sono dell'uso scelto e poetico, <* 
però facilmente, esotici; e voce d'accatto è anche sovrana, limi- 
tato nel comune uso all'accezione metaforica. L'are, bt oblio ali. 
a prQbbio; G. Vili.) ò un caso d'assimilazione assai antica (cfr. 
obbrobrium, Schuch. vok. 1 125-6). 

§ VII. — Siamo cosi al termine dell'assunto; e vuol dire che al» 
biamo compiutamente dimostrato la normale incolumità dell'espi sord<« 
tra vocali, sia in postonica e sia in protonica; e abbiam misurato in 
sieme il quanto e il quale degli esempj in cui la digradazione si av 
verte. Qioverà ancora insistere sull' osservazione, che delle esplosiva 
la gutturale si mostra assai più propensa a digradar tra vocali cii<> 
le altre; ciò che del pari si avverte per la stessa esplosiva quanti* <' 
iniziale. Mentre infatti t e p iniziali resistono costantemente, e ini- 
ziale passa non di rado in ff, sia o no seguito da R. Ed ecco la li»u 
degli esempj ormai sicuri o grandemente probabili: gabbia, galani 
(v.Caix st 110), gambero, ganghero f ave. garbo aspro, brusco (r.I>i«?i 
s. v.), garòfano, garzare e garzone -uolo, gattabuia (v. al § III), gatto 
~ rt » ffQlfo, genito, gonfiare , gorgogliane, gufo; galappio l , ^regale/fari 
schernire (v.Kòrt. 1505), gavillare, are. galigajo conciatore di pelli (e x 
ligarius, v.Georges; cfr. Salvioni, Postille z.x.),gastìgare, ali. a for- 
me parallele con sorda * ;- grasso, grata -pila e gre! ola, grattare (ctr. 
Kòrt. 4575 ), granire ghermire, greppia, gìHspignolo (x; r i s p u ), gri»Ua % 
gruccia, groppo -a e gruppo ( v. Kòrt 4587); nonché granchio, gridar*-* 



1 Secondo lo Zamb. 185 da un aat. klappa trappola, laccio (o allora sarete 
il deverbale di alloppiare). Ma forse abbiamo qui cappio fuso o coafo*> 
con laccio. 

■ Escludo, come voci esotiche: galera -ga (v.Can. Ili 301 e "(15) oy<r»"f^ T « 



* Le esplosive sorde tra vocali. 389 

gryngQy gru zzo *olo ', che sono esempj per cr secondario; e insieme 
F are. grollare ali. a croll-*. Cfr.Schuch., vok. I 124-5. 



1 Disse in origine 'raunamento* (per 'mandra' di buoi occorre nel Dittano, 
e per 'crocchio* di persone è nel Cir. Calv.), e poi 'mucchio* o 'mucchietto* 
per lo più di denari. Tengo per certo che esso sia il nome estratto da 
*cruzzolare (cfr. Caix st. 52; e ruzzola da ruzzolare, Kdrt. 6997). L'are. 
gruzzo, anziché esigere a sua volta un *gruzzare corro ti a re (che del re- 
sto non avrebbe nulla di strano), sarà facilmente il positivo che si ricavò 
dal supposto diminutivo. In contrario, cfr. Kdrt. 3792. 

* Quanto a esplosiva iniziale seguita da R» par che il p offra anch'esso 
un esempio sicuro di digradamento in brina (v. Asc. I 111 n.). Ma l'are, fcri- 
vilegio fu raccostato a brgve Metterà*; brizzolato, di fronte all'are, yrizzato 
(v. Diez s.sprazzare; e cfr. bri zzati no specie di fungo) fu rifatto sull'equival. 
brinato (v. il Voc.it.); e brugna e brugnola non è roba toscana (brunella 
4 prunella vulgaris*, detta anche 'erba mora' o 4 morella \ si risente di bruno). 



NOTE DI GIOVANNI FLECHIA, 

edite da Giuseppe Flechia. 



1. fiorent. calenzuolo. 

Questo nome d'uccello è dato dal Fanfani come sinonimo di 
verdone; ma il sign. Buscaino * vuole che esso dinoti solo una 
varietà della medesima specie. Credo che in questo il Buscaino 
prenda errore e che calenzuolo e verdone siano veramente si- 
nonimi e dinotino entrambi una stessissima specie (fringilla 
chloris di Linneo); se non che calenzuolo è il nome usato dai 
Fiorentini, mentre verdone è quello che adoperano non solo i 
Pisani e altri luoghi della Toscana, ma, salva la forma dialet- 
tica, si può dir anche l'universale degli Italiani. 11 Fanfani non 
fa pur cenno di quest'uso limitato e proprio dei Fiorentini, e 
mentre sotto calenzuolo ne dà per sinonimo la parola verdone 



1 A- Buscaino Campo, Studj di filologia italiana, Palermo 1877, p. 166. 



390 Giov. Flechia, 

e ne porge la definizione, torna poscia a ripeter questa con altre 
parole sotto verdone, senza pur nominar calenzuolo. Ora a me 
pare che il meglio sarebbe stato dire semplicemente, sotto cor 
lenzuolo : « nome che i Fiorentini danno alla specie d* uccello 
più comunemente nota sotto quello di verdone » ; e a scanso di 
ripetizioni, sotto questo soltanto darne la definizione. 

Avvenendomi di citar calenzuolo, ne colgo volentieri occa- 
sione per notare come qui veniamo ad avere calzantissimo esem- 
pio di voce fiorentina la quale, al parer mio, contro la regola 
generale deve nell'uso comune degl'Italiani ceder luogo all'e- 
quivalente verdone adoperato, come si disse, in una parte della 
Toscana e in quasi tutta l'altra Italia; e ciò non tanto perchè 
questo nome sia proprio di pressoché l'universale della nazione, 
quanto perchè esso importa vivo un concetto generale e carat- 
teristico dell'oggetto designato, il quale dà così a questo vo- 
cabolo la qualità essenzialmente propria del nome considerato 
nella primitiva sua applicazione e lo rende meglio atto a ri- 
spondere al sentimento universale, dove calenzuolo è nome che 
per sé stesso non potrebbe più avere implicitamente alcun va- 
lore nella coscienza degl'Italiani, e potrebbe quindi applicarsi a 
dinotare tanto un essere di color verde come di altro qualsiasi 
colore, e cade perciò nel novero delle voci che quanto al si- 
gnificato intrinseco e primitivo si possono dir morte in perpetuo 
o solo capaci di vita fittizia, racquistata, per così dire, mediante 
la galvanizzazione dell'etimologista *. 

Ma, ci si dirà, volete voi dunque cassare dal vocabolario il 
nome calenzuolo, già usato da buoni scrittori, e privar quindi 
la lingua di una voce leggiadra e di conio al tutto italiano? — 
Mainò! Viva pur questo vocabolo così sulla bocca dei Fioren- 
tini come nella penna degli Italiani; ma si usi solo mediante 
una data restrizione; cioè, mentre la parola vw*done sarà ado- 
perata così nella scrittura come nel parlare in cose d'uso ge- 



1 Non è questo il luogo d'indagar l'etimologia di calenzuolo; ma non du- 
bito d'affermare corno questa voce non si possa etimologicamente sconnet- 
tere dal bolognese cavrenzòl o cavrinzòl (verdon cavrinzol « verdone), la 
qual forma sembra più vicina alla primitiva che non la fiorentina. 



Note diverse. 391 

nerale, cotidiano, pratico, positivo, nazionale, il calenzuolo dei 
Fiorentini, come anche il verdello dei Senesi (che pure avrebbe 
meritato di essere registrato od almanco in qualche modo accen- 
nato, e non fu, dal Fanfani; e che, dove non ci fosse verdone, 
sarebbe, per le ragioni sopra dette, meglio atto a diventar na- 
zionale che calenzuolo non sia) si riserbino per quelle scritture 
dove la favella pellegrina e più o meno artifiziata non solo non 
è difetto ma è talvolta pregio o necessità, come principalmente 
accade nella poesia ; ed anche in quelle prose che, destinate spe- 
cialmente a lettori di più squisita cultura, affettano quell'attici- 
smo od urbanità della lingua che negli antichi Toscani era na- 
tura ma che può solo attuarsi come opera d'arte dai non Toscani 
d'ogni età e, sto per dire, eziandio dai Toscani moderni. Né si 
creda che con questo uso comune di voci non fiorentine od anche 
non toscane si venga a porgere argomento contro la fiorentinità 
o la toscanità dell'italiano; perocché quando pure verdone non 
fosse, come è veramente, proprio eziandio di una parte della 
Toscana, esso avrebhe pur sempre il marchio della toscanità 
nella forma, la quale non sarebbe né siciliana (virduni), né 
piemontese (vèrdon), né quale altra particolare possa esservi 
in un qualunque dialetto non toscano, ma sì foggiata in guisa 
atta a rispondere a quel tipo che gl'Italiani per mezzo della 
comune favella, formalmente originata dal dialetto toscano, ven- 
gono nella loro coscienza a riconoscere come tipo della lingua 
nazionale, e che, storicamente parlando, è tipo primitivamente 
toscano. 

2. sen. capifuoco. 

Già nel suo Vocabolario della lingua italiana (1855) il Fan- 
fani aveva dato questa voce senese, sinonima del fiorentino 
alare, come formata nella sua prima parte non già da capo 
secondo che vorrebbe la naturale sua interpretazione, ma bensì 
dal verbo capere , vedendoci egli un composto equivalente a 
chiudi fuoco. Questa singolare e al tutto speciosa etimologia venne 
combattuta con assai validi argomenti dall'amico mio Prospero 
Viani nel Dizionario di pretesi francesismi ecc. Ma le furon 
parole al vento. Il Fanfani, senza darsene minimamente per in- 

JLrchÌTio (lottol. iUL, XV. 26 



392 Giov. Flechia, 

teso, ripete testualmente quella sua etimologia nel Vocabolario 
dell'uso toscano. Le ragioni addotte dal Viani mi pajono più 
che sufficienti per provarne l'insussistenza ; ma siccome il grande 
argomento del Fanfani è che al singolare dicesi capifuoco e non 
capo fuoco, quasi che non si dicesse anche capinero, capipopolo, 
capitombolo, capUorzolo ecc., e non fosse anzi una proprietà 
del toscano e dell'italiano, ereditata dal latino, il terminare ge- 
neralmente in -i la prima parte di tali composti, come verbi- 
grazia in caprifico, coditremola (cfr. Flechia, Arch. II 325), 
pettirosso e va dicendo; e quasi che l'idea di capo in cosifatti 
arnesi non fosse assai naturale, e non rinchiudesse fuor d'ogni 
dubbio il capitone degli aretini l , che il Redi reca nel suo ' Vo- 
cabolario* e il Fanfani registra ancora egli come sinonimo di 
alare', così agli esempj delia forma singolare di capo fuoco già 
allegati dal Viani ne aggiugnerò, oltre all'ancora non citato ca- 
pofuoco dei Napolitani, un altro pur non avvertito, che pel Fan- 
fani dovrebbe essere di grandissimo peso, perocché io lo tolgo 
dall'antico senese, cioè da quel dialetto, donde appunto venne 
ad introdursi nel vocabolario la parola capifuoco. Quest'esempio 
trovasi nell'inventario del 1492 della Compagnia della Madonna 
sotto le volte dello Spedale di Santa Maria della Scala di Siena, 
pubblicato dal De Angelis (Capitoli dei Disciplinati della Ve- 



1 Non credo che sia punto ammissibile l'etimologia data dal Parenti e 
citata dal Viani dell'equivalente cavedone o candori e modenese, fatto ve- 
nire dal lat. caudex. Cavedone e caudone, o, diremo piuttosto, oavedon e 
caudon non possono essere altro che due forme vernacolari di quel mede- 
simo nome di barbara latinità (capito, capitonis) che nell'aretino suona 
capitone e che nell'Italia settentrionale prende le forme che porta la natura 
de* suoi dialetti, quali sono per es. il caveon dei Veneziani, il cavedó dei 
Bresciani, il cavdon dei Parmigiani, Bolognesi, ecc. E perciò cavedon sta 
a capitone come cavester a capestro; e caudon non può essere altro 
che un sincopamelo di cavedon , come lo sono per es. caudein di cave- 
dein e= capitino (capezzolo), caudagna di cavedagna » capitania; sincopa- 
melo per cui la semivocale v venendo in contatto immediato colla seguente 
consonante passa naturalmente nella corrispondente vocale u, come ciò 
scorgesi essere intervenuto verbigrazia nel latino f autor da favtor (fa- 
vitor), lautus da lavtus (*lavitus, participio di lavere), gaudeo da 
•gavdeo (*gavideo: cfr. gavisus). 



Note diverse. 393 

iterabile Compagnia ecc., Siena, 1818, in 8°, pag. 130, num. 194), 
dorè si legge : uno capofuoco vecchio e rugginoso. Che ne dice 
il sign. Fanfani ? * Vorrà egli ancora credere che osti alla deri- 
vazione da capo la forma singolare di capifuoco ì 

3. lembrugiare ì lembrugio. 

Registrati entrambi distintamente e senza accenno di connes- 
sione tra loro, sebbene il primo, che il Fanfani presenta solo 
come proprio dei Pistojesi, abbia al tatto l'aspetto di verbo de- 
nominativo derivato dal secondo ch'egli reca come usato dai 
Lucchesi e dai Pistojesi. Hanno essi veramente i Lucchesi sol- 
tanto l'uno e non l'altro? Ciò pare inverisimile. Ecco intanto 
un nome ed un verbo che, se non piglio errore, non hanno 
corrispondente nella lingua comune, e che, in difetto di meglio, 
potrebbero essere adottati dal vocabolario comune. Dico in di- 
fetto di meglio, sembrandomi poco probabile che manchino di 
voci equivalenti il fiorentino e le restanti varietà di volgare to- 
scano, mentre le posseggono altri dialetti d'Italia come verbi- 
grazia il piemontese che ha susnè, susnon, rispondenti appunto 
di significato a lembrugiare^ lembrugio, ma diversamente ori- 
ginate, perocché nel parlar subalpino il nome è manifestamente 
un derivato del verbo, mentre il contrario sembra aver luogo 
nel toscano. Ho detto credere che non vi siano voci equivalenti 
nell'italiano e in questo mio credere mi conferma il non ve- 
derne citati dal Fanfani, il quale dà poi delle due voci defini- 
zioni piuttosto vaghe e non al tutto concordi, tanto che io re- 
puto esserrai fatto un giusto concetto del loro significato piut- 
tosto ajutato dalle voci piemontesi che non mercè di esse di- 
chiarazioni. Le quali sono le seguenti : cioè per lembrugiare 
« andare attorno per un luogo dove si prepara desinare o cena 
per vedere di assaggiare qualcosa di ghiotto»; e per lembru- 
gio : « colui che è avido di cibi e vivande delicate, ghiotto, go- 
loso». Nel piemontese susnè (e in varietà provinciali anche 



1 [Questa pagina evidentemente fu scritta anteriormente alla morte di 
Pietro Fanfani.] 



394 Giov. e Gius. Flechia, Note diverse-. 

suste) suona « guardare con certa avidità quasi supplichevole e 
manifestata principalmente dall'espressione del volto (secondo 
che fanno specialmente i ragazzi e i cani) persona che mangi 
cose ghiotte od anche che mangi semplicemente»; e per esten- 
sione «bazzicare o aggirarsi intorno a luoghi o persone con 
fine di cavarne qualcosa da mangiare » ; susnon (suston) sta poi 
a susnè (suste) come, verbi grazia, mangione a mangiare, dar- 
Ione a ciarlare ecc. Come ognun vede, i verbi agognare, ap- 
petire, golare ecc. e loro derivati hanno senso troppo generico 
perchè possano considerarsi quali corrispondenti a lembrugiare 
e susnè; e sarebbe quindi da cercare se il dialetto toscano non 
abbia qualche altro equivalente, e in caso affermativo scegliere 
quello che può parere il meglio adatto a far parte della lingua 
comune. Altrimenti si potrebbe accettare senza più lembrugio e 
lembrugiare, salvo il caso che qualche dialetto non toscano, 
massime dell'Italia meridionale, avesse, da somministrare all'uopo, 
voci equivalenti, di chiaro significato e di forma italiana o fa- 
cilmente italianabile. 

[Continua.] 



genov. vfmiu. 

Detto di persona, vale 'affabile, socievole, compunto, ecc.'; detto 
di cose: 'morbido, tenero'. È il lat. humilis, con la solita ridu- 
zione di terza in seconda; onde hùmero nell'ant. genov., e normal- 
mente ùmiu nell'odierno. Nelle antiche ' Prose Genovesi \ è frequente 
V humero nella schietta accezione di 'umile'; così: sposa humera 
53 b I, ecc. Ma c'ò un passo, in cui è come profittato della massima 
differenza che interviene tra il valore proprio ed il metaforico, cioè 
tra * umile' e 'morbido', ed è questo: dixe sarn Bernardo, che lo pu 
aspero cardon si fa lo drapo pu humero, cosi pu aspero habito et 
vestimento si fa la mente pu casta et pu humera, ll a , pag. 17; tal 
quale come odiernamente si direbbe : se fa u drappu cu ùmiu (mor- 
bido). L'originale latino: asperior carduus pannum facit 1 e ni o rem 
sicut asper habitus carnem facit castiorem. 

Giuseppe Flechia. 



APPENDICE 

ALLE PAGINE 303-326 DEL PRESENTE VOLUME. 



L' anticipata distribuzione delle pagine qui sopra citate ha portato 
con so che la molta benevolenza di parecchi compagni di studio mi 
desse modo di approntare quest'Appendice in tempo ancora di stam- 
parla nella stessa puntata in cui le dette pagine son contenute. 

I. Continuatori neolatini di ipsUu 

Pag. 306. — Il termine più settentrionale a cui, per quisso quessa % 
merco la squisita cortesia del Monaci mi sia dato di arrivare, ò rap- 
presentato da un'antica Passione inedita di Foligno. Ofr. V annota- 
zione che segue, sulla fine. 

Pag. 306-7. — Circa la genesi di esso 'colà, oostà', il db Lollis, 
secondo che dalle sue lettere amorevoli mi è dato di raccogliere, ha 
un suo particolare pensiero, che certamente è degno di molta con- 
siderazione. 

Non si rassegna egli dunque a creder necessaria una base en-'ssu 
per ispiegare l'abruzzese esse, o il reatino §sso ì e le altre forme dia- 
lettali, analoghe e sinonimo ('colà, costà 9 ). E dice: «Poiché Sccu 
«(.**£ occ.) si mantiene in codeste zone con valore di avverbio di 
« luogo, non saranno §ssf ecc. sémplicemente plasmati su e e cu, colla 
« materia prima di ip s u?. . . S'aggiunge, che qualche dialetto abruzzese 
« di contro a diikkuce ci dà dieste, dove, secondo me, Vie contrastante 
« alla base Ist- non può essere che per influsso dell' tè legittimo nella 
« continuazione di e e cu; e ciò sta a dimostrare la prepotenza eser- 
citata da e e cu su Ist-, ed eventualmente su Ips-, adattati all'ac- 
c cezione avverbiale. — ... L'abruzzese ha: akkellà (in qualche zona: 
« ahkuUà) assellà, alleld ■ qui (non lungi di qui), costà, colà. E questi 
«om- a//- non saranno essi ricalcati su oAA-? E quest'assoluta di- 



-i 



396 Ascoli , 

« pendenza delle ultime due forme dalla prima, non varrà a confer- 
ii mare quella che io pretendo sentire di esse elle da ekkel* 

Ora, io spero che il de Lollis abbia a continuare, appunto nel- 
PÀrch. glottol., il discorso che gli ò piaciuto d'incominciare, per let- 
tera, con me. Ma dico intanto, che l'affermazione del D'Ovidio, se- 
condo la quale esso risale ad *én-sso («én-ipsu), sempre ancora 
mi seduce, in ispecie per il fatto dell'avv. elio, il quale patentemente 
risale a*en-7/o (• én-illu). E dico insieme, che questa affermazione 
punto non esclude l'influenza di éccu a cui ricorre il de Lollis, ma 
ben potrà mantenerla ne' giusti suoi limiti. Mi par cioò molto prò* 
babile, dopo le considerazioni del de Lollis, che l'è originaria di 
éllu sia facilmente e perciò anticamente passata in f, per la spinta 
che ad ellu veniva da éccu, cosi prossimo ad éllu per la ragion 
fonetica e la semasiologica. E avrà finito per risentirsene anche 
én-'ssu. Ma il pensiero del de Lollis mi pare che ecceda nel volere 
ohe l'avverbio esso sia semplicemente un issu con l'iniziale modi- 
ficata per l'attrazione di éccu. Mancherebbe allora nell'avv. esso quel 
fattore semasiologico che s'ha cosi manifestamente nell'avv. glia. — 
Per la geografia di elio, posso poi aggiungere la seguente notizia: 
«In Val-d'-Orcia ho udito filo -a, -i -e, che in Val-di-Chiana sodo 
«décculo -a, -• -e»; e ne ringrazio molto cordialmente l'autore (F.-O. 
Pumi). Par quasi un avverbio, analogicamente declinato; ma questa 
declinabilità dev'essere un'illusione e trattarsi non d'altro che della 
enclisi del pronome (ellobio ecc.), la quale provoca, per dissimilazione, 
la perdita di una sillaba; cfr. nel reatino: ellclu elicli ellola elicle* 
allato a eccolu eccoli ecc., essolu ecc. E risaliamo, pur con l'avv. elio. 
allo stesso limite settentrionale che vedevamo, sul principio di questa 
Appendice, raggiungersi per quisso quessa merco d'un vecchio tesfc> 
folignese. 

Pag. 314 n. — Questa Noterella, a giudicar da certe osservazioni, 
avrebbe richiesto un più largo svolgimento ; ma le proporzioni del 
discorso non l' avrebbero facilmente consentito. Se io non mi acquie- 
tava a nessuno degli anteriori tentativi intorno al curioso obliquo 
provenz. fem. lieis leis Mei', ai quali alludevo, ciò naturai niente' non 



Appendice alle pp. 303-326. 397 

avveniva se non dopo averli attentamente studiati uno pei 1 uno. Cosi 
l'acuta dichiarazione del Thomas, Roman. XII 334, che postula un 
*illaeius, mi par sempre che provochi, a tacer d'altro, l'obiezione, 
già accampata dal Meybr-Lùbkb, II 25, del perchè s'avesse a man-» 
tenere il -s di *illaeius e non quello di illius 1 . Per me ò come di 
'persuasione istintiva' che il monosillabico Ijeis leis del provenzale 
non si possa disgiungere dal monosillabico Ijess (Jess) del grigione; e 
circa la natura dell' e nelle forme provenzali (un particolare per il 
quale mi son giovato della cortese amicizia di Vincenzo Crescini), 
confesso d'essermi accontentato, e accontentarmi sempre, della con- 
siderazione che leis rimi di frequente con voci in 'eia estreit', pen- 
sando per Ijeis (Ueis) al naturalissimo influsso dei sinonimi lei liei, i 
quali rivengono ad illab-i. Sentirò, del resto, ben volentieri quel che 
ancora mi si possa dir contro. — Il db Lollis si fermava alla dif- 
ficoltà, da me stesso avvertita, che in Ijeis leis ci mancherebbe Y -a 
caratteristico del genere; difficoltà che maggiormente egli sentiva, nel 
considerare mezeissa accanto a mezeis. Ma va d'altronde considerato, 
che tnezeissa è nelle tranquille condizioni della declinazione nominale, 
laddove Ijeis leis proviene dal molto agitato paradigma di un pronome 
di terza, senza poi ripetere che ha nella prima sua parte una tal 
quale distinzione del genere, distinzione a cui met- non si prestava. 
Nò si deve finalmente dimenticare, che punto non ò logicamente ne- 
cessario il postulare un ipsam per la seconda parte dell'obliquo com- 
posto che ò da noi riaffermato, restando sempre aperta la via, per 
la quale s'era messo primamente il Diez, e sarebbe di vedervi un 
ipsi od ipsae. 

IL Di sano per intiero. 

Pag. 318-20. — Non avendo io potuto ricavare , dai vocabolarj a 
stampa, esempj di sano per intiero, provenienti da scritture verna- 



1 Circa la presunzione, da altri espressa recentemente, che resti oggi an- 
cora qualche traccia dell'antico Ueis, sia qui per incidenza notata la con- 
traria afférmazione del Chabaneau, Gramm. limous., p. 178, il quale ha 
forse appunto alimentato quella presunzione, col suo paradigma a p. 176. 



398 Ascoli, 

cole napolitano più o meno vecchie, ricorsi alla provata bontà di 
Enrico Cocchia, il quale riuscì a ottenermi quanto segue dal lessico 
napolitano, tuttora inedito, del compianto Emanuele Rocco. Mi provo 
a distribuire gli esempj secondo le tre categorie che a suo luogo di- 
stinguevo, e noto che nella seconda categoria può parere che anche 
si scivolasse alla mera significazione di 'pieno 9 . Per l'età degli Au- 
tori, si posson vedere le 'Tavole' che son premesse al Vocabolario 
del D'Ambra. 

1 . F asano : mente la lanza stette sana, Gerus. 3,34; Oapasso 
Nic. : vo vede si sso cuorno è rutto o sano, Son. 190. — 2. Sgrut- 
tendio : voze sentire tutta sana la storia de le disgrazie, Tiorba, 
3, 2 1 ; Fasano : no munno avite sano sano de perzune, Gerus., 
12, 54; le celate sane sane, ib., 14,47; Oapasso Nic: e nce ha 
lassato mponta sano sano / no tierko de revietto de velluto s ; 
Vottiero: me Faggio magnata sana sana, Specch., 109. — 
3. La Violeide: ma tu lo puoje sentì no mese sano. Vera., 6; 
Cerlone: na nottata sana, Glor., 1,1; Villani [Ani] : sana sana 
nce vorria pe contarle na semmana, Ep., 122. 

Pag. 319. — Molto vivo era poi il mio desiderio di conoscere, se, 
di là dai confini dell'Italia, e in ispecie nella Spagna, si ritrovasse 
sano per intiero anche nelle accezioni che segnavo coi numeri 2 e 3. 
Una preziosa raccolta di vecchi esempj spagnuoli, che ora fo se- 
guire, ci mantiene esclusivamente all'accezione che segnavo col nu- 
mero 1. Devo quésta raccolta al principe dei filologi spagnuoli, il 
Cubrvo, e mio grazioso intercessore presso di lui é stato il Teza. 

Otrosi non ha de ser consagrada de cobo [la iglesia] si la 
derribasen poco d poco, et la fuesen osi labrando; 6 si todo el 
techo se derribase ó se quemase, et fincasen bis par edes sanas 



1 Dello stesso autore, e dall'opera stessa, questi altri due esempj ancora, 
dove non discerno con sufficiente precisione il significato di «sano: ha 
de cestunia [testuggine] no coperchio sano, 1, 1 ; avesse trovato lo Uno sano 
sano e le casce vacante [casse vuote], 4, 4. 

1 Questo esempio ricorre pur nel D'Ambra; s. ' revietto \ orlo, orlatura. 



Appendice alle pp. 303-326. 399 

(Partidas, I, 10, 19: Tomo I, p. 370, Madrid, 1807), — Sepa 
que ha otro seso encobierto; ca si non lo supiere, non le terna 
prò lo que leytre; osi corno si home levase nueces sanas con 
sus cascas, que non se puede dellas aprovechar fasta que las 
parta è saque dellas lo que en ellas yace (Calila é Dymna, 
prol: Bibl. de Rivad. LI, p. ll b ). — E si tomaren cabrio, o 
madera de casa, o madera de cubas, o de arca*, o de trillos, 
o descanos, o de carros o de carretas sanas, o quebradas, 
o otra madera de casa... (Fuero Viejo de Oastilla, 1,8, 
4: p. 43, Madrid, 1771). - Le parole di Svetonio (Tib. 68): 
'articulis ita firmis, ut recens et integrum malum digito te- 
rebraret', son cosi tradotte nella Crònica General (I, 108: 
fol. 74 t°, Zamora, 1541): Los artejos de las manos muy fir- 
mes, asy que tornava vna grand mangana sana e verde epas- 
sauala de parte a parte. — En aquel ano fue destroyda en 
tierra de Pùnto la gibdad de Neogesarea, que non finca y ningunn 
cosa sana sy non la yglesia solmente (Cronica General, I, 
144: foL 127 r°, Zamora, 1541). — Sé romper lo que està sano, / 
Sé al pan dar una mano, / Si de corner tengo gana (Juan db 
Timoneda, en Moratin, Origenes del teatro esp.: Bibl. de Ri- 
vad. II, p. 289*). — Queriendo alimpiar la cana del polvo, puso 
la punta mas delgada della en tierra, y cargo tardo la mano, 
que saltaron dos pedazos, que cada uno seria del tamano de 
un dedo de la mano ... Y acudiendo afuera un hijico desta se- 
nora, y viendo la caria entera, volvió corriendo a su madre, 
diciendo, Senora, la cana està sana; la cana està sana (Fr. 
Luis db Granada, Introducción del simbolo de la fé, 
II, cap. 27, § 14: II, p. 184, Salamanca, 1588. — Entonces 
ereyò que el amilo se habia quebrado, y osi podia haberse ca- 
ldo. Y tornandolo en la mano, vio que estaba entero y sano 
(Id ib. IV, 1, 5; IV, p. 18, stessa ediz.). — Lispòn desde hoy 
mas, amigo Sancito, de seis camisas mias que te mando, para 
que hagas otras seis para ti, y si no son todas sanas, à lo 
menos son todas limpias (Cervantes, Quij. II, 69: fol. 264 v°, 



400 Ascoli , 

Madrid, 1615). — Los arroyos que argentari j Las partet que 
frecuentan, / Cristales mil que crian, / sanos lor envian, / 
rotos los alimentari (de Villeoas, Eróticas, I, 1 9 cant 10; 
I 9 p. 170, Madrid, 1797). — jCon cudnto gusto ven todos leu 
sulilezas de un jugador de manosi. .. quemar un pdhuelo con 
llama viva, y mostrarle sano... (Quevkdo, Providencia de 
Diosr.Bibl. de Riyad. XLVIII, p. 196*- b ). 

P. 322 n.— Dell'assai probabile esistenza di air avverbio d'antica 
età: bone «bene, non s'è qui potuto toccare se non con brevissime 
parole. Ed ò un argomento che ne richiederebbe molte, come altri 
vorrà forse mostrare in queste stesse pagine. Quando si tratti di Usi- 
velie in cui l'atona finale di -no -ne si dilegui anche fuor della pro- 
clisi (un omo bon; el fa ben), allora avviene che bon nella funzione 
di ben ci lasci spesso incerti se piuttosto di un continuatore di *bone 
non vi si abbia l'aggettivo bono ridotto modernamente (e per direrse 
vie) ad apparenze avverbiali; come per esempio nel caso di un bon 
esclamativo, che equivalga logicamente a un avverbiale bene!, ma al* 
tro pur non sia se non buono! (buona cosa!). In una categoria con* 
genere entrerà, con altri, anche il pori bom, di està bom ■ està Ixm. 
Ma una molto ferma presunzione per òon-*bone s* ha all'incontro 
nelle locuzioni dove bon resta immutato accanto al verbo, qual pur 
sia il genere o il numero del soggetto, come avviene nel venez. pa- 
rer bon o nel friul. pare bon % 'far buona figura'. Per l'Italia meridio- 
nale, a cui eravamo condotti dal nostro discorso, meritan grande con- 
siderazione i modi sul tipo di ( tres homines bono dociot de loco' 
che il Db Bartholomaeis raccoglieva qui sopra a pag. 327. Ivi è pro- 
prio *bone, ed ò insieme l'avverbio che volge a un* accezione ag- 
gettivale. Dall'altra estremità dell'Italia, mi sovveniva il Oucom>'> 
di un bon fag 4 ben fatto' in ant astigiano, cioè nell'Alione: s'osteìs» 
attent... a savei quant a t andrà via, sarà bon fag per pu suresa (el 
mil., p. 00); e speriamo che non rimanga troppo isolato. — Nel tee- 
chio Fornellini s'aveva addirittura l'articolo bone, con l'avvertenti 
che Gifanio, editore di Lucrezio, oltre l'autorità di vecchi codici, al- 
legasse quella di Carisio grammatico (un cristiano della Campana;; 



Appendice alle pp. 303-326 401 

ed è come dire che il Porcellini o i suoi collaboratori avessero fru- 
gato indarno nei libri di quel grammatico; nò io m'ebbi maggior 
fortuna. 

Pag. 322. — Modi da potersi rendere indifferentemente per • va con 
Dio!* oppure 'va al diavolo!*. Ofr. Lorenzino de* Medici nelT'Arido- 
sia\ atto primo, scena terza: «vatti con Dio in malora, fa quel che 
ti piace.» 

III. VARIA. 

P. 324 n. — Circa ora in accezion plurale, cfr. Meyer-Lùbke, It. gr. 
p. 202. — P. 325. Già il Sàlvioni, Stuaj di fllol. romanza, VII 205: 
«... rom. cantdmtOj la cui storia non si separa da quella di canta- 
«no, cantavate, e dev'essere questa: da cantdvivo s'avea per dissi- 
« inflazione cantdvio, e su questa forma andò modellandosi anche cari- 
ttàvimo, riducendosi a cantdmio...». 

P. 326. — L'etimologia qui proposta del venez. biffalo, è parsa 
molto limpida al Nigra 1 , il quale si compiaceva di attutire il mio 
scrupolo circa la scarsa presenza in età latina e la scarsa continua* 
zione in età neolatina del gr. yatAo-, con la considerazione seguente , 
suggeritagli da un caso molto analogo; «A significar la mulctra, 
« abbiamo il piena, canav. Qàvja^ valdese ffàvyo^ queirasch. ffdveo * ca- 
< tino di legno o terra cotta per raccogliere il latte e anche per altri 
«usi di cucina'. Ora, qui dovremo pur riconoscere il lat gabàta 
«[gabatae] *g abita, la qual voce, comunque s'abbia a intendere 
« la sua relazione col -pcprcx del greco seriore, non ha per so, dagli 
« Autori, se non i due esempj di Marziale. » 

P. 462 del XIII volume (scoglio ecc.). — Mi sia lecito profittare 
di questo po' di spazio, per ricordare un altro esempio, in cui si deve 
riconoscere l'esito lj da PL, e anzi senza l'ajuto di forme in cui PL 
fosse io protonica, esempio che rimase stranamente negletto in tanti 



1 Sia in quest'occasione annotato, allato air it bigoncio ecc., l'abruzzese 
l'ìjonéf 'tini stretti e alti che si caricano sull'animale, legandoli ai fianchi 
del basto* (Dm Bartholomaeis), curioso per la sorda iniziale. 



402 Ascoli, Appendice alle pp. 303-326. 

contrasti intorno a scoglio. Lo dobbiamo al Mussajoa, beitr. 90, che 
per l'istr. [e triest] scafo, venez. scagio [skago], 'ascella', proponeva 
la base scap[u]la, ridotta al mascolino, com'è d'orecchio a uri e al a 
e altrettali. Poteva rimanore qualche difficolta circa la significazione, 
poichò 1" ascella' non ò la 'scapola', e anzi n' è come l'antitesi. Ma 
soccorre il venez. sottoscagio, pur citato dal Mussafia, dove non ve- 
drei semplicemente una preposizione concresciuta, quasi a dire 'sotto 
l'ascella', ma propriamente un composto con sotto, per significare *U 
sotto-scapola', cioè l'ascella. Tramontato l'uso di scajo per 'scapoli', 
il 4 sotto 9 parve poi superfluo. 

G. I. A 



Correzione. — Pag. 132, 1. 6-7. Si legga: o perchè s'abbia diqo» 
z (sordo) e di là z (sonoro). 



LA LINGUA DELL'ALIONE. 

DI 

CLAUDIO GIACOMINO. 



I. Cenno preliminare. 

L'assunto di questo mio saggio è di studiare, sotto il rispetto ge- 
netico, quella forma peculiare di dialetto pedemontano che Giovan 
Giorgio Alione adoperò nelle sue Farse carnovalesche. Videro que- 
ste per la prima Tolta la luce, con altri componimenti dell' Alione, 
nell'edizione astigiana del 1521, e ricomparvero tal quali nella stampa 
del 1560, che porta la data di Venezia. Gravi alterazioni subì poi il 
loro contenuto nelle edizioni fattene in Asti del 1601 e in Torino del 
1028. L'edizione milanese del Tosi (Daelli e comp., 1865), condotta 
sulla prima astigiana, si limita alle sole poesie in vernacolo, esclu- 
dendo così la macaronea, e le composizioni francesi K Altera frequen- 
temente la grafia dell'edizione principe, e sciupa il senso di non po- 
che frasi, staccando a sproposito gli elementi che le compongono ; tan- 
toché, senza voler punto detrarre ai meriti riconosciuti del valoroso 
uomo che l'ha procurata, si può affermar senz' altro che per lo studio 
coscienzioso dell' Alione e del suo dialetto nativo ò pur sempre d'uopo 
rifarsi alla prima edizione astigiana. 

A questa pertanto io m'atterrò nel mio lavoro 2 ; il quale, dopo 
alcune avvertenze intorno alle scrizioni (II), conterrà uno sbozzo fo- 
nologico (III), uno sbozzo morfologico (IV), una serie di note lessicali 
(V), e un capitoletto concernente le attinenze del dialetto dell' Alione 
con altri volgari circostanti (VI). Anticipando su quest'ultima parte, 
sia detto sin d'ora che l'antico astigiano (col qual nome designere- 
mo il volgare dell' Alione) risulta strettamente congiunto col gruppo 
monferrino, a differenza della odierna parlata d'Asti, che è rimodel- 
lata quasi per intiero sullo stampo del volgare torinese, secondo che 
facilmente si può vedere dalle note versioni del Papanti. 



1 Che però furono pubblicate a parte. 

1 1 numeri che accompagnano gli esempj, si riferiscono però all'edizione 
milanese, l'edizione principe non avendo le pagine numerate. 



404 Giacomino, 

L'AUone merita sicuramente par V attenzione dei cultori delie di- 
scipline letterarie, come novatore geniale e imaginoso ch'egli è; « 
anzi il brio del dialogo, la verità delle pitture, la novità delle scen<\ 
che distinguono i suoi componimenti drammatici, non hanno fors* 
riscosso in sino ad ora tutte quelle lodi che realmente son loro d<> 
vute K Ma non minore ò il suo pregio sotto il rispetto dialettologie >. 
poiché, mercè l'ardimento ch'egli ebbe di sollevare a dignità lette- 
raria il vernacolo della sua terra, è a noi dischiusa una larga font* 
di parlar monierrino, più di quattro volte secolare. Nell'arguta parola 
del nostro poeta si rispecchia così, per una parte, la vita di qne. 
tempi assai agitati per l'Astigiano e per tutta Italia, tra le calate dei 
re di Francia, il rimescolarsi, nelle nostre terre, di Spagnuoli, Fr.ti- 
cesi e Svizzeri, lo sgomento per l'appressarsi dei Turchi, tra una f"lì.i 
insomma di avvenimenti storici, che immette come una nota austeri 
nelle stesse follie carnascialesche di mariti corbellati, di preti ani - 
rosi, di donne cupide, di vecchie ringalluzzite, e d'altri soggetti con- 
generi; e dall'altra rivive una fase passabilmente antica di quel tij»> 
dialettale che vige tuttora, con maggiore o minore integrità, nell'ampi- 1 
territorio che movendo da Mondovi e dalle Langhe, e comprenden-i 
pur Acqui ed Alessandria (un tempo anche Asti), si stende fino *. 
colli di Gasalmonferrato. 

Superfluo avvertire, che il presente lavoro sempre si riferisce, j*r 
la fonologia, alla trattazione che ò nel II voi. dell'Archivio gioUak 
gico, sotto il titolo Del posto che occupa il ligure ecc., teme alla lo»* 
sulla quale si fondava ogni studio fonetico del piemontese e dei 1- 
gure. Ritengo d'altronde non — ce ss arlo il segnare in anticipali •:.* 
la abbreviatele delle varie citazioni che si faranno nel corso de-* 
ricerca; poiché, astraendo dalle opere dei maestri della nostra disci- 
plina, come sarebbero quelle del Diez, del Flechia, dell'Ascoli. J*< 
Mussafia, del Paris, e d'altri, non riuscirà difficile il riconoscere y*< 
le altre opere qui richiamate, come quelle che si citano con m«i:i 
frequenza nei lavori e negli elenchi del Meyer-Lùbke, del Salvi.»::, 
del Kdrting, e d'altri. 



1 Trattarono dell' Aliono con intendimenti letterarj e storici, il I»-i 
piamo (Macaronéana), il Cotronoi (le Farse di G. G. AL), il Toni br*ren*& 
nel preambolo all'eli*, mil., il Flftgel, il Genthe, e parecchi altri. 



L'ant astigiano. — IL Scrizioni. 405 

II. Scrizioni. 

Per le vocali, soq da chiarire le seguenti grafie dell'edizione prin- 
cipe: 

MI 06U 06 equivalgono a ó; in qualche raro caso 611 può essere 
dittongo. — u vale di solito u; ma sta per ti, in cu 'con 9 e in po- 
che altre voci. — Oli rappresenta l'u schietto; può valere e per q 
e per p. — y compare per il semplice i nei dittonghi ey oy ecc., in 
monosillabi, in sillaba accentata ecc. ; di frequente però alterna nella 
grafia con f, senza alcun motivo apparente. — Le vocali sormontate 
dal tilde s'intendon seguite da nasale, se si trovano all'uscita; e al- 
l'incontro nasalizzate, se precedono una nasale: aliena, bòna. Róma, 
tòma, ecc. 

Circa le consonanti, noteremo quanto segue: 

CO oi corrispondono a gè gi; ma, per eccezione, 66 può anche va- 
ler Me. — qu ha il valore della corrispondente scrizione italiana. — 
Chia già ecc. valgono Ha ga ecc.; gè gi corrispondono a gè gù — 
Cha cho, e 6h finale, equivalgono a ha ho -A '. — ghe ghi e gh finale, 
equivalgono a Qe $i ■£. — g all'uscita vale di solito g (dig ' detto', 
fag * fatto'); raramente sta per gh, cioè §. — ia le io ili stanno, a 
quanto sembra, per ga gè ecc. — €Z corrisponde a t; z assume volta 
a volta i valori di sorda (t) e di sonora (k)\ analogamente si dica 
di s; mentre x, sia interno, sia all'uscita, non rappresenta se non la 
sibilante sorda rafforzata, come quando a forinola interna è scrìtta $$ 
(cosso). — ti seguito da altra vocale rappresenta la sibilante sorda, 
p. es. nella desinenza -tttfn, ecc. — gi, seguito o non seguito da i, 
vale 7; gn vale ». 

Oli elementi in elisi son per lo più addossati, nel nostro testo, al 
verbo o al nome, o cementati tra di loro. Noi li separeremo, quando 
sarà opportuno, per mezzo di trattine; e non risparmio reremo gli ac- 
centi, dove li richiegga la chiarezza, badando anche alla punteggia- 
tura, che nel testo originale ò difettosa e scarsa oltre modo. 



1 Oppur -A. 



406 Giacomino, 



III. Fonologia. 



i Vocalitoniche. 

A. — 1. Solitamente si mantiene: pan 286, mare 'madre' 105, lift, 
pra 'prato* 19, usa 'avezzo 9 264, vrìtd 57, stat * stato* 20, cantra 
'contrada 9 265, danza 59, zavàt 'ciabatte 9 57, post 59, fag 'fatti* 
187; ecc. — 2. Si riduce ad e nei seguenti casi: I. nell 9 -ARB (Km 
infiniti: andèr, parler \ guardar y ster e ste, ecc.; — IL nella formoli 
ar«: érbar 253, erch 'arco 9 71 294 (donde eroi 'arcuato * 253,\ chcr 
'carro 9 129, ma&cherpa 256; — III. per antica ragione analogica n«i 
solito gref: gref doeu 'grave duolo 9 190, grev-ayre grev-eyr 'aria 
grave, fastidio 9 313 76 (cfr. bon eyr 'buon aspetto 9 125); e per 
analogie seriori, in vea 'vada 9 foggiato su stea; nelle 3/ pi. dei per- 
fetti: portéron 257, andéron 127 ecc., dalle quali poi l'-er- si tra- 
sportò ad altre persone del medesimo tempo, come pigléri ' presi \ 
menèri 'condussi 9 , ecc.; — IV. nell'AJ di attrazione: cheyre 'chuuv', 
reyre 'rare 9 , beyre 'balie 9 281, allato a rayra 50, bayra 269 <v<\, 
derreyr 'di rado 9 265, cheyt 'caduto 9 271; tneyn 'mani 9 27, *■>«. 
4 sani' 188, iordeyn 'tangheri 9 223, da iordan 74 296 (v. lesi.), o- 
teseyn 'cortigiani 9 HO, tramonteyn 'ultramontani 9 ib. (ma con Yjj 
intatto: mayn 102, cayn 'cani', chresliayn); queyng 'quanti', &>*: 
'tanti 9 , eyg y cioè *ajtj t 'altri 9 . L'esemplare citen 'cittadini 9 22"J di 
*citeyn (cfr. in altra struttura: sen sent 'santo 9 , sen Po 250, *->» 
Alari 33, allato a seynt 62, e al seint Vangeri addotto dal Renier ofl 
suo 'Gelindo 9 , 9), ci offre la riduzione di ej in e. D ditt. ej in ino." 
di aj compare altresì in èye-me 'ajutami 9 190, De t-ey 'Dio t'^ju*.' 
ib., da ayèr ecc., cioò in voci, nelle quali si spostò l'accento d'orL'in*. 
E serpeggia in sillabe atone: veyròre 'vajuolo 9 361, eyréu 'spiana 
suolo 9 , meynére 'maniere 9 256, treytóra 'traditore 9 250, peylà 'pa- 
dellata, frittata 9 63 257 ecc. — Gol riflesso di -arjo, ovverosia colf- * 
di fornir 228, schiopettér 37, cavalér 168 ecc. (cfr. Ascoli, ArcL IL 
e il Capitolo della derivazion nominale), si schiera quello di -awa 
gera 'ghiayV 229, torin. gajra. — 3. Nelle formolo alv al* ai* 
alt alo, Val si riduce ad a, come nel ligure; onde: saa(l)f***l*.' 
212, in rima con Iraaf; a/ui, fr. aune ì 303, v. Diez less.; ecce 'cali*'. 
caci 'calzo 9 53 (per eccezione: calce 285), aire 'altre* 74, n» - 



L'ant astigiano, — III. FonoL; voc. ton. 407 

frequente pure altr 281, altre, ecc., Montad ' Montai to o Montaldo 00, 
cad 'caldo' 156 301, cada 2», fade 'falde' 207. Per contro, a for- 
inola atona s'ode ancora Fu, svoltosi primamente dal /: caucér 'cal- 
zari 21 271, caucià 'calzato' 153, sauciza 99 (e, insieme coli' irre- 
golare salcicza 64, anche la bella forma saulciza 291), haucèr 'al- 
zare' 239, pautrón 'paltoniere' 161 189 360, pautrogna 28, scaudèr 
'scaldare' 158, caudèra 318. Pare pertanto che in sillaba tonica la 
vocal di maggiore sonorità si dilati a spese della vocale oscura; 
cfr. nella Morfologia: ha-tu sartu da *hai-tu ecc. — Oltre al caso 
ben noto di èva evva 'acqua' 107 146, per il quale v. Ascoli, Arch. I 
211 360 347 ecc., VII 516 a, VII! 320, si toccherà nella Morfologia 
di altre modificazioni secondarie dell' a, dovute a dittonghi di varia 
origine, come nelle 3.* pors. sing. dei per£: andò 110, voyè 'vuotò' 
17 ecc., nelle 2,* plur. dell' imper. : lasse ecc. 

E breve. — 4. Si continua per e: her 'jeri' 152 156 220, 221 (*r), 
260, leva 90, ven 222, ten 65, ben 58, treni 68, dex * dieci' 278, pe 
'piede' 16 18 83 92 ecc.; in posiz. deb. : derrer ' di dietro' 70; in posiz. 
neolat: vegl 'vecchio' 18; in posizione forte: belle 62, terra 'terra' 
03, inverti 57, taverne 58, overta ib., coerg 'copèrchio' 249, aspegia 
'aspetta' 67 ecc. Pertanto mancherebbe il riflesso te, e solo reste- 
rebbe d'inferirne la riduzione in yvry 82, che ritorna a p. 374 nella 
singolare grafia di yuri, e risponde manifestamente al fr. ivre % ora 
portato, insieme coi prov. mod. ièuvre, a ébriu, cfr. Gróber, ALL. II 
276, e il Mejer-Lùbke. Il tipo solitario: Wn.'bene' 312 (torin. bin), 
rappresenta, come vedremo, una distinzione dialettale, voluta dal- 
TAlione medesimo. 

breve. — 5. Si riflette per 6 e per o. Fuor di posizione ab- 
biamo ó, in coeur 52, doeu 'duolo' 190, faseu 179, aguegreu 245, mo* 
cheyreu 'pezzuola' 361, oeuf 67 69 226 275 ecc., noeuf 'nuovo' 85 
273 321 ecc., proeuf prope 102 254, moeuve 'muovere' 200, chense 
'cuocere' 178, feu 'fuoco' 63 84 147 189 ecc., leu loeu 'luogo' 6S 
01 104 213 ecc., vocu 'vuoto' 83 283, breu 'brodo' 64 360; ed o 
all'incontro, in fora for fo 'fuori' 101, 76, 97 170 237 ecc., scoila 
'scuola' 275, parpagUora (monetuzza) 2 il, bestiola 62, «ora 99 104 
Itti, bon borni a più ripreso, om 'uomo', oly 'olio' 145 230 (non da 
olcu, ma dalla base ridotta oli), pò 'puote' 16 63 84 98 253, poon 
'possono' 20 32 62 ecc. — In posizione neolatina s'incontra il ri- 

ArchWio glottol iUU XV. 27 



408 Giacomino, 

flesso ó: feugìia 156, trefoeugl 20, deuglia 'doglia' 273, oeugl 'occhi', 
feuxa 'foggia' 108, tremeuza trimoggia ib.; ma in posizione forte 
unicamente o: tool 'molle 9 233, fot 'folle' 303, voi* 'volle' 255, togn 
'donno' 151, pos 'posso' 08 257 238, poss-i 'posso io' 103, og (og) 
'otto', cog 'cotto', nog 'notte', matota 'ragazza' 283; ecc. — Tro- 
veremo poi, che ó ed o alternino nelle medesime voci; queste alter* 
nazioni però, come altre congeneri che più tardi incontreremo, non 
dipendono già da alcuna particolare incoerenza fonetica dell' a. asti- 
giano, ma bensì da oiò, che l'autore varia od aitera a bello studio 
la parlata che mette in bocca a certi suoi personaggi, sia per farne 
sentire la patria diversa, sia per distinguerne l'età, il sesso, la con- 
dizione sociale, la cultura, la professione ecc. Due vecchie oi (anno 
sentire, per ben tre volte, mo 'giuoco' 232 e bis 235, e sarà come 
un arcaismo, dappertutto altrove avendosi xeu 109 321 ecc. L'orto- 
lano Nicora dirà bo per 'bue' 266; ma nel prologo del Mila- 
net/ so ecc. leggiamo beu da lag 'buoi da latte' 290. 11 facoltoso 
Spranga dice beugl per 'bolle' 156; dirà invece bogl 318 la ser- 
vente Minella, il linguaggio della quale devia notevolmente dalla 
parlata astigiana, come si scorge dalle forme divergenti che addu- 
ciamo qui in nota K Un prete bastonato dice: deul 'duole 9 04; doglia 
'dolga' 203 ò voce del buffone che recita il prologo (cfr. il sost. 
deuglia 4 doglia' 273). Forme consuete di 'volere' sono voi voion 
vogl 77 75 125; ma voeugl 'io voglio' compare in rima con oeugl 
'occhi' 31, e, senza motivo apparente, a p. 203. Allato a uncve 3US 
(ùnkò') y solita forma dell'avverbio 'oggi', occorre a p. 307 la va- 
riante unti), forse dovuta a errore tipografico. Notevole ohe il dit- 
tongo manchi alle forme femin. nova bestiola ecc., allato a noeuffamt; 
ma però si confronti il sost plur. preuve 'prove' 205 colla voce ver- 
bale próvon 361. 

E lungo e I breve. 6. Fuor di posizione si riflettono per «rea** 
dèì/re 54 231 ecc., tèyra 'tela' 153, despèyra 'dispera* 254, seyra 



1 Le divergenze acce o nano al torinese (rustico), e sono le seguenti: fo» 
"ho* 319, dirai 'dirò* 317, vosi * vuole' 312; iwra, cioè giura, astig. su™. 
318; yioron 311, astig. zovon; già % astig. sa 315 319; fati 314, staiti 315; 
homon 317, plur. cyman 316, vardia 317, bin 'bene', dna 'cena' 312» «i- 
stra 317; ckesta 312, chel 317; gnani ib., astig. nent nenta\ con • quanto* 
317 318, iuyt « tutti* 316; pa y fr. pa$ % 312 324; «tyre, astig. vuari 313L 



L'anL astigiano. — III. Fonol. ; voc. ton. 409 

238, pey 'pelo' 246, 'peri', per 'pere' 79, veyr e vey 'vero 9 , fre- 
quentissimi, rey 're 9 109, péyver bèyver ib., -££t>a - -ébat; ia posiz. 
deb. neyra 'nera 9 153, ney 235 (cfr. il francese voire a p. 00). Di- 
nanzi a nasale e in posizione forte abbiamo e: sen ( seno' 135, mena 
'mena' 135, china ' catena 9 ib., cerg 'cercly 9 106, lengne 7Q y pes • pe- 
sci' 292, spes 'spesso' 101, cresta ' cresca' 190, fì'esche 108, lettra 
72, e in posiz. neol. : sureza 'sicurezza' 69, Ugna ' tigna' 269, grame- 
gna 101. — Deviano pur qui il participio mia 'messo 9 30, cfr. lomb. 
miss, e il pronome ùl, ista. — Di nj si ha doppio riflesso : aureglie, 
cernegl 223, consegl 367; semiglia 'somiglia' 180, coniglia 233. — 
Nella forinola CE, siamo all'i secondo la tendenza francese; chiri 
'chierico 9 258 294, eira 'cera 9 130 214, piasi 'piacere' (sost.) 266 
283, tasi 'tacere 9 (verbo) 201, dna 312 (ma cena 167), osi 'aceto 9 
266; e così per CI: chisi 'ceci 9 224. — Inptn 'pieno 9 169, pina 271, 
occorre una riduzione che non è punto specifica dell' a. astigiano. 
Piuttosto è da notare il contrasto che s'avverte tra fé 'fede 9 , voce 
in apparenza semidotta, e il conguagliato fya id. 206. — Per l'oscil- 
lazione di -eyva ed -ea nel condizionale, v. la Morfologia. 

lungo e U breve. — 7. Si riflettono per ù (scritto: ou o, di 
rado u): tour 'lorp' 193, gora 'gola 9 172, hora 259, treylóra ib., ho- 
nàur 281, autróu 'altrove' 139, sason 'stagione 9 283, cason 289, te- 
loux 296, priooroux 'pericoloso' 19 219 279, spoux 366 267, sposa 
264, toux 'toso 9 59, tousa 267, douca 'duca 9 63 (però duz 244), croux 
* croce 9 59 178, touf 'lupo 9 99, sorg 'solco 9 266, dolza28ò ì ong «unti 9 
54, pong 'punto 9 232, óncia 'oncia 9 291, long 16, lonz 'lungi 9 223, 
fonez 'fungo 9 (sing. che pur qui sente il plur., come porex 'porco 9 ) 73, 
sot ' sotto 223, mond 250, profondi ib., pocz poz ' pozzo 9 225 150 (posiz. 
neoL), vorp e volp 'volpi 9 107 180, eco. — Degno di nota il riflesso 
di ultra, che ò autra autr 'avanti 9 69 80 109 152 ecc. Vorremmo 
all'incontro: *$tra *Qtr (cfr. nm. 3, e ancora vòzelo 'volgilo 9 245); 
ma, poiché tal particola si dovette trovar di spesso in elisi, sarà le- 
cito pensare che il dittongo sia nelle origini un 9 espansione di Q atono, 
analoga a quella che si nota nel monferrino ; cfr. audtfr * odore ', au- 
ujr 'onore 9 , aucas'ión occ, presso il Renier, Gel. 131, e nell'Aiione 
stesso il frequente auslinà 'ostinato'. 

1 lungo. — 8. Dà i: manti/ 'mantile 9 81, barrì/ 'barile 9 70, lam- 
tory* 'umbilico 9 273, tardi/ 'tardivo 9 269, matin 63, cusinabl t top- 



410 Giacomino, 

pina 'vaso* 60 (per il suff.), fy 'fico 1 00 256, armf 'amico 9 257, amia 
195, anii/ 'antico* 80 177, dig •dico* 103; ytit; tW 'cosi'; ord/'or- 
dito' 305, wrfi 'vestito* 153, morì/ 'marito 9 268, adormiti peri 'addor- 
mentai' 103; /fy/ 23 274 284, figle 60 61 ecc. Rari esempj di ti, per 
effetto di contigua labiale, sono sumia 'scimmia* 383, come nel torio., 
answna anciuma 'in cima' 249 129; truppa^ che rima con puppa 145, 
allato a trippa. Di i breve in ti può parere esempio remusg, nella 
frase a remusg 'a catafascio* 259; ma forse vi s'incrocia mttg ' mac- 
chio*, cfr. tnuget 229. 

U lungo. — 9. Dà ti. Citeremo: gnùna ' nessuna' 17, pu 'più', 
frequente, lus 'riluce* 241, yux 'giudice* 163, velia 'velluto* 101. 
fru 'feruto* 322, beva 176, vegnù 188, acu 'scudo* 118 191, cru 'erodo' 
61, nua 'nuda' 265, su 'suso* 152 190, fu* A fusse* 184; u* 'uscio' 
(Vó class., riflesso per w, come dappertutto); «*$r 'asciutto 9 289, «>*- 
«trtf^ 'costrutto' 161; struz 'logoro* 244, participio sincopato di *stn*~ 
zér. Manca all'Alione l'i tonico da ti, che è caratteristico del mon/er- 
rino; non essendone validi esempj: brìgne 'pruno* 257, comune ad al* 
tri dialetti pedemontani, e pi 'più* 120. Cfr. il nm. 15. 

ÀU. — 10. Dà o: tor 'tori' 295, sorér exaurare 'sollevare' 4<\ 
Po 'Paolo* 219; chios 'chiuso', propriamente *ciausu, deschiotta 
266, e insieme chièder 37, chiode 233; oda 221 223, chiò 'chiodo' 
*(clau-[d]-o)» 237, eoa 'coda* 110 226 360, goy e goi 'gtoja* 281 270, 
povra 109. — L'aw protonico in Laurenez 100, e lauda 52, conti 
poco ; ma notevole goldrè ' godrete ' 223, il solo esempio di *aul ds *«♦ 
C'è bene, pure in protonica: oidi 'udite' 303, ma dato come vece mi- 
lanese. — AU secondario tonico: oche 109 201; in protonica: <imjW 
ause Ile , 219 61. — Dall' -a ù'-, ottenuto per dileguo dell'esplosiva, si 
passa ad ed' in vmira 'matura* 29, torin. nutra, afr. tneurei <&• m 
protonica; eutóri eutextry 37 58 » *aultor io, e aj in ej al nm. 1. 

Vocali atone. 

Protoniche. — 11. L'etlissi di protonica, particolarmente di t % e>* 
sondo più rara nelP a. astigiano che non nell'odierno monferrino e oW 
torinese, ne viene che vi difetti l'occasione dell 9 a prostetico, pro- 
mossa dalla riduzione delJa formola iniz. re 1 ; e perciò par* ecc«i •• 
naie l'unico arbeglia 258, se, coinè vuole il contesto, riviene a •*** 
beljè nel senso di 'schermirsi, ricalcitrare*. La ragion del metro vii' 



L'ant. astigiano. — III. Fonol.; voc. at. 411 

per lo più a dimostrare che Ve s'ò realmente mantenuto incolume; 
come ad es. nel verso seguente: de rebuterlo pr-un moyzon 'di ribut- 
tarlo come sciocco' 16, dove rebuterlo ò quadrisillabo. Il torinese 
direbbe arbùtelù, il monferr. arbitglù. Parimenti denér (torin. dne) 
è bisillabo nel verso; che gli-acconzè pr*y soy denér 'che gli aggiu- 
stò per i suoi denari'. Di rimpatto, il metro (che ò di solito il no- 
venario, tronco o piano) ci mostra alle volte che vada in realtà fo- 
gnata Tatona che la scrittura conserva. Cosi: m-an a r[e]tornerse 
ay nosg citen 113; ne van mia tug p[ejr ofrir candeire 17; e di po- 
stonica: che vogl andermfejne ade» adés 186; del zovfejne chi han 
necessità 254. — Ma ritornando all'i mantenuto in protonica iniziale, 
si osservino ancora: ferrougl 'chiavistello' 223, torin. frtQ* derrer 
47; delied 17, torin. dlicà; venirne l venitemi' 19, monferr, aunbne, 
torin. vmme; temr torin. fro; penacér 'spazzare', torin. p' nasse; ze- 
nougl 223, monferr. knòcc, torin. g'nìfj; messer ' messere' 195, monf. 
amsè, torin. mse; redricér 185, 'riordinare', torin. ardrissè; — mene- 
stra 222, torin. mnestra; senestra 101, torin. snistra; semiglia 65, 
torio, smia; lessia 'ranno' 265, torin. tsia; vesine 265, torin. vziòe\ 
besògna 225, torin bagna* mestér 40, torin. triste; ecc. — 12. L'è in 
protonica iniziale si dilegua però di frequente, dinanzi an s : vritàbl 
315, prua 'ferita' 361, erg 'cercare, *quaerire' 137, pra 'pollato' 
148, privo 'pericolo' 363 ecc., spranza 23 ecc.; e più frequentemente 
ancora in protonica mediana: amprid 'imperiale' (moneta) 197 290, 
desprd 319, povréta 257, antrech ' intelletto ' 175, apparglà ' apparec- 
chiato 51 261, ofr.desparegl 49 { ; onde il fenomeno costante nei futuri e 
condizionali : guarr-à ' guarirà' 89, tornr-ema ' torneremo 215. pansr-ay 
'penserai' 192, crezr-eu '"crederò' 27, vegr-ema 'vedremo' 41, morr- 
mori 'morrebbero' 26, ancalr-ea 'oserei' 26, venr-eyva 'verrebbe' ; ecc. f 
— 13. Dinanzi a N fl , e riesce ad a. Degli esempi copiosissimi, ad- 



1 Qui passino anche gli esempj in cui la figura incolume avrebbe di certo 
avuto Vii anspritd 'spiritato* (nel verso omesso dal Tosi: porreylo fors 
esse anspritd? 84); santa 'sanità* 48 231. 

*) Dalle forme ancalréa venrèyva ecc. (cfr. cólra 'collera 9 325, càmra 
'camera* 303), risulta che l'a. astigiano è alieno da quell'inserzione d'e- 
splosive, che in altri linguaggi (francese, catalano ecc.) è promossa dalle 
combinazioni l + r n + r m + r. Cfr. il prov. genre 'genero', ali. al frac. 
gtndre. 

ArohiTio flottol ItaL, XV. 88 



412 Giacomino, 

duciamo: pansànt 'pensando' 50 ali. a péns-tu 149; manciond 53, <k- 
snxantid 'dimenticato' 49, sanlirnènt (per errore sentiment nelTedii. 
mil.), tantér 'tentare 9 284, spandréu 'spenderò' 371, anfiòur 'gon- 
fiezza' 38, ansém 40, zanzive 'gengive* 244, languacèra 'linguacciuta* 
40, (léngua 42), anteys l inteso 9 39, and f anter prodi t. 'intus e inter\ 
ampórta 44, ampisson 'empiono e scompisciano 9 , ambàton l imbattono* 
00, arnprandicz (esempio duplice) 247 ecc. In pochi esempj, par di* 
nanzi a r; sarèn 'sereno 9 225, sarrèr 'chiudere 9 16, marche 'mar- 
cato 9 235, arbette 'erbette 9 159. — 14. 0. in più casi par ridotto ad 
e % ma veramente son casi non specifici od illusorj. Cosi: riond ( # reond) 
293 307, lomb. recfynd, dove ò tondo come rifoderato del pre£ rv 
(Ascoli). C'è poi 'summo nere, che dà un se iniziale all' a. astig.: 
semosa 'invitata' 220, come all' a. genov. semoxi o al fr. sèmondn. 
In prefumer 'profumare 9 17, previsi prevista 49 301 'provvisto 9 , prr- 
post 'proposito 9 249 254, c'è come uno scambio di prefisso, agero» 
lato dalla tenuità della protonica (•pr'fum ecc,). In bechòn òeckònei 
'boccone, bocconcino 9 88 78 (cfr. Gelindo: p'coh), beohin "bocchino* 
282 vi sarà incrocio con 'becco 9 . Per reìòry 'orologio 9 234 254, cfr. 
il genov. relójù, spagn. reloj, prov. relotgè. Degni appena di nota: 
terriboul 'turibolo 9 94, e sterìòch 'astrologhi 9 256, voce indubbiamente 
burlesca. E genovese e dato per tale, sety 'sottile 9 ; taglia settf 1 ta- 
glia sottile 9 147. — 15*. Piuttosto è degno di considerazione: torà* 
'oggi'; nella quale forma, I'm (u) iniziale, sta di fronte all'» del lom- 
bardo inkò\ moden. inkó y che ò alla sua volta riduzione dell* a di 
anc*. L'a. astig. uncoeu (unito) sarà rifoggiato sopra undoma* 3TA 
La correlazione ideologica di 'oggi 9 e 'domani 9 ò più che sufficiente 
a spiegare il livellamento fonetico; e circa *u da t, cfr. il num. 8. 

Postoniche. — 15 b . Delle finali, si mantengono: l'a; Ve dei plo- 
rali feminili, rispettivamente t nelle varianti dialettali figly % miche ' pa- 
gnotte 9 62. S'aggiunge l'-t internato dei pi. masc, v. il nm. I ♦ 
la Morfologia. — Alla perdita delle vocali finali, combinata eoi di- 
leguo delle consonanti, di cui in appresso, si debbono coincidenze ab- 
bastanza curiose; come: dy 'deve 9 109, dy 'dovete 9 179; ry 'rido* 
101, ry 'ridere 9 161, ry 'ridete 9 223; e via dicendo. — 16. P<* 
quant'e dei proparossitoni, la prima postonica è sincopata neUe 
voci seguenti: paure 320, óeuvra 46 f coirà 'collera 9 42 525, càmrj 
314 320, fómne 271 {fomena 312), lymòsna 'elemosina 1 382, spùri* 



L'ant. astigiano. — III. Fonol.; voc. at. 413 

'sportale 9 , voce forense, 214. S'aggiungono alcuni infiniti, che PAlione 
mette in bocca ai Monferrini di Gasale, d'Alba ecc.: vivry saivry 131, 
spèndry intèndry 62, bèyvri ib.; e insieme remèttre 43, che per la 
vocal d'uscita e di tipo astigiano. Nei nessi di verbi con pronomi 
enclitici: vuàr-le vudrd-te 79 279 (voce assoluta: vuarda), pèm-tu 
{'pensi-tu) 53, guardém-se 'guardiamoci' 73 (assol guardèma); ecc. 
Solitamente, però, la prima postonica resiste; onde la normale fi- 
gura degli infiniti di tipo sdrucciolo: bèyve e béyver 143 12, attènde 
185 ecc. (cfr. rème 'redimere riscattare'; reime ap. Flechia Vili 383), 
e le riduzioni delle uscite sdrucciole *olo /ore *omo iovo: tdvou 'ta- 
volo' 53, dydo didvou 'diavolo' 41 81 369 ecc., privo 4 pericolo \ ter- 
rihoul 'turibolo' 94, nivol 'nuvolo' 80, mirdcou 84, iaberndcol 284, 
capitoti (: appiccon) 'capitolo' 161, bardtton (ischiàton) 'barattolo' 147. 
Il n degli ultimi due esemplari può rappresentare del resto come una 
incerta riproduzione della consonante attenuata in tali uscite; ma 
pur si confrontino: Cdrlon {ipdrlon) 307, e Pèron (:gl-éron) 215, 
nomi proprj di base letteraria, rifusi sulla falsa analogia di d$on zóvon 
(r. qui appresso). Proseguendo negli esempj: nèspo 'nespole' 257 l t ap- 
pósto 'apostolo' 209, èrbor -albero' 2r>3, mdrto 'martire' 174, cfr. mar- 
tiri/ 'martóro', 284 e marturià 213, Jacou * Giacomo' 54 255 (cfr. Jaco- 
mina 99; e il torin. Giacùlin)* vescho * vescovo' 130, torin. véscù y e 
vèschon 292 (ipéscon). Ancora nel riflesso del suff. -bile (it ivole): 
brribou impossibou 280, visiòoul 4 visibilio ' 94, amorèyvo 227, onoreivon 
rcuoneivon. — E siamo finalmente alle uscite uno *ine *ano, che si 
riducono, passando per -i/i, ad on o (v. Ascoli, Arch. II 159 390, 
M.-L. It gr. 158). Esempj: ason 31 109 156 380 ecc. (la vocale di 
trapasso appare in asen-dcz 204, asen-ón 36), zovon 249 751, cfr. il 



1 II torinese ci offre due esemplari specifici, da ricondursi ali* analogia 
dei nomi sdruccioli in -olo; e sono: grumu * pallina* (di zucchero ecc.), 
i tal. grumolo* v. Koerting, s. 4 grum(in)us\ e mù'zu 'inuso*, per il quale po- 
stuliamo un *musolo (parallelo alla base *m j usello del fr. museau), rin- 
fiancato da picù (propr. *picciolo , cioè 'picciuolo, asticella*), dall*a.astig. 
fivol 256, che ò forse *ficolo 'bargiglio di gallina*, dimin. fivorét 129, e dai 
tipi italiani truogolo fxgnolo, ecc. Circa il trapasso ideologico da picciuòlo 
a picli, cfr. nelPAlione afferra' el picól (:com dis col) 297. Accrescimento 
P*r-ou> ci darà anche Ta. astig. relicquore 294, forma popolare di * re- 
liquie*. < 



414 Giacomino, 

femminile plur. zóvene 254, piantàson^ piantaggine' 156, Gasson 'Gas- 
sino 1 ni. 50, órdon 'ordine' 16 184 295, imàgion 'imagine' 212, àr- 
gon 'organo' 129, Vegievo 'Vigevano' 224; e, per indazione analo- 
gica, pur hòmon 317 (col plur. oymon 316; essendo la lezione oyman 
di certo imputabile a un errore di stampa); dove stuona termi * ter- 
mine' 173 271, voce di certo non popolare, cfr. il torin. termù 'ter- 
mine dei campi '. Dall'esame di codeste forme, risulta più chiaramente 
che mai; 1° che la nasale non fu già assorbita nelT alterarsi della 
postonica; 2° che il termine medio dell'alterazione fu quell'e che per- 
siste ad es. nei liguri aze % cai'ze, anchizze, ecc. Quindi, nell'o del- 
l' Alione e nell'i corrispettivo dei torin. guvù ru'zù calu'zù frdssù 
pérUù ecc., riconosceremo una coloritura particolare dell' atona indi- 
stinta (Ascoli), da ascriversi con grande probabilità all'indole della 
nasale, che all'uscita si ridusse in piemontese a nasal gutturale. 11 
carattere di siffatta nasale, propria del torinese e del monferrino, 
sarà attestato anche per l' Alione da un caso congenere, cioè dalle 
prime persone plurali dei congiuntivi faeton 'facciamo' 76, vdgon 
'andiamo' 144, volésson 'volessimo' 29, e altrettali, nelle quali il n, 
come residuo del m anteriore, rappresenterà una semplice vocale 
nasalizzata. 

« 

Consonanti continue. 

J. — 17. Ha doppio esito: z, che è schiettamente vernacolare, e 
g (cioè i f e di rado gi t nella grafia dell'Alione 1 ), che occorre pres- 
soché esclusivamente in voci di carattere letterario. Si osservino: 
zovon 'giovane' 249 255 ecc., zeu 169 321, zué 'giocare' 209 310, 
zueron 'giuocarono' 222, za 58 227 ecc., zun 'digiuno' 79, zurè 'giu- 
rare' 192 196, zobia 'giovedì' 380, Zan Zian Zohan 325 257 86 ecc.; 
maz 'maggio' 270, pecz 'peggio' 227 228 ecc. (dove cz vai proba- 
bilmente zz *) conzunt 212, voce semiletteraria. Tutti codesti esemjy, 
l'ultimo eccettuato, hanno impronta popolare e con ciò attestano la 
congruenza del riflesso astigiano col monferrino e il ligure. Saranno 
all' incontro voci culturali: iuz 163, iudez 292, iu^231, indiche 205, ior- 
dan 296, ieloux 'geloso' 120; e d'influsso francese : ioyosa 380, gioda 80 



1 ia te ecc. equivalgono a §a gè pur nelle Rime Genovesi, Arch. II. 
I * Per la rima con despeg ì troviamo, a p. 170; peg 'peggio*; ed è come 

{* « dire la pronunzia torinese. 



L'ant. astigiano. — III. Fonol. ; cons. cont 415 

'gioja 9 , ianty' 32 180, iantilhom 58 153 296. In bocca a Minella, già ri- 
conoscemmo legittimo tura 328, come nel torinese. Finalmente una filza 
di nomi proprj, e vuol dire di forme che facilmente passano da paese 
a paese: Jan (Gian nell'ediz. astig. del 1601), Jacou 28 84 ecc., /a- 
cotin 295, Jacomina 99, Jotia 315, Juli 100, Jason 207. — 18. RJ: 
ptyr 'pari* 265, chiayr 117, rayre 281 (Àrch. I 275, IX 255); ecc.; 
cfr. nm. 1. — 19. U, si riflette per ì % che nel moderno è j: figl 97, 
semigUa 180, piglia ib. f asutiglia 184, faldiglia 104, ventragle 111], ecc. 1 . 

— 20. MJ: tegna & tigna 9 269, gramegna 101, vigna 137, brigne 'prune 9 
217. Curioso è Ionie 'pannilani 9 271. Può parere non altro che il 
frane, langes; ma -5n- accennando alla nota alterazione di n tra vo- 
cali, saremmo piuttosto indotti a leggervi Vi per semplice vocale o 
tutf al più per j, non per g\ e avremo così la medesima ragione di 
strania 295 'strania' extranea, monta 103 209 'monaca' *móni[c]a. 

— 21. DJ, viene a z: zu 'giù/ 17 ecc., mez * mezzo' 229, meza 183, 
mezèna 224; pervez * provvede* 65, sezi 'sedete 9 99, sezent ' sedendo' 
19 (*vidjo *sedjo) ; ai quali due esempj s'aggiungono pur qui gli ana- 
logici *credjo »cadjo: crez 4 crede' 269, crezer 277, caz 'cade* 278, 
cazer 66 ecc. — 22. TJ riesce a t nell'uscita, e interno a p o z: so- 
lacz 297, pocz 'pozzo' 225, mocz 'mutilo mozzo 9 150; nicz 'ammac- 
cato, livido, mézzo' 79 (cfr. anicier ' ammaccare, sciupare 9 227), dove 
si potrebbe ricorrere senz'altro a una base aggettivale mitju, come 
per il sinonimo torin. niss o anche per il friuL nizz ' ammaccatura* 
(Pirona) cfr. bologn. nizd 'ammaccato' (Goronedi), mentre per Pital. 
mezzo si deve all'incontro ricorrere a mezzore, cioè alla riduzione 
dell'i nelP atona; piacz 'posto 9 209, piada 'piazza 9 47; sacier ' sa- 
ziare' 227, grada 219; carece ' carezze 9 247, e cosi altri per -itia; 
servisi 305, despresi 227. — TJ secondario all'uscita dei plurali masc., 
di g\ isg- *istj\ deng •*dentj t queyng 'quanti' 234; cfr. tuttavia 
teynt 'tanti 9 102'; senza dir di greynd (dj) 'grandi 9 196, in bocca a 
un procuratore, ali. al volgare greyng. — Non punto specifiche sono 
le ridazioni di ctj stj ptj, in frezza 'fretta', *f rictja, us 'uscio' 37, 
Uua 'biscia' 268; cacér 'cacciare 9 37, cfr. percacz 226. — 23. CJ: 
òracz 'braccia', propriam. 'bracci 9 ; facz facie- 260; chiocz 'chioccia 9 



1 In oly 145 230, armary 273 ecc. si riflette solo li e ri, non u e RJ, 
cfr. Arch. IX 382 n. 



416 . . - Giacomino, 

N 

226, che va specialmente confrontato con fecz 'lece leccia' 248 290; 
v. all'incontro vez ecc. s. ce. Ancora: pelicz masc. 'pelliccia pellic- 
cione' 260 323, e di certo. pur pecz piceo, 'cerotto, pece' 237; e 
finalmente i derivati per -a ce o: homaycz ' omacci* 280, maXòndcz 
'bambinone' 276, matdce accrescit. di mata * ragazza' 283, brayace 
78 ecc. lcj: cace 'calze' 38 101 222 ecc. — 23. PJ, BJ: sapia cong. 
295, in cui la esplosiva si mantenne per l' antica geminazione , cosi 
come in debia 25, diòion 'debbano' 51, arrabid 272, nebióeu 'neb- 
biolo'. Con esito palatino: pegioyn 61, 'piccioni'. E savia 190, come 
nell'italiano, — 24. VJ: zobia jovia (dies) 380; feuza 11Q, feuze 219, 
foza 295 'foggia', cioè fovja. — 25. SJ: bdselo 'bacialo? 277,. ba- 
srèa 'bacerei' 69, asi 'arnesi, suppellettili'; 106, 186 225. 231 ecc., 
y. less., cason 'cagione' 112;- masnd 37 274 ecc. *mansionata; 
messóri messione, fr. moisson 289. 

L — 26. Oltre che nelle formolo toniche ALT ALD ecc., per le 
quali v. il nm. 3, tace all'uscita in anima 'animale' 272, ospid 'ospe- 
dale' 42, schossd 'grembiale 280, dyavo, cumeneyvo 'convenevole' 
273 eec; ma vi si mantiene, per influenza letteraria, in cui allato 
a cu > schossdl 323, cumeneyvol 253 ecc. l . — Tra VQcali, nella par- 
lata schiettamente vernacola, passa in r, come nel monferrino, nel 
genovese, e in parte nel lombardo; ma all' incontro apparisce inco-, 
lume nella parlata più civile.' Così avremo : gora 'gola' 47; gara r 
verna 'brina, nebbia', torin. galaverna (Schuchardt^ Rom. IV 254); 
teyra 'tela '.253, teyre 305, candeyra 314 ecc., scora 'scuola' 215 
274, scgra ' sgocciola, 248, parpaglióra 241 ; rapióra 203, Nicora 275; 
a pure alla uscita, in zeer 'gèlo' 108; oltre che per ll in garine 
270 ecc., e nel sincopato antrech 'intelletto' 175. Invéce nei Prolo- 
ghi; scola Nicola; e nelle farse, come voci più urbane: parpagliote 
57, raviole224 disio 'dice egli' 45 in bocca ali? Omo, allato .a beycd-ty. 
' [hai tu ancora] vedùto-lo?', nella farsa semirustica I)e Nicora e t de 
Sibrina. — Nel pronome' in elisi : lo la, e nell'articolo, passa costaa-r 
temente inr, sa gli precedono t s m 7, e sporadicamente se sussegue; 
a, eden: fat-ro 'fattelo', 264, vey-tra 'veditela' veyt-rq 'veditelo* 
265 t lastra 'lasciala* s-ra pò 'se può' 201, m-r-d tu 'me l'hai tu, 



- 1 . Circa il n di baralto-n capilo-n ecc. v. il nm. 16. Di mont 4 ipolto\ v. 
il less. 



L'ant. astigiano III. -* Fonol.; cons, cont. 417 

173, c-o-gl-r-aves 'che ei glie l'avesse 9 167, n»r-ancal&s 'non Tosassi' 
105, n-ra portrèylo ' n