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ARCHIVIO 

STORICO ITALIANO 

FONDATO DA G. P. VIEUSSEUX 

X CONTimiATO 

K CURA. DELLA. R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA 



rU Lt PHOTIRCII 



DELU TOSCAHA, DELL'UMBAU E DBILE JUHCHE 



QUARTA SERIE. 



Tomo XVIII. — Anno 1886 



IN FIRENZE 

PRESSO G. P. VIEUSSEUX 

OH t^t il n. ctittui t a 
1886 



STANFORP t(MA.r 

SEP »S 1960 



./•;•''■ 



LETTERE POLITICHE DAL 1642 AL 1644 



VINCENZO ARHANNI 



(CwiiBUi., ved. 4.> 9orle. Tomo X.Y, pag. 1»}. 



Motto !a.r* t %('> %. ifie yrauOo Oto.«* 

Mi flHsge in questa seitimtna la votira lelMra e (o vi rlngntlo 

tmollo ili quanto |>or c&m linvete votato parteci(>« ritti . lo ooalinuilioiK 

kiM nggasgll Ul queste (urli dirò clw di Kruierorl scrivaoo es«nu ralla 

|{b iioella Dieta la pro[iOsÌUoo« sopra il ponto della giustizia, vsscndo 

jopIniADf etMUDte cA« lo rl^olulionl del tniittl che si dofranoo agitare 

ìtkvto per smlire motto stia lunga. Di Vienna si avrlsa clie l'Imperatore 

fba mandalo soe lettere a diversi doMIì e aierranti di qnrlU clltii eoa 

Ilo qosll domanda a oiascucio si>cooda le proprio FmoIU urta certa iu3i>- 

Ulii di dentro in prestito per renderlo poi e pagarti Intanto l'interee» 

del G per ceoio. volendo wnrintetie nei presenti bisogni di guerra. SI 

■erìte e&e !>.> M> ti» per portarsi a Kranoiofl, pre«upi>unendoiì die 

h tua preseoia possa ovvbre ctie in qaulta dieta non » risolva veruna 

cosa in diQvvanlaggio della M> S.> 

Di Msdrid babbiano che per Itli urgenti liisogni nei qusli si trova 
M)oelta corona, baveva U RAi^attifìlco inviati lutti i suoi argenti che ai 
[^trovavano nel Ritiro e parte di quelli di Palano aucbe uìuali della 
ina nienti ella casa della moneta per batterli e ritrarne denaro. Ila poi 
urOlnito In scritto a tutti 1 grandi e titolati della corte cbe daf<chc<luno 
di CSM tiia»di a battere tutti I atioi argenti ctiaindio neocssirt al loro 
Krvltlo. ila $.* M> Ilberito il Sig. D, filjppo di Silva che per molti 
anni era stato prigione, e parimeali ba fatto dar liberta al 51g. Duca. 
Ili Feroandlna, e al SIg. Duca di UedlDa-SIdooia sono state levate I« 
IjtnU poste a sua guaniia « lancialo mio un gentilliuonio , havendo il 
|fte oooceduU la facoltà di governare gli sUli di esso alla Sig. Dacbeaia 
ffna moglie; per il che si vede essere stata Iktea la (ama cbe a questi 
«ignori fosse sUU ligliaia la testa. Un pezzo (a BTrele avuto Duova del 
Conte Duca : ilopo venliJuo anni che haveva governato la Spagna com« 
lirimate di quel Kl-, «I era alll 21 dì ^eooajo ritinto dalla Corte In sa 
tuo luogo aleano teghe disuole da M<i<lrid. li cboseUiiine sembra strano, 
aoodiakeoo ooAsideniidoM II uU fjrlau ebo quella oorooa ba riseon- 



r^KE POLITin 

liato tempre nel tempo ch'essa Duca la ammlnlilnto. si è riiulmento 
S.* M> HmIuIj di prendere r)la niensn ti KOvi'^mo, per tiara anche soi)- 
iliiblìono al popola. lusciaDdo la roiklolU degli nlbrl al aun Cowtlglio. 
D' Inglillurra scrivono 1' arriva «Iella Heglna a l^rck dopo bavtr 
Mpenio laali cattivi risconiri, percbè, |ier oon tacere cosa veruna , 
quantlo lu Regiia si trovava la primi volla in Obnds» italledtuu alla 
pailfQza diii iKriooII dio le MprasUrino lrri'|)itablltw.'nle da qualche 
Improvvlia lamuliuaiiuno di quel p(^o, si dispose levar;] di cola non 
d«Uale 11 reoto coalrarin cbe te mlnaociava improspera iiaiti^tione, 
lilceodo alla 5J£> AmliBscìilrlce di Venexia ctie allora si trovava giuolo 
d'iojbilierra hi UUnda: « lo [urlo, ma voi vedete qual vlag^o poMO 
riprooieueiini da (jaeslo tempo: io però mi penlcret le non mi antlanl 
' a perderei ». ImUrcala S. U. , cumo già vi scrissi , e aliale k velo 
verso l'Itisbiltem, oou po&^roao molle ore cJie si levù nn' orribile 
tespesla, la quale, durata per lo «patio di note giorni, rtwtpltue S. M. 
roriotiacaeDle In Olanda. Lo abigotlioxiilo di cioacuno Tu eguale 'al pe- 
ricolo cIk era granrlissinio, di «urte die tao\le navi si perdevann con 
alcune persone della Corta e seguito ili S. M., fra le quali dtw tue 
(lame d'onore et il coccliiero ch'era italiano eoa oorroi» e avalli. Ma 
Il cJelQ permette «ompro ogni cosa per oostro ncglla : itoicbd ne la 
Regina ncn b;fvesae tiKOolralo quella burrasca ài mare , o-rlo non 
jvrebbe puiulo sluggiru di venire DclJe nani del l'drlameiiio, etiale In 
coipirauone del Ceate di Newporl. UieclMlto giorni S. M< st (bnafrdj 
auuvo In Ulanda altendfiiJo II buon vento e in i|ueilo tempo fu con- 
oorlato da quelli Stnli, por grjtilic;irsi il farbmenio, di l^r tnllenen 
I ViJcelir della He^toa clie erano carichi di (irovviilocil iDllilarl per Hr< 
villo del Re. L'alTgre fu raedilalo In questa maniera : cbc pirtendo la 
itvginti con la eredenita di evsere seguiiaia dai vascelli, questi sioni!* 
tlosnero allora che S. M. ivantala nel mare non ra<uo più in polare ili 
rimediarvi - Ma ella provve^kiido e pravodrodo prudeutiMlinameiitead 
ogni oo« disse voler prima vedere andare 1 suo) vascelli e poi .casa 
imbarcarsi: e stando coManle in questo proposito le Tu dello l'Iiopccll- 
menlo dell'arreatu, ondo factodone ir. Bl. granile rumore, come pure II 
prtflcipo il'Oraoges, di^ molle difficoltà ti ebbe ilagli Alali la lllwra- 
lioae tll imo orreslo. La Regina doaqua partiu lu i|ae»to modo di Olaitila 
gInriM di notte con procpcrlttslmo viaggio a Berllnsloo, piccolo luoffo 
d'Injililllerri, tlloci tcglw discosto da IIull e allretlanle da liirci e poco 
«|)pri-»y) il suo sboroo napravvennera quattro vagelli ikl rarUnento, ) 
qujii sdegnati per avventura della propria lenleiia non biivcodo so- 
prappluiila nel vlDfigio la Ref;inj, c^mineiarooo riirloumenle a bona- 
yllare c<in rrr-qiirnll clpl il'artiitllcriii iluvo iTB rlUraLi rlpxHrsl. 
LAc'i II lHiiitl.i. c-iitriiif I ■ I ''raojM» 

•l'os' ' i'lii)eiiU< S M., jirovclr nr^eileni 

olia Heglua, al sludld prima eoo lo proUssUUoal divenire II ptugreiM 



L>AT. 1G(3 AI. l(Hi 5 

(l'iDoooVfinteatl maggiori, ma non potè inliavolia <]iiialo riefaieiieva f) 
bliOigna. fioMA uccisa <lu colpo di canRone In sonlinelU et un'altra fr» 
rjia. lo i|ual> gtiatdniaiio itucil' Alloggiamento gih per tutte le Inndo 
Iiaataì/t. ADche la Ri^lpa 'ti trovò in gran rischio dptia viti m non 
clic ai rlcoverb lo una baca witterranea scavala per tale cSclla. Ma per 
H rifluita del min ej3«ndo maiteata l'acqua non poterono i va;«ctlli del 
rarUmcoto nppreftuTsi piii da vicino, «i cbe la Regina ebbe tempo di 
fp^fre (la quella casa. Iiilaato dallu fregate cfao porlartao le veltova> 
)H>e Tu alquanto combattuto, Gnct*) gonfiato 11 more Tu commodo all'ar- 
maU chi) bnveva L-ondotu S. M. di spproMi nursi al snircorso ili lei omle 
k iiavi dtl ParUmenlo ìollrcltainente TJtiralesi parUrooo. II conte di 

r3(awc9sllc 'i-^a pu| concimila cav;dll e fimila Tanii in ajutodetla 

Scftlna. fin . ut cno aUrcllanlo tmpiw ikì Parlamento lo stiva 

Bllcndondo con imbuAcala per cimealarsl; ma altre mUitie del Be si 
unirODO ai Conte predelM sino al numero di ISmib per assicurare il 
pgtM(;£io della fte^ioa, la qnale con quelle fonc !ii cooduMc, come si 
6 dKtto. prwperjn^ctite a lomk, dove tia portato SifVmllj icudi. 12 peni 
■ti attijtlierie, 2uu tiarill di polvere, armi per 2»mll3 buomlDl , molli 
uBIliall ih guerra e mille M>l<lali. Ila pni pubblicato un manifesto cbe 
detl<> «\U iiu>de<)inia nel r|ual« si duolo dello offese che le hanno fatto 
Il Unii uI^ii'Ilm In bnver permesso cbe li vascelli dvl Parlamenlo par- 
Muta essere cercati, U dove volevano e|ic al cercliassero e ir- 
ifsern (|uelli di S. M. Intantn'clU si sta preparando per andare a 
rara II Re io Osaonla. SI tretUra il perdono ili Hoibam goverrs- 
lare di Hull, al i|uale 11 Ke iO concederebbe iiuaado «fti consegnasse 
in poicro ili S M. (luelln imporunllsslma piai»: il cbe se si elTeUun, 

ICDiM si crede, putii vanlasj;iarc notabllmeole lo ca«o lìel ftu nel set- 
tentrione. Non vi scrissi l'ordinario pas»to, impedito da <)aalcbe o«- 
eupiiione, if\ causa die Monsig. mio ebbe ospite il Sig. (ìlusilnlanl. 
ImlHKlalore ili Teneiìa, cbe d'IngliiUcrra, dopo baver dimorilo qaal* 

^Ae wllimaoa in Olanda, se ne passa ora alla Corte cesarea: k cava- 
liere di cui io non bo conosciulb mai alcun allro eguale, insigniio di 
ib eonuplcue doti dcll'anicno e del oorpo. Monsignore Io ba ricevalo 
casa Insieme con la Slg> Ambaseialrtce e irenla persone tl«lln loro 
corte e le t^ccelkDxe Loro al inno Inttenule quattro, gtomt, eneado 
tuie viaiute da lutii qoeall ambasciatori pieni poieatiari e aioisiri dei 
principi e dalle (lane e àf altri cavalieri cbe si trovano in questa oli- 
la. Sono partite piene di sorprc» per gli onori alraordioarì avuti da 
S. R.» 111.*"» 

In •)uesto punlu giungono lo lettere ili Vlejina cbe avvIsaiiQ la 

rtcfita di colà ilell'Arcrduca per la cbien di Paasau dove, dloooo, 

^•r corsmonro qualche lempo , e che d aspettava ■ quella corte 

Plecoknoini per irasferirsl lo Spagna. Continua la voce deil*u»cil3 

EMI'Inperatore al primo di Maggio - ma è tuttavia iiuxrlo verso qual 



e LBTTERB MUITICHB 

parte. Era giuDto colà il Uroac di t'crDamOnl, ftoerale di arllglierii 
dell' uibbU e»u/ei et» Tu Tatto prigioi» alia baiiaitlii di Lipsia dal 
Sndest eoo parola diU di dover rllonure prigione dei raedolml, dl- 
oeaii per igglastore la domaDda di TorsteoMo, g«Denle STetlciie per lo 
tUtiM dei pritfODl importali che ancora noa erta» rlceBUaii. 

Di Colonia, 5 di aprile U43. 

Ammo fraulto 
VtKcxiao AntiKXi. 



Udita /O.** t Jf> Anr." aia.' Uio fnttllo Oh.** 
Scrivono d'Helvetli dio durano tuttavia in t\ruà cantoni (e geln- 
ila et I sospetti dello irBi franocst non oooiprcndcadOMDe inlf^rtneott 
ì disegni i e che il caotoi)e di Basilea «ucmIo ricUnlo co»! dal Bavarf 
oMDe dai Wafmaresi del passo e HnomiiislralfODe di retlovaglic. vo- 
lando pur effll m^ntencMi neutrale, ha (atto ricorao a lutti gli altri 
eantoni svitieii [ler aiuto et aMtsltntia lo direndere 1 suoi conOat. ìso- 
no poi stati inLromessi per presidio in qoella città i)iullrocenio saldati 
parte levati oel loro lerritorfo e parie mandati dai eanlono di Beru. 
Di Fiandra si ba d>e il i-ontu di Fonlalnes il quale In quest'anno 
■ara geoerak coatto rarcoata deila Francia, era in procinto di partirò 
per CGscre alll ti del presento ante noJla plaiita il' anni che ti fori 
tra le città d) Lltla o Basse, marelando a quest'effetto tutte truppe ro 
file, diceudosi cbe vi sarà un'anuia coal polenta ctie anittia stala ve- 
duta in qael paeti; e il marehese di Torre •Laguna .ha onlinalo cbe «i 
dia al soldati una psx) inoaniti elio comlocino o mardare. Aggluigom 
ctie la provincia di Fiandra babbla l^tto di nuovo no donativo per »er- 
vitìo ilella presente campagna di fiO mila florioi oltre h cnnlribntlorio 
ordinario, aveoilo promesso allrttlanto la provincia di Braluote. 

DI Parigi danno avviso etie I) Ke fosae indisposto e clie il SIg. di 
Norers. uno del principati ministri di stato . eri caduta In di#gnilia 
di S.» M.^ la qiMte eli hareva fatto conandamento di iltirar&i In una 
SM casa d'Angers vldno a Rooen, Il cbe baveva GMgolto imuanUnente 
•asenda partito a quella volta. Dicono dio i TV. Gesuiti facciano la ciò 
eonsUerabile perdlu perctiò era «gli delia loro «oDgregaiione. «eòbcav 
dispeosato di porUie il ioru atilio. Va cbiamato |ii corte aothe il Can- 
ceDiero dove fo per owito tempo. Ej;il Ita penlulo li braccio dritto, 
jiOlcM li Sig. di Noyers, il Priaelpe ili Cosd<<, et eaw oon erano cb4 
un'anima aola. 

SI i bavnto sTviso certo d'HIbemla cbe la flotta spellante a iiiiel 
eon&Kleratl cattolici eompottla di diecitetlo fregate e vaKeili tìt gJnntii 
Mieemente a Waiarlbnl con I Caralleri Uenrlco Onell e sergente maR- 
glore Ferali e cbe II sopradeltl legni babbiioo pigliato molte navi io- 
gteai etricbe iK grandi rlcebecte « rondotlele In lllbernia. Inoltre sg- 



UAL 1043 'AL 1(j44 



giunj^ono tìiù «1 iipemvi motto die Innanzi ili Rnire ta iui« nessuno 
Hlo Ingle» srniMxt nnlfrf di mirare fu qnei mari sema (^)««nl 
ftiwrni per «nvotarll, it cbe •Arebhe speu duiiltcata p«r li tDCrcuniì. 
ileM lo tlUa maaWa i vtseelh tilbernesl potrebbero danneggiArlI no- 
(ibilcDenle. Hanno i Puritani ili^Mmlniita fama in Londra cbe la Kenlo 
d«) Pirlioenio bavere conieguiui una Importante vliioria oontral pre- 
ilrlii rtmfeilerali Ora si h «putii la lorlU non essendo stalo (jiteslo 
socttisn altro cIm no riscontro di oltoc?iito llibeniP4Ì contra duemila 
l'orhRPnUri con rssere di qiieslf stati ammamlt ila«cenlo. e SMunta- 
iluBllro <li !|ufUI i ì|iidII. »e non liavesse mancata la polvere, ti crede cbe 
bavrfM-itfa UlltxK'l nemico molto maggiore uccisione. E perì) vero ebe 
dc^rniiicrneBl rlmawro prigioni li cavaltcra Aniwilo Presion Rgliolo dei 
nneralo Fmlon con due capitan). 

SI scrive che il predetto ffenernle Preslon Ti btioni progressi easen- 
(nipailnxiJlo di due piane mollo importanti e d) altri luogfai nella 
)viucia di MoQionÌJ. 

D'Ingbitlerra lulihlamo che rrana giunti al Re 1 nuovi Deputati del 
irlaniroto per la imttalione della pace, del qoalì ò jt primo il Conte 
■Il Noflhumbeihrid 6 quattro noNli della Camera inferiore. Il «onte ebbe 
nn alTrflnto In llride-Pareli, liavendo la (tuardla cercala la aua carroziò 
e poi (énnaia la persona di lai e ti crede cbe didlcilmeiitfl eia per rl- 
lornarv a Londra. ViM Ttrilìeata la battaglia Tra gli eserciti del Re e 
Parlamenlo neOa provincia di Straford e m ne avviuno ([Dente 
rtieobriUi. S«il principio la cavalleria del Parlamento essendo stata 
aD6lla *\ miH In fuga e fu per molte miglia perseguitata dalla ca- 
■Iteria di S.» M> et In quella «era non guadagnalo dai renj oè il 
tlio niy l'artiglieria, ou furono trovali la mattina seguente l'unoe 
lltra. e questa in numero di qnatlonlici peni. Col henefìcii della notte 
rillfò ancfae la fanteria del Parlamento, resUn>fone morti sul campo 
dtifmita con il cavaliere Giovanni Gel gran rattonario puriuoo loro ge- 
m'r.ile. fn luogo del l»rone Brooeb cbe fa nccifo insieme con due suoi 
llr''i<>ll- QoeslA vittoria fu conM^lla dai regj principalmente per Io 
valore del CotoniMllo Ilasting!): ma essendoci eombatlnto wa ioeredi- 
lijle oNlinatioite dall'ona e dairullra parte, aiictie di essi restarono uccisi 
intorno a mille persone e parlioolaroitinte il primogenito del Conto di 
N«nbampi<jn generale del Re, e 11 ««;oodog«Dlto gravemente lerlto. La 
Regiiia dimora ancora a larck eoo dlwgno di passare, subilo cbe avr.'l 
roppnrtunltài ad Oiford, per ivi trovare il Re ÌI qaale dopo fi di lei 
urriv» il crede cbe $ia per u.«cjre in campagna. 

Si trovava tuttavia appreaso la Regina il Jfarchose Hamilton per> 
fooogglo Koziese. sUmatlwimo per essere di sangue regio oL bavevi 
raodotto teca di Scozia ottocento scelti soldati per custodia di S.* Ù> 
emio voce dbe si iraliasse matrimonio fra lui e una soretta del Prìn* 
ipd Pilatlno nipote del R^ Quelli della Camera inleriorc bavevano or- 



ÉflHI 



i 



8 lETTBIlK POe-ITtCIlB 

diuio doverti SNM djlatlsne dUcicctnred'IagbUlem I PP. Cip(MMlil 

adilucenlo clw ooq polevasi ilsI l'irlamento stpetUn ileua tiroftpexo 

su«cewo fino tanto c^« dod b&T«s8ero ditirouo InteramtDte T idolatria 

mI re^no. Indi procunrono clie colai onliiM tosat ìDlimatoad e<4i IT. 

il cbo mapeiKtft il UlolsUo del Ra critUluiuiiao al (wrlò iacootaoMilo 

sili predetta Cimerà dove «ubi lettere ngiute dalla mauo del etio>« 

b quali cofllenevano, ctio se alcuno barnw osata di teaure temera- 

rianulfl venina cosa cootro gli articoli d«l malrinooio ddU Regina 

na ionlla, e^U dichiarava loro la guerra come a suol oenld. Buen- 

doai lette qoette leilere , quantunque la Caioen lnr«rlora depociMae 

molto orgofilkr, tuttarolta noa dece alcuna rjlrallatione Inlomo alTordlae • 

wpratlelto, al quale aon tembrava che asaealitsaro I Parljmenlarj della 

Càmcn auprriore. Soggiungono loollre dw alcuni del Parlamenta eoo 

uoa compagnia dì soldati ruppero le porle della cjpiiella della Rc^pita 

e condussero prigioni cinque Cappuociol Ivi trovati e dienti che li 

vogliono per ogni modo ritnsndare in Francia. In Londra al cmitlDuaDO 

k forlificatioiii e si dice chu vogliooo tirar I' aequa del Tamigi , cbo 

•oom da uon parte, all'lnloroo di lulta la città per aulcnraria ooouo 

qualuqae sfuno e favatiboe del Re. La Cameia iaTcriore kì oppose 

graodemenla accioocbè non il focene olcaoa dimoitraiions di lesta li 

gtorno della coronatkme di S.« M^ : ma Doudloieoo i tluHatl della su* 

periore fecero le oUegrciie eoaforme U coaaaeio. 

SI scrive dai Vioooi dw era giualo iu quella Carle II Manwciallo 

riceolomiol dall'anoata oesaruit dlocDdool die vi &! iritlcrrebbo qualebe 

glonw bicU II nettcwerp tosieoe I denari d* quel mlDtttrl sptt^ 

per poter ptasan ini In Spagna al oomasdo delle armi del Re caltolloo. 

Gli era poi alai» reelituito di quel coaaif^ dt guern il r^taenlo 

UMlulo cbe uti avevaiM levato, e vi A ancbe chi crede che posa fer- 

lursi per aniitere all'I mperaiore quando eHetlui la tua oKiia iù CW' 

pagia, della quale aebbene ai diceva per il moM di Mifr^lo reoinro, 

MiMlla»eno, dovendo citi dipendere Hiììf rteposle cbe la Ma S.> baveri 

dagli BlellorI Inloroo alla dlswluttone del convento di FraorJorl et alla 

dieUanitoi» per r apertura del ooDgrea» fetta dal Re di DttiiMroa, 

. et ancòe dall' esilo delle armi Svedesi cbe miflacdana la vleioaiua di 

qoests Provincie . ti tiene cbn ria iter casera diferila lino al mese di 

lilllgil0> - È in prndnta iH pirtiro di noU Don Camillo Ijoniaga per 

Veoexla ad cwrcilarc la carica die fili è stala data di quella HetMbbUOL 

Intorno poi agli atbrl della ;»ace uoiversak, eaaeodo segnila dopo 

BOti nrdue dillicolu la reciproca tradiilooe dei paaaaporil e preaciiito 

por l'apertura del oOBgreaw 11 primo niurno dH proialno oiesa. pere 

cbe rSuropa aia ora rivolu eurlosaounte «Ila upeliailooe del Mocesso. 

I pIcuipoienilHi al preparano per eaMre al lenpo determlnito In Man* 

•ter. cltu delb WcslMu dichiarale per I'u&Iom e per I trttUU della 

pece : si die ecco por noi a nuovi viaggi se la quMle stato dt lespa 



i.\i IG42al lfi« 



9 



huorl eintrgnU non bcemerò ataibisra alato alla com. Voglia tddln 

lia««r conipuiivflc airdtniiu crlslUnlUi alla i]uale Kvruslano tltrc »cia~ 

core w! tanti appareoehl inrelteMliI i>t eOtsiluiuero. Dfcouo che il Tran- 

lilvano procuri di moTere quelle armi , tniltanilo frallattlo cnofiilna- 

coo.kU Svedesi. È veflato anc(i« avviso erio al Gran-Turco sia nalu 

lenogeoàioi E mq» più vi bacio le oibdI. 

Di Gdloniii 5« inrlh: t64S. 

AiT.m» Fraieil9 



Di Bmiaell» Krfvoao ci» havcndu la Sìg.^ Ditcbeffia d'Urlenits l>a- 
laTTlM'^er meno del barone rii Batteuilte, giunto lo quella cìUa 
iPwigl, e pft on ciiBerlern del Sig. Dncji suo marito, arrivino un 
{lono arinti, ch^ erile «tata conceduta liocitza-ili |w|pre tihenimvnie 
la Francia, dorè iiihi uiln era sapraawdo bramata ila vfW Sif . 
I. ai etianidio dal Re òtedesimo il quale dice dtoiileriire di vederla 
li ili norira, il prepara alla i)3rlenf a : e a tale cir<-iio In clU B|ie- 
lllo no geallIacMK a darne parte al Si;. D. Francesco di \W\a |wr ot- 
tenere pasMporli po' alcuni che di Kranniasi dovevano pOrUre io Fiao- 
dn affine di aocooipignaria. Si scrivo clie in Olanda rontlDuano tutta- 
via lo gelosie di questi atmi veno II Principe d) Oroiixes e che II Sii;. 
ijHiMeairat il (filate liaveva risrclulo qualclie lempo ici Uniuelles per il 
'Sig. Duca di Ntultarg, ere Rtato rutto prigione digli OlindeM per haver- 
kIÌ troirate aloone ledere sritrete cbe lo refidevano «aspetto di c|DBlcbe 
InbronHo. 

D' iDulillierra poco ta'oooorre significarvi te non giunge in tempo la 
tpMU iM qtie«la nalUna con le lettere di quelle parti. Scrivcoo cIk l'ar- 
ila del Valitesi eumanibla dal barone Herbert cattolico liabbio havulo 
qualche tlnitlra incoatro con la geslc del cotonnello Waller pailantenta- 
rfff, Il Inaile dopo bavcr preso Matmesbury < passato con gran diligcnia 
U Sarerna lorprese con nuggkir iiunii^ro 1 ValllesI del quali alcuni resi;)- 
rato oreisj, altri prigioni, salrandose^e ntvniilmeno molti e parllcolar- 
Riuite li cavalleria. 

Dicono euore accaduta ai regi questa disgraiia per codardia di uo 
urla OdlonDelli) Murgai <l quale, abbandonato un po^lo d>e doveva Ic- 
nen sopra la .Ssvernn, fuggi senza dare avviso g quelb piccola armata. 
,-jÌI sperava pcrji rbc 1 regj avrebbero ri«arcJlo questo danno, poidtè v'ac- 
eofwro lacoolaorale il principe Manrttio palalJi», il barone Herbert, Il 
quale non «I era trovato ulta battaglia per essere allora presso il Re, e 
.il oolontielhi RtMsel die eongliinlamcnie in vicliianra di lilocv5tcr dicesi 
fabUano ballato 11 MpraileKu Wall-.T. o clw almeno lo habbiano eircon- 
a. onde necen^ilartu a combattere. Si avvisa di più cbe il cxpIodiwIIo 
'Gfnlg tAVUM rotto iMl Ducilo di lorch Intorno a mille Purlamootar) 



i 



10 



LUTTKnE rallTICHE 



■Otto U Gondoiu ili fiitttx cbe dal ooote dj Durbi hut siala rii^ul- 
9bU U nagRlor parie ilei ducilo di Laocittfe e abbruciiU buona parts 
lidia citU medeflìinn lU LnnciMrc. Il caTalien- ligi) Chamles - persona 
molto repnuu del Psrlamcnto - ero faggi i« alla R(f;i<>o> 6Av«ndfl ci>nilotio 
scooqualtfoccnlo fami. Mnioitaota coraiie, irò compagnie di [Irigoai « 
reso al regi il caalello di Scarlwtirug cbe è stliMlo molto <ni|iortaol«. 
KmumIo gfuniu nuove loitere d' Ingliilicrri, portino dm cm*w rllor- 
ball per ancora in Londra I Deputati \ltt rarlineoto « (luanliintjue non 
si Touero abbandonale intìcramcnt'! le nexoliatlonl della pace, vi ora 
nODdiioena poca spcrania di potere aconnlsrlt. Con(enDS9i la rvtta data 
dal rc^ al Cavaliere Fairrax figliolo del barone, genernle per II Farla* 
oKnto nel ducalo ili lorck e si diceva per certo essere altresì alalo ili- 
c&lto il padre eon la maggior parlo del no ewrdio. ru^^gondo egli con 
ndlo cavalli solaoieolo nella provincia di Ltocoln. Sj i inlcia In ptr- 
lenra della Begina da lorck v^na OsFord e cbe bavesse gi4 pamlo 11 
ttame Treni a Newarelt conrojaln dal Come di VwfJifille eon eanroito 
«li IS m. ii«rsonc. Conianda In Nenaicli il i^lnnnclto llroderauo II quale 
ha rado grandh^^iml servigi al Ke in Lincoln, Uavefvlo ri^tolta qoasl tutta 
|j provincia, ecreU» BOKlon, airolihediroUa ili S. M. I)priiicipi> KnlMrto 
ai en bkimo per iucontrare la Regina e al era cwglunto coti II cokn- 
nello Oastlngs e eoi giovane cottk' di Nnrlbainpioii, del i|uale non «( 
verificò ette foMO restato mono, ma Wn^i Teillo liwitme con due noi 
fralellt nella ballaglia succeduta nella provinola di SlaDbrd, iloveoraA 
stalo da essi preau Blumingnem per assalto e poatia iai:rt!«ggials e ab- 
bruciata la terra. Indi etaendoot reaa loro Waltall, lerra vicina, eglino 
■i avanzarono a LicJilield per pnoderla « per assicurare magglormenie 
Q pano alla Keglna. Dopo U rntli della gviite del barone llarberl. tu- 
fiuila confbrms bo accennalo dì sopra, il Walter, condnttflre di i|(irlla 
Impresa. pag*6 nella provincia di ilererord e oelli Wallli Uno a Mon- 
inwiih, ineileiulo a «acrx) dUeril litogbi. oode fu Ibna al nari^eee di 
Worcester ili iasci.irr il mo castello di ItaglaDd, e rlcovraral nella for- 
leiia di Cardlir al mare. 

Ma il prlftcipe Manriilo e II barone Herbert, haveoilo aecelorato II 
eaccono, lopràrrl va rotto 11 Wallcr, edicefj per sicuro eba babblaoo fti- 
gali la fua eavalleri.i e laglluto a petzi la fanteria. Per colali ncca- 
etool esKodo auni dlsperae le (arte del Re, arvlnoo tbe 11 oonte d'E«- 
sex mgonau in gran fretta In «m armata noi mollo lonuno da Londra 
fl havento rkeruti rinforzi dalle provine^ convldn«, marciane coura 
il Bd cbe dimorava lulbvii in OximV II cbo bcova alare con duMlnllone 
(Il maggior pericota per li perfionn Od Ile, etMidodiA In OifwO, r in 
ifiifl tuonili vicini non erano rettali iiiii di tm. cavaWi e di 3m. fanti 
Rchbetie con grande foUrdludint' venivano cblamatl I principi Robcrl o 
lanriilo. «peramlo»! che dovessero giungere in icmpn per wwrtl sco- 
una congiura. U città di Lyn, plana ricca b eoutdenUle nella 



t>AL la? M. 16-t-t 



ti 



provincia ili Norfoll. si « tllchlaral» per l( Kf, eswiulosi pereld «jilnlp » 
qiirlla rolla nlcorve Inipiie ila LidcoId dell'e^prcilo dlNt^ncaslle. Il conl« 
dì D«fbj, dopo emere a lui giunto il cavaliere >iccolò Biron. ba inoo 
uilmo VI lutti I giorni fiicendo |uogre«it e guadagiumlo luoghi in 
l.»Dca»tre. Il Re sperava ili hamre in lircvc Ìd poter hu» Ilnll, piiiiia 
diaotsbtle coiwgueniii. Sempre piii «i «cntirinno co» maggiori poiché 
fai guerra si subliisce e f lascuno si dldiiju a pur una parie o per l'nl- 
tra escndo loapnssiMle die alcuno resti neulrak. 

Pi Franeìa si è inlviu cii« il Ite, sopra^ piotilo da nuovo Bccidonle 
csa frtii < ' '->(-castaii<^ ai mvdici ili lemi^ri! ^rnn(lrmi>[)ti* ilulla «uà 
Wti, VII < <ii r^rc iiccorta S. H. del piTicob In che si liovava, 

la parsuaotm di prowe^lore utoza dimora Illa stin coscJeaiin et itta ras 
oorUDO. A tato avrlso II M. S. »\ dispose ayli alti della solita sua pietà 
eonr«eandosi e comunicamlofi. Indi dugm ire gioroi Tallo diininarea »t 
Il I I» incominciò con profllczica di spirilo In prcspnlla della Re- 

£1 < l'illlno e del fìucn d'Orleans a rapptrseiiUre il 5un Slato r> 

obtiico c!i« aveva iti no^irare ebe era tfi^ìk in Ini l'amore verso I pro- 
pri flg» a qoello die jxirtava al popoli ilei suo regno, Il buon governo 
dti quAli riìceoine gli premeva straordinaria neat e, cosi Imveva gitidi- 
ealo op{wrtuno di tedeiarne la forma in una icrlllura die al medesimi 
Parlamtnlari consegnò allora per l'ultima sna volontà con ordine di ve< 
riQcarb II giorno prossimo nel pieno parlamento di Parigi. E perdit 
S M. dniderava che eM«i Slg^. Parliitnentarj ro^DSl^e!Isero igiiaDlo sino 
ul]V-<trf rnn lerniioft ilelln sua vilu avesse sempre anaìu verso di loro i>ar- 
i: Ji-Un iiu clrmciia, dichiarò di perdonare a^^ttilamenle n 

tu.., , . ..i >l(l Parlamenta che si trovavano fnorf eoo rl«uibilirll nlle 
h>ro caiirbr sebbene fosMro slate soppresse. Convocale aduoque prima 
fu letta, veriritMta o rr^i^traia nel i'arlamenlo l'aceennuta 
"leroD et uUiTiia volontà delia U. S. nella quale si conien- 
KOoo w pdriicolaritfi infrfi^critle. Che la Regina sarà reggente con au- 
trrlli di Dominare un reggente in cara ch'ella f.i trovi In pnriooln rtl 
niuttr: Il duca d'Orlcnnj, luo^olciienle dello Stato, sotto rauloritili della 
Rt#laa e p^r tale elicilo si revoca la dichfaralione fitta da H. M, nel 
bpw di dicmliri- pruMimameoie passalo, purché si contenga nell'obe- 
dlealij. alla i|uile mancando si proibisce a tutte le perionu di ricono- 
' r'i «-• la delU dlcbiaratione rltomcnt al suo primo vigore. In asaema 
>iir<,i ()' Orleans il priBci|M di Condè e II Card. Mxiiartno saranno 
"iiiglio, nel (juale saranno ancora in quniìlà eli Ministri il 
L :.l; e il .SopmiDietulenle, con ordine che iion poisino essere ri- 
mossi H «oa per ilelltlix I ncgotil concernenti Io staio, la guerra, la 
II' la provvisione degli urfilii della corooii. dt'itoterni, piaxie, Tron- 
I - ' le csricbe di primo presidente e prccuralore. genefate nel I^I^ta• 
alo di Vitigi Q di Segretario di Stato, saranno proposte o conlcrìle 
Il Couigllo per h pluralità tSc' voli : l< allre cose ?i Usciano alla di- 



lì 



I.KTTER£ l-OLtTfCIIC 



ipotiiiofte ilelh nvgina eoo la larteelpaiioH del «OBiiglio. La Ittginn 
nooDiiierà agli arcivrsnivail, vescovati e altri IwtKliUl concislurlali con 
Il Mio «Ntflglio del Cani. Maiiarlno. Il numero tlef MinltUi nonpolru 
MBera Bimeiiiito « In luogu «li qupih cde norironno nranno ckiii at- 
Iri del OMiilglio per plurilU.^ di voti. SI lucia ulta illipnslUonc ilrl 
wlwimo consiglio di deliberare circa b grati» di quolli che song nu- 
danoail o «iliaii. eceeiiuaii però il SIg. di Casiehiuovo e la Ducfaewa 
di Cbevreusr, dti' gunll tioo sJ polrà parlare x non dopo la pace, e allora 
si delllierera ilei livygn ove dovranno sUre, » deniro o fuofi del r«giM>. 

Le lettere palenlì de) Re. didiiirando dì <uo pugno r»Her qD(«ta 
ta sua espressa et ulliaia volonti, la Regioa et il Duca d'Orleaet soL- 
loserissero (tarìmeati e giunroao l'oMiìrvanu di tutla il cunienuto, « 
di pili Tu tulio Kullotcritlo da tre «eirelari di ttalo. Slanle \a i;raver.iA 
del male di S. M. Tu presa la risoluttone dì ballcziniu il Dellino, i<ìc- 
conte accadde con l' intervento della Regina nella cappella dì S. Ger- 
mano, furono I pndriui il Card. Maziarinn e la prii)d|)ewa di Condò I 
quali gii diedero nome di Loduvicn per perpelirore io raao la memorii 
del Re ano padre e la funtione del baitrsimo Tu fiilta dal veaeovo di 
Jfeaus prìmv cappellano del Re. .^ddi H successiraiiirale S. M. Tece 
spedite lettere patenti lo Tavore del (hica d'Orleans huo rralello cnn le 
quali revocava ta dlcliiantloiie di cMcro incapace di esercitare »lcunl 
iilìtii delb corona. poicl»6 te Ietterò dell» ri'-;:grnta no» eraiiù sullìcieiitl 
« lesoddette lettere sono slate veriflenti- nel ParbiDenlo e levata dalla 
cBDcelterla la dlclilarotione acoennita. Si b parlalo che alano alate con- 
ferite dal Re alcune caricbe racaall dicendosi che quella di urta maestro 
di Tmorrn debba collere io peraona del l'riactpe di Condè. qiielU di ftran 
cuvalleriiEU Tra 11 [luca di Be^ufort et il Uareaciallodi UuebriunU laol- 
trc la M. S- hi dlcbiarato RO*ernalore di Tiirrena ti Mardiese ili Mon- 

lefliirlre e duca pari di Francia il Signore auo primo gentllbooiBo 

ili caaxra. 

Altre letlifri* di RruKwIles recano ebe conerà voce cbe queirnr* 
mata fame per panatiti nH'nKffdio di Arras e cbe Tra tanto quelli di Uà- 
Kiriclit, tcaeodo ancte eglino di esaere niaediati, baveano rotte tutte tu 
furllllcazlonl di Tuorl per rlnlorure quelle di dentr», pnjrb6 alulmefill 
vi ivrelfbe rolulu (tran qiiaolila di huoniid per difenderle, et havcndu 
gli Stali di l^lmda ausMotstt quella guafsigfooe, (avevano parlmeoil 
ordinato ette tutti gli abllanU di quella cittì dovesaero Ut provviakne 
di bocca per un anno intiero. [| Marckeae di V'daila >l preparava |ier 
partire tra quindici giorni verao Mltano djeiil era alato dicliiarnto gt>- 
TflnMlorc. 

Di Madrid avvluno essere «lato arrestalo II aardi«M di L^nea In 
Oiagna — 1S leghe loninno da Madrl'l, M» sapendosi perù le ItppaUikial 
che gii fti danai). Inoltre II Ite cattolico onotinua con somma diligenza nf 1 
licgotii, trattandoli e coitdiludendoli per «è «olo. faavendo ulUmameota 



luL UH-i AL l(;4-l 



la 



ifldkUnlo per ajo iti quel prindiio il marclKKie ili Mlrabel ctralisro 
lirinetfialo t <tt flUlmo ptrti- 

Scrivono (1j Vienili die il hccolonini have^e ipedilo un suo geo- 
tilliniiRio alla ciute caltolku per supfilieare quella Uae»U eh» g\ì p«t- 
itietu I ìnll;ilia e fetman'i ìvl per Ire qaallro meli. Inlomo 

api! al < < ' i>,icc uiil)rr.ulu «i mio per ogni parie die I mlnlMrl tJcl 
principi li prc[>araraai> ena Oiligcntii per oonilursi al congresso nel loofO 
<le«iiiuli> «li MunfUr ni Vesirulin p«r II primo giorno del profisìmn mesa 
ifi Lugliu. OH» Il Dente di Nauau lu l'Iinperaiore Dominalo suo ple- 
Blpoltrnilarlo 11 Come Crug e I) Re di Spagna ì UarcbfSi tll Castel Ro- 
drigo (ili prvtctile suo ambascintore a C«ure) e Spinola, I Conil Zap- 
patta e lidia Rocca e II dottar Brnii ooò ampln (tiaitti a tton FrancMco 
«Il Melo di soprutntCBdtre a tulio II irallale. Ver Franda umierì il Conte 
Daooui e il Sig. di ChaTignl, aelibeoe alcuni iltcooo die in luogo tU 
quello via sutrtigalo il duca di LaigncTilte. 

1)1 Colonia, to di Uoggio 1613. 

AOmo Fratello 

Vii»;.* AKiinni. 



iTotto /!/." e JW.'« lta:<i* Sijj. ifio FraUllo Ou.»" 
Canfemiai» il'lnghil terra la carcerazloao )n ticford dd eavaltar* 
GlaMino Asbiro (?) govcm-ilore di quella dita per Mflpello di bavere 
hlollìgmlFa col c^nle di Bmo: p«r farli cadere nelle tnaoi oon »olo il 
luogo preitrlio. ma h persunn me>lo<ima del Re: onde il oonle. «-Mifoe 
per (incito succestio nim canllnuf) il cammino non la uJi-ritA die si era 
proposto, tatlQvia «I miinltene nrlU rttolutlofie dj spinger?! a quella 
vnllj prima die ritornino I palatini con le loro genti e giunga la Begina 
con l'cffrcili] con clit< viene aC4:oaipagMUi dal Conio di N'ewcasUe- 
Intanto fcrivoflo esani posto il conte di l^sse.! all'assedio di Readiiga, 
Inngl aoa più di 21) miglia da Oxtord. havcihlo gió posto la linea di 
drcoavoiliiUoDe e d&io cominclameolo egli approcci, onde ti stima che 
illIBeUmcote li po»n nianleitere se non goprigiunga un presto soccorsa. 
Dimora al govfrno della città il colonnello Acton caltoiico soldato di 
$na valore, il qgalo nel lenpo di ijucir asiedlo con rationl e òon stra- 
lajMOiml hi flcetso meriti neiald, l.yn, dlt^ di considera tione in NarfolL, 
« spoDtanraaiente rilomata alla detniiooe del Re e clb putì ridondare 
ù gran IxneBUa delle cosu di S. U. per l'opulenia e granJczza della 
ctltÀ la quale h.i un porto molto Hlcuro e cofnoilìiuìaio per la naviga- 
tlnnr a nati MtacilesI e Fiamminghe. A Lmidra erano poi ritornati il 
CDfilfl (li .Vortliumberland e gli allrl deputali del l*nrÌainento«eniii eon- 
cluflonl (li ilirun accomni lo mento. Trattava*! In quella città di mettere 
tiM iiuoia impiKilInne .'Qjirj II %'in«' et il loiKioco die per ciscro cosa 
in qilel pacae »i filmava die pobUH wnllrsi malameole da' 
gofiou», 1 tìf. Cappoccini uno atali falli Imbaicare acolocdii doq dina- 



XI 



LETTERB POLtTtCRE 



rtsaera più Mi regno, ti che verrà MnUio eoo dUpfieerv dilla Rt^iiu, 
lUi quale iaiintu rjaiciva nolio difficile di poter ccodursì a livraro II 
He ssnza pericolo di lasciare esposto all' invasione def(tl Scotteti il du- 
calo dì tork. \vv|nno che il principe Ruberto nrriTisse il «ocoono 
del Be io Osbrd eoa 3 mila cavalli aegultaUi dalli fiioterjl ebagagllu 
CM bavere prima di partire da SUaflord preso per accordo Ltdificld 
e die ${k si era cungignto col Ke iticte il Principe Maurizio. 

Di fnacla babliismo letlere (tei dlod del corrente, le quali nvvi* 
sano eòe il Re eonlinua nella soa gnr« indUposiiionc. Il tecondogeniin 
del Sig. prìncipe dj ComK lu Itnalmenle ottenuto In badia di Clagn}' 
e l'alLra badia di S. Martino di Parigi cbc kkio i dui^ nliciiori bencBUI 
del rc^no, cbe furono già del Si;. Car^linalft di Itccbelieu, Il cui corpo 
fìi trasportalo ihlla Sorbona « oondotto segreumenle, alcuni dicono. 
aironenale, doto abita il maresciallo della Mlgliaro, e altri dicono alla 
Uastlglia. NoQ bI debita cbe 1 Dottori della Sorbona ooo siano bene al- 
legri di easere scaricali di questo deposito rbe per avventon avrpbbe 
loro cogioaala Iravaftll In ijualcbe tuniulliialionc di |id|iold, non polca- 
dosi Invero credertt quanlo taHn piipolarc si nnmcnii tll giorno In gtoriw 
contro In rlcordania del defunto Cani* e di tutti i suoi (tarenti. 

Sfadatoa di Alguillou sua nipote ha Cullo porlnro delle armi dentro 
aoa casa e tiene srcreiamenie veniicinqae o trenu soldati per difesa 
di ae stessi. 

Il Sig. Poule de Gourlay pur nipote del cnnlloaki, iaieiaio credo 
del doralo di Hochelleu, irovarKiosi a S. (lermano ricevette molti mali 
IrattanR-nli dui pi^gj. lacdiè. coccliierf ei altri servìlori cbe coniincid- 
rOM coi gddi F poi con glttjire della terra, e se non fosse stato 11 ca- 
pIlaiKt di'IU guardiu cbe sopraglunse molto a lempo \ta (arti eessarse 
con tare ritirare II detto Poni de Courìay, (ur«e cohHO gareltbem pa»- 
Hll InnBflxi. E partila da Parigi Hadami dì Fonloìflo In compatta di 
molle altre dame qunlIDcate puf andare ad fncinilrare la DoglU; del Sig. 
Duca d'Orleans, U quilo il Sabbatii del lA dd carrrnlc si era tolta do 
KruHelte» accompagnala da divergo dame |tr)ncipali dt l'iandrv , fra le 
quali la Sig.* Prioclpcua di PbdiHbotirg sua sortila cbe anltt cm S. A. 
lino a Cambra}. Il Sig. |). FraDcesco di Melo t\ b iiorlalo a Vnlencienn» 
con una pjrle di raviilleria per riverlrin Dlcuno cbo i Canlirijr arrl- 
vasM u S. A. un corriera spedilo dal Huca .\uu aurllo con rivviw della 
morte del Ile Cfistiaidsslmo nceeduta II di 11 del presente Mea« dup» 
praniD. 

DI Bmisolles acrlvono che alll 13 di maggio II coulc d' Iicrilwiitg 
eoo 7 mila buotaini radunati su la Sambn virino a Namur entrfi nel 
confini della Cbampagne e assedili Rocroy loogo ilellp froiillerc di Fran- 
cia bcfi forllAcato, giacente non molto hmUno dalla Mo^a e danneggiò 

t II pae^e tra delio dumo e \n Snmlra , mamlJt scorrerle Dell' llan- 

I, destando gelosio i Pbllippovtlle, Uarienburg et altre plazie di 



DAL 1642 AL 1644 



15 



fìtwtn, A lU 15 col coDlD d'iMiuliurg s'nai D. FniiMico di Meb dopo 
Uv«f fttso 11 liuoie Ui« e marmU) U« giorni De'cofiliiii (lei pkese 
tlnioo- CoDtra ino online si ibbruciarono ì^ villaggi « eisitlli el ulta 
Bblnu ; lU db mostrò grandlssiiDD rìseatimoiito, praneUendo di Ar eoo* 
IfllKiire per U rlparailoiie di c$j3. Hniuio gli Spagnoli comìDCialo a tire 
gli iptirocd (U quattro pirli, esseDito alUelLmli i bisltonl della piiiia 
di locroy, (llceniloiJ cb« »ì Irorano dealio 809 «oMaU: e ueor cbe il 
thiea d' Enjjhlun acceleri di Francia di port^K il Mccorw sperano gli 
BnnJiaoli d' iiDpadronirHDe bs pochi giorni. Scrtroao estersl aflerto II 
cenerario iIòllA iroiì nolio stolo ili ÌSÌÌtao al Sig. Don Andrea Cantelli», 
e 11 gtaeralato delle arUgllerte di Fiandra «1 4 dato al Sig. Don Alvaro 
di Mek) fralello di quel (JorrrnatOT«. 

COD leltere più fr«Kli« dì Spagoa si ò ìoleso cbe gU affari dal 
Fwtogillo canminaDu leoluneaLe, pasaamlotl aula It lenpo In Ic^gteFO 
teomrìe con entrare I CariiglinnJ In qael regno e i I^Klogbeal nel eoo* 
flnl della iithia e in qualcLe altra parie. Si dice che i I*orlogbe»j li«li- 
blauo messo la ordine 26 vaK«llÌ cbe si trovano già vicino a Cadice 
per Impedire i Spagnoli che devono parlire da quel porto per andare 
id ineootrar? la fiolla, eòe (peraTasicfretlìvamenle rie^i«sjma, pokU 
vleiie dopo Ire anni dal l'eri) e dalla nuova Spngna. Per il die II Duca 
di fcrDoiulma o ti Marcbc» di Vjllafranca, cho »l trovavano in qodle 
caMe, fi andavano preiiarando per dìseaeciare i Portoghesi e far passare 
le mtI all'Iodio. 

Ui Vienna fi (crìve che è stalo all'odienia dell' Imperatore l'am- 
basslalora tarUro, esponendo dw il suo Signore eia stato 3t>«iiii;o al- 
rinperto per la morte del fratello, di che dava parte per rinnovare 
TtnlclUa e buona corrispondenza la quale era passata tra S. M. cesarea 
e gli antecessori dì lui, dirbiarando di voler servire eoa tutto il suo 
Imperio la M. S. et essoro inimico di coloro che tali sariinno alla mc- 
dMina MoesU : et In sogno di c\i> koe presente di una sellelta di legno 
dipinta Iti lufcbino e di un aru) seo/a Treiie- È partito da quella corte 
B ourtsciallo Pkcclomlnl per Spagna o seco ha condolto ciolU de'suol 
ndllall. Dlcuno che passi pur In^prulc e che «ia per ferniarHi qualche 
OKco in Italia prima di condursi in l-opagaa. II Generale Galasso resta 
Ultavla a BtuLgrara giudicando che sia profittevole per l' armala ce- 
larva di non inuovetsl linu a ehe con più fondamento non n penetreranno 
le lBt«nli>Mil e gli anitaaienll degli Stedcsl. ma cleoni dicono die prò- 
nU dal non baver fune bostanti a resiMergli, e dte scH' armala co- 
ntea aia q<ulclie patimento. 

Dicono che il Toraten^boo si (ermi con la sua armiila a Tornau 
Aan iì (òrilHca e che alcuni villani ruggiti da quei contorni rit^rivnno 
cbe 11 grano e provianda acqul^U in Itoeiula, il medesimo fonie»- 
iboa fiKova .condurre iu Li»saiia nella cilUi di Zlllaii, il cbe laKìi 
•rgBDMUre cb'Cftll md voicBse luogo tempo dimorare in Boemia. 




\G 



LCTTEhE POLmCOE 



01 (juà BOI w die nitro ftijiiiGcart) se non etie le ffuarniglonl def 
Waimaresi ruUle nei loogM occupali in quello pae«e icorruno raniina:i- 
ncnte p«r (ulto e la itomenico fiassaU quatto Ekltore (tsi«fiito uiiclb> 
a caccia auneb poco che non loeae futlo priftlooe h non ei ritirava 
«olteciUnwok in certo «uo tastello vicina: ooile nnn rlaiclto ad eni 
il (liK^oo ftl rnUero ad ablruciaro alcuoi picculi vjil^tggi e fare albi 
jjravisslml daiiiU. i^'ii-slo clreoto VeslTulto, Il t|iial« è grindluìnw cotn- 
prenileixJo molte cillà e luoghi, ha riMluto qui in Colonbi, col mran 
Oella oflbiltù.coneorM e reganau per uleeOeUo.ili mnnU'oerlì ISnils 
buonini per difeoctere I) paese, aeiita aameUcri! DcU'avveDiro aaltliU:- 
aca farasiiera, escluilenilo aoctie glImperiaU, sUole il danno che da. que- 
fili amlte ralle ricevono più che dai nomici i,e co» della pace oni- 
renale restano coi litiooo li]i:aiiin)iiiamcolo di prlova « 1 plenlpotenilaii 
foao preparali per iraslertrtl al coogresM nei giorno deiiilnato; na 
rjccia Iddio ehe la morte del Be di francU noo apporti ditluflw il- 
Ijpertum di esso tanto oeccdaaHa al ripo«o della repabUica crisUaiia. 

E In fine mi vi necomando di cuore. 

Di CohmiA 21 Maggio iCÌX 

Air.mo fraiello 

\incKao Amivti. 



Mdlo m.n «ilf ttevi» Sig. litio Fnl^lo ««."• 
?(oa babbiima queaU selliniaiu buona nuove d'iogtiii terra e plac- 
rla a Dio cbe l'ordinario di <iaesla maitloa oo porti delle migliori, lo- 
Unto debbo nignificarvi die iteadingi, piaiu munitn dil He con gran- 
dlsilms «pe«a e stimala anilmarale di Oxfwd, con «tupore del QKdcdmo 
neocnile Rsses, sì rese alli 1 di maggi» per Iradimenlo dcj colonocllo 
Kii-Miiig 11 qi^ile. per «Mere italo l'Acton cillolico f;ravemeiite ferilu. 
utooae II ooflMuuio in luop:o di esso. L'Klrono I re^l con proneasa di 
boeorate oooditiocil, ma nulla fu ad essi osservato, esacndoai snccbcf- 
glaln il loro battaglio e «raligiati molli nel coapcuo roedenloio di Reanx. 
li Re III formare rigorosa InquIsiUone conliu I complici dfJla ma di 
i|w>8La ptaxza, ma dò non BUniri por rimediare al nate, e S.* >l ' rì- 
piiUndo mollo dilliciln di manlenen- (Hlònl e trovani[n<<i .igiuio da 
diverso opinlool nel consiglio, vive mollo ntpem, ifinoraudo • <tttai 
partito appigliarsi se di darv battaglia i> di ritirarsi ver» Il Nord, dove 
ta IlrKina e il rnnic d( Newcaslle, M'tibenc foMcm viUi>rio*l contro 
Viitlas parlamvnlario. non poleracio piii anir«i col He- Addi M iti magglrr 
|ier online del ParlJimento fu gittata a terra U cHrbio v iN-llluslDia ctoce 
.di CepMide, piatxa iirinclialn di Londra, con lunblenlia rJi enldiilf^n 
8 CAvallo et a pUili e con moni di tarebnri e di trombe, havondone 
scavato I fundamL-ntl Mo^i lauto dio nnn ni? ilmout rr^ttlftio nlrtirto. 
Si diee che queìio monumenlo Ause fabbricalo con siKsa di 8U miti 
scodi, el bora si iralta di k\v l'urgMo della dilen di S. i'aoio, di 



t>\L iÙtì At. 1154-1 



17 



iUiUrt \t beUÌMtiM CmMmiII W«stiiiifl.«ler « Ireippelli e U tomba 
A S. Oiloarilo. IJa U citlà maBdalo al Cunle tlj Enei 12» m{l) scudi 
per pagare i toldali, p ora iri scrive che no apparccdtiira altri ISO mila. 
DI Francia i< 6 poi saputa piij preciianKnM li morie di quul R«. 
la i|iiale voi farlDu>nU! bavele inteu ener succt'duU gtovtili IL iti 
iiaM;><'> 1" ^ ('■>< e Ire bore ihipn mejxoKitmw nel Caste) nuovo di 
S. licnBJHO. nel ei«iIi?«lfflo di *l l>ora rlio il Re «uo pmlri- Tu ammai- 
nti». Uà rpgoaio 33 inni e vissuiu iì. ^iio irrii-ali poi tla S. Uer> 
mono a hngi la Regina con il Re luigi XIV, nell'età tna di circa 
anni cinque, il Duca d'Angió Mvoiulogeoiio, Il Duca d'Orleans, madaais 
(li Ixcuac. govemaUice del flglloli. e li prlDcìpesM di CoDilt tutti in 
ona cam>tu col Kguiio Ji lutia In corte. Tre giorni avaoii In morie 
ilol n« tu Regina fece Mperc a Madama d'AiguilloD nepote <l«t Cardinali) 
di SIcJkIIcu. cbc (areliiw tiene dì ritirarsi per scansare qnaldte mala 
liuilDn ikI «so cITetluò \a parlentla 11 Kftuenle gioroo. Parllrono allresi 
da l'angl II niarcljese di Brei« e IImiI de Courby pur nepoii del Cirdìnaia 
e ti MWf indi BKsse gtianilglonl In snolte case spollaiiti a parenti di essa 
Cannule atxìocdtè non vi sopragluogcase qvalcbe disordine- Nel gionw 
IS maggio si (eco congregale il pieno Parlamento nel quale intervenne 
riiaa a TaJUa MicalA col baca d'Orleans, con il I*rinctpe dì Condft e suo 
IgUoloatallffdiielil partemognatle Diaresctalli di Francia: doto si ilU 
diiarb la Begìiia madre reggente assolala secondo le leggi foodianeiiuli 
dal rcgiw con pieno potere et autoritjk di valersi del consiglio di cfai piii 
a lei pijc«r:l disulLuire (non ostante il eootenulo lascialo dal iteTunto 
Re Della forma del governa) cariclie el ogni altra coki a sua Ubera ill- 
•tnaiiteae, cottJlacHio infine II Duca d'Uili'in» capo di consiglio di S. N., 
luogoieumte generale di tulle le provincie et armi del regno, sotta 
ranturìtà della regiita, riecooie [Hire ti principe di Condè in asaeoia di 
$■ M. Il R*gÌM capo ili consiglio. SiiCMisivameote S. M. la Regina 
mottranilo desiiderio di v.il«r9i de) Stg. Card. Maiiarlno in qneUlmpiega 
cbe tiaveva S. K. vivente il Ke, lo confermò con sua lettera nello 
fteff* earioo di capo di consiglio di Staio, dopo il Prìncipe di i:oiMSè. 
ParUnenlI S. M. fece gratis di potere ritornire in Francia ai Duchi di 
Gaia e di Benf, alta I>u<;he.<>5a dì Cervota. al Unca di Epenion. al Sig. 
dJ Castclnuovo, gran Gu3rda»;tllo, et a lutti «laelli che venivano cbii- 
naii complici nella caou dei già decapitali fn Lyon Munsieur di S. 
Marco e ^ll Ton. Il giorno 19 il corpo del Re fu portalo da S. (ierma- 
hit a S. Dionigi dot-e si ^^f'pelliieMto tulli i Ite di Francia, nel qua) 
giiirrno tucfìeMB la battaglili (iJella i|iule voi multo iirima di quesia mia 
bavrele bavulo ragguaglio} fra la aimate spagnola e francese nel non- 
tanti <1t Rocroy, pianta - come vt significai - aoNJiata digli Sitagouoll, 
I quali rimiL'«ro rolli con (Wrdita di lutlo il bagaglio e cannoai, eoa 
morte del Owiile di f onlnincs e di altri capi di qualità, e con la pr^lo- 
..ia .i( motte alUe pcriuue par di qualità, sebbene doo «enra nortallU 
Aani^ 4.* Serif. X. ITIII. t 



18 



LKTTKUU rOLtTldU: 




sticorv ilei Fnnwil ; i quoti pOKia MgtiìUndD h vltlOf la efilrarouo nil- 
t'Il-innunia itove ■'itnp.'vilrunlruoa iti Mjiik'lig e lil alni lunghi, nseuào 
ncll'atuMla Spagnuola grjti ilisoiiliite. Si alltilulM^ giie^^lii penlila allo 
oavnlleris, h f[aale M mite In confusione [tor l)»veri> un Capo poco 
pntlea II SIg. bii<:4*iJI V.iii>loaie t itUtu IliiiiliDi'iile rtsUiblIila nel suo 
governo di Bniugita et'il Uuu di Benufort tuo priiiu>|E«iinv b sUlo 
fjtlo gran scuilleru di trancii et II Sig. Trincipe di Cottile Maggior- 
duniu M^ggiuro delia cou reale, uGlio dm liavcva II prtodjie dC 

(ìiungono in questo lempo te lettere d'lnfllilll«rra e |Mrt)nó testiti 
lfasr«nlu io Londra il Conte di V.asix gritcnile del PatlJUi«ito iier do- 
touii'liitv dt-iiarl, poidiò diceva die ì ItlOunlJ tictidl ullimaittiinK! uiaiiiliill^ll 
erano nulh in considera tioiK di quello che gli diceva lii»iigt>(t e ehv M-nrn 
ituuva |u>gj il suo («creilo hconiva di atarcinre. Il Re Iritanlo u fortilica 
volendo le putte, e (a per Ul« cDeilu tagliare gli altieri « «plaiiirelAcanf 
pagno per la sua cavillcii». Il cuiitu giovane di Northamiiluo tia tacitala a 
pcizi 100 furti e cinque <:<)mjkiigiiK' di cnvalleria ilei l'arhmcoUi <> 

nio»»c per sorpreJttlero B.iiiiljur). Il Come di NcncA.stlc » liui i . n, 

verso il Uo con U mcU del nio e<ercJlo, conrermanilMi etie per iìilraila 
■I è InpidroDìto del cuslello di SlieflinI, àaw Iruv^ armi per IlOlf per- 
•ooe e tlal rimoDente del ^uo esercito »1 tiene at^iatu tulUiviaFalrrix 
parlUKQlAriO nella terra di l.<>cd^.Hì s^riie elie in Londra SUmib prr- 
sooe volontarie il affaticano ogni giorno sema pigi intorno alle forli- 
fication) della città . le qiuti in podio eettiniaiie aarinuo cuodolle a 
pcchtlone e gili s'incominciano a fornire <ll cmnonl i posti principali. 
RifcriKono che il Conte ili Warn kit. ammiraglio del rarlamenb), tiafiMn 
prgat uni nave che di Kp4|;qa pacava in Ftarulrj carica di deairO, »0II0 
pretesto cbe aiidaue io lliernla: e già I faiiameolAii prevedilvaiio le 
iitaoze D0« le quorimouie, percfaò da Dutikerqiio xi aKtÌHlcvaoa gl'hiber* 
Qcaì oonfederili I cui affari canmiDano eoo prosperila. 

Di l'iaodra, oltre lo «erltto di «opra, «1 À Inlcm che CMOnduI rlcO' 
DOKiiilo il corpo del Cootft di Konlalncs, Il Uoca d'Cnghleo, (igllolodfll 
PrlMipe di Coiulò generale dell' esercito fraacote, lo fece (tortire B 
Boero)' dove egli atcuo ooÌ princliuili oAtlali 1' occumpjgnìt fino alla 
cUoM e poi Tece gratia al servitori prigionieri di eiH defonio die lo 
oondiistero a BriUMlI«a. cmuivId iiianlo dj lotti por etsen) irtato minlitni 
ili grai) vatora e consiglio, ti Sig. Prlacipr di Ugna ha bavulo uidloo 
llal Sig- Uoverutoro di tir nduoaro quanto prln» (e irappe d* ordì- 
nuu die som sotto il suo comando, per rinforiJire magKiornteale qurl- 
rormata. Da ialanlo dj Kranoraco di Melo riD(>)n.ito con ogni iliiipnii,i 
Id guamigtool delle elttn (ronUero. iiavenilu fallo oulrare SiniU hudumit 
la Cambray, tomroiloti qualcfae asiwdia del Francesi. All'ovviso cite *1 A 
bavuto in Fiiodra cJie gli Uiaodeil Mano per oscire in campagnn , d 
fallilo lU qoelU banda grandi apparecchi per fu (uro opposlUoot, c«' 



DAL 1642 AL 1644 19 

sendwd nganate SS compagnie di cavalleria e S di fanteria,- alla qual 
genie comaodaii Dod Andrea CaDielmo. 

Di Vienna avrisano la mossa del Generale Torslenshoo dal mo 
quartiere di Tomau e che il tialas ha inviala nuova soldatesca a Praga 
per rinforzo di quella guarnigione : e si diceva ch'esso Torstenshon per 
la sua poca sanila fosse per ritirarsi nella Pomerania con succedere nel 
mo carico del geueraiato l'Horo, fratello liaslardo del già Re di Sveiia. 
Qui lo Colonia si trovano II Sig. Duca di Neoborg e molti altri nobili 
di questi paesi essendo venuti per assistere al circolo Wesiralico et ieri 
mattioa S. A. fu a visitare Uonslg. lllmo Uio et è veramente perso- 
Diggk) di segnalalissime qualità, il di cui figliolo l'anno passato prese 
per moglie la sorella del Re di Polonia. 

E qui vi saluto afTeltuosameote e vi bacio al solito le mani 
Di Colonia 7 di giugno 16(3. 

Aff.mo Fratello 
V.* Armimni. 



i 



IL GIUOCO IN ITALIA \FJ SECOLI XII! E XIV 

E SPECIALMENTE IN FIKCNZE 



Cessino di biasimar I lemirt n<»trl , 
coma pieni di vixilt |iercli# imnda 
4<Hl{l, levariaiia pneen ìb trtni). 

La storia del giuoco in Italia, che A ancora da scriversi, 
larebbe un tmporlanto contributo alla storia deiriucivilnuintu 
ÌD questo peeee, e del suo sviluppo psicologico ed ìnicilottuala. 
Il giuooo di fortuna in ispecìe é uno degli indili pia forti per 
giudicare lo etato morale della società. Col giuoco poi »i coa- 
giuQgQno iniitnamente i concetti di fortuna e di caso, di de- 
stino e dì provvidenza ; q siccome sono essi die hanno commosso 
più profuadamsute di tutte le passoni il cuore umano, cosi noi 
studiando il giuoco, ci troviamo dì fronte alle quìstìoni più aa- 
blimi dell'umanicA. 

Ma per uno studia cosi vasto mancano (jiin^i inticramenta 
i lavori preparatori ; giacohò dopo gli scrittori dui sckoIì W q 
XV], dopa Gerolamo Cardano e Torquato Tasso, quasi nessuno 
ÌQ Italia si sia occupalo di tal soggotto (1). Qtielli, ohe in lAing-i 
moderni lo traturono, ne hanno toccato soltanto di passaggio ^.'j, 

(I) Mnijiroii, Jnliqv. <fat. m. fft. vo\. II, e. 8(B, b!ccA dH clnoco dolli 
corrìfsliiola. Limi, fJui. iu tumctt matti, cn Italit, U , p, IW tq., quello 
Mìa uta. 

(t, htiiTtLi, Storia lUI UfiOù tlaliMto. IV, p. GII tq., e. V, p. US tq. 

invai. Bandì l.uecbtil. Ilei. ISG3. Binilo W mi n:UI. fnmniO'il-'. <' aio, 

Ki-[>«'>iniii poliiica dM m. «., TatIdo ìHii, II. Ili . a ili. 33, l.c ii<>Mii^ iluia 
da Un. BoocMKi, FmW, Ottioehi e Sftltacoli, GtMVil \Ki, p 11^, «q , nifi 
Mioo che una cumpHuuiai dallo nnUi di Hnralorl v Libri, citate iu NuU 1.* 
1 larqrl it«l dotti tcdewlil, in lapuelc quelli ili IFilrfn e di S<hiìiUf, trnita- 
rono ftnttanin dei Riuora nel dirìlln Kcnnaain). Poi fatila di vitti «(riiea- 
toRiro, parlo. Ir niflilo maiiKlrite. «iil Rlunm tn F^ranris nrl m •: Vmi- 
UT-ur-t>CC. Dicll'>nntKif iu mwtiVirf />itiirrt*( rf* Ì>Jii*i"** f'J' ' " i lii 

ArtMluann. farli IS'l. voi. Il, |i l<i2-l'l. Dol ricilii Iu I .itlo 

diie^TelIrntl e fam'VKl lavori ■ kk, r>aiu Su jgu, 3.»" «L 

Amsleril. I^JT, « UwAtu, /'u i IT'» 



IL 61U0CO tS ITALIA NEI 6EC0L1 XHJ B XIV BCC. Si 

oi uo nolo slorioo franceso, Parrens, in «lu^^eta oeeuìoao ne 
lliedo nolÌAie Ji [>i>cn e^^aHe^za (l). - JncOfW Hiirckh«rdl Ai il 
primo, [i^r <iuun(<) io d9i[i|>i», ò stato ancho l'unico, cho {Ciii- 
tur dar lifrutixmtme 1S77, IL ìOfl) osservò, come la fantasìa 
ri^n£;liosa Hj^iìnse rl[»liiiiio. a divenir il [iritno fra <iitlt i [lo- 
iioìi il'EuPu(»a, giu<iciii.»r9 nraii>:lo ed a(tpa9sÌonato. - Ma U 
nonio di vi^ta, da cui ani cercbcreino di premtore in esame 
tal ttùg^cUQ, È diir^M^iitt*. L'(i8«in(iìo dì giuocatorì appassionati 
naa Ila valore, clic per il carattere de' modMÌmi , « dedurno 
una c()oc]uaÌon4 sulla nazione sarebbe cosa arrischiata, (nvaca 
vi d un laici iì-'M-x (|U<>^iiino, in cui veranieiilci. ei rivola il ca- 
ratiare di tutto il p^^juilo : cioè noHa storia del suo diritto. ' 

Si può dira , oho Don ci sia alatalo municipale , che aon 
af~iH[i dtbpcsizioiii sul giuoco, Tn f)iie!?te leggi, ed in questi ra> 
gulttnieijli amiuiniatrativi 6 detto con chiarezza , qaali Tossoro 
gli ap|)raE7ainBnti , che ai «bbero su questo soggetto al loro 
tempo. Nellij fivct1gÌQ>iM>la dc;;Ii oniinameiili legali, a cui sì può 
tener dietro dalla prima meta del set. \iil fino al principio del 
MK^ XV, 6Ì preeenra pure lo sviluppo dot giudizio generalo 
tulle questioni relstive. 

Con tutto ci'b, lo studio degli Btatuli italiani offre grandi 
4UBcollA. Tutti sanno, come essi KÌauo diventati rarità biblio- 
grafiche, e quello che dice dì più oome sia esiguo Ìl numero 
'^■.•li stallili sjMxialmejite del sec XIII fin ora pubblicati (2). — 
julo di questi dunque non si sclogUo, cbe la mìoioiu parto 
tltilU quistiouL'. Firenze, per ea., aspetta ancora la pubblìcaziono 
tl«l suo statuto pio importante, quello del 1331. 

.SÌM4 ci offVe una oerie continua e veramente meraviglìooa 

redaiioni dei suoi statuii; ma di esse nun 6 pubblicata veruna, 

w'hn speranza, l'-ho mai sa ne pubbliclierà piti, dopo del cosi 

(t) fiuBjiB. WMin de Plortntf, 1>arit 1B71, III. p. 391, € Slenne «Tali 
firehlbé aiv4n leoi de tissard ; a la demand!! da ppa|>!« et iles Kroaib alla 
1t» rìlUtillL Vùyti: Kant, della Cimii. Xl.ll, 3J. ilS Ottobre l»t|. «Il CcM, 
4. Catari. M IO Olt. 1191 paria di ■ («dui tia; batagiìa Etmitnm in campo 
fsri • ; ma II ■ (a<iiiit Klmnrum • en un gliinm elDnastlea, a quasi aiilliare, 
non di dadi e di tnvole, con un « Jeus il« huard •. 

(f) I dimttI spnstl (irovnneono per la iiibgrao parla Italia biblioteca dal 
(tanno, a Roma InSalte gnile dobbiamo Inoltre alla corteiia dal Seaalan 
Carnai' Cora! a flreiiir. il quala et apri la «uà »tup«Bdfl raccolta di sUlatI, 
CI gnio di poter (•«iirlinere In quesU termini il Bcnttmenlo ili rlcono- 
sres», che uutHimo verso di lui. Per ia M.tiùj}rajin ih^* uantil V. la noia 
apon del coolti MAncui, Bologaa ISÌ9. 



n 



n. emoeo tK ftaua nsi secoli xm e xrv 



<lelto Volguriti^mcoto dell'a. 13L0. Quello invece, ch« per noi 
importa, si A procìiametice dì percorrere la serie intera ili r^ueste 
rettaùont, che subì lo etaluio, e di prenderle in rnìnutn esaniA i 
nelle loro diffaranze. Olire di questo non basta rÌTolgcre 1" al- 
WaEÌooe ai grandi centri soltanto. La vita più propria e genuina 
ftorisce lontana dalla strada maestra s noi piccoli comuni sì con- 
servano per uno spazio di tempo molto più lunga e eoa pilk 
gran tenacità, l'uso particolare ed il costarne ereditato. Per qtie-. 
sta seconda ragione pio ancora che per la prima, il nostro sta- 1 
dio doretu) condursi sulle fonti. 

Coir ajuto dunque di qneste leggi e di altri documenti, cbe^ 
pubblicheremo col tempo, ai può tentare dì riempire una 
cuna tanta più sensibile, quanto le nostre notizie sul giuoco nel I 
primo millennio dell' ftra nostra aiaao scarse ed inconcludooti. 
Le fonti germaniche o le cosi dotto l^gi barbaro non ne fanno] 
quasi oessana menRione (1) o dalla relaiione di Tacito nella 
* Germauia , e dui comandamenli dell' imperatore Giufiliniaoa, 
si apre un immenso abisso fino agli statuti dalle nostre cittft. 
forme poi, sotto le quali il giuoco apparisce sul principio del 
duecento, sono .estranee alte tradizioni della vita antica, ro* , 
■nana. Sotto late aspetto il ooelro studio acquista doppia in-j 
portanza. 

Es«4 si divide in una indagine preparatoria sui gìaochtj 
stessi, e sulle loro specie ; in una particolare ricerca sulle leggjj 
relative, siano esse assunte dal diritto romano, ovvero sviluppala^ 
io modo indipendente ; — ed in uno studio sulla organÌzzazio(Wj 
pubblica de) giuoco. In fine abbiamo raccolta le tsstimomani 
degli scrittori coatemporaaù, che confermano e appoggiano oì in| 
qualche guisa anebe aJlargano le lesi sostenute nei primi capì- 
ioli. Queste testimonianza non dovevano mancare io ttuo sUidioJ 
che volesse servire non tanto alla curiosità, riuanto ad usa ver 
a seria storia deiriociviliinento nel nostro paese. 



Innanzi tutto bisogna intenderei sul significato delle parai 
tccnich';, a«ate noi medio evo in Italia per denominare ì giuoct 
di fortuna e gli strumenti a-ioperali? i. Questo punto ft d'impor-' 

ti] Vedi le Mprsciu Q|iers di wiidt d. ZMUclir. t. ileaiseliBt B«<dil Uj^ 
r Selia*tar Dai Splel Im ileslKhon Rechi. VIes. 1871. 



flaiiM. perchè allora ei rortnarmo parole nuova [1) e priacipal- 
n>" ' ■iiaii'ì 3i era c&mMato ooni- 

|»l>' ' , I .'?ntnto proprio il conlPArio ; 

[«omo prima di tuUo avvenne nella parola: a atea ». 

M>-iitrv 'f^ 'MI) lingua roiTi»n& sì^nilica il dado dì soì Ii\ti, 
pimuuo (lui N.' 1 6n'al N.* ti ; - poi ei presa nel senso più largo 
ili ' k'*i»co ili dadi p in gencrnle ; e ftnalinente in quello di ogni 
|u;t<" ' ' ': questa parola negli slatnli i((Lltani sitrvo, p«r 

»tii I . iiow, in cui *i od» (tirava 00 pedifio, e dadi sopra 

.(111 tavoliere Questo 6 il cosi ileito ' ludus labuUrum ,. La pa- 
roU " all'» , e * ubula , dìvetilanu aiuuniait (2] ; e Ìl Petrarca 
ancora, lii'nctid fosM sommo cono>icilore dell' idioma , fa Jiso 
della parola * alea „ per «igniitcare il giuoco ^stle tavole (De 
rta- ' \'fuf fori. [lial. 2t). * Pi- ludo alca^ ':t cahfdorttm ,. 

' >>, in cui la pitraU aìva ponlctlo il suo signiflcatu an- 
tico, ed acJ!|aÌ3U) quello del giaoco di tavole, si spiega con <)ue- 
•tn, ' .di buon oro venno presa nel senso dolio scoc- 

cili 1 faciluiRiite potè di poi esiflro adoperata, per 

ngntfìcare un giuoco in cui il tavoliere era essenziale. 

VIeiitn»diifiqiiK'(/n'/ perdette il suo sen?o antico.la lìngua for- 
mb unii parola nuova per il dado [tuntuto, di Bei Iati Questa paro- 
[t*A iojsiUiuf. *• Taxiltm , invece non 6 che un diminutivo della 
pftrtla lutitiii (ihiìf. •-Itf rum signilìca il dado, ma l'ossetto, nella 
l'iUft forma ii^turulo, ■■■jmi: proviene dal piede poslerìoro degli 
ogiMlti. .SollaniQ gli umanisti levarono via questa confueione, ed 
II merit'^ d devo a Colio Calcannini, il famoso precuriiorQ di 
Copernico, il quale nel suo scrino ' do (ntorum, tesserarum tt 



>1| (>i<ctn)B, Gtouar..Tnl. VII. p. Kft?. Indei XXII :■ Lodi >. l>«r l'Italia 
afflila intarnrlcnk. 

It'r Jix'Axi'U AM»iur i. I. dllTefenllnin rron^llliiiH Inter tudum fliarl, 
qui (MnMt a rorluno. al luduoi ili-aruni, «ivc litiularuni. qui mtilus («endel . 
a tarlxiaa c( iURcnli. Maku'I'b Rocmrì, Comm. tà Dt^ret. jPan&a 1571) 
04) V. U de rzeti5lb prnflat, a l-adus slburum Id c^i Ubulanini rum taxll- 
Ita « Himlliaenie 0i ^lalull osano quest» diip parale coma alnoainil, (b- 
ainAa er«MlMia n^l loro divieti eri M liiijii! * od aleas ■ ora jier quello 
■ èé labuliu *. 

(3) farli», Vnenbular. ». «. Alta lati^ liiaaria dieta A quodam t/ut hume 
buum invtn'l. Altra Ifunlaf. « its'umi., Orig. XTIII, CO; alfa fd etl Itidui 
U)f<ula§i k. et. t^cll. f-llttor, can. 71, si qiils fUtUt alta . U m utbul*. 
laitrli nMHiiru», el. Cotti, 1. e II, Si. » Ale Imiìiu taxiUonun ttittn kumh. 
(ufv^ «Im, ifia tufa'tiir nqnr «In) ■. eod, S9i « quìa uI fEurduMjn htdinir 
Mptr M(rali> * 



24 IL CIUOCO IN ITAtJA NGt SECOU XUl £ XtV 

eateutontm ludi» , (r>p«pa; has. 1^41, p. 28(W::01^ chiari i TaUi. 
iJuMto suo rneriu» è da stimsrsi lanio più aliameiitr, Ìri iiuuilo 
cha i etiiosalori molte volte sbagliarono, nel commentare i due 
tiiolì: DigosL \l, òde* aleatwiòua « e Cod. Just. 3, 43 " cfr afoa- 
mn usu « prendendo la f>arola aka ora noi suo senso antico, 
ora do] senso raedioovule. Trsocie dì questo errore « trovano 
ftncora sulln Hoc del see. XV. Para a Paleo, La. 40 ; Cottw, 
I. e. 2. 34, e -1, 3). 

I duo gruppi prir>eipalt del giuoco di Tortuna nel medio evo 
sono adunque Ìl giuoco de' dadi, e quello delle tavole. Il tipo del 
primo 6 il giuoco s. sarà (1). Molto si d d»tto su quo&ta. paro- 
la (3), sonKa arrivare ad una conclusione Bntldtsfacoiiie. l>agli 
statuti pertanto rìsiilla questo, ch'esso si giocava con 3 dadi, 
e geoeralmcnto stinta tavoliero, sopra un banco od un ptano 
qualunque, liscio, |* rtiKum poUitum ,, Firenze, Ht. d. 1SS$; ▼. 
Docum IV, Fodova I. e, 785, ed altrove} ; e die, durante il gittooo. 
secondo certe combinniioni, la parola * aiar , veniva proferita 
dai giuocatorì stessi (_3). Quali fossero questo combinazioni, lo 



(I) QuMlo « Il tao T6f«nDme- Siena, Itefr. d. l*0'l«Mb Vm. r. 833 v, 
(l>ntlennatinnl) • inuMf! tudtr» taardum tue a nra •. Nnvfliinn t>i ■ pin* 
«ire a tara -. Sima Tol)tirinta. ut*. DUL V, r. 409. ti.> ■ frinmra a n- 
r* ■■ La parala Italiana, Rcnulni, (Dtcrt. I. e. « d» aBcblo (Ut. Voti,) • a 
maioallna : uro. lllirt I Poeti del primo iMOlo, 11, tSi, lo coarermann Anlooio 
da Ferrara ilSto; rap. I, »l- ìi. « 6\ non giocare al «ioM delUr tato *, uni 
Il plurale: tari. uMlo da Jacoi» delta Una, nel Comin. al Purnt. Vt, I, 
flntlraenta la forma lilinliiaia ; nnim Anthe l'altra osKcrvailonc del DioU, 
«lo* ebe il • d > r»«M B««(mit9, TnrM Mito r IdHupuu rranreie, «1 cmfair- 
ma; la tofmB rintanata ; ■ larrum ■ è larda, e nnis italip torme modle di 
lardnm, ad urden , ad aiiarduni. In diverai (tatall trova aitata la pa- 
rola ■ I tanio • aloooima a Qoeila di urli SUI. Urinili «t'aniiDe IW) 
Lfb. S, Mp."ra (pr. d. ISeO). H ad itidim aiari. siiv «{ m^o n*ciiiir ■ a 
MflM. V SUt. farrara tbU, llb. III. I. tT« • (a4i qui iroMXar « m»3o •>. 
Si. eoa. lefll (Kadl Wi) • nd fodwit «jaH,»» mi vulgo rfiàlwo amiirn. 
a. LAnon, eoiBiB. Il Puri!«L VI, 1 -. ■ Il guiqee dclU »ra, Bllranieaie 
4eito ctukiD. • — BiMwna dutingoere bene li ««a» Okl «ot», (H»un,aaa- 
ehmi di ral dlscerrereaaii pili in ilb. 

(1) Tedi nltltnam«ni«: Dtoiz Del Worterbueti d. romanUehni S|»racfien, 
L<* AqB, •orni n"»*, f. * uiartfe. 

(S Slat. AlciMDdrlae e. ilDl', nui.a iju.i ' i>rliir del mn, XIV, 

feL It], l.*uBUIale ni di |m»MJewi^ • t< ■• y,ft» tpiorum éitrt 

• Mar t uH « p«(nd«ni p pH m pertia a vri «JwHa v«etn ». Bull, Cnami. Ael 
rnrtui. Vi. t, , e per» «uande ««niaiM quelli punti, dlcenn u floeiiMlt 

• lan ■ qoMl dira : •• XiiHa *. IUxrai>t-TMu.ti, Arcbirto ertmla. 41 VolofM, 



tt BPCCULMEKTC IH PUtCtZ^ 20 

dW»} TacofK) della LiiUii,iMslCommeiiU) di Uaiite, Purgai. VI, l:cio6 
Lire A ijuauro. i nameri più bossi, o t7e 18. i piò &Ui(l). Il parU'co- 
llikro di quesii tratti si 6, cìiù unsi non valgoao ; ositi non vengono 
lentiuU corna numeri (* non sono cooiputati ,), ma soltAnlo come 
uri a ( " sotto otnpulalixari. , )'DÌ rronUi & questi numeri peg- 
''flvori 4ianao ifUÈlll, cha bano maggior prubabilita, come i nugliori. 

* QiiKlIo Dutnora , dice l'Ottimo nel commento al passo sopracì- 
tal'i ilet l'urg., * che in più modi può venire, 6 detta migliore volta 
li ragione ,. Risulta dunque, che qui non sì tratta dì vincere col 

«■moro [lift grande , e?i3«ndo pe^ìoii Ì numeri colla minima prò- 
Ibabilità, nnche ee Toasero alti ed invece migliori quelli, che pos- 
ino Vìiiiro lu l'ìù modi. — Ma oltre di questo fi certo, che noa 
Jianio nel caso della * utra „ ma ad ogni trar di dado proTeri- 
rAno un numem. * Se io non avessi chiamato .VI, , dice il perdi* 
'|iK4 ukI commento di Iacopo delta (.aiia ' non avrei perduto , [2). 
C l»! : * lo cbìnmavo cotal numero, che era ragionevole a dovere 
reoir |. — Ora il computo della probabilità ci dice, che i numeri 
illa mamima* probabiliLi Tra le combinazioni di tre dadi, segnati 
tornano dal X.' l BnoalN.' 4 sono i numeri 10 e l):3e4. 17e 18 
invece sono le oombioazioni, che hanno la roininta probabilità, a 
veoini. AtliOio dunque, che il nutoero da farsi venne gridato pri- 
di ^tare i dadi, e che il miglior numero fo«ee quello che 
nrevn la maggior probabilità n venire, concludiamo che la zara 
sia an giuoco di dotli, io cui vinceva colui, che facesse il numero 
gU ;irochunato ad alta voce da lui «tesso, prioia di gettare i dadi. 
ii.a particolaritA sia in •{uesio, che i numeri della minore proba- 
'bilitA sono chiamati e contati zen. Cos) ai spicca, corno la parola 

* cara « potette Ac^iuislare il significato della oombinaziooo tsfa- 
vnrevole, e del danno io generale. .Nel qual seneo essa bì fi 



. ino, TOl S, p, 334 %* ììit: • iìctnit wtM Ipiantm njvg notntm MjRif ; • 
*mr m 

ri) J^oM Ut L% Luk, Ir ■ tn irs didl il « Ire lo mlo»t* aumero, che 

I iM, E non pud «onire, ta no In un niniki, clo6 quauOe eliiMruna dado 

In a»« (.Kiiiim aon piM venire la tro iU<ll, k non In Dna moiln, 

>: nnn la il<it, e ti ian in a<so, i |>er4 the qiicitl pamcrl non (Knameo 

«lr«. H ftna p*t UDO modo |ier v»Iib, per Kklfìirr fasiieio. » per noa 

■•»aur« troppo, nnn mm com|>utiil nel glorJio e sono apjisllstl uri. Lo 

ler^ " di 17 D ili 18. clic iOM MmlgltanlaiBcale eorapeuti atarl « «xio 

ti«lB r« tremo oamcm aitttton ■ 

% Il diMvon che rorUno pli ^otiitl di Voìogm nel co4. d ftUI, 
p aos djlla M, di l rrall moslrj 3 iladl rol iiumem cnmpt di 1). 



3« 



11. CItMOO IN ITAI U KH ftBrjOI.I <UH C XIV 



conservata in' certe ouizont /jet primi saeolì e uell* iu)tichÌs«iuio 
ftroverbio: ' tara a chi tocca , e * zara aH'avanro ,. Il f^ronao- 
eiare del nnmeru vtan «^mfermato di) Pstraro* i* wiitm nitAirniim 
ùuóeanù ,. Rem. utr. fort. Dial. 27) e tutta U unslre iiiterprtla* 
7ÌOR<i vienp appoggiata da colora . che spiegano gli analoghi 
fuochi di cvrte, pamgonnniloli colla * tara , (1). 

Ma la * Enra , non é che uno dogi' inniiin«rero1i gìucrnhi di 
forUiaa, eseguiti eoa dadi. Ce ne sono altri, come ad m. quollo 
chiamato * eotun , O * suzum. , io cui non ci sono * tari , (S), 
«he anzi si pub dire il contrario della tara, poìahé io esso vinoo 
ehi b il namero mai^iore. Oltre questi due a, Firente Turooo in 
uso il giuoco della murbiola, che rilnma negli statati bolognetì 
del sec XIII ; l'atiosao di eni v parlarft ancora -, la gherminella 
tino dei giuochi d'aiiard» più antirhi, in cui ponS non eniravano 
per DÌiMitn i dadi ; il coJemn:, mensionntn da Giovanni Morelli 
nella sua Cronaca oorao an giuoco da bambini, ma che pure ri- • 
torna Tra i giuochi a tara, vietati dallo statuto del ooninne; e la 
marelle o norie, le * juu de merellea , descritto tn nodo molto 
fililo dallo «pe««o lodato poeta della * Votula «. — Noi oi aat»- 
BÌAmo dal parlarne ìn ([uesto punto, volendo dare un glossario • 
completo di i]UesU giuochi in altra occasiono. 

Nou tneoo numeroM, che le variazioni del giiioco del dadi. 
40no quells del giuoco di tavole. I^sso si dialiiigue da <)uHlo, per- 
' idlA vi si adoprano lo pedino e Io scaochinre, eofira di cui (mper 
c^, V, Nola 3 in pag. 4), ora si gettano i tre dadi. — La pa- 
rnla * tabula , non signiflca lo «cac'liiom, tua la podina; lo 
scacchiere aì cliiama * laboleriuoi. , t ovvia la disposmoue de- 
gli etatuti, che ai debba giuoeare con tulle le tavole, * {ctim 
oatmòtu taf»vlÌB),\ Ì\ che vuol dire : con trL-uia tavole : * (rttm 

(I; B*>«<( Ca^ittto drNit yrimkra ilSM] C«l ranvTotlb, «L Tintili, F1- 
reniB 1883, ii 3H ■ la per me ttago lerao, non «sier altra ^ael ebS «I 
dice oMlrre a) ponto a tn dodi, che iiwi eho di»ii poca «i«opn . rtiuai» 
■a ounera o uaa Ùgvn detta carie, s l>ene(lclo di nrial. a rhl pHma rerrt ■. 
I*er6 non oil natcondo la dlflUxMtl. rfie mia nslla nufsam. roma le nn 
> peaaene euerc in danno t* m wu/ di rhl lira l dati -. il-A^ft^A. Oinn. 
ei romi. VI. 1) 

ti) OfuieviMm ameumt tacvrM ' LttiH int da FrUfa, OrifU M*« >*« «M*, 
aan« lUI. La VieM* «u (** drmitm amavrt iTOtMc Pmvw fra^f^ 4« XtV 
tiicU, Iradmi dm tatm é» Itiehard ài- temntitMi. par Jrom Lnbvnt f^K p, 
ififpofylf Coeaaru. Parti Aulir; IMI, p. Cli « a la fsutn «^ m rnmblM 
qn'U a*r alt &gla baur» a. Cupax», Da atea aaii. IL • Artow» lairfun 
MIKlU M alM •. 



E S?£C1A.L«ESTE IS nsEMC 2t 

triyùtta tiAuIis\ , it\ Simile giuoco ci TÌen« mffiguntd n»g1Ì af- 
frescbi, cbe sì tDTano nel porùco ielU chiesa del monastero 
soppresso di Lecceto. tìcÌqo a Sieoa. Qaestì afTreschi portano la 
data del 1343. sodo dì mano nelioere, e rappresentano l« opere 
dei demoni. In atto, accanto ai crapalonì, sì vedono due uomini 
a mensa ; le tavole la coprono compie lamente. A sinistra sia il 
perdente ; i tre tladi caddero in modo, cbe la sua perdita 4 diven- 
tau probabile, anzi sicura. Per tal ragiona egli 6 sorto in piedi, 
esacerbato dalla mossa inaspettata ; egli alfofra il vincitore per 
la gola, stendendo il braccio io modo, che la tavola resta inte- 
ramente visibile. Il vincitore sta seduto, e pare spaventato; in 
questa parte però raffresco 6 alquanto danneggiato. — Nella fo- 
tografìa, eh' ìo uè vidi nell' archìvio di Stato a Siena, sì distìn- 
guono molto bene da ambidue le parti cinque file di pedine por 
volta; ed ìaTatti la somma di tutte fa trenta, quìndici da ogni 
parte. Inoltre la prima fila del vincitore è chiusa, mentre quella 
del perdente è aperta. Le pedine dunque non sì levano vìa dal 
tavoliere; ma secondo che cadono ì dadi , esse cambiano sol- 
tanto il loro posto (2). 

Però anche questo, come di già si disse, non è 1' unico modo 
dì giuocare a tavole. Ce eie Turooo molti, e fra loro taluni dì somma 

(1) Slat. di Hog'itiona, A. di S. Flrenu, N.* IS6, (Copia d. 16t8, dello 
SUI. del issi}. IIIK 3. R., lì. a. IB Velula p. «, v. 1171 neir; « tu gìm, 
qui est de trente tables... quinu en a de cliasrune psrtlc ■. OrlfC- llt. I, r. SU. 
a quamvet guai «r quii%qìieiaaritm... traisftiral? •. La Clausola defili itatull 
aveva lo scopo d'Impedirò che le pedine si qaeltesseni in apparenia sll'orlo 
del lavotiere, per ftelUre I dadi. In meiio di loro, a lira. Si. di Hnnto San 
Savino A. d. S, FIr. N.* 496, saec. XIV, p. X, llb, S. R., W: • m quihut 
ludit operentur et operari debeant omnet tabulai, guai circumdtnl lahul«- 
rìiMs totvm. 

(2) La rorma del Uvollere offre questo quadro, a sinistra II perdente, a 
destra II vincitore. 




tt. GIUOCO IK ITAUA SEI NSCOU XUTR XiV 

aolichità, eooM lo «banglio, e lo sbaimjiliao, la bufTÉ, g'U bi iit- 
UM nel s*c. -WI, l"Im[H;rìale, t-he Hlo-i nei] 

ginaDa dei Utrocchì, il Minuroiam ed altri '.. ■•.in< 

iero sccuraUoMote la dtia «peci« di giuoelii, cioè queitt che ti 
tiuinf) COI il«iì Rolunio, cocoe Tu la zara, ed il auKum, da, '|ijc11i,1 
ia cui valrano aocbs te tavolo. NultoHiaole ci riAaee , coli' aiutai 
degli Blatuti, a delenninarD quali roasero almeno i modi fiiQ in 
uno, coel doli' una, come dell' altra specie. — SarA d'uopo radu- 
nare io alva occaeioae aoclie su ^ue^ti giuochi di larote Ìl loaie- 
riale unito ed intiero. 

Quallo che gi& da quesie indicazioni ruulta, ei d che ti giooca I 
principale del medio evo, la zara, sia una creazione tutta so*, 
sconosciuta aU* auiichità romaua, e che andò quaai complefa- 
mcnle perduta, quando, dal quattrocento in priì comiocianHio a4 
prevalere i giuochi di carte o naibi. Tale fntto viene conGirnuUai 
dalla deiiominaKione *■ Eara p, e dalla It^genda, rìrerìta già da 
Guglielmo Tyrio, secondo la quale esso jpuoco Iwe stato tn-l 
ventalo verso l'aotio 130LI dagli incrociatori, vicino ad un easiaUa^ 
arabo, Azar, da eoi prese il nome. Benché dunque la illnlo^ 
moderna ai apponga ad una dertvaziotie della parola ' /ars 
dall'itrabo. cornila nulladimeno che questo giuoco fii sempre ri- j 
tenuto d'origine araba. — Sul giuoco delle tavole rootatie ng,nm 
gronda ìooertozza (l): e non i^i pu4 stabilirn, quale rostw la sua 
ooaafl8BÌonn eoo quello delle trenta tavole, giacebò sui gìt 
raoaoo * adbuc sub jadiee lis «t , 



a 



Ora si traila di vedere, quanto si sia ooneervato del eoetu- 
n» 6 diritto romano negli uà e nelle leggi del see. Xin e XIV. 

l'utlì sanno, die i divieti del ffiuoco d'azzardo a Roma non 
valevano alle .Satumalia (2). Questo oostunw si 6 conservato 
nel permésso, generale ed illimitato, di giuocare agli ultimi giorni 
del maso di Dicembre, e specialmente a Natale. 

Questo peniMseo si trova negli statuti dì tutte le eittft d'Ita- 
lia, specialmente nel eec. Xilte XIV; «sw 6 trapassato finanefao 

(I) T. iKoa M F«i^eitti». C*t Jr»* *h Juìmu, Arti lUS, rtp. il ««. 
.- ir lìliuameule lU «tniui Tu uatUle da a» ul lallelllae MI" " 
^grcfi«a<. mi. lo tOif- <■ itepn asi inc<JMl>B <"<^ *- 



e si'ECiALMEs ra tN nitENZR 99 

lt«l piccali comuni più discosti, ed in nwltt e&aj sì é coasorvato 
fino ùi uimpi più bassi, dod nel sflc. W e xvr (L). 

Gli eniiliU (Idi cinquecento aapovano, chn (]ue»t'iiso dorivA 
«UH'aDlichitó. : * il giuocure la notta migli ultimi giorni di dicem- 
Lr« a , dtctì (ìirolumo Burgagit, - il Materiale Intronalo - (Dialogo 
dej giuochi Saiiesi che nelle vogghie si usano dì fare, Siena 1572) 
* i anticha luoniu ; , e ntn pos&iauio aggitingore, cli'tissa. si 
trovH ancora oggi, in dì%-era) paesi d'Italia. 

Ora Btadiatido come Firenze proccdcs&o in giusto punto, 
ci risalta nello stesso tempo eoa evilerjta, di (quanta importanza 
stano gli RiAtati dei piccoli comuni, por cpmpletare le nostre eo- 
galzkmi della città doiainante. Va liberti di gìuecare a Natale 
venne a Firenze presto in disuso; eoa abbiamo n6 statuto, nti 
provvisione ohe ne parlino. Invece questo costume si manttnina 
per lungo tempo ancora nel paese, ove gli statuti dei piccoli co- 
moni ne danno proiioea aolizia. Noi li citiamo in eeten-tfj, per 
dimostrare, cotno essi donvino lutti da una steìisa redazione 



(X) 8tat. TiuriORniin (Ulit. Nlrlac Huii. II. cai. SSI , i cC- I3C0), R-, 
it lìatrntìVtu ad IaHIIoi m Saii'O r/uod tn cti<- naialà dammi r( duobai m> 
fp^t'I'l'Ui, jiutta roAnirlnitilipm, Iu4»rt fioniHl lint pvtna. t'.t. e. *JT. Siena, 
Alai. rM ? .^rrti. di !^l a S\en> ; (cìrct tA UiÙ.im Et tn loeU patcalìt na- 
ti ' Iwifrr po'iil et M vuf et in itomibtu atoftu'fu'ia ■>. iVcil. I>i>- 
Cui ' ' ■\"}'t. rari* ■ Pule», ììber ite jlca [tlTSt. R., 7, 9. a 4m t-iimi 
vrl Ititeni tiitraUarid fu ilie tfqiàrnti ptut naiivlhtten domìni i« alio loco. Quam 
tu p<>r<niui, jiuiiiiKhc jionw itiiluli. prae*<iptr potiu MnniftiuliM. fuu*n dm 
ala culiitiri fvttrii Heilvn tadfrt, w^i'iminfu' voUkHì. ftr civilattm,,. et iéro 
cannar j^ficrnllf p«tria coiutrtwto ^uae rxc prr lotant ftaliant ». Siti, ài 
toma n«c- Xiv <fl. ('.tnitio Ri m% <ib. «, ft., li ■ x«Utà* audani ali- 
f«v tonfiorr iudert ii4 lazUbn dnariat aliqitoi iù itf« ni da tioeu, iM a àt$ 
wigthé noitctuiu utijuf Mi (wtawin ■. Veilt ioolli*: Si. 41 Ojln» (I37t) le 
24CC«iiit, ibCo/A- fiuiorifnth. p. U, p. t4: III). 3. R. SI; St. di BfUana 
Itwlma d. I«!ei!ltln %'eittt t'il lib IH. «p. (W; St. di Porlo tltiuriiìa 
tpr. d. Iifl':< ed. n, Doneand, Oni>^l>,i IST3, II. ^2; St, lii S. Guff-jia \Uf- 
tium. lu.d. RntiioSdfdo. Torino If'i*, Use. I p. 1U| R , 4»; si di Perugia 
(IBtfO Kli- III. n.. 1^!, St. di Cautaii-mt <1S1S) UH. IV, up: a. si. ntrme 
iTiMlM GroA^ft <lla<-«raia 15(tj llh. Ili, A. &I, M. di', ironrit rtyalii 
lltmi liti, tll. II. Il Oliceli cstiQpl iwirobbero mn fftcltit» aiigienUirsl. b 
dj iM«rvar<l. che i A.indl I)n|u;.>nn4i moim li irluiuvt, disi! i.> ISTI. IHTIt, 
una, parimio luiii ri dsia dftì n Oit., \WaniH> in lai*. t|ucllo a oells vl- 
0in I un. S. U. <:hr. a. In sliuil modo lo vltuuo perca, sndio 
(III .■■>^l liti. Ili, R . 71 ad inllniu allrl. Kon su enn<)0« tfectlo 
cIm> *Uc« i'Bnlir I. e. p. 'Mi. a TuUaria qi*a« {àojpil jirDlblxlone rimaneva 
■Dipesa nelff Itore e iinin mJ?,!"i(i itMv a. 




■^ 



3U 



n. ttiooo» m fTàUA Ma sbcdu un c uv 



origiiuuù, 3 CIÒ eooteoBla mi prasma, pArajoiwiMÌo runa «oa 
r altra. 

CaaUl ddTAIpa (1388; A. dì S. Hr. N.* lOJk Disi. Ul. R.* 30. 
Liee<U e<iA4i ««UM /fsefeiv ad dìetum buhiM pr^/kihftiim eUe- 
iuM poamtà matiutulà ri rcrurrtcUonat dni nrt ^\a ^t, inri- 
pùatdo M oaperié eigiiìc dùtarvm pa a ea rum Itbert rt tm^Muie. 

Pietrappta (a. XIV, «x. Eod.* 3S9j * ««ino ^notf tteoat cwi'/i- 
bvt^ ad di<tum tudum pfchthiUuiL.. htden MuuAttJi lA'tf&w pa- 

scAafu naticitatin ei ratareeHoni» dni nri /lui .trx imeijMeniio 
in oaperia m'i/iUff di'cùmun patitati» et twte tadi pott't per 

Portico (». XIV. ex. Eoi.' 619) liK lU R.' ii * /.;r,^ir rf,d,r. 
impune rniUbet ludert ad dùtum lutùun profiìf^t'u.i m •iinbia 

natieitaià diu nri /Au crr et tn dìefma paaealAut rvaarrtvtiam^ 
ejuadetn danùni, Incìpìetudo m ciperi» rigiUanun diciarum 
dienan usfue ad hofùM iaudiim ultùni dia dtctarum dit^nun 
fi$U'cwitm H pateaiàtm. 

Fras«)ii«ta(13S6. Coatado Ji Chian, Eoi* 318; Hb. U R.* i7l 
VclamtiM tanien. tjffod ctu'Wbet Unat Iutiera ad iptém rotuertt tu- 
dam, BÌnepeaa aliyua, duoUm primù diétuM pa*cati$ maliritmtùt 
domini el touitem in paaatte rcKurrtcttonis qiuòv$ dietita lieott 
euiliòet impune ludert. 

Gallo di Cafldniiao (circa a.' ISm lùaà. 345) Ub. II. R. 17. 
VosUamo nienti di manAo. the a eianamo tia licito giocharv e 
ifuaitincite giuofho vorrà, xoutf /WMtf, e pruni due dj di pat/put 
dalla nalicilà dei tijjnore, et attrelanti netta patqua della n-jup* 
reetiong, ne quali df aia Uvito a eiatewtn giodmre'Beivsa pena. 

Da questi esempi, che sarebbe &cile di accrescere (l). ri- i 
sulla, come sulla fiDfrdoI aec XIV oal pasee fosse geuerala 
un ueo, di cui non ci riesce a scoprirò una traccia negli statuii 
di Firenze. Ma ti contesto ideittieo, caratteriziato dall'aggiunta 
della Pasqua di Resurrezione, e dalla determinazioria precisa del 
tempo, prova, p«r guanto mi pare, eoo evidenia, tìne tutti questi 
pioodi comuni risalirono ad una e medesima redaxìooo, per r«- 
digere il contesto di qiie«ta rubrìca. - Però se vi rastasM ancora 
dubbio sul valore di questo aaoloio, di cancludore cioft dagli su- 



{l) V. par M. tU (UL iWlB [>aieia*ru dt Ltitlioa (ItK) I 
Aurelio G<ittl. FIr. ISSI, Iid. II. k, U, anelli ilt loois FaUnrdtla 
11 in nwu 3, e queni il'Amu», ciuu a pir SI tfi Kms L 




e Bi>ecut.MBsTe in nftsccE 



n 



luti dei piccoli comuni sul conwsio di quelli aateriori del ea- 
mOQQ e«otraIe. allora avrommo l'osompia di Siena, che mostra 
il reiiometm analogo, eoo r^uo^ta dilTeraoKa soliamo, die ivi lo 
statuto (Iella repubbli*tA, origttiurio, vi fu consorvato. VaIb a dira 
méntre i codici è e 3 degli sietuii Senesi (nel patteo sopra citalo, 
p. 10, N, tj contengono il p«rai<!sso determinato, per il giuoco a 
Natale, ijueslu permu&so viene tolio nel cod. ^, In cui reduzion» 
cade fra gli anni 12S7 e iìSS (i. Docum. 111). - In Siena stesali 
duii'iUB t'abolitione dell'aotico pertoesso cadde fra gli anni 1267 
e 1*^^. Nei piccoli comuni invece Ìl costume ai Riaiitennd intatto 
per secoli interi: Di ()ueslo danno testimonianza gli étatuU di 
Montuguuilo (ed. Polidori, § 128) ; quelli di Fieve a Molle (circa 
a.' 1338. ed. flanebi, p. 31, colla giuBlit>ì>ima emendazione dell'edi- 
tore) quelli di Beltorte (138-2) di Monieieggione.(1380) (1), ed 
altri di paesi del temlorio, dove il giuoco a OAlale restò nel- 
ru6o fino al sec. XIV e XV. 

Nataralmcate con tutto cib non ai vuol dire, che il ^uoco 
non fOM* permesso anche ia altri giorni, oltre a Natale. Ansi 
qaa^ì ogni citiA lo perinotte nella tedila di certi santi locali (2), 
percliA asM foste oi^no i giorni della fiera (3); e questo lo feooro 
nella previdenza che tal permesso sarft una grande attrattiva 

(Il 9tLK»n, 1381. (Sfeii>. 4. di 9. n.' 13. f. 1«|. Diti. III. R > de la pena 
4e Itloraiorl... salvo (ha r>i"-ia>iii potia a <I«'li gnutchi vitlali gitiart '« vi- 
^*a €l dt dtU« jKUgua di SalaU t dw di doppo ti dt liena pùniua ntma 
iwnn e landùf. ^iitMio |ierm»SM In leraln wlunio l'i»i)0 1113, p«r uiia 
KtUitm, fhe st travi nel'o «lef'M eodir« il. a tot, si Uunlereggione wm 
(rad. Bt, t. 13} ■ talid the a cituvIuMna pvntma na Uetto gioclian prr Ut 

yMfna 4t ta ttalhiià Mnra ng. jiu» xr» ti duo dì fiiansl a dite dì dietro a 
ta ilrtUt ptufiM a. 

(■li^uiju comueli Muveoaml, ed. Ceruti R. 71 c«IIa bella noia 4el- 
Mlbire- Stallila d. Coni di lacca, d. anno taox. Lucca I8&*. Mi). III. R. 81: 
a PonU CiiMtui titm olulanìihta in^cixrr'pfii ^ailittl iuAfre nii «mnria l-étin 
ta^SUtTHm lempQrf {tra «urti Rt^ali in prudi mindi Ugnati, cvtetiport gut) 
artMoflt h«CiiH<K clvUdUu tterint cum wnin uurecita'iUU H mercibia in diclu 
jmiB. ■; m-iru ut a. Con««llano a. L • la Di>inliii(« S."* Laiari • eie ' 
i3) H3. Coni. Verceljsrum ia.> 1211 ed. Adiianif U.. tii-ttlnK non iw 
n amdinfi rutittlit ì'trerllai'ti'ii ,. in rymtiiu li alifuii (tiwril iiun 
rt o. Stai. itfuMUni ti*C. XIII od. Udorki II. 77. < ìltm Hn>- 
T" mpnnt ludtte ad fttJuna luicalie lempoir niuiJinaruni taitri 

" -. d< Hellone |ir. d. 1391;^ Vvn. 1747. liti. III. cap. M. « Bl 

j'" itkj'rr- •'■ Mund'Mit iit«i-l'»-uiit Kariiit H LtKko-i m, Slolull 

di Itoiitoale ipr. «li illS; «dillo a' i:i1« Coli. III. R-, U : « girando fueril 
pfT eovnliunt in-Jiuatii-n •. Cniirgllino I (*. iV. p. t~, N.* X) t • lampar» 



i 



39 IL GIUOCO 1:4 ITALIA NBt «CCOLt XIQ fi MV 

[i«r i rorMtìdri • ehfl ìnfino jt guadagoo resterà al paese, il por- 
nesso in simile uso diventa un eccitamonlo ed un firìvilegio. 
Qai for^o sarà il luogo dì radunare quanto si trova in Firaaie 
circa simile costume. 

11 permesso a [ms'jita. alla fostn delln r«siirre^iaiis. ù pro- 
vato dai p&Ksi sopraciiati degli statuti dot [liccoli coitiu»!. L'ori- 
gine invece di quest'uso b sconosciuta. Sottanto si pub dire, cbs 
easo QOQ abbia relaziono col giuoco dei dadi, propriameate detti, 
ma con quello degli oesetli. - Questi ossetli servivano da tempi 
uitichissiiai, ed a tutti j popoli indo-germanici, per interrogare 
il desiiao, e couascerne il responso. 1,' astragalo era un attri- 
Liuto religioso. Da qui sorse il giuoco di fortuna, essendo il dado 
DÌeot' altro, che un astragalo preparato e perfeùoQato. Infine lo 
trovioipo già ncir antichità un semplice giuoco da fanciulli, che 
iiicoiisupcvolmeitle mantennero Tantica e sacra tradizione. — A 
firciuo questi ossetli furono chiamati * atìossi , ovvero " catri- 
ossi V (quatlrìosso) i neir Italia settentrionale ei troVADO «Otto 
il nome di * ludus oseilortiiii «, * od oesa ,„ed anche * ad o«- 
»aB y (l), É eoEa sicura, ch'essi abbiano servito anche noi medio 
evo ad uso di oracoli, come medesimamente negli statuti vengono 
chiamati: * giuochi di fortuna ,. Kon ha nulla di sorprendente, dt 
trovarli, a Firenze, anche come giuoco di fanciulli. Lo strano eit 
soltanto, che questo giiKxro di fanciulli ai comincia ausare precì- 
sauieiite alla p^equa di Resurreelone {i); similmente ooioe in 
Germania oel medio evo si fecero dodi per i fanciallt dalle ossa 
dell'agnello, ammazzato a pasqua (3). 

[1) Hartv* (IMI), a twfitrw i4 «Mnin Vi» fld qua •>. NUann (fd. d. 
I W, : ■ iHdu dur^M-xm • , Cremona (l Ji8)t de H«(cf. R. IT) e Iw^u Mrt- 
/•nrai vfl bartUar^m iifJ aUerlai t/l*daua* ». HI» Uiomeilc, Il criininatico 
(ed. Putidi, I. Iti UM: m DHit-iu (Mirre », pro « lai» t»<lert ■. '.onie fflllOCe 
et (annotti, la vc«o u»aio aiictit in Veitefia : HoniTiicl Uiiloria liittim, 
Vea. lUS p, 4^1 « Atlrag«ilì*mot al ludiw liilorum . nattrii fliam fHfnt 
uMlatlistmus •. Kd In IsiHWcnS: Panioia dr Aiaia, d« Mtaforftwji col. tOlli 
■ M Miqwit* puri tt «Aliti, viU» umttt. (oh» ridica m(mi ueittMur, té mm 
coionbut nDn'ffDaio, vtrum ut a critrt anlinallt vxtnhmnliir ■, faitatrmiMI 
dt denue nelle Fiandre : fididofo Virgilio, Ds invcatonba* tibn trai, vodoL 
11», Uh. Il, cap. 13. 

(E: turi. UatmMMt. Plr. IttS IL «D. ■ E l'UHne 1qo»(n flaocni I r>- 
^tiii dalla pathos di nuurrettene • nel <|a3l iRmpn •'■maiiano ^l a«n»lll. 
uBpa di', qaall «1 Iroveno qoesl' «al - Dna a eha reateaif le puebe. 
pni, l.-i«ciatn rdllassv. e' iKaociiui II norcloX ■. 
[Cofira. tte¥!Klnt W<ffittl4rlt. I. V. JTtwfM' • Jlui 4fn J^wmAm <"• 



E SI'ECIALUBNTE IN FIRBSZS 



33 



Un'ftlfra parlicolaritft di Fireiiie 6 il pormtMO generale di 

lliUKaro i duB dì dall'ultimo d'Aprile e del primo di Maggio (1). 

ài «taluli delio ttudio Rorenlino (a.' 1387, pubi, da Atcts. Ghe- 

W. in Dacum. di Storta lialiana. voi. VII, libr. Ili*, a &■> • <fc 

ludu laxiUorum ^) faimo una eccezione ai loro divieti per il prì- 

Ndaggio, * cum die precedenti et seguenti ,. 

La provTttììofio dell'anno 139G, di cui Scipione Ammirato 

nelle * storie fìoreiiliiiQp(li)i. .VVI)diedeui) estraito, ae parla neU 

ullinia rubrica con tutta la cliiareiza dustderabils (2). Essa 

lina, cba ' le soprascripie cos« „ (cioA : il diritto di ridonian- 

ia somma perduta nel giuoco), * o alcuna d'esse non s'in- 

'Vodano, uit abbiali luogo po' giuochi, che si faranno o jier pe- 

.ctinia o altra cosa che si perdesse o vincesse a detti giuochi o 

ftleuni d'essi l'ullìino di d'Aprile e il primo di Mnggiq, e le notti 

id'essi di nella ciUà contado o distretto di Firenze, ne'quali dt e 

Itti per uRanza sì giuocha liberamente nella delta citta ,. 

Anche i)Uesio costume ba perdurato nKtlio di pia nel paeso, 

Lche nolln città stessa. Ivi fu tatto nell'anno 1401 (!I); negli sta- 

Pluti di Mojilerappoli inveoe, dell' a.' 1416 (4}, leggo ancora, dopo 

i soliti divi^ (lib. ni, FU 45) : * salvo, che ciascuno possa giuo- 

cara ^ giuoco di zara, sonza p(>na ciascuno anno, il di di calcndi 

di magio, nella logia del comune e nei luoghi pubblici del ca- 

■t«llo, , 

L'origina anche di quest'uso d oscura. Essa torna certii- 
menta ai tempi del paganesimo, a quelle epoche primitive, io cui 
raligtooe cou^isteva in una semplice Tenerazione dei feoo- 
leiii naturali. Si sa che Firenze festeggiava il primo maggio 
m batti e canti, e generala allegria. La cronaca di Dino Com- 
pagni (1, 22) ci conserva una viva pittura di tale giornata, e ci 
iiaoo quelle ammirabili stanne del quattrocento, cbc salutano 
Maggio. — Ma non sì sapeva fìnora, che la libertà di giuoco 
ase una parte di q'ieeto Testo. 
I Calti Qnora rilevati, bBrichd provino una continua tradi- 
sioni! di coetume romano, servono nello stesso tempo a dioio- 

il) V. (Mrt Tarma {Sut. ed. nonchinl, llb. ti, p. 3S2]. • ef hoc lomia 
■ I ■ " i»rnu eiiilaltm - itili in fi/rt* mncti HrrcuUatti, H in Ihra 
<: Ei karc oiiicdh jCi^a fui! lu ISi8 lati. 1.* 

dirruvTttiiHii lass. 18 UIC. (t. £ii). 
4) Ead. B.'IIOI, r 1». 

(i: A. i. a. Kr. SUit, n: m. V. oncho Borgo S. Urcn»> tS"«, Sod. 
u* ». r. » ad altri. 

iauL, L* Striti T. XVUI. 9 



i 



31 



a. GIUOCO I» tTALU XBI SOOCr.t Kltl 8 Xr. 



fltrara comò il giudizio del mondo nntico abbia «abHù Un eam-* 
btamanto piuCtoelo ragguardevole. È vero, che il permesso alle 
Saturnalia ed sia conservato ; rnu sleiKlenilotii ad yaa s«r>d di 
altro fesu, e qaelto, che sicuramente avrebbe aborrito raiitìcbiU, 
ancbe alle Bere, e * nundiae. , « 

Importa ora di vedere, se m coaservarooo pure le disposi* 
noni legali del diritta romano etil giuoco. A questa qoeetione 
finora ei 6 risposto in senso affermativo, essendo geuernle Topl- 
nloae, cbe i compilatori dei nostri Rtatiili, in quanto al giuoco, 
abbiano riannodalo la tradizioni romane. Siccome snrft d'uopo 
ooofutare tale opinione, co&l é nostro dovere approfondirai nelle 
perticalarilh della questione. 

1 priocipii del diritto romano svilupputo, rispetto al giuoco^ 
aonù Saccintaoiente i acuenti tre : 

1." Eseo non ii\ querela al vincitore, per domandare lasom- 
ma vinta o non ancora sborsata ; 

2.' esso dati perdente querela fcondietio rtpetiliaj. por 
ridomandare la somma perdqia (li ; uia : 

3.' esso non motte sopra nessuna pena (S). 

Questi tre priiicipii intOQiliamo e^amiimrc , eoo rapiilo 
sguardo, per vedere, in quantu essi si ritrovino nelle l^ftei o 
nagli statuti del scc \1U e KIV {i). 

In quanto alla prima qucelione, cioì della '|UGrela dei vin- 
citore, non e^iaw costume conforme nelle cìltu itsiiohe. Vero H 
é, che Venezia nell'aimo 1303, noi Maggior Consiglio del 2 di 



(tt Cod. ImL I. Il, 1 : • FMiiia t» oImc dun non font eonvmiri. H 
si «olivrit haUrf rtpétitMntm lam iptvn funn Vrnlm o'ut, iiAvM-ttu »Uk^ 
r*ni el tiiu tttrrla. Ufuc cMom pott triyinU ontat •. laip. IdltlD. 

(!) Red. C. ). 3, 13, 3. ■ Nvtta nnquaiur rotdfmaaiM a, 

(3) Olire )■ chiou, i»M!«ilii)fiii> I «MuonX ■cflltì, tul slMo nel dlrllM 
TDOiioa: ri*i> A Pcrw, CaumuiM, Cojit, M if«Jitfe; ■ lalll e Ire nii*llr«ni>* 
Ulti, rlutit) nel « TVorUiut miv. farit «, Yen. Ilitit, lom. VII. TnrU. ^3|>(l- 
letdtio^MTS. , A tli>lti<«nfl<lercvolfl; 41 va»tii i!i>crinnii o Dna o$»rrvA(lnnfl. 
l'oiift (MTIt), (il profno^nre i falla: rall M Sfati «iriirexn ili jKudJliO D l(- 
berti di (Kiifinro. It Iorio, (UrrUiluiii (IIKI;, Si.-iiit«i>, a di pnra rltiRvu. il rl- 
|)uru inlHltoitl Dito mn<:.ttni UartAno Sucfno, o ta<^illn, come lui. iirllfl(|i»- 
■Uooi |)rlnclps1l. Lo «rritto di Coiisobrliius • Dr JHjittta o^tuntalatu^'i. ivu dt 
QaviUiM at aUamm IMo, » FarUh tlUO JUlu X,* :u:it' non tin piiluUi (irtilSl- 
rsrnl Sulprlnrlpindi-I Clrniiiefrnln «crlssc lo SiMBnanla IHitnni» GiiraruD^ 
bU« il ■ tlfmtdi.' de juQvlitrfi • ■.ìlartof 1511.) Ch« In InOnllo In tUlline, 
|bbl. a V<ft<<iie IMI. Flno'Bieiite, ne) Seictniu: l^ntAi» do Aitis i roiiMlenol, 
■.rf((ifm(<M-((>».Kl. tlLl>l<.XI.Ma l>UMii rAwurut-IV, |i. SII, >q. 



e SPBCuutEST8 IN Fiiu;.va; 



35 



Aprile, (i9g<!> le querela al vfaciujra con parole pracìso : * tlatiO' 
t^eiii wjt\ dtdvj alinuì penano^ de latin , ma queato quu é Dor- 
ma gonerale. Prima dì ititlo bisogna cóitstataro, che il giuoco 
ìa quei gioroi. io cui espressamente si permstle, vien« garan- 
tita (lai magistrato. Nei giorni foglivi e nelle fiere, di cai si è 
parlala pid intlictr» , devo darsi il suo diritto ad ognuno (1), 
t«n7A djxtiaziooei ed il vincitore ood «vni bisogoo di farsi 
ra^jicno da m s1«s»o, intervenendo il potestà tn ,sao favore (Sj. 
— Conquesto in massima d dichiarata la garanzia del giuoco 
pomiMso. — Inoltre si dft il suo diritto a quello che ba vinto 
Della baratteria pubblica, ovvero ivi muluato a giuoco (3). Ma 
iDChe in altri casi, nei giorni feriali, e&so si portava innanzi 

^«1 giadicc Gli scacchi ià quei tempi si gìuoc^ivano goauraluiont«9 
a danaro. Fra i casi inlere&saatir riferiti dai comiiièntatori si tro- 

tvauo alcuni, sulla docisioae di purtite a scaccili ; o spccialuionta 

'^«opni una, che fu giudicata a Padova, eoa grande scontento 
dei giureconsulti. Il caso era questo, che l'uno dei gìuocalori 
k'era impegnato di dare scacco tnatio con una tal pedina, che 

Enal (H-ocedere del giuoco era divenuta regina; per il che l'aUro 
si opponova e non voleva darsi per vinto, dichiarando, che la 

ttcùnunossa stava kiiIU semplice pedina : ed infatti t giudici pa- 
ivaoi distinguendo prababilmenta con troppa sottigliezza fra la 
nmmossa e i) giuoco stesso — gli diedero ragione. I giurccon- 



tt)Sl>LilUillacchlo(im. A.d.s, Fir.r. 101), « fi iiifwr ifto lui^ i,itt~ 
z>m<vwm> «« a'i iftra drpnttfnli )«« iHmmortiim deW oinnAìàt farittr mini- 
a. Simula terrau tUia«icllanl la < 1I8H1, Con. KIO. Ilb. IV. A. «d^ ratione 
a vtuti un» rtàéeaàa. Dt otif un ludo cttita alietti ratio ntn r^ddalur. niti lalis 
tfitrrl U-np"rt intridi ruriiin fuoe/lunt mt^ut OtìoM*. d* iMtM Mai), ci dfl 
I Angiitii rt m Domtniea .tancti Lazari rt in jpin mwDdimit vti h futa »ati- 
itit Demtni, mta dU praraidMt» M M»a iie trquenli. qua taiu f«#ttKMU H 
• iiettieHm l»4arum r(«x ipfii Iviii éeic<n4enltt teetutiitm nfnuvatìtdinem ter- 
ra* CiMigfami tvmiiarUef ttrmtwilar •. 

iti SUL RaWKConienali, ed. OmU H. U. fa.' rlrn 1in). DM. I, 
1. Il : • fiioil (Mar liuari nON prtawm-it ttrapoi wl atiam rem aufirrt, n#c 
emrtré wniffow bfnodùt in tempon ftriaa [8. jtbmutiit. aiti paraMa p0~ 
UUat» m. 

B) Sia* J. etb. haratl. di Fcrran (fir>r>im V)il. a. « 13:1, « tltm <;uo>t 
'IlAuonat ifaraiur reiUtrt jia summarium eie. Stillila traiteli •rum 
la |ir. il ItM (Mot). ìtr.y,. R. Vtl. * ut to qaod Jielut eoniittor 
.efkialit dròrrfi ivdpcn^ ali aliqua occaiiau» atkuiut (sili cri tmutui 
tata én baraturia manmit ìlaiinae, ri*é*m fil<nu--n n nanmaniMi iiu (àevt 
far ». 



i 



36 IL CIUCCO 'S ITALIA NEI SECOLI Xtit B \n 

luiti perù dicbiararopo falso, e conira il diritto quoslo giudi-- 
zio (1). A Firenze poi, dove lo scomoia&se ernito in voga , • 
specialmcnle i roercand erano abiluati a ponderare (e po&sì* 
bitita ed a pronosticara rawenire (2). diffìcilmoniQ si «ara potuto 
respingere una «juerela dì giuoco ; tanto pia, (]uaiito elio 1a Bcom- 
iDceso spessissimo vennero falte case atea&ié in occasione di 
giuoco (3j. l'aolo de Castro ancora ai oppoao. iovano a Islo 
decisione di acon^messe a l-ìrcnze (4). 

Uenchfi adunque in tale questiona non si posta stabilirò 
una regola unifonns, essendo ditTereati i costumi dello eitUk ita- 
tìche, nulladiiiieno non ai potrà diro, ohe la garaniia del giuoco 
e speciatmentti quella della vincita non ancora pagata, sia con- 
traria alla coKCÌKMza geiiorale italica. I permeasi solenni, aia dello 
tavole, sia de'gli scaccbt, ohe sL trovano ioBuits volte oegU sta- 
luti, non potrebbero capirsi, se non avessero avuto ootiaeguCD- 
zo di sorta. 

È molto sÌgoi6cante quel aialintendere il diritto romano , 
eb« si trova negli etatuii posteriori, che danno la querela del 
giuoco di tavole, per la nemptica ragione, elio osso aia un giuoco 
permesso, a procìsamenle lino alla soiiima dì V libre, nomo fra 
molti allri lo Tece Pisloja (Uiunli 1S'4(^ * De ttato Uilmlarum 
powil rt-ildi Jn», tisijue in tiòn'a quinque den. ,, 

Airiviaino dunque alla coiiclusiouo. cbe Bspritnouo bollis- 
simo le parole d'un giureconsulto qualtroceaiisla : * purchò reati 

(t> BAimitia, rtr. da Paria fiO, Con*. «, 3A, ete: « QuM ti aliijwlt im^ 
imi ai TOKot yrofflijit dtr$ ifanvn mcltum aim (wfiM nw emit fitosa 
vi l'Ila pnttfiMi qjkioiur rvgina. ti poltra dtikrit icoceunt fiMiH«i nm ni, 
fiuta riv'oo. «•• if'riitur laiUfeeiiu pron li Hon ■ /._ al ptr hot duni Ifc* 
fitit PaAuae pt^nimliafnm eonira jvt, ut ilie non dioU m/MjV'U'* frofti- 
tioni B, Tr'll *nc:li>i ra<tii« Amcs, Dr luriu KurtAorum. In ■ XnrL univ, 
]intg M ISitl, voi. Vii. <}uiietl. VII, 11. cr Cffil. Maitililieptt. Xit. ^, «3. 
AduIoiI > (tf li*<l^ KtuAi/rum »; iMc. It) : • ■edcilmamunlii ciin l'utllalu 
ooitame del nudici laiiU ecrles. quBDlu Kcoltri, Il quii «Imuiiio ■ pmun 
ogni debita (alto utl fiuuoo dell! *eeelii cena debito eiarfallreiaentt osn- 
inilo •, 

[% rari», 1; e. & a Et Ita (r. ipoiuientn vatwe) fitU jutUfalum do- 
mita», gufa iktiu VMffmi^tm trami in tua iuur numaion», ^1 cMunv* 
ummt, fCtnre pnn^ikan : 

(3) Bttvjtni'To ok \mt\, nrl Conm. al Puntai. VI. I. ■ imkU eircMdana 
llorl... e rrceaiM li «iooc^lMe a pi>le»ire I punti. i>«r eoaetrure ^Vk 

llUe vtiiNlBilelk' «fnmnictMi >. 

rmr. r..*T«, id i),? la, 1, in», n niB il, f, va. 



e sri»tALStt»Te m-rtncMZB 



37 



Aiori nngiuino, dovrà darai !& querela al vìncìtoro, io giitùca 
permesso, e noa bì (rotr& ridamfttidare la BOntma perduta U) ,, 
Uueàta seconda |iarie'dol]a conclusìono, cioè ì) ncgnra la 
condtetio rep^titia et» in intiaia relazione colla prima qnCHtione 
ora ivolta. Solianto, monlre la «querela del TÌncìtore non r>bI)Q 
luai ooosegueaze di uria, perctid difficiltnonta un gluocalore 
aodra innanzi al giudice, a richiedere sonnnw considerevoli vinte 
Doo fiborsatcgU, la quoMìone prìncipalo del giuoco fu sempre 
sar& sfinipre [|UDlla : esìala o non esiste un diritto, per ri- 
jare la MlsiDa perduta t 
1 ebiosaiori so tale (|aestione sì divìsero in due partiti. L'uno 
andoito da Placcniino, nega 1» e-o'tfiietio repeu'tt'a; l'altro, ([tiollo 
di Azzone la coiironna (2). Essendo quest'ultimo in evidente 
Srdanza col diritto romano, ({uell'atira opinione reat^ finora 
lOMervaia avendo es^a un valore Holtanto storico. lafatli essa 
non ii comprende, se non sapponeado l'e«islenza di coDSUCtudini 
e di conviuziuni contrario ni diritto roniaao. 

Ma se ben &i riguardi tia tal dissooso nOD può* scaturire, ee 
non parlalo del giuoco vietato. Iji eondietio rvpetitia di im 
j^oiico lecito sarebbu una eonlradizione iti se stessa ; a questo 
dovremmo dir anche da si, ove non ci fosu attestato os- 
pressainente che da giuoco permesso una eondietio rvpetttia 
uoo si iti (3). 

Quella, che ora resta ad osservare, si è che il concetto del 
lecito o non lecito 6 variahile. Ad un popolo di navigatori e 
[raixli cooiRiorcìantJ noa pot£ sfuggire l'analogia, chv e:tiale fra 
contralti aleatorii, eJ il giuoco di fortuna, i chiosatori ed i coni- 
meiilaiori non capirono, perchd si potesse deeem promilier^ 
tolto una condizione, dipendente puramente dalla fortuna, per 

i1> (loitA, t. 1*. 3, t. n Ex ijtUbiu pMni cohciudi, qvoA ftmimim in <m*i 
tmda tietio ihm tfiUilum p-eigi potM, tì mlumm am «ri nfelibU» in fwo «Mlm- 
0, *ià f»r»m tlfK-rpM ani ffam inUriimrrit ». k dunque, atmrno In questa 
iienarslr inr^^liu iiucllo. rhe dirvi) Putos. 1. r. IV, SI3, a i uoitri hU- 
IHti... nnn iltftleni ationa «1 vlnnt'vra d'AHifccro ri/i. che a vati Koad-iRoaio ■>. 
(1| 0>9TA, 4r tudo, 3, I. ■ An ntilem /osiia sii rrprlitSt/ni de jure, mUml 
ofnttoaet apad gloiralorw. Prima fuii flaetutini. 'loat opinifitentl, 
I amàavm In ludo aon .iti rtpttHii* ; t*<*inàa cpini» frituipoti* gfccHnm 
fitil Amo. U*»»Hs ititiìUoctf. f»nrf U^'vs til rrpftiùorti ». 

(J) Cr. p. 17. H * 3 I. Ancnxit Aamurf de nutifle , s. v. neUUr <t» mail 
*4a4* : ■ A TVmm iicil, («oil ubi de wiMCtiKUnr «M tifkv :Jtidui). ni ut in 
DtMWtf mèé Àrtlit m fimo MtnubiHi: Utne ti quii vittrit, hm arcouvr ori 
PWMhiUMiim ai 



33 IL OlUCXXt IH ITALIA HBf SSCOU Xtll 5 XIV 

Bg: * si na.vU ex Asia veoerìt, , ma non sotto quella, cbe i 
dadi inostriao il numoro |>iù grande dalln parte mìa o tua, ot- 
vero che esso nuniem apparisca priA)& dalla parta tiiih, o dalla 
parie (uà (L)> Pttt chiammontc ancora quest'analogia apparisco 
alla compra della porcata, alla cosi d«1ta actio oneria aeeni, 
etc — I Gianioonsulti Teologi, — primo di tutti Tomaso di 
Aijuiao, (Secunda sec.. 9. 32. 7. e 168. 2>— inclinarono all'opi-i 
orane, cheti giuoco di fortuna eia soltanto perle sue consegueniei 
aeeìdàntaliter . ma non formaliicr et »uhstantialitcr_ iUÌfHo,i 
Cessando le accidenlìa, che sono la besienomia e l'ingannOi 
deve c«sfliLrQ anche il divieto del rìimco di fortuna f'ì). 

Le ragioni dunque, per cui il giaooo si vieta, sono estranee! 
alla sua natura propria. Una di&approvar.Ìone dol giaoeo di for- 
tuna in massima, in questi tempi non esiste. 

Questo fatto ci dispenserebbe dalt'approfondarci nel coq-| 
cetto del giuoco di fortuna, se disgraziaunwnte non ci fossimo 
abituali a riguardare come cose atfatlo identìdie il connetto 
del giuoco di f'Ktuna e quello del giuoco illecito. DÌ fronte ad 
esso ata, nel pensiero nostro, il giuoco d'iogegno, come tipo del | 
giuoco permesso. 

Queste distinzioni non sono che la oonsogtienza d'uno avot-l 
gimeutù nelle idee generali. Anzi tutto 6 d'uopo far osservare, J 
come il concetto del giuoco di fortuna sia anch' suso mutabile.' 

Per i nostri scopi basterà, a dirigere l'atleitzione sui pas- 
aaggi che conducono dal cosi detto giuoco d'ingegno al giunco 
di fortuna. Questo fatto non sfuggi ai chiosatori ; ed essi, da buoni] 
Bcolaittci, rimediarono eoo una distinzione inaudita: aimaotlea- 
do giuochi misti di fortuiia e d'ingegno. Ma tale dietinsione non 
risolve nulla. Mentre nel giuoco d'ingegno la decisione viene ef-i 
fetluata' dalla caunaliUt interiore, nel giuoco di fortuna tutto di- 
pendo dalla causalità ciitenore. Con tutto ciò vi possono essera ' 
comkHaazioni, iit cui queste vicendevolmente si coalrabìlancìanoj 
in un nodo, che diventa impossibile di attribuire nella decisio- 
ne finale maggior parte all'una che all'altra j orvera, dove 

(1) C'irli. 1. 1. 1, S. ■ Sintl poinmi fnmitUr* alUtu dmm mi fi>mitti^nt 
quat pvnJH tx forlma, Mj wUilur, qvltd pOMUim yr^niUUrt rfuem. li « /w^ 
(MM« habuwti plim jNuieiii, iptam ag», vel U jiitnciu im nHus 
fuam UH* •. 

(1) Bocttm Cninu, tit SlatutU Tnclslui -enlv. inni t p. Hit a.* S). 
■ ffr ifiM CHUMil /hMdff, Uatplumia n alia inùmwmififtia. frapUr 7* 
IMA» prohllMur, tman étbtl ffOh'Mi» », BuK*, l «■ U, Ctoeiucrs I. r. Ili 



B SPSCrALVKKTE US PmENZiB 



30 



Jt'unft Irapaaai oeU'allra in uà modo che non si possono più dis- 
iguera 1 («rmiiil fra l'una e l'altm. — Que^u fu L'occasione, 
clie spinge giti gli anticlii iSoToclo, fr. C80j a quel pensiero, di- 
«eotalo [lOi ooii) rniiiow, * cita mi liunn giuoeatore (««fit v^vnec) 
nbUa saper dis[orre, comunque i <Iadi cadono («t^tm A r a n ato wm 
u MxSn R^fm) aenza aver paura della fortuna avversa («JU /m 
wrifvr rtrrt). Loiluvico Vjves, l'umanista spugauolo, Irovft di[)0Ì, 
sulla traccia — quanto [i&re — di Terenzio (1), l'espressione: 
»««i i^rrfifCTo ,■ e roltimft sua perfezione a rjucsto pensiero la 
MoliSw, quando fecK> dire ClirysaMe nc!l* /i'wfe des /cm~ 
mM(IV. A): 

■ le ài*, qor l'ii:i iiriii riiiti? .'tiiui, fjii'ati jeii deilei 
< Oa. sM ne to-Jì tl£ul |ias (.'r iiui- vouii deaiaiuloc, 

■ Il riuljniirr il'iulr«»ii, el 4'iiiii! dniB rpilalle 
• CnrrifcT i« harard par la bonno fnndolle-. ' 

Il giuoco di tavole forni l'argooieato a talli questi alti pen- 
, L'importanza d«l feoomeno it evideoio : eeso offre un nuovo 
come tiia ìnt[)oii8Ìbiie a doliinìlare in modo assoluto i 
tormini fra la causalità interiore, e quella esteriore. 

• ' '- iritaridoal nostro argomento, nella questiona dollfv 



cnndi 



:ìa non si può trattare, che del giuoco della zara. 



rtconoticiulo sempre on giuoco dì forluna; e neppure qui gli ata- 
iti Don accordano il diritto di ridomandare la somma perduta, 
kiborico da Rosate, uno dei più famosi propagatori del diritto ro- 
ta oel E«c. XIV, tentò invano d'introdurre a Bergamo le mas- 
'BÌm^ del rorpuH /urti ; lo etaUito cbe-parluva ìn senso contrario, 
ebt»a maggior fona della sua voce, ed al vincitore nella zara 
r«stC> nssiouralo ìl suo guadagna (2). I Giureconsulti, in caso dì 
processo, testificarono; ohe la cQnauetiidme di negare 1a oon> 

<;l! TuK»!. Ankifiil, IV, 7, it iBeotlfj]; > Ha vita ti hi>minum, quitti ti 
tmfoM trtterit. — Vt illt,d -juod iMihnt ayut rtt, n^/fi cadii, — lUud qnod cecidìl 
1*. ut arit vi ttmiQat ■ rriv<, Ixtrcit. Umffvoi taf. '^era Ela«ll. 1333, 
p 33;. iluda><... « Ìh fvo mimnmfia ;u>uit mtn urt, tniil ctiam p^Uio. 
f MM |MU>l oaiMM «n-ripcrr >. 

IV CiitTA, 1. e. I, 9. « 4Ibfrinu df ftMati... tatfenimero Brrgamt eo- 
■r ^t. imptàfn^ft itaMum 'ptoMam. ditpo>nm*, guod ttmiitvm •« ludo 
feptti ftpn pom'i : ri ific'i ir aaèiie ctamaae. d laown conlrarinm o^ 
»n ■ FireDMT ^. AnoNiios, Suoma TIUoMytar. Il, 1, 23 Da roiittu- 
Ì9: » "wHii kjr mawlùt n*tÌUitio"tm hmivtmoH *, SlaL di An- 
tri i». Xlll, ei. MudlKtliiiil \ATckm.Stor. I88S. p. II). R •• |S. Lb prova 
dia stranila ttel giunro, chr obliinmn pniuto oddurre il aopn, «Mlads 
>$\W9 iBOl^ osai wm4. r*p., nei ctsl ItI acceoaall. 



mm^^È 




a. muooo in it\i.ia noi 8&cou xdi e xiv 

Mctio repeffVia regossae per tutta l'Italù ; e quello, che die* 
di più : a chi in caso di processo volesse sosieuere il coulratio 
■mposcro il cartoo della prova, da addursi o:)! presentare uno 
«latuto, che, abrogando la oonsuaiudiiie geaerole, purtasse in «uo 
TaTore (1). 

Il punto decisivo in tale luestione si i, qu&Ì4 foBW l'ìd««i_ 
general», elio si ei'a formata io quei teinpi sul gtuoso della xari 
Toioaso d'Aquino, nel passo sopra cristo, parla addirittura co<l^ 
irò la eòndictÌQ ntputiiin. 1 commentatori ci dauoo a pensa 
che i giuocalori BÌano da riguardar» come parti contranot 
giacché sono perfetta meu (e d'accordo a sottomettersi alla docii 
siooe della fortuaa: dunque, secondo le regole di diritto, un [>au 
tale, ctie non tocca i diritti d'uà terzo aou può e&Mr vietato o; 
pare annullato (2). — (ìli statuti permettono addirittura Ift za» 
in pubblica piazza. Le leggi più umiche di Siena vieiano il gìuc 
soltanto io caso, che si giuocas8e,fj^(n>/ut« tff n'Wiu'no tetnpws ; 
in piena strada asso é libero ; ned in eia jniMÌcìm ci /m&ini 
ifuiiih^.t lu-it-TB poiait (Docum. Ui, fioddl 3 o 3). In base di'quo 
sto ordina il poteste di restituire il lucro soltanto di quel giuc 
i}U( /ieret oAaeonév pel nùttufAo tcmpotf: ; facendo uaa ecoe* 
zione e^prewa per quello ib istrada e»i in pubblico : nist^ 
in. vita pMiei» et palam (Eod.J (A). Questo penmeso, dato dalli 



{Il Amku BiMint, Centina. <tu«d. 1339. vnl. ^ eont. Il)- fuamot 
rado eUlttur ettr eommis In Ititi tMlia, ni Mimv* aa taniUiiHon rfUilnot.. 
ùlud al comMiM H nvlortw m toUi lt«Ha. -» t^ proMivfr Ideo m( 
eifMfa tril pmuttntmtéum uatulmm la toninrium ». iFortW. Ivl. Cuici. Dr 
maUf. V«a 1IM3, % 3S. ■ Tati» eonnHtnito ttcvuuil tHan eietortm. yl wn 
leneutur ai reUtlutiorirm lucri, 4ìimnu^ in t»io frau* nun ìnlTvficril 
Non »l« (tuncgiie ritmilo, che dira il rntiLB, I. r : < » Il ixinlcaie ivasM i 
g\i fWtflt't la posto, rII tn tr^ordala fnralUi di rlpelcrla ■. 

fi) Psrit, t. e. Zi. ■ Par periodi cauta ulrbufw facU. litduin en> 

Pfrmut«<n «, Cmt«. I, D * Bx qvt Itutmla éÒi etvmttu i.<il«arB»l i< mL- 
mUUn ibrlMM, dmapeUtur repelUto *, 

{9; Sia In tpparenle eootradlfloae con questi lente II linnmoate 
dee « ctàitodti maxaii poti S *• P»ul*m iBreve de(tl OlOcloll deJ Cenane i 
Sl«»« «circa s > tsoe ed. L Biiwhl. tir. iKg. H,. Vi. |i. n<. di veilkai 
<r iM aliiiui» ali^tétm (u4u>m UfMiii'li ti fr^trtim iftérrminMt M potuert 
lU IbcUm dieta tik >, (cìoe «tbbat», al Kieme di utorculo). Ha ili freni 
alte dUareed Mpilclle paride delln (tallita II divieU qui ettwv*» ■!■ 
reme una aeretioAB, lenta rlspclio ii leonft, iieenie al lempo. THe 
xlone Tien roeremida dallo pena t«t ralnanlaie, (U mUl), clie é 
liifertore alla aotlU peni del (lance vtetaW its llb.,, ■ ritorni la ao'allni 



e speciALUEsn'B » tntiEsim 



4L 



lì di gjuoeara a t&ra, basta chs ^ia giorno, ed in libera 
piutzm, ila per noi ^{ualcoSa d'inaudito. Ma esso non è afTatui 
naa lingolariiA della citta ora nominata. Pistoju ordina, nello 
MaL dfll 12!)iS ( l), di restituire t pegni da giuoco, fatto di notla. A 
Novara c'è ana nibrica speciale : (R. 139) Ut impune Uidt poiait 
in Bi'i» pttòòU':ia f4 pUttfieis iì). Siiiiilaiente permisero gli statuti 
di Cbiauciano [3} di giaocaro a tutti i giuochi, * niiìt ad rapellarn 
ih riis publicia , ; ed a Vorcotli lo vietarono soltont» nelle 
coiw (1). ModGsimamonta Bologna lo proibiacc iitb. II. K. 12, stat. 
del llf^Ji colle parole, U8ateaSÌena,cioA*;ebsconsc,Genora(Crim. 
rCt-S) «olt^into ''clandescine vel secreti, eMadeRa(1. 143, f.lV.3G, 
colla Nota 387)' In domo ,,* in domo praprìa, ' in aliquadoina «; 
beoolrà sappiamo che in tutte queste citti^ fossero luoghi [tubbitci, 
deugnati per potervi giuocare ai giuochi di fortuna. — Le cron&- 
el)4 VL^neii&ne eono concordi nel dira, che l'ingegnere, il luale 
àristtì |q cnlotinq in finxretta San Marco, abbia impetrato ' ti- 
esret impune alealoribus intcr columnas illaa ludenj , (o). Hen- 
.,t,., ,;,,j, gj gpiejjhi \fQn0 lo scopo del benevolo ingegnere, risulta 
Mjueno, dal consenso di tutte le fonti, che la libertà di giuo- 
care in piazzetta sia un fatto, che rimonta almeno fino all'inai za- 
meato dolte colonne, ctoò alla line del 80C. Xtl IO]. — Il diritto 

rufcr dell« Statato, ftie (b medesima menta uns ecceilone per la vicinanii 
ilcll(> cliiese. (DoruiD. III. rad. t). 

t: Kir. A. d, S. Sliiuli n.* W' llb. Ili, R.> 68. . Tntaiur potaHutì 
alti unJliMifn farrre leétiiitt ftgnort ti$ qvi deJninl N itu qui como4aiw4iti ad 

iHdllni èli *0€la a. 

<^ì SUL ili .Novara ed. C«nili fsaee. XIII). B.. \3a-. > lu-n ti. »( giiod 
buU ponti impvtuf ott (titrlarìam et alias tudoi «a iHa piiilifA n <n plnfAoa. 

(Si .llat Ili Chianeiano ei). Fami, OrvletA, IKTt. R.. SUO. 

(Il fiiaU dt VVrccìll ni. Adriani (tocc. XIII. H.. 1S5 col. «)0: «Da 
UùidAtiiM in JoiKiftiu noni irnuKfu u... a M Jamm Mltti ^miI Uetal nUibtl 
Ia4m p.iid n pMirf i» piatti» •. Sinffo'tra : stai. 4i Htraio {1»9), Uh. IV. 
Il, « ■ l.ìcint auten cnlJiM.„ fu «rervJAi atJ oavaicadi ad alni M lozìMof 
t<té *d nnirifitiii InJtrn (in4> pomu ^u^msdOMiKipM 4( 9«a(jC(revnfiM. Rwm 
fiCMl «■>rw>')B» In £ifr«m» rf otfitiit luitrt inpvMt teoUum iummoio laber- 
narli d hnpitatartg him rttìaeanl ttonuna cJauitim cmdi iianga a. 

a.) Cod. AniliriH. d. Lhroiilcw di Uandalo. M»**, R. 1. R, X||, tt7. jto) 
ttittt di ()Ofisto cihIIcb ef. !)iiioK8FEu, éndrva Da-dcto, Uunchcn IS76. ji. 58 , 

it: SairinalM mento dcllA cotODne, • ipectalmente aul nome di TiKtotA 
lu«n«k'. l'ingesnorD. «ho l« atiA, vedi CtccMixA. Iserlzlon) Vcnet. V. SSO 
• «*C. ti nomo I. o«ii é raro; cftll rlloma per es. neitll Sliu botogn. d. IfSO 
W4. frjU* II. IK: « JiuKiio IH Bahiiuio ». Accdnlo al none « Barat- 
Uetf ■ «u quella ili > Hl'Mt,i<j n, ovvio Dcl documcall dell'll t III »ecolo 



1^ 



^- -^' 



^ 



J9 



re <itvoco I» ITALIA nei sbcou un a xiv 



di gìuocaro 'in pubblica pi&cra nou 6 crealo dal tnedio evo ; lo 
cilladioonea italiclie l'avorano er&diUAo dai tompi antichid). La 
bisea ù nata in pubblica [)iaz2a (3). — È cosa «ivuru, cbu la bu- 
raitena — poichd quello 6 ìl vero coma della bisca jiubblie* 
mcdiov&le >- fioriva Sullo piazze di Firenze. — Fra le provvj- 
oìoni dell'anoo 13S9 ne irqviamo una conlro i giaoealori aella 
loggia del cornane, e sulta ringhiera del palazzo (IVoc IV); nulla- 
dtriieau auciiru S. Antooiiio * arcivescovo dulia cluA di Flortfiiui , 
veaoe ia por»}iia ' a la loggia, dove ai tcnavail giuoco pubblica, 
e gtitò pftr terra t tavolieri ei cbi giuocova cacciò via , (3)^ -^ 
In modo libcrts«iiiio dominò la baraterìa ne' due mercati. Pri- 
, mieritiiiente, lo statuto dcH'a. l'.S2l aveva eccettuato dai divieti 
(almeno rispotto all'alìossil') i * Foreiaea ,; a questa eceetiona 
doveva toocare prima dì lutto i oontadint ed i rore!>tÌRri, che ve- 
nivano at mercato. Ui>u 'provvisione dett'a. 1388 pi-ovi-i dì abolirò 
il giuoco straboccante in loercato nuovo. Ma succedette dì sasa, 
corno di tanto altre leggi a l'ircnze, clie oon dur6; il divioti) 
fu rìvocato, e l'a. l^l^^ il suo giuoco resliiuito a mercato quovo 
(Ooe. IV). .— Pin cirooetanziate sodo le notìzie sul mercato vo». 
chio. Queste le dobbiamo al Pucci, il [uieta del Centi ioi^ain nel 
6ua cai'itoJo eulte proprietà di roorcoto vecchio {IMizie degU 
erud. tane. 13, 'HìS) * E sempre quivi , dic« «gli, descrìveudo la 
vita io aulla piazza: 

rata» ivnm<> proprio, ta rm rroOo, che «lucMe fitte, rlnft eiier la pflroli 
iHiaUii ti'iiln A» ntfue pri>|>rìi> In epo^B nei rrmetìi eKludJ 11 >rhn"|irtn- 
elicle d'(H*t, fhx> Biuiirainrf.. Aiirtie m alaa^ar a il Irovn luatl come fliK 
gaome beil'aulitMU lomana, 

(Il i:or|i. inucr. lai. T. 9807 (AiatrI). • Campitm Uii lui«<«( m Quello ■ 
rat «'inipMlifi), ■ fa camfa pmUtco Iwttrt • lii la teita liijururaiB. Dl|. 
*3. 0. Z, I. 

(I) Prr ara cllltmo: SUL Brlllae ,'■.> lail ce. Odoflcli liti II. Il-, iti 
- Quali ArHaJdl n»n eMiiwnùmt tn curia Steamùrt »^. ■ ^ui p»r Itmfor» 
fimftnt armUdii H baraterits pi ijtti arnat-li H AdrntrHt... nin Mffitnl eoa- 
Miiir« UHM ludenài... ubi »atammaio in piibltca ronlionf. i» loro iUtti<prrto m. 
Ponaa, t. e • ai'm ii fi*^ Saactt Afreultaf-i m. Liif^a. KtBl. da' IMHi 
MI, Bl •• J« pbUM fratina ». I*4vi«, Stai. crlm. ftlO.1. R.* 1*. « OmmAi 
loca Mbi paaM teiwn bitcbtaHae. fubliea tini. • 

(3> Qhcmi tieiltia 4 dovuta ad uavrrlo di san GamiRiitiM, eho fu it- 
Mlrnnnr ociiUre del 'eltfl: Cod. Hagllab. (Palai. > lU M. U. V. Inoltre itti 
«tattili liei ia«l (Uor. fV) taì «lani la ptBiia Hel ponte alta Carrnja. Andit 
1) torte UDO bsrttlerla. ma lo itatvlo la conbatic. ■'!, iinr»n lo fiat. 4di 
ItlS. Ilb 111. > . im « <l« difatioll» d* bantUftit ut<UciuUi tt •TWhI nmi 
ialrràl In paUHimm ». 



U 9PECUL«B.STe IM PtRBNZO 



43 



«E Mnprc (pilTt Ittxran turallcria. 

• E vi at cwitn aoltl bntuliien. 

• PoIClilt v'ba (lievi di ìm merr.iUniri;) ; 
« Cioè ili prestatori e rì«lltitri 

< Favole di coiiUntl e ilRdaiiKtlI (U, 

•• D'oifml rafilfln, che ncao a lor nesUcre >. 

•Questa ingenua diìM['UÌ>no ci du la b^ratliirin imine ooea 
wilaato conduou, ma cwno cosa ovvia. Ivi il giuoco oon 
«ndATA Aompro in modo pacifico : 

■ Geitliioomini e donno t'Md aliato 

■ Clio '•;m!55ii tcscIdi) renirc silfi mani 
« Lo irvcfli», e' b.iraiii«r, ch'hannn (tiu«3t«. 

* K vi!dasl,(hi |f«rda r>in Itrin «oDl 

■ Best^inmUr culla mian ali.) inistella 
« E ricevere e dar mulll lAtoflI. 

■ Ed sllor vi ti fa coll« coltella. 

■ VA urridn 1*UB l'alir», e Intia quanta 
»SI turba Utara lincila plana t>i>l!s ■. 

N«s3aDa provvisione non potrebbe oITrirci uii quadro si vivo 
e patptiania di verità; un niiavo osompio, come nessun epoca 
pud Tar (li meiio del poeta, che afTerra le cose con iiiluiio spe- 
ciale, e to tmiDCK'taliiia per la forza della sua ispirazione. — Ed 
il tio«trn pncta ti'>n sì tunat in (juella brutta scena ;'ogtÌ rìtonia 

Ile HUfl tinte c.<%l(lft ed allegre, a dipingere la piazza in una 

grnaU autunnalu : 

Quanild ite'iordi sac, tetaprt n'ò ptona 
U t>rlli piatti, e molti Reiilllaui 
Co' dadi In mas, lan desinare e cena. 

k, dopo ì permessi per il giuoco sulle piacie pubbliche, è 
citare la prima provvigione fìorentiua, che al perdente 
iJe<n>i diritlo dì sporgere querela contj-o il vincitore, e di rido- 
maadare la somma perduta. Essa. & doli' anno 1391 (Prov, 8 
l>ic. h, ». f. i53; i3). Quost' fì la .provvisiono di cui Scipione 
Ammirato, nelle storio 5orcniine (lib. XV|) diede' un estratto. 
''.>«ia nattirnlmento non parla che delle perdite in giunc/t 
f-ji^Lia Aqiì: sulla (Ine coaferma gli anticbì usi dell' uIlÌido 

ti) S Anminrv .Giuntili TkMtagiai, Il . I . %3 s 13: « 2)r fiiaeribut r( 
iwd«Jarib*i> «iMmiri. iitxiUanm w ehartartim ». Fuori di dulibio esisleva, 
r" ii,oDeliaa rireiiRo tiii djulo d'tiitriHliitIflnQiiildadI; na la prima 

« ■■ na comMCi « unta (lSI7i: Cnd Hlccard. tS&l f. SS. « DwU ■. 

^ oiTi e II tu ViJkXo, ae\ l>«i;vi*i, la D«cinia. 

y^ofiii conici» iiorancu nel Cod Rlccard IBSt, r 80 aq. 



41 



IL (uvoco m iTAttA net sBoocr xtn b xtv 



aprite Q d&lle catende di maggio, e non vuolo, oba lo aorme ro- 
slritlìve valessero in n»ei due giorai. la Hioncmlo o«sii riguarda 
piuttosto r iat^reasa della faia^lÌB, che i|uello del gì'iocatoro 
Bieeso. Coni per «9. bÌ puf) ritiuricìare al diriilo ravoriio da essa» 
caI cnnwnsn dei proa^jnii parenti. Quando poi il pordenlfl stesso 
uou ruc««s« vftlare il stiu dintlo fra 4ue mesi, esso tr«pauftrel>ba 
a questi sqoi pareniì. to pritno posto esso appartiene al padro; la 
secondo al fratello; dopo di lui alla madre ; ed Rltiinaincnle alla 
Borella. 

Concludendo, arriviamo ora al seguente risultato. Alia CO- 
«cienza generale d«l sec. XIII e XIV attestata in diversi luo- 
ghi, ed in divertii modi, corrisponde la mik3iinui, che la ridoman- 
da di (terdile Datle e sborsale ne) giuoco, sia inaiiuni!%ibile. U 
concetto del giuoco lecito vario. Le ragioni per oui osso sì vieta, 
isono estranee alla bua natura propria. Quando si comiocìù a 
vietarlo, i divieti non toccarono quello in pubblica piazza; anzi 
nW statuti in parecchi ca«Ì lo garantirono con iiarole esplicìle. 
La querela del vincitore invece non si dò, che in modo limitato. 
In corti giorni però, tutti i giuochi aono perioossi, cesi ia piaxxa 
come in casa privala, di giorno e di notte, od ti vincitoro viotw 
protMto nei suoi diriui dal potMifc. 



m. 



Tulle queste norme, ed In tspecì't U libertà del giuoco in 
pubblica piatsa acquistano il loro vero Mnso soltanto rispetto 
alla orgnniz/azione pubblica del giuoco. 

L'organizzazione pubblica del giuoco d attentata sin diil 
principio del aec. XIII. La prima disposizione, eh' io mi conosca, 
é quella di l'ederigo II (a.' 1235. Constil. ftie. III. UT, che dicliiara 
infami tutti quelli, * qui ad dados aie «rx qawiam connuludìne 
luduAt, et in t/tdo ipto continue KtaanUitt ut nulit atii ra^raM 
nfficio, rfs 710 eivnnt , (I). 

Quesl'd la prima e ottima deftoiiiooa del giuocalore di ma- 
stiere, riconosciuto tale dal diritto oonsuotudinarto ' [st i/uadani 
cvfmnrtuiìinr) ,. È funri di dubUo. ch'essi rormasaero una cjon)[ia> 
gnia. lìia prima dal 1236 arano uniti sotto ' potestatus, , per as. 

Il) I>u VucHjo, l<vUitsr«M a Ftdertgo tt émpwalon^ 1831, p. tft, H. t, 
rij)ftfl II parolt ile) Cltirsrlo I. r. 



A Podovs (1), ovvero a Bologna (2). Ma da queste prime notizia 
già si presuoiono due fatti d' importanza. L'tuio sì é, ebe la ba- 
rs-Ucria BÌa cornane cosi all' allo nord oonie all'estromo mezzo- 
giorno del pane ; l'altra invece, come essa non sia alTatto una 
ìatituzione nuova, anEÌ 8t trovi in decadeoia, giacche il loro 
aflicio dì potestà è minacciato coli' abolizione, tA i barattieri 
*|AIBÌ aoQO costretti a emigrare in parte f-jrlra muros (Pado- 
va' io pane sullo pubbliebe piazze, come sì vedrt^ ancora. Oltre 
di questo la logf^ bolognese c'insegna, come il comune rico- 
nobbe e tenne r«la7ÌonR imcitediaia col * patema^ boretertorum, , 
giaccbe lo statuto dichiara responsabile lui per gli eocessì dei 
barauieri ; di cui nuoverneote segue come- Ìl * potestà» harate- 
riarum , abbia avuto una epecia dt giuriedizione sui baratieri 
Ideasi, Si modo cbo assi fossero esenti dalla giurisdizione ordì- 
Daria. Questa ossorvazione vien conrormata dal fatto, che il 
i(4laa barat dappertulio ba il diritto, di portare armi, come 

lalmente aocbe i aaoi ufGctalL (Ferrara v. Doc V; Lucca: 

!)gl, I. e. od altri). 
1 libri di iJiccherna a Siena ci moatrano 1 barattieri in tempi 
abbastanza remoti, eotin il nome di * Ribaldi, , impiegati « 
pagati dal comuni!, per diversi servizi. In questo modo li irovia- 
mo in diverge città, il che medesimamente indica una organizza- 
aiooe sotto l' ingerenza e sotto il. controllo del comune. Quale 
Tomo questo controllo, ci è riferito io un documento mantovano, 
dell' aiiiiù ISSI (3), che fu ricettalo negli statuti del comuue (4). 
Ma questo doeuraento, eeaeado qnasi un mezzo secolo posteriore 
alia prime noetre notìzie vuol eaaerQ osato con grande precau- 

il; Tiidova; SiaL e4. ClOfio Iti. 1. fKt. 2W|. ■ E( J* ctitro crwrt 03I- 
tJ* *»* pnKtiatti baeatuncrum : ft fiwd laratterii »tiu Kabtitnt prùfrtam «(o* 
i-rl kiiUlof-rìiMì, il», fuii iti M ifttti ttamni fudyin a. 

(5) tli/OKiia; SUI- ed Frali <S> 1230] liti. I. R.* V. « paintat wartteho- 
nm iiM t^r.tltrtorvm ffeUet ti prcilat-f dtbfal b^itttm el nnfoiiMn neuri- 
tmttm ewan procurai «ni. qtmi obiena'^unt barakrii pratdicia ■. A cui 
agglunue U Md. C7 ilello ilesuo sul. : • qnod n praràieta non fiurmil ofr- 
WTì ■■ - ■ '-npittlur folntaa ikv ^IfiltKef marfi-homm prò ivatibct vitv. 
fu: >.<*• futril. in trilnu librit (kon. •. V Md. Itti, mi- R., SD. 

« '. 'Stm htieacnriij» avi dil-ni tre ii4 fònàtn itte ibi tttire, mW 

yv- I thn<»Hà< ii<r(nl ad f<ir*m cum pacajifiitM t. CJ. anche eli 

SUI 111 Brfti'lB. cit p. ii. Hot! £. 

0' C. VK%a>, Storia 4i UanUta, l«7S, tot. II. 103. Die 13 exeaote 

Aaruito uat. 

H s\M rafp ll]niiia« I, 50,ln. C. irAace, SneoMi/iaJIHM, Mani. IU3. 




-16 IL OIUOCO IN ÌTAlU NEI *ECQH.1 XUI B XIV 

xioo*. Poichà U baratterìa, ed in ìspecte l' Ulitudoiie dai * poU- 
atea barat^riòrum , deve arerà «ubilo tino sviluppo grande, e 
eombiimonti e«««nEÌal), Per pravare <)uefito, bAsta diro chi) 
esao si troVa dal principio del dugonto, • ed ivi lo vediamo mi'- 
nacdato d'abolisione • fina al principio del ciitipiecenio;di moda 
che caso perduro tr« secoli, e si mantenne per tulio quella im- 
menao sviluppo del grande rìnaecimeiilo. È evidente, che la 
barttUeriii deve essere stata nnrganiitzuta, monlre era {>cr ept- 
rare. Infatti, quell' istituto, c^e troTÌamo sul principio dei du- 
genio non 6 quello che s'incontra sulla fine del sec. XIV; questo 
non ha dì punito che ti njme Secondo il documento roantovauo 
dell'anno l'-^^t 'jiici barattieri eollaiito appartengono ella pub' 
blica baratteria, i quali sono schierati sotto il * potestas iarat- 
ivrioruhi ,. La cìtli apre appositi registri (l), (croni<n hìmtle- 
riorum) in cuì tutti i b&raltiori vengono notali ; e «(ucati in due 
esemplnrì. Uno resta presso il potealÀ dei baraUierì ; l'olirò in- 
vece si conserva dui iadex malcficiimim. Colui soltnalo si ri- 
guarda come accettalo , quando eia notato in ambedue gli 
esemplari. * Aoa intellìgalur attqw't »»ae in diete erfiniea, <^Ì 
«eripViH non fn^rit in amlpibus ,. II barattiere, accettato comn 
tale, tissuma primieracnenlu il dovere, di servire il comune opnii 
" spìa et ouncins ^ (3). Infatti, come nessi li troviamo dapper* 
tutto, portando Jdtiere o notizie, per incarico de* magistrati (>1). 
Tra le Bgaro dell'antico giuoco di scaccbi, v^go anche il barai' 
liera, * in modo d'uomo, che avea i capelli crespi e rabbnlTaii 
con pochi danari nell' una mano, cioè nella manca, e oella ritta 

il) Luto c)l. • Ucn qtuìà de barofttnti farti rfita croitkht in pnniiyia 
reyintnii e"jit%M/et feitìlatu, {udrum utui iiut <if»,if luuetlaitta baruKruu 
rum ti aVu afiad iudtam iHaie^Uiorum ui «ciotif core «i tint frauile fui 
ilut fa cTxmica Hrattriortm. A'w aJ^uii tir ctNtnu xwl iìurictm Wan(n«a 
pnrit poni rn dieta tronita hIK ib ipttìu jtiditii etnKimtia ti aifnni, H 
m»n intiÌHf/at»r e%uli an • etr. 

(1) Eulem. a OmliM, q«U hàxerU ad tioruariam, ponalnr tt ertmlta 
barattritimm « tì( b^roU^tut ti ptWiJ jnHH et mUlalMr tpia ti fntntit*$ 
Mi* Uiinluae •jttatitteum^iw cpvi futrit, etMt fil#ri> ti tint inerii »- Slcnimr; 
Il II ounclu» ■ deve darà un < Qdelutsiire > , cosi e pn^baliilu cbe iifi 
ikivcrc M [Mi. bar. (os«) »Mie quella Ai dare U tjariiitia per t bari m 
occultati In <«munl luplcf:til. 

|3)Slcna,nio(ticn)ii1«78.t'SelMllSNav.},clt«in9.NL Ubrrttmo tìiimUa 
prò t»o oSimiio. itlia irii ad HlM«m xi Satini ié maadoKi capitaaet par' 
(tj a. Eort r. 110. « Item IO tot tlett. OhiUó niaUo f re Haetit^iuaipt'rnu^t 
ctr. ». f. (pcsso. 




E 3l>ECIAI.MENTe iS MtlESr.t'. 4, 

Ii<a tre dadi, st al capestro die Isrieva per cintola, avea unu 
ia da portare lèttere pieno ,. Jacopo da Cessola {TraUato 

ipffi MfiacHiì, cap. Vili), a cut di>libìanio questa descrÌEÌode, 
alla quate unisce un disegno molto ìtitruttivo (vedi la ediz. di 
MarocO), Milano 1829. p. 113). metm quello barattiere ' ioanti 
ul rocco manco, parA cho al vicari^ del re, cioft al rocco s'appar- 
tieoe d'avere uomini acconci a spiare le ciltadi e luogbi oon- 
trarii al re, et avere corrieri, che tosto portino le lettere e i 
eomaodamenli del re ,. — Con questo però i loro doveri non eo'no 
6DÌti. EsBÌ, tetiendu in gran parte occupate le pubbliche piazze, 
arano obbliguli a mantenerle in uno stato decente; ed è preci- 
ctatiieaLaquO'tU) il punto, in cui «i prende in obbligo 11 poteMaà 
baraltfriorum. Rgli. a Piacenza (Stat. a. 1336, (, 05) s* impegna 
a lare «panare la piazza almeno una volta al mese ; ad a Siena 
il eofDUDQ. appaltando qitasi la piaxita intera, a misura di brac- 
cia, rì>k«rv<') ftocatiio alla baratterìa il posto f-er la epazzalura : 
* etifeptir plaieta peaehatorum, barateriorum et Bpazzaturae ,. 
(libri dì C^bi^llri. por est. »ub. 11 Seti. 13()3 e spessa). Da qui poi 
derivò un obbligo generale anche per la pulizia de.lle cloache 
e per la nettezza pubblica in generale. A simile impiego a Firenze 
ftccenoanij le apesa seltimanuli regiiìtrata nel quaderno della 
Camnra del Comune, a. l.'tOil. di ctii pirtò ultimamente ìKìherardi 
M-. Slor. 1K86, r. ÌX)) (1). Questo gii non è uo servizio 
e 'lo, ma da lungo regolato, ed ordinato. Appartiene a tale 

in 1 barattieri la sublime rÌ3po9ta del beato Giovanni dì 

Monuniral {'2), che dichiarò voler Tartii ribaldo, e preci satiieuie 
di quelli * a cui 6 dato come per officio il mondare te stalle, il 
gitlar (leso sulla rastrelliera, e il guadagnare un tozzo dì pano 
poi piA bassi seruigi, la vita dqi quali sebbene in TAccia agli 
uomim ui stimi vile e spregevole, 6 parA lodevole e preziosa al 
cospetto del cielo ,, 



(I' le» elL^ a, ftl A^. om ■ HùUù OaMi et tttiit htr4cb>'-iY« ^uod 

itvrnt naeflMar^iim nitt etttiun paLtiii putruratii ditìi e«m, prò to- 

nsiuntttÈlUmt laU>ru aederunl el ftlvtrtnl.., Ilbr. L (. p. •. Val posta rl- 

loras 9. ti Kg. .- i Seti. ì 9 Seti.; I* Setu - V. anche Siena . Blcchrmi , 

•^-■■' : Iti) I 2&4. 1 II I tot , dirohvi rltaliìj quod ■nurfnivrunt poJatium pi>> 

•jM fit n»iUim> » Eod. Birrduma lUciU lì3t dia bine 11 JuFII. a II. 

uV éÉHÈ^t u htttiiftf - if iKd «puasdutfr-tnl donun m fM maroiw not. rxa- 

: •• K «(MSMI. 
(ti Cb^ofi. I."<i,;iipfMt. eli. Ila ttiicatij» i. v. fltbaìill. • tiirtuppa MtSiio, 
Ptfh hrl-na ileiir jW'Wr ToHliO 1831, II. lì. 




W IL Qiuoco m rTALiA KRt aecou xin e xiv 

È noto, coma Dell' esercito' si trorasM una truppa ili ri- 
baldi. Questi non eoiio gi& suldati. che poi (iivoDuero ^oca- 
tori ; essi invece sono bandiere, formota dai baraUìorì. In <}ue 
ato modo si spiflga , quanto rin>rÌMe Ìl Ilongi, n«i iJ■^^■'^f 
Ltiecfìcai (p. 2*t9) • che il provento (della baratterìa) debba 
ioteadeisi sospeso, quando avvenga epedjxiono d'esercita «. 
Tale ^servizio stava in relazione coli' impiego dì meeso e dt 
spia; ma essi erano piuttosto predoni, che aoldstL II loro ia- 
cahco più abietto era quello di boja « manigoldo; io qu&uo 
tnodo li troviaoio a Siena, ed a Kiranis, come a Lucca ed a Uo* 
logna(l). Forò ó«ai furono occupati ancbc in altri servizi, che 
non hanno oallad'abìelto: a Siena, per ca. »i impiegarono per 
mccogliore'la presi* (2). 

Malgrado queate varialo e ricche notizie, molli punii della 
orfani '^axione dei barattieri reatauo oscuri. Non partiamo del 
ributtante, che per noi iita in questo, a riconoscere un meitiere 
di giuocatorc, e quello che olTende pia. di ritxinoticerlo, e d'itifa- 
marlu nello stasso tompo. Ma non bisogna guardare alle oou- 
TÌozioni morali d'oggigiorno, so si vaol capire quelli di qualun- 
que altro tempo. — Abbiamo la testimonianza doUa le^« di Fe- 
derigo II, e degli statuti , che il loro mestiere, benctiA ìi)r»iii<j, 
nulladimeno fosse riconosciuta tale. D'ultra parta poi sì bandisce 
come barattiere (3), ohi per giuoco vietato fosso oondanoalo una 

(I) Fircnie: rroTlilunl ItM uU. mi. nartii. m Urm inp«r cz;>^i)i... prò 
remwifrati/m« H pa;« mojriilrorwiM fleenaànonm, l*ifalti-'aru'n, rtàl-afrtàm 
H iHMifaniin. i/ui iWruM ai datmendam prai^t comtmUo^itm de 0^ 
Lenii. Itlsdainolo. HiMueia umiao. CniL LaureoL 3 GIvrm IH9, 

* teeenunonle manitirvni) p«r le (imlllic, al modo nulo, « («i^ifmo meui^re 
Il ceppo itls mannaia lo suUa pliiu e^oeturdiilerì msnixolili IsuanUre, 
e |wr faresluiltritt, ■ rlil r«eM8 eoalre a'tuiidt. • — !^iiiiiliitriile urvonotai 
bo}i n«i 4aftd«rno <;hi!raKll, i,< l9tS, (Ar<h. uor. MM p 3tli - 9t«M: 
Blcchorna. t'scitt ISfifointo ttHL « llcn Ti «oldla XVlIi (lunil .tuuhw rltaUb 
quat l^hxiavmnt ^UMdan condMiftiaiiu fer àmtalrm maudalm ftAtitn:.- . 
Bod. iKt morlù prima JMi 13117: Itcn II lltr. Daminim C'mcM. ti .'. . 

tiia loel», tmruitfriii, fulM amput annoili eapiid OuUina Ck'nrflj. K tpum. 
LuocB: Imoi, I. e. p. tSI. l»loiina, r. lAUORr-Toisi-u, Ardilv. cfUa. di 

Uoiogm, Boi- tno, ton. ^. p xon *<i. 

Iti 8ten«, Blrcbemi ITw^lU 1179 t. 3S. ■ PI. H Mi. rtanUuar riUiUU pro 
iitattmt éitbut. v*'""* Mtffrunl ii*f rwoUtjpnddin jtrrititm p. KmI ( tN0 1 

• PI. Il, Kl diwC4M rUaUit fr* lUmMta 4it, «uM tUttrmt «d rtceWfmiam 
pr00tan a. 

* (Si • PrortKttur prn Lara «, SWI. di R/ivereW «il. fitr, Twii» I8&* [■ "( 
I iw liaaat, cho cita il rcpTai. I. r. li), lOS HM&; tiot M. Uttàam IV v 



A 



e flPECtALMENTK IN f IMBNZh 



49 



o póA volta. La leggo di Federigo II non sa nulla di giuoco 
vietola i essa appoggia sull'abitudine dì giocare, e di maaleDarei 
iolitratuenlo |>dr tnQzzu del giuoco, Ma dal gitiocara a giuoco vie- 
talo, Oli al mantenersi per tnezztfdel giuoco, gr&ndcé la diglanza. 

L« disposìeiona maotovunn |ioi dA in modo esplicito nel pas- 
so acipra, citato al " potestas barttlarifìrum , il diriuo di rillutara 
imo, benchd sia iscrilio n«lla oronaca del * Judex inalvjietorum, , 
ineoln viceversa vÌBia al p. b. di rìcevei-u qualcheduDO ' niai 
de iptiua jvdìcìa cjnacìenfia et asacHiiv ,. Avrcmioo dunqua ba- 
rmUiert veri e barauiari aollaalo per condcnnazioiie. InRnenoa 
coaibina col concelto della pena, ch'essa dia il privilegio, di so- 
gQÌre la ìndinazioai, che ara aveva dì«h>arato se non colpevoli, 
almeno iofamantì, Cro«c6 ancora il contrasto, pensando che la 
Inrallarìa Toas^ tassata. ljue$ta già non è una pena; n.a una 
approvazione ed un privi l^io. 

Per Kciogliars la cootradizioae, cba sta in tale istituto, 
Usogaa distinguere bene lo sviluppo che prese. Atteso tutte le 
oircosUnze, naulta, cho la baratteria si trovò già sul prìncipin 
del grande sviluppo dallo citlA, come un fatto oompìuto. Il ba- 
ralliere dunque origiimlineota non può essere una Unzione giu- 
ridico. Barallivre, ovvero Ribaldo, iofatti, è quello, che, per 
dirlo eolle parole della le^e di l'ederigo 11 * continuamente 
vive nel giuoco, e non ha altra occupazione, per manteneriìì ,. 
La passione del giuoco abbraccia tutto l'uomo. La legge di Pe- 
derìgo ti avvitisce il giuocaiore, dichiarandolo infame; essa 
uott cerca di togliergli la sua passione: ansi lascia tal quale 
intatto il Tallo della csistenita del otestiere e della sua orga- 
tii^ucioac. La legge posteriore , che creò il barattiere artifl- 
ciale, bceado proclamare tale colui, che aveva giuocato una 
|>iA volle , deve aver trovato la baratteria in uno stoto di 
decadensa. Poiché una legge non sarebbe etata capace di for- 
mare una organizzazione cosi vasta, come quella che trovia- 
mo per tutta l'Italia dorante i tre secoli del grande sviluppo 
cittsjliito. tùsa legge poteva influire le particolarità, poteva 
cambiare, aggiungere, uiodiGcare la baratteria; mai crearla.. 
Tale legge invece acquista seasa io tempi , in cui il comune 

che «1 rir«fi<M si mlUi He nttia. il tpMe « mu tlngolkre, s non bi ritrova, 
(ter quariin io MppU, Iti sllro sito, ucJ moso ili bardllicrc; e Si. Ctdu- 
brli. Ili, 93, ni ila thir. i. *. Bafatikere, non pos«onn provare niente. In 
(joauto II uindu d'eainre netit comuDiu de' baraiiterl. 

iMut., I> S*rit, T. XVni. ■ 



1 



5U 



IL CItlOOO IH ITALIA NBl SECOU XIO C XIV 



«tasso ebbe uo interesse ai aumentare la «chiara dei baruttiori 
che voiuinciava a KRuinara, poiché ora spunta la rn^' -^i 

ofTerse ai saarvhì \nù abioilì, ba^Ui dia loro si con il 

privÌlegÌo,ili gluocare. — l-a frodd, l'inganno, la tnìgeri*, [oM- 
psrabiii oompagni di tale ielltuto e. ciù che pare impossìbile, ein> 
clic la coiiDorrciiza dei comuni ntSi^ì, come lo vudreiiio ancora. 
avviliroQO la b&ratlerta all'ultimo grado. Ma e»sa era ftlatA 
r«aiauaX(OoO del suo tempo, e la sua VAKlìtù e lunga durala da 
Rol< basterebbero a provare, come essa uon 6 od pud casaro nata 
da legga umana.' 

Aiiclxj il modo d'udire dulia rximunità r<>sta oscuro. Questo 
eolianlo «appiani», che parecchi lanciarono il mesUoro ; Antonio 
da Ferrara, per es.. ci dice (cap. Ili, st 21} di se stesso, ch'egli 

.....'.ru tanto etscclaia birulltvre 

Mi) qDUl i miTiio II hinijK> di soh vlto, 
Cli'sniUiTa soltfl. Iti cnmlrla, p lef^fera. 

Quast'd lo stesso Antonio da Ferrara, di cui ìl Sacchetti (Nov, tSl) 
racconta, che l'arcivescovo di Rax'anua nou avesse osato punirlo 
per avere egli levalo le candele dall'altare, e messele dinanzi alla 
tomba di Danto. — Altri invece ritornarono a tolu mo&lìorf) ; ijual- 
cheduno si ritirò colla rorlmia ivi procacciatasi, come fu ^|1lol IJer- 
nardiuo dìNerioo, voce to<.^occ,il^uale*preKlaRdai(i Friuli da ba- 
rattiere uudo, lornd ricco a Firenze , (SAcaffiTTt, it7). In un'altra 
delle uue tiovellu (11'^) il Sacchetti ci racconta d'un galatiliioitio, 
* uno maestro Couco.il quale era di barattiere divenuto p<>lliuuol'>, 
e di poltoiiiolo era diventato tnedieo ^. Questi sicuraoieotti non 
Turooo cani bingolan. Paru duu(|ue, che rìafamia contava (tot- 
tanto per il teraiK) in cui esso nostiere realmeata si eoerciiava ; 
ma che reetò libero ad ognuito dì ridrarsooo, e che con questo 
cassasse da «à anche la infamia. 

Ma ora oaserviamo, cbo una organizzaxtoae tale poco s'ac- 
corda eoi divieti, come li troviamo generalmente negli Bliituli. J-'ra 
le notizie ani giuoco che finora si appro7j>nKKen>, questi dtvii>i; 
furono quasi l'unica cosa cbe rernuu8o l'attcotione (1); essi daiji.i> 
nell'occhio, mentre resisienr.a dì barattieri, e della baratterìa, 
accanto od essi, non fu — tranne poclii casi, cornea Lurcn — 
DOnunono catastatala. (Questo trasand^ento trova scusa dal (allo, 

(i: Vedi per w. F. Biaua, nollc DOl« allo Statalo dt Varav-, iViUna 
tMl) p. C6, tq ; e OHI ta ms&fjlnr partp dei ruuicntatari ilc|ll lUAlutl. 



E ST>CCIALMS.f re IN FtKE,>2E 



51 



uba i d'Kamenti nel più del casi andarono dintnitU : dimodoché 
una traditone oootinuu sulla storia, del giuooo non oslsic (1). 

1 diviati dol giuoco si trovano negli statuii, npl libro ' de 
taiilericiit^, , rlin generalmente forma la loro dìsUnziooe terza. 
Di rado essi occorrotw in altri libri, ed in lai caso per ragione 
spQcJalt' , come p. on. a \'erona, ove si irovanrt nel libro -l" • de 
ofGeiu prociiratorutD , [ter causa delta cou)[i(>tettza processuale 
dei procuratori; ovvero a Ancona, ove la bolla dì Papa Innocea- 
tin VI, del 1333, contro le baratterie, é messa al posto d'onore, 
nel libro primo. * De lìde catolìca , (2). Netta disiinxìone * de 
malRScìis « poi il giuoco non Tu posto fra ì delitti oonintessi per 
avidità di guadagno, come dovremmo supporre; ma fra lueltì. 
control buoni costumi. Collocandolo in tale guisa, gli antichi 
le^latori diedero un giudizio di alto valore sulla natura intima 
del giuoco. Il pritno, che s'avcorse come la for^a motrice nel 
giuoco non uia aFTalto l'avidità di guadagno, e il Petrarca (II). 

* Abbiamo visto , dice egli * ardìd scendere nella battaglia 
che poi comiucioroQu a tremare ed a piangere in questo k>"oou. 
o ad invocare il suo numero ; altri magnanimi e seri uomiai, ivi 
per cagione di pochi denari pregare, ed arrabbiarsi, ed in fine 
uidare in Tun» ; quante cose abbiamo visto farli spesso per 
poohi soldi, che in nitro modo non avrebbero fallo per an'tesoro ,. 

l^issendo dunque il giaoco riguardato un delitto cont-o i co> 

u, esso negli statuti — ed anche in quelli di Firenze (1) — , 
I b1 divieti di certe armi, e precede i regolamenti sulla quieie 
nottama. Le pene pecuniane che provengono da condanne per 

1] Id pirte aitrihut snrhe l'usa Irs^laln della parala ■ harallerii ■■ a 

il>fneiilirare cumplriuinoiile 11 swi i>rlnfl|ial« sifnilicsto. Tulli sanno. ctM 

lj«ntB la cMKlaoosio rome ■ l>iratii«re ». Su questo mam, io cui esM si 

su ancors onl. v. Dim Vergi. Woaiem. à. ram. Si>Tlctien s. v. biraro, 

',% Vile redstloDi, tMìe sulla Hne dol ^.ec. XV. esso vteo rotlocaie nel 

kn T. « i« extmortiinarUt ■. Il colhranienla nello statuto RortntlnedeH* 

fc,* llift e pdvod'lmiiortSDU Morlca, esieuito eita purainenl« tloiirlnsrte. 

(i) D« mniMl. ulr. (orL Dia). ■i7. a Vidiiti alaeriur in pr»#UNm dnccn- 

Itfoi in toc ludo fr^nwr» at^te ùrart (tefrUikr. et nmm ituiiwruni ini^ocar*,- 

fmtdam aHbi na^anitUM an tran-inSlot, itiic prò parva pttuiiH tt pr«<cn 

'•ri ti *" /Mkm furtre, qua*» mulla pr* jtauein nummi» ttrpt iti ftf^- 

■ri JoTta. 41*00 |iro itiffinù thtxavra itllU non feciatf^t ». V. iiiche 

fti-iiuiu ìvnvs, He slea, Amstftlod. UU llb. 1. p. II. 

ii) IgiORKi, Cowtltalo di fireftte. |Flr. 1^. Statuto <lel 1*811, p. K> 
•q. IL* tt. Eunii da inxtf: (l , 31 arma ivlita; B., 37 ■ rimandi tatua pfv 
anali Mi ite iudd vn^ii >: H iì 4' lui^. 



st 



U. DIUOCO IN ITAUA NSt 8CC0U Xltl E XIV 



uno diqu««t! tre delitti, cadono a FireDM tutte nello casse nUU 
lari (Doo. rv. Prov. 1383.) In meuo, o almeno vioiuo ad essi U 
giaoco 8Ì troverà (|tia«i sempre oegli statuti iialiaiif. 

Ma il nesso piò Ìntimo, che esista fra esao ed altri delitti, 
È quoilo colla bestominia (1). Abbiamo di già acccanalo. couio 
il giuoco origiiialmenta fosse rìtentito biasimevole, soltanto per 
dare cagìoue alla frode ad alla beiìtominia. Infatli vi sono ela- 
tuti, che mioacciano la bentemmia, proferita in occasione dì 
giuoco, e non mtnnccìaiko'il giuoco atesso (2). Altri parlano di 
lutti e due insieme; ììia nella stessa rubrica, sia immediata- 
mente l'uno dopo l'altra, conte le leggi di Fedariga II, e mollis- 
BÌuie altre. Dopo ai divisero. Mentre il primo conservA il suo po- 
sto modesto fra i minimi delitti, la bestemmia fii portala in tosta 
del libro ' de maicjKÌia.^ accanto al ' erimen iaesae imuataWa ,. . 
Essa 6 diventato il delitto "«r' iì»x^. Eppure non potrebbe otai 
rinnegare la su» Intima relAzione col gtiiocj. É una couiradi- 
zione il privilegiare <iueato , che spinge alla bestemmia, e 
minacciaro colle pene più tremende la bostommia «tessa. Nel- 
' la bestammia non po^^o vedere altro che una scarica «ubi- 
tanoa della forza nervosa, accumiilausi par matto delle 
impressioni del giuoco. Il gìuocalore, dopo avere proferito una 
forte bestemmia, si seni*: come sgravato, e liberalo d'un granda 
peso. Dì tala fatto abbiamo toatiioonianza antioa, e pnicisa- 
mento da un modico, o finissimo uasarralorc, come fu il bet^ 
['oscuaio Giusto, il quale noi §U0 libro sul giuoòo di rorlun.i, 
scritto a Bologna, circa air a. t&OO (do alea 11. p lUl) ci dice 
che i giuocatori del suo tempo asserirono di sentire gmn 
piacere dal proferire tu più furti lietitemmiu (3). * Cuw emm ali- 
tjuando tutori dietrem, nunquam me malediotÌM de<u ouvuuf, 
aeifue si eeUem maxiine, posta hue faeere: O le, ùnjuìt, nuLjunr- 
cotvptaià cxpcrtcm p. -^ Il forare la lingua ora la «olita e bcTi 



(I) Tnuua s'AttOvo, Seniitit*, Mie. 0, 13 e tL 

(Ij SL ili S. GemlKMoa ir' IHH) ad. Pecari llb. Ut, B., 43. • Df ftna 
Muj>M, lìeum col S. ilariam vtt alluia Minciam ad luàun ■. SulU laral- 
lerla di S. flemluDtie, v. r K. ^. n' 'A' !<»; I ptul divieti d> «loocn 

a 8. Cam. towi dell' biidv Itd Carie di S. Crm. [Stnmillbl) Urdlo. dJT) 
nettJ'IrlionnJ du llierKs r. ). A d. S- tit'. 

[3, t'D O'tTllfglu di b«4t«iu(utB amiPhc ; Cutnt. fii^xii r^tm. Vta. |U3, 
p. 73. L« tioiKi D«i) averta» slo*-al<i duIIa. « Proemi duOi'u, ri «niMt UafpKtini 
((•Mfrilurrnfur. (itiun tuperett**il, ^ui peàttnl Ua«/hmar« ». 



i: srsotAUULNTiì ai raìrttza 



SS 



ooaoKÌutA peoB d«llft bAStemmio, 6qù ai letnpj buat ; di modo 
ci ^ l'Artibno, caricando tal uso, fóce dtre il Pa<lovatio 

(<_ '>r)c«tora dolio ca.m>) allo c«rto Bt«S3« : *C)n vibestcm- 

iniiisgo s« gli foraria Iti lingua nel inodo, cbe si dovrebba Ib- 
rmrù & chi besteiTimia a l'ÌF>rj[iKa giuocando e non giuocaiido. , 
(Carle ftarlauti, p. lui). Nel patritiKinio ili S. Pietro minocciaruno 
ili frustarlo, («òà »onanfi&as col rafllo in bocca, por le atrade 
delta tiiliA. (ìli ultimi gradì d' eeaa si punirono colla niurt«. 
1^ (-cna più alta del giuouo vietalo fioao 25 lire (Siena, Doc. 
Ili ed altrove) ; eoguoao poi moluwimc città — o Tm loro an- 
che rirenio — (Statalo del 1^21. Doc. IV) «oa dieci lire (I); 
Venezia con qoaranta ^oldì (1331, Capitolare dei Sig. ài Notte, 
ad. Nanai-Mooeiuijo, Ven. 1877, R." 274); Padova con venti 
(StAt ed. l'ilnrìa "ìM) & Novara con dieci {St., ed. Ceruti, R.* 1^17). 
Ne> piccoli comuai poi ossa (tceiido pib basso ancora, per qs, in 
Val d'Ambra (Se od. BonainJ. R. 23), cinque «oidi il giorno e dieci 
la tiotld, ovvero a Pavone (Ht nd. o. Moo. legali del Uegno Sardo, 
l'orino 1857, H. Hù) sol. 2 '|, il giorno e 5 la aotte. Del resto ci 
«ODO piireochì statuii che non minacciano in nulla il giuoco, e 
ifDefito io coinuoi, ove sappiamo di corto, che vi esistessero 
bamllerie, come par. es. a Maglioiio nel territorio Senese. Una 
rifortaayioae dei suoi statuti dell' a. 1472 ('30 OlC Si. di Ma- 
gtioao. iV- di S. ^iona, N.* 40, Tol. -Il) ci dice con parole pre- 
cise, che leggi coutru Ì1 giuoco a Magliaoo non esistevano (At- 
leafu,,. yuo^ non ìjideatvr prooùiutn ptir aiitjvod artievtwit ata- 
Mt\ 'Ì€> otr/'ia pena tudxnttum ad fuda» prahihit^ ««.). Salta 
liarattena pubblica in questa cittA si parlerà ancora; od t suoi 
docwnenli si trovano nella nostra Appendice, II, A e B. 

Ritornando alt» bestemmia, biitogna dire, che la compe- 
VtA sul giuoco in molli casi venne ai giudici ecclesiastici, 
n'guanlaadoeì quella ìl maggior delitto (2} ; a Venezia essa 
ounpetenu irapasBÒ agli * ICsecutori contro la beslemmia , ì 
quali, benché non abbiano nulla che fare con un tribunale ec- 
Ole^iastico , oulltidiiiieno principalmente una competenza sul 

itt 1 libri d'eatrala della Clmen (A. d. 8. Flr.) deicll anni 1331 o kk. 
oonieoeoDe in ctandUiitoo nomefo taoA»t.ht per gtaooo; e pteets. nellj 
ptht A\ VII lire « IO «oidi Slecome Mio semma riioma con nucotartti, 
m) Uitoxna lupporre che fra itli auol ISII e 1331 sia >tau mitigata la 
pesa, nedlaikie nnn italulo nuovo. 

(« Parla, I. a (3. 




54 



IL GIUOCO IN IT4taA SKÌ BRCOI.I XU B Xl\' 



giuoco non avevano (1> ; e cho infiiift beslejninia e giuoco ecnt'i 
pre s' intfltKlevano comò compagni iiitlìviiiiliili (2). 

Risulta dunque, che il giuoco sìa rigoarJdto un delitÙ con- 
tro i booai coatumi, biaaimevol© sollaolo por lo ' accidenli* ,. 
Esso è vietato, come già »ì disse, soltanto * in loco absconso „ 
che vuol dire : io casa [irivata, ed Ìo modo di bì^ua privata (3). 
Al padrona della bisca privala eìcuramenift si minacciano pene, 
che sentono il madio avo : cioè di scoprirgli il letto della ca«a, 
di levare la porta e le Onestre per l<ruciarle, od almeno, per 
Don rimetterla, che do|to lungo tempo (-1). In parochl casi, «o* 
me anche a Fì(«nw (Stat. del 1321 . Doc. ÌV). comainlano dt 
iliatruggere la casa intera. La prima forma , cio>6 di levare 
Bnestre o porte, è ovidenteraente sinaboltca ; apnìndo la caaa 
agli sguardi di tutti, essa la cambia quasi in pubblica piacica. 
Questo costume, cho pare non s' accordi col buon govoriui d'una 
ciuà, ohe va au|)erba della decenza delle sue strade, bÌ con- 
Rorvfi fino in tempi bassi- esso apparisce negli statuti mi- 
lanesi del HSO, e venne confermato u Perugia ancora nol- 
l'a. 1520. Ma nullostaate il giuoco in casa privaui non era 
inai ooh) dirTuso, come r^uello in istrada. Per piwaro tale fatui 
basta uno sguardo sui bandi del clttquecento. che arrivano al 



(1) redi 11 mio saulo « Il giuoco « Venetla ». Noll'AntilvUi Veneto 
1881, |i. m-«s. 

ili SUtUtt di C«tiro>U(ed. EalHaal-Ciwlfol)iittripp.alI« storia Ilei Cam. 
lui. V, 3. Ut», ir. II. a. CffRMrfldl nare io Slcllll ■.• 1430 'Cnil. Rlcrartll 
inSj n., U • del inìnttar» (I ploeA« • <i< liiAtttPMra la tlurrl* dtl faii^Jtt- *, 
Se. * quale foiiu la inOuena del t^od. luci, e njicrlAlm. della leitie 3, tT. 
I in tutu quMta qo^Mient, lo non mo ili deciderla; p«rA et «469 idoI|« 
raKlom , elle psrìano ronire tate Inriaenia . di cui la (irlnclpale e ia««tt. 
die II rooretto m. e. »iil giuoco ò compleUncnu iHvmo dall' antiro. 

|S! La a\t!ftfnn fra barailerla e hlsca viene ditOaiUl con parot« prv- 
olM da Gnu, Ififurf. I V.» Ilr. IBHK. p. C9. ■■ Relht barallftir rt fl rt-"- 
nn rjilsnrhe va«lo Moia CMcrvI rMioscluto, el setiu timer cvd'j- ii" ' 
ili quel fhe vi tUnocano. ti nello hixehf rinaa a ^lufeire loltmenic >]Ufi 
che vi hanno prtllca e conoBccnia. E olire e dt iiursil vi vaano «irbor ren 
q'ialctie rlsosnln H rhe nnn OTTleno ncUn bsmitene ■ ron iiuello clin aecw. 

(I) !«ut. Alni. 1SI7. Coti, ir, r. «ft ,4ML*. tlY, iBeoal.) • "tixi ;MWr H 
frmntrar dictoe dmnw deinrabaiitur M comftwuniur •» fUittti eòìt ». &L di 
Norira fuer. Xiri) ed. Cenili H . 187- > fi. Itìwmtttr pote»Ua aufirrt inf/itf 
dffiliuf iiliiu lit euiiu doma («nuM /borii ». SI. LaDdeniluni (Lnude Pomri'-lJ 
IMO ■ ri porior «ni hiuUa lìtiui d/Mui m iwt rtffrtar futrM tinlM-m 
etmni w<ii*i»n •. 81. di Tudor ,l531i llli. in, B.. 199 ed dtlri. 



<M 



fiunui, ili vietarlo soltanlotn Hti^la, e ili periDeiterloiuoasa(l)., 
Su^H iprttutorì b) giuoco a sa)I« Ioni Bcommcsro abbiatna di gl& 
p&rlato. l-JEXj wniiero minacciali con poiie ^uali, ovvero u1> 
qaanUi tninorì ild ginocntori alesisi, piìclid nt^uanlitti corno, coni' 
pDd : ed iufalti la loi-o U5:»t«iciiza od piA dai caù non fii del tuttù 
'■ ;-■" -Ita. Olire di questo i divieti del giuoco, cosi nel sec. 
li poi haDQD il particolare d' eenerc prittcipaliuenlo 
divi«u Uioalt, valfi a dire : divieti per una piazza, per le vicinan- 
. . .1-.,. _ .1,:,-^ g simile, ijueeta fi una Uotle ragioni , per cui la 
-Il in Italia Tuut exsar iudagatii in o^iii citili se- 
{««ratamenlc. Nei divioli, cIro troviamo anoonf al d) d' nggì ìa 
fbmia d' iscrizioni, bencliA di tempi posteriori, sulla ptaue del- 
le nostra ei[(i^ sta rinchiusa ed indicata una bolla parte della 
atoria (lolla socìeti. Quanto alle iscrizioni stease, elleno merita- 
nbbero bene d'esser raccolte e pubblicale, prima cbe lo svi- 
luppo della vita moderna lo Taccia sparirò per sempre. 

Invece non i> una pnriicolftrìtà. del giuoco, ohe la sua pena 
vennn raddoppiata In notte. Tale disposizione acaturieoe da una 
ituLv^iiita generale dfll diritto criminale nel medioevo, ciod: che 
ogni delitto commesso di notte, eia doppiauiente puuibile di rjuel- 
lo coromcsAo di giortw (2). 

Oinniderale da una parto queste leggi, e dall' altra ti fatta 
della. generalo organizzazioaa dei baraitiori e della esistenza 
di baratterie Gulla piazze (juasi di tutte le citta d'Italia, risulta, 
<:Fie i divji>ii loeali , '|Uellì del giuoco * io abaconso « o della 
:>rivata dovettero diventare privilegii in favore delia barat- 
MTìii 111 piazza putiMica : poìcbè, aitando generale la pascione 
del giuoco, ed i divieti loccand» tutte le altre occasioni, ossa na- 
koralntoiiU dovette dingerKi verso la baratterìa. 

Ma sarultie vano il cre<lere, riie tal fatto fosse sfuggito 
BiroerervaziontK di quei tempi, che furono e saranno acrapre ì 
twnpf dei pifk grandi ingegni amministrali vi. Anzi, io mi per- 
fluado, cbe essi colle leggi proibitive ebbero addirittura il fine 
di ravorirn la barattt;rìa. 



(1) Alcsfindrla, ÌW> Cnil III. H, 81. V. nnctie li Bando Fior, del » 
Aiwte Ittiifi II rb( noti hI ^luerhi |i«r le «Irade et fiatie »; la iKrIiionI 
v> I l'jlitinte da me «di' drAltte Veneto ISSI, cbe si troniii) la 

n< lUMi. 

,s. >edi (Kr ti. riren», Stamte del isti, llb. iti. n., «i. Dedvplapena 



56 



IL (ilUOCÒ J» ITALIA Nta 8IS0UU Xlll B XIV 



• ITq interesso de) governo, ohe la baratteria non sollanin 
epifita, ma che eitzi si trovi in uno slato Borida. non )iUkt |im- 
veniro, die dall' osisleiiza d'utia gabella sul giuoco, e Bpecial- 
nMat« sulla zara(l). 

L'esempio più antico d'una gabella sul giuoco a tara, per 
quel cbe io sappia, i quello il' Amalfi, doli'». 1287, in cui tist^a, 
do^ triplicale grida. ìnsieiTN colla gabella ferri picìa, venne 
appaltata per la somma annua di V> oiioie ('^). Nel documenta, 
che purla di qucst' appalto, Odsa viene detta ' gabella acxari ,, 
senza numiiiBTC u6 bisca n6 barattieri; ma una * gabella ac- 
zari ,. se non pmlupponc addirittura l'esiislonsa d'una baratteria, 
doveva eicuramente provocarla. Però (|U0Bta gabella non d il 
primo «Minpio d'una vendita del giuoco a J^ra per parie del Co- 
mune. La città di S. Geiiiìgnano ricevette noi Novembre dell'an- 
no 12^ due pagamenti per tale ragione: l'uno di tre lire da) 
compratore del giuoco dell'aliosso; e l' altro di dodici lire a dionì 
soldi dal ounipraiore del giuoco a zara (3). Siiuilmonte a Nn ■': 
le nostre Tunli parlano d'un * voctigul niourum ^ che Hi daLj t:i 
appalto dai re, e tolto soltanto da Alfonso il i.^'rantie ( l). Ma non 
pu6 essere dubbio, che qui si tratti della gabella della baratteria. 
Cosi per es. gli statuii di Verona dell' a. 1434 {•>', cercano di scu 
sarò gli antenati, dicoodo, «be questi abbiano ìatrodotto Ìl 
* datiuni baratlariae ,. esistente da tempi aiilichiBsimì nel Co- 
mune di Verona ' non tfuidem ad turpem quatvtuiA /acietutuai^ 

(ti Cin/llito, Bttmnm. jtnlH. dtl iK^ tea. (Tnrlnn lltll) mi. ». p, tli. 
< I ilsill e itll litri irliiorAl d'aiuriio... frano «litiiil, a por dir maglio, rldolll 
in tootll loegllt s goWII* >, V. toó. Jlt. m, 

(ti lAino OAHHk, ««mori» itila f-lllit 4 Amalfi. H. |>. 7IL HoU 1 

(:i} Cune rif S. GemìQmanfi {Hirnuliifti. dui éi S. ilaghiinfrin àt i/.i- 

tatoM* 9.i ttSO r. T (4. d. S. Plr ). tlec i>a»l etilrtte balillti t\ iiem-, u- 

■ IM H(o Om. itro comuni In mtnw Kovamb .. Ilfm halml III liti d n 

Tallao Bllii nironerlj |>fo <iu[iMtnenln |ir«(ll Indi o<*l1oriin ipicm «mM ■ 

rol. — ... Iiem habul XII, llb. et I «ri d. i Mirto (|. Rtcrsmi prò mipli- 

manie prelll tiidai unii qnRm »mll r cùT. 

{I| AtnNii Pi>fì<iMit*K, Ih dmiit ti (àaii Alftoii ffft I, SI. « rnHual. 
ijinitt et meirtnrio nli/ìie ttleit mulln <iiilr n/rnlti ;ifu>lin'o(ur niifulh*. nof'-ii- 
l«Ni) TK-i. CUI ai luixim a tupfriortbm rtf'lma cwinvitim irrat, |>riii<Y<-"-'> 
untiyai aitfJ.Mlur. Mli*fac%«iti ». Non ini iwni. dio li [Mnila n tVur/kl M-ru.-. 
aMl4 dal Uurrkhirdl I. e. airrtf|MH<lB iirKlMmeniii al • vertlKnl elpir- i:. 
reair l» rtilamn II Pmnnnlia : qui ti Intu non dell' atiollilofid d'imi ^:>i . 
•at ilgtld binilcrli iIdmi 

|5 .Itil Vorouu. Vfceoii 1413^ llb. 18. B. ii, tab. Mt nev- Itti 



t: «llìCIALUliNTB I» FUiKMX &T 

«ck/ ad corruptot morvt et tcandala protiiòenHum ,. La bolla 

il' Innocenzo VI, del 3 d' Agosto 1352, coiislaui l'cùsterua o la 

cadila della baraUeria in tatto le terre del Patrimonio {!]. 

Tala ftsgGrsioiie vie» ooiiferniata da pareccliì statuti dello stala 

pouiiflcio (2) e dai ooutratti d'appalto cbe ancora iroTÌamo negli 

cliivi <li moli» cìltft, Cosi por es. faenza conserva iIud ani 

>li anui 13'20, t! t^:J3, die ciiatuiigoiin la vendita della ba- 

ninena del oocnuna; o ijitosti oltro l'autorità di Tor gtuocare, 

ardano al prtiveiilual» anche quella di spiare^ procederò 

itra coloro, che gìuocas&oro senzt sua licenza (Morbio, Mu- 

DÌcipi ttalinni, II, p. 105). Gli statuti dulia ùabella di Ferrara, 

sll'a. inTI, hanoo assunto nel loro oonlostoi divieti del giuoco, 

lùorì della barallerin ed hotiiio duto al potcalaa taratlcrtorum 

una specie di giurisdizione sui giuochi proibiti, per tutelare il 

Uno privilegio (•sciiisivo. Siinìlo Tntto troviamo a Lucca. Il po- 

stft dei bftral!,ipri ivi oon ft-altro, che un iinpiognto del cc>- 

mone (Boagì, I. e. p. 3ttt). L'appaltatore della baratteria ave- 

«u il diritto al quarto d'ogni coudeonaziooe che si fecesse 

* per cagione del dicto provento , ; il che si' riferiace prin- 

oìpalinflote , alle conden nazioni per giuoco fuori della barat- 

trta, e non già, come dice il Uougi (I. e. "ÌHS) a quello * fat- 

a <-.iii9a disile risse , e dei fanmenti , che accadevano sul 

l^f? < . Pur tale ragiono gli era eooceseo, (e non soltanto 

^vi, ma aocfae in ntolle altre città) di portare armi ; e qnesto 

liritto avevano anche t «uoi ullìcialì (3). Il bando Lucchese 

contro il giuoco, ed il contralto d'appalto della baratteria, del- 

l'ì) III. Kol. Auf. isn • tn nojiffuUu proriniiit tì rli'ilalifMt, ik^Mi et 
Mibai mlfi*at immt4iait lu&JMfff, (w fniiifom eonnuiuiiin»,,. cit^rvatar 
fi m Knmana cvria olMrua'um eit. -iioil fn ctriù tocii... t/Qratartao vatutailer 
•ate»i«tae per (trt?i ,i^tiaJfs .. mtkIwiOu* ad lempvi Ut» 9t Iteuit Qttl- 
^}Ml• liMliim tifrivrt puhilct toxithritm tic », f, incile la boUt iti 
ilalN- 111. fii>. )3&l iMOtri) le bataiurle. 

<f> St«l. l'Ir, ectenie 1IW),,II, r. HI. « PmUclo non vmdieaKi rìil Fi«Nm 
rf-rMll*^ al4f>i«wi Iu4er4 •■* Intit ifrpii(ah> od baniltriam chilitlìi Cftnaf, 

Mu duHt fttmtiiit, uhi (tilinm t<iratànat pnivdvt-u <«ntfi comUngat f*r c«a 
C. *\ f.- f^ cxifi - 1 privali Invee», ebc liUMi$«ro In osa • -muik harùlariaa 
M ^itaiiipiM Iti» liuliim foblicum laxittorm» txtiiHfnlur fitjpletto •■> CM 
i(*fcr. ^,l^M. .. t^, IV. I. Ui. 
[S) siau d. Uiti, ilt l-'errara Item -juod pettaotu banttariar pouini firn 
ar.na dit MMfMfH cum JumiM ri tnn lamiiu WmIo J>r« no 4jlc*<>. lucfa, 
Coalnlto il'«lip4tlo del SS telar. 1330. ;II«ivl| pi SM} « Ancbe cUe suol ninoidll 
ri dll f>oisati& portare l'jruo •. 




58 



IL lilUOCO in ITALIA MSt fiUCOLI ÌUU K UV 



l'anno 1336, vauoo perfmUoiHnle d'accorto. OiA oullo sUJulo 
lioir k. l308 è faltft una esenzione diti illvieti Je) giuoco in 
favore dei bitraltìeri. smbilili ia piazza di S. Michal» (1). Ora. 
noi 1336. vongijno vietati i giuochi a zara oolla roslririono. • »e 
non in dotla pioua di S. Michele ,, ed in diversi altri «ili, ta 
^tnma dappertutto * u' vorr4 lo coiupratore dol provento della 
bamileria ,. h. una couBoguonza dt tali norme, che l'appAlraiorn 
ebbe inoltro il diritto d'accusare e dinuncìare, f^ìuocalori e bo- 
steiatniatori, il che non ba snnso, irannu fuori dalla baratteria. 
Tutte qiKslo sono leggi protezioniste, cbe dovevano garantirà ìt 
privilegio della baratteria. Ma colla massima evideiua rìaulba. 
datl'eseinpio di Siena, come le leggi sul giuoco, ed il Qurìfe della 
baratteria stiano in intima relaziono. La storia della baratluria In 
questa città offro un inieres&e speciale, eia per l' iogegoo, oott 
cui furodo trattate le qttestioui ivi rtrereiiiÌ!>i, come per la cltio- 
rezKa COI) cui si distìngue lo sviluppo della baradcria. Sara 
dunque d'uopo, dare ud quadro intero del suo svolgimento (2). 

La origini della baratlerta Senese sono oscure. Ma é facile a 
Spiegarsi il suo nu&cero, od almeno La sua osisteoia: atloso il 
peroMSSO di giuocare a zara iii pubblica piaua. Il primo &egoo 
di vita ch'io no conosca, sì £ l'oiiistduiiu già accemiaia dei ribaldi, 
elle si trovano in diversi impieghi, sulla mete, del tiocolo XIU. Il 
consiglio generale in questi medesimi tempi (l'2;>7, 125!)) si oc- 
cupo sertamejiiQ delle questioni relative; ma non sappiamo, quali 
decisioni abbia preso (3). Tanto pia chiara partano i codici 2 a 3 
degli Statuti, redatti sul principio della socooda metà del seco- 
lo XIII. I^tii riconoscono perfeltaiaente il barattiere nei suoi di- 
rìlti, bonobi lo cliiiunino infame. È vero, che gliviutaDO il giuooo 



111 St del roin. di Liicira. d. in. IttA i'1,uri*l IftfTt Uh. IH. tt. n t Ki 
pvedmla non rtndkftt tiU Incam ■« ntn'rftì m leaialrrinu uu Ivroltrhti tu- 
itMtflhif Iti maluanlUmi mii titiwn ttnenlibué In ptalw prt^icta « [$. )li<hoI(), 
la (|UAUio mift inreia ■ walattrlnl ■, per tiaratUerl, e»u al trova aiirlii! uull 
Atalull fflodfBftfl dcJ 1337 ;srilabrlnli lltv 111. K. » e tiefitl .«Ululi ili Praia 
t.irchMo amwau. rM. I, friffloi. V, fin. ttc. XIII ul Rubr. <U peu le- 
aonllii ladam. - 

(B> l'rtfhe wno le naturiti, dite di CtMU> r*ium-l'B«*Ti, CiHluml Stunu 
Atnk hRì. lo quill iwi non (Dor«i»o che la *ec*iHla uf IO «lei m!c. MV 

Si beiib. ùtiì cotìi m-nfn'e V ii«i )ii1il tlS9 i%uL 8. f 31 r.j PownIi'm, 
« lllt^^T■U^^il *t Uttaiìit, fune e^iiUe per rtPÌMem />«»( ••. Sod. Moa. Jiaoir 
tiSt |VOl, 7. r. 90 r.l f tmfcr {«^ taxttlorwn 1 bttatMtarum. La diffciniiu 
fri tiiiej « baniirrU hi Ui $tìi iplecoU- ftft Ulo dlcUaiinM ti proclM 
MlUnto Ui leBi|>l iMilcrtorl. V. Giu-i, Uittm. \, Flrenst, ISSI, p. «. 



a iven*LMB-NTK in nHCsze 



Si' 



a tO brAoetA d'ogni cbieu: ma motiono «olUiataana i>«nA >1i 
ix «al. menirp la solita f«Da «li giuoco '^ino S"* 'ire [I\ Ksse si 
Igono, Rimìlmouio coinè gli antichi bt&tuti i3Ì Ftreazo, centro i 
«ori !2L e contro la biscA privata; mentre non toccano 
quella pul>blic[t ÌD nessun modo. 

L'esistenza di tala baratteria ci viano assicurala qua«Ì noi 
laeitivi tempo. Nei libri diBicfbarnadolt'a. t'278nppan&i:euna 
», fatta ad un pittore Ouiilo, per aver egli dipinti) duo ban- 
3. l'una di S. Martino, l'ultra della baratterìa (>'(]. Non ei 
kpirebbi^ per quul ragione, la città abbia pagato la pittura di 
|Ul^sta bandiera, ite non fosso stata la baratteria sotto 1& sua 
tger4Ln£fk od immediata diremne. Ma qualQ fosse questa ìa- 
srenza, e queaia direiione, non lo sappiamo; boncbe non poteva 
I mollo dalla orgaui/zazìone mantovana, trovando»! i bn- 
nei comuni impieghi. Però io non trovo nessuna testimo- 
nÌBoza d' una gabella della lara, che sarebbe anteriore ai con- 
Uti d'appalto, di cui ora tratteremo. Soltanto questo 6 eicuro ; 
14 la baratteria ebbe nun sede in piazza del Campo. l'Issa sar& 
la scena coelanlo, por «luantù «i dirà ancora, auUa terra di Siena. 
Uno dei documenti più importanti è ora quello, che bandisco 
t ribaldi da questa piazza. Esso è dell' a. V^J2, ed ò l'indizio 
d'una correute, diretta coolro la baratteria. Questa corrente 
iggiutise il suo colmo in uno statuto dell' a. l'2^, che aboIiM» 
Idinttura la baratteria, in tinta la cìiu, sotto pena di X lire ; e 
•|Uolld, obe terrà late baratteria, ovvero hì troverii entro, inra- 
ice di pagare la multa, dovrà frustarsi * mtdia carn&tt» per 
•tnipùem Scnam , (Oocum. HI, e. h. a.). 

QpMta provvisione procedo immediatamente il nostro primo 
"oontralto il' appalto, steso il 13 .Marsw 1294 (Dooum. I). Kgti si 

[)> Le • Fandaniie di tiabella », ei) 1 m Reiclslrt del Todetlb tlilicndano 
III condaniK! per KUorn, sulla flue del sec. X\\\, e sul prtnc ik< Ben SIV. 
(ci« t\ teceta in ririn dalla \*%%k, tiatiMIta giù d-igli sUluil ptS latirhi. 
tua. t il>«. 111^ 

(il Otioulu al iiroslHturl , v. la chtou deiriloaiitnsU ad DcrreL V. to 
« de nrmilut fjnUttorw» » ; « Cltrlau uar« tiiam ad ludum .\7 pr« Xtl 
M»ai'^mi puUkut ctntrlur luttraritl- «vtt citìaite caanuludiM faltkorvM. 
tmtnb^aastamfMriatìialit inwivinA f«Riiu^(rwii hHiiamnii vii<um fàUiarf ». 
(J) inifi di Birt-hemi, rurlia l*7« 1. W« t • It. Ili llbr. étn. *i V. «o( Ovi- 
ti pkljfi prò l'ifinra itvam ftiit m vextUo dici MMtl Martini tt in «wnirrl» 
hamtiera baraiianM •. Fall confulonl «niiio di at« geiiCrnlfl w\ di ci. 
. diitlnio .latti Rtktio di Brunello Ar«|lnn, s) troTj dcHi solluria 
-a RlDCblacl a tiabblo. CHoni: e C;t«*ii:u(ttK, Stnrta tUUa |ilf- 
t>'« n rinlia. 11. lU. 



i 



60 



IL aWOOO IN ITALU. NEI CROOU VO K XIV 



rìreriBoe a) giuoco dì tA-voIa, « parla dall'appalui di tre tenda, ia 
pi^TiA, f" iitQ in tro pumi (tra pUttétc) di essa, * ova 

Befn(ire à ■■■• "uare ijuosto giuoco; , vicino alla poi cosi 

detta fonie Oaia, ed inconiru n) palazzo dai Signori Pappone, dì 
Melinnda. 

Ora mtpptamo, oho io piazza dal Caiopo mollo tempo prixmi 
dell' anno IS!I6 a»Ì9l«vano tende e baracche, appaltate una ad 
una dal comutie, a loìsura di braccia, ai «indoli mercanti e ri- 
venditori. La Rocnme d'appallo di queste ti*tiJii sono esigue ; essa 
variano fra 10 sol. e S lire per un niezz* anno (1). L'ordina di 
mercato, dell'a. 1306 ''i), troTó una generale coarusìone, e coinan- 
dù che le tende foaaero ordinate io tre fila [frintim per Uncam 
ad tres fìiio» oet tinta») s questo in modo, che fra lo die restaste 
Un passaggio di deoenle larghezza [ila tfuodab vrui ^licttrvm U- 
néoru/n et terierum tendarum ab alia ait Uìier et ej-p:riitua <tntiÌ- 
tua et eia). Tutto il reato dallo spazio, non occupalo dalle 3 fil«. 
doveva essere sgombrato : eccotto il posto dei posoiaiuoli, o dalla 
baraiiaria (A), Il pia jmportaute sì ò eha da ora in poi 'luasio 
tende non sì affittano piO BQparatameDte, ma si danno in appalto 
generale, riservati ì diritti doi barattieri e dei pesciaiuoli. 

Non abbiamo nessuna ragione, a credere, che il comune, 
quando uell'a. iS'JÒ appalto la * gaballa tucU iaitutarum ^ par 30 
lire annue, tossa «tato io mala fede. Il giuoco di tavola era un 
giuoco gonoral(n«nta permeeso; la citta ora in pieno diritto di 
darlo in appalto, tanto pitt in piazza e tiel silo, ove da lungo 
tBiDjM) %\ iiHava, e nel medosimo moJo, cho Rppaluva le altro 
taade in piazza. L.a sonuoa d'appallo 6 rolativaiiieulealta,* treiila 
lire - ioa non sproporzionata : tanto piQ quando ai traila di Irò 
tende. Non vi pud essere alto piA legittimo, e diciamo più tuiggiu di 
questo. Esso mm ha nulla che fare colla baratteria. ;che d'ora 
ìiuianzi cbiaraererao 1' antica baratteria) ; anzi 6 diretto contro 
ili essa ed ò un tentaiivo di regolare la sfrenata passione dal 
gtUDOO e di avviarla in una strada ragionevole. 

It) Llbrt di llKhomA, VulU IW, «1 »e«c. libri di Ctbolt*, ApialU. 
liM ma. 

(2) SUtau ai Gabelli, rad, IB (jl a S. ttltnai Apfi> l«l 3I> tx)^ I i« 
IMI. 

(I) i.c r«f i/uod nitlte alia inita... jMitft «tomn it«lnmr«ifl„ lHallf«ir 
«lid fon# di«Ji <*mpi txtra ■l^.t d« mtìm *r Umim tati^oi^t^ It-ilt f iMtmm.^ 
ti imóa haraeurtorum mu raubaUonun»e%4tt9aiii iiii< > ' - ntJi 

prvotilatilt àa tata fa iiiubjs aune «uni, me cMmai . ai 

litKii eonttUml a. 



K 8j>ectjU.MnATe in nRE»z£ 



GÌ 



Ma ']ite?ii buoni propositi non furono di luiign durata. La 
flnanz/] della CittA orano in uno stato troppo (.•alttvo, e la barat- 
^tória troppo fòrte |iep darsi viola cosi presto. Noi supponiamo, 
la citta fos<ie in baona feJe ; ma se fosse anrhe l'appal- 
tatore, chi potrebbe dirlnf fi certo, che la clliA dì Siena sul prin- 
^cipio del sec. XIV era in una continua mancania di denari. 
?rima Ji ttiltJ essa fondA nuove banche dì giuoco nei hagnt di 
Petriuolo e Maciarolo (13iX)> diventali poi famosi, per aver 
filato jOf^giorno nd Knca Silvio t'ìocolomini , al Poggio , e a 
>lli allrì illustri uomini^ e subito dopo l'acquisto del porto di 
TalamonA, la troviamo ancbe la (ISijCÌ). Con questa difToronm 
^«olianto: elle ìl contrailo d'appalto qui non parla più del giuoco 
tavole, ma • rfc t\i<io tahutanmi <rt sardo , (Hoc. I). Da que- 
st'anno in poi anche nel Comune centrale questi contratti non 
^veogoDO \>\ti rubricati colla solita formola * ^ihelta ludi tabu- 
rivm ». ma con quest'altra * gobelttt barntieru- tu Campo/ori p, 
I dadi si aasuinono espressamente nel contesto del contralto, e 
si prometto agli appaltatori, di dare a loro in ca^^o di bigino 
• auri'liu'n, inn.tiliu>net /anì/rm ,, precisamente come nell'ap- 
palto Laccheiie del 2G febbr. 1336 ove si pronmtte al proventuale, 
36 *■ ti maggior officiale de la Guardia li debbia dare )o euo fa- 
rnre e aiuto et forca a sua richiesla ,. Ma con voce pia chiara 
parlano le sommo d' appalto, fìsse, nei primi venti anni, cioè 
diJ l'ì'yy lino all'anno 1315, sono arrivato precisamente al docu- 
f>lo della somma principale: cioè da 3U tiro sono montate a 
i> lire, è dunque una t^tslimonianza quasi superSua, che vi of- 
I il contratto df?l ì di Sott. 13L3, il quale riconosco ufficialmente 
il diritto dell' appHlliLtoie'di far giuocare nella baratteria della 
BÌCta a tutti i giuochi permessi e non permessi dagli statuti ; un 
ìritto, che poi ei esteae anche suH'eserciio (et in omntòut exer- 
V'ti^ya et cacaleatia). 

Ora è impos&ibde a diaconoscere la connossione, che esiste 
questo stvolgimento della baratteria cittadina e le leggi sul 
Idooo. Kssa coal miti sulla mata del «oc. .XIll diventano seve- 
rianime verso la fine di qaest' epoca. t*nm& di tutto si tolse il 
< per natale ; poi i divieti, che innanii andavano (ino a 3 
I|^a, ai estesero a Ire ( Docuni. III. cod. 5> Il divieto che bandi ì 
barattieri dalla piazza del Campo, abbiamo già registrato ; ma 
liloll'altra provvisione, dell'a. 1205, che tenl«^ d'abolire compieta- 
ite la baratteria, non duiVt, ed esea non apparisce in nessuna 
delle redaxioiii poeteriori degli statuii Senesi. Il Volgarizzamento 




G2 



IL anioco ts ttaua .vei seuau un e Xi 



poi, iltfl 13IU oso toccare per il [irimo il giuoco io pubblica {óai- 
za, vìetaodolo cosi * occultanaeate . come * publicatttc*nte y. 

Avendo duo'^iw la citt* da una parte trasfuruiaie le tun teoda 
de) giuoco di tavole, Ui una barailana o/ift'mi /«irù. st crad«p>liliu 
ohe d'allru parti: i barauieri e rìhaldi TosAuro ataù lasciati Ìii 
pace. Invece essa nou esita a compirti intierauMDU: un dìtsefcno 
cosi bene tracciato «taanando leggi ch« dovevano colpirò reatica 
baratterìa, e cotitriai^ere i boraitierì, a conreiilrann nella banit- 
leriailelU cittA. li contuno aicuramente volentieri nvrebbt» abolita 
irititiraioent» V antica biLraUeria oome lo diioogtra Ìl tentativo 
dell' a. 1205 ; ma essa era legata eoa troppe istituzioai della 
vita comune, e ilelja vita pubblica, por essere casaata eoo un 
tratto di penna. La legge del l?J2, caccìaado i barattieri dalla 
piazza del Campo, non poteva avaro altro eQetto, che di sptugerli 
ufli aobbofgfaì. Questa infalli fu la siu ooasegueiizo. Gialla di 
mano 6 uearo, eh« la tenda della baratteria aotìea mai non sia 
stata tolu dalla piaz» del Campo <l). Io una curiiKìssima prov- 
viiione dell'o. iS'H il comune abolì la Ibggo, die aveva pnoibiio 
ai barattieri, di gìuocare vicino allo chiese, ed in piocza dot 
CaiD]>o, tolse ancbe quell'altra, cbe aveva abolito la baratterìa, 
cooosccnda bene, come essa ooa fo«so di nessun valore ; ed al 
contrario, ' altoso clis al di d* oggi la baratteria èi venda , 
j ewm ttarartaria hodie t^ndatur ti mlita sii otrndi tn A'abefta 
-pro comuni Sente ,) ordìnO che l barattieri AOn aves»em ptd a 
gìooaro, tranne ìn.piitzxa del Campo (ì;. So ci restosss qaalcfae 
dubbio sul vero senso di que>ìia pruvisioue , allora avremmo 
quella |wco posteriore dell'anno 1337, che garantisce aiedd«Ìma- 
awiite (u barattieri Ìl libero giuoco m piazza , * infra atlieea 
dicti Campi , . botto la condiuoae, che la loro tenda in piazza 
del Campo dovesse levarsi deS ni lì vomente. (* Taada ritMldomm 
in CamiM fori retnotenda et fjem'tva pxlirpan/Ja , Doeutn. tlt;. 

Abbiamo dunque da ora in poi a distinguere fra la barat- 
teria, die mÌ trova sul prìndpio dd dugenlo, la cui floridetza 
cadde in tempi anteriori di qael secolo; e ((udr altra, ch'io 
chiamerei la baratteria moderna, coodotta od iippallata diretta- 
mente dal comune. Ijlueeta costituita defloitivamcnle sulla mtUì 

(Il Iteli' ordine de) mercato ■. 4 Af. 1309, pare >l parli dolU biratlffli 
sniirA. 

lii Situila prevedi menli prese HsnlAVB. quado nelle lUtuW Mpn citali), 
■lell'l ' ISHI arii\a/i a .\>r «pu >-Aractfni fxnUnl alili*, «di ad barùCtana'u 
Intwf ■. Il dorumentn maniijitno e l'indliln d ani rllnmi. limile ■ qtirllj 
a, ura ikbUrdU. Vodl euclM gli 81. di Modeoa. UL » e >* 



e SrBClAtMBMTC ts rrRCW.K 



61 



del«fte. XIV e» destinata ad annieniara la baraU«rta lìbera, 
'aitava pid a quei tempi, ed a ^nstituirla colla bisca 
. . ji'.T meno il' una nuova e pid s^tda organizzazione 
protraetse U vlia di Mi istituto fin al principio del cinquecento, 
il chevuul dire, finchA iiti<ì«ro le citta granii ed autonome. In 
ogni cuso if ad ainmirarsi il modo, in cui ni esegui questo grande 
canfii amento, ohe conduce dalla baratterìa antica alla bisca 
inolorua. Coa qnosta trio»(^ la onnipalonza dello stato, os- 
eon>Jo il giaoco or& dichiarato monopolio. Con quella invece 
Rvorl una pfirte del medio evo, strana e meravigliosa nella sua 
%tr«nal6i?a, dt cut fece un tne»itiere con quella ingenuità cbe duÌ 
ammlriaroo, senza capirla: poiché il pvutiìero, e iieTiimeno il sen- 
tinwnto nostro non possono pib abbracciare concetti simili. 

Ritornando a Siena e percorrendo collo sguardo la liiita 
dnllK snmme d'app&tto, troviamo, oomo già si disse, nell'a." Ì3lh 
quella di 3lX) libbre. Peccalo che noa sappiamo, quanto per cento 
^el.b* diriito a prendere Tappalintore, come a Lucca, ove prese 
uno grosso per ciascuno fiorin'> ,.(BoN<;t, I. cBandoSO, p. 29). 
Dal 131& in poi le fonti mostrano una lacuna di 1-1 anni, ciofi 
\ì 1317 al L331. Ma siccome dal 1:131 tino al 1335 la somma 
Fdi SOO lire 6 stazionaria (1), cosi bisogna supporre un rallentorsì 
dello Mviluppo in quoali anni, che si impiega molto bene coi tempi 
utivi ed infelici. In questi anni sacccdetlero qnelte terribili ca- 
B, che cagionarono una specie di emigrazione da Siena a Pi- 
rati», ove gli inrelict furono ricettati e ricoverati: di cui le minia^ 
ture nt-i fanwso codiue Lauronziano del l^n7Ì, biadaiuolo, danno 
un quadro di commovente verità. Sulla metil del sec. XIV , le 
«otnme d'appalto si accrescono in modo meraviglioso. .4no]ie qui 
i ' hon sono Ken/a lacune ; ma è evidente, rhe una somma 

li ire, coma la troviamo nell'anno VMì'i, sta fuori d'ogni 

proporzione colle somme della prima metà del secolo. Intanto 
cittìi aveva organizzato il giuoco in modo va3tÌ»»imo qua^i 
tutto il suo territorio, e la somma ora nominata non è afTaito 
«eoezionale. Resa acquista importanza, pensando che lo quei 
tUnapì il saUrìo d' un professore dello Studio generale era di '2^ 
I annue (2j. L'anno l^Zi il camortingo-della gabella generale 

(t) l'ili prewtoione dei « Dwidttim anmialora • é«ll'a.' Itl6 (Sui di 
.t CL, r.i ordinò di liba iiiimltire imi labella per diie anni «usscguratl 
>« iiKitf'lmi proreiituate; Il che i>nn Bl ossertd iirlU falcili della 
Innv !;a II neslro regiiaifo MI nefll anni ISSI v 3uu«iru<^nil 

ii-ma f. IH, r. Ilb. III. B.» Do tutorio maiinrHandini 




ùi 



IL GIUOCO tM rTAI-IA .«St tlRCOU Xm E UT 



annuncia ai n«gotalorì, avere egli ricevuta dAlla guLelU dotta 
baratterie di Siena, Grossolo, Migliano, e Montalcii:o, p«r Ìl 
tempo di mezs' anno, cioè da Ltigtio i:tf>3 Un a Gennaio KÌ5I 
la somma di circa 17000 lire. Talamone, aeirntiim l^JOÓ^ appal- 
tala per la meschina somma di 15 lire, denunzia nel 13t>i 
oioQtomeno dia tVJj lire; il cumertingo di Monlaleino (13GI) co- 
vec«Qto lira. Anche Areidosso avtiva (1366) la «uà tiaraturia, 
ma sulle entrate d'essa non abbiamo nntirie parlicolarì coma 
del pari inaocano per lo sviluppo ulteriore di quelli di Pi'triuola 
e Maciareto. Grosseto invece montò presto io fiore, e fnitu'i al 
oomund centrale, l'anno 136Q, 2000 lire, e l'anno 1370 pia di 
yOUO lire. 

Queste somme straordinArin non ei S|iiogn(io aiifiìcinnlo- 
meota collo sviluppo della vita cittadinesca, verso I» fìna del 
ireoento. Per produrle ci voleva un giuoco nuovo, «d io ispecia 
un nuovo gioco a Kara che s'impadronisse delle baratteria, 
trascinando seco gli animi di tutti. Questo è Ìl coM detto giuoco 
dei nuibi, il giuoco delle carte. La opiuione generate, die i naìln 
siano venuti tn Italia soltanto iiell' ultimo quarto del soc. XIV, 
non ò sostenibite. l'u^ darsi, che In cronaca di Viterbo dica ti 
vero, quando aH-serìsc«, che in quella piccola ciliA i naibì foiic 
soro introdolii soltanto nel 1378, ma non fu cosi nd a tiran- 
te, ad a Sieua (1); e forse nemmeno a Uologoà. 

Ora potremmo chiudere la nostre indagini, sa Don vi Tosse 
un jHinto molto caratteristico per it concetto modioevale. che 
non avevamo oocosimio di toccare nella csposiuono generata, 
i]uello cioè del trattamento difTerento degli bxlrauiuram od In- 
tramurani nelle leggi sul giuoco. Padova, quando l'anno 1277, 
sotto il Doge Matteo Qaarini, emanò le sua leggi contro i ba- 
rattieri vStat. ed. Gloria 7SA, 2G1), in realta non fece altro, che 
bandirli fuori della porta {'i). Molte città ootesero loro divieti par 
una parte del contado, cbe a Siena por cs. nel corso dei tampi 
variù Tra S e 4 miglia. Della disposiziooe tiorenlina (StaU 1331), 
ebe fflce eccezione perii * Formai» ., u òdi già parlato. (Juaoilo 

111 rro*. 83 MarUi UH f. tT*-. t ùwiitt -rw " ' ''"''" 1"' 

xocatw imAiiV ■in Ufu forubui ntvHtr taal«n(.„ jin .. vnuJ "i 

offlnfloii ci ftr omnia r' qMo a' omoLa tuitm pma MI fi tmpnnnltr f{ tm> 
f,mi potiit. •( tfftml... imr impana yatil vH dAtrti 4r (tio W* K» (v4i 
tar4t : Skns. 9UL N.' » .iDdU) t *&, « Ti.' 13. f. a « tititmt mi 
•utAoi pnaiittHr tteut Iniwri lut fo'ium • 13Ti, VI tMivemlina. 

it» 1. c. m tim<imoénitHttfubÌtc*baraUrÌi Haat iwtam itJ mar*»» 
txtra Mtontm tMiatit ». 



l'aodco Siaiuio VonHieae^ 122:^1, ed. Campagoola^ 1728, R. ISS) 
viaiA i prestili per giuoco, foce un'esenzioue per i cilladini 
ipneierrjuuin VcroHt^Htca). In «itnil aiodo pormclle Iliva (1) aì 
fttrestìcri di giuocaro ; Vercelli (3) fa una eccezione per tinelli 
chi) noQ tìi»aii ilellfi giurisdizione V'ercalleeo; Voriova iovefia 
JIS3&-13^. ed. Gabriel Rosa. Brascial8G9 p. 14) ba uaa m- 
briAa spfciale : * de non Iwiere ad aUqtiem Iwìuih cum atiqua 
penane extra/iea ,, cioè: • yt«u* non. ìmbitent in terratùo co- 
munù ci/*uttlii de /ionio rii lavo, nw/in* in terratìco in Vertoa ,. 
Dell' ^ tuaittiua eioii , soltanto parta Siena (Doc III, cod. 2). 
CJiiesli ed atlni esempi confermano la os'servazione, che intra- 
muraai od o\lrn[uuraat, o tanto pili cittadini o foroatiori nel oon- 
cQtto degli statuti nmnicipali fo&sero dividi in masucoa «d in mo- 
do uaoluto. l>erò tale (questione non è da sciogliersi in ini coso 
particolare, anzi richiederebbe d'essere trattata pìb largamente 
di (jnet che consentano i limiti di questo lavoro. 



IV. 



Il quadro, che ci offrono le leggi e le disposizioni ammini- 
ilrativù sul giuo-^o, viene completalo per mezzo d'uoa serie di 
ìcnotiiattze che si trovano negli scritti dei più illustri ingegni 
di i)uel tempo. Il giuoco s'era impadronito in tal modo della vita 
gÌDrnalÌL>ra che ad osservatori tali uoii potette sfuggire. Dante, li 
pHtrarea, il rtoccaccio oe hanno parlato ; i novellieri sono ricchi 
d'ulliisloni relative, ed uno dei primi poeti della nazione para- 
goni» l'amore al • giuoco dello «aro , (Poeti detpritno aec. 11, 
S55). Il quadro più grandioso la dobbianxi a Danto (Purg. VI, 1): 

Oaanil« rì parte *■ rIuoco de la ura. 

Cnlul elM perde, il rluian dolente, 

Blpelenttg le rùlte. t: Irfslo Import; 
Coo l'itlre se ne va luita ta nenin- 

Qonl VI dinaetl e quii dltlro il prendf, 

E qitsl ài lato II si recn ■ Rifntei. 
Et Doi) a'irrcsia, e qu»lo qtisila inienile; 

A cai p«rge la man. più non h pr«}5e. 

E COI) lUIlt C3ka al dlfentte: 
Tal ero to In ijuelia turtia «peMS.... 



(1) Hlat- di nivf, (del If», «I. CsT. Trento I8$t). H. 7S • KKtplit 
■ panini liufcrv li iviforrtnl >. 
- ' di Vtroall) ia.< 12II eJ. Ailrisnii a. tM < txctptit <uif fui 

Akca., L* S^rU, T. XVIII. % 




G>Jk IL GICOCO IN ITAUA .nei SECOLI XOX E Xn' 

Questo non é che un paragone ; ma aatlostante il coDcetto 
è di tale forza, e si pieno di verità che equivale bene ad una 
descrizione diretta ed immediata. Senza voler fare deduzioni di 
sorta da esso, risulta pure con evileuza dall' insieme, come ivi 
SI tratti d'una scena in pubblica strada, che aveva dell'ovvio. 
L'importanza del passo di Dante sta anche in questo, che esso 
fu l'unico punto d'appogzio per ulteriori notizie sul giuoco. Fu 
disgrazia, che la bibbia non ne avesse parlato. Soltanto alla di- 
viaioae dei vestimenti di Cristo essa accenniii al gettare de' dadi; 
ed a questo pas^o dobbiamo la rdp|.>resentazione di soldati giuo- 
canti, dalla mano di' Giotto, nella Cappella degli Scrovegni a 
Padova. Il soggetto non era nobilitato da nessun connesso eoa 
la storia sacra; e ci voleva il rinascimento della vita antica, 
per dirigere alquanto l'atteitzion-] su queste parlioolarilà della 
vita privata. Mentre a noi u:ìo studio tale pare cosa naturalis- 
sima e duaiderabite, ci voleva una grande indìpen-ienza dì spi- 
rito e direi addirittura una grande genialità, per dare la prima 
spinta ad esso: e tanto più è da avvalorarsi (quello scritto dt 
Celio Calcagnino, * '/•-■ (:il'jr'.ifn, it:sier'.iritm et calcuhntm ludìt «, 
di cui già ::i è parlalo ìn principio. Cosi giovi> anche in questo 
punto il rivivere delle tradizioni antiche, per allargare il nostro 
orizzonte , e per infondere uu interesse a cose , di cui prima 
nessuno s'era degnato di occuparsi. 

Il meglio, che nel sec. .Vili, e che l'orse sino dal tempi anti- 
chi fin a quel secolo si disse sul giuoco, lo dobbiamo a Tommaso 
d' Aquino, in quel passo, da cui prima abbiamo dedotto, come 
anche i teologi in massima non avessero nessun pregiudizio 
contro il giuoco di fortuna. Questo suo trattato (Sec. sec. ICS. 3 
e '.f, 'ii,, 1), é la più viva difesa d' esso, e nessun pensatore dei 
due secoli susseguenti, ed in ispecie nessuno dei giureconsulti 
potette schivare la intluenza delle idee ivi svolte. Ksso trat- 
tato resterà di valore indelebile, fosse soltanto per qaelle di^e 
riflessioni a cui lo scrittore arriva, sulla traccia di .Aristotile, e 
di cui l'uno dice, che la vera pace dell'anima stia nel benessere 
mentre l'altra conferma: * Oiiutc qitu'l ent cjftira nitionem m 
rebus humanin, ritioniira est ,. (1. e, lt'>8. 2). 

Di fronte al sommo teologo era riservato al Petrarca sol- 
tanto, di trattare il soggetto nel senso d'un filosofo antico. Egli, 
nelle • Renuidia utriutqut: fortunae , dedicò ad esso un dialogo 
speciale (27). L'uno degli oratori Ratio mette innanzi con gran 
sAPtPià tutte le ragioni contro la zara ; l' altro invece {Gaadium 



B 6t>eClALUGNTI{ IN nRRNZB 



C7 



0f Spe»] Hspondc oon Tronie ìn|>«ri«rrita la frmsa wmpn ripe- 
tuta: * Deleftor taxìllonim ludo , * Detector (ainén fioe ludo ,. 
/.Vii et tuTraiu» .fum , ' Deleclat tutfere ^ * Lu»i, rie/, gaV' 
^ Egli conoblis irappo bene U calura delle passioni, per 
,iLUnl>atreaii valore decisivo alle ragioni metafisicfae, e quando 
sau tcsiommilo al sorviiora Uartolomea, Senese, lasciò In 
di 2U Datati, noo omise à' aggiungere 1' ammonimento : 
;li non ac li giuochi , * (qvoa non ludaf) ,. 
la il più bel regalo di tutti ci fece sicoramcnto Giovanni 
Roci?au;Ìo, 1a«cìandod la più liella e splendida utoria d'un gluo- 
calore del «uo tempo. Essa serve beiiistìimo, per illustrare le 
»OKir« dedii?ioni, gia(»:h6 essa ha per isceoa Ì contorni di Siena. 
* Cittcoo di Mcsser Fortarigo giucca a Buonconveiilo ogni «uà 
cosa, et i-donari di C«cco di Messer Angiolieri « (Decani. IX, 4). 
QiMot* ft lo it«sBO Cocco d' Aogtotieri che conosciamo come poeta 
« com» giuocatore appaiisionaio ; egli appartiene alla fine del 
dugmito, ad <> nno dei poeti migliori (Il-I suo tamfxj (I). Sarebbe 
vano il dare un ei^tratio della novella ora nominata: alle novelle 
del Decamorone, più che a qualunque altra cosa 6 applicabile 
il detto uiitìco : tooglìo 6 dime nulla, che dirue poco. 

L'alta tmp(irlatiut di questo racconto sta però in questo, 
che esso ci da un' idea procii>a della forza, che eblic la paesione 
dei giuoco in quei tompi. Quella, come il passo di Dante, ci con- 
rcrmano. che «jui sì tratti non d' un vizio, che sarebbe la prero- 
gativa dello classi atte della società, ma bensì d'una p&ssione, 
<tho k'tl impadronita del basso celo, con tutta quella forza, che 
hanno le passioni nette classi inferiori. Abbiam tentato di dare 
aa descrizione della vastità che prese l' organirzaitione del 
ItMOo; ora si tratta dì studiarlo nelle commozioni, che esso 
provocò itel singolo individuo. V idea più immediata, del come 
ai commossero in tale circostanza gli animi, ci danno gli sforai 
di taluni uomini slroordinarti, e conosciuti, di fuggire la pas- 
sone, che li teneva incatenati. Qonaccorso Pitti, di cui ai parlerà 
Bncora. ebbe la potenza morale dì non giuocare durante 8 anni. 
Antonio da Ferrara ci lasciò nei suoi capitoti un documento 
commovente delle sue pene. Il primo cnpilolo ò del ?0 Ago- 
ito i'Mft. ed esso conitene un voto alla Madonna, di non toccare 
i dadi, durante il lcni[)0 di 10 anni ; 

11) Y. AUM. e' AncoH*. St*df £ trilita <• ttorta luteraria, lai. 1S§», rfi« 

|oa« DM Hadln ifieclate sa Cecco a* AiutioHerl. Sai iioeil'Ctuoratari 

Ila BMd* nullo »plrllo«o tJD^ACu, Pattila du;Vu, Pirli I7M I, cip. II. 




r 11 jc in Mi tal Mfra e fisa i':i"v 

r Di noQ ct'Xarc II fisco iel'A uro i. 

Ma la rubr^ dei capitilo terzo c'n=«^i -^me fi>sae ftodato 
il r jU : * Aveslj maeìir? Aa:ji;j ro::-? i". soprai«t3 ^oto, ìa 
SCO iiìie^iitu l'ic-iusa alla Ver;;r.e Maria ,. — È aatarale, che 
ia 5A»X q-ftii furo20 il 13.' *i il 14.' s-;u la commazìone 
deil'anima dsTetie scar;:arsi jjì :&-,.-> rsliziseo. La bestemmia 
ao:: * :ii5 .13 i^i.:i:- i; "il :**::?=ies?. i\ ;■;■»--» i^lla * Vetula, , 
frloia i: ie*:rlT^r3 ii ì';>::- ie" iaìi, :"a r^cK r:3e*sioaì sui 
ie5:;3jes.:i ìì'mm ar;::rÌ3. ;ia ch.iri:;:e-ia i:a3£traao, come 
e*'.i :"i5à* j-irsuià-j eh; Lfl r;->:: i :":.-riii r^^aisse il de- 
al;^ ? ; e £::co:ii-; ;'-ìì.re :' L. :■=.-; ì:;::.-::. e S'ìjiire il destino 
e je-^cj'-j e ;';^;:a. s^cii? :r i:'.-.::=-? i-fV.a Ciiesa. cosi egli 
creis ;ori Idi: nitei:.".; ;'ì: .1 z.:S..::-i in.a::iizi:ae contro 
:. j:ux-" b;5sj^: 1 . — Ma :'- y:z:.:- -;:i ri*;:-a cosi. La te- 
=j*7-'-i i;s:...;ìa s: v:;^ -.:■. 5.:-iì:.:: ::: imrrf-Jiazirai contro 
-i i.Tj;:-^. L-i ,iii.:.::_ra ;:. :"ì:-.i ;:lu-.'' > jiz;aj:sL eoonlro 
il zirla ì::^*-;, r.-.uiì-: Oi-:i:riU-;. ;ii ;"- socat:- ii Alberto 
NJi^z:. -:::,; =f\;^:.:e i ii-:™; 7^.:: ;i a f^j. rajsoaia.S) 
i.ii ^.■j;oj::^* :. ;.:*.; ;-*r ìa:-:-iz.:t.ì isrf;:«i 5>ra^'iaio la 
j-^a :'r^h;-:;i ^c:.:r: ■.. ::i'.:. : :_fj 1:. :— i '.:> il:= lai. contro 
liL: ;:f=>; ?.. 11 : * .' : .-• •: .:':> '.-:: .■-. :-:^.:-.: D-iim 

sz.:::-.:z ,.!..» ;'7^:,:;ì r:i:r-; ..:<j ^..::ì:ì ; i-^r ;:~àU egli 
=: i-j-L. i ;i :>:é ■;.-:^;ii. — A N.%:': ; ìì-K^; z-a chiesa, e 
p^^;:^a=:-:L■.■^ ■■if.ia i: S. K. :;■.;. s.:ii-^ fii :z .."nii al Mer- 
:d:.\ ;ii :i;.:.-ii -lz. :ì;:.-' s:ni;.? * I:: ;-r»ii :l;,:ìi ,. ■;: rlierisce 
:'. ^.'j:.z-:-^'.ì, r.r,.i sii ^;.■7.a i: Ni.-;, Nàt- IJ*. 1 , C. C6T- 
* v: s. t^-ìj -.-i a::u;i,-.:à;-a f ifv;-^ ~^_ra irlla t"l;r:Cèa Ver- 
^.i-». i-::iu ì- ZL'.K... li ;-i.f ::;::? =-5-.i :*:c:a -a :k£Ìo 
:;.;ir.r"i-ii.::. 3 s; l-^*^ -^ --■» i--.'a '-ìt;.i. ;t-. a=:5ia. che 
■i:::; i.scL-ria:: irci:. aTT::ij r:i;cj'.: i- ; .-a-'«, e Mrso una 
rra; ;iì::--1ì i. -■^-*- ::i<:;=iava ,■;--.,-.;.:=. ìi ««aio di 
:i. .-;:T«à:, s\:i;rii:. .il:::-;!.-.;, c-; ;:::."aai; ::; ^les-j càiesa. 

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' >LB, Ti:*. 7; 'i*: " ^l•!niì J-: :- ;-.: 

Slitti Jruc a$s*. fwn KB «e>r^ •-' i^*^ •U.'ts» • 
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e si'KnuLuesTe in nBBitfR 



GII 



tv\ ean un pngnate la TACcia di rtoellA davola RgurA, e subito 
ei viddo dn quAlU uscirò vivo unguo. Fu costui perseguitato 
ili, n della giustizia, e erodendo salvapai m n'andA a 

[ I il patria, ove non potoiido fuggirò la divina giusiizia, 

Ri ìtI di vita spento ,. La lecriztonl che ora si trovano in (]ueltu 
ebidsa, ac'.'rt^nnann nH'nnno l414,*cotDa luello io Dui sarebbe 
accaduto il Tallo ; ed in fatti ì quadri, rÌr«renlÌ8Ì ad easo, e che 
ù trovano cosi nAlla navata centrale, come nella c&ppclta sul 
lato sinistro, sono del principio dei me. XV, e di noti modiocru 
mano. — Wns a PdIm, il giuroconsuita una delle fonti mi- 
gliari per la storia d«1 giuoco a Napoli, obba occasiono di giu- 
di Il I un giuocatore, chti aveva bucato gli occhi ad 
IH -iinill cosa rirerl$<;Q ÌI Cardano d'una iinmagiae 
della Madonna (Farìs, I. a. fSS. Carttanua de alea 20). — Il 
primo esempio di rncconti di tal soggetto si trova in S. Cirillo, 
cba visse sul principio del V secolo il ijualc narra di giuocalori 
iagbiottili dal suolo. Ci6 avrà dato occAsione a quelle favolo 
p' -Ile si raccoTilADo dì Lucca: cioè dì certi soldati che 
^11 l'dadi, vicino al campanile, si dice essere stati in* 
gbiottiti dal saolo, por avere uno di ossi gettato una pietra 
coatro l'immagino d^lla Madonna. 

Non A tanto facile di giudtcaro, in elio senso siano da spiu- 
garsi questi ««gai di disperaEÌoae. Prima di tuito bisogna rìpe- 
lerG qnello. che «i ili^'^e sulla bestemmia ; cioft che essi sieoo 
una scArica subitanea della for^a nervosa, accumulatasi du- 
ranlA il gìttOCO in quantità étraordi&aria. Macon questo non é 
spiegalo ancora, porcbfi ossa scaritia &i diriga precisamente 
Verso il tato r«ligio!0. P«r darlo tale dire^.Ìone, ci voleva una 
pndispoHtnono speciale. Sicuramente una parte det giuocetorì 
a' ' |iiesti tempi crodetia ad un immediato intervento 

di - gettare Ì dadi, onde proruppero in maledizioni, 

quando le loro cose volgevano iu male, come fanno gli eroi 
A'Oment, quiuido rìmproTfivuno gli dei per la loro sciNgura. 

Uu in molti casi la bei^louimia del giuocatore non poteva 
esedre altro cbe una semplice nogaeione dì Dio, nel senso : che 
ci goverm un destino cieco, a cui il bene e Ìl male nostro re- 
fitono indirrerenU. Per lai cagione Antonio da Ferrara sì penti, 
dopo molta baatemniie, e * batte , die havnva * ratto colle brasa ^ 
allp Madouua. a rìturnà a rinnovare dinanzi a lei i fiàoi voti. Un 
etmeetto più olm danno t versi della * Vetula , sopra riportati, 
ohe di piA provano, con quanta energia si pensasse in quei tempi 



HH 


^^^^^L -j xni 1! 


^^^^^^^^^H * ^^1 


^^^^^^^^^dk^mk Ma una toasùmagi 


^^^^^B 


^^^^^^^■■■Bana li pa<^ stabilire in ani 


^^^^^P 


^^^^^^^^■^■nondo l« idee, ohe e» 


^ Ma 


'^^^^^t^^* "^ poicnia del suo tota 


^^^H 


^^^^^mmjT^mu», oaservatoro di bo(9 


^^^H 


- <« <«■ Imipo, dopo aviire tìI 


^^^H ja Boooli. 


^n della vincita , (1). Mol 


^^^H 


MrthìiiB (2\ abcsl&no 1' uso i 


^^^H non eli i 


«-^M attribuisce tutto a so. l'a 


^^^H priraa dì 


^^_^»A MCtemoiia, come la trovian 


^^^P 


^^^^v«griDs ehfl divoQta an disttatìi 


^^H 


^m^0^^ <*9*(> <'■ crndonza. La freddezi 


^^^H 


^^^^^^^ma Tuitala ai giuocatori sai 


^^H 


^Mp^iMsBC. XVI, a Ago<itinn CliJ 


^^HT 


^^g^fcria oonvinciOfie loaterialiet 


^^^H giij ' 


,^ aiarrento immediato della D 


^^^H 


^ J 


^^1 


^^^^ fvili concelU per il medio M 


^^H 


'^^^^Hi eoa quelli, ohe ebh« l'anii 


^^^H 


^ iistinziotie fra giuooo dì fbi 


^^^^^^ d'un 


.^a iaì chiosaion ; nessuao 


^^^^^^k BUS 


..^«•o duorjua non ha rianntx 


^^^^^H Iddìo -' 


, tatìchi giuocavario forte; 


^^^^^K sayiii 


r*T:E» dovettero subire un ca 


^^^^r 


. logere a i|ue)la importa 


^^^H preci'" 


^^^^tt prese poi nel miidio evo^ 


^^^H 


— f ^avld nel giuoco di l'ortuua, 


^^^^ Sili) 1 


^ « «MI cambiati asMlutaoiei 


^^^^H 


. k iM i^l benessere, coma 


^^H 


.^ir*"' nelln dodicesima ol 


^^^H 


^r«m acquistò il Bin^f 


^^^H un» 


^ jt ■nMt&txi' oltre mohi cai 


^^B 

^^^H 


^^OB Salul&ti. nel trattato * 
'^. . ^ ^igB questo fatto di ma 


^^^1 


^ ■ iwar eum l'inctr at(W 


^^^L 


^ ««, Mi muMTI («cri u. 


^^^^^H 


^^■j*«>i-P'- 53eo4.i8.r. t.«( 


^^^^^H 


jji^ murpatum.... culti /oui 


^^^^^B 


^^p*» j^t*»*"- ''"'"'•i aiilem p 


^^^^^^^^B 


^^0^mM tu» <h'-ultaaO(jue tcrrm 


^^^^^ fi\ 


^^^ ri '•"■' "'"'«"'*' (('""rtaM 



70 



It. ClUOno IN ITALU un «RCOU XPI K XTW 



sullo forzo regnanti nnl giuoco di fortuniu Mft tiiift DuinrB& gè* 
nerale ed an principtn rondarneatala aoa si pa.'j stabilire Ìd 'ji''- 
8te eosa, pcrchà ognuno vi si accosta secondo le iJee, dia -^rn é- 
spondono alta sua edacAxione, ed alla potenza de) suo tntejidi- 
DiBDto.S,* Antonino, arcivescovodj Fire.ire. osB«rvaloradi acmunn 
ingegno, vidde i giaocatofi del suo tempo, dopo avere vinto. 
b«ciare la loro mano * oocna cagiona della vincila , (1). Molli 
altri invece, e Tra loro anche Covarubbtas l'i', atleataoo I* oso di 
baciare t dadi e le carte. C6al l'aao attribuìice tulio a 86, l'al- 
tro tolto ni destino, ù. certo che la bestemmia, come la trovìuno 
nei 80C. Xtll e XIV dilTusa io modo, che diventa un disiìntivu- 
delle diverse provìncie. sia oa segno di credenza. La rradd>>t7a 
e rtmpiasBÌbiI)t& invece che troviamo vantata ai giuocAtori lulla 
Gne dei sec. XV, e sut principio del sue. XVI, a Ajjoatinn Ohigi 
e Leone X, è il segno d'una profonda oonvinEionc matcrtali&ta, 
.a cui il pensiero ingenuo d'un intervento immediato della Di- 
vinità i diventalo «straoeo. 

(jaanto siano caratieristici questi cooceiti per il medio evo, 
ri oo<nosc« soltanto, paragonandoli con quelli, che ebbe Tanti- 
cliitA sul medesimo soggetto. La distinzione fra giuoco di br- 
tuna e giuoco d'ingegno fu trovata dai chiosatori . nessuno dei 
Icfsti antichi la conoace. Il medio evo dunque non ha riannodato 
le traditioai romane. Anche gli nitticlii giuocavano forte; ma 
le idae generali sul giuoco di fortuna dovettero lubiro on cam 
biaraenio foodamenlole, prima dì giungere a quella importanza 
psicologica, ed a quelle modalità che prose poi noi mivlio aita. — 
OUn> ci<^. Ir iilee sulla for» nwvente nel giuoco di fortuna, ed 
il concetto della Fortuna stesBa si sono cambiati assolutamenle. 
Mentre esita nelT antichità era la dea del benessere, come lo 
provi* abbafltanza la sublime invocazione nella dodìoesima olim- 
pÌMA di Fiodaro, easa nel medio evo «oquiatA il sìgnifìcsto 
preponderante del fato. Questo ci aiiestano, oltre molti ra^ii 
apociali, le parole prociaa di Coluocio Salutati, nel trattato * de 
fato et fftrtuna (3) , ; ed «gli si spj^a qtieeto fallo di modo, 

(1) Sunaa ^eia^at. Il, 8. rji|i. I. %. t7. ■ /.unir nm rindl airrdMI 
ma»tu brfwMat, iMrf* dfl'^Mnto atmiaiw moi, •( mummi litcrt *. 
(ti CorAtuniM, AoMufia 4e ht jisgadorn, II, S. 
I): C 8orTAn. Ik fàio n fwimM, Coi tmroni. p>. vieoA.tB,t. t. • (*«.>- 

^ifuié littiitrmmte eomittferil. ilUd imprlrar* fyrtuuaf Fatum mt^'i • 
antimi mmttulur. lUemtU mtm a eathittù^nvn «n ehniiaM>qut >^i < 
té ottAini pl^WiM. ^. tinKt» nmxrtkt «t («Mal nrblfrU tfè^Uuat... 



E Bl'IlCUIJIKOTTB in FmBH/B 



il 



che la cbliiaa aìtbtx seatito sainfira uaa profonda ftwitrsionc 
itro 11 ctmctilbi Het (axn, e pepimi sii ore BpetlienlB gli abbia 
iliUiìlo qticllo delia Forluaa. — Molto si fieus6 ael Riuascì- 

meiito su di essa. — Mentre Tor|ueio Tasso nel dialogo * il 

Hiiiicn ,, li poi, r»p!ie tran roano succeaBo, nel " Gonzaga ^, leni/) 
il'iiiilagarQ )e suo ohiuio radici, il il'anlao uel libro ' de aJj?a ^ 
«coperse lo leggi della probabilità ; « la Rirluna perdette taato 
della 9(iB ori^nariu dìgnìtA, ctm Pietro /Vrcitno polotUt diro : 
* la ignoranza, por iecusar so stessa, l'acocca a lai, cbo ò l'om- 
bra delia dappocagine Dcoana » (1). 

Appare con evìdeoza da tutto cÌO, che il secreto dell' iro- 
nwau atmtlivB del giuoco di fortuna non sta soltanto nel 
gttadflfinn, tot- prineipalmenlo nella sfida della fortuna, a cui 
poi gì ns«ocJn la immiyltata soddisfazione dell'amor proprio, che 
si Rotui^ta ila ognuna viacita, e spedalmenlo fra due singoli 
lottatori (3). Co boa indizio di questo si 6 Ìl &tto, che la zara era 
in UBO alla code dei re e dei princìpi vt\ nei ({iiali nessuno 
proimnieva Piriteuiione soltanto dì guadagnare. Anzi in tempi 
pottoriori la vanità e l'uso di corte trovarono un bello spediente. 
per non ofTenrlpre troppo l'amor proprio del perdente, giacché 
t|iiesto nel modo gonoro^ di pagare trovò un mozxq di mostrare 
di fronte al vincitore la sua superiorìtii morale. Il giuoco dt tavole 
invece era favorito dal bel mondo, e specialmente dalle signore, 
al al pari degli scacchi, bcnchd questi ultimi fossero sempre 
il giuoco particolare degli scolari e dei dottori, l'an; penN che 
uudie lu donne abbiano giuncato in istrada pubblica, o con gran 
pMsiooe, a tutti i giaocbi proibiti (-1J. 



MiBino rchdl /idei noUrat tmtrariitm riiputenl tm'iHfUirt... atm lamet 
MAnrm ft alkit ji/tfiinorxm ifrai ilifi intrrert «on^buldtinMifciK «t liuerii 

rrffulwnt *. CI. \ii\. 5, K\ 

\\) Cdrtv p^rUotl. 91. .VuJic Mite vàigari tu guata mm, v. Bandluo. 
Ne*. Il, 1>, Inirod. iferluna e timi 

(8) IttiMm, Ì}bfr die tinte dn SpMt. SeHln 1B83 , nsonlA solitolo le 
itaitthntil vccainente Imimitsiili pil sluoro. Il (Ninreito ilitllo » Spiel » non 
p tathMm mt> c]u«llo doi • gisorn •. Mn nemmeno per lo • S|>iel ■ nen ti 
|iOM«eo aaiiDciicrr n-^ertlout cviie qiMlta. ■ der Zweck des Spleb ìùgt 
iB tliia fcliist II oii|^ui«, < Da» Sptel aleb) (nlin, alvesondert von den 
SjUtm ilpr mertvrhUchen Znerlce ». — Peri late nuestlooc dotnioiU una 
ilicrtale irilt<iitiiiii!. 

\9i rer la ura, r Kdvillmo. S- corta dM Dora di Normandia. 

Il) Si di Ancona III, fi. - 4 iMd muturta aon potrint altijma modo luiler« 
Ivéa *ìifiradutl> proltiUtU niij in iliimo rarum ». SUI. crim Ctv. Cu'm>e 



72 



IL OltlOCO IN ITALI* NEI AECOU Xm E \IV 



Ma preciBamante io quolta classe, dovo meao d* altrove do* 
vremmo supporta, cioè fra i grandi mercnnli di Firenze, trovia- 
lob la passione dol ^iaoco qun» al suo ooltno. L'arte iia) Cambio 
a Fir«DZd neir a. 13:18 miao nei suoi statali ana rubrica (It 125, 
Qod. 5 A. d. I) in cui violò, cho nossutio dell'orto * aiuiMi aH 
tvam «?/ aSieuhia etterim aHefi/fia dictae artis (abvlam bancum 
m/ apotìie^m per decem (tracia ludere.. aà sardum etl ad aliquem 
aUumluttumtaxiliorum, sub pena libr.ilecen ,. Questo non A, che 
una np«tÌdona della rubrica rclutìva dello statuto del comune 
(a. 1321): ma essa c'inBCgao, ciò dio altrimonti non ti sapteb- 
be: che i bancbiori florcnUni giaocavano a T&m perfino sul loro 
baaco. Infatti: lo figure di Cecco d'Angiolicri d'Antonio da 
Ferrara, bi inflae anche il marito di Donna Margherita dei 
Gismondt, clte rìoorae al giudice contru di lui, porehA egli diseìpO 
la sua fortuna • ledendo ad itsarduni et bi'sraeia* , {l), spari- 
scono innanzi a Bonaccorso Pitti, sìa per la grandeiui della in* 
dividuatitA, sia per l'ambientiì in cui egli visse, e per ì aommì 
ufflci a cui arrivò nella sua patria Firenze. * Nel i:U5 , racconta 
egli Delta sua cronaca (Firenso, 17'30, p. IG) ' osKOndo io giovane 
e senza alcuim avviamento, e desiderando d'andare per lo moiido, 
a ciercbare la ventura, m' accompagnai con Matteo de lo Scallo 
Ttnghi, il quale era mcrchaunto, e grande giuocatore... ,. Essi 
vanno in Ungheria; ti Pitti cade nell'ultima miseria e giace ma- 
lato da un cerio Bartolomeo, in una delle taverne rustiche, co- 
me n trovano sulle immense pianure dì quel paeee. iJ lo-incoa* 
tr&no certi contadini, cho gli danno da mangiare, fp. 19i: ^ Dopo 
deninarQ oominciammo a giuchare, a tavole; vinsili fior. 4. con SS 
soldi viniziani, che in lutto m'orano restati ; o in <]ufllto atante 
giuQSono parecchi giudei e allri tedoficbi, che erano usati, da 
venire spesse volte a giuchare col detto Bartolomoo. Comincia- 
rono a giuchare e io con loro ; e in fine per quell'i di io uè pot- 
lai a chosa fior. XX d'oro di vincita. L'altro di vi rìtortjni o 
vinsi circa a fior. \L d'oro; e cosi seghuìtò ogni di bene ir> di, 
che io mi ritrovai avfìre vinto co' detti Vi soldini, fìorìni mill» 
dugento o circha ,. Qucàlo stesso uomo, che nel 1375 si vanta 
aver vinto cdn 't5 soldi mille Borini, e qaesto in una tavitnia ddln, 

(Va, sser. XV, Uhi. del Betista a Raaia). II. 81, bl. U ■ tartjnn (mi>4 
WtMÌIrr*». ettjut«vrafiu «Ndté« tini, pianitt tuéerr oA fiìrum artMrivm >. 

[Il Appendice al mooutueiill raveaoili, t cura tlet da. Antonio TSr- 
laiil Mnana 1^9. Doc. K' M, njb. it nlt. ISTI.. Anchs hi fUtuio FInroit- 
Uno d«l mi, lib. 11, R. 33, ■ auleon li maglia coatm il uariM, per il 
I »D, Clio tptttio foue Bfoeoat«tt (lonr) o pradlo •. 



K SPKnAt-lIEMTE IN rTRENZE 



7;i 



campigiia ungherese, si trova nel t39iì incaricata d'una amba- 
sciata al re di Francia; l'anno 08 a Firenze, nell' ufficio dei 
dodici, e nel ISPO in quello dei Priori (p. 57). Nell'anno HUJ andfi 
ambasciutcre Ìii Germania all'iinperatoro allora elolto; cjaesto 
gli iùoò la Qobitlà e gli aggiuose il leon» d'oro uell' antica sua 
anoe. Altri onori a Firenio sopravvennero ; ed inTelicementa 
l'anno llitG una nuova ambasciata: (jue^ta volta ni Papa, die 
si irovAìn Francia. L'anno 1396 il Pitti, fin' allora giuoeatore 
ap passiona ligslmo, aveva fatlo un voto, come Antonio du Fer- 
rara, benché in modi meno poetici, di non giocare pio, In qxìe\ 
tempo egli sì trOvA a Parigi, alla corta reale, onoratisflima e 
ben vieto, ed aveva amassato molta ricchozze: ma allura * deli- 
berai y C'jme di«;e egli (pag. 48), •ornarmi a Firenze, coti animo 
dì non tornare pia a Parigi, e di non giochare mai pia ,. È facita 
ad immaginarsi quale potenza morale ci voleva ad an uomo 
nato, per cosi dire in questa pascione, a di^iraene ed a tornare 
Della patria con animo ringiovanito. La inrdice imbasciata del- 
l' anno 1-KK> rovosciò lo riaoluriooi prese, ed egli fu costretto 
alta corte di Parigi, a prociaamonto dal duca di Orleans, di 
gfaooftre nuovamente. È un racconto di commoveata semplicità 
In cui Bonaccorso ci descrìTO questo grande momento delta eoa 
vita ; tanto piiì <]annto esso combina con un Tatto storico, a cui 
egli stesso allude. * Il di seguente ,, cine dopo aver cominciato 
if giuoco * asso naca cnn tutta «ìua compagnia se ne venne a 
Parigi ; e dopo moltissiine volte accozzatici a giuoco, io rimasi 
in vincita avanzati d! drca a scudi 2000 d'oro inanzi ch'egli 
foasn morto ,. Il duca d' Orleans fu assassinato la notte del '23 
Noverobrv 1107 dai tiravi del duca di borgogna. 

L'eMcnpio di Booaccorso Pitti 6 singolaro, io quanto l'uomo 
slMBO 4 unico n«l suo genere, poichò le sue virtù sono cos4 
gra^tdi che et riconciliano con tutte le macchie che sì potrebbero 
«•dare in luì. Ma non 6 cosi come giuoeatore. Egli slesso nomina 
nUri mercanti fiorentini conte Mattoo de lo Scelto Tinghi, ed in 
altra occasione [V^J5, p. 47) un Bernardo di CÌno de' Nobili, di 
oaì ^li dica, * che era il più choriese o il più largo giuoeatore, 
mai ai vidde , (1). Ma a proseguirò ad a tener dietro a que- 
uatnpi ci poricrabbo oltre i limiti di questo lavoro, il quale 
gi& ci prema di Unire. 

n Tale quallU ri allrlbul frenerai mente, (wr lodare un uonto, v. Ho- 
I, Oi*i r ;' . , ■.;! \. te- ■ tind« ifiniNt hoMtoa ,'per aduLaifenem/. 
Il ' f d«»(ttiM intM, 




74 



IL UlUOCO IH ITALIA NEI SSCOU tltt B XIV BC. 



Strìngeudo io poche paralo quello, cbe dalla noscre ìuda- 
gini sul giDoco impartamo, rUuIca [irìma di tutto, cooie accanto 
alla profonda credenza, cbe genera liucnte u ritione essere 11 
distintivo dei i>eco)i dì Giotto e di l'omniasn d'Aijuino, ai troTl 
una corrente profonda di materi&ii&mo, che rapisco tutti vanto 
il gÌQOco di fortiiaa. Un osservatore acuto troverà un Tenonieon 
ttoalogo nell'epicuroisino di questi tempi. — Ma henchA aaa 
pa«stioae dal popolo iniimo, esaa si trova lo stesso nei nobili, 
noi mflrc&nli, ed alta corte dei grandi. lu nwrcato vecchio ve- 
diamo, grazio «1 capitolo del Pucci, accanto al barattiere, cbo 
bestemmia colla mano alla m&scella, il gentiluomo, * o molti 
g.?titÌloUì ,. Queat' è un fàtfr d'iinporlanjin, pmehò da osso ri- 
sulta, come fin al secolo XtV non si faceva diatiiidonQ fra 
giuochi patrisi e giuochi plebei. I^ conne^ione delle istitu- 
lioni della epoca trattata con quelle dei tempi anteriori non 
HI fiiiò diciconoftcorfl. Col calendario romano sono trapaswite 
anche lo Teste antiche , coi loro usi , nel mondo cristiaao. Il 
giuoco a natale d un esempio di tnl continuazione, a ouÌ si 
può tener dietro con perfetta evidenza Rao nei piccoli cotnun! 
più dìacosli. A Natale sì aggiunge la Pasqua di rììiurrenone 
od il primo Miiggio. 1^ baratteria invoca non deriva dal mon- 
do cla£iùco. Essa finora inosservata, dovrfi Bcrviro come punto 
di parteau d'ogni indagine ulteriore aul giuoco oiedioevalo. 
Si riesco gifi a distinguere i contorni della ma organìzea- 
(ione forte e vasta, sopra ogni credenza, e di quula tmpor- 
tanza essa rosse per la vita sociale di quei tempi. La convin- 
EÌone, che il giuoco sìa un mestiere, non è di questi tempi, n6 
d'indole ititlioa, nia ben&l d'un' 0[)0ca anteriore, e probubìtmnnte 
della longabardiL, come lo conferma la pnrola * rìbaldtiit, ^ che 
ò d'origino lou^barJioa. Ma d'altra parlo, l'idea, che la tara 
sia biosiiDSvole in so ste^i^a, non 6 ancora di <)uo6ti tcmpL Sul 
r}rÌncipio del secolo W vengono grandi rirornuiVoaS, e fra di 
loro principalmente S. Aiiloiiiuo di l'irenio a San Ueruardiuo 
da Siena, che ebbero somma inlluenza, specialmente in quella 
materia, e l'avviarono In una strada molto di(ferent« da quella 
hnuta fin allora. Kssi inangunirono un' epacn nuova, chn m 
d'klinguo in conturni chiaria severi, i quali mettono il termi- 
no allo noKtre indagini, cbe partendo dai tempi scari e scoao' 
sctuti del r<:'gno longobardico, ai aprono vareo la etmn eplto- 
doute del Rinascìnisiito. * 

rirenze, 18SS. LuD. ZDEKAtttw. 



LE FALSIFICAZIONI 

DELIBA. STORIA. ASTIGIA-P^A- 



Io Una rcoansione da me fatta noi 1S84 neìV ArdtivM 
Storico Italiano (Voi. XIV) intorno ull'opera dui Qorritfi : H 
jCotnune aifigiano € ìa $ìM storiografia, io annauzìuva di 
armi messa calle tracce di alcuni manoscritti, i tjaali fono 
avrebbero potato darmi in mano il bandolo por dipanare 
l'arruffata matasut doli' origine delle f&lHÌficaxÌoni dolla storia 
MtÌ£iaiia. (jaellt! carte orano appartenute al Conte lUpa dì 
Veaoa, già bibliotecario del Daca di Genova ; ed io, dopo 
la aOB morte, aiutato in cijk dalla K^ntile&za dì alcani parenti 
de] defanto^ feci molte fcd inutili indagini presao la famiglia 
Ioana in Turino. £ qoando io già disperava dì riascìro 
nelHatento. ecco che nell' Aprile del 188& il Barone Osvaldo 
CliioDio, genero del conte Jlleana, ticrive al Sindaco d'Asti 
di avere, fra le carte dot suocero, trovati alcani fascicoli di 
docamenti relativi alla cittti d'Asti, mostrandosi disposto a 
■ eliderli al manicipio etosso. Allora il Sindaco Cav. Ing. V. 
Adorni, il quale già volgeva in monte U disegno che ora ai 
va attuBddo, <iacllo cioè di creare un Aroluvìo storico mu< 
Dtcipale, m'tacarioò delle trattative, nelle <]uali si andò fa- 
cilmente d'accordo ; od ora (jaelle carte sono iu Asti, e fra 
breve saranno da me ordinate u oollooate nell'Archivio fltorico. 
Fra quelle carte trovai molte copio ed estratti, non 
«atentioatl, retativi alla storia sacra e profana d'Asti, aa'in- 
tera copia ma. del memoriate di Kaimondo Torco, ma solo 
dol secolo Hcorso e |>er lettamente conforme all'edisione fat- 
tane dal Pasini (1) ; ed alcuni fogli, scrìtti da varie man!, 

(I) Cattìct* manvaorìptt BìhUùOteoae Taurtneaiit Àthenati ptr 
JLM171M1 rii'<;<«(i cf ^■nsf il* pariti HittribnU, t» quorum prima IMrnti 
«< Orde;;, in afferà /jtUt'ni, Italici et Gattici. Becrtunerunl et anit»<ìd- 




7G LE FALSIFICAZtONl 

noi quali si oonteDevano alcune parti dei frammenti di stori: 
astigiana editi dallo stesso Pasini. Mostrai quei manoserit^ 
a persone esperte in questa materia; ma nessuno conobb' 
quei caratteri. 

Allora in buon punto mi ricordai clie il Comm. Q. B. 
Adriani mi aveva qualche anao addietro dichiarato di po8~ 
sedere due lettere autografe e firmate del Padre Filippo 
Malabaila, supposto autore di quello faidificazioni. Per mene 
adunque del gentile e dotto Car. P. Vayra, segretario del 
R.* Archivio di Stato in Torino, ebbi dall'Adriani in comu- 
nicazione quelle due lettere, ed allora con mia sorpresa mi 
accorsi che uno dei caratteri che appariva nelle carte Heana, 
era quello del P. Malabaila, come si vede nel qui unito Iso- 
simile, nel quale il Comm. Adriani ebbe la cortesia di per- 
mettere la riproduzione d'una di quelle lettere. Nel facsi- 
mile la prima, la seconda e la qnarta pagina sono di mano 
del Malabaila, come appare dalla firma apposta nella seconda 
pagina ; mentre la terza è in parte di mano sconosciuta ed 
anteriore, ed ha poi un seguito del Malabaila, il quale con- 
tinua, ripete ed aggiunge allo scritto precedenti)- Infatti fra 
Io carte Meana si trovano due fogli sciolti, ma che sì con- 
tinuano fra loro. Essi incominciano e compiono sino alla 
fine il capo che si trova fra la seconda colonna della pag. 316 
del Pasini e lo prime sei lineo della seconda col. della p. 319; 
e comincia con JulH f atleti, etc, e finisce con firsvtsstmt 
erant. Se non che chi leggesse solo la stampa crederebbe 

veriìonibus itluttrarìint Iosefhl's Pasin'UB Hegi a Coniìlii» Biblio- 
ikecae Praeèet ac Moderator, Antokiits Rivautblla etFBAKOisciTS 
Bbiita eiutdtm lìiòliolhecae euatodes. Taurini. MDCCXLIX. Ex 
Typ. Regia. 

Nulla dirò del modo con cui fu fatta quella pnbbliCKsìone per 
DOS ripetere quello che ho già scritto nella summenEÌonata reaen- 
BÌone. Basterà qui accennare cbe ìt preteso Memoriate di Raimondo 
Turco tì è per intiero stampato nel 2." *olurne al N. 647, dt p, 17fi 
a 206 sulla fede di aa ms, cartaceo del secolo XV, e ì FrammaUi 
di storia Astigiana sono al'N. 1044 dello stesso toIudiq stampati da 
p. 307 a 350 aalla fede di un ms. cartaceo del seoolo XVI. Qnesti 
duo ms. DOD it trorano nella bibliotfloa ; ansi non sono mai esistiti. 



./Ar» 










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1. : 



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OEUt.\ SrORtA 'VSTtGlA?tA 



Ì7 



che tatto il capo fonte ooaa di un solu aatorn, laddove il 
fncaimilo oi mostra, olie, dopo la firma di Juiiiu fnlletuf, 
Mgaa, ma con notevole distacco, l'as^gianta del Malabsila, 
la quale ooUa st&uipa rìwce legata col testo procedente ji«r 
aiBEzu rleirìmiuetliat» ijui v(.reral, etc, sino alla fìne : &r«- 
vitiimi traat. La quale aggiunta è tanto più. importante, 
tu quanto cho oppure In tal modo in qitel capo l'ijorizìoae 
(o la acGonrIa volta riformata dui MaJal>aiIa), l'iscrizioDe, 
dico, la quale, attribuendo a Gomcr la fondaxiuoQ ed a Pom- 
peo la ristauraxione d'Asti, perturbò d'allora in poi grave- 
tneote la storia oatigiana. 

Lascio ai cultori dell'arte graftoa il giudicare con pre- 
oisione VatìK del carattere, finora sconosciuto, al quale il 
Mivlabatta foce la sua aggiunta. Solo dico che la oarta di 
quei fogli rassembra a quella stessa della lettera da lui fir- 
mata ; per lo meDi> ha la stessa marea, che è un tondo hi- 
partito, il quale, allungandosi, termina ioferioriaente ìn pania, 
con sotto te lettere A. P., e al di ftopra porta una corona con 
tre croci ; la quol marca mi si assicura non incontrarsi anco- 
ra Del secolo XVI. Ondo sogno ebo il manoscritto primitivo, 
sa coi lavor6 poi il Malabailo, non è di molto a lui anteriore. 

Nelle corte Meana altri fogli &i trovano eorìtli allo stesso 
modo ; ma di ciò ni dirà appresso. 

Prima per altro di andare più innanzi h necessario 
sapere uhi fosse questo P. Filippo Malahaila, persona assai 
celebro a'uuoì tempi ; e per qua! motivo egli facesse tal la- 
voro : perchè ora da tutti ei ripeto ohe egli fa l'autore delle 
falsificaci Oni della storia astigiana; e da questo rioetolie 
verrà in chiaro, che egli iavero non ne fa il primo autore, 
ma bensì il (wutinuuturt;, il divulgutoro ed ii sostcìiituic 

Dall' tLutica e nobiie famiglia astigiana dei Malabaila in 
Oastvltinaldo, appartenente allora olla diocesi d'Asti, nacque 
il 1$ Agosto 15»U il P. Bob Filippo dal Conto Daniele 
Valabaìla di Canaio a da Maria Pulletta. Vesti l'abito dei 
Mooaot riformati di 8. Bernardo (Cistercensi) io Koma noi 
\h'JZ\ dove compt>se i Concetti pr^dkabUi, e indirizzò al 
Uarunitf una disscrtaxiono per dimostrare obo Divm Gre' 



78 



LG PALSIFIRAZlONr 



gorìtiB ÌSagam full vtra ifonacftm Renedietinut, Scriaso ana. 
vita di San Beruardo, di cai sì conosce \m Mconda edixionn 
fatta in Napoli nel U>27 ; nello etcìuo anno pabbitcava a 
Mondovi un'Iliatoria Ji. Marta» V. prope Monitmrtgatem 
miracuiis c^rrtucantit, gjik oditA prima a Parigi col liJS2. 
naccoUo un'Afta tacra, di cai ai servi p«r mandare ai Bol- 
laodistì gli atti dct Martiri aatigiatii, od all'Ugliotli la nota 
dei Veaoovi d'Asti da inserirsi neìVItaiia «aera. Restò inedita 
ana sua orazione funebre da lai recitata a LIoae io morte 
di S. Francesco di Sales, ctii egli avara chinai gli ooobi ; 
ma (fi stampata dal Xangrandi ia A«ti nel ÌC,44 la laa. 
j&torlaewH« ai cittadini d'Autt a rìitnovar la dìvoaiont dui 
hro maggiori verso ti aanti FroUllort di e*»Ì ; e iuyi\ par« 
fttBtampkta in Vonosia apad Bortano* noi IGùl, aol prtniu 
volume delle opero di 8aa Uranvne a«tc«o, la sua Piagai- 
BÌtio di $ancti Itrunoni» AaUiui» Siguieiinis Epncoyi at Aff 
bali» Montii Camni-Orlu, Canonicatu, et liee«m»u a Cati- 
natitui. 11 Qurrìoì poi nella gii» citata tua htoTtngrafia di 
Atti, a p. 46L, monziuQa aacora fra le opere del ìtaUbaìla 
due manosuiitti e^ixtoutl uoU'AmbrosJaoa di HÌIìjio, co) titolu 
il primo : D4 EceUtia Apostolarum tt dt Actit 8, Steuwii 
Attensìt patroui: il secoado : De Alrico e( de »chigm<ité 
Aetigianorum aub AcnobarlM imperatort. 

Del resto sentiamo come parla di ae «teaso il Malabaila 
nvt\\'AuUlofiv.\u,m della 2.' edìsioue del Clyjun. del quale 
do7r3Qlo poi multo occuparci. ... a puerìtia patriam ^ cwm 
à^mo yiriiqutiram : Romaefiie monasiìiteo inutituto armo J^'Jffii 
rutmea dcderam : *t velati patria éxul, >juaMÌ qiuuirftgtuta 
tex nnttot ili viriit pr^vincii$ ea-c^cnim, oum tx r0i«, wm 
VUM Stìd profanai a md o^fcdituliaù ^ illi rtdditat fui. In 
en igitur ctua mihi ipri, ac saorù hUioriÌ$t aanctcrUm K«> 
licet bum» dvitalit, oc ijaiu» Ecelmiae jfwjry uiram/i», ae 
eon»crìbendit '/uatuor inm nnao» v^rnn^gm.... td(/ni ptnpe- 
cttim jitiri poH€ noffriK Cathtdrali» motiumentìi, i/uiu («m 
a tiw ti'oiv^aì^ur, ut entahgum noo^rorum Episeoporum 
V. Ferdinando Ughttto ex m»tri« Citttrciéntiinu, Italia* Sti' 
crae tditori, imppetf Harem-... 



n«t.LA STORIA ASTICIANA 



7J 



F. Ualabaila aotìtenDe tatK le cariclie do! sao ordine. 
fino • (jaellft saprema di Abate generale. Ridottosi poi io 
pfttrìs viisQ Del convento dei Cistercensi, or» Orfanotrofio 
femmioilti d'Ani, o ri mori l'il ottubre IGbl (altri dice lt}5(i). 
Egli poso la prima pietra delta bella cbiesa annessa dedicata 
• San Teubaldo, ed ora detta della Consolata, ma non potb 
vsdflrìa oompiata, porchb preoccupato didla morte (1). Trovo 
scritto ch« l'abitacione ora stata data dalla famiglia Poeto (2), 
Qaolla pia caaa fa nubititata dal soggiorno do) c«lel)re Car- 
dinmln Giovanni Bona, il «{aalc ivi datava il sao testamento 
spiritnole. Io easa (3) adunque abitava il Malabaila, ed at- 



I 



(t) La Chiesa fa edlfiesta per roto fatto dal Msrflhese GMron 
franflcKo Vili*, Harcbese di Cigliano e Conto di CaDcraDO, e«e. No 
fu pBatit la prima pietra il 29 Aprile 16àò ; ma eiaa non fa benedotta 
die l'b Oiagoa \CòO con gran Bol'^DnitA, la quale ^ con molto circo- 
stante ««poda dal TeBiicro ooUa Raccolta Hi varii tcriUori eke hanno 
twriOa dall'antichità tifila Città d'Atti (1761 e teg.) \U. oiislflote nel- 
PArcUvtv dai liaroboso Carlo Alfiori di Soetegoo a 8au Uartìno 
al Tanarn. 

rit Ljunta Inrgisioee i attrìbaita al Conte Uian FransAsco Ponte, 
il qiulfl fa sepolto oell'oTB dìsIrtittA chiesa dì S. Mari^ Maddalena, 
eome appare dalla lapida ivi eopiala dal BoataH. Nel toeizo vi ha p«r 
tstaania U croce di 6. Andrea, « iatorno leggesl : Sep. D. la. Fran- 
tici Pontf e* Cofaittb. tatltlltrii et Lonbriatchi, Itì^ti, o sotto : lu- 
ttilid tibrnit a morte - Prvv. 10. - Era quella una Taniiglia molto ìlle- 
stra; « ad eaia opparleneta Piprino, il ^aii Maestro doll'Ordine dì 
Halta elle eeeìlò e moiae l'imp. Carlo V all' impresa di Toniai. (7edi 
■ p. 16A e seg. l'opura intitolata : /•' Origiiu della sacra et emi- 
acmtìsrima rtli^ione GeratoUmitana dì Aldìghicro Fontana parmigis- 
DO. Uelagna, pruaao Feriltunndo Pìsarri, lTO-1. Di un altro Ponto, Oa- 
tpate 6gUo di Vtocenxa, el risile ancora la statua nella eliieaa parroe- 
cÌiìkIo di Searaaflgi «olla data del 1691, o coi titoli s«gaenti : Sear- 
ntifi*ii Oi>atÌn>u Caroli inai Oalliarun Itegi* «t utiUliat taagitUr rt 
«ofttlù rahicnlari'fa Garalùiue ^aanuelit Sa&audiae Dtteis i/eneratis 
mitil'ef majitter, cte. Quella faralglla «i speuso poehi anni addistro, 
iMnaficamlo Inalgoemeate i poocrl dì quel rillaggio. 

(3) EiBUt) pura io A«li duu monaatori di Saoro Cistercensi, di eoi 
UDO fondato a Santo Hptrìto fuori delle mura dal Veseoro tinidetto Tra 
l'aaao 121^0 II 1220^ e questo fn poi Dol aecolo XVI unito con l'allr» 
wrvs, detto di S. Anna. 



w 



Llt rALStnCAZiONI 



tendcvn agli studi acconnatt, qnando, egli proaa^e, (loo. ciL) 
t}ui<jata in ilta (Asti) fuit, et (food magis ipcnm jteratlti, in 
euria Recita CtiMUaUini» Sabaudi Ducig.htftoria tJtroKologira 
de ProiiuJiliUM Ptdamoittaniiii : in qua mniorm »»tri lawjitam 
damnati lucri re/, $uoru.m Epitcoporum inìqui exputsoret, ae 
p^irrieid'i», afterorum^u* muUhamalum eontsmpforet, <te Arìa- 
rkK huKftsii imimnìittiiitr. 

Autore di quolla<S£orta cronologica ora Monugnor Frao- 
coKO Agostioo Della Cbieaa {storiografo doì Duchi di Savoia, 
ed antore di varie opere storielle per cui ebbe ti titolo dt Var- 
rune piemontese ; eletto da P. Urbano VHI il 14 Luglio l'J'l- 
Vescovo di Salozzo, ove mori nel 1GC3. L'opera in questione 
fa pubblicata in 7*orìoo nel 1645. 

Ecco cbc avvenne allora... Ex qwi contumtlia (^trr;:v.' 

il Malabaila) cum univtrù in Utiui authortn\ ciminoti e-^'i-,/, 

HOn d«/v«nint fjui ne ip»a fatieniia ta meiidticia corioeMiùtM 

vìdnrtmtar, toaum una adire, tt ilium liiugni contumèlia Jicli, 

vel ttiam /ncti, ajjìctrf condireriial, ^uo >imìd et i$iÌtLriam ti/- 

cùctretitur, Bt doctrtnt in ea diijnititte conttituto»^ »ei]»a*/uani 

licere in aliorum offttuam (e. integra* atiettiuM civitatii «io— 

xime) itl^t abati, Quod ifuidem coiuiiiton, eumad n<i. ■' ' '■■ -. 

fuÌ99ft, anrtiri «uminf Ìlht ah «0 aviK<ir6, (um aiii» r< 

tam ijuod.to facto tcmprolìmse vidtrentur ta quat di violati» 

a MaiorthuH Epiiicopiii ohÌÌQÌehantttr. liiUr quae eum t'alili pro- 

poìicrem, « r« dvilatiif nvigi» forc, ai propria Apologia d»mon- 

»trar*tur qìnim longé ci vtriialt ttbesseiU qutit ÌUa in nos <l^ii- 

ridarai : idqito perspeelum Jitri poste notirut Calfitdrali» «10- 

ttum«nfM qtiae fune a nu evolvebantui;.. Sic'i«6 aacutr*fiiWi 

BcandaW, ijvat ali<>qmn erant «:r f>im aptrta, lami]»» gr^vi 

contumelia pntvénturaf ut tamon pertpeclum Jicret, ni'juaquam 

miki proposUtan tutta, tnntum prò malo radderCf ted ah inivria 

dumtnzat m<iÌoreti notlro», et no» ipsotpro!' '" . > ' ' 

/um Apologi'.ie dati, et ab omni vurbo tjuod - ,, ;■ ; 

a q*ia o^»n*i éramn»^ ojtcéret (qiumo'lmodum U^tnti pauHl) 

studiote abttimiimui. 

Coti nacque il ■primo Cijfpao:- Cl*^"- f^'f'tatiM Ai^tnfi* 
ad reiuttdtnda ttia qiutt a»ctor C'An-' Hist^rioi 1I.1 



DELLA STORIA ASTIGIANA 



81 



PraiÈuliÒM Ptdemoiìtani» ìa «am intorsil (di p. 32, ràrÌMimo, 
■tanipato ini Zangraadi in Asti nel t(>47). 

Il libra en scritto io nome del Cornano d'Asti, come ftp* 
put) dalla breve prefuEtono Benevolo Uctori consilìam A»Un- 
M (1); ed in euo l'autore io 17 capi ribatte le altrettante 
■eetlM (Uln) del Voaoovo di Salazzo. Kd b notevole il primo 
capo io cui r aatore del Clyp«o si lagna dell' asserrione di 
Uoiu. Doiia Cbioaa, il qnale areva Kritto: Aiita iacH in 
Jmibtu Al*xa»driae; corno se Asti fncesso parte dui contado 
alcHBDdriao, allora sotto il governo spagoaolo: oadu prende 
ooBMione di accasare l'autore dalla Storia cronologica, quasi 
qaeati Totesse spogliare Casa Savoia di Alti . la ntiova 
gemma aggiunta da poco più d' od »eeolo alla sua corona. 
Ed era per fermo degno di miglior causa lo koIo con cai i 
dae valsoti atleti, certo i due più poderosi che allora in qticstì 
atndi vaittaMO Ìl Piemonte, giocavano di t»cberma per met- 
terai l'ano e l'altro in buona Ince presso i prieeipi sabaudi. 
Tutti e due fanno sfoggio di grand'eradizione intorno alla 
alorÌB del medio evo, citando sovente i critici piìi celebrati, 
speeialmente il Stgonio. Le altre acouee si riducevano in 
stanza alle seguenti; cho male il Della Cinema aveva chia- 
tti Prefetti i Duchi longobardi, ed aveva auerito ohe ^IÌ 

(1) U» MTcato intano negli atti nniiicipali un miodito regolare 

■ qnnla fin* einferito si P. F. Malsbultn, ma ri ho (ro**to cho !n 
() nel rum», 1617, il era Sindaco, clctlo dal Consiglio, 1*8 Ocnnaio, 
Jl C*'"'« Oioi-nnni Amtanìa MaUhaila, e Vtceaindaco il Bargtntt 
Mkg^rr Salaniio Mataòaila. Vi troiai p«r altro toserlta eoa let- 
tera i)«l VMoavo d'Alba Mons. Brìsìo, nolla qutle 6 no'nlonto l'Aa- 
tor« del Clypto, cbe T'iavacava di poi 1' autorità di quvi dotto pre- 
lato : «re^tK lenit'nlcro. ^ ■ Non %tat% roisorfl lio permeilo cbo 

• la doboloua del m<0 libr« li TtmiiM av»u:i. Il Padre MnUballa 
. ■ a* •• Ita data la eonfideiiEa, ed w resto in oblilo di riogratiare 

■ eoiae fo InflDltamenla la Ulit&, che si sia compiaecinta di gradire 

• il tata rivcnnta oiB0i|aÌo da accrssceriì a Dio piacendo negli An- 
. naii della Chieia, alis «o loiModo. CIjs àqnet m'occorre, pceji[uido 

• Iddio bcnod.' por ta loro maggior folicill ■. 

Bra, li 14 Oiagno 1647. 

ÌHiV- Serro 
Y, P. BaiTto Vescovo d'Alia. 
AwM., I>£rrfr, T. XVIll. « 



82 



LB FALBIPICAZlONt 



Astigiani si erano più volte ribellati contro i propri VskovÌ, 
ai quali gl'Imperatori avevAno dato il domìnio detta citti ; a 
perciò il Ualabaìla aadò aire«tromo d'iinpoguarQ il fatto di 
questo dominio veacovìle stilla cittÀ d'Asti. Seguiva il Della 
Cbtc«a notando clie Asti, comparaita ÌnÌa»tÌorÌ lucto dìvitiùf 
aveva, potuto per qualcbo anno difendere la sua libertà con- 
tro i principi vicini, finche ai Conti di Savoia ed ai Re di 
Napoli eermctm suhjniUara eoaeta eftf cbe il primo Veieovo 
d'Asti fa Pastore noi 451, e non Eva«io del 3.° secolo, per- 
chè il vescovo £vasio viveva al tempi del Ko Laitprando, 
che gli Astigiani uccisero ia battaglia il loro veicovu Ulrico^ 
espnlaero dalle mura i vescovi Guglielmo, Ottone, Notariu 
ed Anselmo, e pereto furono castigati dai principi vicini, 
finché il BarbaroAsa adeguò al'bUi)lo la città, perchè a luì 
ribelle. A tutte queste asserzioni si oppone con molta dot- 
trina il Malabaila. 

Due anni dopo gli rispondeva il Dotla Cliiosa con la 
atia Illustratio hislorica undccimi cap. Ckronologica^ IlUtoriac 
Praenulum Pedemontii aucfors D. Frmieìvoo Auguvllno Ab 
Eccttfia cive, et tpUojpo Salalìarum (Munte regoli, l^ilì), dì 
pag. 72, senza nome di tipografo, rarissima anch' essa'). In 
questa Ìl Della Chiosa ìn altrettanti capi quanti il suo av* 
versario si rivolgeva non al Municipio d'Asti, ma diretta- 
nsote al suo antagonista, tentando di ribadire le proprio 
aooose, anzi di rincai-arne la dose coli' asserire «atn patUu 
(Astam) tmpii Marti» ffraMantùque ii^r Jinpcrium tt EecU' 
tiam maUJieìa, guatn propriarum vìrtum et virtittum boi^^/ìcìo 
atiqaot annorum fuvttt libtrtàU donatam. C questo voramoatc 
era troppo. Tuttavia forse le cose sì sarebbero fermato a 
questo poeto, se il Della Chiesa con avea&e toccati atonnl 
tasti assai delicati, protestando fra altre ooee nella prcfaBÌone 
ohe egli nella sua Storia crouologica era stato fio troppo 
condiscondonto verso gli Astigiani , non solo aoUa lodo ma 
andho nel silonEÌo: et maluerimtu nimis /adii cteduUtgilé 
kabwtfidAm UH itucriptioni, quae de iiliiui origine drcumftr- 
tur, quam etim impugnare, ut nullo n»gotìo pottrarmu, pnòoti' 
te» eom nee UgUimam wf«e ponte, ncque /aclam ìimportPomp&Oj 



aeUUA STOtiU ASTICt.tNA 



KJ 



apud llommo* ntUin adhue neqtte Oomar, ntqu« conf«m- 
Taittomm aìm kabecUnr cocfniiio, ted mulUf po»t rateali» eom- 
'pofitam, etc. (•: qaellft che ti legge nel facsimile). Fra le 
■£caM poi roltu contro il Malalutilft II Della Chiesa ne tìia 
fnorì dae mottk> ìmpurtnnti per la nostra questione: U prt- 
ma ehe ìt Comperidio HitioriaU lUlltt Città d'Atti, da lai- 
altrtbaito a suo fratello Guido Antonio Malabaila, era stato 
da lai stesso composto e stampato io Asti ; e che non era 
ponto Talevole faatorìtà di Raimondo Turco, supposto au- 
tore di un SUmorùiit fin dall' XI secolo. - Pattr ìpte Philip 
[jwa Sialah'iilti putriae fuae propuynator eiarrimtis in Com- 
ìpiiidio flÌKtoriati Aila9 tmpnMO toh nomina Ouidoiw Autottil 

fratria »ui (p, 59-00, e poi di naOTO a p. 03-(i4j addueta- 

que euititdam Raymtmdi Turchi auetoriUite, quem ilU hmc 
trmpori$ vixitfe affirmat. 

Al Della Chiesa il Malabnila poco prima della suft morto 
oppcjnoTa il secondo Clypw : - Ctypta» Civitatis Aftensia, li 
ber itpologetieiu, varin erudìtioite de ìiiUlttitiouHin» i^t Juriìnrj 
SUgni Italia* txornatti», auctore R. D. Phillppo Matahail 
Aattofi, Monacho CìUereitììgl Congregai ìonis S. BerHardi. 
Lngdani, aumptibus MicbaQlis Liberal. tlDCLVI (1). Io quu 
•U risposta, sia per avere le mani più Ubere, sia perche for.>,i 

il) È di pi;. 1^. olire I' Tuiitx return mtaioraillìiim, ed nn 
Brrata corrige. Uo potuto, in pa.txi 4al Chw, Vayra, averne allu 
nani ma oopl», In oni quMte corroiìffoi sono itato l'itegrnlmentQ 
ilport|(o nel tMlo, aneoim <)i mkbO doli' aatoro. 

Il C^inm. V. PromU, BìbliotMirio di S. M. Il Re, mi moslrù 
aua copin ^cl primo Clypfo, poiltlluta xncU' casa tli mmio di Fi). 
Ualal'ailfl ; fra l« a<>t4 *• ao ba unii n p. U (ninpiiflcala poi od 
•eemdo Clipeo) , nella qaalc prende a difendere 1 fLuuIalor! di 
Msndo*l, elle il Dell» Cliiesa avov» detti uoRiìni /erooi. — Pia cu- 
riata, prr non dir« ilrsni, ft nn*allra nota k p. 'Ut dove il Malabaila 
cita la ftoria di Como del Laierna intorno ad un potente soccorso 
rte«^ato d»;cli A»l«ii contro gli Ariani... • in novocomcioibuB Motin. 

■ fmdilaiB fiiit. Nimirnm, qnod com circa id. 1240. Mnnicbaeì in 

'l'tio aden pDFciilflt cTaiiiag>;Dt, ut caindcm ntbcra arcta obsì- 
^ premar«nt, ÀJitenie* Catbolìco telo pcrcitl, d«ecm milliuin 

■ b'ilitoium eicroila rapitm comparato , iam lam sDccabUnna 
« abetailB sappctlai tulcrunt, et fide! hoiEea ptoHIgarant, 



i 



84 LE FALSinCAZIONI ECC. 

coal stesse la cosa, fatto sta che il Malabaila protesta ch'ei non 
intende di rispondere al prelato salozzese, perchb, sebbene 
queir iZZustrotto (da lai detta Unebricosa) ne portasse in fronte 
scritto il nome, era per altro opera di nn magisterulus. Vedi 
néìi'Antiloquìum. - Licet vero ipaius etyhu a stylo, tt latiìàta$ 
a latinitate chronologicaehistoriae omnino dUcrepentfCt materia 
ipsa EpiscQpo omnino indigna, et virorum fide dignoTum testi- 
monium ceTtisiimos no$ redderet, nequaquom ab ipso Episcopo, 
sed a quodam Magistervlo eam illustrationem fìtisse digestttm. 
N6 qui è da tacersi che il Matabaila, parlando de] Compeiutio 
jETistorta/e, non risponde mai parola all'accusa del Della Chiesa, 
il quale aveva asserito averlo composto egli stesso il Padre 
yilippo, e poi attribuito al fratello, anzi pare in alcuni luoghi 
riconoscere la verità dell'accasa, come a p. 102 del 2." Clypeo: 
Id vero in Compendio Historiali Astenni paetermissum con-» 
auUo fuit. 

£ di ciò h necessario dir subito quanto basti perchè quel 
Compendio Historiale b in ordine di tempo la prima divulga- 
zione delle falsificazioni; e, metteado in vista il fratello Quido 
Antonio ed il costai figlio Hannihahllonorato Malabaila Conte 
di Canale, il quale lo pubblicò con prefazione datata da Ca- 
stellinaldo il 23 Ottobre 1638, (dedicandolo al Duca Carlo 
Emanuele II di Savoia^, Filippo Malabaila mise, qaasi direi, 
un freno ai critici con questi autorevoli nomi. 

{Contitiua). C. Vassallo. 



DE LIBERIATE 



DULOGD Aco^ioMnirra 



T>* Ar.A>lJVIVIVO RTISrXJCCINI 



COklM IL 60VIUO n UMEHCO IL MAittUfO 



il [tiii aiuco caro dei midi amici, il cav. Pietro Bologna, 
mi nOHtrd un codice cartaceo di san proprietà ad ampli toargini 
eoa rubriche rosse, di f 23 acritti ed l bianco, della misura di 
il ::"•- ■.*I7. Contiene: Alam/zmii Jiittnrcini de liberiate 
t/< .ifiato di copiare il lòaprile 1-179. OaaorvamiaO ta- 

stale noi Fossi M^tiìutnenta ad Alaman/u Hìnueeint citam conte' 
*V>dam. rioroulin-, i'i'3\, o ne!rAt*zi!i, /iicordi storìcc dì Filippo 
Hiitafetni(l), Firenze, 18(0, ^ (luamo dialogo era ricordalo; nd 
linvand'ivene loenzioiie «bbi curiositA di leggerlo, tanto mi |)a- 
tcra siu^tare che dell'opuscolo tocMsero quanti averano par- 
lato deirantora. personaggio a suo tempo, come 6 notorio, di 
Bwlla importanza iu Firenze. 

Il Rinurcinì uomo di stato, cittadino alfczinnato alla'lerra 
Mate, di famiglia che aveva sonapre goduti gli onori pubblici, 
le scrittore in latino, lodato traduttore dal greco, possedè 
liiai proteiformi come tanti insigni quattrocentisti cbe illu- 
amnoo il loro «ecolo. Senza essere nna stella letteraria di pri- 
■a grandezra, il Rinuccini dagli scrìtti suoi fln qui noli appa- 
rila oBaervaiore profoodo e giustì«sinio estimatore delle cose 
OHlUBporanM e delle benemerenze acquistate dagli uomini 
laraotì vieniti a tempo suo, dei quali, cosa rara, apprezzava il 
avito. Il discorso che premise alla versione del Filoctraio é 
Mio guasto rapporto de^aaùno d' osservaùoae. l£gli n com- 
pìKB d'eater nato nel secolo io cui lettere, arti, politica, armi 
«uo profr«dita a pasai di gigante o giustamente elogia gli 
UMoiai d>e «vevatw da}o origine e corpo all' immeaso progro»- 
«D^ fiMit«ro nati in Fireota o altrove. 

:li il Jh«w« <j Filippo [anno KfcaltQ quelli d'AlamAnno- 



OH 



DS LtllCftTATE 



Dania», io dicava fra me, non può s«aia gravi rmgioni •«- 

eorrimssto sconosciuto uno fn^ritto originalo <J' iioin» sìlFatto o 
appena lellolo no intesi la cnu^ii, U Ktii'icciiit, [>pr ijuanto prefjo- 
tiesM al dialogo una dedica al fratetlci Alessandro . dovA te- 
nore nascosto e segreli^sìmo r|ii«sio scritto che coonsciutn nel 
momento in cui fu comporto avrebbe procurati pericili o danni 
a lui e alla sna famiglia; poiclld l'autore, aebbens do&so al dia- 
logo k Toriaa di dispula Ulosofìca, compone uà raro e proprio 
opuscolo politico «lille condizioni della liberti in Firon:c e sulla 
tirannide esorciuta dai Medici, 

Quanto alla parte doilrtnale del dialogo il Rinucciui do!ini< 
K -t la til>ertA un cerio pnt>?re di rivera a modo proprio nelle cote 
ma vietate dalle leggi e dalle costumanze cittadine. Discute se 
il diritto alla libertà dcrivA dalla natura, da elezione o altrimenti, 
nella guisa stessa che Id |>otente dell'animo «ensilivo, vegeULive 
o intollcttualt ci provengono dalla natura e si perfezionano eoa 
lo studio e coircaercìzio. Stabilisce che l'uomo oltre la vita vege- 
tativa comune anche alle piaut^ fruisce d' una vita coas|«lt>ote 
noli' azione. Inoltre ricerca in che cosa è riposto Ìl «ommn bene, 
questione allora di gran muda. A questi punti ed a »Ìnuli g(v> 
neraliiÀ si ristringe nel dialogo la parte speculativa di poca o 
nessuna imporlanco, riproduceodo l'autore le opiuìant od ! con- 
«Mitli filosodci in roga a tempo suo ecai' aggiungervi nieata di 
iiiwvo. All' opposto ha speciale rilievo la parte politioa. 

Nella lettera proemiale al fratella Alesàairiro I' autore di- 
chiara di avare interamente, abbajidnnati gli afTari pubblici, di oc- 
cuparsi |)ochis!iinio di quelli civili e di e«sar!>i rifugiato in caiu- 
pigna quasi esulando dalla citth. Trovò oppnrIuDo d'imitare 
l'ii suo fratello che gib fortunato tnercant» in Londra e principale 
usila società di commercio cui aveva appartenuto, reuuiizu't al 
nioodo ed alle rìccbexze accumulate per vestirsi frate dornoui- 
caoo. Alamanno ammogliato e padre di famiglia non poiev 
dosaare l'abito religioso e dopo di avere utilmente htvi: , , 
slato e da poco tempo ooudouaa felice termine in Iloma una dìf- 
Hcile negoeiaziooe si era ritiralo alla campagna nella villa sletu 
ove aveva perduto l'unico maschio dei suol llgU. 

Il Kinuccini enuioera nel dialogo le ragioni del volonlarto 
esilio da Firenze, molte d'ordine pubblico, molte d'interesse pnvft- 
'0 ma collegati colle prime, lo le rìrorin^ riossumoado le di lui 
parole e spesso tradaeendolo. 



n* jit,AftiA«pia RtNUccuti 



87 



Firenzi}, antica se-Io di libertà, restò uaicaniante oppressa 
dAflii tirannico dal duca d' Atane , e scosse il giugo. Adesso 
alla cittadiiiantn diversa dall' antica bastano lo parveiua dulia 
libvrtii- Ma <iii?àitì furono insufficienti por Iacopo o Francoeco 
Puzzi, uoDitni sopra tulli Kanerofiìftsimì e nnbiligsimi, come por 
Altri utaggiorenti dulia medesima rttmigHa, i qua.li ad una vita 
tarpo antoposero onorata morto. Per quiinto molto ricchi, impa- 
rftQtuli coi prìtaarl ciltadiai, boiivoluti dal popolo lenaero tulio 
■vila o voditailo ooaaulcaia la libertà tentarono un colpo glorio- 
BsJiao. tnerìtevola di somma lode, r^^tiluin) alla patria a a loro 
'^'Sle^i la rapita libortà {2i3 aprila 147S). Quell' intrapresa, coma 
«{uasi sempru succedo, vt-nnc contrariata dalla fortuna, ma il di- 
sCi^iK) ed il proposito avuto sarÀ lolato ed apprezzato in perpe- 
iQo dai savi e rìinai-rà aioniirabile quanto Ìl fatto di IHone a 3Ìr&> 
«««a, di Arìstogtioie e di Armodio ad Atene, di Bruto e Cassio a 
Booia n qui?llr> recente di Qiavanai Andrea Lampugnani e di Gi< 
rotainoOlgiati a Milano (1 ITO). In F-Irenze sugli stemtni della cillA 
a lettere d'oro sta scritto fUbertns: sono insegne e parole ntontiiricì 
|ivr una cittadinanza che con maravigliosa stoltezza suppoue di 
golere libertà e 1' ha interamente perduta. Come non piangere o 
non orroissirc per vivere in Lem pi ne' quali il popolo soggiogatore 
dì qnati tutta 1' Ktruria si lascia raggirare e Togelft sottoposto 
sir arbitrio d'on gibvnnc. mentre tanti uomini provetti, prudenti, 
d*elavati$s;inKt ingogno gemono sott? il giogo servile, senza coiq- 
preadere d'essere subìavi, senza osare di riconquistare la libertà 
•f quel ch'é peggio, mostrandosi avversi o nemici a coloro che 
tatilerebbero di recuperarla. 

Erano ottime le antiche leggi Sorentine, la citili si mantenne 
potente e si conservò egregio modello di retto vivere fÌDchèrimaso 
padrona di s^ Ora nessuno rispetta le leggi ; ad esse venne so- 
AjtQÌtoil capriccio di pachi e malvagi cittadini. Vero fondamento 
•Uà liberta é 1' uguaglianza; pei ricchi è dovere non opprimere 
f poveri, pei poveri non recare violenza ai ricchi, e gli uni e gli 
altri hanno dirittn di vivere #ictiri da ingiurie. Come all' op- 
posto viene ammiof^lrala )« giustizia ? Ne.'^uoo colte parole o 
oo) voto ardisce d' opporsi alle false denunzie dei potenti, tutti 
•TÌlaao di preteatarsi ai giudici. Una volta i litiganti ricorre- 
ww 8 Fireow per far giudicare le loro coutrovoraìe, ora le 
i|w«tìOQÌ vanno per lo lunghe, intervengono corruzioni o raooo- 
m a n d aii oni di grandi, al diritto prevale l' arbitrio con eaonna 



^É^ 




8S 



DB UDPRTA1E 



dantio morale e pecuniariodei cittadini. Nelle assembleo alla (i«ro- 
Ift franca successe il silenzio : ciascuno consigliava jier il mer ' 
roramaate prevaleva un cattivo partitoe lo ddciaioni pra&e u.-^.i.. 
na&ntonute. Dopo d' avere ristretto il noacro dei ciltadiai obia- 
noati a deliberare sulla oo«o piCt rilevanti, lodeliberanoai dToggi 
Tengono cambiate domani. Fer l' insolenza d* alcuni « par la 
ignavia d'altri pochissimo ed audacissime parsone si arrogano il 
potere comune a tutti i cittadini, steche ì consigli ed Ìl popola ri- 
masero privi d" ogni autoritò. Gli scellerati protetti dai grandi 
•ontano sull'impunità e commettono auJacomonte qualsiasi de- 
litto. Cosa mai non oseranno 1 I banditi o i condannati sul oApo 
rìdono dei magistrati e sicuri dell'appoggio d'un privato citta- 
<lino, al cospetto di tutti, audacemente »i mosLraao per la dita. 
Che più f 1 condannati al carcere in vita vengono rilasciaU per 
ordine d' un cittadino privato o piuttosto tiranno. 

Una volta i magistrali erano estratti a sorta; ora tutti lì dl- 
sprezzano perché scelti a nuino fra Ì satelliti dei citladini poicatt 
o fra i soci delle libidini o dei capricci. I galantuomini e gli 
esperti nel maneggio delta cosa pubblica vengono tenuti loatjuii 
dall' amministrarla od i pochi sceHei-ati pigliano maggiore ardirò 
a strosiare e taglieggiare lo stato. Qual cosa più indegna di tjuella 
avvenuta pochi anni sono t Per i cittadini era il momento di mo- 
rire anzi che sopportare l' inaudita scelleratezza. Mentre l' Ita- 
lia goderà assoluta pace, le sostanze dei cittadini asiiottigliate da 
enormi tributi vennero consumate in compre inutili di grano o in 
altro vane spese por sodiafare la fantasia d' un uomo solo, di- 
sperderle in costruzioni rusticbo od urbane, noi mantenere man- 
dr« di cavalli, cani, uccelli, istrioni, adulatori, parassitL Quello 
stesso uomo cinicamente confessava di non poter pagare i pro- 
pri debiti ed aveva con tutti i pretesti ritirati danari da peraona 
note ed ignote, conttdando cbe la fortuna gli rimarrebbe aerapre 
fedele e credendo di potere usare come di cosa propria delle •0-' 
elanie pubbliche e private. Cosi resta sovvertita la liberta basata 
pure sull'equa ripartizione dei tributi. I l'iorentini per la lunga 
ed onerosa schiavitù pcrderono d» gran tempo ogni cura della 
dignità, ogni sentimento di retto vivere, ogni vigore d'animo od 
amore di libertà, per cui crebbe l' audacia noi malvagi da vo- 
lere n loro arbilrto tutto maneggiare, coufondere, alterare, odiano 
a morte le persone in grado di svetarne i delitti , riflataleoi 
d' essere loro miotatri o compagni e corrono gravi perioolì i 



ir ALaMaMHÙ WNIICCINI 



m 



booiii i fiuali irdUarono i)uatche importante negozialo. Acconsen- 
tire ad vSfi A eo3« turpe; oontranarlj |>«ricolo9Ì6«irna. 

A) luailm parlante della sciai^urala eoodiziooi nelle (|iibIÌ 
orn ridotta la libartjk in Firi^nxe, il Kìrmcciiii nel eeonado liliro 
ilei dialogo aggiunge V oaaaiarizìoaa dei torti che ha nceTUto 
(lai reggitori dello Stato, »d io contiauu a tradurre o par&Trasara 
le di lui parole. 

Perchè un uonto pari suo é tenuto lontano dal governo t Egli 
ttidiò gramma^ca ed oratoria, lesse poeti ed istorici, attese alla 
IfMOfta, ìngenttli la mente per trovare Oraomoalo, onesto dilotlo, 
Jaal bM vìTero: procurò di divenire galaotuocoo e degno 
'Sello niagt&tratiire Non appartiene a raioifjlìti nuova ; ì suoi an- 
tenati esercitarono con lode i più alti o gelosi uHìci dello stato 
e mentiona lo cariche sosienuie dai Rinuccini in Firenze. Egli 
inza cercare onori fu degli Otto, dagli OfTiciali allo stadio, ora- 
ira a Sisto IV o secondo le lejjgi o le cuii!>ueiudiiii cittadine ha 
diritto di servire la piUrta. Ma gli attuali niggitori tengono lon- 
tane dui governo le persone cho danno indizio d* ingegno, di do- 
«tnna, di rettitudine, qoelle che ad osti non assoipigliano nei 
oostumi enei vizi. 

Io ricuso di infìnHicare dai rapitori della libertà gli onori go- 
dati dai miot avi: e non no f;nrei privo se poto&si rìconquistaHi 
col diritta co1t« armi. Prestai alla patria ì servigi che potete 
quando avrà hip^oi;no dì n»e sono pronto a servirla. f5a nel genero 
di vitud nei cofiumi lo mi piegassi ad imitare gli (^tatuati ne 
tt«K)UtBterei subilo la grada, ina diverrei a) pari di loro disonesto. 
iN ■ biaderà mai per ravoro a coloro che usurparono lo ra- 

[,{: L patria gli iifli[;i i;hc mi si perven-ebbero per diruto e 

lui sono tolti dall' odio ingiunto e dall' invidia dei perversi citta- 
diini. Qual motivo avevano d' allontanartnì come persona inutile 
dal governo dullo stato dopo Ìl mio ritorno dalla legazione di Elo- 
ma (!Ì7 novembre 147.') - 28 giugno 1475)? Eppure non poterono 
li d'assenni lattciato corronipon?, di aver trasgredito agli 
ìaì datimi, di licenze prese in opposizione alle loro vedute. 
lo aveva ricevuti pieni poteri e contraeei i soli impegni impo- 
■limi dui rnfl;.^i5trati. CVisl sodisfaceva verso l' intéro popolo fio- 
rvtiùnu HI iloveri A' oratore e di cittadino onesto. Peraltro la per- 
•ona portata in alto dal capriccio della fortuna e dall' impudente 
dei r.iftadini mi fa carico d" av«r reso conto al Magi- 
ito, anzi che privatamente a luì, degli affari più gravi della le- 




yj 



UE UmiurAl£ 



gtLzioDB. Ma dQD(|un, era io oratoro del governo o dì un oittadtao 
privato ì Dovrai al contrario Ptmproveramit su r:e<len<lo agi' im- 
pulsi d«II' antica amicìzia riferii i negoziati più iiii|)orlarili con 
lettore dirette al Magislraloeconallre particolari a luuKgli colla 
consutilaaltorìgiae4 insolenza lodisprezzA talmOQtoda ooa ra- 
plicarvi. Mentirei se dicesiii di non essormono al^^nanlo sdegnalo. 
Quando poi nel jSLbblico concistoro il popa prolorl pnrolo gravU- 
sime 6ul conto di lui ed in dispregio dal regginieoto, io no «crtsai 
al Magistrato ed a lui : egli rispose che certe cose dovevo oa- 
scenderle al Magistrato e non dissimulo prima e dopo il mio ri- 
torno l'ira coiicspita contro di ino. Allorché poi il p*pa ìmpau- 
rito della peste dimenticò gli atTari e vagò lontano da Roma, Ìo 
chiesi CoDolia di rimpatriare, ed il Magìelraio ad istigazione sua 
a» la negò; ottenutala quindi, senza cti'ogli lo saptaM, m'impadi 
dì rientrare in Firenze col pretesto che ìo veniva da luoghi iufalti. 
Tollererei voloulieri eìmilì piccolezze se non Ibssì stomacato 
dai maggiori e gravissimi delitti commessi contro la repuliLlìca, 
poiché egli esercita pìà duramente ed ioaolentemeate del jtadre e 
dell* aro la lirnanìde dall' ullioio stabilita, non usa riguardi ai 
cittadini, lutto regola a capriccio. L» misera repubblica spogliata 
in gran parte delle ricchezze ed interamente della dignità fu da 
lui condotta a tal puotochecol sopportare una tirannide tanto 
pestilenziale ed inesorabilo è divenuta ludibrio all' intera Italia: 
perù alcuni princÌ|M raomon delia nostra antica gloria per com- 
passione allenostre sciagure intrapresero a loro spose una goerru 
Onde vendicarsi delIeÌDgiuriericevute da costui e restituire ai miot 
concittadini la priaca libertà. Ma il Fuloride Jiorttntiniì giunse a 
lai arroganza da non dubitare d'un le porsi ai primari princìpi d'I* 
laliaed aiutato da loro nelle proprio eti-ettezze non credagli aiuti 
un benefizio, ma servigi a lui dovuti. Da o\ù dato valutaro ^u- 
stamente la sevizia, audacia ed insolenza colla quale egli tratta i 
cittadini. Sebbene da tanti anni vìveesero in pace ooÌ nt^mici 
esterni li travaglio, lì torturò con estorsioni continua di tribuli ed 
impigliò in guerra quanto mai grave, pericolosa, dannoso. Ouella 
guerra venne inti-apresa per la liberta del nostra popolo teatro 
Lorenzo dei Medici liruntio dei Fiorentini t no» contro la cilt*di- 
□anzaoomo uc fanno fedo le pubbliche lettore ponti!ìoia a ntgie 
mandato e dilTuijo dovunque, L' insolenza, («marita od ingratitu- 
dine dì costui oiTdse i pia potenti principi d' Itslilte d4ite moliro 
■ir aeprisiiiuia e dannosissima, guerra moeaa dagli aweraarì. 



ti ALAUAKMJ RINUCC'M 



;»i 



come palesemente e^i cotifftssntio, per sotirarre Kjrenze alla du- 
rìssìnui ùrannide do) Medici È cosa orribile e Iii«rimevo1o voiie' 
re le dtìvBfiUuioni delle campagne, i castelli e casolari diroccati, 
gli uomini tratU in prìgionia, lo sperpero delle sostanze, sicchó 
posstamorìpetorecon Esiodo : biìUm A f^-nmt rMi( «uiS tì»^ «t4i.p«, 
ìt più delie rotte la cittof/inaasa nqffrc a coma d'un uomo cat' 
fùo: 8« io rni rìRuto ed aiiularo, a piaggiare, a eervue umil- 
m-ttita costai cbì puVt rarnaene carico? Abbia la palria bisogno 
Iti me ed io preitoK> l' opera mia, ma non roì avvilirò mai a 
Tire eoce pincevoli agl'ingrati ciltadini asurpaiori della libertà, 
«paludi vivoin carapngna leggendo.BcrivendOiesercitaadoil corpo. 
Questi i concetti ed i giudizi del Rinucdoi sulte codiIìiìodÌ di 
nreni:e nel 1-179. Sembreranno ingiusti e parziali ai lodatori di 
r<or«neo afrascinali dqllo abbagltaDti ijualità da luì possedute e 
«lispoisti a non fargli carico dell' orle soprafllna adoperata nel- 
I' addormentare i Fiorentini, spogliarli della libortA e docoiiiarlL 
Ia voce del Rinuocini contemporaneo (14% r^ 1409) [l), «ebbene 
\n<i provetto di Lorenzo (111^^ 1192} stona nel concerto di Iodi 
che gli amici egli adulatori di lui cantarono su lutti ì toni al 
loro idolo, occultando o dissimulando come egli astutamente to- 
nava e lanciava tosare Ìl popolo, soctituiva l' autorità sua a quella 
dnlle magistrature e copriva i compiacenti o interessati fautori 
ooa la potente salragasrdia delia sua protezione. Il Rìnuoctni 
biasimato dal Moreni fCoftiiniiatione delle mmirie di a. fiO- 
rcfun, Firenze, iSVJ, voi. I, p. l"i*t, V30. RconiTi, t:chortatio ad 
J^ittrnmr Mudieem, Floreotitn, 1822, p. XXXI) per i giudizi sfavo- 
rovoli a Lorenzo, oppoi rjualifìcato dal Capponi fSl'iria dalla re- 
può'iUni di Firentt, Fircn/.e, 187.'). voi. II, p. HJO come acerbo 
gutdice tlel .Magnìiìco, ne aveva parlalo, peri]uanto fino ad ora si 
•ApBvasenxa trnppospeciRcnre gli addebiti impulAtigli ed in modo 
aasai (neno i-evcr» del croni&ta0 io vanni Cauihu'lh-liiic diyjli eru- 
diti fj*:.'ìi>i, Firenze, 1771, voi. XXl). Nel AtìoDìario il Cambi ac- 
■«f> apertamente Lorenzo di essersi appropriale lo rooiiio dello 
). di avermaiidato in rovina il Monte delle doti delle Tan- 
iultfl, [terpetrate altre concussioni, sovvenuto coi danari pubblici 
Ile proprie slrellcue privale, e preparato il terreno per diveotre 

,1 Secondi l'Alau), il Rlnacclnl nacque nel lll>. e nel UW sec«Ddo 
n frmi rliff l't ùU-n iiinrlo di *J anni nel 1199 Anche li) Zeno, atsnda alle iio- 
.■II Oli Saltini, In <tiM« nato od ìiii,lDw«rttìaioni mtti«- 
-. v,.l, II, I). 19») 



i 



vi oc LUlBHTAre 

(iranno di Fironxo oètf/nore a bacchetta, coma allora dioòvaoo. 
Le icaputasionì dal Rinuccìnì registrate nei liicùrdi, ripetale «il 
aggravalo nel />rà/(>yo sono identiche a quelle del Cambi a del 
Guiceiardiiii allorché nella prima gioventù scrìveva la Storia fio- 
reatìna eit il Dialogo mi regf}imento di Firrme {Opere, KirenM, 
18&9, Yol. Ili, p. dS, voi. W, p. ^S\. Nò Turono questi ì aoli giuilici 
acerbi e sererì del Magnifico : ma per ristringemii al Rinaccini ed 
a] Cambi contemporanei di Lorenzo e cosi eeplicitì noll'nccuEiarlo 
'juandoei-a all' apogeo della potenza, bisogna convenire eh' eaai 
giudicarono liberamente, senza reticenze, e, quello che pia dob- 
biamo valutare, «enea speratiza di comnnicaro te proprie oaser- 
«azioDi ai conteinp<>raucÌ. Lo noia da loro prose noi Priorìsii di 
famiglia o altrove erano tenute fiegretissiioe prima dagli scrìi- 
tori, poi dai figli o dagli eredi timorosi dì comprotneliersì e di 
cadere io diiigrazia degli statuali cho ai sarebbero prevalsi di 
quelli scritti per imprigionare, conlìoaro, taglieggiare ad anche 
punire nel capo gli autori ed i detentori di accuse moIoBll&BÌiao a 
ehi sapeva di meritarle. 

Le note del r<iouccÌoi e del Cambi essendo stala preso appena 
successi i fatti registrati rideitono lo prime impreesloni nco7Ule 
dagli scrittori ed equivalgono a coofcs«ioni fatte dagli autori no- 
dewmi a loro stessi : perA vennero flnqul tenute in inolia conei- 
darazioDe. Assai pifi ne meriia il dialogo D« liftvrtate. che non 
6 Trotto d' impressioni motnfintanee, sibbene 0{>cra d'arto modi- 
tata, corretta, coodotta alla perfi^zione che poteva o sapeva rag- 
giungere lo scrittore. Nei fiicordi egli pone in rilievo gli epiriti 1Ì- 
ranoict di Piero il gottoso e del Magnitìco e (»-cnde nota dei loro 
atti liberticidi. Nel Dialogo incarna lo elesse concetto, mn col 
dare All'opuscolo politico forma (llosofiea o iiiuovcn' drtlla uwria 
per trovare modo dì deplorare lo conditioat di Firenze, cigli vi 
propose dì mettere in maggiore evidenza i meui praticati dal 
\fagnif)co, ancora giovane di trentuno anno, per rius^^iru a siabì- 
lira la sua prevalenza assoluta a ritrasse in un quadro parlante 
le mtserriraecoadiEioni alle quali la tiberlA ora ridotta in Tirenze. 

Kiuscl molestisatiiio ul .Moreni il giudizio dato dal [tìnuocinl 
nei Ricordi : se aves^ conosciuto il Dialogo avrebbe con voce 
più sonora accusato l' autore di aninusiU personale contro i Mo- 
dici, roa soppressa l'odiosa insinuazione che in-Ali coittinnann tire 
male t^li nitri quando sono morii. No :il Riuaccìni lU'.risKe men- 
tre Lorenzo era vivo e polenUs&imo, ed aveva tutta la ragione di 



d' alamanno HiMJcaKi 9J 

biasimud ì reggitori della ciuA ed il «ìetenu di govoroo da loro 
■tebilito. Allorcjuando io uno staio lìbero gli uomini onesti, ser* 
vilmi ftideli del pubblico, voiiguno allootau&ti dal reggÌiD«Dto af* 
Qoebè il loro luogo sia occupato dagl' intriganti . dai trafBcàtori 
dftlt* giastiua, dogli oepilutori ilùt danaro pubblico o privato, cir- 
COAdftlisi da faeccndierì interessati o venduti, ciechi o perfidi siru- 
mentì dolla cupida ambizione degli statuali, gli uomini onesti 
h&Qon diritto di smascherare quelli eeelleraii o di gettar loro in 
(Wccia il meriintn vilapcro. Ai giorni nostri non occorre gran co- 
raggio per scriverti lìberamente, poiché ialino ad ora siamo liberi 
di diritto tf di J'ntlo ; ma ne occorreva moltissimo ai tempi del Fti- 
Duccini i)ii3nilo uu sospetto, l'odio, l'invidia o la malevolenza d'un 
potente e dei suoi satelliti bastava per mandare a confine un cit- 
tadino, Confiscargli le sostanze o fargli perdere il capo per mano 
del carnefice. 

Simili tribolazioni non toccarono al Rinuocinì tenuto soltanto 
lontano dal rcggiitwnto : dunque egli conservò geloesmeiile na- 
■ocMti i giudizi proferiti sul governo fiorentino nei Iticordt'e nel 
Dtnluffiì. Ne abbiamo la riprova nella polvere cbe per tre secoli 
copri i lltcnrfU rimasti t|ua3Ì dimenticati nell' archivio Rinaccini 
e nell'osìstcniia dell'unico esemplare del Z>ta/'j<f«' del quale do 
oonto. A difTondere nel pubblico questi senili non coiilribul nom* 
meno la cacciala dei Medici, della quale fu tc&tiraono lo steeeo 
Alamanno allorché coniava eeseantotto anni d' et^ Kgli o te- 
messe un pro-siìimo ritorno dei Medici, o foeee malcontento degli 
«od*raent) del governo succeduto, o«i s-mtisiie già vecchio odia* 
illuso, continua nella condotta di vita sommamente prudente 
Adottala da lungo tempo, sebbene nel 1405 risedesse fra i Dieci di 
gaerra. V. qui bisogna confessare che il Kiuuccini malgrado del- 
l' affetto alla libertà dimostrato negli scritti, malgrado delle Iodi 
trìbatatii ai t'uzzi nei Hicordi e nel Dinloip, malgrado dei rim- 
ficmarì ai Fiorentini perché sopportavano la schiavitA.non aspira 
All' ftureola dei marliri : egli esaltò ed amò la liberta platonica- 
roente, evito di dar ombra ai reggitori e col far parte della Balla 
delltóOedolloSqailtiniodel 1484 contribuì a Hnforzare l'oli- 
garchia dominaute ed a riatrìfigare sempre più quelle slesse li- 
IW là ohti tuiiln careggiava Cfìlla penna. Il di lui coraggio arrivava 
a deplonro il male nell'intorno dell'animo o con scrìtti tenuti 
wgrcti ; e la pmdania lo per^tuadeva a disKÌmutare e a maotenersi 
in apparenza vincolato coi tribolatori dello slato. Peraltro da vero 



0( ùB LmeaTAir. 

galantuomo cercò di non compromotutre gli Amici. Nel Diahffo 
8Ì<l«not»ina Ekultìrio (LthtralifJ, ma cui rjcord&rogli uffici sO' 
slsnuii dai suoi Riniiccinì a dirsene didc«ndQnle ooaftìs^ la [«•' 
temila dell* opuscolo. Gli alui due inicrloeutori lì designa eoi 
aomi di Microtoswo fpuniecdiiatore « piA (iropriaraenta /* ar- 
chetto della balestra da tirare frecce) e di Ali'teo (Vrj-idieaJ e 
dell' uliinvo aggiimge aoliantd ch'era stato discepolo dell'AFjpr»- ' 
polo. Con tali ìndicazioat sarebbe anche allora riuscito dìffiotte ' 
indovinare chi roesero i due amici d'Alamanno i i^uati iie divide- 
vano le a6pira2Ìorii. 

Dovendo dunque concludere che il Dialu^j dui tt)nuociuÌ 
esprime i seutimenti iaiiinl e lo idee dell' autore, eh' ò la conrea* 
BÌooe sincera latta a sa inodci>inio del proprio modo di giudicare 
{ roggilori di Mrenee, riesce impossibile revocare in dubbio Cbd 
il giudìzio dato sulla mala signorìa dei Medicei corrisponda, 
alla vera condizione delle cose secondo i criteri dello scriltor«,| 
Peraltro non convengo del rimprovero da luì ilìretlo at Fioren- 
tini perche fecero causa comune con Lorenza nel difenderM con- 
tro le armi di papa Sisto e di re Ferrante. Nei propri proclami 
quei due principi ambiziosissimi potevano conncilaru end preix^tij 
più o meno plausibili le loro segrete intenzioni : mn il Kinuccinl 
aveva vìsdulo sette mesi io Roma oratore presso Sisto IV p6i 
trattare del modo di provvedere danari onde soccorrere l'L'iiglie-' 
ria in guerra coi Turchi, aò poteva ignorare quali 80rdidis*iniì| 
interessi ispiravano la politica di Sisto e dei suoi Ingordi nepoii 
Né a lui fiorentino ed actitissìoio osservatore era pernoeSBO diinaa^ 
ticare che reForrante, inarrivabile maestro di )iìmulatÌone, avevi 
eroditatadal padre la sete di dominare la Toscana o almeno di 
stabilirvi la propria influenza; quindi doveva cotnprendere che II 
frasi del papa e del re por separare la causa di l/rrenzoda quelli 
dei Fiotenlifii erano parole vuote o piuttosto astu7ÌQ di guerra dj 
rette ad incnntrara minori rosisieii/e nride riuscire ■■■ I loro 

segreti inicnlì. Qualunque cosa dica il Uinuocioi ii-> ' i-xtii'^ 
lini d' aver f'itta con Lorenzo causa comuM io quelli aeal 
fruingciili. Nei pericoli d'jlla palria tutti iciitadini hanno il dovei 
di difenderla senza preoccuparsi f>iì, passato il rtscliìu, ì buoni i 
i migliori saranno come limoni spremuti allontanali dal tir 
dello stato e ne! luogo loro spellante s'assideranno per limoni 
gl'imbroglioni ed i malvagi, cosa che tanto aFTtìggeva 
uuccint. 



D &LAMAK.HO RLNUfCWI 



TO 



E basti del diilogo Dt Ubertate, Sono sicura ch« motti lo già- 
dlcheranno ispiralo da risentimento personale, ma dovrebbero 
riflettore che gli elogiulori di Lortinzo i qaali volterò trovare in 
luì Mille ecceltenti qualità, gli prodigarono lodi ittpiratedallaKra- 
tiiiiiiine. dft interesse privato da spirito di parlilo politico. La- 
oaile SR V(il'3i><>i parlare più a lungo del Dcalojo dovrei esaminare 
1 gìadifì dei CAOsori e dei panegiristi del Magnifico, gli uni e gli 
altri ugualmenle soepetti di parzialità, « ({ueslo mi coadurrebba 
a rites^era k vita del Medici. Lo scopo propo«idnai nel ra- 
giona» dvllo scritto dol Rinuccint d molto pia modesto. Io intesi 
di rendere noia l'esistenza dell'opuscolo (ìnqul econosciuto e 
di palesare la mia Ìntima convinzione cbe il Dialoip merita 
d'essere conservato iu una delle pubbliche librerie di Firenze, poi- 
ché, qualunque giuJizio voglia rormarseae.è di grande importanza 
oo(DB apparisce dal sunto daUnie. £) imporlanle per le ot^serva- 
£ÌOnl contenuto, 6 imporlanle per le qualiUi dello scrittore uomo 
dolio oosciennoiio, fedele servitore della sua citiA, indigaato 
porle ecrvili condizioni di Fireiiio, insolToronte dei pessimi cit- ' 
ladini che avevaao ridotto il reggimento a loro privata bottega. 
Miiembradel pari inutile ragionare a lungo del Ilinuocini aven< 
dooe abba!ita,tza discorso i coniemporanu, quindi lo Zeno nelle 
Dàtertaiioni oostiane. infine il Fossi e 1' Aiazzi. A me basia 
}r dato conto del Dvihjo, preziosa e nuova fonte dì studio per 
che vorranno ancora giudìcaro la vita e le azioni di t^o- 
reazo del Medici. 



Firenze, ?6 febbraio 188C. 



GtHcn.AMa Manciki. 



Par accertarmi sa il Dìaloyo era scritto di mano del Riniic- 
clni cercai nell' .-lrpWfi(Vj di Slato di Firvnze due lellere d' Ala- 
niaaao pubblicale dal Fossi. Oltre queste duo in latino {Ceu-lejgi-i 
di-CoftMso, Filza l\, n.* 557, Filza WMII, ii.* 9iJH) ne rinvenni 
Ire in ìlalikno {CarU-j. di Lor., Filia XXXIII. n.' 48'J, 12\), i^U) 
dirello a Lorenzo il MagniHco, che stampo porche cotifcnnaQO 
«jUAOto il Kiiiucoini asserì oel liiatogo, Pofito a confronto il codiea 
eolle Iettare, mi pare che in quello sia autografo soltanto il verso 
d'Eaìodo e poche allr« parole scritte in caratteri greci ed* una 
lunga nota marginale che commenta lo stesso verao d* Esiodo. 



m 




95 



DE imCRTATC 



Mtgatfica tira Losnipllff do Medlcls cnftlofl Uoqoftin fratri ha- 
noritnilo. FI«Tent!e. (Ui««riUit 147i; n di 2€ di gini^ao). 

Msf;nllÌQa vii «t mi major Iioitorsodu. Io non t'fan Mritto pia dt 
■oao per noci eiMre WKOno eoan di bii«gaÌo, aA dk te bo loUnrc. Kt 
({aeitft per rìagritiarti di f|>t«)lo hfti tatto AùW ordiakrfi elia io ftbblft 
Uctintìa, cbe per una Ietterà lia d4>lta Siiporin intendo eke ranno p*n* 
liero daimi liaanti*, ot io w eh' cWn ò taa opern, di «bo ti rlo|;»itl* 
qoftDto po»o, et priegoti li ingegni cho 1' abbia qnanlo pitt prflitn li 
pubi aedi ebe Io possa prorcdere alle com xa't aono di otcUtà per 
rancata di Kiieasaola. Et to ar«d«iid« alibia a aoguire qaella ni 
a«rÌTe la SignoTÌa bo deliberato noti mi munvciw di qui Gnn allauia 
ebo da lo abbia riipoata. Kncomandi^n*! a le. Cbe Cristo di mala ti 
gnardt. £1: Vilerbio JioXVHJo jnnii MCCCCL\XVJ* 
AlamanattS ) 



Riuaecintu S 



oratoT flarootinna 



Magnifico ete. (Kioeruta a di 5 di lugHo). 
Vir inagni6ce aalve. Da poi tornai qui dia fu bÌdd a iH 88 dal 
paoBAlo Don t'iio ecrìtto pcrobi non toleto elio otian forao la laltont 
portaMÌ aeco alcuna mala iufeoliono. Ora por lo nikor alalo qnl la 
bonisvìiaa ol laniiaima aria stimAndo che ao nulla fu») anio In rao 
a malo biunorodnblMi enee purgalo e revoluto bo preeo sicurtà dì 
afif ivorli et maxime aieads eorao lai Tra peebf di a andare a Firenaiw 
la, acciò che ae per là n' bai a coramellerc faccia più osa eoM obfl 
nitrii me no aTÌ«i e io fariN (jucHo rìohieile ci tlobìlo mio qnaado la 
•apro. Da altra parlo emctidri io staio fuori di coati mei! aedo eome 
tu ifti e avendone a alare ora ad avrei anto aomma nloIslA per aleuna 
mie faeceniie d' importania casor vcnutu in Firento per Ire o quat- 
tro di : ot oramai doverobbe eoer erof^ato la avdaat conaeputo nlcaoa 
m* lainfectione, elio por eerto non dovrei eaaer più inrolto cho dell) 
altri ohe ai parttron di Roma dopo me et ho Inteso sGno untrall in 
Kironxe. Et pcrcbò intesi cbe quando mi fa Doncednta la llcentia et 
poi revocala fa chi disao cho la cagioatrara porehA tornammo loba- 
aciadors arei n prailoare eoa • priagipali oittadinì m-, ti dielio « pro- 
metto, obtaosaaiule ne darit sicartA porsofBcenle m>llo*a<lo»ii rtiu in 
Don andrà a pnilarvt a nleiiao della Pratìoha, ni del Ceniiglio del 
cento nfr vedere Ooufalonieri! di (^usliiia ae già la eagioaa del volttrmi 
parlare non voqìsiI da fóro. £1 ebe ti prc(;o aii contento farmi conce- 
dere la licentiadel venire por qualche dì innanii la min andata, no- 
do no» pAÌa sin riTlc;;ato per lo easere aolo inhasciatote, U obo furiR 
alcuni giudicano. Nò più p*r (jiieata. Kaccoinandoml a te. Crlato ti 
gaardi. PrìeqotI mi risponda qaoll» ti paro abbia a farù, A di & 41 

tugiió ìila. 

Alamanno la villa' (lavo noa (10 fogli da Htlverc. 



Il ALAUAMM) anmcasi 



07 



MagoIfiBO tta. In Ctfaggiaolo (Rie«<raU 1476, à\e 13 ftognsti). 
Al BOai« di Din s di I d' agosto 147'>, 

Hagaifiae rir t&tn{|iiam m^or frater bonor&aiio. Piò di leno ptr 
Matlno dft'CMUft rìoevold nas tua <Io dì il per U quali) mi raecomandi 
4«lto Nntino come ti» an^aho, al q«al« p«r detta «agiotie bo fatto 
qaaota tnt ò p.it4ÌbiIe di piacere, marengo ohe egli ai ha male dato 
■ tnMnilerc il caao auo, perolid aou 6 auto coadttDDato dal mio ao- 
toceaaftre, ma dal doaoiero, «t io bo auta la «omm^tsiona da tna«- 
ctvi di doaoa dì farli aCaggire le rioolte, e «oai fe«i gi& aono pia « pili 
di a^aati cLo atea»! (aa lettera, s a lai diaai che Tcdsi»! di Tara qual- 
che compoaitlona aùa detti maeatrì e ebe io mo ne panerò quaalo 
saripouibtle lecgiarmente enendo egli d' accordo con loro, e eo«l 
fiir& « maxime avendo ÌQt«so Ini Ma«rti amico. 

StflrileoientG più di InnaoBÌ avevo ricevuto nna tua purlaqualo 
nt raoDoroandavI Antonio Del Peglioche Invero aveva grandisairao 
torto a non obidiro alia corte, pure bo ■eguilato per mo'lo « oonp»- 
tlto a ha nbtdilo come è auo debito, « por luo amore gii mai hamartìtà 
■Hai piò cbo lai ooa mertlava « cosi crftdo li riferirà porche ai ebìamn 
b«n« eoalealo e «otti dire ob» la tua lettera gli giovi asaai, obs ac 
qoaUa aon era egli aarobbe auto oicmplo agli altri ohe fuaslao ubi- 
denti , pare per toa cagiono gli Ti»ai batnaaìtà «ome mi aerlveati, 
una di mani-ho aalvo lo liODora dall' ufici'j eb« fo, obe tu noa vor- 
resti fiud altrimaoli, e così [|nnndo por lo avenire tu! acrìverai mot- 
torà a axacatioas per tutto quelle lQt«nder& aia dì toa volo&ti. 
'Hi altro par qoeata. UaccomaDdoml a t«. Cristo il guardi. 

Alamauo BìbqocIiiI 
In Fireniuola vicario. 



Aaai., L- S4nt, T. ^Vill. 



■ìiaRDI DI GIROLAMO LDCCEESOil 



Keir&QDO 1779 Qirokino Laccliesiaì DcH'atà dì rentot' 
t'anni facondo an viaggio per la Francia a ta Genimiiia ren- 
□e presentato a Potsdam a Federigo il Orando (I). Il ro foco 
graziosa accoglienza al giovine Italiano, l'ammise al suo aer> 
vizio e, ciò cbo vale piii, alla aaa sociotA intima, DOtoinaodolo 
eiainb«rlano e avendolo abitaatmcnte por comp^no alla xua ta- 
vola a Saiusonci, giii soggìoroo di Voltaire « dei L-vlchri «njiiti 
dc^li anni piii lieti del re, 'che (juantanqae vecchio e aifranto 
dalle care del governo e dai travagli dulia gncrra doÌ sctt'auol 
ooQservava qnell' attività e quell'in tarasse generale per lo com 
del mondo elio l'banno reso piuttosto che singolare nateti ne] 
sao tCDipo. La vivacità di Federigo nella sae converuuioDÌ 
e la ricchezza d'argomenti i qaali attraevano la sua atton- 
zionc ancora in quell'età cadente sodo nula, o ÌI fuldmaro* 
scialle Bostriaoti Principe de LJgne, Ìl quale incontrò il LaO' 
cliesini a quella tavola nel luglio del IiS3, tre anni prìcua 
della murto di Ftìdurigo, dissedi non' aver sentito dalla bocca 
SQa nulla d'in^ìguifìcaii^ nobilitando esso tatto le Diatene cui 
gli accadeva di toccare. I ricordi del prìncipe cì danno nnx 
giaala idea del Lucchcsioi in qad tempo. ** Il Laoebesini, dico 
' egli, coH'attrattivu delta sua conversazione provocava qaella 
del re. Egli sapeva quali argomenti piacovano a Federigo, 
e poi aveva il talento di ascoltare, cib che non b tanto faetlc 
quanto sì crodcj non eKscndu niaì rlescito n nno stnpido. Con 
ognuno sapeva ingrAziarsi per mezzo dei saoi modi perfetti 
e ooll'ameoiti del suo spirito „. I^a tavola del r« non ora 
piò quella di prima. Gli anticbì amici erano morii o iioa 
pili in stato di prender porto a conviti di curio. U ro, oìr* 

(I) Buprn GtiolaiDO LaeD^esIal, Vedi Àrchìcia Slor, Aol^ &«• 
ria IV, *ol. XII. 



mconor ecc. 



00 



coDilstu da tre quattro generali che non iatenderaoo il 
fraocew, amaTa di far ooDv«r»asiotie col Lacche&ini clie gli 
ricordava l'AlgaruUi, l'amicocempre desiderato delta saa gio- 
veotò , e dì rinfrancarsi dì lunghe ore di lavoro e di «oli- 
ludine. Una volta il Conte Pìnlo, dal servizio in Aostria pas- 
sato a quello io Prussia, che noa brillava per qaalità d'ingegno, 
avendo Kntìto che si stava in dubbio quanto alla oomina di 
un minietro pr«uo osa potenza «stera, disse al ro : " Perchè 
Vostra Maestà non manda il Marchese Lnccheaini, che è 
aooo di ipirito? „ " Per questa ragione amo di tenerlo presso 
di me, rispone il re. Piuttustu manderei rjualcheduno come 
lei „ . U Lacchesini fa quello che auieine con M. de Chambrtcr 
minislro pruesisno a Torino, raccomandò al re l'Abate Denina. 
Qnuti arriv6 a Berlino nel 1782, vide il ro una sola volta, 
venne nuoirnato membro dell'Accademia delle scienze e visse 
Iran qui ilamcDto nella capitale pruMiana scrivendo opere poco 
lultc ed inferiori assai allo sue " Uivoluziuni d'Italia „ Gacbò 
Napoleone lo preee a] suo servizio. 

Il regio Archivio dì Corte & Berlino conserva un diario 
del Uarchcie Lucchosini d^li anni 1 780-83, in oni egli giorno 
per giorno,, ma con molte intcrrazioni, nota ciò che gli venne 
fatto di osservare dì notevole nello oonversaziooì col re epe- 
oìalmente a tavola. Questo diario k scrìtto in italiano, con- 
etuuDCDta e senxa artn , ed offre un esempio della varietà 
di materie sullo quali si discorreva, e dui giudìzi dì Federigo. 
XaoUro reca una prova delle grandi cure dnl re dedicalo in 
<in«sti ultimi anni snoi, allorquando ammalato non cantava 
più sopra lunga vita, allo stato amministrativo e Gnanziario 
del suo paese che allora numerava soli cinque milioni d'abi- 
tanti, allo sue risorse ed alle condìziuoi delle singole provine!^ 
alle colture introdotte o da introdursi, ai proventi delle mi* 
niare e deirindostrìa. i;^ non solo della Prossìa occnpavasi 
Federigo aneho nelle ore di ricreazione, ma avera presenti 
le nozioni statistiche d'altri paesi, citate a memoria, e per- 
ciò, a dir del Lucchesini, non sempre esattìasimc, discorrendo 
Uberamente doQa loro Beante, del debito pubblico e dei messi 
di Mddisfame il pagamento, delle loro relazioni comercìali e 



100 



lUCUttOI 



dell'i aflaenza di alleanze e guerre, t^a cultura della iota era 
st^ta introdotta dal Grande Klettoro, 1C40^]G88, ed ora U 
numero dei gelsi era cospicoD Delle provincie dì Braiideburg«^ 
di Pomcraaia e particolarmente nella Silesia. La seta olia 
>c ne tii-ava serviva perlopià agli aù doueaticì ; per qauiU 
a Blanda -veniva meno la comodità dei contadini. Con tatto ci^ 
il Re sì losingavacoiraumonto di tale indnatria. Fra tnczjsu a 
queste co&e,coDversaztoaÌ letterarie, giadizi iulla lìtorÌH antica, 
anll'arte della guerra dei Romani, sopra sovraai e guerrieri an< 
ohe dei tempi moderai, sopra acnttori di 6Iou)fìa e di poesia* 
K notevole In vastità ancora delle cognizioni letterarie del re, Ìl 
quale non sapendo le lingue «nticlic ed avendo iu [looa contida* 
razione il saper molte lingue, giudicava degli scritlurì grod e 
laUnì secondo le traduzioni per ]o più francesi, ma gli aveva 
letti con attcUEione e con critica seria. Esempi di tale varietà 
sono il Dizionario del Bayle e la sLoria ecclesiastica del ricury, 
di cui egli aveva fatto estratti copiosi con osservazioni sd« 
proprie. Àncbo in quegli anni senili il re continuava a com- 
porro in versi e in presa, leggendo o facendo leggere f;\i 
scritti suoi ai compagni, facondoU stampare a poche copie 
e mostrandosi molto sollecito delta loro conrezionc. Non si cn* 
derebbe, eppure ora si sa per teatimoDÌan«e iiicurìssimc, che 
in metso ai fatti della guerra, nei pericoli urgenti degli av- 
Tenìmeoti e sotto U peso di disfatte, nelle oro tormentose del 
campo, il re poetava sempre, forse per dare altra direziono 
ai suoi pensieri e per tener lontane le triste previsioni cfio 
pur troppo iccolzavaulo in quei momenti. Egli non vìam ab- 
bastanza per Tederò parocobio dello sue provincio riaorgoro 
dai danni e dalle dovastaaìonì sofferte per te iavasioai dot 
nemici. 

Fino ad ora le note del Luochesini trovansi stampato solo 
ÌD traduzione tedesca (1], mentre la jmbblicasione degli uri- 

(1) Qtaprdeht Frìntrieki ttta Oriuteti mit li. d« Catt umi dm 
Marvhttt liuecheaini. KritUrh fettgeaUllt'. À*t4ìBa\l , in ittil- '- 
UebtrttUwiQ HeraM0tytf>e» V9n tf.' KaiTS liisctiorr. Lipsia ! ^ ', 
VII! « ^'6 pag., 8." - U De OsU, Svlstaro, fa per n>ul' anaj se- 
gretario iotìmo ilei K«. 



tn otRALAMi» LtJCCiiir&iNt lOL 

{pnoli nvri laogo tra poco. Non »e ne pnò dare qui se noa 
pochi etimtti di vario genero per sommimstrar un'idea del 
oualenalo. Siamo ai 'I^i Maggio 1783. Federigo aveva pas- 
sato pochi porrli uBerliao por assistere alle riviste dei soldati 
Q «Ile manoTre. Il Lacchcsini venne chiamato da lai poco 
prìina di pranzo. " La conversazione toccò presto la liagua 
fraDceae. Il ro disse cho essa era ora onircrsalniento parlata e 
ubo rAocadomta dei Quaranta l'aveva fissata. La lingna ita- 
liau avrà da pa>Bare per molte qaistiooi. Io nominai la 
Oruco, il Papa coi Cardinali - la Lombardia ha ì anoi Luteri, 
Napoli i suoi Calviiii. Si parlò della libertà d'arricobire una 
Uogna con duovÌ vocaboli i[aandu cnai mancano a definire le 
ìilw, e deDa necessità dì tal procedere creata dalle nnove 
acioporte iu Kcienxe ed arti. I] re disse che questo b una spe- 
cie di ounqoista, ma ciici domanda degli uomioi del genio di 
OAJoinbo per osscra eseguita con giudizio e a tempo. Egli 
p«rtò poi dell'imparare otidto tingno. Chi non è chiamato dalla 
aorte ad esacro Uomo di scìeniui, diaso il re, furò meglio a 
■tadiare lo cose invece di d^ro il suo tempo ad imparare to- 
oaboli. Meglio leggere uno scrittore io buona tradozione, ohe 
Intenderlo mediocremento nella lingua eoa propria, dovcn- 
deoi supporre che un dìligentff traduttore ne afferra il senso 
meglio che non un lettore il quale incontrasi con tale scrìt- 
torv la prima volta, Della letteratura tedesca parlò con poca 
stima dicendo die essa non possiede scrittori classici da darlo 
lame o sploudure. I proj;re9aÌ sarebbero scarsi ; egli concedo 
parb cho al tempo nostro ne vediamo il principio. Il re di- 
noctrA -tlinia di un poeta Canitz il quale muri al tempo della 
■na ooQon, (Fcdurigo barone de Canitz n. 1654 m. 1699), 
Del Conte Algarottì .disse ohe questo portava seco in buona 
moneta tutto il suo patrimonio lottorario e cbc l'aveva sempre 
in pronto quando ve n'era bisogno. Esso ooo aver letto che 
rapidamente, ma averne ritenuto acoipro il buono. Qiadizio 
che mi aombra dare nel segno ^. 

À tavola, <luTe qualche volta si rimaneva lungamente, ma 
al solito circa duo oro, Federigo soleva leggere o far teg- 
men le sue compusixioni manoscritte. Il Lucobcaioi osserva 



102 



RICOHnl 



obo talvolta qaellù che parovaao eoritlc aoU'amcaa «uliturlìno 
di SanssoQci, arevano arato origino in mozzo al tV 
campi e mostraraDO la libertà di mcntu iii tali motu.--- ■■-. 
l'estate d«l 1781 venne letta ana parte delle " Memorie per 
servire alla storia del mio tempo „. La prefastoiie di que- 
st'opera principale del re era stata composta in allora e l'enao 
letta nella saa interezza. ^ Kesa ìi piena di boUezze. Per- 
corro la storia dello moaaroMo e degli Stati mp presentati* t 
più cospicui e dimostra quanto è inutile la storia allur* 
tioando non h yeritiera. L'autore protesta di arer laudato tutti 
coloro che lo meritano, dì non iivcr risparmiato %b stesso, lad- 
dove crede d'aver meritato biasimo. Po! dice che nel corso 
dalla Memorie sarà questione di trattati rotti, ed fjnmina sr: 
questo è lecito, quando e in quali occasioni, fjuosto tema ò 
trattato con molto spirito e oonvieno essere f^rnti all'atitore 
il quale bÌ b dato tanta pena a giustificare quello che banuu 
fatto i politici in ugni tempo, seusa curarsi di tale gin^iì- 
ficazioDC. La prefazione termina col dimostrare in qnal mudo 
e sotto quali condizioni uno Stato debole e non rìcoo pub 
misurarsi con un grande e più, potente. Afa gli eserciti in 
Europa easendo quasi tutti ugusltnenlfì disciplinati e bravi, 
e la guerra essendo sempre sotbjposta a dei casi furluiti, bì- 
sogna guardarsi di non intraprendere una guerra leggermeo- 
to, pcrcbb il dciuiTo cho C3sa divora e gli uomini cbc oaaa ih 
strugge non poesono quasi mai venire compensati anche da 
BCquisli felici. Fra gli altri consigli Ak anele qu«11u di rum 
portar In guerra in regioni troppo lontane. Lo Memoria «»• 
minciano dalla morte di Federigo Guglielmo I nell'anno ' ~ ' 
Secondo luì, questo gli la>4ciò una popolacìone di tre miit: ... 
un'entrata di setto milioni di talleri e un tesoro di otto milioni 
e meszo, ciò che mi riesce verosimile, essendomi noto che 
nel 1743 nella coDclusione della pace di Broslavia, ob anche 
un soldo era rìmaato nel tesoro. Kesauua alleanza era oon- 
olusa e nessuno aveva pensato ohe il ra di Pmisia polCMa 
essere il primo ad alznriii contro la easa d'Absburgo. Qui fa 
un quadro della Monarchia Austriaca al tempo della nor* 'i 
Carlo VI, delle bollo azioni del Prìncipe Eugenio come <_ 



A 



DI emA[.\Uù LuccncttNi 103 

riera od aotao di Stato, dì >SiQzondar0' o di SUrbemberg. 
Qtietto qQadni ù degno di Tacito. Ollanta mila aomini e trenta 
mitiosi di talleri che mali; si pagavan<i, molti debiti e Bossuna 
auistVDxa, tale era. h Stato della roginn (Maria TeroBa) di oui 
questa pr«faztoDe fa an beUissimo elogio. Segue la descrizione 
dello condizioni di Francia, d«'saoimÌQÌetrio generali; ló'JOOO 
combattenti «enza la riserva di 40000 e 80 legni di varia poT- 
(Ata con 60000 Diarinai, sessanta idÌIìodì di talleri d'entrato, 
dednoeodoDe dieci milioni di debito annuo sall'HAtel de ville. 
itlo questo ho sentito leggere. Lo siile è nobile ed ardita, 
Bfio di tinesza o di sentenze, laddove queste trovano il loro 
potilu. Ma l'tiuiemo ha un carattere tatto suo proprio „. 

n m amava dì fare osservazioni varie salle condiziom 
dei regni e doì sovrani con temporanei. ^ Lo sviluppo della 
Ruasia, disse ogIÌ, non ha segaito l'andamento dell' aumento 
d'altri Ntatt. Nell'Asia l'età dell'impero non si k fatta sentire 
in nessun modo, m» dsH'oscaritil osso b passato sabìto al losio 
« alla rilassatcsza doll'utìi ar&nzata. Cercando di spiegare il 
gran ntunero d'aomtnt distinti in Francia al tempo di Lui- 
gi XIV, disse che lo gacrro civili sono tempeste che agitano 
il tnaro portando in sa ciò cho era nascosto in fondo. Tatto 
ciò che k {grande e baouo fa sforzi per salire, liberandosi dalle 
tenebre, e perfezionandosi in questo lavoro. Disse che il Car- 
diualo Mazzarino ha fatto alta Franoia piti del bene cho dot 
arale e ohe sionramente Filippo V devo a lo! la corona di 
Spagna. Poi parlò di coso religioso, colla solita forza e ùloso- 
fie* libertà, sulla eternità del mondo, la matorialitÀ del- 
l'anima, la prowidenza et cetera. Il re mostra credere a 
forze prime o naturali ma non ammette il fatalismo „. Un'altra 
volta fece una rivista d^li nomini piìi celebri in guerra. 
* Ne ha scelto tra gli antichi tre ai quali concede il prìmato : 
Scipione giunioro il conquistatore di Cartagine, Emilio Paulo 
e tììalio Cesare. Al secondo posto mette LncullOf poi Qustavo 
Adolfo, Mercy, Turenno o Condé. Ai primi bisogna aggiun- 
gere oooora i marescialli di Luescmbargo e di Sassonia, ma 
ilcuramento il Prìncipe Fngenio. Questi discorsi meritano 
d'eaiere stampati. Cn uomo il quale ha vinto undici battaglio 




1(M 



RKXMtOI 



cbo poniodo cloqneoza e oobiltà della pttrola, paò mat- 
terai ««cADto ai pìii grAD^i pierrierì n. Poi U Ro parti) dct 
guDdrale «aiitriacu Locy. ^ Egli mostra grande atimiL di Ini 
per la sua abiliti nello acegltaro ì posti per piantare i campi 
trinomuti. Itfeiitre Lacy era quarti cr mastro del marnaciaUu 
DauD, dUpon Jl campo cosi perfettamttote che Federigo non 
lu potis assaltare. Laey partito, le cose cambiaroDu g. Toc- 
cando un giorno, a tavola, della battaglia di Pavia « delle 
guerre dì quel tempo, il Be non potè rioordarsi dui Domft di 
ano dei gccerali Spa^aoli. Kascodosi levata la tavola e con- 
gedati t conimensali, Federigo ad qd tratto ricompari dicoode 
che aveva volato parlare di Aotonìo de Leyra. 

Sai viaggi dell'Imperatore Giuseppe TI Fodcrìgo Tace 
QD'deaerTasione stngulare. Il primo viaggio, quello d'Italia, gli 
mostrò l'antica capitale dell'Impero che non h sua, e il Rc^^ 
di Kapoli «he ò andato perduto. Il secondo viaggio quello 
nella Losazia, e il terzo, quello di Silcsia, gli fecA Tedon 
due Provincie che non sono piii soe. Il quarto lo condiUBe 
nella Lorena, reta^io perduto dei euot avi. U quinto rìag- 
gìo, quello di Francia, gli mostrò f Alsazia anticaraonta dei 
suoi. Ora ano gli resta che un viaggio per le Fiandra diveanta 
fiancasi. Non h uso del Ro di spendere denaro , por gua- 
dagnare nomini nolle corti straniero, come fanno la Francia 
e l'Austria, le qnalì |>agano pensioni cospicue e poi manoatio 
di mexzi quando viene il momento opportuno. Con qaoato 
denaro, dice il Re, voglio piuttosto far le mie campagna. Us 
in ciò at modtu in rebìu. 

Percorrendo questo diario, ne scegliamo dì qua e di U 
qnalehe brano per dimostrare la varietà degli argamanti 
dei qoali parlavasi. " Egli (Federigo) Tece un quadro della' 
Corte di Sassonia ai tempi di Atign«to I. Tutto era aplen* 
dorè, cortesìa ed allegrezza, poi vennero ì tempi di Au- 
Inasto II, ai quali convcrsis s'udiis lo splendore orMt oasi- 
biato in loiao, la cortceia in cerimonie o l'nltegreasa ìa no 
noioso apparato detta r«gia digoitA „. lotomo allanemìoiata 
tra Voltaire e Maupertais sentiamo ciò che segue. " Una 
sera Voltaire alla tavola del He moslrwsi spiritoso più che 



DI UmOlAUO LUCCIirSIM 



lUù 



mai. All'obarsi da tavola, l'AIgaroiti faceoduae a Voltaire 
cl«i oompljmsnti, qnosti domandò n Maupertuìs cosa ne pon- 
iTd. lì matcmatioo bitioBo risposo csftcrc stato c»trcmamoDte 
loiato* Questo uru l'appblki alla battaglia. Lv acciuo o 
jÌ8|ioste cominciarono, e il Re non potò impedire che Vol- 
taire rocasae al ano avvoraarìo pungenti accuse. Voltaire ri- 
spose al Re In rcpabblìca letteraria etuter lìbera ; convenne 
dei propri dìfelli, ma pretese ohe cjuesti gli fossero perdo- 
nati da chi vot«Ho godci-(< della saa compagnia „. Federigo 
costruì a SaosBottci una magnitica galleria per i quadri da 
lui trovati comprati, ma cbu i piii non erano del valore 
che gli si attribuirà. ** Oggi durante un praoKO si è [liir- 
latu di bolle arti e di Soma antica u moderna, lì Re non 
ha gusto lino nella pittura e ne'la scultura. Non capisce la 
belleua di Rathelto, ma ammira estremamente il Correggio. 
Fra i moderai il colorito di Pompeo Baioni gli piace piìi di 
quello di molti maestri antichi. Acche nell'arcbitettuia il suo 
'gusto b dubbio „. Questo rammenta la scelta della Maddalena 
^del IJaluui che Federigo fece c>'>pian! nella }r»llcrÌ8 dì Dresda 
dove per altro oontinuamonte sta copiandosi, essendo reol- 
Dionte bellissima e soavissima pittura, e l'architettara del ^ Pa- 
lazso nuovo ^ presso Sanssouci. In una conversazione serale 
Q Ite ^ecoQt^ vari aoeddolì. * La madre dol Duca d' Ai- 
guilloD (Marchesa di Kichelicn) venne domandata perchè, col 
;eno iugegno distìnto e colla sua amabilità graziosa essa dì- 
adegoaVo la società di Voltaire il quale in quel tempo stava 
a Parigi. Essa rispose: Lo compro ma non voglio vederlo „. 
Oti argomenti erano anche piti gravi. " [eri sono arrivati 
il mtni»tro Conte llorlzborg e il Conte di Soims. Il primo 
racconti) una storia delta quale citò la prova autentica negli 
arebivi di Corte. Quando Gustavo Adolfo stava avvicinan- 
dosi alla Baviera, Ì'£Iettoro Giorgio Oaglìelmo di Braode- 
bargu gli mandò un ambasciatore per ti'attare'dcl matrimo- 
DÌo fra Crìatiua di Svenìa, e il Orando Klettore allora prin- 
cipo elettorale. Gustavo Adolfo gli disse tra altre cose, dopo 
vinti i suoi avversari attuai! aver intenzione di procedere 
(|ual nuovo Alarico verso Italia e Spagna. Frattanto essere 



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11^ RICOROr 

saa idea di anire la Francoaia e l'Elettorato dì Magonza 
cogli Stati di Brandebargo. 1} Re ritDproverava a GustaTO 
Adolfo di non essere passatb dopo la battaglia di Lipsia su- 
bito in Boemia invece di marciare contro la Baviera. La 
conversazione essendo cadata sa i poemi epici tratti dalla 
storia moderna, a proposito de] principe Hanrisio d'Orange, 
si fecero varie osservazioni in contrario. Il re rispose che in 
qnei casi non erano da farsi se noo i cambiamenti heoes- 
sari, ed egli non farsi coscienza dì rispettare l'esattezza sto- 
rica nel trattare poeticamente argomenti moderni. In gene- 
rale egli anche discorrendo da scrittore, rimane sempre re. 
Essendo dispotico nel sqo paese, egli promulga a eà mede- 
simo le leggi nell'arte e nella scienza. Per ciò è despota anche 
come poeta ed oratore , come storiografo e filosofo. Tanto 
vera è la sentenza che nelle opere di uno scrittore, anche non 
conoscendolo, si riconosce benissimo la posizione che egli oc- 
capa in vita „. 

Finiamo con queste parola: " Il Re disse con grande 
verità: Ciascuno ha i suoi difetti, io ho i miei e voi dovete 
perdonarmeli , siccome io facilmente e volentieri perdono i 
vostri „. 

F«derigo il Grande mori a Sanssouci ai 17 Agosto 1786, 
dopo quarantasei anni di regno. 

A. R. 



Rassegna Bibliografica 



lì Regesto Sublacensf f dvWnndminv) Kcoto , pubbticato da 
U Allodi o G. Lkvi. ~ Roma, presso la ^Hiciotà Roraaaa 
di Scoria Patria, 1885. 



Il Ntonastero di Subiaco, che ha tagtoriadi ossere, in ordine 
di tempo, il prioM) de' monasteri benedettini, fondato orìginaHa- 
laeate daS. Beoedetlo, non aoqiitsUi mai l' importanEa di altri 
numaalori e io Italia e Tuori. Per limitarci a quei d'Italia, esso 
r» bfA lungi dal raggiungere lo sviluppo dello ubuzio di Hoate- 
cassino. di Nonantola, di [-'arfa, I vescovi di Tivoli, i Coati della 
prossinia regione do' Marei, i Cro8<!«nzt della Sabina a altri 
linori tirannHIi del «iio vicinato lo slr-ìnsero e bersagliarono 
>iitiauamente, crI egli logorò la sua poesa in contìtnm lotte con 
e«8i. Questi contrasti quotidiani furono forse causa che i monaci, 
dovendo roniinuamente prodarre lo carie a sostegno de* loro 
diriiii protone, le elaborassero a scopo di difesa; il cbc scema 
fedo allo carie stesse e acquietò ai monaci la fama di falsiBca- 
[ori* almeno corniltori, di >ìi><mj monti. Malgrado ci(>, grande era 
l'importanza cbo rJcoitosccvano i dotti a questi dncuincoii e 
gmttdissima la loro impazionza di vederli pubblicati. E forge a 
questa itnpAxieiua deve aitnbuirsì V accusa che rivolge il Gre- 
gorovius ( L) ai monaci dì Subiaw, di esser Qente non tunica delia 
attenta e di tenore rimpiattati httii i loro documenti. A sveotiir 
• lUOi'BccuHn il Hev. D. Leone Allodi, monaco siiblncense, coa- 
diuvato dtil cb. .Sig. G. Levi, ba testa edito il HcQfM" Sublaceniv, 
moroA il valevole sussidio della beaemerita ft Società Romana 
dì Storia Patria. 

It eoJtce originale fu rilegato nel secolo XVI. Sol doaso 
porta acritco : Hbt/tstum iasione iieterum monuiaantorum, Mona~ 
UerìiS. Setiotaattcae, aaec. Xf; e ofìll'intenio la prima pagina 

. I ! Scaria itila Città ■(< Hawa titl ìltdio Ew, ini. di R. VlBlQlo, rol. I ) . 
fȣ. 3M, In noti. 



IIJ8 



KAi^Rr.nA U>Bt,IOnRAl'tCA 



ha il titolo : Liher perf/atnenia manma-iptia, in tpia iruii de^ 
seripta Privilegia, drmationca et insirumvnta ex propriù tiri' 
Ifinaiiòua desumpla factre Monasierti SufitaC€MÌa. *>ntiqui'0u 
obtenta et rogata. Il voluino stesio è di 230 To^lt, di etn. 33 per SO. 
scrino sopra, una 6oU colonaft. sonza molla ricercatetza enlH- 
gpafica e senza ornati. A prima vlsia il carattere, dove grosso « 
rotondo, dovo miuuio e anello, lo fa gindicara acrido da più mani; 
ma, osservaiidu clie i passaggi dall'una all'altra Tirma tuno 
graduati o alterni, si può concludere che «sso debbaai invece 
ad una maoo sola. 

Molle e considerovol) sono Id alterasioni che essn ha stibtto. 
1 suoi quaderni sono ouniorati con cifra roniaoc, t fogli con cifra 
•rabiche. Ora, dalla ounierazioae rinulla, che paroot^t fogli 
furono rescissi, altri ra^hiatì per inserirvi nuovi documenti , un 
quinterno e parecchi fogli vi furono introraessi o aidiiuonati ; at 
foglio 1 & cucita in calce una etrìecia di pergamena eoa un 
documento (il 2*) assai posteriore; al foglio 3tj in ^ual mudo 
6 attaccata il documento U" ; i primi lOn fogli costiluiecono 
quanto rimane dei primi XXH quaderni, di cui l'VIlI dovotlo 
essere tin quinterno, cosicché vi maacnno 1^1 (og\i; dal quadi^rno 
XXH si salta al XWI ; il quaderno XXVIII trovasi a fogli 
19t-Sl>3, meiiire i fogli I82-I9S, 2iH-22U, parla sono aggiunte 
posteriori, parlo sono frammenti di quaderni di cui non 6 rimasta 
la ounieraitono ; i Togli 201, 211, 212, 21» spettano a un succ»»- 
sivo quaderno XXIX. Su qualche foglio trovasi traccia di una 
diversa numerazione pure con tempo rauea al n^esto. Secondo 
questa, il I quaderno earehhe quello che ora é il IX, il secondo 
quello che è il X, e coel di seguito, Da questa doppia numera* 
zione si può arguire che il Kegeaio voleva in principio diviiUTsi 
io duo parti; nella prima, cio6 nei primi otto quaderni, si sa- 
rebbero compresi i doeunienti d* interessse genorain, sopratimto 
i privilegi papali ; nella seconda, i documenti rolnlivì ai aingoli 
possessi. Poi peraltro si cambia parere, e le due parti %i rlcoo* 
giunsero in una sola. Quanto all'ordine, non vi ^ punto xeguito 
il cronologico: nella prima parte si avvicinano i documenti dei 
papi omonimi, nella seconda si sìegue un tal quale ordine topo- 
grafico. Frequenti occorrono Ì« correzioni, lo note, le lacuftC, le 
abrasioni, talvolta lasciate in bianco, talvolta riempile citn 

diverso carattere. \ quello «j aggiungano nttche i gua^*' ' '< 

al codice nel rì1{*g.vrlo;giaoeh3 guest' operazione ftiesti- 



aBOK»TO SUItLACCMSe 109 

disavvodulaiDonle, cbe,rifìlanda il nuirgliift, ne fu tagliala yù 
qualche parola. 

Chi compilò il R«gosLi>T E quando fu asso oompilalo T Alla 
priioa dofuanila noti hì pMt> per nulla rispondere, non essendo 
rìm&aU n)4niorìa o indìzio alcuno dalla persona d«]lo scrillore. 
(Jnanto alla seconda, i dao editori credono poter ritenere ebo 
debba asMgnarsi al swtoto XI, conforme anche al titolo nppo- 
•Covi nella rilegatura del secolo WI. Ciò » induoe dalla forma 
del carattere, da che il documento piilt recento (it 77*) di quelli 
iacritti originariainenle nel Codice, e di mano del compilatore, è 
dell' anno l()lì4, e fìnalmento dal catalogo dei Papi, il quale A 
Mritio col carattere del Codice fino ad Alessandro 11 e raria 
eoD Gregorio VII. 

I dtìcmnonti sono •216, ma, souraendone quelli che »i furono 
inscHuì aggiunti in seguilo, gli originariameute scritti sul 
Oidico rimangono circa IGO. Pochiiisìnii sono gli anleriori al 
aeo. \. CcMninciano a divenir frequenti solo con Leone VII e il 
Prìnci|ie Alberigo, i restauratori del Monastero, 1 documenti 
inscrìni o aggiunti sodo: il 2*, con la data del 119*3, cucilo in 
Cfttce al foglio 1, di carattere della (ine del sec. X|i ; il 5° 
(aoQO IKK)), aggiunto nel margine lasciato dal Catalogo dei 
l'api, di mano del t^ec. \II ; 1' 11* (sec. XIIH, cucito in calce al 
foglio 26, Kcriuum dal sue. XIII ; il 22" | UlSó), su foglio abraso, 
per la quale abrasione, del documento 2'3f non rimangono che 
il-titolo e la tìne, di scrittura tra la Udo del sec \l o il principio 
del XII ; il 2S« (3(rJ), il 20» («oc. IX), il 30» (sec. X-XIJ, il 32° 
(■oc. XI), il 33* (sec. XI), tutti in fogli raschiati, di carattere 
del MC. XI ; il 34* (1038), il 36" (1036), il 41» (10&3), il «• (11M9), 
il 4.'.' (y36-:iS>). il ■17' (sec XII), il 48' (1073-85), il 4«r [eec XII), 
ilùO'Caec. XII), iisa" (1*63). il &4' (stìc, Xi;, il 95* (sec XI.Iil9r>' 
(aeo. XIX tutti su fogli abrasi, di mano do) sec. XII ; il 144" 

{S'Xi), it 145* (....v), il 146* ( ). scritti su fogli senza traccia 

d* obmaianc, noi aoc. XII ; il 150» (lltìl), il 151" (Il 18), il 158« 
(1183), il làW (1I8U) su fogli abrasi, scrittura del sec. XII ; it 
IfìO" (llól), il ITU" (sec. XII?), il 171' (sec XIH). il 172" 
r^<n \ii t), parte su foglio abraso, porte no, del sec. XII ; il 
ne. XI), il 1«1' (sec XIJ. il ISf (sec XII), il IS3" (sec. XII), 
U lav (l'Xt'JI, aggiunti senza abrasione fra i sec X] o XII ; i 
fogli dal 101 al 195. contenenti i documenti 185° (983), 186* ;971), 
KS7 (sec XI ìj, 188* (sec XI ?), 180= (sec. \I ?), 190* (sec. XUJ, 



^ 



É 



110 RAS3ECNA lUUt-IOGRAnCA 

191' (soc. MI), Formano un quioteriio aggiunto al llt^asio, (ulto 
di cnraltere del sue. MI ; il 1^S° (eec, \I' su uno spazio lasoiftfn 
il) bianco, di roano del eec. XI ; il 20d' (1051) e il 20t>' (IKKi}, 
ambedue su spati lasciali io bianco, di mano del sec. .VH; 5iial- 
meata tutti i fogli da) 214 in poi. conlonenti i ^^ i dal 

'208° in poi, sono aggiuniì poatcriormenie e sono di >; ; noii- 

sicKie e diversi camlteri. 

La prima o&Mrvazioae die scaluriecè apontaiiea d appunto 
la scarsfxca di siffatti documonti. Quantunque l'Abaiua Subla- 
cenee, come osservammo in princìpio, non debba aiiiiorerarsì Tra 
quelle di primitìsima iroportania, ad ogni toQdo è d& eollocara 
fra le insigni, se nou B\lro perchè fu la culla dell'Ordine Bane- 
dettino. La causa di tale scarBezza deva riconoscersi nelle irlali 
vicende che essa subì ne' primi boooIì della sua etiislenxa. 

Riaesumendole in duo iratU.éootocome sul Hoire del V Hecola 
S. Denedetto si ricoverò nel S. Speco. Sul principio del VI, fondo 
il Monastaro diSubtaco (S. ScoIasUcti) e ideò quella regola cUa 
diti l'impronta occidentale al tnonaeliitjmo d'Orienic. F^raegui- 
tato dai proli di Vicovaro e non abbastanza sostenuto dai nu>- 
naci, di cui alcuni ruppero anche ì loro voti, passò coi suoi pift 
tiJi a Montecaesioo. Il Monastero Sublacaose, peraltro, si roan- 
leone fino al 601, in cui fa distrutto dal Longobardi. I monad 
si trasferirono nbl mooAittero di S. Krasmo. >iu\ Monte Colio in 
Roma. Dopo più d' un aecolo, cioè nel TUO, Giovanni VU rinnoìfi 
l'Abazia Sublacensc. Leone IV (817-55) n'ebbo grandi cure o 
vi recò qualche ampliamento. Ma nel principio del X tifioolo fb 
prosa, incendiata e quasi toialmootc dtstruiia dai Saraoani ; e 
appunto in queat' inceodio 6 da rìtonersi Steno perite moliùsìme 
delle più antiche carte del Monastero. Il pi-rirjdo più Bareoie 
comincia al tempo di Allierigoe L«one VII \{t3iì-;ìì)), i quali oa 
confermarono e accrebbero i posseasit tra cui il Caatruni Stiblo'- 
cmw (Subtaco) e il convento di S. Eirasmti sul Colio. A tempo 
di Ijwne I\ (lU4^-5>'^')< '' abate Umburlo cominciò la fv'''"^ 
inlorno al S. Spaco. E appunto la bolla di Leone L\ (doe. S&O), 
la fati reconto del Kegcsto. fìssa i limiti ilei beni cìrOoaUtitt al 
Monastero, i quali limiti furono Vallinfreda, Cartoli, Sculoula, 
Fìlletiino, Mentorella, Ampìgliono; mentre i poa»e»!ii staccati u 
estendevano sui (erri (ori confinanti Marsicano, Kealiao, l'ibartjlio, 
Prtmeetìno, Tusculano e a Roma. 

L« seconda questione gravissima e vitale pel [iegesio 4 t! 



SEoeSTO ^UCLiCKNSB 



IH 



grado d'autsiiUuUi ds! documeati in esso inseriti. I monaci di 
Subisco hanno avuto por mollo tempo la trista Tania di faleifl- 
OBlorì prQ«do gli oruditL Questa taccia Tu loro afBbltiata Jal Mu- 
ratori, multi la rifitiluno ancora, sulla parola di un uomo cosi 
ituigtiA. Eiiìo riyoUe loro ijutist' accusa, twsaodgla eopra uo 
pas«od«l CranieoA Suhlaeeme, in cui d detto, che quando il Papa 
L-Aone IX si reco al Monastero di Subìaco * Huhlaeenaen ad se 
eonaxavit m ÈIcnoMUrrio, quorum et requirens monumenta Char- 
tarttm, nvtavit Falsiasima et Magna parte anlf se cremori /e- 
eit^{l}. Ma tanto G Qalteui (2), quanto il Tro^a (3), hanno 
Tatio rilev.are comò il passo fu malo inierpctrato dui Muratori, 
che io fisso aviJuiiteinonto i SuòlactiascA non sono giii i monaci. 
ma i villadiiii, o mtìgUo i icrrazrani di Subiaco, e che quindi i 
moaa«i eraao pimto&to Io vittinfic che non i fabbri dolio falsiiì- 
-csxiocii. IJa fitto il coutegto del racconto e dai fatti che segui- 
roDo alla dibtruùone di questi falsi documenti é evidente che la 
pili retta inierproituìone sia quella del Galletti e del Tro,va; ma 
purtroppo gli uomini hanno una certa tenacità per tutto ciò che 
hanno imparato uua volta, o si può esser sicuri che anche per 
mollo tempo vi sarà qualcuno che rinnovi la sfatata accusa. 
itìouisiM questa geuorale prevenciooe ìn contrario, si avanza 
coatro il Monastero e le sue carte un' altra ohicr-ione più epoci- 
tìea, tratta ila dee documenti che sono il 38" e il SlG' ciod l'ul- 
tunoJBlItógesto. Il primoè la dotazione della chiesa di S.ljsrenw, 
powta nel lorntorìo di Subiaco, da parte di un Nareia p-itrisio, 
nieiitemeuo che dell' anno 369; l'altro é una conferma generale 
d«'beni pottsoduti dal Monastero, da parte del Papaf>. Gregorio I. 
nell'anno !>'Ji. Ora ambedue questi documenti, por i loro carat- 
teri intriiiMci ed e&lrinaeci, sono da rilencrai npocriti. Peraltro 
i due eli. editori fauno giustamcnlo rilevare, che ainboduo noo 
appartengono alla compilazione primitiva del Uegcsto, ma furono 
postcriorroonie aggiunti su -fogli abrasi, e quindi la loro suppo- 
eÌ£Ìooe, invece di scemar fede, deve accrescerla alla redazione 
origÌtuma,ia cui non si contenevano puotn queste carte faUilìcata. 
Finalmente le frequonli raschiature e sostituzioni, o ug(;ìunte di 
aotni, di parole, di cifre ecc. rivelano la continua mattipol azione 
esercitata dai monaci sulle loro carte, o per conseguenza ren- 

m ■nuoti. Jmt. Aol. Vnlil Arvi, Ili, Il 

tt] Dtt ymariario. tf, ti. 

(3) Coi tUt-i^at. Lvtfob , 1,-t, p. il. 




112 RASSEGNA BinLIOCRAFICA 

dono poco sicuro il lora uso. Ma a questo inconveniente hanno 
riparato i due editori, notando con scrupolosa esattezza dovun- 
([ue appaia 1' onna della più piccola alterazione, Ed è a notare 
che queste alterazioni, condotte in secoli di critica assai gros- 
solana, sono facilmente riconoscibili a mentì arguto ed esperte 
e ad occhi esercitati, cosicché non vi è ragionevole timore che 
alcuna ne sia loro sfuggita. Da ultimo quale garanzia si ha che 
gli atti originali corrispondano al ilegesto? È notissimo a chi- 
unque abbia pratica dei Regesti dei secoli \I e XII, come in 
questi, senza ledere la sostanza del documento, ne fu alterati 
alquanto la forma, correggendone o abbreviandone il dettato, o 
aggiungendovi qualche frase dichiarativa, o anche premettendo 
un qualche esordio alla parte dispositiva. Ciò si è rilevato colla- 
zionando appunto i documenti originali colle loro copte ne'Ite- 
gesti. Ora quanto al Regesto Sublacensc tale confronto è impos- 
sibile istituirlo, perchè tutti i documenti originali andai^no per- 
duti. Pure vi ha un caso nel quale si è potuto ottenere un certo' 
controllo, ed 6 quello del documento 32" col 173". Ambedue questi 
si riferiscono allo stesso fatto. Il secondo è di mano del compi- 
latore del Itegesto, il primo t aggiunto posteriormente sopra un 
foglio raschiato. Kssi sono adunque le copie o gli estratti di un 
medesimo originale, composte e scritte in due differenti tempi,, 
e però si può su dì essi esercitare un certo riscontro. Or bene, 
quanto alla sostanza essi sì corris|X)ndono, e le differenze riguar- 
dano solo la forma ; con questo [jcrò che al 173" vi è premesso 
un esordio, (guanto agli altri documenti, non rimangono altri 
criteri per assicurarsi della loro essenziale fedele che la lingua, 
le formule, l'ortografìa, ci>nsontanee all'epoca e alla data delle 
carte stesse. K appunto per siffatti criteri si può concludere, che 
il compilatore originario del Regesto mantenne, almeno nella 
loro sostanza, i documenti da lui trascritti. 

Il Codice, iidiinrjiie, cusl pubblicato può aversi in conto di 
unacolluzioncorigìnariitEiiente autentica di documenti dei sec. Vili, 
l.\, .\ e XI, nella quale sono stati introdotti posteriormente altri 
di fede più o meno dubbia, e sulla quale si sono praticate fre- 
quenti alterazioni ; con ([iiesto peraltro, che tanto i documenti 
inseriti o aggiunti, quanto le alterazioni sono esattamente indi- 
cate e notato. Anzi a rendere più evidenti e discernìbili i docu- 
menti originarii dagli inseriti o aggiunti, gli editori hanno avuta 
cura di pubblicare questi ultimi in caratteri diversi e più piccoli. 



HECBSTO StlStAOEinil: 



US 



Itlman* pardo «empre una preziosa Tonte per la Elorìa di quei 
ncoli che ne sono cosi poveri, e lutti i cultori e Hmalorì della 

) patria devono saper ^rado a chi ha sostenuta la |^vÌ8- 
tWticu di renderla a tutti accessibile. Tanto più che, per 
^citilAre le ricerclie speciali, gli editori hanno corredato il Codice 
•^' >, nel quale sono riportati per ordine i dooa- 

lu- 1 a certa ed esatUi, o presumibile e approssì- 

mativft, e coli* indicazione dette persone e dell' oggetto a cut ei 
riferuee il docomeiilo stesso; e final mente vi hanim aggiunto 
00 indice alfabetioo di tatti i nomi di persone, cose e voci ootO' 
Toli ool rtehiamo alle pagine in cui ne é parola. 

Ora, volendo accennare a r|uali argomenti e soggetti storici 
pio poeaa giovare la consultazione di questo Ucgoslo. oon dieai- 
RtultoBio die esito oR^a un campo assai più limitato che quello, 
per «B., del Regesto di Farfo. Lo scarso numero de' doeuoienli 
B tesMir rjuesti nella quasi totalità, compresi Ira la metà del 
secolo \ e quella dell' XI. cioó dentro poco più d* un secolo. 
reml« ciò innegabile. DÌ documenti papati, ve n' Iia, compresi 
«oche gli aggiunti e ì sospetti, non più di venti, cioò : di Cel»< 
■titto Ili, di \ioolA I (due), di Giovanni X, di Giovanni WU 
o XVllI, di i->iovannÌ \I1, di Gregorio V, di Benedetto VI, dì 
Beoaéktlo Vili, di Leone V|[ (cinque), di Leone IX, di Grego- 
rio VII. di Stefano Vili t, di Bonifazio VII, dì Giovanni XIX, di 
Gregorio I. D' ìmpmali, soltanto due : di Ottone I, di Ottone III. 
Di altri Hovraui, o peniouaggi di storica importanza sedici, ciod: 
dot r« Ugo e Lotario, del Principe Alberigo, che figura insieme 
al Papa Leone VII in tre degli atti già computati a questo pon- 
leflco (quattro), di Cresceniio prefetto, di Graziano console e 
duca, di Teodora {la giovane), di Marozia aenaln'co figlia della 
procedente, dì Stefano console e duca, dì Pietro de Imperio (due), 
di Ormetrìo console e duca (due), di Benedetto console e duca, 
di Tebaldo conta. Peraltro, se si ponga mente, che proprio du- 
mola quel periodo più a' intrecciavano e implicavano le giiiri- 
sdìiiooi impenale, [lonliflcia, feudale e talvolta anche quella dei 
tinmiii e rappresentanti del popolo di Rooia, so si consideri che 
f posaessi del Monastero -lì estendevano, oltre clic noi tcrriturio 
SubtMonse, in quelli sabino, liburtino, maculano e perfino noi 
•aborbto e dentro lo mura di Roma, potrai agevolmente presu- 
li ili protiosi dati e nolixie si contongano nel Regesto 
>- i.>j;idarsi e sopraffarsi di questi vari redìmenti e giuris' 
AKL. i.» Serit, r. ISÌIL « 




114 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

dizioni. Di più, oltre degli acceanatì personaggi che sono saliti 
a una maggiore o minora importanza storica, se ne nomina 
un'altra considerevole quantità, distìnti con titoli di dignità o 
cariche che sì riferiscono appunto alle varie fonti di sovranità 
imperiale, pontificia e popolare ; nella designazione dei possessi 
se ne determinano i confini e se ne descrivono le qualità, la 
destinazione, gli addetti, le dotazioni ecc., e si possono quindi 
trovare preziose notizie sulla divisione e distribuzione della pro- 
prietà fondiaria e sulle condizioni dell' idrografìa, dell' agricol- 
tura, della popolazione rurale, ecc. ; i molti vocaboli che desi- 
gnano i vari fondi possono dar lume sulla corrispondenza dalla 
topografia più recente colla più antica; ì moltisBimi soprannomi, 
i moltissimi idiotismi e le frasi del volgare, che deturpano o 
infiorano, come si vuole, il testo de'documenti, possono dare un 
gran lume allo studioso del moflo con cui ebbero origine e si 
svolsero i cognomi e la lingua italiana. Finalmente è sempre da 
aver presente, che se ì limiti materiali dello spazio in cui sono 
contenute le persone e le cose menzionate net Regesto sono assai 
ristratte, taoto le une che le altra sono comprese in quella ma- 
gica cerchia al cui centro è Roma, fulcro morale e ideale del 
mondo cristiano, i cui fatti ed eventi avevano in que' tempi una 
ripercussione estesissima, da attingere spesso gli estremi con- 
fini della civiltà europea, qual che allora si fosse. Lo studio 
pertanto e la ricerche nel Regesto possono dare anche frutti inat- 
tesi per la storia universale. 

Insomma il Regesto Sublacense é un altro tesoro, un' aitra 
fonte, aperta in questo straordinario periodo di preparazione, in 
cui versa il mondo storico, occupato ora quasi esclusi vaments 
in accumulare materiali, nell' intento di costruire un nuovo edi- 
fizio, basato sul fondamento più solido di fatti accuratamente 
verificati e positivamente stabiliti. Giova sperare che la sover- 
chia analisi non disperda la sintesi e che la minuta e partico- 
lare osservazione non attutisca la larga e generale intuizione. 

Filippo P<hiena. 



LS CXTACOUUe ROMANE 



lt5 



Le catacombe rooiADO e i monvme/iti dell'arte ertatÌ€Ma pri» 
mitiat di A. vo» I-'mkcn. Mosca, SoldatenlcDr, 1872-18B5 
in \ partL 

CroiJiHino utilQ u^nalsre ai X^uotìào^'A^ehimo Storico ha- 
ììano il lavora receiilomealft eoDdollo a tarmine du.1 Sig. Friken, 
sulla calacombe romana e sui inonuaisali dell'arte crietiana pri- 
mitiva. Giacché quaat'opera, «crilta la una lingua poco fin qui 
coDOSciuta, {casserebbe fra noi rjuaiii inosservaCa; neolre iavece, 
per la proToiidiUi o largliezza da' giudìzi e por 1* amaro infine 
coi I' Autore mosiro. di avere studiato i monumeati e la 
Stteratura relativa, st antica come inoderua, ci sembra sotto 
ogini aspetto meritevole di eaconuo. E di buon grado ci associamo 
BrlBQUi al Tavoreviile giudi/io dalooe da vari giornali e periodici 
Otta, che furano unanimi nel giudicarla degna dì esser letta cou 
profitto QOQ ftolo dagli eruditi, per ÌI metodo scientilìco che seon- 
prt) vi Vi segue, ma anche dai profani, per la chiarezza e il bel 
.modo con cui é esposta. 

Principale scopo doll'Aut. crediamo sìa stalo quello di làr 
conoscere, per meuo della propria lingua, ai suoi oonna- 
\X\ nesi non tanto ì monumenti dell'arte prinaitiva cristiana, 
r(i»nto la nostra ricca leiteralura su quest'argomento. A tal fine 
egli ha rnccolto in un hell'insiemo tatto ciò che à stato scritto a 
tal proposito, anche da stranieri ; ed ha illustrato, per maggior 
chiarezza, la ena narrazione con numerosi disegni intercalati nel 
ito e oon una oleografia posta infine dell'opera. Ora, avuto ri- 
ardo a questo intendimento, spieghiamo facilmente aocha la 
ragione dì certe partì di questo lavoro, cba Corae a prima vista 
ci potrebbero sembrar difetiose. Tali «arebbcro od es. il difToti' 
deni com'ei fa talvolta su certe nozioni, generalmente comuni, 
il coutentarsi .solunto di accennare in qualche punto le opinioni 
degli archeotctgi o degli eruditi, senza cercar dì trovarne egli 
Btaiio nna spiegazione, che ben ci avrebbe potuto dare, giudi- 
cando dalla competcnca ohe egli dimostra in siffatte materie. Ma 
ripetiamo che forse non fa fiUh Ìntenr.ione di fare Epcciali dis- 
Esnazioni, ma di esporre t resultamenli più certi e sicuri che si 
deducono dai fatti. 

Egli ba diviso l'oiMJra sua in quattro parti. Nella pnniA fa 
riiMorin dflirongino e della gradualo formaiione doUe catacombe 




116 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

romane ; nelle segunnti parla delle i?crizioDÌ, dò'sìmboli e delle 
immagini dei primitivi credenti, investigando con molta diligenza 
come si formassero i principali ^pi dell'arte cristiana, dal suo 
primo apparire nelle catacombe, Uno alla sua trasformazione nel- 
l'arte bizantina. Nell'introduzione poi ci disegna a grandi tratti 
le linee principali del suo lavoro, svolgendo dapprima alcune 
idee generali sulle arti, sulla loro importanza storica, sul legame 
che hanno collo stato intellettuale e morale dei diversi popoli 
od età in cui quelle fiorirono o decaddero. E accennato dipoi come 
ogni popolo si abbia creato un proprio ideale della bellezza, sotto 
i'inSuenza di quelle cause esteriori ed interiori che ne sviluppa- 
rono il pensiero e te idee ; osserva con giustezza come pure nel 
modo di intendere e di esporre artisticamente i concetti cristiani 
si riveli il carattere proprio di ciascuna nazione od otìk e il loro 
scambievole rapporto. Inoltre ponendo in rilievo i) modo con cui ì 
popoli dell'oriente semitico intendevano le idee religiose e in ge- 
nerale il concetto della Divinità, e notando come quelle medesime 
idee si propagassero lentamente anche tra i cristiani d'occidente, 
s'apre la via a spiegare come nelle arti de'primitivì cristiani, che 
vediamo sul principio informate alle idee e alle forme classiche 
pagane, si rinvengano poi le prime treccie dell'arte bizantina 
fino dal Sec. IV, cioè anche prima che Costantino avesse traspor* 
tato la sede dell'impero a Bisanzio. Nel predominio pure delle 
stesse idee trova la ragione del fiorire di quest'arte medesima, 
che venne appunto in decadenza quando cominciarono a risve- 
gliarsi ne'popoli d'occidente e sentimenti e idee più conformi al> 
l'indole delle stirpi ariane. Ma questi concetti si vedranno svolti 
più largamente nelle varie parti di questo libro, di cui vogliamo 
ora dare una breve idea al lettore, permettendoci anche di espor- 
re la nostra opinione in un punto, ove non ci parve che l'Autore 
cogliesse nel vero. 

La descrizione che egli dà delle catacombe, della loro archi- 
tettura, delle singole parti che le compongono, come cubicoli, 
gallerie ecc. quanto è diligente eri erudita, altrettanto si può diro 
che riesca interessante per i continui raffronti che vi troviamo 
con usi e costumi di altri popoli antichi. Cosi ad es. parla op- 
portunamente delle catacombe che avevano in Roma gli Ebrei, 
anche avanti il cristianesimo, dette iscrizioni e (ìgure simboliche 
che vi si rinvengono, e che si ritrovano poi anche nelle tombe 
cristiane, di altri sepolcreti spettanti a diverse sette religiose, 



LE Catacombe romane 117 

venute dall'oriente, e molto diffuse in quel tempo nella società 
romana, e fìnalmente delle tombe degli stessi romani, che mo- 
strano qualche cosa di simile alte catacombe cristiane. Di qui 
prende occasione a discorrere delle ceremonie religiose che si 
compievano nelle tumulazioni de'primi cristiani, delle agapi o 
banchetti fraterni, de'vasi e di tutti gli altri oggetti dì signìfìcato 
allegorico o religioso, che si rinvengono nelle tombe medesime. 
In tal modo fatti conoscere ne' loro più mintiti particolari questi 
immensi cimiteri sotterranei, viene a spiegare il modo con cui si 
andarono formando e le cagioni sociali e politiche che contri- 
buirono a svilupparti e proteggerli Poiché, costatato il fatto che 
le catacombe di Roma non poterono iìn da principio rimanere 
occulte agli occhi de' pagani e dette autorità, politiche in specie, 
bisogna pure spiegare il modo con cui i primi credenti cercarono 
di porre sotto la salvaguardia delle leggi quelle loro sepolture. 
Finché la comunità cristiana fu poco numerosa, ì primi scavi 
sotterranei che si andaron formando, poterono benissimo avere il 
carattere di semplici ipogei privati, e come tali godere anche 
tutto il rispetto e l'inviolabilità, di cui secondo le idee religiose a 
politiche d'allora, si circondavano te tombe di qualunque culto o 
setta religiosa. Ma a misura, che il numero de'Fedetì si fece mag- 
giore e che le cripte primitive si ampliarono, diramandosi in tutti 
i -versi, dovettero necessariamente perdere il carattere privato e 
diventare sepolcreti comuni, attirando anche maggiormente l'at- 
tenzione de' pagani. E fu allora forse che t cristiani sentirono ÌI 
bisogno di dare in altra guisa forma legale alle loro catacombe. 
E molto probabilmente, dice l'Aut. basandosi in ispecie sulle 
scoperte fatte negli ultimi tempi da Giov, Batta De Rossi, non 
avranno indugiato a costituire, in quel modo che meglio pote- 
vano de' collegi funeratict (o come si chiamavano allora eol- 
lejìa funeraticia) , acquistando cosi il diritto di posseder tombe, 
edifìzt, terre; e di adunarsi liberamente per compiere i loro riti 
e funzioni. Giacché é noto come te leggi di Roma favorissero 
con privilegi siffatte associazioni , anche a preferenza delle 
altre puramente religiose od economiche, di cui i'Aut. ac- 
cenna con motta erudizione l'origine e lo sviluppo fra i romani 
e fra ì greci. .Ma siccome l' istoria delle catacombe si collega 
intimamente con quella'generale de'primi cristiani, ii Sig. Friken 
ne passa in rivista a larghi tratti i punti principali, esponendo 
Bpecialmente il concetto in cui il governo di Roma tenne fin da 



US 



tlA99S«KA RBUOOIlArKA 



U 



religic 



Poi 



lo dìspute oht 



(irincipia la uuov» 

ebbe cdn gli ebr«i, 1* persecuzioni per opera de' pngam, U varìi 
sorta delle cata«oaibe durame questo periodo o nnuloteuto il 
loro abbandono al tempo della pace e del trionfo delta Chiosa. 
Nolln seconda parto vion iruiuito (lapprima il tetrui, non mo- 
no importanlo che curioso, dolio iscrizioni cristiane, che conten- 
gono, si può dire, la storia più genuina delle ideo o de'sentimonli 
de' primi Fedeli, dello svolgimi! tilo de' loro dotnnii ; e che ci mo- 
strano nello stesso tempo la gran diver&iliì che passava tra la 
società» pagana, che aveva ornai vissuto il suo tempo, o la cri- 
stiana allora nascente. E a «questo argomeato se ne rir.nllegii.no 
molti altri che v' hanno relazione, come ad es. l'uso o la Tomia 
delle lettere, dell' interpnuMone, dette date crooologicUe, tle'itMtti 
e delle formula, talvAlta anche dì ^ì^nìflcnto nlTritto pagano, do* 
nomi propri e dì quelli infioe esprimeati o dijjuiUi od uffici nella 
gerarchia ecclenastica. Quindi come a coinplemetito di quect'j 
soggetto, l'Aut. passa a doscrìrere le varie ligure ùmbollcbe 
ttsatc dai cristiani nelle loro &ej>otture, cotne la palma, la co- 
mna, la colomba, il gallo, In fenioe, Ìl pavone, ricorcaodooe 
r origine e il signilìealo anche presso i pagani e ponenti" a 
riscontro le ecoperto fatte in Koma con oggetti trovati in altrv 
regioni ed anclie con quelli da lui posseduti. Cosi ad ec paHaiiJu 
delle immagini tolte o dalla navigazione o dalla pesca per sim- 
boleggiare qualche dommao idea cri-stiaua, ricorda speetalmeote 
il pesce che raffigura, come é noto,Crìsto Salvatore, u ci deccrirv 
un'antica pietra da anello, di ignota provenienza, acquiatjiia da 
esso in Costauiinopoli. Questa pietra mostra inciso al duo lati 
dì un' ancora, fatta in forma di croce, il consueto aoio^tìco dì 
rrìsiUi, che furma in greco il nome df^l pASce; e ci oltn v ' 
KloKso tempo una novella prova della lihertu mn cui gli ari ! 
cristiani talvolta cambiavano a lur piacere alcuna di qu>-ll9 
lettere o la loro dÌBposizìone. Ififattì dnpo le eolile lettere .)\aTi 
non segue il sigma finale, esprimente la parola S>^, ma uo K. 
che «ecoodo l' opinione del Oe (tossi , manifestata per lettera 
particolare all'Aut., SÌ devo leggere per »V'*i In quanto al peoce 
poi sì accennano anche lullt gli altri sigtiificatì che aveva nella 
simbolica cristiana e finalmente, com' A naturala, sì tratta a 
luugo del segno della croce in tutte le fonile ohe ossa prose, da 
quella delta in Ai^beotogia rommiuo o patìhulatn alla f/rsen, 
rttùia, ansata, riammala ecc. spiegando anche oooie la Qgura di 



LE CATACOMBE ROMANE US 

quest' ultima si ritrovi presso popoli più antichi coinè gli Egizi 
e gl'Iadìaai. In ud capìtolo a parte, e che è l' ultimo di questo 
libro, sono riuaite e descritte le figure e le scene, tolte dalle 
Sante Scrittura, e che noi ci asterremo dal ricordare qui parti- 
colarmente, per non diffonderci di troppo. 

La terza parte è dedicata a uno studio speciale delle antiche 
immagini del Salvatore, della Madonna, degli Apostoli e delle 
figure simboliche con cui talvolta ai rappresentarono. Prìncìpa- 
lissima fra queste è l'immagine del Buon Pastore, o circondato 
dal suo gregge, suonando la zampogna, o in atto dì racare al- 
l' ovile sulle proprie spalle la pecorella già smarrita. Quest'ul- 
timo tipo, siccome d noto, era conosciuto anche dagli antichi, 
specialmente sotto la figura del Nume protettore degli armenti. 
Ma il nostro Aut., con molta finezza, rileva la varia impronta e 
il carattere originale che t cristiani seppero introdurre in que~ 
sto simbolo , onde non sì può dire che fosse presso di loro 
una semplice imitazione. Altra immagine simbolica di Cristo, 
che forse a primo aspetto è anche più strana, è la figura di 
Orfeo. Ora per bene intendere come questo personaggio mito- 
logico potesse essere adoperato a indicare il Salvatore, che colla 
potenza della sua parola addolcisce e mansuefa i costumi degli 
uomini, iadiriizandoli alla verità, il Sig. Frikea stima oppor- 
tuno diffondersi alquanto sullo stato religioso della società ro- 
mana in quei tempi, e specialmente sopra le diverse religioni 
orientali, a cui spettava il culto d'Orfeo. Noi raccomanderem- 
mo voleutieri all' attenzione de'Iettori quest' argomento, sia per 
r erudizione con cui è trattato, sia per Ì giusti criteri che vi 
si sviluppano, sulle Iraccie de' più recenti e stimati autori, in 
specie francesi e tedeschi. In generale poi opina 1' Autore che 
tutte queste figure allegoriche non fossero usate dai cristiani per 
nascondere agli occhi de' gentili la vera immagine del Salvatore, 
ma perchè meglio si confacevano ad esprimere la clemenza del 
carattere del Figlio di Dio, in que' tempi sovrattutto in cui il 
suo tipo non si era per anche fissato nell'arte cristiana. Ciò ver- 
rebbe pur confermato dal considerare che neppure i primitivi 
Fedeli possederono forse un vero ritratto delta persona del loro 
Divino Maestro. E n' è argomento coavincentissimo il fatto che 
gli artisti cristiani lo effigiarono sempre in modi diversi. Lo 
stesso deve dirsi della immagine della Vergine; mentre al con- 
trario il ritrovare negli Apostoli Pietro e Paolo una costante 



t. 



130 



RASSEn»* BIBLIOGItAln&A 



riproduziono di un metlBstcna tipo, st«r«ibb« a iadicaro t'misteutA 
di qualche rìIraUo, aloMiio Irndleìoualo, pronao i criiùuuL 

Ma la parte più aitraeotee forea meglio rìusciia di queal? 
libro è la quarta ùd ullima, ia cui ai tratta * d^Uo piUnra v ibi-j 

• l'Arte ptaat-'^ra dei primi erisU'ani deU'On'ente a deti'O^eidsnA 

* te ,. Su questo pror.09Ìto si puf) dira cbe non vi sia qnoetioRo] 
che VAut. lasci (]a baudu, comiiiciauda dn quella, cho già ti |ira-] 
|Kisero gli arcbootogì, se cioè T arte esistoaso iic* priinordl del 
criatianesitno, e che ora ai può dire risoluta pqr gli alosn mo- 
niimonti cha ci rimangono, in serie non intarrotta, dalla fina ikl j 
primo secolo. Avanti y^tò d'iiioominoiare a parinme, trova ne-j 
cosearìo accennare Io stato in cui ai trovava la piuura e Ib| 
BCalturn classica pagana, tanto in Roma comi! in Grecia, al 
comparire della nuova religitme. Giacche era naturala tha ì se- 
guaci di questa, per esprìmere i loro concetti religk)«t, ai vale-t* 
scro delle forme cbo allora dominuvano nell'arte, moiitra ancora 
non avevano trovate e stabilite quelle, che poi si reaero lor 
propria. C con ò,ò ben si spiega quell' impronta di claantcismo 
pagano che dimostrano i primi monumenti artistici delle cata- 
combe, non «ola di Roma ma anche d'altra citt^, come in qaalli 
di Napoli, il carattere allegro e ureao che vi domina, il vi«< 
eeotimenUi della natura e delle sceno oainpostri. Ma noi, Ìn«< 
di seguir fiasao paaso la descriiiotiu di tali opere che licn conc 
Bciami>, sìa di pittura, sia di scullurn, sia dì mosaico, ci pennet^ 
tcretmt piutlObto di notare uo* aabertiune del iioalro Aut. cbs 
faembra forse un po' azzardala. Dùtoorr«n Jo oglì appunto doll'artl 
del mosaico, od «numerandone i mouumeiUi antichi c-ha oi riman- 
gono, nota cou>e in Roma ilairS08 niio al 113U non sì trovino pia 
lavori di tal genere. E baeaadosi spo<: ini mente sul noto racconto 
di Leone Ostietise, quantunque lo «timi un poco esagerato, «he 
afferma come l'arie del molaico dopo X invasione dc'].migobardì 
Hodasao |>orduta in Italia ; credo verumento che nei KuJdeit 
periodo quest' arte rimanesse inlcrrolta o cessasse in lulin. 
a eonforma di ciò egli adduce il fatto doli' Alate I clii 
volendo nel 1066 ornare di mosaici la basilica <i - ^ - •u'^nt 
stero di Monto Cassino, fu ooatretto con %v\ grave a|«Ka, 
mandare « Co«tantiuopGlt per cercarvi artisti, che avesaero 
buona pratica di <iiiell' arte. Onde chiaramente si vede, egli a^^ 
giunge, * c>ie verso la metà dell' \i eocolo gib da qualche teiQ|:4l 
" 000 3i ea^^ivaoo io Italia lavori in mosaico, e che subito dopo 



LI! CATACOMBE ROMANE 121 

* il 1066, nel monastero di Monte-Cassino, ai formò una scuola 

* di mosaicisti per opera di artisti greci „. 

Ora noi dod crediamo che questa arte si sia mai interrotta 
in Italia ; nò che vi fosse ricondotta solo dagli artisti bizantini. 
Giacché il fatto dell'Abate Desiderio non sembra aver forza de- 
cisiva, per molte ragioni facili a comprendersi, e che si deducono 
dalla storia ; e finalmente, anche senza uscir di Firenze, noi po- 
tremo con molta probabilità attribuire appunto a quel periodo 
di tempo i lavori in mosaico della Basilica di S. Miniato al Monte. 

Ma, riprendendo l'esame del nostre libro, osserveremo che 
non meno interessanti sono le notizie che si danno sul carat- 
tere delle opere artistiche presso i cristiani d'Oriente, avanti 
che sì formasse lo stile bizantino, e specialmente su certe sco- 
perte fatte dal Conte Uvarof, presso Simferopoli, in Crimea. I 
monumenti scoperti da quest* ultimo, secondo quello che egli 
comunicò per lettera all'Autore, non sarebbero posteriori al IV 
Secolo ; ma in generale confessa il Sig. Friken che 1' Oriente 
cristiano nou è ancora abbastanza conosciuto e studiato per 
poterne dare un sicuro giudizio. Lo stesso studio fa poi sulle 
miniature, descrivendo i principali codici miniati che si conser- 
vano in Europa e correggendo anche a questo proposito alcune 
osservazioni del Cavalcasene e del Crowe sul famoso codice 
della nostra biblioteca Laurenziana contenente i Vangeli in lin- 
gua siriaca. Le miniature che adornano quel codice, secondo 
r opinione del Sig. Friken, sarebbero contemporanee al testo e 
per conseguenza molto più antiche di quel che non si credeva 
generalmente. Ed infine dopo avere studiato le conseguenze 
che la lotta dell' iconoclasmo recò all'arte e in specie alla bi- 
ziDtina, entra con molta competenza a parlare di quest'ultima, 
in tutti i rami in cui si svolse, analizzandone finamente ì ca- 
ratteri principali che ta compongono, l'influenza che vi si nota 
dell'arte classica greca, e de' periodi che ebbe di prosperità e 
di decadenza. Ben si sente che qui l'Autore ha raccolto il frutto 
di lunghi studi sulle opere di questo stile, e sugli autori più 
autorevoli che ne hanno parlato, frai quali noteremo partico- 
larmente il russo Kondakof. Infatti bisognavano vaste e pro- 
fonde ricerche per ben giudicare di quest'arte, che non può es- 
sere ^ustamente apprezzata dalle produzioni di un dato luogo 
o di una singola età, e che fu cosi feconda da svolgersi quasi 
contemporaneamente nella chiesa di S. Marco di Venezia e 



122 RASSEGNA BIBLIOCaAFICA 

□ella Cattedrale di S.* Sofìa dì Kiew. Ma paragonaQdo iosieme 
fra loro i monuaieaU dell' arte cristiaaa delle catacombe con 
quelli che dopo il tempo di Costantino abbellirono le basiliche 
e le chiese della Fede trionFante, egli osserva, che non si potrà 
fare a meno di notare la difTerenza grande che vi corre. Ci ac- 
corgiamo subito come la semplicità originaria, il carattere idil- 
lico, che apparisce negli affreschi di Roma sotterranea, si per- 
dono a poco a poco nelle pitture e ne' mosaici de' tempi poste- 
riori. Tutto si fa in questi più grandioso e solenne. Invece del 
Buon Pastore che reca sulle sue spalle all'ovile la pecorella 
già smarrita, o che suona la zampogna all' ombra di un bosco e 
al rezzo di una fonte; invece del giovine romano che opera mi- 
racoli od istruisce i propri discepoli; invece di Orfeo che man- 
suefa le belve feroci col suono della sua lira ; si vede il Sal- 
vatore, trasformato in tutta la maestà di un dominatore celeste, 
sedendo in mezzo al firmamento e in atto di benedire la terra 
e gli uomini da lui lontani. Lo stesso cambiamento avviene nelle 
immagini della Vergine , dapprima rappresentata o sotto la 
figura di Orante o di una tenera madre, che vestita di semplici 
vesli, stringeva in atto amoroso al suo sauo il Divino Figliuolo. 
Ora la cagione di questa differenza nell' esprimere le immagini 
religiose non puCi derivare da cause puramente esteriori, mate- 
riali o da un diverso gusto o pratica dell' arte , ma sibbeoe 
da un vario modo di concepire e sentire lo medesime idee reli- 
giose. Per mettere in chiaro questo principio l'Autore passa 
brevemente a esaminare l'indole della cultura e in specie delle 
religioni dell' oriente semitico, da un lato, e delle stirpi ariane 
dall'altro; e trova per l'appunto che il concetto dominante 
nel mondo classico greco e latino della Divinità accessibile alla 
terra e all' uomo, di cui ne partecipava e intendeva meglio le 
passioni, si riflette pure nell' arte figurativa cristiana. Ciò bea 
s' intende in quei confini che potevano esser permessi , senza 
che la sostanza delle dottrine rimanesse sformata, e svilup- 
pando solo quelle parti che più si confacevano alle idee della 
nuova Fede. Invece il concetto astratto di Dio lontano da tutto 
ciò che è terrestre, Ìl carattere severo, ascetico, e in parte anche 
intollerante de' cristiani orientali consuona appunto coi principi 
dominanti fra le stirpi dell' oriente semitico. Per il che lo slite 
cosi detto bizantino, di cui si trovano traccio nelle catacombe di 
Roma fino dal IV Secolo, sarebbe il resultamento necessario 



PALÉOGRAPIIIE DE5 CLASSIQUES LATINS 123 

dell'influenza esercitata dalle idee di queste ultime stirpi sul cri- 
stianesimo j e si sarebbe formato anche se Costantino non aves- 
se trasferito la Sede dell' impero a Bisanzio. Questo avvenimento 
contribuì soltanto ad affrettarne lo sviluppo e a determinarne 
forse maggiormente il carattere. Tale opinione trova la sua con- 
ferma nel veder poi come ogni volta che Ì popoli italiani o i 
franco-germanici ebbero qualche risveglio di vita intellettuale 
e politica, si scostarono dai tipi bizantini e specialmente da 
quelli orientali e si crearono de' propri ideali religiosi, che espri- 
mevano piuttosto il carattere ariano che il semitico. Cosi per 
es. avvenne nel passeggiero risveglio della cultura classica al 
tempo di Carlo Magno; molto più distintamente sul cominciare 
del Sec. XII, quando i popoli franco- germanici cominciarono ad 
acquistare indipendenza e prosperità; e finalmente con maggior 
pienezza ed evidenza nel Rinascimento dell'arte italiana. In 
quest' epoca infatti non solo le immagini del Salvatore e della 
Vergine, ma anche i soggetti simbolici, tratti dal Vangelo, per- 
dono quel carattere mistico di cui gli aveva rivestiti l'Oriente, 
e si vedono rappresentati in modo filosofico, storico e per cosi 
dire terrestre. Talché per il loro spirito si riavvicinano ai mo- 
numenti in pittura e scultura de' primi tempi delle catacombe 
romane. 

Ma intorno all' arte del Rinascimento in Italia 1' Aut. si 
contenta di dar qui pochi cenni per determinarne come abbiam 
veduto il suo speciale carattere; si riserva di parlarne più dif- 
fusamente in un lavoro a parte, che terrà dietro a questo, e 
ne sarà per cosi dire un necessario complemento. E noi Io aspet- 
tiamo con fiducia, certi che riescirà di sommo interesse, non 
tanto per V argomento in se stesso, quanto anche per le egre- 
gie doti e per gli studi del suo Autore. 

A. GlORG&TTI. 



Faléographle des claBSlqnes latbu. Colleciìon de faesìmilés, 
publiée par Em. Chatelain. Paris, Hachette (héliogr. par 
Dujardin). Livraisons 1-4. 1884-86. 

Annunziamo con vero compiacimento questa nuova pubbli- 
cazione di facsimili paleografici : la quale, se per la materia e 
per lo scopo è principalmente destinata agli studiosi di cose 
classiche, offre anche, per quanto riguarda il campo dei nostri 



121 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

Studi, un ricco materiale, beoe scelto e beae ordinato, par la storia 
della scrittura letteraria nel medio evo, e per l'esame compara- 
tivo dei monumenti della medesima; com'anche giova a darci una 
rappresentazione viva delle fortunose vicende che hanno subito i 
testi antichi, quale jiiii quale meno felicemente, nel loro transito 
pe'secoli; a metterci eott'occhio i codici che stanno a capo della 
tradÌ7.io[ie medioevale; e a dare un saggio della filiazione e affi- 
nità delle varie famiglie di codici. 

I fascìcoli finora pubblicati sono quatb-o. Nel primo sono 
rappresentati codici di Plauto, di Terenzio, di Varrone e di Ca- 
tullo; nel secondo e terzo, di Cicerone ; nel quarto, di Cesare, di 
Sallustio e di Ldcrezio; disposti tutti metodicamente per autori 
e per opere, la quale disposizione non è chi non veda quanto 
aiuti gli studi di confronto cosi per la ricerca letteraria come 
per r esame paleografico. Ogni fascicolo comprende quindici 
tavole, egregiamente, come sempre, eseguite dal Dujardìn col 
metodo della fotoincisione ; e ogni tavola dà l' ìmagine d' un 
codice, e qualche volta anche di due e di tre. Di codici italiani 
ne sono rappresentati trentuno, cioè 4 per Plauto, 6 per Terenzio, 

1 per Varrone e per Cicerone, altri 6 per Cicerone, 1 per Cesare, 

2 per Sallustio, 1 per Lucrezio; e il maggiore contributo b stato 
fornito dalle biblioteche Vaticana, Laurenziana e Ambrosiana. 

I codici più noti e più celebri tornano a far mostra di sé 
nelle tavole dello Chatelain, dopo averla fatta in parecchie altre 
collezioni di facsimili : cosi vi vediamo il palimpsesto Ambrosia- 
no del Plauto (tav. 4) ; il Terenzio Bembìno della Vaticana (tav. 
6) ; il famoso palimpsesto Vaticano del De Republica (tav. 35) 
ì frammenti Vaticani del Sallustio in lettere capitali (tav. 51), 
ec. : e a suo tempo ci aspettiamo di rivedere il Virgilio Mediceo, 
il Romano, il Palatino, il Tito Livio di Parigi e quello di Vienna, 
non che altri codici insigni che già sono stati rappresentati, per 
tacere degli editori più antichi e dei minori, dal Silvestre, da Zan- 
gemeister e Wattenbach, dalla Società paleografica inglese. Né 
questa riproduzione esuberante dee fare meraviglia o meritare 
rimprovero di convenzionalismo : è un'attrazione naturale verso 
certi monumenti altrettanto preziosi quanto rari , che vìnco 
r animo di qualunque collettore: aggiungo poi, che una raccolta 
speciale e metodica come è questa dello Chatelain, sarebbe riu- 
scita nel disegno e nell' esecuzione assai imperfetta, se vi man- 
casse la rappresentazione di quei codici, i quali, appunto per 



I-ALI 0';RAPUtE 0B8 n.ABStQfKS l-ATISS 



125 



tNÉn <)t una capitalo importanza letteraria a pateograGca o dì 
ima Tenoraada anticbiia o di una rarità grandissima, sono Btatì 
più *olU] riprodotti in facsimile, e sono piA di fraquente rìcor- 
caii e studiati ilai fìlologi e dai palflografì. Ma anchn per ì codici 
ohe agli esibisco per la prima volta, o che, se anche da altri 
nj>rodoUi, erano assai poco divutgati. la scelta dello Chatelatn à 
latta oon oftimi criterii; o basterà qualche citazione a dame tin 
saggio soddisfaceoto. — Tav. 12, Varrone, (Laur. XXI, 10), 
aerittura longobarda dui \I (o XII) s«colo, unico testo antico 
cbo rìmnriKa del trattato 1)« linrjua (atina. — Tav. L5. Catullo 
(Paris, lai. 14137), che dalla sottoscrizione apparisce esEore 
Mcrìito in Verona nel VAI'*, stupendo esemplare di scrittura go- 
tica Italiana. — Tav, 29 e 30. Krammenti Ciceroniani [Taiirin. 
A. II. 2'% avanzi di codici palimpsesti gio. scoperti da Amedeo 
PayroR. la iacrìitura capitalo non foru più recente dfìi IV se- 
ooln : i (]uali frammenti sono paleograficamente iniercìsaoli 
anche por la sorilinra piit rcconlo sovrappostavi, eh' è una se- 
mionctale carolina nella tkv. 29 o una corsiva del secolo Vili 
nella ^, -^ Tav. '.\i. Epistole di Cicerone, secondo tre celebri 
codici Laoreniiani del pluteo XL[V, cioè, il 9, antichiasimo ed 
unico, in ìscrìttura minuscola del eccolo IX cadente (del quale 
ho già dato io slesso un facaimìle la C'tUa.finr., tav. l.t) : e 
il 7 e il 13, Berilli (la pia mani nella fme dot secolo XIV, a eho 
vengono A\ solito atlribuìli alla mano del Petrarca. 

Ogni Tascieolo di questa coner.ione fì preceduto da un foglio 
ili lesto, che contiene lo notizie illuRtralive dei facsimili esibiti 
d«i codici dni quali sono ricavati : ({uesle notizie, compilate con 
molta oompcteiiiA, danno in fonna breve a precisa la storia del 
cnàwjo, altri ragguagli tellfrarii e bibliografici, e la lista dei 
bacìoiilì gìlt pubblichiti di ciascun oodica: f»iUanto, per cÌA che 
riguarda la deecrìzioiie e le questioni paleografiche, pare a uio 
cfaa pio d'un desiderio rimanga insoddisfatto. 

Un'ardua questione A quella della data probabile dì ciascun 
codice. Si «a cho i codici latini, specie gli antichi, mancano 
dtagrayiaiamente quasi tutti di date scrilte, e cosi dogli otlan- 
tntio enbiti dallo Chatnlain, duo soli, rclalivamentn assai mo- 
darnì. uè anno provvf^duti; cin6 il gift citato cod. Parigino ili 
Calaito. d«l 137£i.cìl Valicano Palatino l£'3ì>, elio contiene le 
Grati'M- ' ' '-"rono, dol 12ij7 (lav, Sò). Ora l'aMOgnaziono della 
data u. t> non vi hanuu a ciù altri cnterìi che paleogra- 




136 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

fìci) Spesse volte dipende, più che da un minuto lavoro di ana- 
lisi e di ralTronti, da un' impressione momentanea ohe si riceve, 
ovvero da un' autorità già stabilita che si accetta senza discu- 
tere : cosi avviene che tali assegnazioni, mentre sogliono espri- 
mersi in forma recisa e sentenziosa, sono in verità tutte piuttosto 
probabili che ceite; e alcune anche molto dubitabili o discutibili. 
Delle date assegnate dallo Chatelaìn sono disposto ad accettare 
il maggior numero; ma non voglio negare che rispetto ad alcune 
possono proporsi dei dubbi. Valgano, per saggio, le seguenti os- 
servazioni. 

Nella tav. 4 sono rappresentati due codici di Plauto: Vaticano 
3870 (cod. Ursinianusj, e Palatino di Heidelberg 1613. Lo Cbate- 
lain assegna tutti e due ai principi del secolo XI, e vede inoltre 
tra r uno e l'altro un'intima relazione, * un frappant rapport y. A 
me pare invece che questa tanto intima relar.ìone non ci sia : il 
cod. Vaticano può ascriversi, a parer mio, al secolo X, avendo tutte 
le caratteristiche della scrittura di quell' età, quali sono descritta 
perspicuamente dal Sickel (Dos Prioil. Otto I, pag. 10-12); 
r Heidelbergese poi potrebbe essere anche più antico, per la 
somiglianza che ha col cod. Parigino di Terenzio, esibito aella 
tav. 7 e attribuito al secolo nono. SÌ nolano poi nelle scritture 
dei due codici Vaticano e Heidelbergese queste differenze: che la 
scrittura del Vaticano à più grossa e con aste più affusate ; la r 
vi sta spesso nei limiti del rigo, mentre nel cod. Heidelb. d al- 
lungata al modo corsivo; M N maiuscole hanno nei due codici 
forme essenzialmente e costantemente diverse. 

Il cod. Sangallese 830 de' Topici di Cicerone (tav. 21, n. 2), 
che lo Chatelain pone a) X secolo, a me sembra che sia più 
veramente delI'XI. Mi pare evidente in esso quel grado ultimo di 
perfezione a cui nel detto secolo pervenne la scrittura minuscola 
carotina, e che fu poi stupendamente imitato nei codici umani- 
stici del secolo XV, specie della scuola fiorentina. Una notevole 
somiglianza, non dico nelle forme particolari ma nel carattere 
generale, é tra questo cod. e il Parig. 7776 delle Verrine di 
Cicerone, che lo Chatelain riproduce nella tav. 31, colla data 
appunto del secolo XI. 

Nelle tavole 12 e 17 lo Chatelain dà il facsimile di due pa- 
gine del cod, Laurenziano XXI, 10, che contiene opere di Vairone 
e di Cicerone. La bella scrittura longobarda minuta di questo 
codice è dall' editore attribuita al secolo XI, e veramente ha tutti 



PALROGRAPHIE DES CLAS31QUES LATINS 127 

i caratteri dì quel periodo Bquisitaoiente calligrafico che si com- 
prende nel ciclo degli abati caesinesi Teobaldo e Desiderio (1022- 
1U87). Ma tali caratteri si mantengono anche nei due secoli 
seguenti in parecchi codici, nonostante qualche accenno a deca- 
denza esagerazione dell' arte ; come può vedersi nella Paleo- 
grafia artistica di Monteeasaino del benenierito p. Piscicelli- 
Taeggi; e se si confrontino specialmente le tavole 49 e 51 della 
detta raccolta, che esibiscono imaginì di codici in iscrittura lon- 
gobarda minuta del secolo KIl, non si possono disconoscere certe 
ìntime somiglianze che sono tra i medesimi e il codice Lau- 
reo zìano. 

Accennerò in fine a un altro codice longobardo, molto in- 
teressante come saggio del periodo più antico di quella scrittura : 
dico il Varrone Parigino (tav. 13). Il cod., dicono gli autori del 
Nouveau Traiti de diplomatique, fu terminato di scrivere in 
Montecassìno nelI'SlS; ma, a detta del Quicherat, secondo certi 
dati cronologici ch'egli desume da una tavola pasquale, potrebbe 
essere degli anni 791 o 802 o 813. e forse, attesa " la purezza 
delle forme longobarde g, della data pifl antica. La questione, 
come ognun vede, si aggira tra pochi anni; ma è sempre più 
prudente, nel dubbio, tenersi al termine pifl moderno. Se si con- 
frontino p. es. il cod. Parig. 3836 di canoni ecclesiastici, del 
secolo Vili {facs. in Pai. Soe. tav, 8) e il cod. Caasinese di 
canoni astronomici dell' a. 811-12 (facs. in Pisciceli i-Taeggi, 
tav. 17) si vedrà come nel primo ci siano molti più elementi 
di scrittura corsiva che nel secondo; e come il Varrone parigino 
s' accosti a questo secondo con somiglianza evidentissima. 

Cesare Paoli. 



SOPRA ALCUNI LUOGHI DI UNA LETTERA 

SCRITTA DALL' INDIA NEL 1519 (') 



Ogni giorno e in folla ci vengono dall'India e le novelle e 1 vlig- 
giatori ; ma, a' primi del cìnquecenlo, una lettera era cosa rara, e qnando 
mandò la «uà Piero di tiiovanni, qaesta girò di certo per le mani di 
curiosi lettori. (ìirò, direi, e fu copiata: e uè Bospettal quando vMiii 
prima volta quel foglio un po' sudicio clie se ne conserva nella Uagiia- 
Iwchiana. 

Parole e periodi domandano spesso un correttore che può indare 
lesto e sicuro : ma, dove bisogna tagliare sul vivo, fa coraggio 11 sapere 
elle si raddirizzano la gambo a un copista ; sema contare dw errori 
possono e debbono sfuggire a cbi giudica e racconta cose nuove. 

Dove è detto della foglia d' un aloro (1S,7) è Tacile trovarci Valboro : 
e nelle parole di Dante sempre a quel ver che ha faccia di mnizo^fa e 
più se non tenere la bocca chiuta (16,36), si può lasciare il guasto, ma 
scemarlo leggendovi $e può de' wm: e quando si legge che ai re (i era 
tratto gli occhi acciò non fassiao più: re el suocetsore de" quali ''» ««• 
triva ('li,ì) non si pena a rUoccare le lettere e i punti e se ne cava 
che li era tratto gii occhi acciò non fustino più re. Probabile che l'am- 
manuense, spostando due parole, ingarbugliasse altrove il discorso ; dove 
racconta della eredità cbe va elata a'BgliuoIi di sorelle, con dire lAt 
questi al certo sono di loro sangue e' figliuoli di loro dove dicono poter$ 
eetere bastardi (11,17]: e noi invece rimetteremo a luogo ogni cosa a 
questa maniera : dove dicono e' figliuoli di loro potere eaere bastardi. Una 
piaga c'è poi che vuole fuoco vivo, e ci aiuterà la storia dei conqui- 
statori. 

Ecco quello che si legge alla pagina 18, e aggiungerò che si copia 
fedelmente il manoscritto: Io venni che endico lo paese di Sueros qwdt 
governatore per 3 anni et parmi vorrà andare allo strtllo di Madmrha 
schiva là andrò anch' io che non mi vuole allargare da te. Comincio 
da Macuocuo; luogo cbe tutti sanno di non sapere dove sia. Sospettavo 
sulle prime che si trattasse di Malacca, ma mi pareva ancoraché l'ar- 
dimento del correttore fosse calunnia al povero copista; quando mi 
sovvenne opportunamente, con una lettera dotta e cortese al solito, Il 

i'i Relazione di Viajiglo di Fimo di Giovassi di Drxa Firenze, Tip. la- 
llleiana, 1885. (Pubbl. da C. Bh^nha'. 



■MimNo Tato de pcMcrcltn a Hotla. Cosi n' Bvonia ui rJbo e lo 
«J«p*r" ; (Ar, « /mi ra W, anrfra 

dkr*' Mn 11 tc^io? lOB eri |m- 

ttnuVir* l.'>|* NWrftV ftoo fru, pi-r rubato i)uiil(»M al He Uarn» (1), 
i> ' '.'■ ife £ai Gofflft d'Aleareoffa ehan^igr mnr ...n fuf /»/m Soarrt 
mila fjrur/flarùr ef nulrM^ùfl/ii/iri/ri ifp iunfienoa^ Cosi duBque 

fji ' Mi' 1.1 mittniU e *Ì Icftpe : /a tvnnJ con Lo/h) £l9«rM, fua( j 

j^.niii^jrr. FireiDQ unu «Mia: qupl LO|u] « r|ue| SoarcR sodo 11 vere 
IW1M e II vero cMalo del caplliino, come ilicnna o scrivono i PiirlO);bQsÌ i 
IT- -''■ -r-;rniwll, dM dlicorroao unto dello f^sia ncll'lmlii dcfiH eu- 
1' . imo »pesHt topi Kxàtim iì). V Lope Svens Alvanfngn ci tìk 

U .■ìeHouti (3): r poi via rtn, per quella tlligrAth che tace.-) troppo 
•m-jMi ■) Ln|iì (li Spngne. « scambia. *ì»dupa, v «alt» fuori no lO[wt (I). 
1 I l•^ ritiro rlvefle doiHsilcamenle col guyerontore, e accaiilo il suoi 
pfrtotfbetl, dnltiiii rhc en\\ ^ia cadulo tifilo ^traso erroro: e iiifalli un Ut- 
ftr 'n ty»|*p; ì',H jiji.ijiniiol.i tf/ i'uffoi qua'lrcrtbtic meglio per iscolfUre 
1' lalu copisti die volk- ctvare ili plitila lo pneu di Saeroi. 

^. ....406 solo il cAt <Wi. se pare eliti n^ioQo nello sUccart 
«liirraiCro |] colla e Taro un con. In <[uel chttadi ti potrebbe teoprlrs 
\'mqtitndt drilli «iiagnulo, qua>i che al t(Mr.inn, viatulo tn A>re»lterl, ti 
IbMe foaKU i> iitifuo In l>occ;i : nDa ione c'era fuf, bree ^wA, e 
altri fono e oaifliorl il iroTtrannoi. 

Uo altro luogo tlu sanare b questo : (a$eiQ H dire (Mie montte. tht 
fm H tjifnitmo, eht tono tf'or^ et d' argntc matnmo d'vaa Ipttie 
dnti jnnltj; vale ',', di dtirnla, f oro batto di carati. ^ •/, f'anont »ono 
J/ mAi/o (irl frouo ....(tlO.IS). Cbe rnùuimo vocljl nmUito in ffliuiiccf» 
OM * ila ilubilarf! avanti al '/* ^ duralo e't no s«-gno ilei quale, 
KOtl rlaven H>(to gli occU II manosciUlu, ooo saprei che cosa dire; 

(I) t>«eaia primMra da Atta it Mó Oé Ùarroi. Em JMoa, Htt. Tedili 

ftl caiM IX del iotiimo libro : rodilo ili 

(i T I r- Ulto, niRiineDter& U Stuoria entrai dt \a l'nrfin arienlai 

«vdifii. !i; Antanui (ta San AornnM. £« Valta^id. tU3. Libro II, 

c 

.v^' ;mK« or»ffli<tlJ dfl />. 0. P. ir<ijr<^, trodou» d* Jl. F. 
J'.MiAimJw. birr^Ainn 1719, (ni J, pog. 73. Il HsSel invecs Bttt. M. [Brrff 

ivn; p. ei, e aiirorc, Lvpvt Soori»». 

■ ùMi Dolili fltcjti eilktone il:l 5efdoull pag. (IM, IKI) i|iitil che a 

"■" -Ilare »l penllwoeo del ter beoc. Cosi, riiando solo 

'■ i« rase ilf TorlAKalto e cbo dotrcbbero capere te oito- 

i.j i.i. ui- ,»(«. iji'iiVolfi rf« Pnrtuj/Ml. farli nJ3,T, I, MR), e II 
i' t. du /'iirru^jji. Paris t^\ Pl^ 141). 

iiabliiiaiu disrorri^iiili ili slorlB Milerirm o di arie, mi 
ì :"« i^i! *•«<, In rofttlniM) a ri«pntlaru In %v3 nnc#U. tna 

'? litri iDaeslrl. Quaolufi<]ue toauìl tecflailotii, o<in 
i ' ' ' ■ 
Aia., t»5frif.T. XVIII. I 




130 



&OPRA ALCUNI LtMCiri M DNA LSTU' 



IDI HrUotenle vi sì kmb di carati 21 'l^. CUwIcncBQ H pt^odo ri* 

OOOiiDclJdiIo COI) : Fanoni, tona tU ealtila Jet 'grotto : e per questo dia 
wlo II jKtnum M lamatiico e ilei mahiilic». 

Rl!ttsin[>aia con più tlltigeuu eal maoOKrillo Borentiao In ItllVFH 
di Piero, bisognerà lllustrarlj col nuovo (ìloesario aofilo-liiiJJiaa ilei- 
l'Yui« Allei Kurntiil,enitliU4li polso, come ognuno S4, al quali molto devo 
la storia del viijtgl e delle lingua. 

l^ifislo 3criiterell<) ili Vieto ili tiiorana) di Dino mi riporti alte 
uni il Serdonati, o, diciamo meglio, Il Uairef: e percbA mi cado roi> 
chio sopri! un.i parola clw I.i4cercbl)e qualche <]iil<liii.-rf», «tik benv 11 
lorla vii. l'arU U Serdomii {,'< l-^) narrando di KibcfJi, anche ilei 
govrrnatoTt JtUa città elu et$i chiamano Bendara (1) ; il IkirLoll larro^ 
Mrive II Btndoisa (ì). Cbl lia ragiooo dui due? U griu vncdilo: e 
inbltl si dice Hendahdra (.1J, In inalfH, in i|wUa lingua die, come 
pareva anche al Batioll (I. e). ' t'* fii* ttggiaitra t U più <tfya»i*etif 
oltrvw ri porti. 

NoQ IO, e vorrei laperp, se de'^tii d'A^a che racconta eoa timo 
d'Inmaglnl il gesaita ingegnoi», abUano cercato lo (bali TtrcoiiODi 
«onptgni altri studiosi; lo fonti di «sni eo»elllno. Kon ta, poniamo, 
dowe altlngcMe le DOtiile lulh ShastraJ^iià. clic sono tonm le prime 
che artivassero in Eoroi»; dove ci conduce Innanrl II P. Francesoo 
Rodriguez e quel nio yOigia niit^otarmenit pralin m'dkiou» volumi eh« 
GitA, rivtnio da'brùmani come il hro Uni, laseiò lenitL Cbe II llliro 
diveatj uà aoiDO, e anche da essere saMmlsIIalo al grande toglsliiiurc, 
DOn ci fitò niflrovigI{a : né, <ti« ilono d«ltl volumi gli ad/tyaya^ le ht- 
iloai del ccK'bralo poema. Piti gravi »ono le parole cbo aeguoDO : e, perchè 
non mi pare rbe nelle illustrai ioni, che sono parecdile, date itagli iodr 
log;! per la B)i. s« ne tenga conto, credo opportuno di iraKrivcrle. 

• Uomaodava U llodriguei come fi ■ Ultil • nel primi dodici libri 
« della sua teologia insegnava a Un idoli e pagode, ad olTefir vittime 
« In ucrlBclo e ne descriveva le certmooie e i rill, poacia net su(«egueoM 
• disdiceva il dello e, conlrario a sé o)ede»ln», insegnavi cbo Idull e 
a ptgodl aoflo tiDtasliehe immaginazioni e fingimeoU bugiardi, nr turo al 
I dM veueraziooe o cullo eoa che al ODorìoo allo divina? Conte <Ue- 



11) E nel Ialino del Haffll (op. cil. p««. lOi: ^mm vocatt U*nn,v. 
Sméara ancbe net »» Roatan («p. ni. p. 109), 

()) DtH'Aria. Uttro II, sul ptinctpio. Ciia ta edli. Iloreollno del CMr* 
dellt. IRfti. pait. tlf. iHel voi. XXVI delle Opttt]. 

Anclie la «umpa del Vintse iLAna. bonia IK1. Voi), I, psg. 70; Uà 
Btndasxaf kUro edltlMl, e'tXHne eaiUvn, nnn bo. 

|S) Come trascrive 11 l'evtc. batuiaSurù titl filatpptì « ^af•Atfr• rol 
Hariilim. ■««iiMA 6 11 KiaTanesc. L'orlgloe a ludlana. {UiiniUf»ara. auua 
dei le«r«, ondo tA^nddfdnto 11 tesoriere. 



SCRITTA dall'india NEL 1519 131 

■ eonUvan dotlrloe l'nna all'altra BÌmantreslameDlecoDlnrEe?... Sor- 

• rise il glogae (1) e, teuM pnoto turbarsi, soggiunse che svelerebbe 

■ al padre na mistero che a pochi, eiianciio fra bramaoi, è manifesto. 
« Ciò era che I primi dodici libri delle opere di tiità erano scritti per 

■ Istruzione del popolo. Il quale perchè è materiale e roiio delle cose 

■ celestiali e non incende se non sol quanto gli rappresentano i sensj, 

• per ciò fa luestiero dargli Idoli e ceriownie sensibili intorno alle qnatl 

■ ai occupasse; ma i savj e di più sottile intendimento si sollevavano 
« aopra le forme corporali e sensibili al puro introdere della divinità, 

• quale ella è veramente io sé medesima, aegregata da ogni materia e 
t tutta spirilo e per ciò da non potersi figarare con nìun sembiante 
« d'immagine che agli occhi la rappresenti: e questo avere insegnato 
t Gita ne' sei ultimi libri: per cib, altro che in apparenza, sé medesimo 
« non repugnare (9) ■. 

Cosi ci allontaniamo da Piero, ma non si va fuori dell'Iodia: e poichi 
cerco scase, questa dod mi pare cattiva. 

E. TiZA. 

(1) L'Indiano è yogin; ma come /ai» del latlal diventi» a noi già. cosi 
y si pronoDila Del Bengalacome gi ■■ onde sarebbe gioghin. Il Haffel [p. 3ij 
il diiama loguet, e II Serdonati Glogue, Facentlo un passo di plii, Piero di 
Giovanni dira Mogha (pag. 9). 

(«) LAtia. Parte I, libro VII, 80 (Ed. cit. IIX, ISO). 



W DM POSSIBILE 8OTTOSCRIZI0HE AUTOGHArà 

DI GUIDO MONACO 



^VWWWNi'V 



Nr) R. Archivio di Stato di Firenze, irti te pfrgnmene catnnldalM), 
si fiOBwrvano duo documcnli di Gnglidioo vrutivit di Km.M <ld |;rn- 
naio 1011 e det giugno ]0I3, ikì quali è solttiM-rlllo Tra f;ll ullrl lUi 
Wido tìiÒJiacontu et oan^or. Il Filcki, nei suoi i^ccrlivnti Rtnàt «o 
G*id9 il/oncM» (Firenze VSiii). (>. 16-17, si fece la domanila, t)«n#lcQa 
molta clicoìi|H!r.ione. m (urite uoci polrcblw quel < Wjilo ■ vw^te \\ ce- 
lebre mugico arctiiiu, e per con^Kuctiza iiiiclla sol lv«nrlt ione ati sho 
■ulogriro. Dovpfiito io {tnH^inumMile pulì II Ica re nellt tV(/<riicn' ?'i 
reitfiNti di /aeaimili pttteografià il tlociinR'nlo(ti-l 10|;i[i:l»rè iipjiHi' 
quello esaaiionlo dal f iiCHt), m'h parso convenieole di Tare nuovi *[ud[ 
su lat« solloscriiiono; e lio pregato di ei6 un egre|;io ih) opemwi gio- 
vino d'Arezzo, il Big. Uoaldu Puql'i, cliedu parecchio [■■niposi omip« 
di uo codice diplonatiCA an-tlno del medioevo. Ei;li ni 
Meatenie colla «eguenlo ieliera, a la Direiiooa ileil'.; 
lialiano , con iion minore cortesia. s'A Mpmpiiciiila di accellarli. La 
leticni, nrio, non risolve II probleoa; m aggiunge, «e Ih» mi p4r«, 
qualcbe argomenU) favorevole alla congettura de) cav. FiLtii i iiun nt- 
fcraia (né ci sono dali sullìciciilt jkf athranrlit) ctitì la (ira» tla di 
tìuldo Uonaco, ma ne ammcltc la ragionevole poulbiliti. 

Cmni Papi.!. 

Egr^i» sig. Profasore, 

Quando mi fermai io Firenze per IrArcopU dall'Archivio di 6uio di 
quel documeoll ebe «erviSMro per la «torU di Arezzo nel m«ilio ero, ebU 
rooor« di conoscerla di persona, o d'i ntrit tenermi con.l.r| a parlare di 
alcttao 00» aretine. K Ira l'tltru coso osMrvammo particolaramitr lo 
sotLOKrìzionl di due donazioni del vescvra (ìuglinloio, bile nel gen- 
naio lOII r nel giugno IVISaH'crt'modl Camaldoli, don ' ' 
vennero In codesto Archivio. In eisc oppnri'Ce tin liti 
eaajor: noaii* nel quale polrel)l)r>i rlconoKere con ijujIcIk* ; 

Il sommo Guido d'Areito redauratore dell'arie mu«ie»le. .\\: 4 

cliieslo il mio parere su queste tlrnic, ■ se, altro 1 caratteri d'aolo^fi^ 
die prctcDliino. potessero a>(ldur»i olite provo a oonfermnrs Ult npfxi- 
«lo, mi pregio comutilctfts tti di cil> alcune coosldcruioai. 



U UXA raaSIlDtl! SOTTOSCIUZIOriB AUTOnRAFA EC. 



133 



Anzi lutto i ila tor ili mmio un rqulvoco poulbiiv. Co Guiiio can- 
Wc si Uovo sotwscrdto corno codi'fnifi'nle e l«Ua»nfl in |iareochl 
■InciuDcnli ve«ciivili ti' Afer.xu ilelb i^>'Oi<i>Li niel^ <lel Kecolo XI (Ino al- 
raiiiiu U)ì(ì. Ma, a iirimii kÌudUii tmisUido JiMìn^tiere dtlln JiversJU della 
•eruuifu, ch'i^itll é Ult'nlira iwrviia dal UuUk; noslro, sebbene tcfiftsse 
to flesso ulIi':ÌD. E . ultrc alta scn'ilura tliverM . distingue»! l'uno dal- 
l', sacri ; p«rcbA il primo tìttUìo. che ei Mltoscrive nel 
t)i.< ■ mi ilcil ioli « M IO|:J, f.\ appella : ìVido tuMiacamt 
rfninrar;iDn)Ur l'altro |«be onmJDcfa a<] ippiirirc oti IltSTi si fimui not 
vari docncocDtl : U'Wo tontnriì), l'uida tierieut tt eùntor (S), H'ido ele- 
ri-wu ranior H maiorteote (3). Di i^urilo wcondo perUnlo non occorre 
occaitard. 

Il Ftu:in, n«i suot acenrall Studi ntCnido Uonaeo, rldiiamù per 
prliiio l'atltotlum *ulla Bottofaizlone di Guido iniUli^cono e cantore. 
dia lai vnluia witiiila nolla cattA d«l IU13. Bjtli opina eewr probabile 
cb« (lesta apiurlrniin ver.-) ironie al musico ariMìno, ma non si arriMbin 
di ci)n;crlliifitrfl piii olire, dubilandu di'lla mi stessa congeilura per la 
RMilli pitti li itd none di tiuMo in quel ineOcsiino secolo (p. 17j. Ciò non- 
diMfDO me par** die si possa convalulare la probabili la della mede- 
sifoa cAti altri itocumtDli e con allrc ragioni. 

Qud Uaidti delle due carie sunooiniDale del 1011 e ilei 1013 ft It 
oantorfi. vale a dire maffintr mtifkae della RO$lra calledralo, il quale 
«iiccodo u un Sigilo, cbe trovìomo in docomenli del 998 (I) e del 
«M (3) afiprllilD scote cantar. Egli è suddiacono, e non coiueguiio an- 
cora il itifiO»iui(i), pjò nun si rinviti>e tra il riero d'Aretio. (>u«sli I dati 
•Icori, :fui quali non ò Tuur di luogo nupporrc die costui fia il celebre 
Mmnect, peroccM not li vediino crirrisponOere alla cronologia di sua 
viu e a i|ue' pochi fatti che di lui o;gi -inn noli. 

L'anno della niscila d«l nostro <juldo paté ben determinato noi 
993. »Munih> 1 foM'hli argoniPDlì espunti dal liruodl (C| : alloidiè so- 
•crlsse 11 dortaiiunc Od vescovo tiuglìdmo od 1011, ei f^iretibesi tro* 



II) 1«7. Arirli. Capilo), axteitn. r. \U - lOSII. Ihid. 0. ISl-IDM Jlild. 
0. sol tl9. Arch. itlpl. di Plr. .Camaliloln • l'l!t!. Ardi. dipi, di Flr. iCu- 
naUoill 

i% IMO. «reti. CapJI. d' Ar. a. tM - 1078. INd. n. SG7. 

31 l«T8. ircb. Cipti.d'Ar. n. «CO- 1«et. llild oS'^S. Nel prlvlle^epl. 
cra|nll 4al 1VI3 at 1037 neuiuno si qualldra tanlvr». l'are che l'ofriHe 
d'Eelrnlre nel noln I riovnol ctierlei «ta etalo afQdato, dopoGuldo eaddia- 
«KM, ad UD «rrooda Slatto che troviamo maiortcoie In dorumeitll del IflSS 

vns, wt>-\<m. ' 

il! PHvU. d' ottone IH. in Huntr. Ani. /(al.. V. Hi. (Arcti. Cafill. d'Ar. 

[ìrlvll. «roil. Ili, in Tenui. Ilal. Satfé I, 114. (Arcb. dt. n. (%. 
< > i ÀrtziJ. Uh. III. 



1 



134 



ni UNA POSfilHILI! àOTTOSCRlZIONR AUTÙORAFjI 



v«lo n«l (llcJaDOOvesloio anno di etj. ippanto poco dopo II tao prlai» 
Eniiiargi agli ordini sacrrilouilj. irlot nppena oUnitito II swMìkuuio 
pel quale dovevano wmpirìi diciolio anni (1), Come non ernie» ejnera 
I^lBSigse (juido quetto giovine moMco. Il quale non appena Kuddiiicoao 
e sol primo eolrare della viu McloslasUot. acquisUi tale tiilorlU da 
porre Ja propria finna negli alti episcopali, seguwtosl «uUto dopo II 
vescovo ed Innanil gti tieni caiwnicl ? Un' altra rag Ione aMufUnii rt* 
lida, k parer mio, che aiseven qae*l'argoiacalatloM, si i II veihnxl' uà 
iratto tnaocare tra II clero arellno 11 oofoe di lìuldo sulkllacono e can- 
tore, e questo non ritrovani ptù inTOsUlo di atcuao ufficio la ueiKm 
«Uro documeaU) privala od occlesiattlco. U uMtaiwa «oompana di 
autui può tiene spiegarsi con quello die ci rlteriKa l'AnonliBO arctlaa 
odia sua Cmnica de'CutKnii. 

Vvt Hu ounnsciamo come circa quei tempi la cbieu ooitn boa 
aipramenle funestata dal dlasiilt del clero e iIbkH Mandali e dallo rapino 
de' custodi (i). É nalnrale cbe Goi<lo, nono pio o di probi cortsnd 
(come le proprie lettere e gli antichi scrittori ce la dirliiarano). rifug- 
gisse da tale corruiiono. la quale non tollanlo si oppoaeva BlI'iDdoln sua. 
ma Impediva eiiandio lo sviluppo delle dottrine o delle riforme masJcoll 
fila ila Ini Iniziale. Abbandonò Arezto, e rlparossl nella quiete del tnooa* 
stero Ponpoiiano (amo fomnso io quei di per virlit e pvr opaltnia: donde, 
ivae ^ ben qoio, cacciato dalie perMcuiiODi degl'invlill, non rltorod In pa* 
■ria che al tempo del buon vescovo Teodaldo, cito egli elogia come rico- 
amitore della cattedrale e cooe savio resUtuiore dello e«el«siHUdM 
discipline per le quali alla Chiesa nostra pervenne lostro e obtarwu: 
nmi poff ;irnrei pclrti (ditTa oc tali» tedmae per cot ffuc/fanini jiro* 
vtntrit Hariiììdo. K con questo passo della lettera del MoMOOOoncorda 
pure la cllJiia Cronica de' Custodi (3). 

Alle Buindleale indatloni potrebbe opporsi la notiali del l'ozio, <tel 
Kolirbacber e di altri, secondo i quali Uuido sarebbe eatrato in l\im[)0«a 
nei suo ottavo anno; aìuruone che rwn ba prora in documento vtfODa. 
né vi<n« accolta dai lacobllll e dal Federigi, cbe dicono «ollaalo «swre 
e^tll entrato nel monast^rn di giovane età: lo cti« infalti 6 confariaio 
dalle surriferito ragioni, tialdo sarebbesi reso monaco circa ilvealant- 
'alDio aono. conpolando dal docamenlo del 1UIS, a co»l Innanzi che e^l 

ti) IUbtihx, O* twti^. ned. rtìib. 11. IS. ». 

d) Il ..... KsameMaata diaboli neqatua, canaaiponin Uli« e«arrejr*U«at 
ooolasle ofllda diu rneninl dlipersa, et hoc evenlt pro epteoporam dHidIa 
et pro redorum ofRlltenlta ac pravomm homlnum copldtUto. - Hvut. op. 
MI. V. Zi 7. L'imporiahllMlmaereoiea, che la riedita dil prof. Brewtiu <.\tmm 
Arthit^ d. n*MeU4ch. V, 44.T] Ur& DDvaoicxile pablillraia con nafnior carrs- 
Itone e con ampie annoiuionl nel miei WimuinMii por unir» aOa Morfa 
•ecMdiMMi il cìHItf d'AmMO n«t witUo «m. 

(3 VciiAt. L e. I». 



i^ 



DI GUIDO MONACO , 135 

glDÒgesse al diacoDalo, pel quale non occorrerano meno di venticinque 
anni <1). Ed ecco come si spiegherebbe l'Improvvisa mancanza di lui 
nel clero della cattedrale aretina. 

Del resto, egregio sig. Professore, le mie congetture nou sono af- 
fiilto Indiscutibili : manca tuttavia qualche prova più luminosa, che emerga 
dai confronto paleografico delle firme de' suddetti documenti con altre 
scrittore. Allora, non solo saranno chiariti i primi tratti della vita e degli 
sludi del grande italiano , ma ancora si conosceranno con maggior si- 
enreiza ì suoi aulograS, e, per meizo di questi, ie vere sue opere ed 
f maggiori suoi meriti. 

Accolga Ella i miei sentimeati di slima e mi creda 

Arezzo, 14 febbraio 1SS6. Suo dev.mo 

Ubaldo Pasqci. 

(1) BnsHAiir, Aniiq. eeeleiiatt. I, 33B [edlz. seconda 1151). 



Notizie Varie 



UN CODICE OCPORTAMTE QEUi CDLLEZIONC ASBBDRKBUL. 

Un glorano alunno dell' Istitulu di Sludi Sufierlori di Rneut , U 
dottor Luigi Rocca, cfae BtuJifi da ntolro leoipo i comm^Dli aiilidtj dclln 
Divina Chmmfdia, ha trovalo Tra j Cfltlici A<i:il)uritliiiiii mi vulamocar- 
lacco (li cantiere ilella wc»nila ineti del seeolo \IV. M>fiiiato net Cu- 
laloKO laftlr»! cui nuoiero 811, contcìwnlo 11 Coamieiilo altrlbnllA a 
Pietro llglìoolo ilf Dame, di lesione diversa ds t)iit'tlo cbe n«l ÌH\^ Tu 
l>iiM>ticjlo da Vincvnza Ninniicci a fipcsc di Lord Vernon. Di r|u0to 
Im dal» isfurmazlune II proT. .Kdoìlo Bartoli in una («itera al prof. Alrv 
«Indro D'Anf^ona iilaniiiala prima nel «jornale fioreotlno la XaùoM, ti 
rlfiubblicala dal Bonulil odio Cultura (Adqo V. voi, 7.*, Nutrì. 7f. l-'ra 
le alue cose, il Uartoll rileva la ecKuroU notiila iolonw a Beauke, 
nel cap. Il dell' Intenta: ■ El qaotnoOo liie primo de Bt-strit di am- 
< lio. ite quo natus «t sermo maxime infra io terlio Jlltro faniUd. pra- 

• n>llen<lum Hi t)iiod revera quedam [lamina nomine Bealrix iii-^i.r.i' 

• valde raorlbu! et pulcreluilino tempore aiicloriit vlguil In citii^i^ 

• noreotlc, onta de domo quor uoidam riviun florvntinorum i)ai dlcuntut 
A |iortÌBaril, de qua ilnnU-s auctor procus Cult et amator tu vita diete 
-< domine, et la tm* laudem mollai loclt cantilenu : i]ua morlua ut 

• [in] <ìu> nomcD In Tamarn levarci, in lioc eoo pocmaic tuli allrforia 
■ et (;po IlieokJgle e.im ut pliifimum accipere volult •. Notevole cer- 
tamente è questa comunica ii'otie che il ftartoll è <^lato premnrtMo di 
dnre all'amico cl>e ha sostenuto un'opinione diversa dalla propria to- 
loroo alla Ueatrlce di pjnle. E gli dice: < So »i potrà con »lcun>xia 
pteoa stabilirò cbo chi acrlve sia im AjKaDlo di Dante : tt al potrà rì- 
nuovere it dubtilo die la copia del Codice bob «Io potterìore il ' '~' 
e che quindi non abbia l'amanuenie inLer|»lale quelle panili' tr- 

dal Boccaccio, I dir^nsorl di Beilrlce Poriinnrl avronoo causa Tinta- 
lo le questo tinse, sarò io die vorrò dolermi ili ctit •. 

L' mOICE AL VASARI 

L'ediiiono ultima del Vatarl, cbc » deve al «igoor (ÌAtit^iu Ui- 
ti.%E8i e all'editore (i. C. ^aDunì, rìddedcva un Indice del qaaJe non 
pAv-nn furo a loeoo gli studiosi e 1 rlcercalort ili notiiio artltUcbè. A ()B<r- 
*Viiii provvediiM dal Milana e dalla Rte«M ean edilrlee wl vottunt pub- 
MlcaU) gii ful iirinciplo del corrente anao, e dio forma (1 IX dell'opera. 
È di pan. Sfl7 RUDI. I, divi» In tre parli : nella primo, i la Tavola atfa- 
bttita ^4ll4 vile dejli arlrfiei litsoniUda Gwr^ta Vatari wa gii anuxiM» 
loro RdaeCto e morte : iiella «ecooda, la Tavola dt' noni delie ptrtnt* : 
Bella torta la Tavola dei tticghi t dtiU ette. Io Toado al lUtro u irò- 



.NgTWIK VAlUE 



137 



viioo ulcune Afgiutite di ootl>l«. I« i|uil( dlaiasiraiio sempre plU la di- 
liRenz» t t'niDore cnn cui II Milanesi ba conilotlo il ano lavoro, tentwto 
tJiriro jlli studi (Irgli altri e ulle puttilicaiiotiì dt docutMBU: e floal- 
tuerita le Corrtshai. (iocl)Ì»JiDr, cIhì Io un'ogiera volamlnou come que- 
sta 0(10 possono non ocoirrvm. 

PDBBUC&SIOIU ACC&D£iaCHB. 

La H, AceaJtmia Utf^Aw d> S^iemt, Uilen td Ani h% dato In 
luoe II Tomo XXiV ila'mui AtU (un voL io «.* ili gng. xcvui>523) 
clir (xiDlkne le Cummeoioratloni di vari soci (lefunll, fjltc dal Vic«>l'rc^ 
*4 l«nli> Civ. Sxi.vii->»i; I(i>m;i. — Lettera del ejv. dvtt. A.\ceu> IIek- 
TKTMì inlflriiD airOsscnoiroai melcrculogii^e ili Già Stefmto CodU o 
di hvlro Afilonl» Uulorl. ~ CcniKi necrologtco di Vistante Sanimi ili 
PielrasiDlQ «crltlo dal ugr. eav. Uiotiniii Sioazu. — DeHj Modlcalan 
.- ^' it dd dolt. Cmiio Sroazt. — La Bellgiione dei Sepolcri, 

e ■ . cnv. arciprcU! Lcitii Lakim. — Necrologìa del ten. 

c'urto .Vasni merlila ila lì. .St-onxt. — Kicorill iii«dill di viaggio del 
«n. IJarlu Mnssei. — iWln vita e dcRlI scrini del dati. Vario Pucei- 
ncr/i. di<eor«i del proC (ionruuu Pmllui*. — DI Franceteo Maria Fic 
tmtùii L' del f»oì Mnteniparanci luccbnl, saggio dì gloria leiurarta del 
fttrwlu X VII (cornili, e rinc) di ti. Sf<w/\. — Pruitosic ili lavori alla Lai- 
Urilnk 'li Lucca ilei nv. Ing. Bt&iuo (iitx.M. — Coramemorailooe di /ti- 
tutlda Fatin ktUUì (111 prof. cav. tìwsHPK Buubim — Slalleo Palmitri. 
Miidio del prof. Ehoclt. UunAhi. — Statuto inedito della Cast, de' Cortm- 
tloni (1* «licemfiru IVK7-3« gennaio 12X8; puWilicaio da S. Bo.t»i. — 
. Suiuil IncdiU del (JoiiLulu lueclie.«o ilei secali Xlll e XIV, iralU dall' Ar- 
chìvio dcKll \lll Dotarlti. e pubblicali da ti, Stann. 

Lk STORIA OHIVERSALE DI CESARI: CUttO. 
Le Oi»pcnMi (iiibMicuic Tiriora rano 'C>. Il voi. XL II qaale , co* 
a« Il ili>M, l'Autor» lia voluto die prcccth altri, pori4 il racconto 
ildl.i Storia Moderna, per la Fnncia lini> al 1810. pL'r l'Italia lino alla 
eltriione di Pio IX; per il rorlngallo e la Spdgiiu lìiiu iil 1810; pur In 
Rauia, ni 18IS; per U (jran Brettagna, al INIS. Della Crottoh>j;;ia sono 
pobUicitv ijuittru t>ispeii«f- 

CATdLOOHr. 

L'iatmeaso materiale d'eniJialone che ogni giorno si va tocumu- 
ri linei rebbc a chi «(udia assai diflìeile a giovarsene, se non Ai 
ileMe con cuialojthi e bibDografie. In lavoro che crediamo mollo 
tllllt i il CttalOQO mtto^ieo d«gH itritH fonUnuli neìk puUftMii^n i 
prrioiifÀt italiane r tìtaniert, compilalo ilagl' tinpieg;ati dellu biblioteca 
della Camera dei Di'iiutull, o di cai b venula In luce ìt prima parte. Uue- 
*Uk eODllene ì' iMlIraziofle dr^li grilli Mograflcl e Critici intorno alla 
viuealluopcfedollr persone, che si trovano iparfl lo tante pnbblicaiioni 



i 



138 



NOTtBIC VAÌttSS 



[loriodicbo lialiana e Btrinìere, eoo nciri « ricbiaml che tttiiluiM tuàìi le 
rieerebe. È (lutiblicato a Rama dulia lipograQa (Mia Caoni-ra del Dctialalt, 
in un volume io 8.* gr. di pig. SI8. 

BlBLtOCRAFIE, 

il sIsBor GivscprB BuKc Ii4 pubblicato a MiUtio (tip. GipooDdo 
UMMggi) tt primo ralitme di una Biblinsntllj iialfco-fnncew conque- 
sto titolo: JlilAiograptte ilalico-frùmaiM tinii:er»clte uu CaliJoyM* mtUt»' 
dUjut de Iota la iwprimés ea lan;iue frati^Jiàt iirr tltùlié ancUnnt et nO" 
icrue depuix forigint de l'imprimrric t4'S-IS85.!>uo scopo ftnccoj;ÌÌere 
i titoli di tulle le pubblicatiODl la lingua rnDocMCOiiceftientlali'lla(ia 
|ier tulli i Ivmpl e m liitlc le materie , falle lu FiancJa, ili Uniti In 
Svlfiera. UUiicla, Belgio e altrove; non soLiuirole ili oiiem nrif^tnalì 
(Vnncesi, ovQ aiicbc di irailoctoni di Knltì lUlìuii « tvroiiteri Intorni) 
all' Italia. Qoesio primo volume in H,' di colonne III38, ncrblude U bt> 
liliogmG» dd lavori Inloroo ai Ini RrgocniMill priocipnli- Rooa. la dife- 
sa, r Halli, suddivisa in capitoli, secondo l'ordine siorteo e la dlv»njiA 
della malcrla. 

La prima Patte. Kohk, b diWsa in )0 caprioli: 1.* Jt^ia primi- 
Uva : Preistoria, I*clJisgi. tireci. Latini, Elruschi, Liguri, lialli; S.' Sco- 
ria itoniana , Urigini , StorU gcocrale. Manuali ; 9.* L'i H'-pulMUa: 
i," Vlmptrt; 5.' lì tnondo romów: roHlica. AtntniniftraitltiOf, l«tllw- 
xnni, Cooiiideraiioni storiche; fi.* Ctiìii e Cotiumi; 7.' />i>if'o romano 
Storta, losegooMioU) ; 8.* Anheolosia : Arte aoUca, Borine. Collexlaol 
numlsmalictie, Epigiaflo; 9.* UUeralura romana: Lin(;ulatiea , Storia, 
Studi critici: IO.* ttiografi*. 

La seconda Parte. Là Ciiicsjt, « divisa io 5 capitoli : 1.* P»fert 
temporale iM pofii: DtscDssIooe, Origine, F.«rcli:lu; i' Storia dtlla 
Okieta: RDlajtionl polillcbe colta Francia o coli' Italia, Conclavi, CoacilL 
Cnntrovcrfrie; 9.* la Qvei$ion* Jftmana dai Kltl al IKttS; t.* AfArt- 
logia rrislùtna artóliea, sloriaa e Ulleraria : rellegrioaggi, Leggende. 
Varietà; S.* Bioorafie. 

\jx ifria Tiirto, L'lT,tLit, i dlvlia in 11 capitoli: 1.' Gloria ^mt- 
TcHe {tliaHa-.i* U Hesiani itaiiane: Storia. SUtlilica. Costumi; 
S.* / FrBnrtti in Italia ^ Speiliiiùiii, Missioni. Ni'floxiBti: I.* l'oUlica 
[liplotnnuiii. I^pgìjlaElohf, A&iRiintRiniiInne: 5* Biagnific: NolUie, Elo- 
gi. Memorie; 6.* Lt'teratwa Ualùtna : Ungua. Storio, Critica : 7.* JhJ/r 
Arti ■- Storia, Blograllo, Musei ; S.* Scitmi : Niilura , Mudi, IndWtiia ; 
1.* Viaggia D«crlzionl, Costunil. Osscrvazioai ; IO.* Vatftà- Komiii* 
il sutrilalEa, te. 

In fiindo « un Snpplemeolo di erUcoU conoseluit o nnbbllciill b«I 
tempo che il slanpava il vi)lua)e. 

Ci scabra UB lavoro nolUi utiio, e cbc potr^, pi.- \'i 

loro, flvcre leiggluolei^to eotreiionl suf;^ritPd.i i' - i 



Annunzi Bibliografici 



Pio CaìUmO Falchtti foMÀTt. Assodio di Fir«nzo. Contributo. 
Fkrl« ] e li pAtormo. Tip. «d. Giaxnoito e L» Mantin, 1885. 

O^Dim u che poeki ftrtpjmonli della no>tr4 ■lari* sono popolari 
qiunlol'aBsediodl Fiieaw, ctiB torDÒa'grkadegi;iarfi, qiuii aplondido 
euntn di atitic» epopea p«>!oaslc, coi rouauii coi qu&lì ai appniMohiò 
l>*)Oi>aii nito*a dal risontto, omlv, • eolia campana di Gavioana |eosÌ 
tlC'«a»)tiitÌ) snoonrono a alormo contro t sueccaaori di Cltncule VII 
e di Carla V il Uaerrazil s il D'Aaeglio ■. O^uu la che mentre > 
ronanxiari rìevocavnno nella im mancina zione del popolo lo auslera 
figuro ropubblic^DQi oiolti e molti docuwDDii iotorno adesaOBÌtao- 
oogllerana con nrdoro crofoento dagli eroditi; eppure ai aepetla 
«Mora ana storia *era della caduta di ana repubblica ohe , sella 
prima moti del «eoolo dello nostro rorìae politiche, «alvo, sa non la 
libarli, r onoro tì ompromesai d' Itiilia dinant! agli oechi di tnlla 
Enmpa e ilei mondo. Vegtegìo Prof. Falloiti arrebbo d^ilderato 
solnani qnetla laenna, e BerÌTere la atoria del memorabile aaiedio; 
alla quale altote gik con ardore, ma, auo malgrado, doreUe uaet- 
Inroo il peoiieio, oode • il lettore (covi egli ai espriinD) do*e ae- 
eentetilarsi so ioTQeo di una storia gli preseoto ud Contributo ■ , 
che noi et aSrcttlamo a ao^Iaogere costituirò quasi una ataria 
eoiopleta, o alu^ao pofgero di ma le linee ed i colori loadameo- 
tali. — A bnOD conto ■« no» *i a* incontrano deserìiioni di aifkltì , 
tortìU, abbaUlmontl « battaglie, e togli» dire di tutti quegli epi- 
■odi eh?, a leggerli, fanno balrcro auehe oggi il caor« più forte, 
li acino trattale perA tatto le qneationi principali . che la critica 
alorìcs piò formulare Iotorno ali* immortalo a^enlmonto. Ànal il 
Falletlì, aortolandu ani fatti plìi noti, lollo eoa ragiono dell'AtMO- 
dJo mettem Iti tilievn 1 particolari meno arrorllti, la parte più tn- 
lima del dramma intlo e complicato. Egli cioè al dramma della 
piana, o cbe «i agrtara «ugli Hpaldi o fra le trineee ba preferito o 
oootrappoato I' altro meno apparìsoiente . a forse pia i«tmltÌTo che 
■ i Belava nnlln'flate d«t (onsigii, nfll'areano degli iiRiei, nelle Pra- 
llcba nolln rolasioDÌ coitli smbascÌHtori e eoi principi, ^d ìnfero 
noB <tn Bello molle più logrete di quella macchina politica lacaoaa 
prweipna dal ano qnasi fatalo dlafaelmento? Indi uri) libro ebe ci 
•(a dinanal luleme colla notizia preclea delle eondltioai interne e 




uo 



KStiVita tUOLIOORAFlCI 



d^lle nlastani eilere iti governo rvpubblìeana . dsauola At daen- 
meoti iDoditi di reale ìtapamuzH. abbi&mo to rngloni o le estuo 
dalI'Afsedio o dollk rovina, presaAclià siiaili ■ qaclic che, il«po 2b 
Quoi, r««eTO soccomberò aoelic Hieaa. 

Nelli! caduta di Fireiiic, coDsidcrita im qoMto psato di rlila, 
r autore »cor;;e 1' ataoluiUtno di un nolo sotuntrsn «ll'attolntìamo 
di molli; ossa, per gli amanti drl qniato >Ì>or< , 9 lopratutto di 
frontti ai biiogn! dolio citt4 a terra del damlaio loglieggla'e ed wp- 
preuo dalla capitulc, Bcgaa*& un raro progresio. > Il pfioeipaln 

■ l'eli ecco la couclationc) darà aì PtorcDlìoi la pace tntcriu dalla 
•> qaaU abbi»«guaTsao ; IsTata por lettipro lo Irrcqoìoto fAsloai , 

■ fuGoa cadere In barriore cho acparaianu 11 dominio dalla città ; 
• diasDai alU voloaii del prÌDcipo tiiilt ermo ugnali ■. 

Tale, in f[6nerc, riuteiiiÌ<iiio dell'opera, (^aaoto ai partioelarli 
l'iiucore proponeodosi ansitullo d'iaveatigaio so la cadala di FÌr«a» 
fu doluta ai tradilorì, agli allcuti iolidi , o «itlì errori dei Fioren- 
tini, dà A questi ultimi il primo posto, notandii In debalttxia « di- 
nonrdia di quei cìiIhJÌuì, c la ìitiprudentc polÌLÌca legulla rìtpulUi * 
Carlo V. Foiaa quindi ai tradimcot! dell' Albliai, del Uiogni e dol Ua- 
, lalestft. Il primo non tradì punto; a lai era atat* data faeoltà di !»■ 
aclare Areszo fin dal f^iorno cbe vi fu invialo comntaaazio. Toraò (o 
Fircnte (errava il Varchi surivondo dia non osò rìenlrarvi), ah la 
Pratiofe protestò o laociò accDsv, talchi Ìl tradimeolo A da aacriverc 
alla fwDtaain popoUra, e di ooloro «ho, ■ faocada profoMloM di 
difcudcrc la libertà ■ s'ingegoavotio con eia cbo potavano di mot- 
teio 0)^1100 ili soapelt'j doll'anlvcnale. Nj pai troppo di ooiiffaiti 
i oggi smarrito Io stampo. Il Uìiigni pura, h ri^re , non tradì, 
perchA quando si arrese, ptun parlo delle rortlfica^oiii «li Empoli, 
bombardato dagl'ìmporioli, orano a lem. Corto Ìl Perruocio avrebbe 
resìstito fino agli eatreni , e eerto A ebo II Folletti non sa ni faò 
giuillfioaro appieuo la condotta dol commissario trascarato o dappoco, 
e inorlo poi di vorgo^a ocIU voliludiae. Troppo litnfo diacors» al 
richiederebbe ad esporre aneho il EOntn delle arf>otiMBta»(iui, colla 
quali, soinpie foedandoal luH'caaiDe dei ducnmenti, a'Indtuel'aatM' 
noitro ■ provaro che il Malatosta , dopo invero in principio ulte»" 
al debito «uo , vd ossero stato intermediario irfi Ì Fiorentini od il 
papa, nutrì tat^naione di tradiro < ed lufìae pose tu atto il turpi' 
ditegtto. Do] vasto (secondo il t'alletti) é a datrilaro ebo no» a«a»»ft 
coscicnia di quel cbu faceva, e oba ritroeete, coma 1 Palleschi cha 
fili davano IncoraggiaoMoto ed aiuto, di provvedere nlla «oliiua 
di Fironia ; ma ai potrebbe ebtedora eho oosa doveva Importati 
a lui ventorieco ta aalvaua dì una oillA , dulia ijnalu il valore a 
r aboegaato&e • la «ausa goacrMa ooo gtuniero a risvegllara noi 
grsilo e eapo suo animo alcun snnao dì lalorc e di fedeltà militare. 



ANMiNXi rnnr locR.ii'M^t 



141 



neatr«, « mu» Bter ftfto 4 tentalo ianaosi boII» di bnooo, in- 
matti ifiifii laloroii, che la kvcvbdo chlamiito, xocnrfiiEflto e pagato, 
« c«'qull ftveT« eambnUalo gotto le madosliuo Ituecnc. Il M«l«tcflta 
epciÀ pGf r Dnifto ano jirìvito Inturests, «d a Ini, ebe pot«vs im- 
{laram Jal Firrucci^i la l^altii n l'onore, sta bcn« il miTohìo d'm- 
lataia tMpr«»ogli da tutti i;)Ì scrittori, dal ^«t^bì fino al OuertaatU 
Do]H> nna b«lla iliatertaaioDf , forM per la «coaomij Aeì libro nn, 
ebe tmppo lsnt;a* «alln fuga o meglio salU fagbe di M {ohe! angiolo. 
iliKolpato qù da ogni soapttto di eodar^Hs, abbiamo «mpinraonco 
dlieond 1' abbaudono s l' iiotameuto uel quals fa lasciata Fìrfìnta 
dai collsgati di Cognac, coit dalla Franoi», corno in particolare da 
Vto«ai«. B dire ebn la povera città «ra ricoraa p«r alati fin» al- 
l' lagbilurra, 9cnti;ada i\ Enrico Vili delia gloria ch'egli aTreUbc 
eoAM^Ito pr«Bso Cilto le naxt''ai (o *i facoTa difcnioro detti' *"' 
^oatananlQ oppreui. "Sé, per qnanlo si oiliuaiHa nftlta difesa, 
■ni«*M affatto lo praliaho coli' imperatore e col papa. Tutto ja- 
«aao. Anebe Siena, ricordecole degli odi antichi, a dimentica ebe 
il Bieilincio non era ptà , e che la causa di Firenze vra !n fondo 
a [« ina propria, amoraggìara eon Oe»are, e malgrado ebo ne venisio 
trattata eoa aticrigla , e che la faccia dol MaramaMo fosso man- 
data a Ti*«re alle tpeao del ano contado, sì aocanìfu contro la ri* 
Vale. E a proposilo, peraliA tra le molta cose naore, o almane netta 
dlaaarlaiictnc n Ira i msteriili inediti molto notatoli del secondo Vo- 
loi'A, ««n li è l'autore fermato aalla fi|pira del Maramaldo, soldato 
' di niciliors, eoRlrappeate vì*o dol Farroceio, popolano 
e ..-.. (ter elezione e per acnore o dovere di cittadino ?E^li cb.i 
ha trattato ti bene la questione della fuga di Michelangiolo, percbi 
aoK è toranto «opra alla questione Bollevata dall' Alvisi nalla ana 
• Ballatila di i-ìaTinana >, e sulla tinaie, ancho dopo ÌI iccculo 
•t»dl» de) Lutio, non i stata f^rso detta l'atlinia parola? 

A proposito dell' isaUnieuto dì Firenze, « d«ir attendere ogni 
alalo al eaai propri , agi' ial«K;.si particolari dol momento , trovo 
aarilfci tbe ' ■■n politica, tcionza cmini;Bt«mente pratica, la genn- 
m riMttii, il dt*intcr*iise, rio ohv cliiamtHtno tuntitni-nto non hanno 
p taJore, o non possono e non devono averlo *.Ora che In politica 
Jl scaso pratico dejjl'iaterejti e delle opporlnnlti Tarie sia cssen- 
lilla, fADis dnbiturtie? nu come duliitare altresì che l'ammaestra- 
I afieaee che Ìl aeeolo del Machiavelli vi porga il danno 

t ._ .1. _j.ia ohe a Itingo asdara procedono da una politica Ìn{jeno- 
roM , rìnoegatriee di o^ni alancio dìsintereasalo , e elo^ seBs' am- 
ptcxaa di radute o oobiltA d'irapreic? Fa questa polìtica che rovina 
Plr^nso B l'Italia, ehe rovini) i tuoi «tcsii maestri, mentre la politica 
tiorgatirme e del eacrifÌBlo rìatabiliva La oaiionc. E rcro cli'ù 
.««•^.ìioM d* iutendtni circa la parola ìnteresae; ma eomanemento 




iti 



AHNL'^VXI BlDUOCRAFtCl 



eess sisifi» e'iò cke ti fa par otetoslvo utile proprio, e la danao 
«Itruì. Politica «enfiVienlafaito, pratica scmpro ; ina v pratico, cigd 
toalo e varo, talvgiu anche l'affellu 'li«it]I«rOB«ato ooii nella ■(«ri» 
(lei popoli, coma odia vita. 

^•gS«t>do i iln« dotti *i)lniai del «alealiMimo o eotdvnzlow 
profMtora dolla Univoraità di Palermo, iinmaginara: Se, «omtl fa 
geuuralc ral>bnaJciio dì Fiietiic, e grava II iradliueutn del laoca- 
pitaao, coel, per una ipots*Ì, o la Trancia o Vcnexia foase» «enato 
tu ano aiuto , e il Malatftita o foMa atato trattalo a tmpo , coma 
aleuDu a«ovs propoato e bua sì meritava, oiairaro, da geuurala ano- 
rato avee»Q perteaiao le audaci sortite , di>Ta 1 Plagonnt recavano 
tutto rcQtufliasiDo roligioflo g patria acccao nell'auima loro dal mar- 
tÌT« frut« di Ferrara, «e a Oavinana, por nn caao rorluito, la «it- 
«toria areias arriso alla bandiera dei gigli, qadl aarabbvro aUte le 
eorti della citià divisa, quali Io sorti d'Italia? 

80 bene die langa sd orgaaioa ora l'iafarmitl ebe affliggeva il 
corpo della rejiubblica, la quale doterà colla età loedìuetala ranir 
meiio i ina come esciuderu affatto la poasìbilitA di od proltlDga- 
nteuto di qnol govaruo , ebe pure aveva, eoa tiittn le aae infinite 
deboleuo , trtdisioui secolari o soliii'tlamcute Ilalfane^So uel eaore 
d«IIa penisela, Invece del gruDdueato mediceo, per uD'etoluiione o 
anelie per rivoliuloai inteme o col beov^plaolto del papa m dello 
Imporatoro t ausicbè per Improvtiss violenaa forestiera, PireaiOi 
modifienta la propria costiltuiooe, aveMe potuto rifounarsl, ed 
«oipliaisi poi, o |>er tÌa di coafelcratioai , corno sogit& il Borla- 
macabi, u por tia di anucsaloni di ««uquista , arrobbe pvtuto la 
Kpagna aieoggettara appieno la penJaoIa ? E IVra della 8«rtilA fW* 
Ratiera sarebbe itala più breve V K la gaerra fra lo dee grandi 
polaaae rìralif Francia D Spagna» avrebbe prese aadameati dltanìT 
E l'astro della naaione poteva rixorgere e risplcndere pia presto V 
ila PirenM noD aveva allora nn governo come Voiiesia, e tali espp»- 
lizioni in intona riescono psriveloae e fallaci. Se il fatte é oomplalo 
In nn dato modo, per lo più é segno t:fao nei fati! precedenti a «■»• 
eofflilanti staTano gli addontcUatt le dotarmi nasi e ni delle quali 
quol dato mode i na aemplice e legittimo effstte, perloabi, tornando 
a) libro dal KallettI, posto obe la caduta di Flrenae ala stata una 
ccnsexoeota oeccsaaria dell' eaa urimfliito di quelle forme politicbe, 
• an progresBo por rispetto allo sTolgimcato dell' Idea di stalo, elù 
non «alalMocome una neeeiaità assoluta, aé va onaaio di rilevare 
che quella rovina, Inaleme con corti beni, affretta politicamente la 
morte della nattooe, e il degenetauiento del oarAtlere del eiltadinn 
italiano, ob'nbbe pare coi suoi difetti, 1 aaoi pregi graDdlsaliiil, e ebe 
a baoB conto fn «ortra. Indole fervida, pratica e idoalista, icoiplìee 
e sagace ad uà teapo, ma sempre eonpreaelTa elle, rMaparata t 



ANKUNZJ reOLIUC RAPICI 



143 



ao&iliUU f» gli enlatlBainl dulia ptìat\ m«U d«l praacnta bscoIo, 
onda il *>*o Knoro p«] nedioaTO 9 pai tiMtri ooniuai , Mmbrk ot& 
(o iu'ioguino]«1ift ai vada dtin«iitifiaiido o pn^ando a braao, a braso- 
8ttt*a intanto II Fulletli. cgli'vlis puA e u farlo al dejpiameiilo, 
«novi tibti che ci lieondacftDo ai tonpi dello nostre an'ichc libtril, 
p«reh« era più ctio mai abbinino bÌBogno d' iinpararo alla dure 
•DOoUdoì loro flrrort e della loro *Iitù. 

Q. UOVDORI. 

OwtETTa Guizzi. Storia d«IU lena di CuUgliOD* riorestino. 

Areno. Slabilimeutu tip. B«llotti. KtiVi. 

QoQsta asconda pirle dell'opera del ObSzsi cunprende i fatti 
di Ca9lij;Iiouc Ar«lÌDo d&l tfiSl al \'7)S, « rìeie« forse muno luteraa- 
a«iite della prim». Ali spiego ! aon cbe rauoeliì d' InportaBEa intima 
o prof>ii)da la Kloria de'Iomi'i ne' (inali la Toacann, anche uslta ma 
bcirifalo, più amili, ai (r8»r9ni)u<^ pciliao uoll' uapoito, auccedeado 
alla plA irrsqniela o potanlo il^lo repulibliche doli' Italia media il 
principato tocontrstorc : ma perchè rteaca aaaal difficile sccf^liere, 
Mgpopparn a c^ordiiiare gli M'oninentì ninutì , a farli ri<iv«re, 
<Ief«rniÌDaDdOuo l'impuMansa gialle arariata e mntìila loro aliinoiue 
«neiali, civili e potiticliK Indi i che il Gbini più eho oii (idadro 
ordlrato 0T« I jartìoolari appaiono. bone armosiisall s fnai, distenda 
Boa eunipilaitdf 0, o*' essi si eolloeaoo e aovrappoiigono 1' auo praiao 
l'albv, «4 anchn s' intralciatio nd accoiia&o faticosamente. Goal , 
par aseiapìo, a tutti i)i>n piaeeià cbe le geein partieolari de'Castì- 
gDoaeal. i quali vlisero lopCaiii dal luogo oatit^ e che non obbaro 
eoa etao relaaititii dirette, Tengano tiAppo epesio a cacciarsi bra- 
aaaaante in mazzo al racconto delle vicende manicipati, sconipì- 
^lìandulo, e raccndolì pcrd«r<i effleacift, rapidità, ^ìgoto. Inoltri^, 
parebÀ tante mìnotagliu iti'cbiese, frali, monache e monasteri, e ncn 
un' espoaiuODC più ampia-' e rei^nlat» degli statati a oonsnotodini ef- 
tlll, dal modo cobi' oia «miainiitrila Ut^iusliiia, magari dalla aen- 
t«Dse, do' su])p!iii, dei banditi e delle inpreac loro, do' nomi • nodi 
dei (indoli tna^islrati, de' calasti, dnllc scnolu? 

ForMl documcati in propoiito ■eariCffgìaao;sQ ood cbe dal oÌta(Ì 
ni para (o tn' iii^nao V) che molta altre notixìc si sarebbero potate 
teaoreg£Ìare; ma, accennato ai difetti, Tcnramo ai pregi dt questa. 
pia eho storia vara , coiopìlationa o raeoolta di metaorìe sloriebL-. 

Beone le pagina (abim^ troppo acwsali sugli statuti e lo leggi 
•aataarla promulgata {Wr rolonti di na cappaceìno, rioando il sen- 
timeato aattolieo roaf^iva fervoroso contro la riforna intAdente, eppoi 
raroeata per la loto pratica inutlliti; ben rilevati gli sTanii dt^l 
»«dioeio n«lle brillio e na' dissidi con Arexjco, e le cure del Prin- 
lipa par data nuova fondameulo ad assolto alla soeicU, trasformando 



m 




U4 



xSitVHZt UtlLIOOlUKiri 



i rapporti fra t;!' ìniJiTldui, I Comuni a lo Stato ; enrloM « candCs- 
rUlicho 1« <|n(i*tÌonÌ 6 l« gar« a prapobit« di potto io una fravrt- 
•ione *DOc«ilnl« «Ila antiche «Jnlle (laili. 

Vi ■opi'« b» il«ttc •av(ir«l)i« vertti miniiUglio dì roitiiBrì n chluc 
a eoDTonb ì mt iiou lio inteso a «Drun putta diwoaoMCM l'attHlà 
e Ih upporLnnilA delle natiitn intorno Alle Confraternita namtrMU* 
•ina, <td ftUft tUitk tpMtoIicK, «bo pArg« «ll'A. Argoineiilo ad ■«- 
ccanara costumi o Misiimcntl del ijaalj pni> r ilovn U ituriA |;en«- 
ralo tcnor conto, e fra queati I' OM delle cmpagnie a oonfValcniUe 
dì teucre in eerti giorni, 4 dopo gli bIFìoÌ ditmì, tra baneli«:to in 
chiesa, proprio, come o^gl. toclelà operale e non operale nelle aala 
dei tl'tf' o i1«]1a locande, per ogni ootomumoiaxiunc più o inortu pa- 
triottica. C non 80U0 riuaito dei (empi q'aoDa inonit>n, che «i'« faori 
del (Bo eonronl», aola, od ami mantenendo ana treaen , ed è poi 
trovata n«ei««, né si ebbero ìndia} doli' aee)ior« ? • l'ordtoo d«t rl- 
titatore die iii dno conTooli non nkitainfro pìiì di Mi monache, in 
OD altrv più di 4tt ctv., e alia non si faci-ase il itranalo in unn chìiua, 
aé *i si riponessero olire od «Uri frutti, e inlloe elie laoinpii;^» 
della morte nuo abbniciasso a ;S. Gìorinn! ìl cordino clic avea an- 
Vito per impieenre-, ma roHn per «olla iivl Ine^o ateaao dell'MMU- 
ttoni? 

Tre puDt) in questo libro interessano aoprat'ntlo la «torta ff^tt- 
r&l«. Primo, le acorrorìedoi banditi elio iafotaiaoo i|tie'aenfìnt « lo 
stato dalla Chiosa, o cho mrevano per loro capi nomlol di oondlalon», 
B dHIo terre più piccole spadroneggi ni a no baldanioel tanto <b« 
Ar«a«o stOMo dovè ebìodere talvolln le port^, come t* al avfieiaaasa 
il Dsmico, ■ aliimo atto dell' asaoclaiiotie privala contro le auiO'Ili 
ingrandite ■• Anche gli odi inveterati delle famiglie e lo apiriU di 
vendetta alimentavano qacl singolare brìganlaggin, onde le eomitiv* 
armale ancbe in Castiglione parto ricoDduccsucro 1 ^larbl delle di- 
aeorctie mediocvali, «alle aolile piut più spraio promoaae «li* man- 
tonate, lu aeoondo loogo il nome e la lOrte di qoel Caatlglieoeae 
ebo amoreggiò colta bella ed ioriicc Ilieonora di Tulaido, »• del 
quale l'A. eoo basapalo o voluto dun-i nulla più elie nn cenno. Torto, 
la ipierra di Caatro, satla quale si diflotide più a lungo. Ami a tal 
propoallo pubblica iu nota divcrai calratli dal Diaiìo dì ABiiibalf 
Laparelli eorloocae, cho faano najeere 11 desiderio dell' iotlor« orl- 
giaale. che il (ìbìxii i>«rù noo dice eie si ItotI. 1 nastìgliniical dap 
principio ai appasaiotiaiono per ijaeil» Koorra ; lutto •pirsva arilnr 
l^uerri^ro ; passarono e ripsMarouu auldati ; si ebbero allarmi ; poi 
la p»e, conio cODaegaonaa, le imposto della csrta bollata e del 
labaeoo. Poi di nuovo la puhblioa attenaieuo si rivolae al frati-, 
vennei» i padri leolopj; ci furono Imitativo non rloaciln par otte 
aoro il vescovado, a i cittadini ao uè consolaronv con lui IraMlltuUo, 



AMKUNZt BIBLIOCRAFICI 



145 



•nda il Dotte che > i CiutigKoneti «i mangianiic U c«M«tiff ■. 5«- 
fM ua'apptadtoe, m», ■«n:<R octaparmeae, qui fumo punto tagu- 
rsodoiBÌ « propoùto dell'arigine itarica di qaoslo motta tradÌEÌoiiBle 
eli* U Okiui foraiiCB il «ao ntadiO) non dìmentìcuido naa rtccolta 
dell» tndliioQi e dei ctnti a itarnclli popeUrì, hdnetiA d&lte nOTelle 
del to» paese, thi io «ni, dir«bb« 11 Pitrò. è • totU una ?Its ta- 
ti«bÌMÌiiia c»Ì tuoi peu*i«rj, i saoi desideri, il aa» ideala, 1« sue mille 
iUiulonl ■. U. KOHUOfiL 

(Tb8 otni c&rneTalesca dal Cardtaala Pietro lUarlO- L«tt«rs inedita 
di LiroovtOO (iBKOTRSl. - 2 Manto 1173. Roma, Foruaì 1886 1 
fa 8* di pog. 13. Noue Vigo-Magcnta. 

Le*pt«odidciiever»m«at«ibrsordiaariediquelpniisi|>«dellaClu«- 
I ffDDS note, noD pasearooo asaza biasimo dei coutemporanai s dai 
it«ii. Una eommaeDOrmesporporò nella tavola, raoE per larìcebea- 
aa degli arredi « degli addobbi, vuoi per la litigolaiQ peregrinità dei 
cibi, e pei i dirertiraenli ond' erano aceoin paglia li 1 eootiti. QoOata 
Itttttra aaaai coriofa ao h sua oaoTk prova, il (teiiove^ rende Mo- 
ta aaaai par ti e ola roggia lo a Barbara di Braodebnrgo maroheaa di 
UantOTS, della cena data dal Cardinalo Ìl laned) di Carnevale de) 
1473. T'intervennero Cardinali, Prelati, gentilneiniai d'ogni n- 
gióae. Le rivande furono ricche e abbondsntiaiiinie, aervlta in sala 
tontOMa, tllDininata eon grande afarzo, da aealcbl trarc^tìti in di- 
verse ^ggie. Il tuono di parecchi •trnmeati accompagna*! In varia 
guisa ogni nnoro aerTÌto ; ai altoraaiono quindi arpa e cbitarrlao , 
llaatl e viola, clafacioTallo, arpa a liola, arpa sorda; o faroo can- 
tati molti • ili'aniattì ■ ani chitnrriao, alonni do'qnall apposi tamento 
volti a lodare 11 papa , e il cardinale ; pur eoi chTtarrino al can(& 
Imltre la csuoootta ■ o loaa bella ■ , la quale, el «orna è noto , 
apparliane al Gtuitinian. Poi moreschi' o specie dì aoons rappra- 
itatativo rallegrarono la chiusa. A. X, 

SrarASO DavAai. Notiiìe biografiche del distinto maestro di idu- 

alea Claudio MonteTerdi desunto dai dooumeatì doli' Arohitio 

Storico Gonzag-i. - Mantova, Mondovi, lSÌò\ In 8.* di pag. 107. 

Estratto. 

B qaesto un contributo importanti ■■Imo per chi Torri detiare 
osa oomplnta bla^Tafia dcU* Insigne maestro. Lo relasloni eoa con 
!■ corta di Mantora furono oo«1 frequenti, e di tal natura, da co- 
sUlalre U pVx uotovoln parte delle aiie vicende. Altri avera già par- 
lato di Ini , sta in mudo iucompinlo , né lo ricerche nell'arehìrto 
rieebbstmo raantOTana erano etale approfondite dal Canal, 11 qnale 
l'era fenato contento dì giovani di notisie comunloategli da altri. 
Nbo è quindi H meravigliare se lo aeonrata ricerche eseguite da1> 
l'egregio l>a*ari abbiano fruttalo la onnioroaa serie di docttmenti, 
iMd* BgM «I i giovato in questo lavoro. £ gli va dato lode atnccra 
AwB., 1.* Scric, T. X\llt. 10 



i 



1-lG 



AHNt'NZl DinUOCRAPtCI 



d' «ter pftrtceipilo igli ntudlofti li fratto delle tao ffttM^», non 

ascendo d'nn pasto diti ooofiul Impoitisi sul piinaipto. ^' ''- n 

queiEo acop« eoa «agacift <|a4i dMomeoti «Itknto clic i 
lo svolgersi àeìlm vita vtìnUca dol Moolererdi, t gli ot-liua iu «o- 
IhHa «d appropriata eopodUionc, U qaale ptoeedo or«aoloci«anriil« 
■ìcora aoata frantoli a pleoameiite veraco. Ma peteb6 lalon^ n 
qaal Dome iusigoa si raggruppano tnaltiuintì o p>)cli e DaticUtl a 
«aatotl, Ao»l, BCnpro con la se«r(a ddk eorrìipouUcnzjt ducala, 
el aoD Catic eonoic«rc noiUie ùJttUo lunonto, « tanto aingolanoso- 
t«t corno noi loro coaiplesao i\ non p»co moniotito per la «tona lei- 
toratia a nasJai*I«. Ondo al aono dol MoBl««ardì vediamo bitrea- 
.ctuiai (iu«IIu del Rinai;«:ÌQÌ, del Cl>ÌHlir«ra , del Baci, di Gialiu 
Caccini, di Francctco Cini, d' Iacopo Peri, di Fra&ecKO C&mpa- 
gDolo, di M«re« Gagliano, di Sante Orlandi, di Caiorìna UartìactU, 
di Adriana e Margherita Basile per uoa diro ti' altri 

Oltro le lett«r« riportate noi tc»lo e i brauì neQo note, l'attloiv 
ea Ita dato iu 6ne, cume u[iiiortuno oorrddo, -un boi uuilpolo adal 
llontcvcrdl, a del Cini o del Peii. 

L' erudito giovaua tcdcico Emilio Vogel, etie ha g,ik raecolll 
abbond'iDti tnaterìalì per una larga blbli«|jTalia dolla tuutra l«l> 
taratura intiaicalo inadrlgal«»ca , u d' ogni altra tattlonc pocale 
p«reant(y, ai «eeupa ora aingolariaente del Uon(e«erdi, • eaeà toma 
dol »an primo lavoro la lita dal maeatro, e l' ìmpotlanaa eh' egli 
ebbe nella nrltlea del tuo Umpo, Nua resta dunque da desiderare, 
H noo ohe se wgaa pretto Ift pubbticaai^a*. A> N. 



Pubblicazioni Periodiche 



AacitiTio Stobico Loubabik). Gtomnlo tlelta Società Siiirìea 
Lon^arda. Serie seconda. Foac. I. Aaao XU- 31 Hat- 
so 1885. 

In una brere e lueoosa Preraiiono Ksnbdktto Prima annnncia 
i lavori dalla So«Iet& Storica Loiabardn oonipiull aniranuo 1)181, « I 
nomi dei soci daFanti, « dA nn cenno delle condlaleoi £utualarie dal- 
l' aaiooiaiinne. 

I. Matiimitiano S/orta e la ftaUajrlta d«U' ArMla. - (C OIb^m 
IQI3). Docnn)eutÌ ini'diU. - A. Rusconi. — È una dotta Biem .' >i 
inlOTTio alla eolobre giomala ; prema rilertre il coraiiglo I i'M>i- 
•iasuodi MaaaimillaM Sfona ■ degli 6*iu«rl prima dttla b4ittaflia, 
e, ciò chB a' ignorava finora, il vero tiuRi<>ro dei nemiei ciUatI (. '>- 
en dodtcìMilajt o qnalo fosse itato iluraiKa V aaioao il eoolcgcu ^l"! 
daoa. MoDtre gaoeralmeate al rlicnoe e li rìtlaai eV al foai* Inbelie, 



l'UBSLtCAZIONr l'ERIOOlClin 



117 



■■iiMiftle, inetto, l'A., ila. oolln putte pieM da lui nolla raffa « nella 
grfttitad!ii« dlmmlmlà Terso chi l' nfCT» ainlnto, bIk nolK sub gioti- 
seAm t uelle oondiaioai ««««sionalì o tritUMÌioe dello Stato, trova o 
ami k torto, rftgioni sudieianti par ilinoolpnrlo. Abbitmo poi cnrioil 
daDnaent! cbe prornao come lo Sohininr non poso emltanlo la sua 
ntfsto, od il éau biKCclo, ma caiftndio la borsa a diipoaisìouo de'suoi 
clienti aforicielti. 

[|. tf affasi* J/bWa ^forta t Lvi^ XI. - P. Gmazon. — Sona 
alami domcnimli pubblicati a propooito dftlV opara di 8. Monfiet, 
Kti*iic étir «ne négoctatian àìplomatiifnc de T.iìuU XT, Marscìlle, 
Ulioe et BcrDtird l^M. Ki trailo di uu' amba8«erìa d«l ro dì rrancì» 
allo Kforta p«r impegnarlo Insiema con atcunì altri prinoipì italiani 
ad acourdarsl affine dì Dtleuero dal papa la confocailone dì un Con- 
cilio (tonsralo , fi , in caso di an aao rifintn, proranoverlo aenaa di 
lai. Si r«tli(ìea la data dì ijoiOln trattiitire, cbe accadil«ro non già 
nel li*>9, come parvo ni MuuSlrt, tns noi 1470. Anche i motWi cbo 
Bpinaero il re Luigi a desiderare il Concilio non aonoqaali all' An- 
(ore fraacesfl piacqtie d! crcdeie ; ma Tanno cercati nella rottura 
•wtouta fra la corto papale e la Framia per I' arresto del cardi- 
iwle d'Annera cadalo in sospetto di tradtmeoto dopo U tloggio di 
Pènna» o 1' aeaadio di Ltei;i. 

HL. DtUa Signoria di Franeriea S/oria nella Marea swaajo 
te menorìe e i dMumenti tUW drchìcio StUevtfKdaao. - A. Gia>an* 
DKCA. — Contributo inpoitanlc ancbc dopo le recenti pubblicasionl 
•nlla ilgnotin aforaosea nella Marea, i^egnalìamo il doeanento del 
IH dicvffibre H.13, elod In dedieionc d! fl. fieTCrlno al fortunata Vi- 
■eODM di CùtigQoU, la «onaeguciite riforma del reggi ai<^nto, le in- 
•tuue al nnuTO Signore s le eiiu iirotnesae . iionchù il bando dvgU 
Smedagd, gii L-npÌ|i4itB e tiraiini, a la pena di morie minacciata 
■ ehìtmqua si abboceasse eoo loro, o ne rieetlasse i complici. Ten- 
taroDo cali una levata dì tcodi , mu non vi rìuiciruno. Ai pericoli 
a al tumulti delle fasioni e della guerra aiiecedo la pcatilonaa* e ab- 
biamo deliberazioni pi'r atlpendiare un modico straordinario, oltn 
on borbler» • prò sanguinando alvo sollaciando inBrinos ■. [CoiUnna]. 

ÌV, Di attuiti ArehittUi e Mulhri della Sviatra italiana. - 
U. CkVtx. — Lamenta 1' obli» che rìcnopra i nomi e le opere dogli 
attltti di qaalta regione, ricorda ed illuitra qooUe di artìati Inga- 
bmÌ , di !*on«ìco, di Molidn, di Mnrogla , di Morente , giù già fino 
ot leeipi moderut, a Siicone Cantoni e Lui^ Canonico ed ai;li Al- 
bett^lU «d al Fessati. 

V. Oiatfppe Araìmòaldi, Piltort iUtaneta. - Dolt. C. C- — Si 
pari» de' buoÌ prÌDoipali lavori) do<la eua imeniione dei ^adì ar- 
m«a)ci dei colorì , a cni applica le U-ggi della musica. Ila ragiona 
fi U'iriggia, ebe lo diee morlj in Uiluno nel mese di loglio del 1^3. 



its 



rUEBLICAZIONI PEFlOOtCUE 



VI. Sitvasiomt dei diverti Stati d'Italia lul finire dttV amma 
1^>S4. — £ il Capitolo I del Voi. TE itWm DomlnatUntt Spay^mola 
in Lomòardia, open iaodi'u del compiutto cav. Mirco FotraAntini. 
No'avoU I» cbitreua dotropDsttlono s le ouerTulool iatoroo ■ Va- 
neilk, • qnuta povera Niobe, • la qtuil« •■ non pmiara ormfti pl& 
cba a cuaaorvare la propria Iodi pcn densa a (|DaiiIa ancor poitedn- 
Ta •. Eaatto il gìuiliAÌo sa C'oaini» 1 ■ Il più (;r»Dde politico italiano 
di qnoll' opoea >, cho ■ *« iion foito nato principe aarchbe riiuctli] 
crcellenta ariiata ■. Molto opporlottamente al rìfefÌKoao poi lo no 
t«£gi per (oititairo un principato gagliarda « paeifio», talchi, (alvo 
la cara libertà, noi rotto la Toscana era odo degli Stali mena infaliel. 

VII. AgotUvi Paradìti e l'Accademia Mantovana. - G. B. In- 
TRl. — Sodo lotl«ro dell' agragio poota ni SaUndii etie di qae)- 
t' accademia fa aegretarlo perpetuo, a trattano di eoncoral a di vari 
UTori e brigho aca«d«aiìch«. Il P«radi-i mandart, InritatA, all'ÀO' 
eadnoiia una distertatiane itorica col tilolo ' Saggio pulitìco ani* 
r alti ma doeadenaa dell'Italia t, «he tu liftta dal eoeio Dott. Pla- 
eido Velluti, riniane ancora inedita negli Alti. Biagolire la opinion* 
ch« il poeta reggiano, meotro apparecchiava i tnatoriati dal toa Sag- 
gio, oeterii& all'amico intorno al Uarfttori; • «1i« ha etudiato per 
tutti e pare eh» abbia rolato per té tatto II peio della fatiaa, per 
la*cian> &;;)[ altri il merito dell'ordine e dell' indegno ■ (1) 

VII. Un preleto nonamcnto h^nfohardo. L" i^trÌMtomt «rtnon^J* 
di Lanuimo Ribaldi. - F. Notati. — Aveado W. Meftr in u io* 
uriUo scilo BìtsuDgiborìchlo dor phìio*. pbilolog. und htitor. ctc. aa 
Uiincben, 1(^82, Hfl 1. ritonata quanta ia«rition« per nulentiea a co- 
aie il pili anlÌGD esempio di eaametn rimati oaudatl. rc^regio NotNtl 
eolla dottrina « l' actimo eoo abituale dimostra trioufalmcnt* «b'MM 
■pparlieno ad oti assai tarda, oanoludendo cba 1' apigrnfo davi son- 
dannarli corno una volgare impOBtarai a cbu ai rìferiMC ad su Lno- 
telaio dei Ribaldi vìastico nel boooIo deeimoqaarto. C\h verrebbe «on- 
femato dalla data, ove pn6 leggerai lenìioimo 1370, uidcbè G76. 

IX. Varittlt. Un arti* fa inavvertito. - O. M. — L' egregio •(• 
goor Mongeri biiIIo notiiio intomo al Castello di Milano. (JrcA. 8lt>r. 
Lombarda, B«r. Il, »0 S«lt I6&4, p. Oli), trovalo un t«) BwMdntte 
ila Fir«nae, ai loaisgi «ho Cesie 11 oelebro Benedetto da Unlaso; 
ma ora, ooi doenneatì alla mano, ha riwontrato batta/ai di na 
Benadetto Forìno FerriDÌ , che por doveva atiaro • nn oiawtra 
tDoKc «apaeo, itllle e aerrialevole *. 

ti CoiUt CoinM. Mattea Benvevuti. P. A. Btnri. 

Fascicolo U, Addo SU, 30 Oiogno 188&. 

I. Bélawioni Artistiche Ira te tuorli di Milan<f t Ferrara net 
«««^ XV. - A. VSSTUBI. — Si coutincia dalla pitlura, ed épfàn 



ruwH-iCAZKwi rEiiirtfttcnE 



HU 



■'nuio nou « trevi ricordo di L^oDArdo dk VIn«[: plA (ratiaoDti e 
conliBiifl furono le rrUzionì tra le duo cìttA in fatto di arti minori, 
che trli Eelcnal apetio rtchicACn) gli armttlaolt rollnueil, fra Ì qiudt 
au OttoliDo di C«rD«ta Impinnlava nna f«t)bri«« di ansi In FerraTa 
(14&.'>), ti«« gtà la>ota?aoa «alanti orefici lombardi. Uno di ««ti, Da* 
alale da tìluaaaao, faco per la {rnvora rnriaiaa una Berralnia «od 
una catenella d'ottona dorata per una eaRtodln di eaoio di un'arpa, 
itro 0abri«tfl da Canta larorata por lei e pei la figlia ovarole 
■«fìam di argenta, « &a la altre mia corUna con quattro onee di 
Brgeato. Sci H37 ■' inconlra Amadio 'la MÌUdo, e più tardi è 
neanono dì nna mateH'i o anconetta di argento per la gentili! Ma- 
donna latbella d' E»t«. I rieatoatorì mllaneèi ei trorarono in gran 
nero ptesao quella eorte che afoggiara in rorn» lontunie, rilu- 
M di ortt e di iota, nò *Ì mancò l' arte di rabbriearc bvUo carte 
gliioea o trarlini, coree allora ti chlamaTBno , talobà nel 1495 
liodoTlcD 11 Mora ne facora dcbieata al saoccro, e l' nano approano 
al dolara eoi l;a^dina16 Ippolito eba Don AIFooto non gliele avesae 
[^Biandato. Si deieriTono per nltìno certe miaiature assai pregevoli 
bII' armo e le dÌ*>>o ar'>ri«achtt, e ai liportaao mollo note dei re- 
i§tti della Camera eitftnta e della guardaroba dei principi, abn 
BsrtiOOD» I' [mportanzK di (ineiln memoria diligonttHiina. 

U. thlla lignori» d! Franetmo S/orta ntlìa Marea , teoondo 
ts nfmorif I i Doeitm$ntÌ d/^W Archivio Sftltmpedaite. - A. QiAKAN- 
uitCA. (ContÌBuaM. V, Fase, preccdeate). — Sodo conaolte circa lo ape- 
par le nasEs ch« purovtino imminenti dì Prnnecaco Sforta e per il 
Iona alla apota, poi per le forti tìiJazioDi di Formo, per la elesìone 
del PotCstii per il talario dì certi eastollani o per altre facconde 
lonìiripiilì, onde risalta ehe In un eneo i SaniOTOrionti oiarono con- 
rnalam alla «oloatJk dello 8foraa ; ma al IrallaTa ili frati , od egli 
imbra che non «e ne deaso per iotCM. Nel SS Ottobre del 1498 il 
onte era a 8. Sererlno. 

Ut. L' Arte del Minto nd Daanto di Milano dal tte«lo XIII al 
XVI. Ajrpanli traili lialli Memorie jtottttvie del Marahete Gerolamo 
D* Adda. - G. MoKUKKi. — Dopo le lodi dell uomo egregio, al 
eapoogono i ailltri o il metodo del me erudito laioio, q ae ne ri- 
rtnno 1 punti principali , come la deseriaiono dei eodiel miniati 
Iella Trlvnltìana, e drj mnnoicrilli mintati che sì comorvana nella 
biblìoleta del re a Torino. CuTÌoiias' me fra i primi, co«l per 1' arie 
'eome per i eostuml del tempo, le miniatore della Orammatiea di 
Slin Donato, e fra i secondi le stupende pitture di un Plinio, ebe 
il D' Adda deicrira eon Int^Uelto d'\ amore el ebe la parola qnasl 
riproduco la Scieaia aquiiita dei disegni o delle tinte. Merilanv tutta 
r altOBtiuDe dei oultori degli *tudi storici fé riflessioni snll' impor- 
tanta ilelle miniatura, nelle qimlì, ben dica 1' Antor nostro, sta una 
gran parlo dol Medio £ro. {Contìnua). 



à 



l&O 



PL-eBLKA2ioM tEHiobieiir 



IV. Diarto de!ta venula dtll'atereitù ttdtMUv in AfiVan* i7 3W 4/1 
Seltevthre det 1706, rà ai»edia drt Ctutrtlo vti muii di fieòbralo ■ 
Muno del 170T, ttritlo da Ltaaro AyfVno Cotta ììtvaruv t Gétt- 
tìttico JUitame»!, - Dolt. C. C. — Kn il Collii autore di noi UUett- 
Uinei Xuoarfjt, Joails fu estratto qncata nisrio, Hcmplice r rìcan àt 
parti col arili «tvaei. Vene primo ■ il giocondo ipcttacolo • di Fibb- 
ao-Ìa|iBuI, quella laiiia getierazìoDit (dil«ttisiilma caoaglU} • cba 
sgombrano di oltU, ed i curioso ao aonelto •■ El ifrat dì Na*aritl ■, 
BMOtro ftllIaDo rids, porcbA riroma salto casa di AtMlrln. So^nooo 
le congralulaiioLii col Daca dì Baroìa, l'Ìnitni«EO in cilU dot prlu' 
«ipe Eug«DÌo. •• Io eredo (così il diariftta) che ptima di giang-:r« in 
Oqoio, afa dtreaato ilordito ai tanti clamori ehe lo appIaodivaRO ■. 
Minala, ma «fUcavo A la relaaiouc de' vari epiaodi del oannoooi:|cla~ 
nieoto del dsUllo, d«ll<) «arie fìporaKioni gusrreMlte, t di aloBn alfe 
ciUadioo che daia la mancia jior qualunrin** franomo epIpitQ. La hot- 
teria coaùaciò Ìl I Ottobre a ore 13; s Trattaato la cllla<llQ4nia 
nvera pre^o 1' alloro , gala verde, e perfino I campanili della no- 
nache n' erano inghirlandati. Dopo inutili tratuiivn, « dopo eli* 11 
Cadello obb« cbìeaCo IbiIvuo aoccorio agli nottehi laddJli, inalaat* 
bandiera vermiglia, cominciò a borobartlarno le eaae. Ma al Fran- 
ci^<i non *ira poaalbile neppore U difesa, « alla (ìtie iii Mano Lloro 
baluardi «embravano rqino di monti • dinipi dì saMi , • il SO aa 
iiRcicano a tamburo battento, mentre on popolo lununeretale aagn> 
rara loro ìl ritorno ■ nel porno drl giadiaio uniicraalc *. Il Ili Aprilo 
a oro I€ fu giunita fodaltà al prlnripo Eag^nto. RiloTanle una no- 
licina del braro diariifa : • >fno al gloruo d* ogi;t Iti {Marco) bn 
Diaodato Ìl Diario a Uodeaa al mio Signor Morato» per carioalU •. 

Metrologia. - Conte Oibtrto Sorrotnto irete. - 0. M. 

ì\l9CKU.AISRA FlODGK'nKA. DI IIBI^DIZIONB B StOOIA. AllOO I. 

Nam. 3. Marzo imi. 

Il doni) dfl mattino e lo Rtatwta piti anlira di l-~irtnst, — Lcii. 
XoeKiUKS ilair ««ame di alcuni patti tnatrimotiìali In atti anteriori 
al tempo di oni abblauo la pia aulica lodaiiooe ditllo Statuto d«l 
Potesti ; o dal eoiifrO'ilo di etiti colle dlfptiaiaiuol dello Statuto ilce- 
•0 rotativo al dono cbe il marito faooTa alla maglio , chiamato nel 
diritto lontjobardo mor^incnp, i ìnriol!') a Hti^ooro l'otiit^nta di ani 
Statuto, certameiite d) Atti Statutari dot Cnmaue, atitnHori al l'.l'l 

Oocumrnlt {Uu^trali. 1. I>t.L Badia pubblica Io Ì/«t-(or;«/vrra- 
(fne §erUte dti liacfio di Ser niamitriit di Swr /locoin OrcAi, figliaolo 
del nato aorittore di commedie. In cui looo aotiale di Flrenie, molto 
curioso, del 1^3 : fi si fa ri<or<!o della facciala di ^aclk Trinca, 
dui Paliixo non finito, doU'aggioiita al Palauo Vecetilii fatta dal 
granduca Poidinaodo I ; della forteata di IlalTadora; i»l eoavcuto 



^1^ 



PritHLtCAZIOKI PEfUOOICIie 151 

f&bbriralo itfti monaci V» Il ombro»! ni ài SkoU Trioit» • f«bbrictt foori 
d«Uft KmplIeJU moautioA ; perctià leatbratnu non laoto LcDedl re- 
1IsS<m), ma agìttl bsl>i{urf di privati eilladluì rKceolt! insieme ■ -, e 
d'altri IkioTÌ. Le iIluatraEÌoiii ctCEcono il predio di qt)«iti ricordi. 
Amputili AWiiir. Sodo 10 Brticolvtti, in voi, aaooodo II «olito, 
ttovnno impiTrUnti DOtlcie; ne dliino loItMuio il titolo, percht It. 
>brle(i flelii icrìtloti non d& nodo di famo uà ennto :' 1* 11 Pott- 
■tà fl il Cftpiliuio dffl Popolo. 2.' Pfioii « Oonfalootere- 3.' Cn p«rf*- 
omiiaÌO del MColo XIII. 4.* Coltelltul e temperini. 6/ lUppresagli*. 
C Kmc- J««opo l'Hi»i)«ftiitI. 7." 1 pittori I»oiiicDÌco ■ David Dal 
(iklrUndaìo. &.' SulfnlagUo. 9** OcDcaloffì». Chietlaf IO.» Supplc- 
mnnUt »I Kopoitl, all'ut. Camplglia ael Val d'Amo Soperlore. 

MtsccLLAKGA Fbaucescaba. Voi. I, fase. II, Marzo-Aprile. 

GintiSPPi: Uareatisti di n6tiii« di Tari Codici dello Bime 
4Ì Jacopoiie ila Tudi, chn ai trovano nelle biblioteche d' IimIÌr, 
Iiubtjliclie « prir^ttf, uelift Nmiooklo di Parigi e nolla Biblioteca 
dt!irAr3«Dal« di Parigi. — Micheli: Falcici Pulkìsam parla pei 
n prìno di Fra Gubriclo da Perugia mioore o^errunto 8crilt(>T« 
Cr«ne4ieaii« del l&OO. - 11 prof. Lutai Cakattoi.i diecorre della pri- 
iiilll*a i'uua moituatia di Urna Fruncoeco. - Lo Btesso Faloct Pulì- 
^ani, diacorreudo drlU prìioa edìsiono ili Storia fraDcescana, Ók 
Dvliiis di ana atampvria ch« fia dal li'C ora a Trexi plooula ettlìì 
ilcJl'Uuitiita. - Il eav. Giotanki Maoiissim Ouaziaxi fa la de- 
9(»ùÌoD« dni Codici franvcscanl della ColloEÌono Aahbnrnttan. - 
V'è ilalo tradotto dal tedesco uno Mritto del P. EsBLE, oaaer>'n- 
sIodI orilicbo sullq più antiche storie di San Franoeaeo. -Ahurea 
TkSfllKR {lubblica l'eleneo doÌ Psdti tiuardiaoi del Kacrn Monto 
Sion, Cattodl di Terra Santa, da Saa Gioratmi da Capiattano, fino 
■1 IVjCi. - Continua la Bibliografia fraootiscaua. E il faaeleolo ai 
eUnd* eoa divoree notìsio. 



PUBBUCAZIONI RECENTL 

Sotto qu&bla rubrica metteremo sempre TaatiunEio di tutti i 
libri a opuscoli d'argomento stonco, de'()ijnli avremo e oi procu- 
rcramu lu iiotuiii, ribcrvaudod ft put-lorue nei segueatì fascicoli 

Stllutd valgara iti Baciaeif«I^aaRo 1411 pubblicato per la prima 
fnlta ila Iaoopo' BiccilnutAi. • Pir«n«i-Roma, Up. dei fratelli 
DvDcinl. lisa. - la 8.- di pag. XVI-40. - "ìiozza BartoUnl- 
liar<ÌDÌ. 




Ufi 



PCiqiLKASaowi ficcrs 1 1 



A. Adeuollo. Aleitandro VI, GisHo II o Ltosa X d*I Cirnvwal* 

di Ronit. - DorutRfloli (nodiU (liì)'J-l'iS4)). - PircnK. C. Ade» 
iDollo e C. «Jitori, 1>^. ~ [n Ì6.* di png. 53, 
JUuitrationt tiori'ea di alcuni Etgilti dfltla Laai|)ì3ni di 

Bkaxoui odiU d> (jioVAKsit Si-OUEA con Ik tIu dcii -j:.. . 

- OfltWT*, tip. d4l K. Istinto SoTdo-mnd, 1S«6.- la B.'XtX^l. 
Con oiiK larola. 

L' iDgegsflT« Jacopo Sagbfxsl dallo il PrAlt di lodvBA «d i Luc- 

CliMl. - Laeca, tip. Qiaiti , 1880. - la 8/ di fug. S7. «^ DI 

OiovAvxi SroazA. 
QiOT ANtn BcLTSAui. 1 libri di Folvio Oiiìnl aellt BlblJottCA V«- 

ticaaa. - Roma., 1880. Tip. fraUllI CenlcDari. - In lU.* di 

p«j, I6-6i», 
OtOBKPPB l'BNXRSi. COBlantino BtItnnI aH.t rii-tna itUt Mf- 

genti dtt Mifiùiipl. - Itooii, preuo U Società Gaogikfica 

Itali»», 18SC. - In 8.' àt p»g. 37. 
Archivia di SOiln in Vfneiit. - Stnt'ttìca dagli Alti esitoditi b«1!i 

Saslono DDUrlte- - Venctia, prcm. sub. tlji. di rit^tro Sata^ 

totl«b, laan. - In 6.* gr. di pa$. VllI-M». Coo M tavolv. 
VoJorfO Vicentino neffe VtU di Giorgio Kttari dal prof, Ab. Bxk> 

MAM&o MoBSOLtR. - Vcneda, tip. di 0. AotoneUif lé%. - la 

».• di pag. 31. 
Soppliti Prigioni. - Ticenta, tip. f. OfuBeppe di C. Romor. 1=^. 

- In IS.' di pag. 62. - Di D. D. Uortolah. 

AvoLFo VcRDt. La gaorni Icoooclaatlca la Italia. Sa;;» #t.iri«^ 

- Eato. 1&8t>. - In 8.' di pag. 36. 

C<i»i *l«rie> inforno al Borgo di AlbUola marini pallia di Crì- 
sUfoco Colomba, por UiD^iiri's Gahuauihi. • Ucoot^, d*! 
tipi di L. Sambolino, ISSiì. - Io a* di pa(. SM. 

PfCRnr. DB 1Qot.itAG. Roctiercli* sor db eomnagnoD d4 PompoDioi 
Laetua. - Booic, luiprioiciic de la [*«it. Je l'billppe Cn^giaui, 

- lu 8.» di pag. b. 

JoTODtair* dai UanaierlU Orsa* do Jaan Latoaria paUtd par 
PinHBig DB NoLilÀO. - Rume, luprlmorìe de In Palx «e-, l'' '- 

- in ».' di p»K. 21. 

La Caosonlers antograpbo de Patrarqno , OtvmnaU'aUati /aiu i 
l' Àeadmk Art tmcriptiont ti DeìUt-Ltllret par Piirki dk 
MoLBAO. • Paria, Libiftiric C. KUuekiit^k. IB^fi. • Io 13.* di 
pag. 31). 

Oanoa nod S«lBe Mariao Ìd Zeitaltar dor Riounùgo. - 
tir Ver/aa9tmg» .«nei tnr Krì^gt-getr'ucSie *oii Ut 
Dbtok. • Iiuabrvek, Varlag dar Wagii«r'*chQa aiUToraiUtla- 
bs«Uuu>lirog, 1880. - in a.* di pag. VUl-lOS. 



»• 



DUE MOTDPROPRI 



:p-^ojl.o III F^Pu^. 



ru 



UICHELAitOELO BtTOltA&BOTI 



Kilippu di ser Bruoellesoo, qaand'cra per aoirare U Cu- 
potk mcrRviglioKa, si trovò sostenuto alla Corte della Mercao-' 
xì» a iitanza dei Cooaoli dell'Arte dei Maestri, perohb aveva 
ttod'o8«rcÌtare rarchitctlora senz'aver pagato ta matricola; 
tnxì, ex to quod jiiri fidi et faeit edifitium magnai Cufo- 
£fi<, it non solvit matricviam dietae Artù. Ma gli Operai di 
8aatii Maria dui fiore fecero aostenere ano de' Consoli del- 
l^rte presso il Capitano del popolo; ab lo lasciaroDO andare, 
ino a tanto che Filippo non fu rimesso in liberti^ E gli 
)purai avevano tanto piò ragione di esercitare la rappresa- 
Iia,-ÌD quanto che i Consoli erano in parola di non fare quello 
i« poi fecero, mossi probabilmeate da invidia, pur colorata 
l'oaa certa ragione di mantoDora illesi i diritti del proprio 
coUe^o (1). 

Pare che qualche gìaoco di simil natura si volesse fare 
a. Itfiehetangelo Buonarroti in Buma dai Consoli del collegio 
dogli scarpellini e marmorari : ma non se ne ha dai deca- 
neoii una prova diretta, come per il Rranelleschi. Abbiamo 
invoco dae Motupropri del pontuBco Paolo III, elio esentano 
Mtobelaugelo dalla Boggexione di qiiel collegio \ e richiamandoci 

(1) La Oij^la di Santa Uaria dui Fiate itttutrata con i doeit- 
»«att, ec. (l'trvose, lt*òlt- do«umeiiIi ll't-tlft. • BALtimuooi, Vita 
di t'ilipp-? di »tr Brmnetlttco, co. (f'ircnze, LSl'J}, ptif;- ^^^ * *^8- ' 
MiUAXtSf, nota ài Vasari, asUa Vita del Braoelleeobi. 

Atai-, 4* Strie. T. itili. Il, 




191 



DUB MOTUIMlOPftl M PAOLO HI PAPA 



All'anno sesto d: qacl [tapato, elio rispoodo al 1540, oì li «pcrU 
la via, per lo mono, a congettarare la caaaa o roceasioDe di' 
□D tal privilogio. 

11 Coiidivij il Vasari o le Lettore stosae del Baonarrolt 
ci mettono a parte delle angustie in cai «gti 8Ì trovava per 
le sculture del eepulcn) dì Giulio li. Baatu dire, che l'um- 
basciatore del Duca d'Urbiou aveva esortato Ititcbelangciu 
ad ^ acconciarli Ja cusciensa „; e Mìchclaogclo ai era per- 
■aaso cbe il Duca l'aveaso per " ladro ^. Sì obo ne venua 
io tanta malincotiin, ch'ebbe a »crivert} queste desolale paru!o: 
* ìlegliu 01 era ne' primi anni, che io mi fossi meeso a laro 
EolfanL-DI, ch'io non sarei in tanta passiono! „ (1} V'era puì la 
" setta Sangallesca „ (come la cliiama il Vasari), che oon lo 
lasciava campare: e tanto ptU essa ai arrovcllaTa, quaato ptii 
' il Papa moatravaii propenso a favori» ìliclieUiigolo, ctm 
con breve del primo dì settembre lb3i> era stato noroinnta 
sapremo «rcliiietto, scultore e pittore del palazzo s ponto! Ìco. 
Paolu ILI avrebbe voluto cbe Slicbalaiigclo ponesse oiano 
alla Sistina, e Michelangelo gli faceva dire che le pitture ti 
fanno col corvello e non co» le mani; " et chi non può av«r« H 
cicrvcllo seco, ai vitupera ,; cÌob, fa opera da averne disono- 
re : ni; la it-sta gli sarnbbe tornata a sc^ao, ao prima Doti avos^ 
quietato ìl Duca, e fatto cessare le ciarle degl' Invidiosi. Il 
Papa dunque, per metterlo in quiete, negoziò nUuvi patti col 
Dplla Rovere a conto delta sepoltura (agosto 1042), e latantd 
emano questi due Motupropri. 

Per prima cosa, il Pontefice stabilisce la diiroronia cli« 
passa tra lo scultore (come oggi ai dircbbe]'e il marmista; e 
osserva che se di questi si può faro collegio, obbligandtili a 
certe lejcgi. agli altri va lasciata libertà di ascriverai; eon' 
siderando che non solo gt'iogegni sono rari, ma che arlL-fici 
non si diventa solo con lo uiarpctlo e col marmo, ti cAn niu* 
talli di ogni genere, con cn;ta, cera, legno ed altre mateHt>, e 
poi con la scienza naturalo. Como tali privilegiati «raao dtin- 

(1) Le LrtUre <ii Mkhtlang<lo DtMtmrroli f<àlbtÌenU f'oi Kioonli 
«ri i Contriitti nrlì*licì p-r cara di tì. Milaneiì ; Flnnse, Suossim) 
Lu Mottiiìcr, l&TJ. I.' iicm 434. 



PGFt MiCirei.ANCet.0 DL~ON\iUtOTI 



155 



^W d« riguardarsi Michaeltm Anyelum, Potrum Antonium 
CteÀiaum et re/%uo* ttatuarioi liomatian Cttriam, $tquent»t 
(eokì leggÌHtnu nul primo Motuproprio) : e perche Ìl Coll^io 
doIl'Artc dì era vantato di arerl'i come sottopost!, e a] Ceocliini 
area dato aoclie fiaulctie molestia prusso i Conservatori della 
cillji; Pajn Paolo, nella pienezza dell'aatoriti aposlolioa, dr- 
cljìara a so avocate ed estinte tutte 1« \*ertcnKe fra gli rut- 
tori a i uonaoli degli scarpt'llini e marmorari, ordinando elio 
io rirtii di questo mutaproprio ni abbiano per esenti dal Conso- 
lato o dall'Arte. B aggiunge, pene spirìtoali o temporali oo'n 
■olo a' contralTitcccnti, ma agli «tessi magistrati; Governatore. 
Seoature, Conservatori e minori ufficiali ; i quali trascurassero 
l'iittervanza degli ordini, o non aesicurassoro Ìl pacifico «Mr- 
eizto del privilegio a cai spettava goderne. 

Per quanto Pietro Ant«nio Cecchini venga rammentata 
(«olo rammentato fn' rdi^uos itatuar-iot) accanto a Miclt» 
hàngelo, ÌD na docuinoito così solenne, sarebbe vano doman- 
dare agli atoriui dell'Arte clii e'fosse, e in quali opere avesse 
e^ervitalu l'ingegno. Neppure To Zani, nella Enciclopedia mt' 
t'uUca delle Hello Arti, ttìgistra il suo nome. L'amico mio e 
cotte^ Qseiiino Milanesi ha motivo di crederlo nato a Sam ' 
iiiitd al Tedustio, o sa clic fa ai servigi del cardinale Ridollì; 
;_U.iM •iua!e, come esecutore tcetamintario insieme etil cardinalo 
ìiuvanuì Salvìati del Cardinale d'Aragona, ebbe a lavorarne 
sttpollora: ma per causa de'manui, entrò il Cecchini in unn 
longa contesa con Francesco di lUldassarredi Cagione da Car- 
ini, dove appaiono esaminati Baldassarre Pertizzi architetto, 
Hovambatista da Siena scarpellino, e maestro Bernardino 
da Urbino; terminando coti uti componimento tra le parti, 
r.-rmato per sentenza del 27 di gennaio i 537 fi). Kb vaol- 
:.: L:icon^ oowe tostiiuouio delle relazioni del Cecchini col Boo- 
Darroti, cbe alcttno lettere acritte da Pier Antonio io Roma 
» Michelangelo in Firenze, si conservano nel masco Hao- 



II) VMsti a pag- 72, in notA, AtW ArcMvi^ tlnrieo artittieo er- 
tiwotoffico « Ittlrrarìù dttta città t pr or Ineia di Roma /ondalo e di' 
tifo dt Fatilo G9ri, Voi. 1. (e credo unico); Roma, eoi tipi dal Sai- 
MH■^£l, iSìf). 



i 



ISG 



DUB hfOTUPROPRI DI PAOLO III FAVA 



narrotiano (1). Ka la relaxìanì del valore artiitii» eraao 
troppo diverM fra'duo soattort : di ohe era tanto per«aaw lì 
jiontefice Paolo, oh« Bebbene aveue apposto a qaei Kfotn* 
proprio il /'/ac^t eoa la Jettera A (denotante il nome suo di 
battesimo, ^Unaiìdar; come usano anc' og^Ì ì papi)» &0 iottd- 
■crivera un altro tutto a onore di Miolielaagelo. 

Qualunque aia il valore da attribuirai al fueocttu rac- 
cbiuso nel primo periodo dot nuovo Motuproprio, fatto « 
cbe il Papa diclitara corno ìd quello, eli 'egli chiama " preio* 
serto j,, a cagiono dì troppe parole, noa venne spiegala bene 
la sua inlouzione; la quale, io sostanza, ora questa: di mau- 
tenere il principio posto della distinsiunQ tra arte e moiliero. 
ma di Qou volere dar troppa importanza a eerti artcGci, aia 
pare che scrrissoro la Corte, e segoatatuente al mcntlonaio 
Cecchini, cbc doveva eascr compreso oell'HnDnima Bchiera, 
premoudogli sopra tutti, anzi notoamente, del Huonarrati. 
Declaramu» (giova anche qui riferire le parole del Motu- 
propri», che sono proprio pnpalt) iVos mctot /ame..^ iolun 
ratione, natura et oh »Ìiiyular<:i animi d'ite* Ìnj«niiq»« vlr- 
tatta preclarmima» diUcti fili àtichoAtti Angeli, eUttt nùttra 
inttr iiutuarioii totìit» tcrrarùm orbi» yrimarium loeam ohti- 
nentii. quibus natura parerti eundtm intiffaivtt et illaitravit. 
Aveva ragione il Vasari di scrivurc. che papa Paulo ' sti- 
mava accarezzava tanto „ Michelangelo; e questi di dirai 
^ Io QOQ posso negare niente a papa Pagolo j,. Ma con 
grande animo ripaga l'artista i motupropri, quando noi 
1547, btsumoudo la fabbrica dì San Piclro, volle net breve 
dichiarato, oom'e^li non ne ricavorobbo premio o atìpcadio, 
contente di sorvìro " por amore di Dio, e pur rivorunr,a al Prìn- 
cipe degli Apostoli „. C votÌ do' treccntooiilu ducali chc^ 
lui architetto, farono spesi io quella fabbrica, nolta volle, Dalla 
ebbe: volte solo Miclielaogeto di tenia* opera ta fatica, a ai 
ebbe pure Titividia; ebbe da Baccio Bandinellì (e fu bella to- 
etimoDianza resa a quella oneala anima) la calunnia (2). 

(l) le ons di ({««sto ]ott«r« (1 Oeoolilni ■! «(ttlMeciTa 
i\ Monai^or RevorandiiMmn da'Ridolfi ■. 

(3) Vedi Ib LuU«ia dal aiivline)ll alaoopu QfiUt Ja' Il tptlU 
1518, Delle UUere pittoriehf, J, n* »!, 



(waUiiif 



PEn VICtrEtANCELO DUOM^RROTI 



157 



ADub« il MOODClo' Motaproprìo porto .il Fiat uf peiitìir 
~A. E «Jla firmn del Papa segue Qn'ag^iuntu col Fiat A.; 
»v'!) ilicliiarato, ctie la segnatur» noia basterebbe alla validità 
prirìlegio, salvo elio a MLcbelangelo non fosso piaciuto di 
dargli la (orma di breve. E a Michcl&Dgclo furono consegnati 
Ikon solo qaei!ti doonmenti, scritti in una stessa pagina di 
qne' grandi fogli di Curia, e in quei notiisìmi caratteri can- 
cellcreaobi; ma eziandio una copia che, aveudo qaalobo gioata 
o vartAute, ai pa& credere fosse una prima trascrizione. 

La dutu 6 in 6ae, ed h una sola; ma ò manifesto cbo 
Don pa6 appartenere ai duo Motupropri. Fa qui trascritto 
iJ primo per mostrare la ragione del secondo: nel quale non 
aolo ti fa recensione glorio&a per Micbelnngelo, ma ei rende 
ai CoDMrvatori di Reina la giurisdizione (av(.>cala a s^ dal 
Papa nel primo motuproprio) di detenaìnare, caso porcaio, 
olii dolesse ebiamaraì statuario, cebi semplice «carpc/Zmo. 

Singolare poi , cbo si apponesse il Fial ut petkur a 
docamonto clic non era nti aveva la fonila di una petì- 
sioDo. Ma questa doveva cwere la pratica ; cbe U po«tuJaota 
raeesie distendere negli stessi affici della Curia il ìiotupro- 
prio, perchè approvato nella prima trasorìzione, e occorrendo 
■ corretto, venisse presentato al Pontefice per la firma iu quella 
tniglior copia cbe diveniva onginale. K questo cónscgnavasi 
alla parte, perobè ella stessa procurasse di riaverlo nella for- 
ma di breve dall'afficio competente, Sia per Michelangelo 
papa Paolo rollo anche in questo fare eccezione j cbe cioè, 
aaoza prendere la forma ordinaria^ il Mutoproprio aveeae 
tatto il valore. 

Questo bel documento i Tenuto ad arriechint l'ArcbÌTio 
dì Firenze per la gcnorosit^ del cav, dottore Enrico Rosai , (1) 
Sindaco di San Giovanni nel Valdarno; da cai potemmo sa- 
pere qaesto solo, cbo gli pervenne in erediti con altri doca- 
msDli app'arlennti un tempo alla famiglia dei Sergrìfi. Come 
a qaeati paesane, non h dato neppure eonget tararlo; ma cbe 
nna vulta fosso proprio nelle mani del Baonarroti non h da 
naliare in dubbio: altri motapropri papali, e in qoesta formai 
(1) Per mediaslose del piof. ea*. Antonio Aogelelli. . 




15S O'JK MOTlIPROPflI DI PAOI-O 111 P*PX 

v«ogo usicnrato ohe sì conservano nell'Archivio BaonarrD- 
tiano i moiitro net oommonti alla Viu di Mìclittlau^eln ftcrìlla 
dal Vaftari bon qaattro brevi di Paolo HI al Ua<inArr»ti paté 
registrare il Milanftftì, dal Ih^ih al lóil, pubblicati già ^ 
BoDannì, dal Moroni .e dal Roncbtni. 

Ce«A&K QUAfiTI. 



pAutuft pp.' ni.* 



Molli proprio etc. Accepitnus «{uod, ticet staltiarìi, velutl virt 
studiosi et scientifici, rerum naluralimn inijlatoree Bacforii(or|ue 
prlaciputn alÌorunn<|ue niagiiarum virunioi simulacrornm repre- 
sentatorat, apiid vctvrt-i; mn^tno in prctio batiorenlur, elgiropterfìn, 
■le ah coni ni studila scioiitificÌ£qua artificii) ralrahertiuttir. i,i''-r 
artifioes mecanicoB collogia ìnter se racianl6« per dicio» v«c*-c». 
i)uod iure cauliiin reporìaiur, miaimo conniitncrarentiir. n(K]iin n 
posteri* con^iiTeraiitittus paueos adniodum ea otcRllui^tìe tirtuin 
et wientiH, et ex ilictia paucis aliquos apud nostrani Ro. Co. et 
tili')uos Apud magnns principe^, qui koIÌ eorum artificio iadi^uriiit 
ri ileleclant. spuraim vagantes, nuHiiill inle." su coltcgium rauviTO' 
tea, ne<(ue aliarmu artium raecanicnrtim colloi^is aulu^m iti«)las 
)^iipposit03 rtipcriri connumerali, sed in eorum liliortale din>i^l 
fuorint; niehilixninne consuliì^ m-lis scalpelliflocniA «cu (i^f-n,-;)- 
rapiorum nostro alme Urbis, «ob pretextti qno4 ftlifpiistaiiiai-ii.iion 
•|iiitlenn inviti sed voluntarii, qiiod cuin misterifi rer'(?runi, ut, tan. 
(|'iarn scalpellini et nianiiorarii , apotecato aperlain ad (imma 
inecanica facienda retinf>ra et utidiqiie lucrarì valerant, eorum 
vtmtulatni pt arti qiiaii<Jo-|UO suppositi fuerìnt , ho ctraio nM-ti 
nniics )it oitirmore cum scali>eMo operante» dictia eorum r,oii-'ki- 
liiliii et arti «ubesae dtfboant; non coneiderautC4 quod ataluani 
non ex mannore (li et scalpello tantum scientiilo «ifflcìuntiir * 
potè cum oorum scientiam nnturaletn in lufluUo eoiiisfiii. . , 
jienertJH, creta, cera, liyno et alia materia deuionstrant, ol qiiod 
eanini nrs niillain cum dictit« fitatiiariig, (jul eliidiÌB ri-' - ' ' ^ 
huiusriiodi duintaxat ac vacant et vacare ìntcndiint, >. 
uem habere : dileclos fliios Miohaelem Aiigelum , Patrum Anln- 
nìam Cocbjniian et relìqiios statuario^ noatrnm Ito Cu. ae^McntH*, 

(I tonte mo'm-i. um. 



PKit MIC IIELASOBLO DUONARROTl 



159 



frorum orli subioerH el subiecu» fiicero volte sbsb ìnctartint et 
iaetant, proui prAfatiini l'clruia Aiitonium corani dilectìs filiià 
•liue UHjiri Doatri! (3oii Ber valori bus. quodam indirccUi viu ut co- 
rani arti (stibicittiu, mole£tarunt. Noe igitur, voicntcs buiuiuiiodt 
BOOtniìOdal iiiii){ula3de9up«rruturascontrovoruns resecare, mo- 
lti siatilt et ox corla noslra scimmia, ac de apostoiice poie^iatis 
plflnitudino omnos litos et controverelas inlar dictns constile^ 
I. aealpellariorurn et qt)osvis staluarioti pr«mÌ!isoruro oc^iEtsiane 
i|iuivi6 mod<) forsan vertente», a dilectis fìliìs alme Vrbh Con- 
tervatoribuB et quibusvis alìis iudicibiia ordimiriis bou dclegatis 
ad no« avocaiites, iltasqiie penitus «xtingdentes, omnesoi sìngii- 
lo» stBluarìos, no«lraia Ko. Cu. nuiic et prò tempore serjuanlcs, 
illis qui dìcli^rum scalpcHiuerum consulatuì et arti proaliquoeo- 
ru«i etTeciu forsan Toloatarii itubesse volucrint dumtaxat exeo- 
ptis.adiRtoconsulatuBlarlaìicalpellinorum seu marmorarionini, 
eamnvja» niunenbus et onerìbus, libero» iminiines et oxetaploa 
Sore harum serie deceniimus. El [lìcliìlominus, ditocti» SIiìh alme 
'■-tr^=- predicte fiubernaiori, Senatori, Coneervatoribus nec non 
:s bIìÌs dÌt:to Urbid et S. li. E. officialibus, eub suspenaiono 
% dirìnis et uinilis excnmmunicationis et millo ducatorum, prò 
(junlibet inapiftlralu respeclive, penis, ut dictis atattiariis et acuU 
ploribuis ufiicucis defensionìs presidio assisientes, faciaiit dictos 
«latiiahoBetBcuIpt'ireshuiustnodiexamptioDiB tmmunitaiis et li- 
bertattx privilegio et iadulto, a<! presentibus noatris litlcris, paci- 
dee fruì otgatidere maitdaraus:noa permiUenteiidiclog etatuarioa 
m diotis conaulibui^ «carpellinorum seu marmorari oruiii quomo- 
dolibet iikolestari vai periurban: contradictores per ceosuras ec- 
elesiabticatt et alia oportuna iurie et Tacii reiiiedia<oompe«ceado. 
Sic por qtiascunir]u« iudices ci S. K. E. Cardtnalcii ac sacri palati! 
Apostolici causarum uudttores ìudicari sententiarì interiirelari 
At diiriitìrì deberc, «tiblata alitcr ìifilicandi sctitentìandi el inior- 
ptvtandi et ditiaìendi facullato , irrilum et inane qaicquid in coa- 
trariuiH a quoquam quavjs euctoritate scieiiter vel ignoranter 
«tientarì contigerit, el &d pramisBa omnia et eingtila probanda 
'preseatis mntua pmprii solam aignattiram sufRcere, attento quod 
in Urbe et ubir^ue (idem Tacere, in ìudicio et extra,- nec ad id 
slierioi prebatloiiis admìnìculuin requiri, decenientes, Fremissìs 
ac consti tu tic ni bus et jrdinalioriìbuiì apoatoticìs dictequo artia 
•ealpellìnoriim sDiluii^ ceterìsque coulrariìs non obstaotibus qui- 
busooinque. Placet. A. 



ItìO 



t>irc HOTtiPROPRl tu Paolo ui papa 



Mota proprio ete. Steuti accepimas, virtut« alteriui nostri 
rootoB propri! proxime preinserti, dilecti Riti Cortservatoros kIÌmb 
prò tempore 8Xt8lent«8 nostre alme Urbis mngi^irott staiiuirÌM 
immuiiM perpetuo et liberos esse a iiiriedrclioflo scarpelinorutn 
sea artifìciun marmorarìoruni Urbis preTate, dutnmodo doii m 
ingerent in bis t\uc ad exercìtium te\ artem aoratn apecture di- 
gnoscunlur, difRoilive prouunciavorùil, quod quatetiuu ìurì, nt- 
Iìoqì et oquitati oonsoaum estse videalur. eltam aactorìlaio Apo- 
Btolica nostra perpetuis ralilurum temporibus coaHrmamuf. Sod 
quia diclui) motu^ proprius ia aliquibd* laborat deffrctu Ìot«ntio- 
iiÌ9, naao, propter verba soperRua in tlto appofliu, dusimua 
declarandum et voluntatetn noslrfttiitaliwr omnihuR aperieniacn, 
qiiod (1) nallo pacto nullaverauone in Tulururade ili a, propter ver- 
bornm superfluam appodtioaein, dubitar!, et dictum nioiuoi prò- 
prium forsan titubare posse contingat. Unde. licet Ìq «odem di- 
calur Doa moveri ad concedeadum proul in ilio cooLìiiOtur, Petr) 
Aotoaii Cocbioi specifica mentione facta ci alìorum 6tatuarìoru<ii 
Urbis, et de hoc Torsaa ipso glorìelur {2) ; nibitoanaus od perpe- 
tuam rei memoriam raotu proprio ex certa scienlia ae nostro 
plenitudine potestatis dictum preinsertum (U) nootuoi proprium 
express» declarando, «t voluntatetn nustram oranibus aperìenrj.n. 
ddclaramus nos motos (ìiiìme ad illum coiicedaoduin, licei qii)<> 
qaid iu eo contìnetur iustum et eqtium extìlerit, solum raliuoe, 
□atura et ob singulai-es aitiini dotes ingeniique virtuti^ preci»' 
rìsurriAB dileoti lilii Michuclis Angoli elate nostra iiiter &talua- 
rios totius icmrum orbis primerìuaa locum obtinentis, quibos 
natura parens eimdem ìnsugnivit et illustravit : oo de Petra An- 
tonio pererrorem mentioncna habitain exiiUftee; et quo ad hoc 
seu dicti Potri Antonit mentionem habitam, dictum mottiin pro- 
priacn duuuxal defectu intaotionis nostre laborasse liactenus 
et in presenti arura laborare dicimus et declaramus: sublala alitar 
interpretandi et dcclanuidì ot intellìgondi uaicuiquo iudiol ordì» 
nario vel exiraordinario Ro. Co. f>ole8l«te. DìctaquO verba pi>i-. 
modi laboraotìa de dJeto motu proprio, taoquam erroQDa «i '• •' 
I untate nostra earentia, tollimus eaesamus avellìraus ìmtamus 
abrogamus et anullaraus. Et sì in rutarotn qaandocumque per- 
ii» leglRfi qmr: mi la prins Irsicrlikijis avetji quixt. poi eanrclliin pir 
HfDlDlrs fM«. - . . 

(IJ L*lncl»n (t di'... jfiorielur è CSnceltat». 
13) ^t$gv itielam premuoia». 



^ 



l'È» «laiEI-AMOEtO UUO?*ARnOTI 



ICL 



pétuia fulurìft leni|ioribus dvbilari contingervl, Inter scarpellÌDOS 
«1 suiiuarios quia lit ttatuaritm arti/Kx et '/uj'-i SfìarpeJli'nta. et 
per ijue el qualìa accidtiatia unus digiioìicatur ot dUcernatur bb 
hIìo, «t que coiiveniant privile^a irii el que bIÌÌ, etquecommcxia 
«il incotuiDodu 6( utiera ot lionoros unusquisquu ferrd ruforro ot 
«u»liiicn) ilobeal, et cui arti vel coneolalui subiiciondus sii vcl 
parora duboat, dilcclos iìtios ulinQ Urbia aoslre preralc Consor- 
vatoros, Qunc «l fro lempore existenies, tudices perpetuos ao 
[i)>r;K]ti]o doriktiiro^ dopouiinus inamovibiles, ita quod ab eius et 
s:i[)i>lici declaratoria aullo modo lil^eat appellare reclamare re- 
correre, aot alio quovis remedto in corpore iuris clauso vel non 
r-Li'tsa resilira, irievitabilìler : ipsumqne eiindeni Micbaelem An- 
p.- - ii:ii, ob singularem et preci[iu3:i) artium scientianinKiue noli- 
CtRin [>rediclam quatti hab«l, libei-urn 6t exeiuplum |)orp«luo ab 
ooifiibus angariiset oneribus et impositionibus, realibus et pa- 
trimoniali bus s«D porsonalibus, occasiono diclafum artiom »ta- 
tuariurum e( mnrniorarioruin do celerò forsan iiiiponendis, ac ab 
eiirur» coiisolatibus et' iuri^d ioti oni bus penitiiB liberuin /raiicum 
iitimuncm et exeniptumes»* voluinua et declarstnua. [Vo quorum 

' exer^jiiuna ot raciliorì compleinento sub (1) prolemporo almo Ur- 
bis nnstro oxtjcutores qui cflìtmcis dtifensionis pnuidio' assi&tatit 
el defendaiit cum fucultsto cilandi, ìnhibondi, eXcomunii^andi, de- 
alarandi, agj^ravsn^i, reaggravandi, interdicendi. auxiliuiaqna 

ibrachù tteculitris ìnvocandicontra inobei]ÌBntds,cligimasot depu- 
tati ; «tattitig dictai-utn artiuni usu vel inrsniento roboratìs, 
oaru>lÌ(uli<inÌbu.s et ordì ita tiooi bus a|xwtolicÌg ceteriBqueconlranis 
non ob^lantibus, quorum tenoroi al compaiidia, eliam si haberent 
clausulasdcrogaloi-iaruin derogatorioa, ex-presse prò Jiac vico 
3gando prò aafncienler expressa habemus. Ftat ut pctitur. A. 

Kt quod presentiam sola signatura sufBciat cum opportana 
imcumqud in contrariirm facientìum dorogatlone , altentis 
kÌ«tiÌ9. Et quod in Urbe, qua b ìudicio et extra ubìque et per- 
petuo fldem faciant plonain et iadabllataoi, possinl tameo per 
breva expedtri, ai dicto Mìchaeli Angelo 'videbìtar et placobìl. 
Fiat, A. 

l>at. Civilaiisvetnla Viterbiensis Dìoceùsi iecìmonono KI. 
f«brttorìi, anno aexto. 

01 rx»l è nell'oTiRlnale tome nelti tnirrliloEie: ms , tolto il mb. non 
Il diiiriica U lettone a cui torw minea Co»urvctor«t. 




APPllMI SIILA VENDEHA PRIVATA 

E SULLE RAPPRRSAGLIE 

IH OOTASIONR DI va UOOUUBATO mOITO 



In uu lavoro sulla CostìlaicionQ floreiittna che ^rariatao poter 
pubblicare Tra breve, avremo a discorrere delle luìtnicizie prìvate 
in f-ìrCuBO nel \M a XIII secolo, e del caraHure ii quelle coiiwr- 
tei-ie (SocicUi dolio Torri), elio uacho uoll' iuLorao (lolla ciltdi Sfr 
erano rormaio allo scopo di offesa o di diresa. Allora ««dremo 
come ifuaste eompilaseero loro Brevi, eleggo6««ro cootoli n rei- 
lori, e tosse condtzioim fonda metiialA della loro unioue l'abitam 
in una stessa località, avendo quivi un poasesso comuoa,ÌoalM- 
nabile, e tr^sinisMlite solo jv^r lìueA inaiicolia&. Ci vercA aucho 
fatto di notare che . come il vescovo di Pisa Daiberio gift nel 
1090 ordinava, per ricondurre a concordia ì disuniti dlladini, 
ohe le torri non polessoro eleviirsi oltrt! una certa altezza; e corno 
i Consoli di Genova nel loro Breve del -l 143 IL) promeilevatio 
di Tar giurare, quando lo eredesuero espedionte, i prtneipsli cit- 
tadini accio elle diininuis^ero la loro torri seconlo la misura 
che i Consoli stessi ed i Consiglieri avrebbero stubiliu. ci»l in 
Ftren7.e innanzi al t'2U9 era slato Tatto divieto d'ìanainr torri 
oltre un cfrli) limite: laddove il Villani aTonua che àù st decre- 
tasse Millanto dopo il fatto dei Buondelnuiriti ed Ubcrti (r<!l5) (S), 
Ma so la legge poteva corcaro di far diminuire i danni eba da 
quelle lotto dertvairano, invano avrebbe tentato abolire una con- 
suetudine radicata da tanti secoli; el infatti il concetto dell'aii- 
tica/uiV/n, la quale originava le più lunghe inimicJEie, si maata- 
»eva tenecenieme, ed in alcuni luoghi, con» nota [I Pertlle, aoolia 
oggidì qua^i Ì!ttÌiito st é oonservuto (3). 

il) Uomum. Wft. Patr. , Ltgti Muntcipaltt, SlalMia ^omiUaIu /«a«- 
riuii anni M?.\UII, rub. LI rnl. <■■'.>. 

(ti I dfiniixienu rfUnvi a'ii.' ihifieu iieUd Tofrt ti s'iri ehe ciier*B<* 
Innintl fanno \ane ili una rarmtu di i:<i(le sdIIi anllra rMllluitnm iti 
Camnne (tomitino. eht on tono In ciirui iN alarof». 

(I) AniM'o PaMitm, Sliria ed 4ii-itu ftnJ'in-)^ Vnl. V, |> S». 



tPPtJXTI St'l.LA VltM)eTT.V PRIVATA tX.C. 



163 



n K'jjtsIiàiQpe iiitervieiifì par regolare il Aosluiue, afBuélid Is 
paKi cootendanti. Hccecate dall'odio, non oltr*>pn<tsÌna un certo 
lunllc. Lo Suitulo del Capitano del Popolo il«l 1321. (Ij iicl luogo 
OV4 ordina cl)« l'Ksccitore ili riiii8ij;.ia costriiign gl'inimici a Tur 
[.[.CL*. aggiungo die di iato costringi meo lo non sia gravato colui 
e l>e à ui lotta con altri per cauka (l'oiniciclio o di grave fiirìta, pri- 
mo cbg dì talo d«!ilto non aia falla couvenitiiite veiulctln ; e ciò 
«iiHn pena di 5W lira di Horìni piccoli. Una apepiale rubrìca sulla 
vendetta privau s'incontra nelloSwliilo del Potestà del 1325(2)ed 
A la I2Gdel Libro III iiilitoluta: Difpuniendu <[UÌ feccrU aiti/ù'ctain 
ni'at I/I pri/iripateiit /lerwnati^SV Se alcuno. 5Ìdctcrmiba,|.eraver 
■riccTala da altri oCTesa pubblica e fnanifi'st» e dal uiagialrAto 
jia imnita. abbia l'reso TOndetta, egli od uno.dpÌ suoi, su persona 
di^eraa «Uirofrensoro, mentre questi è ancor vivente, debba egsor 
L-condan'ialodal poifMitA neirinfrascritto inoilo; se da questa »en- 
Idiu sflgitl mnrtv, il reo nhbia reciso il c«i.o « tutti i snn\ beni 
*i a^giiidioliino ai Rglì f>d i^rcdi delt*uceÌ$o. Qualora non cada in 
f>ir/a dv>l Cotniinf! sia sbandito, s^Ivo poi a subir la pena quando 
essere csttiimto; e per t beni valga la dis|iosir.ione di so- 
pra. Se poi da tale offasa sia segultA memhri Heln'tìtattQ scu. 
Jaciei uUuperath. il colpevole sia condannato nel doppio della 

(Il R. \rcliifi«{IISUto4i FlrenU' Cod«x mrm'rano'eits arxìwlifpui SUil»- 
lirtun Pepili tlortniht nom.ne Capitanfi ti pnUìta r«C*nti(me nani ilCCC^SI. 
rii H. ,lrrltivln itt Siala di t'intnir. Colfr WMiAraiia»Ht arvAwypiu 
"tHfiiifn"» Pollili •flarittiM nomme PiHnlatii lu: paUita r^ftiuio»* a«i(i( 
^'ycCCXXlt'. [Stile llnr.i. l'>ttiiiri)e UB ctjn iiiiinrroill «orreiloiii cilaEclutiKi 
liiiroilMlt- ta l'Oli*! Jlvrr^l nelln Siuluia. l'a 'leiillcaiione del i:ti5 imlifiiu 
TilU ila lavo Do» a mi f ti I, ti) r p<i9lerlare allj iurte piti .milri 
M*cndo aiipfovair tìtì notalo alcune iimmiln e rorretlonl rito 
re *i(M<i (Ninneiia yiiando ne rli-oriliimo alftii.t p,i«»t , ci atlciilimo 
i/fniie |ilù nniirii, pur M«ultaiiilo fa ronsuitluijlnc di nnmfitaflacoUa 
tlQU ik'l Jiiteiiiti']! iinp. (jujiclie vollJ UTtenio anche conto delle lundilira- 
iionl iMttctiori dello SUtulo, sìa cIw il trotino Ira le mrreiloiii OeD'tr- 
choilpo, in a'trl endici. 

{3.1 11 lilAin e aia easUlalM netl'arrfetliM roti' altro: De pmh fiteimiit 
ttrf fM4 /«^ifuri* uivtflcmm ftifi in jn-incpatrm prranoni. Inollrc I' 14)1-^1 
,<rulirh-a t ranrelljia lo nocfto liiap, e voUa in altri iiarln tlcl'o Smiiito, 
or rivivasi dilli noia manilna*» falia per mano di jno dtRli ultimi 
>M (pMlerlDre font al 13(1); < i'.a«.saliir c^iiu atller dl^tmiillur icr 
nttauem ilr qua l.u-\am rtt Siaitiiuiii.el ii^sllusi «'ibilirtu rutirlro, 
rtpn, in il. hUi iiomliinno iilii motlu* • Di quella noia e du aUre con- 
jl 6l drdaie aiirbe ette non tulle le rorrvitnnl ed aitiante fatte In 
leniiil «aH'arrluxipn eslstoi.0 nel rodlce stesM, poictiA la ««M aan 
Orvsn? piti I rs«ll iMintiajtllil qui Indicali. 



I6t 



APriNTl 8ULU VE.V0ETT1 PMVATA 



pena Boi delitto ; « aìmiltnoDid per offM« di minor conto. Richio- 
desi però la prova tealimonìale della pritna otTesa recata dalla 
persona principale. 

Qoosta le sole dittposizioni della pìA aulica Ira le tedazioai 
aaÌMentt del Conlituto del Poiestn intorno allareitdelta: mn ■! tro- 
varono )R»iifFìcÌeall,e si eenll il bisogno dì riUirnarfl ripviii(nmfìnt« 
aulta slessa materia. Con provvisiona dell'agosto 13!)l, aggiunta 
io Rite allo Statuto del 2^ il], si esiondon') le [iene indicate noUn 
rubrica ora esaminata a tutti coloro che aiutarono il colpevole ; 
il escludono da) favoro della pre&oatQ provvisiooe, e qitiudi &o- 
che della rubrica del Costituto, i discendenti carunli. «d io man- 
canza di e-tsi i di^ceiidaiili maiìcbi ugnali senea lirniuiuonfi di 
grado, fincbé in alcuno di essi la vendetta ooo sia stata compiu- 
ta; si considerano quali congiunti i oomtorti, ì figli naluralj o 
gli spurii; ai prorvade acciocché il Potasti entro il teruiioo di un 
mese conosca te la vendetta fatta sia competonta all'onesa, o ovo 
tale, costringa le pani nimicha a far pace, eto. Poco ap(>rosao fu 
pubblicata una * addltio , a Ila, provvisione stossa cbe ai trova 
pure Dell' archetipo. E oelU redazione dello Statuto posteriore 
alla (lata, della provvisione, queala nuova parte fu inserita nel 
corpo del Costituto e coordinata alla procedenti dispoaizionL Coel 
nello Statuto del L35E>, sotto )a rubrica: D^ penti /acientùs mI Hert 
fiicicntU Uf/idictam nisi in principalcm pcraoanm ("2), 6 ancho 
introdotta tutta la mnteria della provvisiono; finobe poi nella r»- 
dazione del 1-115 6 dato un ordine nuovo a pi6 chiaro all'insieme, 
trovandosi sotto )a rubrìca suddetta (|tiollù soltanto che e.lrplla- 
mente riguarda l'ar^^omento in esea indicato; ed essendo raccolta 
Mito rubrica speciale la disposizioni che eonceroooo il nKMfoo-l i 
casi nei quali e penriesìia la vendeila, e l' intervonto del magi- 
strato per riconuscerlit competeola a per ordinare la pace (3). 

Non maao importanti sono i docuiueati e le dìsposizioai ala* 
lutarie che ora t^^aoiinereon in relaciono ad un allixi germoglio 
dello /eti'cia gernuuitca, cio4 alle rappresàglie. 

(I) Qdmu è la provvistone rlconlili nclli aou mirglnale Mrerslte- 
|||M, della i|tial« >l « paco ra pirlatn. 

Il) Ltb. III. lalt. LXIXVI. 

(3| SìatMta fffpNlI «( Oom'ànii Fìormw pubUoa amtioritait nUteim, 
ea«r>0«i« «l frofpoi'M. A-u» Mlmm UOCCCXV. rrlbernl ITT^^X. LlL Ili, 
rat), ne. loa. I. f. SM: De uMéota tu, ipMat catti tit pcrmuia- tlb. III. 
ruh. Iti, Ioni- I. «. 310 : Ita potn» /betrUii mi /hrt /bMo«lu utudicAm miti 
in ^trineifMhm ytrtunan: 



e SOLLE RAPPRBSACLIC ECC. 



165 



Ealando Rosko, Potaste florenlifio del 1230, eODoede lic«nx* 
ti) rapprasA{^IÌa contro il Codiano a gli uomini dì VatterrR, soonndo 
la farina del Coàtitulo Roreiitiuo, al procuratore di lacobo del fu 
3chiktta.diL'b«rtO(lìDiotaÌiitÌ6di lacobodettoCìrirodel ruScliinl- 
ta L'berti ; e gli |.ermelte ili icnposeessarai dei boni e caso degli 
uoaiìni di Volterra, por spese fatte finn al rsHore di 111) lire di 
buoni danari pìeani, e per riracimonto della perdita dì un cavaIIo 
sino al valore di 13 lire dell' istossa uioneta. Il procuratore giura 
chi t petenti non sono stati pagati, pone per questi un fìdeiua- 
aora, 6 prometta di dare in mano ai Consoli di Catimala lutto ciò 
cha sarà tolto agli uomini di Volterra. L'anno seguente Uberto 
Diotaiuti, per gè e per gli allrì due ansi nominati, ottiene conferniB 
della concessione da Rnbaconte da Mandello, nuovo Potesti. Ed 
b a Dotare la diffòreoia, che Uberto e gli altri non sì obbligano 
cotne prima a porre in mano dei Consoli suddetti le cose tolte, ma 
•oh) a presentarle ad essi cJ a fonie fare pubblico islniineoto, 
che rimane poi ai Consoli di Caliinala. Questa norma si maotìefle 
oelle poìiorlori concessioni di rappresaglia, e eì ritrova ìava- 
rtata negli Statuti. 

Sembra che la detta controversia eia stala poi composta 
(>aei Reamente, perchè ad un precetto (alto nel 13:iì4 da Ruba- 
conte, per la seconda volta Potestà fiorentino, al Potestà di Vol- 
tarra Bocca di Ranieri di Ritsticn, affinchA in un corto termine 
pagasse il debito, questi risponde che darà soddisfazione. 

Altra licQnza di Tur rappresaglia è domandata per meuio dì 
procaratore dalla Contessa Beatrice che fu moglie di Maroovaldo, 
Palatino in Toscana, od A conceda da Anselmo, assessore del 
Potestà di i-irenze il 13 maggio 1238. 

La richiesta è fatta contro le cose e le persone del Comune 
di Pisa per il capitale di SifjU lire ili buoni danari genovesi pie- 
colie per r intcre^iSt: di lira 7óO, valutato a ragione di 15 lira per 
settimAfla: il qual danaro doveva esser pagato dagli eredi di 
ildo. Visconte, e Torritano del fu Lamberto. (Jiudicidì Gal- 
tra. oda due cittadini pisani lìdeìussori dei suddetti; e ciò per 
eeaeiOQe dì diritto avuta da Hodolfo, Conte di Capruia, figlio del 
fu norgognoue. La licenza ft data dopoché dal Comune di Pisa, 
che, isifconiio l;i forma del Costituto fiorentino, era stato richiesto 
per leilara, non si era potuto conseguire ragione; e dopo che il 
prooaratora della Coaifssa. a norma dello statuto de paraiotÌM 
diuuiiM. ha prestato giuramento alla presenza dei Consoli di Ca- 
lioiola. L'atto d mutilo in fine. 



lì 



IGS API-UNTI SULLA VONOCTT* PKIVaTA 

Una seconda richiasta dì rappresaglia conlro il Uomtuie 
di Pisa « fìitta dinanzi al Potfista di l'irenze alli H 0\h'' 

Il Conte Rodolfo di Capraia da. una flirto, od i \ir 

del Potestà di Pisa, Conte Tegriinn, PaUtino in Toscana. « d«[ 
Conti * Raineriiis de Balgari « e * fìtieirui; de Donornticn , 
dall' ultra , avevano eletto arbitro io una loro verwnza frate 
Gualtiero, priore dei rrali predicatori di Pisa ; il quale area 8«n- 
teozialo che il Conte di Capraia dovere ricevere 4UJU lir« di 
denari pittani mìtiuii. Ora il Conte Hodolfo cbiede liceiiM. di 
togliere al Cooauiie od agli uomini di Pisa le 4WJ lire auddetic. 
perchè dì èsse non 6 stato «ìddisratio, non oalanle la richietta 
fatta dai nobili ambasciatori fiorciilini, Scolaro di Chiatta di 
Cavalcante od Ildebraodino di Quittone; chiede inoltre di pour 
lotj'iere ai Pisani lire 800 dell' i^tcitea rrinneia, coni)< valuta di 
alcuni cavalli furati sopra mare dal detto (juell'o. Queàta licenok 
di rappresaglia, che già era stata concessa da * Geneardua de 
Araosten , legato iinpertalo iu Italia, £ ora acconlulà da Guido 
di Sesso, Podestà lioreniino, avendo il Conte Bodolfo prestalo 
giuramento alla presenza di lui e dei Consoli di Callmala, aveudo 
postfi snoì tideiiissori , ed essendosi obbliguto a (iresentare ai 
détti Consoli tutto ci/> che gli verrà fatto di togliere ai Pi^iiuii, » 
di farne fare pubblico iilrunieRto.' 

Si ricava dai documenti descritti che le rappresaglie veuiv«- 
no eoQce««e solo dopo che il teniaiivo di accomodare la «erienta 
in altro modo era riuscito infruttuoso; a ci6 tendono le antiche 
disposizioni dello SLituto, pur li< quali si decreta cbe il potoria 
faccia innanzi richiederò por lettere o por ambasciatori il Co- 
mune interessato. .\el Dìiùono intorno at ffoecrno Hi Firenw 
dal f^SO al /Vf'?, d'incerto autore, pubblicato giA dal Padre 
lldiifonso ^1), accennandosi alle concs'ti^ioni di i-appresBglÌa, A 
datlo che il Comune di I-'ireoze cercava evitarle, o forzando i 
privati che avessero arrecalo il danno a dare sc5ddii>faiinne, o. 
se que^i nOQ si ritrovavano, emendando del prajirio ; od onclle 
tal-rolta peniieitendo che il Comune 'danneggi a lo ponesK una 
gabella sopra le iTiercancie dei Piorunlini lìiiu a coniptoto paga- 
mento del debito. Per evitare adii(i<]iie gravi danni al coaitoercin, 
fl non minore a) m.'inidnimenio dclU t^ace (che i|>osso sanguinoAe 
lotte fra cttift e citta non ebbero altro principio; st •stipularono 
trattati per taQzta ilei quali o sì conyeniva ohe ì giudici di dne 

:ii ÙtHtii dm» Erwliti, liimn ì\, p. ?3A,' o ri (ini) Iti In lo )d tUriHi»i, Srv- 
ri4 iMIs Itefuiftt'ea dì Pinnie, Aftpcndica II, p. Vìt. 



u BULLI R.\rrResACLir ecc. 1G7 

luoghi racassero ragiona aimtlnidate atcttudìni delfuno e del- 

r altro, Oppure cftn altro mtìfM dì cercava sopire ogni rappre- 

.sagliu il). Già nellA eoncordift tra Lacca e Firenza del U8J fi 

t(o eh« Kìeno e\WÌ ogni anno due buoni uorntui luccheBÌ i 

)U8lt giurino di far ro«tÌ!iiir« ai cittadini fiorentini cbie lo r«- 
ftlamino. ciò cha loro sarà sialo lolio, ■ aJ paccm et amoraui 
rettnandum et conseruandiim Inter utramquo ciuitatein ,. Trattali 
speciali di commercio, ìn ciascuno dei quali 4 stabilita la ma- 
niiif!i,di evitare le rappresaglie, stipulava l-'irenzc on llologna 
nel laoae nel 1310, con Faenza nel IfSH, (2) con Prato {12l2i, 

>i«a(l4U), Volterra (1224», S. r.imìgnano (1225], Citta di Ch- 

tcfllo {l'i'ii). Potrebbe ad alcuna nascere il dubbio die «]ue9ti 
trattali abbiano avuto poca efficacia, poiché, pur eaìeiendono 

M tra'Firenie e Pisa del I2U. avviene che in tempi (losteriori. 

im« abbiamo veduto, il Polo'^tii di Firenze codcò'Ìiì rappresaglie 
contro i Pisani; similmente nel 1236 è data licenza di rap- 
presaglia contro i Volterrani, non ostante che un irattslo Ira 
FÌrtìn«e e Volterra sia stipulato nel 1224. Ma, quanto a Pisa, 
troviamo la spiegacìona del fatto nella seguente clausuladel 
documento d<>) H : ' et si Ita ah alterulra parte obseroatum nn[i 

* fuerit infra LK dìe^ a missione lillerarum alterutrius cìuitati«, 

* deinde liceat consulibus poteatati uel recbsribus ntriusquo 

* duitatifi Buis ciuibus et homiuibus sui dialrictus prouìdero 

* MRundam i)uod teneittiir uel leaebunlur sacramento eorum 

* re;*ÌRiinÌ8 ,, Quindi, in sostanza, 6 ancora ammessa la rappre- 
Lglìa in quei casi nei qunlt i magistrali delle iluu città non 

asono o nou vogliono arrivare ad una con)|X)sizione; e per 
cjaesii casi il tratutu stabilisce cbe non sia data licensa di rap* 
presaglia se non dopo scorsi 40 giorni dalla ricliiesia di ragione, 
presentata dalla parte di obi eolferse il danno. Quanto al Co- 
Biune di Volterra, il trattato del li'H evita le rappresaglie cbe 
fKHsono sorgere in occasione dì cnniraili, obbligawoni o pro- 
inittiioni: quindi non qindlo che nascano da perdite di mercan- 
ziii, da rnpine, da violente e>ttor';»onì ec. Nella suddetta concordia 
tra Fiorentini e Lucchesi, nel trattalo fra Firenze e Fnen7a, e in 
altri posteriori, troviamo la consuetudine che secondo il Discorso 
«a/ gocerno di F{rente era qiit praticata, di ooniporre ciofi alcuno 

(It a. runuE, I, ts». 

T, Il Avamrfìln manrtl della diu Ma t\ delermln) eiirre ^l itnestn 
inno, vDtfìyt Bl>p4i't. n none del Comiinr, Cnt-ai^wt, Coincta nel iSttl, 



Il» 



AITUNTI SULLA VUNDCTTA MUVATA. 



rupprtì^aglìfl all' are ìfìhoToIft, imponendo uitft gabella itili» mer- 
CAn^ic d^Wa ciClft che rfov^vs omenijare il datino fino a comptoU 
soiitlisTutioiia ; il (|imlo ueo n(liinr]uo,*e!>^eiilo- coriaaciuto già 
negli ultimi'anni del MI secolo e ne! primi del XIU, si era tnaii- 
lenuto per tutto questo secolo, Nel trattalo tra Kirenice e Faenza 
ai oocupDiie una spocìale vortAiiui : essendo bLuIo tolte od alcuni 
della Toso, dei Tedoldini e dfii Foreei, e «d Orlandino Clava- 
iolo robe e denaro per ti valore di 500 lire da un tale di Fa«aza 
A nome L't/ì Tedariirus, il Comuoe di Faenu p«riDette cha «ia 
poeta ufla special gabella ai mercanti ra«ntint eha vengono a 
Firente. dalla qoala uo terzo andrà ai Consoli dei Cavalieri ed a 
quelli che riscuotono i dazii, o gli altri due terzi ai danneggiati ; 
e CÌ6 fino a completa soddisDuioiio del debito. 

Talvolta infine avveniva, che essendo già molto («»e l« re~ 
Incioni tra 1' una o l'aliru cillà per reciproche rappreoo^flie, u 
svitava la guerra nmeltendoBÌ All' arbitrio di una città aiaioa 
comune : co6l fu nel 1231, qnantlo il Comune di Volterra e quello 
di S. tìimigimno commisero la deli nizicHio dello loro vertwua iil 
Poiaetà e Consiglio fiorentino. Raramente perù si raggiungeva 
lo scopo : cfaft anclie nella suddetta liio i Volierrani ìecero •»- 
pere di non accontentarsi del lodo dato dai Priori delle Arti, do- 
legati dal 'Consiglio generate' por dar ragiono atlo fiartì. 

Ci^'rclic «i è veduto nei documenu del Diplomatico, drt quuli 
abbiamo limitalo l'esame alla prima metà del XIU ceootu, ci par 
euOlciente por. dctenniuare le principati mocliflcazìuni aocolte, 
allo Bcopo di regolare io rappresaglie, nelle prìtno n>daMonì 
e«i»teu(i degli Statuti Coreouiiì, e quelle che lo rurono negli 
Statuti posteriori. 

Quanto al niagìsiralo die concedeva liccntu di rapprMugltOi 
abbiam veduto nei documenti anteriori al Vlt^à.) che la nahtooU 
ft Tattn nella Curia del Potestà o del auo assessore; quivi, W- 
scodù proibenti t Condoli di Celimala, 6 data la senienio. E seb- 
bene aia a eroderò cbc questi Coosoli ave^^ero parte non piccola 
aeir ioitiare (ali pnxedimenti, poiché le rapprosagtìe riguarda- 
vano per lo più i morcnnii soggetti ad essi Consuti. pure nelle 
aentenze già esaminale la loro attività appare seeonilarin, li- 
mitandosi air ufBcio di e8timat(>ri delle cose tolto, od a quello di 
coosecvaiori dell'alio che attcsta il valore dello n-- ' 
tanto la semenza è data d<tlla potestà fureslicr.i 
della Bua Curia, seoia cba sì faccia parola di partvcipatiooe dei 



K itlLLE RAPPRBSACUR KCC. 



139 



Consigli eìttattiaL Nulla più antica rada/ìooo cb» abbiamo dello 
Sulato fieli' Arte ili Calirnala unno 13U3), sono la rubrìca </& 
pnmdeniiin rcprt-aallis (Ij ft JtìUo elio i Coii»olÌ di Calimala coo- 
«ORbino al pia pn^ntu il Consiglio spccialu, o se vogliono quello 
gaiteralfl. u In ricbicdauo aul du farni iutaruo allo rappresaglie, 
per le quali la (lifvr«4 parti ì mercanti liocoatiai fioiio danneg- 
giati : e non |>ortanut essi Cousoli insì-ìcne allo altre Capitudinì 
diano opera ellìcaco acct^ che le rappresaglie pendenti &ìeuo se- 
dale. Innltro convengano callu'Capitudiiii delle evita Arti mag^ori 
ed ìiiìitemK racciami petizione allìriclié i (JohhìjjIì ciltadiiii ricono- 
scano nulla ogni licenza dì rappresaglia daia dal Comune senza 
la prii&vnza dulie dette Capiiudiui, e sùiua il luro cuiiaiglio olle- 
auto a scrulitiio segreto ; e ciò i detti consoli debbano procurare 
entrando in ut£c)v, al più presto, ia buona fede, coi Priori e col 
Goutetloaierti di Uiudtiùa. 

È oviileuto c]ul la intluenza dei radicali rivotgimonli nwe- 
utili oetla secuuda aiata del XUI socoto: invero, in lutti (]uegli 
ntti giudi/iarii cbo, come ijuesto, baiino un carattere polìtioo, & 
abolito cpiuir accetilraiueuio nelle luariì del pottfitta, ciie caratle- 
ruxM il governo cittadino nella prìnia meta del 2UJ. Kratlanlo è 
K ritenun: cbo lo Cupitudiui non avessero ancora otienutu asso- 
lutaniant» il loro ìntervenlo nel definire le rappresaglie, dal tno- 
UMnio che cercauo olteoerlo volta a volta per petizione. S' ba 
daa<)ue a credere che netto Statuto del l'ole«ta fosse ancora or 
dinato 1' antico BiHtema net regolare questa materia; donde la 
iieu«it»it& di provocare una provvisiono cbo |U)r essere speciala 
avrebbe abolito il disposto generate del Costituto. Ma poi nella 
redazione dello Statuto del Potestà del Vdiò a riconosciuto alte 
Capttudim il diritto d'iolervonìre altecoac««KÌuHÌ di rappresaglie. 
Infatti nella rubrica tle n-pn-mUts (2> si legge che il Potestà, 
rieevuta Homraaria prova, debba convocare ì Consoli delle sette 
Arti uiagijiorì, 8 col loro consìglio dia licenm di far rappr«BaglÌa. 
In questa rodazioue dello Statuto lo scopo di coraporro paciRca- 
aieote tali controTeroa ó anche più evidente, percliè innanzi che 
aia data facoltà al danneggialo di riprendere le cose perduto, 
od il loro valore, 4 ordinato dì (aro due ìn<)uisizÌoai al Co- 
ti! tU>. IV, RDt>. XXT, 

(S) Llb. Il, ruh. S7. Lo Staloln dol Ca|tltann ilei 1331 lia una ratirlra 
teloms aUe rB|i|iretaaUfl (HI). V, r. 1S*) di-l «effueulo lenoro: ifti^tt ini 
kaMi^-eritl (n ciuUalo Ffòrtalir ytr il«i:r>ini<iDi non jrmiimfwroerajioM re* 
p r ttt U uinm. 

A...... 4> Srrif. T. XVItl. « 



170 



ArrONTl SOLLA VfiSDETT* MltV4TA 



mun» dal rM, e si debba aspettare il («nnìne di tiu laMO dopo 
la seconda tniui^izìone : l&>ldove dai documenti sopr* «^ìunnoiiii 
parrebbe che nel tem[>ii pia antioo b4«iu«3e una sola richiO'iU. 
Rimane Termo quello che e disposto intorno alle aiiribujiioDÌ 
d«i Consoli di Calimala. La ste^isa rubrica, collo aggiunto mar^ 
ginali che si trovano già neli'archeliiio, e eoa altre (wcbe modì- 
flcazìOQÌ, esUte nella redazione del costituto dal l^Xi od 6 la 73 
del Lib. II. Invece essenziali maJilìoafioni koiio indicuic nello 
Statuto dol Comune del li 15. Nella parie trutta dal Uoalilutu del 
Poteslù b abolita affatto la rubrica de reprcsatlts.- dì i)uott« 
materia invece si parla nel Trattuto dei CotiMli d«lle Arti o dei 
Mercanti (rub. 31). Lo rappresaglie, dice lo Statuto, si poscooo 
concedere, soltanto per vìa di provvisiono o pe:ÌJÌone approvata 
ed ottenuta ire Ì Signori coi loro Cotlegiì nei consigli <i 

del Popolo e Comune di Firoiue, o non allniDOnli . cu- . > i 

abolendo tulli gli altri statuti, cosi dell'università d« mercanti 
oomo qualunque altro, i quali dispongmio dì vorsan ionia. Por ini 
gtiisA ogoi diritto ÌQ pro&osiio, era rivendicato dalle atjioriu 
cittadine. Seguo clic non si po&sa Tar rappretiaglta contro ì ret- 
tori od ufTìciuli rorestìeri del Comune, ne contro i mercanti <-l!<- 
vengono in ^1ren^e por vendere veitova^lie : ma ver^o q<i>i-;i 
ultimi si intenda sospesa ogni rappresuglia durante il lampo 
dell' uflìcio duir abbondanza. 

11 Costituto del I3ió cosi determina ì oasi nei quali si eonoft> 
devano te rappresaglie. ^ Et si (Fiorentini) in alia ciultale, ca< 

* stro ucl terra extra dtalrìctum bine dobcrent alìqnam pti'ini. 
' quantitatoin, uut res corum fueriot ablate uel detenie et euru :i 
s possessiones inquietato uel ab eìs inìque eitaciiones axtorta 

* ufil pfrdagia uel mala tolta ab eis abiau eoaira debitum 

* et eoluium modum nel pacta, uel in personis Tuarinl dolenti 

* et propier hee expeosorum granali ec. ^ Trattosi aduuque 
di perdita di danaro o dì cme. di poisasaioni danurg^iiite, <Ii 
esaiioni csLono ed iiiOne di detenzione iiersonalo, congiduruta 
peri) riguardo allo eposo che ha seco portato. Non vi ba DOp- 
puro un accenno alle gravi ofiaso corporali, por te quali gli 
•Statuti ammettono la vendetta privata tra gli uomini sog- 
getti alla cittA (1^ Co«l ci vien fallo di domandarci: quando 

|t) ParUndo di ^inn niBierfg nnn «i p<i6 in'ti rietiriart II Ir 
pnuliaritm lU Barlaltt(Vi-il. Biutoi.i ji S^inniinAin. raiuilia. 0''- ' 

Traaaiut M. T. X. Vcneitl* itot, r. UT;, iiH imtii II f«mo«o iiufrrfMt*uiia 
r«c«ogll«va ed ordinavi quoto di ibmIIo treriva in pn'twlle u«lle eoo- 



e »tn.LB RAPnRBBAftLtE ECC. 



t71 



on rùrsEtioro abbia, ucciso od altrimenti offeso an cittadino 
areolino, i p&rauli (luir ucciso, o colui che avesse «offieria 
J'otibsa aTavaiio soltanto dirìuo di «endicarfii del oolpeTole, op- 
puro, applicandosi Ìl principio delio rappresaglie, avrobbero pò- 
,tato astenders la vendetta a tutti i conci itad ini dui reo? la 
'•Mondo luogo, supposta io tali cosi l'applicaiione dvllu rappre- 
Mglia, l'eilScticia dai trattati che i fiorenttoi av«raio stipulati 
con altre cìtia per abolire le recìproclie rappresaglie si estende 
aucbe al catio di vendetta, privata per offese corporali f la nes- 
aono degli Statuti fiorentini sodo toccati <)U6RlÌ punti. Le diapo- 
aìtioui iutorno alla vendetta riguardano solo le inimicizie tra 
cittadini e cittadini e tra i citladiiii e di&(retluali, E ()uesto silen- 
zio A iudirailauicoto spiegato dallo rogpia generali seguite in di- 
ritto penale dal Costituto florcniìno. Esso ordina che i giudici 
delegali a punire i malotici dobbauo giudicare di ogni dolillo per- 
petrato nel territorio soggetto alla citta da qualsiasi persona, e 
a danno di uliìculiessiu, coinpre?tÌ <]uindi gli stranieri : puniscano 
tuoi tre o^DÌ mulcflcio del (juuio »ia reo un cìuadiuo tiorenlino, in 
qualsiasi luogo sia slato connnasao (1) : anzi con provviaiooe 
del 12'>1, insonla poi noi Costituto, à iiitorprclata la suddetta 
disffosuioiio nel senso cha it cittadino cfae abbia commesso al- 
trovfl un inalefìcto debba esser punito dai giudici fiorentini ancbe 
ae ha già aotTerta un'altra ooodaona io altro luogo (.2). 



«oeludinl tulinne, agfiuoMtido il«l proprio la liilorprcUilone del prlnrlpll 
cfc« artflglitta e U crÉltm di quelli che DR^tlarR. Qnrtln lavoro, tallio 
tocWi lit jtnn Umì, anjiitsl» qu««l l'auloHia e la venemlone <ll un romice 
lexislitlIVD iÙMif. Wacb, Ocr An-eiiproctiu in mincr gathialtthdim Eniwktìimfi ; 
Sni*r Tina Lelpiif IHIH |t. SJ). 

c«tk In af<r>ncki> oBaervare <>i« neppor Bariola il cMopa afTutlo di ven- 
dellp per iiialcnili, nio «ohi di djnn) nucuixarll. Koievote 6 la lìHen cli'eiU 
t» api prlorlpiu, Clio II danciemlilu «1 imm tifare delle euat perdute «ni 
tiwt ili i|uaUiiique (wrfcnst locaclU alla eliti dcbllrlcc: Il che era ^lalo In- 
iDanil roiiilxKlold, naiC Kait<ila «te^KO ri dlrn, da he di Bn. iCIafi I4- 
CGMi* ta: Bi«.v «14 |ll!TA-t3nSv inionio ul qiiula ved. Savicit, Stofia Mdirillo 
ro'nmya ««1 ti. H-, iradua- del Buuati, >oI. Il, Torino 1^37, 0. ^35 *eg, ; e 
WiQi - Dp. eli. p alt). Il V.(i:m ci Infamia clie irattA ile»» rappresoRlfe 
anfh* Atvnth n« Ituiu {11Ì9-I3IC) ntl'e ano Rbfse al codice di Fe4«- 
Ijirrt ti, In CMili'MiiODKa urWuigtia SiciUa* Lusduni IQCO, Uh. I. III. ft, p. U. 
KartAln al orniiie dalla rappreaxlia Ixcnwt Caxu a Conri, pro- 
oro di dlnllo a FfldDvu {rfr. Slittine, OetMahle iler pop%iil4rm Li<t«~ 
rabtr tifi ra>n-ka'im. Herhti, p. 33). 

^'.<i iiot ìsa, Lib. ni. flub. C: Iìtoijte4a Irtum iuéletimniatitleiamn_ 
i >'..il. ilei I3i5. Run i;XVI: Dv maliiikto eommùta Mira ditirirlmn 
yiomUt, (juo«ta rub44ea è auu poi caucellau, n»BAd4 Inserita nella ru- 




172 



APPUNTI em-LA TEmBTTA PRIVaT* 



In conaegttenza di qaestt principii è naturalo ob« gli «ta- 
tutarii fii>renùnì non sì occupino atfattu tlul Ibrcslicro che ftbbia 
ucciso o gruvoiiietite oifeso uu loro coiiciiiAiliuo in lorra atra- 
aiera, rìcoDOscdiido il diritto di pumzion» noi giudici dal luogo 
ovQ il delitto fu commesso (Ij ; ed a siiclie imiiirala che menm 
abbanJonaao il reo alla vendetta privata dei danuujj^iati, don 
dotermioÌDO in alcun modo la foruia di questa veodeua : né, pef 
quel eh' iu sappia, questo punto t consideralo in altri Statuti 
iUliani (2). 

Ma so per questa vìa noo si ba una risposta aito dus qtil* 
slioni suddetto, od segucnto documento di data ai^sai antica 
(1336} sì trovano risolto. Tripolo dol Tu Uambiiio, dal Uorgo dì 
S. Maria di Volterra, e MatFco, deUo Mal fatti no, che Fu di Itoncolla 
ed allora abitava in Volterra, avevano ucciso Hoiimercaindel (a 
Saazanoue, cittadino floreoUiio. Il Comuue di V'ullarra mauda 
suoi aaibB!>ciaiorì a Fireuza Lanfranco di Miraiiorso a Aldifrado 
del fu Niccola pur pagare ad Orlatidiiio e Cavalcunte di furiiani- 
piero, fratelli dell'ucciso, * tnartli no/nine ^ lire lUJ dt buoni 
denari pisani ; ed in seguito a questo pagatMnto i suddetti tt%- 
teJli, per sé e per i loro ligli, coniauguioci o seguaci, lànito Hdo 
a rifluto di CIÒ che loro spelta, promettendo di non prender 
veadetta dell' oilesa patita contro il Comune di Volterra, ud con- 
tro alcun soggetto del delio Comune nella persona o negli a<rort: 
salvo però cbo non sieno tenuti a questa pace verso gli uccisori 
del loro fratello, ai verso i loro figli o discendenti. La paca A 
fatta col consueto rito del bacio, «olio pena di lire lUOJ dctla 
aoddctta moneta, essendo principali 6deìu»3vrìGuÌdDltad<<l \*mio 
a Boniosegna del fu Piera; od A corruburaia da solenuo gin- 



brlra 16 delia »t«8M l'bro: Dt tmpurt o^ilionJi ^l^mini fOUttatU et capi- 
f4i««i M utifieiin i» tuffa coiuruià. Aachr la rub. 1G Ii4 pnl ramlitain ItMiffn, 
«d « sUU rolhjC4ia Iu principia del Utlitsto, aublltf dupo la lecwhU t*- 
brlca BDddftia. 

(t| Il esso elle II Lresllero Bhbia ueelM od qffr«4 uo «llUdtn'incl I6r- 
rltorlo winietift • Firen», « che sta poi rliiH^it» a liiirEUe, it ridare a^ 
l'Bllm, nnn entendo ID alcun modo aiifriloalrlla la poos cai il l>/ni[|lnii 
•Bdf«ll^e soesello. 

iti Neppiiro II PutiLi, nel ^olnu rnlame delln «ui upera. {IhrHtn I*t- 
naU /loliatto] nve efumina on fan niin*M di SUtiili, ha i>eru«in(ui di 
trituro di quo«Ui Rpecle di vendeiU: ciò provs dir. bM SialtiU >>lr*ai heh 
•e ne ocruparono. Quanln alla pamiune della tlr-miirn rhe ii''''"> r- "< •"•••«n 
un maleacio enntra an rliudlno la lorrltoriQ nin *ntxvni ui vr 

Uld aoa ricordi rhe una 'etce mixlotMue del ITTI domo IV, p. ut;, uniu 
al urna ad aoimeiiere qot»to princlplu^ 



B StTULB RAI^fRCSAfiUB ECC. 



173 



rarnento, e 6nlla promesfia di fiu- giurar» Ì Rglt dì Bonmorcato 
luanilo iibbiano rans^iunta l'oU di 11 anni, ne\ tarmino di on 
I^moac, dopo [a ricliieitu fatui dal Coinun« 4i Volterra. 

I Voltdrraaì adunano, pur RbbMndonatido gli uccisori alla 
ddotin drilli uiTe^ì, sono (ennii a pagare una composiiioiie, 
InctiA non sia danneggiato alcun altro Mugello Aq\ Comune: 

ondo resulta essera evidente ohe è ammesso il principio di rap- 
presaglia aiiriie rijtuurilu allo vendetta |>rivala (1). 

II docuntent'] nucho coiifernia die i trallati ìiitervenuli tra 
oittA e cttlJi per editarti le rappro«aKlio noa si applicano alla 

'■<. ìiMla |ier fttVcse corporali : il cho à naiurale luarid» ei penai 
^■iii alcuni di (iU6*.Li trallaU (come quello tra Kiren/e e Volterra) 
non sì estendono neppure ad ogni sorta di rappresaglie, ma 
limitano i oasi nd quali la oonvenziotie ha luogo. 

Pietro Santini. 

(1) i^i itoriimpnlq mm si Tiravi che I sodileul Trlpn'e e Ustt!m at>- 
blann min» una lum jitt |iarlo <lol Cornane ili VoMerm. Dtì re^to le di- 
ttptx'itaiii del Otliiulo nUcrnaa sa qurxta ni.ilcTiB crani affalia digerite 
quelMi del CliMpiitlDA. Iii*or« Il Oitnane di tirenze, rome si A risln, st- 
leUav» e |>eiia o«ttl pcnona die si town reta fOipev«i« di «nc«o M 
nlctdlu nd torrthirlo lioreniino, tsiitu M era mki»iIii •> Comune , quanio 
H> n-jn In rf»-. luailm-e III uni d«lle plb aultrlie Ktlitloiil dello Statuti) 
iiFfurnino ann- iÌtZ\ ti Irrec i 0* ra ^^l fe^eril o,ffntm altrui forrta^at. SI 

■ i|iiii t'iiiLiTivne ciullilii) uri >10 riu* iirndirii* tivtnl cai^riAlnneiii dlirul 

• |M'*'>i><! c'er*'*'! uifi laico In («rform, t[»6 nnn sii nof^tio Ìiirif4kilonla, 

• run*iik-s uci iiuti-ilii» neo Irnrjiolur cui» |iu""^ acrutiilum T'irmain itut- 

• u-rrant D<n«tliuil. ted p<i$!iiiil roii«uli!« uel |ii>lc«ta»outii |iuiilre porum ar- 
« bilria cuin coiiflHn nmitium Fuorun musi Mar ioni ni ci pruiiftlttnruin et 
■■ nnntuidcn ntrTratonim nmitiam mi loaiorit paitts >. iti Cod c«t»e net* 
rArdiivlo CaniiniBTa ili Vnllrrra, [>ebbn la (ire^eMe nolliia alta setitlloato 
del Prgf: P«»li) N>'ii io |>erA qtiilt « iiiiniite modlllcaihicil «kiio »tate In- 
lioiluna Dulie fniJiloiil poiierlori iltsll Slilull Totlprraiii. ferUinto m un 
odirr o<'*l«nt« uel R. krtb. di Stato di Mrtntc, t eoiilenniie ajiriunifl e 
rnrinlonl falle a qiicìii) Slaiuti nrl ^ccnin \M, vi hit la rirnrma sc^ucDta 
dui n^l: lltm «liuT'mfrj ad Slaiultim nb ruLrira do p4ia iilivs i/ui of- 
fk^tat ftctrU (ornane^, tap. txjvij , ri nJ Slnlvtym lub ruMeaul tfj^tnmt 
a iti'eni'. cap Lcxx: a SI quia taren^li quamodoctimiiue oOciiderll clullo- 

• l«iu t'oiaifranam consta! nxif tur Indupluni Itili» p; nn qiia rondetnnirelur 

■ ciglK lioUlerronaf bI allam cluem l^fllBlerranuiii otTcndlSMl ; et al i:lala 
a tlolRlfirranui (itKunndiKiimqtw olTenden^t forensi-iii, ronil<nna:ur raden 

• pvttJ, qua mtdetrinari;lur si aliai» elvem l^alerrsmiin odcDdUstt. Salu« 
H nud al ia lem oOriisi rinuU tniponerelar minor pena tofrljtaue ollun* 

■ diati lortnwm, Illa culiinr pena inpanatur Uolaterrano qui taleca toren- 

• ffn gHeoderli ot eoo otaior ». 



M 



174 



APPVNTr BVIXA WiXUeTTA PttIV* i 



DOCUMENTO. 



{A. Arehivio di Slato fn Firmst. - DiptomUien. 1235 Ottobre il. — 
Prov. Volterra). 

lo (KKBJne Jomini nOBlri le»u Cbri»ti, unien. ÌIhc pvblica pittrAl 
scrlplura qtxxl Urboilinufl et Citiukauie fraue« (ilit ulim Baiixanuroi de 
porla «iincti Pclri cìuilutii Fluri'iilie el rnlres nlim Bonimrcati filli «illiB 
dicU Stianomi prò se ipm et niiii «I bpredibii» el fionuniKilMlt el 
iut))toribusel»equ3rlh(i!seofiiinet speeiallter prò flillset hirrcillbuitllcll 
Boninercalj, oblixantes n iitsi» et romm Rlìns el hcrrtlei et bona omnli 
preMolia et fulan ad |nfr3iw>ri|ita omnia et «incula obsvnundii, rtni» 
niDl et (iiiierunl domioo l't))<tp|M SioibaMI lune Uiillerrane putcsUtL 
el domlnU Lamrranco U Minaurso el Altlìrrctlo L oliai Niacbul^. lune 
anbaxiatoribufl comunis l'ulierrv. recipiviilibut prò ipsorornun) etnn»- 
ueriitatA eluadem comunis el tlintrictus, et 0'-]initiu.s et »lrifnilh hutnl- 
ntbus el perMnU eiuftlem eomuniliiUit et ili^lrlclu», oaiavm iiunrlam 
omnem oSrrxiloncn] «lue olTenuin hcUiio eiwlcm iJe prrsoM dlcil Ban- 
ffli-rcati et bclain ips( Boamcreato ut de morte et ocd^iono tioo bo- 
mtelillo Ipitius BoniDerealJ olim oeclsl aiUB inl«rlectl a TripDlo (. Km- 
bini ile Bur^o sanck Murie ilr Lulierra ti a MilTro rgiil ilicilur MiIIjI- 
tinuR, qui full de Honcolli el iitinc DWrjlur iu clullale lollcrr? apot 
portaiD Silici», proDiItlentu ttse pra ite iptlE et fillit et bernlibiu «1 
omnlbu) et «ingulis pcrsoois saprascilplis mm olFcusaros'nec inlaralarot 
la personli ucl rebus Ipuin cnrnune «le Lulurra uel alti)uani •tnjtnlJi- 
rem perranao) ttictl comonis, occastom illcti butnlcitiii p<_'rnrlratl «l fi- 
eli stue IIMti in dictum Boiitnerealum siue ile iM-rwn.1 dlcli U<innper- 
estl; et quod carabuat et racient ila i|uu'] Olii ual hereiles illeif' Boo- 
Dieriratl banc reniiuionem fliKrm et n>rutil(oiK(n et prumBilancm «t 
pac«in Infriserlptam perpetuo baliebuiit nìam «t lirmam et cooira noa 
iiei)l<'nt per «e uel per alli^. ri eam lirin.ibiii)l ad itklam luptentl* e»- 
«lunia lullcrriol pmtquain fuerlnt iii el4lc quaUimnlcdu anaonin Infra 
iinun neoseoi proxiaun pasiquan dlcli Orliodlnus el Caualeanle 
fratres nel eoruQ flill el bereies raerint lni|ii(iiU a rwiinni I ulinm 
uel ab aliqna persona ad boo eoMiilota prò Ipeo i^iuo ab i|n4 «omunt 
ite Uullerra. SI nero liec otonia et kingula supra et InTra arrlpla 'prr- 
illotl Orlandtnaa et Caiialcnnlo rraUen prò w ipd* et cOrum Itllis ci 
beredlboi et niUii el tai>re<llbaa ollm diell Bofimenratl oi eomlbnf ooo- 
ungsliieh et luualoriliiiK ci seituncibo» M>runi min (rtHBralurn .i 
WAin Ciclun est ucl fueril, uel aliqua ocusloiie pr«niiipKi< 



E 9(11.LC RAPPIteS^CUe BCC. 



175 



fmire. prflmlMTiinl 80pr»MrlpIl« domirio l'^yllp^lo Mine poiMUli Uul* 
Iprre «l |.]<iirr.inco «t AMirraln «mlux in (orlimi) dirli ccnnunll do l'ul- 
Icm, redptrntitiiis prn ì|>fta oiniunì ti uiijuer-itiile ip^iui comunit al 
om))(b<is *l dnjulis bominibu!! Ì|Miu< nomiiaiìi Uullerra el dMlriclus 
gel cui conc"i>irrinl. ilirf ri vtliiciv nomine pcau liliras mille bnnDrani 
denariurnm piunoruni.utnne<ìu^ ibmiifliim lltit et exii«n<as exirxle pro- 
uviiìlIM (li"! reurdrs tuli (>l>ligo p»ti-«lall4 a qu» mi^U pru li'iifinfe 
potwiit conprlli : et (iena u(uU et cflnmhsa ud tanliim Q>Q'nis4a et 
ddmpiiit el rvpFnins reurciits, tii?c omnia et sineiiU suprn et Infra 
icripu prr|x-Iuii liniia Luiicro filcero pl nlncrunre. Iii'^ipcr prò se fpsis 
et fllli-> ti Itrrcililus eorum et fllil:i i<l here<lil)u< (Jìcli Panmereiitl el 
OEnniti» conia II ;iuiiirl4 n limali ir j li ii« el si'i|u3ciliu« etinim rf>iDlii1orunl 
ilicio iliiRiimi rhyÌJ(i|M (unr pulcnlulo L'iilltTre ci ilictis amlMUtiatOflIius, 
Kilìccl l.inirr.inco el A Mlfte-tii, rwipiMlilm» prò ipw cniniml df l'itlterra, 
ci onniiliiK el MiijiatU lii'>niiHi)iD'« el piTionU lp«tu« comiinls el ill«lrtflus. 
fiicem culli tifculu liiin- ìh) Iids ilo s<i|irisciiiito lionitcxiìu el olT'fnsa 
mIuo Innien el l'xi^pto pt uctu In supntlicU |uicc fine et remiiisiiine 
ffiuKl •upnM:rtptl Orbn'trtiu* et llniialciinle hattes uri coruni l'tlij el 
hcnlr* *i\tis filli ci lincile^ itlcll Bonmereall ui-l eonim confai n(;iiinej et 
|uitkli>rt"t Pi iwqnjee» ci fìilHii««)rr!i iiilM«:n[tli non tcneaiilitr iIr «ii- 
pnidicta Rne rcmitfi'Kie ptT)mì*<i|nne ci pnce ri alili supradiclii (ani 
pt ti*) 11) Mprateriplii Tripulo e( MnlTi'o nel alteri eoram sul prò 
«l« u«l ile efs Ufi :ii;cui pm eia tcI iIu e'n auironim Ollh et defcenilcn- 
litiu*. Prcleri-a iliditn line«u rcniiifioticni reTiiUlhifiem proni i».''lonen) 
p^irrm. el omnia l-I «infili «upra f t infra «critilfl nh«iTUnre hcvìe Hrma 
U'wie et non cnnira waìie ilicll UiUmliMis et Cnualmnlc fratrcH super 
nnrta ilei cuanisrlU eurpumlilcr lucia luriiuerunl.* pm qua (Ina et reFii- 
Uili>>ne el rHniUsiiHio i-l iinmiU'^trKttf et clilisallone ttii-li Oiltmlinil* ol 
Cnu.ilunlr frjlm «ififc.v>Ì «lol el ricn spi- future utimcriiliodilms so rc- 
cci'U^e «i li'ibii tiii-e a tUeio Oomluo l'tiy]i(i|)(i SlDlbnlill pote«la(e l'ulicire 
SI a(liclÌ!< Lamrrancoet Alillfreiln amliiii.ilorÌt>uti»muiih l'Hlterfe.8ol- 
aeniibiiii prò i|i«tieiimanl, lihrjiiietfltom bonoroni i)«'i«rìcirurn pÌMnorum 
meriti nomine, reimnliantt^ In hi* ninnlltuit el Rinculi* «iipniscrlplii furi 
prlvtleHtn, txw coasi lini inni» Itenelirlo, epUtnle lilui Ailriani, istcrpliunl 
tiun tiu<M:r«ti et non «ululi meriti supraseripli. omn^iie alll IcRtim lurti 
ntnilitutl et eii-ctitloiils nficciillR ci genera Its ausilio. \tl hec GuMot* 
lui f. ollm tiiiiilolii del Pano et Ihminfiegnii I. olim Pieri de la Ripa, 
piKitiui el iitnit'taio 'liclnriim Or'animl el Ciualcantis, cOD«ilÌlueiites 
w IptDB pi inoliale* (l(l«iU4«ure« , llilciusjerunt In omncm csuMm el 
pr«iDÌ*rmat w cnraiurus «t facluros ila quoj fiopr&«cripU Orlanitl- 
flo* el Cnualeanle prò «e lp<ls et eurnm lilii« et bereilibOR et fillis et 
tierrdiimì diotl Boniner&ili ci (Asiiilius cMisanguioeis et luuituribus CI 
•eifucibui eocuiD suprascrlptAm fiiieo remisjioaein refataUoDein lueein 
(t) Le ptrvlo fra paroalcil tODft espunte. 



176 



AI'PDKTI iUU.* VENDETTA PTUVAT* ICC. 



et promiRsioDem ti nmnlarl sin^uln «uprat^rlpla nma et Isoorrnpta per- 
petuo balwtmiit eU)l)riCru.tt»inl ut iian contni urnienl. olqmxlcornhufli 
el farivnl tU ijuixl filil et Ucrr^dcs siiprascripti EtnitnirciU hanc flnrm 
renilKìOKtn el pnn'in firniahuni i-t halx'I'nnt nUm et rirmam iti «li* 
ctatn sapientii coiituni* lulLerrei. quaiiilu ipii fuerìat in rUle qualtuQr- 
decfo) uuiorum inrn anutD nwojcnt provlmun postqRtim riioti Ot\»a- 
ftjqus al Cattalcante rillereat (!> ot illcU (ìaidiictus ol llAiiln<<i<^ od 
eorum ftlil el tieredos inqiiii^li Tuerlnt u JliMo cumiiiil Uillcrra ucl èb 
allqua (ifr^una prò illctu rgniutii atl litie c<ifittt|luta ; Rliu|iiin si vi dl- 
clutn rM in loinm elicti Guìdoctiu et Boninw-fioa Gtleiufsorcs opn ob* 
ser'uaucriiil jicr si: mei enrnm Immlcs, uri iiliqua oceBAloofi prHaiD- 
(ifierliit a>DlM tiMiirc. prooifi'eriinl clquillbel lo <-' : . . ' i 
Ptiilippr) inac |H>l<-»Inl« Liilt«rre el l.^mfranco ri A ' 
bus cltcli Mmuiiis Luitrrre recipfontibui prò ip>o cooiudI, et umnitiu* 
liomlnltms el |ii>re»nis Ip^ius amuai* el eius diitrlclu» uel ftil cnDcane- 
rlnl.darectMiltiere nomine prn« lll>ris mille boni)riimrleniirInniRi pimin* 
n)m:etumne lijmpnaiD liliset «:iptnfit$('xiivt« pr" 
sul) oìAigo poiuistifi a qua nisgis prò tempore p>>- < ^ i 

.coninissa el soluta ucl lanlum conmìssa ni ilam|iin« ut upri»Ì5eiwai|al[s 

«upraiierlplii omnlbiiB et KJngiilU In eiia lirmilniediiraalllius: r^' 

fK) Ipflns et eonim Iwrcilr» nil ^u(>ni>cript» omnia et siii^-ula '■. 
leiiuotiaoles In MiiioruDibii^ Tori priiiik-gitt, noue fonsUlullon 
ppi«li>lr diuì Adriniti, omnìque tlii legum iurÌ«conflìli)lÌ et ■ - , i 
sperlnliii et fti'ii'-riills nutltlo; qitltpUD Orlandino e( Cauakantl rralrliiuii 
el (jiii-tnito ti Il«niiiMRna Gdcius^rlbus el cuililicl flWum <B «olldutn 
eun&loiilibuK ut «ii|H>rlus scriptum «ti In lotutn im taeen el obKrajre 
debeiv e^o Rcoiiennlun iudex l'I oi'>l.-irlu9 lorrascrlpliu prrcepl ncuo- 
diim cnpiiiilum suarenlLvie eooslltult Klorentle quod Ita bciatit etoti- 
•rnienl utsupvriui krlptum iwt in omiijbut. 

Ada «uiit bcc omnia Floretilìe io cccksia Mncir Repantc. pnwn- 
Utiu« el uoleDtilius lUelii, (IriaiidiDO ci Catialcjnlo (/jUIIiuìi et (iuMolto 
et BoninsTgiin (hlrlnturìbiim et prctenlltins domino Marcotiatdo ImUrir r. 
ollm li^ljni do hslnrio, f t Hondwia elBantiuc^iia frulfibuf L LjiulUii 
Uiosnii el Gulllielmo ilei Korese indice et mtiiirlo et i.jnrrrtli lewttbut 
■il liec rogaUs. millesimo i!ucente«imo tfigeiimo qulnlu, Milo kaleodu 
nouumhrJi, imliclimw nona 

(S. N.) Ego UrnuenDtiis imperlili iuclorltaie luilox et nolirliui. hec 
Acania ila uoliralate siipnicriplorun contrabenUnm rocaui vi itorlpsi el 
In pnbllfìtia nnrainm reileiti et qnud ttopifiui piincuuiqi ejt aui prò m 
propria mjnii |K)DclatÌ, feci etemeulaul. 

(I> Corrvcgl ■ 'ralrea «, 



LE FALSIFICAZIONI 



;Caftlla. e tnt, Vedt iv. T. XVM, pax. 7S). 

IH qaestu Compendio Hùtorinle esistODD dae diflereoti 
oompitationi, dì cai la prima dì 20 capì, la seconda di soli 
l'i, ma di an torzo piii langk clic l'iUtra. lo le vidi da prima 
in copio manoflcrìttQ, ma ae&ai scorretta, per la gentilezza 
del Marchoao Carlo Allibri di Sostegno, clic te Ita ncllu àua 
biblioteca a San Martino al 'l'anaro. Appresso conobbi quattro 
ojpie «tampste della seconda forma; mai cosa de^na di nota 
che ijuoBtQ mancano goiicralnionto di frootispizio stampato. 
K vvro cbe esse portano V Itnprimalur tiol Maestro del Sacro 
Palazzo, raa senza data dì tempo e di luogo. Inoltre questa 
atnmpn conta in tutto 13 fogli non numerali, di quattro pa- 
giiiu di duo colotmo ciascuna, e sono perciò assai più larghi 
ube Innghì, e più cbc un libro sembrano essere bozze di 
stampa. Il carattere poi & eguale a quello del primo C/jf* 
pt.o, udito dal Zangrandt in Asti. Oli é vero ebe nella 
biblioteca del jtlarchoso Alfieri di Sostegno una copi» ms. 
del ^n'iKo Compendio porta una nota ohe lo dice stampato 
ad ]({5S a Roma da LudoTìco Grignaoi, e vi si soRgiougc cito 
la copia mt. è ricavata fcdcimcntt daU'oritjinale; a che il Tos- 
sioro nell'altra copi» me. aggiauge : origifuih stampato ; ma 
contro (jncste asserzioni, clie poterono nascere da confusione 
fatta fra le due diverne compilazioni, stanno due fatti; ch« 
neuano (ch'io sappia) vide mai stampata la prima compi- 
lazione, e della seconda la copie ohe si conservano mancano 
gvneralmente di frontispizio e di data (l). Laonde ò uopo 

0) Ko esìito per altro nella biblioteoa dol Ho io Tonno aoa 
«-opin cpI froDlUplcio. Ut questo, a ooft) pard la tlc^ien, mdd di ca* 
raUaro e osrta dilTArculi dal resto, e non fauou parto del Megitlrtìf 



isa^ 




178 SULLC PALStPrCAZKMtl 

oonobioders, oon euere improbabile ohe il Compendio ffitio- 
riaU sia sUln apora non di Oaldo Aotooio Mn-UbAÌI^ m* 
del frAtelto 1'. Filippo, e non sia itato stampAlo iti Roma (lai 
Orignani, roa in Asti dal Zangrandi, Attae itnprmum. (oocuo 
BcrìsM il Della Chiesa e doq contr&ddietc ti Malabaila). 

Queotù Compendio porta nel bel princìpio l'i&criaione di 
QomtTQ Pompeo. Intorno & clie il Malabaila, nella pag. 9/ 
del ano 2." Clipeo, ai appella all'autorità di PraoooKO Pane. 
Frattcitcu.^ Pani» ncalendae niemortae etnia nipote kohrtlui' 
vìut tndagator rerum ABlensìum fiactut mtmoriale Raì/mi^wli 
Turei, qui ex antiquiorihui memoriidibm de rebui Aatsntiim 
$uum TMiMridiU eotiie»uìt,... Francesco Pan«, prasogoe il ITa* 
labaila, leggendo in aoa sobodidì Brato SolomoDÌo, oIjc r\naììt 
lapide ora stata in sua prounza ealratta da od pozzo ilull'Ab- 
bacia dui SS. Àpostuli, u« Teco ricerca e no trovò una parlo 
ohe seririva di limitare alla porta della Cbieia di S. ìTarìa 
Maddalena. Secondo Pane poi, figlio di Francesco, gli mostrb 
la scheda oorapiata dal jHidre. - ÌTnac vero ichedam cum Sé- 
eundtu Pani» FrancUci jiliat nobìs o*Haditut, ^am» t noòt- 
liwibu» civibm to adduximiis : et re piftpectc, ad idem Hi 
fuimui cohorlati. Unde tatldem, Pelro Allerto Mastttto Sya- 
dico pars aia marmori» iada/uit abilita, ìn aula Palatii cìkÌ- 
t<UÌ5, addita parte marmorn, ac Itterontm, qiKie t/eeitiif, ed' 
locanda. È gran peccato invero che Ìl Malabaila AÌaai dimontl- 
oato di dirci quali fossero lo lettere trovato e quali le mancanti 
{qitae detuut); e se la lapide calloeanda nel palazzo manici pale 
Ti sia stata poi realmente eoUiieaia. Cortamente dopo d'alIorA 
non se n'ebbe più notiziari)' ^'^ «he però non segue che el 

aleabè il priniD foglio del t«tto comincia per A. loollro fra la de- 
diea e il Compendio 6 ìaiarila la oarti Hi Aiti, inciia dtl Laare, 
U quale piM-ra la data d<-iranua legavuie, 1639. 

(t] Bitogoa t|ir« cho gli Astigiani *oa» elall nioil^ 'li*griitisll 
nelle loro iserìtioai, poÌL-lié il Malabaila wrÌTS ab» di quellu, che. 
era a PollcDm e pnrì*va anahe 4Ì Qomcr coiat fundatorg d'Asili 
erano «tute eanoelUte la lettere (ófiUUraiat), prima di portai* ■■ 
altare nella Caltedralo d'Alba. L'altra di Damatto Tamar^ùrmm 
lUclori Qtc, obs ai diceva oilitoro a Lerici, u«n fu inai ««ilnl* da 
alcuno ; e inmo aa signor PaJeeni ras na ebii^ft notiaia dalla Spò- 



l.Ll.l \ Vl'OKIA A»TICI\XA 



IT» 



debba n(^«ro l'asistcnxa storte* di Kr&Dccsco Pane e di Secon- 
do BQo figliuolo i tanto piò cfao il Della Chiesa nolla «uà Illu- 
ttratìo (parlando della wcoQda distrazione d'Asti per opera 
del Earbarutsa, della (joate si veda anche la pag. 1 17 del 2.* 
Cljfpf-o), non fa su Oli» alcttm» osuprvazione, poiché scrivo 
(p. 71): 8i Doctor Panus Astemis rert*in 9uae paino* ptrìti»- 
timut in ^iiadam nota nem'yrahUium luer^SÈOrum in iltn, 
quaw mbi» prae fatua P. Malahaila cùmmunìcanit.... Paii darai 
adanqao olio (jaolla nota, del genere di quello che fanno parto 
ilflli"^ carta Menna che ora enaminiaiuo (1) avente con molte aU 
ii-o il SUlabaitii ac({aistata dalla famiglia Pane, dopo il suo 
ritomo da Roma in Asti. Onde per altro non si deve conchiu- 
dere oabìto col dire Francesco Pane autore del memoriale di 
Raian>ndy Turco, come fecero il Grrassi [Stovia d'Atti, voi !.• 
|i, 18), «d il Do Itolaadis {Xctitte dfgii »cì-iUorÌ astigiani, 
p. 27-28). 

Quanto alle epigrafi astigiane nota il Mommsen (2), cho 
prtiuii n raccoglierlo fu il Multiu nella seconda metà del ae* 
coKi XVI, cai tenne dietro il Dani; poscia cominoìarono la 
falsificazioui. E (jut ci daolo incontrare di nuovo il P. F. Ma- 
labaila, il quale no mandò lanlte, in parte vere o tu ]Mirte 
fal*&, al QatcbenoD che le inserì nella aita Hìttoin tjénétUcgì- 



s1a<|Dtlctia anno arldiciro. E c»sl tìaae l'iitoiso modo l'antore del 
C^nptndM UittoriaV, dove ad C«p. K Bcriro di infdag'Je poaae- 
diite, od aJin«Da vodntff da R. Turco. Glu'io Falleto, Giacomo Cise, 
ToinmaM Aoricola, tulli autori iinm^ìasri ; e di due iscrlcionl a 
lìalio Ceiar«, l'nna «i dico 0»iat«<o in Turri etutri v.lerit (•'eri» 
ìrtotù, « l'kllfajuuti Caroti Y dalac agenti» an. 16^9 in Germa- 
nium traatlattu (lap'a}* Con questo ÉUt«inH Tautore era BÌcuro di 
DOS poter mai estere eolto in Ratio. 

(1) Qneaia nou deie coitilUTe il capo dot Pk§Ìdì (p. dl9'^l): 
/>e 4eJHioHc /tela ytr Mediotantnte» Fed<rico T Ttaperatori. Si Uof m 
fra It c*rt« Mottna eoa nn'agglunta inedita del ItalabalU, eomeal 
vedri ■pprcusn. 

(SI fntcripliijHet Galilae Ci»atpin<ie Lalìnac aiuuìUa et anrteri- 
tate Araiiemi'ie r.Uteramm Htgiat Bortuneat tàidit Theodon* 
A/i'i.'n-n. licroUni, a-pnd Oevrginm Jiei»erum MDfCCLXXVII. 
V^laui'iiU iiitìnti pftra pocieilor, p. 856 et »oi|q. 



180 «DLLB FAL«inCAZION) 

f M dt h Maison dfi Sav<ìit (1) coD qouta nota; Sfquunt»r \n- 
tcriplionet quuc eunt in civUnttaut Urntorio Attenti: ColUgit 
at mìsil li. P. PhlL Malahaila iwlU» et emdltiu ArteiitU (2). 
Coo aggiunte poi, e distinzione delle apocrife dalle genaìne, 1« 
pubblicò G. F. Muratori io Torino oel 1869, oiiservanilo, 
(p. 8) ohe il Maffei dubitava, u; fra le epigrafi astesi «dito dal 
OuiehenOB vo oc fos«o pur ana autentica ; od il Mureelli 
tutta Id condaDDava. Ultimo in t«npo, ma primo in merito, 
il Mommsea oell'op. oit. pabblicava anch' ogti le epigni6 
d'Asti. 

Devo per altro premettere cbe U famosa ÌRCrÌKÌone dì 
Pompeo e ^om«rera stata dal Gaicbenon ricavata dalla Sto* 
ria cronologica di Moosignor Delta Chiesa, il quale, come 
vedcmiuo, più tardi sì penti di averla accolla. Ma non h da 
tacersi che egli, benché meritamente tacciato di abadataggiao 
Dfello stampare le iscriaioni, qaì per altro anootÒ : Vette in— 
scriptum al moderne, re gu« »» reconnaU au tlyU, s( m ca 
qu' <IU parie de Qotner, qua l qiì prittnd avoir Uè fondateur 
do cetU VilU. 

QaoBt' iscrizione fu stampata in vario forme. Dae volto 
essa s'incontra nel Memoriale dì Raimondo Torco, la prìma a 
p. 17G del Pasini, por attribuire a Oomer la fondacivnc d'Atti, 
e la seconda per farne ristaurature Pompeo sulla fede di Mu- 
sio Q-latido (f, 1B2), con puchc varianti. Hsaa e pAriiucnto ri- 
produtta nei Frammcnii (e cosi pare nel foglia delle carte 
Ileana, del q^uale ai vede piccola parte nel facsìmile). La prima 
volta & data sulla fede di Giulio Falloto (p. 316], ed aggiUDgv 
molte cose, fra eoi il Magno dato in disteso a Pompeo, e più 
anoora Io linoe segueoli : in rei msmor. PoU. Laeiitiae - E{ 
grati animi Tettim - Ctvtt PP. An. ab Urb. Rem. cond. 
DGXCIlll. - L. D, D. D. Segue poi quella che si vede di 



(1) SAunt. OoicuBliOH, op- ciU ).■ edis. 1G60, 7.» tdls. 1770, 
Torino, presso Brìolo, voi. 1.* p. A9 e ■«(;. 

f2) V. A^i Colonia romana e «ne Ue'ùì&ni, prnas negli atti sniaori 
delltt R. Aocadsmia delle t>oÌstts«4i Torioo nel H60 iat.*, pel in 
8.' aeptrataateats eolio stesso aoao dalla tip. dal Oieraale II Cautt 
Cavour* 



DELLA STOnU ASTIGIANA 181 

Diano del Malabaìia nel facsimile, colla mancanza per altro 
noi Fatiui dell'r fìiule ìn Oomer, ed ò del teaore ««gaeuto. 

GN. POil. Q. 
XXII REO. 80BACT. 

ÀSTAM 

A QOMER COXDIT. 

A QÀLLIS OEIBOT. 

RESTAV. 

POB. LET. PP. 

È poi curioso il modo e^o cui iì M&Iftbaila, sempre dì 
•HA raaQo, l'icorro a molte ragioni per giiutificaro l'esemplare 
da lui attribaito a Francesco Pane, a preferenza di qaello di 
Qlalio Fallotu ; i^uasl cbo eia lecito con sifTatti argomeutì ri- 
fon le tscrtziuat repatate vere. Ma la dilFereasa oaaai grandu 
fra quelle dae fumie, ne pur si richiedessero ancora delle pro- 
ve, sarebbe indizio aperto di falsità: così ancbe ijaolla di R*- 
gibuz ohe il MalabaJIa ridacc a Rt^., e interpreta Rfgionihm. 
Lo pabblicaic dal Uiiicbenen e noi Compeìtdio Hiitoriale sono 
(juasì idenliclie ood qaella che abbiamo qui riferita. Piit etraoà 
dì lutto ò k forma adottata da Q. Pr. Maratorì a 'p. 77 : 
a^. POMP. MXXa. RBGIO.SOBACT-, e interpreta: MilU 
e ventidut paesi. . 

Comunque però sia la cosa, si radicò l'opinione di Asta 
Pompria , e produsse una vasiia selva di falsificazioni che 
giunterò fino al Cibrario, il quale diede questo titolo ad Asti 
uoUa prefazione ai Cionlati aatcsi, editi nel 3.** voi. Scrt- 
piontm net AIor. Ilìnt. Patr. B paro qaosto titolo era cosa 
naora ; e perciò bea ooq ragione ne faceva qualche richitita 
il dotto e valoroso Principe Carlo Emanuele I di Savoia, come 
ci dice Hannìbal Honoralo Mnl<th<iila nella dt-dica del Cfnn- 
pendio UittoriaU. Per mìa parto, dopo averne cercata in- 
TADo qualche traccia negli scrittori latini ne scrìssi al dot- 
tìsiimu Do-Vit. aat*ire dei Dizionario Onoma$i\eo , ed egli 
mi assicurò di non aver mai nulla incontrato che giustificasse 
no tal titolo (I). E certamente la cosa non ò antica, perclié, 

(I) Alla domanda té la eittA d'Atti in antico porfaiu t'appel- 
lottoa dì Atta Pompeia rùpoado recitamtnie per guanto miwmt-', 




lȓ 



«ULLB rAUIPICAmOW 



se Og. Àlfiorì (il pArta di BoIIuvchu in Asti , Imo fo\ egli, 
taoìo»o gli altri uruaiatìf dello «litaologie in cai si irutdlA- 
roDO i «egutioti «critturt. Anzi iia tace noi secolo XV An- 
tonio Aetewno oot ino Carmo de VarUlatt jortuna^ edita 
dal Muratori nei It. It. Script., quaiituuqiie ne parli di propo- 
BÌto ([.ib. II, cnp. V), e ce ne dia boa altra origiao, boDchi 
cgo&le etimologia. Scrive pertanto : 

NoBaalll KOtiqua geniti A* tlirpa napotiUB 
lKph«t 

vennero a fermarsi sulle sponde del Tarare : con che sembrk 
già preludere alla formaziono della leggenda, ma in aostanza, 
Don pronanziando per nulla il come di Gomer, dice solo che 
gli Adiigiani ioao di stirpe jiapolìca, Aggiaiige poi ohe l» 
vera città fu fondala da Brenne, e scrive delle A$i« dei Galli, 
noe già di qaetle di Halkiitc e di Puiupcij^ come fecero puì 
i fàUiGcatori ; con che diede a vedere che oemmeno questa 
6a1>a era già venuta alta luce. 

Tarn liàcti Galli nagno damerò vlbiantos 
Jceerunt bastas, qnam potmre proeul; 

Uodo locala fuit* tiiiat4ruin a jaclibe* A>ta 
Vrbs baoc, qiutu ilicto couslilueni loca. 

Coli veniamo alla fiuc del secolo XV prima di trovar 
oulla di tale ; e solo presso ai tempi del 'Malabaila eruppe 
di poi qneirinoiidaziuno di falsificazioni (1), oode fa imba- 
vato nella sa» infaozia Vittorio Alfieri, il qaale p(^>i canti 
io QQ suo eouQtto di easer nato : 

Dot» PoDpea pianta ma nobil uta. 

Se infatti apro la Raccolta som mense io nata del Twiierg^ 
vi truvo le seguenti soriUare che n« sono piene : 



di iK. QntttQ appetlativa Uà tt città dtt Piem«nt€ t delta Liguria cMr 
At^ Pl^mJ^fia. l,t oìlaaiani U troverà mi ni» OMOitiiut*eo(LeiUra da 
Jtouia liei 13 Mutm li&i}. 

(1) P"^ d&DÌ cb« TI aia, ma io non nseoamca IritccU «In ' 
prima dol Ififis. Tro»d torniti Asia Pùmpr.a a p. 17 dnlU - 
étl Piemonte di LadavÌTO doltn Ohio», |i<il>bl!cala da Onota' 
T«MÌ i» Torino noi 1777, e didilatatu piirfiittani utile couforM •!- 
l'odiiioB* fnlluvl dal Uesaoroglio ne! liiOS. 



DELLA STOIUA ASTICIAX i 



183 



Compendio iitorico d'Asti dell'Ab. Tcssaro. 

Br«vÌMÌmtt (lìgroHÌooe deiU Città d'Asti di D. Secondo 

BossoIa. 
Koiizie dolift Città d'Asti destrttte dft D. Prancesoo Laigi 

Barelli tli Nizza B&rnabita nel ^.'^Tomo ds' «aoi Aonali. 
Deserìzioae detU Città d'Asti clie contiene lo stato tanto 

•pirìtu&lo qtuoto temporale. Ojiera del Molto neT.dD S. 

I>. LoroQxo di S. Pietro della Congregazione di S. Ber* 

aardu. Visita generalo. 
Cbi fa il primo a predicare la fede ìn qaeata città e della prima 

Chiesa che fa dedicata a Maria Vergine che servì di 

Cattvdrate, e dei primi Vescovi die vi sono stati con li 

taot guooessori sino al presente MDCCLIV. 

Quest'ultimo scritto non porta neasun nome d'antor^ e 
percib può credersi opera dello stesso Tessiero, che copiò da 
molti, i quali prima copiarono dall'Ughelli ciò che gli aveva 
mandato il Malabaila. Ma, checcbò abbia a dirsi dcll'aatore, è 
bene conoscerne il prÌnoÌpÌo-(?iA c^'e Jinalmeuh talli gli autori 
eoncortlano che qu<*ta CiUà tij stata fondata da Gomtr, ecc. 
ytis h da maravigliarsene, perabè il Robsotti net suo Si/Uabu9 
tcriplorum Ptdemontìi, sratnpato a Mondovi nel 1667, scri- 
veva Detrindiee. - ji«'«n-vix Civitatis primordia post diluvium 
Oomcr lajjfut nepcti tribuaat icriptortt. Hoc etrtum ut, a 
Pompeio Magno qui eam murìi cìrcumvallavitj Aatam Pota- 
ptiam apptUatam. 

Kè è già da dire che mancassero antoroTotì contraddittori 
di tiOatte invenzioni. L. Muratori cercò invano di avere alle 
mani il tìfimoriaie di K. Turco, o ce lo significò nella prefa- 
zione ai Ciuuidtr astcsi ; ma morì poi pochi mesi dopo la pub- 
blìcaziuno fattane dal Pasini. Egli dunque o non lo vide mai, 
n «Imene nnllaoe scrisso. Ma esM> in Piemoutefu fatto oggetto 
di severi stadi: specialmente da Angelo Paolo Cnreno, intorno 
■ coi il Barone Oaud. Claretla scrisse ana bella memoria sto- 
rica (I). Il Carena adunque in mia dissertazione che sì cou- 

(1) Mtmarie tiorieh» intorno alta cita ed agti$tudidi O. T. T«f' 
rm»eo,dÌ Ang P, Carena e di Otaatpfie Veraaua.- 'Votìtm^ EntU 
B»tta, le)G3. Egli tratU del Caten» da p. I3L « IW. 



à 



flcrTams.nellal>tb!iotcoadclIftR.Unirar»itit cliTormoBcriv«T& 
nel 1764, oho il ifemoriaU di K. Turou era unii eolenno fal- 
sitìcAziuQC. " Uno scrittore, cì diceva, di f&ll'i p'.)bl>lici o do* 
" tissiiDi Della sua pa(rìn, o a'sitoi tcni|jì dUctiudati, uon aUh- 
^ baiica ad usa peraotia ciò ohe fece un'altra, né ad ana g«- 
" nerasiuDQ ciò, che io un'ultra avronno : aiì scrive ciò, cbe 
" accadde dapo i tciuj>ì, cbe alla vita sua sono aasegnati. As- 
" segnaru agli atitìcbì tempi fatti inientiti da tutta ranticbità 
** sono caratteri evidenti dì nuppoaixioQe ...g E i^oomIo ii scrì- 
veva sedici anni dopo la pnbbticAziono di'l Pa.KÌuÌ. 

Il Terranoo pai nella sua Adelaide ìlluifrata (Torio», 
Stampuria reale, 1759, p. :f.% e p&niò «olo 10 aani dopo l'odi- 
siuoedol iliimorialo) aomino.» p. 37It.Turco, eBcrir«ap.7ó... 
apocrifo metnariaU di Haimoado Turco, Ìl cui ituttutimo 
autore.... e già piii cbiaratacntu u p. 3I> areva detto quel Olfr- 
moriale componlo circa la meVì dillo scorso ueolo, arto in «bt 
a noi molto oìciva. 

In eonelosionc, qat si ehioderii : il falM Mtmorìtih, at- 
tribuilo a HaiiQOodo Turco, fa csao o[>GrK di ì". MalabaiU ? 
Cosi la pensava quel valcDluomo clie fa Carlo Promis, cbia- 
inandoli) WAitnio del Fìcmflnio (I) ; e cosi gli altri dopo di luì 
generulmentta. Ma, prima di venire ad ana concluiiune, credo 
neeosaario accennare brevemente quello oho sì oonliene Degli 
altri fogli delle carte Meana. E poichàtiSNBa«>nodì varie mani 
chiacKri K quella cbe appare nella prima mniii dolla p. 3.* 
del facsimile, la quale oertataonte precedotto il Mulabailo, ed 
b tuttavia un'incognita cbe potrà forBO più tardi detormioarsi 
con altri confronti. 

Viene appresso al passo del facalmilc un altro fo^ìo Mtol- 
te, dì cut apparo iu testa di mano at Malabnila la siila data : 
Anno D. 312 (2) ; il resto ò di mano x, ocuutinua {wr tutto 



(1) Vedi Cabi^ Prouib. DelVantUa eUti di tMai. M>i<'R. llr. 
Fiediani. iWt, p. ITO. 

(S) Li data è nella parto «nporiors (Ivi foglie. ^qIììiii .m^o ■■ 
titolo. Iti food» alla pagina ti ha un pìcoolc b'iUn Impressa la ncrt', 
il quale deaera rapproteatare itaalchu atetnnia, ora < 
sì leg(^ tolto il N, Vi. V. altri nuoKif pro^recitri, ' 



OSLLA STOHU AMTIGUMA 185 

laiien» il capo : Dt CivìtatU A$l«iuix CattrU *t BnrgU, ri- 
pnidotto dal Piuini, dalla 2." ool. della p. 311 Bdq alla 2.* ooL 

ddu p. ;n2. 

Si^gUQ altro foglio itaccato, atillaoai prima pajfìaa si Legge 
il capitolo Boa Idtampaio dal Pallai, ma esistente a p. 104 
dalla raccolta iqb, cbd dì tror» □ollib biblioteca dol Marohcee 
Àlltflri di Suategno col titolo lltst AifUnsis ; (2) colla mia diSc- 
rcazA elio uoUe carte Alcaua tì ha lu soscnuioac : Francitcv* • 
Turzanus, non riprodotta nel Rea ÀsUmts. Il titolo À ia tnttì 
e dao i niK. il a(}^Ui>otd: Dt conventioniltta xnttr Ùelpkìnum 
ti Taurimnsfi initi^i in- i>aum'h Ahtckhiuu. Lepurole maìu- 
soole aotio nello carte Meaua atjgiante dal Malabaila; il ivito 
ò di Aaou X. 

La secodda pagina è in bianco. 

Cuiuiuoia nella 4/ pallina un capitolo, il quale, retro- * 
gradando, ti compie nella 3.*, di mano x, ed & l'iUttmo capo 
del Pasini : J9e nota eupeditione, etc, p. $-tO-00> 

Segue an mezzo fo);lio, in oai di mano x si legge il capi* 
talu: Va erpuitiom famiilùK d« Iluvero de Cioitaté Ilaitemi, 
il qaalo fu riprodotto dal Pasini a p. 313 (col. 1.* e 2.') ; ed e 
B^^ato Riàijn. Ture, titola oomplato poi dal Fasìuì iQ Ray- 
■mumiu» Turate. Ma oolto questo capo nelle carte Ileana «i 
legge di mano del Malabaila quanto aegatt. 

" Piatitia in Klxto 4. banc familiam RaTsromm ex Loo- 
''^bardis Angaalae Pra«toriao ioitiam labntsso ex qaorum- 

* diUD opinione dicit : ae tempore Ragumberti Taortaensiam 

* Daei«, boo est anno 7(X>. liormandam baitufamilife aacto- 

* rem Tanrini cgiase in antiqui^ anoalibns legì affirmat. Ho- 
** rum puttrumom non modo non ropagnat,8ud otconsonat liix, 
" quao de liac familia hac pagella dicuntur : nam sì jaxta 

* eitm Edmondoa sea Hermundas au. 003. Taorinam ss con- 
'^ talit, nil obstal quominoa anno 7O0. ibi ìoitinm familiae 
^ ipadidcrit In primo potuit caM error, at Auguata Praelo- 

«rabich-, (i «ciuno «aotiq lOtto altri bolli in aloaai dvi aeRaenti fogli, 
toma »i ilUìt approso. 

i2j DI qsioita «9lt«aloB« esista anche eopìs nella Biblioteea de! 
R» tu Toiiao. 

Aant., L» Strie. T. XVItl. 13 



186 SULLE FALSinCAZIONI 

' ria Asta sìt dictft; ei certe liane ramilùini pntias ex orìie 
" Asteosi qaam ex AtigaBt«Diì TAorinam profo«tam argnmon- 
* io «st, qaod Aslae eftdom famitia non vero Aognatae repe- 
" rìatur. Nec obiicieoflani : qaod fìavcruram TaarÌDeDatiua 
" ìosigtie BÌ (per tìl) gocrcos deaarata, Asteuaìs verb rìridU r 
" Dam vaulgo {viUga) notam Taarineuet Surerìoa querctmi 
" auream geatare cocpisse, ox qao SixtDs 4. ex illorom atlrpe 
" progeuitos ad sumuintn Puutiticatum fuit evectiu ,. 

Qaoflta nota del ilatabaila fa omcesa ad Rtì AttMua, 
ed QDcbe nel Pasini, probabilmente perchè il sao contenuto si 
riferÌBce a tcoipi troppo recenti. 

Segue UD foglio cacìto con altri in fascicob, o^ della 
mano x si legge il capiUilo : Dt Sancto Secundo Patrono €*• 
vif-alta UanUnKÌa et dg eiut Martirio, sUinpah) dal Pasini nella 
2.' cui. della p. 310. Poscia nulle cart£ Meana vi Ita Ìl bullo 
nero eoi K. l7,'o quindi oomioeia di mano del Malabaita da 
Sanetutn ^^eumlutn e va fino ad ampliatavi^ ciod per tutto 
quel capo stampato poi dal Pasini a p. 311 corno una conti - 
Daaaioae del precedente. Kel ms. per allrd niaDcs.na i puR- 
tioi ooDcni termina ìl Pasini. In questo passo ai le^^e nel 
ma. l'epigrafe : 

CONCORDI AB 

COLU FABit. AsTEKS. 

ìl. VETTIVS SECVNDV8 

IN UEMOBIAM 

VETTIAE ClViTAriiS SOROB 

Esap compare fra quello del Ouicbonon mandatagli dal 
Uftkbaita. O. Kr. Muratori la spezzò in due facendo dL'lle dati 
prime lineo un'epigrafe (N. 30), e delle tre seguenti do 'altra 
(17. 33), notando con C. Promia che il nome eivitatìi Ji rar», a 
non ne apparo che un altro cnempio nel Maffoi. Ma quftiita pa* 
rola CicitatÌÈ b omessa dal Gratini, come fu tralasciata dal Pa- 
sini. Onde segue, come aì vede da altre prove, che gli editori 
dei ma. della biblioteca di Torino operavano con una certa 
iudìpendensa (1). 

(I) Kos DiUnte (|i]«i(e vkrianli non si pu^illrn Apocrifa l'ùeri- 
siono. pvTcbA, Mcoado Ìl Mnnmien, (loc. cit.) oais era ni! stata 



DELLA STORIA ASTIGIANA 



187 



XcDa nota, ri|>r«dutu dal Pasioi, il MaUbaila cerca di 
"W^itre »lta famigU» dei Pallidi il Tanto dì aver prodotto 8. 
Secaod<> Marlira e Patrono d«lla Città o Diocesi d'Asti, e farlo 
per contro della faroiglia dciVcttii. Con chereaiva a nobilitare 
ìi paoso di Vozza, che era feudo della sua famiglia, come appare 
dall'indirizzo delta lettera (4.* pagina del facaimile). ove il Ma- 
labaila scrive al nipote dandogli il titolo dt Conte dtlìa'Vtna ; 
o \iì nobiliUiva non solo facendolo patria di S. Secondo, ma 
audio derivando quel nome da no 'antica famiglia romano. H 
che apparo cbìaramonte dagli atti dì S. Secondo pubblicati 
dai B>ilandi;ìti (Vedi ÌI rolocae di Marm, Venezia 17:ì(ì), dorè 
al}].'' 3." della prefasione a questi atti ai nota che i Msb. 
d'Asti presentano delle aggiunte. Poi si soggiunge quanto ae- 
goe. Interim Malabayla in $uìm ad no» miuis Aetà anno- 
tavit itta: Lioet quanam gente faerit bio aanotaa io ip«U non 

■tKtnpala di) Matilo « dal DouÌ prima della 6oe del teeolo XTI. 
Coitom per mitro Im («dw^oo m domo MaUi'otarvm, taiia'tt atì Pa- 
klni •■ leftff''^ ''' V*' 'f^' ùi Maceltorum atdibua compiei fotte, 
(Hci nitro nello eitrta Mcona, A\ mano dot Ualabaila, si legge obia- 
r«sicnl« Afvcfli'^ruoi), La p>Ì>i>aìndieA>[one dMigna4tìdeiitem«iit« 
la •«•« Maciola, o SiatMùla, cha è ora, preiio il doomo, leda dell'opera 
pia liei Uuus PMtore ; e Machia li leirge tulle beile fioettro qaa- 
dr»t8 fliteni*: a tuIU porta inloroa ed in an m;Lgatlico ETehltrave, 
ora lotto di Inogo, si todo seia|irtf il Iroao rnmpKnle volta malfa 
d'ià^m^ tt'armt in mano (itorema dvl Maiivia tecoado Ì Floridi Bla- 
tonrria del Dolia Cbìesn). L^sst asebe la on bel eapitello l'ao- 
ou MDXVI. Cbe poi In ana parto di qaelU casa, ai tempi del Ha- 
Uballa, ti fosaero eubiUti ì maeclli, ciò non >^ improbabile, «e eì 
hxdi ad on motto ancora naato dal popolo astigiano, il quaU dioe 
non dofiirii obi aon ba danari ascoltare al macello, p«r aon euerti 
nd'lafitato dal eant liei Mapgiarctli. Ora eoo quello noma (Maggiorot) 
•I abiamano tuttora lo caBipcIo cbc slanno dietro In casa Macioln vano 
|4 nura della eitU. Cht poi qurata CHia apparteneue ancora par 
^aaleba lampo ai MaeSola si deduco dairiitrumcmo dol 4 Apr. 1710, 
rog. Amb'Osìai eoa cai il giurMODsulto Oiacomo Filippo Maciola do- 
1ia«at {(•«)eni4 eoa una eateina a Viattoite, anefae quella ea*a, of- 
fiuebè acrvia*? di abitnxioao ntla figlio dell'opera pia del Ititoa Pa- 
ttare, già fondata nel Ut93 dnl capitano Btnato Blagnao. 

D» sereala l'oplgrafe In quaita caaa, ma ÌBvaoo ; onde per 
ahro neo al pai ai^omenlare che non t{ sia etata In pasealo. 




18B «ULl^ PALSmCAZIONl 

trftdatur Actis, at (AmeD credAmiia, ex una g«itti8 VettiaoM 
familia, qaae Secundi ct^oomea adacìverat, oam ortom «tu* 
det marnior, fjQod super domot ìtacciolorDin vi»)iar cara hae 
iiucriptiixie (ciu& la surrifiìriu). &Ia i B^IUndutì eDauciano 
il SMpetto ohe i^aello aggiante siano alato fatte in gratìam 
Aslenàittm et /amìttae MaLabaijlat ; e qnantQ a toro amonu 
meglio tu c\ii judicììkm. ftfìM Uetortm rclÌHquéré. 

Potrei fare aimtU osaervazioai ea altre iiCrixioni ; ma* 
per non diveoire truppo prolissu, mi tacìo, e passo ad altri>. 

^clla terza pagiua si legge, di duovu di mano x, ti ' 
tolo: De Oiditu Praedieaivrum, ripriMluLtu ilo! Pasini a p. uòi. 
Sotto Del df. vi era U nome del jireteso autore: Jaculnu d» 
Bocaruino, ma fa eanoelkto ; e dopo la oaDcellatara viene la 
Bcgaontc diciiiarazìoiK- dt mano del .Malubails. Contenta in 
hoc et pra<sctd«nii papilla eetaenda tunt ac<«j)ia tx Ar^i- 
vio, e quo dt*unpta dicuutur fuiu in pratinma pannina {M), 
seu yù/io. La seconda metà di qaeatat e latta la segoeDta 
pàgina sono in bianca. 

Viene appresso nn docomento earÌMo^ eba Don i) trora 
nb nel Pasini, né nel .^«s Aatenaes, ed fi dì maoo tonda dui h- 
colo soorao. £eoolo. - Db Familia de Coms. - ** Ante Nativi- 
" tatem Domini 1 1 et M. MS7. Familia de Gottis Ttro aDtj- 
" qaiasima est. et aliquando summoa liunorcs at Magìstralnfl 
" io Civìtnto Àstensi oblìnnit, «ed atram vonim sìt, t^avi illi 
" de bac familia dicunt »e a Cottìo Ragn qui intcr Alpes et 
" in SabalpiniB duodeoìm Cìvitatibtis domìnabatur, et ouìus 
" amicitiain multi recare Rumani, non «atis mibj Hquat, pò- 
** tuit tanDCQ eu«, oom oolla familia tam rilis sit, qoae a Re- 
" gìbu alirjaando non prodierit, et nulla familia regalis. 
" a tigone viliorem originom non transfert (sìo), t$ù lat^v.. . : 
' relinquo arbitrio credendam Tel non, dicam tamea faisso 
" familtam antiqoissimam, et ex qua strenui militee, el alìì 
" optimi cìree productt sunt .. 

" £x ploribas memorialibui Rayranodi Turci ,. 
licitato passo h sosaagaito da qaeita dichìaraatono di 
altra mano. " QuetU che esisto io Asti non b seoa'altro i : ' 
'^ la dì cai li parla, ansi nicootiestiaa ed a miu riodrdo^ hjÌ m 



DALLA «TOMA AfeTlfìtANA 



189 



ll««o vivente ho comprato il fendo di Scarsotecgo. L' „. 
Qui pAre Mg'atue la data o la Brina, ma dal Foglio fa colle 
ce«oio laglialo un quadrilatero in fondo, iiccbè nulla piò sì 
vede. La dicbiarasiune era certamente del Conte Cotti-Cerea^ 
la cai fami|r)ÌA si apenie con malte beQe6oeD2e nel Conte 
Federico il ti Mti^io IS49 : e l'ereditjt pnieb per via d'eletta 
doaoa noi Conti Oazelli di Rossana. 

Dopo due pagine in bianoo si leggo, dì nuovo di ma- 
no I, Il capo D* lieatàìficathn» EceU»idt: Sitnotì FrancUci 
in Civitate Agtetm, edito dal Pasini a pag. 336^ col. 2.* 

S'incontra poi d'ultra manu la segaente atrana dicliia- 

BÌooo abe riferirò per intiero. *' Avendo visitato lo scritto, 
'che nlcani Asctipnoi ìnleodono di far rìstampitre, composto 
^ dal fa Abbate Cistero^-nae I>. Filippo Malabaita dei SS/' 
" di Canale, e richiesto di efaminare, so tutto ciò che si con- 
" tiene di storia in detta ristampa, che s'intende fare, sia fon* 
" dato sopra antiche memorie^ e memoriali di questa OittJ^ 
'^ e sopra aatort degni di fede, ho diligentemente cocsul- 
~ tato latti li autori, a menioriati antichi che conservo presso 

li me^ concernenti <|uesla Città, ed ho ritrovato, che vera- 

lento quanto si cootieoe in detto scritto, cosi rispetto al- 

* ri««risi*>ne l'atta in onor di Pompeo, conio dell'appArixicno, 

* o prodigiosa dusÌ;;nazÌonc dolU celebro Chiesa degli Apo- 
*■ «Ioli, od altri arronimotiti ivi Gnonciati. si trova riferito dai 
"seguenti aatori, cioò da Ra7<aondk> Turco, autore che vis- 

* se dall'aano 1003, fiao al 1092. Noi suo memoriale stampato 
' ddl Sig. AbhiLle Pasini, nel secondo tomo de' Codici Ma- 

* uuHcrilti della "R. Università a p. 17D. Quc^t' natoro era 

* aiolto stimato, e desiderato, e ricercato dal Jluratori come 
^ vedo nello ano opere. Se no parla pure da altri autori 
pia antichi citati da Raimondo Turco, o parto stampati 

" dall' Abbatti Pasini come 8.^ e da molti altri posteriori, 

* che tutti si dicono teatimooi di rista di tal iscrizione, e 
" «000 Mario G-lftude Gioniore, ohe viveva' 60 anni prima di 
" Cristo. Bruto Satowonio in I5à0. Francesco Pane che vi. 

* vevtt in IGOO. L'Abate. D. Filippo Malabaila, che vìmv» 
« io 1666. 



Ì30 SULLE rAl^mCAZIOHI 

" Quanto all'&pparirJaae degli ApoRtoti, dcsìgDazione pro- 
'^ di^iou, e foDda.2Ìone delta Chiesa, ed altre com murnvigliCBD 
" ivi oooorsa, Io riforiseono oltre al «ad." Abbate Mttlftb*ii«, 
" Raimondo Turco pwt. 1. «p. 21. e part, 2. c«p. 1. Il Conte 
" Qaido AatoDìo SlalabaiU mem. cap. 8. Qlt .atti del mar- 
** Urlo dì S. Hecondo, ohe ai coneenraao nella Collegiata della 
^ Cbiesa di d.* Santo. Lo btcnso Abbate D. Pilippo MalabaiU 
** Della saa esortazione Rtampata noi UU4. Vcdcsi pure recato 
" da Ferdinando Uglialli un Breve di Giulio 2.' dui IMI, 
^ in cui la iiarraziuno delle maraviglie in d.* chicut aogaìto 
" e delle indulgenze per tal cagione coneesM da S. Lìbetdd 
** Papa cbe areva intew tali meraviglio de CoalMtino Impe- 
" ratore, a coi erano apparse. Sicobè appare cbe quanto Dar- 
" raai in detto «ritto iia fondato in baoni autori coni antìebl 
" come moderni, quali tutti dicbiaro aver pre«so di me, ed 
" aver in essi letto quanto sopra „, (sitiate dalla staaaa ma* 
no) ** Il Conte di Qtasco „. 

Qui comincia altra mano scoDOsciuto, ma piìi modorna 
di X, ed abbiamo, dopo una pagina in bianco, In chìu»a àeì 
prÌTÌlegio oonceaso da Federico Imperator«j i^,'li Astigiani il 
15 febb. 1150, fi va dalle parola notter m ipiia bau compia- 
cuit sino alla 6oe. È lo stesao che ai l^ge al N. 6." del 
Codice Malabaila, pubblicato dal Sella. 

Viene poi la Bolla di P. Eugenio III data al Veecovo 
d'Asti Anselmo net 1 1 50 ; la qnale fa parte del Libro f^nf» 
della Chiesa d'Asti, esistente pr««so il K.* Archivio di Stato 
in Torino: quindi il capitola stampato dal Pasini [pag. 326, 
eoi. !.*) col titolo: D$ Corpwt >S. Seeundi eoa una pioool* 
variuto di S^ut Aattmìiru» in fine, mentre nel Ms. « leggo 
Rtbu» Aiténtium, Segue, sensa alcnn titolo, tutto Ìl capo 
stampato dal Pasini, p. 325-26 : Vidi ego ruiMm eto^ da 
lui giik pubblicato in parte a p. 320-21. II fasoicoto ai ooni* 
pie con quattro pagine in bianco. 

S^ne altro fascìcolo cucito eoi prec^ent^ ove si ve- 
dono nella parUs superiore i duo monogrammi degli Imp. 
Currado Z." e Federico ; e poi al disotto in un foglietto al* 
tacoato con colla al precodentu nn boi disugno, diritto e n^ 



nCLLA ISTORIA ASnCIANA 



191 



TeiRio, ài nna mon«U coniato ìa Asti al tempo d! Lodovi- 
cii XII Ite di Fmncia, ed h eguale alla seconda riprodotta dal 
Gni^ì a p. IDI del ?.° voi. dulia Storia d'Asti, ooiranica 
di Carenza elio nel ms. il oa vallo di S. Secondo evolto a deatra. 
In Sdo di pagina si vede il solito bullo nero col K. 31. 

Dopo una pagina iii bianco tegae na foglietto della 
mano x, atlaccatu con -ootla ma a rovescio, sicché la ecrit- 
taraeoiDìaoia col vano e finisco eoo sci lìnee nel retto. Il titolo 
è il ne^uontc ; Dc/amtìiade Balliam$. E cosa omcasa nel 
Pasini e nel Bet Attentca : ed ancli'io In tralascio, sia perchb 
non iotuDiIù ingrussur troppo questo scritto^ e sìa anclie per- 
che essa non ha nasiana importanza nella nostra queaiioae. 

Soj^o, di mano x, por tre pagine o mezzo il capo ri- 
lento dal Pasini (p. 219-21). col titolo: Hedtdition^ faeta 
fur MsdiolanenKS Federico prirno Imperatori (1). A ttD t«rso 
circa della quarta pagina cotaìnoìa di nuovo il Makbaila, 
il qtwlfì, di suo pugno, ag(;iuDge la sc^uento nota. 

** Qnae sapm narrantur de cruduliiatiliua in peraonos 
" a Fodorico exorciias (aio), non a vico qoa Astam dirripuit, 
** scd do iiecanda sub anno 1 164, sant inteirìgcnda. Nam in 
" prima omnos assertint, oives omnes aafugerant, ita ut 
** vaouam non opibus, scd bominibua invonions eaia diripaerìt 
" ot tDceDderìt. Sigonius aatem an. 1169^ addit. 2." vice 
* captam «t iocoiisa (sic) ec qaod Astenaca (qui cum re- 
" liqnift cìviiatibus liberta conspiraverant cootra oum) nolais- 
** sent illum rucipero in Aateosi Civitate ubi byetnaverat io 
"- alterìoreni Oalliam Cisalpinam profìciaconicm (aie) : sed 
maior Sde» praestsnda lasf^ in Archivio Civitatis depo- 
aìco : OS quo pittet, qaod eo anno Frìdoricus non modo non 
» foìi Civilati infoaaua sed ptu 160 Marcharam argenti ilU 
" 47 plebea aabiecìt et plura prìvil^ia adiocit ,, 

" leaqao non anno II59, fiocunda expognatione etin- 
" ocndio, aed anno 1 Kì^l (?) accidit, in qua cxecrabtlìs foemi- 
*■ oaram et rontm et peraonarum sacraram violationis: om* 

(Il E la noia ittrìhnita a Fraacetco Pana la quala ora. «lata da 
F> Malibaila ÌD*Ìala a Mousiguor Dalla Cbleao, eome *I i già por 
l'inuaiixJ aceeiuiato. 



^ 



É 



192 niLts FALmnr-Anoni 

" Diaqne lìbidìois ao ÌRUiDunitiLtifl (bÌo) gcDora ft<l direptionttm 

* et incendia addidit. Qnao a Sigonìo minime r- 

* qai« ta su htetùiria texeada uaoafait potissitunu. 

" bus Friderico favcntibas qnaits FrÌ4Ìaj;ei)gìe ot Oa|>ergeD<ii. 
" Scd Baroaiiu qui potiwimani asus ftitt Atiìs Atcxandri 
" Papae ab iUius GapcUanu conECrìplia ipxìs bis vorbis ox*- 
" prewit. Sub anno 11&4 Pridericus in tolam Luni^ubardiam 
" dcbaccatar (sic) : ita ut praeter axores tnonìftlibn* coram 

* filiisftbulerctar, etc-, et ftliisabulenda^ traderct. Satn j-i" 
" ter focdas ab Astainitum cum oactcrìs Civitntiba* lìi> i''--. 
" scbismatici Imperatoria, ex w foriopì tram morebat, qnùA 
" eiua ediotO) qao aaacipiendam Antipapam rolobat, AatcntM 
" omnÌQo parere recQsarant. Uode aosaiD arrìpìebat in ipsas 
' perBODBs Bcclesiaeticas iamquam aobiamatico Papae prae- 
" oipue adTersas insaniendt „. 

Qtiesto passo del Malabaila non ai trova oè nel Paaini, 
nò nei Bt» Agltnsfi^ nia pcrclife, Mtenda Horìtto in firetta a 
ripieno di canctilUture e di scorrezioni, non M ne potè forw 
cavare no costrutto ; e sia anche porche, parlandovìai del Sì- 
gonio, eeeo avrebbe troppo chiaramente maaifeatata l'orìgiao 
recente. 

Viene dopo di mano x U oopo riportata da] PaaÌDÌ a 
p. 313-14: De etlijtcatione Civltalù AUxaudritu, et da /a— 
tnillìi* fT<ut«nsÌfiua iptaa illhuo niitnie fueruntRtìnadìnàè— 
$«Rt. In 6ne della pagina, sempre della stessa mano, ti legge: 
Ex Arehivi« o lac^bm dt Bcearnino, omessi dal Pasini, per* 
cb6 fr* il capo e questi dae dati s'incastra la segncnto not» 
di pugno del Malabaila, ancVoasa IriLlasciatA. " Jd quud dt 
" Vascbis dicitur, Bomper faissesdvenas Mootie tÌoÌ, grmtii 
" ab eo qui hanc paginam scrìpsìt additnr , non gnia td 
" Iiabetar in originali. Ex eisdem entm annalibw oooatu 
" hanc famtliam do Vaaobts ante tempora HarìtU (?) Aalas 
" fùi&se, et ob egregìam operam in boUia cont» Ootboa nft- 
" vaum prae oetaria ioter Patritiat positam |. Ftnjsoe il 
fasoloolo con ana pagina in bianco ; ed anelli- md nna ftagina 
in bianco conuncia il fascicolo segaente, ma ciucata i in fondo 
munita del aolito bollo noro ool N." 22. Nel vorao di mm ai 



DKUA STORI* ASTIGUNA 



193 



Iffi (li laano x il capo : Ih Rotharì Longobardoram Jiego 
iHafttnsVju*, elio ò riportato a p. 79 diel 7?«i Ait«n$a. 
Viene poi, aenipro della stossa mano, il capo Oé familia 
dà Ctfji/Ni «itu de Coppa, DOQ riprodotto n^ no) Paeini , nò 
nftl Rt6 AsUniet 7 ed nnche qui «mosso per le giìi accennato 
ragioni. Segno il capo stampato dal Paaini a p. 310 : Quancfo 
primum c/oinu« tx lattrihut coctis avdtficari cotpeTanl in lloft. 
È di mano x, come ì) segaeiite: De familia Utomm de PelU- 
tà «lo., olio « ometto por gì! anzidetti molivi, benché non ai 
trovE ti^ nel Pasini, nà nel Ifte AttenstM. Vt^ne poscia della 
•team mano il capo oha si lc(;go nel Ffuini a p. 38Ó-S6: De 
Atinia, MÌvt Aeiiiario de A$ìnariit Saitenai novaleaiani Cenobìi 
Abbati» : cui tion dietro qacata nota, la qaale paro di inano a 
bolla posta altcrntn : " An. 3M tino Volcntinianas imperator 
** obacdit Aiitnni orat tane l^pincopus Astno Evasiiu »cpaa- 
* do» vir bonas et pnidens popolo acceptas. Rym. Tare ,. 
Qnosta nota non fu riprodotta da ncssano, beaclib nell'idea di 
obi la soriìse enaa doveiise avere forse grande importanza nella 
questiono intorno al primo Tescavo d'Asti. 

VicDo ili nltiiDo di mano ignota an fascicolo slogato dal 
resto, col tìtolo in Tronto : De Asteimt CtvHatis dìffnitate, che 
nun si trova nel Pasini, ma fu riprodotto a p. 8 e Mgg. del 
ffts Atitintef, per altro senza lo note marginali citazioni, 
cbo ai It^gODO nelle carte Blrtnna. Questo fascìcolo ha in fondo 
doli* prima pagina il solito bollo nero col N," 23, e porta al di 
faori di altra mano, pAriraenie ignota, la scgoenK annota- 
xione: Copia di aera dala dal M. Jìcv.".... Ifaitabaila, 

Qfli b ronnto jìnalmcnle Ìl tompo di dare un giadtzìo, 
ed io non «0 far nitro cbe ripetere e meglio spiegare qaello che 
già manifestai in una nota al citato mio scritto pubblicato nel- 
VAreAivio Storico nel 1884: " Non intendo, io allora scriveva, 
** eoa ciò asserire cho tutte te falsifìcazioni della storia »«ti- 
" giatia provengano daF. Malabaila, perchè non h improbabile 
" ehi aloono parli dì esse gli preesis tessero ^. Se non che 
'|DCsta'pri)babilitii ora si è convertita in ccrtozza, puichò, come 
gifi si diiso, tornato egli dopo un'assenza di molti anni io 
Asti, ebbe alle mani i Frammenti poco prima di luì soritti, o 



bdliii 




194 «ULLB FALSIPICAZWM 

vi ricamò sopra ftleane sae oMorvaxiom, parto delle quatì pkuò 
poi nell'etiisione del Pasioì. Nei Frammenti poi il nomo di 
Ratmoado Turco apparo solo, quaai direi, sporadicamcoto, cio^ 
fra molti altri scrittori imagiaarì, ai quali si volle HttrÌbaÌT« 
l'antica storia d'Asti. Ma tutto questo non risolve la qUestioDa 
principale. • Chi ha scritto il prQttwo Afemoritile di R. Torco, 
nel quale si rias^amo, con aggiunte, quanto vi ba d'ìmportantn 
in quelle favole? Fa osso opera totale, od almooo parziale di 
Fil. Malabaila? 

Su ciò ò notevole un passo del Momnisen (loe. oit.}— • 
" Duo (oodiccd) cum editi convenientea qui extaot in bibtiO' 
" theca regia, recentes saot et aat ex dcp«rdÌto codice de- 
" Bcripti aot ex editione. At extat Jncadem bìblifithcoa ter- 
" tias liber N.** 140 acri ptas sacca lo XV'ft incipiente aine 
* d,abio ab ipso ilio homine, qui nogas has confinxit, dìvor«as 
"■ tamen ab editor at hic repraoacntct auctoris prima tempia— 
** mina ncque liab«at inscriptionesab co excogìtatas omuea „. 

Ho potuto esaminare, non solo eoi ponneuo m» anche 
colla cortese asdislenza del Comm. V. Promìs, questi tre codici, 
e singolarmente quello che fe segnato col N.* 14') ed è una 
MUceilanea palriOf ove si trova al N.» 12; e, sebbeoo noo 
portialouna data, & tuttavia nell'indico attribuito all'anno HÌ50. 
Ila esso ò tatto acritto di una mano, la quale Dalla b» da foro 
«OD quella del Malabaila, uh con nessuna dolio altro cbo ap- 
paiono nelle cario Meaoa, e del reato h coaì conlormc all'edi- 
aione del Pasini, che pub sospettarsi che su di osso siasi fatta 
la stampa. 

Comunque sia spero cbe la pubblicazione del facaimile 
delta ■ori ttura del Malabaila, e dell'autore a cui egli fecole 
■ne aggiuDta, potrb aiutare altri a fare nuove acopttrte. 
Ma intanto parmi che dalle pagine preeodooti fi poiu 
dedurre : 

1." Cl>e F. Malabaila fu probabilmente aiitoro del Com- 
peiidto hùlorìaU, pubblicato sotto li nome dì mo fratello 
Quìdo Antonio ; 

2." Cbe egli mandò al Gniobeoon dolio ÌbotIiÌobÌ fUta 
ao Asti; 



■^ 



USI -LA 6T0rUA ASnCUNA 



196 



3.* Cba tosfirl lo b&bo autigiaue nella Dota doi Vescort 
d'Asti, maodata all'Cgbclli. ctio lo acculi» ncll7fa/ia saora ; 

4.* Cbo iuvià tttil interpolati di S. St:ouado ai Bullan* 
diati, che lì stampargDo, latoiandoDo per altro il giudizio al 
lettore. 

Sia qaanto al proteso Memoriale di K. Torco non si ò 
nocoro, ch'io mi sappia, trovata noppore una linea ecrìtta di 
mano di F. Malabaila. Ciò non ostante oarà sempre difficile 
il pararlo dal sospetto oh'ei ne fuuo l'autore, por la famofta 
r^ola giudieiato : cai prodtti. Uà sì sa che questa regola, 
applicata rìgorusaroenta, per so sola è assai pericolosa, e con* 
dtioe sovente a false conseiruonzcfoume appuuto avvenne dei 
/'fwnmeii/i, intorno ai ^uati il MAlAbaiìn lavorò di seconda 
mano, e più ancora trovò già bulle o preparate le prìncìpali 
tra le false iscrÌBÌont. Vero ò ohe. entrato in polemica, so- 
stenne francamente cose di cui nella sua scienza arrcbbo do- 
vuta almeno dubitare; e quindi gli avvenne ciò cbe accade 
a oh! n coito una volta io fallo, ohe cioè non gli ti neppure 
pia creduto quando dice il vero. Del resto in questi tempi in 
otti li coaocdoDo eosì facilmente l« atltnwxnii, credo cha queate 
uoD saranno neg&te al Malabaila, il quale si lasciò trascinare 
da un malinteso bensì, ma sonlito amore del luco natio. £ in 
questo ai peccò infra muro» tt eorfra. 

QuhI pacsucolo infatti non ebbe la sua leggenda? Chi non 
conosce le favole di cai rigurgitano te croniche dì Firenze, di 
Siena e dulie minori citUi toscano ? E il buon Ci. Villani non 
le nastrò egli in tutta buona fede? £ Dante istosso non 
ne ne servi come di macchina nel suo poema? Sebbene poi b«n 
mostrasse ciò che esse valevano con quel favoleggiava, ohe per 
quei tempi vale un tc-aoro : 

Favolsggtani eoa la sea famiglia 

Drì Troiani, di Ficiolo e di Boma (Par. XV, 125). 

Chi DOo ricorda le belle pagine, in cai il Qiambullari 
oc! suo Ottio dì mostra Xoò convertito in Giano, e lo fa mo- 
rirò in Toscana dopo avervi piantata la vite? Cbe diremo 
de) famu» codice Bcrardenco sognato dal Meyranosio, e efu- 



■■^ 



196 SUL! E FALSIFICAZIONI EC. 

mato poi come una bolla di sapone? Tacio delle Origini itali- 
che, coli cui in pieno secolo XIX Angelo Mazzoldì cercò di dare 
fondamento scientifico alle antichissime fiabe delle tradizioni 
italiane. Ma siami ancor lecito menzionare uno scritto pub- 
blicato r anno scorso negli Atti del!' Accademia dei Linqei 
(I diritti di Casa Savoia sopra il Marchesato di Salutto, 
nota del Dott. Camillo Manfroni) ; in cni l'autore, dopo aver 
discasso il valore dei documenti prodotti hinc et inde dalla 
Francia e da Casa Savoia, conchinde che probabiloiento erano 
tutti falsi. Non per nulla adunque le Corti avevano un tempo 
degli storiografi ai loro stipendi I 

Se adunque peccò il Malabaila, non peccò solo, peccò 
mebo di altri, meno forse di quello che siasi finora univer- 
ealtnente creduto ; e partecipò di quel vaneggiamento da cui 
furono presi da prima gli umanisti, i quali anelavano a ri- 
connettere la loro età coq la grecoromana nella quale vive- 
vano iu ispirito ; di quel vaneggiamento in cui caddero nel 
1600 gl'Italiani, i quali sognavano ed inventavano antiche 
glorie per consolarsi delle miserie presenti : e non usavano 
nemmeno la precauzione di T. Livio, il quale nella prefa- 
zione alle sue storie scrisse : nec afftrmare, n«c refellare in 
animo est. 

Atti, 2 Aprile 1886. 

Ca&lo Vabballo. 



m PABDiA DELLA GlOVimU 
DEL PRINCIPE VINCENZO GONZAGA 



Degli anni giovanili •]«! Priocipe Viaoenzo Gonzaga, ohe fu 
poi il pia sfilendido c)«i Duchi di Maolova, 1$87-1612, «oto duB 
filiti Kono ricordati e ripeiulì dugli Storici ù dai Cronisti locali ; 
l'uno nobilissimo, cìnd l'amtci'ia san per '['on)ualoTa8SO e l'ope- 
ra, che fece per levarlo dall' os pedalo di sani* Anna ; poraograflco 
fl boocarcievole l'allm. la prova cioA che dovette dare della con- 
Iflstata sua virU maritale '. e di lui poi c|ua8Ì nuU' altro più si 
narra Uno al di, che ascese al trono de* suoi avi. 

Ma ripassando ì copioai documenti, che si conservano Dtd- 
TAreftieio Oonaagn, e leggendo le molte lettere, cbe si hanno di 
lai, quelle dol duca huo padre e quelle di sua madra, i rapporti 
eonfidutiiinli di>) >)ef;retArii di SiAto, dei Castellani, d^Ii Addetti 
ai varii uffici di Corto, dui Maestri e do' Procoitori suoi, si vmlc 
ia ano specchio veritiero quale fu la giovinezza di c|ue«to Prin- 
cipe, qimli II! iinprcae poco nobili, a cui si duJicava, e come anche 
ai raacchifi le mani uol Hungue di un illustre Lelteraio Soozeeso, 
che trovavasi alla Corte di Mantova. 

Noi proveremo a tratteggiare a rninde pennellate il primo 
perìodo della vita di questo Principe, cercando ne suoi anni 
giovanilt If e&uee e le ragioni del suntuoso e dissipato suo re* 
gfio ; e nella nostra narrazione cederamo spesso la parola a Ini 
stesso, e ai varti personaggi, che gli stavano dattorno. 



I. 



Vincenzo nacque il St settembre 15i3*3 da Gugliemo e da 
Eleonora Arcidacliea^a d'Austria. Guglielmo fisicamente era 
debole, iD&Uticcio, gobba ; tua nell'ordine muralo godeva fama 
di Hrincip« savio, morigerato, religioso, paho : pero delle ultime 
due virtù toccava sovente gli eccessi : la sua religiosità degene- 
rava nnn di rado in bìgottismn, e la psrsiinoiiia in avarizia; 
f|OandQ ebbe il figlio Vincenzo - e per molte ragùjoi aveva te- 



iy« 



ItMA l>ACtNA DELLA CKtVINCZX « 



malo di aon esser rallegrato da prole - feca voto di erìgere iwl- 
r aii:>[>ia SUA Corto una grandiosa tiasilica - che fu poi «^nslla di 
santa Barbara - t)Ì insignirla di alto digniiA acclesiasiichu, e di 
assegnarle Uute dotazioni ; pii) lardi Helro Paolo Rub^iDS nnl 
Buo gran quadro, cbe tuttora oouscrviamo, lo dipinNs insieme 
alla eua ramiglta in atto di oonleoiplare la S^. TrìnitÀ; e nella 
basilica di i>ant' Andrea appare effigiato in una statua dì marino 
^noccliioai adorante il Preziosissimo Sangue di N. S. che I& si 
conserva, per quaaio ne dico una pia liadizione. Riordinata e 
rÌnvi(>orita l'animiriisIra'iEioiie JellaGius tizia e delle l-'iuatise, che 
ers.no i punti cardinali del governo, istituendo i) Sonato e il Mae- 
strato camerale, egli per ragioni di salute, per amore del (juleto 
vivere e per abitudini di risparmio passava l' astate nella villa di 
Revere sul Po, costrutta e decorata già nobilmente da Luca 
Fancelli e dal Mantegna; e l'autunno se ne stava a Coito sul 
Mincio nel castello, che egli stesso aveva Tatto ainpliare e ab- 
bellire. Si era circondato per la direzione della cosa pubblica dì 
consiglieri tutti ecolesìasttci, ai (|(iali poi per gratitudine eoa- 
cedeva i più pingui benefìcii della Chiesa mantovana, e proroo- 
veva per turno a Primicerii di sant' Andrea, ad Abati di santa 
Barbara, di S. E^nedetto Polirone, di Pellonica, di S. Tommaso 
in Ao^uanegra, di Lucedio in Monferrato, e da ultimo dcsif^oava 
a Vescovi di Alba, dì Casale, di Mantova, tigli stesso rivedeva a 
ristudiava i bilanci dello Stato, e <)ua riseeava an servizio inu- 
tile, la trovare un Duovo cespite di entrata, e a tulli raoootnan- 
dava la parsimonia, dandone egli stesso per il primo edifleaata 
esempio, rinunciando a tuite le spese superflue^ e vivendo nella 
maggiore semplicità; sembrava piO un fattore, cba un duca di 
Mantova, e negli ultimi suoi anni somigliava più ■ lia oionaeo, 
cbe a un Principe. 

La duchessa Eleonora d' Austria era tìglia doli' Imperatore 
Ferdinando fratello di Carlo V, quindi sonslla dell' ImpsratoM 
Maasimiliano 11 ; anch'essa por indole sua propria e por cduea- 
XÌ090 era spinta ad ana estrema religiosità più ammirabile in 
Qn chiostro che nella reggia; q'jaudo diede alla luc« i( deside- 
rato figliolo, fece volo dì insediare in Mantova il .SoiUli/io dei 
Gesuiti, voto cho uo'h vide compiuto, che malti anni piò lardì^ 
nel 1584 ; non bella, non amabile, melanconica, di mento retta, 
ma angusta, nulla divinò della vita itultana, f*oco apprese della 
nostra lingua ; parlava e scriveva quasi in dialetto manlovuo. 



DEL PRINCIPE VINCENZO GONZAGA 



199 



(juello che udiva attorno a Bé,oamD ««(Iremo dalle sue Ietterò; 
ile, ssiiiplìcff, senza da^>ierji di sorta, aliena dal lusso a 
la!;li ifieuacoli, viveva volenlteri col marito negli iuliiai recessi 
di Itetere e di Goil». e più lardi lii asiriniie a cuslilti anche cui 
marito, passando il suo tuinpo in devota soliiudirm nella villa dì 
tV>rto nollc vicinanze della ciltft fuori della porta dei Mulini ; era 
Priora della dotlrìita urietiana, visitava conventi e mooikalàri, 
interveniva ai eacrj riti anche in chiese umili, in oratorìì, a em 
largivu arredi, cari, e reliquie di ^anli ; come aveva u cuore la 
causa del povero e d^W infelice, cosi ebbe pietà anche delle di- 
Bgraile del Tasso, che accoUe volentieri in Rua protezione, come 
n Cantore di quo' pii Guerrieri, che avevano liberato il sepolcro 
di Cristo; per lai intercedette ripetutamente presso il marito e 
pronto il genero duca di Ferrara; e Ìl buon Torquato a sìgnìfl- 
cAiirjt di gratitudine mollo saviamente dedicò a lei il suo Di- 
bcona della Virtù femminile 9 donnesca. 



II. 



tn questo ambiente era nato e cresceva ^^ncenzo; sa egli 
avesse red&to dai genitori Tindole e il temperamenlo. noi avreiu- 
ma avuto in lui il Principe pì6 bigotto, pii» savio, piA avaro dei 
tornai SUO) ; ina anche io lui trionfò l' atavismo ; Vincenzo riesci 
il più spensieralo, Ìl più prodigo, il pia libartinO dei Gonzaga, 
fon' anco per renijono contro gli ostacoli, che d'ogni intorno in- 
contrava- Il Duca non aveva mancato di provvedere per tempo 
alta educazione del Aglio; avendo a'suoi servìgi Bernardo Ta^^ 
avn>ll>e potuto valersene a mattsiro del Principe : ma in ciò non 
fu tiene inspiralo, ed il valentuomo mandò governatore ad Osti- 
glia, e por Vincenzo scelse Francesco Grotto umanista assai 
vervulo nelle luLlvrc greche u latino. Il PrincJpo aveva ingegno 
proolo e facile, o volontiori si applicava allo cose amene, alla 
poesia gaia, specialmente alla erotica, e da giovinetto scriveva 
veni QOn spregevoli, por donne fur^e ancora immagioarie ; e gìft 
mostrava una apen-i, inclinazione agli spettacoli teatrali, alla 
maiica, ai li-itli, ai buffoni, agli abiti suntuoai. per i <|unlì ebbe 
un trasporto ìminodei-ato, e profuse tesori ; non traiuiurava gli 
fls«rcÌKÌ dei carpo, ta scherma, l'equitazione, la corsa, e spesso 
luBiiaTA tu matii, e usava le armi e non sempre per semplice 
esereisio giiiiiagti«o. 



%)iì 



VXA PAGINA MLLA IllOVIKI'^M 



Più tardi a ronnaro l'animo e i] carhUar« del Prìneip* « ad 
educarlo agli alti ufTicii. cui era d«sltnato, il Duca els8S« M»r- 
callo Donati e Aurelio Foinpoiia/./o; e i niaostri non gotavanu 
esatra pìà tdoDei. Il Donati òiodico a' suoi tatnpt inaiguu ara 
uomo dì cuore e di tneiiig iiobili««iuio; amico d«l Tuaso un «veva 
curalo afTeUuoKatneitie la saiute libica e la murala; ara. di ca- 
rattere «clitetto leale, amante del |»aese e della fauiglM Gon- 
zaga, di cui ([odeva la piena coiifideuzo, discreto, ooaciliault, 
severo e atrabile a tempo opiorluiio, avtivn saputo guada]{n«rsi 
r affotto doli' allievo, e io piO' ooca«ÌQai M no vbIm opporbina- 
(neiila s^ non ad ìiiipodira Hiupre il nitiìtì, ai attiiimoniu le eoa- 
segueitEe. Il Pomponazzo aìpote del celulire liloitoru di tjuosto 
notoa, più tardi abate di santa U«rbara, leiteva il socoudu {tonto, a 
cooperava col Uonali, col quale era congiunto anche iu parentela. 

Il Prìncripo amava 1 ituoi iiiuu>itri, uBCultava talvolta ì loro 
consigli, ma non sapeva resisterò alle sue pabsiooi giovaaili. 
alla foga della eua Iridolo che non oo(jO»ceva ritegni, alle ade- 
lazioni che d'ogni ìulonio il gonfiavano e il corrompe vano; era 
svogliato degli adart, dì cui uou voleva tollerare le aojo, a ouuio 
mano che cresceva uegli anni d»vu non lieti preaagi del uuo 
avvenire, lira hslloed elegmite della peruona ; secondo ti rilnit- 
lo, che no abbiamo di Itubona, aveva biouda e ricciuta la cajH*- 
gliaiura, l'occhio vivace, roseo U oolorito e perfette le linee del 
volto; sempre rìccameale e con baon gusto ve«tilo appariva un 
bel giovane, e per l'alta sua posizione e coi faciU costumi d'allo- 
ra, nel mondo remminile procedeva di trionro in irioaib. Noppur 
egli era robesio di salute; e il suo modo di vivere non contri- 
buiva punto a ralTorzare la fiacca coatituzioue; diratti oAlla «Ìli- 
Utà solferge pareochi iaoooiodi, dovette recarsi a molle staziooi 
dì cure lontane e dìspeodioee, e mori in età non ancora avautata. 

Il Duca gli aveva fatto un assegno meiuile di ìkudì HW da 
lire G di Mantova ciascuno, che rugguagliate alle cundiiiunì 
ecoaomiche de* noiìtri giorni currìspooderebboro appuobj allo 
lire attuali ; e gli aveva coetitaito una casa civile com()0*u di 
preti, di poriioiio attempate e aioure, olio lo cunsigliavseru e al- 
l'uopo lo vegliassero. Ma i SlW scudi non bastavi-- - ' ■■ ■■ Li- 
sogni che erano molti e ogni di più crescevano, ri "Il 
per danaro agli amici, ai cortigiani, agif LI 
ministravano con gravi u(.uro ; ai Bagreiahi 
suo padre Hosliluiva i giovani più suapati 



Ab 



UBI. l'tUNCIPe VINCENZO GOMUnA SOI 

liii», maestri e scolari gli uni degli altri a vicenda nelle caccia, 
oeile gozzoviglio, nelle mascherate, negli amorazzi. Vincenzo 
vedeva assui di rado il padre a la madre ; questi vivevano 
ttttut sempre Tuori di ciitd, noeoirc egli col preteoto della edu- 
eiLeJoofl edflgli studi si tFa(tonevBaMAiitova;« se coi suoi amici 
fitcAva scorrerie m campsgaa, andava a Marmirolo, a Cavrìaoa, 
a Viadana, dappertutto dove non fossa suo padre ; mancava 
dunque alTattn quella educazione di famiglia, che non può essen 
data da nessun precettore. 

riuglielmo, a cui giungevano benché sempre di molto at- 
tenuate le notizie punto proineUtinlì della vita del Principe, se ne 
doUva ora col Aglio stesso, ora coi maestri e coi &egretarii, am- 
monita e tal Baia minacciava. Vincenzo consigliato dal Donati 
sorivova al padre lettere di scusa a di ravvedimento, belle e 
tiobìlt, perdio dettate certauieate dal maestra : ma erano parole, 
e i latti ooQ vi tenevano dietro ; quindi mali umori del Duca non 
contento dei dìportameiiu del figlio; mali uuwri del Principe, 
che reclamava aempre emaggiura libertà e più lauti assegni; 
mali umori nei mao^lri rampognati da una parte dì troppa in- 
dulgenza, dall'altra di soverchia severità; i cortigiani nmaae- 
vano perplessi, timorosi del Duca loro padrone, ma inclinati 
verso l'astro nascente, cbe un giorno sarebbe stato il supremo 
dìspansalors delle grazie e degli onori ; era poi naturale, cbe io 
una corte cliìassosa e di facili costuiui irovasaero più simpatie i 
vizi del Principe prodigo 6 lit>ertino, che non le virtù del Duca 
bigotto taccagno. 

ni. 

Nella primavera del ISSO il Principe desiderò dì recarsi a 
Ferrara p«r rivedervi ta sorella Margherita maritata l'anno in- 
tintici nel duca Alfonso; ma in realA voleva allontanarsi da 
Muutova |«r vartari> passatempi, e per EOllrarsì sempre più alla 
iuoomoda vigilanza doi precottorì. A luì che stava per partire, la 
Ire sollecita ed amorosa scrìsse un biglietto per raoooman- 
trgH moderaijond, decenza, dignità dì Principe ; ecco la si» 
lettera, scrìtta qua^^i in vernacolo mantovano (I) : 

(1> Dm mnlli dooiniciKI rionlinail dal s\f. Slnrann Davah egreaiQ Ca- 
lutare dell'Archivi» StArlM a<M>aga. «Hm si nferlKM« % 4s(>(a cp<)ca, 
tCTulunia I pili oi>purt«iil al nostro intonenlo. e ed* lA Btotio Devnrl 
■pre r(irtMc«a(fl giudlasl, dne a lai rlmrrono. ebbe U eompUMnia òl 
aaitere • oMtri dlspsiiiM*. 

Aun., I.* Strie, T. XVIll. i\ 




202 



UKA J^ACINA OSILA CIOVUtnZZA 



Figliiwt mia civ.m* 

Vi pKgo H niit» a femn die hn bu dfwnliQt u eoii tira- 
cire Dfa con maogUife q compuruie Liene cud (urlare eoa buoni oMtmii 
lUMl icricUte cume se usa a Fvrrarj. oon wro oou da Principi. • 
dJ>cbB antl do 1mI>ì <Jj ilir tieae ilei fili voalrl uociodiA vi>i abMaie Itonon 
• mi ■Hrgreiin e ouiileiilo, caro &j{liiialu leiKUle a nwulfl qucali podt) 
parole delta vostra oiaJre die vi ìua e r« raccootaailo. 

Maalora, Il Aprilo ISSO. 

EUEO-liOH* D.H DI MaSTDVA. 

A Ferrara il Prìncipo pota abbandonarsi ai vani 8U0Ì ca- 
pricci; fece lacorte & tutte le belle d&md, d'una delle ()uati ti 
invaghì perdutameiile, e profuiie uua efp^gia sutnata dì daitaro; 
però ja m&izo ai passatempi e agli aotorì coaipl uua buona 
azione, che onora asaai raiiimo «uo, e che noi noa vogliama 
passare sotto silenzio ; egli ai rec<i piA volto all'ospedale tli San- 
t'Anna, dove viveva prigiorìe e trattato quale doioenlfi il povn-a 
Torquato ; il l'rincipe si inlrattaaava alTuttiiosanienle collo avett« 
turato po«ta, domandava de' suoi biaogni e vi provvedeva, rtoa 
lasciandogli naaacare-qufl'cOfirorLi mortili ^ inatoriali, obo erano 
in BUG potere ; in questa occasione ot>l>e in dono dal Tas'o utia 
copia a p«naa del suo Dialogo He la Nobitlà • quel aoaouo a , 
lui intitolato, che comincia : 

OMw TUaiuo, iofmr lanfulaeoa noria 

Queste attentiotii consacrale al Tasao non piacevano troppo 
al Duca AlTottso, che le consiJerava oome un lacilo rìiopruvaru 
alla fiua dureiza verso il gr&ude Poeta ; ma Vincalo ai piccava 
di bravare lo sdagno dì chi stava sopra dt lui, e poroin leaova 
(ermo ; e in questo caso del suo coraggio e della «uà bouta ili 
animo noi dobbiamo essergli ricotiosceuti. 

Bendici per il viaggio dì Ferrara avesse il Principe ricevuto 
oltre agli assegni or^iuari un'ultra aoii pìooola sodttus di dxnAr<i, 
pure il prolungato soggiorno in quella allora fastosa citta, il lusso 
ohe vi spiagò, e i douativi, di cui fu largo «pooialni(!at« colle dama 
avvenenli, lo avevano costrutto a far debiti, e reduce a Mantova 
versaiido in gravi angustie, ricorse per oiauo de'auoi sagrutarii 
al padre, percliò lo ajutaaae. 



IMI 



DEL pfUNCire vi»cRNzo aottZAGA SU3 

Ivra allora intimo Consigliere del Daca Aurelio Zìbramonti 
prima Veiooro d'Alba, poi di Casale, a Presidente del Senato e 
Avi Maft^trato camerale ; il Zibranaonti era quindi il capo del go- 
verno, can centra mio ìn stia mano tutti gli ulfìcìi più imporlanli 
dttllu lutato, a godendo della fiducia più illimitata del Duca ; ma 
questo ecclesiastico gratto e di mente piccola era troppo ligio al 
BUo padraue, non sapeva compatir nulla né all'età ad al carat- 
tere del Principeì non poteva quindi exsere un intermediario utile 
tra padre e figlio, Ira l'avari^ja e la prodigalità. Che cosa il 
Duca facesse rispondere al Principe chiedente danaro, e come 
questi ei conlenMse in proposito, lo sappiamo dalla lettera che 
il conte Teodoro Sangiorgi gentiluomo dì corte e loeiiibro del 
Consiglia ducale scrive al Donati, che si era fatto l'unerceofiore 
del Kuo Allievo : 

niuttri Sig. mio Ojs.m 

BeliN dal Sig. tVesidcnte del Maeitrato li 200 scurii li quali bo 
DiBDdjliìort al Scr.M Big. Prind|M, U ciil A. noo liba volali dlcrnde 
die questa tton t somma ciMivetiiitfite al blto^no »uo, si leejo lempu cbe 
DM ba bavulo djnnri et all'età di 19 anni, net quali entra questo mese. 
Ila tei-lioilo ixi' 'B^'do die mi è pano coaveoienle. el oe appello ri»poslt. 
et MJ Ì'X. S. non mula pra|HH)i(t, rìmcttcrò 11 ilanara in Tesoreria. Inunio 
^piaccia V. .S. a rjrta Mpfrc al Ser.*° Signor noslro. 
Uaniofa. 5 Hlluiubre ISSO 

Tkodoio SimciORfii. 



IV. 



Vineenio indignato allora col padre, andava ogni giorno 
«etnpre' più alienandoci, e per proseguire una avventura, che 
aveva inizialo a Ferrara, senza chiedere licenEs ad alcuno, 
■eniA nemmeno damo avviso, abbandona di repente Mantova, 
! a tutta prima sì reca a Viadana, lasciando presentire, che ai 
[rurebbe portato in altra località fuori del Ducato. 

Grande meraviglia e dolore ebbe il Duca per questa ardita 
iMfua, che si preadeva il Prìncipe; e ancora por mexzo del 
jlorgi fa scrivere al Zibramonil, che in questo momento 
trovuvasi a Mantova, perche lo richiami severameuie al dovere, 
: aggiunga all'uopo minacele dì pia gagliardi rimodìi ; e anche 
inesta lotterà merita di essere riportata : 



I 



301 



VttA. PAGINA DCLLA CIOVWEZZA 



lìttam Signor mio Ou.*" 

5. A. ni ooniBila cb*ii) dica a V. S. enne faecto calla prcHnla etw 
glangenilo II Ser.»» Sig. Prlocipt mrntru cbcV. S. v'<b,ik'bba farlo oo 
boon ragionamento ilei motlo cbe l'A- S. h* niJle vo||«4iis£orw) a V. S. 
ffloslrauiJola cti« qupiia 4 la lena volta die 6 bicogiuLa ail'A. S. rjiDO- 
diare ilk> licrntc. che kìmi Scr.»" Slg. IVmcipn si iiigila. Uoa CaiuM 
pastito quio<Jo vi manitò il SIg. Pompnnmo. l'.iHn quamlo eanandtf 
cbe andasse t Marmirolo. e qunta dlxifa ddl3nd.i(a a Viadana aettn 
Ilccnia i:aorUiiulula a imo per»eteriirc di qiieato modo poj- uro dar cautt 
alI'A. S. di far piii gngllardl rlmnlil. 

Ed a questo One dica t*A. S. clie V. S. s( pub Iraltcoera cotit. clw 

baata che leoghi dimafli i sera a Bavere, per il qual luogo l'A. S. ben 

6 io camino. 

[}i Muntova, 13 Settembre ISSO. 

TioMMO Sa munsi. 

Ma boa t>resto si venne a sapore, elio it Pnnoipe recaixJosi 
a Viadana intonJcTa di lA passare a Colorito eu quel di Parma- 
A Colorno viveva io una splendìila sua villa Barbara Sanuve- 
rino Sanviiale Conteitsa di Sala, bellissima e culla donna, per 
la cai mirabile capigUaiura il Taaso aveva scritto quel aooetlo 

Donna, per cui lrl«n[a Amore e reana 
lleni iien lu, che li npii a ii> rirmnite 
- NotHI wrona; ina ijual Ha la fronde 
qaal Bi l'i)f. rul lento onar («Bvaffaat 

Kd altri sonetti aveva per lei dettati il Tasso per magnificarne 
e la venoRtà della persona,o la nobiltà della mente e la graudozza 
dell' animo. Vincenzo si era perdutamente invaghita] di questa 
donna, la quale noo disdegnuva i suoi omaggi ; e cosi da Via- 
dana passò a salutarla nella sua villa di Colorao, a in qualla 
amabile compagnia sì intrattenno alcuni giorni, 

È facile immaginare quanti clamori sUMitasae in Maniovft, 
nella Corte e tuorì. queita nliovn scappRin del Principe; gìft 
Costantino Coccapani agente del duca dì Ferrara a Maatova. 
che esercitava qualche ascendente suH' animo di Vincenzo, scri- 
vandogli pur alcune raccende tocca di questa sua rìaotuiìone; e 
qui riportiamo il rrarnmonto della lettera, che vi si rirerisce, o (^« 
oontiane parole degno di un vero amico : 

■ Non voglio resUr di' ilire a V. A. qui-l thn mi ture di preieiillra 
cbe ella sin per amisrc a Cobrnurl itorvì i <' ' < i «la 

lo DOfl d«vo dir rlie non d vadJ, ma U mulu , .,rtn 



DEL l'IUXClI'B TIKCBNZO OOKZXGk 



206 



ti la multa xloris cbti rernmeiito Atra hiinre della vita el dlgnjU rìt V, 
iA. fpt p«-rsuj>lono con tuttn (iiiella btimilu ck'lu (Ivblta a raecwOjrlo cJie 
^Bon kl ablianilflni più di quWlo cliP ni sud decoro si conviene. Blla è 
PriDdpo ili Ujolura, t\ nelb p<<r&ofln di tei li speccbiino Unte peri«i« 
tbt natii ti impoiiiiMlD die le sua alUoul dod «i «appiano. Parecfas mi 
bìUa t'jverlo jcrrnnato, cbe enendo elU com'i priKK-ntissima prOrv«- 
dtrk al rMlo, iSnobi il tlgnor Duca «apeiKlulo oun ne pigliasse dlfgusto. > 

Allo aperte beneho umili censure, che da ogni paru gian- 
ge«ano al Priucipe por In incon'iUernla &iia condolU. ai rìtn- 
proterì del Thica, ohe gli Tenivdno commimicati dsgli amici e 
maestri, Vìficenso seccalo ed irritato scrìve al PompoiiaaK) 
wgiiantn lettera, nella iiuata da sfogo a tuitì i lamenlì che 
epti lù credeva in diritlo di Tare pel modo severo a taccagno, 
col quale veniva IratUto, alzando anch'egti la voce e alle mi- 
naccio risi'oiiietido collo min&ccio, ricordando chi egli era, « chi 
«raoo gli aJtri avanti a lui : 

Al motto ihTi.«* tì mio Carist.*' 
Siff. JuitVi'9 rompanasii 

È vero ch'io v| reel dire al Sif. Ducj mft) Padre clw io nno mi sarei 
tomaio se ano tempo cbe dite a lionxaga, né me ne sarei partito di 
lÀ Sfata Rua licenti. iperaiiilo die qiinlo mia procolere liumìle et obe- 
dleiitu liuvcMc trovar oeiraiiioio di S. A. quiilcbe recosniiloni; iklll aioltl 
torti rhc da Ivi mi »>iti> r^ltì. co-ii u«| Irall'irrni in tutte lo miu ationi 
tl.É potlo. ancorché mi hiruvj l'j aitiil cmiie ellD s.i me^lin di nip. ci j clic 
la tulli «li altri siikI apporure lib«rU e ore-lit». coinf* m-1 negarmi 
qufllo che le Kenti b»wj nun die p:irt nostri so^liooo eoncwlere a suoi 
figlioli II vivere «t veatlrv, el mi tenga in qufsl» particolare lanio bas- 
Minral» ciie olire il patirà cbe io faccio nvll' animo et nel corpo mi 
eoavtiUM ani» fjr«, che pur lo Hlrù, owlla in'IexniU ot ocqui^urml 
DOBH< d) misero, vitia tanto noLibile in giovane della mfa (|DallU, el 

pigliar da miei va^Mlli e servilori denari et bor roba, et Dio sa 
lilo etw ne dice 11 mondo. Voglio Ucer mult' altre coM che pur 
od rendon aoiaro II stomaco del poco amore et i-onliitenia che S. A. mi 
Bostn, na in questo non voglio ria per bora il mio pmpoHito. Vi dico 
dunque ebe non pur sono andato a Vladaoa terra nostra, nelle quali 
«desso e per sempre piglio licenta d'andarvi come mi ptacvrà, d6 sia 
ohi di voi mi parli in contrario . et se il SIg. Dm» mio Padre vorrft 
■ilrliMOtI per sito »erritlo me lo dica di «uà bocca, clic tra lui e me nm 
vogtfo pnr l'avreoire memef. MOD pare dico wn Tenuto con la mia 
eaai a Viviana, ma mi «odo anco traiferlto qui a Colomo con pocbi 
lo ca«a della Sig. ConlesBa di Sala, qual amo di cn<)i «Incero adelto, che 
(« al fos» Eorella ooa I» potrei Ikre d'ur vantaggio, nb mi baitblate per 



i 



St)6 



DNA PAGINA DELLA OIOVWBSZA 



lanio tncoQiidflnlo. ch'io non bibbiii in qoMU mii ff «otaiimia pointo tal- 
lo qocllo che roi potreste dirmlt nu lio Tolulo Tarla aceioettii 11 % Ihin 
(Ja ilu»toil«liiar|«a ch'io non voftllo Incerta OOM ch'io sa non e^scr di »o 
sn-vltlo prlvirml da'mtel gnitl. che quando DOCKMcessI alUiOMnlI neMona 
più prooiMBtDte Bpenàerk U viu ili me per ki, votendote esser In lolle le 
cose ili MStaou tutto 11 Uffli» di mia vita buntl-Bu et ubt>od.">A Hgllulo «I 
servitore, come cooporu robllgock'iodevoalla àereoiiv* tua penaoa, 
U [(Baie guard'Mdio cosi Mi», ei coti lungo letapo com'lo lo detldero. 
Eccovi (lette le cauw cbe mi luniKi imu»o a 'non cMculre quanto *l 
haveva dato iDlQDthmef le quali lulle voglio che dilealSig. Duca mìo 
Cddra, né naiiaite di lìirla )>er quanta ttlmale la gratia mia. iggiung«iMlo- 
vi di piii che polcbè S. A. resta srrvlta di non dirmi coqknIìU d) (loter 
rivere, debbo anco credere ebe odii la mia vlia forw i;iuiikata di lei 
(natile a aervirla, e mi rimiTTò dal venirle innanii per non fMlidlrla. 
Ben h vero che per non aggravar la ooMimie mia et naoeare all'oblilo 
die con» CrllUano et Cavalieri tono tenuto, mi risolvo di vivere «lai 
nostro, et ne pigllerò con quelli lernini cbe la neoeidlà mi arorfa, nel 
t[ua)e COBO supplico liumlliM-t* l'\. S. w>n btverlo a aule, ut atui- 
Ixilrlo a pre«iflllnn(!, polcM per non Tir peggio ho eletin quello riswllo. 
VI torno a replicare che facciale Intendere Idtio qaesto a Sl. A. et hab- 
bhite io metnorfa tì» a'io Don voglio snlTrir da ebt ni eontemle «mr 
tratta lo come le piar? in molte altre cote d>s««r (e ntito un putto quinto 
non da volallrì mici servitori cbe non bavete da lare ao non quanto 
ri è inpoeto. Stale sano. 

Di Coloroo a Xlll Tbrè 1880. 

Ter brvi piacere il Piincira m Miinrovi. 

E non contento di qtieatn sfurinla col Pompotinzzo, li n- 
volge alla Duchessa eua madre, ripetendo gli stessi lametili, e 
pregando che si faccia interceditrice presso il Duca per ttaaen» 
iriLttato come desidera, e come crede dì meritare par l'etA e per 
la posìtiooe, che tiene ; 

Str,»' SÌq. mia iladrt fi Padrona 0*;.*"* 

Nesauoa ooaa 6 mni per darmi maggior travaglio cbe l'occaifooo di 
non (Miara inUeraraente servire a V. A. e| al Sig. Dan mio |M<lrp con- 
forme all'obUigo clic come SitlloeLdrvntiE.BBogerrKore devo air uno et 
l'altro: ma ebe post' lo ae II sig. Duc-i mi tratta in atollo d» le io tomi 
suto per II piuato II pili di»iihbldleoto Agitolo che »l piHta trovare non 
ni tratterebbe peggio, Signora io non posso bormal sorrire piii qa<<>tn 
vita, e a'fo veggo mal V. A. apero che lei resterà sallafatu della ole nii 
ni : viva pur lei sicura cbe In ogni parte dov» mi {luhlarl li mia (briuoi 
mi porler'i in modo che non «ard Indeftno (Igflolo (h-ile Ali •* toro, uè 
hrb nai vergogna al aan^a neitro. Faccia [>Ìo detta min vita quello 



06L rtUFtCtPB VLIOBNUO OONXAOA 



S07 



d» ìf pt*«c. dM fn nino m% Ma il HlMionero. U Ropplioo erni ngfit raig- 
glùr tiumiltù penhHunnl a' lo Marti tirtita vnlfda molli jtfiirnl perche 
tonti nviluUi aicoaine le (llrJi II fitnipnnnczn a mio nome, nnn cooiparirs 
(nMiii al Sig. Duea w non mi truda <li ligllolo, con r)aKl One liaelo 
^■itl>is.t* le mani a V. A. Le dirà |Uf jiu«iiil il ^jmponiizo le cause cbe 
ni hMno movsa i venir qtià in ca^ itelli Six Contessa <)l Sala. U l«|>- 
■krltrl nncht^ rcmri'i-irti n qinNit"^li:) Incotivonit-nie die patena 
percliA prnlciò |iJuu<t»lo la vlia clic (uaiitfaruji c\atl\o cIk oone 
eivagliera ikvo. 

Di ColoriK) r Tlifn 1589. 

Obb.oia figliolo et «orvltore II PniNctra di UAnrOrt. 



V. 



Ma intanto il Prìncipe non ncevova dnnftro, e te anj^ustis 
•i facevano seinpre \'itt gravi; la sua Casa rimasta a Viadana 
tnaiiCAva di t>iu(iclteric, dì abiti, di nlimenii, di legna, di Toraggì; 
Dea$nno voleva prestar \Àù danaro ; colora che ne avevano (jiai 
prBsintn, Mni[>ilnvano, Q ne reclamavano la resliluziooo, ì serri 
doma iidn vano di aiidursene, o ss ne andavano son» aspeilarna 
la licanva; ma UHciamo la parola al toarchese Capilupi, cbe 
aov fai 11 tendeva alla Casa del Principe : 

5c*» Prineìpt mio Ptutrono 
Cnn roccaflnnc d^l rilomo ilei imrlatore ili qnnla, non pigino la- 
■rtarili dlren V. A. co me io non m) vr-li?r'Mli [«.ter linre p^ij olire lewtM 
àt que«lJ pn» fimlslii* sua. pvrcM fini>ra h" «uppratih tiiiilie iliUicullì 
Olii ■ppnHrro ile'niiri ilrnari. col Uune in prestilo da allri. « coll'vlilfgare 
la «)) {nìntU » (itiritli r''« li4nno il>i to delle etwe nenssari« al villn, rt anco 
col lenire a termini di dolermi el far rliienilm'CntiiU-ll.i rreddciia ctie bo 
Inivulo in lurgli die duvrflibero prontameoto adoperar.') in provve<lerfi 
«ile eo<e di wrtiliu di V. A., come ojtnuno u. Trovo diiliculUi di aver 
leni pel cavalli di T. A. le^'oe e ogni altra co*i. pollcneedi cucini, 
fftfebè da Mantova non vivn^ più mandata di co»a alcuna pia d'atcìml 
di- Cori «uppllno V. A- n peniare come rimedtanri, siamo sema binn- 
cburia Mite ni da Uoiitovo si pciua di oiauOinie, et il beccaro U chiesto 
Ileana di andarKoe. 

Viadana n7bre ISSO. 

II Cav. CAPturpi. 

VùieoDZo por4 ad onta degli Sehtnmaizi che si facevano 
ixntro la sua. condotta a Mantova, ad onU delle slreue/.M pecu- 
Dirtràche gli erano notificate.nella villa di Colorno nsUaioùmit* 



Ì(3» 



UNA PAQINA DBLLA CIOVt>EZZA 



(I«lia donna amata godeva allegramente il suo iQmfMi; ballil* 
8itna era la Coateesa di Sala, aiolta a bolla erano le Sigaurp, 
che la si trovavano in sua compagnia: il Princifio colla Hpen- 
siaratezza de' auoÌ 20 anni ai abbaiidaDara aeuiia tuisura ai 
balli, alle cena, allo cacete, a tutti i pasaatumpi ; egli ai diver- 
tiva, e inateme a lui si divertiva tutta la brigata, uouùot o 
donna ; il oiaroheso Seìpiona Gaorriari oompagDO del Principa 
scrìve a Mantova, ch« dai div«rtÌaionti erano tutti sfiniti, echo 
non avevano tregua nò giorno né notte. 

Ma ogni cosa ha un termina, e i piaceri prima di ogni nltra 
cosa ; Vincenzo incalzato dai bisogni dnanziarii . sollecitalo da- 
gli amici, che gli moatravano tutlo lo sdegno del Duca, si risolse 
di toroaro a Mantova ; vi giunse verso la Ruo del m«SB, e seaz» 
presentar»! al padre, che sapeva cstretnanMnle adirato, mentro 
egli sosteaova tpottare a lui il chiamarsi malcoatenio, ai r«eA 
dalla madre, che viltogginva no) magniBco palazzo di Porto; é 
quivi a |>ran70 aperse a lei intero l'animo suo, ripetè lotti t suoi 
lamenti, enumerò tutti i suoi dasiderìi, eapose tutte le sua pra- 
tese. La Duchessa ascoltò con maternH indulgen2A tali recrimi- 
oazioni, cerc6 far conoscere al 6glÌo i suoi torli, le sue iinpni- 
denze, le suo stolte prodigalità, la vita licenziosa ; a p«randole 
poi di averlo al')lianto ammansato e persuaso, acrìsae al Duca il 
Mguente bigUotio, eome al solito, quasi in vernacolo mantovano: 

5w,"» Sig- mio Conmrle cori» •• 

Adesso dopo II disaar el figtiol me ha dato U risposta del rMona- 
mento ebof br6 come V. A. baveri Intendi una letten del Sig. Phid- 
ponaizo e sopra questo lo mando il Cocapan il:il f]iijln V. A. Inlenderà 
anil Dgoi MM a luoco i el nglìol proiaelle essere un t\g\ia\ burnii fi obe- 
dlenle eoo speranza che V. A. el coneederi la sia rinin.iRih lielU nt noa- 
sta. Dio bociu gralia cbe sia oonodala con conteotn ili V. A et io sa- 
lme del TiglioI : el se a qtiietalo assai da bier loqiu. Dio sia lodato. 
Porlo, 23 7brù 138». 

ELsoKoai Decussi di Miunn't. 

Calmali alquanto gli animi, poiché tutti arano stanchi di 
qoetti dtutdii e ne soUnvano, ni cercò tina rioondli azione tra 
padre e figlio ; e adoperandovisi di buona voglia la Duchessa, 
il Donati, lo Zibramonti, il Pomponazzo, ora col battere da aou 
parte, ora col pregare dall' altra, si conduaaero le cow a buon 
lìtie. Vincenio, cbe intanto erasi ritirato a .Marmirolo, fa per- 



Mtt PBINCIPB VJSCeNXO eO«2ACA 909 

stiMo a fare, eomd era debito suo, un atto di sotiomissione al 
Dti» ; quindi, fbrsfl sotti daltatura dallo stesso Doaau, ecrissa 
al padra la aogueolc lettera : 

Ser.m» Sig. min Padri tt Padr. 0«.«* 

Pcfdii mi par ili coni prende re cb« V A . resti m»l aoiltgrnnn di quello 
tàe lo tio foltu ci iDAittiifl babbi qualcha ilubbio ch« lo non Jc porli quel- 
raoiotii et o\5crvaDtia elio «luvu Gglio al padre l< supplico a non volerlo 
0k(int, \nt\ pttiltoslo ee le Mso detto qiinlcti« con In contrario crp- 
derp rhr si.ifio iiullf;i)i, fi ch'Io la osservo come conrfcnc, ti se htiiresfii 
T-ilto iiMiiIcliA c^ ctie bofl le «Qda^se a frtistu U supplico a penlooarml 
et <iar fiorita cli'io (raltvtA si>nipn) in qurlU mnntpn che st maverrà 
prrfcvutoh a r^voiiriDl di quelle fim\a cIm la seri^ Si;;, mia Madre le 
lui itoR)in>l)t# p«r me. Con eho facendo Hih le baso btinill> le masi 
Il In angoro ita N. .'ì. Dio ogni coiiUtDio. 
Matnmilo IS Ottobre XSm. 

Uh.iK" Cjijolo et Ser.r» 

VlXCKMZO GonACt. 

n Principe a parola bÌ mostrava pentito e ravveduto, e pro- 
multava ogni miglior cosa ; ma U stia condotta in realtà non ei 
faceva punto più corretta; o che gli asitogni accresciutigli dal 
Duca non bastassero ancora, o elio cjtli non saposso io alcun 
modo porre un Trauo alla sua prodigalità, gli difettavano tempra 
t danari; e al :f9 Novembre troviamo di lui il eoguento biglietto 
al Donati : 

« Signor Marcctto mio, fhle ogiU possibile per vedere di trovare de- 
oar) per questa sera, et non mancare percbè ne lio graa bisogno. 

tulio Vostro 
II. PniNcira DI Mil^TaTJt4 

E quoeti danari sì .«peodevaoo io donne, in bufiToai, io goz- 
UViglie, io ogni pa^tu cosa I La vita dì Vinconzn a Mantova 
pnwnuva uno strano contrasto con quoMa che coaduc«vA a Ca- 
(lioiie delle Stivlere suo cugino il Principe Luigi Gonzaga, quel 
leeimo, che più tordi entro nella Compagnia di Gosù, e cho 
dopo morto venne per sollecitazione apecialmenta di Viiicaoio 
sollevato all'onore d«gli altari. 

VL 

Poiché il Prìncipe nnn dava sene guarantlgie di ravvedi- 
iDiOQto, e d'eia era già maturo, sì peusò die sarebtie stalo meczo 




210 



rjK* PAOWA DftLL* QIOVltezXA 



ripporluno per ricliìaniarli) a onesU propositi Ìl d&rgli niogKo ;a 
ttllors (;ti agenti doi Gonzaga si diedero attorno pre-eo luttu la 
Corti d'Italia per trovare la futura l>uches4a di Mantova; r«cero 
tante ricerche, che caddero poi in grossolani errori, e monirs 
fTodoiiero aver trovato l'oltimo si avvidero di essenti a|ipi|i1iali 
al pessimo: si chiese e si otteniie la itmno di Margherita' Far- 
nese Rglia di Alessandro, che fu poi Duca di Panna, e che ■!> 
lora coprivasi di gloria quale Govoraatore civìte e mUllara d^ 
Paesi Bassi io nome di Kilippo II. 

Giunta la Priocipeisa dai Paesi Bassi sì eelebrororio gU 
sponsali il 3 marxo 1581; e mentre Vinceti/o si rueava a Parma 
per impalmare la giovane Rposa, viaggio facondo si intrattenne 
alcuui giorni a Colomo per godervi la compagnia della Cuotessa 
di Sala; infelici auspici! dì infelici none. 

Liete 4 sontuose ftirono le foste, che si tÌK^ero a Parma per 
questo malrìmonio ; di gran lunga più liete e più euntoone furono 
quelle, che seg'jirooo u Mantova; tutto pareva HrriJcre ai 
anovi sposi ; presentazioni, rioevimenti, banchetti, spettacoli » 
auocedevBiio in eitut e nelle vario ville ducali ; gli spoiù appo- 
rivaao felicissimi, a la concordia sembrava riioruaia nella (a> 
miglia regnante. 

Ed ecco che dopo alcuni mesi di feste e dì allegrie cotnia- 
ciano a correre tra i più Ìntimi della Corte strane vosi ; si aussur- 
ravano a meua bocca, in aria di miàloro, conte si trattasse dì 
cose assurde, incredibili; sembrano uà partudi malevolenza, uaa 
scherzo pornografloo dì pessimo gusto ; ma le diceria conii niiano, 
8ì diffondon'), si vanno sempre più uccentunndo e prendono fiicnia 
oonoreta ; chi dice cha Vincenzo fi irapotonio al inatrimoain, chi 
sostiene invece essere Margherita inaila alla procrmuione : la 
materia por i costumi d'allorn assai nliissaii ai presiAva mtra- 
bilmento ad opigr&mraì, a motti osconi, a satiro mordaci ; so no 
parlava ancora a quattr'occhi, ina tulli ne parlavano; dulia 
corte i rumori si erano diffusi per la cititi, n l^irnivaiio il fìma 
ordinario ai discorsi nelle famiglie, nelle bettole. Delle cagrattte, 
e in modo particolare nei conventi femminili. La conclusione fu 
cbo dopo qualche tempo la ['rinciiwssa sotto Ìl pretesto cbo 
aveva bisogno di cambiare aria o di intrapreudere ona oura fii 
rìnianrlala a Panna. 

L'Infelice Margherita areva già daquotohe anno perduto la 
madre dofia Maria di Portogallo; il patirò trovavasi looijuio a 



oet pRiNCiiHt vtKuesifo con^aca 



SII 



guer(;egsiara nei Paesi Bassi; era doni^ue abbandonata all'aro 
Oiuvio duRfl s al rrntollo Ranuccio, che dì questo avvenimento 
erano impaccinti e offesi ; bì omincin davvero una cura ; ven- 
OSTO a Parma pnl duca di Mantova la contossa Langoseo-Sotcra 
e in qualità di inviato Cesare Cavrìani ; furono falti venire da 
Milano cbimrght e levatrici allora in gran fuma ; ma come si 
era incerti nel determinare lu natura dt^idifftii della Prìncipvssa, 
co») incerti, vani e contraditto rii erano t rimedii che venivano 
propo&li ; la eo^-a già cosi delicata andava per le Inngbe, o met- 
uva in una condiaone diffìcile la sposa, la corte di Mantova e 
quella di Parma ; bisognava uscirne presto, in qualtiasì modo ; 
aitiiistrì, chirurgi, teologi andavano e venivano ; vi vennero ri- 
p«lntaraeni6 il cardinale Carlo Borromeo per incarico de) Pnn- 
teflce» la duchessa d'Urbino congiunta in parentela at Goncaga, e 
da Mantova il Donati e il Zibramonti. hiEialmonte dopo lunghe e 
■enbroae discussioni, che bì continuarono per quasi un anno in- 
tero, e dove venne «foggiala tutta la dottrina chirurgica e cano* 
nicra di quo* tompì, rimase comprovato, che In 8{>03a aveva real- 
mente difetti tali — e i [«riti medici li Rpecifìcavnno coi propri 
loro nomi — da ritenersi inabile ad aver prole, e che da nessnoa 
cura poteva esMre guarita; onde sulla proposta de) Borromeo 
per Breve del Pontefice Gregorio Mll l'inrausto matrimonio venne 
ditcìolto, e la rÌDiandata Principesiia Tu persuasa a farsi monaca. 

Margherita, a cui la savia madre, so fosso alata ancora in 
«ita, avrebbe potuto risparnitAre questo efi'Okfio, veggondoai in 
ul modo co:idannata, respinta dai Gonzaga, abbandonuta da'«uoi, 
R) riitrf^ nel ohioBtro di san Paolo in Parma; e quivi dopo qual- 
che tempo, ottenute le nocesaaria dispense, fra lagrime e rim- 
pianti, nel -290itobrfl del 158:1. asustiu dall'Arcivescovo Bor- 
ituneo. prODtiociò 1 voti solenni, e assunse il nome dì suor Maura 
Lucina. 

Di tutta quatta controversia d'indole tanto ardua e delicata 
noi potremmo presentare parecchi curiosi documenti, che sovrab- 
bondano nall' Archivio GoHJOfja, ma l'età nostra in apparenza 
almeno più pudica, certo più corretta e più rìtierbata, non ne oon- 
senu*rebh< la pubbMcazioue; nò daH'otnetteHi crediamo ne debba 
venir gran dmmo alla Htorìa. 

Intanto che «i conducevetno queste trattative di si grave mo- 
mento |H!r il Principe di Mantova, questi proseguiva allsgra- 
rot^nre Lv sua vita di scapato dandosi buon tempo cogli amici 




212 



irNA PAGINA OBLLA 010TI»8tZA 



spendondo più cbo potovik dao&ri ; ti ooco cbo sapra^fing* 
un altro triste falto, passato sotto «ilanzio o tgni>ratù da ixlti f;li 
storici, ma cho allora tam a riiinore l'intara citta, ai ohhft oa' 
eco luuga d dolorosa oelle altro corti d'Italia e fino oltrviaooti. 



VII. 



Nel 1580 era giunto a Venezia Giacomo Critonio Seoizase, 
d'anni 30, per ingegno, per studi, per meotoria veramenio am- 
mirabilo; gli [ngldsi iufalti per distinguerlo d&l cugina sur] omo- 
aimo Giacomo Crìlonio lo cliiainano adtnirabiie tianolAnAo l'altro 
che gli sopravvisse ool Doma di superxUtc < 1). Il noati-o Critonio, 
corno al Zibramontì scriveva da Venezia Annibale Capello ae- 
gretario del Cardinale Luigi d'tCsta (2), conosceva l'italiano, il 
latino, lo «pagnuolo, il francese, il tedesco, l'ebraico, il caldeo, 
sapeva di filosoiìa, di teolegia. di astrologia, di metomattca, 
improvvisava varsi e<I orazioni; era elegante ballerino, abile 
schermitore, perito neirequilaùone, nel canto, nel suono; con* 
giunto in parentela cogli Stuardi, aveva lutti i tratti del gentil* 
uomo; bellissimo era della persona, aveva I>ioriJa e co[fiosa la 
capigliatura, azzurri gli occhi, graziosa la lanugino, cho aU 
lora gli spuntivB, e tutle le parti dui corpo ben conronuate a fra 
loro in coiiipleta armonia: quelli che lo vedevano e lo udivano, 
oe rimanevano otcravigliati, e colle idee del tempo e^lamitvatio 
Demoaium habet ,' noi diremo semplicemente, che questo {>or* 
tento ai giorni nostri forse non schiverebbe la qualiSca di 
ciarlatano. 

All'udire tutte queste meraviglie, e sentendo anche cho il 

Critonio era assai valente nella tetilogia, Ìl duca Guglielmo, che 

-delle dispule teologiche compiacevasi assai, fece opera per averlo 

^) Tedi Sai vaUro BaazI no' sm «[^Diea'n Im <lnue CWlbn paltliKeito atì 
1SM nel fwrl'xlicn rranreno L» Chattmtr (.iUtosr^phr- 

<t| Il Capelli) mandavi al Zihramanll ti relailnne eh« sol Critonio tl*i«n 
aveva Dcrltloprr laoiiao Dfliicvtnpaxoq duca <li Sora Aldo9iatiiuio,«lt«oa<)l- 
i]fa lo Sroucse in «uà rt*a. La reiailDiie il«t Riiiuita è nunOa ■•ubUinla 
pai dal Toil nel 183*, Indi liai Orarna In no i<|mu»Io twr nniiK Pijuiloiwli- 
Hoaniol; da nltlmo dal Cenili ùtlVArekivio Vt^tto. (omo XII, parie I- N>« 
Ira la relaiii»* orlainale *)«l Uanuiia. cbe ti rnnMrvs imlI'ttnVomMia e U 
copta mandata qui dsl Cipolla, rhe » vede neirAfrtilvla tlomafo, al ni»- 
Uno alruM dlffiginiiK nella dali, nella yrlograDa, e In qualttie fallo s«r«lw> 
eaio btii'una, e aairallra oniiuesto; mi non per qnaste cnaiaiDO aule H 
riiNiMMlcarte ueon. 



tJlft. PRINCIPE tlKCENXO COKZACA 2l3 

&*sg(H serrigi ; e poiché ti Critonia ad onUi della molte rìchiestd, 
chA da alti pemaAggì gli orano ìmiisteatetnenta diraits, trOTa- 
Tofti «Qcars libero, ÌQU>niied:ar)0 il nobiluomo Giacomo Alvisa 
Carnaro, accettò di venire alla corte di Mantova. 

Apparve egli tra tioì nei primi giorni dì Fubbraio dei 1583 ; 
e eqbito la gioventà, la venusta, )o doti di «pirito dolio straordi- 
nario Scozzese ftìcero in tutti una profooda ìmpresetone; Tu prima 
iovitalo a dare uno schema di forliScazioni per la spianata del 
T; td egli quale niaieiaatico a intelligente di cose guerresclia 
praaaolù il sua progetlo die piacque al Duca ; ma Guglielmo 
amava special [nenie udirlo nelle dispule teologiche coi molti frati, 
che allAra prosperavano a Mantova, e che si tenevano per arche 
di sapienza; fro'^uenti e animate furono queste dispute, cbu si 
lAOtvtDO ora presso i Francescaai, ora presso i Carmelitaoi, e 
più «pesso presso i Uomcnicani ; e sempre il Critonìo ne usciva 
trtOiifuMe laficiaiido slupili della siia dottrina, dalla sua forza 
Dell'attaccare, della sua prontezza nel difendersi quanb assìste- 
>anoat]uestÌ certami teologici, che avevano tutta l'attrattiva 
dvgli spettacoli teatrali. 

Però il Crìtonio non dava a questi ludi, da cui gli veniva 
pur tanta Tuma, l'importania che vi aunccavano gli altri perso- 
iiaggi del tempo' quasi quabi non lo teneva più per co^e vera- 
loente serie; iu un brano di lettera al Ztbramonti, scusandosi di 
e&sersi dovuto tnomentanesmente allontanare da Mantova, ma 
pur contento dì e^^ser giunto a tempo per una dìsputa, che ora già 
stala annunciata, cosi si esprime : 

• Silfio venato per (traila d'Iddio i tempo alle dispute, m ben dj 
cuH di qneiilj surit? piit lenpo ni sene chiarito. Non bo viito anchora 
le eondii^itini , m» poi che non posso eou5ullar con il deoioniu di So- 
crate mi iwrvirò del Tolletto tlUoinero, Improvvisa nilo al meglio cJi'a 
Idilb pUtttk ». 

Lo ^Ncoitiese in breve tempo «i era acquistato le simpatie di 
tutta la citta<linanza ; era caro allo portone colle per la suo dot- 
trina, caro alle donno per 1a sua gioventù!. )a belle/.za. lo spirito, 
caro ni popolo, che lo considerava come un essere straordina- 
rio, iiiirAColoso; tutto questo entusiasmo chee^li suscitava intorno 
a sé u che ogni giorno o in un modo o in un altro si manifestava 
pubblìcamonte, sombniva noupiilesse gran fatto piacere al Prin- 
cipe Vincenzo ufi a' suoi liberitni compagni, che nd saperano 




su UMA PAGINA DSLLA UUVLNSIUa 

ftppreziftr« le doli del grande ingegno d«l Criionio, Dt oonpìa- 
CftPiìi de'suoi Irionfi, speclalmenle di quelli presso la Dame; oout 
iaTtiixlato il croJtìra, c)is Vincenzo abituato a primeggiare in tutio, 
a vedere tutti eccliseanl avanti a sfì concepisse gelosia e poi 
odio pel Critonto. 

Infatti lo Scozrase in varie lettere si lagna di avere ia Uao- 
tova oiolti nemici,. che gli davano noja ; il Duca a iranquilUrìo 
gli faceva dire, che non so no desse ponsioro, che pnicuraas« di 
piacere a lui. che ciò bastava, e nessuno avrebbe osata mole- 
starlo. Vincenzo parlando del Chiooio, lo chiamava sempre bar- 
bara perchfi non iiaiiann, preci«amenle come tina volta i Romani 
chiamavano barbari tutti i^uolli die non appartADeTano'al lora 
mondo. 



vnr. 



Comunriue foese di questa gelosie vere o supposte, aperte a 
celate, la sera del 3 Lugfio, che era stata gioraala caUi»siina, Ìl 
Critonto uscendo dalla reggia eoa uà auo servo per prenderà un 
po' d'aria fresca, meutre svollava dalla pianta Purgo verso la via 
diS. Silvestro (Ij ai lai^intra nel Priuci]^ che insieme ad 
Ippoliio Lanzoni giovane chiassoso o scostumalo gli veniva 
tDCoiitro. l!:ssemlo nelle, e liiiii e tre lenendosi ravvolti notle loro 
cappe, si ditise che non si erano conosciuti. Il Principe non to> 
tendo cadere il posto al vegoeaie, lo urta in malo modo, e lo 
caccia abbasso; il Critonio, che non era abituato a tollerajv di 
simili alTronli. dik mano al pugnale, e iocouiratuàicol Lanzoni lo 
feriece graveiuonte; Vincenzo vedendo menar le tnanii prende 
parte alla lotta in difesa doM'amieo, e riparato dalla rotella ag- 
gredisce lo Scozzese, o lo piaga a morto; allora l'infelice chiede 
perdono al Principe e gli domanda in grazia la vita; raeeollo 
da alcune persone, che erano accorsa al ruiaora della collut- 
tazione, e portato verso S. Tomaso nella farraacìa di mmaer 
Serena, dopo poche ore fini dì vivere, mentre ìl LauEonì moriva 
I& mi luogo stesso dello scontro ricoveralo nella vicina bottega 
del cal/olaja Rciaano, e assistito da duo proti, che per caso erano 
quivi sopraggiunli. 

Indignalo il Principe per la morte dell'armo, '-r.r:.: ^ [.;eci- 
pizio al palazzo ducale, ecbìamalo a Hd ìl castelluiiu Ljii.'i ohvo, 

(I) Tsii noni resuno incora ■ (jaule localltt. 



OEL PRINCIPE PIJUfENZO U0N7A0A 



ais 



ilamandaobs m preadaao alcuni provvectimonli, perche j) Crlio- 
OMi, che egli creileva solo leggeririente ferito, noa avesse a fug- 
gire oualantlu attraverao al lago , ma saputo paco dopo, ctio Ìl 
ilitf^raualo era già morto, si ac<]uetò o roco&si nello sutt slama 
aiiurmirti pi acida mente ■ 

lutanto ohe il l'rincìp« dal cuore leggero dorme, vQggiafQO 
cba 0O4a fanno lo porgono dolta corto. [I Castellano Bpavaatato 
del gravo fallo, della morta del Crìtoaio, o del pericolo corso dal 
Hriucipe, scrìve subilo al Zibramoiiti, che trovavasi a Gonzaga 
a dauco del Duca, la ttegueate leuera : 

Af moUo Tiluttre Sijtion 
Awtlitì Ztbram^li StgrM tì Oìos.*' ài S. A, 
nbilo, tubile per ttrvUw di S. A. 

A dae bore di nette nel vuler entrar in letto seit stato evitalo che 
il Big. (jtacotoo Criloiilo era sialo frTito a toorte, onde lubtto mi mn 
vestito iwr nueiUrlo a vedere et i»er piovodtro a quinlu Fisse Muto 
hitui^no, luj nellu uscir Oallu mìe stanze è vvniilo e me II Ser-^ao Sig. 
Principe, el aii ba ricbietlo a far aprire la iiofticella a ijnatln) suoi uo- 
mini 1 qnali S. A. volava porre In agutlo noi ligo, nccìò (cosi taì disse 
l'A. S.) il Slic- Cril'mln iiiiii ru{;gl^t«e |i>>r la niurjglia vi non nu()l)5«i> Il 
lesi). biiVtMxIt) amm.iitulu su li )iiedi ili S. A. il St<;. i]ip{i.t» Limona!. 
Io rivfVMi aì\'\. S: c-Im! non poteva rjHo. oltrrehò eMemlo 11 Sif , Crilonift 
fniHit a morte, come lO rru avlMlo, neo er.i In stillo ili poter fu;;gìre 
mtolautln. S'ucquelò aliira il Sig. Prlacìpo dicendo che credeva cerio di 
heverlo ferito, ma die noa era pfrù sicuro, i>t moslramlaini S. A. la 
spaJj Di la rotella, Tona insaaguinala ci dealata, l'altru Mj;cuta dì più 
eolt«fiAle, mi racontù il fatto in 4}ueila maoiL-ra, che esMndo S. A, 
■nlata in giuppnne col detto Limone per dar la buona sera al Sig. 
Vdleiiano CulUiico ili verso unìiora et mraa ili nelle, baveva incontralo 
ano culla ceppa si vim vi la sp.i(la sotto il braccio, Il quale voleva 
lent-rtl di wpra, ci pen* imlo cbL* fuww il cootf LangoKo. lo aveva url.ito 
Culla rotella ti mandnlu di aolla o poi era 8. A. pissnlu di longo, ma 
i|U(*l i.ile essmito p.if<3to olire II Si^. Lanione. li aveva dato una pu- 
gnjlaUi m-lla «rhi'na. sì chi; rkm Lnnioiii' coda sp.iiln haveva ci'minciato 
I nirttitr tu ni<in), et veikndo S, A. cl>e ri^li nmncava, ni>o Mpeiidooiido 
pmcculeMe «1 fece IoantI et cominciò a menar te mani, dandii et ricu- 
▼endii odlellate sopra la rotelLi, finalmente con una bloccata investi 
l'avventarlo il quale aillioriili^ie. V, A. nii ptT'liini. i-h'io non l'aveva co- 
ih>h:ìuU. oaile non succv«ìe aliru. te ihui che iIil'CìkIu il Stg. Linzoiti-, 
die si seniivA malamente lerito nella icìivat et «olendolo It Sig. Pnn- 

(t <i<i!i<iio, rtie ita Tinreuin illvi^nuti DueJ (u falto Conte e 

Befn>'> 1 re del sdu prtniocemio Fraucefco. 



i 



nò 



UNA l'AGIN*. DRLI^ QIDVINCZZA 



tipo KMli'Ofn! |)«r coailurlo a brsi medicare, egli Uttì quaUro p«Ml 

cadde [wr terra, et ivi »iblU) se ne mori al piedi dell' A. S. die I) Te» 

racoocoaniliir l'anima da due preli. che si irovarooo ivi. Partendoti iI'ìikIÌ 

l'A. $■ ad<]oli>rAtJ«4i<na in grand "■ colerti, «or pen^'irro veduto nono 

il Sif. hitìioM tll pruvetkre die II SIg. Crltooio oau rugf(l»v, 04 POH 

è 5UU1 biaoKni) i]i qu»ta provittionc, poiciM a tre liura di nulla «oasi* 

poco t», detto Stg. Critonio tiopo eanr ttUiu nedluln ha rnti t'aaltoa a 

IH0. Cam veramente strano, poldit oltre il pertoolu Dunide»!», in cha 

si 4 trovato II Ser. Sig PnnCipe 6 seguila la otortfl di qu«ili duo gea- 

lilujflijnì degna veraoienlo d'iuwru piaola ila liiltt. Uo «iietlit» mUto 

il presente acclb sia coni al far del giorno el lì tao fnllo djre un co- 

V.1II1) per os«icorarml che l'arrivo suo sia a lenpo- Bado huDiluifni« la 

mano a V. S lllma. 

Di Muiitora.a 3 di Loglio a i bore di notte del ISVìi. 

Di V. S. mollo llltutre 

Obligatlssimn Serva 

Luigi Ihjvo. 
Detto 81g. Critonio h morto In casa di nuser Uip|ulllo Sema, 
cosi Ilo Inteso hor bora. Il LanUMie su U »lrada da S. Silvestro or* 4 
stalo reriio. 

Alla mattina tutta la corto era soasopra ; del gravo TaUo, 
la cui noti'.ìa ti era dilTuna ìu un baleno, gitin^evuuu o^ut niu* 
mento particolari più minuti, più sicuri ; il Castollano noi dubbio 
di non avere nella letlara della notte fier la fretta e la coafo- 
sione narrato o^tlamenle la cosa, scrive al ZibraHMOti una M> 
ooada lotterà per supplirò alle lacune, obe mai vi fou«ra «tate 
nel primo rapporto : 

,V." Ili 3. mio 5." Af." 

Scrissi questa notte come V. S. bavrà recluto nifdice iurcetao di 
qtHWti lwmiei(lf,«oa uota mia atnitionL- tiuauia oi>n m Mntii msi per lUro 
strano acctdenle. MttsMerando il pericolo wJ i|Date era stato il :S ■«> Sig. 
PriD.v* cbc Im dato et dk Unto che dire a qaejilii dita per la fu)u toc» 
spuria cbeS. A. foiM malameiile Terita, che ancor h )tniiU resluiK>atii|>l-le 
vetteml'i r.\. S. sana, oltre U perdita dvl S.r Criioiiiu, cbeita m ciclo, 
grande quanluogn'uno sj |iif lo aroftunato fine del S-r tliii|)<« Lmcuno, 
cite non larA meravlglta di'iu bsbbla Irslascialo qualcbe pjrlicotarMi, ag- 
giunto il risto. l'Itora «Irsvignnte l't l'eceeSdivo caldo. Dico ituo'iue ctw 
quuiiOo ilSr Critonio bi scuiH-rn' pirgjndo II >.' l'rin' ■ ■ :<r- 

duMjrll. S. A. >l reltrù sultim, et etW S.r Crìtiioio » l\ ■'.*<' 

Silvcolro. pi>n«.indo ùM S,r P(incJ|M rli« Il Laniono non rmwe fcrilo, 
per lo rlw quando S. A. se k> viils csdere a piedi sr. r" ~ ''''ilo 

d'una Tenta nolla scbeni sotto l'osso dello spalla mani:. .; la 



ai 



Dt!L PntNCU'B VinCEttZO GONZAGA 



217 



già mollo •ileauo, n beo ano paaiavi iliDanlr, dable di pagliate da 
^ t.» V.f Crilonlo nel pnsur altn, ami qaando Ut ride morto tùìxì) In 
lisU Irt accoinpBgiiau ita eccrMìvo itolora cba oiaodosi a cbtaour 
alami tuoi geatilttORiini et il Sj Ca/lo ikmiaga, polcbò ti trorara 
Ivt solo et sfiQza pure un suOiere, risolse dj vendicarsi lo ogni 
bkmIo netla persona d'esso S.rCritonio. «t lo baferls fatto al slcaro 
•e non le veniva rebltoite ch'egli era per vivere poca bora, cosie [a 
cli'rgll morì il'lnile 3 iiit hors lo cucì, et S. A. $1 acquattò andiodovoe 
a rìpoMre tiopo baverml cantato minulare.'* tallo il rullo, aofttrando 
il ^nn pericolo di'jrevj corio della vita; Inlorno a eboia dissi n S. A. 
ijuellu che mi parre convenirsi ad tiumlle Ser."- Uà l'A. S. mi rispose 
oho ora amlalo solo per dar la buona «era al S.r CtttaD&o, et cbe teucra 
rl'e«er siala conosdula dal S.r Criloniu, poicM era a huon bora et il 
lama della Itinn vedeva chiaro per lutto, et S. A. era in giupiione eolla 
Cieeta Moperia «t la bereiti alta. U ca»o occorso dil pur^o oell'entrar 
la ilr^dn ili S. Stlveslro. Il S.r Critonio caffli[it> fiiiixli S. Tomaso poi 
a'a»ÌM; wpm una pietra et d'indi Tu levato con una aedU et portato 
alla Seri:&a dorè mori ben disposto, su bene era (joasl del tulio fìiorl di 
ab fl la sua ferita era plccolis,"*» aopra la mamelladirìltai-t duo pene- 
Irava molto atlcolro essendo sUia UtU con quel «pjilino adorato cbe il &' 
Principe S.<M porta ordinarìam.'*, ma la ijistjratij ba voluto che eia »tata 
tagliata a Iraverso la vena cava, la quale olire die era incurabile, mandò 
t4Uiu profluvio di sangue cb'egli re^tò subito aofTocoto. US' Iddio lo 
batilria rloevulo in glorta, come lo havevj iloUilo di Unle rare qualità 
di che lo renderanno unico al mando. Ilo veduto le $ue scriilure, tra 
le quali ho trovato tro o t lett.* cti<! coniromono il servitio di S. A. et 
le lio rllenule presw di ne. Se fallo inventario delle 5ue robbe et 
(li alcuni mo\ pocfai denari, et si è trovala una ampolla d'an liquore cbe 
dicono quelli woi eK«er OMa preclosUi»*- So S. A. lo comamlerà io la 
pi£lierJ> presso ili nif. iìiuroa V.S. ch'io ho piitito l.into ilcll' animo ci del 
Aorpo per queslo slorlundlts.'^ accidente ctie fui quasi fuori di ine sle5M>. 
Bo TOluto dare i V. S. ancor questo poco conto per non eiiser reputalo 
buumo die [lerdonl alla penna. Potiamo fa somma diro per comune pa- 
rere cbe il .S."' S ' PriDCipe sia rinato tt tnim manut rfomiwi cai '■«'» 
ah. Sia ludatu Uio bened.to et sempre. Bacia la mano hnmi.te a V. S. 
raccoiD.<i>l sema fine Io graliusua. Dì MunL* a l di Luglio 1582 

Di V. S. U. Ili • 

Obl-wo Ser.» 
Uiicj Ulivo. 



Dolora od ira provò il Duca all'udire l'iarauato avvenimento : 
subito dui Zìhramonti («co scrivere al precettore Donati il 
■egnenle biglietio : 

Auu.. I * Svi*. T. XVItL IS 



ns 



VSA PAGINA OCLLA CIOVIN^ZA 



Ut.* ffigaor mk Oss.*» 

S. A. mi bt commes!» cU'ii> «crln a V. S. che nui quoJ ilulore dw 
lei può IiiiiDnghiar«i l'.A. S. ba sentito il esso di bicr mth fier !l raittoni. 
la prima per foscnl II S«r.aM> Signor l'rfoeipo la«.HtKiiin:iie 1* mini, la 
S> Ed Qti »erviu»e tli 5. A. t^nto Cnmow \)tt tulio II moniK fa 3 • por 
U oot»iuf{ni3 di Uipp.* l^nzoni, percbè attesa la parola dita > S. X. 
suo Ser.Bw \>aiin dì non lasc-inrio pmiicare sooo repali S. A. che H 
mondo piglierà oocu^iuae di iluliLire ddla fede d'cMO Scr.** Ptlocipe. 

Allei."» Scr»o 

AUIILUO ZtBtUKKn. 

Gravissima era certamente la respotisabiliiA, che cadeva 
eoi Donati a per il suo ufficio di Maestro del Pnocipc, e perdio 
ritrivavasi in citta coll'incarico di sorvegliarlo *« conwcliarlo ; 
e pefi> a lui piitna clie a qualuo'iug persona di Corte furoiio di- 
retti i riinproTcri del Duca ; ma il Donati riscrive subito, che 
egli nei giorni del dtsgraxiuto caso trovavasi inalato, e ocwtVMIo 
a rimaai;ro u lutto ; a poi auzichd accelbird in buona pai» I 
rimproveri, che gli si facavano, ne muove egli di graTÌaaitni p«r 
la vita scioperata che coaJuccva il .Principe, e invoca dal 
Duca dei provvedimenti radicali [:&r l'avvenire ch« egli «eile 
molto fosco. Ecco la «uà leUors, cbo acrivo in rìBposU a quollft 
del iCibraoioati : 

itJ* IH, B. mio S. afj^o 

Deve faaver inteno V. S. cl)'h> già sci gionil ooi parlo di can barttH 
demi laiKuli) lliicbis.'" uni niusu di corpo clie t^M I di tn' ... |li et 
Doa lo slomico «Uro modo tcnncrrlalo in qurtli uMi cocestivldl qnal- 
eke..., a quali mtDtre nitenilo prov%'«<ler«. U uoptagiunii dd »ri>rimHto 
CBM) occor«o al S. IVincJiie S.**' m'hn p(h>to gli bumorì In tanta moto 
ch'Io non trovo rlpuso ti6 giorna n6 notte. S,' mio nnn 6 di oiiDorL* con- 
(jderatione il p«rì-'.olo della vita per 11 qn-ile doppiam** ti paMito S. A. 
delle liavule da S. A. elscrillerat da V. S. pcrclià a' Il Sig.' rrln'era 
oe»i di dietro come fu inn.inti, a lui toccava U pugnalila che eUw U 
Lanione, et M non nvpva la rnlellj retLira Tcritu dulia (tuccaia rio' p II 
tirò il SooccK prìuia d'Iiavcdu cooimcìuIu. Non ii [tuo oi-gure cba il 
Untone nen fn«M buomo poeo i proposito per convenmrp c>in S. A. 
per rs<K>r bestiali*, non di meno Don «I può ne anco dKTrndftit ditf' H 
liapwidcre ad uu arto eoo una pugiiilala iiun tìa atatu lioil/aiin et 

(1} Atihtamo in ^ooila Irllora alruni larun^ pcrrhi 11 Aomnif ala vrr* ; 
il turane 4 t«rr(iM>, ma vi si «urpliMe riollaieDle, o ti <ouo non oe n- 
moni; otfiisralo. 



DO. PfitNCa'it VINCENZO GOSZACK 



219 



I di UdIì Incoovi-nlenti chr cuntegiiono a casa cosi grave. LchIbUi Dio . 
cbe il S. Priiic-* ò Mlvo. u« III liivulo l'aniiDD di iosangtiiunl ie tn&Di 
lo alcuno lanto mei» to servitore del $.' Duca S.'^*, ina in dltTesa di 
te mcdninn ha ferilo d'una sola forila qu«l sli>rtnnata del sotcese. lo 
Ma Ito per anco redtilo ti S.' Prln.* di)[>|>o quelia iventura, ma gli bo 
btB latin upere c^ pigti que«[o accidente dalla ioaD di Dio tienedelio 
|Mr >o avìsa di goveraant ei vìvere meglio et più da Chrisliano el 
la Principe.... et come pou» abboccarmi con l'A. S,... cbe s) conviene 
I buomo da lieoe... vas.«alla ci Ser/*. ma non voglio già... di dire ami 
di re|)Iir.iri- quello cbe mi...- bo dello, chft se loii viene prew qualche 
parUio dalla pr-jdenia liel .S.' duca »ll« eow di «{ucito figliolo (voglia 
Dio cb'lo sia bii;;iardo) dubllo un giorno di peggio, poicbfc vive una 
«ila cosi ralla, et sia detio con o;nJ rrverenia et hiitnìliU el mio per 
leio ilei bene de N. S S.io» E pubblica opinione el qui el fuori che 
*i laici Dccupnra troppo il S. Prin.' in quello die non si ilevo. el nìeole 
In quello cbe si doverla. Supp <» S. A. i perdonare alla dcroiione mia,.. 

wrviiin di let questa mia libertà di dire 

Mantova 5 luglio 153t 

DI V. M. 111. V.™ Air.»» 

HiaceLLO Domato. 



Il Duca respinge l'accuKa, che indireilamente gli era mossa 
dal Donali, afferma di aver curato, per quanto la sua salute gli 
cdiueativa, ]'eJucaxio:ie del Aglio, di aver voluto chiamarlo a 
parte del governo, riserbando a sé solamente il diritto di far 
gratta o di nominare Ì magistrati ; e al Zibrainouta, che intiinto 
era corso a Mantova per vedere sul luogo la condìeione della 
ooM e provvedere, fa scrìvere tutto ci(> perché ne parli al Donati, 
a ìnsioine prendano rjualche consiglio per l'avvetiire; d il San- 
giorgi, ohe scrìve per incarico de) Duca : 

HI.»» Sig.*- mio aff.*" 

Uà dato a leggere al S' mio $.*>" la leti.» iMesu del S.r Mar- 
cello Donato mandalanii da V. S. per riferirle, nrlla quale baveodo l'A. 
S. villo qntl pauo cbo si lascia ch'il S."» S. IVin.* sWcupi troppo 
iQ quello cbe n«fl st deve et niente in quello ebe doverli, m'Ita detto 
che l'A. S. non ha mancato di procurar ch'esao S.(o« S.r Prin.* s'ioi- 
pìegaije nelQ negoUi per introdurlo in essi et ditlrarlo da l'altre con 
alle qaalì non dovrebbe attendere, et cbe dì dù V. ìi. ne è miglior te* 
.•liuvitilo 'ro^nl uno. p^h'.hf; sa le cflinni!»<iinni ch'ha haniie ili ilarle 
[l'H- di lune senta tenerle celala con alcuna. L'ha vijio ad loiro- 
durrp ne cantigli et è stato mandata Inllniie volle a S. A. a trattar 
MrCs di tulio quelle cose più gravi che sodo occorse dopo la sud.i* coro- 




230 



L'SA rA(il:<« l'BtLA OSOniCEZKA 



IBÌS.M «1 al Ona V. S. è «lata preaeiitc quando il »ud.w S. Harc«]l» 
iiasB fa vocs questo stesso nIJ'A. S., la <|aih< lu conrinu mo^tritmiPle 
di bBTer (ilio In questa parte lutto quello (ixteru votrmio darle parla 
di lutto fuori clte delta facolU di r^ir le f ralle et dhlnttulre 1) m»fil- 
sirnlJ, la qoal rlKrha csm ilcw», bdq leppe negir* rlie doa fosM gin* 
»(iu.<^, oiiilu si deve tu U oonriailoflo rbn se il 8."» S.'' Trio.* tuóM 
aiteiKle a quello die non dovrebbe ciò non avieiw perchè S. A. ikmi 
habbi Tatto tulio il sforzo fior di^luntelo cli'lia pniìlo la dvbolenia asilik, 
la quale so bob tono tlula bavereblw potuto leuerMlo pia a presso el 
eoa l't^duiU d'ink'iidere ciò che Taceva lenerlu pili per II ontlno di- 
ritto. Tollo questo l'A. S. mi bi oomaniLilo ch'io lo tutva u V. S. 
perche aienlro si tn)*a apre»>o di «d»o S.»» S. PriD.« cerchi uecaiìOM di 
rucordarglielo et s'oocoreMe che ne fooe ragionalo culti da goal al 
voglia, rifpooda in cuiilurmiLi dt:l d.><> di sopra. 
DI tionuga 6 «Il lug.o l»n. 

Di V. S. tll»^ Servllore 

TcOOOSO StMilOIHill». 



IX. 



Il 7ìbrfimor)U per incarico del Duca &v«Ta iuvitalo il (Jji^ti 
iaùù di Giiifiticia a istruirà il processo sul fatto avvonato, a net- 
tem» io sodo le più minute clrcastatiie, e a punire i oolpavoli; 
era questo un aito non solo opportuno , mik nocensiirio ; la dttd, 
dove il Crìloiiio goderà tanle 6ÌinpalÌe, sussurrava ; a carico 
del Prìiicipo correvano ì più tristi riunorì ; sì ricordava la saa 
avverBÌone contro lo Scozzese, e tre questa e l'avvenìtnenio drl 
3 Loglio ai volev» trovare qnalcbe rii|i|>orto; titwgnava sangui- 
nare il Princij-e dalle accuse, che gli erano mosso, e che b«n 
presto da Mantova iti sarebbaro diffuM iti (ulta le Cori) e CiltJk 
d' Italia con gravo danno della riputazionu dei Gonzaga : e Ia 
Bola autorità che potasse far qualche cosa era la Gitidinaria. 

Ma anche il Frincipe insisteva dal canto suo perdio a^ 

luogo il processo, e lo reclamava ad alta voce; ecco 00(u_ 
esprimo in proposito il Casiellano In un brano di lettera al 7i- 
bramonti : 

a II Serfniss.*» Signor Principe CMtndo (ndltpojto, il sin. M;ir- 

cello mi U tnandato Biamane dal Sig. Captiaao di Utudltia a dtdl, 

cbu pigli Diinutiuìnia inrurmaiione «opra l'buBiicidin cumiDri*a nrili 
IwrtDDR del Sig. CrIUUki da S. A. ci ilat Sig. CrJtt>al-< - 'I 

LaDHiDr, tiua tukvudo rialto a pvrfionu Tuleudo l'A, !». 



A 



OBL l'BLNCtPE VWCEKZO GONXÀO* 



331 



hllcl aptuia perpelunoKalc cbc quello ch« ella ìt» TalU) la ba bìlù eon 
r . .1 ,11 pii] ?ii« la gua fpaila sfa 

< ' x Crìlonto [tlii lunga (]u3si 
un iialino, col iNgnalD dell' hl<rssi> f(i5ctUto iiis.in;iiindto »Ìno a^-li dei. Io 
bo ubbltlito a S. A. et 1» Iruvito cbc di gi& il Sig, Cagliano h^iverB 
ballo alciioe [wcbe liiAirmatiuni *. 

Ma (ulto cji^ fi«r pariti del Prìncipe era una commedia: anzi 
Ulto ognuo sa quiUo fosaa m qucllofonao di governo o con quo' 
c^sturoi tft indipeiidenia del potere gtudÌ£Ìario; poi ia quesio 
procèsso quali tesiitnonii si potevano invocare? Le pereoaa 
1 ' " I elio vi emiio ìm[ilicattì, il Critonio e il Laitzoni, non 

'•-■ ■■•■ Il più,: le ahra che vi kì trovavano frammischmto a 
caso, erano giunte sul luogo a fallo compiato; nulla avevano 
vifitn, nulla udito; clic cosa avrebbero potuto t(?&tiflcarel fi 
Bvreliliern avuto Ìl coraggio di leslifìcare a danao del Prin- 
cipe! Era dunque un eroismo, una grandezea d'animo a buon 
inerrato quasta di Vincenzo; era piuttosto un calcolo molto 
egoìstico quello di dichiarargli a dìsposiiìone della Giustizia, 
che non poteva che assolrerlo , e metterlo al coperto dalle 
acuite, che dn ogiù iutorno f^li erano fiìtle; il Capitano di Giu- 
tizìa avrebbe trovnto il caso fortuito, che il Principe, Be aveva 
ucciso il Critonio, lo aveva ucciso pur non avendo (ale inlen- 
EÌone, e solo per difesa sua personale; ecco difutli il suo rap- 
porto, eh? indirizza al Segretario del Duca Aurelio /ibraiDonti, 
quale facilinenle si patera immaginare che sarebbe stalo, e quale 
oecMsariamente doveva essere : 

U.*> Ut. mia « ■• 

Per wrvire »11j Idi» di V. S. molli III." che mi srrire d'ordine di 
$. A S.Bftoltivb prlrnn vl.ilt.i Tnlti il^l duo cnrpl dol iì.'l morti nolla 
pncrdcnte ri>M dciriiltm notte Hipp.'» Lanzonl e Gmcooio Critunici rco- 
ttttt che ro mede.» rutlone vì«'U et trovalo e»»re vero qiuinlo II no- 
talo di Kuinii Jullano ba...(t) a gl'atti d'esu da lui fatta, elot ch'ai 
S.r Untone... d'uaa m1 fi-rlu svtlo l'u^io della spalla manca ne... di 
cmtpo (fi plinti de pggnalo pefielnnln dentro xtHO... per un palmo, 
clitf di Unto si mUorx al gejjno d«l sangue del pugnale sITusulatu pru> 
bibito dil .S.' iscotxsf>. ci di quale ferriu ivi sul luoco dtlla risa per 
breve «pillo cadde morto a pi* del S. Prin.* S.>no. Il 8.' Sooie» lia 
tua »Uuxulj dal lato dritto wpra la letta penetrante por S dita dentro 

' kt[tì\t In iiarMo rapfiiirto alitiamo qualche laraua, perebè II d»- 
...... .u corralo, aia qui |iure vi fi nuppliaee racllinenle. 




•242 



UNA PAUINA DELLA QIOVINBXXA 



per ilrilln. che «) vede la mtsvn detU macchia >lel sangue iu\ i\ai\ina 
in pofiU del S.' Prin.» S."» riMvuU ncllft med."" rU», della <iMto 
cadile prima dio arrivatse alla mhi di Mettf.' Uippollta della Snrena 
dove ambva a medicarsi et di Ìndi fa Irasparlato a d.* cosa oro fiat 
di spirare. 

lo poi ho tetio Inrormotiane del fatto da piti tesUmonli per servirò 
ftiruIOcio mio. et manca solo la conteftsinne dtl St Principe S."» quale 
per quanto m: ku veilutu l'esteso iu maoo del S' Cadrllano veggo 
chB conforma cai proccuo el clie da tutto ti conosce cult »laU rlna 
MSMte. l'uno non coBoseeodo l'jilira pnrie »e wmi dopo nofetlce suc- 
ceuo delle ferìle. el cbe latla linrormallono h ben dltipoeia a favnra 
di quanto ha nec«3satUm> operolu l'A- del S.' Principe in i)ih»Io fallo 
el cbc raf^ionevotm.u qq cfgue )■ aSMliitlone e [ibcialicno ptr eluftt- 
tÌ3. sempre che l'i. S. Tf. S. K ne conletili si iier repriome ofol •[• 
nisira opinkiie del mondo, coom «oco per levare alla prrtuaasua S."" 
ogni Qtaccbia ehe «ole aporiate 11 Citlo degli haomini a chi gli coraiMlle. 
L'a:«preii:a ri pericuto ili questa rissa el 5<'ftulto d'cau rliiDo«tra quale 
sia 5tula, essendo die di tre d« ref^tano morti dei. La gratta di Din poi 
in ooiuervAre sema daaoo S. A. in cosi strano casosi oicioiicc dtli'tm» 
jielo «I lerribiliU dei S.r Scocese, la »)Viila debite dil S.r l'ruwiiie |ilh 
da pace ctie da guecra el da ornamento clie da qutsiwoi, eoriJ S deli 
piò ddl'avveriario e tutta intaccala e mnl cotubilla. onde lutti ocduU- 
hlamo re«lar oUli!iil.n>> a la booU d'Iddio, el con questo leilo servi- 
tore di V. S. la quale Dio conservi con fdlcità. 01 Mani.* f) t lug.* ISSI 
Di V. S. Molt-r lll.r* Affo» Ser." 

Il Cip.* IH bK-srmi (I). 

Le oonclueioni del Capitano di Giustizia vennaro piA che li 
pota divulgato; ma nessuno ne rinaase {vorsuaso ; e s« la oou 
si pnteva mettere in tacere a, Mantova, eosl non avvenne otti* 
altre cittd. spedatiiieuta nelle Corti poco amiche ni Gon7.ags; a 
Veneiia, a Roma, a Torino si parlava ad alta voce, «i rìloanva 
il Pnacipe reo di ver» omicidio; invano gli ngenlì de) Dura 
ai afT&ooQiidavaQù a combattere queste accuse, a divulgare le 
coocluftiooJ del Capitano di Giustizia ; non approdavano a nulla. 
Alessandro Bianchi veeravo di Oùmo, e maestra dì CorM dot 
Gonzaga - die bella analogia di carìcKe ! - ossenìlo panato par 
varie citta d' Italia in Bervizio del Duca, scrisse al Frìncìpe della 
censure, che dappertutto gli hÌ racevann, o del molto che figli 
aveva operata per confutarle e per dìatruggerle. P. Vìiicanxa 
ringraziandol», e perche potesse più autorevolmente oontinuara 

(1) Si diUinaTa Biasio Ii«irOr«o. 



iWr. PRWflPS VWCEN70 nONZARA 



23a 



la Bua opera di diress, gli scrìve narrandogli difTiisamctilc il 
DciBO J«l 3 Luglio ; e noi cha abbiamo già udiUi Ìl fatto da taat* 
persone, non possiamo elio e«ntirlo voleiiUeri oarrato aocbo da 
colui, ciiD uo i<i il principale alloro; ecco con» si esprìmo il 
PrìQci(>e : 

JUtàtìrt a Iteverrnda Siswrc 

Riiigraiìfl V. S. dell'amorevole pansau che b meco colla soa de' 17 
dì questo, conoaccnilo clie « sLitn ilrlhU da (jaclla baona voluolà cb6 
II] sempre tfiiiiln ft iji^np veren II ssrvjU» mio, vi a line cbe ella 
•3(ipia la vrrilà dirllo srjrlunilo caso ctie mi occnra*. «t pni«3 anco 
tlìrla a ehi te pareri btot el «infuUre eoo essa clii atlramenlc andasse 
Rarraiida II rjtto, voglio dirle il sniurHM |>ittJcoIarcnpalc die 6 questa 
Una di (\\teMij scie pjgliinxJo io |wr la rìuii aria rre*«^'a circa un'hora 
ili iiolitr ei |]:ivi<r:!o mvco iT)M4cr Ilip|wililo Lanvione ^fnlilbuoma di 
qoeslo citu. ilell'hitmore <I«1 qii.ile io ivi^tllava molto gu«lo. incDitlraJ 
» Citso (ti)ci»n)0 ScoceM*. et credendo die rosse il conh- i)i Un^osco mio 
oinitrlere. al r|OJ)c somigliava itclla slaltira, owlai p«r urtarlo per bari», 
na iiilk) avvidiurml cvmibbl die noti era df«M), ol perciò meiteiidomi 
diRinti lilla ftceia la roiclb. cì,t} havevo j[titrflcc:al.-i me oe pa^s.-li ol- 
ire, lj«diiiK)o qualcbe to»prtio allo Scucese, il quale vedendo rrgultaie 
It LliDione die hnveva aK-dcsininmenie rolelta innanll al volto volse 
pSMargll di sopra verso II muro, el pa$^to che fa gli acciò nella 
«palle il pugnale l'ino all'elsa. Laonde ei l'uno el l'^iliro pnspro mano 
alle arme, ma e5.scndo ti Luniooe forilo morta Iraen le non putÈ r<iT dif- 
fesa, |wrò adendo io lo ulrepito mi voluii e&eeUndo mano alln spada 
alla voli» del rumore, el il Scomsc non mi conoi^endo s prima faccia 
al tira una f;raii colttllala et ana sloecnla, che parai culb rotella, 
et splnuetidu lo uiiu stoccAla al Scoeese, la quale \oUfi parare col pa- 
gnole, na per euere impetuosa non ixilè et anilò a Tcriro nel polio, 
•t havendocal rfeoiiofeluto, coniocid a chieder la vita in dono. Io lo 
lasciai el ne ne (ornai al compagno, et lo trovai clie appena «i re|;ieTa 
In pini), el volendolo «Ktentare mi cadde innantl mortn. II caso è filato 
nniHnle pum disavventura, et se liive:«$i avolo a far con nllri cb« 
CM na Barbaro non »rebbe wi^ullo tanto male. Mi splace che Mod- 
tif,.'* Ill.mo Farnese mio 2Ìa et Signore babbìa sentilo spiawre di que- 
llo min imiietisalo inliirtunio, però voglio operare che intendendo la di- 
scolpa mia rin)tratlerìi Dio che la 00» babbia havuln fine con salvezza 
delU vita mli posta in non poco pericolo dalla barbarle di quel reiiero. 
■I qoale Dìo penbmi et liberi rud S.i» lll.ma dalla gotta ch'io con lai 
Une > V. S. di buon cuore mi olTero et raccooiando. 

Di Uaalova, al S7 di Litglio mi 

li Paiiiai>t DI Mixrovi. 



22-1 



DNA PACrNA DeULA C10VLNEZ2A 



\. 



Ma neppuro in Mantova, come s«tDpre avviene nelle cittA 
piccole, dova manca affatto la vita pubblica, cessavano le di- 
cerie a carico del Principe: erano auzì i falli suoi il eo^gello 
quasi esclusivo dei dieoorsl di una popolazione oziosa e frivola. 
Vincenu] ne era nojato a morie; e assai vulenlicri (te ao sarebbe 
andato Ioatano e por oon udir pid parlare di i)iiairavTeaiiiieoto, 
e per poter KvagarGÌ in nuovi e più saporiti sallaExi ; ecriva 
•fiundi aa biglietto di scusa al padre, e chiede nello etesso tempo 
il permesso di recarsi a Ferrara, e spedisce il biglietto al 7X 
bramonte colla seguente lettera ; 

(Ivldo mio rnmeriore mi lia reTerlo qnanlo h plaefoio sll'A. M 
Scr.na Sij. mio Ptiin di firoii dire. Il die mi urà multe ■ coofe et 
(ler l'avvenire 1% S, conoscerà dalli eOelli quanto lial>bie pnlaUi fu 
(ne f sudi cemandamcnli ; pvrcìfr in mio nome pretrnicrvlr all' A. S. la 
qui rincliiusa et a bocca le furcte fi-de che mai ctiLl pensiero di dnrr» 
vire a6 dare alcun dligatto all'A. S. d m Ite lanuto coevrrHliffiH 
<rDippolila è sialo solo perclié il suo humeie eli piaceva suai et me 
ne pigliavo sotlaxeo, ne ho credulo d'offendere l'A. S. in ciunlo el die 
per l'avvenire luvrò maggior cura a casi miei ti per dai ranlentctia alfA- 
S. come pei saireiia della vila mia. estendendoli In (juckìo partlislare 
pJii olire secondo che giudicherete ceiivcDlcflle, et percM havrei cara 
di ritirarmi poi di qui per non udir più a trattare con auillo mio dis- 
piacere di questo caw, lalenderb voleallerl da vbt ae uri beM dn 
prima della pariiU mia per Ferrara v^nga a baci.ir le mani a S> k.. 
ovvero sia meglio die dh! ne vada spni'allro. Aspetto ad Intendere il 
parer voslro, et frataiito ptocunile dio l'A. S. si degni rooocilcrml li- 
cenia di potermene andare a Ferrara con htioon gratis ma. ci alito nno. 

Ili ALnluTi. Que Luglio l5Si. 

l'ulto vostro 

Il Paiftnra ni M*?fTO*t. 

E cosi questo fatto luttuoso Solva par il principe eoa uoa 
gita di piacere a Ferrara, «tove si reed passaado per Colomo « 
rivedervi ta Contessa di Sala. 

Ed ora per obiader ciò cbe riguarda il Critooio, diremo cbs 
il suo cadavere abbandonato nella farmacia di messer Si-rea«, 
dove l' infelice era spirato, agpellava gli si desse oaorata sepol- 
tura : ma non giuogendo in proposito nessun ordine dalla Corte. 



PtX PRISapR VINCKKZO GONZAGA 



225 



! suol «arri che erano senta danari, collocatolo ia una cassa 
beue impeciala il ffìcero soppcltira priTalamonte cella vicina 
cbiesa di S, Simone, in aspetl&zioaa che pìft (ardi gli si avessero 
a raiidere i meritati onori. 

Di tjucsto vergognoso abbaniono bì mormorsTa assai in 
citlA, ove il Criionio ora Rtnto tanto ammirato, e ove BÌ comnii- 
snrava ani versai mente l' immalura « sventurata eua fìne; e il 
Castellano in una lettera al Zìbramonti si fa eco di questi la- 
menti : 

■ Pare che le icnti restino poco soddisfatte ctic il corpo de) Si$. 
Ctltoiiio sia (lato portalo io S. SimoM prìvalnmcnte ot qua»! come 
abtiamlonalo, imi per dir metilìo Dieravtgltili' )lle«o maBsime cbeejB 
era i)t-t OonsiKlio di S. A. Pcrb egli pensi, oìacodo ancora in uni cassa 
jmppdaUi se KMse bri» ebc eosi rara spoglia noe restasM Inguiu tale 
tierpijlla. lr.ivMwlo altneno riguardo alle raro doti drll'anlmo suo et n<H) 
al wcnmc^M errore, pokb6 poco lonanle la morte diue più volle, cbo 
rdinanilava perdono )l Ser.ino Priosipe ntujlniudasi oiollo peultto >. 

Ma poicbè di lueslo falto importava eo no parlasse il meno 
pO^fiiiilo, la Corte non penso ad altre ese'|uie solenni, che po- 
loiiiio sembrare una specie di espiazione deiromioidio del Prin- 
cii>e, venivano in certa guisa a comprovarlo, e in ogni modo 
iluvano luogo a discorsi, che importava di evitare; e cosi la 
salma del Crttonto giac^ae conAisa e inonorata nelle tombe di 
queliti umile chiesa. 

Questa fu la line de) rinomato Critonio, sulla quale fino ad 
oggi si ebbero solo notizie incerta, conruso, incompleto; allora, 
•asoodo imjilicato nel fnlto il Principo di Mantova, era assai 
malagevole e forse pericolo^) il depur&ro bène la cusa -, oggi 
parlano i documonii piQ intimi, che qui si pubblicano, e la verità 
A meaaa in latta la sua ostensione alla luce del sole. 



XI. 



Tale era la viia, che eonduceva il Principe di Mantova ne' 
suoi giovani anni. Pur fare un altro tentativo di ricondurlo a 
,«erìi proposili, e!>«en<]o gi& stalo di^ìolto rinrelicesuo matrì- 
lio 000 Margherita Farnese, il r>tica pensò ad ammogliarlo 
una sucooda volta ; si apersero irattaiive eoo Francesco de' 
Medici CranducB di Toscana per averne In figlia Eleonora, e il 
oflgoziato era gi& a buon punto, quando p«r le iustniiazioni dei 



ì 



zìo UNA TACUtA DELLA UlOVIKUZA 

Farnesi, che volevano vendlcar&i àt\ ripudio della flgllA, e {ter 
il multalento di Biaitca Ca;ipelto malrigoa ilelta nJaniaia iio- 
tnica dei Uuiuaga, cbe 1' uverano delta uaa avveiituriora. ai 
diOiieero in l-'irenio la voci, cho il Prtneìpe di Mantova r«ee 
iaetto al mairimonio ; queste vani venivaao eoffragate dalla de- 
poetzioni di ballerìiie e di mime, che erano stale qualche tempo 
alla Coru di Mantova ; o per quanto la fonte G>s«e impura, e le 
te^ticnotiianze impugnabili, la diceria prendeva sempre più eoo- 
sisteosa. Quali ufHcii si Tacessero per comb&ibere questo calua< 
nie, e quali provvodimonli &i prendessero per tranquillare l'ont- 
fflo del Granduca e ossicur-are l'avvenire della aposa, noi qui nop 
direnw, perchft «onocose abbastanza noie; e i documenti cbe 
potreoimo pubblicare in pro{>c^ito sono di tal genere, che Oggi 
la decenza iiou consente di Irnr fuori dagli Arobivii. 

Notissimoépure l'altro ratto, che invece « Uuito onorevole pel 
nomo di Vincenzo, cioè la sua introniiasiono col Deca di Farrara 
per togliere dall'ospedale di eont'Anna riafelice Torquato Toa- 
ao. Andato il Principe a Ferrara nel lóSJ, e recatosi, come era 
solito, a vìeilare e a coaforiare il grande Poeta, «onoerl della 
sua disgrazia tale pietA, che 4^o^7f^ il Cognato a porre un tortaine 
a quella inìqua reclusione: e come t'obbo roeiiluiio a liberto, 
il condusse seco a Mantova, dove l'ospitò alla sua Corte, trat- 
tandolo coi riguardi i più affettuosi; e più a lungo l'avrebbe trat- 
tenuta, e ben anco per tutta la vita, se quel tntnero mnUio di 
corpo e più ancora di mente, reso TuslidioM dalU «cotivolta Tao- 
tasia, che gli faceva temerà in ogni persona un nemico, che oU 
tentasse alla sua fama let'eraria e alla sua vita, noa ai fosse 
stancato dì questo soggiorno, e aoa avesaa desiderato di cam- 
biare dimoM. 

Vinceazo benehd oniinogliata a eulta e avvenoote PrÌQsi> 
pesta, e in due anni fosse già padre di un figlio, Francesco, e In 
sposa si trovasse ancora in istalo di aFanzata gravidanza, ftoro 
continuava in Mantova e in Ferrara e a Veneeiii la sua vita 
scorretta, camminando dietro a donne da teatro e facendo grossi 
debili. Il Duca gli indirizzava amari rimproveri. « il toneva 
corto a danari ; se di ciò si irritava il Principe, quando era ap- 
pena giovinetto, ora' che si trovava innanzi cogli anni e già 
marito e padre, si metteva sulla viii di una aperta ribellione ; 
o solo i consiglieri e gli amici inlrometteodosì fiollauiti tr» ana 
porta e l'altra impedivano una clamorosa esphMboa; raa gli 



DEL prU.NCll>K V1KCC^Z0 QONXAUA Sit7 

AOiiui erano irrìiRti; padre e figlio non sì veievano quasi pio. 
^*dt Fabbrajo ìq\ làHl il Principe f\ìihsi m (irotesia del modo, con 
cui «ra trattato, aveva rUolto dì stubilirsi a Soirerino, terra che 
gli era 6tata donata dal Duca, o quivi aspettare gli avveniinuntì: 
Ja questa rìsuluiiouei cbe avrebbe svelato a tutti i sudditi i dia- 
aìdit ohe Tuaestavauo la fainiglia regnante, leiitavaaa iavatiu 
di distoglierlo gli biuici e ì cortigiaoi ; /uroao v*De anche le 
riniostranto della, madre, che sollecita e an^'ustiata era interve- 
nuta in quivilo nuove Oi>nto«a ; ci «olle uti ordine formale del 
Duca, che vietava al Principe di siabitirsi a Solferino. 

A. questa intimazione co«l assoluta Vìacenzo non tiene più ; 
poiché gli si impediva di ritirerai u Solferino, egli rinuncia a 
'«lUBelo cost^llif, cho gli era stato donalo, e si proi>oiiO d' ubbaa- 
dotiare gli Slati nianlovanì recandoci all'estero a prendere ser- 
vitio Degli eserciti di qualche grande Potenza ; e cooimunica al 
Zìbratnonli questa sua risoluzione cella seguente lettera : 

Vorrò Sri^Vo thnii^. 
IVr far cunOHt.-«e «I utumlo ch'io mai mi sono scottalo ilatl'tibl- 
direia pittima noe farò altro motivo n«IU co<4 di Soireflno eonandendo 
cnM S. A. <t polcite eli» dice tll volerMiie riMoitre le bscìo il ^(.'nm-to 
del oomu ci quiiulo riuuDciiinilo alla donolionc fulliini ullimiirtic'iitA ili 
(lette taojo dall'A. S. alla i)iial» V. S. diri di piti clie poictiè & casa 
non POMO acqulitlnrr^ ak bonore aè ripalalionf mi pluttoiito prMere di 
OMllntio, 1» ri5u]ui(i di an>lar In luego dovi- tnu ne posici Bcquistnre 
colla persona mia et iDOSirarc al mondo die vuglio vivere «t aiorlre 
soldato come hanno bttn lì mtel aDlecessorì. con chea V. S. mi raccomaiulo. 
Uinlova, ullttee Febbrajo 1587. 

Il PniKCiPi Vi Mantovi. 

I) Zibnunontl apaventato a questa lettera, riscrive in gior- 
nata al Principe, che rifletta seriamente a) gravo passo, che 
iatende di fare, che intanto egU sospende di parlarne al Duca 
nella Apersnea che il tempo porterà miglior consiglio; ma il 
Principe non recede dal auo proposito, e cosi si esprime in nn 
biglietto : 

lo eoa penfo d'aver scritto cosa a V. A. che di r.ìgtone \msì di- 
»gustAre at Ser.<"o Slji mio Padre, non Livendo lo gllro line ciie giusto 
t!t hononto. fiar6 se V. S. vuol dire a 8. A. quello die io le ho scritto 
eoo i'jlira mia faci lei, bailamt d'nvvr fatto ihl caolo mio quello cbtt 
mi si convìi-ut In tat dar p>irte a 8. A. di quello che liO riiolulo di Uri. 
UanUiTa. I mano IS87. 

Il Pniiiaps u Mantova, 



à 



3sa 



Vttk TACINA OBLUA crOVINSKZA 



Nonv'ò pia tempo da perdere ; il Zibrunonti vorrebb* ki- 
mono parlargli, fare un ultimo tentativo per distoglierlo dalla 
ioBSOB risoluzione ; Viacanzo così risponda: 

Se V. S. resti prima eh' lo parta, ii walirò tolMiUeri, H na noa 
mi incolpi né lei ah altri perclii- io ikni glioDo ivrÒ Nipa. ^djoanda 
d'aTcr f-iiio mito il dtbito mio ei Qoìko. 
Mantovi, 2 aiario ti$7, 

Il pRtitapt 01 MiKTov». 

Il Prificipe era ferino, v{^«va uidarsons ad ogni oo«to;e 
gi& tutto si disponova por lo. purtanm, e ne aarobb» a^jaho 
grave scaodAlo a Mantova a a Firoozs presso la fomiglrit delta 
sposa, quando Guglielioo, elio era sempre deboln e inahliccio 
cadde. Torse pel dolore della inconsulta deliberazione del Pria- 
cipe, in tate ])rostrazio»e di forze, che iti leinctle senninento 
della sua vilu. Allora e i doveri 6gliuli. e il rispetto della pub- 
blica Opinione o le necessita di stato o la prospettiva della pros- 
aima intera liberta persuasero Vincenzo a eoprafiodcro diil cmo 
proposilo ; ebbe lungo unn. riconciliazione tra padre e figlio, e 
il Principe andò a Goito al capezzale del padre moreofe. 

Ma la malattia dal Duca, BJulsDdo la stagione profùzìa, 
dopo qualche teaipo parve volgere in meglio, e i timori di prtut- 
8ima morte andavano dileguandosi, quando il Principe diodo 
subilo nuove cauae di disturbi o di dolori. 

XII. 

La sera del tO maggio a ora molto inoltrala, il Prìncipa, 
presi con Bè due Arcieri Antonio Bardellìiii e Alessandro Lo- 
maizo, che erano di guardia alla reggia, armati tutti e tre di 
apada e di pugnale con un lanternino a mano si avviano per 
san Crìsloforo vorao la chiesa di san Sebastiano, che ù poata 
agli eslremi della città vicino a porla Pusiarla; andava per 
qualche amorazzo, o per disturbare gli amorazzi dogli altri, o 
per l'una e l'altra impresa insieme, chft di HÌffatla coaa egli 
sommamente ai dilettava. Giunti dove la via di san Sebastiano è 
tagliata dalla via nuova presso la cliicsa di ben Marco, luogo a 
cui era diretto, « che aveva fama dalle avventure pornografi- 
che, di cui era uno dei principali teatri, vada nn uomo ohe dalla 
strada parlava ad una persona, che trovavasì alla Anestra, e 
lo ravvisa subito per mosser Rogero DeirolTeia organìfta dì 
santa Barbara basilica di Corte, del quale Vinceoto conoaeeva 



DBL PIMNCtPE VlKCE^ZO CONZAGA 



939 



forM gì' inlriglii. Sìb cb« Rogero desse noja al Prìncipe per 
proseguirò la poco Dobils sua 8pedÌ7Ìone, sia rh« l'infelice fosse 
proprio ii rivale , di cui egli volesse liberarsi , Vincenzo per 
auizm d'uno de* auoi compagni gli fece dire cbe se ne andasse 
di ih; R/igero ulte uon sospettava punto della presoozu del Prin- 
cipe, ricusa d' andarcene; replica l'altro l'intimazione, o Ro- 
ggero liea fermo n doq muoversi. Allora uno degli Arcieri diede 
mano alla spada; il DclrofTeis ai difertde stroauamcnte ; ma si 
avania l'altro Arctere, e poi Io ntesso Vincenzo il quale lo as- 
l'SsJc, lo percuote e lo ferisce gravemente, e nella luìechia per 
l'oscurìtA percuote anche uno da'suoi fidi. Rogero come eooob- 
im il Principe gli chiese scusa piangendo; e i nostri pensando 
cho sarebbe accorsa gente, eia in ogm modo la loro spedizione 
andava fallttat e ìiopeosieriu anche pel molto sangue, cbe ver- 
sava il ferito Q pareva presso a morire, abbandonato in fretta 
quel luogo, sa oe tornarono i palazzo, e tutti e tre andarono 
tranc|utllameQte a dormire. 

Alla mattina sparsasi la notizia del turpe fatto, il castel- 
liuio Luigi Olivo cercava i colpevoli, che Ìl Detroffois aveva 
iodicuto noi due Arcieri ; ma il Principe per salvare i suoi com- 
plici, li condusse egli atesso nella sua navicella alla Palaia , 
e qoivi trovuu una barca pescheroceia li inviò su di easa a 
Govornolo, da dove sarebbero andati a Bologna, avendo prima 
• loro dato '■SO scudi perii viaggio e unn lettera commenilatitìa 
'|iri conte Camillo Malvozaì, che li avrebbe ricevuti In sua casa. 
SirepìtO il Duca come udt l'ignobile fatto del Princt[)e , e 
la fuga agevolata a' suoi complici per sottrarli al cor^ della 
■ giustizia. Vincenzo por calmare l'ira del padre malato, e per 
sofiire fili sul loro nascere i rumori, che sarebbero corsi per 
qocita ma omI plebea avventura, ricorre ad un vile inganno, 
^scrive al Malvezzi, cho rimandi a Mantova i due Aroiori, che 
kaotlo la BUS prouiiono non avevano nulla a temere; ìl Mal- 
jfèul lieto di disfurgi di quegli incomodi ospiti, che potevano 
^feBserglt cau^a di non poche molestie li congeda: gli Arcieri, 
fidando nella parola del prìncipe, partono, e giunti a Mantova 
vengono subito conseguati alla Ginstiua, cbe iniziò contro loro 
il processo (1), 

<t} Abbliini) In Archivio gli Interrosaurll, ctie per perle del Castellano 
fsnblnnD i due irrlerl e II [>elrD(TL-lf, ilil qunil vl#iie meni >a luce oo'tuol 
4(1 nlnutl parlitnlarl qstaU l|Oobile loipresB <U1 PrlBClpe. 



i 



930 



VHA l'AGISA DBUA OIOVINSIWA 8C. 



Vjnomio Don curanda«i pia d«llft urte 'lì qufl' nMcbini , 
che egli mv«ta primft chiamati « parte <l«l(a ^la hriceoDau , 
e fxii ignobitmcnu traditi 6 abbandonati alla giustizia, BerivQ 
al Zìbramonii la seguenta lettera per rìlortuire io grazia de) 
padre: 

ntm:Te Sipiort 

Si Kiao coslUoitì in tnai» tMla giuuiiii |li dae liuomioi. d» d 
trovantnu meco queJb noUs che segui il saocewo, eie m) clw é i no- 
tizia di V. S. ■fGncbè h gloEtftfa ibbia il nw luofto. ìli ivtla <ll dirle 
die iu desidererei di c»*(re nlnlegrato uella boom i;nilJ« del Ser. 
Sì^or D«ea mto pedre et Signore et di {wier «enire a tir rlvercAM 
I 8. A. et cnpplicarla a penltin.ir(iii i^gei di<gusb) che ella ha ricevuto 
da me et particoliriKnte per il successo dello di sopri et per la let- 
tera che lo fKl Krivere al Cas4alluo in questo Bo^Retio, et» peo- 
curerò flempre per qaanto mi eark powtbtie (Tobtodire et «rvlre all'A. 
S. oome sì ronvìeoe « fljflio ier*o il padre et alU molli beoofidi cblo 
ho ricevuto et spero dì ricevere d«lla bonUi et prudenti di S. A. 
V.8. uri prrciti conUnla di cupplicare TA. S. a mio nome cbe M COP- 
Oed> Ul gnlia quAiilo prima deaideraiidoU io wuDCUOBiebtA dw Hard 
ispetiaiMlo Tiifotu presto. Con che ecc. 

Uanlova, 22 aau^a 1587. 

Il pKiitrin m Mitrori. 

Ma ormai le cose Tolgoao al loro tcrmitu! ; il Dac« dio 
momentaneamente pareva ri->tabitìlo , ricadde ancor malata ■ 
con cintomi più pericoloai; verso la 6ae di Luglio la febbra non 
abbandonava più rinferino, e il 14 agosto Guglielmo asaìstito 
da raecovi, da preti e da frati, ai quali ai era tutta «iDfid«Ìo, 
spirava nella sua villa di Coito. 

V'iacOQ») divenuto padrone Msoluto di sé s etpo di aoo 
Stat^ che la parsimonia di suo padre e un retto governo la- 
ticiavaoo in floride condizìotii, trascorsi i primi giorni del lotto 
in una villa remota, il 22 setieiubre 15S1, quando proprio oom- 
piva i S5 anni di eia. Fece il huo solenne ingresso in Muntova, 
e salutato Duca, rione) il più splendido e il più libertino di tutti 
i Gonzaga. 

G. B. ItrriiA. 



FRANCESCO ALCIAROTTI DIPLOMATICO 



AllorqaanJo il prìncipe Federico Guglielmo si fu assiso sul 
irono [li Prussia, Hcrisae all'amico veueriano. che dimorava da 
qualche tempo in logbilterra, queste atrettuose parole : ' Mon 
eber Algarotti, mon sort a ctiange. Jc vous allcnils avcc impA- 
lieace ; ne me failas point languir. Ff.D£Kic , (l). Né a si alto e 
a al «rte«e invilo lanlò &<1 accondiscendere il nostro letterato; 
dopo aver accompagnato il Re nel viaggio da lui compiuto ineo* 
gnito Ano a Strasburgo (i), lo troviamo inflitti a Berlino nelTot' 
lobre dei 1740, dova, mentre federìgo si tratieniìva a Itbeinsberg 
avava fermalo sua stanza, mulinando giÀ nella mente di procac- 
ciarci un <)ui)lclie ulUcio cospicuo, che appagatise in un tempo 
Ia sua amliifiùue. e gli riuscisae i>er divorai modi profitlevole. E 
volgendo gli occhi agli avvenimenti politici che andavano man 
mano assumendo una straordinaria gravità, specie dopo la morto 
dell' Imperatore, gli venne in animo di poter trattare Is faccende 
diplomatiche ugualinonie bene e spiritosamente, si come riu- 
sciva a dettare piacevoli pnise e versi vivaci : onde, già. dandosi 
a Berlino certe arie di misterioso poliiico, ne discorreva in una 
SUA lettera, un po' aibillina, a quanto pare, chà non ne cono- 
aciamo il tosto, il Re, mcltcndogli ÌDoani-.i una possibile missione 
alla Corte di Londra, con la quale SÌ slava appunto allora nego- 
zianda Felarico rispondeva : * Jo vous avoue quo je connota 
peti, tra [wur mieux dire, personne qui ati autant que vous de 

fi) AUAinTTi. Ot-tre, Vt^neifa, r-ila» 1791 31. IV, ti. Ls letKra è dtl 
1 glUKBu; eil e curi i.su rilevHra rome quailro giorni dopo, Sfrlveixlo una 
piti lunsn Icllrni si Viilliiro. iDrominclava eoa U stessi frase (VoltiiU) 
Ofsuru ed. UichclU'. XXIiV. 116). 

ISI A preiM^Ao di i|uoilo vìirrio h Duce di Sroftlte Mfva ansaeddole 
che riBuanla lAlitroltl a Simsttunro, rllevaBdoln da alcune ineniurls di en 
tao ■aien.iln rtavernsinre In ^u«l leiD[io della eliti if^iudM dipiam. In Htmu 
4tt (tiw UùKtUt, Xtvill, Vi). Heotre Mense era a Wcset sorpreso dalla 
febbre scriveva a Jordan: 

At^sroltl, dieu du gi^tiie 
Ki de la boone coniufinle, 
Dlisìpe Btes dccairineois. 
OmMftì, Betlle, lUS, IVI), :i) 



i 



232 



mAI«CE6CO AI,aAROm DIPLOMATICO 



Utlens pour loutes les choscii généralement, Je suis sur qua voott 
ftles capabte plus qua qui i\aa ce ttoìt pour Olre eniployt^ dmis dcs 
nlTaìres sotìdes ; mais par cela m<Vine. mon cher Al^roltì, love- 
nec-vouB do e(i«iii riserbata, II faut voua réservar pour dea 
bonn«s occìisìods ,. E dopo aver Avvertito che i ntgozioii eoo 
r Inghilterra volfjevano ni loro termine, Mgaitava: ■ Mai* U M 
pourra trouver des eDdrotU où vous me seres iniinìment plus 
nécestiaire, ei olì il s'agirà de connoìire prémieremenl le lor* 
reto ,. lotanto se l'AJgaroitì avewe avuto voglia di Tore tin 
qualche viaggio, egli tsi offriva di fornirgli * les frais A* uno fa- 
con coavctibblc g, e di concedergli ' un litre , clie lo avrebbe 
potuto avviare * a quelfjue cbose de pluj haul ,■ Desiderava 
contentarlo, a procacciargli fortima ; ma voleva fosse con luì 
■ toujours road Gt sincere „ parlandogli aperto a seoia nulla 
nascondere de' tiuoì inlimi pensiari (1). Tuttavia o non avesse il 
coraggio di esparre con chiarezza Ì suo! disegni, o fo^a baie* 
Dante nella scelta, fatto &ta che nlte nuove sue lotlisre il Ite era 
obbligalo a rispondere: * Expli<|uez-vou3 un peu più» ciaìrcmet 
sor vòtre sujet, je voua prie, afin ciue je puisse vous satitfaire 
scton vDlre fa^oa de penser. Quante au titre, ce sera pour c«t 
biver ft Berlia ; quent au resto je voudroJs un langage un pou 
ffloins enigRiatique , (2). Alle quali nuovo istanza sombra che 
l'Algarotii uscisse dall'incertezza, e, conte aveva domandata 
apertamente un titolo nobiliare, facesse esplicitaroenta oono- 
sceie a qual fine mirasse; poiché Federico aj rìserbava dì 
provvedere alla ' petite politique particulière , doll'amìcn nel 
tempo del prossimo suo ritorno' alla capitale, e intaulo gli ni- 
ceva intendere che avrebbe forse * dans pc», dos nio>-eiiS « por 
renderlo * salisrait et conlent , ; Io quali os^icuraiioaì rinnova- 
va alcuni giorni dopo (3), Ed ecco che ridottosi il Re a Berlino 
sui primi dì decambre, gli si porse occasiono opportuna di man* 
tenere la sua promessa, e render paghi i desideri del suo cara 
Cigno, secondo soleva chiamarlo. 

Non 6 duopo che lo mi faccia a ricordare gli avveuimenli 
politici di quesii tempi : Io istorio vecchio e nuove e: " " • 
dìoanzi us»ai chiuraiiiente Ìl quadro delle coadiziooi d 
anco di corto delineato con mano sicura e indìsculibilo maestria 
da uQ diplomatico franoeso C4). Due cose importa faru tomr^r- 

(li AtuAiirtn-. op. nr. XV.BIesoB tìhl. p. W. '•• ' ■ - 
(0 Db BiMim, £iydei dipldmaligupi, In Khm M» Dm 
5 e «Kg. 



FTIANCBSCO ALCAROTTI DIPLOMATICO 



233 



alla mento ; il fertno proposito dal nuovo re di Prus«ia di eoa* 
giau{;ere al proprio dumlnio la Sleìiia, sulla quala vantava antì* 
clii e non spenti diritlì, allargando la sua potonza a danno del- 
l' Austria ; e la eiiigolaro e vantaggiosa condizione nella quale 
si trovava il Piemonto a petto di tutti gli altri Slati di padroneg- 
giare gli ovetili sema odi e senza amori di parte, procurando 
l'utile proprio senza nuocora altrui. A Torino erano quindi volti 
tutti gli eguardi, a scrutare gì' intondimentt di quella Corta, e a 
reudurk^lu benevola miravano i negoziali politici d'altronde (1). 
In qua! quU» uÌ governasse Carlo Emanuele III tultì sanno, e la 
aloria oggiinai ha imparzialinento giudicato della sua condotta. 
N'on appena Federico li ebbe formato il proposito di rivendi- 
euro colle armi, non in odio a Maria Teresa, secondo dichiarava, 
ma per i suoi incontestabili diritti, le provincìe della Slesia, ben 
a'avvido di quanta importanza riuscirebbe al suo line rendersi 
unico, se non aiutatore diretto, il Re di Sardegna, e conoscere a 
(bndo la inteoiioni di lui intorno alla via die pensava tenere nello 
^vol(;ersi degli avvenimenti. Pensi) allora all' Algarotti. Egli 
italiano e giù levato in bella fama ; desideroso di mostrare il suo 
valore, e di rendere un qualcbe servigio politioo al Re cho tanto 
lo pregiava ; adatto infine, per la sua condieione, a nascondere 
Dna speciale commissioae diplcimalìca, sutto il pretesto di uà 
viaggio alla patria. A questo lìae il He, comunicate le suti 
rìsoluiioni ni ministro Podwila ed all' Algarotti ntesso, ordinò 
cbo 8i concertassero insianie per mandare ad effetto questo di- 
vÌMinenlo ; il ministro Uno dal 13 dicembre riferiva II rtstiltato 
dell'avvenuto convegno e degli accordi presi (3). Onde Federico. 



11} r.iiicTf. Sl^rkt tiri rrgnoéi C«rlo EnianMeìt II/. T«rin«, fiolU, t*T9, 
cip. Vili. Stono lUtla difi-inaiia ilella Corit di SacaiJi, Tortnot VixrA, 
|N7a-W, IV, ini frriTiì n Dura iIé Bro^llB pura Ir tu ti do lo parole sli^«»<ll 
F^tr^eH» Il neftlMni-r itt mon r«mj>r, e non Affltn un p«'dl maliitnilà: 
■ I.B maluìn ile Sdruic, pUr## (lepai! Jonsnes annl^es enl'e la franrc et 
rAnlrlrti«, romtBr ea\rii Orliima f\ le inii'li!an, nnil do loul lomiiii rontii 
t lr<>uvnr g"i) |if»ni ilin^ rma slluatlon du il'aulm n'Jiira^enl va <iu' un 
\ttr>U Ellt 3vtii |>iu}a)>rii »ii ffl Un vnnilre min roiicoufi lour u tour aui 
Min lie'lip«rsn«. tprtf eii ovoir wucf.6 l« prii. et ic t* de^ORor as'wa e 
Wotiìì iMur tt'èUf. limdli rflinproiiiise iIaii? liioDe d< leurrnnUlt » SEtnàtt 
tu ì. e.. MAX. Il), fcnrlò l'ederlfo ehhe (ii>l n ùìfb piarerolinente: « le 
t9l de Snnlal^iie t»ì 4 roncati • {Poti*. Cor*-, ||, W). 

'.ti,^U^ Ai SUI» di Dorllnn. iriL 41 PodwII* 11 di»mbra t7t0. Tutti 

^vsniéiili dii i)iii>«to trelilvi«, mi soflo Mnii livrirltl dal doli. 

^11 nrcrr^ìrpo iBOlU iìtiftiti» a mia t"'i'2lci'>'^> dct rhc mi 

|l^tivHtimff gniie. Siccontoòdolnio rtrurdaio la noUo- 

XVIII. tt 



^4 



PRANCK3C0 AtaAROTTt MPLOMaTIVO 



approvando in ogni sua parto il' piano ebe questi per somiai 
capi aveva sotioposlo alla saa sanziane, gli serivava dua giomi 
dopo da Crosseu (1) : 

Moiiaionr d« P&dewil. Crojaa d« mca ia1«41a d' Ctrt iafi>rmé 
aa jtiste d«( «dn ot dc« d-iiaitit du rol do Siitda.lgiiu duii la vrts» 
«a Dom aookmos, j'ai nfiotu d'caroyi-r le aieur Algarottl pouc 
«DDilrr lo terrain. il tu doit prcndro nncua carael4rR pablio, aa 
diiaut aìmjitft piutiagir qui ««1 nì\é on l'alio [iflur »>•» mffitlfe*. Vqus 
d«<et fftire espcdior pour luì uae loltra 4o raecvmandxUoD *u Hai, 
«t HDD aolre au promior mlnialra le inarqaiaa il' Omea, at oolro 
vola QUO iaatruetìon commont il doit a'jr ct/miiorter. I^ rfradast 
t»n leilre nn Itol, Il lui fera lo» protestaiions los pina po1i<Mi et Ica 
pliis fortoi» ilea mca ii-iitimonti d'arnitit! et d'oitìiao pour an ; 
Gt de l'omìc q<>e j'aì de lui cu donti«r <)•■• niari|itM ròt- 
lootea lea oeoaaioue qui •« préaeiUoroat. Comma II oh«rebara i 
gagncr la confianee et l«s twnnoi gra««s de ca prinoe, Il dait coi' 
plorar aoo aavoit^Fatre pour piaitnr al a>-s {i>t<!r^ts d« Ih porlaroiit 
point a leier lo boudier dans la cotijoiii'ttiro prétaa{o, lat n« 
saarait ^trs plu) farorabl», ett a'il y voi! du joar, il n'n^tbtì^ra 
rieu poar le coafirmor dana ne aeDUmeaU. Ja aula. 

TaDL&ia. 

Servono mirabiltoonls di opportuna apieigaziona a qiuxU 
lettera Ì luinult piirticolari conionuli aclla suguooie istrudone 
aegrfìta, la quale segnava neilamaiite al novella diploraatico la 
via da tenere {i). 

1. La eonnoisianea qa« j'ai da la Capacita dn S,' Compia d'Ai* 
garotU de »a pooelnlion, do aoo actìvité, nìciii qau do «no aflit- 
«tion pour rooo icrrico, m'n jiorlé a l« tlcpevher a«et«lct»»n' , ci 
aauR earaeten h la Conr da Rul de Saidaìgne, poar m'ioRtniìra 4 
foud dea TUO! et dea lutentioiu do co PHace, daaa la CriM pr«- 
MBt^i dea ftffftitoa do l'Kurope. 

3. Pour oTilerloa KcaUotlea pai* eoumta A la maUon d'Aatrtche, 
il pteodra la Itouto par St(sabour);i Baile et Otfoe*«, ci afi» qM de 
duober le iiijat de aon «oyage i la Connoliaaace dea earioaa, Il prò* 
testerà dea aSaìrea ptrticuliirea, qui damaodontaa ptaaaooeea Italie, 
et il 7 paaiera oomiio u» «ìinplo v<*ya^«ur. 

3. Blaiit arHti5 à TurÌD il nes*OR«nra d' abord qn' au praniler 
Miniatra dn Roi do Sardaìgne lo Marqa'iiTOrtDoa, et eo aulte i C9ii\, 
k qnl eelQÌ-07 la tr^prora i propoi. Il remottra k ce ninl^lia ta 



ellndlae del rotnm, Dlanchlnl. Il ipuir s'adoperi) prcuo fi JHInUlm it$\l 
Affari Enti^. aOiru^hn (ttr via <ll|iloinillra mi rf^sorn raiiteimie le copH 

il) Poti'Utht a>rrù*Foiidemt, Berlina. l»'»-81, I, ll(. 

(13 Aroli. di Suiu, llcrllfio. ttipmlueu I daetiaiunli Mcauilii kU uriKlaetl. 



KRANCEBCO i»LO*ROTTr DIPLOMATICO 



235 



Mirt Itti Itti aera il«lifrtf ejr-jotnt en Drì^iaKl et os Copie, et s' «iplì- 
(juerK envDrmlai aur lo «ujel de «k Coranlsiloo, «n CoBformibì ile 
catte Utire. Il;- njoutcrs qua jo Ini tvAÌB ordoané eipreoMmant de 
T«gl-*r M Confinile h Turia fntlcrtmcat eut Ut **is da dtt Marquie, 
it metne de ne pai detnander audiani^e da Koì, & moina qae il ne le 
J«g«BC i propoB, et qoe lui, le Comte, li puc pn-ndre en Mcrot. 

4. Si le XIsr(}aia d'Ortnei na troupe point <l ineoareuient i lai 
&tre KToir cstto KiiiIiUBet, Il dolÌTn)» »u Itoi t» lettre de Creaa««, 
qn' il reccvri cy-j'>int & oacbct "olunt. 

Il accoiBp>{piera d'aa dUcotira conrenalilo dant lo qaol il lemoi- 
gner» k n Mvjesté cn dea terme* polia ut obligcaota, li biote reti* 
»« qao J'kToU ooMau patir aea qualità eminente et mi siacere «nilli j 
paar la. peraonne. Binai que moa desir ardeat d'entrotenir conitamnisat 
et d'effcrmir par tonte sorte d'altcntioas In Ixinne et parfaito tntelli- 
geace, qui drpuìa no toma inimemonHl atail anbtiatc aan» lateirnpUoiL 
entio iiDB ancctrea. Qiie lo chanj^eraent trrivti depQls p«u aur le 
theatred'£tiropaa'aioit fsit t|u'augmeu(er CD deair, ea ma fafaaot 
aperc<*oirpI(is evtdement !r r.eece>i[ó de celle unioa atroite aalre 
tioB dcui maison), et Ica avaotagei. qui co routtcroìoaE ponr lea iote- 
rrta d« l'anc et de l'aatre, qns moo dettcia avoìt d'aborj cté de 
elaienler eelto union par l'e&lremùe d'un miniilro public, eetlo roy 
■yast bica plug de rittieìté et do precUIon, qoe eelle d'une ilmple 
eorrotpondance, et que je n'ea avoi* e%4 dotoume, qui; par la Conii- 
deraiioD, qiie oca botIcs d'eoroii ojrant eté ocgligi^es dcpuia ptoateorB 
ànatfta eotrp Ics dcux MaÌBoan, une pareilla nouToautd om eaasii de 
l'ambrage à d<a ptiÌRBBii<^o9àquij'eioUbÌennÌitide n'en point donner, 
•I m'eipoadàdea rsplicatìona, qu'ilelaìt bon d'uTiier: qneaar cea cu- 
trvfaiti>* lui, le Cotnte, ajanl loahaìttó do faìre un vo^»;;*: ou aa pa- 
trìf, j'nvoia aaiai celta oceaRÌon, pnur caircuter ea deisia ilu moiat an 
partie: quo daim cotLe intontiini je l'aToìi chargc? de >e rcndre à la 
C'Olir de aa Mnjoitd, et d'y reeter scereteinent peodant qujlque tenta 
poor lui I«ineigner la aincciril^ de mcs sentiments k aon egard, et pour 
atre é pgrtéc de ae Chartier d» ouvertarea. que sa majeslé Jugeroit a 
■propoa de me faire turloa tneaureB k pfondro doai la CrÌB« generala, 
cn oouBUODs tioutiona preaantement, et de lui rapporter ra HDÌte met 
ìdécaatir ce aujct: et que j'opcrotB, quo *a Majcilé auroit tl'autaut 
moiriu do rflpagnance k bo senir de ce Canal, pour noaa conimuniquer 
OS eonfi(l«iice noi acniìmcuts reciproqnis, et pour conccrler aana brnit 
ce qite nona jagt'riona le pina convonablo i noa interols, q<i*il nona 
impnrtait ettremomoat k l'an et & l'autre, d'en dember la ononoii- 
•anca A rena, k qui l'aggraiidiaaeuiCDt do noi maiaoni ecoit egalement 
«dianx. 

6. Par ce quo je *ieai de dire la S' Comte Algarotti romarquera, 
qve «e m'iti pat à/aire dti prd|io<iftoii« qae c^uaiate aa Cominìtaiou, 
mala à a'oB attirar, à peneiror lea iateaUoaa da la tour do Sardalgne, 



i 



236 



FBANCSSTO AtCABOTTt tllPt,0«AT1C0 



atnoB pk» ft l'oavrir aur t«R inieonM A l>|;aNl dei ^nsllet, t! »an 
gTnml Boin ile Ifnirhaitionni. Il y n iM^aucoiip <rapp»r«nc0. q'<c In 
Mftiquii d'Ormoa, arant qu« de lui commgiiìquQr ics AttaUmoiit* >4r 
In Cr)B« preteaM toudr& savoir codirip Jfl Ì'cavÌHg«, qnd putì J« 
anta nreolA de priinilTc dnna lei difTcrcnU ovrnonioiita ^n'atle ponrrolt 
entraiacr, tt A qu'^l le Uoi aon Maiiro p^at a'ntt«(t4r<i •!« usi en ats 
qu'ÌIJng«at A propna àé tt inftliro eu [)osae»loa des |tro>laeaa qun la 
maiaon d'Autricbr p^aaidi- jutqu'ici CQ Ital-e. A tontes toi quevtiont 
do eKll« eapèco, lo 8.' Cointo d' /larviti ne rwpItqDan quo nar dm 
dUcouri vnguea et AOibiguéci, ctpardea gencTiilitéi, qu), lao* oCer 
rceperanco, nVagag^nt à H«n, «n prolAitaot tnntnRr*, quL> Je «ontil- 
buarois avoo plaiair à Ioni ce qui pouvoit ■«nir k \'ngifr»tny»»ntn(iiit 
do la maiaoD de Sardai^^na et qua ir la lEoi Bah Uaìlro roiiloìt •'nuvtir 
eonfidammont etitere inoi >ar e« aiijoti j'7 rapouilrola d'uas tnaulmo 
dunt il aaroit Iica d'etrc siit:*Fait. 

G. SU troavo la «onr de Turìn dana U diapoiìttoa d« profilar dn 
l'occaatoa preacnlc, qtii en «•S'etce aaiiroi( ette plui fm*orabtB, qa'lla 
n'est paar a'cnparcr du .^lilaa»», ì\ n'opar^acm rlot pniir Vy «Bonnir 
al ponr lui fuiro lover le bonellor, ci^i ^(anl lo prìncipal bui d« «a 
mhjiiflti, (tt il emplojrora pi>ur c«l effet li>u«! «on mi tr*>i»« i^t font ■nn 
■aroir Taire. Il aianouvi'ora c«pi>nda()ten cotte eaeoutre a«i>« Ixa»- 
«oop ile invnagement ot oa fora paa aporravoir inomt anx Miniuraa 
de Sardaigno, que c'cat par (non Ordr» qa'il »gH et qu'll f>uL (Ica 
intinuaiions / tendanlas, mala II Ics propalerà, coaima dea Idée» que 
la ConaidcraiioD de !■ coHJoQcturo presente attsaltnnliofi <!- 
gcnornla*, lui faiaoit Tcrtir. alia qao ia Cour de' Totiot qif 
qa'ello pri^nm*, ne puitao Taire un uau*ala utage da ««• iualnuiilloai, 
paui indiapoeer cootre tn^ le« pBÌaauoetf qui oliervlieut de |ira*tatr 
(cole guerre, 

7. Par la tnome raia^n ti le ooaduìra avoc b»ancoiip da clrcan- 
spection cnrora Ica minisLio Etranger*, qui aa Irinrerout d 'l'iaria. 
CHr bien qa'il aeoible qoe les dieeonra qn'ii lenr linndroit, ne duaeat 
tlror & coneeqiioaco contro mei t» mlaaìon detanl dcmotirer acereta, la 
ohi>«e pourroil pourlant a'ebruitdr et Ik Cour tncrae pourroU In ill- 
Tutguer en caa qu'elle adoptAt un s^icooie oppoié aa miai^ • n'nil' 
Icurs il DCet paa probahJti qao panai la fonie doa ctrangeni qui 
aa trouvent eotDranQement k Turiti, il ti'y eut pertensa qui le re^a&ut, 
et eachaiil qti'il a ta litaucoup d'a(.'<:oa aupret dn ma pr i 

poiirroit le «cupconn^r de iie parlar que tur ce qu'U av:>< 
de Die» ìMrt. \a roate il prolit<-rade l'a«anlni;e que l'iueogniin lui 
doDDO pour obeer«t!r e-ilfcseuscmeol Ice ncjiotiationa do e-'a miniali** 
atir fifvt oefle tt« etux et ta Mtritan de liourÒoH, de Im. Onf da Vi'imf 
tt de eette dt Lonitrfi, ai é.\t \i]iui partculìurenicnl fi' 
Cwinte do Klfinming, qoe te Boi de I'elt>i;iio tivnt d'": 
et il n'opjusuem riitn poar docouriir Mmment il y reoasit- 



rnANCTBCO ALOAItOTTr mptOMATiro 



23Ì 



& Il •'opiilìqu^n |iftro!IUiBflnt à |frQt)i]r« une oonoeusancQ eiaet» 
o* ijul tngftrilt! 1 iuccriour dtt U Cour do Snrdaicao, a l'ctiit <]» sm 
lSiiiri:3| lo Oiiractoro al lo» indinnlioDA d'i R'>Ì et (1« tea fiivoiis et 
r)liaiitr<-e, loi inIrìgui-B do U C'Olir. Il' mi-rlttido era (^cnnraox, rer*t 
' ie» fitmxct.'* vi dea imupii'-i. k. comblen ae moutcìil ccllea quo lo Rai 
■ «etuuIkt&Aut e»t pted, jaiqu'ou il p«Qt )«l aagncnur, MÌt à >ei 
fTOjTti frnix, oa n l'aida ileo sabBÌdofl «Ir&n^er», eomineot oliai lOnt 
tu ti eterni 1.-5 ot (lÌHciptiiios, si 1*411 y Tait iiaeliiacs prep«ratifa da 
guerre, i^uel lain »d prcnd pour poiirroir ìea fortri^aes et les Ma- 
glina, rnflQ de tois les cbungcineats ot orciiCDDcata qni arrÌTeroot 
pendant son «eiour k Yurlu, ot qai meiìlcrout laoo Mtcutioo, on 
tam curìt)«iu). 

£1. Il aiVcrìra r^eullorcineiit toua lea Joars do poeta, j^aar mo 
rcndr« compio riti siiecè« de >& comiiiion. 1 1 onverTs un doublo do «U 
dcp'cbi-B k art iniiiÌB(rc> dn deparlemantdi-i HCTiires cmogvttt. 

1<^ Il ae aerFÌrit dn Cbiff'O ci-jolot poar vcriro tout co ()ui petit 
deeiiot-rir le teercl de la mÌBiion, et peur plui ds preouutieti ti 
mcIKa lofl If^trth 00119 UBO enTclappe addreasiìe kux BnDquìors Ics 
&» Splillgcrbcr ot Daita. Fuil i. Berlin, le lì* de Docembro 1740. 

Db PooswiLS Fbdbbio. 



11 fine del R« A chiaro; rendere, sea^a eooprìrsi aporlaiaente, 
il Piornonie o&lile all'AuelriA, e pr»nmovere a*3U0Ì danni un'azio- 
ne vigorusa di Carlo Entanuele sul Milanese da assai tempo ago- 
gnato, Il che avrebbe a lui procacciala maggior libertà, e pifl si- 
nurei/a ili riuscita. nHirimpadronirsi delle desiderate provincie. 
Chi iivrei>b6 dwtlo cfte trascorso poco più di un secolo, un prin- 
cipe di^Caiia Savoja diveiiulo Ro d' Italia, arrebbe aderito alle 
m'ii)iì!HÌiiie proposte politiche d'un successore del gran Federico? 
b Dun già |jer amore di conquista, si bene uiosao dal oovo spÌrìU> 
di nn/ioiialità e dì indipondeuia, la cui merciì si fondava &ald&- 
meiito OKÌandia l' imparo germanico. 

Nel tempo stesso in cui il nontro veneziano riceveva l' im- 
portante documento si come guida della sua coadoila, veniva 
insignito del titolo di cniite (t) ; il Re apprestandosi intanto 
allo Uallaglie. * vous allez donc partir ,, gli scriveva, ■ et vous 
negocierez tandia que dous combatlrons... Adieu, voyagoz cn 
poix et ttegooìez uvee kucci'-s, et soyez ausai heureux que vous 
elea aiinablo , (*<ì I. L' Algaroiti infatti cr& davvero sul punto di 
meUeni in coiomiao ; il 23 i-ìtirava i tremila scudi assegnatigli 

«II Fu C/MIO oniite II SO dicembre 1719. 
(t| Auuwnr, Op. til., XT, tì. 



238 - FRANCESCO AtCfclUlTri DIPUIHATICO 

in questa opportunità, e il 34 apponeva la firma all'alto uleinw 
col renale giurava fedeltà, che à di queato tenore (Ij: 

Sa MaJcBié, le Uoy de FraiM, aj'ant reiola, (le ni'emplojrer (Um 
■et affurcs, ot de lae charger d'une ComraÌHÌoa ucrote, Jo jarv 1 1% 
dita MajAit^ UDO lidelité «biolaa. et \ lAut« opr •■it*a. attec nneolMtiMii- 
oe par^kite ; coinina aat»; de vauloir «viincer U glofre ilo ik Majnttf et 
aea iut4reta, antaDl qu'il me «era poMÌble, ot dotourner, tanl ^ttt'll est 
eo mon pouvoiri Inai es qn! poarra lui 4lre nuiiible et pr«judiciablD ; 
jsjure de plui, qaoj'kppDrteritì Coutil la dUÌ;:cticp, el premplltada 
r«<i(iiie, à rcsiKntton d«8 ordrcs, qiie In MaJotré me donaerA, et qoejc 
lui gtrderai od «ecnt inTìoUble tat Ioat ce qu'eile iruuiera bou de me 
ovnner dauB bh affAÌret Mcrettat, et qae Je n'rti ileeoavrlral jantam 
rien, i qoi qua ea >oit au monde, j 'avvertirai auiijr iunoatlnetit la*'IÌ(« 
Mxjeilé, de tout ce qui Tiendra A ma eotinoiBvancv. lont^aD te ftnrrìpe 
do la Majoté detnsadera, qii' Elio en soit inft>rmée. Earin je jnre, r< 
proneta devADt Diuu, In Tout Puiisiot, de falre lout ce qu'un aer- 
Titoar fidele et nbeisvant, oat obligli d'obaerver, cnvrra aon Uoy, et 
jou'orai» ; alaay qoe Di«a ne »oit en atd« et tout lea «itinta. Beriie 
le 24 de Decembre IT'IO. F. Ai.OABorn. 

Partiva quindi alla volta d' Italia sicuro di sft e pieno di 
liete speranze. 1a commissione era al lutto segreta e confldeii- 
tiale ; perciò ecrìvendo ]-*eJorico al Vultaira il 23 avvertiva: * 1^ 
cygnu de Fudoud s'en vu, je cruìs, k Parii<, prnliler Ila mon 
absonco , {'2). K il Mauportui^ stOijso, sapendo il nostro vta^TRia- 
tore ^ia passalo da l-'rancrort, ctiitideva una sua l«tt«ra da Iler- 
IÌi)o domandando : * dites-ntoi c« quo vous devenei; et qnand 
vouK revenoE : u vous passez par ParÌK età ; vous pouvez com- 
pter que c'est comciie »Ì vous ne le disìez & persoiiue v*(3> Mu 
il segreto non si luautcnno cosi gelosamente, dio logazuttio non 
annuiuiasKcro il viaf^io dell' AlKarotti; onde ribnlteva U Man- 
pertuìs pio tardi, rwn «enza ironìa: * Vous me donnezde hf\.-\ 
secrots ft K^i^er lorg quo tout le toonde sait que vous avez i' . 
ft Berne, cfk vou« avez soupc, et ce qui vous av«z dii; je me euu 
donno beaucoup de ndiculoavocinon air mislt^rienx ,. Par« -i-^' 
che in [svizzera il diplomatico novellino non nvoeso t.^', . 
tenere a dovere la lingua, cli6 t'amico l'avvertiva: * On voaa 
fail un crime grave en Krance dea propos que vous devex avoir 

(I) Arcb. di Stila ReHInn. 

fly V«iTAM, Ofuvrc* eli. XXIIT, IR8. 

IS; AtuAtont, Of. ctt.. XVI, ISO. Ui marcheu di CUIetel «I Is.-' >. 
perette eoaoKevi Bolianio f par Ih Douvetits publiqoei ■ il Iuor» ti< '< 
dimora (Op. cù.. XVI. fift. 



* 



PIUNrRSCO ALfiAHOTTI UIPl.OMATTCO 



239 



teriu coatre In Kranoc «i Suisse ; qui, comma vous poaver. bien 
croire, eHt fran^oii« ju^iciu' à prondra onibrago dds moindf«g 
chn^eii. Oda B Mf écrit sur le cliamp ea France, ctcn est roventi 
junqu' ìci ,, E dopo avergli dato alcune notizie politiche, aggiUD- 
geva in tono un po' canzonatorio : ' Voas voila un ministre 
d'^ìtAl, ci iDMÌ un avenlurier qui vien débiter ea marchaiidiso mal 
ft propoe , ; ma Hniva interrogando : * Ne nwis trouveroos nous 
iantais ri^unis quolfjue psrt, à vivrà traoriuilles et corame de» 
igos d'esprit cornine aouadevroitìiit vivrei , (1); e fonse pen- 
uva. né ceno ìogiustamonle, che la politica non era faccenda 
per Inro. Kppurt; a quei di (juesta malattia s'attaccava ai lette- 
rali, i quali • fatigu/is d' l'-tre trailés do rAveurs et de vivre de 
speculalìon V, erano ' souvent pressds de descendre dee hau- 
leurs s&r«in«a de Ja pettsée, peur sa noéler au théétre agite et 
eulialtertie de la vio active , (2 1, con molte noie, e bene spesso con 
dauuo della propria fama. U Voltaire, sul quale cercavano lutti 
di esemplarsi, ce ne da una prova luniino<ia {'If. 

Anche in Italia era corsa la fama dell'uffìcìo al quale l'Alga- 
ratli era stato innalzato, sebbene non se ne conoscesse precisa- 
mciile né la destinairìone, né Ìl fine ; donde inesatti apprezzamenti, 
ed erronee notizie. Eustachio ZaAOtli,che aveva tetto la nuova nel- 
le gallette, non lardava, dopo lungo silenzio, a rallegrarsi * della 
^nobilft carriera,, in cui l'avea posto il «uo • spirito, e dalla 
{ncoii>ben7n , alfìdiiugli ^ di Plenipotenziario del Ilo di Prussia 
presso il Re di Francia „ essendo tutti meravigliati * che un 
povsne , della sua etA, fosse * dostinato ad un impiego co^l 
tuanlcvole e di tanta importanza ,. Ma sapendolo poi giunto 
a Torino, gli d^imanda che cosa vi faccia, e gli annunzia la 
prosvima sua andata ìn quella eìllÀ. per salutarlo, secondando 
l'itivito fattogli da lui. Ntil medesimo tempo lo eio Francesco 
Maria si congratula del suo ritorno in Italia dal eettentrìono 
* sano e salvo, e forse ancora (hù italiano , che non no partisse, 
lo ringrazia dell' apertogli desiderio di vodeHo a Torino, dova 
in quella vene si recherà il nipote, e lo eccita a venirsene a 
ivare gli amici di [jologna * se gtft le incombenze ohe la fa- 
, gli * Ìm[tone , non glici * divietano , (4). 

(I) Ivi, p tm. fS4 e se». 

(ti I>i knoL», Op. tii.. Ino, HI. IXÌÌ. SOi. 

tSi Ivi, LXJl, 1^1 o sesii' Fn I due aoibaiclaltTl. e le due roininhslont 
itonOo U teconila rl74Si del Voltaire) ci raso dei riscontri; mt rAlsarotd 
pili inirtasto e eirrospeilo. 
1) AtcsBOTTl, Op. eU. XII. 199. 309, SSS. 



240 rBANCRSCO ALOAROrtl MfLOUATICO 

Alctini Binbasciabirì residenti & Torino iioa inano&rofla ài 
iMCuparsi della sua voruU; infutti Ìl (fluita t^iovau BattibU 
UaUo ne iafcknnavft il Duca di Modena. ; ' Paaaeggia (ler Torino 
ì) famoso Algarolti, cfa« l'anno «cor«o aniù in Pruseiia. V"« lulUt 
il roDdatnentu di crodore che sia venuto [ler cotn missione di 4}uel 
Uè; ma questa Corte poco pu6 influire negli alTarì della Sitwìa, 
e DOQ vuole prendaro partito per ora col He di Prussia, la di cui 
forti operazioni polrelibero ancor riuscire ()oco rolicementa «. 
K alcuni giorni dopo : ' Oggidì ha lasciato ìl pubblico slborf^o. od 
ha prOM appartamento l' Algarolti, che si crede abbia croden- 
xiali del Ite di Prussia. Io f'Cr tanto mi de a rr«4l<>ro che le com- 
parsa fatta da questo Re nell'uliima guerra, mctia in premura lo 
Potenze anche rimote di avere le più opportuno ielruzioiii di que- 
sta Corte, poctio che le vicende d'Italia possano iuQuire luuilo 
nel rimanente dell'Kuropa , (I). Girolamo Curio un po' pia tardi 
ne dava notizia alla Repubblica di Genova: * Non devo omettere 
di Par presente a V V. SS. Ber.*** che giA da due o tre settimane 
trovasi in Torino il Conte Algarottì, arrivato qui da Berlino in 
qaalìtA di persona che vjaggia. L' e^ii-ere suddetto Ijonte venuto 
appunto in dii-ìllura dalla Corte del Re di Prussia ; l' interesui- 
mento che egli ha per quel Sovrano, da cui ancora si sa obo ri* 
CBve delle lettere, e la di^posiuone che dimostra di fermanki per 
qualche tempb in quesita cÌlte,daano giunto motivo a credere che 
egli non é qui semplicemente come viaggiutore; od io per quanto 
ho potuto comprendere da piò discordi che con lui ha teouli. sa- 
rei di opinione che egli abbia veramente qualche incarico per 
conto del Re di Prussia, ma che questo riguardi piuttosto l'otter- 
vore gli andamenti di questa Corte, che il promuovere nella miK 
dosìma qualche trattato , (2). .A quanui paro il giovane diplo- 
matico sapeva destreggiarsi assai bone e niantOTiersì in cerio ri- 
serbo in meuo all' attendono scrulatrice. ed alla oui'iosiia dei 
politici. Il genovese però, che gli si era fatto amico, (D'i volle 
mettersi a qualche altra indagine altrove, onde accortamenlo un 
gioriu) volse ìl discorso del ministro d'Onnca intoroo a qassto 
argomento, e quantunque gli dicesse * che era stato da lui duo 
sole volta , , pure ne usci t\\iMÌ convinto ch'egli avesse * qualche 
incombenza , da parte di l'ederico (-1). 

(If R. Arcbitlo di Uodena. Carteggio di Ibri». Corion osanninitena 
del CSV. ceitre t'ouram. 

(i) R. Ar«litv)i} 41 Cenava. tMUrt ytnUM. TViHiio, ftiuo 1 

li) C/t. Ciu lelUra tii»diu 41 F. A. In GtOfDùta Zif^ i. 1IW>, 9. i9» 

(4) LUL Mtit. CIL 



raAsrrsco *io4rtoTTi nirto»i.\Tico 



SII 



A VJonna gì& t'ora eptirut la voto dì possibili aoconli Tra 
-■ -: ■'•'Hf il Uc <)i Prii^ia, si stava (]uiiii)i in sospetto vi 
■ * ìiiu^lligcn«i «egrem , (!) ; popnìft iippeno sapu- 
to il V ingoio (loll'Algaroiti, il conte Ji Canale minUtro sardo cola, 
v'u hI niarciiese d'Ormea : * Il a Ae% geii£ c^uì ont ro^u 
- (lo Strasbourg, qui porleni que monsieur Aigarotli 
Rcnlilltornmi: ti-nclien ; ctùit passft svob vautoir dire Où il alloil, 
j vura<]ur i'avaìt fait Euivro, et qu' oa lui af alt rapporf^ 
■;t te rendrc a Turin ,. Al cho replicava il d'Ormea dopo 
iikun tempo clid ciò era varo,o«Bendo giunto inciUArAlgarolti da 
-'>ttiiimiia. il qujiQ avi5va IjsL-ialo intondere * qu' il n'y 
, j [(> pdur allor Taire un tour a Vunise, sa patrie , ; ma la 

prolungata (liinora dava * occasion de conjeciurar ^ che vi si 
t * ou pour alliìMilrv quolqtie comini-ssion du Roi do 
■Il pour iHit! à poPtV-c li'iiiformur co pritico d«s aouvoIluK , 
di quella Corte (2). Quando il ininìstro scrivava io queiFla guiea 
aaiai rintnardoaa ali ambasciatore, già sapeva btnieetmo quello 
che l'Aiguroiti era venuto a farà, poieh<> cosi egli come il Re 
avevano ricevuto la sua visita e le lettere delle quali era latore. 
Infatti appena arrivato Ìii ciiu, il nostro conte partecipava 
al marchese d'Ormoa, l'iiìcnrico'atlìdatogli di consegnare io sue 
aiani una lettera del [te di Prussia (3) : 

Monaìrur 
L* bonnrur que 9& McjeitS lo Roi do Prnsfo n' a fait de ose 
cbargtir d' ane l«tlro pour tnlre Excellence, m'olilìge di- rnreriìrdn 
^IBOment in4iii«, »' il est i>i»»ib1o, de inoa *rrii<!o h T>ir[n. C est co 
|ne J8 fili», Monraur, pour prier riura K!io«llcac« do Tooloir lien »« 
marqusr noe liL'oro afia qua J« paiua in* «iti|uitl«r un pliilOt d' un 
ofilr* Kuui gloricux pour tiioi, Jc «>u1iailt<'r«Ìa, Moniìunr, da fkìig 
S«utir A Votre Rxccllenei! combieo jo d'/ii ótro flalt<> de cu qn'n» 
lusai xT&ttd piiuco, i]ut> l<^ Ito! de Pruasc me met & poitAe d* «p- 
'procher mi muf\ franti MÌDÌslr« quo Votrft ExccIIcbm, «IBÌ fait lo 
bonheur de ■> Patrio «t do aon Boi, Mndis qu'ellc Init l'admìralion 
ils tunt l'Europe. J'ai rbonnear d'étro usta an profond mpcet 
Monatour, d» Vocrc I^xcellfope 

Du l'auberge Royitlle ce ùH Jinvirr 1742 k 3 tieorM da aoir 
Li plot humòU et ts più* obeÌ4§ant terviteur 
AtOXKOTTI. 

V n. Arrfi di (Jctiova. IMI. Ifia. I'ìmuui, H. C8; l£tl. di DomeniM 
Bologna I Keltlirato 1711. 

it) R- Atr\. di Tofifto. Carlr^ìo dìftamalito. Auitria. (In avuto copia di 
tiillllOoniRitnii iiiiiviconwrvail tisi mio ttMnaril arudil«aal«}Oauikniì(i 
Oanua. H Ut, Hr^tiaaimi, Rttfw di Carte Em. III. Pntrta. 




S43 PnANCBSCO ALOAROTTt l)IPl«MAT1C0 

Queeta oomumcazione ottenne uà eCTotto flollfrcilo poìch* 
29 veniva ricevuto dal ministro al <iuale con<t4gn*va U 
B lui destinala, e il giorno successiva otietieva la prtm» U' 
dal Jte, per la consegna dulia oredeaiiala. Qu9&ta dicBva {l) 

Monaieur mon Frire 

La PortO'ir do la preieoto, le 8.' Coiste Alganltt, «^nDt 
hal:ij de (nìrù mi Tovago e» u Patrie, jo l'ui chur^'^ Jc «e pj«»iO' 
ter à Votit Majosté, pour l'«itar«r da lo. baate otftìms, qtw J'al 
>a Porson&e, et de mon dnir siorere ol «rctent d' entrittalr M 
roueavcllor U boitne et [inifAÌt Intel llfco eoo, qui m aubaltti' laiu 
(CTrupt:oD dtpnU un lomps immcnoi'Ul «ntrs noi Aa<:6tr*3. 
douteni porit, qua Votrti Mnjvité na suit daot los iaènieaacnlti»«aTi, 
j'fiparc qa' Ella roadrs l'ecooter fA*orritilQ<iii>iit| st doDoor crtuiaa 
nntivro à c« qu'ti atirn 1' honnetir de luì repretenier dti nu (laM, 
■nr tout tGinaigaera restlme parfitit et l'afflitiii, »*cc la qaotlo ja ■«) 

Mviuieur Uon Ftira 

à Berlin ce 17 Deeooribra 1T40 

ik Votre Majtilè U Ì<m Frirc 
Fbob&io. 

IHA chiara ed esplìcita era la lettera al marcbeae d'Ormea (Sì : 

Motuieur te Marquù à' Ormea 

Cotnmejo era!«, qne dan> la crtie pr«i>>nte Ai:% affaire* de l'Ei 
rope, il «Qfoit CKoloinonl anata^eux pour Ics ìntdcAt* du Boi *9tr' 
Maitre, et pour lei mien», i'tvoir une carreapondence directa mlM 
DOS Coora, jo mcfluis prctalfl da vojHgo qm; In d.r Comlo d At^srotll 
* MubaitA do faìra en as Patria, pour lo charg«f de ae roii'lrc 4 Tunb| 
et do »y ftrt&ttt queli]UO tempa, pane Cera A portda do racuiinr Ica 
OKicrturra, qnc aa M<Joaté In Boi da 8«rdft<Knn p<>uir«lt jugor a pio* 
poa (le ntf t»in (*ÌK, touiitiant tea conjnnr[<troè pr««eflt«a, »< do Id 
rapporror mei re{>on>i-s, ([ui si-ront toiijoura ielle*, que la paifaii hi- 
tellì^nnce, qui a ttg^6 eo tona tampa entro noi mnitODa, ot la l>alMB 
naturellv dea dos lutor^tt pourruienl lo detaander. 

Je flu!« persjadè quo rena concurrcrca avee plaiair i uno nniTTa 
auBi! salutaìre, et j'«sp6re qii« vona rondrice bien eeaordrr «otre pro- 
loction aa dil S.> Comtc d'Algarattl darant le aojour qa'U fera & 
Toiìd, en I aaaitlaal de toa «tÌi cteonieìli, auz quclijn lai al ardonai) 
de deferar entiorooiont- J« «ona on auroì an« ob]ignti>.>n pariìoatinra, 
et jo me soiiiraì arco empr'^MeniuDt do totitos loi oecaaìana qtA en 
preacuterttQt, pour rooi donatr d'^t marqnH de l'aalimo, a*i*« la 
quelle je tnia, Monaleur In Marquit d Ornet, 

à Borila 00 17 de Decerabre ITlrt T^re tm aff<awnnJ 

Pbdcrio. 



(I) Ivr, I. e. 



% PMinh» Corr»rponJ*m eli., I, MS. 



psA-Nceaco algarotti dipuomatico 243 

Partaado in quoKta gaisa al rniaistrti di Carlo Emanuele, il 
Ite Ji Prus^iii s'argomentava di trovare in lui un valido aiuto ai 
suoi diacgDÌ ; ma beo alire sran le mire cui in tendo va, con la sua 
politica di osp«tlaiionti e de&treggiamenti, il govorno [lientonto- 
H : mentre ooa crodsva giunto per anco il buon punto di rìsol- 
Tftr&i coQ una franca apertura, Btiniava necessario inanteuorsi in 
booni ed aniicbovoli rapfxirli Terso <iuel principe, che già accon- 
oava a futura grande^r^ De'suoi primi pa-uii rendeva conto t'AI- 
garolti si suo He con la lettera *\\ìi sotto riferita. n«lla quale ben 
ii palesa oli^uanto HbaKlanziio, ub sa dissimulare le ilifTIcoUa 
ondu bi Irovù impenaataineuie altraversAla la via (1} : 

Tnrìn le 1 Fev. ITU 

Lp IfiKlomflfa do mon srrrrje j'tii presenlii U lettre de V. M. à 
UoQl' lo Morqili) i'Ormea, <idì K ciò charme ((«e j'onciUBc une iiatrff 
poor le R«i. hx confcTCoce hgc ce Itinittre n ef fórt longne, Ir eon^ 
oliuÌ«o « eti Kprci n(oÌr lach^ de savoir, comnent V.M. etoltaiec la 
FrtBce, ot «urlo»! a*ce l'Angl-terre et 1' llcllande, qu' ti* n* «toicat 
polot geni à negllfrer lears Arjningftt, tnnii qu* 11» uè ponroleot prea- 
dre aucuo parti, aana voìr on peu plua oUir, daua la condnita mr»re- 
rìemo da V. M. I.o lendemaìn j'si pra&cnti! la lettre da V. M. su Rei 
de SardMÌi'iie, qui a e(o li'^i aonsìblt- & toutes in uiarancei d'ainilii<, 
qao jc lui ni doauù di; la part de V. M. Toutca les r«poniCB à mc> Jn- 
ataocei, ponr «'iinlr a V M. ctaient genorNlex et vaf^ufri, ftur ce qn'il 
medtsoft qnc lu» TAhU de V. M. etuieal bien etnij^nei dei tìca*, j'ai 
«■ r honne^'T do Lui rcpoiidte, qi" il n'y »»oit qoe lei petit» PHnces, 
qui fittaa»t plolenea li;* uni dea antn-s, mai« qtio les grande piinces 
otolnut t iQJaiira «aìalni par laura iMilircta. qu' il y n*oi>'nt de» rtatft 
«fui eonUneìerit e^alc'ieul à ceni do V. M. et atti sieog, tnoiennaut les 
qaala en patirroSl «e rapprocher daTantagc, ti la dìstanoe eloit uà ob- 
•laele aas aogocidlJons. 

D'aillcor* le Mintalre et le tloi m'out promiB >e>coiet toooliantU 
Ceniaivsiun. 

Je eriT^B Siro qne sana quelqne oavertnre de In part de V. M. l^a 
elioaea n'en reatcat aiix aimples tooiolgaasea d'ainil!t5, et ani diaconre 
Tagoes «1 iadetennbéi. 

Personne ttiicore ne l'eal doiit^ dn tna ComiasioD, qa' ea poorroit 
pearlant eoub'.'oaDcr, ti oa me Toielt aouTftnt alter chrt le Min!atre< 

I.ra myalitrei de la liennc Ueeaae n'etoient paa pina cache» atia 
hemmc*, qae l'e^t ta Polìlìqnc de ccUe Conr. Je laeherai Sire d' In- 
fortncr V. M. de tnoii mleas. leuebaat lo parli, qae cetto Cour pien- 
dra, mai* no ne pourroìont Atra qoe dea eonji>ctirTeB, fendei d'aill«>nn 
■ar Ice f erìlablea iolon^ta, dont £lle o'a guerra coutmne de te departir. 

il, Archivio di Sblo, Berìrno. Traduilone della tìln. 



SÌ4 



l-RANCU^CO ALOAROTTt OtPLOHATiCO 



Il m'j » point lei (l« Mlaistro d'Antriobo; «n * •on1>i>9aa4, qa' an 
Alda de L'&iBp do Goutomniir da MiUn, qai > èli dtui foU do BUite, 
CDpim dH IccBSi pou'oit &ioir 6l6 cbar);édeqite]que Comniluioa, peut 
lire quflo GoOTornaarotoit bion ftÌEodo envoir ceqaì m (venudanaca 
pNia e), on l'on ae fu t pai d'ftilteura le rooindre prcjiarallf do pism. 

LiO Comt« d« FIcmuiÌDg o'oit p»* «ucore »riri*d «t il p%rott ii«' oa 
n« r«itoRd pas li tòt. 

Do Vo:re Msjoslè ALUA&orrr. 

Inlarito il marcbose d'Ormoa s'alTNìttaTa a Bcrirere al nostro 
di[dortiaiico (1) : 

1«Q Roj- ne voalant point difft^rer de marqncr ii 8. M. lo Koj io 
Prasie U piitf«ito acoaibiliu! mtcg Iu que1l« il ■ rc^n la» eiprenìoa» 
coDtCDOd dkus l> K'ttrft (lao «ou* luy avea pres«ol^e, j'»y le pla<(ir« 
do ThD4 icmetlto C7 jointea reponu, etde «oui emovcr aa»;- cirDa 
qulje nteUgnuo l'Uuauour do Taìn) en Didcoc toaiE» h U la((i-« doni 
M. M- PruMleane a daIgD<^ tn' bbnorcr. Je ma datti-' cn que «do* tan* 
dret bico U-or donoer coura de In maniero, qua ioti» aura (!i4 appa- 
remmeal prcscxtU par auJilo M. U. et (rati«er 1>i^-d iiaoje vona le- 
nouiL-llo dei aasuraocea dai ivulimvDi du reapuotelde eouidaratlan 
Ulte Ica quola je »uÌ8(8 fcrrivr 1741). 

ti Un risi>on(lcva in quelita guisa : 

J'ay été al seoailtle aux marqn»» d'nmiti<{ qM V. M. ilbìea roDtn 
me douner par aa lettre, qua J'al mcnv ile m. le Comic Algarottl, qoo 
je ne scADroia dlllercr de luy tcnioigncr la latiaractìou f|ito j'aj', d« ra- 
oonnoitre la diapoaitìon favorAtiIo oh «Ilo alt d'<ralr« lenir «t r«aoaTfl>- 
ler U bon<iO et par/alte IntellliteDco qui a to'<joitra aubilaid entro noa 
aoG^tr». V. M. p<'<it Strv pereuadtio quel» baolo «atitoc qaej'ai 
pour BH pflr»onna, ro'eat unoor iiu motif qui m'engago à In eallinr 
loii]oiirs plus, ot quo jv renm)ri(roraÌ ivec lion^coup dr ' <la« 

tea occHsiane que Je pourrut Hvoir (II) lui prou*er dea a-ji i sti- 

me parfaite et d'ainU>L< a«oo lei qoelsje auia (3 fa mar liit)- 

Come el vede, C»rln lìrnanutìlg, secondo la R:i»4iva, si limi- 
tara a contraccambiare gli uffici ; era invece rinurlialo al suo 
miaiatro di toccare accortamente della ragion jiolitica E lo faceta 
in ()U<^tn so[iteii]:a: 

Je auplie V. BI. A' a|;rcir tnes tre* humblm refoetelemeala poav 
Ja pn*cieaae lettre du lTdedecemb''0 doni elle a blon ionie m'hooortr, 
én tlai|[n*ul (DO rt^^ard'T cornine atijet pcopro k CAiieaurìr à In Citnliaaa- 
tion et an iflDoiitcllutn« ut de la parfaila intellifi^uce, qui n. toajouni 
anbeintd entro lo« dona inaiaoaa tojalea. La maaìcre dnal le Rnj nioa 
maitre repood anx liispoììtions do V M- d^'t la e-n*«laere qa'ea 
n'eniplftyaDt à un sì dl^ ne objct, Je ne puìi aroir d'autra meiiu iiaa 
;t) I. Ardi, ili Tertno. Kt^bukHH tìl 



fttAKCesnO AtCAHOm tlIPLOMATICO 



245 



cAaf il'obelr «us lutAntions preoisca da Uaj ; pur eotitec|aL-rit «'la dv 
ilait |>oint douter (]iit jo a'y ipixtrtc tout ama téle, ti tout mit ntton- 
lìnu, et >! )t idIi ti^a heortux d't>a tr>in'or !*!■ oconsìons pAnd«nt l« 
Mjjurtius fera lei in, Ifl Comic Aln^srolU.Ja rtt« Sulle qn* il anr» lieu 
d*eii rcadi« un Cdeltc? (•.■iiioÌk»");^ • V. M. hn coDjuucturo critiqno 
du ftlTairea de 1' Enrope puoit bien non* anoonecr quo M* ocoit- 
«luBs DO Bon pna Irop clo^^n^s, inni* elle rat oncor« entclopiiée de 
taot de tiuagoa, qu il notte «»l impataible d« foroif r au^'ifle pUn u- 
■H «otidc poar Atre pteMitK « V. M. •!« puis etpOBdaat raBinivr 
quo al qUq louloit bien dannar uno nouvclle marqno de aa eonSoacc 
an Koy roon crnitre, en In; eomunÌ(]nnat les lumìar» qa' olii! Jiigcrn 
cnnTcaablea poat aon ««latri-iaiemeiil, S. M. lea recOTora a*ea aati- 
efalioti fit r«roiiD9)taaace, «t n'oa r«ra uaa^e qio-ixitir niìfUt avaoc«r 
Ics InlcroU rommunG qai doivent <)lr« Io frait du la confiitncs noi- 
proquo. qufl le^ Iloy moa iDaìtre di-sìro d'entn:ti'nir i V. M. 

M. le comtD Algariiiti ne r9aaroIt qa' i<tr« rccu agr«kblein«nt i!n 
trita tillp, nn Bon morite pcrionoel était dfja fort connu, pt quaot à 
in'>7 il me aulKl de a%i"\r qu' il vicnt do la part do V. M. p'>ar qua jc 
me fatae nn detoir de marquer par ma* sotiiij a l'egard de an peraon* 
av, la profoDitc vencnitiftii atee la qudic je fata gioirò d' Atro (3 £e* 
rrier liltj. 



11 riserbo usato, come abbiamo veduto, verso il ministro 
pienionleso a Vienna, era una conseguenza della avveduta poli- 
tica di tcinpnrej;gÌA meati, che coii'sìgliava a Carlo Emanuele di 
nnn Aprirsi favoretole piullosto all' una cho allalira parto nella 
conterà che stava j-er acccndtirsi, ma giunto ti mnmeoto oppor- 
tuno motlersi da quel lato donde gli potevan vanire maggiori 
VADtaggi, PorciA montro nello ailuati condizioni era suo ìnte- 
nase di non far conoscere a Vienna le proposte del Ilo di Prua- 
sìn, •limava prudente coniumtrarle alla KroncJa, in r^ualc, nomic:* 
dell* Austria, uvrijliSe potuta procacciargli modo pit*! KgRvoIe di 
arrermare i suoi iliritli sul Milanese. Tict^riJo iaci?re altresì lo pra- 
teuiùoni spagnuolc. Ne dava quindi diretta notizia al commen- 
datore Colato, ituó ambasciatore a Parigi, nvvisandolo die si 
truvava a Torino * dopuis quoliue* jours. un conite d" Algarotli 
veiietien « al »ervitÌo TorM del Re dt Prussia, il quale era venu- 
to latore di una lotterà di questo prìncipe e per luì e per il mar* 
cheae d'Ormea, con incarico. di trattenersi * pour recevoir lo4 
Oiivertures , cho egli avrebbe * jitg/i a propos de lui faine relatj- 
voinool a lu crtae pM-sente dea allairca du rEuroj-) ,. Al che l'AI- 
gamtli nulla ebbe da aggiungere, se non ospriinfire il desiderio 
cho la alia missione foaisfl loaula segreta; ond'egli credette op- 



i 



240 



fRANCOSCO ALGAROm blPI.OMATtCO 



portuRO risponderò persosalnienta, e por mtxzo del ano roioislro, 
r.ol modo che noi già conoscianio. ^ Cesi tft „ , conchiudovK [lift- 
oevolmente il Re, *■ ce que nou«i lavons d'uno d^marchc (jui pa- 
roit mystcrieuse, et ()ui l' est elTeciivement mAme a nolre egaM, 
parcer|ue nous ne pouvons point iinngìner a qm.'! but <<lli>«oìt dì- 
rigCe y (1). Ben mostrò d' inlendurnetla ragione il tarJinale «li 
Fleury, al ()uale il Solaro riferì la cosa, poicfió esprenM ropìnto* 
ne che il Re di Prussia, avesse concedilo la sperao/n di trovare 
Carlo Groanuelo disposto a *■ Cairo une divereion en Italie, mi'\ 
ììxy serait tres Tavomble „ corcando ogii lutti ì modi * pouroans^r 
dea eoibarrae fi la Cour de Vienne , ('2). Queala era appunto la 
parto veramenle im|icirta[ite del mari<lato oooinieì>&o ni diploma- 
tico novellino ; ma non-«s««ndo rotto agli afTiirì. e forM troppo 
ingenuo per conoscere gli avvolgimenti delta pniiiica. irovandMÌ 
inoltre di frojiie a destri e consumati oontinì di etnto, non rìuacl 
a scoprire le intenzioni del re di Sardegna, secondo desiderava 
Federico. Nò disconobbe fio dal pnticÌ[fìo le dilTtoltn del nuo uT- 
fieio, Mentre egli era ancora in viaggio, il ft^, che aon kfierava 
forse gran fatto nella abilita dell* Algarotti, gli scriveva cnn Mati 
di vero adotto: * Vous me mancjucz bcaiicoitp. U<>e q<io vous 

atjreE parie d'affaires, voub voudrez bion ma Inerire Hniez- 

vous d'arriver, d'e<(>cater vòtrt commiulon. et de revi>ler a moi. 
Je voudruiH quc vous eoasiez le cliapcau de Fortuna' '. la 

geut chose qu'on puisse vous souhaitor « (U). Il .- u ..^ di 
averlo vicino superava par lui l' importanza ddla commì^ÌDoe. 
alBdaiagli (liù cbe altro, secondo mìo avviso, per -^ 'a. 

Dalla prima eua lettera e da quelle del Uè e del d'Or . . < , .vtpt 
subito come nonvi fosse da aspettarsi unesito felice da quella pra- 
tiche politiche, e lo confermò nella aiia opinione la legueala^i) : 

TuriD, le 8 Few. 1741, 

Eìr«, It veiltkbifl Polttlqao du Kol do Sardalgoe dolt itxo da 
l'oppnicr tKOt qu* il peni Jt d* nourraux ctAblUiomoni de 1' K«pk(;Ba 
oa Italie. 

Une choae qui a61Ìgra beanconp le feti Roì d»Bi la prìion, fa U 
a6nv«ll« do l'arrivi!!s da Dun Cario ca Italie. L» pres--i]l Mìatilrre, 
(1sn« la Gtierrr paui^e, ne l'rit pr^té du lotit, sui ver* dei F^pRtcaoU 
eu Italie, «t )' B ioalù co»s«r'vr I' Cuipettfur, poor ufi pa« ronipre •-« 
jfta, qa'a noe pniflaaneo ailoiìc «nlr« doui, qui pantent av^ Iwiielti 

III Ivi, Caritffgio diftaauiliro. Fraaria. Iti Ivi L e. 

0. Au,Amnv, Op. ni, XV, 30. 

tC Ardiulu III Stalo, Uoilliio. Tnduxlona ilvlhi cIItj. 



f-RAKCCSCO ALCAROm OIPLOMATtno 



24: 



da MD »onars, Qut ilsvleodroll U maiioo Saiuie, eiUoaiéo do tool 
t&ti, pw colle <]e Bouibon? 

J« cinii doDC qn' ìli Aìraeroient Riìenx on maro^AD da MitAn, quo 
la OrAail'DuG «oudra IiIdd Isar eeder, qua lo Milanes mAuie, qoo In 
Frftnco et I' Cspagao lear proioti trote nt. * 

V Aillrars la aituAtion i)n RoÌ do SKrdtigna oit fort dclìemle, ti qa 
lauroìt Hcn fnìro coatre U gi^ de !■ Fraoco quo U SatoTe ne lolt jier- 
dae «a '2i beurvi. 

La Franco d'aillenra Ini gat redoutable à prcaent plot qua jaiDAt* 
alant la Corno coire sea maliio. 

Od ilit que le Coniti d« Virnj qui ptt A Uern«, ponr aeeomfnodrr 
Ics differeuU «ntrfl le Koi ella villa do Gooeve adoi affarreaplns eoa* 
ttdvfnljlns OD Too. Quel qu' Bti dit quo c'«it pctir oogMu-r iId9 trotip- 
p««, qni ut •eraiODi piiiées qui# cAinioe la mllice cu tema de paiSi 
d'Anlrcn prerendcut qae c'csi A. fairc une allìanco Biitro Ics Cantoni 
«t I» Sak^ìv, do dortc qua lc« | rcmìcra ratl'^nt obliai* de lea defcndre 
•n CAB d' invasioa. 

&i ou ooncluoit UD tol ttwié la RoÌ aorait hiea plaa cn rcpoi da 
efilè it la Pranae. 

On m'a atsnré de tr^i boano pari, c«'te pnisKance a fatt paler au 
Kot, dcpuìfi la mort de V Bcnpcrcur l,Wì "> (rnnca qu'on lui ilcvoil du 
tarai àa la gnerre paatife, rt qu'on Ini aTolt dfapnte jusqn' à prescnt. 
Jn ne tlouio paa, qoe la Franco do tAcbe aoua maìn de Taire noe 
Att<Ai>co «ntru ce Boi vt r C«p«^o, >on deatoia «bI de faire apir co 
■ai l'utitancei en llalie, ìadb paroilrc, et od faiiaut eemblaDt pout- 
rC) de ne a' co poìot mèler du toni. 
lea puìiaaaee* marititaei «odi av«o le Grand-Dne. J4 crof< trèa- 
Tnl-iriitblabto quc lo Koi do Sjirdalgnu j «ara, tré* bian entenda qac 
i]Uttlque Lfou uiorceau dii Milaiioa. In torre promise po«r co p^a-cl, 
aera le prix de >on anltii^. 

Le Boi d'a d' aotre* qnalit^a brìllAnt«>a que la braroiire, aon 
ftmoorpour la juitico, et aon cloi^ement du la flaUerie, lleat ploiAt 
aaiiind qu'admlrà. Il tieot de son pere, rnmaar poar lo detaìl il la 
JaIoubI'-, itmple on u« cr<jle qa' Ìl eit gouiornd. sarb aroìr aon Ìn<-ga- 
Itl^ ni aes CKartiiieni, il oe io ouniioit poiut co ^'Inìiira- Il e>t melau- 
eotlqne et excreincment dcvot, aaua ótre geuTomé par aa fumine n{ 
PAT aon confcwear. 

Lf> Mnrriigid d' Ormea, le grand Atlna do co petit ei^l, a tonte In 
Anetie d' (111 Itiliea et lì'vm Umistre 11 a de l'eloqucnoe ma* ctudr, 
et de In polikaoo anna la billu eilocation. ou dit que Berlol deasiDO, 
et d'Oroien projeltfi ««amu al l'an et l'antre Agi>*')ient ponr lo Udì 
de France; Il anintte d«a graodea rKbi>««e*, aana faiie crier le peii- 
pl> et MnB arntudte do di«K;race de la pttrl du 8ou*erA>n. 11 a ile ota- 
bU an grande fiToar es Idi faciliunt le trnvail, il a elodie porjic- 
tMAUeneataon bumeoTt poor Oue toajonra ibaÌIio de aon eaprlt. 




, US f RANCetlCO AtCAROTTI DtPLDMA.TICa 

VoiU RM te qua j*>i pà reeueiUEt ila jtloa sar, tODi)1i»«U l« a»- 
nctcrc ilu Uni et da Ministre. Im rolitiinc do ette Cour et )' Etst 
du p>Is <out, cBt iei pr4)((|'ie iiii*«l *4crcl qiÉ'eu Rumìa. 

Il faut ()iii; 1>'B MinUtrei Ktraugcra id, loleot ilea ill>tlpkl««n, 
ot non pai tle« «Tares. - 

V. M. tr«n*erA Hea repontca & «n Lattro qn'o» «'» «n*iil&. J'ftl 
lfteh<: d'Aooir andìenoo dcur fbU iupr£« da Ulolifrc, oo m inMvd 4et 
pretesles, poor mi! la rcfuer poliment. Il psroit 4|a'on a' «ti pu 
eàìSé jot dfl r<)nlr(!o ile V. M. on BìIomC, et I«i Courtìouiinf p«rirti( 
qa'npi^s In Cciur. J'ai (leja eù 1' houiieur da dire k V. M. que e&ns 
quclque <^cÌAÌris86iiicut ót «• p»rt, il tuo paroit iinjiOMtiUla, qu' un 
■n* faa«o iei qaolqno ouv«rlaT«. 

Ce aonl marehatids, qui ne voulent rìos rlaq^tràln ner, «t qu! 
TQslcnt *i»ir d'Kvaneis un bJen dair de leur ntgeat. 

Ia Coinle do Pleuiiniug; evi stteuilii «u dix jonn. 

iTiti l' livueur ile. ola, 

Le ìnrormazionj poUlicho e gli omtnacslrainaiiU deir Algaroltl 
non potevano contcnlaro Federico, dal inotticnlo che ìl «uà 
agente segreto non aveva mostrato vìrlù di faper trovare l'ino»- 
gnìla che uli sì parava diiiaiiEt, e si dicea iinposwiite a Inlerpre- 
lare la sfinge torinese. Tutto era la avvolto nel mieterà. La qiial 
prudente avveiuiozza nel tener segrete le faccende di stato veni- 
va rilevala, come lodevole quuiilà del governo pivinoutese, oQche 
dal Fo«carìni ambusciaiore veneto, il quale laseid KcHtco «ho 
* p^rì alla solerzia nel trattare gU affari , era * la segretezza irt 
cu&todirii, e il ini^ioi-o del galiiridlio , risiedeva * anic^imonle in 
petto di S. M. e del uiarche-e d' Oritiea , (1) ; e tjui era proprio 
il caso di sperimentare la verìUi della sentenza. 

Federico s'accorse della fallila inÌK-sione e come riusoìva or- 
mai inutile tenere a quella Corte utt mio incaricalo conOdenzial», 
perciò deliberato il richiamo dell' Algarolti, gli ecriiiieo inconu- 
nente una lettera, nella quale, compartilagtì prima bIuuìi» IcJc, 
gli dichiarava che la sua dimora a Torino ' no pourraìl plus £ln) 
d'aURune utilit(> , per il suo servigio ; Io invitava quindi a ril^r- 
iinre al più presto firoifio di so, dopo ovlt conscgnaln al Ile di 
Sardegna una sua lettera accompagnata dallo solite protesia di 
amicizia e dì buona intelligenza {'3). EccriMi 11 l«»orQ : 
Montitur MOTI Ffin 

11 a* <jl ponaìbla da tiro ajouter à U ■«'lifactioD qaa oc d«i- 
nsnt \r* tétaoìgttif^o* d'amìii'', quu jii tr^u"* daiu U lettre de VMrr 
M^Jeeté du S.nc do rcrriei ^lhH. 

(I) C*ki;ni, Op. clr, t, 17*. («| MU. Corrttf. oli, I, !lU, MI. 



niANCCHlO ALCAROTTI WPLOMATKO 



249 



AtUMt pgut-EIIe H tenir foHement leiurée, qne te* dlip^altion 
04 jo aula à lan rKanl, retiondsiii parruitemeiit au£ sienoei, et sa 
■oot ni (Doiotconatintea, ni molai lÌDcorc*. EgBletnentreiapll d'ei tinte 
p«ar le» liAutea ferini, qui brillont Aam \a ptnozat de Votre Uajg- 
iti, et pcraandé de l'alilit^ ci dfl U uecc«ilté de cultitcr etil'sffrrmii 
par t''iit torlo do tao^'Oita la bonn* et parfaiie kanooDie, qui a inb- 
lUC^ de Ioat (oraps entre noe Conn, ja ne aegligeraJ aueoDe oeca- 
aiou qui pourra «e pr««nter poar oimentot cotte naiou et poor la 
Rawrrer davanla^e. 

Cesi Cfi qae le 8.' Comta Algarotli, qnA j'aì jagd à propoa de 
fain rovenir aapree de mft penonoo, est charme de repréicnter pina 
attipleoient A Vstru Majeatii, trant qao He qtiitter le sejoar da Tnrln. 
Ceiinndsnt toni ce qu' Ì) La! poiirra toiaoìgDQr aur cct artìcU, 
nft »aaroit égaler le» sQalinxtnls d'catimc et d'amitic arce lei qsoti 
j» anù. 

Honaknr oion Friro de Votre Mnji^aliJ 

A Berlftì ce 14 de Mara 1741 L< lo» Frire 

Fbdbsio. 
Nel lungo inlervalto (dui tnarzo al maggio) che la lettera 
ioipiegò a giungerò al suo destino, prosegui l'Algarottì ad invia- 
re lo sue eorrispondenzu politica, della quale ci rìmangoao que- 
ste lettere (l) : 

Tarla le 15 ferr, 1741. 
Sire 
P1d« je coDBeìii o« pati et inoini j'c>|>vro do panroir m'attirer 
dea proposi liuni de la p«rC ilii millilitro, d'autaol plcu, qne cette Couc 
p«r4ll hn bien s-mc cello de Viesae. 

Il ne IO fait point iei io moìDdre prepsralir da goerre , ai lu 
uioiadre aagmi^atatioii. 

On eroit t^iie 1' Ainbasisde & Veoiso a poar bot uno Alliaoco 
«vee cotto &ciiubllqae ooutra lea Eapagitolf. 

Cva ncsaioura seraleiit toas ansai rcmaana en Lombardie contro 
lea Vcnilìens l-1 Iti Miiiaati tic Sagole, qua lea Sueda!* panrrolent 
r *lfo duna la Nord contro celle de V. M. et le» Ruaiet, a'll« ato- 
leat lea foreei «t le bonboiv de jadi». Si li:a Veneticna la maiaoa 
de Sa*uto ut le Grsnd Due ao ligaont ensemblo, et qua lea Angioli 
gardcnt la Mcr, il n'y anra poìnl de guerre cn Lombardia. 

C" Cit, ji: cinii, le bui do celle Coar, le plus conreaablo k aea 
Inter'^la, blcn etitendu qti' on lai (tederà quelqua moroeau du Mila- 
iMu, poor prix do aon bmocur pscifiqne. 

CouifflB il a' cat ropondtl en Europa un brnit, qse le Roì da 
B*tiitIcoo, sai Hltaqaft d'uno ML-lnnch«ile nolrr qui l'empcebe de 
iqner aux affuirei, je anU ot)IÌj;<; d'aaaeufer V. M. q'W oo brnit 
Il «atierement funi. J' ai V bonuDur. 
(I) AKlilvto di Suto. Derlliu). TradnilAne <lelU ritn. 



Al»., l.aS#r(«. T. XVIIt. 



Il 



250 



pRAscesco Ai-OAiiorn o pi^matico 



Turin, e» i& U«rt L7«l 

Le Comte do R!*rrs, Ministre de cotte Caor d Ri>iiifl, n uU uou- 
ué poor nll«r à 1a Cour «la 80x0, il 7 \tn «n drorlnrn tnna pnn*r 
& TnrÌD. C est «a boinnic ijnl k ile» Ulfiu, «ibU qui ii*<UC ptt* a.\mA 
(la premier Uiaiclre, il a' a poiiil ea de part A l' nccntunodeBent 
cntre ertlo C«tir ai Rcime. r|uoi(]nQ Miiiistre «npt^i du Papa. 

C< fihoix fnk tintufelleinout orotre, i)ao ocUe ComtnlisJoa n'n( 
pts de grkade finportancei 

Qaant au Tea on Italie, il pamic qoe l'Eipagno c«l pliuprélA 
qofl JBiDAls k l'nllittnor. Los ronla» coiisidcrmbla» rju'oa ■ drjà f«lt 
k Oca», le* tnarrlt«A ia'»ii a «oiidCi, ««ne Jo> Iliiii.|uicrB Mìlaoolfl, 
tout ceU falt croire leiir rMolotioD furtomoiit pH*o, inai* par mi, oh 
eocnnetit vÌ«adroiit-ila o'cAt «ocors un pratileiiio. L« l'ciaoo Mai>«- 
Lonneoo (7) est ici, al y fera qaelque spjoar, quel^uns eroieot qa' il 
puU)e KToir uno comniision iccrctc do In patt ir V Eepigo«. 

Je ne d«nt« pvt un inomonl, en cai quo V- M. ■' Acc'moittdii 
a^ec la tnaltoa d' AuCrlulm, qua e>'Ile-(ry puiaia a«olr de* furoei oa 
Italie, que cetlo Coor o« eoÌt Atitt'Icliieniio. 

La Davalterin n'a polsi oscure T«eii OrdrS d'aitjjineater. 

J* al ]' hoDBeor. 

Tnriu M SS »«n lì^l. 

Il pamit que Io* mintilroa de Pranoo i*l d' Eapague n« aooi pan 
Buael MDilblo k V «cconclieincrit Je k UcÌdo d' U'iiisrìr, qno twiut 
d' Ang'olerrG «t do la Coar nAme- Co denii«r ra'aeanttrm^ la noti- 
relle, qu' on propani il liivouroe dei Magiiiua ponr ana Eaaailrs 
AngtoiM, qui dwil garder loa c^tas d' lulio. 

La cf aiii(4 qn'ua a iet d'avoir les (^«pA)pnli trop prèt fi la vOs 
d'iiaeCicadre AnglniioasaarelDMilanconlre l'ainhltlou do l*£«pagae. 

Jo tuo confìrmo piui qqo jainaii d«n« l•^ «yilaiaa, qu' ìl inoiu* q'io 
la FraDce, uè leve le ina» |un, 11 n' v aara potai du gneriO va llilin. 

Lea pastAsCB gard^a p<r le UoÌ do Sardaii;iitt, la mer do- 
fendae par IoA Angloia, les Irotippea de Savole «I da Vealao lesi oeU 
reanl eiitetnbli! aaBimra celtt! parile da inoiide; de c«9 delvgaa 
d'etiangea arnica, qui l'out soavent inosdiis vi ravag^o. 

Il V a apparrncfl qne In modorAtìo» dg Cardinal Tts qa#l<iaA 
chaDgement au a>Éit;ine de co pala ci, pluiAt par la vote da la Nl- 
gooiaiion que par c«llo d«a armes. 

J' Al l'hoonevr aie 

Turi» ee SU Man 1741. 

Lo Comi*; du Sslinlonlinrg rat Arriva lei, il y a dejA qnti-rf-' 
jour», età pria te litro de nkÌiiÌ4lrA plciiip«ii-B|iaÌrt>, on na lai n . 
BCcofdt' «orlainei (lÌHlioetioDB, qa'on aurolt rrO, lu- 
toul 1a Iranno hAroioain, qol iMt notre eetto Codi i>: 
Bo. Il A «t povrUnt plaaioara coaferAaeta atbb lo Ubi. Lea boa- 




RSmri ch)inerlr]DM refnut k eo mtnisira ot In oonfidentet eonr»- 
meoa, me fiot «rolra qne ce r«rua «*t uo joD, ponr «Mbor d* avao' 
lag* la bOD'itt iDtelllg«Dfle d» deoi Caari, A «eui^tn'on «cut Uiuor 
da» )• <Io«l6 «Dcoro, st k qai, il n' est plaa Ioni do le deeUter 
to«t i r«it. 

L'ArabauKdenf d' £*pags« s «wA <I«iu ConHtri «b fort p^n de 
temi. Un d'cat cat Krri.d atknlIilQr, et h>er il ■ tlepech^ dan* la 
nuli aa hatnma à Ini, i Oems. Qtiolque «n diuntlea Oaietlei. !'£•- 
paf ne paroit ne point pf rdro de voi.' sod «tpcditioo en Italie, cn cieot 
do fabe aue bruciante (?) promotion, «t de donaor la faroic, pottr 
50QO aoleU. 

Le Cardinal poul-étrc faìiani proletter pnrtout, qa'Il a refoBé 
le paaiaKO k l'Espagne, «eut teinperer p«r U lo Irop grund eclolt 
qa'olle a datiord fait, «t rediiire tea elioaes, qnant à la croinnae <lu 
public an point qn'clle* leroicnt ai I' Espagne se fai prcparée k la 
•cturdiae. Un tache d'attìrer cctto Coiir dani le ptrti Bourbon, naia 
!«• raiioui, que j'ai deja tu 1' honacnr <!• mmidor à V. M , «t tea 
oooforoucoa «tacile miaitli'eAuiitrich'cn, ma font ciolra l'affaira prei- 
qQt Eapfliaible. DdOi aatrea raiiooi me coofirmcnl enooto d&n* raon 
«Bneane opiaioa. L' noe le delaù de la Cour da Vienne, k eoroler db 
Mielatro icì, qoÌ aerott aaaarameet plulùt arti*^, ai Elle o'aroit eiì| 
lea plua forte* aa>ur.>iice« do la pait de cctlo Cour ey. L'aalte eat 
rco*af, qne l'on croie, qu« 1» Cuor d' lei a fait Mctetement d'une 
eap«fle de L'oartttt, qui fait ici lea affnirei d' un dea prinoipaitx bao- 
foien, de Titoiliter laNi-goaUcion 1 Londre*, par rapporl upparemeot 
à l'aSaira dire sabsidcs, qa'on a drja dit a*oir tté arreiée cntre cotte 
Cour él «elle de L^adres. 

Si les Angiola oat un corpa contldet nble de troupe* en FlanJres, 
al qno la Itgado entro lea ptueaanuea maritimei et la Cftifr de Vienne 
ne aeit eonjliìe, ainai qa'on le dit, je ne dente paa un moment quo cel- 
ta CovT ne mIi do la parile, de la fapon la pini oarcrto. 

J'on dovteral eac:>ro moins, ai V. M. vientàaouer onaoubleet 
à forllfier eotta (;ranJe Atliance. 

J'at rbonaour dVtcc avec la pini profond roi|icct S<re 
Uè Votxo Usjoili! Le pcut hvnblt et U ylM 

obtitiant SefL-t'eni* 
F. Ai^Auorn. 

Tulle iiauaU: tiDtiue non avevarto pìA oggitnai alcuna impor* 
ila |«r Federico, il quale oeppiir dotte segno dì gradimento, 
Vt inulllo dopo l'orJine di rìcMamo. AppAn& I' Alga- 
r e ricevuto s'affretto a rimeURre nelle mani di Carli» 

J&naoaele la lettera reale, e questi nella adienza di congedo gli 
ooose{ta(> Ih. sua rleposta cosi concepita (IJ : 
/r> It Arcli. ClL, r'f^oiiazMMt eli. 



252 ntASiCKsco ai gahotti oii'lomatic* 

L«i eiprtiaiooi qas V. M. m'ii fititsa par be IrliM da 14 da mù 
dernror, ot celle* i|Ue le DOmto AlguroUi y » ijnufées ils u fut. ne 
ponakdent de pitia on plus drs sentimi'it* do cor<J!»lliit , q : <! 
poar moi. Je doU l'Aasurer quo Je it' a^ pà Ir* appr^nflM 
Ctre CI troia omasi ra*i, j ayant rooisrqui^ sourtoul qa'elle i 
ontirr jailica À eeus doni je fals prafeutoa i lon égard. Le» '' 
lurei d'cn cooraliicre V. U. , ri da luì proa«cr le cua qua,)' 
•a1iic&T<ìlIat)CP, RIO sa reni toujoara lr«9 agn-nlilc» Jr > 
geraiaou pluido inon e«l(}, pour culti v«r et meertct louj 
tage celie botine uiiìon ot int«llt{;cncf, fini ■abaìalc drpara fi Ioaf 
t«inpB ontra lei dem tnaboDB, et iloat jc uè «tnieoU paa n<e*aa Ir» 
couMqucncea. M. le comic Algarottl, (|iicj'a>- ru atee plai*ir.«lfil 
parse» maoieiei, et par aoo inorilo e'ot attr^ ^k 
ioi, mon Stililo, aa lauraìt qua coullrinnr V. N. • 
J'aj lont lieu de me le piometin) -, jc ne Te«s ceponttant pas su r*^ 
(user la «nt'lftuUon do lui r^ooaveller taof méioe Iva plaa fodcr t - 
raDcei du la parfaite et oonatente amiiJò a*ee la ifuella Ja < 
maggio 17-11). , 

Il nOìstro lellcrato aveva dDni)UD finito il suo oucopiUi dij 
malico, « il 17 maggio mtiovova par il «ingj;io di riu>M' 
roso di quiete e stanco d'uà ulTIcìo che non gli avevji 
(0, come sperava, gloria ed ouurì. Nogli tilttmi giorni dotta cu 
dicDOra in Torino dee aver scritto parola di sconriirto all'unÌDO 
Mailpei^is, poichO questi, turlmto dn recenti Kveniiiro, gli rì«poó> 
deva: * Menerons nouii un jour la riti dunt voua me parf«r, M 
quand sera-ceT je buÌs bisn persuade comme rous ijor' ' ' 
ce qu' il j auroit de tiiieux à faire: inaia nou4 tie a-' 
pas assfiz sagas : la dàrcglemeni da ti03 coeurs nou« fail MU- 
ripaprès das chimerea. el leiir aacrifior co qu'il y a ri-: '■" 
r^l f. Dalla SUB pnrlenja toccava brevemente il re^i'l^^ntr . 
dcna in qaasti termini : * lì Conte AIgnrotti richiamuio dal Radi 
Prussia |)&rll da Torino, dove lia patteggiato inutilim ' 
mesi. So la Stia commissione ai estendeva a proporre <| . 
Ioanza dì quol He col Re di Sardegna, non aurubbe mani 
che non avesse ottenuto di concordare lega con due F' 
ni, in tempo clieallre piA vicina Poterne si maiitoiif{Oi> 
zione ,. E il residente genovese con minor crudezza, dandone i 
tizia al senato, eoggiudgeva: " N' ' ' ' 

commissiona abbia rìgubrdalo 1' 

trattalo tra questa Corte o i^uella di Berlino, • molto menti * 
riglmile ch'e,^ti abbia concluso cosa veruna; code eoo f. ' 
ai suppone, che aiasi ristretto a |ii(jliaro io goiiero aU' 



PltAI<rC800 J^UUROTT) Dri^LOMATtCO 



352 



(Il vif» che rìguanla Io stato presente di questa Corta, por 

DU ùilA^:) il ile »uo l'U'Jroiic; e>i in Kivai^ie ad informArsi 

Jopja, a qunliià dì queste lPHp|)0 , tini peso cha q(»eeU) So- 

tuo jtaù avere negli aiTari pariiculari d'Iuilìa, e del quamo per 

fcon««j;ucii/a può ìiilluire nei pia unìversuli d' Europa ; delle ia- 

tnrioiii <IÌ (]ul rigiiurdi» alla regina d'Ungheria, e degli interessi 

posano o condurre, a rimuovere le mire della Spagna, e della 

"rancia nelle congìunltire presoDti. Nclk* quali comnùasioni io 

Qon saprei dire come sia riudcilo, non mancando egli per altro di 

lleatopere&egiiirle ,. Il Curio ora invero assai benigno verso 

Fque£;ti, die gli si era professato ainieo nel tempo della etia dimora 

lìa quella capitale ('Aìì, giudicando dalle apparenze, credeite agli 

Ili uOici cut pareva destinato il veneto poeta, fu Eustachio 

[Zatmtti, il qiiHk tornato a Bologna dalla visita fattagli, scriveva: 

r Diasi l'agli nrniui) il felice ìnonnlro che avete avuto col Re, per 

ti tutti tns ne fanno meraviglia. Chi vi fa al vostro ritoroo ia 

i'niseia primo iiìinibtco ; chi vi deetina per la Spagna, secondo 

la voctj corea teìnpo fa , (!>. Tutte chimere ; partì poco felici di 

itatua riscaldala. II Re non aveva certamente nessuna inten- 

EKine di rinnovare la prova, se ben si considerano queste sue 

parole :'* Je voti^ a(t<!ri<U avec bten de l' impalience, plus ai&e da 

)UB posAoder comme orni, que de recevoir de vos lettre comma 

iini«tre a {-) : n& egli avea cosi pooi discernimento por non 

ipiro chii s'ora maeao sopra una via falsa. 

Tuttavìa, se mal non m'appongo. Federico, seguendo la 
bizzarra natura, n^n mancò di prendersi gioco del poco 
orto diplomatico quando l'anno successivo gli dava ioca- 
ioo Kegrclo, come se si trattasse di negozio politico, dì pro- 
iarglt il cantante Pind allora al teatro di Dresda; ed egli 
lovuto rispetto, ma con mal celalo disdegno ricusava la com- 
ione; di che continuava a scherzare spiritosamente il gran 
), fiiocome delia vnc^ messa in giro che l'AIgnrotti dovesse 6s- 
elctlO rosidonte Jcl redi Polonia a Venezia. Ma poiché della 
lilioa attiva pareva ornai sazio, altamente dichiarava: ' L'àtu> 
< et lei muios voni m'occuper tout eniicr , ; onde Federico, ten- 
tando al serio, di si fallo proponimento si rallegrava con queste 
ìDfite e eignilìcanli parole : 

Vou Tftils dsDB lei sputimeuB qao jo 'ous ai tonjonrt d«iir^, 
l'aeUads, ilvTus*' aiix latiraa. Sojros lOr qa« vooi a*es ckotii non Mnle- 

M) iiAttom. Op. rtj., XU, MS. 
m IVI^XT, SI. 



i 



3SI 



PRANCeecO AtOAROTTI OIPLO.HATIOa 



WQttt l« bon ptrti, mni* 1' ustiiti* è prondre. C «le, jò nroit, in taoi 
II* gB&TM de TÌe la plus beur«tii, quo o«lui da l' illuda, puÉaqse I'ob 
■pprend à n aaStr« A toi-tarmc. ot quo itt It'ies, da 1' «dcib, at dea 
raéaxìans ns font j^ntnls fKtix boud dant i)i]c)qaft òtti qaa i'oti M 
trome 1 1). 

Non gli tnaocaron c«rlatneiite accoglieiiEe cortesi dallft Cor- 
te di Torino, la quale saperli pregiare l' ini^egno Ben» Teaìrine- 
no ai riguardi od alla ragiono politica, ond'dgli ne rioiasa soddì- 
sfattissinio. Allorquando «ul naexso di fftbbrajo già prevedeva di 
dover fra poco * rìpassare )a alpi, o furo ana marcia fino in Gio- 
sia ,. scriveva a! suo XatKtUi : 

A ogni modo mi pinoarà aompre dì arar riaalatalo la Italia , 
di arar ammirato da Ticino titi rrincipc, clit) ne ( la gloriai a por 
cai non ai avi& pia da, dire eht ; 

del non ano ferro cinta 
Paga» eoi braccio di atraolere iceall 
Per servir aempro o vinaitriaa o vinta. 
Uì piacerìi dì aver rinfrescato in Torino la nainoris de' Pruatlani 
che tanto pàcontriliuiroDoa liberarla, e ohe per oieiao mio abbiano 
insieme GODiiinie&todne Principi l'uno del tettflulrione, t'altrodal maa 
iodi, e che aono atnaadue tanto grandi da non CBaor Ira loro loa'aai ■. 

E seguila a dlsco-rcro con eiitusiaemo del * giovin Duca dì 
Savoia., del qunlo loda l'oducazionij, l'ingegno, il diEcemi- 
nMQto; già vede scoppiare * in lui le ecintìlle di quel valore, 
per CU) un giorno darà aocli'egli voce alla Fama,, a pnrgli 
poBM essere rassomiglialo all' Ascanio di Vir^tlin r?) Kra vit- 
torie Amedeo, che salico [mì al trono in mt!7.u> ai piii lieti auspiici, 
(radi nello svolgersi del suo regno le concepite speranza, e tpr- 
minò ìnrelicoQMnte, odia impotenza di rà$Ì9l«re all' urto della 
buTera d'oltralpe, lasciando il regno disfatto e aconvotto in mani 
più deboli e disadatte. 

Carlo Emanuele, in conseguente della missiODe diplocniltca 
che hn e^iposia, e come suggella del fatto politjon onda aveva 
avuto origine, sì credette in obbligo, non appena fermata la oon- 
veazionn provvÌMonale del 1.* Febbrnìo iltì con la Rogina •V^' < 
gheria, di ucrivcrnc a F-'ederico; e lo foco in questi termini < 

Dèa le lamp qne V. U. me donna une Barqaa da lon amlUd dona 
l«t oavarture* qa'clle me fit faira par le ilaar eonte d' Alcarettl, Ja 

(1) Cfr. Op^ eli. XV, 7». 17, W e «tv., M, M, M. 

« l»l. II. ta e »«. 

(^ R. Aret. U Terloe. fVVgeaJaiton/ eli. 



nUÌICESCO *Lt'.AIWrTI D(PLOW\T|CO 



255 



I ni! bit ou ■umlblo platitr d*; Kpotidr* aruo tont lo. «onltniiov 
n' iniiptrfi la li«aro <?^Unia que j'ar ooiiL-ite «la s« «ngesso et ilo e« 
«mhisr asontiiuo U piiif.-iit ■mitii< qaì sqhsitte deputa pluaicnra aie- 
etra cntre noi lanloont. Et comnie J9 ao tonala pw eniKtr muéa elKÌr«< 
netit (l»n» [«s iliffcrens [irojcU {]iu commoacoieDl k ta forincr, jo po 
ii)*i(teo'Jo)s pni qne laa luniioMi (|up j'ai «aiu dcpnis, io'eu(i«nt obti- 
gi ik HiiO revuIiitiuQ co quclquc fM^-uii cnniraire k cello ijae V. M. a 
Matann Jiu^iu! iel st«o «ut&al de gioire quo do aacodB. Cepaniaut 
flomn* U mtaano «ut Pnndéu aiir Ics mf nice pr«Di-lp«i ds juatioe «t 
d* boaneitr qaj (fìrlgenl ocIIb» do V. M., jo do daut polnt qo'alle o* nìt 
Austl BOu approbati^n, lorsq'plln en finrn rrconnn Ira motifa quo le 
nwmofrc qunjefora cnrnniaulqQcr à »ou RiMÌileat ik U Coard« Baie 
poor Mr4 entojó uree cotte lettre \ V. U. Elio f rcinarque» aurloat 
qao l*«Bgagou]ent qua j' ai pria o'^tt qne provi iaiunel. et qn' il di« 
laìjin jonr & po'ivoir «Mn^ uni de parli irt d' inlcrcls aree V. M. , colo- 
rai j<> Itt «Ili* Co>ij">ira par loa Bcutiint:at« dn considerai Ìoa et d' awitié 
que ]a i^on»erTK [lout elt«, «x a*ec iMquolaJQ aa e«aiaìraijamais d'fitra 
(3 mano 1743). 

Qaali orano lo mgioni cho avflvano ipdotto Carlo Emanuela 
n scriverà ijue^ta teucra 1 Noi ae troviamo l'addtjutijllato Dalla 
missione dell' Algaroiti, la ijuale, sebbene non riuscita al suo 
fine, ÌQiE;irjeva a tur del ne dì Sardegna un allealo, jx^tiiamo 
pare ÌDilircllo il«lla Prussia. Or dopo lo proteste rijietute, quan- 
tuai]uek»&ai plalonicbe, deiraiiiicisia fra le due Corti, cdel fer- 
mi < !'<'> di mantenerla e di cementarla, dovette parere a Car- 
lo 'e di' aver dato prova precisamonte del contrnrio; 
poleJid il trattalo provvisionale con l' Austria toglieva a Maria 
Teresa tutta lo curo ed t travagli procacciatila da* suoi posse* 
diluenti italiani, minacciali dalla Spagna, o lo dava matto pia 
libera dì provvedere alld faccendo dell' Alloniagna. Ciò avrebbe 
potuto p«r avventura (urlare i disegni di [-{i-Jerico, e forse al Re 
Sardo disfiiaceva crpHDsi un nuovo tteruico, specie ooosideratiilo 
la qualità dell' uomo e la fama che la sua vinti gli aveva proca- 
rata. Nd sarebbe d'altra parto al lutto fuor di ragione il credere, 
che CA(i qLie&to po^so volesse tenero in un corto rispetto la nuo- 
va alleala, la«ctando aperta una via a futuri oecordi, in caso di 
inanjrato promeRKC. |^ riserve espresse nel trattato, e loeeate 
avvi^'IulninaiitM nella lettera, ce ne danno, mi pare, sufììcente 
toduin. FederÌL-o ajcuro del atto burnì dritto e della guerresca 
furluaa, che gli fu eoa! ciwlauic. rispetto a si> reputara che • le 
ceeours du roÌ de Sardaigne, ne sera pas assez puiseant pour r|ue 



256 pRANcesco Ai-HAKorn btrtoMATico 

I& oour de Vionno aa puis profìl«r , {!),. s mosto probabilmen- 
te dftlle stesso consideraEioni ili Carlo Emanuele, guaHaiKloat- 
l'avTAnirA, noa volle romperò gli amiobetoM legami. Onda al Ra 
risftose coriesemento cosi : 

ifotufeur man Frirt, 

Ce n'eat que depiila poo de joan i|ae j'aì T«eii l« lettre qa« Tntre 
MtJesItS En'ft fait 1' hoatieur do ui*<terìro d<i S.ne du mols de ittnn poutf. 

Lo suiirMnces qit'il « pitti & Vutrc U*j até da m? donner de Ma 
•cntiments d'araitié paor moi, et la confiauce «ree In riucllp, ¥Mt m'a 
hien Toalu commQniqaer la Contcniion proTtìsionelle, (|'i' Elle a (itt 
a«oc la Ratao d' FTongrlc, me i«nlroDt do noaveatn tnoCifi poor r»* 
douliler tnoti ntlention ponr toiit ee qui peut n^itnrdar le* InluréU de 
VoIreMajestciiCl pDiir eolt.'*ercIrcBSOi'rcr'}cp1ii*)abooDO talrlli^i-ofir, 
qui da lout («mpa a au^tiiatà si lieurautixnoai unire nn doni. MAiaona. 

Je tena tout te prii de l'amittO de Volro Majadrf, al Je U aiipiiUo 
do croì'O quc j'eoibrnuerai avcc j'jre ti;alei lei oceaiìoa*, ^n^ av pre- 
aODteront pour lui danocr dea prouve* eìicntìellci de U wlenne, ^ani- 
me ani^ do la (wnRÌ<]erati(»i parfait et inviolalito area la quHIt J' ai 
r hoDoeur d' ètte, Monstcut mon Ftitt, 

& Olmiilc en Moravia co tO il' Avrll 1712 

De Kelre Mitjat4 te bo» Frhre 

FlCbKKtC. 

SenoQcbt, pur biinulaudo dì non dare gran' peso «1 traiiato, 
egli capi subito l' inporlAnza dì tueato avveduto paHSfi poliiìco 
della Corte di Torioo, a beu s'accorse come nclln uuova piega 
delle cose, e nelle mutazioni che s'andavano oiatarando, la t'nin- 
eia, fino n qui HUA nusilìnrin netrìmprasa contm l'Atistris, ve- 
niva d'iut trailo a prenderla il primo posto, acoRlilulvii aseatMaa 
una condizioae praponderante. Questo non poterà estore natie 
sue vedute ; donde quel cambiamento della sua («olitica, cbe omd* 
tre lo condusse, abbassata eoa le armi l'uustriaai superbia, a 
remtars accordi iniprowisì di pace con Muria Toreaa, lo detL'r* 
minò altresì all'atbandoao assoluto ed intero della Francia. Pa* 
reva invero destino cbe i dun prìncipi, l'uno per Ijborarai dalla so- 
premaiìa spagnuola, l'altro da quella francese, correndo divenga 
via, con i meiln«imi intenli, si dovessero trovare aniMira, mediarne 
l'anello di Vienna, lemioraneameale riuniti. 

L'episodio che ho narrato con la guida dei docunioati, par 
rispetta all' Algarolti taciuto, o appena adoo^ralo dal biografi e 

Il Pniit. Ctorrùp. clL. II. U. 



FBANCESCO ALCABOTTI DIPLOMATICO 257 

dagli storici (1), riempie uaa lacuna nella storia diplomatica 
delle relazioni fra la Prussia e la Sardegna (2). È un anello 
importante che spiega nello svolgimento storico dei fatti i rap- 
porti più strettamente rannodati da Federico stesso nel 1775 
col re Vittorio Amedeo, al quale con maggiore abilità d'uomiai 
e d' intenti vennero fatte proposte consìmili a quelle già mes- 
se innanzi al padre suo, per un'azione comune a danno del- 
l'Austria. Che se non ebbero effetto neppup questa volta, ri- 
masero tuttavia inalterati i vincoli fra le due curii, in guisa da 
maturare i futuri destini che condussero i, due piccoli regni ad 
assorgere a grandezza di nazione in nome' d'un principio comu- 
ne, sospinti da medesimi intendimenti, sovvenuti da reciprocità 
di mezzi e di vantaggi. Cosi le leggi storiche che muovono da 
lontane, e talora inavvertite cagioni, ricevono dai fatti conferma 
e compimento. Achille Nbrl 

(1) Ne dice una sola parola il HicniLESsr nella Vita dcU'A. premessa 
alle Opere, I, xcviu; nn tocca 11 Ciairrn In una breve noia alla Storia di 
C. E. Ili, I, IB(, t II Di Brogli! di passala ne^ll Eludei diplùmatiguet ìa 
Rev. d. Beute Uottdet, XLìX, 13; piii ain()ianienle )l Denina ncir^MOi sur 
la vie tt le régno de Frederie II, Berlin, KoUmann. lìttS, p. G8. Cn contem- 
imraneo dell'Alfiarottl lascio scrltlo contro verltfi : a nominato, per qusnlo 
ri disse, da esso re di Prussia, per Inviato alla corte di Torino, e ricusato 
per la sua f^nobil nascila [per quanto si dice] da quel sovrano, perdette, 
oppure si ralTreddò la graiia del suo padrone » (Zanktti, Memorie di Ve- 
nesia in Areh. Vtnelo, XXÌ%, 131). 

(2) Bauom, Mayioni dipinta, tra la Casa di Savoia e la Prussia nel 
tee. XVlIt In Arch. Storico Ital, 3» Ser-, XV, 3 e senti. Singolare iiuesto 
risrontro. Quando Vittorio Amedeo II mando nel 1725 II marchese di BaU 
biano a Berlino con la missióne seicrela di Indagare kII Intendimenti di quella 
Corto rlspdtlo alle condizioni politiche In cui si trovava 1' Enropa, gif In- 
giunse di recarsi cola ■ sotto pretesto che I suol privati Interessi col conte 
(Il Vacheìbon, l'hanno obbligato dt andare In Germania, e che con ule oc- 
casione ha voluto vedere quella Corte * (Pag. 9;. 



Rassegna Bibliografica 



ORVIETO NEL MEDIOEVO. ' 



C«Dto rixl -ri etnisrhl, calfirl, II- 

lti]ri,«llenlrt.. il riaiHauiraita. 

U. IrMAAr Storto dfil« fU- 

rofuifniil (Itialio. T. I. p. tSS. 

I. In tutta Ja storia d'Italia, dalla caduta dello impero romano 
fino ai primi segni del nostro Hiscatlo, noo 6 Aalo incoatrare età 
più scbiettamenio italiana, con virtù e vizi, glorie e sventure, 
armi, governi e studi più Bpnntnnoamcnie nostri, della ctfe do'Co- 
iDuni, in ciascuno dei quali 6 da corcare una parte della prima 
manifestazione vivissima della coscienza nazionale ancora in* 
oer(a e divisu. Indi la importanza del Cadice Diptontatiai di Or> 
vieto, edito meroA le dolio cure del Fumi, nonché la opportunità 
dì rilevarne col raffronto di croniche e di storie, l'abbouo di un 
quadro delle vicende medioevali orvietane. 

I Comuni delle Marche e dell' Umbria, Hno dal loro naw4- 
mento, ofTrono un carattere nazionale epiecati&simo, avendo H- 
sienlito prima 'degli altri la e(Tì[!acia di Koma. Inoltra (]ue«ta dtlA., 
poate sul confine del regno longobardo e della aignorta dei Greci, 
e del papa, talora prese e ripreM dall'uno e dagli altri, fra gli 
esempi ed i contrasti di dac tradizioni o di due potestA, coll'odti* 
cazione derivante dai monumenti dcll'anlica grandar,za, coll'an- 
tica impronta italica e romana, forse più che altrove indelebile, 
talchi non a torto ìl Durny (l) ritrova nelle discordie infinite 
del loro medioevo l'umbra e sabina. baldanza, sentirono pnatta- 
simo il bisogno del risorgimento comunale, e di una ìndipen* 
denza irre(]uieta e sfrenata. Ora sì aggiungano te prime mo- 
morie cristiane qu) rigogliose per modo che ìn essa parve 

(') Cndicff OìploaiaticB ddta dUà di Orvitia Doamnrati e ffri^nil dal »- 
colo XI lU XV eia Carla d*l Popolò Cmtin siaiutario dri Cimtìft tH OrM'o, 
60» illmUaalciH e noit di Liti<;i Vw fiwlo n'diu.irii. tu Flr^ ni«. pr«««A r>. P. 
VleoiKux. col tip* di W Celilni e C. ella r.rilitfiaiia m\ k li Val. vtll del 
DoeuiM'itl di SioriaiiaiiMna |H)lit>llrsil ■ caia della It. liFf<oUxinn«i (Qt'i ^tiA\ 
41 Storln l'atris por le pra*lMÌe di Tsanus, tlell' Imliris m doHe iJIrrnr. 

Ili Uittotn d» tOauttM. T. I. 



DftVieTO NEL MROI0eN*0 



SM) 



ripradnrsi anche il sentimento delle gran(lei:ze più vetuste, si ag' 
Ipnaga cSe il paese, iotersec&to da monti e colline, oflTrl sUnza 
opportuna &ì bÌìi»ogai degli invasori germanici e dei feudatari, e 
■•ra palese che i tre elemeiili rorniAlon del Comune italiano i Im- 
tfùioni romane od ital ohe, Chiesa, e achiatte con<]UÌ&latric)) 6Ì 
trovarono per rnf^ioni stnrìclie e geografiche nell' Umbria cerib 
o nelle regioni circonvicine largamente svolti e con iiilimo ft 
viceDdevole contrasto come forse mai non accadde in altra re- 
gione. Perciò questi Comuni, riccliisainu di tradizioni latino n 
circondati da {nniharrU Q castellani, ora suddiii alla chiesa ed 
ora covo di erotici furono agitati da [lasciioiii tanto selvagge 
die Dante, odiatore potenie, non seppe trevarno di piU acconcie 
a ftignìRcare gli odi d'Italia ; 

< Vtuiil a r<:4cr MoiitcccliicCilpitDllelU, 
NoaaMl e flllppeschi. unni wnil nira; 
Celor ffll Irteli, e ro^tir tea focpi>itl a (1) 

Eppure, «luelle pittorescba oittÀ, patria del poverello S. Francesco 
e de' suoi frali più amichi, fra le grida di morte, udirono prime 
la lauda meitia. e solenne d'J^copone, e i Mngulli infinitamente 
pietosi dello Stahat Malfr, e riuscirono capaci, fra una Teodetta 
e l'altra, di edificare il niìrabìto duomo di Orvieto e la fonte gen- 
tiliitsìnia di Perugial Ma logorate poi da una lotta minuta ed 
JnoreBcio9a, qual meraviglia se con lampi di gloria bellissiint. 
estenuata non riuscissero per lo più a coni^uistara un po»to 
elevao fra gli splendori del Ri sorgi mct.to, o a raccoglierai in un 
prìneipaio gagliardo ed nccentratore f — lUdotte agli estremi 
piegapono pel bisogno supremo di irant^uillità e di riposo sotto il 
debole governo de' papi, una dopo l'altm, sempre risentendosi 
delle unticha scoittie, come il suolo agitato dalla oonvulsìonì della 
natura, eul quale la maggior parte risiedono. Determinato il 
punto di visla generale, ooolampliamo in particolare lo svolgersi 
de'bui del nastro Comune, che. risorto sopra un fondo ricchisai- 
mo dì Iradiiioni etnische più che una piccola cittA, 6 oggi un 
rnwrdo e un monumento glorioso della storia della nazione (3). 

(Il furii. e. V. 

(«) Pi Ooiiirhe e ili Antifill Orvieto unti h« copia. I plb sntlchl In latino 
dal DAI al Wi sot\<ì idIoiidi e lircviuiml. o le 4ae Crenlclw dal 1343 al 
I3G9, e dal \'iii il MI» i'i>ii]t<r<<ndoRD st\o uni t'arte, e luiii molli pili>«i, 
nella tua .'Iona. <ili Annali lolliie cho vanno tutto II nooie di Lodovifg 
MonaldCM-hl i|3ì;-I31!', dal nrimrovius, ùh\ Wuiirnreld. o di reeenie (111 
I ,»iifii/ii i.frfkAM Jfila Snfi/'.i R^oMia di Sloiia Poifta, Ydl. Il, fase. Ili, 



mk 



ma 



à 



260 



RAneotfA BinuooRAFirA 



IL Spetta ngli arcbaolngi invftsiì(f«r« a quale antica città eor- 
PÌspoada Orvj^io, dol (jiiiilo il nome alf-uni vogliono conlcatto da 
Oropilume In atoseo di Huibanuiii; iita cha iiifulu n^ìno dui Xampi 
dai Goti, e io S. Gragorìa Magno e ìa Piiolo Diacuno, eppoi twila 
prime cnrte del Comune fu Oròeivlus e ('rhs rW(», aii'^H« ds- 
cliuaio noi vari casi. {1} Onde fuh ricevere coafermK i)Ufll che 
gli scaTi recenti Tdcera croiorc, esser ivi fìorila cioù nna poleoto 
eìitd ctruejca, la opinione acciìnnala dal Mdlloro svolta orti 
dal Camurrini cho ivi sorgesse l'antica VoUiuium, pud sem- 
brare la più sicura (2). Ut roccia naturale fu dagli Etruschi 



p. SKI-3K), a dal rami {np. eU. I^or. Vt-TIT), Tennero Rlodlnill una roo- 
tralt.iil(ine ili AUod»-) Cecorelll di Urvaeiia miMro adulnlure ili tiultlll h- 
mtalie. comlaniiaia a moitBrome fa'Mirtii di Ooruineiilt. I>«l mio nirtis II 
Muraurl pubtitiranil'tlì no rll«nne fnlcrpAlalA II r>rlnrif>w, deve l'auUire 
ri dlchlan iiuniKl moI vt»r. e dopo «idanll mesi ili «aUlUn vennn a 
norlo. IVcMATntt. J?fr. ;(. Script. T. Illl. p t7l, AbliliniO poi <]n* «tnrici 
orvIcUni (l«l MC«lo ItVi, Cl|>rin4 Hatifiilo e UoiiiM» Hoiuldcoirhl dotla 
Cervgra ciiionlro di S. l'ietro. Ucl prima sodo le « U{^ti.rir tirile ijiiall 
parlliimeiitfl m rjr>rontinn i Fatti furristi dil OTO ln«lna al U'in «, t dtil 
Hconiln I il Comenlart lilslorlri u ne' quali, « o'ira a' parllmlarl Kiicrr»*) 
della ritia di Orvtetn et di tutis Trtiriiit.,. sJ «inlvnBDiMt anrn In nindndl 
Annali la TOH pllt fialablU elio Mno laorMw per liilt« Il ninndo il^liM ixll- 
Acatlono di ÙM» dilli di Orvkto liiflna all'amia ISM ■. I) lltnln 41 quarta 
«pere gU no moMra tii pnrte la naturi « i difetti, ma il rltiamari* Msi'jitm 
lt<l aiiti»! mi Kunil, ■ miilaecnrtl UleMUorl ili favolo e nieiiMiine « nil par 
forto Irnpp», mi «arci liinluio a dirti ■ irnmM facili a Uirvtr urtMtii ■.Al 
Irasrarare la Indaitinn d«l docDm<?nu, Isvonndo di fintaRla, «Irin mmiiaa 
a molli a'trl aWIrl di iiucHVta, ancbe tle'plii cdcliralt, ir^ < >Jo 

IratUDO de' primi 5i>«)li dei lue-liocvo. A ttiiin ('i>uiti la seti -Ilo 

«tvrle del Kanenlo siortui qaairh? fede, (l Hiuatiieu-lii pui, ciui premeilA 
una iarola di ■ Autor), Cmnlr^e el HIMorlcl b da lui rensiiltaU, rlcurdando 
Rll Arrtilvl di OrvlcM. di Rama r AelU »iia raiiiljil'i, Dimeba lo rnmlrka 
ora perduto d«) Pot«ia of violaiil e di Biodo da !f<iv»ns, qiiantnnQiia »mt- 
tore di poca crillra e aeiiuace do) Maocnlc, luiUTia. oiando in i>at hall a 
rlprodaeen4» dDcumenil iniierl, aetibcne no enei TrutiueDil, 6, lo tuaarania 
di meslto, Il piti Imporlanle «torlco aenerale orrlfUno, Kel mkoIa no«lra, 
prlDaa del Fumi, lituntrava la atorfa orvtttaiia Hiipp' tninolo riuiKtrìn. 
piibiillrando la Cronata tatdUa iéyti «i<(«nim«alt Ji Orcieto di Frineeira 
Uoiileniarle conte detto i;<irliara. 

Iti Ftwi, op. di rreffli p. XXY, e t« airte del Codice dlptomaitro. 
pasiiia. S QkEo^iiio, Kpùl.-|. I, li; li, &; V_ «7. 

(9) (tivaoKiini, Annata dt Cvrrifp^nJrma /irrtitMieiai. anno tSII, p fH 
a *e«K : e p 33-8I. od anrhe Bolleiiino. (ieiiiialo • Fnbbnii'. n, t e ti. im. 
p. U e reti. V BRcho C 0, Iuluk, D» t'i-^ifar. I. p. Wl. a. »i> Il ' 
ed- de) ittti GIft II PurtTiBo. r, p. 1l<, ci avera vtilule aa-t-antun. ailrl 



OaVìETO NEL MStMORVO 



'2tìl 



itiacceTsibile, ft colassà, dondo sembrano perderei nel cielo 
le cime (lei confini óeirKlruria e <I?lla Umbri», grandeggiava la 
prisca citu col suo decumano e col cardo, col «no Foro e il tent- 
pto di Giovt!, la dove poi nel medioevo sorsero la piaiza princi- 
pale e le cbìcHodiS. Giovanni e di S.Giovennle. 

Com\inr|uc sia di nntichitft romane Orviuto e i dintorni scar- 
Eeg^iaiio, e ne abbonda invece BoUena. Nella decadenza a ruina 
dello impero la posizione centrale invili') la genie a ricoverarvisn, 
opp>)nendo ai barbari dife^ vnlìdÌHsinia. Comprova nella r^ione 
di Tuscia, della quale ì confini appaiono in antico cosi vari ed in- 
eeni, fu centro di resi»teata dei Coli contro Belisario, che venne 
ad ASHcJiarla in persona, osp ugnandola dojio luoghi slenti. Ma To- 
tila U riocciipavn, e. lui vinto, tornava alta greca obbedienza (1), 
Sorlo il roatiio longoburJo, durante una tregua, se ne iosigiioriva 
Agilutfb, circa l'anno 69i}, |'^) a non sarebbe perciò fuori del 
possibile che Desiderio vi fofosee i restauri accennati nel faini- 
gerato Ltecreto. Oi tutti quegli assalti e difese, nonché della Tor* 
lezjui naturale del luogo, restò memoria in una leggenda medio- 
evale cittadina di Uii re, fonìe quel ToìWk Jlagelium Dei di cui 
novella il Villani, che non riuscendo dopo nove anni a cnnr|iu- 
atare U ciitA. colle armi, ricnr.<ie all'aslu/ia, si fìnM morto, e volle 
che i atioì implorassero dai cittadini la grazia di tumulare il 
csdavcr« ddlro le mura. Cosi vi penetrava con ormi nascoste, 
e ollencvu vittoria (3). E a dolere perd che dell' età longobarda 
e franca, ove stanno racchiusi i germi del C^kiuqs, non si ab- 
biano quasi alire mernoria dopo la menuona che del vescovo 
orvietano fa Gregorio Magno, e del nostro territorio Anaslaeio 
bitdiutecario nella vita di Leone III {!). Tenebre folta cuoprono 
altreiil le origini della lede cristiana e dst vescovado, già stabilito 
net secolo se*lo, e sorto assai prima, giacchò la vicinanza di Ro- 
ma e le catacomba chiusine provano il criatiaitesimo assai pre- 
Hlo diffuso in quei territori. Sooondo il Manente Orvieto sarebbe 

la eteilts ^a'itlnitm. CoanriiiLK. tittvre eie. Sulla ritiellinne del -irrvl, ilnn- 
dn (hX la rovina di Vot<li:tii, r. l-'uMRni, Glanariatn tmiieairt. II, p. Un. 

Il) rHocoPio. De betta fi.ihiec. Lil>. It, cap. Xt-XI, p. SS nelle IlUloriat 
Bvtanl. r. II. 

18 l'Ali. th*c Uh. 17, e. SO, 

M- Hti Hniiti ottieni e una ruijtn pioli juU' arcuBCDli>> fer le orijcinl 
lag^eDiUr'e di Cirtlelv, v. tmi (>• Villiui. Croetra. 

M tiiu, kr. oli. Cr«||oHiu Candido tfittofo da tfrtvoeKrì irwit#r*. Anon. 
■jios. I. IV, 




2G2 



ltA6SeONA Bt&L1(KIIAnCA 



riiveauto il soggioi-no dei papi lino (U Giovanni X, e sobben« DOa 
«la imitrobabila che le e«<lìnonj il«ir eterna città e le scorrerie 
il«gU Utigherì 8 dei Saraceni abbiane mosso qitnl(*)ie [)ontttfÌCft a 
carcarvi rifugio, i docuAenli non accennano a questo Mp^iomo. 
Certo é invece che, almeno ai tempi dei Carolingi, OrviaiD lUM 
appartenne alla chieda, ma fi bene alla Tasciu longobarda (^l\. 

Dal Baretta e dal firagorovins abbiamo i confini detraniico 
ducato romaoo.dalla foce della Marta lino al monte Ctroello, di- 
viso dal 'l'evere io Tuscia e Campania; dal lato di Toscaua oon 
pare die sì estendesse al di là di Orte, Però, secondo la pn- 
sunta donazione di Carlo Mnsjtio, tutto il paese dalla Mari» al- 
rOmbrone e;l ai manti amiatini sarebbe Ktato «ggiiintn al da> 
caio, costituendo il Patrimonio di S. Pietro in Tuscia, del qaale 
Adriano chiede in varie lettera la reslit urlone al sovrano dei 
Franchi {2). Senza entrare a dìiìcutere la scarsa o nessuna auto- 
rità di tjael docnnaento, bene osserva il Fumi che già il «una di 
Fatrìinonio dì S. l'iutro in Tuscia accenna al tìtolo ongìnarìo pd 
quale ridomaudavaii, cio£ per i batà,/unii, ma-m- v colonie ogri- 
eol«, ivi dalla chiesa poMcduti (3). Ma forse non e invorocimila 
ammettere, cosi f>er la vict.ianzfl. di Koma e del ducato, come 
per lo stato di guerra preseochò ìnueiisante eoi Ureci o eoi Lon- 
gobardi, che;, lungo quei confìoi, le scorrerìe e la incortezxa dal 
domini, iH:ichè i bisogni e le ìnclinuiioni dì qnei popoli, sopra- 
tutto durante la rivolta contro gl'Iconoclasti, abbìonu Tutto uoiuì* 
slare ai papi, già padroni dì ricche tenute, una certa autorità e 
fiigoorìa , anche sopra alcuni luoghi e città (4). A ogui modo 4 

(DFuai. Vrvht. \L XXV, 

[ti Bua^TiA, De Italia Mtùii Ae*'i CNnvrldiNi. atr. prctut KraiTDU (Air. 
ÌL Script, T. 1, 1), GM».o{rii«vit'i, Slor. dt Roma ne( Jf. JBvo. U, SIMIV, 
IVhi, Preldl. p XXVI-XS VII, V. aodic U^tt aiti. Intptratarl e Papi al itnpi 
•Mlù ttftufria Ilei HnuteM im ttulia. 11, p. BC->7. k lUl-lU. e |i. US « StS. 
la un libretto ÙtKTisi9tt tM thionvj ii ÙntHo. t\e. t)r»IH«, W3H , t M^ù 
■ he qti«9ia riti) acrolte as iKintdUI Ml>e »at mura d» (ìiDTanDl X la VIS; 
«IDO a Ciem<»)ie vii |i, iGfiy |V. nota, p, W). 

.31 II UkHMMoi >i'É, ili, p. 1St-iai| euervtvt cbi I donucotl netlma 
foor 4i uatitilo Khé l'autonta ai Koida Mletitlevasi multa piti la b dtl iuu 
ilintrttl», nell'Umbria e Dd i>mu\n A\ Spciela, twtr* rhe i|<i*i>^ oel Itti 
refOKia. Todi. Xaml e Spnleln conrtlnffro uaa Ic-'O di tv anni. n«' Iraiiato 
lii»()nro4io •«prM«3ffl»&lo il (ormulti • id Mftrs ddlla illailrs cllia mM'e 
nostra a. 

<l) (Menilo. biUiotfe. Iter. II. Script. T. lU. V. 1. p I3I-1«1, Llhnl 
[■outill'aic, >ila (Il <MVf. Il, e. 10-17, e C. Bau-- So-nmarte. 



0«l%1ltT0 nkl uBttioevo 



S63 



|irobabil0 che i papi ewrcitaB8ero talora in Orvieto, e massimo 
durante it (ìocc» a procelloso governo degli ultimi Cnroliagi, 
per tacito coiiMOiO del popolo o per la tradizionale politica di 
eateniier^i pacatamonto e in uilenzio, tin'alta supremazia. 

D'altra parte che la contessa Matilde avesse ia possesso re&le 
(ulta la Tuacìa eoa Orvieto, com« principato di «noi beni allodiali, 
DOD sarebbe impassìbile (1), ma i probabile ancora ch'essa, con- 
Ivnta di una di (|uelle parziali e nominali signorie onde il medio 
ero ci fornisci! esempi, lanciasse di Tatto che la Chiesa vi domì- 
oasae. Ecom» la pia contessa non avrebbe restituito ed ampliato 
quei diriiii che Adriano richiedeva instan tendente a re Carini 
Coal vorrvbbo a spi«garsì comò il papa non ai fuoe a ripeterli, alla 
morto di lei, come parti della sua eredita, ma per le anti- 
che don&2Ìoni, sotto il .qual (itolo foree erano stali a lui rilasciati. 
C;omuoquo l'impero ac(|uistava dal lt>Sl al 1US4 quei luoghi, 
Onchiì nel IIU pupa Pa^^tiale, cedenrio il diritto delle inve- 
stiture, riceveva io compeasu la promessa che sarebbe reaa alla 
Mtdd apostolica lutto ciò che le apparteneva, perlochè quella Pro- 
vincie furono distaccate dalla marca imperiale di Toscana, e ai 
elTettuava la restaurazione del Patrimonio nella gtiisa che papA 
Adriano avavulo ìntorprutalo ('2). Fatta sta cbe in appresso 
Orvieto fu spesso ritenuto coma terra del patrimonio, lalcho la- 
nooonzo III conaÌ<Ierò un abuso il diritta dalie città italictie alle- 
gato dagli Orvietani, spettando a lui il supremo dominio so tutta 
la regione da Coprano a Itudicorani, eiit che ripeteva fìerameute, 
ijOBSÌ un secolo dopo, Doniraxio Vili, mentre in un documetilo dal 
ioli è notato cbe nella regione orvietana per comitato o contado 
n'intende l'episcopato * ea ratione quia comìtes sicut ab anti- 
«luoribus noètrtB perhibetur e( dicitur cìvitatemurbavetanam p^r 
rom&nnm eeclesìam habuertnt , (3), Ma d'altro lato ijuesl'aDaa- 
tazione sembra di età posteriore, e del comitato $ cenno per la pri- 
ma volta in una carta del l'J2J,cdiKaroiro conte in altra del 1(J29, 
qtiand' egli da Ìl suo consenso e soitoscrtve insieme colta moglie 
e col visconte Guido ad una donazione del vescovo Sigifredo ai 
suoi canonici di S. Coelanzo. D'allora io poi il contado dì 

[I) FcBi. Prer. p. XXVII. 

[Si U Pivi Idem, e anro«-| / PaUriti in Orvittn, AnK St. II. Serto 111, 
T. XSIl. Addo isn. I itaaimonU ilei Codi» uranoo sempre cititi cui aa- 
mera di oriili)". 

(J^ Codice DlntomatlcD, Tlll. Cf. CtAuruiD. Op, clL Qfll prlnclple del 
l^lscon» iiieiÉinloirt. 



1 



961 



RA8SSGNA BIRLIOCKAnCA 



Orvieto ò frase che ricorre di freritiente» come ricorre, uon Mtiza 
«luatche luierruEÌoiie, uaa seriu <li conti per grati parte del secolo 
duojacìinu ; uà t'uruiro e (lanieri ili lìoaifaiio, un [iJaliriànJv di 
Guinizo, i nipoti a consorti di lui, un lldebranditio di Peponu, nu 
Bernardo di Rainerb che fs prole&tìiotto di legga longobarda Jn- 
fiicmo con dud tigli, un Beruàrdo di Bulgaroll<^ «d altri, <i)0 »u- 
strano quei luoghi, posti o no «otto l'alta supremazia papale, abi- 
tati e retti da iiun>erose famiglie longobarde e franche {l). 

la coiiclu&ioue le carie pia antiche notevoli per (iraei e parolu 
Tolgarif o per qualche locala consaeludine* o perchA non fanno 
menzione dell' imperatore, ma soltanto del pnpa, non olTrooo poi 
altro che lo solite donatioiii dì boni, o vondi^ di possessi o peti- 
zioni di livello, fra le quali occemierd alta donazione di S. Mi- 
chele in Castel Hi|M-aga fatta dal conle Aldobrandino al rettore 
di quella chiesa in prosen/a di molti buoni uomini, fra i <^aali ap- 
parisca un gran numero di laici, forse i fondatori del Comune di 
cui 6 tempo far parola {?j. 

Scrive il Manente elio &Ì (empi di Ottona I furono ordinala 
al governo di Orvieto tante casale nobili eoo autoriu avuta dal* 
rìtnperatoro e dal papa di eleggero due oonsolì l'Aunn ' che fos- 
sero capi dui magistrato e balla, (!ì). lilglì anzi ne rogi>iira i nomi 
dall' anno 975 in poi, ma nou coiabJnaodo coi pochi del eccolo Xl 
che ci aoii pervenuti, non infinta alcuna fede, tanto pia cli'ei non 
fa che rt|}elei-e la solita Icggonda sulla origini delle lìbortA oc- 
inunalL 11 l'*uini poi vuole sorto il Comune nel contrasto dello 
lozioni di ArnnlJiKti e pontificii, togliendo U giungili . ' 
e acquistandone mano a mano Ì |)08se&»i (4, ; mu | i 
i) più antico, e la prima orìgine legale ne va ricercala Ihrae in 
un atto simile a quello Aa IJenedctto III concesso ai Ternani (5). 
Dalle dona/.iani di Kaoien conio. uonctiÈ dalla convenziono per i) 
caìklelto di Parrano fra un altro conto Bernardo e il vescovo Go* 
glieliito<lUtJ), apparisco la potenza di qaut' uliim-i, <' 
uvwse boni in Uolseaa ed alle Grotto, Tato potca/a an<i 
laudo quando il conto Ottona donava al vescovado (L137> il ca- 
stello di Mucnrrsno, di t'ageto, delle due Ciiitello, Monte T igao«>, 

{]) f I primi (Inc. ilei Cmlirr, p.i««lin. Nel pfir. IIV f la profaiikone il 
leggo longaurib. Il iae. del IDìl e II (irtmo della rarroui , 

(1)C. D. XI. (3| VUmri*. IO !■''■•'. t"rf. XI Vili. 

ìZì Artk. Stvf. n.. Sorto <II.T.I)tl>. 187lkP.31LUpriva(«loeibl Hjx- 
«lu US. 



ORVIETO NEL MBUOevO 



285 



Rantola « Horiielki * e (cosi il documento) so alcuna coea ci ri- 
• (iMUe nel castollo di Vagno, del quale già fueemiDO carta di ce&- 

■ sioofl al oumuiie della citti, e tutte te nostre [wrtineau ne) 

■ ooiitiido ili Orvieto, di l^erugia e di Todi. Di tutto cJd ricevemmo 
t a titulo ili taantxliild dui comune predetto per mano di Citu- 
< (tino tiglio dt Malcbranclie libbre cento di anforualì » (1,1. Il 
OofQUiio ed il vescovo orano dunque legali da interessi reciprod, 
indizio per ammettere che, costituito il Patritnonia, egli fosse 
por i^ualcb» tainpo il ruttore ed U capo del goverivo, o almeno 
Ulto dei primi rapp< eseotaDli delle liberta cittadine nascenti. 

Se col 1137 abbiamo la pritua tneuzione del Comune, di lì a 
poco, stando a un diploioa riforilo a) 1155, gift e'iocoDtrerebbero 
la immo guerre uiuoicìpali; ma osm è apocrifo {2), e bisogna 
eoateuiarci di vedero la citta accogliere fedele nelle sue mura 
Adriano iitcalzato dai nemici, ed egli concedere una boUtt con- 
cistoriale al Capitolo di S. Cotìtanzo in eooferma del possesso dei 
molti suoi beni (1156) (3). Le tradìuoiii aggiungono che il papa 
rnfTermava altretìi sotto Ìl nostro vescovado quelli di Chiusi e di 
Soana, e i diritti aovraui dei consoli, costituendo infice un corpo 
di cavalleria. 

Avrebbe poscia badato il palazzo papale a la r^cca di Ra* 
dicofani, ampliato le mura di Montepulciano e di Bolsena, la torre 
di Soana e dato agli Orvietani le chiavi per iasegoa (-1). Cerio ft 
cb« il poatelìce malsicuro io Roma cercava nei paesi circonvìcìoì 
una posizione forte, k'd ecco le ragioni della sua cooveniioae coi 
quattro consoli nostri in unione col priore di S. Costanzo, per la 
quale ae» prestano omaggio ligio alla Chiesa, secondo laconsue- 
tadiae deile altre citu papati, di cooaolaio ia consolato, e bgaì 
«loalvolta alano richiesti col beoeSzio di dieci libbre,ed obbligando 
iJ popolo al giunioitinlo. Nello spediuoni guerroacbe militeranno 
da riiiliDiiaiJo tino a Sulri. od oiTriranno al bisogno ricovero alla 
curia. Adriana aborro ai coasc4Ì ed al popolo trecento libbre dì 
afforcati, e promise di rimettere, senza usare la forza, in pace 
con loro gli abitami di Acquapendente , ae vorranno tornare 
alla sua obbedìoaza (5}. (Juesto patto segna il punto più rile- 
vante della storia primitiva del Comune, e beo ne dimostra la 



(1) e D. XIV. XV. XXVtl. (8) e. D. XIVII e XXIIII 

<3) e. D. XXIVI. Veratncnlc Adriina »1 rec6 due Yt,lte la Orvieto. 
a. GciLnwo, et». *lt.. I. !>. XIXVU. 

(I) HuBKts, e» », Uo»au>ucm; e.** K. (() C. D. p. «I. 

Aliar., l.» Strtf. T. XVIIL 18 



RAHSECNA ntBLIUCRAl^A 

natura e gli scopi. Sorto e»o iniorno all' Epìscop»), trov& nul 
papa il suo piiD vicino e naiaral protettore, e subito no profìltj. 
colio istiiitìTO buon senso di cjuei primi eJ oscuri nolai , val- 
vassori e mercanti. È dunque Orviotn princtpftlmQnia un Comu- 
ne ecclesiastico , sebbene non mancassero i malconleatì a gli 
avversari del p^pa. Con Adriano IV a buon conto il goverao 
popolare ha ottenuto il suo pieno riconoscimento e la Haaiìone 
legale, ed il periodo dello origini si chiude. 

IH. NelltL storia di ogni Oomuno alla etft dello orìgini «tK- 
cede i|uel1a degli accrescimenti primi, ()iiAnito cioè si cttii^uista 
lentamontis, ma con pertinacia il contado feudale. Orvieto, come 
Siena ed altre citta non grandi, uè rituale in mezzo a larghe 
e fertili pianure o sulte rive dj un fiume reale, ma airetu 
all'intorno da numerosi co&IcIIÌ, più che odo la forza delle ariol 
sì estese iti virtù di compromessi e di patti, spc&so infraoli, ma 
non mai privi di qualche firalica utilità, il (Juinuau, fotioaa' 
dosi il conUkdo, compie e consolida «è gtoe«a, ed acquiata la 
forza necosaaria por emancìparai dalla prn'.o/inna epi^opale , 
che forfiB crollava nelle lotto tra i fautori di Alessandro Ul e 
il Barbaro&sa. 

La prima sottonisslonfl che sì conosca é del conte .Mon- 
torio (UGS), « la prima guerra contro Ac(]uapendeiite (t^ 0& 
il conte il suo castello alta università e Comune dì Orvieto per 
far guerra e pace con tutti, salvo l'imperatora ed il Papa, e 
pnNnatle di pagare dieci auA;r£Ìuti, quando il Cofi)uut> raccu- 
glierft i dati, di ofn*ir« albergo due volle all'anno al Conaolì ed 
al PolestA, e di celebrare ogni anno una pat/jua in citta oolla 
madre e colla consorte. Hiceve indi promessa di IimIo tliCen* 
e dì aiuto. In questo diploma del vescovo non d falla maniio- 
ne; esso invece, Insieme coi conHoli e per ac'.t . ~ d«t 

Parlamento, concede nel 117u im privilegia a (>'* > Uu- 

zio maestro de) ponte e del popolo, t>er la sicureua del poat«, 
che cio6 sia lecito nd ognuno donare per e^^a delle oom Ait9 
mobili ed immobtIL ItatiSoa l'alto, e did^ionii clic mai oA a lei, nb 
al popolo, ut a chi siederà al reggimento. In alcun iam|>0, ftotio 
pena di soomunica, sta lecito infirmarla. Ni fuc ' 
la ingerenza del vescovo, perch'i (]ul ei tratta i: 
allora per sacra ; e piattoslo si noti l' inlervonto del pnpnlo oD> 
gli atti dei Coosoti, che, in questo caso, «bbera meaiierì della 
(1) C. D. XUIX ; i Cciushio, II, p, 111 



ORVIETO NBL MCDlOtlVO 



26: 



* &miBODÌzioa« del vascovo, e de' suoi chierici e deiraoclania- 
uoae del popolo ,( t), 1 capitoli con Castello dell& Pieve (1171) 
QQo otTrooo partioolarilà nuova, e basti acesonaro all'uso del- 
l' otTofta del cero alla cliiesa maggiore per l'Assunta, e a due 
testimoni, un calzolaio ed un pellicciaio, che farebbero supporrà 
U osisieitEa dolio arti (2). E □vll'aaoo e nella piazza tnedesima 
di S. Andrea compariva il conte Uovacciano a promettere sud- 
ditanca per &A od il frulollo Crug&monte, dinanu a Guglielmo 
rettore della città (3), che già aveva accollo l'omaggio di Castel 
della Pieve, e di 11 a poco riceveva quello di Acquapendente. 

Non EÌ eroda perO di veder« in lui il primo Potestà or\-ia- 
taao: tale magit^tratura n«i comuni non sorga ad un tratto; 
ma viene apparecchiata dal governo del principale fra i eoa- 
soli, succes&o al TOBOOTO ed invesiiio di una »pRcie di autorità 
dittatoriale, non bene detcrminata, cosi per la natura come per 
il tempo, ma tale ad ogni modo che contiene in germe quei 
{wtori ohe si raccolsero poi e si dietiosoro aot potestà fi nei 
Capitano. 

Intanto sembrano naie le discordie fra guelfi e ghibellini; 
ma aod à dato accertare qual parte di vei-o sia oelia notizia 
del Manente che nel 11^2 in Orvieto si suscitarono grandi 
battaglia ed uccisioni (4). Fatto sta che l' accanimento della 
parli dovó in quei tempi esser grande, e che il Comune si 
uantoituQ fedele al papa anche quando il Barbarossa spediva 
il Rgliuoto ai suoi daanL Qui dagli storici molto posteriori sì 
dawrjvono gli apparecchi e il valore della resistenza ; Io studio 
generale levalo perchè si dubitava che gli scolari favorissero 
i nomici , lo bocche inutili espulse; ma taJTb la incerteuft 
dei racconti che il Mooalde&chi osserva avere alcuni, a propo- 
sito di questa guerra, equivocato fra Siena ed Orvieto (5J. Parò 
che Arrigo por alquanto tempo guerreg^asiìe pef quei conta- 
di, e che cìngesse Orvieto di lungo e stretto assedio 6 pro- 
valo dai documenti o dagli Aunali Ialini , secondo i quali fti 
conclusa nel 1185 la pace, stanziando le imperiili milizie io Ro- 
pe^eno (6). i^nrico VI la ratiflcava nel 1180 pienamente, ren- 
dendo alla chiosa ogni possesso eh' ebbe già papa Lucio su 

(1) e. D. XL. s FiiM, Frsf XXXI. (ti C. 0. ILI. 

tat e P. XLlt-Xl.lll. <l) HtssSTE. 

i3j HkiittTi e MoiiiiLnucii, e.** 39 I. 

\%t laaall, lo Gutrttio, Voi. Il, p. «It, s C. D. LYltl. 



i 



S68 



llASSfEa^A DotLiociuncA 



OrvietOr Coneto, Orte, Narai, VÌterbo,Àtaeli&,To8CftQella e Ter- 
ragna, ftvìaootato cosi liai giununeuti all' imparo. 

IV. Gta iramoiila il secolo duodecimo, e lu loita cb'cra neiU 
coadjzioue stessa dallo co«e, fra i dua supnuiit potaci diìl uie- 
diouvo, «i riaccetuJe più viva. I>«1 resto soUo le ap{)ar«iite gran- 
diose di quella si racculgoiio e n celano tuLto le i ni di 
uD'etadìconiragù.fra il comune ed il feudo, lo uszij ' ■ jrsc, 
i desideri di maggiora auloiiomiu e il bteogno di un potere cen- 
trale, l'aulanU o la ragione, il dogma a l'ereaia, la paaaioui, 
le cupidigiu e gì' iaterc$6Ì individuali, la venia altro luogo tali 
forse cEK>lt«plici e coutrarìe ebliero for&o catapo aperto (lar ur- 
larsi od olToiider$i come oei contadi e nelle citta intonui a Koma, 
Todi, Viterbo, i HreTetii di Vico ed Orvieto, dova toilia guerrie^ 
ciole s' inlrecciano e gì conrondoflo ora oella priuoipale coaieaa 
fra i Mguaci d^ll' impero, notili per lo più e defiideroiii di fccao- 
tere allaitu la papale tiiguona, e il Couiuoe guelfo popolare • 
pOQtitlcio, malgradu le sue fuggevoli brighe col papa a cagione 
di Acquupoadeatu e dolla Vulla dei Lu^u di Uolaeaa au>b>ta ptl 
diritta dcitc cili4 italiche. Anche i cOii&oli aembraflO da teoipo 
immeatombile divisi ia imperiali e cbiesastiei , a ì fuoruscili 
militarono Dell'osto di Arrigo; ma dove si trovO mai oei co- 
muni vera unita d'iateolt e d' JadÌri»o pwlitìco, e««t olio d«b- 
booo scbermirsi contro tutti , per trarre da tuUi, io waEio al 
caos inodioevale, modo a arolgere la propria eiiitanta T 

Fatto è die in Orvieto questo prime divisioui dovovaiiu 
astnitnere eubito tiaa speciale gravita. I nobili ciob cho vi»dii«a- 
no la loro potenza minacciata dagli iiccresciiituoti du! ' 
creatura dei papi, si trovarono spinti, uvverKaiidoto i' . 
di preservazione e di direna, a coiobaltere tt prìacipio ond'oMO 
traeva rigore e baldanza, e la discordia fu nccessanameais 
politica e religiosa ad un tempo, oude et accoiau lanuto teaorì 
dì passione e di odio, più cbo altrove, polenti GbibiilliQÌ •! 
eretici furono una coaa eola, e questi ultimi trowafono in Or- 
vieto im teatro importantissimo per le loro inprew. È un dk>- 
mento solenne di questa iaioria. 

I Palarìni in origine costituirono il partilo dtilla riTorwa 
disciplinnro eald<^ggiatn dal baB»o clero, dagli artigiani e dai 
servi dulia gleba (oude appunto il nome loro da Pataiìa (|iiar- 
tiere plebeo di Milano) contro l'alto clero corrollo; poi, deg»- 
Deraado ia aperu enuda, s'ideutEficarono cogli Aruaidiati, mas- 



ORVIETO t>KL ktKnroBvo 



2ffi) 



siine par la efficacis dei Cutori, apparsi lino dai primordi del 
seeDlo duodi^cimo in Loroburdia e o Pircazo dova produssero 
pubblici disordini. E appunto dalla Toscana a dalla Lombardia 
acess la orsaia in Orvtet^ umprc pronta allora, corno ado&sOi 
ad accorrere la (love Tra cllìeita e sialo %ì ojfiìljnn discordie (1), 
OppnMHìa nel 1I2.'>. fu rilevata ni?\ 1150 da Oìoti&alvi o daGot- 
toTredo da S, Mar/ano nella sna forcna pia moderam, sDoondo 
le opinioni dei Bosomil e dei Concorreiesl. più acconce a ferire 
le (Dflnli fjraliche dct^l' Italiani Ma coma trattare in questo brevi 
pagina delle discordia che in Orvieto per cagione dell'eresia alli- 
gnaroDO, e dello quali il l-'umi parlava gi& in ultrO sua lavorof(S). 
Dopo due^icrrecoo Acquapendente vennero sancite riroroio 
e migliornmcnti civili o polìtici, come apparirebbe dalle leggi ia- 
cise io pietra noi 1209 e nel 1330. che tuttora si leggono sulle 
pareti del ftalone dei ramigli dal Palagio (3); ed anebe dalla 
DUQVB formola del giurtiuenio degli ufBziali del Comune cli'à 
fiare tino degli statuti pid nntidiì, e io qualche parto ricorda i 
1^0r«m'ogiurameritt primitivi dei CoRflolì(4)- La somma del go- 
verno fu pcr6 fino al 120 nella mani del Potc«tù o dei Consoli, 
dei qnali ono Tiingova da Priore, forse detto a Tic«nda ogni meso. 
Avevano insieme col Potestà la esamone dei dazi o, tu genero, 
il potere esocutivo; ma non potevano vendere, né permutare, 
h<oà donare CAsa cbe attenesse al diritto pubblico, o Ear guerra 
n pace senza il cnnsigli'i di cento buoni uomini, popolari e oo- 
bili insieme, che si convocava al suono della campana o colla 
voco del pubblico banrtitore alla pari del Consiglio generale 
dai quattrocento, ricordato la prima volta nel 1315, e ilei Par- 
tatnetilo, al quale for^e appartennero i Oòi eittadioi che gìtt- 
rarono gli acoordi con !>iena Di questo ultimo le adunanze 
foroDo io progrBftM Bompro mono rroquenti. Quanto alle Arti, 
ìtre i coniiotj de! mercanti e dei calzolai , d iDenioria di sei 
ìterioHt\ (una ipecie di capitudini o dei Caputriones di tlotoa 

(1) SI roosulll II M libro «Tel Pmr. Tna^ LT^rna n«t lUfdiotva. 

m Fuvi, / f aurini in Orvitìo, r.eji'jrch. Si Si. SerU III, IS^S, p. Ut 

a *rr*. 

{3; (irutnio. Il.tll.t*!. r.r. inrhe GrALruio, Dlscortoprelim. XXIVII, 
Idx.iìi>i*chi, C-x t9 (, e II. t Hk^Ktii, 97 

;l) C [>. LXXt. Il (irloio srr«nn9 al dirlllD ftaial>M» orvli^ino si tg^ 
r» In un dnr. it«l IIW rho e un Indn iminunilslo do! Iteneil fra (trvUtoa 

■iwniknto. Ivi si lirardjQa la curio di Orvieto e la glusilxla , II^l»- 
e la buona roniueludine della elili. 



ì^ 



1 



370 RAS&tidNA litnLIOGftAnCA 

6 dei Capndeet di Viterbo), citati la prima volta iiet 1?07, &l- 
lorabft 8Ì deUero loro in pegno dftl Camartitigo e dai CkbboIì 
{ proveati pubblici, ciofi doUe porte, pedaggi, mulini, peoBloni 
ad affini, ed il ruocatioi di Acquaponit^nlo (1). Ad essi pia tardi 
apparierine Iil fonnatione del Consiglia dui popolo. 

V. CoDiiegutlo l'assetta interno, il Comune non k piQ contdotA 
di anicurarsi de'castellt sortoti praMO lo sue porta; ma tistoDdo 

tda (^ni Iato te sue coQ<|UÌst(ì, e comunica uno spirilo gagliardo di 
vita ai territori cìaooatanli, ed ai villaggi, allo roceh^ alla ab- 
izie, ai Faudatari, ai tamharrii, ai servi della gleba od ai monaci 
ond' erano popolata auclie le valli e le colline più recondite o 
lontane. La Maremma eÌ apriva dinanzi a|*lt oocbi dei oilladinl 
come un avvenire di prosperità, tanto più che olTriva il litiomle, 
che quasi tutto le repubbliche delta media Italia si adopera- 
rono eempro, a con profonda sagacia, di conquistare o di naa-r 
tenere. Venendo quindi ai fatti della poittìca esie'a orvietana, 
meriiano di esser segnalata la alleanza co» Siena, linea po- 
Utiea ottimamente »eelia (3), e la conseguente amicizia cogli 
Aldobrandeschi. Le ragioni della prima sono spiegati? dalla car- 
ta geografica e dati* identico scopo dei due Comuni che, seb- 
bene di fazione contraria, avevano entrambi supremo interessa 
a deprimerò la feudalità poicnlissimn nei vasti contadi che dalia 
Valle Paglia sì eslcndoiKi sino alle falde duU'Amìala. e dal 
monte Argentano a Piombino, e poi lungo le creste della col- 
line (Va Montalcino e Montepulciano, e nelle valli chiuso e pit- 
toresche doirOmbrone e della Morse. Kè i Senesi da sé soli. 
ne gli Orvietani sarebbero allora bastati a tanto, • il eomnai* 
scopo di trar profitto della Maremma allora pia ricca e popolosa 
di oggi, e ì bisogni del trafBco nascente fra Roma e Ìl reame, 
laToecona e l'alta Italia, per la aiajranrtgena che traversava 
qaei luoghi, gl'ìadassero a porgersi amichevolmente la mnw-. 
mentre di II a poco, erescìuti gli unì e gli altri in potaota, e 
scemata la feudale baldanza, dovettero per le eause istosse, 
IWrsi il viso dell'arme, tanto pia che i rapidi o raeravigliofli 
incrementi di Firenze mutavano le relazioni vicendevoli tra t Co* 
moni toscani ed ombri, e davano modo di attraversare a di fer* 
nure il rapido sviluppo della invidiata Siena. 

Il 4 Ottobre del 1203. nella Chiesa di S. Cristororo in Siena, 
d& nulle cittadini fu giurato di tener gli OrviMonì con» citt*dÌDÌ 
0) C D. Ì.XZ\X. 1%, Gnumio, IHttarta fntimtmart. 



aa 



ORVIETO NBL HIIDIOBVO 



271 



seneei, di esonerarli f]all« gabella, di conceder loro aiuto ìd caso 
di gu&rni, |iotieri'lii l'ùijtè a loro disposizione una volta l'anno 
por Q»o o 'iiiio'lici giorni, o dueoonlo cavalli e cinquecento pe- 
dniji per due volle, con riserbo i)Ì aggiungere ai patii quanLo 
a km si ripiitH^se ulilq {ter lo due città; il che pure giuravano 
rÌ9p«tio n. rutena tnille Oi-vietaiii de'maggiori del popolo. K l'atino 
appresso in Orvieto, nel palazzo dei figli di Pietro di Cìtiadino 
Monallescbi, eppoi nel t4(nF.>Ìo di S. Andrea, si concedeva agli 
alleali di far pace col conta Aldobrandino, a condizione per4 
che KO f»er certe vertenze il comune avesse mosso le armi con- 
tro di lui, vi fosse obbligala anche Siena (I). 

Appartennero ^U A Uubra adeschi alla pia SDlica. e schietta, 
geacrasiono dello rdmiglio feudali (3). rappresentanti tegiaime 
delle conquiste b;irbnrir.hc, rumi;;!!!; cbo poi nell'Italia centrale si 
ealineero (jua'sì tulle insieiao col medioevo, unico campo possi- 

lll f„ D. LXSIII-IXXIV. 

[ti BniLixcnttti, So:ittt degli AldobranitrM Siens, 1812. C. Timi {Sto- 
He f Italie, IV, pino V, p. «ili II Ku-^Tit {Supp'eminlo <if Pis. Ofgrtt- 
fieo e Stoika toc , éeUa rafitna, A|i|i«iidiCTi II tiiuRi.Km (Areh, Storico lìa- 
Uatut. Svrie III, Inm IVIi, ]• ditpcn^a) ti. lln.<iiE(i {PerioUcodi Wmima- 
fim V Sfrcgi'l'ra. hbOO I, dl^ii. 3.*) ed a<lliiii> Il LirutA^i \lt Ducatt e U 
ànlithiiù lo''it:>t'ardt e talUbe di Chiuti. p. ìli e $ega.ì liJntio ilìsiiolHto 
erudlUniJ!nl« tMomo ai:i! orlicinl df 1U «ilBlire timlulia che G. Vhuni |Cro- 
aleo. Ilu. Il, ap. il,' vuote • situila ■ de'l.i)ni:nliardl, nieiilrt in una per- 
■aiiicni iklU rorrolu Birlil-Iloniliesl, ritaia ancfie dat Kttnn , iDIx. gtn- 
grafle': nft.. p. Ili « ttfig.] qoH toi\U fdiino prorcAìtone di Iciiifa nllca. 
li Vaxiti si alteiiiie pfobdIilliiiFnie jtla scniilire (radinone. In lempl ne' 
quill DraoiBl col voraho-u lomtiarili a lambarii s'Indicavano In tenero le 
LfenUllc loiidaU plii Rntklifl e di eaniiuc eirsniero. Se |iol da un tato le 
fjAiiUMc Lititital iVol. IV e V. f. i\, parlano di da abaie hprindo e di 
ItdiprandQ iri«prando, chebiM in locaiione nel uè, IS certi beni delle 
klesa di Lucca oc! lertUnFÌo di (Jrostclo. code 11 lErnri fece derirare da 
■Il mnffntiardl larrhrt) la relfbre raniiitili.dall'aKrn e c«rlo « eliidris- 
elie gli Aldobraiidc«cM settulvaiio Otto dal pr'owdl del secolo SII la 
uiira, e l rajtlaoamfnti addoiii per i»pleicnr« rome ecretlonite quella 
F^tesslone eapllciu mi sembrane pib inicefnosl die veri. Ut parve uiile 
rlM-mlrarla aell'oriKiDilo (Arrti. di Stato di Slcoa. Veru. Bìrhì-fhìrthtét, 
(ì. 1») ed oerola nella rqa inteErim i> et Datione no«tra lene ilvere salica 
rfpMlettl disimi» ». firn piiA essere ehe l ennu, di origine iMiROharda, di- 
ih»er« tfallH, tMrlexitlando pel nuavo slcnort^. e Tlnsanituand»«l eoo 
move -e proflrue pjreDieteT In un aito del 1.* Auosio llC} e rlronlaia per 
(irltna volu la i"m t|i|tniia di conti i>alailnì « l'dibrandlrìo comlle pala- 
tino a {Ardi, di Siala di Sleua.apogib delle Fergsmrae Blcltl-SorKli(ui,Vattt, 
tu III ■c«.i- 




272 BAMEOH* BOILHMIRAnCA 

bile delle loro glorie. Selioi, m non per la orìgiae prima M loro 
sangue, por quella della loro jiotenza, essi oUeanero dagl' impe- 
ratori alemanni la digtiitik di conti palatini con feudi numerov. 
talché coree il molto avossero tanti os«telli quanti giorni dttU'aa- 
no. Formavano il contado aldobraiidcaco a settentrione S. Qv- 
rico d'Orci», Rocxjastrada a Follonica, a oriento «d a nuitio- 
giorno la terrò del Afonie Amiats, la valle della Fiora • Pitì- 
gtiano fino a Mootalto, e i lidi di Albegna • di rìrosseto ad ood- 
dente. Estsi adunque tenevano in rìiipetlo, equilibrandole, la po- 
tenza di Siena e quella di Onrieto, onda se fu contro di loro cba 
le due città si allearono, Tu appunto colta loro decadenza ch'es» 
Tennero ad incontrursi od a combattersi. Fatto eia che i conti, 
minacciati da due parti opposte, sentirono il bisogno di aoen- 
dere a trattative eoi gagliardi Comtinì, de'qtiali Orvieto era allora 
il ptd vieino e autorevole, perchè favorite dai Papi, gift amici 
detta illustre famiglia tanto da concederle territori e trattarne i 
famigttari negozi. 

I primi capitoti degli Aldobrandeschi con Orvieto tono del 
1203 (1), giurati in pubblica conciono; non sì esigano pedaggi dai 
cittadini por lutto il contudo. ed anzi se ne vendichino le ingiurio 
e i danni; se richieEli, i conti facciano oste, pace e parlamento a 
rolontàdeì magietr&ti; paghino a Paequa'uo tributo dì eentotna- 
ta lire sene&i,d sodisSno a tre albergherie all'anno per trenta per- 
sone e par veoti cavalli ; il di dell'accordo sborsino lire Heicenta, 
più cinquecento per acquisti in citta, ove saranno trattati nelle 
cause civili e negli omoH alla pari degli nitri contìinii abitanti. 
Giurarono poi gli uomini dui loro contado, né si manc/t nel 
contratto, al quale assisterono due consoli senesi, di ricordare 
la reverenza e l'onore per l'egregie citt& di Pisa o Sian«, che 
arano per le attinenze geografiche partì in qualche modo ooib- 
Mreesate. In seguilo (13t2j il censo fb aumentalo, e i Soaneei 
che avevano ottenuto da! coati lo ataiuto, impetravano (1313 
e 1216) eziandio di trattare lìberamente con Orvieto, stipulando 
che o\e i ignori non oatervaasero i capitoli giurati e imeartu- 
tati con loro, essi muoverebbero gnerra a otandato degli Orvte- 
taoi, ai quali promisero un censo, due botteghe fraDobo fl lìbe- 
re nel miglior sito della cìct&, e facoltà di giudicare (n appello 
le loro eause (3). Per ultimo (ISltì) (3) il conta Aldobrandino 

t») C. D. tXXYI. («> C 0. XC, XCVI. C¥. |S) C D. «VI. 



ORVIETO net MfmwHva 



273 



dottava al Comune ì suof beni'dal monte Amiate all'Albegna col 
diAtrotU) dì CornoU). In breve giro di anni l'amifìizia sj 6 trasfor- 
mala in sudditniiza. Ogni Lerra [taghì due eoidi per fuoco, e il 
feudatario giuri dìnnnrj ai magistrati cittadini <l' i<)(ititirli saoi 
«redi, morendo senza dgVt tegiuiini. Singolare spettacolo dovea 
olTrìro il '24 ^ugno del 1315 l'arido piano di Saturnia, dov'era 
presonlQ alla ratìBca dell'atto tutto il buon popolo di Orvieto, e 
dove il conta palatino, rappresentante della nobiltà del sangue, 
eortipariva 05eer)nio80 al cospetto di Monaldo di Pietro Cittadìai, 
Il rappresentante di una nobiltà nuova, commerciale e borghese, 
onde poi e gli splendori o lo oligarchie del secolo decimoqoarto, 
i capìparte, ì tiranni, i capitani dì ventura e Ìl risorgimento, eio- 
flne lo origini della diplomazia moderna. Sono due generazioni, 
due «tirpi. duo storie. 

Orvieto è oramai la signora. A lei, come a madre, gli Al- 
dobrandescbi indeboliti dalle fraterne discordie ricorrono per 
Attenere una divisione de' propri boni. I rudi baroni, stanchi di 
couiendere coi dritto dol pugno e forEsti da) crescente ineivìlt- 
menio. cercano nel Potceia e ntti giudici del Comune le garanzie 
di eqaha e di «icurezza che il solo diritto e le regule della ro- 
mana sapienza possono olA-ire. E vero che i conti, richiesti si 
obbligassero sotto comminazione di pena e per fideiussione, non 
aderirono; ma non pertanto il Potestà, udito il parere di vari 
gidrispeciU ooncordi ad ammetterò che non per questo &Ì do- 
vesse ristare dall'atto, dopo avere ordinato ai ijuattro fratelli 
Bonifacio, (Juglielmo, Aldobrandino e Aldobrandino, costituito io 
età minore, di gcambìarsi il bacio di pace, procedeva a repartire 
in quattro porzioni I* iutero contado. Comprendeva nella prima 
U monte Amìata coi luoghi adiacenti, nella seconda il grosseta- 
no dall' Ombrone all'Albegna, nella terza Castiglione di Val 
d'Orcin coi paesi di Castel del Piano e di S. Fiora fino a Sa- 
Itfftùa, Orbototlo o il castello Argcntaro, o infine nella quarta i 
paeai di Soana, Pttigliano e Mentalio. Il magistrato del Comune 
lodA poi che avesse l'ozione il cnnle .Aldobrandino, qualora vo- 
lesse a«8olvero Orvieto dalle condiiiooi ch'era tenuta di osser- 
vargli. Indi rìcevft dalle parti il giuramento di pagare i debiti 
patemi ed i propri, nonché la dote della coiite&sa Adetasia, e 
eenlenEÌÒ che i beni di Pisa, Siena, Viterbo ed Orvieto fossero 
poModuti in oomunc, come pure i proventi dì pedaggio e di guida 
del bestiame della (iarfagnua, i cui frutti dovevano pervenire 



S74 



tusreo.fA 8tMJonRAne4 



allo mani dì due booni oomini, eho giarer&ano di rooMflìera 
ed assegnare legalmente a ciaHcuno U suo (i). 

I conti morsero il frdio imposto, Q recai ci Irarono, lodabilad 
gravamento coi borghesi usurieri dtiU'opolenlo comune, bIIr ioti- 
mattoDÌ di pagameaio rispoìiero con ingiuria e depredatiotti di 
bestiame, uoa delle iraprcae favorite do' baroni maremmani, cba 
puro affettavano i nomi o la fieroiza d«* paladini del buon r4 
ArtA, fi de'<|<iali reslò arcbotipo iininortalo Gbioo di Tacco caval- 
leresco e masnadiere ad un tempo. Fu quindi giuocororsa venire 
a nuovi «oneordati nell'Aprile e nel LuglÌod«l 1219 a nel Giagno 
del 'ìì, con nuova garanzie, sopratuito per deianiiìnare le rate 
di estio'ìone del debito enorme, fino a che nel Marzo del 23 Al- 
dobrandino, Donifazioe Guglielmo figli dì Aldobrandino, giaop*' 
pres^ anche dai Senesi, esscnd» ì due ulùmi sostenuti prìgtanieri« 
stipularono la pace con rornmlo pramosi^ di tHidiiisfare insietne 
a tutti gli obblighi, mentre per i debiti controverai, e per le la- 
stinaooiaozeed instrumenti tacciati di falso « etabih'va fosse lecito 
ricorrere ai campioni ed alla pugna <2). 

Domali gli Aldobrandeeclii, come non dovevano gli altri nobili 
minori, quasi tutti loro vassalli, gareggiare in BaltomeltersilCosi 
Orvieto estendeva ed arrotoodava il territorio, dalle valli della 
Paglia a settentrione e occidente a rjuella della Fiora a mezzo* 
di (3). Todi, cittadella longobarda, imperiale eghìbellina, tomf • 
gtava ad oriente ad interrompere i pn^reesi nostri o le ìiopreM. 
Scrìve il GualUrrio: * i conti di Moniemnrto possedevano terre 
a easlellfi nei cooRni doi due torrilorL 1 due comuni, avanzando 
le conr|ui)ile, si erano incontrati, e, come accade, diuoo dei due 
volle per il primo sostare, e Montemarte, un castello sa di oo'or- 
rida cima di monte fra selve e dirupi ambito du entrambi, fu Q 
pomo della discordia. I oonti obbligali o'I innaUarvì rafjuila. 
erano in pari tempo tenuti a spiegare bandiera guelfa su qselle 
torri. Ma i loro principali interessi e simpatie essendo pei Guelfi 
si elrinsero ad Orvieto , (4). Le osiiliiÀ vennero sospese per ope- 
ra d'Innocenzo HI, il quale spediva il cardinale tinaia come 
paciere, ma sembra che i Todini non cessassero affatto dalle 

{V Luto dell! divinane M 12)6 C. 11. CVII. Krra dnnque ll]l*t>>it 
(II, »i. pe: iiDGle saretttw stata Una ai Ooorla ili nel tll7. 

(«) c. D. cxs. txx'i. cxi.li. tui, axi. 

(3) c. 0. Lxxni, Lxxvul. xci, CI, xQii. xa%. cu, aiTi, xcrni, 

CITI. CL\t\. axYiiu 

(1) thiALTuio, Dlicorto preliminare. 



OttTIETO HEX. WSDKievn 



275 



olTMft (1). Indi, ricominciala la guerra, Onriotfto irinlo o limo- 
jmso d<^glt AÌiiti che i Rliibellini potavano sperare dal giovont 
Tederigo II, con>icnUva a rilaaci&r MontwnArte, a a eoorosure 
ebe A Todi esM apf>ar(«neva da tempo JmmeErtorabÌI«(2^ 

Ma il conte Andrea Cina volle cederlo, onde fu peeso dai 
Todìni, Torse a tradinietiln, • « mosso coi farri ai piedi in pri- 
gtons, e comandato (cosi il cronista suo ditvcendente) che non 
se li dewe da luatigiare. né da bero , per la qual cosii • fu ne- 
ccfisiu per non morire di fainci, assignaro dotto custcllu quale 
subito hauio lo scarcomo (1231) «. SÌ narr6 che ì Todini, nel 
porre m lihorlì la loro vilUma, gli facessero pa^'aro, pena la 
testa, mille lir« por un pìocjoln di lìchi che alcuni amici ave- 
vano tnandato alla prigione (^). (ìn<;;orio IX, dinanzi al quale 
venne il conio a quorelarsj. rimproverò i Todini doli' eccesso, 
a vietò la demoliiione della forteiza, ma si 6 visto che non fu 
Fobbailiio (4). Pili tardi il conta giurò di levare le insegne di Todi. 
ma non attenne la promessa, «dducendo die glielo vietava il 
Comiina di Orvieto. Ricoveratosi coìti, ed, entrato nella lega guel- 
fa, durò ja guerra guerriato coi suoi nemici che eressero bastie 
con sfide o molestie ceou fino, Ma 6 d'uotw occuparci di piA 
gTAvi vicende. 

VI. Dal 1238 al l'235 la Toscana fu agitata da una guerra 
che fu delle ma;!{?iori ohe i nostri Comuni combuttessero, preoccu- 
pando gravemeii le Ìl papa e l'imperatore. Orvieto ed altre citta 
dell' Umbria da* loro interessi o da quelli degli alleati vi ven- 
nero trascinala, e per no momento vi partecipò la stessa Roma. 
Già il Mtnente fìtio dal 1330. per la morte di Onorio fll , ci 
addita per le vie e por le piazzo della sua patria i Monaidì 
ed i Filippesclii azzuffarsi feroci, e Ìq arme di e notte presso 
le traeate che sbarravano ogni passo, n sulle torri o no' pa- 
lazzi trasformati in (ìirtexze. Il re di Oenisalemmo avea oiao- 
trouto Orvieto fedele alla Chiesa, e (Gregorio IX vi avea fatto 
dimom, rinforzando la cavalleria formata dalla nobiltà guel- 
ta {5\ quando, scoppiata la guerra fra Siena e Firenze pel do- 
mioio di .Montepulciano, gli ambasciatori della prima richiesero 
nel g«Qeral cousiglio gli alleati di far oste msieme contn) il 
ribeHato Castello, e gli Orvietani consentivano. Tal risposta fu 

II] C. t. C. (t) C. D. a e CIXXIII e CXXXIT. 

,S: CcitLT»)ii. Croflira Ati Monumaru. In principio e Kole. 
Li; C. II. CC\S\VI. JI«v»Ts. (6) MMtMTs. Op. dt. 



i 



276 



RAnSONA IDDLlOOflAPICA 



superila dal bisogno di guadagnar (etnpo, cbè inrBtU OrTÌ«lo 
si ara gii accostata a Firenze, Blipulando una convantìotie (lei* 
i pedaijgì (L), e quindi rìcovova lo promosse di Montopuleìaiio, 
che avrebbe fatto a proprie spese esercito e (varlamenla contro 
i ftiorusoiti, pagando ogni anno una marca di pura e buono ar< 
gente (2). Infine ai alleava coi Fiorentini con atto sol()niiÌ8«i<iio, 
e colla obbligazione reciproca di tulli i beni cofounali (3). Mod- 
tepuleiano, citU forte di cooflno tra Siena o Firenze, ora troppo 
vicina al nostro Comune popchd non dovesse ecnilare le sue ap- 
prensioDÌ più vive. Anche Siena non era loTitana, ambirà alla 
Maremma ed a signureggiam gli Aldobrandeschi, nft Valleaiua 
con lei poteva esser naturai^ e durevole. Firenze che, occupando 
Montepulciano, ed estendendo il suo territorio da quella parie 
conseguiva t'intento di girare alle spalle a di prendere in nieuo 
la sua rivale, metilre Arezto l'avrebbe assaltata dì ftaaco, scor- 
geva oell'alleanza con Orvieto il compimento naturale dei auoi 
piani, e quest'ultimo in I-'irenze lontana o capo di porte gvdra 
vedeva il naturale sostegno ed il centro principale dei suoi pi(t 
vitali interessi. Non si poteva force abbattere la invidiata Siena, 
e spartirsene il contado che dai laghi di Chiusi e MontepulciaM 
dilatavasi nelle valli della Chiana e d(>ir Onibrone e fino allo 
sorgenti dell'Arbia, là dove i colli del Chianti e della Val di Gre- 
ve menan dritti a Firenze, come già alleandoci eoa lei éran de- 
presso l'orgoglio feudale? Innegabile che in tal caso, distrutta 
Siena, la discordia avrebbe tenuto dietro all'acnicìzia. ma lal'è 
la storia dot Comuni, i quali, pur combattendosi, iiiirar»n'> ineoo- 
eapevolmente a scemare le dtvisioat dalla peninola, ed ebbero 
sempre idee si giuste delle opportunità geografiche a Blralegl- 
che, che spiegano cRrte loro vicende buie, intralciate, incom- 
prensibili per chi non le sludi con In caria sntt' occhio. 

Fallo sta che a Siena premeva d' impedirà la rottura del~ 
la ostilità con Orvieto, e a tal uopo spedi frequenti mesMtggì. 
apecie per rendere vano l'accordo coi Montepulciaiiesi, ma ogal 
sforzo fu inutile, e allora, divenuta nemica, mando spia, di guer- 
ra ed omtssari, dei quali uno coli' online di seminare pilverì 
«nalodcbe per la città (4). Intanto w veniva alla prova delle armi 
Pochi giorni innanzi che gli Orvietani striagaasero lega eoo FI- 

m e. D. cxrj, axxxii. (t) e d. cxcii. vnco. cxaii 

[Il e. D. p. m. fì. D. Noie, p. in-l3t. Stai» rioorfi UsUI opportua* 
meole AH libri di Incnnuii dello Arctiirlti 41 Stana. 



onVlfTTO TtEL UmtOEVO 



277 



rence, dotranta il Genoaio del 12S9, avendù essi presidiato Moii' 
(apulciaDO con duocoato caTali«rì, l'osta mqq&o veace a dova- 
«larna ÌI contado, oqu«lla dì Orvieto cubito ac<Mrs«daChiancia- 
no da Chiusi, ov'eca nlloggìuta, batté i nomici, li roBpin&e, die 
il guasto a Monterò) Ionico, a Corsìgnaiio ed altri castelli, e vìtlo- 
Tìo<s» tornò in patria. Allora ì Senesi marciano contro Sarteano. 
e ì conti Manenti che la tenevano per Orvieto, r^tlonascainente 
upruno loro te porte, onde catturano il Potestà rvoelro Pietro Mo- 
uatdi od altri ivi coaveouti con lui. Tale il racconto di un cro- 
iiietu paesano (1); ma da allrft fonti é lecito argomentare che 
r esercito orvietano col Potestà e la sua curia, ritirando»! di- 
oaozi al nemico, si cliiudc^^e in Sarteano, e che tradito , ancbe 
dopa la perdita del borgo, sì difendesso nella rócca, deliberato di 
viucere òdi morire, GuchC ì Senesi con formidabili baliste ed 
assalii, morti già il capitano Monaldo e t priocipali condottieri, 
uon l'obbligava alla resa, cutlurando Fanti a cavalieri di corredo 
in gran numero. Tratti a Siena ed imprigionati, là spirava il 
poleaUi Monaldi Torie f^er le ferite (2). [ vincitori corsero frattan- 
to il contado orviùtano, espugnarono ed abbruciarono dieci ca- 
stelli, ma Sarteano fu ripreso dai nostri e soiantellato in pena 
del tnulim«nto. Ed essi l'anno appresso in unione coi Fiorentini 
e coi Lucchesi puteron trar vendetta dall' onta solTorta, oppri- 
mendo i oamioi fin sotto le mura dell'odiata città, e penetran- 
dovi per no istante dalla porla a Camollia. Del resto l'ufTìcio 
del uoKiro Comune esser dovea soprattutto di sorvcgUare Mon- 
tepulciano, tenendone in rispetta i fuorusciti, e aiutando i Fio- 
rentini, (quando mossero a donno di Perugia per alcuna ragioni 
sul Ugo, Di riti-aendosi se non quando i Perugiai cbiainarooo 
i Romani io soccorso. 

Il papa adoparavasi per la pace, e nel 33 Gottifredo dai 

'Prefetti suo cappellano, ottenuta l'obbedienza dai Seoetii, che 

eoli non potevano reggere all'impeto dì tanti nemici, racavasl 

tmd Orvieto esortandolo a pacificarsi, o a stabilire nna tregua, 

Ia a rimettere nel termine dì quindici gìomt tutto i'aflare nella 



{t} HoKiLDctoit. ConAttari. Crà'irA PùlaHilum, p. II. 

(Il GtiALiHn, Cramn. dal HAI d1 Uhi. op. cit. Il, p. tlA T. anche rH 
Annalt» SflonuM In fikti. ITo*. On-m. Hittorica. XlX, Srri|il. Cf In Cro~ 
ni'.a Mnw nwdila M BoMxyt (DltitlolcO Com. di Sicni, A. HI, 21), « l'Aii- 
atBiiT(\ flL FlDT. I, 101 e lej^g. Da queite ed altre (uail tio cercato dcsomere 
la vtfsioM pia chiara ed «rdinati- 



iBfi^dfeb 




278 



RASeeCNA UlULlOGRAnCA 



Cbiesft (1). Il PotestA, preso tempo a rifleitere, riR|iondeva U di 
appresso ia pieno consìglio: doversi U Chiesa coasiderare coiu« 
madre spirìtuale e temporale, e perciò ae non rosaero oUiiigali 
a Firenze contro Siena che voleva torre loro la tetra, avreb- 
bero Beus' altro obl>edito a (|uello che a Koma fosse piaciuto 
d' imporre ; desiderare la ti-egua, ma noa poter naUa aeuZii il 
cooftfroeo dei Fioroautii. Gouifrcdo moatrb quauto Tosse ecou- 
Teaìeaie ch'essi, Tedeli della Ctiioaa, non eio8«ero ai manJati 
del pontelìce, mentre i Senesi, di parte imporialo, Brevoiio dato 
il buono esempio; a buon conto, posto che acceiiaK-iero la tre- 
goa, aggiunse che te lettere papali la volevatio generale, e, 
sollevando il l*oteaia <iuBlche obbiezione, domaudò di farne 
leimra al popolo al «luale erauo indirizzate; ma il l'otoslA n- 
epose che non oooorrova, perche l'attuale aaiiomifloa «lavu 
a rapprOMnlarlo , esseado composta del maggiore e inìiion 
consiglio, a dei enpi delle regioni e delle arti. Da «juaste pra- 
ttcba non si trasse alcun IVulto. Gli Orvietani chiedevano ai 
Senesi di rinunciare a Montepulciano ed a Chlanoìaiio , non- 
ché alle ragioni sopra a Chiusi , Sarleaou e 1* Abbadia ; uis 
i Senesi nna consentivano, e chiedevano gro&se ammeutic. In* 
di Orvieto propoee la sospensione delle odeso e la reelìtuiio- 
ne di Chiaijciano, vendendolo a iSiena; ma, nonustaiite la in- 
tromissione di quattro carJiuali 6 del vescovo di Herugia , 
per la ostinazione dei Fiorentini non si ooncluae nulla. U le- 
gato comincio a rultoiiiare scomuniche, prima oootro Firenze, 
eppoi contro Arexco ed Orvieto , dandone lettura nel pubbli- 
co conaiglio di Arezzo, e nella chiesa maggiore, nella mesta 
dopo il Vaogt;lo, in presenta dell'arcidiscuiio e di alcuni ca- 
nouici (2). HicomiuciaroDO le scorrerie e le arsioni, le oattjra 
di uomini e b«atiau)i, le ferite e le morti, e Firenze od i nostri 
Klnnnero alluiiUEU ull'on&ivii e difendivi! con l'epono vtMCijiiiit Ji 
Campiglta (,i2JI), con iluouconie da Mouteieltro atro di Maa- 
ea (3); ma, ad uu tratto, easeodo potestà di Orvieto u.- t .t 
i^iovoiini console rumauo, e per virtù di un frate minore. ' 
tardi di ijiacumo de'cuuti Segui cardinole e veflcovo di Paleatri- 

(if C. D. cx:ii e le opere citau site «saU mdo da ■ntuuHra «It Mu- 
ltiti 4» CJiianciono tic) ttm. Ortleto, IdlL 

?ì c. tt un e p. m. 

;3v i:. IK ccvil e CCX. V. oorors per totil qusMi raul la tfsu «el 
Fon a pif. iSi-m. 



ORVIETO NEt MEDIOEVO 



27y 



na, già riuscito b calmare i furori dai Capuletì e dei Moateccbi, 
a rìappieciirono le praticha conci liatrjeì. 

Totift la scomunica, ai nominarono i siidaci per gli accordi 
opportuni, poicliA Fìrenie ebbe ordinalo agli alleati di accet* 
tara il compromessi si resliluirono i prigioni . a ai coa9egn6 
io mano al vescovo Ìl castello di Ctiianciano , colta dichiara- 
zione cbo ad Orvieto sarebbe reso lutto quanto era stalo nella 
guerra occupato per Torca d'armi. Finalmente presso Poggiboii- 
ti (l'-^S^), sulle rive della umile Staggia, il cardinale prenesiino 
pubblicava il trattato di p&ce, pi:l quale Siena perdeva la ei- 
gnoria in Montepulciano e in Poggibonei, e Chiaoeiano ritor- 
nava ai Manenti fi). Non sembra però cKe il bacìo allora scam- 
biato fra i Potestà fosso sincero, daccbè un mese dopo Orvieto 
facava uà' aggiunta alla sua lega con FirenEe, per guarentigia 
ooolro Siena, e ricevendone promesse di aiuto in caso di guerra, 
DDeatre i Senesi dui cauto toro si mostravano cosi restii a rilajscia- 
re il signor di Cetona loro prigioniero, od a istituire certe som- 
me ai nostri mercanti che Gregorio IX dove eeeitarvoli con due 
bolle severe (Zi. Ciò era naturalo pur troppo. Come potevano i 
Senapi veder dì buon occhio sventolare sulle ioni di Cbianciano 
il vessillo di Orvieto che, non appena il castello era tornato ai 
Mancali , sraM affrettato a rìanovare con essi ì capitoli an- 
tichi, obbligandoli cosi a far guerra e pace a volontà del Co- 
muoo, a concedere in tempo di guerra le terre guBrnite e sguer- 
nite contro i Senesi, a recare le chiavi del cassero al Potestà, 
libero setnpra di andarvi o dì starvi a piacere, a far giurare 
dii laro uomini il s^juimentum, ed a pagare un annuo tributo 
di tre manche di argento? (^) 

Altre cons^uenze di quella pace malfida furono una ri- 
forma statularìa, della rjuale porge indìrio una bolla di Orego* 
rio W (itile anche a farcì comprendere la dipendenza indiretta del 
Comune dalla Cliicsa {\). Come in Hrenzo. l'autorità si raccolse 
nelle arti e nei duo consigli dei cento e dei duecento, nello ca- 
piliirlini e negli anterioni, adunali a suon di cnmpnna e di corno 
dai quartieri e società, nelle quali era divisa )a terra, mentre 
nel 1M5 ì consoli si iraarorinarono nei qnnttro Rettori del popolo 
« in Aniiani delie arti e un Priore, che ìn seguito diveuoero 

(I) C. D. ccxi e Mirx. il todo dei Csntinata « «I nam. CCXIX. 

^t c n. ccxx. coxxi, ccsxii. 

la-. e. D. cesi». (ij e. D. ccxxri. 



i 



RA$6Ba>A lUBLtOORAnCA 

il Priore e gli otto Rettori, e quindi Ì ventiquattro CùeuqIÌ it 
ani e delle compagnie. E col prevalere dello arti lUkO^tM 6; 
oouflolidA di fronte al Poieelà. che andava iadobftUindon 
Tocchia forme del Comune, l'ufUcio di Capitano, citato ìé 
volta in un documento del 1251 (I), Anche tiollo Rvolgimeato dell 
coatitutìone i dunque vivo e palese Ìl caralterv fondanientate di 
la repubblica, nfe le aomìglianu con Firenie appaiono fortui^ 
essendo invece nelle condizione naturale delle cose che ad < 
cosi nella piilitisa evitòra come nella interna, cercaaA> 
secondo le forze proprie e nei limiti a lei conceesì, di at 
marsi poco a poco. K, quasi a render maggiori queste 
glianie, già lìorivaoo in ossa le miinifatturo e ìl commercio i 
paoni de liuto orvietano (tessuto di seta), della lane e del beatd 
me, e circolavano ìu gran copia le mouele Keoesi, loccheai e pi 
sane, sebbene la citta. olTriaso lo aspetto come di un ampio 
leggio quando s'immagini circondato e ripieno di torri oacur 
di fortili», di conventi e di chiese, cbé Torte non era anciVfl^ 
venula ad abbellirla de' suoi inaHabili sorrisi (2). 

Piglia intanto sviluppo, coid in Toscana come neirUotl 
la politica delle confedarazioni e dello leghe favorite dai 
che le contrapponevano alla politica dell'impero e dei gbit 
lini. Sono leghe meno vaste delle prime, la lombarda o la la- 
sc&na. ma più frequenti e durature, tanto da anticipare quu^'i 
in piccole proporzioni ti fatto de' principati del rìsorgimaut 
che crearono e procurarono di risolvere il problema dello eq* 
librio politico. i\el palazzo pubblico di Perugia coaveoÌTatic 
sindaci di Orvieto, Naro!, Spoleto ed Aesisi a eoalrarre 
in perpetuo ooll' obbligo di oiuurai rooiprooamoate o di ricavi 
nella confedenuione (3) Rieti ed Orte, noncbfi Gubbio a ■ 
rìiio, se tornassero alla obbedienza acci eai astica. Indi Or.... . 
ratiflcava con Firenze l'alleanza ofTenaiva e difensiva (L^i) 
contro Siena, colla quale aveva riproso la guerra che p r 
minò nel S4, giti provocata dalle cauee aleeae di quella d.. 
o con identici andamenti. Ond' é che negli accordi aì ripetei 
choSieaa rinunciaaao ad ogni diritto eu Moctepulciauo • Mo 



jll C. D. CCLXXXV. Il Mcne 41 queste caitll^ine e BuDdo. ^liiaìa 
alta eoiiltuiiiinedn'teliiiadl lotti i|UFSti aiint v. Foi, Pnif % IXIK e SI&I| 
e It der. CCUXXXIV. Caiiucnn I caiilioll cou HanFrcdl vicarie «U lUniUn 

d) C. D. CXXUl. 19} C. D. CCXCV. 



tmvirra nel hcuiokvo 



2fit 



Ulcinn. e rosti'oiwc la rocco b Pepone di Campiglifl (1). 'Quanti 
rmicori o vondeite non cbbon> quindi a sfogare i Senesi quando 
culto trunc rive d«lla (li«na e della Malena »i trovurono di 
fronlQ ai nontioì orvietani militanti nello schiere ;;ucIl«I A laro 
tnaf^gior dnnno i vincitori di Montafierti slipularwio uab Bpe- 
ciale (raliato col Conte Guido Novello, che si obbligò a conce- 
derà trecento cavalieri tedeschi per far guerra continua e ga- 
gliorda ad Orvieto . ed a procurare che i comuni della lega 
lOeoaaa vi and'asscro ad ostd una volta 1' anno (tM. 

Coree allora la cilUi non misJiocro p«ri<vito, e i Senesi iti 
una cavalcata 1« arsero diccicasi«lli. Assoldata quanta pia gen- 
io Tu fjoesihilo. gli Orvietani deliberarono di fare una rapida 
diver^ong nollA Maronjmii Senese; ma un traditoru manda let- 
tere ai Ventiqualtro. e li pone sull'avviso, onde l'oste gbibel- 
Una reca^R^i in agguato ai confini. Si avanzano Ì notttn nema. 
alcun sospetto, e, rurio«uinento assaliti, dopo gravi perdite vul- 
gono in fuga. All'accanimento do'conlrart e particolari inlo- 
rMsi bì aggiungeva clid Sionu od Orvieto orano divonuli duti 
propugnacoli dello purti ssvcva e francese. Carlo d'Angift man- 
dava In questa ultima niillo uomini che non recavano alcun 
frutto, ritirandoci in breve di notte a guisa di vinti, e dupo i 
enliti episodi monotoni se non recaeseru in clii legge sempre 
nuovo dolore, trionfando orinai i gueIR dovunque, per interposi- 
xtone del papa e di Perugia, Fu segnala un'altra pace. (t^i6)(3). 
Ad Orvieto «i rivolgevano le spuranze doÌ vincitori. Vi ri- 
ftisdeva Clemente IV che consecrd il tempio di S. FranceBCO, o 
vi 6Ì riontinavaiio Ì suo^ partigiani quando mossero a recupe- 
rare Firenxp, il c<>utr<> loro piCi insigne, e ch'ebbe anzi in ([uei 
brni un poio^lA orvietano, Ermanno Monaldeschi. Gli ttoora- 
BDtl, gli entusiasmi e |e speraniie sorgono e finiscono nel me- 
dtiievii facili e'I im(>eitiosi. .Non appena f'orradino rialzava la 
irto^na venerata dell'aquila, ecco negli ste-ssi centri guelfi com- 
mnfìmcnto e lumuUi. (ili Orvietani, sebbene il fiero .\iigìoino 
abitasse nelle loro luMrn , si agitarono. .Nula u[)u burufTa tra 
I cittadini ed ì fninigliari del r«, gli umori ghibellini o patc- 

(1) t ». OT.\-€a:iìì. crassi. 
(«1 il D. o.iixxxtiii e rj.axxxix. 

(3r C l>. Cllt.l.Y-CLCCIX. V. p«r r)iie«li |ta«rm la .'totaapair DIMU, 
e l< Croiiita staof edtUt dil XAGoni, Baccfflui di dttmmenii ilonH Llvurno, 
T. li. V. ]. |). SS Q MM. 

ine».. f.Sfrte. T svili. 1» 



i 



2S2 



lUSSEOMA ruDt.JUORAncA 



rini ripullulano, a per opera Jesi Fitippeaclii e cai favore ili 
Antro, HUa e Sionn, clis Avevano spedilo lo genti loro finn 
ad Ac()iiapenfleiiie, eooppia vivissima la 8C>IÌ£Ìoiie. Il collegiu 
dei cardinali sbìgotiito ricorra alla cavalleria ilei I*erugini, n«* 
quali alle causo n-'coatì d'inimicizia ai aggiungova la Toccliia 
ruggine por in lorniin abili rjjestiDiii di rappre«u(;l'^ • od > re 
Carlo cho assedia a in bnivu riduco ali 'obbaJ ionia quella " pò- 
l«utoa bella rocca per la santa Chioda (It ,. (tt^tabtliu la ■ion- 
ia, l'Angioino spedi fcttaro ai conti, marcliodi o rwiiBoli eircouvi- 
cioi perche aiutassero l'opera deirin<|uìsi«Ìoiie contro gli oreiici 
ch'ei voleva estirpare per to^zlìero ai gliìbullini il principale 
sostegno. A (juesii avveniineuli dubbono ijuindi rircrìrai lo »a«- 
santo^ci cuiidaniia emanato contro di '|uelli. e pubblicale diit- 
r inr|utsitore minorila nella cbicit^ di San Kraii'iuoco alla pra- 
seoca del Potestà e del CapiUtnn {'i\. I condannati ^rUivnno 
due croci dì panno roiad sullo epnllQ e aul pplta, o, m> nnltili, 
vedevano disTalf) lo proprie cim e le torri. Cosi Turono abbattuta 
lo raniiglia dei Ricci e doÌ l'osti ed ultra di (ii<aor conto. 
CContinuaJ G. RownoNi. 

CESARE VicNATi. Codice Diplomatico Candense. — Milano, Tip. 

Beniardoai di C. [tebe&chìni e C, ltJ79, e Tip. Uurtitlolti di 

Dal Doito e C. 1883-S5. Tre volumi in 4.° 

Casaro Vignati, ni'vJollo di sacerdote e di eittailino, Im pur 
amore delta sua Ludi racrulto (juesto Cadice in aeitu lustri di 
* ricerche diffìcili, faticose,..., puziontissinie , (voi. I, pag. td). La 
quali pcrO non ne banno inieranicnto ««aurìta l'oficra ; 
a tacere degli scritti minori, egli ci ha ancbe dato in ci. i .^. 
periodo quei due eccellenlì voliiinl. die sono le Storte LoiiigioAt 
e la Slt>ria diplomatica ddla Le^a Loniòanla. Ollrechfi il Vifjnnti 
ha puro trovati) it tempo di servire egregi ani onlo la pauia ; ed 
in ispecial modo si à reso benemerito della gìovenlO sludìocn, 
come ins^nante e corno prosidodi floridi LÌitoì: uT;: fyi. 

jfìiDO de'più asfiorbonti cb'io nùconoficn, e iwl quale . -glia 

che siano o abbiano durato non pure il Vignali, laa il Chiarini, 
il Galanti, il Viaui, eco. 

Il) V. u N«l3 al 4<tr. CCCrXXIV i>e) e 1>. o rfr. rol V 1.11. 

• eolle i>i>ere citale (lei tb.i*Li>BM]iieil;lG(itLTuta. V. (luriiilii - vili 

a Jl Mufiiii, op^ cu. t>- 3:1. 

A C D. Le »S(ldniu) viDDi 4il doc, CacilT ti dOc CCCCLXXJX. 



A 



cooice tiiPLOMATiCa (.AUbCM&e 2o3 

Dap|irincii>io il Vignati non raccolsa già il ricco maUrials 
eoli' inientlÌRioii(o dì comporlo n«l Codite prosante ; ma eolunto 
far * (iFocurarfii come meglio potest^o nutizio e documenti dft 
rocar luce allo Sioriv LoJijiane « (voi. I, pag. vu). Iti appr««80 
gli venne nietio ('«ditora (1) ; fino a che la Società. Slorica Loio- 
banla, con allo degno ili suiuma toJe, gli ofTerse rop()Ortunita dì 
ijiiproiidere k1 fallii puliblica/jonc, colU certezza di vcJcrla rìdolta 
a ODcnpiinento. V. di \cro il Coiite veiino tolto dì seguito raccolto 
tiei volumi II, III, e IV dalla Uibliothcea ffutoricKì Ilaiica dalla 
mDde«i<i)a Società divisala. Ma t' opera del Vignati è propria- 
inenU disiribuitu io duo pvirti. La prima concerna Latta Pompeia, 
o, come votgannenta ii dice, f-offi (mcfhio; «d olire Lno scelto 
materiale epigrafico, contiene ITO diplonti dall'anno 759 e. v. 
al 1157. La seconda tia trailo a Lodi nuoco, e presenta no com- 
plesso di ben '18'^ cario (!!}, oltre un importante frainnieiito 
fliatuiario. — Foiili fjrincipalì : le pcrgantcne di che £ ricco l'Ar- 
chivio vescovile, dove la parto cospicua «penante alla Ctiìesa 
di Ltìu» {'fimpria fu salvata ocrtamonto dal vescovo Lanfranco 
di Castrino ; ed il I.iber ttirium eiviunis I^udae, io codice mem- 
bninocoo della l3iblioieca Comunale di l..odi. La compilazione 
dal Kìber venne impreca l'auao 12S4 dal notare Anselmo di 
Melete, precepto noòitia viri dumini Lotti de Ateìa de Florentia, 
nuJiiia vt dfxiwi* legam, honorabiiit poteatatia Laude. 

Se sì consideri che lo carte lodigiaoe edite prima dal tempo 
oOfctrO ' non eoinmavauo a seliaata , (voi. I, pag. viu), e ad 
ogni modo, anche unite a quelle che vennero incluse nel Code-t 
Diptomatiaia f.angobanfùie {Afonu/n. fJisl. Palriae, tom. XIIIl, 
non Muperavauo il ceniiiiaio; ei appreueraniio sempre meglio 
le indagini del ob. Vignati , e il largo frutto che egli seppe 
raccogliurae. Bisogna dire altresì come il Codice, abboncbé ne 
dia U parte maggiore » non ci rappresenti però tutta intera 
l'opera del Vignali ; giaccliA gli atti da lui trascritti rilevarono 
■ fln preaM a novecento ,. Se aon cbe, egli osserva, * tanta 
congerie... fu soverchia al bÌHOgno di queslo Cadice; e perchd 
bo fermalo dì non aiitenJerla olire il bqqoIo \III, falla eccezioaa 

\\\ * 1.9 piil>t>Iifail'>ne d) qaetit'o|><-i'a (il Coditt) lernmlncinli ■ Hlltn* 
iid IMI ni tl|ii ai IJ. Doiid. aoiw II Ululo Ul DocHinmfì UStori» Patria, 
editore Duelli, (u .«(■■iiimj tii>r raune iiidlpciideiill dall' autore •■ Vibnui, 
S'»r, rfqJ 4e(la ttya Lomlwila, MR. II. 

(i Si ha quota ninnerò micndo te lìi che stanno ili seieullo nel Coiin 
1 ((twila cbB II Icttgon» lo mpplenienlq a (Mh- G&I e 1M-M, 



i 



281 RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

• 

per alcuni importantissimi documenti dei secoli XIV e XV ; e 
porcile delle carte- di poco conto del secolo XIH, esposte con 
formule lipetute e conoscÌuti:ssiine, non do che gli epiloghi, pur 
rii)ortaitdu letteralmente le cose di speciale interesse quando va 
ne siano , (voi. 1,. pag. vili). Parsimonia meritevole non sola- 
mente di encomio, ma da proporre in esempio a qua' cercatori 
d'archivi, i quali pel desiderio irrefrenato e irragionevole di 
tutto stampare, ingombrano spesso il campo della storia, più 
che non lo fecondino, costringendo dipoi gli studiosi ad un la- 
voro di selc/.ioiie non sempre proporzionato al beneficio che 
possono l'icavarne. 

Ma perchè abbiamo accennato a carte già edite da altri 
prima che dal Vignati, ninno ha da pensare che questi siasi 
rimarito pago ad una semplice riproduzione delle medesime; 
volle un7.i istituirne un e^ìatto conferimento cogli originali o 
cogli aiiografi, e non di rado ne trasse varianti di lezioni pie- 
nameÈile giustificate. Quanto è delle inedite, alTernia egli slas- 
so di avere usata " la più gran cura , per darle " in modo del 
tutto conforme agli originali,... fatta eccezione, come s'intende 
da sé, per le abbreviature... Fectanto... la punteggiatura, l'or- 
tografia, le parole errate, le sconcordanze gravissime e infi- 
nite, i barbarismi d'ogni maniera, le irregolarità di dizione, 
gli accidenti tutti di scrittura sono fedelmente riprodotti, per- 
chè.... siano maEiifesti i caratteri di antichità e d' autorità di 
esse carte „ (voi. I, pag, ix). E se altrove, rifacendosi a cotesta 
sollecitudini, coiifebsa che * spiacque e spiace ad alcuno eh' io 
pubblichi le carte nella loro lezione.... come si trovano nell'ori- 
ginale , (voi. II, pag. 31); egli ha però di che confortare og- 
gidì largamente le sue buone ragioni, osservando come nelle 
cose di capìt-ile importanza, il suo " modo di vedere , abbia 
precorso il giudi/io dell'Istituto Storico Italiano. 11 quale ha sta- 
bilito per norma indeclinabile alle sue pubblicazioni, che queste 
* saraiuio condotte in guisa da mantenere fedelmente la lezione 
dei codici „ pur consentendo agli editori, con poche altre facol- 
tà , anche quella di sciogliere i nessi cosi appunto come ha 
fatto il Vignati (l). 

l'inaluiente, " perchè a si fatte collezioni non ricorrono di 

consueto che gli eruditi ,, egli ha pure saggiamente usata molta 

sobrietà nelle note, per lo più di indole storica, posta in calce ai 

11) BuUettino dtìi'Ittituto Slorieo Ilaliano, tasc. I, pif. 71. toma, 188C. 



CODICE DU*U>.UATID3 LAUDCNSB 



S83 



documenti. 1 quali gs'avvìeae ulrolta che si m^itrino privi ili in- 
dicHitioni cnìi)olt>;;icho. non miìnr:a. mai V eni liio eJìtiirE< di sup- 
plire al ilirotlo, rjnaoiln con e^atiM/a assoluta e quaiido per via 
di approssinta/ione. Ma ri^jielU) alla cmnniogia, torna uiilo rac' 
oopliers -^ui ciò che egli avverte un po' «parsauaiita ; i nulai lo- 
digiani, saWe pnclie eccezioni ebbero per coneuoludina di coin- 
piilare gli anni aò ùicttrnfttìone ; Y indizione di LoiJi prÌDcipi&va 
in «wlemtH'e, e CArreva di pari pa!!^o ci>)l^ cp^ar&a. 

Alla serie degli aiti cosi dell'una come dell'ultra \>ann del 
Ca/Hee, 6 premeva ' come necessaria introduzione , una Sntisiu 
Storica, nella i)uale le memorie litiidL-iisi, ollrccbd ' «m^iidAia 
dagli errori troppo luiigaiueula e leggcniittiile ripelnii ,« »i tro- 
vano * aumentale sulla tei^ttmontan^a dei diplomi, i «jiiali alla loro 
vnlta avranno per «bm indirizzi e coinniaiiii , (vl>I. ], pa^. w). Ma 
Tome cjuesu 6 la parto in cui l'egregio atnore si 6 ricordalo mcao 
coma * a s) r»tte coHoeioni imn ricorrano dì òonsucto che gli eru- 
diti ,; iiiiperucchè la yottsia non si limila veroniento alle coso 
dette di sopirà, ma %ì allarga allresl nel racconto di futn noiissimi. 

't'eneodoci thrmi alla partizione adtiltata dnirautore, »tigut- 
tereoio ora a norma di i^URKia la ratuiegna dèi Co/Ziiv. 

LoDt VKcctiio. — L\ più arilicix nioiizìonc di Laos si racco- 
gli9 dalla data di una lettera di Ciccrono a^ Quintum/ratnm 
(II- ih. 1). Fu colonia romaniu, atteggiandosi alle torme del inu- 
DÌcipio latino ; venne cognominata f'amftein da (ìitco Pompeo 
Siratione (l'alTennaziono nimnno non 4 contrnd'leltn), edebbtfcon 
tulio il suo territorio l'ascrizione alla tribù Pupim'a. Inoltre Itt 
epigrafi tra^fiìrito comfl ■tacre memorie dallo rovine di Loli vec 
ohio, ed ora ndunate noi museo patrio della città nuova, formalo, 
per dirla col MommaeiilC /. /.., V. &Jj), 'jenerona cim'wn. <iemu- 
taliciHe, promotore e ordinatore precipuo il Vignali, ooosorvano 
i QOmi ili alcuno magistrature e di alcuni maffL-ttrati municipali 
di LauM t'nmpein ; cÌo6 tfu/itu/irrirt , seoiri de^irjonf, oc-t. Altro 
parlano della nstijfiiiiin di i)iie* lawlensi, cui [tomo, fwguendo suo 
ciMliimc, assieme alle istitueionì civili di<^ nuovi iddii a riti nuo- 
vi ; taalo ohe non laiwià ijuanì traccia della priitiìtiva coltura e 
degli origiimrl costumi, V. nel novero di coe.l Patte Ìscriii<jni ò 
<lustU di L. <;4»io AbìaiÌco a Matite ; di cui, dopo la einmpa dal 
VifinaU (par. I, pa^. xxtv, n. IO), il" Poggi fistabill felicemente 
ia loxiano Ait.tM zt mrnsas kit in luogo di <ina'» ri n\fnifim (1). 

(IJ Fncai. 01 un NguJo upiAenìt Oetitpoea tmQObatiai negli Htii dtit» 
S«<Mà Ufitrt di SUria PaMfl, voi. XVI (a. 1V82<, pig. bSI. 



d 



286 



ftASSeONA BtRMOGRAnCA 



Altre litpidi illuslrftno la topografia ; altrd lo famìglio, cTio 
dorante il doiniiiio romano abitarono Lodi, e crediamo aochfi noi 
* delle notabili ,. Appartengono al periodo dall' Impero ; « f era- 
menta 6 da riconoscere che nei tempi floridi dì esso il territorio 
municipale laudense vaalaggioBci non poca di intil domìnio Ma 
innanzi che l' Impero acendasse per la cbiaa fatale, in Lifli era 
caduta la religiona de' suoi idoli ; imperocché »e non putì darai 
molto peso airopiniono di coloro i quali Torrebl>«>ro ttaliro coi Pia- 
sti della Chiesa laudense fino al primo secolo dull'éra cristiaDS. 
6 fuor dubbio che la serio da'suoi vescovi riawnla alntaoeo ngll 
esordi del secolo IV. Gli 4 da qitei^to tempo jnratti, che ai monii- 
meoli pagaai succedono le lapidi cristiane : da principio in onoro 
de'eanii pastori Uiuliano, Ciriaco. Tiziano ; poscia aocbe lo me- 
moria di semplici sacerdoti o laici. Alle quali lapilli converrà 
pure che si aggiunga qualche frammento allugnto dal l'aggi, e 
sopra tulio il tegolo aepolcrate del prete Adalberto (da collncare 
immediatamente dopo l'epigrafe dì Marciliano), trovato nello de- 
nolizioni di Portadore, e illustrato ool l'erudì «ione che tutti cono- 
scono nel ligure archeologo. Donde avviene che la <ieri« della 
epigrafi crisiiane dì Lodi ascenda oggi al numero di veniidue : io 
verìtA non iscarso, cjualora «i voglia paragonare a >)<>i'llo che. 
vantano altre chiese d'Italia, della Laudensa non meno antìehfl 
ed illustri. Inoltre 6 aoche nolabile la varietà Uwo; i» si caniì- 
deri che altrove (per esempio a Ver'^elli, come oss^rvA I' Ìn«goa 
V. Bnizza) le ìscrìeioni de'prìmi secoli criaiìaai ai rìrerìacooo tutta 
o quasi tinte • a persone di chiosa a Dio conHAcrale , (l). In- 
fine non va taciuto come ben quattro della vontìduo iscrizioni afi- 
psrtengano al novero delle metriche, od almeno ritmicba} meo* 
tre nessuna di questa specie ne mostrano Torioo, Ao^ra, Alba, 
Aftti, Tortona, e un numero minore ne hanno Ivrea. Novara. Pa- 
via. Di che iMHremo anche oot adottare per Lodi la seotaota 
rormutalft dal Rruzza rispetto a Vorc«llÌ, cioè che laddove cole- 
ste ìacriziooi si trovaoo, sono indizio dell'esistenza di uim lu'i:»!* 
poetica (S). 

Lo stesso Poggi ha altresì rilavato con>a l'ei'ìgraf^ di fialli- 
cano. nella lezione del CtyJictt Laudenav [pag. ^hxyii), differi- 
sca tanto da quella del Mommsen [C. I, £^ V. 6:t9S) quanio dal 
testo datooe già dal Vì^jnatì medesimo nella Scarni f 
252): epperA, non polendotu '|ui A0Spattan> una m:^, 

(l)Op. ctt, pw. 1«, 



CODICE DIPLOMA TtCO LAUOENSE 



2»7 



Ufi dtiU'ftrchelipo, eh« 6 tindaU) smarrito, rimane luttavÌR da cono- 
ili fui^)!!'^ lo riiginm die i)i>t>>riiii[mro:io le varianti. Del 
r : i) i]ue£to di (ìitllicjiiD l'uiiicn modU'HDnU), nel ijuala tra 

il Vignati aJ il MwDinseii si rixconlri alcuna divergila Ie88igr&' 
He* ; e nemmann ni indovina (wrcliA il (iriiiio di bsst, nel rìrerìro 
l'iscrizione greca dì Cirillo HoiiUntiiiopiititano (pog. XL) abbia 
proferitA la lezione alquanto arbitraria doll'AIciato a quella del 
< ' -Ile (tillora io Lodi à cansorva. ICg<ialnicnt4 più corretto . 

j one del C. /. L. ( V. lìlUl ) <s il titolo sepolcrnlo del resco- 

vo Proietto, assegnalo al 575 ; ma gli anni che ivi bÌ coniano ood 
vanno riferiti atla * iuip^ru di GiuHtiiiiano , , itibbene al post- 
eoBiolaiodi Lìiosliiio giuniore ; uè pos^qno esecro XII, cotne leg- 
go il Codice pavese, ma X comò ebbe ad cinondare il Moiuniseo. 
t ì'i riprtìitotla (pag. tti) tu Ivlt'cra di (ìregorio Ma- 

gno il > yetfovo di Milaito, nel Ò9I, ul Venaniio epìscopo 

IjtiuttMui eoMurrat. la (juale co^ntncia : Qttorunc/am de Lauden- 
,»iuni rffNientìum partibiis, fio:i (i0»ih>iaiiio pasb-arcì il a 11 osservare 
'cotne il rrtiya av«<tK<! mnendato /.wimistunt , ripristinando in tal 
gQÌsala leiioReodstanlemonleMguiia nella stampa delle Rpi»tole 
'Oregoriuiie aranti i Mauricii. Vununzio, difatti, va restiluilo alla 
B&le di Luni ; e * Luni, ripoleremo col Troya. avrebbe diruto 
leggersi ancorché S. Gregorio con la saa aiann divina avesse 
^Mrillc Lodi (iella 5(ia li.>t(erà, ciò che gli sarebbe avvenuto per 
llto d'un errore di penim ,. Le rayioni »i veggano brevenionto 
ma elTìe-iRetnenle toccate dal va1oro:}o Slorico dei longobardi (1). 
-OÌIro nllc iscrizioni, due carl«9 ha il Codicv Cauifi/tsf porti- 
nenti all'età longottarda ; e pel lempo seguente va notato che il 
vescovo Hrlinpario, ' per efetto di una concessione di Carlo Ma- 
gno, primo raccolw le (tecìtne di tutte le terra dctlu sua diocesi , 
(p. XLui). Di un tltploiim di Lodovico t^io, dato a favore del ve- 
scovo Itniluto nell' 833, ò memoria nel cronica Vatreno ; e di uu 
, altro di Lodovico II dell' 8^3, a prò dell» chiesa di S. Stefano in 
kRjpA ftlta, nra S. Siofano al Corno, gorba di>-(eanmcnle il tenore 
un apografo del secolo \II (pag. T}. Ne sarebbe il solo emanalo 
■' ' ' ' 1 :»ior8 rispettn a Lodi, «e vornnienia di Lodovico 11 

( .utf'UOT iot! piiniùivf Lifiohiiuic^» (jHOivJam augnato) 

t menzione nel privilegio di papa Marino 1, del 22 giugno (non 
loglio «) 8H3 , al vescovo (ìherunlo, laJiluve conferma alla 
» Laudeuee la donationtì del. monastero di S. l'ieiro di Sa- 
li) Tu», Cali. JKjl. Lm$il., imni. CXVH. 



i 



2ì)8 RARSKCNA RKILlOCRArtCA 

▼ignono (pag. 0). Io non mi acqueterei perA all' opinione d«) cti. 
Vignati, che io «teiuto Ghararda uelli dieis. di Pavia dell' 876 ai 
stwcrivessa proprio * per suoi fini , px/'/frua in frinita Lamicntii 
Kclena epùro/itM. f>oltoscmioiii consimili noti di rado si iBRgoiio 
negli attillai «iiicilii. e perei, nel Cabillonen'f-^ ' M"-" "'Vr. 
twt Vai'.'tì'jiae iivitynn» epiiscvfHis, Dalfri'lu^ .1 >i"- 

9*UinfifAiia{\). Che poi l'umilui non aqdaBse oltr» ts parala, pur 
troppo Ghernnio di I^di non fu il ^olo a dintoatrarlo ; nA A cagio- 
ne di rnarftviglia, die l'anziilfiUi {«intoflce dovesi^e imftorgli ' di 
portar Reco pio moderalo e mono gravoso corteggio, ijaaiida «i 
recasse all'Abbazia di S:tviiiii)ne , (|>ag. xi.iv). 

Intorno a (jiiesla at>bA/ia e all'altra di l'racipiaao, intitolata 
del puri a S. Pieiro, sorse di poi lunga lite fra i vescovi di Tor- 
tona, nella diocesi de' quali erano poste, e i Lau I > > fu 
decisa a favore dì Arderico di Lodi da Olficg m ■ di 
Milano, on sentenr-a del dicembre 1135, alla quale soi^ertssero 
i vescovi di lìorgamn, Torino, Alb». Allxìit^n, indi An«elinn 
suddiacono e da ultimo Anumlmua ari-hirpitropu» (p«g- HA). 
AnoinnliA rilevata dal Giulini; il quale risfioiidendo al Muratori 
04«<:rvii che Aniiclino Ùa l'usierln oppose q-ii Ìl pri> r „•> ìn 
allni tt!in[in. ]i«r i-uururinare il giudicato di*l ain) pn' ' i^t. 
Amplissimi i tliiiloaii Ottonìani & prA dei «osoovi ili Latta 
Pompfi'a, assunti oraoiai al governo civile della dioc--^ 'V 
dignità di <y>ftli, di cui soi-baroiio il lìt>Dln Rno allo h-r ■ ■ ■ 
secolo passato. £ euriusu non pio di tante altre, ma specchio dei 
tempi, la iloiiauons del ««^ovo Andrea alta '■ '■ 
di S. Das«)i&oo(30 marao 004), |mtraiio priiK 
pcmcchÈ vuole il donatore cbe i preti ivi costituiti pel servino 
dtvinu, /imtf nmum tI(.w/iHum arutaalìicr puvymt atìì ti-:- 
interi wtiuc ad mturìintem, ci rum aatarali Juerint i; . 
di^erÌAt Itiufta at mihi in etenttim jtrofieinl «rf atiima mre ««/n- 
tem et i/aiuìiiuit A^.mjiitvrnum (pag, 37j. 

Ma eccoci ' venuti al lompo dai vescovi guerrieri „ por- 
(igiani e immorati. Vìveva Nocherlo, aawuMSoro di Aodreo, 
qnnndii Krilmrto da Cantò arcivescovo di Milar' > dal- 

l'impL'riLinre Corrado ■;«. MXt) ' la hcollù d'invr- > . 'j va- 

ramente anche di eleggere il vescovo di Lodi , (psg. xli\. Di 
che trasse origine nella Chiosa laudeose uno soistna (« 1U27) 

(1) Hutii, CimH\.. XVir, 30(1: 

A GitLui, Mm, a uiUuo. od. im, m. lu 



C0D1C8 Dn>tO.UATIO(l UAUDBKSB 



dsg 



fid ana levala di scudj; ttnperocichd ! lodigiani, riflulando A.m- 
igio Arliiiio, eletto da Erib«rto, si spinsoro flit sotto Mìlann ; 
ni, ricacciali iitdieiro e streili a toro votUt d'assedio, cedettero 
alla forza. D'altra parie il diritto <li Erìborto Auro poco : glielo 
tahù lo stesso Corrado, l'anno lU')7. 

Ma [i&^io accadde ne' tempi del vescovo Opiitzone, allor- 
eh4 pra«o:il(ii'!Ì a LoJi Ptor Dumìanì, come legato dui papa, col- 
l'iniaato di rj^mbilirvì h di^Miiptina carionìca: Tmiri (lin^m-a (cost 
narra figli lucdasiino di quell'ulto e ba^so cloro) armata manu 
erins{iirfiltone pallarunl, Of /un'oso strepita ottiiU inulti tumuU 
liftHlii infrcn-ierunt (pag. fi?). Nondimeno il vescoto seguìuva 
ancura. le poni del pomcfice. Cosi, noverandosi egli tra ì fautori 
di Oiioiiti legittima arcive-«covn di Milano, era «iato verso la 
Hne del lU7t com|fro»ii ira gli ìnviluù da (iregorio VII ud un 
eniicilio, nel t^untc £Ì voleano dirimere la contiviTersìe iaeronil 
al p<MH(iwo del iwg,{;io di S. Ambrogio (l) ; e con lotterà dol 3 
inarijt doll'anno 8u<-ca«sÌvo, Io stesso papa lo lava O,.jzzoim per- 
che nell'opera rirortnairice del sacerdozio »? ihlantum nobis eìu»- 
'Inm kIo pir/atisjerpcre det/^xit. alati lior: pt^rjieien/um sonde 
ritti hf'diH pagitaasct aitj-ilium (pag. 70). Ma lo furon parole, 
aitientita ben presto dai fiitli. Imperocché il concìlio di luterano 
pronunciando nel lUTij la decadenza dì l^nrico IV dall'impero e 
dui regno, proctainA in pari tempo la scomunica di tulli i ve- 
icovi dell'Italia supori<.)re, appena eccettuati il pairinrca di 
Ai'iileìae il vescovo di Venezia (2), .Né ^olameote Opiiizone, da 
) allora in poi, segulUi '.& parli imperiali ; ina le eegviiaroiio del 
pHri i successori di lui, Credenzone e Rninaldo. Donde le pro- 
teiitu del tetcovo Ardeiìco, cbe OpÌc/.one era un invaiiore, (|ui 
infl{!fn0 ditxòatur laivirfttniii episccpus. e iitn'ììiMata, che gli altri 
due n(W rartonc '/icrfrintur eptxatpi ; ù ìa couse,?iieiite sentenza 
dall'orci vescovo (ììordano da Clivio {i luglio IH"), inte'sa ft con- 
dannare i;;lt alti della loro amininislranions (pag. d'i). 

Li Ics» :loi cent'anni (a. 10J3) contro Enrioa IV, ci annun- 
zia * il dtvjtdimonto della signorili dei ve'wovi.,, e 1' anrora dol 
fksorgimeato del fopoìo e Hei ninnìcipl italiani , (pag- XLVIII) : 
ina «croci, pur U'npjio, anche alle tutte fratenie.Mel KJO.J i lodigiani 
flciMengono i milanesi contro Pavia : tre anni più tardi Pavia e 
Ijaài si cotlegann cnntro Milano, la quale nel llll trionfa degli 

11} llA^»i. X\ 131. 

Clj Uk^v. \l. ((T stss; VnHT. INtl. .It Grtg. Vlt. vnl. Il, pa;. IH. 



i 



8»J 



RASSeC.'fA [UBLIOGRAriCA 



avversari, e presa I^i l' ha poco man olio dislruiu. Foce it 
«escovo Ardorico ogni sua possa * per risollovaro l'alibii-iuti 
ciiià « ; a ' fu egli Ìl printu che osò proibire che i beni &taui:i 
del LodiginQO venissero in proprieu dei milaoeiìi „ come sì v&do 
dalla clausola dì alcuni suoi Atlì:«o tnmen ordine ttt non ryr< . 
ad hominem de MeMoliino (pag. l). Parimente Ò da rile^--. 
ch% dal 1111 kIiio bI U58 f;U atli pubblici lauden^ì recano per la 
innggior parte la data di Milano; nft Lodi vi a KOrnpro cbiaius- 
ta cictlan. ma tocM o Aun/iu. Nondimeno surbA una certa Tinaa 
di libertà, e contoH propri : come ben moetrano due carte del 
ll43em:Mpast3;), l-|-:j). 

Rimasero i lodtj^iant sotto l'oppreasioaB milanaao, bonctiA 
temperata colf andare def;li anni, fiao a tanto che Fodiu-lgo. 
Barbarossa IÌ tolse nella sua protoiionc. Il roste ti nolo : la prò- 
lezione dello straniero portò sventura: il giorno 2*2 aprile 11Ó3 
fu t'uttimo dì l^ua Pomfieia. pefN>;chè ì milnnesi non vi lascis- 
rono più ' olio un tunmasMi di irrepambili rovino , (p^S' ^^'"). 
La borgata di Lodr vecchio, che oggi sorge tra rerulìsaioie e bau 
coltivate campagne, non offre nÈ manco indizio dalla citta, antica: 
e la chiesa di S. Bassiano, isolala nella soliludìno dei campi, 
laddove fu it borgo Piacentino, rimane • unico tnfl^iÌM«imn ri- 
cordo V delle gloria e dallo sventure passate. 

Looj Nuovo (l). — Sorse tre rno^i d^po la rocina di Lum 
Pompeia. per concessione del Barbarossa, circa selle n)if;lia 
lontano, verso greoo. dalla città demolita; e conservò memoria 
dd fatto noli' inno dì 8. Bassiano : | 

Milk poft cmtxni rfMiawBmw'prtniMin 

8rà rrfyrmttlM itMa4rcsfinta ttpum > 

FoU fUlt «XAM, 

* E perche tn ricooosoenia dell'immenso beneficio nun perm^fs 
ai posteri, Teeero (i lodigiani) dipingere l' immagine dell' impo- 
ratore Federico Berbarossa nel palazzo comunale, e la vollero 
incisa nel sigillo d' ufiìcio. in alto di. sollevare a braccia uteMi 
una nuova dtt& sopra un'altra ciltA cbo cade a rovcticio , 
(pag. xvni). La leggenda che circonda il sigiUu 6 un ver40 giu- 



ill Nel due voiunl del Créiee rtie vanno con i|ua»Ui totluiiuln li m* 
aigruiwe delie poKinr «< mniitinn <l.ili'uiie ntraliro. Cltertmn perunto il 
■uaei* Mli pagioe. outtiendo qaclU «al ionio. 



COIKCE DIPLDMAllCO LAUDCNBC 



291 



ato del trattalo di Orflrto da Lodi, Ùc rvjm'w et tepi^ntia 
PotnlattM : 

LAVOfvNAeM RvpHM sTATriT Krrofjiicvs in vrbem. 

Or il Vignati ripigiianJo U S'otùia Starica. raoconU-cho Ì 

aliane»! rìpetutarneata mossero a i<irbara i prìncipi della città 
na-ri?nl<!; la innlu non pt^riaiit» ' si Hnfranua oÌ afTcrma la sua 
C3isieTi'.a „ proajwrandit u sca'Jen'Io a seconda delio soni iinpe* 
rìalL E come i cilladini pnrtegginno |>er Cesare, cost il loro 
T«4C0T0 itcguila ttì parti dell' anlipafMi- Pu in r>odi stessa, che 
Nlitore IV. nel gìa.;no ilol UGl. celcbnS il conàlio onde gli creb- 
bero in molto numero gli Aderejili : e fu pure Alberico vescovo 
di Lmli, che alla morte di quel p»eudo-pontefÌce, ei adoprò gran- 
denicut^ per daFj;li Della persona di l'ai^quate 111 il successore. 
D'altro canto Federico, con diploma dato in Pavia addi '24 eet- 
nmlire llCt, rf):i('ennava ni <{ileUn e f^ifl" [>r inripe nostro Alhe- 
rieo crarovo ({li autictù diritti della Chiesa I jmJense, e lo privì- 
li^iava di altri parecchi <pag. 2(f). 

Ma la rafUiciia dei procuratori imperiali non distingueva 
Ira tunici e nemici, epper6 anche Lodi finiva per accostarsi alla 
l-L'ga Lombarda: anzi l'atto dì paco e d'alleanta, sognato nel 
maggio del IKìT colle citta di Cremoaa. Brescia, Milano, Eter- 
(jotnn, Mantova, * fu il primo che la nuova [^Ji stipulava come 
Huinieipio libero e sovrano « (pag. xxxi}^ FìH tenace de' suoi 
coticUtfldìni, il vescnvn Alberico non abbandoni^ mai il Etarba- 
rosvQ ; nò piego ad Alessandro Ut ne m^noo allora in cui lo 
dichiararono scismatico, a nel seggio di S. Bassiano io luogo dì 
luì posero Alberto' Quadrelli (a. 1 1G8). 

Lasciamo la Lega alle sue Ì<t)prBse ben conosciute e glo- 
riose ; notiamo invoce il bel quadro che il Vignali ei presenta 
& quello luogo, uellu riuntone di oolli dati importami all'edìlt^ia, 
allVcottomia, alla stalibtica. [-'iorisoe l'agricolturai e la già ste- 
rile palude 

yirimat %rtet »'!( ti ^rttvt itnl^t «/«Irknv. 

Sebbene non ft ancora tutta la floridez?.a che l'agro laudenw 
pud d»re, e che una popotaeione agrìcola sempre crescente «e 
.ne promptie. PercÌ<^. intorno al l'J 19 si pose mano all'escavazione 
del grunde canale l» Mitaa: opera di speodio non calcdalnle, 
regolala da pnrLiuoInrì staluU, fl costata almeno dieci anni di 
lavoro, innanzi cbu fiotesse trar^one alcun gtovamento. Inoltre 
nel li';fJ-:u si biuiva pnro un nuovo letto all'Adda, incocnin- 



J 



202 



IU»ECH* IIIULIOUMAMCA 



ciando dalla torre dì PorU d' Addn a soguiUndo fino al di là dì 
Comitnello presso Cerroto, Poi ancora il canale la Mnua fu 
allungato nel 12S3 ' ullurgatidolo nel lello dell' Addetta d* 
Paullq sino all' Adda, per cavariio U maggior parte d' acqua, e 
all'uopo anche tutta la oorranti! , (png- •■kxxvii). 'Ma n pro- 
posito di questo fiuoiB 4 ancho da avvenire eoi Vignnii, cito una 
carta del 28 aettetnbr* 12t>^ « fra le laudensi la prima, nell* 
qunlo comparisce il nome del mire Gerunto. * c)ie veoDQ dalo 
al grande avvallamento dell'Adda da CiLiisauo fino alla »ua l'oca 
noi Po , (pas. 239). 

Come alia storia della prima co^l anche a qiialla dstitt ttt- 
conda Lega Lombarda, contro Foderigo dì Svevia, il Cof//« /.ow- 
dsnais arreca un contribuito di documenli, notevoli per numero 
ed iinportaniB. Ma la Rao di questa Lega seTiia par I.o4Ì uà 
nuovo periodo di sventure. Inaporocchb allora al reggimoiilo a 
comune sottenira la signoria personale, inaugurata noi 1251 da 
Soxo Visiariiii ; il quale ottenuto il governo decotiiiale dulia ra- 
pubblica perse ed i suoi agnati sotto nome di pot/cxttì dtl pupvlo 
(in Genova, nel medesinio tempo, tenl') la «lenaa com GugUeloio 
Boccanegra capiiano del popolo), afiertamento Toleva assicu- 
rarne il godtinenlo alla propria famiglia. Se non che molto in- 
nanzi la fine dui decennio, Lodi era gi& passala in potere dei 
Della Torre (a. 13^9), dondu un'altra volta ricadde nel Vista. 
rìni (a. 13fi9); e, s'intende bene, non senza gravi^siuie commo- 
zioni nella quali si versO sangue fraterno. Né manco la repub- 
blica sì ricompose a liberta dopo la tragica fine dr Soxo (a. I'2i0} ; 
ma passò noi Sommariva e net Fis^ira^, indi ne' Viioonli, e da 
ultimo venne alle mani di Giovanni Vignati, cui Sigismondo im- 
peratore riconobbe il donunio e conrorl diguiUt comitale, b lai 
che * chiude la serie dei «ignori di Lodi « ; ma fu anche di tutti 
il più magniHoo e potente, ed il solo die coniasse loonein (pag. 
cxtit). D'ora innanzi Lodi non eeguirù più che lo sorti di Mi- 
lano; e l'alto con che nel 1417 fece prova d) darai a Vtineda, 
aarà l'ultimo atto sovrano liberamente e^orcilato dal suo comune. 

La SotUia Storica si compie colla duKriùouotupograflea 
della citta a meiio il eeoolo XV, e con brevi .iceeniil a! lodi- 
giaai'illuiiU'i uolle lettere e nelle nrli. 

IleeiAva che sì egei ungessero dal Vignali, (;mtla la boa 
promes^n, gli Statuti r^sm'n di Lodi, in quella parte che ttìtla- 
vìa ne rimane , e che giacque sin qui inedita ed ignota. E^h 



CÙUICe DICLOMAriL'U LAUUE.S!I£ 



•-•93 



stesso bft i) marito di averli scoparti in un frammento di codice 
oteiabranaMo dalla librerìa dei mareliosi Sommarìva : avanzo 
probuliilo di <tuel m«'le«iuto codice, cba or fitfiiio due secoli fu 
vedaUi nella sua inlegriUi da Uefendente Lodi preiao il n'i/nor 
Matteo Somnian'ort. Conliono, in aoatanza. ' lo leggi cbe la uuova 
Lndi Toce a propriu governo nei firimi tempi di sua viu comu- 
nale g (pag. &?ó) ; e \ crisi mi lineale ci rappresenta una rirosìone 
de* pi4 sniiclii lireri, di eotiiolt e podeslA, con partizione di libri 
« ea|iiloli. Furono autenticati, e forae scritii, per mano di Adamo 
do Manavìsdorat/U Ottom's tjuartt rontanrirum ùnperalorix nota' 
riu» e poi anche scrida commimis Latule. La numerazione pro- 
gressiva delle rubriche 6 &tatn opporluaamente aggiunta dal- 
l'egregio editore ; e di lui vanno pure lodate le note illustrative, 
declinalo in tepocte a iiidicare le rispontleiiu di questi vecchi 
«tuluii coi nuovi, ne) Ea ediiioiie lodigiaaa fipu^ Virteentium Ta- 
/Hum del 15S1>. 

Il rramineiito superatile abbraccia l'ultima parte diil libro 3* 
e forse quasi tutto il -1.'; contenendo ordinamenti di carattere 
politico e civile , onde può vantaggiarsi non poco la storia 
de' costumi. Curiosa la disposizione del cap. 8S, che vuole non 
sì portino pia di quadro croci tiella assoctazione dei cadaveri: 
sciUcet cput (sic) HUttó ecclesie de cuius ciciniu de/u/titu3 fuert't, 
ut erau iUin» eeelesie ad rp/am/aerit septtUtui, et erua maiorta 
artfhsie ai liomt'aua epìscùpus icerit cuin ctìnoniela ad ipaum 
s^iititgrtditm cel canoniei aina i)«« domino episcopo, et atta erux 
•jvaiH cfAuerint amici defuneli (pag. 565). Ma cliì sa che cosa 
ilirebbcro mai certi moderni impresari di funebri rappresenta- 
liont, a peno de' «[uali impallidirebbero gli antichi ufficiati di 
I^bilina, se leggessero Ìl capiiolo iLfO : QiKtd lay/ma non loi/ualur 
od efrpuB dejiineli f Sebbene la dÌHposì«Ìone 6 poi temperata 
da un taiMa poatil dici: nos regraeianius ros, eoa che U comitiva 
iBarA congeditta tpag. STtì). l'crocche non mi sembra dubbio, che 
(laddove il Vignati legge ef ita eum gratiarum actione, si debba 
'leggere i^t ite (1). 

Ma qui ci d nMStieri toccare eziandio di un'altra maniera 
dì ntfiìdi, ì qnali hanno per line di rendere il CotUce sempre 

(I) liti Siataii tecThi di Lodi laroDO uncho pubblicati a part^ In rdliione 
flOD vnnalti ili ctnlo ««emparl (VlU.-in, riji. BhMoIoiII di Diil Dnn» t <.., 
IMI: cu» Ditianfu «ledicainrU del Visuali a l^sJn) Cnrcenll <tr ttudiit hi- 
ttoria* iiuìtìirKaf ti tf« libirfalt iiahearum eiaiatwn fu witim pupwliun faw 
U9 ttliciler lualttvmtiiim pranSatt tatrilv. 




2UI 



tLiSSROMA niULIUUHAnOt 



rncglio proDciio agli etudtosi. Sooo gli Initici. nm quali il Vignuli 
|ti)ù a buon diritto alTeniiare ili eAì»eritt ^ «ffaiicalo aJ esim: r<- 
ti diàfjOrrc la iniiggior copia ilclld co«b iiolovuti..^ ufIJbcliA cu\i- 
chessia possa Tara di corto a Tdcilindnte n^l corpo del litira quel 
qualun<|UO risoontro dnsiilorasso , ^vol.* 1, pnt^. it). C*4, vera- 
tucitto, fra il volumi} di Laus l'oaipeia e quelli dì Li3ftì nuot^ 
una certa dirrtireDi^a nella partìiiooe della materioanel ntotodo, 
la qual« Udrebbe «iato opportuno di evitare. Ma ciò non i«^'v 
cho al compilatoro si debba la lode che gli appartieiu]; per U 
diligcnia adoperata in ogni parte del (niica&ii lavoro, e ptr la 
pienezza delle notizie che non di rado !>otto \& singole voci «ì 
trovano radunato. Cilordir>o, a<l esemirtO, le parole : aetutn,rhar- 
tariim, con.9nl, fooswtes, eccitila, iwiteta, moaaaten'ani, nola- 
rim. Con savio consiglio nella seconda parta del Coriiar 1" / ■ '' 
h-Hti/ra/ie-'j è «tato dìdtitilu da. quello t/efle etas ; e nun poeti i :: > 
i vocaboli che vi sono, o dovrebbero e*iservi registriti. ^> >'••■■ 
raono anche di con tribù ^iono allo studia mi Io orÌ>;irii della hi>' 
glia itiiiiana. Notiamo ; barha, òegorJare.yacrra, iniot:.projt'-'-ii 
auto, eaarpire, vcudtla, cìruulOt ecc. Ma non * luUi ì vi»< 
propfi di Oli glossario socbosai nell'indico speciale la si i ■■- 
zione desiderala. Co3Ì coif) * rìvolo, roggia, fowo „ anche i ■ I 
dove non mancd, X'Jnilietì teaninrajieo, vvnne conUnuio niillV'. r 
dette eoac {pag. TIó). Inollro alcune porulo erano Mate via %m 
diclitaraie già dall' autore nelle note ai diplomi, Minza cbo di 
cotasie spiegatioiii aparae egli abbia co^tanlemenle pnivvodai» 
ad agevolare il rilrovnnieuto iriorcé riubiami nell'indico. Oovu al 
trovano, ad esetnpio, i/trlavei/um, ncanJitiu, scuffum. ecc.; ma 
mancano aacata, rìcarìa, ae'it'tnc, ecc. appuro la iuterpreta/iniM 
di aaeuta ' dinuo di pascolo ,, roriàladal Vignali m 
divergo da quollo che diodo a al fatta voce il L'arponi/:. 
larimjr ba la auu iiuportania ; come l'ba il sapere cba i> 
ut/arenfore (guarentirei nelle carte laudenei oaiu[i»ri«ca la |iri«a 
volta del 1U8(I. 161). 

Ma. raccogliendo anche insieme le rii;ultan?e degli iodici e 
delle noie, d poi manifeato coinè non tulle iudiataiiMnle le voci 
abbiano avuto corredo di spiegazioni; cli6 di q ;■■■-- ^".-i."^— 
a lasciarci dosiderio : ostratam, o'y/vrtttio. sahdt 
acotorati, ecc. Altro infine non l'ebbero sèmpre in tutiilu 'j< 

m« e sicuro. .5«in<fo/tf, dippriina roitamonte d'J'ìr ■- - 

celta adoperata... a coprir tatti , viene [loacia : 



Codice oiplomat-co lauorksc 



292 



* casa „ sen7& cHa la vfirÌADta sì possa giuslificare; perocchd 
uno solo 6 il ilooimantn donde fu imito il vocaliolo, o contiene 
la TOO'liUi di une nova HPtuidnla cojmrta (I. H), N* baldinetlum 
vale • scinrpa „ coioc dice il Vignati {p«g. 717) per aver IcUo 
Del cajtìlolo & I dello Statuii Laudenaa ballintìllurn de collo, tea- 
sa dio una virgola ci mostri come la prima parola vad4 sepa- 
rala dalb suoceiiivg, Il baIJinGllo ora una varietà di panno 
Ano e soUtte, onde si Tacevano ancUe i baldacchini, ! quali non 
sempre polevonsi rorrnnrG coi tessuti coslo^issimì di lìaUìach 
(Babilonia): e appunto lu Statuto citato voleva che ogni collo di 
f|Udl panno pagasse al ponte di Lodi la gabella di un denaro : 
Ih ttaiJineKiM, lie colio denariiun I. (voi, li, pag. i>5(>}. Né /or- 
ssUum è " filo ritorto « (li. Hi} ; ma sinonimo di (orsa, bagaglio, 
fardello e atmi^e. che gli Statuti bolognesi del 1280 equipara- 
vano nella percezione del dazio (ma non credo coattamente nel 
fUiiJì, che sarebbe di ÓCK) libbre) alla salma: De taltna at'oo 
lurKlla pannuriirn ds Francia, etc. (1). E giusto di panni lofii- 
bardeschl, rranoesi ecc., doveano essere i tor:ìelli onde 6 men- 
rione ncH'anzidetlo capitolo Ól: De IrxseUo franenseo, de tofanUo 
InmMrfht de Ivracllo t'us^an'i, e via dicendo. Il che mi rìchiani» 
agli Annak-a Geausnufa, laddove rdocontano che i pisani, cdilt- 
cato nel 1^6 le mura di Lerici, poiero nel)' interturrio di i]ue[la 
(rftrtn, a. dispregio dei loro avversari, quidam lapis in quo erat 
Hriiiptunt iormUam, ad Jorinam pannorum qui d^eruntur de 
Francia, et emt anprmcriptìo ipiìiix lapidìs: 

iJojM boca at imiM3« 
eUpa mr ab partimorut 
tlrtpa icrutlh oh tttfkm {t*. 

Para anzi che vi avessero portino dello navi destinato partieolar- 
mente &\ ti-a9|)orto di cote»ta specie fardolli, e per ciò dette tonel- 
iaritf. NtìI I2l7 Andreolo De Miiri, navigando ver«o Provenia, 
ùiOMtt galeam unam tometariain procineialiiim. ttanuttam torsel- 
li»,.^ et cepH eam (S). Gli urdinnuwiiti di Bologna testé mentovati 
honno altresì ìl vw^dcii'inare: Qiiod nwllm qui »t<t( ad portai 
Circle rcodl* dicevansi i termini dei borghi posti fuori di quel 

(!) V»n', Spailo di voei uM'r ntgU Statuti del Conii«« ifi 00toffii«, 

|«J An»al. QttutH.. 8|). rum, Jfoi. Offi*- flM-. XVIIL tSi. K per 11 
voce toritiiti* vrd. anche itH >t««sl Atnat.. pagfi. tìi t 180. 
4i AbmhJ ril . puf tu. 





2!)u RASSEGNA BIDMOGRAFICA 

vecchio recinto murale) euslodiendaa debeat destartare sen diali' 
fjare malamseu toraam alieni mercatori, eie, (l). E nel dialetto 
genovese è viva tuttora ta voce torneóu: bastone corto e piegato 
in arco, per istringere le funi con che si legano le some ed altri 
carichi ; laonde a me sembra che il destonsare del testo bolo- 
gnese esprima precisamente l'azione del togliete ai torselli cote- 
sto freno, per rilassarne le corde. 

Avvertiremo da ultimo n^W Indice geografico della parte II 
la mancanza del nome Sajunum, che trovasi nel documento 175 
e che evidentemente è lezione errata di Sagonain per Savona. 
Difatti in queiratto del 27 maggio 11<.)3, il marchese Boniracio 
di Monferrato s' impegna verso la città di Lodi, e le sue alleate 
contro Milano, di colpire con un divieto d'importazione nel pro- 
prio Stato unìoersas negotìationes que ducantur a Janaa cel Sa- 
gtinwn (sic) aeu a loda maritimia (li, 198). 

Ma in opera di cosi lunga lena e di mole non piccola, quale 
è il Codice Diplomatico Laudense, cotesti sono difetti lievit^siini, 
facilmente scusabili dai cultori di quegli studi, nel novero de'quali 
il Vignati c(jlla perseveranza delle indagini e la sagace dotlrimi 
sì 6 da gran tempo assicurato un posto onorevole. Più ateai, a 
coloro che assidui consulteranno il Codice Laudenac, potrà do- 
lere che lasci a desiderare non poco la correzione tipografìcn, 
specie nei rinvìi cosi preziosi degli indici. Che gli errori sfuggi- 
rono ben più num<ir05Ì di quanto previde l'egregio autore (1, ix); 
né furono tutti corretti nelle tavole poste in fine di ciascun volume. 

L. T. Belcrano, 

F. Ehrlb. Die Spiritualeii, ikr Verh-lUinsa sum Frane iaeaner- 
orden und zu den Fralicelien, (Arohiv fOr Lilteratur und 
Kirchengeschichte I. 5U9-Iil» ; II. 02-1-20). 

— Die liialoria septcm triòulalionuin ordini» minorum dea Jr. 
Angelus de Clarino (Archivio citato, II, 210-3.'Ì0). 

Con vero piacere annunziamo queste pubblicazioni, dove è 
dato alla luce un materiale inedito copiosissimo, e di capitale 
importanza. 

Nella prima di esse (Archiv. 1. 50!)) sono pubblicate: 1." sai 

codice Strozziano Maglìebecliìano XX\I\. 75 1' Epiatola exca- 

satoria di Angelo Clareno (cfr. questo Archìvio, T. XVII). H.' Da 

due codici della Marciana di Venezia III, 1U7 e lUS, una lettera 

(Ij Fiati, pag. 13 e 43. 



ItOCUMBKTI KRANCBSCAKI 



297 



<telt'iig(i<iiÌnìaQo SirnoQe di Cassia, efae dà notÌti« ìnU>rao alla, 
moria dtil Clareno, accAtlula carlamania il 15 Giugno 1337 e non 
il LO Giugno 1318, perche Simone a quest'altima data ara morto 
anche lui da otto anni. 3." altre lettere del Clareno, scritta dtl 
1911 iit [K)i. che contengono particolari e aotÌEÌe preuoee. Tutto 
eìòche nel codice etrouiano v'è d'importante perla aloria e le 
idee degli Sfiirjtuali rranccscani, l'E^firle lo lia pubblicalo, nò resta 
forse a epigolare se non qualche pìccola cosa iotorno al gioachi- 
tnUiDo di queiilo tardo |>erÌo<(o. 

Nella seconda pubblicazione (Arehìv II. G2) vieti data alla 
laea una parte della Cronaca dello tribolazioni nel le^to Ialino. 
Abbraccia quella stessa tribolazione, di cu! in questo Archi* 
vio anch'io pubblicai due capitoli [T. XVII della pres. Serie, 
pag. 12-361- Ed in appendice alla Cronaca ed a conferma de! 
fatti in esaa narrali sono aggiunti i seguenti documenti: 1." Dal 
codice -2 dell'Archivio di S. l-'raoceaco in Asciai una importante 
bolla di lìoniracio V||J, indirizzata ai vescovi ed arcivo$eovi, dove 
ni vieta B) bizochi od agli eremiti di udir conrossionì e predicare, 
e un frammento di altra bolla dello stesso Papa indirizzata 
agi' inquisitori, perché denunzino ai prelati i bizocbi ed eremiti 
sospetti, e vigilino che la punizione e represȓone sia pronta ed 
efRcaee. Ambedue le bolle sono datata Anagnte X Kal. Oct. 
ann. 2 (23 Selt. 1200). 3.* Dai regeeti Vatic. n. 30 due leUera di 
Clemente V, l' una al Gnardi&ao dei Minori e al vicario dell' arci- 
vescovo milanese, perchè vit^ìlino che Bonagrazia da Bergamo 
non lasoi il convento, dove era suto confinato; l'alti^ 6 aoa 
citazione al pnivincìale @d alcuni Guardiani della Provenza, ap< 
parteoentt al parlilo dei Conventuali, perchè tra un mese, sotto 
I>eaa di scomunicn, ai presentino alla curia. 1^ prima bolla 6 
datau II Ka). Aug., e la seconda X Kal. Aug. anno VII (31 e 
23 Luglio 1311}. 3." Dall'archivio vat. instrum. miscel. 3 Maggio 
13L6, un'appellazione dei Minoriti di Narbona e di Bi^ziara al 
capitolo, riualto in .Napoli per l'elcziooo del Gooerale. K un do- 
eumenlo importante che ci racconta i fatti iatcrvoauli a quagli 
spirituali dal concilio di Vienna in poi, 

Nolln 3.* pubblicazione, Archiv. II. 249. sono stampate la ter- 
za, quart& e quinta tribolazione, sicché tutta la parte pia impoc- 
tiinte della Croaaca A pubblicata, essendo le due prima tribolà-> 
ztoni< che restano da pubblicare, un ralTaizonamento dì altre epo> 
nache in gran parte note fa parer mio l' Khrie dovrebbe compiere 
Atm-, i'ScriV, T. XVIIt V» 



i 



«98 



RASSKONA BlOttOCftAFlCA 



J'opera fiua, a pubblicaro il resto, perchè noa 6 di [)0C< 
vedere come eieno siale riinaneggìdlQ le ronti. a cui l'ttuuira OelU 
Craoaca Bliiaae]. In A|ipe»ilice alla Crouaca é publilicaio: L* Dal 
cod. vatic 38S0, confrontato con altii tre, vaU ^11), il^lfl o vnU 
Kg. 1283, il pritQO ca^JÌlolo della profvziu di Cirillo, citata ooa mIo 
netta Cronaca delle tribolazioni, ma bonaneo In uaa dcnuncùi 

eontra /ralrem Jiariholomeum da Podio Ofp/4ao dì Arnaldo 1 

Villanova [L' Khrie ne pubblica il pano relativo B^condu il coit" 
Tat. 3d34j. 3.° Dai regesti aiigiuiiii due letlurc di Carlo 11 dell' 11 
Gennaio 130l> alla pnncipesha d' Acajit, Uabulln Viltebarduio, 
l'altra a Filippo, priocipe di Taranto, perchè facciaito eMguif 
bolle dì Uouifazio contro i bii;ochÌ. 

Tutta questa lua&sa di documenti inostra come eia alata u| 
buona fortuna per la Cronaca dello tribolafiout che sia capìi 
oelU inani dell' Hhrie. Perche nessuno me^jlio di lui avrebbe 
luto e saputo raccngliere da taola parli un materiale d' illuKtn 
zione cosi scelto e copioso. 

La fltampa della Cronaca dello Irtbolazionì fu fatta cu 
codici : il laur. XX. 7 e quello di S. Uìduro. lì nei paii!»i più osci 
venne confrontata la traduzione italiana aecoado il rìccardiai 
Imi. \ chi conosce i lavori del Pruf. Ehrie non o^^irre diro 
la pubblicazione veonu Tutu 6olla consueta raacktria. Che l'ac 
nueoso del laurcnziano sìa un tedesco I' Elirlo l'argomunta 
l'uso del w in luogo dell' u come Itugicixm. lanffworibtis ecc., 
io aggiungo che dallo scambio del v con/, fncilo in un todescu, 
è provenuto che l'amaoueneo una volta scrivesse coearium m 
luogo di/oeariiim pietra focaja (Archiv. 11. 281 lin. 7), a ua'i 
volta per l'opposto a/uUa in luogo di ee»(Mi (ivi lin. 21). 

Pregevolissime, oltre alle appeadioi, ohe abbiamo [liA au et 
merate. sono le note illustrativo, tolto in gran parte da djcuinoi 
Originali. Cito tra le altre )a nota a pag. 'Al'-i, dgve si delennii 
ohe l'ilota, dovu rÌpa--arouu Kra Liberato e i oompagiii, sai 
filata quella cu«tddetla Trixonia all'ingresso della baronia 
Solo Salona, fpoeìde e Locridd), e che il luogo dovo fiiggiroi 
quando dall' isola lì ebbe ecaceiati il baroas Tommaso, 
alalo nolla Tsssaglia, o tf^rram «<rMI.1^ 
I' Ehrle, si deve leggere noli' Jìi)i»tfjUi - . ' i 

l'inintelligibile terram devuttatoretn. Cilerii anche la notacf | 
919, dove secondo il regesto vat. n. 46 fol. 11!> a'h potuto d< 
minare che l' inquisiture Tbmoiaso, contro cui la Cronaca ba \ 



DOCUMENTI FRANCK»CAN1 390 

jrola roTonli, ara un domenicano; ((nalini>iite la nota b pag. !^6, 
Idove il roccooto della Cronaca dalle tribolazioni intomo al gene- 
rali) Crescenzio da Jesi lìan cotiforniatn con l'auloritA della Cro- 
[n&ca (lei Si generali, che nel nostro caso ha gran valore, trat- 
jtandosi di una cronaca coaveatuali&tìca, cbe avrebbe avato (ulto 
h* Ìlit«r«sse di lacera. 

Il testo della Cronaca viene preceduto da due inlroduzioni, 
11* ani, dove l'Khrle aostlone con molti e Toni argomeolì cbo l'au- 
tore di essa non A allrì se non Angelo Clareiio, l'autore della let- 
Itera Excugatoria [Archiv. II. Iij6-U9; ; l'altra a pag. 249-25G io 
[cui ribatto le argoioeii (azioni mie, pubblicate io quciio stesso 
Arcliiwio nell'articolo già citalo. Io già dissi in un altro scritto 
pubblic;Lto nel TeUtto, nuova rivista di Cosenza, che sarei itolo 
Ut primo a rattc^rarmi, «# /« dijfieóUA Ha me rìltoaie wnisaero 
\$etott« «wi , fhe la Cronaca sì poiesvi Bf^rainentf attribuire al 
■ Claretto, pernii a tal modo aejuiitereòfK maggiore importanza 
\ quel fiocaitiento , del quale io per primo nix valgi targanwnta 
I neW fircaia. Queste parole le confermo oggi, percbft pio ctie allo 
[mie conghictture tengo alta verità, e non dubito di confesMirc 
gli errori miei, beu sapendo che chi ai caccia nell'oscura regioau 
delle ipotesi, corrti il rischio di mettere sovente il piede in fallo (1). 
[e cosi non ho difficolta di ammetterò, e lo avevo espresaamente 

fi) ùu,\ acklMUmeolo ronfetsal. cbe l' Ipoteal del Deniflc e dell' (Uu|il 
fatiirAuUifc del ^1 crron esuatu dui 'li vangelo eierno, era pio craiviiiceoie di 
[<]flell4 oUtrtccidta il> Die neM'&r«ita. KO tu questo punto il Hedifle avTcUM 
lllo«uiu nbtniirc In una Dirla euH'jfrdbiit dove rincaraiido ancora sulle la* 
B, aggiODge ora, din le non ronwcevo il Vrefiet se non per via 

r (Il elM D Ittlso: lu mi icr vii ilell" byrnLTiL-h, cliii ovovo (ilii alla mn- 

B, efeo'iulUi;, e rlie anclie u^j;! In scrtio V/Jeivor<t in Xno^a di Da lltr- 
jctfrrf, ^<Rtc, uatltAilosì di uti cognoint lucile, avrei doralo scrivete. Quan- 
do id polciflitra si ndocc a questo. ò.lDullle ironlloiiarU. uc avrei riii|ioMu 
jptU, so nuli mi [ireioeno di dicHlarare ttio le aan datiilo ponto cbe II I>e- 
IbUo aia arritsli u taiitui dal n>AUluil nicl. iadipcnikeiemoalo da ne. lo 
faea preieiidu alia v'^mUw di nullo. uu«sio solo dicevo e rlpeln, cbe daceliè 
|es<l In oiolii punii ni ciiaia per ooiuballermi, glusiiala voleva cita nil d- 
lussa In qael lutMctil, dove questo monta almeno ikrevo avere agli occhi 
fsuot, di aiutare d'jccord» con lui. prima ancora che egli avesse tarlalo, la 
Mia gtiulitta 11 D«nil)Q non ha lo sIcmo «nc«lto, che ho io, e non ilubllo, 
lad eaempM, in arma di una brete nota sul 3t orrori, di cundaaaare tutto 
Il Dilli iKori) suirCTSiixclo etento, mentre et «tpefa che io avevo «ludUto 
I miDalainenle II protocollo ilt A'iagni.eprtma di lui lo avrei imbbiltito con 
latti I rifconlrl alla Concerdli, se rediiore non ti (Mse reclsaineiiie opposto 
■d liisro*»re II tolame. o a dlvidorto la due. 



300 



RASSEGNA niB(,tOCRAnCA 



detto net mìo articolo, cbo i passi da me citati, dai quali pamibbit 
eho l'autora della Cronaca Como un conteoaporonao dì S. Fran- 
cesco, non erano decisivi, porcile avevano potuto I -.m- 
lati integrai mente dalla funte più aulica, che Tu . ' .i^ ^ 
Potrei notare , che 1' allro luogo da me citato , net quale 
' l'autora della Cronaca dice di avere udito dai coiiipagnì di San 
Fraocesco il racconto delle iribotaxioui loro, ni>fi e cosi facile a 
rimovere, come 1' Ehrte crede. Perdio in quel luogo, cfae ai trora 
Temo la fine della seconda iriloluzioiie (1). l'autore ii» ' u- 
Egidio e frate Agnolo, e uè l'uno ntì l'^iliro potevano l- i> 
dal Clarenn. Noa frate Agnolo, uoo dui tra sucii famedi, che m- 
condo il Wadding, accettato dall' I£hrle [Archiv. Il, ài>t nnt4 '/}, 
mori il L'2»S, nel quale anno il Claretto, morto nel 13;17 oilan- 
tenna o poco più, era appena nato per cosi dire. Multo mauo fra* 
te Egidio, perché codesto Egidio, che avrebbe aoBorio dtillu )<cr- 
secu2Ìone di frate KUa e mina, dubbio l'eatalku, o il quinto 
compagno di S. Francesco (Cristofaw, Il più. antico poema della 
ritta di S. Francesco, p. tlU), dui quitte la bìogru6a iaeehla nella 
cronaca dei 24 Generali ricorda le rampogne contro i frati cbe ai 
impacciavano di Boieuza, e voleano entrare aelV Unìveraita di 
Purigi, raccoglievano denari, ed accettavano doiiatiOfii per eor 
struiro in onore dì S. Francceco una ^pleodidi t'Qieaa [%. Ora 
il bealo Egidio n>orl secondo Panfilo da Msgliano, aocititato dal- 
l' £hrle (Archiv. loc. cìt. nota a) il 2.t Aprile l'2ót, ctoA io quol 
tempo in cui il Clareno non era ancor nato. Potrei notare tutto 
questo, ma voglio esser largo, ad ammettere che nncba in qiieiiio 

ID VfiJl questo ArrlilvM p. I il«v«eiiirQrìo un 9rri)rc Jl slimiur. I' lesie 
<l<t« dirti p. 13S b; eaiora 11 qiuiK ta i-w(«<«no, aoi II lo-n/xt^w tfj San 
Frantetvo, Irate KgHUi e fraU Jptolo, U fiui'l vrano ancor rirc cium io m* • 
dMdno li tMfi, ia nairraeono, 

|i| Sono taralleriiuciift queiti! pamie che iraschvu «cranda II nidirv rte- 
canl. «"9 rol. 33 » • ScniRl qaldmn (rilrr voliiil In plolra P«ni*ll f nMl^i«, 
et do^it tuiD rrat« r Sglilliis, qtiod sic ditcìcl iii wriiinno. be bo nio'ln -iir-y 
e poco la... Freiu«nl' elism In fervore Olcott;it: l'arroiu; Pir 
deslnifs Drritiii>m '^. FritneUrlT fol. 37 a-. Cui» siilfui mMUel o i 
QUOd Ak)I»i| lia^iliru nufiiia el'tiinipmoij ui^iIliK-aliiiiiir, ci y»* > 
Ibi rrii cfltlDraiiini, ulil perumain jito uh oi'Cb ir|>incrent > 
Mn»ersm ad friurcm Leoi.ciB com laeilral» illreroi til niorlmu ot, «j4* 
et v«* illuil maro loieum fntttt, miod bìI. nnin lanriant pani""'^!-'" ■■'. 
rKlpleititum offe reatluRi pemntam orllnaluni. At aiUpet vtvii. ii < 
trthntilloficfl III) US Ucllio dure posse* ii&rUie. (Juml tnliV i. 

in iMmiiiD vijtoi iiiu, et quidtu Iimires aiti codcbid iiIuei i: i^l- 

nitiu cairre{«n inr. 



ikk:uurntt frantescami 301 

(A^'^o il Cronista riproduce la sua. fonte senta mutarla. E voglio 
■iieho coDce^iiro elio mollo dolio iliffcroiizc, da ma &ot«to tra la 
CmiiAcae la leticr«, no» Bono con tradii uìoni, ed a bella posta 
non Io chiamai con quc'^to nome, bangi coll'altro più temperato di 
Hinrjeftit}. Ma non possa auimeltere Qè che sia un solo il punto, 
noi qtiula In Cronaca 8 la letiera divergano, né che dato pur che 
Tosse UDÌco, questo t>ia di ul fatta da potere essere trascurato. 

E prìiiin di tutto l'KhrIe ricoDOSCti che nello alato presente 
dei Qoslri documenti iioa si può spiegare come la Cronuca dica 
«biaramoottì in due luoghi, che furono mandati a Papa Cele- 
stino fra Liberato e fra Pietro di Macerata, mentre la Letttra 
fa bene intentlerc che ì due Inviati fossero invece fra Liberato e 
fra ClnrG'io. Ma egli noa ammetto eguale conlraddizkine tra la 
Cronaca, secondo la quale ì reduci di Crocia non voluti ricevere 
dal Generale furono due soli, fra Pietro e un suo compagno, e 
la latterà, che nella frase nns daon accenna invece a frate An- 
so, che ò lo scHUore, e ad un altro. Imperocché egli dice, 
itiUtnilcre per il compagno della Cronaca frate ClareaOj 
a per il frate innoii'inato della lettera fra Pietro di Macerato, e 
qualunque dìvur^^onza spari«co. Or bone questa sostitdziono ap- 
punto io credevo o credo tuttora impossibile, ove atleotamoiita 
ai leggano i due luoghi eoa quanto li precede e li segua. Cù- 
minctamo dalla Cronaca. A pag. 3U8 delì'ArcMo. Uil 11 essa 
dica ; Frafret txro PeiriiM de Mtteemia et socia» s/ua, trans~ 
unnici per Marektam AnchotUtanam. debile* corporia et infirmi, 
atiUa nuido impftrara pnhterunt affaire MontUdo, oleario mini~ 
atri Marcfììac, in alù/uQ loeù iUiua pnmaeiae ramaaere. Nella 
stessa pagina hnea IQ-'ìl : placuit generali Mini^ro... quodad 
uummum pontifiwm /rater Petrus de Macerata «f »oeiaa e/'ua ae- 
«fderenl. Noa si può intendere die il soff/us della linea IL sia 
diverto dn quello della lìnea '^t, perche in tal coso l'Autore, per 
barbaro chi* fosse, avrebbe usata una dicitura differente. Chi aia 
({tieelo sorius lo dice la Cronaca pochi righi più sotto (p. 309 
lìti. 8} quando nomina appunto l'altra dei due compagni e tace 
di fra Pìeii-o; Hominm Cetvatìntts mandacit eisdem.fratri Liòe- 
rato et aoa'o. iNella metile dunque del Cronista fra Liberato e fra 
Pietro erano couie Castnre e l'olluce, haalava nominare uno dei 
|due, perebA Inrnaase alla mente T.-allro. Quindi nel primo luogo 
delta Cronaca quassù riferito deve intendersi: Fralrea Petrus de 
Haeerata ei fraler Litteratm transeuntes per Marehiam ecc. 



30? fiAssECKA nreDWthAnc* 

Veilianio ora la lettera del Clar«ao. In Mfift fra f^etro di 
Macorala oon è neppur nominato, meatro tanti aliti uomì si 
ricordano, e in laogo di lui la funiione di aociva 6 tenuta dal 
Cfurono «teaao. V. Archi". I p. 523 tam oga tjuamjnt&r Liò&- 
rata»; p. 5'H/rtitrem Liheratum et me. Che cosa « devo inraflra 
da tutto questo T Non Vba dubbio a parer mio che quando la 
lettera usa quella caratteristica frase nos duo» doii aocenna a 
fra Clareno e a fra Pietro, die non 6 stato proceda ntementa no- 
minalo, ma u fra Clareno e fra Liberato, ohe poche Uimo più 
sopra sono stati messi astiiaiae. 

Possiamo coochiudere, cha secondo la Cronaca delta tri- 
bolazioni (Va Liberato era come il prinra dei dissidenti a tra Pì«- 
tro il secondo, onde a questi due petti ffrotiti soltanto il prò- 
rÌQciale della Marca chiude le porle dei conventi da lui Jjpea- 
denti, e questi due vengono mandali a Celestino, etra questi 
due il l*apa sceglie il capo del nuovo sodalizio degli eretnili fran- 
cescani. L'Epistola per lo contrario roetie pure primo fra Libe- 
rato, ma il wcondo posto lo attribuisce a fra Cloreno, e j docu- 
menti autentici pubblicati dall'Uirle mostrano che min la Crona- 
ca, ma l'Kpistola ha ragione. Imporocchd quando fra Liberato 
tornò per la seconda volta in Italia, chi restò in Tessaglia a farua 
le vtici, per raccogliere i dispersi fratelli e procacciarne l'im- 
barco, fu il Clareuo, il quale racconta che. soltanto quando tutti 
furono posti in ealvo, rimpalrid anche lui. Quando mori fra Lille* 
rato, la direiioue degli Eremiti oon la raccolse fra Pietro da Ma- 
cerata, ma il Clareno. il quale si reo6 alia Corte di Clemente v, 
e non ne parti se non quando sotto Giovanni XXII fti rifiuta la 
causa sua e dei suoi compagni. K pur da loutano seguitava a di- 
rtgifre la società, dando coosigli od ammonizioni ai suoi fratelli 
che vivevano, Dio sa come, nella provincia della Marca, di Iloma 
e del Ragno di Napoli. La pubblicazione df Ile lettere del (!)lart'tjo 
inette fuori dubbio questi fatti, i quali la Cronaca, no fumé ^-utu 
veramente dettala dal capo degli eremiti, oon avrebbe ab if.-"i> 
rnti n4 taciuti, essendo essi non solo importanti per M medoiimi, 
ma indispensabili bensì ad intenderò i fatti posteriori, come p^ 
dirne uno. la presenta del Clarone in Avignone. 

Iiilìnu un altro punto io avevo rilevato, die cÌoò in <)uc1Ib 
parta della sesta tribolazione, e proprio in quel punto dove \ter la 
l>rima valla occorre il nome del Clareno, la Cronaca cade in un 
::rave errore, narrando che i frali conveoluali mandarono a 



DOCL'MEKTI f^ANCEfUlAMI 



903 



rOiovannì XXIT denunzia coniro i dissidenti, Ira ì ijuaK erano il 
ritir«fK> sips^to e fra Lilier&to, mono gifu da un patio, e fio òaì 
MK'jO'io nono del pegno di Cloinisnia V. Potevano ì frati conven- 
tuali prethlere uno srurfiiMiiae cosi grosso, e in ogni cmao poteva 

I rar^coglierli) il Clareoo. chd ben coaosce-ra i casi del suo ama- 
tisHimo cafMit (l). 

RIassuinando io dice : la fioslituzìono di fra Pietro da Mace- 
luld a fra Clarono, l'inesatto e mancliovolo racconto dai fatti ac- 
e«duti al Cl&peno io Grecia e pret^io la corte pontifìcia, il si- 
lenzio AMolulo sul nome di frale Ang«lo pQi* tutta la quinta tri- 
bolsiionRe la prima purlu delia sesta, l'erroredi fatto in ciiì 
cade il Cronista la prima volta cbe nomina it Clareno, sono gra- 
vìbbÌidI Indiui clic la Cronaca oon possa appartenere al capo' 
degli Croniili. 

Gli altri argomenti dn me addotti, dopo la pubblicatione 
delle lettera del Clareno, noa hanno più valore, imperocché da 
es-se 6Ì ' ^'lo frate Angelo, non che tenersi sulla riserva, 

che la 'II' ' ' po^ifione gli richiedeva, ^guìinva a trattare 

delle qiiisiiouj minoriticbe cogl'ìntimi suoi, e non risparmiava 
gli avversarii, e neanche Giovanni X \ [I, aI cui indirizzo vanno 
certo r]uesie parole, genite in una lettera posteriore alla sotto- 
miuioiio di Pietro da Curbura : Si autem suoimus pontirex vera 
et cena !!uis »istuiÌ8 convertat in ditbium. et hereticuni esse de- 

, floit td. qooj ecclesia et doctores et regule sanclorum doccnt esse 

Icatholioum et pei-fectionis sumtnum verticem, nemo ipeum ju- 
dicnt, Be4 ipsum eeìp^um duninat et coiiJemnal, (Archiv. II. 5671. 
In quunlo pnì alTipotesi mia che la Cronaca si ptit) divìdere 

I in doe eeiioni, l'una piò antica che abbraccia le cinque tribo- 

'laijoiii. ft l'altra più moderna che comprende la sesta, l'Ehrle 
Ulive due obbiezioni. t.a prima è : che sebbene la Cronaca sem- 

[M divìsa in due parti, pure lo stacco non ha luogo, come 6 ri- 
chieflio dalla ava ìpoieei. Ira la '|UÌnta e la gesta tribolazione, 
taa invece tra la priinae la seconda parie della sesta. Inoltre 

l^li non mi pu^ menar buono eho la sesia tribolazione sia più 
orme alla lontra dl^I CI <reno, nel mentre il racconto dì 
comincia dove la lettera finisce. Confesso che ijuaste ob- 

[biezioni, per quanta acutamente pensate, twn mi farebbero ri- 

;|l Vnlt Arrh'f^n SlorUe /tatiatM in (]ueslo «tr«<« vnloine, ed Entta 4r- 

\diiv. IL Iit-I1^ liilnrfj Trilrci p«l)lloiia« su.-ih ileilrranl iF>ni<Od (filnvinnl 

[xSill.- rantn rrstrin Llb^nlnin et tr AriHeliim. Primi di qae«M Iikro lo 

IBM tmvn at(ro ftii «"Dn iiuiDia DO iieKl pNma p4rle dolla ^ Iribelulono 

dorè al nomini II direno. 



304 



tuassoMA bibliogkaftca 



K 



movere ilall'opinioits mia. Anche io inlendevo che lo stacco ftc- 
cadesse tlovo vuole t' Ubrlo lO. iraptiroccliè le oiniue tribola- 
noni iicirce«inplare VISIO (lall'Affù, e dallo scrittore dellft uuta 
nel cod. laur. XXVI. IS (V. quuto Arehicio. loc. ciLJ «frisavano 
sino alla morte di Clemanto V, vnle a dire comprar) dova no liiUo 
il tempo abbracciato deilte cinque tribolazioni, più dalla nrima 
parte della seata. E non imporla che il titolo della veccltia cro- 
naca ricordi »o1o le cinque, e taccia delta Msta. perché eeoondo 
la coqimodji teorìa Gtoactiiinitioa, fief^utta dall' autore Jotl' /ii- 
ttoria aeptcm irihulalionum , la line anzi il m&eio della tribo- 
laztona precedente si può consìderAre aocho come il priocipio 
della seguente : lum quia medio eur«u precedenti^ irìbulutionit 
sequentie inilia inchonnliir. K cosi accade che sebbene la sosta 
trìbolazioae. seconJo la pretesa profeiia di Liiovanni ila Parma, 
dovaa cominciare dalla morte di Celeettno , pure la Cronaca 
non la comincia dì \h, nfi ì travagli di fra Liberato e dei com- 
pagni suoi, avvenuti dopo la morte di Celestino, vengono rac- 
contali nella sesta, bensì nella quiDla tribolaiìime. K dnoabA 
codesti travagli non fìuinino colla morte del pio eremita, ma ee- 
guìlarono ancora fino a) trionfo riportato dagli spirituali nel 
concilio di Vienne del 1311, rngion vuol» che quella [lartu della 
Bosta tribolazione, dove di codesta viitoria si narra, e della po- 
lemiche eoslaoute da Ubertino contro fra Booagraria par otte- 
nerla, quella parte, dico, della sesta tribolaxioni* fiì pos&a e si 
debba tenere corao appendice della quinta. Aggiungi cbo in 
.quella non sì narra nulla di sostansialn>enle nuovo, eh* non aia 
toccato in quegta, o te considerazioni su Almanco, sul Cecca- 
relli, e su fra Dolcino, che precedettero tutti la morto di Tra Li- 
beralo, potevano beniftsimo mettersi nella quinta tri boia; inno, nA 
corto riguardano fatti svoltisi nella sesta. L'unica parlioulariiu 
noova della prima parla della sesta tribols/ioiM A l'accusa mossa 
contro Ubertino a Papa Benedetto \I, accusa chanoa coinvul- 
geudo altri, ed avendo avuto un esito felice, come piacevolmente 
racconta la Cronaca, non può cOEtituire una nuova tribolaziona 
La sosta tribolazione vera A adunque quella che comincia dopo 
un periodo di relativo riposo al tempo di Giuvaiini WII. quando 
per gli spirituali, che s'erano rinfrancati colla pubblic«£ÌOM della 
bolla ExÌkì e delle costìtaxioni olcmeatino, cominciano noovi 

il) HiHL Ilo potuto i&Slcars con preetsioss II poalo, partU Is «sa av«T<i 
ftoli'orctiift ti lesto IlliM d«Ila CreniM. R pai codlct. iMlllH e«B iiaetlu 
Orile lettere del Cisreoo, en s qoel tempo In Roai. 



yoCl'NBSTI FRANCERCAM 



30n 



guai ixlla bolla Quia ijMrundam, a Ik etUziona di molti Tra loro 
davanti al Tribunale del Papa. l'er tal guisa non sarebbe sba- 
gliato il titolo (li ciiLque iribolaiioni, chi) l'auture della vecchia 
CrouBca avrebbe dato all'opera sua, perche, ripeto, una parte 
dalla iiiìnla tribola/ione ri puòbnne consiilerare come principio 
detta sesta, e un amanuenw avrebbe poiiiU> benissimo notaru 
al cominciam^ato di r|iie1la parte; ffi'c inetpitur àczta Irihulatio. 
raa non per questo le cinijue Iriboìiizionì sarebbero (tiventile sei. 
Lo stesso fìtlto é accaduti nell'oliera completa, dove la 6«sia 
trìbolaiiooe ha una pìccola appendice, cbe nel codice di S. lai- 
doro va eoito la rubrica, che certo non appartteoQ al cronista: 
tfif ineip'ife [toV^it IrifiuUitio sfplinàa. 

La seconda obbjovione, che mi mo^'o TEhrle, poggia sopra 
un eiuivoco. lo non di^^i che tutta la sesta tribolazione è con- 
Tonne alla lettera del'Clareno, perchft ben aapevo che molti dei 
fatti io ossa raccontati accaddero, dopo che quella lettera* fu 
Borìtla. Dissi invece : Alle cinque tribalationi «i aarObbe poi a(j- 
giunta la setiia fo^ffjiala pea qi'zl cim riouard.^ il Claacno, 
itiUd lettera axciiva torta, E nei limiU in cui l'bo circoscritta, 
pariui cbe l'oseervivionB stia, percbè quella parte della sesta 
Iribolationo, che ^ì rìrerisee al Claretto da fol, 67 b. a fol. 66 a. 
non diTerisce dalla lettera se non in qualche piccolo partico- 
lare di tiei^i^iina importanza. 

Ma sebbene la mia ipolesi SL-poasa.salvaro dalle obbieeionì 
deH'Ehrle. pure io non ci tango mollo. Né posso negare che le 
duo parti della cronaca, stando al testo che possediamo oggi, 
Hombrano appartenere allo stesso autore. Joiperocchd nell'esordio 
dalla seconda parte della sesta tribolazione lo scrittore si eaprì- 
ma co'ue se volesse riprendere il filo di un discorso interrotto, 
•J eepressamenta ricorda l'invito, fattogli da persona autore- 
volo di scrivere la Cronaca, invito a cui si accenna anche nella* 
quinta trìbolaT^iono (l). Inoltre l'unico vantaggio dell'ipoiosi mìa 
stava nello spiegare il silenzio, che nella quinta Iribolazione ai 
serba sul uomo del CUreno. Ed io diceTo che questo era potuto 
aooadere, perchA al (enipo dì Tra Liberato il Clareno forse avea 
Ulta posisione secondaria, e inferiore poniamo a quella di fra He- 

li; Bere te |iarol« ikll*«sori]iO: Arcblv. Il, |33. Ecce ptopter verbum luuni, 
iiuod CAI mlhl ilrlilta el taiìitae mulllplicl rcTi^renilani.. «icat postulali) trl- 
ttuUelonei rreionta^ n, rc'itiinnenenionirl, utauillvi ab lljlsf^ui iuatlDne- 
ruol caSt «t a>ii|iin cumincnioraTi du hil< qitsf Vedlatl In qaalaor Icccnills 
iiaa« vidi Pi irfft CJr II, 1*7 prectptt diti obedienltam Mlvere, et nlhil 
ebnilten ila <roianuie Jnhflnila 



306 



RASSeCMA BIBLiaGRAPICA 




tro da MacoratA. Ma perchè l'ipotesi reggesse ed il vaniojggio si 
conserrasM, bÌ6agnerebb« che il Cntto dell'oscuriti, del Cloreoo 
tmsa vera, a die la (juinlft trìb^lazìnne si pol»im diinostrara 
si:ri(ta in quel (orno di lémpo. in cui ìl Clareno non era ancora 
emerso, cio& prima delta morte di fra Liberato. Ma inveoe nb 
quel fauo 6 vero, né la (|uinta (ribola;>ioiie ha polulo essere 
9crì(ta prima del 13*^3, perchd vi si ricorda il toartirio di Tra To- 
lentino arcflduto il f aprile 1321 fArchiv. li, 2351. 

Quaeie obbiezioni sono mollo gravi, ed io non [>otrei risolverle 
se non Toggiudo altro ipotesi «uft&idiorie. come iiuolla di una dop- 
pia e successiva redazione, e simili. Ma in questa via tnì rìpugna. 
di entrare, perchè mi manca qualunque dato, ed jn luogo di tra- 
stullarsi in ipotesi vane, vai molto meglio confessare che (Ino 
alla ecoperta di documenti nuovi le coso stanno cokI. chagravia- 
stmo ragioni c'indurrebbero ad attribuire la Cronaca al CI.-ir«no, 
e ragioni non mono gravi ca lo vietana Sfuggo s noi qualche 
Tatto, che ci darebbe la chiave dell'enimma. 

Del reiitu la quiclione suU'Aulore dalla Cronaca, dopo gli 
studii dell' Ehrie. è divenuta affatto secondaria. Sia fi Clareno 
o a)ti-ì cUe l'abbia scnlta. il fatto é che la Cronaca, se no togli 
le prime due tribolazioni, racconta scrupoloaaiuouto il vero. E 
coi documenti alla mano s' t potnto provare, cho i fatti più 
Gospelti da lei narrati sono verisfiimi, come a dire che S. Bo- 
naventura, dopo ficritta la «ita di S. Francesco, proibì le altre 
pili antiche, come quelle che pareano pia favorevoli agli «pi- 
rituali (Archiv. Il, 266] : che nonifuzio non cassò di boitu gli 
eramiti francescani approvati da Celeotino V, ma li volle rvad^re 
impolanli togliendo loro la predicazione e la confessione (Archiv. 
Il, 143. 112-111) ; cho tale ducrelo di Bonifazio fu eseguito acrti- 
polosamento dal patriarca di Costantinopoli, il quale scomunicò 
'quelli tra gli eremiti, che non vi si piparono {Archiv. ]t. ^1<}-18 
ep. 1, 19t31); che prevalso nella corte di Clemente V im indi- 
rizzo oppoeto a quello di Bonifacio, la maggiur parte delle idee 
degli spirituali fu approvata soleunemente dal concilio di Vienne 
(Arebiv. 11. 139 cfr. (, .1i:)-544), e il principale «ostenitore d^ 
conventuali fra Donagrania venne confinato, come in carcere, ia 
un lontano convento di Lombardia (Archiv. Il, 1114 e 114 ep. 
1, 041). 1^ mi \>ttr che basti per mettere nella sua vera luce U 
Cronaca delle Lribolaztoni, fonte storica preziosa, ohe immariU- 
menie giaceva da gran tempo dimenticata o sclierniia. 

Frlicb Tocqo. 



Notizie Varie 



soctcTA STomcBi: italiane. 

1.1 B. D«iiuUzinne Veneta iopi» f\ì Stadi di Storia Valria hn pnb- 
bJicBlo II piimo vnliim« flrlta Nui^ra S«rip dei soui Uonum^nli In (lup- 
aio. cli« t (Il [ubÌqv LYII-3JI, fKKiM xtaitiiuli gli SlaltUi liti Comnnt di 
fiivasd (H \t'&\ |>or cnr« drlIVKrritio Si-rii-liirc FitttLK l.*ii>r.nTir(i, il 
i|tule »» cosi tieiie alternaro I fiivi giiiili dHt' Eccmonib iioliiiira cnn 
(]ucUl tklla SioriJ « colle occupa ninni In acrvlifo ikl paesr. E;ì;I1 ha 
eorrmlau il liliro di'una duiu prefuiiiDe e tU indici. Ne parlerà oao 
ite'Bo»tri coIblMMluri- 

OFERE POSTOUE DEL M.IBCHESE ARTORIO UAZU&OSA. 

Il UarclK-e AdIoiiIo Meitarosj di Lucci), Ira il 1811 o 11 1812, 
m-indi) fuori coi l-ircM delta Tipf^gialla iJin^U l« su« Optrt, iiK^uallro 
volumi. AdeiL«ii, pei cufa del nepniu dtll'illustre |)]irizÌo, In Slesia Ti* 
pograD* Bla alli-sli'nda iin ({uiiilo ralnmo di mt Open, clw riuscire 
<k-l tniin tignile al prftM'dtnli, f!Ì.i per la carl.i, ila (wr II formilo, sia 
per t cimiteri, e conienti (larecclii «Cfllil pcKluml. iti molto inleroue 
Iter la atcrij politica, nrliolìca ed iigronomiu di tucca. Eccone l'elenco : 

I. S'oriti di Littro, libra Xil (D^l 22 novembre 1X17 al 12 otto- 
bre DtiT). 

Frammeina Htl libro XIII {Apriìt ]8t9|. Dfxumentì intditù 

Il lìmTutritlìaiU Htt Otirato dì l.iuca. 
r DI. fhl Oiuoeo dtt l/ilta in Uteca. 

IV. Snila ronliiionn delle arti t dejli arligiani in Lwfa dai primi 
dtt ttrolofine al f5f 7; a Oli li 9<*guito lu Stuluto della Cwpam*" di 
S. BirMomm^o in SUìce, detta dtìk Sette .irti, CilOipiUto &el I3C0. e 
«ertilo in vdlgor*!. 

T. Qìw d*artt I L'accioedotto di Lucca - DcKrìiIooe d'alcuni ijiia* 

delti U-iIlerla Ducale - llladtraziono d'alcuni diploli do' pittori luc- 
l'ietio Noccli), Micliete Midolli, !S«basti)DO t)oostiDl, ec.) 

VI &>t lr*Aia nei dicfmhre Jet Ì8i(!. 

VIL Sì^le Suaie nei Lueehcse t hro tffetti. 

VUI. DtSt tpeeit, tondaÌo»Ì t vm <ki Marni nel lìucatodi Lucca, 
wfpméice allt « PniUcbe d«lta CumpiiKni liiocbese ». 

IX. Lrtttre intdtiè riguardami nue patrie. 

X. Iseriiiimi tnedittt 



w& 



NOTUCIK VAItlK 



EXCERPTA COLOMBINI&H*. 

Sotto questo lilato, il sig. Ekbioi nianisss. Il dfltla americanim e 
ÌllustratAr« (tulU riia <tj Criìloruro ColomUi , pubMichcrà tri brcv« i 
Pjirfgl (Weltpr) una Bil'lii •grafia di iOO oinisculi B.MniNcÌiitÌ. fnncpti, 
italiani e Ialini, stampali in catatlori gotici [PiéttM goH(ftieiì, (wove- 
nieiill in (n»t»ina parie dalla BiMIottca Colombina Ai Siviglia i}wa\A 
pubMicaifone avrà Innio maffKìore fiilcre!i>:e, in quinto t-tie miJmi:! Ri- 
Uiolcci (ifrvlata do KL'nlinniiilo I^dIiiiiiIni. (l^tliiiulu n-iliirnlr lidlu Kciipti- 
tore, e da lui itoiula al Capttulo <lclU rullLvJrale ili Sìvl;!lla. hs sulitin 
in qiic»IJ uIiIriI anni, per la xttf,n^aoii npgl!gepiia («e nou tt'lta a cllr 
poggio) del predelli;» CtpiluFo, ^ravj»»iii)« Mltniionì; e pnrcodÉle een- 
tln.iis tlt miii. e s(iitn(i;itl rartKsimt dWta m^l^Mm». n-nti tll mpnldlUi a 
Parigi sono sUll venriull a hrl^i e iti«|)rrsi. ti »ì^. Ili <-((p 

ch« pflrrÀ lnnaiiEi alla sua [tiliiioftr.ìlìa min «if^rla <irfl< i Co> 

lombiiHi ; « c'è da .lapeitarwla molKi intcr««tant«. m t«ninni<i conto ilei 
du6 vlvad opiiscult dello »tesìO t^ir^ìa autore, it |iriipo<tila tirile ilrplii- 
rato tlitnpiilailflnl , ebo liaiiiio (wr Uloln: Gramitttir et itf^aiìnrr df ìa 
Cotombint, • La Colmibtnt tt Ctèment Uaroi. (Parlj;!, 188S e 1SS6). 

CN ARTICO BOSTO DI FEDERIGO I IMPEBATORE 

Nel tesoro della cl>Ecsa ili Cutjpcntiorg (We»ir>illj| «i conserva un ba- 
sto di mrlallo dorato vinitA nr II' interno, die serve da reliquiario. Certe 
anifcbe Cfooldie letleutie Jiooiio clie fa (tonalo ■ qiielU rlilest dal tonte 
UUon(\ lerto utiale dei Tremuilralrnsi di Caiipi-nlicrii;. mm Ui oirco il 1 1TI : 
enotevolvè poi una relailone di un cappellano di quel monastero, cbe 
rtiiama il detto busto, caput ar^tuteum ad inprr atorin ejfo rma- 
tum tf/i^iem. (ira ìì «ig, t'- l'niupri. ardilvi^ta a Berlino, iiellt Hi- 
vùfa ^ofica di iVulfalia, t. XLIV, p. 13U t^,, embtKCK il factJmde, di 
codesta le»ta d'imperolore. e n» fa una illliffi-nte deacfiiiitn". Oimoftra 
poi ctie II detto busto fu Ijtlo a tempo di Federigo B*rb.ir(»H (eniM 
leallinnoùnu le Iscriiioni d«l relìqubrlo « le cnmadif): e Inoltre, dia 
esso non è un'oiimi di lantoriii, sibbese uà ritrailo ilei graoDA imponh- 
lors, aceurnlamente lavoralo: cooeonhndo c«m> eoaalini tntmaginl clf 
ne alibiufiiD la sigilli, mtnlaturo e liassurlllrrl cdntemiuirinet e culla diwrf- 
aione della persona di lui che el li-gge nei G(^la^U Ottone di (ritinga. 

ANNUNZI NECEtOLOSICI. 

Il 81 luitDo nitri Aaita UojAnDi.ts, Decano della faMlU di tMoAl- 
Era nnta % Parigi nel 1811. Oltre a vari lavori originati, per Inearlco 
dei (juverno francu^ ntceolse e pubfalli:^ I docammll cnncrrncall le 
relazioni dlplonutlcbe ira la Toscana e In Francia : lavoro da lu< eoo- 
dotto con grando amore per la Kienta. a nel (|aalu eblis raiuti> •'■ 'i»)- 
sopI» CanesUiiii. 



GOMUKICAZIOKl. 



Sfimatia.w Signore, 

L'n corrtsponilrDie (t«Ila tiasselta ttnit'«r$alc di Monato. B.S. scrive 
li) Batta i)t( A^uitlit) (Kirlaiitlo iIfIIj |tiil>blltMzliin» Ati Commfotu itetla 
Uiiiiij Cumtneilij cunii'iulo Dfll'jnriu Itìi rln SU^rano T;ilico 'li HiL-aldVini 
eil ora ptiMk;ilo a Tonno |xr or-itiio iti S. M. Il Ru tmlirrl'), cho 
SUbtvt «e ne yvn'i iidle sue Ittum nlla corle d" Sulu»«o In piv*fn»a 
(Irt maicIiCM Lu<lt)vjco || e prubtbi Imeni? >ll (ì^ovonni B/IU i)l Od- 
);lic-liti" I cil In iire-ienna iK-ll.i l»:l<a ctl ani^itulu MirgNvnia >le t'olx. w^ 
rrl|j ili l).'>4l>iiH> (il Vo>\. ftiorift flflb crufnl.i tij1l.i|ili.i iti Itovi-nnn (DIS). 
Mi (leniiflU il'o-iwrvjff che, w-ixxnlo le? n"ti/ic i>">'lrt', (>fl>loiir ili l-ms, 
lt;;lio ili iilf'vanni | Vl-ronlp ili NirMinal cunle ili Pnis « ili-lla son-l>a del 
(luca il'Oilrniis. I.ihrì MI Ri- dì h'nti)ri.i - Maria - clilm MilUnIii un.i ko- 
fctla. Mail, (ii-rniana ■> hniLi r znrn « dime wi\\e «fi i?«a im amhatci.ilnre 
Wiiiii), pnoiii imiplir flil Kf FiT(linjiinto il Cnrtoljro e vith (1ii=i-Ihi ili 
liii. r»l In KiTrnilf iiitite nmv'lK' ilrl irinrrhp^ i>in Jniii) ifr lìidii<k'iitiari[ 
Cbe tu ri>v!i)iS rumv il '^im |ìnn>D irariUi ti n ài SpuiinJ. v poi mngtir ild 
.dura fi. FViiliiittKlii iti C^hilnn. ptiinnppniln iiH re hdi-ri;!» ili Napoli 
ullimn ili-lin tj713 nrnsnixrsc fli N-<|miji e mori" ni-l 1!iUt nella ritU di 
T»iir«. meiilrell san fiilln, prif-inniem ili-l pnin cjpìUnu V- UonnalTO 
Ili Cor'Iova ti irnyò in ima Uitieiia ili Viilt-nia. 

ti»t(>np di Fi>is, pf(-(«ivilont« ilei regno di Nnvnrra e dalla tìo n 
di Ff<'fi-T nuniiiiatii ilucii di NfiimiirK, mitri rnoUn fìiiivnni!. n. I fmr 
drllo sU\v a 18 19 mini. La «'i.i A-rrlli aveva cirea 19 o 94 anni, 
■I Umpn il<-l SUI» maiiid^i^riio n l)ii<ìi>* in C4^llj;Iia {Ì9 marta 1^116), 
Ziirila. l'Arxi-fi^uU, .\iiiliA d-nudtlric r<l aliti kiiUoH iinijconi.-si e 
liilidliuiii piirLiMo t>i««-<-L- Volle <tcll« iMirella di Ìii<toflc di Fi>ix ; ntt- 
_jni> pili <'n<^ il 111» crlrtH-rrino complriula, l'Ilaliunii Pirlro HI. de 
An^hli-rj). È f«n<«(riuli) il Irttlato dì inalrioionio di mail. Uermiaa, la 
reniiiiiin ilit*9U(>i itiiillì rrolllarl sul renno di Navarra ce S\é lulli 
quanti k'ì siMiIUm) coevi imn cunutcum» che una miicIì.i drl il iCa di 
nfinoiir*. più iDulu tuitlcrini cbe |ifiiiriiir«Ml. o<l|aln itai Ca»liKluinÌ 
td liinaiiKirjta il' un An);iiiif*e. die II Re Fernanilo cimdaiiiiò itd vi»rt 
Imprip >iMti>. Ina wcund-) sondila di (ia«Uin<< di Fi>ÌK aviebl>e avuio 
ceni ilirilli sul rr^ixi Ji Nararia. ile' anali cerlanieiile Tu^^e Tillu meli» 
rliiii« all'una. MI y^fit iluni|iii>, eìv* m nnliiia della Iwlla e anuMle 
M^r^lirrlia iH Fdii dev'essere uno sluj^lto. I.a morella di Fr)nee«ro I, 
Dtivli'' <'i Enririi Uè ili Kdvarrn e maitre della regina liioviliiM si eliianiA 
M.irdlicrii^, celelierriflis per I falli suui, ina iwAiuiia conlesui di Fuix 
In qiirllt'itiica. 

N-n ~i>, se V.* SiRiwria iravaqdcsieosservazionid^gne d'esfcrnw!»* 
od biilklliiia ili-irArcliivio Stonco llallaiio. 

rtpgaadola tracceiUru i miei ntnasifi, sono 
tit Vk Signoria silmaiis.»» 

il SUI> OMWl.*" 
U Cai*9K COSTAMTIXO 0) UoULKH. 



Arraimzi Bibliografici 



S. Clemeatg i Canaria « it ma eoiUet mm<«Ua t*itUtt nttla Bi- 
liUoltaa .Vau'onafe di Parigi per V. TliicDl. Napoli, It. Sub. 
D« Angftit, 1885. 

. Il prof' V, Diodi (;i4 aoto agli studio*! per opare progivroli « 
inteM per grso pirtu > illnatfari! la ttorU etTìlo a anUUca dn^D 
AbniSKl, eon quMto rawk-olo elcsacleuicuie alaaipato, e «ntcoblla 
dft uan bollo, foio^ralia dulU rii(ìfÌ4ra.dclift Uatilie* •)■ S- 01c<n«ale 
a Ciitaorìa, co ne ritewa la. alorìa docriiendooi il pmiiuio oniik* 
clic appartenne ai inounei di qm-l Cua>enU, B cho A di par ai mo- 
auinetilo storico « artistico siDjjolariaatmo. La Badia di )i. CleaiCnle 
a Casaori.! i unn delle opera nrcl>itctti>uicb« pia insignì cbc dal- 
l'alto unvtiaoa ci aÌ«.riioa<ta. Svrgc etiti in an» iiola famalA 
dalle due braccia del fiuae Pcacaru ut>l contado PioneiB, a por 
carrettella di dlae^ao, o per rlccbessa e Bualnoaltà di marni o <U 
ornati Hppare ri-ramonte de^no l^sllmonlo della lilierulilà a d«*»- 
siuuo dell' impcralcre Lodotico 11 non meuo elio dolU geniale atti- 
vità tlull'itbatc Lconalo che nel ave. Xil Blt-'^e a rflilnarorla a vi 
abbellirla, h'cgttgiù A., agenda potato rsnuiìnare il manuKrillo 
porljfino, lia dslu larga palle ncila ana pubbllcaalonc alle noiitìa 
itoiicbo del ooa*6Ht9 e dolla cliieos. È «ramai Tuori di dubbio ebe 
la fondsiiotie dall' iongoa cenobia si riparla ali* tmperatora Lo- 
dovico li dopo e)ie e^li corse serio porieoli di ùta nella cìuA di 
BoQQ'tfalo. t^oei CtUadint m*! tollerando le iniOlonito dalle «oldoto- 
arhe imperiali olio lo accompagnavano dritctt) nlle Gatinnn ti eaitillo 
doro era uipilat.', lo Iccvro pri^ìunlun), e solo p<-r liiterurssiutiD dal 
teseovu lu llbenirODx, ma a coudttioni el>u l^detauo molto (o<l<incnla 
lo prorot;iili>e impellali (t). Oia, in remliinuiito di gr«aia pur lo 
scampalo pericolo, Lodorico con la ni9j[lit Anj^olborga deliberi di 
edificare un con .bi» in onoro dilU &^. Trinili, e nltratio <lair«u>- • 
nilà Jel luo^o sci'lsv l'itola di Peitcara • nmuibui botili rcFotta ti 
«( quasi verum l'aradiinm oiniiibu* optimi* frudibu» vadundan- 
Cam ■ (3). Clio proprio «11' a3l risalga la /oodailoae è (a«ri di qua*. 
stlone, o lo affennar<>no, con l'atitoriti dolla tronnca Od uionaileno, 
ti Uacbvry, Stefana Bulntlo, e L. A> MurafoH (3J, ebe più ampiamenta 

III Cfr. Dinbiria EfrclMOiperlI apud ptrtarmum. {(lisi. PKnrtp L«tc.> 

l«mo I. psfi. I a. 

li) Ch'unica Cuaiu-. ofrad HvaAtoti. Amtui. Bit/. Scnpl VDl, II, pp T^.^ 
>3i Clr- l>4Uikiir. >prr>'r(f.ujn \ol. >. du e. Adi Hasiuos n«|ll àm*Mk< 

erdlHii ^*. Bmt^tctt. l'anni, l'VB *<ii. Ut. Huakxi lo op di. 



ankunh iiiblk>oi<a nei 



311 



■lugli 4ltH b« fitto conascsra aon la croBsOA, i documepti «DUcbliiìtni 
«li'i-siK eoudoor. Il sub Mabill-in, per tini) strano oquiTOOO, riporti* 
1' itnua della foadaxloDO ■ir>472 e «ottic-iD inoltre cbn il nome di 
CaskariA KlI'iibiixiK e alla bnHIica (Casa Aarea) profenno o dalla 
■□ntuoaìtA e i'ici:ht>isa duli'edifioìo, a dall' auipìetEa dalle poMoitioai 
che lo appartcacTaao. L'ogragia A. non ò di queata opinione, t 
tlendosi dulia dotto riucrcho coroj^Taficbi! dol Mo»elti (1) dimostra 
VBie quel Domo appartcnesie ull' iioU ante ri or mente alla fuixlasiona 
drl e-anaaCero. L.a cosa pare a v<>i rc^a ancho pia probab>l« dal 
fatto non »r>ltantb della «aÌNtpoza indiMutiliilo di t^atioioiiiante aa- 
tBrEuft all' ìili, ma diill'eueie alata l'isola la probabile poilnra dì 
uu vietu, o p^SHt cbo IÒB40f deoomioat') : TaUrpromium. Probaliit- 
menti? dal pia ricco ctlificio di quo) vìona a jagm ebbe orìgloft il 
nonio di t/*ata aotcìi. • Fucati qui.-»li punti ti oootro A , proiidoado a 
gnlda ti cudivu paH^tno 8«t|;uo con aoiama dtligauta le «arie vicenle 
del BMnastero, rotliticaniIooppnrtua&inoQte $U errori in cui sono ra- 
do l il Uucliery, il Mnlftll.m L-d altri purUndo delle don aaiont « dei la- 
acili che Hll'tuai|;ne Abuzin fecero io vari! V inpi imperatori e pontefiii. 
La Uadiadi 8. Cleniente torci l'apic* della riccbijaaa e dallo splen- 
dore nel 100. XII quando fu ebimriut'j a reggerla l'abate Loonatc 
Furto dell' appoggia di papa Adiiauu IV egli pò td ricuperare molli 
beili fra «di Santa M^ria di FrasiiiKiia, S. Ctutro di pDinponiano e E 
ca-lclii Re:uniauo e Uiillendono occupati d;il conte tiualtietì. A Leo* 
Batv doblfiaiBo la coatriuiouo della baailioa, nel dta«gno eKe Iutiera 
in (larto consorva, che torte in luogo della chiesa eostrutla nell' 8.* 
•eoilu. far lai modo l' iniloco edificio, Basiiick o Cooreoto, aejcna 
neda ilorta dell' arie due momenti di singolare importauca ^ le linee 
p(ù antiche tlialijono a quel primo pori.i>la di rifiorimooto arlistìeo 
elia di luce nuora all' Italia dì Carl<' Mxgao e do' auoi primi snecce- 
ieri ; il diicgoo d<?lls Cbioaa ai riporta Intfce ad un pia rcecnto 
pLTitidu che nella atoria dell' Arto é qua>Ì pioieKuiitirnUi del primo 
e eoinciile (scc. XII) con la lotta dello duo inaggiorì istitasionl mo- 
dlo«Tali la Chiaaa e T Impero. Monteeassio» (.-ha diitte ali» Chiesa 
I pl6 forti atleti competitori del IV e del V Enrica sta qaaai alla 
teala di un muriaicuto aitistico Daaìonalc cbe ai esprìme in oua am- 
miraliila iDoItipliuilà di forme. Ma i speoialmonto nelle prorincia 
mrridwnali cbo ai manifesta (inesio polente riaveglio uri campo del* 
i'ane; tnoltiseimi moDDiftenti TOnooro restaurati, nobiiitali, ionaUatl 
qufiroli : per e*. 8. lìEosanni in Venere, S. l'cilino, la splendida 
l-lt(ca di Monreale, la Capp< Un Palaliua, lu Caucdralv di Palor- 
u, edlticli lutti, «um'é noto, rìochiBsimi di singolari oporo d'arte: 
IiiKar», mu4aio), Tvtii odorati Qte. La particolam d>ncr.xiofts cbo 
dal 8. Cliuaeate a L'aaatiria ci lia dato l'egregio A. ci dìraoalra ad 
!< Stornale 4liriii;eA-, anno IV, pa;. 'A e sig. 



i 



312 ANNI'NZI mit:,10GR.\PICI 

eaubsr&nza che per bellcEsa di psrCicoltfri, e per iirmonia di diaegno 
quella BaBÌlic* non dovè esscro ioferiorti nd aleun altra. 

Ma la parte più interessante di questa fascieolo noa è tanto 
quella cbe itlastra sioricamento la grande Abazia e la Basilica, ti' 
bene l'altra in cui si dà particolare notizia del famoso codice ehe ne 
contiene la storia, o che i monaci oSTrirous epontanearatinte tt Car- 
lo Vili l.'unuo della sua calata in Italia. TroTssi e^Bo nella Naxio- 
nala di Parigi ai numero 5JU. Il pr.>f. Dindi, che ha potuto con ogni 
comodità osamiiiarlo, gì fa lapcrc che la cronaca del conrento tk 
dall' anno di fonduzionc sino al ILS2 l'anno dolla morte dell'abate 
Leonate, o che indubbiamente fn scrìtta dal monaco GioTanni Be- 
rardt, selibeno qaa e là non manchino traccio di mnni diverse. Il 
inanoacritto è adurno di letLerc iniziali a fregi a color! secondo 
r uso del teorfpo, e ricchissimo di miniature rappresentanti gli aba- 
ti i re gli Imperatori benemeriti di qtifl Conveatj. Tra le più ia- 
terossanti rappresentazioni il eli. A. notn quella del r. del foglio 
13!). ■ Raffigura -Hi egli scriro , in claginto praspcttiva di archi- 
tettura, il frontespizio della lìadia di Ciisauri«. Da una parte é, il 
fronte della Chiesa, che mostrasi in tutta la sua grandiosità; dal* 
l'altra quella del monastero, ambedue divìsi da una torre a sci 
plani e da quattro rìqnadratnre, ed a<IornÌ di ardii, colonnini e ca- 
pitelli. Quivi si vedono i busti del re Ugo (di Provenza) e di re Lam- 
berto con gli abiti roHli, e con le corone in test», di Lotario e di Ue- 
rengario. Ugo sì mostra nel)' aspetto nomo di età matura; bollo e 
pieno di giovinezza Lamberto. Nello stesso foglio vìeno raffigurato 
r abate Ildcrieo •<. Tali pn-ziosc misiaiiii'e sono pure di un monaco 
dnl coniinto, di frate Kuati'co vigsiito hì tempi del grande ahatfl 
Leonate. Rispetto :il te^to dclln atoi-Ia che è scritto con cura ed 
elcgiinza, il prò!. Hindi nota che gli ìjnportanti docunenti di cui si 
valsero il Dachcry e il -Muratori trovanai trascrìtti in fianca al 
tosto medesimo elio per dar posto mi eaM va, in alcuni dei fogli, 
vcatringcndi>£i convenevolmente. Per l'analisi accurata o paziente 
che l'egregio A. ne ha fatto saremmo indotti a credere che non sulo 
il Du C'hesne (I) e 11 Dacht-ry non abliì.ino pubblicalo di quella 
cronaca anlicbissitna che le coso princtpalissìme, ma che il testo 
del Muratori sìa amcmbruto ed in parte ìiicum]>Ieto. Noi non dabì» 
liaino dell' ajaerzioni! del prof, lliii li, ma for^e non sarebbe stato 
fuor dì proposito darne le prove parziali punendo a fronte qualche 
brano della cronaca nuovamente truaeritto col testa inuratoriano per 
convincere il Ictiorc della necessità di ristampare la intiera cro- 
naca {'2). 1 documenti più importanti, lo accenna il Biadi ateaso, 

;i) Cfr. Dr «liiKsxe, IlitUi<: Fmnc. Scrijil. I. III. 

;S' È nolo die II NuriiKirl fece tii sua odiziene sul ms. psrlfino chs per 
lui potè largaueiile esaniinaro Domeiiico Vaiidelil. Ami l' Appeodlce lllt 



A-^MUnKI niHLIOORAKia 



313 



faruno pulitilicsU dalla «tesso Mtiratnrt con komma oora e rootnts- 
BffoU trAniant^li Al nuovo *ugli arigin»!! dftl BOhnor (tj. Noi lU- 
conviiiti, par doii kTHiiflo «gummato il oadle», ebo bsa poco di 
nuovo uel rìajietlo «lorica sarebbe lecito sperara da eaeo , tuttavia 
poicbi^ In cronaca « > documenli obe Io aecoinpag^ano aggiaugoiKt 
al valiiro «torico il pregio singolaro dell'arto, troviamo giusto o 
igleooTolo obo i( pauA poniaro ad una HprOfiuiìoM esatta del ma- 
■OMrltto elle per siraua Ticeuda oggi arricchiton la Nailonal* di 
Parigi. L' IttJtato Storico Ilaliaso potrebbo iireodero In considera- 
itooe aneha la riatatapa di (]U0iia erOBacX; aarobbo forse quoilo 
l'oaìco e 11 più pronto eapcdienle per riparare in tiualcbe modo la 
«olpotolfl dìfiiiMiiicftDia io cui per tanto tempo rimasero la grando 
batUiea di S. elemento o l'annoasa Abaiia. L. A. Ferbai. 

B. FoQLiBTTt. — Conferease loUa itorli dall' tUailo territorio 

Mav»rAt«t«. Voi. 11. Epoca Modi-^eTitle. Toiioo lSS6-8d, p. 376. 

Ogni volta che vieno alla luce una anata pnbblleaalone relatlra 
alla Bloria di ntio dei CoiBUal del noslio paese, sentiamo Ìl bisogno 
di «aliicarla ooD gioiA, porcbé i da simili Opero ohe dobbiamo aspot- 
laiei uuucl lODtrlbuil alla storia gcneial» do! coiniioi, o nuovi fatti 
da ag;;iouger6 al inalcnalu ^to^ioo che posaodiamo. Quiudi cnidiamo 
luwvstario trìbatard nn «neoraio all'ogregìo A., già oonosctat» per 
altri latori rclati*! alla storia <li MavvraU, alla cui illustratioue ò 
dL'dicalo <iaii»lo wlamc. È queato uno iji quei libri <Jei quali poco il à 
parlkto, perchè iu generale U crìtica slorica sì volge alle opero d'ìn- 
dolo goacialo ; is* anche sa questo dove richiamarsi l'attonziouo de- 
g}\ studiosi, porohft non A di plceola Importansa. E non è forse voro 
ohe laolU libiì storici d'argomento generalo sono spriso sintesi af- 
frettale, alle quali sarebbero neeewarle analisi più acute, e diligenti? 

L>' A. tratta iu questo hooodiIo volume dell'opera sua. che à sempre 
ia corso di pubblicazione, della storia del tetrltoiio maceratese a par- 



• '.ìililanenla ad CkfotuM* Cnatiricma nunc fi-fnunt tdiia ts mi, 

.. HtU- Parti.) non cDiiiKiie clic documeiill liieJill iraill ds quel 
RiaHuuTiilu: [(.Ir MutTcai, hrr. Ita! Scripl.. i. Il, p 11} nd |iuo estere srog- 
Itlft sii CKrcKlo iitul. lliiiOl clic li Vuralon Intese di dme d«IU cruiitn una 
tdiitom intogr^. A proH^lto ileirordinnmcnio del vsni llbrt, dopo il t.' Il 
Nurahirl untavo: Srjuif'fur oJii lil/ri ifuet Luea* Xiarktriitt irti/pae^t rot^u* 
friiiw ti sKunilo (U«m(enlra ttrlimm ti ttuariatn muncranmia. Prologum 
tamtn tnetoni qui foriiiiie Itbro jn-imo aptior fiittut locò movere noluimMi lU 

'SMjfoluru'a tililwitfi inlegriu rjhih'rtmmi. 

il. fltr afjxtta Imptrii. Die llsEe^ien de» fiilMrrelrl» onler dea Kan»> 

1lo(terii ("i&l-'-IB] ne» bcjrlietKil vnn t, Slunuion», Inspruch, IWO, 

3 pj«. \'-i e ME- Ter no cti« Il ri) t»n prof. Binili ci la sapere Intorno nlle 
lllusli c«ndtiinn| dcH'eJlltrlo »i |iii(t dubiiare cbe Is Coniml«ilOBe di Aniirlillà 

^4 Velie Arti, pus» |itir volendo, e avctidooo I me»), rlpariirv a UdI« rovine 
lacu., 1* Strie, T. IVIIL tt 



314 



ANNUNZI UtBLMaitAm 



tir« lini dominio Jtl LtM^olninli : per or& il libra fisueo fitta itui) 
all'anno Ì300, edAdA«pnr%-ti «ho ben (irctttf «<a 4<^r 

Nel primo fkioicol» ili (juokio H<run>ta «i>l<ita« > 
•tona del t«irtlorio mucernUae daH'Biioo 6t>4 ai liti^yi tn rim al t'ii- 
•cìcolu A ooiileDOto un iudJee disposto orcoulogjaaraoat* dvi da«it- 
menti coalenutl nel Lthtr privUegwrwn iurium t'iondat Firmo» 
Ecctesiae, tino Kd ora rimaiCO inedito. Il ttcoaòo fii" -I 

ancora uon Mno itati dati alla lace laUl 1 fogli, ooiu: i Ij 

ria dal ISuD alla fine dell'età di tno»«. La olona particolare m qae- 
Ita opflfa i polla eonlinnamoati' in raiiporlo culla «toria ganorale 
d'Italia, Lama ch<! cUiarauicale upparincu riinpDrlauxacboi{Utl paeaa 
ba avnt4 D di' all'I amento atorico della pimieoU- K la uau l- 

l'A. aon li ristringe Kir<;apoKÌiioa0 di'gll uwanimi^nli ohr m 

nel territorio dì MbocibIk, ma si allatgn a dai nutiala della hoo con* 
dtsiiini eeoaooiicho, d«ì aooi costami, della le(;iaiuxioB< a d«Ua eal- 
tura nei di>erd tempi. 11 quadro adiin<]ae è molto oHeao, • torac 
aucbo di ìf «ppo, poialuì 1 rif^rìuiUFiti alla ttoria generalo d'Italia ali- 
bendano, alcaiii dot qaali |iut4*auu acnxn diuno nntn uiuvmI. 

Anche un'altra «oailderaaioiifl dobbiamo fat« a propoalto di i 
ato tìliro. Non A fora» v«ro, «ha l'A. Ali irojipA talora alla p.'Mlilt 
3a durante il medioevo doli' etemeuto italico piiinilivo, e delle con- 
■Bt-tudini giaridicbu italiulin. Io quali diat'Ugua dagli olemuDli git 
dici romani « g«naauici? Noi peosiaioo ebe l'iuQueaaa dulia dot 
Dazione romaoa nelle prOTlnoIo di Fotmo. e di Caineriuo^ eoas 
reato nella laaislma parte d'Italia, li aia fatU aciilire piò proroadi 
monto di qnel che l'A. non penti. Aoma a>aTa roinaniaiati i popoli 
italict( lantocbò nel inudÌao*o non ai dÌalìui;uoraDo più ehe Uomani, 
e Loo^ohardi. Uve appariva l'attiticA di qaedto olumeuto italieo 
dco, cui vuol dare rlliero l'A.? Se accanto al diritto ronian», al 
Bermaniea fuaaero vaiatile luiportauU traJiaioui giuridiolta iLallut 
ae ne sarebbe truvato eenoo nella logjfi b^rbailche ohe ai a»iaa« 
■oll'Ilalia, come «i è riconlnlo il diritto lomaim. Non Tiif^ltaiBo nc^arv 
per qnesto che negli atatutl cooiBuali nea al po^ta trovar Iracoìa 
qtialcbo eonauetudinii indigena, da non dove»! riferire aéal diritto ■ 
nano, DÒ al longobardo, ma irsaenon hanno una iinpnriania capital 
Dove trovare il F^adainenie alla aavoialoaa, «bo aottu t Lee| 
bardi ai dove diBlingnere la eaodisloae dal Bt>mani da qnella dej 
Ualiei, e ohe quelli avvodo Dormo glurtJtebn nf<' ^ vt] 

qulitatorì ai trovarono agerolmenta Tu»! eun ■{ 
nnobe questa per l'A. una d<iUo cati«e pi^r le quali la domin 
longobarda non fa cosi crudt;]^, rd oppritnenta, cum^ in 'nKll 
riei fi atnto rlleaulo. Forse a propoaitn di qaoat» 
avrebbe dovuto e'^roare piii ptof"*!!! . 
liane romana »(itto i Len);obiirdÌ, p<i. 
nato qneato tema importaatiaaliiM (p. H'iit,). 



ANKUNZl UtBLXWttAFlCI 



315 



AdcIiq «itran^o a parlar* dai dettagli ili qOMtt op«r«, «juslohe 
iitti6c«zÌDap TÌ fttrobbfl d« rure, bocoiiiIo doI, ma io lineo genorklì 
ltj)'4perii a la ida eandotu B«ao eeet>Uenti. 

Xon pouinino peialtio fan a meno di OBservire rU' A. , ohe 
molto DtìI«iaTe'>l>e rioacito il corredare ^inetta pul^blicaiio&o di oda 
caria « lo ripo -geografica dal territorio maceratcae dorante ì pìà fm- 
irrlaall periodi del modloevo, come lo ha (atti nel preeedeots v»- 
lenA ptr l'stà aotiea. N4 isrebbo «lato meno etite per ^netta pabbll- 
oaiione, ••l'A.aTeaia ninfratto pia largatnent« dello precsdentl op»re 
llonobi-, dome In storia delle Repubbliobo italiane del SiiraondI, la 
lloria dei C'omaoi italiani d^l Laniaat, e lo Foricbati^sii lor Reiebs- 
Ruhtigepchichte Itallena M Fickcr. Ci seoibra ancora, cbe non 
'uelto eoniodo rieaea allo studioso il modo eoi (|nale l'A. «ita i libri 
eonialtatl, Iqaalilnveoe eba nelle note aono rloordad net leito. 

Del reato queala opera é da racoomandarai a tutti coloro ebe 
iiocenpano di *tadi ■lorìct. An:he colora I quali hao fatto oggetto 
delle loro lodagiai un ponto epcciale di storia ri poiranoo trovare 
nao*[ 9 pregevoli «lemonti por le Heerefae. Uifatti a modo d'eaem- 
pio gli itorici del diritto oltre a trorarri notlaie alili per la etoria 
ideila coadtuxioae dei comani, e del diritto slatuiario, ri troveranno 
'«leane notiiie relativo alta vita di qiiB,knno dai nostri grandi legisti 
ncdioovali, ifuggito alla diligenza dal Savigny, a degli storki 
pcifltcriorì. Kacclauio qaioli voti, percbi 1' operoslll dello stortoo 
teaecraleae ««rva d'eaempla a molti Mitri giovani, onde ai arriechìiea 
^ban preaio. ed in modo ad^^iialo alle e ji;;enu della crìtica moderna, 
letleratora lopra la aloiia dui nostri aoliebi eomimi. 

Platois. Arv. Lcioi Cbiappelli. 



0. HAarwid. Die UettenetsuogaliteTainr Uoiter Italle&s in dn 
Herman ai leli • itaaflactrtn Epocbe. LetpsJg, Hallbcrg et Blt- 
chting. KWfl. i.* di pai?. 32. 

Par fmtegc^lare U 70.* giorno natallsio di aa oollega, l'egregio 
bibliotecario di Ualla a. 8. ba pubblicalo questa tntertesante mo- 
uaria Mpra • la lett-ralaia delle Iradosiooi nell' Italia merìdtunals 
a tempo dei Soroiantii e dogli 8*e«i ■, della qoale crediaiuo oppor- 
tnno dare tiua bte'o aotlsia. 

L'Italia roerìilionale ebe noli* antichità ba fatto la parte di m«> 
diati ice tra ìl mondo greca e II romano lia anrbato nonostante il suo 
loiea^'itiameolo. aoebe noi l^mpi d«tla deoadenaa, e od medio e«0| 
egaail e altapalie eolia cultura olk>nica e orientale ebe non al apen- 
I affatto mai. Fìfio nel eufìola K, • cbe fa Ìl aeeolo pia barbaro 
par l' Italia ■ oa arelpret* Leene del pfEjielpato di Caoipeoia, a&- 
dato ambaielatnra a Coatantlnopoli , vi tniv& un m«. r< < In 

Oeata di AleB^audro il Macedone, In prees «on »A| t v r 

eenmiaiioae del tuo prineipe le Iradnsaa di gnto Ni 1' ì'k 



31G ANNUNZI BIBLIOGRAFICI 

conqaÌBt» Dormanii*, colle reUsionì «rabicbe, U cnltara estera nello 
proTÌacie meridionali bÌ sviluppò e s'allargò; si cominciò a tradurre 
dall'arabo e non per qaestiì smessero le traduiooì dal greoo. 

L'aut. qai, con molta diligenza di ricerche e eoa forma geniale, 
discorre dei pnacìpaii traduttori dal greco e dall' arabo che fiorii ono 
nelle dae Sicilie dall'epoca dei Nortnanni fino ai primi Àagìoini. Sotto 
gli Sveri si tradussero priueipalmento opere filosofiche e aatrolog'chi) : 
ma Carlo I, di salate malferma, preferì le opure dì medicina. Del 
resto col regno angioino, disfatti gli Arabi, ricacciati compintamenla 
i Qreoi, l'uso delle loro lìngue, e il sentimento delle loro Letterature 
a po' per volta si perdette. « Ma, dice l'autore, per molto tempo 
ancora co*ò il fnocn sotto la cenere ■; e cita dne calabresi, Bar- 
ladons e Leonzio Pilato, ohe nella conoscenza del greco e nel raT- 
Tivamento della cultura classica, precorsero, sebbene poveramunte, 
il Petrarca e il Boceaccio. ■> Cosi l'Italia meridiouale trasmise ad 
altri la fiaccola dell' ellonJsmo spenta preoso di lei e l'aiutò a riac- 
cendersi a brillare di nuova e splendida luce «. C. P. 

W. Wattehbach. Anleìtung ini lateinlicheit Palaeographis. - 
Leipzig, Hirael, 1886. - Edizione quarta. 

Della 3.* ediz. di quest' ottimo Manuale (1878) feci una non breve 
rassegna nell' ..Irc^. Star. Ital., Serie IV, to. Ili, pag. 2^1-257. 
13aater& qui un semplice anounzio, perchè il pubblico studioso sappia 
che la nuova edizione, rimanendo sostanzialmente e rispetto a ordine 
Qgnale alle precodinti, s'è peraltro ne' particolari notevolmente ac- 
cresciuta e migliorata, adendo l'autore colla sua consueta diligenza 
bibliografica tenuto conto dei più ragguardevoli lavori paleografici 
pubblicatisi dal 1878 in poi. Mi sia lecito inoltro di esprimere ali' il- 
lustre autore la mia particolare gratitudine, per avere egli accettate 
con piena adesione lo OBser<razioni che ebbi a fargli nella citata ras- 
segna dell' Archivio Storico, e ricomposti più luoghi del suo Manuale 
in conformità di quelle. C. P. 



Pubblicazioni Periodiche 



Aechivio Veseto. Tomo XXXI. 

1. Memorie Originati. - Amtohio Medih d& prineipto al naovo 
volume con « la resa di Treviso e la morte dì Cangrande I della SaaUi 
Cantare del secolo XIV >, efa' egli pubblica ed illnstr». Quello, pv 



PVBBLKXaOKÌ PCRIODKTIie 



317 



altro, eha H ni légge, non è ebs ano squarcio della lllnslrftsloae. A 
metter «iti' ocfliio M lettore l'ioìiem<: ilftll' ìmproa, il 3t!c<liu reca 
VII bratto dcti* CroD'XA intdira «li UdrtD)u>nn)«o ZuMttOt rettifìoato, 
per nitro, la yiò luoghi eon la Moru d'altri atoriol e d'altri eroniett. 
Dotarmina dopo cìl> Ìl (ftomo ilclla moctn dello Soatìgcro, intorno ni 
i\nAÌ* diMordana gli ■«rìitorì, a «fata la ]e(;g«nila, por U qanl» ìl 
taloroio guertioTO Bar«b1>B morto di veleno. 

B. CbcohctTI [labblica kl«uiie Note cti' «gì' intitola • fo Vottna 

mJ mtdia EtM a Ptneaia ■>. Le tracoie, ehe la Donoa lia lasciata In 

Vitnfsla Dc'lcnpi antichi non aono laute • da foroiro motoria abboo- 

ttCTolr. al racconto ■. Né il Ceccbalti presumQ di riomplrno le lacnns, 

con* ■' A fitto da taluni, avviciuando e confondendo Voti. Prapooa 

infeoe di ■ let)«r l'ordiiie de'l«ui|>i «ccoudo i quali «iibcro luo^o eli 

avieniaonti , Iv coslainanw « il eaniniino della oItIUì ■. La Naie 

. tnaomiooteno dn'noini, toIi{, oomo risulta ila'doouiuenti, dai Aon, 

'dalla gommo e dai profumi; discorrono del oonoutlo d^lla bel lena o 

«t» vladolla geDtileztH, della pietà dell'animo, del lasao. Data qutu< 

di un' idea delta coaciruza degli anlichi VL'oeaÌ«DÌ , la Note |iroa«- 

tgQOQo a parlare dal rìapetto alla donna, la maneanea d«l qaala , 

IHaclia ae Tcrao le «chiavo, è punita, come ocj^li i^teno, con jtrnndl 

ponej dtJIo i>(>'rito cavallereaco , ondo fa lestiiuoDiacia il Ci«'<'/q 

if Amore; delle mattinate, frequenti in Venezia e anohe in Cbio^ 

già; dei diiitii della donaa, pari ni diritti dell'uomo ; dello arti «ma' 

torìe , illuìltate cou molti particolari s con un foglio di figuro, io 

l«ta)tSÌ*i°e<>to di prcgliìcra. Da»I ulteiformeitte nn concetto dì quale 

>ttas« ctaoro la moslic, dcauoto dall' operetta • del Qoicroo della 

famiglia ■ (ds noto tegimine), scritto »'! 1814 dal minorila fra l>ao> 

lino, e abludesi lo aenlto eoa un'accenno alle Marie, delle cui feato 

bauBo e'rilto anche il P>lia«i e la Ri'nicr Mlcbiel. 

Vittorio Cias pobblioi la ai-coada parte del suo icritto: 
A jfrvpoi'to d' un' Amòatcieria di Mcntr Pietro Bemi^. Eapoite 
errla arti della dlptomatia paiilifieìa, sventate dall'oratore Landò, 
rcndesl conto della pH:tenta del Bembo da Roma, dell' anivo in 
V«»ex>a alla cliclicb-lla e dell' accoi^lioosa d« parto della Sigooria, 
davanti alla quala fu Ietta la Prapotta, inserita nullo opero del Beni* 
ba. Dopo di «he proaeguo a diacorrerc lo prallcho corse tra In 8i> 
gaorìa a II Nanaio, a notarti gli aeeideati, etto le accompagnavano 
e a metterà tn A*ÌLlciiia la inatiltl dell'opima del Bembo, gìarandoii 
in modo partìcolaro dol Dicrii di Marino Saouto. Anche questa parte 
è eorredata, come la prima, di doenmonti importanti. 

OaaiAi Cirur.La continua la pubblìcaziouedvllo aue ■ Ricerche 
lollo tradiiioni intorno alle aniiobe immifjraaìoai nella I«aguaa •■ Oli 
etndi dell'I eqnurelu pr^-seuie si agglrauo sui cataloghi e 
Giudo, di Turcolto o di Oliiolo. I paragoni, ohe vi «'litn 

t, di data • di oonteatl del racconto, masal a raSrotito tv.: 



318 



PUnSLICAXIUNr PKRI0MCH£ 



oh* BRiTBti 111 prapotlto nelle aniioho Cnmnclifl di Tcnettn, traggono 
Il Cipoiift » HieTirc ta modo s[iccìale, cho ■ Ì cstnlo^bi «piacopaU 
<on« antcrjori alla narnaione *lorÌan, e Fiirona eo^npilali por Int- 
|'al(ro acopo da quello per eoi icdu* faita il racoontn eipoiEttni; 
cbo foroa» niafruiti dal • Crooif la Altiaato ", p«r it ebo Mai «abi- 
reae molloplioi modi Rea aionì tra U localo ilfìcime e il mmIb nnito' 
elmo (laietando ^11 Indilli à\ liloecbi o proiccaiìonl poiterl»!-!) *. 

GlAKBATTISTA DI SardìoHA pArU di alcoQQ tlinaatie Ialine nella 
Qrocla. Lo ■«ritto con è però itn lavaro originala t è , inteca, la 
Iraduaione d'un ailìcola sui Glaatlnlanl di VcnoxU, ani dn Coroj;»», 
eho vcnuero io p>>Bte*80 do' h#nì. gli apparUnenlt ai primi, itall'ÌMla 
di 7.ìb: arilcolo, il qaalti eoKtituÌBOfl • l'ultima ■riione di uo latorOi 
ebe ne comprendo i'ìntitra storili genealogie* e lu pubblicato nell'ori- 
ginale idioma tedeseo nella [grande Eneiclupodia di Eraeh o Onber, 
edita in Lipiia da KrmaDO Brockkui (SenoMC f, voi. LXVITf) dsU 
l'anno 1859 *. La retaioDO 6 pr«ii«d(ita da na* br«** profaaioa«, nella 
quale il traduttore mette in «rideniarimpottanaa dello acritte, n«a 
aenta tilevare e correggere alcuni sbagli. 

Difttnmti iUuttrati. - II 13 febbraio del 13^2 la fletta Vf naslnna, 
capitanata da Nicola Pisani, aiialiva, oom'A anche ricordato nello 
cronacbe del tempo, la dotta gcaoTcee, eomandata da PagastnO 
Doria. L'esito non fu sventurntatn«nte quale «i ipnrava per la Kepnb- 
bllca di san Marco. È memorabiU, oi6 non pertanto, l'andaela di 
cinqac gaJfiCf due *QueiiaDfi, una catalana e dna di Cbtoggìa, cbe 
spintesi in meaio alla flotta nemica vi coinb*ltorono ero)eamo9t« fin 
ob« ci rlmaacco sovercbialc dal anmora. Le dna Cbloc^o:[e «re- 
no eondotie da NieeU Fosetrl di Chio^ia tn«gi(ior« e da Cristo- 
foro d'F.lIa di Cbioggia laiBore, 1 qoall con la magifìoT parte da' l«nt 
laseisrono ptobabiImcDte la vita in quella giornata. A VlMOB^tl» 
Bkllbmo tanna fatto d'incontrarsi iii due documenti dell'Arcb<<rlo di 
Stato io Veneaìa, doro al parla degli sforti eroici dei ChiostfiotlJ ; ■ 
nel pubblicarli cecilie l'oeoaiioae d'illuetrare la mamoranda battaclta 
e di dare ■ atcone note sulla faR)i|;li« (.'lodienal do{ due soprac-r i- 
delle dna galee larrìcoidstu ■, dei Foscartclo^e de! da Lea o d't "i • 
Q. Qtouo di la fine del ■ Hogosto di alenn* delibeiaai>."ii 
del Senato hiùti, gii eiUtontl nel primi quattordici volumi ilUli ulti 
(lif90-i^'if], contenute nella parte supertlite del volnoic prìino, pel 

periodo da KiOO dicembre a I30fl,'i.t febbraio m. p. • e alil i 

al poriodo, otto dal ^' luglio 1308 el ooQdnoe al SS giu^:: 

B. Ckoohbtti pubbllea due eontralt], I' uno del 90 aprila ! 
l'altro del 15 settembre 1431, per ] quali il danno importaaii < .t^ 
gnagll di corti larori ecegultl nella ■ {acciaia della Ca' d'otu dallM 
ioslpello di Giovanni e Htrtolommeo Buono •: eoa tratti dA' 
ohivio di Stato, oTn al troiano snltl ad ■ aleusi piccoli giurai ., 
cassa •, de'qsali si pubbltea pare an ugglo; • gì«*aoo n Gir codd- 



Pt'DBLIOAZHMn PERIODIatE 



3 tu 



«MK ■ f^tl sobtrì i]«I Tughiiiliiit on)«in«t)ll dcllk faeolnlft ■ ; e •■ U 
piilorn. che ì% darh e dìpioMC, o l'egioca del ln««io ■. 

Anr<Iil<rli Dfori'ci e IttUrari, — De' citiquo tae<tJolÌ doe bodo AcX 
dottor OiURKPPK Tassimi, rcUtlvi l'uno « l'Htiro a PhKro Arcibo. 
Sci prima «ì ili^cotrt * d'-lle tbiIiiEioal ■ die ti fumoio flagello do'Pnri' 
tifi «ht(« II) Vooezit. Il Tnaaini nnn d«finÌiao propriimcola in qn%l 
TAa» il f«nnaiB« da lui |ir(inBtncnIff ]■ saa dimora. Da'datl, raccolti 
d IIp lettere , ai pai rrodere eh' cata foMc lu caait • sitiuta noi 
Otnal Grand*, airBo^lu dol Ria di tan Gìtivatint CrtMiutomo, or* 
ittopOrU alla ptrr^JGcbìa JI ann Cancinno. ma oompri^sa tm tetnpo 
nlro ì limili <lolU parrocchia tiri SAnti ApOatoli ■. La sric«u<t« rasa, 
pr«ia a plgiono nel l.'wl, ora di pnprivtl ili Leonardo Dandolo, si- 
tuata tnlla Riva lìti i'arf<o» o eetto uan di quelle, cbo ii cootco- 
gono tr« 1* Calle dì laitl' Antanio e la Calte del Carhon. 

Sai •ni-OQ'lo aneddoto il Tassìr>Ì parla •> di Alicela Bercna sma- 
is dn l'ielro Aietino - raotla, a quanto pare, nel 15(0: ao dvtoricina 
olo& la famiglia, dnlta etcì Toroiben, oriunda, a quu>(o pare, se non 
di Sienn, rorlo di 'l'otcana; avverte cho fu maglio di GiaRnanlcinìo 
Rerc^a, d'origina bergamasca o eho ■ alla bolleui àtt) corpo aecop- 
plava la >ÌVHdiA dello apirito e dell' iu^o^no, liochd compoan an- 
ch'cian e dirotto all' imperatricd leabolla, moglio di Carlo quinto, 
aJcQBn atanu-, riportandone magaantmo dooo «. 

Dcffll altri tre aneddoti ò aaioie il Occhietti. Il primo « naa 
lettora diretta al Doge di Veoetia, Ap<'rt& dall' luipt-ntloro Uà»- 
aiiniliaiio ■ non ^ ibe no bìgtlvlto latino, eoa uui l'Imperatore Maa- 
aimlllanu aeound» ai aausa d'arer dìaii^tcollat';, por ìnaTTortcn», una 
letlera, Indirluata al Uo|-« Pietro lArodano. II neeondo, ohe a'jn- 
lola • per raviUar lo scrìllure anticho sbiadito • é un documento, 
ralto, corno il bljzlitlto di Mastimiliano, dall' Arehìvio di Slato ia 
Veataia, per il quale «! ileno a couoicrre che ■ quvlla infualouB 
di uoco di galla, o quella aolusiotto di aeido tanuitw, collo quali ri- 
donando alla eombinasiono ohimtca dell' inehloalro (gallato di Torro) 
pnrto regolalo q<ia«ì perduta, si ravvirano gli antichi curatlcrì, 
FAaO <ci>o*cìtite dni noitii vecchi, I (\uikìi proponevano a ciò una 
farniiono o <li>eolto di prodotti d^>ti»ii1{ (ghiande della querela di ?aU 
tona. valhuca) od anumali (noee di Ralla) ■. ppr ■ il Basar a 
VcDceia noi «eoolo deuimo qaurto, ■ eh' è 11 tìtolo del terso aoed- 
dutu, li fK conoacera che q<i<flla roee periiaaa era In uso a Venoira 
«is dal mille irMonto o iii;uil3cava ptopriaiaenle ÌI mercaLo del 
•abbata. •• lnuar de labato ■■ 
Jia4iejpia òihliorirajica- 

B*0'tlino di Jiiiliografa Veneta. — Soso quaranta capì. Dì 

qD«tl iTna appiirrirjtio al 1M81, dodici ai 183.'i, il rimanente al l'^W. 

Archivi ■ Uil/iiatcìJir - ìWimei. — Vtnconao JuppI liìicorra • du'li- 

bri lUwgloJ dolla Cbieta di Aqaiteia *. Intondiineuto d«l lavoro è 



■ di inostrtro, com'egli dice, quanto Bariesero BtiU'anUcsrìtq 
lotose il padre De RuUcii cl'Abite Altan, noncbò l'abittc Vali 
nella ma Bibliottrafia fr'alana •• 11 Joppi riial* «ol tua «erillu 
arigiiii, tuttora loccrta, del rito nqiitlmete, e dbeande giù giù di 
all'istera abolitluiie. Awcrle ansi latt-i cbo I libri piO «nlìclit Ani rito 
#ADa (l«l suolo dci-imo che onn tntt« le Cbiei», bigatto ai P^'m • 
flato DiKiano il rito aquiletete. Lo più ■! aUeB«*aDD, inv«ee, al : 1 1 > 
DO. Lo diScrenic tra l'uno • l'altro hi Biantfc«U'*aaa, peraltro, pia 
Dell'ordì n amento de'aaluil e della aot^foon clie iiMla •oatansa. C'od 
l' introduEioao dell'arte della atampa ai molti pi icarooo anelili i libri 
di rìi« a(ini|>-io>o « il Joppi dì. la lliblio; rafia de'Mnanl!, de' V 
rìi, de'Rìluall, del CaloDdurìo e dogli Ofììeii (iioceiam, intc 
dovi, all'occorrenita, gli eaililemì e le imprcae do'llpografi « carred 
do lo Bflfltto di noTO docoraentì. 

Varietà. — Giacomo Rom ebbe ad ciamiaaro • ana cloicai 
tlea VfliiMÌaDa, Bcopt.-rla auH'entrani dvl li^ì nvlla coatriuiosadi 
fondsueota di sua nuuva caia a sao Do. L'iinportanaa dell'ejMr 
Io tras^o DOD eoi» a doUariie, ma a pubblicarne la dcacrìiloae, oAf 
redala de) relaliro tipo, a diaeorrere d»llo aiitieha eoitratìonì di al 
fatta aa tura a a inotiluii ne opportuni coafronli con 1« inoderue. Al 
Boni dcTo»! puro lo acrilto *ui « «etri di VcncEÌn in Oriooto «, doro 
fa vedere «he fin dal teeolo deeimo tcrio i VenfrtHn! r.»'.^»..! if| 
fioo de* loro apecobi In Alep^ ed altrove. 

I}. CeoCtlBTri pabblica uno «ctllt» e» • ^li «icnilanli Jcl'a ijta 
di tao Maroo d«I KHiO <•. Acc^'noa dn prima mia (Iìwuhbìoiio abitai 
nelle aale del Municipio, intomo adi aicndanli, dlioorre qnlndl ^ìt 
nnova baodiera de) Cofflnne di Vcaeaia, ebe, a gimJtato aaisba 1 
Coonrolaflario del Re preiM la oonenlts Araldioa, i di forma 
retta. Dopo di ohe <1 C'occbolti pubblica p«re«obÌi.- parlìtn, dalli: qi 
risulta il Ga«lo de^ll stendardi aollo la Repubblica, ftcendo volt , 
la bandiora ■ ala quella nnica, eb'cbbo il Oo*«rni) a Oomun* *a\ 
d^lla Repubblica por la iua dominanto a per lo Stato •. 

11 Ceeebetti iii»de>iino ieri*» aulla * Hombardella (?J da Dai 
a Vcaesia r, trattovi da UoO acrltlo dol • RÌRnor Antonio Palla 
vere, antiquario etudioiodi doso d'nrtc >, insorito tifila l'Virii'a 
4 goonato I$d6, o dall'illnttraaìoac. oho ne diede il Cttniiuet 
Àogcio Aag^la«ci, eosacrralore del Mnjeo d'ari!|;li«ria di Toi 

Intra Ilo nfndo il lettore > tallo antiche mnmoiio dngli epcocbi di 
Yenocia •■ (Il Ceochcttl) duUta mollo ohe «1 pa*ia accuj^llero la rotto 
per ttiuo ciò, eh« al dice dal Doni nel breve aerlltartllo tal ■ 
tri di Vanesia In Oriente ■• E te piiroladoi dotto nosw ■'■viole 
di prore deauata da vecchi documenti. 

Sotto il titolo di ■ Nnove teoporlo proitttorlebe (atta a Tarevlb 
e nello barcDC di f^ant' Agostino ■ oì ripnbbllea da prima una loltora 
dal Ititlagliii), lii»erit> sa'^lomull di Vftaetia, eon la iiuaIi- (i«i 



PiraBLICAZtOMI PERIOMCUe 



MI 



l*Hiumii>>o iti 3Ht« aoopi-rifl « qaindi un xnicalo del Pror«i»or Pi- 
CqHdì, ni«ito ueìVOpinìonr, ch<^ infcrcnA il vaiare sttribaito ad «aie 
in nnk relisiiiDO al fttitetlo dellft Pra'itie'n. At duo writtl «l fi 
ip.-uira uii dooDinoato del 1348, lolut BlI'ArclilvIo di Ruio, per 11 
^iikI« il f» caDAscor» unii do]!'>er»ii4(i«, «lie ÌMf;iiiHet>*a 11 wltorrA- 
tDealQ di certe catnl di porco già gntita: ciò, tht farìubìtiiie t-ha le 
OMn dÌ!Bcpolt« il) Turcollii I'v^bbdo riialiro a eli prcialoricho. 3Ì rl- 
vondioA lutine a Gloseipo .Mxriu^^ Urbaul de Gheulf In priorità della 
Mopertii d'unii dì pietra in Vviieiia. 

CoaiHtututfatioHi. — FtanM*«a Ciiiolla comaietnora con parale 
'di tara ■ligia n d'aff'-IIo B'nlitn, dottato dall'ftoiie zia, il («ceiclole 
Piclro Onriotii, arripclrr d'tsnU della f'ceU, roorto a ciotiaaalasei 
anol il t» ootomliro l»Sh, meUendone in «tid«DB4 il valore nel pab- 
VUco luMguatnrnU) e «opra tolto ne^li Btedì elorjei, testi moni alo per 
pareceliie ooDogrnfie, pabblìcale in direno oceaBÌoni. 

BetuiABOO Uo»*iOLiK. 

MncKi.LAXCA FitntKXTitri di crudiziobb b Stosia. Aqdo T. 

NuQ. 4. Aprile lam. 

I. J,a Boìln dì pìon&o r.vaet*afi da Leone X ai Fìor*ntM. - 
CsflAtc P*OLi pubblici nejr^rcfl. St. It., (Serie IV, t6.oo Vili, 
pag. SMJ il t«Mo della coaeesaiODe, fatta da Leone X al Comone di 
Finnse, di algillurc Io lotti-rc con bolla di (tiombo al modo pontiRcio, 
C4«)'cra «tato concedo sd altro ropuhbljcbi* italiane da tempo ao- 
ttchEtilnio. Ora, tornando cult' urgoinontu, fa tiiccinlamente la atorla 
del fallo ', il. r immagine della bolla plaiobea ndotiaU dal Cornane 
di Pirenn In eoiuegaenia del Pri'ile^io, eia illustra: parla pot di 
allro bolle con tipo un poMìfferent^ che ai naarono mito Ìl principato 
Jdrdiceo 6iio a Ginngast'ine, quali si lro*aoo ad alenai Dosamenti 
dell' Arcliitio di Staio di Fìrenxe. 

II. JJocumenli iUnatratù G. E, Saltim , pabblìcando dna let- 
tore di fenolo pHgni Segretario di l'oalmo I, eolie quali tarorraa 
11 Daca di alcune biuarrie di clltadlnl di Firense apparlenonti a 
e>)*plcu<,- faini|;li--, e obe aTOv%ne format» una specie d' Accademia 
dotta ilrl Piana o dei Pianigiani, dA notiaio dì quest'Aecademìa e 
delll «copi ter! a appirciiti. Il Pegni contenta il padrone eoi rac- 
contargli (blnntamente le eose ebe sa: ma il Oaea, o sioeeraraente 
O diMimnlando, mostra coi rescritti, che ìl Saltini stampa sotto le 
lettvre, che egli non dà importania a fatti considerati da lo! come bis- 
mrrle proprie do'ucrTelH fiorentini. NotaToliosìmi resorttti. ■ E por- 
KbÀ li cvtTdIli liorentìnl, dice Coalmo, non sanno slaro otiou, i me- 
glio allo volto fi oecapine in sifflil Irwohe obe stian eogitabaodl •. 

IH. Ajtpaati r Xntitit. l." ]. D. B. fk sapere e prova ohe Dona* 
Ielle ebbe casa e boltoga ilielro il Dumo, a per poco tempo la b«lte|{a 
in «la dell) Spadai , o^^gi de' Cartelli. La prima, di proprietà della &- 




y22 nimt-TOAZKwi periodiche 

iiiÌkIIs Dltclier!, Ta Untta» ■ pigione vxehc da Hlchslouo, d* Andrea 
del Verro«fhl4 o da Lam»o ji Credi. 2." Vcnafs di |ict 
lustri in Fireoso e DaDaltti fati) 'oro dal Comuno. - Don i 
fiorini d'oro in diia coppa d' ar^nlo & Miri* noglfa dt Carlo II 
qnandd a*,ì ISOT ptfi^ di Ftnrtio per «adarfl ia Hrovtmaa a proo«- 
rara ta ■earceTaxìuaiK del marito: e dì 30i) fiorìo! d'oro puro in uaa 
coppa d' aificQtO del valore di 3-1 fior, d'ori ni rardinutn Tdc1 
do' Kaniorl d' Orvieto. 3 • Girandola di San Giovanai fntU nrl ; . . - 
e uoD riiiacìta bene, onde gli aaiaotori furono pnotll. 4." RtorloitraRa 
Sorentina. NotiiEa dì una p^r^ametia cuntonante eitiatlì dalla Cro 
naca di Matteo Villani. !>.« tTaa caria d'Italia, per l'ulBsì» drl Die- 
ci di Balla- Fo dipinta nel Ioli da Piero ili (iinrgiu Htacccal ml- 
DJa'ore. 8i parla dì allri' aaru drl aDuole XV'l &.' Ititiliqgratì». No- 
tEaie df una raeoolta di epìj^aaimi e dì carni tatinl faiU da vtrì flo- 
reotiotael ISM, inlitotata/aunttafl*, ìnlodedi LorvaaoiIitcad'UiMuo. 
6.* Sopplemanta al R<-p«lti. Notixie delta Chima a parrMoliit ni 
&. Croce al Pino nelle tlcliianae di Plfcsae, in dloceat di Fiesole. 

Mi«cRi.i.AKi!\ Fbakccscaha- Adro I, fuc riL 

r. Mufaic'? di S- Maria in A'aeaeli eoa l'immigine di 5ji /*'an- 
«*« eaUlente nttta Gippella del palasso Colvnia. - 6I0T*j< MìTt. 
De Rosai eoo qiio»la brerc icrittura dimostra ila pari san eoine A 
errata la data posta nell'epigrafe dt!l 1052 eoiDiiiviaoralÌ*a del traafo- 
riiaentu di i]iicl molaico da Araceli al palaaxo Colunn», a cun raifia- 
ni di critica rtorìca e arttatica dico cime si avrebbe a e ' 

II. Un'anltea Ligg^f^dn di San Francesco. 'O. ÌlAtt<- 

la d'un poemetto iu oiia*a rima eompoito da Contarina Uballtu* 
de' OabriellI da Oubblo, da lai trovalo in ans rara atimpa d«l L^ló : 
in euo la Gabrielli deicrivo la «ita e i mirae^^-ll di San FranaciM, 
lei'Ondo la Icfgends. Noi •nlnmc e' ^ della iteesaancbo uo capitola 
in tereiue au'la «iia di S. Ubaldo da Gobbio. 

III. falonio alta/aMriea del tempio in tmort dì S. fVaaectca 
d' ÀMtiai detto della V̧aa ii> VenrMÌa; td altt aedifioationi ia/n>- 
4(fUe rttW nrigit^tlf nodello del tettlttrritno AreKittllo e Scitton 
Facopo Sni>»ovino. • nipiibbliiando in corretta l«tÌoi.e e jotara la n- 
laiìonc del P. FraacGecD Giorgi intorno al rnodoUu doUa cbieaa ilatta 
della Vigna, ordinatagli dal dogo Andrea trrlltl per far eeaaare la U- 
Rorte oontro*orsie, Andrea TesniBR db Bottale dalla ehioaa , dal 
P. Qiorgi e di altri. 

IV. Codici /rane etcaui nelUi Viòtiotfea Nati/jaile di t'arigi, - 
È un eatratro dell' Io«ent«rÌo dei manoicrltti itaitaai della biltliriCrn 
Naaioaalo di Parlai redatto da Q. Uataaiinli. 

V. rroewru dfV.a cani ' - M lì, Ainttrogio da ^' 
Minori, Farle di aaa Sem ita di L. FCUI, clic ■-■ 
doBumentl orvietani • della notiite riea*atc daunCodiao della Co- 



mnnalfl di PeragU nliÌBiiiiito U Fronot^china: dal c[aftIo hn estratto 
pare qnell'jcbe «on «Icgunto fompIleltA- cbo rieariia I Fiorttti t dette 
di r. Klortflo, non dn' primi lìoli^i ourapagnì ili Snn KrAiiufteo, 

VI. Le Pro/ttie dtì beato ti/rnmatiuìeiv da Foligno. Propoalosi 
11 PAl.oct POM(t!4A9ii di (ar« unt riaUmpn critica delio poesie di 
Tomaiaiuceio, « \t\h cotopinta dello altre, qa! dtt 1» PicfdsioDo ra- 
glontndv dol'nroeulo doll'autore , del cnrattQf* d«llD *Uo poeaift, • 
d«ll« a<d elisioni eha »a at hantin lino all'uhims di Auisl, del 1ST7, 

TI. GtKOLAno ManOI»! itampa nn noletoli! sooeito a San Praa* 
e« •«mi>'>«to da lacopa di Niceal& Concili fiorentioo nel 1437. 

Sognono in tae la Dibllografia Prancc&oana, e taiia Kotìst*. 

MlTTUEILIISOEÌt DE» iKirriTITTS PUB 08STB&&. QsSCtlKmTS- 

FOBsciiPKn. VoLVU (imi), Fase. 2. (1) 

6oTz. Contributi per la dtekùtnuione ■ la atorta iiUa Tacita 
l*aUlmsieriana. 

Vi. HAUTnALlSK. TI Codex Iradilionum Atl Monattrm di ^fondue 
(AUa AìUtria). Si «ooictta ora nell'Archivio di Stato di Vienna. 
Apparlica* alla fina d«l iceolo IX ; « i do«ain«Dti ri hqo traacrilli 
eoa 00 oidlnainRiito topojjrafieo. 

Th. LmDNF.li. Sùprn t}U articoii contenenti i molici della depo- 
tUiwt di re Vmoetlae, Una Crosaea di Ua^nia, pubblicala da 
K. Uefel, dle« ehs I motlfl di qoerela aontio il ra farouo foimn. 
lati dagli elettori in undici aitìcali, tra Ì qnsll ò quello di avoro 
alienalo la citrà di Qeoova dall'impero, a d'afer cioato daea ti ^• 
gnott) di Milano. Questo namcro d'audicl coDcoida cofiU arllcoll ena- 
maraci ed e»p6*tì ««Ila Cronaca del TTÌt4&ìo: «ade, a detta d«] Uei^el, 
rimano confenaara 1' antonlicìtà k I' originalilA della rcdaiiona di 
ea^ aiticoti, ftoala la di\ il Tnteinro. Ora il Liodacr, cho gii nella 
Ge*eSÌthte dt» dfuttrhtn Jieieht^ voi. Il, arata loUcTata dei dubhi 
aitila rodniionc del Tiilcmio, li ooofornia in quoto articolo ; dlno- 
atiaado ohe, te por il nomerò degli articoli la rodasiona del Tri- 
Calato ba un rlicoatro firoreTole nella Cronaca Magnntina (posto eho 
qofìl oiiiaero ocl eodìce non sia errato], per il contenalo benal, eaiia 
non li trov« d'accordo eogli altri doenmoalì oSoialJ, e quindi non pod 
rltenarai, n6 per la fatliira, nfr por la ioatanta, giacerà nèoriginale. 

KnoNsa. Piccoli eoatribiili atto ttvdio delU fonti medievali. 
Dal «ediei della regìa Bibtiotaen di Monaco. 

A. STAurPBR. L'attedio di Kaniiia /atto daUe truppe erittiane 
a«J lt>i>I. Bapporto aeriti» giorno per giorno, in linj;iia tedoaca, 
da Pietro Casal legrclaiio delt'areiduea F^ritlnando comandAnln 
gaDcrala. L'editore vi prenielta uà ai «etti mento, dora la oosdotta dai 
eapttant s delie troppe iiallana di qaeM' eaarcfto è giudicata son 
jnòlta a^praiia. 

il) Vedi Areb. Stor. ttal . l IVII, p iti. 



324 



PimBUCAKlONl PGRIOOiatC 



Brevi eomanloRKlon) - Notltle • S&sse^Da blbllAgr»* 
fiuK. V i UdalQ il Biitltttino delle ptiMUcasiuni ilati'ine, che ii 
pt)blili«a pQrìoriÌGJtmorit9 K etini dclU BitiIioUcn Nntìanklo CcDiral' 
di Finnse. - T. n'iuKiiorr illacorre con lode (Mltoalouns pftrtIcoJif( 
oMrTT&iioni) dal libro di iìtary Tboda n 9»a PrA^cetca d' Xt- 
lisi • aol prÌB>-ipì iloU'iirte delln rìnaaceniB in UiIIk (n«rIlDn, Ora- 
to, ll$ìfò); e fa rilovaro In «otidilà dui roaullati di faltn, ■(abiliti or- 
Disi in modo compiuto dal Thode, Htpotlo «Ila itoria dRlU Ubbftea dt 
S. Francnto In Aactai « alta atilappo dell'aite di QioUo, to •paela m 
•i eoufronlttio eoli' ■ iafoliee leatattrv dal àìg. Pr«y, obv ha pra- 
toso di rimat'.ere in diaeusiiono lutei ì roaulltli otlebaU fin fui >. 

F<ueicolo ^ 

W< Fl80nBIl> CoAtrU'if' •\ìln rrififa tlorìea di htttnr dlne»mA 
e dt Michele Pte'ttu. 

F. M. Mavkb> Svita tloria dti tette atìni. Memoria acfii[tilau 
an nat^riati inadttl della Biblioteca di SaliRbnrgo. — I. Ddu ra|ipi<rli 
sulla batlanlla di KoUa (18 rIurho 1757). U. Sulla ritirala dei Prui- 
•iani dalla Boemia, tll. La pr«>a della elttA di Ziitun. IV. Il 
eombntliineoto prettso Mnyi. 7. Rapporti lulla preaa del forte di 
tiohweIdDtti. 

E. MiiLBACUBR. Diplomi tntàiti. III. (Per loseatmiil e 11, tedi, 
Mirthcil., 11, UU V, S78). l-J. Ludovico Pio (814-fll»). .'.-T. Car- 
lo III (881-882), 8-10. Lamberto (HOÒ-^DT), lUO, nereugada I 
(Bf».8dS), 14. Loiario Uì (ìlOSj, ir>-16. Ug>a e LoUrlo |94a-34Q>, 17. 
Fnrico IV (lOó?}. La tuag^or patto rÌ;raar>]ano 1' Italia, e acti 
oavati da archivi italiani ; cioi) il niim. IJS dall'Arehivìo eap{ii>'r. : 
Amia; i nurn. i> e 13, d« i)uellodlBelluiw: Eniim. 4-D, K, !), 12. li, 14 
dal «apllolare di Piacente v il nam. Il dall' Arobirio 4i Stato di 
Pavia ; il nam. IO dell* Arabtvìo dìtìoo di Sani' Klpitl<n al Uar«. 

C. Paoli. Nolt crotwgraJÌ«he l. Hopra lo siilo blaaiillno del oon- 
tars gli anni d>l prlcoo di settembre. (Cita un itixruineDto baroM* 
del ÌìtO&, cbe ha questa nata: Éwmndan 0Nr#um eimlatia Bari, mit 
anni domini itmptr a frino dit memit ttpten^ié umt enn ìméiiiomM 
nulaitUir. - li. Sopra 1* Indizione. (Siile fiorentino, 'H aettenibret 
atlo)tailone «aplioita di no nolaro del 13UH). - 111. Sopra la dalaalvne 
seeondogli anni dell' Impero nei doenmcnti aotarìll italiani, (('«empi 
HeaiaiidadocuRieati tioroDlini e senesi del seeo)! XIII -XV, dal nutlo 
di datasioae In caio di lasaasaidell* impero di non rìconoaitimeatii 
tienre e lejfìititno dcll'eletlo}. - IV. Sopra il eompoto dei fiotti del 
mete. (Biferliee un ritoio medieiale • eiù r<tlati*u, copiatu da un 
nmaniita tiorentinodoi seeolo XV. Reea l'eaempio d'un dr/eumento 
pUfttta del 1417, dova ft il ragguaglio tra i duo computi del gÌ«nio d«l 
nicw al modo rauiauo e al mudo modnrno). 

A. SnauLTR. Salii Mtoriagrajia del Monatten di Nhtèm^ Al 
A tttuia. 



I>UUIH.ICAZ1C»NI PeRIOIMCHE 



325 



A. Bai^mhaik pnbbliea an^ Rtlaiiome degli aitimi jpi«ml deì- 
I /' imptralvre Fcdtrioo III (1493), «crtlta in todouo, ri««T»t« dai ng! 
.Arcfairt di Montao. 

F. Makcb. L' Archivio pnpalt ntto CalUtiù TFT. Pobbllc» uoa 
' l«Ut» romana dal l&Jò, in riipotta iHa naerC'i di aita trilla di Calli- 
I «Io I[t : dico la leltera, ohe I rcgiilri pontificii si ooniorvaBo, da 

ClRBistita VII in poi, lu Caitol S. Auj^elo, e uon ■! laBCtaao Tsdtrfl fa- 
leilmeate, ma »olo per graaia epoci&U; « ch« uicha più dtificil^ 4 it 
[trovarvi la matorìe crrcatoi una easondaTÌ iadisi. (Il titolo di quoata 

Comaoleaiiono doq 4 ««atto : la Ictlsra pabblicata riguarda «t nn do* 
icama^la di C'allia'u III; ma dà conta dallo italo dell' Arcbitio ai 
Itampt dello icrillore d«IU leltara, cìoA dae lacoll pili tardi, «otto II 
Ipotttifickto di Aleaaaiidro VII), C. P. 

IliaTOBiMiiiui JAOitBrcii, voi VII (IS85) fuo. 2. (1). 

B. Duiiit. Le fonti ptr una iiojrajitt del cardinatt Otlont 7>m- 
[cAtPM ti; Waliil-uT^ (Iàl4-ia73|. 

KoTU F. ^V, B. OU larUlvri dei mvnai'eri dei 3entdeUtni e 
[ Ciitertitnii deW attico ducato di Natitaa, dal XIX al X VITI ttcolo. 

J. T. PrLUor-irAiiTTUNa. Due />oUe panlificie. SoitioDO cbo la 
I bolla di Giovnnni XVIII, del 10l>K, par II monattcro di Sitint-Maur- 
Idea roiii^-*, in p«r^aniena, e Ìd caratteri Iraoehl , A ipurla; « ni 
)«itri(initcQ la raUilìvaaloiie allo stct«4 acriltorc cho fabbricii un aap- 
jpoalo diploma di Taodrico IV (3i<I) noi inede^irao monastero. So- 
I alieni; pace, coatro ìl LuwcnfcM, la f&Uitk dì ddb bolla di Urbano II 
[par Velletri, 

A. T. ìtEVMOKT. Neerologia di L. P. Oacbard. 

A. Sonili.TB. Necrologia, di GuQ'iclmo Diekamp. 

A. OOTTI^B. IteiK-niiouD dcì\» ^lirit dti »\toi lempi, di Sigi- 
\gaioadotlei Co nti da Foligno, pabblìcalu in Roma a cura 
[dal R. Mlniatoro d'AgHeoltara e Comacniio ta due «clami, ocl 18B3. 

Il rtaanieate parla aon loda di qnfttta pubblteaalotM, lamentaodeal 
P{tIu«lamciilo che nessnoa rirista storica italiana o stramor4 (ad go- 
^ettKìooo del noit'O Artltieio Utoritia, tqI. XI « XII) ne ^bbia aacora di- 
[Rflttno (i). Alla Sotitie inlta vita t le opera di Sìgtamovdo de'C»nlif 
Ipromaiio al primo loltuao della dotta ediz<ono, aggìanga qaalebo 
[ragguaglio nuovo ; e fo no lungo a»%ina eritico di ORae 11011». 

Fatcicttlo ò. 

B. Dt;UK. Tenti^ivo di riforma caitaUea ì» QertAaaia^ dtl car- 
idimate Olttm>: TVttchjit»» d! ÌVittd'/urg. 

W. ScHWAS. f!onlriòuti renavi alia otta di Giovanni Oroppern 
|(lMtogo di Colonia, acoolo XVI}. 

ili Vedi Artk Star. Hai., le. Wìl. p. lóO. 

iS} Ut aveva, primi ddta pubbli cotiooo, partala ìvsmuo Quun In oua 

loril liiìcrIlB >Q qtHdlu stesso Arttiitio, T. I cklla (Juaru Stri*. 



S28 



PUS8UCAZX>M HCCEXTI 



8iLBiRaA.QL. 7j< opinioni df Oagttitmodl Oee€m tutta cAfcMi 
lottatQ. Saitleae, coTitro vari crilici modem, «ho 1' Occan con fu 
«.ner«o air autoriU dolla ehiesa ealloliea, ni anTnilgaaiu dolla ri- 
foima pTotoatanlv: egli di»tÌDM oeitninonta le due potestà dcH' Ì«- 
pcrat<ir< e del papa, ebe dÌito indipenOcatt l'uaè dall'altra, a derivala 
immediat&nMiito da Dio; ma unite [ulte o due dal princìpio criatiau. 

a r. 

HiflTOBiacDE ZEiTsoimiPT. voi. LV, fate. 3. (1886) (I). 

L. EnaARDT. La ilu«er(«tK»t« di Ov^UetiiKt di Humboldt • ««• 
prò lo leopo dtUo aerlttore di tiorU a. 

A. Kaudè. Ftdtri^ il Grande prima ah; ii rampmr. la yiurr« 
(f«t «eUe anni. Momoria 06mpÌlBla sui valumi LO-15 d«lla Cerrlspoa* 
denta polìtica di Federljfo dì rnuiia, pabbtioata a Berliao negli 
uni 1^3-85. 

Bibliografia. Non t' A annunsìato alcaa libre Italiano. 
F. Dabh discorre eoa mal(A lodo dot rolam! Ili e IV deU'ofMra di 
di Tb. Ilodglcfin: Uatt/ and htr inradtri (Oxfwd ISSA) fatta 
eoa graudissima diligenia o terìeti, n aeritta elegaattmeote. 

C. V. 
1 



PUBBLICAZIONI RECEiNTI. 



Sotto questa rubrìca metteremo sempre l'annunuo di tutti i 
ibrì opuscoli d'argomanio storico, do'quali avremo e ci firoou- 
eroino la notiua, risorrajidoci & parlarae nfit s«guenli fatcicolt. 



SlvàiSlorici, - SifìKoria dei Conti Alberti m femto i t Appfnnin-'. <!t 
Vaoii} E»lh(1^. • V«rnio. Vita e tnorU rfi un fni-lo, M C.** ! 
K«>D0 Bmni. - rinate, presso Mandedo Balli, IHSft. - In 1' 
piig. 27S nittn. 

Cvnista ila Jtomdoo nel tie>o D<iHinn. Slnill di A:iTiiino firiTn. - Flrea- 
10. Ulli/M ilelln Hattrfftia .Vnitowj/f. IKKIi. - In i/* di pag.. Ut. 

trammtiiti tioriei diW Agro Tieinru ritcolli i(4ir.ivv. ' — ■■■ i"-'"' 
dl^|)<lInl<> |irovifii-i;ile. - F'iivia. VtQm. Tip. fr»ltlli Ki 

Voi. l.-dl ptig. 39S eoo a»B Uvuli. Voi. ì.' di i>.ip -.. : — 

ti vola. 

// harùtu di ttallsait in Sarittqna co» un' Appmdirt sijìe /— ---f— t '-- 
nieie dell hnla, Trailuiiune ilnl Tedesco con nok* del ci i 

l'aioli s-TuLt CjitiLtnu d' Artiglirriu. - NlUtiu, Aliiiu.^- .•...--« 
e C. lUA. - In ii* (Il ]Mf(. KX» con uni Uvoln. 

Vita edotlriiìfdi nanieroda Forlì Givrrrontàlt<f det Strato T/** p»r Tli ,- 
DO Un«M)i. -Twlno, l'nHMM iip.nl., ltn!l. -In X-'di p.i(i. Vili . ^ 

QnaU' •'! arila bìbtioleca dt Si 

n II Cti-iiLLà. - T>'rini>, 

il(!ii.i l'Ili.! i_i. il. i'4,.ivi.i e C., litHl). • (u 8.* di pojy. :>. ViU> uue 
flic-»lmlll. 

[1' VOUI Arfk Si«r. Hai., XYII. 4K. 



PUUBLICAZIONI RECENTI 



337 



Ahaut varianti di pwtttfìsiafura i di htione aelT epùodia Dantean itila 
FiOhttffada Aimtni. e«)iosU! di CtBU) NtcìioM. «ta (Jiovi*ini Ttw- 
TOI.I r il3 SrMin't lìiiUiiso. - lu Nuvara. dalla pteoiUla Uii-J^Cta* 

il StarrKfu (fi ìianftmto Gu^Wmo il Vetrhiù t la ma famiglia tteimiio 
fflt titc/t rtffftii «<rn una Appniiiiet sui Trovìiori GcNOtwn (wr Wvt. 
Ct-DMiio Otàiiioivi. - <:viwvii. ii[>. Af\ it. lnuiuU) Surilo-aiiiU, JS(tS. 

Dfieiuiioni MùKioniafitAiì. iV ()tiDi3 i< L SiIlu. - CilU <li Caslello, 
.S. Upl lip. eit.. n^6. tn l«l 'Oi iij^. XVIll-il». 

Odia prr'ffìie Utleratura ia Italta {\H~H-\^Hi). Oaaiemma tcflaU alla 
■ A<isocutìuii internalionalv <i» frofi-sM-iufl ■ in l'anni ilii dull, Uio- 
»KPPE Cinii (O Oinnn 1S85>. - SkoiiiIìi mtpn-wiotie. - Olila di Ca< 
Hello. S. l..i|M, tilt. imI.. ISKti. - In 16.' eli jug. tG. 

rMnV f /'//>)« «^"4 iJi TsnsMio M^Hik.si con on Vhtcono sa la Vìia » le 
Ojiere ilvir Aiiiof0 a cuti Ol Oiovanm NEìna. - CttU tll CAt^tottu, 
S. I.kiii Uii. eil., I8SG. - In l(i.' di pag. C\IV-47I. 

L. CìM»'aU. CfHiii slM-iei $ulfÀfeaJtmia Virijilìana. - MsDtOva, Slab. 
Up. lit. y.'niluTt. IHltlt. - In K." di lag. «K. Eslrailo. 
Tiroiraua. f Vi'/mi/iMr ijveJUn Jur O.-arhifhle Tirott. - Enier Band. 
Otr Tratlitiauit)ù/ifr dt* liwhirfii Urirftn. Htratu^trìrben voii D.' 
(kvait ItEiil-icii - Iniiibrucb, V>;i|jg iltr W^gnft'Sclwu Uiiiireni- 
|iU-Biii;tiJ<jii>lluiig. 1H86 - In H.' >1( ya^. LMII-35'Ì. 

FisaiUi ;Tii.i Sar;i :,twui mitidS'ltrlichtr Weit-tutd S^karirn ttalirniaehea 
Vnprun'jt umt aitj itali/:nix:Hcn fìtbtiylltti.iin und Archium, Venezia. 
OitftJoiB. \i>iii, H.vn p|) t'H. tini- (liTolu (Il carte mniliioie e ter- 
reilri dì ofij;inc Jlaluna e ital]« BtliltQiecbe ed Archivi lluiiaiii 
piibUicata trd illa»lruU dj Tu. tisi-Uiii. 

Du.4Vii.LK OR RoOi^x. £,3 France tn Ontnt au XtV fi<rr/t - ttepédi" 
hcns di UjrMal ttoucKoul. Toisi X. i>arigi, Tlioriii, iStW grand* 8.vo 

pp. UH. m. 

PruicK-IUnrrfKi: [T.} Atìa Printifieum Itomanorum Inedlla V»l 3* 
I." p^tU'- (anni !I«0-IIS7| SUtccanta Kobltiimmer, 1886 i.'' pp. 411. 

UtniitL ;C.) ititnfftdi 1 1 Uan/rtdi II LMtia, Contrìbulo alla SUirji 

£>liUc4 e Ivllcraria iUllsoa m-U'epvca aveva, Twino Loesctier, latiti. 
VD pp. 188. 

Di Siili LiTii'c ''-'"•f -T et Commurt* de [Afrùpui s^*mtr:t>nata arte let 
Xatioiii ' nu mo'/f'i ù it l'jris Itjilot ClfKK. W," p, 539 

ib una I., M- Con nioildìci/ìoni Ot'lb InlruJuniu'io alla lus 

Opera : Trùxlà de patx H dt cDoimtrtt. l'dris, 18l>5, rtd. !. 

V'Hlvi |i.) / dammirani iltuUri dtl Convento di S Maria di Catltilo m 
Ornava. Ueiinva, LioaUi, ims. K.vo p. itti. 

Hur^Tl (A. 1].) Tu U'izoriliita Anartana. I l'.ilatiti imixrhli Bìianlini, 
e gli piliRci die li i-ìroiiitljnn. Attnc. friuili iVtre. ISSI», grai)d'H.vo 
pji 350, Cun c»iU littK^KriilÌL-4. 

Al4T (Il S».'* Y»>VK} ((' ( X»>''ii r^/rtsiMi antichi e fnotiernt fra f fiali» 
f riiftia tM'iDcirìa prciiii>iU-i dill' AccjOi'inin II.* dei Lincei • B<mii1( 
T(ii><)ir,iti4 flaW Opifìivtiv l^'Ha , 8.VU p. IS8 curi corU. 

DAIinO'«E liLj Cftii'lnphe Cofnmb, xon originr. ut vie, us rotfaifs. io fa- 
mifle H scv l'fjct mia lift. iJ'n/i'ri iftt imcumcnli inediti liri-ì dr» ar« 
rlire» Je Oi»«, de A'irofM', dt Scrtllt tt de Madrvl. PJr(^ Li'roiix, 
1881, [>ac Tomi. f:raiid'H.vPt>|>. \U. lìitH. eduloiie yplendidn, cin 
due carte i(i|iugrariclie , tre Uivute eil oltre gentjhigkbi;, 



'iÌ8 



PUmiLICAZtONt RECENTI 



IUkiimib (II.) ttan ti Sthastita Cahet, tnr ariatne et Inr MvatfCa, 

ttada d' hi'ioire criliifM iuivie ttune ttif'' :---':- - ^ - -^rtj- 
noltgie dri Toi/ages au SorJ-Outut de I dn 

iheumenli trxìia^ Pant, Lsruux, 1^^. cun i.uim. i.-iiiii.-iii uti<>lo{B 
alla jirtrcL'drDle. 

Uardissk (II.) CSrittoptm Cotovib «/ Ut Corse, Ohttrralicui sur un dè- 
cnt rctxat du f)ouvemfnent ftanfait. P.im, ISM, lirocbun! B.vo. 

QAlilit>KR tH-l. Grondew tì dread«i.ra ite ta Votomkint il.* tdilian. 9y- 
ils. 1HH5, 8.vn pp, $1 

Bahkissi. (X.). La Cidombiti* tt C -".t ì* ediUott^ furùt. H.vo 

pp. :)K. ISS6. • iì\ questi li I I vcilusi U r«cvnsJan« tii-l 

ijiitnisli* Li|tu8tico. glnitoo IKMi \ni. )ii1-HU. 

L'origint de €hr. Coitmfr. nemùn-tralitin crititpie tt Jùevinentaìre far 
SrjKi. fNli-4tlo cfall.i /t't^u« hinortquf. l. \\l\. Caot. Il Uloniale 
Lti(Ui|lc<) ìHiUì. tU|Clii>-sg»9lo pp. Mìl-iilS. 

llKKin (L.| £itt nonw ^ovrt'.-d, Toriiio. Luvscbrr. ISS$, 11* p. 18, 

PtRKMl Hi.) Of*taniino Bettrami alla ricerca dellt Kr^€i>ii d«l Uta^ltip^. 

Koma, Società Ueognflca, 11114, 8.iro p. SII. 
TinciTi (L.) Vico aminlniglio. t^ pinadiCatfnntlnopolUmìgfitoìiSA), 

e^trilto iliill.i ilrvi^li tiiiiriLliii);i. Homu, iiu^pi'>. litSA. 
Amari |M.| Df'UtoJi che ujjin» (a CinwWmn i/^ lu'fnni rf/fji/io n// T^r 

i/«'o lerimtd/) a' Hf^f^irori di alfum Siali fiaiiùm. fi 'mu, %ri:oiJ 

K, ili Lincvi) Cliii»i: )>clcncu nrnfuli, MI, 18)16 cMrjlIo p. 9V. 
IjArO d« la ferbos ft oon'fViitat del /•rWn'r'Hi^o it* In Wor'fl, rgw^- 

ftìlmlit por eamiuJamifnlO dt hrat/ luiit' 

Cfironi^ua dt Mt^rre oitr XIII eS A/I'. ■ 

pou»" la primifr* lois par \. Mhhel-KìTIo. tji^i.tvt-, li^kli^j. ;>'-ii:c 

)»ttlìMl\0M de la S^uii- di litrtent lalm. Sene Iiul«ni|uu IV. 

[h Mis l.iTniE ll-l Lescentrnll de la Diplomalie mnlifirate. l'ari». Pitt- 
ine IKSl) ((■«liulUi ililU ftevu» dei Qualiont Aiirori^urt, a^ril thtl(, 
8.V0 pp. 3». 

Di M*9 l.tiniK (It ì (Ptroniqae dt l'Ut dt Cki/pn fiar Flotto Biixlnia 
Vtt\*,. Iropiinii5rie Kalìimale 1881 («trultu Unlh) ilttjnjoM AUt«rt- 
qius Tomo V. iu i/ pp. S3U. 

Rim (Conte), Biblir^raphif rf« r 0''iMf toJtN. 188j-ltl89. G^ne*. I81U 
pp. IH, vooiprciHJitiit Itl'il nuiDcri. 

l'ul>l>lica>ionl litiìi .Soc<«ik ifa rf>ifiil latiti. Dopo t'nrtlcoln anotitifci lii 
C. Ih-mnitml lAri-hi»'. Stiir. IKRI, Sene IV. T. XI, ^ x" liirii'-. ... 
cooiiuiiiil «Iella sene iitnrici II Vul. III. Kuhriflil T-'' 
tf4 ^IJItO M/o (ITO, 1!I8Ì. pp. 381. - V(i|. IV. r.r 

(veti. «opn. - Il Vut. V Lf» 'jetlv4 de CHipm*' 
Mi nnn è ancnrn pubblica Iti: jlibraci:» di 
cronache In fnnstto Imirirtunt-^ìiriiu, ui. < 

Filippo (Il Nivarra cehtire «vlk A^iiso J 

<li 110 iinoniino ptvbtliilmviili: gcnovcao td ic(uittiiali».'ii)i«. 

Delta serie ^i^osraricn wiofi iiublil>r.iiìlirtuioolii3 ° TfxnrntCr.t 
fnncaùau M*. MI' tt ATIP Sii'les, JKM. v il i* F 
tnilana latina pjrU) I." del Vul. '.'.• 1K.15 pp. i6T. • , 
Uu.^viLU Le RuiiLt. tn Airhivti la Hikitoikiavt H le Crtmr dt S, Je*M 
et JvuviUta <t MalU Vaila Tboria, ISKt, pp. 287. 



ISCRIZIONE NEPESJiW DEL Ila! 



L'ìscriuone che qui prendo » illuatrsre è nota da un piyzzo a 
multi cultori dì varÌQ discipline, Ancorché noa sia slata sottoposta 
finora a uno studio approfondito. A considerarla ben da viciao 
•ano sfiinlo dall'essere) menzionalo il supplizio di quel perfido 
Gano. per cui * Cerio Magno perde la senta ge»lft , d'Orlando 
fl da'coinpagni suoi; ma snblkene mr questa la parte che a me sta 
principalnnente a cuore , occorrerà del tempo parecchio prima 
cbe mi possa volgere ad essa. 

£ sopraltutio alla meniìone indicata che l'iscrizione va de- 
bitrice del potersi attualmente chianiare fatiiosa. Primo a rile- 
varcela Tu un archeologo, il Le Bas, al quale era tornato a pro- 
poeitD di riportare il tasto tutto intero in una certa nota illustra- 
ti«ft delle ItateriiitiotìM grtvf/uea et tatitws, reeueillita en Grece 
par la Commwion rie Moren ^1). Quel nome di Gano, giungendo 
alte oreci^bie in un tempo nel quale appunto il corno d'Orlando 
tornava ad echeggiare, TermA l'alicnzione dell'erudito francese, 
cbe subito ne scortie e ne messo in rilievo l'importanza (2). Dal 
Le Das prese poi la nolicia il Génin (3), ,'}razie al quale efiea 
VBQne a divulgarsi ampiamente. 

Il Le Bas aveva tratto il documento dall'opera di RafTaele 
Fabretti, Irueriptionum Antùiuarum quae in aedihuH paterna 

{i, V«)Dle (■K-lroln, pan. 191. Partiti. Dt<lol, lUS. 

(I) fax. ivt: a II Ut a«K> curiali. . do irouver daim an tele oHldel 
une slIaiiJnii i mi tomm cticvirereugiic. I.e fìslAlBi^ doiu 11 esi qiiejtioti 
SI» i>K[>p« Il el lì. 110 peut tire guc le Iralire Gsiiehm qui Icee un iòle 
I- '!« le roiiinn de Roenvaai... l/InMTlpllon de Kfpl prixiveqgs 

r < I n s' i>l)ll r^psndee ee bonne hcuro ee linlle •. E qui si tecea 

delle ncmorte Ideili rie rìrj>nlsoe 9xt6s» di nel eli eroi dell'epopee Tran- 
ceto e OMuido sopraliuilD. e «1 tlla .id e«ein|iie « le rameux phallus de 
Bfwllo - rn) dìMiro relativo- Qac' • roman 40 Rincevaus ■ ««mitra )r>dirar< 
dia Ir rosnlitoni drl Le le* vanni rliKiriale alla disserKilonn del Unnin ed 
■Hr AfnnAniinnl uir, ariilclie alle pubbli ca (lene del leste d'Osforil, eoaplutl 
tltnadsl Hklicl ,183:. 

Il; CfieiuoN de Kvfcind, Introd., («s. m, In noti. 

Km»., 4.* Siti». T. ITltl. ti 



3^)0 uA'mcnizioxc KEresiNA 

cuaeronnttir Kcjìliealia et AflflUfuttenlun , 6tunipata a Roid& 
nel 10!/J (1). [vi para es&o era aditott'i tra lo tiotu o por via <ii 
dìgce^ìoiie ^pag. Ili), ApfiSbr cliiaro die n'era rÌciiVAU> U'ill 'ici- 
giuale : pia c)i« [irot ibiliiieiite d<il [-'abretli medesimo. 

Quii&ti non em stato ps^'allro il priirio u Ct^piar l'iiuiriiiunn. 
Fino dalla tneU circa del secob anUìcedanla l'aveva irascriKa 
qual farraginoso e scrodiUlo raccoglitoro che fu Pirra Ugorio; e 
(liulni quella copta ebbe poi a dai-lii alla luce il Mut-aiori (2). 
senza, accorgersi della )>ubblicazioHO setjuita quaraiit' aiini In- 
iiaiiu: COAU clie fa un po' di iDcraviglia du parte dì olii aveva 
tanto raniiliarft )a raccolta del iabreUi per cogiuuo dal .Xoem 
Tìieaaurut evUrum Jnatriplionioii (3), 

lì Muratori stampa l'iscrizioae di X«pi diecorreodo di quella 
pena infamante che consì^leva tioll'c^er condotti atiurno cavaU 
uarido uo asino a ritrugo e leiieudouu in mano la ooda. Che uuu 
la rainuieiiti poi \A dove parla delta diirut<ii)n« in Lialin dalle leg- 
gende cAvallenucbe, nasca da ciò, che nello, trascriciom- 
riana il nomo di Oaiio non apparo, e al «no posto u'ha inrc.-. .,:■ 
CVLO, che vuol ouECi'e Ìl K-A-^v ateniese, traditore ver^o i auot 
confratelli Eupalridi (4). ('lié se nelC iàcrieione si parla di sop- 
plicio, e costui, secondo Tucidide, cbe narra le comi più pur"-" 
Inreggtalamenttì u auturevuliDt'uie d'ogni altro (t, 12G), i<r.. . 
colla fuga alla oiorte cut non poterono KOltrarbi i suoi [>artif{i»ni, 
Un* tradizione, rappresentau & noi da Suida (&>, narrava invoc* 

;i esistono nncbe cMiupUrl - uiiu, \kt compio. o'Iih Io V 
chR iiiicm di qur»i anno t>oi'Uiio ni Iri'jiii; la lUK <let t'ìlit. ■ 
tcrxiro III uii'eilu^ne diverga; tutta la dm^rcnu t\ fiaurc a unj oium- 
ruinne tiri Iruiitcìiililo, taitliMhO In iiiie;le rofilo niedtrfliti« >l lf«(-r >-ur 
*Na|»r« lilla Rn«, romp ficirmire. • Unni», apml Ikiminicum Aii 
iltrrulcRi. MbCXClX. • B per (|uate riftlMio 11 rf>>itle^»iii»i«Me am-i" 
spinga Miliilo II veiteri'lil prcmcMo al riuine ikl li)>oi:'''l" >■<> " ^un' 
Frant'iicl Ant. nailon HiIiIMiid'k ad «t|tnuni Aiivu •>. Si rapi' 
l'opifra, ilampaia in orlelM a e\trst dell' autors - del liit^^m'i 
rei - fu Irò anni dopo cedali ad up ediUiri'; e quelli allura 
pam la morre, e voile, «wiu'era lrD|ipo iialuri'a , tinllailii i^ 
-SI AH quuuto skaiM rirqueiiil (ulti cousloilll, e di quiiiill errori lilulwciaOoi 
veii;:-iiKt ad eifcr raaluns. 

(t| 4-1 l'ai. U. Ae. Dlisori. 13. Il, 91I-S3Ì. 

(31 II 1* vetuiiic dulie Ami. U. Ae.. o ti L* del rkoto^rw. portano la bnaU 
preelumente la na^t dain del I7:il. 

^4) Cha ti traiti propria Bionls di lat* al toilrt plb olUe. 

[9. !^1<0 dYH K^Imh» 



DEL 1131 



331 



ch'egli pure fosse ucciso. Sia come si vuole, sarebbe curioso dav- 
vero che ad un personaggio e a casi sifTattì fosse possibile rife- 
rirsi come a cose note nell' Italia del secolo XII ! 

Questa la dilTerenza principalissima, ma non la sola, tra i 
d'JO testi in cut la nostra iscrizione fu divulgata finora. Certo aon 
mi poteva esser dubbio che tra i due meriiasse senza confronto, 
maggior fiducia quello dato dal Fabretti ; ma non pertanto era an- 
che innegabile che un fondamento ben fermo ri mio studio non 
l'avrebbe avuto senza ricorrer di nuovo all'originale, che un cen- 
no di quell'infaticabile illustratore delle Memorie storiche della 
* Campagna Romana nel Medio Evo , che è G. Tomassetli (1) 
mi attestava tuttora esistente. Cosi di grado in grado (2) finii per 
condurmi sul posto, e, colla cooperazione e più che cooperaziono 
del C.** A. Cozza, ingegnere addetto agli Scavi, che ebbe la bontà 
di venirci con me, me ne ritornai con un calco, non perfetto, ma 
pur discreto, dal quale proviene la zincografìa che metto qui sotto 
gli occhi del lettore. Cosi ogni dubbio intorno alla lezione è tolto 
di mezzo, e l'iscrizione si mostra, anche per ciò che spetta alla 
forma e all'intrecciamento delle lettere, quale essa è realmente. 



(!) Arch. della Soc. Rom. di Si. Pat, t. V, ISfiì, pac. BOO. Il Tnmnsseltl 
conosceva allora la iiubliltraziojK! <Inviila al Muralori, ma al i ari del Mura- 
tori non s'era avvisto di quella Jet Fdlircltt. Nella comtlzluiie mesia m'ero 
trovato lo, quando, oli' anni ta, m' era acradiil) di attraversar He|il, In una 
certa pereK''inaiioiie che aveva |icr mela le Memorie orlandesclie di Sutri. 
Mal per me, dacclié 11 Fabretti m'avrchbo Insegnalo dove u nn dipresso 
Tosse r iscrlilone, e porto cosi il modo di esaminarla Un d'allora cn^'il occhi 
miei propri. 

(i) Etibl aniitulto, iiraile al!!) cortesia dello stesso Tnmassoltl e d'un 
suo corrisiiondente, una nuova e più esatta colila del docomcnto; poi, un 
calco panlale del punto pld Impurtjnic a contesiablle , vale a dire delle 
lellere che polevaDO comporre o non comporre 11 nome di Gano. 



332 



tm' iscttr^oxe hepbsina 



D. 



to. 



11- 



-fANMDNI-MlLL-CXXXJ, 
TEMPOKIB'ANACLETIIIPP- 
MtN IVL-/NDÌC-VII1I-NEPESINI 
A/\iLlTÉ5NECN0NETCOh/irVLES 
• FiRMAVER.VNT5KckKMENT0-VTSI 
aSKCn^^4<p:^^VVTFRANGER£S0ClE 
TAlMDEOIHpNORFnTQ;DlGW/TATE 
DOVOLENTCN/SVlSStaVAClB SITEIE 
CTVStTlNSVPcVlVDAETCAVPHAAT 
Q;PXLAT0HRBEATP0RTlO(S£M ITEM 
TVl?lSSIMSVSTl^EATMCK^VTGA.E 
l0ls£fV\CV-SV05TRA0lDl7Soa0S ET 
H0NE1USS\T-A^MCKIAS£DINMELUA 
R£"RO^SVSE0£ATtTC/VDAlAAWtr€ 



I. 1. Lft msnoBBsa del legna di BbbKvittiaiii lopra DN 
frti\atmte. 

-I. f,. La linepltft «he indffift riiltbretinzionD di XOfil'KAU 
onmv bI T«d<-, inci**. mahimi-iitiì troiipo n d'atra. Qnmita %)['< 
dotto VVT, uftt. VVi.T, dono puri! dipendere da «nn iih«d«U 
giuo dvllo tcnlpollino, il <i>iiil« «vrlk amns^o un' npp^i.Jico Ut<>r«_ 
al piada del sevouilu V, cho no ««rol^W fHlto uu ul-jio p> r VÙ, 

I. 9. Chi eiiurdi In lapi-fo, IcgitOrJl «•)(»»[•>, com'è «ccadira ■ 
ma s'OB'O, ISSVP, eesf>i)<)u3Ì, vni-ìo, tHlnvcittn por iiiavivrt«'>ta di 
dtni iDoha al i»i;IÌq ui^lla caiulo. did 1* In tìiit^ ioaM, «ou oul l'é 
mBde'naiDfUte ta» ben chiara n^li ncch' riunrixluiia. 

I. 11. Ni'D j' inutile «vvcrtirt*. i;ltc TAL di <ìAI.E ^ m 
sodo piò rvirli'ti'c cht non aia riuscito nrlJA tEprodutM 

1, H. Il SINV aTr*l>b« dctitlo diventar JIASV niediatii'' n.in 
Iìdhr Iraarerealu iluntro alla «occjiida paite dell' M (cfr. t* 1 ' , 
meno tirotmhilimnle ausni, ilvnirn alla ptiina ilcli'N. C'tt 
bla Moto TENI^ in oatnbio di TKNKAT, la altritmilo n 

InBoiiri riapartni , >q l'aiigflo nioittro di questo nmirn < 

Diancaaao per via d* una inltura Una rotluia, «'aviprtn 

I«rìiiro ali iti-riiinn« ioatra, eh" però d(i(«IlR ti rrmitnt.'i 

dall« IÌD«e rìiinlranti. SilTatla rollura mi pnraufldu chti la {i:. -.r . ìjiag 

antica, o porta>fro nn'iacrliti'^Tin dall'età rAinana, cho ritrotitailiBBiila 

eaiatorA taitarìa aulla faccia (intcriore. 

TRASCRIZIONE. 

i|i idniii domini niOfiiitni CXXXf, trmporibm AnavUti Tt pof. 

tn'ntia ìhHì, 'ndìcioac VUlf, Xrptttm miliir», nm i, ' - 

Àrni<i''frunl (iicrirmritfo, ut ti i:it /ir.rriim iiixrmir 
tiK\rtalfm, de Omni hsinort ofrjnr Hinniiat» , Iffn i-ìith,. 
(r7Uiioi'>ii( tit tiftiti', ft iM^ujj^r cnm lud.i e{ ( n;/i Ha nffup 
hatrftì' pnriionrrn ; ili-m; (nrptrtimam •...."n--./ —inrtrm, ut 0'«/ 
l'ii «Krtf tradidit ioclo*; et nott c'ii* a; àttJ ■« 

trortwa tnirat <l etitidam ia fnlnnt. 



DBt. Hill 



333 



La oostm lafiido, iurgn ceitL (V'>, alta 50, con ledore che 
!o^•^no da H cent e 7, a 2 e V.. é murala nell'atrio della catte 
Trulti dì \opt,4 prvciiìanwiiie nella parate aìnisira. La éuMocuzìotie 
non é proi^nameiiie quella indicata dal Fabretti, al dire del quale 
etsa m trovava, tUsntii al modo etesso nel muro, * prope portHin 
laleraltuii ,. Penilo che ad uno Eposiamoatoabljia dato (jccasiune 
Tincfodio ohe ne) 1T9S, durante ta guerra franco-napoletana, 
coiisun^ gran parte disila chÌA^a, co^lriiigendu a<l una ricostrti- 
zitinett). tJoiDuii'jite sia, la pietra &'6 mossa di poco. Ben pìil 
aingotaru A il fatto che ÌI Muratori, rìrerendosi al LtgorìOi oDer- 
inedie l'i^cneioiie * Icgebatur in Sancii Hcliao tempio,: cÌo£ 
nel fomiTso S. [^lia, a un par di cliHomotrì dalla città, presso 
l'omooimo castella, a iDez;.a costa del burrona in fondo a cai 
Dfr» il Fosso di Nppi. Come sì spiega la cosa t C'6 qui di mezzo 
le errore, o il inariDO ebW proprio a viaf;giaret 

Ri«allH(no alla fonte inuramrìana, ossia all'autografo atesso 
dal Ligorio, ora alla Itiblioteca NazionaW di Na{xjli, e verrem 
bene iu chiaro dì tutto (2). 8i (ralla di un abba{;lio, e di un ab- 
baglio d«l Muratori, che sbadatauieulo ebbe a riferire all'iscri- 
zìoDO nostra uo'indicauone spettante, com'egli stcs&o vide altra 



t; V. r«rtieft)o Nevi nel Dltimtùriinli trudia. iiar. ' «etts.. del Hnronl. 
li) (iVRirinrrnilio, a iiuaiilo ciai ut ilke, « innlie l»crii>nnl ed atu) mnna- 
mniill •> smluroiiu illttrulll. V. una vt-n [urluQi che non sia perUa llscri- 
iloiitt ntiin. 

Il' Siilk tnm della Tofite, destmnt* In niiDlera IndolfrnnlnaUsttma, 
al tiilfO la rr«raxiaD« <l«l .Vfluui Tbtgaurus ttUmm InurripHùnum. lnH[«illQ 
£04 ut>4 luoxa iiMa nfjia piK- ■ . doii<l« nmìu die del<e «rKidi trpen la- 
cciaie in)n4M'flUc djl Llei)r)n fi HuraiDrl rbbe alla mano duo «uluml. »pet- 
lanti mia Bibllniora l'amc:ii(ia dt l'arma. Quei volnnit, iiitlrmo ran più al- 
Iri. auliicraQ al par) di essi, cctMU lilltllolvca di «il facevSn pUrU, ikvel- 
lem |M>ro «iniiti;. |Hir le natii vlmiile illna-'Iirbc . emlfriirc a Naiwll, dove 
Bleilcm lunitu tcmp» si pi'auo teaìe di OtiMimnfllo. VrEuronu a «npp'lre, 
ma min a rninH'^UKC, {|uei inoHI rliK 1 ducili di Savuja roiiipcraioiio in duo 
rlpiTte \\eT rrnormc siinitiia di qiiillodlid mila lecchini, e rho si trovano 
M»»n ncirirchif 14 di Slnlo Turlix^se, rtrhiBmiUrj da ud pallio dilla DI- 
Ulalura tiiMprsltarla, ptB.«si> Is guaio e1 (ro^uvuiifi quandn II l'asini raai- 
plta II suo raiakiKo. La cara di riiiiricclariDt 3 Napoli 1 UcrUloiio, dopo die 
If arerò cerrvto uiutlitticinc a l'arma e a Torino, fu a«»onlB ds qnei tta- 
tllltflmo. r)>r e II iliitt. Hlrlie'e Srh«rinn. Eglt la rilmvA nH (litro Ì\\M 
driMi Anlirhiià liirunane. che sIiiiiMj a 1ii«/>nitionl di Taiirana el altri loo- 
glil », a<I) pax. 3<H. folln la ruAiici Pi Km-chm. Mi irucriifo II (^■l« del- 
l'fplarafe cli» un t>ri>rnik> ni:A bi^ve. o ini forni «ni desiderabile ng- 
Ittagllo. Ui idiiu curio^ia non sajitei BbMsiania moslrarmlgll grat& 



334 



UN*t%CIUZIONC Nerc«iNA 



volta, a quella che lo tiuieva dietro (1). DalU nostra il Liborio 
diceva chiaro, essere " hoggidl a N«pi , (3). Quaaio al I 
oiso, non abbiano nulla da lui (3); mn non e' d mutìvo >: , 
elio assa non rossQ già murala nelle pareti della cattedrale. E tm, 
&a essa 6 genuina, eon persuaso che deva nsscr stata posta fin 
dairorigi:>e ; non safiendo io troppo intenderà, qiial motivo mai 
avrobtia potuto indurre a iniaiedesimarta con un adillcio laoni 
niTÌ tempi successivi. E non è nemmeno impossibile die la paroto 
sia siala la medesima in cui la vide poi il l'alrrelD; che la chteaa 
Don ebbe ad essere propri a me nte edìGoaU, coma dico il Mo- 
roni {i], ma solo trasforrnata, o riedificata al più, noi secoto W; 
t) non d niuata iinprobabiio che le muraglie filano rìmaAti» &tmnno 
In parte le antiche. 

Avanti di pros4guirf>, Molo il bisogno di guardar bene in 
faccia c|ucl dubbio circa l'outentÌcit& dell 'iscrix ione, che m'ha co- 
stretto dianzi ad una riserva; dacché, se avesse oonsì«tenra, ran* 
dorebbs vano ogni uUro diecorso. [1 dubbio ai preaenta. al i ' ' 
siero per via dell'apparirò che fa al principio della storia h-^l-j. 
del nostro documento un nomo dì co«l torbida fama qnal 4 qtietlo 
del Ligorio: o una volta suscitato, trova poi anche altri uncini cut 
tentar d'aggrapparsi. 

Cominciamo dal itiettere II Lìgorio fuor di tjueaiiona ; dod 
perchè esista il nioro», giacche le TaUifìcaiioni o^eguite da luì 

ili t Vìscmtano The rominrli ^, BATEHIO, pnMillraia aaV» rofui ' 
r-MO dal )|.irit{>ri n l'Uf. <:DL^\V|. n.* Il, r.iii dmiMl l« ptra'e ■ ! . 
^ci«ie, In iiancti (lellne ■ , che reiitlutio qucsic del Llsorln. ■ FiiBr dt N«|>r 
deiitni U thIPKa ili sjul Uellj. ri» C ili là di Hv^t in un lufRO tiu^o ■. 

:% « El qnfMO >, lermiua (l pro^Rilo prt^pnMovI . ■ t dur><iiie la peita 
di fittone ; ptr II clic ho iiresa ijiirsia mpia riti t bnirsldi n Kepi » L4 ru- 
r>U3 (iniaui, ^ lasu la f|naio, a nnnte, viirr«Mie ad rsi^rel » Nt>(>l in ra|ili 
del licori') Isvece dell' orlslnalc, non InttanniirJl cerln iie*siinn. I,p . < 
cariutevoll sui>t)ORyann. u cu»! |i>rotiia». che nella penna del Lie' 1 
naiflitu ^uiirao lotterà. 

\3\ DI rrlativo all'lirrltiona, ellre alte parnln riparlale oftli imta rhf 
precede, l( proemli no» rnnllenc se nr>i] queit'nllr**, rhe m r 
Il prlnelrlo : • CylntM) di f(i( ni r> meriliAito in rjur^ta InacrlllOM 
Tallo nrl PontiRrat» di Anarfelo Tu unbltlolmii • ccr- Tull>) Il ' 
calo ad e*pntn* la *inria ippmin di (.Done, iiietro ta uoria decli 

ili Ariic. ril. Nun scnia cnn|r.i(liitt «>4]itailW, a prOjK'Khf ■'■ 
■lei lìW, il Uoroiil arn>«rù. rurro stala allom n prvila dili 
l'tDtlc()i««lDa ba«lllira, • Cnntundrndo o*!)' edUIruiaD» ah 
ri'slieltl lliaUo Sverà, 1, 10)1, e4. rollìi) arrtra a hr mrvare la cìttat 5-<k 
alla due doi Sefolo Wì. 



n pur lai non ti limilaroua a preteso copie dì ongÌDali non esì- 
steoti in neftstin luogo: si fikUiRcArfind non Hi rado la (ìietre iiie- 
desiine. Ma lii prova maiiìCceia che qui il Liborio no» è in colpa, 
età in eid. che la stm traecrÌ7Ìona e errala in più luoghi (1), ed 6 
ralsalatlì pr*ip(i5Ìtiicon quel CVLOsurrogftti) ar.ALEL0\EM(2), 
ohti fu per lui runico mulivo ài dar posto ull'iHcrizioae nella sua 
raccolte (3). E neppure e'immagint che sllri fabbricasse il docu- 
ntento in un t«mpo di poco anloriore. Che nel cinc|uccanlo, in c]i>el 
gran fervore di studi di archeologia l>itina, ai A>ggiassero false 
iuri'ìoni antiche, si capisce troppo bene; tna a foggiarne delle 
roedifvali, mancava assolutamente l'impulso (4). E rjuand' anche 
un inipuliiù speciale, non vi!;ibile a noi, si voletisc creder possi- 
bile, maocavanu le cognizioni necessarie : necessarie in genere, 
e tiectM^a rie piA che mni per un'iscri/ione come quosta nostra, 
la quale, secondo ci accadrà dì vedere vìa via, implica una coiio- 
•cenza del medio ero inU'allro che comune anche adesso. 

Sicché, so fai :?ìticar ione ci fosse stata, converrebbe ripor- 
tarla al iiiudio evo medesimo, Troppo manifesto che in tal caso 
lo«copo non potrobb'essero archeologico uè sierico, e s' avreb- 
be a supporre d'in)>tle concreln. Ma quAlun')iie fo «copO «i 
(b«»«, non f>oi«sa di aicuro conseguirai nitro che con un'eepo- 
tfixioue leu chiura; e quella che abbiam qui 6 invece cosi itKin- 
ca. che neppure ci riuecint di stabilire con sìcurezia, a cosa 
mai 8Ì allnda. 

(Il firru le dtv^rjteti» della r»|tia Hirortann dal morme, Iminanito Mn 
ttat^^i in«>)rtiin<-aiile d«ii'«ver lepaniu roa punii loiif |it pirole, t nnn le- 
nrmhi mnla iletic atibreilu^iKil «ciollo In moito nrrell» - 1. 3 INDICT* - 
1. 8. VRurs SI. - ). D. BtlRtS; - MHÌAM; - TVL - I. 8. VOLEnTKll; - 
tra 9M ri] Eie t'é ncsiumo traini lainen tu (il. - 1. 9, Alla line. In cam* 
hiO di AT, *' ìli KM slriino ET ■ 1^. - t. in. riLATO. • I ll-ti CY | LO. • 
l li-M. tittca ITT. II ,\i)K iieibi linea «L-ruenie e sima insfenmal pò- 
tXaiwi - I, Il B\>tTEKi;AT. - Quatitoai MtifaUiri, s'eatiPiiut«at>l>asiJnia 
(c<leinien(e at te»)» rhe a»«v» tliiamt. Hu, »e fero tiene di etri» a riii«- 
«pnlarp PiHi ininUiil ('jiiiinli^ |KI ddla I. 9« , IMtl ti raplKO rofnO crni tb- 
bla ta|i«li iriloiiik'e.fOSrRAH nella e>- Ed i- Inrsatletta «ut II SKT «Iella |:U. 

(i> l.a wU liitctproUxiKnc b«»i|tna |io«9lb<lò In questo lui>|n, saf«lih« 
ebe. Itlwniln, Il LiRrtrlo rrKlesjo di Corrwiicre. Certo noa È improbabile 
rbe II (ÌAÌ.ELOK. H rH ri iiiniie«Mi ovurrt. Ha e sempre tosa lnit)i>ril()tiabr^ 
rtie m una imiiiillrHiinno pnr lai Miiiraiiutiv iaporUitiliulma, si aia Ruir- 
dals bona 41 dar féicituaRUo II lellorl. 

ili Bisulla (tiiaro dal priMRila. 

{At DI eia s'iia la riprova n«l ClLO ll««rliDO. 



i 



33G 



LN'iaCBIZIONK NEPCSIA.V 



Sennonché, oppon-à forse ancora talano, v'hanno oo« che p«> 
iono ass'irde e che nondimeno son vere. Sia pure che ocm si capi- 
sca, 00 ine.tuando, perche, da chi inat/iueeCìtcrìuone poKsa esteri! 
stala faUiflcaUi : a dubitare della sua genuinità devono partirci 
eecte sua anomalie e la citigularitii di laluiii dati che in e«s& «'in- 
oonlrano. - Ad una ragiuuu siffatta la ris|>o&ia non pud esser data 
adesso: risulterà laminosa dallo studio particolareggiato del ta* 
e|o; il (|ua)e ci porterà, a vedere, come, lutto quel che abbiatrK» qui 
dentro, per singolare che paja a prima gianla, trovi una spiega- 
none. parte pienissima, parie sufficiente. E alloro, ciò che vi alt- 
biamo di nuovo, costituisce appunlo il pregio speciale del docu- 
mento ; ciò che v' abbiamo dì poco comune, viene ad eggiun^ergfi 
un'altra guarentigia di autenticità, dando a conoscere quanto 
esso sì Bprorondi colle sue radici nel terreno medievale, lì di que- 
sto ch'io dic4>, s'abbia «ubilo una prova nell'esame atesto dei ca^ 
raiterì. Farà meravìglia alla prima, e desterft un certo quale so- 
«petto, il rilevare come, in un'iecritione dove la Torma delle If^n^r-i' 
è da capo a fondo quella delle capitali latine, ossia l'epigrurKA 
solila dell'anlichìlA, si veda un U,s»lo tra non to quanti, di forani 
onciale (I. 1.)), a di tipo f;otico che dir sì vO{;tia(l), fjrbitne: met- 
tiamoci a guardare attentamente dattorno, e troveremo ch« U 
mescolanza anomala di' qualche leliora onciale tra la cnpiuli 
- non so se la cosa sìa stata rilavala finora • 6 ana caratten- 
stica ovvia nelle iscrizioni della regione romana, nei tempi, e an- 
che proprio, so si vuole, negli anni cui appartiene il dncumenio 
di Nepi (2). 

Ji Anche rv onrlalegcU 1. 9 e ti); nis n la dtBprenio in te io* fonoa 
t meiH cirstlcrUlles, nt s'Iuniw i lltDtn Sttoipt di tipa eapluia. 

^1; Olii, Dell' tpiun» netrleo di l'ai» Serilo IV. merlo ud Hit ft<t il 
Ireva iniiralo In uao ilei plIikU*! superiori edli navi» detira di 8.tifi«3nni 
Liierano e che f<i piii voile «Unipalo iper es. djl Itarsntol, Innipme ran malli 
P («pitali, ne trovo biconi di o/iclali. Ma per noi fanno niicc lontif n i<? « i>n) 
pMllu. e ei[ia<^iio Ila ullcriori csrtDpi per nitione di ddU. le i' 
ti legitoiin nella parete ■inUtrt(t«] portico di s. Iirtni'i In Litr- >. 
ehe M non e del tempo di Gelosia II |l|S-ni9 apparlcrrtt ojtll «nnl Im- 
medlaiimenie *«rc«S4iTt, scranlo a im»i so quinte ■ rapluli, te n' <» '" > 
onciale, oMis arromodaia ;t. l;. in un'altra, ueff-i a rte«r4jro la écrji 
ne disila rhle», srtiilla (*tt maiin del niMtro >te>ta Atiarlrl» e tirrrl'in 
noi 113D (V II leibi HPl (ìalleill, hscr fiom. i»]imi arvi flontur/un- 
p. intuii, tr«vo dicci M tspllail e cinque oflfla'i; diciannove K cit 
set eoclall; quanto all'B, la rorma onciale ha le t>reval«nu. ncc ' 
due volle di (rome a una sela rjpn&le. Anrhe snilo altri riFpritl fuliM«ri- 
nel 4|ae«ie iscritiool posaeiMaervire |i«r la iiosUa «li aUe lenalne di c«n- 



^^n 



DEL ildl 



33: 



Sbu'SKxato il catumiao, forse con scrupolo soverchro, do- 
mandiamoci cosa sia il tlocintMnto. Nessuno cbo ben U> coasideri 
durpflk falìca a rlcoriuscervi una dì quelle che ì Frantasi «ogMon 
chifunRiQ * Charles lapidairos „. Un atta come queslo non poti 
iu orìgine uOQ e&sero steso su pergamena, per maoa di un notaio; 
I dovetlfl il essere seguito da un codar.ro pia u raen lungo di aooù 
li pertono annuenti ed assistenti, sia pure che con una forinola 
EDcrica sì tagliasse corto ad un certo punto, come si auole la 
dove i nomi verrebbero ad esser troppi. Sulla pietra no» fu dun- 
que ir&Rportato l'originalt! tutto intero. Ma ì nomi non furono 
già ì eoli ad ewere omessi. Si capisce gì^, per poco che si rifletta, 
lai vedo poi dimostrato in maniera positiva appena sì ricorra 
confronto di documenti completi, che del testo stesso abbiamo 
il capo e la CAdn, menlre il corpo ci manca. Siccome a traacn- 
rero ogni co&a l'iscrìeiono avrebbe acqoistato una lunghezza ee- 
Siva, si sono incìso le parti che raaggiorinenle premeva et 
aveascro Ktllo gli occhi, tralasciando il rimanente. Ed oceo tolta 
>eoaÌ ogni ragione alla meraviglia che altrimenti avrebbe dovuto 
luxcìuirci rìrregolarità della redazione: quell'essere consacrate 
tre linee alla d>tta e tutto il resto a sancire la pene contro ì vio- 
[latori, senza che appaja. altro che ppr ìacideuza e in modo ge- 
leralissimo, cosa mai 8Ì fosse pattuito. 

8i dir*, come mai la parto oseonziale, la piA necessarìa da 
^•Kporro, aon sia parsa questa appunto che fu omessa. - Sarebbe 
arto la piQ esseniiaU a conoscersi per noi; ma a noi non ai 
pensava nft punto né poco. .\[anire3tamente si vuol parlare ft 
^persone, alla quali non c'era nessun bÌMgno di dire, a cosa prò- 
Itriacnenie si fossero vincolate : giovava .'^ottnnto tener loro pre- 
senta , a quali oouKegiienze andassero incontro, u loro acca- 
doasG di mancare , il die viene poi anche a permetterci, od anzi 
aJ imporci, la ilciluzione, che la lapide abbia tenuto dietro ancor 
ben da vicino alle cose, o, in altri termini, che sia coolein- 
'poraoea (1), E cosi, come tanto spesso accade nella storia, per 

tioMo; e l'riflbttn; prr diiitiHiitO nnii ilnmniitll I' Mrntlta dorc « aHordo 
rnitn rtie ci QhMi o pM«A esitn, é pur Bem|ire unn eniiri-rnin ieVt gt- 
nulnilà i>'<#(TiiiinnL' ni'pesina. 

'Il P<>iii mnlRinpùrsnelU . a qua«l cnnU)mTii>r>iitiUil«l|o tjpIdM, psrrl 
iH averta una vnn nnrh» n#tta menx'Aric di «nerletn. In qtianin <lrvf wRt- 
linr» die ikpn Ij m» mnifp ueiin, I la» i> Io «illniiils^lonR ildrrlllmDiO mio 
•urmioffl Vitlrre IV, al nome dell'iniipapi. luti» pareli (Il una miciia «n- 
Itrsitotin, i'tie*H da lorrofisr quctio 4cl p«|ii Icxlttime; epiwrc, dmi vq- 




d3& Vìt'mctimoaE KCPRSitcA 

la ragiona appunto che allora si sapeva troppo, ooì a^esM non 
sappiamo. 

ItnAo soMKijir nolia, «'«vmh ila •t>pii:il«nl ai imrllio t>en 3«ri|4Ic« della 
pare OfDtsaloiiD. Ma h pmrt perde di nintlslmu r si ntluro a *eniiil'*'B 
Indtiln quando ri rlllFlin rhc f|iii non ti Fii «« non In^crimp riA tì\r firf- 
lavs VaiM or<(iliiarl(V E |w>l, Anacleto à un «rtlirdpa do niii-tie iiinrln do- 
▼ctle ■■•(lar in mnlil la periusalfliie i1'PB»Qro Ktslo lui II fvipa v«o. Inno- 
eeoBa aietM, i«r psiiRi di cptIh deiu Ilni(oii««'lia|iot4-iil<> rhn m nvevam- 
slfliiiilo s anillnlla cìctla ma (amldia. culla qqat« dorelle pita « gtcni ve- 
nlTo a I4III, fu ra^iTclin M uiare rijiiinrdt. 0») sf «picei rita in llnniii 
rnodrilma «la nula ilr^iciuii, prfll>atiil mente mn'piìi altf^, l« l8|>lil' d> 
8. U'rcnto in Lucina meiiilon^u poro N ; Il rbc rlesrit anrlio n ituo riie «I 
ritenne per hen taTidn la mii«iu;riitlflne <te>la elik*!! ««csuiu ita Ansrl.-to. 
E Rual n |iirtDCtni'> se ovi-^e V'iiut. Inltrm^reelt ani rt^i t\x<i &ivf>rfgr|o* 
Ha ^c per iinette ronvhk'taiinnllotiiin mla|i|ioisl'ilnij>rin tt nome ili \na* 
rlrtfipprnffrrniBrp mnlrmiinranuia l»iili)c imki HkmMlm altri di pnrrr«l (on- 
dare «ut ■ Toiuiiorlliiii » d'I nil H nmio pr?(<iliilo. por rodlt^tarL* rlii: 
cnnlcmpnrinra nsa iiia ■ Trnipofp ■, « Tei)ir«nbii« Aiiaelrti ••, naii dicn 
Hit plt ut meno rtifl « ««dente Aitarloln *; ea t rommla di um mmiiritMinio 
lie'la daiARlone plnrrotui tk-iill tillt (p'ilaiili a lenldift |tlii « iim-u pontino. 
S'apra, pernllpnr qnih-ma, il tfQnto «TI far/a rlie *l ita putitili rnmln iMI 
lllnnrl e dal D-tlranl. « nrl tono 111 <i Iri^verannA «neiAiil quinto ni«l no- 
memtl del mcuIo X e d«ir XI At trrolo II aiiiorlriirom» al(rrf> taluni d«l 
Cotfi^ if(r'<'">- ''"o ''"^ **' nrupio rarrnlin dal lumi, toc- t, I l*<'r il XII 
nierA II Ubrr C"»»»-», v^icinloiiil del più ant'm lUi iiuc ntonAscfitli rinri». 
d'ani, il W: r.* t05 r*. anno llfll; f.* IDR v •. mino UH « 111': 1.' itS 
r*. a. 1133; ore. Li farninla ha auB «na rsiclrxio upeciite- «l rtrarr»- art •*♦•• 
p«r s<ip|)crlre alta laantanta di un « iianlllirante ■ o ' pii^nle ■, ' 
Im stati II comopiindenlfl «atto del * retccianie ■, ■ imiicninic >. i r 
ed Imperi, k lo aie$fD Reiri>«tn di l'affa cba me ne vieiia a rntkvmrarr. fritiii 
clic al papi riso i|>)>llca il TeiaporibtÀt a durili e iinftaidi lonjtnMrdi. »prav- 
villi drl pari dt un ver tm che f«rtu« al profmlln ili , U , tt, 33. M. 
M tee- ere ]. altemaiulnlo eon « reftnanie », ■ revnantiba» •, ■ lmr<ortntl- 
Itua a, (liianle Tn)l« In «ambio di dqrhi ^l nirnunnasflcra xt o liii|»rxlorl <lt>.. 
pur. It. t.l, 43. 13, 01 ecr.l. Troppo naturale rlie ■ forti d'uso il ■ twnpn- 
rltHis >> lln>c»c per applccifurtl In qvette rrjiioni aneti« nd impsriiori ed a k . 
ma (ter iwlllo cM nnn avviene m n"a Ir r.i*l In rul al iMiml trali rd im- 
perlali ne na vetesuem ampplara ann mi uoii mnvenuw H • leffiuntn i> 
ed ■ Iraperaiitn ■ lUI. IO <i IÌ3\ MnillUo vn esemplo In evi <)iir«ia c.k.- 
dUiooe nnn l>aìiu a far si che %l venn ncno all' ut» pili rnrrrHo_ 
-,., ReitnaiilIlKU il'>mol« nitrii fcofmie et loiliarlo UHn Cius Hi hllalia.» 
Temptiribas tlicaluUII durili.^ > ,ib.. paf. I9.~ M'-rila Infoco d'e^^r mata 
CDBM leniilira nirinK<tlk una caria dive »' ha II ■ rMnnnte a atlri!>niin ai 
altri ehc al papa in eupo ad ntia »>!« di daiarioiie pMilinrui- - " - '- 
dotnlno den et salvainn] noitro lli«-u rhrl'lo por Innntlo «rruU. 
praplilo domnj ontlrl Icoiili ter beailMiml et apoitulicl papan^. > il, ìlt 
l« Ciri*, H t ffcDtiina, tjiciia al ih. 



il^^ 



DEL 1131 



339 



?intamle che, oon sapendo, fiaremo spinti a cercar d'indo- 
vinate, sia p:ir6 assai g'-ande il rischio di veder riunir vani i 
noàiri tentativi, cui atuvoUa s'attraversano diflìcoltà anche 
ma;'gtoriiJ(.'ll(j consueto. Itisulla che in Nopt s'6 stretta una Sn- 
cietaa, aollu -inula oatraim MitUvi e Cunaulcs. Chi sono i Mi' 
Ut&if chi i Coaauics/ Qaala mai potrà essere l'iailole e lo scopo 
ilo! la Soeietaof 

Coiiresso che già il MìUlej a me crea dell' irobarar/,o. \>tln 
rbfl il vocahnio, in (juanln sia applicato n^li ordini delia cittadi- 
nanza, suole nel latino medievale apparire in due usi ; Tono pil 
largo, l'altro pìfl ri*trclto. Dei due. se ben si guarda, il più legit- 
tìino 6 it prictK), Prapnamente iMÌk« dice Cavaliere, ossia designa 
ebiun4)uc, per virtù di cerimonie più o meno solenni, avesse con- 
Hguitù il diritto di portar la spada al fianco e di conibaltere con 
es^a da eavallo. Quiodi ogni nobile, appartenesse poi al gradi 
minori od ni maggiori, da una certa età in poi e dopo il neces- 
sario tirocinio, era Mi/i^ ; però sta bene che sotto il nome di 
MUil'^ ^'intenda appunto la nobiltà in genero, per contrapposto 
al popolo, alla plebe (1). Ma tra i Milites taluni, oltre ad essere 
cavaliari, erano altra cosa: capitani -titolo mollo diiTuso in gran 
parte dell'Ilstia-, tisooniì, conti, marchesi, duchi; naturale 
pertanto che ai de&tgnas&er per solito col titolo maegiore. Ed 
ecco per tal modo Mila rimanere denominazione specitica per la 
eategoria più numerosa e più umile deila gerarchia feudale: per 
gmte invoetiia di piccoli feudi, vassalli d'altri vassalli, vassalli 
molto spesso alla lor volta d'altri vassalli ancora (2). 

1 1 l'n eHmphi da va'ere per mMlf, si per rashn di data - e del 9911 -, 
M lierrli' nitiii-nulo In una «rlii. cine In iiiiatmiia itevrul tcndn «H'uprcs- 
■Inno pjiiii piti (Il igritl riio xi'ftiiB f«r MMie oeUe rmnai'IiO. ri A ntTerin dal 
nnnlnri, A^L IL U. Ar., I, III1!> ■ ìvitytr a, si i|ki> in nn» ilAnnilnite ili 
ttlovanni Vcsrarn di Hodena «1 Vnn.i*leraill <i rtelmduliil slvssn lonOBlo. 
« rnm «n»<n«u et noHris nmiJum e)>H.lfn> Sanrtae Muliimisli Ecclotiie 
OaiKHilrorum, eju»i]enii|[ic CivlI-ilH !litilum ae roimlfinim... » ecr. 

dì In iiiintclie luiuo na^^eh^e layM-e che rnn HUitet si vojillaiio tndlcsio 
I vuoili niarjiwl Tale 6\ certo e la ttìh ititcf nrclat'nne iminrni*! por mia 
Intera n dlfilnma di Ailitzcrln, iiic9<»i di Knrirolll ;initr<. rhe Tediamn In* 
dirliiaia ■ nmniliiit MiIHihui, VatA»)nril)us, eninniue I'ajwIo In t:|ii*v>'>pA|u 
trenifinrnsi, *«ii Iti rnmiiatii Inibii jnlitiut • illiini"*t. op. rlL. VI, 53; Se 
CUI r. Il cna rriliiinerìle t raro, e rnrlrarlaairuM) «o^lin; ma non dotrd 
lullavla inerivi; llarii e r)il ron<!ldeH rlie MH*t non rra uo vorabok dd pil- 
lare nini&e, beud uniramcnte an ttrmirtc per riprlmerc »otlo (erma Ia- 
line eift ebe 'u voìxtte sonava in tnli* altra inaiii(.'ra 




340 



VH liCRIznWE KSPSStKA 



Quest'elasticità ed oscillazione oontinna di bigniflcato (i) 
prrxiiice necessariamente iocertena. Nel caso oosiro l'iilfla pitì 
ovvia è eicuramenle che Id parola sia da prendere dl-I sonaa 
pìA angusto, in quanto era allora il pìfl ri|^f>n»a e preciso, ed 
insieme ìl pìf\ consueto anche per l'appuato ool terrìt<>no roata- 
no (3). Tuttavia io non saprei escluderà che «otlo )a dusigna- 
xtone di MitHen non po-«<«ano qui 0Hg«r compresi altresì dei rkobilf 
di condizione più elevata; segnataimnle i Capitanet, che costilui- 
Taoo nel contado di Roma il grosso dei vassalli maggiori (:t). 

Il) Cab) roDlInni, do avent p«rin« la un mnlefliiio Idiuo, e eAixe a 
dlfpeilD detto scnilore. SI iiuardl lo storico uHiuieae Amn>fu-. itiliua jitr 
lui vottllnno f**tit praprinmroie 1 va»alll mlni>rlr ■ ... L'nde lacium sii 
ut quiiloiu urhi» MiliU*. vglso Wtlvaai^re» iWiiinail, cUincuto llilu* ■-»! 
parta dell' arrlve^TAvii Ahtiorlo - a loilitlurfiiiur i>|>erllius u il ir. e. IH: 
A. /(. Srr, IV, tiVi. t in qiiesin sen«ft aieiii-tiinii rho In parale 4- B>lfi{u>ra(a 
alcuni r^iMloll d4|y>, qitiiiilo. venendoci a coniare dtlla j:<icm ri*|le riitiiu 
tra iioliill e ii'rlic. c« la si Tnititrescnio }roppuii per le fntie n pcrriuw 
rtie B un papnl^na afr.-id>le di KN'i'iiro <• a Hillie ■ rap. I8i. Chian iLt quinto 
al KwciUHGO l<o> lidia •■ raetcra KokiUlas > - a'r»t<rC3»lM>e Mninanirnlc 
franlesa dil (Jiullnl [Mumorie ere, ed. iwlgln., Ili, W>(-GS1 - «hu dd 0|rt- 
liai, del Vs«<Blii niB|t;:ii'ri, | quii. «Jexnati f<r l'alTorumeiilo vdiiitlAalla 
parte poiKilare ilall'MfcrsI oiii1« con essa Lantonr, • pariln..., innnitn 
amore fltlo'luni, Billlitiuj scse conwclant ■. Ed erro ili nviv-i Mil'tet net 
lariM rl-treliD. tpi-ure non s'tia rh« a lexaere (|aaitii« atlr» risa perclie 
Munti «lann tanta l C*|iiliini quaiiln I Val'vaMorl: « Drmiitn Mlliunn pau* 
rilBi, miiUlludiitc rirnirnvtntB ploltrja, anillf|(ie aarom ■ m^eiiir ri rrfrn 
Onde (abiura est, ui cum natia et uiorlhui propria (erta irall ■leeertront. ■ 
idr. LandBTn il Vecrhw, t. n. cap. Si; N. II. Str.. IV. S7>. E rnii jViln t 
Rtaiownl nolitle, njtn) (trsnde. snrlie doarai'iletl eddicua! * a riuit(«fw|ufl 
od Vitlim, ab Inope uxqiie ad dlvllem «. 

(t) QntmU per il lìrcmrovlu*, Gmelnehit tfw Slatti Ham in Viti«UiJi«r. 
I. vili, np. I, S 1 - I. tv, (t«ic. 150 nella 3* cdtdone - i JV>f>'rt no» |iar- 
nnoo iieinineno poter r»»err olirà ro«e. Orlo lo non o»» dir calante, «enu 
aver avuln koIIo gli occhi It lesto dei ilorunipnil, che i Ire e^ea pi ciiaii In 
noia {Vis. ISI: dlr.iio tgltl e tre del ihi-lfi In sei<«4 sireit») ma elio e" 
eaefepl at'lMindlno, e imliibllsia. n« amii unterò qnalriiflo ancor lo di tinelli 
tìu MA Bl lascinn datibl: I « MlliirK OirrlatiEniok ■ ilalln ■Immenta ■ I>« 
BCqalallloiie Cerclanl » id. ÌÌK: Aib^r CcriiMu». cod. flii-c. UH. t* 1A7 r.* . 
e Ire ■ Xillton Ferenltnl ■ :icsnitl da tu ■ Hiloi i:an-anl ■. in I ■ letica 
nfiait u detta rlnnr>vita InvcMIiura di Frostnon» ranceitta a m«tu l'edili 4a 
Inoerenco RI net tSdl (Ih-, f.* US v.*\. Hon s'avretibe ette 4* carcve per 
ruccn|l]i!r mnlio io qiieslo irrnere. 

(!) !ìi KdB andM ptr I Capilanei II parairiftetlalo del llrtAorev : i 
paxlnal. Nnn ail par punto vcn»iRilu, nenniunte l'iRipiilia rha m 
peiiHirIn dalia Irate nella fitrin col ll.irliaro()u,rtw II lilalo ' 
loiu nella i^ampacM, «asta alla »uilsira iei Tevere. Ba <|u. < • 



DEL 11»! 



341 



Poiché isolatamente il probleinft noa si risolve, speriamo 
He tin po' dì luoe rlR^M ci possa venire degli eltri eicmcnli. Il 
itnjo eì à che enclie il Consules comincia dall' ever de fare di- 
Bcrelamcnle per provvedere ai ca«i suoi propri. Fossinio ocH'Iia- 
liii dot settwnlrione, si poirebbe procedere in modo sbrigativo; 
ma a questa latitudine, sotto la. data del 1 131, s' A costretti a ri- 
Hoitere un pochino, e, avarili di decidere cosa i Consoli sìsoo, 
bisogna meuere io chiaro cosaesai non siano. 

Gli è che nelle parti di liouta il vocabolo appare nel medio 
evo anche all'ìnfuori delle istituzioni comunali, e non in una 
faoieni «oltanto. I*er ttn pezio -tì continua a incontrarlo come 
titolo più o meo vuoto di consisten/n, che ripeto la Bua ori- 
gine dal consolato onorario dell'età imperiale (E). È probabil- 
mente a tin rinverdirsi di fiuesta tradizione dopo un periodo di in- 
trìsti 11)01 tio, che sì deve so al secolo MI, e già nel suo principio, 
trovlam detli Coaxuhji i principali, a (juanto pare, Ira i maggio- 
renti romani (2). Né solo colleltivantente e per bocca degli storici, 
nel qual caso sarebbe a dubitar molto che si trattasse di un 
aempliee UBO di linguaggio: sì fanno seguire da un * Romano- 
rum Con«ul 3 , che tu' ha come l'aria d'essersi un poco inspirato 
al *' Komnnnrum Imperator , , i nomi di parecchi testimoni se- 
gnati appiè delle carte. Il titolo appare ereditario in certe Tuniì- 
glie: nelle due nia^^sime intanto, dei Pier Leoni, ossia dello 
Btoaso nostro Anacleto, e dei Frangipani (3). Neppure adesso, 

siHKtda deiln, ette t>DlU ru» la. ncw d fosw suio II vorftlioto. e' tn dt 
feria c«n «lira ttAme qualnisa di con Ittfmtulenln. 

iIj '^n qii»li» «ogneltn xlo«e «nprtilutlo ricorrere al Btsel, GtKhii:kl« 
dir $farf(f(vr/iu*uii0iM» /MUen. rap. f*. v, par IDO nella irtdnElonB lUlia- 
na, che Miu ihi e jArmo apreìtlbtle ; (4 e anche da vedere II (ìiegoravlui, 
n, S, t ^L II, juir. «09 dell' cdiiiutio diala:. 

i*'- Atii'lHC (|ut e Iti iliiutKtirn al dae amari ei& S'iesall : Bm-^l, rn^ ^^. 
fl|t. il'; (iRECokov'ia, V'K. I, I ,t IV, |'ii|C. 1^9, ed. rlt.). l'n'illuMriihi- 
rli« prcprUtnenic suOi?!!. il ihihkcIIo nnn ì'hi oiirura arali |icratln>. 
Ininicttfndii prutiubile un lri:ame colla iisillilono ant(r«le»le, lo mi metta 
ni 49lla parte del Crcnorovlus, e dlasealo dal Hecei Omnellrre, cani'cKli 
orrcbiir, Il cunralllti Tomaiio col cuosoUlo del'o diti Icmbarilr, non «l puft 
#eiu3 aiiiljr ronlroalia vcraslmiitiUnu. All'itirnorl d«l iifinie, ibc In Roma 
non aveva |i|«ocituOie»c-e iRiix-rtaln. non esimie tra idne aiiii'ottls nessuna. 

(Hi L'a Eieiiiiiluai raritiln uanaiiofil» et loralionls de inleen nieilieta- 
le raslrl Itaairnraiil ■ Oi>1 11."!! (UWr CcMMttJi, ftiA. Rice. t». I.' tO::) mi 
dQi «Dlilia <li «cKiiltu a Pui'a Kubbiiio, questa stlliiU 01 jiersonajtitl cdiiMì- 
lari ! « ilfliilluii rToiipiril* hEtregiits Romanoraiu r(iti>ril. Jofaanneii i«iri Iro- 
a)f «g. itvRi. Consul. Odo IraiapiiilB tireuuua Rom- ùhmhU Gratianua nilDS 




343 ON'iscRiziOKe kepbeìina 

cooie nel passato, dusign» no^suna vera carica; tutiavi* daltk po- 
teniA di coloro che lo portano ritrae par un certo spazio di lenipo 
uno splflodore, cii» aveva per.luio da un pezzo. 

Una carica il Consut designa bensì in due dociimenli, che 
pajono come oITnrci, uno ta teorica, l'altro un'e-'^ 
pratica delta cosa stessa. Il capìtolo o frainmein' 
sp<kcte di giudici, che, non sappiamo beo dond^ Oonìcone tn- 
eportò nel suo libro Ite Vita (Vinmiaita, Giovanni Diac 
secoli più lardi, net 0*^ Ht^lesia (.aleni nenaì, e ch« in i 
s'incontra anche Beparaiamonia da queslB opere ^Ij, ei rappre- 
senta i Connide». * diàtrìbuti per judicatits , e coadiuvali da 
/Wiiocr* nominati da loro meilesinii, corno una delle due spnclo 
Qiaggìori in cui si dividono Ì Giudici ; e. rilorn&ndo ad esù dopo 
averci intralteniilo dei * Judicea Palatini , od ' Ordinarii ,, elio 
soii l'altra specie, ne descrive a questo modo l'uflìcio: ' Qui dì- 

OWflIonls petrl dtr [fonc noni: Coftiul. J-honn» rrahr>ltiii IIHii» i|nr> 
lom. i;iin»ul. Htlnit koiiic iitlrl ilelrniif? Uom Diit^ul. (OtiUlo >, 
4« lefro* rentnoiiiiti confluì). ■ ^lU'i.i' uHirnA mmc f «ii|i(>|iio tn iT»Tf;in«. 
Ne Hwuono altri rtie «nn pure di rrnle allnlocala iiMMciuVrO * Klrcluims 
de lliehaido a|, ni nesMino h.i più II nnuui, rke tDvcre,«)n>a s'A «Uhi, t 
rter Uonl e I l'ronRtpjiii liamo tulli «luaiill, e tn p<U ftnieratl«ml »i no 
tempo. saWcoltd illircretizo di un ejilicio: abtinmq <lii« njp-igh, oitn iimiuui 
elie lit di Mvrr quolrn» monn. e <iuindl del Conni» ^rl « «e«npllrl. Ihl- 
<leB« l^ranRipano e (ìriiiano • Uhilioiiti ■ Inivn ancivs ttrJ tlU< nel ■ Trao* 
■crlptnm carlu'e de ftaiiiiil )r4iiijiili><i>e > T.' Ili r.*l: ma nirnirc II prima 
t sneho II • tiliLii^i Minili!) Rnm C>nsui a, Graitnio ci ii iircirma nudo 
nudo, rome uà ■ Ramano [(aLiitlant») ■ ctip s'I tlcn dirlio. HdU r«ml|[lJa 
del rier Lenin il mota sjietibe entrala On dll l(ni|vi drl L«mi«, noiiB» r 
blfROflnn di tona q<ie<l4 ruiuc, h i ma, ^ofue rredn il (jrri;or«\to« it. tiu, 
3, 1 ; IV, 3St, IQ iiuUl. U pietra ^«polrralfl au rat hi Xcfgt ■ (III; rr^irtrll 
rorfiuf dORipnl Leoni» Oiii>'ul, ReBuaarum ■. Inrìoe molln pmliiMlBrlia 
ro9) abbia td esaere; eiacrM. m il trolLifM dall' niiiooinio nliKiic, iUlle<U 
Pier Leone, ti « Leoni* ■ «1 larebbe prvsnaitbllaenlc lutcìiinln li name dal 
l>adre E tMno annnra pun iraiuinl di nn più hiniaiui iiiArniiitpnif. r^m'Hitu) 
a penure 11 Ualleill, cke, pubbllciiiO«l'l«crlii<nM>, Mkiv rem. l. il, |tait. it, 
Ij (ree premiere da un « rtrtliiel lorliMs ad A. C. rlrflkr Mr\r.tlU >. — 
Vm <i creda pnt rde il lllnte di Onsnia Resiann niin doit olire Di ttn^n Xtl 
Possono nedurci Iniaulo Uno dI lltB raill alti «rvlciant, che ne tinlina 
11 nome d'un rìiovanui itimKre, H quale il ttotavj la Uivieio rune IVnirsia 
V. Il Co^te Dif/Ufnuiil^v ilei Tuail , («ait. *9 e Mi, avT«rt«n<lo pemiirii cba 
uno ftcsie allo fu qui (IpeiuW aotu Dnatino diraraa, al«bO lieilocdintnil 
»l fiducono ■ dot. 

(1) Kei cod. vallcaDo SOST, che il dice apparlenero al ptloripli dal ••- 
NtoXIT. 



-^■.^^-.-. 



1)CL 1131 



343 



cantur Con&ulas j'idìcatits regunl et reos legibus puniunt et prò 
qualitale cniniiium in noxios dìctant eentcìitiana (1) .. Il capilolo 
3Ì vuol detuto versoti niìlla ('i); ed 6 del OOT l'utlo col quuio 
l'abAie di S. Moria in Scici presilo Vclletrì, inrcudftiido a Cre- 
»c«>i£Ìo ' cftiiUum.... (|uo<l dicìtur Vctus ,, GtAhili'^ec, por giia- 
reniÌK) al inonasisro la con^rvazione do'siioi diriUi, che lui o i 
KDccessort terranno cola ' ConsulesTol Vicecoiiies ,, cui spet- 
terii, almeno in parie, la giurì^iziotie civile (3). ParreblM dun- 
que, e cosi si suol credere (4), che a <|iiel leiiipo airatmiiinisira- 
ziixio dclU p'Uàtieia nei terrilnri provinciali roioaiii fusscro pre- 
posti d(ii C'j/isulcs, Scntionch-^, (tudnland» bcnu, si vien puro od 
accorgersi cho 1 LMiuthn dei nostri due docuincnli non sono ii4 
più 1)4 meno che Ca»tf/«!f. Chiaro nel primo caso da f]u«l che si 
dica di luro raflrnnlato con cif< che dei L'ormfvs eappìumo d'al- 
irou'le {5} ; chiaro uel secoudo àA Vicecù^itfs messo 11 accanto. 
Iiisoinma. luuo ù riduce ad uno «forzo di esprìmersi in Ialino 
iu iDtiiiiora più nobile; giacctii. per quanto Cotuci toéna latino in 
«è stessi), nul signilicBlo suo attualo sapeva di barbarie, mentre 
Corvtul evocava in c^rta maniera le glorie della Roma antica. 
Nò questo Cofiitui per Cmmh e per i suoi riDesei volgari, dovuto 
sotto il rispetto nialeriale - strano che non p»ja e»»ersi capito " 
alia soiuiglitttita di suono tra i vocaboli, 6 cosa nuova ed insolita 
per nulla alTatto: ce ne olire esempi numerosi la Krancia, ce 
VA da la Germania (6). 

(t) tu vrd» 111 imito doffo Tu DiliRismcnle t ripctutnnirnle iniprpuo. 
dee belle varte eaitlonl deBa GMcAicAta (f«r deiKuJkeu A'auersrit del Gigs<- 
bredii, t 1. ai>i<«>><i. E. 

,1: G'uuasDiT, Op. cii^ L> fi)]., I. MS) : 11 Hrea', pis. StS, »u plA tiel- 
I' [|iil«t>nuinuin, e si rotitfoU tlt luiljre del serxtu \. 

|l) Il daiiiinnnlo tu rjUo eoiiodrero dal liiCKoruiiu) , ri, B, % (t. Ili, 
pax. di di-H'ed. ni ), che no» lo cooiuMi'ii pcmiio mila inltTix CTr. vi, G, t 
(tll, U3, !(.* t]. l'tftffooiM, il baili, Jtu [ler VifwomifM, tooie t'ha speiuo 
Cornei iwr Cvmilei. p^ti» per eqiiiiei ecc ; ma ne «lucalo |iluralc, ne II Cm- 
tuia poiri'e *!■<> >l«i)*4 ntude. implicano ctie i*aMHa a Iraiure di pili por- 
M4ie >iaalia»eaineiite : lA arsmmatica periDvlie e la roxioifo conalglia cli« 
ci al vodj U |iiiir<iiiti rl»ulUitifl dilla aucresstone. 

(l) nu£(Mnvit:s, VI, G,« (III, ISl, Bel tommarlo, eU1>; Uicicl, cip. <-*, v 
(Wf. VM);«c. 

(s; Cile i|ui i cnniulx «lano romtiva. s'è bene aemrte ti Gietebreclit 
(Op. ni , I. RU-Hlflf, Hbt»ei»e ancor egli dii pur aenipre al Cottula un 9<- 
fuLUcatu etresslveu 

[*) Dr €tx«.i, alt» «occ CoaiiU . ttei-.ti^ Gap. 1.*, v (pi|t. !>10-] 1). KeriUiiKi 
una tegatlailone speciale tg titsla CvunImoi An4etatimiiiàm . dove C<i««*i, 



'31-1 US'lKCRtZlOKB HBFEiatA 

f'ur riinpicoìolilo a queslo awdo, il fitlLo avrebbe tuttavia 
importaDza ancba nel caao nastro, come penso poaaa averìa duII» 
storia del consolalo medkvalo in genero |.l\ se apparisse cìm il 
aoni« classico mettesse buone radici, perloitiena nell'avo ■ertilo, 
in i]aeHta nostra regione. Ma ciò n«ri sembro davvEro ossero a«- 
venulo. Il non essersene finora segnal&li allrt oecmpì. il dirai 
nel di>curQentù del 997 Co/isuÌes betiel, ma Vioeeomef, Don fiwe- 
contatlea (à), poi l'aver scritto Comes, oou Contut, chi all'olirò 
scritlerello aggiunse una coda (3), sono altrciiante ragiouì cbe 
oe ne faooo oonviati. Anche senza ricorrere a olteriori arf^o- 
menli , non posstain dunque supporre che con questi ^o<l^ ' 
stiano in nessun dirotto rap|>orio quelli doll'iiscrixinne di Ncgi . 
siccome il rapporto ci può e&sere meno ancora co! CoMtdn ài 
cui s'è discorso prima, perchè quelli son oosn tutta romana, sono 

Cmtuìataì per £xia\t, Cnnlej. oirofroiio Kl n«nl monitRlo, Alti mietui ma* 
liicra iroi CtttnelC'^iitÉ (ll>«nlBno t[»*m Cont^'n iii liit>iw, l Co imIm UuiA 
si Irisfoi luiiio In i'jontt uni lintuiiDtio voitjrv. :kino OmuoIi, |ier e»iii|iiu, 
I Conif> di cui ri vuol norr»r« i filli l'.-iuinr4>(ll una delle tniriititaiiuni di 
Rioria antlra iludialf nella fk/ivouio dal UeytT (\1V, S(, v. \;i}; »1 » d'ii, 
nonanuiiln rtiC al Oidi «ia {ucsonllimiciill lAliroim .spf(i< ArfniAn . |ia£. U-it; 
ch« ftii«)ii> ti Irova dir- malo noi pfipnia prnvtniaiii • t:vin4 d" Kotoa • tll 
cmnit ch'exit era nella tiiosrsfla Ialina, l'na msd ila av«orlire rU|«iUi al 
dnnuiiin fiauccM e pr><?c!iiu1e si t rlin 1*1 l' IdvDliaoil' ne tll 0<nie e Coo- 
tol« f iceveva una «pinta inrlio manfiiart clic al|fA*a dal Cojhì, CtM* dJ i>a> 
miuaiivo. rhe (larcva prnprlo tuli' uno con Co'iul. 

tlj liiiaiito, per lircr di ant eìw aimn ncm oserei aderinare e che Tintt 
nea TOrronno M^re oderiuatu «laaiRitl, h> vedo qui unn dui Iiitt«*l d'» tl'>- 
veilLTo eonlr<biiire a iciict delta a a rat altare W (IcfiBaliianoiHt Causai. 
E aiirtie un' alira atSniia - ipicsia non appironte »Uinia - conferà di «loura 
al rovvIvaniCDlo e xHa prapiUcaKone i <iuel*n ron mulUunt cFiimlilii), d^lU 
quale rliiunqne ahlna e>aiiiluaiii II malertale dMida al r«fca di irir Nuri li 
storia prlmlitvt d«l tio<lri eiM>aiil,airt vUlneonie tt-M viva li eMm-iiu, 
Avvenendo questa roso t urcesvanu (ar lie» pr«?ciita al tewi» »(«mmi rba 
la ilofla del vuealMll non « lult' ubo eoo qticlU delie itiiiudMDi cui ad va- 
dono iniposll : e daii t raro il ca» che I iioail duiio aiKxireMa ili iiienliia 
a cosa Ira ili Inni didereall e lacclano porer asnvfl «(irl»a rrf) rhir rmu-ia 
gto primB. N) a rotala awertruia aurd poi tiilillvdai-i>ii(r.ip|iin'iie umiliai, 
a taisa di correitìvo -, quctia, che r«'tl vocatioU - • Co» fi'-i i dal nunter» - 
•oiM nolto, tua mollo ptii tbe «empiici luoai. 

n) Iftverc pteverebtiD asiil (HlcQ II It^ffcrsl appiedi , Ira I Icilitniutlt, 
a AoialDs rorofts Slsnla *■ 

(3] r.ha II liraiio da •• iXeruffl ■ alla lliia ala il tuli' altri iill BimJnM 
(srMi) cLe dell' aniure t<(lmiuv«, para a me e*M ben ntaitircsia. Do il va- 
lore 41 ena weiplice nn'enDO al suo iiuii ucorrere preaao UHranni Diacooa 
(MASiuoa, Mìomm Itatieum , It . rtl}.- la prava rlanlU M «mlwuto. 



DEL 1131 



34.*! 



* Romnnnrum Cousiile» ,, cosi bisognerà bene - poicliè altri sì- 
gniHnti oltre a cjuesti non atTaccmn pretese - che i Coranica no- 
stri «ìaiio Consoli noi senso consueto dell'Italia settentrionale, 
della ftoinaf;na, della Toscana, vale a dire siano i capi elettivi di 
Nepi cosiìiuilo a comune. 

Non avroi preso una via cosi torta per conchiuder cosa che 
veniva apontanea alle labbra fìn dal principio (1), ae a questa 
latitudine, sotto la data del 1131, un comune e dei consoli alla 
SUB testa fossero cosa abbastanza consueta ; ina si tratta del- 
l'esemplo piA amico ohe noi qui e'abbia, e però di cosa da non 
sttersi senza aver prima usato molte cautele. ^ le cautele 

in nece«9arie, s'avrebbe peraltro torto di spingere la difHdeau 
più in lA. L'idea dì taluni che nelle cilto. pontificie il moto comu- 
nale seguisse per contraccolpo di ciò cba avvenne in ttoma nel 
1144 (2), 6 indubbiamente erronea. Già, le forme ste&so ranno* 
dano ((uesli comuni a tutta la rete centrale e settentrionale di- 
:candoli invece dalla metropoli; ma poi, la noia carta come- 

ina del 20 novembre dì quell'anno medesimo (3) non suppone 
giù un comune sorlo pur allora, bensì qualcosa che risale ad- 
dietro parecchio (4). Siiuilmenle ad Orvieto, se un alto solenne 
non si trova che al 1157 (ó), il comune appare incidentalmente 
da una caria anteriore di ben venl'aani(l5). Non trascurerò ncppur 
Sutri, dove nel 11-12, in condizioni politiche ben diverge dallo 
attuali, vediamo esserci un Praenes di elozione certamente poti- 
tillcia, ma troviamo io pari tempo adunato il ^ populus Sutrìnus 
causa justiiiam raciendi , (7). K adunante normali e ordinate 

\\'i <)Dli)JI, te qaaicano HeeO sotto questo liKtwllo dell* licrlilone. non 
el vide, ti« ci d*v«va vcdtre a* non qoacilo ci veillaio noi adesM: 
tiaM>"M>\>(iB, vni, I. 4 tIV. 1*1, n. ti 

\\. (iiiKCOtuvivi, I. f\\. ;uel lesto). 

(}) TiiKLiMi, Cod, dtphm. dcMin. teaipor, S- Kon. Stia, I, 11. 

{ti II raoiune (luma ritener CMlilulto al tempo, tlie apiurgiaatibaiunu 
In eui la citiMdiotnii s*lnipadr«nl delle co», terre, vigne, eer, 
< BdesM TcalltuUcfl al poiitcllce. 

tSj II • palio s (uinoM reo papa Adriana: HtititTcìii, Ani. It. M. Aivi. 
IV, 35; Itm, Cod. H-plom.. \)*g. is. Vi un allro dceumento, Mienns ancor 
UM, dell' 8 msKto liosFiiii, il|i. cit, par si<, tHienuia asiai dubbia l'su- 
l«titlcita ;ib., piK. SS; Pvcealol (wrche, olire al comune orvietano, e*iii 
mette In Isccna anclHi <pttHo di Todi. 

(fl) Dctt'aAnMo n;i7 II tuml, uomo soliiamenie raalo e avveduto. In 
atampa Miita 9oil«vare nesouti whji^iio .0{i. cIU, pofi. t'\ 

(Il HiiTAULU, Annaht CamaUMttnta. Ili, Appoad., col. 33$; Gniofto- 
T)Cii, YMi. X, » ilV, 113, n. I). Le BlutlM della Roma mcdletilo |tir ide C3<la 
in abbaitiiQ iiiptiio ai i4i*^u di cui iiarli il documeeio. 

iKca.. i.* Str», T, svili. SI 



MG 



u.n'iscriziokb Kel'iierKA 



del popolo (' fiublica cootio regionum ^1 ci mq doi pari oUiutato 
per Tivoli al 1140 (1). InHnii, non i> (toslcnorc elio di un nniio 
aH'iscrizions nostrn un (ratlitUt, ia cui, senta meniionur m<!no- 
mamsnta il pouteflce ai chi lo rappreseait, 8i parla dì guurre pò»- 
sìbili, e certo oon insolite, tra quei di Gaeta {Cnktrmi) fl t\<Mì dì 
Terracina [Tcrnicinenaev) , non aliriuiorttì di i)u(!l cIm potrebbe 
seguire se s'avesse a fare con due comuni tosc-nni o lorubordi {^\. 
In quosia coiidiziotie di cotie l'appariziona quulube poco precoce 
dol nono dei Cònsoli cessa di esser sospetta e rimane «eaif lice- 
Diente notevole. Nessuna meravigliadawero che rUiiiacìone» già 
vecchia nella Tusfia settentrionale, si foise propagala Quo m. 
Nepi, cho era sempre Tuscia cttsa stessa. 

Potrebbe darsi benissimo che vi fosse stata introdotta aMai 
dì fresco, e che il nostro documenlo venisse a aiettercl innanzi, 
DOn direi l'atloslesso costitutivo, cho per lo più ebbe a seguire 
senia nessun intervento della sentlura, ma come una specie di 
convalidaaietitù del nuovo coiaune (3). Certo s'ha u Irnllare ^l'un 
fatto solenne o d'indolo non passeggicra; senno poco si capirebW 
la traduzione in pietra e la verosimilo collocniìone in un luogo 
sacro. R il concepir le cose a quo<;ta maniera vicn naturale. Co- 
niune dice unilìcHzinno delle varie classi dei cituiiliai; o oel patto 
nostro i Conaules die abbismo accanto ai Mtiitea ruppreiuntiuio 
manireslameate coloro che non intervengono ìndivii|i);ilinenlt», va- 
le a dire il |X)polu. Ne paJA punto strana la crna; che. se aiicbo il 
consolato non é una magiistratura senipiicemenle popolare e »l« 
alla tosta della cittadinanza tutta inturu, per il fatto hlaMO cbe 
usciva da uno sfono dei minori di partecipare all'autorità • por 
tutte le conscgiicnxe che coiai fatto ai tirava dietro, erano i mi- 
aori soprattutto clie in esso sì'per^niflcavano. 

Sarebbe utile sapere, se all'unione col popolo j JW/fi'/ea vo- 
niftsero spontanei, oppure coslreltu Non si creda che la prinm 
ipoteìit risulti la vera per la con^idemuone che nel docBOMnta i 
Milites hanno il posto più cospicuo e son nominai) ì primi, niea- 
ire i Coninli*9 vengono in coda, e con quel nec non cho li intro- 
duce figurano quasi comò una spoole di ([iuota. Ci son casi Ìo cui 

(I) G«Ka'>^oV)lr>, I riL iptttj tlBj, 

(1) Id 111. liMK. (11, In iiul.iv 

(3) Fin doie lo din) di non toler snilsre|isrelitnrf) f 
del quHe Mito ad ossi nwl» bmìiI bMcvciII qMSts|urnin r 
liane nnilra, nnu i lui a«l lodo del Hurilnrl- • è t'*ii'] rnnilimuautc di 
un Coniino dell' sntlre Tusria liitigebanU; il prlina en&rm»"' <i»'*odi tn- 
torl statati > (rni(ai.. psfi. iifin). 



DBL ii;u 



347 



non è un privilegio I» stare in prima fila. Qui, si badi, ni tratta 
li 8«peii<lepe sul proprio capo dello pene terribili. Però non 6 

'^«urJo l'ittitiiagiiiare che )' iscrizione nosira slja a rappresen- 
tan:i un Kiiiramentodi feddUà dovuto prdalaro dai MiU(cs alla 
cofriiluzione co<nunaIo dì NopÌ. Giurerebbero o ^i vincolerebbero 
□on scoia certi compen&l, eignifìfaiìci dal giuramento die pre- 
llann in^ìetno con loro anche ì Consoli. OH d cosi che in quella 
cUs si puA chinmaro la Afuijna Citarla di Mìiuiflraie, dove si tro- 
vano a fronte, non già Popolo e Milita, ben»l XfiUtes a Conti, al 
giuramertto dei Conti ne lieo dietro uno dei Mililta. ossia della 
parta viltonosa (1). Se le cose stessero a funesto modo, il Alciitcs 
nel cavi noEtni vorrobb'essere inteso in un ^enso più o raon gene- 
rale, a non indicherebbe sem)>liceineute i vassalli d'iafimo grado. 
A-nc)ifl l'allra ìpoKK^i a tnltAvia ammissibile; e ad essA è 
f|iialct)e poco piA favorevole l'e^pre^KÌone Societas. Alla lega, che 
ili Ini caso earebba da intender diretta a slringere cosi i ìlìtìtex 
tra di toro (2) come i Milite» col Popolo, converrebbe allora cer- 
care uno scopo al di Tuorì degli elementi che entrano a comporta: 
r unione dovrebbe dì necessita aver per intento il riuscir più 
forti contro iguulcun altro. Quciila qualcun altro potrebbero es- 
sere i vQfisatli maggiori, Ìl che porterebbe di conseguenza che Ì 
Miiiles nofiiri fossero ì miaon soltanto; o itivece che dei mag- 
giori in genere, potrebbe ira>tiir!;t della sola famìglia dei Signori 

•di Vico, che veniva sorgendo a grande potenza (3); od anche 
rrebbe naturale il penare ni Conti dell' Angnillara, se fosse 
la notliia. per ora incertisgimn, che Nepi toise conquistata 
I quegli anni • dicono net 1140 • da uno di costoro (4). Invece 



(Il IVr II lesla ild doromcnto t da rlintndnre soprtltulto al HandolU. 
nCommtàt VerrMi net .Vnlla Kco.yetceiH 1857, II, tSUiS; gliEchd lailam- 
I net Vonumetla r/uc'orrac fatrioc, t. I Chari , TOK, i IncomptclA U Incanita. 
VPds pni qa*l rhi> trrlva il l'awinRki , Tur l^mtehwfiBrKltidtle dn C«n- 
lulati in il#n C9'n»nm ■\ord- mtà fUiUtì-Halitint. B«rllit 1U7, pi|t. 5t tfif. 

ìi) G-n qtuil'uiilDne Ira t ifi'liuj riuscì rcbbero tppagste anctie le ap- 

pamii» riio il tf|ii> ei prcf«iit«. ^ull t peraltro soto In Mtequlo ■ roiail 

aprirei)» che meno avanll la ro»i , jrli 6 rtie le apparente irovan rlsrontre 

tieli'Kmnlo di BUadriiie: ■ Pietrtea luraverutil mlUlts Btaiidrailctises, 

on) a modn In anic-s adlulores enint Inter se ad rellnendam ma prcdla 

leaia et iitn^rui wo l»na, «in« n>a'o inscolo, ronira oninea hemlnsa utque 

» ilirs pu9ii|iiain non eruiil batiiuiorcs BlaniJrailenses, salta fldelltate do- 

llDoruni soaruBi ». 

1%) TiMtMcni, 0;i. e tol. ci)., pag. »8. 
(ti Id.. |i3E. 9it e 600. 



3IH 



UN ISCrUZMVE NCfESlNA 



mal si può r«rfflarsi colla mente ad un Praete» ponliilcio ana- 
logo a ({uella che abbiam visto a Sulri alctioi aonidopo. Io que- 
sto tempo, in (|tie«to luogo, il Praesmt non potrebb'eseere ohe il 
rappresentante dell'antipapa Anecteto . non mai d* luaocenzoj 
tuttavia profogo in Francia. H allora, cacciando costui i Neposii 
si sarebbero dovuti dicliiarare tanto o quanto per ÌI papa Ib{ 
ftiaeco e in procinto di rtiornara, e sarebbe il nome etto, oon qiiet^ 

10 di Anacleto, che dovrcmnio aver nella data. 

Supposìuoni se n<3 posson del reato Tare anche dell' altre, 
eh* io lascio alla sagacia e alla libera volontà dei lettori. Mi tì- 
mìterò a soggiungere un' osservazione. Comunque la nostra So- 
ci'etax voglia intendersi, immediatcmante o mMliatanteoto è in)-_ 
possibile non riconnelterla colle condìiioni politiche del inome 
to ; vale a dire, colla latta appunto di .\nscieto e Innocento ( L).' 

11 legame può concepirsi in più maniere, anche ben diverse 
di loro; ma la maniera pia ovvia, ineesa in forma assai genemU 
affinchè abbia per eè probabilità maggiori, sera di pensare chi 
la condizioni) di lotta tra i due pontefici abbia dato al popolftl 
di Nepì l'occasione di levare il capo e di guadagnerai - i|uanto 
durevolmente, non so dir bene - un regginienio più lìbero che 
non avesse avuto prima; presso a poco alla maniera come piC 
al nord avava prodotto conseguenze analoghe lu lolla tra pepi 
imperatori. 

Coel )' iscrizione dì Nepi, considerata atteatamoote,' li maA 
nifesta sotto il rispetto storico un documofito molto rogguarde- 
vole. Peccato che paja rome prendersi gnioi^o di noi suscltoado 
questioni che non vion fallo di sciogliei-el Perdoniamole queslo 
suo piacere maligno non foss' altro in grafia di quel Canio ohe 
eas&ci dà in forma dì'ìle»». vale a dire delle sanzioni. 

Che al termine di nn atto, di donazione o d'altro, siano noi 
medio evo coniinint>.le pene speciali contro i vìottlori . e cosa 
quanto mai frequente. Colali pene sono di dea specie: temporali 
e spiriluali. Le temporali consistono talora nella decadenza 
certi diritti; senza confronto più spesso, in una multa peeunfar 
Questa consuetudine della multe, trae la prima orìgine datt 
steeee istituzioni romane (2j; ed i mmani ed ! greci non avevi 

|t) V. BDCtie a itueito t>r«pesHa el6 Mie arrlfs II fùai, nella di 
pax- nviii lidia sua l*mraii<is«. 
* (1t SI veda la DlwerUaloae di R. tenlni r#Mr Vftprvmg uni 



r«L 1131 



349 



Dsppor trfU!cunito di ricorrer talvolta all'arma spirituale di im* 
prccarioni terribili la dov'era in giuoco la religioiio, per aasicu- 

..rare il risftolto di qiialrnsiL di siicro, fosse ara, fo»t«c sepolcro (l). 

ffìiguarJci almeno uIIq sopolluro il cristianesiuio contJDU<'i l'uso 
palpano con nodi Reazioni di n)«ra tonna (^). E verosim il mento 

.«gorga di II, sebbene po>esa anche essere indipondonte dal p>gt- 
nesiroo, Tuso delle tnaledizionì al termine di tante a tanta earte 
medievali (3|.SifTattc maledizioni aKStimooo fìn dai tempi più re- 

,motÌ il cBra.iierc di veni e proprie Bcomuniche (4); e per questo 
verso si ranncidano strettamente - nò punto ce Io disMoiulano - 
colla lradÌr.iotie israelitica (5). A lanciar scomuniche solo ì ve- 



finbbllrtin printa ontle " tl>till)la1lm«»tfirin >. o qulfulj rittrodAl's tn ap- 
prndire al itritn» volume iteir*pori) tkr VtrtngibrMh uni ttint KpchUfi^fgv», 

(f V. FtRBEtTl, fnsertpt. Anlì^ . f^K- "6 109-1 IO ; e BHl fli passon rt - 
IpirarR r«rnii>i In oriiI ra-Cnlta attixraflra, mmc a dire nel ■uralori. Xocfu 
Thaaarutt^fr^m Inter iplumum. (xic. Hcncvili, i).'5;l. II1<. fUg. Ki>uii*rii, 
II.* 13 (ili.), ecc. t» pran innea piti rrL-<)(jetnl die le iroprecHiivni un pe- 
lallM tiicbfl III itueiU cofi le muHc . ili «tiorsaril, rli •) Oko, aia i *pe- 
cl.111 CAIWL SI Mwrane stictn «>to gl'lndirl dell'opera muralotlana . «olio 
la rtassi! xv. 

■1) Ftiirrti. pax. Ut; Vn^ioiii. ihk. WM n.* | ; c V. Pi Uocsi, Btit- 
Mlino di Ardutjtngia Criitiau». ScriP 1*. T. V. pop. IS^-ltt. 

Ili DI qutiu parlf, iMritirvole ilt uno Mitdlo iirrarittrflino. Il Unltiff 
locra toM tirevriMnle (imx. BSS-SIIO}, e mnu suwlltrc iiiK«l(<itil. Le ma- 
liMlUlonl «aiM> liitmdolle |ior io ptb tnme ni-lle epifrrHfl aép^lrra'l e lulclarl 
con Od Si quU, ma clA uon dice aulla, no» tanto prrchfi 1* csprrsalone al 
proeiitava simniUii -a , quinto prrrhi* fMa rra rornlli dalle tormole con- 
r«f»Mill prne |iNunlar(« , ìt (|iinil avrebbero id opnl RiO'ln (ir^porato 
rane a dire il lelt» alte ftotitinnl Initiretaloiir, Delie i|ii3ll merit«ii<i qui 
di uiitre 8»i)aiutB querta rho ormrrnna nctfll old di dnnaiiODi eerle.«iB- 
illche tMii\ In roaitiio, (li« rl>l>« a ran-uicitcrc ti Marini (Dai, Script. 
fri., V. ìli MKC ) Fra Ul e<*l re a'e di anllrliluinii, St veda anche il r|- 
ta\a Bullf'tit't Ctì De Ito^l , t > S.* . I. t (1X70) , pug, H3 sfg. , e praprte- 
iiuitile 31 e tiyi. 

i4t iasll li dire the vi è frcquenllasloia la paroii axalhema. 

(S' f«r la iroRiuiiiea («raalillea l'i puO vedere lon. Bi^sToarn Lfxum 
CAnÙalrum, Tol«ttiJicvm ti ftaMininm, elle vote Chrrem; od. PiS'her, L|- 
|Nio t8S3. im. tu. Olire Bl rasiiuaKii irorlcl. «1 il nova, a nell'orlsliialo e 
>mdntia, i>nj forioola anim, eh* por la raa ririrhetzu *\ presta «lliiDamenic 
•I ralTronil colh) Torskcile rofrlaimmicnll crlsllanr Ouc'le ancHono raiere 
skuI pili Fiimnic: ma ta litnaheiia varia di rontinua da un ea<a«l)allro. 
nette csMe t'e^emiiio plb iiliru»» ctie tei aia occiKsn sii in un dorumente 
di BnlKiift ilrl lllllr Fc-ai. Op> eli., par IO. Esao db looito a un Dille pe- 
nitonr. % quel modo cNe nella accmiiBlca raMInita il vuole rtin l poveri 



350 



UM'lSCRinOSE «EPSetKA 



scovi coloro cha li rappreseli lavano erario competeoU (lyj 
si capisca troppo bone la grande ubbondanta di eouti rortnolo in 
atti vescovili. Ma questi buoi rulmini il «e&covo era proolo a «ca- 
glia' li anche n richiesta altrui, i)Usii(lo BOprattutlo ci foaM df 
mexzo l'inieresse della chiosa, e in pritnUsioio luogo a gnareu- 
tigia di donazioni a lui (atte (3). Occorrono tuttavia dd nomerò 
iufinito di volte le imprecauont anclio in atti che non emanan da 
vescovi e dove aessao vescovo od altri per lui si vede iutenranìro 
a dare la sua conremia (3). Qui resta dubbio se si traili di on 
mero silenzio dei documeot), perveouticì |>er lo piQ soltanto ìA' 



ftirulnall slana mslc^elli » ex on Addirironrl A>*hUriel,fxore^ntl 
CI H.iiIraMi-l » vij una «erie dt tioaii aiiiiartriienli nl'e mrtrrble 
rh«, i|ul al Rislcdtfo&D Ha parte d<'l ri'lre , del FixHuala e daDe 
Santo. M\a Vcikiiic, dell' arraii-'clo MI<-Im>Ig , di S. fìlovin'ii Bdtb 
pitriarctil, d*l pn>Iotl. d«ell etJDtelUII. itt>iili apa«tall.del Marlin, del Md- 
fejsnri. di (DUI I («nti i* sunio, e urtvt ae t poni Si cir ttn aUm at 
orrìetaiiQ. Ih.. pflK- i. Atiiinilmetile a rantircrfenlare nello imprerattoni del 
une la tndiiiniie lsnclii>ra fr^ttne nailisn e Atiiren, di riti ai iiuAiKse 
dir rari la niaiic^nu. Nella roroinin dal Butlurim i noni d( riwt'iro Min 
(.r^ìITerltronn; ma noo 6 Ria rhe eail Runchlno. Dove ni dice • ibaorìieald 
slnit Knrah et ratiai ejas « Il caetiu, ten» ea»l apimnlo. 

ti) V. il t,' fiapllnio deirtipen di F. Knl)cr. tftr h'irtlte^t/nn "nrh 
CfwtUUMtmiotemtoiii-hiM tttcMt. 1* sdii.. Tutiinien, 4Hr>3: pat H 

t% B In un lite iirvitiiann di enUI tearre mnie tini IIOÌ (Fmi , 
cit, pair. S-9) che conlro I violatori ptHS'Mtl si dlchuni. •> Et qni ftli 
tempuierll sii »titi atiotiieniale tenfl'iiBUi ab eplienp» >; a uiuo Biitiiamj 
■ ictuno in CKItate Vetetl coram lìpù tjuiiieiioe. et eo mitArouiiiie ■. 
eonCroiiKi chlarUce il slsnlAcaio dell* ■ Ero Wllelmua Urheiieiano* ep'*C"i 
hv riclum(par-i>ini''ilaudnet ronflnnn, ot AlMwrvanMbineitlenoaiiixa di i 
cari) del 114.1 (Ib, lujr, 7-S). ter dar qualche esempio anche 4* alln 
lori, ma di qneMI leuipl nieilirfimi, noutrfl rtimtt LaniMfo renfarn d Ai 
lnt«rv«nea in una donaitona ruta sUa «di cattedrale nel tin {ttotm» _ 
nmt. fni., t. I Ckau . mi. 743), «rnvenilo In ra're al dnfumeiitt). » Birn 
LindalTus del iiraila haitlentliim rplsroiiai tuliscriiMl ri hnr snatlinma ■ - 
l'anatema « lililo Interno nel tt^te - • llrn.tvl •, [*i(l nolovete » an allrit 
Intervento di land ilfo sle»n In una convenclone sUpilaia aal IIH tra 
canenlcl della aita cailedrale da una parie, a I eoncoli e i clilutlnl da 
l'altra (Ib-. ni. '33]: • Deinde rasalu ranstitsii et privati snalbcnta Ire 
eplsrnim* et ab oninl ilivtni t^rneilrli mn^nrrln «rirofavil (luIruninaD t\ 
l>radtciftnim vio'ntnr evlll«rit ■ ; e Mito abbiamo U sroraonlra l" 
olire al sositctlo a'<|ainlo divario dal m'iiI . i assai ^l<luarlll■^ 
emiaitu rtie ti ve*rnvo. il quale qui d anche ila iftuilii->>. é «)«tlA UarMr 
Il Memuniet a rirhrsu dciu H'te latra, rpn dell' rcei»ia«ttni- 

(3) Oaeaio litiervente, si tMdl bene , noi lo iiovUido lodtraio assat C 
rado. 



DSL Uai 35 L 

copie, appuro di. un' omissione reale. Cosi l'uaft cosa coate t'allra 
ino posetbili; e sarannn entrambe da ammettere (1) , seiua che 
ir lo più a' abbia luodo di assegnare determioataoiente t casi a 
quesin A t|uelU caiegorì*. 

Anchci nel l'i seri 7Ìona dìNopi nbbiAinole ìmprecaiioni; ed una 
oooTernia ecclesiaslten psrfjui implicata dal fatto assai probabile 
ilella ci>llocaEÌoi)e della lapide in un luogo sacro. losieme con esse 
in furono peraltro trascurate le pene temporali: accoppiamento 
')llo ragionevole in Rè, o dì cui però ci &Ì meraviglia che qui da 
DOÌ oou occorrano numerosissimi gli esempi (2), A ogni nwdo ai 
itta pur sempre dì ruba abbastanza consueta (3); ciOchefadel- 
'ÌEcriiione un documenta singolari} è solo il genere di taluna di 
questo pene, e l'essere le sanzioni temporali e spirittiati buttate 
la alla rinfusa. Naturnli^simo che si pronunzi contro i mancatori 
la decadenza * de omni honore aique dignìtate ,, ossìa, se non 
erro, da ogni feudo ed ufficio, mirando specialmente colla prima 

J) ^«lunlmflnle II vescovo o rhl CicrclUsse t'auinhta vesfovlle Doa 
ivevs blMVho tl'ctMr pruMnte alla ttlimiaitono: btsluva cti« \t carie gli 
Itasefo pArute a CiMa Islia. Uo di cerio tblxi aliresi a tttaire che le Im- 
pr»C3i!tin> »IIU cMlluirt la s'Oraunlca tomro usate aothe da clil non et 
aveva diruti), tmitin livnt.-ersl poi per naila all' autorità romiictouc. Cift 
tircttiio Unio pili niiUiralfl quando «testa II lutarne conia irailiiione pagana. 
Viii-^ ollftri SI M'i-kd ometlcre li lurola ancihcma: ma non dirci punlo 
fhf. rrimbsiiine (osse ooMa'nli!: n od ocni nioiKi poi era come tioMniiar uno 
Mitii avvenirla rori»alBi«nie Mie i|uolle die fili sldjvann erniiu liaxlimalo. 
TrtItAiHloal di lOMldilonl «cclesij^tctie - questo narebbi) |iur leinpre 11 
rsio Kiiia pjrajionc pili frequente - il poteva ritenere che di conferme 
nnn ri Ina» nceeeill: 1 Ciiirilii avevano gli «ramati Irato t rlKOinaiilcot/i 
le ccnh, lo millfl vulli chiunque Mcuitsus la mano al iMlriwniilo eciluala- 
lUro. In alin lermliil. ('incorreva d)I fallii ileMo In quella ch« i «'anonisii 
eiiUtnano scomniitra laiop lenit-t-ae. Vero ttio attera si polrctiDe tlotnan- 
ilari*. che bisDsnn c'ori iluniuì: di csi>nmi;rc tio^ll ulti quelle irniirera- 
titibi; ma lulilio nfeblM da rlit(Mnder« rhe (laatcìHd ili pcrfeita monte 
&juli>3n ri fil presenta attrctl per le miiHe pcnniarle, ctia si cimtinuaiio a 
renisirare neAU alti come russerò ptiimie vuila |ier valla aarlic quando II 
taocfie ton avrcbb* lolla ct»« Il violatore ne r.«se colpito. V. la nenoria 
cdiìita tlal Unlits. a Insieme ro;>efa a cui ctsa U da appendice, T.** I.*, 
« Il (U I, taK TU). 

;< KmiopI Iraticcii no ivolrei invece dare o iosa sema ncs»u» Fatica, 
aarlio inlo aiirrmlo il n l'eli! CjriuUiro de 1' A blu} e d'Alnar ■ iiubldiralo 
in icpua Ike al ■ Ciriiiljira il« l'Ahh.tre de Ajvtirnf > n<?il.i CMki dt Decum. 
néJ ji.r (7/,jt di Fraaer V. n.' 37. St, M, 7t, 13 TI. «7, 89. Bi. ere. ecc. 

(Si Ferrile «italrlie BSfitipUllcailoiie noKlraia non inanelli. c:urd una 
rana 4 Orvtelo del |nu (Km. ptg. |), cJ una ilt Bolactia del lllS iiu.. 
pBff. t-\i}. (tt allLitsle ad atin proposiin. 



353 



UN*rSCRIZllWG MCPHetNA 



espressione ai * milites ^, colla seconda ai " oonsulas , <1); ito* 
indarno, forse, si cercherebbe In una carta la cavalcaiu a rìtroao 
sul dorso di un asino, colta coda tra mano in luogo di tiriglia. 
Dal rermarratteniione sulla cosa come già Teco il Muratori, non 
ci si spinga peraltro fino a ineravigliurcena. Che cotal genere di 
aupfjlìeio fosse usato dal medio evo, h cosa ben nota (2) ; a (orsv 
in queste nostre parti fu anche pid la uso che altrove. Sul finire 
del secolo decimo to vediamo inflitto a Roma, co«l a Pietro Prd- 
fatto, come all'anlipapa Giovanni (3); e di sicuro il più dei nepe- 
sini elio parteciparuiio al patto del 1L31 avevano vi»io col toro 
occhi dieci anni innanzi un altro antipapa, Gregori>> Vili o Bur- 
diiio che dir aì voglia, Lnitto in questa raodesiina maniera da i^ii- 
tri a Roma, eolo colta dilfereuta dell'easersi II adoperato od caia- 
mcllo io luogo di uQ a&i(K> (t)- 

Ho acoeaoalo al disordine in cui le santìoni ci si alTaceiaDO- 
Le due pene temporali di cui s'fi detto, in luogo di trovanti ac- 
canto, stanno l'iina al priitcipio, l'ai ira alla fine della seria, dando 
luogo neirinterv&Ilo a impreca cioni. Co«l la collocazione non «a^ 
più a fornirci indizio, come non ce ne fornisce nessuno la gram- 
malica, per decìdere se la suntione pid singolare e ooievola tra 
tutte, il ' turpissimain suslineat mortem ut Galolonein qui suoi 
tradidil aoeios , gittalo frammezzo ancor esso, esprima la con- 
danna ad ut) supplico reale, o aia da intendere come impreea- 
tione «oliaiito: iu altri termini, se si voglia ioDiggere,o s'auguri 
semplicemente ai violatori ciA che qui sì dice. 

L'idea cui iccline««niio di preferenza lo persone ragionevoli 
sarà la seconda di sicuro ; taot' 6 vera che ad essa «* 6 formato 
il Paris (5>. L' altra ci ai presenta come qualcosa dì aooeaeivo. 
£ si rifletta che un augurio di mala morte soleva bene aver lun- 
go anche nelle formote abituali, io «)uantr> vi si dica che il aal** 
detto sia inghiottito come Dathan e Abiron (fi). La m«axÌona di 

(1, U ircQi tici'e a nrri^pocidrrr. In un «rdin» di fùM bea f»* Am- 
pio. 1 de rfce nel dammtnio <ki 1113. t Ui tcrm» )vti d marna tmuImII* ti 
sUfl molli, e c«preua ralle parole: • Etti non staerviTerutl beneflcU pn- 
dlcU aniniUiiiil ■. 

[*} V. Cium. /Inijrìkf ntchttoUntkHaur. Z • ed^ pSX. 'tL 

|}; f;i>«:f^Hov.iA. «>, s, n iiit. iii|. 

Il' Oucftio csctiii'lo rWntiio i»Ml opportalMBMalt 4*1 ■«rtt*rt Aanf 
«flOirre MU m»ut t-ttta UrttUHie. SI «ettane 1 njtfeax» del tilla tic- 

MlU Hi Mniite. L lini. 

Ili) H-ii poA ^OuH.. par- tfil. 

(^ Perr1i« i Ifturj abbiano «olle |ll oerM ^aaUfce Menpè*. nfcrtr» 
•tipttniMit (lauri tiaiii gli Miiu ceoveatle»* Migi*!^ M uh, • tt iwui 



DEL 1131 



3S9 



Cam ^arebbd in carto modo veauU ad adogìam mÌ \\iog,o di 
costoro. L'irupulso a introdurla vorrebbo tiiUavin atlribuirsi a un 

lira elRmeoto solito, chequi pura abbiamo, tale a dire a Giuda; 

id i^ADo si rHpprQHenmTa alle menti iii allora precisauiQute co- 
nia il Giuda dt RoneÌRvalle. * O subdola •^oosilia iuJae proditoria 
traditìntt! comparandal , dice la Cronaca di Turpiao (l). FA ecco 
cbe io tal maniera noi ci saremtoo resi ottimo conio, come po< 
tosse cadere ia mente di intromettere io uà documento di questa 
natura un itonie qual d il tio&iro (2). 

Con lutto ciò anche l'alira spiegazione, guardando bene, ai 
regge meglio assai di quel che gì pe uberebbe, tanto da rimettere 
in bilico la bilancia e da furia perfino piegare dalla parte raa. 
Essa ha inlanio il vantaggio d'essere la più semplice e letterale. 
Certo il gupplizio dello squartamento per forza di cavalli sferzati 
in dìreiioni opposte, per quanto ancbe in tempi &lorìct non prò* 
prio solo dulie rappresentazioni poetiche |.3), nello coodizioaì no- 



dalan ci Ibiran latu Icrrac ab»oft)«lur >, c^fircsslone rutilnriiie. ronio al 
rrde, B qaeMi Usila ScamuDira nlii'inlri. Kon siiiiuilca aliro il •• l'ere^t 
slcut Uaitnn (t AbUnn adi una doKainìne del Marrbtte 4'Etle Alberto (l<1t(t 
Amo -a. iiiDI: ttiturMi. Ani. Ett, t.iii]. E f«ii)i>ri- coneniale Inii-ndimenin 
•I aarrb&Rr eoiuu prctiiinimre qarsli due nomi se la Iraduinne tus^ po- 
lula siai>k'ncrn> |iura. (fL-iinourliQ st ;iiodwe d«d di rido una rena quii 
(OrrusiaDi>. Auruill dalla roiuiHiKiiia In mi veuivano a Hi(irsflalli da un'idei 
ptl) tamliaMt uieh« Daihait e. «biron Mn ra|»pr«MtiUtl tìfOio urne due Mt 
fcrliill cai i|Mll si auKura ebe la pcrama presa di nitra MlTra nel praronilo 
di li la re reo, kla pur rimiliiuanUoiiI In molli di questi u») s mcnilonare 
altre»! il TiiiD ticii'tt'KiiifUMiioiil», ■ Alitai panem cuui UaLhan clibirM, 
di-«lul<»ll terra », dirà, iter rsuuiph}, quello stesse silo del 11113 die 

cluio iidtu odU t della iiaxina S:;0. 

A\ Cap. £3. doporllcnie le pirolt ddsvferale dal perfido roa Carlo per 
diMuederlQ dal turuir iiidieiro a (urtare adOrlaado llMccorso.clie II saono 
d«1 rata* donanden laUDieaMnin. 

Iti La tlbfalaiii* della fvaa Fu licoe awerliln dal Le Boa. V. paz. 3tt^ 
D. S. Qei Mft oninriuiio nulare che ll^pcruMiile delle Toraele Impretaiorie 
-ri miA reme dlaUoiidef e Ui oi>liA*Ht», « &lraoMiaarl«oUarveiil'tio. Il primo 
e coHiltiiltn da Oiuda, Anna. Calfa, Pilato, l'aihan ed Ablrea. Annoia r Saflra; 
nel U)Miido nenUM di etwere seenalau Dlurkilino, lla<:<iinilait«, >eroae. 
1>dci1 ollintn nii si «Sir^ fi. tL, ecll* caria del I)u3 alle;:j|u ancho qal so- 
p'B , ntikCiMiann e Hj'^iinlanD al poiNon v«dcre lo u» dncumenlo di vai di 
Dii^, del lass [ATm. Ui*i. Pai., t. cn., ut. 3ll),d«i« hanno in ruinp^siila uno 
• jr,iiiirn ■ r UD « AKoxar o rbe sono anror es^ aooil Inieiltl. Piii «lua de- 
KrinitM'fstnn niniim perseeulari d<l crtatiaiiLSlino, nati veda rlw na) al veli- 
ca, »c noti nel cdM OMlre. Ma la posalbUlU dal venirci n<o t *kì\isì iuv* 
Yen» nl«At' itrMIo. 

,»; V. <lMw, »p. eit , pas. Wi 



354 



UH'lSORIZkONB NSPEèlNA. KCC 



strv dì luogo 6 di cose mal ut snprebba Ammciiert! ; qui, m 
si conddera, la fra«cdctrÌsi:rÌzione non implica già che il 
Tole abbìiku tsubir proprio lu morta medttsìiiia dì Gboo: le si 
resa piena ragione intendendo che e^Ii, traditore dei coitaf 
alta maniera dì costui, abbia come lui ad e9S6r Tiitlo morirò ob- 
brobrìosomeato. Ora, 1& morte, semplice o con rsflinateiia di l 
menti {!), era allora - o ri può diro Msera stata Mmfiro - la | 
«olita dei traditori, ([uaudo, cosa non rrequentisKÌina (2), veiiirt* 
Cmu) di metter loro te mani addosso, e quando anzitutto, ci Vili* 
tende, jl tradimento tioo riuscisse. Insieme soleva eseguirsi ao- 
che la confìsca dei beni {'-ì) ; appunto come avverrebbe nel casa 
nostro, E ii' abbia pure a mente ohe oi traditori Daule assegna 
la piCk profonda tra le sue bolge colla sieasa triplice 
dì Locifero, Q obo laggiù i traditori della patria e dei cooif 
son oonHtli nel ghiaccio di Cocilo più addeiiiro che quelli 
proprio sangue. A <]U6st6 considerazioni d'ordine generala u 
giunga cbe la cuvatcata asinesca, piuttosto che {«eri* isnlaia, sue 
essere accompugu amento e preparazione di altri auppliri ; e ea> 
prallutio poi si noli, che, se la minaccia della pena di niori«. a uoi 
moderni, educati od altre idee, può par^r «jm lroppt>g^kv6, quan- 
d'ossa si tolga, lo puniiioni che rimangono ci apporiranuo oaaai 
manchevoli. Perlomeno ci <i dovrebbe aspettar» che contro U 
Iraditoro si pronunziaefio un decreto di bando, t^oel è ben pOHÌ> 
bile che questa Soetelaa abbia un suggello chu uuo nunnaoto dì 
aver trovalo in coìti analoghi ; doude un nuovo accTL^sc'ìmaai; 
d'ÌJiipartttnia all'liicritioaQ nostra. 

{Contimia) . p. IUjnaT 

il) SI ìefga ik t». nel Vap^I, Storta Mia itarfu r-- 

Moie ti pforrdefM dal Hasoancsl ronlro r«laro rjia n^ I i3'.. 

tradir» li rlllS. Alninl furono arrosltll vivi e In rarni 4..i'< dstnungUf 
cani. Il fjito ni vlen sotto (li orchi nel ivrKl^, Storia rfrl dmiio ft»*it 
V, 273, il«ritro si) tili capiio!a dove Inbrno i quello «fcltcruitlru) rbe far 
I coiMdi-llI Ini «prl meri ti delta |>i>iia di morie si perirono tuuilt 4aU. Ai 
It rotldilciUi i]oare»lui) il< GaleatU'i Vl!ic«Dll (Ib., |iai!. S7H>, oltre la 
la fanlai la ite»»n non Mtirelthe andare, era dostuuii ai n ' 
noti al tisdilorl In irenere, (tbbcfu) ai re) it'jits IraditnanKi ' 
del tiranno. 

Iti PiTrO Ri) Xutull Bresciani del 1313 'tf<n. Hia. PaU. Ug, II, il 
nelln f^iabillre rite atibiaiio s<l tatt («min Oi tm^'le «H eulim o cm^pUdl 
un Iradlmeiiln contro 6resr:ls q il lun dnmlDW, senlitno il l>l«a|iiw 
espni8».inii!nl« ■ b1 rapcrelar •. E «ni nmn di luciiro non (<Ml al 
(3' V. «Il »|«»1 )<latul] ircMlsal, I. cit ; kH aallchl Staimi Placca 
SMìébt «urte nvillalli Hatenttae. firus, ttM, p«g. ÌHI. 



UNA VENDETTA IN FlilENZE 

IL GIOHNO DI SAN GIOVANNI DEL tS9ft. (•) 



Era il V2G1. Firenze si andava rifacomlu guelfa; e qaesta. 
volta ptr Mmpre. H sessoania giiibelliau, daMontaperti a Be- 
□OTooto, iIovGVft essere l'attimo epleiidiu elio altèr&ase il carat- 
tere [loliuco della sad storia^ destinata, Bott'i>gai altro rispetto, 
a jiarer qaasi ocgasionc dì c(uaUi&4Ì coaiinuitfL. Cbiadcado gU 
ocelli Del IUGÀ, il magnanimo Fari nata degli liberti em inurto 
in tempo per ripottare le slancile oesa sotto il soolo della patria 
salvala (I), all'umbra del vcccbio battistero e duomo dì Santo 
Giovanni (2). Ma intorno alla sua tomba lo rovine d'ogni parte 
della cittji rendevano atroce testimonianHa al proposito, merci» 
EOE noa tattù adauipii]to,di"tdrrovia Fiorenza^: la cittii, nelle 
tnau) de'tìbi beli ini, Tu, dice il Capponi (3), come in balia d'uo* 
mini Htranìeri. Spaventevole comoiento al verso dantesco (4), 
eolia narrazione do'croniati.Js l'elenco delle case, delle torri,duì 
palagi distrutti o nconciati dai Qbibclllui netta città e nel con- 

(*) No fu (atta lettura alla Socleti Colombatla il 20 giasno di 
ipat' anaOt 

(1) Fn lepolto, Il S7 appìle 1264, nel oimìteie di Sani* Repa- 
rala, il coi prcsioK) Oòitnario (• «laftodo sarà pei cui teaga alla 
luce? •} ha, alle CArto OD*, ««Ito il detto mete ; 

• V kal. Q. (quineit) lìfm Dtincii&a utor dOì Ottafiani Badigbieri. 
•• Tanbo flllu» de Mr DIetalulI lUla Lutra. 
■ (IRa C«'it<*aea v\or Drsi;hi n'itarii. 

• M.co.Lxiiir. dilun I-'iirÌDuta fìlins dni laeopt Seliiatts de Uberti9. 
B dfta Bilia tuor ilfiì Symonl» do Abalìa. * 

Vaiti 1, lllS del mìo libre Oìim Compagni e ta ma Cronica, SÌ o«- 
a*r*Ì cume pel aolo Farfnnta è alla data del giorno, coiniiaa eoa gli 
altri oBrnrì c«atepoltì, aggiunta qaolla dell'aaae. £ oobI altre T«lie, 
per udltlI ragguardevoli. 

(S) G. VlLI.(kS(t, I, LX. 

(3} Sioria della Stpvmka di Pireniei I, 16. 

(i) U/erito, X, sa. 



3oC tniA \eNDETTA ut FIRENXE 

taAo, fra il -Idi ««ttombre d«l 1260 4 l'I 1 di novcmbro i 
co^ Ì> intfiaUto l'I-Istiiuo di quei danni, (1) che il Comano Guel- 
fo, per ano deprìmi atti dulia sua ririnoita, 6Ì affrettò a compi- 
lare, e che ascese alla somma di oltre cortotrentumìla lire; assai 

(1) • In Del DOiniDe, Amen, tnefpù llbtr «ttlmattoaam, sen 

■ estimorDm, ilampaordin ilatarum Uiiolfis de Fiorenti», olìin robel- 
» lifana et esitìtiÌB, et illoruin qaì ateterunl Lnce vt cins diHtricla 

• «d In «liquibuB locis Comitatiu Floreatie «d facicodum frn>;rimBi 

■ otiiB ìptis Gaetfii. Ab «nito domiokt laoftrnttiaoii iTiilIt'ira') 

• daerntMÌmo srxngestnio, indlelioDo torlliL, dia qulufo intrmote 

• mtnvi eeplembrln, noiiae in dlem fosti fianctì MsninU qaod f<ù( 
•• die levis andccims intraate nenie Dovrtnliris, earrenlibn* unnii 

■ Domini aìlleiiina dueenteaimo eexagoaìtno Mito, Dilig-'nrt in<|al- 

■ eltìODc ac aolenipai ilìctis >lBmpi)Ì« ìnveutU et eempetcntec exti- 

• malìii per nobÌI<>(n (ìrum domlaam Oebrielera dooin) Rmja'vj 

• Oahtiellt de Ceiena Judicem, ut R.>eBam ForaaHj Oanam Ca)> 
' cAOfiiij Bornettao Cìaoipanj UoUm Amanoati Oticrarda» Ma- 

■ gnarij et BetiliMinfnam Camliij. oISqìaI-s Comanìa FloraalÌ« una 

• cum <tloUi judice ad lieo Bpeelallter otdlnatoa por Cnneillun g*-. 
•I ncrala et Nonmgmta Viroran ConinnlB Flurentie. Tempora do«nl- 

• natai nobilia rìri domioi Milatcate de Vorrtiaula Del «C rrfia 

• pati» oluBilem oiritatìa Vloarit. Por mn HAceriiira QuUMu^ 
Il B«TO*ardl iiotaflura, et tauc dieiorum Judioii et OtHcialiun aerU 

• barn, dictna lilrcr Bcripltis et nnolenlicaiui, de mandato et *b- 

■ litolate coDcoid ter omuiam prHioler'im JudtcU ci OScIalIam, 
» tub annis Eliiedem milletìmo ducent'-ilino aeiageiìino nano, lotti* 

• cHone tortìa-loeinia. Vidullevt in palatlig, tnrrlhua, domlbtis, capan- 

• nli, meloiullDia «t edifielìi coriiiiid«m, prout ioronua deeUra'itr >. 
È un eodtca memliianacea, di carte aacoado l'anlica namorsainDe if-, 
ma ora 40, per ««aeroe etate (agliate lo carte 10, 21, 30^3 e .tr, 
ebo p«f6 dovevano eaacre (oomo aono la 46.* ed altra) bUneh*; « 
•i DODaervn, oon gli altri th-II' Ar«hÌiÌo della parte Oaeira, Del- 
l' Archirio fiermtiDD di Stata. La aaa Importansa etoiioa fa riU- 
vala, tino dal Xfó8, da Francesco Bonalal d*1 ano Comm^^uné 
d<Ua Par't Gutl/a m ihrtiMt (II, it, 2^ del Oivrnale Storiai 
degli AreltM toMa.n[)t » pad ■ aetlVÉira e^ U ■ aertlre a moli) gtndl 

■ d'trodlalone, e aoprottutto a <iBellI relatM alla topogmGn M* 
a 1" uMte& f-lrenca e vuo coatailo ■■ Ma Toirobb' etaeia mailtaite 
alla leiione dell'originale, dalla atantpa cbc aopra i aiillti tuo) n- 
baldoni oe diede il benetaetito padre llilnfonao da 3. Lotgt wil 
toma VII (pag. 203.'.?8fi) delle JJelisi« <%/i En4Ui ttncuni ; eoiaa 
poirA agetalitieota periDaderaì eliì confruatì i paul, ebe di aall'eri- 
gioale io bo riferiti in ijueeta e nella note aucceaaiTe, 



U. CKMlNO DI SAN OIOVaNKI OCL 1393 



357 



gTMsa somm*, ne ai rmg^aagti& allo ecarso prczEO, allora oor- 
rent», dei fabbricali. 

Fra t aef^nati n«l docmnento lattaoso, l'occhio corro e piti 
Toicntieri ai arrosta Atti nomi, che in qnalohc pagina del Poe- 
ma dantesco han «opraYTia&uto aoo paro & qnelle ma alla 
ruTÌae irreparabili do' aecoli. Queste macorìo di San Michele 
in Orto forono nna corto coverta di mesaer Cavalcante do'Ca- 
valcanti: (1) i ano! Rgliooli, ano di essi Qaido che sarà poeta, 
e gli altri parenti e consorti, hanno avuto case e torri e bot- 
teghe d̫lruito in Caliuiala, in Campo Corbotini al Magnonp, 
da Saa':i Hoparata, in Santa Maria saprà Porta, a San l^ic- 
eolù da CalcDzano (2) : MoDteealvi, loro laogo forte e mtiratOj 

(t) Dante, h/trm, X, 92 Mgg, 
(9) Vedi II otUl" E»limo, nella «disione Ìr\ p. Ildofonto, a 
1»?. «Iff. 325, 237. 239 («. 9, 12, 18, 19", del Codice) :■ Predieti 

■ Offieiikloa InTcn^raDL... naftm caHum «operUm, aodlcjae miiTAtam, 

■ fvUte it^ilrut'lam , dlcto lempore , In pi^fiulo 8Aiiatl MlebsellB in 
» Orlo. doiDÌai Cavalcantls <1« CavKlcftnt boa et ii«potiiai.... 

• ItBin is'BDanint anEtn domam mingaain foiiM d>atractam , 
a dlcto (emporc, ta populo Ssnotl Slicliaelis in Orto, domin' Hanerij 
' Cmvslcantli et cias conaortum, la qoft morabattii domlDUt Tegltlìus 

■ OlambfrtJ.... 

• Ilem inrcncront anam lurrìtn la Catleoiila, qae dlcltor For> 

• SBC*, f<li>«« dftttruolam, dieta totnpors, tn ditti» popolo.... 

■ Ilem ÌDrenitranc antiinBpotQf^liiLin fulsie deitructam indie topopB* 

■ Io, flt Beitu Sancii P&Dcratiì, in CalldmaU, ipitorumCaTalcantorim... 

« Itera lnroa«rai>t annui domitm eir* inaro« anini domat fiiltae 

> desIrnctoB, diclo tempore. In Siiln Porlo Dodiub, et fn popolo 

> Saacti LaarGullI In Campo Coclrolla! od Mnognonvu, ipsomm illio- 

• rom CatalcHoloruin... 

• Iiem intQncrant anam dom<itn fniwo deatrnclnoi , dieto teio* 

■ por», In S«ilu Porto Doinas et in popnlo ^aoclo Separato in Vi» 
nors, Uberi! domini Paesi tlo CacalcautlboB.... 

■ Iiireneriint dicU OIBcialr-s.... nnain ilomtiin ruiiae deMmctaoi. 
dietn toinpor« , in pnpul-. 8<)iielÌ Niuoliolaì do Caleniin^, iit lo«o 

• ohi (licltnr Tarn» domìni Schiatte, SchlaKe et BotUcoij et Baa- 

• boec'J qpon>toin domini ScolariJ de C arale nalibai , et GIIj olìm 

• Poltionia flllin fralfis ooram.... Itom nnant oappanuan Ibi propo 

• deBlruetam [pioriim fratnim.... 

• .,.■ It«m ruveauruot uusin turtlm et unum palBlìum foÌBBO 

■ daBtraelum dtcto lemporo. Qua tarrla dieitor CaTlleavia, In pò- 



J 



358 UMA vsfioeTTA IN nnRKZB 

h stftto disfatto, ìniìoin* «oa le oa*e ntìisceoti. Ai BaoDild- 
'monti poco b gionto ripurars! &lle cftstclk di Vftl d'£m&, 
donde tD mal pUDlo vconero kIIa cittJi infolico (1): Monte, 
Lucìgoano, Paterno, Vìciano, CasaveccbÌJt, Fabbrico, Casorot- 
ta, Muat<baoDÌ, LÌDari, F«rgulato, sono spar«Ì dQ'rottami di 
loro magioui {2}. I palagi, I» case, le torri, de'aoperbi Adi- 

> Icilio StDOto Marie Bupr^portam , doiPÌoi Uaoerìj «t domini SealarIJ 
(• CavaloantÌB, et oornm Cooiortam.... 

• .... Ilem ÌDT«aeriint ki domo! hlnafl dcatmetas, dieta taoi- 

■ pon, to cMtro MenliiealTÌ ; tt dietnm eiitrmn l-Main doUrtiotuin, 

■ qood er&t sudlqns tnurattira ; domìnorun Ainadoiìi , Scolorii «I 

• MoDtifl, et Lapl de Ca*alcsntla.... • 

(l) ParadUo, XV|, 66, 11:^-14. 

(S) Eatima, p^g. 23!), 340. 34t (e. IfV'-SO', •lei Codi»)-: ■ ..- ItMn 

• invenorunt (erliurn purlcm prò indiviso duortim palalionim «t dna- 

■ niTTi domoram faìnBO deilruct«m, dÌB(o tempore, in oastro ds Monte. 

■ TagUrli et AraolH q. dofnlai GenUlU d« Ro»dolR»oiitÌbna.... 

• Iton ffledietttam prò iodUiiA nnEa* doinn* dealr««t4, dieto 
k tetnpoie, lo eaatro de [^ncÌDgRano, «oruoidaiB.... 

■ Unani domain fuisM dea(raet*tn , dici» tempore, in l»c« (|u> 

■ dlsitar Paterno carie Lìeìngaant..., ArnoIS doinini Gontilii.... 

■ Ilcm Imenerant domum deattuctam faliio, dlclo lemporp, in 

• pepalo Savi Xpofari ad Viclaiiu>n , plolittas locet». Cioal* de 

• ElODdi-Imonti*... ; medioiatem prò indiviiio uniui doniui dealroete in 

■ eaatro Lìcingnaai, ristdem,.. ; nnam mole adì nani enm domo de- 
a atractum, ip*[u»...; Itein annni turrini eum ei-ltit fufste rietlrnetam, 

■ dìelo tempore, in popolo Sanata Marie ad Cautaeehiam, pletnMna 

> Decimi, {paiiu.... 

■ Itsm tert'am partito nnina pnlatii et dusrum doBomn «l alta* 

■ ria» palarli rut<ffedailru<!lsmdieto in eaatro do MoDte, Cionia. Ttlli^ 

> IteB(;b! vt Teoliriì da BondelowDlia.... H"a unam domoa da- 

• itmciMiD, dieta tempore, in eaatro da Pabrlea.... 

■ Ilcm ini^cncrunt currim cnm pkUlio et duabot capanDi* riUio 

> deitniclBin, droto tempera, in peptiln 8aaels Mnrg&tlia ■'] C'a«K- 

■ rotta Teglarll domini Gontllls de UondelraoDiii.... 

■ Item ioffCBOruot daaa domoe ad nnam ae leneotea fuìage <1^- 

• slnieiai, dìcto teni(iorB , in pupillo Sioeti Patri ad Monu-beenì. 

■ Monti* olEiQ domini TeK'nrii de Rnadolniontli... ; allam domiim de- 

• ilructMffl, jpitos, in Burgo d« Mont' buoni.., ; iiUaai dooBnm i|>>Igt 

■ dealraelBca, ìa eaatro Lioari Valli* RobUant».. 

• Item latenartint nnam palatliim Taliae dcatmctam, dìotA tampirf . 

■ in popolo Kanrti Pctrì do Moulebuoni, Jiliafam quondam daminlUaeii 



l^mtm 



IL QIORNO DI SAN OEOVAMHI DBL 1295 ' 



3sg 



mari, (1) sradicate odimuzzale, fanau vasta rovina ìq tatto il 
Stftto di Por Saa Ploro, dentro o fuori le mura della oittÀ, ' 
e in più laoghi del contado {'2). Qncsic da San Michele in 
l^chetto erano case del Toj^gliiaiu Atdobrandi (ao Adìmari 
anch' easo) e d'Iacopo Rasticaoci, le une coolìni alle altre: (3) 
ooine otìllu lauda iuferaalo del settimo cerchio^ Tono appreaao 
all'altro " triterà t' aroua ìafocaia„; e Dante (4) rimpiaR- 
gerà ** forra dì loro e gli onorati nomi ,, a cai le sensuali 
paiiiooi han fatto cosi miseramente torto ; e del Teggbiaio, 
aceoppìerà il nvmo con quello di Farinata, " che far 'i degni „> 
riuipruveraudo a Fironso ob« non si ascoltauero le suo dìs- 
soasioni dalla fatale impresa di Siena, senza la quale si 
risparmiava il delitto di questi disfacimenti. E no altro di 
qiMt' dannati h alti^eù di fiuesli disfatti: il conte Oaidognerra, 

• de Boi>tlo1iiìci)(ì;.... Jtvin tcriinia parteui duorura ptlitiornin «t 

• duNTuro (lomormo fuino ili'»[riiclAio dicto tempore in eaitro ile Monte 

• i|iBoruin fìlioniio domibi Ueoiii . 

■ Itam invencrast dua* domos (uU»a destracisa dieto tentpoie 

• in populo Sancii Pctri de PcrgoUto, Gbornrducci domini Teglarii 

• do Bondelnvotitif...! * 

(l) Fa-adito, XV]. Ufi, T^/tfno, Vili, 81 Mg. 

(3) SttifM, y^f. ibi tegg., 26i2 aen^. &U U ImU di oste, torri, 
eerti, p^^Ugl, AdimarMctii, dolli. ciltiwdol ftoutado, eecup^, aocbe 
aocurointa cooio lio fittto pur le )irec<)d«ntt, tioppo maggiore apasio 
di 4uvllu ohe [taiisii oonaentirno io qui »i ÌDdivosioui le quali hanaii 
allineili* MlamootA imlirelu col mio proprio argomuiite. W ■ oltra- 
cetsla suhialla ■, ilaila qualu Dante (f'^f^ e Parad,, II. ce.) deiunse 
Il lipo (lolla X persona orgogliosa •, ha nell' E*lima tesi imeni anse 
di doticia pri>p«riionata alU gua superbia. Tail leali m<iu!iineo reo* 
dooo pie eloqaeottt 1' allasìono • Qaauti si tengono or Umù {ran 
legi... > ; e tanio uiia;$gÌore ranno amo tcatir la fiwMu di qnri vorao 

• Bontà aon h che ina memoria fregi ■, quanto piij grate torto ( che 
una laineo** riccheiia non sili fatta iatrumeuto di bcao nesauuo- 

(3) EtiimQ, pag. 2hl hi (g. 33i, del Codice) : ■ .... Iti^iii Inve- 

■ onruDl Duam domum domini Tc^lariì Aldcbrandi fuìase destrnctam, 

■ dlelo tenpere, in («palo iianeiì Uicliclis in Palchetto; eul J via, 

■ U lacelii Buat'cneeli, llj filoiuin Bimiiil, IliJ filioruin Adimarì.... 

• — unam ilainum fuiaao da«iriiclatn, di«lo-t«ia|>of<, la dicto popnlo, 

■ lacobl Kasirasoii et Dopoium. ('ni j heredts domini Teglarii Al* 

■ dobrandi, ij et iij vìe, tiij hcrcdcs dictam domini TegUrìlb.. • 
(«> /n/«mo, SVI» 40-15; VI, 79-M. 



i 



m IV* VEKDBTTA IN KmSKXK 

eb« ** BJpotd fa della buottA QoaldnidA „, (1) il coniigliera^ 
degli Aogioiai coDtro gli Srevi, le cai case a torri o mallaa 
BoU'Aroo, e Ca«t«l Castagnaio, e gli ameit dì gaerrn a 
Monte Filippi e a Prato Vecchio, ta veotlotta ghibellina lift, 
distratto (2). E torri « caso da Santa Maria d^li Alb«rìgt 
palagi e tnolìna da San Pietro a Quiatole, di SimODB a Ba< 
Donati, portano 1« tracce di coteata vcodolta (3): isa a 
quQ'Domi ricordano la bulgia dct ladri, dóve Baoso serpnDl 
ntrìflcìa safolaodo; ricordano la bolgia dei contraffattori, dove, 
folletto rabbioso, addenta gli spiriti Gianni Scliicchì, clic fal- 
sificò il testamento di esuo Buobo, già mono, in booctizìo de 
tristo fratello Simone (4). Fcrniìsnioei infine alle case dej 
Alighieri da San tlartioo d&l Vescovo: e qaoaCa aloon poi 
ncggiata, di Qeri del Bello di Alagbioro (5], oÌ fari ripe 

(1) /"/«ma, XV [, 34-89. 

(S) Estimo, pag. S63 (e. 35, del Codice) : Iten IntensniaL 

t CKtlritai Cavtungusrii firme dMtructuiD, Umpore «««andi oiti 

• Eì «fi fattoi , damìnortiiD Comitam Gaidotiìa Guerra et Geidonls Sa 

• Tsllot Ìd ToMia l'siitinoran. Itent ttaata tsrnra in dieta caitro. 

• lUiD tr«a man^B* Aovao» tcrron»*, <lr«lriiolA> in dicto eastre. l'em 

• anti'n molciKiinuni io Arno, in pede muntif dicti cuiri. iMtn aliud 

• iDolenrfinnin in Vm««Dk, sd pcdvin inaDtis dicti envtn Ca<tt«gti*tj. 

• Itera Dnum «aaseruni, *:vn giieniiui, in Maotcfìllppi, eum ann larri 

• ta dicto cassero, sire giroact sub quadain domo ccrrea» quo ersi 

• ia disto fiSDlro. ttem duts turrea apenai apud Pratan VaasfalniB. 

■ Qds« omnia fuernnt deslrueta ùieto Utuparfi.... ■>. 

(3) Eatimo, pag. ìlM, SK3 (& 33*, 3ó, del t'odics) : (Issi 

• ÌD*saerDnt daas Inrfes onra domibn* , domini StmonÌB DobsIì st 

• naoii «t Taildcl frutruu) fillomm dainiiil For^tlt , fuÌM« destrs- 

• ciBS, dict« Icmpore, in popolo [>aacle Mario Albcrìghi.... 

* .... Ilem ìiiTeneraDl uonan lorriu et duo palalia , el dsaas 

■ turreaas eircumcirea munlas, et duo nmlcailiDs pondnla, doaiaf 

■ Simonis et Duosi vt Taddei fratrum Glioram aliin domtai t'arcarf 

■ dn Donatiti fiiliso destriiolas diclo tempore, (a pepalo SsatU Fs- 
• tri de Q'iintolls,... «. 

(*i In/trif, XXV, IW-II! ;.XXX, Si?, 48-«. 

(t) Eitimo, psf. SS9.(o. 38*. del Codioo): * ... Itatn iDranonnt 

■ unam domum ali<)uant<iluin duaUuclain Oii'I ■;. domini Belli 

■ gbleri , dlrto t«inpor«, In disio populo [■'^anDti Uartiai epìaiwpl| , 

■ cai j Tja, y fitiorain Donali, i^ AUornoi Mardoli, UiJ BuUìnaiuaa 
> Alagbioii.,.. •. 



IL GIORNO bl SAN CIUVANNI DBL t29S 961 

Ift erorciosA fignra del consorto invendiotto, che eotto U pe- 
naltimo ponticello dìMnlebolge (I) accenna col dito al Poeta, 
e gli rinfaccia col luiaaccìuso silenzio dia la morto sua vio- 
lenta aspetta tatlavia il sangue dogli uccisori. 

Tale lasuturuno Firenno i Qhibellial, partendone la notte 
di Paiii|aa del 1207, per non pìb ntornaro. La vittoria guelfa, 
fin da' primi botluri, seppe esser piìi cnuta: Ì vincituri erano 
questa volta mercatanti. Non contrapposero rovino a rovino ; 
fecero U conto delle soiTcrte, e sì pagarono de' beni dei vinti 
avversari : te sostanze do' ribelli seqaeatrate formarono il 
patrimouio, il ** mobile „, d'an naovo ente, Stato quasi nello 
Stato, la Parte Onelfa, che dell' assodarsi del Dovello reggi* 
mento facesse un interesse e. un aCTare cornante dì tutta la 
ciitadinanza. 1 Ohibellioi, per bocca dui loro mcsscr Ottaviano 
degli Ubaldini, il cardinale dannato fra i miscredenti delta 
città di Dite (2), esclamavano dolorosamente: ** Dappoi eh' e' 
'' Guelfi di Firenze fanno mobile, i^iammai non vi tornano 
•* i QfaiboUiai « (3). 

U. 

La pradentn mercantile poteva però dissimalare, ma non 
far iaoero, ì risentimenti, gli odii, le malcvolcnso, che da quel- 
la citt^ oemidirala, da quelle dcavlate campagnci gridavano 
oootro U nome Ghibellino. Né gii intendevano, casi i mer- 
canti Onelfi, di rlnanziare alla vendetta; ma soltanto regolarla 
diversamente, e attuarla in un duraturo trionfo. Insieme con 
la confisca delle sostanze ghibelline, il novello Magistrato dì 
Parte Quelfa incominciò subito l' epnrasiono e l'assetto della 
cittadìnao»: la qnale si voleva far guelfa, e tutta e solamente 
quella ; pur modo che cessando la perpetua altalena di ghi- 
beltino e guelfo, il nome Fiorentino souanAU per l'avvenire, e 
eos) fn^ lo stesso cbe Quclfo. Ma anche quento scever&meoto 
venne maneggiato il meno violentemente cbe si poteva : rare 
Volte forse, o non mai, una proscritione ebbe forme si miti, 
nk altresì piti lagaoi. Fa stabilito un ufficio, composto di Do- 

(t) T»/erM, XXIX, 18 tegg. 
(S) Infena, X, 120. 

(S) 0. ViLLasi, Vn.-ìtvii. 

Ateo., t* StrU. T. ivin. » 



36? UNA .VENDETTA (M Fl»ESI£ 

dici BaonoiaÌDt mi bnoao bUìo e castodift della cUtk, de* 
CapiUoi di Parte Guelfa, e di sci Capitani della Compa;; 
la' confinati; i quali ventiquattro, ■abordinntamoDta all' 
torità del Iteifio Vicaria, dovosscro '^ vedere, ceroerer « rì- 
" darre in iacritti i Gliibellioi da oùnfiuaro o da aasolvcro 
" dal confino „: ufficio che fuiieionavn Setto p«r So«to, avea- 
dovi ciascUD Sesto ì aaoì eJctli ; e boslara agli atti loro la 
presenza e l'accordo di tre, uno pe' Dodici, ano per la Part«, 
ano per la Compagnia (1). Cosi sì c»e^'iitva la protcri- 
zione. Le listo di essa sono solto i Jl' «lìcenibrc 12<>8, coia^^ 
data dalla Ordinazione (la quale non poaaediamo) eoa eoi ^^| 
Regio Vicario l'aveva bandita; e iudu termi nata me ute, totló 
il 1201). Ce le hanno conservate qnc] gran libro tnoAtro de' 
couti politici dì Farle Gublfa cbe ù il Libro del Chiodo e 
Qo Toluoto dei Capiioli del Comune (2). la esae \t diittìota 
Sesto per Sesto la cittadinanza sospetta in gruppi di confinati 
sotto varie formale: " Ohibotlini (ofpotci (o Boinpliceaienta, 
" Ghìbelltui) i qaali ^«condo la detta Ordinazione dtibbono ^ 
(ecco le dÌ«tÌn/Ìoni) " andare o stare a' confinì faor della 
" città e del contado di Firenze „ alcaoi; altri, " faor d«lla 
" città, del contajj, e di tutto il diiitrotto „ -, oppure, " die dcb- 
" bono stare a'coiifiui i\v\ contado „; o lìnatinonte, " dm poi- 
" sono ataro a'coaBai nulla città (oppure, debbono: od anc 
** confinati che stanno, o possono jtarc, nella città), raa dor 
" DO owire c^ni qaalvolui sia dato il bando del Vicario per 
" oscita de'oo&GDati, e si rocberanno do7Un(|ue ìl detto Vica 
" prescriva „. A qno«tc qaaitro categorie, nel)' ultima d 
quali il oonlino i poco pili che di uppareasa (o a ut;iit uiodi 
tatti quauti ì confmati rimanevano " atto outn andarne nta d 
" Cornano di Firouze „) , uo eucoode una quinta, la ^' 
comprende, o cotesti aooa i Qbibcllini davrero, « per da' 



(1) Tatlociù ai rìt«*a dall'Alto, cito Ìd pabblìeo per la 
volta Tra [ Doeui»rnti (A), il«' M dìoatntirtf ViW ; eonti'nula In nj 
pori;Mtni-na ilrl Diplomatlog ipro(«nieDxa Strocu-Uguccionlf sall'J 
ahirio fiorentino di titillo. 

(3) Vedi Tra i Dottimtati (B) nna braffl nota rogestiva di i}«al 
listo dalla I>ro«erÌsiuaa dol GUlbelIlni nai l3tI7 ■ ^. 




raro colpiti, " i QhibelUni sbaoditt o ribetli di messere lo 
" Ra e del Comaue di Firenze ^ ; prìme^giaDti fra euì 
glj «roi , quasi ormai IcggSDdarii, della dazione, Ubecti, 
Lsmberli, tììutli, Ubriachi, od altri cosiffatti. Por ciascQD 
Sesto, come dicovo, ò rincovAU questo procedimento, coi me- 
desimi eriterii e le modesime formale. E sebbebo le troppe 
indicasiooi iodetermitiate e generiche, come ''Tutti quelli dvlla 
** casa tale ^t o " Il tal de'tali e suoi figliuoli, Il tal de'tali e 
* fratelli „, rendano impossibile un computo e un ragguaglio 
preciso, pure non andremo troppo loolani dal vero, affer- 
nuudo che i confinati come GhibellÌDì cospetti, ciob quelli 
reno t quali lo braccia del Cornane Guelfo restavano tutta- 
via apei'te. aìauo circa milleseicento ; e i reietti addirittura 
un tuilleqasttroconto : cou diffcrciiti proporzioni perà da 
Sesto a Sesto , abbondando in condannati , cusi dell' una 
oomo dell' atira spcci». Oltrarno e San Piero Schtrraggio. 
La nota poi di Ghibellino, a qualunque categoria (non esclusa 
la quinta) appartenesse, si purgava mediante sottomiuione 
giuralo, guarentita per idonoì mallevadori, e distesa per mas 
dt notaio, della qaal£ pure ci è rimasta la foroiula testuale: (1) 
il Ghibellìno.penÌteate giurava sul Vangelo fedeltà e obbe- 
dienza al Pontefice, alla Chiesa Romana, a re Carlo dì St- 
eli ia e suoi Vicari!, al Comune di Firenze e suoi magistrati 
e rettori \ nimistà e guerra a' nemici dì loro; astcnaione 
d'aiulo a. Corratlino di Svevia e da corrispondenza con Ghi- 
bellini; subordinazione dcU'omaggìo verso l'Impero al bene- 
ptncito e consentimenlo della Chiesa. Un altro vero e proprio 
rituale poi regolava l'assoluzioue dei Ghibellini dalle acomu- 
' --: e il Curdtnalc a cui Ìl Pontefice, pregato dal Comane, 
„'...vu con Breve commessa qnosta bisogna (2), era ìl cardi* 

(I) Questo importatile ducumcnto fu pubblicalo dal Lsmi (Afc 
nartbiUa BvnUnat Floreniinat, I, 498 Wt.^■) « dal p. lld«fot)SO 
(Otiit. Enui. T'MC, Vili, '21.^ tteg-) ■ ei bìbiiolliees UnTentisDa 
srutum •, ma eeoirotuincnifl. Io ]o do (Z>oaHmi;nJr, C) per In prima 
ra)t>. •uU'OFiginKlo, che é una per^araens del Ulplomatico iprerq* 
aieiua O. TitrgiouìJ n«ir ArohÌTÌo fìorcoiiaa di Stato. 

(S)IIBr«tcdiClea>«nt«LVKlea(dinaloUba)dÌBÌ,d«'25inBr«)lSee, 

fa pol^bllcal» dal Capponi nella sua Storia (I, Md segg.). Esso à eoa- 



riÉ 



3&1 



ex* VEhttBTTA m PlRENZB 



Dftle Ubaldinì, cioè esso madeaimo aa Oliiliclliuo. D«i prìt 
Dieu fici 66, poco dopo Ikuorento, il Breve: ducuiuontC 
d'aprite (>7 ha la «ottomiitiiione o usoluxione, ciuQ di qnal ti-m| 
cbo iiotx trattati di coucunJiu e con luatrtoiouì u parvntatlt ti 
fatuigliu guulfti e ghibullioe si tentava di cuDOÌliaro la pace : 
del dicembre' t>8, come redemmo, le lUte dUla proscrìziii 
Lu quttl data però è per ccilo da attribuiru Duu si lìogòli ooi 
fioameuti e abBadioieuti, ma al docaoiuutu dure toùo ooi 
pleuivaiaenta e ootio ij^qulle diverse rubriche riisiaiitt. Gì 
atti, diciamo, ìndividoali, della prosDrìzioDe dovottero tacce- 
deni gli unì a^Ii altri duraiiio il bìeanìo; a cominciare più 
spQcialmeuie dalla Pasqua del 67, quando la totitata pao» 
si ruppe, e i Ghibollioi ù ritrassero dalla città, e vèaiva 
ottocento cavalieri fraacoii il cuntufjuìdu di Muniorto. Qact 
Pasqua d<.'l 67 ecgnò insomma la line dì parte eliibL'llm» 
FireoKo. ìi il bauD Villniti (1) DUtava cbe la cucciau de'OI 
bellini " fa ia- quello medesimo di dì Pasqua dì Kisoi 
"' eh' eglino aveaiio commesso il mìcidio di messer Boadula 
" monte do' Bondolmonti , , cinquautudae acni innaazi 
" onde si KopriroQO te parti in Ftreaze, e «e ne gaasrò la 
" città: e parrò che fos^e gìudìcto dì Dio, che mai poi ac 
^ toroarouo in istato „. 

(cnnto. ia un Atto ili ■ relsxallo Bentanliutim eicoumanicAtlofit: 
• ioierdicloruia ci pri«dlivnupa • , che si fi a«l Veacovnil? ti 
d'aprile BaoeeBsivo , in favore di Oino4eo del ta Uaido ipvsl 
le (degli Oiaodci , ghiliclllul d* 01tr»nio , i qukU s' iaeOi 
« io i)(ie§ta prsicrltlone, b nrllk itifnrma. di B«Mo d'Ajcti^lei 
d«l 1311, e ue^lì Atti di Oaviryo del peiiodo Ghibellino: vsdl 
Deti». Entd, Tata., nll' ludicq] e dì niMtcr Itt'iopo eiiorìiw 6g,ì\ 
la del dott« Oreodoo. Co»tor» sono dal CarJinslo fatti rlooi 
r« la et>ie«H (« rednoti in «cclsilani S'inoti Vincenril ■) da fr«( 
Maaiueto de' Minori, rrailaudo > •■<(»! ]>cnilcnu«li. Il CkrjìaaM 
ptiuia di prooudere a tali assoluiioni (lD(;'>iiiiiic̫nilo da qncHa 
■ Potcìii L'oBtiglÌD e Coanine ■), la, arcondo lo iiiraiioDt del Br*i 
Tic«Tata la guarentigia * fidi-inMleae dì leManu uifrTt4is»rl 
pagsieri, ebo »Ì flbli'iignno ppeuiiÌKiiamntiti- per la '' 
delti degli assoluti e |ieidimkll. Aaclie rurij^innle di ij 
Doalro Dlplotnkttco. 
(1) VII, XT. 



n. mORNO DI SAN <I»OV\NNI OBL 139^ 



III. 



X<^1 *ab:ito santo (16 aprile) di colesta Pasqua il Ponte 
V«cahi:i (ira maccinalo di altro 'angae cittadina: l'antico rat- 
noao idolo del " pasao d'Àroo^ cliìedera altre vittime (1). Ood 
alla diivcordia civile o politica bÌ comptIcaT&no odi! e rancori 
di particolari , di famigliu , dì oooscrtcria , di rlcìuaazQ. 
" I Ouolfi di FiroiiKH i lieo mi noia pi> „ narra on cronista (2) 
* U baratto ou'GhiWlIìni in Firenee ; e U prima fedita, ohe 
" vi si dieci» il «abbato santo, «i fa laolla dì Tommasino 
" do' Mannelli, che lì died'.- Tornatilo dor Ko;ao de'RusBÌ d'un 
" maoDore^e o falciooc nel volto in su la piazza del Punte 
" Vecchio dal lato d'OIIrarnu, et avcj^aa Idìo chu di (jtwata 
" iioì a tenpQ Ta gran vead<2ttn. Molte zulTe e gran romore 

" fu in <]ae) di in Fir>::nze „. 

Di (jaol ciitpo di mannerese, menato fra dae dello piti 
possenti famiglie dì Grandi d'Oltrarno; tnecato reramentc 
fra due famìglie, |)erc)iè a ornano dì ootcstì oolpi, il sangue 
«ra dai consoni del ferito od ucciso tatti o conc-jrdi raccolto^ 
per riversarlo aul capo di tatti egualmente t consorti del- 
l' ofTeniore; di qael c^lpo è tattaosa, e sommamente caratte- 
ristica, la storia. Rossi o Mannelli, insiomo con Bardi FroACO- 
baldi Norli, eriino,dÌoevo, dei maggiori fraì Grandi d'Oltrarno: 
part« cbv allora rimaneva corno esterna alla città ; o dei tre 
, grandi borghi che la componevano, a tte«taii, come tattorasono, 
«1 Punte Vecchia, tenevano i Grandi le imboccaturo e i cro- 
cicchi DO* loro palazzuni, veri arnesi da guerra ; per modo 
che in un batter dì ciglia, ai facevano i serragli, sì prendevano 
i passi a* ponti, e l'Arno addiveniva com' od fosso di quella 
fortezza. V ha qualche episodio di storia fiorentina, dona 
intomo alle case de' Bardi si assalta, sì combatte^ «ì re- 
•piago, ei espugna, come intorno a una terra fcrtilìoata. 
In quel Sesto, che soleva enumerarsi prìmu fra gli altri 

(I) DaKTB. In/rmo, XIM, t4fi ; Paraàita, XVI, H5-I8. 
(>] PAOLiifÒ Piiint, CroHtea, iid <iii. 137fi; ma «eeondo 11 oo- 
'^ee ciucrono mo^llobetliiatio, correggendo (aneh* pa' VoealMlarii) 
ia - falciooo ■ il ■ fvrcoue • delle atatape. 



3ÒG I"** VBMtaTT* W RRENZE 

dalla citUi, acche pia rigogliosa era ta baldanza ohe i Grandi 
sfoggiavano ; Grandi, si avverta, qaelli che testò nominavd, 
proprio di aangno e di stirpo ; diverdamoale da altro groMH 
ciuatc oltrarniae, come i Moz&i, i Vclluli, cui la fortuna doi 
coromorci avera lollevate a grandoziia, ma popolar! «emproB 
artigiane ; che con qae' Grandi però Totentìeri a' imparcola- 
vano, e ftO no tenevano, e lacscotarano pulsioni, umori, ornccì, 
male voi en Ito ; o do* morcantoschi sudati fiorini, o delta inge- 
renza ael governo, facevanu nervo a qnolli orgogli, a qiit>tta 
ferocia. DÌ tali elementi si composero^ da tali coodizioni di 
coso ebbero occaaiuuo e moto, i fatti che seguono. 

IV. 

• 

Nel settembre od ottobre di cotesto medesimo anno d'i, 
nnodoi figliuoli di qaolTommasino Mannelli, che il sabato san- 
to era stato sfregiato uel volto da un do'Rossi, uccideva Qbì- 
ooVcllati (I). Era Ghino uno di cinino fratelli, figliuoli di 
tm Donato dì Piero, famiglia guelfa, ricchi mercatanti di laaa 
o (li aeta, lungo Ì ouì fondaclii e palagi venne dÌstendcMlo>Ì 
la bella strada chn non ribittezsata, per miracelo, dalla odo- 
matomania politica de' giorni nostri, ritiene ancora la dono- 
minaicìort datalo allora di Maggiore: Vis Maggio. 1 ilanncllì 
erano Ghibellini. Cagione al nuovo aangne, del quale ora si 
macchiava Mannello Mannelli, era cbo Ghino Vellatì avga 
fatto trarre uno di bando; cioi proeurato che fosse ribaodite , 
prosciolto dalla sonteaza o oondaanogione, sia de' confini 
sìa d' altro, tale la cut liberazione dovette sembrare ontosa 
dannosa ai Mannelli (2). Aveva questo bando relasiooe 

|l) Dft qnflsto ptinlo in fp& i ptHleeUrì delU mU nsrr*aEM« 
sono dasuDlì ilalla Cronie* doaiMlicft di owsmt Dcnito Vcllati, 
■d modo che dirò a soo lo»^, a obe potri ndita U lettera 
fra i Daeamenti [KJ. 

l'i) Il bando , a shandtggianr^to . %fi% t»mù it«atrisa f va4* 
ani mia nota alU Cfaniea Ai Dino, II, xkiii, 9} «ì 
In DI) &c(o ronallUre del SI mano IZMI, di mn pubi' 
« Rt;}IIBH, BruncU« Latini, pmg. ìthì), pr«pi>D«n'la*l «al ddl* r««> 
•seta Ubaruloii dì onreenti, ti fk qiMaIs acevsio&ft: • ... itmaoia 
■ aliquis non («htiotur qui IliI ili pn ceadvmuUiaBa tal baaa», 



^ 



U. r.iOUno IH UMi GIOVANNI URL ISi^S .1tÌ7 

diretta col fatto drl ubato santo? o con una rendetta clia no 

Toàia iiik slata prc»a? Dice Ìl crooista sopra citato : " gran 

" randi'tta uè fu poi, a tempo f,\ parole elio tanto pernietiano 
di pCDBai-e a ona vendetta eìieg4.ita motto tempo appretto, 
qaanto ad Cina soMOgaits di pochi mesi o settimaDC all' af- 
fronto, e i eni effetti la cai pienezza venissero, comccclicasia, 
ad VAicro tnenomuti por quc&to ribandiucDto procarata da 
Otiino Velluti. Opptiro it IÌl>arato dal bando pvr opera dì Ohi- 
bò Velluti era i]a«I Fomaino dc'Kossi, rocnatore di quel colpo 
di mannerese ? I docamènti soli potrebbero rispondere a 
qaein? dimanda; soli i documenti clilarircì altresì, quanto poi 
di politica (■nclfa entrasele in quel rìbandimento: e sembrerJL 
difficile, in eifTatto rimescolio dì cittadinanza qtiab testò de- 
scrivAvo, non v« n'untrauc; nò ve no foase cottala cello 
•fregio dc'Kossi, gaolfì, a' Mannelli, ghibellini, e che nelle 
ììila di quella prowrteione ghibellina hanno e Tummaaìno 
e piii altri nomi. Noi, vedendo nell'aprile del t>7 ferito scon- 
clameote un Ttrniinclli da nn Rosfì; nell'autunno dì quello 
BtwHo anno nocÌBO, per rarcopo d'un ri bandi mento, nn Vel- 
luti da un fiffliiiolo di quel Jtrannelti; a vendicare quel Vclloli 
{preaccenniamo Habito} interveniro aache i Roui; ci sentiamo 
dinanzi a duo atti d'un medesimo dramma, sebbene difettivi 
d'alcune scene iiitormcdio. ila non era por mancare, tanto 
pia atroce quanto piti lenta, nna condegna catastrofe. 

Ohini? Vellntì, soccombendo nel fior degli anni a così 
misera morto^ lasciava molti a cui doveste rincrescerne: i 
genitori; quattro fratelli ; uno zio paterno Bonaccorao fonda* 
Iure della fortuna ttercantilc della famiglia, e an altro zio, e 
i loro fiìfliaalì ; e poi uno zìo materno, Cino Dìeiìsalvi, nomo 
doTÌ£Ìoeo o di credito e toncrìtsìmo de' parenti ; e i parenti 
per via dì donne, o i parenti de' parenti : reto infinita. Tutta 
(]ue«ta ^ente oovb per beo vcntotto anni la vendetta contro i 



* vai ad altcrioa petilionaoi, dÌb! pseem tiabnen'l ■. l'asso aole«oIa, 
DfM, al prop<>«Ìto iio«tro. l'otcnn Ghino Airv hun ■ trarre dì 
itanilo ■ UDO elio tì foiso a jirtìsione dui Mannolli, e ohe uou avccBa 
avuta dm ebìì ia paet. La fraso ■ trarre dì biodo ■ e * ribandire 
di bando ■ occcrro qui ot) Doe»mento E, ultiua Uaee. 



2G6 



VHA VCNOETTA IN rìOXKXK 



AUonelli; ài loaniora tho vi poterono parleei|>are, ed iniM- 
gaÌD&rTÌ5Ì k mani insiome co' Tocchi dftlU funiglù, quelli 
cbe alla morte di Ghino o erano in fasce o noo anco cran nati. 

V. 

E ciò fu uà giorno di San Qiovunni. '' (^aando no viene 
" il tempo delta primavera, elio tatto il mondo ralleva, ogni 
" Ftorentino comiDCÌa „ ri predasi amo eoo le lor proprie parole 
qae'aeDtimeDti dei nostri vceclii (1) '^ a pensare di fare bella 
'^ l'està di San Oìovanni, ohe & pot a mossn la ttalo ^. Ai 
Vellati, ai Rosai, ai Diottsalri, la primavera del I^Vóavgnìi 
r appac'ecchio della vendetta per questo giorno di sotenoltÀ 
ciltadiea. Ad attutarne la brama feroce, n romperne il giu- 
rato proposito, non ora bastata il lungo dceor^o du^ti anni ; 
non era bastato che i Mannelli aveswro in qunsto tempo 
* rondata pace pur procaratore „» probabilmento in oaa dì 
qaelle efllmoro paciBcattooi conciliate da' Legati pontìBcii, 
la piti famosa dello qaali ia, nel 1280, quella del cardioalo 
Latino; a nalla era ratso, ohe in questi anni il irionfo gadfu, 
la nalda oostitozione del governo priorale artigiano, il lonti- 
mento della sicurezza e della forza, ava^wro, col riatrìngera 
e saldare i vincoli di'lla comananxa cittadina, sofTocikta al- 
tresì e quasi schiacciate molte ire e nimici^ic,' come dicevano, 
di apcaiali pereoue, e indotta negli aiiìoii una tal quale bone- 
voIon^B. Si fece no po' di bereno fra 1' 80 a il *J0, ohe fu ti 
tempo del ' grande e fcliee stato di Fiorenza ^, dice la ero* 
nìca, (2) descrivendone le feste e le allt^rezie, ì convili o lo 
cnvallerie; degno campo alle gentili figure d'amorcche nn 
giovane fiorentino a[ip[iDto dì quel decennio delineo, nella Ci- 
ta Smuova, dal vero. Giova al mio proposito tra«criverfr qnfit- 
U pagina dal nostro maniere croaiata: (3) " HcU'auoo 128^^ 

(li DalU Storia CL380-IÌ0&) di Uoro di Stagi» Usti [) 
n, lT.t&), f»g. M-&9. Quella des«TÌi)aao del San UlotKanl !_ >- 
prodotta reco'itetnflote Oa Cesare tinastl a pag. 1-8 del libre Le 
fette di S. Oiovctmi Bn'Ulit in Firtnte dt*crittt ia f PMo « i« rmm 
do contemporanti ; Piretnc, 18M. 

(S) MaLtaru<i, ccxxx7il. 
■(3)'G. VabAMi, VU, Lixtit. 



IL Gsonsa tu Sjih Giovanni net li'.tì 



360 



" dd mtsc dì giogoo, per 1» festa di San Oìotaddì, encodo 
** la città di Firenze in felice e baono state dì riposo, e tran- 
** quilto e pacifico stato, e utile per 1Ì mercatanti e-artefioìf e 
" mawimaiaeDttì per gli Quclii clie signoreggi a vane U terra^ 
' sì fece nella uontrad& di Santa Felicita ultrarno, onde farano 
" capo e cotnineiateri ijucgti delta uasa da'Roasi eoo lore vioi— 
■ nance, una compagnia e brigata dì mille nomini e più, tutti 
'^ Tettiti di robe bianche, eoa ano Signore detto dell'Amore. 
" Per la qua! brigata non e'ìntendea ee non in gìaoohi e io 
" sollazzi, e io balli di donne e di cavalieri e d' altri» popolani, 
** andando per U terra con trombe e diversi stormenti in 
** gioia e allegrezzn, e stando in conviti inflìcme in desinari e 
" in eene. La quale oorte darò preuo a dae mesi, e fu la piii 
" nobile e nominata che mai foue nella città di Firenze o in 
*f Ttwcana; alla quale vennero di diverse parti e paesi molti 
" gentili uomini di corte e gÌoc<)larÌ, e talli furono rìoemti e 
" pro^'veduti onorevolmente „. E prosegue a diro do' trecento 
earalieri dì corredo che avea allora Firenze, e delle tavole 
imbandite, e dello robe vaio che sì donavano per le pasque ni 
ginllaried uomini di corte, i quali specialmente d'oltrappen- 
nhio, toro stanza consueta all'ombra do' ** Signori e Tiranni „, 
trassero in fruttn alla cilttt del pjpolo trionfaloro così gaia- 
mente apparata, ilm poi seguirono, soggiunge, lo diviiiioni tra 
Topolo e Grandi, poi la discordia di Bianchi o Neri: e il lieto 
e felice statoti ruppe. Qaando il vento maledetto delle fa* 
xioui soffiava^ anche le feste, anche i giuochi, diventavano 
ooeasiono di delitti e di stragi. Fra le danzo e le cene di 
QQ calendimaggio, Cerchi e Donati vennero tra loro al pri- 
ao sangue U) = o ut»i rubrica statatalo (che io credo dello 
pia antiche) vieta espressamente il " giuoco del Veglio della 
" Blontagna „, e qualunque altro giuoco dove le persone ti 
camufUne, perche "■ periuuióst rispetto agli uomini aventi odÌu 
" con altri , (2). Per quelli ultimi anni del secolo XIII 

(I) Dino CoHrAOti, I. zxtt. Cfr. il alo Commento, Ivi, e Del- 
l' AppondioL*, pig. 50Ì *eg^. 

OS) Statuto del Potuià del 1324, V, &2: ■ Qwxl nuttua ftr 
tifiltttnt lamqutm Vttlnt vadat induftu. Cun ludu qol appeUsIut 



370 



UNA VSNDeTTA )S f ineHEC 



b Firened come involata d'un torbido natolo, eho prento ci 
npezzeri. piovendone ungile. " [.cittadini dissìmalavano ,, 
BCrire il Compagni ; (I) '^ il saoco dell'odio già trabocc* , , 
lì fa dalli) Bpirìki d'uno di cjtie' giullari del lieto tempo raliei- 
nare.nel 1300 il Poeta (2). Il cjunle cinqa'anni innanzi SkVitr% 
potato vedere la pasqua del San Giovanni funestata dal iiai* 
tiro bagliore de' ferri omicidi, o il Sento d" Oltrarno ben altro 
cbe addubbarai a ft.'^sta per la Corte d'Aioorc ; anzi ({Uc'uhnJc- 
sìini Rossi, ohe con loro vioiiianise aveatao composta (jaell'allo- 
gorioa brigata, mescolarsi ora neU'eccIdì» d'un loro ricino, 
partecipando alla veadotta dei Velluti sui cornimi *acuiìoÌ 
Mannelli. 

Veniva, il dì di san Giovanni di qael 129S^ il giovane 
Lippe di Simone Maanolli da vedere correre il palio, «d era 
in sol JungAmo proseo al ponte Vecchio meao dì qaftratita 
braccia, ael popolo di Santo Stefano. Quando, aBcitì airitit- 
provviso di Hotto alle volte dappiè del peate, CÌuo Dìotlaalvi 
u tre da' Velluti, IjB|>o, Qberardìoo n Berlo, lo aiutalgODO, più 
gagliardamente strìngendosi a lai Lapo e Horto. Lippe Man- 
nelli cadeva crivellalo di colpir gli uccisori fuggivano per 
Borgo Sant'Apostoli da cash Ì Uuondulmonti. Alla strage e alU 
fuga cooperarono Lapo Filigherna de' Rossi e Feneì di Ghe- 
rardo MaIrIìcÌ. Aveva Lìppo per aro paterno qarl Tommaai* 
no ìlannelli che pure sul Puntevecchio ora stato sfregiato di 
toannerese da' Ro»si ; .e suo zìo. pare paterno, era qQcl Man- 
nollo di esso Tommasìno, che aveva ucciso Oliino Velluti t 
Il tatto già quasi sei lustri addietro. Di Ghino Vcllntìf del 
([naie sì faceva eosl la vendetta, erano fratollì Lapo e Gborar- 
dioo; nipote cugino, Berto; zio matcruo, ìl DiotJaalvL 1 Man- 
nelli, questa voKa, dettero subito l'aocasa. Gli nooìsor! dod com- 

■ ludui V«lli do Uontaoea s<t fiimls sii«|>i>etiii hAtnftilhu* hadiuw ka> 

■ beniilnis, slaiuluin et ordinAtuin vit ijudiI dlctus lutlas.tel «lliiaU 
• alt'ia lndus, per «luem aliquis s« trausB^arof, ab aliqao ui.ii £at 
« la cIt tAia Flt»r«ncie, bargia aai inbiirfìi. Qui Tar« etm»t»(nerrit 
» punlatur per Pot«sistein Floreali* io librai i^iiliiquKgtDta llar. 
« parferatn ecc. ■ * 

(1) tVonfea, I, xvt. 

(2) iH/trno, VI, aO. 



A 



A 



n. cronrto m san oiovanm dkl 120ri 



371 



parvero, a farono cauilaan&tì in denari: lire setleniila; clic la 
Gompignìa mercantile do'Vollnti ti wriitM a debito con altro 
sposo e pagò, rÌparl4-ii<UIo poi fra' consorti, comt à' ona par- 
tita di selA dì lana. Filippo VoUuli, padre di Uerto o cu- 
gino di Obino, accusato per antere morale (^ caporale „ di- 
covaDO '' e capitano f) dell'om iridio, comparve iusieme con 
Ijipo Fitiglierna do' Rwisì : e sebbene vcntir^ualtro testirooDÌ 
deponessero contro di loro, antbedae n' uacirono ^ftolali. 

FornilA la vendetta, jnterreniva la leggo: la quale, av- 
visando che Io respettive ramiglio ei erano ormai dìBaangoate 
abbaftlanzo, le coetrìugeva alla pace. La rendotta era per lo 
fìcfttuto . che h quanto dire per la coscienza pubblica, un 
fatto giaridico da ocoaparscne con non minor cara, e a tanto 
bnon diritto, quanto di qualunque altra inanirflsta2Ìoiio della 
libertà personale: libertà alcun poco morbosa, se vuoisi, ma 
libertà. Quindi è ehe rubriclie speoiatt contemplavano Ìl caso, 
ofae " la vendetta fosec fati» io altra persona „ ; ossia altra 
da quella ta cui stava bene cbu fosso fatta, o (per ripigliare 
ijnel linguaggio molto semplice e scliietto) altra dalla " prin- 
" cipate persona „ (1). B si arriva perfino a specificare , 
ch« " pace si debba fare tra le parti quando eì dicesse cbo 

■ fosse fatta convenevole vendett.i; o quando si dicUiaroise 
' per la Pudostadc, essere fatta compelcnte vendetta; „ (2) 

[1) ■ Qiiod non fiit «iiidiota in persona alterìns ■; labrì- 
che 1»3 « 13t, «egiuuU) (per PiottÌiÌorì del 1331) a'io Stalulo del 
Palétta del im, e inserita pai re^olarraeote nello Slaluta succes- 
sivo del 13fi5 Col titolo ■ Da peoU raelcnt!) tei fieri factoolls *Ìd- 
• dictam, Disi in prinripalom pcrsousm -, ette Rnohv in quello «lei S4 
ataTS «na rabrìc» ■ De pnaieiiilo qui feecrit TÌiidictsm ni<i in prin- 

■ «Ipaleni pfmonnrn *. 

(Si Kifffrìaro il bel vol^»r« dpllo Slatula del 1356; ina le fu- 
bricho goQO anoo nHIo Statuto anteriore: e (come pa& tederei! Fm 
Ihtift'nenli iti 0) rvbrìcbe di questo (noa più ttnlico del 1324) e*<> 
levano a loro mlia anche nel Co$'ilHt<f più anlieo, «igeme ki tempi 
del offitrv racconto. Uiil resto, lo spirito di tatto quelle compìlitztoai 
A, la questa e In troppo altre m«t«r[e, uno sola e eosiente sinn ii 
tenpl ancbs più baiti. Vedi In q'titsla stesso tomo dell' jfrcAioto 
t-torioo Jlatiaint, ■ pag. 16!)-^, lo Studio di F. Sint'ul aulla Ve- 
dtUa frintla e«. 



372 



tlMA VENDETTA IN TWBNXE 



« a limitare, nei magiatrati, il diritto « il dovere dalla pacifi- 
cazione, fino a cho, ia certe grari detorioinato uffe.ic, "* ooa> 
" decente vendetta aia f^tta , (1). " Si addico a baooo o 
savio reggitore „ oosl pertanto predicava nel 1206 la leggo 
'^ procurare, che pacifica e tranquilla «ia la proTÌDoÌA eh' e' go- 

* verna „ ; perciò durcre U Signoiia e ì Rettori e i Contiigli 
provvedere e Adoperarsi che * vegnano a pace e ooncordìa, e 
" BÌeno in pace e concordia, qaoi casati ed aomìoi della eiità 

* e del coQtado di Firenze (U ({aati »oao olle comandA 

" del Cumuno di Firenze}, cho abbiano ioBieme j^aerrti |n;i 
" cagiono d'alcnno maleficio o malolìcii. tra U qaali si diccene 
" che potesse capere pace p. Questi tali ooioìdÌ o ca«atì do- 
vevano esser ^ ridotti a pace e concordia effettaaltneole . ; e 
flf> rifietaasero, eaacr puniti e condannati. Invocando questo 
capitolo del Costituto del Comune ^ sopru fare le ounronevoti 
" paci „ ; ed inoltre fondandosi aopra una gcaeral balìa che 
pochi dì itinanzi, cioè il IT giugno, erasi data alla Signorìa 
e a' Rettori sopra tutto quanto appartenesse «1 oonaerrarc 
accrescere ed afforsare Ìl buono e pacifico stato, coatra lo 
novitjt e i perìcoli che aembrarano minacciarlo \ in una adu- 
iMaKB del Consìglio del Capitano, con iatervento di altri Savi 
e presente la Signoria, fì^ ìt dì 17 luglio di quel It^Df) deli- 
berato (3) " che concordia e paco si faccia « fare ài debba. 
" fra quelli della casa o progenie de' Maonelli dall'una parlo 
" e quelli della casa e prc^enie dei Velluti dall'altra, dei;li 
" odii inimicizie ingiurio ed effuse reciproche „. Perciò lutti 
e sìngoli di ambcdaa le casate siano ridotti e, ove •ico«rra, 
coalretli realmente e personalmetile, a f;kreeo^ni|iiro la detta 
paoe e concordia, seconducht) paia il migliore. £ quefto, per- 
chè apparisce essere la decta pace conveoieote, o da farei 
assai convonientemenle, per l'una parto e por l'alita. 

(1) Sfatutodel CapUiino dtl Popolo dai 1831; llb V, mi 

niil de ii»o bomicidi», vel tidiisre «norml, ««a d. ' 

■ {mnmbn], fti-ta fuerk eoiideconi *[d<1IcI». ■ 

(S) ProovUiOHt d«'l7 luiciio lìtOS. loU-rae «IK pa,B» tra Vat* 
leti e KIsDoelli i Ar«b. :>t«t. Vìor., Provvitiani , V; e. 113. L« 
pubblico fra i I^MiÉmenti (D), Begglnagfluitole la Ftiibrles •taiatarìa 
e la Balia de'17 glogao, allo (i«ili la delta PrOTvisiaaa lì nfarìica. 




IL CIORNO a: SAN CIOVAMM DBL 121)5 



373 



£ il ^oroo itesso la pace fa cot«briU; non " por prò- 
coratoro , qauU volta, ma " in poreuna „, co)trÌDgfindoTÌ 
il Cixuant: t Mannelli ctie sapcro non ne volevano, t non si 
lappacìaruDO dì caore coi Velluti se non un mezzo secolo 
dopo, a per tora«conto politico dì Ormodi a Popolari. Xellc 
domestìcbe/IcordaDzo i Vallati poi sonwero: " A di 17 di la- 
" glio 1?95, per mano di ser Cliello Uborti Baldovìiii eaticol- 
" Uere del Comune, in presenza di messer Carlo di measer Ma> 
** nenie da Spul«to allatta Difcnsoro « Capitano del popolo et 
" Arti dclk città di Firenze, et in presenria di Vaunì Ugolini 

* Bontvjuui, PiLwa Kinigaerra, di aer Ouccio Ruggieri inedr> 
" co, di l'alia Bernardi, allotta Priori d'Art! delta cittÀ dì 

* Firenze, e dì molti cavalìvrì e grandi cittadini dì Firense, 
" grandi e popolari ; nella cliìtua di san Piero Scheraggio : 

^ mcfiser Abate di Meiiser Mannello, per &è e per messer 
" 9Jaso e Obìutlo lor figliuoli ; messer Lapo di mescer Oop- 
" pOi'per ftè e per donno Filippo suo Tratello, e per Maaico 

* di nesser Lamberto, e per tutti o' Hgtiuuli et eredi dì mcs- 

* «er Coppo ; e Manuello di meBser Abate, per sé e Vannac- 
," ciò Berto e Lapo suoi figliuoli, e per messer Lapo ino 

figliuolo, e per Cecco di mescer Abate, e per Cbele, Bate, 
Coppo, Stregliia e Pagina figliuoli del detto Cecco, e per 

* meiior Streghia di mc»s$r Abate, « per li altri figliuoli del 
" detto muserò Strcgltìa, e per Giono di meuer Abate, e per 

* Oiannozzo fìgliuolo del detto Giono, e per Agnolo e Stro- 
" ghinuso figlinoli di Banco di messer Abate; dal lato a 
■ parte tutti dei Mannelli : 

" e Buonacorso figliuolo dì Piero, e Filippo bud figlinolo, 
e Dinaccio figliuolo del detto Filippo, por Itfro a Berto 
figliuolo del detto Filippo; DieLaìuli e G^berardino, por 
loro e Lapo lor fratello « figliuoli di Donato, e per Donato 
figliuolo che fu di Mico ; u Velluto Sgliuoto cho fu di Cri- 

* aliano, e Paaqaotto eoo figliuolo ; tutti du' Velluti ; a Gino 

* di Ser Diutisalvi^ per sé e per Salvino ano fratello : dal- 
*^ r altra parta : 

" feciono pace, e baeiaroosi in bocca. E per mano di detto 
" Dotato fu sìcttrata e sodata la detta pace per baoni o suf- 



374 



un* VENOBTTA IN riiu!>as 



" cicnti malloTadori , cIib promiasono ohe la dotte paoA ■! 
" o«)i«rverebb« ^. Ed eaameniti i nomi dei malIfiTadarì, per 
i MaaDclli reipettlvamente e p«r i Velluti, conc[iiad« : *^ della 
" detta pace o daziuno di maUeTaduri abbiamo U carta, oom- 
" piuta per mano del detto wr Chel(o ,. 

VL 

Cbi scrtvoTa verso il 1370 (e le attioge^a a rteordaaz« 
d'uà sQO anteDato, stato accise ael 1310) questo Iìdco di atoria 
domestica, cbe la maucaiizu degli inetrumcnli Ìd esse acceanati 
nìndti duppiameatfl prcsiusa, era lucssor Donalo di Berto Vd- 
lati; legista e Dumo di Stalo, notabile, di quel perìodo daranlo 
il quale ella democrazia Goreotìua ai veuoer nialaraodo i g«r- 
mi dolla destinata dìssoluzìuuo e poi assorbì nit-nto oetl' ari- 
stocrazìa borghese; ma t'istoria medesima di codeste lineo e 
di per sé iAportaote e oaratterìclica. Kell'aatografo, sol qaal» 
la cortesi* d«i daohi dì San ClemeDlo ba «udcmbo a me di 
legifero, e preparare per una riatumpa ohe sarebbe la prima 
cdiziuDe BUtcnlica, il nolo e citato, piutluato cbe letto, Meaia- 
riale dell' autenato loro, quelle pagioc piii non esistono : oetl» 
unica stampa del MauQi (1) sono malìle gravemente: ii«Ua 
edizione mia si leggerebbero per disteflo ma, oso dìr^ con 
qualche dubita* di gratitadioc amo, che durai la looncia faiica 
di completarne il testo attmrerso e sotto ad una wTgn rete 
di acara bucci li, per entro aì quali volle nasconderle con mano 
pcutita il trascrittore ed caao medesimo (com' io credo) di- 
struggitore delle corrispondenti pagiue I)el^o^lgi^aI1^ ]ui{>e** 
l'occhè quelle pagioe contoaevano non la narrazione sola della 
paco de' 17 luglio in Sun Piero Schcraggio, ma, naturalmeato, 
lutti i particolari altresì, cbe io ho testò non altro fatto cbe 
riprodurre, della vendetta pel Saa Oiovanni del 1395 ; « eoa 
parole invero, dalle quali ÌI cordiale cooseosu dello scrittura, 
liglìoolu d'uno di^ti uccisori di Lippo Mannelli, piit chr' '-^^ - 
• sparile, si affaccia baldanzoso e truiii|uirlu. Uuatino qr.. 

(1) Cromica iti Fiféntt di DoKA-m VaLLUTt daWamua u-coa im 
eireaJSn«aÌ m.ccclxx llttaio [iugu t>iiuIlnap|)iu]>['iBto»iUGvtii'- 
dol libre) lA Firtruc. Pntto Dvmtnii^ SlarU ìta»HÌ. mi-' 



IL CIMIKO W SAN CIOVAMM OBL l'-ÌUS 375 

■^ Dalla nostra parte, non ai fece vendetta infìao al di di 
" San Giuvanni 129;'), del mese dì KÌa;rno ,. iU Paolo Vel- 
luti, ctie due secoli dopo, soddilo di Coaimo duca, trucrì- 
Tova nittdamoDte dalla vacchetta membranacea dol progeoi- 
tore quette pagine familiari, o le cootorna\-a di tao proemio e 
appendice, in un bel codieetto oggi riccardiano, (I) arrivato, 
« cade qoofi io sul principio, ella " vendetta dc'SdaiiDcllt „ 
(corno poi mceecr Donato la chiama ricordandola piti Tolte), 
et, fortanatamente per noi, trascrittala compÌQlamente eoo la 
ice e le sasVcgaenti coniiideraxioni, ebbe ono arrnpolo, e 
[oaaì un rimorto. Quell' intreccio di odii cerati, ma dico 
Je, piuttosto allevati e tirali su su a fiorire e moltiplicare 
>tto ta luce del sole; quella storia dì saogne versato ripe- 

^loiamenle su'fiancbi del Poste Ve«cbio, ne' giorni di pace 
del Redentore riiiorto o Ira le feste cittadine del Precaraoro 
di lai ; il tuono naturale, la fredda aemplicità, con cbe Do- 
lco Velluti, uomo di t<igu e di palax&o, iuit« natura, padro 
lì pili fìKl)^<^Iii vecchio, racconta ogni cosa : fecero imprct- 
aioDO all'anioio del cittadino e mercatante di Firenze ducalo, 
(luandu i padroni porguvano in sifTatta disciplina altri esempi 
ed ammaestramenti, e lo tra;;>{die domeaiìohe domestica- 
monie si consamavano, o ÌI reI«ao e i sicunt risparmiavano 
«oandolo: ì alcAriì, a' quali Sua Eccellenza affuttuosamenio 
scrìveva: "Strenuo nostro carissimo....... „. II baou Puvlo 

adunque, il quale noi Proemio al prnprio apografo aveva già 
ammoni!» t suoi Velluti, che, leggendo le memorie del loro 
* ontipoitato „, si proponessero di - immititre e seguitare ti 

^ aau'clii ìu quelle coso »}no staci voti e buuui eriftiani, e nelle 
altre no „, perchè " in quelli tempi le persone erano vcn- 

(t) SsRBilfl di n.' 3033. Il Prooraio « 1' Appeodiee di Pnolo a 
menar Dodaiq faruao pabbllcsil «ti an tempo • \Mr Ik meditima 
«e«tiigne [oi»^ per Is aotia Velluti Zali-PrKUBoni) d» Luigi Pu- 
scrlul iCntmaea di tua caci terìUa dì l'avlo Vellu'ì in eantìiiìiaiioHf 
a quella di mrtttr Donalo VtUuH, eon ifol'tle di delta /iìmìglìu ; 
io Kirrnse, (.'«llìsi, iQiO; di png 46}, ft doiravv. Q, 0. Corstsioi 
s pRff. ìr'i>43 dalla Notait dette fami^tU l ranaoni t Veliuti f Fl- 

lut, ttinlìsni, lìi70: ma ambedue lo pubblionsioai soao cosdut'o 

Ppra eopie, non tall'orlgfnale riecaidisuo. 




376 



•VSk VB>aETTA TS PIRRMK 



" dieattve, di donde Dausvaoo veodotls, raort* et altra oots 
'^ c<)Qtro al ffervizio t comaodataenti del Signore „, qQ«] rac* 
conto di sangue nella Tacchetta originale distrnue, toglien- 
done via lo carte (1), e nella propria traacriziooo accecò e 
spenM con ì' iocliioatro, nel modo olie ho detto. G ■crisae tn 
margine: " Quello è cancellato in ciascnna di qaeste facce lo 
** ho fallo, per tor dalla memoria delle persone lo oimiciciu 
" et Tendette , perche parlava di nimicizie et veodolte di 
^ liaomini di noetra casa „ : e qoaote volte ricorreva poi 
tncn^iono della vendetta do' Mannelli, od anelio della pace 
co' Mannelli , tante dette di frego. Nb (jeccta sola twtìrao- 
ulanza di cristiani sentimenti rende a Paolo Velluti la lua 
trasorixioiie : il quale altre abtoisaioDÌ nà canodlament! Don 
fece; D a noi aia lecito oggimai il rallegraroene, ed altresì 
il eroder probabile che per il nume de' Mannelli egli avena 
qaalebo speeìale ragione dì riguardo o d' affetto : ma a aa 
altro atroce racconto , (2) di on Vcllnti (qullo «tene cbo 
eorine pel primo la ricordanza della vendetta del Sao Gio- 
vanni), il quale ferito a morte IsMcìa cinquecento fiorini per 
chi fari la vendetta ana, e Ì eaoi consorti con lui moribondo 
la patteggiano e, scontenti delle ine disposizioDi tmtaaeDta-- 
ric, lo minacciano che non la raeeogl io ranno ; postillò, iìdc*- 
rameote inorridito, " Noo eoo tali modi da crietiani „, • 
" Atto veraiucnte da Torco „, e nel l'roamio " Co** c«rt« 
" molto brutta e detestabile ,. Altre postille di Paolo raao»- 
maridano, oonvenioniomente a' fatti da meuer Donato nar- 
rati, wntimenti di moderazione e dì temporanta. 

Nel Seieento anche questa, ooma le tante altro atit ' 
eerit!uredÌBtorÌapaeeaname«s«inoorsodall iafatieabiloi . 
Stroist, ebbe oopiutori oon pochi e copiatori di oopiatori. e : 
tiauatisi anche prl XVIII secolo: ma fwnte comune l'apo^r...- 
Don pili mai l'originale; il qnalc, come di tinti aocadtte, cccir 
il posto alle Copie e posai) Qi:' cauunacci di rsini^lìa a ri|>u»j«, 

(1) Dna sono le csrie ms&csntl , e«ia« ipparisBe >lan* sad*» 
BDisersaìoae cbe eerre ds espo: i|«Dlti da pladi, ebe io creda a^ 
poata de Psolo, procede rcgoltn e ««ni« ìtiUrtiuloae. 

(3) A pts. S7-30 dtlk edlslcas da MsasL 



IL GIORKO DI SAN «lOVANt^r DEL 13^5 377 

o, diciam meglio, a combattere ((|ac8tii rolta, cosa raro, per 
trionr&ni) de' suoi futuri destini ood ì topi, la muffa e la pol> 
vere, con lo mani deTanciutli tremende (1). I copialori 
dell'apografo, arrivati alla parte die il buon Paolo area sep- 
pellita aeiriDcbiofltro, copiavano la SUA postilla marginale, e 
pawaado «opra a quella «eira donde nesBuna parola poteva 
pur eeaì ascir viva, rappicoavaDo la luro trascrizioae ood qael 
cbe veniva appresso. Ma il senatore Carlino, irrequieto s 
ostinato comò sono gli eruditi, nuD si rassegnò a questo : e 
• Bgnxxando gli ocelli nel grafìco vepraio di cotesto sette o otto 
'pagine, rìnrcrgò, con qualche strappo, con qualclie incertezza, 
ma pnr rinvergò, ciò che Paolo aveva tra&crìtto e pot spento, 
It codice Strozzfano , contenento la fatica dtil nontro gran 
collettore, & oggi smarrito; ma ne TÌmane fra i magliabo- 
cbiàni (3) ano di ao auv coatemporauco ed amicu, u grande 
spigolature anch' eesv e copiatore e propagatore di anticaglie, e 
oltrcaccià bizzarro o festivo ingegno hg altri mai, Andrea Ca< 
ralcanti; nel qiia] codice, scritto tutto di sua mano l'anao 1651, 
si Tede postartormente aggiaato il passo dì cui parliamo. 

(t) Aitcho ■ istno di Paolo era capitate, com'egli noi avo 
Proeivie ìl ileiteTÌ«e , ■ tutto sijOKclerotto s gasato , 6 ii mKnoaoo 

■ nIcbiig carte, cb« debbono «siura andate ualu per nano di fan- 

• cialli, d'altri cbe •iinil coia dod istimassD ■. Ma il |>!ù bello 
ti è fliq OMO isolo, it (jaalo ■ la istirnsia *, e lo rionet e ricoprì 
alla nm^lio, io una (1< ile gnanliv appoiloi wcriue, a non nna ma 
ilttk! wlle, «*«r «gii tro'alo quei libro US Io actittuTO ài lao padre, 

• icinlto Qt (uti.> maltrattato, et lo feel iile;:aie del modo cbe sta. 

■ l^t non ob>t«Dto cbo i {atteali !j • per esaore e;ll. pei l'an icbilà, 

• mul leggibili?, io oc abbi futto Dna c<>pia,«et ridottolo io un altro 

■ libro in carta bambagina, ho voluta A.iicitE anueruar i^utslo, pur 

■ la boofla tnoinDtia dì detto moaser Donalo cb« lo aorìase ; a line 
- retti tali! antJchilii in easa, et per ui^erlì grato della ina fatica 

• dello aierli] tcritto •. Uriku merce! ma io coachiusìoiiC a lui 
fMreva, ctie, Fatta lacop'a, ai poteaso seoxs dauuo non c«uact<aro 
■llrtmenli i'oHf>Ìiiale. E quanti originali, par aalvatifi dai topiedalla 
innlTa, saranno poi ponti in olocna>to a siffatta logica ! Ma ai acnten- 
naturi d'apocifj Ira 'I capo e 'I collo de' ooatti poderi vecchi, e iti 
(giuratoli la veròa eonm, è Eccito iguortr qucato le tnolli allri Talti, 
oaxa tuttavia petdvrc la nomea di cnllti puiilÌTJ e dottor! e maestri: 

Mollo i licito là, die qni noo lece Allo nostre «irta ■>. 
<5) Claaae X\V, paldi. S, eoJ. 4«1. 

Aaai., t.* Strit, I. XVIII. » 



378 



ONA VBMJBTTA IK PIRCNaC 



C come dapprìm« aocb'cgti atcta trafcritltt U poitilljidi I'»oIo : 
" Qucllu b cancL-IIaUi ia ciasoana ili «questo fucco eiic« ^^ o«tl 
ulta giunta che ntilla propria cojùa iQwrira appusu (jaeila no- 
ticìna : " La diligeitsa del si^ur Carlu di Tommaio Strozzi, 
" con grAadisirìina fatica andò rìnvergando ({aelti> ohe aulL'orì- 
" giuale dicevano ({aallocartocnnceltntn; che ò qncl che 8«gqa, 
" cominciami^ dal segno notato di sopra con la Icttora A, o tcr- 
" minando all'altra aegno alla lottora U, por t)iUM)td ti« pulot(« 
* riavcnire: otavendumene egli favorito corteseintiole,oiilo<u- 
"- piai il di 15 settèmbre IGb'H ^. Nulla copia aduuqiK-* ili An* 
drea Cavalcanti noi puas«(lÌMiu<j autuntlca la trntcrizìiiQo«trxix< 
ziaua, ed iin non meno aateuticn tcstiiuODÌo della cosa: la qaa- 
le ci fa maraviglia rimanesse ignota al Maoni, putto paro che, 
cuine par aerto, lu Strozzi noti ne ne rucu^xQ bello noi colico 
Buv dal Manni adoperato. Quoiti infatti nella ProfazìoDO alla 
propria edizione del Volloti, (i) mentre arvcrte di avere dol- 
Tcaoinplare Strozzi proso puiilaul meniti il racconto olio por Ij 
avanti mancava in eaio. come in tatti gli altri, raoetra altr«>ì 
d'ignorare l'autore di tale supplitara, non altro a tale proposito 
dicendo se non questo: " ai vede che fu poscia per qaatche 
" diligente mano, forse dall'istesao cancollatare di Fonia Vel- 
" lati, restituito, a riserva di alcuno poche parole, ohe in ijiia 
" e io U non si dovettero potere tntcadorv a aersno paltò. I 
" quali risarcimenti e congiuuxioai e ristoramcnti q4an|i> 
" debbano meritare di npprovaBÌone appretiso quelli che ver- 
" ranno dopo noi, ciascuno che ha fior dì senno il può di 
* por 8^ giadioaro „. 

E sta bene: e megfio ancora, che siltatta approvai ii^no iia 
un novello tributo di lode allo Strozzi boaufflerito-Madìre " ro- 
alitnito, a riserva di alcQuo poche parole, „ h dir troppo: e se n« 
persaaderaooo a^uvulmcnte coloro a ouì piaccia OMifroiitarv 
il passo, quale ci ò dato, di sulla trascrizione Slr ~ - - . t-cMa 
stampa del Ulaiiui, e quale bu potuto, inipantatutiiK , nu- 
legrarlo io per davvero (t). Rìntegrarlo con l'aiuto, prima doU 
l'csoinpio datomi dallo Strozzi, poi du'uitei occhi, (fraxie » Clio 

(l) A pig. II. 
. (S) Vedi fra i /focusunii (B| latta la narrailuQi dalla ««advlia 

e d«Ua poou, McoaiJn le dua traMrUioat, delle Stmasi • ala. 



ti. GIOItNO DI «A.^ CIOVAMNI DEL 13% 



379 



bauni per ora -, Inoltre, eoa uà [>o*dì sentore dell'antica llogmi 

fiorentina, e mediante qaftlcbo dato Btorion: i quali due ulti- 

ni eassttlii, il primo massi marne n te, ftcrvonu ta ttiSlitti casi a 

faro iadovioare qaelcbo Ib ft&rìttura. di porse non darebbe, 

maobe, dopo indovinatolo, ci sembra visibiliMimo, e ci ma- 

ravigiiamo di non aver prima vedato, anche nella sorittara ; 

ossìa, questa volta, nella «cara boccili atara. 

Tutto insieme, questa vendutta maturata ventott'anni ; 

per due roUe rogittrata, e la seconda qna^i un secolo dopo, 

fra i ricordi domestici; molto più lardi, in nitrì tempi e co- 

etumi, pure per mani domostlclie, volata aperger dalla me- 

Uoria degli uomini', è una pagina di storili gentilizia assai 

originale e curiosa. Una storia dì saoguo, terminata in ùnaam- 

nenda d'inchioslro ; avrebbe potato definirla un secontìsla, 

dello stampo di quello da cui il Manzoni aveva incomincialo a 

copiare i suoi Prometti : ae già. fin dal Seicento, l'ammenda 

non fosso stata frustrata dalla indiscreta impassìbile curiosità 

degli eruditi. 

VII. 

Or a mo sta lecito ammendare, se mi verrà fatto, con 
qnalcbe conRÌderazionc piii che altro dì moralità storica, il 
torto cbe mi è comune con Carte Strozzi, di non avere rispet* 
tato gli onesti sorapoli di Pnilo Vellati. E Inscorcmo in pace 
le ombre de'suoi Mannelli. \U anche to piena c^^noscensa del 
male & diritto della noria o dovere ; e anche di qaolla sì aiuta 
la critica e della stona e dell'arte. Dìceudo poi dell'arte, il 
pensiero ritorna al maggiore roonnmonto di essa, quanto alla 
parola, in quell'età fra ìl XIII e Ìl XIV secolo: alla Comme- 
dia divina ; che non può bene in certe sue parti sentirai, se 
non interroghiamo ì tompì che la ispirarono, o pe'qu&tì, nelle 
immediato intenzioni del Poeta, fu scritta. E chi non ha la 
pa)!Ìo;i7i^ la degnazione dì farlo, conviene sì rassegni n oot- 
tO'Scrivere la fatua sentenza lamartiniana, una di quelle che, 
trcnl'anni or sono, fecero imbizzire mezz' Italia: " Ponr coin- 
" preodre le poKuie du Dante, il faudrait resauscilcr toute la 
^ plòbo flurt-nlluo de sou epoque....; car co sunt Ics croyancos, 
l«a popolaritéa et lea impopulariiik de cette plèbe, qn' il^ ■ 






3S0 



DttA VBKDBTTA IN nitBNZE 



" oli&atitei. H est ]mnl par oh i\ a {uSoIiiì: il k cbulé pour 
" le tempsj la puatorìté no le comprond pan (1) ,. 

A clu« luoglii npecialmento del sacro Poema ii rìpcnta, 
trattando di vendetie gcniitisio fiorentino. Ddirono el>bi oe- 
cssiono di far c«ono, qnaudo parlavo, ja sol priacipio, di 
Ouvl6 e Gliibcllicii : ed è (jaello dell' At/cmc, dóve atlraver- 
eando l'Alighieri il dodo puDto di Malabolge, sotto il <)Qa}o 
menauu lur pena lo auimc de'seuiinalurl di ecandali, l'um- 
fara di Oeri del Bello si volta verso luì. appuntandogli contro 
il dito io atto di minaccia. Non se ne accurgu Dante, tuitu 
atteso alia spaventosa figura dì IJoHram dnl Ilornìo ; cbo 
col, capo penzolone da aaa mano * n goisa di lanterna , , S'Ii 
dice do'uuot peccati e del gastigu {fel qoalo in si ativce gtu«a 
" ai oftserra in lui lo contrappasM „, in lui dividìtore e laeera- 
toro dell'altrui pitce e coriixiidia (2). Ma tiUuU'uttu di minaucìa 
di Oeri i notalo da Virgilio, e il nomo della persona che 
sente pronunziare dagli *uttri dannati: a tutto riferisce al 
discepolo, cguando questi, da lai riscosBO e Hltecitato^ ^|Ì 
dioo (3} cbo nella bjlf^ia da essi testé oltrcpasmla dev'essere 
'^ un spirto del eao san^e ,, Dante dalla parola d«l 
Maestro non eoìta a rawisam ìl proprio eonsorto ; o 

duca itilo, Ìa flolent» morte, 

Cho non f\ì i tenilicBU aooori dlea'lo, 
F«r iilcon che diiroat* si» eoasort*, 

F«oii lui disite^Dnso : oDi]'ei Rea kìo 
fictiia pnrlATini, al c>lm'Ìo stiiao : 
Ed 1» ciò m'ha a'fairo a tè pln pio. 

La storia di Gcri del Uello, cuisine cardalo del padre di 
Dante, 6 variamento narrata dagli antìclti commentatori : 
brutta ad o^nì modo. Uccisore a tradimonto, e dopo averv con 
una menxo'gua fatto poiar l'arme al mo avvertiarìo. egli steMu 
is poi ucciso in Faceccliio da un parente di f^noxin : ohe fami* 
glia fusaero, nuu ò ben uliìaro. E nuttsi! Oori aveva it<!eiw, di- 
cendo all'altro, * Messore, ecco la fneii^lia d<'I Puletlà, rìpo- 

(1) A. DK LauABTiMB, C»urt/amHÌer de tittiratura,- Paila, Ìltà7i 
III, SÌ9. 

(■>) /.i/ern/j, .VXVIIl. 113- H3. 
<3J tt/trmo, XXIX, l'3C. 



^ifl 



IL r.lOHKO ni SA» CIOVAKNI i>et Vìi.^ 



3HI 



" noto ramo „: e l'uccisore suo Ta la vca-jetta, essendo davvero 
Qfficiiàld ili PuteaUk, e luostrando dì Cbrcargli arme addusao (!}. 
"Sci che |»ar di vwlerc an'osservaozu di forme feroce, e la dot- 
trina dui ^ contrappasso „ applicata (ah ciò k senza riscontri) 
con pedanteria itant;uÌDoriA. " E di qnesto dor fu mai fatto 
** vendetia per gaelli del casato di Panie „ ; si legge nei 
Conimenli aiilicl» tuscani (L*), o'qnali ò da creder piò che a 
Beav<;nato da Imula, quando acrive la vendetta d«s«re stata 
fatta, Irent'anni dopo, da ao frAt«Uo dt Q«ri: ansi o'raoooglie 
pcrfin la voce (di che era, a dir vero, qti po'vagu). Dante 
■t»su aver fatta poi lai la vendetta; e manco mnic cbo aog- 
gianf^ di non credervi, por In ragione che dal 1300 ìd poi' 
il poveretto ebbe altro da poneare (B). Ma più importa a 
noi il sapere ao noi versi riferiti suoni consenso a qaei feroci 
proposili; 8c il Poeta della retutudìofl ci si mostri qui, come 
•Itrvre, uomo, anolie co 'difetti e le pecche, del tempo suo. 

EU invero qaelli fra gli antichi oommentatori .(poiobè 

Iiarobba ormai letupu dì restituire ad essi, nella critica del 

testo dantesco, il luogo asorpaia dalle baldanzose divinazioni 

posteriori) , i qaali all' ultimo di cotesti versi Attrìbaiacoao 



(1) Vedi t Coaimeiiti del liatasr, ini Lancof dell' Anonima Fio- 
rtntÌDOt La fnin>glin «vreranH, jirdbiibllinentet Oerioi; slnrpiNto io 
Gmai, Gemini, Gcroiiipi, L'Oitiiuoe HentenntA dicono, Snccht'tiE. 
Vedi P. Sklmi, a pag. lòti di-Ile Cfiiote anonime alla prima Cantica 
ila Ini pobblicmto (Torino, Ltlii5|. 

(2) Vorì ti BiitilM. E il Commento anonimo all'Infèrno pubbli- 
cato il* lord V'trnon (FlretiKC, 184S), pag. 201 : « •.. e qacglt che ri- 

• tnncero al mondo, a eiil lotavn di Tur rondettA, ^o' (guslt era 1' noe 
I Danrv, nullo fouero mai •. K le di'vtt topra IJiìntfffiti-ntK, 1646 ', 
para por lord Venion}, pag. 33& i « ...di lui non fn mal fatto tco- 
■ detta, ni par Datile oè per altro tao eonsorto >. 

(3) • Et hie dìcunt aliq»! qnod Dantes fui! Ille qnl lìnaliter 
- ftcìt *)utliclan de iatft tuoitc ; >cd ietud non videtnr nriBlinìlrr 

• qnia »i iilK «imlieta nùntluincrflt fnct* iu MCGC, Dsntts nnn poleit 

• pofllra vacare istlbus, qui b&biiìt dure operata innio operi, ut alias 

• «ars* omill'im ■. Il Commento dell' Imuloi», ch« lìa ora «iaui m- 
■Irerii a hi^i-ft» sai codici, è alEefo eon gran deaiderio dagli stadio^, 
nella cdiilooe che pei tipi del Itarbòra un procora il aonatore Qia- 
eone Uaaaita a «pea* dell' attuale lord Vemon. 



i 



;iS3 L'NA VCSDSTTA IN FtltEAZ£ 

HQtimotitì di carità e -perduuaaza, noo potatt«ro «6» ta ooo 
leggendolo direreaueato dklla leztuue oomuae e piti bctU, 
anzi BoU degaft di Dante, cioè mataodu U lexìoD« 

m'ha e' futto s eé piil pio 
io quest'altra 

m'hft e' fatto asial |ilù pio ; 
poi dimenticando cho noi ver»i prccodonii, k (r*M * morte 
'' non ancor Tcodicitft „ suona rammarico & minaccia, e l'altra 
' cOD8oi-be dell'onta „ dico aperto quiiti doveri iiDpoae%*a, 
anctie per Dante, la comunaa/.a del sangac e dcD;tì atTibDlì. 
Oiid' i: clic la in terpc trazione del [lati, " mi ha fatto aaitaì jàix 
" pio ob'io DOQ iarei io ver«o l'inìiiiici a non farne veadolu, 
" che bench'io avesse io caore di non fame vendetta, ora Vii 
" molto più «, anche concedendo la diveraa lezione, coQtrttd- 
dico al rim»Dente &)ntesto : contradìziono cbe nel Comm«uto 
lanèo, il quale ìuterpetra pure coù o la lesìuoe non muta, 
b ancora più grave. Ben maggioro forza ha la intcrpetraziaao 
degli altri airtichi, sulla lozione buona e volgata, " eUn Danti* 
" li contristi, si per la 'pena che Qeri aveva, e sì porehi» gli 
** si rinfrescò -il doloro q la vergogna non vendicata ^ (1) ; 
e» s'io non erro, oMa riceve lame e sa);gcl|o di verit& a bel- 
lessa da uno de'pià daate»cbi versi di Dante, (S) 

i Inni msrlfrl 
A lAgiiinar mì fanng Iriite ■ pJo, 

Compìnta poi credo la apieniuiione dell'Oltìmo: " SeeUi \mr 
** diedero non mi favellò, io per quello s<;na fallo vnrfi hi 
" più pietoM ,; e volentieri lo sofjgi ungerei, col Cesari ;..i, 
" pensando che di di>lcrsi avea ben ragione, vegge&du tAnW 
'^ disamore de' suoi n, se biaogno ve ne fos&e ; poiché l'Ot- 
timo medesimo poco sopra ha detto : *' e qui riprendo la cat- 
" tìvitàtoa e dct;IÌ altri suoi contorti „, cioè, cotd'I; da «pie- 
gare quella " cattivìtii „, conforme allBCniBoa. la dappocl]ex2&, 
ta viltà- C cattiva e misera viltjt „, nn compagno di età b di 

(l)0>iBme«(o anonimo oli' Io/. cU., pag. £09; Ckhtt «mtttm* 
aH^ prima Cantita ciL, pag. Ibd. 

(2) Tn/etno, V, ll«i-IV. 

(3) lìtllciif detta Cammfdia di O. A.. I. &!?. 



n. ciDMio tu dAN niov&NNi nei. VXKi 



383 




patria e di sontimQati al Poeta (1)]; ed h piii trecentistico 
elio il disamore. 

Bon<! poi questo niodositao commontatore, ni ritratto oh'oi 
non dubita aver Danto volato far di ab, tali (]aali erano gli uo* 
mini allora, ap[K)De uaa segreta intenzione morale : e cìih chi! 
egli " fiifamì tacìtaiDento ìl |ieatiIeDKÌoso animo de*FÌor<-ntiai, 

* die mai noa dia]«iitÌcaiiuUiÌDgìurÌa,nà perdonano senza toq- 

* dotta l'ofTeia q. Inlenaione che si accorda assai oonvenicn- 
tAffiente col generale concetto del Pooma, che il mìstico vìog- 

re porti seco e nddim'^stri le propriu imporfuzioni e ma' 
e di UOIU41, e d'uomo drl tempo suo, spogliandosene gra- 
datamente^ TÌa ria che procede nello spiritale cammino. Ed 
ìnrero , sul tt^rzo dei giri che aatec«duQO al Parg&torìo, Ìl 
Pueta, circondato dai murli di morte riolenta, cbo lo pre- 
gaoo li voglia raccomanduro alle preghiere dei congiunti, tiao 
ne vede, il cui padre perdonò agli uccisori ; e *' fortezza „ 
okiama rìsolatamcnte (sia pure come scrittore noQ corno per- 
loaafigivj Cotesto allo del " buon Marzticco ,: (2) messere 
Uarzacoo Scurnigiani pipano, nomo di legge e di stato, poi 
fratfl Minore; e con gli altri frati, salmudiante nett'ese^uic del 
figlio nccisogli, e a baciare la mano dell'umicìda, e raccoman- 
dature dì pace ai consorti e dì perdonanza : un fra Cristoforo 
dui secolo Xni. 

Notabile, infine, al propoflito Destro b ohe dall'episodio 
dantesco dì Gerì del Bello i commcotalori di quel secolo 
traggano occasione a rilevare l'indole vendicativa do'PiorCD- 
Ini. " Tat'i gli uomini nataratmcntc inclinano alla vendetta, 
''^ ma i Fiorentini mass ini amen te »ono a ciò ardcQtiftsimi, e in 
** pubblico e in privato „ ; sentenzia l'Imuleso, com'asempio dì 
vendetta pubblica fiorentina indicando, curiosa cosa, la Qncr- 
r», di ({ne' giorni, contro la Chiosa; vendetta anche noi titolo, 
coQ cui rimase alla storia, dì Guerra degli Otto Saati (3). 

(1) Dino, m. ZI. 

(S) Purgatoria, VI, 17-18. 

(3) • Et hio roto la notaro, t\nmi oum ntniipa bomities naturalìler 
• tesdant ad tlntliclam, FIoroutÌDÌ tntximo ad boc auut nrilrutiMliDi 
■ et pttbli«« et prit&timi que4 bciift«itcoiJ<:ruut hi» teiatioribus Ec- 




384 * OSA VCN6ETTA IH nHENT*: 

£ il boli^n«se Iacopo della Laoa: (1) * l Fiarentinì lias* 
* no Ule uso, che tutto il parentado li reputa l'offeu, o wit\ 
" la ai impala da tutti li parenti dello nfTnntlituro : o però 
" ciaacuD pureatc della parte offesa s'appronta di fare roti' 
" detta in lu oflcndilore u in li Booi parenti ,. Ni a Imola 
bensì ah a Bubgna oredo obe la rirtìl del pordonaro In of> 
feie fo3.se pur troppo più frequentemente praticata ohe qui a 
altrove : puesi, de'quali Dante potè dire ohe ta guerra, anobe 
qaando la non vi era pelote, covava eterna ne' cuori {2). Ifa 
forse gli ordini di govorno in Firenze, democratici qOAnto ìn 
nessDii*nltra città d'Italia, dettero alle (liBourdie eivìti e agli 
odii gentilizi, siccome alimento piii intenso così anchs miig- 
gtor grido: né di< nessun altra Cornane la iiuria fu tanto 
nota, rjannto di qaeato, i oal storìoie novellieri e poeti diven- 
QOro sin d'allora {;li scrittori della nazione. D'altra parte, Rcfi- 
vonuto ci dico, aver egli da Fiorentioi galantaomiui odilo 
oonfossaro qQ«ala pecca do' loro concittadini :-[3) e Sorvn- 
tino senza dubbio era l'Ottimo ; e sentitnnlo quel ohe 'dv'auoì 
Fiorellini annotava; rincarando col soggiungere: " È tra noi 
" no molto, ctie vecdetta di cento anni tiene lattainoH ^. Con 
la qual figura vutcvnn dire, non mota mai i denti della pue- 
rizia, ritnan sempre giuvanissitna, non invecchia mai; o«t!A 
per tarda che venga, vioa sompro a tempo. .Sinistro moie», 
anche poncho confondeva ìrrelìgioftamooto quello che non pare 
i Cristiani, ma i Pagani medesimi, avevano alla diriaìtìb ri* 
serbato : la tardità del gastigo. 

Se non che la religiosa pietà e la ferocia troviamo introe> 
ciarsi bizzarratuente quasi a ogni tratto di quella torbida tstO' 
ria medievale : n& quasi vi è libro di cotesta età otte eii Don 

•• eletiae Bomsiiae, cui foc«rniit reb«llBr« ratj^niini pnrtitrB Itallso, 

■ eum totgns desolstiosa omuiam Ivrrnniin «l eiciilio iPultoraiB •■ 

ft) A psg. Alò. Tol. I, ddts eddlone bolcgnesa (1806). 

(2| /«/«"w, XXVII, 37-39. 

(81 a Uode anditi optimos FlorontÌDo«, msxima dAmaenlti ga- 

■ Dus PlorvoliooraiQ a moiio appetiti! rlndiclHe ; Moo htno aoctot 

■ lutrodoelt Virgilìiim rtrum asiplenlon, (ini dUsnsdot sit>Ì h»e -. M* 
qiKita ultlins ouervncionc A eotitrarì^ &I rero: efr. qui sppreno 
(p.ig. 3S9) nwìUt die cito, di R. Andreoli. 




R. CiOHM> [>l S4N CIOVANXI rux 1205 



3SÒ 



attesti, e tolTolta qnelli dio meno oÌ aepcttervmuio. Si leggono 
BcIt'JGvnpo fw Un da Siena, v sodo della Cicogna iclieraita 
dklla Vulfio, questo, luttuYia non méoo atroci, parole: ^ Dieso 
" vcno Itldio : Su lui diti vita solo an& scUimaDs, noQ arere 
" misericordia de l'anima toia, bo tale onta e tanta vergogna 
** rimane a vondìcaro a'iniei Sgtiaolt