(navigation image)
Home American Libraries | Canadian Libraries | Universal Library | Community Texts | Project Gutenberg | Children's Library | Biodiversity Heritage Library | Additional Collections
Search: Advanced Search
Anonymous User (login or join us)
Upload
See other formats

Full text of "Archivio storico marchigiano"

Google 



This is a digital copy of a book that was preserved for generations on Hbrary shelves before it was carefully scanned by Google as part of a project 

to make the world's books discoverable online. 

It has survived long enough for the copyright to expire and the book to enter the public domain. A public domain book is one that was never subject 

to copyright or whose legal copyright term has expired. Whether a book is in the public domain may vary country to country. Public domain books 

are our gateways to the past, representing a wealth of history, culture and knowledge that's often difficult to discover. 

Marks, notations and other maiginalia present in the original volume will appear in this file - a reminder of this book's long journey from the 

publisher to a library and finally to you. 

Usage guidelines 

Google is proud to partner with libraries to digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the 
public and we are merely their custodians. Nevertheless, this work is expensive, so in order to keep providing this resource, we liave taken steps to 
prevent abuse by commercial parties, including placing technical restrictions on automated querying. 
We also ask that you: 

+ Make non-commercial use of the files We designed Google Book Search for use by individuals, and we request that you use these files for 
personal, non-commercial purposes. 

+ Refrain fivm automated querying Do not send automated queries of any sort to Google's system: If you are conducting research on machine 
translation, optical character recognition or other areas where access to a large amount of text is helpful, please contact us. We encourage the 
use of public domain materials for these purposes and may be able to help. 

+ Maintain attributionTht GoogXt "watermark" you see on each file is essential for informing people about this project and helping them find 
additional materials through Google Book Search. Please do not remove it. 

+ Keep it legal Whatever your use, remember that you are responsible for ensuring that what you are doing is legal. Do not assume that just 
because we believe a book is in the public domain for users in the United States, that the work is also in the public domain for users in other 
countries. Whether a book is still in copyright varies from country to country, and we can't offer guidance on whether any specific use of 
any specific book is allowed. Please do not assume that a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner 
anywhere in the world. Copyright infringement liabili^ can be quite severe. 

About Google Book Search 

Google's mission is to organize the world's information and to make it universally accessible and useful. Google Book Search helps readers 
discover the world's books while helping authors and publishers reach new audiences. You can search through the full text of this book on the web 

at |http : //books . google . com/| 



Google 



Informazioni su questo libro 



Si tratta della copia digitale di un libro chc per gcncrazioni h stato conservata negli scaffali di una bibliotcca prima di csscrc digitalizzato da Google 

nclFambito del progetto volto a rendcrc disponibili online i libri di tutto il mondo. 

Ha sopravvissuto abbastanza per non esseie piti protetto dai diritti di copyright e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio t 

un libro che non h mai stato protetto dal copyright o i cui termini legal! di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico 

dominio pu£i variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono I'anello di congiunzione con il passato, rappicscnlano un palrimonio slorico, 

culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire. 

Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originalc compariranno in questo lilc, come testimonianza del lungo viaggio 

pcrcorso dal libro, dall'editore originale alia biblioteca, per giungere fino a tc. 

Linee guide per I'utilizzo 

Google h orgoglioso di esseie il partner delle bibliofcchc per digitalizzarc i maferiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili. 
I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico c noi nc siamo solamcntc i custodi. Tuttavia questo lavoro h oneroso, pertanto, per poter 
continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire I'utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa 
I'imposizione di restrizioni sull'invio di query automatizzate. 
Inoltre ti chiediamo di: 

+ Non fare unusocommercialediquesii file Abbiamo concepilo Google Riccrca Libri per I'uso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo 
di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali. 

+ Non inviare query auiomaiizzaie Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della 
traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantity di testo, ti 
invitiamo a contattarci. Incoraggiamo I'uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto. 

+ Conserva lafiligrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file t essenziale per inform are gli utenti su questo progetto 
e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla. 

+ Forme un uso legale Indipendentemente dall'udlizzo che ne farai, ricordati che h tua responsabilit^ acceitati di fame un uso l^ale. Non 
dare per scontato chc, poichd un libro t di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di 
altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro h protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un 
determinato uso del libro h consentito. Non dare per scontato che poich^ un libro compare in Google Ricerca Libri cid significhi che put) 
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe. 

Informazioni su Google Ricerca Libri 

La missione di Google h oiganizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fmibili. Google Ricerca Libri aiuta 
i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed edito ri di raggiungere un pubblico piu ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web 
nell'intero testo di questo libro da lhttp: //books, google, coral 



iiU^^9o.5'.H'' 



1)arvar^ Colteoe Xt&rain? 




in hehort of 

Franklin Temple Ingrahah 

Oou of m* 

A SoUtlKB IN TDK EcBOPKAN WaB 

WBO DIED 

IN THE SeBTICE of B18 CoDNTBT 

Apbil 11, 191S 



1 



^ 



I 



I 



^^ 



ARCHIVIO 



STORICO MARCHIGIANO 



DIRETTO 



dal Prof. CBSARS ROSA 



VOX^UMJQ !.• 



Ad ogni nazione come ad ogni uono h 
necessaria la retUtadine delta propria co- 
scieiua, il rendersi conto ginsto de* pro- 
pri fatti passati, per ben fare neiraTYenirt; 
e la storia i coscieDza delle nazioni, ne* 
cessaria a quelle cbe sono in alto stato per 
Yeder come continuarYi, necessaria a quelle 
cbe in mediocre o basso per iscoprir come 
se ne risalga. 

Balbo Meditauom Storiehe^ medU, XIV, 



ANCONA 

UBREMA EOmUCE GIUSEPPE AURELJ 



1879. 



f 



X-lsJj;^^^^^^.^^ 



t/^ 



NMVARD OOUGQE UMIMiy 
MBRAHAMFUNO 



Proprietd Leileraria. 



Ancona - Tip. pi N. Mengarelu - 1879. 



AI LETTORl 



Giampietro Vieusseux, a cui Tltalia va de- 
l>itrice di parecchic opere degne, clie potente- 
iiiente contribuirono al progresso della civiltk, 
come ebbe a notare iielle memorie che, con aflFetto 
aincero d'amico, scriveva di lui il Tommaseo, fii 
cjuegli a cui prima vemie in animo, e felicemente 
Rcppe attuare Tidea di un Archivio Storico Ita- 
lianOy il quale raccolse intorno a s^ gl'ingegni 
piili eletti della penisola, stringendoli cosl insieme 
nelVamore della scienza che preparava e com- 
pieva Tunitk morale d'ltalia, strumento potente 
ad apparecchiare Tuniti civile alia quale gl'I- 
taliani, oppressi da male signorie nostrane e 
straniere^ ardentemente anelavano. E quello fu 
oAompio nobile, che valse a conservare ed accre- 
Rcere il culto delle patrie memorie, le quali do- 
vevano mantener viva la fede nell'awenire e 
Delia futura grandezza d'ltalia cogli insegna- 
inenti del passato; fu opera che contribul in 
modo efficace a portar luce in molti fatti delle 
Htorie uostre, awolti nelle tenebre e turpementc 
Hvisati, o per male inteso amor proprio nazionale, 
<) per ignoranza, o per malvagitk di uomini e 
di tempL 

E V Archivio del Vieusseux, come tutti san- 
no, dicde occasione ad interessantissime mono- 
grafie storichc, misc in luce ed illustr6 spesso 



4 AI LETTORI 

con sapiente critica documenti importantissimi 
cosi per la storia municipale come per la nazio- 
nale, e questa, checche da alcuni dir se ne vogKa, 
da noi in quella ha suo fondamento, perche nel 
Medio Evo quasi ogni citta si reggeva a Muni- 
cipio, e, cadute le liber ta municipali, si innalza- 
vano su le loro rovine tante signorie, ina la 
nazione, quale la intendiamo e finalmente ab- 
biamo costituita noi oggi, mai non si ebbe, e 
quindi e che in gran parte la storia fino agli 
ultimi anni rest6 municipale, e percio le glorie 
o le sventure delle singole citta della penisola si 
hanno a reputare glorie o sventure nazionali, per- 
che se ad esse noi rinimziare volessimo per atte- 
nerci solo a quel fatti che esercitarono una certa 
influenza su tutte le terre d'ltalia a troppa gran 
parte della storia nostra dovremmo rinunziare. 

Riacquistata la libertk, I'indipendenza e Tu- 
nita merce il valore, i sacrifizi di de.uaro e di 
sangue di tutti gritaliani per quella Ibrtunata 
serie di eventi che, per essere molto vicini a noi, 
tutti conoscono e non giova ripetere, nella intera 
penisola si risvegH6 Tamore a quegU studii che 
possono non poco contribuire al progresso della 
civilta, e specialmente in molti rinacque il desi- 
derio delle ricerche storiche, e, sull'esempio del- 
TArchivio Storico del Vieusseux, altri ne nacque- 
ro nelle diverse regioni d'ltalia, tra' quali bastera 
che ricordi queUo Lonibardo, quello Veneto, quel- 
lo Romano ed il SiciKano che subito rivaleggia- 
rono per importanza di studii con quello che di 



AI LBTTORI 5 

alcuni anni li avea con buona fortuna preceduti. 
In tanto movimento, in tanta febbrc, so cosl 
m'^ pennesso di dire, per illnstrare le inemorie 
delle terre italiane sole le Marche sinora non fe- 
cero il loro Archivio, e ci6 non perche in esse 
manchino i pazienti ed accnrati cultori delle pa- 
trie memorie, ma perche manc6 sinora un editore 
il quale si mettesse a capo deirimpresa^ sprez- 
zando generosamente le molte difficolt^ da cui 
essa poteva essere attraversata; ma le Marche che 
ncUa vita italiana hanno avnto non minor parte 
delle altre rep^oni; ma le Marche che fiirono in 
oinii tempo cuUa di uomini sommi nelle lettere, 
nolle arti e nelle scienze; le Marche che hanno 
archivi ricchi di preziosi documenti non potevano 
pill oltre tardare d'avere il loro periodico in cui 
si raccogliessero i frutti dcgli studii e delle ri- 
cerche di tanti operosi uomini e li si facessero 
oonoscere, ed ecco il perch^ di questa publica- 
zione la quale, coadiu\ ata com'e da uomini egrep^i 
per ingegno e dottrina, voglio sperare che sia 
per riuscire bene accetta non solo in queste pro- 
vince, ma anche altrove, mentre ad ottenere cio 
non si rispamiiera cura ne fatica per parte della 
Redazione e deU'Editore. 

E qui dovrei adesso dire dei concetti che 
si seguiranno nella conipilazione del periodico, 
nm solo brovenionte ne accu^nnercS perche non 
amo di fare piu larghe promesse di quelle che 
si possano attenere, e i>erche il nome che s'c im- 
pcwto a questa periodica publicazione c gia per 
se stesso un progranuna. 



6 AI LBTTOW 

L'Archivio storico pubUcherk ed iUustrerk 
studii e documenti che si riferiscono specialmente 
alia storia medioevale delle citta e terre marchi- 
giane, avendo cura di scegliere tra le molte cose 
che potrebbero essere oggetto di studio quelle 
che valgano a far meglio conoscere le idee do- 
minanti, la coltura letteraria ed artistica, la ci- 
vilta, i costumi, le istituzioni e la politica dei 
tempi andati. N^ con questo intendo dire che si 
trascurer^ quanto alle epoche anteriori e poste- 
riori si riferisce, quando alcuna cosa degna di 
richiamare sopra di se Tattenzione degli studiosi 
si presentasse, ma la parte piu larga verrk fatta 
al medio evo perche e quella Tepoca in cui sen- 
za fallo regnano maggiore incertezza ed oscuritk, 
ed il tentar di soUevare qualche lembo di quel 
fitto velo che a noi nascohde il vero, e servigio 
grande che rendiamo a noi stessi i quali alia 
scuola del vero acquisteremo quelle cittadine vir- 
til, quel carattere di ferma lealt^ che fanno grandi 
e potenti le nazioni. Ed anche di quanto si rife- 
risce alia storia generale italiana, il periodico si 
occupera, quando cio ofira un interesse speciale, 
od abbia particolarmente rapporto coUa nostra 
storia regionale. Delle piu importanti publica- 
zioni storiche che gli autori ed editori faranno 
pervenire alia Direzione sark reso conto, avendo 
cura di metterne in luce pregi e difetti con one- 
sta e garbata franchezza, stando lontano cosi da 
quel sistema per cui si loda o si biasima un libro 
non per il merito o deraerito di csso ma per il 



Al LBTTdRT Y 

colore politico, o la scuola letteraria a cui ap- 
partiene lo scrittore, come dairaltro per cui si 
dkn lodi o biasimi sulle general! senza dar mode 
ai lettori di conoscere se il giudizio Bia basato 
sul vero. Come ognun vede tali sistemi di critica, 
cbe oggi son seguiti da molti publicist!, non 
dikmio autoritk alia critica medesima e non gio- 
vano al vero progress© degli studii, perci6 h da 
augurarsi che non abbiano dei seguaci; e chi in 
questo periodico si occuperk della bibliografia, 
aenza pretendere alia infallibilita, che non e dote 
degli uinani, fark vedere di non essere timido 
amico del vero, di non essere mosso a parlare 
per bassa e vile partigianeria. Delle altre opere, 
che per mole od importanza non meritassero un 
lungo esame, sar^ sempre fatto un cenno tale che 
valga a dame una chiara idea. Ed in questa par- 
te della bibliografia non si rcnderk conto solo 
delie opere dettate da marchigiani o vertenti su 
coee marchigiane, ma ancora di quelle che veg- 
gono la luce altrove e che non si occupano delle 
cose nostre, perche vorrei oflfrire ai lettori un'i- 
dea possibilmente completa del movimonto e 
progresso genoralc degli studii storici, al quale 
scopo gioveranno ancora le notizio storiche e bi- 
bliografiche che nel periodico saranno raccolte. 
Agli flcrittori che public^ino i loro lavori 
b lasciata plena libertJt nella nianifcHtazione delle 
loro idee politiche o scientificho, perche e appun- 
to dalla libera discussione che la veritii pu(S ve- 
nir ixiori vestita di luce pid pura, ma nella cri- 



8 AI L8TT0RI 

tica delle opi]ik>m altrui non si permetterSt mai 
dalla Direzione che si passino i limiti di quella 
pacatezza ed urbanita che sole possono giovare 
alia ricerca del vero. 

La Direzione si e assicurata Topera di va- 
lenti scrittori e qui si sente in dovere di publi- 
camente rendeme loro le piii vive azioni di gra- 
zia, perch^ cosi il compito suo h di gran Innga 
reso piii facile, ma ancora h pronta ad accettare 
qualunque lavoro serio ed importante che le si 
presentasse da altri^ purche risponda all'indole 
del periodico. E ben lieto sarei se le pagine di 
questo Archivio valessero a riunire le forze di 
tutti quelli che, specialmente nelle nostre Marche* 
si occupano delle materie storiche, per fare tutti 
insieme un'opera che contribuisca al decoro ed 
al bene del nostro paese. 

E qui non credo di aggiungere altre parole; 
voglia il publico fare buon viso agli sforzi che 
insieme all'editore si &.nno per produrre un'opera 
non al tutto indegna del nostro paese, che se le 
nostre fatiche saranno incoraggiate ne torremo 
argomento non a vana superbia ma a continuar 
nell'impresa e a farvi tutte quelle migliorie che 
il tempo e Tesperienza ci consiglieranno- 

Cesare Rqsa 



UNIVERSITA DEGLI STUDl 



DC 



NOTIZIE STORIGHE 



4el Car. A«t. 



VINCENZO CURI 



^ ^^^^^^^^^^^^ 



PREFAZIONE 



• Da ultimo cbe dir6 deiranUdiitsim^ Uni- 
versitii, e leUeratura Fermaoa? In on tempo, 
in cui questo ramo cli storia e ogni d^ piii 
coltivato, per conto di Ferroo oon yj e Deppur 
libercolOi onde poterne apprendero alcuncbe. > 

(Bf. Catalani) 
Letiera criika diretCad im atvatier 
fermmu) snl lomo II delle aniichiid picfne 
deU'ubate Giuffppe Colucci. 



Chi a Fermo osserva il palagio, che sorge maestoso 
nella piazza di fronte a quello del Governo, e si congiunge 
all^altro del Municipio per mezzo di an ponte, si accor- 
ger^ di leggeri dal modo di costrozione e dalla sua 
gravis, che non 6 privato ma pubblico edificio. Esso 
ricorda una gloria della patria nostra, vo' dire Tuniver- 
nitk degli stodi di antica rinomanza eretla da Bonifacio 
Vllly confermata da Calisto III, bcncficata da Eugenie IV, 
restituita al primiero splendore da Sisto V, come leg- 
gesi nolle epigrafi sottoposte ai semibusti dei detti Pon- 
tefici, che si vedono tuttora sugli architravi delle quattro 
finest re (I). 

(1) II Ponlefice Sisto V rolle che si ristorasse questo ediGcio 
gti destioato agli stodi, e la cilta lo fece a sue spese come si ha 
dalla cerniu 30 Oltobre 1S85. Ne fa quiodi allegato il prospetto al 
CsT. Domenico Foolaoa di Heli, e da Giaonaotonio Procacchi di 



12 PRBFAZIONB 

11 nostro studio, la cui fondazione risale al IX 
secolo e si deve airimperatore Lotario I, conta dei pe- 
riod! di vita rigogliosissima, eppure appena v^ha cbi ora 
lo rammenti, n§ alcuno prese a trattarne (1), quantua- 
que molti e prestanti ingegni in ogni tempo fino a' d\ 

Yalsolda fdrono condotli i busti dei qaattro Sommi Pontefici, sotto 
i qoali si leggono le seguenti iscrizioni 

BONiF. vm 

PONT. OPT. MAX. INSTITVTOR 

CALISTVS III 
PONT. OPT. MAX. CONFIBMATOR 

SIXTYS V 
PONT. OPT. MAX. RBSTITVTOB 

EVGBN. UII 
PONT. OPT. MAX. BBNBFACrOR 

La stataa delta Yergine Assanta ^ da riferire alFopera di un 
Paolo Yeneziano per commissione di an Adami giasta I'iscriziond 
die Yodesi sopra detta statoa 

GANOKIGVS 

SACRIPANTSS ADAMI 

SWM IN DKIPABAM AMOBBM 

HOG SCVLPSIT IN MABMOBB 

VT IMMOBTALBM BFFICBBET. 

Gli ornamenU alia stataa della Madonna si ordinarono dal Co- 
mane il 28 Settembre del 1694 e vi forono spesi scadi cenlosessanta, 
come si ba dal libro delFadananza deirUniversita degli stndi. 

(1) Ne paria brevemente Pibro Aubispa profecsore nella U- 
niversita di Hacerata in nna sua prolusione intitolata c PraeUctio 
anni CIq IC SCFiXXVII amplissimo Maceratensium Senatui dicata 
a Pyrro Awrispa lurisconsulto et in Gymnasio antecessore primario. 
Hacerata 1778 typis Bartbolomei Capitani > ove espongonsi i prin- 
cipii delle piu antiche Universita ditalia e di quelle di Hacerata e 
4i Fermp. 



prbfazioKe 13 

nostri si siano onorevolmente occupati dMUustrare la 
storia ed i monumenti fermani (1). 

Michele Catalani, che per dottrina, profonditit di 
critical diligODza ed attiviU nelle pazienti ricerche pu6 
a buon diritto appellarsi il Maffei di Fermo^ se da im* 
matura morte doq fosse stato rapito, avrebbe aggiunto 
anche una compiuta storia civile della sua terra natale 
ed una particolare deirUniversitliy pt>ich6 sappiamo, che 
tali lavori andava meditando e ne riceveva continui sti- 
moli dagli uomini piu insigai del sue tempo. 11 Lan- 
cellotti cosl gli scrireva da Staffolo il 27 Luglio 1777 
€ Passando alia storia di cotesta Universitjty che vorrei 
alcuiio prendesse a scrivere di proposito, e cui istigherd 
mai sempre voi a dar mano, giacch^ siete dolto, stu** 
diosissimo cittadino e giovane patrizio, dicovi, che que- 
sto h un argomento degnissimo di voi. L'UniversiUt di 
Fermo gareggia per antichit^ e per merito coUe prime 
di nostra Italia. Padova, Bologna, Pavia, Siena, Pisa 
sono elleno rinomate e note perch6 hanno gli annalisti, 
le nostre University Picene neglette se ne rimangono, 
6 per dir cosl ignote carent quia vale sacro » (2). E 

(1) Fra i molli che si $ono occupali d^illaslrare la storia e i 
monomeDli di Fermo ciieremG Francesco Adami, Cesare Ouinelli 
nel secolo xvi; Alessandro Borgia, Padre Edoardo da S. Saverio 
(Filippo Saverio f raDceschini da Massa), Domenico Haggiori, Michele 
Catalan!, Gioscppa Colocci nel sec: xviu; e a* nostri tempi il Ca- 
nonico Giuseppe Porii, I'Avv. Cav. Giuseppe Fracassetti, i fratellt 
Aw. Raffaele e Aw. Cav. Gaetano De-Minicis il quale olire i molti 
sooi lavori sopra Fermo pnbblic6 per la prima volta con erudite 
annotazioni in Firenze nel 1870 le antiche cronacbe fermane scrilte 
da Antonio di Niccold, da Loca Costantini, da Giampaolo Montani a 
da aniore anoaimo che si crede essere Francesco Saverio Morrone. 

(8) Inlorno alle altre Universita Marchigiane, che piCi fortunate 
deila nostra vivono ancora, si hanno alcnne notixie storiche di re* 
eente pubblicate e sono: 



14 PREFA2I0NB 

piu tardi tornava ad animarlo a quella letteraria im- 
presa coa altra lettera del 17 Marzo 1780 € Fermatevi 
fermatevi nel tessere una serie de^ Vescovi fermani e 
vi troverete materia e pascolo indicibile, e quindi pren- 
date a tessere la storia di cotesta University. Mentre 
stadiate per la prima opera, notate tatto ci6 vi capita 
nelle mani per la seconda, che alfine darete senza av- 
vedervene il miglior lustro, che dar si puo alia vostra 
Fermo, citti ad imma^inar mio la principale della pro-- 
vincia e la piu potente da molti e molti secoli anche i 
piu remoti... » (1). N6 tali incitamenti furono vani, ch& 
scrisse SulPorigine dei Picentj Sulle origini ed antichita 
fermane^ Sulla zecca fet^tnana^ non che la sua opera di 
maggior lena De firmana Eccle^a eiusque episcopis el 
archiepiscopis, e da ultimo De vita et scriptis Dominici 
Capramcae Cat^'dinalis et Antistitis firmaniy ma sventu- 
ratamente nou gli bast6 la vita per incarnare il disegno 
degli altri meditati lavori. 

QuandMo cominciai a svolgere le patrie memorie 
per compilare la Gvida storica e artistica di Fermo pub- 
blicata nel 1864, mi sorse il pensiero di scrivere qual* 
che cosa intorno agli siudi, che grandementc onorano 



Memoria intorno T Universita di Macerata, MaceraU tipografla 
Biaochini 1868. 

Degli studi IJniversitari di Camerino e de suoi fasti letterari 
e politici memoria compilata da Fbancesgo FioRGBimLi nella J?o< 
mana Curia awocato Rettore e professore di diritto Giustiniano 
e patrio nel camerte Ateneo, corredata di note e documentif Game* 
FIDO tip. Sarti 1864. 

Cenno storico sopra ^F Universita di Vrbino scritto da Airromo 
Ragazzi, Urbino tip. del Hetaaro 1873. 

(1) Y. Albssardbo Evangsusta Memorie sulla tfita e su gli 
scritti del Canonico Michele de' Conti Catalani di FermOi Ferroo 
tip. Paccasassi 1834i 



la patria nostra anche in secoli di ignoranza e di bar- 
barie, ma altre occupazioni non mi permisero di met- 
ier tosto ad effetto il mio divisamento* Non mancai per6 
nei pochissimi ritagli di tempo di andare Bpigolando 
qua e 1^ come mi si preseniava il destro, opportune 
notizie, le quali ora presento al pubblico insieme riunit^. 
Mi propongo di dire brevemente della isUtuzione dello 
studio fermano, della origine della UniversitJL, delle sue 
vicende, infine dello state presente delle scuole, per di- 
mostraroi che le rive del Tenna non furono giammai 
inospitali alle scienze ed alle lettere, e che vi ebber 
sede da tempi remotissimi. Non Ia8cer6 di ricordare le 
Accademie ed i Collegi che un giorno fiorirono, alcuni 
de* migliori aiunni che uscirono dalle nostre scuole ed 
i piii rinomati professori che vi lessero, de' quali se 
non mi venne fatto di daro piii copioso numero, 6 a 
cagione della scarsezza di notizie a noi pervenute es- 
aendo perite molte carte preziose, vuoi per violenze sof- 
ferte^ vuoi per incendi, vuoi per Tincuria dei ' p&ssati 
nel serbare le antiche memorie e monumenti. 

Comprendo pur troppo di non poter degnamente 
rispondere al nobile soggetto da me tolto a trattare, 
come era da attendersi dal nostro Catalani, al cui pa* 
raggio anche uomini eminenti temerebbero avventurarsii 
nullameno spero, che i gentili lettori vorranno apprez- 
lare il mio buon volere, se non seppi far meglioi ed il * 
desiderio che ebbi dUUustrare una pagina gloriosa della 
nostra sloria, avvegnachd dalla coltura si misuri la 
grandezza e la civiltii di un paese. 



^nSTITIBWIB n IJKO STOMO CINIIAU A FHUIO 

Fermoy citta antichissimay fu una delle pijl nobili e 
grandi del Piceno, lo che si deduce dairavere avuto il 
diritto della monetazione, coqie fan fede le tre monete 
gravi, ciod il triente^ il qaadrante ed il sestante con la 
leggenda FIR, or diretta ora retrograda, in esse impron- 
tata, e dairessere slata fra tutte scelta ad accpgliere la 
prima colonia romaga trapiantata in qnesta regione nel- 
Tacno di Roma 489 in sul principio della prima guerra 
pnnica a testimonianza di Yelleio Patercolo (1). Anche 
Tito Livio ricorda la nostra citUi, che si mantenne fe- 
dele alia Elepabblica Romana nella seconda gaerra pn- 
nica (2). Appiano Alessandrino ci riferisce che nella gparra 
sociale fu la salvezza de* Romani (3), Cicerone cbia- 
ma i fermani fratelli (4), e Plinio giuniore intitola Fer* 
mo colonia omatissima (5). Alio sfasciarsi della gran mo- 
le del romano impero anche essa paft tutte le barbariche 
invasion!, finch^ i Longobardi la fecero sede di un Dn- 
ca (6). Fu arricchita di privilegi dagli loiperatori e dai 
Papi, si gOTern6 poi a repubblica, ebbe una storia pro<- 
pria ed una preponderanza sulle altre citt& marchigiane 
fino alia met^ del secolo XVI, in cui si mantenne indi- 

(1) JImI. Aom. Lib. i. oap, 15 t Initio prtmi belli ponici Fir- 
mom el Casiram.colonis oecopalt. » 

(2) Hist. Ram. Lib. 27 cap. 12. 

(3) De hello cioili Lib. i. 

(4) Lib. IV episL 8 ad AUic. 

(5) Lib. VI epist. iS. 

(6) Neirimpero de' Longobardi fa Fermo in grande eslinaiiona 
e pare anzi che tenesse Tapice della sua florideua ed acqaislassa 
vasla giorisdiaone. Sappiamo dalla celebre antiea lapide di Falerono 



INSTITU2I0NB 17 

pendente, e questa preponderanza le venne e le fa man- 
tenota da special! circostanze per aver preso parte in 
tatti i piu grand! avven!menti polilic! di quelFepoca e 
sopra tutto dal suo Studio ordinate ad Universitit fino 
dal secolo IX come in appresso diremo. 

L^amore agli stud! fin da tempi piii remoti fu 
grande appo i fermani: e se fosse certo doversi leggere 
nutmthm come molli han letto, in un passo d! Aristos- 
jseno riportato da Porfirio (1) ed in allro di Diogene 
Laerzio (2) , dove alcuni leggono invece ntMinn sareb- 
be a dire, che i Fermani pure concorsero con gli altri 
Pir^ni a Crotone Citti della Magna Grecia per ascol- 
tarri le lezioni del filosofo Pitagora, fondatore della scuola 
italica. Ben certe per altro sono le antichissime rela- 
tioni dei Piceni coi Greci delP Italia meridionale e del- 
la Sicilia, le qaali dovettero senza meno influire d'assai 
solla lore coltura. Dalla deduzione della colonia ferma- 
na alia caduta delFimpero occidentale, quantunque la 
piii parte de* padri nostri s! desse al mestiere delle ar- 
mi, pur non mancarono di quell! che alio studio delle 
scienze e delle lettere s'applicarono. Ricorderemo innanzi 

che Tasbaoo fosse Doca di Fermo Tanno 770 a* tempi dei Re De- 
siderio e AdalgidO — Tasbanus — Dux Firmi — Ancbe il Fat- 
TtscHi (Memorie istorico - diplomatiche riguardanti la Snie dei 
Ihichi, f la topografia de tempi di mezzo del Ducato di Spoleio, 
10 CacneriDo, 1801 prcsso Vinceazo Gori stampatore arcivescovile 
pag. 4S) paria di Tasbano Doca di Fermo, e ne fa pur inenztone il 
Pkboou Cahpaicklli nella Giunta alia serie de' Reltori della Marca. 

(1) De Vila Pytkag. 

(2) De vita it moribus Philosopk, lib. viii in Pythagoras — 
T. DoMGCioo Magg:ori -- De Firm. Urh. arigine atque ornamentis 
ptgioa 6 — Fiuppo EuGS!fio Mecchi — Saggio storico della col' 
im^a tciBntifea e letleraria degli anticki Fermani, Fermo dalla Ti« 
pograla Paecasassi 1860. 

JMi 5ior. Mvek. VqI I U 



l8 m UNO STUDIO GENTRALB a FfiRllO 

tutto Lucio TarunziOy il quale par cerlo nascesse prima 
della meta del secolo VII di Roma, essendo fiorito ai 
tempi della Dittalura di Silla (I). Studiosissimo della fi- 
losofia pitagorica si vers6 eziandio ncUe lettere greche 
e latine, e recatosi in Roma si diede anche per sue 
diletto airastrologia giudiziaria introdotta col^ dai Cal- 
deiy e Solino e Plutarco gli dan lode di nobilissimo fi- 
losofo e matematico. Fu famUiare di TuUio e di Var-- 
rone, da cui gli venne commesso d^investigare il giorno 
e Tora della concezione di Romolo, alia quale inchiesta 
si die con ogni cura a soddisfare; e fiss6 poi la data 
della fondazione di Roma accettala da Varrone e poscia 
dall^universale fine a^ dl nostri: scrisse in greco sugli 
astri, come apprendiamo da Plinio il vecchio che enu* 
merando gli autori da^ quali trasse partite nella sua 
Sloria Naturale^ pone anche il nostro Tarunzio nel 
libro diciottesimo, ove tratta della relazione deiragricot- 
tura coi segni celesti (2). Molti antichi e moderni scrit- 
tori con parole di encomio rammentano quelPillustre far- 
mano e piu particolarmente il principe della Romana 
eloquenza (3). Uomo di non poca coltura fu indubbia- 
mente quel nostro Lucio Gavio seguace di Public Clodio, 



(i) 6. Batt. Ricciou ono dei piil dotti astronomi del secolo 
XXII cost scrive di Tamnzio net sue Almageztwn novum asfrtmo- 
mtaifi veteretn, navamqui camplectens P. n. « Lucius Tanmtius 
Grmanus Varroai familiaris floruit anno ante Christum 86. > 

(2) Hist. nat. Lib. i. t Libro xvin ex L. Taruntio, 

qui graece de astris scripsit » -* V. Giovanni Santini — Picenarum 
Mathematicorum elogia p. 51. 

(3) CicBRONB de dwinat. lib. ii cap. 47 « L. Tarunlins fir* 
manus familiaris noster in primis chaldaicis rationibns erudilus 
urbis eiiam nostrae natalem diem repetebat ab ipsis Palilibus, quibus 
earn a Romulo conditam accepimus, eamqne in ingo quum esset 
Luna natam esse dicebat, nee ejus fata canere dubitabat, c Y. 



IN8TITUZI0NE 19 

amico di Tito Pomponio Atlico e negoziatore di Marco 
Bruto, che gli ottenne da Cicerone, mentre era quest! 
al governo della Cilicia, Tufficio di Prefetto delle esa- 
zioni delle gabelle (I). Nolle lettere, oltrech^ nelle ar- 
mi, si segnal6 assaissimo un tal Sabino in guisa che C. 
Plinio Cecilio Secondo giuniore il consultava e gli man« 
dava a leggere i suoi scritti per averne il parere prima 
di pabhlicarli; che anzi interessato da lui a difendere 
ana causa pubblica dei fermani contro i Faleriensi per 
iitolo dei confiDi non solo annul, ma gli rispose una 
Icttera, che vale il pid bel monumento per Fermo e il 
piii grande elogio per Sabino, mostrando in qual conto 
lo avesse, e quanto gli fosse cara la sua familiarity (2). 
Ma giureconsulto valente si fu Marco Gavio Massimo 
della antichissima gente Gavia, che trapiantata da Roma 
per le colonio in molte citt^ dUtalia, primeggid anche 



PuTTAiCB. AHMiitu SoLRf. Polyhtst: 2 — I. L. Ltdos De mensilms 1, i4. 
line booDi arlicoli si leggono sopra il nostro Taranzio nel A'cltem- 
maire fculortfue et critique de Pisrbi Batlb, e netla biogra/ia unt- 
t€r$aU antica e mocferfia tiita dal Missugua: di loi parlarono 
ii BtAOTOBT, il VAicicuca, it Mommsin ed altri: TaQtore di qoeste 
DOlizie storiche ne ha pabblicalo ana breve vita (Y. Cobi e F. E. 
Mioan — YiU degli illmtri fermani, Fermo, tipografia Pacca- 
sassi 1862). 

(1) Glenoid ad Auic. episl. i lib. vi. t Ego lamen, qoas per 
le Brolo promi$eram praefeetoras, M. Scaptio* L. Gavio, qoi in 
refDo rem Broli procorabant, delali; nee enim in provincia mea 
negoUabantor. To aolem meministi nos no agere, at qaot vellet 
praefecloras someret, dam ne negotiatori. 

(2) Pumo epist 18 lib. vi t C. Plinioa Sabino soo salntem 
— Rogas ot agam Firmanonim pablicam eaosam: qnod ego qoam- 
qoan plorimis oceapationibos distenUu adniur« Gapio enim et 
omatissimam coloniam advocationis oflkio, et te gratissimo tibt 
nmnere obstringero. Nam qnom familiaritatem nostram, at soles 
pracdieart ad praesidiom omamentamqoe Ubi sampseris, nihil est 






^0 BI UNO STUDIO CBNTtlALB A PERllO 

a Fermo tra le piil cospicue famiglie (1). Dopo essere 
stato dairimperatore Antonino Pio mandato ad ordinare 
lo slate deirAcaia, e quiadi fatio Prefelto del Pretorio, 
ufficio leDuto venti anni, ottenne anche gli onori con- 
solari (2). E mentre il nominato Imperalore diede pro- 
ve di affelto ai Fermani facendone a sue spese restau- 
rare il teatroy 6 da pensare clie li provvedesse di maestri 
e di scuole, forse favoreggiate anche dal suo successore 
Marco Aurelio, al quale innalzarono i Fermani a cagion 
di onore una statua nello stesso teatro, la cui esistenza, 
al dir del Tiraboschi, h una prova del fiorente stato 
degli studi, massime della poesia. Che diremo del cele- 
bre Lucio Celio Lattanzio? Retore a Nicomedia, precet- 

qood negare debeam, praesertim pro patria petenti. Quid enim pre- 
cibns aut hooestios piis, aQt efScacias amaotis? Proinde Firmanis lais 
ac iam polios nosiris obliga Gdem meam: qaos labore et sUidio meo 
dignos cam splendor ipsoruin, turn hoc maxime poiliceUir, qood ere* 
dibile est oplimos esse, inter qaos to talis extiteris. Yale > Due 
altre lettere da noi si conoscono scritte da Plinio a Sabino. cio^ 
epist. 2 e 17 lib. ix, che appalesano la stima e ramictzia, che egli 
notriya per lot. 

(1) Intomo alia genie Gayia V. Cabdikau -- DipUmi imfermli. 

(2) Una iscrizione sopra Marco Gavio Massimo esisleva ai 
tempi deU'Adami fnel sec. xvi) in ana base posta nella Chiesa di 
S. Hocco di qoesta ciUa ed ora pid non si troYa, ma fii gia dallo 
stesso Adami, dal Moratori e da altri riferita nolle loro raccolte di 
iscrizioni. Essa era la seguenie 

M. GAVIO. M. F. PAL. 

MAXIMO PRABF. PBABT. 

OONSYLARIBYS ORNAMBMTIS OBNATO 

T. CLAVDIVS. FIBMVS. P. P. 

SX GORMICYLAB. IPSITS 

L. D. D« D. 

Dai commenti di Giovakici Mabia Cattanbo alle lettere di Plinio 
gioniore (ep. 2 lib, in.) apprendiamo che Gavio Massimo fu inviato 



INSTITUZIONB 21 

tore a Crispo Cesare, figlio deirimperatore Costantino, 
laminare del IV secolo per vastitk di dottrina e dMntel- 
lettOy che si rileva nelle molte e dottissime sae opere, 
meritossi il nome di Cicerone Cristiano. Checchd abbia- 
no volato dire alcuni in contrario nel ritenerlo piuttosto 
africanOi il P. Edoardo da S. Saverio, Zefirino Re ed 
11 mio collega Prof. Filippo Eugenie Meccbi nel 8uo 
eradito lavoro or ora pubblicato, con validissimi argo- 
menti hanno a Fermo questa gloria rivendicato (1). 

Venuta alia perfine Tepoca delFuniversale deca- 
denza cagionata dalle luttuose incursioni di tante orde 
barbariche dope la caduta deirimpero romano in occi- 
dente, non meno che dalla corruttela ognor piii crescen- 
te dei costumi^ era date alia nostra citt^ di conservare 
il prezioso deposito delle scien7.e e delle lettere. Difatti^ 
ml pari delle altre piii ragguardevoli essa ebbe pubblici 
registri, ne* qnali venivano annotate le cose memorabili 
sacre e civili. Volendo Valeriano far consacrare Torato- 
rio di S. Savino prossinio alle mura di Fermo, San Ore- 
gorio Del 599 scrisse a Passivo, il vescovo della citl^, 
d^accettare la donazione d^esso Valeriano facendola re- 
gistrare nelle Geste Municipali {Gestisque municipalibus 



ad ordinate lo stato deirAcaia e fatlo poi prefetto dei pretorio. Di 
detio Gavio Hassimo si fa onorata menzione neile leUere di Feon- 
T05I messe id lace dal cardinal Mai (eptsU tv ad Antonin. Piom), 
<) l^gg^si in una nota < Cavias sea Gavins Maximus, Yir severis- 
stOMia, praefeetns praelorii snb Pio annis xx. — * Vide el Grat inscr. 
oaxm — el Plin. epist iii. 2. > 

(t) V. il P. EpuABDO DA S. Savkrio (Pilippo Saverio Fran- 
eesehini da Hassa) /« omnia Lactantii opera diisertationum prae^ 
riorum decades ^^ ZufWi^no Rk — Ragionamento intorno allapatria, 
alia vita ed alle opere di L. C Lattanzio Firmiano — Filippo 
Ew»io HaccHi -^ iMtanzio e la sua patria^ Fermo Slab. tip. 
Bacber 1875. 



22 DI UNO STUDIO CBNTRALB A FBRMO 

alligata) . (1 ). E questo indizio manifesto, che non era 
spenta ogni coltura fra noi in mezzo a s\ grossolana 
ignoranza. 

Se non che il piu splendido monumento di gloria 
per Fermo in ordine agli studi si 6 senza meno il cele- 
bre editto di Lotario 1, a cui dobbiamo la prima ori- 
gine delle pubbliche scuole in molte delle nostre citta. 
Gi^ fin dairottocento, quando per opera di Papa Leo- 
ne III risorse Timpero d'Oriente nella persona di Carlo 
il grande, questo principe pieno di zelo accolse il ge- 
neroso intendimento di spegnere le reliquie de' barbari 
e di dare agli studi un repentino impulso, valendosi 
del 8U0 genio e deiraiuto degli amici suoi iniziati nella 
letteratura classica de^ Romani. I succeditori di lui con- 
tinuarono con pari indirizzo, finchS Lotario, spedito in 
Italia dairimperatore Ludovico suo padre acciocch^ agli 
affari di questo regno accudisse, al vedere la desolante 
condizione nella quale erano ridotte tutte le contrade 
sotto questo bel cielo percorse e devastate da barbari- 
che orde, fermo a darvi pronto riparo quel suo capito- 
lare, che il Muratori riferisce air823 e negli annali 
d'ltalia dice essere incerto Tanno (ad an. 829), alia 
quale opinione inclina anche il Tiraboschi, ma che fu 
dato nel Maggio deir825 da Olona, siccome ci accerta 
il Gregorovius (18). In esso deplorando Tabbandono del- 
lo studio delle leltere per colpa e dappocaggine dei mi- 
nistri sacri e profani, dice di aver deputato maestri che 
insegnino le lettere col raccomandar loro di usare tutta 
la possibile premura, affinchg i giovani ne traggano pro- 
fitto. Viene poi noverando le citt^, in ciascuna delle 



(1) S. Gregobio epist. lxx. lib. tx in diet. ii. 

(2) Staria della cittd di Roma nel medio evo dal sec, v al 
vxi. Vol. HI p. 174 (Yenezia Giuseppe Antonelli 1873). 



INSTITUZIONB 23 

quali era destinato un maestro^ onde coU concorressero 
a studiare i discepoli delle circonvicine citt&, e comin- 
cia da Pavia, ove Dungallo monaco avrebbe insegnato 
a qnei di Milano, Brescia, Lodi, Bergamo, Novara, Ver- 
celli, Tortona, Aqui, Genova, Asti e Como. Poi soggiun- 
ge cbe in Ivrea lo stesso vescovo insegnera le lettere. 
A Torino concorreranno quel di Ventimiglia, Albenga^ 
Vado ed Alba. A Cremona quei di Reggio, Piacenza^ 
Parma e Modena. A Firenze tutti gli studenti della 
Toscana. A Fermo quei del ducato di Spoleto. A Ve- 
rona quei di Mantova e Trento. A Vicenza quei di Pa- 
dova, Trevigi, Feltre, Oeneda ed Asolo. Le altre citti 
di quelle parti manderanno i lore giovani alia scuola 
del Foro di Giulio, cio6 a Cividale del Friuli (1). 

Da ci6 si par manifesto in quanto pregio fosse al- 
lora tennta la nostra citt^ dalVImperatore cbe la pose 
fra le nove prescelte, d'onde dovevasi come da altret-* 
tanti centri per tutto il regno dltalia difibndere la scien- 
za. E siccome non vediamo altro luogo del Piceno as- 
segnato per sede delle scuole, cosi fa d^juopo inferire, 
che Fermo avesse di quel tempo un concorso di stu- 
denti fnor di modo numeroso, mentre vi dovevano con- 
correre non soltanto quelli del proprio paese e dintorni, 
ma gli altri eziandio delle citt^ del Ducato Spoletino, 
che era allora assai esteso. 11 Fatteschi (2) stabiliscc, 
cbe, oltre parte deirUmbria fine alia sommitS. degli Ap* 
pennini comprendeva osso la Sabina nelFantica sua di- 
mensione fino ai Vestini e Norcia; gli Equi o Equicoli, 



(1) Vedi il capitoiare deH'Imperatore Lotario i. al N. i dei 
docomeoli in fine — Girolaho Tiraboschi — Storia della leUera- 
Ura iialiana. Vol. 1 p. 458, Milano per Nicolo Bettoni c comp. 
1833. 

(2) Op. Git 



24 DI UNO STUDIO CKNTRALB A FBRMO 

i Marsi i Peligni e Vestini, a quindi dilatandosi fiao al 
mare Adriatico, tutlo il Piceno dal flume Miseo o Mu« 
sone fino al flume Aterno o Pescara, racchiudendo in 
sd tanto i Pretuzi, quanto Tagro Adriano anticamente 
uniti agli stessi Piceni. Al principio del nono secolo fu 
aggiunlo a questo Ducato il paese de* Marrucini o sia 
il Castaldato Teatense o di Chieli fino al flume Sangro. 
La patria nostra adunque fln da quel secolo, sopranno- 
minato a buon diritto di ferro, fu per avventura una 
fra le prime a risvegliare Tardore degli studi, che da 
lunghissimi anni erano sventuratamente menomati e 
pressochfe spenti, e ad avere pubbliche scuole. 

I cronisti fermani fin qua le rilennero prima di 
Lotario fondate da Lupo Vescovo di Fermo al suo ri- 
torno da Roma dope il Concilio tenuto sotto Papa Eu- 
genie II alia presenza di sessantatre vescovi, che, oltre 
alia disciplina ecclesiastica, si occuparono della ripara- 
zione delle scuole, come si ha dairultimo canone « De 
scholis reparandts pro studio litierorum » eccitati forse 
dal recente decreto di Lotario, che non estendevasi a 
Roma ed alle provincie della Chiesa. Ma riflettendo che 
questo Concilio si celebr6 neir826, ossia un anno dope 
che Lotario eman5 il suo decreto^ la cui data d ora ac- 
certata air825 devesi ritenere Lupo favoreggiatore^ an* 
zichd fondato re delle pubbliche scuole fermane. 

E qui melte bene a proposito di osservare che 
cosa fossero i maestri e le scuole di allora. L^aperta 
dichiarazione deirimperatore che s'era spento del tutto 
rinsegnamento di scuole, fa che s'argomenti lo state 
miserrimo in cui era Tistruzione in Italia. Di istituti 
scolastici maggiori non puossi pur pensare ed era gi& 
gran merc6 in quei secoli rozzi il potere a^ere un buon 
maestro, il cui compito si riduceva ad insegnare la gram- 
matical noma che abbracciava nondimeno oltre la lingua 



IN8TITUZI0NB 25 

latina^ anche le lettere umane, la spiegazione degli at- 
tichi scrittori e poeti latini, una qualche tintura delle 
sacre scrittare, e da vantaggio la cognizione artis com" 
putatoriae o de computo per inlendere le lunazioni e 
simili cose. Siffatte scuole si trovavano in molti mona- 
steri di monaciy ed in alcune citUt insegnavano talora 
anche i vescovi, ed i parrochi di Villa eran tenuti ad 
ammaestrare nelle lettere 1 fanciuUi. Pa6 darsi che le 
dottrine giuridiche fiorissero ancora di qualche po^ di 
cultura, 6 veramente, in seguito alio statuto di Lotario, 
dovevano trovarsi dei professori di giure che fossero 
addotlriuati nelle leggi di Giustiniano e che le inse- 
gnassero in compendio; nb potevano gli avvocati e i 
notai essere del tutto digiuni di scienza della legge sa- 
lica e di quella longobarda. 

Che se non mi b dato di riferire i nomi di coloro 
che nelle nostre scuole insegnarono dal secolo IX a tut- 
to il secolo XIII, 6 mestieri attribuirlo alia impossibility 
di rintracciare notizie di tempi a noi lontani dopo le 
tristi vicende subite dalla nostra cittJi che, come tutte 
le altre, ebbe a lamentare, per la distruzione e disper- 
ftooe degli archivi, la infelice perdita di preziosi docu- 
meoti, i quali ci avrebbero senza meno assai glorie di- 
STelato. Sappiamo che per la rarity dei maestri in Italia, 
si fece venire di Scozia un monaco chiamato Dungalo 
famoso pel suo sapere: sebbene in particolare tenesse il 
reggimento dello studio di Pavia, fu in pari tempo Tau- 
tore e quasi il fondatore delle scuole d'lvrea, di Torino^ 
di Cremona, di Firenze, di Fermo, di Verona, di Vicen- 
sa, di Cividale del Friuli destinate a ricevere ripartita- 
mente gli scolari da tutte le altre parti. Lo studio fer- 
mano dovette essere rinomalo in proporzione de^ teftipi 
oscarissimi, della niuna comodKIt di libri non solo, m^ 



26 DI UNA SGUOLA CBHTRALE A FERMO 

di nomini che adatti fossero ad istruire (1). Perocchd 
nel X secolo quando pochi eran coloro che pid delPaba- 
co e dei primi rudimeati di grammatica imparassero, 
onde qualche storico lo pose al disotto del secolo ante- 
cedente, vi ricev6 Tistruzione quel Giovaani figlio di un 
Siccone o Sicco da Rapagnano, castello posto poco Inn- 
gi da Fermo, che andato poscia in Roma e consacratosi 
alio state clericale, venne in tanta rinomanza da essere 
creato Cardinale da Papa Gregorio V, e poi innalzato 
per la sua dottrina e per le sue virtd alia pontificale 
dignity il 9 Giugno 1003 col nomfe di Giovanni XVII 
regnando Ardoino Re d'ltalia (2). 

I fermani che si segnalarono per i studio per di- 
gnitli ecclesiastiche, per magistrature non pu6 revocarsi 
in dubbio che in patria Tistruzione ricevessero. Abbia- 
mo nel secolo XI i vescovi Uberto ed Atto, o anche Azzo 
e Azzolino, in greco versatissimo (3): nel secolo XII un 
altro vescovo in Alessandro II, Filippo Azzolino giudice 
e Ruggiero Savin i uno dei consoli di Fermo ed alcuni 

# 

(1) Mancava in qaei tempi la carta ed erano assai rari i libri 

membranacei o cartacei, quindi si dovevano acquistare ad assai caro 
prezzo. Le librerie erano in Italia pocbissime e qaeste, il pitl^ pres- 
so i Monaci molto doviziosi. 

(2) Cio si apprende da una lapide incisa in caratteri corsivi 
cbiamati anche gotici minuscoU ritrovata nella Cbiesa di S. Maria 
in Rapagnano nel 1750 dal pievano Francescantonio Grifoni, ed ora 
esistente neirinterno della Cbiesa Collegiata insieme col ritratto in 
plastica del Pontefice. Giovanni di Siccone di Rapagnano h il primo 
dei nove Papi cbe ebbero lor nascimento nel Piceno, o nella Marca 
di Ancona; gii altri sono Niccolo iv di Ascoli, Marcello ii di Mon- 
tefano, Sisto ¥ di Grottammare, Clemente viii di Fano, Clemente n 
di Urbino, Leone xii di Genga presso Fabriano, Pio viii di Cin- 
goli, Pio IX di Senigaglia. 

(3) Il Catalani — De Ecclesia. firmana tec. (pag. 131) par- 
lando di questo Vescovo riporta un brano di an*antica cronaca, da 



IN8TITUZI0NB 27 

della nobile fami^lia Vinci. E primo un Baongiovanni, 
figlio di AgostinOy perfettamente addottrinato nella giu* 
risprudenza, a cui dedicossi, quando quella scienza alle 
aitre preferivasi, perch^ risorgendo nelle italiche scuole 
dopo i tenebrosi e lamentati secoli deirignoranza e del- 
la barbarie^ prima fecesi udire dalle cattedre con ap- 
plauso e concorso grande di studenti, procacciando al- 
ritalia il titolo di maestra e madre delle scienze e delle 
nobili discipline. Due figli del detto Buongiovanni eb- 
bero fama negli studi. Pace o Pacide eccellente profes- 
8ore di medicina, che vorrebbe essere aggiunto agli il- 
luslri medici del Piceno, de^ quali pubblic6 le memorie 
il Dott Giovanni Panelli, e Domenico che seguendo il 
patcrno esempio diede opera con ottimo successo alia 
ficieuza delle leggi, la quale si andava diffondendo per 
ogni parte, ed era omai tempo che ai sanguinosi con- 
quistatori ed ai crudeli soldati i maestri delle pacifiche 
ed utili dottrine si anteponessero (1). 

Nel cominciaro del secolo XIII il quasi contem- 
poraneo sorgere dei due regolari ordioi de' Predicatori 
e de' Minori^ istiluilo Funo da S. Domenico e Taltro da 
S. Francesco arrec6 opportune soccorso agli studi, e 
massime ai teologici. A Ferroo ambedue vennero nel 



coi 81 apprende, che viaggiando con Reginaldo console della ciUa 
alia Tolta di Gemsalismme e fermatosi a Smirne, a Ini yennero mo- 
strato aleone iscriaioni greche scolpite in arche marmoree, ed egli 
le ioiarprelb immedialaraente in latino • el aecipiens Arcbiepiscopos 
Pirmanain presolem el per Eeciesiam earn dedaeens areas marmo* 
reas onde Yenetici Sanclos abstolerant illi present! aliter ostendil, 
el in ipsis siogolorum epiUpbia Grecis lilteris legit, que Firmanus 
iftterprelans moSo seqoenti latiniali explanayit • 

(I) V. GtAairro Cantalambssa Carboki •* Memorie s/ortch« 
ini&mo fit illustri uomini della nobilissima famiglia dei Conti 
Vinci di Permo, MaceraU tip. Cortesi 1818. 



28 m UNO STUDIO centealb a fbrmo 

principio di quel secolo fondati, ed in qaanto al primo 
vi contribul in parte il nostro Giovanni Albertoni Pac- 
caroni legato del Papa Innocenzo III in Francia, ove 
avendo stretto amicizia con S. Domenico lo fe" venire 
a Fermo nel 1214 e gli don5 la sua chiesa di S. Tom* 
maso per istabilirvi i frati del suo ordine. Un Vinci, il 
B. Giovanni, ne vestl Pabito, vivente S. Domenico, e 
coUa rigidissima vita, cogli studi delle divine scritture 
e della teologia, coUa predicazione, in cui si afferma 
essere stato prestantissimo, venne in molta fama, sicchi 
in Bologna lo si additava a modello ed esempio (1). I 
frati minori nel 1240 vi erano gik stanziati^ riferendosi 
a queiranno Terezione del tempio dedicate a S. Fran- 
cesco con disegno del bravo architetto ascolano Antonio 
Vipera (2), il migliore che si vegga a Fermo: ed essi 
pure, insieme coi Domenicani, contribuirono al progredire 
degli studi nolle nostre scuole, d'onde, oltre 1 due ri- 
cordati, uscirono in queirepoca Stefano Paccaroni Priore 
in S. Pietro Vaticano nel 1250, un Egidio Arcidiacono 
di Fermo giudice nel 1255 alia Corte di Azzo None di 
Este Marchese di Ferrara e della Marca d'Ancona, Ge- 
rardo da Fermo riportato tra gli uomini illustri delPU- 
niversit^ di Bologna nel 1284^ Stefano Azzolino prestante 
giureconsulto giudice in Macerata, Nicola da Fermo me- 
dico, Beltrando Morici lettori ambedue nella menzionata 
Universitli Bolognese (3). In questo secolo pare inse- 
gnasse grammatica e belle lettere un bravo poeta della 

(1) y. Cahtalambssa -— Op. cit. 

(2) V. YiNGKNzo CuRi — Guida storiea e artntiea della Citta 
di Fermo pag. .^6. 

(3) Alconi poetici componimenti del Morici pirte indiritti al 
celebre Francesco Stabili deUo Cecco d*Ascoli si serbano nelle Bi- 
blioteche Vaticana, Barberini, Chigi« giosta qaanto lascio scritfo il 
{^ncellotti, 



IN8TITUZI0NE 29 

illastre famiglia Reggiana degli Arlotti, venuto qui ve- 
roeimilmente in compagnia di Guglielmo de' Roberti di 
ReggiOy podestit a Fermo neiranno 1236 (1). Avemmo 
finalmente una schiera di cospicui Magistrati che ressero 
il governo in altre cittlt, fra cui perfino un Senatore di 
Roma in Giacomo Aceti (2), menzionati in antiche iscri- 
lioni, i qnali tutti mentre dimostrano Tamore per le 
scienze e le lettere nella patria nostra, sono di non poco 
lutro alio studio fermano, che pu6 senza fallo gareg- 
giare con TantichiU delle principaii scuole dUtalia. 



(1) Cio si poo dedarre dalla segooQle iscrizione incisa a de- 
stra del riguardanie in un inarmo, che servi un tempo di architrave 
sopra la porta del Palazzo della Podesteria di Fermo, ed ora fara 
parte deil'iniziato museo epigrafico fermano presso la biblioteca, 
quale iscrizione riscontraia sul marmo stesso do qui corretta nella 
teru linea dove altri avean letto ie licentia 

HOS DIGTATIt ARL0T1N 
BITRMOS CITIS RKGtlf 

oin DiLiGBirriA 
rr riBMAN cosob toto 

DAT SR ILUS 01 YOTO 
AD SVA SSaVITIA 

Questo poeta dettava %$crizioni rilmicke latine di stile assai ragio- 
DOTole in rigoardo ai tempi, due delle quali Turono da loi dettate 
per doe delle porte di Reggio sua patria e doe altre per la rocca 
e pel Palauo della Podesteria di Fermo faUo costruire da GoglieU 
mo, Tomassino e Ugo de* Roberti soccedutisi nel governo di qoe5ta 
citti (1236, 1237, 1238) V. Raffablb Db-Mwicis — Le iuriziani 
ftrmamf antkk$ e wu>deme com noti. Fermo tipografia di Gaetano 
Paccasassi 1857 N. 605 at 609. 941. — Cbuestiiio Cavbdoici — 
AbriiM Uileraria di tm foeiaritmico reggiano del ueolo xiit (Dal 
MiBMoggerf di Modena, N. 1571, 2k Loglio 1887). 

(2) GtosBPPB Poan — Tavole Sinottiche di eon fiik notahili 
delU cifid di Fermo e euo antico Stato^ redatte eopra emkniici 
doeiemeeUi^ Fermo mdoccxxxvi tipograGa arciv. del Bartoliai. 



n. 



EREZIONB, PRIVILEGE COKPRRMA DELIA INIYERSITA* Dl PERHO 

Nel secolo XIV Tltalia non cessava punto dalFes- 
sere agitata per le intestine discordie, funeste conse- 
guenze delle guerre straniere e dellc fazioni de^ Guelfi 
e Ghibellini, cos\ che pareva mal potersi accoppiare 
alle condizioni de^ tempi il nobile desiderio di erudirsi 
che solo airombra della pace pu6 felicemente svilup- 
parsi. Ma essa, vincendo con animo grande e goneroso 
gli ostacoli che a lei si paravano dinanzi, si slancia nel 
campo del sapere e produce quel tre grandi luminari 
Dante, il Petrarca, il Boccaccio, ai quali noi dobbiamo 
il rifiorimento dei biioni studi. Di quella stagione si 
aprono copiose biblioteche, antichi codici, che negletti 
si giacevano nolle tenebre, riveggono la luce; s'intra- 
prendono lontane peregrinazioni alio scoprimento di sco- 
nosciute dottrine; finalmente nasce un certo fervore per 
aprire pubbliche scuole e per ottenere dai governi i 
privilegi e i diritti delle University; e fra quelle di Bo- 
logna, di Padova, di Napoli, di Pisa, di Pavia, di Pia- 
cenza, di Firenze, di Arezzo, di Siena, di Lucca, di 
Roma, di Verona e di altre parti, le quali o sorgono, 
prosperose rifioriscono, vediamo Tantico studio di 
Fermo fra i primi conseguire la qualifica di UniversitJt. 

Bonifacio VIII, cui il cronista Giovanni Villani 
definisce « uomo dotto, fornito dMngegno vivace, nato 
fatto per magnanime virtu e sommamente liberale verso 
gli uomini eruditi di beneficii arricchendoli » nelFultimo 
anno della travagliata sua vita voile alFincreiaento de* 
gli studi provvedere, e considerando che la citta di 
Fermo per la postura del luogo^ amenity del clima, 
abbondanza di tutte le cose al vivere nacessarie, era la 



EREZIOKE, PRIVIUGI, CONFEtlMA DELLA UNIVERSlTl DI FERMO 31 

piii acconcia alia tranquilliUl degli studi ed a prodarre 
Qomini cospicui per la maturitjt del consiglio, risplen- 
denti per gli ornamenti della virtti ed eruditi nei gradi 
delle diverse facolUu dai quali possono apprendere tutli 
gli altri che desiderano essere imbevuti ne^ documenti 
del sapere, con sua bolla del 16 Gennaro 1303 ordin6 
vi fosse eretta la UniversiUi del tutto conforme a quella 
tanlo celebre di Bologna, concedendo alle nostre scuole 
nuovi favori e privilegi « sit studium generate ad in- 
« star stndii Bononiensis^ illudque perpetuis temporibus 
€ inibi vigeat tarn in theologia, iure canon ico ac civili 
< et artiboSy quam in alia qualibet licita facnltate, quod- 
« que legentes, et studentes ibidem omnibus privilegiis, 
« libertatibusy et immuniiatibus gaudeant et utantur 
« concessis magistris in theologia, et doctoribus legen- 
€ tibus et studentibus commorantibus in studio bono- 
€ niensi > (1) 

La nostra University oltrech^ potrebbe dirsi la 
prima di pontificia fondazione, ove si mettan fuori dal 
numero quelle che i Papi non fondarono, ma sol con- 
fermarono^ o di privilegi fornirono, ha cerlo un grade 
di anzianit^ sopra il Romano Archiginnasio istituilo tre 
mMi o meglio di poi con bolla 20 Aprile 1303 dallo 
8tes80 Bonifacio VIII, il quale nello stabilire le diverse 
facolt^ che vi si dovevano insegnare, prese norma dal- 
la Fermana (2) 

Ma uno dei piii segnalati privilegi ad essa accor- 
dati si fu al certo di averie concesso pria d^ogni allra 
citt^ d'ltalia la cattedra ed il diritto di conferire la lau- 

(1) V. I A bolU 16 Gennaro 1303 riporiau in fine al N. S 
dei docQOienii -^ Tirabosri — Storia della letUraiura italiana v. 2 
p. 355 Ed: Milanese. 

^8) Carafa De Arekigymnaiio romano Lib, 1 cap, 6 — Ri* 
mat ~ Storia d$lla UnMniti de$li $iudi di Roma Lib. !• cap. 3. 



32 SREZIONE, PRIVILEGI, CONFBRMA 

ra in teologia, come dice il Brandimarte (1), citando 
Tauloril^ dello storico Bereault-Bercaslel. Ci6 si argo- 
menla innanzi tutto dalla sopramenzionata bolla Boni- 
faciana, ove si concede a Fermo espressamente lo sta- 
dio generale di teologia; poi da altra bolla di Papa 
Innocenzo VI del 21 Giugno 1362, da cui chiaramente 
apparisce, che non prima della emanazione di questa 
nella Universitli di Bologna eravi stata la cattedra di 
teologia, poichfe quel Pontefice ve la islitul accordan- 
dole i privilegi, de' quali godevano i maestri e gli 
student! della University di Parigi e di altre famose 
nella facoltli teologica; infine da altre espressioni che 
leggonsi nella stessa bolla, usate da papa Innocenzo, di- 
cendo egli che in riguardo della fulgida luce, di cui 
era divenuto chiaro e rinomato quelle studio nel diritto 
canonico e ciaile e nelle arti liberal], lo credeva degno 
di ampliarlo coiraccordargli detnceps ancor la cattedra 
di Teologia con diritto al vescovo di Bologna di confe- 
rire in tale facolt^ i gradi di licenza ed il titolo di 
maestro. Cosl pure in Firenze non prima del 1358 fu 
conferita la laurea teologica (2). 

Esaminando il tenore della citata bolla di Boni- 
facio rileviamo che si preiscriveva a chiunque aspira a 
consegnire il dottorato di presentarsi al vescovo ferma- 
no pro tempoi^e^ od al vicario idoneo da lui delegate^ 
od in sua mancanza, quando sia vacante la sede, a chi 
verr^ deputato dal Capitolo, aU'oggetto di sostenere il 
competente esperimento alia presenza dei maestri e dot- 
tori secondo i modi e le consuetudini osservate negli 
studi generalif ed un tal privilegio conservarono in 

(1) Antonio Brandimartb — Plinio tenion Ulu$tralo nella 
descfisiofif del J^iceiio, Roma 1815 nella stamperia deU'ospixio 
apostolico prcsso Carlo Mordacchini pag. 43*44. 

(2) TiRABosGHi Op. citi Tomo S pag. 234 H £d* Milaoese. 



DBLL4 mnVgRSITi BI PJUOiO S8 

s^Qito i nMtri vescovi che ebbero il diritto di confe* 
rire in ogni facoltit la laarea dottorale ed altri gradi 
accademici. Tutti coloro, che fossero stati repulati degni 
del dottorato potevano pubblicamente insegnare in qua- 
lunqae oinversitjt non solo Tuno e Paltro diritto, ma 
tatte le altre discipline, nelle quali avevano ottenuto 
la laurea senza bisogno di sostenere ulteriore esame o 
riportare nuova approvazione. A tutta ragione adunque 
i nostri padri potevano andare superbi di cos\ singolari 
fa?ori della sovrana affezione verso il nostro sorgente 
istituto, il quale seppe presto procacciarsi quella fama, 
che altri non raggiunsero se non per lenta opera del 
tempo. 

La scienza legale in ispecial mode era nella nostra 
citt^ cos\ rinomata fin dai primi tempi del nuovo ordina- 
meoto delle scaole, che vi fu stabilita la Caria generale 
della Provincia della Marca dal Cardinale Egidio A1-* 
bomoz spagnuolo legato apostolico dope di aver con* 
quistata tutta la provincia della Marca, ove dett6 tutte 
quelle costituzioni che vanno sotto il nome di Costitu^ 
ziani Egidiane. Contro di e3sa indarno reclamarono inge- 
lositi i Maceratesi, poich^ il Cardinale Ugone del titolo 
di Santa Maria in Portico per ordioe di Papa Orego<- 
rio XI ricevuto vivae vocis oraculo ingiunse agli Offi- 
cial! della legazione della Marca, non dovessero in mode 
alcuno muoversi da Fermo, ma vi continuassero a ri* 
siedere, come gik si era fatto fin dal tempo del detto 
Egidio^ ed usa queste precise parole: c Quod cum rector 
€ et Curia generalis praedicti temporis bonae memoriae 
€ dicti Egidii Sabinen. Episcopi, tunc in illis partibus 
« Sedis Apostolicae Legati, et ab illo tempore citra re* 
€ sidentiam fecerit in civitate firmana prout adbuc far 
€ eiunt de praesenti tanquam in loco honorabiliori et 
« pro 8tattt sanctae Romanae Ecclesiae conservande 



34 BRBZtOKlS, PRlVILBai, COKl^KRMA 

tutiori (1) ». Cbe la residenza di delta Curia Generate 
fosse in Fermo apparisce da una ripetizione del Roselli 
lellore nella nostra University, dicendosi neirantben. 
Ingressi C. de sacros. Eccles. « Habita per me Rosel- 
« Juin de Rosellis d« Aretio legum doctorem in civita- 
« .te Firmana, ubi tenebatur Curia generalis Marcbiae 
< 1370 die 19 0ctobris annoseptimolecturaeordinariae.» 
E ^Bonifacio IX* cbe di siolte e singolari grazie colmd 
la cittli nostra da meritare in una iscrizione esistente 
nel salone del Palazzo degli Studi il titolo di benefat- 
tore (2), rese ancbe piu stabile la Curia generale in 
Fermo, e dichiai*6 con un breve cbe vi dovesse avere 
stanza neirawenirc, come nei tempi passati, esprimen- 
done co8\ le ragioni: « Nos igitur attendentes idoneita- 
« tern dictae civiiatis tarn in roansionum coromoditatibus, 
€ aeris tranquilla temperie, marinis portibus, vescibilium 
« omnium copia, confluentium necessitatibus ad eamdem 
€ et consuetudioem antiquis olim temporibus observatam, 
€ nee non fidelitatem et sincerae devotionis effectum 
« bijyusmodi rcsidentiam Oeneralis Curiae totios pro- 
.« vinciae Marcbiae, prout in praefata Civitate de coe- 
€ tero perpetuis temporibus permansuram cum privilegiis 
« concedimus » (3). 

(1) Cksabb Ottihblu — Dt Firmo Piceniurbenohilistima eUh 
jium ad Xiitum ^infufii ponL mar. 

(2) Neirioteroo del salone nel Palazzo degli Studi ieggesi la se* 
guenie iscrizione 

BONIFACIO vim 

TOMACKLLO MEAPOLlTAlfO 

POHTIF. OPT. MAX. 

BBKBFAGTOBI 

S. P. Q. F. 

[}\ OrriNRLLi ciu etogio *- Doxksigo Raccahadori Cronaea 
fMmwa Ms. p. oj. . 



hMLLk tNlBlfiRSITi l>t PBtUtO 3& 

Bbbd la tiitk nostra senza ineno in qnesfepoea 
im collegio di dottori comprovato abbastanza dal di- 
ritto di conferire la laarea e dalle parole del ginreeon- 
snlto Cesare Ottinelli nel suo elogio di Fermo a Siato 
V: « Extat in hac civitate Collegium lurisconsnltornm;, 
« iam inde ah immemorabiK tempore crnatissimumy ac 
€ numero et doctarum praestaniia insigne. Hoc quidem 
€ tempore ultra LXX doctores conscript! reperinn- 
€ tur, eodemqoe modo et ratione Procoratores et No- 
€ tarii sunt quam plurimi > (1)« Inoltre rilevasi dalPe- 
sistenza del suo antico altare nella Chiesa Metropolitana 
dedicato al suo protettore S. Giovanni Battista Apostolo 
ed Evangelista, ristaurato sul finire del secolo XVI per 
eccitamento del card. Bandini, nella quale occasione v! 
fa posto an pregevole quadro rap^resentante detto San- 
to commesso dal CoUegio alPurbinate pittore Alessandro 
Vitali scolare di Federico Barocci (2). Che anzi a ben 
ponderare la espressione ab immemarabili tempore usata 
dairOttinelli vissuto suUo scorcio del secolo decimosesto 
A d' aopo inferire, che il collegio de^ giareconsalti deb- 
ba riportarsi anche a tempo assai piii remote, mentre 
86 la islituzione fosse sollanio ayrenata nel secolo de- 
cimoquarto non gli sarebbe slato difficile il determinarla 
in modo positive* 

Se non che il fiorire dei nostri studi appare esiaa- 

dalla compilazione dello Statute. Fermo, che go- 



(1) Ottriblli eit elogio. 

(i) Qoetto qoadro k ono dei f\t belli cbe esistauo a Fenno« e 
lb per slcou tempo riienoto opera del Barocci stesso, tanio si ap- 
proscima alio slile del Maestro. Si rileva da on* adonanza collt* 
giaie del SO Settembre 1740 essersi offerta, qoando si fosse vololo 
vesdore, la somma di Se. 0000 dal pittore bologaese Dal SdOi the 
ailora trotavui a FermOt icquistandolo per il sereaissiiiio Elettore 



9& BREZtOKB, i^RIViLiSGi. €OV]^RkA 

yernavasi a guisa di repubblica ed a liberp stato popo- 
jftfe sotlo i Re, grimperatori, i Pontefici, ebbe sempr^ 
leggi.proprie, che di tempo io tempo seoondo il bisogM 
si andjsivaao riformando e riordinaodo dagli stessi fer* 
manji e verso la fine del secolo quariodecimo se ne 
irovano compilalori lulianus Ser Francisci Contratae 
Castelliy Antonius Egidiutii Contratae Pilae« D. Cola H 
Yannis Contratae Sancti Martini, Ser Clerictis Brunicti 
CoBtnatae Florentiae^ Aasovinus D. Philippi Contratae 
Sancti Bartholomei, Magister Philippus Magistri Domir 
nici Contratae Cam pile tii. Di questo Statute, riordinato 
niel secolo di poi dal celebre giureconsulto Paolo di 
Castro, cosl lascid scritto Terudita penna di monsignor 
Francesco Maurizio Gontieri Vicegovernatore di Fermo 
pel 1690.(1): « Statute, in cui vedesi ristretto quan- 
to la politica e la giurisprudenza seppe dettare e di 
s^anto. e di giusto per il pubblico maneggio^ e per il 
pommercio e traffico di mare e di terra, per la buona 
direzione delle. controversie criminali e civili, e leggi 
Municipalii statute che servire potrebbe di norma al 
governo e regime delle migliori repubbliche »• EugeniQ 
IV, dope la dominazione .sforzesca, con boUa del 25 
Marzo 1446 Decens reptitamus, che vi si legge in frontOy 
lo conJferm6 insiem con tutti i privilegi concessi dai suoi 
aptecessqri suUe antiche giurisdizioni, sul mere e misto 
imperio, sul pieuo dominio della citt«i^ sopra il suo cotkr 

PalatiDo. V. Raffarlb Db Minicis — Cenni storici tntomo al 
qmdro rappresentante S. Giovanni Evangelista esisknU nel diumo 
di Fermo, 18il. — II detto Collegio aveva il proprio sigilio eon 
Dtraquila sedenle ad all spiegite sorreggenle il mezio boslo di Sl 
Giovanni Evangelista.ehe tiene dispiegato il libro deirApoealisse e 
intorno Vepigrafe — gollegivm Fuuuimi. 

(I) Fermo antxco e modemo discor$o acca4ieiiiico..FeroM>|40&2 
per Giq: Francesco Bolis e fralelli. 



»KLLA UmVERSITl DI FERMO 3T 

tado, ne* quali privil^gi farono inclusi anche qucUi rw 
gnardanii la Universi(&y per il che venne ' nppelldtq* 
benefattore Bella ificrizione posta sotto* al suo riti^atlo' 
Bella focciata del Palazzo de^i Studi. Dopo di Ini bcn^ 
altri qitattordicl Ponteficf lodarono ed approvarono 11' 
Boetro StatBto osservato sine al finire del secold XVIIt (Ij^ 
Assunto al Pontificalo Calisto III nbn Vuole meiio' 
beBeflco e generoso niostrarsi verso i Ferraani, e' cori^ 
9no breve del 26 Giugno 1455 (2), mentre loro cort- 
serva tutli i privilegi, indalli e grazie gii per lo innAnzl 
ricevute, conferina espressamenle lo stiidio genefaler 
Reggeva allora la nostra Chiesa il cArtlinale Doni6nt- 
co Capranici che tanta parle ebbe riei pubblicr avvc- 
nimenti, primo fra 1 cinque di quella faraigUa, i qiiali 
SI succcdettero nella sede voscovilfe di Fermo dal 1425' 
al 1484. vy^^^ VMiemcrilo porporato fe debitricc WH* 

« 

raollo la letteraltira di quel secolo, ed ahcd nor sor- 
Wiamo grata memoria dol suo impogno per la istrlizibrfe* 
0- coltnra degli studi. Da quanto ne narra il duo blo-' 



o. •. * 






(1) GtosKPPB PoRTi — TatoU iinottieke. di . cose pt4 notoftt It 
iflta citlii di Fermo e tuo antico stato redatto sopra autentici do* 
twrntnti^ p»g. 13 — Gli statoti feroiani farono impre^i h prihia * 
volu « Vraexia ael IB07 per opera ed a spdse del gioretonstttle 
Mareo Marlello nobile ferroano e veneaiano. I bibliograG e a^riilcrn . 
di case fermaDO indiearone due sole edizioni di qaesto sUtoU) la pri: . 
na del 1S07, <* la seconda del 1580; pern ne sono not^ cinquo^ 
cioA quella di Venezianol 1507, aUra hUainVenezia poco apprcsso 
coma pare da un frammento esistenle nella nostra biblioleca, ta lorza, 
la qoaru e la qninia a Pernio nel 1389, 1688, 1691; qaaaruliima 

h ricordata da Niccula Alianecxi nel suo pregiato lavoro-^^//tf aa*, 
Ucke cmiwitudifki e leggi marittime delle provincie napoUtane, 

(2) V. il breve del 26 Giogno I4S5 riporuio ia One al N. 3 
docomenli. .:.«*: 



38 BREZIOKR, FRITlLKai, COKFSRMA 

grafo Catalan! (1) sembra poiersi raccogliere chd, U pri« 
mo coUegio foodato da lui in Roma portante il sno nome» 
fosse in origine a beneficio de* soli fermani, o almeno 
gli alonni per la massima parte fossero di Fermo, ci5 
risnltando da an codice intitolato; c Uber constitutionum 
sen ordmationum coUegn pingperum scholarium sapien^ 
titte firmanae ediius per reverendissimum D. Damintcum 
de Capranica T. sc. e in ierlem preshiter. Card. Firman, 
vulgariter nunctq^atum diote domus fundatorem. » Questo 
mancscritto dalla biblioteca dei Capranica passato in 
altra di Roma non fu potuto rinvenire dal menzionato 
Catalan!, che per6 afferma essere state accertato deire- 
sistenza da quel solerte scrutatore degli antichi menu-* 
menti che fu Stefano Borgia (2). I vescovi fermani suoi 
successori conservano ed esercitano tuttavia il diritto 
di mandarvi un alnnno. 

Non h a dire dope c]6 le fervide e continue pre- 
mure, onde i nostri maggiori cercarono di promuovere 
il decoro ed il lustro del pubblico studio per rispon^ 
dere alia munificenza dei Pontefici, che di privilegi e 
di onori si compiacquero mai sempre fregiarlo. II con- 
corso degli studenti fu grande ed a quanto ci riferi- 
scono gli storici vi concorrevano da ogni banda oltre a 
mille ad apparare le scienze e le lettere. N^ meno dei 
forestieri ne profittarono i cittadini, come si par mani- 
festo dai molti, i quali in que! due secoli al nome fer- 
roano novello decoro portarono. Ambasciatori e magistrati 
in gran nuroero, che erano allora sempre sceiti fra i piii 



(1) De viia et scriptis Dominici Gipranicae Card, et Antittith 
frmani, 1793 in oiBciDa firmana Palladis. — 

(i) Catalani — De Ecclesia firmana ejusque Episcopis et Ar- 
^Uepiscopis Commentarius. Firmi an. 1783 ex typ. losepbi Ao* 
gosli Paccaroni, pag. 255* 



DSLLA. cnivbrsitI dj^ fermo 39 

doiti aomini; sei vescovi cio^ Lodovica da Feriub mi- 
nore osservante, Francesco Nobili Uditore di Rotci al 
tempo di Gelestino V> GiroUiQO .Azzolino per le sue emi- 
neQii Tiriii create Cardinale (1)^ Giovanni, da FirrooDi-« 
bus, Laca Famani o Fumoni eremitano, G. Batlis^a Porto 
donenicano; an generale deirordine di S. Domenico Tom* 
iiiaso Paccaroniy a cui d dovuta la fondazione della li* 
breria nel eonvento di Fermo; G. Battista Mancini lettore 
neirUniversit^ di Padova del sesto libro delle decretal], 
Troilo Azzolino chiarissimo giureconsulto^ che Re Fer-* 
dinando d^Aragona cuiacn6 Conle Palalino e suo intiino 
consigliere, Girolamo Rosati valente dottore in teologia 
ed in leggi legato di Martino V in Bologna, Orazio Do 
Giastis d" Antonio professore di diritto civile giudiee ed 
assessore in Macerata, Piermarino Vinci dottissimo nella 
giurisprudenza giudicato meritevole deirimportantissima 
canca di Podestit di Firenze, Pietro Assalti professore 
di Botanica a Roma, Gianfrancesco Azzolino s\ csperto 
nella scienza delle leggi, che in un consiglio generale 
tennlosi nel 1450 si decret6 cbe non fosse alcana cosa 
decisa senza il suo giudizio, Sante Flocco celebre me- 

(1) Bencbd il nome del Card: Girolamo Azzoliao lavaDO si 
cerehi net diversi calaloghi dei porporati di S. Chiesa, pore non 
po6 dubilarri die egli Don rivestissc tile digaita. Perocch^ ce ne 
fooserTO primo la memoria Giovanni Bbrtaccr:ni fermaoo celebre 
giorecoDsollo nella sua opera Bepertorium ecc. alia voce actio tniu- 
ridrum pag: %1 della prima parie (Veneliis 1570 Bevilacqaa), <jvo 
si legge: « Et ita congultus respondi domino cardin: Azolino df 
Pirmo ioctori clariisimo etc. • Ora 11 Bertacchini morto nel I486 
od in qoel torno fa contemporaneo ad csso Cardinale, d6 6 rrcdi- 
bilo die oe avesse sopposta la esistenza. A cio pone il suggcllo la 
bdia spedila da Papa Sisto v a Decio Azzolino seniore, poiclid vi 
>i ricorda qoesto porporato qual prima gloria e splrndore di (ua 
famiglia. Si crede da alcani che fosse crealo cardinale da Eugenie 
nr» da allri da Pio ii. Gli e certo che fiuri soUo Sisto iv. 



40 ERRZIOKK^ PRIVILBOr^ CONFSRMA. 

dico di Paolo II, per tacere di tanti altri nolle no6tre 
storie municipali noverati (1), 

Rammentoremo ora alcani lettori di cui ci per- 
veone notizia. 

Nel Secolo XIV 

AcBTi Antonio da Fermo in giarisprudenza (2). 
Antonio da Loro in grammatica e retorica. • 
EuFRBDDUcci ToMMASO da Falorono in medicina (3). 
GiANNiNO da Fermo in grammatica e retorica. 

(1) PoOTi — Op. ciL 

(2) Di nobilissima famiglia fermana molto raggaardeyole per 
le sae ricchezze e per la sua parentela con Bernardo Varani Signore 
di Camerino sno gencro. Tenne per un triennio Tassolato reggi- 
mento di Fermo, ma per gelosia di comando fa fatto accidere da 
Lodovico Migliorali il i Settembre 1407. Fa nomo dottissimo spe- 
cialmente ia giarispradenza ed assai amico di Baldo in Peragia, 
ove lesse nell' Universita, come si rileva da an codice valicano 
N. 2618 conlenente alcone ripetizioni fer D, Antonium Aceti de 
Firmo actu hgentem Perusii. II Bini nelle memorie storicke della 
Perugina Vntversitd degli $tud\ e dei suoi professcri (Perogia pres- 
so Calindri, Saniacci, e Garbinesi stampatori camerali 1816) lo ha 
trascnrato. Pobblicd alcone lettere sopra il Digesto Yecchio, da cat 
si desume esscre slato ancbe lettore in Patria. 11 Bbbtaochiki 
nel soo Bepertorium alia parola vulnu$ lo appella vir singularis, 
agginngendo, cbe qnando egli era Podesta in Fano < reperi (dice) 
t'M lectvram suam super digesio veteri manu sua carrectam, quam 
dono diderat Papas Bonifacio. Parlano dell* Aceti FaA!(Gs$oo Fbb- 
RBTTi netia Pietra [del paragons ossia della vera nobtltd diseorso ge- 
nealojico pag. 72 e la Bibliotbca Picena Tom. i pag. 35. 

(3) Medico insigne. Lndovico gli pose il monamento sepolcrale in* 
sieme al padre sno e cbiaroollo nobilitatis auctori propriae. Fa eletlo 
medico a Fermo il 13 Aprile 1388 mentre stavasi a Fano (Cons, di 
Csrn, di quel giorno). Se egli S, come pare, il padre di Giovanni 
e di Giacomo ebbe il titolo di conte di Monte Chiaro. Mori nel 
1403 — Dae epigrafi relative a Ini esistevano gia neila cappella 
g^tilizia degli Eafredacci in S. Francesco di Fermo riportata dal 



XRXZIOHB, PRIVILSai, CONFBRMA 41 

PiBTRO Di GiANNiNO da Fermo in grammatica e retodca. 
Pucci ToMHASO da Fermo domenicano in teologia. 
R08BLLI RosELLO da Arezzo in giurisprudenza (1). 
Salucci Nkrio da Monte Santo del Ducato Spoletino in 
grammatica e retorica, 

Nel secolo XV 

Antonio da S. Giusto in grammatica e retorica. 
Bartolomeo da Macerata in grammatica e retorica. 
Bbrtacchini Giovanni da Fermo in giurisprudenza (2). 
Bertacchino da Smerillo in grammatica e retorica. 

Pakelu Tom. ( pag: 401 delle memorid dei medici del Piceno, e 
dal Db Mixicfs hcrtzi(m\ fermane Num. 321, 322, 42S. Una di 
qoeste trovasi ora nel Palazzo Hanicipale. 

(1) Famosissimo giureconsulto de' tempi suoi ^ chiamato il 
Mooarca delta sapienza, siccome ieggcsi nel sepolcro erettogli nella 
Basilica Anlooiana in Paiovi», ove fa pun: protessore insieme con 
Francesco Capo di Lista o Capoiistio. DiferidOro dapprima deirim- 
periloro Sigismondo e poi del Re di Puglia innanzi a Martino v 
fti da Papa Eogenio iv inviato a sostenere i diriui Pontificii nel 
Goncilio di Basilea^ e ne sperd per ricoropensa il cappello cardi- 
nalixio, rat eome qoegli che yedovo era di due mogli decadde per 
qnesU sua bigamia dail'alla speranza, sicch^ n* ebbe torbato Vintel- 
lelto ed il coore. Che fosse professore a Fermo consta da una stessa 
soa ripelizione (V. pag. 34. OrrmBLu op. cit. pag. 9, 10). Del 
Bofieiii parla rAncsLucci neiremdite note poste ad illnstrazione del* 
le jioe itamu intorno la ciUd e gli uomini cekbri di Arezzo (Pisa) 
(816). 

(2) Sost*)DDe molte cariche, cd essendo assessore dolla Repab- 
blica di Firenze ebbe opportoniti di osservare insieme coi legati 
raiUaesi it famoso codice delle Pandette, che da Pisa yi era stato 
insferito nel 1406 e si gelosamente guardato nel Palazzo del Pnb- 
blieo che non iscoprivasi se non a grandi persondggi e coironore 
di aecesi doppieri. Studid nella patria Universita e poi in qaella di 
Padova sotto il Capolislio ed il Roselli giurecoosolti di assai nome, 
ed Hri si laiired gioTanissimo ginsta la testimonianza di Nicooto 



49 DEhhk UNIYBRSITA DI PBRMO 

CisCl (di FrancescofJ AsTomo da Fermo in giurisp,* (!)• 

DoMBNico agOBtiniaoo da.,., in fllosofia. 

Fabrizio Di Mariano da Montefalcone in grammatlca e 
retorica. 

OiovANNi da Loro in grammatica e retorica 

GiULiANO Di Sbr Vannuccio da S. Angelo in gramma- 
tlca e retorica, 

Lauri Giovanni da..... in grammatica e retorica. 

Lepido ds Antiques da Forll in grammatica e retorica. 

Mariano da Montefalcone in grammatica. 

Marino da Montegiorgio in grammatica e retorica. 

Pasqual£ da Petritoli in grammatica e retorica. 

SaSNi GiROLAMO da Fermo in giurisprudenza (2). 

CoMifBico Papadopou Hiitoria Gymnagii Patatini Tom. n pag. 
29. Tornato a Fermo lesse ragion civile e crimioale neirUni- 
versita. Fa gindice ia Campidoglio, avvocato coocistoriaie, aaloro 
di opere legali, e dette per 11 primo ud Bepertorio chiamato Lucer^ 
na jurii: ebbe ingegno ancbe alia poesia italiana e fa amaotissimo 
dello slodio di Dante ed alcoaa volta improvyiso in latino. Mori 
cirea tl 1486 in Patria e nella Ghiesa di S Domenioo se ne vede 
tnttora il sepolcro con sopravi una pietra a basso rilievo, ov*ft 
scolpita la soa persona in abito da Avvocaio del eoncistoro, e vi 
si legge TepitaiBo. Y. R. Db-Minicis le i$crition% fermane N. 187. Vi 
h oni bella biografia scriiia dairAwocato Cav. Giusbpps Fbacas- 
sBm nel 1839 ed in erita nella colleiione delle biografie e dei 
ritraiti degli aoroini illa&iri di tulto lo slalo pontifieio cbe si pab- 
blicarono da Antonio Hercolani in Forli. V. pare Boiuotbca Pigbna 
Tom. II pag. 220. 

(1) Nella risolazione presa dal Consigiio di Cernila il 5 Aprils 
1831 si trova cbe Antoniut Cisci ciois firmanus fu incaricato in- 
sieme con doe altri ciuadioi di formare i capiioli di coofederaxiooe 
eon la terra di Monlegiargio. Nella Chiesa del Carmine vi ha il 
soo sepolcro con una iscrizione poslagli nel 1409. V. R. Db-Miiiigis 
U iicrhioni fermane N. 148 

(2) Alcani suoi versi lalini trovansi stampali in principio del* 
lo Slatalo di Fermo. 



XRKnONV, PRIVII.B0f9 CONPBRIU 43 

TusLLi F1UNCB8CO Oucoifo da... francescano in teologia* 
Zambiccahi FiU)ic88C0 da Bologna in retorica (l)« 



(1) Cafaliere, oratore e poeu Itoreito. NelU soa firima |ioTi* 
iBsegii6 lettere a Trevigi ed a Capo d* blria. YiaggiA per 
la Gr«eta, ote raeeolse le lettere del soBsU Libaaio 800 al nimiero di 
1500, pane delle qaali egli tradosse ia latiDO. Lesse a Permo dal» 
1446 al 1473. eome si rileta dalle eemite,e fa taota labeneToIen* 
ta che ti aeqoisld per la sua molUuima dotlrioa, ebe al partire fii, 
dooalo di oa Tessillo ovvero insegiia di.seta a boo onore, ed egli^ 
M riograii6 il popolo fermano con i segaenti distici latiai «he iro- 
Taasi fra le poetie dello Zambeocari nella biblioleca Taiieaaa cod.. 
N. 4S1S fegi, 04. nei qoali crediamo conserTare Tortografia, #Mia 
eaeograHa, del eodioe: il aeaso iofloe rimaoe sospeso, forse naoca 
M nltimo distteob per6 la carta del eodice 6 iotera ed haTTi t«Bo 
qoanio lo teriitore aotioo qaiTi segnd 

Ad uginda$ gratioi Firmamo yppulo 
4$ vemllo iiU dono dalo 

Sis nihi jam qoaeso faotrit pia torba sororom 

Qoaroai sll daras lappiter ipse pater 
Be Bihi pbebe jireeor niseeqne bache iiTelo 

El quae de eapite es aau minerra pairlf 
Quae elenin popolo Snnaoo solfere grates 

Debeo bod poiis est liogola parra loqut 
Tielrieee aqoiUs ronaDaqoe sigaa dedlstis 

QDae inihi ditioi noneris iostar eroDl 
Quae ego sed UDta reddaa pro minere grates 

Qoae poleril masa mooera taota lo<|Qi 
Si nihi loogevae eoroicis teoipora deotor 

Mesloreos posstoi ei soperaro dies 
Noo tameo aeqoarioi flrmanae debita geoti 

Praeeiia qoae eerte omaera uota petoot 
Qoare iam clari qoaeso doMMqoo patresqoe 

Qood nego oie dooo saKoet esse pan^oi 
Qoodqoe pia seoiper per saceola looga caoieQa 

EitoUei MIS mooera 4MU% otodis 



44 DiiLLA unfwrsitX. bi fbrmo 

Zviwi Battista da Geoova in grammatica e retorica. 

(continua) 

Id qd Godiee Harlejano cbe sla nolU biblioleca del Mo&eo Bri- 
timnieo 'a Ldadra trovast ana teltera aaooima faVDritami iDsieqie. 
eoi'-dijlio dalla gentileiza del Marchese Fiirppo' Raffaelli nostrq hi- 
bliote^ario, nella qaale si fa elogio delto Zambeccari e di Mariaoo 
da Moiitefakoae mentre erano professori a Feroio c Cam provestra^ 
in me snaima * benevolentia et fide tantani mihi iribaeritis m de. 
Fradcisco Zambeccari o oratore magno et Mariano Falchqneasi quid 
senlhm espectaretis: rion alienarn existimavi si seateQliam nieam.ad, 
vos^ scriberem. Postridie ejus diei quo Firmuro veni ul^osque^pra.e• 
ceptores vestrosaudivi quos legentes audiyi libeuiissimd ex. quo aon 
mediocrem cepi voluptatem quod vestram rempublicamyirbs ea di* 
ghos 0t moribus et disc)plina praestantes habere inteirigebkoir G^^l-. 
tillor igitur civitati vestrae quae lain diidum viros doctos obsepv^.re,^ 

ceperit Frahciscus in graecfs ita Tmbatus* 

est ut cnm.^raece loqoeretur'perinde videatur atiiee loqoi ac si me- 
diis Atheais natas esset, si vero ad' latinos se conferM noc secus ac 
si in media Roma — Vie perhnmaQus est et aalsus atque ad ami- 
oitiam permaxima pronos. Quern insolens et imperitnm Tulgns a me 
publico oppagnari expectavit, at qaud nos in suo 'gymnasio mane 
deseruimus idem in senatu deiecto podore el impie aoderemos sed 
haec de Franc. no»tco. Oe Hariaao autem Falconensi pati^ meo 
hoc yere praedieare . posaom Romana Jiagaa doq msdiocpiter inslra- 
ctum. llabetis igitur meam de Teatris praeceptoribni jodioiafh vere 
magii quam amic) ^criptom, Sacrosancli Igitar vestri concivis ego 
seutentiam approbavi meaeque naturae ac moribus ^atisfeoH' egoque 
si dabitur tempus vobis. i^periam me firnunnos apque ac A$culano$ 
observare. Valete t — Sieeome nella ceroita 2? Ottofore 147i si 
legge c /it justitia speetabUi. equiii Domino Fraaieiieo Poeiae de 
quodam dedecore xibi illato in »ta eathsdra • eosi k da ritenere 
che U suddetta lett'Ta riferisca a qoeiraniio; dalle parole poi patre 
meo po6 dednrsi che fosse scritta da Fabriaio figlio di Mariano da 
Montefalcone cbe fu ripelitore come si ha dalia cemita 23 Ottobre 
li69. Partite da Fermo lesse a Perugia nel 1474 e dopo nu anno 
fu chiamato ad insegnare nell!Uniyersita di Napoli da Ferdinando 1. 
Ne paria il FAirram Scrittori Bolognai, Tom. viu pag. 221, ed il 
BiNi op. cit. Yol. 1 parte 2 pag^ 684. 



FESTA DI S. FLORIANO MARTIRE 



jrs3sx 



TIRO A SEGNO COLLA BALESTRA 



iuliuiu IB oeetsiooe delli nedetima TaoBo 115S. 



L 



Antichissimi in Jesi sono il culto e la festa di San 
Floriano martire, g\k principale patrono e oggi compro- 
tettore della cilt^. Una tradizione costante narra^ come 
al tempo di Diocleziano egli palisse morle per la fede 
cristiana, gitlato con una pietra al collo nel vicino fiu- 
me. E aggiuoge, che il carnefice, il quale non assen- 
tendo ai auoi preghi di lasciarlo alcuni istanti orare, 
fretlolosamente ve lo spinse, resl6 subito privo del lume 
degU occhi. Secondo la tradizione stessa ci6 sarebbe av« 
venuto, essendo preside o prefetto imperiale un tale Aqui-* 
lino. U qual fatto muove il buon Grizi, nostro prime 
alorieo, (1) a considerare, che Jesi era per conseguensa 
mollo famosa, poich^ gV Imperatori vi mandavano i Pre* 
•identi in governo. Se non che altri voglionO) e il Grizi 
•tMSo nol tace € che questo santo huomo patisse morte 
in Lamagna appresso Lauriaco^ luogo vicino a Norim* 
berga; e altri neiriUiria o in Polonia. » Se ci6 fosse 
vero, potrebbe anche inferirsene, ch^es.^o sia d^origine 
straoiera al pari dell^altro protettore e prime vescovo 
della cilti, il martire San Settimio, native di Treviri. 
lla un^altra tradizionei accettata dagli storici nostri, non 
si appaga solo di rivendicarlo alP Italia; ch^ lo vuole 
bensl marchigiano^ nalivo di Cingoli, nel quartiere di 
Strada, della famiglia de' Zanobi. E V Avicenna^ stori- 
CO cingolano, naturalmente accogliendola, cerca di av- 
▼alorarla col fattOi che fine a un centocinquanO anni in- 
nansi a lui (scrisse nel sec. XVII) i discendenli di quella 

(1) Ficro, deila Ulutire famiglU GriiU, tuUorii €iiit€iite» tcrtote Ml mc 
If I m t QmpaUUo ieiU htorie di Jen • che fn tUmpalo U pri«« ed iBlct 
?«lu U lUetraU, appreMO S«butiMO Mtftdliol Bol 1578. Tal« ediiitit i trt 
dif MtU rarittima* 



48 PfiSTA Dt fi. FLORtAKO lORftRfi 

famiglia erano usi di portare in Jesi nella festa del Mar- 
tire, ab immemorabile consuetadine, doni e voti al sno 
sacro corpo. Delia qual cosa per vero 1o non trovo nes- 
sun ricordo nh negli storici sopradetti, nb per entro alia 
copiofiissima raccolta^ che abbiamo, dei Sindacati o Man* 
dati ad pallium offerendum dal secolo XII in poi. 



II. 



Ma di tali tradizioni, come pare di qaella^ ricor- 
data dal Grizi, di una fossa nella selva di Gangalia (1), 
eve Fioriano talora si riduceva ad orare, poco o nulla ri- 
mane oggi nelle menti popolari. Non cos\ h di due altre 
leggende d^assai piii poetiche intorno a due miracoli, 
cbe a lui si riferiscono; universalmente conte e ripetute 
in tutta la vaile deir Esino. Secondo la prima egli sa- 
rebbe autore della strada aperta e cavata sul vivo sasso 
per entro Taspra montagna delta della Rossa, in un'an- 
gusta gola lunga circa tre miglia, in fondo alia quale 
corre spumeggiante il fiume suddetto. La strada pende 
sopra il burrone, e la montagna scoscesa in mille biz- 
zarre guise, talvolta si protende con qualche enorme 
roccia sul capo del viandante, tal altra si trae per poco 
indietiro scendendo per6 con ertissima costa. Lungo le 
coste e le frane si veggono sparsi qua e 1^ enormi ma- 
cigni, altri sembrano incastrati negli angoli che la 
montagna fa ne^ suoi rapidi svolti. Quei macigni so- 
ho gli bstacoli, che alFopera del campione di Cristo 
oppose, come in altre simili tradizioni, il diavolo, di- 

(1) Trt le moUe telve, che occapavano tempo addietro ana baona parte del 
terrttorlo della cittk, qoella di Gangalia, chiamala anche pili aniicamente Ang^" 
te, era forse la maggiore. Essa stendevasi nelle colUne e nel piano a avd-ett 
della ciUli steasa; e la contrada ne serba taUora il noma. V. raltra mia memo* 
ria: II Palaiio del Comane di Jesi: Jeei Flli Roxiliil pag. tO in nota 



B TAO ▲ &BGNO COLLA BALKSTIU 40 

dupettoso ch^egli Tincesse la natura. E certe strisce o 
corrosioni, che si vedono in qualche punto lungo le roc- 
cie in basso, sono gli stropicciamenti del carro, che Flo- 
riano gnidava nell'aprirsi Tarduo sentiero. II diavolo, 
segue la tradizionoy gli propose allora il cimento di nna 
corsa fino a Jesi, dove chi prima pervenisse avrebbe 
fatto suonare tutte le campane a letizia. Accett6 Flo- 
rianOy e per tener discosto il suo nemico, pur correndo, 
▼eniva ogni tanto inchinandosi e disegnando segni di 
croce sul terreno. Onde in breve lasciatoselo addietro a 
lunga distanza pot6 toccare la meta; e le campane suo- 
narono da sole miracolosamente. Alia via, in cni egU 
fermossi rimase il nome di borgo San Floriano (1): le 
campane di terra cotta recate sul mercato fino ad oggi 
nel d\ della sua festa e nella sera della vigilia, lango 
desiderio e soUazzo dei fanciuUi, sono una reminiscenza, 
secondo il volgo, di quelle campane suonate a letizia. 
«— L^altra leggenda, non tenendo conto della discre- 
pansa di tempo, ik al nostro Santo il merito di avere 
estratto dal mare presso Ancona la cassa marmorea, in 
cni era racchiuso il corpo di San Ciriaco protettore di 
qnella cittiL £S noto come questi patisse il martirio a Oe* 
msalemme, e come la sua salma fosse traslatata in Ancona 
Tanno 418 per i buoni uffici di Oalla Placidia, che ad istan- 
za degli anconetani Tottenne dair Imperatore d^Oriente 
Teodosio II. (2) A tenore della nostra leggenda invece 
Tarca marmorea, non recata in nave, ma gittata nolle 
onde dagli uccisori del martire, fa prodigiosamente spinta 



il) t qMfl4 iBO d«l Ire eotpieni tobborghi di Jet I, a aord delta aedetiaa^ 
la fU Cleneatiaa per Aacoaa e il di fliorl delta porta aomiaala pur etaa 
4i Sm ftariaao^ delta v icioaaia alia ptaua e alia Chieea ooioDlaia. Gil allrl doe 
■ lifcirtM OMO paella di 8aa Franeeteo di Faola o delte Valcbe (Gaalehlera) a 
•ad e faana dl Saat* A16 a del graa If ereaio a eel della citU. 

(tl Vadaael gli ttorld aaoaattaal Peroui, Saradal, CiaTarlal ed altri. 

Aitk. Sl9r. Iknk. Vol, I. i 



56 FliSf ▲ DI S. ^LORIANO UARTIRB 

galleggiando verso la spiaggia della metropoli picena, ap- 
pid delle rupi del monte Guasco. (1) Quivi, appena Tedutasi, 
corse gran numero di gente a tentare con vari ingegni di 
argani, di corde e di bovi aggiogati a bovi di tirarla in 
secco. Ma tutto indarno! Qaand^ecco soprawenire nn 
giovane contadino con due non ancor mature vitelle e, 
fattosi largo in mezzo alia folia, dichiarare che a lai sa- 
rebbe bastato Tanimo di vincer la prova. Quel contadino 
era Floriano, che il giorno istesso^ tolto recisamente con- 
gedo dal sno padrone, senza volergliene dire il motivo, 
n^aveva avuto appunto in compenso del lungo e fedele 
servigio quelle due vitelline. Fattosi egli una fune di 
giunchi o vimini, quivi raccolti e insieme contesti con 
rapidity mirabile, lega con essa V enorme blocco e, rac- 
comandatine i capi al giogo delle sue besUuole, lo trae 
fuori in un attimo. Gli astanti, che prima Favevano scher- 
nito^ gli si fanno allora tutti attomo adorandolo qual 
SantOi e contendendosi per devozione i brani della pre- 
siosa fune. Uuso, che da tempo immemorabile vige tuttora, 
di distribuire il giorno della festa di San Ciriaco nel 
8U0 tempio monumentale in Ancona, dei mazzettini di 
giunco benedetto si vuol riferire a questa pia tradizione. 



III. 



Qual h il fondamento storico di tutto ci5 ? quando 
e come tali racconti ebbero origine e si propagarono? 
Non credo possibile, che sia dato rispondere a siSatte 
domande. 11 fatto indubitabile & che il culto del Martire 
e la sua festa^ che celebravasi, come Fuse ne dura tut- 



(1) Ora deUo monte di San Ciriaco. t desso piattosto un promontorio t oriente 
della cittii, il quale cnrvandosi in lido si addentrafa nel mare nolto plii che 
ai <fi Bostri.^. daoanm, Sommario della Sloria d^Anamtu Ancona 1867 p. 13. 



tora, il giorno 4 di maggio, vigevano fin dal secolo XII; 
(1) qoantnnque le reliquie di lui, die oggi si venerano 
son fossero scoperte che nei primordi del secolo XV. 
Ci6 avvenne propriamente Fanno 1411> essendo la citUt 
sigooreggiata da Malatesta dei Malatesti, conforme ri- 
aolta, in mancanza d'altri documenti, da unMscrisione 
marmorea del tempoi durata fino ai giorai nostri. (2) Ma 
per quali circostanze e in che mode tornassero esse alia 
lace non saprei dirlo, non altro dalPeplgrafe apprendendosi 
sol proposito, so non che il sacro corpo fa rinvenato 
poenes ripam flummis Aem. Alcanchd davantaggio ce ne 
avrebbero forse potato indicare i nostri storici; se lo 
sludio del chiarire i fatti e di tener conto dei partico- 
lari non fosse qaello, che piii in loro si desidera. Onde 
non solo di tale avvenimento e* si passano con assai po- 
cbe parole; ma invano eziandio si ricercherebbe nei loro 
aeritU ana descrizione anche sommaria di qaella festa, in 
cni la maestit, per coal dire, e il potere giaridico delPan- 
tico Comane erano di anno in anno solennemente ri- 



(t) 9« 9k taUnottie ralto di foggtsione al Conane di Jesi lel 119i di Tra* 
taoado eooto di Morro, il qaai« tri gli tltri obblighi atsuBse per %h e svoi 
quello dJ pagara io agai anna tra libbra di eara nalla faaia di San Ploriana. II 
4fllto atto aaiala ia eopla dtl tee. Ull in nao del eodici maBbraaaeal del aaatro 
AtcWtIo manicipala, aagnata ♦ a pag. VIII. V. App. N. 1. 

(t) Bcco rtterixiona, qaala Tiena riferita dai due Baldaaaini, Boatri iatorici, 
Mi avando ia patata tederla. 

Taaipara nalalaaUa da Malataatit Domini Aaali Bl Doaiini JacobI da Bonrl- 
paaia da Pernxio Bpiieapi Et Domini Ardanghi da Papia Potatlatia Poaaaa Bi-> 
pam Plaminia AaaU InTenlom est Corpoa Beati Ploriani Et Hie recoaditum Manaa 
Dacambria lilt Qai praaipitatoa Da Ponte in Plnmina praedicto Martiiio Coro- 
•alaa ea( Tampara MaxImlaai ei Dioclatiani imparaiorwn Et Procvanla Magiatro 
nattbaa Hae Opna Dacoratom D. Floriano. Dadicak MDXI. 

Ctrolama Baldaaainl, oisia il gluniore, nam ancora, ebe c afllnebi di al ao- 
laua Iranalaxione tempra ▼!? a a glorioaa na raataaaa na' fatari lamp! U mamoria 
fa il tatta da aallco paaaallo la flgore alaganlcmaata aapreata nal frontiaptsio 
dal aagro tao Depoalto, cba aiiatefa neirantica Cbiasa, qaanUinqae in oggI par 
taaYvartenia di cbi alia fabbrica dalla naova Chieaa aJlora praaiadava ala U tatto 
aadalo ia rulaa.^.. Mem, utorkhe delVtntichiinmm a ngia CUti di Jm di (kn^ 

Jm 1765 BonellL Lib. IL C^p. XI! p€g. 121 



52 B TlRO A SfiQNO COLtA BALJfiSfRA 

confermati. Cosi noi, ben lontani dai tempi, in cni la 
prisca consuetudine durava ancora in tutta la sua pie- 
nezza, non possiamo farcene che un assai languido con- 
cetto, anche accozzando tutto ci6 che ne resta delle san- 
zioni statutarie e del ricordi spigolati per entro gli atti 
dei pubblici Consigli e i Registri dei Gamerlenghi. Dae- 
ch^ tali sanzioni e ricordi ci mostreranno in certo modo 
il programma della solennit^; ma la parte di essa piu 
viva e caratteristica, lo splendore ciod e la pompa della 
cerimonia religiosa e civile, la magnificenza dei cortei 
e delle parate, la libera ed espansiva gioia popolare; 
tutto ci6 non possiamo ricostruircelo in mente che per 
forza di fantasia. Senza dire^ che incominciando nel no- 
stro Archivio la serie degli Atti consigliari e dei Regi- 
stri dei Gamerlenghi non prima del quarto decennio del 
secolo XV, (1) e degli Statuti non rimanendoci che la piii 
moderna compilazione, ossia quella fatta circa la metjt 
del secolo suddetto, (2) i particolari che ne possiamo ri- 
cavare si riferiscono a un^epoca relalivamente moderna. 
E sia pure che di parecchi di essi, massime di alcune 
prescrizioni statutarie, si abbiano argomenti a credere 
. la preesistenza in tempi piii antichi, non crederemo per- 
ci6 di non avere molto perduto. II fatto, da noi osser- 
vato, che nel proceder dei tempi dal secolo XV al XVI 
e oltre, i particolari suddetti vengono di mano in mano 
scemando, ci ravvalora in siffatta opinione. Del resto i 
documenli piii antichi, che si disse sussistere relativa- 



(1) Lt serie delle Riformanze comineia yeramente dal 142S; ma di tale anno 
e del successiTo non restano che pochi atti (3 noy. 1428 - 17 aprile 1429) V'i 
qoindi nna lacuna fino al 1434 (1 aettembre) e altre molte in aegnito. 

(2) Ne farono autori Ser Angelo Colocci e Antonio di Angelo iesini, Stefano 
Onofri da Maasaccio ( Cnpramontana) e ser Domenico Bartoli da Caatelplanio. Di 
essi Statati abbiamo due ediztoni in foglio, Tuna del 1516, in aedibut Hyeronimi 
Soncmi, Fano: Taltra del 1561 per Lttcam Bmum Mantuanum, Hacerata. Delia 
prima il noatro Munieipio poasiede ana bella copia in pergamena. 



FKSTA BI S. FLORIAMO MARTIRB 53 

mente alia festa di San Floriano, e che fknno parte 
della collezione membranacea, chiamata gik Archivio se- 
greto, non trattano che dei pallii soliti a presentarsi, 
come vedremo, in tale congiuntura dai magistrati del 
Comune, dalle Terre e castella soggette od amiche, dai 
feodatari dei dintorni. 



iV, 



II Yolame degli Statuti del Comune e popolo della 
Cittil di Jesi, eiusque comitatuSj fbrtie et districtus, ha 
principio coUa seguente sanzione, che forma il soggetto 
della Rubrica I: Libro I < De consilio fiendo pro festa 
Sancti Floriani protectoris nostri. » 11 Consiglio, gene- 
rale e di credenza^ dalla cittk e del contado, dev'essere 
adanato secondo essa ante festum Beati Floriani de 
mense Maii. Al potest^, al gonfaloniere e ai priori, qui 
pro tempore fuerint^ h fatto obbligo di convocarlo vin^ 
ado juramenti et sub poena XXV lib. den. de eorum 
uUariOf praedicto Comuni opplicandorum^ si contrafecennt 
cut negUgentes fuerint. In tal Consiglio h prescritto do- 
▼dr8i trattare la proposta: 

€ Quid placeat providere de festo Beati Floriani 
celebrandOy ad hoc ut populus eiusdem civitatis ad ea, 
quae ad ipsum festum expediunt celebrando solenniter 
se valeant preparare. » 

S si ^giungG) che quidquid exinde exliterit ordi- 
natum per dictos Potestatem^ Confalonerium et Priores 
executioni mandetur. Ma per vero rare volte trovo nolle 
Riformanzei che simile sanzione sia stata messa ad ef- 
fetto! Oli stessi Statuti alia Rub. VI dello stesso libro I 
fanno precetto, che ogni anno « do bonis et pecuniis 
dicti Communis ematur unum pallium valoris et extima- 



54 B TIRO A SBGNO GOLLA BALBSTRA 

tionis XL sol., et portetnr in festo Sancti Floriani gii« 
bernatoris et defensoris dicte civitatis. (1) Quod portetnr 
per dictum Potestatem, Gonfalon, et Priores et alios no- 
biles dicte civitatis de mane in dicto festo, et cum san- 
cto Oeorgio noviter induto et ornato^ et dupleriis emandis 
per dictum Gomune et dandis Potestati, Gonfaloniero et 
prioribus, nobilibus et conciliariis predictis et offerendis 
per eos et reliquendis praesbyteris dictae Ecclesiae. » (2) 
Inoltre, che 11 Gonfaloniero e i Priori debbano e siano 
tenuti ordinare, che tutti gli uomini ilella cittjt e del 
contado retinentes asinos et boves offrano loco cerei tarn 
crdinaii et consueti un tribute in cagione di pallio nella 
seguente misura. < Quod quicumque habent et retinent 
boveS| quamvis sint plura paria solvant pro uno jugo 
tantum et non pins. Reliqui vero retinentes unum bovem 
vel unum par bovum solvant pro rata prout retinent, et 
prout hactenus facere consueverunt pro tempore. » E i 
denari riscossi ante dictum festum dal coUettore della 
citt& e dai Sindaci dei castelli vengano nolle mani ope^ 
rariorum dicte Ecclesiae Sancti Flartani. Gome pure che 
simili pallii od offerte siano portate < post portationem 
Sancti Georgii, et sequantur ea omnes usq. ad Ecclesiam 

(i) Qnesto paUio era di teUrosta, tospeto ad an*uU, e forse ?i campeg* 
giaya nel mezxo fl leooe d*argento, rampante e coronato c\Ch lo stemma del Co- 
muse. Non trovo per6, cbe allMnteozione dei legislatori ^q. tmgulis amu's ematur 
mmm pallium ece. eorritpondesse reffetto, poicb^ il pallio steaso ▼eniva dt aano 
in anno riscattato pel preuo di venti bolognini, affine di ofirirlo di nnovo. V. 
passim nei Camerlengati. 

(t) Oltre tali doppieri, trovo che il Comnne offrisse annoabnente dve cerei, 
cbe per ona menz. nel Camerl. 1548; a prop, delle spese straord. pel bim. maggto- 
giogno appariscono del peso complessivo di libbre doicento gwirantaquattro. E 
che fossero realmente ben grosei risolterebbe ancbe dal fatto, cbe^i ricara da 
piii menzioni nei Camerlengati stessi, de' due faccbini impiegati a portarti dal 
Palazzo alia Chiesa. Ma qoeeti cerei non si rilasciavano, come gli altri doppieri 
e sembra solo, che si facessero ardere durante 1e funzioni religiose; aggiangen- 
doyi pol di anno in anno, come ne dimostrano altre menzioni, tanta cera, qaanta 
ae n*era consmnata, per mantenerli forse dello stesso peso normale. V. passim 
nel Camerlengati. 



FB8TA DI 8. FLORIANO IIARTHUB 55 

Sancti Floriani, nee secedant a dicta Ecclesia prout vi- 
debitur et placebit praedictis domino Potestati ecc, et 
omoes artes cum eorum palliis imitentur. » Infine che 
€ sampto prandio (1) in dicto festo curratur palium e- 
qnestre valoris CC sol. et plus arbitrio dominorum Con- 
faloaerii et Prioram. » 



V. 



Tntto qnesto in generale, ove si eccettui qael Samr^ 
cto Georgio noviter induto et omato^ h cosl chiaro da 
scnsare, mi sembra, qualunque spiegazione. Ma intorno 
appnnto a quel Sancto Georgio non saprei io stesso sen- 
tenziare definitivamente. La chiesa in cui prima la me- 
moria, quindi le ossa di San Floriano si veneravano era 
di certOi e lo fa sine a forse tutto il secolo XV, dedi- 
eata a San Giorgio. Di qui anche il nome della vasta 
piazza, che le si stende dinnanzi, detta ora piazza Fe- 
dericoy dairesservi nato lo svevo Federico 11. Che un 
simnlacro di San Giorgio in quella si venerasse^ nulla 
di piji probabile. II Comune quindi si sar& fatto un ob- 
bligo, pensOy di rivestire ogni anno il detto simulacro; 
dacchi non si potrebbe supporre, che ogni anno si pre- 
sentasse un simulacro nuovo^ come, interpretata lelte- 
rariamente, suona la prescrizione. Ma perch^ festeggiando 
San Floriano s^avesse da rivestire ed ornare il simulacro 



(I) La spesa eoataeU per siffatto pranzo, a cui forse erano loTltati i prfod- 
paB deUa cHU e del eontado, risolta dai Camerlengati di fiorini 4, circa lire died 
di BMcta Mttra. Ma per Talatarla glostamente fa d* uopo rammenUrsi, che il 
praaio Medio d*ogBi genera alimentare era» nastime nei sec. XY e XVI, almeno 
ellre qaiadlcl Tolte mioore detrodiemo. Basti per ogni altra alleguione che con 
■a boloffBtoo, eirea sei centesiinl, potCTano aequlstarsi libb. t (grammi 666) di 
vMella; coa otto an agnello di giusto peso; con tredici nna coppa /Ett 0,35) di 
graao e con Ire e nezzo einqae boccali, ossia dieci litri di vino. V. pastm nei 
Caacrieag. t nei Begistri 



56 B TIRO A SSaNO GOLLA BALESTRA 

di San Giorgio, ci5 mi riesce incomprensibile. N& meno 
sarebbe malagevole spiegarsi, come di tanti vestimenti, 
lasciando indietro il simulacro, che destituito del sno 
cttlto primitivo potd facilmente andar perduto, non sia 
rimasta alcuna traccia, senza ammettere o Tuno o Tal- 
tro di questi due casi. Primo che un vestito o£Eerto una 
volta fosse di anno in anno lino alia sua consunzione 
rilevato dai Sindaci o fabbricieri della Chiesa, mediante 
un equivalente compenso, per rio£frirlo di nuovo. II che 
invero risulta da parecchi documenti, che si praticasse 
rispetto al pallio di seta offerto dal Comune. Secondo; 
che Tequivalente compenso sostituisse piii volte TolTerta 
nominale del vestito medesimo. E questa ultima ipotesi 
ne sembra per avventura convalidata dalle seguenti due 
menzioni, registrate Tuna nel Camerlengato 1433, Taltra 
in quelle del 1434 fra le spese straordinarie pel mese 
di maggio: 

€ IX maii — Johani pacis pro vestimento Scti 
Oeorgii in festo Scti Floriani, ducatum unum. » 

€ 31 maii — Sindico Santi floriani dedit et soluit 
dictus camerarius (un providus vir magr. Lucas sutor) 
ducatum unum p. indumento Scti Georgii secundum for- 
mam Statuti. » 

il vecchio statute, a cui per tal menzione apparisce chiaro 
che in questa parte, e forse in moltissime altre, si con- 
formasse, come si b detto, il nuovo. Ma h singolare, che 
dope la redazione appunto di questo non si trovi piii 
cenno nh nei Camerlengati uh altrove di tale curiosa co- 
stumanza, gik smessa forse prima del finire del secolo XV. 

VL 

Gli Statuti per6 non parlano, nfe mi riesce d'indo- 
vinarne il motive, di quella, che dev'essere stata per 



FB8TA DI S. FLORIANO MARTIRB 57 

certo la pid cospicua cerimonia civile di un tal giorno 
solenne; Toglio dire la presentazione dei pallii delle ca* 
Stella del dominio. Eppure noi sappiamo, che si annet- 
teva ad essa tanta importanza da considerar quest'atto 
come la sanzione piii inconcussa dei diritti e delle pre* 
rogative del ComuDe. Onde in tempo pid antico vediamo 
obbligati alia presentazione del pallio anche i feudatari 
dei dintorni. che al Comune medesimo si sottomettevano, 

(1) come troviamo, che facessero simile omaggio parecchie 
Terre e Castella circonvicine, quantunque non immediata- 
mente soggette, per testimonianza di rispetto e di devozione. 

(2) I documentii membranacei e cartacei, che intorno a 
qnesto negozio si conservano nel nostro Archivio sono in 
nomero veramente straboccbevole; e col lore numero 
Btesso stanno a riprova deir importanza predetta. I pallii 
di cai 6 parola, appellati anche Bravi (Bravia) e tal* 
Tolta vessilli, apparisce che dovessero esser di seta, de 
wricOj rossa per lo piO, al pari di quello del Comune. 
A presentarli era deputato un sindaco, procuralore, at«- 
tore o nunzio eletto ogni anno in general parlamento o 
CoDsiglio delle Terre o Castella mandanti. Del consi* 
glio veniva esteso Patto per man di nolaio, secondo una 
norma per lo piil comune, col titolo di Sindacatum o 
Mandatum ad pallium offer endum; e questo altresl in 
originale o in copia era dal Sindaco stesso recato. An- 
lichissimamentiie vi si accompagnava un^offerta di cera, 
della quale per5 in seguito non rinvengo menzione. Nei 



(I) ▼• jmimh Del Codice meDbraoaceo segnato ^ tomo I® e 1® 
(t) Tali sono, aecondo i Dosiri storici e secondo le indagini da me fatte, Api- 
r«, DoBO, FroBlale, Montalboddo, MontenoYO, Montefano, Serra de* CoDti, Serra 
S. Qatrico, Staflblo, Sasso, Tornaziano. A cui aggiung^nsi queste altre, soggette 
lempuraiieanente: Accoli, Avoltore, Barbara, Cbiaravalle, Castel Montano, Cori^ 
•aldo, FoHoDica, Rotorscio e Rovelliaoo; sensa dire di qualcbe altra Tilla di mi*^ 
•on inportaiua. 



58 FBSTA m S. FLORIAMO MARTIRB 

Sindacatus o Mandata leggesi anche il valore del pallio 
che pei Castelli soggetti era determinate dal nostro Go* 
muQe secondo la maggiore o minore importanza lore 
dedotta dal numero dei fumanti^ ossia delle famiglie. 
Cosl nel CoDsiglio di credenza del 5 maggio 1453 trovo 
per grinfrascritti castelli statuita la seguente gradazione 
Mftssaccio (Cupramontana) Montecarotlo , 
Poggio San Marcello e Belvedere .... bologn. XXV 
Maiolatiy San Marcello, Musiano (Monsano) 

e Monteroberto » XX 

CastelplaniOy Rosora, S. Paolo, Castelghi- 
bellino (Castelbellino) Poggio capo, Sissiano » XV 
Similmente vi si legge, oltre al giaramento di obbedienza 
alia S. Romana Chiesa, al Sommo Pontefice ac IncUte 
et Magnifice Comunitate Exine^ la promessa di conser^ 
Tare il buono, pacifico e tranquillo state della Comunitli 
e di cooperare alia distruzione omniumy qtd contra ^sni$ 
Gois pacificu. statum in cUiquo attentaverint vel pertuf^^ 
bavermt tacite vel palam; obbligando tutti gli uomini dl 
ciascan castello se stessi e i proprii beni mobilta et im« 
mobilia. La presentazione doveva farsi MagS^ Do^ninis 
Confalon. et prioribus dicte civitaiis Earn piu anticamente 
nclla Chiesa stessa di San Floriano, quindi in Palazzo. 
Da un brano di una curiosa sentenza data nel 1748 dal 
governatore di Jesi in una delle tante question! fra la 
Citt^ e i Comuni del contado ricavo, qualg avesse ad es- 
sere ancbe in tempo piu antico la prammatica di tale 
atto solenne. I pallii, vi si dice, dei castelli soggetti do- 
vono presentarsi innanzi al Oonfaloniere e ai Priori no- 
bili, ossia i soli priori cittadini (1) hahitu magistf^ali m- 

(1) Erano quest! da poco oltre la meta del see. XV in git in namero didue, 
e tre erano i priori del contado; i quali insieme col Gonfaloniere, sempre citta- 
diao, formaTano la Magistratura della Magnifica e Regia Cilt4 di lesl. Tale na- 
gistratura, come la piii parte degli altri ofBciali pubblici estraevasi a sorte bi- 
mestralnente da un bnssolo, detto il bussolo del Regime o del Reggimento. L'ttso 
ht dorato fino ai primi anni del seeolo presente. 



X TIRO A 8BGK0 COLLA BALB8TRA 50 

dutis^ sedentibus in parte digniori primariae mansionis 

seu cuhicuK publsct Palatii cum strata subtus pedes, con^ 

$edente ab uno latere in linea transversali Sindaco Civi^ 

tatis et Universitalis huttismodi. Quanto ai priori comita- 

tivi, esser loro lecito interesse actui predicto, hoc tOr 

men conditioner quod tunc consedeant induH consueto 

habitu magistrali in linea transversali ab altera latere 

predictae mansionis extra stratum. N& per la loro pre- 

senza nulla moda praetendi possit, quin Civitas et CamU" 

nitas AesH iur amenta et pallia recipere intelligatury et 

qmn eidem Cititati el Comunitati praedicta castra et 

loca fidelitatis et obedientae juramenta praestare ac pre- 

sentare censeatur. Se poi detti pallii si offrissero in ne- 

guito alia Chiesa, e quindi si riscattassero per rioffrirli 

soccessivamentej come abbiamo veduto praticarsi pel pal*' 

lie dei Magistrati della Citt^, niun documento mi auto-* 

risza ad asseverarlo. Poichd le menzioni, che si trovano 

spesso nei Camerlengati (ed ecco un aliro particplare) 

di trombetti a cavallo deputati ad accompagnare i pallii 

delle castella, (1) tamio si possono riferire alFaccompa- 

gnamento in Palazzo^ quanto in Cbiesa. Del resto si sa, 

che in Chiesa erano recati tutti gli altri pallii, di cui si 

bi ceono nella Rub. IV Lib. I degli Statuti, addietro ri- 

ferita. 

VII. 

OH altri ricordi, che attinenti alia festa, di cui par- 
liamOi trovammo nei libri pubblici, massime nei Gamer* 

(t) Tall mmsloBi le bo troTate in itpecie nei Camerleng. del see. XVI. Tal- 
gno 4*eteaplo le due segg. 

Caaerl. 1547 exit eitr. malMunil 
Per Ire caTalli p. li trombetti cb. accompagnft (sic) 11 palil il dl de San 

ftoraao, a bolog. set Tono bol. 18 

Cob. 1548 c s. 

P. la THtora d. dot eavaUi menati dalli Trombetti p. aecompagnar II bolai 11 



60 FBSTA DI 8. FLOKUNO MARTIRE 

lengati si riferiscono a queste quattro consuetudini: l^ 
alParmata pro festo Sancti Floriani; 2^ ai pifferi, tam- 
buriniy suonatori di liato ed altri strumenti invitati dal 
Comuae ad allietare la solennit^; 3^ alFanello da cor- 
rere; 4^ alia luminaria. Per armata intendevasii con ua 
po^ di amplificazione, un certo numero di cittadini o comi- 
tativi, chiamati, com^oggi si direbbe, a prestar servizio, 
a tutela dell^ordine e decoro della festa. La citt^ aveva 
in quel tempi, e 11 privilegio glien^d durato sino al fi- 
nire del secolo scorso, una milizia propria divisa in 
quattro compagnie. Ma non credo che almeno una com* 
pagnia intera fosse volta per volta invitata a tale ufficio; 
perocchd le spese di pane^ vino e altri comestibili regi- 
strate pro armata Sancti Floriani fanno supporre 11 nu* 
mere de* suoi componenti piuttosto ristretto. (1) Tuttavia 
coUa stessa amplificazione Tufficiale eletto di anno in 
anno a comandarla fu per qualche tempo chiamato co- 
nestabilOi e solo dal prime quarto del sec. XVI in poi 
piil modestamente capitano. (2) 

Dei piffariy trombetti e tamburini spesseggiano le 
menzioni nel secolo XV e nel prime ventennio del XVI, 
in cui per qualche anno ne trova invitati da dieci a 
a quindici tutti forestieri; e con essi altri suonatori di 
ciarambelle, di liuto/ 4j!A{pdt di cetra e di ritechini. Ve 
ne son da Cingoli, da Tolentino, da Montenovo, da Fano, 

(1) Valgano le segg. meniS^ni- 

Camerl. 1433 22 magg. — Becchariis p. eirnibos in festo Scti Floriani da- 
tis armatis p. libris triginta agnellinis boloD tresdecinu 

Id. 1475 bim. maii-juo. Pane per armata c a. bol. 30: vino aessanta bo&- 
cali, bol. 42 

Id. 1540 bim. c. a. Spese de li fanti d. l*armaU di S. Fiorano fiof. 2 bol. IS. 

Id. 1550 bim. c s. Giulio fornaro p. pane dato p. la spesa d. fanti nel tk 
di S. Floriano cioe pizzicato 66, monta fior. 3. 12. 61. 

(2) Ksso era un nobile e retribuilo per tale ulficio, semplicemente d*onore, con 
fiorini quattro. Solo nel 1535 troYO essersi dato a Girolamo Ripanti, n^ so per 
qnal causa, la cospicaa somma di fiorini venti. V. Camerleng. ad anu. 



B TIRO A SBQNO COLLA BALB8TRA 61 

da Sanseverino, da Matelica, da Urbino, da Macerata, 
da Serra de' Conti, da Sassoferrato, da Recanati, da 
Montelapone, da Camerino. Noto fra gli altri, nel 1475 
doi trombetti delF IlL Signor Duca cf Urhino^ retribuiti 
con Bn fiorino per ciascuno, e nel 1520 (1) un luttino e un 
Trambettmo tubicinibus IlL dm lo. de Medim (Qiovanni 
dalle Bande nere) puhantibus ut supruj cui fu date /fo* 
renum unum cum dimidio. (2) Di suonatori iesini non & 
fatta parola; ma v^h ragione di credere, che almeno i 
tubicini o trombetti e i tamburini di palazzo e della mi- 
lizia per obbligo di servizio prendessero parte alia f^sta. 
La corsa all^anello, la piii importante e popqlare 
di tali consaetudini, h qaella altresl, di cui ci resta il 
iBBggior numero di ricordi, e ch'ebbe una durata lun- 
ghissima^ trovandosi ancora in pieno vigore, quando le 
altre o erano cadute o illanguidivano. Giuoco o eser- 
cizio di trarre alia mira, cbe si voglia chiamare, la 8ua 
pratica 6 delle piii comuni da per tutto. £ superfluo quindi 
il difbnderdi a descriverla. L^anello, d^argenlo, o di rame 
inargentato appiccato ad una corda (3) era corso nella 
nostra festa suUa piazea di San Oiorgio o di San Flo- 
rianoy probabilmente da uomini a piedi; e il vincitore 
Taveva in premio. II Comune riscattavalo quindi da lui 



(I) V« CaflMrl«Bg. 1474-77 nel protp delle tpese straord. p. bin. magglo- 
gittgBO t47S» BOB ettaado questo eodice cartolalo. 

(t) V. Camarl. 1M9-iO, bob cartolalo raso pore, al tiiolo exit eilraord. ma- 
it*laii 1590. 

(3) T. le flieniioBi relative aei CamerieBgali poisim; la eorda v'i detu pa- 
rccckle volte ngcne/lo. eone Bel seg. etempio: 

« BastlBDello Triccolo p. Baa pext e mesa d. riganello p. attaccar V aaeUo 
Mi A de S. FioraBO ■ Caserl. 1549. 

• ••• volte, Bel CaiBerL 1476^ eorda piMPie. QaaBto airaaello ehe, cone si dice 
appreseo. riecattavasi dai viacilori, lo vedo regUtrato aegl* laveatarl delle toppel- 
letliU del Palazao. Ma ael 1590, aaebe qnctta pfccola aotlila voglfo agglangera 

• 4av'eeaerei perdato o bob dev*e88ere stale ritcattato, trovaado ael prosp. delle 
aytat slra«rd« del blei. BMgg.»giaf . esseni ptgati 

llafra la. bapu aariAcI p. aaalo la festo 8act Floiiaal bolog. 80. 






6^ PESTA DI 8. PLORtAKO MARTIRB 

pel prezzo di venti bolognini, ossia mezzo fiorino, affine 
di servirsene per Tanno venturo o per altra occasione: 
avendo trovato, che Taaello si correva anche nella cele- 
bre solennitli annuale per la riconferma di dominio salia 
Badia di Chiarayalle* Alia corsa partecipavano i cittadini 
e i comitativi e anche i forastieri, essendo registrato nel 
1475 come vincitore un trombettino da Fabriano: (1) e 
tra i cittadini i nobili altresl, come risulta da quesf altra 
registrazione d^l 1522 (2). 

€ Nicolao Polidori Sancton! p. analo p. ipsuin victo 
in festo Sti Floriani et ab eo redempto, bolon. vigint. » 

Delia luminaria infine^ quella fatta a spese del pub- 
blico, s'inlende, nulPaltro si pu5 dire, se non che il Co- 
mune impiegava per essa annualmente venticinque libbre 
di cera (3). 



VIII. 



Tale la pratica ordinaria; a cni fu agginnto nel 
1453 Tesercizio del trarre a segno o a bersaglio coUa 
balestra. Questa nobile e utilissima istituzione ha in Ita- 
lia una storia molto antica e gloriosa. Essa fu gik scritta; 
e noi la dobbiamo a quel benemerito patriotta, ufficiale 
valoroso e non mono valoroso artista^ cKh il cav. An- 
gelo Angelucci. (4) Nel suo lavoro, h superflno il dirlo, 
Terudizione 5 pari alPimportanza deir argomento e al- 
Taffetto deirAutore per tutto ci6 che concerne il decoro 
e la grandezza della Nazione. Molii e preziosi sono i do- 
it) V« Canerl. 1474-77 nel prosp. delle spese strnord. p. bio. na^.^gis. 1475 
{t) Cunerl. i53l-» c. 1167. 

(3) V. p«snm nei Camerieogati. 

(4) H Tiro a Mgiio w Italia daUa ma origmf.imo ai nosfn giomi: Cenni $i9^ 
rid con documenti inedUi di Angela Angelucd capitano d*arUgtieria: Tormo 1866^ 
Tip, Baglime e Comp, 



fi TtkO A SbGNO COLLA bALBStRA 6d 

cnmenti allegativi, e bella mostra fanno per essi in quel 
libro ancbe le citt^ delle nostre Marche; Osimo innanzi 
a tuttOy ove rislituzione del Tiro h anteriore al 1338; 
Recanatii Ancona, Cingoli e Jesi, che Tebbero nel secolo 
XV. Ma quanto a Jesi, in cai da un documento prodotto 
dall^Angelucci parrebbe, cbe Tesercizio suddetto avesse 
avQto priucjpio nel 1486, le mie indagini mi poserp in 
grado di riportare, come si vede, un tal fatto a ben tren- 
Xairh anni piti addietro. — Ho cercato con molta cura 
nei nostri Storici e negli alti pubblici del tempo, per co- 
noscere se esso si collegasse per avventura a qualche 
avvenimento di speciale importanza nel Gomune. Peroc- 
chd si sa, che Tistituzione^ e meglio si direbbe ora rjn- 
novazione, del Tiro nel I486, resa nota dall' Angelucci, 
(1) ebbe origine dalla festa statuita per pubblico decreto 
a ricordo della vittoria riportata dalla parte fedele alia 
Chiesa contro i ribelli di essa (2). Della qual cosa si fa 
motto nel medesimo atto consigliare del 19 novem]i>re 
di qaeiranno. Ma nel caso nostro TAtto consigliare ifon 
na dk veruna spiegazione; n6 Tesame di tutti gli ajtri 
atti di quelUanno e deir antecedent rn'offri aIcQ)i che di 
aomma rilevanza. Non parliamo dei nostri Storici, pei 
qnali al solito ci5 che pid si desidera di trovarvi o man* 
ea del tatto, o y'& appena accennato. Uunico fatto im- 
portante« che risulti dalle Riformanze nei primi m^si 
del 1453, h la riforma degli Statu ti per opera di un Fra 
Giovanni, che dev^essere senz^altro Oiovanni da Capistrapo. 
Egli era qui venuto, come appare dal Consiglio generale 

(1) Intorno a questa il cbUrissino scrittore pubblic6 anche ana Memoria a 
pvU col litolo: Feste murndpali commemoraHve e Tiro a tegno in lUUia nel m- 
ealo XV. Drmio di Storin ie$ma eon documenli mediii ecc. — Torino B^gUone 
1861 

(t) Di tale importantissimo TaUo detU nostra Storia monieipale mi 0€€oper6 
fra MB mollo; aTondo gik rsiccolto e ordinato totti i non pocbi doeumenti rela- 
livl al nedetiflio. 



64 FBSTA DI S. PLORIANO MARTIRB 

del 7 gennaio deiranno suddetto a far pace tra la citt^ 
e il contado; (1) ma di che pace qui si tratti non sap- 
piamoy mancandocene ogni altro indizio. 



IX. 



Ecco ora il prezioso documento, che trascrivo nella 
sua integrity dal vol. delle Riformanze 1452-55 carle 124 

die XXVIII aplis 1453 

€ Consilio credentie Givitatis Exii. In quo fuit de- 
cretum q. omni anno in festo Scti Floriani suptibus Cois 
extrabatur una balista valoris ducator. duo; ad quam 
no. possint trahere nisi Gives et comitativi Exii; et me- 
lior ad verzaglium habeat balistam cu. duobus sagiplis; et 
nemini liceat trabere nisi habeat balistam suam ppriam. » 

L^atto consigliare, che cos! comincia, ed fe re- 
datto in modo piuttosto diverse dal consueto, reca quin- 
di altre tre sanzioni di non molta importanza. Dico re- 
datto in modo diversd dal consueto, pcrch^ la pratica 
comune era d^ndicar prima la proposta; quindi riferire 
il dictum consultorts sopra la medesima e infine la ri- 
formanza o deliberazione col relative risultalo dello scru- 
tinio. Mh si vede, che il cancelliere di quel tempo, un 
certo Vanni di Simone da S. Angelo in Pontano, amava 
d^andare per le brevi; dacch^ parecchi altri atti antece- 
denti a questo, e parecchi de^ susseguenti sono scritti col 
medesimo tenore. Non potendo quindi dire alcuna cosa 
davantaggio relativamente al documento suddetto mi terr6 
page di riferire i nomi de^ Signori^ nella cui reggenza la 
deliberazione fu presa- e^.di quelli che dovettero darle 
esecuzione. I primi sono: 

(1) v. Rffora. iid2r55 a e. 89. t<^* 



B tmO A SBGKO eOLLA fiAI^Bftf HA 06 

Angelas Petrismonis (Ghislieri) conf. 

Florianus Thome 

Johannes Fabri de Belvederio ) 

Tomas Buldrini de Sto Paulo ) ^^^^ 
estratti ai 18 febbraio 1453 pel bimestre marzo*aprile 
i second!: 

Corradus Johannis Manuiii Gonfalon. 
Oalvanns Antonii Galvani ] 

Jobes Brenchi de Monteroberto ? priores 

Franciscus Maziroi de podio Sti Marcelli ) 

estratti ai 22 aprile pel bimestre maggio-giugno. 

E poich^ ai Gonsigli interveniva anche il potest^ 
pretore, non parmi di dover lasciar indietro il nome 
di qaesto un dominns Benedictus de Cintiis de Visso, 
state in carica dal P marzo a tutto agosto del piii volte 
nominate anno. (1) 



X. 



Ma si ha ricordo, potrebbe domandarsi, che negli 
anni saccessivi la deliberazione del Consiglio credenziale 
del 28 aprile 1453 fosse messa in esecuzione, ossia che 
quell^esercizio del Tiro a segno diventasse una pratica 
ordinaria? Nei libri delle Riformanze per vero, posteriori a 
quella data, esaminati da me coUa piii scrupolosa diligenza, 
non ne trovo piii motto fine alFanno I486. Ma devo dire, 
che dope il volume contenente gli atti dal 1 aprile 1452 ai 
9 marzo 1455 abbiamo nella serie di quelle una lacuna 
di dodici anni, fine al 10 febb. 1467 e un'altra di due dal 

(1) n potet U seeondo le leggl deUa anUea iiostrA repabbl>ct era teoMttrale; 
■a paCeva veair rifemato; U eba per allro toeeedaTa raramente. Ogai potaaU 
avcra obbligo dl coadar aaco an giadiee eollaterale e an certo nomaro dl doo- 
tdli, iatalliti o ablrri, ebiaaati tutti Intiame la aoa famlgUa, V. ptmn. i voL 
dalla Bifera. e dai Raglatri. 

Artk. St Jfarv*. F. /. I 



66 FSStA DI S. FLORUKO MARTtRB 

16 luglio 1481 al 25 giugno 1483; senza tener conto di 
lacune parziali, che qua e lit si riscontrano. Similmente 
non se ne trova indizio di sorta nei Registri, la cai col- 
lezione, non 6 a dire quanto preziosa, comincia nel nostro 
Archivio colPanno 1474. Pure, che il Tiro si facesse nel 
1467 h chiaramente testimoniato, mi sembra, dalla se- 
gaente menzione, registrata entro il libro del Camerlen- 
gate di quell^anoo nel prospetto delle spese straordinarie 
pel bimestre maggio e giugno. 

€ Item dedit (il camerlengo, Evangelista Angeli 
Vagnoli) el soluit p. balista, que empta fuit pro festo 
Scti Floriani, ducat, unum. » 

Dove senz'altro deve intendersi la balestra, che 
secondo la deliberazione del Consiglio sopra nominate 
era assegnata al miglior tiratore. Et melior ad verzon 
glium haheat bahstam cum duohus sagipHs. Che se tal 
menzione non si riscontra nei Camerlengati del 1465 e 
66 e in quelli del 75 e 76, degli altri anni non potendo 
dir nulla per la mancanza dei codici relativi, ci5 potrebbe 
far supporre, che non vi fosse state bisogno di com- 
prare la suddetta balestra. Gerto il Comune ne avrebbe 
dovuto possedere in proprio piii d^una ! 



XI. 



Restami a dire alcuna cosa della fiera, che come 
a tutte le feste di maggior memento, cosl alia nostra 
trovasi inseparabilmente congiunta. Anche di essa per5 
si perde Torigine neirincertezza delle prische memorie; 
quantunque non andrebbe forse mollo lungi dal vero chi 
la reputasse contemporanea o quasi alia festa stessa. 
Certo nel secolo XV apparisce gik come una consiieta- 
dine ordinaria; e anno per anno si trova mentovata nelle 



K TIRO A SBGNO COLLA BALESTRA 67 

Rifonnanze, nei Camerlengati e nei Registri insieme coUe 

altre dae similmente assai aatiche di Santa Maria di 

mano e di San Settimio in setlembre (1). La sua du- 

rata allora e per piiii tempo appresso era di otto giorni, 

qnattro innanzi e qnattro dope la festa; e pubblicamente 

si bandiva ogni anno per Tanno successivo. Nei 1498 

poi, (Consiglio generale del 20 maggio) (2), trovo che 

s'istitaissero dei consoli^ qui ins dicant mercatoribus in 

g»5» nundins; Ae* qoali, non altrimenli che del conestabile 

gii nominato, ordinasi q. fiat bussolus duraturus p, toto 

tempore htdus ctmfecti regiminiSy cio^ del rinnovato Reg- 

gimento. Dal Consiglio stesso apparisce ci6 farsi in con-* 

formit^ di quanto praticavasi nella fiera di Recanati (og-* 

gi di Loreto) (3), la piii celebre forse in quei tempi di 

tntta la Marca. E secundum formam et modum dicte d^ 

titatis rechanatensis v^d deliberate di ordinare dei capi* 

toll cosl per detta fiera, come per quella di Santa Ma* 

ria di marzo; i quali in effetto forono facti e instituii 

neiranno susseguente. (4) Le due fiere, h in essi dispo^^ 

sU>, debbono essere franche a tutti; cittadini contadini e 

forastieri all'infnori dei ribelli, sbanditi o nemici della 

Santa Romana Cbiesa et sopra ad tucto singulariter la- 

tranij faltarU et tucti h aitri de mala fama; dalla cm 

uumza ad tucto ne abdicamo et refutamo. Ognuno nei 

dicta tempo possa mettere^ vendercy trahere et comprare 

ogne generatione de mercantie ei de animali senza datio al' 



(t; Ddla Sera di Stn Settimio abbiamo memoria fin dal 1904 in una enriota 
rclaiieM, in pergaaena, di an Baaditor^ del Comone, andato a pubblicarla il % 
• 4 acttcabre di qneU'anoo a Fenigia e in AasitL La flera i*h detta aver pria- 
dpia ai S2 tettenbre e tenainare at 15 d*ottobre. V. Libro delle pergamene se- 
gtala eaUa lett C. wam, progress. 19. 

(S) ▼. BJisra. ed aanaa. 

(3) t rieordata spessir simo nei nostri libri pobblkl per le eonpere dia H 
la Ti faeeva. 

(4) Baglatrv 1I9S-1501 e. 46 t, M a 51 



68 PESfJL Dl S. BXORUKO IfAllTtRfi 

ctmo avero gabelUiy excepta la tracta delligrani et biadij U 
quaU debiano ptzgare p. omne tempo It dot holog. p. soma 
secondo el consueto. La franchigia sia duratura dagli otto 
dl innanzi fino agli otto di de pot delle dette fiere; (I) 
durante il qual tempo niimo possa essere cosirecto et 
canvenuto da alcuno sua creditore per debito contratto 
in antecedenza, nh p. represaglie del Comune^ salvo che 
p. debito se contrahesse o facesse nel tempo delle dicte fiere 
p. lo quale se possa conoenir e costregner ad quello che 
rasione volesse. Inoltre che per qualunque quistione lite 
6 controversia p. qtuxlunq, modo se fusse e con qualunq. 
casione se contrahesse nelle fiere predette debbasi e si 
possa recorer aili consult deputati della fiera^ It quah 
debiano havere el loro notaro el quale scriva tucto; li quaU 
consult habiano arbitrio dicte questioni deddet^e et ter-' 
nUnare sumariey simpliciter et de piano; et nuilo advo^ 
cato n4 procuratore possa intervenir. p. nullo liHgante 
denante alii dicti consuli sotto pena de XXV libr. p. cia^ 
schuna volta. E da ultimo, lasciando indietro altri par* 
ticolari di minore importanza, che non sia lidto ad al^ 
cuno reponere mercantie in le chiesi (sic) ni anche in 
esse alcuna cosa vender o comprar; et se cUcuna per^ 
sona contrafacesse cada in pena de libr. XXV ^ et lu re* 
ctore de la chiesia consentiente et non protestante al mer^ 
chatante sia tenuto ad interesse. Et intendasi de le chiesi 
che sonno in la ciptd. Ma nel vero^ rispetto alia fran- 
chigia e Tesenzione da dazi e gabelle^ non altri menti 
che all^eccezione di ribelli e nemici, parecchie di tali 
prescrizioni erano gi^ in vigore precedentemente; trovan- 
dole ricordate ne^ bandi anuuali per le fiere stesse. 

(1) In quetto modo dere intendersi il prirno eipoTono del capit tuddetti; 

• In prima ch. le dicte fiere cominzeno felicemente octo dl nanxi le dicte Te- 
ste, et dareno fine ad octo dk de poL • 

•Tendosi per altri doeomenti antecedenti conteaporanei e posteriori, ebe la do- 
rata dell*aBa e deU* altra non sorpastava gli otto giomi o i nere, compitata la 
festa. 



S TIRO A SEONO COLLA BALBSTRA 69 



Xll. 



E qui 5 tntto. I fatti del genere di quello, che mi 
sono ingegnato di ritrarre hanno anch^essi un valore non 
lieve nelia storia dei popoli. Culto, tradizionii l6ggi» co« 
stnmi) lingu.iggio mutano o si trasformano continuainente. 
Ma non restano meno soggetto costante di stndio pro- 
fondo^ fonti inesaaribili di peregrine e utilissime inve- 
stigazioni, di applicazioni pratiche iii ogni tempo e in 
ogni caso. Di qui la necessity che nulla si perda, che 
si cerchi aczi raccogliere il piii che sia possibile di ma- 
terial! di qualsiasi specie. A noi quesCufficio^ altri me« 
glio valenti facciano il resto. 

Jasi. 15 LogliollSra 

Antonio Ounandrha 



APPENDICE 



DOCUMENTO I. 

II aeg. alto si rirerisce pei trovarvisi la piu antica menzione del 
culto di S. Floriano in Jesi. 

IKSTRUH. GOSrCBSSIONIS FACTE A TRASMUNDO BT HU6l)TriO!IB P. SE 
BT FlUIS COMITIS RAINALDI EOR. NEPOTIBS DB CASTRO MURRl BT BltS 
CURIA COHUNII BSII. ' 

Exemplum cuiusdam inslri btc incipieDUs. Anno doice incar- 
Daiiouis Millo c xc iiu mense madii lodicL xii el regnante hen- 
rico romanor. Imperalore. Ego quidem in dei nomine Trasmando 
comes ei uguccione filio meo et p. filiis comes raioaldo meisq. 
nepoUbs q. est in mea dominatione el meam segnoriam ipsis et 
omnia sua bona q. pater saus in obitu suo conmisil in me facere 
et faciendi qoicquid michi placail de ipsis el de omnia sua bona. 
Ego pdictus comes dono et Irado el concedo atq. sacro iure pro- 
pietatis p. donationem. It. p. dictis personis concessit el conGrma- 
vit ipsam donatione. vobis comuno hesine civitatis tam maioribs 
q. minoribs in ppetuum possidendum. Id est castro moiTO el eius 
curia et cum ombis suis ptinentiis tam intus quam de foris et 
cum bominibs el cum suis possesionibs q. nnllam relevalionem fa- 
cimns neq. p. nos neq. p. aiiis p. nos Iia ul habealis teneatis 
possidealis a die psente in antea p. gnerram p. pacem et facere 
et faciendi quicquid vobis inde placuerit sine omni querimonia et 
sine omni occasiooe legis in ppleum quod extramus nos pdcte psooe 
de p. dicta nra pprielatis (sic) el de nra donatione et donamus et 
coroittimus alq. Iransactamus in voslro dominio el donatione et 
in vostram pprietatem iussimus, et liceat vobis facere quicquid 
vobis placuerit p. omi tempore. Item pdiclis psonis banc dona- 
tioem concessit cum bono animo el cum ppriam bonam volunlatem 
ipsam donalioem iussil pdiclum castro (sic) ab bominibs de ipo 



APPBNBICB 71 

ooamno de hesioe civitatis p. claves et portes et p. totis aliis suis 

pliiientiis sicut snpra dictum est et insup. proitimus et obligamus 

BOS sQpra dicti datori (sic) vl oris heredibs vobis pdctis coinuoo 

aoaiiBe pensiooe dare annualitbr hi lib. cbra a Sangtu Floriano 

et pmiilinuis et obligamas dos auprascripti datori omia supra scripta 

res quod sicut super legunlur firmu. tenere et bene obsvare p. 

omi lepore in ppetuum et si contra banc cartuiam donatiois ire, 

leDlare, agere, causare aut ininuare vl disruropare seu falsare vo- 

Inerimus et omia que supra scripta sunt et pmissa no. observa- 

Torimus et cuncta no. adimpieverimus, pmitlimus vobis dare co- 

mttno Domica peoe ccc libras bonor. luce et post pena soluta bane 

eartolaoi dcoatioem firmam et stabilem p. maneat in pptuum. It. 

s«pra seripii datori bee carlula donationis Oeri rogavit et p. cor- 

palem sacramtum affirmavit firmu. tenere p. omi tempore omia 

sapra scripta sunt et concessione et donatione facta ^ Matbeo 

de villano ti!stis ^ Bernac^one de go^o gislerij ii« Ma^etto de Si- 

mooe t' ^ Matbeo de falco t.' Marino de rigo t." >b Spa t." ^ 

Matbeo de bemardo t." investitor fuit. Ego Aibertutins tabeltio 

scripsL 

Ex Libro sob. tit. Memoriaie civitatis Aesii et antiquitatum 
sQifiun pag. iv. 



DOCUMENTO H. 

BSBHPLARB Dl MAXDATO SI9(DACAT0 « AD PALLIUM OFFERENOUM. » 

Iq dei Doie Amen. Anno Dni hox, Indictioe tertiadecima, 
tempore S."^ i X.* prixs nri dni Julii divina pvidentia pp. secundi 
die vero prima mens, maii pntis Anni. 

CoDgregato et cobadunato pub.*^ et gnali Consiiio Cois, bo- 
minom et universitatis cast. Belvederis Coitalus Civit. Esii ad so- 
BUiD campaiC et vocem bayuli de mand. puidor. viror. Sr. Jo. Au- 
gostioi de Fibris, Gasparis Quiriaci et Prancisci Martini Quatuor 
el Massarii (sic) regiminis dicti caslri et etiam de mand. Sr An- 
geli Peregrii.i de Musciano capitan. dicli caslri Belvideris i. suffi- 
eieati Dumero more solito congregate el cobadunato in palatio dicti 



72 APPBNDICB 

casiri anaQiitttter ei cooeorditer et Demioe discrepaDie, spoole ei 
omi meliore mo., via, jure, causa et forma qoibus magis at me- 
lius potuenint, fecerat, costituerut, creaverut et legitime ordiua- 
verut eor. et cujnsq. ipsor. veru. et legitmum siudieum comune ao 
aelorem, exibitore. et certum ouplium speciaiem vl si quo alio no- 
mioe mefius et validius de Jure et secund. consuetudinem dici et 
censerl pot. providum virum Guasparem Quiriaci de dicto castro 
potem et acceptantem specialiier et nomioatim ad comparendn i. 
die festi divi Floriani pntis aoni et ad (emplum ipsius eoram Mag.*^ 
dno Caucellario Coitalis Mag.""* Civilalis Esii ad ^xibend. et uo- 
mine et vice Coitalis et uuiversilatis dicti castri presentandum pal* 
Ham sive vexillum Coitatis et ud iversitatis dicti castri in sigoam 
caritatis, subiectionis et sancte obedienlie habile et babeode p. 
pfatam Coilalem et universit. eidem alme civitat Esii. Et geaera- 
liter ad omia et singia alia faciendum, gerendu. et exercendu. 
que io prefata subieclione et obedieutia et augumentum rei pub. 
eid. Mag,*^ Clvit. Esii pertinent et requirit. Promictenles dicta Coi* 
tas et consilium conslil., ratum, cognitum et firroum ppeluo ha- 
bere, inviolabil. tenere qid quid p. dictum eor. pcuratorem factum 
gestum et pcuratum fuerit sub ypolheca el obligatioe omiu. suor. 
bonorum dicle Coitatis et consilii. In sup. volenles dioli const!- 
tuentes dictu. pcurat. ab omi onere satisdationis relevare promise- 
runt mihi notario infrascriplo ut pub."^ p.* p.nti, stip.^' et recip.^ 
vice ct nomine quor. inlerest. vel in fulurum inleresse poterit de 
judicio sisti et judicatum solvendo i. omibs suis clausulis p. quibs 
omibs et singulis juraverunt in omnem casum et eventum huius 
eu. sub pena et obligatioe pdict. ct virtute dicti pstiti juramenti 
rogantes me not infrascripL ut de pdictis omibs pub. conficerem 
instrum. ad omne plenu. et validu. in jure consist, mandatum. 
Actum i. casL Belvederis in palatio dicti castri juxta bona Bla- 
xii Jac. Blaxii, bona Comun. et alia lat. psenlibs. Mgro Benediclo 
de podio S. Marcelli et Berardino Antonii de Musciano (eslibs ad 
hoc hitis et vocal. Et ego Nicolaus Angelellus de castro Belvede- 
ris comilalus Civil. Esii pub. imper. auclorit. nol. pdictis omibs 
el singlis inlerfui eaq. rogalus scribere, scripsi el publicavi si- 
gnumq. meum apposui. 

Ex Regislro Cois ann. 1510-14 c. 21 r. et I 



APPKNDICK 73 

DOCUMENTO HI. 

PiOIBaiOra M RBCARB k VBRDBR BIADB B ALTRE DBRRATB HBLLE TERRB, 
OB AVBSSBRO MAITCATO AL DEBITO Dl PORTARB IL PALLIO IL dI XM 
8. FtOBIAVO. 

1356 iO luglio — In publico el geDerali CoDsiglio Civiialis 
et loUos Comitatos Esii ex preceplo dni Andree de Thollentino 
CiviUL predicle potestatis convocaio, sup. propos. De bono et uti- 
iitate dieli ComuDiSy Petrus Griroaldi, unus de diclis consigliariis 
sQf^pas ad arrengheriani consuluit Quod sit licitum unicuiq. civi 
ei cooiiuitivo portare eor. blada ad vendendum quocunq. placue- 
rU» saivo q. nemini sit licit, port? re ullam blador. nee vcrum aliar. 
geflereliooem ad aliquam illar. terraruin, que non apporlayeruni 
palia dielo Comuni in festo Scti Floriani prout tenent. secund. 
(onDam pactor. int. diet. Coroune et dictas terras. Et si quis con- 
trafeoerit solvat pene nomine xxv libr. deuarior., cuius medietas 
Bit Comuois predict!, alia vero invenloris. De quo misso partito 
ia Ittc fornui q. quibs placuerit dictum dicli Petri sedeant^ et qui 
Tettoil eoDtrarium exurgant, placuit omnibs, et sic obtentum fuit. 
— AeL 10 palatio dicti Comunis preseatib. Mulio Lupi, Contholino. 
Goidiy Mariao Albixie. Aotooio Harini, Alleuntio Barlholomei, Ao- 
giolao Fratboni et pluribs aliis — Johane Vanutii de Esio notario 
et eaaoelL 

Eo. Libro C n. 21. 

DOCUMEirro iv. 

CAFITOU PER LB PIBRB DI S. MARIA DI MARZO B Dl S. FLORIAHO 

lo mai^ Capitula nundinar. 

b dei DOfnine am. Anno dni mcccclxxxxvihi Ind. 11 Temper 
S.** in* ehrislo pris et dni nri dni Alexandri divina provideotia 
pp. ficxti et die xviu martii. Questi infra.sti sonno li capitoli 
et ordini facti iostitoti et ordinati p. la M.*"* comuita della cipta de 
Eno da obavarse in le loro fiere, quali onnuatim se fanno in la 



74 APPBKDIOB 

festa de Sola Maria d. marzo et de Sancto Florano de ordine e 
decreto del ooosiglio della dcta cipta, come appare p. mano del 
oro cane* 

Id prima che le dicte fiere cominzeno felicemeote octo di 
naozi le dicte feste et dureno Ado ad octo di de poi. 

Item che la fiera de Seta Maria de marzo de ogne gnafione 
de merchaDtia ch. siano, se faccia ad seta Maria del piano fora 
della cipta ac el. id la cipta a li lochi coosaeti el cosi sia e in la 
festa de Sao Piorano ch. se faccia la dcta fiera in la dcta cipta e 
li lochi coosueti excepta la fiera delli animali qli se siano la qle 
in le dcte fesle se debia fare oel mercalale come i consoelo. 

Item che le dele fiere siano et essere debiano franche ad lacli 
ciptadini, contadiui et forestieri ch. condurra, comparara o vendera 
mercaDtie in le dicte fiere nel dcto tempo cio h ch. possano met- 
lerCf vendere, trahere et comprare ogne gnation. de mercantie el 
de animali senza datio alcuno overo gabella, excepta la tracta 
delli grani et biadi qualuq. se sia ch. se trahessero, li qaali debiano 
pagare p. ome t.po li doi bol. p. soma ordinati nel cippo delle 
mura secondo el consueto. 

Item che ciaschuoo possa Irahere loro merchanlie, qnali fus- 
sero conducte alia fiera infra doi di de po finila la fiera senza 
alcuno pagam.to de datio, salvo ch. se vendesse nel dcto lermine 
de po la fiera ch. debia pagare p. qllo vende. 

Item ch. qualunq. psona de qualunq. conditione se sia overo 
state ch. fraudasse alcuna marcantia per vendere, che passalo el 
tminc de la franchigia debia pagnr la gabella; el no assegnando 
cada i. pena d. fraude d. gabella. 

Item che le dicte fiere siano et essere debiano franche el li- 
bere a ogne p.sooa che venire vorra i dcte fiere cid h ch nullo 
ciptadino, contadino o forestero de qualunq. conditione se sia possa 
essere coslrecto el convenulo da alcuno suo creditore p. veruno 
debito contracto nanzi el tpo della dcta fiera, nk p. repsagiic de 
Comune n6 d. spetiale persona salvo ch. p. debito se contrahesse 
facesse nel tpo delle dcte fiere p. il quale se possa convenire 
el coslregner ad quelle ch. rasione volessc. 

Item ch. la dcta franchizia non se intenda de veruno rihcllo 
el sbandilo o ininiico o condamnato dalla Sa. Ro. Ecc. la qle noi 



APPBNDICB 75 

iMOgaoseemo p. nra vera madre e( sopra ad lucto aiogiilar. nd la* 
troDi oi falzarii d& robatori delta Dra cipta sbandiii overo oon* 
damoati el lueti li altri d. mala Tama, dalla cai usaDza ad tocto 
oe abdicamo e( refuiamo; et aoche de qlli ch. deliDquesse o come- 
eCease malefieio duraL el tpo de le dele fiere i la ara oipla silo et 
dislricio: qaali volemo exp.sse esser paoiii seeondo la forma d. luri 
slatuU: el eb. el potestii et coosuli d. la Oera et altro oiBciale del ore 
Goe possano lore pigliar, dctiner et puoir seeondo la forma delli slaluti 
pdcti seeondo Taitilrio lore da cognoscerse samariameoL senza 
atrepito el figura d. iudicio no. obstanL slaiuii o reformaoze eh. 
10 eontrario parlasse. 

Item ch, omne merohanlie quale se vendesse ad peso overo me- 
aura* do se possa vendere ad altra mesura et peso ch. alia roesura 
el peso del Comune: et qualunq. terrero o foresiiero contrafacesse 
gia poiiito seeondo la forma delli statuti. 

Item cb. ad ciaseuno ciptadino» contadino o forastero al qle 
durante el tpo delle dcte fiere occorre far quesiione lite overo eon* 
Iroversie civilmente eusi tra oiptadino et contadino o forastiero p. 
qualmiq. modo se fosse e eo. qualunq. casione se conlrabesse do* 
raote el tempo delle fiere predcte debbia e possa recorer alii eon* 
suli deputati della fiera, li quali debiano bavere el lore notaro el qle 
sertva toeto: li quali consoli babiano arbitrio dote question! dacidere 
et lerminare somarie simpir et de piano: et nuUo advocate nft 
pcorat, possa ilervnir p. nullo litigant, denante alii dti consul! sotto 
pena de xxv libr. p. ciaschuna volta. 

Item cbe durante el tempo delle dcte fiere ciptadini et con* 
tadini li q.li conducesse o vendesse o sindieasse (?) o com* 
prasse o trabesse alcuna mercanthia no. sia tenuto ad pagar al* 
euoa gabella ad taoto ch. essi ciptadini cl contadini al tpo overo 
al dl cbe la coodoce la debia assigns r p. scripto la dcta mercan- 
lia qoale veadease o trabesse ad minute ailora remanga ad iudicio 
delli consuli^ quali hano ad cognosce, et tminar. le qstioni della 
fiera eon iur.** d. qlli ch. vendesse o trabesse et qlla cIl sindi- 
easse remanesse dopo el tempo delta dcta fiera siaoo tenuti ad 
pagar la gabeila usata. Et chi contrafacesse cada i. pena de frodo 
et sia punito quanto se bavesse fraudata la galclla. 

Item sia manifesto ch. p. alcuna convclion. scripta. obligation, 
(acta da farse p. mercbatanti for^teri altrove ch, i. le are fiere 



76 APPSNDICB 

salvo delle eose qaale se vendesse, comprasse o pmataase L le dete 
fiere no. se po ooDYenir. e cosi darat ie fiere sebene renatiaase al- 
le dele fiere ec alii capital! de esse. 

Item sia manifesto ch. qnalunq. forestero se obligasse p. in- 
stram. p. scripto de man. de voler essere convenuto in qaeste fiere 
ch. li consali in qnesto proceda no. obst dicto capitnlo de sopra 
el queste obligation, se intenda p. mercatia e no. p. ahro. 

hem ch. durante le fiere no. sia vernno ch. ardisca condarre 
lignami co. li carri n6 anim dalla chiesia d. San Inca fin. al 
vescovado; el dalla casa delli caldarari fine ad casa de lalio de 
Sr. fiorano alia pena de xxx soldi p. volta. 

Item ch. nisuno ardisca de far monsira de cavalli p. la piaza 
sotto pena de xx^^ soldi p. ciascana volta et ciaschnno contrafa- 
dente daranle le fiere. 

Item cb. no. sia licito ad alcnno reponere mercantie in le 
chiesi (sic) n6 anche in esse alcuna cosa vender o comprar.: et 
se alcnoa persona contrafacesse cada in pena de lib. xxv; et la rector 
de la chiesa consentient et no protestant al merchatante sia tenato 
ad interesse. Et intendasi delle chiesi, ch. sonno in la cipla. 

In margine. Confirmatio Ber.* Bordov. Cane. ss. 

A. flores Eps castellamaris ) ^ . 
. . . . { Gubr 

provincie marchie ) 

Soprascripta capitula qt insta et honesta sint et a iore ac 

saeris provincie constitationibs no. discrepantia approbamos, con- 

firmam. et validamas etea inviolabiliter observari mandamas qoi 

bascaoq. no. obsL Reservato la beneplacito et volanlat saperior. 

Dat Macerate xxiu martii 1499. 

obmisso sigillo 

lo. B. Staffclev. 

Qae capla die xx martii faerant bandita verbatim p. Laarentiom 

pabcm preconem Cois p. loca p bca et consoeta civitatis, legente of- 

ficiale mentis et ipso Lanr. bandiente. 

In marg. Ban. caplor. 

Reg. 1498-1501 c. SI, 92. 



CRONICA DI PESARO 



ATTRIBUITA 



TOMMASO DIPLOVATAZIO 



edita per eora 



DI 



GIULIANO VANZOLINI 



•^>S/S^^^^^^k^^^ 



Tommaso Diplovatazio nacque in Corfii a^ 25 di 
maggio 1468« da Giorgio Diplovatazio e da Maria La- 
scan, nltimo de^ sette figli ch^ easi procrearono. 

A uove anni partito di patria per raggiungere il 
padre ch'era a Napoli, ebbe la sventura di veder lui 
Bcendere e salire indarno le scale prima di quel Re, poi 
del Papa in Roma, per implorarne soccorso, e finalmente 
di sentirlo morto nolle guerre di Granata, essendosi per 
disperazione portato in Ispagna a^ servigi di quel Re. 

Beu 6 vero che in tanta disgrazia Coslantino La- 
scari cugino di sua madre, professore di lettere greche 
in Messina venne a prenderlo per tenerlo seco ed istru- 
irlo; ma la sua genitrice non ebbe cuore di distaecarselo , 
6 am6 meglio che in Napoli, e sotlo gli occhi suoi ere- 
8ce8se neireducazione e negli sludi. Ebbe quivi a mae- 
stro di grammatica Gioviano Pontano e Carlo Sorrentino; 
passo poscia a Salerno a studiarvi logica e in eUi di 
dodici anni tenne ivi nella Cbiesa di S. Matteo pubblica 
conclosione. 

Ma qaesto valente e sventurato giovane trov6 pre- 
sto an Mecenate nel Principe di Salerno, Antonello da 
Sanseverino; che gli prese amore e lo eccit5 agli sludi 
legali regalandogli una Istituta. A questa adunque egli 
applicossi sotto Antonio da Croce, e per precettori or- 
dinari ebbe la mattina Niccol6 Gapograsso, e la sera 
Carlo da Ruggine. Richiamato poi dalla madre a Napoli 
segatld i medesimi studi sotto Antonio de Battimo e 
Francesco de Balvino, o, come opin6 Y Olivieri sulle cui 
orme andiamo scrivendo questi cennii de Bultino. 



80 Al LETTORI 

Ma invitata la madre da Demetrio Spandolino sao 
parente a recarsi a Venezia con tutta la famiglia, fa 
egli messo nel 1486 alio studio di Padova sotto il Pe- 
sarese Oiasone del Magno, e Aatonio Corsetti. Circa il 
1488 pass5 il Diplovatazio coUa madre a Pesaro chia- 
matovi da Camillo Sforza che con Giovanni sao figlia- 
stro vi dominava, alFaffizio di Vicario delle appellazioni 
e gabelle. Veggendolo per6 ella ancora imberbe, deli- 
ber5 di renderlo piii atto a sostenere Timpiego affidatogli 
mandandolo prima a Perugia sotlo la disciplina di Baldo 
Bartolini, Pietro Filippo Corneo, e Pietro degli Ubaldi. 

Tomato poscia a Pesaro non vi trov6 la sua be- 
nefattrice Camilla, poich^ aM3 di Novembre del 1489 
con approvazione del Papa rinunzi5 a Giovanni la sua 
poizione sulla Signoria di Pesaro, ed avvenuto il ma- 
trimonio di lui colla Gonzaga sorella del Marchese di 
Mantova, se ne parti a^ di 7 di magglo deir anno ve* 
gnente per il suo cas telle delle Torricelle nel Parmi- 
giano affine d^attendervi quietamente airanima sua. Eb^ 
be per5 non minor protezione da Giovanni, che lo fe^ 
suo Gentiluomo, e con sua licenza passato a Ferrara, 
vi fu a' 13 d'agosto del 1490 laureate per mano di Gio. 
Maria Riminaldi in et^ di 22 anni. 

Tomato a Pesaro ad esercitarvi la sua carica, ebbe 
la ben meritata sorte di passar da quella ad altra mag- 
giore, poich& morto nel 1492 Almerico Almerici Dottore 
di gran nome ed Avvocato fiscale della Camera, lo Sforza 
tosto vel sostitul. £ perch& un uomo che lo serviva co- 
si bene non gli sfuggisse, pens5 di trovargli una ricca 
moglie, la quale fu Catterina di Terenzio di Bartolomeo 
della Corte, adottata in figliuola dal Maggiordomo di 
esso Sforza, Francesco Beni, nobile fiorentino, che del 
suo matrimonio non avea avuto figli. Le nozze furono 
celebrate nel 1494. La dote fu di 4000 ducati, dote a^ 



At LBTTORI ^1 

qae^ tempi assai superiore al costame di qualangue delle 
primarie famiglie di questi paesi. Stabilitosi cos) in Pe- 
saro e cominciatovi a possedere fu ascritto al Gonsiglio 
di Credenza, riservato per la sola nobiltlt. 

Ma intanto accadde che Alessandro VI, tolta a Gio* 
vanni Sforza col mentito pretesto dMmpotenza la seconda 
moglie Lucrezia Borgia sua figliuola^ per collocarla nel 
piii vantaggioso partito del Duca di Ferrara, toltagli 
avrebbe anche la vita, se avvertito egli dalla medesima 
Lacrezia non si fosse con precipitosa fuga da Roma sal- 
vato a Pesaro. Fallito il colpo, Alessandro per giungere 
al sao fine, lo accagion6 di canone non pagato^ e lo 
scomunic6, e dichiarollo scadulo dalla Signoria di Pe* 
8aro, investendone il Duca Valentino altro suo figliuolo. 

Ora avrebbe sembrato che il Diplovatazio, come 
creatura dello Sforza, restar dovesse tra i dimenticati, 
ma invece il Valentino lo dichiar5 in Cesena fiscale di 
tatta Romagna. 

E qui convien dire che il Diplovatazio alia probity 
ed al merito aggiugnesse una prudenza non comune, 
giacch^ morto Alessandro e cacciato il Valentino, Gio- 
vanni Sforza tomato Signore di Pesaro, non si moslrd 
panto offeso della sua condotta, ma continuogli sempre 
gli stessi atti di parzialit^, eleggendolo nel 1503 per 
cara degli Anziani del Quartiero di S. Niccol6; e, quel 
ch^d piii, rimettendo alia direzione di lui il procurargli 
le sicurezze della reintegrazione sua nella Signoria di 
Pesaro; e nel 1506 spedendolo suo Oratore a Bologna 
a Papa Giulio IL 

Sembra per5 che il patrocinio dal Diplovatazio pre- 
stato al CoUenuccio fin dal 1500, e proseguito alia sua 
infelice famiglia anche dopo il 1505, iu cui fu fatto uc- 
cidere dal traditore tiranno, gliene alienasse Tanimo. E 
siccome Giulio II lo aveva accolto in Bologna con molta 

ArA. Sior. Ihrek. YoL I 6 



83 AI LBTTORI 

degnazione, p6ns5 a mettersi sotto Tusbergo di tanto 
Pontefice. E questi lo raccomandd caldamente a Fran- 
cesco Maria P Duca d^Urbino, suo nipote, che lo dichiarft 
Governatore di Gubbio, o, come anche allora dicevasi, 
suo luogotenente. 

Mortagli poi senza figli la moglie e il di lui padre 
adottivo Francesco Beni, e da ambidue lasciato erode 
di tatti i lore beni, pens6 Tommaso alle seconde nozze, 
e a^ 17 luglio 1511 spo36 ApoUonia, figliuola del celebre 
filosofo Agostino degli Angeli, nobile pesarese^ ch^e- 
sercitava in Venezia con somma riputazione la medicina. 

Torn5 Tommaso coUa novella sposa a Gubbio a 
terminare Timpiego dal Daca confidatogli, dope di che 
restituissi a Pesaro, e quivi, essendo gik morto Giovanni 
Sforza, e il figlio Costanzo II, accett6 V impegno di trat- 
tare a nome di Galeazzo Sforza, fratello di Giovanni ed 
ultimo rampoUo, bench^ non legiUimo, della Casa Sforza 
di PesarOy col Card. Sigismondo Gonzaga e col March, 
di Mantova suo fratello per far accordare al medesimo 
Galeazzo dal Papa vantaggiose condizioni nella dimis- 
sione di Pesaro. 

Mancato cosl il dominio della Casa Sforza in Pe- 
saro, e richiamata la cittji airimmediato ossequio della 
S. Sede, Tommaso con Camillo Samperolo, per mandato 
del Consiglio di Credenza, e Generale, prest5 nel 1512 
giuramento di fedelU alia S. Sede in mano del Vescovo 
di Monopoliy Governatore apposla spedito qua da Giu- 
lio II. Ma ben presto finl il Governatore pontificio, per- 
chd nel marzo del 1513 Francesco Maria 1 Duca d'Urbino 
nipote del Papa, investito dallo zio del dominio di Pe- 
saro, no prese tosto possesso. 

Avea questi, come s'^ detto, esperimentato il va- 
lor di Tommaso; onde non sol lo vide con piacere de- 
putato dal Consiglio il dl 6 di febbraio 1514 per restau- 
rare il Monte di Pletli, ma lo deputd egli stesso il dl 



AI LBTTORI 8d 

8 marzo 1515 per ano dei Riformatori dello statato di 
Pesaro ; e vacato nelPagosto del medesimo anno uno dei 
tre posti del supremo sue Consiglio, da cui dipendeva 
il governo di tutto lo Stato, agli 8 di questo mese ne 
provvide Tommaso. Poco per6 pot6 egli godere di qaesta 
illustre carica, poicti6 nel mese di maggio del seguente 
anno 1516 venne, come ^ nolo, discacciato il Duca Fran- 
cesco Maria, onde tornando Tommaso agli uffizi di citta^ 
dino, e, tutto quasi dipendendo dalla sua direzionoi ai 

9 di giugno del detto anno fu eletto dal Consiglio a 
trattare col nuovo Duca Lorenzo de^ Medici. Ma tentando 
poi Francesco Maria con forli truppe di ricuperare il 
suo State, tutto era in isconvolgimento ; quindi il Con- 
siglio nelle angustie in cui metteva una guerra^ che si 
areva, pu6 dirsi, alle porle della citt2iy ai 23 di gennaio 
del 1517 penso di elegger sei, e tra questi Tommaso, 
a proTvedere per qualunque cosa con tutta quelPauto* 
ritii che ha tutto il magnifico Consiglio insieme. 

Ma tante mutazioni di State, tanti timori, tanti pe<- 
ricoli avendo disgustato Tommaso, divis6 di riparare a 
Veoezia come a porto di tranquillity, specie avendo colli 
congianti ed amici potenti, e nel detto anno se ne parti. 
Quivi ai 4 di marzo del 1520 gli nacque il prime fi- 
glinol maschio, e ai 24 di novembre del 1525 una fem- 
mina, la quale ai 2 di dicembre gli venne battezzata di 
propria mano dallo stesso Patriarca di Venezia Girolamo 
Quorino; tanta era la riputazione che coUa sua condotta 
e col suo sapere s^era il Diplovatazio guadagnata. 

Troppo doleva per6 ai Pesaresi la lontananza di 
nn tal cittadino. Quindi quietate le cose e ritornato dopo 
la morte di Leone X pacificamente in possesso del suo 
Stato il Buca Francesco Maria 1^ non lasciarono essi di 
•oilecitarlo al rilorno, ed egli lo promise; ma la per* 
suasione del suocero e deir Egnazio, e forse anche Tim- 
pegno preso dell^edizione di Bartolo, grimpedirono di 



^ At LBTTORt 

attener la promessa. Onde rest5 tuttavia in Venezia av- 
vocando al foro Ecclesiastico, il qaale ufficio lasciar non 
Tolle, quantunque da^ signori Riformatori gli fosse offerta 
Cattedra in Padova; nh torn5 a Pesaro che verso il fine 
del 1532. Ivi nel 1535 accas6 il suo figliuolo Alessandro 
con Gerolama di Francesco Ondedei, e nello stesso tempo 
maritd Marina, sua seconda figliuola, ad Ondedeo Onde- 
Aeij fratello di essa Girolama, avendo gi^ maritata pri- 
ma Francesca saa' primogenita, a Bernardino Ondedei, 
fdemiglia illustre, ricca ed antichissima, estintasi son po- 
chi anni nel conte Vincenzo. 

Nel primo trimestre del 1538 esercitd egli la carica 

..di Oonfalonierc, e nel Gonsiglio dei 19 gennaio avendo 

. proposto che si riformassero quegli Statuti che di rifor- 

ma abbisognavano, fu egli incaricato di tale splendida 

deputazione in compagnia di Luca degli Abati e di Gian- 

giacomo Valenti. 

Nel medesimo anno a* 20 di aprile fece egli il sao 

.testamento, al qual atto non soprawisse che tre anni, 

amato da tutti e stimato ; e manc6 di vita a^ 29 di mag- 

gio del 1541 in eik d'anni 73 e giorni 4. Fu sepolto 

in S. Agostino, avanti la Cappella di S. Niccola^ con 
^qnQSta iscrizione: 

D. 0. M. 

THOMiE. DIPLOVATATIO. 

PHILOSOPH. THEOLOa. I. V. 

DOCTORI. MAGISTRATIB. LEGATIONIB. 

CLARO. 

REIP. VENETiE, PISAUREN. DNIS. 

SFORTIIS. AC. RUVSRBIS 

DILECTO 

PP, PP, 



AI LBTTORI 85 

E memoria pur di Ini si fa in nn^ altra iscrizione 
che vedesi nel muro della medesima cappella 

D. 0. M. 

TALERIO BX DIPLOVATATIA BISANTII OLIM 

AlfG. FAMILIA 

ANIMI ST CORPORIS DOTIBUS 

EXIMIO 

IN PERSOLVBNDIS OPPICIIS 

SERENISS. PRINCIPI * 

PATRI^ BT CONIUNCTIS 

STUDIOSISSIMO 

AETATIS ANNO LIIII. XIX. GAL. IAN MDC. 

RELIGIOSE DEFUNCTO 

LUCIA PIGNA UX. ALEXANDER ET lOANNBS FF. 

MOESTISS. PP. 
AC ILLIUS BT THOlf^ DIPLOYATATII BJUSDElf A^I 

I. C. CELBBERRIMI 
ALEXANDRIQ. ET JUNIPERiC PARENTUM 08SA 

NOVO MONUMBNTO 

c. c. 

he opere sue principali sono le seguenti: 
\^ De prestantia doctarum in xii libri, il nono de* 
qaali tratta De darts Jurisconsultis. Di quest* opera non 
h rimasto che copia del nono libro, il qual si conserva 
nell' Olivenana di Pesaro. Delle vile de* chiari giurecon*^ 
said molte sono state pubblicate fin dai tempi delVAu- 
tore, molt ) in appresso, ma tutte da nessuno ancora, ben-- 
chft rOlivieri ne desse copia e facoltit di stamparle al 
Bologoese Giovanni Fantucci. 

U E iitione di tutte le opere di Bartoloj con sue 
postille, f: tta a Venezia nel 1521 e dedicata a Qiacomo 
Pesaro Vc scovo di Pafo e oriundo pesarese, come suona 
It 8U0 cognome. 



80 AI LfiTTORI 

3^ Cammentaria in Lecluram Alexandri Tartagnae 
super Cod. et Digest Lugduni 1553. 

4l^ Tractatus de Testibus. Coloni 1556. 

5® Dei Vicarj temporcUi delta S. Sede e deirimn 
pero. 

6® Delia hbertd e privilegi de^ Veneziani. 

7® Chronican Pisauri. 

Questo codice che h quello cbe pubblicbiamo, h 
posseduto da Oiuliano Vanzolini, il quale lo compr5 dai 
Marches! Baldassini insieme con tutta la loro libreria, 
nella quale era passato colla ereditli dei Gozze. Marcan- 
tonio de Gozze, neirinterno del primo cartone appose 
quest^avvertenza : « Hunc-librum Cronicarum Pisanri esse 
conscriptum manu pp. D"** Tfaomae Diplovatatii Constan- 
tinopolitani ex comparatione literarum dicimus, et pro 
veritate indubitabill credimus et atestarum. 

M.« de G. 

Scripsit buDC librum circa annum D. 1500. » 

L^OIivieri perd nella vita del Diplovatazio diroostra 
cbe questa Cronaca fu scritta poco prima del 1508, per- 
cbi neU'elenco de* Vescovi di Pesaro in essa riportato, 
dopo il Rncellai, morto nel 1504, si nomina VE^iscoptis 
praesenSf il quale essendo Francesco Ricciardi, che morl 
nel 1508, la morte di lui viene a mostrarsi Tanno prima 
di cui ^crisse il Diplovatazio quest^opera. 

Esso codice ^ alto c. 29, largo 22. Consta di carte 
103 delle quali 15 son bianche parte framezzo e parte 
in fine, le altre scritte, ma non sempre interamente, la- 
sciando TAutore o intere facciate bianche o dc lie lacune 
qu& e 1^ per le aggiunte che gli fossero occorso. E state 
poi rilegato in pergamena e raffilato come ap])arc dalla 
c. 9 verso dove la postilla marginale e slato in parte 



AI LBTTORI 97 

tagliata via. La rilegatura per6 6 assai scinpata, e il 
libro ha molto sofferto dalPacqua. ed h specialmeute 
macchiato nella parte superiore. La marca della carta 6 
im^aqtiila ad ale spiegate; il sesto in foglio. 

Comincia coiranno avanti Cristo 3090 e finisce 
coiranno dopo Cristo 1357. E in latino da principio: 
parte in latino e parte in ilaliano in fine; scritta tutta 
d^ona mano, tranne poche giunte in margine, che piii 
che d^altra penna sono d'altro inchiostro. In solo un Itiogo 
pare che il carattere sia tutt^jaltro, e a suo tempo Tav- 
yiseremo; come pure in fine in due carte sono registrate 
alcune memorie delle quali Tuna dei 2 dicembre 1582, 
Taltra dei 15 luglio 1584, le quali che non siano del 
Diplovatazio lo dice il millcsimo stesso. 

Del resto muove questa Cronaca impacciata fino al 
257 dopo Cristo. Da indi corre pitl spedita e non vi sono 
che raie giunte in margine. E per6 un abbozzo di cro- 
naca piii che una cronaca, e spesso ci sono periodi non 
finiti che con un ecc. ecc. La lingua poi h spesso sgram- 
maticata orribilmente, tanto ch' io ho dubitato molte volte 
ehe, specialmente da principio, non fosse che copia di 
qnalche cronica piii antica^ p. e. quella del Gabuzio, ora 
perdata. Insoroma h scritta^ come dice il, Fabricio Bibl. 
Oraec. Tom. xn p. 355 deir altr' Opera sua De Chris 
Jnriscon^ spinosius paullo atque incultius. Ed h poi non 
Qoa vera cronaca di Pesaro« ma un po^ di tutto, come 
accade di tutti i nostri vecchi cronisti, i quali sono di- 
tcreti se cominciano da dopo il diluvio, anzichi dalla 
ereaaione mosaica adirittura. Contiene perci5 notizie an- 
che delle vicine citt^ e Signorie e sopra tutti de* MaliH 
testi, i piii potenti a que* tempi. 

Contiene parecchi errori e di date e di faiti e di 
nomi, e noi avevamo incominciato a corrcggerla; ma vi- 
6to che la correzione veniva piik lunga della Cronica^ e 






88 AX LBTTORI 

che quesla fatica non riusciva ad alcun pro degli eru« 

diti, smettemmo. Solo a piS di pagina porremo qualche 

rara nota per le cose pitl importanti. 

I/Olivieri che prime la fece conoscere, ne parla 

con molta enfasi — « Due cose, dice^ in leggendola, 
ho io osservate. La prima, V immensa lettura di Tom- 
maso, e le immense fatiche fatte per compilarla^ veg* 
gendosi che non solamente con somma accuratezza 
spogliati avea tutti gli antichi scnttori e tutte le cro- 
niche delle citta confinanti che forse correvano allora 
manoscritte, ma ancora che visitati avea diligentemente 
tutti gli Archivi dilPesaro, ed usate tutte quelle at- 
tenzioni che usar potrebbe uno scrittore addottrinato 
dalle riflessioni del nostro secolo. Ed oh avesse pur 
egli fatto uso ancora delle antiche Iscrizioni, che non 
piagneremmo oggi inutilmente la perdita di quelle che 
a* suoi dl erano in vista. La seconda, la somma pe- 
netrazione sua anche in materia di antichit^ lo mi 
lusingava di avere, quando trattai della fondazione 
di Pesaro, sulle tracce lasciateci dalFimmortal Maffei, 
scoperto il prime ed assegnata giustamente la nostra 
origine ai Siculi del Pelopponeso. Restai ben mara- 
vigliato quando vidi che prima di me cosl pensato 
avea anche Tommaso. Se quando scrissi quella diser- 
tazione avessi veduta la Cronica del Diplovatazio^ gli 
avrei resa la dovuta giustizia e mi sarei fatto scudo 
deirautoritit di un tanto uomo. » 

A noi queste lodi paiono esagerate; ma avendole 
messe TOlivieri le abbiamo messe anche noi. Del resto 
abbiamo espunto dalla Cronica tutte quelle aggiunte nei 
margini che non avevano che far nulla coll^argomento 
e che erano d'una erudizione fuor di luogo, come tutto 
quel tratto dove parlando del nostro fiume Isauvo chia- 



AI LBTTORI 89 

mate cosl da Lucano per licenza prosodiaca^ anzichd 
Puauro, corned il suo vero nome, fesce fuori colVIsatiria 
regione deirAsia minora^ e ti discorre di essa con una 
langhezza soverchia anche se Tlsauria avesse qaalche 
relasione col nostro Isauro. Abbiamo poi mantenuto 8em- 
pre la grafia dell^Autore, scogliendone solamentei nessi 
6 n^abbiamo ricopiati fedelmente ancbe gli errori, facendo 
soltanto qaalche nota ai pitl madornali. 

La storia ilaliana guadagner^ poco da questa pub* 
blicazione; ma per noi che abbiamo intenzione di pub- 
blicare in quesrArehivio altri lavori sulla sloria pesarese 
conyeniva cominciarei come dal piil antico, da questo. 



CHRONICON PISAURI 



Pisaurum Urbem, de qua scripturi sumus, aliqui 
dicunt earn esse Id Picenam, cum quibus et Blondus fo- 
roliviensis, lib.^ 5,^ Italie illustrate, aliqui in agrum gal- 
licum, cum quibus est T. Livius patavinus, lib 9.^ 4^ de- 
cadis, et Sozobonus (1) pistoriensis faistoriographus, lib. 
p.® in principio. 

Nos autem sequendo Plinium lib.® 3.® naiuralis 
historie, Cap. 13/ (2) dicimus, earn in Umbria et gallico 
agro esse. 

Et in sinu adrialico Umbriam incipimus a flumine 
Esis et sequitur Senegallia, Metaurus fluvius, colonia (3) 
Fanum Fortune, Pisaurum cum amne, usque ad fluvium 
Crustumium, nunc Concam dictum. Intus Hispellum, Tu- 
derlum et alias civitates esse. 

Pomponius Mella cosmographus de situ orbis, de 
Italia dicit: A Pado ad Anconam transitnr Ravenna, Ari- 
minum, Pisaurum, fanestris colonia, flumen Metaurus, 
atque.Esis, et ilia in angusto illorum duorum promon- 
toriorum ex diverso coeuntium inflexi cubiti (4) imagine 
scdcns, et ideo a Grais dicta Ancona. 

Antonius Partenius veronensis super commentariis 
8uis super poeta CatuUo, in epigrammate 

Nemone in tanto potuit populo esse, Inventi\ etc. 

moHbunda a sede PisauH etc. 

ubi sic inquit: « Pisaurum Umbrie opidum est Romanorum 

(1) Yeramente Soutmene. 
(S) NeUa mod. ediz. c. XII. 

(3) L'edii. mod. eoUmiaet rifereDdolo Unto a Fano che a Pesaro. 

(4) (Milt nasca nel teste. 



CHRONICOK PISAURI 91 

colonia, non a pensato auro dictum, sed ab Isaaro amne 
▼icino, Qt Plinius judicat. 

Pisauri menia attingit Isaurus amnis, Folia nunc 
dictos ex Apenino ad Cotulum arcem ortum habens, et 
portam apertnm facit, de quo meminit Lucanus. 
. . . • jungitur Idaspis Isauro (1). 

Anno ante Xpi adventum 390 — Anno mundi 4809, 
Urbem Pisauri antiquissimam fuisse credimus, ipsamque 
aliqui Siculos et Liburnos tenuisse existimant, alii Um- 
broram gentem antiquissimam Italie [habitasse, et earn 
intra trecentum eorum oppida a Thuscis debellata fuisse. 
Alii earn conditam fuisse dicunt anno mundi 4809 et 
ante Xpi adventum 390 a M. Furio Camillo, cum qui- 
bas et Servius lib. 6.** super Virgilium, cuius verba sunt 
hec: Breno duce, Galli, apud Aliam fluvium legionibus 
delettis everterunt Romam absque Capitolio, pro quo in- 
mensam pecuniam acceperunt. Tunc Camillus absens 
dictator est factus, cum diu apud Ardeam esset in exilio 
propter venientanam (2) predam non equo jure divisam, 
et Gallos jam abeuntes prosequtus est,' quibus interem- 
ptis aorum omnem recepit et signa. Quod (3) illic ap- 
pendisset, civitati noroen dedit; nam Pisaurum dicitur, 
qnod illic aurum pensatum est. Sed vere Pisaurum, quod 
penes Isaurum est, nomen habet. Alii tamen dicnnt Pi- 
sauram quod in edificatione civitatis pes quidam aiiri 
inventus fult (4). 

(1) n Terto di Lncano lib. 3. 406 saona cosl: Cruatumiuque rapax et junehu 
SArn htnro; e ridxspe, fiome deU* India non ci ha qui a far nulla. 

(t) Legfi vejenUmmn. 

(S) MtBca il aim. 

(4) G. B. Passeri con niglior criterio deriva il nome di Pitaurwn da pUca 
frecameste paiude e da oroB^ monte, quasi la palude tra* m^nti per troTarsi 
P«aaro drcondaU dagli ultiml contrafforti.degli Appeninl da ambedue \t parti, cbia- 
Ball aonli Arriiio dalla parte di Fano e Monte Accio, oggi S. Bartolo, dalTal- 
tra parte. II Pmmrus poi, oggi Foglia, impaludava anticamente, e il mare Innol- 
traadofi pHi d» era dentro terra rendeva raria dellii cittk maUana. 



92 CHROKICON PISAURI 

Anno ante Xpi adventum 187 — Anno mtm^^'5012 
Anno ante Xpi adventum 187. et anno ab Urbe condita 
563 creati consnles fuerunt M. Emilias Lepidus et C. 
Flaminius Rome, in quo consulatu straverunt viam ab 
Arimino per Pisaurum, per Umbriam et Tusciam Romam 
usque, que Flaminia dicia fuit. Et licet Blondus lib. 3/ 
de Roma instaurata dicat incertum esse unde habuerit 
cognomen via Flaminia, verum non eadem ratione et 
Regie Italie, nunc Romandiola, a Foro Cornelii, nunc 
Imola, ad Pisaurum^ et via omnis ab ipso Foro Cornelii 
usque in Urbem Romam Flaminium habuerit cognomen 
incertum est. Tamen ut percipitur ex Cornu Gopia (1): 
Flamineus vero Circus et Flaminea via non a Flamine, 
sed a Flaminio consule dicta sunt, qui ab Annibale in- 
terfettus est ad lacum Transimenum (2). Strabo vero et 
melius quam alii lib. 5."* de situ orbis sic scribit: Hie ille 
Scaurus est qui per Pisas et Lunam usque Sabbatios 
viam stravit Emiliam, et hinc per Darthonem. Alia vero 
Emilia est, que per Flaminiam excipit. Eodem enim in 
consulatu M. Lepidus, et C. Flaminius college fuerunt. 
Victores autem Ligurum stravere. Hie quidem Flaminiam 
e Roma per Thusciam et Umbriam usque Ariminum etc. 
T. Livius lib. 9^ 4 decadis in principio. M. Emilius al- 
ter consul agnos Ligurum vicosque qui in campis and 
valibus erant: ipsis monies duos Balistam Suismontium- 
que tenentibus deusit depopulatusque est. Deinde eos qui 
in montibus erant, adortus, prime levibus preliis fatigant, 
postremo cohactos in aciem descendere justo prelio devi- 
cit, in quo et edem Diane vovit. Subactis cis Appeninum 
omnibus, tum trasmontanos adortus (in hiis et Frisins^tes 
Ligunes erant) quos non adierat C. Flaminius, omnes 

(1) Intende deU*opera di NiccoI& Penalti intitolata Comvcopiae sive Unguae 
latinge CommentarU stampati la prima volta in Venesia da] Paganioo nel 1489. 

(2) teggi TnuUnenum. 



CHRONICOK PtSAtRt 9^ 

OBmilius subjecit armaque ademit, et de montibus in 
campos multitudinem deduxit. Pacatis Liguribus in a- 
gram gallicum exercitum duxit, viamque ab Placentia, 
ut Flaminee commiteret Ariminum perduxit (1). 

Hoc anno fertur per Flaminiam consulem strata 
vie Flaminia; pontem magna impensa et magnis lapi- 
dibuSy non prout nunc est, Isauro dedisse, 

Anno ante Xpi adventum 184 — Anno mundi 5015. 
Anno ante Xpi adventum 184) et ab Urbe condita 566 
Colonia in Pisaurum deducta fuit teste T, Livio Pata- 
vino Lib. 9^ 4® decadis. Colonie due Poteniia in Pice- 
nam, et Pisaurum in gallicum agrum deducte sunt. Pena 
jugera in singulos data; diviserunt agros, coloniasque 
deduxerunt iidem tresviri, Quintus Fabius Labeo et M. 
et Quintus Fulvii Flaccus, et Nobilior. 

Hoc anno Accius tragediarum scriptor inter colo- 
D08 ex Urbe Pisaurum fuit deductus, teste Eusebio de 
temporibus, qui postea Rome multum claruit. 

Anno ante Xpi adventum 183 — Anno munefi 5015. 
Consules huius hanni nee domi, nee militie memorabile 
quicquam egerunt. Erant consules P. Claudius Pulcher 
et L. Licinius Pontius. Anno ante Xpi adventum 183. 
Mutina et Parma colonie Romanorum civium sunt de- 
ducte. Bina milia hominum in agrum qui proximo Bojo- 
rum, ante Tuscorum fuerat: octona jugera Parme, quina 
Matiae acceperunt. Deduxerunt triumviri M. CBmilias 
Lepidns, T. Ebutius Cams, L. Quintius Crispinus. 

Hoc anno P. Scipionem Africanum Philopemenem 
et Anibalem, maximos imperatores mortuos aliqui scribunt 

Anno ante Xpi adventum 137 — Anno domini 5062. 
Anno ante Xpi adventum 137 et ab Urbe condita 613, 



(1) Una folta per sempre aYvisiamo il leUore cbe dUmo qo«BU CiudIca co« 
fU trroH cbe ha unto Id ii, quanto nelle dtailoni, e cbe boo easendo qoeiU 
•para da andara per le mani degil acolari, non correggiamo in eaaa cbe gU stra« 
fdoloni pib grossi. CU emdiU non banno biaogno di noi. 



94 CHRONIGON PISAURI 

Accias tragediarum scriptor, Rome darus habetur, ut 
Easebius de temporibus testatur. Hie Accius natus fa- 
it, Mancino et Serano consulibus, parentibus libertinis, 
et seni jam Pacunio Brundusino tragediarum scriptori 
Tarenti sua scripta recitavil. A quo et fundus accianus 
jaxta Pisaurum dictus, quia illuc ex Urbe inter colog- 
nes fuerat deductus. Credimusque fuisse ubi nunc corupte 
dicitur fundus montis Atti. Ibi ecclesia Sancti Bartboli 
fratrum congregationis beati Petri de Pisis est constructa 
a qua nunc fundus Sancti Bartboli dicitur. 

Anno ante Xpi adventum 120 — Anno mundi 5(n9. 
Fuit et alter Quintus Marcius Accius Repens magister 
vici, cuius figura et littere sunt in pariete illarum de 
Pardis in contrata Episcopatus, et sunt infrascripte (W 

Anno ante Xpi adventum 120 e ab Urbe condita 
620 civitas Pisauri multum fuit illustrata, quod etiam 
patet in quadam tabula marmorea magna reperta, tem- 
pore domini Constantii Sfortie in fundamentis castelli 
sui« (2) et nunc est in Dome Petri Georgii de Almericis 
de Pisauro, et est infrascipta. 

Epithoma Petronii Antigenidis in quadam tabula 
marmorea reperta in fundamentis Castelli Constantii nunc 
in dome Petrii Georgii De Almericis. 

Isiis temporibus aqueductus magna impensa facti sunt 
per quos aqua ox fontibus nunc Nubilarie et Candelarie 
a miliario 4% item ex fonte Montis Granarii miliario uno 
in urbem Pisauri et in plateara nunc dictam plateam 
quarti (3) perduta fuit, ubi fons maximus constructus. 



(1) Non 8*e inai curato di copUrle le iscrizioni. Rimandiano il lettore ai 
Marmorea pisaurtMia deir Olivieri. 

(3) Si ebiamd in faUi Rocea Costanza, Oggi h Gonvertita In career! pnbbliehe! 

(3) Piatia del quarto li disse nel medio evo dal quarto laio di eaaa, Ofe 
oggi h una voUa delta h volla del quarto. Questa piana poi oggi chiamasi nmg^ 
giort. 



CHRONICON PISAURI 95 

Anno ante Xpt adventum 50 ^ Annb mtineb* 5149. 
Civitas Pisaori a die Colonie semper ia obendeatia Ro- 
manoram fait Anno tamen ante Xpi adrentum 50 et 
auM) ab Urbe condita 760 Gayus Julius Cesar^ caplo 
Arimino, jamque lallissimis belli porlis terra marique 
pattefactis, confusis Proviacie terminis, patrie legibas 
perturbatis, Picenum, Umbriam occupavit et sic Pisau* 
ram. Caesar in suis Commentariis lib."" p/ de bello civiii 
in 2/ cap.* in fine: Ipse Arimini cum duabus legionibus 
sabsisUti delettum habere coiistituit. Pisaurum, Fanum, 
Anconam singulis cohortibus occupat. 

Idem inferius facit mentionem de Pisauro, M. T. C. 
lib. nit.* suarum epislolarum^ in epistola que incipt: Quo 
m dkcrimine^ quam dirigit Tjroni suo: 

Itaque cum Caesar amentiaoi quadam reaperetur, 
et oblitas nominis atque bonorum suorum, Ariminum, 
Piaaurum, Anconam, Aretium occupasset. 

Anno ante Xpi adventum 25 — Anno mundt 5173. 
Istit tomporibus floruit T. Accius pisaurensis orator su- 
premus et juris civilis doctissimus Rome. De isto M. T* 
C. de Claris oratoribus 12/ carta sic inquit: T Accium 
pisanrensem cuius accusationi respondi pro A. Cluentio 
qui et acurate dicebat et satis copiose. Erat quoque pre- 
tarea doctus Hermagore preceptis, quibus et si ornamenta 
Don satis optima dicendi, tamen, ut haste velitibus amen- 
taie, sic apte quedam et parata singulis causarum gene-* 
ribos argumenta traduntur. Studio autem neminem nee 
iadustria majorem congnovi. Exstant orationes pro Au-* 
lo Cluentio contra Tiltum Accium in orationibun M. T. 
C. Istid temporibus floruit Rome Cn. Pisarensis, mer- 
eator dives, de quo sic scribit C. Plinius naturalis hi- 
storie lib. 7.* cap.* 39/ Precium hominis in servitio ge- 
Dili maximum ad hunc diem, quod equidem compererim, 
fttit gramaticae artis Daphindis, Cn. pisaurense vendentei 



96 tHRONldON PISAtmt 

et M. Scauro principe civitatis iii m d cc sesterties licente. 

Anno ante Xpi adventum 45 — Anno mundi 5154. 
Anno ante Xpi adventum 45, et ab Urbe condita 705 
malo ac peximo aere fuit infecta adeo quod cives pisaa- 
renses multi recesserunt, et quod non erat salutifera sic 
scribit, qui illis temporibus floruit, Catullus poeta Ve- 
ronensis in suis carminibus amatoriis: 
moribunda sede Ptsauri 

Hospes tnaurata palidior statua. 

Anno ante Xpi adventum 40 — Anno mundi 5159. 
Anno ante Xpi adventum 40 et ab Urbe condita 710 
in Pisaurum nova colonia deducta fuit per M. Antho- 
nium de qua sic scribit Plutarcbus grecus philosophus 
atque stoicus eloquentissimus, et Trayani imperatoris ma- 
gister in victa M. Antonii circa medium: Pisaurum ur- 
bem non longe ab Hadria, in qua M. Antonius colonas 
deduxit etc. 

Axmo ante Xpi adventum 31 — Anno mundi 5168. 
Anno ante Xpi adventum 31 et ab Urbe condita 719 
civitas Pisauri hiatu terre absorta ferit, ut atthestatar 
idem Plutarcus grecus in victa M. Anthonii circa me- 
dium: Pisaurum non longe ab Hadria in qua M. An- 
tonius colones deduxit, hiactu terre absortum fuisse fer- 
tur. Credimus partem civitatis fuisse absortam ubi nunc 
dicitur le padule (1) in burgo, et non totam civitatem. 

Hac anno mortuus fuit Alexandrie M. Antonius 
predictus^ qui deduxit coloniam in Pisaurum. 

Anno ante Xpi adventum 183 — Anno mundi 5381. 
Anno ante Xpi (sic) 183 et tempore Commodi Antonini 
imperatoris Fronto consul cum essel Pisauri, M. AnfidiuEu 
Frontonem filium admisit. Iste M. Ausidius fuit pro- 
nepos Comelii Frontonis oratoris supremi et consul! et 

(1) Oggi corrolUffleDte Piaxia pedeUa. Oh! lafortuna delle parole lui p^duim 
miiUto in p§ieUa. 



CHRONICON PISAURI 97 

magtstri imperaloris Anlonini et Vitelli filii ac etiam 
magister M. Antonini Veri imperaloris, ut reffert Julius 
Capitolinus in victa Veri imperatoris ad Dioclitiannm, 
obi dicit quod Verus imperator audivit CorneliuBi Fron- 
lonem oratorem. Quo tempore floruit Cornelius Priscia- 
ntts de quo per Marcianum in 1. proximo § de hiis qui 
in texiamento. Fuii etiam nepos Anfidii Victorini pre- 
fecti Urbis et bis consulis, quern M. Antonius imperator 
ex condiscipulis multum amavit, ut reffert Julius Capi- 
tolinus in victa M. Antonii ad Dioclitianum, qui fuit ju- 
risconsuitus supremus, ut habetur per Pan. in 1. Aufi- 
dius If. de privilege creditor. De istis etiam Papirius 
Fronto qui in jure civiii preclarum opus responsorum 
composuit^ de quo per Calistratum in 1. liberorum ft. de 
Verbo. signi. Cui M. Aufidio filio dulcissimo Fronto con- 
sul pater dedit sepulcrum Pisauri, et est in Abatia San- 
cloram Decentii et Germani, extra portam pbanestrem 
in quodam tumulo marmoreo posito pro altare in con- 
fessione dicte Ecclesie, videlicet in capella inferiori ubi 
sant infrascriptc littere et infra designate figure. 

In victa Saucti Sevcri cpiscopi ravenatis qui sanctus 
Sovorus fuit xiii episcopus ravenas a Sancto Apolinare, 
legitur quod iste Sanctus Severus Sanctum Herachlea- 
nom pisauriensem episcopum enutrivit et ad pontifica- 
tam ipsius urbis promovit. 

Evaristus Papa. 

Anno ante Xpi adtentum 247 — Anno mundi 5446. 
Hoc anno Florentius episcopus pisauriensis etc. Anno 
Xpi 247. 8" calcndas octobris Pontificatus Pape Cornelii 
2.* anno 3.* tempore Decii, 28 imperatoris. Romanorum 
et 7/ persecutionis Christianorum fuit corpus Saucti mar- 
tins Terentii reconditum in catacumba inferiori Episco- 
|>alus (1) Pisauri quam ecclesiam consecravit Deo et 

(1) n VescovAto AlUra, e la Cattedrale, 5tavt dovo poi r Abbaila ora diiesa 
4» &. Deceazo, e il pubblico Cimitero. 

Ardup. Slor. March. K /. 7 



98 CHRONICON PISAURl 

Sanctis, et dedicavit Beato Terentio R™"* dns florentius 
episcopus pisaurensis. Hie Decius e Panonia inferiore, 
civitate Undalia naius, cum ab exercilu fuisset cum filio 
suo Cesar declaratus, interfectis duobus Philippis, patre | 

scilicet et tilio, viris christianissimis, dominis suis, sta- 
tim in eorum odium septimam in Christianos post Ne* 
rouem movit perseq^unlionem, qua quidem diversis ia 
locis multi pro Mei constantia paxi fuere, inter quos 
Terentius pannonius^ nobilis miles, coronam oiartirii de- 
siderans, non potuil obtiuere. Angolus enim Domini apa- 
ruit et precepit sibi ut iler suum ariperet versus Pisau- 
rum, civitatem picenam, quod factum est per sanctum 
hominem, el ingressus coutinia civitatis« in rivo nomine 
malaj qui nunc est subctus Castrum Montis Abatis ver- 
sus Pisaurum, a latronibus full interfectus, et ibi mar- 
tirii coronam suscepii. Corpus vero s>uum prolectum fuit 
in dicto rivo. £l cum hoc ad notitiam Episcopi et po- 
puli pisaurensis devenisset, per visionem angelicam fac- 
tam domine Teodosie nobilis (sic) matrone pisaurensis, 
episcopus cum toto clero reposuit corpus sanctissimum 
in domu ipsius nobilis mulieris, quam consecravit Bea- 
to Terentio sub nomine Sancte Marie (Ilinc Episcopi 
dicebantur — Henricus Sancte Marie episcopus et pre-- 
ceptor pisaurensis — Jy per quern Dominus noster multa 
miracula ostendit. Mortuus est ergo sub Decio im- 
peratore, et Cornelio summo pontifice; et licet Euse- 
bius et alii^scriptores dicant uno tantum auno et tribus 
regnasse Decium predictum (quod si esset verum, non 
regnasset tempore Cornelii >ummi Pontificis); tamen ali- 
qui tribus anni imperasse scribuut, et secundum marli* 
rologium sexdecim annis regnasse videtur, alioquin non 
videretur stare posse quod tot Summi Pontilices, vide- 
licet Fabianus Cornelius, Lucius, Stefanus et Sistus le- 
gantur passi sub Decio.^lnde quidam volunt exhiis sex- 



CHRONIGON PISAURl 99 

decim annis el duobus aaQis(l) Galerii restaurarunt dam- 
num illorum decern et octo annorum qnod in cronicis 
Eosebii et Bede desunt ab anno s. 15 imperii Tiberii 
Cesari^ usque ad id tempus. Sed inter hec puto quod 
Decius hie, unius tempore sanctus martir Terentius mor- 
tuus fuit, tribus annis iroperavit sub quo paxus est Fa- 
bianus et Cornelius summi Pontifices. Et sic Cornelius 
fuit tempore Decii. Fuit alius junior Decius Cesar qui- 
dem sed non Imperator, sub quo paxi fuerunt multi 
sancti, inter quos Lucius, Stefanus et Sistus summi pon- 
tifices, et Laurentius diaconus, et Ipolitus cum omni 
domo sua. 



(ConHnuaJ 



CI) Efftetaaeate det dinl mmtihUi 



MEMORIE DELL'ASSEDIO DI ANCONA DE 1799 



B OEGLI A??BHIIIEMTI CIE LO lAHMO PRECEDUTO 



Optra di 



CAMILLO ALBERTINI 



Oli PER U PUMA VOLTA FDBNJBATA CON PSOEMIO I IWfl 



te 



OESARES ROSA 



PROEMIO 



Se degli avvenimenti piil importanti di ciascuna cittA 
si avessero in ogni eth narrazioni fatte con scrupolosa 
esaltczza da alcuno dei rontemporanei, le nosire storie 
cittadino sarcbbero di gran lunga pifl corapiute di quello 
che siano, e piii lodevoli per ci6 che spetta alia veritii 
della narrazione. Egli b vero che, in mancanza di nar- 
rator! dello cose accadule al loro tempo, gli storici pos- 
sono con lo diligenti ricerche tra vecchie e corrose carte 
degli archivi ed interrogando i monumenti che restano, 
tessere la storia d' un' epoca, ma non sempre tutti i ne- 
cessari documenti si rilrovano per le varie vicende a 
cni gli uoinini e le cose vanno soggolti; e poi non sem- 
pre da' documenti si possono cos\ fedelmente come dal 
racconto d' un contemporaneo ritrarre la vita, i costumi 
le idee di un popolo in un date secolo. 

fi vero altresl che i contemporanei possono, dalle 
passion! politiche nella loro epoca prcdominanti, essere 
tratti a giudicare delle umanc azioni in un modo non 
sempre spissionato ; ma se lo storico sia uomo leale, 
sotto qualunque bandiera politica egli railiti, non sari 
timido araico del vero, o non tacor*^ cosa alcuna che 
valga d'uua data viccnda a dare una porfetta cogni- 
zione; se egli poi non la approzzori\ come si deve pos- 
sono giudi<!are i Icttori dello oiii a lui successive, i quali 
nei propri giudizi sullc ro^e passatc non sono mossi da- 
pli stessi iiitoressi di p.nrtlu) che auimavano lo scrittore. 

E ppr qu'^sto cho io sono di awiso cho quando si 
trovano roemorie storichc intorno a iatti a cui i loro au- 



104 PROBMIO 

tori ebbero parte o furon presenti si, debbano avere per 
preziosissime e cnrarne^ per quanto 6 possibile, la con- 
servazione moltiplicandone colla stampa il numero degli 
esemplari, di maniera che ancor quando, per malignitli 
d^uomini e di tempi» si avessero a perdere i mauoscritti 
che ne sono rimasi, pure sia dato almeno conservarne, 
a beneficio degli studii ed esempio degli avvenire, al- 
cuni degli esemplari a stampa. 

Ed appunto, guidaio da questi pensieri, rovistando 
nel nostro archivio municipale, ho creduto di dovere tra 
le molte cose importantissime che vi hanno, scegliere 
per ora di pubblicare le memorie che, deirassedio soste- 
nuto dai Francesi in Ancona nel 1799, dettava Camillo 
Albertini, che vi si trovo e v' ebbe parte non piccola; 
quel Camillo Albertini, che fu il piu paziente e diligente 
raccoglitore delle memorie di questa principale citta 
delle Marche, memorie che ordino in moiti e grossi vo- 
lumi, tuttora, per roassima vergogna nostra, inediti, ma 
i qaali pur meriterebbero di venire alia luce per van- 
taggio di chi voglia compilare una completa storia an- 
conitana. 

L' Albertini nacque in Ancona il 17 di Gennaio del 
1741 e mor\ nel Maggio del 1824 dopo una vita labo- 
riosissima e degna d'essere portata ad esempio dei po- 
steri per la illibatezza dei costumi, per la modestia e 
per Tattiviti dispiegala in opere utili. Non 6 mio ufficio 
di qui narrarne la vita, e del resto colore i quali desi- 
derassero maggiori notizie possono leggere il rieordo 
biografico dettatone pochi anni sono dal Ciavarini (1); 
solo io dir6, come erudite nei suoi primi auni se- 
condo che alia sua civil condizione era conveniente, 
divenuto adullo fu dapprima eletto sostituto nella segre- 

(1) v. CiATARiMi: Camillo Albertini Anconiiatio. 



PROEMIO 105 

teria, e in seguito venne chiamalo airuflicio di archi- 
vista municipalc, ufficio che tenne sino alia morte quan« 
tunqae dalla .patria magistratura in benemerenza dei 
servigi prestali fosse stato alcuni anni ionanzi giubilato 
coirinlero stipeudio. 

Neirincarico che ebbe dimostr6 il pid gran zelo, o 
sin da principio si diedc, ad onta di molti ostacoli in- 
contrati, ad esaminare con diligenza, e qualche tempo 
appresso a riordinare le carte e documenti deirarchivio 
aflidatogli, e fu allora che scoprt qiiali e quanti tesori 
vi fossero nascosti, e concep\ il disegno di dettare le 
storic della sua citlJi nalale dalle origini sino ai tempi 
modern i, disegno che, come ebbe raccolto con cura pa- 
ziente ed amorevole tutti i material! necessari^ mand6 
ad effello, scrivendo quei grossi volumi i qiiali fan te- 
stimonio della instancabilit^ sua, e che lo rendono gran- 
demenle benemerito dellc nostre storie cittadine intorno 
alle quail nessuno sinora ha saputo darci un lavoro piu 
complete ed esaUo del suo. 

Ollreia Storia rf* Ancona V Albertini dett6 altri scritti 
storici, che possono dirsi un complemento di quella, so 
noD che ai suoi lavori per quanto vasti di mole, a mio 
credere, conviensi meglio il nome di Cronache che quello 
di Storie, perchfe, per quanto si riferisce airapprezzamenlo 
dei falti che narra, e per quanto ha riguardo alle cause 
dcUe varie vicende e agli elletti che no derivarono, si 
mostra deficiente dal lato della crilica storica; perft come 
narratore ft esatfo e voridico; delle cose cha narra ri- 
ferisce i documenti ch^ valgono a testimoniarnc la ve- 
rity, e quando questo non pu6 cita le fonti d'onde gli 
vennero le notizie; sicch6 ogli, o por la natura dello in- 
gegno, e per il genere dogli studii a cui aitese, e per 
il niodo col quale vi applico, polrohbo in corto mode 
appellarsi il Miiratori dolla Storia anconittina. Come 



106 PROBMIO 

scriltore non 6 gran fatto castigate ed elegante, per6 in 
generale 6 semplice e chiaro, e quando avesse lasciato 
i gallicismi, e certi square! che senton troppo della ret- 
torica della scuola, difetti del resto che ebbe comuni con 
altri parecchi del suo tempo, avrebbe potuto anche come 
scriltore conseguire non picciola lode. 

Ma se airAlbertini va Ancona debitrice della pift. 
completa delle sue cronache, ella ne ha ricevuto un be- 
nefizio di gran lunga maggiore. 

Sugli ultimi anni del passato secolo, essendosi qui, 
come altrove, cosiituito un governo repubblicano, ven- 
nero emanati ordini per cui si dovesse dar fuoco a tutti 
gli archivi comunali ed apostolici, sotto colore di di- 
struggere persino la memoria del governo clericale; 
I'Albertini a tutto suo rischio e pericolo salv6 dal co- 
mandato incendio tutte le carte deirArchivio aflSdatogli, 
e cos\ a lui debbono ^gli studios! se oggi possono an- 
cora giovarsi di quelle nei lore studii, e alFAlbertini 
per questo si dove lode come scienziato, e come amaute 
della propria citt^. 

Lo scritto, che ora per la prima volta viene alia luce, 
6 interessantissimo perchS, secondo il consueto, I'autore 
narra gli avveniraenti, dei quali fu spettatore e in cui 
ebbe parte, con esatlezza scrupolosa; e se egli vi si mo- 
stra pill amante del governo pontificio che del republi- 
cano, e si mostra feroce avversario dei Frances!, non gli 
si pu6 dare tutto il torto, perchfe la Francia, che gri- 
dava h'berfci, vgiiaglianza^ fraiernita, non dubitava di 
trattare i paesi nei quali i suoi eserciti erano venuti 
per costituire un governo libero, come terre conquistate, 
c di commettervi atti feroci e barbari, e la republica 
allora costiluita lo era piii di nome che di fatto; perche 
liberta di culto e di opinion! erano solo un pio desi- 
derio. Pero T Albertini non seppe vedere che in quelKa- 



PROEMIO 107 

gitarsi di popoli, in quelle continue rivoluzioni si get- 
tavano i semi che dovevano dopo raolti anni fruttare 
gli ordinamenti liberal! delle moderne societli. 

Qua e li ho creduto di aggiungere alcune annola- 
zioai non a vano sfoggio di erudizione, che sarebbe 
stalo un fuor di proposito, roa percho Tho stimalo ne- 
cessario tanto per far risaltare V importanza dello cose 
narrate dair autore, quanto per slabilire quale sia la vera 
versione di un fatto quand'osso venga in modo diverso 
da altri racconlato, o per dare schiarimenti inlorno a 
cose e personc, alle quali nel corso del lavoro si ac- 
cenna. Se poi alcuno questo annotazioni stimer^ di 
niun valore^ mi dorr^ di avere giltato la falica ed il 
tempo, ma mi riconforterJl il pensiero che per esse Tim- 
portante narrazione delf Albertini non sari per ricevere 
danno alcuno. 

Di ADCona il 2 NoYembre del 1878. 

Cksaue Rosa 



MEMORIE 



DKLL'ASSEDIO Dl ANGONA E DEGLI AYVENIMKNTI CHE LO HAKNO PRECEDUTO (>> 



L^assedio di Ancona^ e molti avvenimenti politic!, e 
militari, che Thanno preceduto, non sembreranno degai 
di essere registrati. Non vi si riscontreranno in fatti 
quei tratti di eroismo propri a sorprendere il Lettore, 
coUa pittura di una furiosa animosita degli Assedianti, 
o d^una ferma ostinatezza per una decisa guarnigione; 
niente di ci6 (2). 

Ma vi si vedranno in vece di reali disastri di molte 
rovinate Popolazioni, e li piu gravi delitti contro le Leggi 
tutti sociali, che hanno potuto generalizzare un aria di 
funestame negli abitanti di una florida Provincia. Vi si 
udranno i giusti lamenti di una Cittit strascinata per 

(1) n manoscritto di quest*opera si conserva neirArchivio Comunale dl An- 
eona insieme agli aitri manoscritti dell* Aibertioi. £ un grosso Tolnme cartaceo 
legato in pergamena, di pag. 2^3 scritte da ambe le parti in carattere intelligt* 
bilissimo; in ogni facciata c un piccolo margine ai due lati. In fondo al Tolome 
sono molti quaderni biaDchi delta stessa carta in cui e scritto il testo. U libro 
e benissimo conservato, tutto vergato d'nna stessa mano, ne vi ha alcun segno 
da cui si possa congetturare che possa aver subito alterazioni per parte di al- 
cuno. — 

(S) Sebbene nel titolo deir opera non sia indicato V anno dell* assedio, pnre 
dal segoito del racconto e dal titolo scritto sul dorso del libro si rilera che Tan- 
tore racconta dell' assedio che i Francesi sostennero in Ancona nel 1799. — Del 
medesimo argomento si occupa un*opera a staropa, che ho trovato nello stesso 
Archivio munieipale di Ancona la quale ha il seguenle titolo: Mangourit: De- 
fense d' Ancone etc. 2 vol. in 16. — Paris: Charles Pongens — An. X — 1802. 
Sulla coperta del 1® vol. di questo libro ho trovato la seguente indicazione 
d*un*altra opera sullo stesso soggetto, ma sinora non ho potuto vederla ne 
consuUarla, eccone il titolo: LiiG[ Perozzi — Rapporto delle opera*ioni militari 
delta Divisione di Ancma comandata dal Gen- Monnier dal 29 Fiorile Anno VII 
Republieano - TradoUo dal Francese da P. C. persertire d' istruzione e d'esentpio 
alia brava Giovenlii Italiana - Milano^ tiella stamperia as. Maitia alia Monet.:. — 



MEM. DKLL^ASS. DI ANGONA ETC: 109 

molti Mesi dai capricci di un despota crudele ad una 
lacrimevole soiferenza. 

Poco importa, se ii Militare non vi trover^ i semi 
luminosi del coraggio, e della generosity., se vi manche- 
ranno gli esempi di una ricercata industria, e di una 
eatrema privazione di sussislenza; sarli bastante che Yetk 
venture vi possino leggere quanto sia costato air Italia 
tutta, ed a noi specialmente la nostra facility di essere 
sedotli, r inestricabile Kabala di una Nazione ambiziosa 
avara, e potente; e quanto final mente ci sia stato fatale 
la nostra Naziouale debolezza. 11 Politico ci trover^ qual- 
che cosa di sua istruzione. 

Rivedendo ognuno nella Storia di questi giorni il 
quadro luttuoso della nostra sofferenza, e le cagioni che 
rhanno prodotta. prender^ le piii forti misure per aU 
lontanarne in appresso il ritorno. Anzi ogni Magistrate 
dovrebbe le solferte angustie della sua popolazione pro- 
fondamente incidere^ ed esporre alia publica veduta. 

I continui attentali contro la propriety, le profonde 
giornaliere ferite, die si faccvano al culto, la malver- 
sazione dc' niezzi destinati air agricoltura, i strapazzi, 
alii quali brutalmente la truppa Francese esponeva gli 
agricoltori, il trionfo dei piu scelcrati spinsero la piii 
gran parte delle nostre popolazioni al nialcontento; o 
meglio ancora alia disperazione. 

Molte altre cause avevano del pari ag\to sopra le 
nostre pid ragionevoli passioni, e ci disponevano a sen- 
tire pid acutamente le crudeli punture che ci laceravano. 
Era troppo recente la raemoria dell' estinto Ooverno, 
troppo violento Tintruso, troppo facile il confronto, e di 
questo gli etfetti erano troppo forli sul cuore del Po- 
polo, perch^ si scuolesse. 

Nacque il malconlento in alcune Provincie col cam* 
biamento stesso del Governo. La Campagna Romanai 



110 CAMILLO ALBERTIKI 

molte Giiik del Palrimonio, dello Slalo di Casln» s'op- 
posero sin dal principio alia novila, ed air introduzione 
del Francese Presidio. Ma quale 6 mai quella societii, 
che disgrazialamente non racchiuda nel seno qualche 
scelerato, qualcbe Empio! E de' rovioali dalli istessi loro 
vizi, che sono ininiici de' buoni, perch6 appunto da que- 
sti dissimili! (1) 

Una dose di lal gente b la tara d' ogni socielii, e le 
nostre non ne mancavanc. 

Si associarono a questi un alira Classe di Persona, 
gli amanti delle innovazioni; questi sebbene d'intenzioni 
meno criminose, e con una palina di probiti non furono 
d'essi meno pregiudicevoli alia Patria (2). Tutti poi si 
riunirono in Roma per rovesciare I'ordine, ch'esisteva 
colla chimera d' introdurne un altro, che non poteva sus- 
sistere, e dandosi sfacciatamente il nome di Rappresen- 
tanti pubbiici, di depositari della pubblica volonta pre- 
tesero d'impegnare con cabalisiici giuramenli, con formole 
da loro slessi non intese la society, che, o erano a ci6 
diretlamente contrarie, o del tutto ignare di quanto essi 
facevano. 

Roversciarono pertanio air ombra delle Armi Fran- 
cesi Tantiche Leggi del Governo; affogarono i riclami 
d'intiere provincie nello strepito del fuoco, del ferro, e 

(1) Questo periodo e un poco iotralciato, ma nel manoscritto trovasi tal quale* 
e aTverto che ho credulo di copiar il ms. fedelmente, auche per ci6 che riguarda 
rortografia. Id quanto alle aspirazioni pel ritorno del governo clericale non bisogna 
meravigliarsi, siaperch6 allora non potevano avers i dal maggtor numero le stesse 
idee che oggi abbianio, sia percbc molti preferivano uu governo proprio, fosse 
pur tirannico, ad uno straniero, il quale del reslo non s'era saputo acqnisUrle 
publlche simpatie con Tinstituire un regime veramenle liberal e. 

(1) Gli amanii cC timorasiont, di cui qui paria 1* Albertini, erano i liberali, i 
quati giustamente mal potevano soCTrire di veder la Patria fatta serva dai sa* 
cerdott, e tentavano di riveodicarla generosamente in liberta: se essi ebbero on 
torto si fu quello di sperare che il giogo della nostra servilii ci potesse estere 
tolto da una naziooe straniera: ma per ci6 i loro sforzi non erano meno lodevoli 
e degoi. — 



MEM. dell'ass. DI ANCONA ETC: 111 

<ie* massacri, aggiacciarono per un niomento nel cuore 
do' pill decisi il movimenlo del piu virtuoso sdegiio. 

AUora fu che le popolazioni colpite dal terrore, e 
sorprose, parvero di aver perduto gli occhi per vedere, 
gli orecchi per ascoltare ; fu allora, che V arte de' mal- 
vaggi confondendo la pazienza de' buoni, e la sorpresa 
de' popoli con la da loro supposta stupiditJi ardirono di 
svellere il Celeste Albero della Religione Cattolica, quella 
Palma Evangelica fecoiida propagalrice della piii soda 
coQSolazione, della piu bcUa morale per suppiantarvi il 
seme veleaoso d'ogni vizio, d'ogni sceleratezza d'ogni 
sociale imiuoralita, il trionfo deir Empio, e, non di raro 
r ianaffiaroQo per fiuo col sangue de' virtuosi loro fra- 
telli. (1) 

Nel torbido oadeggiaraento di tale anarchica confu- 
sioDe, ed in nieno d' otto giorni sotto cosl terribili au- 
spicily fu divulgata una costituzione, non facile per altro 
ad addattarsi alia natura, alii costumi, alia Religione 
degli abilauli, ai cliroa, airistessa nostra locality (2). 
FuroQO alTastellati li fraJici matoriali della Ropubblica 
Komana, e scelti fra di loio piu di tre nnla Magislrati; 
nun furse r organizzazione di una Compagnia di Pastori 
non domanda maggiori aitenzioni, e piu lungo tempo? 
E se si \idde posto al fianco di ossi un qualche sog- 
getto di onesta riputazione, o d' illibatezza al di sopra 
d*ogni censura, vi fu slrasciuato con violenza, e con 



(I I Si riconii che lo scridore di qiicsta storiu era religiosissimo, e che ai 
tioi giorni le tde« che «i proressavano a (ale riguardu noo eraoo quali ogg{ 
•i baano. C \ero che allora tra il trnipo degli Knciclopedii«ti. ma la gran mag* 
gioranxa, tpecmlmente net paesi marchigiani, forse per V influenia grandisfima 
cbe «»«rciUva il »acerdozlo, la pcnsava poco diversamenle daU' Albertiri. 

•2) Fu cerUoentc un errorti dl voler trapiaotare le costitutionl di FrMcia 
al softtro paese; se »i fosse a>ut:i V accorUuxa dMnlrodurvi le occe^sarie modi* 
dibcMloBi, teoeodo cooto della diversita del clfma, del costumi e delle tradlziool 
il tarebbe potuu fare da quel nostri padri opera piu dure vole ed uUU. 



112 CAMILLO ALBERTINI 

minaccie, accio accreditasse Tiniqua merce, le insoclali 
misure de' scelerati. 

Fu breve per6 di questi la pubbllca Rappresenlanza, 
e piena sempre di spine. si tacquero pussilaniini , 
com'6 proprio della timida probiik alia vista della piu 
orribile empiet^, e furono sorpresi da una tempesta di 
rimorsi che li si distaccarono ricolmi di confusioue, e 
pentimento, e vollero dire con franchezza la verity, op- 
ponendosi con quella energia, che non conosce umani 
rispetli, alia folia delle ingiustizie, che si commettevano 
e furono bruscamente scacciati col nome di rivoUosi a- 
rislocratici, riportandone in preraio un'interno sdegno 
divoratore. 

Qual meraviglia pertanto, se alia caduta di cosi spa- 
venlevole caos si credettero le popolazioni fuori d'ogni 
obbligazione nel dover riconoscere il nuovo potere so- 
ciale su d'esse in tal maniera stabilito? ed osservarne 
le Leggi per se medesime innosservabili? Si aggiunga a 
ci6 la buona fede, che in ogni buon cittadino doveva 
ispirare la profonda tranquillity, goduta specialmente 
dopo la pace di Tolentino. (1) 

Non eravi neppure uno fra di noi, che sospettasse 
Tesplosione d'una guerra colle Francesi armate; niuno 
la vidde, o ne sentl da lontano il fragore, e percio niuno 
poteva persuadersi d'aver corso la sorte d'una couqui- 
stata Nazione prima d' aver brandito le armi. Tutti giu- 
stamenle credevano adunque di aver conservato il sa- 
grosanto diritto di continuare nel Governo accettato dai 
nostri maggiori, ed alfombra del quale eravamo felici 
d^esserne per lo meno consultati nello stabilimento 
d'uno nuovo. 

(1) Qoella pace fti segnata» Delia citta da cui prese il nome, nel 1797 tra 
Napoleoce Bonaparte ed il PonteGce Pio VI. Quest* ultimo redelte alia Francia 
U Cootea, ed alia Republica Cisalpina il fiolognesei il Ferrarese e URomagni. 



MEM. dell' ASS. DI ANCONA ETC: 113 

Si udiva, 6 vero, ovunque risuonare lo strepitoso no- 
me di Liberia^ della rientrala sovranit^ nel popolo, ma 
cio fu sempre, e iiella piii grande estensione contradetlo 
dai fatii, nc il Popolo fu mai di sentimento di fame 
uso, e volendolo ancora, non avrebbe potuto modificare 
una Larva. 

Ed infalti apparvero nuovamente li piu parlanti se- 
4rni della popolare coutrariela aile inlruse inriovazioni 
lie la inomoria del doppio massacro di Citla di Castello^ 
iwUo ruiiu> di Frosinono, Terracina, Nepi, ne il recen- 
lis'^iiiio luituoso aspetto d aliri luoghi miseramenle ab- 
bandonaii alii sanguinari trofoi della Francese generosiUl 
fa capar.» d'aggiacciare il cuore de' Difensori della Pa- 
iria (^); aiixi diinoslrarono Eglino alia giornata un mag- 
j>i(»r sdo;jiio, una maggioro decisione, un^ncessante at- 
liviia, riunorulosi da ogni parte in piccoli corpi. Di 
qii**Mi ognuno ebbe dal prime niomento della di loro unione 
un qualrlio Capo, talc pcr6, che non un merito reale lo 
<li<Miiguova dal rosto, ma scolto soltanto da quella na- 
lurali* wMidonza, rho hanno gli uomini per Tordine, e 
dalla noc<*ssiia di riunire le forzo, e li voleri di un Corpo 
in nno, rho lo renda poi capaco d^ ordinate operazioni. 

Si (lovuto di:?('ondero in un dettaglio, che s6, pu6 
fotsc sembrare devialo dal proposito di quesle memorie, 
ma che era allallo lu^'cssario p. ritogliere dair obbro- 
bn«>so nomo d' iiisorgonza, di brigantaggio, di ribellione, 
•• piu giusto rijioniimonto d' una nazione oppressa colle 
pin rirtM-rato, o pungonti maniere; il di Lei sforzo per 
assiruraro la sua poliiica esistenza minacciata sotto un 
ferreo Dcspotisoio. 

'• Col nome di Difcnsori dclU PAtria sono chiamati tuUI qa«UI, ebe haono 
prt^o lo iiroii p. abhrtttiTc il F^nn^e^o Dc^potbnio, p. ritornare alia Patrla Tao- 
llc« Go^erao, ci6 tarii deUagli»to in appresso. 

fSota deWwtort) 

Ar€k, Sior, March. V. L i 



114 CAklLLO ALBERTtKI 

E dovendosi nel progresso nominare sovente rarme 
italiane^ cbe si sono unite aireslcre Truppe neir Assedio 
di Ancona, non si far^ adesso certamente il gran torto 
di darle il nome di Briganti, di ribelli appropriato loro 
dal Despota Francese, e suoi scelerati Proseliti, ma sa- 
ranno sempre distinti col nome di Difensotn delta Patria. 

Dopo che r Armata Francese sotlo gli ordini del ge- 
nerale Cherer fu intieramente batiuta in Lombardia, le 
Truppe Repubblicane, che soggiornavano nel Regno di 
Napoliy nello State di Roma, ed in Firenze sfilarono 
sotto il comando del Generale Macdonal (1) p. Lucca nel 
Modenese. 

Non credette per5 d'intieraoiente evacuare il secondo 
lasciando una Divisione in Roma di circa 4000 uomini 
con qualche Corpo di Cavalleria greve^ e di Giandar- 
meria, e la coraggiosa, ma debole Legione Romana sotto 
il Comando di Gamier Generale Divisionario, ed altra 
eguale in Ancona, forse anch'Essa degl' incompleli Bat- 
taglioni di tre Dipartimeuti, e de' bravi Giandarmi sotto 
la Direzione di Monnier Generale di Brigata, subordi*- 
nato pero a Garnier (^). 

Non sono ignoti i talenti militari, le politiche vedute, 
il Carattere sociale, e gli eventi delle manovre di Gar-> 
nier, poich^ corre oramai il sesto Mese deirinlerotte 
corrispondenze fra questa Provincia e Roma e special- 
mente doppo la seconda caduta di Macerata, e di Fano, 

(1) Giacomo Giuseppe Macdonald, duca di Taranto, maresciallo di Franciai 
Mcqoe a Sddan nel 1765 e moii nel 18 U). Ebbe modo di distingaerst nella bat* 
taglia di Jemmapes, e poi in altre battaglie. Venne mandate in Italia a sostituire 
Championnct nel comando di Napoli nel 1798, e soggiogd la Calabria, e con-* 
tese a Souvarow 11 passaggio della Trebbia. Nel 1816 eletto gran cancelliere 
della Legion d* Onore, conservd tale ufBcio fine al 1831. 

{^) n Generale Dufres, e quindi Ruaca erano deslinaU al Comando di Ancont. 
n primo fu tradotto al Congresso Uilitare di Modena, ed il secondo per esserne 
ninaocitt^ cadde r opporlunita a Moooier di domandarlo a Macdooal con qual- 
ebe giro, cbe non fa onore a Chi il conosce, ed a Cbi lo riebiese, questo perO 
B* ^ seDsibile all* onore, « (Nota deU'wtor^ 



UBM. DBLL^ASS. Dt ANCONA ETC: 115 

nel qnal tempo le ben^ intese misure delle Armi AUeate 
ci hanno getlati in ud buio impenetrabile, ed altronde 
questa Franceso Cometa veniva allora di comparire sol- 
rinfelice Orizzonte Romano. 

Si pu5 non di meno dar luogo a qaalche generate 
riflessione. Si ostin6 Egli a tener lontane le due forze, 
divise Tuna dalFaltra dalla Catena degli Appennini, e 
permise ctie li Difensori della Patria potessero* prime, 
toglier lore ogni corrispondenza, secondo, la possibiliUt 
di riunirsi, e dnalmente si Tuna, che Paltra Divisione 
strettamente assediata. 

Se 81 fossero rianite a tempo, prima ciod del di lore 
snervamento sarebbero stati capaci di qaalche sforzo, e 
forse di raggiungere Magdonal. (*) (1). 

Concentr5 in Monnier Tassoluto Comando non solo 
della Divisione, de^ Forti d' Ancona, ma ancora della Ma- 
rina, ci6 in vista d^ una Istanza del medesimo, che me« 
ritava una qualche analisi; Monnier si aveva con an 
astttlo ripiego preventivamente procurato un Decreto, il 
quale dichiarava i tre Dipartimenti Tronlo, Musone, e 
Metauro in islato d' assedio per riunire con tal mezzo in 
86 stesso ogni potere, che quindi si h reso la larga, e 
perenne sorgente di tulte le concessioni, e violenze da 
noi soiferte. 

Gamier espose anch^ Egli la sua Divisione ad essere 
logorata da frequenli spedizioni, e non sempre ancora 
ben intese (sebbene non sappiasi, siano state dirette dal- 
r avarizia, e da non crudele entusiasmo) e la ridusse in 
uno stale di meschinitjt, e d^impotenza 0. 



(I) Qii Irafui A«l iMlo ona ehltnaU per m* MBoUtloat, m It mU sgb 
itisl«. — 

{^) Ofgl fO Ottobre com U voce, eh< Uato Egli cht U Tnppa riaiifta|li 
il tr«viao Prlgloniera, e cht tiaao cadali il Porte di S. Aagelo, e CI? itateeelilt* 



116 CAMILLO ALBERTIKI 

Non 8i ardisce di fare il ritratto di Monnier; man- 
cano i colori, che possino esprimerlo al naturale, ne 
ogni penna vale a descrivere meritameate questo Eroe 
deir Egoismo ; se ne abbandona 'perci5 il lavoro a de' 
soggetti, che si avranno forze, e talenti proporzionati, 
ed ora mi limito alia semplice descrizioiie di quanto ha 
Egli qui operato^ e ne' tre Dipartimenti, potendosi cosl 
sodisfare alia necessita di renderne in qualche modo 
istruito il Lettore. 

Parve che dopo Tanzidetla Marcia di Magdonal re- 
stassero le Provincie oppresse dalla pesante ^rnole de* 
Francesi^ che ne paralizzava le sue forze, e cominciarono 
a dare i piu forti segni d' ordinata reazione. 

Si viddero allora in piu luogbi riunirsi in piu grossi 
Corpi li Difensori della Patria; e se prima avevano ap- 
pena inesperti Capi^ che qua, e 1^ piu tosto al proprio 
massacre^ che a qualcho utile impresa li conducessero, 
ora vi correltero a folia Uoinini di qualche genio mili- 
tari tanlo deirantico Governo Romano, che Napolitano, 
e per sino non pochi, che vi erano p. parlicolare di loro 
volizione dedicaii a piu pacifico impegno. 

L'organizzazione pero, rapprovvigiouaraenlo d' una 
armata non 6 Topcra di un giorno, ne delle piii facili 
ad essere eseguite; e comunque la piii fcrma decisione 
d^una Nazione irritala, e disposta a tutto sagrificare p. 
la difesa di quanto ha di piu sacro, sia il piu poderoso 
materiale d'un Esercito, pure nella deficienza del resto, 
egli spender^ senza profitto li slessi piu grandi suoi 
sforzi (*). 

(*} La Reqaisizione dell* Armi, e Munizionl era stata generale, e spesso ri- 
noTtU dal liranaico Governo Francese; non di meno pu6 dirsi di not quaslo 
disse Virgilio . . . . , 

, . . Furor arma minUtraL 

(Nota deWAutore) 



MEM. dell'ass. di anoona ktc: 117 

Tanto avvenne nelle prime mosse de' Difensori della 
Patria, essi non avevano, che un core penetrate pro- 
fondamente dalle sdegno, e dalla necessity di battersi; 
del resfo mancavano atfatto di ogni altra risorsa (*). E 
ben vero che i Francesi n oUemente vestiti avevano spo- 
gliato qiieirentusiastico coraggio, che fra li Giacci del- 
TAlpi presto che nudi, forniava Tintiero loro sostenta- 
mento ; erano per6 divenuti piii crudeli, piii sanguinari, 
piii avari; erano non vi ha dubbio piil effeminati, ma 
avevano il vantaggio d' una sperimentala tattica, d^ordi-* 
nata corrispondenza, d' Artiglieri, di munizioni; final- 
mente avevano in mano a profusione li mezzi tutti della 
guerra (1). 

Con si fatta disparit^i di forze, e dope ancora li svan- 
taggiosi avvcnimenti, che seguirono ogni azzione (se- 
gnalata senipre col sacco, violazione, massacre, e bar- 
baro trattamento di una qualche infelice popolazione) 
lontano da scemare Tardore de' difensori della Patria 
a<^crebbero in essi il Coraggio, T attivitJt, V industria. Sep- 
pero tirare partite dalle piu deboli risorse, e poterono 
di bel nuovo presentare al sue oppressore la fronte. 

Ogni Provincia contava oramai una qualche forza 
rianita, e qualche Popolazione giunse persino a gettare 
alio fiammo gV infernali delubri della sfrenatezza, del- 
Tempietii. Potevagli ci6 costare la piii terribile desola- 
zione, com'era a tanti avvenuto, e a molti ancora av- 
venne ; non di mcno non davano indietro dal pericoloso 
preso partite. 

I*) La macchitTellesca condotta Francese ci ha prima spoglUti <rogDl neiM 
4i reaxiooe, quindi ba spiegato tulto il (rcno dell' oppressione. 

fSota deU'ttuiore) 

(It Si o«<fr>i come T Albrrtini. ^ebhcne non nbbin simpAtia pei Francesi e 
■4M lasci sfuggirM orcasionc per diriif tutto il m^l poMibilo, pare oella ana 
tspariialiiii non lra»cura di arrenn:!'** :i quello cbr r'era di buoDO nei loro or- 
dinaoivnti militnri. fAh torna a lude «!ello siorico, 11 (|ii:ile non lascia acciecarti 
dalla px%«ionc tli parte, o mai nun ^i al Ion tana da quclla impartial iU che deve 
diitmKafrv lo scritlore co9cienxio$o. 



118 CAMILLO ALBBRTINI 

Intanto cominciavano a nascondersi fugiaschi oeU^av- 
vilimento li Proseliti rovinati dalla Francese licenza, 
palesando nel di loro spaveato Tesecrabilit^ dei di loro 
delitti^ e si riordiaavano le file del passato Qo\emo. 
Cadevano in an motto da tutte le parti a rovina li male 
assortiti, e peggio ancora apposti materiali d^nn effi- 
mera Repabblica. 

Non si era per6 espiata bastantemente ancora Tnl- 
trice giustizia di un Dio offeso siDO ne'suoi tempii con 
ana continnazione di sagrilegii e dMrnpietli! 

Non si erano ancora sparse abbastanza le lacrime 
deir afflizione, del pentimento, e vi rimaneva a sorbirsi 
ana qaalche parte del Calice amarissimo. Dovevano an- 
cora molte Cittjk essere abbandonate alia furia deirArmi 
Francesi; perfezionate nelParte di desolare. 

Si avrit qui il solo dettaglio di quanto ba in qnesti 
altimi mesi sofferto il Piceno. DelPaltre Provincie non 
corrono finora, che notizie vaghe, e confuse. E se ci6 
ancora non avesse il piu stretto rapporto colFassedio di 
Ancona si tralascierebbe volontieri di ritornare lo sguardo 
sopra an quadro, che non pu6 essere riguardato dagli 
Italiani senza effusione di dolore. Fosse egli almeno del 
tatto complto! La debollezza delP Italia, la divisione delle 
volontjk Italiane, che la sua debolezza produce riduranno 
gli abitanti di cosl bella parte deU'Europa alia condi- 
zione de' nazionali della Barbaria. 



FRAMMENTO INEDITO DI UNA LETTERA 



cli Olaoomo ILieoparcll a Pletro Olordanl 



L'egregio stgoor Prof. Giuseppe Piergili da Recanati ci manda 
tto frammento inedito d'una IcUera che I'illuslre Giacomo {.eopardi 
dirigeva al suo iion meoo illustre amico Pietro Giordani, e noi, 
bencbi dod sia un lavoro storico, crediamo di far cosa grata ai 
noslri lettori daodogli luogo in questa nostra publicazione. 

Se qaeslo nuovo scritlo nulla aggiunge e nulla toglie alia fa- 
nia graodissima che il Leopardi coiriugegoo e collo studio seppe 
acquislarsi, vale luttavia a conrermare come i patimenti Gsici e 
morali, a cui la matrigna fortuna lo fece bersaglio, contribuissero 
a persuaderlo della vanila del tutto, della perversita degli uomioiy 
come amore e virtu fossero nomi vani senza soggetto. Qui non 
t ora il luogo dt entrare a discutere della filosoGa del Leopardi, 
di coi avremo occasione d'intrattenerci nella biografia che nei 
prossinii fascicoll stampereroo, ma k certo che questo frammento 
d roostra sempre piu la verity della sentenza del Buflbn che lo 
$iik e tumio, e ne persuade della utility di mettere in luce gli 
scritti degli uoroini grand!, ancor che siano brevi e non dettati 
certo coH'intenzione di farii conoscere al publico, perchi in esai 
raomo si mostra proprio quale <^, colle sue passioni, coi suoi 
seotimenti, e cosi i biografi ne ricevono lumc per tesseme la vita 
eoo maggiorc esattezza e fame un piu fedele ritralto: i critic! poi 
m qoesti scritti, se possiamo cosi chiamarii, intimi, hanno modo il 
pio delle volte di scoprirc la ragione pstcologica delle opere dello 
aerittore. 

Qaeste furono le principali tra le cause che ne fecero credere 
non al tutto alicno dair indole del nostro periodieo lo scritto del 
Leopardi, oltre di che il nomo stcsso deirautore c'induceva a 
laaciare da parte ogni dubbio sulla opportunita alroeno di darlo 



120 LETTERA INEDITA 

noi alia luce, perch6 sianio persuasi che quanti lo ie^^geraoDO si 
stimeranoo fortunali di poterlo mcrce le cure iiilelligenli del hravo 
Piergili, che airilluslre poeta Marchigiano, onore del noslro secolo, 
professa un cullo ed ud' ammirazione sinecri. 

E qui basta, chk dod vogliamo coile uostre vane parole ritar- 
dare piu oltre ai ooslri lellori il piaccre di leggere lo scriUo del 
Leopardi. 

La Direzioxe 



9 Ap^^le 1821, 

Fu detto con verity die quegli che non e stato in- 
felice non sa nulla; ma h parimente voro che Tinfolice 
non pu6 nulla: e io credo che 11 Tasso non per allra 
cagione sieda piuttosto sotto che a fianco del tre sommi 
nostri poeti, se non perch' egli fu serapre infelicissimo. 
Tutti i beni di questo mondo souo inganni. Ma dunque 
togliete via questMnganni : che bene ci resta? dove ci 
ripariamo? che cosa 6 la sapienza? che altro c'insegna 
fuorchfe la nostra infelicity? In sostanza il felice non 6 
felice, ma il misero & veramente misero per raolto che 
la sapienza anche piu misera si adopri di consolarlo. 
Era un tempo che io mi fidava della virtu, e dispregiava 
la fortuna: ora dopo lunghissima battaglia son domo e 
disteso per terra, perche mi trovo in termine che se 
molti sapienti hanno conosciuto la tris(ezza e vanita 
delle cose, io, come parecchi nltri, ho conoscinto anche 
la tristezza e vanita della sapienza 

Le corti, Roma; il Valicano? Clii non con )sre quel 
covile della superstiziono, doirignoranza o do' vizi? Ma 



DI GIACOMO LBOPARDI 121 

presso a poco lutto il mondo 6 purgatorio. Questo 6 
proprio inferno, dove bisogna che Tuomo guardi bene 
di non naosirare che sappia leggere; dove non si discorre 
d'altra materia che di nuvolo o di sereno, ovvero di 
donnc cello parole delle taverne e de' bordelli; mentre 
per r una parte non resta all' uomo di senno altra oc- 
cupazione che gli studi, altro riposo che gli studi; per 
Taltra parte in tanta distanza d'ogni paese e d^ogni 
animo colto uianca agli studi anche la speranza delta 
gloria, ultimo inganno del sapiente. 



^.^x ^ *■ '^ *^y^^^ 



LE COSPIRAZIONI IMPERIALI 



dl nomm^nwk e T*o«oana 



CONTRO LA LEGA LOMBARDA 



(11«T-11TJ() 



LE WIRiZIONI IVPERIALl Dl ROHAGM E TOSCANA 

CONTRO LA LEGA LOMBARDA 

(1167-1175) 



Gli storici che narrarono della guerra in cui i Co- 
muni italiani, nel secolo xir, confederati della Societa 
di Lombardiaj Marca e Romatjnola^ resistettero a Fe- 
derico I, svolsero mollo diffusamente T intreccio dei fatti 
passatisi neir alta Italia o in Roma, e poca parte, e poca 
importanzH concessero agli avvenimenti deirita^ia centrale. 

Anzi la rapidity con cui si accenn5 a certi fatti iso- 
latiy cbe pur era impossibile non registrare e accogliere 
nel campo obbiettivo della narrazione, ingener6 diversi 
eqoivoci. Troppo facilmente si usava rigettare fuori dal- 
Tambiente della Lega, quanto non giustificava di prima 
Tista un esplicito collcgaiuento alle cose di Lombardia 
o non aveva eco nel racconto dei cronisti di Milano 
o tedeschi: aggiungendovi anzi per parte della critica 
un rimprovero, che in una stessa accusa di fratricide 
lolte, inutili, dannose anzi alia concordia dei comuni 
lombardi^ avvolse quanto guerre annotano i cronisti delle 
▼arie citt& deir Italia media, in questi anni che corsero 
dal 1167 al 117G: dai convcgni di Bergamo e Pontida 
alia vittoria di Legnano. 

E invece ben ragionevole che gli avvenimenti meno 
clamorosi di Romagna, Toscana e Marche non isfuggis-* 
5ero a ci6 che era T influenza generale: il conflitto fra 
Federico e i Comuni. 

Neirordine delle idee Federico si proponeva mutare 
il concetto federative deirimpero cristiano di Carloma- 



126 LB COSPDUZIONI DCPBRIALI 

gQO in una uniiA statuale, ripristinando la lettera del 
diritto cesareo di Roma: neirordine dei fatti la sua o- 
pera voleva essere un abrogazione di tutte le buane iisait- 
ze introdottesi, privilegiate o no dai suoi antecessori; 
con cui TequiUi mitigava man mano il diritto feudale, 
convertendo ognor piii di materiali in morali i vincoli 
con cui la federazione cementavasi e incardinavasi nel- 
Tautorit^ deirimperatore. 

Nel campo delle idee, Topera di Federico pareva un 
progresso consigliato dalla scienza: in ordine ai fatti, 
una reazione. Come maturamento della universa costitu- 
zione politica cristiana, di ci6 che era la tradizione del 
Sacro Romano Impero, creato dalla spada dei Carolingi, 
emanate dal Papa e acclamato d;il popolo di Roma nel- 
rSOO, Topera di Federico incontrava la resistenza del 
Pontificate: come reazione di fatto contro il progresso 
perenne in cui logicamente svolgevansi le libertji muni* 
cipali in un ambiente federative qual era Tlmpero, dovea 
Topera di Federico soUevare contro di s& quanti senti- 
vano liberalmente in Italia. Di qui Taccordo spontaneo 
di Papa Alessandro III coUa Lega Lombarda. 

La quistione rivestiva pertanto unMndole cosl ge- 
nerale, che o speculativamente o realmente niuno pote- 
vasi esimere dal parteciparvi. Quella lotta ebbe un^eco 
ovunquci giacch^ la politica delFaula imperiale scuoteva 
tutto Torganismo costituzionale europeo. II re di Francia 
e il re dMnghilterra medesimi, dovettero manifestare 
un^opinione in proposito e dichiararla coi fatti. 

Non ^ il luogo qui di definire tutto Torizzonte di 
quel conflitto vastissimo : ma mi basta accennarvi perch6 
sia giustificato T intendimento, che mi propongo con 
questo saggio. 11 quale pu6 valere, se non altro, come 
desiderio che le future monografie storiche della Lega 
Lombarda non trascurino piCi tanto, come avvenne fin 



Dt ROMAGKA fi TOdCAKA BCC : 1^7 

qnij le cose sincrooe accadute in Romagna e Toscana 
sopratutto. 

Ponendomi quasi a rigaardare gli avveaimenti di Bo- 
logna, il cui mandato in seno alia Society di Lombardia^ 
Marca e Romagna fa piti specialmente la sorveglianza 
delle cospirazioni a favore di Federico che avean loro 
centro in Romagna e Toscana, mi limito per5 a prendere 
le mosse da quanto accadeva dopo il 1167, dopo ciod 
la costitozione dcUa Lega, anche perchfe riguardo le due 
Tenote deirimperatore in Bologna nel 1162 e nel 1166 
abbastanza furono ricordate nei lavori che si posseggono, 
e massime nelle pareccbie monografie venule alia luce 
in Bologna nel 1876| celebrandosi il settimo centenario 
della battaglia di Legnano dalle nosire associazioni po- 
polari e scientifiche. 

Bologna entr6 nella Lega nel 1167, e fino a quel 
panto sembrami accettabilissimo quanto ne scrive, coirap- 
poggio dei document!, il Vignati nel suo prezioso lavoro. 

11 mio racconto si stacca da quella data, e divagando 
pel territorio della Italia media, raggiunge la narrativa 
generale al 1175, quando Federico h sotto Alessandria, 
poco prima degli armistizii di Montebello. 



^Ki^^^i^^i^^i^k/oa^^ 



128 IM 00SPIRA2I0NI IMPERIALI 



L 



L'acquisto di Bologna tornava vantaggioso oltre mo- 
do alia sicurezza della Lega, la quale veniva cosl va- 
lidatnente protetta contro ogni insurrezione del partito 
di Romandiola da un Comime forte e popoloso, che 
conosceva bene quella regione pericolosa n6 vi mancava 
di influenza. 

I consoli di Bologna presero pero ben presto parte 
attiva agli afFari della Lega, e alii 3 di Maggio 1168 
ne troviamo gia due, lldebrando Gualfredi, Munso Asi- 
nelli^ presenti a un convegno o concordia^ tenutosi in 
Lodi, in cui, slabilite le norme pid acconcie ad evitare 
e a spegnere lo scoppio di ogni questione giurisdizionale 
fra le citli collegate, dicbiaravasi sospeso temporanea- 
mente e privo di valore alcuno ogni appello allMmpera- 
tore Federico fatto senza consentimento della maggioranza 
dei comuni aderenti alia Lega (1). 

Tale voto aveva il vantaggio di conferire a Bologna 
una piena liberta d'azione, rorapendo ogni addentellato 
colle vecchie lotte di giurisdizione che essa aveva pur 
serapre vive in Romagna, e il definire le quali sarebbe 
spettato di diritto all' Imperatore. 

Una volta convenuto per ragioni di interesse gene- 
rale di liberty italiana che si facesse in pratica eccezione 
a questo incontestabile diritto imperiale, ogni azione mi- 
litare di Bologna contro la citt^ di Roraaniola perdeva 
il carattere odioso di rivalit^ municipale, acquistando il 



(1) MuRATORi. Anliti, Med, Aeti torn. IV. colon. 263 — Vio^nati Storia Di« 
plom. deUa Lega Lombarda pag. 177. 



Dl ROM AON A B T08CANA ffCC : 19d 

senso e il merito di un concorso a piii alto e giostissimo 
intendimento quale appuato proponevasi la Lega. 

I Rettori della Lega in Bologna intervennero ad uii 
allro convegno nei primi mesi delPanno 1170 coi dele<> 
gall della cittii di Modena, Parma, Reggio e Mantovat 
e vi gioi*arono nuovamenle di aiutarsi a vicenda. N0 
esiste Tatto tratto del Codice Bolognese ma ri maDCft 
la data del luogo (1). 

Qaesto convegno, ristretto solamente alle cinque citt^ 
sunnominate, non era del resto uua novit^, e i vari 60^ 
muni aacritti alia Lega li convocavano quando specialr 
interessi, attinenti per6 sempre a quelle supremo della 
pace interna, lo ricbiedevano. Li convocavano altresl 
quando un Signore del contado domandava di essero. 
accettato come citiadino del Comune ed ammesso a giu-* 
rare fedeltli alia Lega. Nella solennitA di tali cerimonie 
le ciltk trovavano una guarentigia reciproca. Del resto 
aon facean difetto buoni argomenti per consigliare le 
ciltik d' Emilia e della Romagna a stringere vieppiii tra 
lore i vincoli della santa alleanza. 

L^atto giurato in questo convegno dai rettori di Bo^ 
logna^ Parma, Reggio e Modena, in quel tanto che ne* 
rimane, tiene parola di speciali ed energiche misure 
da prendersi contro quel Gazzedonio tedesco che Fe- 
derico avea collocate fine dal 1159 nella sede vesco- 
vile di Mantova e che, scacciato poscia come eretico e 
nemico delle libertjt italiche, allora nuovamente aggt-» 
ravasi da queste parti, rinfocolando le ire degli imperial! 
che tenevano i castelli sparsi nel. contado. — Prosegue 
Tatlo di questo convegno denunziando Tesistensa di mia 
coDgiura e di una cospirazione contro la societit di Lom« 

bardia, e a questo proposito si determinava dai raduoati 

• 

(t) ficiuTt op. s«c. pug. tSI. 
ArdL 5fof. If«rdk. K /. D 



199 LK C0&P1RA2I0NI IlfPSiUALI 

di mettere a nudo le cose invitando le ciltii e i Signori 
sospetti ad entrare nella Lega, e nel caso si rifiutasseroi 
4i..intimar6 loro viva guerra. (1) 

Infatti la villa di Frignano ed i nobili di Monteve- 
glio eransi stretti in lega per rialzare le parti imperiali, 
e.il Muralori ne porta i patti (2). E molto probabile che 
fimili intelligenze corressero altresl f ra questi e gli aitri 
partigiani deir Imperatore. In ogni modo h faor di dubbio 
che verso il 1170 si ebbero numerose sottomissioni di 
feudatarf ai Comani di Modena e di Bologna, fra cui i 
Signori di Monte veglio, Frignano, Carpaneto> Montecuo. 
colo e gli Abbati di Frassinoro (3); cos) che resta chiaro 
come una, lega fra le cinque ciHk suddette ripetesse ap- 
punto sua ragione dalle insolenze. piu ardite dei valvas* 
sori imperiali, e come fortunatamente quelle cittA me«^ 
diante un^unione li riducessero al dovere. 

Ma 11 gros3o afEare dei Bolognesi non era verso i 
monti del Frignano: bensl, come dissi, dal lato di Ro- 
magna, da cui il feudalismo ripristinato coUe famose co- 
stituzioni di Roncaglia> sporgeva minaccioso, tenendo 
lmola» Medicina, San Cassiano come altrettante rocche 
avanzate fine a poche miglia da Bologna. 

Faenza erasi per6 volonterosamente alleata coi Bo- 
lognesi, ma ad Imola ed a S. Cassiano fu mestieri im- 
porre colla forza delle armi V adesione alia Lega« Li 16 
giugno del 1 168 gli imolesi, comparendo al pubblico ar- 
ringo in Bologna dinanzi ai nostri consoli, avean dovuto 
prestar giuramento di conservare pei bolognesi e faen- 

(1) ViouTi, eom sopra — Muratoiu. AtUiq, Med, Aevi Tom. IV. col. t66 — 
Rifitfro OnuQ — Cam. degll atti in BologDa. 

c et homines de meo distrieta qui sont'tn iora et conspiratione contra so* 
cieUUii lombardie ai faerint appellati quod .veniant^ad aocietatem et ai venire 
■•IttBTint gnentan els faciam etc. • 

(2) Foedas Montebelliensiam cam Castellanis Friniani alilsqae Proceribas 
cntra Malinenses. Anno 1170. ^ Muratori Antiq. Med, AevL torn. IV. col. 871. 

(3) ViGKATi pag, m V. RoU S peg. SS^note 1. % 8. 



t>t KOMAGNA TOSCANA BCCT 131 

tint Gastel S. Gassiano e Castel d' Imola, di riconoscere 
\a giurisdizione loro su quelle popolazioni, di levare le 
colte a loro profitto, e armati e cavalieri quando i bolo- 
gnesi od i faentini il comandassero (1). 

Siccome per6 Bologna non la pretendeva con ci6 a 

prepotenza, ma solo a riannodare e mantenere in forti 

vincoli di fratellevole patriottismo i dissident!, cos! i Bo- 

lognesi unitamenle ai loro alleati di Faenza giuravano 

per proprio conto di difendere con ogni possa gli uo- 

mini e le cose di San Gassiano e di Castel Imolese, e 

di adoperarsi in pr6 loro tanto quanto per s& medesimi 

facevano od avrebbero fatto. 

A qnesio panto & roerito delFopera porre ogni studio 

a dissipare una confusione di fatti, venula accreditandosi 

a disdoro di Bologna^ la quale, cio^, secondo quanlo ne 

dissero in genere pareccbi storici, avrebbe gittato sue 

fone in una guerra indecente, nel tener vive civili e 

fraCricide discordie> mentre in quella voce urgeva serbar 

pace e concordia per ritrar poi dalla unione fortezza 

contro la prossima calata di Federico.« 

A cosl triste giudizio sulla nostra citt& vennero senza 
fallo condotti gli storici considerando la dolorosa ed ar- 
mifata vicenda di battaglie, di assedii e di conflitti per 
cui arse la Romagna dal 1168 al 1172 nel cuore ap* 
punto deirepoca di lotta ilalina contro Federico L 

Oil stessi compilatori di annali bologuesi, con troppa 
facility accettando questa sentenza, con pari ingenuitit 
riconobbero il torto attribuito ai padri nostri di avere 
nel 1171 rotta fede a Faenza, con cui eransi nel 1168 
coDgiunti in lega, come superiormente fu detto, per isni- 
dare da Imola e da S. Gassiano il partite imperiale* 
Prima per6 di mettere nella sua vera luce questo pe- 
lt) SATtoix Atoali Bologaesi tol. II. ptrte II. pag. 5 • Mf • 



132 ^ COSPULAZIOKI IMPBRIALI 

riodo storico in cui Bologna non Tinfamia, come piii 
tardi fa as8erito, ma verace gloria ed alto merito si ac- 
qnist6 presso la Lega Lombarda, giova indagare le ra- 
gioni per cui forse si ingener^ negli animi si deplorevole 

confasione. 

« 

La maggior parte degli antichi nostri cronisti ebbe 
il mal vezzo di registrare le imprese guerresche, di no* 
tare come e contro chi si mandassero alia campagna 
eserciti cittadini ; ma quasi mai aggiunse parola sui mo- 
tivi e suUe origin! di codeste municipali inimicizie. On«? 
d*4 che il piu delle volte si veggono con ingrata sor«- 
presa gli amici e gli alleati d^ oggi, divenire nemici 
Tanno appresso, senza che sia detto a quale delle due 
parti contendenti fosse in cos! inopinato cangiamento il 
diritto od il torto. E cosl, abbandonati gli scrittori e 
giudicando solo dai fatti, troppo spesso ^ avvenuto che 
di due citt4 gi^ insieme alleate, quella sembrasse fredi- 
fraga e sleale che per prima aveva materialmente rivolte 
\e acmi contro deir altra; quasi che la cosa non potesse 
invece star tutta ^trimenti. 

Ora ripigliamo la narrazione. 

Mentre Bologna, seguendo Tesempio degli altri co- 
muni lombardi, poneva ogni suo studio a rafforzare la 
causa delle privilegiate libertli italiche nel centre del la 
penisola, ed a guadagnarsi alleanze pei tristi tempi che 
la pertinacia di Barbarossa minacciava, quel Oazzedonio 
vescovo di Mantova esigliato dai diocesani perchd tede- 
SCO e scismaiico, era disceso in Romagna, e colla qua- 
litjt di Vicario Imperiaie (Imperialis aulae VtcartusJ 
come egli stesso si chiama in un atto che si conserva 
tuttora nell^ Archivio degli Arcivescovi di Ravenna (1) 
si adoperava a pacificare le cittit guerreggianti fra lore 
per questione di giurisdizione e di confine. 

(1) Satioli -- Aonali di Bologna. 



I 

DI T08CANA B DI ROM AON A BGC : 133 

Era sogno dorato e costante della politica imperiale 
il creare nemici alia Lega Lotnbarda nel seno medesimo 
d^ Italia, ed i legati di Federico si argomentavano di 
riDscirvi efflcacemente mediante V influenza ed il predo-; 
minio che si acquistavano in codeste opere di pacifica- 
xione. Si voleva contrapporre leghe a leghe, confede- 
raKioni a confederazioni, italiani*ad italiani; e, ci6 che 
poco dopo ebbe intrapreso in Toscana il Cancelliere me- 
desimo di Federico, Cristiano ; tentava fin d^ allora in Ro- 
magna Gazzedonio. 'k quindi evidente che nn tal progetto 
esisteva, e che in Oermania se ne teneva gran conto. (1)' 

Gazzedonio trovava un appoggio naturale e sponta- 
neo in Guide Arcivescovo di Ravenna, figlio del Conte 
di Briandrate, acerriroo sostenitore di Federico e di- 
chiarato nemico di Milano, nonchi nel giovane Conte' 
Guide Guerra, figlio di Guide andato tra i piil nel 
1124. 

La politica aulica di Federico riguarde alia Roma- 
gna aveTa del resto un buon fondamento nelle tradi-' 
zieni che il nome stesso conservato gelosamente a quei- 
paesi, i quali formavano Tantico esarcato di Ravenna, 
manteneva in ricordanza e in vivo diritto. 

Quando Pipino e Carlo Magno ebbero prostrate e* 
disfatto la deminazione dei Lengobardi fu questione del 
come spegnere radicalmente la stirpe longobarda tra- 
piantatasi in Italia^ ma tanto eransi questi gik assimi*' 
lati e confusi colle genti italiche che si dov6 rinonziare 
ad ogni altro progetto il quale nen fosse una semplice 
e grossolana limitazione* deirappellativo di Longobardia 

it) Eeao BoBconpigBi detcrivendo I'atsedio di Ancoiia M 1174 dl cui Ai 
cottt^aporaaeo, acceooa iincb'egli alio ttodio potto dal CanceUiere Cristiano in 
ftiflalle ouuicivre e foggiunge: ■ Non credo che Italia posta di venire tributaria 
ad alcaBo; e ri6 ooa procede da malitia o livore degli llaliani, giacch^ Bella 
legge k dctto : iVM e$i provmcia, ud dofiMui provtiictanrm • MuaATom — De 
llerva Ital. Scrtptoribot. vol. Vl. pag. 930* 



134 LB COSPIRAZIONI IMPBRIALI 

in oui ormai il nome dUtalia identificavasi e disfaceva- 
si si che, mioacciava gik di scomparire dairuso comune. 

Convennero qoindi a' que^ d\ V Imperatore e Papa 
Adriano che il paese, dove i Longobardi aveano poslo 
11 fondameoto del loro regno e dove da piu lungo tem- 
po risiedevano, mantenesse il nome di Longobardia; ma 
volendo demarcare un' confine aU'espansione, da cui 
mostravasi animata la tradizione lombarda, stabilirono 
si appellasse Romaniola o Romandiola quantb di paese 
raccoglievasi ancora attorno alia memoria delPEsarcato 
di Ravenna; e che nolle lotte contro i re Longobardi 
avendo mostrato tenacissima fede airautorita di Roma, 
ne avrebbe in processo perpetuate il nome e la temen- 
za, respingendo cosi da vicino ogni moto lombardo sia 
che roinaciasse propagarsi come un desiderio contagio* 
so degli usi longobardi, sia che venisse tentato quando 
che fosse coUa violenza. (1) 

Ma non tutto Tantico Esarcato pot6 mai ricono- 
Bcersi per Romandiola: e per quanto questa denominazione 
giungesse sine quasi alle porte di Bologna col gran- 
diose castello matildico di Medicina; di cui Dante, a 
testimonianza di Benvenuto da Imola, soleva dire non 
esservi il piil ))ello in Romandiola (2), si tenne sempre 
Bologna piu come paese longobardo, o almeno come 
zona neutrale di confine, quella che stendevasi tra la 

(1) FLAV1U8 Blokd. lib. 1. Deead. ^ « LoDgobardorum genteiu lam mulUs Ita- 
liae popvlis, affinitatibus ac sangoinitate conianctam, nee eiicere tutum, nee de- 
lere bumanam Yideretur; Pontifex Imperatorqae eostitoenint, obi sedem diu et 
status sui fandaaienta babuerani, genti Longobardiae nomen et solum patriom 
conservare: otqoe propinqotur eonjonctiprqae pominis Romani memoria fines 
illis faeeret eertiores, baberentqae illi probatae erga Ramanos fidelUatis vi- 
ciaos, qsibiis cora esset aut motns eonim eompeseendi, aut magistratus re- 
DanciaBdi, qnidqvid Exarcatas Raveimatls fines complectiintiir, BMnrntdmUaak, 
placuit appellari. 

(2) Et interrogatua quid sibi Tideretnr de Curia ilia, respondK se non vi- 
diate pulcriorem in Romandiola, si ibi esset modicum ordinis. Benven db Imola 
in Comoed. Dantis (Marat Anliq, Hal. med. aevi v. 1. col. 1123) 



BI ROMAaKA 8 TOSGANA BCC : ISS^ 

Sapena e il Reno in mezzo ai quali torrent! sorge Bo* 
logna e che delimitaTano il paese in cui era gik fino 
dai tempi di Dante caratteristica e antichissima a&r- 
masione Tolgare di sipa (1). 

Nel linguaggio poi dei bolognesi trovaya Dante nelle 
8Qe pazienti comparazioni filologiche chiarissimo Tele^ 
mento longobardo (2). 

La dominazione longobarda del resto aveva gittato 
radici in Bologna e ci restano monument! preziosi a 
provare come la chiesa bolognese riconoscesse con aim- 
patia per sovran! e re Adolfo dapprima, qaindi Liut- 
prando e Uprando (3). 

Oltre a cj6 6 a notars! come lo stesso Carlo Magno, 
il quale proponevasi rendere giustizia ad ognuno' dei 
suoi popoli in conformity alle sue proprie leggi ed 
usanzoy quando di ritorno da Roma nelPSOl campeggi& 
sul Reno, (4) mostrasse riconoscere fra noi gli atti reh^ 
li dei principii longobardi, 6 anzi memoria espressa di 
an privilegio di Re Astolfo ivi alia curia carolingia* 
prodotto dair Abate di Nonantola conlro il Vescovo di 
Bologna che ne con testa va la validitli e che Carlo Ma-- 
gno riconobbe come legge tuttavia osservabile nel ter- 
ritorio bolognese. (5) 

L^illustre Ficher ha trovato negli Archivi di Classe 
a Ravenna un docurr.ento che dimostra quanto abilmente 
rimperatorc Foderico si richiamasso alle antiche tradi- 
lioni delle cittk di Romandiola per mantenerle ogni 



(4) A 4tker Mipa tra Savena e Reno. Dante lot. ran 18 t. 40. 

\,t\ Db Volgahi Eloquio. (kpui XV, Facit magnain discossionem d« idhwiate 

(3> t Qarilfbit TOta tnsclfie Domine Dominis nostii Lintpranta et llpranta ra- 
irfkaa et Domino Barbalu EpUcopo Sacrae Ecclesiae Bononiensis etc, — Inaeri- 
Bella Basilica di S. Stefano. 
(i) SAfiOLi Annali bolognesi — Sicomo Hist. Bon. Lib. I. 

(5) Hi. 



jt86 LB X^OSPIIiAZfOKI IMPKiaAI.! 

piJL s(p6Ue al nome romano rivissuto nella corona del 
sacro Iinpero o allora da lui portato. 

Nel giligfio 1162 Federico raarciava verso Bologna, 
ed h colla data del 26 di delto mese dal piano Mode- 
aese- di Caslel Savignano che egli rivolgeva ai Raven- 
natiqueste important! parole. (1) 

€ La cittit vostra di Ravenna e per antichit^ di tem- 
pi, edigniUi di onori, e valore di opere e sincerity di 
fede, fu mai sempre gloriosa e famosissima fra tutte le 
citt&. italiane« 

. € Fino dairantico essa si palesb fervorosa e gagliar- 
da in fedelt& alia gloria della imperiale corona e nel- 
r^ibisione di preclari e sinceri aiati. 

c Tultooid udimmo e vero sapemmo. Epper6 desi- 
deriamo di tenerci ognor piii e pi& cara codesta cittili 
dr Ravenna, e vogliamo onorarne i cittadini di tanta 
prerogativa di affetto e di grazia: cos\ ch6 la c\iik, la 
quale fra le allre d'ltalia con magnificenza estoUe il 
capo per i stioi titolt di onore, risplenda eziandio per 
ipaggipr lli^tro di larghezzo imperiali e di abbondanza 
di benefici. » (2) 

QQe9te parole piutlosto sentite che di mera formali- 
ty, Federico melteva in capo alle disposizioni con che 
meditava fin d'allora rendere per sh efBcace e proficua 
le fedelt^ romagnola airimperio di Roma. 

Proseguiva per altro ingiungendo che tutti i Raven- 
n^ti, cio^, capitani, valvassori e quanti fatto ancor non 
Tavessero, giurassero fedeltk airimperalore: slabiliva 
che i consoli starebbero nella c\i\k per autoritk deirim- 
peratore, nfe potrebbero essere eletti sc non alia pre- 
seqza del Legato Imperiale col dirilto a queslo di con- 

(lj FiCHER. ForschuDgen zur Reich s-ond reclitsgescbtclila ilMliens • Vierter 
B«Bd. Ertte Abtbeilgng • pag. 171. 
(9) Fkher. op. tac. pag. 171- 



DI ROUAONA B TOSOAHA BCG : 137 

fermarli. E disponeva che, se rimperatare fosse iu Ro- 
magna o nel Ferrarese, la maggioranza dei Consoli 
dovesse recarsi alia curia da lui per ricevervi rinve* 
atitura del Consolato: andassero invece due soli quando 
rimperatore si trovanse pi(i lungi in alira parte dUtalia: 
fossero tutti dispensati da tale obbligo solo essendo 
rimperatore oltr'alpi, in Gerroania. 

Ordinava quindi Federico che a Ravenna il giura- 
mento di fedellj^ dovesse rinnovarsi ogni cinque anni 
da tutti i cittadini che compiuto avessero i qnindici 
anni e non superassero i aettanta. 

E intendeva rimperatore che tutti i cittadini di 
Ravenna si obbligassero con questo giuramento a ras- 
segnare e ricuperare a favore di lui tutte le antiche 
regdtet gi^ per vecchie consuetudini e per forza di 
baone ed eque usanze poco a poco passate in godi- 
meoto della comunitjt ravennate (1) 

Era al caropo in Savignano Tarcivescovo eletto di 
Ravenna Ouido di Biandrate (2) e per6 forse la sua 
intercessione pot6 ottenere che di lutto Tarretrato di 
datii, ripaticiy ed altre regaUe dianzi esatlo a proprio 
favore dai Ravennati detto quindi maltoletum o maltolto 
aecondo la lettera dello stretto diritto feudale^ Federico 
rinanziasse ad esigere la retrodazione in inlero, e si 
Hmitasse a ritenerne pel fisso aulico sol la meli; quan- 
tunqne egli si fosse messo in campo con aniroo di 
ottenere piena la giustizia ai pretesi diritti della corona. 

Nel disordine dcllo scisma pare avvenisse spesso 
che i condutlori ed enfiteoti dei beni delle chiese nie* 

(I) Ficmii. doc. tad. 

(S) La diU del docameBto tcoperto dal Ficher in Raveana e la seguente: 

• DtliiB iB territorio MotioeBf i Ib plaBO catlH Savignanl, pott dettructlo- 

Milaal. VI kal. falii. Feliciler. AmeB. • 
Tra I flraall eomt pretOBti alia rogaxioBt dell'aUo, leggeti; Cmio HmiamaM 



138 LK COSPIRAZIONI IKFBRIALI 

gassero i tributi delle terre e si rifiutassero aH'osser- 
vanza dei contratti pattniti quando le sedi cadevano in 
mano di scismatici o di intrusi ecclesiastic!. 

N6 Federico dimenticavasi per6 di quella sua co- 
stiluzione di Roncaglia relativa alia protezione delle 
proprietit ecclesiastiehe feudal! con cui intendeva favo- 
rire fra il clero Tadesjone alio scisma e alia sua poli- 
tica. E cosi condannava i client! e debitor! di pension! 
alle chiese ravennat! a restituire in integrum i capital!: 
condonando loro solo i frutti arretrati. 

Mancano i dat! a giudicare con sicuro criterio altre 
disposizioni che Federico eman6 in quella circostanza 
per la Romagna relative alia validity dei contratti ri- 
sultanti da strumenti; ma non pare che egli vi usasse 
rimperiale autorit^ molto conforme a! consigl! di una 
delicata equitii, come diffatti sembra accennare una spe- 
cie di nullita di cui colpisse spietatamente tutti gli atti 
recent! relativi a fondi agricol! dove fosse contesta- 
zione fra il Signore del suolo e il possessore enflteota* 
del medesimo. 

Mirava probabilmente quesia disposizione ad annien* 
tare quella grande e salutare trasformazione della pro- 
priety, che Venfitetisi aveva iniziato, che separando !I 
dominio diretto dal dominio utile del suolo portava a 
libortli i fiervi delta gleba. Era un movimento promosso 
da ragioni moral! ed economiche, che distemperava la 
base materiale massima degli ordini feudal! e riversava 
poco a poco le gent! agricole dal)a giurisdizione delle 
cort! feudal! nella giurisdizione dei Comuni. 

II proposito in cui era Federico di richiamare in 
vigore alia lettera il diritto feudale^ dovea per6 trarlo 
a provvediment! contro questa specie di liquidazione 
deirasse feudale che favoriva egregiamenie ! ComunL 

Promise finalmente Tlmperatore, sempre nel privilegio 



DI ROMAGNA K TOSCANA ECC : 139 

di Savignano, che avrebbe reso giustizia a Ravenna 
nolle questioni che avea colle altre citU nel raomento 
sottrattesi; che avrebbe riattivato il canale di Po verso 
Ravenna appena il • potesse ponendo int<into al bando 
deirimpero coloro che inlercettate aveano quelle acque: 
che Tesercito suo non avrebbe campeggiato nel terri* 
terio di Ravenna dalla strada (Emilia) in giii verso il 
piano: ma imponeva ai cittadini che avessero a ricevere 
ed ospitare coi dovuti onori tauto lui che Tlmperatrice 
e i principi della sua Curia ogni volta che gli piacesse 
di calarvi e dimorarvi come in casa propria. 

In siffatta guisa bandivasi la riforma imperiale in 
Romagna e Tarcivescovo Guide ne riportava a Ravenna 
il Decreto aulico a cui egli medesimo aveva apposta la 
sua firma. 

E menlrc le chik di Romagna rientravano cosi in 
pieno mondo feudale: il contado vi veniva rassodato 
mcrcd di un privilegio con cui addl 28 Settembre 1164 
dal palazzo di San Salvatore presso Pavia Federico 
confermava al conte Guide Guerra il possesso del va« 
sUs$imo dominio paterno. 

II documento h stalo tralto dal Ficher dagli archivi 
toscani e vi sono nominati oltre a sessanta fra paesi, 
terre, castelli, corli, badie in Romagna n 157 in To- 
srana; come lenuti in proprieli dal Guerra, nella per- 
sona e discendcnza del quale Tlmpcratore concentra o 
rafTorza di nuovo la pienezza di signoria polilica e <li 
giurisdizione civile, cedendo sopra que! ducento e pitk 
laoghi al medesimo Conle per imperiale investitura ogni 
vecchio diritto regale; le albergarie, i ripotici, i pedaggi, 
le pescagioni, le caccie ccc, e tut to il sottosuolo con 
ogni miniera e cava di ferro d'argento, rame ecc. (1). 

(t) FicneiL Forschongen Zur ReichJi-unil Rechtsgeschichte itallens. Vietter 
bMd. Crstfl Abtheilung. pag. 179 N. 138. 

U privilegio e conlrassegnato dal CanceUiere Cristiano. 



140 LK COSPIRAZIONI IMPBRIALI 

A Rimini esisteva un'altro focolare vivacissimo del 
partito ligio a Federico: e Fesame di alcuni preziosi 
documenti sincroni esistenti iieirArchivio di quel Capi*- 
tolo e alia Biblioteca della Gambalunga mi permette 
dime qualche cenno (1). 

Fin dal 1161 era scoppiato in Rimini lo scisma 
religiose: e que^ canonici nel maggio inviato aveano 
una deputazione airimperatore; accampato allora at* 
torno a Milano e intento a devastare le campagne. 

Cbiedevano essi in compenso di lore ribellione al 
legitlimo Pontefice privilegi e sicurt^, e Federico con 
molta benignity, add! 30 Maggio, ne rilasciava loro di- 
ploma amplissimo (2): incaricandone deiradempimento 
rigoroso il PodestA che era conte dell'Impero (3). Nel 
testo del privilegio con cui Federico rimunera Tatto 
sciagurato compiuto dal capitolo riminese, si tradiscono 
ripetutamente e forse non a case le segrete idee va- 
gbeggiate dalla politica imperiale riguardo alia Chiesa. 
LUmperatore non vi si qualifica piii, come era d^uso 
dei Sacri Imperatori, protetlore della Chiesa ma bensl 
della Chiesa di Die (4), e vi ricorda anzi il carattere 
aulico date a queste chiese in Roncaglia col pretesto 
di purgarle dalle inlromissioni dei laici, (5) in realty 
coirintendimento di asservirsele, sottraendo di mano le 
proprietSt chiesastiche e gli interessi religiosi alia tutela 

(1) Editi nel 1856 dal ToDini bibliotecario delU Gambalunga In Rimini. 

(2) L*originale del privilegio esiste oeir Archivio del Capitolo di Rimini: rou- 
nito in una parte rilevante dal sigillo aulico in cera e di questa data />a- 
tum ante portas Medyolanentis CivHatiSy tempore vastationis • 

(3) « potestas civitatis, videlicet dominicus Comes qui nunc est vel alia 
fulura potestas, plenariaro ipsornm querelis iustitiam facere non diflferant • 
Privilegio succ, — 

(4) « Quia vera ecclesias defcndendi nobis a Deo est ooUata potestas.... > 
• Ad eaniervandam eiiam pacem eccle$iamn dei.. * Privilegio succitato. 
(5; • ex actiones ill as quas laici super bona ecclesiarum roalo osu facere 

coBsueverunt omnino fieri proibemus sicut. Nos in generali curia Runchaliae 
per nostras leges Augustas sancivimus. — pRiv. succ. 



Di ROIfAQNA B TOSGANA KCCl 141 

che qu^ e 1^ aveano assunto i comuniy pii\ generosa e 
leale. 

Quattro anni dopo lo scisma, cio^ nel 1165 ferveva 
in Rimini vivacissimo qaello studio di guadagnarsi in- 
fluenza suUe cittji e Bui luoghi circoslanti di Romagna, 
per cui si distinse anche Fori! pure in senso imperiale 
e con contrarii propositi alle concordie parziali che si 
ginravano dai comuni rimasti devoti alle proprie antiche 
liberty e alieni dallo scisnia. 

In una radunanza tenuta li 30 Maggio 1165 i Ce^ 
senati obbligavansi infatti per atlo pubblico a stare agli 
ordini di Rimini per la pace e per la guerra e a pre- 
star milizia (1) : e un Cavalconte di Bertinoro vi cedeva 
a Rimini il suo Castello di Calbano, giurando di gio- 
varle eziandio in guerra, di dar opera a mantenere in 
fede i cesenati, di abitare un mese deH'anno in cittlt. (2) 

Di tal guisa, quando Federico nel 1167 da Bologna 
cal6 in Romagna, e attendendo Tesito della spedizione 
centre Roma affidata a Rainaldo, con ordine espresso 
di impadronirsi della persona di Alessandro III e che 
fin) colla famosa pestilenza di febbri, marciava a piccolo 
giornate verso Ancona: come fu a Rimini, ospitalo in 
casa del Vescovo ebbe trovato tanto da rimunerare che 
11 23 Marzo cedd al Comune di Rimini pienissima giu- 
risdizione sia civile sia criminale sopra un territorio, 
che lango il litlorale adriatico determin6 dalla foce del 
Rubicone a quella del Foglia, annuUando, a favore del 
Comune di Rimini, ogni placito anieriore di giurisdizione 
da lui da suoi predecessor! concesso ad allri sopra 
luoghi del medesimo te.'*rilorio riminese (3). 



(t) Da codice menbraDacco delto: -* Liher tnMirumenhrum Conumu Arimin* 
paf. It — nella GaiDbalooga. Ed. dai Tonini. 

(S) Cod. sudd. d«Ua GaabaluDga \u Rimisi. Ed. dat TodIbI, pag. 19. 



142 LE COSPIRAZIONI IHPBRfALl 

E degno qui di nota eziandio un fatto risultante da 
UD documento esistente neirarchivio di stalo in Firenze 
ed edito da Ficher (1) il quale prova come i Legati di 
Federicq imperatore, si studiassero di profittare del mo* 
vimento cristiano che portato avea i proprietari a met* 
tere in liberty i loro servj, ayocando alia direlta giuri- 
sdizione imperiale i nuovi liberi rurali col costituirli in 
comunit^ indipendenti dalle citta circostanti. 

Un Bernando Sedonio sul letto di morte avea man-* 
dati liberi tutti i suoi servi che aveva in Castel d'An- 
ghiari, donando per dippiu la terza parte de^ suoi fondi 
ai suoi uomini di mascenata. Sorse questione tra Arezzo 
e San Sepolcro, a quale delle due citt^ spettasse la giu- 
risdizione degli uomini d^ Anghiari: quistione che fu tron- 
cata con un decreto deir Arcicancelliere Rinaldo il quale 
confermando la liberla e la donazionc conferita dal pre- 
fato Bernardino c giudicava il Castello e il popolo d^An- 
ghiari appartenore direttamente al solo Imperatore e al- 
ritopero. » 

La Sentenza fu data da Rainaldo li 2 Settembre 1163 
in piena curia, presenti i Consoli di Arezzo e di Borgo 
San Sepolcro n6 alcuno pote fare eccezione. 

Durava da molto tempo in Cesena un'accanita osti- 
lita fra gli abitanti del suburbio montano e quel di den- 
Iro le mura. Si frappose il Vicario Imperiale, ed invitati 
i suburbani a discendere dal monte ebbe rappacificate 
le parti. Ma Cesena per cotal fatto vincolavasi necessa- 
riamonte alia causa imperiale (2). 

Narrano pure le cronache di Cesena, come nel 1169 
i Faentini stringessero coi Forlivesi una convenzione por 
la quale i primi dichiaravano di ricevere da Forll i Pre- 

(1) Ficher op. cit p.ig. 173. 

(S) QroDicx ADtiqua civiuUs Cesenae. Apod Muratori — De Return lUd, 
Script XIV. 



Bl ROIUaNA.B T08GANA BCC: 143 

sidi od i Capitanit ed a F6rU risiedevaho i Commissarii 
Imperial! e probabilmente lo stesso vicario Gazzedonio (1). 

Cosi, poco a pooo, venivasi formando in Romagna 
una lega imperiale in cui cospiravano Faenza, Fbrll, 
Ravenoai Cesena, Riminii i conti Guerra, Montefeltro, 
Malvacmo ed altri valvassori, sulle forze riuniie dei quali 
tutti contavasi per assalire Bologna e prendere a tergo 
gli eserciti lombardi al ripigliarsi dalle ostilitii. 

£ lo si vide infatti tiel 1175 alU battaglia di San 
Cassiano, dove ai BologneSi, soccorsi dai confederati lom- 
bardi, tocc6 appunto di dover rintuzzare le forze del 
Gancelliere Cristiano il quale avanzavasi con un esercito, 
al cui nucleo composto di eavalieri tedeschi, prestavan 
rinforzo milizie delle suddette cilU e conte di Romagna 
e di Toscana. 

Ma intanlo un prime colpo air opera di Gazzedonio 
Teniva portato da un avvenimento imprevisto che porse 
occasione a Ravenna di francarsi, almeno per allora in 
jMU'le, dalla influenza Imperiale. L' arcivescoro Guide di 
Biaodrate moriva sul fiuire del 1290 e liella sede me-* 
tropolitana succedevagli certo Gerardo, tutlo favorevole 
a Papa Alessandro lU. Conseguenza immediata di ci6 
la ringresso di Ravenna nella Lega Lombarda (2) ed 
ano scoppio di nuove ostiliU tra Faenza e Ravenna di 
coi si assegna il motive in una questione di confine. E 
fbrse anche allora si disse cosl ; giaech^ nella lontananza 
di Federico dovea parer prudente a Gazzedonio il mac* 
chinare tenebrosamente, ed a Faenza il deludere, pint- 
tosto che rompere troppo pomposamente con Bologna, i 
trattati del 1168: n6 d^altronde Ravenna accerchiata da 
taoti che le sarebbero sorti centre nemici, pales6 forse 
tosto gli accordi, merc6 TArcivescovo Gerardo, stretti 

(I) CbfwIcA utiiq. ciT. G«Miia« •- i«d. 
(t) ViMATl ^ SC«rlft Diplonatica pag. tt9. 



144 LB. COSPJRAJUOm IMPJBRIALI 

allora allora calla Lega Lonobarda. Fatto 6 che si com- 
batt& tra Faenaa e Ravenna, che in aiuto dei Faentini 
vennero i Commissaii dAV Imperaterey i Forlivesi, e gli 
altri coofederati (1) e che menire in Faenza si attendee 
vano eziandioi Bolognesi invocati come antichi alleati, 
quest! comparivano d^un tratto sul territorio Faenlino 
ma non come alleati bens\ come nemici, annunciando 
invece di lontano coUe fiamme degli incendii (2), che a 
Bologna i Rettori della Lega, vigilando, avevano scoperto 
le macchinazioni ; e la veritSi delle cose non ignoravano 
al panto da permettere ai Consoli, tratti in inganno, 
di aiutare gli amici occulti delP Imperatore. Bologna 
manteneva cosl Tultimo giurameuto concordato in Lodi 
di rompere gaerra ai congiurati contro la SocietiL di 
Lombardia, o stracciava il velo misterioso in cai la co- 
spirazione in Romagna erasi fine allora ravvolta. 

£ per iepiegare il perchd Tirrazione dei Bolognesi 
nel territorio Faentino fosse accompagnata da tanto in- 
cendio di ville ed estermioio, quale dai cronisti ci 6 ri- 
ferito, giova ricordare come appunto in quel convegno 
della Lega tenuto a Lodi li 24 Ottobre 1169, si fosse 
giuraio e mandate di far giurare a tutti i soci, questo 
fra gli altri patti: che cio6 si sarebbero con tutta seve- 
rity distrutte le ville e le abitazioni e saccheggiati i beni 
di quelle cittli e persone che rompendo la fede data alia 
Lega, si dessero al partite di Federico detto Imperatore 
(3) come appunto con segrete arti fatto aveva Faenza. 



(1) Albbrti e VmzAm — Anni 1 1 69 e 1170 — Chronica antiqiia miUtit Ce- 
s«Qae apad Muratori — De Rerun Ital. Script. XiV. pag. 1070. 

(2) Savtoli ^ Annali di Bologna Anno 1171. 

(3) QaelFatto df ginranieDto era ioedlto e fo tratto dai Uber Juremm di Lodi 
del Vignati. Esso k considerevole per la sicuroua e V ardire che la Lega vi di- 
mostra. Federico Barbarosaa essendo state scomuDicato dai Papn, In lui piii non 
era riconosciata Tautorit^ inperiale; e le clUii dietro reaenipio del Papa lo chia- 
uano Friderkum imperaiorem dictum — cioe Federico cod detlo Jmper%hri 



DI ROM AON A B T080ANA BOO.* 145 

E Btando C08\ )e cose, non sarobbe da far colpa at 
coDSoli bolognesi di slerili tradimenti verso di Faensa e 
di insnlsa barbarie ; tna anzi merits di avere scoperte le 
trame del Vicario Imperiale di Romagna e adoperata 
rai fedifragbi la vindice giustizia della Lega Lombarda. 
E eosl avesne corrisposlo alia prudenaa dei Rettori delia 
Lega di Bologna la fortuna delle armi e la vigilana di 
Prendiparte Prendiparti ed Artemisio Artetniaii oodsoH 
io quell' anno e capitani delle milizie bolognesi. 

Sol Senio a ire miglia dalla cittA fhrono esai ineon* 
trail il 1 Marzo 1170 dai Faentini e confederatit tre ore 
dDr6 la pngna efae alia perfine cessava con incrediblle 
daono dei Bolognesi, qaattrocento dei quali, compresi i 
coasoli 6 rettori della Lega fatti prigionieri Tenivaiio 
trascinati a Faenza. (1) 

11 fatto che nell'oste Faentina si trovarono non po- 
cbi conti 6 Tassalli d^mpero le eai forze componevansi 
specialmente di cavalleria, mentre di qaeeta difettavano 
le milizie dei Comani^ come dir6 piii innanii, rende Te^ 
rosimile Passerzione di fra Leandro Alberti e del Vir- 
lani che la sconfitta dei Bolognesi fosse dovata ad nna 
manovra di cavalleria per eui e furono presi alio spalle 
ed accerchiati. 



n. 



Come la notizia di tanto disastro gionse a Bologna, 
fo gran lutto nella cittji : e il cronista della PogUola l^* 
tci6 scritto che le donne vestirono a brano. I Rettori 
compresero tosto il grave pericolo che correvano gli in- 
tereasi della Lega se Bologna con uno sforso supremo 

[i) Satiou. ABDftli Bologneti 1170 — Vedi Cliroiiie« delta Pifllola, e k •Mrt 
M. aUa BiklloleM Ml* UaifersiU i« Bol0gia« 



146 LB COSPIRAZIONI IMPBRIALI 

non sorgeva tosto arditamente come un sol uomo, per 
ripristinare il presligio delle sue armi e deprimere le 
speranze del Commissarii imperiali di Romagna. 

I banditori andarono in giro per le strade (1) la 
campana dell^arrengo baltuta con insistenza suon6 a rac- 
colta (2), ed il popolo dai diversi quartieri accorse nella 
Corte di S. Arabrogio (3) dove i supremi consigli po- 
nevansi a partito, uditi gli oratori. Fa decretato che i 
bolognesi uscirebbero in oste contro Faenza, che si co- 
struirebbe il carroccio (4), che le Compagnie delle arti 
armerebbero i lore ascrilti, che si intimerebbe ai signori 
del contado sottomessi di cavalcare colPoste bolognese. 

In tre modi i Comuni conducevano la guerra in cam- 
pagna aperta. Dicevasi gualdana Timprovvisa scorrerla 
lanciata a guastare le terre neraiche (5): cavalcatOy una 
spedizione di cavalli, arcieri e balestrieri che mettevasi 
a breve impresa di assalto senza carroccio e senza sten- 
dardo maestro (6): oste finalmente quando tntta la po- 
polazione scendeva armata a piedi ed a cavallo e si 
traeva fuori il carroccio ed i Consoli assumevano il 
comando della spedizione. (7) 

Ogni cittadino che trovavasi in grade di sostenere 
pubblici uffiz! in tempo di pace, era soldato durante 
la guerra (8), quelli che o per eta o per malattia o per 



(i) RicoTTi Ercole. Hilizia del GomuDi. Atti della R. Accademia delle Scienze 
in Torino. Serie II. Tom. 1^ 

(2) RicoTTi Ercole: Atti della R. Accademia delle Scienze in Torino. Serie 
IL Tono 2. 

(3) GoxzAOUiL Siudi Arch, Top. di Bolagtuu Atti della Deputazione di Storia 
Patria. Anno VII. 

(4) — Cronica di Bologna di Fra Bartolomeo delle Pagliole. — f Rel f 170 
i bolognesi fecero il primo carrozzo e andarooo con qoello cooiro Faenza che 
stava cogli Imperiali. ■ — 

In Maratori — Rer. Ital. Script. Vol. H. pag. 490 si legge cbe nel 1170 i 
bologneai fecero il loro primo carroccio imitati subito dai Padovanl, Veronesi, 
Broaciani, Creraooest, Piacentlnii Pavesi. 

(5, 6, 7, 8) RICOTTI : Atti della R. Accademia delle Scienie in Torlno« Serio 
II. Tomo 1 



DI ROMAGNA B T08CANA BCC : 147 

ispecicali incarichi di pubblico interesse reslavano in citti 
intimata Toste, pagar doveano Timporto o deirarco o 
della balestra^ secondo che iscrilti erano o tra gli arcieri 
o tra i balcstrieri (1). Niuno poteva esimersi dalla for- 
mality di iscrizione nei ruoli, e, non potendo servire, 
dalla tassa di campagna. 

La milizia del 'Comune nel secolo duodecimo (2) era 
disUata pei diversi quarlieri delle cilt&; ed i quartieri 
prcndevan nome dalle porte e serragli. In Bologna per6 
aU'epoca di cui qui si parla, durava ancora e dur6 sem- 
pre anzi, bench6 la cinta del 1070 noverasse sedici porte, 
Tantichissimo riparto a cui davan nome le quattro porte 
della cinta romana distrutte: e ciofe Porta Piera, Porta 
Siiera, Porta Procula, Porta Ravegnana. E cosl divide- 
vansi le miiizie del nostro Comune (3). Anche il contado 
nostro suburbano che si disse guardia civitatis perchd 
gli abitanti di esso, erano tenuti a prestare, in ragione 
del lore censo, diversi servigii di scolte diurne o not- 
tarne ai h(uaccani o guardiole della cinta, a mantenere 
le fosse e i muraglioni traversali (transversas lapideor 
in forscis eonstentesj y a rompervi e mantenervi rotto il 
ghiaccio onde niuno potesse accostarsi, era diviso in 
qaatlro dipendenze dai suddetti quartieri di cittli secondo 
che pill direttamente vi mottean capo le strade forali. 
Rilevasi da ci6 con facilissima quanto fondata induzione 
da una lunga Provvisione emanata dal Reggimento di 



(I) RiCOTTi: AUi della R. Acciid. ecc. 

(t\ ~~ L'ordiDiimento qoi esposto restd letteralneDte in vigore tiao a eha 
It faiioDi creando infioiti imbarazzi, non coDdussero alia trlste MetttiU dl ts- 
••Mtrt Conpagttie di Tentara, siraniere od indiffene. Ma neba priaa r aatorii- 
uijoae data alle Aiii, dl armarti, aveva portato eoUa aocesiosi laa grava par- 
tarbaiioae nel sistema primilivo. 

it J Camera degli A(U (Arch. Not) in Hologoa. Liber contiMiia Baaitaa doo* 
rum mtlliun peditoiD popali porlie Galerlae et portis Garemeatiaa cifitatia Bo* 
aoaiae del \t»l. 



148 LK C08PIRAZI0NI IHPBRIALt 

Bologna li 13 Aprile 1475 (1), per regolare gli oneri 
della Ouardia e comitate di Bologna. Bench^ nel 1475 
la Cfuardia cimtatis non fosse piu considerata come ana 
Zona amministrativai pure e pei richiami a tempi ante- 
rior! e pei nomi che conservavano i deputati a curare 
gli interessi della popolazione in quella compresi^ e per 
rappellativo suo medesimo, h chiaro che in tempi pit 
antichi la guardia cimtatis fu in Bologna, come se ne 
hanno memorie positive per le citt^ di Germania (2) 
nn^istituzione se non esclosivamente, certo anche militare« 

Unit^ organica della fanteria in Bologna apparisce 
il guandmento che componevasi di venti armati : della 
caTalleria la cavalcata di dieci uomini montati (3). 
Quando si autorizzavano le Compagnie delle arti ad ar* 
mare i lore soci, era lecito a questi optare o per la mi* 
lizia del quartiere in cui abitavano, o per quella della 
compagnia d^arte a cui appartenevano (4) La divisione delle 
milizie per quartieri non impediva per5 che Teste dei 
Gomuni Italiani nel secolo duodecimo rimanesse dinanzi 
al nemico distinta in tre file o categoric, a seconda del- 
Tetit e quindi della maggiore attitudine alia pugna. 

Riescivano quindi in prima fila i cittadini dai 18 ai 
35 anni. In seconda quelli dai 35 ai 50, e nella teraa 
i piii vecchi, quanti altri comecch^ non tenuti, amassero 
provarsi al cimento delle armi^ e gli alleati (5). 

11 concetto fondamentale della milizia dei Gomuni 
era Tattitudine pit alia difesa che all'offesa. Nolle citt^ 
viveva una popolazione laboriosa, tenerissiiAa delle buo- 

<i) Ifcom o|^ sad. 

}fL) CknmuL Itm piMcaUma. Anno 1161 -* Di tal gaisa k descritta in qsetU 
CroniM rordinn dd Bllnnesi t brnsdani nella battagiia di Carcano eontro Fe- 
deiieo I. 

<8) GmnAMO. Slorm ieUa $dumtu e deUa 9enUu ieOa f/Mm. 

(i) Smchl StatHto GiTitatia Bononiae. Tom. IL pag. 47. 

(5) — ItI. 



BI ROMAQNA R TOSCANA BCC: 149 

ne ttsanze acquistate man mano dopo le invasioni bar- 
bariche ed elevate a franchigie privilegiate dagli Impe- 
ratori: una gente che non desiderava le avventure dei 
cavalieri erranti ma solo la felicitA del suolo native, 
Queata gente si armava solo il dl in cui faceva mestie- 
ri correre alle mora. 

Qaindi poco o nulla di cavalleria, alia quale solo 
allora si pens6 quando la Lega Lombarda dov& costi- 
taire eserciti destinati a batlersi in campagna aperta 
contro altri eserciti i quali erano formidabili per mol«- 
tissimi cavalli. 

II nucleo della cavalleria dei Comuni fu costituito 
dai Signori del Contado vassallij vahassart e cattani 
feudali che le cittji andarono sottomettendo con obbligo 
di tenere e guardare pel popolo le rocche e i passi 
che dianzi tenevano pel solo Imperalore; di dimorare 
certi mesi delFanno in cittli. Cosi le cose si decisero di 
per sft. 1 borgbesi trafficanti che non avean tempo di 
addestrarsi in tempo di pace, rimasero pedoni in guer* 
ra: i nobili ed i ricchi preferirono militare a Savallo e 
farono i milites. (1) 

La mobilizzazione delle milizie comunali d\h pure 
an certo impulse alio studio degli artificii con cui 
mantenere intelligence fra un corpo e Taltro dei con« 
federati insieme operanti. Si conservano ancora esatte 
memorie di ingegnosi sistemi di fuochi (fxdd)^ cosl bene 
concertati da significare anche di lontano quale, perfi- 
no, il numero delle forze nemiche in marcia, quale la 
diresione loro, quali le mosse da preferirsi. (2) 



(1) Bicom. Atti delU R. Aecadenia di Torino, Tolome citato. 

(t) Qoetto sistema di segoali era gik perfesiOBatissmio oeila prina netl 
dol tffcolo XIU Vtdi • iibro de l4 condueta et del eaapo del Cooioae dl Fio* 
rcau, el qaal Iibro ci fo lolto quando Air aconfitU a MoBleaperti. • HiCOTTt 
Altl dolla a. Aecademia delle Scienxe io Torino. Serie II. — Tomo 1 



150 LB COSPIRAZIONI IMPBRIALI 

In virtili pertanto deH'ordinamento di cui mi studio 
dare un' idea, Bologna trovossi ben presto in pronto 
per marciare alia riseossa conlro il partito imperiale di 
Romagna. 

11 dl convenuto, al primo rintocco della campana 
deirarrengo, dov6 accendersi secondo Tusanza di que' 
d\, la torcia a Porta Ravegnana (1). E prima che il 
lucignolo agonizzasse, Toste di Bologna dov6 trovarsi 
colji radunata attorno al nuovo carroccio, e alio squillo 
delle Irombe usciva dalle mura avviandosi lungo Ta- 
pennino per via Emilia. 

Parecchie descrizioni del carroccio bolognese ci ri- 
mangono nolle opere dei nostri scrittori, e forse desse 
possono dirsi esatle se intese per avventura a descri- 
Yere Tultimo non cerlo il primo carrozzo fatto in Bo- 
logna. 

Solo il Conle Virzani nella sua Sioria di Bologna 
ha Iratto dalle cronache, che ebbe sott'occhio, e da sot- 
to Tanno 1170 la descrizione di un carrozzo di Bolo- 
gna che mentre la foggia semplice di prima invenzione e 
che dovrk essero in ogni modo dei piu antichi. Eeco 
le sue parole: « Era il carrozzo un carro di qualtro mo- 
te, assai grande, acconcio di sopra in quadro a guisa 
di un tribunale, nel quale dieci uomini potevano sedere: 
uno di essi che era di panno rosso e bianco alia divisa 
dei bolognesi coperto, vi porlava lo stendardo princi- 
pale della cittk attaccalo ad un'^antenna la quale era 
piantata nel mezzo ed aveva in cima una crocc d'oro. 

(1) I Al primo squillo della canipana si piantava una torcia alia porta per 
cui oscir dovea la spediiiooe: e quanti fosser giunli dopo cbe la torcia era 
eonauiuata, Teaivano puntti o di mulla, o dl esilio o di nota infame. Ricottl ■ 

A Bologna nel 131 i punivansi gli stessi Comuni del Cootado per opni loro 
pedone mancato alTosto, con iinn mulla di IJiv <iii;jtlr<» e ^ol^li (Hi*<t. 5r.\r.\- 
BF.LLI Luciano — Relazione delPimportanza e dello sl.ito degli Archivii bolo- 
gnesi pag. 53. 



DI ROMAGNA K TOSCANA BGG : 151 

Da questo, come da un tribunale, si rendeva dagli uf- 
ficiali della guerra ragione a tutto Tesercito: ed era 
ancora ordinate che un sacerdote sopra vi stesse, si 
per dire la Messa come per ministrare i sacramenti ai 
feritj, e questo tiravano molte paja di buoi coperti di 
panno scarlatto e bianco alia divisa delta cittii, et vi 
era deputato alia guardia un valoroso cavaliere a cui, 
perchd fosse pid ragguardevole, era dal pubblico dona- 
la una bella falda di maglia, una spada ed una cintu- 
ra do rata. » 

Virzani ometle dei particolari che riscontransi nei 
carrocci piii antichi e dei quali Sigonio e Falleoni 
fanno menzione, descrivendo appunto quello, secondo 
lore, costrutto in Bologna Tanno 1170, e cio6: la pic- 
cola campana infissa airantenna, dove chiamata Nola^ 
dove Martinella^ e le funi o nastri che scendevano 
dairalto delTantenna medesima, come il cordame delle 
navi, e che, o fermate alia cornice del carro nelle 
marcie servivano a toglierc Teffetto delle scosse suirasta 
medesima, od in pid lieti momeati erano tenuti pei lore 
capi dai cavalieri e sapienti 

A completare sifiatti cenni gioverk dire che lo 8ten« 
dardo maestro di Bologna era in quei tempi, e fu anche 
per tutto il secolo decimoterzo, una bandiera a tre ori- 
fiamme, recante una crocc rossa in campo bianco. 

Narrano Sigonio (1) e Falleoni (2) che il Vescovo 
Giovanni, vonuto a Porta Ravcnnale benedisse piamen- 
to il carroccio e che dairalto di esse i consoli come 
d^iso arringarono le truppe. 

Coiroste bologneso uscl in campo contro gli Impe- 
riali di Komagna, anche una Compagnia militare detta 
dei Lombardi (3) a cui si voile affidata la custodia del 

(1) C^nou SicoMii — Do cpiscopis boDoniensibus. 
\ i) Fallkomi — Storia delU Cbiesa Bolognete. 
(3) CaroU Sicomi — Uk»t. Bon. Lib. IV. 



162 LB GOSPIRAZIONI lUPKRIALI 

earfoceio ateesoi Compagnia foadata TanDO innanzi da 
150 famiglie di Mllano« Cremona e d'altri luoghi di 
Looabardia che nel 1162 fuggendo dalle rovine ancor 
fafiaanii delle patrie terre desolate dal Barbarossa eran- 
ii ricoverate sul nostro territorio chiedendo ospitalitiu 

II popolo bolognese ebbe di que^ dl subito accolto 
t^on gran favore le vittime delta prepotenza imperiale; 
e con atto di perpetua concessione assegnato loro, per 
abitiirvii le valli di Altedo e di Minerbio. In compenso 
delle quali liberality, le suddette famiglie lombarde 
sborsavano alia citt^ di Bologna la somma di lire due 
mila, 

Alle didtrette in cui ver86 Bologna dopo la rotla 
del Senioy si commossero nobilmente questi ospiti, e 
chiesero di armare a proprie spese una compagnia, la 
quale infatti, coki vessillo a rastelli bianchi su fondo 
rosso, (1) milit5 al seguito delfoste condotta nel 1170 
tontro i federati imperiali di Romagna ed anzi, come 
dissii ebbe in difesa il novello Carroccio. Cosl ne parla 
Bartolomeo della Pugliola nella sua cronaca « La Com- 
pagnia dei Lombardi fu cominciala a questo tempo 
d^huomini lombardi fugiti di pid luoghi di Lombardia 
a bologna per le guerre di Federico Imperatore: questi 
armaroDO e condussero detta compagnia contra faentini 
pei bolognesi e li furono in apito: poi mantennero del- 
ta compagnia con sua bandiera et armi per li bisogni; 
ei il suo ridotto et armario si conservano in S Stefano 
che vi era modo di armare ogni gran compagnia (1) i 

(1) La Compagnia dei Lombardi ha soprarvissuto felicemente aUe Ticende 
dl lette seeoli, e dara tuttavia in Bologna, costituita da 50 famiglie nobUi, con 
residonsa atUgna alia Basilica di S. Stefano, la dove ebbe sede ed armeria lino 
dagU infill suoi. 

Si hanno memorie di tre riforme dcgli statuti: la prima del 1291 la seconda 
del 1480: la terxa del 17i8. 

Ho presente appunto uoa copia manoscritta di qaesU ultimi siatuti riformati 



m ROMAQNA B TOSCANA BCC : 153 

£! poi molto verosimile che la deliberazione in cui 
venne il Comune di Bologna di addottare per Toste sua 
il Carroccio simbolo della patria e poderoso argomento 
di salda tallica mililare, si dovesse ai consigli di quel 



•el IStt «i quali va innaoxi una introduxione storioa che mi ptace togliere alia 
•na oseuriU eome quell a che pu6 dirsi ana (radixione perpelaasi di generaxione 
in generaxione in eeno alia Compagnia. 

fl Eatendo, flno dair anno di graxia 1170 stata eretta in qiieata cittk di 
Bologna la GompagDia mililare de* Lombardi da 150 fomiglie dl Lombardia fug- 
gite dalle proprie cicta a cagione della cnidelissima gnerra dell* Impemtore Fe<> 
derieo I Barbarbtea, le quali farono gik rlcoverate dagli Eccellentissimi Padri di 
qaesta nostra palria nel 116S, che con molta Liberalitk d* animo dieder lore a 
godere la Villa di Altedo e Minerbio et altro Dislretlo: in ricompensa e gratKn- 
dine de* qnali benefixl, non meno che ad oggetto di non etseme pih rlmoasi, li 
medetimi Lombardi aborsarono alli suddetti Padri Lire due milla, somma per altro 
te qnei tempi molto conaiderabile. Mtlitarono poi in varl tempi e piii Tolte in 
congiontnra di Gnerra a proprie spese sotto le Inaigne glorioae del Bolognrsi, 
coi grotio nnmero di Persone ed in ispexie nel 12^ cootro gli Imoleai ove die- 
dero chiare prove del loro valore, riportandone xegni di virtii e di gloria, eome 
di ci6 ne fanno aicuro Testimonio e le Utorie stampate e le inedite, oltro nn 
debole avanxo di due Chiayi di Ferro che la edacity del tempo non ha poluto 
distroggere e che, tottavia eflistenti nella oottra Residenxa, aono dalle latorle 
medesime e dalle tradixiooi anooverate tra le spoglie dei aaccheggiati namiei. 

• Per le quali gesta la Repubblica di Bologna onor6 i Lombardi conceden* 
dogll lo stendardo Rosso col distintivo della Giustixia, come altri n* ebbero la 
Cospagttia della Griffona o Branca, afline ancora che in ogni sedixiosa oceuione 
ai iatrometteaaero a sedar le discord le e guerre civili, che in que* tempi Inaor- 
gevano. In prnova di che g\k h noto che questa nostra Compagnia aostoane la 
parto do' Geremei che aderiTano alia faxione Guelfa neiracerbe discordie che 
qoesU ebbe coi Ghibellini che faTorivano 1* Impero contro la Chiesa, tome ben 
si coBosee datla Prefaxione della Matricola d* essi Lombardi dell' anno f 33i. La 
Compagnia del qnali in aegoilo dei tempi si ^ mantenuto e conserrata e di ge- 
Bio per la patrta e di nnmero, come si vede da una numerosiasima matricola 
aoitta flno dal iC69 esistente nell* Archivio pubblico o Camera degli Atti annessa 
agli SUtnti fatti da essa nel 1tR7, copia autentica delle qnali si serba nelPAr* 
cbivio della IVostra Compagnia, come pure della mentovata Matricola del 133i 
ennnsiata anche negli Statoti fatti nel roese di Giugno IMO per Rogito di ser 
BonaYeotnra Paleotti suo Nolaro e di due altre raatricole. una del 1524. Taltra 
del 1564, che tulle e tre rolla moderna si ritrorano nel nostro Archivio. Dalle 
qnali cose resta abbastanxa assicorata La non mai Intermessa Loro Radnnanxa. • 

La maggior parte dei docomenti superiormente ctlati pare non eslsta pih 
•eir Archivio attoale della Compagnia, e di original i depositati alia Camera de- 
gli Atti non farono rfiibite che le riforme del 1^1. come di>»i piii sopra. 

Ebbi campo di osservarle: sono in nn fascicolo membranaceo ben conser* 
veto e scritto in gotico bfllissimo. Que' statuU recaoo la scguente intestaxione. 



154 LE GOSPIRAZIONI IMPBRIALI 

lombardi i quali ne erano stati gik gli inventori ed 6 
rimarchevole fatto, anche a questo proposilo, come li 
genere d'armamento dagli statuti piu antichi che abbia- 
mo della cittli di Bologna (1250) prescritto agli uomini 
incaricati di vegliare il carroccio appunto rivelasse un 
origine o una tradizione lombarda. L'arma dei difensori 
del carroccio dovea essero cio5 la raanaia lorabarda a 
luDgo manico volgarmente delta roncone e piii tardi 

Hec sunt ttatutat ordinamenta et sacramenta sodetatis lombardorum dvUatis 
bononiae facta et condiia ad honorem omnipotentis dei et intemerate virginis ma^ 
tris ejus pro borio et ameno et pacifico statu societatis predicie. 

Nel 1i91 la Compagnia aveva ancora carattere militare e coasftrvava 1* ar- 
meria come apparisce dal tenore del giuramento dei miaistralL 

Le cariche rileTavansi due volte 1* anno e gli ufficiali perceplvano an ono- 
rario mensile: i mllili riceTevano stipendio dai fondi della Compagnia sola quando 
marciaTano coll' oste o cavalcavaoo per ordine del Podestk di Bologna. 

Le infrazioni commesse dai ministrali come dai soci venivano panite con 
multe pecunarie : officio di ua Sindico era sorvegliare anzi i ministrali medesimi. 
Assisteva il Massaro e i ministrali un' assanteria di sei sapientL 

Minute disposlzioni vi regolano i modi di elezione alia carica e vi tessono 
tutta la graduatoria delle penalita pecuoarie. 

La Compagnia festeggiava la Festa della Purificazione (S febbraio) e Pasqua 
Rosa, conforme si espriroeva lo statuto: e faceva celebrare una messa ogni pri- 
ma domenica del mese. 

Ancbe attaalmente la Compagnia dei Lombardi si raduna ogni anno nelPot- 
tava della Purificazione per assistere ad un servizio religioso e rinnovare le 
cariche del Massaro e dei Ministrali, come tut(a?ia chiamansi. 

Ne il formulario di questa solennila religiosa e amministrativa si modific6 
gran fatto : anche oggi a un*ora data le porte si chiudono a chiave dietro i pass! 
degli entrati e in faccia ai tardi: ancbe oggi si distribuiace ai singoli soci una 
fogaccia e un eero come nel 1291. £ in tal cerimonia tut to profumo di una com- 
memortzione, ed un capitolo degli statuti del 1291, provvedeva aozi alia nomina 
di due buoni uomini (boni homines) ai quali spetti fabbricare le fogaccie (foga- 
cias), disponendo che le fogaccie abbiano ad essere depositate in un sacco nella 
sacrestia dei Frati Prcdicatori prima del giorno della distribuzione, donde aspor- 
tare si dovevano alia Residenza della Compagnia. Forse ricordavansi e ricor- 
dansi cosl i mesti glorni della guerra e deir esiglio, le patrie terre arse e di- 
strutte dal Barbarossa, gli stenti del lungo pellegrinare, erano forse i pani fatti 
nella fuga; aoalogamente all' aumo che ricordava agli Ebrei Tesodo dairEgitto 
il viaggio nel deserlo. — (Esodo cap. XXXIV v. 18). Piii ampie e sicure no- 
tizie di questa Compagnia, che perpctua in Bologna la tradizione delle due al- 
leanze comunali italicbe contro Federico 1 e- Federico II, si avranno quanto 
prima da una preziosa roonografia che sta scrivendo il conte Neri Naive zzi di 
Bologna. 



m ROMAGNA B TOSCAKA BCC : 155 

alabarda: mille e cinquecento guerrieri almeno, muniti 
di si formidabile arma chiusi in osbergbi e gambiere 
di ferro, circondarono il carroccio di Bologna ogni qiial 
volta per decreto del Consiglio generale e della Credenzu 
usc\ alia Campagna (1). 

N6 dai consigli bolognesi si era mancato di chiedere 
aiuto al Conte di Berlinoro ed a Ooglielmo III della 
Marchesella influentissimo su i borghesi di Ferrara, co- 
me a due Qiigliori e pid prossimi alleati che avesse la 
causa delle libertli municipali e religiose. Era questi 
Guglielmo figlio maggiore di Guglielmo 11 della Mar- 
chesella, alia munificente pietjk del quale si attribuisce 
la stupenda facciata deirantico duomo ferrarese. Parlito 
quegli nel 1146 per la crociata in Palestina, rest6 Fer<- 
rara soUo Tinfluenza dei Salinguerra assai favorevoli 
alle rigide prerogative imperially roa dal 1163 Guglielmo 
III, reduce di Palestina, avea gilt riavuto in mano la 
direzione della pubblica cosa; ed alia calata di Federico I 
nel 1 167 Ferrara apparteneva al novero delle cilta aper- 
tamente fcdeli al Papa Alessandro e favorevoli alia causa 
dei Comuni in guisa che solo Tampiezza dei paduli da 
cui era accerchiata salvolla in quel sopravento passeg* 
giero del partite di Barbarossa da gravi danni. Appena 



(1) — D;il Vol. S toUo stiimpa della stupenda ediiiooe che il cav Lulgl 
Frati per ordine del Moniciplo sta complendo degli ^ StaMa Cmtaiit Bononiae 
— da codici roerabraoacei del 1i50-5i-59-60-^2-67,- poteiper cortesia del aal- 
lodalo illustre paleografo trascrlvere il brano seguente. 

• Ct enm tractatur de Caroecio (rahenda for»s» fiant supitr hoc coniilia ge- 
neralla et credentle et de voluntate duorom pariium consiliorora generaliam su- 
per hiis »peciiiii(er f:ictoruro tcnptU dktw et voluntaHbus et consilionim Hlomro 
qui eniQl ad coosiUuD, extrahatur foras carocium. et non aliter; et ante quara 
extrabatur foras carocium elligantur bomiues qui debeant esse bene arroatl, qui 
associent carrocium temprr esercitM iila quantftate que placet ronsilio et sapiea- 
tibus: que quantitas sit ultra MV/ quorum quiUbet habeat usbergum vel pan- 
reriani cum gambcri* de ferro; et habeat quilibet unam n\nnaratn lombardam 
immanigalaro longam seu ronconem; et oullus sit de illts quibus Impunaiitur e- 
qot, vel habeant eqnos de armis. ^ Lib. x. Rcb. xliv. 



156 LB COSPIRAZIONI IMPXRUU VCC: 

una debole mano di truppe imperiali riuscl allora a va«- 
licare gli stagni circostanti ed a ristorarvi momeotanea* 
mente rosservanaa rigorosa delle leggi di Roncaglia. 
Airepoca di cai parliamo, Guglielmo III della Marches 
sella avea gik riacquistato in palria tutta la inflnenza (1). 

D^altra parte erano accorse in aiuto di Faenza le 
milizie della Lega imperiale di Romagna. 

Anche questa volta lo scontro dei due eserciti av<» 
venne sal Senio al ponte delto di S* Proculo. In an 
baleno la mischia si appicc6 violentissima d^ambe le 
parti (1). Parve dapprima che la vittoria restasse ai 
faentini e collegati, ma Teste di Bologna con ano sforso 
supremo li 8aper6 e pose in fuga verso la cittit (2). Te* 
mettero i Consoli bolognesi di qualche nuova insidia e 
non incalzarono piik oltre i fuggitivi, ma cautamente 
avanzate le truppe e chiusa ogni via posero assedio a 
Faenza (3). 

Parve dapprima che fosse nelTanimo degli assediati 
resistere, ma, sopraggiunto aU'este bolognese, Guglielmo 
della Marchesella (4) i faentini inviarono legati al campo 
per trattar la pace la quale fu conchiusa con obbligar 
zione ai vinti di riparare i danni e render piena ragione 
a Ravenna (5). E in effetto, riavuti i prigionieri, Teste 
di Bologna ritorn5 gloriosamente in patria. 

(cmtinua) 

Alporso RuBBum 



(f) FRizn — Memorie per la storii di Ferraura. MAiom Pemumti — C«Bp. 
di Storia Sacra e Profana di Perrara. 
(i) Sicomi Carou — Hitth Boa. 

(3) — iTi. 

(4) La mareia dei Perraresi h segialata nel Priiii e nel Maaini eoir ocoi- 
paiiooe di Argenta. 

(5) SiGomi Garoli — HiaUt Bob. 



RASSEGNA BIfiLIOGEAFIGA 



NOTIZIE STORICHE 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 



Rassegna BiUiograOea 



CoUezione di documenti siorici anlichi inedili ed ediii rari deUe 
ciud e terre fnarchigiane, eseguita da una societd di $tudio$i 
ed erudiu\ coadiuvala e sussidiaia dalla Commissime conser' 
vairice dei mofiumenti nelle Marche, per cura di C. Ciavarixi 
— Tomi 1% 2^ e 3^ — Aucona, Tip. del Commercio, 1871 
a 1874. — 

Nod crederei di poiere in miglior modo dare priDcipio alia 
rassegna bibliograGca di questo periodico che col parlare di un' o- 
pera che» publicala da alcuni anni, dod ha perduto nienle deiia 
saa opporluoit^ e fa molto onore a clii primo rideava, a chi 
10 inodo eflicace Taiutava ed anche al paese iu cui viene in luce, 
e che meriterebbe di essere piu conosciiita di quello che sia dagli 
Biudiosi delle palrie memorie, perch^ vi riDverrebbero uu tesoro 
di documeoti preziosissimi saggiameDle ordinal! con opportune av- 
vertenie suir imporlaoza loro, e dei quali potrebbero valersi con 
vanlaggio per raccontare molto piu veridicamente di quello che 
81 sia fatto sioora parecchie delle vicende storiche del noslro 
paese. 

Pino che i documenti staono nascosli solto la polvere negli 
scaflali degli archivi citladini, spesso disposti senza alcuo ordine 
e senza alcun criterio sia cronologico, sia delle materie di cui 
trallano, riesce malagevole e noioso at piu il consullarli; ollre di 
che il dovere recarsi in un Arehivio per consullame le carte, le 
quali naturalmente uon si possono di li esportare per poter con 
lulto Tagio esaminaric per valersene alio scope per cui debbono 
senrire, Torario spesso incomodo per cui nelle ore che uno ha 
di ozio e che consacrerebbe alio studio degli antichi codici, non 
sempre k possibile raccederc nel locale dell' arehivio, sono ragioni 
iuUe che faono dcsiderarc che alineno i documenti piu important! 
cbe vi sianno racchiusi vedano la luce per le stampe. A questo 



160 RASSBGNA BIBLIOGRAFICA 

iooltre bisogoa aggiuogere che quaDd' ano abbia necessila di con- 

snilare le carte esisteuti in un archivio di un'allra citla, o biso- 

gna che vi si rechi, il cbe iion sempre k possibile, o deve farle 

esaminare da aitri che, non conoscendo lo scopo per cui I' esame 

vleo fatto, possono trascorare dei particolari ioteressaiiti i qaali 

lor Don paiono tali. Qoesti furono, secondo me, i priocipali mo- 

tivi che spinsero qaa e la alcuoi valenti caltori delle aDliche me- 

morie a trascrivere e a publicare ordinal! secondo cerii crilerit 

i pio imporUnti docamenti; e nel genere di tali publicazioni, 

molto pill frequent! aU'estero che in Italia, non si deve certo Tul- 

time laogo alia collezione a cui con intelletto d'aroore attende il 

cav. prof. Garisio Ciavarini, il quale nel prime volume cost rende 

conto dello scopo nobilissimo che la sua impresa si propone: 

« Raccogliere dagli Archivi publici e privati delle Marche i do- 

« enmenti storiei piu imporianti dei tempi di mezzo inediti ed 

« editi ran, e publicarii per assicurarne la conservazione, per 

« moltipiiearii a beneficio delli studiosi, per compilame la storia 

« marchigiana a vantaggio del future scrittore dell' Italiana, 6 il 

« vero intendimento di questa Collezione. » Ed i tre volumi che 

sinora furono publicati non vengono meno a tale intendimento, e 

meritano che qui se ne dica alcuna cosa. 

II primo volume contiene le Cronache Anconiiane di Lazzaro 
Beraabei, sinora inedite, nelle quali sono narrati gli. avvenimenti 
dei secoio XII sine al 1497, e sono importantissime per i'ingenuo 
candore con cui il cronista racconla i fatti, sebbene mostri, come 
tutti i cronisti di quell' epoca, di non bene conoscere quell' arte 
critica per la quale lo storico deve in mezzo alle tradizioni degli 
avvenimenti sucoeduti in epoche da lui lontane saper scemere 
quanto v'abbia di vero e quanto di false e non lasciarsi abbagliare 
dagK splendor! delle creazioni della fanlasia popolare, che, nei 
primordi di ciascuna civilta, mescola al vero il soprannaturaie 
ed il meraviglioso per fare maggiore impressiooe sugli ascoltatori; 
perd, nelle condizioni in cui si trovava la coltura generale di quel 
tempo, non si pud pretendere che il Bemabei restasse immune 
dai difetti in cui iiicapparono gli altri scrittori suoi contemporanei ; 
ma quando viene a dire dei falti che gli erano benissimo noti, 
si ammtra in lui lo studio che pone a raceontarii con scropo* 



KASSKONA KIBLIOaKAFICA 161 

losa fcfiolln siuo noi piii initinli parlicolari, c con queiraorcti 
scuipliciui c forbilc/za lii lingua o di stile per cut souo gran- 
di»tneotc lodati gli scrillori del qiiaUrocento. — Per la qaal 
cosa qucsla Cronaca del Beniabei non solo ha noa grandissima 
imporUinza d.il lato slorico, ma ancora da quello letterario, ed 
io credo chc, come iielle noslre scuole si asatio per iesti di 
lingua ahre cronache di queU'cpoca merilamente famosa, vi si 
p'llesso inlrodurre aucor qucsla da cui i giovani imparereUiero 
coroe la propriela del linguaggio conferisca non poco ali'eleganza 
dello scrivere^ e come la naluralc semplicita sia da prcferirsi 
agli artificiosi girt di parole coi quali scmbra die alcuni rogliano 
quasi nascoiidere la vacuila delle idee. E a meglio raggiangercr 
qucalo scopo che lopera del Beniabei divenissc libro di lesto per 
le scuole sarebbe da augurarsi che il benemerito edilore si ae- 
ciogessc a fame un'edizioiie economica, che fosse faeilroeuie ae« 
ces^ibile ai giovani sludiosi. 

Intomo al Bernabei ed alle sue Cronache il Cav. Ciavarinf 
da con diligeuza tuUe quelle maggiori notizie che pu^, e tu non 
sai se in (|ue5(a prefazione la doUrina vinca la pazienCe eura 
delle riccrche storiche, o se debbasi al Ciavartni maggior lode 
come scriUorc facile ed elegante o come slorico. La piibblicaxio<* 
no e pci arriccliita di opportune note iUustrative, daHe qnali 
appariscono le varie lezioui dei codici e vi si accenaaao le ni« 
gioni per le quali si e credulo ncl lesto di seguir piuUosto rimaf 
che I'altra; ne a queslo solo si bada, ma si chiariscoao ancora 
i luoghi dubbi e la divcrsiia che in alcuni punli si risconCra dal 
racconio che fa di eerli fatli il Bernabei con quello di allri slorict 
che i medesimi ricordarono, cercando di moslrare con 8ao»ae»* 
IDC crilico chi sia ncl vero. A questo poi si aggiunge un iiidfee 
storico geograiico, lavoro di pazienza e diligeoUMimo delle stesso 
Ciavarini che accresce il pregio del volume. Ma se ioiporUmli 
erano gli aweuiinenti ricordali dal Bernabei sine al 1497, e 
cioi duraute il maggior periodo della liberla di AaootNii ehe ael 
medio evo al pari delle alire terre iialiane si resse a repobbliea, 
oou mcno imporlaiUi crauo quclli degli auni successivi sioo al 
V^lii, cpoca io cui per tradimento di un papa, Clemeole \Uf 
di caia Medici, cadcva la libcrta Ancooilana, oome per Iradimea* 

Arch. Star, JUarrh, V I. \\ 



162 RASSBQKA BIBLIOGRAFICA 

lo dello stesso cadde la gloriosa Repubblica Fioreoiina; e ben 
fece il CiavariDi ad aggiuDgere come appeodice alle Crooache 
del Bernabei ua Capilolo della Cronaca di Bartolomeo Alfeo, re* 
lalivo alia soUomissioae di Aocona al dominio ponlificio, e il 
Processo di YiDceozo Faaelliy che del malgoverDo ponlificio in 
Aocooa sino dai primi momenii di sua esisteoza fa lai^ lesU- 
moDianza, cosi veuoe a dare raccoUe iutte iu uo volume le prio- 
cipali viceade della Repubblica ADcooilana in un'epoca importan- 
tissima. Non i queslo il luogp di riassumere quei due document!, 
ma certo leggendoli vedrebbero coloro che vanlano il legilli- 
mo dominio della Ghiesa su Ancona per quali arli subdole per- 
venisse la Curia Romana ad imposse3sai*3eney ed a cons6lidarlo. — 
Ni qui 6 da passare soilo silenzio la bibliografia marchigiaoa di 
cui U Ciavarini ba voluto il suo libro arricchire, nella quale se 
per avventura alcuno potra nolare I'assenza di qualche opera, 
pure il ricordo che vi si fa di mollissime pu6 giovare non poco 
a quelli che volessero darci un complelo calaiogo dei libri che 
Belle Marche furooo slampaii nelle varie epoche. 

11 secondo volume di quesla Collezione 6 il primo delle Carle 
DiplomaUohe Fabrianesi, raccolte, ordinate e collazionate su 
diversi codici con diligente dottrina dal prof. can. A. Zonghi, ed 
^ volume preziosissimo in cui gli studiosi rinverranno messe 
copiosa per i loro studii, essendoue grali al dotto e benemerito 
coUettore il quale coll'apprestare questo volume ha reso un im- 
poriantc servigio non solo alia storia municipale, ma ancora 
alia naziouale. 

La molliplicila e varieta dei documenti mi dispensa dal fame 
qui un riassunlo perchi dovrei andare soverchiamente in lungo, 
aoche volendo darne soltanto una pallida idea, quindi mi limi* 
terd solo a ricordare come una doita prefazione dello Zoq^ 
fende ragione delt'ordine tenuto nella publicazione dei documenii 
eh'6 il medesimo seguito in consimili libri dal Turelli, dal Vo- 
gel, dalFAcquacotla, dal Deminicis, dal Bonaini e da allri, non 
dimenlicando di far rilevare I'importanza dei documenii medesi* 
mi. L'inventario deirArchivio comunale di Fabriano, I'elenco delle 
castella e vilie dipendenti dal comune di Fabriano neU'epoca me- 
dioevale e la bibliografla storica fabrianese accrescono il vakre 



KASSBOKA BIBLIOQRAFICA 163 

e Tinteressc di qucslo sccoiido lomo della CoUezione storica. 

Nel terzo volume, che b ruilimo venuto in luce, son pubbli- 
caU gii Siaiuti del Montefeltro, di Peglio e di Gradara trascrit- 
ti ed annotati dal prof. cav. Giuliano Vanzolini, a cui vanno id- 
oanzi alcune parole di prefazioDe del prof. Ciavarinl, colle quaii 
si moslra quanta e qoale importanza storica abbia la pubblica* 
ziooe degli staluli delle ire lerre pesaresi falta dal Vanzolioi. E 
dope di queslo il Ciavarini viene a dire, giuslameule, come da 
esd rilevasi che nei noslri popoli Tamore della liberta e dell'in- 
dtpeodenza fu sempre potenle, e che negli ordinamenU della ci- 
vile amministrazione si hanno forse i piu anlichi esempi delle 
moderoe monarchic cosliluzionali, che invece molli vanoo a cer- 
care presso le nazioni slranierc. Lamenla poscia che la storia 
nostra in molte parli sia stata raccontata in modo falso^ special- 
roente per adulazioue ai vari padroni che ebbero gli italiaoiy a 
ctti premeva di spegnere in essi ogni civile virlu, ogni fiducia 
aeile proprie forze morali e maleriali pel riacquisto di qaei soro- 
ni beoi dei quali possono i popoli godere, che sono la liberUi e 
riodipeodenza. 

Acerbo mi pare e Iroppo assoluto il giudizio che dei mar- 
chigiani dei giomi noslri fa il Ciavarini, il quale dice: « Confes* 

• siamo che lullavia nelle popolazioni marchigiane fallri il dica 

• delle altre ilaliane) luiio i da riformare: spazzare la vigliac- 

• eheria delle plebi tilolale o no, abbrutile dalla schiaviiu di 
« Ire seooli (dal XVI al XIX;; abbassare rallerigia dei feudalari, 
« Dobili e preli sebbene eredi i piu del casalo, pochi eziandio 
« del eeoso avilo, pochissimi delle virlu; moderare riosolenza 

• ddh geole nuova; purgare le menli dei pregiudizi. • — Dope 
di che insisle solla necessita di medere in luce tutti i veri do- 
cameali della vita ilaliaoa per polerne compilare la istoria infai* 
libiie, senza viluperande adulazioni, senza second! fini, che sono 
seoipre oo ailentalo alia veriii e falsano lo scopo della sioria, 
che t d'iosegnare ai presonli ed ai fuluri coU'esempio del pas* 
lalo. Per6 in quesl'opera di mellere in luce i documenli che si 
riferiscooo alle epoche anteriori alia presente, trova il Ciavarini 
cbe neNe Harche roohi studios! hanno atteso sinora a pubblicare 
carte di piccolisstflio vatore, menlre gli Arohivi offrono coso 



164 rassegna bibliograpica 

importantissime. « Se non che, soggiunge il Ciavarioi, i piu 
« valcQli souo (iuoru sguiueiUali da due cagioiii: ia maiicauza di 
c adegualo compeaso aile faliche necessarie a siffatli sludi, e ia 
< maucacza di archivt slorici. » Per la qual cosa fa voti, ed in 
queslo tuUi si uniranno a iui, perchc almeDO si pensi al riordi- 
nameoto degli archivi, perche le riccrche e gli sludi dei dotii 
c pazienli cullori delle palrie memorie siano agevolati. — 

Ma il tempo striuge, e a me convieue lasciar di discorrcre 
delta bella prefazioQe del CiavariDi per veoir a dire alcuna cosa 
della materia coiiteDula in queslo tomo terzo, messo iusieme per 
le diligeoti cure del chiarissimo sig. prof. cav. Giuliano Vauzolini. 

t per la prima volta che Tegregio professore pesarese fa 
coQOScere gli SlatiUi di Gradara^ Peglio e Monte feltro che sodo 
dei piu autichi della Proviucia di Pesaro e Urbino i cui originali 
si conseryaDO ntWWrchwio meiaurense, ed iu essi gli siudiosi 
troveraoDO graode copia di nolizie che varranno, come ben dice 
il cav. Vaozolini, a rendere testmonianza degli usiy delle fogge 
del vivere^ della civilld ed ancfie del buon senno de' noslri an- 
lepassalL Gli staluli di Gradara vennero dati da Malatesta, come 
pud anche vedersi nelle Famiglie iUustri italiane del Passerini 
(Tav. IV col. ulL); sono dellati in latino e vi si contengono le 
disposizioni per le procedure civili ed allre giudiziarie, per i 
mercati, per la proprieta e le formalita da adempiersi per tra- 
smetlerla ad allrui, per i rapporti ira padroni e coloni delle 
terrCy per le opere di publiea utilita come sarebbero ponli e 
slradCi per le pene conlro i ladri, gli assassini ed i falsari, per 
la nettezza publiea etc. etc. Agli Slatuti lengono dietro varie 
islanze del Comuue di Gradara alia Duchessa di Urbioo per re- 
clamare contro le vessazioni degli esattori dei tribuli, o per ot« 
tenere grazie speciali, ed i rescritti ed ordinanze fatte in propo- 
silo. Gli Statuti di Peglio, largiti da Francesco Maria della Ro- 
vere duca di Urbino nel 1617, si dividouo in Ire iibri, dei quali 
il prime si occupa delle cose civili, il secoodo delle cose cri- 
minally il terzo infine si occupa dei danni recall ad allrui per 
qualsiasi modo. Seguono vari decreli e leltere ducali importanlissime. 

Gli Statuti del Monlefeltro souo dettati in italiano in essi pure 
sono disposizioni intorno aile cose civili, criminali e peoali. — 



RASSEQNA BIBLIOGRAFICA ]($5 

to Don posso in una rasscgna neppur brevemenle riassuroere tut- 
le le disposizioni contCDute in quesle leggi o statuti, ma chi vor- 
ra studtarii vi irovera noUzie preziosc sotio ogni riguardo, e 
vedra come moiti di qucgli qrdinamenli siano informati a savie 
massinie di governo, come moIti ancora oggi coi progress! delie 
seieoze econoiniche e legislalive non sarebbero piii oeppar totle- 
rabili, da cui si conosce come lo state ed il comune tendevano 
a regoiare ogni cosa e ad assorbire per s6 la maggior parte dei 
diritti degli individui, il che ora non pad esser di certo ricono- 
sciOto per giusto, poichi si sa che lo stato deve essere il tutore 
e noQ il violalore dei dirilti di luUi e di ciascuoo e che solo 
puA liroitare la liberta e dirilti dei citladini quando cid sia re- 
cbmato dalla tutela dclla liberta di tulti. Cosi oggi che la libertli 
dt coscienza si reputa a buoa diritto cosa sacrosanta non po- 
trebbe ammcttersi che lo slato venisse fuori con disposizioni 
come quelle contenute negli statuti dei duchi di Drbino, come 
eoile teorie moderne sulla liberta di commcrcio non si potreb- 
bero conciliare le disposizioni rcstrittive che in quci tempi si 
prendetano. Ma con tollo questo ci sono degli ordinamenti savi 
da cui i nostri uomini di stato potrebbero trarre profitto nel 
govemo dclla publica cosa, e gli studiosi poi da questa publi- 
cazione del Vanzolini possono, come gia dissi, trarre gran lume 
per ben intendere i costumi e gli ordjnamcnti civili che in quei 
giomi vigevano. — II beuemerito editore ha aggiunto a pie' del 
Tolame un accurato e pazicnlc indice alfabetico dei nomi e del- 
Ic cose piu important! indicate nel libro, che agevola non poco 
le ricerche die si volessero fare, per6 io credo che se egli aves- 
8C premesso aH'opora sua una introduzione che servisse ad il- 
histrare i codici da lui mes^i in lurr, a fame rilovare le dispo* 
sizioni piu tm|M)rtanti nvrehbc falto cosa di cui quanti si occu- 
pano dclto ricerche islorichc gli sarebbero stati grandemente 
leouti. 

E qui per questa volta basli della ColUzioue storica tnar- 
cfiiffiattn, della quale avro occasionc di tornar a discorrere quan« 
do Hara pubhiirato il IV tomo, che s(a per darsi alle stampe. 

Cbs.vae Rosa 



166 RASSEQNA BIBLIOGRAFICA 

II palazzo del Comune di fesi — MonograGa con appeodicc di 
doGumeoti per Asttoxio Giakahdrea. — lesi, Tip. Fratelli 
Ruzzini, 1877. — 

£ queslo un lavoro serio, coudoUo cod dottriua e diiigenza 
ioiDine come suol fare in intte le cose sue Tegregio raccoglilore 
ed illostratore dei Cami popolari marehigiani^ e merita che qui 
S6 oe dica aicuua cosa. 

Comiocia Taulore coiraccenoare come il palazzo del Comuoe di 
lesi sia una delle piu pregevoli operc deU'epoca del riDascimeoU), 
dairiodioare qual sia la posizione sua, quale la sua architeltura. 
Ricorda che : una svella aliissima e assai bella, lorre a tre or- 
dmi ne sormontava m origme I'angolo emieriore destro; ma ro- 
vmata per difetiosa sinutura net 1657 venne sostiiuita daUa 
preseniet cht^ 9^ff^ ^ dtsadatla^ troppo fnat corrisponde all'ar- 
monia deWmsietne. Poi passa a descrivere la slrultura e la di- 
sposizione delle parli interDe, meltendone in rilievo la regolarita, 
la ricchezza ed eleganza, dopo di avere a ragione biasimalo che 
alle coloDoe del secoodo portico, a pareccbi conci iu pielra ed 
agli afireschi un 50 anni fa sia slalo dalo il bianco. — Di poi 
I'aulore con sana criiica viene a stabilire cbe I'aUuale palazzo 
del Comune di lesi fu opera di Francesco di Giorgio Martini se- 
nese, pittore, scultore, architetlo celebralissimo del suo tempo 
menlrc altri lavori e decoraziooi del palazzo medesimo furono 
opera d'altri valenti artefici tra' quali si ricordano Andrea Con- 
lucci di Monte Sansovino, Pielropaolo Agapiti da Sassoferrato, 
forse Ottaviano Zuccari e Pompeo da Fano. lo non seguird qui 
passo passo Tegregio scriltore in tutlo quelle che dice per con* 
futare le opinioni diverse con cui Topera viene ad altri allri- 
buita e per roostrare la verita della sua, solo accennerd come 
egli per questo si appoggia airautorita di document! imporlan- 
tissimi da lui ritrovati negli Archivi di lesi, e contro i quali 
nulla si pud opporre. 

Questa importante monografia dcU'egregio Prof. Gianandrca 
si chiude colla pubblicazione di documenti inediti che si riferi- 
scono aH'argomeuto dti lui trallato, e cio6: 1. Istrumento di lo- 
cazione della fabbrica del palazzo. Reg. 1485-90 c. 26, 27. 



RASSBGNA BIBLIOORAFIGA 167 

9* Due iariffe di prezzi di carni eslratle dai capitoli per Tap- 
pillo della beccheria. — S!* iDveotario delle suppellettili del pa* 
lazio. — 4* Conto di lavori faiii per il palazzo da Michele da 
Milano e Alvise suo figliuolo. Reg. 1496-98. c. 165 tergo. — 
5* Stima delle finestre del palazzo lavorate da Michele da MU 
bno e Alvise suo figliaolo: 2 maggio 1499. Lib. dei Reg. c. 63. 
— 6* CoAveozioiie per la ptttura della Cona della cappella coo 
BMstro Pompeo da Paoo. — Spec, debiu 1K32-39 c. 184 f. e 
185. — 7*.CessioDi parziale e lotale del palazzo ai govematori 



E qui ora altro oon mi resta che rallegrarmi coU'egregio prof. 
Gianandrea per Tamore con cui aitende al culto delle patrie roe- 
morie, augurando ch'egli continui ad illastrare la storia ed i 
momnneoU delle noslre Marche con allre importanti monograBe. 

. Cesarb Rosa 

Bruto Amaittb — Di Atnedeo d% Savoia^ figtio di Emmanuel /¥- 
liber to — Ricerche Biografiche — Macerata, Cortesi, 1877. 

Molto erudito lavoro 6 questo di Bruto Amante che gia nolo 
a^i storici per on brillaole studio su La Rivoluzione Praocese e 
r olliino de' pretesi Luigi XVII e per la Commeroorazione del 3638® 
Natale di Roma da loi fatta il 2 1 Aprile 1 878, fu aoni sooo gior- 
nalisla battagliero e vittorioso dirigendo in Macerata da libero 
tiallano e da peosatore libero la Confederazione Laiina. B mag- 
gior fama T Amante otlerra allora che verra publicando (involon* 
uric rivale del Lanzani) lo Studio su gli Storici Italian! dal 1800 
al 1860. 

Propostosi di rinnovare la fama d'Amedeo figlio d'Emanuele 
Filiberlo e dipingerne i tempi e I'et^, TAmanle ha sotto I'aspetto 
d'in tenm labor molto condensate, c proprio si vede I'uomo che 
aa piu di quelle che mette fuori e sente il bisogno di maoifestare 
t giodizi propri con un incise, un' aggeltivo, una reticenza. E di- 
striboita T opera in tre parti, egli passa dalle notizie di Anton 
Prancesco Scaramuccia educatore d'Amcdeo nella marchigiana 
Mootecassiano a quelle della gioventu del Principe e delle sue am- 



168 RASSeGNA BIBLIOGRAFICA 

iiasciale, per ehiuder poi con uu cecelleiilc sommnrio dc' cosluini, 
laUi d'arine io Piemonte, iu Savoia c in Provcnza. N6 lace che 
Gibrario sulia (oniba del Principe la a S. Michcle della Chiusa ha 
scritlo: Amedens — Ducis Emm. Philiberli Nolhiis — Marchio S. 
Raguemberti — Decessit A MDCX. — 

Peroech^ nato da Filiberto e Lucrezia Proba verso il iS50, Don 
Anedeo (e Tonso che scrisse sedici anni appena dopo la morle 
deirilluslre Sabaudo era iu caso di sapere addenlro ed esatta- 
meDie ogni cosa) fu adolescenle ancora mandalo a Monlecassiaoo 
perch& vi si islruisse, e il matrimonio di suo padre con Marghe- 
rita di Francia non gliene scemo TafTeUo grandissimo e costante. 
Aazi, iosignitolo di Commende e tiloli, ancora venticinquennc crcollo 
Capitano dei Cavalleggieri e Mnrchese di S. Ramberlo, e il 30 
Agoslo 1580 morendo lo raccomando a Carlo Emanuele I perch^ 
se ne servisse sempre come di braccio fedelc e diplomatico sa- 
gace. II giovane Duca inf^illi e per ben trenl'anni ebbe caro Ame- 
deo; e io invi6 ambasciadore di sue nozze in Ispagna e alia Corte 
di quel lerribile Sisto V che Irovnte le chiavi che cercate aveva 
guardava baldo il cielo e medilava aUerrare i Turchi alleando 
conlro di loro iin la Persia, i Drusi e gli Arabi, ando negozialorc 
delicatissimo, e dal Lilla e dal Demonpleincliamp e dal Videl (la 
cui Sloria del Coneslabile di Legdiguieres sara quanlo prima an- 
liquata da uu francese che sla rilesseudola su docuinenli nuovi) 
risappiamo che il valoroso Principe comballe per la Casa c Tin- 
dipendenza sotlo Ginevra e in Provenza e a Ponlcharra ove il 
generate del Bearnese vinse come Pirro. E piu di una volta Ame- 
deo insegnd ai Francesi il rispctlo dolie armi ilaliane e fu soltanto 
dopo Vervins che si rinfoderarono le spade, e in Fonlainebleau 
Enrico IV e i suoi gentiluomini si onorarono di stringere in pace 
la mano del prode piemonlese. II quale nel 1600, mnlato da un 
pezzo, abbandono Tesercilo; e dieci anni dopo mori pianlo dalla 
sua Torino e dal Duca. 

Yk perd in quest' opuscolo deirAman(e un difetto e sono le 
troppe dtvagazioni, che se da una parte illeggiadriscono e ador- 
nano la Sloria, daH'altra impcdiscono ladonln Icttura c sviauo la 
mente. E valga il vcro, qucll«^ suo ricercho goiioalngicho sugli 
Scaramuccia sono sovcrcliie e non amriuni'ono nulla alia nomoa 



RAS8BGNA BIBLIOGRAFICA 169 

di Anton Francesco « cccellentc (ilosofo c Poela, che fii per vcn- 
totlnnni Maestro Gencrale delle Poste in Piemonte» e custodc ed 
educatore • del Reals fanciullcllo. » 

E ben spiegata ma forsc non necessaria 6 la causa delle po- 
che piibblicazioni dei letterali del Cinquecento, i quali i certo ohe 
non polevano n^ atere agio, ne aver voglia di stamparc iutricali 
com'erano nelle matasse politiche e imbavagliati dagli anatemi e 
inqnisizioni; « solo TArelino ebbe il priyilegio di insnltare Carlo V, 
celiare suila religione, bistraltare monarchic priocipi e doUi, e 
s'ebbe una croce dal Papa, corone, lodi, busli, Irionfi e ricchezze 
moUissime: ^iracolo di audacia abbagli6 i potcoti, come Cagliostro 
abbaglid le masse. • E pcnso che non sia aO^Uto reale il ritratto 
di Pilippo II che > a modo di Tibcrio, dair Escuriale e dal ca- 
stello di Madrid timoneggiava i suoi slali e tutlo voleva sapere c 
lutto guidar con fila misleriose » non fu per6 ni in ingegno, n6 
in malizia, n(> in potenza superiure a! Padre grandiose. 

E il documento incdito che I' Amante reca, non k altro che 
la letlera cotia quale il 23 Novembre 1580 da Roma Don Ame* 
deo ringrazia i Mollo MagniHci Signori Priori di Monte Sania Ma- 
ria in Cassiano dclla lore aflelluosissima preghiera di passare per 
la Cilta ov' Egli fanciullo aveva dimorato un buon histro. Qucsto 
bigiielto ritestimonia tullavia come uncor dopo vontitr6 anni \ 
Marchigiani ricordavano con a more e revcrenza il polenle ram- 
polio di Savoja. 

Voglia ora Tamico professore Brulo Amante scrivere altri opu- 
scoli pari a questo e prepnrare per questo nascente Archwio Sio* 
rko Mirchujimio ultre robustc cd utili sintesi di storiu ciltadina. 

Gaeta^o SANuiunaiu 

U'Qji dei Vtsitjofi — Studio di Costan^o Rinauim) — Torino, 
Botta, 1878, iu-8. 

Anclie slavolla il Rinaudo ha peocalo di Iroppa brevita e di 
8tilc qua>i :i(T;nino>o. luHnsia cio non it^jilii* importan/a ai suo la- 
%oro, il quah* pur qua o la difiMl<Ko e viNirrcllo r prc^iovolissimo 
|KT crudiziouc v chiarc/za. Di cusilTath lavori no augoro moiti 



170 RASSEGNA BIBLIOGRAFIGA 

alh leiteratura storica, e di professor! come il Rinaudo to vorrei 
abbondanza per totle Ic scuole itaiiane. 

Arduo ed intricato problema egli s'i messo innanzi traitando 
cost compendiosamenle e solto forma dissertatoria delle Leggi dei 
Visigoti, popolo ancora poco studiato e che pur ebbe il suo se- 
colo dt splcndore allora che sulle rovine vaodaliche oostral la 
Monarchia di Toledo, e dalla Loira alle oolonoe di Ercole, e dal- 
r AtlaoUco alle Baleari, prepaid ai conquistati aoa civilti dod pe- 
ritura. Ed Eurico, e Alarico II, e Recaredo, furono re degot deHa 
fama di Teodorico e Glodoveo e Rotari. 

Ma ormai i risaputo che ad iuteoder bene la Gloria civile 
d'un paese 6 uecessario I'esame accurato e profoudo de' costoi 
diriui e aUenla comparaziooe di questi cogli allri aoteriori coo- 
temporaoei e posteriori; e il Rinaudo, limitandosi alia pura espo- 
sizione delle leggi personali e territoriali dei Visigoli, parmi non 
abbia rtsolto appieno il suo problema, e non inleramente illuslrato 
lo stale sociale', politico-amminislraiivo e religiose, del maschio 
Rearoe dei irentadue eredi d'Ataulfo. 

Nondimeno queslo poco che ci offre, egli Tha esposto con 
quella abilita e quella sagacia che ammirai nolle Origmidel Gth 
vemo RappresenUitivo neH'Europa occidentale. E gia nel Capitolo 
Prime il Rinaudo riassume la storia della formazione e delle vi- 
cende di quesia Monarchia che (giusla Tespressione di Paclieco) 
« fu la piu forte unita politics del medio evo » . Canlando sull'arpa 
le lore canzoni dt guerra, i Goti lempestarono a procelle i Cesari 
decadenli, Alarico invasa Roma dalla sua tomba di Cosenza mi- 
naccid ancora I'ltalia diroccata, staccato poi dall'Impero affranto 
e disonorato Eurico invase le Spagne e vi s'acquartierd sovrano, 
Suintila quasi a mezzo del settimo secolo prostrd gli ultimi rivaK 
e unified sotto il suo scettro la Iberia, Recaredo battezzatosi nel 
589 tronco ogni lolta di fede e confuse sapienle in un solo popolo 
le discordi tribu e le influenze cozzanti, e solo dopo sette giomi 
di baitaglia micidiale fu possibile a Tarik di spegnere nel sangue 
di Rodrigo (Teja dei Visigoli) una Monarchia trecentenne. I Goti 
perd pugnarono e perirono da prodi, e inselvatisi sulle giogaje 
delle Aslurie e della Biscaglia vi resistettero eroiei agli Arabi vin* 
citori, fondaronvi (chi non li ricorda?...j molli principati indipen- 



RASSBGNA BIBLIOGRAFICA 171 

dcoU e cristiaoi, ed una vera odissea guerriera fa qaella loro 
crociala di oUo secoii che immorlalata nel Cid fini co! trionfo 
della indipendenza nazionale. Chi i Visigoti erano ormai divenuti 
Spagnoli, come in Italia i Longobardi. 

Ma piu che coirarmi, essi (vedansi Haenel, Canciani, Tapia, 
Ariiequer) decorarono la loro Gloria colle Leggi. E lor primo Giu- 
dice fu Helfferich Vallia lerzo re e dal 466 ai 484 Eurico dii un 
Codice scritlo che influl lungamente sui costumi e sulla economia 
det Visigoti. E Aiarico ^ fu it Legislatore per eccelleaza, e I'opera 
goiariciana tnlta lavorata sullc fonti rontane e suite consuetudini 
indigene tenne sin da attora nobite posto e sopravisse alle altre 
giarisprudenze barbariche. Lo stesso Fuero Juzgo (Lardizabal 
ioronni) sgorgd latinamente copioso e vitate da coatei, e parve 
tanto superiore all'eta che Gujacio con omerica emmirazione pa- 
ragonollo alle Pandette. Partito in dodici libri, questo Forum Ju- 
ddcum^ larga legge territoriale e cioi obbligatoria per tutii i sud- 
diti fossero Visigoti o non Visigoti, tiberi o affrancati o schiavi, 
fu d'altra parte t'emanazione di quci Concilii toledani che, vere 
assemblee oazionali della Honarchia eleltorale finirono coirinfeu- 
dare il Primo Recaredo e i suoi successori al Clero Cattolico on- 
aipotenle. E sarebbe giusto sosienere che la soverchia influenza 
dei Vescovi e nei Concilii e in Corle pieg6 troppo a ooutempla- 
zione e piet4 i Visigoti, e li indcboli; e sotto siflatto aspetto ebbe 
ragione Carlo Caltaneo di sentenziar reciso che « una sola bat- 
taglia campale rovesci6 codesta fiacca dominazione ■! 

Vorra ora il Rinaudo compir Topera e farci dono, lui aflina- 
lovi da iutto queslo vaslo sistema di studi, e capace di erudizione 
piu vasta, di una Storia Generate esterna e interna della Civilti^ 
GoCica?.... Beneficium agenti bis dal qui dai celeriter! 

Gaetako Sahgiorgio 

Delia Isioriografia Italiana nel secolo XIX studio del Prof. Prax- 
ctsco Lanzaxi. Padova; Sacchetto, 1878. 

Una delle maggiori necessita dcila scienza slorica i oggi la 
di lei storia, la quale sarebbe essa stessa un avvenimento, e Has- 



172 RASSBONA BIBLIOGRAFICA 

sumerebbe a bencGcio degli studios! gli elemcnli molteplici del 
peosiero storico. Gabriele Rosa (per limilarmi agli scriUori italiani) 
I'ba-jiJi teolata cou ardilezza di programma e d'iodirizzo, dislri- 
buendola in nove period! assai spaziosi, ma questo prime saggio 
laToralo io furia e quasi senza precedent! naturalmenle riuscito slerile 
poco razionale^ il uesso iodispensabile tra le opere e ie ela non vi 
appare o a leltura compiuta uon se ae (ragge quella gran sinlesi 
deirumauo sapece ch'6 appunto Io scopo della Storia; e quindi la 
necessila dura ancora. Ora pero che ho leUo queslo lucido Sludio 
deirabilissimo Lanzaui, studio ben degno di lui che commento la 
Motiarchia di Dante e che sla lavorando caulo e solerte intorno 
/ Comuni\ uulro la speranza che la Sloria della Isloriografia possa 
finalmente essere scrilla. Pens! Tamico Lanzan! che oramai il pub- 
blico i in dirillo di prelenderia, ch egli ne ha Iracciate abilissimo 
ie prime linee con queslo sludio succoso, e ad ogn! modo rifletta 
con Publio Siro che animus hominis, quidquid sibi imperat^ obtineL 
E piu che alirove la Sloria delie Slorie e necessaria in Ilalia. 
hi, per I'indole delie cose e per ragione dei tempi TIsloriograGa 
ebbe semprc in se qualche cosa di miiilaule» i doll! reslaurando 
con pazieute lavoro ! parlicolari del passalo e facendo proprie 
Ie palriouiche passioni deU'eta Irascorse accentoavano con corag- 
giosa vivacila Tinncgabile conditio delie isliluzion! anliche coile 
Quove idee e rivelavano a lei medesima la palria calunniata, e 
dal cozzo dclle leoriche colla realla era per ess! risuscilala la 
speranza sacra dell'Ilalia Una d'anniy di lingua, d' altar e — Di 
memorify di sangue, di cor! Dispulando sulle origin! del popolo, 
evocando il Medio Evo, mogniricanJo, epieamenle Ponlida, la Lega 
Lombarda, Legnano e la Magna Charla di Coslanza, illuslrando 
in mille modi i litoli d'llalia al godimeulo della Liberia^ e sempre 
gloriticando ! beneficii della Concordia i noslri scrillori (dal negate 
Dino Compagni al Maechiavelli, al Muraton, al Gianuone alio Sclopis 
e al Villari), abborrcnli dal (aedium vitae del secolo di Lucrezio, 
e tutli campion! di (|uella nobile critica che non dirocca ma rin- 
nova, fecondarono la frultuosa sperienza del disinganno e agli 
Ilaliani Uilti dall'Ar^a al V^aro insoirnarono la viril coscienza dei 
dirilli della gran Terra. « E nelie nuMnorio della palria, appunto 
in quel tempo da immorlali crudili dissepollc in copia grandissima 



RASSKONA BIBLIOGRAFICA 173 

e sotto gli inflassi dcllc novcllc idee, polevano gli storici noslri 
moiilrare che quel dirilli, le cui nflformazioni sciiibravauo balzar 
fuori per ta prima volla dai proccliosi dibaUili delie francesi as- 
semblee, eran slali parecchi secoli prima proclamati e conquislali 
dagli arlieri e dai mcrcanti di Milano e Fiorenxa, e che la terri- 
biie riscossa del popolo conlro i easlelli ed il trono, capitanata 
dagli arbilri della Coiivenztonc» era slala una volta viUoriosa c 
feconda (ra le mura delle uoslre cilia ». E i libri del Balbo, il 
qaale (disse giuslo Marco Tabarrini) pose egli solo piii questiooi 
di sloria ilaliaaa die non tiiUi gli slorici che lo preccdellero, 
cntusiasmarouo airamor dclla Palria i Tirlei della nostra eroica 
Rivoluzione, c le cento Slorie deirilalia federally ridimoslrando i 
danni delle civili dtscordie esagitale dai cento Pecora e dai cento 
Gualtieri, ribadirono la volonta dell'llnione e (lasciatemclo dire) 
persino nellc infinite pubblicazioni dell'instancabile nostro Cantu 
s'i imparata la rcligione dcli'Indipendcnza. 

Ricco di tanti studii prcparalorii, si metta dunqae il Lanzani 
a scriverc almeno l.i Sloria delle Slorie Ituliane e la divida pure, 
com'egli propone, nelle quallro cpoche dei Comuni, del Rinasci- 
mculo, del sccolo XVIII e deU'ela conlemporanca. Quest' ultima» 
anzi, egli non dovrcbbc che complctaria e allargarla^ pcrocchi^ 
gia vi ha risposto c tanlo bene col presciitc lavoro, nclle cui pagine 
io ravviso il liiosofo e Tartista. La scriva, e vi dispensi senza am- 
bagi e pregiudizi biasimi e lodi, c vi combjtta quello scetticidmo 
fatalc cWb vizio delle eta depravale e dei fiacchi caratteri, e vi 
riscolpisca que' sublimi idcali che Clio scvera gia immortald iu 
Omero c neH'Allighieri. 

Ma nel prcsente Studio il Lanzani s' 6 lasciata sfuggire una 
paura che non divido. R davvoro come e porch6 « dictro la croce 
bizantina » egli scorgc c tome « una nuova barbaric, foric di 
scaltre pcriidie, forte delle armi c delle arti stessc della civilta, 
una nuova barbane clic s'avan/a minacciosa suH'Europa dalle 
contrade, per cui gia irruppero in tempi calamilosi le orde degli 

Yong-DU, di Argad, e di Balu-Kan » ? non ha Ictte il Lan« 

zani, non dir6 le liberc pnginc dello slavo GereblzoflT, ma quelle 
deH'inglese Wallace lull'allro che russoiilo, quelle d'Hippeau e le 
altre dottissime e spassionate degriialiani Ascoli e Rosa?.*.. 



174 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

iDlantOy vedauo i varii Archivii e le Rioisle d'llalia, dall'^r- 
cheografo Triestfno aile Effemeridi Siciliane^ di alleslire al Lan- 
zaoi i malertali iodispensabili alia grossa impresa; e tutli i doUi, 
dal Minieri Riccio al Gosci, gli siano aDticipali collaboralorL € La 
materia della Sloria fnota il Rosa) & divenula si copiosa da parcre 
labirioto inestricabile, impervadibile se noD si coordioa, si riassu- 
me si riduce a categorie », e per6 affreuiamoci se iioo vogliamo 
corrcre il rtschio di vederei preseotato da qaalche oaovo straoiero 
un allro e miglior melodo di classazioiic istoriografica e di essere 
dolorosamente cosireili a relegare tra le opere morle aoche qaesla 
del Laozani non aocor Data. 

Gaetaxo Sahgiorgio 

// primo Be d'llalia — RicorcU biografici di Viltorio Emanuek 
IL raccoiti da 1. Ghiron. — Un vol. in 8^ con riirallo di 
pag. XIV 256 — Milano, 1878, Ulrico Hoepli editore. 

II Dome di Vitlorio Emaoaele vivra glorioso fra i posleri, oon 
gi^ per le smodale ambizioni, per cui laati priocipi si resero in- 
fauslaroeule famosi, ma per la magnaoimita e lealla sua, che 
gli acquistaroDO il oobilissimo epileto di Re Galantuomo^ e per 
Topera grandiosa da lui compiuta dell'uuita d'ltaiia, opera che 
alcuni stimavano uua soleuoe Utopia. 

Colore che chiamerauoo questo tempo autico dovraooo sem- 
pre parlare di Vitlorio Emaouele cod rivereoza, come di udo dei 
piu graudi bencfatlori dei popoli. Egli trovo la peoisola divisa e 
avvilila da uoa secolare servilu, e si pose a capu di quel geue- 
.rosi che, spioti dali'amore di patria, volevau redimeria, c fu 
prima ciltadioo d'ltalia che re, e della posizione io cui era dod 
si ricord6 che per adempicre ai doveri di cittadioo, e dod du- 
bil6 di avvcDturare la vita e la coroDa stessa sui campi di bat- 
taglia per dare alia Patria uuita, iudipeodeoza e liberta; sacrificd 
sempre i privali ioteressi al beoe publico. All'ltalia, sgoveroata 
da despotic! tiranuelli in cui la cupidigia del potere aodava cod- 
giunta alia crudella cd a lulli i vizii i piu obbrobriosi, panre 
Villorio Emanucic un miracolo di re, ed il popolo si striuse iq* 



rassbona bibliografica .175 

lonio suo ai trono e, compagno a lui nei cimenli e nei sacri- 
fici, lo riguardd come Padre amoroso cui ianaiizi ad ogni allra 
oosa sta a cuore it bene dei propri flgli; ed alia morle aua 
gl'Ilaliani luui, che sapevano quaolo egli avesse fallo per iiaosiro 
paese, piaDsero come di domeslica sveDtura, e con nuovo, so- 
lenne e spontaneo plebUcitb, reso sacro dai dolore, riaflferroaro- 
no sulla tomba del Gran Re i'uoila e liberia della Patria. 

Nod k queslo il luogo per rammenlare le gesta del Prime 
Re d'llalia, ma per6 giova ricordare quei libri in cui o per mi 
mode, per un allro si <!brca di farci conoscere in tuui i par- 
ticolari la vila di Villorio Emaouele, alia cui memoria dobbiamo 
afleUo riconoscenle di figii, quando col peuaiero si ricorda alia 
infelicica dei tempi che corsero prima del 1859 e se ne faccia 
9 coafronto collo stale altuale, di cui nella massima parte an- 
diamo debitori a loi. — Fra i varii libri che di quesli uUimi 
mesi 81 soDo publicati inlorno al nostro prime re mi par degno 
di una speciale menzione quelle di cui ho posto il tilolo in capo 
a qaesto scritto, dettato dal sig. Isaia Gbiron, nome ben nolo 
Bella repttblica delle lellere per allre interessanli publtcazioni. 

L'opera del Ghiron non i una biografla, ma una raccolta 
bene ordtnala di ricordi biografici di cui i fuluri biograQ si gio* 
veriDoo non poco per rilrarre una fedele immagioe di chi, se 
Doo fa il solo, fu cerlo uno dei principali raltori deH'iodipendenza 
nazionale, di chi ebbe parte non pie^ola a render Tltaiia donna 
di province^ quale la voleva il gran padre Alighieri, ollre di che 
essa foroiace a lolti una copia tale di esempi che dimoslrauo 
00 forte carattere, di generosita e di grandi virlu cittadine, che 
gioveranoo assaissifloo alU educazione dol popolo italiano, a cui 
Vitlofio Emanoele, cogli atli della sua vita, voile mostrare che 
si debba iare per manlenerc ed accrescere i beni preziosi che 
abbiamo acquistato. E questo i pregio non piccolo del libro del- 
i'egregio Ghiron, che lo rende degno di diffonder^i in mezzo agli 
Italiaoi per recar loro tutti quei vantaggi di cui pud essere 
apportalore, e dicendo questo, senza ombra di adolazione, credo 
tootile saggiungere allre parole di raccomandazione. 

Impossibiie sarebbe negli angusti limiii di una rassegna re* 
ftriogere oooveoieoleroeote tutta la materia di cui si occopi 



176 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

qneslo Itbro, per il che, sebbcne a malincuore, bisogna chc mi 
coDlenli di darnc una pallida idea, roitiiiiato riputaudomi se cssa 
giovera ad invogliare alcuoo a leggerlo. Net primo captloio I'au- 
lore dimoslra come nella sloria dei secoli passati Cidea deWu- 
nitd nazionale si manifeslassc meao che altrove in PiemoDlc per 
mollc e molte ragioui, ma pure iratlo Irallo ne baleoo Tidea 
nella menle di qualche nobiie ingegno. Ma Cidea italiona^ iliee 
il GhiroQ, fu robusta piu ihe in ogni alira menle in quella del 
re Carlo Alberto, principe infelicissimo, che, per la falale rolla 
di Novara, dovelle >ermiuare i suoi gio^ui nella terra deH'esilio. 
Ma in quegli anni, come ognun sa, la correnle unitaria si era 
falla slrada anche presso aitri uomini del Piemonle, che era 
quello che solo possedesse una dinaslia veramente ilaliaua che 
l-idea ilaliana era chiamala ad alluare. — II secondo capilolo k 
inlilolato // Duca di Savoia dalla culla all'altare, e appunlo vi 
91 traila dcH'educazionc che a Villorio Emanuele fu imparlita; 
delle prove di caraltere fermo, d'ingegno acuto da lui dale, e 
delle idee nobili che sin da quei primi anni manifeslava. II ca- 
pilolo si chiude accennando al malrimonio dei Duca ecu Maria 
Adelaide, donna di same virtu, risei*bata a durissime prove; e 
di lei parlando giuslamenle dice il Gbiron: « Ma dolorosi gionu 
« si preparavano fraltaolo all'animo suo; il suo cuore stava per 
t essere diviso fra due: tra I'amore del padre e quello del ma- 
« rilo; tra le gioic di qucslo c i dolori di^ quello... la sanla don- 
« na si ritraeva allora in chiesa e pregava... per chi ?... per 
« lutii (pag. 24j. » — 

Tocca quindi il Ghirou degli evenli dal 184G al 1849, che 
non staro ariassumcre, pcrche son cose a toUi note; tutti sanuo 
degli enlusiasrai, delle viltoric e degli orrori di allora, che pero 
dovevano esserci scuola per preparare i Irionfi deiravvenire. In 
mezzo a quelle viceude il giovauc Villorio Emanuele dava le 
prpve del suo •coraggio e dei suo valore, e vari aneddoti che 
I'aulore racconta valgono a moslrare come in lui non fosse aU 
tra ambizione che di adempiere ai propri doveri di buon ciiladino. 

Divenulo re, dicde scinpre opera a preparare Tuuila, i iudi- 
pendeiiza e liberla d'ilalia, c per poler megtio raggiungei'e Tin* 
lento fu sua cura di dare al piccolo Piemonic quel snvio ordi* 



HASSEONA HIBLIOOIUPICA 177 

uanieoto, che doveva mcUerlo in grado di dirigerc e regoiare ii 

inulo italiaoo conlro lulli i nosiri nemici. Villorio Emaouele si 

rooslr6, in tutte le fasi per cui dov6 passare r.epopea oazioDale, 

saggio politico, scevro da quelle arli subdole che per lanti se- 

coll si credcUero uoa necessila della politica, guerriero valoroso; 

Si circoodo degli uomioi piu eielli per le virtu deiringegno e 

deli animo, c d'accordo con essi il gran re compiva Topera della 

sua vita^ potendo floaimente dire le memorande parole: Siamo in 

Roma e ei resieremo, che se non allro fanoo testimonianza della 

fermezza del suo carattere; come della sua lealta, tra le molte, 

SOD prova oon dubbia le parole dette al seuatore Plezza: « lo 

• ho promesso di mantenere la Cosiituzionc, e dod maocherd 

« niai ai mio giuramento; piuttosio di far simile cosa, piuttosto 

m che sotlometteroi alia volonta straniera, andremo tutti io Ame- 

« rical (pag. 64). » 

Ripeto il lavoro del Ghirou piu che una biografia 6 una ben 
ordinata raccolta d'aneddoli, moiti dei quali lo storico trascurera, 
ma che pure giovano a far meglio conoscere la bella e maschia 
figura del Re Galantuomo, ed il libro sara letto con piacere da 
qoaoli serberanno sempre riconoscente afletto verso di quegti che 
fu davvero Padre della Palria. 

Cbsarb Rosa 

IjtUern di Giaconio Pergamino con brevi notizie suUa vita e 
sulk opere dello stesso — per cura di Gabtaho DbuA. — 
Torino, 1878, Tip. Salesiana. Un vol. in 16 mo. di pag. 363. 
— Prezzo cent. 75. — 

Chi fosse Giacomo Pergamino non solo nei resto d'ltalia ma 
anche nelle nostre Marche moltissimi ignoraoo, per il che, pi- 
gliaodo occasione dal libro venoto or non 6 guari alia luce, vo- 
giio dame un brevissimo cenno, augurandoroi che alcuno dei 
sooi dotli concittadini ne scriva un'accurata biografia pel nostro 
ArehiviOf non poicndo in Fossombrone mancare document! fan* 
portanti intorno al Pergamino stcsso. — 

Giacomo nacquc in Fossombrone nel 1531 e morl ai 5 no* 

Arth, 5tor March. V I \i 



178 RASSEGNA BIBLIOttRAFICA 

vembm 1615, cioe dopo aver vissuto 84 anni. Uomo d'ingegno 
uoi) comuue, come tale era apprezzalo dai conlemporauei, e fu 
segretario di Carlo ViscoDli, legato di Pio IV ai conciiio Triden- 
tino, e quando il ViscoDti fu mandalo Nunzio in Ispagna ed id 
Germania condusse sempre seco il PergamiDO. Tomd id Roma, e 
fu segretario del cardiDale Serbellooi e ricoprl altri oDorevoii 
uffici. 

Staoco delia vita publica si dedico tutto agli studii delia 
liDgua itaiiaoa, e frutto di essi furooo varii iDteressaoli lavori, 
tra' quali dd importaotissimo Dizionario delta lingua ilaliana 
lodalo assai dal Perticari, ed ua Trallato sulle regole cU nostra 
lingua^ che per piu di uu secolo fu leouto iu pregio dai dotti, 
specialmeDte da GiaDvioceDzo Gravioa. — Lascid iDediti moiti lavori, 
e cio^: It volgarizzarnenlo di Sulpizio Severo, ud libro di Senten- 
ze, Proverbi e Motti^ ud dialogo deile Usanze, ma questi lavori 
souo aDdati perduti. Ebbe rapporti di amicizia coi piu illustri del 
suo tempo, e basta per tutli ricordare il graode ed iofelice Tor- 
quato Tasso. 

Nel 1618 si slamparoQO io Veoezia per la prima voita le 
leltere del Pergamiuo a cura del Neri, ed ora il Deh6 ne ha 
fatta UD'altra edizioDe piu complela e meglio ordiuata di qoella 
del Neri, che per la tCDuita del prezzo credo che facilmeDte 
correra per le maoi degli studiosi, i quali vi troveraooo quella 
vcDusta ed aurea semplicita che si riuvieDC oelle lettere di Ao- 
nibal Caro, che rimarranoo sempre un ottimo escmpio di stile 
epistolare. — Ollre di che, per gli importauti incarichi che Til- 
lustre lelterato Fossombronese ebbe a sosteuere, e per le relazio- 
ni che ebbe con i piu illustri uomini del suo tempo, oelle epi- 
stole di lui si trovauo parlicolari interessauti che le rendono degoe 
di una speciale raccomaodazione. 

Cesare Rosa 

La vita ed it regno di Vittorio Emanuele II di Savoia primo 
Re d' Italia — per Giuseppb iMassari. — VoL I. in 16"** di 
pag. 402. — Vol. II. di pag. 500. Milauo, Fratelli Treves 
editori, 1878. — Prezzo L. 7,50. 
Se il libro del GbiroD, di coi bo gia teouto parola^ vale a 



RASSEGNA BIBLTOORAFICA 179 

reodcrci rimmagine, a cosi dire, morale di Vittorio Emanuele, 
quello del Massari ha di mini di moslrarcelo in azione nella vita 
publica, e cosi i due libri si complelano a vicenda, e chi li ab- 
bia leui puo dire di conoscere bene in tuUi i lati la figura del 
Gran Ke. — Da coloro che verranno dopo di noi» ccssate le gare 
parligiane deli'oggi che fanno vcio al reUo gindizio, Vitlorio 
Emanuele verra collocalo in un posto assai distinto, come mira- 
colo di Re leale c Galantuomo, come Re in cui non fu altra 
ambizione che di moslrarsi sinceramente italiano, e di farlo co- 
noscere reodendo il suo paese unito, indipeudenle e libero. — 
II Massari nel primo volume della sua biograGa prende le 
mosse dalla nascila del Duca di Savoia» che poi doveva esse- 
re Re di Sardegoa e, piu tardi, Re d'ltalia, e giunge sino alia 
dichiarazione di guerra foUa all' Austria nel 1859, mentre il 
li" volume, venulo or non e guari alia luce, compendia le vi- 
cende occorse dal 1859 sino alia morle del Primo soldato del- 
f Indi'pendenza italiana; ed il racconto e nolevole per la oppor- 
tunila della scelta di tulli quei fatti ed aneddoti che valessero 
a mostrare la ilalianita dei propositi di Vittorio Emanuele, I'ac- 
cortezza di lui e dei suoi ministri nel condurre le politiche Tac- 
cende per modo che il piccolo Piemonte fosse Tallare in cui si 
manteoesse il sacro fuoco della liberta e si ponesse a capo del 
movimenlo italiano. E notevole ancora la sobrieta e moderazione 
dei giodizi dello slorico intorno alle persone ed alle cose; egli si 
oonteota di uarrare le vicende, di ricordare le persone che eb- 
bero in esse parte principale perch6 intende che il buon senso 
dei lellori pud su queste c su quelle porlare un adeguato giudi- 
zio; oltre di che voiendo piuttosto raccogliere fatti e memorie ed 
esporre il tutto ordinatamente meglio che tessere una storia 
contemporanea, che sarebbe slata difficile impresa sotto piu ri- 
spetti e specialmentc sotto quello dei giudizi, era da attenersi al 
modo seguito dal Massari. 1 futuri biograil dovranno poi colla 
scoria dei materiali lor forniti dai conlemporanei aggiuogere alia 
oarraziooe della gloriosa epopca dei noslro risorgimeuto e della 
parie che Vittorio Emanuele vi ebbe, tutte quelle coosiderazioni 
che sono del caso c che valgono a metier le cose sotto il loro 
vero puolo di luce. 



180 RASSEONA BIBLIOGRAFICA 

Non e mio compilo di riassumerc il lavoro deironorevole 
Massari, pcrd mi basla averlo indicato ai roiei cortesi leUori si- 
curo clie essi ieggeodolo lo (roveraono degno del Gran Re di cui 
celebfa la memoria. 

Cesare Rosa 

Letlere scride a Giacomo I^eopardi dai suoi parenti con giunta 
di cose medile o rare, — Edizione curata sugli atUografi da 
Giuseppe Piergili e corredata dei ritratli di Guxcomo e dei 
genilori di lui. — Firenze. Successori Le Monoier 1878. 

Alcuni pensauo che la publicazionc di letlere familiari direlle 
ad uomiui i quali acquislaroDO fama Delle letlere, nelle scienze 
e oelle arti dod sempre riesca opporluQa, specialmeole se queili 
a cui le lellere furoDo indirizzate uoo sono per tempo roolto Ion- 
tani da noi» e cid perche si possono urtare delle suscetttbilita di 
persoue luttora viventi che in quelle sono poco beniguamente giu- 
dicate. lo doq nego che coloro che pensauo in tal guisa non pos- 
saoo avere in moiti casi ragione, perd riteogo che la pubbiica- 
zione di epislolari domestici (se cosi possono chiamarsi^ se fatta 
da persone accorle abbia a riuscire importanlissima perche ten- 
dente a mostrarci Tuomo nella sua vita intima» nella vita degli 
affetli, la quale spesso, se non forse sempre, 6 spiegazione di 
quella lelleraria e scientiGca. Quindi e che, per quanto altri abbia 
manifestalo diverso avviso, io peuso che della publicazionc di 
queslo volume saran grali al conte Giacomo Leopardi, degno di- 
scendente deU'illustre poeta recanalese, che ne permetteva la stam- 
pa, ed airegregio Prof. Giuseppe Piergili, che ne ha curalo Tedi- 
zione, queili che ricercano con amore tulto quanto si riferisce 
alia vita di colui che fu certo una delle maggiori glorie del 
nostro secolo. 

E particolari interessanlissimi sono in questo libro, i quali 
sinora furono scouosciuti e varranno certamente a correggere 
moIti torti giudizi che intorno alia vita del Leopardi ed ai saoi 
rapporli colla famiglia venoero dai suoi biografi pronunziati. 

Si dice che per questo volume non sara n6 accresciuta, xA 
diminuita la gloria di Giacomo, n6 nulla ci guadagneranno i suoi 



RASSEGNA BIBLIOQRAFICA 181 

pareoli; qaesto polr^ esserc benissimo, roa se loro non iie verra 
accrcscimenio di gloria ben si pu6 dire che serviranno a farceli 
eoQoscere meglio ed a dare, come documenli, importanza maggiore 
a qoanto i biografi deirillaslre poela hanno sin qui affermato, 
oppare a mostrare gli errori in cui caddero; e queslo, a me pare, 
i servigio di non picciol momento reso alia storia, la quale fino 
dei minimi pariicolari pud grandemenle giovarsi in servigio della 
teriti. 

Da qoeste lettere si vedra che il conte Monaldo, sebbene di 
opiniooi diverse da quelle del figlio, non era come molli Thanno 
diptnlo liranno verso chi infine accrcsccva ii lustro della sua fa- 
roiglia, ma in qaclla vecc lo amava di afletto veramenle paterno, 
e se non veniva in soccorso di iui era perch6 sua moglie gli tc- 
oe?a, secondo egli dice, slrelta la borsa. Ed a tale proposito 6 
DOlevole come in una sua lettera mentre dice il padrone di casa 
9ono iOf ed invila il figlio a chiedergli quel denaro che polesse 
oceorrergti, poi, per paura che la risposta di Giacomo possa ca- 
pilar in roaoi della moglie, lo consiglia ad indirizzargliela sotto 
altro Dome. 

Delle 150 lettere che comprende questo volume, e che vanno 
dal 97 novembre 1819 al 15 marzo 1829, soltanto due sono 
della madre, il che forse accenua ad una non grande espansione 
aSetloosa per parte di lei. cosa del rcsto piuttoslo strana, perchc 
d'ordioario le madri sogliono abbellire la vita dei loro flgli coi 
piu doici tesori dell'amore, che spesso giova a temperare la so- 
^erchia severita dei padri. — Invece piene di afletto di una soave 
BMlmcoDia e di consigli amorevoli sono le lettere scrittegli dalla 
oa Ferdioanda. — Quelle che Carlo e Paoliua scrivono al fratello 
nostra una certa uniformita di sentire con Giacomo, ed offre dei 
particobri interessanti per chi voglia conosccre a fondo la vita 
MlUustre poeta, e Irovare la spiegazionc dei scntimenti da Iui 
■aaifeslati nei suoi scritti. 

II volume, che il Picrgili ha con una gentile lettera dedicate 
aBa conlessa Sofia Bruschetti moglie del conte Giacomo Lcopardi, 
t arncchito di una memoria scritta da Paolina intorno a Monnldo 
Uffpardi e i suof fi(jl\, di nn brano deiruntobins^rnfia di Monnldo 
alle sue Qualild fisiche, rollurn t'sterion c carattcn^ di 



182 RASSEGNA BIBLIOGRAPICA 

uoa epislola lalina del Sanchini dirclla ai suoi discepoii, di una 
leltera di Giacomo a Don Paolo Leopardi, di una poesia di Gia- 
coroo, Im Dimmticanza, scrilta a 14 anni; della geneaiogia dei 
Lcopardi, e inflne di uno scrilto filologico di Giacomo slesso. 

Questa pubblicazione, ripeto, non ha sollanto un interesse lel- 
terario, ma un'imporlauza slorica spcciale chc non isfuggira a 
quanli la leggeranno, percio non dubito di raccomandarla calda- 
menle a quanli amano i buoni studii ed iianno a cuore le glorie 
nostre, menlre publicamenic mi congralulo col degno erede del 
Bome dei Leopardi, il quale col permetlere al prof. Piergili di dar 
alia luce queste leUcre ha fatto opera ulile e ehe serve a far ri- 
fulgere di luce piu viva la bclla ligura deirilluslre suo zio. 

Cesare Rosa 

Cesare Borgia Duca di Roniagna. — Nolizie e docnmcnli rac- 
colti e pubblicati da Edoardo Alvisi. — Un vol. in 16 di 
pag, A7/-592. — Imola, Tip. d'Ignazio Galeali — 1878. 
Prezzo L. 5. 

II nome dei Borgia suona inraustamenle famoso per atroci 
scene di sangue, per ambizione di dominio, per alii brulalmeule 
immoral!; ma se le azioni di Alessandro VI e dei suoi figliuoli 
furono in gran parle tali da acquislar loro merilamenle una tri- 
sle fama, e da far si che rimraaginazione popolare e Todio degli 
avversarii atlribuisse loro piu delitli di quelli che realmente ab- 
bian commessi, alia storia per6, che dcve essere giusla dislribu* 
trice di lode e di biasimo, spclta il dovere di verificare con sana 
critica quanto ci sia di vero nci racconli che corrono. E se in- 
lorno ai Borgia si scrisscro mollo fanlasio pocliche, ai giorni 
noslri degli spassionati e dotli riccrratori delle istoriche memoric 
porlarono molla luce su quell' cpoca che, polilicamenle parlando, 
fu infelicissima per rilaiia. 

La Lucrcz'^f U'>r>j'tn del Gregorovius ha. dietro la scoria di 
prove irrefnj^rj^hili, !'U).-Ualo la li:^|J-^ di A!'^s'=jniulro VI sollo \\\\ 
nuovo punlo di luco, e K* ha lolio il poso di molle coipe che 
sinora le vennero atlnhuile: cobi le oporc del Campori e di allri 



RASSKONA BIBLIOGRAFICA 183 

giovaroDO non poco alia verity, ma intorno a Ccsare, chc 6 senza 
fallo la iigura piu importanle di quella fainiglia e di quell' epoca, 
81 i desideralo sinora uuo studio accuralo che ne mostrasse 
quanto di vero fosse in cid che comuiiemenle si ^ deUo di lui, 
ed ora a queslo difelto rimedia m gran parte il recente libro del 
signor Alvjsi, che promette d' esscrc il primo d' uoa serie di la- 
vori storici che alia Romagoa si riferiscono, e che ci auguriaino 
di poter presto studiare. 

E questo hod solo per la Romagoa ma ancora per le Marche 
ha un interesse spcciale, poich^ tutti saiuio che gli efletli del do- 
roioio del Duca Valentino si cbbero a scntire eziaodio nei noslri 
paesi, ch^ i Pesaresi mandurono ad ofTrirgli la signoria, ch'egli 
assunse di fallo insicrae a quella di Pano, e cootro Gutdobaldo di 
Urbioo mosse Cesare le armi e per la fuga di Guidobaldo slesso 
resl6 padrone del ducato, e s' impadroni ancora di Caroerino e di 
Senigallia e d'allri iuoghi, quanlunque per poco ne potesse rite- 
nere il dominio. 

L' opera i coodotta sulla scoria di namerosi documenti per la 
maggior parte inedili, e nel meolre i una larga contribuzione alia 
sloria di quell' epoca, imperocchi si riferisce al tempo in cui il 
dominio borgiano durd in Romagna cio6 dal 1499 al 1503, fa 
fede ancora della dottrina severa e deiringegno del giovane au- 
lore, il quale con arte crilica rigorosa ed imparziale passa in e- 
same le tradizioni ed i raccooti dei cronisli e degli storici d'allora 
per stabilire quanto di vero ci sia in qiiello chc alia nostra me* 
moria tramandarono. E quesla publicazione dissipera crrori di moiti 
che da gran tempo si leggevaiio nei libri c s'imparavano nclle scuole 
come verita, mentre conferma a quanti c quali abominandi delitti 
sia Tuomo condotto dairambizione di dominare. II racconto pro- 
cede ordinalamenle e con quella nobilla di slilo e di forma chc 
alia storia si addiro, senza inutili divaga/ioni, e so qua o la al- 
cuna volta aocnsa la j^iovinczza del suo aulore, <* pero sempre 
rerto cho e un libro il (|uale \\i niolto onon* alia crilica storica 
ilaliana, e mo^ira chianmenU' non cssere vero chc sia noco>sario 
che la storia nostra w la \cngano ad illustraro gli stranicri a 
modo lorn, mrnlre r'r tra noi rhi ha injrojjno c sludii da cio. 

lo non diro che il hbni dell AMsi Ma iti ogni >ua parte per- 



c 



184 RASSEONA BIBLIOORAFICA 

feUo, ma se alcuni difetti chi ccrca coo la iente potra lro?arei, 
credo che noD saraono mat tali chc vaigano ad oscurare i pregi 
molti di cui quest' opera va adorna. 

Cbsare Rosa 

FERDiNAyoo Bosio: Ricordi personali — Un vol. iQ-16 di pag. 209 
— Milaoo, Tip. Editrice Lombarda, 1878 — Prezzo L. 3. 

A beo coQoscere gli uomini che ebbero una non ultima parte 
nelle viceude poiitiche del lore tempo, o si distinsero nelle lettere 
e nelle scienze, oltre la parte che ebbero nelle viceode stesse, e 
i pregi delle opere che scrissero gio^^ iodagarne la vita intima 
nella quale si trovano ie ragioni delle azioni loro. Ed a questo 
fine, come ognun sa, tornano ulilissimi git epistoiari, poichi nelle 
lettere, scrttte non certo coH'intenzione dt renderle di poblica ra- 
gione, quegli uomini mostrarono aperto I'animo proprio ai loro 
intimi e fecero rivelazioni preziose e giudicarono apertamente uo- 
mini e cose, dando cosi meglio a conoscere le virtu deiranimo e 
deir ingegno. Ma iooltre per avere una piu complela immagine 
degli uomini che in alcun modo s' illustrarono i bene sapere i 
rapporti in cui vissero coi loro contemporanei, i quali ci danno 
modo di piu equamente giudicarli. 

Sotto questo riguardo mi pare che il Comm. Ferdinando Bosio 
abbia reso un utile servigio colla publicazione del suo libro, in 
cui fa menzione di opinion! poiitiche, letterarie, scientifiche mani- 
Testate da BrofTerio, Dall' Ongaro, De Boni, Guerrazzi, Peretti, Rat- 
tazzi, Ravina, Sineo nelle relazioni che passarono ira essi ed il 
Bosio stesso; e chi legga il lihro, scritto con queireleganza che 
sa Tegregio professore, vi trovera delle cose di non lieve impor- 
tanza, le quali varranno a correggere molti torli giudizi che su 
quei valcnti uomini che onorarono non poco se stessi e la patria, 
alia cui liberta potentemente cooperarono, vcnnero pronunziati. In- 
fatti iotorno alVaccusa di rcpublicanismo che i ncmici lanciarono con- 
tro il Brofferio, il nostro autore scrive: « Nel fatto riusci tempera- 
« tissimo scmprc, lonlano almono Ic mille miglia da quella re- 
c publica che i suoi nemici lo accusavaiio di promuoverc c ch'egli 



RASSEONA BIBLIOGRAFICA 185 

Dominava qualche fiala per classica remioiscenza. A rigore non 
credo sarebbe mai uscilo dalle istituzioni present!, cootentan- 
dost di vedere avverati nella Honarchia cosiiluziooale d' Italia 
il sogno del Lafayette svaoito nella Mooarchia Costituzionale di 
Fraocia. Percid il Cavour lo preferiva uo giorno al Revel per 
deputato di Torino. » 
Calde d'affetlo sono ie pagine intorno al Dali'Ongaro, che 
ami r Italia e non ebbe premio condegno ai dolori sostenuli per 
la liberta di lei. E raffetio riverente del discepolo & in qnanto il 
Bosio serive intorno al Paravia, che in tempi diflScili educava la 
giovenlu a liberi^sensi. E se qui altro non soggiungo, non i per^ 
cbi nel libro noo siano altre pagine interessantissime per la slo- 
ria di parecchi illustri contemporanei, ma perch& mi fa difetto lo 
apazio, e me ne duolc mentre avrei voluto dir meglio e di piu 
di queUo che abbia detto per invogliare la gioventu a leggere un 
libro cbe pu6 non poco valere con la efficacia degli esempi a for- 
nuinie il carattere. Certamente quesle non sono biografie e non ne 
banao la pretesa^ ma sono semplici aneddoti i quali per6 eontri- 
baiscooo a dare una non pallida iromagiue degli uomini a cui si 
riferiscono e dei tempi in cui visscro, e questa k cosa di non 
beve iroportanza» di cui gli studiosi devono essere grali all'e- 
gregio signor Comm. Prof. Bosio. 

Cesarb Rosa 



NOTIZIE STORICHE E BIBLIOGRAFICHE 



GU studii storici in Italia dopo il 1839. — SoUo questo li- 
lolo il signor Antonio Cosci ha compiuto nella kivista Europea 
di Pirenze ia pubblicazione di un suo lavoro in cui ccrca di ren- 
dere conlo di quanto dal 1839 in poi si k venulo stampando 
intorno alia storia dclle varic rcgioni italiane. Questa publicaziooe 
puo riescire nssai opportuna per quanli occupandosi delle ricer 
che sloriche hanno bisogno di conoscerc quali libri e sludii siano 
stati falli inlorno agli argomenli a cui inlendono di dare opera. 
Pra le opere sloriche ricordate dal Cosci vediamo la CoUezione 
Siorica marchigiana,d\ cui ci occupiaroo lungamente in altra 
parte di questo fascicolo; perd noi dobbiamo avvertire all'^regio 
scritlore che non due ma tre sono i volumi publicati, e che sta 
per uscire alia luce il quarto; dobbiamo avvertire che anche il 
primo tomo 6 imporlanlissimo sia dal lato storico che dal 
letterario. 

Vita di A Ifonso Lamarmora. — Sappiamo che il solerte edi- 
tore G. Barbera di Pirenze mandera nlla luce una Vita del 
generale Alfonso Lamar mora dellala daH'onorcvole Giuseppe Mas- 
sari. L'opera sara compresa in un sot volume adorno di un ri- 
tratto deirillustre generale, discgnato dal signor Raflfaele Buona- 
iuti ed inciso in ramc dal prof. Bisola. 

La vita e le opere di Trajann Boccalini. — Intorno al Boc- 
calini, onore delle nostre Marche, il chiarissimo prof. Mcstica ha 
scritto una dotta ed elegante biografia, che t stala stampata dal 
Barbara insicme alle opere dello slesso Boccalini. 

Viaggi di Francesco Carlct/i Fiorentino ndle Indie occidefi- 
tally al Giappone ed in altri paesi. — Le interessanti relazioni 
che dci suoi viaggi ha lasciato il Cnrlelti, saranno rose di pub- 
blica ragione per cura del chiarissimo Prof. Cav. Carlo Gargiolli, 
R. Provveditore agli studii nclla nostra Provincia, il quale vi hvk 
precedere una sua hiogrnfia del Cnrlolli. Edilore del libro 6 lo 
stesso Barbara. 



NOTIZIE STORICHE 187 

La Sloria Greca di Ernesto Curitus, — Conliuua la stampa 
in grossi fascicoli della traduzione italiana della Sloria Greca del 
Curlius, che i meritamente uno dei piu celebrati iavori che sulle 
origin! e lo sviluppo delta mcravigliosa civijla deirantico popoio 
ellenico siano stali scritli. Noi crediamo che in Italia gli slu- 
diosi della classica anlicliila accoglieranDO con favore il dotto la- 
voro deH'illuslre storico tedcsco, il quale ha sapulo con sana cri- 
lica scernere il vero dal falso nei racconti tradizionali che sin qui 
son corsi sni fatli dcH'anlica Grecia, e cid senza ombra di noiosa 
pedanleria, e per qucsto slimiarno inutile di nggiungere le nostra 
raccomandazioni. Solo un' osscrvazione vogliam fare sulla tradu- 
zione dei Professori Giuseppe Miiller e Gaetano OHva, c cio6 che 
la forma e la dizione nun sono sempre perfeltamente itaiiane, a! 
che i valenli ellenisti avrebbero dovuto por mente, rendendo cosl 
la loro falfca doppiamentc pregevole. 

// primo libro stampato in Ancona. — (ntorno a questo ar- 
gomento leggiamo nella Bibiiografia ItalianOy anno XII num. 7, un . 
arlicolo del sig. Otlino dal quale dcsumiamo alcune notizie di cui 
crediamo far regalo ai uostri cortesi lellori. — II sig. Federico 
Sacchi in un suo studio bibliografieo intilolato / (ipografi Ebrei 
di Soncino alia nota h\ pag. *i9 scrivc: « .... e un tal Guerralda 
c da Vercctii produsse ncl 131^ ad islanza del Soncino Tedi* 
« zione in 4** deH'operelta // pcrchv di Girolamo Manfredi^ in An- 
« cona che ha il vanlo dVssere il primo libro slampalo in quella 

• Citta. » L' Oltino dimostra che qucsto 6 un crrore, come sono 
in erroro quelli che ban credulo sin qui, per quanto ne scrisse 
neW Archivio ^forico Itnliano del 1870 il signer Hongi, che il 
primo libro stampalo dal (luerralda in Aticona fosse quelle inlito- 
lato CoMtitudones ,vve Sf'itufa Civitatis Anronnc, venuto in luce 
nel i:il3. Invece il sii?. Oiiino ha poluto vodere un'cdizionc del 
libro del Manfrodi stampala ncl VM± II \ol. consla di 8 carle 
nou numerate in principio, (|uindi da 1 a 7j con segnalure A-T, 
6 slaropalo in caratlore somigolici) bellissimu in due coloiuie da 
quaranUisei linoo. II lilolo romincia collo parole Jisus Maria, ed 

* citcondato da un inla;:lio in h»;:no, m:u»strevolmontc lavoralo. II 
libro lerniiua c<»si: Sftnup'tf : in . I /#"//'/ ptr Mtcsh-'j Ikrnnrdino 
— Oliva ml lanno dtii Chn^itinwi snluU M — IJ li di V6 de 



188 E BIBLIOGRAFICHE 

fnarzo nel ptmiifiealo del beatissimo signor — Julio noslro — 
Papa ij — L'uUima carta 6 in bianco. II signor Oltino conclude 
il suo scrillo cosi: « In seguito alia scoperta di queslo volume, 
« la data deirintroduzione della staropa in Ancona pu6 venir pre- 
« cisata nell'anno 1512, e la serie delle edizioni dei Perche ac* 
c cresciuta di una rarissima fra ie piu rare. » 

La statnpa a Camarino. — Nel num. 22 del giornale VAp- 
pennmo troviamo un articolo di quel dotlo illustratore delle me- 
morie storiche delle Marche che e ii sig. M. Santoni inlorno aU 
rintroduzione della stampa in Camerino. Dolenli di non poter qui 
riprodurlo per inlero, ne riassumiamo Ie nolizie piu important!, 
sicuri di far cosa grata ai noslri letlorL — Le prime tipografie 
Belle Marche e nell'llmbria soi'sero in Foligno, Trevi e Jesi tra il 
1470 ed il 1472. — Solamenle neirauno 1523 Giaogiacomo De 
Benedictis di Bologna venule in Camerino slampava le poesie di 
Pacifico Massimo Ascolano dedicandole a Giulio Cesare, figlio na- 
torale del Duca Gio: Maria Varano. Nella prefazione si irovano 
queste parole — laborumy officinaeque nostrae primitias — le 
quail tolgono ogni dubbio che quelle sia state il prime libro che 
in quella citta venna stampalo. Ecco gli appunti bibliografici su 
tre opere dal De Benedictis date in luce. La prima, assai rara, 
porta il seguente titolo: Pacifici Maximi PoelaCy Asculani elegiac 
nonnuUae — jocosae et festioae. Laudes summorum virorum — 
Urhium et locorum. Inveclivae in quosdam. Laudes patriae AscU'^ 
lanae et alia — quaedam iucunda et docta. Sotto il titolo 6 Timma- 
gine deir aulore. Nel davauti della tavola 6 lo stemma dei Varano 
a cui segue la dedica. II vol. e in quarto piccolo di pag. 96 e 
neirullima son slampate le seguenti parole: — Joannes Jacobus 
De Benedictis Bononietisis — Camerini excudebat: suis el Ludo- 
vici — Placidi Camerlis socii sumptibus: — Regnante inclito Jo: 
Maria — VaraJio Duce: — Quiniili — Mense medio hujus — 
Anni — Crisiiani ritus, M.D.XXIII. — 

Piu rare b il secondo volume, stampato nell'anno successive: 
uuica notizia che di esse si abbia e questa : IHeriommus Mutius 
— Competidiosa ars vietrica — Catfierini per Jo: Jacobum Bo- 
noniensem an, 1 524 tempore Jo: Marine Varani Camertium Du- 
ds et Almae Urbis Praefecli, cui opus dedicavit, 

\\ terzo cimelio del De Benedictis e uu opusculetto di quutlro 



NOTIZIB STORICHB E BIBLIOQRAPICHE 189 

carle iii-8 pic. che ha per litolo — Rcstauro — amoroso — dove 
si conliefie wia bellissi'ma Lillera Amorosa, — Co7i Sonetti a 
piu propositi^ — et uti CapUolo in laude delle bellezze di — una 
donna, — Aggiuntovi ufia mafinata. — Con la ricercaia di Ve* 
nere — per la perdita di Cupido. — U tilolo 6 Id un carlello 
inciso in legno, soslenuto per mezzo di noa caleiiella lenuta in 
bocca da un roascherone, ed in basso vi 6 un tronco d'albero da 
cai parlODO quaUro rami di alloro e di palma. — Di sotto, in 
una fascia, k scriUo: — In Camerino — e nell' ultima facciata 
sta scriUo: — Ad islanlia di Mafeo Tagieii — detto it Foriu* 
nato — L'anno ed il nome del lipografo non sono indicati, per6 
confrottlando i lipi di questo libro con quelli usati per le poesie 
di PaciGco Massimo, si puo dedurre con cerlezza opera di Gian- 
giacomo De Benedictis. 

CosUmtin BuUe: Geschichte der Jahre 1871 bis 1877. — 
VoL prima — I giomali si occupano di quesla storia universale 
degli ultimi anoi, e danno lode alFaulore di un' esposizione ordi- 
oata dei fatli, d' imparzialiia nei giudizii e di eleganza e facilila 
nella forma. — In questo primo volume Taulore si occupa della 
storia della Prancia e della Gcrmania e nel secondo, che uscira 
in breve, si occupera delle allre nazioni. 

L' iLLUSTRB sTORico Tbdesco Teodoru Mommsbk fu Dci passati 
mesi in parecchi luoghi delle noslre Marche per trascrivere le i- 
scrizioni deH'epoca romana che vi si trovano^ e cosl completare 
la sua Raccolta delle hcrizioni iMtine, t inutile il dire che il 
dotto uomo fu dovunquc accollo con quelle dimostrazioni di stima 
di cui i deguo chi ha consaeralo la vita c I'ingegno ad illustrarc 
la storia dei nostri padn. 

La Bibbia, primo libro slampato dal Guttemberg nel 1455, e 
di cui si trovano pochissimi esemplari, venne venduta a Parigi 
airasta publica per L. 50,000. 

La Storia di Jesi scrilla nel secolo XVI da Pietro Grizio, di 
cui Tedizione fatta nel 1578 in Macerata dal Martellini i divcnuta 
rarissima, verra ora ristampata dalla Tipografia dei Fratdlli Ruz* 
zini di Jesi. II valenle iiosiro collaboratore Prof. Gianandrea sor- 
veglieri T edizione c t' arriechira d' important! documenti. II prezzo 
del volume sari di L 3,50; ne vcrranno publicati degli esem* 
plari ID carta diaUnta che costeranno L. 5. 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 



Pervennero alia Direzione le seguenli pubblicazioni 
dcUe quali ora ci limitiamo a dare un semplice aonun- 
zio, riservandoci di parlare piu a lungo nei venluri fa- 
scicoli di alcune delle piu importanli fra esse. 

Aw. Prof. VixcENzo Clri — Le Accademie di Fenno — Lcl- 
lura tenula neiradunaiiza pubblica delta Sociela SloricoArchcolo- 
gica delle Harche io Pernio il 4 Febbraio 1876 — Un fasc. in-8 
di pag. 19 — Fermo, Slab. TipograGco Bacher 1877. 

March. Filippo Raffaelli, Bibliotecario deila Comuuale di Fermo 

— Storia del Card, Giacomo Ptcoraria Vescovo di Preneste 
(1170-1244) per D. Gaelano Tononi (Parma Tip. Fiaccadori 1877) 

— Rassegua bibliograGca. Un fasc. in-16 di pag. 16 — Rocca 
S. Casciano Stab. Tip. di Federico Cappelli 1877. 

Id. — La Imparziale e vei'idera istoria delta unione delta 
Biblioteca Ducate di Urbino alia Valicana di Roma — Lellera 
e document! — Un fasc. in-8 di pag. 27 — Fermo, Slab. Tip. 
Bacher 1877. 

Id. — Di alcufie opere di scuttura e larsia in legno esislefUi 
a Recanati — Memoria con documenli e note — Un fasc. in-8 
di pag. 28 — Fermo Slab. Tip. Bacher 1877. 

Id. — // Monumcnto di Papa Gregorio XII ed i suoi dona- 
tivi alia CaUedrale Basilica di Recauad — Memoria con docu- 
menli — Un opuscolo in-8 di pag. 23 — Fermo, Slab. Tip. Ba- 
cher 1877. 

Id. — StatuU deli' arte deila calzoleria in Monle Giorgio com' 
pilali net mccclxxxv, volgarizzati net mcccclx.\.\iv, riformati e 
correui net mccccxlvih — ora per la prima volla messi in luce 
ed illustrati — Un opuscolo in-8 di pag. 3S — Fermo Stab. 
Tip. Bacher 1877. 

Id. — Alia memoria del cav. Gio. BaUisia Carducci^ morlo 
il giomo 27 Marzo 1878 — Parole prouunziale in omaggio del* 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 191 

Tamicizia a Magliano di Tcnua, la maUina del 29 Marzo 1878, 
dopo i solenni funerali — Un opiiscolo di pag. viii. 

Id. — lUmtrazmie siorico descriuiva del Santuario di San 
Niccola in Tolentiuo — (Estrallo dal II vol. degli AUi dclla Soc. 
Siorico Archeologica delle Marche in Fermo) — Ud opuscolo iii-8 
di pag. 38 — Fermo, Slab. Tip. Bacher. 

Id. — Di una lavola dtpinla da Lorenzo Urbani da Same- 
sever ino per il Comune di Recanati — Illuslrazioiie con nolc — 
Un opuscolo in-8 di pag. 18 — Fermo, Tip. Bacher 1873. 

Id. — Delia Tregua avvetiula nell'Oiiobre del mcdxi fra 0- 
nofria Smeducci di SaJiseverino ed il Comune della Ciitd di Ma- 
cerata — Documenti slorici publicali per la prima volla — Un 
opuscolo in-8 di pag. 16 — Macerata, Tip. A. Mancini^ 1869. 

Id. — Catalogo di Sfragisloyrafia della privata coUezione — 
Un opusc. in-8 di pag. 27 — Fermo, Tip. Paccasassi 1878. 

Id. — // Monumento di Viuorio Alfieri in Santa Croce di 
Firenze — Lellere del Senal. Giovanni degli Alessandri e di An- 
tonio Canova publicale per la prima volla ed illuslrale — Un fuse. 
in-8 di pag. xxiii — Fermo, Tip. Paccasassi 1878. 

Ab. GitsEPPB RoDERTi — Risposta at giomale Im Civiltd Cai* 
lolica iniomo al Diario degl'Jtaliani lUuslri — Un op. in-16 di 
pag. 24 — Milano, Regia Slamperia 1878. 

Giulio Cesa^e Varano signore di Camerino difeso contra la 
Civiltd Cattolka dall'accusa di frafhcidio e di tirannia. — Un 
opusc. in-16 di pag. 23 — Camerino Tip. Savini 1878. 

A. CoNTi — Eugeulo Salbatini — Cenni biograiici — Un op. 
di pag. 15 — Camerino, Tip. Savini 1877. 

Prof. Aristide Costi — Intoino alia fama di Cristoforo Co' 
lombo e al home dvl \uovo Moudo, — Un opusc. in-8 di pag. 
26 — Camerino 1872, Tip. Borgarelli. 

PiETRo RoTONDi — / Migliori Esempi della storia d' Italia — 
Con vignelle illuslralive — Un bel vol. in-16 di pag. vii-239 — 
Milano Dilla Giacomo Agnelli 1878 — Prczzo L. 2. 

An'OELO Xasi — Zara v i suoi coutorni descritti al foresliere 

— Un vol. in- 16 di pag. 97 — Zara. Tip. .\rlale. Prczzo L 1.20. 

Km della Societd Storico- Archeologica delle Marche in Fir mo 

~ Vol. flnn-8 di pag. xxvi«231 — Fermo, Slab. ^Tip. Bacher 

1878. 



192 BOLLBTTINO BIBLIOGRAFICO 

Emamuelb Gaetani-Tambcrini — Nicola Gaetani'Tamburmi — 
Studio biograflco — Un opusc. in-16 di pag. 43 — Firenze coi 
Upi di M. CeUini e G, alia Galileiaoa 1878 — Prezzo L 1. 

Prof. A. GiANAXDREA — Di una immigrazione di Lombardi 
nella ciiid e nel conuzdo di Jesi mlomo aWuUimo quarto del se- 
cola XV — Nolizie e documenti — Ua opusc. in-16 di pag. 23. 
— Hilaoo, Tip. Beraardooi i878. 

Alcibiade MoRBTTi — Mcmorie degli illusiri Jesini — Uo vol. 
ia-16 di pag. 131 — Jesi/ Tip. Fraielli Polidori e C. 1870 — 
Prezzo L. 1. 

B. E. Mainbri e G. Cairoli — Spedizume dei Monti Parioli 
(^Z ottobre 1867) con proemio e nole — Ua vol. elzeviriano di 
pag. 187 — Hilauo, A cura deiFedilore L. Levi 1878 — Prezzo 
L. 2,50. 

Gbnio e Lavoro, — BiograBa e breve sloria delle priocipali 
operc dei celebri intarsialori Giuseppe e Carlo Francesco Hag- 
giolini — Un vol. in- 16 di pag. 112 — Milano, Dilla Giacomo 
Agnelli, 1878 — Prezzo L. 1.25. 

Prof. ViNGEKZO CuRi — Guida storica e artistica della ciltd 
di Fermo — Un vol. in-16 pice, di pag. 136 — Fermo. Tipogr. 
Bacher, 1864. 

Benedetto Prika — Biografia di Luigi Sani — Sec. Ediz. 
Un op. in-16 di pag. 69 — Milano, Dilla Giacomo Agnelli 1878. 

Alfredo Margltti — SenigaUia e i suoi dintomi — Cenni 
bibliograGci, slorici e descrillivi — Un op. in-16 di pag. 76 — 
Fano, Tip. Lana, 1877. 

GiosuK Cbccosi — Monle Sa»iio Pielro — Cenni slorici* Un 
op. iu-8 di pag. 35 — Osimo, Tip. dei Fraielli Quercelli 1878. 



AWERTENZA — Abbiamo delto alU pag. 119 cbe la lettera del Leopardi 
da cai h tolto 11 frammento da ooi publicalo per la prima Tolta in questa di- 
ipensa, era diretla a Pietro Giordaoi; ora.dobbiamo rimediare a tale inToloiitaria 
iaesatlezza, cagionata dairaver trascrilto quel frammento da una copia di Pao- 
lina loreUa di Giacomo. La lettera h diretta a Gialio Perticari, come ce ne aT- 
Tcrte U prof. Piergili, cbe ne ba potato vedere F originate. "^^ 



Di m smi'i iMEi m\i\ 



DON ATA DAL CONSOLE L. MUMMIO 



ALLA CITTA 1)1 PALMA 



PEL 

BARONK DOMKMCO DE^ GUIDOBALIM 

SOCIU III VAHIK ACCADKMIK 



.41 .-/i iVof V/irWi. .V f 11 



Di i\i mm imiiiFj 



i«ni^ 




(inivf* o sdrprontb'iito o il rorso dollo j^onerazioni uina- 
ii^'i o < hi svolp^ I(» pa.ufini' ove sono rojifistniti i fatti 
<r Hnnid; noil jotni di sov^Mito cho inaravigliarc o s(»ii- 
tir i\\V'\ briviilo <li cho siMiotonsi lo piu rigido animo 
r I(» j»iu s(^v<To. I fatti di (juona vocchia Motropoli dol 
iiKiiido , o d<*(^^li itomini cho riepilogaiio hi sua {xditica 
ill concjui^tii, o r oi^oismo di (juol ])opoh) cupido di v(»- 
(lore ai snoi [>io uiniliat(» o suttoiiiosso le gonti univer- 
so, la mcttovaiio vo suoi <luci i piu cololmiti o potonti 
iu*ir a't'dona ora doHo atrucita o dolla fierczza; od ora 
la crudolti\ di sj>o}^liat<)ri <li i>()p<)li o di CittA, faeova- 
81 inito, f» rrasformavjisi in h<»noHron?:a j)or altro f^^onti o 
jHT altro (*itta. Cotanto possnno Ic j)iu inconciliahili 
qualit)\ dolto spirito iimano! 

Ad lino di si ()])p<)sti oarattori, o a4l un* affotto vorso 
una cittA or inisi^ramonto ilistrutta , Palma , niotro|M>li 
HpIIh PalmouM' ropiono, parte dell* attuale Mandanionto 



Di [\i mm 




"EL 




<inivo o sor|nMi(l«nte l^ il rorso (IpHc jifonorazioni unia- 
P'': n < hi sv()l>»:(^ I(» pairin*' ove sono rep^i.strati i fatti 
<r HiHiui; iKMi ] otni (li soviMito clio inaravigliaro o s(mi- 
tir (\\v*\ hriviild di v\w scuotoiiai lo piu rigido anime 
o 1<» piu s<'v<T(\ I fatti di (|uoIIa vocohia Mrtropoli dc»l 
iiuHido , o do^^li uoinini cho ri^pilogano la sua jxilitita 
di <u»iH|uistit, r eiroismo di (juel ]>opolo cupido di ve- 
d<Ti» ai wnoi pif* uiniliatf* o sottomosse lo grMiti univer- 
se, la iiH'ttovano co' suoi duoi i pifi rrlobrati o p^tenti 
iit'ir alt'tlona om <lollo atrucita o dolla fiorozza; od ora 
la crudolt}! di s|)0}^liat()ri di }H)|K>li r di Citti\, facova- 
si luito, o trasfbrniavasi in henofironza per altro fjonti e 
jHT altre Citta. (\)tanto poss(»no Ic j>iu inoonciliabili 
(|ualiti\ dello spirito uman<)! 

All uno di si i»pposti raratt^ri, e ad un' aftetto vorso 
una eittn or nnsoramonti* distrutta. Pal ma , niotn)jM>li 
della Palmoub*^ n*p:ionr\ parte dell' attuale Mandamento 



196 Dl UNA STATU A MARMORGA ACEFALA 

di Nereto nel 1/ Abruzzo Ultra, rimonta T origine di 
una Statua raarmorea, che forma il subbietto di questo 
mio umile scritto. H famoso spogliatore della celebre 
citth di Corinto, L. Mummio, la donava a tal CittA, sic- 
come parmi poter dedurre dair arcaica iscrizione fin qui 
ignorata, e scolpita sotto la base della Statua. 

Codesta fu da me veduta la prima volta nella casa 
di Campagna del Signor Spinozzi, sita ne' piani di S. 
Omero, son gik molti anni, senza che avessi potuto dar- 
ne conto subito, essendone stato impedito da molte cir- 
co^tanze, e specialmente dalla dimora a Napoli , c da 
altre cure: ed ora non voglio ulteriorraente trasandarlo, 
avendone V opportunita. Dispiacevolmente la Statua ^ 
acefala ; manca del destro braccio ; il sinistro h monco 
dal metatarso a tutta la mano. II davanti quasi dalla 
cinta in giu ^ bnittamente guasto sino alia base, non 
del tutto integra. H di dietro h piuttosto in buono stato, 
e presenta il ripiegato peplo artisticamente sculto, di cui 
un lembo ricadendo dair*omero sinistro scende sul petto. 
I fianchi sono allacciati da una zona, la quale aggiugne 
grazia alia imagine, rilevando il petto, eoverto dalle ben 
dispostc pieghe della tunica che il ricuopre. L' altezza 
della Statua dalla punta degli omeri a tutta la base e di 
m, 1.32; e se avesse conservato il capo, sarebbe stata 
quasi piii del naturale. Ho credutjp fame eseguire il di- 
segno, che vedesi nella tavola litografi^a. Quel che fa 
piii prezioso un tal monumento si e 1' iscrizione arcaica 
non vista n^ dallo Storico Palma, che parl6 solo della 
Statua (1); nfe dal Ricci, che pur ne fece parola in un 

(I) Sloria Aprul, Vol. V. agg. at l.« Vol. 217. 



DI UNA STATUA MARMORRA ACEPALA 197 

8U0 opuBColo (1); il quale conghietturd rappresentasse 
una (liunono. Eglino non obboro V aecorgimento di 08- 
servarla da tutt' i lati, ed anco ROtto la base: imperoc- 
rhi aTrebboro dovuto rieordare ebe Plinio , ed altri 
scrittori parlano dpllo memorie che ponevanei spesso 
solto le basi delle iniap^ini sculte, per designare la de- 
dicarione, il dono od altro (2). Ed eoco qui la soulta 
iVrizione a baatanza erosa. 

J- Jv\ '\MA 





ARTICOLO I. 

U'OGO OVE pr RISVENUTA LA 8TATUA ACEFALA. 

DELLA SUA IFCRIZIONE ALLA BARE: SrO ARCAI8M0. 

La statua, mi rI aRRicur6 dal Sigiior Spinozzi, fosse 
Rtata rinveiiuta jhvo lungi dal luogo, ov' ebbe la Ven- 
tura di 8cuo^)rire la lapido con V arcaiea iscrizione da 
me prima <li (»giii altro seoverta e pubblicata (3). Fu 
trovata insieme ad una base di colonna fra i ruderi di 
vecchie fabbriche, che possono essere assomigliate a quelle 

M> \ntirhili r.iifnenM, p. 49-43 

l«) Plin. M. .V. XXMV, c. IX c«I. W«m4 

fZ) II CM, F«l>ri*(li ulliinamcnltf Tbi ripruJolla ih'I suo III Supplciuenio alio 
• •criiiMii ■nlichtM. il' Ital. p. 147 publilic^lo nc! 1878, dopo svernn a me richie- 
»lo on* apoctafj accur4li»4iino carlareo. t di»placcvole cho flo qu) non liatene 
p«lttlo trarre tenfo alcuno. 



498 DI TNA STATUA MARMOREA ACKFALA 

ehe Plinio disse appartenero all' Opus .<iignhtum (1); o 
di cui sonvi reliquie sparse in moltissimo contradi^ di 
queste region! Palmense e Pretuziana. Yogliono il Pal- 
ma, e il Ricci (11. co.\ che di tali fabbriche, che i na- 
turali dicono Saracinesche, durissin o o inespugnabili, 
ve ne fossero nolla contrada detta Cisterna: ove anoo 
io le ho viste in una vaga collinetta ad occidente del- 
r ineastellato S. Omero, alia distanza da esso di circa 
un chilometro , e quasi altrettanta da S/ M."* a Yico 
nel piano Santomerese. Colk il Palma primo, indi il 
Ricoi s' imbatterono in una <^dioola, che io non ho po- 
tuto rinveniro. Ho avuto per5 Tag'io d'ossorvare Io nu- 
meros.^ fabbriche dai medosimi ricordate del genere Si- 
yninum. Ma anco dopo le ide? dal Ricci esposte (2), 
parmi essere riniasto piii digiuno che prinia , non sa- 
ppnd:)mi rass'^gnare a crederle destinato alfuso di con- 
serve di acque, dopo che in altre fabbriche simili sjiai^si* 
in tanta copia nel territorio Santoneiese, e nel fondo 
dol Signor Pelliccioni , e in quello del Signor Pilotti , 
sonovisi rinvenuti, moltissimi anni or sono, vasi di ve- 
tro, monete, ed altri utensili; n^ la loro costruzione, e 
le aperture laterali che vi sono fanno sicuro certamente 
il giudizio di essere state conserve di acqua. Un labi- 
rinto quasi di tali fabriche osservasi ad Oriente di S. 
Omero in una contrada detta Case alte; n^ mancano 
qui in Nereto in contrada detta sopra il ponte; a S. Mar- 
tino a Galliano, e altrove. Nella edicola pertanto, dicesi, 
essere stata rinvenuta la Statua acefala; della cui iscrizio- 

(i; St, X. lib. XXXV. c. 19. 
(2) Anlich. Palmcnsi I. e. 



Dl TNA STATl.V MAAMORKA ACICI'^ALA 199 

ne eccomi a dire la intorpretazione e le idee, che parmi 
venffano spontan^e dalF esaine che andr6 facendone nel- 
In roia poch^zza, rinfrancato solUnto da utilissimi r-^on- 
fronti, che ho potuto fortunatamente stabitire con altri 
inonumeikti anilo^hi. 

Innaiizi tratto, credo ciie a prima (^iunta T epigrafe 
pill Hopra riportata possa le^gersi, 

L. ATV'Mniius 

Civitati Pahnae 

• 

L' arcaisii.o delta iscrizione 6 chiaro abbastanza, e 
ci permeate delle oss'»rvazioni paleoffrafiche. Nel segno 1/ 
prenome di M*immio, non pu6 non ravvisarsi I'uso del- 
la L ad angolo quasi acuto, o roeglio medio. Sorpren- 
derk forse veder questa lett«ra Hculta retrograda, di che 
non ^ A facile trovare tin' esempio negli alfabeti arcai- 
co-ladni e nella scrittura da sinistra a dcbtra; il che 
non isgoment^TcblK* nei dialetti Etruschi, Osci, e nel- 
r alfabeto Chiusino (1). Ma o questa iorma ^ dovuta 
alia ignoranza del lapidicida, o sark stata una imitaziom? 
delle snddett^ s?ritture del ramo non latino. Perd K c( n 
forma retrograda potrebbe essere stata scritta e posta 
in tal senso, come erasi praticato alcAina volta con Tele- 
mento 1 per F (2). II veder poi slargate le gambe 
nella M ^ ftltro argomento di arciiismo. H P raramente 
trovasi atloperato nella latina scrittura, se non che ci 
»i/*corre un' Iscrizione Picena presso il ch. Fabretti (3); 

M) A. Knbrrlll, Sttppi, I. Omerv: Paieograf, p. 188; o $ IV B. D. i. 
(i) Garrucei, S^Uog, p. 9. 
(SI Closfsr. M. n. i4t78. bis. 



SMK) Dl UNA STATCA MARMORKA ACS.?\LK 

avento il valore di p, non iaseiando <li avere la fisio* 
nomia della forma quadrata quale in p, cui adoiiibra. 
La ragionevolezza della mterpretazioiie da me qui 
data, ciofe di L. Mummio, che do^ia alia Citik di Palma 
la Statua, emerge da varie non diffioili invesh'gazioni e 
riflessioni, che ho il debito di esporre e sotton^ett«re ai 
dotti Epigrafisti, dopo una breve noHzia di Palnia. 

ARTicoLo ir; 



BEGIONE PALMEN6E. PALMA SUA MFTROPOLI. OV ERA 

PITUATA, SUOI VIOHl. SALARIA AISTJCHIRSIMA CUB LE 

CORREVA VICIKA. OCCUPAVA U. CKNTRO DETj/ AORO 

TEA 8. OMERO E S.'' m/ A VICO. 



La stahia rinvenuta nella Regione Palmense, di oui 
Palma era sieuramento la metropoli, fn donata a tal 
Cilia da Mummio. Eila dovea essere poro lungi dal 
Castello di Palma sito sul territorio di Tortoreto ai Ruoi 
confini verso sud-ovest, vicino a quello di Lauro, di oui 
si hanno notizie e nel Palma, e nel Rioci, e speeialmen- 
te in questo(l), e ehe io eredo ben distinti dalla Metro- 
poli propriamente detta Palma; imperoech^ il Castello 
di Palma, non dovette es^ere che una dipendenza di 
quella, come aceade vedere di Truentum e di Castrum 
Traeniinum. Palma dov^ sedero vicino alle numerose 



(1) Antiehila Pabnenu i>. i9 c sf^. II Cjslellu ili lauro ii>c>j:)tlo il Biiint*Ui 
prr5S0 to Siorico Palmn (IV. 9i9. p. Bruneili p. (51) en tin mi;:lio dishinlc dal 
Caslfllo Ji Palma, p ilal i^. Slcfaiio al Po;!}!ioniori'Ilo nel Inriforio di S. Onioro 
iccondo Io sli'sso Brunctii, poco disianlc dal Caslclio di Palma. 



DI rXA STATVA MARMOHRA AP.ErAf.A 201 

fjibbrioho, di (Mii ho parlato, non lungi da S." M." a Vico, 
vicino al luogo ov' ("^ stata rinvenuta la Statua donata 
da L. Mummio. E Yico natiiralmento dovea far parte*, 
o alraeno osftor poco disoosto dalla Cittk, della qualo era 
un'appendico (1). Cho la Cittii di Palina fosse ivi viei- 
no, CO no por.Miadono \o tanto anticaplie rinvennte tra 
S. Omero o S." M." a Yico. Ivi m di una hVta colli- 
nctta corrova Kantiohiasinia Salaria, andanto da Oriento 
ad Ocoidentc; o coik poro distanto fii rinvenuta fra ru- 
d^ri r is(Tiziono arcaica sopra montovata. Cho ivi oor- 
roj^sp la vcrchia Salaria, ho ragiono di orodorlo, e non 
la protpsa ilotella (IpI Palnia, ignota a tutti gVi autori 
dpf^r Itinorari Roman i, o alia Tavola Pcutingoriana, -sn 
di die 8])oro fra jkx'o dare una particolare trattaziono, 
po^•h^ i Sifjnori Spinozzi mi hanno assicurato ossersi rin- 
vonutp lo reliquie di un soleiato della larphezza di cir- 
ca metri cinque con direzione di 0''iente a<l Occidente 
fonnato da j)ietrc poligonali hen connesse; Hclciatura che 
l)en si addicc, jfiusta Livio ed altri, alia primitiva Sala- 
ria (2); diversa dalla Salaria nuova che da Falacrine ed 
Aa<*oli-Piceno inettea cajM> a Castel Truentino, ove .s' in- 
nestiiva alia via Flaminia. La Salaria antichissima che 
piTCorreva la Palmense regione e toccava Palmn, nie- 
nava a Roma piii prestamente; e ristorata dal Console 
MeteUo nl 037 di R. come dal cipj)o miliaiv di Val- 
lorino, fece j)ensare al Palma a darle V improprio nome 
di Via Me^ella. 

Siani tratti a cr»^dere eziandio in tali luojfhi la ca- 

(l> V. C. D.' P,lra. ^ut/e Comtizioni ihllr Otlit hat, rr |i, «7 • ^. 
.<! B'lrgli'"*! fiptie T. Vl. lelt^e T. I. pip. 501». 



■ 



I 



r 



^0:2 Df UNA STATU A MARMORl!:A ACKFALA 

pitalo Palraense, dal sapere quivi rinvenute iscrizioni; 
colonne, torsi di Statue marmoreo (due ne ho presso di 
me), monoa iscrizione accennante all' Ottovirato, magi- 
stratura municipale, come da dotti Epigrafisti ora e ri- 
tenuto. Fino poi a pochi anni addietm era visibile una 
specie di sotrerraneo cammino detto dal volgo Grotte di 
Maria Francesca, prossima a S." M/ a Vice aveute di- 
rezione da Settentrione a Wezzodi, con potervi andnr 
dentro un' uomo all' impiedi, fabbricato con volta e ma- 
teriali a calcistruzzo, cioe della specie deW opus - signi- 
num; per una lunghezza inesplorata, mettendo orrore il 
penetrarvi e vanamente tentato da vari. Ne mancava- 
no lunghe distese di tombe, antichissime e meno anti- 
che; e canali di piombo barbaramente liquefatti; immen- 
sa quantirji di cotto; e residui di anfore, di grandi do- 
lii; tegoloni piani e rottami di fabbriche di ogni guisa; 
monete svariate di bronzo, di argento dell'epoca roma- 
na, molte di bronzo dell' aes grave, sperdute senza no- 
tizia di luogo dai trovatori di nulla euranti. Ho saputo, 
che il quinipondio, posseduto dal De Paulis, di cui di- 
scorsero il Gennarelli ed altri, e che si disse rinvenuto 
o proveniente da Nereto, fosse ritrovato vicino S/ M.* 
a Vico, epper6 i.on lungi da Palma (IV 

Che la metropoli del Palmense dovesse essere ap- 
punto tra S. Omero, e S/ M/ a Vico, mi darebbe per 
avventura ragione la centralitA di tal luogo nella Re- 
gione Palmense, una delle tre, rammentata da Plinio (2), 



(1) Genoirelli, ttoncl. U. priniH. p. 17; c^*. Anoal. di Numis. del Fiorelli II, 
p. 153 rfegli Excop. del Cav Avcllino. 
(5> //. .V. lib. HI, cap. XIV. 5. 19. 



^" 



1)1 UNA STATIIA MAHMOHKA ACRPALA iOH 

insieme alia Protuziana, e V Adriana; la quale confina- 
va ad oriente con 1' Adriatieo ; ove alia foce delVAlbti" 
lu (fiuinf» Yibrata) avea emporio^ p dove propriamejite 
tin luogo drtto Srenie^ di cui ho detto altrove la signi- 
fieazione di rifugio di navi (1). A Settentrione col fiu- 
mp Truonto alia cui foce il Castello Truentino col por- 
to; a Mezzodl col SalinoUo (Ilelvituis); o ad oe^idente 
coi monti di Campli o Civitella del Tronto (2). Che 1p 
n!etropoli fossero poste noi contrl di una reglone, non 
vorrk discrodorsi, tale esj^endo rolativamente a tutto il 
Palnienso il luogo tra S. Omero, e S/ M/ a Y ico, per- 
<'h«*' <n\ j>rrrotto drtrli antichi, come cla Platone e da 
f'iroron^, di oollocHrsi nollo posizioui mediane; o disco- 
>to dal mure (3). 

Codesta eospicua Cittk di Palma seder dovea adun- 
que nel mezzo dol suo Agro, al (juale avea dato nomo. 
Di essa ntilla esiste piu; fra rottami giaee il huo Vioo 
detto ora di S." M.' All' ejit dovea avere il citato Ca- 
stello di Palma nel territorio di Tortoreto , ove anche 
Lauro; mentre al sud-est il -luogo detto Case alto ric- 
rhissimo, come abbiam notato, di fabbriche appartenenti 
aWoptis-sif/ninum, dovea esserne una dipendenza: e ad 
occidente Garrufo, appendice ora del Coroune di S. 0- 
mero, presso il quale voile credere il Mozjsetti (4) un 
niinato anfiteatro, di cui essendo distrutte sin le ultimo 
reliquie, non ho potuto vedeme orma. 



H) Mem. per In FetTuvia di Torfnrefo, 

{i) Hem. cH. (IcIU Rampigna, p. 13 e m>s. 

t^} PUI. Lrff. IV. — Cirrr: il.« Ri^puhhlita lib. II. r. til oil Vn. 

i4> fhtlfeti. lieir hfit, Arfh, rli R l^A-i 



204 D1 UNA STAtUA MARMORRA ACRPALA 

Non cercher6 qui ritornare su la contrastata deno- 
minazione Pliniana di ager Palmensis; voluta sostihiire 
dal Delfico e dal Palma con quella di Phinensis^ stm- 
nLssima opiniono da me alJrove combattuta (2). 

ARTICOLO IIV 



li. MTrMMIO DISTRUTTO C0RI5T0, De' CAPOLAVORI DI ARTE FA 
DONO A ROMA E AD ALTRE CTTTA d' ITAUA E FUORl. 
STATUA HARMORKA DA LFI DONATA A PALMA. . 



A ohi non ft conto come Roma disbrigatasi delle 
due guerre italiche di Annibale, e di Pirro; debellato 
Perseo , e ridottolo prigioniero in Alba Fucente y ago- 
gnasse alia sovranit^ piena della Grecia? L' orgoglio Car- 
taginese era stato abbassato dalla ostinatezzifi proverbiale 
romana nella guerra. Cartagine era stata vinta, distrut- 
ta e desolata. Capua , 1' emula di Roma e della sua 
potenza, lusingata e tradita, come di ordinario , dallo 
straniero, era ridotta a pascersi di obbrobriose condi- 
zioni. Corinto emporio di civiltA, e doviziosa di mo- 
numenti del popolo il pid artistico del mondo, dovea 
incurvarsi alia onnipotenza di Roma. Paolo Emilio, 
Metello e L. Mummio aveano oondotta la guerra la 
piii fatale ad una nazione, la quale dovette subire la 
sorte la pid cruda per dissidii, rovinatori di ogni so- 
cietA, deir aristocrazia e della democrazia. Avvinta dal- 
le catene romane, la Grecia fu intr ramcnte ruinata, 

(1) Delia Rampigna p. 15. 



Dl UUA STATUA MAHMORKA ACCFAtA 203 

Le piu cospicue e nobili cittA vennero spogliate, e il 
ludibrio e V obbrobrio del ffuai ai vinti ! cadde supremo 
8U la tniseranda Corinto. II Console L. Muminio, sncce- 
duto a Metello il Macedonie:) nel conuindo »' ell' esercito 
rumano, po8o il campo presso quella costernata Citt^, 
entro la quale eransi rinchiusi 14 mila valorosi soldati 
ronmndati da Dieo, il quale disperatamente pugnando 
fu vinto vicino I^eucopetra all' ingresso dell' ibtmo. CV 
riuto, disertata da tutti gli abitatori fuggiti in Arcadia, 
dopo tro giorni, scomparso ogni timore di agguati, fu 
<la' Romani messi a sacco e fuoeo. La eittji giJi decoro 
della Grecia e metropoH delT Acaia (1); opulentissiina, 
come la dichiarano Diodoro Siculo , Pausania ed Oro- 
fiio (2), em riochlssima di eapolavori di arte, giusta la 
tentimonianza di quest' ultimo, cbe scrive, velut ofjicina 
omniuin (ivtificnm atque artifichrum et emjMjrinm comu- 
fie Aside ahjue Europae per midta retro sitecula fuit. 
Or, venduti gll abitatori infelicissimi , M'lmmio non 
risparmi6 a orudelta di sorta no verso di questi , \\h 
viTso c|Uplli, Statue, e dipinti celebratissinu furono in- 
viati a Roma, ed ebbe sovrannome di Acineo; ejipero 
Virgilio di lui disse (3). 

lUe triumphatn dipitolin ad alfa Corintho Victor 
iUiget cnrrum caesis insignia Achiris. 

L. Mummio del gran bottinp facendo scelta, (? ab- 
Itandonando la parte men buona a Filopemeno, le mi- 
ffliuri senlture, i dipinti, e le riecbe suppellettjli serlx^ 

•t; nor. II, 16. 

K%) Diod XXXII Fragm. Y. Patisnn. Vlt. It'>; nn»^. V. .1 



20(» Dl LNA STATIA MAUMOHKA ACfc^FALA 

por Ronui iion soltantu (1), ma arricchiniio incite citta 
d' Italia, e fin le Provincie, come ehiaramente h dett<» 
da Frontino (2) con quest** parole; L, Mummim qui 
Coriniho capta non Italiatn solum, sed etiam proiuicktm 
tabulis, Statuisqfie exonuivit , adeo nihil ex tantis ma- 
nubiis in suum conrertit ut Jilinm cins inopem senatns 
ex publico dotavent. 

Convien dire che L. Mummio j)er quanto fiero e 
criidele, avosse anirao Y61to ad una eirta forma religio- 
sa, della quale si ammantan sempre i conquistatoi i. In 
fatto, una lapide in TomA lo rende manifesto con la 
dedicazione ad Ercole vincitore, d^l cui culto fu ejj^li 
tenero , grato della vittoria ottenuta in Acaia, (» per 
la disti'uzione di Corinto: (ccola (3) 

L. MYMMFL. F Cos DYCT 
AVSPICIO. IMPERIOQVK 
FiVS • ACHAIA • CAPT • CORINTO 
DKLETO ROMAM REDIEIT 
TRIYMPIIANS • OB • IIASCE 
RES • BENE • GESTAS • QYOD 
IX • BELLO • YOYERAT 
HANC • AEDEM • ET. 8I(INY 
IIERCYLIS • YICTORIS 
LMPERATOR • DEDICAT 

Qui non mi occoitc riportare un'aUra iscrizioue da uk* 
I'ecata nel mio libro >u Y iscrizione Aivaica di T. Ye- 

(I) Pau>an. VI, IG. > 

Ci) Straiag. IV, 5, 15; tlfr. V cl. tte vii. ///«</;. <♦. CO; V U<»j. I, ITr. Mul. 
l«*r, S/an d'AiclicoI. ^ 167 iiol. 9. 

(r>) 3loinii)5en 1. L. .\n(i«|iti^.>. ii. r>il. 



01 t'NA STATrA MARMOBKA ACKFALA i07 

7.10 ( 1 ), ove il niodpsirao L. Mummio viiicitoro consacra 
It d»n*ima, se<»ondo Tantico rito, ad Ercole per bottiuo 
fatto ai noraic*. Ma L. Mummio non fti sol grato ad 
Ercole; ma sparse i suoi donativi a vari luoghi ; e lo 
iscrizioni ee De d^nno iin sicuro attestato. 

Pare, che i donativi, tratti di Corinto, fossero stati 
fatti ai mfnlesimi nello stesso anno in cui L. Mummio 
ebbe trionfato per la vittoria delPAcaia, per la distni- 
zumo di Corinto, rioc> tra il fi08 il 609 di R. E pare 
ohe in tutti i donativi fosse stata ado])erata quasi la 
medesima formola epigrafica; e V iscrizione che n' era 
r oW>ietto, posta sempre' alia base delle statue donate. 
<*o8l vediamo essersi praticato per le due iscrizioni di 
Trebula Mutuesca dei nostri Abruzzi nelle basi delle 
statue donate a codesto paese, che nell' iscrizione ))orta 
il noine di IVco, perch^ al tem]>o di L. Mummio du- 
ra va sotto tale denon>inazione. Yi ni lejjgeva (2) 

L • MYMMIVS • COS 
YICO 

Altra fu rinvenuta nell' ajj ro di Norciti, jmico Ion- 
tana ila Ascoli-Piceno, neila Sabina, ov' era scritto. 

L • MYMMIYS 
COS • DEI) • N 

in cui il DEI) • N A stato interpretato de<lit Nursinis. (H) 

iU N-*P« I'^ii't V' ^7; rfi. HtUcliL I'll. Mumin. p. I\. Ml •' Wll; •• Uoii. 
1|». Ir. Cip, n. II. li • IS; cfr. IV. Lai. M)\\. Sn|»|»l, I. p, I »•••«.: Xlll; •• l*i'. 
Lat. ■. Itb. I. \.; a «u|»|»l. ML |». YHI. 

il) K4bri*lli ion, i'jri; Ctiinp). JUttinuH d* Harare, .1, '.Km SIouimi^i'II. /. /.«/. 
AMt»qMi9$. p. ISi« n. Sil; G.triurci: SyMoy. J. |. p. *{'( nn. mm.i . 54'). 

«5» Vural. )SA; t; Momnivii o. «. n. oii. 



208 Dl UNA STATUA MAIIMOIIKA ACKFAI.A 

Altra n^l Teatro Parmense scDperta, offoriva questa 
iscrizione (1); 

L • MVMM1Y8 
COS • P • P 

Sorive il Gamicci, ehe R. Giiarini rettamoiite avessp 
inti^rpretato P . P Popnlo Parniensi^ e fu sogiuto dal 
Ritschl , dal Mammsen, non cosi dalT Honzoii, no tlal 

Borghesi, al quale piHCcjuo loggoro. L, Mummius 

§ jjvjefectu^ fabnim § co § n § s ^ nJis § p § ri- 
mils § p § litis §... Li quale interpretazione, hi detto 
il Motnmsen, 6 in contraddizionc co' titoli Mummiani. 

In una tabella piccola marmorea riuvenuta sulle ro- 
vine d' Italioa non lunpfi di Siviglia in Ispagna leggo- 
vasi (2); 

M. nmnnn lYS • L • F • IMP 

ded. coRINTHO CAPTA 

vico itaLICENSI 

lo sono fortunato potore forniro un nuovo oseinpio 
di Monumonti Muminiani donati tra il (iOS o 609; e mi 
credo in diritto di poter invocaro o V uno o V altro 
anno per la iscrizione della Statua Palmense donata da 
L. Muromio alia Citta di Palma. Saria un voler negnre 
Tevidenza il contrastare a tal Cittk il dono ricevnto , 
dopo cho ne vediamo gli esempi aiTccati per gli altri 

(1) RHsrlil, P. L. M. lab. LiV D; Ilcnzcn n. 3549; Monimsen, O. c. n. Si5, 
(J.ir rucci o. c. p. 925. 

(2) Ivo de la Coilinn. .iniiguettades do llahca IS40; Mommson o, c. n. bi6. 



Dl UNA STATIA MARMOREA ACEFAIA 209 

luoghi indicati. L' arcaismo della scrittura prestasi an- 
ch' esso air argomento, cssendo quelle dell' epoca Mum- 
miana; n6 credo possan altramente interprctarsi il C. e 
il P, che Civitati Palmae, come si 6 visto cssere state 
intcse le sigle indicanti Yico, Norcia, Parma ed Italica. 
La citti nostra, Palma, essor doveva fiorente ai tempi di 
L. Mummio; e eel dichiarano, oltre le tanto indicate an- 
ticaglie che nel suo suolo si rinvengono, anche i due 
torsi di marmo piii sopra citati ne dimostrano il lustro; 
o massimamente I' arcaica iscrizione di sopra mentovata. 
Ija nostra Iscrizione posta portanto nella statua offerta da 
L. Mummio alia CittA di Palma 6 nuovo e strenuo ar- 
gomento per vieppiii confermare che la regione Palmese 
doscritta da Plinio (2) fosse non al di \k del fiume Tru- 
onto , com' ft piaciuto a vari scrittori , sibbene tra il 
Truonto e il fiumo El vino, 1' odicrno Salinello, ove in- 
comincia/va il Protuziano; e che la metropoli Palmese do- 
voss' essere tra S. Omero, o S. M/ a Vico. Delle quali 
cose lascio il giudizio ai dotti Epigrafisti. 



2 II. N. 111. Will. 

Arch .Wor. y.irch T. / !4 



UN DOCUMENTO INEDITO 



PER SERVIRE ALLA STORIA D' ALESSANDRO VI. 



E DELLA 



CITTA 1)1 CAMERINO 



UN DOCUMENTO INEDITO 

PER SERVIRE ALLA STORIA DWLESSANDRO VI 

E DELLA CITTA Dl CAMERINO 



Sono stato gran pezza in forse se , intomo a questo 
documento, io dovessi faro una molto particolareggiata 
prefazione c so mi convenisso dichiarare alcuni luoghi 
rhe poBSono scmbraro oscuri a chi poco conoscc la storia 
cicUa nostra citt&. 

E, per vero dire, se di qualsivoglia altro poriodo 
storico si fosse trattato che di quello relativo al dominio 
Ik)i^sco, la prefazione e le note sarebbcro state da ognu- 
no credute necessarie. Imperocchfe quantunque la storia 
di Camerino, alia quale il documento si riferisce, sia stata 
prolissamente narrata dal nostro Lilii e a lui si fosse 
potuto dal diligente lettore ricorrere ad ogni passo, tutta- 
volta, sia percli^ quei vecchi volumi son divenuti assai 
rari, sia perch^ la critica che li domina non d piii con- 
fonne a quella che oggi dai nieglio addottrinati si profos- 
sa^alquante note e dichiarazioni saiebbero state opportune. 

Ma questo documento, siccome ho accennato, ha rela- 
zione con la signoria dei Borgia, e i fatti di questa casa 



2l4 UN DOCUMENTO INEDITO ECC. 

8ono stati di fresco cosi diligenteinente studiati e tanto si 
sono divulgati perfino sulle scene, che il volerli pur anco 
esaminare sarebbe opera, nonchfe inutile, eziandio temera- 
ria. E per6 mi astengo al tutto dalle note, che suUe prime 
ebbi in animo di dettare ed anche per ei6 che al docu- 
mento in generale si riferisce non avr6 da dire che 
poche parole. 

A di 21 lugUo 1502 pigliata per sorpresa Camerino 
da Cesare Borgia e disfatta con crudeli esecuzioni la casa 
Varana, papa Alessandro mandd Giovamii Olivieri, vesco- 
vo d' Isemia, a govemar la citlA , poco stante , nel 2 
settembre dell' anno stesso, eretta a ducato a favore del 
giovinetto Giovanni Borgia, frutto d' infami amori. Ma 
suUo scorcio dell' anno il fuoruscito G. Maria Yarano , 
scampato alia ^^.trage di sua famiglia, fatta per mano di 
D. Michele e di altri scherani, potfe, coll' aiuto dei suoi 
partigiani, rientrare in citti, vendicarsi di coloro che i 
suoi jivevano oltraggiati o traditi , munirsi di dauiiri 
spogliando degli argenti le chiese , e ten tar di ripigliare 
la signoria. 

H tentative, comechfe non riuscisse completamente , 
per la forza prevalente dei Borgia, hastb a mettere in pen- 
siero il papa e la sua &miglia sulle di£Glcoltlt di reggere 
6 tenere in soggezione lo stato di Camerino; imperocch^, 
siccome insegna il Ouicciardini , sia cosa assai meno 
agevole il mantenere le conquiste che il farle. E perci6 
Alessandro divi86 di mandare }i Camerino un astutissimo 
8uo famigliare per nome Lodovico Clodio arciprete di 
Caldarola gik commissario e castellano delle rocche di 
lesi, Osimo e Offida; poi creato vescovo di Nocera da 



UN DOGUMKNTO INBDITO ECC. 215 

Giulio II. L' arciprete vonne, pigli6 esatte notizie sulle 
condizioni morali e politiche della citt& e diligentemente 
le espose al papa, acciocch^ gli aervissero di regola e 
consiglio sul modo migliore di conservare la signoria 
della terra. 

La lettera del Clodio a papa Alessandro YI, ondc 
81 pare quali fossero i eastymi; le parti, le condizioni eco- 
nomicbe della citt^ di Camerino, non fu mai per intero 
piibblicata, sebbene di pubblicit^ sia stata da ognuno 
che r ha veduta degnissima giudicata. U Lilii ne riport6 
un brano, quello stesso che 1' Alvisi, nel suo recente li- 
bro 8u Cesare Borgia ( 1 ) ha trascritto parola per parola. 
N^ meno che air Alvisi h qnesto docuroento sfuggito al 
Gregorovius e a tutti gli altri che di cose borgosche hanno 
scritto. E 016 non dee recar meraviglia, imperocch^ il 
documento stesso sia giaciuto lunga stagione insieme ad 
altre carte nascosto, nft a me venne in mano avanti che 
imprendessi a scrivere il mio libro su Camerino (2), e lo 
devo alia cortesia del mio dotto amico il prof. Milziade 
Santoni che lo ha saputo scoprire. E poich^ il mio libro 
pill che una storia^ doveva essere pna guida di Camerino, 
mi astenni allora dal pubblicare la lettera intera pensando 
eziandio che non mancherebl)e occasione di farlo e ne 
traasi soltanto quel che al mio disegno meglio mi pareva 
che rispondesse. 

Ma ora V occasione k venutji, perchfe in nossun altra 



(1) CcMrr B«)rgia dtica di Hofnapna. — Notitii* r docunittnti raccoUi « pubblicali 
<!• Edoardo Alvi«i. — Imola Tip. d* Unaxio Gakali e fljstin. — 1879. 

(S) CaBtfrmo a i tuji dioloroi , c dla piaiila della ciHa. — Camcnoo Borga* 
rctli t074. 



216 UN DOCUMKNTO INEDITO ECC. 

opera meglio pu6 questx) documento trovar convene vole 
luogo che nell' Archivio Storico marchigiano , dove si 
vuol raccogliere quanto pud valere ad arricchire e me- 
glio dichiarar la storia delle nostre contrade. 

E il dar per intero la relazione del Clodio, oltre alio 
^Murger gran lume sui costumi e gli umori dei nostri 
vecchi del cinqnecento, ha, secondo mi pare, anche un' al- 
tra importanza, quella cio^ di restituire la vera e schietta 
lezione originale dal Lilii , che ne trascrisse un brano 
finale, alquanto cangiata, non meno che dair Alvisi il 
quale V ha letteralmente dal Lilii eopiata. E cosi, quando 
agli storici futuri piaccia tomare ad esaminare i fatti di 
casa Borgia, o di casa Varano, e di rifar la storia di Ca- 
merino potranno, senza cercarlo di seconda mano, trovare 
in questa raccolta il documento originale. 

A. CONTl 



RELAZIONE DELLO STATO DI GAHERINO 

DI IX)D0V1C0 CLODIO 

AtGtmtTI »l CALD4II0LA COVIRNATOMI PIL DUCA GIOVAJl.tl B0K6IA 



A PAPA Ai.ESSANDRO VI. 
Beatiss^ Pater. 

Obediondo io a comandamenti della SlA Vtra per la 
liin)}^ isperionza che ho havuto di Camerino o degli 
Uomini di qnolla Terra, fedelmente dir6 quanto circa 
016 mi occorra. 

Qiiesto fe un bcllo, buono e importante Stato il q**' 
r havca il Sig. Giulio Cesare ridotto molto quieto e »i- 
onro, o chi V havesse intcsa (ossendo il inotivo tanto 
fn^^ndc) avrebbc tutta la Terra fatto contro Casa di Va- 
rano, saria stato molto tranquillo; ma in questa rivo- 
hizione b tomato alia sua difficoltjk antica piu che Stato 
che sia in Italia, incognito a Forastieri, e i Tenieri non 
diranno mai il vero il quale tutto consistc in govemo 
ot b alieno in tutto dal governo degli altri stati d' Italia 
il q'% se si terranno le vie che richiede la natura del 
luogo, e degU Uomini si ridurrili beniss"* alia conserva- 
zionc di Casa Borgia, ma angora se non si piglieranno 
le vie convenienti ogni dl piglierii nuove alterazioni oc- 
culta, le quali a mutazione di tempo faranno rivoluzioni. 

Hora questo stato ha in si"^ due certiss:"" e vere 
volontadi. Una immutabile di quelli che vorriano la li- 



218 UN DOCDMENTO INEDlTO ECC. 

bertA e V altra mutabile dei Varaneschi. La volontd im- 

« 

mutabile libertesca bisogna saperla tenere per modo che 
la non possa mai aver forza a fare la libertJi. La mu- 
tabile Varanesca bisogna con modi et artifizi trasmutaro 
in Borgesca; come ci sono ottime vie chi le sa pigliare 
a r una et a V altra. 

La voluntA immutabile di quella Teri'a ft che tutti 
gli uomini di Camerino li quali hanno facultadi, paren- 
tado , animo , e ingegno tutti infallibilm:*« tendono alia 
liberty, cosi quelli che si tengono Varaneschi come Du- 
eheschi non avendo questi tali altro desiderio al mondo, 
nft mai pensando altro, et in tutti i suoi andamenti ove 
possono mai non facendo altro salvo che a questo fine, 
e tutte le rivoluzioni che hanno fatto cosi per la Stk V. 
come contra, tutte tendono a questo suo desiderato, e 
secreto fine, perchft nelle rivoluzioni guastano lo state 
che era quieto mettendolo in alterazione et acquistano 
seguito e grandezza con le quali possono a tempi fare 
la liberty, et esser Signori, mangiar con pifi'eri e trombe 
come altre volte fecero, e godersi fra loro V entrate dello 
Stato. Hora questa voluntA libertesca bisogna con molto 
ingegno e modi teneria bassa, che mai non possa haver 
forza a far libertJi, come poi al suo luogo mostrer5 , e 
per distinguere ogni cosa chiaro. 

Questa voluntit libertesca mostra adesso.due affezioni. 
Una Duchesca e I'^altra Varanesca cercando V un 1' altro 
Botto queste due simulazioni di r.ffezione o vero farsi 
grande, o vero non lasciarsi smaccare da chi vuole in- 
grandire , come ft accaduto adesso , che alzandosi quelli 
che si dicono Ducheschi col favor della S, V. questi 



UN DOCUMENTO iNEDlTO ECC. 219 

che si (lieono Yaraneschi per non lasciarsi smaccare e 
per odio de[ suo crescere hanno chiamato Giovammaria 
per maneggiar loro, e minare essi, ma se ci era tempo di 
far la liberty, la facevano certo. 

La simulata aflPezione Yaranesca b ancora divisa in 
due voluntadi, una la quale tende alii Figliuoli del Sig. 
Rodolfo, 9 r altra che tende a Qiovan Maria, et a que- 
8ti altri, che ogni cosa h da sapere per proceder bene 
nel govemo secondo 4i tempi. 

Hanno ancora queste due simulazioni d' affezione due 
sorta di uomini : una da travagliare e far mutazione 
r altra da starsi a obedienza del Palazzo. Li accarezzati 
e benoficati da Yarani, e li accarezzati e beneficati dalla 
8. Y. dal Duca di tali nature quiete^ io credo che 
fossero da lasciar vivore in pac^, e non farli Yaraneschi 
|)er forza e cosl verrebbe a esser ridotta tutta la terra a 
q^ sorte di vomini come era a tempo del vecchio. Li altri 
cosl quelli che si dicono Ducheschi come Yaraneschi di 
nature travagliose, che tendono a mutazione e superio- 
ritk^ questi dico bene, che saria da tenerli tutti fuori 
ed al fine per ostaggi, o vero ridurii all' egualitji e bas- 
sezza degli altri, perch5 questi sono quelli che muovono 
la Terra e che tendono alia libertii e £Eu^i Signori, co- 
me faranno, se non fe chi gli provveda, 

L' altra voluntll mutabile fe di plebei, poveri e con- 
tadini, li quali non tendono a stato, questi quasi tutti, 
anzi tutti vorriano Casa di Yarano , perch^ queste tre 
sorti di vomini godono V entrato di Casa Yarana, li 
plebei la von'iano perch^ sono sompre 250: e 300: 
boccbe di loro al pane di Casa Yarana la q'* gli dk il 



220 0N DOCCMENTO INEOITO CCC. 

vitto , yestire e qualche beneficazioncella , che accade 
nello stato, nfe altro mondo questi tali conoscono nfe desi- 
derano. Li poveri la vorriano per le grandi elemosine che 
ha sempre la poverty di Camerino da q*» Casa, Giovan Ma- 
ria li dava ogni dl di ordinario an ducato e mezzo di solo 
pane e il simile ha sempre fatto la Casa. Li contadini 
vorriano questa Casa per le grazie che ricevono, li quali 
por6 contentava tutti con mille ducati V anno di grazie, 
e per le carezze, e domestichezze chp usava con loro tutti 
favorendoli piti che i Cittadini in audienze et in ogni 
cosa. Or con queste tre sorti di vuoraini Casa Varana 
aveva abbassati li liberteschi e tenevali oppressi come 
galline: le quali tre sorta di vomini stanno talmente 
edificati verso Casa Varana, che ad ogni mutazione di 
tempo se apparisse una mosca di Ca^ Yarana (dico non 
pigliandosi altro govemo di quelle che ho visto) sempre 
queste tre sorta di vomini fariano rivoluzione, o vero 
quelli che tendono alia liberty se pigliassero forza in 
aver seguito da queste tre sorta d' uomini, come gih 
hanno cominciato havere, gridariano al favore di un Papa 
la libertJt che per firmare e quietare al Sig. Duca Gio- 
vanni bisogna prowedere a Y una et a Y altra di queste 
due voluntadi, come h possibile, anzi £sicile a chi piglia 
le vie convenienti ed atte. 

Da queste due voluntadi sono nate cinque cause 
efficaciss:"* le q" hanno causata questa ribellione. 

La prima causa la quale ^ stata Y origine et ha 
tirato le altre cause, d stata Y indolenza di questi tre 
fratelli de' Medici di Moss:** Gioan Paolo di Stenaco e 
certi auoi seguaci , li quali per il^ favore che avevano 



UN DOCUMENTO INEDITO ECC. 221 

avuto da la S. V. parendoli aver datx) Camerino a quella 
voleano ingrandire al Cielo, dando di petto agli altri 
aotto nomc di Yaraneschi cercando di metterli a fondo, 
o facendoli con questi modi diventar molto piii Yara- 
neschi di quel che erano : li quali e per V odio dell' in- 
grandire di questi tali e per li modi insolent! vedendosi 
essi al basso, pensavano non Tolersi lasciare smaccare, 
e cosi venuta V occasione di Gio : Mnria fecero quel che 
forero piii presto per malivolenza contra questi tali per 
ruinarli et osser loro in favore, che per vero amore verso 
li Yarani perchft, como ho detto, tutti questi vorriano la 
libertit ma non vedevano il tempo di farla, perd chia- 
mavano i Yarani, e cosi V altra voIontJi vera Yaranesca 
di plebei e poveri tutta 8eguit6 a la voce Yarana. 

La seconda 6 stata il dare uffizi e benefizi cosi a 
Roma, come a Camerino , senza ragione e misura , per 
roodo che molti bisognosi di buon sangue, e quelli alii 
qnali erano state bruciato lo case, e rimasti disfatti non 
avevano cosa alcuna, e quelli cho non avevano avuto 
male alcuno, et altri ricchi^ et altri non a proposito ave- 
vano ogni cosa, il che c«us6 un odio, un rancore, una 
disperazion agli altri non solo di mutar stato, ma di dire 
^ muoia Hansone con i compagni „ per la natura di que- 
sti vomini di tal sorte, e cosi tutta qust' altra sorta di 
vomini sognl al suono di Yarano. 

La terza causa ^ stata una universal perdita di tutta 
la terra, e massime di Giovani, di tutta la ric.eazione 
sua, che avevano in Camerino la quale tutta era nella 
Corte di Casa Yarana; adesso come erano ventiquattro 
on* tiitta- la Term andava a Corte; chi a scaldarsi, chi 



222 UN DOCUMENTO INEDITO ECC. 

a giuocare , chi a ronfa , chi a tavolieri , chi a sentir 
nuove, chi a parlare al Signore fino a tre e quattr' ore 
di notte, poi il giorno chi a giuocare alia palla, chi a 
ucc.Uare col Signore, e questo sempre ad ogni tempo 
per modo che ricordandosi ogni di e sera la university 
.tutta de la privazione di tal ricreazione non le pareva 
saper vivere , sospirando ogni Vomo la sera a casa al 
fcico dicendo: „ Ove sta Casa Varana? „ Crescendoli ogni 
di piii il desiderio di averla ed anco la ricreazione delle 
donne di Camerino perch5 la Madonna aiutava questa 
passione per modo che quando scntirono Giovan Maria 
corsero tutti con desiderio gridando ^ Varano con ogni 
ricreazione sua venuta „ son cos* che non paiono niente 
e nondimeno importano tutto lo Stato. 

La quarta causa b stata che per Y assenzia de' Varani 
era mancalo il vivere e vestire a 250 e 300 bocche di 
Camerino le quali non havevano altro vivere al mondo, 
che con questa Casa, similm:** il mancare de le elemo- 
sine a Poveri di Camerino ogni di queste due sorta 
d' uomini, morivano d' affanno di casa Yarana, deside- 
randola, aspettandola come il messia che li dava la vita, 
per modo che quando sentirono Giovan Maria beato il 
primo che poteva correr con 1' armi e gridar Varani. 

Queste quattro cause dentro la Terra sono state vere 
e certiss:"* a tal ribellione, e ciascuna di esse bastava, 
or pensi la S. V. Tesser concorse tutte insieme, che cosa 
viene a importare. 

La quinta causa fu fuori di Camerino la quale diede 
favori ed huomini a Giovan Maria di venir cosi all' im- 
proviso con qualche gente ed haver subito il Contado 



UN DOCUMBNTO INEDITO ECC. i23 

suo dove passava; fu V odio che aveva preso tutto il 
contado contro questo Stato per pagamento nuovo che 
ri faceva d' un Carlino di lettera; che al tempo de Va- 
rani non pagavano niai n6 di lettera n^ di sigillo cosa 
alcuna. Facevano i contadini spesso Circolo insieme sem- 
pre lamentandosi di questo e sospirando che ora si co- 
nosceva Casa Varana cosi desiderandola ; pert come 
Oiovan Maria cominci6 a mandar Icttere per il contado 
chQ fii il di innanti che entrasse in Camerino, venivano 
i C ntadini correndo con armi e senza come potevano 
^ench^ naturalmentc a Contadini pareva strano star 
senza Varani, non dimeno q*"" nuovo pagamento li faceva 
accrescer V aflPezione et infiammavali a mutazione. 

Hora per stabilire pe' tempi futuri questo Stato al 
Duca Giovanni mi pare, che sia necessario che la S. Y. 
faccia elezione d' un Govematore laico piii presto che 
Prelate, di molto ingegno e notizia di quelle nature e 
volontadi di vomini tanto occulte, di molto animo, fatica, 
l)ontft, et amore verso il Duca, il quale serve (serbi) 
quelli medesimi modi e stile che faceva il S. Vccchio 
che son veri e perfettiss:"* per le nature degli vomini 
e stabilire, et edificare verso il Duc^ Giovanni lo Stato 
il quale ha tanti capi cosl difiicili, e in tutto rimoti da- 
g^li altri governi , e Stati, et incogniti a forastieri per 
modo che il Govematore tener^ modi laudabili in altro 
Govemo; e farA cose buone altrove, e non di meno non 
81 avvederii che (ark strabalzi da metter lo Stato in millc 
alterazioni le quali poi a tempi faranno mutazione; come 
hanno fatto adesso che lo Stato non era inteso, e con 
una autoritA da Signore senza paura che vengano a 



224 UN DOCUMENTO INEDITD GCC. 

lamentarsi a Koma et essere ascoltati, dico ove va lo 
statO; sappia esso Gov." essere un Angelo et un diavolo 
a tempi secondo le materie, come a suoi luoghi e pro- 
positi io mo6trer6. Certificando la S. V. ch' una delle 
gran speranze che Giovan Maria haveva fe che la S, V. 
n' avr& mai huomo eh' intenda quelle State. Vero h che 
a Lore Varani non par tanto difficile perch^ vi nascono, 
poi per lungo tempo hanno quelle tre sorti di huomini 
Plebei, Poveri, e Contadini , veri suoi, co' quali domi- 
nano; nondimeno chi la piglia per verso tanto si formerii 
questo State, e drizzerasei verso il duca Giovanni ch'ogni 
uomo se ne maravigliera. 

Questo Governatore adunque bisogna che abbia sem- 
pre 1' occhio e cervello a queste due nominate voluntadi 
di tener la libertosca per modo che non possa mai aver 
forza a far liberty e drizzare il core dclla Varanesca verso 
Casa Borgia , che V uno c V altro effetto h possibilo e 
fattibile assai; anzi mi parono facili, e per far quosti 
due effetti io venir5 a dare i rimedj a le cinque cause 
dalle quali e nata la ribellione acciocch^ non abbia mai 
a cadere tal case. 

n prime Simedio de la prima causa de la ribellione 
fe che la S:*^ V. e il Governatore tengano la Terra senza 
parte non nominando Yaraneschi nh altra. sorte, ma tutti 
buoni ducheschi, tenendoli tutti eguali senza idoli, e 
bassi quanto sia possibile a pensare, per modo che tanto 
favore abbia e possa il minimo guattaro, quanto il mag- 
giore nfe che alcuno possa intercedere per V altro per 
una sol paglia, ma ognuno egualm:*' dipenda dal Gover-^ 
natore e guardandosi piii che dal fuoco non fare huo- 



UN DOCUM£NTO INEDITO RGC. 2i5 

mini nfe in riputazione n^ in ricchezze de' bcnefizj nfc 
di olfizj honorevoli, perchfe bisogna non pensare esser 
possibile a poter niai acquistare o trasmutare gli animi 
di qnelli che t^'ndono a la libertJ^, li quali quanto piti 
gustano riputazione, gf&zj e benefizj che procedono dal 
Papa tanto piii li cresce 1 ardore e la liberlA; e la po- 
tenza o credito a poterla fare, che tutte sariano cosl 
oontrn il Duca Giovanni, oltre gli odj e rancori che 
creecono fra loro p^r la maligni<A di sue nature, causano 
mutazion^', com'* hanno fatto al prosente, che quattro o 
cinque di qnoste oosf* di qursta sorte hanno causata tutta 
qu<»stii riln*l ionc: se ben dico che non si debba restare 
di far de' piacori, e l)onificazioncolle a tutti, ma con 
ts\ ta consi<leraziono, raisura, basaezza, ed egualitA, che 
ncs^^uno crosca piu drlT altro un capello, o che gli odj 
ce8>ino; ma far come facova il S': Vecchio, il quah* li 
contentiva d' un benefizio d' un quattro some di giano, 
e d' un ufiizio di vinti fiorini, e parevali ancora essere 
un Papa, nh piu desideravano, e se pur nessuno si vo- 
|ps8e innaizare e farsi innanti come ognuno sta sollevato 
con gli animi che ciasciin vorria o di riputazioni, o be- 
netizj, o uffizj ingrandire, pure a questo suo fine di li- 
Urth farlo con sbrigliate da cieco tornare indietro cento 
passi, e come uno falla, sia chi si voglia, castigarlo, 
como V infimo; non dimencr ove va sangue esserci molto 
ritr^nuto, ma con altre servitudi usar la giustizia, et ove 
arcade dominate et obbedienza farli tremare a uno sguar- 
do, et advertirc supremam:*' che nessuno piglie animo 
sopra il Governatore di venire a Roma contro Lui quanto 
alio Stato cHp lo conoscono vile, com' avevano gii fatto 

Arrh Sfor March V. f. r> 



226 UN DOCUMENTN INEDITO EGC. 

sopra Isernia, perch^ mai non si potria drizzare lo State 
e sempre anderebbe ogni cosa di male in peggio che 
non 86 n' avvedrebbe la S:** Y. no il Card: cho sono 
cosi occulti et astuti vomini a1 male quanto sieno in 
tutto il mondo; e non dimeno accarezzarli tutti egualnu 
esserli grato e paziente all' aiidienze a hittp le ore, te- 
nerli in relazione di nuove, di giiioohi doraestioi, di 
caccia e simili refrigprj come solevano con A^arani. 

Hor con queste severitik, bassezza, ed egualitade con 
questi artefizj avea il signore Vecchio ridutto qnesto 
Stato tanto quieto, il quale lo conobb« meglio che homo 
che fosse mai, e son quelle vie le quali ogni ora im- 
portano tutto lo Stato e che tenevano la volontA liberte- 
8ca, che non potr^ mai aver forza di farla, e ridurrauno 
la terra senza parte, senza idoli, senza rancori, et odii, 
senza vomini da sapere n^ potere n^ pur pensare di 
far mutazione, e dico questo che c^me li vomini di Ca- 
merino solamente vedeno il cervello d' un Govematoro 
et animoso e con autoritjt, il quale conosca li tratti e 
cammini suoi, subito si leveranno da queste sui imprese 
secrete di libertit, e eosi ogni vomo tomera a suoi eser- 
cizj di lana , et altre industrie , e da questa voluntji 
libertesca lo Stato rimarrit fermo per il Duca Giovanni 
e quieto, certificando la S. V. che il S:" Vecchio non 
per amor della Terra, perchft come ho detto, non e po8- 
sibile d' acquistar mai questi tali, ma per averli con- 
dutti in tanta bassezza, egualitd, vilta et ignoranza, come 
galline, fece la resistenza che fece che non ci era h no- 
mo che sapesse nh potesse, e se havea XXV mila ducati 
da tener fanti forestieri e provvedersi a grani, tutto il 



UN DOCUMENTO INEDITO ECC. 227 

mondo non gli averebbe levato, e non bisognava con 
torriori por lo ragioni dette ponsare a potersi mai te- 
nen* — Ego omnia intns ot in cute vidi et palpavi — 
o 8ono C08P che rredo oho pochi le abbiano conosciuto 
per 088ftre occ\ilte et incognite a forestieri, e i terrieri 
nol diranno mai; perd concludo circa questo non potormi 
sa/iar di diro con quanta prudentia, noti7:ia, animo^ pia- 
oevolezza e 8f»veritA bisogna sempre al Gtovematore staro 
in quest] rimedj e vie ove si principia ogni cosa e ti- 
rano poi dietro lo altre, altrim*/'' non tenendosi q/' modi 
se ben vi fossero XX rocche, le q." dicono gli vomini 
di Cam:"" che si pigliano alia prima disposizione di tempo 
o liberteschi o varaneschi fariano rivoluzione e '1 Duoa 
Gi )vanni sarebbe quello degli afTanni. 

Certificando la S. V. che se ci era adesso un Papa 
disposto loro facevano certo la liberty e fra loro si ta- 
gliavano a pezzi; ma questi che si chiamano Duchcschi 
perdevano, porch(^ non hanno seguito, e son p)chi, or 
la S. V. proveda e faccia tenere queste vie o modi no 
quali — agitur de toto statu. — 

U secondo Rimedio de la seconda causa di ri1)ellione 
h con grandissima considerazione e misura (listribuiro 
gli ufiizj di Cam:"" e del Contado, li quali sono roolti, 
e per grado de lo buone Case le q". sieno bisognose 
partirli, o massime fra quelli a quali sono state bru- 
ciate le case» e darli por sei mesi solo ot non ad vita, 
arciocch(> ogni buomo habbia a partecipare, ot anco 
acciocch^ nissuno si possa far grande, come si pu6 in 
ai< uni uffizi, c(»mo ^ il Capitano dolla Guardia, il quale 
tieno ragiono; da quosto tilBeio hebbe origino Casa Va- 



228 UN DOCUMENTO INGDITO ECC. 

rana. Cosi ogni huomo rimaiTJi contento, e cesseranno 
tanti odij, li quali disperavano la brigati, e facevano 
pensar miitazione come fecero; e fare che chi avrJi uf- 
fizj e benefizj li riconosca dal Duca Giovanni. Quosta 
medesima misnra bisogna anco che la S:*^ V. habbia ne 
benefizj et offizj, che dando a iino di questa terra in 
Boma fa mille inimici al Duca in Cam:"*" senza Taltro 
inconveniente grande che pur allora imparavano che cx)8a 
6 la Chiesa, o per conseguente la libertll, crescendoli 
r ardore che tntto sono cose contra il Duca Giovanni; 
per6 1 isogna averci gran considerazione, ncn dico restare 
di dare, ma con tal misnra, bassczza et egualit^ ch' ogni 
huomo resta 8oddi?«fatto senza odj e senza farsi grande 
ne acquistare amore alia Chiesa, che ad ogni eosa ^ ri- 
medio, e «i viene a poter dare a raolti piii. 

II terzo Rimedio della terza causa de la ribellione 
e che il Governatore tenga in Corte quelli stili che 
facevano i Yarani di fuochi, torcie accese la sera , di 
giochi domestici, dar qualche nuova a chi se ne diletta^ 
menar questo e quel altro a uccellare , toner qualche 
volta questo e quello a mangiare , ma egualm'^ rer6 
senza riputazione di nessuno, e cosl tener la Terra in 
questi refrigerj, la quale non ne pu6 haver altro, sem- 
pre havendo Casa Borgia in bocca, acciocchfe non hab- 
biano per la privazione di tutta la ricreazione sua so- 
spirare ogni di Casa Varana, e desiderarla, Questa b 
una cosa la quale non par niente, ma h di tanto mo- 
mento quanto sia possibile pensare, la quale far^ tanto 
dimenticare i Varani, e drizzare gli animi de la Terra 
verso casa Borgia, ch' ognuno se ne maraviglieri , e 



UN DOCUMGNTO INEDITO ECC. 220 

se '1 Govematore have-se donna sarebbe anco l>ene 
ch' Ella qualche volta desse le medeairae rioreazioni a 
lo donne e farii di piaceri. 

II quarto rimedio de la quarta causa saria che la 
S:^ Y. Don stimasse mille ducati V anno per qualche 
tempo per firmar bene questo Stato , e per far che il 
Gov'*: come Vice Duca ricogliesse almeno una part^ di 
questi di Camerino, li quali yivevano con Yarani e 
far gran parte a quasi tutta la famiglia sua, e tenerli 
bassi come gli altri et a poco a poco levandosf'li di 
Casa darli delle cosette che accadono nello Stato, se- 
condo gli huomini e cosl edificarli in Casa Borgia, ci 
h tal padre che ha sti figli in Casa, che haverne uno 
o duo in Corte importa un cantone di quel sasso di 
Cam:"* Similm:^ far dare ogni dl del pane a poveri di 
Camerino acciocch^ queste due sorte di vomini habbino 
a lasciare il desiderio de Yarani, che li davano il pane 
e drizzar gli animi verso la casa Borgia che li dar^ 
la vita e meglio, come riuscirk perchfe qti tali sono 
Yaraneschi per necessitii del pane, e chi li da la vita 
li ha suoi. 

II quinto rimedio de la quinta causa s* intende da 
ae stesso che per quante lettere si faranno a Conta- 
4ini , e p<»r quante supplichc segnerJi V Auditore del 
Gov:" come n' accade numoro infinite non si lasci ni" 
per Sigillo n^ altro pigliare on solo bolognino, ma far 
come Yarani che pagavano Auditori e Canccllieri, vt 
ogni cosa si faoeva gratis, eccetto che per una grazia 
si pigliava un bolognino ; che come sentono innovare di 
pagare un Carlino per Sigillo, o signatnra li vanno i 



230 UN DOCUMENTO INBDITO ECC. 

sospiri al Cielo verso Yarani, crescendoli ogni di V ar- 
dore, cosi nel* contado, come ne la CittA. Cosl per quanto 
io conosco cret^.o certain:*' e tengo senza dubbio quest! 
cinqiie rimedj e vie a le cinque cause da le quali ^ 
nata questa ribellione essere di tale oificacia che la vo- 
lunik immutabile libertesca non })otr& mai haver forza 
a far la liberty, e la mutabile Yaranesca si drizzerk e 
muter^ in Borgesca, e p<^r conseguente lo Stato piglier^ 
vera fermezza per il Duca Giovanni et essendoli huon*o 
che s' intenda bene, o con animo et amore tenga queste 
vie tanto si estinguer^ il nome Yarano in quel loco, 
che tutti gli animi si drizzeranno xorso Casa Borgia et 
insieme col caldo della Rocca tanto nocessaria si firmeri^ 
e quieterJi lo Stato per il Duca Giovanni ch' ognuno 
se ne maraviglierfi; altrimenti io tengo c?rto che lo Stato 
piglierebbe sempre nuove altera/ioni , et occultis:"* cho 
a tempo dieci Rocche nol tenerebbero, che o liberteschi 
o Yaraneschi farebbero mutazione. 

Sono poi molte altre considerazioni di advertire in 
questo Stato; come h non dar conditione in milizia ad 
alcuno perchfe si fanno animosi e travagliosi per mu- 
tazione e pigliano seguito di Brigata. 

Non darli condizione in Roma, anzi tenerli piti ri- 
moli dalle pratiche di Roma che sia possibile, perch^ 
pigliano il gusto et amicizia de la Chiesa per la quale 
li cresce V ardore e potere a la libertJi, ma usare tutte le 
industrie per farli star mercanti, eguali, bassi vili et 
ignoranti. 

Non patire per niente che i Cittadini facciano il 
Consiglio, perch^ imparano a dominare, e qualcuno di 



LN DOCtMENTO INDDITO ECC. 231 

loro cresca in ripatazione, e oredito edificandosi pure a 
la lihertji, dal che bisogoa tenerli rimoti, ma 8i eleg- 
gano dieci o dodici consiglieri tanti per Terziero dal 
Duca per conferire in cento anni una volta qualche cosa 
per la terra con loro^ non consegnandoli mai cosa dello 
Stato, n^ tenondoli in ripotazione^ noa come gli altri. 

Habbia cura il Oov:'^ come vede una inimicizia in 
Cam:*'' entrare subito per ogni via ad assettarla, perch^ 
9ono cose che partoriscono parti e pericoli d' armi di 
che nascono desiderj di mutazione di Stato. 

Guardesi la famiglia del Governatore, et anco Egli 
non impacciarsiy n^ andar dietro a donne di Cam:'''' che 
in tal ca^ non la [)erdonerebbero a la S:^ Y. n^ al 
Duca a motter la Terra sottosopra. Sono cose da non 
erederle de la Gelosia et impatientia de le sue d'tnne, 
e per le nature tanto maligne de gli huomini ogni mi- 
uimo di queste cose pu6 metter la Terra in alterazione 
e metterebbe senza dubbio. 

— Adverta bene non credere a huomo di Cam:"" n6 
guardar quel che dicono, ma saper quel che pensano. 

Le lettere che anderanno da Roma al Gov:" mi 
pare che si debbano scrivere a nome del Duca Giovanni, 
acciocche il nome si spai^ e conoscano il suo Signore. 

Attendasi a fare il Yescovato iuspatronato del Duca, 
e sua signoria conferisca i beneHzi. 

Sarebbe una perfettiss:"** cosa che la S:"^ Y. togliesse 
que benefitj di quel Francesco in Lei e con molta con- 
siderazione partirli fra tutta la Terra, che si contente- 
rebbe quaranta case a dieci e dodici dens ri per Casa, 
come HI contentavano gli huomini di Cam:"" e se ri v 



^32 UN DOCUMENTO INEDITO RCC. 

beneficio grande far rispondere a que] tale pension! ad 
altri e tener modi, che qaesto e quello venghi al Duca 
Giovanni a dimandar questi Benefizi, perch^ questi tali 
saranno ancora nimicati da coltello contro Casa Yarana 
per aver impetrati i benefizi de la Casa com' era que- 
st© Archidiacono e Fran-/"* li qnali Giovan Maria per que- 
sto dispetto volea impiocare se altri non li aiutava. 

' Quel sasso di Camerino ^ piccolo, e la nimicizia di 
trenta o quaranta Case per questa via importa grandm:** 

Sarebbe anche bene che il Duca Giovanni di qui 
a qualche giomo sospendesse tutti gli uffizi di Camerino 
e Contado, poi con consideratione distribuirli, massime 
fra quelli a cbi sono bruciate le case et avvertire le 
nature de gli uffizi. 

Angelo di Melchiorre h Tesauriero del Duca, V uffitio 
6 ben locato, per essere ricco, et huomo da bene, ma 
fe maliss."'* locate, che per questo uffizio tutta la Terra 
gli va dietro a Lui, et a figliuoli, e li fa seguito gran- 
de^ saria meglib quello nffitio locate in persona del 
Gov:" 

Accadono poi ogni d) cose nuove ove la prudenza 
del Govf" con nuovi rimedj bisogna che supplisca. 

Hora la S. V, elegga vorr o di cervello, et animo, 
e notitia di quello Stato, ch' h un bello buono, et im- 
portante Stato, e d' una grandissm:"* cura e difficolt^. 

In questo principio perchfe la Terra si scusa, che 
Giovan Maria senza partecipazione di Cittadini intr6 
air improvise trovando le porte aperte senza provisione, 
io credo che fussi bene a simulare di crederlo; bench^ 
per quel ch' ho potuto comprendere fu inventione di 



UN DOGUMENTO INEDITO ECC 233 

tre, partecipazione di otto, e poi la terra 8e^uit6 per 
le ragioni predette ; di tal simulare di credere mi pare 
che ne nascerebbeno due beni V uno che molti huomini 
che sapondo esser tenuti da la S:** V. ribelli e traditori 
tttariano in disperazione che £% sempre pensar inotatione 
81 qoieterebbono a starsi da fedeli sudditi, e non pen- 
sar mai pid altro; V altro che gJi iiscitf fors? tornereb- 
beno, ch* a me non piaeciono che 8tiano fuori per esser 
troppo potent! di Parent! in Cam-/", e chi vol'^sse cac- 
ciar i Parenti bisopnerebbe raetter mano a tntta la Terra. 
Ne manco mi ]^iaceria che stessero in Cam:"" ma con 
q.nalrbe destro modo credo che fusse bene riderli n 
ostajfgi; massime quelH che sono travagliosi, che tanto 
qnelli che simulano volunt^ duchesca, come Varanesca 
di tal natura travapliose , e dominatrici, non mi pare 
che fusse al fine da lasciarli in Cam:"** perch^ questi 
sono qnelli, che tendono al segno della HbertA e sono, 
da poterla fare purch^ il tempo li venga; e che fanno 
segnire qneste rivoluzioni. lo bo ben questo certo che 
Giovan Maria baveva una gran paura^ che ncsstino vo- 
lease uscire, e voleva menar messer Domenico. Nfe man- 
co mi piaceria che si facesse sangue come alcuni vor- 
reb))eno vedere correre le strade, che vanno a mal cam- 
mino. La Terra sta bene in gran terrore,*per lo errore 
rommesso, senza tirarla e provocarsela col sangue; non 
dimeno la S. V. h sapientiss:"" a la q** dico V opinione 
min fedelm:**, con amore e devozione. 

Qtiando vengono Ambasciadori o altri da Cameriiio 
A la 8. V. li ricordo non darli cosa alcuna in partico- 
laritA percht' ne nasc no niille inconvenienti , ma so 



234 UN DOCUMRNTO INKDITO ECG. 

pure la S. Y. li vuole far qualche gratia saria da far 
di modo che tutta la Terra ne partecipasse qualche co- 
setta vero dandoli iu particolaritji darli cossi piccola, 
come fu quel che fu fatto esente, et anco aver oonside- 
razione e le Persone e Case. 

H far de la Rocca va co' suoi piedi; io landarei 
aucora molto ei^rrare alcune porte di Came:' ' che non 
sono necessarie e ridurre quelle due o tre, che reste- 
ranno aperte in fortezze e non stiano in arbitrio di 
huomini di Camerino , anzi levar Y armi a tutti , e 
smantellare parte del contado, perchfe si leverebbe ogni 
volta piii de la voluntA de' Varani edificandqli a yiveiy 
in pace^ che sotto la ribellione fatta^ ogni cosa si pu5 
fare che staranno patienti di gratia, mostrando farlo per 
lore quiete e bene; cx)8i con questi modi ^ con le vie 
e governo soprascritto potrebbeno Yarani a sua poata 
venire nel contado e muri di Camerino, che tomereb- 
beno indietro con le mani piene di mosche. 



DELIA VITA E BELLE OPERE 



Dl 



GIACOMO LEOPARDI 



CENM BIOUHAI'ICI E CRITICI 



Dl 



CESARE ROSA 



I. 



INTRODUZIONE 



Intorno a Giacomo Leopardi fn, massimo in questi 
iiltimi tempi, tanto scritto e in Italia e fuori da uomini 
egregi per ingegno e dottrina, da dover quasi disperare 
di poter dire cose che da altri non siano state dette; 
o certo io, che conosco quanta e quale sia la povertit 
delle mie forze, non mi accingerei a parlare del Leo- 
pardi ora Be il raccogliere in poco quello che scrittori 
piii autorcToli hanno detto in molto non etimassi cosa 
utile agli studiosi, e se le nuove pubblicazioni che si 
sono fatte ultimamente e di opere inodite del L'H>pardi 
stesso e delle lettere che a Giacomo diressero i parenti 
di lui, non mi porgossero il destro di tentar di portare 
alcuna volta un piii giusto giudizio sulle condizioni del- 
r animo suo, sui rapporti che lo strinsero a quelli della 
8fia casa ed ai suoi amici o se non mi fosse dato di poter 
dire qualcosa che non & stata detta da* hiografi che m\ 
precedettero, od almeno portar un po' di luce in qualche 



1 



238 DELLA VITA E DELLR OPERE 

pu :to ancora oscuro. Certamento, per quanto ha riguardo 
air esame critico che fard delle op'^ro us'^ite dall* ingegno 
di questo straordinario fenomeno della nahira , noii io 
ardisco di proraettere di dir semp e cose nnove, ma so 
non senipre nuovo spero di riuscir sempre imparziale, 
lontano cosl dalle esagerate lodi come dai biasinii det- 
tati piii dalla passione che dalla ragiono, ed infine voglio 
credere che colore, massime i giovani, i quali leggeranno 
queste pagine impareranno a pregiare nel grande Marchi- 
giano le nobili doti dell' anirno e dell'ingegnO; e saranno 
stimolati a stadiarne le opere con diligente cura, faeendo 
tesoro delle infinite bellezze che vi si racchiudono; il 
che sari con yantaggio non lieve delle nostre lettere, 
le quali per tomare a fiorire di ridente giovinezza, hi- 
sogna che lascino di aggirarsi tra beceri di mercato ed 
il fango deHe umane passioni, e tomino al culto di que- 
gli scrittori che meglio seppero ritrarre V immagine della 
bellezza neir arte. E tra questi scrittori h senza fallo il 
Leopardi, di cui se molti si professano seguaci perch^ 
ne imitano , esagerandolo , e non sentendolo ( se cosi ^ 
permesso dire), lo scetticismo, pochi lo studiano come 
dovrebbe esser studiato, e pochi sanno appropriarsene le 
peregrine doti, forse anche perch^, oosa indiscutibilmento 
vera, quanto un artista ^ piu grande tanto piii difficile 
ne ^ r imitazione, bastando d' un piccolo tratto passare 
i limiti da esse toccati per dare nelFesagerato e nel false. 
Io non so se T amore e-lo studio continuo fatto 
sulle opere dell' illustre Recanatese m' avranno posto in 
grade di scrivere degnamente di lui, per5 io spero che 
quanti leggeranno queste pagine scritte senza pretesa 



Dl GIACOMO I.ROPARDl 239 

sapranno compatirmi; tenendo conto del buon volere che 
mi ha animato a tentar di rondere nella mia picciolezza 
an qualche onore ad un uomo grandisaimo, ed a man- 
tenerne viva ed onorata la memoria tra' giovani. 



IL 



l^ eondirJont polltiehe • lettenrie in Italia 
al prinolpio del seoolo XIX. 

Innanzi di eominciare il racconto della vita del Leo- 
pardi e V esame degli scritti di lui, non sar^ fuor di 
proposito il fare un rapido conno delle condizioni poli- 
tiche italiane dell' epoca in cui egVi visse e dello stato 
in rni orano le lettere nostre, imperoo<5hft se ogli fe von) 
che i }^randi ingegni, come quelli che avanzano di gran 
liinga i loro contemporanei, hanno una grande influenza 
8ul loro tempo e hone e spesso lo precorrono, non ^ 
men vero che V ambiente politico e letterario in cui gli 
acrittori, anco eccellenti, vivono, esercita aulP animo di 
eaai una qualche influenza; e tanto meglio ai spieghe- 
ranno le condizioni paicologiche d' un autore quando 
lo atudio della vita e delle oj)ere di lui non ai diagiunga 
da quello della atoria politica e letteraria del auo tempo. 

Gli echi <lella rivoluzione franceae del 1789, che 
pn)clamaya i diritti dell' uomo e dava 1' ultimo crollo 
al fedualiamo, si ripercoasero anche in Italia, dove fe- 
ooro naacere nelle moltitudini il deaiderio di generali 
riforme nello atato, per le quali la peniaola non dovcsae 
eaeer yib aotto la aignoria di tanti tirannelli don^estici 



240 DELLA VITA R DKIXI:: OPKRE 

p stranieri , nei quali tinto maggiori eraiio la crudeltA 
la ferocia quanto maggiori V inettitudino e 1' impo- 
tcnza a sayiamente govornare. Si voleva dai pid la forma 
repubblicana come quolla ohe parova dovesse meglio 
rispettaro la liberty e i diritti dei oittadini, dando nelle 
loro mani il govemo di loro stossi ; si guardava alia 
Francia, spcrando che da lei ci }K)tesse venire la li- 
bertit, e i poeti scioglievano i loro canti di lode all' a- 
stro dei nuovi tempi. Intanto Napoleone, console, per 
ordine della Repubblica Francese passava in Italia, e se 
ne impadroniva in seguito a varii fatti d' arme , e co- 
stituiva dapprima la Repubblica Cisalpina e quindi il 
Regno d' Italia , dopo vinti gli eserciti pontifici , dope 
avere oc<?upata il 12 maggio 1797 Venezia e le citt^ 
da lei dipendenti. Ma il 17 Ottobre dello stesso anno 
Bonaparte, gnidato piii dall' ambizione che dall' amore 
della liberty dei popoli, stipulava coll' Austria il trattato 
di Campoformio jer cui Yen^zia veniva resa agli au- 
striaci ; il che come si sepi)e risveglio le ire dei buoni 
Italiani contro Napoleone , che, nominato nel maggio 
1 804 imperatore di Francia, nel maggio dell' anno ap- 
presso assumeva il titolo di re d' Italia , dividendo in 
diyersi modi la penisola ed affidandone il govemo ai 
parenti suoi. 

Ma intanto la fortuna, che era stata lungo tempo 
benigna al Bonaparte , gli si volgeva contro , e la piii 
terribile reazione si faceva risentire in tutta Europa, 
e gli antichi principi tomavano sui loro troni, dopo 
fLxerfi relegato Napoleone a S. Elena dove moriva, e 
djopo aver fatto vile njercato dei popoli nel Congresso 



ni GIACOMO LEUPARDl 241 

di Vienna del 1815. In seguito a questo Congresso 
eoco come rinianeva divisa e govemata la penisola: 

1/ II Regno di Sardegna, che comprendeva il Pie- 
monte ed il ducato di Oenova, retto dalla Casa di Sa- 

voia. 

• 

2." II Regno Lombardo-Veneto, composto della Lom- 
Imrdia Yaltellina e Venezia, governato dall' Imperatore 
iV Austria. 

3.** II dueato di Modena e Reggio, 80tto il governo 
d' un areiduca di easa d' Austria. 

4.' D granducato di Toscana, governato pure da 
un anriduea d' Austria. 

5." II ducato di Lueea, aflfidato ad un prinoipe di 
Borljone ; 

6.° I duoati di Panna, Piaoenza e GnaHtalla, sotto 
la ilipendenza di Maria Luigia' d' Austria, moglie di 
Na] oleone ; 

7." Lo stato ])ontificio; 

8.'' II regno dello Due Sicilie sotto i Borboni; 

!>." La Repubblica di S. Marino; 
10/ II canton Ticino, entrato a far parte della con- 
federazione Svizzera; 

11." 11 principato di Monaco ; 

12/ L' Isola di Malta, passata sotto la signoria degli 
Ingleni ; 

1 3," L' ifw^a di Corsica , sotto la dipendenza della 
Franoia. 

Come ognuno vede la preponderanza dell' Austria 
nella penisola era somma , perch6 buona parte di essa 
dipendcTa da lei direttamente , od era nelle mani di 

Archil. Stor. March. T. /. 16 



242 DF.LLA VITA E DELLE OPERE 

principi a lei devoti, e questo era un male, perch^ se 
i Frances! si eran porta ti nel govemo d' Italia piu da 
conquistatori che da liberatori, gli Austriaci despotiz- 
zavano , e d' accordo cogli altri principi tendevano a 
reprimere ogni nobile sentimento nazionale, e toglievano 
ogni ragionevole libertJi , di ciii i popoli sentivano an- 
che maggiormente il bisogno dope che avevano risen- 
titi gli effetti della rivoluzione francese e s' era no im- 
medesimati delle teorie da lei proclamate, siccho coinin- 
ciarono a desiderarsi ardentemente due cose: la liberta 
neir ordinamento interno degli stati ^ e Y indipendenza 
d' Italia da ogni soggezione straniera, e comincio il po- 
]X)lo ad adoperarsi in secreto per raggiungere qiie^ti 
due nobilissimi fini, e quei conati dovevano pur troppo 
essere cagione a molti Italiani di morte , di carcere o 
di amarissimo esilio, ma non inrono ultima causa del 
nostro risorgimento molti anni appresso. 

Accennato cosi di volo alle condizioni politiche della 
penisola neU'epoca in cui si trov6 a vivere il Leopardi, 
ora passer6 a dire alcun che dello stato in cui si tro- 
vavano le nostre lettere, condizione del resto che trova 
la sua ragione di essere nelle vicende politiche di quei 
giorni. — 

II secolo decimonono cominci6 per la letteratura ita- 
liana in mezzo alia lotta di due scuole opjoste, la clas^^ 
sica e la romantica , le quali diedero iif esagerazioni 
ch' io non appro ver6 di certo, ma da cui pure alcuna 
cosa di bene deriv6. I seguaci della scuola classica, di- 
cevano il bello in letteratura ed in arte non trovarsi che 
nelle forme esteriori, quindi se si voleva che le lettero 



1)1 (UACOMO Ll!X}PABDI ii3 

tornassen) a rifiorire osner necessario darsi principalmento 
jjcnsieni della forma, la quale ni avesse a modellare in 
tiitti) (» jK»r tiitto siii migliori eseniplari greci, latini ed 
italiani del trecento e oinquecento, chi non facesKe cosl 
esser dejfno delK osfracismo. Che le parole e le frani 
siano pn)j)rie ed eles:anti in letteratura essere co«a inipor- 
tantissinia e da euransi, non nego, ma che sia la sola 
o la principal eura di ehi si dh alio 8erivere non posno 
ammett<^re , mentr eo:li e necessario innanzi tutto darsi 
I>ensien> delle idee ehe si vogliono esporre, e non mai 
le idee alle parole saorifieare si debbono. E 8e i pid 
lodati serittori <li tntti i teni])i e di tutti i hioghi con- 
s^'f^iirono fama durevole si fu appunto per aver saputo 
all.i (iriginaUtA ed opiK)rtnnit^ delle idee eongiungere 
una forma elegante che valesse a presentarle in niodo 
pill effieace e chian>. — La scuola romantica ])er con- 
rr«irio negava che lo scrittore si dovesse curar della 
maniera di esjKirre le ])roprie idee, volgesse ogni studio 
a (jueste e non si cnrasse di altro. Anche queste mas- 
sinie non enino al tutto (*onformi al vero, e quelli che 
vi si fossero attenuti in tutto e j)er tutto non avrebbero 
potuto conseguire la fama di ottimi serittori. 

II fatto sta chv la lotta fu viva assai , e sebbene , 
a chi guard i supei^ficialmente, sembrar jK)ssa assai ste- 
rile, tale non appare a quanti vedono in essa la causa 
non ultima dell' indirizzo che hanno preso di jK>i le let- 
tere nostre. Conciossiachc^ se tanto i romantici che i 
rlassicisti diedero in esagerazioni biasimevoli sempn* tra 
gonte che dovrebbe essere e non parere edu(*ata , da 
quote vive lotte appunto gli uomini spassionati e di 



2ii DELLA VITA E DELLC OPERK 

bnon senso appresero che la ra^ione ed il torto non 
erano esclusivamente in alcuna dello due parti, conoli- 
bero in quali errori cadesse ciascuna delle due scuole 
e quanta di vero vi fosse nelle dottrine diverse da loro 
professate. E per tal guisa si ottenne che i piii inipa- 
rassero non doversi il pensiero alia forma sacrificare, ma 
che neppure questa doveva essere negletta in quanto- 
ch^ giova a presentare il pensiero con veste piu ele- 
gante e piacevole e che perci6 ci guadagna in efficacia, 
e questo non b picciol vantaggio di cui non si abbia 
a tener conto alcuno, 

Trovar V origine vera delle due scuole, che accani- 
tamente si contesero il primato letterario nel principio 
di questo secolo , mi sembra non agevole impresa , ma 
pur mi par che qualcosa gik cominciasse a vederseno 
nel secolo decimosettimo , poich^ accanto ai delirii ed 
alle gonfiezze del Cav. Marini, dell' Achillini e dei lon> 
seguaci, ti'oviamo T elegante semplicita di Galileo, che 
ci mostra poter essere uno semplice, naturale e forbito 
scrittore nel tempo stesso che j)resenta nobili e degni 
concetti. E sebbene le due scuole sin d' allora non esi- 
stessero con un nome distinto pur di fatto vi erano , 
perche Galileo sin da quei giorni poneva le basi d' un 
savio metodo scientifico fondato sui dettami della logica, 
ed insegnava agli scrittori che nelle opere dello ingegno 
non bisogna le idee alle parole sacrificare , insegnava 
che volendo far consistere tutta la valentia dell' arte di 
scriverc nella forma si producono cose nuUe e che della 
l)ellezzd hanno soltanto le apparenze, si fanno delle imi- 
tazioni e non delle oj^en* originali, o nella forma, anco 



Dl GIACOMO LEOPARDI ii5 

irnitando i classioi, por andare pur in traccia di alouna 
oosa di nuovo si Ah nello strano, eomo appunto aoca- 
(leva allora a quolli oho facevano profoBsione di lotto- 
ratiira soompagnandola dalla scionza. 

L' opooa pOH) in oui il cosl dotto romantic istno si 
trovft armato <li tntto punto di fronte al classicismo si 
fu veramento la seoonda meti del seoolo deciniottavo, 
e le battajflie, e le soaraniucoe, nelle quali non si diede 
w*nipre Y esempio della cariti^ e dell' edueazione, dura- 
rono anoora per aleuni anni del seoolo j)re8ente. 

Disgfustati aleuni della linjfua barbara e corrotta 
ohe s' usava di quei giorni , e rhe era V effetto delle 
invasion! stranien* e dei libri che venivano sepfnatoni^nte 
df Franeia, i quali avidamente si studiavano per le nuove 
teorie politiche ed economiohe che vi si j)roclamavano, 
pensarono che al male dovesse porsi un riparo, e che 
questo non si potesse fare altro che tornando in onore 
lo (itudio dei classici, in sj)ecial modo di quelli dei pri- 
misflinii tempi della letteratura nostra, poich^ ormai i 
ma^fi^iori scrittori italiani, tra' quali Dante che ne h il 
principe, erano lasciati j)oco lodevolmente da banda, e 
non solo i nostri ma anche i classici di Grecia e di 
Roma, nei quali V ingejjno umano seppe mostrare nel 
pift splendido modo quanto j)ossa V amore del bello, del 
buono e df»l vero. Ni^ in ci6 erravano del tutto, erran>no 
\erh in questo, che V imitazione de^Ii autori antichi 
j<j)insero a tal punto da prctendere che nel secolo de- 
oimonono si scrivesj»e ad dso trecento, e che quindi la 
letteratura del tempo nostro in luogo di progredire se- 
^asse un rejfr^sso , non tenendo cos^ ah»un conto dei 



24C DKI-LA VITA K DKI.LK OPKRK 

progressi dello spirito uinano , dello mutate .(ondizioni 
dei tempi^ dei nuovi bisogni e dollo nuove aspii-azioni 
dei popoli a oui pur devo la lettemtura pmvvodere. I 
classic! io non li dispregio pun to, li tengo anzi nel de- 
bito onore e dice che s' hanno a studiare, ma in mcKlo 
da saper scernero quel eh' oggi fa per noi da quelle 
che non dobbiamo curare altrimenti, poiche V iraitazione 
servile non dh gli ottimi scrittori, non d^ scrittori che 
pensino con la propria testa ma con V altrui , scrittori 
pieni di periodi rotondi e rimborabanti, che stringi strin- 
gi per6 non dicono nulla di nuovo ne di buono, lasciano 
il tempo che trovano , accrescendo il mimero dei libri 
inutili. 

L' altra scuola , ciofe quella dei romantici , andava 
ad altri eccessi , che non p)ssono essei'e approvati da 
chi abbia un poco di buon senso ; e ciof^ affermava che 
nelle scritture non val la pena di por mente alia forma, 
e che le idee alle parole non vanno sagrificate, n^. in 
alcun modo rese lor serve ; n^ , affermando cio, aveva 
tutto il torto, imperocch^ quello scrittore che tutta la 
v'alentia sua fa consistere in frasi e parole ricercate, 
senza punto curarsi della bontA dei pensieri , ma anzi 
questi sacrificando a quelle non merita lode di corretto 
ed elegante scrittore. Per6 la scuola romantica andava 
errata quante volte voleva che la eleganza della forma 
e la purezza del linguaggio fossero del tutto trascurate, 
mentre sono , non fe chi nol veda , acconcio mezzo a 
rendere piii gradite ed efficaci le verity che vengono 
esposte. E tale errore abbastanza grave naturalmente 
porta va a scrivere in una maniera bastarda che non si 



Dl GIACOMO LKOPAROI 247 

sapova se italiana od altra ella si fos8e. Por la prima 
sc'uola ^ la poosia , come osservava giustamente uno 
scrittore contemporanoo, ncm era una delle pid grandi 
raanifestazioni delP umano pensiero ; ma un' arte ehe 
84)lo doveva avere lo scope di piacere altrui coUa bel- 
lezza delle forme e del colorito, sf?enza curarsi di alcun 
profondo morale concetto, senza rivelare la coscienza 
del poeta e dei tempi. L' altra invece rifuggendo dalla 
gaiezza e vivacita di tempi, che piii non erano, pareva 
che piii n<m senti^ne la poesia, un giorno cosi potente, 
della esteriore bellezj^^a, ma guidata da una nuova musa, 
la Malinconia, hitta ai concentrasse in se medesima, 
ancoltando attentamente le segrete voci del cuore, il som- 
niesHo fremito delle anime, che sentivano i dolori del 
prenente e cercavano anelanti di scoprire i misteri del- 
1' avvenire (1). ^ 

Ed i^ invero da dolersi che in mezzo a tanto que- 
stionar d' accademie e di nobili ingegni non si venisse 
alia concluHion piii logica. e pift giusta di tutte, ciot"^ 
che la ragione non era in tutto da alcuna delle due 
parti , che V eleganza della forma rende pid chiari e 
piii nobili i pensieri, e che V eleganza di forme senza 
idee feconde e nobili , ^ come una veste di finissimo 
broccato u»ata a fine di coprire un coqx) laido e deforme. 
A tutto questo non ci si pensi n^ punto n^ poco e i let- 
terati diedero il piii grande scandalo di sb , dicendosi 
contumelie da una parte e dair altra, e tirandosi pei ca- 
pelli con una caritA tutt* altro che fraterna. Esempio 

(I) CArfiLiKA . Iiitornu Jll* Vila ctl agli Hcritli tU Giacomo Leo|iardi. 



248 DELLA VITA R DELLR OPERK 

non nuovo del resto in Italia , dolla earilA eho si iisa 
ancora in questa cosi detta Repiibblica letieraria^ dove 
di solito certi si erigono a dittatori, senza averae la le- 
gittima autoritk, per la mania di abbattere gli emuli 
loro, pi6 che animati dal desiderio di giovare all' incre- 
mento degli studii e delle bnone lettere. 

Quegli che della lotta e discission! grammaticali 
ebbe la disgraziata idea di mettersi a capo fu Yin- 
cenzo Monti , che alle piii belle doti dell' ingegno, di 
cui voile natura essergli larga , ad una peregrina me- 
moria, ad uno squisitisv^imo gusto dell' arte accoppiava 
cuore ed animo delete, che lo resero jmabizioso ed in- 
giusto verso non pochi scrittori suoi contemporanei , e 
gli fecero adular o^gi un potente, domani un altro con 
grande scapito della sua repntazione politica di buon 
cittadino. E a me duole non poco d' essere astretto a 
consigliare ai giovani d' imitare la eleganza , forse un 
po' troppo frondosa, dello scrivere del Monti , a cui si 
deve riconoscere il merito d'essersi, come Gasparo Gozzi, 
efficacemente adoperato per tornare in onore lo studio 
di Dante, che una falsa scuola, la quale ci voleva eterna- 
mente pargoleggianti, aveva condannato all' ostracismo^ 
e doverli poi consigliare di non imitar il cittadino che 
usa del suo fervidissimo ingegno in servizio delle pro- 
prie passioni non buone, per adulare i potenti, mentre 
io vorrei che in quanti coltivan le lettere fosse argo- 
mento per lodare lo scrittore ed il cittadino. Ed h al- 
tamente da riprovarsi chi usa dell' ingegno per dividere 
gli animi dei cultori delle lettere, e suscitare questioni 
ed ire che, se non facessero compassione e dispetto, muo- 



01 GIACOMO LKOPARDl 249 

verobbero il riso. Come in politica noi Italiani per tanto 
tempo demmo al mondo lo spettacolo di deplorevoli 
jfaro cittadino che la patria condnssero ad una servitvi 
obbrobriosa, cos\ anco nel campo lettorario non sapem- 
mo mostrarei ooncordi con grave danno dei buoni Htudii: 
tanto fe vero che la letterattira, per quanto altri aiano 
di contraria opinione, si risente delle oondizioni politi- 
che di nn popolo, ed ^ di ease anzi un' immagine fe- 
dele. Si ricordi la gioventii nostra che le lett/*re devono 
ossere ministre di civiltA e di hire , e che meritano 
onore sopra tiitti qtiegli scrittori indipendenti di carat- 
tere che alia causa del progrcsso intellettuale, morale e 
civile del proprio paese consacrano tutte le forze del 
loro ingegno. L' arte nobilissima dello scrivere non pu6 
e non devc assolutamente essere ridotta ad una pura 
esercitazione rettorica ; deve parlare al cuore ed all' in- 
telletto dei popoli, deve essere incitaraento ad azioni 
nobili e generose. Quelli che non hanno la potenza di 
far cid dovrebbero il campo delle lettere abbandonare, e 
rivolgere Y attivit^ propria ad altro in cui potrebbero 
rendere migliori e pid importanti servigi. 

Anche V italiana poesia , come gli altri rami della 
noatra letteratura , al principio del secol presente era 
in doe scuole divisa, delle quali una poneva mente solo 
alia venustj^ della forma, e spesso con essa copriva sog- 
getti frivoli e nulli, di maniera che il poeta^ senza ri- 
Telare se stesso e lo spirito dei tempi , veniva meno 
alia propria missione civilizzatrice , e cosl avevansi le 
Interne lodi dell* etk deir oro, cantate su tutti i roetri, 
si dipingevano i non sentiti amori dei pastori di Arcadia, 



2o0 BKIXA VITA R DICLLK OPKRG 

che si dimenticavano di avere una patria governata da 
tiranni cho bisognava ritornar donna di proiwcie^ quale 
la voleva il gran padre Alighieri. La seconda scuola abor- 
riva da quanto fosse adornamento artistico di forma , 
aborrivH la gioconditJi e la festevolezza, e, stanca della 
vita che aveva vista piena d' inganni, e di dolori, pre- 
stava il suo culto alia Melanconia j secondo la- giusta 
ed iussennata osservazione del Capellina gia riferita. La 
prima paragonar si potrebbe alia gioventu irriflessiva 
ehe poco, anzi nulla, si cura di cercare la ragione delle 
cose ; la soconda paragonar si potrebbe all' et^ matura, 
cui poco importa delle cose esteriori , che non si cura 
deir apparenza ma vuole andare alia sostanza , vuole 
cercare le ragioni le pift recondite delle cose che bene 
e spesso non le vien dato di ritrovare , e perci6 tale 
studio il piii delle volte alio scetticismo, che h la morte 
deir anima, conduce; mentre la spensierata noncuranza, 
propria della giovinezza, delle ragioni intime di quanto 
al noBtro intelletto si affaccia, par fatta a bella posta per 
alimentare nei cuori la fede. 

Poesia e filosofia, ambedue figlie dell' umano pensiero, 
il quale studia di spiegare il meglio che possa se stesso 
e quanto alia conoecenza sua h sottoposto, procedon di 
pari passo, e le trasformazioni a cui una va sottoposta 
son le medesime dell' altra, quindi ^ che non stimo op- 
portuno diffondermi a dimostrare come fossero pur due 
le scuole filosofiche principali che si contendevano il 
campo in Italia, e che perfettamente, si pu6 dire, cor- 
rispondevano a quelle poetiche. A quale di queste due 
scuole appartenesse Oiacomo Leopardi non pu5 dirsi as- 



Dl GIACOMO KEOPARDI 251 

8olutanient<>, jierehc'*^ d' ingegno singolare dotato, di pro- 
fmdi severi studii luitrito, come vedromo, della prima 
preso le doti dell' arte , della seconda segul le orme, 
traendo dall' anima propria note leggiadramente armo- 
niose di dolore melanconico e disperato , e d' indigna- 
zione j)er i mali da cui c"^ V uman genere afflitto, ed a 
oui pgli , poeta e filosofo non volgare , avrebbe voluto 
porre efficace rimedio , e con i propri scritti scuotere 
1' ignavia altrui e spronare all' amore del vero e del 
giuHto, dal cui trionfo dipende la feliciti e prosperitA 
delle nazioni. 

Ma a far viemmeglio conoscere il nostro serittore, 
<*he ^ gloria somma non delle Marehe soltanto sibbene 
d* Italia tutta, gioverfi studiarne la vita, e considerarla 
M)tto i varii aspetti nei quali si presenta, cioe di cit- 
tadino, di poeta, di filosofo e di dotto. 

III. 
1 primi anni 41 Olacomo Leopardl e la saa fami^Ua* 

Se compito del biografo fosse sol quello di raceo- 
gliere ed ordinare fatti ed avventure, assai facile riu- 
scirebbe il mio officio , perch^ la vita del Leopardi fu 
breve e non ebbe a trascorrere in mezzo a molte e 
arariate vicende, come aftermava' il fratello di hii Carlo, 
in una sua lettera a Prospero Viani, dove dice: •* L* in- 
dole del povero Giacomo apparisce chiaramente nei sued 
scritti, e chiunque V ha conosciuto sa che vi si ^ rap 
pres^ntato tutto intero. Casi memorabili non gli avven- 
nero nei tempo che ha passato con me; essendo sempre 
•tata la sua vita ririratissima ed uniforme, dedita al 



254 DEIXA VITA R DFXLE OPKRK 

solo Studio, come si dimostra da cio cho ha fatto. ^ (I) 
Ma il biografo non pu6 e non deve rimanerei contento 
al racconto delle avventure, e ad indicare le opere 
uscite dftir ingegno di qupgli di cui tesso la vita ; bi- 
sogna che vada ancora ad indagare la ragione dello 
cose che narra , che mostri V importanza delle cose 
principal! che dair autore furon dettate , e che cerchi 
la ragion psicologica delle azioni della sua vita e dei 
suoi pensieri, e questa non ^. cosa tanto agevole quanto 
alcuno potrebbe credere, sia perch6 richiede uno studio 
parziale ed accurate degli scritti dell- autore di cui si 
parla, sia perch^ nella manifestazione delle proprie opi- 
nioni si corre rischio di dover urtare contro opinioni 
da altri manifestate, e gik accettate dei piii e quindi di- 
venute abbastanza autorevoli. Ma, sebbene io veda queste 
ed altre difficolti non poche, tanto «^ il culto e Y amore 
che pro'fesso al grande scrittore marchigiano che non posso 
rimanermi dal tentar di dire, come meglio mi conce- 
dono il piccolo ingegno e la scarsa dottrina, della vita 
e delle opere di lui, awertendo per6 che non saro certo 
timido amico del vero, e che 1' avviso niio non tacer5 
ancor quando m' avesse a sembrare in alcun modo di- 
verso da quello d' altrui , chfe io son di pensiero che 
dalla discussione calma ie serena abbia senipre a gua- 
dagnare la santa causa della verity. 

Ai 29 di Giugno 1798 in Recanati^ piccola cittft 
della Marca d' Ancona, apriva gli occhi alia bella luce 
del sole Qiacomo Tadelgardo Leopardi : suo padre fu il 
conte Monaldo, e sua madre fu Adelaide dei Marches] 

(1) V. LinpARDi: Epislolario vol. I. pag. H. 



DI GIACOMO LeOPARDI i53 

Antiei. La Bua faniiglia h antiohissima, come apparisee 
dalla jfcnealopia Leopardiana pubblicata dal Prof. Giusep- 
pe Piergili (1), giacche^ il prinio di tal famiglia .di cui 
s' abbia rieordo 6 im tal Attone, vissuto innanzi il 1200; 
parecchi poi furono quelli ehc si distiiisero per alti uf- 
fici ricojerti nell' amministrazione civile e nelF ecclesia- 
8tica, di essi rirorder6, a ragione di esempio, Vanni che 
fii dei capi di parte (iiielfa, il quale, corae i Ghibellini 
s' insignorirono di Recanati fu cacciato della cittA, dove 
rientr6 ai 3 dimaggio del 1322 coiresercito della Chiesa 
che disfece la citth. Nel 1338 fu podesta di Monte Fano 
r no! 1341 ebbe ugual carica in San Ginesio. Ricorder6 
«la ultimo Pietro <li Yanni il quale venne acclaniato 
Padre tlelle Patria perche nel 1377 per opera sua fu 
Nventata una congiura ordita dai Ghibellini j)er rovesoiare 
il povernt) Statutario di Recanati. 

Nella casa paterna Giaeomo ricevette la prima edu- 
«-azione, e nei primi Htudii delle umane lettero si ebbe 
a maestro un Giuseppe Torres; nelle belle lettere e nella 
filosoiia gli fu guida Sebastiano Sanchini, come affermano 
i biografi, fino a 14 anni ; ambidue , come pur troppo 
jiortAvano ancora i tempi, sacerdoti; oltre di questi non 
n* ebbe altri maestri, ed il molto ch' egli apprese , cosl 
(ia divenire fors(» il piii dotto dei suoi tempi, lo dovette 
H se medesimo soltanto. Cosa che vera non parrebbe se 
irrefragrabili prove non ce ne facesser sicuri, e se non 
sapos*-imo com' ogli escisse della comune schiera per j)o^ 
tPfiza meraviglio?*a di iiigegno e per sentimento, cosi da 

(H Pifrgili: LAWtt %cr\{W. a Ixiacomo L'opardi (l:ii «u»i parciili — • Kiivnzn 
-yfrf^M>ri if MonicT. 1878. 



2Sl BELLA ViTA K DKLLE OPERE 

poter fer senza di qiiei nussidi che agli altri iiomini son 
necessari porche loix) sia dato di giungcre all' aequisto 
della dotfrina. Avevalo difatti natura dotato di una mente 
s\ eletta e di tanto finioro agli snidii, ohe col solo aiiito 
della vastissinia biblioteca dei maggiori suoi, in nn pic- 
colo luogo dove gli mancava ogni altro sussidio per la 
propria coltura, pot*> iniparare di per se solo il francese 
r inglese, lo spagnolo, e, questo sembra davvero miracolo, 
il greco e V ebraico, si che i biografi atte tano aver egli 
in quest' ultima lingua sostenuto con onore delle dispute 
con dotti ebrei anconitani. 

Un uso lodevole che da Monaldo era seguito neU' e- 
ducazione dei figliuoli voglio qui ricordare, e questo era 
che ogni anno essi dovessero dare pubblico saggio dei 
loro studii , e nell' Archivio dei Conti Leopard i si con- 
servano i programmi di tali esperimenti, che ne fanno 
cpnoscere con quanta cura si attendeva perche avessen* 
una coltura svariata e profonda quale a nobili giovinetti 
era conveniente. A dare un' idea di questi saggi mi 
piace riferire il programma di quelle che ebbero a so- 
stenere Giacomo e Carlo nel 1810. 

PRIDIE KALKNDAS Jl'MAS 

AXNO MILLESIMO OCTINGENrESIMO DECIMO 

DILECTO FARENTI 
JACOBUS ET CAROLUS LEOPARDl 

n. n. n. 

< Pliilosophia, tjuao idem est ao amor sapieutia<% scimitia wt, cuius 
utilitan <»xprimi verbis satis uuquam iiou |)Ot<"St, Ipsa si vera sit, f»t recta 
homilies cultos, atque d'.s'^rtos facit, renimque naturalium oaussas. sive 
ratioues delegit. et sine ?})sa doctus, et eru(iitus baud aliquis esse potest. 
Verstitur haec scientia praoclarissima oircH ea dumtaxat , quiu* \)er soUu^ 
uaturde vires, Diviua seclusa revolatione, cog^nosci po^sunt. QiUMiiadmodiim 



ni GIAOOMO LF.OPARDI iSo 

i>^ ci^tovnf* priiuum a FIpo exortae sunt , ita etiam Fhilosophia. Primoj» 
«if[ui(leni Paivnt<»s noftti'os padoni a I)e<i exornatos in bf^atifiRimo inuocentia(> 
(Ktatu fui«f»o, Xonfif^ «*8t KcclHsiasticUR, srribens qurxi: I)i*iis rrvatit iflis 
\rimtifitn sjiinttm , srttttu irnpicrit cm' iU(n*H>n ^ rt ma'ti et ffoi.a ostmdif 
•7/i>. (Eccl. C'ip. 17). — N<»qu*» Adam sine scieutia rea agno^i'ei'o i)otui»s<»t 
a«*(itt4> binitis* nom^n iin{X)net*e valuii^set. In hoc tanti niomenti studio ini- 
tiafi. i>^r iluos menses iam olapsos eidem vacavimus, et totam Ontologiam 
|iHn'ummu«. Kn bic materias per theses ex{K)sita«: vide, expende, humU- 
tare. et uti e« Pa'er nnster amanti^simus. etiam iudex nostri profeclns 
« <»n9ultissiinus sis. » 

<»N-n)Lo<;iAK Kpitoma 

1.' Prinripia ontologioa pn)]K)nuntur. atqu<* euuileantur. 

"i." Ciiva contradii'titmis prinoipium veritates denionstrantur, validis- 
t|U»* arKouientis ilefen<luntui*. 

X' Nihil es^e in mundo matenali sine i-atione suff^ciente onuiino 
«l**r«*iidimus. 

4." Nnnnulla de ess4>ntia. et existentia entis dicenda pn){K>nimus. 

iV* Irieutitas et siinilitudo qui*! sit demon<<tramus 

i\." (^uid intellifremhini sit sub nomine entis singulari^t et univ»Tsnli« 
«lu'eillU<. 

7." Piiniipium intlividuatiouis (|uid sit flemonstratur. 
S.' I)e pifiptMisito et )»ei*s(ma agendum a nobis ei'it. 
*.^'* [)e necc#»s!»ano et rnntingente disserendum est. 

UK" Nostrum erit ageiv de generatibus entis a fleet ion i bus. ac de uni- 
*At«* «|uautitate et i|UaUtate. 

1 1.' Ciix'u oniinem, veritat**m et perfettionem verba faeiemU pn»- 
mittimus. 

l^." Quid sit ens com|N»situm. et cjuid simplex dedarainus. 

Vi" Kns (initum et infinitum exponimus. 

14.* De eaussis ae<'urate ti-a^tare j»mponimus. 

V*r/ir/i> finnisqtu* argumejUis htis thes**s fjc (hitfpfn;itt tlt'snntptajt tft»^ 

!/■ Prini'ipium eognitiouis «tatuimus esse: IitijuKssihih' *'ttt ufrtti sium/ 
* tjir W MOM rjtw. 

:f.*' Popaibilita^ ivrum absoluta est iudependens a \'oluutate Divina. 

IS." E«s«'ntiae r'njm. et attributa ^unt absolute neoessaria immula'- 
Uitia et a4*tema. 

4." IVinripium . imliviiluationis est omni mcxlo determiuatio <H)rum . 
•|Ui«* enti aetu Lusunt 



i56 DELLA VITA E Diill.LE OPCRK 

Qui per meglio dare un' idea dei progress! oho 
Giacomo veniva facendo negli stiidii piacerai riferire al- 
cuni versi di lui, tiittora inediti, che si conservano tra 
i manosoritti .Leopardiani in Reeanflti, i quali se non pre- 
sentano una grande importanza, pure per Tepoca in cui 
furono dettati (forse nell'anno 1807) sono un buon augu- 
rio deir av venire. Eccoli 

Al Signor Contk Monaldo Leopardi 

Mentre tu godi le delizie amene 
Del cAmpo amico. o Gpnitor (liletto. 
Con I'ozza penna a te vergare io voglio 
Un Eliconio canto; onde a te possa 
I^a mia stima svelare e il mio rispetto. 
Nel fontp d' Ippocren la penna intingo , 
I)" aUoro cingo V ApolHnea ceti'a , 
K di mirto la froute; iudi m" aasido. 
Ma che niai dico ? Che pretendo ? Io dunque 
Udir fa 1*6 della mia cetra il suono 
Al dotto Geuitor? No che i miei caiini 
Di te degni non son; ma tu }X)trai, 
Amato Padi^, corapatirli. e insieme, 
Gradirli aucor, se ci6 sperar m' 6 da to. 

A quest! versi Monaldo rispondeva con altri versi 
non belli , che furono dal Piergili stampati per nozze 
illustri, nei quali in sostanza dice al figlio: Che (^ con- 
tento di lui percht"^ Io vede amico dello studio, Io con- 
siglia a non cercar gli onori del mondo , a ricordarsi 
che dobbiamo cercare di acquistar il paradiso. Tomato 
il padre di campagna Giacomo Io salut6 con altro sue 
componimento poetico , che son lieto di poter dare per 
primo alia luce. 



ni GIACOMO tROPARDI i57 

GIACOMO LEOPAKDI 

A I. SUO AMATISRIMO QENITORE 
(V>NTK MONALIK) LKOPAHDI 

Tornasti alfin a' tuoi patcrni Lari, 
geaitor, da iioi tanto bramato. 
Tornasti a remleiv il contento amico 
Al nostw alborgo, p<1 a' tuoi figli in«ieine. 
I^OHjiiamo alfiiM* sulP aniata dostra 
Ira primer baci (U contento o affetto. 
Al souanto fragor del pi-esto eoochio 
L* ansioso oor \>e\ giubilo improvviso 
Ha terniinato la mefltizia e il duolo. 
E per jfwler ili tua bramata vista 
Terniino ancli' io, poiche risti-etto i* il teinito 
In cui vorgar m' «> da to il bianco foglio. 

Corto quest! son versi gettati giii molto alia buona, 
e nulla possono aggiungere alia fama di Giaconio, pero 
HO 81 consider! cho ogli nol 1807 non aveva che novo 
anni rochorft moraviglia cho di tanto giJt fosse capace 
un fanciullo, montre i suoi cootanei a mala pena sanno 
mettore insieme poohi perio<li di prosa senza errori. 

E quanto pift Gi.ioomo intendeva con tutto le for/o 
agli studii, binto maggiore in lui diveniva V amore per 
e»si e per tutto quanto nell' arte e nclla natura avesse 
V immortale splendore della bellezza; e per potcr 8oddi- 
xfare il desiderio ardentissimo d' imparar nuove co o, di 
conosoere il mondo nella sua realtA piii che dai libri , 
che del reale son sempre pallida immagiue, avrebbe vo- 
lute uscir di Recanati e andare in qualche grande centre 
dove le sue brame potessero essere nieglio soddisfatte, 
in mezzo a gente che gli pai'ova dovesse avere le idee 

Archu Stor Marcfi W I, 17 



258 DELLA VITA E DELLE OPERE 

meno grette e piccine dei suoi concittadini e dello stesso 
suo padre. H quale era di principii ansterissimo ed ari- 
stocratico; nemico delle nuove idee liberali che si face- 
vano strada tra il popolo; ossequiosissimo al trono ed 
all'altare, insomma, com'ebbe a dire il gesuita Roothan, 
un Cristianone, cui piaceva menar vanto delle proprie 
idee, e farsene apoatolo perch^ pensava che ?olo dal loro 
trionfo il mondo avesse ad aspettnre salvezza. Ma del 
resto era un buon uomo e nella stessa severity di modi 
con i quali trati^ava la sua famiglia sapeva mostrare ebe 
i figli gli erano carissimi; amava Giacomo, e vedeva che 
col proprio ingegno e gli studii accresceva la gloria della 
casa, ne verso di lui si mostro cosi tiranno,come alcuni 
biografi banno creduto di poter dedurre da qualehe frase 
delle lettere del figlio. E questo arguisco da quanto 
Monaldo scrisse a Giacomo quando a questi riuscl di 
andarsene da Recanati, alia quale partenza se egli aveva 
cercato di opporsi , deve credersi che fosse, sia perche 
pensasse che il figlio sarebbe dovnto vivere tra moltl 
disagi, sia perchfe credeva che un giovane in mezzo al 
mondo potea corrompersi ed acquistare e farsi seguace 
delle false idee del secolo ; sia perchfe avrebbe volute, 
per eccesso di amor paterno , che i figliuoli gli fonsero 
sempre vicini. Infatti ecco quello che Monaldo in una 
sua a Giacomo del 2) novembre 1722 gli dice: *" . . . Se 
il mio cuore non applaude a questo allontanamento, la 
mia ragione non lo condanna; ed io godo che voi go- 

diate un onesto soUievo Abhiatevi cura, e guarda- 

tevi, come vi dissi, da ogni sorta di pericoli. Figlio mio, 
voi siete per la prima volta solo in mezzo al mondo; e 



01 GiACOMO LKOPAHDI 259 

(|uosto nioiido pill burrascoso e cattivo che iion pen- 
.slate. Cjli soogli cho appariscoiio sono meno pericolosi; 
nia lion o facile il preservarsi dai nascosti (1). „ Altra 
accnsa ehe a ^lonaldo si fa i^ di non avere fornito a 
Giacomo i niezzi necessari per mantenersi fuori di casa; 
non 80 se V acciisa si abbia a ritener giusta , il figlio 
r un fatto che nelle sno lettere ai fratelli ed agli araiei 
si lamenta spesso della Btrettezza in cui b condannato a 
vivere , nia e un fatto ancora che da alcune lettere di 
Monaldo si rileva avergli questi inviato a qiiando a 
ipiando dei denari, ed in una del 16 ottobre 182(i gli 
scrive: ** Sono oramai quindici mesi che state fuori di 
casa, e avete viaggiato, e vi siete mantemito senza il 
coi.corso mio. Dovete conoscere il mio cuore , e potete 
ctedume quanto dolore mi abbia arrecato il non provve- 
(Ien» alii vorttri bisogni, o anche alii vostri piaceri; e se 
pure vol non avevato bisogno del mio concorso io ave\o 
bi:?ogno e desitlerio ardeiitissimo di dimostrarvi frequen- 
toment<* il mio ardentissimo affetto. I tempi pero vera- 
niente fiinesti, ma piii di tiitti mamma vostni che, como 
8ai)et(», mi tiene non solamonte in dicta, ma in un per- 
fetto digiuno; mi hanno costretto ad un contegno, ripro- 
vato prima di tutto dal mio cuore, v poi dalla cquita 
o quasi dalla convenienza. Nulla di mono son vivo e, 
<|uantun(|ue alia lontana come di cosa ormai }iroscrittii, 
pure ho memoria che scmo il padrone di easa mia. Yoi 
state sul tomare. So nulla vi occorre, tanto n^egiio; ma 
se vi bisogna denaro per il viapgio, e pc*r j)agare qual- 
che debituccio, o comunque, ditelo air orecchio al padre 



260 DELLA VITA E DELLE OPERE 

e amico vostro. Se niente volete, scrivetemi come se io 
non vi avessi scritto di ci6, perchfe le vostre lettere si 
leggono in famiglia, se poi volete, ditemi liberamente 
quanto, e dirigete la lettera al signor Giorgio Felini, 
Recanati. Mi avete inteso. (1). ^ — Da queste parole 
apparirebbe piattosto la debolezza di Monaldo^ ohe si 
lasciava guidare dalla moglie e non era padrone di 
disporre dei suoi denari senza 1* approvazione di lei, 
come ancora vi si capisce che quella che il povero Gia- 
como teneva corto a qnattrini era proprio la madre, la 
quale anche non fa mostra di molto afFetto verso del 
figlio^ cosa piuttosto strana, ma non impossibile, in una 
madre, chfe sappiamo come le madri sogliano eon le 
dolci parole che lor detta 1' amore rendere meno amara 
la vita ai proprii figliuoli : e se della raarchesa Adelaide 
Antici io m* induco a pronunziare un non troppo favo- 
revole giudizio, h perchft vedo dalla raccolta di lettere 
curata dal bravo Piergili, e da me pid volte citata, 
quanto raramente ella scrivesse al figliuolo, e quando 
gli scriveva le sue lettere erano piuttosto freddo, mentre 
1c molte di Monaldo, astrazion fatta dai suoi principii 
religiosi e politici, sono tutte calde di affetto sincero. 

Ho creduto debito di biografo coscienzioso spendere 
poche parole per lavare il nome di Monaldo Leopardi 
da un' accusa ingiusta e troppo grave per un padre , 
ciofe di non aver cuore. E il Piergili stesso si h prima 
di me accinto a dimostrare come il padre dei Leopardi 
non fosse quel tiranno che fu dai piii con tetri colori 
dipinto; ecco le sue autorevoli parole: ** Ma, bench^ 

(1) PiBRciu: loc. cif. pag. iOS, 203. 



Dl GIACOMO LEOPARDl 261 

nemico di ogni progresso, e canipione atdentissimo del 
trono doir altare, non era tanto fanatico partigiano da 
far tacere la voco della natura. Che anzi il suo cuon* 
veramente patTno verso i figli non si miitava neppure 
quando talora essi gli chiudevano il loro; am6 sempre 
Giacorao e lo reput6 la gloria della faniiglia. ft ben vero 
che in una lettera che questi volea mandargli, quando 
uscito dair etk minore s' era proposto di fuggire di casa, 
si leggono tali sentimenti da mostrare fallace la mia 
opinione. L piaciuto al Cielo per nostra castigo, dic'egli 
al genitore, che i soli giovani di qmsta cittd che aves- 
sero pensiero alqiianto pin che Recanatese, toccassero a 
Lei per esercizio di pazienza; e che il solo padre, che 
riguardasse questi Jigli come una disgrazia, toccasse a 
twi. — Queste parole sono veramente gravi, e torne- 
rebbero a disdoro e di Giacomo e di Monaldo insieme; 
benchfe la lettera non fosse poi stata mandata, se la 
stessa non contenesse una proziosa confessione, cio^ che 
colui il quale scrivevala, menava una vita miserabilis- 
sima per le orribili melanconie, che gli procurava la sua 
strana immaginazione (1). ^ 

Con 1 fratelli Giacomo fu in buoni rapporti, ma piti 
specialmente con Carlo e Paolina, i quali, nelle lettere 
che gli sorissero, mostrano con lui una certa uniformity 
di sentire; come lui non vedevano in Recanati nulla di 
degno per elevatezza di sentimento e di mente, come 
lui non potevano tollorare il soverchio rigorismo d*»lla 
caAa paternn. Le lettere che tra di loro si scambiano 
sono piene di cuore, piene di amichevole confidenza, nh 

(I) PitAoiLi: loc. cil. pag. II, 111. 



2Gi DELLA VITA K DKLLE OPRRE 

vi manca quella tinta di melanronia ohe si trova in 
tutte le scritture di Giaconio. Carlo por esenipio scri- 
veva il 31 dicembre 1825: " Ecco iin anno, in ciii 
non ci ve Irerao piii; ma qnello che ^ di una verity piii 
dispiacovole, e che ora in pnnto, da che non ci vedian^o, 
compie la misura del piu Inngo che io al bia mai pas- 
sato lontano da te. Qnesto ^ il maximum delle hie aj^- 
senze da Recanati. Tntto qnello che sta per srorrere, 
sar^ di piti; puoi credere da qnanto in qua sia di troppo. 
Io certo non posso far un passo per riyederti; e che 
cosa mai posso io fare ? To sono animate aflFatto passiro, 
corpo inerte; credimi che la tartaruga ha pin ]>rogetti 
e fifi mobility di me. Xiente mi si pu6 applicar meglio 
di quel che dicea Gentiloni : — Non cado a faccia 
avanti perch^ non son debole. — E vero cle mi sem- 
bra di essere uno di quegli uomini assorti in nn sogno 
penoso; si trovano inchiodati in una positnra, da cui 
non possono liberarsi che collo svegliarsi, a cui sono 
vicinissimi; un piccolo raovimento basta a loro; e a me 
pure basterebbe, ma niente mi soccorre, ed io posso 
perire, come un asfissiaco, per mancanza di una mano 
che raccolga in lui U vita che ancora conserva. Yol- 
garmente; h vero quanto la mia parola che io vado ogni 
giomo perdendo attivitk^ allegria, passioni di ogni genere, 
e quel pochissimo che io valeva^ si diminuisce continua- 
mente. Ci6 h V effetto naturale del trovarsi senza occu- 
pazione, senza speranze, senza godimenti di sorte alcuna. 
La mia vita, Buccio mio, ^ divenuta tutta simile alia 
tua, quando tutto il giorno passeggiavi all' oscnro in una 
camera, perch^ non potevi applicare. La sera, invece di 



Dl 6IAC0M0 LEOPABDl 26>t 

conversazione, girer6 delle ore per le mura,. diverten- 
domi a tirar sassi. A riflettervi, mi sembra che qualche 
circostanza casuale abbia prodotto un vuoto nelle mie 
ore ; ma il vuoto {^ perpetuo ; tutti i miei giorni son 
vacanze; ed io son di pid nel mondo. Tufto si va a 
j>erdere, ma, lo dico e lo giuro, la perdita che pid 
d' ogni altra mi fa inconsolabile, & quella del talento; 
int ndo della suso^ttibilit^ d' ispirazione, pereh^ qui sta 
la vita ( 1 ). „ Come il lettore vede da questa lunga ci- 
tazione, e potrebho vedere da molte altre che sarei al 
caso di moltiplicare, V intonazione, lo stile, i pensieri 
assomigliano molto a quell i che si riscontrano nelle let- 
tpve di Giacomo. Ed il niedesimo accade in parecchie 
di quelle di Paolina, la quale infatti il 13 gennaio 1823 
scriveva a suo fratello: ** Ecco cominciato questo nuovo 
anno, che io vi desidero pieno di feliciti, e lo sari 
senza dubbio, avendolo cominciato sotto favorevoli au- 
spici. Per me non ho altro desiderio a formare, che 
di non vt»derne il fine, ed ^ questo desiderio concepito 
con il piCi intimo sentimento del cuore, e voi lo crede- 
rete bene, conosoendo me e quelli che mi governano. 
Dei quali io sono cos) annoiata, e di questo modo di 
vita, che non ne posso piit; ed il peggio ^ il non avere 
alcuna speranza, neppur lontana, di miglioramento; no, 
non vedere per fine a questo stato altro che la morte. 
Ebbene, venga pure questa morte, e venga anzi pre- 
stissimo, chf" s^»mpr(» sara tn^ppo tania ai miei voti; e 
Ae mi si assicurasse di morire domani, forse dalla con- 
Holazione non ci arrl^erei. Yoi dite che Y allegria e la 

ri) PiRMcui: lor. cii. psg. tiC, U7 t* U8. 



264 DELLA VITA R DKLLE OPERR 

malinconia sono frutti d' ogni paese; per la malinconia 
creder6 che possa essere frutto di Roma, ma Y allejfria 
di Recanati credo che sliagliate. E poi il paese dovo 
abito io, e casa Leopardi; e voi najete meglio di me, 
c^me Yi si vive. Insomma io sono disferata, ed alia 
fine, essendo certa di dover vivere semjMc raiseramente, 
termino sicuramente col farmi nionaca. E potessi farlo 
adesso in questo raomento, in cui piango e mi dispero ! 
Voi mi domanderete forse, cosa mi ^ avvenuto di nuovo. 
Niente, Giacomuccio mio, ma ogni giorno che j^assa, ac- 
cresce la mia infelicit{\ (1). r 

Una donna di mente eletta, di cuore sensililissima, 
Adelaide, sorella di Monaldo Leopardi e moglie al Cav. 
Pietro Melchiorri, che passo la sua vita assai malinco- 
nicamente, am5 Giacomo di vivissimo affetto; fu la prima 
a capire qual tesoro d' ingegno fosse in lui, ne comprese 
i sentimenti e i dolori che cerc6 con ogni studio di con- 
tribuire a lenirgli , e fu per opera di lei se il nipote 
ottenne finalmente di poter uscire di Recanati; ed a lei, 
che cerco coUa serenity e la dolcezza dell' amore di 
squarciare quel denso nuvolo di affanni che opprimeva 
la vita dell' illustre poeta, ^ giusto che si rivolga un 
pensiero di gratitudine e di riconoscenza. E quanto e 
quale fosse V aflfetto di Ferdinanda per Giacomo pu6 ar- 
guirsi facilmente dalle lettere che ella gli dirigeva, in 
una delle quali gli dice: ^ Yi assicuro chcr nel tempo 
che ho goduto la vostra compagnia, avete interessato il 
mio cuore totalmente, e vorrei potervi esser utile a qua- 
lunque mio costo (2). „ Ed in un' altra: *• Voi non avete 

(1) PiEaciLi: loc. cil. pag. 7S, 73. 

(2) PiFRGiu: loc. cil. pag. \, 



ni GIACOMO LI^OPARDI 265 

sbagliato affatto, allorch^ avete congetturato, che il mio 
allegro aspetto non sempre si accordasse coir allegrzza 
deir animo. Eocovi il mio euore svelato; io vivo quasi 
serapre sola, o non gi^ sola di persona, perchft o in fa- 
miglia o per ineidenza neoessitata di trattare, ma sola, 
perch^ quasi mai m' incontro con persone che possano 
compiacere il mio animo; e se qualche volta nel corso 
della mia vita mi sono incontrata di trovarne qualcuna, 
caro nepote, ho dovuto porvi un argine, perchfe il cuor 
noetro k troppo debole per potersi contenere, e non ren- 
dore veleno quello che sarebbe in sua natura state un 
antidoto (1). „ E piii sotto gli soggiunge queste parole 
di conforto : ** La malinconia ^ ancora effetto di un al- 
t«*rato iisico, e per questo rimediateci con procurarvi qual- 
che ftoUievo , ancorch^ a principio troviate nel sollievo 
inedesimo della noia. A poco a poco ci assuefacciamo a 
dcordarci dei nostri mali col trascurarli, o con il lasciare 
di coltivarne continuamente V immagine; ft la ragione 
pot quella che deve a ci6 persuaderci, c di essa ci dob- 
biamo prevalere per felicitarci, non per il contrario. Sono 
per6 persuasa che voi medesimo convenite meco , non 
doverci per sistema rendere infelici , ma sopportar con 
coraggio i mali della vita, sperandone sempre il fine (2). „ 
Per5, siccouie la natura eragli staia larga dei suoi 
pi& preziosi doni morali , cosl eragli stata avara delle 
doti fidiche, ed il povero Qiacomo fu costretto a lottare 
coi dolori, che bene e spesso gli impedirono di attendere 
mi prediletti suoi studii. E quo.^to era a lui tormento 

I; P>c»ciLi . loc. cU* pag. 5. 
,i) PitRciLi . loc. cM. pag. i. 



266 DELL A VITA E DELLE OPE BE 

^avissimo , che gli amareggiava anco di piu la gih 
misPHi esistenza, a tale da farlo uscire in queste scon- 
fortanti parole, le quali, meglio di quello che potessi far 
io , rendono V immagine vivissima dei sentimenti del- 
r animo del Leopardi : ** Sperai che i carl studii avreln 
bero sostentata la mia vecchiezza, e credetti coUa perdita 
di tutti gli altri piaceri , di tutti gli altri beni della 
faneiuUezza e della gioventil avere acquistato un bene, 
che da nessuna forza, da nessuna sventura mi fosse tolto. 
Ma io non aveva appena vent' anni quando da quel- 
r infermiti di nervi e di viscere, che, privandomi della 
mia vita, non mi da speranza della morte, quel mio solo 
bene mi fu ridotto a meno che a mezzo, poi, duf^ anni 
prima dei trenta, mi ^ stato tolto del tutto e credo or- 
mai per sempre. Ben sapete che queste medesime carte 
io non ho potuto leggere e per em^ndarle mi 6 conve- 
nuto servirmi degli occhi e della mano di altri. Non 
mi so pill dolere, miei cari amici, e la coscienza che ho 
della grandezza della mia infelicity non comporta V use 
delle querimonie (1). „ 

lY. 

Le prime prove dell' Ingegno e desrli stadii 
di Giacomo Leopardi. 

La cura e Tamore con cui Giacomo s'era dato agli 
studii, le rare quality del suo ingegno Io posero ben 
presto in ^rado di scrivere cose tali di cui uomini di 
matura et^ si sareblero tenuti onorati. Per non parlare 
di altre cose di minor moraento ; ricordero che in etk 

(I) LEopiHDi. Agii amici suoi Ui Tuscuna, 



DI GIACOMO LEOPARDl 267 

di 13 14 anni componeva la prima poosia La Dimeti^ 
ticama, foesia lirica di stile faceto, la quale si pii6 dire 
un buon augurio per V avvenire , quantunque non in 
tutto perfetta come fiirono le -cose posteriori^ vi h faci- 
litA di verso e piirf^atezza di lingua, e non ^ pooa cosa, 

Di fervida fantasia, di cuore ardentissimo, egli era 
poeta. Le lelle* ze della natura su di lui esercitavano un 
faHcino potente; le sventure della patria lo commovevano 
ad ira sdegnosa e generosa, e gli facevano scrivere dei 
versi cosl belli che ti parlano al cuore e ti commuovono, 
perchc^ V eleganza della forma non ^ usataa ricoprire, 
come suole accader^ nei poeti arcadici , la vacuiti dei 
concetti. In qiiella etA in cui Hltri uomini non hanno 
ancor dato un saggio dei loro stndii che meriti d'essere 
mandato ai posteri, Oiacomo avea gii^ dettato quella bella 
canzone all' Italia, la quale piii che opera di giovanetto 
aembra uscita dalla j:enna d' uomo che sia innanzi nella 
via delh» lettere , e gik fin d* allora e Pietro Giordani, 
e il Cancellieri , e lo svedese dotto filologo Akerblad 
predicevano che il Leojardi sarebbe stata una delle pid 
vere e splendide glorie del secol nostro. E non avevano 
torto, perch^ se noi imprendiamo ad esaminare la can- 
zone air Italia in ogni singola parte vediamo che ella 
pti5 stare a paragone con quella altresl bellis^ima del 
Petrarca, che ^ pure all' Italia intitolata. 

H leopard i con questo suo lavoro poetico per primo 
dato alia luce , dimostrava di aver gift compreso quale 
sia la mi Mono del pr.eta civile, ciot"^ scuotere gli inerti 
ed animarli alle opere generos<» e virtuose, far tremare 
i tiranni che conculcano le pubbliche libertA. Per me 



268 DELLA VITA K DKLLG OPRRR 

qnesta canzone ^ un segno dei tempi nuovi, in cui 
r Italia cercava scuoter da se il peso delle tirannidi e 
nostrane e straniere, opera alia quale si adoperarono tiitti 
i pill nobili ingegni di questi tempi, tra cui ^ il nostro 
Giacomo, e quelle anime altere e sdegnose di Ugo Foscolo 
e Yittori6 Alfieri. Ecco come Francesco De Sanctis, con 
queir acume critico che tanto lo distingue , parla del 
concetto di questo giovanile lavoro delF illustre R**- 
canatese : 

"■ D concetto della canzone airitalia ^ il solito luogo 
comune : gid fu grande, or non e qtiella. Un hiogo co- 
mune qui espresso con molta vivacity da un giovane che 
aveva nella sua immaginazione i' Italia di Cicerone e 
di Livio. Egli entra subito in argomento, con un con- 
trasto commovent6 tra ci6 che sopravvive e cicS che 6 
morto di quella grande Italia: 

Vedo le mura e gli archi 
E le colonne e i simulacri e V ernio 
Torri degli avi nostri, 
Ma la gloioa non vedo, 
Non vedo il lauro e il ferro ond* eran carchi 
I nostii padri antichi. 

^ Alzato il tuono, seguita a suon di tromba, accumu- 
lando interrogazioni, esclamazioni, ripetizioni, tutto qnel 
ben di Dio , che si chiama rettorica. Non ^ una seria 
elaborazione sua del contenuto, il quale rimane una ge* 
neralit^; animato da un sentimento sinc^ro ma vago, 
venuto pill da un calore giovanile e letterarib, che da 
una coscenza politica com' ^ in B?rcheL Xon 6 dunque 
memviglia che la forma sia tradizionale e lettoraria, con 



Dl GIACOMO LKOPARDI iUO 

la solita ntatua alle^orica dell' Italia^ e le solito dissimu- 
lazioni e sorprese e scene convinizionRli , come (^ nelle 
canzoni di questo genere (1). ^ 

L' osservazione del De Sanctis ft giusta senza alcun 
fallo, ma io penso che il sentimento patriottico nel Leo- 
pard! non potesse cominciare a manifestarsi altrimenti. 
Nato e cresciuto in una piccola citt^, in mezzo ad una 
famiglia che, come vedemmo, nutriva sentimenti tutt' al- 
tro che nazionali, non vissuto in mezzo al turbinfo ed 
alle lotto delle passioni politicbe moderne, il sentimento 
{latriottico, che naturalmente gli scaldava il cuore, non 
poteva altro che rivestiro le forme classiche. II giovane 
aveva conosciuto la gloria d' Italia negli autori latini, 
V non poteva concepire un' Italia moderna gloriosa al 
pari deir antica se non rifacondola siil medesimo stampo; 
TOa il sentimento c' ft, e collo studio e coll' esporienza 
si eroancipcr^ dai pregiudizi scolastici, si atFermor^ piii 
profondamonte , sari piii pratico. Tuttavia il giovane 
errittore non ft puramento scolastico e rettorico, come i 
siioi critici lo vogliono, egli conosco lo stato misero in 
c'ui ft r Italia, ve<le 

rh»» tli rateiH* ha taiihi* ainlx* 1»» Uracria: 
SI rh'* P|»arte h» rhioino v sr»n/a vi'lo 
Si«Hl»» in toiTa ii<»gl<»tta f» fcoiinolata . 
Nu'tt'omliMi'lc} la farcia 
Tra l«* giiuHohia. o |>iaufr»>. 

o HI* ne commuove penhft fu douna ed ora ft fatta povvru 
f$neella, e qui, con iino slancio lirico etticacissimo, chiesto 

Dl SixcTit; Giacoino U'opardi. Xll — ncl Ktoroalc // Diritto^ 



270 DULL A VITA K BELLE OPKRIC 

come mai sia ridotta a si misero stato o niuno ]eii»i 
a 8ollevarIa da tan to obbrobrio, grida: 

L* armi, qua Parmi: io .«olo 

Combatton). pmcoinlieiy» sol io. 
UammL o liel. che gia fot-o 
Agl' italici \ye\i\ il Faiigm* niio. 

E qui, dopo di aver lamentato cho 

Pugmin |)er alti-a terra itali an-iari , 

mentre dovrebbero combattore per la libeiiA e indipen- 
denza d' Italia, esclama: 

Oh venturose c cai^e e l)ene<lette 

L' aiitifhe eta che a inorte 

per la patria convaii le genti a sqiiadre, 

e con bel passaggio lirico , che il Do Sanctis giusta- 
mente chiama felice, viene a celebrare la virtu dei 
trecento alle Terroopili 

ove morendo 

Si iiiot trapse da morte il santo stuolo, 

e fa dire a Simonido: 

Prima divelte in luar pt^ecipitando 
S|K»nte neir iiuo gtridei'aii le s telle 
Che la niemoria e il vostm 
Amor trascorm o scemi. 

E per tal modo il poeta Recanatese, ricordando, ispi- 
rato da sacro entusiasmo, la morte eroica di Leonida e 
dei suoi trecento compagni , ha la generosa idea di 
risvegliare dal loro sopore gl' Italiani , e spingerli ad 



Dl <;r.\CO\IO LKOPARDl i71 

<>|>erare ])or il ben della patria. II che so fece il Po- 
trarcn ai suoi tempi colla oanzone Al potentati italiani^ 
in modo piii oflRcace e jiu mirabile mi scmbra che abbia 
il Leopardi nol secol nostro saputo fare. Fra le due 
ranzoni non v'^ dubbio, koho molti punti di contatto, 
anzi in molti luoghi si sente che il nostro poeta aveva 
studiato quolla del padre della lirica italiana ^ ma nei 
vorsi di Leopardi mi par di scorgere meglio un forto 
scntimcnto dell' animo, che nel Petrarca h affogato in 
un mare di erudizione storica. 

La poesia di cui ft discorso non potrebbe easere 
iK'ritta con forma piii eletti , che ci fa riTivere ni piu 
bei tempi della nostra lettemtnra, non potrebbe trattiire 
juii nobil soggetto, (»(>ntenere concetti piu sublimi. E si* 
tanto sapea produrn* un giovanetto di venti anni, quanto 
«H meglio mm avrebbe saputo fare V uomo quando V e- 
sfierienza del mondo, i maggiori studii lo perfezionassero? 
od in fatti fu cosl, — (Mie «f»tu neUa canzone all' Italia 
vedi il jM>et*i non volgare, vedi dei lamju di luce d' una 
fcrvida fantasia , pure vi sc^orgi il giovane cho fresco 
degli studii fatti, come una volta si faceano, piuttosto 
pedantcscamente , a quando a (juando ti fa sentir la 
rettorica. Ed ancora V illustre I)e Sanctis nel suo scrit- 
t*>, in cui esamina questa canzone <lel jH)eta di Reca- 
imti, riconosce che rifulge di meriti singolari , ma vi 
sente un po\ come gi}\ feci notare , la rettorica e la 
sruda, E Luigi Settembrini nelle sue dottc Ijezioni di 
letteratnra ilaliatm, acrennando al giudizio del De San* 
ctis, dice rag!onevolnicnt'^ : •• La scuola si, o amico mio, 
ina in contrasto col mondo; Tuna e Taltro in lotta fra 



272 dkll;i vita e diuLle opi^re: 

loro: quel contrasto e quella lotta che nel 1818, quando 
fu scritto questo Carme, fu la vita nostra vera, e la vita 
d' Italia. Dalla scuola, dalle memorie, dal passato e 
sorta in noi la vergogna, la fede, V azione. Le parole 
del Poeta sono state vero foco, le abbiamo ripetute noi, 
e le hanno ripetute morendo coloro che sono caduti per 
la cara e sacra patria nostra; ed erano giovanetti usciti 
dalla scuola, e alcuni dalla tua scuola, o amico mio (1). ^ 

Non cosi per6 pu6 dirsi delle altre poesie che a 
questa tennero dietro, ed in cui se tu ammiri una bel- 
lezza ed una grazia veramente incantevoli, che ci ricor- 
dano le felici produzioni dei piii eloganti tra' poeti greci 
se tu vi ecorgi le bellezze pid vaghe e piii rare che 
si rinvengono nei classici nostri, non vi trovi per6 pe- 
dantesca imitazione da cui V originality venga a patir 
danno, e nulla che di scolastico abbia V impronta. 

Ai primi anni della vita letteraria di Giacomo si 
riferiscono alcuni layori, che il Prof. Cugnoni ha date 
ora alia stampa, e di questi dir6, sulla scorta del dotto 
editore, poehe parole. Nel 1814, eio^ quando aveva 
appena 1 6 anni , compose i Commentarii de vita et 
scriptis Khetorum qtsorundam, qui secnndo post Chri^ 
stum saeculOj vel primo declinante vixerunt^ auctofx 
Jacob Leopardi, qui et selecta Vet^rum opt^scula ad 
calcem adjecit^ et Observationibus illustravit Francesco 
Cancellieri nel 1815 diede notizia di quest' opera, di- 
cendo ch' em stata composta in poco pid di un mese. 
Essa merita lode per la copia di enidizione e la sottil 
critica che vi si rinvengfono, come pure per la buona 

(i) Settexbrjm: Lez. di Icdor. i(.il. Vi>l. III. \^^'^ 551 



DI GIAi:0\rO LEOPABDI 273 

disposizioLC della materia, la spontaneiii dello stile, 
r elcganza del dettato, che mostrano quanto fosse ver- 
sato noUo studio dei buoni autori latini sin da quella 
p^iovanissima etk. — Nello stesso anno componeva il 
Commentario della vita e delle opere di Esichio Mile^o. 
Vdgarizzamento delle sue opere: ^ Degli uomini iUu- 
stri in dottrina — Delle cose patrie di CostanUnopoli ^ 
ed Osservazioni sidle medesime. — L' accennato Can- 
collieri attesta che qiiesto lavoro fu composto in 6 me.d 
insiemo alia tra'liizione dal greco della Vita di Plotino 
scritta da Porfirio. Chi lo leg'ga vedrJi che • il dettato 
non ^ nd seelto nfe elegante, per5 non vi ha difetto di 
proprieti, e si distingue per una certa disinvoltura. Lc 
o8.^'*rvazioni peccano di sovrabbondanza , ma forse non 
oran tutte fatt<* per darsi alle stampe. Fa mostra di 
molto acnme c sajere filologico, proponendo savie cor- 
rezioni nel testo. 11 Cugnoni chiama questo libro: // 
prima pueiHle schizzo d* un grande artista. — Poco aj- 
presso, ma non se ne pu6 })recisare la data, compoHo 
il Discorso sopra la vita e le opere di M. Cornelia 
Frontone^ e volgarizzamento degli scritti che il Mai ne 
pubbticd. V autore fe interpretato con fedeltA, ma il det- 
tato non h 8emj>re puro ed elegante, perchfe questo lavori) 
venne fatto quando il Leopardi attendeva alio studio dei 
modemi, 8j)ecialmente dei francesi, e disprezzava i clas- 
sici. A questa fatica tenne dietro il Volgirizzamento dei 
Frammenti di Dionigi d'Alicamasso pnbblicati da! Mai, 
nel quale, assai fuor di proposito, b molto nerln) e strin- 
gatezza, che non valgono a l)en renderc uno scrittore 
che ha doti del tutto opposte. Ad ogni n^odo si vrde 

Atchiv- Stui\ Hi arch V. J. I^ 



274 DELLA VITA E DBLLE OPERE 

come il Leopard! fosse tornato familiare coi classic! per 
non piii abbandonarli, giovandosene meglio per V arve- 
n!re. Quando fii all' etk di 1 7 ann! compose V orazione 
AgV Italiani per la liberazione del Piceiw nel Maggio 
del 1815, la quale h una vcemente filippica contro Gio- 
acchino Murat, che, volendo costituire V nnitk italiana, 
con un esercito aveva invaso le Marche. Fallito il 
ientativo, s'ebbero a lamentare le licenze dei soldati. 
Leopard!, per V educazione ricevita, non dubit6 allora 
d' anteporre U benessere e la quiete sperimentati al- 
V ideale riscatto della patria. Lo stile ^ piii francese che 
italiano; v' ft impeto, breviloquenza e vi si riconosce lo 
studio fatto sul principe degli orator! greci. — Risale 
a qualche tempo prima del 1813 la Stori'i delT Astra^ 
notnia dalla sua arigine fino cUl' anno 1811 , laroro 
assa! imperfetto dal lato scientifico e critico, ma in cui 
h tale copia di erudizione che apparisce immensa avuto 
riguardo all' etk del giorane che la scriTova con uno 
8t!le ed una lingua veramente barbari. Ad ogni roodo 
questo, ed altri consimili lavor! fanno fede della ferroa 
volontJi e della pazienza di Giacomo. — Non si puo 
precisar V epoca in cui fu composto un idillio dal titolo 
Le Rimembranze , ma ft certo cosa giovanile ed assai 
lodevole, per cui pu6 ripetersi il giudizio d! F. De San- 
ctis per la Vita Solitaria: ** Que! paesaggi cosi freschi 
di colorito, cosi semplici e precisi di disegno, generano 
quella pacata impressione idilllca, eh' ft propria della vita 
campestre (1). „ 

(1) V. Dtritto aono XXIIl, n. 226, 12 Agosto 1876. 



ni (;i.\<:()\ro LKopAnni ST.'J 

Da una lettora a] Caiicellieri dol 6 Aprile 181 
rilevasi che Giacomo aveva dato opera ad un common- 
tario intorno ai Cesti di Qiulio Africano , commentario 
che, p(*r qiianto io sapjua, h tuttora inodito tra le carto 
possedute da Luigi Do Sinner , le quali ora si conser- 
vano nella Palatina di Firenze. Tale lavoro, per testi- 
raonianzi dello stesso Pe Sinner, che lo chiama dot tin- 
simo, e di quanti hanno potato vederlo, mostra ur.a 
erudizione non comune in un giovane di 18 anni, ed 
una maniera di critiea diligente ed acuta, quale in molti 
libri di simil genere si lascia desiderare troppo di fre- 
quents. — • Nello stesso anno fece altre traduzioni dal 
latino e dal greco , ma pid per istudio che per altro , 
im; erocchft egli stimava giustamente utilissimo il tra- 
durre gli autori classici per acquistare piena conoscenra 
della nostra favella, ma nel tempo istesso reputava ch » 
niuno |M>8sa riuseire ottimo traduttore se non perfetta- 
mente eonoseendo e la lingua da cui traduce e quella 
in cui Yolgarizzi il proprio autore. Del resto egli i?i 
una lott'Ta alio Stella, editore milanese, dice che quests* 
su<* traduzioni sou) tutte cattive, tranne quella del pri- 
ma canto deir Odissea , che ritmxatu potrii passare. - 
Xel 1817 traduiwe ancora i! secondo libro deW Eue'dc, 
— Ad ogni modo, qualunque giudizio severissimo rhe 
la critiea voglia fare intorno a questi primi lavori del 
l-ioopardi, pure dovrA Rompre meravigliarsi del modo con 
cui cominciava a manifestarsi quello straordinarissimo 
ingegno, e dovn\ sempre dire che sono pochi, uva n.s^ai 
pochi, i giovani che conoscano a 18 o 10 anni cosl j)n»- 
fondamente il latino ed il jjreco. 



276 DELLA VITA E DELLE OPERE 

Infatti il valente Recanatese per sette anni continui 
attese agli studi filologici e letterari, ma fatti a modo; 
anzi, a meglio dire, vi attese con quell' ardore intensis- 
simo con cui altri giovani attendono a studii meno se- 
ven ed a geniali passatempi, ed al fioco lume della 
lucerna, secondo ne fa testimonianza euo fratello Carlo, 
tu lo trovayi inteso nelle sue preziose ricerche sino alia 
piii tarda notte nella ricca biblioteca patema. E da que- 
st! studii pazienti suU' antichitk classica traeva tanto te- 
soro di erudizione da poter fer credere ai piil valenti 
letterati un suo Inno a Nettuno una traduziime dal greco, 
e da ingannare 1' eruditissimo padre Cesari, che battez- 
zava per scrittura del 300 le Memorie del martirio de' 
padri del mante Sinai, come conferma Giacomo stesso 
in una sua lettera, dove dice: *^ Presto usciri in Milano 
quel mio finto testo di lingua del 300. Se tu lo vedrai 
o ne sentirai parlare ti prego conservare scrupolosa- 
mente il segreto della sua non autenticit^. — Intanto 
ti dico che il Cesari lo ha letto nel mio manoscritto 
e che ha detto che h una cosa ammirabile, e di qual- 
che ottimo autore del trecento. ^ Ma non si pensi 
per5 per questo che egli nella sua maniera di scrivcre 
patisse danno; studid i classici delle due letterature da 
cui V italiana si origin6, e quelli della nostra, e mentre 
un ingegno volgare sarebbe da ci6 stato tratto ad una 
imitazione pedantesca, egli no; col suo finissimo gusto 
seppe far succo e sangue proprio delle bellezze che ri- 
scontrava nei libri che formavano I'oggetto del suo studio, 
e scegliere quello che per i suoi tempi meglio conve- 
niva. Cosi venne a formarsi una maniera di scrivore 



Dl GIACOMO LROPAnDl 277 

tutta propria, nella quale si ravvisan congiunti la sem- 
plicit^ e la grazia degli scrittori greoi, c la ingenuity, 
chiarezza cd cleganza del nostri scrittori del miglior se- 
colo. Per6, siccome gik dissi, Giacorao ebbe oltre il piii 
prezioso del doni della natura , cio^ 1' intelletto capace 
di sentire e gustare la vera bellezza, ebbe, dico, a pro- 
vare il piii gran male della vita, il doloro, sicch^ cantdj 
per cosi dire J V inferno coUe melodie del Paradiso (1). 



V. 



Oli amorl dl tilaeono Leopardl. 

Per quanto madro natura fosse col Leopardi stata 
matrigna, pure gli aveva da to un cuore sensibilissimo, 
quindi non h a meravigliarsi ck'egli eominoiasse per 
tempo a provare V amore^ ma quali fassero le donne da 
lui araate non pu5 dirsi con piena certezza perch^ su 
questo riguardo fa uso di grande riserbo, e solo da 
qualche frase delle sue Icttere, o di quelle direttegli dai 
8uoi il biografo pu6 argomentare alcuna cosa. 

Ma innanzi che io proceda a dire degli aroori del 
nostro Oiacomo, h bene che affermi com' egli riguardasse 
la donna come qualche cosa di santo, come un angelo 
poeto accanto all' uomo per lenime i dolori della vita 
colla soavitJ^ e la purezza dell' affetto. E dell' alto con* 
cetto eh' egli s' era formato della donna mi pare che fac- 
ciano amplissima testimonianza i seguenti pensieri che 
ramico Prof. Piergili ha trascritto da una copia di mano 

(I) Ranieri: tolorno alia viU Pil dgli tcrHli di G. Leopardi. 



i78 DELLA VITA K DELLE OPERII 

di Paolina, e mi ha mandati innanzi ch'^ Prospero Yiani 
li pubblicasse nella sua recente raccolta di seritti inediti 
di Giacomo Leopardi. 

** Una doima di 20 , 25 o 30 anni ha forse piii 
d' attraits, piil d' illecebre, ed & piu atta a ispirare, e 
maggiormente a mantenero una passione. Cosi almeno 
e paruto a me sempro, anehe nella primissima gioventu: 
cosl anehe ad altri ehe se r.e intendono (M. Merle). Ma 
veramente una giovane dai 16 ai 18 anni ha nel sue 
viso, ne' suoi mod, nelle sue vooi, salti etc. un non so 
che di divino , ehe nienle pu6 agguagliare. Qualui.que 
sia il suo carattere, ii suo gusto; allegra o nialinconica, 
caprieeiosa o grave, vivace o niodesta; quel fiore puris- 
simo, intatto, freschissimo di gioventu, quella speranza 
vergine incolume che gli si legge nel viso e negli atti, 
che voi nel riguardarla concepite in lei e per lei , 
queir aria d' innocenza, d' ignoranza completa del male , 
delle sventure , de' patimenti; quel JBore insomma, quel 
primissimo fior della vita , tutte queste cose , anehe 
senza interessarvi , fanno in voi un' impressione cosl 
viva , cosi profonda , cosl ineffabile , che voi non vi 
saziate di guardare quel viso, ed io non conosco cosa 
che piu di questa sia capace di elevarci 1' anima , di 
trasportarci in un altro mondo, di darci un' idea d' an- 
geli, di paradiso, di divinity, di felicitJi! Tutto questo, 
ripeto, senza innamorarci, ciofe senza muoverci deside- 
rio di possedere quell' oggetto. la stessa divinitA che 
noi vi scorgiamo, ce ne rende in certo modo alieni, ce 
lo fa riguardare come di una sfera diversa e superiore 
alia nostra , a cui non possiamo aspirare. Laddove in 



Dl GiACOMO L£0PARDI 279 

queir altre donne troviamo pid umanitk, piii somiglianza 
con noi ; quindi piii inolinazione in noi verso loro, e 
pid ardire di desiderare una corrispondenza seco. Del 
resto se a quel che ho detto, nel vedere e contemplare 
una giuvane di 16 o 18 anni, si aggiunga il pensiero 
dei patimenti che I' aspettano, delle sventure che vanno 
ad oscurare o a spegnere ben tosto quella pura gioia^ 
della vanity di quelle care speranze, della indicibile fuga- 
cit^ di quel fiore, di quello Btato, di quella bellezza; si 
aggiunga il ritorno sopra noi medesimi, e quindi un 
sentimento di oompassione per quell' angelo di felicity , 
per noi niedesimi, per la sorte umana (tutte cose che 
non possono mancare di venire alia mente) ne segue 
un affetto il piii vago e il piii sublime che possa im- 
maginarsi. „ — Queste sono linee delle piii belle e poe- 
tiche che nel nostro secolo siano state scritte intomo alia 
donna, degne d' un grande ingegno e d' un nobile cuore, 
e che meritano dresser considerate da coloro che nella 
gentile met^ del genere umano non vedono altro che 
un ignobile strumento di voluttuosi piaceri, e le lettere 
nostre trascinano in mezzo al fango dei trivi e dei lupa- 
nari, che vogliono fjGurci credere che virtii ed onoratezza 
non siano piii patrimonio di alcuna, E certamente quando 
Oiacomo scrisse le parole or or riferite doveva essere 
inspirato ed animato da qualche incantevole bellezza, che 
gli scaldava il cuore e gli accendeva la fontasia: ma 
r infelicity fisica fece s) che le donne non corrispon- 
dessero air amore di lui, di maniera che piii tardi scri* 
veva: ^ Oramai credo che tutto sia falso in quegto mon- 
do, anche la virtii, anche la facolt& sensitiva^ anehe, 



280 7>ELLA VITA R DELL^ OPRRK 

r amore (1). ^ E con V andare del tempo V entusiasmo 
cessa affatto, e scrivo: ** La freddezza e V egoismo d' og- 
gidl, V arabizione, V interesse, la perfidia, V insensibililA 
delle donne, che io definisco un animale senza cuore , 
sono cose che mi spaventano (2). ^ Per6, come si vade, 
egli che ha cuore , costretto a fare tal confessione non 
ci scherza e ride come i iroderni nostri scrittori, ma 
se ne addolora perche^ sa che omuia lincit amor, et nas 
cedamus amori. 

Ma quali furono le donne amate dal grande Keca- 
natese? Yediamo d* indagarlo dagli scritti suoi, e dalle 
lettere della sua famiglia, e forse le ricerche non saran- 
no del tutto frustranee. La poesia giovanile che ha per 
titolo 11 primo amore non si ha da reputare uno di 
quei componimenti arcadici in eui con frasi stereotipate 
si dipingono i non sentiti amori; essa h inspirata da un 
sentiffento vivo e potente, ma non mi pare che possa 
con certezza afFermarsi, come fa il Giotti nella sua bio- 
grafia deir illustre recanatese , qual fosse la musa gen- 
tile inspiratrice del Leopardi, sembra per5 che ad esso 
congiunta per legaroi di sangue , per alcun tempo fa- 
cesse dimora nella casa di lui, e quivi per V awenenza 
del corpo^ per la gentilezza e soavit^ dei modi sapesse 
guadagnarsi V affetto del giovane poeta, senza per5 forse 
nemmeno pensare di ricambiarlo con altrettanto amore, 
od ancfae neppure immaginare ch' egli a lei volgesse il 
pensiero. Ma la partenza della donzella fii cagione di 
grave dolore al povero Giacomo, che cantava: 

(1) Eptslolario: Vol. I. p^s. 200. 
(3) Epistolario: Vol. I. p»?. 909. 



Dl GIACOMO L£OI>ARDI 281 

Tomami a mente il dl che la battaglia 
D* amor Betitii la prima volta. e cUrsI: 
Oirai;, ao quest* & amor, com' ei travairlia! 

Che gU occhi al puol tutt* era intenti e flsgt , 
lo mirava colei ch* a questo core 
Primiera il varco e<l innocente aprissi. ^ 

Ahi come mal mi govema^ti, amore! 
Perch^ seco dovea »l dolce aflV'tto 
Hecar tanto desio, tanto dolore? 

K noil sereno, e non intero e «ohie(to, 
Anzi pien di travaglio e di lamento 
Al cor mi di^cendea tanto diletto? 

E queir amore era coal vivo e sontito che 

come per febbre 

Rotto e deliro il sonno venta manco. 

Ma pur troppo quella fanciulla andava lontana da 
lui e a lui non avrebbe forse piii rivolto nn pensiero, 
ed i Bentiroenti provati al momento della partenza coel 
al vivo ci dipinge il pocta: 

Senza w>nno io giacea nu\ dl novello, 
R i destrier che dovean farmi deserto, 
Battean la zampa sotto al patrio ostello. 

Ed 10 timido e cheto ed incsfierto, 
\^r lo balcone al buio protendea 
L* orecchio avido e Tocchio indamo ajterto. 

La voce ail ascoltar« bo ne dovea 
Di quelle labbra uscir, ch* ultima foese; 
La voce, ch* altro il cielo, ahi, mi togliea. 

Quante volte plel>ea voce percoMe 
n dubitoso orecchio, e un gel mi prese, 
E il core in forse a palfiitar pi motse! 

E poi che ftnalmente mi dipcete 
La cara voce al core e de* cavai 
E delle rote il romorto •* intese; 



282 DELLA VITA K D£LLK OPERE 

Orbo liiuaso allor. nii rauxiirchiai 
Palpitando ne\ letto e chiusi gli occhi. 
Stiinsi il cor cou la mano e palpitai. 

Ma se quello fii il primo e non felice amore del 
nostra Giacomo, altre donne pero ne possedettoro il cuore; 
e la Silvia, e la Xerina, e T Aspasia dello sue poesie 
rappresentano senza fallo delle fanciulle di cui egli era 
grandemente invaghito, ma nessuna dello quali pare cor- 

rispondesse al suo affetto, non trovandos'^ne neppiir una 

• 

ehe volesse avere la gloria di farcii consolatrice della 
infelice vita del I^opardi, non troATuidosene neppur una 
che volesse esser piil curante delle nobili doti deiranimo 
e dell' ingegno, oho di quelle fisiche. In una lettera di 
Paolina trovo queste parole: •* La.vostra Serafina si fa 
sposa nel giorno ultimo di agosto (1) ,, ; le quali mi 
fanno credere che la donna ivi nominata non gli sia 
dispiaciuta, e questa era una Serafina Basvecchi figlia- 
stra di Yito Leopardi, zio di Giacomo. Yogliono ancora 
alcuni critici che, giovinetto, il recanatese amasse una 
fanciuUa del popolo, ma io non ho trovato modo di ve- 
rificare la cosa, la quale del resto pu5 essere benissimo, 
e non ha nulla dello strano. E I' Aspasia che, come 
egli scrisse , 

Raggio divino al mio })ensiero apparve 
Donna, la tua beit&, 

quella Aspasia 

Che smisurato amor, che afihnui iuteaf^i, 
Che indicibili moti e che deliri 

(1) Piergili: LcUcrc a G. Lcopardi e(c. p. 191. 



Dl GIACOMO LeOPARDl 283 

mosse in Lui p chi era olla mai ? Le indagini che si- 
nora sono stato fatte per ginngero a conoscerlo, sono 
riuscite tutto vane, e non saWi io certo colui che in- 
vent! una storiella qualunque per appagare ]a curiosity 
dei Icttori. 

Aleuni , e tra questi il Posocco , hanno voluto far 
credere che il nome di Aspasia coprisse quelle della 
Contessa Teresa Camiani Malvezzi, per6 il Viani aflFer- 
ma che ella non 5, promettendo di farlo toccar con 
niano nel Supplemento all' Appendice dell' EpistolariOy e 
a n)e non pare che gli argomenti addotti dal Posocco 
raigano a provare in modo indubitabile che la Mal- 
vezzi sia r Aspasia <lelle poesie di Giacomo; essi val- 
gono soltanto a farci sapere che anche questa donna fu, 
per le doti dell' animo e dell' ingegno, tra quelle amate 
dal Leopardi , quantunque questi si periti di chiamar 
amore il sentirocnto vivissimo di simpatia ch' egli per 
lei provava. 

In una sua lettera al fratello Carlo il 30 Maggie 
1826 Giacomo scriveva: *^ Sono entrato con una donna.... 
in una relazione , che forma ora una gran parte della 
mia vita. Non ^ giovane, ma ^ di una grazia e di uno 
spirito che (credilo a me, che finora 1' avevo creduto 
impossibile ) supplisce alia gioventii , e crea un' illusione 
niaravigliosa. Xei primi giomi che la conobbi, vissi in 
una specie di delirio e di febbre. Non abbiamo mai par- 
lato di amore se non per ischerzo, ma viviamo insieme 
in un' amicizia tenera e sensibile, con un interesse scam- 
bievole, e un abbandono, che ^ come un amore senza 
inquietudine. Ha per me una stima altissima; se le leggo 



284 DKLLA VITA R DELLE OPEI^R 

qualche mia cosa, spesso piange di cuore senz* affettar 
zione; le lodi degli altri non hanno per me nessuna so- 
stanza: le sue mi si con vertono tutte in sangue, e mi res< a- 
no tutte neir anima. Ama ed intende molto le lettere e la 
filosofia; non oi manea mai materia di diseorso, e quasi 
ogni sera io sono con lei dalF avemaria alia mezzanotte 
passata, e mi pare un momento. Ci confidir.mo tutti i 
nostri segreti, ci riprendiamo, ci awisiamo dei nostri 
difetti. In somma questa conoscenza forma e former^ 
un' epoca ben marcata dalla mia vita, perchft mi ha 
disingannato d<^l disinganno, mi ha convinto che ci sono 
veramente al mondo dei piaceri che io credeva impos- 
sibili , e che io sono ancor capace d' illusioni stabili , 
malgrado la cognizione e V assuefazione contraria oosl 
radicata, ed ha risuscitato il mio cuore, dopo un sonno 
anzi una morte completa, durata per tanti anni (1). ^ 
Ma questa donna gentile che comprendeva la mente 
ed il cuore del Leopardi, e faceva rinascere in lui la spe- 
ranza e la fede era proprio la colta bolognese? Prospero 
Yiani in una nota a questa lettera ci dice ch:^ questa donna 
e nominata sul Jitie della lettet^a 293, ed infatti in questa 
lettera si accenna ad una contessa Malvezzi di Bologna, 
dama di molto spirito e molta coltura, ma non vi trovo 
neppure una sillaba che possa far credere indubbiamente 
che la Malvezzi fosse quella di cui Giacomo parlava con 
suo fratello, per6 neir Appendice alt Epistotafio^ or non 
ha guari venuta alia luce, trovo ristampata la lettera 
278 , da cui ho tolto il brano qui riportato, senza la 
reticenza che ^ nell' Epistolario, e da essa chiaramente 

(1) toopcriti: EpUlulario Vol. I. pag. 456-457. 



Dt GtACOMO LGOPARDI 285 

risulta che la donna di eui vi si parla ^ in realty la 
contessa Malvezzi, colla quale per6 un anno appresso 
area gik rotto ogni intima relazionc perchfe cosl a lei 
era piacinto avondo trovato che la comyersmione da sola 
a sola con Giaoomo V anwnava. 

N& altro qui mi pare di poter aggiungere intomo 
agli amori del Leopardi, il quale non fortunato neppure 
in questo per la sua deformity fisica, ebbe per6 tale e 
cosl grande concetto della donna^ prov5 per lei cosl viva 
e virtuosa passione che a ci6 1' Italiana poesia deve al- 
cuni dei canti piu belli di cui essa si onori. 

Le pofsie del Leopard! 

Non ^ di mestieri che io qui parli di tutti gli scritti 
fioetici che del Recanatose ci restarono, ch^ basterii a 
fame conoscere la sua anima ed il suo ingegno, IVsamo 
di alcuni. 

Col florgere di una nuova scuola letteraria, la quale 
Ri proponeva il patriottico scopo di risvegliare gli ani- 
mi degli Italiani asRopiti dalla troppo lunga servitft, ed 
innamorarli della liberty ed indipendenza, era natural 
co8a che gli scrittori piii eletti rivolgessero il pnsiero 
a tomare in onore lo studio di quegli che, per amore 
alia indipendenza; per grandezza di animo e di ingegno, 
fu e sark sempre da riguardarsi non 80I0 come il pa- 
dre della nostra letteratura, ma altresl il piii illustre ed 
il piu Italiano degli Italinni. Se con sacrifizi di sangue 
e di denaro giungemmo finalmentc a riconqnistarci una 




286 DELLA VITA B DELtE OI*ERE 

patria libera, non bisogna per5 dimenticarsi che le ri- 
voluzioni e le barricate furono precedute e preparate dai 
nostri poeti e prosatori che dallo scorcio del pas:ifato se- 
oolo fino oltre alia metk del presente diffusero e popo- 
larizzaroBO le idee liberali, ridestarono V en tusiasmo pa- 
triottico delle moltitiidini; e quindi se dobbiarao grati- 
tudine a quanti imbrandendo le anni ricacciarono lo 
straniero oltre le Alpi ed il mare, non ne dobbiarao 
nieno a ehi, abbandonate le arcadiehe nenie risvegliava 
la nostra coscienza d' Italiani, e ci spronava ad opere 
generose e grandi. 

A Dante Alighieri, lo sdegnoso ghibellino che di per 
8e stesso fece parte, voile anche il Leopardi rendere il 
tributo del suo ingegno e scrisse la bella canzone sopra 
il monumento che eriger gli si doveva in Firenze. E 
qui alia mente del poera si presenta V ingratitudine del- 
la patria verso il suo maggior figliuolo, la grandezza 
del fiero Ghibellino, le sventure di lui e quelle d' Italia, 
e ci6 trae dolla sua lira versi divini che rivelano i sen- 
timenti provati dallo scrittore nel dettarli. Chi vuole gu- 
star poesia sublime legga questa canzone, e I'anima sua 
verrit ricreata; proverb tutti quei sentimenti da cui Tani- 
mo e la fantasia dello scrittore furon commossi, si da 
dover convenire che il Leopardi non fe certo 1' ultimo 
dei modemi cantori di Dante. Qui non h vano sfoggio di 
rettorica e di erudizione, da cui vengano il calor deiraf- 
etto e I'eleganza delle poetiche iroraaginazioni oscurati, ma 
h il cuore che parla e dal cuore scaturiscc poesia vera. 
Non h piti 1' Arcadia dove gli scrittori fanno a gara a chi 
Bappia usare maggior numero di frasi eleganti incadtonan? 



DI GIACOMO LEOPARDI 28? 

dole, romo Torefice fa delle gioie, apesso senza garbo, 
negli floritti propri, ma & il libero poeta ohe, nauseato 
dello lodi che i venali innalzano ai pot'^nti i qiiali ne 
Bono immoritevoli, schifito di vedere con morta poesia 
desoritti i non sf^ntiti amori, dico, h il libero poeta che 
canti la liberty, la patria e le sue glorie innnortali. lo 
orodo che i detrattori del povero Leopardi, a cui sem- 
bra che alcuni farisei della letteratnra non vogliano fare 
tn>var pace nemmeno nel sepolcro, non abbiano letto 
n^ la canzone alT Italia, n^ quosta pel monumento di 
Dante, od almeno vogliono far le viste di non compren- 
derle altrimenti sarebbe lor forza confessare che c' b il 
doloro, ma non la disperazione, c' b quel dolore che ai 
suoi tempi ogni buon Italiano doveva provare nol veder 
la patria serva di tiranni e di preti. ^ L' argomento 
patriottico , dice Francoaco De Sanctis , e nuovo desta 
nel poeta una viva partecipazione , e gli comunica 
lino slancio e una ispirazione che si mantiene in sino 
alia fine. Ija forma , ancorch^ convenzionale e ri<*or- 
devolc , acquista dal calore e dalla sinceritik dc*l sen- 
timento un moto cel**re e un' aria di original itt^ , o 
te ne senti attirato e compiaciuto, come di forma bel- 
lisninia in questo genere letterario. ^ 

Ma esaminiamo nelle sue parti questa canzone e 
nieglio ce ne appariranno 1p infinite bellezze. II poeta 
ronosce che per svegliar la sua patria dalT nntico soi)or^ 
bisogna che le menti si rivolgano ad ammirare i nobili 
e«empi del passato, da cui possono derivare efficaci in- 
sognamenti per il presente, e rivolto all' Italia le dice: 



O Italia a cor ti stia 
Far ai passati onor; che d^ altrettali 
Oggi vedove son le tue contrade, 
N6 c' 6 chi d'onorar ti si couvegna. 
Volgiti indietro e riguarda, o patna mla, 
Quella schiera infinita d* immortali, 
E piangi e di te stessa ti disdegna. 
Ch6 senza sdegno omai la doglia ^ stolta! 
Volgiti e ti Tergogna e ti nscuoti, 
E ti pudga Una vdlt^ 
Pensier degli avi noetri e de' nepoti. 

E certo, sebbcne 1' Italia non fosse allora priva al 
tutto di figli generosi, come dice il poeta, tuttavia in 
non prospere condizioni ma in infelicissime si ritrovava, 
che, a chi 1' amava d'ardentissimo amore come il Leo- 
pardi, facevan desiderare che si svegliasse dal torpore 
in cui sembrava immersa, n^ a ci5 nulla poteva toraare 
piii acconcio dell' eccitare in lei la vergogna del pre- 
sente, e mostrare la grandezza del passato, invitandola 
ad onorarlo ed imitarlo. Si lamenta poi che le ossa 
di Dante 

Oiaccian esuli ancora 

Dopo il funereo dl sott'altro suolo. 

ma si riconforta in pensando al monumento che si vuole 
innalzargli, mostrando almeno che le arti del bello pros- 
so di noi sono ancor vive, e 

Conforto a nostra sventurata gent^, 

Fra r itale ruine 

Gr itali pregi a celebrare intente. 

Quindi il poeta, dopo di avere accennato che ancor ^li 
vuole air opera altrui unire il suo canto, si rivolge a 



DI GIACOMO LEOPARDI 289 

parlare all' Alighiori e gli ricorda i danni e V onte del- 
la patria con efficace vibratezza ed energia, e non pu6 
a meno di dirgli 

B<'ato t<* che il fato 

A viver nou dann6 fra tanto orrox'e. 

E qui gli si oflFre occasione di ricordare molti e molti 
del mali d' Italia, e questi lo affliggono s) che non pu6 
fistarsi dal chiedere 

IVrche vpniniino a si p^rversi tempi? 
Perch^ il na^cer no desti o perch* prima 
Non no dosti il niorii'c. 
Acerbo fato? 

domanda natnralc in chi, oppresso dal dolore, ha il de- 
siderio di concorrere al bene del proprio paese, e non 
pu6 trovar via por cui a questo si aggiunga; come (» 
naturalissimo il chiedere in appresso se tale stato mise- 
rando di cose non debba mai aver fine. E la conclu- 
sione di qnesto roirabilissimo canto, il cui intento pa- 
trlottico b evidentissimo e degno della piti alta lode, 
mi sembra notevole e spontanea, si che non posso ri- 
manermi dal tniscriverla. 

In etomo perimmo, o il nostro Acorao 
Non ha vorun confine? 
lo mentro viva andr6 Aclamando intonio: 
Volfriti agli avi tuoi, guasto lognagpo: 
Mira questo mine 

E lo carte e le tolo o i manni o i tompli: 
Penaa qual terra premi; e se doAtarti 
Non puA la luce di cotanti of^mpli 
Che stai ? l^vati e parti. 
Non fii oonviene a rI corrotla u^nza 
Qnesta d* animi eccolsi altnre ** Kcola: 
Se di codardi * stanza^ 
Meglio r 6 rixnaner vodova c sola. 

Arehiv, 5tor. March. V. I. 19 



290 DELLA VITA E DBI.LE OPRRB 

Ma V Italia, o roagDanimo j^oeta, s' h risvegliata alia 
potente tua voce, e a quella degli altri generosi oui 
doleva di vedere che fosse 

Non donna di province ma bordello, 

ed ha saputo mostrare al mondo che non era di codardi 
stanza] s* h rendicata da ogni rituperevole servitii di 
stranieri e di chierici, ed ora siede cegina yvI Campi- 
doglio, dove speriamo che sappin emulare la gloria de- 
gli avi. 

Le nozze, poi non avvenute, della sorella Paolina 
oflFrono a Oiacomo occasion e di sciogliere un canto di 
hii non indegno. Non ^ questa rna delle solite poesie 
di nozze in cui entrano , come cose obbligale , le faci 
d' Imene, V elogio di virtd che spesso gli sposi non 
hanno, di bellezze fisiche che esistono solo nella mente 
del poeta, no, quello di Leopardi non h uno di questi 
lavori nuUi che hanno la vita di un giorno. Egli con 
affetto di fratello si rivolge alia sua diletta Paolina per 
darle 1' addio mentre lascia la casa patema e nel tem- 
po istesso mostra, con versi impareggiabili , quali egli 
li sapeva fare , quanto la donna sposa e madre , deve 
alia famiglia, deve alia patria. 

. ^. . . . Madri d' imbelle prole 
V* incresca esser nomate, 

egli dice alle donne italiane, dopo di aver loro ricor- 
dato che da esse 

non poco 

La patna aspetta. 



Dt GIACOMO LEOPARDI * 291 

La carith del natlo loco, che accender dovrebbe il cuore 
iV ogni anima 1 en fatta, 8])iuge il poeta a parlare: egli 
riconosce la potenza dell' educazione per migliorare gli 
uomini, o ricorda alia sua dilotta come questo sia uno 
del doveri pid santi che natura impose alia madre; guai 
a eolei che vi manca! guai alia terra dove la donna 
non ha cura dell' educazione dei figli! Tattendono vizii 
lirutali ed jobbrobriosa servitu, onde giustamente il poe- 
ta nostro esclama: 

Ragion <li nostra etale 
lo chioggo a voi. 

Quando Oiacomo scrisse questa magnifica canzone 
aveva gift provato il dolore, aveva visto la corruzione 
dei suoi tempi, ma net mentre scorge che 

■ 

Immenno 

Tra fort una <* valor (Usaidio pone 
II corrotto coHtumo, 

non gli manca la fiducia nell' avvenire, e spent che per 
opera delle madri la nuoya generazione 

I danni e il piantii 

Delia virtude a toUerar K^aw^zzi 

#* qu(»l che pregia e cole 

I A vergoguoM etA condanni e .«prez7i. 

Xon ^ il credere nella assoluta mancanza della virtii 
nel mondo che fa parlare il poeta, non t^ il credere che 
il cuore umano non sia piii capace di nutrire sentimenti 
che spronino V individuo ad azioni generose, no, ^ il de- 
siderio del meglio, ^ il desidorio di npronare i virtuosi 



292 DELLA VITA B DELLE OPERE 

a far si che un giorno il lene regni sovrano tra gli 
uomini, il quale pone in bocca alio scrittore accenti se- 
ven e di sdegno eontro i niali del suo tempo. Si sente 
r uomo stanco e nauseato della perversity dell' epoca in 
cui vive, ma un raggio di speranza gli vive ancora nel 
cuore, e gli fa compire la piii nolile delle azioni che 
dal cittadino fossa esser conipita, !o spinge a ridestare 
i suoi connazionali che pare sonnecchino e non s^ av- 
vedano come siano caduti in basso loco. 

Per eleganza e spontaneity di verso, per novitk e 
naturalezza d' immagini, per una soave armonia che 
tutto lo domina^ ed in fine per essere nn fedele spec- 
chio dei sentimenti delf animo del Leopardi non me- 
rita d' esser passato sotto silenzio II sabato del viUaggio. 
In questa elettissima poesia, che quante volte rileggo 
tante trovo mirabile, il concetto domiuante h che un 
bene il quale speriamo ci riesce piu dolce di quando 
lo abbiamo ottenuto; che anzi una cosa fino a tanto che 
la speriamo h un bene, ma quando siamo pervenuti a 
possederla cessa di esserlo. Da ci5 consegue la massima 
sconsolante che domina in tutta la filosofia del Leopardi, 
che il bene e la speranza sono cos^ vane , e che il 
solo dolore h reale. Filosofia desolante, non nego, ma che 
fu una conseguenza naturale dei dolori fisici e morali 
da cui r infelice poeta fu oppresso. ila sebbene vi sia 
tale concetto filosofico predominant^ questo componimen- 
to poetico h uno dei pid belli che siano usciti dair in- 
gegno e dal cnore dell' illustre Recanatese, e caro ne 
riesce per 1' aggraziata semplicitk con cui ci pone sot- 
t' occhi quella danzeUetta che vie^i dalla campagna 



Dl 6IAC0M0 LEOPAHDt 293 

In flul calar del sole, 

e la vpcchiercUa che 

Si(»(1e con le vicine 
Su la scala a filar, 

riof)rc)ando i bei giomi della sua liorita et&. E ti par 
di vodere e d' udire che 

I fanciulli gridando 
Su la piazzuoU in frotta, 
K qua p \k saltando, 
Kanno un lieto romore; 

ed il poeta ti fa con lui entrarc nella bottega del le- 
gnaiuolo, e ti fa assistere alia diligenza che pone per 



fomir r opra anzi il chiarir dell* alba. 



Pcro chiaro aj^parisoe tutto il concetto filoBofico del- 
r autore nella penultima stanza, in cui dice: 

Quefito di nette d il piu gradito giomo 
Pien di upenie e di gioia; 
Uiman tristezza e noia 
Recheran Toi^e, ed al travaglio u^ato 
Ciascuno in suo pen^ier (Ark ritorao. 

Dalle quali parole si vede come il Leopardi credesse 
che: ^ La noia non ^ se non di qiielli in cui lo spi- 
rito b qualche cosa. Piii pu6 lo spirito in alcuno, piii 
la noia ft frequent^, penosa e terribile; ^ e come egli 
fosse di pensiero che: ^ L\ noia i"^ in qualche modo il 
piik sublime dei sontimenti umani (1). « La qual cosa, 
e molti saran del mio avviso, non posso credere vera, 

Laor«iit>i: Pi'ii^iori C7 t* 68. 



I 

294 DCLLA VITA E DCLLE OPERE 

altrimenti bisognerebbe convenire che la poverta di spi- 
rito e r ignoranza sono i piii grandi beni di cui possa 
r uomo godere, mentre non sono che i piii grandi mali 
che ne possano affliggere, porciocch^ allora non potrom- 
mo godere della civilt^, la quale tanto piJl e in vigore 
quanto piii gli uomini sono colti e pid buoni. Ma eh*» 
a tali conclusioni disperate venisse il Leopardi infeli- 
cissimo non e a meravigliarsi, solo b da far le mera- 
viglie di coloro i quali, non trovandosi nelle condizioni 
fisiche e morali di lui, le accettano come buone, perch^ 
vedendo che con tntto questo egli pot^, meritamente, 
conseguire gloria immortale , pensano che a loro sia 
dato ottener lo stesso fine seguendone la dottrina fi~ 
losofica anco in quelle parti in cui non pu6 e non 
deve essere imitata. 

I^a Ciinzone A Silvia, in cui rieorda Faraor suo per 
una giorinetta tessitrice la quale 

pria che Terbe inaridisse il verno. 

Da rhiu5to morbo corabattuta e vinta. 

cadeva morta, e canzone affettuosa, piena di soave roe- 
lanconia, e ti commuoYe sentire il poeta che si lamenta 
del suo destino con queste desolate parole: 

Anche peria fra poco 
La speranza mia dolce: agli anni miei 
Anche negaix) i fati 
La giovinezza. Ahi come. 
Ck>m6 passata sei, 
Cara compagna deir etk niia nova. 
Mia lacriroata speme! 
Questo 6 quel mondo? questi 
I diletti, r amor, 1* opre, gli eventi 
Onde cotanto ragionaramo insieme? 



Dl GIACOMO LGOPARDI 295 

Quo^ta la sortp delle umanf" genii ? 
All* ap|Kirir del v»»ro, 
Tu nuserA, c.ule«ti: e von la mano 
L:i fn* Mh morte e<l una tomba ignuda 
Mo9travi dl lontano. 

La poesift <lol Loopardi o ominentemente soggettiTa, 
perciu, sia cbe colebri Un vine i tore net giuoco dtl pal- 
lofie^ sia die scioIj»:a un canto a Bruto Athwre o saluti 
La Primarera^ sonipro vi trovi espresso V animo intero 
dell' autore, e la condizione i^sicologica delle vario etA 
di lui la puoi honissimo dedurre dair esame dei suoi 
parti poetici, i qwali mentre sono eondotti con un pro- 
fondo gusto deir arte non cessano di essere originali, 
nun 9i allontanano dalla realty senza per5 daro, come 
fanno i realisti modcrni, noil' oscono; ed efiempio di rea- 
lisino (> La qtiiete dopo la tempesta^ oltre il Sabato del 
villaggio cbe gik esamiuanimo, dove sono quadretti do- 
licati, gontili e pieni d' incantevole naturalezza, si cbe 
to non sai se un pittor^ avrebbe saputo far di mcglio 
per quanto valente ed esperto. E della Primavera ha 
acritto di lecente una analisi accurata lo Zumbini, il 
cui valore nella critica oggimai tutti conoscono, mo- 
strando come in quei versi specialmente si riveli nel 
Leopardi 1' amore alle favole anticbe, cbe gli duole sian 
spente, come giil se n;' dolsero altri poeti stranieri, e 
tra noi il Monti. Per6 il Recanatese rimpiange la 
morte delle favole anticbe sotto un punto di vista di- 
verso da quello che fa il poeta di Fusignano; questi 
considera la niitologia solo come un mezzo per adornare 
ed abbellir*' concetti ed idee modeme e cristiano, men- 
tre quegli vorrebbe che ancora fosse viva e creduta. 



!^96 DCLLA VITA E DELLE OPERE 

perch^ pensa che il cuore e la mente debbano appa- 
garsi meglio dello favole che non di eerte veritk le 
quali dimostrano la vanitd delle cose umaiie. Cio al- 
meno mi scmbra dover dire in quanto all' idea inspi- 
ratrice del poeta, riguardo poi alia forma della canzone, 
consentendo pienamento collo Zumbini non reputo fuor 
di luogo citare le sue stesse parole. 

•* . . . Ci6 che diparte questa canzone leopardesea 
da tutte le altre poesie moderne intorno a He fa vole an- 
tiche , sono principalmente le sue particolari qualitit 
estetiche. Essa canta V antico, appropriandosi mirabil- 
mente le forme e il sentimento dell' arte classica; e gik 
notammo in essa parecchie immagini di antichi poeti^ 
nelle quali il nostro, trasportandole in questa sua can- 
zone, trasfuse una vita e un calor nuovo, derivati dal- 
la meditazione amorosa delle proprie idee, del suo cuore 
stesso. Ora, come abbiam fatto per questa canzone, cosi 
per tutte le altre, e specie per quelle del secondo perio- 
do, si potrebbe studiare questa meravigliosa appropria- 
zione di forme antiche, corapiuta dal Leopardi. Potrebbe 
notarsi come talvolta ei togliesse dagli antichi V imma- 
gine insieme con 1' idea a cui essa faceva luce; come 
tal altra prendesse 1' immagine sola, adoperandola a far 
poetico un concetto tutto suo proprio. II quale secon- 
do modo gli riuscl mirabilmente, anche quando il suo 
concetto fondamentale era affatto diverso da quello del 
poeta, da cui pigliava immagini o concetti particola- 
ri (1). ^ — Ed appunto in questo io son di pensiero 

(1) V. Zombi m: Alia PHmavera, o delU Favole antiche, canzone di G/a> 
eomo L§opa^*di, pag. 55. — Napoli, Tip. Pcrrotli 1879. 



6l GIACOMO LEOPARDI 2^7 

che 8tia il segreto dell' arte di Leopardi, che ^ antico 
e moderno ad un tempo: antico per la splendidezza, 
eleganza e luce armoniosa delta forma, moderno per i 
pensieri e le idee. Egli, piuttosto che servile imitatore 
deir arte antica, pu6 dirsi scrittore originate ola^sico che 
dai latini e dai greci ha saputo prendcre quel che gli 
tomava acooncio alia manifestazione dei suoi concetti ed 
appropriarselo convenientemente. 

Ma se io qui volessi mostrare i pregi delle poesie 
tutte del nostro Giacomo, troppe altre pagine dovrei 
scrivere, e forse farei opera vana perchi^ elleno oggi- 
mai corrono per le mani di tutti, ed a tutti ^ dato 
gustarle ed esaminarle con aceuratezza, a me basta quel 
che ne ho detto sin qui per far vodere che la fama di 
sommo poeta dai Leopardi acquistata gli ^ ben dovuta, 
per quanto i suoi detrattori ne cantino. 

vn. 

Mall ftslcl e morall 4el Leopardi. 
8aol Tla^. 

Indebolito pijl che mai dagli assidui studii, il po* 
vero corpicciuolo del nostro Giacomo per potere corn- 
spondere alia meravigliosa attiyit^ della mente sua, as- 
aalito da grave malore agli occhi, si che son pot^ per 
qaalche tempo studiare sui libri, cominci6 a meditare, 
quasi unico conforto che fosse rimasto al suo misero 
atato, e a voler cercare la ragione delle cose; ed inna- 
moratOBi della filosoBa ma^ pid abbandonoUa, quantun- 
que da lei ricercasse indarno la spiegazione dei grandi 
misteri che reggono le sorti del genere umano, e le vi- 
oende della natura. 



298 HELLA VITA E DELLE OPERE 

Gik nel 1817 egli si lamentava della propria sa- 
lute, scrivendo: *" Ma mi fa infelice primieramente Tas- 
senza della salute, perch^, oltre che io non sono quel 
filosofo ehe non mi curi della vita, mi vedo forzato a 
star lontano dair amor mio, che ^ lo studio (1). r* T^ 
pochi giomi appresso soggiungeva. "^ Sappiate che sono 
sei mesi che io non iscrivo, e leggo cosi poco che si 
pu6 dir niente (2). „ Ed al Giordani, che non appena 
conobbe il Leopardi ne scopri il grandissimo ingegno 
e strinse con lui i xincoli della piii sincera e calda ami- 
cizia, in data del 29 agosto del 1817 scriveva queste 
altre parole, che fanno fede deir infelice stato di sua 
salute, e del dolore che doveva provarne: * Nella prima 
vi pregava che non pensaste di me quello che con poco 
pericolo ui sbagliare si pensa dei giovani, quando di- 
cono di essere infelici: vi diceva che benchfe io abbia 
molti desiderii, nessuno ha potuto mai n^ potr& farmi 
infelice, che tale mi fa V assenza della salute, che, to- 
gliendomi lo studio in Recanati mi toglie tutto, oltre al 

■ 

pensiero, che ^ stato sempre il mio carnefice, e sar& il 
mio distruttore, se io durer6 in poter suo in questa 
solitudine (3). „ 

Riavutosi alquanto della sua malattia oculare, e tor- 
nato alia predilette sue occupazioni, cominci5 a provare 
vivissimo il desiderio di conoscere uomini e cose, e di 
lasciare Secanati e la sua famiglia che a ci6 non davan- 
gli agio. E di andare in una citt& piii grande consi- 
gliavanlo ancora gli amici; e segnatamente il Giordani, 

(I) LioPASDi: Epistolirio, Vol. (. pig. 6t. 
(9) LsopASDi: Epi$(nIario, Vol. I. pag. 65. 
(S) LtovARDi: EpisloUrio VoL I. pag. 66. • 



of GIACOMO LEOPARDl 290 

il quale era d^ avviso che altrove avrebbe avuto mezzo 
di far conosoere lo straordinario suo inp^egno, e racco- 
gliere forse ampia messe di onori e di gloria; ma ad 
attuare tale disegno molti ostacoli gli si frapponevano 
dalla famiglia, la quale forse fuori di casa non g\i avreb- 
be dati i mezzi neoessari per vivere, come pu6 facil- 
ment^ arguirsi da molti passi di lettere di Giacomo, in 
una delle quali egli scrive: ** Sappiate che io non ho 
un baiocco da spendere; ma mio padre mi provvede di 
tutto quello che io gli domando, e brama e vuole che 
gli domandi quello che desidero. E io tra il non avere 
e il domandare seelgo il non avere, eccetto ee la ne- 
cessity de' miei .tudii o la voglia troppo ardente di 
leggere qualche libro non mi fa forza (1). ^ — E qui 
ci aark alcuno che ehiameril stranezza questa del poeta 
recanatese, mentre ntranezza non ^ in un giovane che 
non vuole ormai esger govemato come un fanciullo, in 
un giovane che forse sa che anche alle domande dal 
padre 8i sarebbe difficilmente risf.osto affermativamente, 
di maniera che giun^e a scrivere queste gravi parole: 
"^ E potr& anche far la fortuna che mi manchi il vitto 
e il vestire, ma non costringermi a domandarlo neppure 
alia mia famiglia (2). „ E tanta awersione non vi sa- 
rebl)e stata al chiedere se avesse conosciuto facile la 
condiscendenza. Ma in Recanliti ai vedeva sempre piii di 
mal animo, altresl perch^ non lo stimavano ancora ca* 
pace di p^nsieri propri e non avrebbero voluto che agia- 
86 di sua volont&, ma che si lasciasse guidare per ma- 

(1) LiOMftDi: EpUtolirio, Vol. I. pif. 86. 
(9) LiofAiDi: Epistolario, Vol. L pag. tl8. 



300 DELLA VITA E DELLE dPERE 

no quasi un fanciullo. A questo proposito mi pare im- 
portante riferire il seguente brano d' una sua lettera, 
anche a costo che mi si abbia a biasimare di soverchie 
citazioni: ** E non voglio lasciar di dirvi che questi 
paesi in verity sono sterili e difficili, ma qualunque 
altro colla metk della iria premura ne potrebbe pur 
cavare assai piii ch' io non potrei. Alia fine io sono un 
fanciullo e trattato da fanciullo, non dico in casa, dove 
mi trattano da bambino, ma fuori chiunque ha qualche 
notizia della mia famiglia, ricevendo una mia lettera e 
vedendo questo nuovo Giacomo, se pure non mi piglia 
per r anima di mio nonno morto 35 anni fa, che porto 
questo nome^ suppone che io sia uno de' fantocci di 
casa, e considera che rispondendo egli uomo fatto (fosse 
ancora un castaldo) a me ragazzo, mi fa un favore; e 
per6 con due righe mi spaccia, delle quali Y una con- 
tiene i saluti per mio padre. In Becanati poi io sono 
tenuto quello che sono, un vero e pr^tto ragazzo, e i 
piii ci aggiungono i titoli di saccentuzzo, di filosofo, 
d' eremita e che so io. Di maniera che s' io m' arri- 
schio di coafortare chicchessia a comperare un libro, o 
mi risponde eon una risata, o mi si mette in sul serio 
e mi dice che non ^ pid quel tempo; che venga avanti 
e vedr6 io; che anch' egli dell' etk mia aveva questo 
genio di comprar libri, il quale se n' h ito, venendo 
il giudizio; che il medesimo succ(^derit a me: e allora io 
ragazzo non posso alzar la voce e gridare: razza d'asini, 
se vi pensate ch' io m' abbia a venire simile a voi al- 
tri, v' ingannate a partito: ch^ io non lascer6 d' amare 
i libri se non quando mi lascerJl il giudizio, il quale 



DI GIACOMO LEOPARDl 301 

Toi non avete avuto niai, non ch' egli vi sia venuto 
qunndo axete laseiato d' amare i libri (1). ^ 

Intanto la zia Ferdinanda, delta quale ho altrove 
parlatO; scriyeva al padre di Giacomo per indurlo a la- 
sciarlo andare, almeno per qualche tempo, in Roma e 
sperava di riusoirci, ma ci vollero due anni innanzi che 
egli desse a ci5 il suo consentimento, sia perchfe la strin- 
gatezza con cui Adelaide teneva il marito Monaldo ed 
i figli faceva si che a Giacomo non potesse stabilirsi 
alcuna somma per vivere fuor di casa, sia perch^ il pa- 
dre temeva che dal contatto coi letterati e coi giovani 
delle university il figliuolo potesse divenire seguace dei 
principii liberali. E questa contrarietji, ed una specie 
di censura domestica che s' era stabilita perch^. "^ si 
sono accorti, scrive Giacomo al Giordani, che io ixniH- 
f« 0for« vffi' T^v X9iv«y „ gli accrescono V uggia ed il 
desiderio d' uscire dalla casa patema, dalla quale pur 
tenta di fuggire chiedendo al conte Xaverio Broglio 
d' Ajano in Macerata il passaporto, che per6 viene alle 
mani di Monaldo, come vedesi da una lunga lettera del 
13 agosto 1819 alio stesso Broglio, dove V infelice gio- 
vane fa una vivissima dipintura dolla crudeltd del d^ 
stino e dclla domestica tirannia, che, quantunque sia 
tftato sempre amante dclla virt(i, alia 6ne per dispera- 
zione lo condurranno alia colpa perch^ la virtu m* i 
stata sempre inutile (2). Anche gli amici del giovane 
filosofo si adoperavano per procurargli un mezzo di vi-* 

(I) LiorAiiM: Epistolirio Vol. I. pag. 86 e 87. 

(9) Vedasi T int<*res<anf« scrilto del Prof. G. Pierfili toUtoltto. Giacomo 
Lttpmrdi tmoi fkggire dalla ca$a patema, che vide la luce netia muota aw* 
rotMU, aooo XIV Fate. IV del 15 Pebbraio 1879. 



302 DELLA VITA E DELLE OPERE 

vere fuori di Recanati, ed il Brighenli da Bologna 
scrivevagli mostraBdogli come in quella citti ei sarebbe 
stata una cattedra a cui egli avrebbe potuto aspirare. 
Ma per poterla ottenere bisognava far degli uffici presso 
persone potenti, n^ Monaldo si sarebbe piegato a fame 
per cosa al mondo. " Non vuol mantenermi (scrive il 
figlio), fiiori di qui a sue sole spese; ma non move- 
rebbe una paglia per procurarmi altrove un mezzo di 
sussistenza che mi togliesse da questa disperazione (1). ^ 
A Roma Ferdinanda dal canto suo si adoperaya, ma 
indamo, per far ottenere al nepote la cattedra di pro- 
fessore di lingua latina alia biblioteca vaticana. 

Ma per quanti fossero gli ostacoli che impedivano a 
Giacomo di allontanarsi dal natlo borgo sdvaggio^ final- 
mente pot^ superarli, e nel raese di novembre del 1822 
si rec6 a Roma, dove trov6 le vestigia di quell' antica 
grande?za ch' egli insino allora aveva studiata sui libri, 
ma nulla piii che le vestigia, poich^ scrive alia sorella 
Paolina: ^ Parlando sul serio, tenete per certissimo che 
il piiL stolido Recanatese ha una maggior dose di buon 
senso che il piti savio e pid grave Romano. ^ Giudizio 
forse in gran parte esagerato e d^ un uamo di pessimo 
umorej come giustamente osserva il Puccianti, ma che 
nasceva naturale in lui, che, immerso negli studii della 
veneranda antichitJi, si figurava di trovare i nepoti in 
tutto e per tutto degni degli avi, mentre invece la ti- 
rannide sacerdotale aveva tutto guasto e corrotto. 

Quivi si pose con avidit{\ a studiare sui codici an- 
tichi, e frutto di questo studio si fu un catalogo di 

CO LsopiBDi: EpitCoItrio, Vol. I. pag. Sll. 



Dl GfAGOMO LEOPABDI 303 

manoscritti greci ed altri importanti e magnifici lavori, 
p, se natiira e fortuna !* avessero fayorito, il celebre 
Mai non sarebbe stato piil solo nelle sue dotte ricer- 
che. In Roma fu, per la sua molta e varia dottrina, 
ammirabile in giovine di soli 27 anni, amato e pre- 
murosamente cercato dai piii dotti stranien; ed il 
Xiebhar, V erudito scrittore della storia antica di Ro- 
ma, pubblicamente rendeva testimonianza della gran- 
dezza del Recanatese, ed offerivagli, nia imitilmente, 
una cattedra di filosofia greca in Prussia, ci6 che 
avrebbe dovuto fare questa ingratissima e sventura- 
tii^sima Italia, dove ben di rado i sommi uomini che 
vi ebbero i natali furono degnamente onorati; e ci6 
forse perch^ la grandezza loro poteva esser rimprovero 
alia nullity di quelli che, solo per la propria servility 
e per V adulazione ai potenti avean potuto oonseguire 
onori e ricchezze. — Giacomo, come tutti gli uomini 
di fermo carattere e d' eletto ingegno, rifuggiva da tali 
i^aflse arti, e sebbene desiderasse usoire della mediocritit 
e oonseguire fama durevole , non voleva conseguirlo a 
prezzo del proprio deooro e della propria dignitik so- 
condo egli stesso confessa eon queste parole: *^ Ora- 
mai comincio, o mio caro, aneh' io a disprezzare la 
gloria, comincio a intendere insieme con voi che cosa 
aia contentarsi di se medesimi, e mettersi colla mente 
piti in 8U della fama e della gloria e degli uomini e 
di tutto il mondo. Ha sentito qualche cosa quento mio 
cuore, yter la quale mi par pure ch' egli sia nobile; e 
mi parete pure una yil cosa voi altri uomini, ai quali se 
per avere gloria bisogna che m' abbabbi a domandar* 



304 DELLA VITA E DELLB OPEM 

la, non la voglio che posso l)en io farmi glorioso pres- 
60 me stesso^ avendo ogni co.sft in me, e pid assai che 
voi non mi potete in nessnnissimo modo dare (1). ^ 
Queste parole scritte al Giordani, che possono parere 
superhe, non sono, ma rengono dettate da chi ha la 
coscienza di sh e si 8ente la forza di disprezzare ogni 
bas8ezza e volgaritA della orassa ignoranza che, masche- 
rata colle vcsti della sapienza, vuol fiirsi dispensatrice 
di fema e' di lode. 

Ma, ripeto, se i monumenti di Roma ricordaran la 
sua antica grandezza, non cosl gli uomini che di di- 
scendenti di quegli antichissimi e gloriosi padri non 
serbavan altro che il non:e; mentre essi, oppressi da nn 
mostro di govemo, eran ridotti un vil gregge di schiari; 
Leopardi ci6 vide, e pianse la passata e morta gran- 
dezza. D Niebhur si adoper6 come meglio poteva pres- 
so il cardinal Consalvi a fine d' ottenergli un impiego, 
e questi gli offerse la prelatura, facendogli brillare in- 
nanzi agli occhi la speranza di rapidi avanzamenti, 
ma il Recanatese non voile saperne, chfe quello non 
era ufl&cio il qual convenisse al suo carattere indipen- 
dente ed al suo ingegno. 

E che di prelature e di cariche non volesse saper- 
ne gi^ aveva significato al Giordani fin dal 16 settem- 
bre 1817 eon queste parole: ** E quando dico mondo, 
intendo questo mondo ordinario, perch^ forse volendo 
non otterrei, ma certo non voglio nh titoli, n^ onori, 
nfe cariche; e Dio mi scampi poi dalle prelature che 
mi vorrebbero gittar sul muso (2). ^ 

(1) LiopARDi: Epistolario, Vol. I. pag. 96. 
(%) LMPAasi: fipUtoUiio, Vol. I. ptg. 70. 



DI GIACOMO LISOPARDI 30S 

Nel soggiorno di Roma fatti notevoli non gli ac- 
caddero, ma anche qui non trov6 quello che pensava 
dovesse essere in una gran citti^; la letteratura era 
pettegola e ciarliera, la scienza vacua e gonfia di vana 
superbia. Ecoo com' egli sorive dei letterati romani a 
8U0 padre, nel dicembro del 1822: ^ Quanto ai lette- 
rati, de' quali olla mi domanda , io n' ho veramente 
conosciuto pochi, e questi pochi m' hanno tolto la vo- 
glia di conosoeme altri. Tutti pretendono d' arrivare 
all' immortalitA in carrozza, come i cattivi cristiani al 
paradiso. Secondo loro, il sommo della sapienza uma- 
na, anzi la sola e vera scienza dell' uomo, h V Anti- 
quaria. Non ho ancora potuto conoscere un letterato 
roiiiano che intenda sotto il nome di letteratura altro 
che r Archeologia. Filosofia, morale, politica, scienza del 
cuore umano, eloquenza, poesia, filologia, tutto ci6 e 
straniero in Roma, e pur un giuoco da fanciulli, a 
paragone del trovare se quel pezzo di rame o di sasso 
appartenne a Marcantonio o Marcagrippa. La bella h 
che non si trova un Romano il quale realmente pos- 
Hieda il latino o il greco; senza la perfetta cognizione 
delle quali linguo, ella ben vede che cosa mai posna 
e«8ere lo studio dell' antichitil. Tutto il giomo ciarlano 
e disputano, e si motte^giano ne' giornali; e fanno ca- 
bale e partiti; e cosl vive e fa progressi la lett<*ratura 
romana (1 ). ^ Ma sc* cosi era la gran turba dei letterati 
deir etema citti, pure Giacomo ronfessa d'aver tmvato 
il Mai tut( altro da questa canaglia, e parecchi dotti 
forestieri che sono ben altra cosa che i Romani. Sicch*"^ 

(1) Lior*«Di: Epi»tolari'S Vol. 1. pig. 968. 

Afchiv. Slor. March. V /. 20 



306 DELL A VITA E DELLE OPERE 

si capisce che ben presto V uggia e la noia lo assal- 
gono anche in Roma, ma questo, come confessa egli 
stesso a suo fratello Carlo, viene forse dalla sua parti- 
colare costituzione fisica e morale] pur tuttavia il re- 
dere la sciocchezza e vanitll de' lotterati gli fa dispetto 
e lo avrilisce in modo che manderebbe la letteratura 
al diavolo mille volte. 

Tntanto la lontananza dal liiogo natio facevagli piii 
prepotente sentire V amore dei siioi, facevagli rinascere 
il desiderio di riveder quelle cose in mezzo alle quali 
avea trascorso gli anni di sua prima giovinezza, ed il 
cui pensiero ridestavagli cari ed affettuosi ricordi: ab- 
bandon6 dunque Roma, ed in Recanati fece ritorno, ma 
di verso da quello di prima, perchfe non aveva trovato 
che la society appagasse le umane illusioni, ed il di- 
singanno cominciavalo a tormentare. 

Nel luglio 1825 lasci6 di nuovo Recanati a fine di 
recarsi a Milano, dove lo aveva chiamato V editore A. F. 
Stella per assistere alia pubblicazione delle opere di 
Marco TuUio Cicerone e degli altri classici latini. Stra- 
da facendo fermossi in Bologna, dove fu accolto da quei 
letterati in guisa che parvegli piii cordiale di quella di 
Roma, poich^, scrivendo a Francesco Puccinotti in data 
del 20 marzo 1826, gli dice: ^ Mi chiedevi nella tua 
ultima come mi trattassero questi signori letterati. In 
verity non ho di che lamentarmi; mi fanno piii onore 
che io non merito. „ E questa ultima frase mostra co- 
me la vera dottrina vada in lui accompagnata ad una 
rara ed imitabile modestia. 

Trattenutosi pochi giorni, per allora, a Bologna alia 



M GIACOMO LEOPAUm M7 

fine di hisMo era a Milano, dov' ebbe oneste acocMrHeitto 
dallo Stella, ma dove si trovo men bene che a Bolo- 
jrna- A qaali lavori attendesse nella capitale della Lorn- 
bardia ec-oo come egli stesso ce lo siiniifioa: ** I mioi 
laTori letterari in Mihno sono stad il oombinaif gli 
elemend di una edizione larina^ e di un^ altra latina 
e italiana di tutte le o]*ere di Cicerone; della quale 
vedrai presto i programmi, Y uno ladno, Y altro italia- 
no, che bo fatto io. Conserve qui una soprantendenza 
lontana en questa intra] »n^a e su quelli che vi lavora- 
no, na io non avn> j»arte alcuna neMavori stej^si (1) ,» 
— Ma neir ottobre dello stesso anno era di nuovo a 
Bologna dove attese alia publicazione delle sue poesie 
e a quella delle prose, che si stampavano in Milano; 
ed in Bologna dimoro sino al novembre del 1826, e}>o- 
ca in cui fece ritomo in Recanati. Quivi attese, p<T 
conto dello Stella che fino al 1829 gli pagiN scudi 
yenri mensili, alia compilazione della Antologia classica 
italiana, dopo aver data Y ultima mano all* edizione del 
Petrarca, nella quale sej)p(» mostrare quanto profonda 
foase la sua dottrina filologica e quanta Y acutezza della 
critica che per lui era avviata 8u d' una nuova strada 
piu ragionevole e pin utile. Ma nel paese natlo non 
rimase a lungo, che il desiderio anlentissjmo di rinve- 
nire quella felicita, ch' egli stesso avea cantato esser 
cofia vana, Io sjinse di nuovo a Bologna, dove fii nel- 
r aprile del 1827; dopo due mesi an(l6 a Firenze, 

Quivi una nuova vita gli si a{>erse dinnanzi. I.a 
purezza del cielo, la mitezza delK aero, la gentilezza dei 

(1) LtorARDi: tpitlolaiio \ol. I. ptft. .V7. 



308 DELL A VITA E DELLE OPERE 

costumi , la dolcezza della favella lo incantarono , e 
gli fecero per breve tempo dimenticare i dolori della 
sua travagliata esistenzo; dolori allora aceresciuti dalla 
malattia agli occhi che tornavalo a tormentare. Xel- 
la Atene italiana entro presto in rapporti d' amicizia 
coi piii valenti ciiltori delle lettere che sono tutti molto 
sociali, e generalmente pensano e valgono assai piii del 
holognesij ed ebbe la ventura di conoscervi quell' Ales- 
sandro Manzoni, che coi suoi Promessi Sposi^ usciti di 
quei giomi, arricchiva la nostra letteratura di un jre- 
ziosissimo libro, e dimostrava come V arte debba sapersi 
divincolare dai legami e dalle pastoie dei retori e dei 
pedanti se non vuole riescire una statiia senza vita e 
senza sangue, che non ti scuote e non ti commuove. — 
Ecco il giudizio di Leopardi su Manzoni: " lo qui ho 
avuto il bene di conoscere personalmente il signor Man- 
zoni, e di trattenermi seco a lungo: uomo pieno di 
amabilit^, e degno della sua fama (1). „ E se Giaco- 
mo fosse potato entrare in maggiori vincoli d' amicizia 
col grande milanese non solo avrebbe confennato il 
primo giudizio , ma lo avrebbe ampliato mostrando la 
ragionevolezza della maggior parte delle teorie letterarie 
da lui professate. 

Nel novembre fu a Pisa, del cui soggiorno trovossi 
contento perche la dolcezza del clima pareva gli gio- 
vasse alia salute, cosi che gli cominci5 di bel nuovo a 
sorridere la speranza, e pot& con maggior lena attendere 
ai suoi lavori letterari. Ai 10 di giugno del 1828 era 
di nuovo a Firenze, dove per6 pel caldo tomaroiio a 

(I) Lbopabdi: Epis4olario: Vol. II. pag. 38. 



Dl GIACOMO LEOPARDI 309 

tormentarlo pifi acerbamente i suoi dolori fisici, sicchfe 
sospira il freddo anche per poter mettersi in viaggio 
e tornar a vedere la sua famiglia, e si pente di aver 
lasciata queUa bdV aria di Pisa. — Avrebbe voluto 
lasoiar Firenze ed avviarsi a Bologna, perchfe I'assenza 
del Giordani gliela rendeva raonotona e maliconica, ma 
in quella stagione gli era impossibile; per6 finalmente 
nel novembre dello stesso anno tornava in patria. 

Quivi neir inverno, che corse rigidissimo tra il 1829 
ed il 1830, tom6 a venirgli meno la speranza nella 
felicity e nella gloria, perch6 assalito e tormentato piu 
che mai dalle sue infermilA. ^ H soggiomo di Reca- 
nati, soriveva egli al Papadopoli, non mi fe caro certa- 
mente, e la mia salute ne patisee assai assai; ma mio 
padre non ha il potere o la volonti di mantenermi 
fuori di casa; fa conto che la mia vita sia termina- 
ta (1). ^ Ma pur tuttavia il pensiero di Giacomo era 
rivolto a poter trovar modo di vivere fuori di Recanati, 
ed a tal fine si adoj eravano i suoi amici, tra quali 
1' aw. Ferdinando Maestri si brig6 insieme al barone 
Ferdinando Comacchia, di fargli ottenere una cattedra 
neir university di Parma, e infatti al Leopardi venne 
o£ferta la cattedra di storia naturale, che non era certo 
la piii adatta per lui il quale sino allora aveva atteso 
ad altri studii, sicchft si credette in dovere di rifiutar- 
la, cosa a cui altri meno ooscienzioso ed onesto di lui 
non avrebbe badato pid che tanto. Dunque le melan- 
conie, gli bcoraggiamenti piu fieramente lo assalivano, 
e fu in tale stato dello spirito suo che wrisse una delle 

(\) LtopiKDi: Epi^loliiio, Vu'. II. pa(t. 110. 



I 



310 DELLA VltA t DELLG OPGRfi 

pid belle di sue poesie, Le Ricordanze; dove i senti- 
menti che tormentavanlo sono tutti al vivo descritti, 
dove si vede V abbattimento dell' animo suo per esser 
condannato a vivere g^li anni di sua giovinezza nel 

Natio borgo selvaggio. intra una gente 
Zotica« viU cui nomi strani e Fpesso 
Argomento di ri«) o di tnuttullo 
Son dottrina e sajior: 

dove crede di essere invidiato bassamente. E V infelice 
poeta muove laraento d' esser costretto a passare i suoi 
verdi anni 

abbandonato. occulto. 

Senz" amor, s^nza >*ita; 

e quindi soggiunge: 

Qui di pict^ mi spoglio e di virtudi, 

E sprezzator degli uomini mi rendo. 

Per la greggia c* ho appresso: e intanto vola 

n caro tempo giovaniU pii)i caro 

Che la fama e V all6r, piii che la pura 

Luce del giorno, e lo spiran ti perdo 

Senza un diletto, inutilniente, in questo 

Soggiomo disumano, intra gli afianni. 

dell* arida vita unico fioro. 

n poeta ha bisogno di amore, ma indamo lo cerca tra 
gli uomini e le cose che lo circondano; il cuore gli 
dice ama, ma la voce piil potente dell' intelletto gli 
mostra che in niente h il bene, ed egli si dispera e 
piange di non poter conseguire quello che brama ar- 
dentemente, perchfe 

FantasmL, intendo 

Son la gloria e V onon diletti e beni 
Mero deslo: non ha la vita un frutto. 
Inutile miseria. 



DI GIACOMO LROPARDI 311 

Ricorda molte delle cose die lui fanciuUo allietavano, 
ma ora 

con dolor sottentra 

11 penpier del proaento, un van deslo 

Del passato, ancor tristo. e il dire: io fui. 

it la desolazione che si ^ impadronita del poota, 
8ono i dolori e le nequizie umane che gli mettono sul- 
le labbra si sconfortanti accenti, ma pure un barlume 
di speranza esisto ancora del cuor suo, e, riavutosi al- 
quanto dalle sue infermiti\, c^nta II Risorgimento^ dove 
confessa essersi accorto che 

Pur di quel pianto origine 
Era Tantico afletto: 
Noir intimo del petto 
Ancor viveva il cor. 

Ed il cuore suo, sempre buono e gentile, si riconforta a 
vedere le cose belle della natura, e a quepli affetti cho 
tornavano ad impadronirsi di lui, coussolato domanda: 

Siete pur voi queir unica 
Luce de' giorni miei ? 
Gli affetti che io perdei 
Nella novella et&? 

Ed 6 contento che quello che prima per hii era dive- 
nuto muto, pli tomi a favellare dolcemente al cuore, e 
glielo rieropia d' un insolito affetto, il quale d& speran- 
za di miglior avvenire: 

Meoo litonia a vivere 
La piag^'ia. il bo«fo. il nioiite. 
Pa Ha al inio con* il fonte, 
Mero fa%'elU il mar. 



312 DELLA VITA E DELLE OPERE 

vm. 

eil ultiml amii. 

Frutto del momenti in cui piii grave assalivalo il 
dolore e la melanconia, che rendevangli la vita un . in- 
sopportabile peso, sono altri versi come La Gifiestray 
i quali, sebbene contengano pensieri tetri e dubbiosf, 
pure ti scendono al cuore, ad esso ti parlano, ti com- 
muovono, e ti fanno restare ammirato di loro bellezza 
ed arinonia. E intorno alia Ginestra^ nella quale^ ogni 
volta che la rileggo, trovo nuovi tesori di elettissima 
poesia, vorrei qui era spendere alcune parole, ma non 
mi par di poterne far meglio rilevare il concetto a cui 
s' informa che riportando quanto ne scrive il Capellina 
nel suo studio intorno al Leopardi. 

" Tutti questi dolori della sua vita raccolse come 
neir ultimo grido dell' anima sua nella Ginestra^ dove 
tu vedi r amara ironia deridere i canti dell* uomo e 
i sognati progressi; e la nuUitJi di questo in faccia del- 
la natura, il disprezzo immenso del poeta per esso, e 
pei suoi sogni di felicity, e la persuasione che la vera 
nobiltk dell' uomo consista nel collocare arditamente lo 
sguardo contro il &to comune, nel confessare franca- 
mente la miseria e la viltk dell' essere suo^ e nel yo- 
lere, che la comunanza dei patimenti sia la cagione 
dell' amore tra gli uomini e del vicendevole aiutarsi 
fra loro. La contemplazione dell' immensity della natura 
accresce nel poeta la piet& e forse pid ancora lo scher^ 
no per la piccolezza dell' uomo; la vista del Vesuvio 
gli rammenta, come questa natura in un istante abbia 



01 GIACOMO LEOPABDI 313 

distrutte le opere di molti secoli e tante speranze di 
eternitll e di gloria, e il pensiero che quel debole fiore 
del deserto potr& essere fra poco distrutte dalF ardeute 
lava, lo induce ad invidiare ;la sorte di esso in para- 
gone di quella dei mortali , perchfe meno infermo di 
loro non ha sognato una Tana fclicitk, n^ creduto di 
aopravvivere al fato e di durare immortale. ^ — Ma 
questo concetto fe vestito di tutte le pid attraenti forme 
della bellezza greca, regna per entro tutto il disperatis- 
simo canto una si dolce armonia che tu, mentre non 
puoi far a meno di lamentare che 1' infelice poeta sia 
seguace di quella scuola che canta la vaota nuUitd del 
tutto, non puoi non ammirarlo, non puoi non sentirti 
rapire soavemente quasi dal dolce suono delle lire eolie, 
come t' accade quante volte t' avvieni in opera d' arte 
che sia informata a vera bellezza. Ed anco i Paralu 
pament y che vogliono riescire una specie di satira, ci 
rivelano il riso sarcastico del poeta che ormai s' h do- 
Tuto dolorosamente convincere che bene^ virtd e felicitJi 
son cose che non si possono aggiungere dai mortali, i 
quali per5 di tutto ci6 menano vanto, e quanto meno 
lo meritano se ne gloriano; e di qui vengono quei frizzi 
che certamente devono esser diretti dal Leopardi a scrit- 
tori del suo tempo, che per6 sarebbe difficile ora argo- 
mentaro quali fossero. 

La forma letteraria di questo poemetto, non mi par 
che possa farlo ascrivere alle migliori cose del Recana- 
tese , per6 ha un' importanza speciale per rilevare lo 
stato psicologico di lui in quei giomi, e perci6 non h 
a meravigliarsi so lo Zumbini si sia lungamente diffuse 



314 DELL A VITA E BELLE OPERR 

a scrivere intorao ai Paralipomeni ^ e che anehe il 
D' Ovidio v' abbia speso intorno non poche parole, del- 
le quali non riusciri disearo al lettore che riporti le 
seguenti: " Nei Paralipomeni il Leopardi uscl dal suo 
genio. II sentimento dolla relativitlt di tutte le cose 
umane, della subiettivit^ di tutti i nostri concetti ed 
affetti , della illusorietJt delle nostre speranze e de' no- 
stri desiderii , i quali spesso non si racfgiungono , e , 
anche raggiunti lascian V animo in gran parte insoddi- 
sfatto, fe un sentimento che tutti hanno: anche il cre- 
dente, che per la felicitit vera sente di doversi rimettere 
a una vita diversa da questa. Ma in tutti vien esso 
piii meno a ogni istante sospeso dalla forza delle im- 
pressioni momentanee, o consolato coUa speranza della 
vita futura, Nel Leopardi invece, il desiderio, e insieme, 
a soddisfarlo, almeno in parte, ebbe singolarmente av- 
verse tutte le condizioni fisiche, economiche e sociali, 
quel sentimento si concentr6. La fede religiosa avrebbe 
potuto scemargli il dolore; che da quel sentimento gli 
derivava, col lontano conforto della vita oltremondana; 
ma le dottrine invece ch' ei professava non faceano che 
spiegargli il suo male e mostrarglielo naturale ed insa- 
nabile. Onde che lo sconforto, la malinconia, come a 
dir questa luce diffusa , che tutti gli animi specchiano 
moderatamente , trov6 nell' animo del Leoj ardi come 
una lente ritorta in cui concentrarsi ed avere il suo 
foco. Ora quando esprime lo sconforto, la malinconia, 
egli h inarrivabile: ^ il primo lirico del mondo. Quando 
n' esce, naufraga, com' ^ nei Paralipomeni e nella Pa- 
linodia. Son naufragi da buon nocchiero, ma son per6 



Dl GUCOMO LEOPARDI 315 

naufragi. Egli vuol riuscire ironico, satirico. Ma V ironia 
sua non ha finezza, il 8uo scherzo non ha grazia. Xante 
volte eomincia con la satira e finisce parlando 8ul se- 
rio. II frizzo sfnma in un raziocinio, la caricatura nel- 
r invettiva. Comincia V ottava col riso , ma 1' ottava 
non h ancora chiusa e il riso non ancor finnito di for- 
mare, che gik epli digrigna i denti (1). ^ — E il 
D' Ovidio ha perfettamente ragione, pero la spiegazione 
del perchft il Leopard i nella satira sia riuscito inferiore 
ad altri che la satira dettarono, la troviamo nella sua 
natura fieramente sdegnosa , cui il male ed il yizio 
piuttoato che muovere il riso muovono T ira e lo sde- 
gno, e se anco si sforza a ridere lo sforzo non sa col- 
r arte nascondere si che tu non se t' avveda. 

II 10 maggio 1830 Giacomo era di bel nuovo in 
Firenze, dove gli amici gli feeero le piii liete accoglien- 
ze, e sotto quel mitissimo cielo la sua salute da princi- 
pio si riebbe un poco. La familiarity gik da prima oon- 
tratta col generalo Colletta, (V autore illustre di quella 
Storia del Reame di Napoliy che fu un libro di fuoco 
contro la brutale tirannide dei Borboni), divenne in 
questa occasione propriamente intima di modo che ogni 
giomo erano insieme e si comunicavano a vicenda i 
propri dolori, le speranze dell' avvenire, e V uno al- 
V altro porgeva conforto ai prediletti studii. 

In questo mezzo un filologo tedesco, il signor Luigi 
De Sinner, chiedeva erl otteneva dal Leopardi tutti i 
suoi manoscritti filologici per stamparli in (}ermania, 
ma poi non ne pubblic6 che una piccola scelta a Bonna 

(I) D*Otidio: Saggi Criltoi pag. s v 6. — «Napoll V. Morano. 



I 



316 DELLA VITA E DELLE OFEBE 

nel 1834 col titolo: Ezcerpta ex schedis criticis Jacobi 
Leopardty Oiacomo poi, dal canto suo, attendeva alia 
ristampa di tutti i suoi canti, che vennero alia luce in 
Firenze nel 1831 coi tipi di Guglielmo Piatti. 

Neir ottobre dello stesso anno 1831 si port6 a 
Roma, e perchft abbandonasse Firenze all' improTriso 
non apparisce dalle sue lettere, si vede che anzi pone 
grande studio a non manifestarlo , percM al fratello 
Carlo , pel quale non aveva segreti , scriye: "" fe na- 
turale che tu non possa indovinare il motive del mio 
▼iaggio a Roma, quando gli stessi miei amici di 
Firenze , che hanno pure molti dati che tu non hai, 
si perdono in congetture lontanissime. Dispensami , ti 
prego, dal raccontarti un lungo romanzo, molto do- 
lore e niolte lagrime. Se un giorno ci rivedremo, 
forse avr5 forza di narrarti ogni cosa. Per ora sappi 
che la mia dimora in Roma mi fe come un esilio acer- 
bissimo, e che al piii presto possibile torner6 a Firenze, 
forse a marzo, forse a febbraio, forse ancor prima (1). , 
E nel marzo infatti era di nuovo nella culta capitale 
della gentile Toscana, dove il Leopardi fu eletto acca- 
demico della Cnisca. 

In questo mezzo era venuto alia luce il libro di 
Monaldo Dialoghetti suite materie correnti nell' anno 
1831j libro che fu ricercatissimo, sicchfe in tre mesi se 
ne fecero in Italia sei edizioni, e contro il quale I'aba- 
te La Mennais scrisse un articolo virulento col titolo: 
De V Absolutisme e de la Liherte^ publicato nella Revue 
des Deux Mondes del 1. agosto 1834. Si capisce facil- 

(1) Lkopabdi; Epislnbn'o, Vo). II. pap. 169. 



Dl GIAGOMO LEOPARDl 31? 

mente che le idee manifestate in questi Dialoffhetti dal 
loro autore erano tutt' altro che liberali, per il che, es- 
sendosi sparsa voce che Giacomo li avesse dettati, egli 
stini6 necessario rifiutarne pubblicamente la paternitit, 
come si vede dalla sua dichiarazione al Vieusseux stain- 
pata nella Antohgia di quei giomi. 

Ridotto in gravissime circostanze economiche si ri- 
volse al padre per ottenere un assegno mensile di 12 
francesconi, che ottenne. Intanto la sua salute toraava 
a riJ^ontire forti danni, sicchft gli era impossibile Tap- 
plicare come avrebbe Yoluto, e la noia e la melanconia 
gli rondevano sempre pid uggiosa la vita. ^ Se mai 
persona dp8ider6 la morte cosi sincoramente e viva- 
monto come la desidero io da gran tempo, certamente 
nossuna in ci6 mi fu suporiore. Chiamo Iddio in te- 
st imonio della veritA di queste mie parole (1). „ Ma 
pure in Rocanati non pu6 e non vuole tornare, perch^ 
ivi la sua vita andrebbe innanzi ancor piii misera ed 
infelice. 

Consigliatagli da roedici V aria di Napoli, egli che 
era in istretta amicizia con Antonio Ranieri insieme 
con lui vi si roca nell' ottobre del 1833, in seguito 
alio sollocitazioni dolla sorella dell' amico Paolina Ranie- 
ri, che al frab^llo dicova: ** Se ti di cuore di menarlo 
qui, io ti prometto di fargli da suora di Carit&. „ Ed 
in fatti al Ix^opardi fu prodiga di tutto le piii amorevoli 
p rtollocito cure, fu V angelo che con8ol6 alcun poco gli 
ultimi giomi doll' infelice esistenza del grande Recana- 
toso. Ma n^ le euro affettuose dell' amicizia, nh le auro 

(1) LiopAROi: Epi^loUrio, Vul. U. pag. 196. 



I 



318 DELLA ViTA E DELLE OPERE 

balsamiche del Sebeto, nh le ridenti piagge di Mergel- 
lina hanno tanto di potere di ritornare in lui la per- 
duta vigoria, e, dope aver chiesto che gli si apra la 
finestra per dare un ultimo saluto al sole della sua 
Italia, muore tra le braccia del sue diletto amico An- 
tonio Ranieri il 14 giugno 1837 alle cinque pomeridia- 
ne. II dolore provato dal Ranieri per la perdita del- 
r amico fii immense come rilevasi dalle tre lettere da 
lui dirette a Monaldo Leopardi, che furono or non h 
guari pubblicate nel 1"** volume delle opere inedite di 
Giacomo, stampato in Halle dal Prof. Cugnoni; ed alia 
pietosa amicizia di lui si deve se il cadavere fu salva- 
to dalla comune fossa degli appestati (ch^ allora il 
morbo infieriva in Napoli), e venne composto in una 
modesta tomba nella chiesa di S. Yitale, sita sulla 
strada di Pozzuoli a breve disianza dalla grotta di Po- 
silipo, ed una modestissima pietra ricorda ' che 11 sono 
le ossa di colui al quale 1' Italia dovrebbe una volta 
innalzare degno monumento. 

Da quanto sono venuto sin qui dicendo mi sembra 
chiaramente possa rilevarsi essere il Leopardi stato d' in- 
dole assai mite, di natura franca, leale, indipendente, 
e che se il dubbio dai suoi scritti trainee , anzi bene 
e spesso li domina interamente, ci6 devesi ripetere dal- 
le avversit^ che lo travagliarono. Ad ogni modo io non 
penso, come gli avversarii suoi, che il dubbio, il quale 
agita la mente ed il cuore dell' infelice Recanatese, sia 
tale da agghiacciar 1' anima, e da far si che s' abbiano 
in ispregio le cose piti sacrosante del genere umano; 
tanto fe vero che il nostix) poeta cant6 le bellezze della 



DI GIAGOMO LEOPARDl 319 

natura, la virt(i, la ] atria, la famiglia, e queste cose 
ainmir6 ed ain6 con la potenza di un giovane cuore: 
e come si pu6, domando io^ fare poesia vera, manife- 
stando sentiraenti che non si provano ? Furono i segua- 
ci del Leopardi che , come suole avvenire di tutti gli 
imitatori, esagerarono e fecero base della loro poesia il 
dubliio, e cui parve di piii awicinarsi al loro maestro 
mettendo in forse tutto , e hellezza , e virtii , e santitk 
ill affetti domestici e cittadini. I^eopardi corre dietro 
con ansia febbrile alia veriti\, e, come tutte le anime 
^randi , quando non pu6 raggiungerla si dispera , si 
sconforta e dubita. Egli ^ poeta, i suoi imitatori non 
lo sono , perchft dubitano per ostentazione , e il loro 
dubbio non ^ il risultato dello loro ricerche , dei loro 
buoni desiderii non appagati. Loopardi ^ grande , b e 
saril sempre unico, e non pii6 essore imitato. 

E qui , per finir di parlare del poeta , non saprei 
farlo meglio che riportando alcune parole, le quali scri- 
ve <li liii un egregio e valoroso amico mio , il Prof. 
Yittorio Bacci , in un suo dotto lavoro intorno all' iU 
lustre Recanatese. " Dotato di una squisita percezione 
poetica ogli sobbene col subbiettivismo regoli le «ue 
creazioni arti.stiche, pur questo fa in mode migliore di 
alcuni anche fra i sommi, come ad osompio, di Alfieri 
il quale del j)r()i)rio sontimento, che fti V odio alia ti- 
rannide, riveste i concetti, forma i personaggi come jdii 
gli piace, tanto so il voglia o no la storia e anche la 
variety necessaria dell' arte; ed ^ pero monotono so- 
vente , invcrosimile spsso , duro anche nella forma, 
sebbene 1' ingegno potentissimo apparisca da per tutto. 






320 DELLA MTA E DELLE OPERE 

Ma il subiettivismo di Leopardi, che precede dal dolo- 
re , che 6 sentimento piii generale e piJi esteso , piii 
agevolmente anche riesce ad accomodare a se stesso 
tutti i tempi e tutti i roondi, ed ha meno bisogno 
d' una forma speciale e monotona, rivelandosi negli 
stessi quadri di colori smaglianti sotto una veste arti- 
8tiea splendidissima come ad esempio nelle Ricordanze^ 
onde le sue poesie piacciono anche a coloro che non 
sieno disperataraente infelici. Ma ognuno vi ritrova la 
veritA del concetto se non in se stesso in relazione 
almeno a colui che lo espresse, e perch^ la espressione 
^. spontanea si giudica della profondit^ del sentimen- 
to..... H nostro poeta come giJi fece Dante , V Ariosto 
e pochi altri , concepisce il subietto artistico insieme 
alia sua forma che non h vecchia per gretta e pedan- 
tesca imitazione, non nuova per neologismo o barbarie, 
ma vera , potente , ed originale in modo che per Leo- 
pardi non vi abbiano ad essere scuole imitate , non 
fonnarsi scuole imitabili (1). „ 

IX. 

Leopard! prosatore e fllosofo. 

Se il Recanatese segn6 nella poesia un' orma incan- 
cellabile, non meno grande fu come prosatore. Egli era 
persuaso che gli scrittori possono e debbono fare un 
gran bene , quando la mirabile arte loro e 1' ingegno 
potente non usino a meschino trastuUo rettorico, ma in- 
dirizzino ad un nobile ed altissimo fine , il trionfo del 

(I) V. Bacci: GiacoiDO Leopardi. — Studio crilico. Nella JtiDif fa Airopeo. 



Dl GIAGOMO LEOPARDI 321 

buono, del bello e del vero. Egli perd non voleva la 
trascuranza della forma di cui bI vale lo scrittore per 
^porre le proprie idee , ma inculcava che ad essa &i 
dovesse porre mento perchfe le parole, le frasi, il giro 
tftesso da darsi al periodo siano tali che alia rappresen- 
tazione del concetto si acconcino convenientemente; in- 
somma egli stimava question capitale che i letterati 
dessero opera a formare una lingua filosofica, che alia 
esposizione di tutti i piii alti concepimenti si adatti. 
** Chiunque, scriveva all' amico Pietro Giordani, \orrk 
far bene air Italia, prima di tutto dovrii mostrarle una 
lingua filosofica, senza la quale io credo ch' ella non 
arvk mai letteratura moderna sua propria, e non aven- 
do letteratura moderna propria, non sar^ mai piii na- 
ziono (1). „ Ed aveva perfettamente ragione, perch^ in 
tal modo si consegue che una nazione abbia scrittori 
originali i quali, abituatisi a pensare fortemente e ret- 
tamente non iscrivano in modo barbaro, ma accomodato 
all' indole della propria favella ed alia ragione dei tem- 
pi. Ora con queste idee per il capo si pud intendere 
facilmente come il Leopardi volgesse ogni suo studio a 
far vedere in se stesso come dovesse essere lo scrittore 
italiano, e di certo non molto lontano dall' ideate che 
H era nella mente fonnato gli fu concesso di giungere, 
quantunque forso 1' avere dato opera diutuma agli au- 
tori greci e latini ed ai nostri piii antichi abbia un poco, 
b' io non m' inganno, nnociuto alcuna volta alia scor- 
revolezza e disinvoltura dello stile , di maniera ch^ 
qtielia tal quale oscurith cho nasce dalV accuratissima 

(I) Liormut: Rpi»lolarii>, VuL I. pa;;. tSi. 

Archiv. Sior. March V. I. 21 



322 DELLA VITA G DGLLR OPERG 

fatbrica e stretla legatura del periodi , che affaticano 
alqtianto il lettore, di cui accusava le scritture del Gior- 
dan!, potrebbe alcuna Yolta, sebbene assai piu di rado^ 
anco a lui rimproverarsi. Ma tutto cidnon toglie che 
gli scritti suoi non risplendano per non comuni, anzi 
rarissimi pregi. 

Le prose che di lui abbiamo in gran parte sono 
traduzioni dal greco, o imitazioni delle opere dei greci, 
ma sono dettate con elettissima lingua cosi saggiamente 
ed elegantemente adoperata, come forse nessun modemo 
scrittore sa fare. Nello stesso tempo che vi rinvieni 
quella sempliciti che ^ tutta propria degli scrittori del 
trecento, yi trovi quella perfezione dell' arte di scrivere, 
che segna i progress! fatti dalla letteratura nostra nei 
secoli posteriori, sapendbsi egli, come tutti gli uomini di 
grande ingegno e di studii profondi sanno, tenere in 
un giusto mezzo, senza dare nelle volgaritk proprie di 
ciascun secolo. Leopardi ^ classico , ma non pedante , 
egli non fa consistere il classicismo neir usare parole 
antiquate e costrutti intricati , ma sibbene nell' adope- 
rare il linguaggio con proprietJi, si che le parole ren- 
dano, come sempre dovrebbero, immagine vivissima del- 
le idee che vuol significare, e nel fare che I'ordine dei 
costrutti segua quelle logico dei pensieri, si che la sua 
maniera di scrivere, la quale vorrei veder studiata piii 
di quel che lo sia, puo paragonarsi alle limpide acque 
in cui ne h dato di yeder chiaramente riflessa Y ima- 
gine nostra. Sicch^ a ragione pud dirsi che: *^ Giacomo 
Leopardi fu alia nostra memoria un ingegno straordi- 
nario ed universale: grecista e latinisbi consumato e 



Dl GIACOMO I.KOPARDI 323 

finissimo in qiiella etk chc suole appena balbettarc gli 
dementi delle lottero; lirioo nuovo e stupendo, prosatore 
Bquisitissimo, enidito, vasto e profondo, acuto osserva- 
tore del cuore nmano, non ospite in alcuna ragione di 
scienze, aiienissimo nogli studii, nellc opinioni lettorarie 
e politiohe, dalla levity e frivolezza moderna, dotato di 
un gusto austero, sobrio c dolicatissiroo; egli fu insom- 
nia uno di quegli uomini d' antica stampa italiana, che 
non furono frequenti in alcuna et^, ma non mai cosl 
rari como al dl d' oggi (1). „ Con tutta la riverenza 
che sempre ebbi, e la grata memoria che serbo di Nic- 
col6 Tommaseo, che, uomo illustre e degnamente fa- 
moso, non isdegnava a me giovinetto e facente le pii- 
me prove, ossor largo di consigli sapienti ed amorevoli, 
mi h forza qui confessare che non sono pienamente 
d' accordo con lui pel giudizio fatto del gran Marchi- 
giano, con brovi parole, qua e Ik nei diversi suoi scritti. 
Egli trova chc Giacomo Ijoopardi h elegantemenU di-- 
sperato, prolissamente dolente, e dotiatnente annoiato (2): 
io certo non dir6 che lo scrittore per raggiungere il 
Bommo dell 'arte debba mostrarsi scettico, ma so il Leo- 
pard! fu disperatimcnte addolorato non voglio negargli 
il ra(Tit') d' artista granule, po^ch^ egli seppe esprimere 
proprio quel che sontiva. Si potr&, non ncgo, disscntiro 
dalle opinioni filosoKche di lui, per6 non si potr4 non 
ammirame T arte, come ammiriamo V arte di Virgilio 
o di Lucrezio per quanto V uno dall' altro nelle idee 
differiscano, |)er quanto in molte di ease non ci trovia- 

(!) GioiiBTi: Del Primito f(c. 

(i) Scniti ftui Minium Qf^li ^VMr/f rtttiri. 



\ 



324 nEUA MTK K DELLR OPKRR 

mo d' accordo. Cosi pure il Tommasfeo stesso amnionisce 
che: ** Non fe per6 ch' altri debba cercare la fede pura, 
come nfe V amore potente, nfe il forte pensiero, nfe la 
pieiA generosa, n^ V operoso coraggio, nfe quindi la 
vera bellezza, negli scritti di Giacomo Leopardi (1). ^ 
Ma in ci6 sembrami che il Dalmata illustre non pro- 
ceda con quella calma serena di giudizio che gli fe abi- 
tuale, e guidato da quel sentimento di fede che in lui 
era sincero e potente , sia tratto a negare quella bel- 
lezza che fe negli scritti del Recanatese , sol perchfe in 
quest! la fede nel Cattolicismo predicate dalla Curia 
Romana era spenta: par quasi che il Tommas^o Toglia 
dire che al di fiiori della Religione Romana non si* ' 
possono dare i veri artisti. Ma perd egli, a me sembra, 
non consider6 come in Leopardi non ogni fede fosse 
spenta, come ben seppe rilevare in un suo recente di- 
scorso queir altro lume delle nostre Marche che h il 
Conte Terenzio Mamiani, il quale in tra Y altre cose 
sapientemente osserv6: ^ H grido di dolore alzato dal- 
r anima sua svel6 all' Italia che le vecchie credenzc 
erano ormai troppo logore e che bisogna oggi o inno- 
varle o perire. Dacchfe esse porgono il fondamento pri- 
mo del vivere sociale e del progresso civile. Dietro il 
Leopardi, moltiplic6 una schiera infinita di scettici che 
riempiono il mondo di lamentazioni e scurrility, sata- 
niche pid tosto che altamente passionate e poetiche. E 
mentre imitano del sommo Recanatese le forme dello 
stile e certa tetraggine di pensieri, una sola cosa non 
vi trovano e non la imitano , il solenne , perpetuo ed 

(t) Diziooario Eslctico p»g« 587. 



nt GIACOMO I.eOPARDI 32 S 

inalterabile son-^o di morality. II marchigiano Leopardi 
dubit6 d'ogni cosa eccetto che degli oblighi indeclina- 
bili deir uomo onesto; e mentre nell' animo suo cade- 
vano tutti gli altari delle vecchie deilA rimanova in 
8u stante, radiosa e immortale, la religione del dovere. 
Certo, o il mondo sari infelice davvero com' egli an- 
nunziava, o avri fede incrollabilc nella liberty e nella 
virtil (1). fl — II Tommas^o non disprezza, come al- 
cuni ban voluto credere , il nostro Giacomo , non lo 
irride nella infelicity sua, ne riconosce V ingegno po- 
tente, ma sente compassione di lui, e crede, e qui pen86 
non giuBtamente, che molto gli manchi per aggiungere 
alia perfezione dell' arte. 

Siccome nelle poesie del Recanatese vedemmo Tuo- 
mo d' ingegno straordinario, di carattere franco e leale, 
I'uomo che ^ oppresso dal dolore, che in gran parte ^ 
causa della umana perversity , cosl rediamo tralucere 
r uomo istesso nelle sue prose, imperoccht'^ anche nelle 
traduzioni sceglie sempre quegli scritti che meglio ritrag- 
gono dei sentimenti suoi, laonde in niun caso apparve 
fiii vera la sentenza del Buffon che lo stile d V uomo 
di quello che possa veden^i dagli scritti del Leopardi. 

Ad alcuni dei componimenti in prosa del nostro 
Oiacomo sono venuto accennando mano mano che me 
se ne presentava V opportunity, ora^ non oonsentendolo 
i confini in cui questa biografia vuole esser ristretta, 
mi limiter6 a parlare dei principali lavori di quel som- 
mo ingegno, potendo questo bastare a dar un* adeguata 
idea del valore con cui seppe attendere a varii generi 

(i) bi*ciir»o nA bAiiclxMlo ulTtrtoKli in Ancona ncl SeUrmbre 1879. 



3!26 DELLA VITA £ DELLE OPERE 

fAi letteratura, ed essendo piii che sufficiente a ben co- 
noscere lo stato psicologico dello scrittore. Un' analisi 
minoziosa di tutti gli scrltti, se ad alcuno potrebbe 
riuscir profittovole, ai pld tornerebbe noiosa ed inatile, 
oltre che sarebbe aliena dall' indole di questa scrittura, 
che non vorrei riuscisse una vana e pedantesca eserci- 
tazione rettorica. 

I dialo^hi, nei qnali 1' autore dimostra in sostanza 
che gli uomini sono zimbello della natura e non pos- 
8ono mai conseguire la felicity, sono notevoli per un 
sarcasmo ed nn' ironia molto fina che ]i avvicina d'assai 
a quelli del greco Luciano; vi ha poi una elettissima 
lingua , avvivata da molti frizzi naturali ed arguti , 
da cui traluce lo spirito del Leopardi in modo chiaris- 
simo; per6 lo stile non sempre 6 cosi sciolto come ve- 
diamo negli scrittori modern i, e vi si scorge lo studio 
e r artifizio del periodare , modellato di soverchio su 
quello dei greci e dei latini, il che fa si che la lettura 
a lungo protratta stanchi il lettore sebbene molte e 
molte bellezze vi siano per entro. — Anche il concetto 
dominante h tutt' uno; infatti Farfarello a Malambruno, 
che gli chiede di farlo felice per un momento di tempo, 
risponde che cid non ^ in suo potere n^ di alcun al- 
tro: " Se anco, gli dice, viene Belzebd con tutta la 
Qiudecca e tutte le Bolge, non potrJt farti felice n^ te 
nfe aJtri della tua specie , piii che abbia potuto io. ^ 
In altro luogo la Natura nell'atto che manda nel mondo 
una nuova aniroa^ le dice : Vtvi e sii grande e infe- 
lice, e a lei che chiedeva perchfe deve essere infelice, 
tra I'altre cose risponde che tutti gli uomini per ne- 



DI GIACOMO LEOPARD! 327 

cessitd nascono e vivono vifelici, Xella scommessa che 
Prometeo fa con Momo per dimostrare che V uomo h 
]a cosa pid perfetta che sia in natura, Prometeo perde 
perch^ nel giro che fanno insieme per la terra trovano 
che nessun altro animate fnori dell' uomo si uccide 
volontariamente easo medesimo, ni spegne per dispera- 
zione della vita i Jigliuoti. — Altrove muove lamento 
che le cose piii necesaarie, anzi essenziali alia vita degli 
uomini sian pur quelle che lor tomano sempre micidia- 
lissime, e via dicendo. 

La ragione di tutte queste idee che Leopardi viene 
manifestando V abbiamo nella sua vita stessa, la quale 
non fu, almeno per brevi istanti, rallegrata da un rag- 
gio benefico di sole , ma pa8s6 in mezzo a tormenti 
fisici e moral! inonarrabili, che a lui, innamorato della 
virtii, del bello, del buono e del vero fece perdere ogni 
fede nella bontji e nella bellezza, accrescendo questo lo 
strazio dell' anima sua. 

Intomo a Giuseppe Parini, poeta che la Musa non 
fece serva ed adulatrice di potenti e tiranni, ma cor- 
reggitrice di corrotti costumi, intomo al Parini, dico, 
che fu nobile esempio di cittadino Onesto cui il bisogno 
non fece dimentico dell' umana dignitjk^ nel secolo no- 
stro scrissero parecchi eletti ingegni , ammirati della 
simpatica figura d' un uomo d' ingegno che in un* epoca 
di comizione profonda h colla sua vita e coi suoi scritti 
rimprovero ai concittadini e nel tempo stesso esempio 
nobile ed efficaco ai compatriotti. — Anche il Leopardi 
ammir6 il Parini, ne conobbe le doti dell' animo e del- 
r ingegno raris^^imo, ma che non valsero a procurargli 



328 PBLLA VITA E DBLLE OPEBE 

in vita quegli onori che meritava, anzi fii lasciato vi- 
vere nella piil deplore vole miseria, e questo suggeri a 
Giacomo Y idea del suo lavoro intitolato // Parini^ 
owero deUa Gloria y in cui pot^ versare a piene mani 
le sue teorie filosofiche , alle quali pareva che la vita 
del poeta lombardo desse piena conferma. Lo stile ed il 
dettato di questo lavoro sono degni di chi lo dettava, e 
merita d'essere studiato con attenzione perchfe v' abbonda- 
no considerazioni acute, idee profonde che possono tornare 
profittevoli cosi al filosofo come all' uomo di lettere. 

Nei Detti memorahili di Filippo Ottonieri si trova la 
solita melanconia di Giacomo, ma accompagnata da una 
calma ironia, con cui ride della effamosa stoltezza con cui 
gli uomini corrono dietro alia felicity, non si accorgendo 
che in niuno stato la si pu6 conseguire. E nella Cbwi- 
parazione delie sentenze di BnUo Minore e di Teofror 
sto vicini a morte, se il nostro autore rivela la potenza 
ed acutezza del suo ingegno, va pi{i Ik ancora inquanto- 
ch^ giunge ad affermare che la virtii h nome vano senza 
soggctto, nel che, per quanto egli sia ragionatore elegan- 
te e che conosce I'arte di convalidare T opinion propria 
con copia di argomenti opportuni, ben pochi gli daranno 
ragione, se non forse quelli soli che nella vita abbiano 
a soffrire le stesse infelicity a cui egli ebbe a sottostare. 

In quanto alle traduzioni dal latino e dal greco dir6 
in generale che vi si mostra profondo conoscitore delle 
lingue antiche e dell' italiana, che nelle note ed osser- 
vazioni si rivela filologo di altissimo valore, e con que- 
sto mi sembra di dargli non piccola lode. 

Nel filoi^ofare, come or ora dovetti osservare pari an* 



m GIACOMO LeOPARDl 320 

do delle prose che quasi tutte sono di filoaofico argo- 
mento, fu acuta e profondo. Non tutti i pensieri suoi 
sono giusti, pcrch^ partono da cattive premesse e dalla 
poca oonoscenza che egli ebbe della societii, laonde il 
vediamo aifermare che il mondo i una lega di hirbanti 
eontro gli uomini da bene, e di vili contra i generosi, 
e che r uomo i quasi sempre tanto malvagio quanta 
gli bisogna, e ci5 perch^ egli era stato disgraziatissimo, 
ed eragli venuto meno quello che dal moudo aveya 
sperato: ma nel giudicare degli uomini bisogna tener 
conto delle vicende delta vita loro, e delle circostanze 
di luogo e di tempo in cui vissero, prima di condan- 
narli. E appunto la society in cui visse il nostro Gia- 
comOy 1' osservazione delle miserie umane lo condussero 
a disperare di tutto e di tutti, quantunque egli avesse 
un cuore occellente ed affettuosissimo ; e alia sorella 
Paolina il 28 gennaio 1823 scrive queste parole che 
sono una vera rivelazione del suo sistema filosofico: 
^ Dopo tutto questo non ti ripeter6 che la felicitiL 
umana h un sogno , che il mondo non ^ hello , anzi 
non ^ sopportabile , se non veduto come tu lo vedi , 
cio^ da lontano ; che il piacere ^ un nome , non una 
cosa; che la virtii, la sensibility , la grandezza d^animo 
sono non solamente le uniche consolazioni de' nostri 
mali, ma anche i soli beni possibili in questa vita, e 
che quelli beni, vivendo nel mondo e nella society, non 
si godono n^ si mettono a profitto, come sogliono cre- 
dere i giovani , ma si perdono interamente, restando 
r animo in un vuoto spaventevole (1). ^ — E a pro- 
posito della filosofia di Leopardi mi piace riportare quel 

{i} LtOMBfti: EpitloUrio, Vol. I. ptg. 116 • 187. 



330 DELLA VITA K DGIXG OPF.R^ 

che ne scrive Vincenzo Gioberti con quella ampiezza 
di vedute e quella giustezza di gludizi, che son tra le 
non ultima doti di questo scrittore quando la passion 
politica non lo tragga a giudicai:e un poco troppo se- 
veramente delle personc. ^ L' errore di quel grando 
infelice consiste nel fermarsi ai fatti presenti e sensati, 
e nel volere con essi soli costruire la scienza; quasi 
che il fatto contenga in se stesso la propria dichiara- 
zione, e possa essere spiegata senza risalir piii alto. 11 
fatto ft muto per se medesimo , essendo numero sensi- 
bile, e non pu6 pure essere pensato senza V intelllgibile, 
che lo rischiara e ne porge la legge, cessando le anti- 
nomic, e conciliando le discordanze che possono emer- 
gere tra i vari fenomeni. La contrariety che corre tra 
il fatto del dolore e il desiderio della felicity , i quali 
son due fenomeni sensati del pari, attuali e presentis- 
simi, yien tolta via dalla ragione, che, appoggiandosi 
alle notizie ideali, trova la spiegazione di questa pugna 
in quel principio universale dello scibile, per cui tutte 
le asprezze si raumiliano e le ripugnanze si accordano, 
il qual principiO; rivelandoci la teleologia del creato e 
r intreccio dei due cicli, ci mostra nel dolore e nel- 
r appetito del piacere due mezzi egualmente ordinati 
alia finality materiale e morale del mondo, come stru- 
menti di conservazione e come fomiti di perfezionamento; 
giacch^ r uomo collocate nel tempo ma destinato al- 
L'eterno, non pu6 anelarvi, sia che la brama di un' in- 
finita beatitudine non alberghi nel suo animo , sia 
che questa sete venga saziata nel corso della vita ter- 
restre; poichfe in ambo i casi il cuore umano non 



Dl r.lACOMO LEOPARDI 331 

potrebbe aspirare all' avvenire, e senza uscire dai can- 
celli del tempo, troverebbe il suo riposo nella presente 
apatia o nell' attual godimento. Oitre che , le ragioni 
special! dolla religione, le tradizioni del popoli e la 
conferenza delP ordine colle antinomie dell' universe, ci 
fanno eziandio considerare il dolore , come un vero 
morVo, liberissimo nella sua prima ragione, e quindi 
giusto e .' apient^^ nell' effetto. Ma la filosofia che il Leo- 
pardi lM»vve col latto, non gli permetteva di uscire dai 
termini sensibili, onde mosso dalla contraddizione pre- 
sentanea che corre fra la realty e il desiderio negli 
ordini di questo mondo, egli nog5 che la moralitA e 
quindi 1' intelligenza preseggano alia natura; senza av- 
vedersi ch' egli ammctteva 1' ordine morale nel punto 
stesHo che lo ncgava, e per non risalire a un principio 
superiore, lo riputava discordante dall' ordine sensitivo. 
lo porto ferma opinione che questo precoce ingegno, 
se non fosse stato costretto da un morbo insanabile e 
fierissimo a dismetter gli studi fin dall' entrare della 
giovinezza , non sarebbe indugiato a scoprire i vizi 
cardinali delle dottrine che allora reg^avano; tanta era 
la perspicacia e la forza della sua mente. Con lui ri- 
visse r estro italogreco in tutta la sua perfezione; im- 
perocch^ io non conosco scrittore antico o modemo di 
alcuna lingua che per V attiva squisitezza del buon 
gusto e della immaginativa lo sup eri. Ma 1' ingegno 
grecolatino venne in lui accompagnato dai difetti di 
queir antica coltura a cui appart3neva, cioft dalle dot- 
trine dcarse e alterate del paganesimo, inette a edificare 
soda mente la scienza (1). ^ 

(1) GioiiBTi: Del PiiiualocCc. 



332 DI^LLA VITA R BELLE OPE^^ 

Che Gioberti giudicasse in tal forma della filosofia 
leopardiana come prete cattolico non y' ^ a ridire, ma 
io son di pensiero che se lo studio degli scrittori pa- 
gani pu6 avere avuto suU' animo e la mente di Giaco- 
mo un' influenza , questa non poteva esser malefica in 
tutto e per tutto, perchfe non fe giusto il credere che 
il retto filosofare sia privilegio esclusivo del cattolice- 
8imo; ed anzi dir5 che gli scrittori antichi fiirono quelli 
che dapprima accesero nel buo animo r|amore anzi 
r idolatria della yirtii, di cui cominci6 a dubitare solo 
quando venne a conoscere gli uomini e le dottrine del. 
8U0 tempo. Molti vogliono afltermare che lo scetticismo 
del Recanatese, abbia avuto origine dall'amicizia intima 
che ebbe col Giordani^ il quale professava per V ingegno 
di lui un' ammirazione sconfinata, ma io pid che da 
altro dico che debba ripetersene la causa dai dolori fi- 
sici a cui fu soggetto il suo povero corpicciuolo, e ai 
dolori morali che travagliarono V infelicissima sua esi- 
stenza. Ed in questa opinione mi conferma un brano 
di lettera che Giacomo dirigeva a Giulio Perticari, che 
ho pubblicato nell' Archivio Storico Marchigiano (1). 
brano interessantissimo perch^ I' animo e la mente dello 
scrittore vi sono riflessi come in un tersissimo specchio. 
In essa lettera egli afferma che chi nmi d stato in/e- 
lice nan sa nulla e che V infelice non pub ntdla; il 
Tasso, perchfe in/elicis^mo siede piuttosto sotto che a 
fiance dei tre sommi nostri poeti. Dice che i beni del 
mondo sono inganni; che la sapienza c* insegna la no- 
stra infelicity, che in sostama il felice non d felice, 

(1) Voi. L Di»p. I. iV4g. 119. 



DI GIACOMO LROPARDl A33 

tna il misero i verametite nit3ero. Un remjpo e^Ii lidava 
hellA vittd e spregiava la fortuna, ma ora non piii per- 
ch& ha conosciuto la tristezza e vaniti^ delle cose^ la 
tristezza e vanitA delta sapienza. — Chiama il Vati- 
cano: cavile delta superstizione, dett^ ignaranza, d^vizi] 
Recanati chiama inferno perch& non vi si apprezzan 
gli studii e non yi si parla che di nuvolo o di aereno 
ovvero di donne colte parole deUe taverne e de^ bordelli; 
perci5 non vi resta al sapiente che il conforto degli 
stndii , i quali per6 non producono gloria , ultimo in- 
ganno del sapiente. Ora il fare che Giacomo professasse 
tali principii filosofici io ripeto cl.e non pu6 esser tutta 
colpa del Giordani, ma si bone dell'ambiente sociale in 
cui dovette vivere gran parte della vita sua, in mezzo 
a contrariety d' ogni maniera, in mezzo a gente che 
non lo eomprendeva e lo trattava come un fanciullo. 
al che se si aggiungano i dolori della mal ferma sa- 
lute , si vodrii che tutte queste cause non potevano 
non influire suiranimo di chi sentiva dentro di s^ la 
prepotenza del proprio ingegno, che avrebbe voluto spie- 
gare tutta V attivitit sua, alia quale invece gli uomini 
e la natura frapponevano tanti ostacoli. E se tali ragioni 
non fanno che quelli oho sono errori non sieno piii tali^ 
certo oifrono una spiogazione degli errori stossi e no 
sono una scusa. 

Ed invero io credo ohe coloro i quali accusano il 
Loopardi con animo pooo benevolo non lo abbiano bene 
studiato, non abbiano ccrcato di vedere quali furono le 
cause che lo condussero a disporare di tutto e di tutti 
altrimenti ben diversamente lo giudicherebbero; altri-* 



334 DELLA VITA K DKLLE OPERE 

raenti dovrebbero confes are che fu un ingegno siugolare, 
un pensatore profondo ed acuto, un poota nuovo, elegant'^, 
immaginoso quant' altri mai, e direbberocon Gioberti: 
** E questo mirabile Leopardi colla sua raaestria sin- 
golare nella prosa e nel verso, colla sua perizia incre- 
dibile nelle lettere patrie ed antiche, quando lo ve- 
dremo , non dico gik rinnovato , ma almeno seguito 
dalla lunga? (1). „ Se gli oppositori dollo sventurato 
poeta avessero intimamente studiato le opere del Leo- 
pardi, dovrebbero con venire nel seguente giudizio che 
ne fit lo stesso Gioberti : " Pochi uomini resero alia 
virtd un culto cosi caldo, sincero, profondo, eil ebbero 
intuito di essa cosl vivo come il Leopardi, malgrado 
gli errori suoi (2). „ 

II nostro Giacomo aveva mediocre statura, la per- 
sona era esile ed alcun poco ricurva, di pallido colore 
avea tinte le gote , grosso il capo , la ironte larga e 
quadra, gli occhi di colore cilestre, languido lo sguar- 
do, profilato il naso, delicati i lineamenti, la voce fioca, 
e la bocca atteggiata a sorriso che tenea del celeste. 
Fu affettuoso co' suoi, cogli amici, co' sventurati, come 
dimostrano assai chiaramente molte delle lettere di lui 
raccolte nel suo Epistolario^ che vorrei veder correre 
per le mani dei nostri giovani per apprendervi ad e- 
sprimere i propri pensieri con naturale semplicit^ ed 
eleganza. Desideroso del bene odiava il male, e si ado- 
per6 come scrittore civile a far si che gl' Italiani tomas- 
sero alle antiche virtii, e scuotessero il giogo tirannico 

(1) GiOBBiTi: 11 Gesaita Moderno. 
(%) GiOBtRTi; Del Primato ck. 



Dl r.l.VCOMO LKOPARDI H3S 

che li opprimeva; e questo fu esempio nobile e generosc 
che, come il seme gettato nella terra che gli conviene, 
produsse ottimi fnitti. Noi ^ circondati ed ammorbati 
da un infinito numero di poesie povere di forma e 
vuote di concetto, o che ci ripetono cose trite e ritrite, 
non possiamo far a meno di augurare air Italia risorta 
un poeta grande come Leopardi, e non possiamo far a 
meno di dir ai giovani nostri che seguano nello scri- 
vere le orme di Ini e dei nostri piii grandi scrittori, 
che chiedano le ispirazioni al proprio cuore ed al pro- 
prio intelletto, ma si guardino dall' accrescere il nume- 
ro infinito degli scribacchiatori; poich^ se la mediocrity 
tanto si tollera nella prosa, nella poesia non pu6 a 
niun patto sopportarsi. 

Sventuratissimo cerc6 un conforto ai suoi dolori il 
quale non rinvenne, ch^ questi lo condussero al sepolcro 
innanzi tempo. Inchiniamoci davanti a lui come ad nno 
dei pi{l grandi genii dei tempi modemi, ed auguriamoci 
che una buona volta, tra tanti monumenti che si erigono 
a chi non li merita, sorga nella sua Recanati quel mo* 
numento che ben gli ^ dovuto, e pel quale quasi tutci 
i figli d' Italia fratemamente offersero 1' obolo loro a 
fine di dimostrare animirazione per il grande poeta e 
cittadino. 

X. 

lie Idee politiche del Leopardf. 
Snot amlel • Soot detrattori. 

Qnantunque il Leopard i per il genera di vita che 
(u costretto a vivere , non abbia preso mai una parte 



830 dELLA VITA E DELLE O^tHt 

attiVa nelle facfcende politiche del suo tempo, pare dai 
suoi scritti, dalle sue letter^ dpfpdris^e ehiaramente 
com' egli amasse di amore potente 1' Italia, come fos^ 
suo desiderio che tomasse nazione e gloriosa nelle arti, 
nolle lettere , nelle scienze , e prospera per interne li- 
berty e floridezza d' Industrie e commerci. Quando poi 
Ogni altra testimonianza mancasse a farci persuasi che 
egli appartenne al partito liberate italiano, basterebbero 
le stupende canzoni all' Italia e pel Monumento di 
Dante a rivelarci i suoi sentimenti patriottici, ma ripeto 
che qua e lit nelle altre cose sue questi ci appariscono 
in modo indubitabile. — Egli voleva che anche le 
lettere avessero uno scopo nobile ed alto, e non fossero 
un vano giocherellare di paroline e frasucce eleganti , 
essendo in ci5 d' accordo con molti dei letterati dei suoi 
giorni, i quali davano opera porch^ la letteratura fosse 
strumento di educazione nazionale , destasse nei ciiori 
r amore della patria e della libert^; davano opera per- 
ch^ ogni lor nuovo libro fosse una battaglia contro la 
tirannide. E la schiera dei Tirtei del moderno risorgi- 
mento italiano, cominciata con Alfieri , Foscolo e Leo- 
pardi, e continuata sino a Berchet, Mameli e Mercan- 
tini^ contribul non poco ad accendere la fantasia dei 
nostri giovani, che cantando le loro canzoni baldanzosi 
corsero alle pugne del nazionale riscatto , e morirono 
6ul campo proferendo il nome santo d' Italia. — A 
Francesco Puccinotti, il nostro Giacomo scriveva il 5 
giugno 1826 le seguenti parole, le quali fanno fede 
del concetto che s' era formato dello scopo civile che 
^' hanno a proporre le letj;ere. ** Andando dietro ai 



Dl G1AC(»M0 LKUI'AUDl 337 

vorsi e alle frivolezze (io parlo qui generalmente), noi 
facciamo espresso servizio ai nostri tiranni: perch^ ri- 
duciamo a un giuoco o ad an passatempo la letteratura, 
dalla quale sola potrebbr* aver sodo principio la rige- 
nerazione della nostra patria (1). „ — E deU'araor suo 
air Italia fan fede alcune parole ch' egli scriveva in 
una delle sue prime lettere al Giordani il 21 marzo 
1817: ^ Ma mia patria fe Y Italia, per la quale ardo 
di amore , ringraziando il oielo d' avermi fatto ita- 
liano (2). ^ E doi suoi sentimenti liberali avemmo a 
vcdcre una testimonianza in quello qhe scriyeva al Gior- 
dani stesso e che riferii \k dove ebbi a toccare del 
suo tentativo di fuga dalla casa patema , e nella let- 
tera diretta al padre, ma che non venne spodita, nel- 
Foccaaione stessa, dove sono le gravi parole, gik da me 
riportatc in altra parte di questa biografia, che rivelano 
come le opinioni politiche di Giacomo fossero al tutto 
opposte a quelle di Monaldo. Altre prove non dubbie poi 
dei patriottici sentimenti del Leopardi si hanno nella 
corrispondenza di lui col Montani, la quale non capisco 
perchfe non abbia trovato luogo nei due volumi daWEpi- 
sfolario ordinati dal Viani o stampati dal I^ Monnier, 
e faccio voti pen»hft venga pubblicata, mentre, per quanto 
mi si fifi credere da ]iorsona degna di fede, in quelle 
lettere si tn)vano ooh(» importanti assai che possono recare 
non poca luce intorno alia vita del pocta recanatese. 

Xel rapido esame da me fatto sulle poesie di Gia- 
como ebbi gik a notare non pochi tratti in cui , con 

(I) LtofkftDi: Kpi^loliirio, Vol. I. pag. 43R r 459. 
\i} LtorAKifi: Epislolaiiis Vul. t. pai;* 98. 

Arehiv. Slur. March. W i 2*2 



338 DELLA VITA E DELLE OPERE 

verace sentimento di italiano, lamenta i mali della patria 
e le augura liberty prosperity, grandezza e gloria^ perci5 
non istimo necessario di qui ripetere le ciiazioni gik fatte 
di aggiungeme di nuove tolte e dalle poesie stesse e 
dalle prose che ormai corrono per le mani di tutti e fa- 
cilmente possono ossere consultate da chi il voglia per 
trovarvi la conferma di quanto sono venuto asserendo. 

L' ingegiio singolare del Leopardi, i dolori di cui 
fd fatto segno dalla matrigna natura gli procurarono 
sinceri amici tra uomini che per le doti della mente e 
del cuore uscirono della volgare schiera. Ricorder6 tra i 
primi Pietro Giordani i cui rapporti amichevoli con 
Giacomo cominoiarono nel febbraio del 1817, e dura- 
rono affettuosissimi sino alia morte. S Giordani in mezzo 
alio stuolo dei nobili fanulloni e retrogradi od indiffe- 
renti restd ammirato di chi in un piccolo paese dava 
sin da principio larga promessa d' esssere ben diverse 
dagli altri nobili. Egli ne lod5 i primi tentativi lettera- 
rii , lo sollecit6 all' operare e lo second6 nell' idea che 
eragli nata d' uscire di Recanati, anzi a tal fine fece 
dei tentativi per procurargli in alcuna delle grandi 
citt^ italiane un decoroso mezzo per poter vivere senza 
dispendio della sua famiglia, ma i suoi sforzi riuscirono 
tutti frustanei. Finalmente nel settembre del 1818 i 
due amici si conoscevano di persona, che il Giordani 
si recava in Recanati e dimorava alquanti gioriii in 
casa del Leopardi, e i vincoli delFaffetto si stringevano 
viemmaggiormente. 

Altri eletti ingegni presero ad amare e stimare il no- 
stro Giacomo per opera specialmente di Giordani: ricor- 



D1 (ilACOMO LEOPARDl 339 

ileri) r avv. Pietro Brighenti, la famiglia Tomassini, il 
Montani, il Perticari, il Monti^ come si vode dalle lettere 
che il Ijeopardi loro diresse. A Firenze conobbe e di- 
venne famigliarissimo del generale Pietro Colletta , il 
grande patriota e atorico insigne, e gran parte del giomo 
la passjivatio insieme intrattenendosi a discorrere delle 
miserie da cui era afflitta lu patria, e di materie lette- 
rarie. E tanto era V affetto che Giacomo pel Colletta nu- 
triva che, quando ebbe notizia della morte di hii, ne fu 
addoloratissimo. 

I pid belli esempi di amicizia che alia nostra menioria 
trauiandarono i poeti ed i novellieri, mi sembrano rinno- 
varsi quando leggo dell' affetto veramente fratemo che 
lej^o insieme le anime sensibilissime di Antonio Ranieri e 
deirinfelic(» poeta Recanatese. 

I due grandi uomini si videro la prima volta in Fi- 
renze nel 1827, ma poco appresso Tilluatre scrittore Na- 
politano jwrti per la Francia. " Xel 1830 Iddio mi con- 
ee<lette la consolazione di riabbracciarlo. (1) ^ E il Ra- 
nieri attenne la pmmcssa, chb mai piii si stacci) dal ruo 
fianco , se non (]uando V inesorabile falce della morte 
venne a troncan* la preziosa vita di Giacomo. ** Se la 
Hjav^ntpvole desolazione nella quale mi trovo non mi ri- 
congiungeri fm jxichi di al mio solo ed eterno amico, 
potr6 forse descriverle tutti quei j^articolari che possono 
essere deaiderio del cuoiv di un padre. Ma })er oggi tutto 

ci6 che potr6 dirle, (^ troppo. (2) ,, Queste parole del Ra- 

« 

(1) Cuc^ioiii: Opere iii«*Uil« tit (j. Lropardi. PrefuioDi* pag. CXIX. Seconda 
Irlirra di A. Ranifri al conie Vooaldo Leopardi. 

(1) Ci*i.iiu!«i: Oporr incditc di G. L(*npardt. PriniJ letlora di K, Ranicri a 
MoDaldo Leopardi. 



340 DELLA VITA B DELLE OPERE 

nieri dimostrano in quale dolorc restasse egli immerso 
per la perdita deir amico, a cui, come gik dissi a suo 
luogo, fu prodigo di tutte quelle cure affettuose che le 
anime ben fatte sanno conc>epire e mandare ad effetto. 
Ma se non pochi estimarono come si conviene que- 
gli che fii uno dei piti grandi scrittori del nostro secolo, 
vi furono ancora di quegli che a lui vivo amareggia- 
rono I'esistenza lanciandogli contro o per ignoranza, o 
per invidia velenosi strali; ed altri dimentichi del parce 
sepulto non la perdonarono nemmeno a lui morto, sea- 
gliandogli contro le piii vergognose ed in&mi calunnie. 
E quelli che ci5 fecero, con carit^ tutt' altro che evan- 
gelica, .furono gli appartenenti all' empia setta di colore 
che sono 

A Dio spiacenti oA a* nimici soi. 

E detto questo mi pare che non ci sia bisogno che 
yenga a lordare queste pagine coi nomi dei detrattori 
del Leopardi che, contro un morto che non si pu6 di- 
fendere, non dubitano di far credere vere le piii infami 
menzogne. 

Qual fosse e qual sia la ragion della guerra contro 
il poeta marchigiano, facilmente la si capisce: egli am5 
d' intensissimo affetto V Italia, e 1' amor di patria per i 
gesuiti ^ il piii grande dei delitti, profess5 principii fi- 
losofici che non possono di certo accordarsi colle meta- 
fisicherie che insegnano i preti di Roma, e questo basta 
perch^ colore i quali non vogliono che si conosca la 
corruzione a cui si sono dati in braccio muovano guerra 



Dl GlAGOMO LEOPARDI 341 

airultimo sangue, a chi ha voluto pestar la coda della 
Yipera velenosa che amnorba il mondo. 

Chi vuole avere un edificante esempio della caritA 
cristiana di coloro che indegnamente si appellano dal 
nome del piii sapiente riformatore della society umana, 
legga quanto un anonimo scrittore, intingendo la penna 
nel fiele, ha scritto e pubblicato intomo al Leopardi 
nella Civiltd Cattolica del dicembre 1878, pigliando 
(XTAsione dalle recenti publicazioni del Viani e del Cu- 
gnoni. lo, che per rendere questa biografia meno man- 
chevole che fosse possibile, ho voluto vedere anche 
gli scritti degli avversari dell' immortale poeta nostro, 
nel leggere quello che scrive la Civiltd Cattolica sono, 
il confesso, rimasto scandalizzato, perch^ non credeva 
che la malignitjt degli uomini potesse essere tale e tanta. 
Lo scrittore comincia dal riprendere che si cerchi dagli 
editori di metter in luce tutto quanto al Leopardi si rife- 
risce, dicendo che per tal modo si danneggia piik di quel 
che si giovi alia fama dell'autore, nel che mi si pennetterii 
d'essere di contrario avviso, perch^ la publicazione dei 
lavori inediti ed anche incompiuti di uomini che gik la 
propria gloria si sono assicurati, giova a far vedere quali 
furono le vie seguite per aggiungere alia perfezione; e 
la stampa poi di nuove lettere famigliari od altro che 
alia lor vita si riferisca giova a rischiarare molti punti 
di essa, a dar la ragione psicologica di molte e molte 
cose che altrimenti rimarrebbero inesplicabili. Dopo di 
ci5 Tarticolista d. C. di 6. viene a biasimare il tenta- 
tivo fotto da Oiacomo nel 1819 per fuggire dalla casa 
patema, il quale atto so poteva ossere sconsigliato per6 



342 DELLA VITA E DGLLE OPERE 

era il necessario effetto della tirannia con cui queiruomo 
d' ingegno straordinario .era trattato, e tutti gli schiavi 
anelano di ricuperare la propria liberty, come la Civilid 
Cattolic:i deve aver imparato dalla storia contemporanea 
d' Italia. Quindi h che se la ribellione di un figlio al- 
rautoritJi paterna h biasimevole, bisogna per5 vedere se 
quando il fatto avvenga esso non abbia la sua sciisa 
neir abuso della paterna autoritA, e ci5 essendo, allora 
mi sembra che al biasimo non vi sia piti luogo, perch^ 
nessun uomo pu6 abdicare i propri diritti, n^ permet- 
tere che si conculchi la propria dignity e liberty, anche 
quando il conculcatore fosse il proprio padre. A questo 
proposito h importante vedere ci6 che Giacomo scrive a 
suo fratello Carlo nella lettera edita dal Cugnoni: 

^ Sono stanco della prudenza che non ci poteva con- 
durre se non a perdere la nostra gioventd ch' h un bene 
che piil non si riacquista. Mi rivolgo all'ardire e vedr5 
se da lui potr6 cavare maggior vantaggio. Tuttavia qne- 
sta deliberazione non h reperitina; benchfe fatta nel ca- 
lore ho lasciato passare molti giomi per maturarla; e 
non ho avuto mai motivo di pentirmene. Per6 la ese- 
guisco. (1) „ 

Ma le ragioni del disperato partito della fdga dalla 
casa paterna a cui voleva appigliarsi si vedono ancor 
piii chiare nella lettera che aveva preparata pel padre, 
dove ricorda com' egli sia stato sempre sottomesso, e gli 
rimprovera che irremovibilmente abbia persistito nel non 
volere che andasse in cittJi piii grande dove potesse trar 
partito di quel pochi talenti che il cielo gli aveva con* 

(i) Cugnoni: Op. cit. pag. CVIll. 



Dl GIACOMO LtOPARDl 343 

ceduti; ricorda come a 21 anni non gli fosse accordata 
appena un terzo delta libertd ehe si concede a tutti an- 
che in eti piii giovanile, poi eoggiunge: ** lo sapeva 
bene i proijetti ch' Ella formava di noi, e come assicu- 
rare la felicity di una cosa ehe io non conosco, ma ehe 
sen to chiamar casa e famiglia. Ella esigeva da noi due 
il sacrifizio, non di rol)a, nc^ di cure, ma delle nostre 
inclinnzioni, della gioventd e di tutta la nostra vita. 
II quale essendo io certo ehe Ella, nh da Carlo, nft da 
me avrebbe mai potuto ottenere, non mi restava nes- 
suna considerazione a fare su questi progetti , e non 
pott»a prenderli per mia norma in venin modo. (1) n 
E poi, dopo dette altre cose, continua: ^ La sola diffe- 
renza di principii, ehe non era in verun modo appia- 
uabile, e rhe doveva necessariamente o condurmi a mo- 
rire qui di disperazione , o a questo passo chMo fo, h 
stata cagione della mia disavventura. (2) „ 

Lo scrittore della Civiltd Cattolica con triviali pa- 
role vitupera in appresso tutti quelli ehe scrissero del 
L^pardi mettendo in luce le doti non poche di cui gli 
scritti di lui risplendono, e fa special segno alle proprie 
ire quel Francesco De Sanctis ehe fe onore della critica 
italiana, e ehe per la causa della libertji della patria si 
adoper6 piii coi fatti ehe colle parole. H rivistaio lo ap- 
pella pulcineUesco critico, il ehe vuol dire ch'egli, Tar- 
ticolista, se n' intende pid di marionette ehe di lettere, 
altrimenti si guarderebbe dal riveder le bucce a chi po- 
trebbe fargli scuola di buon senso, di patriottismo, e di 

(t) Coc!«n!«i: toe. cit. paf. CXI. 
(9) CiCTfoxi: lor. cH. paf. CXlll. 



34 i DRLLA VITA E DRI.LE OPERR 

acuta e profonda oritica. In quanto al giudizio che il 
Tommas^o sotto il pseudonimo di Angelo Dalmistro 
avrebbe, secondo il Viani, pronunziato intorno al Leo- 
pardi, giudizio del quale pare che il giornale gesuitico 
faccia gran conto, dir6 ch'esso mi pare inipossibile sia 
state pronunziato dal Tommas^o, il quale, secondo quello 
che mi scriveva in una sua lettera del 4 maggio 1864, 
ha di non pochi deftmti ragionato con riverenza e con 
gratitudine^ ad ogni modo convengo con quanto su di 
tale riguardo scrive il Canna nella Rivista di fihdogia 
accennando alia recento pubblicazione delle cose Leo- 
pardiane per opera del Viani: ^ In piii grave cosa h 
debito manifestare francamente il nostro dissenso. Non 
oquo ci pare il giudizio dato dal Yiani, nella citata av- 
vertenza^ intorno la Dickiarazione di Nicold Tommasio 
sopra Giacomo Leopirdi riprodotta fra i documenti; non 
fondata V accusa, mossa o rinnovata dal Viani, che il 
Toramas^o sia autore di un epigramma scipito, oltrag- 
gioso al Leopardi. fe da deplorare che il Tommas^o non 
ablia giudicato del Leopardi e non abbialo amato rnxx" 
forme lo am6 ^ giudic5 quel nobilissimo amico delFuno 
e deH'altro, che fu Alessandro Poerio; a ogni modo la 
dichiarazione al Ranieri fti atto lodevole e umano; n^ 
vi traspare^ come vuole il Viani, un parlar nemico e 
da oracolo. Da alcune opinioni in quelle scritto espresse 
nella forma consueta al Tommas^ si pu5 dissentire, ma 
non si pu6 fraintendere : sincera vi ^ la riverenza e la 
piet& alia memoria del Leopardi, Testimazione della sin- 
golarit^ deiringegno e della generosity deH'animo; sin- 
cere il desiderio di chiarire e temperare giudizii ante- 



Dl GIACOMO LROPAhDI 345 

riori per lo meno troppo reciai; sincere il dolore che 
altri abbia rapportando aggravato e avvelenato quel giu- 
dizi. Delia quale crudele calunnia e inuroanitjt letteraria 
si scorgono per avventura gli effetti in alcune espres- 
sioni di queste lettere, espressioni insuete a quel mitis- 
simo infelice. Quanto aU'epigramma di cui piace al Yiani 
ravvivare la notizia, noi crediamo che solo un awocato 
fiscale della vecchia scuolA, ma non mai un vec<*hio giu- 
dice, possa, sopra i due indizi addotti nelVAvvertenza, 
dei quali uno ft incerto, 1' altro h tanto dubbio da po- 
torsi piik ragionevolmente fame illazione contraria a 
quella che ne iara il processante, aggravare la memoria 
di NicoI6 Tommasfto di tanta scipitezza e di tanta inu- 
manitii. (1) „ 

Ma il velero dello scrittore apparisce tutto in quella 
parte dell' articolo dove riferisoonsi le parole che Carlo 
Leopardi avrebbe detto intomo a suo fratello: ** Prov5 
Giacomo funestamente precoce la sensibilitjt della natura. 
Anticip5 quattro o cinque anni Veik dello sviluppo. Indi 
come egli mi confessft, tutti i mali fisici della sua vita. 
Yero fenomeno! La stessa natura^ concedendo troppo o 
precorrendo il tempo, uccide e fa miseri. ^ Dalle quali 
si vorrebbe inferire che causa dei mali da cui fu tra- 
Tagliata I'esistenza dell' infelice Recanatese, furono vizi 
che egli non ebbe e non la troppa applicazione alio 
studio, non pensando che Carlo non avrebbe mai prcv- 
ferite quelle parole se avessero dovuto tomare a disdoro 
della fama dell'adorato fratello, che alia virtd profe886 

(0 RWitla di Ololofla e d*Ulnitione eUstica. Anno yil, fhtc. 7, 8 — 1979 
«• pag. 959. 



346 delLa vita r dfxlr opcrg 

quel culto profondo e sincere che ben pochi tra gli uo- 
mini le professano. Un altra causa dei malanni di lui 
fii la mancanza di fede, perch^ Pietas ad omnia utilis 
est, ed anche alia Mens sana in corpore sana, almeno 
cosi dice lo scrittore della Civiltd Cattolica^ e non me 
ne meraviglier6 io perch^ i ff. d. C. d. G. non possono 
mostrare di credere altrimenti, e la rovina di lui fu, se- 
condo loro, oltre V abuso della preoocitii di natura, la 
relazione con degli empi ed eretici come Giordani, Mon- 
tani e Ranieri. 

Queste sono le bestemmie che la carita cristiana del- 
I'organo magno dei gesuiti proferisce contro un morto, 
che non pu6 difendersi, e per di piii vi aggiungono che 
niuno degli scritti suoi ha un grande valore. L'oracolo ha 
parlato, veneriamone in silenzio la sentenza gravissima! 

Ho voluto diffondermi ad esaminare Tarticolo della 
Civiltd Cattolica non perch*> creda ch' esso abbia tanto 
di potere da nuocere alia fama grandissima dello scrit- 
tore marchigiano, ma per far vedere a quali arti infami 
ricorra certa gente per abbattere le glorie della patria, 
le quali ad essi fan ombra in quanto non giovano alle 
loro mire ambiziose ed ai loro antinazionali intendimenti. 
Et de hoc satis. 

XL 

Conelnsione. 

Eccomi giunto alia fine di questo mio lavoro, il quale 
Toglio sperare non sia per essere giudicato al tutto vano. 
Infatti mio intendimento h stato^ valendomi anche di ma- 
teriali che coloro i quali mi precedettero non ebbero per 



DI GIACOMO LEOPARDI 347 

le mani, di studiare la vita intellettuale del Leopardi, di 
indagare le cause fisiche e morali, Interne ed esterne, 
che potentemente contribuirono a svilupparla piuttosto in 
un modo che in un altro, e mi sembra, se Tamor pro- 
prio non fa velo al mio intelletto, che tale studio e tali 
indagini non sian riuscite al tutto destituite d'ogni utile 
risultato. E se dal lato della forma e dello stile, e aotto 
altri rispetti quosti cenni biografici, ad onta del lungo 
studio ed amore posti nel compilarli, non saranno riu- 
sciti degni dell' illustre marchigiano, ne chieggo venia 
al lettore cortese, il quale vorrei che riguardasse meglio 
air intenzione buona di questo scritto che alia povertji 
di 0S80. 

Se poi le persone culte in queste pagine non tutto 
troveranno dispregevole, ed i giovani che attendono alio 
studio delle lettere saranno per esse tratti a fare un equo 
giudizio dei frutti dell' ingegno del poeta e filoeofo Re- 
canatcse, e tutti scntiranno vieppiti accendersi d' amore 
per le opere di lui^ sarji questo non lieve compenso alle 
povere mie fatiche, perch^ con esse ayr6 contribuito a 
mantener vivo il culto di uno dei piii grandi uomini 
che abbiano le Marche e 1' Italia prodotto, ed il culto 
delle patrie memorie 6 scuola utile ai presenti che man- 
tiene e prepara la grandezza e prosperity della patria 
nel presente e neiravvenire. 



umm mmioGRiiFicii 



NOTIZIE STORICHE 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 



MSSEGNA BIBLIOGRAFICA 



Di una immigrazione di Lombard! nella oitti e nel oontado di 
Jesi intorno all* ultimo quarto del seoolo XV. — Noiizie e 
documenti per Antonio. Giananorea. — Un op. in 16."® 
grande di pag. 23. — Milano, Tip. G. Beruardoni, 1878. 

Questo stadio, fatto con qaella diligenza che h tutta pro- 
pria del GiANANDREA, vide g\k la lace neir Archivio Sknico 
IjombardOy e cio e gia una prova del suo valore. 

Detto della pestilenza che serpeggio per T Italia dal 1464 
al 1 i80, recando anche non lievi danni nella provincia d'An- 
cona e scgnatamente nella ciitli di lesi, non si tratliene a 
fame descrizione parlicolare per Vassoltua mancanza di fonti 
da cui auingere quelle circostanze speciali , che aW uapo sono 
necessarie. E di questo gli si sovvk dar lode da quanti pen- 
sano retlainenle che lo slorico non deve nelle sue scritture 
dar prova d' immaginazionc feconda come un romanziere od 
on poeta. Indagando le origini del contagio nelle Riformanze 
del Comunc di lesi trova documenti, che provano come si 
reputasso che fosse stato importalo dagli Schiavoni ed Al- 
l)anesi, perche si stabiliscono pene per quelli che entreraniio 
nella citt4 o li ricetteranno. II fatto sta che in seguito al 
funeslo moriK) la i)opolazione era di molto scemata, sicche i 
magislrati doveltero pensare al niodo di ripopolare i luoghi 
riroasti quasi privi d' abitatori, laondt' dei cittadini lombardi 
furono fatti venin*, accordando ad essi privilegi e favori sin* 
golari che il Gian.indrea, appo>:giandosi sempre a documenti 
di non dubhia tVde, enumera con diligenza, dimostrando co- 
me i nuovi venuti nella nuova palria portarono i semi di 
quella operosita industrials per cui le cilia lomlKirde anche 
ai nudtri giorni vanno dislinte. 



352 RASSEGNA BlBLlOGRAFiCA 

Qnesto e in pocbe parole Targomeuto di cui s'occupa il 
bravo professore lesino, ed e notevole che non raccoDta se 
Qon qaello di cui ha potuto accertare la verita, senza abban- 
donarsi a piu o meno probabili congetlure, come molti so- 
gliono fare, perche moUe volte esse tradiscono la storiaj sebbe- 
ne possano soddisfare la curiosita del letlore. — Ma al Gia- 
nandrea noa vuolsi dar lode soltanto come a narratore slori- 
co veridico, ma aocora e degno d' encomfo come scrittore 
corretto, e che usando di uno stile semplice e piano sa riu- 
scire chiaro ed elegante in iki tempo medesimo, come gia i 
lettori del nosiro Archivio hanno avuto occasione di vedere. 

Gesare Rosa 

Gentile da Mogliano. — Storia Picem del secolo XIV — Givi- 
tanova-Marche (volumi Ire) Tip. Nalalacci, 1878. 

Autore di quest' opera e il chiarissimo signor Giambattista 
RiPAMONTi da Mogliano. Esso voile scriveni una Sloria Picena 
del secolo decimoquarto, perche il Piceno gli parve troppo 
maltrattato, confuso spesso con altre provincie, e spesso an> 
cora affatto dimeuticato, eppure il terreno n'e bello, limpido 
il cielo, temperato il clima cosi che chi vi nacque o vi dimoro, 
non sa partirne. Le citta furono sempre si spesse, da formarne 
quasi una sola; ogni poggio aveva in cima un castello piu o 
meno grande; e di tali castelli tuttora ne rimangono. Guerre, 
parti, odii, amori, brutte e ammirabili cose avvcnnero nel Pi- 
ceno come altrove. Uomini grandi, ne ebbe tanti, e tali da 
non invidiare nessuno. Pergolese, Ostilio Ricci, Annibal Garo, 
Gentile da Fabriano, Sisto V, AlbericoGentili, Bartolomeo Eusia- 
cbio, Raffaello, Bramante, Gestoni, Perstani, Vaccai, Sponlini, 
Leopardi, Puccinotti, Giovanni Marchetti, Francesco Gassi, Ros- 
sini, Lanci, Gamerini, per tacere di mille altri, basterebbero 
ad illustrare una nazione. 

L^autore scelse a tema della sua Sloria Picena Gentile 
PA Mogliano, perche questi gli parve conosciuto meno di 



RASSBGNA BIBLIOGRAFICA 353 

quanto merita; perche tatto cio che ne scrissero gli antichi 
e pieoo zeppo di anacrooismi e calunnie, ed eziandio perchft 
Gbntile h sao compatriotta. 

Le fonti os^. attinse le principali notizie sono storicbe: per 
gli aaeddoti e gli incident! ba seguUo le cronache e la tradizione. 

Esso tratteggib fisonomie e caratteri, che realmente furono; 
rese la vita e la parola ad uomini die esisterono; sceneggio 
casi che avyennero; e dipinse con esattezza ed evidenza i co- 
slumi, le opinion! , le credenze, i pregiodizii, le passioni, le 
virto ed i vizii degli abitanti del Piceno del secolo XIV. 

In qaesto pregiatissimo lavoro il dotto scrittore moglianese 
descrisse ed illustro principalmente la storia deirantichissima 
ed insigne cittli di Fermo, a cui dedico meritatam^nte il suo 
libro perch6 in essa, fino da giovanetto apprese ad amare il 
bnono ed il bello. Esempio imitabile di amorosa riconoscenza. 

GenHle da Mogliano appartenera alia illastre famiglia dei « 
Dobili di Fermo: era bello e robusto della persona, prode assai 
oelle armi, di forte ingegno, di mente elevata, e di animo al- 
lero, magnanimo e generoso. Per lo che i Fermani, stanchi 
del mal governo de' loro Priori, e reputando Gentile for- 
nito di quelle tante e disparate prerogative, che si desiderano 
liunite in nn principe, lo voUero e lo salntarono Signore 
di Fermo. 

Ma nel 1353 vi fo assediato da Malatesta generate di Santa 
Chiesa. 

Vedendo Gentile di uon potergli resistere, si reco in Fu- 
ligno dal Cardinale Egid^o Albornoz che, vicario del Papa in 
Italia, riacquisto le Roniagne, il Piceno, ed altre contrade alia 
Santa Sede, giovandosi non tanto delle milizie spagnole, qoanto 
delle scomuniche, degr intrighi, delle indulgenze, e delle false 
promesse di libertli verso coloro, che volessero aintarlo ne'suoi 
divisamenti. II Cardinale dichiaro Gentile gonfaloniere della 
Chiesa, e lo conferm5 nel dominio di Fermo. 

in segaito parve alPAIbornoz, che Gentile si accoslasse al 
prode Francesco degli OrdelaflB, Signore di Forli e di Cesena 

Arehiv. Slor. March. V. /. 23 



354 RASSE6NA BIBLI06RAFIGA 

di Ini suocero, ed agli attri Sigoori di Romagna. Per questo 
sno sospetto, il Gardinaie gli tolse TofBcio di gonfaloniere di 
Santa Gbiesa e lo band! come ribelle. Gentile allora scaccio 
da Fermo le milizie pontificie, e si rese indipendente dalla 
Gorte papale. Ma in appresso la segaita sommessione della 
lega dei Signori romagnoli alle soldatesche del Gardinaie Al- 
bornoz fa cagione della rovina di Gentile. Perciocche i Fer- 
mani, temendo lo sdegno e le forze del Gardinaie, si ribella- 
rono al Moglianese loro Signore, e lo assediarono nella fortezza 
di Fermo, denominata il Girifalco. Gentile dopo calorosa e mi- 
rabile resistenza fn costretto ad arrendersi; e il Gardinaie Al- 
bornoz lo bandi: ma egli tomato a Fermo con le sue milizie, 
fa preso e decapitato. 

La storia, qai appena accennata, fu dal valente scrittore 
marchigiano minutamente esposta in forma di racconto sem- 
plice, attraente, piacevole, e ricco di svariatissimi casi. Nel 
tessere questo lavoro, egli si h giovato bellamente e con or- 
dinata mischianza delle forme narrativa, descrittiva e dram- 
tica. Le sue descrizioni di cose, di paesi, di uomini, di bat- 
taglie, e di ogni specie di avvenimenti, sono vere, particola- 
reggiate, pittoresche; i dialoghi naturalissimi e caratteristici; 
la intiera narrazione, bene ordinata nelle sue parti; gli epi- 
sodii, appropriati e ben connessi al principale racconto; i ca- 
ratteri dei diversi personaggi, egregiamente deliueati e soste- 
nuti sempre nella loro speciale natura; lo stile facile, chiaro, 
e variato secondo V indole delle cose descritte e dei fatti nar- 
rati; il dettato, puro, spontaneo, elegante, e veramente ita- 
liano; oltreci5 Tautore, scrivendo, usufruttuo parole, frasi, 
motti, e proverbii appresi dalla balia, quanti piu ha potuto. 
E cosi egli voile arricchire Pidioma scritto della nazioue con 
un tesoro di lingua parlata bella, espressiva efBcace, propria 
di alcuni popoli del Piceno. Qnesta lingua parlata dalle Marche 
fu ammirata dal celebre scrittore Pietro Giordani a Recanati 
allorquando vi si reco a visitare Giacamo Leopardi E questo 
sommo nostro marchigiano, poeta, prosatore e filosofo insigne, 



RASSEGNA BIBLIOGRAPIGA 355 

infiorb spesso le sue opere tmmortali di moUe frasi e nianiere 
di dire proprie di alcuni popoli piceni, specie di Recanati, di 
Loreto, di Macerata, di Ancona e di Jesi. 

Qaale scopo si e prefisso il nostra autore nello scrivere la 
Sioria Picena del secolo XIV, oltre a qaello di far conoscere 
la verita dei fatti di quelPepoca medioevale, ed i pregi graa- 
dissimi del suo faiiioso coin[)atriotta Gentik da Mogliano? 
Parmi ciresso abbia avuto in pensiero anche il fine di far note 
al popolo le corruzioni, le ingiuslizie, le crudeltli, le discordie 
civili, le stragi, le rovine, gP incendii di citt^ e castelli, cagio- 
nati nel Piceno dalle masnade stranierd, e dalla prepotenza 
papale per malnata libidine di temporale dominio. 

E da tanti privati e pubblici danni, da taiite nazionali ca- 
laniitii quale vantaggio ritrasse la Ghiesa Romana? Fu questo 
« die PAlbornoz (come il suo predecessore Bertrando del Pog- 
getlo, niorto poi a Viterbo) scappando alia volta di Avignone, 
lasciarono le cose in peggior condizione che non le avessero 
trovate, dopo avervi sprecato tanti milioni e tanto sangue, 
nulla ac(|uistando, molto sperdendo, fatto abborrire le sarUe 
chiavi, e piti desiderabile la liberty. • 

DoTT. Dazio Olivi. 

Fette Munioipali oommemorative e Tiro a segno in Italia nel 
seoolo XV. Brano di Sioria lesina con documenti inediti 
per Angelo Angelucci. — Torino, Tip. di G. Baglione, 
1862. — Un opuscolo di pag. 16 

Il maggiore ing. ANGi:LUca, che, oltre ad essere un di- 
stinto filologo, e on valente cnltore delle patrie memorie, 
come ne fan fede i suoi molti lavori, fin dal 186i mandaya 
alia luce questo opuscolo in cui dimostra che T esercizio del 
TRARRE A MIRA d antico quanta le armi da getto, ed i dif- 
ficiU il paler sicuramenle tlabilire la dala di quesla isliluzione. 
Ma pur tuttavia, per indagare quando tale esercizio avesse 
origine in Italia, crede nun vi siano documenti die provino 



356 BASSEGNA BIBL106RAFIGA 

essere aDteriore al secolo XYI, e da uo docameDto, tratlo 
dalle Riformanze iesine, vaol provare che ia quella citUi it 
tiro a segno ebbe origiQe'nel 1486, se doq che i naovi doca- 

meoti messi. in luce dal nostro Giaoandrea faaao vedere, sen- 

'• • , • ■ 

za.lema di errare, che qnelP esercizio si comincio ia lesi nel 

• • ' . ». 

1453 in occasione delle feste a S. Floriano martire. — Pero 
qaesta anterioriUi di data non toglie nulla deir importanza 
che ha Topuscolo del Gav. Angelucci, il quale 6 una nuova 
pi[^ya della erudizione di lui e deiramore che porta air [ta- 
lia ed in particolare alle sue Marche; e lo studio di lui e 
quello del Gianandrea si completano a vicenda , e possono 
contribuire non poco ad accertare che^ il tiro a segno in 
Italia non e una impartazione straniera. 

Gksare Rosa 



Opuscoli varii del Marghese Filippo Raffaelli. 

Ho qui sopra il mio scrittoio undici opuscoli, favoritimi 
dalla squisita cortesia del signor marchese Raffaelli, Bibliote- 
cario della Gomuuale di Fermo, che attendono ch' io ne renda 
conto ai lettori di queste pagine , ma essendomi impossibile, 
per lo spazio di cui m' e dato disporre, di parlar particolar- 
mente di ciascuno, come vorrei e come meriterebbero, debbo 
limitarmi a dice di tutti insieme poche parole intrattenendomi 
piu su quelli che presentano un' importanza maggiore. — Ddla 
tregua avvenuta neW oUobre dd MCDXI fra Onofrio Smeducci 
di Sanseverino ed il Comune di Macerata. — £ un fascicolo 
di 16 pagine pubblicato in occasione di nozze; precedono po- 
che parole per far conoscere i tentativi inutilmente fatti dallo 
Smeducci per togliere a Macerata la sua liberta, e seguono 
tre document! editi per la prima volta dal RafTaelli , relativi 
ai preliminari di pace tra quel libero Gomune ed 11 Sanse- 
verinate. II primo documento e una lettera di Onofrio ai Prio- 
ri di Macerata in data del 30 Settembre 1411 con cui pro- 




R/^SEGNA B1BLI0GRAFICA 357 

mette 6$ none offkndere, ne receptare chi offendesse, qnando perb 
i Maceratesi promettano il medesimo entro ire di altramenle 
mm ricwendo la dicta vostra promixione, questa sia de nuUo 
valore. — II secondo documento h la rtsposta dei Priori del 
Gomane alio Smeducci, e porta la data del 2 Ottobre 1411 ; 
con essa accettaoo le condizioQi di Ooofrio, facendovi qualcbe' 
modiBcazione, la quale pero non viene da lai accettata come 
apparisce dal terzo documeato. 11 Raffaelli fa succedere alia 
publicaziooe delle opportune note storiche, le quali valgono 
a dare schiarimenti intorno ai latti ed alle persone di cui si 
paria nel corso deir opuscolo. — 

Di una tavola dipinta da Lorenzo Urbani da Sanseverino 
per U Comune di Recanati. — In queste pagine si diinno al- 
cune brevi notizie deir Urbani, pittore non Yolgare ai »uoi 
giorni 6 di cui sarebbe ad augnrarsi che alcuno tess&sse una 
accurata biograQa; e quindi si viene a discorrere di una tavola 
a lui allogata dal comune di Recanati nel 1474 , in cui si 
rappresenta S. Sebastiano, S. Maria e S. Benedetto. 11 March. 
Rafiaelli mostra i pregi del dipinto ed illustra le figure e le 
iscrizioni che vi sono; (\iitiostrando buon gusto in fatto di arte 
e Sana arte critica. 

La Imparziale e veritiera iatoria ddla unione delta BUfUo- 
teea Ducale (f Urbino alia Vaticana di Roma. — E questa 
una lettera al Conte Giuliari di Verona, con cui il Marcbese 
Filippo Raffaelli pretende di giustificare T unione della pre- 
ziosa biblioteca dei Duchi di Urbino alia Vaticana di Roma, 
ma a me pare cbe ia cosa non sia giustificata che in picco- 
lissima parte, mentre nel testamento di Francesco Maria della 
Rovere si stabiliva tra Taltre cose che: alia Comunitd d'Ur- 
tnno lascia la Librarian e quindi non si poteva poi da un 
papa, 6 chi per lui , derogare alia volonti del testatore. — 
Ed invero mi par da lamentare che Urbino abbia perduto uno 
dei suoi piii pregievoli ornamenti, che sarebbe tomato a gran* 
de proQtto degli studiosi, ne in tale lamento giustissimo deve 
vedei^i, come ci vede il Raffaelli, un pretesto di piii per sea- 



358' RASSEGNA B1BL106RAPTCA 

gliarsi contro i Pontefici, che sempre fecero mal governo delle 
cose nostre, ma srbbene 1' amore det vero e della giustizia. 

Di alcune opere di scuUura e tarsia in legno esisienti a 
Recanati. — E un opuscoto di 28 pagioe in cui si ricordano 
valenti artisti marchigiani ed opere di scullara e tarsia in le- 
gno cbe si trovano nelle nostre Marche, delle qaali banno ta- 
ciuto immeritamente gli scrittori di cose d'arte. E ben fece 
Pegregio bibliotecario delia comunale di Fermo a toglierli 
datr oblivione aggiungendo alia sua memoria importanti docu- 
menti, cbe saranno utilmente consultati da chi vorii darci una 
completa biografia di qaelli, che coUivando Tarte con amore ed 
ingegnOy accrebbero lustro e decoro a queste nostre provincie. 
n Monumenlo di papa Gregario XII ed i suoi donativi 
alia cattedrcUe di Recanati. — Di queir Angelo Correr che , 
eletto papa in tempi fortnnosi, abdicava alia saa dignity per 
tornar vescovo di Recanati sorge in questa citta uno stnpendo 
monamento marmoreo di cui il RafTaelli fa V illustrazione, ri- 
portando V epigrafe della quale cerca interpretare il sense nel 
mode che sembra meno lontano dal vero. 

Statuli deW arte della calzoleria in Monte Giorgio. — Questi 
statuti vennero dapprima compilati nel 1385, vennero volga- 
rizzati nel 1484 e quindi riformati e corretti nel 1448 (?). 
La pubblicaztone degli statuti delle arti maggiori e minori , 
cosi delle grandi che delle piccole citt&, e da riputarsi utilis- 
sima perch^ vale a porgere non poca luce intorno alia vita 
civile, morale, ed ecouomica, quindi e che quanti sono di que- 
sto persnasi saran grati alia cura cbe si k date il Marcbese 
RatTaelli di mettere in luce gli inediti statuti della calzoleria 
di Monte Giorgio, arriccbendoli di opportune note illustrative. 
Se non cbe a me sembra che tal genere di publicazioni rie- 
sca di gran lunga piu utile quando vi si accompagni uno 
studio cbe metta in rilievo le disposizioni piu importanti che 
fa<xia vedere quali vantaggi o danni ne risultarono al pro- 
gresso delle arti ed Industrie, che faccia uotare come i nuovi 
principii proclamati dalle economiche discipline ed il nuovo 



AASSRGNA BlBLlOGRAnCA 350 

indirizzo della vita publica molle di quelle disposizioni ren- 
derebbero oggi inopportune e via diceudo. Ora di tutto questo 
nel libretto del Raffaelli dod trovo sillaba, e penso che la sua 
grave fatica se ne sarebbe avvantaggiata, rendeodo an note vole 
servigio agli studiosi. 

n Monumento di Vittorio Alfieri in S. Croce di Firenze. — 
Sono lettere, sinora state inedite, di Giovanni degli Alessandri 
e di Antonio Ganova , dalle quali zl rileva che V Accaderoia 
Fiorentina di Belle Lettere per prima concepiva T idea d' in- 
nalzare un degno monumento airimmortale Tragico d'Asti 
ed a tal fine si rivolgeva a queir Antonio Ganova che, come 
scultore, levo si gran Tama di se ; ma il Ganova non poteva 
accettare V incarico atteso t* affoUafnento la moUiiudtne de' lavori 
da me intrapresi a quesf ora. Fu poi per opera della Gontessa 
D' Albany che il grande scultore italiano faceva il magniflco 
monumento alP / tfieri che ammiriamo in Santa Croce, e che 
e davvero (li':/no leir illustre uomo. — La publicazione del 
RalTaelli, (in cui vorrei trovare ana forma meno rettorica, di- 
fetto che si deve secondo me u)tare in tutti ^li scritti li 
lui ) , non 6 al lutlo dejtiiuila d' importanza iH^rchJ" se non 
altro mostra che gP Italiani apprezzarono deguameote V Aliieri 
e tentarono di renderr alia sua i epioria degne ouoranzc. 

"Iesare Rosa 

I — fVOomnic liifvn ^^ .) ft •ri •? ' s* . — '*emrie 

''accoUe V ,':^H'' r '^cr "lov"' i nibm- i \ si, Tipo- 

*^; n Fn* ' li • "i ., 1 . ' ; colo i . 1« '*'" ^'rap.Je 

••/i:. ' — II. — ^* Fed^^noo Oe' Corti da Verona 

rri ' • : ^ in lesi — Mora^^ralla con document! per 

• V : .. NiBAtDi — lesi, rip. Framonti Fazi, 1877. 

— Li. opuscolo ill 10"*' grande di pag. 84. 

Di questi due opuscoli che s'occupano Ji arteOci vennti in 
rinomanza, i quali arricchironj dei loro lavori le citti della 
Marca, vorrei potor dire il miglior bene del mondu , ma nel 



360 tIASSBGNA BlBLtOORAFlCA 

meatre lodo la buona volonta di mantener viva la memoria 
di artisti dod volgari, mentre lodo la pazienza con cai farono 
rovistate le antiche carte per attingervi le maggiori notizie 
possibili intorno alia loro vita, non posso far a meno di la- 
mentare che lo scrillore la dove gli maocano ootizie e doca- 
menti per accertare i fatli che racconta, proceda Delle sae ar- 
gomentazioQi con non troppo saoa critica, e basi il suo ragiona- 
re sa non troppo solide fondamenta: a provare qnanto asserisco 
baster^ che faccia una sola citazione. A pag. 13 e segaenti 
deiropnscolo intorno al De' Gonti dopo avere supposto che 
il tipografo Veronese andasse a Roma, in epoca doq bene ac- 
certata, ma che lo scrittore assicara essere il 1467 , ed ivi 
imparasse Tarte sua, ne dedace che quivi conoscesse alcani 
illustri lesini, col^ recatisi per ambascerie presso la S. Sede, 
i quali lo persuadessero a recarsi in lesi a stabilirvi una ti- 
pografia. — Gome si vede qui si va di supposizione in sap- 
posizione e se qnesto fosse lecito di Care lo scrivere la storia 
sarebbe una delle cose piu facili del mondo. 

Ne' di snpposizioni patisce difetto la memoria intorno al- 
r Indivini dove tra le altre cos^ per dar maggior onore a lesi, 
lo scrittore vien fuori con Tidea che il celebre intagliatore 
sanseverinate abbia in qnella citta studiato Parte sua, senza 
nemmeno portare innanzi una qualche prova che avvalori la 
sua idea. Ghe ogni scrittore porti amore grande alia cittSi na- 
tale fe ragionevole, ma che per accrescere V onore di lei 
voglia attribuirle pin di quel che le spetta non h lodevol cosa 
perche la storia non si puo e non si deve acconciare come 
meglio torna comodo al narratore, altrimenti essa riesce tut- 
Taltro che la luce della verita e la maestra della vita, come 
Gicerone ha insegnato che deve essere. 

Ho voluto accennare a questi difetti capitalissimi degli 
scritti del signor Annibaldi perche la critica, massime quando 
si tratta di lavori storici , deve essere franca, che solo a tal 
condizione pub recar alcun flrutto di bene , e perchi vorrei 
che Tegregio scrittore, il quale dimostra molte buone qualitii 



RAS8EGNA BlBLIOGRAriGA 361 

per procedere nelle indagini storiche , per V avvenire proce- 
desse con piii cautela prima di mettere innanzi le proprie 
opinioDi, essendo qaesto il vero modo di riuscir atile davyero 
al progresso degli stadii storici. Voglia danque egli accogUere 
in beoigno modo le mte osservazioni, e credere che esse sooo 
dettate oon per mancare di reverenza ad an oomo che per 
molli riguardi h rispeltabile, ma per amore del vero. 

Cesark Rosa 



Camarino e i tiioi dintorpi descriui ed ittustrati dal Prof. Ari- 
sTmE CoNTi. — Un vol.* in 16.** di pag. 536. Gamerino, 
Tip. Borgarelli, 1872-74. — Prezzo L. 4: 25. 

Noo h qnesta una delle solite guide in cai sommariamente 
sono indicate 1^ vie, le piazze ed i monomenti pid impor- 
tanti, ma 6 an libro che ofTre ana lettura piacevole ed istrut- 
tiva nel tempo istesso: e an libro ben concepito, saputo at- 
toare assai felicemente e, rara avi», bene scritto. bnmagina 
Taotore di condurre alia visita della ctlt^ di Camerino e suoi 
dintomi il lettore, ed in questa escursione sa dai nuovi no- 
mi imposti alle vie, dalle chiese, dai palazzi , dai quadri e 
via dicendo, cogliere T opportunity per narrare le principali 
vicende storiche della capitale dei Duchi di Varano, correg* 
gendo errori in cui alcana volta caddero quelli che oe scris- 
sero in precedenza; non si lascia sfuggir Toccasiooe per ricor- 
dare la vita e le opere di personaggi illustri nelle iettere, nelle 
scienze, nelle arti, nelle armi. Ni il Conti si occupa solo del 
passato, ma coglie il destro ogni volta che gli si presenta per 
dire della vita intellettuale, morale ed economica della mo- 
derna Camerino; la quale non poteva trovare an illustratore 
piu intelligente ed amore vole di lui. 

Cbsarb Rosa 



362 RASSEGNA BIBL106RAFICA 

Guida storica e artistica della citti di Fermo pel prof. Vin- 
CENZo CuRi — Fermo, Tip. Bacher 1864 — Uu vol. in 
16"^ piccolo di pag. 136. 

Della diligenza che poDe il Gnri nei suoi lavon hanno i 
lettori testimonianza amplissima in qnello che vien publi- 
cando in qaesto Archivio, percio e inatile-che veoga a dire 
che le notizie storiche e statistiche raccolte in questa guida 
sono esatte, che V aulore per amore di novita e per crescere 
lustro alia sua terra nativa non si abbandona ad argomenta- 
zioni impossibili, non lavora dMmmaginazione e di fantasia, 
e questo non e poco in un tempo in cui moiti mostrano di 
credere che la storia si crei di sana pianta come un romanzo 
od un poema. 

Se alcun appunto si pub fare al libro del Guri h di riu- 
scire un p6 arido, mentre egli dando al suo scritto una forma 
piu disinvolta e meno ricercata non avrebbe per nulla nuo- 
ciuto alia gravita slorica, ed intrattencndosi a parlare con piu 
diffusione degli uomini illustri che in Fermo fiorirono e delle 
loro opere avrebbe accresciulo Tinteresse ed il pregio del 
volume, il quale del resto anche come e offre preziose notizie 
agli studiosi. 

Gesare Rosa 

Vittorio Emanuele e la Letteratura politica. — Discorso di 
Giovanni Mestica. — Un op. in 16."* grande di pag. 54. 
— lesi. Tip. F.'" Ruzzini, 1878. 

II Gav. Mestica considera a larghi tratti V influenza che 
esercitarono sulle vincende politiche italiane i nostri piu 
grandi pensatori e filosoR dair Alighieri in pot , intrattencn- 
dosi piu specialmente a parlare dei contemporanei, che i semi 
posti Inngo il corso dei secoli dai loro predecessor! finirooo 
di svolgere e completare, cost che le idee di unita, indipen- 
denza e liberty, prima nobile desiderio di pochi, divenuero 



RASSBGNA BIBLIOGRAFIGA 363 

comani alia maggioraoza, e resero possibile che un gran Re 
si ponesse a capo del movimento nazionale, e lo dirigesse in 
modo da poter otteoere 11 fine desiderato. E le doti deirani- 
mo nobilissime, le virtu politicbe e guerriere per le quali 
Vittorio Emanuele sar& sempre degno di ooorata memoria, 
come di nno dei bencrattori dei popoli oppress!, il Mestica 
enumera, mostrando come a lui a baon diritto si apparte- 
nesse il nome di Re Galaniuomo con cai il sao popolo voile 
chiamarlo. 

Questo Quovo discorsodelPegregio professore marchigiano 
e nuova prova del sao valore nelP arte dello ^crivere, e dei 
patnottici sentiment! che lo animano, sentiment! a cui i gio- 
van! nostri informar dovrebbero le azioni delta loro vita , 
perch6, come ben dice il Gav. Mestica: c La libertli dei po- 
c poll non sta nei nomi, ma nelle istitnzioni che la guaren- 
« tiscono, la fecondano e la fan prosperare. » — Se T opera 
di Vittorio Emanuele e degli altri uomini di mente e di cuore 
fu grande, bisogna ora rammentars! che: t spetta alia ge- 
c nerazione che sorge e a quelle che verranno progredire 
c neir immensurabile via con la scienza e Parte, con la mo- 
c ralita ed il lavoro, a gloria della patria, a iocremento del- 
« la civilt^. • 

Gesarb Rosa 

Zara e i raoi oontorni desoritti al fbrettiere da Angelo 
Nani — Un vol. in 16 "• pic. di pag. 97 — Zara, Tip. Ar- 
tale, 4878. 

Goi nuovi e piu freqneoti rapport! che si sono stabiliti fra 
le due rive deir Adriatico in seguito alia instituzione di ana 
liaea di vapori postal! tra Aacona e Zara, k bene che le due 
citt4 tmparino a conoscersi il piii intimamente che sia possi- 
bile, per giovarsi Tuna Taltra al maggiore sviluppo della vita 
intellettuale ed industriale; ed a qnestc.pud tornare utile il 
libro delP egregio Prof. Nani, in cai i lettori troveranoo non 



$64 llASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

solo ana gaida della citta moderna, ed un^ indicazioue precisa 
della vita economica di lei, ma ancora delle importanti no- 
tizie storicbe. 

A qaesto rignardo mi piace di rilevare dair opera del 
Nani che i rapporti fra Ancona e Zara rimontano ad an' epoca 
pin antica di qaello che comanemenie si peosi. In fatti alio 
pag. 2 e 3 il chiaro autore scrive: < Fu Del XIV secolo, e 
precisameote it 20 oUobre 1308, che aconsolidare le anti- 
che relazioDi di commercio e di amtcizia fra Zara ed Ad- 
cona, venae stipalata una conyenzione pel trattamento re- 
ciproco dei dk?igli, delle merci, delle persone. In seguito 
a qaesta conveuzione, durante Tassedio che nel 1346 so- 
stenue la cittii, gli Aoconitani spedirono moiti aiuti. Un' or- 
dinanza di data 15 laglio delP anno 1448 dice : A fawn 
dei Pellegrini, chejransitando continuamenle , navigano in 
grande numero e spesso fino a cenPD e piu, d* umbo i sessi, 
da Zara verso Ancona, diretti, per divozione, cUk soglie de- 
gli AposuAi^ e ad aUri Santuari fu confermato e di nuovo 
stabilitOj che siano da tutti bene trattatiy e possano con si- 
curtd namgare^ previa F ispezion de* navigli daW Ammiraglio 
delP Arsenate; e che dal conduttore 6 padrone (T ogni naviglio 
non si ricevano ftiorchd soldi 50 per ciascun uomo, ed un 
diicato d'oro per cadauno cavaUo; dal che nederiva ilcon- 
tinuo e frequente commercio con qiLeUi di Ancona e di Per- 
mo, ed eziandio coUe popdazioni finitime ddla Paglia ecc. > 
II lavoro del Nani e condotto con molta diligejDza, e ri- 
peto che dk molte importanti notizie sotto ogni rigaardo, 
solo h da dolersi che queste siano date assai compendiosa- 
mente, mentre V aatore allargandosi un po' piu nella parte 
descrittiva, biografica e storica avrebbe reso il suo lib'ro piu 
iuteres^ante ed ameno alia lettura; ed alia amehitk avrebbe 
conferito qua' e 1^ una maggiore eleganza di forma e di stile 
e correggeado qualphe vocabolo che, di rado, vi sMncontra 
e che Dou pu5 dirsi prettamente italiano. — Queste osser- 
v^ioni sembrefaQQo pedanterie, ma pure ho volute farle per- 



RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 365 

Che so che P egregio professore vorii preaderle in destra 
parte, e per dimostrare la diligenza con cui bo letto il sao 
libro, al quale certi piccoli nei non tolgono gran fatto deUa 
utiliU ch' esso presenta, ed aozi diro che sodo ben lieto di 
poter cogliere r opporiaoiU che mi si preseola di raccoman- 
darlo ai lettori di questo Archivio, sicuro di adempire ad un 
dovere e di far loro una cosa gradita. 

Gksare Rosa 

Storia di Cagli nelf eti antica e nel medio evo, con note, do- 
cumenti e tavole Ulusirative per Giuseppe Moghi. — Parte 
prima. DaUe origini aWanno 800 delT E. V. — Cagli, Giu- 
seppe BallODi Tipografo Editore, 1878 — Un vol.* in 16."* 
grande di pag. 107. — Prezzo L. 2, 50. 

Se ogni citii nostra avesse la sua storia, scritta non a 
vana boria campanilesca, ma dettata dietro la scorta di veri- 
dici documenti, di cui gli archivii son pieni; con sana critica 
raccogliendo e vagliando senza inutili vanterie le popolari tra- 
dizioni ed illustrando i publici monumenti, la storia nazio- 
nale che nelle cittadine ha suo fondamento, specialmente in 
Italia dove ogni citt^ ha vissuto di vita propria, se ne avvan- 
taggerebbe. Ma giacchfe questo ancora non si e potuto che in 
parte ottenere, affrettiamo col desiderio che ogni municipio 
possa aver la sua storia, e facciamo buoo viso a quelle che 
con scienza e coscienza si vengono publicando, esaminandole 
brevemente perche V esempio dei volonterosi venga imitato. 

Oggi e della Storia di Cagli, dettata da Giuseppe Moghi, 
di cui e uscita la prima parte che va dalle origini alPanno 
800 deir E. v., che debbo render conto ai lettori di questo 
Archivio. Inuanzi tutto diro che questo volume la testimonio 
della diligenza ed amore posli dair egregio autore nelle ri- 
eerche fatte perche il suo lavoro avesse a riuscire in ogni 
sua parte completo, diligenza tanto piii lodevole quanto pta 
necessariae meno osservata in libri di questo genere. 



366 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

Descritta la postura delPantica cittJi, e quella che ebbe id 
processo di tempo, viene a discutere iDgegnosamente suirori- 
gine del Dome che le fa imposto, se non che tal discussione 
riesce soverchio lunga, mentre avrebbe bastato raccennare 
alle varie opmioai che si sono manifestate adducendo breve- 
mente le ragioni che mostrano come il primitivo nome fu 
Cole e sotto i barbari CaUis Callum. Delle origini del paese, 
che si perdoDo nella piu remota antichiU, nulla si puo dire 
con certezza, pero il Mochi pensa che gli Umbri lo fondas- 
sero, e la sua congettura, non saprei io qui dire quanto fon- 
data, basa su questo che il nome Cale non e latino, e per 
la giacitura in monte propria di altre cittk umbre (pag. 32). 
Delle vicende del primi tempi poche ed incerte sono le me- 
morie, quindi e che brevemente Pautore ne tocca, illuslrando 
in special modo oggetti antichi rinvenuti in quel territorio e 
che servono a dare un'idea deir importanza della coltura che 
ebbe in quel giorni quella citta; e non trascura di accenuare 
alle vie che la mettevano in comunicazione con altri paesi 
e giovavano alia sua prosperita. La mancanza assoluta di ri- 
cordi civili e militari fa si che la storia di Cagli presenti una 
lacuna dal 476 al 534 dopo la qual epoca fece parte tlella 
seconda Pentapoli, e nel 755, in seguito alia donazione di 
Pipino passo sotto il potere dei papi. 

Riserbaudomi di tornare a parlare piu lungamente di que- 
st' opera quando ne sia compita la publicazione, qui pongo 
fine al mio dire osservando che se alcuna volta si desidera 
una critica piu accurata, che se alcune lungaggini si vorreb- 
bero tolte, tuttavia e opera che fa onore a cbi V ha concepita 
e mandata in atto, e che agli studiosi delle nostre storie cit- 
tadine non deve riuscire discara, perche intorno a molti fatti 
sinora sconosciuti od incerti da utili ed assennati schiarimenti. 

Gesare Rosa 



RASSE6NA BIBLIOGRAFICA 367 

Sinigaglia e suoi dintorni — Cenni bibliografici , storici e de- 
scriuivi di Alfrrdo Margutti — Un opuscoh in ifi*' 
grande di pag. 76, — Fano, Tip. Lana 1877. 

II Pror. Margutti convinto della utilitSi delle storie muni- 
cipali, per indicare le fonti di quella di Sinigaglia fa una 
rnssegna l)ibliograrica delle opere a stannpa o manoscritte in 
cui si parla delle cose senigagliesi, e di tali opere tesse una 
brevissima critica, nella quale gli appunti che si Tannomolte 
volte avrebbero voluto essere accompagnati da prove che ne 
mostrassero la giustezza. Cosi pure in una bibliograQa storica 
senigalliese non erano da lasciare deliberatamente certi opu- 
scoli, che Tautore non nomina ma ci dice soltanto essere di 
poco valore : alio storico ogni piu piccola notizia puo giovare 
per rettificare un fatto, una data, e percib e bene che almeno 
conosca tutto quanto fu scritto , perch^ possa air occasione 
valersi di quello che fu dettato innanzi a lui. 

I ccnni storici che seguono alia bibliografia sono a&>ai 
compcndiosi, e non ofTrono grande interes>e per chi si dedica 
agli studi storici in quanto che poche notizie nuove vi si 
comprendonoy e di esse anche vi si parla cosi in breve seuza 
neppure publicare qualche docuuiento sconosciuto che agli 
storiograQ avrebbe potuto giovare. Se degli nomini illustri 
che ebbe Senigallia in ogni disciplina il Prof. Margutti avesse 
foruito piu che una semplice notizia, avrebbe reso un seivi- 
zio alia nostra storia letteraria e civile, ed accresciuto V inte- 
resse del suo lavoro. 

La descrizione della citti, che c quasi tutta moderna per- 
chb glMncendii e le devastazioni dei barbari e saraceni di- 
strussero quanto aveva di antico; i ricordi delle cose d*arte 
che vi si racchiudono, le notizie industriali, commerciali e via 
dicendo, sono fatte con bastante diligenza e valgono a darci 
UQ* adequata idea delle condizioni attuali del luogo, condizioni 
non certo al tutto prospere , ma che dan no luogo a sperare 



368 BASSE6NA BlBLlOGRAnCA 

Che merce i benefici infliissi delta libertii, la diffasa coltura , 
la riaQimata attivitJi degli abttanli toriiiDo a rifiorire a van- 
taggio di lei e della oazione. 

Gesark Rosa 

Arti e Artisti in Pieroonte. Documenti itwditi con note per An- 
GELO Angelucci. — Un vol.* iQ 16."'' graQde di pag. 60. 
— Torino, Tip. Reale di G. B. Paravia e Gomp., 1878. 

E questa una serie di XI documenti tratti dair Archivio 
di Stato di Torino, in cui sono contratti, liste e inventarii di 
scalture, pitture ed altri oggelti d'arte dei Reali di Savoia, 
oggetti preziosi, e che dimostrano come i Monarchi Sabandi 
qaanto altri amassero le arti del bello e fossero larghi del 
loro favore a quanti le coltivavano. c Ma nel leggere quei 
c docnmenti, dice T Angelacci, vi sentite straziare il cuore 
c pensando che una buona pane di tante preziosita piu non 
c esiste fra noi: perch^ mani ladre di stranieri, ed anche di 
c nostrani, ne spogliarono la reggia nelle rivolture del passa- 
c to secolo, ed ora sono per V Italia disgraziatamente per- 
t dute. > Con tutto cio con questi documenti che V egregio 
Ingegnere Marchigiano ha messo in luce, ha reso un importante 
servizio alia storia dell'arte perche ha fatto conoscere Tesi- 
stenza di cose preziose, indicatone il vero valore, e dati gli 
elementi per far conoscere a chi si dovessero alcune di quel- 
le opere che da certi erano state sin qui attribuite ad altti 
artefici che i veri non erano. Oltre di cio dalla publicazione 
deir Angelucci la Dinastia Sabauda, generalmente considerata 
come adorna solo di nobilissime virtu civili e guerriere, ci 
viene mostrata come protettrice ed intelligente estimatrice del- 
le arti gentili, 

Gesarb Rosa 



RASSEGNA UIBUOGnAFICA 369 

Atti della Societi Storico-Archeologica delle Marohe in Fermo. 
— Vol. II. in 16"*^ grande dl pag. XXVI, 231. — Fermo, 
Stab, tipog. Bacher, 1878. 

Col lodevolissimo scopo d' indngare le antiche memorie che 
alle Marche si riferiscono, pochi anni sono in Fermo, una delle 
citta delle nostre provincie in cui gU studii con cura ed amore 
si coltivano, si costituiva una Society storico-arcbeologica per 
opera di alcuni egregi cultori della storia. E ben presto si vide 
che tale societa non era destinata ad essere una delle solite 
accademie scientifico-letterarie, in cui i signori accademici non 
hauno altro soopo che d'incensarsi mutuamente e dettare 
scritti ne' quali colla ampollositi della forma si cerca coprire la 
vacuila delle idee, ma che era destinata invece a rendere no- 
tevoli servigi agli studii storici, iucitando quanti avessero in- 
gegno da cio ad illustrare la storia del proprio paese. E frutto 
della operosita dei signori accademici furono due grossi vo- 
lumi, in cui important! memorie vennero pubblicate. Del primo, 
che fu stampato nel 1875, sarebbe fuor di luogo il discorrere 
ora mentre deve essere abbastanza conosciuto, far5 invece un 
rapido cenno del secondo che, con patriottica e lodevolc idea, 
venne dedicato alia memoria di quel gran Re che, rendendo 
la patria una, libera, indipendente faceva possibile U riQorire 
degli utili studii. 

11 volume comincia con un elegante discorso del distinto 
letterato marchese Gesare Trevisani, presidente della Societii 
storica, in commemorazione di Vittorio Emanuele U, il quale 
e senza fallo uno dei migliori che per la immensa sciagura 
onde fa colpita T Italia venner dettati. Ivi le piu squisite grazie 
delPorazione vanno congtunte alia intensitli delPafTetto, econ 
efficace brevity le doti deir animo, le opere della vita del gran- 
ds uomo, che lamentiamo perduto, sono ricordate; chi legga le 
parole del marchese Trevisani non potra non essergli grato 
di aver saputo con arte di .pittore valente ritrarre P imagine 

Archiv. Stor. March. V. I. 2i 



370 BASSE6NA BIBLIOGRAFIGA 

delle virtu del Gran Re, che saii sempre un imitabile esempio 
alle Duove generazioni. 

Pieno di generosi sensi e di abbastanza buona forma poe- 
tica e il sonetto del prof. Carlo David, ne certo dispregievoli 
SODO i versi elegiaci in latino, dettati dal prof. Trillini. Note- 
voli sono per concisione ed eleganza le iscrizioni commemo- 
rative del prof. cav. Curi, che i migliori epigraHsU non sde- 
gnerebbero di accettar come proprie; ne meno degna di en- 
comio e la epigrafe latina del prof Pratesi. 

Dopo di questi lavori ai quali ho brevemente accennato, il 
volume contiene delle memorie storiche di qualche importanza 
intorno alle quali giovera lo spendere poche parole. Quanto 
intorno alle Accademie di Fermo scrive il prof. cav. aw. Yin* 
cenzo Curi vale a confermare la bella fama ch'egli gia gode 
di scrittore accurato ed elegante, nel mentre che per le dili- 
genti ricerche da lui fatte offre una dotta storia di quelle ac- 
cademie che, sorte in Italia nel secolo decimoquinto nei prin- 
cipali centri collo scopo di far rifiorire gli studii, ben presto 
si moltiplicarono, ma degenerando fu piu il male che il bene 
che fecero alle lettere, e divennero in mano dei despoti, che 
si divertivano a rinfocolare le ire letterarie degli accademici, 
strumento di divisione e d'indebolimento degli Ilaliani, i quali 
fino che si trattenevano a disputar delle parole non si ricor- 
davano delle idee, ed era cib che si voleva. lo non posso dar 
un sunto del lavoro del Cav. Curi, per cui mi limitero a dire 
che la prima delle accademie fermane sorse nel 500 e si chiamo 
degli ScioUL e di essa fece parte anche Torquato Tasso. In se- 
guito si fondarono altre societa letterarie, tra le quali quella 
dei Vaganti, quella dei Ravvivati, quella degli Erranti gid 
Baffrontati, La Colonia Arcade ecc. Tutte queste accademie 
se giovavano a mantener vivo il <;usto delle lettere per6 in fine 
non erano che riunioni in cui si face va no delle esercitazioni 
rettoriche , della cui utilitli mi sara permesso di dubitare. 
Piu utile riusci senza fallo V Accademia oj^rarta, istituita 
nel 1848, che servi a rimettere in onore gli studii agrarii ed 



RASSEGNA BIBLIOGRAFIGA 371 

a farii applicare alia coltivazione delle terre. Ed utilita non 
lie?e porlerii agli studii storici la nuova Accademia Storico- 
Archeologica, presieduta dal chiarissimo signor March. Gesare 
Trevisani, perche essa sarii d* incitamento agli studiosi a fare 
delle ricerche le quali correggano moUi errori e pregiudizi. 
c L' Italia, dice giustamente il Guri, non ha per anco una vera 
storia generale, nb puo altrimenti sperarsi senza P opera col- 
leitiva dolle cento citta; a quei generosi che vi contribuiranno 
coi loro studi, andra essa debitrice del finale e completo suo 
risorgimento (pag. 23). » 

Intorno agli Antichi Monasteri Benedettini in Ascoli Picem 
uffre importanti notizie storiche ed artistiche il sig. Emilio Luzi, 
come Stdli Atuichi Monasteri di S. Ippcliio e S. Giovanni in 
Selva espone il risultato delle sue accurate ricerche il Signor 
Artemio Pennesi, c di ambedue questi lavori trarran giovamento 
quanti fanno oggetto dei loro studii il vantaggio che nelle eta 
di mezzo recarono gli ordini monastici alia civiiti, e come poi 
si couvertissero colP andare del tempo in ricovero, di gente, 
che nascondeva la propria infingardaggine sotto il manto del 
disprezzo delle moudane vaniti. 

II signor Marchese Filippo RafTaelli, del cui amore agli 
studii slorici e dolla cui meravigliosa operositi fanno fede i 
dotti lavori in varie occasioni publicati, scrive una elegante 
lUustrazioite Storico - Ikscriuiva del Santuario di S. Nicola in 
Toleraino, uclla quale trovi molte nuove ed importanti notizie 
insieme ad un' accurata descrizione degli oggetti d' arte che 
si racclhudono in quel celebre santuario. La sana critica 
storica ed artistica con cui si coireggono alcuni errori in cui 
caddero altri scrittori, e si mettono in luce pregi c difetti delle 
pitture e scolture che vengono esaminate, credo che renderan- 
no utile la lettura di quosta monografia tanto a quelli che si 
uccupano delle ricerche storicliLS quanto a quelli che dell'arte 
hanno fatto il nobilissimo culto della loro vita. 

Una bella memoria storico-critica e quella dettata dal Prof.Gio- 
sui' Gecconi di Usimo Intorno alia tiberazionc di Sinigaglia daUa 



372 RASSE6NA BIBLIOGBAFIGA 

oppressiofie del Conte GottibfMo. L'egregio anlore tenta di dimostra- 
re, contrariamente a quanto affennarono gti storici anconitani dal 
Peruzzi in poi, come c la libei^azione di Sinigaglia dalPoppres- 
sione del Conte Gottiboldo avvenula nei iprimordi del decimo- 
terzo secolo non si compi esclasivamente per opera degli 
Anconitani 9 ma cbe altri popoli marchegiani e segnatimente 
gli Osimani e gli Esini vi ebbero molta parte. • Quindi per 
provare il sno assunto, appoggiato a documenti sinora scono- 
sciuti, instituisce delle ricerche coUe quali riesce a far chiaro 
cbe il Conte Gottiboldo, che fu cittadino Osimano e non Se- 
nigagliese, come il Peruzzi erroneamente voile chiamarlo, in- 
vestito dair impero delta signoria di Sinigaglia, miseramente 
r opprimeva, e percio una confederazione di alcune citta della 
Marca riusciva a liberare dair oppressione la citla sorella ; e 
di qnesta impresa , secondo le buone ragioni che il Gecconi 
porta innanziy fecero parte Anconitani, Osimani ed Esini; ed 
il fatto avvenne nel 1200, e non nel 1203 come sinora gli 
storici hanno affermato. — A corredo del suo dotto lavoro di 
cui mi duole non poter rendere piu esteso conto, V egregio Au- 
tore publica tre document! dai quali resulta la veritli di quanto 
egli asserisce. 

II Gav. Giannangelo Giulietti intorno air Antico Suuuto di 
MoUelpare scrive una accurata memoria, nella quale con noo 
comune erudizione cerca di provare che quello Statuto fu com- 
pilato prima delP iuvenziohe della stampa, e forse non indub- 
biamente prima del 1290, poiche colla data di quest' anno si 
ha una bolla di papa Nicolo IV diretta al Gonsiglio e Comune 
di Montelpare. Dopo di che Tegregio autore viene a discorrere 
dei poteri civili ed amministrativi che dal detto statuto ven> 
nero creati. 

11 Prof. Filippo Eugenio Mecchi suggerisce alcune emen- 
dazioni alle AtUiche Iscrizioni Fermane ddla raccoUa De Minicis, 
correzioui che , per quanto mi sembra , egli basa su giusti e 
solidi argomenti, che valgono a dimostrare la sua profonda e 
varia erudizione in fatto di archeologia. 






RASSCGNA BIBLlOGRAFiCA 373 

11 volume si chiude con dei cenni intorno ai Soci defunti 
e coirelenco dei Soci onorari, corrispondenti e residenti. 

Cesare Rosa 

Spedizione dei Monti Parioli (23 ottobre 1867) raccootala da 
Giovanni Cairoli, con proemio e note di B. E. Maineri. 
— Un volume in 16 pic. elzeviriano di pag. 187. — Mi- 
lano, Levi editore, 1878. — Prezzo L. 2 50. 

Delia spedizione dei seltanta ai Monti Parioli che, capita- 
Data da Enrico Gairoli, tentava nel 1867 di togliere Roma 
alia signoria clericale e ridonaria airitalia, Giovanni Gairoli, il 
quale ebhe non ultima parte in quel fatto glorioso, scrisse il 
racconto con la elDcace sempliciti dei nostri cronisti del tre- 
cento e col cuor caldo d'amor patrio. Pero quel racconto era 
presso che dimenticato, e ben fece B. E. Maineri a rimetterlo 
in luce, perch^ le gesta gloriose che vi sono ricordate, e che 
al pensiero ritornano gli eroici fatti dei tempi piii belli del- 
r antica Grecia e di Roma, possono giovare a mantenere vivi 
nelle giovani generazioni i patriottici sentimenti e a far che 
non si spenga nel cuore dei venturi la gratitudine verso co- 
toro che non dnbitarono di sacrificare la propria vita per la 
santa causa della liberU e indipendenza nazionale. 

Si potr^ discutere sulla opportunity o meno del tentativo 
in quel momento, ma non si potr^ mai mettere in dubbio la 
rettitudine ed il patriottismo dei giovani che vi si accingevano 
pieni di fede e d'entusiasmo; ad ogni modo poi, bench^ Pim- 
presa fallisse, i poiteri vedranno in essa un' opera generosa, 
una novella afTermazione del diritto degli Italiani su Roma, nn 
Duovo e non al tutto inefDcace colpo contro la sacerdotale 
tirannide. 

Ma lasciando di prorerire un giuiizio sulPopportunitii poli- 
tica della spedizione dei Monti Parioli, gindizio forse tuttora 
intempestivo e die per quanto sincero petrebbe se non altro 



374 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

sembrare snggerito da spirito parligiano, il che lo destitairebbe 
d'ogQi autorevolezza, intorno al libro di cui mi uccupo diro 
che il racconto h fatto dal Gairoli con scrupolosa esattezza, 
seoza dare in ampoUose esagerazioni che al oarratore ioglie- 
rebbero ogni fede, e sara sempre documento importante per 
chi vorra scrivere la storia deir ilaliano risorgimento, nella 
quale ana bella pagina dovra sempre consacrarsi al combatti- 
mento di Villa Glori, dove an pugno di prodi rinnovava i mi- 
racoli di Leouida e dei suoi trecento spartani alle Termopili, 
combattendo come questi per la santa causa della liberta. 

11 proemio di B. E. Maineri al racconto di Giovannino Gai- 
roli e pieno di affetto verso i generosi che caddero per la 
patria, descrive il luogo della zulTa, rammenta brevemente, ma 
con calde ed eOicaci parole, quanto i cinque fratelli Gairoli 
fecero in pro dell'italiano risorgimento, e tale ricordo se venga 
letto dai giovani nostri varra non poco a mantener vivo in 
essi Pamor della patria, per la quale impareranno dagli illustri 
fratelli Pavesi che bisogna esser pronti, se il bisogno lo ri- 
cbieda, a far sacritizio di se, facendo tacere ogni sentimento 
d'egoismo dinanzi allMnteresse del publico bene. Ed e un 
libro che puo, in mezzo alio scettismo invadente, far brillare 
an raggio di fede, educare a nobili sensi civili quindi merita 
che si difTonda in mezzo al popolo italiano, che deve rendersi 
degno degli alti destini a cui e chiamata la patria. 

Grsare Rosa 

Traiano Bocoalini e la letteratura critica e politica del seioento. 

— Discorno di Giovanni Mestica. — Firenze, Tip. di G. 
Barbera, 1878. — Un vol. in 16"" di pag. 128. 

II ritomare alia memoria dei contemporanei i fatti degni 
di quegli uomini che, in tempi difficili, potentemente contri- 
buirono al progresso della civiltJi, e da stimarsi cosa altamente 
lodevole, sia perchg con essa si scioglie in parte il debito di 
riconoscenza verso i passati che colP ingegno e colle opere pre- 



RASSBGNA BIBLIOGRAPIGA 375 

pararono i nuovi tempi e tennero alto il decoro d'ltalia quando 
il proferire il nome di patria era altribuito a delitto, sia per- 
che il raccoQto delle vicende dei nostri grandi riesce efficace 
esempio ai presenti del come i cittadini s'abbiano ad adope- 
rare a vantaggio del proprio paese. Quindi h che ip non du- 
biio punto di afTermare che non picciola gratiladine si deve 
alPegregio prof. Mestica per aver ricordato con nobili parole i 
titoli molii che ha alia riconosceiiza degli Italiani Traiano Boc- 
calini sia come uomo politico, sia come scrittore. 

Quantunque lo scriito del cav. Mestica si presenti sotto il 
modestissimo aspetto di un discorso e non colla pretesa di 
essere una completa biograRa deirillustre Loretano, pure v^ha 
tanto che basla a farcelo conoscere sotto il duplice aspetto di 
cittadino e di scrittore, ne nulla fu trascurato di quauto po- 
teva giovare a dare uiP adequata idea dei tempi travagliosi in 
cui visse il Boccalini e a mettere. sotto il vero punto di luce 
quel ch'egli fece in servigio del proprio paese. Difatti, detto 
della sua Tamiglia e dei suoi studii, paria degli incarichi pu* 
blici che ebbe, esamina gli scritti di lui mettendone in rilievo 
con sana arte critica, troppo oggi disconosciuta, pregi e difetti 
parlando delle condizioni infelici in cui era allora T Italia, in 
gran parte schiava degli Spagnoli, e deiramore che il Bocca- 
lini porto alia liberty politica, auiore che appare manifesto alia 
letlura delle opere sue, piene di utili avvedimenti politic!, e 
die a lui costarono persecuzioni e dolori non pochi e da ultimo 
la morte per veleno fattogli propinare dalla Corte di Spagna 
a cui certi liberi spiriti non potevano andare a sangue. 

Non e mio compito ritessere qui la vita del Boccalini, ma 
solo mi piace ricordare che egli gik nel scicento proclamava 
la necessity delPabolizione del dominio temporale dei papi, e 
mostrava il diritto che avevano gli Italiani alia indipendenza 
da ogni straniera signoria; sperando fin d' allora che la rige- 
nerazione della penisola si sarebbe fatta per opera delPillustre 
Casa Sabauda; e cosi gettava i semi di quei principii che do- 
vevano completamente svolgersi ed attuarsi ai giorni nostri. 



• - 



376 RASSCGNA BIBLlOGRAFlCA 

E di tuUe queste cose discorre il Mestica con anipiezza di 
vedate, con corredo di profonda dotiriaa, con forma robosta 
e squisitamente elegante, mostrandosi libero dai pregiadizi della 
scuola, come chiaramente si vede nel parlare che fa della let- 
teratura del seicento Iroppo leggermente e superticialmente 
giudicata dai piii, e in specie da quelli che come pappagalli 
ripeterono la famosa sentenza di Al fieri che il seicetuo de- 
lirava. 

£ se Pegregio autore trascura od accenna soltanto a molti 
fatti biografici, giova notare che non son di quelli che valgono 
alia dipintura eiBcace del carattere e delP influenza esercitata 
a'suoi giorni dai Boccalini, e blsc^na rammentare che questo e 
an ricordo biografico e non una biograHa; del resto ricordo 
amplissimo e degnissimo delPuomo che vi si celebra. 

lo vorrei che questo discorso delPegregio letterato marcbi- 
giano fosse letto da molti perche si conoscesse una delle piu 
belle glorie nostre di cui ci eravamo pressoche dimenticali; ed i 
giovani sopra tutti lo leggano con cura diligenle, che s'invo- 
glieranno di studiarne le opere dove sempre piu si accende- 
ranno delPamor della liberia e della patria, concependo pro- 
positi magnanimi e degni, tra' quali non ultimo quello di non 
mostrarsi degeneri dai loro padri. 

Grsarc Rosa 



Biografia di Luigi Sani per Benedetto Prina con akune lettere 
di iUustri ikUiani — .&.• edizione — Un \ol. in 16"' di 
pag. 69. — Milano, Ditta Giacomo Agnelli, 1879. 

Luigi Sani, uomo virtuosamente operoso, che coltiv6 le let- 
tere con non comune ingegno e si adoper5 alia di£fusione e pro- 
gresso delP educazione pcpolare, nacque in Reggio d' Emilia. 
Datosi agli studii con amore, e specialmente alia poesia publico 
dei versi che rivelano tutto Panimo suo buono ed affettuoso, che 



RASSKGNA BlBLtOGRAnCA 377 

meritano lode per la forma e, quel che piii monta, per la no- 
bilUi (lei propositi e dei sentimenti; per la qual co.^a si acquislo 
ben presto la stima dei migliori poeli nostri. — Chiamato dai 
siioi concittadini a' pubblici ufQci, vi si distinse per il disinte- 
resse e lo zelo con cui vi attese. Persuaso che V istruzione con- 
giunta ad una retta educazione del cuore e il mezzo principale 
per ottenere che la plebe, come dice il Gioberti, si converta in 
popolo, si diede a tutt* uomo a promuoverla nel suo paese, e 
fondo una Societd per la diffusione detP educazion papolare, e 
promosse la istituzione delle Casse di risparmio nelle scuole 
esempio poi segnito da altri perchfe ormai si comincia a capire 
esser necessario gettare tra il popolo i semi delta previdenza 
e della savia economia sino dai primi anni. — Ed io cbe ebbi 
la fortuna di essere in rapporti epislolari coir egregio uomo 
posso attestare deH'amore ch'egli poneva in tutte queste opere, 
sebbeoe, modesto com' era, non ne menasse inutile vanto, co- 
me quelli che dalP ambizione sono mossi alPoperare piii che 
da un bisogno del cuore. — Nei rapporti domestici si mostr6, 
e non poteva essere altrimenti, ottimo figlio, marito e padre; 
alle miserie altrui fu largo, per quanto poteva, di aiuti e di 
cousolazioni, non per ostentazione di Qlantropia ma per senti- 
mento di vera cariti. 

Questi k Tuomo di cui ora Reggio, e qnanti il conobbero, 
piangono la morte. 

L' egregio Prof. Cav. Benedetto Prina ha del Sani dettata 
in una forma corretta ed elegante com* egli sa fare, una dili- 
gente ad afTettuosa biograQa, dove le virtd del cittadino, ed i 
pregi del letterato sono tutti ricordati senza inutili esagerazioni 
senza lodi immoderate, che piii nuocciono di quel che giovioo 
air uomo di cui si parla; ed ha fatto bene perchft alle nuove 
generazioni oflre un imitabile esempio, che io pel bene d'ltalia 
mi anguro che sta dai giovani nostri segulto. 

Cesare Rosa 



378 RASSeGNA BIBLIOGRAFICA 

Genib e Lavoro — Biografia e breve sioria delle principali opere 
dei celebri intarsiatori Giiis^pps e Carlo Francesco Maggio- 
lini di Parabiago ecc. del Sac, 6. A. M. — Un volame in 
16."^ di pag. 112. — Milano, DitU G. Agnelli, 1879. Prezzo 
L. 1, 25. 

Sebbene non in tutti i casi sia vera ia sentenza die volere 
i potere , pare e certo che la volonta e an gran mezzo per 
poter raggiungere il proprio miglioramento intelleltuale, morale 
e materiale, ed k bene il porre sotlo gli occhi delle moltiludini 
quegU esempi in cui la forza delta volonta ha saputo operare 
dei veri prodigi, perche cio vale a mantenere viva la fiducia 
nelle proprie facolU ed a risvegliare quella opirosita senza di 
cui il progresso nelle arti e nelle scjenze diviene inipossibile; 
e per questo che io applaudiro sempre a quel libri che si pro- 
pongono un si nobile fine; e per questo che ora mi piace di 
raccomandare V operetta del sig. Mczzanzanica, desideroso che 
essa si diffonda e faccia tutto quel bene che puo fare. 

Questo volume racchiude il racconto della vita modesta ed 
operosa dei fratelli Maggiolini, che, venuti d' umile condizione, 
seppero colP attivita ed il buon volere venire in grande eccel- 
lenza nei lavori di tarsia, e cosi procacciarsi onori e ricchezze 
ben meritati. Ma non si creda che tutto ad un tratto i due 
operai pervenissero alPacquisto della fama; no, ebbero a lot- 
tare con delle difficolta, le quali colla perseveranza, che si do- 
vrebbe aver sempre per il conseguimento del bjne, giunsero a 
vincere; ed il loro biografo racconta particolareggiatamente co- 
me giungessero alia meta, e descrive le opere uscite della loro 
mano. E un ricordo affeltuoso ed accurato, in cui se qualche 
volta si desidera una maggior correzione di lingua e di stile, 
par piacerebbe di vederlo correre nelle mani di tutli i nostri 
operai. 

Cesare Rosa 



- -V " ----- 



NOTIZIE STORICHE E BIBLIOGRAFICHE 



La Direzione rende grazie a tulti quei giornali che hanno 
con cortesi parole d' incoraggiamento e di lode annunziata la 
comparsa del primo fascicolo &<Si\VArchivio Slorico Marchigiano. 
Citiamo i titoli del periodic! che raccomaadaroDo la nostra 
publicazione. // Manzoni di Fermo; // DiriUo di Roma; La 
Rassegna Seltimanale di Roma; // Messctggero di Roma; II Mar- 
clUgiano di Sanseverino; // Dalmata di Zara; L' Archivio di 
pedagogia e scienze affini di Palermo; // Cittadino di Modena; 
U Adriatico di Pesaro; B Corriere deUe Marche di Ancona; 
La GazzeUa di Ascdi Piceno; La Ri forma di Roma; U Appen- 
nino di Camerino; La GazzeUa di Venezia; La Nazione di Fi- 
renze: R FanfiiUa di Roma; La Rivista Misena di Senigallia; 
La Palestra di Zara; V Archivio Storico Ilaliano di Firenze; 
L* Archivio Slorico Lombardo di Milano. — Se in questo elenco 
e qualche ommissiooe, dessa e involontaria, e proviene dal non 
aver avuto notizia di altri giornali che per avventura ne ab- 
kiano parlato. 

II Cav. Prof. Ivo Ciavarini Doni ha publicato nel Corriere 
deUe Marche un suo scritlo in cui a ragione lamenla il disor- 
dine col quale nelle Marche sono tenuti gli Arcbivi storici, e 
propagna la necessita della insiituzione in Ancona degli Ar- 
cbivi di Stato, come gi4 esistono nelle altre region! italiane. 
Appoggiando le idee deir egregio professore, augariamo che per 
il vanlaggio degli studii siano bene accolte le sue proposle. 

Dal Marchigiano di Sanseverino apprendiamo che in Castel- 
leone di Suasa per opera dei signori Matteucci e D. Emanuele 
Raspoli si fanno scavi importanti, per i quali si scoprono mo- 
Dumenti preziosi presso le mine delP antica Suasa e di Fo- 
rum Sempronii (Fossombrone). 



380 NOTlZte STORICHE 

Lo stesso giornale c^ informa che devono iniziarsi gli scavi 
sulle rovine delP antica Urbis &ii(?/a (Urbisaglia) , dai quali si 
ripromeltoQO scoperte importa .U, che getteranno dod poca lace 
sulle vicende storiche dei pid bei tempi di quella citta. Si dice 
che il Minislro della Pubblica Istruzione assegnera per ora li- 
re 5000 per tale impresa. 

Net gioroale di FUologia Romanza il dottor Guido Levi 
ha publicato un documenlo del secolo Xll che iateressa le 
Marche, e die fu dal Levi stesso rinvenuto in on ripostiglio 
del Gollegio Romano. II documento e La Carta Volgare Picena, 
che si riferisce alP Abbadia Cistercense di Fiaslra. . 

II chiarissimo proressor GiusEPPi:: CAsreixi ha dato in luce 
Delia Gazzetta di Ascoli - Piceno un suo scritto intorno ad una 
Golonia Ascolana che nel XIII secolo fu stabilita in Corsica, 
colonia della quale finora le nostre storie hanno laciuto. 

Da una lettera al Direttore deW Archivio Veaeto del Cavalier 
6. B. Carlo Giuliari, Bibliotecario della Capitolare di Verona, 
apprendiamo essersi cola rinvenuti i Diplomi Imperiali e Reali 
la cui serie comincia da Carlo il Grosso nel li Febbraio 882 
e va al 1514, e di cui sinora era rimasta soltanto la notizia 
delP esistenza. La scoperta e importantissima , c giovera non 
poco alia storia Veronese e Veneta. 

Apprendiamo con piacere che in Venezia si e incominciata 
la stampa dei Diari di Marino Sanudo, che sono di grandissimo 
Talore pel lume che recano alia storia del secolo decimosesto. 
L' edizione 6 curata dai signori Nicolo Barozzi , Guglielmo 
Berchet, Rioaldo Fulin e Federico Stefani, il cui valore nelle 
storiche discipline e arra sicura della diligenza e dottrina con 
cui r impresa sarii condotta. 

Da una relazione fatla dal Marchese Cesare Campori alia 
R. Deputazione di Storia Patria deir Emilia (sezione di Modena) 
intorno alia Cronaca di Leonello Baldi, si rileva come questa 
sia di grande interesse per gli studiosi della sloria modenese, 
comprendendo i falti occorsi dal 1512 al 1519, fatti ai quali 
il Baldi si trov5 in mezzo e che racconta veridicamente. 



E B1BL106RAF1CHE 381 

La Raccolla degli StattUi Italiani presso la Biblioteca del Se- 
nate, ora e composta di 1067 statuti e libri che ad essi si riferi- 
scoDO, di 4i3 tra comuni, provincie e antichi stati delta peoisola 
piu 8 statuti d' ordini cavallereschi italiani. La maggior parte 
so:io stampati, molti manoscritti. 

II Comune di Roma ha stanziato un sussidio per le pu- 
blicazioni da farsi dalla Societd Romana di Storia Patria, la 
(|uale d^ prova di molta operosii^, ed ha posto maim alia 
staropa di opere importantissime. 

Dietro la scorta d' importanti documenti rinvenuti negli ar- 
chivi delta casa de Nicolay, it signor di Boislisle ha condotto 
UD lavoro storico circa V occupazione del regno di ;Napoli pei 
Frances! dal 1501 at 1503. 

La pregevole monografia del Gav. Prof. Vincenzo Gum 
intorno alP Universitd degli studii di Fermo, che abbiamoro- 
nore di venir publicando in queste pagine, ottenne il premio 
Evangelista. 

It Prof. Gav. Carisio Giavarini ha dettato ana relazione 
storica della visita che fecero i Sovrani d^ Italia ad Ancona , 
relazione che fu stampata a spese del Municipio. 



1 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 



Pervennero alia Direzione t seguenti libri ed opuscoli^ dei 
pin importanti dei qtiali si parlerd iiella rassegna bibliografica 
dei prossimi fascicoli. Di tuUe le piMlicazioni sloriche che g/t 
autori ed editor i manderanno al Direttore si dard annunzio in 
questo boUeUino, e, qtjuifido ne sia il caso^ si fard una speciale 
rivista critica. 

1' Sebvanzi Gollio. — Piuura in tavola di Carlo CrivclU 
Veneziano neUa chiesa di S. Francesco in Matelica. — Un 
Op. in 8.' di pa^. 9. — Urbino, Tip. della Gappella — 
Per E. Righi, 1878. 

2. Patrizio Antolini. — Notizie su Leopoldo Cicognara e 
sua famiglia, — Op. in 16 di pag. 45. — Ferrara, Pre- 
miata Tipografia Sociale, 1879. — Prezzo, L. 1. 

3. FoGLiBTTi Aw. Raffaele. — Cenni Storici suU' Uni- 
versitd di Macerata, — Un vol. in 2. fasc. in 8. di pag. 130. 
— Macerata, Slabilimento Tip. Bianchiiii, 1878. 

4. Brunelli ViTAi.iANO. — La cronaca di Mico-Madio 
con note dichiarative, ( Nel Programma delV L A. Ginnasio 
Superiore di i.* classe in Zara pel 1877-78) — Zara, Tip. 
di G. Wodilzka, 1878. 

5. ToMMASEO NiccoLo. — // Duca d'Atene, nuova ediz. con 
correzioni inedite deW autore e aggiunlovi II Sacco di Lucca 
e /' Assedio di Tortona, — Un vol. in 16. di pag. 248. — 
Firenze, coi Tipi di M. Cellini e C. 1879. — Prezzo L. 1,50. 

6. Archivio Veneto. — PuMicazione periodica premiata 
a Napoli e Venezia, — Tomo XV IL — Parte Le II — Si pub- 
blicano 4. fasc. Tanno in 8. di circa 250 pag. L' abbonamento 
annuo per il Regno d' Italia costa L. 21. — Venezia, Tip. 
del Gommercio di M. Yisentini, 1879. 



BOLI.ETTINO BIBLIOGRAFIGO 383 

7. Anciiivio Storico Italiano. — Tomo III^ dispense L He 
III del 1879. — Pubblicazione bimeslrale in fasc. di circa 170 
pag. — Abbonamento annuo L. 21. — Firenze, presso G. P. 
Vieusscux. Tip. Galileiana di M. Cellini e G. 1879. 

8. Lettkre di Laura Battiferri Ammannati a Benedetto 
Varchi con prefazione e note del Prof. Cav. Carlo GargioUi. 
Un vol. in 16 di pag. 65. — Bologna, presso Gaetano Ro- 
roagnoli, 1879. — Prezzo L. 2,50. 

9. Un Paragrafo dell* opera di Enrico Guglielmo SchtUtz 
sui mtmumenli dd Medio Evo neW Italia meridionak iUuslrato 
e commp.ntato con docutnenti inediti da G. B. Beltrani. — Un 
vol. in 16. di pag. 66. — Spoleto, Tip. Bassoni, 1878-79. 

10. G. B. Beltrani. — Cesare Latnbertini e la societd fa- 
migliare in Puglia durante i secoli XV e XVL — Parte /.' 
documenti. — In 10. grando fasc. 1. di pag. XIV — 32 — 
fasc. 2 dalla pag. 33 alia 64 — fasc. 3. dalla pag. 65 alia 96. 

— Barletta e Trani, Tip. edilrice V. Vecchi e Soci, 1879. 

11. Bruto .\mante. — // Natale di Roma — saggio sto- 
rico. — Un vol. in 16 di pag. 116. — 2. cdiz. — Roma, 
Libreria Manzoni, 1878. — Prezzo L. 2. 

12. Arghivio Storico per te province Napoletane. — Anno 
IV, Fasc. I. II. e III. Napoli, Stabilimento Tipograflco del Ca?. 
F. GiaDnini, 1879. 

13. D.' G. Salvioli — Nuovi studi suUa politica e le m- 
cende ddt esercito imperiale in Italia nel 1586-87 etc. — Un 
op. in 8.* di pag. 59 — Venezia, Tip. del Commercio, 1879. 

14. P. CeccHi. — Commemorazione di Bartobmeo Marcke- 
sini — Un op. di pag. 16 — Macerata , Tip. F"* Mancini , 
1878. 

15. Dei Lancia di Brolo. — AXbero genealogico e biografie 

— Un vol. in 8.* di pag. VIII — 312 — Palermo, Tip. 
Gaadiano, 1879. 

16. Aw. Ma^-^arelli. — Delia vita e dette opere di Filippo 
PerfMi — Un vol. di pag. Ill — Perugia, Tip. Santucci 
1879. 



384 DOLLETTINO BIBIJ06RAFIC0 

17. Gaulo Bullo. — / Labia m Venezia — Notizie storico 
genealogiche — Un op. in 8.^ coo fotografie, di pag. 40 — 
Venezia, Tip. Visentini 1879. 

18 II Mamiani c la Grusca — Risposta di A, Angducci 
ed A. CerquetU — Op. in 16.* di pag. 13 — Torino, Tip. 
editrice G. Gandeletti 1879. 

19. Ab. Prof. E. Bianchi — Sioria di FiloUrano — Par- 
le I. — Vn vol. in 8." di pag. 193 — Foligno, Tip. Gampi- 
telli 1879. 

20. Arghivio Storico Lombardo. — Anno VI. Fasc. 1. 2. 
e 3. Pabblicasi in fasc. trimestrali di 12 a 15 fogli di stampa 
e r associazione annua costa L. 20. — Milano, Gaetano Bri- 
gola 1879. 



0MA6GI0 A S. M. U BE 



La Direzione deir Archivio Storico Marchigiano, e Tedi- 
tore di esso E Aorelj, coDosceodo quanto interesse prenda al 
progresso degli stadii storici il Nostra Angusto Sovrano, pre- 
gavaoo il nostro egregio concittadiao Ga?. Pio Lazzarini di 
presentare, in attestato di reverente devozione, a S. M. il RE 
an esemplare, elegantemente legato in pergamena ed oro, dei 
fascicoli publicati dell' Archivio, come pare an esemplare, 
ancor esso artisticamente legato, della biograOa di Giaoomo 
Leopard! , dettata dal nostro direttore. — II Cav. Lazzarini, 
con qaella squisita gentilezza cbe tanto lo distingae, accettava 
di buon grado V incarico, e lo adempiva il 23 dello scorso 
mese di Giagno, e noi soddisfacciamo ad an gradito dovere 
rendeodogliene pablicbe azioni di grazia. 

La Haesti Saa accoglieva con la consaeta affabililii Tegregio 
Professore, e mostrava di accettare assai di baon grado le due 
pnblicazioni che Le venivano presentate; si rallegrava del- 
r opera intelligente che si dk dagli studiosi marchigiani alle 
ricerche storiche e a mantener vivi i nobili esempi che diedero 
in ogni tempo le Marche, non seconde ad alcan altra regions 
d' Italia per patriottismo ed amore alle lettere , alle scienze 
ed alle arti. Lodava qaindi V iniziativa presa dal Prof. Rosa 
e dalP Aarelj, cbiedeva conto al Gav. Lazzarini dei singoli col- 
laboratori deir Archivio, ed espresse per tatti benevoli parole. 



^ 



A proposito della publicazione sq Giacomo Leopardi, Saa 
Maesta nolo la coincidenza di essa coUa erezione del idodq- 
mento al grande Recanatese nella sua patria, dovuto alio seal- 
pello del valente marchigiano Ugolioo Paoichi, pel quale ebbe 
parole di lode. Dopo di cio chiese coDto del movimento let- 
terario nelle Marche, prendendo grande interesse a quanto il 
Gav. Lazzarini in proposito Le diceva. 

In seguito pervenivano al nostro Direttore ed air editore 
le segaenti lettere del Ministro della Real Casa. 



SEG^BTERI/ PARTICOLARB 

M JbNna n Giugno IMO. 

S. M. IL BE 

N,^ 274i 



Dal Signor Cav. Pio Lazzarini vennero presentati a S. M. il Re i 
due distinti esemplari dei lavori recentemente pubblicati dalla S. V. Dlma: 
Cenni Iriografici suUa vita e suUe opere di Giacomo Leopardi: nonch6: 
L* Architio Storico Marchigiano, 

Gli interessanti studi della S. V. ebbero la pii!l benevola accoglienza 
dall* Augusto Nostro Sovrano il quale mi ordinava di coUocarli nella 
privata sua Biblioteca. 

La M. S. mostravasi pure sensibile al tratto di affettuosa deyozione 
che Ella voile usarle colla pregievole di Lei offerta, e mi incaricava di 
interpretare presso Vossignoria i Reali Suoi ringraziamenti. 

Nel compiere ai graziosi voleri del Re giovami assicurarla, Signor 
Professore, della mia perfetta osservanza. 

II Ministro 

VlSONB 

lUtno 
Sig. Prof. CESARE ROSA 

Dimn-rofti dell* Aacaivio Storico If arcbioiamo 

Ancona 



SBGRCTERU PAftTlCOL/RS 

M Mo$m» f7 Om^h* lim. 

8. M. IL BE 

M» 8747 



Per mezzo del Sig. Cav. Pio Lazzarini pervenne a mam di S. M. 
il Re r elegante volume Archivio Storico Marchigiano ch* Ella in unione 
al Sig. Cesare Rosa destinava in omaggio alia M. S. 

Tomarono assai graditi a S. M. i sentimenti di devoto affetto ai 
qnali Ella si ispirava nella offerta di quel libro , ricco d* interessanti 
notizie su cotesta iUustre contrada e non meno pregevole per la accu- 
rata edizione dovuta alle speciali di Lei cure. 

Adempio pertanto ad un grazioso incarico affidatomi dair Augusto 
Nostra Sovrano presentando alia S. V. i Suoi ringraziamenti per il gen- 
tile di Lei pensiero; e piik lieto di poterle aggiungere V espressione della 
mia particolare stima 

II Ministro 
V18OMS 
lUmo 
Sig. ERNESTO AUREU 

Amoona 

L^Augasta parola del Nostro Sovrano ci d^ animo a pro* 
seguire neir impresa a cai ci accingemmo col desiderio di fare, 
secondo le nostre povere forze, opera cbe toraasse di utile 
agli stadii e di decoro a qaeste nostre province, fidaciosi che 
Don sarii mai per venirci meno la valida cooperazione di qaanti 
sanno che il passato coi snoi errori e colle sae virtii k scuola 
efDcace al presente per procnrare la grandezza e prosperitli 
della Patria. 

U DIREZIONE 



GLI STATUTI DfEDITI DI RIMffl 

AmouM 
STUDIl DEL 

DoTT. GIUSEPPE SALVIOU 



Archil. Mor. Mardi. f. I 



GLI STATUTl INEDITI Dl RIMINI 



Anno 1334. 



Studii del Dott. GIUSEPPE SALVIOU. (1) 



Xella biblioteca Gambalunghiana di Rimini si con- 
sprva iin codico mombranaoeo del secolo XV composto 
di 144 foo;li, contenonti gli statuti della cittk di Rimini. 
Sembra accortato ohe fino dal secolo XII, negli ultimi 
anni, Rimini avesse le 8ue costituzioni popolari, giacch^ 
esiste tin diploma di Enrico VI datato nel 1195 con 
cui oondanna il nuovo statute De usantits Ariminen" 
sium^ ohiamandolo osocrabile pe^ch^ sottraeva alia giu- 
risdizione degli ecolesiastici molti diritti e perchft ne- 
gava giuHtizia quando persone ecclesiastiche conveni- 
vmo laici in giudizio (2). Questa disposizione che in- 
teressa moltissimo per la storia dei rapporti fra chiesa 
e State in Italia alcuni secoli prima delta legislazione 

(I) Qutnlunqoe qucslo srrillo non ti rifcrtsca, flreUamenls ptrlaiMio, alia 
•loiia ileile pruvincift lunrchiRiano, abbifino credalo di dargli laofo nel nostro 
periodico p<»r I' tmportsinia fp'-cixlc che cfso hi, e di qoetta ecceiione i no- 
»lri lei ton credi^mo rhe rorranno lapcrci grado in laogo di rimpruYerarcene. 

fS. d. DJ 

(9) t pubblicalo dal Jo:«i?ii Mmtni dai prineipio deU'^rn volgmre, (Ri- 
mini 1856) t. II. pag. 600 e 379; e dal Villani Imiy. m&ae. pag. 7. 



388 GLl STATCTI INEDITl Dl RIMINI 

del senate veneto, aveva suscitato le ire della curia ro- 
mana e il papa aveva gi^ minacciato il comune di in- 
terdetto, quando il decreto venne revocato e cosi data 
soddisfazioDe agli ecclesiastici. 

Delle antiche costituzioni del libero popolo arimi- 
nese non rimane oggidl che un brano statatario inciso 
in marmo, il quale prescrive come qualunque servo che 
per un anno e un giorno avesse abitato nella cittit^ acqui- 
stasse di diritt9 la suajmanumissione (3). 

Si trovano altre traccie di una legislazione statutaria 
nella storia di Bimini e quell o che ^ piii singolare ge- 
neralmente di materie religiose: come certi statuti con- 
trari alia liberty ecclesiastica i quali furono aboliti nel 
1226 (4). Ma i soli che si conoscono, sono quelli del 
1334 i quali contengono rifuse in un corpo tutte le di- 
sposizioni precedenti e che mano a mano si sono modi- 
ficati, accresciuti, completati con diverse aggiunte di pre- 
scrizioni che portano le date degli anni 1338 e 39, 
1351, 55, 58, 60, 74, 75, 85, 91 e 97. Questi sue- 
cessivi statuti sono del massimo interesse per la storia 
delle repubbliche italiane in genere e di quella di Ri- 
mini in particolare, imperocchfe in essi si scorge il cre- 
scere in potenza delle grandi famiglie, il formarsi dei 
privilegt, lo scomparire a poco a poco delle libere isti- 
tuzioni e il costituirsi suUe rovine della repubblica il do- 

(3) Si troYa net Pla nco Novelle letttrarie fiorentine, contin. 1748 n. S7. 

(i) JoNiNi: V. c. Ill, pag. li-S8. PLimco li erode del secolo XI o Xlf: Jo- 
nini assegna il 19!I0 basandosi sa on documento di qoest'anno che porta « in 
Slaluto Arimini noyiler facto tempore dicli podestatis. » All* affrancazione dei 
senri corrisponde la rubrica 109, iOeSO dello Staloto del 1334. Cfr.GAaAMPi: 
Memorie Bulla B, Chiara pag. 36, in cui li atlribu see al socolo XIII. 



GLl STATUTI INEDITI Dl RIMINI 389 

ininio di uomini audaci ed intriganti. Essi segnano il 
lento passaggio del governo democratico al dispotismo 
di quelle tirannidi che infuriarono in Romagna nel se- 
colo XV, tramonto misurato e compassato di due forme 
di State. 

Gli statuti presenti che noi esaminiamo dal punto di 
vista della storia della legislazione, sono interamente ine- 
diti: il Pardessus li conobbe e pubblic6 nella sua opera 
pregevole due disposizioni relative a cose di mare. (1) 
Crediamo utile di far conoscere alcuni studii che abbiamo 
fatto 8u quelli statuti e di mettere in rilievo le dispo- 
sizioni che si erano adottate a Rimini nelle quistioni di 
diritto di famiglia, di propriety, negli ordinamenti pub- 
blici e amministrativi, nella legislazione penale e in 
tutto quello che faceva parte del vivere dei comuni ita- 
liani. 

n priroo libro riguarda disposizioni sul sistema di 
govemo, suUe attribuzioni e le cariche dei funzionari 
del governo: comincia collo stabilire norme relative alia 
nomina del podest^. Esso deve essere proposto dallo 
stesso podost^ che ^ per cessare dall' ufficio , due mesi 
prima di scadere: prima qualitji del podest^ h di essere 
^ fidelis et devotus scte romane eclie nee sit exititius 
vel expulsus de terra undo est oriundus vel civis „ Non 
pu6 durare in carica meno di sei mesi, n6 piii di un 
anno, ma spetta al consiglio la facolt^ di determinare il 
tempo (rub. V). Col podestA entrano nelle cose del co- 
mune persone che esso deve condurre con sfe e sono 

(i) PAftDstsut V. p. 99, 113. 



390 GLl $T4TUn INEDITI DI RIMlKl 

^ uQum sotium sive militem^ tres judices bonos et peri- 
iix^ in legibtts quorum duo superesse debeant eivilibus que- 
stionibus et eausis ^ sei uomini ed altre persona (nib.3>. 
L' ordiaamento politico ed amministrativo del Co- 
mune t"^ diviso fra molte persone, il miles, il rector e 
i Judices. Tutti questi dovevano giurare , come pure il 
podest&> uua formula eguale a quella usata negli altri 
Comuni* (ruK 5 e 7). I giudici promettevano di stare 
a giudicare nel palazzo comunale dalla tatiattina ^ a sono 
campanellae usque ad tertiara ^ tutti i giorni (rub. 8). 
Yi erano giudici per le materie eivili, uuo per le cri- 
minali, judex malefitiorum, il quale nella processura di 
inquisitoria deve sompre essere assistito da un canoelliere 
( rub. 9 ). Dopo il giudizio di prima istanza si poteva 
rieorrere a un tribunale superiore, ciofe al judex appel- 
lationis, ehe definiva in un' ultima decisions A sorve- 
gliaro r andamento del Comune a regolare tutto il con- 
tenzioso amministrativo si nominava un judex exgy^ava- 
toris ehe durava in carica come quello AppeUationis sei 
mesi, e ehe aveva le sue attribuzioni ** in cognoscendo 
et difiniendo ^ tutte le cause nelle quali entrava il 

^ merum et mixtum imperium „ appelli e contese su 
balzelli ^ materiam dilationum, exceptiones, frustatorias 
contentias et jurgia testium „ Questo giudice non poteva 
essere riconfermato n^ rieletto se non dopo 5 anni 
(rub. 10): era soggetto a una speciale invigilanza: nes- 
suno gli poteva far dono o prestito (rub. 12.) Dopo la 
sua elezione, siccome non poteva mai essere della citti 
era proibito inviarii un' ambasciata , ma solo Y araldo 
del Comune gli portava 1' avviso della sua elezione e 



GLI 9TATUT1 INICDITl Dl RIMINI 391 

. chiedeva al Comune donde usciya la licenza , che per- 
mettesse all' eletto di asdumere V incarico pubblico in 
an altro paese (rub. 12.). Le funzioni di questi magi- 
strati 80D0 regolati nella rubrica 14 ^ De libertate ar- 
bitrii, rel absolutione vel interpretatione statutorum, a 
potestate exgravatore sive judice appellationis vel suis 
offitlalibus Don petenda. ^ 

Nel Comune yi era ancora un ordine di cittadini 
col titolo di sindaci e procuratori i quali esercitavano 
sorveglianza sul podestji, sui giudici e sui loro dipen- 
denti CfamiliaJ^ sui quali pesava gravissima la respon- 
sabilit^, quando con dolo avessero danneggiato al Comune 
nel qual caso erano condannati ^ ad restituendum nostro 
Comuni quadruplum „ come pure in caso di frode ed 
ingiurie. Erano stipendiati e la rub. 18 prescrive sin- 
golarmente le condizioni per essere sindaco e le sue 
funzioni. 

Oltre questi magistrati di sindacato h prescritta 
( rub. 1 9 ) la nomiua di 3 o 4 consiglieri i quali ab- 
biano oltre 30 anni coll' obbligo di invigilare e sorve- 
gliare al buon andamento del Comune. Lo statuto dopo 
di aver parlato di altre cariche e assegnate le funzioni, 
attribuzioni , modi di elezione e formule di giuramento 
( rub. 21 e segg. ) passa a prescri vere la nomina del- 
r avYOcatore de' poveri ^ et novorum civium qui et que 
propter paupertatem ipsorum et propter potentiam suorum 
adversariorum advocatum habere non possant ^ (rub. 33). 

II Comune deve ogni anno nominare quattro notai 
(rub. 20): lo statuto regola anche i loro salarii (rub. 36): 
vi h in esso una specie di regolamento del notariato, 



392 6L1 StAtUti tNlKDtTi 01 RlUlNt 

prescrivendo a ciascuno di es&i di tenere an protocollo . 
per notare tutti gli atti da esso rogati (rab. 38) anche 
il vescovo e i canonici possono ricevere come i notai e 
fare tiitte le funzioni di questi (rub. 39). H notariato 
richiede studi speciali e una licenza jer esercitarlo: 
quindi lo statuto prescrive I' approvazione per mezzo di 
esame davanti a due notai deir ordine dei notai di 
Rimini (rub. 40). 

Le restrizioni stabilite per 1' esercizio del notariato 
lo sono anche per quelle della medicina. La rub. 37 
perch^ non eserciti medicina gente ignorante e non 
pratica, prescrive che nessuno possa dirsi medico *^ nisi 
prime fuerit instructus in arte medicine et examinatus 
in studio generali vel exminatus et approbatus per cole* 
gium civitatis Arimini et in presentia alicuius vel ali- 
quoram ex lectoribus fratrium minorum vel praedicar 
torum, sen heremitarura. ^ 

Molti altri numerosi magistrati ogni anno si dove- 
vano nominare per offici pubblici di amministrazione 
interna del Omune: troviamo menzione di massari, 
istituzione frequente nelle repubbliche italiane del medio 
evo, i sospraintendenti alle navi del Comune, ufficiali 
8ui pesi e misure, gli edili per sorvegliare le costruzioni, 
la conservazione delle vie e delle piazze e 1' igiene dei 
pozzi e delle fontane (rub. 48 e 49) infine un pubblico 
Btimatore. Lo statute determina minutamente le funzioni 
dei pkumorum , i quali erano gli uscieri , araldi del 
Comune e avevano V incarico di difendere le persone 
e le cose del podestk, fare le citazioni. A Rimini era 
anche organizzato un servizio di polizia con guardie di 




6LI STAtUTt INBDiTt Dt RiMlHl 303 

notte (rub. 57) le quali dovevano attendere all' esecazione 
di quel regolamenti sulle arti e mestieri dei quali cosl 
particolarmeute si occupa lo statute. 

Per la sicurezza delle cose dei cittadini trovasi no- 
minata la carica del ffucUdaniiis sul quale la rub. 58 
dice ^ debeat bene sollicite et diligenter custodire res 
.et singulas possessiones clericorum et laicorum existen- 

tes inter limites universitatis ita et tale 

quod in eis vel fructibus vel segetibus^ vel pomis, vel 
arboribus, vel paleis, vel feno . . . dampna non dentur ^ 
La sua denunzia non ha d' uopo di essere confermata 
da testimonii; basta il suo giuramento. Ma le sue facoltji 
nelV accusarc per danni sono limitate e non pu5 citare 
cbe persone ^ habiles, faciles et ydoneas ad convenen- 
dum et ad ezigendum ad ipsis condempnationes de eis 
et eorum animalibus factas „ e anche suUa materia del 
danno ^ non teneantur accusare de dampnis quae magis 
inter dampna computanter, videlicet de incisione arbo- 
rum in pondere de unius currus, de incisione vinca- 
rum ee. ^ 

Le persone giuridiche sono regelate co' principii del 
diritto romano: tutti gli enti morali, universitates devono 
avere un procuratere ^ sindicum „ e un fideiussore 
* de solvendis collectis: „ (rub. 71) e sotte questa fin- 
zione gli statuti comprendono le diverse corporazioni di 
arti e mestieri. 

Dopo questi regolamenti di ordine pubblico e gene- 
rale seguono numerose disposizioni sull'ordinamente dei 
mestieri e che entrano propriamente nella sfera della 
polizia interna. Esse acquistano uno spociale interes^o 



394 GLI STATUTE INCDITI Dl RIMlKI 

nello studio storico di certe arti, deli' economia pabblica 
del medio evo e delle condizioni della vita italiana nei 
liberi comuni. Lo sproclanus deve giuraie fedeltii al 
comune , e dare fideiussori della sua pratica neir arte 
e pagare un censo (rub. 62). Meno cbe V affidamento 
di un mallevadore, le altre due condizioni sono comuni 
a moiti mestieri. Si aveva 1' ufficio del feciolarus il quale 
aveva obbligo di abitare in cittft e doveva " custodire 
fundos et dogas yegetum quas diffundant et remittere 
circulos in eis (rub. 63)? Seguono altre prescrizioni sugli 
albergatori, sul tener nota delle persone che alloggiano, 
suUe misure boUate e sulle vendite (rub. 64): altri sui 
vetturali (rub. 65): altre sui rivenduglioli , tricholi et 
chamangiaroli dei quali ogni anno nel gennaio se ne fa 
un ruolo, e i quali sono obbligati di non comprare roba 
per se n^ tenerla per se ( rub. 66 ). Lo statute passa 
anche a regolare sui barbieri cbe sono obbligati ancbe 
a cavar sangue , sui lavoratori di terre e vig^e , sui 
cartolari, calzolai, e conciari. Le prescrizioni sono minu- 
ziose ma provide. A questi ultimi h proibito tenere 
in vasi acqua marcia o con calce e non possano ingom- 
brare le s trade con banchetti, trespoli e tendatp (rub. 75). 
Si regolano anche le attribuzioni dei mercanti, cambisti, 
mutuatori: vi si riscontrano gi^ precetti preziosi di diritto 
commerciale. I libri dei mercanti e bancbieri in giudizio 
fanno fede e sono prova valida e il giudice de-ve pre- 
starvi fede. Dopo questo lo statute paria dei sarti e 
viene a determinare i prezzi dei vestiti: parla di quelli 
che eserritano Tarte della lana e della bambagia (rub, 78): 
dei fornaciari (rub. 79): dei mugnai e stabilisce le norme 



GLI StATUTI iNEDlfl DI RIMINI 395 

per la misura del grano (rub. 80): dei beccai, da' pre- 
scTizioni sulle carni da macellarsi e 1' obbligo perch^ 
poi vengano bollate: considera il caao di uno che 8i 
richiami contro i) bcccaio per cibi da lui comprati , 
perchfe a carico di Ini, basta il giuramento del compra- 
tore: il giurare contro il beccaio ft prova superiore ad 
ogni altra testimonianza, h decisione del merito (rub. 80). 
Accenna anche a prescrizioni suir uccisione degli animali 
e a disposizioni d' igiene suUa carne aminalata : e per 
meglio assicurare la responsabilitji di beccai e la sicu- 
rezza di cittadini, la corporazione de' beccai ft obbligata 
a tPTiere un frocuratore presso il comune responsabile 
(rub. 81). Questa disposizione tan to severa fii modificata 
con uno statuto dol 1343. Ma rimasero sempre in vigore 
quelle relative alia vendita della carne, di cui minuta- 
roento si era occupato lo statuto (rub. 84 alia rub. 100). 
E come cittA di mare , ft ovvio il pensare che molte 
prescrizioni circondassero la pesca e la yendita del pesce. 
Lo statuto concede a tutd la pid gran liberty di pescare, 
ma al contrario con una proibizione che distnigge la 
precedente concessione, stabilisce che nessuno venda o 
porti faori della citt& il pesce , e che per la vendita 
air interno della citt& , il podest^ debba nominare due 
arbitri i quali focciano la mercuriale del pesce e che 
non si possa vendere e contrattare oltre i prezzi in quella 
detenninati (rub. 102). 

Cos) regolata la vita economica del Comune lo Sta- 
tuto passa a trattare delle arti nobili e liberali. In quanto 
riguarda i gim*econsulti stabilisce ^ quod in civitate 
Arimini habeatur quidam forensi'i sapions ot oxpr^rtus 



396 GLI STATUTl INEDITI Dl RIMINI 

in jure civili qui continue legere debeat in dicto jure,... 
legere in jure civili ordinarios libros omnibus tarn civi- 
libus, quam lorensibus scholaribus ^ (rub. 104): e che 
in case di negligenza sia multato di 25 lire. Pei medici 
ha gia stabilito. (rub. 37) H Comune h obbligato a tenere 
anche scuole di grammatica e a stipendiarvi un maestro 

^ qui sit forensis , continue docere debeat in dicta 

arte omnes scolares de arimino et destrictu et aliunde to- 
lentes venire ad studendum in dicta civitate (rub. 109) ^^ 
Una simile disposizione ^ importante per la storia del- 
r istruzione pubblica in Italia, tanto pid cbe di raro si 
trovano menzionati negli istituti italiani i maestri e le 
scuole di grammatica. 

Parimenti deve esservi un marescaico esperto (ru- 
br. 105): e per curare il porto, fere gli scavi e quanto 
altro necessita un buon ingeffnerus (rub. 106): come 
per le navi che approdano, e per quelle che salpano o 
che sono in costruzione, devono esservi degli ispettori 
(rub. 110). 

Queste disposizioni generali di ordine pubblico e 
amministrativo , che sono materie del primo libro degli 
Statuti di Rimini, sono in gran parte comuni a quelle 
delle cittit italiane del medio evo. H secondo libro tratta 
della giurisdizione del podest^, della procedura in mate- 
ria civile e di tutte le formality che devono accompa- 
gnare ogni atto per ottenere giustizia e piii distesamente 
del diritto privato, condizione delle persone, trattamento 
loro, capacity giuridica degli individui, ordinamento della 
femiglia, matrimonio, regole, solennit^ ed effetti, della 
tutela e tutte le altre materie che formano parte del 
diritto civile. 



I 



GLI STATUTI INEDITI HI B^MINI 397 

In quanto riguarda la giurisdizione del podesiA, lo 
statuto designa le singole sue funzioni, consistenti nel- 
r esercizio di tutte quelle facolt^ necessarie, per gover- 
nare (^manutefierej la ciitky di esercitare tutti gli atti 
di potere sovrano, mantenere la legge e il principio di 
autoritii, convooare i cQUsigli ecc. (id. rub. 1. 2 e 3), 
I cittadini che si nfiuteranno di obbedire al podestit e 
che non vogliono stare sotto la giurisdizione del Comune, 
sono soggetti a pene gravissime (rub. 4). 

La procedura di citazione h argomento di molte 
disposizioni. Anzitutto non si possono citare persone del 
Comune di Rimini presso un' altra giurisdizione. L^unica 
che si deve riconoscere ^ quella del Comune: sotto la 
pena che ^ omnia sua bona comuni aplicentur et desti- 
nantur ^ e che 1' attore sia condannato a baudo per- 
petuo come se si tmttasse ** de pubblico crimine ^ e 
da ci6 si piglia occasione per tomare sulle contfse tra 
il foro ecclesiastico e il foro civile delle quali gi^ abbiamo 
accennato, stabilendo che il laico che oiterit altro laico 
daranti il tribunale ecclesiastico per usum, anche se nark 
condannato, le cose tomeranno nello stato di prima o si 
passer^ a un nuovo giudicato dinanzi al podest^ a cui 
fHxk rimessa la causa (rub. 4). 

I modi di citazione sono quelli usati nella storia del 
diritto italiano. La cittazione ^ communicata perHonal- 
mente: se h contumace, sia fatta la causa. Quando moiti 
siano i convenuti, la citazione si fa per bando ** ad 
fenestras pallii per bannitorem „ (rub. 8). La citazione 
(libellus) non ^ obbligo cho sia fatta per una somma 
di cento lire, o minore (rub. 9). Essa <!eve contenero 



J 






I 

V 



398 6LI STATDTI INEDITI DI RIMINI 

gli element! del processo, ma il fatto di cui si discute 
deve esser certo e non si pu5 muovere azione su un desi- 
derio o una cosa probabile (rub. 10). Chi tratta la 
causa devono essere gli avrocati, i quali hanno diritto di 
essere rimunerati ( rub. 13). 

Ma prima di presentarsi innanzi ai tribunali, ^ data 
facoltjt ai contendenti di nominare arbitri , la cui sen- 
ten7ii, come qualunque altra interlocutoria, precetto^ lodo, 
quando sia passata in regiudicata e non si possa appel- 
lare, spetta al podest^ di fare eseguire, e quando trattasi 
di persone sotto altra giurisdizione, denunziarla e *^ te- 
neatur recuperare ab hominibus illius universitatis unde 
sunt illi contra quos fuerint lata arbitria sententiae et 
contra eos qui dederint receptaculum eis, denunptiare ec , 
(rub. 15). Anche i capitanei castrorutn avevano giuri- 
sdizione per una somma non superiore alle lire 20. 
(rub. 16), In caso di appello si ricorreva viXi^ exgravator 
il quale giudicava in ultima istanza e sulle cose di 
denegata giustizia. L' exgravator per5 non era un ma- 
gistrato stabile, ma il podest^ era obbligato a nominarlo, 
sotto gravi pene, volta per volta quando ne fosse richiesto. 
Cos! il procedimento d' appello seguiva spedito, senza 
che molte cause si affollassero su un solo giudice. Dopo 
tre giorni dalla prima sentenza, era perento il termine 
per ricorrere; ma la causa una volta communicata al 
exgravator non poteva restar sospesa piti di 15 giorni. 
(rub. 17) Questo per i giudizii innanzi agli arbitri. 

In quanto riguarda la procedura per le cause di 
un valore superiore alle 20 lire , si ricorreva ai tribu- 
nali del Comune ed anche contro queste sentenze si 



GLI STATUTI INEDITI DI RIMINI 399 

poteva interporre appello: se si trattava di cause civili 
doveva essere presentato entro 10 giorni: se di criminali 
entro 5. (rub. 1 9). L' appello era deferito a un giudioe 
a ci5 destinato, ma era assistito, probabilmente caso per 
caso da un laico non perito in cose giudiziarie che il 
podesti aveva obbligo di nominare entro 10 giorni. Fra 
questi due magistrati vi era perfetta eguaglianza di 
facoltii: solo il laico non poteva essere nominato in piii 
di tre commissioni per anno (rub. 20). Intanto in quesio 
sistema si riscontra I' idea di un sindacato continuo e 
vigile nell^ amniinistrazione della giustizia e le prime 
vestigia deir istituzione del giur). 

Tratta ancbe dei giudizi di espropriazione i quali 
avvengono con asta incanto ecc. (rub. 22): o la cui noti- 
6ca si fa per bando e per affissione (rub. 27). II Comune 
ha il diritto di esigore il pagamento delle imposte non 
per mezzo di espropriazione degli immobili^ ma con se- 
questro dei frutti: ^ bona mobilia vel immobilia rusti- 

conim seu laboratorum possessionem non auferrantur 

occasione collectae vel debiti dominonira sed solumodo 
redditus et serviatia teneatur prestare dominis suis. 
(rub, 28) 

Seguono le prescrizioni relative ai minori, alia tutela 
e alia procura. Si h minore prima dei 18 anni, e Tin- 
capacitjt del minorenne b in gran parte regolata co^prin- 
cipi del diritto romano: non pu6 stare in giudizio se 
non assistito dal procuratore (rub. 29) e non pu6 fare 
nesstin atto di libera aroministrazione. II giudice nomina 
il tutore se il padre h morto senza designarlo, e lo deve 
soegliere fra i pii^ prossimi parenti: pos^no avere tutela 



400 GLI STATCTI INEDITI IH B1MIX1 

le donne le madri , ave , sorelle , zie : non h ammessa 
8cii8a alcuna fborch^ quella di avere 20 anni o 70 anni 
e di essere amuialato. H tutore per5 pu6 pretendere di 
avere un' indennit^ che verr^ stabilita dal giudice (ro- 
br. 154). Prima che sia nominato, il giudice deve as- 
soinere informazioni e basta la testimo: ianza di idoneita 
e oneslA de' vicini. Non vi ^ menzione del consiglio di 
famiglia e quindi il tutore (inita la tutela riceveva Taa- 
soluzione solo dal giudice, davanti al quale doveva ren- 
dere i conti (rub. 147), contrariamente alle regole di 
diritto romano, secondo cui il pupillo medesimo riceveva 
i conti e li approvava. Ma invece gli Statuti di Rimini 
si attengono al diritto romano e si discostano da quello 
che fu generalmente praticato negli Statuti del medio 
evo, stabilendo che i conti non si rendessero ogni anno 
a tempi appositamente determinati ma solo al termine 
della tutela. Questa disposizione valeva anche per i cu- 
ratori (rub. 147). II giudice non doveva risparmiar fatica 
per accertarsi suUa resa dei conti e controllare anche sul 
luogo la verity e V esattezza: esso doveva procedere 
d' uffizio a tutti gli atti relativi alia tutela: i parenti 
venivano chiamati per grado. 

Le funzioni del tutore e dei procuratori erano na- 
turalmente limitate, non potevano alienare beni, n^ legare 
la responsabilitit del pupillo (rub. 31). Essi dovevano 
in principio dare una cauzione qui la buona ammini- 
Btrazione (rub. 33). 

Accanto 41Ia tutela, vi era 1' istituto della curatale, 
alia quale si passava quando alcuno per mal govemo 
per vizii dissipava le eue sostanze : allora Y ammini* 



GLt STATOTl INEDITI HI RIMINI 401 

strazione yeniva affidata a un curat ore. Lo statute as- 
segna curator! ai prodighi, ai furiosi, agli interdetti e 
agli assenti (rub. 32 e 229). Per rivocarla, doveva 
intervenire il giudice con un decreto e non poteva &rIo 
se non era cessata la causa che I'ayeva provocata. 

Le condizioni di state per le persone sono tutte 
informate a quelle spirito di liberty che rese grandi i 
comuni del medio evo, dopo 1' epoca di ferro della 
servitii feudale. Nelle sue arti e nelle sue milizie il 
comune accoglieva i fuggiaschi della gleba, ed il suo 
territerio era divenute un luogo firanco: cosl prescrive 
lo statute nella rubrica 109 che ogni famiglia che abita 
nel territerio di Rimini da un anno, pureh^ sia ^ sine 
questione sibi mota per hommantiam ^ diviene libero 
di diritte e non h piii tenute a prestarsi agli obblighi 
della angheria, homantie^ e a qualsiasi soggezione. Que- 
ste progresso della libert^t in Italia si era gi& verificato 
ai primordi del secolo XTTT. 

Le disposizioni che riguardano la liberty del Comune, 
contro chi tenta far prevalere il dominio dei grandi , 
sono assai severe: la citt^ si afferma libera da qualuhque 
devozione o soggezione, da qualunque promessa di fedelt& 
a signori ( rub. 111). Ma poi negli statuti aggiunti e 
che portano date diverse ma posteriori a quella del 
presente, si trova V introdursi di certi privilegi in fa- 
vore di alcune famiglie che cominciavano a prevalere. 
Queste sentimente della libertji municipale , concorda 
perfettamente col complesso delle disposizioni relative ai 
poteri dei magistrati e alia loro durata cosl stabilita da 
non permettere influenze e adesioni pericolose. 

Archiv. Stor. March. V, /. 26 



402 GLI STATCT1 INED1TI DI RIMINI 

Nel diritto ereditario prevale il principio germanico 
del diritto di famiglia: succedevano i parent! in pros- 
simit^ di grado: era chiamata per prima la linea dei 
discendenti e quindi quella dei genitori: dopo gli avi 
e le ave, quindi le linee non erano piii tenute distinte 
e succedeva il piii prossimo in grado di qualunque linea 
si fo88e. 

La figlia riceveva dal padre la dote e a quella do- 
yeva restar contenta, ma a differenza di molti altri sta- 
tuti, nulla h prescritto suU' ammontare della dote: n^ 
appare che il giudice entrasse nella determinazione delle 
doti: la quale per5 non poteva discendere a meno della 
legittima. 

Di tutti i beni della moglie il marito ha V usofrutto, 
come di quelli della nuora, siano dotali e parafernali 
^ donee sunt simul una familia ^ e la moglie non possa 
8u questi avanzare nessuna pretesa (rub. 56). 

Molte disposizioni circondano i beni delle donne e 
specialmente le doti. Quando trattasi della successione 
del marito nei beni della moglie per quella gelosia mu- 
nicipale e cura di conservare i beni nel comune, si sta- 
bilisce che il marito succede alia moglie nel solo caso 
che muoia senza lasciar discendenti, ma solo nella meik 
della dote, e delFaltra metk sieno eredi gli ascendenti 
ed altri parenti e che proporzionalmente si dividano i 
legati da essa fatti; se poi ha figli, il marito 6 escluso 
dair credits, ed eredi universali sono i figli (rub. 102). 

Ma piii largezza h ammessa nei rapporti fra i con- 

iugi: per le obbligazioni h stabilito il principio che 

** omnia bona mulierum ex dote sint obbligata eredi- 



GLl STATUTl INEDiTl Dl BIMINI 403 

tori „ del marito, a menoch^ non abiti con lui, e quando 
trattasi di obbligazioni, per le quali sia stata richiesta 
r autorizzazione del marito, allora entrambo sono obbli- 
gati in solido per le persone e pei beni (rub. 57 e 58), 

Quanto poi riguarda i beni estradotali e i doni re- 
cati dal marito , di questi la moglie ha 1' aesoluta pro- 
priety (rub. 228) e ne pu5 disporre secondo la sua vo- 
lont&. 

n comune per i beni Btabiliti in dote richicdeva che 
80 ne facesse denunzia e che fosse trascritta, e per ci5 
si pagava un' imposta proporzionata all' ammontare della 
son) ma. 

« 

Poche altre disposizioni degne d' importanza restano 
relative alle persone e al diritto di famiglia. Notiamo 
una relativa ai figli illegittimi che a torto h scacciata 
dai nostri codici, ma che fu ammessa in moltissime le- 
gislazioni: la ricerca della paternity era ammessa e si 
aveva prova della filiazione, come della consanguineit^ 
nel possesso di stato e nella fama. Solo una procedura 
particolare regolava questa ricerca: il giudizio si doveva 
compiere * sine strepitu et figura juditia et sine aliqua 
scriptura „ ed era proibito di fame pubblicitjt sia che 
il figlio perdesse o desistesse dalla causa, (rub. 177). 
Dispoeizione notevolissima e che ora presso noi ^ viva- 
mente reclamata. 

Sui minori, vi ^ ancora una disposizione che dichiara 
la nuUitJt di qualunque atto fotto da un minore senza 
il consenso dei genitori; perch6 aoquisti validity, basta 
che sia assistito da un parente anche in torzo grado 
(rub. 178). 



404 Gtl STATUTl INEDITI Dl RIMINI 

In morte del marito, la moglie riacquista la sua dote, 
ma non concorre nell' eredilA coi figli; b per6 tenuta di 
fare 1' inventario di tutti i beni lasciati dal marito, e da 
queir inventario deve sottrarre V ammontare della sua 
dote e dei legati del marito (rub. 141). 

Le altre disposizioni che vi sono relative alia fami- 
glia, sono generalmente informate a quei principii che 
prevalsero nelle legislazioni dei municipii italiani dei 
secoli Xm e XIY. 

Gli statuti si occupano dei contratti che possano in- 
tervenire fira i cittadini ma in essi prevale il principio 
che dei beni immobili il dominio non esca da abitanti 
e sudditi del Comune: cosl h disposto che il forense il 
quale non ha la giurisdizione ariminese, in caso di ere- 
ditky non pu6 alienare i beni fuori del comune, n^ vin- 
colarli, se non dando cauzione ed obbligandosi a sotto- 
stare agli oneri del comune per le tasse dovute sui beni 
ereditati, e di pagare i creditori: in caso di trasgres- 
sione i beni vengono sequestrati (rub. 34). Del resto, 
la cittadinanza ariminese si acquistava senza molte for- 
malitjt; chiunque intenda acquistarla, venga in citt^ e 
giuri e si obblighi di pagare le tasse e tosto sar& 1i- 
hero ^ de servitute homantie, vel colonarie, angarie vel 
censite „ (rub. 63 e 64). 

Sommariamente anche gli altri contratti sono rego- 
lati. Nelle enfiteusi, il canone pagasi per la prima meikj 
ai primi di gennaio (rub. 41). H pegno pu6 durare piii 
di un anno (rub. 36 e 37), L' usura h severamente 
proibita, ne si pu5 esercitare sotto forme simulate e il- 
legali (rub. 44). La soccida non poteva durare piii di 



GLI STATUTI INKDITI DI RIMINI 405 

cinquo anni (rub. 46). Vi sono disposizioni 8ui rapporti 
fra debitore e creditore, sui rautui, interessi, obbligazioni, 
e sulle restituzione del documento di debito (rub. 51 
e 52), ma nulla presentano di particolare e di significante 
per la storia del diritto. 

Le leggi sulle imposte occupano un posto partico- 
lare nella legislazione statutaria di Rimini. Nell'im- 
porre un balzello bisogna prima nominare quattro uo- 
mini del comune di Rimini i quali hanno I'incarico di 
esaminare la giustizia ed opportunity di esso, e di sor- 
vegliare per esigerlo (rub. 61). Tutti quelli del comune 
sono tenuti di pagare le tasse determinate (rub. 62). 
Si devono tenere i registri dell' ammontare delle quote 
}>agate dai cittadini del comune o libri d' estimo (rub. 
66). Sono soggotti a imposta particolare i beni ricevuti 
in dote dalle figlie, di cui devesi fare e^atta denunzia 
(rub. 67): Paga un dazio il sale (rub. 74): e una tassa 
le navi che entrano in porto detta^fundaticum (rub. 75): 
e un dazio speciale quando passano il lido con mer- 
canzie (rub. 76): e siccome una gran parte del com- 
mercio si effettua per mare, cos! pid dettagliate sono le 
imposte da pagarsi dalle navi che oltre al dazio devono 
anche il tholomeum: ammenoch^ non siano navi venete 
(rub. 77). Vi sono imposte sui venditori di vino al mi- 
nuto (rub. 80) e sui vino (rub. 124): e sopratutto le 
imposte sui terreni, fabbricati^ ecc. (rub. 82). Le immu- 
nity dalle imposizioni sono estese a molti: non pagano 
imposte i giudici, i medici, i quali pure sono immuni 
dalle ^ fationibus, cemis, impositionibus, exercitibus, ca- 
valcfttis, custodi'^, laboreriis, etc. ^ (rub. 89): godono le 



406 GLl STATUTI INKDITI Dl i\\\UH\ 

stesse immuniiA; gli scofisatores (rub. 90): gli scolari 
e maestri r.el tempo delle lezioni (rab, 91): e anche ai 
scolari forestieri ^ estesa questa ^ plena fidantia in per- 
sona „ (rub. 92). Per macinato h proibito mettere al- 
cuna tassa (rub. 93): come anche per Y introduzione del 
ferro (rub. 95). 

Per la difesa della citt^ e in tutto quello che ri- 
guarda la milizia del comune, ^ stabilito che aH'occor- 
renza tutti sono soldati (rub. 110). 

Lo statute per6 nelle spese che il comune pu6 incon- 
trare prescrive dei termini ed h che quando si fanno dei 
(lebiti, bisogna farli in guisa che non gravitino sui po- 
steri: " debitis in posterum contrahendis „ (rub. 120, 
porta la data del 1295). 

Sono stabilite ancora alcune disposizioni d^giene 
pubblica: per la salubritJi dei cittadini h proibito di te- 
nere in cittk ^ animal mortuum seu aliquam putredi- 
nem „ (rub. 130): ed altre disposizioni sulla polizia delle 
strade/ dei pozzi e delle fonti. 

I mercati sono regolati, stabilendosi che n^ il ve- 
nerdl n^ il sabbato mattina non si potesse comprare per 
rivendere vasi di terra (rub. 132) e con altre minori 
disposizioni. 

Ha un capitolo relativo ai boschi, al taglio delle piante 
che prescrive che non si possono vendere boschi, se non 
ad abitanti nel comune e sotto ['arbitrate di due no- 
mini (rub. 142). Contengono anche alcune leggi sun- 
tuarie e in particolare , relative ai funebri, nei quali sono 
proibiti i segni di lutto eccedenti le convenienze, il cor- 
rotto con grida e schiamazzi pubblioi, obbligando con- 



>- 



GLI STATUTI INBOITI Dt RIMII^I 407 

temporaneameute di portare i feretri coperti (rab. 189). 
Altre riguardano il lusso delle donne Delle nozze, i pranzi 
pel sponsali e pel matrimoni, del quali come si trova 
negli altri statuti italiani, h regolato il numero delle 
pereone. 

Lo statute regola molti altri atti della vita pubblica 
e priTata, fra le quali disposizioni noi scegliamo al- 
eune. Oltre i registri dei notai 6 prescritto di tenere 
una matricola per gli avvocati del comune (rub. 200): 
ma per ossi lo statuto ^ anche piii rigoroso, prescri- 
vendo gli onorari che devono ricevere per la loro opera 
gli avvocati e i procuratori (rub. 148). I figli dei frati 
gaudenti e degli altri di religione godono tutti i diritti 
e i privilegi dei padri loro (rub. 69). Sulla procedura 
oltre quelle accennate, h menzionato il giudi/io di espro- 
priazione fatto al debitore contumace (rub. 137): la 
prescrizione dei salari, onorari ed altre competenze due 
mesi dopo che sono scaduti (rub. 175): per obbligare 
le parti contendenti a definire presto le loro questioni, 
b stabilito che trattandosi di una causa civile, il giudice 
deve farla discutere e risolvere dentro un anno; e in 
caso di un' azione penale, essa deve essere decisa entro 
due mesi e nel caso contrario sia perenta ogni azione: 
per6 ^ lasciata faeolt^ al giudice di accordare dilazioni, 
se trattasi di cause gravi e contestate, dove sia neces- 
sario passare a prove e ad audizioni di testimoni (ru- 
brica 174). 

Sul possosso dei beni vi h la seguente rubrical che 
chi possiede dei beni di chiesa deve ** innovare suis 
filiis et nepotibus d^ ipu re ^ (rub. 47): o un' altra re- 



408 GLI StATUti INEDITI Dl RlMiNl 

lativa a un' imposta col titolo " de vigesima parte reti- 
nenda de singulis solutionibus, que fiunt per Ck)munem 
pro reparatione portus. „ 

II comune poi vuole che le sue leggi non debbano 
morire entri I'aula delle decisioni popolari, ma prescrive 
che degli statu ti se ne facciano tre copie (rub. 123). 

Queste sono le principali disposizioni relative al di- 
ritto privato; in generale esse poco si allontanano dal 
diritto romano conservato mercfe il diritto canonico e 
vigente nei paesi della Romagna anche quando si reg- 
gevano a libere repubbliche. L' influenza germanica che 
cosi si fece sentire nella legislazione statu taria. dell'Italia 
del nord, sulla capacity degli individui, il matrimonio, 
la dote, ecc, non h molto accentuata negli Statuti di 
Rimini. 

n terzo libro degli Statuti di Rimini comprende il 
diritto penale, i reati e pene, la procedura giudiziaria 
e i modi di colpire il reo. In realtit nei sentimenti che 
yi prevalgono, gli statuti ariminensi nulla hanno a in- 
yidiare in simile materia a quelli che erano praticati 
nelle altre repubbliche italiane: nessuna parsimonia deUe 
pene maggiori e sempre rivolta la pena a vendetta della 
society 8ul delinquente. 

La rub. 1* " De accusatoribus malefitiorum „ pre- 
scrive che V accusatore si deve presentare avanti il po- 
destlt il giudice e declinare tutte le generality dell'ao- 
cusato, ' nome, testimoni e reato. Quando per6 1' attore 
non arriva a provare la colpa di cui si h figttto accusatore, 
h considerato come un calunniatore e soggetto ad una 
penality : cosi .^ anche severamente punito se ** recipiat 



tiLl STATCTI INKDITI DI RlMlNI 400 

salario pro aliquo accusando (rub. 2). Trattandosi di reato 
non grave, I'accusato ^ citato a comparire per mezzo 
di ayviso a domicilio, o per bando; la cedola della ci- 
tazione deve contenere ii titolo del reato ed altre iiidi- 
cazioni: se si pu6 accertare che la citazione gli ^ per- 
venuta, basta una sola. II carcere preventivo non ^ am- 
messo per tutti i reati, ma solo per i piii gravi quando 
V accusato pu5 essere pericoloso in liberty; ma una volta 
spiccato il mandate di cattura, h proibita qualunque li- 
berazione provvisoria sotto cauzione. & proibita anche la 
tortura, ma ^ eccettuato il case dell' accusato ^ atrociori 
maleficio, quod ingerat poenam sanguinis, vel ex quo 
poena centum librorum.... sit infligenda. „ Colle gravi 
pene che erano stabilite, questa proibizione corrisponde 
quasi a un' irrisione. E per le prove lo statute dice la- 
conicamente ^ si non comprovaverit habeatur pro con- 
fesso ^ (rub. 3). Trattandosi poi di reato in cui sia 
stata lesa una persona, si pu5 intentare anche una causa 
civile contemporaneamente alle penali ^ simul eodem 
libello „ (rub. 5). 

Intanto per5 che non si introducano false accuse, 
gravi pene sono comminate contro gli accusatori, quando 
dal dibattimento restasse provata Tinnocenza: cosl quando 
il delitto di cui si accnsa, importa una pena di oorpo 
e sangue, il calunniatore deve subire quella pena che 
sarebbe toccata all' accusato se fosse provata V accusa; ma 
contro ai rigori sul proibire le cauzioni k per6 stabilito 
che nessuno possa easere trattenuto in carcere ^ nisi 
prius formata sit inquisitio ^ e fatti rigorosamente i ver- 
bali di tutti gli intorrogatori roc, ammenoch^ non tmt- 



4lO GU STATUTI INEDITI Dt RIMlKl 

tisi di reato flagrante e di tradimento e 1' accusato non 
sia persona sospetta e non sia recidivo (rub. 6). 61i si 
deve per6 sempre dare un difensore e concedergli il ter- 
mine di 10 giomi perchfe lo possa scegliere un awo- 
cato. A chi ^ reo di tradimento contro la famiglia dei 
Malatesta deve essere giudicato immediatamente con modo 
sommario (rnb. 7); con ci6 si vede uno dei passi dello 
stabilirsi della podestjl di queste grandi famiglie nelle 
citt^. La pena dei reati di tradimento ^ la morte; e a 
chi h contumace il bando e 1' esilio perpetuo con infa- 
mia (rub. 8). 

Pei reati dove h stata effusione di sangue, seguendo 
le legislazioni germaniche, I'offesa si accomoda pagando 
una somma di denaro: trattasi, p. e., d'un pugno che pro- 
duce una ferita ed esce sangue, 24 lire di pena; non 
esce sangue, la met^; pugni e calci con effusione di 
sangue, lire 100; senza lo spargimento, lire 50; ecc., 
(rub. 9). 

Nel reato d' omicidio , il delinquente ^ decapitate e 
le sue case sono distrutte (rub. 10). Nel reato di &lsa 
moneta, la pena h d' essere abbruciati: i falsari, quando 
vengono trovati in atto, sono condannati al taglio della 
mano; i falsi testimoni sono severamente multati e con- 
dannati al taglio del naso (rub. 11). La detenzione pri- 
vata 6 punita con pene pecuniarie (rub. 13). 

Altre e severissime pene sono comminate a chi ac^ 
cusa ingiustamente (rub. 16): ai bestemmiatori (rub. 15): 
ai detentori e portatori di armi (rub. 19): a chi acco- 
glie la moglie^ la sorella o la figlia fuggita dal tetto 
maritale o paterno (rub. 21): a chi dk ricovoro a'ban- 



(U.! statCti imkditi nt himiNi 4ll 

diti (rub. 19) e quest! si salva solo dalla pena conse- 
gnandoli nelle mani della giustizia, dalla quale dovrit 
rice vera un premio (rub. 23 e 24). I banditi possono 
essere offesi impunemente e mai si potranno richiamare 
alia giustizia. 

La pena per i ladri h la forca, la fustigazione, il 
bando e la multa di 40 lire (rub. 27). Quando avviene 
un ferimento, il giudice deve niandare un medico e un 
ehirurgo perch^ faccia la perizia delle ferite toccate, della 
quale ispezione essi devono fare un verbale; se fra loro 
yi h discordia, il giudice allora deve nominare un terzo 
medico, e il verdetto di quest' ultimo ^ assoluto. Senza 
questa perizia e V ammissione de' medici a visitare i fe- 
riti ^ non possit aliquis de tali maleficio puniri vel con- 
dempnari. ^ La perizia deve contenere dati sulla gra- 
vitk della ferita, la regione dove si trova, la possibilitii 
di ineomodi per Tavvenire, ecc. (rub. 28). 

Quelli che hanno subita una condanna che li ha in- 
famati, ^ per omnia gracia maleficia ,, non possono piii 
abitare in citt& (rub. 34). Le pene pecuniarie hanno il 
privilegio sugli altri debiti che gravassero la propriety, 
e in caso di non pagamento si possono esigere con ese- 
cuzione forzata (rub. 32). 

Le oorporazioni della cittft, univ&rsitateSj sono ob- 
bligate a consegnare alia giustizia i loro membri, quando 
sieno venuti a rissa fra di loro e vi sia stato spargi- 
mento di sangue. In caso oontrario si riterrit che la oor- 
porazione afferma la sua solidarietli col reo, e tutti i 
suoi membri saranno condannati a un lando, al paga- 
mento del quale tutti saranno tenuti eccottiiato le donne, 



412 GLl dTATDTI INEDITI DI RIMINI 

i i*agazzi minori di 18 anni, i vecchi oltre i 70 anni, 
i deboli, gli sciancati e gli infermi^ come quelli che non 
poteyano concorrere col loro aiuto a commettere un' in- 
frazione alle leggi del comune (rub. 36). 

Altre. pene sono comminate a chi danneggia la cittj^ 
il porto, imbratta i muri e infrange i regolamenti di po- 
lizia urbana (rub. 45 a 54). 

Sulle pene pecuniarie h stabilito che il marito le 
sconta anche suir usufrutto dei beni della moglie (ru- 
brica 67). 

In quanto poi riguarda i testimoni e le prove per 
mezzo di documenti troyasi una rubrica ^ de inquirenda 
yeritate testium, istramentorum, maleficiorum per duel- 
lum...., si equales fuerint diyitiae litigantium, habeant 
campiones quousque yoluerint, ^ e sono discordi suUa 
scelta dei campioni ^ si discordes Aierint de campioni- 
bus, sit in arbitrio accusati, „ (rub. 14). 

Dopo segue una specie di codice correzionale per i 
reati di minor conto ci limitiamo a notarne alcuni. Yi 
sono leggi sul gioco che proibiscono tutti i giuochi 
d'azzardo e yuole che ^ non yendantur alicui personae 
aliqua occasione^ modo yel ingenio ^ (rub. 114): i figli 
di famiglia non possano giocare, frequentar bische e 
tayeme contro il yolere del padre (rub. 115), 

Si hanno numerose disposizioni di edilit^ (rub. 119 
123): ai lebbrosi ^ proibito di abiiare in citt& (rub. 124): 
cosi ^ yietata la macerazione del lino yicino all' abitato 
(rub. 125), e il layare i panni (rub. 126): i cimiteri 
deyono essere fuori delle mura (rub. 165). Vi si leg- 
gono ancora regole sui eorsi d' acqua e loro servitfii, fe 



GIJ STATUTl INlilDITI Dl RIMINI 413 

stabilito che ^ nullus possit ducere aquam per possessiones 
alterius „ (rub. 147): una rubrica porta il titolo ^ De 
pena mutantium cursum aque ^ (rub. 148). In queste 
si leggono molte disposizioni sui molini (rub. 149 e segg. 
come ^ de pena molendinariorium rumpentium aquam 
quominus ad inferiora molendina decurrat „ (rub. 153): 
^ quod nullus recipiat ultra modum de aqua que debet 
venire ad molendinum comunis ^ (rub. 166). E sui 
molini in particolare leggesi che nessuno possa rompere 
** collum foveae nisi sit domnus roolendini „ (rub. 136): 
che il padrone del molino possa *" ducere aquam per 
possessiones alterius ^ ( rub. 1 57 ) : che debba pesare 
tutto ci6 che macina (rub. 160) Lo statuto giunge fino 
a prescrivere la forma ^ foTeae magne „ ( rub. 161). 
Si contengono molte disposizioni sulF ordinamento del 
portOf sulle navi che entrano, i carichi, le persone di 
servizio e su quanto pu5 interessare per regolare le cose 
d' una cittii di mare (rub. 139 e segg.) Le leggi sun- 
tuarie occupano un posto speciale in questo libro. Le 
donne non possono vestire con s&rzo: trattandosi di cir- 
costanza di nozze o sponsali non possono fare conviti 
dove gli invitati siano piii di dieci. Alia promessa di 
matrimonio non possano assistere piii di quattro donne 
e due uomini al pranzo: al matrimonio non possono 
intervenire piii di otto parenti da parte della sposa e 
altrettanti da parte del marito. (rub. 179). Niuno pa6 
&r doni e presenti ai bambini che tiene a battesimo; 
al massimo h un vestitino (rub. 180): nh doni si possono 
fare ai frati il giomo della loro vestizione, nb ai preti 
quando dicono la prima messa, se non un bolognino (ru^ 



414 GLl STATDTI INEDITl Dl RIMINI 

brica 181). Cosl in causa di morte h proibito fare corrotto 
ed altre spese di lusso (rub. 182). Persino i funeri sono 
coUa stessa parsimonia regolati, yietando sotto pene 
che si accendessero attorno al feretro piii di quattro torcie 
(rub. 189): cosl i parenti non possono per morte di 
alcuno de' suoi vestire il nero o il morello e questa 
facoltji h lasciata solo alia moglie (rub. 184), 

A queste disposizioni si trovano commiste alcune di 
materia assai differente. Sempre nel principio che di tutta 
la propriety mobile ed immobile ne restasse il piii pos- 
sibile nel comune di Rimini, h prescritto che le donne 
che hanno oltre 50 lire non possono sposare alcun fo- 
rense ammenoch^ questi non prenda la cittadinanza ari- 
minense e non dia cauzione di abitare nella cittji, di 
pagare le imposte e sottomettersi a tutte le leggi del 
comune (rub. 178). 

Delle altre disposizioni di polizia notiamo: la facoltk 
accordata di tagliare gli alberi che si trovano nel terreno 
altrui (rub. 130): la proibizione di far vie sui beni altrui 
( rub. 171): di comprare ** paleam vel fenum „ per ri- 
venderlo (rub. 176.) di portare armi lunghe ed insidiose 
(rub. 190): di alloggiare e tenere meretrici (rub. 214). 
Con altre vengono regolati i rapporti che possono inter* 
cedere fra i padroni delle navi e i loro marinai (rub. 220). 

Seguono altre disposizioni alcune deUe quali in lingua 
volgare, ma tutte posteriori al complesso delle leg^ ora 
esaminate: ve ne hanno della fine del secolo XIY e del 
principio del XV: sono correzioni, emende, aggiunte a 
molte regole antecedenti: troviamo rinnovato I'obbligo ai 
notai di tenere un registro con menzione degli atti fatti 



Gil STCDHNTl INEDITI Dl RIMINI 41*J 

personalmente o con procura (rub. 237): e di tenere im 
registro delle doti , poichfe su queste si devono pagare 
delle tasse le quali variano se la dote fe promessa o 
pagata. Vi sono menzionate altre tasse per la restituzione 
della dote, la sua cossione e per la successione nei beni 
dotali: Molte disposizioni rcgolano i legati sotto condi- 
zione ecc. (rub, 244). Una circostanza importante di 
diritto ^ quella portata dalla rub. 245 delPanno 1377 
che stabilisce che quando in cose relative a padre, roadre, 
sorolla si menzionano i figli, si devre intendere non 
solo i figli logittimi ma anche i naturali. 

Le ultime disposizioni vengono proclamate in nome dei 
Malatesta che gik cominciavano a sovraatare fra i potentati 
della citt&. In quelle intestazioni si legge la storia della 
cittk che a grado a grade dal libero comune passa sotto 
la soggezione di una famiglia, finch^ da teatro di libere 
diBcussioni diviene un giorno campo a scellerate imprese 
di tirranidi e alio gesta del Borgia. Ma la legislazione 
statuaria si era formata e consolidata assai prima di 
questi fortunosi tempi. 

Modena, marzo 1879. 



UNIVEBSITA DEGLI STUDI IN PEBMO O 



ILL 



EISTAURAZIOra SOTTO IL POHTIFIGATO DI 8IST0 V. 

Tutte le citik italiane quale piii quale meno ebbero 
i loro tiranni, che accecati dall' ambizione , strascinati 
da private e da pubbliche vendette inyiluppavano il 
nostro infelice paese in un inestricabile laberinto di 
contese e d' intrighi, lo devastavano con guerre inces- 
santi, lo coprivano di cadaveri, lo inondavano di sangue. 
Anche a Fermo negli ultimi secoli del medio evo fino 
al principio del sestodecimo si successero le domina- 
zioni de' Malesardi , che andarono poscia a Cesena , di 
Mercenario da Monte Verde , di Gentile da Mogliano , 
di Giovanni Yisconti d' OleggiO; di Rinaldo da Monte 
Verde , di Antonio Aceti , di Ludovico Migliorati , di 
Francesco Sforza poi duca di Milano , di Liverotto e 
Ludovico Eufreducci, sicch^ gli animi de' suoi cittadini 
erano spesso divagati dalle inquiete occupazioni delle 
armi, e tratti ad intestine pugne. Oltre che dalla guerra 
era la citt& pauperata dalla carestia, desolata dalla pe- 
stilenza e da aggravi a tal segno che nel 1539 lamen- 
tava al Pontefice di non poter piii sopportare le spese 
pel maestro delle scuole e pel Cancelliore nh tenere la 
residenza del Magistrato. Non fe perci5 da meravigliare 

(*) V. Aono 1 Disp. I. pag. 9 — i^. ^ 

Arckiv. Star. Mardi, V. L 27 



418 RISTAURAZIONB 

86 il pubblico studio era andato declinando e venuto 
meno per modo , che Sisto V nella sua boUa di ripri- 
stinazione lo defini temporwn iniuria vel ex quavis alia 
causa intermissum sen extinctum. Tuttavolta nel fortu- 
nato sec. XVI, che al dir del Tiraboschi h da scriversi 
a caratteri d' oro nei fasti delle lettere, noi possiamo 
asserire senza tema di errare che non era tra noi aflFatto 
spento V amore agli studi, anche pria che a novella e 
splendida vita risorgesse la nostra Universitii. 

Infatti fin dal 1511 lo stesso consiglio generale si 
preoccupava di pubblica istruzione ordinando , che do- 
vessero impiegarsi cencinquanta aurei per accrescere di 
libri la biblioteca (1); e non pochi avemmo addottrinati 
qui in Fermo professori in altre university. Orazio Au- 
geni di Montesanto lettore di logica in Macerata , di 
medicina in Roma , a Torino , indi a Pavia , infine a 
Padova (2), i fermani Giovanni Carpini lettore d'istituti 

(1) Non abbiamo nolizie piu remote delta biblioieca, nia c>stMi- 
dosi deliberalo di accrescerla si comprende che gia vj era, ne dove\a 
mancare, ove si slabili gia da mollo tempi io studio generale. II 
pubblico di Fermo la riteneva in un ampio pd ornato vano faiio 
fabbricat'e a proprie spese nel convento dei I'P. Domi*nicani con 
l*appo8izione del suo stemma. Dopocbe T abate Romuio Spezioli fer- 
mano don5 i suoi libri alia citta di P'ermo, e fu fatto Tacquisiu dellu 
libreria del Card. Ricci si form6 sul Unire del socolo XVIII il no- 
bile e grandiose locale, ove tutta insieme riunita con ie molte ag- 
giunte posteriori fattevi, venne collocata la pabblicu biblioteca. Con 
risoluzione consiliare delT II ottobre 1877 si e deliberalo di porre 
le iscrizioni, gli oggetti d'arte e parte dei libri iieirantico palazzo 
degli Studi. 

(2) II Papadopoli assai istrutto delle raemorie delT Universita di 
Fermo dice di lui (0^ Gym. PatavJ c Humaniorum liiterarum, philo- 
sopbiam, atque etiam tbeologiam in Lyoeo Firmano didicit, et ex 
eodem laareatas medicinae doctor prod i it. » 



SOTTO IL PONTIFIGATO DI SISTO V. 419 

civili e Antonio da Ferrao di matematica nell' Archi- 
ginnasio romano (1); Giacomo Bertacchini di logica, 
Domenico Carpini di medicina neirUnivereitk di Bologna; 
Nicola Flocchi di Medicina pratica straordinaria, Andrea 
Flocclii di sofistica a Padova (2), ove il nostro Marco 
Antonio Morici lesse nel 5 Agosto 1558 la funebre 
orazione in niorte del prof. Francesco Frizimeliga (3); 
Ostilio Ricci di matematica in Firenze, che fu maestro 
di Galileo (4); Padre Domenico Berardelli di Toologia, 
Giovanni Catalani in lingua greca in Macerata. Avemmo 
Girolamo Cordelia reputatissimo medico del Card. Ales- 
sandro Famese e di Papa Clemente VIII (5); il Cardinal 
Decio Azzolino seniore segretario di Stato di Sisto Y, 
Antonio Porto insigne medico di detto Pontefice (6); 
i giureconsulti Montano Montani e Marco Martello chia- 
mato in Venezia por riformare le leggi. Qui in Fermo 
fu dichiarato dottore eziandio lo stesso Pontefice Sisto V 
di anni 27 il 1548 negli studi filosofici e teologici, e 



(1) Trovavasi nelTArcbiginnasio romano insiemo cul ceieherrimu 
inaieniaiicu Fr Lucd Paccioli, come si ba dal Marini neS rao'o dei 
Profossorl. 

(2) Giovanni Panblli — Memorui degli uomini iliuslri e ehiari in 
m0dicina del Piceno ossia delta Marea d'Aneona, ifi Ascoli 1757 per 
Niccola Rioci. Tom I, \n^. 170. Tom. II, pdg. 6S-lo.*i 

(3) Nel secolo XVI molli Piccni lessero netia rinomata Univer- 
sila di Padova. specialmenio medicina. 

(4) Santini* op cii. pag. 51 — FaACASSKrri Giuseppe: Elogio di 
Mester Oflilio Ricr.i di Fenno d'Uo all' Accid^miti Tib-:rina nel 1830, 
Fermo 1830 «• Biamp. Camerale Pacca^assi. 

(5) (Umblli: op. cit Tom. II, pag. 2U7. Lo ncordano con lode lo 
8cACCHf, TAvuBNi. il Bacoi c il GivcLLi; fu amici^simu ili San Fi- 
ll ppo Neri. 

(G) Panbixi. op ci^ Tom II, \)\^ .!31. 



420 mSTAURAZlONE 

vi tenne con somma lode le pubbliche conclusioni presso 
i Minori Conventuali, e quindi recatosi al Capitolo ge- 
nerale in Assisi disput5 egregiamente con un Marco 
Antonio Calabrese lettore di filosofia a Perugia (1). N5 
mancarono alia poesia i suoi cultori in Pierio Fontana, 
in Giuseppe e Vincenzo Elisei , ed in Anton Maria 
Vinci amico dell' iramortale cantore della Gerusalemme 
liberata. Che anzi vi era anche una fiorente Accademia 
intitolata degli Sciolti^ ricordata dal Quadrio (2), che 
vant6 nel suo albo il nome di Torquato Tasso , come 
rilevasi da una sua lettera posseduta dalla Famiglia 
Vinci, con la quale ringrazia il Principe dell' Accademia 
per esservi stato aggregate. Non 6 infine da tacere, 
come nel 1576 si apri fra noi la prima tipografia da 
Astolfo de' Grandi Veronese, a cui furono accordati 
scudi trenta in dono , la casa per stabilire 1' officina 
ed altri privilegi (3). 

(1) V. Giuseppe Fracassetti : Biografia di Sislo l\ nellu bio^'raUe 
e ritralli di uomini illustri Plceni, pubbiicaii per cura del conie An- 
tonio Hercolani (Forli 1837). 

(2) V. Vincenzo Guri : Le accjdemie di Fcnno , teltura lenula nel- 
I' adunanza pubblica delta sociela slorico-archeologiea deile Marcht in 
Fermo il 4 febbraio 1876. Fermo. Slab, tipogralico Bicher 1877 

(3) Secondo il Mblzi nella sua Biblioteca dei romanxi (avtiUereschi 
(pag. ^71) rinlroduzione della staropa in Fenno dovrebbe farsi ri- 
montare al 1562; secondo il Porti, lavole sinoUiche, ecc. (paj,'. 10'}) 
anche ad epoca piu remola, portandola egli al 1556, per6 mancanu 
documenli per convalidare tali opinioni. II primo libro impresso da 
Astolfo De* Grandi in Fermo colla dala del 1577 ha per litoto chec- 
ch6 da altri si voglia dire: CapiloU della veneranda Compagnia del 55. 
Nome di Dio; a questo segui nel inedesimo anno T opera di Orazio 
Avgeni da noi ricordato : Del modo di preservarsi dalla pesle. Nun sara 
discaro iodagare qui queiii che nei diversi secoli presero ad eserci- 
tare la nobilissima arte della stampa in Fermo, avendone avuta no- 



SOTTO IL PONTIFICATO DI SISTO V. 421 

Quel Felice Perctti , che nato sulle amene spiaggie 
deirAdriatico in Grottammare, aveva ricevuto Tistruzione 
letteraria e scientifica in varie cittit del Piceno e conse- 
seguito il titolo di Dottore in Fermo, dopo esser passato 
per molte luminose cariche delFordine franceseano e della 
romana curia, fu nominate da Pio V nel 17 Decembre 
1571 Veseovo, o aniministratore perpetuo della Chiesa 
fermana. Durante la sua amministrazione non si ristette 
mai dal compiere tutte le parti di zelantissimo pastore. 
Provvide all' istruzione dei chierici fondando il Seminario 
nel 1574 ordinate poi clal sue successore Domenico Pi- 
nelli (1), arricohi la Cattedrale di preziose suppellettili , 



iirAa dal ch. m;irche<e Pilippo RalTiolli, che viene raccogliendo i ma- 
leriuli per d.irt> una piena storia della tipugrafia nelle provincie delle 
Marche. Esi^i sono nid secoio XVI, ollre il nominalo Aslolfo Ou 
Grandi, Giovanni Giubar o Jubar veneziano , Serlorio De Monti 
lombardo. eredl di Sertorio De Monii e Giovanni Bonihello; nel se- 
colo XVII Andrea De Monii, Gio Francesco Bolis e fratelli, Angelo 
Antonio Moniicelli ; nel secolo XVIIl Domenico Anlonio Bolis e 
fralelli, Giuseppe Emidio Valenli. Filippo e Fabio Maria Lazzarini, 
erede di Domenico Antonio Bolis e Liberio Angetini, stamperia di 
Fallade. Giuseppe Agostino Paccaroni. Giuseppe Alessandro Pacca- 
sassi, Dartulomeo La/zarini ed eredi Bolis; lo stoFSo ed torede Bar- 
tolomeo Barlolini; nel secolo XIX Graiiliano Bazzi e Giacomo JatTei, 
Luigi e Savino Giferri successori a D. Niceforo Barlolini figlio di 
Bartolomeo, Emilio Paccasassi successore di Anlonio Bolis rappre* 
scntalo da Gaclano Properzi, Girolamo e Cesare Giferri, Guglielmo 
Bacher successore a Graiiliano Bazzi e Giacomo JafTei, Gentile Ba- 
cber, Gioacchino Mecchi. 

(1) Nel 6 i,Mugno l65vS con Bulla di Alessandro Vll si fece li 
erezione drl Si^minario, che suboniru not conviMUo e nei diriiti dei 
PP. (^arm?litjni. e molii pnxilogi uli furono accordali. A>endo Kof- 
ferlo un grave incendio il 17 Luglio 1714 fu dalTarcivescovo Monsig. 
Urbano P.iracoiani mi^liuralo e forniio di libreria, e dal successore 
Monsig. Andrea Minnucoi compiuia la fabbrica. Quesii ne fece stam* 



i22 RISTAURAZIONE 

che anche ora si ammirano, accrebbe il Capitolo, doto 
la Cappella Musicale, e fece molti altri benefizi alia citt^, 
i quali esser dovevano un' arra di quelli le avrebbe lar- 
gito come fosse asceso al trono di Pietro (1). Nel 1577 
spontaneamente si dimise quando gli piacquo fisire ritorno 
a Roma per attendere principalmente a pubblicare con 
acGuratezza le opere de' SS. Padri, e \k nel 24 Aprile 
1585 fu creato Pontefice col nome di Sisto V. 

Cosi di lui Berauit Bercastel nella sua storia del 
Cristianesimo (2): * Fu costantemente nemico del vizio 
e protettore della virtii, penetrante e giusto, vigilante, 
severo osservatore dell' ordine, magnifico in tutto cib che 
riguarda lo splendore dello stato e la gloria della reli- 
gione, amico delle lettere e di tutte le arti, sommamente 
applicato egli stesso alio studio in cui passava una parte 
della notte, dopo avere atteso il giorno agli aifari. Fi- 
nalmente o si consideri nel regolamento della sua casa, 
nella pubblica amministrazione , o nelle contese che 
ebbe con diversi principi , fa d' uopo convenire essere 

pare le ve^joU nel 1794 pel Barlolini, Stamp. Arc! v. le quaii mod id- 
caie dairArciv. Card. Filippo De Angelis si pubblicarono nel 1857 
Tip. Arciv. Paccasassi col tiiolo: Regofe di,disciplina per gli (dunni 
convillori del Seminario aicivescovUe di Fermo. II del to Card. De An- 
^eiis gli ba legalu la sua scelta e ricca bibliolccd. Ua scuulc proprie 
con circa 120 alunni: e deite diversi che si sei*nalarono per virtu, 
per dignila c per doilrina. Vedi Ic note deWorasione funebre neU'an- 
niversario delta morle deW arciprete D. Francesco Viiali di Fermo letta 
D. Fedbriqo par. Paootti per U solenni esequie che si celf^rarono in 
S» Domenico addl 26 novembre 1868, Fermo dalla Tipografia Gi- 
ferri t«b9 

(1) Catalami: De Eccl. firm. pu^'. 276. 

(2) Tomo XXIir, Venezia 183U, p. 2 — Vedi Biografia di Sisio V 
del Prof. Domenico Vagcoliki. Album di Roma, An. IV, pag. 1. 



SOTTO IL PONTIFICATO Dl SISTO V. 423 

egli stato uno di qnegli uomini ran, che fanno onore 
all'umanitli. ^ E Fermo volgendo appena il quinto mese 
del 8U0 PciDtificato sperimentd i benefizi della sua mu- 
nificenza. 

Gik i nostri maggiori vedendo che tornayano a fiorire 
la Sapienza di Roma per opera di Gregorio XIII, le 
University di Pisa, di Firenze, di Siena per opera di 
Cosimo I de' Medici e del suo successore Francesco Maria, 
e quella di Ferrara per opera di Alfonso I degli Estensi 
avevano cominciato a rivolgore le loro cure verso il nostro, 
e sappiamo, che col mezzo di un Battista Colucci oratore 
della cittk se ne trattava in Roma la conferma. Intanto 
ordinavano nel 1581 che i dottori ammesssi nel CoUegio 
dovessero puhblicamente leggere e spiegare le istituzioni 
come era di costume sotto jiena di Sc. 20, successiva- 
mente stabilivano somme per gli onorari dei lettori, ed 
eleggevano alcuni piii eminenti cittadini, perchfe si ado- 
perassero di ottenere la ricostituzione dell' University , 
mandando anche a tal uopo a Roma Domenico Gigliucci 
e Francesco Assatti. I prescelti furono Felice Aureli , 
Girolamo Brancadori, Vincenzo Giotti, Domenico Gigliuc- 
ci, Adamo Mancini; Galeotto Adami, Vincenzo Paccaroni, 
Adamo Adami, Belisario Azzolino, Baldassarre Semproni, 
Fabio Ricci, Anton Vincenzo Valgarini. 

L' assunzione al trono pontificio del quinto Sisto fa- 
cilitd la via per raggiungere il dosiderato scopo; infatti 
inviati a lui oratori i giuroi'onsulti Sigismondo Giotti e 
Cesare Ottinelli, egli accolse l)enignamente le loro istanze 
e con solenne bolla del 13 Settembre 1585 arricchl la 
fermana University di privilegi e di grazie peculiari ac- 



424 RESTACRAZ10NB 

compagnate da frasi le piii onoreyoli, che am5 usare 
queir immortale Pontefice e che il suo attaccamento ad- 
dimostrano verso questa Citt^ e questo Studio, il quale 
splendidissima luce avea sparse di reputato sapere (1). 
In essa ordind che si ristorasse V edificio gik destinato 
a tal uopo, se ne accrescessero le rendite per provvedere 
aUa sua perpetuity, vi si chiamassero ottimi istitutori 
in ogni disoiplina; vi s' insegnassero specialmente Tuno 
e r altro diritto , senza cui non si pu5 amministrare 
rettamente la repubblica, e da cui dipende ogni prospe- 
rity; la Teologia, la Medicina, le arti liberali e qualun- 
que altra lecita facolt^; si conferisse il grado di bacca- 
laureate, licenza e dottorato, ed i laureati potessero do- 
vunque leggere , interpretare e disputare , godesse gli 
stessi onori delle University di Bologna, di Padova, di 
Perugia, di Siena, di Macerata e di altre italiane e 
straniere; presiedesse all' esame il Vescovo fermano col- 
1' intervento dei professori e dottori del CoUegio; infine 
si compilassero gli ordinamenti e gli statuti da appro- 



(1) Vedi in fine rlocamenli N. 4 — Tiraboschi: Sloria ddla Id- 
ieratura ilaliana vol. Ill- pag. 353, Ed. Milanese. La delta bolla fa 
pa^ata Sc. 500, cosi nella cemita del 28 maggio 1586 cart. 135 tergo. 
e furono presi a censo al 7 per cento dal princtpe Falconieri di 
Roma. Questo Pontefice volendo estendere ancora ia sua beneticenza 
al resto delle Marcbe e favorire gli studiosi, istiiui in Bologna un 
collegio per 50 giovani di varie citia e terre del Piceno. cbe deno- 
mind Monlallo dalla sua patria d*origine alio scopo d* istruirii negli 
studi maggiori. Gli destino an Cardinal protettore nella persona del 
suo nepote Alessandro e dopo di lui un altro Cardinale di sua fa- 
oiiglia ed in oiancanza il piu antico Cardinale del Piceno, qaando 
poi il Piceno non ne avesse rilasci6 la elezione al Collegio mede- 
simo. Tale beneficenza venne dimidiata. quando il Pontefice Ur- 
bano VI 11 net 1641 da 50 reslrinse a 30 gli alunni del Collegio. 
Questa pia islituzione sul finire del passato secolo incontro la sorle 
di tante altre per causa delle politiche vicende; di quosto Collegio 
fa nienzione il TinABOscHi vol. 7, par. 1, lib. 1, c. 3. 1^ nostra citta 
aveva diritto di aiandarvi tre alunni. 



SOTTO IL PONTIFIGATO DI SISTO V. 425 

varsi e sanzionarsi dal Vescovo, cui spetta correggerli, 
riformarli, dichiarare, interpretare. Vi fu anche la cat- 
tedra di lingua greca come risulta dalle cemite del 
1585 e 1586. 

Un filosofo diceva cerca la sapienza fosse anco a 
capo delle Indie; ed i nostri padri nel Noverabre del 1585 
niandavano deputati Giacomo Raccamadoro ed Oliverotto 
Manetti a Bologna, a Siena ed a Perugia per avere 
ottimi professori , che risposero alF invito per far cosa 
grata al novello Pontefice, e furono largamente rimune- 
rati. Infatti dalla cernita 2 Luglio 1586 si apprende 
che Teodoro Adami e Cesare Ottinelli ebbero Tincarico 
di recarsi a stabilire con Annibal/5 Marescotti bolognese 
la lettura delle leggi civili per anni quattro a cominciare 
dal 1/ Noverobre 1586 col rimborso di accesso, recesso, 
abitazione e col salario o proYvisione di Sc. 700 nooneta 
della Marca per ciascun anno. Inoltre si sa che i Pro- 
fessori furono esenti da ogni gabella o tassa, come lo 
furono eziandio gli studenti. E perch^ nulla mancasse 
in s) pregiata istituzione la citt& non rispanni6 mai a 
spese ed a sacrifici, ed assegn6 per la sua dotazione 
perpetua scudi duemila delle proprie rendite, a cui ag- 
giunse la tassa a lei pagata dai suoi 48 castelli, sui 
qnali e8ercit5 il diritto dominio feudale fino al princi- 
pio di questo secolo conosciuto sotto il nome di dativa 
asaetto (1). 

(1) Questo diriito feudale col mero e initio imperio era in pane 
proveniente da libere dedizioiii de^^li anticht feudatari, in parte acqui* 
slate medianle la i^pesa di oltre novanlamUA scudi pagali agli anie- 
riori invesliti ed alia camera apostolica. I 48 cattellt formanti il 
contado di Termo erano: Acqua\iva, AUeta, Allidona, Belmonie, 



426 RISTAUBAZIONE 

11 4 Novembre del 1585 alia presenza di Sigismondo 
Zannettini Vescovo e Principe fermano, di Arcangelo 
Olivieri Arcidiacono, e di Gentilino Tibaldi Are^'prete , 
esecutori deputati , che sedevano pro UHbunali furono 
lette 6 pubblicate solennemente le bolle pontificie nel 
palazzo deir University in piazza innanzi a una molti- 
tudine di gente ; ed i commissari apostolici ingiunsero 
di osservare ogni cosa, dando facoltA ai Priori e Rego- 
latori di prezzolare i lettori di ciascuna scienza e di 
stabilire le cattedre. Girolamo Zoppio bolo2^nese lesse una 
forbita orazione di poi stampata e dedicata al Cardinaie 
Alessandro Peretti. Indi a provvedere al buon andamento 
del risorto istituto si sanci che gli scolari dovessero 
studiare tre anni a Fermo pria di condursi altrove e 
quivi addottrinarsi sotto pena di Sc. 25; s' ingiunse al 
Capitano ossia amministratore della giustizia di leggere 
le istituzioni nelle pubbliche scuole, e si compilarono 
i capitoli dello studio da Vincenzo Giotti, Felice Aureli, 
Belisario Azzolino: nell'Aprile del 1586 fu conferita la 
prima laurea ad Antonio Aureli nobile fermano. La ce- 



Gampofilone, Garassai, Caslel Clementino (Servigliano), Cerreto, Col- 
iina, Falerone, Francavilla, Grottammare, Grottazzolina, Gualdo, Lape- 
dona, Loro. Magliano, Marano (Gupramarittima), Massa. Massignano, 
Mogliano, Monte Appone, Monte Faclone, Monte Giberto, Monte 
Leone, Monte Ottone, Monte Rinaldo, Monte S. Pielro Morico, Moo- 
tarano, Monte Vidon Gombatte, Monte Vidon Corrado, Moregnano, 
Moresco, Ortezzano, Pedaso, Petriolo, Petri toli, Ponzano, Porto di 
Fermo, Rapagnano, Sant'Andrea, Sant'Agnelo, San Benedetto, San- 
t' Elpidio Morico, Smerillo, Torcbiaro, Torre di Pdlma, Torre San 
Patrizio. In detti castelli il magisirato fermano inviava giudici che It 
govemassero ed anticamente erano 80, i cui nomi trovansi nello sta- 
luto di Fermo. 



SOTTO IL PONTIFICATO Dl SISTO V. 427 

rimonia si celebrava con solennitA n^lla sala delF A- 
quila del Palazzo Municipale assegnando al Caudidato 
il posto fra i dottori in luogo dclla cattedra magistrale, 
consegnandogli in mano prima chiusi e poi aperti i libri 
della facolt^ in cui si laureava, ponendogli sul capo il 
berretto dottorale e sul dito Tanello sirobolo del coniugio 
contratto colla facoltji prescelta, indi Telmo, la spada ed 
il coUare insegne della milizia aurata, onde si decoravano 
i laureati nella nostra university dal Comune di Fermo, 
che per iromemorabile concessione degli Imperatori con- 
feriva quest' ordine cavalleresco con la croce smaltata 
in bianco globata, ove erano incise le lettere LA. C. 
P. F. (^imperiali aiictoritate concessa poptUo firmanoj. 
La quale onorificenza per6 non si concesse innanzi al 
26 Maggio 1592 e per il primo la consegui Parme- 
nio Luzi di Montefiore. Di tutto ci6 veniva redatto un 
pubblico istrumento dal notaio e canccUiere munito 
del maggior sigillo della cittit di Fermo, nel mezzo 
del quale h rappresentata 1' antica Chiesa Cattedrale 
con sopravi il busto di nostra Donna col bambino, e 
lo stemma della citt& fra le due porte lateralir ha im- 
presso air intomo in lettere augustali il noto motto 

FlRmm FIRMA FmBS ROXAKORUM COLOKIA ( 1 ). 

L' epigrafe del sigillo dell' UniversitJt era — ykivir- 

8ITA8 GTXNASII FlRMAKl 

ri) V. II modulo del diploma ili laurea portato in fine nei docu- 
ment! al n. 5 La cernita il 23 mau'i^io 15sn opino cho il si^^illo da 
adoperarsi nei |irivilo:;i de' Outtorati da\essA a\t;re Tetligie Uti Pulris, 
Bnuu Virginis, S, Jvannis Evang, S. Sabini, in(U insignia Bpiscopi fir* 
mani. Ma dalPadunanza dello Siudio (la quale piCi direitamente pre- 
•iedeva su tali malerie) si ordin6 non duversi apporre nei suddetti 
privilegi allro sigillo, che il maggiore della citt4. 



428 RISTAURAZIONE 

Essendo state inviate lettere a tutte le citt^ d' Italia 
vi accorsero studenti in gran copia, e non soltanto dalle 
varie provincie, ma dal Regno Kapoletano, dalla Toscana, 
dalla Lombardia e sino d' oltre mare e d' oltre monte; 
sicchft troviamo fra i laureati il cremonese Yincenzo 
Passi famigliare e commensale del Card, di Montalto che 
si addottord in canonica con intervento del Card. Pinello, 
del Vescovo Zannettini, di Ottavio Bandini Yigoverna- 
tore e di Felice Gallo di Osimo; Francesco Yisdomini 
di Como, Giambattista Stabellini lombardo e Lelio Sega 
di Bologna in ambe le leggi, Xiccola Bustarelli e Gio- 
vanni Maria Casada di Sassari, il primo in Teologia e 
Filosofia , ed il secondo in ambe le leggi ^ Cristiano 
Hichettus di Parigi in medicina; e gli spagnuoli Gio- 
vanni Sabater in diritto canonico e Pietro Calvet gii 
dottore nelle arti liberali, in ambe le leggi. La frequenza 
degli alunni da diverse con trade appari.sce anche dalla 
seguente iscrizione, la quale esiste nella sala del Palazzo 
degli Studi. 



ART. BT MED. D. AC. V. V. P.® PR." MERITIS.**" ET D DIONISYO SVCCIO KT 

D. LVDOVICO ARBfATARIO PRAESI."^" SEQVENTES COSILIARII AERE 

PVBLIOO POSVEREA ANNO D. M. D. LXXXVII 

D. IVLIVS FVSCONIVS DE NVRSIA P. ROMANA. D. IVLIVS OOSTBVS LA 

VDESIS P. LOBARDA. D. HORAIVS CASTELLVS BON." P. BONONIA D. 

HORATIVS lAOOMINVS DE FLVMINE P. DALMATIA. D. SEBASTIANVS BO 

LIS ARIM." P. ROM." D. DIONISYVS SVCCIVS RAVE.^" P. RAVE.* D. DOMINI 

CVS BERNARDVS DE AQVASPARTA P. VMBRIA. D. THEODORVS MAZO 

NIVS DE IVLIA N. P. ABRV.»^ D. lOSEPH BOCCAVECHIVS DE MOD.'® P. D.^^ 

VRB."* D. FRACISCVS CIATTONVS RECA." VLTRA CLVETV D. LVDOVICVS 

ARM ATARI VS DE MOTO GRA.° CITRA CLUETV. D. IVSTINVS BERABDVS 

B1P.^« P. PRABS.*^ D. lOANES LAVRETIS. RVFVS. FIR.^» P. FIR."^ D. OCTAVIVS 



SOTTO IL PONTIFICATO Dl SISTO V. 429 

Questa iscrizione sebbene mancante di qualche linea 
nel i>rincipio, ove dovevano esser nominato quegli al 
quale fu eretta , e 1' altro di cui vi si dice artium et 
medicinae doctors ac utritisque Universitatis primo priore 
merUissimo , nullaraeno pare possa rifQrirsi al giurecon- 
sulto perugino Marcantonio Severe eletto da Sisto V a 
prime interprete delle leggi nella ristorata University 
di Fermo, ove mori nel 1587 data corrispondente a 
quella della iscrizione , e la morte fu accompagnata da 
pubbliche dimostrazioni di condoglianza. In delta lapide 
sono enumorati i conaiglieri delle diverse provincie, che 
erano nominati in un col Priore e col Preside fra gli 
stndenti, giusta le costituzioni, e formavano come un col- 
logio, che toneva le sue adunanze, delle quali abbiamo 
memoria nei relativi libri ancora esistenti, ed era com- 
posto di soolari rapprosentanti le varie regioni , da cui 
provenivano. Quelle che ivi si ricordano sono la Romana, 
la Ix)mbarda, Bologna, la Dalmazia, la Romagna, Ra< 
venna, V Umbria, Y Aprutina, il Ducato d' Urbino, la 
Picena al di Ik del Chienti , la Picena al di qua del 
Chienti , il Presidato di Montalto , la Fermana , rima- 
nendone innominate altre per evidente rottura del marrao, 
poichc^ la iscrizione finisoe con un nome rappresentante 
altra provincia. 

I Fermani lieti del ricevuto beneficio, deliberarono 
d] tramandare alia posterity un monumento della loro 
riconoscenza e gratitudine ; e quindi ne' comizi general! 
tenuti il 24 novembre 1 585 coll' inter vento eziandio di 
tutti i deputati dello Stato fermano decretarono unanime^ 
mente che alia munificenza di tanto principe si erigesse 



430 niSTACRAZIONK 

una statua metallica, acciocch^ sempre yiva nei futuri 
rimanesse la memoria dei suoi beneiicii, ed il 26 set- 
tembre dell'anno successive furono a ci6 deputati Beli- 
sario Azzolino, Teodoro Adami e Domenico Gigliucci. 
Ne allogarono I'opera ad Accursio Baldi Sansoyino, e si 
raccoglie poi da varie risoluzioni consiliari deiranno 
1588, che si dettero ogni cura di provvedere alia spesa 
di tal monumento, al quale anche i comuni soggetti alia 
citiA contribuirono, avendo la spesa del lavoro oltrepas- 
sato gli scudi mille e settecento (1). 

Per la buona disposizione del Pontefice neH'accor- 
dare nuovi e segnalati privilegi a questa citt^, spinti i 
Fermani dairamor di patria e dal desiderio del pubblico 
bene non posero tempo in mezzo a chiedere, che la 
chiesa di Fermo venisse elevata al grado di metropoli- 
tana. In questa congiuntura furono dal giureconsulto 
Cesare Ottinelli esposte in una bella orazione le ragioni 
per cui fra le altre citt^ del Piceno a Fermo potesse 
accordarsi il primato (2) , e dopo essere state prese in 
maturo esame ottennero interamente il desiderato effetto. 
Sisto V con altra boUa del 24 maggio 1589 (3) si 
degn6 innalzare la chiesa fermana al grado di sede ar- 

(1) Vedi le risoluzioni del Consiglio fermano tenuio per tale ne- 
gozio nei giorni 11 oiarzo, 8 aphle, 26 seltembre c 27 novembre 
1558. Si appreude da quesle che Accursio Baldi Sansuvino richiese: 
€ Pro ejus Ubore ei praecio scjtos mitle ct sepiingenlos de paoli X 
pro scutis; quod habuil D. Taddous staiuarias, qui fecit slatuam 

praefati 8. D. N, in Urbe pront in istrumento conventionis factae 

cam populo romano. ^ 

(2) V r orazione deirOTTiRBLLi cilata nei cap. 11. 

(3) Quesia bolla incomincia, Onioerfi orbis EccUtiis, e si legge 
nei Boll. rom. torn. V, part. I, pag 63. 



90TT0 IL PONTIFICATO DI SISTO V. 431 

civesoovile , concedendole quattro vescovi suffraganei , 
quelli cio^ di Macerata e Tolentino, di Ripatransone, 
di Montalto, di S. Severino col quale ordine sono no- 
tati nella holla, e primo aroivescovo metropolitano fu 
Sigismondo Zannettini, che da oltre quattro anni era ve- 
8C0V0 di Formo. 

Si raddoppiarono allora le premuro perchfe 11 monu- 
mento deoretato per si magnanimo principe fo se recato 
al 8U0 compimento; onde nel maggio del 1590 era stata 
gi^ posta in un basamento sopra V ingresso del palazzo 
municipale la statra metallica^ la quale ha tutti quei 
pregi , che si addicono ai migliori lavori di tal sorta , 
spezialmento quello di far conoscere nel volto, nell'a- 
bito nel portamento il personaggio che si ritra^, sicch?^ 
niuno ahbia d'uopo di leggervi il nome per ravvisarlo. 
La staturt raffigura sed^nt^ il Pontefice in quella mo- 
ven/a propria di principe, che riguarda benevolo il suo 
popolo. Co! la testa alquanto curva mostra nell' aria del 
volto nobilt^ e dolcezza insieme; coUa mano diritta le- 
vata fe in atto di benedire, mentre colla sinistra tiene 
appoggiato alia persona un libro, forse le bolle con le 
qu^li acoord5 i detti due privilegi alia oittJt. II piegar 
delle vesti ft largo ed acconcio; le decorazioni d'assai 
eleganti , e tutta la scultura b del piii purgato e rafiB- 
nato disegno. Nel plinto vi ft la seguento iscrizione che 
ricorda i duo grandi beneficii, per cui fu eretto qqesto 
magnifico e durevole monumento di riconoscenza 



432 RISTAURAZIONE 

XISTO V. PONT. OPT. MAX. PATRIA 

FIRBfANO OB. EPISCOPALEM 

IN METROPOLITANAM. ERBCTAM 

ET 6TMNASIVM VNIVERSALB 

RB8T1TVTVM 8. P. Q. F. P08. 

sotto la base si legge quest' altra iscrizione 

8ENATVS. POPVLVSQVE. FIBMANVS 

PRO. SVA. IN. PRINCIPEM. OBSERVANTIA 

CVRIAH. BANC. AD. MAGISTRATVM CIVIVM 

OOMMODITATEM. BT. VRBIS. ORNATVM 

AERE. PVBLICO. MA6NIFICBNTIVS. RESTITVIT. 

Da tal lavoro con mirabile magistero condotto il Baldi 
consegul assai lodi, ne fu rimunerato sovra il prezzo 
convenuto e gli farono indirizzate diverse poesie italiane 
e latine, le quali si pubblicarono poi raccolte in un li- 
bretto (1). 

La nostra University, copie apprendiamo da un'epi- 
grafe che scorgesi nel prospetto del palazzo degli studi, 
ebbe eziandio un protettore nel Cardinale Alessandro 
Peretti di Montalto pronipote di Sisto V (2), il qual 

(l( Eccone il tilolo: Parle prima delle rime loscane el (W versi la- 
lini da diversi aulori composii in lode di Sisto V el della slatua di bronio 
dalla m. illust. cillh di Fermo dedicata a Sua SanlilHL ei folia da Aecursio 
Baldi Sansovino airUlustr. el reverendiss. Monsig. il Cardinal Pinello, 
A Fermo presso Sertorio de' Montt MDXG. 

(2) L*epigrafe e la seguer.te: 

D. o. M. A. 

SVB FELIGIBVS AVSPIGIIS 

ILLVSTRISSIMI AC REVBRENDISSIBf O. D ALEXANDRI 

PIRBTTf 8. R. B. CARD. 

AMPLISUI FIRMANI GYMMA 

SIl PROTECTORIS 

GOLEBDISSIMl 

Nel medesimo salone sopra la epigrafe a Bonifacio Villi riporiala 
in nola nel cap. II vi ha lo stemma di esso pontefice finamente 
lavorato e souo vi si legge in letlere gotiche in gran parte logore: 

M. VEBEZAM ME PEGB 



SOTTO IL PONTIFICATO Dl SISTO ?. i33 

Pontefice volendo dare una novella prova del suo affetto 
per la cittA di Fermo, le destin6 il Cardinale Peretti a 
governatore perpetuo il 15 novembre 1586. I privati 
eziandio non mancarono di adoperarsi a tutt' uomo, ac- 
ciocch6 la coltura viemmeglio fiorisse. Bell' esempio ce 
ne porge il canonico Censorio Marziali, il quale per ren- 
derc piti decoroso e profittevole lo studio di Fermo tanto 
alia cittii quanto al di fuori, col suo testamento del 10 
mai^o 1589 (1) lasci5 erede di tutto il suo avere il 
Comune, acciochfe si erigesse un collegio per accogliervi 
nobili giovani forestieri, ai quali si aggiunsero in pro- 
gresso di tempo anche fermani. Questo fu aperto nelle 
case di Francesco ed altri degli Assalti nel 1594 con 
sei alunni di diverse cittA, ed il Duca di Urbino chiese 
vi fosse rice vu to il figlio del suo tesoriere cui egli rac- 
comandava (2). 11 Consiglio generale stabili, ehe una 
particolare adunanza si deputa^sse detta del Collegio Mar- 

(I) Quesio testamcnlo trovasi nel nostro Archivio ed (i nolato 
al N. 339 del calalogo detto il Tedesco in data die X martii 15S9 
sedcnto Sixto V. 

(*2) Sopra la porta del Collogio Nfarziale scorgesi ancora lo sleinaia 
del fondatoro consisicnte in due mazzo incrociale e sirelto con un 
nastro. 3ollo «i Ivgf^o la seguente iscrizione : 

D. 0. II. 

CBNSOHIO . MARTIaLI . CaNONICO . METROPOUTANO* 

OB . PVNOATVM . COLLBOIVM 

GIVl . OE . 8E . OPTIMB . MERITO 

8. P. Q. P. FIOEI . C0MM188. P. 

GOLI«E(HVU . IPSVU . DB . 0BNTI8 . NOMIHE 

XARTIALE . (tVNCVPAVlT 

A. F. 8. M. 0. XXII. 

BUNIOANNE . VINCIO I* C. i 

; RBCT0RIB8. 
PERMATTHEO . SGaTTONO ) 

Archiv. SIqt. March. K /. 28 



434 RISTAUBAZIONE 

ziale composta di 18 gentiluomini di cernita, acci5 da 
essi si compilassero le leggi, i decreti, le costituzioni e 
tutt' altro che reputarasi necessario per il bnon regola- 
mento del suddetto (1). A tale adunanza furono concesse 
tutte le facoltA di provvedere si alia parte economica 
come al gOYerno dei giovani, e veniva la medesima con- 



In an aliare che esistc ncila chiesa <Jei Miiiori Osservanli di Pe- 
Iritoll nel quadro dipinio in tuLi vedesi il riLr.iUo ili^l canuiiico Cen- 
SOCIO Marziali di Fermo. Ne fu primo roUoro Giucuino Raccaaiadori 
seniore prete di molla scienza, che era andalo amhascialure a Papa 
Gregorio XIV per ia erudiia del cauunicu Miiiziaii. di cjI fa esecu- 
lore tesiamenlario Nel secolo XVI 1 1 il doUo car^onico Filippo Rac- 
camadori rifece quasi per inlero e ridusse a migtior forma il vasto 
editicio, che si trovava gia in mal lermine sonza curare che nep> 
pure una iscrizione si punesse a ricordan/a di questa saa a/zone degna 
di ogni maggior lode. 

(1) Queste cosliluzioni compilale dai priori del popolo delta ciUa 
insieme coi signori Bellisario Azzolini e Giacomo Itaccamadori gen- 
liluomini a tale effelto depulali ed elelti dal gvMieraie Cunsi.^iio fa- 
rono approvate il 2 gennaio 1595, quindi nel 23 a.^osto del 1603 e 
poi nel 12 gennaio 1660 rivedute, corretie e date alle stampe cul ti* 
tolo: ConslUiUiones el capilula Collegii Marlialis >n urb>i finnana ereclL 
Firmi apud Andream de Montibus 1660, dd. superiorum permissu — 
Hiviste ed emendate in nlcun parii si ripubblicarono collu stesso 
titolo nel 1710 apud Jo Franc Balis el fralret imp priorales domi- 
norum superiorum permissu. — Di bel nuovn ridoUe e riformate 
giusla il bisogno e Topportunita dei tempi, seguendo fesenipio dei 
piu rinomati collegi d* Italia e volgarizzatc dal conic Gian. Simono 
Vinci Gigliucci rettore del detto collegio e dai signuri Francesco 
Maria Bortacchini Pancotti e cap. Melchiorre Paccaroni furono ap> 
provate il 16 gennaio 1741 dalT adunanza del Collegio ed imprcsse 
col seguente titolo: Cosliluzioni e eapiloli del Collegio Marziale dello 
della Sapienza erello nella cillh di Fermo. Fermo 1741 per Do m. Ant. 
Bolis e frat. Stamp, priorali con licenza de*superiori. Sacce.^^sivamente 
vide la lace un rislrello delle cosliluzioni del Collegio Marziale o sia 
della Sapienza deW Uluslrissima ciUdt di Fermo ri forma le nell'anno di 
noslra salule MDCCXLi (senza nota di slam pa) 



SOTTO II. PONTIFICATO Dl SISTO V. 435 

Yocata ogni volta che i Rettori pro tempore ne avessero 
fatta richiesta (1). 

Restano ancora due cose a notare in questo secolo 
XVI concementi la pubblica istruzione. L' una che il 
prof. Girolamo Alberti senese istitui in Fermo il 24 
maggio 1594 TAccademia detta dei Raffrontati^ la cui 
impresa fu un luochetto formato da vari archetti, in 
ciascuno dei quali erano incise diverse lettere deU'alfa- 
beto col motto — rite iunctis — ma nulla sappiamo delle 
sue costituzioni (2). L'altra che Licinio Giorgi di M. 
S. Pietro Morico a mezzo del suo fratello Alcibiade pro- 
fessore qui in Fermo offrt nello stesso anno 3000 fio- 
rini per erigere il Collegio dei gesuiti, i quali nel 1599 
sotto il regime di Ottavio Bandini di Firenze, secondo 
arcivescovo di Fermo, fun)no chiamati dalla oiWk per 
aprire il loro collegio. 

Del resto lo studio fermano rivestito di un nuovo e 
pieno splendore e divenuto non pid secondo ad alcun 

(1) (^ chiusura di quesio CoIlc;,'io ordinala dairArcivescovo Pa- 
racci ni dt»Ue luo^o roUo rArcivoscovo Minnucci, che voleva servirsi 
delle rendiie per la ricosiruziont* dclla chiesa metropolicana. a serie 
coniettazioni da parte dei Fermani, come pu6 vederst nella supplica 
dtUa ciUd di Fermo ad alcuni eminenlissimi Cardinali suUe presenli ver» 
tense con Monsig. Minnucci arcivetcovo, inlomo alia ehiesa metropolUana 
e Collegio Marziale. In Villafranca pi>r Boniigliol Filaletie stamp, alia 
buona fede t7S*2. Pu p)i ridpcrto per le eoergiche premare del fer- 
mano Arcivescovo Card. Cesaro Brancadoro, che approv6 le nuove 
rcgole pubhlicate col titolo: Retjole e eosUtuzioni del nobiU Collegio 
Marziale di Fermo. Fermo dai torchi di Pallade 1807. Venne sop- 
preiiio al pnncipio di questo secolo e i beni passarono al Comune 
di Fermo. 

(2) TiRABOSGHi: op. cii. vol. Ill, pag. 363 ediz. mijanese. — Curi 
op* cit. 



436 RISTACBAZ10NE 

altro che allora esistesse non solo nei dominii pontificii 
ma in Italia per la mnnificenza di Sisto V, ebbe j er 
qualche tempo vita gloriosissima , fu rinomato peraino 
in lontane regioni in ispecie per la giurispnidenza, aven- 
do un coUegio di dottori formato da ben settanta tutti 
di gran valore, e dette molti uomini, che per scienza e 
per i carichi sostenuti altamente si segnalarono. 

Vi lessero nel secolo XVI: 
AcERBOTTi Baldassarre da Monsampietrangeli in gram- 

matica e retorica. 
Alberti GiROLAMO da Siena in giurispnidenza (1). 
Amoratti Ansovino da Montegranaro in gramm. e retorica. 
Argentino GiULiANO da Fabriano in giurispnidenza. 
Arredi Emilio da Samano in grammatica c retorica. 
AscLEPio GiovANNi da Sant'Elpidio in gramm. e retorica. 
AuRELi Antonio da Fermo in giurisprudonza (2). 
B\NDELLO Matteo da Castelnuoyo terra del Tortonese 

domenicano in retorica (3). 

(1) Dopo avere insegnalo alcuni anni in palria vonr.e a Pernio 
lelture urdinario matutino negli anni 1592-93: poi passd nelP Uni- 
versita di Macerata e vi riusci cosl acceltu cht* fu conferroato; ma 
cgli desideroso di vedere altri luoghi si lascio persuadere ad accct- 
lare la cattedra vesperiina di Salerno con Tonorario di Sc. 600; ivi 
si mori. — V. Giqli: Diario Sanese, Lucc<i 1723, p. I. — Isidoro Ugur- 
OBRi: Pomps Saneii ovvero relazione degli uomini e donru illuslri di Siena 
e suoi Slali, Pistoia 1649, p. I. 

(2) GiAMBATTiSTA Evanoelista nella sua orazione XXXIX delta 
nella nostra Universita pag. 168 ne fa grande elugio con quesic pa- 
role: < Quid Antonio nostro Aurelio ad inveniendum subtilius, ad 
iudicandum prudentius, ad interpretandum acutius. ad consulen- 
dum, cavendum, respondendum, reliquaque docii viri et periti iuris- 
coosulti munera obeunda accomodaiius? » 

(3) Autore di diverse opere, rimase celebre come novelliere. 
Stando a Fermo scrisse una orazione in lode di delta ciita, che fu 



SOTTO IL PONTIFICATO Dl SISTO V. 43"? 

Bartolo Plinio da Firenze in giurisprudenza. 
BoNiNSEQNA Salustio da Siena in filosofia. 
Brancadoro Lucio da Fermo in giurisprudenza (1). 
Calvi Cesare da Bologna in giurisprudenza (2). 
Caucci GiosTji da Fermo in matematica e astronomia (3). 

dal Senalo falla porre nclI'Archivio, ma ad onla di molie diligenli 
ricerche non si e poiuta mai rin venire. Ce no ha lasciata noiizia 
Leandro Aldrrti {be viribui illustribus ordinis praedicatorum Ubri sex 
in unum congesli, Boloi<na \o\l), il quale dopo aver chiamato Matteo 
€ virum in scribendo fluridum. clarum, niiidum, emunctum et accu- 
ratum, cuius insignes dotes si narrare voluero roe polius teropus de- 
Hccret, » enumerando alcune sue opere inodile soggiunge: € oraliones 
diverts et imprimis ilia por eum habita coram senatu populoque fir* 
mano anno Domini MDXIH pro graliarum aciionibus pro Synodo 
nostra, in qua origo et res gestae Ormanae civitatis lam opulente, 
lam ample ac eleganter continentur ut a lirmanis exemplum con* 
linuo in archiv Is urbis pro aeterna memoria reponeret. > Fu amico 
do'lelterati e degli uomini piu illusiri del sao tempo, fra cui Giulio 
Cesare Scaligero, e maestro della celebre Lucrezia Gonzagi. Giulio HI 
lo cre6 vescovo d*Agen il 1 settembre 1550. Di lui parlarono il Maz- 
zucGHELLi (Gli scriUori d'ltaliaf, Qurtib el Echard {Scrip, ord, praed.), 
il Napione fPiemonlesi illustri), il Tiraboschi fSloria delta UUeralura 
ilaL), il FoNTANiNt (Della eloquensa ilalianaj. 

(1) Vesli I'abilo di 8. Filippo Neri e mori uel 25 oltobre 1609. 
Liesse una orazione, quando fu ammesso nel CoUegio de*Dotlori: 
Oralio Lucii Brancadori civis el jurisperili firmani habita dum in ani' 
plissimo illuslrium firmanae eivUalis iurisconsultorum coUegio eoopla* 
relur, Firmi ex Typographia Sertorii De Montibus MDLXXXVI. 

(2) £S nominato da Giovanni Fantuzzi (Nolitie degli SerUlori Bo' 
lognesi, Bologna 1781) fra quei bolognesi che lessero in Fermo ai 
tempi di Monsig. Zannetiini. Entrd fra i gesuiti e vi roorL Vedi 
NtcoLd Alidosi (i doUori bolognesi di legge canoniea e civile. Bologna 
presso Bartolomeo Cochi MDCXX). 

(3) Fu professore d'astronomia e di medicina nelT Universilii di 
Padova negli anni 1403 u 1491, come riferisce il Papadopoli up. cit. 
lib. 11, sez. II, cap. XIX. Da quella Ciiitcdra pA^^b medico di Rai- 
mondo di Cardona Vicer^ di Napoli, finchd as^sunto al pontiOcato il 
Card. Giulio De Medici col nomo di Clemente VII lo chiam6 a sue- 



438 RISTAURAZIONB 

Cavallini Lorenzo da Bologna in giurisprudenza (1). 
Clemente da Fano min. osser. in filosofia. 
CoLLATERALi QucoMO da MoiTovalle in filosofia. 
Confetti Francesco da Fenno in grammatica e retorica, 
Cruciani CAMn[.LO da Monterubbiano in filosofia (2). 
De l^uRRiBus Andrea spagnuolo in giurisprudenza. 
EvANGELiSTA Gio. Battista da Marano (Cupramarittima) 
in eloquenza (3). 

cedere como suo archiatro al celebrc Frjncesco Bonfini ascolano ; 
cosi leggesi nella iscrizione sottopo^la a! suo riirarto che abbiamo a 
Fermo, riporlata dal 1*anblli op. ciu torn If, Append, paji^. 2; da 
Gaetaso Marini fUejli archialri ponlificii, Hoina 1781), da R. De Mi> 
wcis fiscr, ferm. N. 1193). Del Caucci quale eccp|lentis.«imo aslro- 
nomo tesse un lungo e logic Francesco Panfilo nel suo poema Pi- 
cenum al lib. IH. dove ragiona di Fermo, cominciando cosi: 

Nobilis hie Josues erranlidi sidern caliens 
Vera malhemaficus cuacta futura caniL 

Da queir hie che pare si riforisca a Fermo , argomentasi cbe inse- 
gn.-isce in Patria, in cui e.<ercito pure T arte salutaro. Se ne ha un 
rarissimo opuscoletto in sei carle senza nota di starnpa edito nel 1523, 
o in quel torno, col titolo: ludicium erudilissimum el mirabile p. aliis 
in luccm haelenus pdilis. Excel. Aslronomi, atq. arlium el medic. Doc, eefe- 
berimi Mag. Josue d. Fir mo cotra vociferales fuluro diltwiu ann px, 
fulu, 1524 Feb men. quor. crroneas opinion, 20 argumenlis ei ronibus 
reprobal. 

(1) Fu anche lettore nella patria Universita, come presso TAli- 
Dosi op. ciL, il quale riporta una iscrizione ereiiagli nella Sapienza 
di Bologna. 6 nominate eziandio dal Fantuzzi op. ciL 

(2) Per i meriti di questo esimio professore la citta 11 19giugno 
1601 decretd, cbe quel di Monterubbiano nei dottorati dovessero sem- 
pre constderarsi come gli siessi cittadini fermani. 

(3) Chiaro per dotlrina e per perizia in diverse lingue, special- 
mente taiina e greca. fu acceUissimo a Sisto V. il quale esiiendo an- 
cora Cardinale procur6 che succedesse at Sigonio iieUa catleJra di 
eloquenza nelP UniversiiA di Bologna; non essendo in ci6 riusciio 
lo elesse neir Universila di Fermo. il che apprendiamo dalla sua 



SOTTO IL PONTIF!CATO DI SISTO V. 439 

EusTACCHi Alessandro da Montelparo in giurisprud. 
Fausto Pier Simone da Montolmo in medicina. 
Feuce da Acquaviva min. osser. in filosofia. 
FiLARETi Napolbone da S. Vittoria in gramm. e retorica. 
FoNTANA PiERio da Fermo in retorica (1). 

FoRTuw Gio. Battista da in gramm. e retorica. 

Francouni Vincekzo da Fermo in giurispnidenza (2). 

urdzione ivi letta quando successe nella caltedra di eloquenza alio 
Zo[ipio, e poi iledicata a Sisto V: Ad sancliss, D. nostrum Stxlum V. 
Ponli/icem opt. max lo Paplislae Eoangelislae Oralio habita in almo fir- 
manontm Gymnasio /ill Id. Jjn, MDLXXXVf. Firmi ex Sertorii De 
Monlibus Typographia iriSG. Portatosi a Venczia per isUmparvi al- 
cune 5ue opere dedico un libro di poesie al Card. Peretli: Ad Ale- 
xandrum PereUum sanclae rom. Ecclesiae Cardinalem amplissimum Joannis 
Daplisiae Evangeiislae Lusus, Venetiis apud Joannem et Andream Ze- 
narium MDLXXXIX. Cola mori nel 1593, e Pielro Cresci anconi- 
tano si prese cura di slam pa re con una sua prefazione le orazioni 
laline di lui, fra le quali ve ne ha diverse lelte nella nostra Uni- 
versita: Jo. Baplistae Evangeiislae Pictni oraliones X LI 11 1 lalinae lou- 
lionis miri/icam elegantiam magnamque argumenlorum varielaUm aceu- 
rale el docte dispostlam conlinenles ad illuslrem ac generosum virum D, 
Simonem Caslellariwn. Veneiiis MDXCVI ad stgnum I^onis. 

(1) Happresi'nio a Fermo nel 1570 la sua tragicomedia Susanna. 
Del sue vaiorc poelico dcUe bel saggio nel poema col tilolo : Pierii 
Fonlani firmani Tages ad Francisr.um Medicem Magnum Etruriae Dueem. 
Bononiae apud Jo. Rossium 1577. Vedi Biblioteca Pigbna Tom. IV 
pag. 188. 

(2) Fece i suoi stud! legal! in Ferrara, ma ebbe la laurea in Fermo 
da Annibiilc Maresooiti, ove poi lesse isUluzioni civili. Fu cosi nolo 
per il suo sapere che nel 1600 venne chiamalo a Parma dal Duca 
Ranuccio Farnese , che aveva rinnovalo quella UniversilA, insieme 
col celebre Sforza Oddi di Perugia. Vi steile sei anni accellissimo 
al Duca, a Oilavio e ul Card. Farnese: la ciita per mostrare il gra- 
dimenio del suo buon servtzio gli conferi la nobilta per s^ e i suoi 
discfndenti. Nel 101)7 rilorno a Irg.i;cro nella pairia UniverhilA. e morl 
in Fermo di anni 73 ti«*l 1033, come si ha da una iscrizione esi- 
stente in casa Francolini e riportaia da R. De Mimcis fiscr, ferm.} al 
N. 938. 



440 RESTAURAZlOSfi 

GiAcoMo da Patrignone in grammatica e retorica. 
GiORGi Alcibiade da M. S. Pietro Morico in giurisprud. 
GioRi VlNCENzo da Fenno in giurisprndenza. 
GioTTi ViNCENzo da Fermo im grammatica e retorica. 
GiovAHNi di Luca fiorentino in retorica. 
GoLFo OsTiLio da Sassoferrato in giurispnidenza. 
GrOLFO PiERLEOKE da Sassofcrnito in medicina. 
GoLFo SiMONE da Sassoferrato in filosofia. 
GiusTiNiAKi DoMEKico da Genova domenicano in teologia. 
GuALTiERi Francesco da S. Ginesio in gramm. e retorica. 
Lanzoni Marco da Bologna agostiniano in filosofia (1). 
Latini Gitjlio da Servigliano in grammatica e retorica. 
Marescotti Ankibale da Bologna in giurisprud. (2). 

(1) Da Fermo passo aU esser lotlore di teologia netf Universita 
di Bologna sua pulria. V. Alidusi: / dotlori bolognesi di teologia, fUo^ 
sofij, medicina ed arti liberali. Bologna 1623. 

(?y lllu8lre per sangue e per dotlrina aveva insegnato dodici 
anni a Bologna con unto successo che at divulgarsi la sua partenza 
per Fermo i piCi leggiadri ingegni cantarono le sue lodi con poesie 
che si hanno in un libretto col litolo: Vari poemi in lode del moUo 
illitslre ed eccl.mo sig.r U sig.r Annibale MarescolU dollore di leggi el 
genltluomo holognese nella sua partenza per la eiUH di Fermo, ov'egli 
va per lellor pubblico delta prima calledra raccolli per Lallanzio Gio- 
vanni da Capognano giureconsidto el accademico diviso Vaccorlo gid tuo 
scolare, alf illustriss. el reverendiss. signer Monsig, Decio Atxolini Cardi- 
nale amplissimo di S. Chiesa, in Bologna per Alessandro Benaui 15S6. 
L* arcivescovo Zannetlini die opera colla mediazione di Sisto V, ac- 
ciocchd il Marescotti venisse a Fermo per dar maggior credito alia 
nostra Universita, e cosi segnalali furono i servigi resi che gli fu con- 
cessa la ciltadinanza. Poi ne parti nel 1600. essendo stato chiamato 
a Parma dal Ouca Ranuccio ]. Vedi il Fantuzzi op. cit Aatore di 
opere lagali e di belle leltere viene lodato dalT Evanoblista insieme 
con Ippolito Piccolomini di Siena aliro nostro professore e paragonati 
a Scevola ed al Sulpizio neli* oraziono XXXIX pag. 168: € Quid in 
iurisprudentia priscis tcmporibus Scevola, Sulpitioque, nostris Anni- 
bale illo Marescutto, hocque Hyppolito Piccolominco peritius atqae 
scienlios? > 



SOTTO IL PONtlFlCATO Dl SISTO V. 441 

Marucoi Paolo da min. conv. in filosofia. 

Massini Filippo da Perugia in giurisprudenza (1). 
Mazzaroki Marcantonio da Monterubbiano in fi!odofia 

e teologia (2). 
Mazzoki GiAcoMo da Cesena in giurisprudenza. 
MoRici MoRico da Fermo in retorica (3). 
MoRO Ulisse da Fermo in giurisprudenza. 
Nardini Vincenzo da Fermo in grammatica e retorica. 
Ottinelli Cesare da Fermo in giurisprudenza (4). 
Paccaroni Eufemio da Fermo in giurisprudenza. 



(t) Dopo aver lellu in Patria vennc a Fcrroo. d* ontle paBs5 at* 
rUniwrsirA di Pisa e pui a quella <li Pavia. Di iA fece rilorno a Pisa, 
quindi rccossi net 161G a Bologna, ovu mori nel 1618. Km di assai 
vatore nellA giurisprudenza e nellu belle leUon*, come inostrano lo 
poosie di lui re^islrate da Anoelo FABRONr; Uisiorine Accademiae Pi- 
sanae, Pisis 1791 ai 95 Tom. II. pa^. *2o3. — Annibals Mariotti: 
Di Pei-ugini auditor i dtUa S, Roniana Ao/a, memorie istoriche. Perugia 
i787. Fu anche lettore in Macerata dopo Fermo. 

(2) l*e stesse facolta professd nell* Univorsiti di Perugia, ove 
dette alia luce pei lipi di Pierpaolo Orlandini nel i589 alcune di- 
lucidazioni 8u varic oscure proposizioni di Aristolite. ^ auiore di 
altre opere tilosoGche e teologicbe e di uno scritto di singolare ar- 
gomento, cio6: De tribut coronis PorUif. Max. nee non de oscuio eius 
pedum tAiclatus ad Sixtum V Ponl. Max. Siampalu a Roma per Gio- 
vanni Martinelli nel i587. 

(3) Successe a Pierio Fontana, da qui passd in Imola ad inse- 
^nare belle lettere, e di lui abbiamo vari epigrammt sopra gli stemmi 
detle nobiltA imolesi: Moriei Moricii flrmani kumanarum lilerarum 
profusoris liber slemmalum, in quo epigrammata praeeipue ad Gives Inuh 
lenses conlinenlur, Bononiae apud Alexandrum Beoatium 1858; con le 
figure degli stemmi. 

(4) Si applied anche alia medicina. come rilevasi da una diser- 
tazione siampata in Roma nel 1586 presso Gardano e Pranceaco 
Coallino inlitolata: Caesaris Ollinelli firmani art. philos. iuris ulriusque 
docloris de euranda porrigine, scritta in grazia di Giambatlista Rai- 
mondi professore di matematica nella Sapienza di Roma sotto 6re- 
gorio ilU, cbe soffriva II suddetio male delta porrifiine. Questa ope- 
retta aparsa di greca erudiziono fa vedere quanta scienza possedease 
questo no^tro concittadino. cho fu ricordalo anche dal celebre F^an- 
Klet da Fresnoy nol cntnlogo do^li Kturici dello 9iato ecclesiaKtico per 
Taltro 8U0 bei lavoro: De Fir>no Piceni wbd nobiiixuma, Etogium ad 
Xislum Quintum ponl. max. piu volte ciiato WmU I^anklli op. cil, 
Tom. II. paj;. eSS. 



442 RISTAURAZIONE 

Paoaki Paolo da Monterubbiano in Glosofia (1). 
Palmiebi Gio. Battista da Bologna in giurispnid. (2). 
Petrucci Marino da Lapedona in grammatica e retorica. 
PiccoLOMiNi Ippolito da Siena in giurisprudenza (3). 
Plikio Sabinense in giurisprudenza. 



(1) Praioilo del celebre piltore Vincenzo Pagani, fu u<litore del 
Card. Montalto poi Sisto V, vicario gene rale di S. Carlo Borromeo, 
e molti anni con aulorita papale stette neirArcivescovato di Urbino. 
Monsig. Alesgandro Borgia Arcivescovo di Fermo nella sua S. Vi- 
sita tenuta in Monlorubbiano nel 1728 mal sofTrendo che le ossa di 
81 cospicuo personaggio giacessero piu a lungo dimenlicale nel cimi- 
tero, emano un decreto ordinando cbe fossero collocate in un' area 
marmorea nella sacrestia della cbi'^sa di S. Francesco per cura della 
Confralernita del SS. CrociGsso» e quindi invi6 la segirenle iscrizione 
che per deplorevole trascuranza non fu mai posia: 

D. M. 
Paulo Pagano I. U. D. Prolonotario Apostolico qui ob vitae in- 
tegritatem miramquc probitatem summis Pontificibus quam gratus 
extitit post ingentes labores pro Ecclesia Tipherni , Urbtni , Firmi, 
Mediolani et alibi diligenlissime prepessos tandem Vicarius Aposto- 
licus Marsic. inGrmitate oppressus in Palriam rediens corpus hie hu- 
mandum pro observantia erga religionem Scraphicam Anno aetatis 
suae LVIII. Concivibus flentibus Animam Deo reddidit. 

Cunfratres SS. CruciGxi pietatis ergo 
B. M. P. C 

G ricordato da Orazio Civalli : Visila triennale presso il Cologci, 
Tom. XXV, pag. 157. 

(2) Lesse aoche in Bologna, come si ha dal FANTuzzr e dairA- 
UDOSi op. cit. 

(3) Comincid a leggere nello studio patrio, quindi divulgalasi la 
famadelsuo valore venne chiamato a Fermo nel 1588. Oopo quattro 
anni fece ritorno al Liceo di Siena, e passo da ultimo alia catledra 
primaria di legge in Messina, di cui illusir6 gli statuti municipali, 
ed ivi mori nel 1622. Vedi il Gigli: up. cit., torn. 1, e rUouROiBBi: 
op. ciL P. I. £} assai lodato dall' Evangblista. Vedi Orat. XXXIX, 
pag. 168 sopra cit. 



SOTTO IL I^ONTIFIOATO Dl SISTO V. 443 

Raccamadoro Giacomo da Fermo in giurispnidenza (1). 
Ranucci Fabio da Macerata in giurispnidenza (2). 
Ricci Francesco da Montefiore min. conv. in teologia, 
RoscoNi BiAGio da Ponzano iu grammatica e retorica. 
ScAccHi Cesare da Norcia in medioina (3). 
SciARRA Silvio da Fermo in giurisprudenza. 
ScLAFENATi Camillo da Milano in giurisprupenza (4), 
Sanfe da Rimino agostiniano in iilosofia. 
Sehproni Francesco da Fermo in filosofia« 



(1) \halet referondario e prulonolario apo9tolico fu inandato at 
Govcrno <li Carponiraspo ciita multo rugguartlevole di Praitcia ai tempi 
lU Clements VII [ o I'aoio V. La p&iria <i vtilse dell* opera sua in 
inolli ncgo7J» nella cui iraiia/.iunH fa perilisrimo. 

(i) Lt*ss6 anche in palria e neW Univemta di Parma. A Fermo 
puhblic6 le »uo l*!7ioni. Lectiones habifae in rubr. el L i If. de legal, 
primo in almo finnanorum Gymnasio. Firmi, De Moniibus l.'iQS in- 
Litulandole alia cilta ^ips^^a. A Parma detto alia iuco un*alira sua opera 
col litolo. Conttiluliones el dismluliones AnUnomiarum singularesqiie inlel* 
leclut ml principates insiifulionum locos. Parman Viothi 1608. Ne fa 
tnenzionc il P: Missorio dei min. conv. chiaro professore di eluquenza 
nella fiua dii«scria/.ione De necessitate etoquenliae ad scienliam universam 
letia c Ktampata in Maceraia net 1721. 

(3) NoLi.ssimo per la sua perizia nella chirur^ia e nolomia presld 
r opera sua nel curnre per dieci mesi la Re;;ina Elisabeila d' Inghil- 
terra, da cui era siaio chiamaiu. Reduce in Iialia carico dl doni e 
di onori, moke UniversilA se lo coniesero per averlo letlore, ma ef;ii 
prescelse di accetlare la catledra di medicina in quella di Fermo, 
come sappiamo dalle parole del fralello Durante illustre medico di 
quei tempi cd autore di moite opero direlte a Cesare, € lo Itaiiam 
reversus a praectaris Qrmanig civibis conductus in pubblico illo Gy- 
mnasio publico lectoris munus obiisti, a pluribus civiiatibus optatus 
et arcessitus, aliquibus cum maxima iaude te praebuisti ». Veai Pa- 
icELLi : op. cit. tom. II, pag. 205. 

(4) Nobile mitanese, conte. cavaliere, lettore prima nell* Univer- 
tii&di Pavia, poi nella nostra. Di lui ragiona con molta lode Filippo 
Aroklati: BioUoleca scriplorum niediolanensium, Milano 1745. T. II, 
pag. 1303. e registra diverse sue orazioni e poesle, tra le rime stam- 
pate in Fermo in lode di Sisto V irovasi un suo epigramroa. 8ar4 
stato forso scolare di lui Giamlmttisia Visconli, pur miUne»e, uomo 
iniiigne cumo nell.i leuaie coA in ullrn facolia. mentre rAnoELiTt op. 
cit. Tom. II, pa;^. IGH), dice pariandu del Visconli: c Inferiorihus 
studiii in patria exdciii> primum Firmi, deindt^ Ticini lo^.itibjs operam 
dedit. » Nella suildc'ita racculiu di rimo le^;jonsi due epigraromi del 
Visconti, che truvavusi allora in Fermo 



444 RlSTAmKA2lON£ 

Seyero MABCAirroNio da Perugia in giuiisprudenza (1). 
Sforza 6io. Francesco da . . . in giurisprudenza. 
SiMONETTi Aquilantb da Servigliano in retorica e ma- 

tematica. 
SoLiMANi Gio. Berkardivo da Fermo in giurisprudenza. 
Tassoni Gio. Battista da Massignano in medicina (2). 
Termini Yincenzo da Fermo in gramm. e retorica (3). 

(i) H 26 gennaio 1586 fu elelto a primo professore di diritlo 
cuironorario di Sc 700 spese di viag^io ed abilaziune , queslo iliustre 
giureconsulto , che per piCi anni uveva lello nella patria Uiiiversita, 
e sebbene chiam&to anche a Bologna prescelse di venire a Fermo. 
Quivi avvunuta la sua morte il Consiglio di cernita con risoluzione 
25 settembre 1587 determin5 doversi onurare con solenne funere a 
pubblicbe spese, intervenendovi il Magisirato, ed accompagnarsi pure 
a pubblicbe spese da due cittadini fermatii la vedova moglie e fami- 
glia nel ritorno in Perugia. Quando Accursio Daldi fuse in bronzo 
la statua di Sislo V, il Gonsigllo ordin6 il 23 giugno 1590 al mede- 
si mo artista la fusione. ancbe del semibusto del cetebrato professore, 
cbe con abilo di costume vedesi netP atrio del rtostro Duomo sopra 
la seguente iscrizione: 

M. ANT. 8BVBB0 NOB. PB 

BVS . IVBIS . COSMO . QVI . POST 

BBSTITVTIONB . OYMNASII 

SIXTI . V . POT . IVSSV . PBI 

MVS . BXTITIT . LE 

OV . INTBBPBBS 

8. P. Q. F. 

(2) Che leggesse a Fermo lo alteslano la lapide collo stemma 
che era nel tempio di S. Francesco. V^edi il Db Minigis fiser. ferm.) 
N. 343, od una iscrizione in Massignano, V. Filippo Bruti Libbbati, 
i* memoria sul Comune di Massignano, Ripatransone presso Giacomo 
Jaffei 1847. — 55^ memoria sulli Idlerali Ripani con nolizie deUa casa 
Tassoni in aggiunUi alia 28* memoria sulla via Cuprense. Ripatransone 
dalla tip. del fratelli JafTei 1860. 

(3) Insegn6 anche a Roma como si ha dal seguente titolo di 
un 8U0 libretto: Oralio Vin. Terminii firmani initio studii almae urbis 
habUa ad Paulum III! ponl. ^nax. El Ubellus de Homanorwn Magislra" 
luum anliquis nominibus ao de iis, quibus nostra lUimur tempore, Romae 
novemb. Antonii Bladi literarum notis MDLV. 



SOTTO IL PONTIFICATO Dl SI8T0 V. 445 

ToLOMEi GiovAN PiETBO da Sicna in giurisprudenza. 
T088IGNAN1 Paolo da Bologna in giurisprudenza (1). 
Umili Ottaviano da Patrignone in grammatica e retorica. 
Venturisi Alberto da Siena in giurisprudenza. 
Zoppio GiROLAMo da Bologna in eloquenza (2). 

{\) Dalla patria Universita venne nella fermana. In Bologna dal 
CoUegio del giureconsulii git furonu posle nel 1589 due iscrizioni 
assai onoriGche riporlate dairAuDOsi op. cit. Passd poi all' University 
ili Parma, occupandovi la prima calledra e la muri nel 1612. Le ri- 
corda anche li Pantuzzi op. cil. iV. 

(2) Pu il primo professore di eloquenza dopo la rislaurazione 
dell* Universiiji, e nel 4 novembre 1585, come »'i disse. recild una 
bella ed elegante orazione di poi stampala, dedicandola al Cardinale 
Alessandro Pereitl : Oratio Hieronymi Zoppii bononimsis habila in pri- 
mordh's firmani studii anno MDLXXXV, Pirmi apud Serlorium Oc Mon- 
tibus 1585. Le^^se eloquenza nnche in Mncerata ed in Bologna giusta 
quanto ne riferiscono TAlidosi ed il Pantuzzi op. cit., i quali igno- 
rarono che fosse li*ttore in Pcrmo. Godette V amicizia e Ij stima del 
Mureto; fu \alento (lifensorc di Danto contro il Bul^urini di Siena, 
del Caro CDntro il Caslelvelro; e dette alia luco molio opere regi- 
strate dal Pantuzzi; da Permo fece rilorno in Patria. Di lui parlano 
con assai lode il Tirabosghi od il Missoaio op. cit. 



IV. 



SDS TIOKHDI POSTSUOBI I raCADSHZA 

• 

Gli studii furono pi\i che mai coltivati in Fermo nel 
secolo deciraosettimo. Tre Aecad'^mie letterarie vi fiori- 
rono mentovate dal Quadrio, una col nome de' Vaganti 
intesa specialmante alio studio delle l<^ggi, e composta di 
gentiluomini sotto gli auspicii del bolognese dottor Lo- 
renzo Balzani professore di diritto civile, coadiuvato dal 
Conte Prospero Bonarelli anconetano, avente per impresa 
una campagna erbosa con molti cani da caccia qua e I^ 
sparsi tracciando la fera col motto — Vestigia certa se- 
quuntur: — altra degli Avvivati o Ravvivati, che scelse 
per impresa un bue morto dal cui ventre nascono api 
col motto — ex alieno funere vitam — e la teraa degli 
Erranti giit Baffrontati istituita da Berlinghiero Gressi 
bolognese, la cui impresa fu una nave in mare e nel- 
I'aria la croce stemma della nostra citt^ con eopravi il 
motto — da facUem cursum. Questa tolta dal Senato 
fermano sotto la sua protezione per un decreto del Con- 
siglio di cemita del 26 Aprile 1640 si 8egnal6 sopra le 
altre nella sua lunga vita, che dur6 quanto quella del- 
r University, alia quale era collegata, e fu tenuta in al 
tissima stima essendovi iscritti i pid illustri scienziati e 
letterati (1). Sorsero pure due nuovi istituti, il Collegio 

(I) Vi ha un libretto relativo a qaesta accademia col litolo: L^g^i 
e riforinanze dell' Accademia degli Erranti giU RaffrorUali di Ferino piMli- 
cate ed approvale nell' adunanza de' 29 novembre i754 soUo la aura dd 
nobil uomo it sig, Conle Gioseffo Spinucci Principe della medesima Acca- 
demia. Permo 1754 per Dom. Ant. Bolis e frat. Stamp deir Acca- 



SUE VICENDE POSTERIORI E DECADENZA 447 

Canuti ed il CoUegio Ulirico ed Albanese. Quanto al pri- 
mo avendo Monsignor Andrea Canuti di S. Elpidio a 
mare Vescovo di Oppido, nel suo testamento del 1 5 Ret- 
tembre 1610 ordinate Terezione di un CoIIegio da farsi 
in Roma o nella provincia fermana, ^rono interessati i 
Cardinali di Cosenza e Verallo esecutori testamentari , 
perch^ r erezione seguisse a Fermo , il che si ottenne 
colla mediazione del Cardinal De Medici , il quale ne 
prese particolare iinpegno verso i suddetti Cardinali , e 
nel 1625 vennc istituito, ma si perdette nel 1655 per 
essere incorporato al CoIIegio Piceno in Roma (1). Poco 
appresso ossia nel 1663 fu aperto dalla Congregazione 
di Propaganda un CoIIegio detto Ulirico od Albanese 
sotto il titolo de' SS. Pietro e Paolo, mediante lo sborso 
di non lievi somme fatto dalla Citt^, j.er i giovani di 
quelle provincie che venivano ad istruirsi e ritornavano 

detnia. Si pubblicd nel medesimo anno anche il calalogo dei Soci 
riportato dat P. Pranceso ANTONro Zacg\ria nulla !*aa Storia UHerarii 
d' Italia, vol. XIV, paj;. 6 a 10, ove parla dell' Accademia dej^li Br- 
ranli. Se ne fece una secunda edizione ncl 1756 per lo sicsso Oo- 
menico Antonio Bolts e frat., ed intino si le^ge il copioso catalogo 
degli Accademici. Ai tempi del priino re:;no iialico tolse il nome di 
Sociela Uiteraria con V epigrafe. 

mClTB QUAE P0NTI8 AOANIPPIDOS H1PP0CRENB8 
ORATV MBDC8AE1 SIQNA TENBTI8 EQUI 

V. GcRi : U Accadimie di Fermo, Lellura, eec. 

(2) Maooiori Doubnico: De Firmanae Urbis origine a(que omamentis 
pag. 24 nola fdj € Andreas Canuiu8 Elpidiensis Givis et Oppidensts 
Episcopui Collegium, quod rjus nomine Uanutum appellabatur, insti- 
tuit an. 1625 pro suis tribulibus. Post eju8 obi turn. Firmi primum con- 
miil anno 1625. deinde Romae restitutum fuit an 1655 pro iisdem 
ad cerium numerum in Piceno CoIIegio alendis. » 



448 sue VICENDK POSTERIORI K DbCADENZX 

poi in quality di opera! evangelici nella loro patria, re- 
cando la luce della scienza e della religione fra le bar- 
bare genti; e non pochi de' nostri alunni gionsero al 
Vescovado ed all' Arcivescovado. Nel Febbraio del 1476 
la detta Congregazione lo concentr6 in Roma e la casa 
fii acquistata dai Filippini (1). 

(I) BoBOiA Alessandro: Chronica Ecclesia firmanae ab anno i74i 
ad 1758 M. S, che trovasi nolla biblioteca Anno 1746, N. 4, T. II. 
pag. 60 c Moiestum hoc anno nobis et firmanis omnibus accidit; qood 
Collegium lllyricorum ad orihodoxae fidei propagaiionem in bac Ci- 
vilate fere a saeculo siatutum Mense Fobruario ex Decreto Congre- 
gationis Cardinalium, quae operi propagandae fidei prsieest, tolleretur 
ita ut decern qui in eo erant Alumni 23 Febrnarii Firmo Romam 
versus discederenl in CoIIegio Urbano huius Congregation is deinceps 
educandi. Ubi primus rm rumor ad nos delalus est, staiim literas 
dedi ad Benedictum Romanum Ponlificem (qui ^uperiori anno, cum 
Romae essem, egregiam voluntatem suam nuslrum lllyricorum CoU 
iegium augcndi mihi aperueral), ui improvisum hoc el importunum 
Sacrae Congregation is consilium ahrumperel. Haec enim Civitas ve- 
luti Religionis Arx contra Illyrium posita videtur commeatu. Adria- 
tico tantum sinu interjecto: hie salubritas aeris, hie rerum omnium 
ad Alumnorum victum copia. hie bonarum literarum sludia. et exer> 
citationes frequenles; sacrae quoque actiones crebrae et cum mate- 
state conjunctae, el multa ad colendam pietatom exempla et indta- 
menta, prout benemorata Provinciae Metrepoli ac in celebri et ve- 
tustissimo facultatum omnium Gymnasio esse decet. Addebam , 
Alumnos qui hacteaus ex hoc CoIIegio prodierant, quamvis aetata, 
Pueri literis omnino rudes hue venissent, brevi literas assecutos stre- 
nuos et inconfusibiles Evangeli Operarios evasisse, plures quoque ad 
Episcopatus et Archiepiscopatus inter Barbaros deinde assumptos. 
Ex eo igitnr agro, ubi germina haec adeo faciliter adolescunt et ad 
maturitatem perveniunt, nullam esse rationem evellendi; praesertim 
cum a nostris hominibus aliqua pecuniae summa legata ac numerala 
olim fuisset Sacrae Congregationi pro costruendis in hac Civitate 
Collegii Aedibus, quae hactenus constructae non erant. Nihilominus 
cam de Causa hac nemo Romae bene speraret, pro confecta enim 
et absoluta babebatur ex Decreto Sacrae Congregationis quae Bene- 
dict! mentem et aures occupaverat, nullus inventus est qui literas 



SUE VIGENDE POSTERIORI E DECADENZA 449 

Yenendo alia nostra UniyersiiA & da notare anzi- 
tutto come nel 7 Marzo 1606 dal ceto degl' illustri uo- 
mini preposti alia medesima (1) furono confermate le 
costituzioni^ decreti e leggi riguardanti gli offici dei Pre- 
fetti , del Priore , dei Presidi , dei Consiglieri dei vari 
CoUegi dei giureconsnlti, dei teologi^ dei filosofi, dei me-* 
dici e deir ufficio dei Priori e dei Cancellieri di ciascan 
CoUegio^ ed in pari tempo stabilito, che se nascessero 
dubbi nella variety dei tempi o per altro caso, la dichia- 
razione appartenesse ai Priori, Regolatori, Prefetti ed al 
ceto degli altri distinti personaggi appartenenti al Oin- 
nasio, e si dovesse inyariabilmente osservare ci6 che 
avessero essi deciso, purch^ vi fosse 1' approvazione del 
Y Arcivescovo pro tempore, Nel capitolo ove si parla della 
elezione dei Consiglieri; che erano scelti come si disse 
fra i giovani delle diverse regioni, sono noverati tutti i 
luoghi dai quali gli studenti si recavano qui in Fermo 
ad istruirsi nelle scienze, ed eccone 1' ordine: 

Oermana, Calabra, Sicula, Transalpina, omnes Tran- 
salpinas nationes continens. 

nostras et Givitatis preces ei redderet. Cardinales et Administri Gon- 
gregationis causabantur grave dispendiuxn pro hoc separalo Collegio; 
aed 8i non adeo exiguum el congruum Alumnoroni numenim, puta 
▼iginli, eidem dedissent prout alias dederuDt, ratio sumptuum inter 
tantos distribula modica fuisset. 

(1) II celo era composto dai Priori Properzio Morici, Febo Poli- 
dori, Ntccola Francolini, Antonio Maria Savini, Marco Martello; dai 
Regolatori Annibale Pormoni, Cav. Marco Attilio De Nobiti, Leo- 
pardo Montani; dai Prefetti del Ginnasio Ottavio Assaiti, Giovanni 
Battista Paccaroni, Ludovico Galvucci, Papirio Grisostimi; e dai Si- 
gnori Belisario Azzoiino, Ottavio Assalti, Giovanni Marino Mancini, 
Giovanni Lorenzo RuCTo, Adamo degli Adami, Francesco Ricci, Ste- 
fano Paccaroni, Vincenzo Grassi, Antonio Azzolino. 

Archiv. Slor. March. V. /. 21) 



450 SUE YICENDE POSTERIORI E DBGADENZA 

Romana, XJrbem, Latium, Sabinam/et Patrimonium 
complectens. 

Cisalpina omnia loca, Civitates et Diocesim Bono- 
niae exclusive atque ad Alpes, et trans monies Appen- 
ninos includens. 

Veneta, Bononiensis, Neapolitana regiam utramqne 
Siciliam cis et trans fraetum Messanae comprehendens. 

Dalmatica^ seu trans marina cum omnibus adiacen- 
tibus insulis. 

Flaminia, quae Ariminum inclusive et Bononiam et 
Ferrariam exclusive continet. 

Eavennas, Aetrusca cum Perusina, Umbria. 

Aprutina cis et trans Aternum, Urbinas. 

Picentina trans Aesim fluvium cum toto Ducatu Urbini. 

Picentina cis Aesim et trans Cluentum. 

Picentina cis Cluentum, Picentina cis Truentum. 

Praesidatus Farfensis cum Monte Alto. 

Firmana (1). 

(1) Rigaardo alia' frequenza di scolari tedeschi nella nostra UnU 
versila mcrita essere riferita ana deliberazione Mleiriidananza degli 
studi dol 24 diceoibre i674 € Deinde fuit eiiam at infra resoluium. 
Riuscendo di splendore, et ampliticatione de! nosiro studio 11 con- 
corso che in esso frequenteroente vi fa per studiare la Gioventu 
della Natione Tedesca; per dimostrare qualche segno di slima, et af- 
fetto verso alli medesimi Giovani , son di parere , che a ciascuno di 
essi , in occasione cbe si dottoreranno , sc gl' habbia a suonare la 
campana viola, nel modo che 8oIo si pratica con h soolari titolati e 
graduati tanto per titolo di nobilta secolare. come per dignita ec^le- 
siastiche, e per scuolari della Natione Tedesca s* intendino tutii gli 
Oriundi, et habitant! con continuo domicilio in quelle Gitta e Pro- 
vincie soggette at Sagro Romano Imperio della Gesarea Maesla di la 
della Dalmatia esclusive. Obtentam per omnia Vota iS favorabilia 
nallo cootrarfo. > Venivano da Wittemberg, Magonza. Marburg, dalla 
Moravia, e pit frequentemente da Gratz e da Vienna. 



SUR VICENDE POSTERIORI £ DECADENZA 451 

L* illustre Senato fennano sotto il giomo 28 Apri- 
le 1606 ordin6, che venissero impresse ed osservate tali 
coatituzioni, le quali poi approvate dalF Arcivescovo Ales- 
Bandro Strozzi nel 24 Settembre 1607, come cancelliere 
deir University a norma della bolla sistina , videro in 
queir anno la luce (1). Successivamente a conservare e 
ad accrescere il decoro del nostro Istituto furono prcse 
due deliberazioni dall' Adunanza dell' UniversitJi degli 
studi approvate poi dalF Arcivescovo Giannotto Gualtieri. 
La prima di esse ^ del 12 Agosto 1671, coUa quale si 
d^nno speciali norme ai professori ordinari di diritto civile, 
e facolt^ agli scolari che aspirano al dottorato di sceghersi 
un promotore per ricevere le insegne (2). La seconda b 

(1) Furono pubblicate cuo queslo titolo c Ordmes ae decrsta facia 
el con/irmala ad dignilalem el exislimalionem noslri firmani Gynmasii 
luendam. Fir mi apud Itaeredes Salorii De Montibm 1607. Ve ne furuno 
allre eUi/.ioni : Firmi apud !o. Frdnciscum De Montibus MDCXV — El 
denuo Finni 17 iO apud Dom. Anl. Bolls el frat, impressores Priorales 
— Ei denuo Firmi 1783 apud haeredes Bolts impressores Priorales. 

(2) Cost legj^esi nel libro deiradunanza degli sludi. Omissis € P,^ Cho 
it duoi signori leltori dcirOrdinario, conforme si sono esibiti, debbono 
leggere nella piu decorosa maniera le loro materia o debbono ogni 
mese, ciod nel mesi, cbe si legge nello studio fare alternativamenle 
nelle proprie case le loro conclusioni, o accademie, cbe vogliamo dire; 
2. Cho i dotli duoi signori lettori, conforme ba suggerito Mons. Illu- 
strissimo Arcivescovo, et i roedesimi signori si sono esibiti farlo, deb- 
bano nel tempo delle due vacanze, cio^ altcmativamente un mese 
per ono, come sopra, fare una lettione nella sala dell* Illu.<iris8imo 
magistrato di raaterie singolari , ciod il sig. Marco Antonio RufTi de 
feudis, e signer Simone Paetini de lurisdil, o altra materia singolare 
« cost debbono continuare per quattr* anni , corso comune, e rego* 
laro per i corsi delT Ordinario ; 3. Che It medesimi signori lettori del- 
rOrdinario non debbono leggere le materie deir Istituto o del lo stra- 
ordinario, et all* inconiro tanto i signori lettori dell* Istituto. come 
dello Straordinario, o altri, che siano non possino leggere sotto qual- 



452 SUE VICENDB POSTERIORI E DECADENZA 

del 28 Aprile 1676, in cui si stabilisce che i professori 
stipendiati di diritto civile e canonico non sieno piik 
che 1 , due per spiegare 1' ordinario civile , due per 
V ordinario canonico , due per lo straordinario , quattro 
per le istituzioni, e quelli di medicina non piil che 4, 
due per la pratica ordinaria e due per la teorica; che 
i dottori i quali aspirano alle cattedre suddette, anche 
quelli che di quel tempo le occupavano, eccettuaid i due 
lettori ordinari civili Marco Antonio Ruffi e Simone Pae- 
tini e 1' ordinario di medicina Domenico Fieri per il loro 
sperimentato valore, debbano sottoporsi all' esame da te- 
nersi da quattro dottori nominati all' uopo dalla stessa 
adunanza ed alia presenza dell' Arcivescovo , dell' illu- 
strissimo Senate e dei signori Prefetti dello studio , e 
riusciti essere passati in cemita (1). 

Una parte dell' insegnamento universitario venne af- 
fidato fin dal principio del secolo decimo settimo ai Padri 
della Compagnia di Gesii, gik invitati dall' Arcivescovo 
Bandini^ come si disse, per aprirvi un coUegio. I primi 
Gesuiti si stanziarono in Fermo nel 1601 in alcune case 

sivoglia pretesto, o colore, ne meno in casa privaiainente, o dettare, 
che vogliam dire, le malerie dell' Ordinario, le quali solamente si po- 
tranno leggere si in pabblico come in private dallt sudetti signon 
Marco Antonio Rafi e Simone Paetini leltori dell* Ordinario ; 4. Che 
espressamente si dicbiari, che ad ogni scolare sia lecito di farsi 
doltorare da chi leltore gli piace, senza atlendere, se gli sia siaio 
lettore o no, come anche se di quali materie gli siano siati lettori 
per togliere questa emulatione di haver scuolari tra signori lettori 

e perch& i medesimi scuolari habbino una piena liberta » 

(1) n transunto in latino di queste due deliberazioni con i rela- 
tivi decreti di appro vazione emanti dall* Arcivescovo Gualtieri sono 
riportati nella terza e quarta edizione del libro Ordines ae decreia ecc 
di sopra ri cordate. 



SUE VICENDE POSTERIORI E DEGADENZA 453 

presso la Chiesa di S. Michele Arcangelo. II Pontefice 
Paolo V volendo ancor esso concorrere all* erezione di 
detto CoUegio stabill con suo breve del 23 Settem- 
bre 1605 (1) a favore del padri componenti il medesi- 
mo un' annua perpetua gabella sul sale da vendersi nella 
cittA e provincia fermana in sc. 250 oltre gli sc. 100^ 
che aveva per immemorabile diritto il nostro studio dalla 
R. C. Fra la comunilA di Fenno ed il P. Virgilio Ce- 
pari a nome del Generale P. Claudio Acquayiva si 8tipol6 
un istrumento rogato il 23 Marzo 1609 dal Notaio fer- 
mano Ludovico Savini, sia per le cattedra da provvedere 
sia per la erezione del CoUegio, il quale fu aperto nel 1611 
nel palazzo Eufreducci vicino alia Chiesa di S. Salvatore 
concessa ai Gesuiti , riunendo Ic anime di questa par- 
rocchia a quella di S. Martino. Sursero per6 in progresso 
di tempo gravi questioni che dettero luogo a clamorosa 
lite portata a termine con un istrumento di concordia (1) 
contenente i capitoli fra la ciiAk di Fermo ed i padri del 
CoUegio della Compagnia di Gesii determinati da Monsig. 
Pier Lorenzo Marchese Gallerati Govematore dopo sen- 
tite le parti in diversi congressi. In tale atto la Cittk 
rinunciando ai Gesuiti il diritto di ripetere somme vi- 
Btose indebitamente pagate ai medesimi per vari anni, 
shoTsb altri sc. 3000, ed essi aUa loro volta si obbli- 
garono di dare per le scuole dell' Universitk un lettore 

(1) Qaesto breve dato a Roma il 23 Settembre 1605 incomineia 
In Aposloticae Sedis culmine eec. 

(2) L* iBtramento fu siipulato fra il Municipio ed il P. lacopo 
Otlolini Rettore del CoUegio racoliizzaio da Michelangelo Tambar* 
rini Preposito generale della Compagnia di Gesd e rogato il 30 
Decembre 1713 dal notaio fermano Domenico Piccinini. 



45 i sue viCRNDc posteriori e decadenza 

di teologia scolastica ed un altro di teologia morale, tre 
lettori di filosofia cio^ di logica, di fisica e metafisica, an 
professore di retorica, uno di umanitk e due maestri di 
grammatica per la sola annua retribuzione di so. 335 a 
carico dei proventi comunali, di modo che alia cittA non 
rimase allora altro peso che di jrovvedere alle cattedre 
di legge e di medicina. E queste furono date a valen- 
tissimi professor!, molti dei quali venuti da rinomate 
tJniversitJi ; cosi pure insegnarono a Fermo i piii abili 
ed i piii dotti Gesuiti, che da qui passavano per lo piil 
al CoUegio Romano. Questi non conoscevano scuole piii 
numerose delle nostre, da Roma in fuori , che anzi ve 
ne ebbero alcune, come quelle di teologia morale e di 
eloquenza, le quali pareggiavano e spesso superavano 
le romane. 

In mezzo a tanto ardore per gli studi si videro na- 
scere fra noi nel secolo decimottavo diverse societti let- 
terarie, la Colonia AWriziana col simbolo di un grande 
albero irradiate dallo zodiaco ed il motto — divitiis ani- 
ntosa suis — la Colonia Arcade con la sua impresa for- 
mata da uno scoglio urtato dalle onde col motto — nutn- 
quam non firmum — inoltre le Accademie de' SoUevati, 
degli Estinti , de' Pescatori , degli Industrtost, degli 
Acohmati, de' Filomati, che presero il motto da Isocrate 
— Si sis phUomates eris polymates — e de' Poeti in 
Arcadia costituita in gran ptote dai giovani teologi della 
UniversitJt (1), d'onde nscirono nei due secoli dopo la 
ristaurazione di Sisto Y uomini eminentissimi. Ci limi- 

(I) Guar. op. cit. 



SUB VICENDE POSTERIORI E DECADBN2A 45!( 

teremo a ricordare alcuni pochi, come Lorenzo Azzolino 
Vescovo di Ripatransone e di Narni Segretario di stato 
di Urbano VIII (1); D. Ottavio d' Acquaviya d' Ara- 
gona , al cui onore fu dedicata una raccolta di versi ; 
Gaspare Lusignani costantinopoiitano di nobilissiuia stirpe 
Arcidiacono del la S. Casa di Loreto e Yicario Generale 
di detta Cittii; Cesare Macchiati di Carassai e Romolo 
Spezioli di Fermo archiatri di Cristina Begina di Svezia, 
lo Spezioli anche di Alessandro YIII, ambedue profes- 
sori nell' Archiginnasio romano (2) ; Giovan Battista 
Scaramuccia di Lapedona, Anton Nicola Bamabei di 
Cossignano, Regolo Antonio Tanzi di Castignano illustri 
medici ed il Bamabei lettore nel Collegio Nolfi di Fa« 
no (3); il Card. Decio Azzolino giuniore Segretario di 
Stato di Clemente IX consigliere ed erede della Begina 
Cristina (4); Carlo Azzolino Vescovo di Bagnorea; Fran- 
cesco Azzolino Vescovo di Ripatransone; il reputatissimo 
avvocato Marcantonio Morici che ebbe sotto la sua di- 
rezione per le materie legali e politiche e laure6 nella 

(1) Grande politico e rinomaio poeta italiano in istile satirico in 
gaisa cbe si giudic6 aver Buperato 8a I valor Rpsa. Le due satire piCi 
lodate sono quelle della lussuria e dell* invidia. And6 in Francia col 
Cardinal Francesco Barberini legato a latere e 14 conobbe il Card!- 
Tiale Richelieu. V. Papalini Frargesgo Nolisiti biogra/lehe di Lorenso 
AMtolino, In I^relo dalla lip. dei fratelli Rossi 1846. 

(2) Di quesli paria il Carappa De Gym. rom, II Mardosio Btctrfov 
in quo Pontifieum archiatros speclandos eshibet, il Pamblli op. ciL T. II 
peg. 299-309 

(3) V. il Panblli op. cii. Tom. II, pag. 328>333-348. 

(4) Pa appellaio 1* aquila dei negosi e degli ingegni, e dal Mu* 
nlori dicbiarato egfegio poeta. Gli furono coniaie diverse medaglie 
illastrate dalKAvv. Cav. Gabtaro Ob Mihigis oei Monumenti di Ftrmo 
Parle II, pag. 41. 



456 SUE VICENDB POSTERIORI E DECADENZA 

sala priorale di Fermo D. Francesco d* Acquavira della 
prosapia de' Duchi d' Atri poi Cardinale (1); Annibale 
Adami gesuita rettore nel Collegio romano, ove insegnd 
anche lingua greca; Pietro Assaiti di Acquaviva profes- 
sore di medicina in Homa (2); Giovanni Panelli pnr di 
Acquaviya illnstre medico e scrittore ; Monsig. Concetto 
Vinci giureconsulto profondo^ governatore di Sanseyerino, 
Fano, Fabriano, lesi e Spoleto; Stefano Borgia, che fa 
poi Cardinale (3); Teofilo Battirelli dotto awocato ed 
elegantissimo poeta; Antonio Benedetti gesnita scienziato 
e letterato di assai rinomanza; Cesare Erioni Inme del 
Foro romano, Ignazio Ouerrieri canonico di S. Maria 
in via lata insigne latinista; il dotto Cardinal Cesare 
Brancadoro Arcivescovo di Fermo anni 34; il Cardinal 
Tommaso Bemetti Segretario di Stato di Leone XTT e 
di Gregorio XVI. Sono infine da aggiugnere i lettori 
fermani del secolo XVII e XVIU, i cui nomi saranno 



(1) Del Morici si valsero in assai inlricali negozi raggaardevolis- 
Bimi personaggi. fra i qaali it Duca d'Alri, il Principe di CeHammare, 
il Marched di Torrecusa, Mons. Leone Slrozzi Nanzio apostolico io 
Torino, Mons. Tommaso RufTo inquisitore in Malla. Egli fa eziaodio 
baon poeta, o pregiati componimenti in verso italiano recitd neirac- 
cademia della patria e di Roma. Mori nel 1702. 

(2) La note della metal loleca del Mercati che vanno sotto noma 
del Lancisi sono certo dell* Assaiti di lai amicissimo. Fece Tedizione 
di tatte le opere del detto Lancisi stampate in Ginevra nel 1718. V. 
il Garaffa ed il Panelli cil. pag. 364. 

(3) Si acqaistd molto merito in Fermo, riportando nel primiero 
splendore TAccademia degli Erranti gia Raffrontati. Segretario ne 
compose di nuovo le leggi. v* introdusse V escrcizio delle mensaali 
dissertazioni, 1* arricchi di illastri soci corrispondenti. V. V orations 
in lode di questo porporato reeiUUa neUa suddelta Aecademia dal nMli 
ViRGBiKO Mora - Fermo 1763. 



sue VICENDE POSTERIORI E BECADENZA 457 

appresso ricordati, i quali quasi tutti riceyettero la laa- 
rea nella patria Universitk (1). 

Ma quale umana istituzione pu6 redstere alle tI- 
cende dei tempi? Per la ristrettezza degli ondrari non 
poco soffrirono le facolMi legali e mediche, che negli 
ultimi tempi si concedevano quasi come un privilegio 
ai patrizi della cittA, fra cui pert ve n' ebbe degli ec- 
cellenti, perch^ di quella stagione 1' aristocrazia fermana 
teneva in assai conto la coltura dell' ingegno e non pol- 
triva neir ozio e nella infingardaggine. Per la soppressione 
della Compagnia di G^sii nel 1773 si rese difficile di 
proTYedere alle novo cattedre, che essa teneya, sebbene 
per donazione sovrana nello stesso anno acquistasse la 
nostra Universitit tutti i beni appartenenti ai Gresuiti, 
con Tobbligo di pagare i lettori e maestri da eleggersi 
dal Consiglio, a cui ne fu attribuita la facoltit dalla Sacra 
Congregazione degli studi. Anche il Pontefice Pio VI 
decret6 pagarsi ad essa annualmente dalla Sev. Cam. 
Apostolica scudi 918 in luogo dei soccorsi che ora in 
maggiore ed ora in minor somma le ayeva sempre fin 

(I) Dai registri rimasti dei Dottorati abbiaroo tratto le segaenti 
notizie 8tatistiche dei lauroati, fra cai si contaao molii stranieri, nolle 
diverse facolta in qaesti due secoli. 



8m. XVII 


6iiiri»pi 


■adeiiia 


Fiiesefia 


MedielM 


TmI 


o|ta 


269 


1719 


74 


490 


23 


79 


8m. XVIII 


113 


793 


53 


469 


24 


39 



458 SUE VICENOE POSTERIORI E DECADENZA 

da epoca immemorabile somministrato; e volendo daie 
DUOYo attestato dell^amor singolare che portava sJIe scaole 
fermane fece alia CitiA per uso delle medesime peq)e- 
tua coDcessione di tutto il vasto edificio gih ^ttante al 
soppressp coUegio, esclusa la Clyesa e qiuJche vano ine-, 
rente, che cedette in propriety airArchiconfratemita del 
SS. Sagramento (1). A procurarne poi ogni migliore 
yantaggio V Arcivescovo Andrea de* Conti Minnocci con 
editto del 18 Maggio 1380 rinnov5 alcuni proyredimenti 
presi dai suoi antecessori, ed altri ne aggiunse con re* 
golamenti intomo agli stndi j ai libri da spiegarsi ed 
alle opere di piet&. Ma tutto ci5 non valse a rianimare 
la XJniYersitit che andava di grade in grade declinando, fin- 
ch5 per V invasione francese cadde nell' estremo languore. 
Assunto appena alia dignity pontificale Pio Vii non 
perdette di yista la fermana Uniyersitii, e dolendosi che 
i fondi propri di essa fossero scomparsi, che ndir piii 
possedesse la Cittjt i beni coi quali era accorsa ai bi- 
sogni di quel sue stabilimento, n^ potesse piii Terario 
pubblico pagare la somma decretata dal sue predeces- 
sore Pio YI, si studi5 di procurare in qualche guisa 
una rendita alio studio nostro, cui desiderava ardente- 
mente di &r rifiorire con lustro anche maggiore dell' an- 
tico. La Sacra Congregazione degli Sgravi e del Buon 
Govemo uniformandosi ai pensieri del Pontefice, dette 
opera per troncare con una concordia le molte questioni 

(I) II relalivo specialc* chirografo del 17 Agoslo 1776 trovasi 
allegato in atli del Notaro e Cancelliere delta Roverendi Camera 
Aposiolica Silvesiro Antonio Mariotti nel giorno 19 del mese ed 
anno citati. 



SUE VlCeNDE POSTERIORI E DECADENZA 459 

che miseramente consumavano le sostanze della Citt^ e 
delle Comuni del Contado, e cosl stabilire una dote certa 
e perpetua per V incremento di essa. Eletta a tal uopo 
una Deputazione provinciale si aprirono trattative, per- 
chfe air abolizione dell' antica tassa denominata dativa o 
assetto (1) altra se ne sostituisse in favore dell' Uni- 
versity, da ripartirsi suU' intiera provincia, non esclusa 
la stessa Fermo, con che ciascun comune contribuente 
potesse inviare un deputato coUa facoltk di dare il suo 
Yoto in qualunque deliberazione relativa a tale stabili- 
mento. Stipulata tale concordia ed umiliata a Sua San* 
titi Papa Pio VII 1' accolse benignamente, e non dubit6 
di fame una legge col Motu-proprio 1 3 Agosto 1 804 (2), 
ove venne ingiunto all' Arcivescovo di Fermo, al quale 
come capo dell' University si apparteneva per disposizione 
speciale di Sisto Y la cura e la direzione della mede- 
sima, di rilevare in uno coi Deputati alia concordia la 
spcsa occorrente per ripartirla fra la CittJt e Ic Comuni. 
In base di essa si stabili la tassa, si fece il riparto, che 
venne approvato dalla S. Congregazione con dispaccio 



(1) Gravi e dispenUiose queslioni nacquero fra la CxtXk e le Go* 
muni cbe sostonevano iion aver 1* obbligo di pagare questa tassa 
daiiva o asstlto, ma furono ironcdto con sentenza del 30 Aprile 1751 
di MonF. Mario Guarnacci Segretario della Gongregazione ferm^na. 
cbe rigettando lo ingiusle opposizioni dellu Gorounita riconobbe il 
buon diritto nella Giit4 di Fermo di esigerla. Dopo il molu proprio 
del 19 Marzo 1801 di Pio Vil. che aboliva la gabetia -camerale 
denominata eensi^ affUli e eaposoldi, insoree di nuovo la qaeslione ae 
dovesse intenderai cessato ancora nelle comuni della Provincia fer- 
mana l* obbligo di versare neila cassa della cilia I* annua datioaoas* 
seitamenlo di 8C. 3038. 47. 

(2) V. Docomenii N. 6. 



460 SUE VICENIIE POSTERIORI E DEGADENZA 

10 Novembre 1804. Dopo ci5 TArcivescovo Cardinale 
Cesare Brancadoro, al cui zelo indefesso era dovnta la 
speranza di yedere il nostro studio on' altra volta gareg- 
giare coi primari d' Italia, conyoc5 senza por tempo in 
mezzo il Consiglio generale delF Uniyersitk divenuta sta- 
bilimento provinciale della Marca fermana, e nel 27 
Aprile 1805 si approvarono le spese per i restauri del 
palazzo, per le macchiney pei libri e per quant' altro era 
necessario; e si approvd il piano del nuovo stabilimento 
pubblicato insieme nella notificazione pel concorso alle 
cattedre (1). Di poi lo stesso Consiglio nel 4 Settem- 
bre 1805 determin6 di protrarre ad un altro anno sco- 
lastico I'impianto effettivo della restaurata UniversitiL, 
considerando che non si erano per anco ottenuti profes- 
sori idonei per tutte le cattedre. Alia perfine dopo la 
elezione di valenti professori fatta nell' adunanza del 25 
Agosto 1807 segui la solenne riapertura nel Novembre 
di quell' anno, ma per poco, mentre distaccate da Roma 
le Marche ed unite al Regno d' Italia con decreto del 
28 Giugno 1808 venivano istiluiti i Licei nei tre nuoyi 
dipartimenti del Metauro, del Musone, del Tronto. 

La splendida antichit^ dello studio fermano merit5 
presso il Govemo del primo Regno d' Italia tanta con- 
siderazione, che esso non risparmiando a spese, nh per 
locali, n^ per macchine fisiche e gabinetti, n5 per or- 
namenti non si pent6 di erogarvi del proprio in ogni 
anno oltre scudi tremila. II nostro Liceo del Tronto a- 
dunque fu aperto il 10 Aprile 1809 e vi lesse la pro- 

(1) ProspeUo dei nuwo stabilimento per la UniwsHd di Permo. - 
MDCCCV per gli eredi Bolis tigogrjtt priorali e deU' UniversitiL 



SUE VICGNDE POSTERrORI E DECADENZA 461 

lusione il Prof. Evasio Leone primo fira i reggenti, che 
dovevano nominarsi annualmente, dimostrando la eccel- 
lenza degli studi e la autoriljt a quest! apportata colla 
nuova istituzione del Liceo. E siccome pel regolamenti 
di pubblica istruzione ordinavasi che al riaprirsi di ogni 
anno scolastico si dovesse da un professore per turno 
recitare a prolusione I'elogio di qiialche illustre scien- 
ziato letterato italiano, cosl nel 1810 il Ranaldi lesse 
r elogio di Gio: Battista Passeri natoralista e antiqua- 
rio (1); nel 1811 T Aw. Magalotti quello del Ber- 
tacchini giureconsulto fermano (2); nel 1812 il Leone 
fece r apologia del famoso Cecco d' Ascoli. II nostro isti- 
tuto fu di ogni cosa riccamente fornito, ebbe anche un 
orto botanico che fii quello dei Minori Osservanti sop- 
pressi (3), e and6 rinomato vuoi per la dottrina dei 
professor! (4), vuoi per il numero degli alunni, vuoi 
per il profitto, di che rest6 perpetuo monumento nel 

(t) Si ha pubblicaio - Elogio di Gio: Battista Passeri orasione inau- 
gurate degli studi per t'anno scolastico iSiO- ii detto nelta Sala Mn- 
nicipale di Fermo da Dombnioo Hanaldi professore di ckitnica e storia 
nalurale del R. Lieeo del Tronto. - Fermo dalla stamperia di parti men- 
tale MDCGCXI. 

(2) Quesio elogio 6 andalo disgraziatamenie perdaio, poiche per 
quanie ncerche ne siano state falte presso gli credi delKautore in 
dimini a richiesta dei fratelli Oe-Minicis Bono rimaste tulle inutili. 

<d) Si pubblic6 il calalogo delle piante dal Prof, VALERrAMi - Cd" 
tahgus plantarum korti firniani curante Horatio Valeriani Bolanices el 
ruslicat rei professor, 1812 - Anno primo • Firmi Typia J. Pacca- 
BasAi 1812. 

(4) I nomi di tulti i Professori del R. Liceo del Tronto trovansi 
fra i professori del secolo XIX. — Vi furono anche quattro supplenii, 
cio6 Oe-Minicis RafTaele nel diritto civile, Caraffa Andrea per 1* Al- 
gebra e geomelria, Passeri Francesco pel disegno, Berti Pietro per 
la cbimica ed assistente all* orto botanico. 



462 SUE VICENDE POSTERlom E DGGADENZA 

fatto che iin giovane del fermano Liceo consegul uno 
dei sette grandi premi stabiliti dal Vicereale decreto 15 
Novembre 1811 in tutto il vasto Regno d' Italia per 
sette diverse scienze, intomo le quali il Ministro deir in- 
terne spediva ai Prefetti altrettanti temi chiusi e sug- 
gellati per essere in uno stesso giomo aperti e sciolti 
in ogni Liceo (1). 

Caduto il Regno Italico e tomato a dominare il 
Pontefice, mentre agli studi di altre Cittk dello State ed 
in ispecie delle Marche, si con8erv6 dal Govemo la som- 
ministrazione annua di scudi 2600, la sola University 
di Fermo rimase priva di tutto, e le venne ingiunto di 
rivolgersi per qualunque pretesa alia Sacra Congregazione 
del Buon Govemo; che anzi venne soppresso anche il 
Liceo dal Delegate Monsignor Vincenzo Colapietro (qnan- 
tunque nelle altre Delegazioni furono conservati e man- 
tenuti), aderendo ai voti dei primari cittadini per la 
riattivazione dell' antica University. E cosl cred^ impian- 



(1) II premio consisteva in una grande medagUa e inollre Del- 
r essere esonerato da ogni tassa occorrente per i gradi accademici 
neirUniversiUL II nome del premiato insieme con quelle del profes- 
sore si rendeva pubbllco in lutti i Licei e scolp'.vasi in marmo in 
quello dove aveva sludiato. La pielra cbe riferisce al nosiro premialo 
trovasi nella biblioleca comunale e porta la seguente iscrizione. 

GBARDB PREMIO 

d'aLGBBRA E GBOMETBIA 

A BAFFABLE MaZZOTTI 

ALURNO DEL BBALE LICBO DI FERMO 

PROFESSORE 

AOOSTINO BALDBLLI 

ANNO MDGCCXni 



SUE VICENDE POSTERIORI E DECADBNZA 463 

tare le scuole con una nuova forma, serbate alcune cat- 
tedre di giurisprudenza e di medicina (l),8enza darne 
preventivamente avriso alia Segreteria di Stato, la qual 
cosa produsse, che la spesa per le pubbliche scuole di 
Fermo nel preventivo della Delegazione proposta a ca- 
rico dello Stato, fosse depennata. In tali condizioni non 
mancarono i fermani di rivolgersi prontamente alia Con- 
gregazione del Buon Oovemo, la quale con nota del 15 
Marzo 1817 ayeva ordinato , che la spesa necessaria 
per le scuole stessc a carico della cassa comunitatiya 
fino alio stabilimento di un sistema permancnte sulla 
pubblica istnizione; e quel consesso riconoscendo non 
abolite le disposizioni del Motu-proprio del 13 Agosto 
1804 troy6 consentaneo a giustizia il richiamarle in yi- 
gore sia per la tassa, sia pel metodo di eleggere i pro- 
fessori. Formato quindi il piano richiesto dal Segretario 
di Stato per la parte scientifica sulle basi di quello del 
1805, tenuto conto dei progressi delle scienze, e per la 
parte economica sulle nornie del citato Motu-proprio 
venne rimesso alia Segreteria di Stato, che lo oonfenn6 
con foglio del 9 Ottobre 1822 (2). II Gonfeloniere a 

(1) Neirapertura di queste scuole il profe^sore di eloquenza Ca- 
non rco Don Francesco Michelbsi les^e la prolusione che si ha in 
istampa — Oratio kabiia in aufa magna aquUae coram txcmo el rmo 
domino Vineentio Ci}lapielro Ddegato Aposlolico per D. Pranoiscum Micrb- 
LERi pubblicum eloguentiae professorem cum inlermissa repeterenlur j/u* 
dia m scholis nuper provisorie ereclis apud Arehigymnasium firmanum 
MDCCCLV - Firmi Typis Paccasassl. 

(2) Questo piano presentava un coniplesso di 20 cattedre - 7 im- 
piegati e 5 Art. di spese diverse coll* annuo assegno di sc 41 SO pel 
professor) e sc. 494» 66 per gl* impiegati, le quali somme non erano 
lenui relativamente ai tempi. Le venti cattedre erano cosi dislinti» 



464 SUE Vl€eNDE POSTERIORI E DECADENZA 

norma degli ordini ricevuti dalla Congregazione del Buon 
Govemo fece il riparto generale del contributor che la 
Citt^ e le Comuni della provincia dovevano pagare; ai 
compil5 il regolamento disciplinare, e nel 10 Gennaio 
del 1823 si elessero i professori, fra i quali alcuni di- 
stintissimi, oome Francesco Poccinotti, Michele Fermcci. 
Mentre per5 si attendeva 1' approvazione del primo e 
la nomina definitiva dei secondi finl di yirere Pio YII, 
e tutto dov^ un'altra volta rimanere sospeso con danno 
gravidsimo della Cittil. 

AUora perch^ non rinscissero frustranee le concepite 
speranze e tante cure fino a quel tempo adoperate, fu 
inviata a Roma nel Maggio del 1824 per pubblico voto 
una deputazione composta dell' aw. Giuseppe Conte Sab- 
bioni e di Monsignor Arcidiacono Bartolomeo Cordelia 
patrizi fermani e prefetti agli studi con Y incarico di 
procurare che Papa Leone XTT confermasse I'antica no- 
stra University. Nei quattro mesi di permanenza co\k 
molto dovettero darsi attomo con suppliche, con 8cri1>- 



per le quattro facolti filosofica, teologica, legale e medica, come rile- 
vasi dalla notificazione del Gonfalon iere di Fermo Gio: Paolo Conte 
Montani del 14 Ottobre 1822. — 1.® Eloquenza latina ed italiana, 
lingaa greca e storia universale — 2.^ Logica, metafisica ed etica — 
3.^ Matematica — 4/ Fisica — 5.® Gbimica — 6.® Boianica ed agra- 
ria con Btoria natorale — 7.® Oisegno di figura, ornato ed archilet- 
tura — 8.® GeograGa pratica ed aritmetica — 9.® Teologia dogmatica 

— 10.® Teologia morale e liturgia pura — ti.® Luoghi teologict a 
storia ecclesiastica — 12.* Scritiura sacra e lingua ebraica — 13.® Di- 
ritto civile e pubblico — 14.^ Istituzioni civili ed arte notarile — 
16.® Diritto e pratito criminale -^ 17.® Fisiologia e materia medica 

— 18.® Ghirurgia, anatomia, ostetrici — 19.® Clinica, medtcina fo* 
rense, polizia medica — 20.® Farmacia ed operatore nei gabinetti. 



SUE VICENDE POSTERIORI E DEGADENZA 465 

ture storiche, giuridiche, apologetiche (1), non tan to a 
ingraziarai V animo del Pontefice e dei Cardinali compo- 
nenti la Sacra Congregazione del Buon Govemo, di cui 
Prefetto era il Cardinale Cavalchini, quanto a combat- 
tore gli effetti di una invidia non bastantemente celata 
e le arti di rerti loro concittadini, i quali poveretti tre- 
mando degli studi, dogli studenti e dei professori per 
la morality, per la religione, per la tranquillity cittadina, 
li avevano prevenuti e li osteggiavano (2). Ma la ope- 
rosit^ dclla Deputazione al valido appoggio del Cardi- 
nale Hoelflein ambasciatore di S. M. il Re di Baviera, 
del fermano Monsignor Bemetti govematore di Roma 
e dei Cardinali Cavalchini, Bertazzoli e Guerrieri fu co- 
ronata da felice esito, poich^, quando Leone XII Bolle- 
cit6 di portare a compimento la ripristinazione delle XJni- 
versitk degli studi ne' suoi dominii gi^ preparata dal suo 
antecessore Pio YII eman6 il 24 Agosto 1824 la ce- 
lebre boUa quod divina sapientia^ conservd nominata- 
mente alia eitt^ di Fermo la sua Universitliy fra quelle 
di second' ordine cio6 di Ferrara, Perugia, Camerino e 
Macerata (3). 

(1) SuUa istruiione ptMliea ed UniversUA degli studi in Pernio me^ 
tnoria iloriea camp (lata dai deputali delta CUI A Areidiacono Babtolombo 
CoRDELLA e (tiusbppb Conte Saudi ONI Prefelti agli sludi — Roma per 
Vincenzo Pof*;;ioii stampatoro camerale \S2A '^ Sulla dotaxione decre* 
lata dal Sointno Pontefice Pio Vtl cot motu propria i3 Agosto 1804 a 
favore delta University dtijti Studi in Fermo, voto dei Signori Filippo 
Baffi* Domenico MoRBLLi, GiROLAMO DuRANTi Valbntiiii avvocoti rO' 
mani. (senxa nota di stampa). 

{2} Erano quel metipsimi che per lo stesso amore del buio non 
votevano iUuminare di notto la cill4t adducendo, avere i Signori servi 
e fanati, il popolino alia sera starsene rintanaloff! 

(3) Vedi documenii N. 7. 

Arehiv Slor, March. V. L 30 



466 SUE VICENDE POSTERIORI E DECADENZA 

Ma i Comoni del Contado che si erano gik mostrati 
renuenti a soddisfare la tassa, calpestando la seguita 
Concordia consolidata da un motu propria savrano tanto 
rimestarono, che riuscirono a fiBirsi dichiarare dal Sacro 
Tribunale del Buon Govemo inabili a sostenere il peso 
di quel contribato per le angustiose circostanze de' tempi; 
quindi Fenno non potendovi sopperire coUe sole propria 
sostanze si vide privata del godimento della grazia so- 
vrana. Fece di bel nuovo ricorso al Pontefice con una 
memoria a stampa (1), per6 siccome era massima go- 
vemativa, che le UniversilA di second' ordine dovessero 
essere a carico delle rispettive cittil. o provincie, cosl 
non fii difficile a quei pochi, che avevano prima a Roma 
poi a Fenno combattuto il progetto dei deputati, spie- 
gando troppo zelo di malintesi risparmi anche a danno 
della pubblica istmzione, di ottenere dalla nominata Con- 
gregazione del Buon Govemo la sospensione a tempo in- 
determinate (2). In tal guisa ebbe fine il nostro studio 
che vantava la non interrotta antichit^ di dieci secoli 
ad onta delle piii grandi sollecitudini deir Arcivescovo 



(il Per la dota%ione della Univernta degli Stitdi in Permo — Memo- 
ria ddla CitUi a 5ua SanliUL Papa Leone XII felicemente regnanle — 
Fermo 1826 stamperia Bolis. 

(2) Le scuole di Fermo nel 1839 passarono ai Gesuili richiamati 
dair Arcivescovo Cardinal Gabriele Perrelti, i quali ebbero in dota- 
zione le somme che precedentemente il Gomune impiegava nella 
pubblica istrazione ed altresi i fondi del soppresso coUegio Marziale. 
Delle facolti universitarie vi era restata la sola cattedra di istituzioni 
civili canoniche e criminali tenuta con molto profitto fino al 1860 
dairAvv. Filippo Marucci di Torre S. Patrizio, succeduto al Gano- 
nice D. Michele Giacopetti di Montefiore. Qaesto studio valeva come 
primo anno di UaiversiUu 



StlE YIGBNDE POSTERIORI E DECADENZA i6i 

Cardinale Brancadoro sinceramente a£fezionato a questa 
sua terra natale. Tuttavia serbandosi sempre 1' antichis- 
simo diritto, riconfermato anche con rescritto di Pio VII 
del 20 Dicembre 1816, di dare laurea dottorale e gli 
altri gradi accademici, con i medesimi privilegi gik pos- 
Beduti dair Universitit, ed essendo ripristinato nel 1818 
il CoUegio de'Dottori (1), si continu5 fino al 1826 a 
conferire la laurea nelle tre facolt^ a fermani e fore- 
stieri (2), tra i quali ci place ricordare il Conte Tibe- 
rio Papotti d'Imola ben noto scrittore ed il Cav. Aw. 
Fracassetti, Nestore de' nostri letterati , che coUe sue o- 
pere ed in ispecie coUa traduzione ed illustrazioni delle 
lettere del Petrarca tanta gloria aggiunse al nome fer- 
mano (3). Lessero nella nostra Uniyersitit : 

(1) Ha durato Gno a questi uUimi tempi. 

(2) Dal principio di questo secolo fino al 1826 farono dottorati 
in Giurisprudenza 14 fermani e 28 forestteri; in Filosofia e Mediclna 6 
fermani e 37 forestieri ; in Teologia 2 fermani e 3 forestieri. 

(3) Quest* opera gli meritd la gran medaglia d* oro della cittA 
d*Avignone neiroccasione che celebrava il V centenario della morte 
di Messer Francesco Petrarca nel Luglio 1874. Cosi ne giudicd TAc- 
cademia della Grusca rappresentante il giari italiano. < Voi avete, o 
Signori, destinato an premio a quell* italiano cbe in qaesti ultimi 
quindici anni ba dato alle stampe un* opera sul Petrarca. £ poicb6 
di questo pure vi h piaciuto far giudice la Grusca, gli Accademici con 
voto ananime e con animo lieto , designano al premio le UU$r$ di 
Francesco Petrarca volgarizzate e illustrate dall'Avv. Giuseppe Pracai« 
setti di Permo, fatica grande condotta con grande amore, e cbe men- 
ire serve a intendere la mente e a conoscere la vita del Petrarca, 
apre a tutti an tesoro di cognizioni intomo al secolo decimoquarto. 

K. F4U teeulaire ei inlemalionaU de Pelrarque c^Ubr^e $n Prov$ne$ i874 
• fToces - vtrbata el vers inidils - Aix • en - Provence V. Remon- 
det « Aubin, libraire - ^diteur 1875 — 11 Fracasselti pei suoi meriti 
letterari fu nominate dal prime Re d* Italia Vitiorio £manuele II. 
Ufficiale dell* Ordine della Gorona d* Italia. 



468 SUE VICENDE POSTERIORI E DECADENZA 



Nd Secolo XVIL 

AcciARRini Dazio da in giurispnidenza. 

Adami Fnjppo da Fermo in giurisprudenza. 
Adami Galeotto da Fermo in giurisprudenza. 
Adami G. Antonio da Fermo in giurisprudenza. 
Adahi G. Battista da Fermo in giurisprudenza. 
Adami Gio. Luigi da Fermo in giurisprudenza. 
Adami Simon Francesco da Fermo in giurisprudenza. 

Alamanni Anoelo da gesuita in filosofia. 

Angelici Bernardo da gesuita in filosofia. 

Antigi Camillo da gesuita in filosofia. 

Antici Francesco da gesuita in filosofia. 

Aranea Yincenzo da Aquila gesuita in filosofia. 
Arbostini Anton Francesco da Fermo in medicina (1). 
Arbostini Zenone da Fermo in medicina. 
Argenti Silvio da Fermo in medicina. 

Arioli Giacomo Maria da gesuita in teologia. 

AzzoLiNi FiLippo da Fermo in giurisprudenza. 

Baldigiani Antonio da gesuita in filosofia. 

Balzani Lorenzo da Bologna in giurisprudenza (2). 
Bartolini Nicola da gesuita in filosofia. 

(1) Atte^e ancbe con genio alia poesia latina, di cui si ha an 
be! saggio nel libro del P. Giuseppe Speranza da Fano intitolato 
€ Seripturae sdeeUu variis translaltonibus ac SS. Pairum ssnUntiis, sa- 
crorumque irUerpretum cum velerum, lunc recentiorum exposUionibus 
tec, Lugduni sumplibas Haered. Gabriel Boissutt et Laurentii Am^- 
son 1641. 

(2) Venne dalP Universita di Bologna e vi fece rilorno; la gli 
furono eretle due iscnzioni in suo vivenle. Alidosi op. ciL pag. 163. 



SUR VICRNDE POSTERIORI E DECADENZA 469 

Bartolotti Rocco da Fermo in giurisprudenza. 
Bartolotti Vico Vittorio da Fenno in giurispradenza. 
Bazzica GiULtAKo da Pisa in giurisprudenza. 
Bekincasa Andrea da Perugia gesuita in filosofia. 

Berardi Filippo da gesuita in filosofia. 

Bertacchini Giuseppe da Fermo in giurisprudenza. (1). 
Bertacchini Nicola da Fermo in giurisprudenza. 
Bevilacqtja Antonio Patrizio da Fermo in giurisprudenza. 
Beyilacqua Filippo da Fermo in giurisprudenza. 
BiLisNi Gentile Maria da Foligno gesuita in filosofia. 

BoccABiFERBO GiROLAMO da iu giurisprudenza. 

Bonapace G. Battista da gesuita in filosofia. 

BoNYiciNi DoMENico da in giurisprudenza. 

BoNTiciNi GiOYANNi Marla da .... iu giurisprudenza. 

Brizi Fabrizio da gesuita in filosofia. 

BcGLiONE Anoelo da in giurisprudenza. 

Calooeri Paolo da gesuita in teologia. 

Calyucci Antonio da Fermo iu giurisprudenza. 
Calvucci Ludovico da Fermo in filosofia. 

Cakplani Stsfano da in giurisprudenza. 

Cantaoaluna LuDOYico da Perugia in giurisprud. (2). 
Cabpini Gio. Battista da Fermo gesuita in filosofia. 

Castagni Antonio da in giurisprudenza. 

Catini Gioyanni da gesuita in filosofia. 

CAUca Felice da Fermo in medicina. 
Caucci Yincenzo da Fermo in giurisprudenza. 
Cauti da gesuita in teologia. 

(1) Valente giureconsulto. udiior generate a Bologna, ova nel 1698 
stampd < Vota deeisiva canoniea et civilia. » 

(2) Dal Liceo patrio venne at fermano nel 1625 e da questo 
pait5 al tnaceratese nel 1632. 



470 SUE vice;nd£ postebiori e degabenza 

Csccm Felice da in giurispnidenza. 

Cbllesi Atto da gesuita in teologia. 

CBirroFioRiiri Gibolamo da Recanati gesuita in filosofia. 

Cebettani Giambattista da Siena in giurispnidenza. 

CiccoLnn Lcdoyico da in giurispnidenza. 

Comelu Domenico da Bologna in giurispnidenza. 

CoioiEKO Papadopoli Nicol5 da Candia in eloquenza e 
filosofia (1). 

CoifTB Nicola da gesuita in filosofia. 

CoHYEKTiKi Babtolombo da gesuita in filosofia. 

CoppA Giuseppe da gesuita in filosofia. 

Cobdella Babtolomeo seniore da Fermo in giurispni- 
denza (2). 

CoBTAirriiiri Ulpiako da Fenno in giurispnioenza. 

Cbugiahi Caiollo da Monterubbiano in medicina (3). 

Dalbot Gilbbbto da gesuita in teologia. 

De-Curtis Maubizio da Tivoli gesuita in teologia. 

Della Tobbe Gio. Mabia da ... . gesuita in teologia. 

De-Magestbis Michelanoelo da ... . gesuita in teologia. 

De-Nobili march. Fbancesco da Fermo in giurispru- 
denza (4). 



(1) Nipote del celebre Apostolo Zeno ed autore di molte opere 
cbe sono registrate nel nuovo dizionario storico del Remondini. Che 
sia stato a Fermo lo attesta egli stesso nel la sua Hist. Gymn. Pala- 
tini Tom, II. pag. 29: in qua furbe Firmij nos olim el relores el philo- 
so^ios docuimus. Forae vi fu mentre era geauita, che lal divenne 
nel 1672. 

(2) Uditore di Mons. Caraffa gOTernatore generate della Marca, 
della RoU di Macerata, della Repubblica di Lucca e della RotaFio- 
rencina. Ferdinando II. granduca di Toscana V onord della sua ami- 
cizia e lo dichiar6 Udiior fiscale dello stato di Siena, ove mori nel 1685. 

(3) Lesse medicina anche neirUniversitA di Macerata nel 1616. 

(4) Si ba un libretto di lui col tilolo c Adamidis Aquilae ad gloriam 
volaltu Panegiricus Laums pro doetrinali pompa in ulroque iure D, loan- 
nis Baplislae Ahbalis Adami palritii firmani habita a D. March. Pi'aneisco 
De Nobilibut palrilio firmano i. u. e. el in palrio Lyeeo professore 1675 
— Pirmi apud Andream De-Montibiks. Fu Senatore di Mantova. 



SUE VIGENDE POSTERIORI E DECADENZA 471 

De-Nobiu Girolamo da Fermo in giurisprudenza. 

De-Sardis Lorenzo da gesuita in filosofia. 

De-Yeoa Emanusle da gesuita in teologia. 

DoKATi LiYio da Montecchio gesuita in teologia. 

DoNi da ..... . gesuita in teologia. 

DoNKOROTiQi Elu da gesuita in filosofia. 

Egidi Domenico da gesuita in teologia. 

Egidi Yalentiko da gesuita in filosofia. 

Eustacchi Tommaso da gesuita in filosofia. 

Etakqelista Girolamo da Fenno in giurisprudenza. 
Falcovi Filippo da Fermo in giurisprudenza. 
Falconi Ludovico da Fermo in giurisprudenza.* 
Falcoki Vincenzo da Fermo in giurisprudenza. 
Farnesi Gio. Paolo da .... . gesuita in filosofia. 
Fazi AirroKio da Fermo in medicina. 

Fazi da gesuita in filosofia. 

FsBEi GioYAx Francesco da ... . gesuita in filosofia. 
Ferrantini Girolamo da Ancona gesuita in teologia. 

Franceschini Gio. Francesco da in medicina. 

Franceschini SiMONE da in medicina. 

Francouni Bald ass arrb da Fermo in giurisprudenza (1). 

(1) Nel 1631 fu chiamato dal gran Ouca di Toscana Ferdinando II 
ad una straordinaria Catiedra di diriito civile Dell* Accademia di Pisa; 
fu poi proroosso a quel la di diritto canonico. Ebbe molti amici. i qaali 
piansero la sua morte immatura avvenuta il 5 Marzo 1634; Ferrante 
Gapponi e Francesco Albergali gli posero nn epituffio nella Cbiesa di 
8. Caterina in segno del loro affettOp e i)ercb6 non venisse meno la 
meraoria di tani* uorao. V. R. Db-Minigis iscr, fer. N. 1113. Si ba di 
loi Bald. Franeolini olim in patrxo mox in inclyto Pisano Gymnasia /. 
dvUis inUrp. Oralio. PisU i634, nella quale dice il Fabrori op. cit. 
€ bene/leia magnorum Elrutiae Ducum in se ae firmanos omnet comme' 
moral el summis j*raesertim laudibus efferl divina Ferdinandi IL merila, » 



472 SUE VICENDB POSTERIORI E DECADENZA 

Fbancouki Baldassabe daFermo gesuitain teologia (1). 
Francouni Fabsizio da Fermo in giurispnidenza (2). 
Fratadocchxo Vincenzo da Fermo min. con, in teologia. 
Gagnoki Marco Asromo da Sinalunga gesuita in filosofia. 

Galliciki Fbakcesco da gesuita in filosofia. 

Galvam Marco Aurelio da Ferrara in giurisprud. (3), 

Gbrunda da gesuita in teologia. 

Gessi Caiollo da Bologna in giurispnidenza ^4). 
Gherardi Cesare da Fossano di Perugia in giurispni- 
denza (5). 

(1) Fa addoUrinato qaani* aliri mai nelle materic Glosoficbe e 
teolo^iche, delle quali tenne cattedra aache in l^erugia ed in Boma, 
ove mori il 10 Febbraio 1709. Pubblico molle e pregiate opere di 
cristiana doUrina. 

(2) Prese la laarea in Fermo. Innocenzo XII. lo nomind Udilore 
delta Rola di Macerata. Cbiatnato udilore della Hota di Genova rinun- 
ci5 per essergli staio conferito dalT Arcivescovo Cenci un canonicalu 
nella palria melropolitana. Fu \icario capitulare e udilore di Mons. 
Mallei e di Mons. Alessandro Borgia. 

(3) Da una iscrizione esislonie in Ferrara nella Chiesa de* Ss. 
Simone e Giuda de* Tealini, ove fu sepoUo nel t660, rilevasi essere 
stato professore a Fermo ed anche nelle Universila di Pisa e di Pa- 
do va. V. II Fabroni op. cil.; il Borsetti, Hisloria almi Ferrariae Gym, 
T. I pag. 233; il Papadopoli op. cit. T. I. pag. 272; il Faggiolati Fasti 
Gymn. Palav. ab anno 1260 ad i752 P. III. p. 119 e 124. 

(4) Di queslo professore si ha c Oralio habUa fir mi in atda per- 
iUuslr. DM, Priorum diei II Ibris an. 1603 a Camillo Gypsio /. U, doc- 
lore colUgiato, in auspiciis siuirum praeleclionwn, cum ibi iura civHia in 
prima ordinaria sede potneridianis horis profUeri incipercl. Firmi apud 
haeredes Serlorii De Moniibus el lo. Bon ni vellum. » E dedicaio al 
Card. Pielro Aldobrandini Da Bologna condus^e seco a Fermo gran 
numero di scolari. Nel 1608 lorno a leggere in palria e fu creato 
Senaiore. 

(5) Professd il giuscanonico neir aleneo palrio e nel fermano 
€ quem Perusiae Flrmique XX annis iur. can. inlerprel. » come si 
ha nell' iscrizione sepolorale riporlata dall' Ughblu e dal Turghi Episc. 



sue V|££NDE POSTERIORI E DECADENZA 473 

Ghezzi Oiacomo da Napoli gesuita in teologia. 
GiOTTim G. Battista da ... . gesuita in filosofia. 
GoTi LuiGi .... da ... . gesuita in filosofia. 
Geuka Nicola da Fermo in medicina. 
(jBAssi DoMENico da Fermo in giurispradenza. 
Graziaki Giacinto da Fermo in giurispradenza. 
Gbimaldi Filippo da ... . gesuita in teologia. 
GrRisELLi Orazio da ... • gesuita in filosofia. 
GuERRiRRi Annibale da Fermo in giurisprudenza. 
GuERRiERi Gio. Aktonio da Fermo in giurisprud. (1). 
GuERRiERi Paolo Emilio da Fermo in giurisprudenza. 
GcRRiERi ToMMAso GiusEPPE da Fermo in giurisprudenza. 
Ikkocenzi Innocenzo da ... . gesuita in filosofia 
Ikquini Lorenzo da ... . gesuita in filosofia. 
IsKARDi Ercole Marla da ... . gesuita in filosofia. 
LiBERATi DoMEKico da ... . gesuita in teologia. 
LiETi LuDOYico da ... . gesuita in filosofia. 
LiETi PiBTRO da ... . gesuita in teologia. 
LiLlo Francesco da Fermo in medicina. 

Camerin. Nel ir)21 fa fatto CarJinaie da Paolo V. e indi vescovo di 
Catneriiio; roori dopo soli 20 mesi di cardinalato. Net salone del no- 
•tro palazzo degti Stadi leggesi 1& seguente iscrizione in onore di lui 

D. M. O. 

AVaVST^ . PERVS^ . sou . CARD . OHBRAl. 

CVIVS . AVRORA . HVIG . OLIU . SVGOBST.^ 

AFFVUtT . POST . PVRPVRATaB . LVCI8. 

ORTUM . BRBVI . AD 0CCA8UM . VERSO. 

8GVLTRICBS . FIRMANOR . LAGRIIIaB. 

EMOLIBRVHT . FORMARTNTQUB. 

LAPIDEM . 8ALVT18 . ANHO . MDGXXVIl. 

(1) Fa ancbe rettore del Collegio illirico ed albanese. 



474 SUE VICCNDE POSTERIORI E DECADENZA 

LiLio VixcENZo da Ferino in giurisprudenza. 
LusiGNANi GiAsoNE da Cipro gesuita in filosofia 
Luzi Andrea da Roma gesuita in filosofia. 
Mancini Frakc-sco da Fermo gesuita in teologia. 
Makfredi Anton Maria gesuita in filosofia. 
Mannocchi Andrea da Petritoli in giurisprudenza. 
Mannocchi Pietro da Petritoli in medicina. 
Mannocco Martino da Carassai in giurisprudenza. 
Marchetti Annibale da ... . gesuita in filosofia. 
Mariani Giacinto da Fermo in giurisprudenza 
Massi Cosimo da ... . gesuita in filosofia. 
Massini Innocenzo da Perugia in giurisprudenza (1). 
Merenda Antonio da Forli in giurisprudenza (2). 
MiGLiANi Francesco da ... . gesuita in filosofia. 
MisTicuELLi DoMENico da Fermo in medicina (3). 
Montani Gio. Francesco da Fermo in giurisprudenza. 
Monti Bernardino da Fermo in giurisprudenza. 
Monti Gio. Filippo da Fermo domenicano in teologia. 
MoRici Antonio da Fermo in giurisprudenza. 
MoRici Piervincenzio da Fermo m giurisprudenza. 



(1) Dopo di essere stato giadice di appello nelia Rota di Firenze, 
prufessore nelP Universita di Pisa e di Messina, si ritiro in Roma 
nella Gompagnia di S. Giovanni de* Fiorenlini, ove mori nel 1676. V. 
il Fabroni op. cit. Tom. III. pag. 293. 

(2) Lesse in Pisa per 15 anni e venne a Fermo per premura del 
Card. Francesco Barberini, vi stelte 6 anni, e vi pubblicd le celebri 
conlroversie legalu Passo quindi a Pavia e la did alia luce un opuscolo 
coniro Tastrologia giudiziaria dedicandolo a Mons. G. Battista Rinuc- 
cini Arcivescovo di Fermo. Finalmenie recossi a Bologna, ove mvri 
nel 1655 mentre era chiamato all* Universita di Padova. — V. il Fa- 
broni op. cit. T. II. pag. 222. 

(3) V. II Panelm op. cit. T. H. pag. 336. 



sue V1CEND£ POSTERIORI E DECADENZA 475 

MoRici FiLippo da Fermo in giurisprudenza. 
MoRici Giuseppe da Fermo in giurisprudenza. 
MoRO Antonio da Fermo in giurisprudenza. 
MoRO Benedetto da Fermo in giurisprudenza (1). 
MoRO FiLippo da Fermo in giurisprudenza. 
MoRO GiROLAMo da Fermo in giurisprudenza. 
MoRO ViNCENzo da Fermo in giurisprudenza. 
MoRRONi Valerio da Fermo in giurisprudenza. 
MuscETTULA Casimiro da ... . gesuita in teologia. 
Nardini Liber ato da Fermo in giurisprudenza. 
NiNi GiAMBATTiSTA da Perugia in giurisprudenza. 
NoBiLi DE Merloni Giuseppe da .... in giurisprud. 
Olivieri Basilio da Fermo in giurisprudenza. 
Oliyieri Giuseppe da Fermo in giurisprudenza. 
Olivieri Pikr Lrioi da Fermo in giurisprudenza. 
Olivieri Rugoero da Fermo in giurisprudenza 
Paccaroni Clemente da Fermo in giurisprudenza. 
Paccaroni Eufemio dfi Fermo in giurisprudenza. 
Paccaroni Filippo Antonio da Fermo in giurisprudenza 
Paccaroni Giovanni da Fermo in giurisprudenza. 
Paccaroni Gio. Filippo da Fermo in giurisprudenza. 
Paccaroni Orazio da Fermo in giurisprudenza. 
Paccaroni Vincenzo da Fermo in giurisprudenza. 

(t) Non si limil6 al solo studio delle scienze legali e filosoGche, 
ma si fece ammirare come oratore nei pergami e coltiv5 ancbe la 
poesia. come appare da an poomelto ove descriveva 1* antica patria 
feslivitA del 15 Agosto detla la Caualeala* II titolo di esso 6 < Tfieatrum 
/irmanae pietatis ae magnificenliae, seu solemnes pompae, quae in hono- 
rem Deiparae in Coelum assumptae ad lemplum melropolUanwn XVII! 
Kalend. Seplemb. a Firmanis dueunlur examelro carmine descriptae. Que- 
sto poemeito ^ andato perdu to; se ne leggono alcuni brani nelle do- 
iizie storiche di Fermo di Domenico Raccamadori M. 83. 



476 SUE VICENDE POSTERIORI E DECADENZA 

Paci GhAMBATTiSTA da ... . gesuita in filosofia. 
Pacini Frakcesco da Fermo in giurispnidenza. 
Paciki Giuseppb da ... • gesuita in filosofia. 
PAETnn SiHONE da Fermo. in giurisprudenza (1). 
Paleotti Gio: Niccola da Fermo in giurisprudenza. 
Paleotti Silvestro da Fermo in giurisprudenza. 
Palmieri Carlo da Fermo in giurisprudenza. 
Paoliki Antonio da Monte Ranaldo in medicina. 
Patriarca Alessandrq da Fermo in giurisprudenza. 
Patriarca Francesco Maria da Fermo in medicina. 
Patriarca Gio: Francesco da Fermo in giurisprudenza. 
Patriarca Giuseppe Ignazio da Fermo in giurisprudenza. 

Pennoni Serastuno da gesuita in filosofia. 

Peratini Piero da Bologna in giurisprudenza (2). 

Petrucci Gio: Battista da in medicina. 

Petruccioli Francesco da gesuita in filosofia. 

Pii;iuntoni Domenico Antonio da gesuita in filosofia. 

PiERi Domenico da Fermo in medicina. 
PiERi Felice da Fermo in giurisprudenza. 

PiNi Giuseppe da gesuita in filosofia. 

PoLLiciNi Prospero da Bologna in giurisprudenza. 
Raccamaboro Alessanbro dei Padri dell' Oratorio da 

Fermo in teologia. 
Raccamadoro Domenico seniore da Fermo in medicina (3). 

1. Con sommo grido promosse alia laurea doltorale moUi cavalieri 
e personaggi distinti : eboe fama ancbe come poeta. 

2. Neila Chiesa del Carmine in Fermo si legge una iscrizione 
sepolcrale, cbe egli pose nel 1621 a Giacomo Pasi suo scolare e con- 
cittadino. V. R. Db>Minigis her, ferm. N. 147. 

3. Fu medico valentissimo; scrisse e slampo parecchie opere, ma 
quella cbe dovea raccomaodarne la memoria alia posterita. si e la 
raccolta delle notizie istoriclie di Fermo compresa in due volumi. che 
abbiamo nella nostra biblioleca. Qaesio lavoro non va esenle da er- 



SUE VICENDE POSTERIORI E DECADENZA 477 

Raccamadoro Metello da Fermo in giurisprudenza (1). 

Raffaelli Antonio da gesuita in filosofia. 

Raffei Antonio da gesuita in teologia. 

Ranucci Francesco da Macerata in giurisprudenza. 

Restori Luiqi da gesuita in filosofia. 

Ricci Antonio Alberto da in giurisprudenza. 

Ricci Francesco da Roma gesuita in filosofia. 
Ricci Filippo da Fermo in giurisprudenza. 

Ricci Ludovico da gesuita in teologia. 

Rrv^AROLA Matteo da gesuita in filosofia. 

RoccAMORA Gio. DoMENico da gesuita in teologia. 

Rosa Dieoo da gesuita in teologia. 

Rossi Camillo da Montegranaro in medicina (2). 

Rota Gio. Antonio da gesuita in teologia. 

Rota Gio. Lorenzo da Fermo in giurisprudenza. 
Rota Girolamo da Fermo in giurisprudenza. 

Rotonbi Felice da gesuita in filosofia. 

Ruffi Gio. Lorenzo da Fermo in giurisprudenza (3). 
Ruffi Luzio da Fermo in medicina. 
Ruffi Marcantonio da Fermo in giurisprudenza. 
Sabbioni Francesco da Fermo in giurisprudenza. 

rort siorici, e qaa e cold si senle il difetto di sana criiica; per6 quelle 
mende come quelle dello siile voglionsi ascrivere piu che a lui ai 
tempi in cut ei visse. lo ogni modo se molte memorie non andarono 
perdule si deve ad esso che diligentemenle le raccolse; e se ne val- 
sero poi assai coloro che dopo di lui tratlarono delle cose fermane. 

(1) Assai stimato per lasingolare dottrina nelle scienze legal i fu 
fatlo Governatore di Carpentrasso, cui ognun sa essere stato capo 
delta Con tea di Venosa. 

(2) Oi lui paria il Panblli op. cit. T. II. pag. 253. 

(3) Fu prefetio di Narni ed eletto governatore di Foligno. V. 
R. Db-Minicis Iscr, ferm, N. 382. 



478 SUE VIGENOE POSTERIORI E DEGADENZA 

Sabbioni Makc' ArriLio da Fermo in giurisprudenza. 
Sabbioke NiccoLA da Fermo in giurisprudenza. 
Sansonio CosiMO da Fermo in giurisprudenza. 

Sardi Federico da gesuita in filosofia. 

Satini Antonio da Casteldurante in giurisprudenza. 

Scales Erasmo da gesuita in filosofia. 

ScARAMuccu Paolo da Lapedona in medicina. 

ScoccLA Alessandro da in giurisprudenza. 

ScoRzi Gio: Battista da gesuita in filosofia. 

Semerini Andrea da gesuita in filosofia. 

Sforza Brfvi Giuseppe da gesuita in filosofia. 

Silotti Pier Amico da Fermo in giurisprudenza. 

Silyestro Cleventb da gesuita in filosofia. 

SiNiGARDi DiONisio da Fermo in giurisprudenza. 
SiNiQARBi ViNCENzo da Fermo in giurisprudenza. 
SoLiMANi GiuLio da Fermo gesuita in filosofia. 
SoLiMANi Yentura da Fermo in giurisprudenza. 

Spinola Gio. Battista da gesuita in filosofia. 

SpiNucci CoNTE Gio. Filippo da Fermo in giuris. (1). 
Spinucci Giuseppe da Fermo in giurisprudenza. 
Spinucci Tommaso da Fermo in giurisprudenza. 

Suzzifante Giuseppe Francesco da gesuita in teologia. 

Tabor Gio. Battista da Fermo in giurisprudenza. 
Tassoni Doroteo da Fermo in medicina. 
Tassoni Filippo da Fermo in giurisprudenza. 
Yannarelli Giuseppe da Fermo in medicina. 
Yannarelu Tommaso da Fermo in giurisprudenza. 

(t) Da Fermo pass6 alia Rotadi Macerata, di Bologna, di Lacca, 
di Genova ed al Governo d* Imola, dando sempre saggio di molla 
•cienza e virtCi. 



SUE VICENDE POSTERIORI E BBCADENZ^ 479 

Yahvi Gio. Francesco da gesuita in filosofia. 

Yaschex da gesuita in filosofia. 

ViooRin Flajonio da Fermo in giurisprudenza (1). 
YiNCi AsDRUBALE da Fermo in giurisprudenza. 
Ymci BuoN Giovanni da Fermo in giurisprudenza (2). 
YiNci Giuseppe da Fermo in giurisprudenza. 
YiNci Emilio da Fermo in giurisprudenza. 
YiscoNTi Cav. Giovanni da Pistoia in giurisprud. (3). 
Yitelleschi Muzio da Roma gesuita in filosofia (4). 
XiMENEs Ferdinando da gesuita in teologia. 

(1) Lesse anche nella Sapienza di Roma, come si ha dairiscri- 
zione sepolcrale posiagti neUla Chiesa di 6. Maria ia Ara Goeii da 
Alessaudro Faiconiert suo scolaro ed amico. k nportala dal Casimiro 
MemorU slorich$ della chiesa e convenlo di S. Maria in Ara Coeli pag. 234; 
dal Gallbtti. 4 Inscripliones Pictni sive Marehiae Anconitanae infimi aevi 
Romae slanles » a pag. 93; e dal Db-Minicis fscr, ferm, N. 1164. 

(2) Essendo nota la sua molta dottrina a Bologna, ove si era laure- 
ate, fu invitato ad esercitarvi I'ufGcio di Uditore della Rota, che lenne 
per dieci anni, e quindi n*ebbe per un biennio ta presidenza. I segnalati 
suoi merili gli procurarono la onorevolissima aggregazione al patrizialo 
romano ed all* ordine dei Senatori. V. Cantalamessa Giaginto. Memo* 
rie storiehe irUorno agl' illustri uomini della nohilissitna famiglia de' Conti 
Vinei di Fermo, Macerata tip. di Ben. di A. Cortesi 1843 pag. 49. 

(3) Appartenne a nobilissima famiglia. Spiegd le Pandette nel- 
rUniversitA di Pisa, e nel 1628 fu cbiamato a Fermo essendo da tutti 
ritenuto per uno dei primi giureconsulti. Lesse per due anni, ed in 
molte bisogne se ne valse V arciv. Rinuccini. Fu poi Pro vvedi tore 
dell* Universiti Pisana e gran Priore della Chiesa Conventuale dei 
Gavalieri di 8. Stefano. V. II Pabroni op. cit. Tom. II. pag. 2U. 

(4) Ai 15 di Novembre eletto Preposiio Generale VI della Com- 
pagnia, che resse poi per anni 29 e mesi 3 fino ai 9 Febbraio 1643, 
in cui morl. 



480 SUE viceKde posteriori e decadenza 

Nd secoh XVIIl 

AouiLLERA Emaiotele da Alicata gesuita in filosofia. 
Aldini Gsegorio Maria da Cesena gesuita in filosofia. 
Ambrogi Tommaso da ... • domenicano in teologia. 
Arcangelo da S. Francesco agostiniano scaizo in teologia. 
AuQUSTi Giuseppe da Senigallia gesuita in filosofia. 
Ayetrani p. Liberato da Monsampietrangeli Min. conv. 

in filosofia. 
AzzoLiNi Giuseppe da Fermo in giurispradenza. 
Bacciu Ercole Maru da Fermo in giurisprudenza. 
Bagnesi Ferdinando da Firenze gesuita in filosofia. 

Baldassini Tommaso da gesuita in filosofia. 

Bardi Niccol6 da Genova gesuita in filosofia (1). 

(t) Uno dei soci fondatori della Colonia Albriziana a Fenno e 
(odatissimo scrittore di epigram mi pubblicati in un volameito col 
tilolo < Bpigrammatum variorum libri Ires sacroruin anlislUum et roma- 
norum principum decori D. Hieronymo Mallhaeio Archiepiscopo amplis- 
simo dicali Nicotao Bardi Soc. lesu Sacerdote Authore, Firmi MDCCXXIV 
Ex Typograpbia Dominici Antonii Bolis, el Frat. Impress. Archiepi- 
scopalium, et Prioralium , superior, facultate. » Parecchi fra questi 
si riferiscono alia citta di Fermo, a illustri fermani e professor! di 
qacl tempo. Per la rarita del libro crediamo di riportar due epigrammi 
che ci sembrano di speciale importanza, uno percbd accenna alP Ate- 
neo, e 1* altro ad una Quintana o Saracino, (conosciuto dal volgo col 
nome di MarguUo), cbe si esponeva il mese di Agosto in tempo di 
fiera e dove anticamente la nobilta fermana correva la lizza, come 
leggesi in una cronaca inedita sulla sollevazione de* fermani e morte 
del govemalore Monsignor Uberio Maria Visconli. 

Firmanae Urbis Antiquilas, el Athenaeum, 

Firmanas potuit Cunas celare Vetustas; 

Nee pudel hac palchrum Nube latere Caput. 



SUB VICENDE POSTERIORI E DECADENZA 481 

Baroni Gio. Maria da min. conv. in filosofia. 

Bartoli Benedetto da Civitanoya min. conv. in filosofia. 
Bartolotti Melchiorre da Fermo in giurisprudenza (1). 
Beluni Antoi^io della prov. romana gesuita in filosofia. 
Belloni Giuseppe da Brescia gesuita in filosofia. 

Berkardini Aktonio da domenicano in filosofia 

e teologia. 

BiAKcm Fortukato da in medicina. 

BoLQEKi Gun Yincenzo da Bergamo gesuita in teol. (2). 



Longinquo est Urbi reverenlia major ab Ortu ; 

Bt Homae ad bell am venit adulia (iomes. 
Ingenia, atque Animos si species Advena, dices; 

Noil posiia hie Sludiis Aegide Pallas adest. 

De MargtUi Stalua in Nundinis Firmanis. 

Seu Daci quondam Fuerit, seu Militis Ilunni, 

Quae modo Firmano prostat Imago Foro: 
Laeva licet Clypeom, ferratam dextera Clavam 

Ostendal; frustra haec omnia: ludibrio est. 
Hie speclare Austrum, Boream jubet ille: jubenti 

Paret Margatus versus in Axe Rotae. 
Plebs sua cuique suis curis in inanibus: Orbem 

Lustra, et Margutos sic agi ubique puta. 



(1) Pu governalore a Velletri, luogotenente a LoretOt uditore 
della legazione di Ravenna, uditor criminale a Genova, governatore 
a Civitanova pel Duca Sforza Cesar! ni. 

(2) Uno degli scrittori piili impegnati nel soslenere le opinioni 
della scnola alia quale fu educato, ed anzi il suo ingegno lo Irasse 
ad andare ancora pid oltre cbe i suoi non volessero, cosicchft abbe 
confotatort di sue dottrine parecchi de* suui stessi confralelii, tra cut 
il Cortes ed il Muzzarelli. Pubblic6 molte opere e fu teologo peni- 
tenaiere di Pio VI; roorl in Roma nel Maggio del 1611. 

Arehiv. Stor. March. V, I 31 



483 SUB VICENDE POSTERIORI E DEGADENZA 

BoscoYiCH RuGOERO GiusEPPE da Ragusi gesaita in filo- 

Sofia (1). 
Bruni Pietro Martire da Fori} gesuka in filosofia* 
BuoNAouARDU Felice da Fano gesuita in filosofia. 
BuRATTi Giuseppe da Belmonte in medicina. 
Caltucci Giotan Lorekzo da Fermo in giurisprudenza« 
Caltucci Niccoiid da Fermo in giurisprudenza. 
Cakcellotti Giambattista da Sanseverino gesuita in filos. 
CABmi Giuseppe maria da minore conventuale 

in teologia. 
Castellini Caiollo da Forll gesaita in filosofia. 
Catalani Michele da Fermo in eloquenza (2). 
CATALiia Giuseppe Aktonio da Fermo in medicina. 

CEccmKi da in eloquenza. 

Ceresola Giuseppe da Genoya gesuita in filosofia. 
Chiappini Fiiiippo da Boma gesuita in filosofia. 

(1) Venne impiegato da vari Papi per suggerire mezzi espedienti 
a sostenere la cupola di 8. Pietro cbe minacciava di crollare. Fa 
membro della societa reale di f^ondra, professore neir UniversiUi di 
Pisa ed ebbe in Parigi V ufficio di direltore dell* ottica della marina 
con L. 8000 di pensione. Si applied soprattutlo alia teoria dei caooc- 
chiali acromatici e pubblicd un gran numero di opere. 

(2) Prima gesuita, poi canonico della nostra Chiesa metropolis 
tana. Studi6 nella pairia Universita e fu teologo, slorico, archeologo, 
poeta e latinista reputatissimo, avendo avuto a maestro il celebre 
Morcelli. Le sue opere iu latino ed in italiano sono tenute in gran- 
dissimo pregio. Mori a Bologna il 1. di Maggio 1805 e nella Cerlosa 
leggesi r iscrizione scrilta dallo Schiassi che gli posero i fratellt ri- 
portata dal DB-Mrificis Iscr, ferm. al N. 1025. Ne pubblic6 le memorie 
su la vita e sugli scrUli il Conte Albssandbo Evanoblista, alle quali d 
aoito il calalogo delle opere — Fermo tipografia Paccasassi 1834. La 
corritfpondenza del medesimo con i pii!i illustri uomini del suo tempo 
raccolta in piii volumi, ed alcuoi suoi manoscritti trovansi nella no- 
stra biblioteca. 



SUE VICENDE POSTERIORI E DEGADENZA 483 

CuYARKELLi GiusEPPE Mabu da domeiiicaiio in 

teologia. 
CiNuoHi PiETRo' da Siena gesaita in teologia. 
CoLuiTA Caioixo da Brescia gesnita in filosofia. 
CoLONKA SEYERiva da Aiaccio gesaita in filosofia. 
CoLUcci Giuseppe da Penna S. Giovanni in giuris. (1). 
CoKSALYi YiNCEKzo da Macerata gesuita in filosofia. 
CoRDARA GiXTLio Cesare da Alessandria gesuita in elo- 

qnenza (2). 
CoRDELLA Bartolomeo giunioro da Fermo in giuris. (3). 
CoRDELLA Giuseppe da Fermo in giurisprudenza. 
CoRDELLA Lorenzo da Fermo in giurisprudenza. 
CoRDELLA NiccoLA da FeHuo in giurisprudenza. 
CoRDELLA YiNCEKZo da Fonuo in medicina. 
CoRKELi Francesco Antonio da Montottone minore con- 

yentuale in teologia. 

(1) Deve a lui il Piceno i monamenti della sua siorica antichitA. 
Nolissima 6 la sua vasia opera col titolo AnlichitA Picene in 32 vo 
lunii, di cui fu splendi|io Mecenate il PonteGce Pio VL Tenata a 
vile in suo vivenle ora d assai lodata e ricercata ancbe dagli stranieri. 
Fu vicario generale prima in Orvielo, poi in Fermo del Card. Bran- 
cadoro a lui amicissimo. Mori nel 1809 e nell' atrio del Duomo gli 
venne eretto il monumento illustrato dall* Aw. Gaetano Db-Miiiigts 
nella parte I. dei monumenli fermani, 11 quale deltd la iscrizione ripor- 
lata da R. Db-Minicis Jscr. ftrm. N. 8. Ne pubblic6 la biografia nel 1840 
lo stesso Aw. Rapfaelb Db-Minicis. 

(2) Si fe* ammirare pel suo spirito e pe'suoi talenti, cbe lo fecero 
scegliero per conlinuare la storia della sua compagnia intrapresa dal- 
r Orlandini. 

(3) Tenne ancbe alire cattedre; fu bibliotecario e difensore dei 
poveri in palria, giudice de* malefici e delle appellazioni a Trieste, 
ove fu onoralo di gravi e difBcili mission i. And6 uditore con Mens, 
Marzio GarafTa a Monlalto, a Viierbo e nella provincia del Palrimo* 
nio; governatore a Velletri, uditore a Perugia per lutta la provincia 
doll* Umbria, poi per la provincia della Marca incaricato da Mont, 
Pallavicino - Mori circa il 1754. 



484 SUE viGENoi: posteriori e decadenza 

CoBREA ToMMASO dall' Isola di Sora gesuita in teologia. 
Cribpoldi Giotan51 Maria da Perugia gesuita in filosofia. 

CuQoiA Federico Tommaso da agostiniano in teologia« 

Cupelu Domenico da Loro gesuita in filosofia. 
D^Aquiiyio GiOYAKNi Carlo da Napoli gesuita in teol. (1) 
De-Albertis Alberto da Yenezia gesuita in filosofia. 
De-Anoeus Gumbattista da Tivoli gesuita in teologia. 
D' Elci Filippo da Firenze gesuita in filosofia. 
Docci Giuseppe da Siena gesuita in filosofia. 
Durante SsBASTiAKO da Orvieto gesuita in filosofia. 
Eriohi Giuseppe Nicola da Fermo in teologia (2). 
EvAKGELisTi Onofrio da Fermo in giurisprudenza. 
Falconi Vincenzo da Fermo in giurisprudenza (3). 
Faure G. Battista da Roma gesuita in filosofia (4). 

(1) Celebre per ia versions latina cbe primo egli fece di quasi 
tatta. la Divina Commedia di Danle (tralasciato qualche iralto qua e 
Ik), pei suoi dizionari latini di arcbiteilura e dell* arte militare. 

(2) Nella patria Universita ebbe la laurea in filosofia, in teologia 
ed in ambo le leggi. Soslenne molte cariche solto gli arcivescovi 
Borgia, Paracciani e Minnacci: zelante delle patrie glorie lascid 21 
volumi in foglio scritti di sua mano, nei quali raccolse tutto ci6 cbe 
era stato scritto e stampato in fino allora intorno a Fermo col litolo 
€ Berum firmanarum scriplorts qaos eolUgit in ordinem redegil ac priLe- 
fationibm ausil loseph Nicolaus Herionus Beelesiae metropolitanoi Arehi- 
diaconus, » Alcuni di qnesti libri sono nella biblioteca. Lasci6 pure 12 
volumi di altre sue opere originali latine ed italiane e versioui dal 
francese. Per tante faticho e pel diuturno studio perdette la vista; 
mori nel 19 Aprile 1818. 

(3) Resse Fermo in qualita di Presidente sotto la Repubblica ro- 
mana nel 1789. 

(4) Stimatissimo teologo fu maestro dei piii valenti dottori del 
clero romaao. Dopo la soppressione della Compagnia passo i suoi 
giorni a Viterbo, di cui fu dichiarato cittadino con amplissimo diploma. 
II Morcelli dettd V epigrafe sepolcrale cbe si legge nella sua opera, 
il Passaglia pubblicd nn lavoro moUo pregiato (dedicandolo al Card. 



SUE VICENOE POSTERIORI E DECADENZA 485 

Fkdeu Nicola da Fermo in medicina. 
Fkbrari Frakcbsco Saterio da Milano gesuita in teologia. 
Fujppo Maria da Pesaro min. oss. in filosofia. 
Gaetani loNAzio Maru da Palenno gesuita in filosofia. 
Garulu Caiollo da Fermo in eloquenza (1). 
GiAcoMozzi Giuseppe da Massa in medicina. 
GioLiucci Giuseppe da Fermo in giurisprudenza. 
GmAXi Luioi da Brescia gesuita in filosofia. 
GioTAKNDYi Gio. Battista da Jesi gesuita in filosofia. 
GiuLi Egidio da Genazzano gesuita in filosofia. 
GouA Luioi da Roma gesuita in filosofia. 
GoRi GiULio da Siena gesuita in filosofia. 
Grazuki DoMEKico da Fermo in giurisprudenza. 
Grimaldi Francesco da Geneva gesuita in filosofia. 
GuBRRiERi BoNAYENTURA da Fermo in giurisprudenza. 
GuERRiERi Carlo Luioi da Fermo in giurisprudenza. 
GcERRiERi Lucio da Fermo in giurisprudenza. 
GuERRiERi ToxMAso GiusEPPE da Formo in giurispru- 
denza. 
loxoo Gio. Battista scozzese gesuita in filosofia. 



Cosiantino Patrizi Vicario di 8. 8. in Roma), cio6 Enchiridion de Fide, 
Spe el CharUate S. Augmlini annotalo dal Faure con la giunta di alire 
uote deIl*editore. II p. Antonio Bresciani nelta descrizione dei Irenla 
niedaglioni, dell' apparaio e della fesla del CoUegio Romano per la visita 
falia dal Sanlo Padre Pio IX paria del Faare, che era eiligialo in ano 
dei deili roedaglioni. 

(1) Fece i suoi stud! nella patria Universita, e nel 1760 entr6 fra 
\ padri della Compagnia di Gesd. Con assai plauso insegnd eloquenza 
in Ascoli ed in Perugia, e, dopo la soppresslone, in patria con tanta 
rinomanza, che ancor ne vive la memoria. Molte opere sue furono 
pubhiicate, fra cui due volumi di orazioni latine sacre e profane dette 
nelU nostra Universita ed il poema latino sal sislema Coperaicano. 



486 SUE viceNDE posteriori e decadenza 

LAaoMABSiKi GiBOLAMo da Genova gesuita in eloquenza (1). 
Lanzi Gaetako da Macerata in medicina. 
Layagka Gig. Battista da Genova gesuita in teologia. 
Lelmi Gig. Battista dell' Isola Ohio gesuita in teologia. 
LiBERi Baluki Leopoldo Enrico da Bergamo domeni- 

nicano in teologia. 
LuKABDi GiuPEPPB Ottatio da Lucca in filosofia. 
Macilenti GiOYAir Francesco da Roma gesuita in filosofia. 
Maooiori Domenico da Fermo in eloquenza (2). 
Maiolini Anoelo Fiuppo da Poggio Mirteto gesuita in 

teologia. 
Manetti Francesco da Firenze gesuita in filosofia. 
Marini Yincenzo da Massa min. oss. in filosofia e teologia (3). 

(1) Peritissimo in latino ed in greco e professore anche a Firenze; 
6 lodato autore di varie opere. 

(2) Compose varie operette assai imporianti per la storia palria* 
fra le quali an libro in versi elegiaci € De firmanat urbis origine atque 
ornamentis », ove non so qual sia piu da commendare o Teleganza 
dei versi o Terudizione delle note. Queslo libro per5 cha-^gli il 1. 
Novembre 1786 intitolava al Card. Gio: Francesco Albani vescovo di 
Ostia e di Velletri, sarebbe forse come gli altri suoi scrilti rimaslo 
inedito per la morte di lui avvenuta neiril Luglio 1788; ma a* coo- 
forti di molti lo pubblic6 1* anno appresso il concittadino tipografo 
Giuseppe Alessandro Paccasassi, stampandovi anche il belPelogio epi- 
grafico dettato in latino dal conte Vincenzo Sabbioni Orsini. 

(3) Ebbe fama di grande filosofo e profondo teologo» ed esercilo 
d*ambe le scienze il magistero nei convenli di Ancona , di Mantova 
e di Ferroo. Gli arcivescovi Minnucci e Brancadoro lo destinarono a 
loro teologo, e di poi altrettanto fece il Card, della Somaglia. Salt t 
gradi piu elevati del suo ordine; piCi volte fu provinciale, indi com- 
missario di Curia e due volte Procurator Generale. Scrisse molli vo- 
lumi di decisioni morali e lUurgiche, opera applaudita e ricercatissima. 
Insegnd per ben quarant^anni, e avvenne la sua morte in Fermo il 
27 Giugno del 1831: nella chiesa dei Minori Osservanti gli si eresse 
il monumento con sopra\i il busto. V. R. Db- Minicis, opera citata 
Num. 95-96. 



SUE VICENOE POSTERIORI B DEGADENZA 487 

Mabiotti Sayerio da Fermo in giurisprudenza. 
Mabtelli GiAciNTo Mabia da . . . domenicano in teologia. 
Massi Clementb Aktokio da Fermo in medicina. 
Mastiki Alberto da ... . dell' ordine de' minimi in 

teologia. 
Matteucci Satebio da Fermo in giurisprudenza. 
Matteucci Tommaso Lobekzo da Fermo domenicano in 

teologia. 
Mazzolabi Giuseppe Mabia da Pesaro gesuita in elo- 

quenza (1). 
Michel Anoelo da M. Cosaro min. oss. in teologia. 
MiscEL Teofilo da Livomo gesuita in filosofia. 
MovTANi conte Giacomo da Fermo in giurisprudenza. 
Moktani Gio. Fbaitcesco da Fermo gesuita in filosofia. 
MoNTAKi Giuseppe Leoke da Fermo in giurisprudenza (2). 
MoiiTA^i YiNCENzo da Fermo domenicano in teologia. 
Monti Serafiko da Fermo in giurisprudenza. 
Mobcelli Stefako Antonio da Chiari gesuita in elo- 

quenza (3). 

(1) Poeta latino chiarissimo conosciuto pure sotto il oome di 
Mariano Partenio, Insegnd eloquenza anche a Firenze e a Roma, e 
•ono assai lodate le sue opere specialmente latine. Mori in Roma 
H 14 Setlembre 1786 e tra gli aliri manoscrilti lascid una vita del p. 
Lagomarsini suo iniimo amico. 

(2) 8i laured nella patria Universiia, ove lesse per iO anni. 

(3) Venne a Fermo nel 1764, ove due anni di poi dettava ai suoi 
difcepoli alcani precelii dell* arte lapidaria, nel quali si conteneva (a 
priroissima idea e quasi V arcbetipo della grande opera De slilo iarcrip- 
Honum latinarum pubblicau nel 1781. £ percid a buon diritto alia 
nostra citta 6 dovuta la gloria di averle dato in qualcbe guisa la culla. 
Compose qui iscrizioni temporanee e permanenii in diverse congion- 
lore; quelle in urbem el monumenla firmana furono stampate nell* agon 
/innanus e pib volte riprodotte; alire messe alia lace dai PaACASSBTTi 



488 sue VICE^IDE posteriobi e decadenza 

MoRELLi GiOTAK Fbahcesco da Montelparo in medicina. 
MoRONE PiETRo da Monsampolo in medicina. 
MoRRONE FiLippo da Fermo in medicina. 
MoRROivE GiuF^EPPE loNAzio da Fermo in giurisprndenza. 
MuLTEDO GiovAN Francesco da Sayona gesuita in filosofia. 
Nicola Antonio da S. Giorgio min. oss. in teologia. 
NicoLAi G. Battista da Valenzatro nei Pistoiese gesuita 

in filosofia. 
OuviERi DoMENico Antonio da Fermo in giurisprndenza. 
Olivieri Rugoero Antonio da Fermo in giurisprudenza. 
Orlando Enrico da Fermo in giurisprudenza. 
Orlando Filippo Antonio da Cittk della Pieve gesuita 

in teologia. 
Orlando Fiduzio da Fermo in medicina. 
Orsini Carlo da Montegiberto in giurisprudenza. 
Paccaroni Filippo da Fermo in giurisprudenza. 
Paccaroni GiROLAMO da Fermo in medicina. 
Paccaroni Ottavio da Fermo in giurisprudenza. 
Paccaroni Valentino da Fermo in giurisprudenza. 
Pacini Curzio Filippo da Fermo in giurisprudenza. 

in ana leitera a Salvatore Betti inseriia nel giornale arcadico fascic 
di M^rzo 1823; e dal Db-Minicis in una lettera a Monsignor Carlo 
Emanuele Mazzarelli intomo ad alcune iscrizioni vtedite e ad una poe- 
sia dtl Morcelli. Homa, tipograGa delle belle arli 1841; nia i Padovani 
editori delle opere di lui hanno trascuraio di collocarvele. Lesse al- 
tresi varie dissertazioni nella nostra Accademia degli Erranti, tre deUe 
quali si pubblicarono, cio6 sullo studio delle arUiche monete, ( Milano 
1829 Bonfanti) per cura del cav. Labus; dell' arte crilica diplomalica 
(memoria di religione, di morale e di leiteraiura. giornale di Modena) 
per cura del conle Alessandro Cvangelista; delle arli e delle Idlere d&- 
gli ilatiani prima delta fondaxionc di Roma ( Modena 1823 lipogralia 
Soliani e poi riprodotta nel giornale di delta cillA. Tom. IV pag. 403 
e seguenli) per cura del prof. Micbele Ferrucci. 



SUE VICENDE POSTERIORI E DEGADENZA 489 

Pacini Lorenzo da Fermo agostiniano in teologia. 
Paouoki Giovanni da Civita Reale gesuita in filosofia. 
Parri Bartolomeo da Brescia gesuita in filosofia. 
Pauloni Seyerino (o Gunfrancbsco) da S. Anatolia ge- 
suita in teologia. 
Peralta Domenico Maria da Malta gesuita in teologia. 
PicHELLi ViTO da Fermo in medicina. 
PiERi Domenico da Fermo in medicina. 
PiETRA Niccol6 da Savona gesuita in filos. ed eloquenza (1 ). 
PiSANi MicHELANOELO da Ncpi gcsuita in filosofia. 
PiTiTTi Alessandro da Frascati gesuita in filosofia. 
PoRTicELu Gaetano da Viterbo in filosofia. 
Provensali YiROiNto da ... . gesuita in filosofia. 
RiiccAMADORi Domenico iuniore da Fermo in medicina. 
Raccamadori Giacomo Filippo da Fermo in medicina. 
Raccamadori Rodolfo Onofrio da Fermo in medicina. 
RiFFAaNi Paolo Antonio da Milano gesuita in filosofia. 
Redi Dieoo di Arezzo gesuita in eloquenza (2). 

(i) losegnd filosofia quando era gesuita, eloquenza dopo la sop- 
pressione della compagnia. Dottissinio nelle scieoze specialmente nelle 
sacre, oratore e poeta. 8i baono di lui alcune poesie latioe di vario 
metro pubblicate senza nome delPautore, e Torazione funebre del 
Card. Paracciani leila nella nostra cbiesa metropolitaaa il i Febb. 1877 
nelle solenni esequie del di trigesimo stampata dal nostro Lazzarini 
DelPanno medesimo. Hesse il Seminario dopo la morte del Ganonico 
Saverio Bernetli; mori il 25 Febbralo 1814. 

(2) Nipote del celebre medico e poeta Francesco Redi. Egli di- 
resse ana solenne Accademia celebrata il 3 Giugno 1725 per la ve- 
nuta di Monsignor Alessandro Borgia eletto Arcivescovo di Fermo, 
della quale dette una splendida relazione il fermano conte Niccola 
Sabbioni con una leltera al Bali Gregorio Redi padre di Diego, at^ 
tribuendone tutta la lode al valeniissimo professore. La lettera si pub- 
blico in Macerata per Giuseppe Francesco Kerri. 



490 SUB VICENDE POSTEBIORI E DEGADENZA 

Regoi Ottayio da ... . gesuita in filosofia. 
RiccuRDi Nicola da Fermo in giurisprudenza. 
BoMAKo Anqelo Giuseppe da Genova gesuita in filosofia. 
RossioNOLi PiETRO Frakcesco da Noyara in filosofia. 
Rota Saterio da Fermo in giurisprudenza. 
RuBiKi Serafino da Camerino gesuita in filosofia. 
RuFFO DoMENico Alessio da Fermo in giurisprudenza. 
Sabbioni conte Yikcenzo da Fermo in giurisprudenza, 
Saliceti Girolamo da Olestano gesuita in filosofia. 
Salyi Cesare da Fermo in medicina. 
SAin-oxi PiETRO Giovanni da Fano gesuita in teologia. 
Savini Gio. Battista da Fermo in giurisprudenza. 
SiuoNSLLi FiLippo da Morrovalle min. con v. in teologia. 
SiuoNELLi GiAcoMo FiLippo da . . . gesuita in filosofia. 
SoBRiNi Francesco Maria da Nizza gesuita in filosofia. 
Spagni Andrea da Firenze gesuita in teologia (1). 
Spinucci conte Domenico da Fermo in giurisprudenza. 
Stoppini GiAciNTO da Cattanello in Sabina gesuita in 

filosofia. 
Taddei Francesco AntonIo da Macerata min. cony, in 

teologia. 
Tanursi p. Luigi Antonio da Ripatransone min. oss. 

in teologia. 
Testori PiETRO da Brescia gesuita in filosofia. 
TiPALDi Giovanni da Cefalii gesuita in filosofia. 
ToRRicELLA .... da ... . miu. oss. in teologia. 

(I) Ha insegnato filosofia e teologia con assai lode. Fu anche 
professore di Malemalica nel Collegio romano, dove aiatd il p. Asclepi 
nelle sue osservazioni asironomicbe. Scrisye varie disserlazioni file- 
sofiche: mori in Roma nel 1788. 



8UK YICENDB POSTERIOlil B DECADENZA 491 

Tresaki Ambrooio da Monte S. Pietro gesuita in teologia. 
TuDisi ToMMASO da Eagusi gesuita in filosolia. 
Yalsecchi Mabio da Yenezia gesuita in teologia. 
Yassalli Francesco da S. Giusto in eloquenza. 
Yassalli Michelangelo daS. Giusto in diritto pubblico(l). 
Yenuti Antonio Maria da Borgo S. Sepolcro gesuita 

in filosofia. 
YiNCENzo da Castelclementino min. osser. in filosofia. 
YiTTORi Greoorio da Cori gesuita in filosofia. 
Zanni DoicENico Felice Mabla d' Ancona domenicano in 

teologia. 

Nel Secolo XIX. 

Aliforni Placido da Amandola in giurispradenza. 

Ambrosi Antonio da in giurispradenza. 

AuousTONi Domenico da Fermo min. conv. in filosofia. 
AuousTONi P. Giovanni da Fermo agostin. in teologia (2). 
Balbi Adruno da Yenezia in fisica nel R. Liceo del 

Tronto (3). 
Baldelli Aqostino da Castelleone in algebra e geometria 

nel R. Liceo del Tronto. 



(1) Fu direliore degli studi al tempo della repubblica romana 
nel i798. 

(2) Dotato di eccellente doUrina e facondo oratore tenne le 
piCi ominenli oaricbe del suo ordine; poi fu eleilo vescovo di PorQ- 
rio, Sagrtsia PontiQcio. Ne recii6 la funebre orazione nel di trigesinio 
della morla avvenuia il 23 Marzo 1839 il Canonico Prof. Francbsgo 
MiCHBLBSi , stampaia a Fermo nella lipogralia Arcivescovile del Bar- 
tolini. 

(3) II celebre geografo a tutti notissimo. 



492 SUE VlCENDE tK)STBRIORr E DBCADEKZA 

Bakchieri GioTAKNi da Boma prete della Missione in 
giurispnidenza (1). 

Barzellotti GkAOOMO toscano in medicina. 

Bracciolahi Giuseppe da Fermo in eioquenza. 

Caraffa Innocenzo da Fermo in medicina. 

CoRELu Arcangelo da Forll in lingua francese nel H. 
Liceo del Tronto. 

CuRi GioTANNi da Servigliano gesuita in eioquenza (2). 

FiLiPPo da Monsampietrangeli min. oss. in teologia. 

GiAcoMiNi Antonio da Fermo in medicina. 

GiUNCHiNi Aldobrando da Fermo in architettura. 

Leone Evasio da Casalmonferrato carmelitano in eio- 
quenza e storia antica e moderna nel R. Liceo del 
Tronto (3). 

(1) Apprezzato di molto dal Card. Brancadoro per le sue doli 
non comuni di mente c di cuore fa nominato Reltore del Gollegio 
Marziale. Valse assat ancbe nelle scicnze matematiche, alle quali ini- 
zi6 molti giovani fermani e fra questi Carlo Andrea Caraffa, cho en- 
trato poi nella compagnia di GesCi fu ana illustrazione del suo or- 
dine, specialmente nelle scienze esalte. Mori immaturamente nel 5 
Aprile 1817. 

(2) Suppli per cinque anni il p. Evasio Leone chiamato a Roma. 
Nel nostro Seminario fu professore di 'storia e di teologia e poi entrato 
fra i gesuiti lo fu di teologia e di diritto caoonico nel CoUegio roma- 
no» ove ebbe a discepolo V attuale Pontefice Leone XIIL Venuto in 
fama di valente oratore merito essere seel to da Papa Leone XII 
per predicare nelle piazze di Boma la preparazione all* anno santo 
insieme con gl* illustri Finetti, Marchetti, Cadolini e Monsignor Fo- 
scolo. Fiui Toperosa vita in Roma nel 20 Maggio 1846. 

(3) Nel 1802 venne a Fermo professore di eioquenza e di poesia 
nella nostra Universita per cura del Card. Brancadoro mecenate del 
letterati. Apri il suo corso con una orazioue latina detta nelTaula 
municipale, la quale non ismenii la fama che lo aveva preceduto 
e la sua scuola si rese presto copiosa di alunni. Lesse pure V elo- 
gio funebre delP Arcivescovo Monsignor Andrea Minuucci stampato 



SUE VICENDC POSTERIORI B DECADENZA 49^ 

LocATELLi Giuseppe da Tolentino in disegno. 
Magalotti aw. Francesco da Rimini in istituzioni civili 

nel R Liceo del Tronto. 
Magistretti Blagio da Imola in disegno nel R. Liceo. 

del Tronto. 
Marchetti Francesco da Montalboddo min. conv. in arit- 

metica e geometria. 
Mattiou Luigi da Gualdo di Nocera in giurisprudenza. 
MicHELEsi D. Francesco da Fermo in eloqaenza (1). 
Monti Fiuppo da Monsampietrangeli in teologia. 
MoLiNELU Gio. PiETRO da Bologna in medicina. 
Natau Yincenzo da Bologna in chirurgia. 

dal Bodoni di lui ainicissimo nel 4804. And5 nel 4806 professore 
di teologia morale neirarcbiginnasio romano, ove disse una latina 
orazione in lode del PonteGce Leone X, e poi fece ritorno a Fermo 
nel 4809 per insegnare nel R. Liceo. Nel 4813 prese a dirigere il 
Giomale del Tronic che fu qui allora fondato, siudiandosi di renderlo 
ora istruUivo coll* inserirvi notizie di storia patria, ora piacevole con 
ingegnosi vers!. Particolareggiate notizie di questo lodatissiroo oratore 
poeta si hanno nelle fnemoriB inlomo aUa vita ed alie opere di Bvasio 
Uone Carmelitano scrille doll' Aw, R affable Db-Minigis, pubblicale in* 
oanzi alle sue opere in Ancona dalla tipografia Giuseppe Aureli e 
Gomp. 4853. 

(1) Tenne lodatamente la cattedra per 24 anni. Oratore di assai 
rinoroanza predic6 nelle principali citla d* Italia, ove grandi onori 
raccolse, lasciando in ogni luogo alta estimazione e non minor desi- 
derio di s^. Profondo teologo, giurisperito e gentile poeta venne ono* 
rato di molti accademici diplomi ed ascritto nel Gollegio legale dei 
doltori. Fu canonico della insigne Collegiata di 8. Michele Arcangelo, 
soflenoe molte ecclesiasciche incumbenze, e mori nel 4 Ottobre del 
1842. 8i hanno di lui diverse operelte a slampa, cbe rivelano il sue 
iogegoo la sua valentia neirarle del dire, fra cui le orazioni funobri 
dei fermani Card. Carlo Andrea Pelagillo, Card. Gesare Branoaduro 
e Moofignor Giovanni Augustoni. Una modesta pletra nella chiesa di 
S. Michele Arcangelo fu posla sulla sua lomba. V. R. DB-Mmtais, 
i$er. ferm. N. 433. 



494 SUE VICENDB POSTRRlOHl E DECADENZA 

Pascasio di S. Verecondo da Verona agostioiano scalzo 

in fisiea e stx)ria sacra. 
Petrilli Anoelo da Roma ex gesuita in eloquenza* 
pLAcci Giuseppe da .... in fisiea nel R. Liceo del 

Tronto (1). 
PuHGiLEONi Luiai da ... . min. conv. in eloquenza. 
Ranaldi Domenico da Macerata in chimica e storia na- 

turale nel R. Liceo del Tronto (2). 
Ricci Alessandro da Fermo in pittura lineare (3). 
Rossi Luiai da Piacenza in logica e filosofia morale nel 

R. Liceo del Tronto. 
SciPiOKi Sayerio da ... . in geografia e storia romana. 



(1) Menlre insegnava a Fermo pabblic6 a Vicenza, tip. Parise 
4809, un* operetta intitolata: Sul meccanismo Mia pronuncia ndla lin- 
gua ilaliana, - Osservazioni - Raffablb Lambbuscbini ( Guida dell* Edu- 
catore, Anno prtmo 1836 a pag. 315) fa osservare, parlando di qoesto 
libro, che avanti CafTore un italiano ha soltoposto ad un*analisi rigo- 
rosa la formazione della parola e ha indicato con minatezza e pre- 
cisione ammirabile V ufficio di ciascun organo dalla glottide fioo alio 
labbra nel pronunciare ogni vocale ed ogni consonanie deH'alfabeto 
italiano; lo chiama prezioso e degno d*essere attenlamente letto. Al 
Placci successe nella caltedra il Balbi. 

(2) Gombattd come volontario nella compagnia dei cacciatori an- 
siliari italiani nell* assedio di Ancona sotto il General Monnier, e poi 
fece parte delFesercito Napoleonico col grade di cbirurgo di prima 
classe. Medico prestantissimo fu tenato meritevole di reggere i due 
plCi rinomali nosocomi di Firenze e di MHano : qui in Fermo so- 
stenne molti pubblici incarichi e per le solerti sue cure sorse la no- 
stra Accademia agraria, ove lesse e pubblicd opere utili e commen- 
date. Mori il 24 di Marzo del 1865 nella grave etA di anni 95. V. 
CuRi ViNGBNZo, Elogio funebre del Prof. Domenico Ranaldi nelU solenni 
esaquie rinnovale il 27 Aprile i865 nella cfiiesa di S. Ignasio in Fermo, 
Fermo 1865 tip. dei fralelli Giferri. 

(3) Ultimo della serie dei pillori di questa famiglia fermana, 
che furono Ubaldo, Natale, Lucia, Filippo. 



SUB VIGENDE POSTERIORI E DECADENZA 495 

SiLYKSTRi dott. Giuseppe da Fenno in agraria e botanica 

nel R. Liceo del Tronto (1). 
SixEONi Felice da Rieti in giurisprudenza. 
SiMoxETTi GiovAKin Luioi da Falerone in geografia e 

storia romana. 
Tayecchi Olimpio da Roma in giurisprudenza. 
ToxBOLiKi ViNCENzb da Porto San Giorgio min. conv. in 

fisica e matematica (2). 
Tresani Filippo da Monsampietrangeli min. conv. in 

filosofia. 
Yaleruni Orazio da Montelparo in agraria e botanica 

nel R. Liceo del Tronto. 
YiNCENzo da Montegranaro min. osser. in filosofia. 
WoLtER Felice da Roma in chirurgia. 



(1) A questo scienziato fermano niorto net 1811 ai feccro 90- 
lenni funerali coirintervento deirintero collegio dei Profosf^ori ed il 
Leone ne tess6 il funcbre elogio. A lui successe nel la called ra il 
Valeriant. 

(2) Pu anche membro del collegio leologico e filosofico e assai 
riputalo nelle scicnze che colli v5 aempre con aniore. V. Fagotti D. Pb- 
DBRiGO. Elogio funebre del Reverenditsimo P. Maestro Vinc9n%o Tombulini 
M, C. leilo nella chiesa di S. Francesco di Fermo per le etequie deil' an- 
niversario a dl i5 Aprile 1864, Permo pei lipi dei fraielli Ciferri 1864. 



V. 



STATO FRBSSNTll DSaU STUDI 



Se Fermo perdette la Universitii non mancd di ser- 
bar mai sempre gelosamente le tradizioni letterarie e 
di promuovere in ogni guisa V istruzione , che aveale 
procacciato la invidiabile rinomanza di dotta. Ma pria 
di presentare come in un quadro lo stato attuale dei 
suoi stndi, non parmi fiior d' opera dire una parola in 
generale sulle nostre Marche. Questa bella regione dalla 
benigna natura priyilegiata di balsamico aere , di sole 
sempre benefico e fdlgente, di pianure e di colli riccbi 
di yiti e di olivi e bagnata dalle onde del ridente 
Adriatico fd sempre colla di grandi uomini nelle scien- 
ze, nelle lettere e nelle arti; ed in fatto d' istruzione 
sta forse sopra a molti paesi italiani, non certo al di 
sotto di alcuno. Vi fioriscono al presente tre University 
dieci licei, sedici ginnasi, cinque istituti tecnici, ven- 
titr^ scuole tecniche, cinque tra scuole normali e magpistrali, 
sette convitti maschili, molti femminili, un istituto di 
belle arti, una scuola ed un istituto d'arti e mestieri, dieci 
accademie, due^licei musicali, di cui uno, il Pesarese, col 
cospicuo patrimonio di Gioacchino Rossini diverrii tale da 
non temere rivali o da richiamare un po' piti I'atten- 
^ione deir Italia su queste proyincie, alle quali manca 
pon il yalore ma V arte di farsi yalere. Ha inoltre in 



STATO PRESGNTB DEGLl STUDl i97 

Roma un CoUegio detto Piceno per glistudi 8uperiori(l). 
In ordine all' istruzione primaria le ultime statistiche 
segnano circa 1500 scuole elementari tra pubbliche e 
priyate , roaschili e femminili , non calcolando 1' istru- 
zione data alle persone adulte nelle scuole notturne e 
festive ed alle ecclesiastiche nei loro speciali istituti 
d' insegnamento e di educazione che ban sede quasi 
in ogni citt^. I Marchigiani adunque ban fatto e fan- 
no molto, cbecch^ ne dicano certi saccenti, i quali 
tengono in si poco conto le Marcbe senza conoscerle 
solo per il mal yezzo pur troppo assai comune di cri- 
ticar tutto e tutti, avvisando di darsi cos! quel tono, 
cbe non potrebbero avere altronde. 

Fermo fu essa da meno delle altre citt2t consorelle 
nel curare la istruzione ? Se la caritk del natio loco non 
mi fa yelo all' intelletto, a me sembra di potere franca- 
mente rispondere che no. Difatti essa possiede i se- 
guenti istituti di istruzione ed educazione. — H R. Li- 



{{) II Collegio Piceno fa fondato in Roma dai Marchigiani nel 
secolo XVII a heneficio di dodici giovani delle Marche, i qaali ivi 
per cinque anni potessero attendere agli studi delle facolt4 legali e 
di medicina. Questa bellissima istituzione prosperd lungamente, ma 
poi ando scadendo non per mode cbe anche oggidi non rimangano 
alcuni lasciti aroministrati insieme col beni di una confraternita an- 
nessa alia Chiesa di 8. Salvatore in Lauro. Dopo il 1870 moUi Ma- 
nicipj e Gongregazioni di Garita delle nostre Marche si sono occapati 
di rivendicarne Tamministrazione, ma per ora invano; giova sperare 
cbe vi 8i riesca alia perfine coirappoggio del Governo, e vengano 
poi conferiti i posti con sani criteri giusta lo spirito della islitazione 
di render giastizia al merito e di soccorrere i meno agiati. V. Riven^ 
dieatione del ColUgio Piceno in Roma, ^> Relatione delta Commissione 
inlerprovineiale marchigiana. Ancona, tipogr. del Gommercio i879. 

Archiv Stor. March. W I. 32 



498 STATO PRESENTS DEGLl STUDl 

ceo denominato Annibal Caro (1), uno dei tre fondati 
con Deere to 6 Novembre 1860 dal R. Commissario 
straordinario delle Provincie delle Marche Lorenzo Va- 
lerio (2), ordinate poi a tenore della legge 13 Xovem- 
bre 1859 al principio dell' anno scolastico 1861-62. — 
II Ginnasio comnnitativo sorto sul finire del 1860, che 
con Decreto Ministeriale del 4 Luglio 1873 merit5 di 
essere pareggiato ai Regi (3). — La scuola tecnica 
comiinitatiTa fondata con risoluzione consiliare dal 3 Mag- 
gio 1872 ed aperta nel Novembre di detto anno. — Le 
scuole elementari maschili e femminili, serali per gli 
adulti e domenicali femminili. — Tre scuole nirali, ana 
a Torre di Palme, V altra a Capodarco, la terza a S. Giro- 
lamo. — Tre asili in£sintili (4). — Scuole musicali (5). 

(1) Ad Annibal Caro e Giacomo Leopardi glorie Picene tarono 
innalzate il 25 Giugno 1876 nel Piazzale Abramo Lincoln due slaiae 
lavoro del Gomm. Prof. Odoardo Tabacchi per nobi!<) pensiero del 
giovane Gonle Lorenzo Maggiori morto il 21 Settembre 1872, aveodo 
egli a tale scopo legato L. 5000 al nostrti Municipio, il quale poi con- 
corse alia spesa. 

(2) Gli altri due sono il R. Liceo Leopardi di Macerata, il R. Liceo 
Perticari di Senigaglia. 

(3) Dal nostro Liceo e Ginnasio sono asciti molii giovani che gia 
fatti aomini danno bel saggio del loro ingegno e del loro sapere 
nolle diverse professioni da essi prescelle, e percorrono ana brillante 
earn era. 

(4) Bono denominati Regina Maria Adelaide — Regioa Maria Pia 
— Principessa Glotilde. — La pietosa opera fu eretta per cura del 
Municipio il 18 Settembre 1861. 

(5) La nostra citta anche neir arte masicale ba molta rinomanza. 
La scuola degli istrumenii da corda fu tenuta lungamente dal nostro 
concittadino Alessandro Marziali, violinista esimio e abilissimo diret- 
tore d* orchestra, che fece molti buoni allievi. La scuola di canto dai- 
Tallro nostro concittadino Francesco Cellini uno dei rari maestri del 
vero canto italiano, cui si deve la gloria di aver dato ai migliori tea- 



STATO PRKSENTE DEGLl STUD! 499 

— Un istituto d'arti e mestieri con convitto, unico in 
tiitta Italia, di cni ha parlato test^ con assai lode quel- 
la celobritJt italiann, che ^ il Senatore Rossi giudice in 
materia competentissimo, dopo averlo visitato nel Maggio 
del 1877, proponendolo a modello per la istituzione di 
una scuola industriale a Yicenza, alia cui spesa dichia- 
ra generosamente di voler contribuire con ingente som- 
ma (1). ^ L' istituto di Permo (egli dice) ci offre 
quindi un concetto abbastanza esatto , anzi in qualche 
parte migliorato, delle scuole francesi. Da dodici anni 
io ne ho seguito con grande attenzione lo svolgimento, 
utilissimo, bench^^ colpito d' anemia, ne feci menzione 
nelle mie note suUa Esposizione del 1867 a Parigi, lo 
ho minutamente visitato nella scorsa primayera, yi 
mandai alcuni allievi, ne possiedo degli uomini fatti e 
che occupano una posizione distinta nelle mie industne. 

— fe questa la scuola che io vorrei fondare a Vicenza, 
scuola secondogenita, ma nella pienezza dei mezzi e nel 
posto che le compete e tale che valga a rinforzare ed 
onorare la scuola primogenita e tipo, scuola piii che di 
provincia^ di regione, ossia del Nord d' Italia , come 
quella di Fermo oark del centro, in attesa che una terza 

tri del vecchio e nuovo mondo una schiera di grandi artisti: basteri 
ricordare il fanese Antonio Giuglini ed i fermani Francesco e Ludo- 
vlco Graziani, Enrico Fagoui e Maria Biancolini. Per sussidiare qae- 
8ta scuola leg6 ogni suo avere il benemerito Carlo Mora mancato il 
13 Luglio 1874. V. Guat. Elogio fumbre di Carlo Mora nobile fermano, 
letlo nel lempio di 5. Ignaxio in Ftrmo per I'esequie dell' anniversario, 
addi i3 Luglio i875. Fermo, stab, tipogr. Bacher. 

(1) Proposla per la isliluzione di una scuola indtnlriaU a Vicensa, 
tetlera del Senatore Alessandro Rossi ai suoi colleghi del consiglio provin^ 
ciale. Padova, stab. Prosper! ni 1877. 



300 STATO PRKSENTE DEGLl STDDl 

si fondi nel mezzogiorno a compleraento „ (1). — Inol- 
tre ha un Convitto Nazionale inaugurato il 3 Xovembre 
1862 — tre educandati per le femmine, la cui cultura 
non 6 mai abbastanza raccomandata , essendoch^ niuno 
ignora, come il benessere e la civiltA di una generazione 
si producano per due quinti dall' uomo e per tre quinti 
dalla donna , che prepara V avvenire della nazione — 
un' accademia agraria istituita nel 1848, alia quale h 
annessa una scuola di agricoltura e zootecnia con podere 
sperimentale, gabinetto geoponico ed una scelta biblioteca 

(I) Pei lasciti del Gomm. Girolamo Gonte Moiiiani fermano e 
della Gontessa Margberita sua consorie fu nel 1854 fundaio questo 
slabilimenlo per alimentare e isiruire i tii>li del poveru e si deno- 
mia6 opera pia Monlani 11 R. Comaiiss.irio Siraordinario delle Marche 
Lorenzo Valerio con decreto deli' 8 Gennaio 1861 N. 743 deiie nuovo 
impulse e nuovi mezzi a quest* opera di benebcenza, atiincb^ meglio 
corrispondesse alio scopo e divenisse di vera utiliid non solo alia citta 
di Fermo, ma ancbe a luUe le provincie delle Marcbe. Agl' incorag- 
giamenti del B. Gommissario prontamenie risposero la provincia cd 
il comune, e risUtulo prese un nuovo indirizzo. Quale ne fosse il 
risultato ce lo dice lo stesso Senalore Rossi nel ciiaio opuscolo. c Dal 
registro degli alunnl della scuola di Fermo veggo cbe 407 vi sono 
entrati dal 1863 epoca deir apertura. — Veggo cbe vi'giungono da 
latle le parti d* Italia, ma dal Nord molto piii numerosi, e cbe vi 
sono mandati da costruttori, da industriali, alcuni cospicui, da capi 
fabbrica, ecc. tutti competent!. Quando la coscrizione It chiama. la 
ptd parte di essi sono collocati nelie ol£cine d*arttglieria , del genio 
e della marina. — Veggo, cbe tutti quegli alunni cbe vi banno com- 
piuto rintero corso, e non sono menu di 150, banno comincialo la 
loro carriera come semplici operai nei diversi opiQci, ma nessuno vi 
d rimasto operaio; tutti ascesero, cbi piu cbi meno secondo i servigi 
realmente resi, i diversi gradi della scala dei laboriosi; alcuni sono 
gia direttori, uno lo e ancbe di una primaria fabbrica del lanificio 
Rossi. > Ai generosi islitutori Montani tanto della patrta e della ci- 
villa benemeriti pose il Municipio una lapide nel prospetto inierno 
dell'lstiluto. 



STATO PBESENTE DBGLl STUDl 501 

d' agraria e di scienze afl&ni (1) — una societk storico- 
archeologica delle Marche fondata nel 1873, che vanta 
nel 8U0 albo i piii illustri uomini Italian! e forestieri (2) 

— una biblioteca ricca di ben settantamila volumi fra 
i quali moiti preziosi cimeli ed una collezione di sto- 
rie municipali cosi numerosa, che eguale non ebbe 
a trovare il Mommsen nelle primarie cittii d' Italia (3). 

— il da notare in fine che vi ha scuole interne e 
speciali nel seminario Arcivescovile ed in alcuni degli 
istituti di bencfioenza, di cui la cittk nostra h fornita a 
dovizia, come neir orfanotrofio e brefotrofio maschile e 
femminile e nella povera casa di ricovero. II numero 
poi di coloro che in qnesti istituti, comprese alcune 

(1) V. Slatulo per I' accademia agraria provinciate di Fermo. Fermo 
dalla lip. Pacca^assi 1848. Per sua cara sono stale p&bblicate diverse 
disserlazioni lette dai soci. (Fermo. tip. de' fratelli Ciferri li 26 Gen- 
naro 1862); si fanno annualmente preroiazioni ad incoraggiamenlo 
deir agricoltura, e si deve pure ad essa il felice pensiero di una espo* 
sizione agricola, induslriale, artislica, eseguita in Fermo nel Sellem- 
bre del 1869, cbe oltenne uno splcndido successo e le lodi dei mol- 
tissimi visitalori, i quali ammirarono la riuscita di queslo tenlalivo, 
il primo esempio nelle Marcbe, ed il progresso dell* agricolturae delle 
industrie nella nostra Provincia. 

(2) V. SociefH Storico ' Areheohgica delle Marche, Slatuto organico, 
Fermo dalla tip. Bacher 1873. Questa societa ha pubblicato due vo- 
lumi dei suoi alii, il primo nel 1875. Rocca S. Gasciano» stab. tip. 
di F. Cappelli; il secondo nel 1877. Fermo slab. tip. Bacher. 

(3) Olire il Municipio che ha in ogni tempo curato di accrescerla 
e recentemente acquislalo la copiosa e scella libreria dell* Aw. Oe 
Minicis, anche i privali vi hanno gcnerosamente concorso. Romolo 
Spezioli lascid alia nostra biblioteca i moIti e preziosi suoi libri, Mi- 
chele Catalani 105 volumi di opero ragguardevolissime, e non ba guari 
11 giovane Conte Lorenzo Maggiori un legato di L 50U0, il Conte 
Alessandro Evangelisla di scudi 1000, da ultimo TAvv. Giuseppe 
Otlaviani 2000 e piu volumi. II Gonte Evangelisla. al nobile inlen- 



502 STATO PRESENTE DEGLI STUDI 

scuole private, ricevono quotidianamente U pane dell" in- 
telligenza ascende a oitre 1700, la qual cifra rappre- 
senta quasi il quarto della popolazione interna di Fenno. 

Se sorgente prima di civilt^ c di utilitik morale e 
materiale t- la pubblica istruzione, molta lode e ricono- 
scenza merita il nostro Municipio che in ogni tempo ebbe 
in cima de' suoi pensieri di estenderia in ogui classe 
di cittadini per bandire 1' ignoranza ed ottenere quella 
luce tanto da alcuni temuta. Ed a tal uopo apparec- 
chi6 magnlfici locali per gl' istituti , assegnando ancbe 
post! gratuiti, fornl vaste scuole ed una palestra ginna- 
stica, e ne provride esuberantemente il materiale; com- 
plet6 il corpo insegnante con buoni professori e maestri; 
stanzi6 sussidi e venne in soccorso dei fanciulli poveri 
con libri scolastici , non peritandosi di portare nel suo 
bilanciu la spesa per la pubblica istruzione alia ingente 
somma di circa L. 45, 000, senza parlare dell' istituto 
d' arti e mestieri, che ^ amministrato separatamente e 
spende una eomma di gran lunga superiore. 

Da quanto abbiamo fin qui ragionato si par mani- 
festa ]a nobilt^ e la prestanza di Fermo , ove la luce 
deila scienza cominciata a risptendere , quando altrove 



ijimciito (Ji promuovere gli sLudi di storia paina lego eziandJoal Mu> 
nicipio Ecadi 40 annui in perpeiuo da darsi in premio a quel citudino 
fermano che pres^enierA la miglior memoria scritta intomo ad un sog- 
goUii pairio, !>ia cha riguardi qualche iratro dolta storia genenile di 
FiTmo, sia cbe si limit! nel descrivero la viia di taluno dcgli illustri 
ciUnilini. — II presenle lavoro oiknne il preinia nd concorsu ptr I'anao 
1876, ill leguito at vrh itella eommistione nominala dal ilunieipio nrllt 
pa-ion» dei elt'itrittimi tignori Giv. Ave. Giusippc Fraemidli, Ab. Antonio 
ihnitii, .Vaieh. Cat: Cesare Trtvisini relatori>. 



STATO PBESENTE DEGLI STIJDI 503 

eran fitte le tenebre dell' ignoranza, non venne mai me- 
no. Questo pregio singolare per6 da tutti, i govenianti ri- 
conosciuto sempre ed apprezzato non valse in questi 
ultimi tempi a camparla da gravi ingiustizie, contro le 
quali indarno fino ad ora 8i h levata alto la voce. 
Che se i fati non consentono che le sia fatta ragione, 
curiamo di continuare nella coltura delle scienze, delle 
lettere e delle arti per salvare almeno questo glorioso 
patrimonio, unico che ci h rimasto, e cosi ci mostrere- 
mo degni de' nuovi tempi, della civilt^, delle libere isti- 
tuzioni. 

Ed eccomi al termine del mio qualsiasi lavoro , di 
cui ayr6 riportato premio grande , se dalla lettura di 
queste pagine avvenga, che i nostri istituti d' istruzione 
ottengano favore presso il R. Oovemo; che la fervida 
gioventil, della quale veggo quelli abbondare, abbia uno 
stimolo efficace a dar opera ai buoni ed utili studi; che 
in fine alcuno sia spronato a scrivere piii ampiamente 
e con maggiore dottrina su questo nobilissimo argo- 
mento. 



% 



AVVBRTENZA 



Mentre si stavano etampando le preeenti notixie storiche ^ Tenato 
alia luce nn dotto lavoro di Riccnrdo Furster professore aella L'aiv«r- 
mt& di Rostock sopra Francesco Zambwcari p 1p Ipttere di Libanio c<d 
titolo < Francesco Zambeccari uiid rfi'.' Briese ties Libanios. Ein Bfitrag 
sur Krilik des Libanios ttnd iwr Grsrbichle der PhiMogie. Stuttgart. 
\>rlag vOD Albert HeiU 1878. > Ivi trovansi i vprai latini dello Zam- 
bwcari dirptti a ringra^iare il popolo firniano del veHsillo ricevuto in 
doDO, riscontrati con altro foglio del codice Vatirano 75'', dove t\ ha 
r ultimo dUtico che ossprvanimo mancare nella DOta relativa a Fran- 
cpsco Zambeccari in fine del Cap, 11, ed f> il spjtuente; 

Sit satis: a pai-ra venientia tnunera dextra 
AceipiuMt pitidda tiiiniin>T magna manu. 

In detta opera i riportata pure nella sua integritft la lettera del- 
r anonimo tolta dal Codice Harleiano 2.t61 fogl. 22\'' che paria dello 
Zambeccari e di Mariano da Montefalcone. Sebbene quel patre meo 
agginuto a Mariano indurrebbe a congetturare, come dicemmo, Msere 
autore della letiera Fabrizio figlio di Mariano, che fu ripetitare e poi inae- 
Btro anch' esso ia Feiino, pure oltrech^ par strano che un (iglio sia chia- 
mato a dar giudizio 8ul valore del pcoprio genitore, questo supposto 
trova ostacolo nel comple«io della lettera, massime in espressioni, che 
riferiscoDO piuttoato a vincoli di amicizia che di sangue. Che I'abbre- 
viatura pre (patre) del codice voglia dir proecejilfire, o praecnsore? 



DOCUMENTl 



1. 



Brano del Capilolare dell' Imperalore Loiario I data in 
Olona neW 825 eslratlo dai Monumenta Germaniae histo- 
rica FoL III pag, 248 fad, Georgius Parli Hannoverae 
MDCCCXXXF, A ulici Hahniani), con cui fu instiluilo lo 
Studio cenlrale in Fermo. 

Lhotarii constitutiones Olonnenses 

Incipil capilula quod doronus imperator sexlo anno im- 
perii sui ad generate placilum insliluil curte Holona. 

6. De doclrina vero, quae ob nimiam incuriam alque 
ignaviani quorundam praepositorum , cunctis in locis esl 
fundilus exlinla^ placuit ui sicut a nobis conslilulum est, ila 
ab omnibus observclur; videlicet ut ab his qui nostra dispo- 
silione ad docendos alios per loca denominata sunt constituti, 
maximuni delur studium , qualiter sibi commissi scolastici 
proGciant, atque doctrinae insistant , sicut presens exposcit 
necessitas. Propter opportunitatem tamen omnium apta loca 
distincte ad hoc exercitium providimus , ut difTicullas to- 
corum longe positorum, ac pauperlas, nutti foret excusatio. 
Id sunt: Primum in Papia conveniant ad Dungatum , de 
Mediolano, de Brixia, de Laude, de Bergamo, de Novaria, de 
Vercettis, de Tertona, de Aquis, de lanua, de Aste, de Cu- 



506 UNIVERSITA DEGLI STCDl IN FERHO 

main. Eporegia ipse episcopus hoc per se facial. In Taurinis 
conveniant de Vinlimilio, de Albingano, de Vadis, de Alba. 
In Cremona discant de Regia, de Placenlia, de Parma, de 
Mulina. In Florenlia de Tuscia respicianl. In Firrou el de 
Spoletinis civitatibus convenianl. In Verona de Manlua, de 
Trienlo. In Vincenlia de Palavis^ de Tarvisio, de Fellris, de 
Ceneda, de Asylo. Reliquae civitales Forum Julii ad scolam 
convenianl (*). 



2. 

BoUa del Pontefice Bonifacio VIII data a Roma il 16 Gen- 
naio del 1303 riporlata dal Cherubini nel Bollario 
Romano al Tomo I pag. 179 edit, di Lusemburgo^ colla 
quale venne decretala la ereiione deir Universitd degli 
sludi in Fermo. 

BoNiFATius Episcopus 

Servus Servorum Dei 

Ad perpetuam rei memoriam 

In supremae dignitatis aposlolicae specula superni di* 
spensatione consilii, licet immeriti, consliluli ad universes 
fidelium regiones Nobis credilas , eorumque profectus , et 
commoda tanquam universalis gregis doroinici Pastor, com- 
missae Nobis speculationis aciem quantum Nobis ex alto 
permittitur extendentes, (idelibus ipsis ad quaerendum lite- 
rarum studia , per quae divini nominis , suaeque fidei Ca- 
tbolicae cultus prolenditur, justitia colitur, tarn publica quam 
privata res geritur utiliter, omnibusque prosperitas humanae 
conditionis augetur, libenter favores gratiosos impendimus, 
et oportunae commoditatis auxilia liberaliter impcrtimur. 

(*) Mi ft pitcioto di tUenermi illa oomintta ediziooe, anzicbft tl Vartlori, 
cbe riporlt lo ttesso cipitoUre nell* opera « Rerum itaiiearum SeriptorB* » 
Tom I. parte 9., per ragione della maggior e&attezza. 



DOCUMENTI 507 

Cum*ilaque nuper pro parte dileclorura liliorum Cora- 
rnunilalis, el hominiim Civiialis noslrae Fiimanae Provinciae 
Marchiae Anconilanae proposilum fueril coram Nobis, quod 
ipsi non solum ad ulijilalem el prosperilalem hujusmodi 
Reipublicae, ac Incolarum, Caslrorum, el Terrarum eis sub- 
jeclarum, sed eliam aliarum pnrlium vicinarum laudabililer 
inlendentes in Civilale Firmana lanquam in insigniori loco, et 
magis ad hoc commodo, el idonco, cuique aeris vigel tern- 
peries , victualium uberlas , exlerarumque rerum ad huma- 
num usum perlinentium copia reperitur, desiderenl plurimum 
fieri, et ordioari per Sedem Aposlolicam Studium generate 
in qualibet licita facuUate, ut ibidem (ides ipsa dilatetur, 
erudianlur simplices, aequilas servelur, judicii vigeat ratio, 
illumincnlur menles, et intellectus hominum illuslrenlur. 

Nos praemissa, et eiiam eximiam fidei et devotionis con- 
stantiam, quam ipsi homines, et Comunitas ad Nos, et San- 
clam Romanam Ecclesiam , Gdemque catholicam gerere 
dignoscuntur, attenle considerantes, fervent! desiderio iiidu- 
cimur, quod Civiias ipsa scientiarum ornetur muneribus, ita 
ut viros producat consilii maturitate conspicuos , virlutum 
redimitos ornatibus, ac diversarum facullatum dignitatibus 
eruditos, de quorum plenitudine hauriant universi , litera- 
rum cupientes imbui documentis. lis igitur omnibus , et 
praesertim idoneilate dictae Civiialis, quae ad mulliplicaoda 
sanae doclrinae semina, et germina salularia producendum 
magis congrua el accomoda inter alias Civitates, Terras, Loca» 
et Oppida dictae Provinciae fore dicilur, diligenti examina- 
tione pensatis, non solum ad ipsius Civiialis, sed eiiam Re* 
gionum circumiacentium Incolarum commodum^elprofectum 
palernis affectibus anhelanles praediclorum Comunilatis, 
el hominum in hac parte supplicationibus inclinati ad lau- 
dem divini nominis , el Hdei propagationem orlhodoxae 
auctoritale Aposlolica slatuimus, et eliam ordinamus, ut in 
eade:n Civilale de coctero sit Studium Generale adinstar 
sludii Bononiensis , illudquc perpetuis lemporibus inibi vi- 



508 universitX degli studi in febmo 

geat tarn in Theologia, Jure Canonico, ac Civili el^Artibus, 
quam alia qualibet liciln facultale , quodque legeDles , et 
studentes ibidem omnibus privilegiis, liberlatibus el imma- 
nilalibus concessis Magislris in Theologia, ac Docloribus le- 
genlibus, el siudenlibus commoianlibus in Sludio Bononiensi 
gaudeanl, el ulanlur 

Et quod illi, qui processu lemporis bravium meruerunt 
in ilia facullale , in qua sluduerunl, obiinere, sibique do- 
cendi licenliani, ul alios erudire valeanl, ac Magislerii, seu 
Docloralus honorero pelierinl elargiri , per Magistrum , seu 
Magislros , vel Doclores illius facullalis, in qua examinalio 
fuerit fac*ienda, Venerabili Fralri Nosiro Episcopo Firmano 
pro tempore exislenli, vel ejus sufficienli el idoneo Vicario, 
quern ad hoc idem Episcopus duxerit depulandum, Ecclesia 
vero Firmana vacanle, illi, qui ad hoc per dileclos filios Capi- 
lulum ipsius Ecclesiae Firmanae depulalus exlilerit, praesen- 
lenlur; idemque Episcopus, aul Depulalus, ul praeferlur , 
Magislris, el Docloribus in eadem facullatc aclu ibi legen- 
libus convocatis , illos in iis quae circa promovendos ad 
Magislerii seu Docloralus honorem requiranlur juxla mo- 
dum, el consueludinem , quae super lalibus in generalibus 
Sludiis observantur, examinare sludeal diligenler, eisque, si 
ad hoc sufficienles el idonei reperli fuerinl, hujusmodi ii- 
centiam iribual, el Magislerii, el Docloralus honorem con- 
feral, el eliam largialur. 

Illi vero, qui in eodem sludio diclae Civilatis examinali, 
el approbali fuerinl, ac docendi licenliam, el honorem hujus- 
modi oblinuerint, ul esl diclum, ex lunc absque examine, el 
approbalione alia, legendi el docendi lam in praediclo ip- 
sius Civilalis, quam in singulis aliis generalibus Sludiis, in 
quibus voluerinl legere, el docere, slalulis, et consueludini- 
bus quibuscumque conlrariis Aposlolica auctorilale , vel 
quacumque firmilale alia roboralis nequaquam obstanli- 
bus, plenam el liberam habeanl facullatem. 

Nulli ergo omnino hominum liceal banc paginam nostrae 



DOCUMENT! 500 

coDslilutionis, etordinalionis infringere, vel ei ausu temerario 
contraire. Si quis autem hoc altenlare praesumpseril indi- 
digDhlioncin Omnipotentis Dei, et Beatorum Petri el Pauli 
Apostolorum ejus se noveril incursurum. 

Dalum Romae apud Sanctum Petrum XVII Calendas Fe- 
bruarii Ponlificalus Nostri Anno Nono. 

F. De MONTOPOLITANO 



3. 



Breve del Ponle/ice Calislo III dalo a Roma il 26 Giwjno 
1455 riportato nel sommario della causa c Hrmana oon- 
oessionum pag. 109 > prodotlo avanti la S. Rota I' an- 
no \169, col quale venne confermala la della UniversUd. 

Calistus Episcopus 

SeBVUM SeBVORUM DEI 

Dilectis Filiis Comunilali, el Civibus Civitatis Nostrae 
Firmanae salutem etc. 

Tanla est Veslra erga Nos, et Romanam Ecclesiam devolio- 
nis, et fldei costantia, tot etiam sunt Vestra erga Sedem Aposto* 
licam merila, ul dignum, et juxtum esse arbitremur, quod ea 
Vobis favorabililer concedemus, quae commoditatibus vestris 
fore conspicimus opporluna. Cum itaque dudum fel. Nee. Nico- 
luusPapaQuintusPraedecessorNostervobisLilterasAposlolicas 
concesserit lenoris subsequenlis» videlicet, ommissis etc. Nos 
noo roinori Liberalitale Vos oinnes paterna benevolentia prose- 
quentes, ac ipsam Fidem el devotionem Vestram pariter, et 
merita in dies erga nos, et eamdem Sedem magis, magisque 
augen; sperantes Litteras praefati Praedecessoris, nee non om« 



510 UNIVEHSITA DEGLI STUDl IN FKHMO 

nia cjlia privilegia, indulla, gralias, et immunilates per alios 
Romanos PonliGces Praedecessores Nostros, et praeserlini per 
Bonifacium Papam VIII eliam Praedecessorem nostrum, ut Stu- 
dium generale in Civitate vestra retinere valealis, acperquos- 
cumque Sedis Apostolicae Legatos, sen Nuncios, usque a 
dat. praesentiura Vobis concessa, ac si de privilegiis, indultis, 
gratiis, el immunitntibus hujusmodi praesentibus de verbo, 
ad verbum facta essel menlio specialis Auctoritate Aposlo- 
lica, el certa scientia approbamus, et conflrmamus, ac iuribus 
subsislere decernimus, supplentes omnes defcctus, si qui 
intervenerinl in eisdem , et nihilominus Vobis ut centum 
ducatos singulo anno usque ad oclo annos habeatis in 
talleis futuris p'^r nos Camerae Apostolicae persolvendis 
coniputandos quos, et alios pro statu dictae Ecclesiae pro 
Jacoho Geguani do Mandalo Dilccti Filii Ludoviei tituli 
Sancti Laurentii in Damaso Presbyteri Cardinalis Camme- 
rarii Noslri persolvistis, el Vobis per dictum Nicolaum Prae- 
decessorem minime satisfactum fui, tenore praesenlium ea- 
dem autorilate concedimus. Nee non considerantes dictae 
Civilatis diminutionem, ac domorum devastatiooem , el de- 
populationem, ac plurimum Castroruni el Locorum combu- 
stionem tempore redentionis dictae Civilatis ad veraro ip- 
sius Romanac Ecclesiae fidelitalem, nc diligenter animadver- 
lentes quaemadmodum fide digno percepimus teslimonio, 
quod muri praefatac Civitatis magna reparatione indigcre 
noscuntur, ut Vos ipsos in l^rma, elcostanti ipsius Romanae 
Ecclesiae obbedientia conservare possitis, quaemadmodum in 
Domino speramus , atque confidimus, etiam Vobis centum 
el quadraginta quinque florenos monetae currentis singulo 
anno usque ad decennium ex tallei^: praefitlis remictimus ct 
relaxamus, ac remissos el relaxatos esse volumus per prac- 
sentes, et insuper, ut hae praesentes Licterae ac omnia in eis 
contencta debitum sortianlur efTectum omnibus, et singulis Le- 
gatis, ac Gubernatoribus, Thesaurariis, el Rectoribus nee non 
Officialibus nostris, el d. Sedis, ubilibet conslilutis per Aposto- 



DOGUMENTI 5 ( 1 

lica Scripta mandamus quatenus, omnia praemissa perpeluo 
diligenter observenl el observare leneanlur, et debent, ac ab 
aliis inviolabiler faciant observari. Nos enim quidquam con- 
tra praemissa, vel quodlibel praemissorum gestum, aut qua- 
vis auctoritale scienter, vel ignoranler forsan attentnlum fueril 
harum serie decernimus nullius roboris, vel moment!. Nulli 
ergo omnino bominum liceal banc paginam Noslrarum ap- 
probationis, confirmalionis, constitulionis, suppletionis, con- 
cessionis, remissionis, relaxationis, voluntatis, et mandati in- 
fringere, vel ei ausu temerario contraire. Si quis autem 
hoc altentare praesumpserii indignationem Omnipotentis Dei, 
et Beatorum Petri , et Pauli Apostolorum ejus se noverit 
incursurum. 

Da<um Romae apud Sanctum Petruuj anno 1455 sexto 
Kalendns Julii Pontificatus Noslri Anno Primo. 

L. DB Castblliano 



4. 



Bolla del Ponlefice Sisio Fdaia in Roma il 13 Setiembre i5S5, 
riportata nel sud. Bollario Romano Tom. II pag. 536^ 
eolla quale venne decrelala h restaurazione della fermona 
Vniversild. 

SixTUs Episcopus 

Servus Servorum Dei 

Ad perpetuam rbi memoriam 

Huneris nostri debito incumbit , ul ad ea propensiori 
cura intendamus, per quae litterarum studia propagentur, 
studiorumque generalium Collegia , et Universitates , unde 
scientia ipsa, et praesertim juris utriusque prudentia, sine 



512 UNtVERSlTA DEGLI STUDI IN FERMO 

qua Respublica rite administrari nequirel, et per quam ju- 
stilia uadique colilus, et omnis prosperitas humaDae erudi- 
tionis augelur, iastitunnlur, el his, quae propteraea a Ro- 
manis PontiOcibus pracdecessoribus noslris Civiialibus, ilia- 
rumque Civibus iacolis, el personis, praeserliin Nobis, el Sedis 
Apostolicae temporali dilioni subieclis provide processerunt,ul 
firma,perpelua,el illibata persistant, implementumAucloritalis 
nostrac subsidium libenter impertiamur, illaque nonnumquam 
innovemus, aliasque desuper disponamus, proui Civitatura, 
ei hominum praedictorum singularis erga dictam Sedem 
devotio, et merita exposcunt, atque requirunt, et Nos conspi- 
cimus in Domino salubriler expedire. 

Sane, cum sicut accepimus, alias postquam felicis recor^ 
dationis Bonifacius Papa VIII praedecessor nosier, cerlis tunc 
expressis causis adduclu^,ac supplicationibus dilectorum (ilio- 
rum tunc existentium Communilatis, et hominum Civiiatis no- 
strae tunc suae Firmanae inclinalus per quasdam statuerat 
el ordinaveral , ut in dicta Civitale exlunc esset unum 
Studium generale ad instar Sludii Bononiensii; illudque per- 
petuis lemporibus ibi vigerel tam in Theologia, Jure Cano- 
nico, et Civili, ac Artibus, quam alia qualibet licita facultaie, 
quodque legentes, el studentes in eo omnibus privilegiis, 
libertatibus et imroulalibus dileclis filiis pro tempore exi- 
slentibus Magistris in Theologia, ac Doctoribus legentibus, 
el studentibus necnon in dicto Studio Bononiensi commo- 
rantibus concessis gauderenl, et ulerentur. Ac quod illi, qui 
succcssu lemporis bravium mcrorentur in ilia facullate, in 
qua sluduissenl, obtinere, sibique docendi licenliam, ut alios 
erudire valercnt, ac Magisterii, seu Docloratus honorem elar- 
giri peterent, per Magistrum, seu Magislros, vel Doctores 
illius facuUalis, in qua examinalio fienda esset, pro tempore 
existenli Episcopo Firmano, vel seu sufficienti et idoneo 
in spirilualibus Vicario, generali quem ad id Episcopus pro 
tempore existens huiusmodi ducerel deputandum, Ecclesia 
vero Firmana vacante, illi, qui ad id per dilectos filios Ca- 



DOGUMENTI 513 

pitulum ipsius Ecalesiae deputatus essel , praeseularentur; 
Idemque Episcopus, aut Deputatus, ut praefertur, Hagislris, et 
Doctoribus in eadem facultate actu ibi legentibus convocatis, 
illos in his, quae circa proroovendos ad Magisterii, seu Doc- 
toratus huiusmodi honoreoi requirerentur, juita modum et 
consuetudinenri, quae super lalibus in Generalibus Studiis 
observabantur, examinare sluderet diligenter, eisque, si ad 
id sufricienles, el idonei rcperirentur, hujusmodi Licentiam 
tribueret, ac Magisterii, et Doctoratus honorem conferret, et 
elargirclur. Illi vero, qui in eodem Studio Civilalis Firroanae 
huiusmodi examinali, et approbati forent, ac docendi licen- 
tiam , et tionorem hujusmodi obtinerent, extunc , abque 
examine^ et approbatione aliis, legendi , et docendi lam 
in dicto quam singulis aliis generalibus Studiis, in quibus 
legere et docere vellent , plenam , et liberam facoltatem 
haberent. 

Piae memoriae Calixtus Papa III. etiam Praedecessor 
nosier per alias suas liueras inter alia statulum, et or- 
dinationem Bonifacii Praedecessoris hujusmodi, ita ut i- 
psi Comunitas, et homines Firmani Sludium generale in 
Civilale predicla relinere valerent, approbaverit et conCr 
maveril, prout in singulis litteris praedictis plenius con- 
tinetur. 

Et licet Sludium generale hujusmodi in dicta Civilale 
firmana, vigore dictarum Lilierarum ealenus inlroduclum 
fuisse credaiur, tamen lemporum injuria^ vel ex quavis alia 
causa , illud intermissum , seu exlinctum esse reperitur ad 
praesens, unde Comunitas, et homines praedicti per dilectos 
Filios Sigismundum Gollum, el Caesarem Ottinellum, Cives 
Firmanos, utriusque Juris Doclores ad Nos ab eis ad effec- 
tum infrascriplorum deslinatos oratores, quos libenler vidi- 
mus, et benigne audivimus, Nobis exponi curarunt, quod 
ipsi dictum generale Sludium in praedicta Civilale restitui, 
seu inslitui, et slabiliri cupienles, sumptuosa quaedam aedi- 
ficia publica valde ampla, et capacia, ac apprime ad hoc 

Archiv. Stor. March. V, I 33 



314 universitX degli studi in fermo 

commoda in platea dictae Civilatis consistentia antmo, et 
inlentione Theologiam, et ulriusque Juris prudentiam, ac Me- 
dicinam, Philosophiam, aliasque Aries liberales, el qaasvis 
licitas facullates per viros erudilos ibidem legi, doceri , et 
inlerpretari faciendi deslinaverinl, el assignaverinl, ac pro 
manulenlione pro tempore exislenlium Rectoris, el Leclorum 
Universitalis Studii generalis hujusmodi, aliorumque ex inde 
incumbenliiiro onerum supporlatione annuum redditum Duo- 
rum Millium scutorum ex propriis proventibus, 61 juribus ad 
eosdem Communitatem, et homines legillime speclanlibus 
applicaverinl, el appropriaverint. 

Nos qui eidem Ccclesiae Firmanae, dum Cardinalalus bono- 
re fungebamur, ex dispensalione Aposlolica pruefuimus di- 
gnum igilur,el ratiooi consentaneum censentes,ut posteaquam 
divina Majestas Nos ad summi sacerdolii fasligium erexit, 
nostri in eosdem Nobis benemeritos grati, benevoU animi 
affectus, quos [possumus, non libenter modo, sed etiam 
liberaliter addamus. Ilaque in dicta Civiiate quam singu- 
lar! benevolentiae affectu complectimur, et in qua unum 
insigne Collegium ulriusque Juris Doctorum ab immemora- 
bill tempore insistutum exlitit, unam UBiversitatem Sludii 
generalis instilui, Collegiumque praedictum structuris, atque 
aedificiis capacioribus pro Congregationibus, Sessionibus, 
deambulationibus, aliisque ofGciis necessariis construi, et 
ampliari, ipsosque Comunitatem, et homines spccialibus fa- 
voribus, el gratiis prosequi volentes, ac Comunitatis, el 
hominum hujusmodi singulares personas a quibusvis excom- 
municalionis, suspentionis^ et interdicli, aliisque Ecclesia- 
sticis senlenliis^ censuris, el poenis, a Jure, vel ab homine 
quavis occasione vel causa latis, si quibus quomodolibet 
innodati existant, ad effectum praesenlium dunlaxat conse- 
quendum harum serie absolventes , el absolutos fore cen- 
sentes, nee non litterarum Bonifacii ei Calixti praedeces- 
sorum, hujusmodi tenores etiam veriores,ac dalam praesenti- 
bus pro expressis habentes, eorundem praedecessorum nostro- 



OOCUMENTI 515 

rum vestigiis inhaerendo Motu proprio non ad ipsorum 
Communilatis, el hominuro vel alterius pro eis Nobis super 
hoc oblatae petilionis inslanliam sed de nostra roera libe- 
ralitale, et ex certa scientia, deque Apostolicae Potestatis 
plenitudine, omnes el singulas Bonifacii, el Calixli praede- 
cessorum hujusmodi lilteras, omniaque, et singula in illis, 
el earuro singulis conlenla , quoad ea , quae iufrascriplis , 
ac decrelis Concilii Tridenlini non repugnent, aposlolica 
auctorilate tenore praesentiam approbamus, el confirroamus, 
ac etiam ilia innovamus, omnesque el singulos tarn Juris, 
quam facli, ac solemnitatuni eliam substantialium el quos- 
cumque alios defectus , si qui intervenerinl in eisdem , 
supplemus. 

El insuper in ipsa Civiiale Firmana unam Universitatem 
Sludii generalis, in qua aliqui Magistri et Doclores, sen alius 
docii, el eruditi professores, Theologiam, Jus Canonicum, 
el Civile, Medicinam, el Aries liberates, nee non alias qua- 
scumque licitas facullales publice leganl, doceanl. et inter-^ 
preienlur ; ac quicunque scholares , sive laici , sive clerici 
saeculares, vel quorutnvis eliam Hendicanlium Ordinum 
regulares, ubicuiu(|uu oriundi, et undecunque advenientes 
in eisdem facullalibus sludeant; nee non illis qui Catholici, 
el ad id idonei reperti Tuerint, Baccalauriatus, Licentiaturae, 
Doctoratus, et Magislerii, ac alii cujuslibet licitae facultatis 
gradus, et insignia conferanlur, el concedantur, cum area, 
sigillo, el aliis insignibus Sludii generalis ad instar Bono* 
niensis, Paduani, Perusini, Senensis, el Maceratensis , ac 
aliarum quarumcunque Universilatum , studiorum genera- 
lium, tarn in Italia, quam extra earn consistenlium , aucto- 
rilate, el tenore praefatis, perpeluo erigimus, el instituimus. 

Illique sic erectae, el inslitutae, ac ejus pro tempore 
existenlibus Rectori, Magislris, Doctoribus, Professoribus , 
Lectoribus, Praeceptoribus , Scholaribus, Bedellis, Nunciis, 
el aliis Officialibus, Ministris, et personis, necnon ibidem ad 
quoscumque gradus promotis, quod omnibus, el singulis, ac 



516 UNIVERSITA DEGLl STUDI IN FERMO 

quibuscunque privilegiis, facultalibus, liberlatibus, immuniln- 
tibus, exemplionibus, praerogativis, anlelalionibus, praeemi- 
nentiis, favoribus, honoribus, dignilatibus, concessionibus, in- 
dullis, et aliis universis gratiis spiritualibus, et temporalibus 
quibus Bonooiensis, Paduanus, Perusinus, Senensis,el Macera- 
lensis, ac quaecuDque aliae Universilatis, tani in Italia, quam 
exlra cam consistenles praedictae, illarumque pro tempore 
exislenles Rectores, Magistri, Doclores, Professores Leclores, 
Praeceplores, Scholares, Bedelli, Nuncii, ac alii Officiales, 
Ministri, et personae, nee non ibidem ad quoscunque gradus 
promoti , de jure, vel consuetudine, aut ex privilegiis, et 
concessionibus Aposlolicis, ac Imperialibus, nee non Conciliis 
generalibus, seu Universalibus, Provincialibus, el synodalibus 
ac alias quoraodolibet uluntur, potiunlur, et gaudent, ac uti, 
potiri, et gaudere possunl, et poterunt quomodolibet in 
futurum, pariformiter, et aeque principaliler, absque ulla 
prorsus differentia uti, potiri, et gaudere, perinde ac si eis 
specialiter, nominatim, et expresse concessa fuissent. 

Praeterea illis, qui in ipsa Universitate Sludii generalis 
Firmani, vel alibi sluduerint in Theologia, ac utroque vel 
altero Jure, et Medicina, nee non Artibus Liberalibus, aliisque 
facultatibus praedictis, Baccalauriatus, Licentiaturoe, Docto- 
ratus, et Hagisterii, coeterosque omnes solilos gradus, si 
per Hagistros, vel Doctores illius facultalis, in qua voluerint 
promoveri, ad hoc praesentati, et proevio debito examine 
assistentibus ibidem aliquibus Doctoris seu Magistris in ea- 
dem facultate ibi legentibus, vel de gremio praedicti Collegii 
Doctorum ipsius Civitatis Pirmanae exislentibus, desuper fa- 
ciendo, ac alias servatis servandis, idonei reperti fuerinl, a pro 
tempore existente Episcopo Firmano, seu ejus Vicario in spi- 
ritualibus generali, aut quocunque alio, quern ad hoc ipse 
Episcopus duxerit deputandum, dicta vero Ecclesia Firmana 
pro tempore pastore carente ab eo, qui per Capitulum Ec- 
clesiae Firmanae hujusroodi deputatus fuerit, emissa prius 
per promovendos hujusmodi in ejus manibus iidei Catbolicae 



DOGUMKMTl 517 

professione juxia niiiculos pridem a sede apostolica ad hoc 
propositos, ac forroam, quam sub Bulla nostra miUimus 
inlroclusam, ipsorum graduuin solita insignia recipere, illaque 
sibi exhiberi facere. 

Nee non postquam hujusmodi ^radus, et illoruro insignia 
susceperinl, facullates in quibus promoti fuerit, ubicunque 
absque alio examine, vel approbatione legere, el inlerpretari, 
ac in eis disputare, nee non quoscunque actus gradus per 
eos receptos, e( convenientes exercere libere et licite valeant, 
auctorilate, et tenore praedictis de speciali gratia indulgemus, 
sicque eliaro slaluimus, et ordinarnus. 

iNec non Universitali Studii generalis Firmani, ac illius 
Rcclori pro tempore exislenlibus pro salubri, et felici ejusdem 
Universilalis Pirmanae, ac illius personoruro rerun) bono- 
rum, et jurium regimine, directione ct conservatione, rei- 
que litterariae progressu, quaecunqne slatuta , et ordina- 
tiones licila tamen, et honesta, ac Sacris Canonibus, et dicti 
Concilii decretis non contraria , eis benevisa , a moderno 
et pro tempore existente Episcopo Pirmano examinanda 
el approbanda condendi, illaque postquam condita fuerint, 
proul temporum, locorum, personarum» vel rerum, aut aliae 
qualitates exegerint, mutandi, corrigendi, el reformandi, ac 
etiam declarandi, et interpretandi, illisque addendi» vel mi- 
nuendi, seu etiam ea in totum abrogandi, ac alia illorum 
loco de novo edendi, et faciendi, quae omnia postquam pro 
tempore condita, mutata, correcta, reformala, declarata, in- 
terpretata, aucta, vel diminula, et de novo edita fuerint, ab 
Ordinario loci, vel pro tempore exislente Romano Pontifice 
approbari debeant, plenam, el liberam facultalem, et auclo- 
ritatem concedimuH, et impartimur. 

Decernentes praesenles litteras etiam ex eo quod Bono* 
niensis, Paduanus, Pei*usinus, Senensis, et Haceratensis, 
ac aliarum Universitalum praedictarum Reclores, Ofliciales, 
Doclores, Professores, seu Lectores, procuratores, defenso- 
res, pi*otectores vel agentes, aut alias quomodolibet inte- 



518 universitX degli studi in fermo 

resse habentes, vel putantes, ad hoc vocnti non fuerint, aut e\ 
quavis, vel quibusvis aliis causis, occasionibus, vel praetexli- 
bus, de surreptionis, vel obreptionis, aul nullitatis viiio, seu 
inleDlionis nostrae, vel quovis alio defeclu notari, vel im- 
pugfiari, aut alias infringi, vel quoinodolibet letraclari, seu 
etiam per Nos, ac Successores noslros Romanos Pontifices 
pro tempore exislentes, aul sodem praefalain, illius Lega- 
tos , etiam de Latere , aul quoscunque alios , quavis au- 
ctoritate revocari , suspendi , restringi , limitari vet eis in 
aliquo derogari nullatenus uoquam posse , sed illas sem- 
per^ el perpeluo validas, et efficaces, existere, et fore suos- 
que pleoarios effectus sorliri, et oblinere, ac ab omnibus, 
ad quos special, el speclabit quomodolibet in fulurum, per- 
peluo, el inviolabiliter observari debere, nee non Universi- 
talem Sludii generalis Firmani hujusmodi, illiusque Recto- 
rem, Officiales, Doclores, Lectores, professores, scholares, 
ministros, coelerosque praediclos super praemissis omnibus, 
el singulis, vel illorum occasione, etiam per alias Univer- 
silales praediclas, vel quoscumque alios, quavis auclorilate 
quomodolibet molestari, perturbari, inquielari, vel impediri 
nunquam posse, ac etiam Communilatem, et homines prae- 
falos, aul quoscumque alios od probalionem, seu veriGca- 
tionem lillerarum Bonifacii, et Calixti praedecessorum hu- 
jusmodi, ac in eis, et etiam eisdem praesenlibus litteris 
narratorum nullatenus unquam teneri, nee ad id in iudicio, 
vel extra cogi, seu compelli posse, et nihiiominus easdem 
lilteras, ac in eis conleiata hujusmodi semper valere, ac eis- 
dem Universitati, et hominibus suffragari, sicque in prae- 
missis ab omnibus censeri. 

Ac ita per quoscunque Judices el Commissarios » quavis 
auclorilate fungenles , etiam causarum Palalii aposlolici 
Audilores, eorumque Locumtenentes , ac sanctae Romanae 
ecclesiae Cardinales, etiam de latere Legatos, sublata eis 
el eorum cuilibel quavis aliler judicandi^ et interpretandi 
facultale, el auclorilate, judicari, el definiri debere, ac irri- 



DOGUMENTl 519 

turn, ct inane, si secus super his n quoquom, quavis aucto* 
rilale, scienter, vel ignoranler conligerit altenlari. 

Non obstanlibus praeoiissis, el qualenus opus sit, nostra 
de jure quaesilo non tollendo, ac aliis aposlolicis, el elinm 
in Universalibus, provincialibus el Synodalibus, Conciliis 
edilis, el edendis, specialibus, vel generalibus conslilulioni- 
bus, el ordinalionibus, nee non Firmanae, Bononiensis, 
Paduanae , Perusinae , Senensis, Maceratensis praedicta- 
ruin. ac quarumvis aliarum Universitatum, el Gymnasiorum 
etiam pubblicorum provinciaeque nostrac Marchiae Anco* 
nilanae, et totius Status Ecclesiaslici, eliarn juramento, con- 
firinalione apostolica, vel quavis finoilate alia roboratis 
statuiis, el consuetudinibus, decretis, el etiam novis re- 
formalionibus, legibus Ijm PonliHciis, quam Irnperialibus, 
Regiis, Ducalibus, el Municipalibus; privilegiis quoque, in- 
dullis, el lilleris Apostolicis, illis, el eorum Superioribus, el 
personis cujuscumque status, gradus, Ordinis, el Conditio- 
nis exislentibus, in genere, vel in specie, sub quibuscum- 
que lenoribus, et formis, ac cum quibusvis eliam deroga- 
loriarum derogatoriis, aliisque efTicacioribus, efficacissimis, 
el insolilis clausulis, irrilanlibusque, el aliis decretis, etiam 
in vim contractus inibi stipulati, el jurali, ac etiam slatuli 
perpetui, el perpeluae legis inducenlibus, molu scienlia, ei 
poleslatis plenitudine, similibus, el eliam consistorialiter, 
ac alias quomodolibet, eliam pluries, el ileralis vicibus con- 
cessis, confirmatis, el innovatis ac eliam imposterum con- 
cedendis, confirmandi^, el innovandis, quibus omnibus, el 
singulis, etiamsi pro illorum sufficienti derogalione, de il- 
lis, eorumque tolis lenoribus, spccialis, speciRca, expressa, 
et individua, ac de verbo ad verbum, eon aul^m per clau- 
sulas generates idem imporlanles menlio , seu quaevis ex- 
pressio habenda , aul aliqua alia exquisila forma ad hoc 
servanda foret, illis alias in suo robore permansuris, ac 
vice duntaxai harum serie, specialiter el expresse molu si- 
mili derogamus, coelerisque contrariis quibuscunque. 



520 UNIVERStTA DBGLI STUDI IN FRAMO 

Coeterum volumus, quod earundem praesentium lillera- 
rum transumplis, etiam impressis, tnanu alicujus Notarii 
pubblici subscriptis, et sigillo Coromunitatis, seu sludii ge- 
neralis Universilatis Firmanae hujusmodi, aut alicujus Ec- 
clesiaslicae , vel saecularis Curiae, seu personae in digni- 
tale ecclesiasiica conslitulae muoitis, eadem prorsus fides 
in judicio, et extra adhibealur, quae ipsis originalibus lil- 
teris adhiberetur, si exhibitae forent, vel ostensae. 

NuIIi ergo omniao hominum liceat banc paginam nostrae 
absolutionis, approbationis, confirmalionis, innovationis sup- 
pletionis, erectionis, inslitutionis, induiti, staluli, ordinationis, 
concessionis,iropartitionis, decreli, derogationis, et voluntatis 
infringere, vel ei ausu temerario contraire. Si quis aulem hoc 
attentate praesumpserit, indignationem Oronipotentis Dei, 
ac Beatorum Petri et Pauli Apostolorum ejus se noverit in- 
cursu^'um. 

Datum Romae apud S. Marcum, Anno Incarnationis Do- 
minicae Millesirao quingentesinio octuagesimo quinto idibus 
septembris PontiQcatus noslri Anno primo. 



A. De Alexiis O 



{*) I documenti N. 2, 3, i Irovansi nel nostro Archivio e sodo iodicati nel 
Calalogo dctto il Tedesco at N. i91 *cosi; « Bullae Bonifacii Papae octaTi do 
Anoo D. 1303, Calisti Papae tertii Anno D. liSS, el Sixli qainli PoDtiflcis Ha- 
ximi Anoo D. 1585 fact, super coDcessioQcm Sladii Universilatis in CiYitate 
6rmaiia. » ^ I tre docamenti suddetti sono stati riscontrati cogli originali. 



J 



DOCUMENTI 921 



5. 



Diploma che si consegnava al laurealo nella fermana 
Universitd (*). 

In Nomine Domini Ambn. 

FiRMANA civiTAS AntiquitBle, Nobilitate, ac litterarum, 
armorum, rerumque gestarum gloria Celebris, atque insi- 
gDJs, a qua el universam Piceni Regionem Marchiam Fir- 
manam denominatam fuisse legitur, firmissima Romanorum 
Colonia, fidelisque cohors a Cesare nuncupata, ab Impera- 
toribus primum, ac postea a Suminis Pontificibus, el prae- 
serlim ab Eugenio jiij ob singularem eius erga Sanclam 
SedeiD Aposlolicam fidem , ac devolionem quam plurimis 
privilegiis el prerogalivis docorala oovissiineque a SiXTo V. 
Pool. Opl. Max. Anno Doininicae Incarnalionis Millesiroo 
Quingeolesimo Ocluagesimo Quinlo ad Sludii Generalis om- 
nium scienliarum, liberaliumque arlium, quod ei anlea (1) 
a Bonifacio viii el Calisto jii eidem Civilati fueral conces- 
sum, licel poslea intermissuro, ereclionem reslilula, cum 
omnibus el singulis, ac quibuscumque privilegiis, faculla- 
libus, immunilalibus, exemplionibus, praerogalivis, anlelalio- 

{*) Siccome diamo nelU piu anUca forma qnal d del tempi di Sisto V que- 
sto diploma, ostit istrumento che si rogava dal Notaio dell' UoiYenilA, tratto 
da una copia id pergamena del 1590, coti crediaroo prodarre le piu notabili 
yarianti ed agglnnte, che s' incootrano in due altri diplomi di tempi posteriori. 
Portava in fronte lo ttemma della CitU di Fermo, che ha entro lo scado in- 
quartata la croce palente d*argento in campo rosso nellM e i, • nel S e S in 
campo d'oro nn'aqiiila nera imbeccata coronata con all aperle a colle lampe 
spiegate: topra lo scQdo i posts la corona di conte, entro la quale passa on 
elmo d' argento bordato d' oro e omato di lambreqaini, avente in cima uo brac« 
cio destro vestito con in pugoo una palls, che dicono denotsre il mero e mi- 
sto impero, che svevs an tempo Fermo sulla ciUA e che estendevtsi all* intero 
contado. Vi era aoche lo slemma del Isaresto. 



522 UNIVERSITA DEGLl STODl IN FCRMO 

nibus, praeminenliis^ favoribus, honoribus, dignitalibus , 
concessioDibus, induUis, et aliis universis gratiis spiritualibus 
ct temporal ibus, quibus Gymnasium Bononieose, Palavinum, 
Perusinum, ac quaecumquc aliae Universitales, tarn in Italia, 
quam extra Italiam consistenles quomodolibet uluntur, po- 
liuDlur, ct gaudcnt, Coeli elementia, situs amoenitate, soli 
uberlate, Adriaticique maris iuxta abluenlis commoditate, 
omniumque rerum abundantia, et copia, litterarum studiis 
aplissima, Spiritualis quoquo iurisdictionis , et temporalis 
amplitudine sublimis, eos ad publicam , et eminentem Ca- 
thedram, supremique Doctoralus, et Magisterii dignitatem 
praecedentem promovet, sublimat, et exlollit, quos morum 
praestantia claros, ingenii acumine egregios, summo studio, 
assiduis vigiliis, labore irrequielo litteris operam navasse, 

ac peritiam non mediocrem 

adeptos verissimis testimonis comprobat, quosque generalis 
examinis cerlamen Doctorea corona dignos, reddit, ita ut ab 
universi orbis Principibus, et Rerum publicarum modera- 
toribus populis bene, foeliciterque regendis praefici, ipsis 
assistere, coeterisque hominum generibus, etiam eiusdem 
ordinis, (i) summa ipsorura laude, et existimatione merito 
valeant. Cum itaque egregius, et eruditus Vir, scientia prae- 
clarus, ingenio acutissimus, morum probitate ornatissimus, 

ac omni doctrina praeditus Dominus 

qui sua florente 

aetata posthabitis voluptatum illecebris, in celeberrimo Gym- 

nasio Firmano (3) per mullos annos (4) 

solertem, ac diligentem operam navavit, actusque scholasti- 
cos, et publice, et privatim honorifice gessit, conferendo, 
arguendo, respondendo, (5) et disserendo, fuerit legitime 

praesentatus, (6) Amodum R. D.no 

Admodum HI., et R. mi in Christo Patris , 

et D. D Archiepiscopi, et 

Principis Firmani in spiritualibus, et teroporalibus Vicario 
General i per clarissimos, et generosos Yiros. . . , . . 



DOGUMENTl 523 

Doctores Excel I 

examinondus, et approbandus 

et ob boc (facia prius fidei professione coram eadem Do- 
minalione sua admodum R. iuxla formam a fe. re. Pio jiij 
et ab eodem sanctissimo D. N. Sixto V. praestitulam) re 
subiecerit arduo, rigoroso, et (remendo examini privato om- 
nium D. D Doctorum Almi Collegii Civilatis 

Firmanae, in quo quidem examine dictus D 

puncla sibi assignata miro ordine recitando, 

et argumenlis docte, acute, el subliliter, non lam schola* 
slico, quam docloreo quidem more respondendo adeo docte, 
et praeclare se gessil, ac talem se praestilit, quod ad om- 
nibus dicli Almi Collegii Docloribus 

in did idoneus, ac sufTiciens habitus, 

tenlus, el repulalus fueril, et ob id ab eis in praedici . . 

unanimi senlentia, concordi pa- 

rique voto, nemine penitus, atque penilus discrepante iure 
et merilo approbalus, moxque fueril idem Dominus . . . 

per eosdem Exell. D. D. Promotores ad- 

modum R. D. . . . . Vic. etiam praesenlatus ad 

Doctoratus gradum in 

assumendum. Idcirco praefalus admodum R. Dominus . . 

Vicarius consideratis scientia, 

rooribus, virlulibus, probitate, ac praeclaris dotibus, quibus 

eumdem D Omnipotens Deus illustra- 

vit, prout in dictis suis examinibus mirifice demonstravjt, 
auctoritate qua fungilur, et sibi in hac parte delegata, ac- 
cedenle consilio, el assensu omnium D. D. Doctorum praefati 

Almi Collegii ibidem exislentium, eundem D 

sibi praesentalum dixit, declaravit^ pronunciavit, constituit, 

et creavit Doctorem in • . . . . Dans, 

el tradens ei, tanquam habili, et surGcienti, ac idoneo, li- 
centiam plenissimam, ac liberam, el omnimodam facullatem, 
aucloritatem, et poteslalem de coetero, el in fulurum in 
dictis facultatibus (7) Magistralem 



524 universitX degli studi in fermo 

Calhedram ascendendi, legendi, glossandi, docendi, (8) . . 

ceterosque omoes, el singulos Dodo- 

res actus publice el privatim exercendi hie Firmi, el ubique 
locorum, el terrarum tenore praesenlium. El illico ut idem 

D possessionem huiusmodi doctoratus (9) 

ab omnibus in posterum noscatur adeptus, praefalus III. 

Dominus suo nomine, ac vice, 

et nomine praefalorum III. Domini 

Compromotorum suorum, .... Docloralus (10) insi- 
gnia eidem (11) Dno ul sua luculenia, tersa, 

eleganti, el erudita oralione peliil, hac forma iradidil. Nam 

primo (12) libros clausos , mox el apertos 

eidem in manibus praebuil: Secundo birelum , seu diade- 

ma docloreum capili eiusdem D imposuil: 

ac ipsius digilum anulo aureo in signum foederi el coniugii 

cum scienlia conlracli leilio exornavii (13). 

Poslremo osculum pacis (impetrata ei a prefalo admodum 

R. D Vicario benediclione) feliciler exhibuil, 

ul idem Dns .... Doclor (14) egregius sic laure- 
alus, el insignilus, foelici coronelur in Palria per eum^ qui 
Irinus, el unus regnal Deus per iniinila secula gloriosus (15) 

Insuper praediclus admodum R. D Yicarius 

mandans mihi Nol. el Cancellario infrascripto , et diclus 

D Doclor sicul supra egregie insignilus ro- 

gans me eundem Nolarium , ul de praedictis omnibus pu- 
blicum in privilegii forma conGcerem instrumenlum , mu- 
niens aulenlico, solilo, consuelo, el ad hoc depulato maiori 
sigillo dictae Firmanae Civilalis: Actum el Datum Firmi in 
Palalio (16) solitae residenlia illust. Magistratus dictae Ci- 
vilalis, videlicet in Sala Aquilae, sub Anno Dm 

indictione el die Tem- 
pore PonliGcalus Sanclissimi D. N. D Divina 

Providenlia Papae Anno eius 

Praesenlibus ibidem DD Scholaribus in 

Gynnasio firmano, el aliis quam plurirais probis Viris in 



i 



DOGUMENTl 525 

multiUidine magna constitutis testibus ad praemissa omnia 
habitis, vocatis, et rogalis: Aslantibiis et convenienlibus ibr- 
dem pro dignilate actus , et honore , ac decore praefali 

D gradual! Illustr. ac Reverendiss. DD. Re- 

ferend Apostol. Dm ac etiam III. Magi- 

slralu eiusdem Civiialis. 



(I) Agg. « a Lothario I.» - (3) Manea da « coeterisqa e » a > ordiniss.- (3) Jfati* 
ea da » in celeberrimo » a « Firmano. » - (i) Agg, « suromo, assiduoque studio. » • 
(5) Manea «r respondendo. > - (6) Var. da « praescntalus • ad • assumendam. » • 

lllustrissimo et Rever. D in Arcliiepiscopato 

Firmano ex auctorilate Eminentisslmo et Re- 

verendissimo Arcbi<-piscopo tributa ab Augaslissimi Pontiflcis Pii VII praecipua 
providcntia sub die vigesima Decembris t8t6 ( manea nel seeondo da • ex » 
a t 1816 > ofnnibusquo Almi Collegii Fiimani Excel lentiss'im is D. D. Doctoribas 

per Excelleolissiinum D. Promotorim examinandus et 

appprobandus in et ob id Fidem prius rite professus 

dicto D. Vicario General! juxta formani Constitutionis fel. rec. Pii PP. IV, se 
subiccerit ardoo et rigoroso (manga treroendo) examini privato omnium) Exmorum 

DD. Docloram, in quo quidem examine dictus d Puncla sibi 

asaignata maiestate sane magistrali exponendo, et argumenta docte, acute, ac su- 
blimiter refereodo adeo sapienler et praecUre se gcssit, ac talem se praestilit, ut 
ab omnibus dicti Almi Collegii DD. Docloriba<« idoneus, ac suflQcicns babilus, et 

reputatua fuerit; Quamobrcm ab eis in iisdemmet facuUatibus 

unantmi senlentia, concordi, parique voto, nemine penifus discrepant? fuit iu- 
remerito approbatus » • (7) Agg, n u(i Pracceptori, Licnea freqoentandi. » - (8) Man- 
ea docendi n - (9) Agg. « et equesths, auratacque Militiae » - (10) Agg. « et eque- 
stris aurataeque militiae » - (tl) Var, da « Dno a » p^tiit. « sibi dari pelenti et 
pofttulanti » - ( 12) Agg, « Sedcm inter Doctores pro Magistcrii Cathedra assignavit. * 
• {\^)Agg, ■ Insuper pro equpstris, aurataeque Militiar insignbus Galcam capiti, 
Gladium laterl, Torquem collo imposuit. * - (U) Agg. «et £ques.c-(IS) Agg. nel 
diploma pi A reeente pei laureati in medieina » His peractis novus iam Doctor 
erealus ante pedes laudali lllmi, et Rmi D. Viearii Generalis in genua provolutus 
coram omnibus, et Sacra Dei Evangelia prae oculis habens sequens praestilit 

Jusjurandum. Ego iuro me nunquam in aliquo facturum contra 

S. Romanae Ecc'esiae Maieslatem, neque ullius Aegri curationero aggressurum, 
antcquam fuero Malriculao uni lantum Romanorum Archiatrorum Collegio com- 
missae rite, ac dobite adscriplus: tum vero Paupcres gratis cnraturum, omnes 
qui ad roanus meas devencrint curandi , primum ad Poenitenliae Sacramentum 
suscipicndum horlatururo, et alias itixta formam Constitutionis S. Pii V. Ponti- 
flcis Maximi per DD. Medicos observandam ab Alexandro PP. VII conflrmatam 
ad eos post terliam diem, nisi confessi fuerint, non rediturum , diligenter et 
oroni studio Aegrotos coraturum. Et ila spondeo, voveo , ac iuro, sic me Deus 
adiuvet, et haec S. Dei Evangelia. « -(16) Var. da « solilae > /Itio a « Civlla- 
tia » nel »eeondo c Piiorali sub anno Domini .... Indictione . • , 

die vero Tempore Pontiflcalus SS. D. N. D Di- 

Yina Provident ia Papae Anno eius .... Coram et prae- 

sentibos ibidem lllustrissimis DD. frioribus , et atcuLAToaiaus RESiniwTiaus, 

nee non etiam DD Testibus etc. »; nell* ultimo « Comunali » 

(nel re$to tonforme) CoNFAbONiRio, ct StNioaiaua Resideotibus 

nee non DD. » 



- -■- - 



526 UNIVERSITA DEGLI STGDI IN FERMO 



6. 



MotU'proprio del Ponle/ice Pio VII del giorno 13 A^o- 
sto 1804, in cut venne stabilUa la nuova reslaurazione 
e la dole perpelua delta UniversUd di Fermo. 

Pio Papa VII. 
MOTU - PROPRIO 

Fra le prime cure , che oel cominciamenlo del Noslro 
PoDtificato credessimo degne delta Nostra particolar vigi- 
lanza per lo roaggior vantaggio dello Stato e de* Sudditi , 
ebbimo somroameole a cuore non solo il ripristinamento 
deir Universita de' Sludi Delia nostra Citt^ di Fermo , ma 
ancora di dargli quel roaggior lustro che dopo le passale 
viceode la facesse risorgere a maggior onore e profitto di 
tutta la Provincia Fermana. Non potevamo non avere in 
vista le savie provvidenze^ che per molti secoli in addietro 
dai Nostri Gloriosi Predecessori , e segnatamente da Boni- 
facio VIII, Calisto III, e Sislo V, eransi date a maggior de- 
coro di una University cosi benemerita dello Stato, cumu- 
landola di tanti privilegi e prerogative , che mentre la 
distinguevano dalle altre , servivano anche di un forte im- 
pulso a crescere in quel buon nome, che anche presso gli 
Csteri erasi giustamente meritato. Se non che le circostanze 
de' tempi in que* primi momenti, e specialmente T esauri- 
mento delle pubbliche Casse e le anlecedenti vicende Ci 
tolsero di seguire con tanta celeriti quanto avressimo bra* 
mato gl' impulsi del Nostro Paterno Cuore. Ma in seguito 
non polessimo non secondare con piacere il Piano che da 
Voi Reverendissimo Cardinale Delia Porta PrefeUo della 
Nostra Congregazione de* Sgravj e Buon Governo ci venne 
proposto, con cui approfittando della circoslanza delle que- 




DOCUMENT! 527 

stioni insorte fra la Comunitd di Fermo ed i Castelli sulla 
durazione , o cessazione tanto del Contributo di tutti alle 
spese comuni alia Ciltd e Contado, quanlo di un' antica 
Tassa chiamata col noma di Daliva o Assettamenlo, che da 
lempo anlichissimo esigevasi dalla Ciltd di Fermo suUe 
Comunila subalterne nella somma di sc. 3038,47. Ci avete 
assicurato essersi combinata una Concordia , medianle la 
quale siasi richiamala la buona armonia fra la Citld e Ca- 
stelli y siasi proweduto ai bisogno delle spese comunr , ed 
anche stabililo il modo di supplire alle annuali spese per 
lo riaprimcnto e progresso delTanzidetta University. Quindi 
ci rappresenlasl? , che prese in maturo esame le insorte 
controversie dalli Deputali a tale efTetto destinati dalla Citla 
di Ferrno e dalle Rappresentanze e Deputazioni Ecclesiasli- 
che dei Caslelli fino al nurnero di Quaranladue fu stabilila la 
base della Concordia, poich6 dichiararono quesle di esser 
contente^ che nelle nuove annuali Tabelle delTEsilo Comu- 
nitativo si ponessero le solite Tasse per le spese comuni, giusta 
la riforma prescritia dalla Nostra Congregazione sudetta con 
Ordine degli 8 agoslo 1801, purch^ se ne togliesse Taltra di- 
stinta col titolo di Dativa o Assetto, mostrandosi pronte di con- 
correre in sua vece e ad equa proporzione con la CitiA, sic- 
come gill una volla concorrevano con Essa, al peso di un'an- 
nuale Tassa in beneficio delta University Fermana, bisognosa 
pur troppo di risorse e di aiuti; con I'espressa condizione 
pero di goder sempre del diritto della spedizione di un De- 
pulato nella stessa Citld di Fermo, il quale nella elezionc 
conferma de* Professor! e nelle risoluzioni da prendersi 
sopra ogn'altro arlicolo risguardanle la University medesima 
dar potesse come gli allri Consiglieri il suo voto. Piacque 
e fu approvato questo mezzo di conciliazione e questo 
Progetto anche dalli deputali per la Cilta, ed in seguito in* 
r<irmati Noi pienamente di questa trattativa, e di quanto si 
^ di sopra narralo ed esposto, non abbiamo potuto non co- 
noscere T utile , che ne deriva cosi alia Cittd , come alii 



328 UNIVERSITY DEGLI STUDI IN FERMO 

Caslelli di Fermo, o si voglia riguardare il bene ed il pi"!!- 
fitto, che la coDCordia e !' armonia per se stessa produce, 
si riguardi il danno che si previene, e che inevitabilmenie 
doveva ottenersi dal dispendio di una lite, se in ogni tempo, 
molto pill in questo, per tutte le Comunitii gravosa ed in* 
sopportabile. Quindi e, che di buon grado siamo condiscesi 
alle istanze che ne furono avanzale, perch^ ci degnassiiDo 
di approvarla con la suprema Nostra Autoritd, onde possa 
eseguirsi, e si serbi illesa e costante in ogni futuro tempo. 
Pertanto col presenle Nostro Chirografo di Nostro Moto-pro- 
prio, certa scienza e pienezza della Nostra Podesti air ef- 
fetto della espressa conciliazione e concordia fra la Cilia, 
e li Caslelli della Provincia Fermana , di cui ci S somma- 
menle a cuore il ben' essere e la felicitazione vogliamo ed 
ordiniamo. 

Primo — Che in avvenire da lulte le Comunitd soggelte 
al Territorio di Fermo debba osservarsi inviolabilmente 
quanto fu prescritlo dalla Nostra Congregazione de' Sgravj 
e Buon Governo rapporto alle spese comuni con lettera de- 
gl' 8 Agosto 1801, sia che le medesime Comunitd debbano 
seropre ed in ogni tempo futuro assoggetlarsi al pagamento 
della quota per le sudette spese nel modo e nella quan- 
tity espressa nell' ordine e riforma divisala. 

2. Che a titolo di concordia e conciliazione come sopra, 
si lolga in avvenire dalle Tabelle annuali la Tassa, la quale 
dalle Comunita della Provincia si contribuiva col titolo di 
Dativa o Asselto nella somma di scudi 3038,47 non oslanle 
qualunque Legge Municipale, qualunque Concessione, Tran- 
sazione o Contralto, e non ostante qualunque uso e consue- 
tudine in contrario , alle quali cose tutte colla Supreran 
Nostra Podesld, e di Nostro Molo Proprio intendiamo Noi 
derogare pienamenle all' effetlo, e per lo slabilimento della 
Concordia come sopra. 

3. Che in avvenire, inerendo Noi all' espresso Consenso 
delle Magislrature Locali , e Deputazioni Ecclesiastiche , ed 



DOCUMENTI 329 

ID considerazione del bene e del profitto, che pu6 e devc 
raccogliersi dal sisleroa gia una volla in osservanza, come 
ben si deduce dagli anlichi Monument! e Risoluzioni Con- 
ciliari, si ponga nelle nuove Tabellc delle Comuniti mede- 
sime in luogo deir antica Tassa come sopra, altia da im- 
piegarsi nel lolale suo prodotlo a vantaggio e slabilimento 
della Universila Fermana , coll' espressa dichiarazione per6 
che si divida qucsta a proporzione di Anime, assegnando a 
cadaun Castello un quantilalivo corrispondenle al numero 
delle medesime, o sia alle sue forze personal!. 

4. Che una Tassa cotTispondente e calcolala con un' equa 
ed eguale proporzione a quella, che pagasi dagl'lndividui 
Territoriali debba conlribuirsi ancoia dalli Ciltadini abitanli, 
e per essi dalla Comunitd di Fei*mo per impiegaria nel- 
r oggeUo della University medesima. 

5. Che il quantilalivo della Tassa debba dalla nosti^a 
Congi*egazione del B. Governo stabilirsi dopo un esatto cal- 
colo delle rendite atluali procedenli dalli Fondi addetti alia 
Universila, e dopo un calcolo della somma, che pu6 man- 
caie al bisogno, formando quindi il ratizzo nel modo e con 
la proporzione sudetta. 

6. Che sia permesso a cadauna Comunitd della Provincia 
Fermana di spedire in Fermo un loi*o Deputato Consigliere, 
il quale dia il suo Voto nelle elezioni e conferme dei Pro- 
fessori della University e nelle aUre deliberazioni risguar- 
danti la medesima, e con quel medesiroo diritto, con cui 
rendoQO il loro Voto i Consiglieri della Citt^ di Fermo, non 
dubitando punto, che dai medesimi non si ricevino i Dc 
putali delle Comuniti Teriitoriali con quella diinostrazione 
di slima e con quei riguardi, che debbono convenire alia 
loro Rappresentanza. 

7. Che nelle elezioni e conferme dei Professori della 
Universila, e.cosi nelle altre deliberazioni, che ne riguar* 
dino gli oggetti, la sola pluialitd dc' Voii Torroar debba la 

Archil. Slor. March. V. L 34 



530 universitX degli stodi in febmo 

risoluzione in modo, che un Voto sopra la meta includa, 
ed ammetla il Parlilo. 

8. Che dal Reverendissimo Cardinal Arcivescovo , al di 
cui zelo e saviezza si apparliene specialmenle la cura e la 
direzione della Uaiversil^, come Capo della medesima per 
disposizione della S. M. di Sislo V Nostro Predecessore, si 
formi io unione delli Deputali alia Concordia e degli altri 
della University istessa, qualora vi siano, un calcolo delle 
Rendile annuali, le quail spettan'b attualmente alia Cassa del- 
r University, ed altro delle Spese, che per qualunque titolo 
possono occorrere, onde rilevare quale propriamente dove 
essere la somma della Tassa ripartibile, coroe sopra, per ma- 
hifestarne poi previa Pintelligenza, ed approvazione della 
Nostra Congregazione de' Sgravi e Buon Governo la sua Ian- 
gente a cadauna Corounitd, ed ordinarne I'esigenza a forma 
di quanlo Noi abbiamo qui prescritto e dichiarnto, e per ma- 
nifestare alli medesimi la nostra volont^, e la suprema Nostra 
approvazione in rapporlo alia Concordia progetlata fra la 
Citti di Fermo e le Castella tutte del suo Territorio. 

9. Che la Tassa medesima cosi stabilila, e determinata 
possa esigersi dal Gennaro del corrente Anno di Trimestre 
in Trimestre, o in tutto o in parte, benche T Universita 
non sia ancora riaperta , onde si abbiano i mezzi , con i 
quali supplire alle spese necessarie per il Locale della me- 
desima, e per lulto ci6 di cui abbisogni. 

10. Che in ogni Anno si elegga a pluralita di Voti un i- 
doneo e diligente Esaltore e Cassier Generale, in mani del 
quale siano versate tutte le Rendite della University, e dal 
medesimo si paghino gli Ordini risguardanti soltanto I'Uni- 
versita medesima firmati dal Reverendissimo Cardinal Arci- 
vescoYO, come Capo di essa e dai suoi Deputati solto pena in 
caso di qualunque arbitrio in conlrario di reiterato pagamen- 
to, e che il sudetto Esaltore debba prestare un'idonea Sicurta 
soltdale, quale non prestata, riroangono solidalmente obbli- 
gali in favore della Cassa deirUniversiti gli Eleltori medesimi. 



DOGUMENTI S31 

Questo esallore e Cassiere dovra in ogni fine di anno 
formare un esatto Rendimento di Conti tanto dell' incasso, 
come deir erogazione del dcnaro provenienle dalla sudelta 
Tassa e da qualunque nitra Entrata dell' UoiverMta, e que- 
sto Rendiconto sindicato diligentemenle , e quindi firmato 
dai Deputati, sara senza ritardo tnismesso alia Congregazione 
del Buon Governo per riporlarne I'approvazione. Con qucsta 
misura polrd ancora irv ogni fine di anno deliberarsi, se in 
vista dello slato economico della stcssa Univcrsild sia luogo 
alia minorazione della Tassa sudelta , owero per quhlche 
altro impreveduto bisogno sia necessario V aumentaria ; lo 
che per allro non potra giammai farsi senza il Nostro pre- 
ventivo Oracolo, incaricandone a tale effetlo la sudetta Con- 
gr.'gazione del Buon Governo di farcene V opporluna rela- 
zione, affinch^ dulla Sovrana Nostra Autorild possiamo dare 
qui^lle ulleriori prowidenze, che secondo le circoslanze cre- 
deremo vantaggiose alia University non meno, che al bene 
della Cilti e Provincia Fermana. 

Volendo e decretando, che alia presente Nostra Cedola 
di Molo proprio benche non esibila, ne registrata in Ca- 
mera e ne' suoi libri, non possa mai darsi, ni opporsi di 
surrezione o orrezione , n^ di alcun altro vizio o difetlo 
della Nostra VolontA ed intenzione, n^ che mai sotlo tali 
altri pretesti, quantunque validi, validissimi e giuridiri, 
anche di jus quesilo o pregiudizio del terzo possa essere 
impugnata, moderata o revocata, ridotta ad viam juris, o 
concedere contro di essa I' aperizione oris o altro qualunque 
rimedio, e che cosi e non altrimenli debba sempre ed in per- 
peluo giudicarsi, definirsi ed interpretarsi da qualsisia Giu- 
dice Tribunate benchi Collegiale^ Congregazioni aiiche 
di Rmi Cardinali, Legati a latere. Vice Legati , Camerlengo 
di S. Chiesa, Tesoriere, Rota, Camera e qualunque allro, 
togliendo loro ogni faooU^ e giurisdizione di deHnire ed 
inlerpreiare in contrario. Nonostantc la Bolla di Pio IV ile 
regislrandii , la Regola della Nostra Cancelleria de jure 



532 universitX degli studi in fermo 

quaesilo non tollendo, e non ostanle ancora lutli e qual- 
sisiano Chirografi, Brevi, Ordinazioni e Coslituzioni Apo- 
stoliche Noslre, e de' Nostii Predecessori, Bundi ed EdiUi 
in virtu di essi ed in qualunquc modo emanati, afGssi e 
pubblicali, Leggi, Slaluti e Riforme, stili e consuetudini e 
qualunque altra cosa, che facesse, o potesse fare in contrario; 
alle quail lulte e singole avendone il tenore qui per espresso 
e di parola in parola inserto e registralo, e supplendo colla 
pienezza della Nostra Potestd Ponlificia ad ogni vizio o di- 
fetto quantunque sostanziale e formale, che vi potesse in- 
tervenire , per la piena o totale esecuzione di quanlo si 
contiene nella presente Nostra Cedola di Molo Proprio am- 
piamente deroghiamo. 

Dato dal Nostro Palazzo Apostolico Quirinale questo di 13 
Agosto 1804. 

Pius. PP. VII. 



7. 

Brano della Bolla c Quod divina sapienlia i del Poniefice 
Leone XII data in Roma il 98 Agoslo 1824 per Tordi- 
namenlo degli sludi^ riporlala dal BoUario Romano edit, 
di Roma del 1854 Tomo XVI pay. 85, in cui fra le 
cinque Universitd seeondarie d^llo slato pontificio ripri- 
slinale i posla quella di Fermo. 

TITOLUS II. 
De universitalibus 

9. 

§ 3. Duae sunto universitates priroariae, universitas Ro- 
mana, quae dicitur archigymnasium Romanum, et universitas 
Bononiensis. 



DOCUMENT! 533 



10. 



In unaquaque ipsaruin cathedrae extabunt non minus 
quam iriginta ocio praeler musea, alque alia instituta do- 
clrinaruin, ad hoc, ut adolescentes possint proficere in omni 
disciplinarura variolate; quique studiorum cursum expieve- 
rint, opportunilalem habeant, atque excilentur, ul doctrina- 
rum, quibus iam se excoluerint, uberrimam cognilionem ac- 
quirant. 



11. 



Quinque sunto (Jniversi tales secundariae, Ferrariensis , 
Perusina, Camerinensis, Maceralensis, et Firmana. In hisce 
universilatibus extabunt cathedrae non minus quam decern 
et septero, praeler musea , atque alia opportune instituta. 

12. 

Antequam universitates secundariae valeant uli privilegio 
conferendarum laurearum, aliorumque graduum» a. s. con- 
gregalione per viros ab ipsa deleclos, et inslructos monilis 
necessariis, el opponunis perluslrenlur. 

13. 

S. congregalio iubeat typis imprimi el cathedrarum elen- 
chum vulgari, quas universitates habebuni: nee minui, nee 
augeri earum numerum fas erit, quae cuique universilalum 
assignatae sint , neque res tradendae mutari possint sine 
ejusdem congregatioois facultaie ; secus privilegium confe- 
rendi laureas aliosque gradus amillatur. 

V. CURI 




CONTRO LA LEOA LOMBARDA 

(1167-1175) 



III. 



I progressi ognor crescenti della Lega, i cui Rettori 
per la sospensione delle funzioni imperiali in Federico 
decretata dal Pontefice, andavano per fino emanando atti 
di sovrana competenza, di cui ci resta documento in 
un prezioso cimelio decorato del sigillo della Lega nel- 
1' Archiyio di S. Fedele a Milano (1): i successi otte- 
nuti da Bologna in Romagna centre la lega imperiale; 
e r ardimento col quale il Papa si era posto a capo delle 
cittjk confederate, dichiarando in un solenne breve di- 
retto alia Lega *^ di fare una causa sola della pace di 
Lombardia e della libertit pontificia e religiosa ^ dovea 
somministrare ai rapporti dei Yicarii Lnperiali forti 
ragioni a sollecitare la calata almeno di un grosso nerbo 
di salde truppe si da fame il nucleo alle forze dei par- 
tigiani italici tenuti in fede ma scoraggiati. 

Federico troncaya infatti ogni indugio ordinando a 
Cristiano di Back Arcivescovo di Magonza e Canoelliere 



(*) V. Anno I • Diip. I pif. 1S3 i 156. 

(I) t un priviloai<> nUtcialo dai RcUori in Lmli ill* abate Traimondo di 
ChiaravaUa: il ligillo in cert porla an* aquita ad ali spic|ate ch« poaa aallt 
•!■• di um aonic. • Vi|MU. Sloria Dipl. paf. 996. 



536 LE COSPIRAZIONI IMPERIAL! 

deir Impero di scQndere in Italia. Era costui un giovane 
assai forte e strenuo (1), che^il partito scismatico del 
capitolo magontino era riuscito ad introdurre nella sede 
Arcivescovile contro il voto della maggioranza, la quale 
ebbe nominato Corrado di Widelesbach (2). Raccolta una 
numerosa coorte di cavalieri del Brabante (3), chiuso 
in un' armatura a sopraveste di color giacinto, in capo 
un elmo derate, nella destra una mazza triscuspidale (4). 
Cristiano nell' autunno del 1070 entr5 in Lombardia (5), 
e saccheggiando le ville (6) in breve fu al Tanaro. Quivi 
schivato il ponte e lanciati i cavalli a tutta corsa, pas- 
sava rapido sotto le mura di Alessandria (7); nuovo 
baluardo delle italiche libertJi, ed a fuga di corridori 
guadava il fiume (8). 

Cristiano acoolto festosamente da Geneva transitava 
in Toscana, dove avea in animo convocare una gene- 
rale adunanza dei partigiani imperiali e pacificare in 
pari tempo le cittJi, a fine di operare poi concordemente 
eon Garzedonio Yicario in Bomagna. 

H convegno infatti ebbe luogo nella primavera 
del 1172 a San Ginesio, era San Miniate; e Ai plena- 
rio e solennissimo (9). Di Romagna era accorso fra gli 

(i) Annales Sttdenses: presso Pertz. 

(t) Annales Sladenses: presso Pertz, - Corrado di Widelesbach ricooobbe Ales- 
sandro 111 Papa legittimo, scese in Italia e comaodo pel Papa gli esereiti di Roma. 
(3) Annales Stadens. 
(i) Ivi. 
(6) Ivi. 

(6) Ivi. 

(7) Caffaro — Annales Januehses. 

(8) Ivi. 

(0) Caffaro — Annales Januenses. 



DI ROMAGNA E TOSCANA ECC : tt3? 

altri il Conte Guide Guerra: di Roma era venuto il 
Prefetto; dell' alta Italia il Marchese di Monferrato (1). 
Qiiali accordi vi si prendessero non risulta da docu- 
menti. Dagli Annali Grcnovesi del Caffaro si ha per5 
che Cristiano yi pose al bando dello impero Pisa, accu- 
sata di essere in relazione coi Lombardi, Ailminando 
ugualc bando di esterminio contro chiunque avesse accet- 
tato ancora e riconosciuta la moneta di quella cittit (2). 

E qui per corrispondere alio scopo speciale che mi 
sono prefisso di tentare una prima storia deir operate 
nella media Italia dalla Lega delle citt& italiane, non 
che del fatti ivi avvenuti in istretto rapporto colla lotta 
dalla Lega sostenuta, cose che mi parvero generalmente 
tsascurate, mi convien dire di alcuni ayyenimenti poco 
noti i quali varranno a far meglio conoscere ed a definire 
con niiglior esattezza la politica imperiale nella penisola, 
la ragione dei rapporti premurosamente tenuti da Fede- 
rico colle potenze navali d' Italia, le operazioni guerresche 
a cui si gitt6 il cancelliere Cristiano, subito disciolto il 
conyegno di San Ginesio. 

Poco dopo la distruzione di Milano, e precisamente 
nell'aprile del 1162,Federico stando ancora inPayia, ayea 
riceyuto una deputazione di notabili pisani condotta da 
Lamberto console di Pisa, coi quali ebbe negoziato e 
stipulate un importantissimo trattato. 

L' annalista maggiore di Colonia, persona apparte- 
nente all' aula di Federico, k il solo contemporaneo che 
a tale episodio e a tale trattato ayesse accennato con 

(1) Caftro — Annalei ianacoiM. 



538 LE C0$HHAZI0N1 IMPERIALl 

qualche chiarezza, mentre (come e perchfe vedranno i 
lettori piii avanti) i cronisti italiani e pisani ne tacciono 
quasi affatto. 

Scrive pertanto quel di Colonia sotto 1' anno 1162 
che nella seconda feria di Pasqua i Pisani giurarono in 
Pavia fedellA air Imperatore e che promisero di far spe- 
dizione in Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna, Corsica 
e verso Costantinopoli (1). 

Oli storici modemi della Lega Lombarda non andaro- 
no molto piii in \k del riprodurre questo breve accenno 
della cronaca di Colonia. 

Entra invece nel mio intento ricercare nella storia 
e nelle carte dell' antica Repubblica Pisana i documenti 
e lo sviluppo di queeta lega pattuita in Pavia fra i con- 
soli Pisani e Federico I. 

Negli annali pisani scritti da Paolo Tronci, vicario 
di Mons. Giuliano de Medici, a tutto il 1440 e stam- 
pati verso la fine del secolo decimosettimo, (2) mi venne 
fatto di trovare un lunghissimo documento o Privilegium 
rilasciato da Federico I alia sua eitt& fedelissima di Pisa; 
che il Tronci asseriva avere alia meglio trascritto da un 
libro molto antico esistente in casa di un ricco citta- 
dino pisano, confessando essere perduto a suoi tempi 
r originale di si prezioso atto, n^ manco trovarsi una 
copia autentica che pur sapevasi estratta nel 1394 a 

(1) Jnna/ef Colonientf Maximi. Pkktz XVII. Aono 1162. 

• Feria Kecuoda paschao Pisani fldelilatein imperatori iaraverunt el expe- 
dttiopein ei facere promiserunt in Apuliam, io Calabriam, in Siciliam, to Sar« 
diniam el in Corsicam el versus Costanlinopoliro. a 

(2) Memorie Utoriehe delta Cittd di Pi$a raccolte da Moos. Paolo Taonci, 
tfcc. - In Livoroo MDCLXXXll. 



DI ROUAONA E TOBCANA BCC: 589 

tempi deir arcive8covo Gabrielli e depositata nell' Archi- 
vio deir arcivescovato. 

Quando nel 1868 si ristamparono gli annali del 
Tronci ( 1 ), Y importanza somma delle cose dette e stipu- 
late nel Privilegio citato dair autore ma perduto, persuase 
i compilatori della necossitjt di ricercara I' originale do- 
cumento appo gli Archivi Diplomatici di Toscana, allora 
allora sapientemente riordinati dal illustre Bonnaini. N^ 
fu senza buon risuiiato; giacch^ appunto Y originale del 
trattato stipulate in Pavia 1' aprile del 1162 fra Fede- 
rico e i Pisani, tolto per certo agli Archivi di Pisa 
quando questa repubblica fu annessa a Firenze, era stato 
ivi rinvenuto neir Archivio delle Riformagioni e gili re- 
stituito a Pisa per essere riposto in quel nascente Ar- 
chivio di Stato. 

Cosicchft ^ una copia c^llazionata sul teste originale 
dair uliicio paleografico dell' Archivio pisano, quella che 
il Montazio pubblicava (2) nella risiampa delle tnemorie 
di Tronci. In capo alia cx)pia osservatane dal Tronci nel 
secolo XYn era detto che la pergamena originale, quando 
esisteva negli archivi pisani portava appesa una bolla 
d' oro recante sul dritto Y effigie di Federico seduto, lo 
scettro nella 'destra mano, i) globo nella sinistra, attomo 
la scritta — Friderict$8 Dei gratia Bomanarum Imperch 
tar Aufftislus: nel rovescio la cittii di Roma colle parole 
— Bama caput Mundi regit Orbis frena rotundi — 



{\)Annaii Piiani di Paolo Tbonci, rifuii trricchltl di moUi falti, • tegiiKaU 
flno III* anno 1853 da C. Vallancoll Montatio ed tUrl • P:m, prtflio Angalo 
Valanti 1868. 

(S) Op. lae. Tom. I. pag. 178. 



540 LE COSPlRAZlOHl IMPERIALI 

Ma oggi non rimangono pendenti che i lacci della cor- 
dicella in seta rossa (1). 

L' atto meglio la serie degli atti giurati a Pavia, 
comincia con un Privilegio che Tlmperatore accorda 
alia sua fedelissima cittk di Pisa. £^ straordinaria 
I'ampiezza dei benefizi e delle donazioni che Federico 
vi profonde ai Pisani. Dopo un lungo elogio alia loro 
virtil, concede ai medesimi tutta la marca pisana, la 
spiaggia mediterranea da Civitavecchia a Portovenere 
perchfe vi possano costruire navi e negoziarvi : podestk 
piena di levare armi ed armati in tutto il contado: dk 
loro in feudo I'isola di Sardegna, la metk di Palermo, 
Messina, Salerno e Napoli, e per intero Graeta e Tra- 
pani con tutto il loro territorio: assegna ai mercanti 
pisani una strada con abitazioni decenti in tutte le cittjt 
che Guglielmo Nonnanno di Sicilia occupava, e promette 
perfino a Pisa la metk del tesoro di quel Re. 

Ma il correspettivo di tante larghezze appena accen- 
nato nel contesto del Privilegio, fe fatto poi senza am- 
bagi manifesto nelle formole con cui i ministri di 
Federico ed i legati pisani giuravano V atto di privilegio. 

Nell' insieme h un vero trattato di alleanza offensiva 
e difensiva per una spedizione vagheggiata contro Gu- 
glielmo di Sicilia, feudatario della S. Sede e che, a parer 
mio, dovea rimaner segreto. N^ mancano ragioni a con- 
forto di questa opinione. Prima che il Tronci potesse 
avere V intero documento che piiL sotto riferisco e pub- 
blicarlo ne' suoi Annali^ dove del resto rimase poi quasi 

(1) Tkowci JHemotie Futoriehe di Pi jo pajc. 96. 



Dl R0MA6NA E TOSGANA ECC: 5il 

sepol'o, gli stessi scrittori pisani sono, per quanto 6 a 
mia Dotizia, dominati da una inesplicabile incertezza 8u 
ci6 che i legati di Pisa stipulavano in Pavia coir Im- 
peratore. La Cronica varia pisana dice solo che vi si 
tratt5 dell' onore e dell' incremento di Pisa e dell' Im- 
pero (1). 

•Oltre a ci6 Guglielmo medesimO; il quale era in 
pace coi Pisani, non pot^ concepire di essi che un vago 
sospetto per le cordialitji manifestatesi d' un tratto fra 
loro e Federico (2). 

I lettori giudicheranno se era il caso di un semplice 
sospetto, qualora della sostanza delle cose trattate a 
Pavia fosse pervenuta sola una qualche notizia a Gu- 
glielmo. 

Diffatto , Lamberto Console ed i legati pisani giurano 
in una convenzione (conventioj di armare una flotta e 
di far vela non appena I'Imperatore sarebbe entrato 
nella Puglia, di aiutarlo a conquisiare e mantener sog- 
gette la Puglia, la Sicilia, la Calabria ed il principato 
di Capua contro Guglielmo Normanno, n^ di stabilire 
giammai con questo pace o tregua senza licenza di 
Federico. 

Partitamente h detto ancora che 1' ordine di armare 
arriverit ai pisani prima della Pentecoste di quello stesso 
anno 1162, se 1' invasione dell' esercito imperiale nel 
regno napolitano viene destinaia alia fine di agosto; 
epper6 i Pisani dovranno muover subito dentro il maggio* 

(I) Cosi mi viene segoaUlo dtU' Ufflcio del R. Archivlo di SUto in PIm, 
dil quftle ebbi copift dell* illo con naova diligenia colluionalt toll* originale, 
()) Croniea varia pUana • MotATOti. Rernm lUl. Script. Tom VI. 



542 LE COSPIRAZIONI IMPRBIALI 

Che J non ^giungendo 1' ordine prima di PeBtecoste, la 
spedizione si intenderii rimandata all' anno venturo , e 
in allora i pisani dovranno tenersi pronti agli ordini 
di Federico col naviglio fino alia festa di mezzo agosto, 
e cosl via via. L' Imperatore dal canto suo gaiantiva 
ai Pisani che se, date 1' .ordine di partenza alia flotta, 
il suo esercito per avvorse ciscostanze non avesse potpto 
entrare in Puglia, egli sarebbe ci5 nulla meno rimasto 
in Italia a sicurezza di Pisa insino a tanto che la flotta 
non si fosse ridotta in porto. 

Narra poi uno di que' tedeschi al seguito di Fede- 
rico, le cronache de quali raccolse il Pertz, che V Im- 
peratore consegn6 ai Pisani il suo proprio vessillo; (1) 
da inalberarsi senza fallo sul naviglio della repubblica 
al momento di sferrare contro le galee del Normanno 
verso Sicilia. 

La spedizione contro Guglielmo non ebbe luogo: ma 
una volta vincolatisi a Federico, i Pisani dovettero su- 
bime tutta la sinistra influenza. L' antipapa Pasquale 
facea solenne ingresso in quella citt^, V Arcivescovo 
Villani con tutto il clero si ritirava esule volontario alia 
Gorgona, e Pasquale sostituivagli nella sede un canonico 
per nome Benincasa (2). 

Se non che i Genovesi, implacabili nemici e rivali 
dei pisani, persuasero Federico ad abrogare uno dei pri- 
vilegt accordati a Pisa, quelle che le accordava giurisdi- 
zione in nome dell' imperatore suUa Sardegna; ed a 

(1) MCLXll Dedtt etiam imperator eis (Pisanis) saom vexillam: — 

Ann, Colon, maximi. P»n. 

(%) Annali Pisani di Trorci: ed. de) 1689 pag. Ill - lit. 



Dl BOMAGNA E TOSCANA BCC I S43 

proclaroare re di quell' isola un Parassone indigeno e 
giudice di tArborea che V avesse tenuta quale feudo di- 
retto dell'Impero, anzi che del comune di Pisa (1). Del 
che siffattamente sdegnaronsi i Pisani^che di nuovo rup- 
pero acerrima guerra ai genovesi (2), senza la parola del- 
r Imperatore. 

Ma ci6 Don tolse che i Oenovesi, levato arditamente 
da Arborea il Parassone e schivando le galere pisane, 
riuscissero a condurlo in Pavia all' Imperatore, dove nel- 
1' agosto del 1164 nella chiesa di San Sisto venne so- 
lennemente incoronato re di Sardegna (3), 

Come seppesi ci6 a Pisa, vivissima indignazione arse 
fra quei cittadini sicch^ senza chiedere la parola dell' Im- 
peratore, ruppero di nuovo guerra acerrima contro Ge- 
nova (4) e sollovando in guisa gli isolani contro il nuovo 
ordino di cose che il Parassone dov^ in breve riparare 
a Genova e lasoiare il regno (5). In pari tempo il Co- 
mune di Pisa inviava un' ambasciata a Federico a chie- 
dere giuHtizia (6). 

Verso il chiudere di queir anno 1164 1' Imperatore 
era costretto a*curarsi meno delta sognata spedizione 
neir Italia meridionale, dacch^ gik gravi pericoli veni- 
vangli minacciati nella superiore per la federazione delle 
ciiik venete. E se dianzi alle citt& soggiogate faceva giu- 
rare su gli altari patti di concorrere alia spedizione in 

(1) Annali Piiant di Tiomci ed. del 1689 paff. ilO. 

(4j Annali Piiani pag. lU. 

(S) T«o:ici • Annaii PUani • anno il6i. 

(i) iTi - pag. MO, 

(5) Ivi • pag. Ml. 

(6) iTi pag. Ml • M9. 



544 LK COSPIRAZIONI IMPKRIALI 

Puglia^ Calabria e Sicilia, quel momento ne le svinco- 
lava a titolo di favore ma per acchetare i fhalumori. 

Porta appunto la data di quell' anno un privileg^o 
rilasciato da Fedetico alia cittA di Treviso in cui, do- 
len^osi con soavi parole che i Trevisani fossero stati di 
Boverchio aggravati dai suoi legati, li assicurava tenes- 
sero per certo non avere egli dato ordini tali; a provare 
la sinceritJi dell' animo suo confermava i consoli , con- 
cede^a di munire la citt^ , restituiya gli ostaggi , e li 
scioglieva dal giuramento di spedizione in Puglia , Ca- 
labria e Sicilia (1). 

Caduti poi vani gli artificii , respinte le esibizioni 
pacifiche^ ed avendo per6 V Imperatore creduto prudente 
non afiFrontare per allora gli eserciti della Lega Vero- 
nese: in Germania, dove si era ridotto, ripigliava ben 
presto i suoi antichi disegni si da parergli noTellamente 
buono assai 1' aiuto della flotta pisana. 

Infatti con privilegio delli 15 Aprile 1165, da 
Francoforte investiva solennemente la citUi di Pisa del 
dominio di Sardegna conforme alle cose stipulate segre- 
tamente in Pavia V aprile 1162, facendo giurare Olde- 
rico Duca di Boemia che tale donazione non sarebbe piii 
stata rotta n^ da lui n^ da altri (2). 

Un anno e mezzo dopo ciofe nel 1167 Federico era 
realmente in marcia per la Romagna alia volta dell' Italia 
meridionale. Ma nel 1167 il colpo mirava eziandio a 
Boma, non solo al feudo pontificio tenuto dal Normanno. 

(I) FiCBiE. Op. cit. doc. \^9 pag. 18S. 

(S) Teonci • Aunali Pitani - pug. M^. Vi t I'intero docamento da copia 
eslratU nel 1394 dall* origioale. 



Dl ROMAGNA E TOSOANA CCC '. 545 

Preoccupato T Imperatore del concetto con cui si era 
mosso di Germania e da Pavia , di stabilire in Roma 
r antipapa e sottoporre alia diretta giurisdizione impe- 
riale il mezzodi d' Italia, demolendo definitivamente le 
ultime risorse della resistenza delle cittJi lombarde e del 
Papa: noi lo troviamo mettere a profitto le soste della 
sua marcia per aasicurarsi ogni miglior concorso del buo 
parti to. 

Un privilegio dato presso a Reggio dell' Emilia, V 1 
febbraio (1167) ce lo mostra che appalta perfino i suoi 
diritti regal i (^regaliej siil territorio di Pontremoli verso 
un' annua corrisposta di 500 lire imperiali, purcli^ per 
quell' anno, invece della detta pensione, il Comune di 
Pontremoli gli fornisca a proprio spese cento militi per 
„ la sacra spedizione verso Roma^ TApulia, la Calabria 
e la Sicilia ^ durante quattro mesi , computabili dal dl 
in cui si 8arebl)ero presentati al ** beatissimo „ cancelliere 
Cristiano (1). 

^ ricordato da tutti gli storici della Lega come, 
poco prima scoppiasse qnella pestilenza di febbri che lo 
tolse a preoipizio da Roma , giungessero sul Tevere a 
Federico, gik padrone del Vaticano, dodici galore Pisane 
colle quali argomentavasi penetrare nel cuore della citt& 
irta d' insidie per opera dei Frangipani e degli altri 
patrizi £isserragliati nelle torri e nelle piii colossali ro- 
vine, che esBi tenevano pel Papa. 



(I) FiciiB. Op. e vol. cit. pag. 184 doc. D. US « Anno vero 

prfsrnti ..... hinr. pf rfdont^m pfrso|v«Te non drb^nt et in bar »acra nostra 
fipcdilionc Vfrtus Urbem, Apuliani, Calabnam, ct Syciliam Cfniuro (armalo*) 
cum propria ^xprnsa qunlltior condnuis mrnsibus fx quo beahstimo prinnpi 
nottro Cristiano Magonlini ^cl1ls rlccto »<* rrprrsenlavrrint, nobis dare debeni ...» 

Dal reglstro piccolo deir Arch. Municip. di Piaccott. 

Arelnv Stoi\ March, r f. 35 



546 LE COSPIRAZIONI IMPERIALI 

Ora ^ opportune esporre qui i precedenti immediati 
di questo effettivo concorso delle galere pisane , prece- 
denti che, a buon diritto, si hanno a ravvisare in certe 
trattative corse fra Federico e il Comune di Pisa nel 
marzo di quello stesso anno 1167: trattative, T indole 
delle quali h abbastanza chiarita da un documento esi- 
stente nell' archivio di Stato a Pisa e pubblicato recen- 
temente da Ficher, fra gli altri risultati delle sue ultirae 
ricerche intomo al diritto e al dominio imperiale in 
Italia. 

il evidente che, nel venire finalroente ai fatti, il Co- 
mune di Pisa non era senza gravissima esitazione. L'af- 
fare della Sardegna doveva aver necessariamente inge- 
nerato in Pisa una diffidenza profonda della parola 
imperiale; epper6 prima di rischiarsi in codesta impresa 
di Roma, temendo che la lontananza di una parte della 
flotta potesse esser cdlta come occasione molto propizia 
dai Genovesi a compiere una vendetta o che uno scop- 
pio di pericolose inimicizie per parte delle cittk italiane, 
omai libere, avesse a sorprenderli in quella sinistra bega, 
domandarono i Pisani che V Imperatore spendesse nuo- 
vamente formale parola di riparare qualunque iattura 
avesse il Comune a patire durante o per fatto di que- 
sta spedizione. 

E Federico infatti dovfe promettere di nuovo con 
pubblico atto che quella citt& o quella persona qualun- 
que, la quale avesse recato danno od ingiuria ai Pisani, 
mentre essi trovavansi impegnati in guerra e fuori in 
ispedizione ad onor dell' imperatore, egli avrebbe tosto 
messa al bando come nemica sua, n^ prima riacettata 



Dl ROMAGNA E TOSCANA ECC I o47 

in pace o in tregua che piena soddisfazione avesse esi- 
bito alia cittii di Pisa: cd anzi impognavabi ad agire 
con tutta premura acchfe lo citti e i baroni di Toseana 
dessero d'avanzo sicurt^ di non molostare o aggravare 
i Pisani i^er tutto il tempo cho questi fossero alia guerra, 
e in mare ai servigii dell' Iniperatore o per fedelti al- 
r impero ( 1 ). 

Dal memento che b constatata tanta abbondanza di 
precauzioni e di riserve per parte dei Pisani, non fe piu 
a meravigliare se le loro galee navigarono con tanta 
lentezza, che giunsero a Roma solo nell' agosto , ciofe 
troppo tardi quando appunto pel Tevere le sottili navi 
di Gugli(»lmo Normanno avoano gik scaricato il denaro 
per alimentare la resistenza dei romani e tratto a sal- 
vamento la j)er8ona di Alessandro III. 

Quando, insomma, Tobbiettivo della spedizione im- 
periale era fallito, e V esercito dei baroni tedeschi e dei 
confederati iraperiali d' Italia dileguavasi per le febbri. 

Dura anche nel popolo un proverbio a proposito del 
- soccorso di Pisa; - che avesse origine da questo fatto, 
non so; ma potrebbe ben essere. 

tl evidente che appunto al momento di mantenere 
i patti di Pavia, a cni Federico aveva dippoi innestato 
la spodizione contro Roma e papa Alessandro, dovft 
prodursi in Pisa un improvviso mutamento della pub- 
blica opinione. 

Furono quindi forse nel vero i legati genovesi quando 
poi al convegno adunato dal Cancelliere Cristiano a S. 

(1) Ficiia. Op. tol cil. pag. f8S Documenlo n. 143 dalPoriRinalf esiftenti* 
neir ArcbWin di Stato a Pi»a. 



548 LE GOSPIRAZIONI IMPERIALl 

Ginesio il 1171, accusarono Pisa non solo di essere 
entrata in relazione coi Lombardi , ma di avere essa 
stessa chiesto e ricercato 1' alleanza (1). 

In realtk nel 1170 il popolo pisano aveva gik ran- 
nodato pace sincera con Gnglielmo di Sicilia (2), di- 
scacciato V arcivescovo Yillano devoto al papa legittimo, 
lo che equiyaleva a dicbiararsi favorevoli alia Lega 
Lombarda di cui era supremo patrono Alessandro (3). 

Dopo ci6 ^ cbiaro la vera ragione del bando in- 
flitto in San Ginesio da Cristiano alia citt^ di Pisa, 
alia sua moneta ed a quanti la accettassero nei ne- 
goziati. 

Ora a mio avviso era disegno di Cristiano aumen- 
tare con quest' ultima misura il danno della guerra ban- 
dita contro Pisa ferendo la sua fortuna commerciale, ed 
in pari tempo esercitare contro la Lega Lombarda una 
rappresaglia agli ordini severissimi emauati dal Ponte- 
fice in riguardo al commercio colle citt& imperiali della 
Toscana. 

Infatti Alessandro m nel Breve che, in data 27 
marzo 1170, aveva spedito da Veroli alia Society di 
Lombardia, Marca e Romagnola^ fra le altre minute 
e sapientissime disposizioni date per conservare lo spi- 
rito di incroUabile e fratema unione fra le cittjt della 
Lega, in modo particolare erasi diffuso a prescrivere ai 
Rettori certi ordini perentorii e precisi che costituivano 
un vero blocco militare e commerciale della Toscana. 



(1) Capparo. i4yiiia/ej /atitteviMf — presso HoaiTOii. Rtrum I(al. ScripL VI, 
(9) CroDica yaria pisana. — MoaAToai come sopra. 
(3) Anoati Pisaoi pag. 135. 



Dl R0MA6NA K TOSCANA BCC : 549 

** Vogliamo e comandiamo, aveva detto il Pontefice, 
che se i toscani mostrassero di voler aggiungersi a Yoi 
e venire a stanza nelle citt& vostre, non permettiate 
affatto che si avanzino per le strade toscane, ma ordi- 
nate perentoriamente ai Parmeggiani che facciano guar- 
dare quella che passa per la loro citt^ e cosl facciano 
quel di Bologna dalla parte loro, n^ si ammettano ob- 
biezioni e sense. Yogliamo e comandiamo che sia rotto 
ogni rapforto colla Toscana finch^ a voi non sia con- 

giunta da were (1) Comandiamo inoltre che non 

lasciat^ nelle vostre terre, n^ venire^ n^ rimanere, n^ 

(I) PrivileRiufu Stoclissimi Pape Alexandri d«l Liber Juriam di Lodi. « 

Ceteraro si (usci vohit adiuDgi Toluerint et in Tettra civitate manere; dos 
•Iratain per lusciam dirtfi nullatcniis per minalis, sed parroenibaft flrmiter 
iniungalis qnod earn per civitatem suaro et sic venos bononiam fatiant orooi 
coDlradicltonc et excusatione cessaote teneri : el a tascia dooee vobis ion- 
falur peDitus prohiberi > 

L* oscaril4 e 1' ambiguill di qucsto brano del Privilegio panrero tali al 
cbiarinimo Vigoati cbe prefer! di tmscurarlo allliUo Delia veraione kucciDta del 
gravlftiino docomento. 

A ne parve baono invece lentarne la coordinaiione agli avteoinenli. Ma 
oltre la versione cbe propongo nel tetio, ne ae Ai esibiU aa* altra da iltaslre 
palcografo ed k la segnenle: n Vogliamo e comandiamo, aveva detto il Ponleficc, 
che se i Toscani vorranno congiungersi a voi e por diroora nelle vostre citii , 
non accoDsentiate in nfssan modo che essi si incammtno per la slrr.da loecana, 
ma perentoriamente ingiungete ai Parmeggiani cbe facciano tener loro quella 
via cbe passa per la loro ciltA e cbe va verso Bologna, non ammettendosi in 
conlrario obbiezioni n6 scus<*: e cosi sicno del tutto esclusi dalla Toecana insino 
a cbe qnesla non si sia a voi congiunia ■ 

In tal caso il Papa ordinerebbe ai Rettori della Lega di non perroettere a 
gente Toscana , cbe evidi'nteroente avrebbe dovoto trovani in arroi al di qua 
dell' ap4»nnino nell* alta Italia, di ritomare in Toscana pel valico deir apennin i 
parmeggiano. E manifesia apparircbbe I* inlcnziooe di imm»bilii/are in pacse 
ostilc un riiifnrzo che potrva esscre ricbiaroato dal partito iroperiale in Tos«:ana. 

A mio avviso una spirgazionc ragionevolo di cio non potrebbe dirsi altro 
cbe riportandosi alle circoslanie in cui verso 1* impcratore nclla fuga di Roma 
verso 1* aulnnno dol 1167. II cronisia Vinci*nzo di Praga, lestiroonio di veduta, 



lyTiO LE COSPIRAZIONI IMPBRtAl.l 

trafiBcare gli stessi mercanti di Toscana e che non per- 
mettiate ai vostri e ai mercanti oltraindntani di transi- 
tare in Toscana. „ 

Addottando questa versione delle parole pontificie , 
che nel cod ice lodigiano trovansi in una lezione molto 
oscura, un senso ben chiaro sembra risultarne. 

Due erano appunto i varchi principali pei quali at- 
traverso Tapeonino passavasi dal paese della Lega di 
qua da P6 in Toscana: 1' uno pel colle della Cisa e da 
Pontremoli faceva capo a Parma, 1' altro dalla vallata 
del Mugello salendo attorno al monte di F6 o della 
Futa scendeva nel territorio bolognese. La prima era 
un' antica strada mulattiera a cui davansi insieme i no- 



tascio scritio che neli* esercito condotto da Federico sotta Roma eraoo moltis- 
simi (oscani (a). 

Agpiun{;cva ta Chronica plaeentina che )* iinpcralore coi superstiti alia 
morria (ransito per le monlu^ne piarenrmo (b) onde ridum a Pavia. Dopo un 
anno c qualche mcse usciva ii privilc^^io di Papa Alessandro ( Maizo tl73); e 
dovrebbc dirsi che gli avaiizi (l«>ir ullimo esercilo impeiiale fossero rimasti a 
guarnire Pavra e che vi durasscro anci>ra. 

Nc del rcslo pare mancasse poi il caso di soccoi*si chiesti dal partiio iin- 
periaic toscano neli* alia Italia. Inrafli, corrondo il 1171, i Genovosi rivali dci 
Pisani accolsero con R«an pJacoro la notizia dci cambiamenli avvcnufi in Pisa , 
(cambiamcnti favorcvoli a Papa Alossandro ed allc libcrla ilaliche, da me ^ik 
nairali) siccome quella ch<* porse I >i'o il dostro di combinare col Conle Guide 
Guerra, con Siena e con Pisfoia, un* azione comune contro Pisa infedele all* Im- 
peralore, rd e scritio che anchc si mando chiedendo soccorsi in Lombardia. (c) 
Sarebbe quindi natural cosa il supporrc che gli imperial! loscani non trascu- 
rasscro in tal caso di chiamar quelli di loro che erano ili con Federico in Pavia: 
certo 6 poi che i soccorsi domandati non giunsero. 

Gli ordini di Alessandro e dci Rettori sarcbbero slati adunque anche in (al 
caso riRorosamcnte osHrrvati da Parma e da Bologna , Ic due citia comandale 
di preferenza a mantenere il blocco di Toscana. 

(a) Annaiet Vincentii Pratjen*f$ - Perfs, torn, XVII. 

(b) Cronica placcnlina — 1167 — Cum iHi$ qui supervixerunt per T^ciam 
et tnontaneag Plaeentiae Papiam accessit. 

(r) Chronica varia pitana, presto Muratori, ftertim It, Tom* VI. 



Dl ROMAGNA E TOSCANA EGG*. 551 

mi di strada Clodia o Francesca o Romea e dominata 
dal castello anticbissimo di Grondola tenuto da Obizzo 
Malaspina; la quale dopo di aver superato V apennino 
a una altezza di braccia 1785 sul livello del mare ra- 
sentando Monte Molinatico calava Terso Parma (1). 

Deir altra via troviamo indizio sicuro in un atto del 
1«S dicembre 1040, citato da Matteo Yillani nella sua 
Cronica quando narra del come nel 1358, nella circo- 
stanza di un pericolo di invasione per parte delle bande 
di Ventura, volendosi dalla Repubblica Fiorentina assi- 
curare con bastite il passo delle alpi, si richiamarono 
antichi document! per definire il confine tra i territori 
di Fiorenza e di Bologna. 

Yenendo da Galliano in Yal di Mugello passava 
sotto il Monte di F6 per un' antica contea cbe un Ou- 
glielmo di Tx)ttieri e madonna Adalasia sua moglie do- 
narono coir atto succitato (13 die. 1040) alia antichis- 
siroa badla di Settimo perch^ i monaci colassii fondassero 
un ospitale a ricovero dei viandanti. Cos! avvenne cbe 
quel varco prendcsse il nome di passo dello Stale, 
(Spitale) nome cbe dura tuttavia (2). 

Superata la cresta dell' apennino essa scendeva con 
diverse ramificazioni per la valle del Santerno, dell'Idice 
e del Sapena. Pietramala trovavasi sopra una di que- 
8te stradicciuole , come dicevansi a' tempi del Yillani. 
La terra di Scaregalaseno esisteva fin dai primi tempi 



(I) RirtTTi EM4?it'iLi. Dtz, Geogr. Fiiico Storico della TbteoiM.* agli ar- 
ticoli Pontremoli, Cim, Grondola, 

(S) RiriTTi Emanuili. Diz. g^ogr. di Tbicana. Vedi %\\ arliooli fWfa, 
Stali. — Cronica di Mattio Villari Lib. II. cap. XCV. 



o82 LK COSPIRAZIONI IMPKRIALI 

del secolo XIII su quella che calava per la china della 
Sapena direttamente a Bologna per Lojano , Pianoro , 
San Ruffillo luoghi tutti antichissimi : e il Comune te- 
neva fino allora in Searegalaseno un podestA, un giu- 
dice, un notaio con una giurisdizione, la quale negli 
statuti bolognesi del 1250 veniva estesa a tutta la mon- 
tagna fra Savena e Sillaro (1). 

Tutte le altre strade scendenti dallo Stale e dal 
colle di F6 fluivano necessariamente, lunghesso i torrenti 
sopraindicati , alia via Emilia tra Bologna ed Imola: il 
castello di Pizzocalvo chiudendo lo sbocco a quella scesa 
per la Zena, Castel de Britti a quella deU'Idice. 

Al principio del secolo XIV la superioritA rimase 
alia strada del Santerno; quando, cio^, il Comune di Fi- 
renze ebbe costruito Scarperia sul versante occidentale, 
e Fiorenzuola Sulla china orientale dello alpi che la 
guardassero dalle infestazioni dei conti Ubaldini signori 
dell'apennino e nemici perpetui di Firenze e di Bo- 
logna (2). 

Ma nel 1360 i Fiorentini battevano ancora la via 
di Searegalaseno e della Sapena , allorch^ vettovaglia- 
vano da fidi alleati Bologna stremata e chiusa dalle 
forae di Bernab6 Visconti (3). 

£] traccia eziandio di un' altra antichissima mulai- 
tiera che da porta Castiglione gittavasi pei colli e pei 

(1) Dei HoDumenti islorici pertinenli alia prov. di Romaxna. Seri« I. Sta- 
tuli Tom. 111. — Statuti di Bologna dair anno 1349 all* anno li67 ecc. 
(sntto slampa). 

(2) RapBTTi Diz. Geog, Stor, di Totcana: vedi Fiorenzuola. — Croniea 
di GioT. ViLLA!>ii« lib. 8 c. 8G — lib. 10 c. 2')5. 

(3) Croniea di SIattsi* Villimi lib. 10 r. .M). 



Dl ROMAGNA £ TOSCANA RCC : 553 

monti fino a Castiglione delle alpi ebe fu poi del Pe- 
poli, e che, tragbettando in valle di Beno, passava sotto 
il castello della Sambuca e quindi nel Pistoieee (1). 

Ninno poi di codesti varchi fe segnato nelle pre- 
ziose tabule itinerane, cbe ci restano deU'epoca romana 
di Teodosio (2), e non se ne trova indizio nelle co- 
smografie vetustissirae dell' anonimo Ravennate e nelle 
cose geograficbe di Guido , ora edite dal Finder a 
Berlino (3). 

Laonde la loro origine deve ripetersi unicamente 
dal sentiero meno impraticabile. Per5 la viabilitjt di 
questi papi rosta determinata dal fatto cbe in meno 
di due giorni di niareia con cavalli e fanti e salmerie 
81 passava da Bologna in Toscana (4). 

Cbiaro ^ dopo quest* accenno topografico il senso 
degli ordini di Papa Alessandro, e it modo con cui po- 
teva venir pratieato mercfc la vigilanza dei Comuni di 
Parma e di Bologna il blocco militare, politico e com- 
merciale contro Toscana. 

Cbiudendo ogni via sopratutto a quel commercio 
per cui gxh fiorivano le cittji toscane e cbe gi& biso- 
gnava di sfogo e di facili scambi , si ponevano nelle 
mani della Lega o una risorsa impensata e terribile 
contro i nemici ostinati ed un argomento atto a deci- 
dere in suo favore gli oscillanti. 

Quanto a Pisa vederamo come appunto nel 1170 
dessa si staccassc apertamento dalP Imperatore Foderico. 

(i) Cronica di IIattbo VitiA?ii lib. i rap. 5. 
(S) Tabnla ilineraria Pentingeriina Sect. IV. 

(3; Ravennalis anonimi ct Guidonis GeograpUica : ex libris mana acripti* 
edideranC U. Pinder ct Parlbcas — BtToltDi. In aedibui Frideriri Nicolav IffoO 
(i) Mattio YiLLiMi : Crmica lib. 3 cap. 5. 



554 LE COSPlBAZIONt IMPERIALl 

L'arrivo in Italia del Cancelliere Cristiano, le ac- 
coglienze festose fattegli dai Genovesi allora ostili alia 
Lega Lombarda; il convegno degli imperiali a San Gi- 
nesio, determinarono i Rettori ad a ire con prontezza. 
Venne quindi tostamente vietata ogni introduzione di 
grano nolla Liguria, come indizio di pid gravi rappre- 
saglie. 

Del rimanente ben magra fortuna tocco al Cancel- 
Here nella guerra bandita a San Ginesio contro Pisa, 
Stavano con lui i Genovesi ed i Lucchesi (1) nonch^ 
Pistoia; il cui capitolo cattedrale si era dato in balla 
ai legati imperiali fino dal 1165 (2), e Sarzana i cit- 
tadini della quale, in premio di lor sincerissima fe- 
delt^, ottenuto avevano da Federico recenti e larghis- 
simi favori (3). Pisa riceveva soccorsi da Firenze (4) e 
molto probabilmente, secondo a che ne correa sospetto 
a Genova, anche dalla stessa Lega Lombarda (5). Si- 
mulando da prima idee concilianti, Cristiano invito 
a sft i legati di Pisa e di Firenze. Avutili^ propose 
loro patti ignominiosi, e perch^ rifiutarono di accettarli, 
imprigionati consegnavali ai Lucchesi. 

Ma i Pisani accor^ero sul luogo con forze prepon- 
deranti , sicch^ il Cancelliere insegulto dalla cavalleria 

(') Teonci. Ann. Pisani pag. 13t. 

(S) FicHift. Op. cit. p»g. 182 Doc. n. 1 40 Cristiano ( ottobre 1165) da S. 
Ginesio riceve in proteiionc « eanonieam Sancti Zenomi$ in Pitioia m Dal- 
1' Arch. Called, di Pisloia. 

(3) FiCHia. Op. ctl. pag. 175 « Privilcgio di F<'derico I a^H abitnnti del Borgo 
di Banana: li scioglic da ogni pedagglo sul lido di Luni e nella Vigra, concede 
loro il diritlo di pubblico mercilo al Sabato. Dalo a Lodi, 3 Not. 1163. 

(i) TaoNCi. Ann. Pisani p *g. 133 

(S) CftrrARO Am*. Itaiie Script, torn. VI. 



Ul ROMAGNA R TOSGANA ECC : 555 

di Pisa e di Firenzo a mala pena potfe rifagiarsi in 
Lncca. Poco dopo a Ponsampieri nuova zufFa e nuova 
sconfltta dei collegati imperiali (1). 

Alia perfine disperando di ogni ulteriore tentativo 
a danno di Pisa (2) , il CanccUiere Cristiano co' suoi 
Brabantini scende da Lucca e passa in Romagna, dove 
piii conipatto e piii potente era pur senipre il partito 
imperiale, coll' animo di gittarsi in un' impresa contro 
Ancona, agguerrire in cotal guisa 1' esercito e trovarsi 
poi meglio alia porta ta di risalire verso la Lombardia ad 
accerchiare la Lega, alia nuova calata dell' Imperatore. 



IV. 



Valicato V apennino , Cristiano pens6 trarre pro- 
fitto dal suo inaspettato arrivo in Romagna, sorpren- 
dendo improvvisamonte Bologna. 

I nostri cronisti tacciono concordemente intorno a 
questo micidiale colpo di mano. Ne parla soltanto il 
monaco tedesco, autore degli Annales Stadenses, asse- 
gnandogli la data del settembre 1172. Egli si fonda 
in riferirlo, sulla fode di un Enrico Scolastico a Brema, 
il quale servendo come notaio alio stesso Cristiano ne 
fu testimonio occularo. 

Dalle parole del cronista tedesco, la scaramuccia che 
si improvvi86 fuori di Bologna fra i cavalieri del Bra- 
bante ed un nerbo di cittadini, ha a giudicarsi piutto- 



(t) Teonci. Pag. 139, 133. 
(«) Ivl. 



556 I.E COSPIRAZIONi IMPKBIALI 

sto un macello di gente colta all' iraprovviso ,* di qnello 
che una vera lotta. Nove ne atterr6 sul campo colla 
sua clava Cristiano, ed a ventotto del piii distinti, ri- 
mastigli in mano, ft sfracellare con sassi le mascelle (1). 

Dietro i fuggiaschi rientrati si chiusero le porte , e 
r Arcivescovo di Magonza incalzandoli fin sotto le mnra, 
dagli arcioni su cui levava la persona, lanciava ai bo- 
lognesi parole di scherno e di insulto (2). Airindomani 
poi in nn tempio poco discosto dalla sbigottita citt&, 
Cristiano, indossati gli abiti pontificali , con sagrilega 
profanazione celebrava solennemente gli uffici divini (3), 
assistendovi i suoi trecento brabantini, ed un'accozza- 
glia di frati e monache scisraastici cui traeva sempre 
seco unitamente ad una filza di muli carichi di belle 
donne e di ogni sorta di ricchezze. Porta vano maggior 
tesoro i muli di questo CristianO; cui Tantipapa Pa- 
ct) Annales Siadenset. — presso Perd. Tom. XIV. 
(%) Ivi. 

(3) La ^aaliflca di ^eolaUieus Brementit data negli Annalei Siadentei a 
queir Enrico che fu tcstimnnio di questi fatli, spicga la minuta annotazione che 
vi si legge di questa strana solennila. « Astabanl ad solttrmpoia 300 milites, 
oiDDes nionachi apostatao et fere lot inoniales ejusdem seclae et pracclare can- 
tabant: Gaudeamu$ omne$ in D, I, C. in honore Teheorum martirum. Bpi- 
tlola: Saneii per fidem. Gratia: Gloriotus Detis. Versus: Dexiera lua Domine, 
AUetuia: Tox exu/fafionif . Sequentia. A^one Evangelium: Cum audieritii praelia 
etc. Post: i(a Mi$$a at, m 

lofatti I* Enrico lestimonto relalore, ess^ndo ricordato come v scolastico > 
delta Diocesi di Brema^ cioe quegli che net sccolo duodecimo dispensava pel 
VcscoTn la Iteentiam doeendi ^ doveva conforme alta pralica di quel tempi 
e^ere anche il capo dal eoro (cbAnlre) nclla cattedrale di Brcma. Nod i a me* 
ravigliare quindi se gli pote sembrare interessante il tener nota di un esecu- 
zione corale ilaliana che trovo cbiarissima. E par iii che talc minuzia divonga 
proziosa cume quella che di un fondamonto cnratteristico di verosimislianza 
a tulto ii racconto dcgli annali Stadensi relativo a questa comparsa di Cristiaoo 
nel settembrc 1173 <ntlo Bologna, di cui lacciono le altrc cronachc. 



DI ROMAGNA E TOSCANA ECC : 557 

squale soleva salutare christianissimum Christianum , 
di quello che tutto il seguito di Federico Barbarossa: 
esolaroa il medesimo autore degli Annates Stadenses. 

Pochi giorni dopo iin dense polverlo lungo la via 
Emilia annunziava che i cavalli del Brabante ritoma- 
vano in Romagna. 

Ma il Magentino traeva seco in ostaggio i prigio- 
nieri (1). 

II primo di aprile deir anno 1173 Cristiano com- 
pariva dinanzi ad Ancona (2) eon un esercito composto 
principalmente di romagnoli c toseani (3), ad ingrossare 
il quale egli invitava quanti erano nelle Marche e nelle 
Pnglie invidiosi della prosperity di Ancona, promettendo 
a tutti parte deir estremo bottino (4). 

Tra gli apparocchi di qnesta spedizione , Cristiano 
avea posto particolar cura a procurarsi la cooperazione 
del naviglio di Venezia, cosa che gli riuscl agevole, 
essendo ardentissinio nella Repubblica delle Lagime il 
desiderio di prendere rivincita sopra V Imperatore Co- 
mneno che i Veneziani cacciati avea da Costantinopoli 
siccome perturbatori delFordine pubblico, e contro del 
quale per6 con varia fortuna tenean guerra accesa fino 
da! 1171 (5). 

(0 Annates SladfnsfS. 

(9) Chronica varia ptsana. Muatr. Rer, ltai» T»m. VI. 

(3) n«* obsidione Anconao. Libt*r m-Ajtislri Boncompagni. Mua4T>iai Rer. I9al, 
Script. Tom. VI. 

{il Ivi. 

(5) Li BtAU. Storia del Ba»$o imp^ro. LIbro 10. Tra g\\ •ddebili fatii dafli 
iloru'i gr^'Ci quasi ronlcmporanci, ai Vfnoziani d* allora, »i Irova avcr^ { Vrne> 
zi'ini tl«*tsi per lairinni di pi>tito piliiico inalmenalo d*as5iii i Lomb^rdi r^tidpoli 
a Bi^anzio. Ne sacch«*CKi*>rono i inagazzini, e m* dislrusicro Ir ca^. Quindi per 
giu«hiia e percli^ avrva caro il ni'>viin**n(o lombardo ri»n(ro P(*derico, Coroncno 
cond4iiaava i Vcni*ziani alia iDtera nhziont* dci d^nni. E b^n** ricordjre c^me te 
ItHle lombardc avc««<'ro t.ile tco nalle colooio lonlane. 



558 LE COSPIRAZIONI IMPElllALI 

Diffatti: non molto dopo I'drriYo di Cristiano ap- 
parivano in alto mare le vele di Venezia e stringeTansi 
a chiudere vigorosamente la bocca del porto. Un primo 
assalto fu respinto vittoriosamente dai cittadini (1) e 
dalle scarsissime truppe che avea in Ancona V Impera- 
tore Comneno (2). Indarno si poggiarono le scale, in- 
darno le galere Veneziane tentarono V approdo della 
spiaggia. Gli assediati uscivan anzi dal vallo e ricac- 
ciavan fin oltre le sue macchine balestriere il nemico 
assalitore (3). Incredibili atti di eroismo vide quolla 
memorabile giornata. Una donna per nome Stamura 
stette lungamente impavida sotto la furia delle freccie, 
finchft non ebbe appiccato il fuoco aU'intonaco resinoso 
delle macchine d' assedio : un eanonico , certo prete 
Giovanni, colse propizio momento di mare agitato per 
lanciarsi a nuoto con una scure, guizzare come un del- 
fino fra le navi Veneziane, rompere i canapi delle kn- 
core e tornarsene impavido mentre la bufera conquas- 
sava r un contro Taltro i navigli assedianti, di tal guisa 
lasciati alia balia delle onde che dieci ne gittava in 
secco sullie arene del porto. 

Ma la fame, che gi^ prima di questa gloriosa gior- 
nata desolava la popolazione anconitana , trov6 ben fu- 
gace ristoro nelle scarse vettovaglie rinvenute sulle navi 
veneziane e nei cavalli tolti all' oste di Cristiano: per 
cui dopo alcun tempo inviavano legati al campo del 
Cancelliere esibendo una somma enorme come prezzo a 

(1) De obsid. Anconae. Hoi. Tom. VI. 

(2) Li Bbau. Storia del Btuso impero. 

(3) De obsid. Anooae Hoi. Tom. VI. 



.A 



DI ROMAGNA E TOSGANA EGG: 559 

ricattarsi dal bando. Se non che il Magontino rifiutava 
sdegnosamente ogni via di accordo, rispondendo che egli 
sarebbe da porre tra i pazzi qualora alia vigilia di aver 
tutto nelle mani, si accontentasse di una porzione per 
quanto rispettabile, e concludeva voler esso la resa della 
cittk a discrezione o la guerra. Riferivano i legati al 
patrio Consiglio, V arrogante risposta del Cancelliere; 
e nella dura alternativa deliberavasi intanto una verifica 
dei viveri tuttora esistenti in citti. Furono infatti mi- 
nutamente frugate da una apposita deputazione le celle 
piii riposte delle case , dei conventi , e delle chiese: e 
sopra una popolazione di 12 mila abitanti non rinven- 
nero che due moggia di grano e tre annone. 

Riconvocato il consiglio plenario dei cittadini , ap- 
parve generale la disperazione non appona fu noto il 
desolante risnltato doll' inchiosta; e il partito di affidarsi 
alia genorositi del nemico facevasi larga etrada tra quella 
moltitudine pid d' ombre che di uomini: quando un vec- 
chio sorgendo, cieco degli occhi e in sul ccntcsimo anno 
di eti^, e presa la parola, scongiurava i concittadini con 
magnanimi detti a resistere ancora, a non fidarsi giammai 
al tedcsco, a gittar piuttosto i tesori in fondo al mare di 
quello che veridero la patria a stranieri sonza legge e 
8onza cuore: per6, concludendo, proponera piuttosto che, 
durando ancora formi in quelP agonia si mandassero 
legati in cerca di soccorso. 

L' udienza ascoltava con relio^ioso silenzio le parole 
del ciinuto vegliardo , stato gik testimonio deir assedio 
posto indarno dair Imperatoro Lotario, o alia 6ne acco- 
glieva il partito proposto. 



560 LK COSPIRAZIONI )M PER I A LI 

L* indomani tre audaci cittadini montati sopra udo 
schifOy scivoIavaDO all'aperto deludendo la vigilanza delle 
scolte veneziane o comprandone forse il silenzio coll' oro, 
e felicemente toccata terra verso il Po, presentavansi a 
Guglielmo della Marchesella in Ferrara che li accoglieva 
a gran fevore, e, promesso di accorrere in soccorso di 
Ancona, li confortava nel proposito di recarsi al CasteDo 
dei Conti di Bertinoro, aperti sostenitori di Papa Ales- 
sandro e della Lega Lombarda, dove per la morte recen- 
tissima del conte Ranieri reggeva il dominio e teneva 
tutela deir unica figlioletta, Aldr.ida dei Frangipani g^o- 
vane donna e bella, di pio e generoso sentire. 

Lo straziante racconto dei gravi mali gik sofferti dagli 
Anconitani e de' peggiori che loro soprastavano , com- 
mosse siffattamente il cuore della nobil donna che tan- 
tosto ordinava a tutti gli uomini della contea di prender 
le armi e di tenersi pronti alia partenza : anzi deliberava 
di por s^ medesima alia testa dc' suoi fedeli. . 

Da parte sua Guglielmo, pieno di santo entusiasmo 
tutto si consacrava a raccogliere armi ed armati. Impe- 
gnata ogni sua sostanza mandava attorno nei territori di 
Ferrara, Bologna ed oltre Po in Lombardia assoldando 
milizie ed invitando i giovani che egli stesso addestrava 
al maneggio delle armi, finch^ venne presto il momento 
di porsi in marcia per congiungersi alio genti di Aldruda 
e calare a forze ruinite verso Ancona. 

Ma gravissime difficolt^ ostavano al pasaggio in Ro- 
magna delle trappe di Guglielmo. Giunto egli infatti 
presso Ravenna, ivi trovava in armi gli imperiali coman- 
dati da Pietro Traversari nobile cittadino ravennate, co\k 



DI R0MA6NA E TOSCANA ECC : 561 

poBtosi air intendimento di impcdire la marcia di Ougliel- 
mo e dei Lombardi verso Ancona. Fu quindi mesideri ri- 
correre ad uno spediente, ed i rapporti di parentela che 
legayano le due famiglie Trayersari e Marcbesella, ne fa- 
vorirono torse il buon esito. Guglielmo abboccatosi col 
Traversari e, perorata indamo la giustizia della causa 
che lo traeva in soccorso di Ancona, proponeva al suo 
congiunto di rimandare ambedue gli eserciti e proseguire 
soli fino alia citijt assediata per veder modo di intorporsi 
come pacieri ed amichevolmente por fine alle crudelissime 
angustie dei miseri rinehiusi minacciati di esterminio. 

Traversari credfe non poter rigettare V umano partite 
propostogli. Licenzi6 i suoi partigiani e con Guglielmo si 
avvid verso Ancona. Ma il Ferrarese prima di partire 
aveva detto a' suoi soldati: ** promisi a Traversari di li- 
cenziare V esercito e vi licenzio. Pensate or voi se io abbia 
potere di sciogliervi dal giuramento che faeeste, e risol- 
veto secondo giustizia. ^ Adelardo fratello di GKigliel- 
mo ed i soldati non tardarono a comprendere il senso 
vero delle parole pronunciate con animo commosso dal loro 
capitano. Rimasero fermi, poi dier vista di retrocedero, 
poi rivolta invece la fronte a grandi marcie congiuntisi 
allc torze guidate dalla Contessa di Bertinoro, traversato 
11 paese ncmico, raggiungevano presso Rimini Guglielmo 
Marchesella e Pietro Traversari il quale, troppo tardi e 
non senza vivo spavento, conobbe quali fermi propositi 
avesse nella propria milizia ispirato il pio guerriero, co- 
gnate suo ma avversario politico. 

Intante la fame era divenuta orribile noir assediata 
citt^ e quel cittadini lentamento assaporavano gli straz! 

Archiv. Star. March. V. I. 36 



562 LE COSPIRAZIONl IHPEniALI 

di quella laaga agonia che precede la morte di s6DiTneQto. 
Le Btesse alghe marine pid ributtanti parean cibi preli- 
bati: par quegli spettri barcoltanH reggean sempre a di- 
fesa delle mnra, confortati daH'eroismo incredibile delle 
loro donae. IJDa di esse negava perGno al moribondo fi- 
glioletto 1' altima e stentata stilla di latte dal petto avTiz- 
zito per apporlo al labbro del riftnito gnerriero giacente 
lungo la via. E quel caldo umore destava an naovo ane- 
lito di vita nel moribondo che trascinatos! fino alle ber- 
tesche rinsciTa a gettare anche an sasso anche ud dardo 
contro dell' inimico prima di ricadere e di spirare. 

Un dl stando radnnati in consiglio gli uomini ecco 
le mogli, le figlie venir loro innanzi, ed una di esse a 
nome delle altre ascire in questi momorftbili ttotti con- 
aervatici dall' accurato maestro Boncompagni : ■• poichfe 
nail' altro rimane, cibatevi delle nostre cami o gettatici 
in mare poich^ riputiamo minor male moi-ire che cadere 
in podeetk di gente la quale riconoscc unioa legge , il 
fiirore. „ 

E I'estremo gioma pareya ai rinchiusi omai arrivato 
quando Criatiano , avuto sentore della marcia dei Lom- 
bardi e di Aldrnda, tentd coll' inganno di hnti messaggi 
introdotti in cittik eotto colore che ptrvenissero dai le- 
gati di Ancona, togliere ogni speranza ai cittadini 
ed arerli a discrezione prima che Guglielmo e la Con- 
tessa di Bertinoro sopraggiongessero. Era detto in fatti 
in qneste false lettere avere essi, i legati, perdiito V oro 
che recavano: scioltosi per6 un primo csercito raccolto: 
i Lombardi temere troppo lo sdegno imperiale per av- 
Tenturarsi a tale impresa di soccorso: la Contessa mede- 




DI ROMAGNA E TOSCANA ECC : 563 

sima di Bertinoro avere violata la parola data prima. 
Ma era tardi! Nel buio di una notte deU'Ottobre 1174 
una iniriade fltta fitta di fuochi apparve sui colli rivolti 
verso Ancona^ e all' alba deir indomani scintillavano le 
armi, le auree croci, gli stendardi dei confederati di Fer- 
rara e Bertinoro. 

Dair alto dello scoglio, in cui sorge il vecchio duomo 
di S. Ciriaco, levavansi festose le grida dei cittadini di 
Ancona, mentre s) Guglielmo che Aldruda, ordinate le 
arringavano alia pugna; ma Cristiano levaya il campo 
ritirandosi nella Marca, ed i navigli veneziani preso il 
largo, sparivano. 

Ancona era libera dopo diecinove mesi di assedio (1). 

Tutte le memoria di questo assedio ci restano dal 
racconto fattone cinquant' anni dopo da Beno Boncom- 
pagni. Sarebbe troppo acc>ordare a questo libro il valore 
di una cronaca, dove V autore sia stato testimonio dei 
fatti che narra e li abbia annotati in giomata. II gusto 
stesso con cui scrivo il Boncompagni, la forma artistica 
che vi hanno le narrazioni ri\elano in lui un uomo che 
81 ispira e colorisc^, bench^ sobriamente, di epico i fatti 
deir assedio anconitano : ci h gik il retore e lo storico 
non fih il cronista steox^hito e freddo che dk importanza 
solo al millesimo, non si permette una critica, tratta gli 
eroi con nome e paternity senza nimbo alcuno di gloria. 



(I) Salli data di atsegnarsi a qaetlo tiMdIo, e talii tat dariU, eorrono 
▼•ri« 6 dispatata la opinion!. Concordando la Croniea varia pi$ana cba lotto 
II Il7i (leggi fl7S) flua la durata deiraisedio di Ancona* a Kalendis aprilis 
tuque ad mediam mensem Octobris b cogti Annali Sladensl che dopo la cor- 
reria nel cbladcrsi del II7S falta da Cmtiano »a Bologna, dicono di lai « ivil 
AncoDam obtidens illam fere per bieniaro • bo propotlo la Ycrtlone dei 19 meal 
dal I Aptile I ITS al 15 Ottobre 1174 circa. 



56i ^ LE COSPIRAZIONI IMPERIALI 

Per6 ^ a ricordare come tutte le notizie che si hanno 
di questo Beno Boncompagni, rivelino in lui un' uomo 
degnissimo di fede. Native di Firenze, fii professione di 
belle lettere nella University di Bologna sui primordi del 
secolo XTTf: cio^ in tempi in cui la filosofia razionale e la 
dialettica imperavano e davano severe leggi alle arti. L^ 
filosofia domandava ai retori, i quali tentavano la storia, 
che fossero ragionevoli nell'immaginare cio^ che vestissero 
solo cose vere : la dialettica che fossero precisi nella lo- 
cuzione sicch^ lo studio del bello non U portasse ad esa- 
gerare i fatti coUa ampiezza delle frasi. 

In realtit le massime che maestro Boncompagni pone 
nella prefazione e nella dedica del suo libro a Ugolino 
Groscik Podestk di Ancona, quali norme a cui si atterrii 
scrupolosamente nel narrare i mirabili atti di valore 
compiutisi nell' assedio anconitano, sono massime infor- 
mate alia critica piii esigente. Egli assicura che narrer^ 
solo fatti appresi da coloro i quali vi furono mescolati 
come testimoni, o autori per ragione di pubblici uffici: 
non iscrive per isperanza di lucro o per leggierezza 
d' animo; eviterk ogni finzione poetica di cui ridono le 
udienze con ragione. 

Quando si confronti il racconto di maestro Boncom- 
pagni con tanti altri lavori letterari del secolo XTT , 
massime di parte imperiale, e sopratutto coll' ampollosit^ 
di Gottofredo da Yiterbo il quale canta le geste di Fe- 
derico, si Yedrk quanta considerazione meriti anche nel- 
1' ordine storico , la temperanza geniale ma abbastanza 
castigata con cui durava nei nostri studii pubblici V arte 
delle stesse lettere latine. 



Dl ROMAGNA E TOSCANA ECC *. 565 

Muratori, posseduto discretamente anch'egli da quells 
diffidenza che Y enciclopedia portava fine air esagerazione, 
non nianc5 di rinvenire in Boncompagni le quality di 
storico attendibile: per quanto sia vero che il libro - de 
obsidione Anconae - dia qu^ e \k una fonna drammatica 
al movimento dcUe persone e delle cose di cui narra. 

Bon<!iropagni h disceso fino a riportare i discorsi dei 
capitani, i detti del popolo: la forma sark fomita dal suo 
ingegno ma la sostanza, il senso deve essere originale. 
Ci ^ deir eloquenza , ma anche Romualdo Salemitano , 
yenuto a' paesi della Lega ambasciatore di Ouglielmo 
Normanno, fu meravigliato nel riscontrare in quei Con- 
soli , in quei rettori e Capitani borghesi di cosl facili 
e facondi dicitori in pubblica adunanza. ^ 

E fra gli altri, ricordati da Boncompagni pu6 valer 
la pena di tradurre un discorso attribuito alia Con- 
tessa di Bortinoro, come detto sotto Ancona alle sue 
masnade. Yi h un iutoresse storico pei £eitti a cui yi si 
accenna: ^ un episodio che doy^ correre di bocca in 
bocca in Italia a suoi tempi, questo della parte presa a 
&yore della Lega dalla contessa Frangipane; e se non 
altro pu6 yalere come un saggio del layoro di maestro 
Boncompagni. 

Egli yestiya coal la tradizione delle parole di Aldruda 
quali a lui yennero ricordate dai presenti: 

^ Abbench^ io sappia di andar Aiori delle costu- 
manze generalmente tenute dalle donne, ci6 nullameno 
ayyalorata dal fayore e dalla grazia celeste mi son pro- 
posto di parlaryi, confidando che sebbene V orazione mia 
non 8* abbellisca di leggiadre parole o di filosofici ragio- 



i(66 LE COSPlRAZIONt IMP^RIALI 

namentiy ella potr^ riuscire nondimeno un' esortazione a 
voi fruttuosa, giacch^ soventi volte 6 accaduto che un 
parlar semplice fortifica gli aDimi degli ascoltanti mentre 
in qnella vece i discorsi elaborati molcono solo esterior- 
mente le orecchie. Non mi ha qui condotta desiderio di 
dominio non ambizione alcuna di temporali cose, non 
la brama di beni d' altri, essendoch^ dopo la %iorte del 
mio sposo, senza contradizione alcuna io tenga dominio 
8U tutto il contado, e talmente abbondo di Castella, di 
Villaggi, di Borgate, e di possessioni che neppur valgo 

m 

a custodirle. E voi vel sapete, il voler prendere cose 
d' altri essere proprio di coloro che han meschino patri- 
monio e facolt^ non sufficienti a far loro menar la vita. 
Mi han tratto qu^ adunque un' affetto di commiserazione 
verso i cittadini anconitani c le preghiere congiunte 
alle lagrime di quelle Signore , le quali , oltre quanto 
possa dirsi , temono dover cadere in mano degli asse- 
dianti; imperocch^ i corpi loro soggiacebbero ad un lu- 
dibrio sempiterno, avvegnachfe quella turba riprovevole 
di rapitori ^ guidata da un cieco arbitrio n^ la per- 
dona ad alcuno quando abbia potere di mal£etre. Di qual 
cosa io trattd, voi tutti ed ognuno di voi, il sa, laonde 
non mi fk mestieri spendermi in particolari enumerazioni. 
Per portare adunque soccorso agli stremati dalla fame, 
a coloro che da diuturne battaglie sono oppressi e posti in 
ogni &tica e pericolo, men venni io coll' unico mio figlio 
sebbene ancor pupillo, il quale per5 rivolgendo nell' animo 
I'altezza del coraggio paterno, di gili si h preso cura 
di recar aiuto agli amici. E voi pure a questo medesimo 
scope siete venuti, o soldati di Lombardia e Romagna, 




Dl ROMAGNA E TOSCANA ECC : 567 

la cui prodezza in armi e sincerity di fede per molti 
titoli hanno fama. Imperocch^ vol avete per condottiero e 
capitano Guglielmo Marchesella il quale per solo senti- 
mento di liberality, per liberare cio^ la cittit d* Ancona, 
ha dato in pegno tutti i possedimenti suoi ed i beni 
degli amici e dei fedeli: per la qualcosa con quali laudi 
io debba esaltarlo, non ben so, non bastando a mio 
avviso una lingua di came ad esprimere V intemo affetto 
di un uomo. E cosl senza dubbio a Lui conveniva fare, 
perch^ allora addiviene taluno virtuoso quando alle cose 
ed agli onori egli antepone la Tirtd dell' animf>. Del resto 
fino ad ora in ben difficile circostanza avete levato grido 
di Yoi , aprendovi cio^ un varco per mezzo ai nemici. 
Ora per6 ^ tempo di dar frutti, e di mettere in opera 

le forze , essendo che ora si presenta materia a virtd 

^ Brandite le armi sin dal primo mattino, acciocch^ 
al nascer del sole mediante la vittoria che alia Tostra 
prodezza ha impromesso 1' Altissimo vi sforziate di ren- 
dere a libertJt il popolo anconitano. Pregovi: la mia 
esortazione riesca a Yoi salutare, e la vista di queste 
fortissimo vergini che stanno con meco, sia a voi di 
fruttuosa gioconditii, memori che non pure per averle 
viste, anche solo per un momentaneo ricordo delie dame, 
sono soliti i cavalieri scendere in volontari tomei nei 
quali a prova di lor gagliardia soetengono crudelissime 
lotte. Quanto piii adunque dovere lavorare al consegui- 
mento della vittoria voi i quali per le opere che &te, 
a voi acquistate rinomanza e con la rinomanza la gra- 
titudine universale ? ... La vostra mano adunque non 
risparmi i ribelli: le vostre spade si lavino nel sangue 



S68 LE COSPIRAZIONI IMPERIALl 

di chi resisteiA: essendochfe non si deve miBericordia a 
coloro i quali dimenticano di perdonare se loro occorra 
occaBione di far vendetta. „ 

Un mese dopo il colpo di mano tentato dal Can- 
celliere Cristiano sopra Bologna nei settembre 1172 , 
cinque mesi prima dell' assedio di Ancona, i rettori delta 
Lega eransi adunati in Piacenza ed i Bolognesi man- 
davano ad essi per aiuto (1). 

Nel febbraio del successivo anno i Rettori di Cre- 
mona, Milano, Brescia, Piacenza, NoTara, Panna, Ijodi, 
Reggio , Modena , Bergamo , trovandosi riuniti in Lodi 
provTedevaDO di nuovo a pubblici negozi di competenza 
della Lega. 

Id questo mezzo giunti erano da Anagni Pietro Ilde- 
brando e Tudino cardinal! incaricati dal Papa di raf- 
forzare ognor pid la concordia. L' ua d' essi Pietro Ilde- 
brando Craasi, era bolognese ed apparteneva all' ordine 
de' Canonici Regolari stabiliti nella Cbiesa di S. Maria 
di Reno (2) or da gran tempo distrutta. Nominate Ve- 
8C0T0 di Bologna fino nel 1165, alia morte dok di 
Gherardo egli y'l aveva rinunziato (3): ma nel llTl 
AJes9andro III, abbisognaodo d' aomini di alto merito, 
creavalo cardinale col titolo di S. Susanna (4), nh Crasra 
avea potato rifiutare la porpora. (5) Giunto egli in Bologna 

(I) VisNiTi p. 3SS Pumiiilli uwri *atl Mlslere nell' irehiTio dalU Btdia 
di ChltriTalle diplomi colla d«li ii otiobre 1173 T<l*li*i t qneito convsgno. 
mi flnora dod fDroDo rinvcDull. 

(S] GhroQici An(clslli mi. Anno Il7t — Siaonio. De EpUe. BoaoD. tdii. 
d[ FriDcrarl p: IBS. 

(3) Iti. 

[i) CroDic* Aogslelli — mt. Iddo 1171. 

(S) Ficlro lldcbriDdo Crasti man nel I ITS e tli aepollo ia S. Karit di Reno. 
SicoN'o. Hill. Bon. Lib. IV pag. 7S. 



Dl ROMAGNA E TOSGANA ECC: 560 

fino dal 1172 e confer! to coi nuovi consoli eletti nel 
1173, ciofe Ospinello Carbonesi, Eno di Malpiglio, Pietro 
Quarrino, Guide Alberigo, Errighetto d' Ansaldo, Gui- 
nicello detto de' Principi, Ramberto Primadizzo, e Guido 
d' Ansverga (1) , d' accordo coll' altro legato convoc6 
una solenne adunanza dei Consoli delle citt^ per giurare 
e confermare i giuramenti della Lega di Lombardia, 
Marca e Romagna, la quale adunanza si raccolse poi in 
Modena il 10 ottobre 1173 datando gik da otto mesi 
V assedio d' Ancona. 

Nel Libro I dei Registri grossi della Camera degli 
Atti in Bologna serbasi ancora Y atto allora giurato. Yi 
si trova degno di nota lo speciale impegno preso in co- 
mune di riparare i danni toccati per ragioni di guerra 
a Cremona da yent' anni in poi. 

Firmarono in quality di consoli e Rettori della Lega 
il conte Azzo per Brescia, Albertonio per Cremona, Gian- 
none Mantegazza per Piacenza , Rogerio Marcellino da 
Milano, Maladobato per Parma, Ugrizzo per Mantova, 
Ospinello per Bologna e Septivivo per Rimini momentanear 
mente in quel tomo, mentre Cristiano era sotto Anoona, 
rappresentata nei consigli dei federati forse per un so- 
prayvento nella cosa pubblica del partite hmbardo. La 
riunione ebbe luego in casa dei cardinali, i quali assieme 
al YescoTO di Reggie ed a parecchi altri cittadini vennero 
segnati nel decumento come presenti e testimoni (2). 

n rimanente di quell' anno e del successiTO 1174, 
ciod quanto dur6 anche 1' assedio di Ancona e mentre 

(I) StYloli. Anoo 1173. 

(9) ArchiY. Not. di Bologna. Lib. I Rrgisiro Grosio. 



570 LB COSPIRAZIONI IMPERIALI 

accadevano Bell' Italia centrale i fatti piii sopra narrati, 
passd per le cittii lombarde in mezzo ad apparecchi mili- 
tari. Ma alia me(A di settembre Federico Barbarossa va- 
licate le Alpi, scendeva a Susa e la distruggeva, asse- 
diava Asti (1) ed in capo a otto giorni ottenutala (avendo 
i cittadini per paura imposta la resa alle milizie milanesi 
e bresciane dalla Lega gik introdottevi) (2) calava at- 
tomo alia nuova Alessandria e furiosamente assalivala 
con gatti, mangani e torri ma sempre indarno ; laonde 
per consiglio dei Pavesi, del Marchese di Monferrato, 
del Conte di Biandrate e di quanti la sua comparsa ebbe 
tosto distaccati dalla Lega, la stringeva con regolare asse- 
dio (3) non ostante che le pioggie autunnali allagando 
i campi promettessero alle trappe assai disastroso invemo. 

Grande esercito avea con se questa volta Federico, 
giunto essendogli ancbe pocbi dl innanzi imprendesse 
r asaedio di Alessandria, fortissimo rinforzo di Boemi 
guidati da Olderigo fratello di Zobezlav duca di Boe- 
mia (4). In pari tempo spediva a Cristiano allora (15 
ottobre 1174) ritiratosi da Ancona in Spoleto, ordini e 
rinfond perch^ marciando all' insii assalisse tosto i Bolo- 
gnesi dai quali piii che dagli altri diceva ayer patito 
gravissime ingiurie (5). 

La bnfera della guerra minacciava dunque rapida e 
tremenda da due lati, e la Lega non poneva tempo in 

(I) Sire Raonl. op. e Tol. cU. 
(9) Chronict placeDUoa, ci(. 

(3) Vigoati. p. 349. 

(4) Annalei Vine, Pragentii; eontinuatio Ah. MthvieenHi, P^rU. Jfon. 
Germ, Tom. XVII. 

(5) SigoDii Caroli. Hislh. Boo. Lib. III. 



Dl ROMAGNA £ TOSCANA EGG '. 571 

mezzo a provvedere in ragione dell' estremo pericolo. 
In un convegno di cui si h perduta la data di tempo 
e luogo ma che senza dubbio alcuno deve essere stato 
tenuto sul tramontare del 1174, i Rettori concertaTano 
e giuravano il piano di difesa. 

Sostenere ad oltranza Alessandria dove qual podestjt, 
reggeva le cose militari Rodolfo da Concesa, uno dei 
veri eroi delta Lega, fu il primo argomento discusso e 
sopra del quale si convenne a maggiore risolntezza. In 
secondo luogo si provvedeva ad impedire la marcia 
di Cristiano. Occorreva pcr6 dividere in due le forze e 
la direzione della guerra. Si deliberava che ogni citt^ 
pagasse lire mille di moneta milanese per la difesa di 
Alessandria piii 210 lire al podest^ Rodolfo di Concesa: 
mandasse le taglie destinate al campo di Alessandria a 
seconda degli ordini che darebbero i Rettori di Milano, 
Piacenza , Brescia , Yerona , ed altre milizie contro i 
nemici che minacciavano Bologna e i Lombardi di verso 
Toscana e Romagna, secondo quanto avrebbero ordinate 
i Rettori di Cremona, Bologna, Mantova e Parma. Di- 
Bcendendo poi a maggiori particolari si decretava che 
le cittjt piil vicine al nemico mettessero in piedi di guerra 
r esercito di cavalli e fanti , impedissero le scorrerie e 
devastazioni delF imperatore e del cancelliere nei loro 
territorii, facendosi all'uopo prestar soccorso anche dalle 
altre cittit collegate. Per le cittit meno prossime al nemico 
stabilivasi dovessero chiamar le mUizie il primo lunedl 
di quaresima e fattele giurare nell' arrengo, otto giomi 
dopo le inviassero verso il luogo di riunione. Per gli 
eserciti destinati ad operare verso Alessandria dichiara- 



572 LE COSPIHAZIONI IMPERIALI 

vasi che le cittA dovevano fornire cavalli e fanti, e che 
dalla campagna si levasse soltanto cayalleria. 

A Bologna, cui spettava il gravissimo c5mpito della 
maggiore resistenza a Cristiano, non si fece obbligo per 
Alessandria che di 50 arcieri. 

L' atto la porzione di esso che ci rimane , deter- 
mina eziandio il modo con cui nei due consigli militari 
di Rettori stabiliti in permanenza per la duplice fronte 
che preseniava la difesa, avessero a prendersi le riso- 
luzioni in caso di viste discordi: a maggioranza di voti 
sarebbersi vinti i partiti (1). 

DalFatto non risulta, ma il racconto dei fatid me- 
desimi mette in rilievo che Bologna vi si impeg^6 ge- 
nerosamente a pagare del proprio peculio le taglie lom- 
barde che servito avrebbero contro Cristiano. 

Disciolta questa ragunanza si passava alle opere. 

Parve ai Consoli di Bologna saggio consiglio ristorarc 
il castello di S. Cassiano, da essi distruttx) nel 1170, 
affine di imporre una prima sosta alia marcia di Cri« 
stiano, cOBtringerlo ad un assedio, sopraggiungere quindi 
unitamente ai confederati lombardi ed ivi dargli battaglia. 
Di tal guisa sarebbe bastaio alia Lega il tempo per racco- 
gliere gli eserciti lombardi , affrontar Federico presso 
Alessandria e tentar la sorte delle armi prima che gli 
eserciti dei coUegati imperiali di Bomagna e di Toscana 
condotti dal Cancelliere avessero potuto raggiungere Y e- 
sercito tedesco. 

E il piano riusciva a meraviglia. 

(f) SavioU — Annali di RologDa — Vol. II. ptri. 11. Appendice de* Mo- 
nnmeDti — pag. i6, N. CGXVII. 



DI ROMAGNA E TdSCANA ECC! 573 

Sulla fine di gennaio del 1175 il castello di S. Gas- 
siano era gik ricostruito , e il 6 febbraio vi entravano 
trecento dei migliori cavalieri di Bologna, duce il con- 
sole Prendiparte de' Prendiparte (1). Fu in buon punto: 
airindomani (7 febbrajo) Cristiano risalendo dalla marca 
di Spoleto giungeva sotto il castello con un forte esercito. 
Erano con lui i Faentini, i Cesenati, i Forlivesi, i Ri- 
minesi, gli Imolesi, i conti Guide Ouerra coi cavalieri 
toscani, e i conti Malvicino e di Montefeltro; tutte le forze 
cio^ della Lega Imperiale di Toscana e Romagna (2). 

Cristiano era in voce di guerriero talmente fonnida- 
bile centre cui riuscisse vana ogni resistenza (3). Que- 
sta volta poi al valor sue e de' suoi cavalieri brabantini 
aggiungevasi eziandio il gran numero di truppe che egli 
guidava e gli ordini perentorii che pare ricevuto avesse 
da Federico di forzare i passi e salire in Lombardia. 
Certo egli ealcolato avea di molta durata ed importanza 
questa sua spedizione, giacch6 risulta da docuinenti come 
egli avesse deferito parte delle sue attribuzioni da arci- 
cancelliere a un tal Giovanni Arciprete da Sarso col 
titolo di Legato imperiale in Romagna e con residenza 
in Rimini (4). Oltre a ci6 traevasi Cristiano seco anche 
il nuovo antipapa Callisto III (5) il quale, secondo i 



(f) Pra Bartolomco delle Pugliole, Griflbni, Angnlelli. — Crooiche di Bo> 
logaa — ed. unian«. - Sigunii: Hislb. Bon. Lib. III. 

(2) 1^1. 

(3) Annaiesi Stadenses — p. Perlz. 

(i) Da una scheda Garampi alia Gambalunga di Rimini che Iratse $x mem- 
brana eiu9dem Saec, in Archiv, Mont, S. Marini Arim. una tentenza alia daU 
50 Vaggio 1175 rilasciala dal legato GioYanni Arciprete di Sarta in faYore del 
roooaatero di S. Maria in Porto 9x parte Domini lmp9ratori§ $t Ma^ontini 
Arehifpigeopi, 

(5) Tolot. Chron. Cap ratorl •— Rer. Ital. Script, 



574 LE COSPIRAZIONI IMPERIAr.i 

calcoli di Federico, doveva assistere di persona ai tiionfi 
definitivi che egli riteneva gik sicuri ed imminenti. 

Con tutto ci5 non gli riuscl prendere d' assalto San 
Cassiano difeso dai Prendiparte e dov^, non senza ingrata 
maraviglia, porvi regolare assedio (1). 

Darava tale stato di cose da tre settimane, quando 
agli assediati venne fatto di scorgere Bulle alture sven- 
tolare la croce rossa della patria. Era Toste di Bologna 
condotta da Bernardo di Yedrana e da Pietro Grarisendi 
consoli: rinfonsata da 300 cavalieri di Milano, 300 di 
Brescia, 300 di Piacenza , 100 di Bergamo, 500 di 
Cremona, 300 di Parma, 200 di Reggio, 100 di Mo- 
dena, 300, di Verona, 200 di Padova, 60 della Con- 
tessa Sofia Guecellone di Camino, e dalle milizie di Fer- 
rara: (2) in tutto oltre a 2660 uomini ai quali, eccettuati 
i Piacentini e Ferraresi, facea le epese il Comune di 
Bologna (3). 

Come dissi , 1' esercito della Lega prese posizione 
sulle colline che signoreggiavano il castello (4) e il 
campo di Cristiano. Prendiparte concepi allora V idea di 
mandare a fuoco e fiamme il castello, irrompere con 
grand' impeto sti gli assedianti, e per tal guisa dar se- 
gnale agli altri dne Consoli sopraggiunti di piombare 
concordemente dai colli. E cosl fece li 2 marzo. Mentre 
le fiamme alzavansi sopra S. Cassiano, i trecento cav^ar 
lieri sbucayano con intrepida furia dai chiuso e rag- 



(t) Sigonio. Lib. IH. — CronaMie di Bologna saddetle. 

(3) Ivi. — Dalle Pugliole Bartolomeo. Chronica di Bologna dai ilOial ISii. 

(4) lYi. 



Dl ROMAGNA E TOSCANA EGG: S7S 

giungevano V esercito della Ijega (1) che moBSOsi in 
fatti tostamente sconfiggeva le milizie del Cancelliere (2) 
obbligandolo a levare V assedio se pur non voleva rima* 
nere accerchiato (3). Compiuto lo smantellamenio del 
castello, I' esercito della Lega ritornava tosto a Bologna, 
n^ per questa fazione pare le milizie lombarde rima- 
nessero agli ordini dei Consoli oltre a quindici giorni. 

E che Cristiano toccasse una vera sconBtta a San 
Cassiano ne stanno a riprova il non aver potuto piii ten- 
tare seria impresa contro Bologna, tranne alcune scor- 
rerie o gualdane, come dicevasi, nelle quali era famoso; 
e il 8U0 ritirarsi a Medicina (4) dove certo non potea 
trovar luogo V esercito numeroso di toscani e romagnoli 
con cui era salito fino a S. Cassiano, esercito di cui 
dopo il 2 marzo 1175 si perde anzi og^i traccia; e in- 
fine lo stesso brevissimo fermarsi dei Lombardi agli 
ordini di Bologna. 

E qui mi pare opportuno approfittare della notizia 
intomo al numero dei militi Lombardi che stettero al 
soldo di Bologna in questo episodio memorabile della 
lotta italica contro il Barbarossa, per esibire una cifra 
la quale , rappresentando la generositjt con cui il solo 
Comune di Bologna seppe concorrere air intento federale 
eziandio col denaro, dia in pari tempo un' idea approssima- 
tiva del servizio economico che la guerra allora importava. 



(9) L* tollco — Cbrooicon Bononiente ab anno H6t ad anniim 1)99. 
(CalAfcerl — Maova RaccoKa di npascoli. Tom. IV pag. 165) cosi rrgisira U 
folio di S. Cattiano ncll* anno 1175 c fuU $con/icia Caneeterii d§ Bononia $1 
d§$trueium Saneium Ca$$ianum. • 

(3) Sigonii Caroti. Lib. III. 

(i) Dalit Pofliolt — Crooiea. 



576 LE COSPIRAZIONI IMPERiALl 

n Cibrario nei suoi laboriosissiini e preziosi studii 
intorno all' economia politica del medio evo, ci ha fomito 
ammirabili tavole di ragguaglio. Ivi troviamo che al 
principio del secolo XIII la 8{)e8a quotidiana equivaleva 
in moneta a L. 1, 75 della nostra (1). Ora essendo 
2360 i militi lombardi , a cui Bologna fece le spese 
per 15 giomi, si avrebbe un totale di L. 61950 circa. 

A confronto di questo risultato ottenuto coUa tavola 
del Cibrario, sta il fatto rilevato dal Yol. 3. dei Fram-- 
mentarii esistenti nella nostra Camera degli Atti (2) che 
anche un secolo dopo, cio^ nel 1299, i militi in ser- 
vizio costavano in Bologna 2 soldi al giorno. valendo 
il fiorino d' oro imperiale 30 soldi. In tutto avrebbe 
per5 Bologna pagato ^ confederati fiorini 2393 circa. 

Or se si considera che per fiorino d' oro prima del 
1297 si deve intendere la moneta di cui era tipo il 
fiorino di Firenze, il quale valeva effettivamente in me- 
tallo come L. 12, 37 odieme (3) si avrebbe un soldo 
quotidiano di L. 0, 82 per ogni milite e un totale di 
L, 59876, ma supponendo ben inteso che nel 1299 il 
fiorino d' oro valesse ancora L. 12, 37. Mentre invece fe 
provato dal Cibrario come appunto dopo il 1297 il va- 
lore della moneta aumentasse per una eccezionale defi- 
cienza di contanti. Laonde si concepisce come la tenue 
differenza fra le due somme ottenute, 1' una coUa tavola 
del Cibrario, V altra colle indicazioni dei Frammentarii 
bolognesi, venga per logica preaunzione a sparire. 

(1) CisaAaio — Delia scbiavitu e del servaggio. p. 5i0 • 31. 
{2) ScAtABBLLi — Degli Archivi Botognesi. p. 55. 
(3) CiBRAtio — Op. cit. p. 487. 



DI ROMAGNA E TOSCANA ECC : 577 

Ma anche dopo ci6 la cifra ottenuta desterebbe per 
noi nn valore ambiguo e incertissimo, giacch^ non tenni 
calcolo finora di alcun elemento suir invariability del quale 
da quei tempi in poi si possa contare come sopra un 
termine sicuro di confronto. 

Ora riferendo il valore in metallo al prezzo del fru- 
mento (1) conforme al praticato dal Cibrario medesimo 
il valor vero per noi del fiorino d'oro prima del 1297 
si raddoppia quasi, esscndo rappresentabile della quan- 
titit di grano che oggidi si compera con L. 24,05. Quindi 
fu mestieri raddoppiare la cifra totale pagata in metallo 
dal Comune di Bologna ai lombardi per approssimarsi 
alla'reale sua iroportanza. A deBnirla poi conviene da 
ultimo considerare V assai minima popolazione che di quei 
d) conteneva il Comune, di cui ci manca un censimento 
qualunque sincrono o quasi ai fatti narrati. 

Fra le gualdanc corse dal Cancelliere nel territorio 
bolognese una ne registrano tutte le cronache come da 
lui ordita con molta astuzia e che riusci di grave danno 
ai bolognesi. Yenuto egli di Medicina suUa via Emilia, 
nascondevasi coUe sue genti nelle boscaglie presso il ponte 
della Quadema o Claterna e di 1^ mandava pochi cava- 
lieri ad incendiare e saccheggiare le Caselle e Pizzocalvo. 
Giunta notizia a Bologna di cotali rapine, un certo numero 
di cavalieri e di fanti senza insegne e senza stendardo, 
corse sopra luogo, sbaraglib i predoni: ma inseguendoli 



(i) II co«Ociefite fino di qacslo metodo di ragguaglio adottalo dal Ci- 
brario h dclerminato dal coosamo indiYiduale di queslo gaoere di prima necetaiU. 

AreMv. Slor. March. V, I, 37 



578 LE COSPIRAZIONI IMPERIALI 

cosi senza disciplina fino alia Quaderna cadde nelF ag- 
guato in giiisa che Cristiano ne men6 larga strage (l\ 
Di cosl nobile vittoria approfitt6 il Cancelliere per assa- 
lire e distruggere Castel de' Britti , Orzano e Yedrana 
che tenevan pel bolognesi. Si ricattavan questi di tanto 
danno prendendo piii tardi a viva forza in quelle stesse 
locality Monte Vizzano e Monsevero castella imperial! , 
passandone a fil di spada e traendone prigioni i difensori 
ed abitanti (2). 

Di fronte alia ferocia di Cristiano contro oui Bolo- 
gna dovea combattere , non era possibile eontinuar la 
guerra giusta le norme comuni seguite allora dagli Ita- 
lian! sino a meritarsi encomio di umanit^ e di lealtA 
dai cronisti tedeschi. Piii di una fiata ebber luogo reci- 
proche carneBcine fra i bolognesi ed il Cancelliere, e, 
corae vedrassi , anche due anni dopo cosl viva ne era 
la sanguinosa memoria che Bologna non pot6 venir scelta 
a luogo di convegno tra Federico ed Alessandro per 
trattar di pace , opponendo 1' Imperatore troppo esservi 
odiato il suo Cancelliere perchfe potesse rimanervi sicuro 
della vita. 

Ma codeste gualdane ^ in cui era famoso il cancel- 
liere Cristiano, non ne rialzarono affatto la parte: le forze 
militari della cospirazione imperiale di Romagna e di 
Toecana non si riunirono piii in esercito che potesse 
rimontare in Lombardia e in sussidio di Federico intento 
ad assediare Alessandria. 



(1) Dalle Pagliole. Crooica di Bologna. 
(8) Ivi. 



DI BOMAGNA B TOSCANA BGC: 579 

II Magontino dope la sconGtta di San Cassiano (feb- 
braio 1175) non ricompare piii sulla scena degli ayve- 
nimenti che dopo la battaglia di Legdano (29 maggio 
1176): egli giunge solo in Pavia forse dal castello di 
Medicina, vi rivede Federico sconfitto, vi apparisce nno 
dei piii caldi consiglieri di pace, ed h per6 scelto quale 
uno dei legati che a nome deir imperatore calarono in 
Anagni a cercare di Alessandro III. 

A. RuBBiAira. 



i 





NOTIZIE 8T0RICHE 



BOLLETTINO BIBUOGKAFICO 



MSSEGM BIBLIOGRAFICA 



Eugenio Sabbatini — Cenni biografici di A. Gonti — Un 
op. di pag. 16 — Camerino, Tip. Savini, 1877. 

Sono cenni biografici di uno di quegli uomini che, in 
tempi pur troppo diflicili, fecero primo oggelto dei loro pen- 
sieri Tamore delta patria e delta liberta, e che a questi due 
santissimi afTetti consacrarono la loro vita, ed il cui esempio 
giova rioordare perohe i giovani vedano a prezzo di quanti 
e quali sacrifici geltammo da noi Tindegna servitu che ne 
pesava sul collo, ed irnparino a pregiar meglio di quello che 
facciano il bene presenle, e pensino a conservarlo cotla ope- 
rosita intelligente ed onesta, e non a comprometterlo con gare 
partigiane, in fondo alle quali poi sta sempre il bene delPio 
invece che del publico. — Chi fosse il Sabbatini non sta 
a me il dirlo qui, dopo che il Conti ha saputo cosi bene 
farlo nei suoi ricordi, a cui consiglio il lettore di ricorrere, 
ma questo dico che le battaglie della patria indipendenza, dal 
1831 in poi, lo videro sempre combattere strenuamente con- 
tro i nemici^della patria, che per la liberty d' Italia si adopero 
anche con Tingegno, e che per questo ebbe a correre fperi- 
coli, subire condanne e prigionie, esilio, come succedeva in 
quel tempi in cui non era permesso Paver cuore di cittadino. 

La narrazione del Gonti, che si studia di accennar breve- 
mente ai fatti di maggior momento, corre spedita e sem- 
plice, senza inutili fioriture rettoriche ed anche senza pla- 
teali trascuratezze e sguaiataggini, e questo h pregio da non 
tenersi in si poco conto oggi in cui si stima o di dover es- 
serejnello scrivero rigidamente pedanti, o di non dover os- 
servare neppure le piii elementari e necessarie regole del- 
r arte. 



58i RASSEGNA BIBUOGRAFICA 

Si occupa egU specialmente della vita politica e militare, 
ma perchc trascurar quasi del tatto qaella domestica? Questo, 
confesso liberamente, qoq mi sembra che sia stato savio 
coDsiglio. 

II mostrare come Puomo publico e privato vadano sem- 
pre d'accordO) avrebbe oflerto un utile e fecoudo insegoa- 
mento, ed oltre a cio i fatti della vita domestica e della pa- 
blica si sarebbero gli uni cogli altri vicendevolmente spiegati, 
aveudosi cosi gli element! per istituire ua'accurata aoalisi 
psicologica. 

Gesarg Rosa. 



Giulio Cesare Varano signore di Camerino difeso contro la 
« Civilta Caltolica > dalTaccusa di fratricidio e di tiran- 
nia, — Un op. in 16* di pag. 23 — Camerino, Tip. 
Savini. 1876. 

La CiviUd CaUolica, cui place far della storia per suo 
uso e consumo, era venuta fuori ad accusar Giulio Cesare 
Varano d'aver ucciso suo cugino Bodolfo e d'essersi nel governo 
mostrato tiranno, e tutto ci5 per dar ad intendere che quel papa 
Alessandro VI, che rese infaustamente famoso «d esecrando 
il nome del Borgia, fu il piu sant'uomo di questa terra. A 
tali accuse ingiuste contro il Varano risponde VAnonimo Co- 
merinesey insegnando alPor^ano del Gesuiti che la storia noa 
puo scriversi ad libitum, ma i fatti tulti devono esser pn>- 
vati da documenti. E uno scritto di polemica storica condotto 
con fine acume, retto giudizio e spirito di buona lega, e 
che con poche parole mostra come lo scrittore della CiviUd 
Cattolica non abbia fabbricato che delle solenni menzogne. 

Cesare Rosa. 



RASSE6NA BIBLIOGRAFICA 58S 

Memorie degli illustri Jesini, raccoUe da Alcibiade Moretti — 
Un vol. in 16* di pag. 135 — Jesi, Tip. fratelli Poli- 
dori. 1870. — Prezzo L. 1 00. 

Qoantanque questo volnmetto sia venuto in luce dieci 
anni or sono, trattandosi in esso di aomini distinti nelle arti, 
nelle lettere e nelle scienze, nati in una delle principal! ciiXk 
delle nostre Marche, credo ben fatto di ricordarlo ai lettori 
di questo periodico, che si propone di far conoscere TaUivita 
intelietluale di questa regione d' Italia , troppo oggi da pa- 
reccbi tenuta in pochissimo conto. 

Le notizie che il prof. Moretti ba raccolte ed ordinate 
con savi criteri storici, ed esposte con non comune eleganza 
di lingua e di stile, ci fan passare innanzi agli occhi un nu- 
mero ragguardcvole di uomini venuti in eccellenza nelle di- 
scipline che coltivarono con cura ed amore, o che coUa pro- 
pria operositi, Penergia e lo spirito di abnegazione contribui- 
rono non poco al benessere ed alio splendore del proprio 
paese. E, se, come scriveva il Macchiavelli, ogni esempio di 
reptibblica mtiove, quelli che si leggono delta propria muovono 
moUo piu, quest! cenni devono valere non poco a mantener 
vivo negli Jesini delPoggi Tamore dell'arti nobili e gentili, il 
culto delle cittadine virtu, vedendo come per esse si pervenga 
ad acquistare fama durevole. 

A me sembra per6 che se Tegregio autore in luogo di 
presentare semplicemente le notizie storicbe degli uomini 
da lui celebrati, si fosse difTuso nelPesame delle opere loro, e 
nelle considerazioni a cui i fatti da essi compiuti davano luogo, 
il suo libro avrebbe guadagnato non poco dal lato delPutilitii 
non solo, ma sarebbe riuscito ancora piii amenoalla lettura. 
Gosl pure Tordine cronologico credo sarebbe stato da prefe- 
rirsi a quello alfabatico da lui seguito, perche avrebbe ser- 
vilo a far meglio apprezzare T influenza che gli uomini eser- 
citarono sui loro tempi, e questi sn quelli. Ma questi sono 
modi di apprezzamento diverso delle cose, e non scemano i 



586 RASSEGHA BIBLIOGHAFICA 

pregi molti che il libro ha, i quali rendono desiderabile che 
esso si diffonda e sia lelto con amore dalla nuova geoera- 
zione, che deve crescere degaa contioaatrice delle virtu degli 
a\i, ed essere causa della prosperita e grandezza delta patria. 

Cesare Rosa. 

Vita di Gaspare Spontini, scritla da ALciBiADe MoRt^nTr — Uii 
vol. in 16*» di pag. 36. — Imola, Tip. Galeali, 1875. — 
Prezzo L. 0. 50. 

Di Gaspare Spontini che, nato di umilissiina coudizione 
in una piccola terra delle nostre Marche, seppe, colPingegno 
straordinario e Pamore potente delParte, acquistare in tempi 
a noi vicini fama ed onori e ricchezza, segnando nella ma- 
sica orme iocancellabili coUa Vestale e il Fernando Cortes, e 
facendole anzi fare passi da gigante, il prof. Moretti racconto 
breyemente la vita in questo volumetto. E inutile 11 dire, 
perche i meriti delPegregio scrillore son conosciuli, che que- 
sto suo lavoro e dettaio con forma eletta ed elegante, e die 
la verita storica e scrupolosamente rispettata, come si vede 
dalle annotazioni in cui sono indicate le fonti alle quali ha 
attinto le notizie. — Augurando a tutli i nostri grandi uo- 
mini biografi cosi diligenti come il Moretti, non mi resta al- 
tro che manifestare il desiderio che egli voglia regalarci presto 
altri simili lavori. 

Gesarc Rosa. 

Giosuj: Cegconi — Monte Santo Pietro — Un op. in 8* di 
pag. 35. — Osimo, Tip. Quercetti. 1878. 

Sono brevi notizie delle vicende stoiiche d'una villa posta 
sul Monte S. Pietro, ora di proprieta della fauiiglia Leopardi 
Ditajuti di Osimo, ed hanno un' importaoza molto relativa per 
la storia locale, minima per la storia regionale e nazioaale. 



ftASSEGNA BIBLlOGRAriCA iSl 

Questo studio e abbastanza beo condotto, e puo essere 
letto con piacere da quanti negli scritti di tal genere, cer- 
cano cose Duove esposte con propriety ed elegaoza di elocu- 
zione, correzione e sempliciU di stile, e per ci6 I'egregio 
scrittore merita che gli si renda la debita lode, la quale per6 
potrebbe esser maggiore quante volte le sue rare doti avesse 
spese intorno a cosa di maggior momento. 

Gertamente ogni piccolo fatto, il quale per le ricerche che 
negli archivi delle varie citta s' istituiscono, viene alia luce 
e cosa buona, ma pero non nascondo che amerei vedere che 
uomini studiosi e pazienti indagatori delle memorie storiche 
dei nostri paesi, cx)me k Pegregio prof. Gecconi, il quale g\h 
con altri suoi studii ha reso important! servigi alia storia 
marchigiana, volgessero di preferenza le loro ricerche a falti 
di maggiore interesse, cssendovi ancora nelle vicende nostre 
moltissimi pnnti o poco noti, o del tut to sconosciuti, i quali 
attendono ancora chi degnamente li chiarisca, lasciando gli 
altri t&mi per quando quelli siano stati sufficientemente illu- 
strati. Questa k Topinion mia, che bo voluta manifestare li- 
beramente perchfe desidero che gli studiosi delle nostre me- 
morie non sciupino le forze loro in lavori di poco momeuto, 
ma ci diano opere di maggior utile di quelle che per solito 
ci dinno. 

Gesare Rosa. 

11 Natale di Roma — Saggio storico di Bruto Amante — 2^ ediz. 
riveduta ed aumentata — Un vol. in S"" di pag. 116. 
— Roma, Libreria A. Manzoni. 1879. — Prezzo L. 2.00. 

Di un lavoro storico lode vole delPegregio prof. Amante, 
fph ebbe a render conto ai lettori AeWArchivio il dott. San- 
giorgio, oggi poi sono ben lieto che mi si offra novella oc- 
casione di parlare d'un altro libro di lui in questo periodico, 
libro degno in tutto e per tutto di essere raccomandato ai 
cultori degli studi storici. 



S88 IIASSEGNA BIBLIOGRAflCA 

II volume rivela uo^erudizione non comane nei giovaoi 
scrittori, un oitimo metodo di critica storica per cui tra i 
giudizi piu disparati si cerca di scoprire qual sia quello che 
debba accettarsi per vero, od abbia per s^ molte piu ragiooi 
degli altri da dover essere preferito; e tutte queste cose poi 
sono esposte con assennatezza modesta, con corredo di proTe, 
quante volte lo possa, e quando maochino documenti aato- 
revoli ai quali appoggiarsi, le congettare noD soq tali cbe 
non possan stare ne in cielo ne in terra. 

Al nome di Roma chi h che non si sia sentito mai bat- 
tere piu frequente il cuore, ricordandosi i fatti meravigliosi 
da lei compiti, che furono causa della civilta sua, ed ebbero 
anche attraverso al lungo giro dei secoli dei benefici effelli 
sulla moderna civilta? 

Roma ebbe tanta e cosi gran parte nei destini del mondo, 
che molti sorpresi che una sola cittli avesse in se la virtu 
di far sentire la propria egemonia in modo che niun altra 
seppe maiy voUero in cio vedere qualcosa piu che d'umano, 
qualcosa di soprannaturale, e molti si diedero a ricercare 
quali fossero le sue origini, quali le sue leggi e gli ordioa- 
menti per trovar le ragioni della sua grandezza e deir in- 
fluenza che seppe esercitare sugli altri popoli. La fantasia 
delle moltitudini e dei poeti cre5 intorno alia storia della 
citti eterna molte leggende, ma in fondo alia leggenda (chi 
h che nol sappia?) h sempre nascosta qualche verita cbe ad 
essa ha dato origine, e gli eruditi studiarono e studiano per 
mettere in luce questa veritSi, ma molti e divers! pareri fu- 
rono sul proposito manifestati ; chi le leggende tutte o in gran 
parte approvo e ritenne come racconto di cose realmeote 
accadute tal quale i poeti e gli storici primitivi le narra- 
rono, chi non ammise nulla, e disse tutto esser favola e 
lavoro di fantasia, menlre altri piu ragionevolmente pensarono 
che di mezzo a quei racconti si avesse di certo a trovare al- 
cuna cosa di vero. Non e questo il Inogo per passare a di- 
samina tali lavori degli eruditi, e d'altronde le opere di Vico, 



DASSKGNA BIBLIOGHAFICA 389 

creature della filosofia delta storia e primo ad insegoare il 
mctodo critico che nelle storiche ricerche si aveva a seguire, 
del Niebhur, del Mommsen, del GerviDUs, dello Schlegel, del 
Vannucci e di mille altri suUa storia di Roma, sono ormai 
cosi coDOScimi che sarebbe nn fuor d'opera il solo acceonare 
alle loro dotte investigazioni ed ai risultati a cut per esse 
soDO potuti arrivare; percib senza piu oltre divagare dal mio 
soggetto verro a dire brevemente delle cose di cui si occupa 
nel suo erudito Ubro il prof. Brato Amante. 

. Nel capitolo primo si parla delPorigiDe di Roma e delle 
opioioni dagli aDticbi e dai moderoi su di tale origine ma- 
nifestate, da quella di EDoio, ripetuta da Virgilio e da altri 
poeti, secoDdo la quale i discendeDti di Eoea, profugo troiano, 
avrcbberOy dopo una serie di miracolose vicende, poste le 
fondamenta della citti, a quelle del Duiii, delPAlgarotti) dello 
Scblegel, del Niebhur, del Miiller, del Bamberger, deir Uschold, 
deir Ampere, cbe i racconti di Ennio o misero del tutto in 
dubbio, od accettarono soltanto in parte. 

L^auiore tra le varie opinioni accetta quella del Mommsen 
perche le sue ipotesi sow) ad un tempo i risultati piii recenti 
della scienza, e per avventura i piU accettabili, perchi basati 
a profonde indagini che suUa storia di Roma fece U Mommsen. 
E difatti lo illustre storico tedesco ragionevolmente viene ad 
ammettere che i consorzi dei Romani, dei Fazi e dei Luceri 
si fondessero e Roma dovesse percio la sua origfne ad un st- 
nokhismo, come quello da cui neWAltica i sorta Atene. Per la 
cronologia della foudazione segue quella diVarrone, secondo 
cui essa avrebbe avuto luogo 753 anni avanti Cristo, preci- 
samente il 21 di aprile; e viene a qnesta conclusione dopo 
di avere nel secondo capitolo esposte e discussc le principali 
e piu autorevoli opinioni sul proposito manifeslate dagli scrit- 
tori antichi e moderni. Nel capitolo terzo Pegregio scrittore 
si intrattiene ad informarci delle feste civili pel natale di 
Roma che ebbero luogo nei tempi primitivi e sotto T impero, 
raccogliendo con molta ciira le memorie che ce ne lasciaiono 



590 RASSEGNA BIBLIOCnAPlCA 

gU aulori latini, con sana chlics storica e copia di enidizioDe 
quelle notizie vagllando ed oitlinando con melodo coDronne 
al vero ed alia ragionevolezza. Segue il quarto capJtolo io cai 
i letlori sono edotti, con altrettanta diligenza e dotlrina delle 
fesle che per il natale di Homa si celebrarono nel periodo 
del rinasciraento delle letlere in Ilalia, e vi son notizie ca- 
riose ed inleressanti. II volume si c!iiude col racconlo delle 
altre solennit^ e fesle accademicbe , le quali si celebraroDO 
nei tempi moderni in occasione della ricorrenza del natale di 
Roma. 

II libro del signor Amante 6 im^ortantissimo, e degno di 
essere letto specialmente da chi si applica agli sludii storici, 
perchS Io irovera ricco di preziose nolizie, pero piu gradita, 
credo, ae riuscirebbe la IttUura se Io stile procedesse piii di- 
sinvoUo, se vi si facesse minor uso di trasposizioni che Don 
sempre giovano a dare maggior efficacia al linguaggio. 

Cesabe Rosa.. 



Scella di curiosiU leHerarie inedile o rare — Disp. CLXVI — 
Lettere di Laura Battiferri Ammannati a Benedetto Varchi — 

Ua vol. in 16° di pag. 65. — Bolc^na, presso G. Roma- 
gooli, 1879. 

Qnesta publicazione , dovuta alle diligenti cure del ch^ 
prof. cav. Carlo Gargiolli, per quanto non ci oSn notizie di 
grande imporlanza intorno alia storia civile e letteraria, rie- 
scira grata ai marchigiani perch6 si rilerisce ad una illostre 
concittadina del gran Raffaello, a mollissimi, non in Italia 
soltauto ma Torse Delle slesse Marcbe, oggi sconosciuta, meo- 
tre sarebbe degna di migtior lama. 

II Gargiolli comiocia dal dimostrare, ton on discorso 
adorno delle pifi leggiadre veneri del linguaggio, come inte- 
ressante e stupeudo riescirebbe un libro intorno alia sioria 



UASSEGNA B1BU06BAF1CA 591 

della nostra letteratura femminile, perche dimostrerebbe I' in- 
fluenza delta donna esercilala ne' costumi, negli usiy neUe vt- 
cissUudini, neUe credenze ; ed ha ragione; ma chi meglio di 
lui, che Targomento ha stadiato con amore, potrebbe alle let- 
tere nostra ofTrire nn tal libro?ed io mi augaro che, lasciata 
da parte o;rni tilubanza, ponga mano alFopera, la quale Don 
solo riescir^ utile e degna letterariamente parlando, sib- 
bene sar^ ancora un'ottima azione, come quella che varrSi 
a mantener vivo nelle nostre donne Tamore delle cose no- 
bill e gentili. Yiene poscia a darci alcune brevi notizie della 
Laura Battirerri: una donna, che eNm da natura nobile inge- 
gno ed anima delicata, e che con lo studio della fUosofia in- 
nalzd U culto delle leltere, e nel sentimento della religione puri- 
fied la poesia deWamore ; e quindi passa a dir poche cose 
intorno alle rime di lei, che in gran parte non si elevarono 
d' assai su quelle degli altri scrittori del secolo xvi. Ma a 
dire il vero una maggior copia di notizie intorno a questa 
valorosa rimatrice mi par che non sarebbe stata fuor di luogo, 
anzi avrebbe valuto a farla meglio apprezzare e conoscere; 
poro egli potrebbe supplire a quel che nella presenlc pre- 
fazione manca tessendo In biografla delPAmmannati, alia 
quale sarei ben lieto, quando cio gli piacesse, di dar luogo 
in questo periodico che le glorie marchigiane intende riven- 
dicare. 

Seguono poscia le sedici lettere della Battiferri al Varchi, 
il quale fnceva grande estimazione deir ingegno di lei, da cui 
vcdiamo quali vincoli di amicizia legassero la poetessa urbi- 
nate alPillustre stohco Tiorontino, quale il suo giudizio in 
fatto di materie letlcrarie, quale la sua maniera di scrivere, in 
cui si scute Torsi^ troppo la ricercatezza e PalTettazione, mentre 
in lettere famigliari vorremmo trovarc* quella cara semplicita e 
naturalezza dl cui ci ha dato inimitabile esempio il suo con- 
temporaneo Annibal Caro. — Mono poche notizie che pos- 
sono valcre ad indicarci la datn di (|ualche componimento 
poetico, altre letterarie o storirhe non ce ne ofTronit; lutlij- 



592 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

via possono leggersi come quelle che fan conoscere la genii- 
lezza dell'aQimo e la prestanza delP ingegno di Laura Batli- 
ferri AmmaDnati. 

Gesare Rosa. 

Diario dei Conciavi del 1829 e del 1830-31 di Mons. PiHro 
DardanOf commentato e aanoUito da D. Silvagni. — Uq 
vol. in 8."* di pag. 97. — Fireaze, tipografla della Gaz- 
zeua (f Italia. 1879. — Prezzo L. 2 50. 

La tirannide, sospettosa d'ogni cosa che in qualcbe modo 
potesse mettere in luce le magagne di lei, ha odiato sempre 
la liberta della stampa, perche capiva che i cittadini se ne 
sarebbero valuti a manifestare la loro opinione sul mal go- 
verno che faceva^i della publica cosa, avrebbero espresso de- 
siderii ed aspirazioni i quali non si voleva neppure che si 
sospettassero. — Ma il pensiero delle moltitudini, sebbene 
compresso ed inceppato, tendeva tuttavia a farsi conoscere a 
dispetto dei governanti , e si manifestava, specialmente ia 
Roma oppressa dalla teocrazia, per mezzo della saiira e delle 
cosi dette pasquinate^ le quali ci mostrano chiaramente che il 
popolo aborriva il giogo da cui era gravato ed anelava di 
scnoterlo. Inoltre molti fatii che avrebbero dovuto conoscersi 
comunemente, e diffondersi per mezzo della stampa veni- 
vano raccontati in cronache ed in diari, che non si pubbli- 
cavano subito ed erano conosciuti da pochi. 

II libro messo in luce dal sig. cav. David Silvagni dimo- 
stra chiaramente la verita che sono venule esponendo, e un 
buon contributo alia storia di tempi fortunatamente passati, 
e ci fa conoscere Pambiente politico romano di cinquant'anni 
fa, le idee dominanti tra il popolo e le sue aspirazioni: sic- 
ch& a buona ragione puo dtrsi che questo lavoro non poo 
passare innosservato per chi voglia tesser la storia di quel 
giorni nefasti. 



RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 593 

L'^egregio autore comincia il suo libro fornendoci alcune no- 
tizie, raccoUe con diligenza ed esposte con illuminato giudizio, 
intorno al diarisla mons. Pietro Dardano il quale, come se- 
grelario del cardinalc Morozzo di Bianze vescovo di Novara, 
prese parte ai due conclavi del 1829 e del 1830-31, in se- 
guito del quali veunero chiamati a sedere sul soglio ponti- 
ftcio il Gastiglioni marchigiano ed il Cappellari veneto. — II 
Dardano fn di caratiere candido ed onesto e di animo scliietto. 
c A'issuto, scrive il Silvagni, in mezzo ai due secoli, avendo 
assislito, nella sua adolescenza, prima agli orrori della in- 
vasione francese poi alPepupea napoleonica, rimase suddito 
Tedele del suo re, onesto cittadino, buon prete, buon pie- 
montese e buon italiano. » — Nato nel 1791 in Predosa, 
nel 18i2 era gia valenlu professore di rettorica nel liceo di 
Alessandria. Ebbe gran dolore della sconfitta degPItaliani a 
Novara, dov'egii si Irovava a quel tempo come segretario del 
card. Morozzo. Fu pio e caritatevole. < I diari di mons. Dar- 
dano, ci dice il suo commentatore , non si distinguono per 
profonde osservazioni politiche, ne brillano per quelPacume 
die h proprio degli uomini di Stato. II diarisla si 5 con- 
tentato di registrare giorno per giorno tutto cio che ha vi- 
sto, tutto cio che ha udito, senza farvi soverchi commenti. 
Le sue osservazioni sono semplici e piene di candore. Egli 
non maligna mai sopra nessuno. e soltanto qualche volta 
sorride o delta umana debolezza o delP umana vanitk. Egli 
intende suOicientemente la missione del papato tanto spiri- 
tuale quanto politica e Pintende in conformity dei bisogni 
del suo tempo. » 

Seguono delle notizic intorno a Leone XII, nemico acer- 
limo d'ogni novitk e progresso, che governo i suoi Stati con 
Termezza tirannica, e il quale credeva sul serio di avere, per 
il bone della societa, la missione di ricondurre U mondo in- 
dietro, piu indielro che era possibile; e certo vi si adopero a 
tulto potere, e non fu per sua colpa se il mondo voile con- 

Archio. SU)r, March. V. I. 38 



S9i IIASSEGNA BIBLIOGBAFICA 

tinuare a progredire. ■ II cardinale Delia Genga, scrive giasta- 
meote it signor Silvagni, sarebbe stato relattvamente ao buon 
princi|;)e se fosse oato almeno cento anni prima , e avesse 
r^nato, poniamo, sal ducato di Camerino. Inralti, severo fiao 
alia crndelU era animalo pero dallo spirjto di giuslizia. ■ 

Venuto a morte Leone Xll , escirono epigrarami e pasqui- 
nale, di cui s^ occapa I' egregio autore nel terzo capiiolo. 
che dimostrarono qaanio il popolo si rallegrasse di quella 
morte che lo liberava da una insopportabile tirannia. 

II capitolo quarlo e consacrato alle notizie dei rardioali 
che fecero parte del Sacro Cotlegio per la elezioite del succes- 
sore al Delia Genga: soao brevi cenni, ma piii che suflicienti 
a dar una giusta idea delle vedule politiche di ciascuiio e 
delle influenze che esercitava sagli altri. - Nel qointo capitolo 
abbiamo il diario del Dsrdano del conclave del 1829, in cui 
si dh parlicolareggiata notizia delle varie cerimonie che si 
facevano, degli accordi che prendevano tra lore i cardinali, 
delle votazioni e via dicendo. 

II sesto capitolo Iratta delle satire sui cardinali, venule 
fuori alia morte di Pio VllI, il quale occupd il trono pontiG- 
cio per soU 20 mesi, e lascio le cose come si irovavano. 

Pareccbie di quesie satire, mostrano lo spirito caustico 
dei romani, e specialmeate quelle venule fuori dopo i moti 
di Bomagna hanno un carattere politico, che Uiostra come 
del potere temporale dei Papi si fosso sianchi , e si anelas- 
se ad istituzioni piii sarie e piu libevali. 

Nel capitolo setlimo e compreso il diario che del conclave 
del 1830-31 fece mons. Dardano, in cnl sono tntte quelle 
notizie che abbiamo gii visto esser nell'alti-o diario. 

In Rae del volume, come appendice, abbiamo il testo del 
Diseorso del Visconte di ChateatjAriaiid , an^iisctalort di Carlo 
X presso la S. Sede; al quale tien dietro il Diseorso dM March, 
di Crosa, Ministro Ad Re di Piemonte a Roma, al S. CdUegio: 
dopo dei qoali leggiamo la curiosissima Notificazione coniro F ese- 
craado vizio della bestemmia del Card. Giustioiaai , Arcivescovo 



RASSEGNA BIBLIOGRAFICA S95 

(I'Imola. Due speech! , i qiiali presentano le votazioni chc 
giorno per giorno si facevano nel conclave, compiono il libro 
che per P inlcressc che presenla, sloricamenle parlando, e 
per la bella Torma con cui e dettato, mi credo in dovere di 
raccomandare ai cortesi lelturi idV Archivio 

CesARE Rosa 

GiAMBATTisTA Beltrani — Cesare Lambertini e la societi bmi- 
gliare in Puglia durante i seooli XV e XVI — Parte I. fasc. 1. 2. 
3. in 8. di pag 3i ciascuno — Irani , V. Vecchi e Soci 
ed