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ARCHIVIO STORICO LOMBARDO. 



ARCHIVIO STORICO 



LOMBARDO. 



GIORNALE 



DELLA 



SOCIETÀ STOBICA LOMBABDA 



SERIE SECONDA. 



VOI-XJME V " ANIVO XV 



t . 



MILANO 

SEDE LIBRERIA 

DELLA SOCIETÀ FRATELLI DUMOLARD 

Borgo Nuovo , 14. - Corso Vittorio Era. , ?1. 

1888 



La proprietà letteraria é riservata agli Autori dei aingoli 



STANFORD LIBR^PY 






- Tlpogrm» Borttìlowl di o 



LE COMMENDE E I COMMENDATORI 

PI S. GIOVANNI DI CREMONA E DI S. GIOVANNI DI PERSICHELLO. 



Fra le tante istituzioni e i tanti edifici che nel secolo attuale 
sono spariti in Cremona, non vanno dimenticate le due Commende 
dell'Ordine Gerosolimitano che erano nella città e provincia nostra, 
quella, cioè, di S. Giovanni di Cremona e l'altra di S. Giovanni 
di Persichello. Nelle scarse notizie, abbiamo raccolte queste, che 
presentiamo agli studiosi delle patrie memorie, non reputandole 
indegne di ricordo oggi che quell'antica e gloriosa Istituzione 
cavalleresca va ritemprandosi nelle opere vivificatrici della be- 
neficenza e del patriotismo. 

Cremona non fu al certo tra le ultime città che accolsero i 
Cavalieri di San Giovanni, dacché il 15 marzo 1151, ai tempi 
gran maestro Raimondo Du Puy (circa quarant'anni dopo che 
l'Ordine era stato fondato) (1), Oberto, nostro vescovo, con atto 
del notaio Geni volta, concesse allo Spedale di Gerusalemme (come 
era anche chiamato l'Ordine stesso), in persona del suo procu- 
ratore Lantelmo , priore dello Spedale di Genova e figliuolo di 
Ottone conte di Lomello , tutto ciò che apparteneva all' ospizio 
di S- Michele, situato in Cremona nel borgo di questo nome e 
già dato dal vescovo Arnolfo ai coniugi Romano e Angelberga 
sino dal 1074, come si ha da un atto del Civico Museo di Cre- 

(i) E non solamente nel 1331, come scrive TAgosti nella sua Storia isc- 
ele$ia$tica. 



l*f 






/- 



è 



LE COMMENDE E I COMMENDATORI. 



f y - mona (1). Questo spedale era posto accanto alla chiesa detta oggi 

di S. Michel Vecchio. La concessione del vescovo Oberto era però 
vincolata ad alcuni patti, fra i quali : che l'ospizio di S. Michele 
semper remaneat hospitale ; che ogni anno, nella domenica delle 
palme e in quella dell'ulivo, si pagassero al Vescovo, a titolo di 
censo, soldi quattro di buoni denari milanesi vecchi (2) ; che i 
cavalieri non kaheant ibi ullam ecclesiam aut altare aliquod, et 
nunqttam ecclesia et altare aliquod ibi idijicetur vel habeatur per 
ipsum hospitale de Saneto Michaele, nisi fuerit factum in con-' 
cordia episcopii Cremontv ; e che finalmente in detto spedale m- 
terdicta obsercentur ita sicut in aliis ecelesiis Cremona^, A questa 
concessione furono presenti Alberico Ermizoni, Ottone Saettachie- 
rico ed Enrico Mastali , consoli di Cremona (3). 

Più tardi, in luogo di questo spedale, e non ostante le condi- 
zioni della donazione del vescovo Oberto, troviamo non solo la 
casa commendale, ma altresì la chiesa di S. Giovanni; e infatti 
già in un atto del 1476 Giacomo Antonio Della Torre intitolavasi 
eques hierosolimitanus preceptoricv et ecclesice S. Joìiannis hie^ 
rosolymitani Cremcna\ La chiesa e la casa sparirono. La seconda 
nulla presentava di interessante, meno alcune buone sculture nella 
porta; la prima, conosciuta in città sotto il nome di S. Giovanni 
Vecchio, aveva esternamente, al dire del Picenardi (4), alcuni buoni 
ornamenti in terra cotta rappresentanti figure, e internamente il 
sepolcro di Giovanni Gaspare della Torre coiranno 1475 e quelli 
del conte Uberto Gambara e del cavaliere Francesco Roncadelli 
morto nel 1633, de' quali leggonsi le iscrizioni nel Vairani (5). 

(1) Repertorio Diplomatico Cremonese. — Cremona, 1878. 

(2) Circa due once e due quinti d'oncia d'argento. 

(3) Repertorio Dip. Crem, cit. — Nella indicazione di questo documento 
è corso però un errore, cioè Leoncello in luogo di Lomello nel nome del 
padre del priore Lantelmo. Da questo documento parrebbe escluso il sospetto 
del Vairani (Inscriptìones. Crem. univ.) che l'Ordine Gerosolimitano venisse 
in Cremona in luogo degli aboliti Templari. 

(4) Guida di Cremona. — Cremona, 1820. 

(5) Vairani: Inscriptiones Cremon. unir. — Cremona, 1796. 



LE COMMENDE E I COMMENDATORI. 7 

La Commenda di S. Giovanni di Cremona nel Capitolo Generale 
deirOrdine, celebratosi in Malta nel 1631, fu eretta in Baliaggio (1) 
in luogo di quello di Pavia ridotto a semplice Commenda: e i 
Bali di Cremona furono immessi nel voto, sessione ed onore che 
spettavano ai Bali di Pavia (2). Durò alla Commenda nostra 
l'onore del Baliaggio fino alTll febbraio 1762, in cui il Consiglio 
dcirOrdine, presa in considerazione la relazione del Bali de Tencin 
e del Ball Ximenes de Texada, commissari della Lingua d'Italia (3) 
eressero in Baliaggio la pingue Commenda di Torino, e ridussero 
in Commenda il tenuissimo Baliaggio di Cremona (4). Eppure il 
Campo parla della nostra Commenda chiamandola ricca (5). Io 
ritengo che tale potesse relativamente dirsi sino al secolo XVII 
in cui da essa vennero smembrati quei beni che costituirono la 
Commenda di Persichello (6). 

Oltre la chiesa e la casa ricordate , possedeva la Commenda 
di Cremona alcune altre caso a quella attigue e beni rurali nel 
contado, costituiti da pertiche 207 in Cignone e Corte de* Cortesi ; 
pertiche 80 in Pizzighettone ; terre e livelli in Mirabello , ove 
esisteva altresì un Oratorio di padronato dell'Ordine; in Gadesco 
e Ca' de' Quinzani e in Zibello, oltre il Po; più un orto in città 
e case nei sobborghi. La rendita lorda di questa Commenda era 



(1) Cosi si denominavano quelle Commende il cui conferimento portava 
all*invesUto l'onore della Gran Croce, ossia il titolo di Bali. 

(2) Codice della Dignità della Religione, pag. 117. Manoscritto dell* Ar- 
chivio di Malta. Neir ordine di precedenza delle Gran Croci Capitolari, il 
Itali di Cremona era il quarantasettesimo. 

(3) L'Ordine sì divideva in nazioni, dette Lingue; queste erano 7, cioè: 
Provenza, Alvemia, Francia, Italia, Aragona, Inghilterra, detta poi Anglo- 
Bavara, e Alleraagna; e queste in Priorati. Eranvi nella lingua d'Italia, i 
Priorati di Roma, Lombardia, Venezia, Pisa, Messina, Barletta e Capua. 
Oggi esistono solamente tre lingue: Italia, Aragona, cioè Spagna, e Allemagna. 

(4) Liber conclliorum a. 1761-6^-63. — Mss. nell'Archivio di Malta. 

(5) Cremona fedelissima , etc. — Milano, 1645; all' a. 1571. 

(6) Nulladimeno sul finire del passato secolo il Vairani chiamò la Com- 
menda di Cremona satis pingue (V. Inscriptiones Cremonenses Universa*, — 
Cremona, 1796). 



8 LH COMMENDE E I COMMENDATORI. 

nel 1783 di lire milanesi 23,663^ gravate dalle seguenti pas- 
sività (1) : 

Estimo scudi 3028. 2. 4., tassato scudi 473 .. . L. 2942. 05 

Carichi regi sui beni di Mirabello » 3500. 10 

Carichi regi sui beni di Pizzighettone » 130. — 

Pei Dugali di Due Miglia » 48. — 

Estimo case e beni nei Corpi Santi » 156. 10 

Carichi sui beni di Gadesco, Corte Cortesi, ecc. . » 1860.10 

Per Messe nella chiesa della Commenda in città . » 300. — 

Per manutenzione della chiesa in città » 36, — 

Per messe al cappellano in Mirabello » 78. 15 

A casa Schinchinelli per fitto d'acqua » 525. — 

Riparazione fabbriche città e campagna .... » 1100. — 

Liti e scritture » 90. — 

Al procuratore » 1100. — 

Lettere » 10. — 

Sommano L. 11875.50 

La rendita quindi della Commenda riducevasi a L, 11787. 50, 
dalla quale detratte anche quelle tasse che l'Ordine imponeva, 
cioè la solita cosi detta di responsione (2) e altre eventuali, oltre 
a qualche pensione; la rendita che percepiva l'investito non era 
certo molto vistosa. 

La Commenda di S. Giovanni di Persichello, smembrata da 
quella di Cremona nel secolo XVII, e però detta, nel linguaggio 
dell'Ordine, membro della Commenda di Cremona (3), consisteva 
in una possessione di pertiche 591. 8. con casa civile e colonica 

(1) Stato attico e passivo delle Commende di Lombardia : visita prio- 
rate eseguita dal Cavaliere f. Giulio Renato Litta nel i787 per incarico 
del Gr. priore f. Francesco Paterno Castello. Neil' Archivio deirOrdine di 
Malta in Venezia. 

(2) Cosi è detta una tassa che si paga airErario delPOrdine da chiunque 
ne gode una Commenda. 

(3) Membro d* una Commenda era detto una Commenda distaccata da 
un'altra di cui un tempo formava parte. 



LE COMMENDE E I COMMENDATORI. 



nel luogo di Persichello, e in un oratorio detto di S. Giovanni 
nel Deserto. 

I beni di questa Commenda nel 1699 erano affittati per mila- 
nesi L. 2250 y dalle quali detratta la spesa di L. 130 per la 
messa festiva, L. 250 per la tassa di responsione da pagarsi al 
Tesoro dell' Ordine e altre L. 50 per riparazioni ed altre spese, 
restava V esigua rendita di L. 1820 (1). Venne però in seguito 
migliorata la condizione di questa Commenda, dacché dagli Atti 
della Visita Priorale (2) del 1784 abbiamo che la sua rendita 
lorda era di milanesi lire 7569, gravata di questi oneri (3): 



Estimo scudi 519.10.18 gravati di scudi 81.2.10. L. 1024.— 

Carichi regi circa » 1369. 05 

Tassa dugali del Po > 54. 19 

Riparazioni alle fabbriche » 123. — 

Messa festiva nell' Oratorio > 357. 08 

Procuratore » 300. — 

Spese diverse » 13. — 

Sommano L. 3240. 32 

La rendita sarebbe stata dunque di circa 4300 lire, se queste 
pure non fossero state gravate da una pensione di scudi romani 
50 a favore del comm. Pietro Antonio Gaetani. 

Di tutti questi beni , alla venuta dei francesi sulla fine del 
passato secolo, il governo prese possesso ; e poi li vendo. Cosi la 
casa e la chiesa in Cremona furono acquistate dal signor Andrea 
Lagomarsini con istrumento 21 febbraio 1800; e poi negli anni 
successivi trasformate e finalmente demolite in epoca assai più 
recente. Chi scrive rammenta che sul muro della casa volto verso 
la chiesa di S. Michele si vedeva ancora, trent'anni fa. Tarma 

(1) Lettera di D. Ferrante Morengbi del 3 ott. 1699 nelle Lettere di di- 
versi nell' Arch. dell' Ordine di Malta in Venezia. 

(2) Così chiamavansi le visite che i Priori, o i loro Luogotenenti facevano 
ogni cinque anni alle Commende del loro rispettivo Priorato, onde assicurarsi 
dello stato in cui erano tenute dai singoli titolari. 

(3) Stato attico e passico cit. 



^ * - - - » _ » 






10 LE COMMENDE E 1 COMMENDATORI. 



del comin. Gaspare Fraganeschi (1), come sulle case annesse si 
vede tuttora dipinta la croce dell' Ordine. I henì di Pizzighettone, 
consistenti in 80 pertiche, furono venduti al sig. Antonio Smancini 
con atto 18 giugno 1798; le 207 pertiche in Cignone e Corte 
de' Cortesi al sig. Giuseppe Gamia con rogito 20 luglio 1799 ; la 
possessione di Gadesco e Ca* de' Stefani al marchese Cesare Luigi 
Magio nel 1800, 22 dicembre; e i livelli furono acquistati nel 
1805, 1808 e 1809 dal signor Carlo Tentolini , dal principe di 
Belgioioso e dal conte Alessandro Schinchinelli. 

I beni della Commenda di S. Giovanni di Persichello, colla casa 
civile e l'oratorio, furono venduti al signor Antonio Casagrande 
con atto 18 maggio 1798 ; e poi passarono in proprietà del nobile 
Giuseppe Manara, cavaliere di devozione dell'Ordine Gerosolimi- 
tano, e traduttore di una storia dell'Ordine stesso (2). 



SERIE DEI COMMEXDATORI DI S. GIOVANNI DI CREMONA. 

Guglielmo Ferrerò, ricevuto cavaliere dell' Ordine nel 1433 (3). 
Abbiamo di lui un istrumento rogato dal notaio Giuliano De AUia 
del 31 gennaio 1438 (4) in cui si dice Prceceptor (commendatore) 
domus S, Jo. Hierosolymitani Cremonce. Benché non si trovi il 
suo nome nelle tavole genealogiche dei Ferrerò nel Litta, tuttavia 
io ritengo che questo Guglielmo Ferrerò appartenga alla celebre 
famiglia piemontese di questo nome. 



(1) E non del coram. G. Batta Petrucci, come leggo nella Storia dell'Ordine 
di Malta nei suoi Gran Maestri e nei suoi Cacalieri, del cav. Manara. 

(2) Storia delVOrdine di Malta ne suoi Gran Maestri e Cavalieri, tra- 
dotta da G. Manara. — Milano, 1846. È tolta dall' opera: V Ordre de 
Malte, ses Grandi Maitres et ses Checaliers, par M.' de Saint-Allais. — 
Paris, 1839. 

(3) Dal Pozzo: Ruolo generale dei Cacalieri rìcecuti nella VA'^ Lingua 
à" Italia. — Torino, 1738. 

(4) Archivio Notarile di Cremona. 



LE COMMENDE E I COMMENDATORI. 11 



Giacomo Antonio Masalini, preceptor domus seu prceceptorlw 
S. Jo. Hierosolymitani Clvitatis Cremoncc, come s'intitola in un 
atto notarile rogato da Giuliano De Allia il 1^ ottobre 1465, col 
quale affitta a Cristoforo Pasquale la possessione di Mirabello 
per r annuo canone di L. 200 imp. (1). Questa è la sola notizia 
che ho trovato di questo Cavaliere , che non è ricordato né dal 
Pozzo nel suo Ruolo, né in altri documenti p storie dell' Ordine. 

Giorgio Vistarini, di illustre famiglia pavese. È ricordato nel 
Ruolo del Dal Pozzo come ascritto ali* Ordine nel 1439 , ove lo 
dice Commendatore di Cremona. Mi ò ignoto in quale epoca ve- 
nisse investito della nostra Commenda. 

Dionisio Capranica, di celebre famiglia romana, è anche indicato 
come Commendatore di Cremona nel Ruolo del Dal Pozzo. Fu 
ascritto air Ordine nel 1458. 

Giacomo Antonio Della Torre, prcecepior domorum S. Jo, 
Hierosolimitani Cremonce et Laudce, Cosi vìen chiamato in un 
rogito del notaio De Allia predetto sotto il giorno 4 novembre 147G: 
era dunque in quest' epoca Commendatore di Cremona e di Lodi (2). 
È a notarsi che in questo medesimo anno, ai 19 di marzo, venne 
trasferito dalla sede di Parma a questa di Cremona il vescovo 
Giacomo Antonio Della Torre (3), che il Litta dà come cavaliere 
gerosolimitano (4). Credo sia un errore e che egli l'abbia confuso 
col nostro Commendatore, che molto probabilmente era suo nipote. 
Che non fossero costoro una persona sola lo prova il fatto che 
in una investitura feudale concessa da esso vescovo Della Torre 
a Messer Caccino Sommi il 30 dicembre del 1476 fra i testimoni 
si ritrova Dominus Jacobus Anionius De la Turre eques HlerosO' 
lymitanus prceceptorice Ecclesice S. Johannis de Cremona (5). 

(l) Archivio Notarile di Cremona. 

{?.) Nell'Archivio Notarile di Cremona. 

(3) Zaccaria: Cremonen$ium Episeopum serie». — Milano, 1769. 

(4) Litta: Famiglia della Torre, 

(5) Archivio Sommi. 









12 LE COMMENDE E I COMMENDATORI. 



Nel 1485, godeva egli ancora questa nostra commenda, dacché 
abbiamo sotto il giorno 10 dicembre di quest' anno un atto ove 
si dice mi7es et prceeepior S. Jo, Hìeros, Crcemonce (1). Anche 
di questo soggetto non è ricordo nel Ruolo del Dal Pozzo. 

Gaspare Della Torre, prceeepior prceceptorice et domus S. Jo. 
Hierosolym Crcemonce , come si ha in un atto dell' 11 dicem- 
bre 1509 (2). Il Dal Pozzo lo indica come ascritto all' Ordine 
nel 1504 (3). 

Pietro Schiner, detto anche Pietro Svizzero, nipote del noto 
cardinale Matteo Schiner , vescovo di Novara , morto in Roma 
nel 1522 (4). Abbiamo due documenti di questo nostro Commen- 
datore; uno rogato il 3 gennaio 1517 in cui é detto prceeepior 
S. Jo, Hierosol, Crcemonce (5) ; e Y altro nel 1558 nell'Archivio 
di Firenze dal quale rilevasi che in quest' anno lo Schiner era 
tuttora commendatore della nostra commenda (G). 

Emanuele Airasca dei Conti di Piossasco, piemontese, di fa- 
miglia che diede in ogni tempo molti ed illustri cavalieri gero- 
solimitani. Il Dal Pozzo lo indica come ricevuto nell'Ordine nel 
1489, e come Priore di^ Messina (7). Un documento del 26 set- 
tembre 1525 neir Archivio notarile di Cremona ci conferma che 
in quest' epoca era V Airasca Prior Misince (sic) ci prireepior 
domus et prceceptorie S, Jo, Hierosolym, Crem, 

Conte Broccardo Persico, d'illustre famiglia Cremonese, ascritto 
air Ordine nel novembre del 1561 (8). Uomo era questi di gran 

(1) Arch. Notarile di Cremona. 

(2) Ivi. 

(3) Dal Pozzo: Ruolo cit. 

(4; V. GiAccoNio: Vitte Pontijicum et Cardinalium. — Roma, 1601. 

(5) Arch. Not. di Cremona. 

(6) Carte Strozziane, filza 389. Neil' Arch. di Stato di Firenze. 

(7) Dal Pozzo: Ruolo cit, 

(8) Dal Pozzo: Ruolo cit. 



LE COMMENDE E I COMMENDATORI. 13 



conto presso il Re Filippo II, che gli fu largo d' onori e lo volle 
membro del Consiglio Segreto del Ducato di Milano ^ Viceré di 
Napoli (1), Commissario generale dell'Esercito Cattolico e Mar- 
chese di Cassano : fu anche legato a Pio IV. Il Campo (2), dice 
che la Commenda di Cremona fu conferita al Persico dal Re 
Filippo; forse dovea dire per intercessione di questo Monarca. 
Mori in Milano nel 1571 in aprile, e il suo corpo fu trasportato 
a Cremona e sepolto con pompa nella cappella di S. Caterina, di 
padronato della sua famiglia, nella Chiesa di S. Domenico; ivi 
nella pala dell' altare Antonio Campo, sopra ricordato, dipinse il 
nostro Commendatore fra S. Caterina e S. Gio. Battista, ai piedi 
del Crocifisso : è in ginocchio, vestito d' armatura e coperto del 
manto di punta (3) dell'Ordine. Questo quadro trovasi ora nella 
Chiesa di S. Michel Vecchio (4). Ebbe il Persico una figlia naturale 
da una tale Isabella Napolitana; fu chiamata Ippolita, e legitti- 
mata dal padre nel 1564, sposò il capitano Sforza Picenardi (5) ; 
e fu madre d'altro Sforza e d'Ottavio, chiari fra i cremonesi che 
nei secoli XVI e XVII esercitarono le armi. 

Mario Lucio Grimaldi di Carignano, ascritto all'Ordine il 24 
dicembre 1578 (6). Nel 1630 fu Ammiraglio della Religione e 
poi passò al Baliaggio di Pavia (7) dal quale, nel 1631, venne 
alla Commenda di Cremona, nella occasione che questa fu elevata 
alla dignità di Baliaggio Capitolare. Fu in quest' epoca che nella 
casa commendale mori, nel 1633, Francesco Roncadelli, patrizio 
nostro, ascritto all' Ordine dal 1614 (8) come si ha dalla seguente 

(1) Pjcbnardi: Guida di Cremona cit. 

(2) Campo: Cremona fedelissima, ecc., all'anno 157J. 

(3) Specie di toga nera di un taglio speciale oma^ di una croce di tela 
bianca sulla spalla sinistra. 

(4) Vi si legge il nome del Campo e Tanno 1571. 

(5) Archivio Sommi. 

(6) Dal Pozzo: Ruolo cit. 

(7) Dal Pozzo: Storia della S. Religione Gerosolimitana. — Verona e 
Venezia, 1700-1715. 

(8) Dal Pozzo: Ruolo cit. 






14 LE COMMENDE E I COMMENDATORI. 



lapide che esisteva nella chiesa della Commenda, ove ebbe se- 
poltura (1). 

D. O. M. 

FRANCISCO RONrADEI.LO EQUITI HÌEROSOLYMITAXO 

PATRITIO CREMON . VIRO CLARISS. 

QUEM A MAGNO MELITEN . MI LITI A% MAGISTRO 

IN PLURIMIS ORD . SUI NEGOTIIS CUM LAUDE 

SEMPER ADHIBITUM 
IPSI ETIAM MEDIOLAMEN . DITIONIS 
PRO CATU. . REGE PR^FECTI 
PLURIVM PEDESTRIUM COPIA RUM TRIBUNVM 
IIONORU'ICENTISSIME RKNUNCIARUNT 
AC DBMUM 
IN SACRIS IIISCE S . JOAN . HIBROSOL . 
AEDIBUS PIE DECEDENTEM 
PATRIA LUXIT AC DESIDERA VIT 
ANDR8AS RONCADELLl PRATRI OPT . 
AC BENEMERITO MOXOMENT . P . 
OBIIT DIE XX1\ MART . AN . SAL . FUNDATJ: MDCXXXIIl 

Bernardo Vecchietti, fiorentino, nato nel 1581 ed entrato nel- 
r Ordine nel 1589 in grado di paggio del Gran Maestro Ugo 
Loubens de Verdalle (2). Fu capitano e poi generale delle galere 
nel 1640 , e ottenne il Baliaggio di Cremona nel 1638 ai 23 di 
agosto (3). Fu anche legato a Papa Urbano Vili , e nel 1647 
Luogotenente del Gran Maestro Lascaris alla cui elezione aveva 
contribuito. Mori in Malta in questo ufficio nel mese di maggio 
del 1654, ed ebbe tomba nella Chiesa Conventuale di S. Giovanni 
colla seguente iscrizione (4): 



(1) Vairani: Inscripilones Cremoncnses Unicersce. — Cremona, 1796. 

(2) Dal Pozzo: Ruolo cit. 

(3) Dignità della Religione. Nfss. nelf Archivio di Malta. 

(4) A. Ferris : Memorie dell* inclito Ordine Gerosolimitano e$istenti 
nelle isole di Malta, — Malta, 1881. 



t 



LE COMMENDE E l COMMENDATORI. 15 



> CIIRISTO MORTUORUM PRIMOGENITO 

DSRNAROO DE VECCHIETTIS HIEROSOLYMITANO CREMON.E BAIULIVO 
EXIMIA IN DEUM PIETATE RIGIDA IN SE IPSUM 
TEMPERANTIA ROBUSTA IN HOSTES 
FORTITUDINE INFLBXIDILI JUSTITIA ET OCULATA 
PRUDENTIA IN OMNES CELEBERRIMO 
QUI EQUESTRI S. JO. CINOULO PUER BENE PRAICINCTUS 
JUGUM DOMINI PORTAVIT ET 
NUNQUAM EXCUSSIT ADOLESCENS IN OSTEND^: 
MEMORABILI OBSIDIONE MELITI: 
TYROCINIUM POSUIT VIR LEGATIONE AD URB . \III . P . M . 
ET SUI ORDINIS MUNERIBUS PRAECIPUIS FUNCTUS 
EST CLASSIS MBLITENSIS PILEFECTUS SPOLIIS ONUSTUS 
ET ROSTRATA CORONA DONANDUS 
VICTOR SAEPE PORTUM INTRAVIT VERGENTE -AITATE 
M . M\GISTUI LASCA RIS PER 
SEPTENNIUM SUSTINENS VICES MANU ET CONSIGLIO VALIDUS 
ARTIBUS PACIS ENITUIT MELITI 
MORTALITATEM EXPLEVIT VII ID . MAJ. A . S . MDCLIIII . AETATIS LXXIII 

Il Dal Pozzo nel suo Ruolo nota, oltre a questo, un altro 
Bernardo Vecchietti, ricevuto nell'Ordine nel 1G44, e lo dice 
Bali di Cremona pur questo e Luogotenente del Gran Maestro ; 
lo credo un errore, e mi sembra evidente sia stato prodotto dall' i- 
dentità del nome e del casato, poiché non ò probabile che questo 
soggetto , dopo soli tre anni dal suo ricevimento fra i cavalieri , 
potesse essere elevato all'alta dignità di Luogetenente del Capo 
deir Ordine (1). 

Pompeo Rospigliosi, di Pistoia, zio di Clemente IX, capitano 
di galera, Commendatore del S. Sepolcro di Firenze , nato nel 
1582 e ricevuto nell' Ordine il 20 marzo 160G (2). Nel 1G54 
consegui la dignità di Ammiraglio, e 1' 11 maggio dell' anno stesso 
ebbe rinvestitura del nostro- Baliaggio , avendo ceduto T ammi- 

(1) Dal Pozzo: Ruolo cit. 

(2) Pal Pozzo: Ruolo cit. 






-- ' ' 






16 LE COMMENDE E I COMMENDATORI. 



ragliato ad Ottavio Soìaro (1). Mori in Malta il 7 luglio 1662 , 
d' anni 80, ed ebbe sepoltura nella Chiesa Conventuale di S. Gio- 
vanni con questo epitaffio : 

ILLCSTMUS. DNS. 

PR. POMPEVS ROSPILIOSCS CREMON.B DAIULIVI'S 

rOM. S. SEPLXCRI FLORENTI.« FORLIVIQUE 

PR.ECEPTOR 

AVIT.C NOBILITATIS SPLENDORE 

AC BELLICA STRENUITATE INTER 

COMMILITONES APPRIME CONSPICUUS 

QUATUOR PR.ESCRIPTIS CURSIBUS SH'E 

TARA YANIS DECEM ADDIDIT CLTRONEAS 

USQUE DUÌI IN MAHUMBT.e EXPEDITIONE 

INTER PUGNANDUM CAPTUS AD SUOS UBI 

RBVERSUS BIS VICES SEMEL CAPITANBI 

TRIRBUI INCLITI LAUDIS NOVE PIUtFCIT 

ULTRO CORCIRAE ET CORINTI EXPUONANIUS 

INTERFL'IT PER OMNES ORADUS SUI ORDINIS 

ASCENDENS AD SUPREMUM CULMEN MERITIS 

VITEQU^ CANDORE PLVRIES ACCLAMATUS, 

AD CGELUM ABIIT AN. MDCLXII 

DIE VII MBNSIS JUNII .CTATIS SUAE LXXX. 

Girolamo Grimaldi , di Castrogiovanni , entrato nell'Ordine il 
20 dicembre 1611 (2), f^ promosso al Baliaggio di Cremona a' 
9 di giugno 1662 (3). 

Raffaele Spinola , genovese , ricevuto nelf Ordine il 16 
marzo 1613 (4), Capitano di galera, Ricevitore (5) in Genova, 
Segretario del Comun Tesoro (6) in Malta e nel 1657 Ammira- 

(1) Dal Pozzo: Storia cifc. Voi. II, e Dignità della Religione cit. 

(2) Dal Pozzo: Ruolo cit. 

(3) Dignità cit. 

(4) Dal Pozzo: Ruolo cifc. 

(5) Rieeoitore è detto il Procuratore del Comun Tesoro nei diversi priorati. 

(6) Cioè deUe Finanze dell'Ordine. 



«^ 



LK COMMENDE E 1 COMMENDATORI. 17 



glie (l)y Generale delle galere nel 1672 e Priore di Lombardia (2), 
Consegui il nostro Baliaggio V8 gennaio 1689 (3). Parlano poco 
vantaggiosamente di lui gli storici delTOrdine, incolpandolo di 
avere, nella sua qualità di Capo della Squadra di Malta, ceduto 
davanti certe pretese di precedenza (allora di grandissimo mo- 
mento) della Squadra della Repubblica di Genova nel Porto di 
Milazzo, Tanno 1674 (4). 

Alessandro Castiglioni, di Milano, ricevuto nell'Ordine il 9 
novembre 1614 (5) ebbe prima la Commenda di S. Maria del Tem- 
pio di Milano, e poi il Baliaggio di Cremona il 30 marzo 1672 (6). 
Mori, secondo il Litta, nel 1684 (7). 

Giovanni Carlo Spinola, genovese, della stessa famiglia del 
precedente Raffaele Spinola, ascritto all'Ordine nel 1638, 18 di- 
cembre (8), ebbe l'investitura del nostro Baliaggio il 22 set- 
tembre 1693 (9). 

Girolamo Antonio Dainelli da Bagnano, fiorentino, nato nel 
1G46, fu ascritto all'Ordine il 17 ottobre 1652 (10) ; poi maestro 
de' novizi (11) in Malta, Commendatore di Novara, e promosso 
al Baliaggio di Cremona il 7 giugno 1707 (12). Mori ottuago- 

(1) Dal Pozzo: Stor. cit. 

(2) Dal Pozzo : ivi. 

(3) Dignità^ etc., cit. 

(4) Vedi il Dal Pozzo: Stor, cit.. Voi. II, e Vertot: Hlstoire dts che" 
raliers de St. Jean de Jt^rusalèm. — Amsterdam, 1764. 

(5) Ruoli mss. neir Archivio dell'Ordine in Venezia. 

(6) Dignità cit. 

(7) Litta : Famiglia Caatiqlioni. 
(f^) Dal Pozzo: Ruolo cit. 

([*) Dignità cit. 

(10) Dal Pozzo: Ruolo cit. 

(11) Cioè istitutore dei cavalieri die doveano professare. -Questi cavalieri 
erano detti anche Fiernaldi, voce che, secondo il Codice del S. M. Ordine 
iJerosolimitano (Malta, 1782), è d'origine francese. 

(12) Dignità cit. 

Arch. Stor. Lomh. — Anno XV. 2 



18 LE COMMENDE E I COMMENDATORI. 

nario in Malta il 4 dicembre 1722, e fu sepolto in quella chiesa 
conventuale colT iscrizione (1): 

HIBRONIMUS ANTONIUS A nAGNANO EQUES ILLUSTRIS PLORENTINUS 

NOVARwK COMiMENOATARIUS AC VENBRANDUS DB CREMONA DAJALIVUS 

MILES IN UTRAQUE SPIRITUS ET CORPORIS MILITIA EQUES VALIDUS 

QUARB NOBILIUM. 

TYRONUM SACR£ RELIGIONIS A SUPERIORIB. IIAGISTER ELECTUS 

SUO BXBMPLO BONOS MORES REGULAREMQUE DISCIPLINAM PRUDENTER 

ILLOS ERUDIVIT, ETIAM TAMQUAM PIUS PATER 

ELEMOSINIS PREQUENTIB. PAUPBRES SUBLEVAVIT 

QUI TANDEM EX IMPROVISO ADORTUS IN GRAVE MORBUM INCIDIT 

ATQ. ECCLETIAST, SACRAM, MUNITUS PROPE OCTOGENARIUS PELICITER 

OBDORMIVIT IN DOMINO DIE IV DECEMBRIS ANNO MDCCXXIl. 

Carlo Francesco Del Maro Doria, di Torino, nacque nel 1639 
e fu ricevuto nell'Ordine il 16 aprile 1666 (2). Ottenne il Ba- 
liaggio di Cremona il 12 dicembre 1722 (3) e mori in Malta di 
68 anni il 23 dicembre 1727. Ivi nella chiesa conventuale fu 
sepolto colla seguente memoria (4): 

D. O. M. 

FR, CAROLUS FRANCISCUS AB AURIA 

EX DYNASTIS DEL MARO AUGUSTA TAURINORUM 

CREMONA BAJULIVUS CìETER NEC CRAS 

NAM VANJK GLORILE COMPTEMPTER ElUS TANTUM NOMEN 

SARCOPHAGO INSCRIBI SUPREMIS TABULIS JUSSIT 

OBIIT DIE 23 MENS, DECEMBRIS AN. SAL. 1727; ìETATIS VERO 68. 

Francesco Maria Ferretti, d'Ancona, nato il 18 dicembre 1653 
e ricevuto cavaliere il 9 ottobre 1667 (5). Priore d'Inghilterra 

(1) Ferrisi Memorie cit. 

(2) Dal Pozzo: Ruolo cit. 

(3) Dignità cit. 

(4) Fbrris : Mem. cit. 

(5) Dal Pozzo: Ruolo cit. 



LE COMMENDE E I COMMENDATORI. 19 



e Generalo delle galere pontificio (1), successe al Doria nel no- 
stro Baliaggio il 30 dicembre 1722 (2) e lo abbandonò circa 
quindici anni dopo per il Baliaggio di S. Eufemia (3). Mori in 
Malta di 85 anni, nel 1738, e fu sepolto nella chiesa conventuale 
con questo epitaffio (4): 

VIATOR QrACUMQUB DUCERIS VEL GLORIA VBL GLORIA OPINIONE 

HUICCE OMNIUM VIRTUTUM ET HONORUM COMPENDIO ACIEM PIGITOR 

VIR ILLB QUI E TENBRIS HIBROSOLYMITANJ^ MILITIAB DATO NOMINE 

MAGNUS ANGUiG, PRIOR BAJ. S. EUPHEMIX EGIT BXIMIUS 

SUD VII PONTIFICUM AUSPICIIS SEXAGENA STIPENDIA 

CLASSIS PR.EFECTUS EMERITUS 

BIS SEPTBM CUM CHRISTIANI NOMINIS IlOSTE COLLATIS 

SIGNIS MANUS CONSERVIT 

ARCIS URBAX-E GUBERNATOR GENERAUS PROVENTIBUS 

QUOS INDE AMPLISSIMOS 

COLLEOIT IN PAUPUES SUIQ. ORDINIS SUMPTIS SANCTE EROGATIS 

TANDEM DEO SOLI VICTURUS HEIC SE RECBPIT 

ANNUM AGEXS QUINTUM SUPRA LXXX 

FR. FRANCISCUS M. FERRETTI ANCONITANUS ANIMA 

QUO DELAPSA FUERAT REDEUNTE 

CIKEHES ET OSSA HOC SUB LAPIDE hELIQClT 

ANNO DOMINI MDCCX XXVIII 

Carlo Benedetto Giustiniani, di Roma, nato il 25 novem- 
bre 1697 , entrò nell' Ordine il 1 luglio 1680 (5) e fu promosso 
al nostro Baliaggio per rinunzia del Bali Ferretti il 3 otto- 
bre 1737 (G). 

Pompilio Della Ciaja, di Siena, ascritto all'Ordine il 18 lu- 

(!) Dal Pozzo: Storia cit., e Guglielmotti: La squadra ausiliaria della 
Marina Romana a Candia e alla \forea. — Roma, 1883. 

(2) Dignità cit. 

(3) Ivi. 

(4) Fbrris: Memorie cit. 

(5) Dai. Pozzo: Ruolo cit. 

(6) Dignità cit. 



20 LK COMMENDE E I COMMENDATORT. 



gUo 1688 (1), fu Capitano della Capitana della Religione e ot- 
tenne il Baliaggio di Cremona il 17 ottobre 1742, per rinunzia 
che ne fece il Bali Giustiniani (2). Era nato nel 1676, e mori 
nel 1746. 

Benedetto Ferretti, d'Ancona, nato il 16 aprile 1682 (3), ca- 
valiere dal 10 luglio 1694 (4) e capitano di galera. Successe nel 
nostro Baliaggio al Della Ciaja il 12 dicembre 1746 (5). Durante 
la vita del Ferretti, nel 1762, 11 febbraio, avvenne la riduzione 
del nostro Baliaggio in semplice Commenda passando questa di- 
gnità capitolare alla pingue Commenda di Torino (6), alla quale 
rimase fino alla caduta del governo dell' Ordine , trovandosene 
nel 1798 investito il Bali Frisari che firmò V atto memorabile 
della dedizione dell' isola di Malta a Buonaparte (7). 

Rodolfo Puppis, del Friuli , nato il 22 aprile 1678 e ricevuto 
cavaliere il 4 ottobre 1699. Da una lettera ad esso di Giuseppe 
Dolara, amministratore dei beni commendali, in data di Cremona 
4 ottobre 1762 (8), si ha che il Puppis dovea prendere possesso 
della nostra Commenda nel maggio 1763, stante il passaggio del 
Bali Ferretti al nuovo Baliaggio di Torino. Non risulta che il 
Puppis prendesse poi questo possesso, tanto più che egli tro- 
vavasi nella grave età di 85 anni. Ilo qualche sospetto che in 
suo luogo la Commenda venisse conferita a Gaspero Fraganeschi, 
patrizio nostro , nato nel novembre 1691 e ricevuto nelT Ordine 
nel maggio 1715 (9) , dacché non saprei altrimenti spiegare la 

(1) Cosi nei Ruoli niss. del Priorato di Venezia, e non nel 28 luglio, 
come si legge nel Dal Pozzo. 

(2) Dignità cit. 

(3) Ruoli mss. del Priorato di Venezia. 

(4) Dal Pezzo: Ruolo cit. 

(5) Dignità cit. 

(6) Vedi quanto è detto precedentemente a pag. 3. 

(7) Terrinoni: Memorie storiche della Resa di Malta. — Roma, 1867. 

(8) Archivio delP Ordine in Venezia. 

(9; Ruolo dei Cavalieri ricevuti nella V.* lingua d* Italia, — Malta, 1763. 



LE COMMENDE K I COMMENDATORI. 21 



ragione per cui l'arma sua gentilizia vedovasi dipinta, ancor non 
son molti anni, sulla muraglia esteriore della casa Commendale 
di Cremona, come sopra fu detto. 

Giovanni Battista Petrucci, di Siena, nato nel 1737, cava- 
liere nel settembre 1749, ottenne la Commenda di Cremona nel- 
Tanno 1764, che, per la prima volta, trovo negli ultimi BuoU 
dello scorso secolo ricordata sotto il titolo di S. Severo e Mar- 
gherita (1). Fu il Petrucci l'ultimo Commendatore di S. Gio. di 
Cremona. 



SERIE DEI COMMENDATORI DI S. GIOVANNI DI PERSICIIELLO. 

Orazio Tornielli, di Novara, è il primo che mi risulta investito 
della Commenda di S. Giovanni di Persichello, il che mi conferma 
nel credere che solo al principio del secolo XVII venisse qjiesta 
smembrata da quella di Cremona con cui era prima una cosa 
stessa. Abbiamo sotto 1' anno 1620 , 18 luglio , V istromento di 
possesso di questa Commenda a favore del Tornielli che é uno 
dei cavalieri dimenticati dal Dal Pozzo nel suo Ruolo (2). 

Camillo Bardi, di Firenze, nato il 23 febbraio 1G85 e ricevuto 
cavaliere il 31 agosto 1697 (3). Fu Ricevitore dell' Ordine in 
Torino, e godè la Commenda di Persichello nell' epoca in cui era 
titolare del Baliaggio di Cremona Benedetto Ferretti , cioè fra il 
1746 e il 1762. 

Pietro Igneo Aldobrandini, di Firenze, nato il 25 giugno 1717, 
ascritto air Ordine il 3 ottobre 1733 (4) ; fu capitano di galera 

(1) Ruolo dei Cavalieri ricecuti nella V'.* Lingua d* Italia. — Malta, 1789. 

(2) Tenuta possessimis Loci PersichelU Membri CommendcB S. Jo. hie- 
roàol, Crem. ad facorem ili. fr. Iforatii Tornielli, eq. hierosol. — Nel- 
r Archivio Notarile di Cremona. 

(3) Dal Pozzo: Ruolo cit. 
il» Ivi. 



22 LE COMMENDE E I COMMENDATORI. 



e Commendatore dell' Impruneta. Godeva la nostra Commenda 
nel 1777 (1), e mori nel 29 aprile 1783 (2). 

Luigi Cacherano d'Osasco, piemontese, nato nel 1740, godeva 
la Commenda di Persichello a titolo di cabimento nel 1784 (3). 

Gaspare Faussone, di Mondovi, nato nel 1760, ricevuto nel- 
l'Ordine come paggio del Gran Maestro De Rohan nel 1776, 18 
ottobre, era investito di questa nostra Commenda nel 1792 (4). 

Pietro Carlo Dal Verme, di Piacenza, nato il 10 agosto 1764, 
fu ascritto all' Ordine nel 1776, 12 agosto (5), come paggio del 
Gran Maestro predetto; l'anno seguente prese servizio militare in 
Francia nel Reggimento Reale Italiano, e non tornò in Italia che 
nel 1790. Riprese poi servizio presso gli Alleati sotto il Duca di 
Brunswich , e vi rimase sino al 1793 , anno in cui si restituì a 
Malta, ove dimorò fino alla caduta dell' Ordine. Il suo nome va 
ricordato fra quelli dei Cavalieri che voleano opporsi alla cessione 
che dell' isola fece a Buonaparte l' imbelle Hompesch. Nel 1804 
il Gran Maestro Tommasi il volle a Catania, ove erasi rifugiato 
il Convento Gerosolimitano, e lo fece segretario del Tesoro, ca- 
vallerizzo maggiore e capitano della sua guardia. Tornò alla 
patria nel 1809, e, dopo la ristorazione , Maria Luigia duchessa 
di Parma gli afiìdò parecchie cariche di Corte. Nel 1821 pubblicò 
alcuni lodati apologhi in versi, e nell'anno stesso, dispensato dai 
voti, sposò Carolina Cavriani, letterata dì nobil famiglia viennese. 
Mori il Dal Verme in Parma il 6 novembre 1823 (6). Egli fu 
r ultimo Commendatore di S. Giovanni di Persichello. 

G. Sommi Picenardi. 



(i) Ruolo dei Cacalieri riceouti nella V.* Lingua critalia. — Malta, 1673. 

(2) Litta: Fam. Aldobrandini. 

(3) Ruolo dei Cacalieri ricec ut i nella V.* Lingua d'Italia, — Malta, 1789. 

(4) Ivi. 

(5) Ivi. 

(6) Litta: Fam. Dal Verme. 



IL CASTELLO DI GOITO. 



Sulla riva destra del Mincio, dove le acque di questo, lontane 
ancora dalle paludi mantovane, scorrono rapide, fresche, lieve- 
mente azzurre, come uscissero allora allora dal lago di Garda, 
surge Goito, antica e grossa borgata, in alta ed amena posizione, 
ove comincia a svilupparsi quella plaga, che potrebbe a ragione 
dirsi la nostra Brianza; dominando il fiume e a media via tra 
città dai formidabili baluardi , ebbe sempre ed ha tuttora una 
grande importanza strategica; ma ad una data epoca sali pure a 
bella fama nella storia delle arti gentili. 

Già il marchese Lodovico Gonzaga, 1444-1478, vi aveva fatto 
costruire un magnifico palazzo, a cui aveva poi aggiunto un vasto 
parco ; il marchese Francesco, 1484-1519, continuandovi le cure 
dell'avo, abbellì il palazzo, e popolò il parco di animali selvaggi 
per gli esercizii di caccia, ai quali egli, dedito al mestiere delle 
armi, era molto inclinato; il marchese, poi duca Federico, 1519-1540, 
ebbe per Goito poche simpatie, e prodigò invece i suoi tesori e le 
sue attenzioni alla villa e al parco di Marmirolo, al palazzo del 
Te e al grande appartamento di Troja in Castello. 

Ma spuntava anche per Goito il suo astro luminoso; il duca 
Guglielmo bigotto e sposo di una Arciduchessa d'Austria ancora 
più bigotta di lui , non si trovava a suo agio nei nuovi palazzi , 
ove i dipinti troppo audaci corrispondevano cosi poco ai sentimenti 
suoi e a quelli della Duchessa; amante della campagna, deside- 



24 IL CASTELLO DI COITO. 



roso di un aere puro per la sua malferma salute, Goito era il 
luogo, che meglio si prestava alle aspirazioni sue; e, benché 
tardi per lui , negli anni 1584-85-86-87 vi creò una residenza , 
che nulla ebbe da invidiare alle più rinomate ville, che i Gonzaga 
possedevano in quasi tutti i punti del loro dominio; e nelfopera 
sua egli assai economo, anzi quasi avaro, spese Tingente somma 
di 300,000 scudi d'oro. 

Già sono in moto architetti, capomastri, muratori, marmorini , 
falegnami, vetrai; già si invitano a lavorarvi pittori, stuccatori, 
indoratori; già si provvedono a Venezia damaschi, arazzi, specchi; 
6i cercano nelle lontane regioni dell' Asia e dell' America , che 
appena allora si scoprivano, piante, fiori, animali, uccelli, pesci 
per i giardini, per il parco, per le fontane; quest'opera princi- 
pesca del duca Guglielmo sarà il soggetto della presente memoria. 



I. 



Sotto il nome di Castello di Goito si comprendono le fortifica- 
zioni del borgo, la rocca propriamente detta e il gran parco; di 
tutto r insieme abbiamo néìVArchicio Gonzaga un tipo disegnato 
nel 1706 da Doriciglio Moscatelli-Battaglia prefetto delle fabbriche 
ducali. Delle fortificazioni , intorno alle quali correva una fossa 
profonda derivata dal Mincio , e che furono totalmente demolite 
sullo scorcio del secolo passato, non è intenzione nostra di par- 
lare; parleremo invece della rocca e del vasto parco, guidati da 
una descrizione, che abbiamo di ceno Giusti in data 25 gennaio 1587 
da san Benedetto, testimonio oculare; e meglio ancora dallo 
molte lettere dei Segretari e degli Agenti del duca. Federico Cat- 
taneo , Orazio Arrigoni , Ottavio Mainoldi , Cipriano Assendi e 
Andrea Canova; degli architetti Pompeo Pedemonte, Francesco 
Trabalesi e Bernardo Facciotto; dei pittori Ippolito Andreasi detto 
per vezzo anche VAndreaaino, Teodoro Ghisi e Francesco Bor- 
gani; gli Agenti ducali andavano e venivano da Goito a Mantova 
latori degli ordini di Guglielmo, davano schiarimenti, decidevano 



IL CASTFXLO DI COITO. 25 



controversie, dibattevano le spese; gli architetti presentavano i 
progetti, ordinavano i materiali, dirigevano i lavori, fornivano 
dimensioni e consigli ai pittori ; questi decoravano le sale, dipin- 
gevano quadri parte a buon fresco, parte su tela; le nostre 
fonti dunque non potrebbero essere né più immediate né più 
sicure (1). 

La rocca circondata anch'essa dalle acque del Mincio, e con- 
giunta al borgo e al parco con due ponti levatoi , disegnava un 
pentagono quasi perfetto; nella parte quadrata sorgeva il palazzo 
ducale; nella triangolare si riattava in proporzioni minori la fab- 
brica detta MonasierolOy che era l'antico palazzo marchionale, e 
che ora Guglielmo destinava per abitazione ai Paggi. 

Il palazzo ducale una volta ultimato si componeva di 4 ap- 
partamenti o piani, e ciascun piano aveva otto stanze e un atrio, 
che metteva le stanze in comunicazione fra loro. 

Il primo appartamento o piano terreno era assegnato per il 
castellano, le guardie e i servigi ordinarii della corte; e tranne 
le molte e varie comodità che presentava , non aveva nulla di 
rimarchevole; onde non è il caso di intrattenervisi. 

Gli altri tre piani erano riservati per la famiglia ducale; questa 
allora si componeva: del duca Guglielmo, che aveva 47 anni; 
della duchessa Eleonora d'Austria che ne aveva 45; del loro 
figlio principe Vincenzo che erasi recentemente sposato con Eleo- 
nora dei Medici, la quale, intanto che si costruiva questo palazzo, 
lo faceva lieto di due figli, Francesco il 7 maggio 1586, e Fer- 
dinando il 26 aprile 1587 ; le altre due figlie del Duca erano già 
maritate , Margherita con Alfonso II duca di Ferrara , e Anna 
Caterina colf arciduca Ferdinando d'Austria, e assai di rado, spe- 
cialmente quest'ultima, venivano a Mantova. I tre appartamenti 
sebbene per certi usi fossero promiscui per tutta la famiglia, pure 
avevano ciascuno una particolare destinazione; il primo era spe- 
cialmente riservato al Principe Vincenzo, V altro alla Duchessa 
Eleonora, il terzo al Duca. 

(1) Questi documenti furono cortesemente messi a nostra disposizione dal 
signor Stefano Da vari, egregio Dirigente dell'Archivio Gonzaga. 



26 IL CASTELLO DI COITO. 



Quanto alla decorazione di questi appartamenti , non si deve 
credere , che , essendo il Duca e la Duchessa vecchi e bigotti , 
dovesse riescire d'indole tetra e melanconica; due sole cose af- 
fermano i sentimenti personali dei Padroni , cioè , che in ogni 
appartamento vi fu eretto un Oratorio, e che dappertutto vi ven- 
nero proscritte le pitture pornografiche; di queste ve ne erano 
già a sazietà nella villa di Marmirolo e nel palazzo del Te; del 
resto rintonazione era gaia, splendida di colori e d*oro, ricca di 
figure simpatiche, di accenni festivi, di simboli graziosi ; vi erano 
ridenti allusioni alla Poesia, alla Musica, alla Gioventù, all' Ab- 
bondanza; vi erano dipinti sulle pareti o su tele i fatti più im- 
portanti della storia mantovana , le imprese più nobili , i perso- 
naggi più illustri , le principesse più eulte della Casa Gonzaga ; 
onde il palazzo di Goito si può sotto un certo punto considerare 
come l'apoteosi di Mantova e dei Gonzaga. 

Teneva la direzione suprema dei lavori lo stesso Duca; e nulla 
si faceva senza un preciso ordine suo, che veniva spedito a voce 
o per iscritto a mezzo dei molti suoi Agenti; sul luogo sovrain- 
tendeva in principio Pompeo Pedemonte. Discendeva questi da 
una famiglia Veronese, che era venuta a stabilirsi a Mantova nei 
primi anni del 1400; suo padre Giovan Francesco era stato sco- 
laro e aiuto d Mantegna e di Giulio Romano; suo fratello Cesare 
era addetto alla fabbrica d» s. Andrea, e vi lavorava come pit- 
tore; il nostro Pompeo era Prefetto delle fabbriche ducali, e diede 
i disegni delle fabbriche di Goito; più tardi per le molte occu- 
pazioni sue e per Tela avanzata gli fu aggiunto l'architetto Gio- 
vanni Trabalese (1) qui venuto da Roma raccomandato dal prò- 
tonotario Capilupi ; e infine fu applicato a queste fabbriche anche 

(1) Vedi in fìne Doc. 1. — Avvertiamo una volta per sempre, che forse 
in nessuna delle lettere , che pubblichiamo, si parla di un solo argomento, 
ma in quasi tutte si toccano più soggetti; gli Agenti discorrono promiscua- 
mente dei varii Artisti, questi delle varie opere, a cui intendono; per non 
mutilarle dì troppo, il Le tore vedrà in ciascuna il punto, che riguarda il 
fatto, a prova del quale la lettera è citata; e del resto il documento intero 
gioverà a rendere un*idea più completa delle persone e delle cose. 



IL CASTELLO DI COITO. 27 



Bornardo Facciotto, che dopo alcuni anni diventerà anch* esso 
Prefetto delle fabbriche ducali. 

Gli otto locali dell'appartamento del Principe Vincenzo si chia- 
mavano: 1. sala dei Festoni, 2. vestibolo dei Cani. 3. cappella 
della Madonna, 4. camera dei Leoni, 5. camera delle Imprese, 
6- camera grande degli Scudi, 7. cameia dei Laghi. 8. camerino 
delle Palme, Questi nomi dello varie stanze sono tolti quasi 
sempre dai dipinti, che in ciascuna di esse principalmente cam- 
peggiano; il che veggiamo anche nella reggia in città e nel pa- 
lazzo del Te. 

Ben poco abbiamo nei nostri documenti a illustrazione di queste 
stanze; solo sappiamo che la sala dei Festoni era stata dipinta 
dal Borgani (1); in quella delle Imprese si vedevano rappresen- 
tate le 15 imprese, che in varie epoche e per diverse cause erano 
state assunte dai Principi di Casa Gonzaga , e qui le citiamo : 
1. una Cerva col motto tedesco Biderkraft. 2. un Crogiuolo sopra 
il fuoco con verghette d' oro, e il motto Domine probasti. 3. il 
Monte Olimpo, e sulla sommità la parola Fides, 4, Una Fortezza 
e la parola greca A;ì.(o|/.o;. 5. una Museruola di fili di seta, e 
il motto Cautius. G. un Cane levriero, e le parole Feris tantum 
fensus. 7. una Salamandra e il motto Quod huic deest me torquet. 
8. il sole nascente, e il motto non mutuata luce, 9. il sole rag- 
giante, e il motto Per un disir. 10. la Luna crescente, e ia pa- 
rola Sic. 11. due Lancio intrecciate e sotto uno scettro col motto 
Nulla salus. 12. un Guanto col motto spagnuolo Duena fé no es 
mudable. 13. due Mani che si stringono e la parola In ceternum, 
14. un fascio di freccie, e il motto Non son letales. 15. un uc- 
cello sopra un tronco d'albero, e il motto francese Vrai Amor. 
Sarebbe molto curioso dare la storia e il significato di queste 
varie Imprese, ma qui non è il luogo. 

La camera grande degli Scudi era una specie di Armeria; i 
Gonzaga ebbero sempre un gran trasporto per questo genere di 
collezioni; rArmeria della reggia era cosa veramente mirabile. 

(I) Doc. II. 



28 IL CASTELLO DI COITO. 



Nel camerino delle Palme vi era un dipinto allusivo al verso 
di Virgilio 

Primus Idumacas referam Uhi, Manina, palmas. 

Il principe Vincenzo veniva assai di rado a godere questo ap- 
partamento; a lui giovane e libertino dava noia T austerità del 
padre e la vita monotona della corte; egli preferiva il soggiorno 
di Mantova, gli svaghi di Marmirolo e quelli di Viadana dove 
era vicino alla contessa Barbara Sanseverino, che egli sempre 
amava. La sua sposa Eleonora era dedita alle cure della famiglia, 
che le cresceva d'intorno, e si trovava meglio lontana dagli suo- 
ceri severi o cavillosi. 

Ancora meno possiamo dire del secondo appartamento, di quello 
cioè riservato alla Duchessa; gli otto locali si chiamavano : 1. sala 
delle Muse. 2. vestibolo dei Monti. 3. cappella del Salvatore^ 
4. camerone quadro delle Aquile. 5. camerino degli Spiritelli, 
G. camera di mezzo delle Maschere. 7. camera della Cerva. 8. ca- 
merino delle Sportelle. 

Graziosissime — dice il Giusti nella sua descrizione — erano 
le 9 fanciulle che raffiguravano le Muse; né a noi deve fare 
meraviglia , che esse sieno state dipinte in una delle sale della 
Duchessa, perchè sappiamo, che ella non era aliena dalla poesia, 
che aveva preso sotto la sua protezione l'infelice Torquato Tasso, 
il quale poi a rimeritamela le intitolò quel nobile Discorso della 
Virtù femminile e donnesca. 

Nella cappella del Salvatore vi erano due dipinti deirAndrea- 
sino, la Risurrezione e la Pietà; in essa la religiosa donna pas- 
sava il meglio del suo tempo in preghiere ed in meditazioni. 

Il camerone quadro delle Aquile era la sala da pranzo della 
famiglia, e nella sala della Cerca dormiva la Duchessa. 

Né più altro sappiamo. 

II. 

Invece possiamo descrivere con ogni particolarità l'appartamento 
del Duca, e colla scorta dei documenti ricostituirne tutte le sale. 
Gli otto locali di questo piano si denominavano: 1. saletta dei 



IL CASTELLO DI COITO. 29 



Mesi, 2. camera dello Armi, 3. cappella lunga, 4. camera Ma- 
sitale. 5. camerino della Rocca. 6. camera della Vittoria, 7. ca- 
mera dei Frutti, 8. camera delle Virtù, 

L*atrio qui si chiamava anche sala dei Paesi, perché vi erano 
dipinti i più grossi borghi del Mantovano, e con tale arte di 
prospettiva, che il Giusti nella sua descrizione ne esprime la sua 
alta ammirazione. 

Nella sala dei Mesi vi erano 4 grandi quadri del Borgani , 
che rappresentavano le Stagioni (1). 

La camera delle Armi era cosi detta, perchè vi erano dipinto 
le armi delle otto più illustri Principesse, che erano venute spose 
nella famiglia Gonzaga; vi si vedevano quindi le armi di Agnese 
Visconti, di Paola Malatesta, di Barbara di Brandeburgo, di Mar- 
gherita di Baviera, d'Isabella d'Este, di Margherita Paleologa, di 
Eleonora d'Austria e di Eleonora de' Medici, le due ultime spose 
viventi; erano dunque le più ragguardevoli famiglie d'Italia e 
d'Europa, che avevano cercato l'alleanza dei Gonzaga; in questa 
sala per mezzo di ricordi gentili si richiamavano alla mente le 
epoche più belle e più floride della casa Regnante. 

La cappella lunga era stata ornata con cura particolare sotto 
gli ordini stessi del Duca; quivi Guglielmo passava lunghe ore 
della sua giornata , sia solo in preghiere , sia in compagnia dei 
varii Frati, che egli aveva insediato a Goito, in dispute teologiche, 
di cui compiacevasi assai, o ascoltando le lodi di qualche santo, 
specialmente se coronato; ai frati egli aveva assegnato la parec- 
chia del borgo, una chiesa secondaria, e le tre cappelle del pa- 
lazzo ducale; se ne vedevano quindi dappertutto, ma dappertutto 
erano contenuti ; non facevano da padroni.; il padrone era solo il 
Duca, il quale sentiva tanto della autorità sua, che non ne avrebbe 
ceduto un bricciolo a nessuno per nessuna causa; e religioso, 
come era, sostenne non poche controversie colla Santa Sede per 
mantenere intatti i suoi diritti giurisdizionali, e lottò a lungo per 
non avere i Gesuiti a Mantova , che accettò solo per liberarsi 

(l) Doc. III. 



30 IL CASTELLO DI GOTTO. 



dalle insistenzo della moglie, la quale aveva fatto un voto di in- 
trodurveli. 

Una sala delle più splendide era quella denominata mus/eaZe ; 
la ricca ornamentazione era stata disegnata dal Trabale.se (1); Teo- 
doro Ghisi vi aveva dipinti sulle pareti in gruppi graziosi giovinetti 
e donzelle, che con varii strumenti suonavano; e nel mezzo della 
vòlta vi era raffigurato per mano delTAndreasi il Trionfo della 
Musica. E come nella sala delle Armi erano ricordate le otto 
più illustri Principesse della Casa Gonzaga, qui si vollero ricor- 
dati gli otto Cardinali della stessa Casa, ritratti al naturale da 
Stefano Sanvito, pittore abilissimo a cogliere le fìsonomie; i Car- 
dinali erano dipinti a due a due per ogni angolo della sala, e disposti 
in ordine cronologico; vi si vedevano Francesco eletto da Pio II 
nel 1461, Sigismondo da Giulio II nel 1505, Ercole da Clemente VII 
nel 1527, Pirro figlio di Lodovico principe di Sabbioneta pure da 
Clemente VII nel 1528, Francesco figlio di Ferrante principe di 
Guastalla da Pio IV nel 1561, Federico pure da Pio IV nel 1563, 
Gian Vincenzo figlio del predetto Ferrante di Guastalla da Gre- 
gorio XIII nel 1578, e Scipione figlio di Carlo principe di Bozzolo, 
che fu eletto da Sisto IV intanto che si costruiva questo palazzo ; 
é quel medesimo che prima era Patriarca di Gerusalemme, amico 
e protettore del Tasso, e tanto nominato nelle lettere delTinfelice 
Poeta. 

Questa sala, che ricordava le glorie ecclesiastiche della fami- 
glia, glorie allora tanto apprezzate, era la Camera di lavoro del 
Duca; quivi teneva consiglio co' suoi ministri Aurelio Zibramonte, 
Tulio Petrozzani, Marcello Donati ; quivi dettava le lettere a' suoi 
Segretarii, il Cattaneo, TArrigoni, TAssendi, il Mainoldi; quivi si 
occupava di tutta V amministrazione del ducato , dalle cose più 
importanti alle più frivole, dalla nomina d' un Generale a quella 
di uno scudiero, dal maritaggio di una Principessa alla riscossione 
di un balzello, dalle relazioni colTImpero, colla Santa Sede, colla 
Spagna alle tabelle di un gastaldo de* suoi fondi ; qui passava 
tanta parte del suo tempo quanto nell'oratorio, religioso e avaro. 

(1) Doc. IV. 



IL CASTFXLO DI COITO. 31 



Nel camerino della rocca vi era la libreria; e da esso si pas- 
sava alla camera della Vittoria, che era la sala di studio. 

La sala della Vittoria è la più importante di tutte le altre 
del palazzo, e dei lavori in essa eseguiti abbiamo copiosi docu- 
nieoti ; era cosi detta , perché vi si vedevano dipinte le vittorie 
riportate dai Gonzaga , dalla battaglia del Taro alle scaramuccie 
vinte nella Navarra da Vespasiano di Sabbioneta. 

Il PedemontOv aveva dato i disegni della ornamentazione (1) ; 
altre decorazioni vi aggiunse il Sanvito^ e quattro istorie vi di- 
pinse nella soffitta il Borgani (2) ; al Ghisi era stato dato V in- 
carico di ritrarre le vittorie di Federico , di Ferrante , di Rodo- 
monte e di Vespasiano; ma la vittoria principale, quella che ha 
tuttora tanto nome nella storia, riportata al Taro dal marchese 
Francesco contro Carlo Vili , venne riservata al maggiore degli 
artisti, all'Andreasino. Come egli la ideasse, come per dipingerla, 
abbia prima voluto recarsi al Taro, a Forno vo, a visitare il campo 
di battaglia, lo sappiamo dalla sua lettera (3). Il quadro non era 
ancora finito , che già vi erano disegnate 51 figure d' uomini e 
36 cavalli (4) ; la grandiosità del dipinto era pari alla importanza 
della battaglia, e degno ornamento di tanta sala. 

È strano che il duca Guglielmo abbia scelto per sua camera 
<li studio questa sala , che ricordava glorie di tal genere , che 
egli non poteva emulare ; malaticcio e gobbo non sapeva neppur 
montare a cavallo ; egli , che rese florido il suo dominio con 
savie leggi amministrative , economiche , giudiziarie , non poteva 
farlo glorioso col guidare eserciti ; forse a consolarsi di questa 
sua impotenza, 'si compiaceva ad ammirare le vittorie riportate 
da' suoi avi e da* suoi congiunti. 

Studioso e dotto era Guglielmo, ma la sua cultura aveva confini 
molto angusti ; leggeva volentieri gli Inni Sacri di Marcantonio 



(1) Doc. V. 

(2) Doc. VI. 

(3) Doc. VII e Vili. 

(4) Doc. IX. 



32 IL CASTELLO DI COITO. 



Moreto, di cui aveva accettato la dedica , e i Salmi interpretati 
da Giambattista Folengo , fratello del poeta noto col nome di 
Merlin Coccai ; tra gli storici preferiva il Platina, T Equicola, il 
Giovio; disputava volentieri sul libro di G. B. Possevino seniore 
dell' onore e del duello, materia anche allora di passionate discus- 
sioni ; e nei momenti di buon umore leggeva V Amadìgi , di Ber- 
nardo Tasso , che era stato suo segretario, la Gerusalemme, di 
Torquato, che in questo tempo era suo ospite a Mantova, e al- 
cune Uriche del Bembo. 

Altra stanza pur mirabile era quella denominata dei Fruiti ; 
r ornamentazione disegnata dall' Andreasino era stata eseguita dal 
Ruboni (1). In questa sala Guglielmo volle dipinti tutti i Principi 
di Casa Gonzaga, cioè i 4 capitani : Luigi , Guidone, Lodovico e 
Francesco; i 4 marchesi: Gianfrancesco , Lodovico, Federico e 
Francesco; e i tre duchi col principe ereditario. Federico, Fran- 
cesco, Guglielmo e Vincenzo ; era tutta la Casa Gonzaga dal suo 
giungere al principato 1328 fino al presento 1587. Queste figure 
furono eseguite dal Sanvito e dal Mai nardi , i quali usarono la 
massima cura per avere i ritratti fedeli e i costumi delle varie 
epoche (2). È dunque vero che il palazzo di Coito era V apoteosi 
di Mantova e dei Gonzaga. 

E questa era la sala delle udienze; quivi il Duca riceveva 
quanti avevano bisogno di parlare con lui , dai dignitari dello 
Stato air ultimo dei sudditi : tutti ascoltava, di tutto s'interessava, 
a tutto voleva provvedere. 

Ultima per posizione, non certo per bellezza e per importanza 
artistica, veniva la Camera delle Virtù; vi ^ano dipinte sullo 
pareti , in forma di giovani donno , le varie Virtù coi rispettivi 
loro emblemi , e la Carità, come la prima di tutte le Virtù, era 
rappresentata nel mezzo della vòlta. 

Questa era la sala di svago di Guglielmo ; dalle sue finestre , 
rivolte a settentrione, egli poteva ammirare quello stupendo pae- 

(1) Dog. X. 

(2) Doc. XI, XII, XIII. 



IL CASTELLO DI COITO. 33 



saggio, che a guisa di anfiteatro ò circoscritto dai colli di Custoza, 
di Valeggio, di Volta, di Cavriana, di Solferino, di Castiglione; 
e a' suoi piedi vedeva le acque azzurre del Mincio, che venivano 
a lambire il palagio, i giardini , il parco. 

A ornare completamente il palazzo occorrevano ancora tappeti, 
cortinaggi , damaschi , e il Duca mandò a Venezia Ottaviano 
Cavriani della Camera, perchè colf intervento del suo agente Ca- 
millo Gattico , dal mercante Bartolomeo Del Calice , ne acqui- 
stasse (1); e in questa occasione e per lo stesso uso si compe- 
rarono anche degli arazzi (2). 



III. 

• • 

Contemporaneamente al palazzo ducale e coi medesimi artisti , 
architetti e pittori, si rinnovava il palazzo secoadario, detto Mo- 
nasierolo, posto nella parte triangolare del pentagono, assegnato 
per abitazione de' Paggi , ma che ebbe momentaneamente anche 
un* altra destinazione. 

Secondo la descrizione, che ne abbiamo, anche il Monasterolo 
si componeva di quattro appartamenti o piani , e ciascuno era di 
quattro stanze. 

Il primo piano comprendeva: 1.' La sala dei Fogliami; 2.** la 
camera degli Uccelli ; 2.® il camerino dei Grifoni ; 4.** la ca- 
mera delle Corone. In questo appartamento lavorarono insieme 
il Rubone, il Mainardi , il Riva e Battista Bresciano (3). 

Le stanze del secondo piano si chiamavano : 1.^ Sala delle 
Istorie; 2.* Camerino dei Quadretti; 3.^ Camerino delle Nicchie; 
4.* Camera dei Tronconi, 

Nel terzo appartamento vi erano le stanze dette : !.■ Sala dei 
Pattini; 2.* Camerino dei Grotteschi; 3.' Camerino della Fama; 
4.* Camera degli Armadi, 

(1) Doc. XIV. 

(2) Doc. XV. 

(3) Doc. XVI e XVII. 

Arch, Stor. Lomb. — Anno XV. 3 



34 IL CASTELLO DI COITO. 



In questa epoca^ come abbiamo già detto ^ nascevano al prin- 
cipe Vincenzo due bambini ; e poiché il Duca amava vederli , e 
per qualche tempo tenerli presso di sè^ e V aria di Goito era assai 
salubre, cosi furono destinati pei bambini questi due ultimi ap- 
partamenti, che si dissero perciò anche della Culla. 

Il quarto appartamento, che era il più bello, era talvolta abi- 
tato anche dal Duca, quando gli artisti lavoravano nelle proprie 
sue stanze. I vari locali si denominavano: 1/ Sala del Rosone; 
2.^ Sala degli Specchi; 3/ Sala della Pace; 4.* Sala dellMò- 
hondanza. Il Rosone del primo locale era stato eseguito dal Ru- 
bone (1), e i quadri della Pace e àeXV Abbondanza nelle rispettive 
sale erano del Borgani (2). 

I due palazzi erano cosi delineati, e mano mano si liquidavano 
i conti dei vari artisti che vi avevano lavorato ; e ora il Pede- 
monte , ora il Trabalese ne erano gli intermediari ; dovendo il 
Pedemonte fissare il prezzo di alcuni quadri del Borgani e del 
Ghisi , scrisse al Cattaneo, segretario del Duca, una lettera, 
nella quale si abbandona a tali considerazioni , che crediamo 
degne di essere qui riportate nel contesto della nostra me- 
moria : 

Mi ricordo haver scritto a V. S. sopra il quadro del Burgano ri- 
cercandomi che mi paresse chel potesse valere che T averla poi pen- 
sato se si gli havcsse devuto dar denari , al che gli risposi che mi 
pareva poter valere bora doicenlo scuti ora più et bora manco perchè 
non era finito , ma che sapevo ben certo che si gli poteva n dare li 
cinquanta scadi che lui domandava. Ma ora rispondendo alla poliza 
sua ricevuta questa mattina sopra dei quadri del Ghisi , ne gli dirò 
però essi vagliano cosi ma per adurre un modo che possi dar luce 
del valor loro farò qui per esempio un paragone. Come a dire se 
opere tali fussero state fatte per mane di quegluomini si de moderni 
come di antichi tanto famosi et eccel.*» nella pittura, S. A, non gli pa- 
gana con seicento scudi Inno, se già non vi fossero altri che giudi- 
cassero non si poter pagare per la tanta eccelenza del arte, e qui 

(1) Dog. XVIII. 

(2) Doc. XIX. 



IL CASTELLO DI COITO. 35 



non si stima mai il tempo che vadi a farle perchè la tanta bellezza 
con tanta dottrina ed arte non lo ricerca, ne credo però che questi 
che à S. A. qui in Mantova per la inteligenza loro vadino tanto al- 
tieri che habbino haver a male se io non li appareggio a tali di sopra 
a tutti per ciò eh' io li stimo umili e virtuosi. Intesi una volta che 
gì' Imperatori fatti da Ticiano V Ecc." del S/ duca Federico padre di 
S. A. gli detti una gran summa di denari , ma V. S. mi dirà forsi 
egli pagò la riputatione, ma forsi che no perciò che per la ecc.* e 
dotrìna sua fu V inventore esso Ticiano dalle Teste in fuori perchè lo 
tolse dalle medaglie ben che ancora lì ci vuole buona inteligentia. 
Pagò anco per quanto intesi a Antonio da Coreggio certi puochi 
quadri col maritargli due figliuole, ò voluto far questo puoco discorso 
accio S. A. possi far quella risolutione che gli pare intorno a queste 
fatture. 

Quanto alle imperatrici non è dubbio alcuno che la fattura di cia- 
scuna escede assai a quelle dei papi per tanti ornamenti e conciature di 
testa con varjj modi vestite. V. S. mi dirà che io ò voluto dir un 
mondo di cose , ma io le ò volute dire havendomi parso non essere 
fuori di proposito da Mantova 7 luglio 1587. 

Pompeo Pedemonte. 

£ anche a noi pare , che le cose dette dall' egregio artista , 
non Siene punto fuori di proposito. 



IV. 

Dalla parte di borea e vefso occidente , dalle rive del Mincio 
fino al grande stradale Bresciano, si stendeva V ameno e delizioso 
parco. In origine^ quando imperavano Principi dediti alle armi e 
alla caccia, quivi erravano fiere selvaggie; sotto Guglielmo, 
uomo mite e dolce, quelle fiere furono sostituite da animali do- 
mestici , da uccelli canori , da pesci dorati ; a disegnare i viali , 
ì boschi, le aiuole, a farvi le ricche piantagioni fu chiamato 
certo Bernardino Passalacqua, da Casale, ritenuto assai esperto 
in simili lavori (1). 

(1) Doc. XX. 



36 IL CASTELLO DI COITO. 



In alto, alia estremità del parco, vi era una graziosa palazzina, 
denominata allora palazzo della Costa, che serviva di abitazione 
ai giardinieri , di tepidario ai fiori e agli agrumi durante V in- 
verno.; nel centro sorgeva una stupenda fontana in marmi lavo- 
rati su disegni del Trabalese ; questo architetto, per divertire il 
Duca , pensò di aggiungervi alcuni giochi , a descrivere i quali 
lasciamo a lui la parola : 

Ho fatto un modello d' una burla che si potrebbe fare in detta fon- 
tana , nel mezzo di d.** fontana fare un isoletta pur di legname con 
un ponte a guisa d' una zatta dove si potrebbe andare a mangiare o 
per altro passatempo, et quando fusse congregato là otto, o dieci, la 
d.^ zatta se ne va al fondo, et lassa i detti abbandonati sull'isola, et 
la d.^ isola comincia andare al fondo ancor lei , et va sotto adagio 
per maggior tormento di chi vi si trova, et quand' ella ò andata al 
fondo comincia a ritornare di sopra, di poi ritoma il ponte acciò i 
detti se ne possine andare al sole a rasciugare. Vo fare sperienza di 
un altra cosa assai dilettevole, di poi fatta ne darò aviso Goito 21 

Mag.** 87. 

Fran.° Traballcsi. 



In questo parco discendeva spesso Guglielmo a passeggiare ; 
spesso seduto sopra sedili di vimini ali* ombra di qualche platano, 
si intratteneva a discorrere famigliarmente colle persone che 
venivano da Mantova e da Casale a ossequiarlo ; e quando si 
trovava bene in salute diveniva espansivo e verboso ; adattava i 
discorsi alle persone che V attorniavano ; cogli ecclesiastici , che 
erano gli ospiti più graditi, ragionava del cugino nipote Luigi di 
Castiglione, esempio di tutte le virtù, che dopo morte fu poi as- 
sunto air onore degli altari; della chiesa di santa Barbara, che 
egli ha fatto costrurre a complemento della sua reggia in città ; 
del Concilio di Trento, alle cui sedute nel 1562 egli aveva assi- 
stito presso lo zio cardinale Ercole , che lo presiedeva in nome 
del Pontefice; coi segretari ricordava la sua andata alla Dieta 
d' Augusta nel 1566 , dove aveva perorato per la concordia dei 
Principi Cristiani , affine di opporsi ai Turchi minacciosi ; cogli 



IL CASTELLO DI COITO» 37 



artisti e cogli uomini di lettere parlava di Giulio romano , che 
egli aveva conosciuto, della sala della Mostra^ dove voleva isti- 
tuire un Museo di storia naturale e una Protomoteca. 

Erano quasi condotte a termine fabbriche, decorazioni , parco , 
fontane , e molte ragguardevoli persone venivano ad ammirare 
questa principesca residenza (1), quando il 14 agosto 1587 il 
duca Guglielmo moriva; ecco una lettera del Trabalese al Cat- 
taneo, del 15 agosto, che parla della morte del Duca, della ma- 
schera che no aveva tratto, e se avevansi a sospendere o pro- 
seguire, i lavori della rocca : 

È piaciuto a Dio Ben.**^ lassarci sconsolato col liaverci tolto il no- 
stro S/^ ccc lo riio formato acciò se il Ser."io S/ duca suo 

figliolo et mio patrone , vorrà che gliene faccia un ritratto di pittura 
o ver di bronzo come alla Altezza sua piacerà comandarmi sarò pron- 
tiss.*^ a servirla. Quanto alle fabbriche qui di Coito prego V. S. vegga 
con r A. sua se vuole si seguiti o si soprasogga , ma harei ben caro 
prima si facesse altro, S. A. fusse informata come sono passate le 
cose, per tanto stanno aspettando la sua risposta .....*.. di Coito 

15 Ag.t^ 87. 

Fran.*^ Traballesi. 

Ma Vincenzo aveva in uggia il palazzo di Coito ; quindi vi 
fece eseguire solo i* lavori più necessari , perché non rimanesse 
imperfetto , e portò invece tutta la sua attenzione alle fabbriche 
di corte in città , alla basilica di s. Andrea , al nuovo palazzo 
della Faoorita, al castello nel Bosco della Fontana, alla villa di 
Maderno, dove profuse i molti tesori , che il padre gli aveva ac- 
cumulato. 

Pure anche cosi il palazzo di Coito rimase un gran monu- 
mento della splendidezza dei Gonzaga , una bella testimonianza 
delle arti gentili mantovane ; ed ebbe al suo tempo la fama, che^ 
prima avevano avuto il Castello dipinto dal Mantegna, il palazzo 
del Te, opera di Giulio Romano. 

(1) Dee. XXI. 



1 



38 IL CASTELLO DI GOITO. 



V. 



Benché numerose e splendide fossero tutte le ville dei Principi 
di Mantova, questa di Coito tenne sempre un altissimo posto. 
Quivi, nel 1613, fu mandata a soggiornare Margherita di Savoia, 
vedova del duca Francesco, quando, essendoci dichiarata incinta, 
il padre suo, per mire ambiziose, la voleva richiamare a Torino ; 
il cognato duca Ferdinando non permise che partisse dagli Stati 
mantovani , e a lei e alle persone che qui erano venute dal Pie- 
monte , assegnò per dimora il castello di Coito , ove fu trattata 
principescamente, ma anche con ogni cura vegliata ; quattro mesi 
rimase a Coito la Principessa, finché avendo dichiarato d* essersi 
ingannata sul suo stato di gravidanza, abbandonò questo palazzo, 
e per la via di Brescia si ritirò alla casa paterna. 

* 

A Coito soggiornarono nel settembre del 1631 , il duca Carlo 
di Nevers e la nuora Maria Conzaga , quando aspettavano che 
gli Imperiali abbandonassero Mantova per poter ritornare alla 
reggia dei loro Avi. 

Quivi nel giugno del 1671 si ritirò col suo drudo Carlo Bui- 
garini — dicono fosse già suo marito — la duchessa Isabella 
Clara, per sfuggire ai sarcasmi della Corte e per vivervi in pace 
i suoi ultimi giorni ; e di qui il 16 dicembre dello stesso anno , 
dopo un violentissimo colloquio coir ambasciatore cesareo conte 
di Windisgratz , parti precipitosamente per rifugiarsi nel mona- 
stero di sant'Orsola a Mantova, mentre il Bulgarini si rinchiu- 
deva nel convento dei Domenicani. 

Trovavasi in questo palazzo il 5 luglio 1693 il duca Ferdi- 
nando Carlo, quando avvenne quello spaventoso terremoto , che 
tanti danni portò al ducato Mantovano ; e pel quale crollarono 
alcune stanze di questa residenza. 

Ma le cose dei Conzaga volgevano a precipizio , e la rovina 
politica travolgeva seco la rovina di tutti quegli stupendi palazzi , 
che erano veri monumenti d' arte. Nella guerra per la succes- 



IL CASTELLO DI COITO. 39 



sione spagnuola, che si combattè anche sul Mantovano dal 1701 
al 1707, Goito , preso e ripreso dai Galli-Ispani e dagli Impe- 
riali, pati orrendamente ; il palazzo era ancora in uno stato tolle- 
rabile nel 1735 quando vi pose il suo quartier generale il re di 
Sardegna Carlo Emmanuele III, che nella guerra per la succes- 
sione di Polonia , che essa pure si combatteva sul Mantovano , 
vi comandava i Gallo-Sardi. In queste scorrerie di eserciti nemici 
la villa ducale era esposta a tutti i malanni ; erano rubati i 
quadri , gli arazzi , i vasi , i cimeliì preziosi ; erano devastati i 
giardini, il parco, uccisi gli animali, infrante le fontane; il 
palazzo danneggiato dalle artiglierie e non mai restaurato, ora 
caserma ai soldati, ora in balia dei villici che lo consideravano 
senza padrone, erasi fatto quasi irriconoscibile ; un giorno ca- 
deva un soffitto , un altro crollava un muro ; si guastavano i 
tetti , si staccavano i marmi , andavano in pezzi gli usci , le im- 
poste ; era tutto una rovina ; e poiché nessuno pensava ad ar- 
restarla, quella superba mole in pochissimi anni si sfasciò com- 
pletamente , e di essa jiop rimase altro che la memoria : ove 
sorgeva la rocca, oggi vi sono ortaglie e vigneti; e qua e là si 
veggono ancora alcuni ruderi delle grosse muraglie , soli avanzi 
di quella principesca residenza che ebbe tanta fama nella storia 
mantovana, e di cui parlano con tanta esattezza i documenti 
dell* Archivio Gonzaga, quei documenti che consentirono a noi 
di ricordare il suo antico splendore. 

G. B. Intra. 



40 IL CASTELLO DI COITO. 



DOCUMENTI TRATTI DALL'ARCHIVIO GONZAGA 

A mministr astone interna : F. IL 8, 



DOC. I. 

Minute, — Goito 10 Marzo 158G. 

Al Maestrato di Mantova. 

Havendo S. A. eletto il S/ Fran.*^ Traballese per prefetto delle sue 
fabriche, ma che per adesso habbia principal cura di questa fabrica di 
Goito et de altre fabriche dell' A. S. fuori di cotesta città, et che a 
quelle d* essa città attenda per bora il S.*" Pompeo Pedemonte ser- 
vando Tuno et l'altro d'essi le bolette et mandati di d.**^ fabriche 
conforme al carico che Qome di sopra ciascuno di loro adesso esercita 
d'ordine di S. A 



DOC. II. 

M.to Ill.re s.*" mio Oss."»o (I). 

S. A. me comandò che ritrovassi quel intagliatore Veronese et lo 
conducessi da Mes.*" Pompeo , ma si ritrova a lavorare al duca di 
Sabioneta et vi starà ancora più di un mese. Io diedi il disegno della 
sofìtta al d.*o Mes.' Pompeo, et gli dissi che S. A. comandava che gli 
disegni delli fogliami segli facesse per di dentro alcuni animali et 
qualche mezza figura per uscire dalla stampa vecchia, che così ha 
usato il bon' Antiche (2) et in particolare Giulio Romano. Ho veduto 

(1) A quasi tutte queste lettere manca il nome della persona, a cui sono 
dirette, perchè a molti documenti dell' Archivio Gonzaga nei tempi trascorsi 
furono levati i contrafogli. — Però dal contesto delle medesime si vede, che 
sono scritte agU Agenti del Duca, e specialmente al Cattaneo. 

(2) L' Antiquo era uno scultore vìssuto in Mantova sulla fine del se- 
colo XV, e il suo nome era Pier Giacomo Ilario. 



IL CASTELLO DI COITO. 41 



poi la qoartaparte del disegno della sofUta , il quale sarà molto bello 
et beDÌssimo inteso. Se V. S. si degnarà dar conto di ciò al S.' Duca 
io lo riceyerò a grandis.^ favore. Mando un mio Giovane a aparcc- 
chiare li dui quadri, il quale se ne spedirà hoggi et dimane . . . 

Da Mantova 11 Agosto 1586; 

Fran.° Borgani. 

DOC. IH. 

Nel vero sono sempre stato prontiss.° con V animo e con V oppere 
per servigio di S. A., ma gli è occorso che la mia mala sorte a guisa 
dì pestilenza ha infettato^ et guasto le mie forze, perchè son stato tre 
giorni nel letto et malamente trattato da una doglia sotto il lato del 
core che ne per medesine et milF altri medicamenti non son ancor 
fette sano , però cosi a malato non ho voluto mancare del debito mio 
et ho finito diligentem.^ li quatro quadri (delle stagioni) tutti di mia 
mano, si che voria pregare V. S. si contentasse per sua amorevolezza 
dame conto a S. A. di detti quadri, et io verrò volentieri costì s' bavero 
comodità di carezza perchè non posso stare a cavallo per il dolore 
ch'io ho detto Di Mantova 21 7bre 1586. 

di V. S. M.to Ill.ie Ser.»^ 

Fran.<^<^ Borgani. 

DOC. IV. 

Feci quelle cartelle et V ho fatte mettere d' oro insieme 

con 4 teste di leoni di rilevo per mettere nelli quattro cantoni del 

salon musicale eh' hanno a reggere 4 festoni pur de relevo quali io 

fo hora, che daranno un ricco finimento a quel salone 

Goito 5 Ag.to 86. 

Fran." Traballesi. 

Airill. Sig. Fed.° Cattaneo. 

DOC» V. 

Adesso bore 21 mi è sta mandata la poliza di V. S. et è benis.^ 
inteso il tutto, ma V. S. sappia che ancor che S. A. mi babbi detto 
di voler i fogliami nei 4 quadri longhi , io però non ò disegnato da 
empirli a fatto, ma come V averà visto ci vorrei dipingere delle arme 
P^f trophei acquistati in quella vittoria et anco in molti altri luochi , 



42 IL CASTELLO DI COITO. 



ben è vero che sotto le piane S. A. doverla non solo contentarsi ma 
desiderarvi lo intaglio , che in vero saria cosa tanto bella quanto dir 
si possi e proprio sarìa un mostrare di voler per tal vittoria far qualche 
cosa di più di quello che si fosse pensato , ne pensa V. S. che altri 
intagli vi babbi a essere se non le rose e quelli fiori su i cantoni e 
sulle cornici qualche foglie novoli pater noster o fusaruoli, che questi 
non si possono fugire, e poi in una camera tale che quella e quella 
delle virtù sono le principali e le ducali. Però aspetto nuova sopra il 
terzo disegno mandato questa matina in vero per il più bello di essere 
esaudito, ne altri disegni per ad esso manderò a V. S. perchè voglio 
atendere a far li cartoni della grandezza che va la sofìtta, e poi partita 
che sarà , farò li disegni tutti della lor giusta grandezza , li quali no 
mandarò di volta in volta a S. A. secondo che li farò, ma havrei ben 
caro non essere tanto incalzato di non poter far cosa buona, basta 
che non farò altro Mantova 6 Ag.^ 86. 

Pompeo Pedemonte. 

DOC. VI. 

Il Sanvito à fatto li 8 puttini nel sfondato della camera Vitoria, gli 
manca di recercarli et fenirli , et dice che in una settimana la finirà 
del tutto. Il Burgano dimanda li dinari delle quatro istorie fatte nella 
sofitta de d.** camera le quali sono giudicato per il Sanvito et per il 
s7 Trabalese scuti 6 luna, se li farà il mandato se così comanderà 
S. A 



Goito 14 Mas.*» 87. 



o* 



Cipriano Assendi. 



DOC. vu. 



Mi ellesse di fare alla presenza del sig.' Agosto la Giornata che 
ft^zze il marchese Fran.^o Cap."<> Generale de Venìtiani centra Re Carlo 
di Franzia , e perchè il fatto fa sul fiume del Tarro et ivi alle ripe 
puoco scostandosi mi parebbe conveniente cosa haver il sito giusto 
acciò l'Istoria eh' io ho a pingere sia più al vero rapresentata , per 
tanto ella sarà contenta di dire alla A. S. se in Corte ve ne fosse 
qualche quadro che fosse stato ritratto a quei giorni per memoria del 
fatto che io me ne se^^'irei, et non potendone bavere se V A. S. mi 
farà dar cavalcatura andarò a ritrarlo, e quantonque ne lune ne l'altro 



IL CASTELLO DI COITO. 43 



potesse haver me servirò alla meglio eh' io potrò della maniera che 
lo descrive il Giovio Dal The il dì 14 marzo 1587. 

Aff.«o Ser.*^ 

Hippolito Andreasi. 

DOC. vili. 

Subito havuto la lettera di V. S. fui da Mes.' Ippolito Andriasi et 
da Mes.' Teodoro Ghisi et ho trovato che Mes.' Ippolito è intorno al 
disegno sul cartone che non può cominciare a disegnarlo su la tella 
sin questa sctimana che viene, ma che li farla bisogno li colori di che 
erano le insegne di francesi, come ancor di la contraria parte , et le 
imprese che erano sopra le insegne, et se fosse possibile ancora sapere 
li colori de li habiti di quei soldati che seria se non bene poiché dice 
in quel servi tio ve ne era di tedeschi di francesi et quasi di hogni 
naUone, et che non mancha con quella solicitudine che per lui sia 
posibile. Mes.' Teodoro dice che il suo quadro è fatto per la metà et 
che non mancha di solicitudine, ma che non può promettersi dil tempo 
perfiso poiché li bisogna quanto agiongerci quanto levarne , ma che 
premete bene che il suo sera il primo a com parere in campo» et con 

non mancare de quanto V. S. comanda 

Di Mantova il XV di Aprile 1587. 

Di V. S. Ili/ Ser.^* 
Andrea Cannova. 

DOC. IX. 

Non ho scrito a V. S. in darli conto del quadro che fi lo An- 
dreagio, poiché essendovi stato giovedi press." pas,** il Rev.*^^ M. D." 
Camillo che di compagnia lo andassimo a vedere qual mi promise si 
in mio nome dire a V S. quello che lui et io havevamo veduto et 
qnello ancor che il detto Andriagi^^ li haveva ragaaliato. Hora che V. 
S. mi comanda che li ne dia conto ancor che poche sapia che dirli 
per non esserli ancor perfetione alcuna le dirò, prima che sul quadro 
di Mes.' Hippolito vi sono bozate a quest* hora quarantasete figure tra 
grande et mezane, et cav&li trenta uno, le qual figure sono quelle che 
^ rapresentano dinanti al quadro, ma ve ne va agionta pur dinanti 
^^ più. Holtra poi a quelle che andarano finte lontane, et dil quadro 
^i resta ancor dui braza di voto per longeza che non vi è se non il 



44 IL CASTELLO DI COITO. 



disegno dì geso , lui non li manca et pur ogi giorno di SM> Jacomo 
lo ritrovato che pur se non lavorava con li peneli vi era intomo a 

considerarli quello che haveva a giongerli 

Da la Pisterla il 25 luglio 1587. 

Di V. S. 111. Ser.re 

Andrea Cannova. 

13 Agosto. 

Dopoi lo havcr ultimamente dato ragualio a V. S. del quadro di S/ 

Andriagio, vi à agionto di più cinque cavalini et tre figure 

Dil palazo del Te 

13 Agosto 87. 

Andrea Canno s-a. 

DOC. X. 

Ho mandato al Rubone un disegno d' un satiretto per gli otto volute 
de gli quattro cantoni della camera dei frutti, e così ella sarà contenta 
d'intendere se la mente di S. A. è che siano tutti a un modo gli 
detti satiretti perche se fosse tale, bastarla di quello ho mandato, però 
a me piaceriano più variate. Poi nel ovato vi va dui altri Patini a 
sedere su certi modiglioni opposti 1' uno all' altro in detta camera, et 
darò pur essi nauti mi metta a cominciar la sfera alla quale la ho 
fatta sbroccare quella già comenzata in sulla tela in casa del S.' Amo- 
rotto, et ho dissignato di servirnio d' essa degli contorni, ho poi havuto 
la stanza in Corte (quella del S.^ Sannazzaro) fornita di quello gli fa 
bisogno et andarogli a stanziar finito che habbia questi dissegni o 

cartoni per Coito Dal The 15 febraro 1587. 

Hippolito Andreasi. 

DOC. XI. 

- Il Rubone ha atteso questi giorni all'hovato della camera 

di fruti et dimane fenirà tutta 1* opera che va finita de legname. Il 
Mainardo à atteso alli frutti et hogi finirà il resto. Il San Vito non 
ha ancora dato principio alli retrati , dice per non haver avuto così 
presto la resolutione delli abiti, et ogi da principio alle fame. Il Bur- 
gano lavora con quattro omeni intorno alle istorie della Camera 
Viteria 

Coito 25 feb.« 87. 

Cipriano Assendi. 



IL CASTELLO DI COITO. 45 



Il Rubone dice che darà fcnita la camera de frutti a pasqua press."* 
quanto sia per la sua facione , avendo in tempo li cartoni dall' An- 
dreaso , che sin' ora non ha avuto se non li putini et un satiro , V i- 
stesso termine ha tolto il Mainardo. Il San Vito dice che farà il poss.^* 
per finire la sua opera al istesso tempo et desidera avere un retrato 
del duca Federico de mane de Tesiano , qual dico essere in Corte 
vecchia. Il Burgano fenirà li quadri delle istorie della Camera della 
Viteria per tuUa la settimana clic viene 

Coito 26 feb.'' 87. 

Cipriano Assendi. 

DOC, XII. 

Il Sahvito desidera havcre il retrato del duca Francesco di mane 
del Costa vecchio , dice essere in Corte vecchia , ha fato le due fame 
et dei retrati è drieto al terzo, cominciando a Luigio primo. Il Rubone 
à fenito trei satiri et dimani finirà il quarto. Il Mainardo à in bon 
termine la faciata verso la camera Vitoria che dimane fenirà li fruti. 
Il Burgano spera di finir hogi le istorie della sofita della camera 
vitoria ■. 

Ooito 6 Marzo 87. 

Cipriano Assendi. 

DOC. Xlll. 

Il Sanvito et il Mainardo atendono a fenire la camera di frutti et a 
quest ora sono fenici li quatro Marchesi et dimane fenirà il duca Fe- 
derico, n Mainardo a fenito doi frutti con i suoi vasi 

Goilo 8 Ap.Jc 87. 

Cipriano Assendi. 

Dor. XIV. 

A Camillo Gatico a Venezia. 

Ha vendo S. A. ridotte le sue stanze ad alto nella Roccha di Goito, 
che spera sotto pasqua poter andare ad habitarvi, ha pensato di farli 
far i suoi finimenti senza porvi più tempo in mezo , et però manda 
^•ostì Mes.' Ottaviano Capriano della Camera et M.^* Marsello sarto 
con le tele che sono per fodra degli apparamenti che ricerca et con 



46 IL CASTELLO DI COITO. 



alcuni damaschi che già mesi sono Bart.^ del Calice fece bavere alFA. 
S. acciocbè col parere di V. S. et con l'aiuto del sud.® S/ Bart.^ si 
facciano essi apparamenti delli sovradetti damaschi, se si trovarà modo 
che si incontrino ì lavorìeri Tun col' altro overo non succedendo questo 
si vegga di contracambiarli in altra sorte de damaschi belli et buoni 
che si affacino insieme Di S. Benedetto 6 marzo 87. 

Federico Cattaneo. 

DOC. XV. 

A Camillo Gatico Cons.«*e del S mo 

a Venezia. 

Il Fiamengo che ha dato li Razzi de Fiandra a S. A. si doveria di 
ragione contentare di essere sodisfatto secondo V accordo di tanto 
quanto realmente si trovano i detti razzi , i quali misurati diligent.** 
qui dalli superiori alla drapparia di S. A. che per il loro ufficio se 
gli hanno a chiamare non sono stati trovati se non come è stato 
avisato al S.>* Bart. del Calice, et la misura è stata fatta secondo Tal a 
di Fiandra, alla quale fu presente Salamon Ebreo et affermano questi 
drappieri et per i loro libri appare de tutte le tapezzarie che sono 
state comperate da S. A. costi in Venetia come fu nell* occasione delle 
nozze del S.^^o s.»* Principe, si sono sempre tolte alla mcsura che si 
trova in effetto et non altrimente 

Di Coito 17 Marzo 87. 

Federico Cataneo. 

DOC. XVI. 

Mes.*" Giulio Rubone atende alle camere et sala del Monestirolo nel 
apartamento di S. A. nominata la culla , et Mes.*" Camillo Mainardi 
dipinge sopra la porta alla quale fattura vi attende con diligenza es- 
sendo cusi pregato da me per il desiderio che ho che sìa una volta 
levato via li ponti 

Coito 18 lug.^ 158G. 

Orazio Arrigoni. 

DOC. XVII. 

Il Rubone con li 4 suoi huomeni dipingono nel apartamento di S. 
A. nella fabrica Monestiroja, Mes.»* Camillo Mainardi fa il frigio nella 



IL CASTELLO DI COITO. 47 



stanza vecchia attacato alla fabrica Monestirola, che già soleva abitare 
il s/ Federico Cattaneo, et Mes.»* Alvise Riva dipinge le piazze di detta 
camera. Mes.*^ Battista Bressiano con un compagno darà diman prin- 
cipio a fare le colonne et bassamenti alla stanza che è in capo alla 
sala et attacata alla capelctta del apartamento che abitava bora S. A., 
il che fatto darà princìpio al solaro del ultimo tràangolo del Monestirolo 
ìq compagnia del Mainardi, et a quest* opera vi attenderanno quando 
il sole li caccierà dall* opera delle facciate 

Coito 22 luglio 1586. 

Horazio Arrigoni. 

DOC. xvni. 

Il Rubone seguita a far il rosone della prima stancia nella fabrica 
monestirola Goito 27 7bre 1586. 

Cipriano Assendi. 

DOC. XIX. 

Dalla lettera di V. S. ho inteso che S. A. aspettava dì vedere i 
quadri finiti a questo Natale, ma non so come S. A. potesse aspettare 
detti quadri finiti, poiché doppo Ogni santi fu spedito solamente lì dui 
quadri della Pace et Abondanza e di subito arivato che fui a Mantova 
feci aparecchiare i dieci quadri, che vanno a olio et otto altri a secco 
coD fogliami, hornamenti, profili et rabeschi d^oro simili alle due sofitte 
già fatte , doppoi spedito ogni cosa ne diedi aviso al S.** Ottavio Mai- 
noldo, et S. A. ordinò che facessi li disegni, et fu questo alli 18 di 
novembre che incominciai, ed ho speso un mese di tempo a disegnarli 
tutti due volte, cioè li primi schizzi et poi li disegni grandi, e perchè 
S. A. desidera sapere in che termine si ritrova 1* opera , io dico a 
V. S. che considerato la fattura che a quest' bora è fatto di tre parti 
una, e spero in breve spedirmene, ma non posso sin'a qualche giorno 
dire il tempo eh' io potrò dar tutte le pitture finite, per non haverne 
fatto la prova da finirlo. Quanto poi delli denari che dimandava per 
conto delli quadri io intendeva solo d' haver da pagare la spesa del-. 
Topo et colori, che della fattura di d.^' quadri farò come ho fatto delli 
altri, aspetterò che sia finito V opera, però Mes J Pompeo vederà ogni 
cosa et ne darà conto a V, S 

Da Mantova 10 Genaro 1587. 

Fran.<^ Borgani. 



48 IL CASTELLO DI COITO. 



DOC. XX. 

Designando S. A. di fare una bella vigna, viali et altre cose deliciose 
nel nuovo barcho che vuol fare qui, va anche pensando allo persone 
che per tal effetto gli bisogna bavere et discorrendo di ciò con alcuni 
pratichi di cotesto paese , gli è stato proposto un Bernardino Passa- 
laqua casalascho che sta vicino al Senato praticissimo a tal servitio, 
SI per r inteligenza del piantare et alevare arbori come per l'aiuto che 

potria bavere dalli due figholi grandi che ha S. A. darla per pro- 

vigione oltre la spesa uno scudo al mese per huomo 

Goito 5 Giug.o 1585. 

(corrosa la firma, ma certo 

di un Seg.Jo del Duca 

forse di Fed. Cataneo). 



DOC. XXI. 

.... Oggi è stato a veder la rocha et barcho dui Gentilhoraini 
veneciani condutti dal s.'* Commissario , et dice che sono il Claris.*^ 
S.»^ Leonardo Mocenigi et l'altro de casa . Emi et non li sa il nome , 
si sono maraviliati delle tre fontane dello barcho et li à piaciuta la 
rocha ... Goito 18 Luio 87. 

Cipriano Asscndi. 



DIARJ DI MARIN SAN UDO. 



Sarebbe troppo tardi il venire ora a parlare di una delle pubbli- 
cazioni più importanti, e che più fanno onore alle Società Storiche. 
Per semplice richiamo di idee e di fatti, forse offuscati dal pre- 
sente turbinio, e dal vilipendio di tutto ciò che é serio, dirò come 
Maria Sanudo, patrizio veneto della fine del quattrocento, ancor 
giovine cominciava nel 1496 , essendo doge Agostino Barbarigo , 
a scrivere la vita dei dogi: e compreso dalla formazione dei grandi 
Stati, e dal gran movimento che allora succedeva in Italia, dove 
Francesi, Spagnuoli, Tedeschi, Svizzeri, venivano a disputarsene 
il possesso, prese a narrare V impresa, da cui cominciò la bieca 
tragedia, la calata di Carlo Vili alla conquista del Milanese e 
del Napoletano. Non eh' io tenga autentica la narrazione di quel 
fatto, che ingannò anche il Muratori , ma nella introduzione dei 
Liarj egli toglie principio da quel fatto : 

Essendo ordinato da le dispositione dei cieli , che da poi la venuta 
di Carlo re di Pranza in Italia a V aquisto del regno parthenopeo, la 
cai istoria non senza grande fatica ho compilata , io debbi essere 
quello che, fino non veda la quiete de Italia^ debba farne nota di 
tutte le cosse che per giornata seguitano, che siano degne di memoria ; 
Tt più volte fra me ho pensato di voler poner fine a questa Ihcubra- 
zione et non piccola fatica; ma vedendo tramarsi nel seculo presente 
tra li potentati che '1 mondo gubernano varii disegni; avendone di 
poi la ritornata del prefato re di Pranza nel regno suo di là da' 

ArcA. Stor. Lomb. — Anno XV. 4 



50 DIARJ DI MARIN SANUDO. 



monti, del reaquisto del reame di Napoli altra non picola opera scripto, 
et finito il volume i doy anni compiti a T ultimo di febraro 1497 
segondo el costume nostro veneto ; parendome le cosse de Italia essere 
in grande travaglio , ho voluto principiar la terza deca , o sia ephi- 
merida, dove per giornata noterò, al Creator Superno piacendo, le 
nove se intenderano , non seguendo altro limato stile , perchè così 
come in la seconda opra promissi , cosi in questa terza voglio pro- 
mettere a li lectori che, avendo più ocio, in altra forma di parlare 
nel seguitare la istoria, questa sarà redecta. Adoncha, lega chi voi, 
et già non mi riprenda, perchè il successo quivi si vedrà senza altro 
elegante stile, comenzando al primo giorno di marzo 1498. 

E difatti allora cominciò a scrìvere i Diarj , cioè gli avveni* 
menti, le notizie, gl'incidenti, le dicerie, le feste, le burle, che 
vedeva o conosceva con incessanti indagini. 

Venezia allora serbava peranco parte della sua grandezza e at- 
tività, non colpita ancora da queir infausto preludio della polìtica 
]^o^d odierna, la Lega di Cambray. Le sue navi scorrevano ancora 
dal Baltico all' India ; in Asia , in Africa , in ogni paese aveva 
oratori , balii , ambasciatori ; era il centro , come del com- 
mercio , cosi della politica d' allora ; laonde era opportuni^ima 
per raccogliere e per diffondere le notizie. Gli ambasciatori, i 
governanti, i magistrati inviavano alla Signoria continue informa- 
zioni; altre le spie, che erano i reporter d'allora; altre i deputati 
speciali al campo donde una curiosa varietà di vedere , di ap- 
prezzare, di giudicare le persone e gli eventi. E il Sanudo stava 
tutt' occhi a conoscere questi arrivi , ed anche le lettere che 
giungessero a privati; e colla passione di tutti i colettori, se ne 
insignoriva e li copiava. E tutto volea vedere ; lesse le carte 
antiche deposte negli Archivj; le nuove trascriveva di proprio 
pugno ; i magistrati , anche i terribili Dieci, gli comunicavano 
fin i carteggi secreti. 

È ovvio capire che non si tratta solo di Venezia e di cose 
venete, ma di quelle di tutto il mondo, e vi ha una gran parte 
il ducato di Milano. Assai meglio che nelle scolorate frasi del 
Guicciardini , e nella ingenua grossolanità del Burìgozzo , può 



DIARJ BI MARIN SANUDO. 51 



trovarsi la storia di Milano di quel tempo nei Diarj, sparpa- 
gliata, é vero, e interrotta da fatti d'altra natura; sicché non 
sarebbe opera oziosa il radunare quanto si riferisce ad avveni- 
menti della Lombardia , i cui storici , eh* io sappia , non si 
vantaggiarono di questa fonte per conoscere quei trattati, quelle 
perfìdie , quelle avidità. 

In questo uffizio il Sanudo durò dal 22 maggio 1496 al set* 
tembre 1535. E ne riuscirono 58 volumi in-folio. 

Tutto ciò, lo ripetiamo, è scritto o trascritto di proprio pugno. 
E a chf pensasse la fatica poter essere leggera, basti notare che 
solamente dal 1 al 15 ottobre del 1515 si riempiono 216 co- 
lonne di stampati , senza indici , uè postille, né sommarj , né note 

illustrative. 

* 

Non cercatevi stile, non arte di composizione, non altra lingua 
che quella che si parlava sotto lo Procuratie, e tanto meno le fi- 
nezze del contemporaneo Comines, Machiavello anticipato. 

Chi amasse il verismo anche nella storia , non potrebbe tro- 
varne uno specchio migliore che in questi Diarj. I tempi, ì 
luoghi, le persone, vi sono descritti per filo e per segno ; come 
era addobbata la stanza o la cappella , pavesate le navi , come 
parati il tempio e la città nelle feste, delle quali nessuna dimen- 
tica; come vestiti il Doge, i senatori, i prelati, i differenti ma- 
gistrati , come gli ambasciatori , non tralasciando di ridere quando 
d' estale V ambasciatore di Francia compare nel Consiglio , con 
pelliccia. 

Unite r elezione dei diversi magistrati e cardinali alle di- 
scusse trattative coi re di Francia, col Gran Turco, col Soldano 
d* Egitto : insieme con ragguagli di Corti e di Potenze ci dà il 
prezzo delle merci e del pesce ; il valore delle spedizioni che 
arrivavano dalle Indie e dal Nord ; il corso dei cambj, la varia- 
zione delle stazioni. 

Non ommetto le satire che giravano ; e fra V altre una com- 
media , di cui rechiamo il principio : 

ComcBdia Veronm habita corata reoerendissimo 
Gunensi Cesareo oratore e guhernatore. 



52 DIARJ DI MARTN SANUDO. 



DIALOGUS. 

Senex — Italia 

Italia. — Senex , quoquo Italia vix tandem ex tantis procellis mihi 
videor portum prospicere me miserami 

Senex. — Quem portum prospicis ? quid te miseram appellas? quid 
brachia in ccelum jactes andax et temeraria? 

Italia. — Me audacem appellas et temerariam , quibus vitiis ut 
carerem semper curavi, cu quo redacta sum ad roliquas miserias. 
Hoc etiam accedit quod me anxietate conficet, quod nemo nostri com- 
raiseratur, sed ultro me omnes irrideant, virgis plerique infoctentur. 
Ah me miseram ! o coolum ! o terra ! o mare ! 

Senex. — Jam me fecisti ut tui miserear, quia videam formam qui- 
dem gravitatum maximam, imo majestatem propc divinam prcc se 
ferre, habitu vero miserorum omnium miserrimam, qua re nomen tuum 
ede ut sciam au jure tibi compatiar. 

Italia. — Nomen tibi ut edam perfacile est, nam ex reliquis orna- 
mentis hoc nobis relictum est : Italia sum. 

Senex. — Italia ne ! 

Italia. — 'Quidem. 

Senex. — ■ Tu ne es Italia ! 

Italia. — Ea inquam sum, quamvis omnibus crumnis confecta. 

Preziose particolarità ofFcono le feste ; anzi il diligentissimo 
Emanuele Cicogna ne ritrasse un volume, tutto di feste veneziane. 
Tra esse furono insigni quelle celebratesi in occasione che , nel 
maggio 1515, si solennizzava quella pace perpetua, che doveva 
durare pochi mesi. 

In questo tempo (1497) ritrovandosi esser a Brescia podestà Giorgio 
('orner cavalier splendidissimo et fratello di la serenissima regina di 
(^ypri , parsa a essa regina vollcr andar a piacer , et per veder la 
terra et il fratello , ad Asolo , loco suo in Trivisana dove habitava. 
Per la qual cessa. Bresciani determinono farli grande honor , et spender 
lire 10 milia in honorarla e farli una giostra. Prima, terminono 
Bresciani mandarli fino a li confini di Bresciana 12 zentilhomini , ca- 
valieri et doctori , ben accompagnati. A Desanzan , eh* è nel lago di 
Garda, anderà esso Zorzi Corner podestà con decento compagnia 



DTARJ DI MARIN SANUDO. 53 

A Lonado sarà la podestarcssa con molte done. Al Ponte di S. Marco 
40 zo?eDÌ citadinì a cavalo vestidi de zuponì rasi cremesini e sai di 
raso paonazzo , con un famejo per uno , con calze a la divisa de la 
regina. ÀI principio di la campagna di là da Rezato , se dia apresen- 
tar il conte di Pitigliano alora a Ghedi , con tre squadre di gente 
d'arme et una di balestrieri a cavallo. A Rezado se apresentiva Fran- 
cesco Mocenigo capitano con bella compagnia^ poi a Santa Eufemia 
la capetania con più de 60 donne a cavallo , per aceptar la maiestà 
predicta. A la porta di Brexa sarà preparato una ombrella, over 
baldachin damascbin bianco , portata da otto doctori e soto sarà con- 
ducta. Deve alojar in Brexa ne la caxa di Lodovico de Martinengo , 
che fu di Bartholamio Coglion capitano zeneral nostro , e da la porta 
di la dita fino a la porta di la terra, tutte le strade saranno copei-te 
de panni. A la porta sarà un carro triumfal bellissimo, ornato de spi- 
ritelli , el qual costa più di ducati cento. Et il zorno seguente che soa 
maestà sarà intrata in la terra, si farà un rinovar di festa, poi 
una oration per domino Jean Baptista d' Appian doctor , e compita 
la comunità li farà un presente a la regina de rebus mangiatiois. Poi 
al di deputato, si farà la giostra a do manini, magnifica e suntuosa. 
Et frachasso dia seguir con tre giostradori, e tre altri ne vien di 
Milano. Et Brexani spendevamo volentieri , sì per esser richi , qual 
per amar molto il loro podestà , per far bon reggimento et mollo 
magnifico. 

Colle comparse e il fasto vi sono, e troppe, le miserie di quella 
interminabile guerra ; e per la nostra regione i sofiferimenti di 
Bergamo, di Brescia, di Crema, Trezzo, Caravaggio, il forte di 
lecco; danneggiati non meno dai saccheggi dei nemici, che 
dalle angherie e violenze delle guarnigioni, sicché uno scriveva 
(dicembre 1515) : 

Nego esser casa o homo ne la terra nostra senza parte de in- 
jaria: nego alcuna generazione de scelerità essersi pretermissa; talché 
men detestabile cosa sarta stata prendendola li irati inimici per forza. 

E qui ci si fa luogo a dire come , di questi Diarj, il nostro 
giornale abbia voluto occuparsi per la tanta parte che conten- 
gono di storia lombarda. Si combattevano allora le miserabili 



54 DIARJ DI MARIN SANUDO. 



guerre, ove Francesi, Spagnuoli, Tedeschi, Svizzeri, Ungheresi, 
Turchi, combattevano sul suolo nostro , o per avervi dominio di 
alcun suo brano, o, se non altro, rapirne la ricchezza; e sa- 
ziar r ambizione e V avidità sulla patria nostra, mentre dal Va- 
ticano echeggiava il grido di Giulio II perchè si cacciassero i 
Barbari. 

Visto questi signori che li inimici declinavano per Pontevico , né 
erano per venire alla volta di Cremona, acciò non ne pervenissero 
el camino de Milano , deliberono de levarsi , el terzo zomo venissemo 
con tutto r esercito a Picigheton ; et confermatone lo adviso che li 
inimici tendevano a la volta de sopra per passar V Olio , de li se le- 
vassemo jeri da Pizigheton a mezzanotc, et fussemo a do bore de 
giorno a Lodi , dove udita la messa del venere santo al meglio se 
potè, venissemo de longo qui a Zelo, milia 8 lontan da Lodi et 4 da 
Melz , et uno miglio apresso Adda , et facessemo miglia 26 , che vi 
prometto le fanterie ebbero che fare gionger la notte a V allogiamento. 
Hora monsignor el Contestabele ù sta a veder ci sito per opponersi a 
li inimici volendo venir avanti ; cuni i quali se è deliberato de venir 
a la giornata , nò si po' far di meno , stante le cose nel mezo se 
trovano. 

Questa matina , monsignor de Borbon se è comunicato cum gran- 
dissima devotione , e similmente gran numero dì suoi , et parmi che 
tutti siano de opinione fermissima de vincer o morir. 

Da Bergamo circa bore 22, boggì, fu preso uno franzoso di anni 25, 
un miglio lontan di la terra, qual menato dal proveditor, et esaminato 
et haute 7 scossi di corda , non ha confessa nulla , non dize donde 
vien né donde l' andava. El proveditor lo voleva far apiccar questa 
sera , e sier Vetor (Lippomano) ha fato tanto che V indugiò a giorni ; 
in questo mczo forsi confesserà qual cessa e poi lo farà apiccar. Si 
tien questo sia uno di quelli che questa notte venne in la Capella, e 
quel castelan lo mandava a Trezo, perchè la Capella V à trato oggi uno 
colpo di bombarda per segnai eh' el gè mandava indriedo avisi , perchè 
con fuoghi e bombarde i se intendono. Dise che tutti li francesi che 
sono in la Cappella hanno assa* denari , ma il castelan non ha niente , 
perchè subito eh' el vide al campo de sguizari venir , mandò tutto in 
Pranza. Questa matina è venuto uno di Crema, disse a bocca come quel 
Cnvello avea morto JeroniiHo di Napoli che voleva dar la terra a' Mi- 



DIARJ DI MARIN SANUDO. 55 



lanesj, et eran venuto alcuni di Crema, et si dize che oggi nostri devono 
entrar dentro. Questa matina era venuto giù dì dita Capella mandati 
da quel castelan, 3 homeni , 3 putì et 5 femene , i quali portono una 
letera di esso castelan al proveditor nostro , scrivendoli eh' el mandava 
queste persone a casa e li debbi farli bona compagnia, perchè se non 
lo farà , anche lui farà mala compagnia ad alcuni presoni eh' ha in 
dita Capella. 

Il Sanudo racconta di Beatrice moglie di Lodovico Sforza, che 
il 29 gennajo 1497 mori sopra parto di soli 23 anni. Il giorno 
era stata in carrozzetta, la sera avea ballato. Poche ore prima 
del parto erasi trattenuta in preghiera sulla tomba di Bianca 
Sanseverino, figlia spuria di suo marito. Questo, più amoroso che 
fedele, ne restò inconsolabile, e fatto tetro, abbandonava gli affari 
dello Stato e della casa, rifiutava sino la consolazione dei figliuoli; 
per quindici giorni si tenne chiuso in una camera € tutta di panni 
negri, serada la fenestra, a lume de candela senza visitazione » ; 
e ravvivando i sentimenti religiosi in cui era stato educato, visitò 
ì santuari frequentati da Beatrice, «diceva l'officio grande, di- 
giunava e viveva casto », per un intero mese nella chiesa delle 
Grazie fece ardere cento torcie , e celebrare cento messe di 
suffragio, ed egli vi assisteva, e volle fosse deposta in magnifica 
arca (1). 

Il Sanudo reca la lettera che V imperatore scrisse a Lodo- 
vico Sforza qui a nohis apprime diligitar ; per consolarlo della 
morte della moglie Beatrice, non modo dulci eonjugi , sed prin- 
eipatus iid soeioe, et curarum et oecupationum tuarum leoamini, 
— Felicissimce eonjugi tuce nullum vel fortume , vel corporis , 
cel animi bonum desideravi a quocumque poluit , nullus deeor , 

(t) L* insigne monumento della duchessa Beatrice suole attribuirsi ad 
Andrea Fusina, ma noi abbiamo provato che è di Xptoforo da Solare dicto 
el Gobbo (Chiesa delle Grazie, p. 25), grande artisca, che non iapendo lui 
fcricere, fa firmare da Francesco Coyro. 

Lo stesso Sanudo dice che lo Sforza, nell' atto di fuggire da Milano 
« donò a roess. Francesco Bernardino Visconti una sua possessione chia- 
mata la Sforzesca; « si dà entrada lire undici mila. > (1499 settembre). 



56 DIARI DI MARIN SANUDO. 



nulla digniias addi ; cura et te viro, et principatu totius Italia? 
Jtorentissimo digna fuerit (1). 

Dal Sanudo apprendiamo che Lodovico dava udienze e con- 
vegni nella chiesa delle Grazie e vi ornava cavalieri. € Marco 
Lìpomano orator nostro, entrato in chiesa, non andò dal Duca, 
et andò a udir messa, et verba illorum ad invicem non è a pro- 
posito scrivere >. 

Lodovico assicurava che i Francesi non verrebbero, € pur fa- 
ceva fortificare li soi lochi e li confini.... attendeva a scuoter 
denari più che il facesse mai, angariando molto li suoi popoli ». 

Parla del 1497, non del 1888. 

Cosi al Doge si descriveva Y entrata del Cristianissimo a 
Milano. 

Serenissimo Principe, etc. 

ilogi, da pò* disnar, la Maiestà Christianissima triunphantemente 
è intrata in questa terra con tutta la corte sua. Prima vene il pre- 
vosto con ventidò sergenti driedo a cavalo armati. Seguirono poi 
circha 1300 lanzinech di la banda negra, sotto 17 bandiere, tutti gio- 
veni eletti, armati da capo a piedi, et i loro capi con giuponi e calze 
di restagno d' oro di gran penacbi in testa che certo fu bel ve- 
der. Seguirono poi 200 balestrieri a cavalo tutti armati et vestiti di 
sajoni ad una livrea, con sue lanze et bandiruole a la stratiota, 
dricto a li quali vennero 300 arcieri de la guardia del Cristianis- 
simo Re armati a cavalo con li soi sajoni rechamati d' argento tutti 
ad un modo. Vennero poi circha 110 pensionariì di la Christianis- 
sima Maiestà , armati tutti sopra cavalli bardati , vestiti loro et li 
cavali de diversi brocati d' oro et d* argento che mai fu veduta la 
più ricca cosa, tre capi de li quali erano monsignor el marescalcho 
Pelissa et monsignor de Sciatiglion (2) tutti armati et vestiti d' oro de 
ricamo ricamente. Seguirono poi le trombete de bataglia et trombe 
et pifari , drieto li quali vennero 11 regazi de la Maiestà prefata, ad 

(1) Tal concetto si avea del nostro paese! E quando io proposi per sog- 
getto al sipario della Scala le nozze di Lodovico e Beatrice, si objettò che 
non conveniva, nelle presenti prosperità, ricordare tempi infelici. 

(2) La Palisse — Chatillon — Alengon, ecc. 



DIARJ DI MARIN SANUDO. 57 



uiio ad uno sopra 11 corsieri, tutti vestiti di voluto negro, listati di 
ricamo d' oro, et lo oltimo ragazo haveva in testa lo olmeto de Sua 
Maiestà , sopra el quale era una corona d* oro, et in mezo di quello 
uno Jìordelue d' oro. Poi seguiron gli araldi con le sue sopraveste a 
fiordelisi d' oro in campo di veludo violetto. Vennero poi 5 cavali 
bardati in par , coperti de brocato d' oro , et furono lo illustrissimo 
Gran Contestable, el qual portava el stoco regal nudo in man , mon- 
signor Loys, barba (zio) de monsignor de Vandome , monsignor de la 
Trimoglia, e '1 Gran Scudier, tutti vestiti d' oro, et uno gentilhomo che 
portava el scettro. Venne poi una umbrella de veluto violeto, lavorata 
a fiordilise d' oro portada da 4 dottori giuristi milanesi , sotto la 
quale il Cristianissimo Re armato de tutte arme, sopra uno bello corsier, 
morello, vestito lui et cavalo de veluto violeto lavorato tuto a fiordi- 
Usi d' oro, et in man portava la bacheta d* oro regale, che a una mano 
in cima, et in testa una baretta di veluto negro coperta di penachi 
bianchi ; et intorno al suo cavalo erano molti stafìeri vestiti di seta, ma 
fra li altri, quatro scozesi pur a piedi, vestiti di sajoni de brocato d' oro. 

Drieto Sua Maiestà immediate , ma fora de la umbrella , veniva 
Monsignor de Lanson pur armato, vestito lui et il cavallo ne la forma 
instessa che era il Cristianissimo re ; drieto il quale veniva li illustri 
duchi di Savoja et Lorena, monsignor di Vandome, marchese di Mon- 
ferato et marchese di Saluzzo, armati tutti sopra corsieri bardati et ve- 
stiti tutti de bellissimo brocato d' oro con gran penachi sopra le loro 
berette. Poi drieto venne Monsignor de San Valier con cento vinti sio 
gentilhoraeni di la casa del Re tutti armati sopra corsieri bardati et 
vestiti d* oro , d* argento et diverse sorte seta ; da poi li quali segui- 
rono altri tanti cavali de regazi che portavano li elmetti et lanze de 
dicti gentilhomeni. 

La Maiestà Sua Cristianissima intrata per la porta di Pavia, se ne 
vonne al Domo, dove smontata, entrò in la chiesa a far oratione, et 
poi tornata a cavalo, se ne andò al suo aloggamento, che è la Corte 
Vecchia, a Thora prima di notte, Nui non acompagnassemo Sua 
Maiestà , perchè el magnifico Gran cancelier a tutti nui oratori fece 
intender fin questa mattina che la prefata Maiestà intraria armata et 
non voleva salvo gente armata. 

Mediolani, die 11 Octubris M.D.X.V, hora una noctis. 

Marcus Dandulo, Petrus Pasqualigo doctores et equires oratores (1). 
(I) Voi. XXI. p. 234. 



5S DIARJ DI MARIN SANUDO. 



Copia di lete re di Zuan Jacomo C araldo secretorio con li onUori ee^ 
neti a Milan al Cristianissimo Re, date in Milan, a di 14 No^ 
oembrio 1515, drisatc a suo fratello. 

Heri ìntrassimo qui in Milano molto bonoratamente. Ne vene ad 
incontrar quasi fino a Melzo dui gentilhomeni milanesi^ missier Antonio 
de la Croce e missier Agustin da Terzago, per condurne al loco dove 
doveano venir ad incontrarne alcuni personaggi del Sangue del Re , 
come segue, et poco da poi venne monsignor d'Aste con molti Triulzi. 
Gionti a San Dioniso apresso Milan, ne venero ad incontrar monsignor 
di Vandomo , conte di San Polo suo fratelo , et uno suo barba del 
sangue regio, un fratello del duca di Lorena, con gentilhomeni 200 de 
la casa dil Re con li dui sui capi, i qual tutti ne acompagnono fino 
qui in Santa Maria di le Gratie. Li nostri gentilhomeni andono avanti 
a duo a duo assai ben vestiti. Domino Sebastian Contarini haveva una 
gioia a la bereta che vai ducati 1500. Domino Zuan Contarini una altra 
gioia. Domino Piero Trivixan, fo di missier Polo, haveva una bella 
catena d' oro, e ben vestiti con saglioni de voluto. Avanti la famiglia 
di ambasatori et avanti de tutti, 50 mulli tutti coperti; siche è stata 
una bella intrata. El tempo ne servite pur : ma sempre ne menazava 
de piover. Oggi che dovcmo andar a V audientia e molto meglio in 
ordine , el tempo è dato tutto a V acqua. Ne sono con nui de bellis- 
simi cavalli, con adornamenti molto honorevoli, videlicet domino An- 
drea Diedo, fo de missier Antonio, domino Francesco Zen di missier 
Piero, el magnifico missier Andrea Griti, un cavalo che cavalcava do- 
mino Andrea Coadivach^ molto bello e in ordine , e lui etiam cavai- 
chava un bel cavalo ; el magnifico missier Antonio Grìmani vestito 
con una vesta di veluto violeto fodrà di lovi e manega stretta sopra 
una mula, con monsignor di Vandomo, né fece mai altro che rider, 
tutta volta con dignità e gravità. Da poi, missier Domenego Trivixan 
e messier Zorzi Corner vestiti d' oro di restagno a manege strette a 
un modo, ma missier Zorzi haveva una cadena d' oro, e missier An- 
drea Griti vestito di veludo negro, cidelicet uno robone che li stava 
molto ben in dosso. Ha una gratissima presenza, che acharezava tutti 
con tanta bona gratia et gravità, che non se posia dir. Venne etiam ad 
incontrarne el fiol dil signor marchese di Mantoa ben acompagnato ; 
ci qual è uno bel zovene grazioso. 



DIARJ DI MARIN SANUDO. 59 



Poiché i nostri cronisti sminuzzarono tanto le descrizioni di feste 
e ricevimenti, che poi anche gli storici adottarono, non sarebbe 
fuor di posto inserir anche queste. Seguitando le quali col Sanudo , 
si trovano i nomi dei personaggi, i loro vestimenti, gli atti, e con 
quanta dignità il re desse udienza agli <c umili suoi carissimi > 
oratori di Venezia; scendesse dal trono a incontrarli, li abbrac- 
ciasse. Figurava, principalmente Andrea Grittì « con una vesta 
aperta da tutti i lati larghi, con uno bavaro tondo di voluto pao- 
nazo, fodrà di raso cremisino, e una vesta sotto a mancghe strette 
de raso paonazo. » Il re era vestito <c di un robon de brocato d*oro 
bianco fodrà di zebelini, con uno sagio de recamo d'oro, con 
calze bianche et scarpe de voluto bianco, con guanti in mano et 
anelli che pareva fuor dei guanti che erano tagliati , con una 
bereta de pano negro o una medaglia d* oro al lato destro. » 

Il corrÌ5?pondente continua : « Non posso scriver tanto de la 
bone ciera fanno tutti questi francesi a messer Andrea Gritti.... » 
e tutti dicevano : « Ecco messier Andrea ; che cosa mirabile é 
niessier Andrea : é homo compito, e non è al mondo homo che- 
sapia meglio acarezar che lui e con parole e con li gesti e in 
ogni cosa é signoril, ecc. » 

Sior Zuan Corner descrive una cena, data da Barnabò Visconti, 
« la qual fo da varie et infinite bandigioni, e ornata di forse 15 
donne assai brute, e tanto sbellettate che V una V altra si asso- 
migliavano. Di poi cena venne forse 10 maschere, tra le quali 
era il Re.... (1). » 

Ecco di che invogliare gli studiosi di costumi del Cinque- 
cento, e di usanze milanesi. 

Ivi pure (voi. XXI, pag. 442-48) ó iL^iuramento che a Mi- 
lano prestò re Francesco. 

Sempre e soprattutto , nel Sanudo campeggia la devozione , il 
culto della patria; la quale ò sempre più amata e riverita 
f]uanto é più limitata ; e i Romani vincevano e morivano per 

(t) Della Coronazione del Re in Nostra Donna 4i Heims , il 25 gen- 
najo 1515, è la descrizione nel Sanudo, voi. XX, pag. 24. 



GO DIARJ DI MARIN SANUDO. 



essa quando arrivava solo ai colli Sabini , anziché quando si 
estese dai Garamanti al Baltico. Il nostro Marin ci pare vederlo 
sorridere quando racconta che il re di Francia ricevette gli am- 
bsisciatori veneti tenendo il berretto in mano. 

De Milan vene lettere, come, a di nove da sera, era gionto in Mi- 
lano Zuan Paulo Gradenigo, che andava provedador sopra i stratioti, 
aleggiato al hostaria di Tre-Re, dove Io vene a visitar V orator nostro. 
E posto r ordine di andar insieme dal duca , andato a disnar con 
dicto orator, trovò in camino uno messo del duca di excusar si non 
era venuto incentiva, perchè non 1 avea saputo la sua venuta. Et post 
prandium , venuti li messi dil duca a compagnarlo in castello , andò 
insieme con V orator nostro. E il duca gì' venne centra con uno 
mantello longo da cerotto , et avia barba. Et fato le acoglientie , an- 
dati in camera, parlavano molto insieme, poi andono dal cardinal di 
Santa Croce legato apostolico , aleggiato etiani in castello , et poi , il 
giorno seguente, partì di Milano acompagnato fuori da V orator. 

Non dappertutto ricevevano si onorevoli accoglienze ; e come 
il Soldano d' Egitto trattasse superbamente gli ambasciatori di 
Venezia, vedasi da questo passo dei Diarj, voi. XV, pag. 18, 
anno 1512, settembre; da lettera di Gio. Marcello da Ales- 
sandria. 

Havendo nel Cairo il clarissimo orator nostro , con il consulto de 
nostri che de li se ritrova, deliberato di acrescer il presente dedicato 
al signor Soldan, el qual, centra ogni solito, volle che al primo montar 
a sua presentia fusse insieme portato il presente acciò quello publice 
fosse da tutti i signori e sua corte veduto, e per quella zornata, fate 
le solite salutazioni, ognuno se tornò a casa, e da poi zorni 2 dette 
secreta audientia , e per quel se intexe , par rimanesse sattisfato e 
ben edifichato con la Signoria nostra , volendo però nel fine di dita 
audientia che V orator si proroetesse che la Signoria de pena capital 
puniria sier Piero Zen consolo di Damasco che è li al Cairo ; al che 
non volendo prometer né consentir il prefato orator, pare il signor 
Soldan rimagnesse molto adirato. Da poi le pratiche et mezani co- 
menzò andar a tomo , prometendo post multa che , montando a -la 
publica audientia, el dito orator li meneria sier Piero Zen davanti, e 



DIARJ DI MARIN SANUDO. GÌ 



li confesseria do aver falito contro il signor Soldan , o cusì facendo 
lo consegnerà al prefato orator , con dir che a Venetia Y avesse a 
eondar da esser punito secondo il beneplazito di la Signoria, e che 
fatto questo tutto seria concio, e per questo haveria bona expedition. 
E havendo a sua compiacentia e per satisfar T animo del signor Soldan 
concluso de cussi far, 1' orator montò in castello, dove era seduti tutti 
i signori et corte , e li fu conduto el dito sicr Piero Zen , e da po' 
molte zerimonie, fu consignato in cadene al dito orator secondo V or 
dine posto , al quale poi prceter ordineni ci Soldan alto e superba- 
mente parlò, dicendo che, se veniliani volea praticar nel suo paexe, 
do primo volea che tutti li capitoli che concluse Tanguardi suo am- 
basador fusso anichiladi , e che lui volea reformar patti e capitoli a 
suo modo ; etiam voleva el tributo di Cypro li fusse dato non come 
è sta fatta ma com ci doveva haverlo, concludendo che T orator do- 
vesse andar a casa con pensìer di farlo contento de tutto quello el 
voleva , altramente deliberava che vonitiani uscisse de tutto el suo 
paexe , tornandoli però prima el suo regno de Cypro : e perchè altri 
el pregava de torlo con darli doppio tributo , e che V havea modo 
con el consulo de francesi de dar esito a tutte spezie e robe di suo 
paese. E con altre simil superbe e dispiazevol parole dette Hcentia ; 
e venuto a caxa T orator, li mezani et pratiche fu atorno dimandando 
molte inhoneste cose, tra le qual per rcfacimcnto di tributi di Cypro 
più de ducati 30 mila : al che havendo al bisogno risposto V orator 
ron dir se maravigliava di tal dimanda essendo in esser le carte di 
reccver de li tributi saldi e satisfatti di tempo in tempo, il che riferito 
al ditto Soldan in colera feze risposta che quelle carte erano di niun 
valore, e che per nulla le apreziava, perchè li sui secretari et scri- 
vani , che quello avea scritte , havean auto da la nation più de du- 
rati 1000 di magnaria. 

Nei Dlarj ricorrono frequenti memorie di personaggi, rinomati 
nella storia. 

Nel 1515, moriva il capitano generale Bartolomeo d'Alvinno : 
gli avevano caca le budelle e chiuso il cadavere in una cassa 
impegolada, e con gran segni di lutto, e drappi neri sul feretro, 
ai cavalli, ai paggi, veniva condotto dietro all' esercito, che non vo- 
leva abbandonarlo. La Signoria mandava condoglianze alla vedova. 



62 niAIU DI MARIN SANUDO. 



Vi cometiamo che vi conferiate a visitatione di essa inustrissima 
Madona, et in nome di la signoria nostra, vi dogUate sì del suo come 
del nostro comune infortunio et poi che non se li può far altra resi- 
stentia o rimedio perchè tutti havemo a morire , la voglia con la 
prudentia sua da se fugar ogni nube di dolente o tristo pensiero , 
rengratiar il nostro Dio con portar pacientemente tutto quello che 
piase a sua Divina providentia, et in lei pensando, non dubitarne rice- 
verà alcun sufragio di mitigar il dolor suo , si potrà facilmente con- 
siderare il marito suo non esser morto ma partito da noi a la vera 
et eterna et felice vita, benché et con noi vive et viverà sempre glo- 
riosa memoria de le prestantissime virtù et de li gesti memoràbili 
di la excelentia sua, che si pu6 dire essere stata vero exempio del 
roman valore. Appresso di questo , sua signoria stia di bone animo 
di questa partita del signor suo marito, però che in leeoni lui sera 
la Signoria nostra a conservar lei et nutrir ot exaltar la stirpe et 
posterità sua, la qua! abraciamo per nostri dilectissimi flghuoli. 

Comettemovi propterea , che por una zornada tutto quel venerando 
clero con soniti di campane et tali segni funebri faciate celebrar le 
messa de morti , et orar per il riposo de V anima di questo signor 
defonto. 

Data in nostro Ducali palatio, die 10 octobris 1515. 

Da Milan, di sicr Andrea TricUan el caoalier, oraior nostro. 

Di coloquii e consulti fati in casa dil signor Zuan Jacomo {Trioulaio) col 
gran contestabele duca di Borbou et quelli signori, quid fiendum centra 
questi tedeschi. Et che lui orator parlò gajardamente era di uscir a 
la campagna et esserli centra, sono zente da pocho etc. Monsignor 
di la Paliza etiam laudò questo, et così el signor Zoan Jacomo, itnde 
dito Duca terminò el dì seguente partirsi di Milan con lanze 600 e 

venir a Lodi , poi più avanti , et averà li soi fanti numero in 

ordine, et far testa centra diti sguizari et alemani. liem, che li 4000 
sguizari fatti erano per venir, e voi la Signoria paghi altri 4000 qual è 
sta già scripti, et veranno, et con questi voi andar in persona e aver Ve- 
rona e Bressa, o morir, e sopra questo disse tre volte. E 1* orator scusò 
la Signoria di la spesa la faceva, et era contenta pagare li 2000. Ditto 
duca disse : « A questa volta bisogna far cosi, perchè haveremo Victo- 
ria > , siche r orator nostro fo laudato di le parole usate nel consulto. 



D!ARJ DI MARIN SANUDO. 63 



Letera del cardinal Medici (che fu poi Leone X) a Petro di Bibiena, 
data in Fiorenza. 

Missier Pietro nostro carissimo. 

Questa per farvi intendere el felice successo che continuamente lo 
cosse nostre sortiscono, quale è questo. Martedì 14 dil presente, ac- 
compagnati da gran moltitudine de' primarii cittadini di questa città , 
intrassimo in essa honorificientissiroamente , e con comune letitia del 
populo, luque adeo che in questa parte la nostra opinion fuit re ipsa 
longe auperaia. Oggi 15 del medesimo, questa excelsa Signoria, una 
cum li nobili della città et populo, hanno hauto comune consiglio pub- 
blicamente, nel quale hanno constituito certo numero di citadini , at- 
tribuendoli ampia facoltà de ordinare el stato della città: da quelli se 
darà opera ch'el stato predicto so ordina e constituisca de sorte tale, 
che la santissima Lega se potrà accomodamcnte servire di quello in 
le cose concernenti al proposito et stabilimento de epsa. Habiamo 
queste cose voluto significare per questa nostra adligata a quel Sere- 
oissimo Principe, a la cui serenità ne recomanderete come se con- 
viene, e comunicherete el tenore di sopra con quelli magnifici patri 
Dostri , quali ve pareranno più accomodati alla partecipatione. Bene 
cakie, 

Florent((r, die 16 septemhris 1512, 

10. Cardinalis De Medicis 
Legatus. 

Uq' altra il Bibiena segretario scrive allo stesso Pietro (pa- 
gina 574). Del 1509 , è una lettera di Giulio II , al G. C. Al 
30 febbrajo 1509, il Sanudo traduce una lunga lettera del Gran- 
maestro di Rodi , venuta in latino (voi. X , 1057). Nel voi. XV, 
pag. 58, descrivesi V entrata di Giuliano De Medici in Firenze. 

n Sanudo credeva , come tutti , alle uble astrologiche , e reca 
no giudizio venuto di Alemagna T agosto 1512: 

Universis ad quos pervenerit etc. 

Magister Luchas maximus philosophorum (1) et omnes sibi concor- 
dantes noveritis, quod anno 1512 in mense septembris. Sol existente 

(I) Sarà Luca Guarico. 



64 DIAR.I DI MARIN SANUDO. 



in Libra y conveniunt omnes planeUe insimul cum Sole in cauda Dra* 
conis. In signum mirabile , fìat quod diluvium per Saturnum crescet, 
quod mirabilia multa et magna ultra solìtum, crit ventorum tauta 
contacio, quod conflabunt omnes insimul et obscurabunt totum aerem, 
sonosque dabunt horribiles , corpora hominum dissipantes et sedìficìa 
subvertentes ; preeter hcec omnia, erit ecclipsis Solis a tertia bora usque 
ad undecimam ante meridiem ignei colorìs si ve rubicundi , quod sigai- 
fìcat mirabilia magna, quoe hominies audire et rìdere stupebunt si per 
bonitatem Divina3 Provìdentice aut sapientiam aliud non arbitrabitur. 
Pneterea erunt pericula multa et occisiones in diversis partibus ter- 
ra&que motus universales, mortalitates quoque gentium ; erunt divisiones 
regnorum, ita quod post flatum ventorum ipsorum et diluvium , pauci 
homines remanebunt viventes ; hahebunt maximas divitias ; orientur 
dubitationes inter Saracenos , et relinquentur patriaB suae , unientur 
cum Cristianis in animarum suarum redemptionem ; et neurite neces- 
saria vita) per 30 dies, nam hoBc callamitates triginta diebus durabunt. 
Ex Germania relata fuerunt.... do fide nlhil super per totam Germa- 
niam cantaturum. 

Al voi. X, pag. 47, ha lunga nota di cose « pronosticate da* una 
predicatoria nerona, offerendosi restar ad ogni tormento el para- 
gone, et star in carcere fino a li dicti termini », ecc. Altrove ad- 
duce risposte di spirito. 

Una tale miniera di notizie era naturale che fosse vagheggiata 
ed esplorata da tutti i serj studiosi di storia. Se ne valsero in- 
fatti alcuni in passato , ma viepiù ne* nostri tempi , quando fa 
mutato il concetto della storia, e nelle cronache e negli Archivj 
si cercò la vita della società, e resuscitare i tempi preterili e 
gli uomini. 

Uno dei primi , che di questi Diarj approfittasse , fu Roudon 
Brown, che con lunga pazienza ne estrasse ciò che risguardava 
r Inghilterra , e ne ebbe lode e riconoscenza nel suo pciese. 
Gli tennero dietro Armando Baschet pei fatti di Francia, Valen- 
tinelli per gli Slavi , Ceresoli per la Svizzera ; molti per alcuni 
fatti e tempi particolari ; e per le vicende venete il Romanin 
ed Emanuele Cicogna. Thiers si meravigliava che non se ne af- 
frettasse la pubblicazione. 



DIARJ DI MARIN SANUDO. 65 



Egli Stesso, il Sanudo, aveva presentito V importanza della sua 
htica, e con giusta superbia disse : « Niun scrittor mai farà cosa 
buooa delle € istorie moderne non vedendo li miei Diarj, » 

Cominciatesi poi varie Società storiche , e innanzi a tutte la 
nostra Deputazione sopra gli studj di storia patria, e per opera 
loro la pubblicazione di Cronache e di Commentar] inediti, cre- 
sceva il desiderio di rendere pubblici tutti i Diarj del Sanudo. 

Ma si trattava di 58 volumi in-folio , scritti eurrente calamo, 
senza ortografìa fissa, nò fissa lingua, giacché Marino scriveva 
come gli veniva fatto, e trascriveva carte di persone e di paesi 
diversi. Qual gravissima spesa e qual enorme fatica e respon- 
salità! 

Va dunque gran lode agli studiosi patriotti , che non si sgo- 
mentarono delle difficoltà, e dissero : € Cominciamo ; al proseguire 
si provvederà. » 

L'abate Fulin, prete air antica, veneziano dai capelli fino alle 
scarpe, affabile, discorsivo, si direbbe ignaro dell* abilità di cui 
facea si buon uso , fu V anima della Deputazione Veneta , e at- 
torno a lui Federico Stefani, Guglielmo Berchet, Nicolò Barozzi. 
Accìnti air ingente lavoro , cercarono il concorso pecuniario degli 
studiosi ; ma appena una cinquantina di soscrittori raccolsero. 
Non importa : non perdettero il coraggio disinteressato, e avanti. 

Nel luglio del 77 cominciarono V edizione dei Diarj ; ed anche 
rapito da intempestiva morte il Fulin , seguitarono, ed ormai hanno 
regalato al pubblico XVIII volumi in-folio a doppia colonna (!)• 

Ma prima di arrivare all' effetto si affacciavano molti dubbj e 
diffficoltà. Doveasi stampar tutto , anche ciò che parea futile o 
superfluo ? Si aveva a conservare il dialetto veneziano, o darvi la 
terminazione letteraria ? In quel dialetto, quale parlavasi nel Con- 
siglio e sotto le Procuratie di S. Marco, occorrono voci che ora 
non sono più intese, nemmeno fra le lagune ; si avevano ad eli- 
fi) Ad uno degli ultimi volumi è apposta questa dedica: a Cesare Cantù — 

PRIHCIPa DEGLI STORICI NAZIONALI — DELL* ET\ NOSTRA — ESEMPIO DI LABO* 

wosrrA — NON domata da sedici lustri — gli editori. 

àrelu Stor, Lomb. — Anno XV. 5 



6G DIARJ DI MARIN SANUDO. 



mioar e surrogarvi delle conosciute ? £ dietro a ciò una serie di 
dubbj particolari , alla cui discussione noi spesso intervenimmo. 

Poteasi desiderare che , p. es, , nei nomi proppj di persone e 
di paesi si emendassero le storpiature, che talvolta li fanno inin- 
telligìbili ; e impunemente poteansi correggere Margnan (213) , 
Tspurck (243) , Tyram per Tirano (242) , Marliam , Castiom , 
San Zumiriam; Paole, Sihinieo, Vibondom, Bresgapié, in VAgna^ 
dina alta Curia brusado Soze (Engadina, SoJio, p. 884): Calzo, 
Piumengo, Aniignano, Lecho (998), Vigiana, per Viglieni, Com- 
missario di Cuora (Coirà , 1185) , e i nomi di persone : Anioni 
Tram, Lanezaro, il re di Palama, 

Né il testo resterebbe alterato se, invece di Brundizo, Ruigo, 
Pitiano, Bajom, Zuam, Dolze, Zenoa, Palma, Castel Dolze, Ri- 
mano Vegia, Corbavin, Morexini, Denti voy> Nepanto, Navaier, 
Charavazo, Salo, Ojo, Savogini, Liesna, Puja, Tremuli.... si fosse 
posto Brindisi, Rovigo, Pitigliano , Baglioni , Castel Dolce, Ge- 
nova, Polonia, Castel d'Este, Rimini, Veglia, Crovazia, Moro- 
sini , Denti voglio, Lepanto, Navagero, Caravaggio, Salò, Oglio, 
Savoiardi, Lesina, Paglia. Cosi Veniexia, Zustignam, Brexa, Vin- 
civera, Modem, e tanto più nei nomi stranieri, come a pag. 494 : 
Frusimburg, Volfort, Fedoco, la liga dil Dò, Tava, Dregezo , 
Terinto, Ulmo, Cha di Dio, Venosa, Dles, monsignor di Libret. 

Trovi a pag. 809, al li sacii volse rispeto ; e al 82 : messeno 
banche, tamen non fu pagato homeni ma solum Scipio , e 2211 
hano ascisi de zente vene verso venoso (Venosta) porche Aghélini 
(Engadini) e la liga grisa è pur disposta guerreger. 

In altri luoghi il testo é inintelligibile , forse per colpa della 
punteggiatura , che di solito gli editori saviamente adattarono 
colla moderna : 

Per esempio, a pag. 467: 

€ Qui è posto per eror in collegio domenega venne 1* orator de Na- 
poli, esponendo haver lettere di la regina vecchia per Andrea uno 
di Piero , qual era venuto a Monopoli per comprar ojo et il prove- 
ditor rhavìa fatto retenir per maran e toltoli danari 800 era di la 
majestà de la regina : prega sia provi'^to >, ecc. ecc. 



niARJ DI MARIN SANUDO. 



67 



Quando aocora se ne discuteva , era parso ad alcuni, e a me, 
si potesse il testo incivilire con pochissimi cangiamenti. Prendiamo 
a caso un pezzo del voi. IV, pag. 262, riferibile al maggio 1502 
e a tentativi nichilisti: 



Et demum nel pacxe del Rhen, 
in Svevia et Franconia , da un 
mese in qua è sta discoperto una 
conspiration dìabolicha. Par, che 
quelli populi , et maxime vilani , 
tractavano de tuor li Stadi a tutti 
li principi ecclesiastici et seculari, 
et pariter a li prelati et zentilo- 
meni; et voleano che chadauna 
terra et locho, fin le ville, se go- 
vernassero per le sue comunità; 
imqio voleano tuorli fino le intrade 
e limitarli , tanto che poteseno vi- 
vere honestamente, et il resto re- 
manisse in comun ; superstizion 
simile de quel profeta, che è suble- 
vato in Persia. Ogniuno fa le in- 
quisì tlon et prò vision debite ne li 
Stadi sui , in modo che la cessa è 
rimasta sopita. Se dice, che , se 
stevano tanto a discoprirse, che 
se fusseno sollevati , seriano sta 
almancho da 15 in 20 roilia per- 
sone,, et scoreva pericolo de meter 
questa Germania in gran preci- 
pitio, etc. 



E finalmente nel paese del Reno, 
in Svevia e in Franconia, da un 
mese in qua, è stata scoperta una 
cospirazione diabolica. Par che 
quelli popoli, ed massimamente vil- 
lani , trattavano di togliere gU Stati 
a tutti i principi ecclesiastici e se- 
colari, ed egualmente ai prelati e 
gentiluomini, e volevano che ca- 
dauna terra e luogo, fin le ville, 
si governassero per la sua comu- 
nità; anzi volevano togliergli fin 
le entrate , e limitarli tanto che 
potessero vivere onestamente, e il 
resto rimanesse in comune; su- 
perstizione simile a quel profeta 
che si è sollevato in Persia. Ognuno 
fa le inquisizioni e superstizioni de- 
bite negli Stati suoi, in modo che 
la cosa è rimasta sopita. Si dice, 
che, se stavano tanto a discoprirsi 
e si fossero sollevati , sarieno stati 
almanco da 15 a 20 mila persone, 
e correva pericolo di metter que- 
sta Germania in gran precipi- 
zio, ecc., ecc. 



In alcune voci, che non avrebbero alterato il color locale, 
noi r abbiam fatto si nei pezzi che qui su riportammo, si in cita- 
zioni prodotte in lavori storici. Ma di un principio adottato bi- 
sogna seguire tutte le conseguenze , e V esito mostrò eh' era 
meglio, anzi dovere il ritrarre il testo tal quale, salvo a italianiz- 
zarlo chi se ne varrà ; e si stette alla deliberazione di ripro- 
durre r autografo tal quale, sin coi suoi sbagli, a modo di una 
fotografia, eccettuando solo la punteggiatura. 



?;'^''C5a?¥'i.t--- 



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,-- «.l' 






68 DIARJ DI MARIN SANUDO. 



I valorosi editori hanno provveduto che alla fine della pubbli- 
cazione si darà il lessico dei nomi storpiati dallo scrittore , e 
delle voci e locuzioni di dialetto. E di fatto sono una meraviglia 
di pazienza e di esattezza questi indici, del cui merito può esser 
giudice solo chi vi si provò. 

Dopo ciò, che cosa dire a quei nostri socj di studj, che osa- 
vano intraprendere , e si ostinano a compire un* impresa vera- 
mente letteraria e patriottica , per ismentire V opima pigrizia, rin- 
facciata ai Veneziani ? Dire Coraggio è superfluo : Perseverate , 
Io fanno. Esibimiamoli come esempio e stimolo alle altre Società 
e Deputazioni , perchè preparino buoni materiali alla storia, che 
è il pane degli stomachi robusti. 

C. C. 



IL POETA GIAMBATTISTA MARTELLI 

E 

LE BATTAGLIE FRA CLASSICI E ROMANTICI 



Quando mi raccolgo ia me stesso e riandò le passate cose , 
mi appare in lontano una farraginosa fantasmagoria composta da 
turba varia: una turba che come fiumana cammina senza requie 
e si rinnova; sorge, si agita, si rincalza si accavalla, si inabissa 
e sparisce dalla scena del mondo per far posto a nuove sorvegneuti 
ondate umane. Frammisto a codesta caterva multicolore, che ora- 
mai si va confondendo nella mia labile memoria, discerno un 
omicciuolo con un* impronta caratteristica indimenticabile : una 
personcina sorreggente una testa colossale, calvo , con la fiso- 
nomia espressiva, con la fronte spaziosa, e un par d' occhi affa- 
ticati, profondi, orlati di un cerchio rosso , forse per soverchia 
lettura, ma che alle volte schizzano lampi. Io lo conobbi nella 
mia prima adolescenza, allorachò noi si comincia a volerne sapere 
qualcosa di quanto ci si svolge intorno, a studiare, per cosi dire, 
il terreno, e sedendo con lui, una o due fiate per settimana, al 
paterno desco , nell' ora del desinare, V osservava con attenzione 
intensa, per quanto lo comportasse la mia giovanissima età. 

Quest'uomo fuori dell'ordinario, non era nato, come direbbe 
il Giusti, sotto buona luna, e se l'accorto Ulisse, o il prudente 
Telemaco Io avessero rintoppato per la via, non l'avrebbero 



70 IL POETA GIAMBATTISTA MARTELLI 



di cerio scambiato per un dio. Quasi povero, disconosciuto, 
senza protettori, non fiancheggiato da cricche, quantunque affet- 
tuosissimo coi pochi amici : negletto come un Diogene nel vestire, 
aveva nonpertanto certa nobile finezza nel tratto, certa elevatezza 
innata di pensieri, nonsochè nel conversare di scorrevole, di ab- 
bondante, di incisivo, di attraente, di pittoresco, contrastante in 
modo singolare con la grottesca trascuraggine dell* indumento 
esteriore. Sarebbesi pensato che quel pellegrino avesse visto 
giorni migliori: avesse in qualche momento di sua non breve 
esistenza, vissuto in un ambiente più grande, dal quale ne sa- 
rebbe stato sbalzato per capriccio di avversa fortuna. Benché 
persuaso fin dalla balda giovinezza di essere spaventosamente 
infermiccio , in maniera che si indugiasse con affettata compia- 
cenza a ragionare de* suoi malanni , spesso strani e oso dire 
immaginari, non però si dava per vinto : il suo ingegno robusto 
ed agilissimo, la sua raffinata coltura trionfavano delle miserie 
e delle grettezze della vita pratica, da cui era fieramente assediato, 
signoreggiando quella sua grama posizione, come, se, dotato di 
ali, sorvolasse sulle contingenze terrene, per librarsi in un'atmo- 
sfera più pura. Tale mi apparve la figura del poeta Giambattista 
Martelli , del quale sarà opera di stretta giustizia il ricordare 
la laboriosa e modesta carriera. Tanto più è ciò doveroso, quando 
si pensi che il suo nome è omninamente dimenticato ; cosa del 
resto da non recarci meraviglia , in quest' Italia che lasciò emi- 
grare Metastasio, Goldoni, Foscolo, cento altri; ed erige monu- 
menti ad uomini mediocri. 

Il Martelli potrebbe giudicarsi per alcuni rispetti un poeta nel 
senso più ortodosso della parola: un cinquecentista attardato, 
dello stampo dei Molza, dei Caro, degli Anguillara, dei Borni, dei 
Tolomei, capitato ad essere contemporaneo non solo del Monti, 
del Foscolo, del Pindemonte, dell'Arici e del Nicolini , ma di altri 
non pochi militanti sotto opposta bandiera. Egli, per dire tutto il 
mio pensiero, amava l' arte per T arte, ed avrebbe avuto mestieri 
di un principolto o per lo manco di un eminentissimo cardinale, 
come ne fiorirono tanti nel secolo d'oro della letteratura italiana. 



V. Li: BATTAGLIE FRA CLASSICI E ROMANTICI. 71 



il quale da cortese mecenate lo ospitasse nel proprio palazzo di 
Rooia, con l* incarico del poetare, del discutere coi filosofi sul 
divino Platone , e sul bello ideale , interloquire coi portentosi 
artisti che imparadisarono quelle fortunate generazioni, infine te- 
nere una geniale corrispondenza epistolare con dame e con ca- 
valieri, 

Giambattista Martelli sorti i natali in Milano ai 12 settembre 1780 
da Cesare e da Maria Banfi. La famiglia di lui, oriunda della 
riviera d'Orta, fu in quella plaga altre volte ricca e ragguardevole; 
una casa tuttora posseduta dalla famiglia in Miasino è V ultima 
reliquia di grandezze svanite. Studiò contemporaneamente leggi 
e medicina nel l'università di Pavia, e ottenne Tallero in ambedue^ 
le facoltà. Finiti gli studi, risiedette alternativamente in Milano, 
in Miasino e qualche poco in Piacenza, dove i genitori di lui 
tenevano azienda commerciale. Fu avvocato, professione che non 
esercitò a lungo, e solo come consulente. Neiranno 1819 condusse 
in matrimonio Giuseppa Savoini, dalla quale ebbe quattro figli, 
due maschi e due femmine. Al primogenito Cesare, superstite, 
rendo grazie per l'opera prestatami nella ricerca delle notizie di 
cui mi valsi per tessere i presenti cenni biografici (1), 

Il Martelli, poco più che ventenne, trovava Milano in pieno 
fiore come capitale della repubblica italiana succeduta alla ba- 
raonda cisalpina; qui accorrevano da ogni parte della penisola, 
poeti, artisti, letterati, incoraggiati dal vicepresidente Francesco 
Melzi , uomo di alti concepimenti, e quant' altri mai amante di 

(1) G. B. Martelli nel brindisi letto alla mensa data dal fratello a festeg- 
giare la celebrazione della prima messa di suo nipote Cesare (poiché i tre 
tratelli Martelli diedero il nome di Cesare ai loro figli primogeniti per rinno- 
vare ((uello del padre comune), così canta: 

Tre Cesari ha dati 
La nostra famiglia; 
L'un già fra' beati 
Trionfa nel ciel. 

Tu r altro agli altari 
Cedesti di Dio.... 
Sol resta del mio 
Mal noto il destin. 



72 IL POETA GIAMBATTISTA MARTELLI 



Ogni coltura : si può credere che il giovine Giambattista^ appas- 
sionato per le arti belle e per la musica, poeta nel cuore, ne gon- 
golasse di gioia. Egli, perduto in quel caos, vagheggiò 1* idea di 
attaccarsi a Vincenzo Monti , V astro del giorno ; ne cercò bella- 
mente r amicizia e seppe meritarsela: dalle lettere del celebre 
vate dirette al neofito, e pubblicate nel giornale letterario H Ba- 
retti (Torino, marzo 1874), traspare la amichevole confidenza che 
correva fino dal 1803 fra i due poeti, e vi spicca sempre la ten- 
denza nel Martelli alla ipocondria, ad u.i certo malessere morale 
indefinito, nebuloso , a proposito del quale il Monti lo consiglia 
saviamente a medicare più, che il corpo la fantasia (1). 

Alla caduta dell' edificio napoleonico usò della sua mente e 
della sua abilità dì giureconsulto per giovare alla paterna riviera, 
riuscendo con invidiabile fortuna a conservare ad essa parte degli 
antichi privilegi, guadagnandosi in compenso gratitudine dai prò- 
prii compaesani e lodi dal re sabaudo , che volle conoscerlo di 
persona. Il Martelli ne esprimeva la sua viva gratitudine , ma- 
gnificando il principe di Casa Savoia con un* ode da me posta 
in fine di queste pagine. 

(1) Lettera 28 febbraio 1805. 

L*aiino innanzi così scriveva Monti al Martelli: 

Milano 10 ottobre 18<M. 
Mio caro amico. 

Mi giunge la tua carissima sul punto di partire da Milano per una vil- 
leggiatura di quattro giorni, e ti fo una breve risposta. 

Per quanto io vegga serio il tuo male, nondimeno il cuore mi dice che 
tu mi sarai conservato. Ma non ti meno buona la sorgente che tu m' ao- 
cenni delle afflizioni clic ti consumano. Perchè la terra è coperta di scelle- 
rati dovremo noi abbandonarla per questo? Se vi sono delitti non vi sono 
fors* anche delle virtù ? E appunto perchè sono poche, non sono forse più 
belle? Che merito avresti tu delFessere virtuoso se tutti lo fossero? Caccia 
dunque dal cuore le malinconie di spirito, e conservati airamicisia, a questa 
buona e fedele compagna degli infelici ; parlo dell'amicizia che mi ti lega, e ti 
comanda di serenarti, di confortarti e di vivere. 

Ove potrai farlo senza nocumento della tua testa continuami le tue nuove, 
e fa che io le intenda sempre migliori. Ti abbraccio di cuore. 

Il tuo MontL 
Fuori: Al cittadino CMiamhatiUta Martelli, Miasino, nella riderà <VOrta, 



E LE BATTAGLIE FRA CLASSICI E ROMANTICI. 7 3 



lataoto la Lombardia^ dopo tremende procelle, era venuta sotto 
il goyerno di casa d'Austria; il Martelli approfitta della bonaccia 
per mettersi tosto all'opera. Qualche mese dopo che le truppe con- 
dotte dal Bellegarde occupassero Milano, lo vediamo datare da 
questa città (1 luglio 1814) la dedica al maggiore generale Ro- 
berto Wilson, di nazione inglese, della versione italiana delle 
Odi descrittive ed allegoriche di Guglielmo Collins (Piacenza, dai 
torchi del Majno 1814). Ignoro se questa fosse la prima volta 
che egli si presentasse al pubblico come poeta, ma veramente 
nella traduzione del fantasioso lirico britanno si mostra addirittura 
maestro, sia per grandiosità di stile, sia per peregrina sceltezza 
di poetiche forme. 

Finito a Waterloo il bellico dramma, e spénti i lumi, allo stre- 
pito delle armi succede il silenzio di una pace imposta da ine- 
narrabile stanchezza. Allora sembrò ridestarsi negli italiani i gusti 
arcadici del folleggiante settecento, per quanto smorzati da idee più 
severe; in guisachò il genio peculiare di nostra razza, cacciato 
dalla porta, come dice il proverbio francese, ricompare dalla fi- 
nestra abbastanza vivace, se non vispo come prima. La società 
civile europea prima divisa in due strapotenti fazioni urtantìsi con 
orrendi scrosci sui campi di battaglia, rinsavita da miti consigli, 
si schiera in due compatte, ma incruenti falangi: Tuna per difen- 
dere a colpi di penna V antica scuola classica dei greci e dei 
romani, l'altra per spingere al romanticismo, scuola dell'avvenire. 
Eschilo contro Shakspeare : Prometeo di fronte ad Amleto : la 
semplicità e la purezza scultoria da un lato; dall'altro la foga 
dei contrasti. Alla lussureggiante nudità dell' eroe greco, si vuole 
sostituire l' ombra isterica avviluppata in ferrea armadura del 
gotico guerriero; ai raggi luminosi dell'attico sole, le ondeggianti 
nebbie ossianesche. Mentre i classicisti si cullano beatamente in 
mitologiche frondosità 

che di leggiadre 
Fantasie già fiorir le carte argive 

e non risparmiano sforzi per ripopolare i cerulei spazi del firma- 
mento con gli aerei abitatori del gaio Olimpo, del Parnaso, del- 



74 IL POETA GIAMBATTISTA MARTELLI 



l'Elicona e del Pindo: le ombrose selve e le chiare foati di ninfe, 
i fiumi di naiadi, il mare della nereide Anfìtrite; i romantici 
air incontro dannando — tutti a morte gli dei, si pascono di 
leggende paurose o funeree , rifriggono gli inconditi costumi 
medioevali tirati a nuovo per la circostanza; sognano paladini 
vestiti di acciaio randagi, setibondi di avventure; vereconde don- 
zelle e pallide castellane sospirose, eternamente innamorate: tro- 
vatori e menestrelli, i quali, per passare il tempo, girano il mondo 
cantando strofe al suono del liuto, di preferenza nelle tiepide notti 
d'estate quando splenda la luna, sotto i veroni di castelli coronati 
degli immancabili merli; abati macilenti, ma terribili, chiusi in 
turriti monasteri, forniti di trabocchetti fatti apposta per seppel- 
lirvi alla sordina sudditi ribelli: boschi dove ronzano eremiti 
misteriosi, ognora pronti ad accorrere in aiuto di qualche bel 
cavaliere, e dove orribili streghe gavazzano in oscene tregende; 
e danze di morti, e scheletri che galoppano a rompicollo la notte 
per lande e per balze, in groppa a cavalli infernali, al chiarore 
azzurrino dei fuochi fatui; e, volendo anche eliminare il fanta- 
stico , infiniti particolari non consoni alla verità storica , che la 
moderna critica e gli studi paleografici ridussero a proporzioni 
prosaicamente minuscole. 

Tale è la forma esteriore, sarei per dire, la caricatura della 
scuola romantica, alquanto esagerata dai classicisti, poiché in 
fede mia e' è in essa qualcosa di assai più serio, di veracemente 
filosofico, r ideale dei tempi moderni, tendente a rendere più popo- 
lare la letteratura, a pascere i lettori di pensieri e non di vento , 
infine, a dare un nuovo indirizzo alla poesia, principalmente alla 
drammatica, la quale da greca come sempre era stata, si tras- 
forma in germanica. Un critico francese, il Taine, paragona, con 
similitudine ingegnosa, l'arte romantica a quella del Rembrandt e 
del Rubens, i dipintori del mondo sensibile, a cui, io direi, fanno 
riscontro, al polo opposto, quella tutta idealista di Raffaello e di 
Michelangelo. — Greci e latini conciliarono il piacere con l'or- 
dine, e i drammaturghi classici, da Sofocle a Racine, riprodussero 
il bello con identici mezzi. Nell'arte romantica invece, si trabalza 



E LE BATTAGLIE FRA CLASSICI E ROMANTICL 75 



senza alcuna preparazione dal tragico al buffonesco; i perso- 
naggi ciarlano y farneticano , se occorre battono la campagna , 
propalano i loro pensieri più reconditi, eoram populiy mettendo, 
senza alcun riguardo, carte in tavola. In quanto, allo stile in tesi 
generale , la scuola classica vuole V equilibrio fra V idea e la 
fonna; questa rappresenti direttamente V idea; secondo i ro- 
mantici la forma deve rappresentare l'idea indirettamente, cioè, 
a sbalzi, per contrasti. 

Dopo che i due fratelli Federico e Guglielmo Schlegel, Lessing 
e la signora di Stael, ebbero propugnato il romanticismo al di là 
delle alpi, dopo la visita fatta a Milano da uno dei due fratelli, 
Guglielmo, da Lord Byron e dalla rinomata scrittrice, in Italia, 
primo a dare il grido d'allarme fu Giovanni Berchet, con uno 
scritto che porta per titolo: «Sul Cacciatore feroce e sulla Eleo- 
nora, lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo » (1) nel 
quale viene sciorinando con vena satirica le nuove dottrine, su- 
scitando, come era naturale, un diavoleto nel campo letterario 
della penisola, di Milano specialmente, ove Vincenzo Monti, ca- 
porione dei classicisti, aveva stabilita la sua corte, e dall' alto 
dell'incontrastato seggio, stizzito coi romantici spettri, i quali 
osavano fare concorrenza al delfico rampollo di Latona, fulminava 
y Audace scuola horeal, col suo pugnace sermone sulla mitologia. 

A combattere l' invadente romanticismo, insieme agli scrittori 
della Ricista Scientifico- Letteraria la Biblioteca Italiana, che 
rinfocolavano gli animi a raccogliere il guanto di sfida, scende 
m campo Carlo Londonio coi Cenni critici sulla poesia roman^ 
^^^ (2): ma la marea ingrossa ed egli è sopraffatto da altri 
campioni del partito contrario, i quali si presentano nella lizza 
innati di tutto punto. Giovanni Torti, col suo sermone Sulla 
Poesia (3), ed Ermes Visconti con le Idee elementari sulla poesia 
romantica (4). Che se V uno adopera il ritmo poetico, Taltro la 

(1) Milano, dai tipi di G. Bernardoni, 1816. 

(2) Milano, Pirotta. 1817, in-4. 

(3) Milano, dalla tipografia di Vincenzo Ferrano, anno 1818. 

(4) Milano, dalla tipografia di Vincenzo Ferrano, anno 1818. 



7G IL POETA GIAMBATTISTA MARTELLI 



prosa, i loro intendimenti sono i medesimi, vale a dire si sban- 
disca la mitologia: il poeta sia erudito nelle cognizioni scientifiche 
del suo tempo : i temi scelgansi fra le istorie dei secoli cristiani, 
tanto meglio se fra le patrie cronache; non necessaria la unità 
nei poemi epici, e .si segua la storia anche a costo di incontrarvi 
più di un protagonista: le unità nei componimenti drammatici 
ritengansi ubbie, una indegna pastoia di sognate leggi, le pas- 
sioni si scolpiscano in modo che vi fìamipeggi per entro il pen- 
siero cristiano. Sia ormai tempo di divezzarsi dal prendere V im- 
beccata dal vecchio Aristotile , non importa se rinfiancato da 
Orazio, da Quintiliano, Longino, Boileau, la Harpe, e da altri 
illustri dottrinari più o meno pedanti. A rassodare le nuove idee 
letterarie e politiche, veniva in luce due anni dopo (3 settem- 
bre 1818) il Conciliatore, nel quale collaboravano giovani scrit- 
tori, come Berchet, Silvio Pellico, G. B. De Cristoforis, Ermes 
Visconti, Pietro Borsieri; ma la sospettosa polizia austriaca, su- 
bodorato r andazzo liberalesco del periodico, lo proibì dopo un 
anno di vita. 

Il Martelli come si è detto, seguace e fido amico del Monti, 
in quella inopia di giovani atleti, fu incoraggiato a non restarsi 
con le mani alla cintola, a prendere parte attiva nelle lotte quo- 
tidiane. Egli accetta V invito e ricorre allo stratagemma — uno 
stratagemma che davvero oggi parrebbe alquanto ingenuo ; ma 
settant* anni fa riusci graziosissimo. In ultima analisi lo si po- 
trebbe anche interpretare come un onesto tentativo di conciliare 
le due scuole. Ecco in cosa consistette: il nostro Giambattista, 
versato a fondo neir idioma inglese, scrive una breve novella in 
quella lingua, togliendola di pianta dall'episodio delle Metamor- 
fosi di Ovidio, laddove il gran poeta narra il miserando caso di 
Ceice e di Alcione, vi contrappone una bella traduzione in terzine 
italiane, la intitola Alminda e Sniveno, novella romantica (1), e 

(I) Milano, presso Giovanni Pi rotta, 1818. — Un'ode di sapore tutto clas- 
sico pubblicò il Martelli nel 1822 coi tipi Bettoni, « Sul Rapimento di Polissena » 
quadro grande esposto a Brera di Gioachino Serangeli, membro della I. R. 
Accademia dì Milano, 



E LE BATTAGLIE FRA CALSSICI E ROMANTICI. 77 



la ammanoisce al pubblico col testo inglese a fronte, intendendo 
con questo provare qualmente un brano di poesia prettamente 
mitologica possa sembrare una gustosa novella delle più roman- 
tiche, in modo da ingannare i meglio avveduti: cosicché in so- 
stanza, la arruffata controversia, secondo lui, si risolverebbe in una 
quistione di pura formalità. Lo scherzo, come si può immaginare, 
non spaventò i romantici, i quali contavano già nei loro ranghi, 
oltre i nominati, il Manzoni che se n'era fatto il capo e doveva 
pronunciare un' ultima parola con la lettera Sur V unite de temps 
et de lieu dans la tragèdie (Parigi, 1822) mentre il Porta, con 
una delle sue esilaranti poesie vernacole, colorisce il lato comico 
della quistione. Frattanto attorno a questi due titani , s' aggrup- 
pano premurosi parecchi uomini valentissimi; poi altri ed altri 
ancora; una legione; quasi tutti (1). 

Rinvenuta la società da una incomparabile catastrofe politica, 
i poeti scattano da tutte le parti , classicisti o romantici che 
sieno. Di già Monti aveva tradotta Y Iliade, Bendi Y Eneide, la 
Bandettini Balducci i Paralipomeni di Omero, di Quinto Calabro 
Smirneo, alloraché molti e molti prendono l'abbrivo e sì votano 
alla musa, alcuni per conto proprio, mentre un buon dato pre- 
ferisce riprodurre in italiano i capolavori delle straniere lettera- 
ture; ne citerò alquanti, mettendo un po' a fascio buoni e me- 
diocri. Giovanni Resini pubblica le sue poesie. Michele Leoni 
traduce Thomson, Shakspeare, Milton, Ossian Ottvay, Goldsmith; 
Pellegrino Rossi il Giaurro di Byron, Lorenzo Mancini e Bar- 
tolomeo Beverini traducono l'uno Y Iliade, l'altro Y Eneide in ottava 
rima; poi Cesare Arici, anch' esso Y Eneide, lo Georgiche e più 
tardi scrive un poema epico , la Gerusalemme distrutta, ed altro 
poemetto la Pastorizia , assai lodato ; Giovanni Caselli volge 
in italiano le Odi di Anacreonte e di Saffo, Giuseppe Borghi 
le Odi di Pindaro ; Michele Vismara le Elegie di Properzio. 



(1) Corse anche un* ode ironicamente mitologica, da alcuni presa sul serio, 
intitolata V Ira di Apollo , recitata dal Manzoni nella villa di Sannazzarro 
^ lago di Como, lo stesso anno 1818. È dedicata a Giovanni Bercbet. 



78 IL POETA GIAMBATTISTA MARTELLI 



L. A. Vincenzi le Favole Esopiane , Antonio Nervi i Lusiadi di 
Camoens in ottava rima ; Pompeo Ferrano il Teatro Scelto di 
Schiller; Giuseppe Nicolini , da Brescia, il Corsaro di Byron. 
Tedaldi Fores pubblica il Narciso in quattro canti; Manzoni 
nel 1815 , gli Inni Sacri (i primi quattro) , suggellendo con 
questi la sua evoluzione verso il romanticismo, e qualche anno 
dopo il Carmagnola, il Cinque Maggio, la Pentecoste, V Adelchi; 
Tommaso Grossi Vlldegonda applauditissima (1), indi i Lombardi 
alla Prima Crociata, poema in quindici canti, il cui annuncio 
suscitò un'aspettativa entusiastica, ma la montagna partorì il topo 
esopiano. Giovanni Torti la Torre di Capua, Cesare Cantù V Al- 
giso o la Lega Lombarda, Tommaso Gargallo mette in veste 
italiana le opere di Orazio Fiacco. Felice Bellotti le Tragedie di 
Eschilo e di Euripide (fino dal 1813 aveva pubblicate quelle di 
Sofocle), Guglielmo Manzi le opere di Luciano. Antonio Pazzi la 
Batracomiomachia di Omero. Andrea Maffei esordisce con gli 
Idillii di Gessner. Angelo Maria Ricci scrive un poema eroico, 
Vltaliade : di poi un secondo poema il cui protagonista è S. Be- 
nedetto. Un cavaliere P. e un Giuseppe Indelicato volgono in 
italiano la Donna del Lago, poema di Walter-Scott, e Pietro 
Bagno viene fuori con un poema in venti canti il Cadmo. Ippo- 
lito Pindemonte ci regala la sua versione deW Odissea (ora su- 
perata da altra, scritta con uno stile più slanciato, più moderno, 
dal Maspero). Berchet dichiarando guerra allo straniero con ar- 
dimento da patriota, lancia dall' esilio gli Esuli di Parga, indi 
le Fantasie, ed altre liriche che ognuno sa a memoria, e fecero 
di lui il poeta nazionale per eccellenza. Antonio Robiola pub- 
blica il 3fosè, poema epico. Il Sestini la Pia, novella. Bernardo 
Bellini il poema eroico la Colombiade , e Giuseppe Franchi il 
poema biblico Mosè. Lazzaro Papi ci presenta il Paradiso Per- 
duto di Milton, più tardi tradotto anche dal Maffei. 

Il genio italiano cerca nella letteratura militante uno sfogo, il 
solo che gli rimanga aperto , nel marasmo imposto dalle dare 

(1) Milano, 1820, da Vincenzo Ferrano. 



K LE BATTAGLIE FRA CLASSICI E ROMANTICL 79 



coodizioDÌ ^Eitte al paese ; un marasmo di cui ì miei giovani con- 
temporanei, difficilmente potrebbero comprendere tutto il signifi- 
cato, cosi grande fu lo sbalzo avvenuto in tutto il mondo euro- 
peo, e singolarmente in Italia, d'allora in poi. Si pensi che in 
Lombardia ogni quistione implicante anche una lontana allusione 
politica, era severamente ^esclusa da una inesorabile censura pre- 
ventiva, dalle riviste, e dagli stessi giornali ebdomadari e quoti- 
diani, obbligati per conseguenza a pascere i lettori di frasche e di 
notizie teatrali. Si menava scalpore per dei nonnulla ; una predica 
un sonetto, un articolino da giornale, un quadro anche mediocre, un 
amico che ritornasse dall' aver visitato Parigi, un par di nozze, 
uno scandalo qualunque, prestavano materia a quegli annoiati di 
ciarlare per settimane, più di quanto lo facciano oggidì le stre- 
pitose notizie che ci arrivano sulle ali dei fili telegrafici da tutte le 
parti del globo. 

In questa fìaccona il mio protagonista, che decisamente aveva 
disertato le pandette, segui la corrente stabilitasi dopo il Con- 
gresso di Vienna, ubbedendo nel tempo stesso ali* impulso che 
lo trascinava al poetare, e compose la sua opera principale, re- 
cando in ottava rima la prinm leggenda del poema di Edmondo 
Spenser, la Regina delle Fate. Lo Spenser, poeta di gran fama, 
vissuto nella seconda metà del secolo decimosesto, fu detto l'A- 
riosto britanno e dal Campbell il Rubens inglese, per sua sin- 
golare fantasia, per sua vena immaginosa, bizzarra, inesauribile. 
La prima leggenda di quest'opera vastissima, la quale doveva 
«ssere composta di ventiquattro poemi, racchiude in dodici canti, 
un'azione compiuta, e forma un poema di andamento classico e 
di regolare sviluppo, che l'autore intitolò Leggenda del eavaliere* 
della Croce Rossa o della Santità; ma dal Martelli fu appellata 
la Vergine Una (1). Le ottave del nostro traduttore hanno una 
disinvoltura cosi ariostesca , una eleganza , una scioltezza cosi 
franca e maestosa che di primo colpo conquistano i più difficili. 

(1) Milano, per Antonio Fontana, 1831. — Dedicato alle Ombre Onorande 
àt' suoi lagrimati amici, Vincenzo Monti e Bernardino Mandello. 



/ 



80 IL POETA GIAMBATTISTA MARTELLI 



Il successo di questa versione fu grandissimo : però non riusci 
ad allargarsi fino a diventare un successo popolare per parecchie 
ragioni: bisognava un gusto esercitato, un grado di coltura su- 
periore, per valutare quello stile cosi eletto, per non impennarsi 
dinanzi a certe astruserie, a certe allegorie filosofico-morali, a 
cui gli italiani d* allora erano punto avvezzi. Non tutti sono ca- 
paci di respirare liberamente in regioni troppo sublimi ! Il critico 
della già citata Biblioteca Italiana, di consueto non proclive al- 
r ottimismo, nel fascicolo del mese di marzo 1831, tesse meditati 
elogi a codesto lavoro , e conchiude accordando al traduttore 
pienissima lode (1). 

In quegli ultimi anni un fatale evento colpiva lo sfortunato 
Martelli. Vincenzo Monti carico di allori era passato ad altra 
vita, spegnendosi con lui l* ultimo dei poeti cesarei, e i romantici 
avevano, con gran fracasso, preso decisamente il sopravvento, 
fugando i rari ed avviliti difensori del classicismo. Al Gran 
Traduttor dei traduttor d Omero succede nel primato poetico 
Alessandro Manzoni, trionfante pe' suoi Promessi Sposi, circondato 
da un brillante stato maggiore, con Grossi e Torti che gli ten- 
gono le staffe : già arrivati anch'essi a qualche rinomanza, aiutati 
a montare 1* ampia scalea del Campidoglio dalla compiacente 
amicizia del loro illustre patrono , il quale aveva Itu di loro ri- 
verberato un raggio dì sua gloria, apostrofandoli nel suo famoso 
romanzo con parole non mai dimenticate. Di tal modo il nostro 
avvocato, rimasto privo del potente amico, abbandonato a sé stesso, 
entra in una fase di raccoglimento assai prolungata, solo inter- 
rotta da scritti di occasione per strenne e per giornali. Un'ode 
al celebre violinista Nicola Paganini, comparve nel Censore dei 

(1) Riportiamo la prima ottava del canto 1 : 

Neil* arme avvolto un Cavalier movea 

Lungo il piano, e imbracciava argenteo scudo 

Che ancor profonde V orme impresse avea 

Deir antico di Marte orrido ludo; 

Il suo destriero indomito fremea 

Fra le spume agitando il dente ignudo : 

Ei cavalcava maestoso in atto 

Qual prode a guerre e fieri scontri adatto. 



E LE BATTAGLIE FRA CLASSICI E ROMANTICI. Ri 

Teatri (Milano^ 28 gennaio 1835). Sonetti, leggonsi nel Pirata^ 
giornale di letteratura (Milano, dicembre 1839 e marzo 1840). 
Brindisi a Giovachino Rossini , nella Gazzetta Privilegiata di 
Milano del gennaio 1840. Forse altre cose da me non viste. 

Al Martelli veniva indirizzata una lettera critica di T. C. (Trus- 
sardo Caleppio da Bergamo, se mi si permette svelare il se- 
creto) (1), nella quale, il nervoso ed acuto Aristarco, con lancia 
in resta, attacca vigorosamente Y ultima opera poetica di Tom- 
maso Grossi, Ulrico e Lieta, novella in ottava rima, la quale, 
per verità , nulla aggiunse alla fama alquanto illanguidita del 
patetico cantore di lldegonda. Il Caleppio ò un caldo ammiratore 
del nostro Giambattista; cosi scrive di lui: «Voi suonate, come 
diceva il Davanzati, parlando dell'alto stile di Dante, sempre la 
campana grossa negli epici canti della Vergine Una: gli ardi- 
mentosi e poetici voli della lirica fate ammirare nella versione 
del Collins; e di una graziosa evidente poetica semplicità di stile 
narrativo vestiste dopo gir affettuosi concetti di Alminda e di 
Snioeno. Con questa novella voi faceste un leggiadro inganno a 
coloro che si dicono romantici, che saliti in rigoglio di aver in 
voi un possente campione, all' apparire di quel componimento, 
clamorose e festanti alzarono le voci della vittoria. » — Nonper- 
tanto il Martelli non ozia; egli scrive indefesso per sostenere sé 
e la famiglia vivente quasi sempre in Miasino. Oltre alle gior- 
naliere traduzioni dall* inglese pei periodici, erasi accinto a vol- 
gere in versi sciolti il Roderigo , o V ultimo dei Goti, poema 
storico-romanzesco in venticinque canti, di Roberto Sauthey, che 
pubblicò per le stampe nel 1840 (Milano, tipografia Guglielmini 
e Redaelli), dedicandolo alla contessa Giulia SamoylofT, dama 
russa, assai nota nei fasti della vita elegante italiana di quei 
tempi già tanto lontani, la quale in mezzo a pompe mondane, a 
molte stranezze, di tanto in tanto pensava che una particiuola 
di sue sfondolate ricchezze, poteva essere bene impiegata anche 

(1) Lettera di T. C. airavvocato Giambattista Martelli in tomo la novella 
di Tommaso Grossi, Ulrico e Lida. — Milano, presso Paolo Cavalletti, 1837. 

Arch. Stor. Lomh, — Anno XV. 6 



82 IL POETA GIAMBATTISTA MARTELLI 



ad incoraggiare un poeta. Questa produzione del nostro autore, 
benché ricca di rari pregi e benché la veste martelliana getti 
sul poema novello splendore, pure venne accolta dalla repubblica 
letteraria con qualche freddezza. L'ambiente ò mutato: la poesia 
perde terreno e cede il passo a studii più complessi incoraggiati 
dalla poderosa iniziativa di Cesare Cantù, di cui V Enciclopedia 
Storica comincia in quel torno a vedere la luce (1838): nonché 
dall' operosità versatile di Carlo Cattaneo, il quale, co' suoi colla- 
boratori del Politecnico, si erige a banditore di più virili aspirazioni. 
Indarno Felice Romani, il bardo dei musicisti, nella Gazzetta 
Piemontese (1), prima della pubblicazione del Roderigo, discorre 
a lungo e con certo calore del Sauthey , tutto ripromettendosi 
della aspettata traduzione del Martelli, e facendone eziandio pre- 
gustare a' suoi lettori alcuni brani, che aveva avuto il destro 
di procacciarsi dall' amico : ma V articolo del critico-poeta, super- 
ficiale, mancante di nerbo, non era riuscito a scuotere l'apatia 
predominante, a sdormentaro i suoi lettori. 

Dopo tale lodevole versione , Giambattista Martelli non più 
intraprese lavori di lunga lena; bensì brevi componimenti: alcuni 
sonetti pubblicati nella Gazzetta privilegiata di Milano dei 3 set- 
tembre 1843 e dei 23 febbraio 1844: un Brindisi e Sermone 
letto alla mensa di suo fratello Giovanni Antonio il giorno 27 di- 
cembre 1840, giorno in cui il figlio di costui, sacerdote Cesare, 
celebra la prima messa (Pirata, 16 febbraio 1841 , di poi ri- 
stampato in edizione separata) ; la Fortuna ed il Tempo, poesia 
di una efficacia tutta moderna, che lascia profonda impressione 
in chi la legge (48 strofe nell' appendice della Gazzetta privile- 
giata di Milano dei 14 maggio 1843). Infine si rinvenne fra le 
sue carte, un poemetto originale in terza rima, la Mente, diviso in 
venticinque brevissimi canti, tuttora inedito, che spero mettere 
con r opera mia all' onore della stampa. Intanto la nota malin- 
conica andava in lui ognora più rinforzandosi. In una delle sue 



(I) Questo articolo fu riportato nella Gazzetta pricilegiata di Milano del 
giorno 30 ottobre 1840. 



E li: battaglie fra classici e UOMANTICr. 83 



ultime poesie fatte pubbliche, prorompe con accento tristamente 

convinto: 

Nel turbine avvolto 

Di mali e d* affanni 

Gravato dagli anni 

M' appresso al mio fin. 

Epperò sconfortato, disilluso, protrasse i suoi giorni modestis- 
simamente in Milano, sorretto nelle sue diuturne infermità dalla 
moglie e dai figli, ritornando nei mesi d* estate e d' autunno a 
Miasino, sul lago d'Orta, ovvero a Borgoticino, ove teneva pure 
una casuccia. 

Egli nondimeno amò fino all' ultimo mescolarsi con una so- 
cietà spigliata, né si adombrava nel trovarsi al contatto con gio- 
ventù briosa; osservava ogni cosa; di tutto si interessava; a 
volte perfino della cronaca piccante della città, che poi sapeva 
ripetere con parole argute, scintillanti, cosi da recare vero diletto 
in chi l'ascoltava; a tanto maggior ragione, poiché desso per 
abitudine, abborriva dal vernacolo in uso nel conversar famigliare. 

Durante le interminabili invernate milanesi, i passanti avreb- 
bero potuto intravvedere il Martelli ogni sera, e tardi nella notte, 
in una lurida bottega da cafTè (detto del Martini) che si apriva 
nelle demolite case ingombranti lo spianato che da trent' anni di- 
siendesi dinanzi al teatro della Scala. Quelle meschine sale, o per dir 
meglio, bugigattoli, e per posizione topografica, e per tradizione, 
erano il quartiere generale, non solo de' giovani scapigliati, ma 
eziandio di uomini di garbo e di persone assennate; quivi con- 
venivano come in posto in cui giornalmente raccoglievasi una 
compagnia a modo, con intonazione alquanto ardita, tale da ren- 
dere quel ritrovo sovranamente antipatico alla polizia austriaca, 
diretta dall' aulico Torresani. Di mezzo all' incessante via vai di 
begli umori dediti agli spassi, di consiglieri emeriti, di artisti, di 
bellimbusti, di gran signori, in un angolo di una delle stanze 
terrene, in certi momenti della notte invase da un visibilio di 
gente che, sprigionandosi dal vicino teatro, vi entra a fiotti e vi 
incrocia discorsi di una varietà sorprendente, ove la politica si 



f 



84 IL POETA GIAMBATTISTA MARTELLI 

mischia volontieri con le enfatiche ammirazioni per le alunne di 
Tersicore, sedeva quatto il vecchio Martelli^ curvo sulla persona^ 
con un fascio di carte, occupato nel tradurre gli articoli di qual- 
che giornale inglese di cui era fornita la bottega. E protraeva 
fino a straore la sua faticosa veglia , senza far caso del bac- 
cano che rombava intorno a lui : sprezzando qualche frecciata 
scoccatagli da impertinenti crocchi, i quali lo guardavano con 
sorriso sardonico, come a persona per lo meno strana. Solo una 
volta, dibattendosi accanto a lui la grave quistione del sapere 
quale fosse il migliore cavallo fra quelli pronti a gareggiare nella 
prossima giornata delle corse, un capo-ameno gli si avvicinò 
interpellandolo con aria disinvolta, se lui, che tanto scribac- 
chiava, avrebbe saputo sciogliere V arduo problema. Il Martelli, 
levando il capo e fissando il suo interlocutore, lo squadrò di una 
occhiata penetrante, tutta sua propria, come volesse dire: badi, 
mio bel signore, e mi scusi se non tengo la lingua in briglia, 
indi rispose secco: — Certo lo so. — L'altro stupito, chiamò a 
sé gli amici per udire il responso dell'avvocato, e farne poi le 
grasse risa. Raccoltosi attorno un gruppo di giovani sportsmen 
chiedenti in coro il suo verdetto, il Martelli rispose a quel chiasso 
con aria di fina ironia: — Si, lo so, il migliore cavallo è quello 
che porterà loro signori fuori dei piedi. — Un bisbiglio accolse 
questa sentenza , e ciascheduno se ne tornò silenzioso al suo 
posto; né dopo d' allora alcuno si attentò mai più a distur- 
bare il buon poeta. 

Giambattista Martelli ebbe parecchi amici nel campo letterario, 
ricorderemo, oltre il Monti, Felice Romani, il Caleppio, il mar- 
chese Gian Carlo Di Negro, cultore di lettere, ma più ancora 
munifico mecenate; il quale lo ospitò sovente, nella sua deliziosa 
villa di Genova, e molto a lungo nella primavera dell'anno 1849, 
dopo la battaglia di Novara, nei giorni nefasti della rivolta cit- 
tadina. Consumati i disastrosi eventi del 1848, lasciò la dimora di 
Milano, tornandovi una sola volta per alcuni giorni a salutarvi 
gli amici, e si ridusse a Borgoticino, dove accasciato pei tanti 
guai desolanti quelT Italia che aveva onorata co' suoi scritti, e 



i 



E LE BATTAGLIE FRA CLASSICI E ROMANTICI. 85 

da lui amata con sincera espansione^ spirava ai 29 novembre del- 
l' anno 1850. Sulla sua tomba V amico Di Negro spargeva una 
lagrima con un sohetto pieno di sentimento, riportato in un gior- 
nale genovese (1). Fra le mie carte trovo , oltre a molte lettere 
insignificanti , un autografo poetico del Martelli , V ode a Vit- 
torio Emanuele I di Savoia , che ho motivo di credere inedita. 
È sicuramente scritta nel 1814 , in benemerenza dei benefìci 
largiti alla avita riviera y poiché essa tratta appunto delle con- 
cessioni fatte a quella , di cui egli stesso era stato caldo patro* 
cioatore (2). 

Sarò io importuno se pongo fine a questi cenni col presentarla 
a* miei lettori, quantunque non sia per avventura fra le sue mi- 
gliori ? Spero di no ; in ogni modo , se ciò fosse , ripeterei con 
Manzoni : « credete che non s' è fatto apposta. » 

Felice Calvi. 



AL RE VITTORIO EMANUELE 1 DI SAVOJA 
Ode di Giambattista Martelli. 



Vittorio Augusto , lo tue regie bende 
Luce di sangue non circonda, affetto 
Sol de' sudditi tuoi nel cor ti splende 

E neir aspetto. 

Vano è a Regnanti V ostentar funesta 
Pompa di brandi , e fantasie d'orgoglio : 
Grande è colui che all' indigenza appresta 

Pane dal loglio. 

^ ) /Z Corriere Mercantile, 

, ^'"' ì-€ lettere del Martelli, che io conservo, sono dirette a mio padre, e 
^^rano quasi esclusivamente sullo stato compassionevole di sua salute. 



86 IL POETA GIAMBATTISTA MARTELLI 



Grande è colui che fa suo primo vanto 
Largir vita a chi langue, e prima cura 
Più del fasto regaì V ascoso pianto 

Della sventura. 

Dal santo amor de* piìi sublimi esempi 
Tu caldo il petto e la serena mente 
Sfiorando il meglio de' vetusti tempi 

N'orni il presente. 

Tu liberal d' idee, che un raggio sono 
Che a magnanimi pochi il Cielo invia 
Ragion francheggi , o fai reina in trono 

Brillar sofia. 

Tua leggo il guida in cui raggiando scrit(a 
Umanità sorrìde e in tener chiaro 
Pietade impone da ragion prescritta 

Al ricco avaro. 

Legge olocausto a Dio, con cui sgomenti 
La oscena usura e il monopolio sordo 
Che la squallida fame dello genti 

Calcola ingordo. 

E la rapina geme e sbigottito 
L' assassin si riusciva , e il masnadiere 
Trema al solo pensier del prode ardito 

Carabiniere. 

Tu alla pietà consorte accoppii un degno 
Guerriero spirto animator dei forti 
Che anelano affrontar per te, pel regno 

Splendide morti. 

Te guida a gloria una celeste face 
Cui plaude ogni vicina Itala terra 
Poichò vede fia noi sposo alla paco 

L' onor di guerra. 

Socio al genio del mar, Te Padre chiama 
Dell' Eridano il genio, e della Dora 
E il più bell'astro in te della sua fama 

Liguria adora. 



i 



VARIETÀ 



DI UN CODICE SFORZESCO DI FALCONERIA. 



I. 

rdentissima passione per la caccia, che signoreggiò nel medio 
i ordini più elevali della società europea, ha, come tutlì 
, dato origine, o per dir meglio nuovo incremento, ad una 
le letteratura, la quale non solo continuò a prosperare an- 
I tempi più civili, ma vive oggi ancora rigogliosissima (1). 
pur noto come dai cultori di codesta letteratura la caccia 
e considerata quasi un' arie , anzi più che un'arte , una 
a, e fosse per lei singolare oggetto di studio il modo di 
re e di educare quegli animali che l'uomo Aveva ab antiquo 
rati ad aiutarlo nella soddisfazione de' suoi isUnti sanguinari; 

'n'opera recentissìraa, die descrive in gran parte codesta produzione 
ica antica e moderna, è quella di R. Soithart, BìbtiograpJùe géné- 
I oueragea tur la chatte, ta rénerie et la faueonnerie, pabliét ou 
itfi deputi le qaintième ùccie jutqu'à ce jour, et francai*, latin, 
nd, anglaU, eipagnol, italien, etc. — Paria, Rouquette, 1886, in-8, 
. Cfr. una recensione di P[aul] M[rvbk] nel Fase. I, p. 1 e seg. del 
s Le Moj/en Age. 



DI UN CODICE SFORZESCO DI FALCONERIA. 80 



i cani cioè e gli uccelli rapaci. E l'educazione di questi, giudicali 
assai più nobili di quelli, tenuti in altissimo conto, chiamati anzi 
più che di sovente a simboleggiare la generosità de* natali di co- 
loro che li possedevano (1), diede origine ad un ramo parti- 
colare della venatoria: la Falconeria, che^ iniziata, sembra, dagli 
Arabi (2), venne presto in onore anche in Occidente, dove principi 
e baroni non soltanto gareggiarono nel procacciarsi i trattati 

(1) Che la caccia coi falconi fosse più nobile di quella coi cani è affermato 

in modo piuttosto curioso dalfautore di un poemetto francese di falconeria, 

di cui un frammento ha dato in luce il Wrigiit nella Reliquice antiquce 

(v. I, p. 310). Il proemio è consacrato a screditare la caccia del cinghiale e 

del cervo : 

Est-ce plaisir de se combatre 

Et faire ses membros trenchcr 

A un serf ou à un senglier? 

Avoir paour, perii et paine? 

N'est-ce mie chose gre vaine? 

Certes si est, que que nul die.... 

I^ falconeria invece è un altr'affare! 

Mais il est trop bon assavoir 

Que deduìt d^oiseaulx, monseigneur, 

Est sans mal en bon té greigneur, 

Car donne proffit et plaisance 

Et (sic: 1. qui est) bien honneste sans grevance, 

A tous ceux qui Taimera... (l. aimeront) 

Et qui loyalment le deservaint (l. deserciront) 

Trop plus grandement [que ne] fait 

Deduit de chiens 

(2) Probabilmente da fonti arabe proviene il de arte cenandi cum aclbits 
di Federigo II, del quale sono ben note le relazioni coirOriente. E non dif- 
ferente origine deve avere avuto il libro De* falconi, astori, sparoieri, loro 
malattie e rimedt per maestro Guglielmo, figlio di Malghero falconiere del 
re Ruggeri, che si legge nel cod. A. 43 inf. dclPAmbrosiana, dal ([uale lo 
trasse A. Ceruti (V. Il Propaga., A. II. pag. 221 e sgg.). La qual biblio- 
teca possiede un altro libro di falconeria tradotto dair arabo; il trattato 
De acibus rapacibui, contenuto nel cod. D. 11 inf., membr. del sec. XIV, 
che è detto Liber Moamon falconar ii de arabico in latinum translatus per 
magistrum Theodorum physicum apud fancunin , nel cod. Z. 175 sup. , 
scritto nel sec. XVI. Cfr. Crruti, 1. e. , p. 227. 



90 VARIETÀ. 



orientali , ma ne fecero scrivere de' nuovi e non sdegnarono in 
parecchi casi di dettarli essi medesimi. Le bibliografìe venatorie 
vanno quindi a buon dritto orgogliose di registrare nelle loro co- 
lonne i nomi di Alfredo il Grande, di Federigo II, di Enrico e di 
Edoardo d' Inghilterra, per tacere del principe della scienza me- 
dioevale, di Alberto Magno (1). E fii precisamente in Inghilterra 
ed in Francia che V arte di educare gli uccelli rapaci die' ma- 
teria ad un numero , ancora mal conosciuto , ma certo amplis- 
simo, di opere vuoi latine, vuoi volgari, vuoi in prosa, vuoi in 
versi (2). L'Italia sembra invece aver prodotto poco in questo ge- 
nere ; esistono, egli è vero, molti trattati latini di Falconeria nelle 
nostre biblioteche; ma non è certo che sieno stati composti fra 
noi. E dei testi in volgare poi , ove si escluda la versione fatta 
da Bono Giamboni del trattatello inserito nel suo Tesoro dal 
Latini (3), i più non sono se non traduzioni o molto o poco al- 
terate del libro famosissimo di re Dauco (4) , V immaginario so- 
vrano orientale , al quale nel medio evo si dava vanto di aver 
creato la Falconeria. 

È per l'appunto un'altra versione di questo libro, assai più tarda^ 
ma rivestita in compenso di forme poetiche, quella che dà argo- 
mento a questa breve notizia. Essa non merita già la nostra 

(1) Per ciò che spetta ai trattati attribuiti ai tre sovrani inglesi si veda 
P. Mbybr , Les manuscrlts fran^ais de Cambridge, in Romania , XV, 
p. 277 e sgg. 

(2) P. Meyeh, op. cit. 1. e. Cfr. anche Bullettin de la Sociéié des Anc. 
textes, 1885. 

(3) La pubblicò insieme al testo originale il Mortara in quella raccolta, 
di cui si parla nella nota seguente. 

(4) Non ci consta se abbiano quest' origine i Due trattati del gooerno 
e delle infermità degli Uccelli, editi da un cod. vatic. , nel 1864, da 
G. Spezi ; ma possiamo invece con certezza attribuirla ai due trattati messi 
in luce da A. Mortara nelle Scritture antiche di Falconeria, Prato, 1851, 
ed al libro di Guglielmo , « translatato di provinciale in latino » , edito dal 
Ceruti. Si aggiunga a questi il Libro della Natura degli uccelli fatto per 
lo re Danchiy testo antico toscano messo in luce da Fr. Zaiibrini. — Bologna» 
1874, pp. XXXVI-72, con tavole cromolitografìche. 



DI UN CODICE SFORZESCO DI FALCONERIA. 91 

attenzione, lo dico subito, per il suo valore letterario, che è 
minimo, anzi nullo, ma a cagione delle circostanze che T hanno 
veduta nascere. Scritta infatti per quello fra i principi milanesi, 
che portò anche nella caccia , della quale dilettavasi oltre mi- 
sura, la sua veramente regale inclinazione al lusso ed alla ma- 
gnlBcenza (1) ; per Galeazzo Maria Sforza , essa ci è pervenuta 
in un solo manoscritto, che è precisamente la copia che Pautore 
aveva fatto trascrivere ed alluminare onde farne omaggio al Duca. 
K adunque, secondo tutte le probabilità, il codicetto, di cui ora 
vengo a dare la descrizione, un'altra reliquia di quella celebre 
biblioteca del Castello di Pavia, che i capricci della sorte hanno 
cosi miseramente dispersa, e di cui gli eruditi ed i bibliografi vanno 
a gara ad esumare gli avanzi ed a ricostruire V insieme (2). 



ir. 

Del codice che ci occupa V esistenza é stata segnalata già da 
gran tempo dairilari nel suo Catalogo della Comunale di Siena (3); 
ma io non mi sarei certo dato la briga di ricercarlo in quella 
selva di titoli di stampati e mano^^c ritti, che il brav* uomo mise 
fuori nel 1844 , se il caso non mi avesse posto fra le mani la 
miscellanea che lo contiene (4), mentre lavoravo in quella bi- 

(1) Ecco che scrive il Como nella sua [Ustoria (ed. Milanese del 1503 , 
f. 326 r.; De Maori, 1865, p. 314): « grandemente si delectava de occelare e 
* cacce de cani; onde una volta lanno cipcha di ciò spendca sedece migliara 
« de Ducati.... le pertiche de Astori, Falconi e Sparvieri erano adornate 
« con peze de veluto, rechamatc doro et argento fino ale Ducale insegne... » 

(2) Non è possibile però identificare il codice senese con quel libro De 
nutriendo aces et falchones ac eorum regimine, che si trova indicato nel- 
V Inventario della Biblioteca Viscontea Sforzesca, edito dal Mazzvtinti 
(Giorn. Stor, della Lett. Hai, v. I, p. 43). 

(3) La Biblioteca publica di Siena disposta secondo le materie da Lo- 
renzo Ilari, Catal. che comprende non solo tatti i libri stampati e mss. 
che in quella si consercano, ecc., i. I, p 216, Siena, 1844. 

(4) È quella segn. H. VI. 30, formata dalla riunione puramente accidentale 
di tre mss. diversi per mano e provenienza. II primo è un membr. del sec. XV, 



92 VARIETÀ. 



blioteca. Distratto da altre iDdagini non abbozzai allora che una 
sommaria descrizione del ms. , e se ora ne posso parlare con 
maggior ampiezza di particolari, lo debbo alla cortesia ben nota 
di quel solerte ed erudito bibliotecario, che è il dott. Fortunato 
Donati. 

Il codice senese è un membranaceo di mano della seconda 
metà del sec. XV, in ottavo piccolo (1) e di carte ventidue. Di 
queste la prima offre sul recto de' fregi marginali di scuola lom- 
barda, miniati riccamente, ma di mediocre disegno. Nel margine 
inferiore spicca Tarme sforzesca, sostenuta da due genietti alati; 
nel superiore sopra un fondo rosso ed azzurro è miniata ad oro 
in lettere capitali la seguente iscrizione dedicatoria : 



ILLVS • Z • EX • DO • D • 
CALE • PAP • ANG • e/ 
CO • INVIO • SFOR • 
DVC • LIGUR. • I • CE 



Ogni stanza del poema (giacché il cod. contiene un poemetto di 
78 ottave), è pur ornata di una piccola iniziale miniata ad oro 
o in azzurro, e nel margine inferiore di parecchie carte sono 
toccate in penna le figure di uccelli di rapina, de* quali si parla 
nel testo; ma neppur queste mostrano grande abilità nel pittore. 
Nella prima carta, come neir ultima, non è scritta che una sola 
stanza; le altre facciate ne contengono invece due. 



ili fif. 59, che contiene i Trionfi di F. Petrarca, miniato e ornato di uno 
stemma nel primo foglio, eraso più tardi per sostituirvi il proprio da un 
possessore, che indicò nelfultimo foglio il suo nome così: A, S. I, U. D. 1683, 
(Più sotto altro stemma con tre rose e nuova iscrizione: R. S. /. V. D. 1733). 
Il secondo ms. è quello di cui discorriamo, che forma della misceli, i ff. 59-81. 
Il terzo infine è un codice cartaceo, di mano diversa, ma essa pure del sec. XV^ 
di fir. 121 , che contiene versi e prose di umanisti. Porta nel frontispizio 
uno stemma e la firma, di mano recente, G. Ciacche ri ; sul f.** membran. dì 
guardia si legge invece Clemente Clementi 1789. 

(1) Mi duole non poter dare la indicazione in millimetri della misura. 



DI UN CODICE SFORZESCO DI FALCONERIA. 93 

Veniamo ora a dir qualcosa del poemetto. Esso comincia con 
una dedica allo Sforza, che é racchiusa in quattro ottave, delle 
quali basterà riportarne per saggio la prima: 

Fortunato figlici eh' arma et accende 
Di giouinil uirtute Apollo q Marte, 
Cui per beltà et nobiltà contende 
lulo o Ganimede in superarte, 
Ardente affection la man me stende 
A impire in tuo piacer mie nude carte, 
Che da eh' io nacqui in questa ualFangusta 
Mai tal materia a me se fé si giusta. 

I^ protasi del poema ò contenuta nelle tre stanze che se- 
guono ; esse suonano cosi : 

Vedransi in questa opretta cose assai, 

Che parran forse a chi le ascolta enorme, 
Ma farne prona non nocque giamai. 
Ch'ella risueglia spesso al uer chi dorme : 
Or tu al mio don, benché umile e diforme, 
Porger la ducal man te degnerai. 
Non risguardando qualità del pregio, 
Ma l'animo che in te posto ha so segio. 

Ilauendo uisto i sauii antecessori 
Alcuni belli uccelli aspri trouarse. 
Che per malitia e perchè son magiori 
Sol de' uolatil pur soglion cibarse. 
Cercar d'auerli e farsigli signori 
E per la caccia quei domesticarse ; 
Chi il crese mai (ai natura sagace) 
Di quanto uede l'huom farse capace! 

El re Dauco inuentor di ciò fu prima 
A lor complexion considerare. 
Quanto el falcone e 1 sprauier se stima (1) 
E studiò quelli a la rapina andare, 

(I) Leggi iparacier. 



94 VARIETÀ. 



Tornare e gir dall'uno a Taltro clima, 
E lor infìrmità ben liberare ; 
Altri poi molte cose experte e conte 
Di tal tractato a V inuentore han gionte. 

Dichiarato in questa guisa qual sia la fonte, da cui provengono 
le sue notizie, Tanonimo poeta inprende a discorrere delle varie 
porta d* uccelli che si possono ammaestrare. E prima viene a 
trattare del sparviero (St. 8-42), poscia degli astori (St. 43-45); 
quindi del falcone, al quale consacra parecchie stanze (St. 46-66). 
Succedono lo smerlo (St. 67-68), il girifalco (St. 69) , V aquila 
(St. 70-75) e le civette (St. 76-78). Alle quali son dedicate le 
ultime tre stanze del poema, che chiudesi bruscamente con questa 
poco poetica pittura: 

Da tutti gli altri ucei che uan uolando 
Par che se chiami come meretrice ; 
Gridanli intorno come e l'abbia bando 
Di cosa scelerata che non lice. 
Queste domesticate uan pigliando 
Per casa i ratti, si come se dice; 
Volentieri ne' busi alberga ognuna, 
E con un pasto sta tre di digiuna. 

La maggior parte del poemetto é, come si può ricavare da questo 
breve riassunto, consacrata a discorrere dello sparviero, e ben si 
capisce il perchè. Le stanze che lo riguardano formano uno spe- 
ciale trattato, diviso in sei capi : Del sparviero , De lor natione, 
De segni de la sua Bellesa, Del modo de nutrirli^ Del modo de 
domesticar eli. De le sue infìrmità. Vien secondo per lunghezza 
quello del falcone; gli altri sono assai brevi e non contengono 
se non un cenno delle qualità, dei pregi e degli usi dei vari uc- 
celli ai quali si riferiscono. 

Intorno all'autore ed al tempo in cui egli scriveva non c'ó da 
cavare nessun lume dal poema. Ma le forme dialettali , che si 
avvertono nelle poche ottave che abbiamo riferite , e son sparse 



DI UN CODICE SFORZESCO DI FALCONERIA. 1)5 



abbondantemente in tutta l'operetta, ci permettono di credere che 
lo scrittore fu lombardo, come la rozzezza della lingua, la sgra- 
ziata costruzione del verso concedono di affermare che non era 
certo un dotto. Potrebbe darsi quindi che ei fosse un falconiere 
di professione, ai servigi dello Sforza, da poco assunto al trono (1), 
e che, come parecchi fra i suoi predecessori, avesse creduto op- 
portuno far mostra , ad ingraziarsi sempre più il suo signore 
della sua dottrina, se non della sua* vena poetica. 

F. NOVATI. 



(l) Nella strofa dedicatoria si allude air eik « giovinìle > di Galeazzo. 
Costui era nato, come ognun sa, il 18 Genn. 1444 e successe al padre nel 1466. 
Il poemetto dovrebbe quindi esser stato scritto dopo il *66; anzi fra il *69 ed 
il '76, giacché esso non è menzionato fra i « libri deirill.** S.® Duca Galeaz 
Maria repositi nella libraria de Pavia a di primo octobre 1469 » (Mazza- 
tinti, 1. e, p. 56) ; la maggior parte de* quali è pur formata da esemplari 
dì scritti composti per il Duca o dedicati a lui. 



SUICIDJ NEL QUATTROCENTO E NEL CINQUECENTO. 



I suicidj vanno oggidì spaventosamente aumentando fra le 
nazioni civili , a tale punto che progrediscono più rapidamente 
della popolazione e della mortalità assoluta (1). 

L'antichità classica ce ne ha pur forniti numerosissimi esempj 
che non fa mestieri di qui ricordare , mentre rari sono quelli 
noti per il secolo XV e più rari ancora i documenti d' archivio 
che li denunziano (2). Né conosciamo un autore di quel secolo 
che ne abbia scritto ex-professo (3). 

Taluni poi di quegli esempj, resi noti dai cronisti nostri , più 
che altro sembrano avvenuti in occasione di gravi jatture poli- 
tiche, come nei casi di Giovanni Vignati , signore di Lodi , nel 
1415; di Tiberio Brandolini (4), del Pellizari, uno dei capi in- 
sorti piacentini nel 1462 (5) e di altri. 

(1) Morselli. Le leggi statistiche del suicidio secondo gli ultimi doeu^ 
menti (1879-1885). — Milano, 1885, p. 119. 

(2) Il gusto del suicidio, ecco una fra le poche cose, diremo anche noi col 
Cian , che il Rinascimento nostro non ereditò dair antichità classica. [Cfr. 
Nuoci documenti su Pietro Pomponassi. — Venezia, 1887, p. 22, libro nel 
quale si prova il lento suicidio avvenuto per fame del celebre filosofo man- 
tovano]. 

(3) Come si vedrà dalla Bibliograjia del suicidio che noi contiamo di 
pubblicare prossimamente. Si sorride? una bibliografia come qualunque altra, 
dato di vivere nel secolo delle bibliografie. 

II Bandbllo (n. 1480) nelle sue Nocelle prende a protagonisti alcuni suicidi 
per innamoramento o gelosia (vedi i n. 7, 18, 31 e 36). 

(4) La morte del Brandolini, mascherata col suicidio, fu piuttosto un 
sassinio politico; ed è cosa nota. 

(5) CoRio, in, 225 ed altri. — Strenna Piacentina pel 1885, p. 7. 



«ìLMCID.I nel t^UATTROCKNTO E NEL CINQUECENTO. 97 



Qualche caso per altro abbiamo per la Lombardia nel quat- 
trocento e prima metà del cinquecento ed eccoci ad elencarli 
brevemente. 

A Lodi, il giorno 9 di giugno 1468, s'impiccava nella propria 
abitazione un Danino Dell* Acqua, comandante delle guardie ducali 
in rimpiazzo di Cosmo Maletta. A si tristo passo sembra fosse 
siato < inducto de qualquc flesperatione ». Era però quello <c uno 
ca'^o molto novo > per la città , secondo scriveva quello stesso 
giorno il commissario Francesco Maletta al Duca di Milano (6). 

Il vicario del Vescovo di Lo li, il giudice del maleficio e molti 
iiliri ufficiali delegati sul posto trovarono che « costui sé impi- 
rhato per sé stesso. » Per le leggi dannanti i suicida, i suoi beni 
valutati dalle 300 alle 800 lire imperiali cadevano al fisco ec- 
clesiastico mentre i parenti del morto e la Camera Ducale li 
avocavano a sé. Ignoriamo chi la vincesse; questo soltanto ag- 
j;ìungiamo che il Vescovo di Lodi (7) supplicava lo Sforza di 
cederglieli, so non invia di diritto, almeno a titolo di donazione, 
onde adoperarli « per fare un balduchino » essendone privo per 
essersi V antico < ropto et sriuarciato » in occasione dell' entrata 
in Lodi fatta dal duca Galeazzo Maria Sforza, in occasione della 
sua assunzione al ducato (1 1G(5). 

Un anno dopo, siamo al caso di un tale , prigioniero nel ca- 
rtello di Porta Giovia a Milano, che tenta di uccidersi e non vi 
riesce; e del duca Galeazzo Maria Sforza, il quale anziché dis- 
'-uadère il disgraziato dal suo disperato proposito, si duole della 
mancata morto, e raccomanda al castellano di Milano di non 
impedirlo in un nuovo tentativo, anzi di eccitarvelo. chi era mai 
'juesto prigioniero?.... Il documento non ci dà che il nome di 
Piatiino , e tentava d'impiccarsi ai .*]0 di maggio UGO, proprio 
nella stagione dei fiori (1). 

(1) Documento edito naW ArcJnclo storico di Lodi, anno li, dispensa IV, 

l>iS2, p. 57. 

(2) In allora il marchese Carlo Pallavicino, il fondatore dell'ospedale map- 
;.iore di Lodi e del tempio deirincoronata. 

O) Dee. da noi edito nel Boll. stor. della Sciz:, Hai, 1884, p. 240, ma 

Ardi. Sior. Lomh. — Anno XV. ' 



\ 

98 VARIETÀ. 

E sempre a Milano. Neil' anno 1480 si contano <c due violenti 
contro sé stessi » come Dante ebbe a chiamare i suicida che 
pone nella seconda bolgia trasformati in nodosi tronchi sui quali 
le arpie fanno lor nido (1). Due giovani stanche della vita ! 

Ed ecco come le fredde pagine del necrologio milanese anno- 
tano i malsani e riusciti loro tentativi (2). 

Sotto la data del sabato 12 febbraio 1480, nella parrocchia di 
S. Lorenzo fuori P. Ticinese: 

< Posola de Trocazano, annorum XXI, studiose, anima incitata 
passione, asumpto veneno argento sublimato die martis proxime 
preterita , colirica et mortali succedente passione judicio Magi- 
strorum Catellani et Dyonisij decessi t. » 

Ai 24 giugno dello stesso anno, nella parrocchia di S. Michele 
al Gallo in Porta Comasina : 

€ lohanrdna famula Magdalene de Guilis, annorum XVIII, semi 
fatua nec ex toto sui iuris, se ipsam et de mente propria arse- 
nicho venenavit, et yta proprio presbitero confessa est penitentiam 
agens et in presentia lohannis Petri de Affori et Bernardini spe- 
ciarij regis et sui famuli et losephi de Ferrarijs , quibus fides 
adhibenda est ; presentibus etiam duabus matronis fi dedignis 
judicio Catellani decessit. » 

che per la sua curiositù si riproduce cjui in nota, ft tolto dal Registro 
ducale, n. 86, fol. 76 t. deWArch. distato milanese: 

Ambroxlno de Longognana 

Dilecte noster. Havemo inteso per tue littere quanto ne scrivij dei Piattino 
che herri (jeri) ad vinti doy hore se volse appiccare luj medesmo.iZ che ne 
rencresce sumamente non habia mandato ad executione et per queste te 
dicemo che non solum non li levi denanti le cose cura le quali havea ordi- 
nato fare questo, ma etiandio ne ghe faci] ponere de laltre non daghan- 
dole però ad intendere niente azochc cegnandonellj (venendogli) coglia un 
altra colta possa exequire la sua coluntà. Et cosi dirai al castellano da 
nostra parte che vegliando luj più facere simile experientia, ce lo debia 
adiutare. Dat. Abiate die ultima maij 1469. Jacobus. 

(1) Mentre poi mette a custodia del Purgatorio il suicida Catone e s'in- 
ginocchia a* suoi piedi. 

(2) Arch, di Stato, Popolazione. 



SUICIDJ NEL QUATTROCENTO E NEL CINQUECENTO. 99 



Nel 1488 è la volta di un Giorgio di Piacenza, trentenne, che 
detenuto nelle carceri del Capitano di Giustizia, vi s'impicca al 
9 di settembre « ex melanconia. » 

E questi sono i pochissimi, unici esempj da noi cavati dai re- 
gistri mortuarj milanesi del secolo XV, esistenti pur troppo non 
al completo nell'Archivio di Stato di Milano (1). E pochi ce ne 
offrono quelli susseguentisi dal 1500 al 1550 (2). 

Un Maestro Giorgio da Varese fa la fine di re Saul nel 1507, 
ed ai 4 aprile nella parrocchia del Monastero Nuovo in Porta 
Vercelliua : 

€ Magister Georgius de Varisio , annorum XI. , factus malan- 
choliciis , ex cujusdam vomitivo agitatus et ad maniam ductus, 
furore compresus entello seu gladio semet ipsum occisus judicio 
Magistri Io. Antonij Canevexij decessi t. » 

Un anno dopp avvelenamento del nobile Azzone de' Cario a 
S. Stefano alla' Noce in P. Orientale (11 maggio 1508). Morto 
di 47 anni « ex febre continua propter venenum assumptum dico- 
tioris vipere » a giudizio del medico Lazzaro Gropelli. 

Più strana la fine della nobildonna Elisaheiia Casiiglioni , già 
sessantenne (22 novembre 1512) : 

< Magnifica Domina Elisabella Castiglionea, annorum 60, dum 
malefice cuidam anni prestigiatam se asserenti credit illius iussu 
caput lavit cum aqua cineris frigida et calce vive inde epilentica 
facta et subinde letargica sino signis suspictionis judicio Magistri 
Thome Moroni decessi t. » 

Al 1* di maggio del 1519 un Bartolomeo di Piemonte , ap- 



(1) Arch. di Stato, ibidem. È da riconoscere forse un altro suicidio nella 
morte (2 luglio 1490) di Pietro de Cermiano, d*anni 20, morto « melanco- 
Itcus atque manìachus et ut dicìtur malefìciatus » ? Dimorava a S. Lorenzo 
in P. Ticinese. 

Pochi giorni dopo (l agosto) si faceva giustizia dì un tal Masolo Ferario, 
cinquantacìnquenne , dimorante a S. Satiro: « ex laqueo suspensus merito 
ebrietatis sibi doraestice decessit. » [Ibidem]. 

(2) Hanno principio col 1452 e continuano saltuariamente fino al nostro 
«ecolo. 







. ^*- 



100 VARIETÀ. SUICIDJ NEL QUATTROCENTO, ECC. 



poDa diciottenne , si rinviene impiccato nella casa di Maestro 
Gerolamo Vaironi a S. Vittore al Teatro [reperius suspensus 
ipsemet ex relatione astantium]. Il di lui cadavere, sepolto nel 
cimitero di S. Dionigi , ne veniva estratto tre giorni dopo per 
ordine dell' officio di Sanità. Naturai conseguenza del divieto di 
sepoltura in luogo sacro ai corpi dei suicida ! 

Un Santino da Lodi, a risparmiare forse all'autorità inquirente 
un'esecuzione, si uccide ai 13 luglio 1520 nelle carceri del Capi- 
tano di Giustizia di Milano, dov' era detenuto. E pochi mesi dopo 
(17 novembre) s'avvelena la trentenne Maria dei Garibaldi , a 
S. Protaso in P. Comasina. 

Leggesi per ultimo alla data 7 agosto 1543 il suicidio per fame 
di don Ventura de' Bossi, avvenuto nella parrocchia di S. Eusebio 
in P. Nuova : 

« Dominus Ventura de Bossijs , annorum 70, in quo tantum 
humores melancolici potuere ut sine cibo per quinque dies vitam 
miserabiliter traxerit et tamen sine cibo , sine quo vivere non 
possumus, diem suum clauxit extremum juditio Domini Magistrì 
Nicolai Castilionei phisici » (1). 

Emilio Motta. 

(1) Il crudo documento che accenna al probabile suicidio per annegamento 
della badessa di Lomello nel 1463 — una lettera in data 11 settembre di 
queir anno , del Duca di Milano al Vescovo di Terracina , luogotenente del 
Cardinale di Pavia — fu già da noi edito [Cfr. Boll, storico della Scuserà 
Italiana, 1886, p. 235]. Proviene dal medesimo nostro Archivio di Stato. 
(/?c</. ducaUy n. 105, fol. 120 tergo). 



USI E COSTUMI NUZIALI PRINCIPESCHI 
Gerolamo Ria rio e Caterina Sforza 

(1473). 



L'elezione d'un nuovo papa fu sempre un fatto troppo impor- 
tante, perchè princìpi e repubbliche non tentassero con ogni mezzo 
di far cadere la scelta su di un pontefice amico e favorevole alle 
loro mire politiche. 

Per raggiungere tale scopo non si trascuravano intrighi , lu- 
singhe, promesse, e basta leggere le istruzioni rilasciate in tali 
occasioni ai rispettivi agenti e ambasciatori, per esserne persuasi. 

Dopo la morte di Paolo II, il duca di Milano desiderava, com'era 
naturale , fosse assunto al papato uno dei cardinali amici e be- 
nevoli suoi , fra i quali figurava quello di S. Pietro in Vincoli , 
Francesco della Rovere di Savona, città allora soggetta allo 
Sforza. 

All'annunzio quindi di quella morte, mandava tosto al suo am- 
basciatore in Roma la lista dei cardinali suoi amici, coli' ordine 
di adoperarsi in modo che la sorte del papato avesse a perve- 
nire in uno di essi. Le pratiche dell'ambasciatore e quelle d'un 
inviato straordinario, mandato contemporaneamente a Roma con 
più particolari e categoriche istruzioni, ottennero l' intento dì far 
escludere gli avversari del duca ed eleggere il Della Rovere che 
prese il nome di Sisto IV. 

n nuovo papa. <c Appena vestito il gran manto » scrive il Li ita , 
« pensò a far grande e potente la sua casa, ad estendere ed a farti 



102 VARIETÀ. 



più solido ed influente il dominio pontifìcio in Italia; cominciando 
a mostrare quanto un pontefice poteva, e come molte cose, chia- 
mate per l'addietro errori, si poteva sotto la pontificialo autorità 
nascondere. » 

Onde aver libere le mani nelle cose di Romagna, che più da 
vicino lo toccavano e potevano somministrargli frequenti oppor- 
tunità all'agognato ingrandimento de' suoi, entrava in scerete se- 
parate pratiche col re di. Napoli e col duca di Milano , cupidi 
anch'essi di ampliare i propri domini ed influenza, e presto an- 
darono d'accordo. 

Lo Sforza, ad assicurar meglio le fatte intelligenze, non cre- 
dette di rifiutare al papa di entrar seco in relazioni di parentela. 
E perciò nel giugno 1472 si addiveniva in Milano alla solenne 
stipulazione del contratto di nozze fra il conte Gerolamo Riario 
nipote o, come altri vogliono, figlio del nuovo papa, e Costanza 
figlia del defunto Corrado Fogliani fratello uterino di Francesco 
Sforza e di Gabriella Gonzaga figlia naturale di Lodovico III mar- 
chese di Mantova. 

Sulle prime le relazioni fra il Riario e la famiglia della pro- 
messa sposa procedettero bene, e, come si usa , alcuni donativi 
si erano scambiati fra loro. Quand' ecco la madre di Costanza , 
con detti e con fatti si mostra contraria alla contratta unione , e 
il duca, che invece ci teneva a mantenerla , dovette pregare il 
duca di Mantova ad interporsi presso la figlia , onde avesse a 
desistere dalla strana sua condotta. 

L'opposizione di Gabriella, più che da riguardi d'interesse, era 
dettata da considerazioni d'altra natura e più delicate e che giova 
far conoscere, perchè aggiungono alcune curiose notizie a quelle 
già note sugli usi e costumi nuziali delle corti principesche del 
secolo XV. 

Nel contratto di nozze si era convenuto che il Riario aspet- 
tasse a menar seco la Costanza quando questa, che contava al- 
lora soltanto 11 anni, avesse raggiunta la giusta età. Ma lo sposo, 
messo certamente sull'avviso da sospettosi parenti, temeva che, 
nel frattempo, mutandosi forse le circostanze politiche per la morte 



USI E COSTUMI NUZIALI PRINCIPESCHI. 103 



del papa od altro, lo Sforza non trovasse più il suo tornaconto 
nella stipulata alleanza e parentela o cercasse qualche pretesto 
per rompere il contratto. A scongiurare una tale eventualità, non 
ritenendo sufficiente l'avvenuta solenne celebrazione degli spon- 
sali , esigeva di passare tosto ad un effettivo atto matrimoniale , 
e il duca, sollecito di compiacerlo, aveva dato gli ordini in con- 
formità. La madre della fidanzata non trovava però ben fatto di 
unire cosi la giovinetta Costanza col Riario , e voleva si aspet- 
tasse a far ciò al tempo stabilito. Tuttavia e le esortazioni del 
padre e il timore di disgustare oltre misura il duca, la persuasero 
ad accettare un temperamento propostole dal padre stesso , per 
il quale pareva venissero ad essere soddisfatte le esigenze del 
fidanzato e lo pudibonde reticenze della madre. L' onesta donna 
riteneva per fermo che tale temperamento , altre volte praticato 
in casi consimili , dovesse bastare alla soddisfazione del Riario 
e a rendere, se non impossibile, almeno assai difficile la revoca 
del contratto. Tutto ciò è provato dal seguente curiosissimo do- 
cumento conservato nel nostro Archivio di Stato : 

1473. gennaio 
(Potenze Estere — Mantova) 

Magnifico miles tanquam frater nostcr carissimo. Venuti beri qua 
a Pavia per poter più commodamontc parlare cum la Gabriella (1) 
nostra figliola de la facenda che la vostra magnificentia ne ragiono e 
da parte de quello illustrissimo signore, andessemo a cena cum lei et 
havcndoli diete quello che sopra ciò ne parso conveniente, confortan- 
dola a fare quanto paro et piace alla excellentia sua, la ne ha risposto 
elio ili tute quello glie sera possibile la cercliara sempre de adhe- 
rirse et conformarse ala voluntade del prefato illustrissimo signore. Et 
clic de dare il dote dela figliola al conte Hieronimo (2) non gli ha al 

U) Gabriella Gonzaga vedova di Corrado Fogliani di Reggio. 11 Litta e 
altri genealog'sti non ne indicano la paternità , ma da questo documento 
Al raccoglie che era figlia, forse naturale, di Lodovico IH marchese di 
Mantova. 

(3) Conte Gerolamo Riario nipote o, come altri vogliono, figlio di Sisto IV. 



104 VARIETÀ." 



presente modo alcuno perchè del signor Conrado (I) non glie remascro 
piuche XII" dacati, di quali Vili™ ne ebe il signore, duo milia ne speso 
in possessione et li altri nel vivere suo , corno la dice de nvonstrarc 
fin ad un pizolo. Et aciò che '1 prefato illustrissimo signore intenda 
che la è in tuto disposta a satisfare al desiderio de sua excellentia 
dice che la mandarà a quella la notta de tute le intrate sue integra- 
mente, le quale sua celsitudine poterà far riscotere, e lassando a lei 
et ali figlioli il modo del vivere, del resto ne poterà disponere et fare 
quanto glie piacerà per satisfare a questo dote. La se trova etiam 
haver alcuni arzenti et tapezarie del prefato signore Conrado che 
parendo pur ad esso illustrissimo signore se vendessero non lo vetara 
punto. Le possessione dice non si possono obbligare per esser feudo. 
Del fare alectare la figliola (2), quando la fosse in etade conveniente, 
no seria contenctissima , ma non havendo se non XI anni non glie 
pareria ben facto; nondimanco aciò non si creda che la voglia esser 
renitente al volere del signore et che '1 para la non si contenti do 
quanto ha facto sua excellentia, havendoli nui dicto il modo servas- 
semo cum la nostra come anche dicessemo ala vostra raagnificcntia , 
la remara contenta de farla metter in ledo cum esso conte nel modo 
facessemo nui , purché lei gè sia presente cum qualcuna de le suo 
donne et cum dui o tri de quelli d'esso conte, se cussi glie piacerà , 
senza altramente venire ala copula (3), et questo glie pare doveria 
satisfargli et poterà esser certo che mettendolo in lecto cum la fìgliohi 
non bavera animo de revocare il parentado. Il tuto ce parso far iii- 

(1) Conrado de' Fogliani di Reggio fratello uterino di Francesco I Sforza 
e marito di Gabriella Gonzaga, era morto in Milano il 28 dicembre 1470. 

(2) Gabriella Gonzaga ebbe dal suo matrimonio col Fogliani una sola fem- 
mina di nome Costanza che sposò poi Francesco de' Malaspina del ramo di 
Pavia, marchese di Sannazzaro e Scaldasele. — Nel registro missive N. Ili ^. 
troviamo sotto il 2 febbraio 1473 — che la Costanza aveva compiuto Tun- 
decimo anno il 3 agosto 1472. 

(3) Da tutto ciò si raccoglie che la cerimonia ora consigliata dal marchesa? 
di Mantova, era già stata praticata in occasione degli sponsaU fra Galeazzo 
Maria Sforza e Dorotea Gonzaga figlia dello stesso Marchese nel 1457. Ga- 
leazzo contava allora 13 anni e la Dorotea ne aveva soltanto 7. Tale ceri- 
monia però a nulla giovò, e Francesco Sforza riuscì nel 1465 ad indurre il 
marchese di Mantova a sciogliere il fidanzato dalla promessa di condurre la 
Dorotea, per isposare poi Bona di Savoja, cognata di Luigi XI. 



USI E COSTUMI NUZIALI PRINCIPESCHI. lOo 



tendere ala prefata vostra magnificentia ala quale ricomandamo la 
prefata Gabriella nostra figliola et ali piaceri d'essa se offeremo di 
coDtinno paratissimi. 

Papié VI Januarij 1473. 

Ludovicus marchio Mantue, etc. 
ducalis locumtenens generalis etc. 

A tergo : Magnifico militi tanqnam fratri nostro carissimo domino 
Cicho Simonette ducali secretano ac consiliario secreto etc. 

La cosa pareva in tal modo combinata , ma vuoi per i rina- 
scenti scrupoli o contrarietà della madre, vuoi perchè il Riario 
insistesse nella primitiva pretesa, tutto andò a monte, o lo sposo 
corrucciato e indispettito minacciava allontanarsi da Milano, cre- 
dendosi deriso e vilipeso. Il duca però, al quale in quel momento 
premeva innanzi tutto V alleanza di Sisto IV, dovette pensare al 
rimedio, o compensò lo sposo con un partito , secondo le sue 
stesse espressioqi, più degno e onorevole, dandogli cioè in isposa 
nel gennaio 1473 la sua figlia naturale Caterina (1), anch'essa 
^ soli 10 anni. Eccone le prove: 

1473. 17 gennaio. 
(Potenze Estere — Roma). 
Papié. 

XVIJ Januarij 1473. 
Episcopo Novariensi (2). 

Monsignore. El conte Hieronjmo nostro per el tempo che è stato 
p sta qua con noi, per la condicione sua e costumi, et perchè è de 
^0 gentile ingegno et sentimento, ne ó tanto piaciuto quanto sia 

ti) In Un testamento fatto da Galeazzo Maria Sforza il 18 maggio 1470. 
^ occasione di una sua grave malattia, si legge che Caterina era già stata 
l"'omessa in isposa al conte Amorato Torelli , coli* assegno dotale di dieci 
'"'la ducati 

v) Giovanni ArcimbolJi figlio dì Nicolò, consigliere e allora arabascia- 
^^^ «ucale a Roma. Ai 7 maggio 1473 fu promosso cardinale del tìtolo 
^' ^- Nereo e Archileo di Roma colla facoltà di conservare anche il 
vescovato di Novara. 



103 /VARIETÀ. 



stato possibile, et ne ha satisfacto in modo che più nan se poterla 
dire Et cosi lo havimo continuamente veduto voluntere et ricolto 
amorevolmente. Et invero gli portamo singulare amore. Lui havìva 
deliberato mo sposare la mogliere solennemente et consumare seco 
ci matrimonio. Et questo ad noi piaceva assai per satisfare al animo 
et desiderio suo, imo così haveamo ordinato se facesse. Ma ad dirve 
el vero questa madonna Gabriella ne pare habbia del stranio et sel- 
vatico. Ella se ne ò stata sopra di se e non ha facto cosa che 
habbiamo ordinato, né ha servati quilii modi honorevoli et amorevoli 
verso epso conte, come è stata admonita da noi et come era conve- 
niente fare. Et in verità se non che noi gli havimo pure haute ri- 
guardo perchè è donna et quia est ingenio muliebri, et noi non 
volevamo debattere con donne, haveressimo pure ad omni modo 
expedita tutta la cosa. Ma nondimancho pensando noi neli modi et 
costumi et bontà de V ingegno de questo giovene che ne piace sin- 
gularmeute et ricordandone dela devotione et fede nostra verso la 
sanctità de nostro signore (1) et de V amore et benivolentia portamo 
al reverendissimo monsignore de San Sixto suo fratello, havemo 
facto un altro pensiero più honorevolo et già mandatolo ad execu- 
tione, videlicet che questa matina de domenicha, ad bore XVIII, 
havemo dato nostra figliola Caterina per legitima sposa al diete conte 
Hieronjmo et lui per anulum et osculum V ha desponsata. Crederne 
de ciò la sanctità prefata et el prefato monsignore ne resteranno 
molto più contenti che del partito primo, si per esser questo più 
degno et honorevolc, si perchè ne vene ad essere tanto più pro- 
pinquo et strecto. La putta è de anni dece, la quale in tempo con- 
veniente et in etate legitima, gli la daremo che la meni ad casa. Et 
cosi gli havimo promesso darli decemilia ducati per dote, li quali li 
darimo quando la menarà. Tutto havimo facto volontere et de bona 
voglia tanto perchè ne piace li costumi de questo giovene, quanto 
perchè para havemo facto de lui quel caso che se conveniva et etìam 
adciò che la sanctità do nostro signore et lo reverentissimo monsi- 
gnore de Sancto Sisto vedano manifestamente che la devotione pd 
amore nostro verso loro non se poteria ne meglioi*are ne augumen- 
tare. Il che non saperessemo come meglio monstrarglilo che tirare li 
soi ala coniunctione affinità et sangue nostro et farli una medesma 

(1) Sisto IV, al secolo Francesco della Rovere di Savona. 



USI E COSTUMI NUZIALI PRINCIPESCHI. 107 

cosa con noi. Però ne andareto dala prefata sancii tà et così dal pre- 
fato monsignore et con 1* una et con V altro ve realegrarete de questo 
folice matrimonio, el quale sua sanctità se degne de benedire, et 
faretegìi intendere che noi siamo venuti ad questo tanto volontere et 
liberamente quanto sia possibile ad pensare. Et cos'i sempre faremo 
tutto quello che intendiamo essere volunlà , piacere , honore et exalta- 
tione de sua sanctità e deli suoi li quali hormai extimamo essere nostri, 
or continuamente gli seremo bone figliolo et non mancharemo mai 
per fede ne per affectione e perseveraremo continuamente in questa 
nostra sincera et simplice opinione. 

1473. 17 gennaio. 
(Potenze Estero — Roma). 
Papié. 

XVIJ*^ Januarij 1 173. 
Cardinali Sancti Sixti (1). 

si gratissima nobis fuit llieronjrai fratris tui nosiri vero iam vcl 
generi vel filij consuetudo, pater optime, si iocundi mores ornamen- 
taque vìrtutis, si preterea et benivolentia et studium in nos tuum 
dclcctavit, nos hactenus atque delectat : oportuit sane id quo reliquis 
omnibus non esset obscurum exterioribus aliquibus signis declarari. 
Idcirco ne occasionem amitteremus quii) hoc tempore se obtulerat ad 
animum hunc nostrum patcfaciendum , pater reverendissime, Hiero- 
njmum nostrem hodie nobis generum fecimus. Quippo tametsi antea 
patimi nostri fìliam eidem promiseramus , tamen ut est singulari vir- 
tutc preditus et ìngenio, ut summa modestia gravitateque ornatus, 
ita dignum eum censuimus efTerri altius et arctiori coniunctione 
nostri sanguinis honorari, atque ita fìliam hodie nostram ei uxorem 
dndimus, quam ipso et anulo presens et osculo desponsavit. Itaquo 
jzratulaberis tu, pater optime, vel nobis ipsis vel fratri, et matri- 
monium hoc ut felix faustumque sit futurum precabere. Nos id ipsum 
pgisto, si cogitemus singularcm tuum in nos amorem, si observantiam 
nostram in pontificem maximum si generi nostri probitatem facili- 
latem humanitatem poenitere profecto non possit. Filia fratris sponsa 

(1) Pietro Riario altro nipote o figlio di Sisto IV e fratello del conte Gè 
rolarao Riario. 



VARIETÀ. 

t anno3 noo pluris nata quam dccem, nec dum <|uc viru 
slt matura, hanc. ìpsam tamen ubi pleniores anni obi-eperint 
set. Kl nos ut cum ca diulus et tranquille vivai, deum 
precari non dcsinemus. 

1173. IS gennaio. 
(Potenze Estere — Mintova). 

He IH Januai'ij. 

trissimo domino inarcliioiii ?i[iiituc, 

noria vostra sa (luanlo no siamo afatieliati in fare questo 

) dcla figliola del quondam signoi- Conrado col conte Hìero- 

sa anchoi'a in che termino erano lo cose quando la se par- 

ua. È accaduto ilapoj clic madona Gabriela conlinuamentr' 

,i modi et termini de tale natura verso esso conte Ilieronjmo 

cigni in dicti et in facti clic 'I non fosse digno de talo mo- 
e '1 era corno desperato parendogli che '1 Tosse più tosto 
elle altramente, et por (]uosto se era in lutto deliberato 
are la figliola d* essa madonna Gabriela, ma parlirse hozi 
jperato. La qual cosa vedendo nuj ne siamo trovati de una 
lia, parendone elio in ciò gli sij il cariclio del honore nostro. 
non essere rasone che la sanctità de nostro signore ei cosi 
ire el cardinale de San Sixto pigliassero sdigno et alterati o ne 
idessero essere delezati , liavomo proso uno partito ad asicxon- 
contentare l'animo del dicto conte Hieronjmo, et cosi sapendo 
la maestà del l'o Forando ha dato doe soe figliole ad doj 
J papa, gli liavcmo dato Catlieriiia nostra figliola per mo- 
I cosi beri la sposò. Questo havemo facto, corno e dicto. 
lassare partire dicto cjnto desperati> et per non sdegnare il 
San Sixto ol per de-icai'icho del honore noslro. Ne avisam«> 
la signoria vostra, acciò che la intendi 11 progresso dela 

li deportamenti de madona Gabriela ala quale lassarcmo mo 
o de maritare soa figliola {l). 

uca non ai Iìiiiìlò a questa leggiera, punizione, iii3 cere» vendicarsi 
provocando e in ten land ■ile iinoo tcini'o d.ipo uno scandaloso 



USI E COSTUMI NUZIALI PRINCIPESCHI. 109 



1473. 23 gennaio. 
(Potenze Estere — Mantova). 

Illustrissime princeps et eccellentissimo domine pater lionorandc. 
Ha ricevuto la lìttera dcla cxcellentia vostra et visto quanto me scrive 
k\ parenta contracto cum il magnifico conte domino Hieronjmo. Rin- 
'Tesscmi asai che la Gabriella sia stata renitente ad alcuna voglia 
dola cxcellentia vostra, et centra quello che glie havea persuaso. 
Romettendome sempre ad ogni piacere e parere de quella, ala gràtia 
sua rac racomando. 

Mantuc XXIIJ, Januarij 1473. 

Filius Lodovicus marchio Mantue, ecc., prò 
eadem locumtenons generalis, ecc. 

A tergo : — Illustrìssimo principi et excellenti.<;simo domino patri 
iimorando domino Galeaz Marie Sfortic Vicocomiti duci Mcdiolani , ecc. 

Colla novella sposa, che si rese poi celebre per la sua intrepi- 
•lezza nella difesa di Ferii, non vi furono scrupoli, onde il Riario 
Jopo avere replicatamente fatto la sua volontà, se ne parti lieto 
^ contento per Roma, come si raccoglie dalla seguente missiva : 

1473. 23 gennaio. 
(Potenze Estero — Roma). 

I^apio 

XXill Januarij 1173. 
Epìscopo Novariensi. 
zz Omissis z : 

Ep conte Hieronjmo questa matina se parte de qui per ritornare 
fiala santità del papa et da monsignore suo fratello. Noi lo havimo 
tìnchè lo ò stato qua , recolto sempre volontcre et amorevolmente , 
porche ne ha invero satisfate assai. Et lui ha dormito con la mogliere 
«1 aìira colta et eicne ben contento et lieto (1). Il che vogliate refe- 
r\rc ala prefata sanctità et ad monsignore suo fratello, subiungendoli 

(l) Cosi si praticava allora da altri principi. Dal dispaccio 18 dicembre 1465 
*li Zanone Corio al duca di Milano, datato da Lione, si raccoglie che Luigi XI, 
fé di Francia maritò una sua figlia bastarda di soli 11 anni col duca di 
I^urbon, e non si ebbe tanto rispetto di farla dormire col marito per 
' .71* erento, essendo già innanzi negli anni. 



110 VARIKTÀ. 



che noi lo havemo acceptato de bonissima voglia non solo per genero, 
ma per figliolo, et per cosi lo volimo tenere et reputare. 

Però le illegalità ed irregolarità commesse in questa unione 
erano cosi gravi , che i colpevoli e i complici , per evitame le 
conseguenze legali e canoniche, sentirono la necessità di implo- 
rare e ottenere la conveniente dispensa e assoluzione, come f^i 
legge nella seguente bolla: 

1473. 2G febbraio. 
(Registro ducale K. N. 1, fog/^ 138 l.''). 

Di<pensatio super matrimonio contraete intcr magiiipcum comitom 
Hieronjmura et illustrem dominam Catherinam fìliam illu^^tri^simi do- 
mini ducis ctc. 

Slxtus opiscopus Rcrvus servorum dei. Dilecto filio nobili viro Hic- 
roiijmo de Rcario corniti Boschi et dilecte in Christo filie nobili mu- 
lieri Katerinaì dilecti fìlij nobilis viri Galeaz Maria» Sfortia» ducis Mc- 
diolani nate, salutem et apostoiicam benedìctionem. — Meretur vostra 
«generosa propago sanctm romana» ccclesiic sempor fìdelissima ut illa 
vobis favorabiliter concedamus, qua* juris interdicit severitas: et quem 
admodum claris ac spetialibus reluocli^ insignijs , sic et apud vo*^ 
apostolica* sedis munificentia redundare vidcatur. Sane prò parte vo- 
stra nobis nuper oblate petitionis series continebat quod olim postquam 
tu Hieronjme cum dilecta in Christo fìlia Constantia Conradi de Fo- 
gliano puella mediolanensi tunc in undecime sutu etatis anno dumtaxat 
constituta et tibi Katherine secundo et tcrtio consanguinitatis gradibus 
coniuncta, matrimonium per vcrba de presenti et annuii immissionom 
mediante certo tui Hieronjmi procuratore legitimo contraxeris, ac di- 
lecta in Christo fìlia Gabriela mater eiusdcm Constantie tibi Hieronjmo 
ut matrimonium cum ipsa Constantia quu^ ut verisimiliter creditur 
a contracto cum ea per te matrimonio huiusmodi postmodum resili] t 
consumares dare recusaverat ex premissis et certis alijs causis ma- 
trimonium per verba legitime de presenti contraxistis illudque insimul 
pernoctando carnali copula tentasiU consumare (I). Cum autem ob- 
stante prius contracto matrimonio predicto et publice lionestatis insti tie 
exinde proveniente impedimento in huiusmodi sic per vos contracto 

(I) Le parole tentastU consumare nel registro ducale appaiono corrette. 



USI E COSTUMI NUZIALI PRINCIPESCHI. Ili 



matrimonio remanere nequealis dispensatione* apostolica desupcr non 
obtenta, et sicut cadem petitio subiomgebat si divortium fìeret inter 
vos exinde gravia scandala possent verisimilitcr exoriri tuque Kathe- 
rina remaneres perpetuo diffamata prò parte vostra nobìs fuit humiliter 
supplicatam ut vobis de absolutionis benefìtio ab excessu huìusmodi 
et alijs sententijs, censuris, et penis, si quas propterea incurristis, noe 
non opportune dispensationis gratia providere de benignitate apostolica 
dìgnaremur. Nos igitus qui inter fideles quoslibet pacem et tranquil- 
litatem confovere ac scandalorum roaterias redimere propensius afFe- 
ctamus , vos et quemlibet vestrum ab excessu, ac sententijs censuris 
et penis huiusmodi si quas propter premìssa quomodolibet incurristis, 
ut prefertur , harum serie absolventes et absolutos fore ce'nsentes ex 
cisJem pncmìssis et certis aliis nobis expositis causis vestris huiusmodi 
>upplicationibus inclinati vobiscum, ut impedimento non obstante pre- 
misso in huiusmodi sic per vos contraete matrimonio remanere libero 
et licite valeatis auctoritate apostolica dispensamus prolem ex huiu- 
Mnodi per vos contraete matrimonio suscipiendam legitimam decer- 
nendo. Nulli ergo omnino huminum liceat hanc paginam nostro ab- 
*<^lationis et dispensationis infringere, vel ci ausu temerario contraile. 
Si quis autem hoc attentare prcsumpterit indignationem omnipotentìs 
Dei ac beatorum Petri et Pauli apostolonmi eius se novcrit incursurum. 
Datura Rome apud Sanctum Petrum anno incarnationis dominico 
MCCCCLXX secundo (1), quarto kalcndas martij pontificatus nostri 
anno secundo. 

<lratis, de mandato 
tlomini nostri Pape 

N. de Albizis. 

L. Grifiis. 

I mutati costumi e un più retto senso della decenza e della 
moralità hanno ormai reso impossibile la rinnovazione di alti 
cosi turpi e contrarli alle leggi d' una nazione civile. 

P. GniNzoNi. 

(1) L*arte di verificare le date insegna a leggere 1473, incominciando allora 
ranno nuovo, a Roma e altrove, col giorno 25 marzo. La bolla originale 
sarà rimasta presso gli sposi , principali colpevoli , ai quali era indirizzata, 
« lo Sforza si sarà accontentato di farla trascrivere sul suo registro. 



IL PAVIMENTO DEL DUOMO DI MILANO. 



Il pavimento attualo del Duomo, costituito da lastre di marmo 
bianco di Candoglia intarsiate di marmo rosso e nero a forme 
{geometriche alternate, si presenta a primo aspetto come lavoro 
compiuto in queir epoca nella quale, per l' impulso del cardinale 
«alarlo Borromeo e per l'attività del Pellegrini, vennero iniziate e 
condotte a termine le opere interne specialmente attinenti all' e- 
aercìT.io del culto: gli organi, i pulpiti, il coro, le cappelle ai 
bracci di croce, gli altari secondari, il battistero, ecc. 



La eventualità della rinnovazione di questa parte del tempio, 
imposta dal graduale suo deterioramento, ha già fatto sorgere la 
questione del restauro in base ad un nuovo disegno conforme 
al carattere del tempio. Ora, di fronte alla mancanza assoluta dì 
traccie del pavimento primitivo, tale questione potrebbe facilmente 
essere studiata e risolta in modo troppo radicale ed astratto, 
trascurando e distruggendo forse inavvertitamente qualche indizio 
prezioso che V attuale pavimento può fornire. Infatti il motivo fon- 
damentale dell'attuale pavimento - del quale presento uno schizzo - 



IL PAVIMENTO DEL DUOMO PI MILANO. 113 

per la combinazione geometrica delle linee, ed astrazione fatta 
d& qualche particolare, ha qualcosa che ricorda le decorazioni 
geometriche che furono caratteristiche nel medio evo. Il sup- 
porre quindi che questo scomparto del pavimento, benchà ese- 
guito sulla fine del XVI secolo o al principio del XVII , ci 
ripresenU il disegno primitivo, alterato inavvertitamente nel ca- 
rattere malgrado l' intenzione avuta di farne una materiale ri- 
produzione , non é cosa forse troppo arrischiata. Infatti , basia 
correggere te forme di qualche particolare come i rosoni e i 
campanelli che si frappongono alle linee geometriche, per ottenere 
ano scomparto completamente in carattere collo stile del se- 
colo XIV. A maggiore conferma di ciò torna interessante il se- 
gnalare una decorazione geometrica della fine del XIV secolo o 
della prima metà del secolo XV , la quale presenta un' evidente 
e spiccata analogia con quella del Duomo, e che perciò riproduco. 



t una decorazione la quale si vede dipinta sulla parete di fondo 
del loggiato nella corte interna del Castello di Pandino (1), 
Salvo qualche variante affatto secondaria, derivante in modo 

(l> Il Castello di Pandino e un ìnteresa.-kntissioia esenij^ìo di costruzione 
militare deU*epoca dei Visconti, alla quale si aggiunse poi, probabilmente nel 
perìodo aforzesco, la torre di difesa all' ingresso coi piombatoj, come si vede 
nello ichizio prospettico qui unito. 11 trovare nella decorazione geometrica 
t'imprexa della scala può essere indizio per assegnare la costruzione a 
Bemabù Visconti ctrel)be in moglie Beolricc della Scala. 

L* analogia dello scomparto di Pandino col disegno del pavimento del 
Duomo venne rilevata anche dall'egregio signor Paolo Cesa-Bianohi , architetto 
del Duomo. 

Arch. Star. Lomb — Anno 5V. 8 



114 VA ni ETÀ. 

abbastanza evidente dalla particolare tecnica dell'intarsio, la quale 
ha imposto una semplificazione in quelle linee che la decorazione 
pittorica poteva invece facilmente complicare a capriccio, la di- 
sposizione fondamentale dello scomparto, e la combinazione geo- 
metrica é la medesima. Non é il caso dì ravvisare senz' altro nel 
dipinto di Pandino 1' originale , e il modello del pavimento del 



Duomo, del quale potrebbe anche essere con eguale probabilità 
una riproduzione o un ricordo: basta rilevare il fatto che nella 
prima metà del secolo XV, e quindi nel periodo in cui appunto 
si dovette presentare la questione del pavimento del Duomo, lo 
scomparto geometrico de! pavimento attuale era In uso, ed adot- 
tato come decorazione. 



IL PAVIMENTO DEL DUOMO DI MILANO. 115 



Pertanto la questione del restauro di questa parte del Duomo, 
qualora si tenga calcolo di tale fatto, potrebbe informarsi al cri- 
terio di rispettarne la disposizione geometrica, come é presumi- 
bile abbiano fatto , per quanto si disse ^ i barocchi allorché al 
pavimento primitivo sostituirono l' attuale ; il problema si ridur- 
rebbe ad epurare qualche dettaglio, ripristinandovi la correttezza 
di linee della decorazione medioevale. In tal caso il restauro 
del pavimento, ridotto ad essere in sostanza una semplice sosti- 
tuzione di materiale, potrebbe essere un lavoro di una esecuzione 
graduale a norma delle necessità, evitando il provvedimento abba- 
stanza grave di una riforma radicale di grande impegno, la 
quale potrebbe distruggere inconsultamente quegli indizi di una 
disposizione originaria, sui quali ho creduto interessante di richia- 
mare r attenzione. 

Luca Beltrami. 



BIBLIOGRAFIA 



A. ToBLER, Das Spruehgedicht des Girard Pafeg. Aus den Ab- 
handlungen der preuss. k. Akad. der Wiss. zu Berlin vom 
Jahre 1886 (pag. 74, in-4). 

Il codice 1* fra gli italiani della collezione Hamilton, or pos- 
seduta dalla R. Biblioteca di Berlino, ha unMmportanza singo- 
larissima, come sanno ormai da un pezzo tutti gli studiosi , per 
la conoscenza della nostra antica letteratura dialettale (1). Esso 
è infatti il solo ms. che ci abbia conservati parecchi monumenti 
assai considerevoli di quella poesia didattica ed ascetica, la quale 
fiori neir Italia nordica dal XIII al XIV secolo , ed ha attirato 
da poco tempo V attenzione dei dotti (2). 

(1) Vedine la descrizione presso Biadbnb: / manoscritti italiani della 
Collesione Hamilton, in Giorn. Stor, della Letter. Ital., voi. X, pag. 325 
e seguenti. 

(2) Un manoscritto, il quale per la natura dei componimenti che racchiu- 
deva , dovrebbe aver avuti parecchi punti di contatto con il ms. Saibante , 
esisteva sul cadere del secolo XV in Piemonte, ed io credo utile. riferir qui 
la descrizione che ne offre un documento del tempo, benché non possa nu- 
trir la speranza che essa giovi a farlo rinvenire. 

Il prete Antonio Rovaria, dottore di diritto canonico, faceva il 13 otto- 
bre 1475 dono fra vivi dei suoi beni mobili ed immobili alla cappella ed 
ospedale di Borgo d*Ale, sua patria, già da lui istituiti, e V atto che ram- 



fìJBLIOGRAFIA. 117 



Mercé sua alle opere volgari di Pietro Barsegapè e di Bon- 
vesin da Riva , milanesi , noi possiamo adesso aggiungere i 
poemi di altri rimatori lombardi , quelli cioè di UguQon da Laodho 
e di Girardo Pateg da Cremona. Del libro del primo si è già 
toccalo in quest' Archivio (1), e non occorre quindi tornare a di- 
.scorrerne ; ma sarà in quella vece opportuno segnalare adesso 
r apparizione del libro del Pateg, sottratto finalmente alle tenebre 
in cui giaceva dalla solerzia del Tobler. 

Intorno a Gerardo poco o nulla si sapeva fin qui , e nulla ag- 
giungono alle nostre cognizioni le ricerche del professore berli- 
nese. Il cognome del poeta, che leggevamo latinizzato in Patec^ 
dus da Salimbene, e toscanizzato in Paieeekia da Antonio Pucci, 
ci è offerto nella sua vera forma dal codice Hamiltoniano. Esso 
è Paieg, che si deve pronunziare, come ha fatto testé notare il 



menta «(uesta donazione, rogato in plano Bugelle rercellensis diocesls , ri- 
delieet in Claustro Ecclesie Sancii Stephani dicti loci, è stato edito dal 
Manno nel suo erudito lavoro sopra « alcuni Cataloglii di antiche Librerie 
Piemontesi» {Misceli, di Si. li., t. XIX, IV della nuova serie, 1880, pa- 
gina 361-91). Fra i beni donati dal Rovaria vi erano anche de' libri, e fra 
({uesti uno cosi descritto : liem donai quam plurimos quinternos in pania 
forma descripios , in quibus agitar primum in uulg a r ibu s uè r- 
tib US et in uersibas (sic) de nac itate ho mini s^ de uita 
ipsiuM et de morte ad longum , et de penis i nfe r ni , de 
g audii» P a'r a d i $i , de uita religiosorum, de e entum 
r iuilitat ibus in mensa ser uandis , de passione do- 
mini nostri Jesu Christi cumaliis quam plurimis boni» documeniis, nec non 
de scala celi et e ius g r a dib us et de I nfa ne i a domini 
nostri Yesu Christi et omnia in tf ulg ari... (pag. 374\ Mi 
pare più che probabile che questo manoscritto contenesse roba composta 
neir Italia settentrionale e forse qualcuno di que* poemi che per altri codici 
conosciamo. Il poema De Cicilitatlbus in mensa seroandis fa ripensare a Fra 
Bonvesin; ma egli non ha veramente indicate se non cinquanta cortesie de 
desco ! Si tratterebbe, adunque, di un suo o precursore o imitatore. 

(1) A. XI. s. II. fase. Ili, p. 590. È forse superfluo avvertire che in quel- 
r articoletto, scritto del resto senza alcuna pretesa di competenza, son stati 
un pò* stranamente attribuiti ad UguQon i versi latini sui temperamenti degli 
uomini, che il copista aveva trascritti in calce al poema di lui. 



118 BIBLIOGRAFIA. 



Mussafìa (1) , Pateg (cfr. oegr -=. veeefUo), Che vuol dire Pateg ? 
Confessiamo ingenuamente di non saperlo. Ma è probabile che 
esso fosse, non già un soprannome, ma il vero e proprio cognome 
del poeta. 

In quanto al luogo di nascita, il codice Hamiltoniano pare in- 
dicarlo con sicurezza , chiamando Gerardo « da Cremona. » E 
questa indicazione conferma anche Fra Salimbene, il quale nella 
sua celebre Cronaca ha avuto occasione di rammentar più di una 
volta magister Girardas Paieeclus , e di citare alcuni frammenti 
di opere sue, delle quali sembra anzi fosse ammiratore non tie- 
pido, poiché giunse ad imitarne una in quel suo libro, composto 
nel 1259, mentre si trovava in Borgo San Donnino, ed ora per- 
duto, che aveva chiamato de Taediis, ad simili (udinem Fateceli, 
Salimbene stesso però, in un certo passo pare lasci adito a 
sospettare che Gerardo , sebbene vivesse in Cremona , non vi 
avesse vista la luce ; ma fosse nativo invece di Casalmonfer- 
rato. Né le due asserzioni sarebbero cosi contradditorie da non 
esserci modo di accordarle; giacché si potrebbe pur sempre 
congetturare che Gherardo si fosse recato a Cremona, quando 
già toccava la virilità e vi avesse aperto scuola. Cosi dalla lunga 
dimora sarebbe stato chiamato dai contemporanei « di Cremona », 
pur non essendovi nato. Ed in tal caso sì avrebbe proprio Y oppo- 
sto di quel che era avvenuto ad un più antico Gerardo cremonese, 
il celebre medico e matematico , il quale , per aver vissuto ed 
insegnato lungamente a Toledo, vi assunse il nome di Toledano. 

Comunque sia di ciò, ove altri argomenti non soccorrano in 
favore dell'ipotesi contraria, non si può adesso togliere il vanto 
a Cremona di aver dato la vita ad uno de' più antichi scrittori 
volgari che conti l' Italia ; quantunque essa non possa lusingarsi 
di ritrovare nei versi del suo cittadino un monumento del proprio 
antico dialetto. 

Sono note le immense trasformazioni che si compiono nei dia- 
letti, senza tregua sottoposti a quelle vicissitudini, le quali sono 

(1) Literatar blattfùr german, und romanisch. PhiloL, 1888, n. l.pag. 34. 



BIBLIOGRAFIA, 119 



inerenti ai linguaggi che la scrittura e V uso letterario non ren- 
dono stabili. Come il milanese di Fra Bonvesin è tutt* altra cosa 
da quello chi) si parla oggi nella metropoli lombarda , cosi il 
linguaggio di Gerardo si scosta assolutamente da quello che è 
<^gi sulle bocche de* suoi concittadini. Nò del resto vi è modo di 
verificare quanto e come la lingua del Pateg sia stata alterata 
dai copisti. I mezzi per istituire un confronto fanno intieramente 
difetto^ poiché non si posseggono documenti dialettali antichi cre- 
monesi ; e que' pochissimi che esistevano un tempo, di età più 
tarda (sec. XV) , sono ora andati smarriti (1). 

I poemi scritti da Gerardo, o almeno quelli che correvano alla 
metà del secolo XIII sotto il suo nome , erano due : uno intito- 
lato : Delle Noie (Salimbene , che ne riferisce de' frammenti , lo 
chiama De Taediis) ; Y altro : Splanamenlo de* Proverbi di Sa^ 
lomone. Il primo è perduto, e, pare, irremissibilmente. Ma per 
conoscerne il contenuto danno lume più che bastevole il titolo 
stesso e ì pochi frammenti che Fra Salimbene ne ha citati (2). 
Si deduce, infatti, da essi, che il maestro cremonese aveva vo- 
luto con questo componimento imitare quel genere che i proven- 
zali chiamavano eniieg, e comprendeva un' enumerazione più o 
meno arguta delle cose che offendevano o molestavano lo scrit- 
tore. La perdita di quest' operetta è tuttavia assai deplorevole , 
poiché da essa ci sarebbero forse derivati sui sentimenti e sui 
gusti del poeta ragguagli bon maggiori di quelli che si possono 
desumere dallo Splanamento, il poema che il codice Hamilto- 
niano appunto ci ha conservato. 

Del quale sarà tempo che veniamo a dir qualche cosa. Il suo 
autore sembra averlo intitolato : Spianamento de li proverbii de 
Salomone; ma andrebbe lungi dal vero chi credesse all' esattezza 

(1) Alludo a quel manoscritto, che conteneva Laudi, le quali si cantavano 
dai membri di alcune Confraternite cremonesi nel XV e XVI secolo, del 
quale era un tempo possessore il Morbio. Vedi le sue Opere Stor, Numi' 
ematiche ecc., Bologna, Romjignoli . 1870, pag. 273; e cfr. Robolotti ,. 
Cremona e sua Procincia, pag. 59 e seg. 

(2) Vedi singolarmente Chron, Parma. 1857, pag. 402. 



120 BIBLIOGRAFIA. 



di questo titolo. I( poema contiene in realtà molto dì più, perchè» 
oltre che i Proverbi, vi è fusa buona parte deW Ecclesiaste e 
de' Disiici di Catone. Da queste fonti , che i moralisti medievali 
avevano già sfruttate a sazietà , il Pateg ha cavato un numero 
ragguardevole di sentenze e di insegnamenti , dei quali. la novità 
non ò certo il lato più attraente, e li ha volti in linguaggio vol- 
gare per utilità de' laici, delle persone rozze ed ignoranti. À loro 
intenzione, egli splana la lederà ; da essi e non dai dotti, vuole 
essere giudicato : 

Li sani non reprenda, s' eu no dirai si ben, 

Com se uoraue dir, o s' eu dig plui o men ; y 

Q' eu noi tfouo por lor, q' ig sa ben qo q' ig de, -^.^c^^T- - 
Anz per comunal omini , qe no san ogna le (1). 

I comunal omini trovavano nel libro, offerto loro cosi amore- 
volmente dal cremonese, un vero manuale per apprendere a vi- 
vere in pace con Dio e con il prossimo. Il dreio cnsegnamento 
e aferma Salamon (2) tratta infatti , 

De quili che parla tropo com sen debia mendar, 
Com li irosi e li soperbii se possa omiliar, 
Com li mati se uarde et enprenda sauer , 
Com a le dono couen boni costumi auer, 
Com un amig a Y antro de andar dretamente (3) , 
E con pouri et riqi de star entre la gente. 

Da questo riassunto che il poeta medesimo fa della sua trat- 
tazione, è facile arguire come essa offra un assai scarso interesse 
letterario e storico. I precetti morali si sfilano V uno dietro l'altro, 
come le Ave Marie d' un rosario ; l' autore non ha saputo o vo- 
luto temperarne l'edificante, ma arida semplicità con qualche - 



(1) Pag. 52, V. 13-16. 

(2) V. 4. 

(3) V. 7-12. 



BIBLIOGRAFIA. 121 



duno di quegli arlifici ai quali ricorrevano , e non senza frutto > 
altri poeti, che pur miravano allo stesso suo intento. Anche Bon- 
vesia y poetando , aspira ai medesimi risultati ; tratta argomenti 
morali ed ascetici ; ma con maggior brio , con maggior senso 
d' arte del suo collega cremonese. Questi , che non ha curato di 
addolcire un po' la rigidità dei suoi ammaestramenti con qualche 
piacevole pittura, qualche tratto arguto, qualche satirica ripren- 
sione, non può perciò pretendere ad un posto molto elevato nella 
ghiera de' rimatori lombardi dugentisti ; ma deve rassegnarsi ad 
essere collocato più giù del Barsegapè o dello stesso Uguccione. 

F. N. 



Dipinti restiiuiii a Leonardo da Vinci y a proposito dell' opera di 
BoDE WiLHFXM : Italienische Bildhduer der Renaissance — 
Siudien zur Geschichte der Jtalienischen Plastik und Ma- 
lerci auf Grand der Bildwerhe und Gemàlde in den k, 
Museen zu Berlin, (Scultori italiani del rinascimento — 
studi per la storia della scoltura e della pittura italiana 
basati su scolture e dipinti dei R. Musei di Berlino). — 
Berlin, \V. Spemann, 1887. 

Nella stessa guisa che parecchi anni or sono una serie di studi 
sulle opere delle pinacoteche di Monaco, Dresda e Berlino fu un 
I>iacevole pretesto pel nostro valente critico italiano , senatore 
liiovanni Morelli (LermoliefiF) , di trattare con profonda critica e 
vasto sapere, nonché con indipendenza di concetti, i più problemi 
ardui intorno ai pittori delle scuole italiane ed alle opere loro , 
cosi ora, con scienza ed erudizione, il Bode pubblica a proposito 
di scolture e pitture dei Musei di Berlino i risultati dei suoi studi 
critici su artisti italiani del rinascimento. 

In quel fortunato periodo dell'arte nostra, gli artisti, di versa- 
tile talento e molteplice attività, trattaron ad un tempo i vari 
rami dell' arte e cosi gli scultori diventarono naturalmente anche 



122 BIBLIOGRAFIA. 



quasi veri pittori. Or appunto notò il Bode come la imperfetta 
cognizione di cotesti artisti , quale appare dagli scritti degli stu- 
diosi , proviene precisamente dalla trattazione finora unilaterale 
di una o di un' altra sola delle varie loro attività. 

Si ò quindi da questo punto di vista, con questo sano sistema 
di critica vasta e complessiva , che V autore tratta di Nicolò , 
Giovanni ed Andrea Pisano ; di Donatello e della sua scuola ; 
degli scultori fiorentini che oprarono in plastica nei primi de- 
cenni del quattrocento; di Luca ed Andrea della Robbia; di 
Andrea del Verrocchio, dei suoi seuolari ed imitatori, della iacola 
d'altare della risurrezione di Cristo di Leonardo; dei tipi fem- 
minili (ritratti) nella plastica del quattrocento; di ritratti scolpiti 
del quindicesimo secolo; di Michelangelo Buonarroti; di Jacopo 
Sansovino. 

Secondo la consuetudine di quest'ArcA/o/o di render contezza 
di opere della storia dell' arte, entro i limiti che interessano più 
dawicino la storia della regione lombarda, rendo conto di questo 
lavoro del critico tedesco limitatamente alla parte che si riferisce 
a Leonardo da Vinci. 

Nel capitolo sul Verrocchio , il Bode fa frequenti accenni al 
Leonardo e dimostra come di già il Verrocchio ne appaia il vero 
maestro e precursore nella cura del costume delle sue figure, e 
cioè, non solo nel getto delle pieghe, ma anche nella scelta e 
nella disposizione del costume. Richiama V attenzione sulla pre- 
senza nei disegni del Vinci di certi profili di giovani donne che 
paion lo schizzo di medaglie o ritratti a rilievo del Verrocchio. 

E dopo aver ricostituito l'opera scultoria del Verrocchio, il 
Bode s' accinge pure a ricostituire quella pittorica, notando anzi 
tutto che il fatto della cooperazione di Leonardo nella celebre 
tavola del Verrocchio il battesimo di Cristo (nell* Accademia di 
Firenze), la sola sua opera accertata, ha cagionato che anche 
per rispetto a quest' unico dipinto accertato rimanesse offuscato 
nel giudicio dei critici il discernimento della vera propria maniera 
di dipingere del Verrocchio e che ne conseguissero grandi dif- 



BIBLIOGRAFIA. 123 



fìcoltà per la ricerca e restituzione al medesimo di altri dipinti 
di sua mano. 

Ovvio era quindi che il Bode incominciasse dal distinguere nel 
Battesimo dell'Accademia la parte del Verrocchio da quella del 
suo allievo. Egli giunge alla conclusione che la parte dello scolaro 
è eseguita ad olio (mentre che quella del maestro lo fu a tempera) 
e che non si limita all' angelo veduto di profilo che porta la 
veste di Gesù, ma si estende a tutto il fondo di paese (eccezion 
fatta del lato estremo di destra), a Giovanni, a parte della figura 
di Cristo ed al secondo angelo, quello veduto di fronte, i quali 
furon bensì prima dipinti a tempera, ma verosimilmente non ul- 
timati, vennero poi ridipinti ad olio. 

Il colorito ad olio è di tocco bruno o si trova ancora nella più 
celebre opera del Leonardo , la Gioconda del Louvre, che pa- 
rimenti non è finita. Nel fondo non finito della Gioconda si ri- 
conoscon i paesi propri del Leonardo e cosi nel battesimo in 
egual forma ed esecuzione, e son diversi dalla deficiente , stentata, 
parte di fondo a tempra, ed in quella pure a tempra che si travede 
sotto la ridipintura ad olio. Par quindi che Leonardo abbia ri- 
preso il dipinto non ultimato dal maestro suo , dopo la costui 
morte , o , quel che sembra più probabile , essendo occupato il 
maestro in altre opere, siasi egli assunto di condurlo a termine 
ripigliandolo ex novo. Alla sua volta poi V avrebbe pur lasciato 
incompiuto. 

Ridotta cosi la parte del Verrocchio in questo quadro , T A. 
passa alla ricerca delle altre opere ancor esistenti dello stesso 
Verrocchio e sinora attribuite ad altri pittori o ad incogniti. 

Non posso seguirlo, atteso lo scopo di questo Archivio, nello 
studio critico e nella restituzione di pitture al Verrocchio, però non 
tralascierò di richiamar V attenzione sul ritratto di giovane don- 
zella della Galleria di Berlino (N. 80) che il Bode dichiara po- 
tersi assegnare colla più grande certezza allo studio (bottega) 
del Verrocchio o ad un suo allievo. Egli ne loda la chiarezza 



124 BIBLIOGRAFIA. 



del tono e 1* armonia del colorito , le quali mi permetto sog- 
giungere son appunto le doti dei dipinti giovanili di Leonardo, 
quali rilevansi, ad es. , nel dipinto della Galleria Lichtenstein di 
cui è parola nelle pagine seguenti. Ma ciò che maggiormente 
mi colpisce è la circostanza che in una sua annotazione il Bode 
dichiara che, al rovescio , cotesto ritratto della Galleria di Ber- 
lino porta la seguente iscrizione : 

FV CHE IDIO VOLLE — SARA CHE IDIO VORRÀ — TIMORE DIN- 

FAMIA E SOLO DISIO DONORE PIANSI CIA QVELLO OHIO VOLLI POI 

OHIO LEBBI. 

L* ultimo di questi versi appartiene a quel noto sonetto , che 
dal Lomazzo in poi fu sempre dato come composizione poetica 
di Leonardo da Vinci, finché nel 1884 Gustavo Uzielli (1) provò 
che il suo vero autore fu Antonio di Meglio. Non rimane però 
escluso che Leonardo poetasse, il Govi nel 1872 (2) pubblicò 
alcuni versi indubbiamente del Leonardo e soggiunse pure che il 
Vinci probabilmente usava trascriver versi : ed invero ottima 
guida nel discerner gli uni dagli altri è il fatto che i primi son 
per lo più corretti e ripetuti sullo stesso manoscritto o codice , 
mentre i secondi son tracciati senza pentimenti , anzi alcuni di 
essi sono persino di metro sbagliato. Ammesso pure , adunque , 
che il celebre sonetto non sia del Leonardo, tuttavia la trascrizione 
ch'egli ne aveva fatto (dando cosi origine all' equivoco) e 1' abi- 
tudine sua di copiar versi ed anche di comporne , fa supporre 
che potrebbe esser stato egli stesso a tracciar sul rovescio del 
ritratto di Berlino quella iscrizione fv che idio volle ecc. che 
termina col verso piansi già ecc. del celebre sonetto. E se il 
Bode, che pervenne a dichiarare 1' opera dello studio del Ver- 
rocchio o di un suo allievo , giungesse , dopo ulteriore studio , 

(1) Gustavo Uzielli : Ricerche intorno a Leonardo da Vinci, Serie se- 
conda. — Roma, Salviucci, 1884. 

(2) Govi: Saggio delle Opere di Leonardo da Vinci. — Milano, Ricordi, 
1872. 



BIBLIOGRAFIA. 125 



a pronunciare per considerazioni stilistiche il nome del Leonardo, 
1* iscrizione del rovescio , qualora sia genuina e contemporanea , 
porgerà un elemento induttivo di più. 

Notevole è la chiusa del capitolo su Andrea del Verrocchio: 

« il suo sforzo verso la caratteristica, il suo alto sentimento della 
«bellezza, la sua ricerca del perfezionamento della tecnica del 

< dipingere , le sue costruzioni di paesi per il fondo dei dipinti, 

< provengono da un serio lavorio dell* artista, il quale sempre ha 

< r occhio rivolto al grandioso e che per raggiungerlo non tra- 

< scura nemmeno la minuzia. Se soltanto il suo scolaro Leonardo, 

< consegui pienamente ciò eh' egli si sforzò di ottenere, si fu però 

< il suo costante lottare verso questo scopo che formò la scala 

< colla quale il grande scolaro vi pervenne trionfante. » 

Nel successivo capitolo, Scolari ed imiiaiori di Verrocchio, il 
Bode non si prefìgge di seguire V influenza del Verrocchio al di 
là della sua scuola o studio nello sviluppo dell'arte italiana, bensi 
egli ricerca la relazione degli scolari col loro maestro e studia 
(in dove negli scolari si possa ancor riconoscere il maestro, cioò 
fin dove nelle opere di quelli se ne specchi V opra. 

In questo pagine, in cui il critico ha cercato, scandagliato pro- 
fondamente e ricostituito con successo la figliazione di Leonardo 
dal Verrocchio, si sviluppa uno dei più interessanti capitoli della 
storia dell'arte del rinascimento italiano. Quanta parte spetti al 
Verrocchio della sublime figura pittorica del Leonardo, ivi risulta 
chiaramente. Né è il caso dì provare quel senso di teorie sfatate, 
di idoli annebbiati. Oramai il concetto del costante e progressivo 
sviluppo della forza artistica ha da alcuni anni preso la via ra- 
zionale che lo rannoda al concetto generale del costante e pro- 
gressivo sviluppo , dell' esperienza e del sapere accumulato del- 
l'uomo e delle generazioni sociali. I recenti studi che hanno provato 
la filiazione del Rembraudt dal suo maestro A. Van der Venne 
non ne hanno punto sminuito V aureola nò T importanza di alto 
genio e sapere; né menomamente ne torna ora perturbato l'alto 
concetto ammirativo del Leonardo. Che più, dato l'odierno studio 



12G niBUOÒRAFIA. 



cui è giunto il raziocinio umano, che nega ogni miracolo di genio 
balzato tutto armato dal cervello di Giove , data la somma di 
gusto, coltura, esperienza e sapere che il Verrocchio trasmise a 
Leonardo, rimane ancor un tal salto , un tal progresso dall' uno 
air altro, che la figura artistica del Vinci ne spicca con ancor 
maggior portentoso ed abbagliante splendore , cotanto la mente 
dello studioso è cosciente questa volta di poggiare sul razionale, 
sulla realtà e non più sulle speculazioni trascendentali. 

Che r influenza del Verrocchio sul suo grande scolaro possa 
in nessuna guisa esser contrastata , non deriva soltanto , dice il 
Bode, della circostanza che egli era il solo maestro di Leonardo 
e che egli Io accolse giovanissimo quale scolaro (nella sua, fan- 
ciullezza scrisse il Vasari) ; deriva bensì dal fatto che Leonardo, 
il quale già nel 1472 era stato accettato quale maestro nella 
compagnia dei pittori di Firenze, nel 1476 e cioè di anni 25 di 
età viene ancor presentato quale compagno di studio del Ver- 
rocchio. Anzi il Bode soggiunge poi ancora che , da una comu- 
nicazione orale , ha potuto aver contezza di un altro fatto che 
cade soltanto nel 1478. Della comparsa di Verrocchio e Leo- 
nardo nanti i giudici per giustificarsi d* un' infame accusa ano- 
nima (1). Onde torna assai verosimile che anche Leonardo, come 
Lorenzo di Credi e probabilmente Fiorenzo di Lorenzo, prendesse 
parte alla esecuzione di alcuni dei grandi lavori del Verrocchio. 

A questo punto l'A. torna nuovamente ad esaminar la celebre 
tavola del battesimo di Cristo del Verrocchio, allo scopo di indagar 
nella parte compiuta dal Leonardo lo sviluppo giovanile di que- 
st' ultimo. Che questa vischiosa parte di pittura, condotta ad 
olio, sia realmente di Leonardo ne risponde non solo la circo- 
stanza che la figura d' angelo accertata dal Vasari è trattata in 
cotesta guisa ma anche il fatto che lo ò del pari il fondo di 
paese (salvo V estremo lato di destra). Ora le forme di questo 
paese non rispondono al carattere assolutamente proprio del Ver- 

(l) Il Bode fa pur voti perchè non rimanga più a lungo inedito T interes- 
sante documento che risguarda quell' avvenimento. 



BIBLIOGRAFIA. 127 



rocchio, bensi alle pitture posteriori di Leonardo. Sotto a questa 
n'dipintura a^l olio di quasi tutto il fondo travedonsi ancora le 
forme del paese dapprima eseguite a tempera, le quali son par- 
ticolari per lo appunto al Verrocchio. 



L* asserzione del Vasari che la partecipazione di Leonardo in 
questo dipinto cada nel tempo in cui esso era nella media età 
fanciullesca e cioè imparava dal Verrocchio, come già dissi vien 
respìnta dal Sode. Anzi egli crede che se anche una più precisa 
determinazione del tempo della sua esecuzione non è ora possibile 
pel limitato punto d' appoggio per la primiera attività di Leo- 
nardo, questo lavoro però non è neppure il più antico che di esso 
ci sia conservato. 

Anzitutto r A. trova già quasi contemporanea all' angelo del 
Battesimo V Annunciazione di Monte Olivete , ora negli uffizi al 
N. 1288, della quale si è assai e variamente discusso in questi 
ultimi tempi. Ritiene quindi il Bode che non sia da mantenersi 
ulteriormente V attribuzione a Ridolfo Ghirlandaio data dal Ler- 
molìeff (Morelli) in concordanza con Crowe e Cavalcasene (1). 
Il carattere del T architettura, della decorazione, del paese inducono 
il Bode a far risalire questo dipinto a vent' anni più innanzi dei 
primi dipinti di quel poco felice motteggiatore del grande maestro 
fiorentino. Ciò che già a tutta prima ricorda Leonardo (un'attri- 
buzione che é dovuta col signor Liphart e che fu accolta, benché 
qual dubbiosa ancora, dall'amministrazione delle gallerie fioren- 
tine) è, dice il Bode , il veramente caratteristico color ad olio , 
vischioso e profondo , con cui il dipinto è condotto , esattamente 
come la parte eseguita da Leonardo nel Battesimo di Cristo. 

(1) In questa divergenza di opinioni, anche se avessi dinanzi le fotografìe 
dei dipinti in discussione, non riterrei seria da parte mia una disamina delle 
ragioni prò e contro ed un tentativo di conclusione. Rimando quindi il be- 
nevolo lettore alle opere del Lermolieff e dei signori Crowe e Cavalcasene 
per quei maggiori confronti che crederà. Voglia solo avvertire che nella 
critica d* arte, per lo più ogni nuova indagine, ogni nuovo studio la fa pro- 
gredire e reca nuovi materiali per conseguir nuovi e più seri accertamenti. 



128 BIBLIOGRAFIA. 



Inoltre a suo giudicio non è a disconoscersi anche negli altri 
punti il carattere di Leonardo sotto V immediata influenza del 
Verrocchio. Cosi il panneggiare ó nella disposizione la più scelta 
e piena di gusto, il getto di pieghe grandiosamente tenuto, alta- 
mente pieno di grazia e di studio è V eccellente riproduzione del 
panneggiare che trova la sua analogia nell' angelo leonardesco 
del Battesimo di Cristo , nei celebri studi del Vinci degli Uffizi , 
del Louvre, ecc., che appaiono quali studi preparatori pel dipinto, 
ma già si discernono in origine nelle opere del Verrocchio, par- 
ticolarmente nei dipinti. Cosi dicasi per le figure giovanili , per 
la posa, per la movenza. 

La prateria fiorita davanti al palazzo , nella cui ombra Maria 
si trasse a quieta lettura, ò nella fedele ed amorosa ri produzione 
della natura, nella disposizione piena di gusto dei fiori, il modello 
di una di quelle piantagioni che sbucano dalle aride roccie nella 
vierge mix roche rs. 

Per la magica lontananza del fondo il maestro prese ancora 
il motivò dai dintorni di Firenze. 

La valle del fiume che sì apre largamente al mare con un 
porto di città corrisponde al paese del Battesimo di Cristo ed a 
quello della Madonna di Francoforte. 

Un piccolo dipinto di identico soggetto, esistente nella Gallerijx 
del Louvre al N. 15S e segnatovi quale di Lorenzo di Credi, ha 
la più sorprendente analogia con questo degli Uffizi e potrebbe, a 
parere del Bode, essere precisamente un pezzo di predella di piccol 
dipinto di mano del Vinci, opinione, che formulata dapprima dal 
dottor BayersdorfiTer, fu di recente accolta dal LermoliefT (1886). 

Lo studio per la testa di quest' opera si ritrova nella raccolta 
degli Uffizi secondo il Bode, benché peraltro gli studiosi vi muo- 
vano qualche eccezione. Egli trova inoltre che il getto delle 
pieghe, il colorito concordano coW Annunciazione di Monte Oliveto 
e non coi dipinti di Lorenzo di Credi. Nella esecuzione poi ab- 
bastanza fau^ile e spiccia egli troverebbe un lavoro preparatorio 
per opera più grande. 



BIBLIOGRAFIA. 129 



Passa successivamente il Bode ad esaminare un piccol dipinto 
del Magazzeno degli Uffizi , già scelto da anni per le pubbliche 
gallerìe, il quale sta cosi vicino sotto ogni rapporto ai due di- 
pinti d* annunciazione, che parimenti esso deve ritornare a Leo- 
nardo , se pur anche non segna un' epoca ancor più primitiva 
del suo sviluppo. Il piccolo dipinto reca il profilo a sinistra d'un 
giovane paludato, con una ghirlanda che orna la sua rossa ca- 
pigliatura; dietro si svolge un paese dirupato collo sfondo del 
mare. Il profilo, dice Y A., ha interamente il tipo del Leonardo, 
proprìo come si trova in diversi disegni, particolarmente a Vindsor. 
D paesaggio corrisponde al fondo del dipinto dell'annunciazione ; 
nelle forme delle rupi si avvicina di già al paesaggio della Virge 
avx rochers. Il colorito vischioso ed il tono bruno-scuro sono 
parimente caratteristiche proprietà dell'opera giovanile leonardesca, 
come pur anche lo speciale trattamento della capigliatura. 

Come già nell' Annunciazione degli Uffizi il colorito , special- 
mente il tono straordinariamente chiaro della carnagione tradisce 
l' imitazione del Verrocchio , cosi ciò è ancora più notevole nel 
ritratto di una giovane ragazza nella Galleria del Principe Lich- 
lenstein a Vienna (N. 38), dov' esso finora è rimasto quasi sco- 
nosciuto (1). Waagen ha pel primo pronunciato il nome di 
Leonardo nei suoi € monumenti dell' arte a Vienna > (p. 276) ; 
purtroppo però lo pronunciò solo come una congettura e colla 
restrizione che « per lo meno però poteva esser attribuito ad uno 



(1) Questa parte del lavoro delPA. rai ha fatto provare una delle maggiori 
soddisfazioni che uno studioso possa ambire. Trovandomi nelfSS in Vienna e 
viditaodo la Gallerìa Lichtenstein, sentii vivissimo interesse per lo appunto nel 
contemplare cotesto ritratto dal tono latteo e nel mio intimo sia dalla prima 
impressione, sia dall* attento esame, si formò il convincimento che mi stava 
innanzi un' opera di Leonardo. Mi rammento anzi che richiesi il vecchio 
^^'^^^e che mi accompagnava del perchè non si facesse questa re$tituzione, 
^ che con certo fare incredulo egli mi rispose « difatti vi son degli studiosi 
che voglion che questo dipinto sia del Leonardo, ma.... » 

^»^. Star. Lomh. — Anno XV. 



130 BIBLIOGRAF.A. 



dei migliori allievi di Leonardo , forse al Boltraffio. » 11 nuovo 
catalogo del Falke di questa Galleria già di nuovo s* allontana 
dalla giusta attribuzione là ove ritiene di migliorar il battesimo 
del Vaagen coli' avvertenza < forse più giustamente Gianantonio 
Bazzi. » Entrambi i nomi di Boltraffio e Sodoma non possono ad 
ogni modo esser proprio presi in considerazione dopo un esame 
anche puramente esterno; il costume è cioè fiorentino, come lo 
si portava verso il 1480. Uno sguardo agli affreschi del Ghir- 
landaio, basta per convincersene. Si confronti air incontro questo 
dipinto col ritratto del Verrocchio di giovane donna del Museo 
di Berlino (1) , come pure col busto nel Bargello e con quello 
di Dreyfuss , ne risulterà cosi evidente la parentela , che quasi , 
dice r A. , non mi rimane più che da provare perchè io, non 
ascriva il dipinto di cui ora discorro al Verrocchio, ma lo dia 
invece al suo scolaro Leonardo. 

E qui il Bode si ferma a dimostrare come V analogia leonar- 
desca non consista soltanto nei caratteri esterni del costume e 
deir acconciatura, ma bensi nel complesso, nelle forme, nel modo 
con cui la testa posa sul collo ben costrutto , nel modo di tener 
la testa, nella forma del viso alquanto molle, negli occhi a man- 
dorla e semi-aperti con grandi palpebre, nella bocca strettamente 
chiusa , neir espressione dello sguardo. Del pari è pur anche la 
chiarezza della carnagione in questo ritratto femminile, dal viso 
bianco-latteo, e la maniera con cui persino le ombreggiature vi 
son tenute chiare , è tuttociò che forma un segno caratteristico 
pei dipinti del Verrocchio. Ma in verità concorda ancor più in 
tutti cotesti punti colla più volte citata Annunciazione del Leo- 
nardo; e, come là, qui pure traspare il genio del grande scolaro 
mercé la grandiosità del complesso^ la libertà e maestrìa della 
pratica pittorica nella nuova tecnica ed il talento nel disegnar la 
figura di color eburneo davanti al fantastico cespuglio verde- 
scuro, che lascia penetrar lo sguardo sopra un limpido e lucente 
laghetto in un paese coltivato a giardino. 

(1) Cioè il ritratto recante riscrizione... piansi già queUo chMo volli.... e 
sul quale nelle precedenti pagine richiamai 1* attenzione del lettore. 



BIBLIOGRAFIA. 131 



Si sofferma quindi V A. ad esaminare se la giovane donna 
ritratta in cotesto dipinto della Galleria Lichtenstein non sia la 
Ginevra de' Benci della quale, appunto secondo il Vasari , Leo- 
nardo fece il ritratto. Conchiude infine come in questo meravi- 
glioso, facile studio dal vero, ove si collega pure V attrattiva del 
genio consapevole del suo futuro sviluppo, in quest'opera adunque 
siano superate quasi trastullandosi le durezze, che quali traccie 
di faticoso conato traspaiono ancora nella maggior parte delle 
opere del maestro di Leonardo (1). 

Ripigliando poi ancora V argomento il Bode avverte una cir- 
costanza assai notevole, che cioè questo dipinto relativamente alla 
tecnica ha caratteristiche diverse da quelle dei posteriori dipinti 
più noli del Leonardo, i quali recano ombreggiature nerastre. Qui 
air incontro è straordinaria la chiarezza della carnagione dalla 
tinta eburnea, persino nelle ombreggiature, il color ad olio è di 
una vischiosa consistenza ed il verde del paese è profondo ed è 
annerito fortemente col tempo. 

E siccome poi il Leonardo lasciò un cosi gran numerp di 
molteplici disegni, nei quali non solo puossi rintracciare le opere 
lasciate incomplete e quelle scomparso, ma puossi anche assor- 
gere allo studio dello sviluppo giovanile del maestro, non manca 
il Bode di soffermarsi intorno ad alcuni disegni che ci mostrano 
il Leonardo ancor in stretta correlazione col suo maestro Verroc- 
chio ed accennano alla origine verrocchiana del tipo di bellezza 
femminile, che, sviluppato dal Leonardo da questi prese il quali- 
ficativo. Del pari provano i disegni giovanili del Leonardo come 
egli abbia pur studiato ripetutamente il tipo del Colleoni giun- 
gendo persino a farlo proprio e cosi pure come pel suo studio 
del monumento allo Sforza non solo abbia utilizzato il modello 



(l) Il che del resto non fa impallidire il valore del Verroccbio, ovvio es- 
s^o che del suo accumulato conato trasse profitto il suo grande allievo, il 
<{uale non ebbe più a rifare la dura strada del perfezionamento delf arte 
pittorica dal punto in cui 1* aveva trovata il Verroccbio a quello in cui il 
''Medesimo V aveva portata. 



132 BIBLIOGRAFIA. 



del SUO maestro pel Col leoni, ma abbia persino copiato quelle pic- 
cole figure equestri che ancor si conservano nel libro degli 
schizzi attribuito al Verrocchio. 



Dopo di aver ancor accennato alla traccia dell' influenza del 
Verrocchio sul grande suo scolaro nelle figure di puttini (nella 
Vierge aux rochers ed in parecchi disegoi) , sugli angeli , sugli 
studi dal vero, sui paesaggi, il Bode dedica un paziente studio 
critico intorno ad una tavola che in questi anni addietro fu già 
oggetto di discussioni nei periodici artistici tedeschi. 

Trattasi di una tavola d'altare in legno di pioppo italiano alta 
ra. 2.32 e larga m. 1.83 , stata acquistata dal Museo berlinese 
nel 1821, catalogata dal Waagen nel 1830 quale opra della scuola 
milanese sotto l'influenza di Leonardo da Vinci e relegata nel 1843 
in un corridoio. Ivi rimase nascosta dai quadri , che le venner 
successivamente addossati ; fino a che , anni sono, il magazzeno 
o corridoio fu vuotato ed il dipinto, riapparso alla luce, diventò 
nuovo argomento d' esame, a tal segno che nel 1884 fece ritorno 
nelle sale del Museo berlinese. 

Rappresenta questo dipinto \b. Risurrezione. TI Salvatore glorioso 
ascende al cielo e, genuflessi ai due lati, stanno in ammirazione 
San Leonardo e Santa Lucia. Il fondo è costituito da tìn pae- 
saggio di rupi , che nella parte sinistra si svolge in una valle 
bagnata da un tortuoso e lucente fiume , sulle cui sponde sorge 
una città. 

Il Bode narra che egli ebbe sin dalla prima impressione Tin- 
luizione che cotesta fosse opera del Vinci , impressione che gli 
si tramutò poi in convinzione allorquando alcuni documenti antichi 
vennero a convalidare i risultati di pazienti e lunghe considera- 
zioni stilistiche. 

Dirò sinceramente che, a parer mio, sulle opere le quali appar- 
terrebbero a certi autori che una regione ha quasi fatti suoi ed 
i studiosi della quale diuturnamente discutono , è concesso a 



BIBLIOGRAFIA. ^ 133 



questi Studiosi più libera discussione, anzi è concessa tanto più se 
Tesarne si limita allo scopo di conchiudere se cotali opere siano o 
non suscettibili di appartenere alla maniera di quegli autori. 

Mentre quindi nella discrepanza delle autorità do) la critica in- 
tomo ad alcune opere che il Bode ascriverebbe all' attività gio- 
vanile di Leonardo, mi limitai a semplici considerazioni, pur ri- 
conoscendo la dottrina e verosimiglianza delle ragioni date dal 
Bode, in questa discussione sulla tavola della Risurrezione mi 
faccio ardito ad esporre il mio avviso se V opera possa o non 
attribuirsi, ascriversi, al ciclo delle creazioni dell' attività milanese 
di Leonardo. 

Importa anzitutto eh' io ricordi in succinto su quali considerazioni 
stilistiche e su quali documenti il Bode si appoggi. 

Cita il Bode parecchi disegni ed opere che posson giovare al 
confronto per la figura del Salvatore , tra altri uno studio o di- 
segno annunciatogli da L C. Robinson ed esistente nella raccolta 
Malcolm. Cita pure altri confronti pel San Leonardo e segnata- 
mente un disegno a matita rossa nella raccolta del Louvre. Cosi 
ancora per la Santa Lucia, nella quale egli trova un sapore tutto 
Leonardesco che ricorda la Gioconda e Sant' Anna. Quanto al 
complesso poi dell' opera egli avverte il carattere prettamente 
leonardesco del panneggiare e l' indipendenza della composizione, 
r assenza dei guardiani del sepolcro e la forma triangolare della 
composizione, dipoi adottata da Raffaello. 

A proposito dei confronti dei disegni va notata 1' avvertenza 
dell' A, intorno al carattere di autenticità dei disegni del Vinci e 
la sua conclusione che il sommo pittore faceva i suoi studi e schizzi 
spediti tanto colla destra che colla sinistra o meglio disegnava 
colla sinistra quasi tutte le teste o figure rivolte a destra e colla 
mano destra quelle rivolte a sinistra. 

I^ seconda parte delle ragioni stilistiche sviluppata dal Bode 
concerne la tecnica o fattura che, ben a ragione, egli avverte il 
più sicuro segno di riconoscimento della originalità di un dipinto. 
E siccome il Bode tratta questa parte con argomenti prettamente 
personali, stimo necessario tradurre materialmente il passo : 



134 BIBLIOGRAFIA. 



« Lo Stato incompiuto della maggior parte delle opere di Leo- 
« nardo, delle sue varie età , ci permette di penetrar cosi com- 
« pletamente nella sua tecnica pittorica come ben poco ci é con- 
« cesso per Ja trattazione di altri artisti : noi seguiamo i suoi di- 
« pinti dalla semplice preparazione (sottostrato) brunastra , come 
« nel S. Gerolamo e nell'adorazione dei Magi, alla sotto dipintura 
« con colori locali , come nel ritratto d' uomo della Ambrosiana 
« e nella Madonna della Grotta di Londra e finalmente al com- 
« pimento della Mona Lisa , che V artista , non mai contento di 
« sé , mai volle dar per terminata , benché ci sembri , almeno 
« nelle sue parti principali, già più che terminata. È caratteristica 
€ nelle opere compiute di Leonardo una fluidezza dei colori al- 
€ quanto vischiosa (eccezion fatta dei primieri dipinti che hanno 
« una applicazione del colore più asciutta e pastosa) , i quali 
« colori sono striati da una rete di numerose , fine e regolari 
< screpolature , che lascian apparire i colori press' a poco come 
« il cracquelé della porcellana chinese. Siccome ciò nonostante la 
€ applicazione del colore é proporzionatamente sottile, cosi queste 
€ screpolature si sono evidentemente formate per mezzo di una 
« vernice di tono caldo, colla quale V artista passò sopra i freddi 
« colori, prima che questi fosser del tutto asciutti. Si trova spe- 
€ cialmente questo genere di cracquelé nella carnagione , dove 
« esso però non turba in alcun modo, accresce molto più l'effetto 
« della realtà ad una certa distanza mentre lascia apparire la pelle 
« come porosa e solcata. Tutto questo appare precisamente, come 
« l'osserviamo nei ritratti della Crivelli e di Mona Lisa, anche 
« nella nostra risurrezione. E nella stessa guisa che, in quelli e 
« nella maggior parte delle già accertate opere di Leonardo , 
« r effetto di alcuni colori nelle ombreggiature coli' annerirsi loro 
« ne risultò alterato ed intorbidito , cosi accade pure in questa 
« tavola specialmente nel manto di S.ta Lucia. Anche la propria 
« alterazione del colorito della carnagione in un rosso-violaceo , 
« che in parte già appare nella Mona Lisa ma ancor più nel 
4C cosi detto Bacco del Louvre in forza del crescere del violetto- 
« ferro , appare nella risurrezione del San Leonardo e maggior- 



BIBLIOGRAFIA. 135 



€ mente ancora, proprio perturbante, nelle parti delia carnagione 
€ della Santa Lucia. Dove la superfìcie del dipinto è ancora ih- 
€ tatta, il colore ha pure il bel effetto smaltato proprio di Leo- 
€ nardo, specialmente nella testa e nel panneggiamento di Cristo, 
e e poi anche in parte nelle vesti dei due santi. » 

Il documento letterario infine che convalidò pel Bode la sua 
convinzione, sarebbe la citazione fatta dal Torre di questo dipinto 
nel suo ritratto di Milano donde risulta che nel 17^ secolo si 
trovava nella chiesa di Santa Liberata nelle vicinanze del castello 
di Milano. 

Ora, alla mia volta, mi arrischierò ad alcune obbiezioni e con- 
siderazioni. 

Anzitutto ho trovato che TA. si era data poca briga in questa 
sua ripetizione di dissertazione , ripetizione che porta la data 
del 1887, delle molte obbiezioni mossegli dalla critica artistica (1). 
Una confutazione dello principali opinioni contrarie avrebbe assai 
giovato non solo all' argomento in questiono ma pur anche alle 
discussioni di principio. 

Mi permetterò inoltre di avvertire che : 

r. assai discussa la genuinità Vinciana dei disegni presi a 
prova del suo asserto e sovra tutto del disegno della raccolta 
Malcolm, del resto, ammesso pure che i disegni sian del Leonardo, 
ciò non basta a stabilire ed accertare che il dipinto sia davvero 
del Leonardo. Quante opere non abbiam noi della scuola leonar- 
desca che trovan la loro prima origine in disegni od in dipinti 
esistenti o scomparsi del grande maestro ! Con questo ragiona- 
mento si dichiarerebbero ^el Vinci tutte le ripetizioni di scuola. 
Air incontro , di recente , il dottor Frizzonì (2) rendendo conto 

(1) Per tacere delle critiche déiV Atheneum e dell' Art ricorderò che di 
questa tavola si occuparono : 

Il Kunstfreund. ^ Anno 1^, N. 5, art. del Sbidlitz con lettera del pro- 
fessore Lance. La Kunstchronik nella sua 20^ annata nei numeri 11, 15, 
25, 44 e 45, art. di Rosenberg, Hbyden e Riciiter. 

(2) Nella Kunstchronik, 23** anno, N. 1. 



136^ BIBLIOGRAFIA. 



delle novità della Galleria Nazionale di Londra, richisLmava Tat- 
tenzione sulla tavola la Vierge aux rochers, identica a quella del 
liouvre è vero, ma probabilmente di artista lombardo della scuola 
del Vinci. 

Di tanti disegni certi del Vinci non se ne conosce poi alcuno 
che risponda alla tesi della duplice maniera di tratteggiare a 
destra o sinistra a seconda del lato cui son rivolte le figure. Tutti 
quelli che ho esaminato testò e in originale e in fotografia son 
trattati in una maniera sola, in quella sinora conosciuta. Sarebbe 
quindi bene che Y A. ne facesse un elenco distinto ad appoggio 
della sua nuova teoria. 

Relativamente poi alle ragioni stilistiche, nelle quali il chiaris- 
simo Bode, dimostra tanta intuizione nella parte relativa alle 
opere del Verrocchio ed alle giovanili del Vinci , confesso che 
provo una vera titubanza nella parte relativa alla tavola della 
RUurrezione del Museo di Berlino (1). 

Ne volli dar la traduzione appunto perché dubitai di me stesso, 
della sincerità o chiarezza del mio modo di sentire e pensare. 

Provai davvero meraviglia nel leggere tutta una nuova teoria 
sul sistema o procedimento tecnico del Leonardo, il quale avrebbe 
eseguito i suoi dipinti in guisa da ottener quelle screpolature che 

(1) Aggiungo ancora, in fatto di osservazioni stilistiche, che mentre il Bode 
mantiene al Leonardo il ritratto d* uomo dell* Ambrosiana e lo dà come 
Mpecimen dei suoi lavori preparati a sotto dipintura , con colori locali , qui 
in Lombardia non v* ha più studioso che persista nella attribuzione al Vìnci. 
Da anni si convenne che il dipinto non è e non può essere e non è degno 
del Leonardo, i)er quanto opera pregevole, ma di carattere e fattura ben 
diversa. 

Anche in un altro passo più innanzi il Bode aveva rammentato quale opra 
del Vinci il ritratto di Beatrice Sforza dell* Ambrosiana, ritratto che è invece 
ài Bianca Maria Sforza e fu eseguito dal De Predis e ad ogni modo non 
potè mai essere del Vinci e per la maniera e pel carattere, tagliato qual*è 
seccamente colle forbici ed applicato sul fondo, mentre non esiste né una 
tavola, né un disegno di Leonardo che provi abbia egli mai ideato una figura 
non ammorbidita, non fusa nell* ambiente, nel fondo, una figura secca anziché 
raddolcita nei contorni. 



BIBLIOGRAFIA. 137 

sinora apparvero e nelle opere Vinciane e ia tutte le opere antiche 
(sempre con caratteri distinti s' intende) quale semplice effetto 
del tempo. 

Sarà -vero , positivo , V asserto del Bode ; ma mi sia concesso 
rìmaneme assai impressionato. 

Che il chiaro Autore avesse sostenuto che le screpolature nei 
dipinti del Vinci si verificano diversamente che non nelle opere 
degli altri artisti, che perciò identiche screpolature provino identico 
pittore, niente di nuovo. Su ciò mi basai io pure mesi sono per 
la restituzione di un dipinto a Bernardino Luini. Ma la teoria di 
screpolature ottenute dall' artista stesso sarà, per quanto positiva, 
di assai difficile accoglimento. 

Ora possono le ragioni stilistiche messe in campo dalVA. con- 
fermare r origine Vinciana della tavola della Risurrezione ? 

Le screpolature che egli osserva , siano effetto originario od 
effetto dell' alterazione del dipìnto , non presentano , nelle poche 
parti non ritoccate (1) , stretta concordanza colle screpolature 
delle più certe opere del Vinci, ad es., del ritratto della Gioconda. 
L'alterazione delle tinte della carnagione in un rosso-violaceo 
non é propria ed esclusiva delle tinte del Vinci. Quante opere di 
scolari leonardeschi non presentano quest' analogia? L'Ambrosiana 
e la Pinacoteca Braidense sarebbero in tal caso ricche di pa- 
recchi originali del Vinci! 

Se la figura poi del San Leonardo presenta carattere grandioso, 
quella di Santa Lucia nell' ampia Silhouette tradisce più influenza 
veneziana della maniera del Palma che non influenza leonardesca. 

Confesso poi che a stento mi persuado come avrebbe mai il 
Vinci potuto tracciare le due mani di questa Santa cosi strana- 
mente disegnate nel loro incrociarsi , al punto di formare lo 
sgraziato contomo di due alo appiccicate l' una all' altra. 

Chi osservi inoltre la figura del Cristo dalla testa cosi larga e 
banale , la intera corporatura tozza e sgraziata , di leonardesco 
non troverà che il modo di gettare il panneggiamento. 

(1) La testa del Redentore, specialmente, o nella figura di San Leonardo, 



138 biblio(;rafia. 



II fondo di paese inoltre , come fu giustamente osservato dai 
critici, presenta una miscela delle forme basaltiche e dolomitiche, 
che Leonardo trattò bensì ma sempre distintamente; e la maniera 
poi colla quale ò eseguito il sarcofago, e son trattati i fiorellini 
che risaltano sul sarcofago e sul lago , rammenta ben più una 
preoccupazione fiamminga che non il fare leonardesco. 

Queste mie osservazioni mi feci ardito di esporre perché, mentre 
il eh. Bode a prima impressione del dipinto fu persuaso di aver 
innanzi un' opera del Vinci, a me principiante a prima impressione 
della fotografia si formò V intuizione di un' opera incerta, magari 
lombarda ma non del Vinci. 

Il eh. Autore con idea preconcetta cercò, studiò ogni elemento 
probante, confermante la sua intuizione. 

Dal canto mio lessi quanto fu scritto prò e contro, mi ritufTai 
nello studio delle opere e dei disegni leonardeschi e per quanto 
io abbia fatto per riavvicinarmi all'opinione di quell'autorità 
critica non ci sono riescito. 

Probabilmente il mio studio rappresenta una forza, una traiet- 
toria esagerata ed ò opposta e divergente da quella del eh. Bode. 
Altri adunque cerchi la risultante di queste due forze e forse 
troverà la verità. Ad ogni modo avverto che mentre il Bode 
neir importante studio di restituzione di opere del Verrocchio e 
di opere giovanili del Vinci dimostrò esser rimasto nell'ambiente, 
nello studio della tavola della risurrezione si mantenne lontano, 
nella brumosa Berlino. Porti il quadro nel suo ambiente, a Pa- 
rigi ed a Milano tra le opere certe del Vinci e poi.... 

Giulio Carotti. 



BIBLIOGRAFIA. 1»S9 



Guida del Famedio nel Cimitero Monumentale di Milano, — 
Edizione riveduta. — Milano, G. Galli, Libraio- Editore, 1888. 
— Un volume di pag. 216, con fotografia e pianta del 
Famedio. 

A chi ama gli studi di storia patria e ne segue con vivo in- 
teresse le pubblicazioni , che più o meno direttamente vi si rife- 
riscono, deve senza dubbio tornar gradita questa Guida del 
Famedio, che per cura del Municipio venne or ora pubblicata 
in una nuova edizione, elegantemente illustrata. Fin da quando 
si iniziarono i primi studi per designare i nomi dei cittadini 
degni delle onoranze del Famedio, la Commissione eletta a tal 
uopo dal Municipio deliberava di raccogliere in un volume brevi 
cenni biografici intorno agli illustri Milanesi, e ne affidava 
l'incarico al suo Relatore, Conte Emilio Belgioioso. Tale fu 
r origine del volume, di cui vogliamo brevemente occuparci. 

Sebbene codesto fosse un lavoro di compilazione, e più che 
agli eruditi dovesse servire alla maggioranza dei cittadini, non 
era però senza difficoltà, come forse potea sembrare ad alcuno; 
e la difficoltà stava appunto nel raccogliere con sapiente parsi- 
monia le notizie biografiche, ed esporle con forma semplice e 
popolare, ma non senza eleganza. Il Belgioioso ha saputo de- 
gnamente corrispondere all' importanza dell' argomento ed alla 
fiducia dei Colleghi. 

Alle notizie biografiche il Conte Belgioioso ha saviamente 
pensato di premettere alcune pagine, in cui narra brevemente, 
quando sorgesse il primo pensiero di elevare un Panteon o 
Famedio milanese, e come dopo non poche vicende il progetto 
avesse il suo pieno compimento. Il primo disegno di un Panteon 
risale al 1809, quando il Viceré d'Italia, Eugenio Beauharnais, 
pubblicava dal quartier generale presso Comorn (22 giugno) il 
Decreto : che la sepoltura dei cittadini segnalati alla patria 
nelV esercizio delle prime dignità e magistrature , nelle cariche 
civili o nel coltivare le scienze e le arti dovesse trovar luogo 



140 BIBLIOGRAFIA. 



nella Chiesa del Foppone, convertita in Panteon italiano. Le 
prime onoranze furono decretate al valoroso generale Pietro 
Teulié. Caduto il Regno d'Italia,» fcadde in oblio anche il De- 
creto Vicereale , né più si pensò ad un Panteon cittadino , finché 
nel 1869, proseguendosi i lavori del Cimitero Monumentale, 
parve al Municipio, che fosse ormai venuto il tempo per effet- 
tuare un disegno da tanto tempo vagheggiato. Tre Commissioni 
furono nominate dal 1869 al 1886 dal Municìpio, dapprima per 
determinare il luogo del Famedio e le norme fondamentali per 
la sua costruzione, e quindi per designare i nomi degli illustri 
uomini, che vi avessero onoranza di iscrizioni o di monumenti. 
Dopo molti studi e discussioni veniva dal Consiglio Comunale 
approvato il Regolamento in 10 articoli, che la Commissione 
aveva elaborato. Le proposte della Commissione sono informate 
a savi principi e rivelano uno studio amoroso ed imparziale 
delle patrie vicende. La distinzione delle onoranze fra ì cittadini 
illustri e benemeriti, come fra i cittadini e gli ospiti, e la divi- 
sione delle pareti del Famedio in tre zone, che rispondono a 
tre grandi periodi nella storia del Comune, il primo dalle sue 
origmi fino alla metà del secolo XVIII, il secondo dal 1750 
al 1850, e l'ultimo dalla metà di questo secolo in poi, è assai 
opportuna e risponde egregiamente allo scopo che si volea 
raggiungere. Anche per la scelta dei nomi e per la loro clas- 
sificazione in diversi gruppi, la Commissione va lodata assai 
per aver saputo fare un' equa parte a tutti gli elementi , apprez- 
zando con sapiente criterio le opere dell' ingegno e le virtù 
dell'animo, i servìzi resi all'intera nazione, o in più modesta 
sfera alla città natale. 

Se non che da una parte l' angustia dello spazio disponibile 
e dall' altra il desiderio di riunire in gruppi e con certa sim- 
metria i nomi dei cittadini e degli ospiti, rendeva più difficile 
il lavoro ; mentre poi la diversità dei criteri , con cui si possono 
estimare i meriti degli uomini, potea condurre ad esclusioni od 
ammissioni, che forse ad alcuni non paiono giuste. Sulla scelta 
dei nomi più illustri non potea cader dubbio ; ma piuttosto in- 



BIBLIOGRAFIA. 141 



' ' \.K* 4 ' I 



I •■ 



torno alla celebrità di secondo ordine > di cui soltanto .una parte 
potea trovar posto nel Famedio. Cosi , per citare qualche esempio, 
parmi che fra i cittadini , se non illustri , almeno benemeriti , si 
dovesse inscrivere il noipe del Padre Ermene^ldo Pino, che 
coltivò ad un tempo la filosofìa, la fisica e la mineralogia, 
foDdò la prima cattedra di idraulica e di idrostatica in Lom- 
bardia, e istituì nel 1813 il più ricco museo di storia naturale C/^3* '^fo^ì* 
che allor fosse in Milano ; ò il nome del valoroso Giambattista 
Martelli, che per le poetiche versioni della Vergine una di ,' Jj 
Spencer, del poema Roderigo di Southey e delle Odi xli Collins 
merita di essere collocato fra i più eleganti verseggiatori del 
secolo XIX*. E fra i nomi dei 64 ospiti, che nati fuor di Mi- 
lano, per opere in questa compiute ci acquistarono fama e 
heneTnerenza (Art. 3*^), e che, come già i profughi greci in 
Italia, ricambiarono l'ospitalità colla scienza, non dovea scor- 
darsi il Petrarca, che, ospite festeggiato dai Visconti, illustrò 
cogli scritti e colle opere la città nostra ; e queir Angelo Mai, 
che alla Biblioteca Ambrosiana accrebbe rinomanza colle sue 
immortali scoperte. Ospiti più illustri del Petrarca e del Mai non 
so davvero , se possano con più degna compiacenza vantare 
altre città di Lombardia. Codeste omissioni non tolgono però, che 
il lavoro della Commissione Milanese sia degno di molta lode, 
e meriti di essere studiato dagli altri Municipi italiani. 

Né minor lode vuoisi dare al Conte Belgioioso, il quale rac- 
colse con molto amore le notizie biografiche degli illustri Mila- 
nesi e le espose con brevità efficace e con semplice eleganza 
di stile. Nel compiere questo lavoro, che dovea servir di guida 
ai visitatori del Famedio, ciò che veramente importava si era 
di mettere in luce i titoli speciali di benemerenza, che valsero 
gli onori del Famedio, e di esporre con qualche larghezza la 
biografia di quegli uomini, che per l'indole degli studi e per 
le opere loro son più noti alla schiera degli eruditi, che alla 
"Maggioranza dei cittadini. Degli uomini altamente famosi, come 
S. Ambrogio, i due Borromei, il Beccaria, il Parini, il Man- 
zoni e molti altri , bastavano pochi cenni. Questi criteri guida- 



142 lilBLìOGRAFIA. 



rono appunto il Belgioioso nel dettare le sue biografie, le quali 
tanto più si allargano, quanto più J>i tratta di uomini non molto 
popolari, ma pur benemeriti della nostra città, forse più di 
molt' altri, il cui nome suona glorioso da un capo all'altro 
della, penisola. Con savio pensiero aggiunse ad ogni biografia un 
cenno delle fonti storiche, antiche e moderne, a cui può ricor- 
rere chi voglia procacciarsi più ampie notizie od appurare la 
verità delle cose. Una bella pianta dell' edificio nelle sue linee 
perimetriche, ove si può facilmente rilevare nei colori la distin- 
zione delle tre zone, superiore, mediana ed inferiore, rende più 
agevole agli studiosi la ricerca dei nomi illustrati. 

Codeste brevi biografie son 218, quanti sono appunto i nomi 
degli uomini illustri , che nel civico Famedio son ricordati o con 
semplici iscrizioni o con medaglioni o con erme e busti. Per 
chi ha vaghezza di sapere, in qual modo si possano aggrup- 
pare, secondo, la diversità degli studi e delle opere, i nomi 
degli illustri Milanesi, noterò che 23 appartengono alla classe 
degli Architetti ed Ingegneri, 21 a quella degli Storici e Cro- 
nisti, 19 a ciascuna delle tre classi dei Benefattori, dei Capi- 
tani e Magistrati e dei Pittori, 18 ai Medici, 15 ai filosofi e 
Giureconsulti, 14 alla classe dei Pontefici e Arcivescovi e a 
quella dei Poeti, 13 ai Matematici, Fisici e Naturalisti, 12 ai 
Letterati ed Economisti, 11 agli Scultori ed Artisti diversi, Sai 
Principi e ai Podestà. La schiera più esigua è quella degli Ar- 
cheologi (5), dei Musicisti (4), e dei Tipografi (3). So i numeri, 
come scrisse Goethe, non solo governano il mondo, ma dimo- 
strano altresì come il mondo è governato, queste cifre potreb- 
bero offrir materia di studi e di curiosi raf^onti. Ma poiché fra 
i 218 illustri v' hanno 64 ospiti , che la fortuna degli eventi 
condusse a Milano, le deduzioni che se ne avessero a trarre, 
sarebbero fallaci; e poi chi non sa, che l'interpretare le cifre 
statistiche è un' impresa assai difficile e piena di pericoli ? 

Benedetto Prina. 



BIBLIOGRAFIA. 143 



^ 

Milano nel setiecenlo, giusta le poesie , le caricature e altre tu- 
stimonianze dei tempi. Studio di Giovanni De Castro. — 
Milano, Fratelli Dumolard editori, 1887. Un voi. di pag. 420. 

Illustrare colla scorta delle poesie popolari, delle caricature e 
di altre testimonianze dei tempi la storia di Milano e della Lom- 
bardia, specialmente negli ultimi due secoli, ecco l'intento che 
si propose il valoroso De Castro con una serie di pubblica- 
zioni (1), che furono accolto con favore da' suoi concittadini. 
Dopo di aver narrate le vicende di Milano, dalla Repubblica Ci- 
salpina fin alla caduta del primo Regno d'Italia, il De Castro in 
questo volume ce ne tratteggia le condizioni politiche, morali e 
letterarie nel secolo XVIII, le quali ci spiegano in gran parte 
le cause dei grandi mutamenti, che seguirono dal 1789 al 1815. 
Codeste pubblicazioni del professore De Castro hanno fra loro la 
più stretta attinenza; anzi può dirsi, che costituiscono un solo 
ed armonico lavoro. 

Il concetto, che guidò l'Autore, non v' ha dubbio, che risponde 
alle nuove esigenze degli studi storici, e può essere, quando sia 
bea inteso, fecondo di utili risultamenti. Le poesie popolari, al 
pari delle caricature, sono una delle fonti più ricche e più pre- 
ziose, a cui può attingere lo storico, che voglia ritrarre di un 
popolo non solo le politiche vicende, ma i costumi, le abitudini, 
ia vita intima e il carattere nelle sue più sfuggevoli e delicate ma- 
nifestazioni. Mentre gli storici ufficiali, inceppati da mille riguardi 
o bramosi di amicarsi i potenti, ci nascondono spesso la verità, 
il popolo stesso ci vien narrando di giorno in giorno le sue vi- 
cende, i suoi dolori, i suoi entusiasmi e le sue delusioni per 
mezzo di oscuri poeti, o di caricature e disegni, non di rado 

(I) Vedi i tre volumi già pubblicati da G. Db Castro nel. 1879, 1880 e 
1882, editi dai Fratelli Dumolard, col titolo: Milano e la Repubblica Ci' 
Bolpina — Milano durante la dominazione Napoleonica — La caduta 
del Regno Italico, 



144 BIBLIOGRAFIA. 



pieni di verità e di brio, e nella lor rozzezza eloquenti. Però se 
le poesie popolari e le caricature sono talvolta più importanti di 
certe storie menzognere, possono tuttavia indurci in gravi errori, 
quando non si accolgono con prudente cautela e non si sappia 
distinguere ciò che fu dettato dalle vivaci passioni di un giorno 
o dallo spirito di parte, da ciò che veramente risponde al sen- 
timento popolare. Il linguaggio imaginoso della poesia e la pa- 
cata narrazione del cronista hanno un valore ben diverso; e i 
canti popolari non potranno mai , se non associati a molt* altre 
testimonianze y offrire una base sicura ali* edifìcio della storia. 

Chi legge questi lavori del prof. De Castro sulla storia Mila- 
nese, deve riconoscere, che l'Autore, quantunque mostri di tenere 
in assai pregio le poesie popolari, a cui largamente attinge, non 
dimentica tuttavia quei principi di critica storica, di cui or ora 
dicemmo; anzi cerca di coordinare le poesie e le caricature alle 
altre testimonianze dei tempi ed alle storie ufficiali, per modo 
che s' abbia un* idea chiara ed esatta degli uomini e dei fatti. 
Qualche volta però l'Autore, innamorato de' suoi studi e bramoso 
di far parte al pubblico dei tesori da lui scoperti, specialmente 
nella Biblioteca Ambrosiana, abbonda un po' troppo nelle cita- 
zioni e ci riferisce satire o hosinade di ben poca importanza per 
la storia dei tempi. Lasciando nel dimenticatoio, ov' eran rimaste 
finora, alcune bosinade, non ne avrebbe punto scapitato l'opera 
del prof. De Castro, la quale e per la abbondanza delle notizie 
e la viva dipintura della società milanese sarà letta con piacere 
dal popolo e consultata con profitto dagli studiosi. 

Il De Castro narra con vivacità e con brio; e pur non omet- 
tendo il racconto dei fatti politici, che mutarono le condizioni di 
Lombardia, cerca di preferenza gli episodi e quelle particolarità, 
o poco note o affatto nuove, che assai giovano a lumeggiare le 
condizioni del paese e a ritrarre con evidenza l'indole dei tempi. 
È una storia, direi quasi, aneddotica e spesso drammatica, che 
riesce assai piacevole ed istruttiva, al pari delle memorie e degli 
epistolari di uomini più o meno illustri. E la storia di Milano 
nel secolo XVIII offre appunto un campo assai vasto a codesto 



BIBLIOGRAFIA. 145 



genere di studi e di ricerche; e quantunque insigni storici \i 
abbiano già raccolto una messe abbondante ^ non può dirsi, che 
nulla più rimanga a spigolare. 

Le molte poesie, o italiane o vernacole, che il De Castro pub- 
blica ad illustrazione della storia civile, ci rappresentano al vivo 
il carattere dei Milanesi, non molto diversi da quelli d* oggidì; e 
quello spirito mordace e quella fine satira, non disgiunta da una 
certa bonomia, che si ammira nei versi del Porta, aleggia anche 
nelle poesie popolari del settecento e specialmente in quelle di 
colore politico. E per dame un saggio citerò le due quartine di 
an sonetto, con cui i buoni Ambrosiani esprimevano i lor voti al 
Re Carlo Emanuele III di Sardegna, che, occupata colle sue armi 
Milano nel 1733, la considerava ormai come cosa sua. 

Scior Carlo Emanuel, che de Miran 

Fee la figura e l'att de ver patron, 

A vorì regna nel coeur di buseccon 

Osservèe i ben consej d'un artisan. 
Calè i gravezz, fé fa pù gross el pan, 

Fé riforma la razza di mangion, 

Abbiè l'oeugg che avai drizz i Pelandon, 

Né fò cont né marches i scalzacan.... 

Come a' di nostri spiacque a non pochi la mania di ribattezzare 
le antiche vie, cancellando anche que' nomi che ci conservavano 
la memoria di uomini e di fatti a noi carf, cosi gli Ambrosiani 
flel 1786 al veder in parte rimutati i nomi delle contrade, si 
*^tirono come turbati nelle lor tranquille abitudini e sfogarono 
il lor malcontento in satire ed epigrammi, fin in un sonetto cau- 
dato, di cui voglio qui citard, come a conclusione, la parte 
principale. 

No se pò [>ù taso, vuj vojù el goss, 
Per bio passen el segn sti novitaa; 
Coss' è sto muda el nom a tane contraa , 
In denter, sui teri'agg e fin dree ai foss? 

^reh. Stor, Lomh. - Anno XV. 10 



146 BIBLIOGRAFIA. 



Se dis di Cleros la contraa di Boss, 
Se dà el sfrati a la Sozza ionamoraa. 
Se dà el Pont de l'orocch ai Olocaa, 
Se stroppia el nom al borg de San Caloss. 

Mi no soo in sii scompigli come tasen 
Tanci dottor, causidegh e nodee 
Vedend soppressa aneli la contraa di Asen. 

Manch man che al so confront ^e n'è pussee 
Di noster Milanes che se compiasen 
D' cssegh anmò el streccioeu di 2^bedee. 

Benedetto Prina. 



Commentari dell' Ateneo di Brescia. — Brescia, 1885. 

L' Ateneo di Brescia sostiene il buon nome suo con disserta- 
zioni, che toccano i punti importanti di igiene, di economia, di 
storia , che oggi compajono nei Commentarj. Facendo seguito agli 
annunzj che ripetemmo sulle fatiche storiche di monsignor Fé, 
diremo come egli continui il quadro del regime e delle usanze 
nel tempo che precedette la Rivoluzione Giacobina ; con diligenza 
indagò la vita di alcuni di quei signorotti, i Lechi , i Gabara , 
Martinengo.... che circondati di buli, e scavalcando dal territorio 
bresciano al bergamasco, al trentino^ al milanese, al parmigiano, 
segnavano da per tutto orme di prepotenze, di sangue, di beffe, 
di stupri (1). È un prezioso materiale per la storia ultima dei 
feudi, della quale V Odorici neppur sì accorse. 

(1) Di prepotenze signorili raccolse un tristo manipolo negli archivj ili 
Modena Tommaso Sandonnini, raccontando principalmente le sanguinose nsse 
fra i Fontana e i Bellincioni. Lanfranco Fontana si infamò dei più tremendi 
assassini, fino ad inventar una scatola, che inviava a' suoi nemici e che 
aprendosi scoppiava uccidendo o ferendo tutt' in giro. Tollerato dalla fiacca 
e peritosa giustizia , protetto da principi e duchi , potè dimorare qualche 
tempo nel palazzo di Tommaso Marino a Milano; ben più scellerato che 
Bassano Porrone e Bernardino Visconti. ( Un famoso bandito modenese, 
negli Atti della Deputaz. di storia patria modenesi e parmensi, 1887). 



DIBLIOGRAFIA. 147 



E tutto questo volume di Commentarj fa onore alla buona so- 
cietà di Brescia con articoli di economia , di igiene , di arte , di 
storia , ove primeggia una dissertazione del presidente Bettoni 
in cui, sopra V Abissinia, percorse le antiche vicende dì quel paese, 
si ferma con forza ed evidenza sopra le sanguinose ultime lotte 
cogli Egiziani e cogli Inglesi. Farmi opera patriottica lo studio 
dei paesi africani , che può servire e di ammonizione e di emù- 
lezione alla Italia odierna. 

C. 



Un patrizio bergamasco conte palatino e colonnello, — Ber- 
gamo, 1888, pag. 155, in-32. 

Il titolo non ha nulla di aiettante , ma il libretto è curiosis- 
simo anche attraverso a gride, a sentenze, a relazioni , inserte in 
originale. 

Si apre con una scena tragica al palazzotto di Grumello del 
Monte , che si direbbe una contrafazione borghese dell' eroico 
Otello. Poi si svolgono avvenimenti delle case Borelli, Tasca, 
Vertua, Poncino, Martinoni ed altre bergamasche. 

L' Autore ha un' invidiabile ricchezza di notizie , di aneddoti , 
di tradizioni , nelle quali ritrae la vita non invidiabile di quei si- 
gnori sullo scorcio del 1600 e in principio del 1700. 

Primeggia fra essi per braverie e brillanti assassinj e bassi 
delitti Galeazzo Boselli , famoso e tremendo ai suoi giorni quanto 
V Innominato ; bandito dal Veneto non men che dal Milanese ; 
decretate fin 40,000 lire a chiunque lo desse vivo o morto ; pure 
gira qua e là a cavallo del Veneto, del Milanese, del Mantovano, 
ora celato , ora fiancheggiato da buli ; ottiene il favore dei non 
meno ribaldi Signori di Mantova ; serve ora agli imperiali, ora 
al cristianissimo, divenendo conte palatino e colonnello; ma al 
fine è colto dalla giustizia , e mandato a morte in Porta Tosa 
il 24 dicembre 1705, fra un grandioso apparato di truppe, e 
chiuse le porte della città per paura che i suoi fedeli riuscissero 



148 BIBLIOGRAFIA 



a forza a salvarlo, come altre volte V aveano campato dalla Ba- 
stiglia di Parigi. 

L'autore fa avvertire la rozzezza e scorrezione di lettere di 
gran signori e di dame, cui farebbero vergogna quelle di un in- 
fimo soldato. 

E pur notevole come quel ricco spavaldo, che nel testamento 
potò disporre di ingenti somme, si avvilisse al rubare, come fece 
di uno scrignetto, delle cui preziosità abbiamo P inventario. Ove 
r autore nota che in simili imprese lo aveva preceduto un conte 
Francesco Barbiano di Belgiojoso, che di concerto col conte Giorgio 
Benzoni di Crema, e col conte Gironimo Martinengo di Brescia , 
rapivano una donna e con essa 3800 scudi. 

Ghiotti come noi siamo delle particolarità che danno vita alla 

storia, ne siamo grati ali* autore di questo libricino , al fine del 

quale si firma C. Lochis. 

C. 



Carlo Giuda. Girolamo Morord e i suoi tempi, — Torino, 1887, 
pag. 375. 

Del cancelliere Moroni , oltre i 3 grossi volumi di lettere, fu 
tanto scritto e incidentemente nelle storie e in lavori speciali : e 
più volte in questo stesso Archivio si discorse di lui , della sua 
famiglia , del suo fratello cardinale (1) , che da un altro studio 
dovevasi aspettare o un pieno risultato degli stud^ precedenti , o 
una originale esposizione. Insomma , o cose nuove , o dette in 
modo nuovo. 

Lo studio offerto dal sig. Giuda lascia ancora il desiderio di 
una completa monografia del cancelliere Moroni , il quale pò* 
trebbe essere presentato come la personificazione delle teorìe dì 
Nicolò Machiavello. 

(1) Vedi fra gli altri, anno HI, fase. II. La storia del cardinale e T ori- 
ginale del processo fattogli a proposito del Benefizio di Cristo, fu pubbli- 
cata da C. Cantù negli Eretici d* Italia. 



BIBLIOGRAFIA. 149 



E Storicamente e psicologicamente è assai opportuno parsigo- 
nare il segretario fiorentino e il gran cancelliere milanese. En- 
trambi politici 9 r uno in teoria, Y altro in pratica, estrani ad ogni 
coDcetto di moralità, mirando solo al successo, alla riuscita, qua- 
lunque ne fossero i mezzi. Cambiarono di padrone secondo gio- 
Taya, e questo apparve maggiormente nel nostro, perchè fu attore , 
mentre V altro non fu che scrittore. Amavano 1* Italia e deside- 
rarono la federazione de* suoi principi ; e vuoisi fare al Moroni 
il demerito di una congiura, o il merito di una lega italica contro 
Carlo V ; in ogni modo riuscita a suo danno, Machiavello si ado- 
perava per far rivivere le armi italiane , invece degli stipendiati 
forestieri. Il Moroni non cessava di mostrare quanto ai Milanesi 
importasse tenersi amici gli Svizzeri e ben pagarli. £ quando 
svanirono le sue speranze, prese soldo fra le truppe spagnuole , 
e andò coli* Orléans a combattere Firenze , ultimo rifugio della 
parte guelfa e della libertà italiana. Ivi una palla lo colse. 

C. 



^fpere scelte di Benedetto Giovio, — Como, Ostinelli, 1887, un 
volume in folio di pag. XXVI-379. 

Bernasconi Baldassare. Settanta documenti relativi a S. Fedele 
in Como, — Como, Cavalieri e Bazzi, 1887, pag. 76, in-8. 

Barelli. Ponna, opuscolo di 32 pag. — Como, Ostinelli, 1888. 

I^e grandi fittissime pagine di errata basterebbero a difamare 
una tipografia, se la più parte non fossero errori non di stampa, 
^^^\ intelligenza e di traduzione. Vaglia un breve esempio:. 

P^ttdi lagune 

'* Volturena la Valtellina 

** gli altri fra i nostri 

^ovardo Mogunzani Gavardo da Monza 

<^le spalle a danno 

^ Voltaraoati i Valtellinesi 



150 



BIBLiaC RAFIA. 



tal era il nome dei nobili 
ebbero scossa dissennata 
dal suo parente Matteo 
sopra un precipizio 
italiano provenzale 



era questo un titolo di nobiltà 

si gonfiavano 

da Matteo suo padre 

sopra uno scoglio 

italiano dal Friuli 



Il frontispizio non lo dice , ma questa è una traduzione col 
testo a fronte. Vera superfluità quando tanti altri originali sa- 
rebbero a pubblicare ; e chiunque volesse ancora consultare il 
Giovio conosce certamente il latino. 

Quel buon Benedetto Giovio applaudiva al frate Bernardo Ra- 
tegno, che centinaja di streghe mandò al fuoco : 

« Hunc lamiae metuere virum, sagseque potentes, 

< Et si qua est teneros oculis quee fascinet agnos, 

II 

<t Stringebatque dolos et crimina cuncta fateri 

< Impia, et ista dari mandabat corpora flammis. » 

Il traduttore loda il signor Cencio Poggi per aver riveduto la 
buccia della sua versione. Ma ciò avrebbe dovuto fare prima di 
darla cosi scorretta al pubblico. Che del resto non se ne in- 
carica. 

Meglio avvisato fu il sacerdote Baldassare Bernasconi , che 
volendo pubblicare settanta documenti relativi alla chiesa di 
S. Fedele, chiese lumi, ajuti, aggiunte da « un venerando bene- 
merito delle scienze archeologiche » (Barelli) da un suo « amico 
appassionato cultore di cose comasche > (Cencio Poggi), e potè 
formare un libretto sufficiente sopra quel prezioso monumento di 
stile lombardo, che è la chiesa di S. Fedele. I settanta documenti, 
dei quali il più vecchio non risale che al 1183 , non sono dati 
per esteso, eccetto uno, gli altri in estratto come regesti. E recano 
qualche lume anche sulla chiesa di S. Eufemia dell' Isola Co- 
macina. 

Il quassù accennato canonico Barelli , diligente e fortunato 
cultore delle antichità comasche, pensa che « le monografie re- 
gionali sono d' inestìmabìl vantaggio per la storia, e non si avrà 
mai una storia nazionale perfetta senza l'ajuto di quelle. Coerente, 



BIBLIOGRAFIA. 151 



egli descrisse la terra di Ponna a Vali' Intel vi, radunando ricordi, 
indizj di antichità, di stima, di prosperità, di decadenza, e mo- 
strando quanto sarebbe e desiderabile e facile il far altrettanto 
ciascuno pel paese ove nacque. 

E necessario che noi esprimiamo il nostro assenso ? (1). 

T. 



Arehicio Storico dell' Arie, diretto da Domenico Gnoli. — Roma, 
Pasqualucci. 

Questo periodico scientifico è già stato salutato dalla stampa 
e gradito dagli studiosi: viene a soddisfare ad antiche e ripetute 
aspirazioni della critica e della storia dell' arte. 

Mentre gli atti deirAccademia dei Lincei, per cura deirillustre 
senatore Fiorellì, accolgon nelle notizie degli scavi e nei transunti 
e memorie , precipuamente studi di patria archeologia , questo 
periodico diretto dal prof. Gnoli colma la lacuna per quanto ri- 
j^guarda la storia dell'arte e degli artisti, dell' arte propriamente 
detta italiana, dell' evo medio, del rinascimento e dell' età moderna. 

Renderemo contezza degli studi, delle fonti e delle notizie che 
particolarmente risguarderanno vicende dell' arte e gli artisti 
nella regione lombarda. 

Cosi accenniamo sin d' ora all' interessante monografìa inserta 
nel 1** numero dal prof. A. Venturi intorno allo pseudo Eliche - 
langiolesco cuspido del Museo di Torino che ritenevetsi provenisse 
dalle celebri collezioni mantovane. 

Richiamiamo puro V attenzione degli studiosi sopra alcuni nuovi 
documenti relativi a Leonardo da Vinci tratti dalla recente edizione 
di soli settanta esemplari fatta a cura di Alessandro Luzio. Ri- 

(1) L* opuscolo Ponna è tratto dal fase. 21-22 del Periodico della Società 
Storica della Provincia e antica Diocesi di Como, Vi é notevole il lungo 
testamento del vescovo Beltramolo Parravicini , che merita una diligente 
recensione e illustrazione. 



152 BIBLIOGRAFIA. 



rf Hi- — - 



sguardano questi documenti i ritratti che il Vinci aVeva eseguito 
di Cecilia Bergamini e di Isabella d*Este, la data del suo dipinto 
di Sant'Anna del Louvre e le sue relazioni epistolari colla stessa 
Isabella d* Este. 

Il vasto campo degli studi e discussioni aperto dal nuovo pe- 
riodico, r indipendenza lasciata agli scrittori, il sussidio utilissimo 
delle tavole ed illustrazioni, dicono, assai più di ogni nostra pa- 
rola, quanto vantaggioso ed interessante sia per riescire questa 
pubblicazione clie viene a prender nel paese nostro il posto che 
in Germania tiene la Zeitschrijt far hildenden Kùnste è gli annuari 
dei Musei prussiani , in Francia la Gazette des Beaux Aris , 
per citare le sole regioni più prossime. 

G. C. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 

(Dicembre 1887'Marzo 1888). 



AW Sigurd. Jahrbùcher des Frànkischen Reichs unter Karl dom 
Grossen. Band I: 768-788. 2^ Auflage, bearbeitet von B. Simson. 
— Leipzig, Duncker und Humblot, 1887. 

^^SQ^ GioTanni. I tre di della Merla , illustrazione di costumi lo- 
digiani. — Lodi, Tipografia Quirico e Caraagni, 1888, in-8 gr. di 
pagine 42. 

^ben non avvertito , è un estratto deW Arehieio itorico lodigiano , 
<*«P- Mll*, 1888. 

^^toacoo Laudense per Tanno 1888 della diocesi e circondario, con 
niemorie storiche. — Lodi, Tip. Laudense, 1888, pag. 96, in-16. 

^ Qotiziette storiche per PAbbadia di Cerredo (pag. 83), Brembio (pag. 84), 
^'«•Piatica (pag. 88) , Montanaso Lombardo (pag. 90) , Somaglia (pag. 93). 
f<>we però dal Dizionario geografico lodigiano dell' Agnelli. 

^^*Wini Patrizio. Il fatto d' arme del Taro, narrato da un contem- 
poraneo, ora per la prima volta pubblicato per le nozze Gattelli- 
Beratto. — Allenta, 1887. 

^ Aiìtolini produce ed illustra una lettera sulla famosa battaglia colla 
^'^e r esercito della Lega tentò il 6 luglio 1495 di arrestare davanti a 
''^"^vo r esercito di Carlo Vili di Francia. 

^ Vedi Delaborde. 

Aotona-Traversi Camillo. Lettere inedite di Giacomo Leopardi e 
di altri a' suoi parenti e a lui per cura di Emilio Costa, Clemente 



154 B?B!JOGRAFIA. 



BenedeUueci e Camillo Anionn-Tracersi, — Città di Castello , 
S. Lapi, 1888, in-16, pag. XXIV-287. 

A pag. 27-138 le lettere degli editori milanesi Antonio Fortunato Stella, 
[30 lettere, degli anni 1816-181 7J ed Antonio Gussalli [3 lettere a Paolina 
Leopardi , degli anni 1854 e 1867]. Delle Lettere di cart due del 1867 di- 
rette alla contessa Paolina sono del march. Guido Sommi-Piccenardi (Ofr. 
pag. 268-271). 

— Vedi Malamani. 

Antona-Traversi G. Studi su Giacomo Leopardi , con notizie e do- 
cumenti sconosciuti ed inediti. — Napoli, Detken, 1887. 
Contiene, tra altri studi: « Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni » , e 
« Saggio cronologico di una bibliografìa del Leopardi e del Manzoni. » 

Archivio storico dell' arte, diretto da Domenico Guoli. — Roma , 
Pasqualucci edit. Anno I, N. 1 o 2, gennaio e febbraio 1888. 

DUnteresse storico lombardo. N. I : Venturi, li Cupido di Michelangelo. — 
A, V. Nuovi documenti su Leonardo da Vinci [quelli editi dal Lusio nel suo 
opuscolo per nozze Renier / precettori d^habella d*E9te\ — Lazio A. Isa- 
bella d' Este e due quadri di Giorgione. 

N. II: Motta Emilio. Data della morto di Gaudenzio Ferrari e di Pelle- 
grino Pellegrini [cfr. gli Appunti in questo fascicolo dell' Arch. Lombardo]. 

— Miscellanea : Un nuovo dipinto del Correggio [proprietà Crespi di Milano]. 

— Un quadro ignoto di Antonio da Pavia [del 1514, esistente nella sagrestia 
delta chiesa di S. Stefano a Novellara, presso Reggio d' Emilia]. 

Cfr. i Cenni bibliografici in questo Archivio. 

Archivio storico per la città e comuni del Circondario di Lodi. 
Anno VII. Dispense I-III. — Lodi, Tip. Quirico e Camagni, 1888. 

Sommario : Continuazione della Storia Diocesana del sac. Giacomo An- 
tonio Porro [Antonio Scarampo 62** Vescovo di Lodi, 1569-1576]. — Motta 
Emilio. Curiosità di storia lodigiana della seconda metà del secolo XV tratte 
dair Archivio di Stato di Milano [Cont. v. num. precedente. — Frate Antonio 
da Lodi ministro dell* ospedale di Cremona, 1452. — Un figlio del pittore 
Giacomo da Lodi, morto nel 1474]. — Serie cronologica dei podestà di Lodi 
provata con documenti dalla sua fondazione sino al giorno d* oggi. [Con- 
tinuazione V. num. prec. Dal 1554 al 1621]. — I tre di della Merla. Illu- 
strazione di costumi lodigiani per Giovanni Agnelli. — Museo storico arti- 
stico [in Lodi, doni recenti]. 

Armes d'Henri d' Orléans et Catherine de Gonzague. — In Archiees 
heraldiques et sigillograpìiiqacs, N. 13, gennaio 1888. (Neuchàtel, 
Svizzera). 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 155 



Arrighi Cletto. Storia del teatro milanese. — Ir* Cronaca mondane, 
dì Milano, N. 2, 3 e 4, 1888. 

Arte e Storia. Giornale diretto da Guido Carocci. — Firenze, anno 
VI-VII, 1887-88. 

N. 35. 1887: Manesca A. L'arco di Alfonso 1 d'Aragona a Napoli. [Il 
monumento più bello del risorgimento che conserva Napoli. Ne fu architetto 
Pietro Martino, Milanese]. 

N. 36, Notizie : Lodi', Barbarie [intonacatura della chiesa di S. Maria. 
Egual sorte sembra riserbata a quella di S. Maddalena]; Milano [Conferenza 
Boito sul Duomo; Lapide di F. Sforza al Museo archeologico; Restauri e 
si'operte a S. EustorgioJ. 

N. 37: Cajft M, 1/ archeologia in Milano. 

N. 1, 1888, Notizie: Cremona [l'isolamento del Duomo e della Gran Torre]. 

N. 2: Frissoni Gustano, Alcune osservazioni dirette alla « Raccolta Mi- 
lanese di storia, geografìa ed arte » [a proposito del quadro già Bellini, ora 
Mantcgna. — Vedi la replica nella Rarcolta Milanese, N. 2]. 

N. 3: Intra G. lì. La reggia dei Gonzaga. — Caffi Michele, Restauri a 
Milano [morto del sac. Giovanni Leone, ristoratore di S. Celso ; S. Ambrogio]. 
Fa*sò arch. Giuseppe. Novara. Arte, storia ed archeologia [1.® Basilica di 
S. Gaudenzio, opera del Pellegrini j. — Notizie: A/<7rtno. [scoperte archeolo- 
giche in via Spadari, la Raccolta Milanese, il prof. MongeriJ. 

N. 4: Cajfi M, Artisti del XV secolo a Venezia [lombardi] — Fasaò 
architetto G. Nuovo toUro Coccia a Novara [architetto il milanese Giu- 
seppe Oliverio]. 

N. 5 : Fassa arch. G. Onoranze a Giuseppe Regaldi. — Museo patrio ar- 
cheologico [cenno sugli oggetti di scavo pervenutivi dalla regione novarese 
negli anni 1886-1887]. 

N. 6 : Zaccaria Nicolò, prevosto. Restauri nel santuario di Grossotto nella 
F'rovincia di Sondrio. 

Asturaro prof. Alfonso. Gerolamo Cardano o la Psicologia patologica. 
Studi psico-biografici. — Nella Ricista di filosofia scientifica del 
Morselli, voi. VI, dicembre 1887, pag. 720-742. 
Importante. 

Balsixnelli Federico. Sul primo atto del Carmagnola del Manzoni. 
Osservazioni filologiche in forma di dialogo. — Bologna, Tipo- 
grafia Mareggiane. 

Barbiera RafiEaello. Un poeta lombardo [l'abate Giuseppe Pozzone], 
— In Fan/alla della Domenica, N. 2, 8 gennaio 188S. 



156 BIBLIOGRAFIA. 



Barbiera BafBeiello. Cronaca letteraria lombarda. — In Hioista Con- 
temporanea del De Gubernatls , di Firenze, fase. I e II , gennaio 
e febbraio 1888. 
« VArehioio storico lombardo langue per mancanza di scrittori » [cfr. 

pag. 1 23] .... « langue per mancanza d' articoli » [cfr. pag. 329] ; langue 

per mancanza di scritti del sig. Barbiera. 

Barbieri Luigi. La beneficenza in Crema e nel Circondario. — Com- 
pendio cronologico della storia di Crema , dalla fondazione fino 
ai nostri giorni. — Crema, Tip. economica di G. Anselmi, 1887-88, 
2 voi. in-16, di pag. 122 e 124. 

Della Biblioteca storica cremasca, voi. I e II. — Usciranno prossimamente 
della medesima raccolta i volumi : « Crema Sacra » e « Crema Artistica. » 
Terranno dietro : € Saggio di Bibliografia » , « Racconti storici », « Guida 
della città e circondario >, « Crema commerciale », « Dell* Accademia dei So- 
spìnti ed altri scritti » e « Illustri CremascbL » 

Barelli can. Vincenzo. Ponna in Valle d' Intelvi. — Como, Tipogr. 
Ostinelli, 1888, in-8 gr., pag. 32, con 1 tav. 

Estr. dal Periodico della Società storica comense, fase. 21-22. 

Baroffio. Il dott. Comm. Giudici Vittorio, maggiore generale medico. 
— In Giornale medico del R. Esercito e della Regia Marina, 
anno XXXV, 10. — Roma, 1887. 



Barone G. Manzoni reazionario e una lettera inedita di Luigi Set- 
tembrini. — Napoli, A. Morano, 1887, pag. 21. 

Lettera del settembre 1872 al prof. Amati , ora provveditore degli studi 
in Novara. 

[Belgiojoso Emilio]. Guida del Famedio nel Cimitero monumentale 
di Milano. Edizione riveduta. — Milano, Giuseppe Galli, libraio- 
editore, 1888, in-8 gr., di pag. XV-262, con fotografia, pianta e 
ili. noi testo. 
Cfr. i Cenni bibliografici. 

Belilo V. Di una carta nautica fatta a Messina nel 1563. — In Ar- 
cilicio storico siciliano, fase. 4**, 1887. 

Nella Biblioteca Universitaria di Pavia. 

Beltrami arch. Luoa. Per la storia della costruzione del Duomo di 
Milano. Disegni inediti del 1390 (Dalla Raccolta Milanese, nu- 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 157 



meri di dicembre 1887 e gennaio 1888. — Milano, Tip. G. Va- 
nsco, 1888, in- 16, pag. 12. 

[Bei^^amo]. Regolamento per la Biblioteca civica in Bergamo , ap- 
provato dal Consiglio comanalc nella adunanza 29 dicembre 1880 
e modificato nella tornata del 23 settembre 1887. — Bergamo . 
Tip. Pagnoncelli, 1887, pag. 13, in-8. 

— Vedi Lochis, Rajna, Yriarte. 

Bernascoxii sac. Baldassare. Settanta documenti relativi air insigne 
collegiata di San Fedele in Como. — Como , Tip. Cavalieri e 
Bazzi, 1887. in-8, pag. (8)-76. 

Documenti che vanno dalTanno 1183 al 1452 con aggiunte illustrative del 
can. V. Barelli e dell' avv. Cencio Poggi, — Pubblicazione fatta in ricor- 
renza del giubileo papale. — Cfr. oltre i Cenni biogrc^ei in questo Archivio, 
il N. 1, 1888 della Cultura del Bonghi. 



V. Domenico Santorno , episodio della Rivoluzione di Mi- 
lano (1848). — Milano, E. Sonzogno, pag. 190, in-16. 

Ristampa. [Biblioteca romantica tascabile]. 

Berti Domenico. La Staci e Vincenzo Monti. — Nel Filotecnico, di 
Torino, N. Xl-XII, novembre-dicembre 1887. 

Bertocci canonico Giuseppe. Repertorio bibliografico delle opere 
stampate in Italia nel secolo XIX. Storia, voi. 3**. — Roma, Tip. 
di Mario Armani, 1887, in-8. 

Cfr. a pag. 273-400: « Italia Settentrionale. » Davvero che non compren- 
diamo r utilità di quest* opera per gli studi scorici. Trattasi di cenni biblìo- 
Rrafìci di opere storiche, disposti senza un ordine cronologico od alfabetico. 
Mlato ad una pubblicazione di mole di questi ultimi anni un meschino opu- 
scolo del 1820 o per li. E cenni non sempre critici, e brevi sbagli di nomi 
d' autori : cosi Salini a vece di Talini, Zucchini per Lucchini, 

Bertolotti A. Curiosità storiche mantovane. — Nel Mendico, di Man- 
tova, 1887-1888. 

N, 22, 1887: Scampanate nelle nozze di vedovi [a Revere, nel 1480J. 
N. 1, 1888: Un duello tra un Veronese ed un Forlivese nella piazza grande 
ili Mantova (1500). 
N. 2: Una spiritata in Cavriana nel secolo XV (1492). 
N 3: Il marchese di Mantova regala due lioni alla città di Firenze (1489). 



158 lilBLìOGRAFU. 



N. 4: Un caso singolarissimo in Mantova nel j)rincipìo del secolo XVI 
[parto fenomenale nel 1509]. 

N, 5: Un duello mortale fra due Mantovani in Marminolo nel secolo XVI 
(1519). 

N. 6 : Il marchese di Mantova vuole che i siA)i sudditi stiano allegri e 
ballino (1521). 

Eertolotti A. Varietà arcliivistiche e bibliografiche [dall' Archivio di 
Mantova]. — Nel BibliofUo, di Bologna, N. 11-12, 1887 e N. 1, 1888. 

Sommario N. 11-12, 1887: La ricerca di un'edizione di Plinio tradotto 
in Venezia nel secolo XV (1481). — La lettura dell'Asino d' oro d' Apuleio 
(1481). — Commendatizia pel Filelfo [del marchese di Mantova al duca di 
Ferrara, 10 luglio 1481. Il Filelfo recavasi, come è noto, a Firenze]. — Altra 
commendatizia per il poeta Nicodemo Folengo [mantovano , raccomandato 
al cardinal di Genova , nel 1482]. — Il marchese di Mantova fa appello ai 
dotti per avere epitaffi (1482). — Lettera di un traduttore dallo spagnuolo 
e dal latino [del medico mantovano Vincenzo Buondi, 1561]. — La stampa 
di Consigli legali in Venezia (1569). — Una traduzione del Trattato « del- 
l' arte di montare e dirigere i cavalli » di Senofonte [traduzione di Evan- 
gelista Ortense, offerta nel 1580 al duca di Mantova]. — Medico, storico, 
orientalista [Pietro-Maria Minadoi, 1584]. — Un autografo dell'autore della 
« Storia del mondo » [C'csare Campana, 1596]. 

N. 1, gennaio 1888: Un professore mantovano proposto all' Uni versi tìi di Fer- 
rara [nel 1488, Anselmo del Mea]. — Un libro cosmografico ricercato (1494). 
— Uno strambotto a versi retrogradi [del vescovo di Camerino Fabrizio 
Varano, 1494]. — Le orazioni di Elio Aristide (1498). — Rappresentazioni 
teatrali alla Corte di Mantova nei primi anni del .secolo XVI (1501). 

Bertolotti A. Varietà storico-gentilizie [dall' Archivio di Stato man- 
tovano.] — Nel Giornale Araldico, di Pisa , N. 7-8 , gennaio e 
febbraio 1888. 

La nobile famiglia Mastini di Mantova (1624). — Un cavaliere di 8, Giorgio 
[Gabriele BerUzzolo, 1626]. 

Bertolotti A. Un valontissìmo comico a servizio della Corte Manto- 
vana. Nel giornale II Pensiero dei giooani, di Campobasso, n. 3, 
16 marzo 1888. 

Bartolomeo Raineri « primo innamorato col nome di .\urelio » nei co- 
mici mantovani, che passa alla Corte di Francia (1685). 

Bertolotti dott. Giuseppe. Illustrazione di un denaro d'argento ine- 
dito di Rodolfo di Borgogna , re d* Italia , coniato in Milano 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 159 



circa il 922-925. ^ Milano, stab. G. Ci velli, 1887, in^, pag. 6, 
con tavola. 

Bianchi A. G. L'ultimo carnevale cavalleresco [nel 1645, a Milano]. 
— In lUuslrasipne italiana, dei Treves, N, 6, 29 gennaio 1888. 

Bianchi A. G. I professori < di ballare > [nel Milanese]. — In Con- 
nersaziofd della Domenica, N. 7, 12 febbraio 1888. 



dott. Fr. Di raons. Angelo Bersani-Dossena, vescovo coadiu- 
tore nella diocesi di Lodi; orazione funebre detta addì 4 agosto, 
1887, nella chiesa parrocchiale di Senna Lodigiano. — Codogno, 
Tip. A. G. Cairo, 1887, pag. 29, in-8. 

Becchi dott. Francesco. Rassegna bibliografica dell* opera del profes- 
sore Gaetano Mantovani : < Il territorio Serraidese , ecc. > — In 
Archicio Veneto, fase. 68 (1887). — Bergamo, 1887. 

Bollettino storico della Svizzera Italiana. Anni IX e X — Bellin- 
zona. C. Colombi, 1887-88. 

Sommario N. 11-18, nov-dicembre : Le zecche di Mesocco e di Roveredo 
[line]. — L'architetto Adamini [f a Bengala nel 1756], — Omicidi e ladro- 
necci in Vaile di Blenio nella seconda metà del quattrocento [fine]. — Cu- 
rioaità di storia italiana del secolo XV, tratte dagli Archivi milanesi : Furti 

A arradi saeri e reliquie in Lombardia. — Saggio intorno la famìglia Mo - 

resini [Notizie complementari alla genealogia, edita nel BoiZ. S^or., 18851. — 
Notizie luganesi e bellinzonesi della 2* metà del secolo scorso [fine]. — Un trat- 
tato di estradizione (del 1752, tra lo Stato di Milano e le Prefetture Svizzero- 
Italiane]. — Varietà : La vera data della morte del Cicerejo [noto letterato, 
morto in Milano ai 31 marzo 1596]. — Cristalli in Val Lavizzara (1627). — 
donatori girovaghi svizzeri in Roma (1775 e 1778). — Una partecipazione 
funebre del secolo XVIII. — Un'indulgenza per la Leventìna (1687). — Le 
Tipografie del Canton Ticino dal 1800 al 1859. Serie alfabetica delle loro 
«tlizioni. [Lettera *V, Napoleone — NicoliniJ. — Cronaca e Bibliografia. 

^' 1-?, gennaio- febbraio 1888: Spinelli A. G. Di Anton Maria Borga 
[poeta del secolo scorso sul Bergamasco] — Battista e Gian Antonio Vcrda, 
architetti alla Corte di Savoia ed in Sardegna (1593) — In memoria del 
padre Gian Alfonso Oldelli — Una lettera dell' arcivescovo di Milano' por 
il Collegio di Ascona [del card. Pozzobonelli] — Liebenau dott. T. V inon- 
dazione in Vallemaggia nell' anno 1648 — Rossetti J, Cappellanie scolastiche 
bielle Tre Valli — Meyer p. Gabriele. Per la storia del Collegio dei Benc- 
^ItUini Ji Bellinzona (1770) — Curiosici di storia italiana del secolo XV: 



160 BIBLlQGRAt^IA. 



Marmi per S. Maria delle Grazie e per S. Celso di Milano (1492 e 1497) — 
Filippo di Brisse Einsielden nel 1471 — Come si punivano a Milano i fal- 
sificatori di gioie (1469) — I documenti svizzeri del periodo visconteo nel- 
r Archivio di Stato di Milano [1356-1425] — Tariffe mediche nel secolo pas- 
sato — Le Tipografie del Canton Ticino ecc. [lettera O] — Varietà: 1 
Ruggia di Morcote in Sicilia nel quattrocento — Il vescovo di Como a 
Bellinzona nel 1417 — Un* operazione chirurgica riuscita fatale ad un 
mastro da muro bellinzonese in Milano (1544) — Luganesi in prigione a 
Milano nella seconda metà del quattrocento — Cronaca: Pompe da fuoco 
svizzere a Milano nel secolo scorso (1738). 

Bonaventura (p.) da Sorrento. Il mese di San Pietro ricavato dalla 
vita e dagli scritti di Torquato Tasso, ossia Torquato Tasso e i 
Papi, con appendici storiche e poetiche. — S. Agnello di Sor- 
rento, Tip. all'insegna di S. Francesco d'Assisi ,1887, pag. 178, 
in-8, fìg. 

Per le nozze d'oro di papa Leone XI II. 

Bottini dott. Enrico. Elogio di Luigi Porta . Orazione letta all' aper- 
tura dell'anno clinico 1887-88. — Milano, Ditta dott. Francesco 
Vallardi, 1887, pag. 23, in-8. 

[Brescia]. Codice necrologico-liturgico del Monastero di S. Salvatore 
o S. Giulia in Brescia , trascritto ed illustrato da A. Valentin! , 
pubblicato dall' Ateneo di Brescia. — Brescia , Tip. Apollonio , 
1888, pag. 328, in-4, con 4 tavole. 

[Brescia]. Eusebio. Concordanze dei Vangeli : codice queriniano illu- 
strato da Andrea Valentìni, pubblicato dall'Ateneo di Brescia. — 
Brescia, tip. Apollonio, 1887, in-8, pag. (6)-44, con 56 tavole. 

Brescia. Vedi Cassa, Commentari, Compendio, Guillem^ud, Pao- 
lucci. 

Brown Horatio F. Venetian studies. — London, Kegan Paul, Trench 
and C.^ edit., 1887, in-8. 

Cfr. i capitoli: « Tlio Carraresi» (pag. 90-144) e «Carmagnola, a soldier 
of Fortune» (pag. 145-177). [Pel Carmagnola nessun nuovo documento]. 

Brun Cari. Dcr Anonymus in der Akademic der schònen Rùnste 
zu Vencdig. — In Rcpcrtorium filr Kunstirisscnscfiaftj voi. XI, 
fase. II (1888). 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 161 

Acquistato nel 1810 dal pittore Giuseppe Bossi [cfr. : Arch. Stor. Lom- 
bardo, V, 1878, pag. 287-88], e morto lui, nel 1815, passato ali* Accademia 
di Venezia, per compera fattane dal Cicognara. 

Bnonanno G. In memoriam. Prof. Luigi Zapponi bibliotecario della 
R. Università di Pavia — In Rioiéta delle Biblioteche , di Fi- 
renze, anno I, 1888, num. 1-2, gennaio-febbraio. 

Calmo Andrea. Le lettere riprodotte sulle stampe migliori , con in- 
troduzione ed illustrazione di Vittorio Rossi. — Torino, Ermanno 
Loescher editore, 1888, pag. CLX-503, in-8. 

Di quesi* importante pubblicazione , altri discorrerà abbondantemente in 
questo Arehicio, Noi ci limitiamo a segnalare V importanza delle Appendici 
annesse alle Lettere, specie la 1* e la III: « Di un motivo della poesia bur- 
lesca italiana nel secolo XVI > [il mal francese] , e « Balli e canzoni de> 
«?colo XVI» [cfr. pag. 371-397 e 411-445]. 

Calvi Felice. La filosofia contemporanea e le lezioni di Ausonio 
Franchi: studio. — Milano, Tip. Bernardoni , 1887, in-8, pag. 20. 

Caoeva G. Cenni storici e dati statistici della guardia ostetrica di 
Milano. — Nel Morgagni, N. 11 (1887). 

Canini F. Gerolamo Morene. — In Letture per le Giooinette, di Ge- 
nova, voi. X, fase. II, 15 febbraio 1888. 

Canonica Ltii^i (L' architetto). Il prof. Giacomo Mercoli. — Nella 
rivista Patria e Progresso, di Bellinzona, N. 1, 31 gennaio 1888. 

Cenni riprodotti, senza aggiunte, dai « Racconti ticinesi )», del prof. Giu- 
seppe Curti , stampati già nel 1866. — (Bellinzona, Colombi). 

Cantù C. Relazione della Commissione giudicatrice del concorso al 
premio istituito dai signori fratelli Branca sul tema : < Intorno 
alla credenza della vita ipercosmica in relazione ai costumi mo- 
rali dei popoli. » — Milano, Tip. Galli e Raimondi , 1887 , in-8 . 
pag. 12. 

Carcano Giulio. Vedi Howclls, Pagìicci e Sacerdote. 

Cardano (Serolamo. Vedi Asturaro. 

[Carmagnola] Sulla decollazione di Francesco Bussone conte di Car- 
magnola. Lettera di Giuseppe Bustelli a Francesco Paolo Costare. 

Areh, Stor. Lomb. — Anno XV. 11 



162 BIBLIOGRAFIA. 



— Cesena, Tip. Nazionale di G. Vignuzzi , 1887, pag. 157, 
in-8. 

L'A. è per il tradimento del Carmagnola. 
— Vedi Brown, 

Casati d.r Carlo. Dipinti a fresco della cappella della regina Teodc- 
linda nella Basilica di Monza e il loro restauro. (Pubblicato nel 
dicembre 1887 nell' Appendice della Raccolta Milanese). — Mi- 
lano, Tip. Giov. Varisco, 1888, pag. 12, in-8 piccolo. 

Gassa A. Funerali, pompe e conviti : escursione nel vecchio Archivio 
Municipale (di Brescia). — Brescia, Stab. Unione Tipografica, 1887, 
in-8, pag. 395. 

Castaldi Pamfilo. Con ili. — In Bollettino bibliografico illustrato, 
dello Stabilimento Sonzogno in Milano, anno V, N. 14, 1887. 

Gli oramai stranoti documenti dell' Archivio di Milano, pubblicati qui 
senza alcuna nuova informazione e colla solita falsa asserzione che il Ca- 
staldi 4 scoprì i caratteri mobili e che partecipò la invenzione meravigliosa 
a Giovanni Faust in Magonza»!... [cfr. : Boll. Bibliogr., 1886, pag. 1001 j. 

Catalc^ue des actes de Francois 1. Tome 1 (l^r janvier 1515 — .'^l di>- 
rcmbre 1530). — Paris, impr. Nationale, 1887, in-4, pag. 738. 

Celani E. Un improvvisatore romano [il Gianni]. — Nel Capitnn 
Fracassa, di Roma, N. 285, IG ottobre 1887. 

Ceretti sac. Felice. Giovanni di Francesco Pico. Memorie. — In 
Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia Patria per le Pro- 
vincie Modenesi , serie III, voi. IV, parte II (1888). 

Con 5 documenti inediti dell* Archivio Gonzaga in Mantova (1422-1448) e 
relazioni dei Pico coi Gonzaga. 

Cermenati Mario. La Valtellina ed i naturalisti: memoria bibliogra- 
fica. Fase. I (Capitolo I : Generalità). — Sondrio , Stabilimento 
Tipografico Emilio Quadrio, 1887, pag. 61, in-8. 

Ceruti dott. A. 11 rito ambrosiano nella festa della Ss. Annunziata in 
Quaresima: Ricerche storiche e considerazioni. — Milano, Tipo- 
grafia Luigi Marchi , 1887, pag. 175, in-8. 

I. Messali , breviari ed altri codici liturgici anteriori al secolo XVI. — 
11. Altri codici rituali; evangeliari, lezionart , libri corali di canto, breviari. 



BOLLETTINO DI BTBLIOGRAFIA STOfllCA LOMBARDA. 163 

— III. Ristau razione del rito per opera di Carlo; concili e scrittori eccle- 
siastici. — IV. Dei giorni aliturgìci quaresimali. — V. L'istituzione anni- 
versaria del card. Casati. — VI. Obbiezioni avversarie e risposte. — VII. Rie- 
pilogo. 

Chéruel A. Ròlc politique de la princc>^se Palatino (Anne de Gon- 
zague) pendant la Fronde en 1651. — In Séanccs et traoaux de 
lAcademie des sciences morales etpolitiqucs, gennaio-febbraio 1888. 

Chirtani Luigi. Cose d' arte. — In Illustrai ione Italiana, dei Treves, 
N. 11, 4 marzo 1888. 
Brevissime informazioni giornalistiche. [Sventramenti in Milano ; il Bro- 
letto vecchio, gli uffici del Tesoro, il conte Carmagnola e il Museo archeo- 
logico. — Sifilicomio tra chiesa e giardino. — La cappella della regina Teo- 
dolinda in Monza. — La Certosa presso Milano]. 

Gimone. La Tipografìa Elvetica. — Nel Capitan Fracassa, di Roma, 
N. 168, 19 giugno 1887. 

Commentari dell'Ateneo di Brescia, per Tanno 1887. — Brescia, 
Tip. F. Apollonio, 1887 [1888], in-8, pag. 303. 

Contenuto: Fé d'Ostiani Luigi. Brescia nel 1796: Gap. V-VII [I feuda- 
tari ed i bull; La diocesi ed il clero; La politica di Venezia nel 1796]. — 
Hoia Gabriele : La legge comunale e provinciale per V Itab'a. — Arcioni 
luigi: Ricerche intorno al palazzo del Comune di Brescia: « La Loggia. » 

— Villagana Carlo Martine ngo : V Anfiteatro morenico d" Iseo nel periodo 
glaciale. — Dettone Caziago Francesco : Storia di Brescia narrata al popolo : 
L' età preistorica. — Riaini Prospero : Tomba romana recentemente sco- 
perta presso Brescia. — Sugli statuti della nostra Accademia : Studio, per 
Eugenio Bettoni.'U sacco di Brescia nel 1512, narrato in un vecchio opu- 
*:»Io pochi giorni dopo V avvenimento , per Filippo GarhelU, — Engarda , 
leggenda bresciana medioevale ; dramma in versi , per Santo Casasopra. 

Como e Valtellina. Vedi Arte e Storia, Barelli , Barojfio , Berna- 
sconi, Cetani, Ccrmenati , Cimane, Fagnies , Luna, Malagrida, 
Periodico, Rioista numismatica, Saragat, Torelli, Wicrzhoicski, 

Compendio della vita , morte e miracoli del venerabile servo di Dio 
il padre fra Lodovico da Breno, minor riformato, della provincia 
di Brescia, pubblicato per cura di fra Costantino da Valcamonica, 
— Broscia, Tip. Istituto Pavoni, 1887, pag. XVI-C7, in-16. 

Corvisleri C. Il trionfo romano di Eleonora d' Aragona nel giugno 
del 1473. — In Archicio della R, Società Romana di Storia 



16*4 BIBLIOGRAFIA. 



Patria, voi. X, fascicolo HI IV, 1887. [Cont. vedi voi. 1, pag. 475 

e seg.]. 
Eleonora d*Aragona passava sposa negli Estensi dopo sciolto il matrìmo&>^ 
stipulato con Sforza Maria Sforza, figlio di Francesco, e Duca dì Bari (U72u| 
In questa seconda ed ultima parte dello studio del Corvisieri sono coou 
nute alcune notizie per Giovanni Visconti d' Oleggio [cfr. : pag. 631], e F"*! 
la vedova sua Antonia Benzoni, di Crema fcfr. : pag. 632-634"!. 

Costa de Beauregard (marquis). La jcunc^se du rei Charles AU 
— Nel Corrcspondant, di Parigi, n." del 25 novembre e 10 «T^ 
cembro 1887, 10 e 25 gennaio, e 10 e 25 febbraio 1888. 

Courajod L. Quelqaes sculptures en bronze de Filarète. — In Gn* 
zettc arch(}ologique, nJ 11-12, 1887. 

Crema. Vedi Barbieri 

Cremona. Vedi Arte e Storia, Buonanno o Sacchi. 

Cristoforo Colombo studiò in Pavia. — Pavia, Succ. Bizzoni , 188T,| 
pag. 12, ìn-16 [Estr. dal Corriere Ticinese, 1887, N. 130]. 

Ai molti recentissimi scritti dell' Harrisse , del Varaldo, dello Stagliefl»^ 
e d'altri (elencati nel Giornale Ligustico) aggiungiamo i seguenti moJ^^ 
noti: 1.*^ Geleich Eugen. Columbus-Studien (in « Zeitschrift der Gesellschai: 
fur Erdkunde» di Berlino, voi. 22*^, fase. 5^ 1887); 2." Buet. Les Collabo- 1 
rateurs de Christophe Colombo (in Recue da monde latin , ottobre 1887). 
3.^ Las cartas que escribiò Crìstóbal Colon sobre el descubrimiento de Ame- 
rica y Testamento que hìzo à su muerte (Paris, Imp. Bouret, 1887, pag. I^- 
in-12) e 4.^ ffarrisse H. Christoph Colombus in Orient (in Centralblait f^^ 
Bibliothekwesen, fase. 3**, marzo 1888). 

Deecke W. lahresbericht ùber die italischen Sprachen, auch cla^ 

Altlateinische und Etruskische, fùr die Jahrc 1883-1885. — ^^ 

JahresbcricJU ùbcr die Fortschritte der classischen AUerhumi- 

icissenscha/t, di Berlino, .13* annata, voi. XLIV. 

I/A. tien conto fra altro delle pubblicazioni del Nissen [« Italischc Lan- 

(leskunde »»], dello Csòrnig [« Die alten Vòlker Oberitaliens »] (I), del Pauli 

r« Altitalische Studien »], del Bugge [« Etruskische Forschungen »] e d'altre 

(li Vittorio Poggi, d' Ella Lattes, ecc. — [Vedi Rio. stor. (tal., IV. 1887. 

pag. 854]. 

(1) Il Pauli annuncia V opera dello Czórnig nella Xcue rhilologUehe Randtchau. . 
ili Gotha [1887, N. 17] come lavoro da dilettante. — Nella Deutsche Litteratur Zeì(uni'. 
tli Berlino [N. 52, 1887J cenno critico del Brcsslau intorno all' opera del Galanti. 



BOLLETTINO DI DIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 



165 



Delaborde H. Fran9o!8. L*expódition de Charles Vili cn Italie. Hi- 
stoire dìplomatique et militaire. Ouvrage public sous la direction 
et avec le concours de M. Paul d'Albert de Luynes et de Chevreuse, 
due de Chaulnes. Illustre de 3 photogravures, de 2 chromolitogra- 
phies, de 5 planches tirées à part et de 138 gravures dans lo 
texte. — Paris, Firmin Didot, 1888, in-4, pag. VIII-699. 

Ne riparleremo. 
— Vedi AntoUni: 

Delarc (l'abbé). Le pontificat d'Alexandre II. — In Recue dee quc- 
stions hìMoriques, V gennaio 1888. 

Cfr. il cap. II , a pag. 40 e seg. : « Troublcs de Téglise de Milan — Kes 
Patares», (1066-1073). 

De Palo Bfichele. Bricciche Virgiliane. — In Rassegna Pugliese, di 
Trani, N. 3, 22 febbraio 1888. 

Contro gli « Studi Vergiliani » del Patrizi (Perugia, 1887). 

Deutsche Reichstagacten unter Kónig Ruprecht: 3.^ Abtheilung 
1406-1410. Herausgegeben von Weiszàcker. — Dcutscjje Rcichstag- 
acten unter Kaiser Sigi sround : 3.*^ Abtheilung 1427-1431. He- 
rausgegb. von Dietrich Kerler. — Gotha, F. A« Porthos, 1887-88, 
2 voi. in-4. 

f^el periodo dell' imperatore Sigismondo cfr. altresì : Flnke H. Papst 
Gfegor XII und Kònig Sigismund im Jahre 1414 [in Ròmische Quartal- 
fchrift/àr ehristUche Alterthumskunde, anno I, fase. IV, 1887] e Reijfer- 
*cheid. Des Kaiser Sigismund Buch von Eberbard Windeck und seine 
t'cberlieferung [in Nachriehten von der kJg. Gescllschaft der Wissen- 
^hafUn, di Gòttingen. 18S7, N. 18]. 

Diarii (I) di Marino Sanuto. Tom. XXII, fascicolo 99 [aprile 151G — 
17 giugno 1516]. — Venezia, Tip. Visentini, 1** febbraio 1888, in-fol. 
da pag. 130 a pag. 303 

Die Kirche S. Maria dei MiRAron in Veneoio [dell'arch. Pietro Lom- 
bardo]. — In Ccntralblatt far Bauoerwaltung y N. 51, 1887. 

Diez P. EtjTDologisches Worlerbuch der romanischen Sprachen. Mit 
einem Anhang von Aug, Scheler, — Bonn, Marcus , 1887 , pa- 
gine XXVI.866, in.8 gr. 



166 BIBLIOGRAFIA. 



Dionisi G. B. Ruggero Irìuseppe Boscovìch nel primo centenario della 
sua morte. — In Studi ed Atti dell' Accademia ecclesiastica Mo- 
denese di S. Tommaso d'Aquino 'di Modena. II, 5, 1887. 

Discorso letto nel seminario di Zara, il 13 febbraio 1887. [Cfr. Boll. Bi" 
bliogr., 1887, pag. 859]. 

Dionisotti Carlo. Le famìglie celebri medioevali deiritalia Superiore. 

— Torino, L. Roux e C, 1887, pag. 16-183, in-8. 

Cap. II: Gli Arduini di Pavia. — Cap. Ili: I marchesi di Romagnano e 
i conti di Biandrate. — Cap. VI: I conti d'Asti. — (*ap. VII: § I. I conti 
di Lomello. — Cap. Vili: La famìglia dei Ghisalberti. — Gap. X : I conti di 
Lecco. — Cap. XI: I conti di Seprio. — Cap. XII: I conti di Staziona.— 
Cap. XIlI: (ultimo) Il contado di Pombia. 

Documenti relativi al processo di P. Paolo Vergerlo, v(»scovt> di Capo- 
distrìa. — Nella Prooincia dclVhtria, anno XXI, N. 19. 

— Vedi BolL Bibl. , 1887, pag. 859. 

[Duomo di Biilano]. Die erste Wettbewerbung fur die Mailander 
Domfa^ade. — In Centralblatt fiì" Baueencaltung, N. 50 (1887). 

[Duomo di Sfilano]. Ueber das Rcsultat der Vorconcurrenz fur dio 
Mailàndischo Domfacade. — In Wochenschrift des oesterr, Inge- 
nieur und Architekten Vcrcins, di Vienna, N. 52, 30 dicembre 1887. 

Resoconto della conferenza del prof. Schmidt, 26 novembre 1887. 

[Duomo di Milano]. Die Neugestaltung der Mailander Domfassade. 

— In Deutsche Bauseitang, N. 14 e 15 (1888). 

[Duomo di Sfilano]. Reconstruction de la Parade du Dòme de Milan. 
Nel giornale La Construction moderne, di Parigi, N. 13 e 14, 
7 e 14 gennaio 1888. 

Traduzione francese della Relazione dell* arch. Boito al Giuri , accompa- 
gnata dalla riproduzione in eliotipia di quattro progetti di Rodolfo Dick, 
Edoardo Deperthes, Luca Deltrami e Giuseppe Locati e del disegno del 
Campanile progettato dal Beltrami a riscontro dell' Arco d* ingresso della 
Galleria V. E. 

— Vedi Beltrami, 

Du Rli6ne au Pò et viceversa, òtudo militaire. — Limoges et Pari<, 
impr. Charles Lavauzelle, 1887, in-l8, pag. 144. 

— Vedi Perrin, 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 167 



Fagniez G. Le pére Joseph et Riclielieu. La préparation de la rup- 
ture ouverte avec la maison d'Autriche (1632-1635). — In Recuc 
historique, mars-avrii 1888 [vedi cont. n.*' pi*ec.]. 
Per gli affari di Mantova , Valtellina e Grigioni. Con documenti inediti, 
cir. pag. 287-292. 

Feichenfeld (F.). Do Vergilii Bucolicon temporibus. Dis^. inauguralis 
phìlologica. — Berlin, Mayer & Mùller, 1887, pag. 48, in-8 gr. 

A questa dissertazione Virgiliana sarà bene aggiungere i seguenti pro- 
grammi di scuole ginnasiali delFAustria: 

Matijeoié N, Disputantur non nulla de Aeneide Virgiliana [Progr. Gin^ 
natio di Ragusa] — Siegel E. Die « Nomina propria > mit besonderer Be- 
rùcksichtigung der griechischen Formen in der Aeneis [Progr, Ginnasio di 
Budweis]. — Lechthaler J. Die Darstellung der Unterwelt bei Homer, Odyss. 
XI und Virgil, Aen. VI; das Verhaltniss Virgils zu Dante: dell'Inferno 
[Progr. Ginnasio di Merano]. 

Ferrari Sante. Sordello : lettura fatta all' Accademia Virgiliana d i 
Mantova nella prima domenica del giugno 1887. — Mantova . 
Mondovi, 1887, pag. 37, in-8. 

Dagli Attt deirAccademia Virgiliana fcfr. Boll. Bibliogr., 1887, pag. 850]. 

Foscolo Ugo. Vedi Hoicells, Morsolin, Race, Milanese, Ugoletti. 

Frey Ernst. Ein Stiick deutscher Geschichte und Italien im Jabre 1818. 
Bine Studio. — Dresden, von Grumbkow, 1887, pag. 75, in-8 gr. 

Cfr. altresì: Stratz Rudolph. Die Revolutionon von 1848 und 1849 in Eu- 
ropa geschichtlich dargestellt. V^^ Theil (in-8. — Heidelberg , Cari Winter s 
Universitàtsbuchlandlung, 1888) e Zótl, Die erste Tiroler Scharfschùtzen 
Compagnie vom Jahre 1848, — (Insbruok, Wagner, 1887, in-8 piccolo). 

Frizzoni Ghistavo. Zur Stuttgarter Gemiildegallerie . — In Kunst- 
chronik, di Lipsia, N. 21, 1^ marzo 1888 e prcc. 
<^iiadri di Palma Vecchio, Cesare da Sesto. 

Gabotto Ferdinando. Gìason del Maino e gli scandali universitari 
nel quattrocento. Studio. — Torino, La Letteratura, 1887, pa- 
gine XVIII.304, in.8. 
Se ne riparlerà (1). 

(l) Per tiif'esa perdonale. — Il sìj^. Gabotto a pag. 301 del suo « Giasone » inveisce contro 
«Il lini, trattandoci d' ignoranti, maligni e peggio per avere osato scrivere in un prece- 
tlf nS' f.i«ci*!olo di questo Archit^io (IH87, pag. 'iOT) — a proposito della sua Bibliografìa 



168 BIBLIOGRAFIA. 



Oabotto F. e Badini A. Atto di morte di Giorgio Menila. — In La 
Lettcra4ura, di Torino, 15 febbraio 1888. 

Gabotto F. La personalità politica di Gerolamo Morone. — In Ga:!' 

setta Letteraria, di Torino, N. 4, 28 gennaio 1888. 

A proposito del libro del Gioda sul Morene, leggesi una recensione, troppo 
laudativa, del prof. Romano, nel Corriere Ticinese, di Pavia, N. 28, 6 
marzo 1888. 

Gabrieli Andrea. Curiosità manzoniane. Spigolature. — Napoli, A. Mo- 
rano, edit., 1888, pag. 151, in-16. 

Gabrielli Annibale. Un episodio della « Gerusalemme > recato su la 
scena. — In Gazzetta Letteraria, di Torino, N. 10, 1888. 

Garibaldi Denkmàler in Oberitalien. Nella Kunst Chronik, di Lipsia , 
N. 14, 12 gennaio 1888. 
Cfr. r articolo d'egual titolo, eccessivamente sarcastico, di Roberto Stiassug, 
neirAppendice della Neue Freie Presse, dì ^Vienna, del 5 novembre 1887. 

Garibaldi. Memorie autobiografiche. — Firenze, G. Barbèra, 1888, in-lC. 

Ne discorsero , tra altri , R. Bonfadini neìV Illustrazione italiana , dì 
Milano, N. 11, 4 marzo 1888 [«Giuseppe Garibaldi e le sue memorie»], 
P. Valbert nella Recae des deux Mondes, V marzo 1888 [« Les Mómoircs 
de Garibaldi», pag. 202-213], Karl Dlind nella Contemporary Reeieit , 
marzo 1888, Edoardo Rod nella Nouvelle Recue (l marzo, 888) e Jack la 
Bolina nella Rioista Contemporanea, di Firenze (N. 3, marzo 1888.) — 
Cfr. altresì la Nuoca Antologia (1** marzo 1888). 

Gazzetta Numismatica, diretta dal dott. Solone Ambrosoli , anno VI. 
— Como, Franchi, 1888, N. 12. ^ 

Sommario : Rossi Umberto. La patria di Sperandio. — Motta Emilio. Do- 
cumenti numismatici [Maffeo da Givate, maestro della' Zecca di Desana (1525). 



Giasoniana comparsa nel Bibliojilo — che a quel saggio ricco di 34 opere edite in piì» 
e più edizioni noi eravamo già in grado di aggiungerne due dell* anno 1 498, |>er la prima 
parte dell* Inforziato e la seconda del Digesto vecchio. Se il signor Gabotto si fosse 
data la pena di interpellarci direttamente, anziché d'insolentire dopo, noi gli avremmo 
esibiti più che volonticrì i documenti a prova del nostro asserto, documenti che vedranno 
la luce in un nostro lavoro sulla tipografìa milanese nel quattrocento, e ch*egli non po- 
teva di certo scoprire cosi subito neirArchivio di Stato milanese, dove, per uno studio 
cosi importante come quello intomo al del Maino, egli non soggiornò che la parte dì 
tre giornate! Ma il signor Gabotto, che di presunzione non manca, dik fiocilraente <lcl' 
1* ignorante a chi non la pensa a suo modo. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 169 



•— II marchese Rolando Pallavicini falsifica monete tedesche, genovesi e sa- 
voine (1452). — Ritrovo di monete e medaglie sul Novarese nel 1460. — 
Casse di ferro per custodia dei denari del Duca di Milano (1469 e 1473). — 
Bame della Zecca milanese per la fusione di una campana del Duomo di 
Milano (1477).] — Rassegna bibliografica [di Umberto Rossi , intomo al 
r opera del Plon : € Leone Leoni , ecc. »]. — Notizie : La Raccolta Ambro- 
soli [donata al Museo Civico Archeologico di Como (1)]. 

Gianandrea Antonio. 11 palazzo del Comune di Jesi. Monografia, con 
disegno di Guido Landu — Jesi , Stab. Tipo-litogr. U. Rocchetti , 
1887, in-4, pag. 54, con 5 tav. 
Cfr. gli Appunti in que«to Archìcio. 

Giornale di EIrudizione , diretto da Filippo Orlando. — Firenze , 
Bocca, 1887. 

N. 5-6, dicembro 1887 e 7-8, gennaio 1888: Torquato Tasso [richiesta di 
documenti, fonti, ecc., in tomo al poeta, da parte di Angelo Solerti, occu- 
pato a tesserne la vita documentata]. — Menechino [Risposte circa la do- 
raanda fatta nel N. 1, cfr. il nostro Boll. Dibliogr, , 1887, pag. 862]. — 
Armeria Uboldo [risposta di E. Motta]. — Biblioteca rara del Daelli [Elencc^ 
fornito da B. M.] — Ribliografia Giordaniana [aggiunte di Emilio Costa a 
luanto già pubblicato nel cessato Giornale dei curiosi] — Giorgio Merula 
e le sue polemiche [notizie chieste da F. Gabotto per un suo lavoro intomo 
a quel letterato] — Gli amori di Carlo Gonzaga, duca di Mantova e della 
contessa Margherita della Rovere [libro pubblicato sotto il nome di Giulio 
Capocoda, ma da taluni attribuito a Gregorio Leti. È stata definita la que- 
stione?] — Università italiane [bibliografia]. 

[Gonzaga]. Il Parentado fra la principessa Eleonora de* Medici e il 
principe don Vincenzo Gonzaga, e i cimenti a cui fu costretto il 
, detto principe per attestare come egli fosse abile alla generazione : 
documenti inediti , tratti dal R. Archivio di Stato di Firenze , 
voi. I-III (ultimo). — Firenze, Giornale di Erudizione, cdit. 1887-88, 
pag. 1-292. 

Bibliotechina grassoccia , edita da F. Orlando o G. Baccini , N. 5-7 
Icfr. : Boll. Bihliogr.» 1887, pag. 879-90]. 
— Vedi Armes, Cìiéruel, Molinier, Neri, Ricci. 

<*) AUs Gaiietta numUmatiea di Conio ò subentrata in Milano sotto la direzione del 
"medesimo doU. 8. Ambrosoli la Rivista italiana di numismatica della quale più avanti 
*' «i'jÌBce il sommario del primo fascicolo. 



170 niBLlOGRAFFA. 



[Griffini]. In memoria del Dott. Cavaliere Romolo Griffini. — Milano, 
Tip. Bernardoni, 1888, pag. 86, in-8, con ritr. 

[Guastalla, Col.]. Relazione alla Onorevole Giunta Municipale di Mi- 
lano, 28 dicembre 1887 (per l'acquisto dell* A rcAtoio Bcrtani). — 
Milano, Tip. Bernardoni, 1887, pag. 12, in-4. 

Gruillemaud Jacques. Les inscriptions Gauloises. Nouvel essai d'in- 
terprétation. [III. Inscription de Voltino (cont. e fine num. prece- 
dente). — IV. Inscription de Verone]. — In Rcouc Archàologiquc , 
novembre-dicembre 1887. 

Cfr. : Bollett. Bibliogr., 1887, pag. 863. 

Guyard de Berville. Histoiro du chevalier Bayard, sans peur et sans 
reproche. 8e edit. — Paris et Lille, Lefort, 1887, in-12, pag. 101 
et grav. 

Hardy de Perini. Etudes militaires historiques: Bayard (1495-1524), 
2** edit.. — Paris, Impr. Baudoin et C.'« , 1887, pag. 84, in-8, 
con 20 fig. e ritratto. 

Horawitz A. Zur Gescliichte des Humanismus in den Alpenlàndern. 
II. III. — Wien, Gerold Sohn, 1887. 

Cfr.: Boll. BLblogr., 1886, pag. 487. 

Howells William D. Modem Italian Poets. Essays and Versìons. — 
Edinburgh, David Douglas, 1887, in-8. 

A pag. 25-50 : G. Parini ; pag. 102-126 : Vino. Monti ed Ugo Foscolo (con 
ritratti), pag. 126-174: A. Manzoni (idem); pag. 175-195: Silvio Pellico, 
T. Grossi , L. Carrer e Gio. Berchet (con ritr. del Grossi) ; pag. 360-368 : 
G. Carcano, A. Fusinato e L. Mercantìni. 

Ilg Albert. Eine Busto des Girolamo Fracostero und die Werke 
Leone Leonis in der kaiserlichen Kunstammlung. — In Jahr- 
huch der kunsthistorischcn Sammlungen des allerhdchstcn Kaiser- 
ìiauses etc, voi. V. — [Wien, Adolf Holzhausen, 1887]. 

Due ritratti di Carlo V e uno della regina Maria di Ungheria. 

lUmann Ph. De Tibulli codicis Ambrosiani auctoritate. Diss. inau- 
guralis. — Berlin, Mayer *& MiUlei', 1887, in-8 gr., pag. 85. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 171 

Inama prof. Virgilio. Coramemorazionc del ('omm. Bernardino Bion 
dclli. — In Rendiconti dell' l'^tituto Lombardo , voi. XXI , fasci- 
colo I, 1888, pag. 26-51. 
Con r elenco di 38 pubblicazioni a stampa del Biondelli. 

Indicatore (L') Mirandolese. — Mirandola, Tip. Cagarelli , N. 2, 
febbraio 1888. 

11 sac. Ceretti , discorrendo del rettore dell' Università di Bologna, Lodo- 
vico de' Pedocca delia Mirandola (1490), riporta il documento milanese da 
noi edito in questo Arch, Storico (1887, pag. 839), a proposito della recen- 
sione dell'opera del Malagola : « I Rettori dell' Università di Bologna.» 

Intra G. B. La Camilla di Virgilio e la Clorinda di Torquat<ì Tasso: 
memoria. — Mantova, Mondovi, 1887, pag. 17, in-8. 
Dagli Atti dell' Accademia Virgiliana fcfr. : Boll. Biblioor. , 1887 , pa- 
gina 850]. — Anche in La Flora del Mincio, n' 5, 6 e seg. , 1888. 

Intra Giambattista. Il sacco di Mantova. Romanzo storico. 4* edi- 
zione riveduta ed ampliata. — Mantova, Stab. Tip. Eredi Segna, 
1888, in-l«, pag. 388. 

Estratto, sebben non avvertito, dal giornale mantovano II Mendico. — Nel 
medesimo foglio [N. 4, 1888] è principiata la ristampa dell'altro racconto 
storico dell' Intra : La Bella Ardiszina. 

Intra Q. B. Vergilio o Virgilio? — In La Flora del Mlncin, di Man- 
tova, anno li, N. 3 (1888). 
- Vedi Arte e Storia. 

Leonardo da Vinci. Vedi Archiolo Storico dclT Arte , Pliìl Umore , 
Yriarfc. 

Leoni Leone. Vedi ///;. 

Lettere inedite di Giuseppe Torelli a Massimo d' Azeglio. — Nella 
Rassegna Nazionale, di Firenze, N. 1 e 10 gennaio 18S8. 
33 Lettere dal 1851 al 1865. 

Lettres de Louis XI. Tome III public par MM. Vacscn et Charaoay. 
[Pablications do la Socicté do l' histoirc de Franco]. Paris, 1888. 

Comprende questo volume le lettere dal 1465 al 1469, molte delle quali 
indirizzate ai duca di Milano. — Per l'epoca di Luigi XI e Luigi XII con- 
sultare anche: If. de Maulde : « La mère de Louis XII: Marie de Clèves, 



172 BIBLIOGRAFIA. 



duchesse d'Orléans», in Repue hUtorique , I, 1888; Baet Charles. \jcs^ 
mensonges de riiistoire: Louis XI et l*unité frangaise etc. (Lille-Paris, Lefort, 
in-8, pag. 299), e Zeller B, et A. Luchaire: € Louis XI et la maison de 
Bourgogne » — (Paris, Hachette, 1887, pag. 187, in-l6). 

Liebenau doct. Th. Die projectirte Mùnzkonvention zwischen Trivulzio 
und den Waldstatten (1516). — In Bulletìn de la Socirié guissc 
de Numismatigue, di Basilea, N. 10-11, 1887. 

Lochis conte CSarlo. Un patrìzio bergamasco conte palatino e colon- 
nello al servizio di S. M. il Re Cristianissimo. [Estratto dal Notisìc 
Patrie, 1888]. — Bergamo, Tip. Pagnoncelli, 1888, in-24, pag. 155. 

Il conte Galeazzo Boselli, decapitato a Milano nel 1705. — Cfr. la Biblio- 
grafia in questo Arehirio. 

Lodi. Vedi Agnelli , Almanacco Laudcnsc , Arch, storico Lodigtano , 
Arte e Storia, lìignami, 

Lund T. W. M. Como and Italian Lake-Land. — London , W. II 
Alien e C.^ 1887, in-S ili, pag. IX-515. 

Di questa guida consacrata specialmente alla storia ed air archeologia 
della Lombardia , e con taluni particolari curiosi od interessanti , diamo a 
miglior cognizione del lettore l'elenco dei capitoli: 

Pontresina to Varenna — Varenna — The conventional Round of tbo 
Lake of Como — Isola Comacina — Isola, Madonna del soccorso and Lenno 

— Cadenabbia — Menaggio — Gravedona — The Cainallo Pass — Piaii 
di Tivano and Val Assina — Villa Pliniana and Torno — Val Intelvi and 
Monte Generoso — Como — Saronno — S. Pietro di Givate — Bergamo 

— Lakes of Iseo and Garda, and Brescia — Milan — S. Ambrose — Leo- 
nardo da Vinci — Carlo and Federico Borromeo — The Cathedral (of Milan) 

— The Heart of Milan — The Ambrosian Library — The Brera Picturc 
Gallery — The Archaeological Museum — Poldi Pezzoli Maseum, Palazzo 
Melzi, and S. Maurizio — S. Ambrogio -- S. Maria delle Grazie — A 
ramble in Milan — Chiaravalle — The Certosa of Pavia — Lugano and 
Varese — Lago Maggiore — Orta — Varallo — Vercelli and Novara. 

Delle incisioni notiamo la Vergine col Bambino del Luini, a Brera, il 
ritratto della principessa Cristina Trivulzio, Medea Colleoni, a Bergamo, e 
Gaston de Foix, al Museo archeologico di Brera; e schizzi di arcate al 
S. Gottardo di Milano e di decorazioni alla Certosa di Pavia. 

Mackail I. W. Virgil in cnglish Verse. — In Macmillan's Magatine, 
gemiaio 1888. 

Aggiungi: Sir C. Bomen*$ Translation of Virgil neW Atfienaeum, n. 3144. 



t 



BOLLETTINO DI BiBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 173 



Magenta prof. C. Studi su Ennodio. — In La Letteratura, di Torino, 
N. 2, 15 gennaio 1888. 
Favorevole ali* opeca del sac. Magani su Ennodio. — (Pavia, Fusi, 3 voi). 

[Malagrida]. Un monumento al Padre Malagrida. — In Cioiltà Cat- 
tolica, quaderni 901, 904 e 006 (1888). 

Malamani Vittorio. Il Leopardi e TAustria. — Nella Cronaca Rossa, 
di Milano, N. 19, febbraio 1888. 
\ proposito della Canxone ad Angelo Mal. 

Manflredi C. Saggio di storia reggimentale. — In Rioista militare 
Italiana, di Roma, disp. 9 , settembre 1887. 
11 1*^ Regg.^ fanteria nelle campagne 1859 e 1860-61. 

Mantova]. Cuspide di selce del Mantovano. — Ascia di bronzo ad 
alette del Mantovano. — Nel Ballettino di paletnologia italiana y 
di Parma, anno XIII, N. 11-12, novembre-dicembre 1887, pa- 
gine 205-206. 
Dal « Territorio sermidese, ecc. > del prof. Mantovani. 

Mantova]. Die Pìnweihung des Denkraals oesterreichischer und fran 
zòsischer Krieger bei Mantua. — In Allgemeine MiliU'ir Zeitung, 
n. 6 (1888). 

Mantova. Vedi Arch. storico dclV Arte, Bertolotti, Ceretti , Ferrari, 
Gass. e Rio. numismatica, Gonzaga, Intra, Molinier, Monteoerdi, 
Neri, Palaszi, Phillimore, Saoiotti, Tomann* Venturi, Virgilio. 

Manzoni. Bontà e bellezza o brani dei « Promessi Sposi » nel doppio 
testo del 1827 e del 1840, con avvertimenti, note ed osservazioni 
di Saloaiore Malato- Todaro. — Palermo, L. Pedone-Lauriel, 1888, 
pag. 511, in-16. 

Manzoni. Vedi Antona-Traoersi, Balsimelliy Barone, Gabrieli, Ho- 
icells. Padiglione^ Phillimore, Scherillo, Scola, Torelli e Zingone. 

Mari^oL Un lettre italien à la cour d' Espagne (1488-1526), Pierre 
Martyr d' Anghera, sa vie et ses oeuvres. — Paris, Hachette e C, 
1887, pag. XVI.239, in-8. 

***ftinengo Cesaresoo countess. The peasant in North Italy. — In 
ScoUisch Reeietr, gennaio 1888. 



] 



174 BIBLIOGRAFI \. 



Massarani Tulio. Carlo Tenca e il pensiero civile del suo tempo. 

Seconda edizione. — Milano, Ulrico Hoepli, 1887, pag. VII-435, 

in-lG con ritratto. 
Recensioni di Gabrielli dì questa ristampa e di (quella degli scritti del 
Tenca nel giornale L'Opinione, di Roma, N. 27, febbraio 1888. 

— Vedi Tenca. 

Matilde (de) R. Les dacs d^Orléans en Lombardie avant Louis XII 
(1387-1483). In Reoue dliisioire diplomatìque, anno II, N. 1, 1888, 
pag. 62 a 89. 
Sani continuato. Lo studio giunge fino al 1461. 

— Vedi Robinson, 

Maurice (C. Edmund). The revolutionary movements of 1848-49 in 
Italy, Austria-Hungary and Germany. With some Examination o*" 
the previous thirty-three years. — London, Boll and Sons, 1887, 
in-8, pag. 540 con ili. 

Mauro Bfatteo Augusto e Basilio Magni. Storia del parlamento 

italiano, dedicata a S. M. Umberto I. Nona e decima legislatura. 

sessioni del 1865-66-67. Voi. IV, parte I e II e voi. V, parte I. 

disp. 213-292. — Roma, Tip. della Camera dei Deputati, 1887, in-8. 

Contiene la biografia di Giuseppe Mussi. 

[Mazzuchelli]. Benedetto Marcello. Il teatro alla moda, premessovi 
alcune illustrazioni ed annotazioni per Andrea Tessicr e la biografia 
dettata dal conte Giammaria Mazzuchelli. — Venezia, Tip. del- 
l'Ancora, 1887, pag. 126, in-16. 

Menechmi e Menechini. — Jn lììoista Contemporanea, di Firenze , 
N. 2, febbraio 1888, pag. 406-407. 
Cenno riprodotto dal Giornale di erudizione » N. 5-6 (1887). — Vedi alla 
lettera G. 

Merlino Giov. Elxnilio. Testimonianze intorno a Fra Dolcino. — 
In Museo storico ed artistico Valsesiano, di V arai lo , serie III, 
N. 12 (febbraio 1888). 
Importante. 

Menila Giorgio. Vedi Gabotto. 

Meyer d.*^ Joannes und Stahelin Hermann. Die pàbstliche Fahne der 
Stadt Frauenfeld vom Jahre 1512. Mit 2 Abbildungen. — In Thur» 



BOLLETTINO DI BfBLIOGRAFlA STORK A LOMBARDA. 175 



gauische Beitròge sur Vaierlandlschen Gcsehichie, di Frauenfeld 
(Svizzera) fase. 27", 1887, pag. 144-169. 
— Vedi Mùlinen. 

Meyer W. Recensione | favorevole] dell' opera del Seifert <( Glossar zu 

den Gedichten des Bonvesin da Riva. y> -* Nel Literaturblait JTtr 

Ger/nanUehe und romanischc Philologie, di Heilbronn , N. (> , 

giugno 1887. 

Altra bibliografia dei medesimo libro, per Bertoldo Wiese, nella Deut»che 

Literaturzeitung , di Berlino, N. 7, 18 febbraio 1888. 

Bfichelet J. Francois I et Charles Quint (1515-1547). (> rdition. — 
Paris, librairie Hotzel et C. , 1887, pag. 127, in-16 gr. , ili. 

[Milano]. Nuovi acquisti nella Pinacoteca di Brera. - Nella Perse- 
teransa, gennaio 1888. 
Un ritratto del pittore veronese Francesco Torbido, detto il Moro, un quadro 
del Civerchio ed uno del Borgognone. 



[Milano] Die Aebtissin von St. Ansgari zu Mailand - In Daheim, di 
Stoccarda, N. 23, 1888. 

Milano. Vedi Arrighi, Arte e Storia, Bclgiojoso, Bcrsczio, Bertolotti, 

Bianchi, Brun, Caneca, Cantii, Ceruti, Chirtani, Belare, Duomo di 

Milano, Guastalla, Lund, Massarani, Mauro, Mcncchmi , Neri, 

Paglicci, Porati, Raccolta milanese, Robinson . Roosirclt , Vischi, 

Vita , Yriarte, 

MiUer. Die Weltkartc des Castorius , gonannt die Peutingcr'scbo 
Tafel. ^inleitender Tcxt und Atlas. — Ravensburg , Maìer, 1888, 
in-8 con atlante di 23 fogli in-4 grando. 

Mole (C.^). I^es Cent jours. — Le ballet du Pape. — In Rcouc de 
la rcoolution, gennaio 1888. 

MoUneri G. C. Un' attrice del secolo XVI : Isabella Andreini. — Nella 
Strenna della Gazzetta Piemontese per Y anno 1888. 

Mounier EmUe. La faìence à Venise. Nell'ylr^ di Parigi, N. 5(34, 1887. 
Piatti e vasi al Museo Correr, eseguiti per la marchesa Isabella Gonzaga 
d'Ette. 

''^leverdi Claudio. Lcben, Wirken im Lichte der zeitgenossischen 
Kritik von Emil Vogel, — Nella Vierteljahrsschcift far Musik- 
tcisienschaft, di Lipsia (cdit. Breìtkopf) 1887. 



SIBLIOC RAFIA. 

H. Vedi Casati e Race. Milanese. 

\UÌ]. Der Anonimo Morclliano. (Marcati lo n Micliiel's Notizia 
opere del disegno) I. Abteilung. Text und UcberseUong von 
rimmel. — Wien, Gnie^er, 1888, pag. XX1X-I2C, in-8. 
lenschririen fùr Kunstgescliìclite , Neue Foige, I. 

te Gerolamo. Vedi Canini, Gabotta. 
ì Cenni bibliografiei in questo Archicìo. 

din Bernardo. Tito Perlotto & Ugo Foscolo. — In .Mcnen 
'eneto, setterabrc-novombro 1887, pag. 223-244. 

i Emilio. S^io di una BibliograBa agricolo- forestale del Can- 
ine Ticino. [Estratto dell'Agricoltore Ticincie . fase. 23-24]. — 
ugano. Tip. Veladini, 1887, pag. 32, in-8 gr. 

ig. 6-7 elenco delle pubblicazioni dell'agronomo avv. Derra, morto a 
nel 1S35. \ pag. 15'18 bibliografia della ■ Derivazione delle acque 
resio ■ per l' irrigazione della pianura Lombarda. 

1 Emilio. Il privilegio del Duca di Milano per la stampa dell<< 
Prose » del Bembo [12 agosto 1525], — Nel BUiliofilo, di Bo- 
jgna, N. fl-12, novombre^ii cembro 1887. 

i E. DocDmenti numismatici. Estratto dal N. 12, anno VI, della 
''axzetla Num-itmaiica, del dott. S. Ambrosolj. — Como , Tipo- 
rafia Carlo Franchi, 1887, pag. !), iii-8, 

1 E. Die Mailander Korrespondenz von 14nf*. — In An^eirjer fflr 
eluceLicr GciclUckle. N. 6, 1887, 

len (von) d.' W. F. Gescliichto der Schweizor SOldncr bi* 
iir Errictitung der erstcn slandigen Carde, 1497. Disscrtation. — 
ìern. Verlag von Hubor und C."', 1888, in-8 gr., pag. XI-I84. 
.'edi Meyer. 

h Arnold. Regesten dor Crafen von Habsburg der Laufen- 
urger Ltnie, 1I98-I408. Zweitcr Tlieil. — Nella rivista ArgO':ia, 
ol. XVllI (Aarau, 1888). 

il g IV. Rapporti del conte Giovanni d'Habsburg coi Visconti (1364- 
— Questa memoria del Mùnch contiene un" introduiione diffusa in- 
aile compagnie di ventura in Italia nel seiiolo XIV, ma senza nuovi 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 177 



Muratori L. A. Vedi Vischi. 



Neri Achille. Un mazzetto di curiosità. — In Giornale Ligustico , 
Éasc. XI-XII, novembre-dicembre 1887. 

A pag. 436-37 un curioso documento mantovano, una lettera del cardinale 
Ercole Gonzaga a Francesco, figlio di Ferrante Gonzaga. [Mantova, 5 di- 
cembre 1558], a proposito di una femmina spiritata « la qual dico d* bavere 
addosso r anima del S.c mio fratello », ecc. 

Apag. 44t un biglietto dell'imperatore Giuseppe II al march. Bartolomeo 
Calderari, il cui nome figura negli elenchi dei patrizi milanesi della fme del 
secolo scorso e dei primi del nostro. [Documenti degli Archivi di Firenze]. 

Nifiard Charles. Guillaume du Tillot. Un valet ministre et secrétaire 
d^État; épisode de l'histoire de Franco en Italie de 1749 à 1771. 

- Paris, OllendorlT, 1887, in.l2. 

Nò Ch. Les Carbonari, ou T Italie en 1829, drame en 5 actes et 
sept tableaux, précède d'une étude historique sur les Carbonari. 

- Paris, OllendorlT, 1887, pag. 204, in-18. 

Noiret H. Hnit lettres inédites de Démétrius Chalcondyle. — In Mt*- 
Uinges d* archeologie et d*histoire [Ecole fran^aise de Rome], 
VII anno, fase. V, dicembre 1887, pag. 472-500. 

Nolhac P. (de\ Lcs correspondants d' Aide Manuce. Matériaux nou- 
vcanx d' histoire littéraire. — In Studi e documenti di storia e 
diruto, di Roma, anno Vili, fase. 3-4, luglio-dicembre 1887. 
Lavoro che sarà continuato. — Delle 46 lettere qui pubblicate , le più 
sono tolte dalP Ambrosiana. Due sono da citarsi specialmente : V una di 
^^•irolamo Varadeo , Cancelliere ducale in Milano , del luglio 1498 [cfr. pa- 
gina 260] e r altra del Fontano diretta a Scardino Scardo di Bergamo» da 
Napoli 31 dicembre 1502 [cfr. pag. 280]. 

Nottenbohm 'Wilhelm. Montecuccoli und die Legende von S.^ Gotliard 
(11G4). — Berlin, Gaertner, 1887, in-4 gr., pag. 28. 

Nuovo Statuto organico della Società storica Lombarda con sedo 
in Milano. Approvato nell'Adunanza generale deli'8 gennaio 1888. 

- Milano, Tip. BortoloUi, 1888, pag. 8, in-8. 

Oberitalien und Florenz. Praktisches Reisehandbucb. 3.*<^ Auflage, 
ncu bearbeitet von E. Ribbach. — Berlin,' Albert Goldschmidt, 1888. 
Oriebens Keise Bibliothek. 
— Vedi Lund, 
ÀreK StùT. Lomb, — Anno XV. 12 



178 BIBLIOGRAFIA. 



Padiglione C. Famiglia Manzoni: ricordi storici. — Napoli, Tipogr. 
Francesco Giannini e figli, pag. 55, in-8, con tavola. 

Padoa A. La società di mutuo soccorso , di cooperazione ed istru- 
zione fra gli operai di Gallarate, durante il ventennio 1866-1886. 
In Ricista della hcncjicensa pubblica, di Romii, anno XVI, N. 1, 
31 gennaio 1888. 



Paglicoi Brozzi A. Un saggio della censura teatrale austriaca in 
Milano nell'anno 1853. — In La Scena Illustrata, di Firenze, 
N. 4, 15 febbraio 1888. 

A proposito della cantata « Elena e Titania » di Giulio Carcano, musicata 
pel teatro dei Filodrammatici in Milano e rappresentatavi agli 1 1 luglio 1853 
per l'inaugurazione di un busto del Mctastasio. Il P. dà i brani censurati e 
i[uelli sostituiti. 

Palazzi G. P. Le poesie inedite di Sordello. — In Atli del R. Isti- 
tuto Veneto di scienze e lettere , tomo V, serie VI, disp. 10. — 
Venezia, Anlonolli, 1887. 

Palumbo V. D. Credenze intorno a Virgilio. — Nel giornale La 
Coltura Salentina, di Lecce, N. 1-2, 1^ marzo 1887. 

Vedi anche « Le tombeau de Virgile », in Courrier de Vaugelas » no- 
vembre 1887. 

Paoluoci G. L* idea di Arnaldo da Brescia nella riforma di Roma. — 
— Nella Rioista storica italiana, di Torino, fase. IV, 1887, ot- 
tobre-dicembre. 

Pavia. Vedi Bcllio, Buonanno, Colombo Cristoforo, Dionisotti, Gabotto, 
Magenta, Schmidt, Vita, 

Periodico della Società Storica per la Provincia e Antica Diocesi di 
Como. Voi. 6, fase. 21-22. — Como, Ostinelli, 1888. 

Sommario: Barelli can. Vincemo. Ponna in Valle d' Intelvi. — Fossati 
dott. F. Il vescovo Beltramino Parravicino da Casiglio e il suo testamento 
(14 marzo 1318). — Motta E, Nove lettere di Vescovi di Como dirette in 
Isvizzera (1688-1793). — - Lo stesso. Un medico distinto di Porlezza del 
secolo XV. [Gian Pietro Camozzi in Milano nel 1496]. — Fossati dott. F. 
Codice diplomatico della Rezia [Cont. vedi voi. V, fase. 4°. Carte Chiaven- 
nasche dal 1176, marzo al 1195, 4 marzo]. — Varietà: Inquisitori in Como 
nella 2* metà del secolo XV. — Una processione a S. Miro di Serico nel 1491. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 179 



Perrin, (col. d'artillerie). Marche d'Annibal des Pyrénées au Pò, et 

description des vallées qui se rendent de la vallèe du Rhone on 

Italie. — Paris libr. milit. de Edmond Dubois, 1887, pag. 227, ìn-8. 

Aggiungasi: DuehheUter, Hannibals Zug ùber dio Alpen. Vortrag. - - 

Hamburg, Richter, 1887, in-8 picc. [« Sammlung wissenschaftlicher Vor-' 

tràge, etc. »]. 

Persio (Aulió) Fiacco. Satire. Traduzione di Vincenzo Monti, Edi- 
zione fatta sul testo della Biblioteca di Brera in Milano, con va- 
rianti inedite del traduttore. — Milano, Tip. Edoardo Sonzogno , 
1888, in-16 di pag. 93. 
Biblioteca Universale, N. 181. — Le varianti o meglio correzioni dell'e- 

«emplare dì Brera die 1* editore chiama inedite, sono già comparse nelPedi- 

zioDe dei Ga.ssicì italiani del 1826. 

Pflng-Hartung (I. von). Die Thronfolge im Langobardenreiche. — 
In Zdtschrift der Saoigny Stiftang — (Gcrmanistische Abtb.), 
voi. Vili, fase. 2^ 1887, pag. 66-88. 
— Vedi Schmidt. 

PhiHppon M. Une nouvelle biographie de Charles V. — In Reeue de 
Belgiquc, N. 3, 1887. 
Resoconto molto favorevole della I parte del 2<^ voi. dell'opera del Baum- 
garten « Geschichte Karl 's V. » 

Pbillimore Mary Gatherìne. Studies in Italian Lìterature classical 

and Modem also The Legend of « El Cenacolo », a poem. — 

London, Sampson Low, Marston, Searle & Rivington, 1887, in-8, 

pag. X-326. 

ni. Tortjuato Tasso: An essay upon his Lifo and Works. Parts I, II 

(pag. 60-94;. -- VI. Manzoni. A Sketch (pag. 228-245). — Vili. Count Arriva- 

J>eiie (pag. 276-293). — A Legend of e II Cenacolo» [del da Vinci, versi, 

ptg. 320-26]. 

PhiUimope Mary Catherine. The Warrior Medici Giovanni delle 
Bande Nere. An historical study in Florence, from the Archivio 
Storico and originai mss. in the Magliabecchiana Library. — 
London, Lìtterary Society, 1887, pag. VIII-119, in-S. 

Picatoete F. Estudios sobre la grandeza y decaden^ia de Espana. — 
Tomo I : < Los Espanoles en Italia >. — Madrid , Hernando y 
Comp., 1887, pAg. .*^57, in-4. 



180 BIBLIOGRAFIA. 



Può forse servire anche la recentissima pubblicazione: Haebler Kotir^. 
Die wìrtbschafllicbe Blùtbe Spaniens ìm-16. Jahrhundert und ihr Verfall. 
Berlin, R. Gaertners Verlag, 1888. gr. 8. 

Pianta Rudolf (von). Auszuge aus dem Mailànder Staats Archìv. 
(Lithographiert). In-4, pag. 30, 1887. 
Documenti per la guerra di Svevia, del 1499. 

[Pog^ avv. Cencio]. Curiosità comasche. La medaglia dei dottori di 
collegio [nel Museo civico comense]. — Neil' Araldo , di Ck>mo , 
N. 2182, 27 febbraio 1888. 

Porati R. A. Una notte fatale, ovvero il ritorno deir esiliato : boz- 
zetti milanesi. Sesta ediz. corretta. — Milano, edit. Carlo Barbini. 
1888, in-16, pag. 154. 

Raccolta Milanese di storia, geografia ed arte (direttore prof. Gen- 
tile Pagani). — Milano, 1888, gennaio e febbraio, N. 1, 2. 

Sommario: N. I. Pagani Gentile. Del valore attuale della lira imperiale 
(con tabella). — Beltrami L. Per la storia della costruzione del Duomo 
(con disegno) II. — Casati doti. C. Quando e da chi venne fondata la Ca- 
nonica dì Crespenzago. — Moiraghi sac. P. S. Tommaso d' Aquino a Mi- 
lano. II. — Beltrami L. Il campanile di S. Gottardo alla Corte II. — Ghit^- 
soni P. Cristierno I re di Danimarca a Milano (1474). — Venosta Felice. 
Una scuola pei poveri nel secolo XV [scuola Grassi, con disegno]. — Motta E, 
Ingegneri milanesi in Russia (1496). — Beltrami L. L'ex pon vento di Pon- 
tida (con disegno). — ^ Pagani S. Il venerando Collegio dei Ragionati [Pre- 
liminari, 1685-1739]. — Spinelli A. G. Una lettera di Gio. Pietro Puricelli 
[Milano, 8 ottobre 1646]. — G. Pj. e L. B. Milano che scompare: Casa 
N. 14 in via S. Paolo (con disegno) — Beltrami L. In piazza Mercanti 
(con tavola separata). — Necrologia: G. Mongeri. — Notiziario storico, ecc. 

— L, A. Effemeride di storia milanese del febbraio. — G. Pg. Per finire ! 

— Appendice: Zerbi L. Memorie Monzesi. 

N. 2. Torretta G. B. Sulla conoscenza delle pietre e dei marmi. — Am- 
bir e ri L. La Basilica di S. Nazzaro maggiore (con disegno). — Pagani S. 
Il venerando Collegiato dei Ragionati II. — L. A. Come si fabbricavano le 
maschere nel XV secolo [in Bologna nel 147 IJ. — Paglicci-Broxsi A. Franco 
Salfi presidente del Teatro patriottico. — Salceraglio F. Spigolature cisal- 
pine: Ugo Foscolo. — Rossi sac. V. Pavimenti antichi a Robbiano (con 
disegno). — Beltrami L. Primi studi per la costruzione del Palazzo Marino 
(a proposito della recente discussione e deliberazione del Consìglio Comunale). 

— Notiziario storico, ecc. — Cronologia milanese. — L. A. Effemeride di 
storia milanese del mese di marzo. — G. Pg. Per finirei — Appendice: 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 181 



I. Ambìeeri. Per la biografia di Melchiorre Gioja. Notizie e documenti 
inediti (1). 

Piyna Pio. Intorno al cosiddetto < Dialogus Creaturarum > ed al suo 

autore. II. L'autore [2.® Breve intermezzo. 3.** Maestro Bergamino. 

4.' Mayno de' Mayneri]. — In Giornale Storico della Letteratura 

Italiana, di Torino, fiisc. 28-29, 1887, pag. 42-113. 

Coni, e fine di questo articolo magistrale. [V. Giornale, IV, 337 per la 

I. parte]. 

Renier Rodolfo. I sonetti del Pistoia giusta 1* apografo Trivulziano. 
— Torino, Ermanno Loescher, 1888, in-8 gr. di pag. XLVIII- 
404 [Biblioteca di testi inediti o rari, voi. II]. 
Cenni di G. S. Scipioni in Gazzetta Letteraria, di Torino, N. 8 , 25 feb- 
braio 1888 : « Un poeta burlesco nel quattrocento. » 
Ne riparleremo. 

Rhoné A. Vassalli-Bey. — In La Chroniquc dcs Aris, di Parigi 
N. 25, 2 luglio 1887. 
Cenno necrologico del milanese Luigi Vassalli, cooperatore di Manette 
negli scavi in Egitto. [Cfr. Arch. Lomb., 1887, pag. 633], 

Riod Corrado. I primordi dello Studio di Bologna, Ercole Gonzaga 
allo Studio Bolognese, origini dello Studio Ravennate, Dante allo 
Stadio di Ravenna, ecc. — Bologna, Romagnoli Dall'Acqua edi- 
tore, 1888. 



italiana di ^numismatica , diretta dal dott. Solone Àm- 
brosoli. Anno I, num. I, 1888. — Milano, F. Cogliati edit. 
Sommario: La Direzione. Prefazione. — Gnecchi Francesco ed Ercole. 
Di alcune monete inedite e sconosciute della zecca di Scio (con tav.) — 
AmbroBoli Solone. 11 ripostiglio di Lurate Abbate (con tav.) — Ro$ii Um- 
berto, I medaglisti del Rinascimento alla Corte di Mantova: I. Ermes Flavio 
<ie Bonis. — Studi economici sulle monete di Milano. Dai mss. di Giocanni 
Mulaiiani. — Motta Emilio. Gli zecchieri di Milano nel 1479. — Necro- 
logie, ecc. (con 1 ritr.). 

Robinson A. Mary F. The Claim of ihe House of Orleans to Milan. 
— In The English Historical Reoicw , N. 9, gennaio 1888, 
pag. 34-63. 
1 diritti della casa d'Orleans su Milano. 1^ articolo [verrà continuato]. 
— Vedi De Maulde. 

(I) La Raccolta Mìlane$e ha cessato le sue pubblicazioni. 



1>Ì2 BIBLIOGRAFIA. 

Roosevelt Bianche. Milan and < Othello » , Beìng a short Life of 
Verdi. With Lclters wrilten about Milan and the new Opera of 
« Olhollo. > — London, Ward and Downey, 1887, paf.-. 340, ÌD-8. 

Rosmini A. Lettere inedile. — Nel Roimini, di Milano, voi. Ili, 
tose. 1 o 16 gennaio e 16 febbraio 1888. 
Lettere dal 1830 al 1832, e taluno indirizzate al Manzoni. — Nel fascicolo 
1" gennaio 1888 della medesima rivista cfr.: Paoli F. n Le opere di Antonio 
Rosmini » [elenco di 40 titoli]. 

[Rosmini]. Kraas Frati: Xaoer. Antonio Rosmini. Sein Lebon und 
scino Schriften 1-V. — In DcuUehc Rundschau, t&%c. tì, marzo 1SS8. 
pag. .Ì3I-361, [La fino al prossimo fascicolo]. 

Ruffoni Francesco. Torbiera d'Iseo. '— In Bulleitìno di patctnologia 
italiana, di Parma, N. 1-2, 1888, pag. 35-36. 
Brevi rettifiche ai cenni del Castelfranco in DulleUino , 1887, pag. 145. 
[Cfr, Boll. Bibliogr., 1887, pag. 856]. 

Sacchi dott. Federico. I documenti stonci e letterari del Museo Ci- 
vico e la Biblioteca [di Cremona], — Nel giornale La Prooincia, 
Corriere di Cremona, N. (i, 14 gennaio 1888. 
Ctr. gli Appunti in iiuesto Arehieio. 

Sacerdote Salvatore. Giulio Carcano. Profilo Lt-ttei-ario. — In Gaz- 
setta del Popolo della Domenica, di Torino, N. 10, i marzo 1888- 
— Vedi Paglicei. 

Salvagnini Enrìoo. S. Antonio di Padova e i suoi tempi (1105-1'23I). 
— Torino, L. Roun, 1888. 

Balvioni dott. Carlo. Un passo della < Parafrasi Lombarda > {Ar- 
ehicio gloilol. itai. VII, 23, !>) o il ditt dei « Giuramenti di Stras- 
burgo. » — Nel Giornale Storico della Letteratura Italiana, vo- 
lume X, 1888. 

Baragat Gian Martino. Lodovico Caslclvetro [morto a ChiavennaJ. 
In Gaz:. Letteraria, di Torino, N. 1, 1888. 

Etaragat Gian Martino. Carlo Tcnca. — In Gazzella Letteraria, di 
Torino. N. IO, 10 marzo 1888. 
A proposito delle ■ Prose» del Tenca, edizione Massarani. Articolo seni* 
valore storico, lamento solito degli articoli di quasi tutti i fogli domenicali. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 183 

_N 

SaiioUi Alfiredo. Una polemica tra dae umanisti del secolo XV. 

Saggio di uno Studio intorno alla vita e agli scritti di Pandolfo 

Collenuccio da Pesaro. — Salerno, Migliaccio, 1887, pag. 20, in-16. 

Storia della polemica sòrta tra il Collenuccio e Niccolò Leonìceno , che 
aveva sparlato di Plinio. 

Scherillo BAiohele. Quattro saggi di critica letteraria. — Napoli , 
Luigi Pierre, libraio-editore, 1888, in-lG. 
Dei quattro saggi , il P è : « Alcune fonti Manzoniane. « 

Schipa Bfichelang^lo. Storia del principato longobardo di Salerno. — 
Napoli, Fr. Giannini, 1887, pag. 230, in-8. 
Estratto daXV Archieio Storico Napoletano. 

Schmidt doct. Ludwig. Paulus Diaconus und die « Origo gentis Lan- 
gobardorum.> — In Neues Archio fùr altere deutsclie Gesehichtc, 
di Hannover, voi. XIII, fase. II, 1887, pag. 391-94. 

Sdimidt Otto Eld. Die handschriftlichc Ueberlieferung der Briefe 
Ciceros an Atticus Q, Cicero, M. Brutus in Italien [Abhandlungen 
der pbilol.-histor. Classe der k. sàchsiscb. Gesellschaft der Wissen- 
schaflen X. Bd. N. 4]. — Leipzig, Hirzel, 1887, in-4, pag, 107. 
Con notizie di alcuni codici della Biblioteca Viscontea di Pavia. 

Schrader H. Die Ambrosianiscben Odysseescholien. — Nella rivista 
Hermes, di Berlino, N. 3, 1887. 
Studio intomo ai codici dell' Ambrosiana parte sup. B. 99, E. 89, Q. 88. 

Sdiulze K. P. Martialis Catulistudicn. — In Neuo JahrhOchcr far 
Philologie und Pcldagogik, voi. 135-136, fase. IX (1887). 
- Vedi Vallai. 

Scola Griovanni. Inaugurandosi nel giardino della Villa Scola in 
Creazzo alla memoria di Alessandro Manzoni una colonna del 
distrutto Lazzaretto di Milano , 4 novembre 1887, — Vicenza , 
Tip. S. Giuseppe, 1887, in-fol. 

Scoltheiss. Pietro Aretino. — In Westermann's illustrlrrte Monats- 
liefie, febbraio 1888. 

Solerti A. La morte di Torquato Tasso narrata dai contemporanei. 
— In Gasxetta Letteraria, di Torino, N. 37, 1887. 
Documenti inediti. 



innuocRAFiA. 

Solerti Angelo. Torqoato Tasso e Lacrezia Bendidio. — In Gior- 
nale Storico della Letteratura Italiana, fase. 28-29 (1887). 

Sommario de'alTari d'Italia divisa in t^uoi dominij. Con l'entrate, 
spese, forze, aderenze con altri prcncipi [Nozze Boschettì-Carteri], 
— Vorona, Stab. Tìpo-lit. Franclrini , 1888, pag. 30, in-8. 
Edizione ili 100 CMinpIari, fatta a cura di l'ìetro Sgulmera, di ud codice 
della Comunale di Verona del secolo XVII. A pag. 22-23 brevissime notizie 
sullo Stato dì Milano, senza importanza storica. Appena cominciato il capi- 
tolo sul Duca di Mantova (Tedi pag. 30), l'Autore non prosegui più olire 
e lasciò incompleto il suo lavoro. Diffatti per Mantova non leggesl altro se 
non che : o Grande è in Italia la Casa Gonzaga. » 

Sommerfeldt Gustav, à.' pliil. Die Romralirt Kaiser Hcinrichs VII 
(1310-1313). Teli I. Mit Exkiirs: Die beìden Speierer Reichstagc 
der Jahre 1309 und 1310. — Kónigsborg, Griifo und Unzer'scho 
Buchbandlung, 1888, pag, 57, in-8. 
Ne riparleremo. 

[Spallanzani]. Una lettera inedita di Lazzaro Spallanzani (4 giu- 
gno 1796). — Nella Bieitta Emiliana, di Reggio, N. 39, 25 set- 
tembre 1887. 

Stramblo dott. Da I..egnaiio a Mogliano Veneto. Un secolo di lotta 

contro la pellagra. Brìccìole di storia sanÌtarÌo-amministr«tÌTa. — 

In Rendiconfi del B. Istituto Lombardo , voi. XXI , fase. IV (23 

febbraio 1888) e V (8 marzo). 

11 lavoro sarà stampato integralmente nella Memorie dell' Istituto Loia- 

Tasso Torquato salva da mala fine la statua di Pasquino. — In /' 
Cracat, Diario di Roma, anno CXXXII (1* del sno Risorgimento), 
N. 41, 25 febbraio — 3 marzo 1888. 
Non altro che l'aneddoto gii), riporta'o da G. B. Mauro nella sua Vita 
del Tasso (Venetia, 1621, pag. 319). 

Tasso. Vedi p. Bonoocnfuro, Gabrielli . Intra. Phillimore, Solerti. 

Tavallini avv. Enrico. La vila e 1 tempi di Giovanni Lanza. Me- 
morie ricavate da' suoi scritti e coordinale. Voi. 2 , ìn-8. — To- 
rino, L. Roux e C, editori, 1887. 
Cfr. specialmente il voi. II per l'epistolario del Lanza, con lettere dei 

J acini, del Correnti, dell'arcivescovo Calabiana, dì Visconti Venosta «d'altri. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 185 

Tenca Carlo. Prose e poesie scgUc. Ediziono postuma per cura di 
Tulio Massarani. — Milano, Ulrico Hoepli editore, 1888, voi. 2, 
in-16, di pag. VIIJ-455 e 490. 

Notiama in ispecie: La cà dei cani; Le strenne; Gli almanacchi popolari; 
Epici moderni in Italia; Tommaso Grossi; Giovanni Torti; Ugo Foscolo; 
Silvio Pellico; A. Manzoni; Poesie lombarde del secolo XIII; Proverbi to- 
scani, veneziani, lombardi. 

— Vedi Massarani, Saragat. 

Toman doct. Hugo. Mantuaner Sclilacblenbildor aus dem 16. labr 
bondert auf Schloss OpoSno in Bòhmen. — Nella KunstcJironik, 
di Lipsia, N. 15 e 16, gennaio 1888. 

Torelli. Alcuni appunti su Alessandro Manzoni. Memoria postuma. 
— Nei medesimi Atti, tomo VI, serie VI, disp. Ili (1888). 

Torelli Luigi. Cenni biografici intorno ad alcuni personaggi contem- 
poranei ed attori del risorgimento d' Italia. — In Aiti del Reale 
Istituto Veneto di scienze e lettere, tomo VI, serie VI, disp. 1 (1887). 

Torelli Luigi (Biografia). — In Annuario hiograftco unioersalc, del 
Brunialti, fase. 36, 1888. 

Nel medesimo fascicolo dell* Annuario cenni biografici per Agostino De- 
pretis, di Stradella, e per il conte Luigi Corti, di Gambarano (Pavia). 

Trivulzio. Vedi Lichenau, 

Ugc^etti Antonio. Studi sui Sepolcri di Ugo Foscolo. — Bologna , 
Nicola Zanichelli, 1888, pag. III-504, in-ie. 

1.* Giovinezza ed educazione poetica di Ugo Foscolo. 2.<* Ragione poetica 
del carme « I Sepolcri. > 3.® L' occasione del carme. 4.^ Commento dei 
< Sepolcri. » Appendice di note. 5.° La questione dei « Sepolcri » del Foscolo 
e del Pindemonte. 6.^ Imitazioni e confronti. 7.° La mitologia del carme. — 
[Ne discorre sotto il titolo « Un nuovo libro su Ugo Foscolo » Adolfo Coletti 
nelle Concersazioni della Domenica, N. 9, 1888]. 

Un curioso profeta. — In Giornale Ligustico, di Genova, anno XIV, 
fase. XI-XII, novembre-dicembre 1887. 

Lettera di un mezzo astrologo, un tal Sifrono Re, che scrìve ai 19 set- 
tembre 1469 al duca di Milano da Genova, donde voleva recarsi a trovarlo 
per aprirgli un suo miracoloso segreto finanziario per arricchirsi sui Genovesi. 
[Documento dell'Arcb. di Stato Milanese]. 



186 BIBLIOGRAFIA. 



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Vallai G. Thomas Moore imitateur de Catalle et de Tibulle. — In 
Rcoue de Vcinscgnement des langaet oioantes, novembre 1887. 

— Vedi SchuUe. 

Venturi A, Kùnstlerbriefe. I. Zwoi Bricfc von Giulio Romano. — In 
ZeiUchrifi fùr bildende Kunsi , del Lùtzow , fase. IV, 19 gen- 
naio 1888. 

Da Mantova in data 24 dicembre 1537 e 8 gennaio 1531 al duca di Fer- 
rara, Ci mostrano il Romano occupato di sera a disegnare cartoni pel duca 
di Ferrara, probabilmente da adoperarsi per i gobelins estensi. 

Venturi Adolfo. Cosma Tura gennant Cosmo. Mit Abbildgn. — In 
Jahrbuch dcr kgl. preussischen Kunstsammlungcn , voi. IX , fa- 
scicolo I-II. 

Air articolo del V., segue l'elenco dello opere del Tura, compilato da F. 
Harck. ^ Del Venturi cfr. altresì « Les arts à la Cour de Ferrara : Fran- 
cesco del Cossa » neìlMr^ di Parigi, N. 570, (1888). 

Villari Pasquale. La storia di Gerolamo Savonarola e de* suoi tempi. 
Nuova edizione aumentata e corretta dall'Autore. 2 voi., in-8 gr. 
di pag. XXXIX-533-CLXVnJ e 261.C<:LVJ. — Firenze, Successori 
Le Monnier, 1887 [1888]. 

Questa nuova edizione del Savonarola del Villari , [la 1^ è del 1859 , c<l 
anche tradotta in tedesco] meriterebbe da parte del nostro Archioio più die 
un cenno una larga recensione, come di opera classica di uno dei primari 
storici d* Italia. La presente edizione acquista una maggior importanza 
per i nuovi e molti documenti aggiuntivi , tratti dai dispacci degli oratori 
milanesi Semenza e Tranchedini , esistenti neir Archivio di Stato di Mi- 
lano. [Cfr. voi. I, CXXXVJ e seg.; CXLij; voi. II, XXV e seg.; l^LXij : 
XCV.CVII1]. 

Virgilio. Vedi De Pah, Feilchenfcld, Intra, Mackail, Palumbo, 

Vischi Luigi. Come Lodovico Antonio Muratori fosse chiamato Dot- 
tore all'Ambrosiana. — In Atti e Memorie della R. Deputazione 
di Storia Patria, di Modena, serie III, voi. IV, parte II, pag. 411- 
427 (1888). 

ivi la II parto delle € Curiosità storìco-artistico-letterarie tratte dal car- 
teggio deir Inviato Estense Giuseppe Riva con Lod. Ant. Muratori » edite 
da Ercole Sola [cfr. Boll Bibliogr, 1887, pag. 209]. 



I- j 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 187 



Vita del beato Alessandro Sauli, vescovo di Pavia. — Asti , scuola 
tip. Michelerioy 1887, in-24, pag. 63. 

Piccola raccolta di vite di santi, anno X, disp. XIX-XX. 

Vita di S. Ambrogio , vescovo di Milano e dottore. — Asti , scuola 
tip. Michelerio, 1887, in-24, pag. 32. 

Della medesima Raccolta, anno X, disp. XXIV. 

Vogelin prof. S. Aegidius Tschudi's epigraphische Studien in Sùd- 
frankreich und Italien. Ein Beitrag zur Geschichte des Deutschen 
Humanisrous. Der 39. Versammlung deutscher Philologea und 
Schulmàoner in Zùrich vom 28 Sept., bis. I Oct. 1887, gewidmet 
durch die Antiquarische Gesellschaft in Zùrich. — Zùrich, Orell, 
FOssli und C.'«, 1887, in-4, pag. 47. 

Non si può provare dove veramente il Tschudi si fermasse in Italia per 
i SQoì stadi epigrafici. Traccio si hanno però del suo passaggio a Stabio , 
Arcìsate, Sesto Calende. Ben poco si trattenne in Milano, venutovi per la 
via di Varese e non per quella di Como. Lo si trova anche in Brescia , 
mdi neil* Italia centrale ed a Roma in ispecial modo. 

VosB. Die Verhandlungen Pius IV [Medici] mit den Catholischen 
Maechten ùber die Neuberufung des Tridentiner Concils im J. 1560. 
~ Leipzig, Fock, 1888. 

Wierzbowski T. Vincent Laureo, évéquc de Mondovi, nonce apo- 
stolique en Pologno (1574-1578) et ses dépéches inédites au car- 
dinal do G')me. — Varsovie, Berger, 1887, in-8, pag. VIII-756. 

Winkelmaxm. Zur Einfuhrung der Todesstrafe fur Ketzerei. — In 
Mittheilungen des Insiitutsfùr oesterreichischc Geschichtsforschung, 
d'Innsbruck, voi. IX, fase. I, (1888), pag. 136-139. 

Circa la più o meno ammissibile partecipazione doir arcivescovo Alberto 
di Magdeburgo, come legato imperiale nell' Alta Italia, air emanazione del- 
l'editto di Federico II del 1224 contro gli eretici di Lombardia. 

Yriarte Charles. Les portraits de Cesar Borgia. — In Gascitc des 
Beaux ArU, N. 361, 1887. 

ossone di ritratti che si suppongono rappresentare Cesare Borgia , e tra 
'luesti quelli della Galleria di Bergamo e della Collezione Castelbarco in 
Milano. 



BIRLIOGRAFIA. 

e CSiarlee. Los relations d' Isabelle d' Este avec Léon&i>l da 
incì. (Con dis.). — In Casette det Beaux-ArU, 1» febbraio 1888. 
fidi Arehieio dell'Arte. 

A. Il Petrarca e i Carraresi, studio. — Milano, Ulrico Hoepli, 
87, pag. 322, in-lfi. 

?". La guerra in Italia dal H'IS al 1815. — Roma, Tip. Vo- 
era, 1888, pag. 543, m-8. 

ae E. Una probabile fonte del Manzoni. — In Pantagruel , 
4, del ■) febbraio 1888. 

kda]. Cenni biografici , con nota bibliografica delle opere prìn- 

lali pubblicate dal prof. Antonio Zoncada (18IM887). In An- 

aria della R. UnioertUà di Paola , anno scolastico 1887-88. 

avia, BizzoniJ, pag. 59-63. 

nedeaimo Annuario (pag. 56) cenni biografici del prof. Alessandro 

1819-1887). 



APPUNTI E NOTIZIE 



Archeologia. — Nell'ultimo fascicolo deWArehioio a pag. 882 
abbiamo dato notizia di una lamina in bronzo con iscrizione stata 
dissotterrata nelle vicinanze di Cremona, e spiegata in una dotta 
illustrazione del prof. Barnabei per la serratura di una cassa 
militare; il prof. L. Astegiano, che fu il primo a parlarne, confuta 
quelfopinione nel giornale Interessi Cremonesi del 21 e 24 scorso 
dicembre, e crede, che, senza nuovi studi, non si possa precisare 
il mobile, a cui aspettava la lamina, cosi rettifica T ultima riga 
deir iscrizione e completa le notizie di fatto su quell'importante 
scoperta. 






Museo Artistico di Milano. — Diamo V elenco dei donatori 
del Museo nell'anno 1887: 

Bagatti Valsecchi nob. fratelli, fotografie artistiche. 
Binda fratelli , fotografie artistiche. 

Gagnola nob. Rosa, Quinario dell'Imperatore Valentiniano III. 
Caimi ing. Giuseppe, majolica antica di Milano. 
Signor Cantoni Achille, frammento di arazzo e scampolo di 
^lofla antica. 
Signor Erei Stanislao, majolica antica di Milano. 
Frizioni cav. Gustavo, fotografie artistiche. 



190 APPUNTI E NOTIZIE. 

Fumagalli conle Fortunato, monete antiche e moderne, ita- 
liane e straniere. 

Liazii aco. Achille, niajolica antica di Milano. 

Minisiero (f Agricoltura, Industria e Commercio, fotografìe e 
pubblicazioni artistiche. 

Ministero dell' Istrutione Pubblica, pubblicazione archeologica 
periodica. 

Municipio di Fireme, medaglie e pubblicazioni artìstiche. 

Museo Artistico Industriale di Roma, medaglia di benemerenza. 

Papadopoti eonte Nicola, pubblicazione numismatica. 

Signor Redimi Primo, medaglia di Giuliano do' Medici. 

Ricordi comm. Tito, pubblicazione artistica. 

Signor Tagliabue Ermenegildo, rhajolica antica d' Este. 

Signor Taizini Luigi, fotografìe artistiche. 

Vigoni nob. Giuseppe, monete greche, romane ed orientali. 

Visconti marchese Carlo, pubblicazioni artislichi;, numismatiche 
e monete romane. 

Visconti- Venosta march. Emilio , collezione di Atidejoa Ispano- 
arabi. 



Doni ai. Gabinetto Numismatico. — Il Socio dottor Solono 
Ambrosoli , conservalore del Gabinetto Braidense , ci prega di 
dar notizia dei seguenti altri doni : — Dal sig. dott. cav. G. B. 
De Capitani d'Arzago, una preziosa raccolta di 127 lettere au- 
tografe di Domenico Sestini a Gaetano Cattaneo , di argomento 
numismatico. — Dal cav. Giuseppe Gavazzi, tre pregevoli monete 
inglesi mediocvali. ^ Dal cav. Amilcare Ancona, l' autografo 
della lettera del conte Giorgio Giulini , pubblicata nell' ultimo 
fascicolo di questo Arehicio. — Dal cav. Luigi Zorbi, una me- 
daglia. — Dal sig. Giulio Pisa, alcune moneto del Basso Impero. 
— Dal sig. Achille Cantoni, un interessante sigillo veneto. — 
Da un donatore che desidera serbare l'anonimo, molte mo- 
nete di varie zecche; notevole specialmente un luigino di Fos- 
dinovo. 



APPUNTI E NOTIZIE. 101 






Artisti lombardi in Jesi. — Del nostro socio prof. Gianandrea 
è uscita alla luce una monografia sul Palazzo del Comune di Jesi 
(Jesi, Tip. Rocchetti, 1887). Contiene il ricordo di alcuni artefici 
lombardi. Il palazzo comunale, il più antico, costrutto circa il 
quinto decennio del secolo XIII venne forse architettato da quel 
Giorgio da Como che nel 1232 fece la facciata della vecchia 
cattedrale di Jesi. 

Nel 1487 venne stabilita la costruzione di un nuovo che 
é l'attuale, opera che ora si prova non già di Bramante, come 
lungamente fece credere la tradizione, ma si bene di Francesco 
di Giorgio Martini, di Siena. Maestri cottimatori di quel l'edificio 
pregievolissimo del rinascimento figurano i maestri Gioo, Domenico 
di Maestro Antonio di Vico e Pietro di Antonio di Castiglione 
dì Lombardia, architetti abitanti in Ancona (cfr. i patti o capitoli, 
in numero di 18^ a pag. 39 e seg.). 

Ai 4 giugno 1497 il Consiglio generale di Jesi deliberava di 
fare scolpire in nobile marmo un leone honorandum, sunipiuosum 
et perpulchrum e affiggerlo pompose, prout decet nella facciata 
principale del nuovo palazzo. L' opera veniva affidata ai mae- 
stri Michele da Milano e figlio suo Aloisio. Nò V anno passò 
intero che il lavoro era compito (cfr. i patti, conti, ecc., a pag. 43 
e seg.). Di altri lavori di Michele da Milano a quel palazzo di- 
scorre il Gianandrea, che por quante ricerche abbia fatto non 
seppe scoprire altro intorno a tali eccellenti maestri. Un Michele 
di Giovanni da Alitano lavorò nel 1493 il sotto portico del pa- 
lazzo degli Anziani di Ancona (cfr. p. 26, 44-46). Sarebbe egli il 
nostro Michele?... 

Aggiungiamo che nel palazzo di Jesi una iscrizione ricorda il 
governatore di Jesi nel 1700, il patrizio milanese marchese Giulio 
^sla. Il Gianandrea riporta V iscrizione (cfr. p. 53). 



192 APPUNTI E NOTIZIE. 






Giovanni di maestro Ugolino da Milano artista, ii cui nome 
giunge nuovo nella serie degli alluminatori di manoscritti, ci è 
ora fatto noto ds\V Archloto della Società Romana di Storia Pa* 
(ria (fase. III-IV, voi. X, 1887, p. 693), 

Una singolare miniatura di quelT artista adorna un messale 
membranaceo del secolo XV conservato nella cattedrale di Fermo, 
e cognito colla designazione di Afessale de Firmonibus, per essere 
stato ordinato da Giovanni dei Firmoni, vescovo e principe di 
Fermo nel 1412. Una illustrazione del detto messale comparve 
in Modena nel 1873 per opera del parroco Federigo Fagotti. 
Il signor Lucio Mariani allievo del corso pratico di metodologia 
della storia, tenuto dalla R. Società Storica Romana, ne tentava 
una seconda, ma con considerazioni più di critica d'arte e di 
storia che di liturgia. Il Mariani riproducendo la pagina del codice 
in cui si rappresenta la festa popolare della cavalcata dell'As- 
sunta in Fermo, manifesta il proposito di riuscire con ulteriori 
indagini nell'Archivio capitolare a fornire altra notizia circa a 
Giovanni di Maestro Ugolino da Milano, che nel 1436, siccome 
egli stesso scrive, hoe opus fecit manu propria. 






Data della morte di Gaudenzio Ferrari e di Pellegrino 
Pellegrini. — Riproduciamo doAVArchiDio storico delV arte , di 
Roma (N. 2^ febbraio 1888) la seguente importante nota di 
E. Motta : ^ Del pittore Gaudenzio Ferrari , al pari che del 
Luini, sono incerte le date della nascita e della morte. Ma 
un documento ineccepibile, cioè il necrologio milanese (1) del- 
l'anno 1546, ci permette ora di fissare esattamente l'epoca del 
decesso del celebre pittore lombardo, nonché approssimativamente, 
ma più che noi facessero finora i suoi biografi , quella deUa 
nascita. 

(1) Neir Arc/ite?£o di Stato in Milano, classe Popolazione. 



APPUNTI E NOTIZIE. 193 



Fino al 1881 ponevasi generalmente come anno di nascita di 
Gaudenzio il 1484 ; ma poi il padre barnabita Colombo, che della 
vita del Ferrari ebbe a scrivere la migliore opera a noi nota (1), 
fece adottare come più probabile eh' ei nascesse verso il 1481. 

In quale anno ed in che luogo Gaudenzio cessasse di vivere , 
dagli storici contemporanei vien taciuto. Si ammetteva però con- 
getturalmente estinto nel 1549 o nel 1550 in Milano. Ed anche 
il padre Colombo ammise come fuor di dubbio il luogo , non 
cosi il tempo del decesso, eh' egli, basato sul confronto dei passi 
del Vasari e del Lomazzo, fìssa alla metà del 1546. Secondo lui, 
il Ferrari sarebbe morto in età di non meno di G4 anni. 

E Gaudenzio Ferrari moriva precisamente ai 31 gennaio 1546 
in Milano , a Porta Romana e nella parrocchia di S. Nazzaro , 
dove, per i documenti prodotti dal p. Colombo, si sa eh' egli vi- 
vesse neir anno 1539. 

I registri mortuari della città di Milano ecco come ne regi- 
strano a quel giorno e in quella parrocchia la morte : 

« Dominus Magister Gaudentius de ferrarijs annorum circa 75 
ex catarro sufTocatus in prima, sine signo pestis decessit juditio 
Magistri Aiexandri Granati. » 

Ora se 1' età di circa 75 anni data dall' ufficiale di sanità si 
voglia ritenere come esatta o poco lontana dal vero, la nascita 
di Gaudenzio Ferrari dovrà porsi nell' anno 1471 o poco dopo. 

Ma r età del Ferrari , che il necrologio milanese indica con 
un circa va forse diminuita. In ogni caso, sono da esso fissati 
con esattezza 1' anno ed il luogo di morte del valentissimo pit- 
tore talsesiano. 

Dagli stessi registri mortuari la morte del celebre architetto 
Pellegrino Pellegrini , finora non precisata , risulta avvenuta in 
Milano ai 27 maggio 1596. 

(I) Vita ed opere di Gaudenzio Ferrari, pittore, con documenti inediti. 
— Torino. Fratelli Bocca, 1881. 

Arch. Star Lomh. — Anno XV. 13 



Tipografi LOMBARm a Perugia. — Antonio Brizi pubblica net 
BiMo^/o, di Bologna, (N. 1, gennaio 1888) gli Annali tipografici 
di Perugia. Tra i tipografi emersi in quella città figurano negli 
anni 1499 e seguenti Cartolari Francesco e Domenico da Gor- 
gonzola. Vi troviamo nel 1536-1539 Bina Luca Mantovano , a 
nel 1570 Panizsa Valente pure Mantovano. 



Cena e Rappresentazione d\ta dal cardinal Gonzaga. — Il 
p. p. fascicolo del nostro Archivio si é occupato di « Trionfi e 
rappresentazioni in Milano » nei secoli XIV e XV. — Non riesca 
discaro (li qui aggiungere alle tanto dt^scrizioni di rappresentazioni 
sceniche, pubblicate in questi ultimi anni, quella che c'informa 
della rappresentazione data la sera di capo d' anno del 1476 , 
durante una cena olTerla agli ambasciatori milanesi in Roma dal 
cardinale di Mantova, F. Gonzaga. 

È tolta dall'Archivio di Stato di Milano (cari, diplomatico), né 
finora ci sembra nota. 

III."" et Excell."" Signor mio. Eri (ieri) die Fu i^l die Aa anno novo 
(capo d' anno) se fece messa papale. Il Cardinale df Novaria cant-» la 
messa cum bono modo et dignissimi? manere, et fu collodato molto. 
Et finita la messa cum debite rerimonin , che fu fenita ad bore XVIHJ, 
chi non aveva manaiato andò a manzare. Questo fu quanto alla matina, 
gioè di quello che yo ko. La sera, ci Cardinale de Mantoa convitò li 
ambasiatori de V. III."" Sig.'" el ve*cho di Phcentia et messer Augn- 
Slino Rosso. El qui fece una cena regalle, mostrando di fora, quello 
che jo credo sia dentro sei mio parei-e non erra. Per che, Signor mio 
111."°, jo staria cento anni in el cuore dunno preyto, e poy lo impa- 
rarla a cognoscere ctc. 

Segnor mio, el Cardinale fece un rey frc) suo camarero , ciaraato 
Brugnollo, comosa V. Ex."' che li lirugnolli sono bruschi, et duronzìj 
ad mangiare. Questo brugnollo paro dolce et suave , che è bello, gio 
vane =cnza barba et de boia persona. Questo Re ora obedito et re- 



APPUNTI E NOTIZIE. 195 



vcrito quanto ò la V. Ex.''* in cassa vostra, per quella sera. Et anche 
il Cardinale gli volle bene, perchè quello tal BrugnoUo lo merita. Lo 
Re senta va in capo di tavella , vestito duna turcha de zetonino raxo 
crcraossino, quale turcha era del Cardinale, una collana doro teneva 
al collo cum uno pendente as^ay bello. Da poy sentava el Cardinale, 
da poy Monsignor Sacramoro vostro Ambasatore , poy el Mag.*" Messer 
Augusti no Rosso , Messer Rodolfo da Gonzaga fratello del Cardinale 
poy certa altra gente che yo non li cognosco. La cena fu assai 
bella et fatta la cena se fece una representatione assay bella dele vir- 
iate comò sono contrarie ali vicij. E quivi venereno tute le virtute 
vestiti ad modo femenille cum volti contraffati et depincti. Et detro 
gli «seguiva li vicij. E qui si fece una disputatìone inantc alo Re , 
utrom se doveva atachare alla vita epicurìa, overo acostarse ale ver- 
tute. E qui se ballò cum spade in mano li viciosi. Et le virtute gli 
abateno li vicij et cos<5ì la festa fu fenita ad bore vj di nocte. Me 
recoraando ala V. 111.'"' Sig.^'* 

Roma die secundo Januarìj 1476. 
111."' vestre dominationis 

servitor Johannes Marchu=?. 

A tergo : 

III.*"" et excell.'"*' principi domino meo singularissimo 
Domino d. Duci Mediolani etc. 



* 



Per Bartolomeo Platina. — Il dott. Ferdinando Sacchi in- 
ferisce nella Provincia, Corriere di Cremona, [N. 6, 14 gen- 
naio 1888], una lettera del dicembre 1475 del celebre storico 
dei papi Bartolomeo Platina , o Sacchi da Piadena , conservata , 
assieme ad altri documenti storici importanti nel Museo Civico 
nella Biblioteca di Cremona. La lettera autografa del Platina 
è la risposta a lettere del Consiglio di Cremona , colle quali 
il Platina veniva richiesto di adoperarsi presso papa Sisto IV 
per r ottenimento d* una indulgenza plenaria per la Cattedrale di 
Cremona, e in essa partecipa che non volendo S. Santità concedere 
tali favori prima del Giubileo , farà d' uopo aspettare fino dopo il 



6 APPUNTI E NOTIZIE. 

ila1e , ma che a quell'epoca egli si porrà di nuovo all'opera. 
nfìdaDdo di riuscirò. Un 2° documento offerto dal Sacchi è la 
mmendalizia dei Duchi di Milano (29 gennaio 1477) diretto al 
ideslà di Cremona in favore del Platina. 

Documenti ben più importanti per l'imprigionamento del Platina 
Roma , nel 1468 , e per la sua andata in Grecia nel 1456 , 
nnero editi in questi ultimi anni netl' Archicio della R. Socielà 
mona di storia patria (1884 , fase. 27-28 , pag. 55."> , rlprod. 
Ila Persecerama, N. 8040, del 1882), e nel Boll, storico della 
liitera italiana (1885, pag. 274). 



Isabella d'Este marchesa di Mantova. — A. Luzio o R. Re- 
er hanno ultimato il lavoro dì ricerche, che durava da pa- 
cchi anni, intorno a Isabella d' Este Gonzaga. La monografìa 
guardante la celebre gentildonna o le sue relazioni artìstiche 
letterarie viene ora stesa, e comparirà quanto prima sarà pos- 
bile , tenuto conto del materiale immenso e della vastiiA dei- 
opera. [Giornale Storico della Letteratura Italiana, di Torino, 
se. 28-29, 1887, p. 307]. I documenti raccolti sommano ad 
tre 3000. 



Avna Go.nzaga e la Fronda. — All' Istituto di Francia il 
gnor Cheruel presentò una memoria suir-47ione Politica della 
'rincipessa Palatina, che era Anna Gonzaga, durante la Fronda 

651). Nata nel IGlG da Carlo Gonzaga Nevers duca di Mantova, 
)rella della regina di Polonia, primeggiò alla Corte di Francia, 
nmirata dal cardinal di Retz; Bossuet tessendone l'orazione 
inebré ne esalta le qualità di mente e di cuore, la dice « sempre 
dele allo Stato e alla gran regina Anna d'Austria e co! segreto 
i questa ebbe pur quello di tutti i parliti; tanto era penetrante, 
mio ispirava confidenza, tanto le era naturale il guadagnar i 
Il ori. » 



APPUNTI E NOTIZIE. 197 



Codeste eroine della Fronda non possono giudicarsi solo dietro 
ai panegiristi e ai detrattori, fra quel labirinto d* intrighi politici 
e questioni romanzesche a Mazzarino giudicava Anna facile a gua- 
dagnare perchè molto interessata; e tale si mostrò nella lunga 
faconda di riconciliare il principe di Condé colla regina. 






Manoscritti lombardi a Berlino. — Nel Giornale Storico 
della Letteratura italiana, di Torino (fase. 30"*) Leandro Biadene 
elenca i manoscritti italiani della Collezione Hamilton nel R. Museo 
e nella R. Biblioteca di Berlino. Taluni provengono dalle biblio- 
teche degli Sforza. Cosi il n." 2 (cfr. p. 319) Il Canzoniere del 
Petrarca col commento del Filelfo, appartenuto a Corrado da 
Fogliano. Neil* ultima carta non numerata del codice trovansi 
notati gli anni della nascita dei figli di Gabriella figlia del mar- 
chese di Mantova e moglie per lo appunto di Corrado da Fogliano 
(1456 e 1461), e d'altra mano quelli della nascita dei figli di 
Ludovica dei marchesi Pallavicini e moglie di Ludovico da Fo- 
gliano (1479-95). 

Il n." 7 (cfr. p. 321) è codice quattrocentista contenente il noto 
poema di Gasparo Visconti Di Paulo e Daria amanti. 

Il n.'* 11 (cfr. p. 323), codice del secolo XVI, con due belle 
pitture del Tintoretto rappresentanti la Vergine col Bambino e i 
ritratti di P. Capello e di suo figlio, é la Ducale di Nicolò da 
Ponte nominante Pietro Capello podestà della città di Crema. A 
tergo* del la prima guardia leggesi un' annotazione autografa del 
podestà Capello sull'epoca della sua nomina, entrata in Crema, ecc. 

Questi tre Codici nel R. Museo berlinese. Nella R. Biblioteca 
troviamo: 

X.* 70 (cfr. p. 349) Cod. membr. del sec. XVI collo stemma 
dei Capello finamente miniato. Ducale di Leonardo Lauredano 
nominante Pietro Capello podestà di Brescia (1501). 



APPUNTI E NOTIZIE. 



IO DI Stato Lombardo acquistò le Carie della Fa- 
ì (Malingegnì), cedutegli generosameote dalla Contessa 
ilzi , uUima di un ramo secondogenito di quella fa- 
suasa che i ricordi domestici siano meglio conservati 
nei depositi pubblici, cba non nelle case private. Sono 
■enti, che riguardano 434 famiglie : in essi 309 per- 
plomi e bolle coi sigilli conservati in teche di me- 
jgno. 



Bertani. — Il Consiglio Comunale di Milano nella 
ti dicembre 1887 deliberò l'acquisto per la somma di 
lei documenti costituenti l'Archivio lasciato da Ago- 
li ed esaminati dalla Commissione del Civico Museo 
Dento, dei quali pubblicò una dettagliata relazione il 
Enrico Guastalla (Milano, Tip. Bernardoni). 
di questo Archivio sta nella raccolta di migliaia di 
di documenti storici, che riguardano i moti milanesi 
ìL difesa di Roma (1849), il periodo della resistenza, 
razione, la guerra, i cacciatori delle Alpi (1859), le 
dell'Italia meridioiìale (1860), le diverse spedizioni 
I 66 fino a Mentana (1867). — Importantissima é in 
per Milano ia parte dell'Archivio, che porta per ti- 
no Proccisorio dì Afilano e della Lombardia, ìSls, 
)ssono leggere corrispondenze segrete di Enrico Mar- 
are Giulini, di Guido Borromeo e di altri inviati al 
S. M. il Re Carlo Alberto , i protocolli segreti e i 
rbali delle sedute del Consiglio del Governo Prov- 
ine furono portato a Lugano da Federico Bcllazzi il 
:osto 15*48, affidati; da poi a Carlo Cattaneo, a lui se:'- 



APPUNTI E NOTIZIE. 199 



virono nella pubblicazione deWArchioio Triennale; morto il Cat- 
taneo passarono co' suoi scritti ad Agostino Bertani, che le affidò 
alla signora Jessie White vedova Mario, la quale con lettera 
esplicativa del 3 gennaio corrente anno, ed in seguito all'acquisto 
<^eì documenti di proprietà Bertani, le consegnava al signor Sin- 
daco persuasa del dovere di deporre queste carte nelle mani del 
^g^ltimo rappresentante del popolo milanese. 






Società Storica di Savona. — Nel giorno otto del passato 

gennaio veniva inaugurata questa nuova Società; ai discorsi del 

•"^'ndaco Brignoni e di Anton Giulio Barrili presidente del Comi- 

^^^ Promotore, che ricordò i più illustri scrittori Savonesi e in 

P^i'ticolare l'abate Torteroli, tenne dietro quello di Paolo Boselli, 

'Chiamato alla Presidenza, che tratteggiò con splendide parole le 

^'"'gini storiche dei Liguri, le condizioni di Savona nel periodo 

^'^barico e sotto il dominio del marchese Del Carretto, la for- 

"■^^zione del Comune nel secolo Xlll, le lotte con altre terre 

'^'•ane; ragionò di Savona all' epoca napoleonica sino ai giorni 

^^tri ed avverti per ultimo i tesori che ancora si conservano 

^S^i archivi savonesi alle indagini storiche degli studiosi. — Un 

^Surio di profìcua vita alla sorella istituzione. 






Le Moven Age. — A Parigi ò uscito il primo numero, gen*- 
paio 1888, del giornale Le Motjen Age (Alphonse Picard, editeur) 
che si propone dì dare lo spoglio , per quanto riflette la storia 
medioevale, di tutti i periodici d'Europa. La pubblicazione ò men- 
sile; e uel primo numero, a pag. 17-19 troviamo un abbondante 
resoconto degli ultimi fascicoli àaWArchioio Storico Lombardo. 



* 



Concorsi a pkeMi del R. Ismunì Lombaudo di Scienze i: 
Lettehl. — Fondazione Tomasoni. Temi per ranno 18DJ , ri- 



to e pubblicato il 13 genDaio 1887: Un premio di lire 
) 5O00 a chi detterà la miglior Storia della mia e delle 
di Leonardo da Vinci, mettendo particolarmente in luce i 
lucetti sul metodo sperimeniale, e unendovi il progetto di 
ibblicazione nazionale delle sue opere edite ed inedite, 
lenza del concorso alle 4 pomeridiane del 1** magg:io 1891. 

luo Cosso. Tema per l'anno 1888, pubblicato il 13 gen- 
887: Fare una esposizione storica delle teorie economiche 
iziarie in Italia dal 1800 al 1848. 

pò utile per il concorso, fino alle 4 pomertd. del 1* giù- 
(88. Premio L. 1000. 




GIUSEPPE MOxNGERI. 

Compiamo un dovere assai doloroso, scrivendo, con un triste 
annuncio di morte , il nome d' uno dei collaboratori più costanti 
ed assidui di questo Giornale. 

Il prof. Giuseppe Mongeri mori il di 17 gennaio. 

Il paese nostro ha perduto in lui un intemerato e operoso 
ciiiadino, gli studi d'arte e di storia un cultore autorevole; per 
ia Società Storica Lombarda e per questo Giornale la sua morte 
e un lutto di famiglia. 

Giuseppe Mongeri nacque in Milano nelT aprile del 1812. 

Giovinetto , compi , con lode , gli studi classici e letterari , 
ina attratto da una naturale inclinazione, si diede, nel tempo 
stesso , ad apprendere il disegno e la pittura , frequentando le 
scuole deir Accademia di Brera, dove lasciò ricordo di sé pel 
suo amore alle discipline artistiche e per le sue felici attitudini. 
Egli non vagheggiava le glorie dell' artista, ma cercava in questo 
studio una soddisfazione dell' animo \ un nuovo ornamento di 
quella coltura di cui voleva arricchire la mente , un tirocinio 
utilissimo per educare il nativo sentimento del bello. 

Uscito dalle scuole, il Mongeri entrò presto nei pubblici uffici , 
non abbandonando però, tra i nuovi ed aridi doveri , i suoi lavori 
geniali. Egli contrasse allora coi giovani studiosi della nostra 
città quelle amicizie che gli durarono sempre affettuose. 



202 



NECROLOGIO. 



Nei tristi tempi del domiaio straniero, pei giovani operosi 
erano assai minori le distrazioni della vita ; le speranze erano 
alte, disinteressate e lontane ; un impulso comune li spingeva, più 
che ora , a cercarsi tra loro , ad associare gli studi , a riunirsi 
nelle consuetudini d' una fraterna amicizia. Un gruppo di essi , 
che si raccoglieva intorno a Cesare Correnti , collaborava alla 
Rioista Europea, coli* intento di seguire quella tradizione che, 
cominciata col Caffè e ripresa col Conciliatore^ doveva essere più 
tardi continuata dal Crepuscolo, Il Mongeri , stretto da una viva 
amicizia al Correnti , frequentava questi convegni , dove cia- 
scuno portava il contributo de' suol studi prediletti. 

Collaboratore della Rivista Europea , il Mongeri passava in 
rassegna le nuove opere d' arte e quelli che allora , meglio che 
oggi, potevano chiamarsi gli avvenimenti artistici della città, 
perché V opinione pubblica vi pigliava una parte molto più viva 
e ogni prova dell* ingegno italiano pareva confermare in tutti la 
volontà d* essere italiani. 

In questi suoi primi scritti, il Mongeri, appare, più di qua- 
rant' anni or sono , quale lo abbiamo poi sempre conosciuto. 
Senza essere ingiusto, nò irriverente verso gli artisti provetti del 
suo tempo, manifestava le sue simpatie per quelli che si allon- 
tanavano dagli artifizi e dalle tradizioni accademiche e cercavano 
la loro ispirazione nella natura e nella verità. Salutava gì' ingegni 
che sorgevano, ammirava con gioia sincera le loro prime opere; 
ma li avvertiva eh* essi camminavano tra due pericoli , da un 
lato la reminiscenza della scuola , la convenzione classica che 
non può esprimere la vita moderna , dall' altro lato la servile e 
materiale riproduzione di ogni aspetto esterno delle cose. Fino da 
allora egli notava la superiorità dell' esecuzione sul pensiero e 
consigliava ai giovani di domandare alla natura la verità delle 
forme , ma di cercare nella mente e nel cuore V unità e la viia 
delle opere d* arie. 

In queste rassegne egli andava , soprattutto , additando con 
grande amore, agli intelligenti ed al pubblico, quei lavori arti- 
stici che non apparivano alle mostro annuali de' quadri e delle 



NECROLOGIO. 203 



■ 

I 

I 

t 



Statue. Parlava degli affreschi, di quest'arte tutta italiana, eh' egli 
lamentava allora negletta e che potò poi vedere quasi spenta. 
Esaminava soprattutto le opere di architettura, di quella forma 
dell'arte che a lui pareva, nelle condizioni presenti della società, 
la più importante, e che non era in Milano più in fiore che oggi 
non sia, segnalando quanto era lodevole, ma deplorando soventi 
o la mediocre tradizione accademica , o il tentativo di imitare 
altri stili , senza possederne appieno la scienza e lo spirito. 

Il Mongeri aveva , in fatto di arte architettonica , una coltura 

storica e tecnica , che andò poi sempre aumentando con grande 

amore, e che lo distingueva tra i critici d'arte, perchè molti 

possono, anche col solo lume dell' intuizione, parlare d' un quadro 

d* una statua , ma per parlare di un' opera d' architettura é 

necessario un corredo di cognizioni. 

Dallo studio dei monumenti antichi la sua mente si volgeva 
a quello della loro conservazione. I lavori che allora si com- 
pievano in alcune case private , nel Duomo , in S. Ambrogio , 
soprattutto nella Certosa di Pavia , sono l' argomento di alcuni 
tra i suoi scritti migliori, nei quali egli espone intorno ai metodi 
del restauro quei principi che hanno anche oggi tutto il loro 
valore. 

Ci siamo alquanto indugiati intorno a questi primi lavori del 
Mongeri perchè in essi è già tracciata la strada che egli per- 
corse sino alla ^ne della sua laboriosa carriera. 

La Rivista Europea fini colla rivoluzione del quarantotto, col 
trionfo delle speranze che tenevano uniti tra loro quei giovani 
che vi scrivevano, congiunti da uno stesso volere e da una stessa 
aspettativa. Il Mongeri fu nominato tra i vicesegretari del Go- 
verno Provvisorio. 

Dopo le nostre sciagure , egli ritornò ai suoi studi e scrisse 
nel Crepuscolo, nelle cui pagine, oltre vari giudizi sulle quistioni 
artistiche del giorno, pubblicò alcuni scritti i quali avevano una 
importanza maggiore di quella che viene dall' occasione. Merita, 
ad esempio, d'essere citato un suo pensato lavoro sulla pittura 
Morica in Italia. 



204 



NECROLOGIO. 



Nel 1855 il Mongeri fu nominato segretario della Accademia 
di Belle Arti, nella quale esercitò anche V ufficio temporaneo di 
Presidente. Cessò da questi incarichi , quando V Accademia fu 
sciolta e riordinata , per riassumere più lardi , come professore , 
V insegnamento della storia dell* arte. 

D' allora in poi si può dire che i suoi giorni furono divisi tra 
le cure date al maggiore nostro Istituto artistico e 1' assidua abi- 
tudine dello studio. 

L* amore per l' arte conservò sempre in lui V alacrità e la 
freschezza di un affetto giovanile. Ogni fatto, ogni quistione che 
importasse alla vita artistica nella nostra città, occupava il suo 
pensiero ; da un modesto concorso tra giovani non ancora usciti 
dalle scuole, alle nuove opere degli artisti provetti, dalle espo- 
sizioni annuali ai nostri musei , dalle quistioni sollevate per le 
novità edilizie ai più difficili problemi intorno ai nostri monumenti 
storici, lutto gli sembrava degno di nota e per tutto egli cercava, 
o con un breve giudizio o con una indagine dotta e accurata, di 
tener desta V attenzione e la sollecitudine del paese. Deplorava 
soprattutto T indifferenza, e, ad ogni modo, credeva di compiere 
un dovere, come se V interesse pubblico fosse cosi vivo come il 
suo. La sua ampia cultura intorno alla storia e alla critica del- 
r arte era da lui quasi esclusivamente applicata alle cose arti- 
stiche della nostra città. 

Egli aveva una piena conoscenza dell* arte contemporanea , 
delle sue condizioni e del suo sviluppo in Italia e fuori d* Italia; 
ed aveva coscienziosamente studiato, non solo nei libri, ma con 
ripetuti viaggi, lo svolgimento delle scuole moderne in Francia, 
in Germania, e nel Belgio. 

Alle sue critiche intorno alle nostre esposizioni d' arte e , in 
special modo, intorno alle opere di pittura, fu apposto di non 
essere scevre da pregiudizi di scuola. Fu detto eh' egli aveva 
applaudito ai progressi fatti dall'arte nei tempi della sua gioventù, 
ma che aveva fatto il viso dell* arme a quelli compiuti dappoi. 

A noi il rimprovero non sembra giusto. Coloro che conobbero 
da vicino il Mongeri, sanno che egli comprendeva assai bene da 



NFXROLOGIO. 20 



r 



quali intenti fossero mossi molti tra i nostri giovani artisti, e da 
quale ricerca di una più viva e intima rappresentazione del vero, 
e ch'egli non si negava a riconoscere quella parte di progressi 
che poteva dirsi ottenuta. Solo , poiché aveva presente tutto lo 
sviluppo artistico nei giorni nostri, propendeva a dare a questo 
indirizzo nostro locale piuttosto l' importanza d' un episodio che 
di un periodo storico. E per di più gli pareva che , per quanto 
riguarda il maggiore obbiettivo della pittura, vale a dire la rap- 
presentazione della figura umana, nella nuova scuola si ravvi- 
sasse finora piuttosto V intento a cui mirava, che lo scopo rag- 
giunto, e eh' essa non fosse ancora uscita, come oggidì si dice , 
dalla sua fase di evoluzione. Credeva dunque più utile esprimere 
i suoi dubbii e fare le sue riserve che largheggiare nelle lodi , 
delle quali , d' altronde , non si avvertiva la mancanza. Queste 
erano le sue opinioni che si potranno contraddire , ma che é 
giusto ridurre nei veri termini loro. 

Lo studio che il Mongeri faceva , nel tempo stesso , dell' arte 
antica, era per lui l'apparecchio e la materia per quell'insegna- 
mento della storia dell' arte eh' egli prosegui per molti anni nella 
Accademia milanese con amore grandissimo e con cura indefessa. 
Si può dire che questa scuola fu da lui rinnovata e che essa poteva, 
per l'indirizzo ed il metodo, servire ad altre di esempio. Alle an- 
uche lezioni di quell' estetica che si era immedesimata colle 
Accademie, sono oggidì succedute altre lezioni, nelle quali la 
storia dell' arte è unita alla storia generale in un molo affatto 
anedottico, oppure è trattata come un esercizio di critica lette- 
raria. Un simile insegnamento può dare ai giovani qualche no- 
zione di coltura generale, ma nessun concetto positivo dell'arte. 

Il Mongeri insegnava con un metodo più rigoroso, più atto a 
nudrire di cose, e non a pascere di parole, la mente degli scolari. 
Egli non trascurava le relazioni necessarie tra la storia del- 
l' arte e quella della civiltà, né le leggi morali che presiedono 
al progressivo svolgimento delle forme artistiche, ma queste 
forme poi credeva necessario il farlo studiare con una analisi 
positiva e colle loro dimostrazioni tecniche. In questo gli gio- 



206 NECROLOGIO. 

vava non solo la dottrina teorica, ma 1' avere addestrato 1* occhio 
e la mano alla educazione e alla pratica dell'arte. 

Il suo corso di lezioni comprendeva un ampio programma che 
si svolgeva metodicamente, senza che la sìntesi facesse danno 
ai parlieolari e in cui i grandi monumenti dell'arie erano illu- 
strati, pel loro valore estetico e pel posto che tenevano nella 
storia, col corredo di una larga copia di disegni e di riprodu- 
zioni grafiche. 

Il Professore amava i suoi allievi, e non credeva che colla 
lezione fosse finito il suo compito. Ricercava quelli che davano 
migliori speranze e che rispondevano meglio al suo pensiero, li 
chiamava a sé per incoraggiarli e per associarsi ai loro studi, 
colla guida e col consiglio. 

Le sue cure per ({uesla scuola facevano parto dell'opera ze- 
lante da luì data all'Accademia di Brera per la quale prendeva 
un interesse quasi di famiglia. Il Mongeri, ìn ftttto di Acca- 
demie, professava quella opinione media che, dopo molta conlesa, 
ha finito col prevalere. Le Accademie furono, negli ultimi tempi, 
assai impopolari, e non senza ragione. Esse erano sòrte in Italia, 
col decadere dell'arte, per far prevalere i prìncipi della scuola 
eccletlica, le cui formole e ì cui pracetli non potevano che nuo- 
cere alla originalità spontanea degli ingegni e all' unità caratte- 
ristica delle opere loro. Lo Accademie ebbero anche un dominio 
maggiore, al principio di questo secolo, quando per combattere 
il cattivo gusto sì volle prescrìvere un bello convenzionale de- 
sunto dalia imitazione della antichità classica, incompletamente 
interpretata ed intesa. Tutti rammentano la crociata contro lo 
Accademie ; se ne invocava 1' abolizione e si domandava il ri- 
torno alle antiche botteghe del quattroconlo da cui erano usciti 
i grandi maestri italiani. 

1) vero è che se le Accademie avevano le loro grandi pecche, 
si poteva anche dire che delle condizioni materiali e morali in 
mezzo a cui fiorirono lo botteghe del quattrocento, ai giorni 
no?5trÌ non ne esìste for^e una sola, il Mongeri voleva non la 
mone, ma la riforma delle Accademie, e credeva che alle con- 



NECROLOGIO. 207 



dizioni presenti rispondessero piuttosto degli Istituii, il cui inse- 
gnamento fosse basato sulla sostituzione del vero al convenzio- 
nale e dove i giovani potessero avere quei mezzi di studio e di 
lavoro che non potrebbero trovare altrove. Egli pubblicò nel 1860, 
un suo Schema di Statuto per una Accademia di Belle Arti, 
che da coloro che vogliono studiare la quistiono, sopita e non 
spenta, intorno all' ordinamento dei nostri maggiori Istituti arti- 
stici, può ancora essere consultato con interesse e con frutto. 
Lo scopo eh' egli si proponeva era di por fine a quella immo- 
bilità che era rimproverata alle Accademie , le quali vivevano 
chiuse in sé stesse senza sentire né accogliere gli influssi della 
vita che le circondava. Egli voleva dunque introdurre nel loro 
stesso organismo una legge di trasformazione successiva o di 
rinnovamento e, tra altri provvedimenti, la logica del suo prin- 
cipio lo conduceva a proporre , come cosa essenziale , che i pro- 
fessori delle scuole superiori fossero nominati soltanto a tempo, 
e, ogni sei anni, sostituiti da altri. Un riflesso dei concetti esposti 
allora dal Mongeri, si trova negli Statuti che furono poi dati 
air Accademia , ma solo in parte, come avviene quando, tra 
idee e opportunità diverse , si giunge per transazione o stan- 
chezza a un termine medio. Delle riforme indicate da lui al- 
cune furono più tardi attuate ; altre potrebbero essere riprese 
utilmente in esame. E tutte poi valgono, se non altro, a dimo- 
strare che le sue ideo erano larghe e progressivo, e quanto fos- 
sero lontani dal vero coloro che lo andavano talvolta rappresen- 
tando come un custode intollerante delle chiuse accademiche. 
Le istituzioni sono fatte in parte da chi le ha create o le dirige, 
ma più ancora dalle circostanze in mezzo a cui vivono e dalla 
forza delle cose che ne deriva. L'Accademia di Milano ne è una 
prova, perchè intorno all' istituto di studi artistici superiori si è 
poi formato, ed é sempre andato crescendo, un altro grande isti- 
tuto popolare di insegnamento del disegno di cui lo classi popolari 
•'Soprattutto si giovano. Il Mongeri si prendeva cura dell'Accademia , 
appunto per questa tradizione cittadina che ne fa la maggiore delle 
no<itre istituzioni artistiche, e lo assegna un posto importante nella 






V 



208 



NECROLOGIO. 



■s^ ^ 



^•> 



U- 



vita operosa della nostra città. Egli si adoprava per l' istituto con 
animo volonteroso, nelle maggiori come nelle minori occasioni, 
portando in tutte il sussidio della sua dottrina, e il suo amore 
per gli studi seri e ordinati. 

Il Mongeri studiava con grande diligenza tutti i nuovi lavori 
pubblicati in Italia, e assai più fuori d* Italia, intorno alla storia 
dell' arte , e segnatamente dell'arte italiana. Egli non era tra co- 
loro che, formati una volta i loro giudizi, smettono dall' imparare 
e passano il resto della vita a difendere da ogni novità il regno 
delle loro antiche dottrine. Seguiva gli ultimi progressi della 

4 

critica con piena libertà di pensiero, e con mente volonterosa, 
perchè non gli pesava il ricredersi d' una opinione già profes- 
sata, né gli rincresceva il rifare, col progresso degli studi ge- 
nerali, la sua educazione. Nei giudizi intorno all'antica pittura 
italiana adottò, come seguace, le idee del Senatore Giovanni 
Morelli , il cui libro sulle opere dei Maestri italiani nelle Gallerie 
della Germania, apri nuove vie alla critica e gettò una luce 
nuova sulla storia dell' arte italiana. Di questo libro fece una 
estesa recensione, letta nell'Istituto Lombardo; e il consenso 
nelle idee coli' illustre critico gli era reso più caro dalla antica 
amicizia che ad esso lo legava. 

La conoscenza che egli aveva dell' architettura, la predilezione 
che in lui, cogli anni, era andata crescendo per le ricerche eru- 
dite lo facevano giudice assai competente in tutte le quistioni che 
concernevano gli antichi monumenti ed i loro restauri. Erano 
questi gli studi verso i quali si sentiva attratto di preferenza, e che 
aveva maggiormente approfonditi. In tal modo egli illustrò molti 
monumenti medioevali e del rinascimento, nella città e nel ter- 
ritorio milanese, o perché poco noli , o perché di essi si era 
progettato o incominciato il restauro Le indagini artistiche lo 
conducevano alle indagini storiche e si soccorrevano a vicenda. 
La storia degli uomini e dei tempi non si può scompagnare 
dallo studio dei monumenti. Essa rischiara la loro origine e le loro 
vicende, e dà una voce a questi muti testimoni del passato. I 
documenti rintracciati negli archivi aggiungono nuove notizie. 



NECROLOGIO. 209 



coafermano o correggono le antiche. Ma V edificio stesso rimarrà 
sempre il maggiore dei documenti. Alla ricerca storica bisogna 
dunque che sia unita la conoscenza artistica necessaria per 
saper intendere il monumento e per trovare in esso il riscontro 
delle tradizioni e delle memorie. 

Il Mongeri al quale, in questa materia non mancavano né Teru- 
diziooe , né le cognizioni artistiche , si era applicato a dare a 
queste ultime un fondamento pratico sempre maggiore. Aveva 
assistito da vicino ai restauri della chiesa di S. Ambrogio; e, amico 
del compianto Architetto Brocca e dell' egregio Architetto Mac- 
dacchini, aveva seguito con essi i più importanti restauri diretti 
da quei due egregi artisti. Egli aveva per tal modo acquistato 
una perizia non comune, per uno scrittore che non era archi- 
tetto, delforganismo e delle forme degli antichi monumenti. 

L'operosità letteraria del Mongeri fu cosi assidua che a voler 
rammentare i suoi scritti, con una parola che vada oltre l'enun- 
ciazione del titolo, si farebbe troppo lungo discorso. Abbiamo 
cercato di dartìe, in fine di questa notizia, un' indice cronologico 
che non sarà forse completo. E agli articoli nelle Riviste, alle Me- 
morie che non si potrebbero qui riassumere con brevi cenni , é 
da aggiungere una collaborazione di venticinque anni, come cri- 
lieo d'arte, nella Perseveranza, dov'egli scrisse su tutti gli argo- 
menti d'arte antica e moderna che Toccasione del giorno metteva 
in campo. 

Il suo libro YArte in Milano fu pubblicato in occasione della 
Mostra Nazionale e del secondo Congresso artistico radunato in 
Milano. 

Il Mongeri volle scrivere una Guida dei monumenti della 
nostra città, che stesse, alla pari col progresso degli studi e 
della critica moderna. Egli si accinse a un' opera nella quale 
bisognava rifare da capo, perchè le Guide del sècolo scorso, dal 
Torre al Bianconi, gli potevano poco giovare, e qualche pregevole 
pubblicazione dei nostri giorni trattava dell' arte solo in modo 
accessorio. Il libro del Mongeri non é compilato coi libri, e vi 
é raccolto, in piccola' mole, il compendio di molte e laboriose 

Arek. Stor. Lomh, — Anno XV. 14 



210 



NECROLOGIO. 



ricerche fatte sui monumenti o tolte , di preferenza , alle carte 
inedite delle Biblioteche e degli Archivi. L' autore non credeva 
che il suo lavoro fosse in ogni parte completo , perchè questi 
libri non sono mai finiti; e lo presentava modestamente come 
il saggio e il disegno d'una Guida. Egli intendeva di ampliarlo 
e di estenderlo a tutto il territorio milanese, e di introdurvi quelle 
variazioni che nuovi studi gli avevano suggerito, massime per le 
antiche pitture, poiché le molte tenebre che circondano la vecchia 
scuola lombarda non si vanno che a poco a poco diradando. La 
parte più importante e che tiene maggior posto nel libro è quella 
risguardante le chiese, le quali sono i maggiori monumenti della 
nostra città. L'autore le descrive e le illustra coU'ordine e col 
metodo storico ; ne cerca V origine, segue i casi della loro costru- 
zione e gli eventi che ne mutarono V antico aspetto. Poi interroga 
il monumento stesso, nelle sue forme o in quello che rimane 
delle parti più antiche, per ritrovarvi le prove e le traccie del 
passato , per esaminare V autorità delle tradizioni tramandate da 
scrittore a scrittore e, investigando alcuni caratteri distintivi e le 
loro analogie , cerca di rischiarare con ragionevoli congetture 
la storia degli artisti che architettarono i nostri antichi edifici. 
Fatto questo studio del monumento , ne descrive poi l'aspetto e 
lo stato presente , e passa in rassegna tutto ciò che contiene 
d' importante o di notevole. 11 Mongeri volle fare un libro ugual- 
mente utile agli studiosi e ai semplici visitatori, nel quale i primi 
trovassero in compendio, un concetto intorno all' importanza e 
al carattere dei monumenti milanesi, i secondi un'utile scorta per 
visitarli e per intendere le opere d'arte che vi sono raccolte. 

Il Libro dell'Arte è una pubblicazione fatta per giovare al- 
l' insegnamento e che merita di essere qui ricordata. Esso è 
composto di circa dugentocinquanta tavole incise, le quali costitui- 
scono un indice, fatto con disegni, di tutta la storia dell'arte ne' suoi 
grandi periodi dell'Antichità, del Medio Evo, del Rinascimento in 
Italia, del Rinascimento d'oltre alpi e dell'Epoca moderna sino ai 
giorni nostri. I disegni numerosissimi sono opportunamente ordi- 
nati ad indicare non solo le forme tipiche , ma anche la serie 



NECROLOGIO. 211 



non interrotta dei loro svolgimenti. A ciascuna parte del libro 
precede una breve introduzione nella quale é, a gran tratti, rias- 
sunta la storia del periodo, e un commento illustrativo delle 
tevole che riassume le notizie, le date, i criteri artistici per ag- 
gruppare tra loro e raffrontare le opere rappresentate. 

Al Libro délVArie fece seguito il libro degli Stili Arehiiettoniei, 
di minor mole, pubblicato alcuni anni dopo collo stesso ordine, 

« 

e che concerne solo V architettura, la quale si presta meglio delle 
altre arti, alle dimostrazioni grafiche compatibili con questo genere 
di opere didattiche. 

Un' altra pubblicazione di cui vogliamo fare ricordo è quella 
del libro di disegni del Bramantino sulle rovine di Roma, che si 
trova neir Ambrosiana. 11 Mongeri non solo curò la lodevole 
riproduzione di questo libro, già veduto e citato dal Vasari, ma 
vi aggiunse uno studio sul Bramantino , coli* intento di mettere 
ordine e luce nelle notizie intorno a questo artista , che , nella 
sua lunga vita, ebbe trasformazioni diverse, pur conservando certi 
caratteri nativi, ed esercitò sulla pittura milanese del suo tempo 
un influsso forse maggiore di quello che è comunemente creduto. 
Intorno alla sua vita e alle sue opere si sono addensati molti 
errori e durano ancora molte incertezze , e , se nello scritto di 
cui parliamo, tutti i nodi non sono sciolti, è però sgombrata in 
parte la via per giungere a una più esatta conoscenza dell' an- 
tico pittore e architetto lombardo. 

Negli ultimi tempi il Mongeri si occupò soprattutto dei progetti 
per la maggiore opera architettonica a cui si potesse pensare 
nella nostra città. Come milanese e come artista attendeva Tesito 
del concorso per la facciata del Duomo con una viva ansietà e 
colla mente già preparata a conoscere e a giudicare le difficoltà 
dell'impresa. L'arte era chiamata a ristabilire l'unità del monu- 
mento, e il problema sarà tanto meglio risoluto quanto più la 
nuova facciata avrà un' intima colleganza e formerà un tutto 
organico col meraviglioso edifìcio che ha un carattere suo , 
senza vero riscontro colla architettura gotica ultramontana. Pa- 
reva dunque al Mongeri che per ben penetrare lo stile del 



NECROLOGIO, 

fosse necessario saperne la storia e fosse opportuno il 
•e gli studi , desunti dalle fonti originati , intorno alle orÌ- 
istiche e alle vicende della sua costruzione. Egli pubblicò 
.Oria dell' edifìcio e della facciata due scrìtti merìtevoli 
nere tra le pia . pregiate illustrazioni che accompagnano 
grande concorso dell' arte, 
mgeri , come si vede , non lascia il suo nome raccoman- 

opere di molta mole, ma i) suo miglior titolo alla rìco- 
a del paese sta net lavoro e nelle cure di tutta la vita 
i promuovere la coltura e 1* amore dell' arte, eh' egli te- 
i andasse spegnendo tra il soverchiare degli interessi ma- 

Amò il suo paese e lo servi in quella che a luì pareva 

sempre rimanere una delle principali manifestazioni della 
ittà. 

si era fatto del lavoro il compagno e 1' amico della vita, 
do, negli anni tardi , per la perdita della moglie, si trovò 
Ile pareli domestiche, cercò in esso, con nuovo ardore, 
s un conforto , un rifugio. Metteva nello studiare e nello 
ì quella costanza di abitudini , mercé la quale il tempo 

mai scarso all' opera. Nel costume ordinato e semplice 
rita giunse al fine de' suoi giorni senza sentire i segni 
1, e la sua vecchiezza poteva essere esempio di operosità 
irseveraoza alla gioventù più fiorente. E come il corpo, 
ró V animo immune dal peso degli anni. Nulla fu più alieno 
che il disinganno e lo scontento in cui si consumano tal- 
isul tramonto, le vite incominciate colla più balda energia 

fede più viva. Il Mongen conservò sino all'ultimo la gio- 
jei sentimenti e la sollecitudine del bene, 
o carattere leale non sapeva transigere con quella che gli 
,va la buona causa dell'arie; ma chi fu tocco dai suoi giù- 
uò ben essere sicuro che in essi non è mai entrata 1' ombra 

passione personale o di un secondo fine, qualunque esso 

A lui era molto più grato il poter lodare che il dover 
are, e, senza venir meno alla coscienza, il lasciare 1' ultima 

ai consigli della sua indole indulgente e benevola. 



NECROLOGIO. 213 



La sincerità delle sue convinzioni non aveva nulla di ruvido 
di sdegnoso , amava la discussione schietta , ma temperata ed 
urbana, né sapeva comprendere come nelle materie di arte e di 
gusto, in cui i dissensi sono cosi facili e quasi involontari , i giu- 
dizi paressero offese e le opinioni diventassero ire. Estraneo a 
queste contese, estraneo ai rancori che ne sono lo strascico, con- 
servò sempre inalterata, negli scritti e nelle relazioni personali , 
la serenità dell'animo; e rimase con tutti gentile e leale^ pronto 
a rendere servigio e a dimenticare so stesso. Modesto e senza 
ambizioni, non mosse un passo fuori del posto, ove collo studio 
aveva guadagnato il diritto di giudicare ; e in questo campo non 
si rifiutò mai di farsi maestro paziente a chi lo richiedeva, come 
non disdegnò di farsi scolaro presso coloro nella cui dottrina 
aveva fede. 

Non prodigo di facili dimostrazioni , fu amico sicuro, sinceris- 
^imo, devoto. Alle amicizie della sua gioventù, a quelle che, come 
scrisse Giulio Carcano, dedicandogli la traduzione deli* Otello^ 
(i(>€va ottenute colle sue modeste e leali virtù , conservò sempre un 
culto affettuoso e fedele. 

1/ opera indefessa data agli studi dell'arte e alla storia dei 

patri monumenti , merita a Giuseppe Mongeri un posto onorato 

nella memoria de' suoi concittadini. Coloro che lo conobbero e lo 

amarono, ricorderanno sempre, con affetto, la rettitudine del suo 

carattere e la bontà del suo cuore. 

E. V. V. 



ELENCO DEGLI SCRITTI PUBBLICATI 
DAL Prof. Cav. GIUSEPPE MONGEIÌL <'» 

ANXO 

1^17. Il coro della Certosa di Pavia. 

1851, Cenni necrologici di Francesco Durelli. Aiti dell* Accademia di 
Belle Arti, Milano. 

(1) Con questo Elenco non si pretende di dare la aota completa degli 
'wntti del defunto Mongeri, mancandoci il tempo per maggiori ricerche. 

(La Redazione). 



NECROLOGIO. 



1853. Dell'importanza del senso morale nelle ai-tì del disegno. Simile, 

1854. L'Addqdcì azione della Vei^ine. Tavola di F. Gio. da Fiesole 

nella chiesa di S. Alessandro in Brescia. — Milano, Tip. Ber- 
nardoni. 
1857. Come debbasi dall'artista moderno considerare le opere del- 
l' antichità. Alti Ac-rad. 
» Dì alcune erronee opinioni nello studio delle arti belle. Atti 

1859. Della pittura ad olio. — Milano, Tip. A. Valentina 

» Discorso letto in occasione della distribuzione dei premi. Atti 
Accad. 

1860. Schema di Statuto per un'Accademia di Belle .\rli. — JMilano, 

Tip. Lombardi. 

1861. Mauro Conconi, pittore, commemorazione. — Tip. Lombardi. 
» Cherubino Comìenti , pittore , commemorazione. — Tip. Lom- 
bardi. 

1863. Illustrazione storico-aKististica dei Reali Palazzi di Milano. — 

Tip. Alberti e Comp. 
1868. La nuova staziono centrale di Milano. Nel Poiiteciùco, giornale 

degl" Ing. Arch., anno XIV. 
18tì9. La Torre di Chiaravalle. Nel Polilccnico, ecc. 

» L'insegnamento popolare del disegno in Italia. Nella Naooa 

Antologia. 

1871. 1 disegni della Cena di Leonardo da Vinci in Weimar. Tip. 

della Perteeeransn. 

> Architettura — Il Salone del Palazzo Marino in Milano. Estratto 

dall'Arte inMilatio. 

> Dell' ordinamento delle pubbliche pinacoteche in Italia. Nuora 

Antologia. 

1872. L'Arte in Milano, Nota per servire di guido nella ciilà ; edi- 

zione fignrata. — Tip. Società Cooperativa. 
» Catalogo delle opei-e d'arte antica esposte nel Palazzo di Brera, 
con appendice sul monumento a Gastone di Foix. — Tipo- 
grafìa Cooperativa. 

> Relazione del Comitato esecutivo per la Esposizione nazionale 

dì Belle Alti e pel 2° Congresso artistico. Atti deli' Aevadvmia 
iti BetU- Ani t/r ^fil„^o. 



NECROLOGIO. 215 



A.XXO 

1874. Il Museo Patrio di Archeologia. NeWArckimó Storico Lombardo. 

> Commemorazione deiring. arch. Giuseppe Balzaretti, letta al 

Cimitero monumentale 

> Chiesa e Battistero di Agliate. Nel Bollettino della Consulta 

Archeologica di Mila^no. 

> Dei ristauri edilizi assistiti dalla Consulta Archeologica. Simile, 

> La Chiesa di Baggio. Similr,, 

1875. Le rovine di Roma al principio del secolo XVI. Studi sul Bra- 

mantino. Da un ms. dell' Ambrosiana di 80 tavole fotocromo- 
litografìche da Angelo della Croce, con prefazione e note. Edi- 
zione di soli 200 esemplari. Hoepli. 
» L' antica porta degli Stanga in Cremona. Nel Bollettino Con- 
sulta Arch. 

> Postille di un Anonimo seicentista alla prima edizione delle 

Vite dei Vasari. Neil' Arc/uoio Storico Lombardo. 

1876. Giovanni Brocca, architetto e pittore. Tip. Lombardi. 

> Ancora della Porta degli Stanga in Cremona, con tavola. Nel- 

V Arch, Stor, Lombardo. 

> L* Incoronata di Lodi e gli attuali suoi restauri. Simile, 
» La cappella di S. Giuseppe alla Pace in Milano. Simile. 

» Santa Maria di Piazza a Busto Arsizio e il suo recente ristauro. 
Simile. 

> I restauri della R. Basilica di S. Michele Maggiore di Pavia. Simile. 

> Gli scavi di Olimpia. Simile. 

> Note su diversi scavi e su diverse scoperte. Simile. 

1877. La legge sulle commissioni conservatrici di monumenti del 

Regno riveduta dal Congresso artistico di Napoli. 

> La Pinacoteca di Brera e il suo nuovo ordinamento. Nel Bol- 

lettino Cons. Arch. 

> Dei restauri edilizi assistiti dalla Consulta Archeologica (S. Eu- 

storgio in Milano). Nel Boll. Cons. Arch. 

> Riconsacrazione della chiesa di S. Maria in Piazza a Busto Ar- 

sizio. Simile. 
» Frate Ambrogino de' Formoli e le sue vetriere a Soncino. Nel- 
V Arch. Stor. Lomb. 
IH78. La questione del ristauro. 

> Il uuovo Museo Artistico Municipale. Neir.4rrA. Stor. Lomb. 



NECROLOGIO. 



logo del Museo Artistico Municipale di Milano. 
Pinacoteca di Brera e il Museo Patrio d'Archeologia io 
ilano, cenni storici nel voi. : Istituti Scientifici, Letterale, ecc., 
ì. Pirola. 

irò dell' arte ofierlo alle scuole ed agli studiosi delle belle 
■ti. — Milano, Hceplt , in fogli ìltastratì. 
residenza di un insigne patrizio milanese al principio del 
colo XVI, ora casa Ponti. NellMrcA. Stor. Lombardo. 
tzione sul premio destinato dal commendatore C. Cantii al 
iglior quadro storico. Simile. 
Diamo d'Adda, commemorazione, ornile. 
. Ambrogio Bazzero, commemorazione. Simile. 
litture di maestri italiani nei pubblici musei. 
inza dell'Arte. Atti Istituto Lombardo. 

a conservazione del castello di Milano. Relazione alla So- 
>tit Storica Lombarda. Nell'ArcA. Stor. Lomb. 
astrilo di Milano. Atti Ittiiuto Lombardo. 
nomo di Milano. Conrercnza del Barone Sclimidt, con noto 
Giuseppe Mongeri. — Milano, Tip. degl' Ingegneri. 
.ibro dell' Arte (Editore Htepli). 
lastello di Cusago. Nell'^lrr/i. Stor. Lomb. 
pari' Fossati, architetto, commemorazione. 
zìono intorno al nuovo piano regolatore della città di Mi- 
IO. Nell'Arc/t. Stor. Lomb. 
lio Carcano, commemorazione, 
artista inavvertito. Nell'vl/v/t. Stor. Lomb. 
^rte del mìnio nel Ducato di Milano. Appunti traili dalle 
amorìe postume del marchese Gerolamo d'Adda. Simile- 
palinsesto artistico. Simile. 

te Giberto Borromeo Arese, necrologia. Simile. 
acciata del Duomo di Milano e i suoi disegni antichi e mo- 
irni. Simile. 

^posizione storica di Buda-Pest. Simile. 
la facciata del Duomo di Milano, nota. Tip. degl' Ingegneri, 
la facciata del Duomo di Milano. Memorie e commenti, 
ip. degl'Ingegneri. 

stili architettonici, dimostrati in ordine storico dai più re- 
cti tempi air età presente. Presso Hoeplì. Tip. Bernardoni. 



NECROLOGIO. 217 



ANNO 

1887. Marchese Ariberto Crivelli , necrologia. Neil' Archivio Storico 
Lombardo. 
> Diversi articoli non firmati nella Rioisla Europea, nel Crepu- 
scolo, e numerose recensioni e cenni bibliografici su' libri di 
storia e d* ai'te in parecchi giornali e riviste. 



SCRITTI VARI SOPRA COSE CITTADINE 

PUBBLICATI NELLA PERSEVERANZA, 

1861. 5 Dicembre. I portoni di Porta Nuova. 

1862. 3 Gennaio. I restauri del Duomo. 

» 7. Maggio. 11 nuovo sipario della Scala. 

> 14-19 id. I nuovi progetti del Cimitero. 

> 27 id. Scoperto a S. Pietro in Gessate. 

> 10 Giugno. Monumento distrutto. Ponte Beatrice. 
» 11 Settembre. Una parola sul Cenacolo del Vinci. 

> 17 id. La piazza del Duomo, secondo le ultime proposte muni- 

cipali. 

> 29 id. Il nuovo mercato alla Vetra. 

> Il Ottobre. Il pubblico macello. 

» 5 Dicembre. La porta della via dei Bossi. ~ / . 

1863. 27 Gennaio e 23 Marzo. Sul nuovo Museo Archeologico. 

> 1 Aprile. Ultimi progetti pel Cimitero monumentale. 

> 24-26 Maggio. Sopra o sotto? Il sotto passaggio alla stazione. 

> 24 Maggio al 6 Giugno. I progetti per la piazza del Duomo. 
» 28 Luglio e 4 Agosto. I progetti pel monumento Cavour. 

1864. 22 Gennaio. Scoperta a S. Ambrogio. 

> 27 id. Ancora sulla porta dei Bossi. 

> 9 Marzo. Ancora del sotto passaggio. 

> 25 e 26 Aprile. La nuova stazione centrale. 

> 23 Maggio. Restauri a S. Eustorgio. 

> 6 Agosto. Restauri a S. Pietro di Viboldone. 

p 23 Dicembre. Collocazione del monumento Cavour. 

1865. 16 Ottobre. Opere a S. Eustorgio. 

1866. 29-30 Giugno. Cronaca artistica milanese. 

> 11 19 Settembre. Cronaca artistica milanese* 



N ECROI OGIO. 



18 Maggio. Del maseo Archeologico. 
34 Aprile. Scoperte artistiche. 

5 Ma^o. Restauri a S. Celso. 
35 Agosto. Monnmento Beccaria. 

1 Settembre. S. Vincenzo in Prato. 

19 Luglio. Risoluzioni edilizie del Comune. 
'0. 24 Aprile. Scoperte dì cose antiche. 

12 Luglio. Piazza del Duomo. 

28 Settembre. L'altare di S. Ambrogio. 

2 Novembre. Il Cimitero e Ì suoi monumenti. 

2 Dicembre. Riforma archeologica di S. Eufemia. 

27 id. L'edifìcio della Cassa di Risparmio. 
1. 10 Febbraio. Il nuovo teatro, ora Manzoni. 

24 Marzo. Monumento Beccaria. 
2 Novembre. Il Cimitero monumentale. 
22 id. La facciata di S. Satiro. 
'2. 2 Novembre. Il Cimitero monumentale. 
id. Il teatro della Commedia. 
15 Dicembre. Il nuovo mercato al Foro Bonaparte. 
11 Marzo. Del monumento a Napoleone Ili. 
23-29 Giugno. 1 progetti pel palazzo Marino. 
2 Novembre. Il Cimitero monumentale. 
18 Gennaio. L'edilizia milanese. 
5 Aprile. Le pitture della cappella di S. Pietro martire a San 

Eu^lorgio. 
2 Novembre. Al Cimltet-o monumentale. 
21-27 Gennaio L' edilizia milanese. 
2-3 Novembre. Al Cimitero monumentale. 
11-10 Febbraio. L'edilizia milanese. 
2-3 i' Novembre. Al Cimitero monumentale. 
9 e 2i Aprile L'edilizia milani^se. 
2-3 Novembre. Al Cimitero monumentale. 

28 Febbraio. L' arco della Galleria, 

2 Novembre. Al Cimitero Monumentale. 

13 Aprile. La Cappella della regina Teodolinda, a Monza. 
30 Giugno. Monumento a Alessandro Manzoni 

22 Otto'irp. Di alcune opere d'arie in Milano. 



SOCIETÀ STORICA LOMBARDA. 
elenco dei Soci (') 

I'atbono 
S. M. IL RE. 

pRESlDtnZA. 

m. Cesare, Presidente. 

cav. Felice , Vicepresidente. 
ol. (»)inin. Cesare , Vicepresidente. 

doit. Solonc , Consigliere, 
irof. arcb. Luca , ■ 

I. avv. Emanuele. > 
IL Giulio , Bibliotecario. 

. cav. Liiiilio, Segretario 



M. IL RE UMBERTO I. 

L.\ KEGIN.V MARGHERITA. 

al Harlam. Amaboldi Gazianig* comm. Bero. 

o Ascoli prof. comm. I. Graziadio 

lìagatti Vallecchi nob. Fausto 
Baratti Vnlsccclii nob. Giuseppe 

Lido 'Barbiono di Belgioioso conte Emilio 



-• / • 







'-: -' ^ * 



ELENCO DEI SOCI. 



221 



Barbò nob. Lodovico 

Basile comm. Achille, Prefetto 

Bazzero dott avv. Carlo 
'Belinzaghi conte senat. Giulio 

Bellini avv. cav. Giuseppe 

Beltrami ing. arcli. Luca 

Benaglia avv cav. Demetrio 

Bertini prof. comm. Giuseppe 

Bertolio sacerdote Serafino 

Bertolotti cav. Antonio 

Besozzi dott. Paolo 

Bettoni conte cav. Francesco 

Bianchi nob. cav. Giulio 

Biffi dott. cav. Serafino 

Binda Melzi Cecilia 

Boito arch. comm. Camillo 

Bonfadini comm Romualdo, Deput. 

Borromeo conte Carlo 

Borromeo conte senatore Guido 

Borromeo A rese contessa Elisa 

Bortolottì Lodovico 

Bozzi avv. Cesare 

Bracciforti prof. Ferdinando 

Brambilla nob. cav. Camillo 

Brambilla cav. Pietro 

Brioschi avv. Giuseppe 

Batti prof. cav. Angelo 

Buttarini Mattia 

Caffi dott. cav. Michele 

Cagnola nob. sen. Carlo 

Gagnola nob. Giambattista 

Cairati ing. Michele 
'Calvi nob. cav. Felice 

Cambiasi comm. Pompeo 

Camozzi de' conti Verteva Oiambatt. 
'Cantù comm. Cesare 

Cardani rag. cav. Paolo 

Camevall avv. Luigi 

Carotti dott. Giulio 

Casalini dott Carlo 

Casanova nob. Enrico 



Casanova nob. aw. Giuseppe 
Casati nob. Agostino 
Casati nob. Alfonso 
Casati conte Gabrio 
Casati nob. Rinaldo, Deputato 
Castelli cav. avv. Pompeo 
Cavriani nob. Ippolito 
Cemuschi Enrico 
Cesa-Bianchi ing. arch. Paolo 
Cicogna conte Giampietro 
Colla arch. comm. Angelo 
Colombo Guido 
Conti dott. Emilio, Deputato 
Corinaldi conte Augusto 
Corradi prof. comm. Alfonso 
Correnti comm. Cesare 
Corti prof. Siro 
Crespi Cristoforo 
Crivelli nob. cav. Luigi 
Crivelli Serbelloni conte cav. Giu- 
seppe Francesco 
Czoemig barone Carlo 
•D'Adda nob. senatore Carlo 
D'Adda nob. Giovanni 
Da Ponte Pietro 
Dario avv. cav. Enrico 
De Angeli dott. prof. Felice 
De Castro prof. Giovanni 
Del Como dott. mons. Giuseppe 
Delfìnoni nob. avv. cav. Gottardo 
Del Majno march. Norberto 
De Mojana nob. Alberto 
De Simoni ing. Giovanni 
Dina dott prof. Achille 
Di Rosa nob* cav. Clemente 
D urini conte dott. Carlo 
Fano dott. cav. comm. Enrico 
Faustini parroco G. B. 
Fé d'Ostiani nob. mons. Frane. Luigi 
Ferrari prof. comm. Paolo 
Ferrano avv, Domenico 



222 



ELENCO DEI SOri. 



Ferrarlo prof. Giovanni 

Filangeri di Satriano prjnc. Gaetano 

Fontana avv. cav. t.eone 

Fortis E mesto 
'Foucard cav. Cesare 

Foucault Daugnon conte Francesco 
'Frasconi prof. cav. Giuseppe 

Frizzi dott, c&v. Lu;(zaro 

Gabba avv. Bassano 

Galantine conte Francesco. 

Gali ara ti nob. Giuseppe 

Gallavresi avv. Luigi 

Gallia prof. Giuseppe 

Galliani cav. Attilio 

Garovaglio dott. cav. Alfonso 

Gentile prof Iginio 

Gbinzoni cav. Pietro 

Ghiotti Casnedi Luisa 

Ghlron comm. l^aia 

Giacili arch. cav. Giovanni 

Giunpietro Daniele 

Gianandrea prof, .\ntonlo 
'Giovio conte Giovanni 

Glutini nob. cav, Giorgio 

Gnecchi Ercole 

Gnecchi Francesco 

Gori nob, Pietro 

Govi prof. cav. Gilberto 
'Greppi nob. Alessandro 

Greppi nob. avv. Emanuele 
'Greppi nob, comm. Giuseppe 

Greppi noi). Lorenzo 

Guastalla cav, colono. Enrico 

Guerrieri Gonzaga march. Carlo 

Hortis Attilio (Socio perpetuo) 

Intra cav. prof. G. B. 
'Jacini conte senat. Stefano 
'Labus dott. cav. Stefano 

Landriani dott. Carlo 

Lanzani dott. Francesco 

Leone notaio Camillo 



Linati ing. Eugenio 
Lodila conte Carlo 
Longhi cav. Achille 

Longhi reverendo dott Paolo 

Loria dott cav. Cesare 

Lurani Cernuschi conte Francesco 

Macciacchini arcb. car. Carlo 

Maggi nob. avv. Giovanni 

Afagistretti prof Pietro 

'Massarani dott. senatore Tulio 

Mazzasogni rag. cav. Giovanni 

Mazzatintl dott. prof Giuseppe 

Medin conte Antonio 

MelllupI di Soragaa marchese Rai- 
mondo 

Melzi nob. Alessandro 

Mei zi nob. Lodovico 

Melzi d' Eril nob, Giovanni 

Mìnonzlo avv. Giovanni 

Molina cav. Luigi 

Molinelli cav. Pietro 

^fotta ing. Emilio 

Muoni cav. Damiano 

Nazzari Andrea 

Negri dott. comm. senat. Gaetano 

Negronì avv. corom. Carlo 

Negroni Prato Morosini nobile Giu- 
seppina 

Nervegna cav. Giuseppe 

Nizzoti dott. Alessandro 

Novati prof. Francesco 

Odazio Ing. cav. Emanuele 

Olginati nob. cav. Luigi 

Ottolenghi avv. comm. Salvatore 

Paglia prof. Enrico 

Palmieri padre Gregorio, Blbliotec. 

Parri Ettore 

l'asolini conte Pietro Desiderio 

Passalacqua Lucini conte Giovanni 

Peluso dott. cav. Francesco 

Pio di Savoia principe Giovanni 



I SOCI. z~'3 

)U Spedi contessa Amalia 

■>tami de' Marchesi Picenardi comm. 

onnani Andreani conte Lorenzo 

)rmani Andreani Verri contessa 

Carolina 

tinelli nob. cav. Alessandro Gius. 

^ampa Soncino Morosini marchesa 

amassia dott. Francesco 

ivema conte ten. colonn. Itinaldo 

izzoni Pietro 

rivulzio prìncipe Gian Giacomo 

rotti BentÌToglio march. Lodovico 

arati conte Vittorio 

egezzi dott. Angelo 

erga ccmm. senat. Carlo 

ignati comm. prof. Cesare 

■goni nob. Giulio 

igonì nob. ing. Pippo 

ilta Pernice dott. comm. Angelo 

iyconti march, cav. Carlo Ermes 

isc'..nli di Modrone duca Guido 

isconti Venosta march, sen. Emilio 

isconti Venosta nob. dott. cav. Gio- 

isconti Venosta nata d'Adda nobile 
Laura 

ismara Antonio 
itali sacerd. cav. Luigi 
olta nob. avv. /anino 
reill-Scliott cav. Cimone 
mardelli avv. comm. Giuseppe 
indrini avv. Carlo" 



ATTI DELLA SOCIKTÀ !!TOR!CA LOMBARDA. 



Adunama Generale deli' otto gennaio 1888. 
Presidenza del cav. F. Calvi, Vìcepreaì dente. 

La seduta è aperta alte ore due. 

Approvato Ìl Verbale della precedente adunanza, il Preaidenif 
fa noto, che la CommiBsioue di sorveglianza per 1' opera delle 
Iscrizioni Milanesi, dopo di aver sentito l'Autore, sdmó conve- 
niente di ritornare alla prima proposta , quella di dar principio 
alla raccolta delle Iscrizioni dal secolo Vili, piuttosto che dalla 
caduta deli' Impero Romano, come alcuni Soci avevano mostralo 
il desiderio, e ciò per diverse ragioni, fra queste, che le iscri- 
zioni anteriori a quel secolo non sono poche , richiedono uno 
studio speciale e spettano propriamente a un' altra classe di iscri- 
zioni indicate col titolo di Cristiane , per cui avrebbe importato 
una non lieve modificazione al convenuto coli' A.; comunica pure 
che la Commissione, d' intesa colla Presidenza, ha trovato di adot- 
tare per l'edizione delle dette iscrizioni un sesto in ottavo e una 
carta a macchina, non a mano quale si adopera per la Biblio- 
teca Scorica, conciliando in tal modo l'economia nella spesa della 
stampa colla maggiore comodità nella forma del volume. 

Il Presidente riferisce poi sulle Adunanze tenute dall' Istituto 
Storico in Roma dal 30 maggio al 3 giugno dell' anno passato. 

In segnilo il Segretnrio presenta il Bilancio Preventico per 
r anno 1888 , e , dati gli opportuni schiarimenti , il Preoeniioo 
viene approvato nelle sue risultanze di L. 8439.59 per le entrate 
e di L. 9025 per le spese, cosi nella presunta eccedenza di spese 
per L. 585.41, alla quale si provvederà cogli avanzi in sede pa- 
trimoniale. 

Si dà lettura dello Statuto Organico (alleg. A), che, riveduto 
da apposita Commissione, era stato deposto sul banco della Pru- 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA. 225 



sideDza nelT Adunanza del 17 aprile dell'anno scorso, e con 
qualche variante di forma viene approvato in modo unanime, fis- 
sato il termine del primo febbraio per la sua attuazione. 

È quindi letta una Circolare dell' Istituto Storico Italiano , in 
data di Roma il 26 agosto 1887 , con cui si invitavano le De- 
putazioni e Società confederate ad eleggere un Supplente al De- 
legato effettivo presso queir Istituto per poterlo sostituire nelle 
sue assenze, a motivo del . crescente numero degli 9.^9x1. — Di- 
stribuite le schede per la nomina di questo Supplente , viene 
eletto il eomm, prof. Cesare Vignati, 

II Presidente invita alla nomina di un Consigliere di Presi- 
denza in surrogazione dello scadente eav. nob. Emanuele Greppi, 
che a voti unanimi è rieletto. 

Si passa da ultimo alla votazione del candidato a socio Prin- 
eipe Gaetano Filangeri di Satriano, e , compita questa nomina , 
radunanza é levata alle ore 3 '/s pom. 

Il segretario 
E. Seletti. 



Arch, Star, Lomb. — Anno XV. 15 



STATUTO. 

Art. T. 
Scopo della Società. 

La Società Storica Lombarda, di carattere unicamente scien- 
fico e letterario, si propone d'indagare le memorie delle Pro- 
incie Lombarde, quali erano circoscriua al momento della ri- 
uperata libertà politica; di illustrarne le croDache , il diritto 
ubblico e privalo, civile ed ecclesiastico, 1' arte e la letteratura 
ai secoli scorsi, 1' archeologia in ogni sua parte ; i monumenti, 
pecìalmenta inediti e originali ; la storia civile, politica, religiosa, 
conomica, anche nelle sue atùnenze e relazioni storiche della 
.ombardìa con altre regioni, e di rendere di pubblica utilità il 
'utio de' propri lavori. 

Essa può, all'evenienza e per propria iniziativa, vegliare alla 
onservazione de' monumenti e documenti lombardi, a promuovere 

concorso dei Comuni e della Provincia a lustro ed incremento 
eli' arte e della storia antica. 

Art. II. 
Uffizi della Società. 

La Società é composta d' un numero indeterminato di Soci. 
Tutti gli ufììz! sono gratuiu, conferiti a soli Soci. Le sostituzioni 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA. 227 



normali e le nuove elezioni di ufficiali si fanno nel dicembre di ogni 
anno, e tutti sono rieleggibili. Obblighi e diritti sono personali. 

I Soci destinati a sostenere una funzione nella Società sono 
eletti in assemblea generale a scrutinio segreto ed a meiggioranza 
assoluta di voti. 

Art. III. 
Consiglio di Presidenza. 

Il Consiglio di Presidenza si compone di un Presidente, due 
Vicepresidenti, quattro Consiglieri, un Segretario, due Vicesegre- 
tari, un Bibliotecario, i quali tutti hanno un voto deliberativo. 

È radunato dal Presidente per trattare gli affari ordinari della 
Società ; Y adunanza è legale se presenti almeno cinque membri ; 
delibera a maggioranza di voti, e a parità prevale il voto del 
Presidente. Le sue deliberazioni sono esecutive. 



Art. IV. 
Presidente. 

11 Presidente rappresenta la Società, convoca le adunanze e 
ne dirige le discussioni; veglia ali* osservanza dello Statuto; pro- 
pone quanto giova allo scopo e incremento della Società ; elegge 
le occorrenti commissioni ; firma gli atti d' uffizio e la corrispon- 
denza; cura r esecuzione delle deliberazioni dell' assemblea, e può 
prendere provvedimenti d' urgenza, riferendone alla prossima adu- 
nanza. Dura in carica tre anni. 

l Vicepresidenti lo suppliscono in ordine di anzianità : essi 
durano in carica un triennio. 

1 Consiglieri si rinnovano ogni dicembre per un quarto e per 
anzianità. 

*tt caso di sostituzione straordinaria di alcun membro della 
"residenza, il socio sottentra in luogo e stato del cessante. 



22S Ai II DCLLA .-iOCLElA SrOitlCA LOMBARDA. 

Art. V. 

Segretario. 

Il Segretario custodisce gli atti ed il suggello della Società, 
stende e firma gli atti verbali delle adunanze ; tiene la corrìspon* 
denza e il protocollo ; eseguisce gli incarichi de) Presidente ; 
dispone, d'accordo col Consiglio di Presidenza, l'ordine delle 
materie da trattarsi nelle adunanze, e veglia alla conservazione 
delle cose appartenenti alla Società. Dura in carica quattro anni. 

Vicesegretari. 

I Vicesegretari Io coadiuvano e suppliscono ; durano anch' essi 
in carica quattro anni. Uno dei Vicesegretari designato dal Con- 
sìglio funge da Economo. 

Art. vi. 
Vicesegretario- Economo. 

II Vicesegretario- economo cura la riscossione del contributo 
dei Soci ed ogni altro provento attivo della Società ; firma le qui- 
tanze, paga le spese stanziale nel Preventivo o deliberate stra- 
ordinariamente dalla Società sovra mandato firmato dal Presi- 
dente ; tiene un registro di entrata e uscita ; compila i bilanci 
preventivo e consuntivo d'ogni anno da presentarsi, previa l'ap- 
provazione del Consiglio di Presidenza, alla SocietÀ in ordine 
all'Art. XII. 

Art. vii. 

Bibliotecario. 

Il Bibliotecario dura in carica quattro anni ; é sua mansione 
speciale di ordinare, registrare e conservare i libri che perven- 
gono alla Società. 



j'anno loro forniti 
lai Regolamento. 



ri, in un periodico 
dissertazioni, me- 
i storia lombarda, 

)me cronache, sta- 
o regione od uno 
accolte epigrafiche 
ea. 

iblicazione devono 
germinate dal Con- 

>licazioni e ne con- 

,e ì lavori proposti 
Q essi destinati pel 

agevolare gli studi 
Iti in archivi e bi- 

mmessi, secondo le 
eticamente adottate. 



Socio si fa con let- 
denza, il quale ove 



230 ATTI DELLA SOCIETjI STORICA LOMBARDA. 

non abbia eccezioni, la presenta per 1' accettazione nella prossima 
adunanea della Società, indicando nella lettera di convocazione i 
nomi del candidato e dei proponenti. Il candidato che, a scrutìnio 
segreto, ottiene due terzi di voli, si ritiene ammesso ; quello che 
non raccoglie un terzo di voti favorevoli non può essere ripro- 
posto se non trascorso un anno. 



Contributo sociale. 

Ogni Socio contribuisce lire dieci a titolo d' ingresso e altre 
lire venti io ogni anno. L' obbligo sociale & per un triennio. Il 
Socio che nel settembre del terzo anno non dichiara in iscritto 
di uscire dalla Società, rimane obbligato per un altro triennio. 

Il Socio che neir ultimo trimestre di ciascun anno non ha sod- 
disfatto al conlribuLo sociale, vi ò invitato con lettera dalla Pre- 
sidenza; se nel succossivo trimestre non si pone in regola si ri> 
tiene rinunciante di diritto e di fatto alla Società, la quale si 
riserva 1' esercizio delle azioni e ragioni sociali pel conseguimento 
del suo credito. 

Chi offre lire 400 é considerato socio perpetuo , esente dalla 
tassa d' ingresso e dal contributo annuale ; e ha diritto ad un 
esemplare di tutte le pubblicazioni della Società. 



Art. XI. 
Amministrazione. 

Il provento dei contributi sociali, degli assegni, dei donativi, 
del ricavo delle pubblicazioni viene erogato nelle spese di uffizio 
e di stampa, a norma dei Preventivi approvati dall'Assemblea. 

Pel servizio di economato e di cassa la Società tiene conto 
corrente con un Istituto di credito della città. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA. 231 



Art. XII. 
Adunanze. 

Per gli affari scientifici ed amministrativi la Società è coavo- 
cata dal Presidente. Nella lettera di convocazione si comunica 
l'ordine del giorno. 

Nel dicembre il Consiglio sottopone all'approvazione della So- 
cietà il Bilancio preventivo dell'anno seguente; nel gennaio il 
consuntivo dell'anno decorso, e in queir adunanza l'Assemblea 
elegge tre soci incaricati della revisione, del Rendiconto, che, sopra 
loro rapporto, viene presentato per l'approvazióne jn un'adunanza 
del febbraio. 

Per la legalità delle Adunanze occorre la presenza di un quinto 
almeno dei Soci residenti in Milano. Se però dopo un'ora da quella 
fissata nella lettera d' invito non si raggiunge quel numero, si 
apre egualmente la seduta e le deliberazioni sono valide, qua- 
lunque sia il numero dei presenti. Le deliberazioni dell'Assemblea 
obbligano tutti i Soci. 

Non si ammettono procure, o sono escluse le discussioni estranee 
allo scopo della Società o alla sua amministrazione. 

Qualora si tratti di persone si procede per votazione secreta. 

Ogni socio può chiedere che siano inscritte all'ordine del giorno 
proposte di propria iniziativa. 

Occorrendo comunicazioni urgenti alla Società o provvedimenti 
istantanei in ordine all'assunto scientifico, è in facoltà di cinque 
Soci provocare dal Presidente una convocazione straordinaria. 

Per deliberazione sociale possono tenersi adunanze solenni con 
invito di estranei. 

Art. XIIL 

Modificazioni allo Statuto. 

Nessuna aggiunta o modificstzione può esser fatta allo Statuto 
presente, se non sovra proposta sottoscritta almeno da dieci Soci, 



232 ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA. 



per essere poi sottoposta a scrutinio secreto nella successiva 
adunanza. La deliberazione deve riportare il voto di due terzi 
dei Soci presenti, che, in questo caso, non possono essere meno 
della metà dei residenti in Milano. Non raggiungendosi la metà 
dei Soci residenti in Milano si fa luogo ad una seconda convo- 
cazione nel termine di otto giorni, nella quale basta la presenza 
di trenta Soci e la maggioranza di due terzi dei presenti. 

Se r aggiunta o modificazione proposta viene ammessa, il Se- 
gretario ne cura V inserzione nello Statuto e la partecipazione ai 
singoli Soci 

Le norme succennate valgono anche nel caso di scioglimento 
della Società. 

Qualora tale caso si avverasse, il fondo residuo, verrà affidato 
al R. Istituto Lombardo di scienze e lettere, perchè lo destini a 
vantaggio della pubblica coltura. 

Art. XIV. 
Regolamento interno. 

Un apposito regolamento interno, redatto dal Consiglio di Pre- 
sidenza, dà le norme per la pratica attuazione di questo Statuto. 

Art. XV. 

Disposizione transitoria. 

Il presente Statuto entra in vigore col 1** febbraio 1888 dal 
qual giorno in avanti è abrogato lo Statuto originario del 1875 
sinora vigente. 

Il Presidente 
C. CANTÙ. 

H Segretario 
E. Selettl 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA. 233 



Adunanza Generale del 26 febbraio 1888, 
Presidenza del comra. C. Cantù, Presidente. 

La sedata è aperta alle ore due pomeridiane. 

Il Segretario dà lettura del Verbale dell'adunanza otto gen- 
naio, che viene approvato. 

Il Presidente commemora la perdita del socio Giuseppe Mon- 
9^ colle parole : 

< Voi cercate , invano , onorevoli colleghi , un nostro dei più 
assidui e operosi collaboratori , e che tale si conservò anche 
Della vecchiezza. Giuseppe Mongeri fu scrittore di arte , artista 
egli stesso, e compiacevasi principalmente di scoprire e rivendi- 
care nomi , lavori e personaggi , che onorassero la patria. Ma 
dei meriti suoi letterari e civili si è detto e si dirà ben altri- 
menti che in queste poche estemporanee parole , dirette solo a 
significare il vivo rimpianto e la durevole ricordanza del nostro 
consorzio. La quale non è solo un ufficio, ma un dovere, poichò 
egli morendo ci legò un dono tanto prezioso quanto opportuno. 

< Ringraziamolo, onor. Soci , col serrar le nostre file , amai*ci 
e compatirci ed imitarne Y efficace cooperazione. » 

Il Segretario completa la notizia del lascito dei libri Mongeri, 
comunicando la lettera 24 febbraio del preposto cav. Michele 
Mongeri , con cui partecipava un tale legato. 

L'Assemblea autorizza il Presidente ad accettare il legato e lo 
"Msarica di essere interprete presso lo stesso Preposto della ri- 
conoscenza e buona memoria, che la Società conserverà del- 
l illustre defunto , come della gratitudine al reverendo esecutore 
^el desiderio manifestato dal fratello. 

Il socio Ghiron avverte V assenza del vicepresidente Vignati, 
^ naotivo della grave malattia, che lo ha colpito, e propone un 



234 ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA. 

saluto e un augurio per la completa e sollecita sua guarigione ; 
il voto è accolto dall' unanime approvazione. 

In seguito il vicepresidente Calvi legge intorno alla vita e 
alle opere del poeta milanese G. B. Martelli, — Il Presidente 
raccomanda la stampa della memoria neW Archivio Storico, 

Da poi il Segretario riferisce suU' operato della Società nel- 
Tanno 1887 (allegato A) e presenta il Bilancio Consuntivo, di- 
mostrando le buone condizioni economiche, in cui si conserva la 
Società. 

Sono eletti a Revisori del Bilancio gli avvocati Stefano Labus, 
Giovanni Maggi , Giovanni Minonzio. 

Si votano a nuovi soci i sigg. dott. Solone Ambrosoli, cav. Leo 
Benvenuti, signora Cecilia Binda Melzi , ar-ch. comra. Camillo 
Boito , p. Gregorio Palmieri, dott. Francesco Tamassia. 

La seduta è chiusa colla nomina a Consigliere di Presidenza, 
in luogo del defunto Mongeri , il dott. Solone Ambrosoli, conser- 
vatore del Gabinetto Numismatico , che durerà in carica sino al 
31 del futuro dicembre. 

// segretario 
E. Seletti. 



Allegato A. 

RELAZIONE 

SdLL' OPERATO DBLLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 

NEL 1887. 



Signori, 

Il Bilancio consuntivo dello scorso anno 1887, che ho Y onore 
di presentarvi per essere dappoi trasmesso ai signori Revisori , che 
oggi siete invitati a^l eleggere , mi rammenta una pratica degli 
ultimi anni , quella di presentarvi insieme il conto morale della 
Società, nel che farò di essere breve. 

Incomincio àoXY Archivio Storico, che ha compito il quattordi- 
cesimo volume della sua pubblicazione , e segna il XIV anno 
della nostra Società. — Undici Memorie furono inserte in quel 
volume e dieci articoli , che per la minore loro importanza si 
raccolsero sotto il titolo di Varietà; intento della Redeizione fu 
di tenersi nei confini della regione lombarda, onde non invadere 
il campo delle altre Società e Deputazioni di storia patria. 

Milano ebbe la preferenza negli studi presentati ; il nostro 
Presidente scriveva di Gian Galeazzo Visconti, che pensò al 
dominio d* Italia , che fu largo di doni per V edificazione del 
Duomo, fondato dalla pietà del popolo, dalla comune devozione ; 
descriveva 1* entrata in Milano nel maggio del 1649 dell' austriaca 
Maria Anna , che andava moglie a Filippo IV di Spagna , e ci 
mostrava la splendidezza di quelle feste in contrasto colla miseria 
del Comune ; ci dava pure notizia di un Gabinetto Numismatico 
in Brera, donato nel secolo pctssato dal giureconsulto Bidello , 
che esisteva prima ancora dell' attuale gabinetto, fondato da Gae- 
tano Cattaneo nel 20 dicembre del 1803. 

Il Motta, in un lavoro nuovo, erudito ed accurato, raccoglieva 
preziose notizie con documenti sulla musica istnunentale e vocale 



236 ATTI DELLA SWIETÀ STORICA 



alla Corte degli Sforza, scoprendo la data del 1471-72 per la fonda- 
zione della cappella dei cantori, dei quali, sìaDO italiani o stranieri 
e di questi molti fiamminghi, dava interessanti cenni biografici. 

Del prof. Neri abbiamo pubblicato una Memoria, che corregge 
le inesattezze di altri scrittori sulla conquista di Sarzana , fatta 
nel gennaio del 1437 da Niccolò Piccinino, qual capitano e luo- 
gotenente del duca Filippo Maria, e di una seconda occupazione 
per opera di Francesco Piccinino nel 1445. 

Il Ghimoni col dirci dì alcuni Trionfi e Rappreaenieuioni in 
Milano nei secoli XIV e XV solleticava altri studiosi alla storia 
del Teatro in Milano, e in una interessante monografia, che ca- 
ratterizza i tempi , raccontava le molte traversie cui andò sog- 
getta l'erezione della Colonna di Porla Vittoria, unico monu- 
mento che ancora ricorda col nome dei caduti le memorande 
giornate del 1848. 

Manioca fu illustrata dal prof. Intra , che con facile eloquio 
esponendo le vicende storiche del Bosco della Fontana e del 
PcUaixo del Te, splendide ville dei munifici Gonzaga, completava 
la serie dei monumenti mantovani, dallo stesso illustrati nei vo- 
lumi precedenti deW Archivio. — Il i^rad, con nuovi documenti 
tratti dall'Archivio e dalla Biblioteca di Bologna, esponeva inte- 
ressanti particolari sulla Guerra di Gian Galeazso Visconti contro 
Mantova nel 1397 , e il socio Dina ci raccontava la pietosa storia 
di Dorotea Gonzaga. 

Per la storia dell'arte in Lombardia si è pubblicato un arti- 
colo del Portioli , che faceva conoscere il milanese datiliografo 
Girolamo Corto, distinto incisore in pietre dure alla Corte di 
Vincenzo Gonzaga, cosi il socio Intra mandava alcuni documenti 
sfuggiti agli studiosi sull'esimio pittore Lorenzo Leonbruno e 
sui rapporti che questi ebbe con Giulio Romano. — Il Caroiii, 
in una ben studiata narrazione , esponeva di alcune Pittare 
giottesche da lui scoperte neW Oratorio di Mocehirolo a Lentaie- 
Seveso, chiamando I' attenzione su Giovanni da Milano, che ne 
supporrebbe l'autore ; il Nomati con Alcuni documenti artistici 
cremonesi del secolo XV, ricordava gli scultori Giocnnni Pietro 
de Rhando o da Ro e \a. famiglia di Tommaso del Sacca. l' 
Mongeri, che sempre ricorderemo perduto, negli ultimi giorn' 
di sua vita scriveva per 1' Archivio alcuni cenni intorno a Bra- 
mante e a S. Maria delle Grailp di Milano , studiata dal De 



ATT! DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA. 237 



Geymùller , e V arte della guerra trovava nel Beltrami uà illu- 
stratore colle Bombarde milanesi a Genova nel 1464. 

La storia sorretta da documenti letterari e V umanistica ebbe 
cultori nel prof. Raina colla memoria sul Teatro di Milano e 
m canti intorno ad Orlando ed Ulivieri, nel Medin coi tre carmi 
in morte del conte Jacopo Piccinino^ nel Cian coir Episodio della 
tioria della Censura in Italia nel secolo XVI, nello Spinelli colla 
notizia sul Codice Sessoriano, conservato nella Biblioteca Vittorio 
Emanuele di Roma e in Enrico Casanova col testamento di Carlo 
Gerolamo Cavazzo della Somaglia. 

Le recensioni , al pari dei brevi cenni bibliografici , furono ri- 
servate a far conoscere libri, che interessano la storia lombarda, 
e il Motta continuò con scrupolosa diligenza il Bollettino di Bi- 
Uiografia Storica Lombarda , eh' ebbe si lieta accoglienza nel 
primo esperimento del '86, e cosi abbiamo introdotto nell' ultimo 
volume dell' Archicio una nuova rubrica , col titolo : Appunti e 
Notizie, per potervi raccogliere documenti sparsi, brevi cenni di 
archeologia , d' arte , d' archivistica , che se non hanno il merito 
di un lungo studio, hanno, a nostro parere, quello di conservare 
tante particelle interessanti la storia e che colle ricerche di mag- 
gior lena formeranno del nostro Archivio quel corpo di notizie , 
quella fonte, che non potranno trascurare coloro, che, in seguito 
di tempo, vorranno sapere e scrivere di storia lombarda. 

Nell'Adunanza Generale del 17 aprile si ò riferito intorno al- 
l'Assemblea tenuta in Genova il 13 di quel mese dalla Deputa^ 
iione di Storia Patria per le antiche Provincie e la Lombardia, 
delle memorie ed opere risguardanti la storia della nostra regione, 
che sono in corso di pubblicazione per opera di quella beneme- 
rita Deputazione, quali il Liber poteris di Brescia illustrato dai 
nostri soci Bettoni e Fé' d' Ostiani , cosi il Codice Diplomatico 
Cremonese raccolto dal prof. Lorenzo Astegiano , non tacendovi , 
che nell'aprile di quest'anno spetterà a noi dare il ben venuto ai 
colleghi della Liguria e del Piemonte, che si riuniranno in Milano. 

Il vicepresidente Calvi , da noi delegato presso V Istituto Sto^ 
fico Italiano, ci ha discorso delle sedute , che si tennero in 
Roma da quell'Istituto dal 30 maggio al 3 giugno, e come inau- 
gurasse l'edizione delle sue Fonti per la Storia d' Italia colle 
Gesta di Federico I , descritte in versi latini da Anonimo con^- 



338 ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA. 

temporaneo, secoado un manoscritlo della Vaticana, pubblicato dal 
prof. Monaci, e come veniese deliberala la stampa per cura del 
pror. Luigi Ferrai di un' altra opera di speciale importanza per 
Milano , proposta dalla nostra Società , la Cronaca del notaio 
milanese Giocanni da Cermenate col titolo: Historia de sita, 
origine et eultoribut Ambroaianee urbis, ae de Mediolanenaiam 
getti» lub imperio Henriei aeptimi. 

Il Consiglio dì Presidenza tenne parecchie sedute per l' ordi- 
naria amministrazione e per l'esame degli scrìtti presentati alla 
redazione dell' AreAiDio , coadiuvato in questo lavoro d' aminis* 
sione dai colleghi Ghinzoni, Prina e Rolando. 

Intanto una Commissione composta dai soci Labus , Maggi , 
Villa Pernice studiava le modifìcaziooi proposte allo Statuto della 
Società, le quali non dovevano toccare lo scopo del nostro isti- 
tuto, ma solo regolare in modo meglio pratico l'organico direttiva 
Lo Statuto nuovamente ridotto fu esposto nell' Adunanza del 
17 aprile ed ultimamente approvato. 

Nello scorso maggio si riuniva pure 1' altra Commìssioae da 
voi eletta nei colleghi Belgioioso, Calvi , Vignati , Villa Pernice, 
Vismara per esaminare il lavoro di bibliografia milanese assunto 
dal socio Filippo Salveraglio, che in quella occasione presentava 
circa 2600 nuove schede compilate sui libri, avvertendo di aver 
fotto lo spoglio di 357 cartelle di Miscellanee esistenti nella 
Braidense. Da quel tempo il lavoro non ha veramente progredito 
quale sarebbe stato nel desiderio di noi tutti , in questi giorni 
Tui però assicurato dall' autore, che vi attende di proposito, e che 
presto presenterà un altro buon numero di schede rivedute eugU 
stampati. 

Un'opera nella vece, che da voi ammessa nell' Adunanza del 
17 aprile fu condotta colla massima celerità e della quale fra 
pochi mesi potremo possedere il primo volume, é quella delle 
Iserixioni Milanesi. 

Voi avete compresa l' importanza di una simile collezione , le 
iscrizioTii siano desse religiose , onorìfiche o funerarie sono fonti 
per la storia, servono a interpretarla , sussidiano lo studio della 
lingua, le ricerche paleografiche , e se fu desiderio , che non si 
potè conseguire per ragioni d'indole diversa, di dar principio cioè 
alla raccolta delle iscrizioni milanesi colla classe più antica, quella 
delle etniche, facendo a questa seguire la serie delle cristiane, che 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA. 239 

Don sono poche, ciò non toglie, nò diminuisce il valore alla 
collezione epigrafica da voi incoraggiata, poiché partendo da 
un*età meglio accertata, come si ò quella del secolo ottavo, To* 
pera riuscirà egualmente di gran mole e di lutto interesse in 
particolare alla storia milanese. 

La C!ommissione dì sorveglianza a questo lavoro, composta dei 
soci Belgioioso, Calvi, Del Corno, Labus, Rotta, Vignati e Mongeri, 
a cui successe Garovaglio, si è riunita otto volte, alcune da sola, 
altre colla Presidenza, e prese in esame le iscrizioni già trascritte 
dal cav. Vincenzo Forcella nel numero di circa 2500, convenne 
sulla forma della pubblicazione , sia pel suo sesto, che pei ca- 
ratteri della stampa, cosi sull'ordine da tenere, e si darà principio 
air opera colle iscrizioni , che si trovano o si trovavano nelle 
Chiese di Milano aperte al pubblico culto e di quelle Chiese, che 
soppresse o distrutte si conserva memoria delle loro iscrizioni in 
opere a stampa o manoscritte , seguendo per queste il vecchio 
riparto delle sei porte della città (1). 

Collo stesso ordine topografico si continuerà da poi V esposi- 
zione delle epigrafi sparse nei pubblici e privati edifici e per ultimo 
quasi appendice, si pubblicheranno le leggende fuse nelle campane 
delle torri di Milano; questa terza raccolta riuscirà di certo in- 
teressante per essere un lavoro da pochi tentato in altre città , 
mentre le campane più antiche salvate dalla fusione alle campane 
moderne ci conservano molte date storiche, ricordano i nomi di 
valenti fonditori in metalli da Ambrogio de Calderari sulla campana 
del Comune del 1352 , ai Busca del XV secolo , alla famiglia 
Bonavilla , sino ai viventi fratelli Barigozzi , dei quali , e di 
moltissimi altri nomi ed opere d'artisti altrimenti sarebbe perduta 
la memoria. 

NelFanno decorso abbiamo a lamentare fra i soci la dolorosa 
perdita delPancor giovine march, Ariberto Crivelli (m. 7 luglio) 
diligente amministratore della cosa cittadina, cultore di storia, di 
arte e del quale il Mongeri ne rammentava i meriti neWArcMvio 
del 30 settembre. — Il march, Giuseppe Campori (m. 19 luglio) 

(1) Porta Orientale (ora Venezia) con Porta Tosa (ora Vittoria); Porta 
Romana colle Porte Vigentina e Lodovica; Porta Ticinese con Porta Genova 
Porta Vercellina (ora Magenta) ; Porta Comasina (ora Garibaldi) colle Porte 
Tenaglia e Volta; Porta Nuova colla Porta Principe Umberto. 



10 ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA. 

lore delle lettere e del patriziato di Modena , di cui a luogo 
riveva nello stesso Arekivio il concittadino Adolfo Venturi, ri- 
rdando le numej^se importanti sue pubblicazioni e la beneme- 
nza di quel Comune, chiamato erede delle preziose sue colle- 
mi di libri, manoscritti, autografi, quadri ed altri oggetti d'arte. 
■ R eonte Alfonso Maria Vìgeonii (m. 26 luglio) uomo colto 
generoso, che largamente tastò pel nostro Ospedale Maggiore 
per altri pii istituti , legando inoltre TI Bacio dell' Hayez alla 
nacoteca di Brera; da ultimo ricorderò il senatore Luigi To- 
lti (m. 14 novembre), iniziatore di opere grandiose, che operò 
:enuamentQ per la patria, scrittore di varia erudizione e al quale 
dico sentita parol<ì il socio Giovanni Visconti Venosta oBÌVAr- 
ioio del 30 dicembre. 

A nuovi colleghi abbiamo inscritti i signori : rag. Luigi Binda , 
g. Giovanni Mazzasogai e il conte Antonio Pagliciii-Brozzi. 

Esposto quanto operò la nostra Società nel 1SS7, aggiungerò 
le parole sull' andamento finanziario , e senza pregiudizio di 
lanto potranno rilevare i sìg. Revisori, posso accertare, che Ìl 
■eventivo da voi ammesso per quell'anno fu rispettato in quasi 
tti i suoi titoli, e non soffri altorazìone nel suo risultato finale; 
fatti le entrate che in Preventivo erano state esposte in L. 8,849,59 
adero in Consuntivo L. 8,746.22, cosi le spese preventivate 
L. 7,766 furono in consuntivo di L. 7,662.79 comprese in 
.este la maggior spesa votata nell'Adunanza del 17 aprile per 
ipera delle Iscrizioni e per la quale nel 1887 si sborsarono L. 1000. 
onta di questa spesa straordinaria l' avanzo dì cassa Ai di 
1,083.43, opperò al 31 dicembre 18S7 la rimanenza attiva 
lida sommava a L. 12,250.15, che costituiva a quel giorno il 
.trimonio della Società , non tenuto calcolo del valore del me- 
glio e delle parecchie centinaia di volumi che continuamente 
,niio aumentando la nostra collezione, mercè l'opera efficace del 
bliotecario dott. Garetti. 

Milano, 13 febbraio ISSf. 

Il Segretario 
E. Sblbtti. 



«pifii BorlaUUi di Gioieppt Ptlto. Gìotuidì Bripilt, retponsabUc. 



LA CONTESA 

FRA 

MATTEO VISCONTI E PAPA GIOVANNI XXII 

secondo i Documenti delVArchioio Vaticano, 



Tutti i documenti relativi alla lotta fra Giovanni XXII e Matteo 
Visconti e al processo fattogli per titolo di eresia, furono tra- 
scritti dal Codice Vaticano 3937, per ordine del Pontefice Bene- 
detto XIV (1), ed ora si trovano raccolti in un grosso volume 
che fa parte dei manoscritti posseduti dalla Biblioteca Universi- 
taria di Bologna, col n. 1233, e col titolo: Procesam contra 
Matheum Vicecomitem Mediolanensem ejmque filios Joannis XXII 
P. M. JU8SU confectm a. 2). MCCCXXllJ, 

Codesta pregevolissima raccolta è divisa in due parti , la prima 
delle quali comprende quarantasette documenti relativi al processo 
contro Matteo, Galeazzo, Luchino, Marco, Giovanni e Stefano 
Visconti ; la seconda parte contiene gli atti del processo contro 
tutti i autori dei Visconti e componesi di novantotto documenti. 
Nelle prime carte del manoscritto havvi un indice o regesto di 
tatti gli atti che sarà pubblicato in appendice a questo studio, 
nel quale mi propongo di riassumere, secondo i documenti Vati- 

(1) Alla munificenza di Papa Benedetto XIV, la Biblioteca Universitaria di 
Bologna è pure debitrice di una copia di tutte le lettere, brevi e bolle ap- 
partenenti alla storia di Bologna, che si conservano nell* Archivio Vaticano. 

Aroh, Star, Lomh, — Anno XV. 16 



242 LA CONTESA FRA MATTEO VISCONTI 

cani , la luDga contesa sostenuta da Giovanni XXII per abbattere 
la potenza Viscontea. 

Le prime orìgini della discordia fra la Chiesa e i Visconti si 
possono far risalire agli ultimi anni del poDtiScato di Clemente V, 
nllorchó furono pubblicati due importanti decreti ; col primo dei 
quali dichiaravasi che il giuramento prestato dagli imperatori al 
Sommo Pontefice, era un vero giuramento di fedeltà, e quindi 
r Imperatore veniva ad essere vassallo del Papa. Col secondo 
decreto si stabiliva la superiorìlà della Chiesa sopra l'impero, e 
che, vacando la sede imperiale, spettava al Papa il governo ed 
era in sua facoltà eleggere il Vicario imperiale , come awenae 
in sul principio del 1320, allorché fu nominato Roberto Re di 
Napoli , Vicario imperiale in Lombardia, che elesse per suo luo- 
gotenente Filippo conte del Maine, figlio di Carlo di Valois. Nello 
stesso tempo Giovanni XXII scrisse al cardinale Bertrando del 
l'oggetto , dandogli ampia facoltà di procedere colle censure e 
rolle armi contro chi mirasse a turbare la pace della Lombardia. 
Fra gli altri ordinò che fosse citato innanzi alla Santa Sede Matteo 
Visconti, con un breve riferito dal Rinaldi (27 giugno 1330) (1); 
nel quale dicesi che quel signore, quantunque avesse deposto il 
titolo di Vicario imperiale in Milano, ne riteneva tuttavia ancora 
l'otlìcio e la giurìsdizione ; anzi, per maggior disprezzo della 
Santa Sede , osava farsi chiamare Signore di Milano. Perciò si 
ordinava al Legato dì promulgare solennemente la scomunica 



{]) Annale» EeelesUutìei (1320), n. 1?. È uno dei pocUi documenti editi 
l'Iic si riferiscono alla contesa tra Papa Giovanni XXII e Matteo Visconti 
e il prof. Cipolla (St. delie Signorie ital. daH3Ì3 al fJJO. — Milano, 1881, 
pag. 28) ; giustamente ne Ta elevare la grandissima importanza storica. 

La iMlla di scomunica del 19 febbraio 1321 fu pubblicala dal GniLiNi {Con- 
tinuazione delle Memorie di Milana ne' leeoli baiti. Voi. X, pag. 547-55S\ 
clic 1.1 trasse non dall' Arcb. Vaticano, ma da <jUc[lo dei Padrì predicatori 
di Pavia, La sentenza di Bertrando cardinal legato, di Aicardo, arcivescovo 
di Milano e degli Inquisitori di Lombardia coatro il Visconti, del S9 dicem- 
bre 1321. fu pubblicata dall' Uohblli (Italia Sacra, IV, 20S-20e). Pochi 
altri docummti furono editi dal Rinaldi (Op. eit., tom. V, pag, 130-137). 



E PAPA GIOVANNI XXII. 243 



contro di lui in tutte le chiese e di citarlo a presentarsi innanzi 
al Papa per difendersi dalle accuse che gli erano state mosso 
entro il termine di due mesi. 

Passato il tempo prestabilito e non essendo comparso avanti 
il Papa né Matteo stesso, nò altri per lui , Giovanni XXII passò 
alla sentenza della scomunica , dichiarando inoltre che Matteo 
era incorso nelle pene temporali che aveagli minacciate se non 
obbediva; cioè in una multa di diecimila marchi d'argento, nella 
perdita di tutti i privilegi, libertà, immunità, feudi, beni, ragioni, 
onori e concessioni d' ogni sorta a lui fatte dalla Chiesa o dal- 
l' Impero. 

Ma tali minaccia non produssero V effetto voluto dal Pontefice, 
che ordinò di formare nuovi processi contro quel Principe e di 
citarlo perchè dovesse presentarsi all' Arcivescovo il 25 feb- 
braio 1322 nella Chiesa di S. Maria di Bergoglio presso Ales- 
sandria. Fu scelto questo luogo perchè vicino alla Signoria dei 
Visconti e perchè in altra città di loro giurisdizione i Legati Pon- 
tifici non avrebbero potuto stare sicuramente. Bernardo da Bar- 
barano , vicario regio , ebbe V incarico di fare solennemente e 
pubblicamente proclamare fin verso Alessandria che ninno osasse 
offendere il Visconti quando verrebbe a Bergoglio , né fossegli 
fatto impedimento di sorta. 

Balzare da Dexio e Bonaccorso de' Zibidi si presentarono quali 
messaggeri e procuratori di Matteo e consegnarono due lettere , 
nelle quali egli dicea che gli Inquisitori avrebbero potuto libera- 
unente recarsi a Milano senza alcun pericolo, come vi si era re- 
cato il Collettore del Papa e ne era ritornato senza la più pic- 
cola naolestia. Dicea, inoltre, che non voleva andare al luogo 
designatogli, perchè non si sarebbe creduto sicuro da' suoi capitali 
nemici , sebbene munito di salvocondoito ; e che, se pur l' avesse 
coluto, non avrebbe potuto senza suo grave pericolo portarsi a 
Bergoglio, avendo già oltrepassato il settantesimo quarto anno 
di età ed essendo malato di podagra e del mal della pietra. Ma 
neppure queste ragioni addotto dal Visconti valsero a persua- 
dere gì' Inquisitori e V Arcivescovo di Milano , i quali risposero 



244 LA CONTESA FRA MATTEO VISCONTI 

(26 febbraio 1322) agli ambasciatori che gì' impedimenti accennati 
non potevano tener luogo di scusa , perchè in Milano e in tutta 
Lombardia era universalmente noto che la vecchiezza e le ma- 
lattie della podagra e della pietra, non erano tali da impedirgli 
di cavalcare ogni giorno dentro e fuori di Milano a suo piaci- 
mento. Inoltre le lettere consegnate a' suoi ambasciatori poteano 
offt'irgli sufficiente ed efficace guarentigia di sicurezza. Quanto 
alle inimicizie che il Visconti dicea di avere , risposero esserne 
causa egli medesimo e non appartenere a lui il designare ove 
volea presentarsi , perchè tutti i fedeli hanno 1* obbligo di obbe- 
dire alla Chiesa e a' suoi ministri. 

Accadde frattanto che , mentre 1' Arcivescovo di Milano stava 
aspettando gli eretici in Bergoglio , Marco Visconti e Gerardo 
Spinola, capitano generale dell* esercito di Matteo, invasero quel 
luogo a mano armata , costringendo V Arcivescovo a cercar ri- 
paro in Valenza. Ivi si unirono con lui Guido , vescovo d' Asti , 
Uguccione, vescovo di Novara, Simone, vescovo di Parma, Fede- 
rico, vescovo di Savona, Guglielmo, vescovo d' Alba, insieme con 
Astolfo da S. Ambrogio, Lanfranco di S. Simpliciano, Filippo di 
S.- Celso, Bernardo di S. Dalmazio ed altri abati, giureconsulti 
e teologi Milanesi , per trattare della causa per cui erano stati 
delegati dal Sommo Pontefice. 

Cominciarono dair esporre i molti delitti commessi da Matteo, 
risultanti dai loro processi , de' quali si può vedere Y enumera- 
zione nella sentenza pubblicata dall* Ughblli e dal Giulini (1). 
Il Visconti fu quindi privato di tutti gli onori , giurisdizioni e 
diritti , furono confiscati tutti i suoi beni mobili ed immobili e 
dichiarato soggetto a tutte le pene stabilite contro gli eretici. Fu 
inoltre pubblicata una remissione plenaria della pena e della 
colpa di qualunque peccato a chi prendesse le armi e seguisse 
lo stendardo innalzato alla distruzione di Matteo Visconti e dei 
suoi figli e nipoti (2). 

(1) Memorie della città e campagna di Milano, — Milano, 1856, voi. V, 
pag. 120-122. 

(2) V. Chron. Astense, Gap. 105 {Rer. Hai. Scr., tomo XI). 



E PAPA GIOVANNI XXII. 245 

Cosi Giovanni XXII venne propriamente a bandire una crociata 
contro i Visconti e i loro aderenti , ordinando (con bolla del 23 
febbraio 1322) che sotto pena di scomunica , qualunque persona 
ne fosse in grado, procurasse notizie e informazioni relativamente 
ai fautori ed amici dei Visconti entro il termine di quindici giorni. 
Tali comunicazioni doveano essere fatte siné strepita et figura 
juditii, e senza alcuna distinzione di grado o di qualità di per- 
sone, cosi contro chierici , come contro laici. 

n 19 di marzo dello stesso anno si era già trovato buon nu- 
mero di sospetti o infamati di adesione alla parte Viscontea e 
furono invitati a presentarsi in Valenza agli Inquisitori molti di 
Pavia, Alessandria, Valenza, Tortona, Vercelli, Milano, Lodi, 
Cremona, Crema, Como, Castelnuovo ed altre città e diocesi di 
Lombardia, i nomi dei quali sono indicati nei documenti vaticani. 

Di quelli di Valenza, eh* erano stati citati , nessuno presentossi 
il giorno 27 di marzo, eccetto Facino di Mirabelle, Bobiano Fer- 
rari e Jacopo Carello. Nessuno parimente comparve di Monteca- 
stello e di Pecetto il 28 di marzo, e nessuno di Bergoglio il 29 
dello stesso mese. 

Ai 2 d' aprile furono citati quelli di Milano a presentarsi entro 
il termine di venticinque o trenta giorni in Valenza, ma nessuno 
porse ascolto alla intimazione degli Inquisitori , come fecero pure 
quei di Pavia, Novara e Vercelli , citati il 6 d' aprile. 

Quelli di Alessandria, eccetto Anselmini Zueta e Giordano 
Calcamugio, che si presentarono entro il termine stabilito, e quelli 
<li Tortona, salvo Bonifacio de' Guidobonì , Daniele de' Pagani e 
Bovarello di Montealdo , furono prima accusati di contumacia , 
poi scomunicati. 

Di quelli di Novara comparve solo Bonifacio Gagnola, Ambrogio 
Grita, Nicolino da S. Agata, Martino Testa e pochi altri. Di Pavia 
e sua diocesi , non presentossi altro che fra Galvano Beccaria , 
ministro dell' Ospizio di Bethleem ; Ruffino Giorgio , abate di 
San Bartolomeo di Pavia, frate Lanfranco, abate di San Salva- 
tore ; Obizzo da Gambolato , abate di San Marino ; frate Jacopo 
^egli Astarii , abate di San Pietro ; Uggerino Giorgio, canonico 



246 LA CONTESA FRA MATTEO VISCONTI 



dì San Giovanni; Niccolino da Olivano, canonico di Santa Maria 
da Lomello della diocesi di Pavia. Tutti gli altri, eccetto questi 
che furono trattenuti in Valenza, ed Amico da Lomello ch'era 
morto, furono condannati per contumacia. 

Le citazioni si protrassero fino al 30 gennaio 1324, e tra co- 
loro che ne furono colpiti , vi fu pure Castruccio Castracani , 
Manfredo di Landò da ÌPiacenza, Rinaldo da Mantova, detto Poa- 
sarino, gli Ambasciatori del Duca di Baviera e molti altri. 

Tanto apparato di mali spirituali e temporali aveva atterrito 
fortemente il popolo Milanese, che mormorava contro il Visconti , 
dicendo che non voleva per cagion sua essere scomunicato e di- 
strutto. Furono quindi scelti dodici de' primari signori Milanesi (1) 
e mandati al Cardinal Legato per trattare la pace col maggior 
vantaggio che fosse possibile. Francesco Visconti , uno di essi 
ambasciatori , dubitando che le persuasioni del sagacissimo Car- 
dinale potessero indurli a qualche azione dannosa a Matteo, prese 
licenza dai compagni e ritornò a Milano , lasciando andare con 
gli altri Ambrogio d'Aliate, segretario di Matteo Visconti. 

Furono questi nobili Milanesi ricevuti dal Cardinale con benigne 
e amichevoli dimostrazioni , persuadendoli per la quiete d' Italia 
e la salvezza di Milano, a voler deporre Matteo da quella signoria 
e che per l'avvenire si reggessero i Milanesi a Repubblica, ri- 
fiutando non solo il dominio Visconteo, ma anche quello dei 
Torriani. Presero tempo gli ambasciatori a consultare sopra la 
sua proposta ; e , dopo aver ascoltate le varie opinioni de' suoi 
compagni , Francesco da Garbagnate , già divenuto nemico del 
Visconti perché non avoagli concesso il capitanato generale della 
milizia, li persuase a voler aderire alla pace colla Chiesa, de- 
ponendo Matteo dalla signoria di Milano; il che fu da tutti ap- 
provato e datone parte al Cardinale, formarono, col suo consenso, 
alcuni capitoli fra la Chiesa e i Milanesi. 

(1) Secondo il CoRio, questi dodici ambasciatori Milanesi , sarebbero stati 
scelti dal Pontefice, mentre il Giulini afferma che furono eletti da Matteo 
Visconti. 



E PAPA GIOVANNI XXII. 247 

Ritornati poscia a Nfilano, spiegarono a Matteo come avevano 
risolato di voler far ipeuce colla Chiesa, per non recar pregiudizio 
&U' anima e cagionare la rovina della patria. 

Matteo che vide costoro , ne* quali avea posta ogni sua confi- 
denza, essere rivolti contro di lui , senza dar risposta voltò loro 
le spalle , ed essi y usciti dal palazzo , commossero tutti i citta- 
dini a gridare : Pa4^, pace. 

Alle quali voci dichiarò Matteo esser pronto per la pace, purché 
lo Stato non fosse mutato ed egli rimanesse signore. Ma il Con- 
siglio gli fece sapere che dovesse rimettere ogni sua pretensione 
nelle mani di Giovanni XXII , potendo dalla sua patema benignità 
operare ogni perdono e vantaggio. 

Allora, vedendo il Visconti la sovrastante ruina^ pregò i Ghi- 
bellini di Lombardia , suoi amici , a voler convocare un Parla- 
mento per consultare intorno a ciò che far si doveva a comune 
vantaggio. Concorsero in pochi giorni diversi personaggi e am- 
basciatori a Milano, i quali, informati della persecuzione contro 
Matteo, lo persuasero a non temere, offerendosi pronti a sommi- 
nistrare efficace rimedio. Furono immediatamente richiamati i 
dodici nobili Milanesi che avevano capitolato la pace col Cardi- 
nale e acerbamente rimproverati di temerario ardire, per avere , 
senza alcun mandato, accettato patti tanto dannosi al Visconti, 
n Conte di Cassiano Lodigiano proruppe in parole poco decenti 
contro il romano Pontefice ; della qual temerità fu ripreso da 
Matteo Visconti , esortandolo a parlare con il dovuto rispetto del 
Papa, Finalmente fu deciso che si ricorresse al Legato per im- 
petrare che Matteo fosso ricevuto come vero figliuolo ed amico 
della Chiesa ; ma i suoi partigiani lo sconsigliavano, dicendo esser 
meglio che facesse imprigionare i dodici ambasciatori, e, richiamato 
da Piacenza Galeazzo suo figliuolo , potrebbe tenere con la sua 
aotorità più facilmente a freno i tumultuanti. Non accettò in sullo 
prime Matteo questo consiglio, perchè fra lui e Galeazzo era una 
certa antipatia cagionata da emulazione di gloria ; ma poi si per- 
suase di dovergli scrivere che senza indugio alcuno venisse a 
Milano per porre riparo alla ruina di sua famiglia. 



248 LA CONTESA FRA MATTEO VISCONTI 

Riconciliatosi col padre, Graleazzo fece convocare i dodici am- 
basciatori e loro domandò per qual cagione avessero suscitato 
tanto tumulto contro Matteo e contro i suoi fratelli. 

Risposero dessi che ciò aveano operato a buon fine, imperocché 
amavano Matteo e la sua casa sopra tutti gli altri nobili Mila- 
nesi , ed aveano trattata la pace colla Chiesa per conseguire 
maggior quiete alla patria e alla Lombardia; tanto più che i 
ghibellini molto poteano confidare nel Cardinal legato per esser 
uomo di gran bontà e molto favorevole alla quiete universale. 
Soggiunse Galeazzo che assai volontieri s' interporrebbe per la 
pace comune, purché non ne seguisse danno al padre suo ed ai 
fratelli. 

Ma il magnanimo Matteo, che già vedeasi ridotto a grave età, 
deliberò rinunziare la cura del governo a Galeazzo e darsi ad 
una vita quieta e riposata, ponendo ogni pensiero nel visitare le 
chiese ed altre devozioni. Onde trovandosi un giorno nella Chiesa 
Maggiore , fece ivi convocare il clero e recitato ad alta voce il 
simbolo degli Apostoli, volle che di questa pubblica protesta di 
fede fosse rogato un atto da uno de* suoi notari. Si fece poscia 
condurre a Monza per visitare il tempio di S. Giovanni Battista, 
dove , sopraffatto da grave infermità , fece chiamare i figliuoli , 
prevedendo assai prossimo il suo fine. Mentre ritornava a Milano, 
soffermatosi nella Canonica di Crescenzago per riposarsi , ivi pla- 
cidamente spirò il 24 di giugno 1322, poco più di tre mesi dopo 
la sentenza, che forse contribuì ad accelerare la sua morte. 

L. Frati. 



E PAPA GIOVANNI XXII. 249 



TAVOLA DEI DOCUMENTI VATICANI 
relativi alla contesa ira Giovanni XXII e Matteo Visconti. 



CaPITULA, 8EU RUBRICAE PRIMI LIBRI SUNT HAEC. 

1. ^ 13 dicembro 1321, — Littera commissionis domini Papae 
missa Domino Archiepiscopo Mediolanensi et Inquisitoribus ut prò- 
cedant contra Matheum de Vicecomitibus et ejus fìlios, Scotum de 
Sancto Geminiano, Franciscnm de Garbagnate, ac fautores et rece- 
ptatores dictorura Matheì et filiorum. 

2. — 17 Jebhraio 1321, — Citatio per Dominum Papam facta dicto 
Matheo propter impedimentum euntium ad Curiam Romanam et re- 
deuntium et excommunìcatio ejusdem proter contumaciam. 

3. — 17 febbraio 1321. — Citatio per Dominum Papam facta dicto 
Matheo propter exactiones Ecclesiarum et excommunìcatio ejusdem 
propter contumaciam. 

4. — 17 febbraio 1321. — Sententia excommunicationis per Do- 
minum Papam lata contra Matheum quia tanquam suspectus de 
heresi propter excommunicationem , quam usurpando Dominum va- 
cante Imperio incurrerat et per triennium sustinuerat animo indurato 
citatus ad rospondendum non comparuit. 

5. — 23 gennaio 1322. — Citatio per Dominum Archiepiscopum Me- 
diolanensem et Inquisitores facta dicto Matheo ut compareat in Bergolio. 

6.-7 gennaio 1322. — Litera in qua continetur quomodo Do- 
minus Frater Symon Episcopus Parmensis et Domini Astulfus Sancti 
Ambrosii et Lanfrancns Sancti Simpliciani Mediolanensium Monaste- 
riorum Abbates iverunt Mediolanum et nuntiaverunt Matheo sententias 
contra eum et ejus filios latas ac eorum fautores et de cruce predi- 
canda contra eos nisi obedirent. 

7. — 20 gennaio 1322. — Preceptum factum per Dominum Ar- 
chiepiscopum et Inquisitores Ambasciatoribus de literis cìtationis con- 
signandis Matheo et filiis et aliis. 



250 LA CONTESA FRA MATTEO VISCONTI 

8. — 20 gennaio 1322. — Quomodo predicti ambaxiatores excasa 
venint se do predictarum literarum consignatìone propter periculum 
personarum et rerum, et juraverunt dicere verbo predictis Mathco 
et fìliis et aliis continentiam predictarum literarum. 

9. — 21 febbraio 1322. — Litera sub metaphora certifìcans quo- 
modo predicti Ambaxiatores servaverint quod juraverant. 

10. — 21 febbraio 1322. — Litera missa Domino Archiepiscopo 
prò excusationo Francisci de Garbagnate innuens quod dieta citatio 
fuit pubblicata. 

11. — 25 febbraio 1322. — Preceptum factum per Dominum Ar- 
chiepiscopum et Inquisitores Vicario Borgolii prò fidancia Mathei. 

12. — 20 febbraio 1322. — Datio literarum fidantie Mathei ot 
filiorum. 

13. — 24 febbraio 1322. — Tener fidantie date Matheo et fìliis 
per Dominum Legatum. 

14. — 24 febbraio 1322. — Toner fidantie date Matheo et fìliis 
per Dominum Raymondum de Gardena et Se nescalcum Lombardie. 

15. — 24 febbraio 1322. — Datio literarum fìdantiae facta Nuntio 
Procuratorum Mathei. 

16. — 24 febbraio 1322. — Tener unius literao dircctae Domino 
Archiepiscopo per dictos Procuratores. 

17. — 24 febbraio 1322. — Preconizatìo facta Bergolio de voca- 
tione Mathei. 

18. — 24 febbraio 1322. — Quomodo per D. Archiepiscopum «^t 
Inquisitores Matheus fuit reputatus contumax. 

19. — 12 febbraio 1322. — Exibitio Procuratorii Mathei et in fino 
continetur terminus datus Procuratoribus cjus 

20. — 12 febbraio 132Z. — Tener Procuratorii dicti Mathei. 

21. — 12 febbraio 1322. — Exceptiones propositae prò Matheo por 
Procuratores ejus. 

22. — 26 febbraio 1322. — Appellatio intorposita prò Matheo per 
procuratores predictos. 

23. — 26 febbraio 1322. — Apostoli refutatorii per Dominum Ar- 
chiepiscopum et Inquisitores dati Procuratoribus Mathei super appcl- 
latione per dictos Procuratores facta prò diete Matheo. 

24. — 26 febbraio 1322. — Praecepta quaedam facta per Dominum 
Archiepiscopum et Inquisitores Notariis et Procuratoribus predictis, 
quod non facient instrumento de premissis, nisi interponant dictam 
responsionem et oblatio copiae dictae responsionis. 



E PAPA GIOVANNI XXI!. 251 



25. — 14 marso 1322. — Sentcntia lata centra Matboum Viccco- 
mitem propter heresirn. 

26. — 13 gennaio 1322. — Citatio facta per Domìnum Archiepi- 
scopum et Inquisitores de filiis Mathei, Francisci de Garbagnate et 
Scoto de Sancto Geminiano propter heresim. 

27. — li febbraio 1322, — Procuratorìum Luchini filli Mathei. 

28. — 13 febbraio 1322, — Procuratorium Marci filìi Mathei. 

29. — 22 febbraio 1322. — Procuratorium Joannis iRlii Mathei. 

30. — 22 febbraio 1322. — Procuratorium Stephani filìi Mathei. 

31. — 22 febbraio 1322, — AppoUatio filiorum Mathei, Joannis, 
Marci, Luchini, et Stephani. 

32. — 14 febbraio 1322, — Procuratorium Scoti de Sancto Ge- 
miniano. 

33. — li febbraio 1322. — Exceptiones et Appellatio prò dicto 
Scolo. 

34. — 13 febbraio 1322. — Procuratorium Francisci de Gar- 
bagnate. 

35. — 13 febbraio 1322. — Exceptiones factae prò dicto Francisco. 

36. — 13 febbraio 1322. — Libellus Appellationis prò dicto Francisco. 

37. — 28 febbraio 1322. — Litera missa per dictos Procuratores 
Domino Archiepiscopo et Inquisitoribus. 

38. — 1 mano 1322, — Alia litera missa per dictos Procuratores 
Domino Archiepiscopo. 

39. — 3 marzo 1322. — Apostoli refutatorii dati per Domìnum 
Archicpiscopum , et Inquisitores Procuratoribus filiorum Mathei, Scoti 
de Sancto Geminiano et Francisco de Garbagnate et quomodo omnes 
filii Mathei fuerunt reputati contumaces et excommunicatio eorundcm. 

40. — .9 aprile 1322. — Alia litera predictorum Procuratorum 
peteatium copiam processuum. 

41. — 12 aprile 1322, — Comparitio filiorum Mathei scilicet Ga- 
leatii, Luchini, et Marchi in Mediolano et responsìo facta eisdem. 

42. — 13 aprile 1322. — Comparitio Johannis et Stephani filiorum 
Mathei in Mediolano et rosponsio eis facta. 

43. — 13 gennaio 1323. — Oblatio facta per Dominum Archie- 
piscopum et Inquisitores filiis Mathei de audicndo eos de iure et 
assignatio termini dati eisdem. 

44. — /l gennaio 1323. — Quomodo in loco et termino assignatis 
lii Mathei in oblatione predicta Galeatius et ejus fratrcs fuerunt prò- 



252 LA CONTESA FRA MATTEO VISCONTI 



clamati et alta voce plnries requisiti et duIIos eornm comparoit nec 
alia? prò eisdem. 

45. — 12 mano 1323. — Sententia diEQnitiva centra Galeatium 
fillnm Matbei propter heresim. 

46. — 8 aprile 1323. — Sententia diffiniliva contra Marchom , Ln- 
chinom, Johanoem et Stephanam filios Matbei propter heresim. 

■17- — 8 aprile 1323. — Sententia dininiliva contra Scotam de 
Sancto Geminiano propter heresim. 



Capitula seu Rubricae secuNDi Libri sunt haec. 

48. — 23 febbraio 1322. — Commemoratio Commissionis factae 
Dombo Archiepiscopo Klediolanensi et Inqaisitoritas de procedendo 
centra Matheum et filios, ac eonim fautores et receptatores. 

49. — 23 febbraio 1322. — Pnblicatio et expositio doarum lite- 
rarom papalium facta in Ecclesìa Sanctae M^ae de Valentia et pre- 
ceptnm datum omnibus ut informent Dominum Archiepiscopnm ci 
Inquisitorcs de valitoribos et seqaacibus Mathei. 

50. — 23 febbraio 1322. — Publicatio et vnlgarizatio predìctarom 
literamm facta in Bettolio in Ecclesia Sanctae Mariae cum simili 
praecepto. 

51. — 23 febbraio 1322. — Tener primae literac Domini Papae 
missae Domino Archiepiscopo Mediolanensi et Inqaisitoribus at prò- 
cedant contra valitores, adiutores, consiliarìos et seguaces Mathei 
et adherenics eidem, quemadmodam contra fautores et receptatores 
ejusdem ut dictum est supra in litera commissionis. 

52. — 23 febbraio 1322. — Tenor alterios literae Domini Papae 
roissae. Domino Archiepiscopo et Inquisito ri bus ut procedant efScaciler 
in prcmissis et quibns impeditur negocinm Terrae Sanctae. 

53. — 19 mano 1322. — Citatlo quorundam do Alexandria, de 
Terdona, de Montecastello, de Bergolio, de Valentia, de Pecelo ad 
terminos diversos. 

54. — 20 aprile 1322. — PrQclamatio citatonim de Valentia, et 
dcclaratio contnmaciae ipsomm. 

55. — 20 aprile 1322. — Proclamatio citatorum de Montecastello 
et Peceto et declaratio contumacìae ipsorum. 



E PAPA GIOVANNI XXll. 253 

56. — 20 aprile 1322. — Proclamatio predictorum citatorum de 
Bergolio et declaratio contumaciae eorum. 

57. — 20 aprile 1322, — Proclamatio citatorum de Terdona et 
declaratio contumaciae eorum. 

58. — 20 aprile 1322, — Proclamatio citatorum de Alexandria et 
declaratio contumaciae ipsorum. 

59. — 25 aprile 1322, — Sententia excommunicationis lata centra 
predictos contumaces de Alexandria, de Terdona, de Montecastello, 
de Bergolio, de Peceto. 

60. — 25 aprile 1322. — Sententia excommunicationis lata centra 
predictos contumaces de Valentia. 

61. — 30 aprile 1322, — Sententia fautoriae et confiscationis lata 
coDtra Dominum Guillelmum Inviciatum et alios de Alexandria et 
Bergolio, Rufinum Brìcium et alios de Montecastello , Magistrum 
Franciscum et alios de Valentia, Jacobum de Stronomia et alios de 
Peceto, Girardum de Opizonibus et alios de Terdona. 

62. — 2 aprile 1322, — Citatio per Dominum Archiepiscopum et 
Inqnisitores facta ad diversos terminos dicto Matheo Cimiliarcha et 
multis de Mediolano, Lanfrancho Musso Potestati Mediolanensi , Gi- 
rando Spinolae Capitaneo guerrae et pluribus stipcndiariis Mathei. 

63. — 15 aprile 1322. — Proclamatio dictorum citatorum, scilicet 
Unfranchi Mussi, Girardi Spinolae et aliorum stipendiatorum et con- 
tumacia ipsorum. 

64. — 18 aprile 1322. — Sententia excommunicationis lata contra 
dictos contumaces, scilicet Lanfranchum et alios. 

65. — 18 aprile 1322, — Sententia fautoriae et confiscationis lata 
contra predictos Lanfranchum et stipendiatos. 

66. — 18 aprile 1322, — Prorogatio facta praedictis Mediolanen- 
sibas citatis Matheo Cimiliarchae , Roberto et aliis. 

67. — 20 aprile 1322. — Prorogatio secunda facta Mediolanensibus 
praedictLs. 

68. — 22 aprile 1322. — Prorogatio tertia facta Mediolanensibus 
praedictis, 

69. — 30 aprile 1322. — Litera Ambassiatorum Mediolanensium 
missa Inquisitoribus. 

70. — 3 marzo 1322. — Prorogatio quarta facta eisdem. 

71. — 5 marso 1322, — Prorogatio qumta facta eisdem Mediola- 
nensibus citatis. ' 



254 LA CONTESA FRA MATTEO VISCONTI 

72. — 8 marzo 1322. — Prorogatio sexta facta eisdem. 

73. — ÌO marzo 1322. — Litera Arabassiatorum Mediolanensium 
missa domino Legato. 

74. — 15 marzo 1322. — Alia litera eorum mlssa Domino 
Legato. 

75. — 20 marzo 1322, — Prorogationes quatuor factae de die in 
diem eisdem citatis. 

76. — 4 aprile 1322. — Proclamatìo et declaratio contumaciae 
predictorum citatorum Mediolanensium, Roberti Vicecomitis et aliorum, 
oxcepto Matheo Cimiliarcha interim mortuo, et exceptis ambassia- 
toribus, quibus prorogatur terminus ad kalcndas septembris proximi 
venturi. 

77. — 6 aprile 1322. — Prorogatio facta dictis Ambassiatoribus 
ad kalendas octobris proximi venturi. 

78. — 6 aprile 1322, — Literae tres missae Domino Legato ex 
parte Potestatis sapientium et Communis Mediolanensis. 

79. — 12 gennaio 1323. — Proclamatio et declaratio contumaciae 
predictorum Ambassiatorum Mediolanensium. 

80. — 15 gennaio 1323. — Sententia cxcommunicationis lata per 
Dominum Archiepiscopum et Inquisitorcs centra Robertum Viceco- 
mitem et alios omnes Mediolanenses superius citatos contumaces et 
Ambassiatores. 

81. — 23 gennaio 1323. — Citatio facta per Dominum Archiepi- 
scopum et Inquisitorcs de Azone Vicecomite Proposito et Roberto 
Abbate de Graiasolio et multis Mediolancnsibus. 

82. — 28 gennaio 1323, — Sententia cxcommunicationis lata contri 
predictos Azonem, Robertum et alios prò contumacia. 

83. — / febbraio 1323. — Citatio facta per dominum Arcbicpi- 
scopum et Inquisitorcs dicto de Curto, de Castelleto Busnardo et 
aliis multis de Mediolano, Canubio, Thoma de la ripa, et de Per- 
gamo, de Laude. 

84. — 10 febbraio 1323. — Prorogatio facta pracdictis citatis ad 
diem quartam mensis Aprilis. 

85. — 12 febbraio 1323, — Sententia cxcommunicationis lata prò 
contumacia centra praedictos Curtum de Castelleto ci Busnardum et 
quosdam alios ex contentis in citatìone praedicta. 

8G. — 12 aprile 1323, — Citatio facta per dominum Archiepiscopum 
et Inquisitorcm de Martino de la Poma Capitaneo Trivihi et multis 



E PAPA GIOVANNI XXII. 255 



aliis de Trivilio, de Mediolano, de Varisio et Rugerio do Occulo, 

Nello de Massa, et aliis stipendtatis. 

87. — 12 aprile 1323. — Prorogatio facta predictis immediate cì- 

tatis et multis aliis citatis ad hanc diem. 

88. — 27 aprile 1323. — Sententia excommunicationis lata propter 
coDtomaciam centra supra immediate citatos et alios quibus terminus 
ad liane diem et horam fucrat prorogatas. 

89. — 27 aprile 1323, — Citatio facta per Dominum Archiepi- 
s^opom et Inquisitorem de Gasparrino et Zanino fratribns de Grassis 
et aliis de Canturio. 

90. — 30 aprile 1323. — Sententia excommunicationis lata propter 
coDtamaciam centra eosdem immediate supra citatos. 

91. — 6 maggio 1323, — Sententia fautoriae et confìscationis lata 
conlra Àzonem Prepositum Sancti Ambrosii, Girardum de Fcnegroc 
et multos alios de Mediolano et Rugerium de Occulo et alios Cone- 
stabiles Galeazii et quosdam de Pergamo et de Trivilio. 

92. — 10 maggio 1323, — Sententia fautoriae et confutationis lata 
fontra Franciscum Vicecomitem hereticum, Cigadam et alios de 
Mediolano, de Papia, de Vigeria, de Lomello, de Vercellis. 

93. — 10 maggio 1323. — Sententia fautoriae et confìscationis 
lata conlra Lodrisium Vicecomitem et plures de Mediolano , de Papia, 
de Novaria. 

94. — 20 giugno 1323. — Citatio facta per Dominum Archiepi- 
scopum et Inquisitores diete Presbytero Panza Prealono et aliis do 
Mediolano. 

95. — 17 luglio 1323. — Secunda Prorogatio facta eisdem. 

90. — 20 luglio 1323. — Sententia excommunicationis lata prò 
coQtamacia centra praedictos immediate supra citatos. 

97. — 20 luglio 1323. — Citatio facta per Dominum Archiepi- 
sropum et Inquisitorem de Castellano, de Gluxiano et aliis multis do 
Mcdiolajio clericis et laicis. 

98. — 4 agosto 1323. — Sententia excommunicationis lata prò 
coutmnacia centra predictos supra immediate citatos. 

99. — 9 agosto Ì323. — Sententia fautoriaa et confìscationis lata 
conlra predictos Castellanum de Gluxiano et multos de Mediolano, 
do Crema, de Faventia et Presbyterum de Brone. 

100.-5 settembre 1323. — Citatio Abbatum Clarevallis et Mo- 
firaondi de Mediolano, Thomae de la Ripa, et quorumdam de Croma 
et de Cremona. 



256 



LA CONTESA FRA MATTEO VISCONTI 



101. — 8 settembre 1323. -^ Sententia excommonicationis lata 
prò contumacia contra predictos Abbates et alios citatos sapra im- 
mediate. 

102. — 23 settembre 1323, — Sententia fautoriae lata contra pre- 
dictos Abbates. 

103. — 25 settembre 1323, — Citatio predicti olim Abbatis de 
Morimondo ad respondendum de fide. 

104. — 30 settembre 1323, — Sententia excommimicationis prò 
contumacia dicti olim Abbatis de Morimondo. 

105. — 6 aprile 1322. — Citatio facta per Dominum Archiepi- 
scopum et Inquisitores de Musso de Beccaria et multis de Papia, de 
Vigeria, Lomello, Bassignana et de No varia, et de Vercellis, et de 
Confluentia, et Rodobio ad terminos diversos. 

106. — lO aprile 1322. — Proclamatio predictorum citatorum de 
Vercellis et declaratio contumaciae ipsorum. 

107. — 15 aprile 1322. — Proclamatio predictorum immediate ci-" 
tatorum de Novaria et declaratio contumaciae eorum. 

108. — 20 aprile 1322. — Proclamatio predictorum immediate 
citatorum de Papia, de Vigeria, et declaratio contumaciae eorum. 

109. — 6 maggio 1322. — Sententia excommunicationis lata contra 
omnes predictos contumaces immediate supra citatos de Papia , Ver- 
cellis, de Novaria et eorum Dioceses et de Vigeria propter con- 
tumaoiam. 

110. — 6 maggio 1322. — Sententia excommunicationis lata prò 
contumacia contra hereticum Gritam de Novaria ommissum ex negli- 
gentia legentis predio tam immediate sententiam. 

111. — 6 maggio 1322. — Compari tio, iuramentum et absolutio 
Lanceae de Cor tesela Judicis Marchionis Montisferrati. 

112. — 4 aprile 1323. — Privatio Fratris Bonifatii de Opizonibus 
a Prioratu, seu administratione Ecclesiae Sanctorum Vitalis et Agri- 
colae de Tordo na. 

113. — 5 aprile 1323. — Citatio Fratris Guillelmi Gaudentis de 
Ponzonibus et multorum de Cremona, de Soncino, de Castroleone, 
de Faventia, de Cumis, de Pergamo et de Villa. 

114. — 5 aprile 1323. — Proclamatio facta de predictis immediate 
citatis et declaratio contumaciae eorum. 

115. — 7 aprile 1323. — Sententia excommunicationis lata prò 
contumacia contra predictos inmediate citatos. 



E PAPA GIOVANNI XXII. 25? 



116. — 9 maggio 1323. — Scntentia fautoriae et confiscationis 
lata contpa prcdictos Fratrem Guìllelmum et alios de Cremona, de 
SoQiino, de Castroleone, de Castronovo, de Cumis, de Pergamo, de 
Villa, de Papia et de Terdona. 

117. — 5 aprile 1323, — Sentcnlia fautoriae et confiscationis lata 
coutra Franciscum Tuscham et alios de Cumis, de Cremona, de 
Laade. 

1 18. — 19 aprile 1323. — Sentcntia fautoriae et confiscationis lata 
centra Raynaldum Suardum et multos de Pergamo et de Cremona. 

119. — 23 maggio 1323, — Citatio Thomayni de Beccaria et mul- 
lonim de Papia Clericorum et Laicorum. 

120. — 6 giugno 1323, — Sententia excommunicationis lata prò 
contumacia contra predittos Thomainum et alios de Papia. 

121. — 6 giugno 1323. — Scntentia fautoriae et confìscolionis lata 
contra predictos Thomaynum et alios de Papia. 

122. — 20 giugno 1323. — Citatio Bertholdi de Mastethon dicti 
do NifTen et sociorum Ambassiatorum Ducìs Baverie. 

123. — 17 luglio 1323, — Sententia excommunicationis lata prò 
contumacia contra predictos Bertholdum et alios inmediate citatos. 

124. — 20 luglio 1323. — Sententiae fautoriae et confiscationis 
lata contra predictos Bertholdum et socios. 

125. — 4 agosto 1323, — Edictum contra predictum Bcrlholdiun. 

126. — agosto 1323, — Citatio Raynaldi dicti Passarini de 
Mantua. 

127. — 9 agosto 1323. — Sententia excommunicationis lata prò 
contumacia contra dictum Passaiinum. 

128. — 2 settembre 1323. — Procuratorium predicti Passarini. 

129. — 2 settembre 1323, — Appellatìo predicti Passarini. 

130. — 2 settembre 1323, — Apostoli refutatorii dati Nuntiis dicti 
Passarini. 

131. — 30 settembre 1323. — Scntentia fautoriae confiscationis 
lata contra predictum Passarinum. 

132. — 3 ottobre 1323. — Citatio Kastrucii de Luclia. 

133. — 3 ottobre 1323. — Sententia excommunicationis lata prò 
contumacia contra predictum Kastrucium. 

134. — 3 ottobre 1323, — Scntentia fautoriae et confiscationis lata 
contra predictum Kastrucium. 

135. — 2 gennaio 1324. — Citatio Manfredi de Landò de Placcntia. 
Arch. Stor Lcmb — Anno XV. 17 



258 LA CONTESA FRA MATTEO VISCONTI E PAPA CIOVANNI XXI-. 

136. — 2 gennaio 1324. — Sententia excomrauaicationis lata prò 
Gontomacia oontra dictnm Manfredum. 

137. — 30 gennaio 1324. — Cìtatio fìlìorum Mattici super Tao tori a 
patria heretici. 

138- r- 30 gennaio 1324. — Scnlentia cxcommanicationis lata 
contra filios Malhei prò contumacia, quia dod compamerunt ad re- 
Rpondendnm super fautoria patris heretici. 

139. — 3 novembre 1324. — Sententia lata centra filios Mathei et 
eonim bona propter fautoriam patris. 

no. — 10 noocmbre 1324. — Edictum oontra fantores Galeacit et 
fratrum ejus. 



LE ARTI MINORI ALLA CORTE DI MANTOVA 

NEI SECOLI XV, XVI E XVII 



Ricerche storiche negli Archivi Mantovani. 



INTRODUZIONE. 

Sotto il titolo delle Arti minori alla Corte di Manioca mi sono 
prefisso di trattare degli orefici, degli intagliatori in metalli e 
leghe, in legno ed ossi, in cristallo e vetro e dei ricamatori. Ben 
inteso fra i primi saranno compresi gli argentieri, gioiellieri, ce- 
sellatori, intagliatori di pietre preziose, smaltatori, niellatori, si- 
gillari, coniatori e gli orologieri. Fra gli intagliatori di metalli 
comuni e loro leghe comprenderò gli armaiuoli, fra quelli del 
legno ed ossi, darò posto agli intarsiatori, ebanisti, tornitori; e 
fra gli ultimi a tutti i lavoratori in vetro. Nella sezione del ri- 
camo si farà parola di alcune arti tessili, come degli arazzi, e si 
presenteranno gli orpellari od altri, che preparassero cuoi ad uso 
* decorazioni. 

Ho qualificato queste arti per minori in paragone dclP archi- 
tettura, pittura e scoltura, benché ai suddetti artefici fossero in- 
dispensabili cognizioni delle medesime, e specialmente della scul- 
tura, di cui gli orefici e gli intagliatori tutti sono direi figliazioni. 



360 I.E ARTr MINORI 

E talvolta queste arti minorì marciarono pari passo con le mag- 
giori per opera di loro grandi artisti. Basii il nomioare Benvenuto 
Cellini, maestro in ogni ramo dell'oreficeria, Lorenzo Ghiberti, 
Antonio del PoUajolo quali cesellatori, Dal Prato Girolamo pel 
lavoro di piastra d'argento, Bernardi da Castel bolognese, Giovanni 
delle Corniole, Domenico dei Cammei, milanesi, quali intagliatori 
di gemme, Caradosso per incisioni d' imprese, Lautizìo pei sigilli, 
Amerigo per gli smalti, Michelangelo di Viviano pelle incastona- 
ture di gioielli, Luca Agnolo per le argenterie, Maso Finìguerra 
pei nielli, Pietro di Nino pelle filigrane, ecc., ecc. 

Celebri gli armaiuoli Giov. Paolo e Filippo \egroIi, milanesi: 
il primo fece un' armatura equestre per Emanuele Filiberto Duca 
di Savoia; il secondo altre per Carlo V e Francesco L Sera- 
fino da Gardone, nel bresciano, ne fece una fìoìssima per Carlo V 
od un pugnale per Francesco I. Altra armatura bellissima eque- 
stre per Carlo V imperatore fece Bartolomeo Campi da Pesaro. 
Martino, detto Ghiaello, fu rioomatissimo pei lavori all' agemina 
sulle armi. 

Altro milanese io metterò in luce, che fabbricò più armature 
peli' imperatore Carlo V, 

Abbiamo nei cori di chiese e nelle suppellettili di castelli pa- 
trizi tali intagli in legno e avorio e intarsiature che sorprendono 
per la finezza del lavoro da far ritenere i loro autori per grandi 
artisti, veri scultori. Per brevità nominerò soltanto Raffaello di 
Brescia, Giovanni da Verona, fra Damiano da Bergamo, Giacomo 
da Crema. Per l'intaglio in cristallo e vetro basterà ricordare 
Angolo Beroviero da Murano, i Misseroni milanesi ed il valentis- 
simo Valerio Belli vicentino. 

Se la fragilità della materia campo dei loro lavori , ci priva 
della conoscenza di molti intagliatori in legno e vetro che do- 
vremo dire pei ricaraatori, anch' essi apostoli dei disegno e del- 
l'unione dei colori I Fra la profusione dei ricami nei vestiari e 
negli arredi delle chiese dei passati secoli, qualche cosa ci è 
rimasto da farci comprendere come con verità anticamente il ri- 
camo fosso fjualificato per |>itlura. Poh ricordati quali valeniissimi 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 261 



ricamatori Pietro Crivelli, detto Spadone, milanese, Cotta, detto 
della Zinella, da Trento, Pagolo da Verona, ecc. Gli antichi cuoi 
dorati, arabescati con fìgure stanno a pari passo coi ricami. Si 
distinsero gli orpellari Pietro Paolo Maiorani da Napoli, Pietro 
delle Guaine, ferrarese e i bolognesi Ruinetti. 

Queste arti, benché possano sembrare a prima vista tra loro 
molto differenti, pure dimostreremo nei secoli andati spesso unite, 
inradendosi tra loro il campo. Il grande cesellatore Donatello, il 
celebre orefice Cellini, il valentissimo coniatore Gaspero Mola 
non sdegnavano di occuparsi di armi offensive e difensive; anzi 
il già nominato Bartolomeo Campì, ponendo il suo nome sovra 
Tannatura per Carlo V, vi aggi ugno va aurlfex. 

Le armature portavano seco tali lavori di smalto, di cesello, 
di agemina , di niello di damaschinatura ed anche d' ornati in 
gioielli che gli armaiuoli entravano cosi nel campo degli orefici. 

L'intagliatore in legno, in ossi, V intersiatore se spesso offrivano 
air orefice cornici e dittici e preparavano all'armaiuolo le casse 
per gli schioppi, i manichi pei pugnali, le selle, con meravigliosi 
intagli , spesso univano lavori all' azzimina di oro e di argento 
e nielli, come avrebbe fatto un orefice od un armaiuolo. 

Gli intagliatori in cristallo e vetri erano pure intagliatori di 
pietre preziose: gemme bihere, erano chiamate le tazze ed i bic- 
chieri pelle regali mense. I loro cofanetti incorniciavano, legavano 
in oro e argento; cosi eglino erano quasi sempre orefici, gioiel- 
lieri, smaltatori. 

I ricamatori, gli orpellari coprivano con lavori finissimi le 
corazze, le barde, le rotelle e preparavano foderi, guaine, cin- 
turo con profusione di gioielli, di tele aurate ed argenteo senza 
passar dagli orefici. 

L'Italia manca di storie dell'oreficeria, dell'intaglio in metalli, 
legno, ossi, vetri, del ricamo ; quantunque questo arti abbiano una 
grande importanza nella nostra storia nazionale. L' oreficeria spazia 
dall'anello nuziale della popolana allo scettro imperiale ed alla 
tiara pontificia; l' intaglio dal tugurio del povero alla grande ba- 
bilica; il ricamo dal vestiario della femminuccia a quello della gran 



S LE ARTI MINORI 

ma. Sono pertanto connesse le storie degli usi , de' costumi e 
il' industria e del commercio. Ci manca pure una storia delle 
mi, la quale sarebbe un complimento alia storia delle nostre 
erre. Non abbiamo nemmeno dizionari degli orefici, intagliatori, 
maiuoli e ricamatori; cosi questi artefici in generale, avendo 
□Ito raramente poeto il nome sui loro capolavori, e questi, 
:ando in metalli preziosi, 1' avidità ed il bisogno, avendo fusi, o 
r la fragilità della materia essendo stati consunti dall' edacità 
t tempo, un'infinità di valentissimi artisd furono obbliati. 

È tanto più a deplorarsi la deficenza di questi libri; poiché 
Italia è stata grande io ogni sorta di arti e d' invenzioni nelle 
mi e gli artisti, di cui ci occuperemo le aggiunsero fronde di 
orioso alloro. 

Le ricerche archivistiche per offrire buoni e sicuri materiali 
le future storie su indicate e per rintracciare nomi di valenti 
tefici a loro rivendicazione dell'ingiusto obblio, credo meritar 
laiche benemerenza, cosi, secondo le mie deboli forze, e la 
gione, ove mi trovo, pensai di rovistare gli archivi di una Corte, 
le fu delle più splendide ed eleganti dal secolo XV al ?^VII1. 
itendo i Gonzaga, signori di Mantova, quasi tutti grandi mece- 
Lli degli artisti, dì cui ricercavano i migliori per tutta Europa. 

Infatto il mio materiale fu raccolto negli archivi dei Gonzaga 

Mantova, perlustrando ogni categoria di carte, che potesse 
irmi speranza di avere quanto mi era prefisso di raccogliere, 
iedi già un saggio di tali ricerche ne! lavoro intitolato: Ariisti 
i relazione eoi Gonsaga signori di Manioca nei secoli XVI 

XVII. — Modena, tipografìa Vincenzi, 1885. 

Notava allora la quasi impossibilità di consultare tutto 1' ar- 
livio dei Gonzaga , ove , secondo me , dovevano trovarsi ancora 
lolti tesori inesplorati, di cui io dava un saggio per invitare i 
)lleghi ad imitarmi. 

Intanto io seguii le mie ricerche e dopo sette anni di dimora 
i Mantova mi pare dì aver veduto tutto; ma non posso certa- 
lente affermare di aver raccolto tutto. Comunque si troverà per 
ueste arti minori tanto materiale da lusingarmi che poco si 
ossa aggiugnere di qualche importanza. 



ALL\ CORTE DI MANTOVA. 263 



In questi lavori, frutti di scavi archivistici, a benefizio di altri 
studiosi, io ho sempre creduto che la loro migliore di^osizione 
sia quella, che faciliti altrui la consulta; cosi io divisi sempre gli 
artefici per arte, presentandoli cronologicamente , e unendoli poi 
tutti in un copioso indice , oltre altro per materia. 

In questo volli, per quanto si poteva , dividere anche per re- 
gioni gli artisti , e dopo aver fatto conoscere per secolo quelli 
residenti in Mantova, venir a quelli in altri Stati, cui i signori di 
Mantova, a mezzo di loro ambasciadori od anche direttamente, si 
rivolgevano per ordinare lavori. Per alcuni armaiuoli feci delle 
sezioni speciali avendo avuto abbondanza di documenti e trattan- 
dosi di artefici famosi. Mi pare che tale divisione per regione 
possa servire ad indicarci ove maggiormente fioriva un' arte ; 
poiché la Corte mantovana, era sempre desiosa di avere i mi- 
gliori lavori ovunque si trovassero. 

Il periodo ricercato è dal secolo XV a tutto quello XVII, come 
feci sempre per ogni libro mio ; certo che V ultimo secolo ha 
bisogno di materiali per esser meglio giudicato. 

Ben inteso non trascrìssi per intero quei documenti che non 
potevano esser di alcun utile cosi esposti, ma li riassunsi , di 
altri riportai testualmente soltanto quegli squarci, che potevano 
interessare , specie pella nomenclatura. Allorché si trattava di 
autografi inediti di valenti artisti , non mancai di riportarli inte- 
gralmente ; se taluno fosse avido di aver di più potrebbe con le 
mie indicazioni rivolgersi alla fonte. Non mi perdetti in com- 
menti, prima perché il materiale stesso per lo più non si prestava ; 
e poi se ad ogni nome di artefice sconosciuto io avessi dovuto 
far particolari ricerche nei libri, troppo tempo avrei sprecato , e 
poi mi mancavano molti degli stessi. Del resto mi pare un 
troppo pretendere dall'archivista: egli, come il minatore presenta 
il materiale greggio, frutto dei suoi faticosi lavori. Chi abbisogna 
del frutto de' suoi scavi pensi ad ornarli con opportuni studi. 

Io , che rivendicai migliaia e migliaia di- artisti dall' obblio , 
Be avessi dovuto per ciascuno far specialissime ricerche non 
avrei certamente potuto rendermi cosi utile. Infatti io credo che 



j4 LE AUTl MINORI 

la mìa rapidttA si possa dar per epigrafe: Bis dat qui cito dai 
Seneca). 

Di forma e siile letterari resta impossibile occuparsi in questi 
vori, che per l' innesto degli gli squarci dì docuiDenti diventano 
li; ma comunque sarebbe stala fatica sprecata, questi non es- 
intlo libri di lettura amena, ma consultivi. 

Forse un di, non più atto alle dure fatiche del minatore, cioè 
iir archivista, ripasserà i miei lavori, ma per ora seguo la via 
lora percorsa, tanto più che per esser malagevole , difficile , 
^iosa non à la più battuta. 

Prima di finire devo avvertire che non più in Roma, ove alla 
LbUoieea ViiioHo Emanuele poteva seguire il movimento lette- 
Lrio mondiate, potrebbe essermi accaduto di aver prodotto qual- 
le documento come inedito, mentre altri mi avrebbe preceduto 
[ pubblicarlo. In piccola città e, trattandosi di un Archivio pub- 
ico, frequentato da nazionali e stranieri, ed ai quali 1' archivista 
jò aver fornito copie, è più che naturale che a me sia restata 
;nota la pubblicazione. E ciò credo avvertire , perchè vi sono 
jriunì che si offendono quando non vedono citate le loro pnb- 

icazionì, come se uno, percorrendo la stessa \\&, non si fosse 
;corio di loro. 

Prego costoro di scusarmi, perché posso accertarli, che quan- 
inque io mi veda sovente saccheggiato nelle mie pubblicazioni. 

talvolta indegnamente e non mai me ne sia lagaato, pure di- 
ipprovo tale procedere ; e assicuro che non fu effetto di tras- 
iranzn o di rappresaglia, ma dell'ignoranza sull'esistenza di 
recedenti pubblicazioni, se non citai i miei colleghi. Anzi farà 
>noscere che quantunque io abbia raccolto non soltanto docn- 
lenti sulle arti minori, ma ancora sull' architettura , pittura, 
Miltura e musica, diedi la precedenza alte minori per dar campo 

coloro che avessero raccolto documenti sulle arti maggiori, di 
Libblicarli. 

A me, oramai, poco importano le grandi scoperte archivistiche, 
vendono già fatte non poche, mi preme invece dì rendermi utile 
311 1' esposiziono di documenti intorno ad ogni arte. 



ALLA CORTE D MANTOVA. 265 



Orefici, Argentieri, Gioiellieri 
Intagliatori di pietre preziose, Coniatori ed Orologiari. 

Arte antichissima è quella dell' orefice ed abbraccia lavori tal- 
volta ben diversi, come il niello, lo smalto, la cesellatura, T in- 
taglio di gemme. Non deve certamente V orefice esser riguardato 
come un semplice fonditore meccanico, anzi egli concentra in sé 
le maggiori arti. Infatti è pittore, disegnatore negli smalti, nielli 
e neir intarsiatura e geminature; scultore nei bassi e alti rilievi 
della cesellatura ; e sta come il miniatore alla pittura negli in- 
tagli delle pietre dure ; architetto nei tabernacoli e nelle urne ad 
uso di reliquiari. 

n Vasari lasciò scritto : 

« Senonchò in quei tempi cosi usavano e non era tenuto 

buon orefice chi non era buon disegnatore e che non lavorasse 
di rilievo. » 

Infatto verifichiamo esser chiamati a giudicar nel concorso pella 
nuova facciata del Duomo di Firenze gli orefici Amerigo , Ber- 
nardetto e T orologiere Della Volpaja. Cecchino Salviati pittore 
imparava i principi del disegno dall' orefice Diaccetto. 

Dal ceto degli orefici uscirono grandi architetti , scultori , pit- 
tori famosi, e per molti artefici fu il primo passo all' arte. 

Roma, Milano, Venezia, Genova, Firenze ebbero fino dal risor- 
gimento artistico grande fama per le oreficerie e pei gioielli. 

Furono gli orefici dei primi fra gli artisti a costituire in ogni 
città la propria università per tutelare la loro arte ; avendosene 
degli esempi fino dal secolo XIII. 

Ciò premesso veniamo ora alle nostre ricerche divise per re- 
gioni e per secolo, divisione che ci farà maggiormente vedere 
quelle ove fioriva 1' oreficeria e conoscere pei secoli V evoluzione 
dei prezzi delle orerie e gioiellerie. 




266 LE ARTI MINORI 



SECOLO XV. 

Orefici in Mantova. 

Che Mantova meriti la precedenza in queste ricerche sugli 
orefici si ammetterà facilmente allorché si conoscerà che fino 
dalla seconda metà del secolo XIII erano essi già costituiti in 
Universi4à. 

Da una pergamena, pubblicata dal signor Davari (Sulle perga* 
mene dell' Ospedale Civico di Mantova) si apprende V arte esser 
ben sviluppata. Infatti, a di 30 maggio 1317 , trentadue orafi si 
radunavano in congregazione sotto il portico di un loro collega, 
mastro Guidone da Crema , e , facendo constare che i presenti 
erano più delle due parti degli aventi diritto ad intervenire alla 
radunanza, nominano un loro confratello per trattare interessi 
dell' università. E questa, come scorgesi, era ben importante pel 
numero de' componenti in una città , non certamente molto po- 
polata. 

Il conte d'Arco (Della economìa politica del Municipio di 
Mantova) pubblicò gli statuti degli orefici mantovani che risal- 
gono al secolo XIII. 

L' articolo VII stabilisce una tassa al forestiere che avesse 
voluto venir ad aprire bottega in Mantova. Sono fra tutti 24 ca- 
pitoli poco interessanti peli' arte in generale. 

Credo bene riportare dei radunati orefici nel 1317 quelli che 
presentano cognome o soprannome o la patria; poiché potranno 
servire per riconoscere la discendenza nel secolo dopo , donde 
prende le mosse questo studio. 

Madaleonus quondam Marci, Guido de Crema, Bartolomeo de Blan- 
dinis e suo fratello Catelino de Vitalibus, Enrico de Padua, Àmadeo 
de Didatis , Odcrico de la picola , Pietro de Negrellis, Bartolomeo de 
Presona, Bonaventurino Colfa, Albertino de Marzo, Marzolo de Marzo, 
Fachelino de Mulo, Cabrino de Mcdccis, Paganino de Bonavltis, Bo- 
naventurino de Cotalimanis e fratello Irigino de Capellariis, Stefano 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 267 



De Stcfanis, i fratelli de Carnibus siciis, Giacomino de Moltonis, Don-' 
dedeui de Guastalla, Giov. de MarenesiU da Éologna, Giacomino de 
Amata. 

Vediamo Y elemento mantovano prevalente di molto sul fora-* 
stiero. Venendo ora al secolo XV, non abbiamo più la fortuna di 
aver un documento , che ci presenti per sé solo cosi numerosi 
orefici, ma questi io ho dovuto raccogliere fra migliaia di de- 
creti e mandati marchionali. 

Daini giugno 1409 al 14 novembre 1416 si ha spesso no- 
tizia di un mastro Guidone Nieolay de Cauallis orefice in via 
della Nave a Mantova^ da sembrare che fosse principale neir arte 
(R. Decreti e mandati, 1407, 1411, f. 86 e Idem, 1416-35, f. 33). 

Nel luglio 1436 riscontrasi Giov. da Milano orefice , nel 
settembre 1436 Giov. da Cremona orefice , nel luglio 1437 Bar- 
tolomeo Sperandio orefice , nel febbraio 1438 Geremia figlio di 
Nicolino orefice, abitante in Mantova e nel giugno stesso anno 
Francesco de Pedrezano orefice (Registri Decreti ad annum). 

Neir anno 1440 mi si presentano Gio. Antonio orefice figlio 
CU mastro Bertolino muratore abitante in vìa del Cigno ; Giacomo 
de Ferrariis da Cremona, abitante in Mantova, il quale, a di 15 ot- 
tobre 1450, otteneva dal Governo mantovano esenzione di dazio 
per spedir vino a suo figlio, studente in Ferrara (Ibidem). 

Dal 3 ottobre 1442 si ha Francesco de Gesatis da Milano. 

Nel giugno 1446 fa sua comparsa Gasparino da Milano orefice. 

Se r elemento forestiere prevale, devesi attribuire alla natura 
dei documenti, da cui sono desunte le notizie. 

Passiamo ad altre fonti che meglio faranno conoscere V arte- 
fice; mentre finora altro non abbiamo fatto che constatare resi- 
stenza dei medesimi in Mantova. 

Il primo del secolo XV è un Cavalli ; e parrebbe dalla se- 
guente letterina del marchese Federigo Gonzaga che V arte si 
conservasse nella famiglia: Johanni Marco de Caballia aurifici, 

tDilecte nostcr vogliamo che hauendo tu fornito quelli nostri va- 
setti subito ce li porti a Man tua. Mantue 5 Junii li8I. » 



268 LE ARTI MINORI 

Ed egli rispondeva cosi : 

111."° P. ci Ex. D. d." mi atngutarissimo. RìJ^pondendo ad mia hoii 
receuuta mi excuso di non hanere possuto finire quelli vaselli per In 
molto e longe inondationo del Po quale mo hano costretto sitare in 
villa per farmi li ripari dale aquo. Ma indubitamanta serano finiti per 
tata la septimana, proxime che viene et fati subito li porlarò alla pre- 
fata V. E. alla quale come fìdetissimo seruitorc di continuo me rico- 
mando. Viteliane oj Janij 1481. 

Johannes MarrUut de CaaaUia tenitor. 
Vileliana era l'attuale Viadana. V_ !la^C,o^/^A/^<.'^■<^ — ^^ 'it^^vi--. 

Abbiamo veduto un Bartolomeo di Sperandio do! 1437, forse 
si tratta del padre del famoso orefice Sperandio, venuti da Roma 
ad abitare in Mantova. Il cav. Malacola (Di Sperandio e delle 
cartiere dei carrozzieri, ecc., 1468-1489) li trovò menzionati cosi 
in un rogito 7 giugno 1477 Magisirum Speraindeum quondam 
Magisiri Bartolomei de Savellis oUm habitatorem Maniwe et 
modo Faoeniice, 

Il conte d'Arco (Delle arti e degli artefici di Mantova), pre- 
stando fede al Litta (Famiglia GovJtagaJ, diede erroneameota il 
casato Melioli allo Sperandio, confondendolo con altri artisti, di 
cui avremo presto occasione di veder documenti e notizie. 

Abbiamo notato nel 1438 abitatore in Mantova Geremia figlio 
di Nicolino orefice, il quale ci dimostrerà forse altra confusione 
con un artista, molto celebre, qual scultore e coniatore, che la- 
vorò in Roma ai tempi di Paolo II specialmente nel 1468 ove 
é detto Cristo/ero de Gteremiis de Mantua (E. Muntz : Lei 
arts à la eour dea Papes, ecc. Tom. II), 

Vasari discorre di un valente fonditore nominato Geremia da 
Cremona, qual discepolo del Bninelleschi , che lavorò assai in 
Venezia ed in Firenze. 

Filarete, mettendolo a Iato di Donatello, lo designa per Cristo- 
fano Geremia da Cremona. 

Veniamo ora ai nostri documenti, i quali mi sembrano mettere 
in luce due artefici difiercnli. 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 269 



DeiraoQo 1464 trovai una lettera diretta da Mantova al Ramma 
sodo del Marchese sottoscritta da Yeremia horeaex. 

Luigi De Preti da Borgoforte scrive (13 marzo 1464) alla 
marchesa Barbara, notandole che quei due Agnus Dei fattigli ve- 
dere che sono di Galeazzo dell' orologio si ponno avere al prezzo 
<ia 16 a venti soldi V uno. L' avvisa di più che < Hieremia lavora 
«circa la forcola e dice che spera farla cossi zolia e bella che 
«piacérà a V. S.'** e se ne contentara ; domani ni 1* altro di dice 
< non poterla fornire. » Al 15 mandava la forcella d' oro finita. 

Credo tali notizie spettare al Geremia figlio di Nicolino abitante 
ia Mantova, fin dal 1438 e a lui credo pure spettare un decreto 
di grazia accordatogli dal Marchese di Mantova per il seguente 
fallo, a di 8 luglio 1480. 

CoQtra Magistrum hieremic de hieremiis aurifìcem incarceratum et 
impotatum tradidisse alias quasdam formula? ad cudendam monetam 
Benedicto de la Volta qui deinde cum formulis hujusmodi fecit mo- 
netam auream et argenleam adultcrinam cum scientia diete hieremie 
(R. Mandati e Decreti, 1478-80, f. 47>. 

Il Geremia stesso fin dal 4 luglio si era rivolto direttamente 
al marchese per la grafia con la seguente letterina : 

Hi** Frinceps et Ex. d.no d.ne my singolarissimo: DabitolaS. V. 

me lassa alla presone per dementcganza prego quella me habia per 

aricomandato. Se fasse stato fuori de qui seria mezo fato li lauoreri 

de V. S. dignase la V. E.*^* auerme conpassionc che possa gua- 

dagniare alcuna cosa. Ex carceribus Comunis Mantuce dio quarto 

juUi 1480. 

Ili, Dominationis V. 

seruitor 

fidelis 

Geremia aurifcx. 

Mi pare dal documento esposto e dalle firme del Geremia che 
egli avesse tale nome di battesimo, e di casato fosse Geremei o 
Gieremiei, mentre altro vi era nominato Cristofano, come prove* 
remo con altri documenti ben più importanti. 



270 LE ARTI MINORI 

Il Marchese di Mantova scriveva la seguente : 
Xpoforo Hieremie, 

Intondendo nui che al presente uè trouadi in Fiorenza col R."' Mon- 
signor lo Patriarcha nostro comf>atre hauessemo a caro che [wssendo 
hauere bona Ucenza da la S. [t.~' Signorìa per uno o dui mesi 
uolectine tranferirvi fin qui per certo lauorero uoressimo bre E&re 
che ce ne fareti piacere assai come più a pieno ne dira Zohanoe 
di strigi nostro Thcsorcro qual uene lì per certe nostre facende. 
Mantuai oij lunij 1463. 

Che abbia trovato mezzo di venir a Mantova , ci proverà la 
lettera del Cardinale di Aquileia al Marchese di Mantova : 

HI. et Excett. domine compater noster konorandc salutem. Exibilore 
do questo sarà Crìstofalo nostro dìlecto bmeglio et nostro ciptadìao: 
el quale uiene &d mantua per cxpedire alcune suo faccende. In ogni 
caso havesse bisogno del fauore de la uostra S. uc lo ricommandamo 
quanto la iustitia et honestà potè. Bene oaUat. De V. cai nos offerì- 
mtis. Ex porenlia die 2 geplembris 1462. 

Cardinali» Aqailaensi» 
poni, eamerariue. 

Da lettera dell' artefice slesso apprendiamo che venne a Man- 
tova, donde era poi ripartito per Firenze. Era diretta alla Marchesa, 

111."" et ExecU."" domina domina et bcne/alrix mea unica poti 
Comen etc. 

Tornato a Firenze sperarla hauere la lettra de uostra IH.** Signoria 
ie la facenda de le perle por sapere quel che io havesse a fare et 
trovai che chi Tauea portata por non esser io in Firenze non haui» 
uoluto lasarla e cosi la rcporto adrieto de che io non intendo chia- 
ramente, la uoluntà do U. S. pensai esser meglio spoetar se la. S. V. 
me scrivesse de nono. Non nedcndomi altro deliberai ccrchar et in- 
jestjgare per ditte perle de le quali ne ho trovato assai et de piii 
ìorle. El siando per mandar ala U. 111. S. una mostra non me ac- 
corsi se non quando el mio Ro.°-* : Signore me comandò montassi a 
cavallo et cosi in questa bora parto per andar in uno serncìo di 
S. B.~ S> starò forse XV giorni per tanto V. lì]."' S,"^ se degni ha- 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 271 



vermi per iscusato per non esser stata semita da me come era sua 

intentione et mio desiderio et qual non e ad altra cosa più intento 

che seruìpe V. S. Se tornato che io sia la S. V. uorrà che io seguita 

più ultra de ditte perle o che faccia altro sempre sarò apparecchiato 

ali comandamenti dessa V. S. ala quale continue me arìcomando. 

En Jlorentia die Xuj Octobris 1462, 

E. Ili, D. V, 

fidelis seruitor Cristo forus 

Zeremie de Mantua, 
TU.** et Ex.'*' domine d,ne 

Barbara Marchionisse 

Mantue etc. 

Ecco, pochi giorni dopo, altra lettera del Marchese all' orefice: 

Xpoforo hyeremie 
Dilecte noster, El se transferisse a quelle parti questo garzone chiamato 
Zoanne Carlo gentilissimo nostro cittadino qual ha uno poco de desegno 
et vene li per imparar del che el ne hauea facto pregar te lo volessero 
ricomandare. Nui certo ne avressimo volontieri che lui e li altri nostri 
mantuani se facessero virtuosi et da bene, il quale el potesse imparare 
et fiarsì valente che ce ne farai piacer assai. Mantuce, 19 ottobre 1462. 

Queste lettere provano che Vasari aveva rsigione nell' esporre 
che il Geremia aveva lavorato a Firenze. Forse 1* artista non 
venne più a Mantova, ma si portò a Roma; poiché in una let* 
tera il Cardinale di Aquileia fa conoscere che nei primi giorni 
deiranno 1463 sarebbe partito per Roma. 

Da Governolo, nella provincia di Mantova, Campagnano orefice 
e cittadino mantovano, rivolgevasi al marchese Lodovico II Gon- 
zaga per chiedergli V autorizzazione per lavorare i suoi argenti 
senza il bollo, usando soltanto quello del maestro lavoratore, of- 
frendosi responsabile di ogni suo operato. E tal grazia domandava 
per la difficoltà di portarsi in Mantova per il suddetto bollo, a 
cagione della peste, per la quale aveva dovuto abbandonare la 
famiglia e ritirarsi a Governolo. Non trovai la risposta, né quella 
data a Vigarello Vismara, il quale, al 20 maggio 1461, si era ri- 
volto allo stesso Marchese, lagnandosi che gli fosse stato tolto un 
candeliere che doveva aggiustargh*. 









079 



LE ARTI MINORI 



X. f- ■ 



V 



Il Marchese, a di l"" settembre 1459 sollecitava Bartolomeo de 
ThomaaiÌ9 gioielliere per aver gioielli, che dovevano figurare Del- 
l' arrivo del Duca (Milano?) in Mantova. 

Era il Tommasi mantovano , o della provincia , ove è ancora 
vivo il casato. Sembrerebbero i due artefici ai^entieri. 

Baldass€u*e de Lenzoli gioielliere da Ostiglia (Mantova) nel 1464 
scriveva alla Marchesa per avere 33 ducati in pagamento di sei 
anelli con rubini fornitigli. 

Di Tomaso de Caletis orefice, che da Mantova si era portato 
ad abitare a Rivarolo mantovano, avremo maggior notizie. 

Egli, a di 20 settembre 1470, era avvertito dal Marchese di 
Mantova , che aveva disposto che gli fossero pagati ducati tre 
a conto de' suoi lavori. 

Nell'anno dopo da Rivarolo, ove aveva litigio coi fratelli, man- 
dava al Marchese un paio di staffe, aspettando ordini sulla foggia 
dell' altro paio da fargli, sperava finir la lite e ritornar a Man- 
tova. Infatto al 17 settembre da questa scrivevagli che da Pasqua 
non aveva avuto che tre fiorini, cosi supplicava per la sistema- 
zione della sua provisione. Ancora nel gennaio 1473 domandava 
tre o quattro marche d' argento per compir la eonfeiione de V. E^ 

Da Rivarolo il 28 giugno 1478 scrivevagli di non avere finito i 
suggelli di V. E. perchè venuto in Rivarolo fu qui assediato dalla 
pioggia, ma spera portarli fra quattro giorni. 

Sempre da Rivarolo, il 6 febbraio 1479, facevagli sapere che 
le stampe richieste sarebbero già state compiute se non avesse 
dovuto rifare i ponzoni delle lettere, che erano « caduchi moltL > 

E ancora dallo stesso luogo il 26 agosto 1482 faceva inter- 
pellare dal Castellano di Mantova il Marchese : 

Dimandate Tepitafio che andarà suso la sepoltura chel fa e in che 
modo volo la 111.°^ Signoria siano messe dite litere, a lui pareria star 
bene a fare el campo in argento e poi cauare li litere et dorarli. 



Dopo più nulla ; ma Y esposto basta a farci conoscere il genere 
dei lavori del Caletti, mentre dei seguenti non avremo altro che 
il nome e cognome. 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 27^ 



Nel luglio 1477 un Gian Francesco Ftemesini orefice rivolge- 
vasi da Mantova al Marchese per certo suo credito e per argento 
venduto alla Marchesa. 

Il Marchese nel luglio 1494 era avvisato da Alberto da Bologna 
che Mastro Giov. Francesco veniva a portargli un gioiello, il 
quale gli sarebbe certamente piaciuto, oltre ad un ventaglio, forse 
Don abbastanza bello. Credo trattarsi sempre del Remesini. 

Conto Crespellano e Alessandro, orefici in Mantova, nell' agosto 
dello stesso anno si indirizzavano al Marchese per compera di 
una casa. 

Dello steso anno si ha notizia d* un M.'" Giacomo che tira 
loro, cui il Marchese dai bagni di Corsen, scrivendo alla Mar- 
chesa in Mantova lo nota esser meglio che detto Giacomo trovi 
fuori de' suoi Stati ricovero, non intendendo bene come sia passato 
l'omicidio, di cui si ò reso colpevole. 

Un mastro Emanuel gioielliere, forse ebreo in Mantova, al 
primo luglio 1479 riceveva la seguente marchionale: 

Egregie (unice noBter carissime: Haucmo rcceuuto per uno corriero 
de la magnifica D. Alda de Gonzaga quelle duo perle et uno rubino 
«"Iic ne scriueti mandarci , Io (juali teneremo sin a la tornata nostra 
^ poi parlo remo insiomo. 

La marchesa Margherita, da Porto Mantovano, il 9 agosto 1470, 
?criveva al marito : 

Le colane che reclùode V. S. tutavia so fanno : e quando non se 
fosse amalato uno garzone de Lodovico da Bologna serlano corno 
tornite. 

Le spera finite nella settimana. 

Queste due collane d' oro con diamanti erano per regalare a 
valorosi, distintisi sul campo di battaglia. 

Forse questo stesso Lodovico orefice in Mantova, a di ultimo 
luglio 1482, faceva conoscere al Marchese : 

Intenderà quanto operato per fare fare quelli I)icchicri d«j vetro a la 
ft^rnace a similitudine do quelo de aregenti per modo clic a nui pare 

Arvh. Star Lomb. - Anno XV. 1S 






274 



LE ARTI MINORI 



■; - 



clic non se sia possibile, che li sapessero faro con sìa che lo mostrato 
el modo e dato qaelo do arzento inancì. 

Ma gli riuscirono male assai, per ciò consigliò il Duca (?) ri- 
volgersi a Venezia, ove vi è un maestro che li fa meglio di quelli 
in Murano. 

Rivedremo questo Lodovico da Bologna, spedito a Ferrara ed 
altrove per ordine marchionale. 

Lancilotto de Àndreasi in Mantova, il .12 febbraio 1483, faceva 
conoscere al Marchese che aveva trattato con Gio. Marco orefice 
« de quelle ole vecchie e de li bocali secondo il disegno de Andrea 
Mantegna. » Delle olle domanda s. 3 f. 10 de la marca e de li 
vasi ducati uno e mezzo della marca. Non volle accettar minor 
proposta, essendovi altri che lavorano bene al par di lui firacuì 
un giovane nominato Gio. Francesco < quale he zentil maestro 
lauora molto diligentemente ed ò pronto a servire v. a » cosi li 
propone. Sembrerebbe che si tratti d* imitazione in oro ed ai^nto 
di antichità. Al 17 fa conoscere aver stretto il contratto con 
Gio. Francesco e che trattò con Tomaso pei fiaschi sul modello 
dì quelli vecchi. 

Antonio de* Caprioli all' undici di settembre faceva sapere al 
Marchese che 1* orefice aveva compiuto la doratura dei vasi. 

Ora ci occuperemo di un Meliolo orefice. Secondo un albero 
genealogico pubblicato dal Conte d* Orico la famiglia esisteva già 
in Mantova sul finire del secolo XIV e vedremo che si mantenne 
fino al principio del secolo XVI. 

Io mi restringerò qui a pubblicare quanto mi parve che sia 
restato inedito. Chi ne volesse di più consulti 1* opuscolo del signor 
Davari, intitolato : Sperandio da Mantova e Bartolomeo Meliolo 
mantovano, ecc., 1886. 

Trovo che Maddalena Gonzaga sorella del Marchese, a di 17 
settembre 1485 , pregava suo fratello affinchè liberasse dalle car- 
ceri del Castello di Mantova T orefice Meliolo. 

Non fa conoscere la cagione; ma il carcere nel cartello era 
iissognato frequentemente agli artefici, che non compivano a 
HMiipo i lavori ordinati. 






ALLA CORTE DI MANTOVA. 275 

Era Bartolomeo Meliolo nato nel 1448 e mori nel 1514. Egli 
fin dal 1475 aveva dovuto scolpire V effìgie del marchese Lodo- 
vico e dopo quella della su citata Maddalena^ figlia del marchese 
Federico, morta nel 1489. 

Ed ecco un autografo dell* orefice senza data , ma sembrerebbe 
del 1490, diretto liberamente al Marchese. 

11).'*^ S. mio. Io non so che penser sia il vostro : a li dì passati a 
quella mandai dei colane doro non ho inteso cossa alcuna, sia con 
Dio. Al presente el me acade a fare una certa opera con comissione 
secreta et zo di bisogno aucr 100 agugii che sia boni et che li abia 
boQo cullo saldo , et che non sia noto ; perchè V opera non se porla 
compir bene. Io li aspetarò et se quella non li manda ne ancora mi 
non manderò la scìmitara ; di continuo mi arecomando V, E. Jidelissimus 
iereus MolioUus. 

//i.*** Ex, d, d. Meo sing alarissimo 
Marchioni Mantue 

Mediolam, 

Nel dicembre 1490 il Marchese raccomandava a Stefano Sicco 
< il Meliolo nostro aurifice perchè amando nui come facemo dicto 
Meliolo > avrebbe avuto piacere che fosse favorito in una lite. 

E poi scriveva al Meliolo stesso : 

Meliolo aurifice. Dilecte nosier: Te mandiamo queste due prede qui 
incluse cum uno aneletto, voliamo che tu le lige le prede in dui ane- 
lettt de oro de ducato al modo tuo et cum più galanteria che saperai, 
&cendoU qualche cosa più largetti che non è T aneletto che te mandamo 
per mostra, fomiti che scranno ce li remetterai et subito. Gonzaga 
nj augusti li92. 

Altre consimili lettere riceveva V artista per lavori, fra cui un 
boccale d' argento ; nel 1493 per un pettorale d' argento. 

Il Marchese, al 2 agosto di detto anno, ordinava al Tesoriere 
di dar denaro al Meliolo, perchè doveva fare « fornimenti dorati 
ad uft nostro corsiero. Al 6 agosto 1495 stesso ordine, dovendo 
il Meliolo finire le bocaline de lo altare », le quali si meraviglia 
di saperle non ancor compiute. 



276 LE ARTI MINORI 



Ecco un ordine marchionale all' orefice stesso : 

Meliolo aurijici. 

Meli ole, volemo et così te imponemo che subito no faci una nostra 
donna de quella forma et quadro che ne hai facto el T et non sii 
fallo mandandocelo come è facto. Gomaghm IX Nooembrls 1496. 

Seguonsi per lutto il secolo lettere del Meliolo e de' suoi si- 
gnori per riguardo a lavori di orerie, di argenteria, di ornamenti 
ad armature e di medaglie, smalti, gioielli. 

Fu nominato anche soprastante alla zecca ed ebbe nel 1498 
dispiaceri ; poiché fu accusato di malversazioni , ma il Marchese 
abolì il processo intentatogli. 

Per ora lasciamo il Melioli, che rivedremo nel seguente secolo. 
Nulla trovai di Sperindio Meliolo da Mantova, coniatore di me- 
daglie, che negli anni 1491 e 1492 era a servìzio del Duca di 
Ferrara e risulta aver casa in Mantova; il quale sarebbe stato 
confuso con Sperindio Savelli, come notammo a suo luogo. 

Antonio Scazano, orefice, il 11 aprile 1486, da Mantova no- 
tificava al Marchese esser giunto da Venezia Pagano gioielliere , 
con perle e rubini , diamanti.... per far quelle cornici de V E. V. Lo 
Scazano sarà stato corrispondente di detto Pagano, che rivedremo. 

Lo Scazano, al 22 fiigosto, faceva conoscere al Marchese di 
aver ricevuto soltanto ducati 1300, che servirono a pagare le 
noto perle, portate da Ferrara. Ancora nel 1494 era in bona re- 
lazione col Marchese, il quale al 23 dicembre gli scriveva una 
lettera di lode. Al 3 maggio 1497 risulta aver ottenuto da lui 
vari possessi in Viadana. 

Abbiamo veduti già vari di Cremona orefici, in Mantova, cui 
devesi aggiugnere un mastro Francesco che fin dal novembre 1488 
risulta abitante in Mantova (Registro Decreti, 1486-90, fol. 73). 

A di 6 agosto 1490 Giov. Francesco orefice , scriveva al Mar- 
chese, notandogli che pei lavori in dono al Turco aveva dovuto 
far lavorare molti altri orefici di Mantova, trattandosi di armi e 
fornimenti da indorarsi. Credo che questo Giov. Francesco, sia il 
De Ruberti, detto della Grana. 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 277 



£cco intanto sue notizie intorno a servizi pella corte di Mantova. 

£^Ii da Mantova, il 2 maggio 1491, scriveva al Marchese 
domandandogli 100 ducati per formare il golzarino. Supplicava 
inoltre per ottenere la vicaria di Castellucchio a favore di suo 
padre. 

Da Marmirolo il Marchese, a di 8 agosto, ordinavagli di far 
un modello in piombo < de uno ferro da portar al collo del peso 
in oro di 50 ducati > e quindi di portarglielo a vedere (Idem 139). 

Al 7 settembre, il Ruberti presentava al Marchese « due lorgne 
quale se non sono eum il smalto procede per bono rispetto perché 
la qualità del oro non li rechede e sariano venute nulle. » 

Nel marzo 1492 scrive al Marchese che comincierà a battere 
nella zecca e con un metodo più utile e meno spendioso. 

Nel 1494 presentagli 20 cannoncini smaltati ordinatigli e un 
papagallo d* oro alla Marchesa. 

Sul finir del secolo faceva conoscere al Marchese che aveva 
portato da Brescia pezzi di diaspro ed un pezzo di colonna antica 
e discorre di lavori per la giubba del Marchese e di certo affare, 
che ha coi mastri Gio. Spagnolo e Paolo. Lo rivedremo nel se- 
guente secolo. 

Un mastro Chivizzano nel novembre 1492 avvertiva ripetuta- 
mente il Marchese di aver finito il voto commessogli. Lo rive- 
dremo nel 1519 occupato della zecca di Mantova. 

Alfonso d'Este, primogenito del Duca di Ferrara, scriveva, a 
di 29 dicembre 1498, alla Marchesa di Mantova; 

Quando il fo qui ali giorni passati mastro Benedecto aurifìce citadino 
DMuitovano de la S. V. hauendo visto dell opera sua lo ' pregai me 
uolesse lauorare qualche cosa per me. 

Infatti gli mandò due staffe da Zannetto quale gli sono state 
graditissime, perciò prega la Marchesa di scusarlo se parti da 
Mantova senza opportuna licenza. 

Intanto con lui chiudiamo per Mantova Y elemento locale del- 
1* oreficeria, argenteria e gioielleria. Abbiamo veduto quanto ricco, 
e fra essi vari valentissimi come i Geremia, Melioli, ecc. 



278 LE ARTI MINORI 



La Corte Mantovana per avere i più bei lavori del tempo, oltre 
servirsi degli orefici, che aveva nella città e provincia, si rivol- 
geva ovunque sapesse esistere qualche buon artefice. 



Orefici in Venezia. 

E naturalmente per gioielli la miglior sorgente era Venezia, 
cui dall'Oriente ne provenivano in quantità, ed anche Genova 
era quasi nelle stesse condizioni. Infatto, seguendo le relazioni 
estere della Corte di Mantova cronologicamente, si è appunto 
Venezia e Genova, che prime si presentano, come risulta dal 
carteggio marchionale. 

Fin dal 1457 il Marchese rivolgevasi a Giacomo del defunto 
Nicolao Nanij in Venezia per compera di gioie. 

Giovanni De Strigi da Venezia, il 15 maggio 1464, spediva 
alla Corte Mantovana rubini in anelli in forma di verghette, e 
due bilanciette da oro e da moneta, oltre dodici altri rubini 
€ facti legar in Venezia da M. Panizolla » e poi ancora altri tre 
ed una bilancia de Ugno. 

Aveva il Marchese vari orefici quali suoi corrispondenti, prin- 
cipale Antonio Albrici gioielliere veneto, col quale al 8 giugno 1478 
condolevasi per la morte del fratello partecipatale. 

Al 1® maggio 1480 nuovamente cosi : < Nui hauressimo bi- 
sogno de dese diamanti et altrettanti rubini per eseguire un certo 
nostro dessegno. » Gli manda un messo per riceverli. 

Al 29 stesso gli raccomandava Donato gioielliere che veniva 
a Venetia per comprar gioie per la Duchessa di Milano pregan- 
dolo di fargli vedere tutte le gioie che ha. 

Altro gioielliere in Venezia, particolar corrispondente della 
Corte di Mantova, era un mastro Pagano, che, a di 26 gen- 
naio 1488, fu invitato di venir presto a Mantova per conferir 
col Marchese. E ricorderemo che già nel 1486 era venuto a 
Mantova a portar perle, rubini e diamanti. Sovente il Marchese 
nel 1490 rivolgevasi al suo ambasciadore Brognolo in Venezia 
per acquisto di gioie, e a di 27 maggio T incaricava di compe- 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 279 

rare dal gioielliere Pagano una turchina intagliata, e se non la 
trovava lavorata^ la spedisca tuttavia < perchè le qua uno Raphael 
che sta cuna Monsignor Protonotario quale è buon scultore. » 
Il Marchese ordinava ad Antonio Salimbene di vedere se Pagano 
avesse un smeraldo bello del valore massimo di 150 ducati, vo- 
lendolo regalare alla sorella Mad.^ Chiara ; non avendolo lo 
provvedesse. La marchesa Isabella, a di 19 luglio 1495, incaricava 
il Pagano di cercarle una turchina bella del valore di 20 o 25 
ducati. 

Dal 1491 principia il carteggio speciale della marchesa Isabella 
d'Este, sposa del Marchese di Mantova , il quale presenta frequen- 
tissime lettere dirette air ambasciadore Brognolo per gioielli. 

Ella a di 12 giugno 1491 si dichiarava debitrice del magnìfico 
Messer Taddeo, del quondam Ck)ntarini gentiluomo veneziano di 
ducati 1200 d' oro < por un zogiello cum uno smeraldo in tavola, uno 
rubino in tavola et una perla di sotto al dìcto zogliello, guarnito de 
altri diamanti el quale zogliello Sua Signoria ha comperato da esso 
M.' Tadeo per mano de Johan Andrea de Fiore > gioielliere veneziano 
consenziente il suo signor consorte. 

Nel luglio dall' Ambasciadore mantovano in Venezia si prov • 
vedeva di una turchina, pagandola ducati 20 ; e nell* ottobre gli 
ordinava una filza < de coralli de tute bellezze che siano 
circha 150. » 

Gian Andrea Fiore servi a lungo in Mantova la Corte. 

Era cittadino veneziano. Il Marchese, a di 13 gennaio 1494, di- 
chiaravasi suo debitore per varie gioie nella somma di ducati 1900; 
a di 30 maggio 1497 prometteva di pagarlo a Natale di ducati 350 
per aver avuto una puncta de diamante et de due spinelle ; 5 no- 
Tcmbre poi per altri 420 per nuovi gioielli avuti. Anche la Mar- 
chesa fin dal 17 gennaio 1495 si dichiarava debitrice del Fiore 
di ducati 350 per una crocetta e 4 pezzi di diamante, e di 3 perle 

pendenti. 

E al 25 dicembre 1496 incaricava V Ambasciadore di cercare 
presso il Fiore ed il Pagano una crocetta . de diamanti con 
qualche perla pendente del valore di ducati 130 a 150 per 






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280 



LE ARTI MINORI 



donare a una sua donzella. E nel gennaio dell* anno appresso 
si dichiarava debitrice al Fiore di ducati 620. 

Tolomeo 9 Segretario del Marchese di Mantova, trovandosi in 
Venezia, cosi scriveva alla Marchesa, il 3 ottobre 1498: 

Fossimo a Santo Antonio oue uedessimo uno sepulchro simile a 
quello da la rosa di Ferrara non meno bello di quello; siamo stati 
a casa di Joannc Andrea dì Fiore a vedere certi antiquità, et lui 
ultra li tronchi marmorei de corpi antiqui uedessimo perle più belle 
così certe tavolette ove erano inserte medaglie di oro a 36 medaglie 
per tavoletta, molto belle, el pretio loro era mezo ducato per me- 
daglia ultra la valuta di oro ; ne monstrò anche certe tavolette cttm 
alcuni camci che cadauna tauoletta potcria haueme circa octo, tra le 
quali una gli ne era che haueua dui optimi intagh, uno dì hercule 
che soffoca uno triccrbero, un altro dì uno nudo che cutn una ala 
sì fa uento ad una gamba ligata per male : il tricerboro è bellissimo, 
et il signor Zoanne è in pratica di comprarlo, ma credo U bisognara 
comprare tuta la tauoletta, uolendolo che non ìi costarà mancho de 
cento ducati ben forsì cum qualche commodìtà di tempo : un* altra 
tauoletta hauea tra h altri intagli uno mostro marino che era mezo 
becclio et mezo pesce, cutn uno nudo in su la schìna assettato et era 
in uno mare cum delphini, molto sutilmente lavorato e bello; gli 
era un altro intaglio piccolo e bello d* uno che mungeva una capra ; 
gli era anche uno in tutto simile a quello che fece comperare Zoan Cri- 
stoforo ala Ecc.** V. che hauea quello nudino che porgeva un pomo 
a una maschera, alfine mi monstrò uno ballassazo legato, cum una 
perlissinia et uno smeraldo assai bone di sopra che ne disse ualere 
quatro mìlìa ducati, ma la magìor parte del baiasse era giaccio; e 
quello gioiello era più presto una cosa da altare che da altro ; queste 
cose furono tutte di quello Dominico de Petro che bora è morto, et 
per testamento ha lassato il modo et il precio che cadauna così si 
debba uendere. 

Il Fiore stesso fino dal 29 marzo aveva avvertita la Marchesa 
di questa raccolta di Domenico de Petro, sulla cui eredità spe- 
rava aggiustare delle differenze insorte. 

Egli, a di 20 novembre 1499, spediva alla Marchesa cerù 
anelli e gioielli nel caso le fossero piaciuti. 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 281 



Lo rivedremo nelF altro secolo. 

La Marchesa fin dal principio del 1492, a mezzo dell' Amba- 
sciadore in Venezia, aveva fatto ricerca dell' intagliatore di 
gemme Francesco Anichino, per averne lavori. 

Ecco alcuni squarci delle lettere delFAmbasciadore che faranno 
conoscere meglio questo artefice. Egli, a di 7 febbraio 1492, seri- 
veva alla Marchesa : 

€ Ho pur finalmente hauuto li dui intagli de la E. V. da Fran- 
cisco de Nichino ; il quale in quest' hora me li ha portati ; et 
assai si è excusato cum mi de la tardità sua, la quale dice 
esser causata da un pocho de indespositione che V ha hauuto 
questi di, et certo lo dimostra nel uolto. > Segue a scrivere che 
la tardanza è compensata dalla bella riuscita dei lavori pei quali 
gli pagò ducati tre « per la manifactura et pel Diaspis el quale 
sopraluto mi pare molto bello. > 

Infatti la Marchesa ne fu contenta e fece interpellare V artista 
se avrebbe anche intagliata una turchina. 

Dalla risposta dell' ambasciadore si apprende : 

Nichino mi ha resposto chel sapeva molto ben seruir ([uella in 
intagliar una turchina de ogni sorte» de intaglio o cauo o de releuo 
io forma de chaimaino come meglio li piacerà. 

Cosi domanda la turchina ed il disegno, e questo fu spedilo. 
L* Ambasciadore in altra lettera seguiva : 

Io non li mancarò de solici tarlo perche V E. V. sia presto semita 
Qero é che questui è homo molto fantastico et de suo ceruello et ù 
necessario tenerlo cum la man destra, ad che non mancarò perchè 
TE. V. sia presto e ben semita. 

L* Ambasciadore aveva avuto l* incarico di acquistar la turchina 
in Venezia, la quale pagò ducati 25, Al 26 marzo segue a far 
conoscere alla Marchesa : 

< Hozi sono stato un hon pezzo con Francesco de Nichino et bolli 
^to intendere quanto V E. V. mi ha dito, cioò de uolere stare al iuditio 
de ano bello intaglio de releuo ne la turchina che mostrai a quello. 
Esso mi ha resposto che la turchina per essere cosa gentile, et di 



282 LE ARTI MINORI 



colore conuenientc a un giouene non recercha altro che una testa de 
uno bambino et dice che comparirà mirabilmente et farallo per excel- 
lentia; dicendo che la turchina non poteua esser di sorte più conuc- 
niente. » Promise di finir il lavoro in venti giorni intanto presentava 
il disegno. La Marchesa fu contenta che 1* intaglio in rilievo sulla 
turchina figurasse la testa di un bambino. 

Al tre maggio il lavoro era spedito a Mantova, e l'artista 
pretendeva sette ducati. N' ebbe cinque , e V ordinazione di inta- 
gliare dei rubini ed altre pietre. 

Due furono compite in luglio, restava a finire un camcuno. 

Pare che dopo il 1493 V Anichino per altri lavori sospen- 
desse Io sue relazioni con la Corte di Mantova. L'Ambasciadore 
Brognolo, a di 2 febbraio 1495, scrivo che farà di tutto per 
indurlo a lavorare una turchina, e al 3 marzo, fa conoscere 
che l'Anichino promise di lasciar da parto ogni cosa per occu- 
parsi della turchina della Marchesa. 

Ella, a di 8 febbraio 1496, domandava notizia suU' intaglio di 
una Victoria in figura integra da scolpirsi dall'Anichino sovra 
una turchina. 

Comperata la stessa l'Ambasciadore riceveva un disegno de 
Orpheo da scolpire in rilievo sopra una turchina per opera sempre 
dell' Anichino. 

Ed ecco ora un autografo di questo: 

IC XC. 

111."^^ et Excellent."^» domina debita comendatione saluiem, forsse 
se marauìglierà V. 111. S. che Io sia stato lento a fornire questa tur- 
chexe. Certo la Mag.'» de Messer Zorzo oratore de la V.™ Ili »«» Sìg/^ 
et io abiamo cerchato e fato cerchare da tuti li gioleri de Venccia 
più de duj mexi inanti che abiamo posuto atrouare una turchexa bona 
da talgiare, ultimamente non sa potuto atrouare de molgiore di questa 
che sia de rocha uechia dura. Bene se na trouaua do Rocha noua 
ma non de quella durezza che son de Rocha uechia, la quale non se 
si porrà intagliare chossa che fosse utile per esser tenere et fragile. 
Questa intalgiata si è di rocha uechia più astimate delle altre per 
essere comò ho dito più dure, auixando V. 111. S. che son dificile da 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 283 



intaiare e spccialmento a fargli talgio che sia solilo come questo e so 
fosse stata de haltra persona non tolea la faticha. Io lo reduta in 
forma de uno chorc di sasso acciò che habia più hasintimento non 
haltro se non che prego mìa singularc de. et per grazia de V. III. S, 
quale fe."™o m' habia in perpetuo seruo et comandarmi , a la quale 
umilmente* mi rachomando. Dat, Venetils die 11 Aprile 1496 

cius de III. dominationis 

VS^ seruulus Franciscus 

Anichinus ff. 
Hl"*^' et EcC^^ domina 

habdltv de Gonzagce Marchionissc 

Mantuw eie. d.ne $U(e sing,"^*^ 

Mantum. 

La Marchesa al 17 aprile 1496 gli faceva avere dieci ducati, 
ordinandogli di intagliarne altra, che rappresentasse qualche an- 
tichità a sua scelta « essendo el miglior maestro d' Italia. » 

Nel giugno 1497 Ella seguiva a scrivere al Brognolo : 

Ve manderao qui incluso una tavoletta facta per nostra impresa , 
liancmo charo che uui moderno ordinati a Francesco de Nichino che 
ne faccia una simile.... 

Dopo mi mancano documenti sull'Anichino, di cui sarà bene 
dire due parole : 

Il Baruffaldi nel 1834 no diedo un cenno biografico, qualifi- 
candolo per Francesco, detto Luigi Anichini, scultore di gemme, 
ferrarese. Un contemporaneo dello scultore lo loda non soltanto 
per valentia, ma per virtudi morali. Va?! altri contemporanei lo 
encomiano qual intagliatore. Il Baruffardi finisce di narrare che 
mori decrepito nel 1545 in patria. 

Vasari e il famigerato Aretino ne parlano, dandogli il nome 
di Luigi; cosi da taluni fu creduto che si tratti di due artisti 
differenti , il che nega il Cicognara. 

Il Db Boni (Biografia Artistica) dice che si recò in Venezia 
a lavorare verso il principio del secolo XVI ; ma i documenti 
prodotti provano che fin dal 1491 era in detta città. Aggiugne 
che coniò medaglie , fra cui una figurante Enrico II e altra 
Paolo HI, le quali piacquero moltissimo a Michelangiolo. 



i 



284 LE AKTI MINORI 

V Aretino, amico dell' Anìchìao, esalta un di lui iataglio figu* 
rante Gaoimede. 

Il signor A. AaMAND , nella sua pregievole opera : Le» me- 
daìlleurs italìens, ecc. , accettò dal Milanesi I' interpretazione di 
queste sigle: L. N. F. per Ludovicus Nieìùnvs feeit, nolando che 
Luigi o Alvise Anichini , celebro incisore in pietre dure, ferra* 
rese, fioriva in Venezia nel 1550. 

Di quanto abbiamo esposto, mi pare che non possa ammettersi , 
perché nelle sue lettere l' incisore si firma Francesco Anichino, 
e poi nel 1550 aveva già Borilo. 

Seguiamo ora le relazioni artistiche della Corte di Mantova 
con Venezia. 

Il Marchese di Mantova si confessava, a dì 11 gennaio 1497, 
debitore « a de Rigo Exler do Auspurgh todesco zoiellero in Veuetia, 

< di ducati 200 d'oro per due gioielli grandi da capello, uno cuiu 
« fogia del ucello pulicano, 1' altro de una anìsella cam uno unì- 

< corno cum più diamanti smeraldo, rubini, zaffiri, perle et um 
«granata grande. Ogni cosa lauorala ala todescha», ed obbliga- 
vasi pagarlo al Natale p. v. del 1498. 

Ma questo gioielliere, a di 14 ottobre 1498, non era anconi 
pagato ; cosi scriveva al Marchese esser da tre mesi ammalalo 
ed abbisognare dei 200 ducati per fluire un lavoro. 

E con lui finisco le relazioni venete pel secolo XV , che ab- 
biamo vedute molto attive ed ancora dì più ci si prescnteraano 
nel seguente secolo. 



Orefici in Genova. 

La lontananza di Genova rendeva meno facili le comunicazioni 
alla Corto di Mantova, tuttavia trovo che il Marchese, fin dal 
dicembre 1457, avvertiva Xìehrio xoielerio deJanua, di ooa 
aver più bisogno di quel rubino, di cui gli aveva dato ordine 
verbalmente in Cremona di cercargli, invece attende il diamante, 
del quale gli scrisse. 

A di 3 agosto 1460 il Marchese accusava a Cristoforo Campa- 
norio e compagni, gioiellieri in Geuova, la ricevuta di 100 perle. 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 285 



> 



E forse quanto segue può riguardare un gioielliere in Genova. 
Maddalena Torella^ contessa da Guastalla ^ il 16 luglio 1486, 
scriveva al Marchese di Mantova : 

È venuto da mi Daniel da la Mandola Zoielero con lettere di V. S. 
il quale me ha richiesto duo ducati por doi anelli , quale dico hauero 
dati ala bona memoria de mio figliuolo essendo a Genova V E. V. 

Aggiunge che quantunque non le risultasse tale debito , per 
rispetto del Marchese pagò V orefice. 



Orefici in Milano. 

Più facili le comunicazioni con Milano; ma esso si resero più at- 
tive nel secolo XVI; intanto ecco qui quello del secolo antecedente: 

Illustrìssimo et Excellcntissimo signor mio subito che fui a Milano 
conzay et ordinay molto bene le zoye de V. S. El sarebbe venuto 
dalla E. V. ma non ho possuto ueiiire per certe zoye quale sonno 
ordinate por u:vu do lo Ill."i*» duclia de Milano , Zouane o V altro al 
più tarde sera fornito ogni cosa si che me parso aousarno V. S. acìò 
quella non prendesse admiratione delli facti mey. III.'»^' signor mio 
per tucUi la seguente stemana senza dubio alcuno sero da V. S. 111. 
Del Balasso de V. E. no ho trouato ducato 800 doro ma non ho 
uoluto dare senza lìcentia di V. S. la quale ad plcnam zonto che 
^rò da quella la informerò d'ogni cosa alli pedi della quale de con- 
tìnuo me raccomando. Dato Mcdiolani die xij Octohris 1470, 

E HL D, V. ft'hlis seruitor maglster Donnhi^ 

de Ln porta 
/U.'"'^ Prencipi et .S."'» i)."^> 

-Doni Ludouico de Gonzagha 

Marchioni Mantuce di'. 

E poi da Pavia, firmandosi M/ Donatus de la Porta zoilcrius, 
il 6 dicembre 1470, scriveva alTAmbiisciadorc mantovano in Mi- 
lano, sollecitandolo di fargli aver risposta dalla Corte di Mantova 
circa il Balaxo. 

Risulta da lettera dell' Ambasciadoro mantovano in Milano che 
M.fo Donato aveva raconci due baiassi del Marchese di Mantova 



286 



LE ARTI MINORI 



e che aveva avuto incarico, presentandosi occasione dì vendere 
il più piccolo al prezzo di ducati 1200 e non meno di 1000. 

Il compratore apparisce esser stato il Duca di Milano stesso. 

Questo gioielliere Donato della Porta forse sarà di quella fa- 
miglia , scesa da Porlezza , che diede poi non pochi artisti , ma 
non lo trovo segnato. 

Presenterò ora una lettera assai curiosa del Duca di Milano 
al Marchese di Mantova per verifica di una croce , se sia stata 
veramente del Duca di Savoia: 

Illusiris ac potens tanquam pater noster carissime, 
Se Mcsscr iettino de Nores farà portare la una croce quale fu del 
lU.mo sig. Loyse Duca di Savoja prox. passalo et se Martino Bellanda 
et Mag.i^ Jaches Chiapella portatori mandati da la ill."^ Madamina 
di Sauoya per questa casone certificaranno la S. V. che la sia quella 
propria croce et insegna eh' era dal predicto signor Duca (1) pregamo 
la V. S. gli piaccia di fare promessa al diete M. Jotino o ad chi piacerà 
ad lui de ducati cinqaemilia quattrocento dodeci doro uenetiani. Il se 
facesse difficoltà de la promessa de V. S. et uolesse promessa de 
mercadante: pregamo specialitcr la S. V. gli la facci fare per modo 
resti satisfacto della promessa. La qual promessa facta, la S. V. teglia 
la croce in sé et la consemi ad nostra instantia et petitione et gli 
piaccia auisare subito quando harà facto la promessa et haute la croce ; 
perchè manderemo poi li danari contanti , pregamo la S. V. che pos- 
scndo li sborsi: et ne auise perche immediate ne li mandarimo. 
Dai, Mcdiolani die XXViiij Octobris 147 J. 

J. Galeas Ma. Sf. 
Galeaz Maria Sforiia uicccomes Dux Mediolani 
et papim Anglerièque comes ac Genuce et Cremona 
Dominus J. Cichius, 

lll,"^^ ac potenti Dominio D. 
Ludouico Marchioni Mantuce 
locumienenti nostri GM 
et tanquam patri carissimo. 



(1) Luigi di Savoja, figlio di Amedeo Vili, era iiiurto il 2y gennaio 1465, 
aveva avuto per moglie Anna, figlia del Re di Cipro , di Gerusalemme e Ji 
Armenia, da cui ebbe numerosa prole. Klla rovinò le finanze dello Stato, 
abusando della debolezza del mariit». 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 287 

^^i^^^^— ^— ^ ■» ■■ ■■■ -■■■■■■ ■ ■ I l»^»^^ I ■ ■■ ■■! I ■* ^ I ,^ - . ■ ■ 

Se Dou veramente da Milano, da qualche città lombarda pare 
che venissero in Mantova i seguenti , accennati in una lettera 
diretta al Marchese mantovane: 

ni.^o Signor mio beri sera gionsì qui e trovai cbe lera uenuto Chri- 
stoforo de Zacbaria cum quello Zo bernardo da Crema qual ha por- 
tata qaeUa celiata zoiellata a la E. V. per fargliela uodere ; e credendo 
io che la S. V. douesse noniro hozi secondo cbe li me disse Tbo facto 
restare qua pur uedendo cbe la non ucne ho uoluto scriuere questa 
mia a la Ex. V. e mandargli inclusa la lettera de Zacbaria pregan- 
dola me faccia intendere quanto la uole cbe faccia di questa celiata; 
la quale me pare assai bella cosa come la poterà intendere da Augu- 
stine da le Centurc qual Tba uista.... Esso Cbristoforo ha etiam por- 
tato quel balasso del qual se ne farà tanto quanto la Ex. V. comandara 
a cai gratia de continuo me raccomando. 

MantucB Xj maij 1486. 

Seruus Franciscus 

de Aragonia. 

IUj^ et Ex. dJ^ d.'»o meo D. 

Francisco Marchioni Maniuce, 



Orefici in Ferrara. 

Anche con Ferrara le relazioni si fecero frequenti , special- 
mente dopo che Isabella d* Este venne sposa al Marchese di 
Mantova. 

Questi, a di 3 luglio 1480, mandava a Ferrara il suo ore- 
fice Lodovico di Bologna, che già conosciamo, indirizzandolo ad 
Alberto de Contrariis dui et aurefici Ferrarice , affinchò gli fa- 
cesse < vedere alcune monstre di collane e catene d* oro che in- 

< tendiamo se fa fare di presente quello Ill.^o Sig. lo Duca perchè 

< uè pregiamo gè le uogliati monstrare e dargene el disegno de 

< piombo aciò che anche nui possiamo uederle, che del tuto pia- 
« cere assai o cosa gratissima. » 

Lodovico ancora in settembre era a Ferrara i>er prendere 
nuovi disegni dal Contrario e da altri. 



288 LE ARTI MINORI 



La marchesa Isabella suddetta, a di 28 giugno 1493, spediva 
a certo Barono in Ferrara un diamante da legarsi in anello da 
M.ro Michele e poi doveva presentarlo a sua madre. A questo 
Michele nel 1494 ordinava una stringa d* oro smaltata , soddi- 
sfatta di altra già fattale. Per mezzo di Francesco da Bagna- 
cavallo, a di 29 gennaio 1495, gli dava commissione di fare 
« un paro de ferretti d' oro smaltati. k> 

A di 15 maggio 1496, scriveva a M.re Francesco de Castello 
che aveva ricevuto « il gioiello di tre rubini et diamanti , la ro> 
« setta di diamante e lo diamante in punta, la legatura de quali 
« ne piace e laudamo M.ro Michele de l* opera sua. 

Mandava poco dopo direttamente a M.ro Michele un braccia- 
letto d* oro, affinchè lo smaltasse. 

Lo pagava a di 15 febbraio 1497, ordinandogli altri smalti. 

Non si fa mai conoscere il cognome di questo orefice che do- 
veva aver una valentia speciale per gli smalti. Vedremo nel se- 
colo seguente eh' egli era spagnuolo. 

La Marchesa, a di 12 gennaio 1494, aveva scritto a suo ma- 
rito che Giov. Andrea , gioielliere , essendo partito da Ferrara 
suo padre, il Duca, lo fece ritornare e contrattò coir agente man- 
tovano il baiasse e la perla. Detto gioielliere venne poi a Man- 
tova ; e il balazzo fu stimato ducati 1600 e la perla 400. 

Forse questo Gian Andrea può essere il Fiore, cittadino vene- 
ziano, che già conosciamo, cui abbiamo veduto il Marchese di 
Mantova debitore di ducati 1990. 

Il Marchese, a di 8 febbraio 1495, rimproverava per lettera 
Ercole, orefice ferrarese in Ferrara, per falsa accusa che aveva 
dato agli ebrei di Mantova ed in punizione revocavagli il salva- 
condotto concessogli e cosi anche a' suoi colleghL G. B. Ippolito 
e Leone, riservandosi maggior punizione. 

Non so se l'orefice Ercole possa essere Ercole Panizzati, ore- 
fice in Ferrara nel 1506, secondo le ricerche di N. Cittadella 
{Notizie relatioe a Ferrara, ecc.). 

Alfonso d' Este , primogenito del Duca di Ferrara , il 22 feb- 
braio 1498 , spediva alla Marchesa di Mantova € para due de 
« sonagli quali li ho facto fare a Sigismondo Trotto. » 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 28J> 



Orologieri. 

Prima di finire il secolo XV, credo indispensabile di radunare' 
qui quanto trovai riguardante gli orologiari , arte molto affine 
air oreficeria ed oggidì sovente unita. 

Fin dal 1402 si ha notizia di Giovanni ab horologio , del de- 
funto Petrozano in Mantova, il quale sembrerebbe al signor Da- 
VARI (Notizie storiche intorno al pubblico orologio in Mantova), 
che nel 1396 avesse costrutto il primo orologio pubblico ad uso 
della città. lilra della famiglia Manfredi , come risulta da docu- 
menti del 1433. Egli sarebbe stato padre del famoso Bartolomeo 
Manfredi, che col fratello Nicolò, appresero l'arte dell'orologiere 
dal proprio padre, la quale continuossi nella famiglia, poiché da 
Bartolomeo provenne Gian Giacomo e da Nicolò, Galeazzo, orologiai. 

Di Bartolomeo Manfredi , che fu matematico e astrologo di- 
stintissimo , r Archivio Gonzaga ha molte lettere ; ma poiché il 
signor Davari ha già esplorato bene questo campo, mi restringo 
J*oltanto a notare che nel 1464 fece quelli per Goito e per Volta. 
Galeazzo costrusse quello per Marcaria. Buona parte dei comuni, 
mantovani , nel secolo XV , provvidero le loro torri di orologi , 
ricerrendo alla famiglia Manfredi. 

Quello di Mantova, fatto da Bartolomeo nel 1473 , fu, a' suoi- 
tempi , cosa meravigliosa. Per esso il marchese Lodovico fece 
r attuale torre, detta dell'orologio, che mostra ancora le vestigia 
dell' orologio manfrediano. 

E anche per questa arte, vediamo Mantova ben munita e pre- 
cedere molte altre città. 

In quanto ad orologi portatili, presento per questo secolo le se- 
guenti notizie inedite e non prive d' interesse e di curiosità : 

Margherita marchesa di Mantova , da Milano scriveva a suc/- 
marito, il 21 dicembre 1478: 

La Ill.">a ]VI.* nostra madre me ha mandato uno horologio molto bello 
e lo haneria mandato ma dubito non fusse guasto nel portare si che 
lo ha ritenuto. 

Arck, Stor, Ùamb, — Anno XV. 10 



290 LE ARTI MINORI 



Il Marchese , mentre trovavasi in Toscana (ex castris apud 
S, Cassanum), il 23 settembre 1479 scriveva al Cardinale di 
Mantova in Roma ^ notando trovarsi senza orologio , essendosi 
guasto r uno che avea , né mandato a Firenze , seppero reeon* 
ziarlo, né trovarne in vendita , lo prega di cercarne qualcuno 
« che mostrasse le hore se bene non le sonasse », e comperato, 
spedirglielo. 

Comino de Ponteuigho, da Mantova scrive al Marchese, il 21 
agosto 1482 : 

che r horologio e fato cani la coreza de aciale temperata.... ma e 
serata in uno canone di auricalcho suso lo quale va intortiata la corda 
de neruo ita che la non se pò uedere ; et questo fanno tuti li maestri 
per più secreto et bellezza de lo instrumento: et quando ditta coreza 
non gli fussi ; non e dubio lo instrumento non haueria mouimento 
alcuno ctiam che gli fussi la corda di neruo, ma se gè pone ditta 
corda a effetto che essa corda atacata a lo canone de la coreza habìa 
a tirare la vida ala quale etiandio le atacata a cieche per il movi- 
mento de ditta vida messa per la uirtude de la coreza se habiano a 
mouere tute le rote de lo horologio e così stanno li mei quali mon- 
strai a V. E. et cosi fanno tutti li maestri che fanno horilogi senza 
contrapesi come se ne pò* uedere alcuni qui a Mantua. Dil resto 
quando T horologio non sia coreto farò venire Piero Guido a cori- 
gerlo e poi se no riuscisse restituirà il danaro. 

Come vedesi, abbiamo qui un orologio senza contrappeso. 



SECOLO XVI. 
Orefici in Mantova. 

Ripigliando il filo degli orefici in Mantova, principieremo con 
il già ben noto Meliolo , che- al 13 gennaio 1500 scriveva ad 
Enea Furiano in Coito, meravigliandosi che i suoi lavori fossero 
tenuti troppo cari ed osservava: 

che io ve sonno quello meliol che mai fu et de fede non acpdaria 
a homo clic sia al mondo. 



1 



ALLA CORTE DI MANTUVA. 291 



Attribuisce il tutto a malvoglienza di emuli , che già gli ar- 
recarono danno pello passato nei lavori pel signor Marchese : 

Io me delibero de non seguitar più ultra a compir li literi in forma 

de gìodaria per la coracina, fino a tanto che io intenda se avite a 

caro il mio seruire. 

£ poi il 5 febbraio rivolgevasi direttamente al Marchese : 

Mastro Nìcollò armarolo de V. S. mi ha comisso che io debia fornir 
dui brazaleti com arezento et poncr suso certa inuentiua de una me- 
diia che fu de la maestà del Re Alfonso Uegio, del che me ha parse 
de non poner inuentiua de altro sopra ali operi de V. E. se non ho 
nera comissionc de quella. 

Giovanni Gonzaga, da Augusta, il 23 maggio 1501, raccoman- 
dava al Marchese di Mantova , un Gabriele , che aveva servito 
Bartolomeo Meliolo, orefice in Mantova, e non fu pagato. 

Il Capitano di Giustizia ed il Pretore in Mantova , scrivevano 
al Marchese (29 maggio 1507) per notargli che Bartolomeo Me- 
iiolo, orefice, uomo dabbene, era stato qltraggiato da un Vidalino, 
cui non aveva voluto cedere il posto e n* ebbe anche un pugno 
neir occhio sinistro. Federigo Concurrezo, nipote del Meliolo, andò 
ad assaltare Vidalino e V ammazzò. 

Bartolomeo Meliolo, orefice, da Montanara il 25 maggio 1506, 
scriveva alla Marchesa in Sacchetta di mandarle il calamaio 
fioito; ma per la peste, i suoi lavoranti si sono sparsi qua e 
là ed egli per proseguire lavori attende ordini. 

La Marchesa faceva scrivere al Podestà di Viadana in racco - 
^''^ndazione di M.ro Bartolomeo Miliolo, che doveva esigere colà 
WD suo vecchio credito. 

Pare che gli capitasse male, poiché al 29 dello stesso risulta 
"CU malmenato, col naso ed un occhio ammaccati da un facchino. 

^*-*ir agosto 1508 , il Meliolo aveva fatto un « caldarino di 
***8®»ito per la Marchesa. » 

%li, il 20 giugno 1509, mandava al Marchese il « uaseto d'ar- 
^^'^^o »^ secondo il disegno. 






* .- 






■j^. 



292 LE ARTI MINORI 



Il signor Davari pubblicò il seguente certificato dì morte : 

Baiholomeus Meliolus aurifex in Coniraia Equi mortuus est 
et ex febribus continuis et stelH infirmus per mensem unum eum 
dimidi o etatis annorum 66 die veneris 17 nooembris 1514. 

Aveva la sua bottega presso la chiesa di S. Lorenzo , luoga 
speciale agli orefici. Fu non soltanto orefice , ma coniatore di 
medaglie e di monete e cesellatore. 

Un contemporaneo , oltre notar la sua valentia , fa conoscere 
che era molto faceto ; e V allegria doveva esser nella famiglia , 
poiché suo fratello Lodovico, scalco presso il cardinale Gonzaga, 
è qualificato da un contemporaneo qual patre de la facetie. 

Di lui vidi lettere, fra cui ricordo una del 27 settembre 1505,. 
diretta al Marchese di Mantova, cui partecipa V esecuzione di un* 
incarico avuto. 

Bartolomeo Meliolo fu certamente un grande artista che per 
esser vissuto sul finir del XV e principio del XVI, tiene in questo 
ultimo secolo la bandiera mantovana, poiché vedremo dopo lui 
più nessuno do' compaesani, che possa pareggiarlo. 

Gio. Francesco Ruberti della Grana era sempre a servizio del 
Marchese, cui, il 28 agosto 1500, scriveva per certa somma data 
a Zorzo todesco. K nel marzo e dicembre dell' anno seguente no- 
tificava al Marchese che un tal Cristofalo da Bologna stava pre- 
parandosi per provar la sua abilità « nel far una collana a 5 
quadri e altri lavori. » Questi era in Mantova , e al 1^ luglio 
1501 aveva già domandato al Marchese denaro per terminare 
€ V opera che procede de bene in meglio. » 

Il Marchese , al 30 aprile 1506 , ordinavagli quattro crocette 
da 50 a 60 ducati di valore , di cui aveva urgente bisogno 
Lo spediva nel 1517 a Milano per disimpegnare gioie pel valore 
di scudi 2500. 

Il Marchese (20 marzo 1520) scriveva al Grana dì mandargli 
quel libro avuto dal Thodesco che era nella Rocca di Canneto. 

A di 28 giugno 1526 lo raccomandava al suo ambasciadore 
in Venezia, poiché doveva venire in quella città « per impegnar 
gioie >, avendo bisogno da 800 a 1000 ducati. 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 293 



Un Giovanni Giacomo , genitore ed orefice mantovano , risulta 
nel 1503 esser latitante per frode alla Duchessa di Ferrara. 

Nel 1511 la marchesa Isabella, da Mantova spediva a suo 
figlio in Roma, un braccialetto contenente V Evangelio di S. Gio- 
vanni, qua! amuleto, molto raccomandoglielo ; e nell* anno dopo 
€ uno tondo d' oro da portare in la berretta >, poi cinque stringhe 
<i' oro battuto ed un braccialetto d* oro con un Iacinto legato. 

Otteneva Maffeo elisone , orefice , la cittadinanza mantovana , 
il 23 aprile 1514 (R. Decreti, 1514-19, fol. 183). 

Ippolito Calandra, capo delle fusioni in Mantova , il 24 mag- 
gio 1516, spediva al Marchese « la corona quale ha fatto il giudeo, 
mancandovi però gli otto patri nostri, quali non sono ancora forniti.» 

E al 15 maggio : 

«Le cose d'oro de V. E. quali fanno Chiapino orefice sono in 
bon termine », ma occorrono ancora 30 ducati d' oro perchè quei 
groppi devono pesar un ducato e mezzo V uno , altrimenti i più 
sottili nello stamparli si romperebbero. 

Questo Chiapino nel marzo 1520 risulta aver adornato un pu- 
gnale pel Marchese. 

Aveva in sua bottega un Battista, molto valente. 

Mastro Nicolò era orefice marchionale, e nel 1508 aveva le- 
gato due rubini pel Marchese. 

Al 1* giugno 1516 risulta aver aggiustato una Madonna per 
la Marchesa , mettendovi quattro ducati d' oro ; nell' anno dopo , 
<lue braccialetti. 

Il Marchese (13 maggio 1520) scriveva ad Ippolito Calandra: 

Poiché M."*** Nicolò aurifice non ne po' servire in farci quelle coso 
<i'oro per sabato proximo.... volemo che pigli da lui il dissegno e lo 
porti a M.''® Ludovico Chiappino e lo astringhi ad fare che li pos- 
siamo hauere fomiti sabato proxime ad ogni costo. 

Nel 1521 dava un disegno per un lavoro ad eseguirsi polla 
^Pte di Mantova. 

Il Marchese, al 15 di marzo, stesso anno, per parte della Mar- 
chesa raccomandava al Presidente del Senato in Milano « M.ro Ni- 



LE ARTI MINORI 

'Asti nostro orefice (che) mi ha faiio inteDdere corne esso 
intquamente vien molestato da Girolamo Rabbia, gentilhoomo 
isfl, per uQa vendita di possessione. » 
eccoci ad un suo autograro: 

> Madama aaixo V. S. com mandai mio fratello a Ueroaa da 
t Mattea per torre lo Cristo in croce et lo Jasinto , ma non 
atacarse insieme. El sta obstanato cliel noi «juatro prede onero 
inte d'oro in oro dil che lui non aolso consentire a lai partita 
i tolse luele turchino che sa V. S. per scadi 15 d'oro in oro. 
ISO aniso V. S. che de li vascti de corniola non auemo ninno 

I ligo nn pare de Jasinto quali senza comparatione sono piii 
t più estimato che de corniola li mandaro insieme cum la api- 
' la lesta de zibilino et lo modclo de cristalo et recordo a V. S. 
per fornirla 1 non altro di continuo a V. S. mi raccomando a 
ottobre 1524. 

Il aotlro Mcruiiore • 

Nicolò orcucse de V. E.''" 
Ala lU." Marchetana 
ntoua patrona tua dignitsima 

in Ferrara. 

mastro Zeno , orefice , moriva a di 16 marzo 1523 , di 
)0, nella contrada del Cervo, dopo aver sofferto le febbri 
je mesi (Necrologio Mantovano). 

ovico Mariano, orefice in Mantova, otteneva il 27 gen- 
524, concessione di far unam fornieem aubterraneam (R. De- 

1520-4, foi. 233). 

ifarchese, al 30 gennaio 1525 , raccomandava al Commis- 

di Coito * M.ro Ludouico Mariano nostro aurefice et cit- 

» per una lite intomo ad un possesso, che aveva colà, 
orse era lo stesso, cui a di 9 ottobre 1525, il Marchese , 
cando Lodovico gioielliere, non permetteva dì < fare un lotto 
ie in Mantova » ; ma invece si riservava di comperarne egli 
, quando gli fossero piaciute. 

II 11 marzo il Marchese presentava Lodovico Mariano suo 
ì al Vescovo di Verona per acquistar il « sechione et il 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 295 



Ik 



S'^'Kihio cbe erano del vescovo da Canossa di bona memoria. » Av- 

^eiliva che V orefice doveva dare 300 scudi per caparra , e 

'^ndo avrebbe veduto detti vasi se gli sarebbero piaciuti avrebbe 

^ sborsare il restante prezzo, altrimenti gli avrebbe rimandati 

'^^^ndo i 300 scudi. 

'' M^ctrchese mantovano, a di 24 marzo 1531 , concede a Fi- 

jf^ da. Rigimondo, orefice milanese, di € metter alla ventura in 

"l^tov^i, » varie gioie , tenendole nella bottega di Zoan Antonio 

^'^^o, orefice in Mantova (/?. Mandai., 1531, foL 27). 

. ^'^^ >Iicolao da Milano e mastro Sebastiano Aueroldo, orefici , 

^*^ gioie (1*^ ottobre 1532) ed altri oggetti che Jacob ebreo 

. ^^t^tra doveva mettere alla ventura in Mantova (R. Mandati, 

„ f , f. 126). 

.^_ ^ria lettera ducale del 22 dicembre 1537 ò accennato Fran- 

. mìglio di Sebastiano Iveroldo «orefice nostro diletto, citta ' 

^ ^Xiantovano. » 

^ suddetto Gio. Antonio Cataneo, orefice milanese e Giacomo 

Antonio Abendi , ricamatore in Mantova , il 2 novembre 1532 

erano stimatori per altra ventura di oreficerie e ricami. 

Quel Nicolao, milanese, deve esser « M.ro Nicolò de' Possevini 
aurefìce milanese», che il 13 ottobre 1541 moriva in Mantova 
nella via di Monticelli Bianchi , di anni 56 , dopo aver sofferto 
le febbri per tre mesi continui (Necrologio Mantovano). 

Dalla morte della moglie apprendiamo che nel 1541 viveva 
in Mantova M.ro Bernardino de Rangoni, orefice (Ibidem). 

n Marchese , a di 21 novembre 1542 , concedeva a Donino 
^^fofice e banchiere di allargar la sua bottega (R, DeereL , 
1538-12, fol. 205). 

E a di 21 giugno 1557 accordava la cittadinanza mantovana 
* Francesco de Balzanis , detto Guardino , orefice bolognese 
(A Decreti, 1556-9, fol. 89). 

E simile concessione faceva il 16 ottobre 1563 a Giacomo 
Filippo Campagna , bresciano , orefice , che da 17 anni era in 
Mantova {Id., 1559-63, fol. 184). 

Moriva, a di 16 marzo 1560, in Mantova, M.ro Francesco So- 



29G LE ARTI MINOKI 



ragna, orefice, in Via dell'Orso, d'anni 26 (Necrologio Manto- 
vano); e a di 5 aprile dell' anno dopo lo seguiva Pietro Bolo- 
gnini , orefice nella via dell' Aquila, di anni 60, forse discendente 
<Ii quel Antonio Bolognini , pittore mantovano , che nel 1466 la- 
vorava in Firenze. 

Al 6 dicembre del 1561 moriva Paolo Bologna, orefice in via 
dell' Orso, di anni 31 ; al 16 febbraio 1563, M.ro Battista di Ros, 
orefice in via della Serpe, di anni 54; ed al maggio 1564 ma- 
stro Giuseppe Cemuschi , orefice in S. Giorgio, di anni 60, dopo 
due mesi di febbri. 

Francesco Palazzi , orefice mantovano , è nominato nel 1565 
jcome abitante in patria. 

A di 16 febbraio 1576 Davide de Cervi , ebreo in Mantova , 
aveva incarico dal Duca di stimare baiassi. Egli ne stimò uno 
22,800 scudi in ragione di scudi 80 il carato , essendo di ca- 
rati 380. 

Altro di carati 210 ducati 16.800 
» » 156 » 6.240 

» » 120 > 2.200. 

Invece Bernardino Zorzi ne dava la seguente stima: 
1.* Ducati 16.000; 2/ 10.000; 3.^ 5000; 4." 2000. 

Liberal Levi , gioielliere ebreo in Mantova, scriveva alla Corte 
<li Mantova nel gennaio 1580 per collane e gioie. 

Salamone Levi , altro ebreo, fin dal 1570 aveva provveduto al 
Duca due collane da regalarsi < a quelli Casalaschi. » Nel 1575 
-era stato spedito a Venezia per vender gioie di sua Altezza. A 
<li 6 febbraio 1577 in Mantova si scusava presso il Duca di non 
aver scritto egli stesso perché era sabbato. Offriva al Duca (25 
febbraio 1580) una tazza d' oro gioiellata per ducati 1800. Egli 
nel luglio 1582 provvedevagli anelli; nel luglio 1584 doman- 
dava al segretario del Duca l'inventario dei vasi di cristallo di 
S. A. ; ed al 13 febbraio 1586 seri ve vagli nuovamente che non 
aveva ancor potuto comperar le desiderate gioie ; ma che si met- 
terà d'accordo con M.ro Achuto, gioielliere, confidente di S. A, 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 297 



Offre un refraseatore, una fogara grande ed un tavolino , lavori 
in argento. Penserà ai vasi di cristallo. Dà una lista di gioie in 
mano del signor Lurano in pegno per 11,000 scudi, mentre sono 
stimati 31.550 scudi e sono per lo più diamanti : poi altra lista 
di gioie in mano del Carcheno , per lo più rubini , stimati 6086 
scudi. Offriva nell'ottobre 1587 ed agosto 1597 al Duca vari og- 
getti di cristallo gioiellati. 

Vi era pure in Mantova un Anselmo Levi, gioielliere, ebreo, 
come apparisce da una sua lettera del giugno 1585 alla Corte 
Mantovana, in cui discorre di M.ro Gerolamo Coijro, cristallaro, 
milanese, del quale a suo luogo discorreremo. 

Filippo Galbiate orefice nel 1582 otteneva di portar il domicilio 
da Milano in Mantova. 

Carlo Bario risulta negli anni 1585 e 1586 importante orefice 
in Mantova, in buona corrispondenza con orefici di Venezia. 

Paolo Emilio Morengi orefice , era , a di 27 settembre 1587, 
nella prigione comune, donde supplicava per la grazia. 

Da pagamento si conosce nel 1590 esser gioielliere della Corte 
M.' Girolamo Radetti. 

Risultano nel 1593 lavorare pel Duca in Mantova gli orefici 
Hermanno tedesco e Michelangelo milanese. 

Un mastro Nicolaus con vari suoi lavoranti, nel 1595 in Man- 
tova, lavora di smalto pel Duca. 

Nel 1596 risulta morto in Mantova Ermanno Blixgen, orefice 
d'Augusta, lasciando vari crediti reclamati da sua moglie. 

Moriva in Mantova nella via del Bue, a di 22 settembre 1597, 
Orlando Gisghem orefice fiammingo di anni 80. 

Nel gennaio 1599 apprendiamo che gli argentieri a servizio 
del Duca avevano lavorato un reliquario, che doveva esser re- 
galato in Milano a S. Maestà. 

n Duca concedeva nel dicembre 1599 all' orefice Gio. Maria 
Strada il privilegio di poter comperare in Mantova « oro et 
argento bruciato > (R. Decreti, 1596-1605, fol. 146). 

Sul finire del secolo era massaro degli orefici in Mantova, Otti 
Luca, orefice veneziano. 



298 LE ARTI Minori 



L* esposto ci induce a credere che V oreficeria era decaduta in 
Mantora a paragone del secolo precedente, e pare che vi suben- 
trasse il trafficante al fabbricatore ; poiché ci si presentarono 
vari ebrei, negozianti di orerie e di gioielli. 

Campeggia, si può dire, solo il Metiolo. Vedremo che la Corte 
mantovana si rivolgeva altrove per i suoi acquisti , intanto prima 
di abbandonar Mantova, produrremo qualche notizia di orologieri, 
di battilori e di lavoranti alla Zecca, dei quali ultimi nel secolo 
precedente ci era mancato il materiale per farne una speciale 
sezione. 



Orologieri ln Mantova. 

Fin dal 1494 risulta abitare nei dintorni di Re vere MJ*"» Pietro 
Guido de horologio. Egli nel dicembre 1501 ebbe incarico dal- 
l' abbadessa del Monastero di S. Giovanni Evangelista di far un 
orologio per detto cenobio , come apparisce da lettera della ab- 
badessa al Marchese di Mantova. 

Era anche valente nella costruzione degli orologi tascabili ; 
poiché negli anni 1501 e seguenti accomodò horologeti per la 
marchesa Isabella. Bernardo Bembo da Venezia spediva a Man- 
tova, a detto Mastro, V horologino che gli aveva fatto, affinchè 
fosse aggiustato. 

Nel 1507 M.ro Pietro Guido rir^eveva dalla Duchessa di Urbino 
il proprio horoloieio per esser raccomodato. 

E tutte queste notizie risultano da speciali lettere. 

A di 27 marzo 1516, per ordine del Marchese, furon dati lib- 
bre tre di piombo ad un frate de la Certosa , il quale doveva 
accomodar i contrappesi alT orologio del Castello di Mantova. 

Il Marchese mantovano, trovandosi al campo, scriveva (15 ot- 
tobre 1521) al Tesoriere in Mantova di comprargli « un Horoglìo 
con il suegiarolo » od anche senza, poi ordinasse la costruzione di 
un altro orologio « che sonasse le bore do dodici in dodici bore. » 

Al 18 era contento che fosso acquistato da M.^ Filippo Arri- 
vabene V orologio che batteva le ore, il quale aspettava. 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 2\)'j 

Il Marcheso di Maiiiov^ coai, a di 22 giugno 1533, al luogo- 
teneDie m Coito : 

Diteeie notter. Haucndo nui in animo di volerò in brouo venire ad 
habìtaro li in Goyto per alcuni giorni et intendendo che anche quelli 
nostri homeni non hanno facto riformare ouer oconcìar quello horo- 
logio della torre , che tanto desìdcramo sij acconciftto , ma perchè la 
tua poca cura e soleciludine la cosa uien conducta m longa te comet- 
temo che iasta la presento tu facij comandamento a dicti horoini cho 
ìd termine de uno mese dopo Io comandamento fatto sotto pena do 
COTto ducati habbino fatto aconciar ditto horologio , adnortendoli che 
inreraissibilmeiitc gli farcm't pagare dicti cento ducati non facendo 
loro acconciare esso horologio in ditto termine.... 

L' orologio del Comune di Mantova , dopo la morte di Barto- 
lomeo Manfredi , fu affidato a suo figlio Gio. Giacomo ed al cu- 
gino Galeazzo. A loro successe M.ro Clemente Compagnano, cui 
a di 17 dicembre 1520 il Marchese ordinava regolar pagamento. 

Il Duca di Urbino, da Brescia, il 15 ottobre 1525, raccoman- 
dava al Marchese di Mantova G. B. Guidotti , affinché avesse 
«l'ufficio dell' Horologio de Man tua. » Il Marchese gli rispon- 
deva che il raccomandato non aveva cognizioni sufficienti ; ma 
pare tuttavia che finisse di accettarlo. 

E, come nota il Davari (Nothìe slorìakù intorno al pubblico 
orologio dì Manioca), pali' imperizi» del Guidotto e di Giovanni 
Traversino, che t'ebbe nel 1544, fu guastato il meraviglioso oro- 
logio del Manfredi. 

Nel 1547 fu ordinato la ri prisii nazione dell' orologio manfre- 
diano, la quale pare cho non riuscissero bene Paolo Orsi e Giulio 
Raineri, cui era stato dato incarico. 

\'el 1556 se uè occupò Francesco Filopomo, mantovano, ma- 
lematico, che pubblicò un'operetUt sull'orologio in discorso. 

E fu superiore di detto orologio fino al 1564. 

Nel 1568 si trova in tile carica M,"> Vincenzo Cocchi , fon- 
ditore di metallo. 

Indarno il Duca nel 1503 attese il figlio dell' orologiere , che 
aveva fatto gli orologi in Piazza San Marco a Venezia, che dopo 



300 LE ARTI MINORI 



aver promesso non venne. L'Ambasciadore notava che gli oro- 
logieri di Venezia non volevano guastarsi le mani coi grandi 
orologi. 

Pare che non servisse bene Attilio Forchi , orologiere, venuto 
nel 1597 da Vicenza in Mantova ; cosi che il Duca dovè farne 
venir uno dalle Fiandre. 

Fra gli stipendiati della casa ducale nel 1592 figura M.™ Vin- 
cenzo degli Orologi per ducati 3. 45. 

Vedremo a chi siasi ricorso più tardi per ripristinare il pub- 
blico orologio; intanto anche per quest'arte vediamo decadimento; 
poiché dopo i Manfredi e quel valente mastro Pietro Guido , si 
dovè, come vedremo, ricorrere ad altre città per aver orologi 
portatili e per quelli pubblici sulle torri. Apprenderemo che V arte 
fiori in Reggio dell' Emilia e in Ferrara ; ma per ora passiamo 
alla Zecca di Mantova. 



La Zecca di Mantova. 

Il cavaliere Attilio Portioli pubblicò una storia della Zecca di 
Mantova; ma , oltre averla lasciata incompleta , in essa non sì 
occupò dei coniatori e di altri artefici, addetti ai lavori delle mo- 
nete. Scrive che l'origine della Zecca mantovana è remotissima; 
ma mancano documenti sull' origine. Essa esisteva nel secolo X 
ed il Muratori nota l' importanza di una Zecca in piccola città , 
mentre altre ben maggiori ne furono prive per molto tempo dopo 
la mantovana. 

Nella prima metà del secolo XIV era superiore alla Zecca di 
Mantova un Minacino de Minaci , fiorentino. 

Nel 1342 aveva a compagno Clerico de Rofino ; ma nell' anno 
appresso è sostituito da Bonaccorso , orefice di Crema. Questi , 
fin dal 1340, aveva venduto ai Gonzaga dell' argento lavorato e 
smaltato. 

Il Portioli , che esaminò le monete Gonzaghesche , notò le 
belle e grosse monete coniate dal 1444 al 1478 sotto il marche- 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 301 



sato di Lodovico III ; ma maggior progresso vi trovò nello mo- 
nete d'argento, lega e rame dal 1484 al 1519, essendo marchese 
Francesco IL 

I mezzi meccanici per battere monete erano piuttosto semplici 
dopo che si aveva dall' incisore i coni. Uno di questi lo si fer- 
mava sopra un ceppo e su di esso pone vasi la lamina metallica, e 
mentre l'altro conio era collocato di contro all'inferiore, vi da- 
vano su dei colpi di martello; cosi la lamina riceveva le due im- 
pronte. Con le forbici si tagliava il dischetto: ed ecco le monete 
di più secoli. In Mantova, ancora nel secolo XVI, cosi bat- 
tevansi. 

Un monetiere poteva lavorar da sé coi due coni; e facendo 
più copie di coni , la fabbricazione procedeva celere. 

Tanto i lavoratori quanto i soprastanti e maestri e specialmente 
poi i coniatori , provenivano dall' arte degli orefici , conoscitori 
delle leghe dei metalli e periti nelT inciderli e cesellarli. 

E spesso anche il zecchiere o appaltatore era un ricco orefice 
od un banchiere, od una Società degli stessi. 

Veniamo ora a qualche documento inedito intorno a lavori ed 
artefici della Zecca mantovana. 

Vittor Pisano, veneto, da Mantova, il 9 novembre 1502, rivol- 
gevasi al Marchese cosi : 

Per dispositiono di celi sono uenuto a patriare nel dominio do V. E. 
et questa securtà ho preso per la lunga et fedele seruitùh abuta per la 
bona memoria del quondam mio patre rum la inclita et pretiosa memoria 
del q. 111."'^ patre de V. 111. S. et non manco serrò jo et mei fratelli vei'so 
TE. V. ala quale supplico et dimando de gratia la me uoglia conce- 
dere che possa mettere ne la cccha de Mantua marche 500 de argento 
fino , et fame stampare quella sorte de moneto parerà e piacerà a 
V, E. et che io ne habbia soldi nove per marcita persino ali dicti 
marchi 500 e da cinquecento in suso marchetti sey, marchctti che me 
sforzarli et credo fare com eITctto che la cecha lauorcra gaiarda- 
mento tuto V anno comò honorc et gloria de la p.'^ V. S.... 

^gue a pregarlo di scrivere alla Marchesa affinché possa su- 
bito cominciarsi il lavoro. 



302 le: arti minori 



Pare che la Zecca mantovana avesse per stampatore Giovanni 
Marco Cavalli. Egli, fin dal 1503 , aveva inciso delle lettere su 
certi tondi della Corte di Mantova, spediti dal podestà di Viadana. 
Scriveva , il 19 maggio 1505 > da Viadana , al Marchese esser 
pronto a far altre stampe , se i mastri della Zecca gli faranno 
conoscere come dovranno esser fatte. Noi ricordiamo come 1* arte 
dell'oreficeria nella famiglia risalisse al principio del secolo XV 
e già nel 1481 abbiamo fatto conoscenza di questo Giovan Marco. 

Da convenzione del 23 ottobre 1504 , risulta che il maestro 
della Zecca in Mantova era Sebastiano Spandolini, ebreo veneto 
e soci (R. Mand. e Decreti, 1502, 1513, fol. 82). 

Nel 1492 abbiamo veduto un Mastro Chivlzzano , e forse ap- 
partiene a lui la seguente lettera diretta al Marchese : 

Ill.mo et Ex."»*> signor mio singularissimo lio uisto quanto mi scriue 
V. E. per il caso de le monette et facto cum diligentìa recercare il 
veronese magistro da le stampe qual ritrovo non essere qui et fare 
tenere buona cura per intendere de la venuta sua et hauendo facto 
stampo alcuno ' immediate satisfarò a quanto mi scriue et comanda 
V. S. ala bona gratia humilmente me racomando. Mantute 17 Junij 1510 

il vostro Jidelissimo scruitor 

Ghiuesano. 

Era diretta al Marchese di Mantova. 

Il Marchese al 3 ottobre 1520 scriveva : « Hauemo nouamente 
constituito Zoan Francesco di Ruberto per saggiatore di la nostra 
Zecca. » 

Pare che lasciasse un figlio per nome Federico , detto pure 
Grana, il quale in Mantova, il 10 maggio 1566, scriveva al Con- 
sigliere ducale per interesse privato. 

Nel 1526 la Zecca di Mantova era condotta dalTAveroldì Se- 
bastiano orefice; e nel 1537 quella di Casale era data dal 
Duca di Mantova in appalto per anni 5 ad un De Giva. 

Nel 1581 tutte due le zecche erano in affìtto ad Ottaviano 
Ardizzoni di Trino e ad Ottavio Polerio, bresciano; polla prima 
pagavano annui scudi 2500, pella seconda 1500. 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 303 

Vincenzo per la gratia di Dio etc. 
Concediamo per le presente nostre a M. Davide Gaughor d' Augusta 
ampia et libera autorità di poter far intagliare ne: cuni 1' armi nostre 
et tutto quegli impronti cho da Voi gli saranno commessi per seniitio 
del stampare monete nella zecca di questa nostra città. Et per sicu- 
rezza di ciò habbìamo commandato che siano fatte queste lettere pa- 
tenti che saranno firmate di nostro mano et sigillate dei nostri mag- 
gior sigillo. 

Di Mantua li IG di Deeenibre 1588. 

Vincen:o 
Petrozanus ter. 
{R. Mandati, 1588-9. fol. 170). 



Questo Auguslano , al 4 dicembre 1595 , ricorreva al Duca 
perché, venuto due anni' prima dalla sua patria in Mantova con 
tutta la famiglia e uomini per lavorar alla Zecca, secondo con- 
veniione, questa non gli era stata mantenuta con suo gran danno. 
Si rivolgeva pure al Segretario ducale lagnandosi. Gli fu fatto 
ragione, ma poco dopo moriva io Mantova, cioè 1' undici settem- 
bre 1596, essendo ancora zecchiere, di anni 58, nella via del 
Cigno, dopo venti giorni di febbre (Necrologio Mantooano). 

La Zecca di Mantova nel 1589 era concessa in fìtto per 1500 
ducatoni a Luca Antonio Bossi da Bergamo. 

Da pagamento risulta che nel 1590 era coniatore alla Zecca 
di Mantova M.ro Ermano Plixen, orefice. 

Il Duca nello stesso anno si rivolgeva a Carlo d'Austria, mar- 
chese di Bargan in Inspruck, per couoscere se colà vi erano mi- 
niere d'oro. Ebbe dell'oro cercato altrove, non essendovi colà 
che miniere di argento. Jacomo de Macht da Augusta nel 1591 
promette «spedir subito una persona capace di fornelli per pre- 
parar il noto minerale. » La lettera porta annesso un certificato 
dell' arciduca Ferdinando d' Austria , presso cui fece una prova. 
Unisce una dichiarazione dei Zecchieri e di Cristoforo Hofero , 
argentiere tehìoatenai, che approvano ars simentaria del de Hacht, 
poiché la sua polvere timentaria messa in un' olla e cimentata 
per 12 ore , indi fusa e purgata, dava oro. 



304 LE ARTI MINORT 



Venne egli stesso a Mantova, e a di 8 maggio 1593, da Àu- 
gusta, e ripartitone, domandava al Duca scudi 10,000 o 600 di 
provvisione, come da scrittura fatta, notando che era partito da 
Mantova ammalato. 

Anche un Giorgio Longo , capuano , scriveva al Duca da Do- 
modossola (1592), per un secreto di alchimia. 

Bellisario Cambi, al 7 marzo 1594, faceva conoscere il bisogno 
di piombo pollo stampo di monete. 

Nel luglio 1592 , Ferrando Gonzaga da Guastalla , scrive al 
Duca di Mantova che M.r Matteo Miscato, mastro di Zecca di 
Pomponesco , col mezzo di Baldassare (jandolfi e altri forestieri 
< batterono monete false, in questo mio territorio », invitandolo a 
reciproci provvedimenti. Pomponesco è nella provincia mantovana. 

E con questa notizia finisco pel secolo le notizie sugli addetti 
alla Zecca , sembrandomi che anche la Zecca mantovana fosse 
decaduta dal lustro, che potè avere nei tanti secoli anteriori di 
sua esistenza. 

Pochi mantovani appaiono fra i coniatori. 



Battilori o tiralori in Mantova. 

Nel secolo XV abbiamo appena veduto accennato un tiraloro , 
cui fu impedito di restar nel mantovano , perchè imputato di 
omicidio. 

A di 4 giugno 1526, Paolo Negro, veneto, otteneva cittadinanza 
mantovana per le sue rare virtù, reducendi aurum et argenium 
in tenuissimas braeieas, per far lettere d' oro e d'argento (72. De- 
creti, 1523-6, fol. 242). 

E poi il Marchese (26 luglio 1526) raccomandava al suo am- 
basciadore in Venezia, Don Marco Negro, veneto, abitante in Man- 
tova , che dovea arrivar in Venezia per raccogliere maestri e 
maestre da filar oro e condurli in Mantova a suo fratello mastro 
Paolo che «ha ottenuto di aprire il mesterò di batter et filar 
oro con commodità grande e satisfactione de quesua nostra città. > 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 305 



A di 10 aprile 1529, Graffito Roth, battiloro ulmensiSj otteneva 
cittadinanza mantovana, estendibile ai discendenti (R. Decreti , 
1522-30, fol. 198). 

Non so se si mantenne T industria per molti anni, succedendo 
altri al Negro ed al Roth , ma è certo che sul finire del secolo- 
più non esisteva, ed il Duca concedeva buoni privilegi per riat- 
tivarla. 

Infatti il duca Vincenzo , a di 3 dicembre 1591 faceva pagare 
30 ducatoni a Gio. Maria Molano , Tommaso Rozza , Michele 
Gailiere e Battista di Giacobo < tutti tre artefici Milanesi per 
Tarte del tirar, filar et tagliar Toro, fatti venire a bella posta 
in Mantova per V introduzione di detta arte. 

Da Piacenza, il 10 agosto 1596, Cesare Calvo, milanese, s' in- 
dirizzava al Duca di Mantova per impiantare una fabbrica per 
battere e filare oro ed argento, avendo conosciuto noa esser riu- 
nito il tentativo del suo compaesano Aurelio Zanolo. Spera di 
rìescire , poiché da 32 anni lavora in Piacenza. Fu accettato v 
ma, caduto ammalato, nel 1597 era ancora a Piacenza, e dopa 
più nessuna notizia di lui, né di altri pel secolo XVI. 



Orefici in Venezia. 

Dell* orefice Gian Andrea Fiore , che nel secolo XV abbiama 
▼edato, trovo che Isabella, marchesa di Mantova, gli ordina (28 
marzo 1501) di comperarle due o tre ehrisopazi e nel luglio gli 
mandava una filza di 60 corniole affinché le pulisse. Il Mar- 
chese, a di 12 maggio 1502 gli accusava ricevuta di un gioiella 
comperato per ducati 60. Il Fiore , a di 25 aprile dello stesso 
anno, aveva fatto conoscere alla Marchesa che gli smeraldi ado- 
perati dagli speziali per medicamenti non gli sembravano vera- 
mente tali ; perciò si riservava di cercare veri smeraldi orientali. 

Nel marzo 1503 la Marchesa gli spediva un suo diamante in 
tavola per essere rilegato ; al 28 agosto gli dava incarico dì 

Areh. Stor, Lomh. — Anno XV. 20 



30G LE ARTI MINOR5 



acquistare quattro grisopagi e di forarli ad uso di braccialetto 
e al 7 ottobre ne procurava altri. 

Da Venezia era venuto in Mantova < Rigo Todesco zoielero 
Esler » come si sottoscrive nell' agosto 1500 , pregando il Mar- 
chese di farlo soddisfare, essendo 14 mesi che aspetta. E il Mar- 
chese, al 5 giugno 1502, ordinava che gli fosse dato un ronzino 
afBnchè potesse andar presto in Alemagna. 

Infatto deir agosto 1504 vi è una lettera di M.ro Rigo Exler 
gioielliero da Anspurg, diretta al Marchese, cui dà molte notizie 
guerresche. 

Al 5 gennaio 1508, era di bel nuovo in Venezia, come da altra 
sua lettera al Marchese ; ma neir anno dopo gli scriveva da 
Augusta che era fuggito da Venezia. 

Lo rivedremo fra gli armaioli. 

Il Marchese di Mantova scriveva al Doge di Venezia il 29 
settembre 1505 notandogli che uno spagnolo era venuto in Man- 
tova, facendosi conoscere per eccellente orefice, cosi ebbe molte 
commissioni e oro per lavorare: ma poi prese il volo per Ve- 
nezia; cosi si raccomanda per investigazioni. 

La marchesa Isabella nel maggio 1506 dà Tincarico a Taddeo 
Albano in Venezia di comperar un vaso d'agata del defunto Vi- 
vianello ; e nel giugno ad Aluyse de la Valle gioielliere di pro- 
curargli un rubino e delle agate. 

Ill."ia Mad a S. et patrona mia singulariss."ia 

Io mando per messer Suardino lactore presente de U.o S. 111."»^ la 

efigie de la Majestà del Re de Francia in medaglia : et prego questa 

non mi reputi negligente perchè la colpa e proceduta da malatia. Ma 

presto spero visitar V. S. con più bel presente ala quale come humile 

seruo s. p. mi ra eh ornando. In castello di S. Vaso a dì 21 Jan' 

nuarii 1518, 

Di V. III. Sig. 

S. fidel."^* 

Io Jacomo d^Alanima 

de Venetis. 

Ala ///.'* et Ecc,^ Mad. Marchesana de Mantua, 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 307 



Per sigillo ha una bella testolina di donna. Non so se sìa un anti* 
'quario un artista. Nel rispondergli la Marchesa lo qualifica per suo 
amico carissimo, lo aspetta in Mantova e lo ringrazia della bellissima 
medaglia che le piace sommamente. 

Il Marchese di Mantova, il 23 maggio 1524, ordinava al suo 
ambasciadore in Venezia una corona di lapislazuli con pater nostri 
tondi, fatti a facette. 

Orso ebreo, gioielliere mantovano in Venezia, scriveva il 23 
giugno 1524 alla Marchesa di Mantova: 

Questi giorni passati me ha parlato di quel dyamante quadro et di 
quel Saphyl feze comprar a V. S. da mio fratello da un roercadante 
forestiere 

11 Marchese di Mantova, il 10 marzo 1526, scriveva ad Ales- 
Sandro Pìcenardi, che essendo informato che il nobile Peregrino 
gioielliere veneziano era creditore di ducati 40 per gioie vendute 
al nostro Cardinale ; e per ciò aveva ordinato il pagamento. 

A mezzo di Vincenzo Albano in Venezia la Corte di Mantova 
Del dicembre 1526 provvedevasi di « due miliara d*oro battuto. > 

Si scrìveva dal Marchese, il 24 maggio 1528, air Ambasciadore 
mantovano in Venezia per esser accertato se M.ro Vincenzo Ros- 
satto gioielliere, cittadino veneziano, era ritornato di Turchia con 
certi cavalli. In fatto risulta nel giugno ritornato con 12 cavalli 
provveduti alla Corte di Mantova. 

Un Felice Ceserin gioielliere da Venezia , il 18 ottobre 1528, 
«i raccomanda al Marchese per soccorsi poiché dopo il suo ri- 
torno da Mantova cadde ammalato. 

L* Ambasciadore mantovano in Venezia faceva conoscere (27 
giugno 1529) al Marchese che aveva fatto stimar i diamanti, che 
voleva comperar , dai seguenti Bartolomeo , Bataglia , Pedrazzi , 
Angustino Muse, Antonio Scorzarolo diamantaro, Andrea Quarto, 
Aziuio Milanese e Marco Antonio Benzene. 

La marchesa Isabella si meravigliava (27 giugno 1531) col- 
i' Ambasciadore suo in Venezia che non si potesse trovar quel 
M.'-» Michelino che dovea farle certi vasetti. Michelino era gio- 



308 LE ARTI MINORI 



ielliere del Papa e aveva nelle mani un vasetto di cristallo ed 
altro di amatista per essere legati in argento e gli erano stati 
consegnati dalla Marchesa , quando fu in Venezia. Al 24 ago- 
sto 1531 gli ordinava di sollecitare il trovato Michelino e utt 
M."* Cauorlino che doveva farle un Jesus, 

Benedetto Agnello ambasciadore mantovano in Venezia, a di S 
luglio 1536, scriveva alla Duchessa di aver ricevuta « la cidella 
di lapislazuli e averne ordinato cinque o sei a gioiellieri. » 

Il 7 agosto spediva a Mantova « un migliaro d'oro per indorare > 
non avendo potuto trovar di più ; ma al 10 faceva altra consimile 
spedizione. 

Il Doge di Venezia, Pietro Laudi, il 24 gennaio 1543 , racco- 
mandava al Duca di Mantova < il fedel cittadino nostro Antonia 
Rizzo giogieliero, creditore di Jacob di Titano e Jacob di Sanson, 
ebrei abitanti in Mantova, affinché la causa fosse sollecitata. 

E air 11 maggio replicava la raccomandazione. 

€ Jachomo de Ranchati » gioielliere, da Venezia scriveva il 24 
aprile 1574 al Marchese di Mantova per esser pagato di ducati 70 
per certi lavori cioè « quele tavole de cristalo de montagna. » 
Fa conoscere essere padre di 3 maschi e 6 femmine ed esser 
debitore di 70 ducati. 

Il Duca di Mantova , a di 13 febbraio 1581 , concede salvo- 
condotto a Girolamo Stella gioielliere in Venezia dì ritornarvi, 
essendo venuto a Mantova per presentargli delle gioie. 

Questo Stella nel 1593 proponeva al Duca la compera di quattra 
smeraldi regali al prezzo di scudi 2500, notando che se gli sme- 
raldi non venissero dal Perù sarebbero stati ben più cari. 

€ Jacomo Cyìnich gioieliere in Venezia », il 20 marzo 1581, fa 
conoscere al Duca di Mantova essere in trattative per comperar 
il diamante di carati 8, al prezzo di scudi 3000, secondo il desi- 
derio espressogli. 

Al 3 giugno partecipa che non si può avere a meno di 3000 
scudi, ve ne sarebbe altro per 2000. 

Nel 10 novembre 1585 domanda di essere pagato di scudi 156 
per una fontana, che gli forni in Firenze; avrebbe bisogno di tale 
denaro, dovendo portarsi a Firenze e in Roma. 



ALLA CORTt: DI MANTOVA. 309 



Offre altra fontana coasimile ma a denaro pronto. Nel mag- 
gio 1586 gli annunzia un suo viaggio per Graz, Vienna e Praga 
per negozio con quelli principi. Avendo comprato in Mantova dal 
gioielliere M.ro Bario un collarino per scudi 100, prega di esser 
pagato del conto vecchio per poter fare il suo dovere col Bario. 
Spera trovar belle pietre per una fontana , bella come quella 
montagna del Serenissimo Gran Duca di Firenze. 

Da Venezia il 20 dicembre dello stesso anno, già di ritorno 
dalla Germania , gli annunzia che ha venduto il suo centauro e 
la figura de perle, et altre cose per studioli a S. Maestà, da cui 
fu molto contentato. Da suoi viaggi portò cose bellissime, essen- 
dosi messo in relazione con tutti i migliori artisti. Intanto ricorda 
il suo conto vecchio insoddisfatto, dal quale devono darsi scudi 
100 a M.ro Bario. Sua Maestà gli ha fatto vedere molte sorte 
di pietre e vasi, che fa eseguire in Milano e quelle pietre sono 
di Boemia. 

Bartolomeo del Calice da Venezia, il 20 novembre 1582, scrive 
alla Corte di Mantova : 

Quanto alla fede del tabernacolo intendo quello che desidera V. E. 
che la sii fatta per mano de Battista padouano orefice che lo fece. 

ÀI 29 giugno del 1585 spediva il restante « delle rosette dorate 
che sono in tutte 400 ben governate .... e lo specchio. » 

Bartolomeo Corsini da Venezia, TU settembre 1585, fa sapere 
al Duca di Mantova cjie M.^o Lunardo gioielliere viene a Man- 
tova per servirla « che certo egli é huomo nella sua professione 
perfetto come ne uedrà V esperienza. » Intanto supplica di esser 
pagato di agate fornite, il qual pagamento potrebbe farsi anche 
in Mantova a M.ro Carlo Bario orefice. 

Aggiugne che ha trovato due pezzi di lapislazuli bellissimi 
di 60 libbre V uno in circa per far vasi e dal Lunardi saprà il 
prezzo. 

Un Lonardi Ricalco gioielliere da Verona, fin dal 22 settem- 
^ 1581, supplicava il Duca di esser pagato di scudi 100. 
Il Corsini, a di 21 aprile 1586, prega il Duca per esser pagato 



310 LE ARTI MINORI 



dei bottoni di smeraldo , che gli ha procurato, insistendo i mer- 
canti pel pagamento. 

Al 1^ ottobre 1587 da Venezia rilasciava ricevuta di esser pa-- 
gaio pel resto di 17 smeraldi , comprati dalla Principessa di 
Mantova. 

Domenico delle due resine, gioielliere in Venezia, scrive, il 1**^ 
marzo 1586 , al Duca di Mantova per esser pagato di scudi 50, 
tanto costando la roeha de smeraldo compratagli, e al 26 agosto 
accusagli l'ordine avuto da Messer Lunardo gioielliere per la 
provvista di un pezzo di diaspro orientale, sanguinato; cosi lo 
spedisce e pesa libbre 19 , oncie 9 , pesando libbre 6 e oncie ^ 
più degli altri , già spediti. È trasparente per essere elitropio. 
Ultimo prezzo è di scudi 243. E meravigliato (3 maggio) della 
bassa offerta. 

Al 10 ottobre 1587 Guglielmo Helman da Venezia ricorda ì\ 
suo credito per 24 smeraldi provveduti, importanti scudi 400. 

G. B. Capra d'Alabio scrive da Venezia al Duca , il 25 no- 
vembre 1587, che, arrivato in detta città, visitò il tesoro dì Sarr 
Marco, ove vidi un vaso di cammeo ; ma inferiore a quel cammeo 
intagliato, che S. A. possiede e rifiutò 12,000 scudi; vide poi 
due alicorni, ma meno belli dei posseduti da S. A. Gli domanda 
in regalo una medaglia da metter al collo affinchè i Principi di 
Alemagna la vedi no , e desidererebbe pure aver quel libro delle 
villanelle per farlo vedere a qualche Principe. 

David de Cervi, ebreo in Mantova, trovandosi a Venezia, il 23 
novembre 1588, scrive al Duca di avergli comprato due anelli , 
uno con un rubino grande, l'altro con diamante vistoso per 
scudi 122; li crede rubati, tenuto conto della mitezza del prezzo, 
poi gli propone altri gioielli. 

Egli era gioielliere mantovano ed aveva bottega in via degli 
Ebrei, come risulta nel settembre 1589. 

Era ancora nel 1592 in Venezia, avvisando la Corte esser sul 
mercato molti diamanti da ridursi in bottoni. 

A di 21 gennaio del 1589, il Duca faceva ordinare al suo Ara- 
basciadore in Venezia di comprar e spedire subito da 65 a 70 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 311 



pezzi di gioie false, figuranti diamanti, rubini, smeraldi, tutti legati 
ia rame dorato od ottone od altro simile per ornare cappelli ad 
oso di una mascherata. 

Il primicerio di Sant' Andrea di Mantova , il 14 agosto 1590, 
scriveva all'Ambasciadore veneto che M.ro Antonio Pesadro gio- 
ielliere veneziano era creditore per resto di una cassetta d' ar- 
gento indorata e gioillellata con rubini e diamanti e smeraldi, 
venduta al Duca di Mantova per ducati 1150 di moneta vecchia ; 
e per ciò in nome di S. A. gli ordina il pagamento , il che fu 
eseguito. 

Lo stesso primicerio ordinava a detto ambasciadore di far ese- 
guire in Venezia un bambino d' argento di getto o battuto , se- 
condo le misure mandate. Esso doveva esser nudo, inginocchiato 
sopra un cuscino, ed era per voto. 

Paolo Atedendoli, mercante di gioie in Venezia, al 23 gen. 1592, 
offre alla Corte di Mantova smeraldi, e nel marzo 1593 ne spe- 
diva Uno. Si sottoscrive invece Studendoli. 

Cristoforo Otto, nel gennaio 1593, presentava quattro smeraldi 
airAmbasciadore mantovano in Venezia, affinchè li facesse vedere 
al Duca per acquisto al prezzo di scudi 3000. 

Mario Bevilacqua da Verona scriveva al Duca di Mantova (9 
roarzo 1592) che Lonardo vorrebbe esitare un suo bellissimo 
filo di perle, cosi attende conoscere la volontà di S. A. 

Anselmo Levi, ebreo gioielliere, venuto da Mantova in Venezia,, 
dava ricevuta al Duca di Mantova di scudi 1400 per spese fatte 
in suo servizio (1592). 

G. B. CJorte da Venezia, il 12 febbraio 1593 , domandava al 
Doca 455 scudi per due baiassi vendutigli. L* Ambasciadore man- 
tovano in Venezia, il 2 ottobre 1593, alla Corte di Mantova : 

Mi dice D. Marc* Antonio Mazzone che gli è capitato alle mani un 
segreto di far perle tanto belle, che se ne sono uendutc per nere a 
questi orefici .... e darà anco il remedio di colorirle et lustrarle, che 
uale per le difettose et uecchie. Ho io inteso altre uolte che si pigliano 
le perle da oncia et si mettono nel succo di limone finche uenghino 
•n pasta et poi con una forma d'argento si stampano , come si fanno 



^12 LK ARTI MLNORI 



t 

le palle da balestra et s'induriscono nell'acqua fresca. S. A. deve sa- 
pere meglio queste medicine. 

Al 23 dello stesso spediva le istruzioni per far le perle, avute dal 
Don Mazzone. 

Girolamo Ott, forse parente o socio di Cristoforo, da Venezia, 
ti 26 marzo 1594, scriveva alla Corte di Mantova che, secondo 
il desiderio di S. A. S. , trattò con quel Ruggiero € che fa le 

< pietre false che uoglìa per uno scuto al giorno di stipendio, oltre 
€ le spese, transferirsi a Mantova, ma egli pretende lire otto ve- 
€ nete al giorno, non escluse le feste. Egli vorrebbe condur un 

< suo garzone che disgrossa le pietre che egli poi riduce alla 
€ perfezione. Il maestro ha quattro figli piciolr... fa cose bellis- 
« sime molto simile alle vere gioie. » 

Lelio Arrivabene, il 3 settembre 1394, da Venezia propone al 
Duca la compera di una cassetta di cristalH di montagna, mon- 
itata in argento, cosa singolare, un filo di perle stimate scudi 25,000 
e un diamante a faccio del valore di scudi 6000. 

Luca Tron , orefice in Venezia , il 28 ottobre 1594 , cede al 
Duca di Mantova il suo garzone Giovanni Mercurio, quantunque 
non abbia ancora finito varie opere di non poca importanza. 

Neir anno dopo racconciava pietre preziose mandategli , cioè 
sei zaffiri , dei dodici avuti. 

L* Ambasciadore mantovano, il 15 gennaio 1595, fa conoscere 
4ihe M.ro Angelo Strada, gioielliere, non vuole venire in Mantova. 
Forse era figlio o socio di Girolamo, che abbiamo veduto esser 
venuto m Mantova. 

Nel giugno promette far accomodar i topazii dal Rosso , gio- 
ielliere. 

Baldassare Pommari , orefice veronese, da Rolo^ il 21 ago- 
sto 1596, si offre al Duca per lavori in oro ed in argento e per 
legar gioie. 

La Duchessa di Mantova , al 24 settembre 1597 , fa scrivere 
all'Ambasciadore in Venezia di provvederle una lampada d* ar- 
gento di non minor prezzo di ducati 50, nò maggiori di 60. 

Al 24 ottobre essa era spedita in Mantova. 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 313 



Ercole Udine, ambasciadore mantovano, in Venezia, il 17 gen- 
naio 1598 spediva alla Corte 4 candelieri d* argento. 
E con queste argenterie finisce il secolo XVI per Venezia. 



Orefici in Genova. 

Come notammo la lontananza era d'incaglio alle relazioni della 
Corte di Mantova con Genova ; ma per certe specialità tuttavia 
DOD mancava di rivolgersi. 

Infatto nel 1523 la Marchesa si procurava da Genova una 
cinquantina di coralli, che pesarono oncie otto e costarono lire 
60 di Milano ; ma erano assai belli, e la Marchesa ne fu molto 
soddisfatta. 

Stefano Spinola da Genova , il 4 febbraio 1550 , spediva alla 
Corte di Mantova filze di coralli al prezzo di scudi quattro la 
filza, sperando di trovarne dei più grossi al prezzo di scudi 
cinque. 

Altra relazione artistica con Genova ci fa conoscere una lettera 
di Lorenzo Grosso gioielliere, che da Genova, il 30 marzo 1539, 
offrendo al Duca di Mantova « un bellissimo rubino cabussone 
di bella fazone e colore , legatto a giorno in quattro branche di 
pezzo di caratti 8 al prezzo di scudi 1500. > Ne manda il disegno 
in piombo, pregando per pronta decisione, poiché, se non conve- 
niente, lo spedirebbe al Re di Francia. 

Non trovai l'esito; ma conosco questo orefice valente, che 
molto si distinse a Roma fin dal pontificato di Innocenzo Vili ; 
nel 1522 era console con Antonio da San Marino dell' Uni- 
versità degli orefici e fu addetto alla zecca Pontificia. Per mag- 
giori notizie si potrà vedere il mio libro Artisti subalpini in 
Roma. 



314 LE ARTI MINORI 



Orefici Milanesi e. Lombardi. 

La marchesa Isabella scrive, il 14 maggio 1501, a G. B. Vi- 
smara in Milano per certe corniole da esser acconciate, secondo 
le indicazioni, che darà Gio. Francesco Ruberto orefice. 

Le relazioni di Caradosso, mentre era a Milano, con la (Torte 
di Mantova, a mezzo di Cristoforo Romano scultore già pubblicai 
nel mio libro Artisti in relazione coi Gonzaga signori di Mantova. 

Riguardano un vaso di 49 pezzi di cristallo ligato in argento 
dorato e smaltato, intagliato e ben commesso, che nel luglio 1505 
era proposto da detto scultore in compera; poi offriva un cala- 
maro meraviglioso. 

Venne Caradosso da Milano in Mantova nel settembre a far 
vedere i suoi lavori. 

Aggiungo che la marchesa Isabella, fino dairuUimo maggio 1504, 
a mezzo di Angelo Vismale, aveva fatto vedere al Caradosso un 
rubino affinchè lo legasse nel modo migliore a suo giudizio. 

Cristofaro Romano dal finire del secolo XV era già in rela- 
zione con la Corte Mantovana e coniò una medaglia figurante 
Isabella d' Este marchesa di Mantova. E che egli fosse coniatore 
si conobbe a mezzo dei documenti da me pubblicati, pei quali il 
signor Valton , nella Réoue numismatique di Parigi del 1885. 
(Gian Cristofaro Romano medailleur italien) riscontrò Y esistenza 
di detta medaglia ed altra nel Gabinetto numismatico nella Bi* 
blioteca Nazionale di Parigi. 

Sembrandomi lombardo il Mantegazza , comprendo qui la se* 
guente lettera, diretta da Casale alla Marchesa di Mantova. 

Jllme Princeps et Ex, Domine frater honorandissime. Desiderosa 
maestro Gentile Mantigatio aurefice essere in seruitio de la 111. Sig. V. 
if ha pregato più volte vogliamo contentarci puossi satisfare al suo 
desiderio et perche el seruitio suo a noi era grato non gli haueres* 
Simo compiaciuto quando hauesse pensato de seruire altro signore 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 315 



che la S. V. ma per reputare li seruitori nostri comuni ala S. V. et 
quando siano cum quella siano anchi cum noi , per questo uoluntìeri 
li hanemo compiaQciuto et cussi cum questa nostra li significamo coma 
dicto maestro Giéntìli vene cum bona licentia nostra et tanto più uo- 
lontieri gli habiamo concessa quando che se siano persuasi far cosa 
grata a la S. V. Ali piaceri de la quale se offerimo sempre apparec- 
chiati. Dot Casali Die XXIIJ Augusti 1507. 

Frater Guglielmus Marchio 
Monti/errati ecc. 

Maimonus seo. 

m.^ Principi et Ex, Z>/'^ 
Francisco Marchion, 
Mantuce et fratri 
nostro honorandiss.'"^ 

Era , come vedesi del Marchese del Monferrato , parente del 
Marchese mantovano. 

Rivedremo presto altri Mantegazza orefìci, forse discendenti di 
quei famosi orefici lombardi , che operarono anche di scultura 
nel secolo XV. 

La marchesa Isabella y al 20 luglio 1515 , scriveva al conte 
Strozzi : 

L^anno passato quando ni trovammo a Milano dessimo una nostra 
preta de topazo a Ms^ Matheo intagliatore di corniolo a fino chel gè 
tagliassi dentro certo disegno che gli dicessimo. 

Non avendo più saputo notizia prega di cercarlo e farsi restituire 
il topazio. Scriveva pure al Suardino nell' ottobre di sollecitare 
detto intagliatore o di farsi rimettere il topazio. Nello stessa 
tempo sollecitava pure il lavoro di lampade d'argento, ordinate da 
più mesi e la restituzione di quelle mandate a modello, apparte- 
nenti queste ad altri. 

Nel 1523 si era procurata la Marchesa una coroncina di cor- 
niole assai bella. 

Ella avvisava (29 settembre 1530) il Duca di Milano dell' ar- 



31G LE ARTI MINORI 



rivo di M/<* Nicolò suo orefice affinchè conducesse da Milano in 
Mantova due meistrì orefici e ne domandava il permesso. 

Da Milano Aurelio Arnolfo , il 5 febbraio 1580 , scriveva a 
monsignor Priore Cavriano, Consigliere ducale in Mantova : 

< Con il signor Conegrano per le mani del quale riceuerrà V. 
S. M. III.* la presente^ le mando il suo diamante intagliato della 
sua arma in un scattolino bianco et in un altro negro ui ritrouerà 
r impronta d'esso di modo potrà uedere se resta ben semita, Tho 
pagato lire 73. » Attende per la spedizione di un cofano. 

Eliseo Magoria, mercante di gioie, scriveva da Milano, il 21 
giugno 1581, al Principe di Mantova come nel marzo dell' anno 
primo gli avesse &tto rimettere a credenza delle gioie per scudi 
1873, a condizione di aver il rimborso mensile di 100 scudi, non 
avendo avuto che scudi 700, supplica pel restante. 

Filippo Galbiate , orefice milanese , domandò ed ottenne nel 
giugno 1582 di portar il suo domicilio in Mantova. 

M.ro Gio. Paolo Corsignano, gioielliere milanese , era , a di 2 
novembre 1587 , pagato di scudi 70 per un aironera con rubini 
e diamanti, acquistata dal Duca. 

Luigi Olivi, agente mantovano in Milano, scrive, 30 dicem. 1587, 
alla Corte di Mantova che deve arrivarvi M.ro Gioanni Tradaie 
orefice che si era offerto, secondo trailo Giuseppe Mantegazza, di 
lavorare in argenteria per Sua Altezza, in ragione di 5 libbre et 
cinque soldi l' oncia. Verrà con dodici homi ni ; è uomo dabbene 
e sufficiente nell' arte. 

Salomone Levi, gioielliere ebreo, che già conosciamo, da Milano, 
il 7 maggio 1588, scriveva al Segretario ducale su altra compera 
di diamanti , fatta per Sua Altezza. Verrà in Mantova il proprio 
figlio, dovendo egli partir per Genova. 

Al primo di settembre 1594 il Duca faceva pagare in Milano 
ai gioiellieri Giuseppe Rovida e Francesco de Bresciani ducatoni 
lombardi 1900 per gioie e perle avute e 500 ad Altobello Pìotto, 
gioielliere della Svizzera italiana per altre gioie. 

Successe al Rovida, forse suo figlio Tommaso, gioielliere mila- 
nese nel servire il Duca di Mantova fino dal febbraio 1587. 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 317 



L'AltobellOy al 23 ottobre 1596, era stato imprigionato in Milana 
dallo Inquisitore, qual spione del Duca di Mantova , non ostante 
munito di regolar passaporto. Cosi scriveva al Duca Fra Sisto 
Rosa per provvedimenti, tanto più che il Fiotto aveva seco molto 
gioie. Questo Altobello, fino dal 1592, di ritorno da Venezia era 
passato in Mantova per offrire al Duca V acquisto di rubini o 
libbre 590 di lapislazuli in 14 pezzi, comperati in Venezia per 
fare vasi, ma non aveva trovato il Duca. 

G. B. Quenzati , detto il Romanino , da Milano , il 5 dicem- 
bre 1598 , mandava al Duca due anelli con rubini fatti ese- 
guir espressamente , uno del valore di ducatoni 36 , V altro più 
piccolo di 31. Nota che vi è mancanza di rubini , cosi costano 
molto. 

Egli, al 24 giugno 1599, scrive nuovamente, sottoscrivendosi 
< G. B. Quenzate zoieler di Milan detto il Romanino, quello che 
portò in Borselles il conzerto de zoie di fiore al Serenissimo Ar- 
ciduca Alberto » partecipando che Roberto Staes gioielliere fiam- 
mingo di S. A., nel partir da Milano, gli commise di far stampare 
in varie città V avviso di un rubino, rubato sul Po vicino a Fer- 
rara. Il rubino capitò in pegno per dieci ducati ad un ebreo, come 
gli fu detto da M.ro Luca di Otti, orefice veneziano, massaro di 
detta arte in Mantova , e poi da Tommaso Rovida orefice in 
Milano. Si pensi al riscatto a favore dello Staes. 

David di Cervi ebreo mantovano, venuto in Milano, faceva co- 
noscere al Duca di Mantova (16 marzo 1599), che teneva a sua 
disposizione sei bellissimi tazzoni d' argento grandi , con piede 
alto, con un imperatore in mezzo, alto un palmo, istoriato sot- 
tilissimamente delle imprese fatte dello stesso imperatore : il peso 
dei tazzoni era di oncie 106 per ciascuno. Seguiva a notargli 
che r orefice Romanino gli aveva mostralo un bellissim3 gioiella 
del valore di scudi 4. m. e vari cammei istoriati. Un Zan Agnolo 
Benzeni lavorante in gioielli , valente , era disposto di venir in 
Mantova a fargli € il suo bel vaso ed altro. » 

Camillo Riccio da Milano, il 20 febbraio 1599, offre al Duca 
wi pezzo di lapislazuli , che pesa 965 Vj ed è a giudizio dei 



318 LE ARTI MINORI 



gioiellieri il più voluminoso pezzo che sictsi veduto , mandando 
intanto il disegno, che in ogni caso prega di rimettere ad An- 
selmo Levi in Mantova. Piacendo lo porterà a Mantova, Fa poi 
conoscere che capitarono in Milano « certi paesini del Civeta et 
dil suo maestro. » 

Rivedremo questo Camillo Ricio nella sezione del vetro. 

Se non vi è moltissimo in questa relazione lombarda; il poco 
é importante e vedremo farsi maggiore nel secolo XVII. 



(Continua), 



A. Bertolotti. 



^^T^ 



GLI SFORZA E CARLO Vili- 



I. / narratori. — II. / re francesi e V Italia. — III. Lodovico 
il Moro. — IV. Suoi intrighi con Carlo Vili e con Massi- 
miliano. — V. Bianca Maria. — VI. Politica acoiluppata e 
Lega. — VII. Preparativi di re Carlo. — VIII. Sua calata. — 
Morte del duca. — IX. Lettere e Arti. — X. Esito deU 
r impresa. 



I. 

Come avviene delle epoche più momentose della vita sociale, 
numerosissimi sono quelli che scrissero intorno alla discesa di 
Carlo Vili in Italia, sia del complesso, sia di fatti, sia di per- 
sonaggi , o di paesi , o di casi parziali. Tra questi merita posto 
principale Filippo di Camines, signore di Argenson, prezioso nar- 
ratore di ciò che vide come ministro di Carlo il Temerario , poi 
di Luigi XI, adoperato in tutti gli affari del tempo. Non ha molto di 
politica e di vedute. Non conosceva, o almeno non seguiva i clas- 
sici, e ignorava fin il latino ; studiava la storia sul vivo : sapeva 
quanto costasse ciascun ministro o magistrato , onde può dirsi 
che laicizò la storia, non raccontando se non ciò che vedeva 
e al modo che lo vedeva, senza reminiscenze o allusioni o 
idealità. Lo chiamai un Machiavello anticipato, perché, come il 
nostro, non conculca la moralità, ma non la valuta, e la sottomette 
alla convenienza politica; non loda chela riuscita; non inveisce. 



320 GLI SFpRZA E CARLO VIIL 

né si appassiona. Ebbe graa parte nelle imprese di cui prendiamo 
ad occuparci , e non ò sempre benigno a re Carlo. 

Marin Sanudo, di cui a lungo discorsi nel fascicolo precedente, 
prima dei Diarj avea descritto Y impresa di Carlo Vili, lavoro di 
giovane inesperto, e senza le preziose particolarità di quelli (1). 

Sono di questi tempi gli storici più rinomati : Benedetto Varchi, 
Paolo Giovio, Scipione Ammirato, Pietro Bembo, Jacobo Nardi, 
Senarega, Navagero, e, superiori a tutti , Francesco Guicciardini 
e Nicolò Machiavello. 

Il Guicciardini , bellissimo scrittore , formato sui classici , stu- 
dioso della parola ancor più che dei fatti , quae desperat iraetaia 
fdtescere posse, relinqtdt Ranke ne abbattè la reputazione, mo- 
strandolo in fallo persin nei fatti a cui prese parte. Bensi è note- 
vole pei riflessi politici che fa sopra persone e sopra avvenimenti, 
che non si curò di sincerare. Il Delaborde riflette che la splen- 
dida descrizione dello stato d' Italia prima dell' invasione fran- 
cese, è un artifizio retorico per dar risalto alle miserie che la 
seguirono. 

Il Machiavello ha una reputazione popolarissima (2), essendosi 
da lui denominata quella politica, che cerca 1* utile senza badare 
air onesto, e che egli non inventò ma trovò generale , e che ha 
dominio anche ora fra i vanti di civiltà^ di umanità, di lealtà, 
quando gloria è il riuscire, qualunque siano i mezzi, e il mezzo 
migliore è la forza ove non basti V astuzia. Chiaro , breve , 
efficace , non badando a Dio e Cristo , eppure agi* influssi e agli 
astrologi, non curando letteratura e belle arti, indifferente per le vit- 
time, simpatico per chi raggiunge il suo fine ; immaginava un* Italia 
armata contro tutta Europa armata , a cui solo un tiranno ca- 
pace di qualunque delitto potrebbe metter freno, detestabile solo 
quando non riuscisse. Lo stesso Ranke giudica che il Principe di 



(1) La èpedizlone di Carlo Vili in Italia^ raccontata da Marin Sanodo, 
pubblicata per cura di Rinaldo Fulin. — Venezia, 1873. 

<2) OaBSTB ToMMASiNi: La cita e gli scritti di N. Machiavello nella 
loro relazione col Machiavellismo. — Torino, 1883. 



GLI SFORZA E CARLO Vili. 321 



Machiavello non ò un encomio, non un'ironia; ma un opuscolo* 
di circostanza. 

Speciale alle cose lombarde è Bernardino Corio, « il qual pel 
primo commise ai monumenti della lettera le origini e gli inclita 
(atti dei Milanesi »: benché cortigiano degli Sforza , lascia tra- 
pelare la sua disapprovazione. 

Tanta ò V importanza di quel momento, decisivo dell* avvenire 
di tutta Europa, che moltissimi moderni tolsero a parlarne e ra- 
gioname. Principal lode fu data a M. Cherier (1), ma i giudizj dat» 
generalmente parvero severi e ingiusti al duca di Chaulnes, mu- 
nifico protettore delle lettere e delle arti , che col Muntz rac- 
colse copiosi e preziosi documenti intorno a queir epoca. Colpito 
da morte, quei materiali furono affidati al signor Delaborde, che 
già ne era collaboratore , e che ne continuò le idee e compi 
una beir opera (2). 

È una delle splendide edizioni della libreria Firmin Didot, il- 
lustrata con 3 fotoincisioni , 2 cromolitografie , 5 tavole litogra- 
fate, 138 incisioni nel testo, con moltissime medaglie e ritratti 
firme di personaggi della storia italiana. Fra cui un elegan- 
tissimo frontispizio della Hisioria delle cose faete dallo invietis' 
sima duca Francesco Sforza, scripta in latino da Giovanni 
Simonetta , et traducta in lingua fiorentina da Christophoro 
Landino fiorentino : il quadro che è in Brera dello Zenale con 
Lodovico e la sua famiglia, inginocchiata avanti alla Madonna e 
quattro Santi: la < Madonna della Vittoria», del Mantegna, 



IL 

Questa del Delaborde può dirsi storia milanese, giacché vi sono 
minutamente divisati tutte le trattative e i discorsi dei diversi 

(1) CuBRiBR. H. de Charles Vili. — 1868. 

(2) r EmpédUion de Charles Vili en Italie ; bistoire diplomatique et mi* 
litaire par Framqois Deslaboro. — Paris, Firmin Didot, 1888, in-4 , di 
pagine 700. 

Arth, SlOì\ Lomb, — Anno XV. 21 



322 GLI SFORZA E CARLO VIM. 



ambasciatori e le loro relazioni col Moro , dedotte dai carteggi 
esistenti nel nostro Archivio, ed egli ha la cortesia di ricordare 
Tassistenza datagli dal marchese Gerolamo d' Adda, da Ghinzoni 
e da Cantù. 

Il posto ove scriviamo c'impedisce di seguirlo nella complicazione 
dei fatti d' allora, eh* egli svolge a meraviglia, e ci ritiene a ciò 
che riguarda la I.ombardia, o, come allora si diceva, il Milanese, 
soggiungendo quel che recentemente si pubblicò. I nostri Archivj 
offrirono al sig. Delaborde le istruzioni date dal Moro ad abili 
diplomatici per riconoscere la supremazia della Francia su Ge- 
nova , e insieme domandar Y annessione di essa al ducato di 
Milano. Secondo Ck)mines, il concetto della spedizione in Italia 
venne tutto dal Moro. Ma realmente da un pezzo i re firancest 
ambivano estendere qui V influenza e il dominio , e per mezzo 
di matrimonj protendeano a Saluzzo , Asti , Milano , e viepiù a 
Napoli , come eredità dei duchi d* Anjou. Di qui un labirinto di 
parentele e di pretensioni , complicate dai papi , che allora se- 
devano in Avignone , e perciò favorivano i Francesi , e osteg- 
giavano i Fiorentini , fedeli alla causa italiana. 

Luigi XI, studiando Francesco Sforza (1), avea compreso che 
)a politica è una scienza ; che l* amministrazione dello Stato deve 
essere sottoposta a calcolo , non abbandonata al capriccio e al- 
l' eventualità ; che per deprimere la nobiltà, la quale può opporre 
privilegi , bisogna favorire il popolo. Infatti egli operò sempre 
con intenti prestabiliti , che introducevano l' ingegno nel governo 
e r interesse al posto della morale , e re popolare per interesse 
della corona, non per simpatia, ebbe con arti buone e con pes- 

(1) Lo Sforza diceva : Quando si ha tre nemici, col primo si fa pace, tregua 
col secondo : si assale il terzo. Con parole severissime (pag. 86) rinfaccia a 
Francesco Sforza V assassinp del Picinino. La più parte degli storici mila* 
nesì lo scagionano ; ma le carte del nostro Archivio ne provano la com- 
plicità, e come suggerisse di disfìEtrsene, senza ch*egli apparisse. Il signor De- 
laborde è forse troppo severo contro Caterina De Nf edici (pag. 686), massime 
dopo la pubblicazione delle Lettres de Catherine de Medicìs, publièea 
par le comte Hector de la Ferrière. — Paris, 1887. 




GLI SFORZA E CARLO Vili. 323 

«ime umiliati i nobili e consolidata V autorità regia ben più 
colla sua grettezza , che non l' avessero ottenuto i re coperti di 
armi. 

Morto Luigi XI , gli succedeva Carlo Vili , ancor fanciullo 
sotto la reggenza di Anna de Boaujou fino al 1492. Di lui scrive 
il Fontano ("De Fortuna, lib. II, cap. 34) : € Erat in Carolo foeda 
quaedam oris, corporis vero totius deformis effigies. » 

Esso Fontano ha un* invettiva contro il Moro come uccisore 
di Galeazzo. 

€ Ce gentil roy (scrive Brantòme) ne songeait qu*a donnor auK 

< seigneurs et aux dames force, beaux plaisirs et passetemps, et 
€ des beaux tournois à la mode de Franco qui vat toujours em- 

< portò le prix pardassus tous les autres ; jeux guerriers, ou il 
4t était toujours des mieux tenaus et des mieux faisaus. » 

Il sig. Delaborde propende per Carlo Vili , lo crede cavalle- 
resco, modesto, fedele alla sua parola; fermissimo nei propositi, 
come mostrò nel venir in Italia malgrado tutti i suoi; valoroso, 
come appare nella battaglia di Fornovo. ^"^^ • l^-*^ -^v* '^ -* • 
Quando sali al trono gli inviati dì tutta Italia non parlarono 
che di pace; pace mediava Comines, pace il magnifico Lorenzo, 
ma intanto tutti facevano armi , e bande venturiero invadevano 
Roma e Napoli ; il duca d' Orléans teneva Asti come chiave 
della Lombardia, sulla quale vantava diritti come erede della Va- 
Jentina Visconti. 

Questi cenni bastino a mostrare che, se il Moro eccitò Carlo Vili 
a calar in Italia , antico n' era il progetto nei re francesi , e 
guatavano tutte le occasioni e i movimenti ;' con grande atten- 
zione presentati dal Delaborde. Il giovine Carlo avea dunque 
davanti ciò che i suoi padri aveano ordito, e non potea che con- 
tinuare. Che amasse i romanzi, come dice Cominez, è un accidente 
che può garbare a quei che cercano piccole cause ai grandi 
eventi , ma sua smania era attraversar V Italia con magnifico 
esercito, entrare trionfanti in Firenze, Roma, Napoli, acquistar 
la Grecia cacciandone il Turco, e sul Santo Sepolcro ricever la 
corona di Costantino. 



324 GLI SFORZA E CARLO Vili. 



III. 

Fra i tanti Stati d' Italia, grande importanza aveva il Milanese, 
massime dacché fu sistemato da Francesco Sforza. Suo figlio Ga- 
leazzo Maria fu ucciso da congiurati (1476), e la reggenza tocc<!r 
alla vedova Bona di Savoja a nome del figlio. Ma i fratelli 
di che prudentemente egli aveva tenuto lontani , corsero a Mi- 
lano per profittare della giovinezza del nuovo Duca , abbattere 
Cicco Simonetta e la duchessa reggente, e dopo una folla d'in- 
trighi ottennero ciascuno un assegno annuale , una fortezza nel 
ducato, e un palazzo a Milano. Tra essi ben presto primeggiò 
Lodovico detto il Moro, uno dei personaggi più enigmatici di quel 
memorabilissimo tempo (1). 

D' ingegno operosissimo e di animo basso , amava le lettere \ 
chiamati alla Corte scienziati , poeti , storici , artisti , ne formcV 
un'Accademia; ampliò la fabbrica dell'Università di Pavia; fece 
riformare gli Statuti ; dilatò la cultura della pianta di cui por- 
tava il nome ; preparò a Milano il Lazzaretto , disegno forse di 
Bramante , il quale invitato da lui con buoni stipendj , eresse 
la tribuna e la cupola delle Grazie, il vestibolo di San Celso, la 
sacristia di San Satiro, il chiostro di Sant'Ambrogio, mentre 
Lionardo da Vinci dipingeva la mirabile Cena alle Grazie, e nel 
nuovo canale della MartQsana applicava i sostegni che noi chia- 
miamo conche, e fondava una scuola da cui uscirono i Luini, Ce- 
sare da Sesto, Marco d* Oggiono, il Lomazzo, il Salaino, il Boltrafii, 

Incompiuto nelle buone come nelle tristi qualità , Lodovico fi- 
dava nella politica destrezza di poter movere a suo senno le 
cose italiane (2). Come a qualche primario attore dell' ultima 

(1) Vedi in questo Archivio: Il Moro prima di oenir al gooerno (1886 r 
pag. 728); Giudisj $ul Moro, pag. 771). 

(2) CoMiNES dice di lui: Estati homme très-saige, mais fori eraintif 
et bien souple quand il aoait p^ur. J^en parie comme de celay qui fay 
cognu et beaucoup de choses traicté aoec luy , et homme sans fois s* il 
croit ton prqfit pour la rompre. 



GLI SFORZA E f AULO Vili. 325 



nostra rivoluzione, con frase troppo ripetuta qualificata Risorgi- 
mento, la caratteristica del Moro era d' intrigante. Mirava a pro- 
sperar il Milanese e farlo primeggiare fra gli Stati italiani ; a 
tal uopo renderlo robusto col deprimere i signorotti , fra i quali 
erano divisi i dominj , la giurisdizione , le armi , e trarli a un 
centro , che le divise forze riassumesse , come aveano fatto la 
Francia e la Spagna. Ma in Italia dei quattro Stati principali, 
Roma , Napoli , Firenze , Milano , nessuno si era rinforzato in 
modo , da prevalere agli altri , onde era un continuo associarsi , 
combattersi , patteggiare fra loro. 

Supremo intento del Moro era stato divenir duca di Milano , 
a scapito del nipote , il quale , infermiccio , tenea come prigio- 
niero nel castello di Pavia, mentre di tutte le cose pubbliche egli 
disponeva come sue. 

Se il giovane duca vi si rassegnava, non cosi la moglie di lui 
Isabella, figlia del duca di Calabria, la quale al padre scriveva: 

Da parecchi anni tu mi bai dato sposa a Giovan Galeazzo, perchè, 
appena fosse giunto all' età virile , governasse da so il suo regno e 
tenesse dietro agli esempj del suo padre Galeazzo, dell' avo Francesco 
Sforza e dei Visconti suoi antenati. 

Ha competa la sua gioventù ed è padre, e tuttavia è privo d' impero, 
e appena appena a stento, a forza di replicate preghiere può ottenere 
da Lodovico e dai suoi ministri quanto è opportuno per vivere. Lo- 
dovico amministra ogni cosa a suo arbitrio, tratta guerre e paci, fa 
ie^ , concede diplomi e immunità , impone balzelli , sussidj , ordina 
rendimenti di grazie, aduna tesori , e a tutto suo beneplacito. Noi pri- 
vati d'ogni soccorso e senza denari, meniamo una vita di privato, né 
Gian Galeazzo pare il padrone dello Stato, ma sibbene Lodovico, che 
mette prefetto alle ròcche, che si attornia di soldati, accresce i ma- 
gistrati , e fa tutto quello che è proprio esclusivamente del vero duca. 
Testé fu fatto padre d' un figlio , cui si dice comunemente destinare 
•Ila contea di Pavia per farlo poi suo successore nel ducato , e in- 
tanto onora la puerpera come fosse la duchessa. Noi e i figli nostri 
Siam disprezzati , e non senza pericolo della vita sottoposti al di lui 
impero , che un qualche dì, per far cessare V odio che d' ogni parte 
manifesto traspare, non abbia a tradimento a spegnerci di modo, che mi 



326 GLI SFORZA E CARLO VIH. 

par già d* essere vedova e sconsolata, abbandonata da tutti , senza soc- 
corso. E pure mi sento ancora animo ed ardire. Il popolo ci ama, cr 
compassiona; ali* incontro odia e detesta il nostro tiranno che quasi 
per avarizia lo ha dissanguato : ma non atta a tenergli testa , mi è 
forza tollerare gli affronti e tacere, circondata da' suoi cagnotti a lui 
fidi , avversi a noi. Se ti muove pietà , se dramma d* amore hai per 
me, se queste lagrime ti possono piegare, se nel tuo cuore v' ha sen- 
timento di generosità, la figlia, il genero togli alla dura schiavitù, agli 
affronti , alla morte , e rimettili in trono. Che se non ti cale di noi 
mi è meglio lasciare da me stessa la vita, che portare il giogo della 
tirannia^ soffrire qualunque acerbità in un altro regno che non nel 
mio, e sotto gli occhi delP emulo. 



IV. 

Tanto più il Moro sentiva bisogno che le circostanze venissero 
ad accelerare il suo intento. A ciò vedeva opportuna la spedi- 
zione di Carlo Vili contro Napoli, che commoverebbe tutta Italia. 
Onde al re scriveva: 

La Casa degli Sforza vanta d* essere sempre concorsa in tutte le 
guerre a favor della Francia, la quale fu onorata di moltissimi bene- 
fici. Tuo padre Lodovico fece dono a mio padre Francesco Sforza della 
signoria di Genova che tu mi hai confermata. Riconoscente di sì gran 
meriti , Francesco mandò in Francia Galeazzo suo figlio e mio fratello 
con gran copia d' armati all' intento di fiaccare il furor de' Baroni, che 
in armi l'avversavano e più avean fatta lega con Francesco duca di 
Brettagna per cacciarlo dal trono e molestarlo con continue ves- 
sazioni. 

L'ajuto prestatogli da mio padre fu utile, come gli tornò salutare 
il Qonsiglio d'accordare ai nemici le condizioni che più sarebbero a 
loro piaciute, perchè anche ingannato gli rimanevano intatte le sue 
forze, ritenendo il titolo di re , e datane Y occasione poteva vendicar- 
sene, essendo impossibile che un sì gran numero di principi potesse 
unirsi ad un sol fine^ e in un colpo rivolgergli contro le armate che 
ciascheduno aveva preparate a propria difesa. In tal maniera, in breve 
tempo impadronitosi di loro e liberatosi dalla soggezione, potè rego- 



GLI SFORZA E CARLO Vili. 327 



lare , attorniato dal rispetto di tutti , a suo beneplacito un regno , dì 
cui non si vedeva altro nò più ricco, né più vasto. Lui temevano i 
più forti baroni , i popoli , le città , i duchi , i re ; era onorato dai 
primati delle provincie , amato da tutti e da tutti riverito. Io mi ac- 
corgo che nulla posso fare per rimunerarti della generosità che meco 
hai usato, non ostante nutro desiderio fervidissimo di poterti mostrare 
quanto V animo mio ti sia propenso, e mentre fra me stesso vo pen- 
sando che mai possa fare per onorare la grandezza della tua gloria , 
nuir altro mi soccorre alla memoria nella pochezza del mio stato, che 
di giovarti collo stesso consiglio, che un di il padre mio diede al tuo, 
affine di ampliargli il regno e cessar V onta di cui volevano bruttarlo 
i re di Napoli , che contro ogni diritto, quel regno che a te è dovuto, 
e a te lasciato da^ tuoi antenati , e tuo padre per eredità e per testa- 
mento ha aggiunto alla corona di Francia, improvvidamente e con vio- 
lenza usurpano, dilaniando i popoli, e con vergognosi balzelli dissan- 
guandoli. 

Non ti ricordi , o Carlo, che il tuo genitore, determinato di sconfig- 
gere i Turchi, nuir altro regno stimò più acconcio per procacciarsi 
una flotta ed aumentare l'esercito, che questo regno, dove o si può 
armare la flotta, ed ordinar Toste, rincorarla ed acquartierarla? E fino 
a quando sia il nome di Francia vilipeso , manomessa V eredità 
regale dagli stranieri e trattati i popoli come preda di guerra, ti fa- 
voriscono tutti, e te unicamente vogliono principe, e anelano portare 
il tuo giogo, purché si liberino dal dispotico e tiranno Aragonese, 

In quanto a me, armi , denari , cavalli , soldati , tutto é tuo purché 
strenuamente combatta, né patisca che si aggiunga vergogna a vergo- 
gna. Non temer ardua V impresa trattandosi di un regno di lungo pos- 
sedimento; hai per te tutti i potentati d' Italia, e Dio stesso avrà cara 
e sacra la tua causa; rinfocolerà l'odio dei popoli; lui caccerà i ne- 
mici purché veda in campo sventolar le tue insegne e sfolgorar le 
tue armi , né diversamente si porteranno i potentati. Accingiti dunque 
air impresa ; tronca ogni indugio : agli accalorati e disposti nuoce il 
protrarre. Da questa fazione te ne verrà gran gloria, e luminosa fam a 
appo i posteri. 

Di là, come varcato un ponte, invaderai i Turchi, li profligherai , ed 
a Gerusalemme riunirai i calpestati cristiani , e riconquisterai quei 
luoghi che un dì furono soggiogati dalle armi e dal valore de' tuoi 
maggiori. 



3*28 GLI SFORZA K-jARLO Vili. 



Qual cosa più gloriosa che difendere la religione di cui sei capo , 
e unire alle nostre file anche gli oppressi e non che rintuzzare le in- 
giurie , rivolgerle contro i minacciosi , ed empire del tuo nome im- 
anortale e cielo e terra e mare. A te ricorrono e gridano i mille 
fuorusciti Napolitani , cacciati dalla patria dal desposta Ferdinando. 
Essi da te ajuto, conforto, riscatto e ritorno alla patria aspettano ed 
invocano. 

Là stanno partigiani , là cittadini d* ogni virtù ti onoreranno , che 
soffocano la loro devozione pel timore de' supplizj , cittadini o popoli 
senza colpo ferire si arrenderanno e alzeranno la gloriosa tua handiera. 
Inoltre il Turco move V armi nell' IHirico contro la religione, e cerca 
opprimere la Pannonia e tutto a disdoro della religione col ferro o 
col fuoco devastando, mette a soqquadro. Soffriremo d' essere calpe- 
stati e vilipesi dal comune nemico e vedremo indifferenti spregiato 
Cristo, contaminati i tempj , profanati i divini misteri, e tutto sperpe- 
rato ? È tempo che tu muova da Brindisi e difilato navighi a Valona ; 
colà gli serrerai addosso all' improvviso, e avrai trafitti i nemici prima 
che s* accorgano, quindi sarà forza che si ritiri per difendere V aggre- 
dito suo regno. Non ti mancherà V ajuto di Massimiliano ; iroperator 
de' Romani , non quello dei re della Spagna e del Portogallo , non 
quello dell' invitto sir d* Inghilterra, non quello dei Daci e dei Sarmati, 
e di tutta Italia; la gloria sarà tua, la fatica divisa con tutti. Non 
perdere T occasiono , perchè volendolo un'altra volta, non voglia 
invano (1). 



V. 

Sia un modello delle arringhe, di cui gli storici d'allora im- 
pinguavano ì racconti, per amor della verità. Certamente il Moro 
avrà esposto quella suasoria (che arieggia ad una ben nota di 
32 anni fa) più brevemente ; e intanto giocava a due roani, poi- 

<5hé al tempo stesso carezzava Massimiliano re dei Romani, come 

* 

si intitolava V imperatore di Germania prima di essere incoronato 



(1) Secondo il Cerio, Lodovico offriva al re 500 uomini d* arme, le grosse 
navi genovesi e 12 galee, mantenute a sue spese, e occorrendo darebbe di più. 



GLI SKORZvV E CARLO VIIL 3*21) 

a Roma. Gli Elettori tedeschi aveano proteso che il Milanese 
fosse un feudo dell' Impero , e gran colpa fecero a Venceslao 
quando lo investi come Stato a Gian Galeazzo Visconti. Francesco 
Sforza non ne chiese V investitura , né i suoi discendenti , onde 
non erano considerati legittimi. Lodovico si valse di tale circo- 
stanza, e ne chiese V investitura a Massimiliano. 

Il signor Felice Calvi ha pubblicato la vita di Bianca Maria 
Sforza- Visconti, regina dei Romani, imperatrice di Germania, 
(Milano y Vallardi , 1888) di curioso interesse pei costumi della 
fine del XIV secolo. Oltre la lode , qui la citiamo per la parte 
che r autore vi ha introdotto della politica del Moro. Ai docu- 
menti dell'Archivio di Stato, fautore potè aggiungere molte carte, 
giacenti negli scaffali di casa Taverna, e specialmente il carteggio 
degli ambasciadori del Moro alla Corte imperiale. Del quale si 
vede a non dubitarne il proposito di farsi duca, ottenendone 1* in- 
vestitura da Massimiliano mentre ancora viveva il duca suo ni- 
pote; e il debole o avaro imperatore condiscendeva, a patto che 
non la sì manifestasse che alla morte di quello. 

Lodovico la accelerò ? 

È quello che i contemporanei dissero, e che ritenne il mondo, 
facile a vedere il delitto in chi ne trae vantaggio. Il carteggio 
del Moro col Pirovano e col Brasca ò accorto e ben dissimulato, 
non cosi però che non ne trapeli la verità. 

Si considerava come un onore, un vantaggio pei principi e pei 
re d' Inghilterra, di Ungheria, di Spagna, di Francia, di Germania 
r imparentarsi coi duchi nostri : e Lodovico volle assicurarsi 
r amicizia di Massimiliano col dargli sposa Bianca Maria, nipote ('} '^ 
sua e sorella di Gal^^i^o M^a. ^^--v -» r. • * -• 

Il Corio dà per esteso le trattative fatte , per mezzo dell' ac- 
cortissimo diplomatico Erasmo Branca sopra il matrimonio : in- 
sieme domandava i privilegi pel ducato a favore di esso Lodo- 
vico. Bianca Maria era stata fidanzata, di 2 anni con Filiberto 
duca di Savoja ; poi con Giovanni, primogenito del famoso Mattia 
Corvino, poi con Ladislao re di Boemia e Ungheria. Ne discorse 
questo Archivio nel 1875, pig. 51, seguendo a dire delle nozze 



M * 






330 GIÀ SFORZA E CARLO Vili. 



coir imperatore ) dei riti e delle cerimonie che le accompagaa- 
rono (1). Ed è carìosissimo e prezioso il lungo inventario del 
corredo, assegnatole con istromento notarile, con minuta descri- 
zione fino alle serviette, ai ditali, agli aghi, agli spilli^ ai nastri. 
Vi ò soggiunto il menu del pranzo nuziale, fatto a Innspruk. 

Massimiliano diede per Lodovico V investitura, e ma si desidera 
bene che d* essa lettera non se ne daghi exemplo ad alcuno , 
salvo che al Reverendissimo e Illustrissimo Cardinale Signor 
Vostro fcard. Ascanio Sforza) per mostrarla al Pontefice. » E 
ciò per non incontrare ostacoli negli Elettori, e per non togliere 
ogni speranza al re Alfonso ; anzi Massimiliano procurerà ottener 
al Milanese il titolo di granducato, e di esser annoverato fra gli 
Elettori dello Impero. 

Quanto alla spedizione del re di Francia, Massimiliano indicava 
al Moro come comportarsi , usandogli bei modi, e distogliendolo 
dair andare a Roma, per paura vi si voglia far coronare impe- 
ratore, mentre i Veneziani lo impedivano a lui. 

Curiose particolarità ci sono rivelate dal carteggio di essi am- 
basciadori milanesi, i quali, come avverte il Calvi, non erano serj 
negoziatori , ma ospiti e quasi amici della Corte e dei regnanti. 

Diventano però serj quando la spedizione di Carlo Vili sì matura. 
Il re dei Romani mette il Moro in avvertenza contro le pre- 
tenzioni di Luigi di Orleans sopra il ducato di Milano , come 
erede della Valentina figlia di Gian Galeazzo Visconti; e le di* 
verse Potenze si alleano per impedire che re Carlo acquisti il Na- 
poletano. I carteggi son pieni delle paure e delle cautele del Moro 
e di Massimiliano. In data 18 giugno 1495 si scrive da Worms: 

La Maestà de li Romani prega el Signore Duca a fare bone guardie 
allo Stato suo , e precipue a Milano , dubitando de qualche novità , 
parendo la Maestà sua avere certa noticia de li animi de li popoli : 



(1) A quelle nozze, tra i varj apparati si segnalaTa il modello di una 
statua equestre colossale di Francesco Sforza, lavoro ammirato di Leonardo. 
Gli avvenimenti impedirono che fosse fusa in bronzo , poi i Francesi la 
spezzarono. 



GLI SFORZA E CARLO Vili. 331 

et chel voglia mettere bona guardia in castello de Milano^ et che siano 
alamani, et che similmente fasse una bona guardia nella città de Como, 
par di gente alamana, et cossi al ultima terra de le frontiere di verso 
Coyra , et tutti li passi fra Como et là per potere avere la via libera 
de potersi condure a Milano , per il suspecto chel ha che Milano 
debia fare novità. Venendo alla specific^tione do li alamanni, che nel 
castello de Milano se ponessino 300 fanti de la compagnia de Messer 
Zoannc capitano Volsheriche, e a Como 300 fanti de la compagnia de 
Trous capitano de Tirola, li quali gli sono fidatissimi, et che sotto 

loro el Signore Duca ha dormire sicuramente 

La Maestà Regia ha in ponto omnc cosa per rumpere in Borgogna, 
ot resta solo avere li dinari richiesti, et senza quelli non si fa niente, 
et esso non ha dinari, et la Maestà Regia prega el Signore Duca a 
farglieli rispondere per Nicolò Spinula a Venezia a Luca Beescr, quale 
ghe li pagherà a Anversa. 

Per altre lettere del 20. 

Il Texorero avendo parlato cum la Maestà del Re , gli ha pur 
accordato el tenere ben fornito da ogni cosa necessaria el castello 
de Milano, Como et le confine , et che pareva a sua Maestà che in 
esso castello non se havessino tenere donne , quale multe volte sono 
causa de la perdita de le forteze, ricordando a mandarle a Cremona, 
dove intende essere bella stantia, dicendo Sua Maestà che, purché si 
tenghi lo predicte cose et la via oxpedita del venire suo , che non 
dubita punto che non recupera quanto fusse perso. 



VL 

I complicatissimi intrighi delle molteplici cancellerie, e distin- 
tamente dalla Sforzesca , sono seguiti dal signor Delaborde con 
una finitezza, che fa onore alla sua diligenza, ma toglie al rac- 
conto quella rapida concisione, che il più dei lettori aspetterebbero 
da un libro di |ante eleganti forme. 

(l) Tutto ciò ed altro il Calvi trae dalf Archivio Taverna , dimenticando 
(né ce ne duole) la sua Bianca Maria. 

Nel magnifico mausoleo di Massimiliano a Innspmk, fra le molte statue 
di bronzo vi è pur quella di Bianca Maria, morta il 31 dicembre 1510. 



332 GLI SFORZA E CARLO Vili. 



11 re di Francia voleva indurre il nostro duca a restituire tre 
città, tolte al marchese di Monferrato eh' erasi messo sotto la pro- 
tezione francese, come il marchesato di Saluzzo, la contea d'Asti, 
Lorenzo De' Medici non manteneva con Milano quell' amicizia , 
che avea fatto la forza d' Italia ai giorni di Cosmo e di Fran- 
cesco Sforza. Il Moro, al tempo stesso che patteggiava coli' im- 
peratore Massimiliano, strinse lega con Carlo Vili, legato coli' in- 
vestitura di Genova; e al quale offriva «tutti i suoi mezzi, le 
sue armi , la sua stessa persona », e in secreto dava agli amici 
venali del re biglietti per 8000 ducati , pagabili dalle banche a 
Lione dei Medici , dei Martelli , di Pasquale Santi , per averne 
accoglienze e protezione. 

La corruzione era generale alla Corte. In conseguenza gli am- 
basciadori milanesi ebbero splendidissimo incontro di 200 cava- 
lieri, poi di 500 persone. 

Le carte del nostro Archivio descrivono a minuto il ricevimento 
in Parigi col cardinale di Lione e quattfo vescovi e una folla di 
signori in gran gala. Re Carlo stava sotto un baldacchino a fior- 
dalisi , con anelli a tutte le dita , e in capo un berretto nero ; 
sopra un giustacuore di broccato d' oro a fondo nero portava 
una veste di velluto raso di Lione foderato di damasco giallo. 
Questa pompa non avrà tolto la cattiva impressione del brutto 
viso e della meschina persona di Carlo Vili , e della sua sten- 
tata parola. 

Anche Zaccaria Contarini ambasciatore veneziano dice re Carlo 
di 22 anni, piccolo e mal costrutto, brutto di faccia, grandi occhi 
bianchi da veder male più che bene ; naso aquilino troppo lungo 
e grosso; labbra grosse, sempre aperte ; certi guizzi nervosi delle 
mani spiacevoli. 

Il Moro non per questo cessava di promovere la federazione 
di tutti i potentati d' Italia, e voleva s' intendessero nell'occasione 
che a Roma renderebbero omaggio al nuovo papa Alessandro VI (1). 

(t) M. Delaborde tende a scagionare o almeno scusare Alessandro VI, se 
non altro come non peggiore di altri papi del Secolo che cadeva. Si appoggia 



GLI SFORZA E CARLO Vili. 333 



C'era bel campo alla scaltrezza del Moro. Ma le altre Po- 
tenze italiane vedrebbero di mal occhio V usurpazione a danno 
del bambino di Galeazzo. Ripetiamo che gli Elettori dell* Impero 
pretendevano che il Milanese fosse feudo , e quindi senza ra- 
gione Venceslao V avesse dato a Gian Galeazzo come ducato 
indipendente. 

Sui principi napoletani pesava la minaccia del re di Francia 
come erede della Casa d'Anjou. Aveano dunque sentito la neces- 
sità di confederarsi; e Lodovico, volendo che quest' alleanza appa- 
risse air Europa da un pubblico atto, propose gli ambasciadori di 
ciascuno convenissero a Roma un giorno determinato per felicitai:e 
il nuovo pontefice, e quello del re di Napoli parlasse a nome 
di tutti. Pier de Medici, uno degli ambasciadori, non pago d'e- 
clissare gli altri collo sfarzo del suo seguito, voleva anche sfog- 
giare r eloquenza fiorentina ; onde pose di mal umore Lodovico , 
che presto si avvide come colui , disertando dalf antica alleanza 
cogli Sforza , si fosse avvicinato a re Ferdinando , il quale im- 
putava il Moro d' opprimere il nipote, riducendolo fin a stentare 
il vitto. 

Alessandro VI aveva accarezzato V Aragonese , sperando im- 
palmerebbe a suo figlio una figliuola naturale di Alfonso duca 
di Calabria; ma vistosene deluso, e che quegli fomentava la di- 
sobbedienza di Virginio Orsini , il quale , piantato fra Viterbo e 
Civitavecchia , poteva aprir Roma ai Napoletani , si accordò con 



al Cipolla. Tutte le nefandìtà che Vittore Hugo e i suoi imitatori inventarono 
sul conto dì Lucrezia Borgia non fanno impressione quanto la verità esposta 
dal Gregorovius nella Storia di Roma e in quella della Lucrezia. La sfac- 
ciataggine di Alessandro VI non tanto nel commettere quanto neir ostentare 
le sue lascivie e le loro conseguenze » e ratificarle fino con bolle , e chia- 
mare il sacro collegio e tutta la città a celebrarle, sorpassano quanto si 
potrebbe immaginare della depravazione d* allora. Basti accennare che in 
una bolla del 1 settembre 1501 legittima un figliuolo naturale di suo figlio 
Cesare: e in un'altra del giorno stesso dichiara che quello non è figlio dì 
Cesare, ma figlio suo proprio. Esistono le due bolle neirArchivio estense 
a Modena. 



334 GLI SFORZA E CARLO VIH. 



Lodovico. Questi seppe trarre in alleanza offensiva e difensiva 
anche Venezia ; e dando Bianca Maria con ricca dote a Massimi- 
liano ottenne da questo in segreto l' investitura del ducato di Mi- 
lano. Avvezzo però a contare sulle promesse dei signori solo in 
quanto abbiano interesse a mantenerle, sentiva come un tal voto 
fosse di nessun peso , e gli alleati lo abbandonerebbero appena 
tornasse lor conto. Pertanto , giocando a doppia partita cercò di 
nuovo appoggio nei reali di Francia, a cui con rinterzati matri- 
monj si erano innestati i duchi di Milano. 

Felicemente è stata conclusa, facta e formata bona, vera, valida e 
perfecta intelligentìa, confederation et liga, duratura ad anni 25 et ultra 
a beneplacito de esse parti, per conservation de la dignità et autorità 
de la apostolica sede, per tuition de la rason del sacro romano im- 
perio, et per defesa et conservation di stati de chadaima de quelle et 
di soi adherenti et recomandati. La qual confederation et liga , è sta 
deliberado che in questo zorno, in ogni città de chadauna de le parti 
preditte, solennemente publicar se debi a gaudio universal de tutti, 
JE'otoa San Marco ! 

La qual fo subito butada in stampa, con questi versi, scripti di sopra 
la ymagino di collegati : 



Questo è papa Alexandre che corregie 
L' error del mondo con divine legie. 
Viva lo Imperador Cesare Augusto, 
Maximilian re de* romani justo. 
Quest'ò il gran re diSpagna e la regina, 
Che de infedeli ha fatto gran ruina. 
Quest'ò quel re 11 qual darà ancor briga \ 
A ogni nimico do la fedel liga. ^ 

Potente in guerra ed amica de pace, ) 

Venetia el ben comun sempre te piace. ^ 
Quest'è colui ch'ai sceptro justo in mano : ) 
Tien el felice stato de Milano. / 



Papa 



Maximiliano 



Spagna 



Angelterra 



Venetia 



Milano. 



In questo tempo el duca Lodovico de Milano , vedendosi in gran 
reputatione et in amicitia molto con Venitiani, per dimostrar da lui 
veniva la guerra e la paco, fò dipenser sopra alcune bai'de un moro 



GLI SFORZA E CARLO VIIL 335 



ch'è *1 SUO cognome, el quale teniva il mondo in man, et pareva vo- 
lesse cader, et lui lo teniva suso; con lettere atomo che diceva: Par 
che 'l coglia. Ma non voglio restar di scriver come alcuni saputi, non 
bavendo a bene questa tal ut ita dicam arogantia, li fece a rincontro 
questo verso : El tuo voler sarà la tua rovina , quasi dicat che '1 
preffato duca andarà tanto facendo far novità in Italia, che potria 
succeder di lui quello che *1 non vorrebbe , maxime essendo odiato 
da tutti li sol popoli. 



VII. 

Queste trattative doveano spiacere a re Carlo , e per iscagìo- 
narsi Lodovico gli scriveva : 

Finché fervette guerra fra te e Massimiliano ho ricusato sempre di 
far alleanza con lui, ora essendo stata sognata la pace fra voi e il 
di lui figlio ho provveduto coli* alleanza alla tua gloria e grandezza , 
non essendovi cosa più di questa proficua alla vittoria della spedizione 
di Napoli, avvegnaché non v'è potentato fuori dell' Imperatore de' Ro- 
mani che più possa fatalmente turbare lo Stato di Milano, il cui ter- 
ritorio è già suo, avvegnaché noi siamo d' ogni parte circondati dai 
Germani e specialmente dall'Austria che ci sta in capo , la quale so 
superasse le Alpi, ci avrebbe invasi e ci avrebbe costretti a difenderci 
in casa , né avremmo potuto dartene aiuto né soccorso per la spedi- 
zione ; e perciò con tutte le arti Ferdinando di Napoli cercò di dare 
in matrinoonio Margherita figlia di Massimiliano a Ferdinando di lui 
nipote, ora principe di Capua, onde procurarsi gli ajuti dai Germani, 
coi quali non solamente avrebbe frenato i suoi signorotti mentre faceva 
scendere nei nostri confini gli Austriaci ed ì montani Germani; ma 
riscosso Filippo duca di Borgogna e tutto il restante della Germania 
avrebbe suscitato alle armi e portata la guerra ai confini della Francia. 
Aggiungi ancora che per mezzo di questa alleanza abbiam potuto re- 
primere i Veneziani, perchè,, se mai per avventura, il che era forte- 
mente da temersi, fossero insorti a guerra, avrebbero lentamente ri- 
tardato quella tua spedizione e la tua gloria. Ora questi sono tenuti 
in dovere dai Germani che ad un nostro cenno solamente precipite- 
ranno dall' Austria in mezzo al loro territorio , ogni qual volta ess 
nutrissero contro di te mali pensieri. 



336 GLI SFORZA E CAKLO Vili. 



Lodovico avea l' accortezza di comperarsi i consiglieri del re, 
il quale del resto gli mostrava gran benevolenza , tanto che 
r ambasciadore Belgioioso scriveva : e Davvero questo re ó uno 
dei migliori e più amabili principi del mondo. » Pure , insusur- 
rato dai molti avversarj che il Moro avea alla Corte, volea che, 
per garanzia, gli desse alcune fortezze del ducato. Il Moro, che 
pure, in grazia di Genova, si sentiva legato al re, protestava di 
anteporre tutto agi* interessi d' Italia , carezzava il papa , ma te- 
meva sempre Napoli, e gli tardava di veder l'esercito francese 
interposto fra questo e lui. 

Cogli ambasciadori mostrava la facilità dell'impresa, e e l' af- 
ferma con sue lettere Lodovico Sforza, al qual espertissimo 
principe prestiamo tutta la fede.... » 

Superato Ferdinando ed ivi stabilito V esercito e ristorata la flotta, 
voglio passare contro i Turchi e disperderli, perocché i miei maggiori, 
per aver altre volte superato quegli infedeli, hanno conseguito il titolo 
di Cristianissimi, ed io non mi vedo ad essi inferiore. Ah quanto 
adunque ne sarà glorioso il ricuperare V occupato regno di Nacpoli 
dalle mani del potentissimo nemico, e coir ajuto di Dio , colle nostre 
forze e col nostro consiglio superare i Tui*chi , fortissimi sovra tutte 
le altre genti dell' universo ; e questa santissima e cristiana religione 
da essi con ogni contumelia conculcata, stabilire nel mezzo delle loro 
basiliche, onorarla nei templi, diffonderla fra quelle genti, e distruggere 
in presenza di tutti i loro sacrìfizj ed i loro idoli , quali cose vane e 
superstiziose. Grandemente siamo tenuti a Dio ottimo massimo che 
ne ha concesso tanto impero e maestà , il quale se saremo diligenti 
avremo talmente ad aumentare, che terrà il primo posto fra i cristiani. 
Non devesi pertanto rifiutare l' utile consiglio , e sì prender le armi 
per la cristiana religione la quale versa in grave pericolo, e dobbiamo 
con tutte le nostre forze aumentarla, e questa santissima impresa 
sarà tanto grata al sommo Creatore , che al nostro evento ci sarà 
favorevole. 

Cosi il Corio, il quale soggiunge: 

Tanta magnanimità e desiderio di Carlo, il quale non toccava pe- 
ranco il vigesimo quinto anno di sua età, fu riputata cosa più divina 



GLI SFORZA E CARLO Vllf. 337 



che umana da tutti gli astantì, e si accesero gli animi loro che cre- 
devano di non veder mai quell* anno , quel giorno , queir ora che si 
dovesse muovere V esercito in Italia a gloria del loro re, ed a questi 
ubbidire. 

Sia un saggio della opinione vulgare d* allora fra gli Italiani , 
da lunga mano abituati a considerare {Francesi come liberatori; 
non V* era male da cui non si sperassero guariti per questo re 
cavalleresco, che giovane e nuovo, abbandonava trono, agi, delizie, 
per amor nostro : Galeazzo Maria s' imprometteva d* essere sot- 
tratto alla oppressione dello zio ; i Fiorentini di risquotersi dalla 
dominazione dei Medici ; Alessandro VI di dare stato alla sua 
casa ; i Veneziani di umiliare gli Aragonesi ; i Napoletani di 
sbrattarsi ai forestieri. Ma i savj, che non isperano beni even- 
tuali da mali certi, pigliavano sgomento, anche senza le profezie 
del Savonarola, né i portenti e le congiunzioni di astri che at- 
terrivano il vulgo non meno che gli scienziati. 

Al fine Carlo proclamava i suoi diritti sul Napolitano, s* inti- 
tolava re di Napoli e di Gerusalemme, e moveva l'esercito, sempre 
col programma di liberar Terrasanta, impresa a cui credevansi 
obbligati i re di Francia, facendo preghiere e voti , e invocando 
la intercessione e i consigli dell* eremita Francesco di Paola, 
dappoi santificato. 

Era morto il triste Fernando re di Napoli , e il successore 
Alfonso non ben si risolveva. Re Carlo nel trattato di Sanlis erasi 
accordato con Massimiliano nel triplice intento, di liberar Terra- 
santa, di corregger la Chiesa mediante un Concilio, di rassettare 
r Italia a loro vantaggio. 

Per quanti sforzi si facessero per un accomodamento , e per 
impedire che Carlo in persona comandasse T impresa, V esercito 
di circa 40,000 uomini passò le Alpi. Delle imprese militari la- 
sciamo il racconto al signor Delaborde, alle quali tutta Italia fu 
involta per terra e per mare. 

Brantome dice (e noi dice il sig. Delaborde) che l' esercito « du 
petit roy Charles était epouvantable à voir » ; la più parte scam- 

Areh. Stor, Lómb. - Anno XV. 22 



338 GLI SFORZA E CARLO 'VIH. 



paforche , ladri , bollati sulle spalle e mozzati le orecchie dalla 
giustizia y e per coprirlo portavano capelli e barba lunghissimi. 
Quest' esercito (aggiunge (Jommes) mancava di tutto ; il re ancora 
fanciullo, debole di corpo, testardo, non aveva a lato né savie 
persone, né buoni capitani, né denaro, o tende o padiglioni; co- 
minciava la marcia d* inverno ; onde bisogna dire che questa 
spedizione , andata e ritorno, fu condotta da Dio ; senza che vi 
servisse il senso dei condottieri ». 

Pure alla cattiva nostra fanteria, alla pesante cavalleria, alle 
rozze bombarde, strascinate e lente, bastanti per le misere guerre 
interne, prevalevano i 140 cannoni grossi e 1200 da montagna, 
portati a spalla o tratti da cavalli , che avventavano palle non 
di pietra ma di ferro, a cui non resistevano le vecchie fortifica- 
zioni; e truppe che non pensavano a manovrare, ma ad uccidere 
non solo gli uomini^ ma anche i cavalli. 

Il risorgere della gentilezza diminuiva qui la passione delle armi, 
cosi viva nel secolo antecedente; i capitani di ventura odorano 
morti, o si erano procacciato signorie; la guerra conducevasi 
piuttosto con arte che con accanimento, si cercava risparmiare i 
viveri, le armadure e soprattutto i cavalli, lo che al Machiavello 
parea sintomo di avvilimento, toccando la vittoria non al più prode, 
ma a chi avesse maggior denaro e perfidia, e cosi non terminan- 
dosi mai la guerra, perchè poteano i vinti facilmente ripristinarsi. 

Il Guicciardini dipinge a color di rosa questo tempo , che del 
resto non ha nulla d* invidiabile se non pei mali venuti quando ci 
piombarono addosso valorosi e grossolani Tedeschi , furiosi e li-| 
bertini Francesi, feroci e rapaci Spagnuoli, Svizzeri briaconi, in 
gara di conquistarci, tormentarci, distruggerci, violando non che 
la cortesia, 1* umanità , le convenzioni , V onore. 

Sarebbe bastata la più piccola difesa delle Alpi per impedire 
la calata: ma il Piemonte stava sotto un fanciullo in una tutela 
disputata; e Bianca di Monferrato, tutrice di Carlo II di Savoja, 
e Maria Paleologo figlia di Stefano despota di Servia, intrico di 
Guglielmo di Monferrato , fecero aprir le fortezze. Cosi Carlo 
giunse ad Asti, città francese perché soggetta al duca d' Orléans. 



GLI SFORZA E CARLO Vili. 339 



A Torino la duchessa gli venne incontro a capo delle sue dami- 
gelle « ornate si bene che non v* era che dire », e gli prestò le 
proprie gioje ch*ei mise in pegno per dodicimila ducati : la città, 
oltre spettacoli nei quali sui crocevia rappresentavansi le imprese 
di CarlomagnO) gli offerse un cavallo, cui per cortesia egli pose 
nome Savoja , e sempre il montò in quella spedizione , e sul- 
r esempio di Alessandro volle che il suo giornalista ne facesse 
ripetuta menzione. 

Carlo il 3 settembre entrava a Torino, e v'era ricevuto come un 
padrone, e cosi per tutto il Piemonte. Ad Annone si incontrò con 
Lodovico, venutogli incontro colla bella moglie Beatrice d' Este, 
accompagnata da 80 bellissime signore, che tutte il re baciò. Gli 
lasciarono < i segni del lor zelo impressi >. 

n Moro moveva cielo e terra per indur Carlo ad andare per 
Genova a Napoli , ma egli si ostinò a traversare la Lombardia. 
Nel castello di Vigevano , un de' più suntuosi d' Italia , il Moro 
io alloggiò splendidamente, ma il re volle averne in mano tutte 
le chiavi , e teneva sentinelle ; tanto si fidava del suo carissimo 
alleato. 

A questo dava apprensione il proposito del re di visitare il duca 
^>*-c^ Galeazzo suo cugino (1) che il Moro teneva quasi prigioniero 
nel castello di Pavia. In questo volle alloggiare Carlo , fattesi 
qui pure consegnar le chiavi; visitò la duchessa vedova Bona 
di Savoja; poi il duca che giaceva malato, e che non osò la- 
mentarsi dello zio. Isabella d* Aragona sua moglie se gli gettò ai 
piedi, supplicandolo pel marito, pel padre, pel fratello (2). Lodovico 
seppe eliderla colle magnifiche feste alla Certosa, poi accom- 
pagnò il re a Piacenza , fra 7000 cavalli e gran corteggio , e 
bandiere, e insegne e stemmi, e gli applausi immancabili del 
' cosi detto popolo. 

Lodovico ben presto ritornò a Pavia, dove trovò morto il 
duca nipote. Si disse, com' è troppo solito, ch'egli lo avesse av- 
velenato : ne manca ogni prova, i^^* *' -- . f* - ' 

(1) Nascevano da due figlie di Lodovico di Savoja. 

(2) Lo racconta il Guicciardini : i contemporanei ne tacciono 



340 GLI SFORZA E CARLO VIU. 

Abbiam detto come egli avesse già dal re dei Romani ottenuto 
r investitura del ducato. Poi il 5 settembre 1494 esso re concedeva 
a Lodovico e sua discendenza maschile il ducato, assegnando 
al duca^ Galeazzo M^a una pensione di 12,000 ducati. Come 
imperatore, Massimiliano potea farlo (lo ripetiamo), considerando 
il Milanese quale un feudo, del quale gli Sforza non aveano cer- 
cato r investitura. 

Il Moro non voleva addurre quella investitura al popolo mi«- 
lanese, di cui voleva V acclamazione ; onde il 22 ottobre, convocati 
nel castello duecento dei principali, espose quanti servìgj egli 
avesse reso alla patria; ma che avendo il compianto duca lasciato 
un bambino, gli esortava a proclamarlo duca. Posta intesa, i 
patriotti disdissero la proposta; non conveniva in tempo si pro- 
celloso, dar la balia a un fanciullo; Lodovico stesso fosse duca. 

E Lodovico si rassegnò a quello, per cui aveva trescato tutta 
la vita; si pose indosso un vestono d'oro, con corteggio princi- 
pesco passò alla basilica di S. Ambrogio tra i fragorosi ap- 
plausi del popolo , che non giubila mai tanto , come allorché 
cambia di padrone. Segretamente il nuovo duca fece rogar da 
notaro che assumeva il potere in virtù della investitura im- 
periale, e aspettò V autorizzazione imperiale prima di prender il 
titolo di Duca. 

Mentre la fredda salma di Galeazzo MaK^ si trovava ancora scoperta 
nel Duomo € quasi da tutti universalmente compianto e commiserato 
r infelice e compassionevol caso >, sua moglie Isabella coi poveri figliuo- 
letti vestiti a lutto si rinchiuse a Pavia come prigioniera entro una 
camera , e stette gran tempo giacendo sopra la nuda terra senza ve- 
dere la luce. 

€ Dovrebbe ogni lettore pensare 1* acerba sorte della sconsolata du- 
chessa e se avesse il cuore più impietrito d* un diamante, pur piange- 
rebbe- nel considerare qual dolore dovea esser quello della sciagurata ed 
infelice moglie, vedere in un punto la morte del giovanetto e bellissimo 
consorte, la perdita di tutto il suo impero , i figli a lato privi d* ogni 
bene , il padre ed il fratello colla sua famiglia espulsi dal regno di 
Napoli e Lodovico Sforza con sua moglie Beatrice , avergli nel sue- 
sposto modo occupata la signoria > (Corio). 



GLI SFORZA E CARLO VIH. 341 



Massimiliano nell' ampliare le fatte concessioni , scriveva a 
Lodovico : 

Né solamente coir accorgimento del tuo governo il ducato di Milano 
e le di hii terre, che quasi erano sfinite del tutto perdute furono ricu- 
perate, rialzate e pacificate. Ma ben anche il nome e la gloria della 
milanese repubblica crebbe in maniera di non essere a nessun altro 
regno inferiore. 

Tu, non solamente hai provveduto al benessere dei Milanesi, ma hai 
apportato la pace e la tranquillità di tutta quanta V Italia, di maniera 
che tutti ti salutano padre della patria e salvator d' Italia. Aggiungi 
che lutti che dall' Italia qui approdiamo siamo informati con quanta 
equità, giustizia, clemenza e parsimonia governi le genti a te soggette, 
che tutti si chiaman fortunati del tuo regime. 

Queste cose come noi magnifichiamo ed abbiam care, così van di 
giorno in giorno crescendo il cumulo del nostro amore verso dì te; 
e ciò tanto più perchò sappiamo di certo (eco riunire i diritti del nostro 
impero ed essere devotissimo alla maestà di Massimiliano. Le cose 
cosi essendo, noi godiamo di far partecipe dei doni di nostra liberalità 
e munificenza e di cumulare dei nostri più segnalati benefìci, la tua 
posterità, i tuoi figli e successori. 



VIII. 

La morte , e come popolarmente dicevasi , V assassinio del 
duca mosse V indignazione dell' esercito francese e la tema di 
esser minacciati da qualche insidia ; si moltiplicavano aneddoti , 
paure , minaccio : si stupiva che il cavalleresco Carlo stesse le- 
gato coir uccisore del suo cugino ; il duca d' Orléans^ che teneva 
Asti, e ostentava ragioni su tutto il ducato come erede di Valentina 
Visconti , esortava Carlo a cacciare il Moro , e con ciò si age- 
volerebbe la conquista di Napoli. 

Carlo VIII , udita la morte del cugino pianse , gli fece ren- 
dere solenni esequie , distribuì limosino ; ma nessuna opposizione 
a Lodovico y solo raccomandògli i figliuoli del defunto. 

Lodovico dovette seguitare il re nelle sue imprese contro 
la Toscana , donde cacciò i Medici ; poi sopra Roma e sopra 



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342 GLI SFORZA E CARLO Vili. 



Napoli , stupendo 1' Europa che noa incontrstsse veruna resi- 
stenza. 

Su questi fatti non ci bada cosi minutamente il signor Dela* 
borde, forse perché gli manchino quei carteggi, di cui fece tanto 
uso in principio. 

Noi non abbiamo a raccontare quella spedizione ; solo, a con- 
ferma di quanto dicemmo sulle diversità del guerreggiare fra 
i nostri e gì' invasori , ricorderemo che il re assali Monte For- 
tino , castello della campagna di Roma; colla sua artiglieria Io 
sfsisciò , ed entrato , ne uccise tutti gli abitanti. Altrettanto a 
Monte San Giovanni , che aveva la guarnigione di 300 uomini 
e 50 contadini , fu preso sotto gli occhi del re , che fece ardere 
il castello e trucidare tutte le persone , durando otto ore quella 
carnifìcina. 

Le storie particolari ricordano ciò che ciascun paese soffri in 
quella marcia. Chi però guardi alla situazione d* allora , non 
giudicherà che queste spegnessero la nostra civiltà, poiché allora 
r Italia maestra e modello delle nazioni per letteratura, per ur- 
banità, per r eleganza delle Corti, per la splendidezza delle mol- 
teplici feste , dei matrimonj , delle solennità religiose che trae- 
vano numerosi pellegrinaggi ai santuarj e alla soglia degli Apostoli, 
dei teatri, delle giostre, delle mascherate. Qui i Francesi trova- 
vano vivacità d' ingegni , sfoggio di eloquenza sacra e civile , 
ardore nel cercare, pubblicare, commentare autori antichi ; nelle 
Università gì* ingegni più eletti ; i principi aveano famigliari i 
dotti e ne favorivano le ricerche; senza ripetere la volgarissima 
protezione dei pontefici e dei Medici , accennerò di volo che il 
re di Napoli , come premio d' una riconciliazione , da Lorenzo 
de Medici esigeva un manoscritto delle deche di Tito Livio ; Fe- 
derico , duca d' Urbino tenne a Firenze quaranta amanuensi per 
copiare manoscritti ; e in sole copie spese 3000 ducati. 

Per stare a cose nostre e senza risalire alle ricantate biblio- 
teche dei Visconti , Francesco Sforza mandava in Toscana a 
raccogliere i libri più degni. Alla Corte del Moro si raccol- 
sero : Bramante architetto ; Franchino Gaffuri musicante ; Luca 



GLI SFORZA E CARLO Vili. 343 



Paciolo matematico; Gabriele Pirovano e Ambrogio Varese medici 
ed astrologi ; Lionardo da Vinci , pittore e tutto ; i letterati De- 
metrio CaL&ondila , Giorgio e Giulio Merula , Alessandro Minu- 
ciano, Emilio Ferrari; lo storico e giureconsulto Donato Bossi, 
Pontico Virunio erudito e uom di Stato, facevano gara di lodare il 
principe ; Bernardo Bellincioni fiorentino era il suo poeta laureato ; 
suoi storici Bernardino Corio e Tristano Calco ; Andrea Cornaziano 
vi cantò in terzine Parte militare; Bartolomeo Calchi, Tommaso 
Piatti , Tommaso Grassi e Giacomo Antiquario nel favorire le 
lettere gareggiavano col padrone , il quale ampliò V Università 
di Pavia, e non passava giorno senza farsi leggere storie (1). 

I^ letteratura si popolarizzava, e venivano di moda le satire in 
versi. In altro luogo io ho pubblicato un sonetto, ove si dissua- 
deva il Moro dai pericolosi suoi intrighi. In questo Archivio si 
parlò distesamente del poeta Gaspare Visconti (anno 1886 , pa- 
gina 509). Cui possiamo aggiungere Baldassare Taccone che cantò 
le nozze di Bianca Maria. 

Viveva di quel tempo un poeta bizzarro come tanti altri con- 
temporanei , misto di ideale e di trivialità , amorevole , vendi- 
cativo , devoto e osceno , il Pistoja (2). Fu famigliare del Moro, 
e allude a' costui intrighi per far riuscire papa o il suo fratello 
Ascanio o quel Borgia, che fu Alessandro VI ; mostra come si cre- 
deva che dal Moro dipendesse la guerra (3) , benché sempre 

(1) Vedi questo Archioio, anno 1874, pag. 483; e nel 1886, pag 509, le 
« Iodi di Beatrice l*Este>, come fautrice dei belli studj. 

Tacendo gli altri narratori di quel risveglio , citerò solo Euoène Muntz . 
che, oltre Les Études iconographiques et archt^ologiques sur le moyen dge, 
et la renaissance en Italie et en France à V epoque de Charle Vili, 
Paris, 1883, perchè lavorava parallelamente all'epoca di cui discorriamo. 
Dei cinque volumi che saranno, il primo è tutto d* Italia. 

(2) Cappelli e Ferrari , Rime edite e inedite , di Antonio Cammello , 
detto il Pistoja. — Livorno, 1884. Il Renier a Torino , nella Biblioteca dei 
testi inediti e rari, ne diede altri il 1S83. 

(3) Guerra non sarà mai per tempo o Urdi 
Finché il Moro non spiega i suoi stendardi. 



344 GLI SFORZA E CARLO Vili. 

ostentasse voler la pace ; dava ombra il matrimonio di sua ni- 
pote Bianca Maria coli* Imperatore ; ed ora aizzava, or rappacifi- 
cava questi statarci lì. Intanto trescava per tirar di qua dell'Alpi 
i Francesi, e il Pistoja lagnavasi che 

il gallo sta gran tempo a far un uovo, 

ed avvertiva il Moro : 

Io te l'ho detto 
Aspetto al gioco pur matto lo scacco, 
Che avendo in tanti stuzzicato il ciacco, 
Ben ti starà s*ei ti stuzzica il petto. 

Celebrò V assunzione del Moro : 

Ve' eh* è fiorita al Mor la nobil pianta, 
Ve' che *1 pronosticar mio non fu vano 
Ve' Ludovico duca di Milano 
Del mille quattrocento quattro e novanta 
Non Moro più , che '1 nome s* è mutato ; 
Chiamati pur chi t' ò fedele amico 
Septimò duca, duca Ludovico. 

Insulta agli Italiani : 

In sul transirti il Gallo le confine 
Tutti i tuoi figli diventar galline ; 

Prevede 

Che al foco te ne vai senza riparo 
Se *1 Gallo tornar lasci al suo pollare. 

Presto il poeta ebbe a deplorare i guai di tutta Italia. 
Ha ben 114 sonetti politici , violentissimi contro i Napoletani , 
cortigiano quanto i satirici moderni : 

Quel ne cred' io che Lodovico crede. 



GLI SFORZA E CARLO Vili. 345 



Viene Carlo? 

Lìngue, tacete : il re di Francia ò qui ; 

Più non sia alcun che *1 suo venire ignori, 

Spiegato il gonfalone e posto fuori ^ 

Sta il gallo per far l* ovo de di in dì.... 
La impresa è grande, ed è lo assunto tolto 

Molto maggiore; a voi tocca tacere 

E lasciar far a quel che ha negro il volto. 

Poi vede re Carlo andarsene, e il suo successor minacciar 
nuovi guai all' Italia, d' accordo o in disaccordo coir imperatore : 

Ecco il re de* Romani e il re de' Galli , 

L* imper difender vien, V altro in ajuto : 

Prepara, Esperia, il tuo ricco tributo 

Per pagar condottier, bande, e cavalli.... 
Pensa al tuo fine, Italia t Italia guarti 

L* aquila e il gallo dubito ; ti dica , 

Ch* ancor s'accorderanno a deciparti. 

Se Marco e Ludovico 
Non apron gli occhi a giustar questa soma 
In breve si dirà: Qui già fu Roma, 

E lì Venezia è doma, 
Genova in career tutta si riserba, 
Bologna tutta; e Milan fatto in erba. 

E in fatto dovea presto vedere il suo duca spossessato, e Italia 
in preda ai micidiali amori degli stranieri (1). 

(1) Benché non abbia connessione, voglio notare che il cardinale Ascanio 
Sforza , fratello di Lodovico , avendo ottenuto V abazia di S. Ambrogio 
nel 1 497, impetrò dal Sacro Concistoro che V abate di S. Ambrogio si eleg- 
gesse nel Capitolo di Cbiaravalle ; il quale delle entrate di essa badia che 
avanzavano dalle spese del culto, si dovesse, ogni anno, nel giorno di San- 
t* Ambrogio ad nemus, maritare quattro fanciulle colla dote di cento fiorini 
ciascuna ; ai poveri dar tanto pane e vino per mille lire ; ogni venerdì cinque 
lire per testa a^ poveri vergognosi ; nella festa dì S. Ambrogio vestire dieci 
poveri colla spesa di 200 lire, e in quel giorno T abate pranzasse con essi; 
ogni giorno di Natale si liberassero dal carcere imprigionati per debiti colla 
•pesa di duemila lire. Corio, parte VII, cap. III. 



346 GLI SFORZA E CARLO VUU 



IX. 

Le delizie italiane inebbriavano V esercito francese, e da Napoli 
Carlo Vili scriveva a Pietro di Bourdon, suo cognato: 

Deh, che bei giardini qui ho ! afTedidio, non vi mancano che Adamo 
ed Eva per crederlo il paradiso terrestre, tanto sono belli e ricolmi 
d' ogni buona e singoiar cosa. Inoltre vi ho trovato i migliori pittori , 
e ad essi voi commetterete di fare le più belle soffitte che sia possi- 
bile, e non saranno soffitte di Paux, di Lyon e d' altri luoghi di Fran- 
cia , che non s' accostano in nulla per beltà e ricchezze a questi di 
qua ; ed io li menerò con me per fame ad Amboise. 

E il cardinale Bri^onnet alla regina Anna di Bretagna : 

Vorrei che vostra maestà avesse veduta questa città, e le belle cose 
che vi sono; un vero paradiso terrestre. Il re, per sua bontà, ha vo- 
luto mostrarmi tutto quanto arrivai a Firenze , dentro e fuori , e vi 
assicuro eh* è incredibile la vaghezza di questi luoghi , appropriati ad 
ogni sorta di piaceri mondani.... Il re ve ne conterà, e vi ecciterà 
desiderio di venir a vedere. 

Non ci baderemo a raccontare quel che tutti sanno, che i po- 
tentati d' Italia si sbigottirono dell' invasione, mentre i Francesi , 
imbaldanziti da quella facile vittoria, suscitavano e soperchiavano 
gì' italiani. Trovato denaro , donne , delizie , si sbrigliavano ad 
ogni licenza ; poi , satolli di godimenti e desiderosi di tornare 
in patria e vantar le loro imprese, anelavano al ritomo. I 
nostri, maltrattati, spogliati, offesi nelle loro donne, spiravano 
vendetta. 

Dei malcontenti si fé' centro Venezia. Il Moro, appagata la sua 
ambizione , ne sentiva i pesi ; temeva che Carlo volesse domi- 
narlo, che favorisse le pretensioni del duca d'Orléans sul Mila- 
nese , che desse ascolto a Gian Giacomo Trivulzio suo gran ne- 
mico. Si formò dunque una lega fra loro , il papa , il re dei 



GLI SFORZA E CARLO V.ll. 347 



Romani e quello di Spagna, e il titolo n*era di schermire T Italia 
da questa prevalenza francese. Anche i reali di Napoli ristoravano 
le proprie rovinate fortune; dall'isola d'Ischia, dove il re si era 
ricoverato, tornavano sul continente , fidenti nel malcontento del 
popoli. 

Tutto ciò dava molto a pensare a re Carlo, che ormai abban- 
donata la fantasia della guerra di Costantinopoli e del regno di 
David, pensava tornar nel suo paese per rifornirsi. Mosse dunque 
r esercito, affidandone la vanguardia a Gian Giacomo Trivulzio , 
arrivarono a Pontremoli , e di là s' internarono a Forno vo , tra 
colline separate dal fiume Taro. Avevano sperato di passar senza 
ostacolo, quando si videro a fronte V esercito dei collegati, coman- 
dati dal giovane Francesco Gonzaga, duca di Mantova. 

Se non si voleva dare addietro, bisognava venir alle mani , e 
qui accadde una delle battaglie più celebri della storia, e di cui 
sono cosi diversamente narrati gli accidenti e l'esito. 

Tanto si dubitò della situazione, che nove persone si vestirono 
come il re, perchè non fosse preso specialnàente di mira; ed 
egli fece special voto a san Dionigi e san Martino, e consegnò a 
un suo cameriere un prezioso reliquiario, contenente frammenti 
della S. Croce, eh' egli portava sempre addosso. 

I Francesi, prima della battaglia, si fecero il segno della croce 
e baciaron la terra. Il combattimento di 10 ore fu sanguinosissimo, 
giacché i nostri valletti soccombevano alle forti armadure dei ne- 
mici , che non davano quartiere e li sventravano. 

Per consiglio del Trivulzio , si abbandonarono alla cavalleria 
dalmata ed epinota dei Veneziani, i ricchissimi bagagli , sui quali 
gettandosi essi , mandarono tutto a scompiglio. Cosi Carlo si tenne 
fortunato di poter uscirne salvo, e ancora ricondurre in Francia 
r esercito vincitore, 

II Sanudo descrive la battaglia con una esattezza, che si cre- 
derebbe vera , eppure i racconti di altri sono diversi , massime 
quelli dei Francesi. Secondo essi , i bagagli che menarono via , 
erano « di valuta più di centomila ducati », e rimasero preda 
degli Stradioti , coli' elmetto , la spada del re, i suoi stendardi , 



348 GLI SFORZA E CARLO Vili. 



un uffìzietto dov* era una preghiera, usata da Carlomagno, e una 
pace ricca di gemme e di reliquie (1). 

Da tutte le parti si cantò vittoria; dappertutto corsero avvisi 
diversi di trionfi e di sconfitta; a Rialto si faceano scommesse 
che il re vi era rimasto morto. Questi, al domani, fece cantar 
messa solenne con più di 500 gentiluomini francesi « e tutti si 
comunicò curando di mantener la fede. » 

Si discusse se raccozzarsi e rinnovar la giornata , ma si ri- . 
solse di raggiungere il corpo , che ad Asti avanzava col duca 
d' Orléans. 

Colà infatti era riuscito , come si proponeva , e continuava la 
guerra esso Duca. A Vercelli aveano conchiuso una pace per cui 
Lodovico prometteva due navi per difender Napoli, assalita dagli 
Aragonesi , ma non l* attenne , anzi chiuse il porto di Genova , 
sicché non oe uscissero i legni francesi , onde continuarono le 
ostilità intorno a Novara ed Asti. 

Lodovico cercava riconciliarsi col re , ma mettendo condizione 
che il duca d' Orléans , pretendente al Milanese , fosse messo a 
confine ; Gian Giacomo Trivulzio, suo gran nemico, fossegli dato 
in mano , ed egli darebbe gente e denaro quanti bastassero a 
far fronte ai Veneziani, ed anche per riconquistar Napoli. 

Carlo, prima di passar le Alpi, desiderò un abboccamento con 
Lodovico. Questi ne rifuggiva, temendo una sorpresa, e asserendo 

(1) Un tal Cristallo di Val Brembana, bandito dal Veneto, balestriere del 
marchese di Mantova, nella battaglia avea preso un Francese, e gli trovò 
addosso questa anconetta o pace , tutta gioje e reliquie, e la presentò alla 
Signoria, senza chieder altro, che di esser liberato dal bando. Ma gli furono* 
fatti regali e pensioni proporzionati al ricchissimo reliquario. 

Un poeta ne fece questo epigramma : 

Abstulit a Gallo pacem Deus Omnipotens, 

Quid mirum pacem si modo Marcus habetf 
Despexit pacem Gallus. Miracula cernis; 

Anchoneta patet, paxque reliquit eum. 
Hanc Cristallinus rapuit, qui Bergomes extat. 

Maxim US hic mentis perspicuusque suis. 



GLI SFORZA E CARLO VIIL 349 

che nel campo francese se n* era parlato , e che Carlo avesse 
pensato coglierlo fin dal convegno di Pavia. Mostrò accettare , 
ma si trovassero sopra un ponte, barricato alla metà. Carlo noi 
volle, e prosegui. 

Tornato in Francia, avendo battuto la testa in una porta mori 
il 9 aprile 1498, e gli successe quel duca d' Orléans, che conquistò 
r Italia e diede T ultimo colpo a Lodovico Sforza, severamente 
punito della sozza sua politica, per la quale si dimenticano tante 
insigni sue qualità ; e resta a capo di un' età infelice, ove l' Italia 
perdette e ricchezze e dignità. 

Cantù. 



ANTICA BADIA DI S. CELSO IN MILANO. 



aggiatore studioso che venendo a Milano move a cono- 
ì principali monumenti , è certamente dalia sua guida 
) oltre al canale che apresi avanti la Porta Romana, e 
la Lodovica, ad un augusto tempio preceduto da spazioso 
fiancheggiato da due nobili gallerìe, ornato entro e fuori 
ane, archi e statue ; tempio nel quale gareggiano il buon 
elle linee e delie proporzioni colle dovizie dell'oro, del- 
lo , delle pitture e dei marmi ; tempio nel quale alla de- 
grande aliare ne soi^e uno più angusto, ma tutto lavo- 
massiccio argento, consacrato alla Divina Madre coronata 
3ge!I. Questa splendida fabbrica, perenne documento della 
il popolo e degli antichi nostri principi , dai quali fu ac- 
speciale protezione e largamente dotata , questa ora é 
imunemente chiamata £&ut Celso, ma in fatto è invece Ìl 
io della Vergine Assunta. Due passi più in là eh' egli 
trovar potrà il curioso , 1' Oggi quasi ignoto San Celso , 
tempio, ossia la piccola parte che di esso, come diremo 
inzi , ancora rimane. Troverà ivi pure le traccie e me- 
lel pacifico nido di pochi cenobìti e le zolle che due ge- 
ampioni della nuova fede, Celso e Nazaro, nel secolo III, 
I sangue inaffiarono. 



l'antica badia di S. CELSO IN MILANO. 351 



Un campo, denominato ai Tre Mori (ad Tres Moros), a breve 
distanza dalla città di Milano , ne* primi tempi del cristianesimo 
sèrvi allo strazio di molte vittime. Fra queste, la storia conservò 
i nomi di Nazaro e del giovanetto Celso suo allievo che patirono 
e morirono sotto Nerone nel campo appunto dei Mori, ove anche 
furono sepolti. I loro cadaveri rinvenuti da Sant'Ambrogio nel- 
r anno 396 , furono quindi trasportati V uno in una chiesa che 
gli venne eretta presso la Porta Romana , T altro in altra che 
qui appunto sorse ove egli avea perduta la vita. 

Noi non sappiamo come fossero questi antichi sacrari , ma 
probabilmente semplici assai e privi di sontuosità , come addice- 
vasi air epoca ed alle vicende d' una religione che si risentiva 
ancora di tante sofferte persecuzioni. Soltanto ci è noto che nel- 
r anno 992, l'arcivescovo di Milano, Landolfo II, figlio del no^ 
buissimo uomo domino Bonizone, ad espiazione del sangue che 
erasi per lui sparso in una accanita guerra civile , rifabbricava 
la chiesa di S. Celso , 1' arricchiva di doni , e vi poneva presso 
una famiglia di monaci ; che poi egli morendo (998) , veniva ivi 
sepolto presso la porta maggiore, come aveva prescritto nel suo 
testamento, in cui si ordinava altresi una esequie anniversaria in 
perpetuo coli' intervento di molti decumani ed uffiziali, a ciascuno 
de' quali prefiggeva ad elemosina tre denari ed un cero. E il 
nobile esempio fu presto seguito da altri ecclesiastici , in ispezieltà 
da PetribertOy decumano-ufficiale della chiesa di S. Giovanni Ito- 
lano, il quale lasciò al nostro San Celso, neir anno 1052, buona 
parte del ricco suo patrimonio. 

A Landolfo dobbiamo adunque la ricostituzione della basilica 
eh' era a tre navi , e la cui sontuosità ci si attesta ancora dalle 
sculture, dagli ornati, dai rilievi che ci rimangono di quell'epoca, 
e veggonsi principalmente sovra la porta e sui capitelli dei pi- 
Ioni. Essa non soggiacque alle devastazioni ordinate dal Barba- 
rossa nel 1162. Forse perchè estramurana , restò illesa come 
altre ancora, forse perchè quivi presso vi aveva posto il campo 
il cancelliere imperiale, Rainaldo, arcivessovo di Colonia, ov- 
vero perchè in quei pressi vi fosse assembrata grande parte del 
popolo milanese che ancora tenevasi forte. 



352 l'antica badia di s. celso in Milano. 



La piccola parte , adunque , dell' antico edifizio religioso che 
oggidì vediamo e che si limita al solo capo-croce delle tre ori- 
ginarie navate basilicali , perchè il restante, meno la porta , fu 
poi , come diremo, distrutto , è ciò che precisamente appartiene 
all' epoca di Landolfo (secolo X) come riconobbero anche di re- 
cente i più dotti neir archeologia cristiana e specialmente il 
Dartein (1). Essa è costrutta a vòlta, senza cupole e loggie, con 
absida affrancata da robusti contrafforti e munita di grandi fine- 
stre colle spalle foggiate a risalti , caratteristica nota in edifici 
del j?ecoIo X. I piloni a fascio hanno capitelli ricchi di fogliami, 
d' intrecci e di figure capricciose ad alto e tondo rilievo, giusta 
il costume di allora che molti scrittori vollero tradurre in rito. 
La porta è armata a tutto sesto , e simile a quelle di S. Am- 
brogio e di San Simpliciano. ÀI di sopra di essa scorgonsi le 
figure a rilievo di cinque fantastici animali , tre nel giro del primo 
semi-cerchio comprendente 1' arco , due collocati al disopra del- 
l' arco medesimo. 

L' architrave offre in un rozzo bassorilievo le principali gesta, 
disposte senza sufficiente ordine cronologico, dei Santi Nazaro e 
Celso. In vari comparti firmati da piccole nicchie fiancheggiate 
da poco eleganti e non tutte uniformi colonnette, veggonsi, guar- 
dando da sinistra a destra, Nazaro genufiesso dinanzi al carne- 
fice che sta per recidergli la testa ; quindi Celso parato al mar- 
tirio , avvolto in largo manto su cui è impressa una croce ; poi 
gli stessi campioni condotti , fra due soldati , al carcere. Seguono 
Nerone in clamide assiso sovra sedia curule ; un soldato a ca- 
vallo ; Nazaro in abito da viandante : lo stesso che, uscendo della 
casa paterna, dispensa ogni suo avere a' poverelli; una navicella 
coi nocchieri che , vedendo Nazaro e Celso , da essi gettati già 



(1) Devo professarmi grato a questo illustre scrittore per le citazioni che 
egli si compiacque fare nelP insigne sua opera: Étude sur VArcshUetture 
lombarde (Paris) della mia prima Memoria wtorico^pigrafica sovra questo 
antico Tempio di S, CeUo, da me Ietta nel R Istituto delle Scienze, ecc., 
in Milano» nel dì 16 aprile 1843 e quindi pubblicata. 



L* ANTICA BADIA DI S. CELSO IN MILANO. 353 

nelle onde, passeggiare su quelle illesi col simbolo delia fede 
nelle mani , si volgono ad essi in atto supplichevole. 

Finalmente V ultimo comparto ha le salme de* due martiri por* 
tate dai fedeli al sepolcro. Le colonnette laterali alle prime nic- 
chie, ov' è figurata la decollazione delle due vittime , rappresen- 
tano alcune piante di gelso ; ossia moro, giusta la tradizione che 
il supplizio loro avvenisse nel campo dei TnorL Sotto l' architrave 
veggonsi da ciascuna parte due curiose figure, le quali, tutte in- 
curvate , mostrano sostenerlo cogli omeri , appoggiando le mani 
contro i genitali. Vogliano alcuni attribuire questa scultura, per 
sua grettezza, al secolo XII, ma non saprei con quale ragione- 
vole motivo ritenere che 1* architrave di cui essa fa parte, fosse 
stato innestato posteriormente nella porta tanto tempo prima edi- 
ficata, e vorrei anzi crederlo contemporaneo alla porta medesima 
perché lo stile di quelle sculture non si dilunga gran fatto da 
altre simili che ci restano del secolo X, e la rozzezza deir arte 
non era molto maggiore nel secolo XII che nel X. Nel vano 
poi deir arco é dipinta a fresco da un pittore del XVI , forse il 
Cerano, la Vergine in mezzo ai Santi Celso e Nazaro. 

Entriamo nella chiesa, ossia in quella parte di essa che ancora 
rimane. 

Abbiamo detto eh* era a tre navi , la centrale divisa in tre 
campi di vòlta suU* asse, formati questi mediante una doppia ar- 
cata sui lati. Colà veggonsi ancora parecchi degli enunciati capi- 
telli di antico scarpello, di forma classica romana, sedici altri o 
più frammenti se ne vedono fuori nell* indicato muro laterale. I 
capitelli dei due piloni laterali alla porta rappresentano l* Angelo, il 
Bue, r Aquila, il Leone , simboli dei quattro Evangelisti. Uno, che 
ora trovasi incassato nel muro esteriore, ò in tre comparti formati 
da nìcchie con colonnette simili ali* architrave testé descritto, ha tre' 
mezze figure , sovra una delle quali é una colomba ; giova cre- 
derle Sant'Ambrogio fra i martiri Nazaro e Celso; quest'ultimo 
(perché fanciullo tratto al martirio) contraddistinto dalla colomba. 
Degli altri capitelli, alcuni non sono che semplicemente orna- 
mentali , ma ve n' ha anche di quel genere che fu chiamato sim- 

Arch. Stor. Lomb. — Anno XV. 23 



354 l'antica badia di s. gelso in Milano. 



bolico, pel costume che sembrò ad alcuni fosse adottato da quei 
primi credenti di rappresentare con quelle figurazioni le cose, le 
idee più sublimi ed auguste della Religione. Leoni, Sfìngi , Cervi , 
Cani , simboli della forza , della sapienza , della velocità , della 
fedeltà, ci offrono quelle sculture, fra le quali meritano partico- 
lare considerazione tre di quei frammenti che sono incassati nel 
summentovato muro esterno laterale e che rappresentano, Tuno 
due arieti insieme uniti con una croce frammezzo, a simbolo forse 
dei due popoli ebreo e cristiano, insieme congiunti sotto il ves- 
sillo della fede ; Y altro una testa fra due leoni ; il terzo un ca- 
vallo bardato e sellato condotto da un uomo per la briglia e da 
un altro rattenuto per una coscia. La testa fra i leoni esprime 
Daniele nella fossa, ed è rappresentazione frequente nei monu- 
menti cristiani più antichi , persino nelle pitture delle catacombe. 
La si vede espressa ora in intera, ora in mezza figura, ovvero , 
com' è qui , nella semplice testa ; talvolta in atto di orazione , 
colle braccia protese al cielo, talvolta circondata da altre figure; 
sovente entro la caverna dei leoni. 

Con tali emblemi luttuosi i primi credenti miravano ad ani- 
mare i loro fratelli nella furia delle persecuzioni a perseverare 
nella fede. A differenza dei pagani i quali dell* idea della morte 
non sapevano racconsolarsi se non con quella di un comune de- 
stino, quei ferventi cristiani vi contrapponevano quella, ben più 
sublime, di un eterno premio in una vita futura, e l'esempio del 
profeta liberato dalle fauci di fameliche fiere non poteva tornare 
più acconcio. 

Ma il più ragguardevole dei capitelli che sto descrivendo è 
quello simbolico-morale che offre il cavallo guidato e rattenuto. 
L' uomo nei pericoli della vita si volle ravvisare in cotale rap- 
presentazione in cui l'auriga figurerebbe il principio del bene 
che guida al sentiero della virtù, contrastato da quello del male 
che si sforza a sviarcene. 

Questi capitelli che ricordano lo stile del corintio romano , 
quelle membrature classiche ivi ancora conservate , sono abba- 
f5tanza eloquenti per farci trovare nell' antico edificio l'epoca del 



L* ANTICA BADIA DI S. CELSO IN MILANO. 355 



SUO promotore Landolfo. Alla quale di certo appartiene anche 
ì* alto e robusto campanile y che spoglio ora di squille vi sta 
presso, ed è una delle più antiche sacre torri ancora esistenti in 

Milano, specialmente dopo il tanto lamentato recente vergognoso 
atterramento di quella di S. Giovanni alla Ck>nca. 

Non è peraltro a tacersi (e ognuno facilmente potrà persua- 
dersene), che in tanto volgere di anni ed in varie epoche il tempio 
di S. Celso abbia avuto a subire più restauri e modificazioni. Ne 
resta indizio di una provocata dall' abate Carlo da Forlì (1450), 
il quale molte cose vi fece e specialmente le lignee imposte della 
porta maggiore, tutte lavorate a pregevoli intagli , nella sommità 
delle quali sorgono le immagini , da una parte, di Saut' Ambrogio 
in mezzo ai martiri Gervaso e Protaso, dall'altra la Madonna 
fra S. Celso e S. Benedetto, leggendovisi inciso il nome del mu- 
nifico ordinatore : 

CAROLVS • ABBAS • FECIT • FIERI • MCCCCLI 

Molti abbellimenti di pitture, sculture ed altri lavori per entro 
la chiesa faceva eseguire il duca Galeazzo Maria Sforza, operan- 
dovi i pittori Zanetto Bugato, Jacopo Zajnario ed altro pure per 
nome Stefano (forse il Fedeli od il Marchesi , distinti pittori en- 
trambi ch'erano allora in Milano), nonché gli architetti e scul- 
tori Lazzaro Palazzo, Giovan-Giacomo Dolcebono ed altri (1). Ma 

(1) Il documento che qui riportiamo, tratto dal grande Archivio generale 
di Milano . accenna ad alcuni lavori fatti eseguire dal duca Gio. Galeazzo 
Sforza in S. Celso verso la fine del secolo XV : f, , 

MCCCCLXXIIJ. * 

Mcccc I Qyggtj^ è la spesa facta nel ornante dela capella de Scto Celso la 
quale fuo principiato a di XIIJ daprile secundo uno designo ordinato per lo 
jllmo Sig.re nostro : (s' intende il Duca Sforza suaccennato). 

Primo per certe pere de marmerò fino comprato dali canonici de Scto 
Ambrosio etc, e montato i S."^a l. XXIJ s. IIIJ. 

Ite per peze duij de marmerò fino comprato per Lazaro da pallazo lapi- 
cida in S.* computate le nicture L. XXJ. S. 

Ite per asse IIJ de pobie per far li capcello etc. 



356 l' antica badia di s. gelso in Milano. 



queste opere quasi tutte perirono e con esse anche un più an- 
tico palio di altare, dipinto nell' anno 1457 da un Antonio Maa- 
tegazza, a noi noto soltanto per tale lavoro di cui trovammo 



Ommìs&is. 
Ite per la portatura ad portare dicto capcello ad S.cto Celso L. -^ S. X. 

Ommìssis. 
Ite per la spesa de ornare tuto lo copcello de oro e azuro e manifeu^tura 
de dipintura (numerati) a magro jacobo Zaijnaro et compagni , in S.* L. 84 

Ommìssis. 

Ite per la dipintura de uaa cortina et la depictura facta in suso Io muro 
disopra de lornamto de marmoro cosi de soto per fare li Effigi] irati da 
naturale del nro jll.mo Sig.re et de la jll.raa Madona con li fioli tactà per 
Maistro Zaneto depintore ed a luij et quelli che hanno facto la cortina 
L. 159 = 12.— 

Ite per le ante de ligname dove e dipincto suso le SS. cose e ferramto 
et manifattura in S.^ L. 8. S. 11. 

Victure una delo lavorare del marmoro conducto a San Celso lire •* 
soldi XII. 

Ite per Caualante XLII de sabiono conducto ad S.cto Celso L« 2 S. 2. 

Ommissìs. 

Ite per portature VIIIJ a portare le pilastrate et la Ferrata et altre prede 
ad S.cto Celso L. — S. 9. 

Ite per una ferrata metuta in la dieta opera con uno vschiolo et ferratura 
la quale limata rotonda et facta per magro Biase ferrare in suma L. 19. 

S. X. D. VI. 

Ommìssis. 

Ite per li trombeti che sono metuti in mane ali Angeli de marmoro che 
sono facti de recalcho bomito et sendàlo apichato a dicti Trombeti per le 
bandere in suma L. 3. S. XVJ. 

Ite la diademe et la bandiera tnetute in mane al Christo suscitato in 
summa L. 1. S. 15. 

Ite n. ac magro Stefano depinctore per metere doro lo marmoro et ad 
fare una nostra Dona depìncta drente ad la ferrata L. 28. S. — 

Ite per Johanne Jacobo dulcebono con vno garzone per ope 64 ad comput. 
de S. 18 per opa in suma L. 62. S. 2. 

Ite per Lazaro rechioso ope L. XVIIJ con vno garzone ad 9put S. XVI 
per opa L. 61. S. 4. 

Ite per Filippo da Castelo per ope LXVl ad 9pute L. XIIIJ^ per opa L. 5. 6. 



l'antica badia di S. CELSO IN MILANO. 357 

menzione (1). E di quanto ordinava nel 1473 per San Celso il 
duca Galeazzo/Vuir altro ci sembra che avanzi se non una Ma- 
donna dipinta sul moro in una bassa nicchia presso la cappella 
già maggiore , ora unica y di cui troviamo notato : (ui magro 

Stefano depinetore per fare una nostra dona depineta 

drento ad la f erata . . • . (Veggasi pag. 356 nella nota). 

Tale pittura, fino a qualche anno fa» era abbastanza discerni- 
bile » e vi si notava in un canto una figurina a profilo » diremo 
quasi, leonardesco; ma ormai il tutto ò ridotto una larva. Mi- 
gliore sorte ebbe una immagine di Maria sorreggente il Bam- 
bino, dipinto del secolo XV, fatto ripulire e adomare dall' abbate 
Don Guglielmo Biumi neir anno 1773 , come diremo dappoi (in- 
scrizione n. 3) , la quale immagine vedesi ancora sulla parete 
a sinistra della cappella, sulla linea della stessa. 

Un prezioso monumento di cristiana antichità esisteva qui pure^ 
donde nel 1808 fu trasportato nel!' attiguo Santuario di S. Maria, 
vale a dire il lapideo sarcofago che conteneva le reputate spo- 

Altri operaj : 

Lazaro Keebioso. 
Filippo da Castelo. 
Baptista homadeo. 
pedro da briosco. 
bruno da pergamo. 
Ambroaio da Como. 
Samuel luono. 
Johanne Antonio da pozo. 
Michele dala Chiesa. 
Alujsio da Como. 
Ricardo de S.cto Fiorano. 

Peze due de marmerò fino comprato per Lazaro da Pallazo lapicida in 
«urna computate le uìctare Hre 28. 

(1) 1457. Ambrogio Mantegazza, pittore, pinge un palio per T altare in 
S. Celso, dotato da Antonio Legnano, pagato dalla Veneranda Fabbrica del 
Duomo di Milano» erede del suddétto Legnane. 

(Documento del Duonx> suddetto, Tolume II, anno 1978). 



358 l' antica badia di s. gelso in Milano. 

glie mortali del martire Celso. Questo sarcofago^ nell' indicato 
Santuario di S. Maria fa ora da mensa all' altare della crociera 
alla sinistra di chi entra. In esso sono scolpiti a basso rilievo , 
sul dinanzi , nel centro Gresù fira i Santi Pietro e Paolo, all' estre- 
mità destra, il Presepio, e i tre Magi in veste frigia ; ali* estre- 
mità sinistra le tre Marie presso la tomba del Salvatore, S. Tom> 
maso che tocca il costato di Cristo ; ai lati del sarcofago miransi : 
da una parte Mosè che trae T acqua dalla selce, dall' altra V Emo- 
róissa che tocca la veste a Gesù. La scultura ricorda le opere 
romane del V secolo ; il suo collocamento in San Celso devesi 
probabilmente a Landolfo. La descrisse con esattezza V oblato 
Don Gaetano Bugati nelle sue Memorie.... intorno le reliquie e 
il Culto di & Celso, nella quale opera è pure fatto cenno di 
una croce greca assai antica , rinvenuta nell' urna del martire 
in una ricognizione fattavi nel 1782 ; probabilmente vi era stata 
introdotta dall'arcivescovo Landolfo, allorché nel secolo X fece 
la prima traslazione del santo cadavere, volendo con essa indi- 
care che ivi riposava un martire, giusta l'antico ritmo: 

Ubi martyr ibi crux 

martyrii sanctis quae pia caussa fuìt. 

La chiesa nella parte che ora non è più , comprendeva quattro 
altari minori entrò cappelle, due per lato, costrutti in barocche 
forme nel secolo XVIL Uno di essi era titolato nel Crocefisso , 
altri nella Vergine , in S. Ambrogio , ed una poi nei tre martiri 
Basilide, Cirino e Naborre, le salme dei quali ivi riposarono fin 
dall' anno 1608 , per cura di Cesare Marino , come diremo più 
innanzi , ed ora serbansi nel vicino Santuario di Santa Maria. Vi 
stavano pure le due casse lapidee , nelle quali Landolfo arcive- 
scovo, aveva deposto le reliquie di S. Celso, una delle quali casse 
(ossia la superiore, quella cioè che racchiudeva il testé descritto 
sarcofago storiato, entro cui era il corpo di S. Celso) trovasi an- 
cora in questo vetusto tempio nella nave destra , mentre 1' altra 
fu, come già si disse, tradotta nel prossimo Santuario, più volte 



l'antica badia di S. CELSO IN MILANO. 359 

nominato. Al disopra della cassa tuttora esistente in S. Celso j 
sono infisse nel muro due iscrizioni (Vedi i num. 1 e 2 dell' J^t- 
grafia) comprendenti la storia di quelle reliquie , le loro trasla^ 
zioni e ricognizioni , T ultima delle quali eseguita dall' arcivescovo 
nostro Giuseppe Pozzobonello , nell' anno 1782 , che fu 1' ultimo 
in cui ebbe vita nel recinto di questa Badia, la piccola famiglia 
dei canonici regolari. 

Chiesa e convento tenevano fin dal secolo X y come già si è 
premesso , monaci benedettini : il nome di un loro Abbate Gio- 
vanni é ricordato in un istromento dell' anno 1152 , in cui egli 
fa concordia con Lanfranco preposto di Brebbia. 

A mezzo il quattrocento la Badia veniva data in commenda , 
e divisi per ciò li suoi redditi a metà col Commendatario ; fu 
eletto pel primo a tale dignità quel Carlo da Forlì già nominato 
a pag. 355, il quale, fatto poi nostro Arcivescovo, ritenne nien^ 
temeno la Commenda e continuò ad abitare la Badia fin che 
visse e neir antico tempio di cui fu benemerito, volle essere se- 
polto (1475). Gli successe un Antonio dei Baldironi, che ebbe a 
sostenere viva lotta coi monaci di Chiaravalle Milanese, renuenti 
a riceverlo quale visitatore apostolico mandatovi da Sisto IV. 

Partiti da S. Celso i benedettini , Papa Paolo III vi spediva in 
loro vece li canonici regolari di Bologna della Congregazione del 
Salvatore detti Scoppettini o Rocchettini, Eglino fecero riattare 
gli edifìci con lavori durati tre anni , ma che alterarono in gran 
parte le forme antiche del Tempio e le eleganti opere innesta- 
tevi nel secolo XV, che quasi tutte perirono. Non più felici furono 
le innovazioni recatevi da un Abbate-visitatore nel 1576, da un 
commendatario, Teodoro Trivulzio, nel 1651, dall'abbate di Go- 
verno, Guglielmo Biumi , nel 1777. Il Trivulzio sconciò in parte 
la bella e semplice antica facciata della chiesa , per introdurvi 
il pesante suo stemma (tolto poi all' epoca repubblicana del se- 
colo ultimo scorso) e l'epigrafe, che parimenti fu tolta: 

THEODORVS • CARDINALIS • PRINCEPS 
TRIVVLTIVS • MDCL . 



300 L* ANTICA BADIA DI S. CELSO IN MILANO. 



Il Biumi che fu il peDultimo degli Abbati di Governo e mori 
Del 1781, posa nella cappella maggiore il brutto altare che tut- 
tora vi sta ed una spaventevole tela di un Giovampaolo Cazzaniga 
con en trovi il martirio del Santo titolare ; egli imbarocchi le cap> 
pelle laterali ormai senza nostro rincrescimento scomparse. Non- 
dimeno meritò lode per aver fatto conservare quella Madonna 
dipinta nel secolo XV , di cui si ó detto a pag. 357 ed aver 
fatto rassodare il magnifico campanile , del che fa memoria una 
iscrizione di barbaro latino, infissa alla parete destra fuor, della 
chiesa (Vedi Epigrafia, Inscrizioni, N. 5). 

Uomini illustri nei passati tempi ebbero quivi la tomba. Oltre 
air arcivescovo Carlo da Forlì , già ricordato , sappiamo che vi 
furono tumulati BonifiBLzio della Pusterla, abbate che fu del 
monastero, oratore in nome di Ottone Visconte per la pace con 
Cassone della Torre nel 1278 , morto intorno ali* anno 1283, 
dopo una vita pien^ di virtù ; Filippo della Pusterla , monaco , 
ucciso nel 1278 a Gorgonzola da quei della Torre in un fatto 
d' armi contro Y arcivescovo Ottone Visconte, di cui era seguace, 
inoltre un Cesare Marino, generale di cavalleria ed uditore nelli 
eserciti di Carlo V in Italia , oriundo genovese , ma nato a Mi- 
lano, ove mori nel 1608. Egli , fin dall* anno 1584 , aveva fatta 
amplifiire e adornare in questa chiesa la cappella seconda nella 
navata a destra per collocarvi le salme dei santi Basilide, Cirino 
e Naborre, e vi aveva instituita una cappellania, come danno le 
iscrizioni da noi riportate al num. 18, 19 della parte epigrafica. 

La Commenda abbaziale che percepiva la metà del reddito dei 
beni appartenenti al monastero, durò fino all'epoca dei rivolgi- 
menti avvenuti alla fine del passato secolo, e l'ultimo investi- 
tone fu il cardinale Giuseppe Albani, morto nella prima metà del 
secolo presente. Anche la piccola Badia dei Canonici di S. Celso 
obbe fine in queir epoca (1783) , perchè compresa nelle primo 
soppressioni ecclesiastiche avvenute fra noi. Era abbate di Go- 
verno un Don Domenico Forziati , nato a Napoli nel 1738 e vi- 
vente ancora nel 1800 a Milano, ove aveva acquistata la citta- 
dinanza. 



l 



l' antica badia di S. CELSO IN MILANO. 361 



I canoDici residenti non erano allora che quattro con un solo 
laico e tutti furono licenziati , conservata tuttavia al culto la 
chiesa ed assegnata al Comune col titolo di distrettuale. 

Nel 1802 la si diede quale sussidiaria alla vicina parrocchia 
di S. Eufemia, postovi rettore il sacerdote D. Giacomo-Francesco 
de Portai, col provvedimento di annue lire milanesi 1500 , per 
la manutenzione della chiesa. 

Nel mese di agosto 1818, per dare maggior luce e ventilazione 
al vicino Santuario, furono demolite quattro delle sei arcate che 
costituivano il corpo longitudinale del tempio e col magistero del 
valente architetto che fu Luigi Canonica, veniva trasportata al ter- 
mine delle due prime 1' antica porta già descritta , e collocatovi 
r elegante fìnestrone a ruota (rosone) che tuttora vi sta, si venne 
a formfitre un Oratorio. Alla quale opera condotta secondo lo stile 
primitivo della Basilica e resa poi perfetta nell'anno 1851, nes- 
suno vorrà negare 1* onore di essere stata fra noi la prima con 
cui siasi tentato e con buon successo procurato a un edifìcio re- 
ligioso un* assegnata restituzione all' antico stile lombardo. Ag* 
giungiamo essere dessa il migliore ripristino secondo arte, storia 
ed archeologia, che in parità di merito col S. Abbondio di Como, 
sia stato finora nei nostri paesi condotto. 

Ne concepì l' idea e diresse personal men tee 1' opera del 1851 
un buon sacerdote, amantissimo dell'arte e benemerito della pa- 
tria, Don Giovanni Leoni , del quale bene a proposito 1' illustre 
Dartein fece ne' suoi scritti onorevole menzione (1). 

Dall' epoca suddetta (1818) in avanti , il nuovo antico Oratorio 
rimase quasi sempre annesso all'attiguo Santuario di Santa Maria, 
con cui venne messo in comunicazione mediante una porta quasi 
a formare una cappella dello stesso , e noi si potè emancipare 
da tale sudditanza che per alcuni anni , dal 1860 al 1871 , nel 
qual tempo servi di chiesa sagramentale al Collegio militare di 



(1) Don Giovanni Leoni, nato a Milano nel 1807, vi morì nel 16 novem- 
bre 1887, fra il generale rammarico di quanti lo conobbero od ebbero no- 
tizia di lui. Fa verace e costante amico dello scrittore di queste memorie. 



362 l' antica badia di s. celso in Milano. 



S. Luca, che vi sorge rimpetio , e 1' oratorio allora era ufficiato 
DobiI mente da due cappellani. Di presente ben di rado lo si apre 
al culto e lo si fa servire, con vera indecenza, a ricetto di 
scranne. 

Possa il sincero lagno eh' emana dal cuore di un vecchio 
amante dell'arte e della patria, muovere gli animi dei rispetta- 
bili Patroni di questo antico religioso edificio, a far si che venga 
senza indugio restituito all' antico decoro ! 

Michele Caffi. 



EPIGRAFIA. 

Le due prime lapidi cristiane che offriamo si trovano entro la 
chiesa e rammemorano le reliquie del martire Celso che diconsi 
rinvenute da S. Ambrogio nel secolo IV, qui trasportate nel X"*' 
da Landolfo, riconosciute nel XVI (precisamente nel 1521) dal- 
l'Abbate Commendatario Pallavicino Visconti, e quindi nel XVIII 
dal nostro Arcivescovo Pozzobonello ; per ultimo trasportate nel 
1813 nel vicino insigne santuario di S. Maria Assunta. 

I. Entro la chiesa attuale, 
ISCRIZIONE 1. 

D • O • M 

CORPUS • S • CELSI • MARTYRIS 

SAECULO- QVARTO • INVENTVM 

DECIMO • TRANSLATVM 

DECIMO • SEXTO • RECOGNITVM 

lOSEPH • CARD • PVTEOBONELLVS • MED • ARCHIEP 

HIC • REPOSVIT 
ANNO • DOM • MDCCLXXXII • X • KAL • AVGVSTI 



L ANTICA BADIA DI 8. CELSO IN MIL 



DIVI - CELSl ■ MARTYRIS • INVICT 

SACRO ■ CORPORE • IN • AEDICVLAM ■ CEI 

PROXIMI • DEIPARAG ■ TEMPLI 

TRANSLATO 
V . KAL . MAI . AN . M • DCCC - X 
HEIC ■ VRNA ■ aUAE • ILLVD - CONTECER 
POSITA ■ EST • AN . M ■ DCCC • XXVI 

3. 

Sotto la immagine di una madonoa a mezza f 
parete al lato sinistro della chiesa sulla linea 
ora esistente in essa. 

ANTIOVAM HANC 
DE1PARAE IMAGINEM 

SAECULIS XIV ET XVIt 
POPULl FREQUENTI A 

AC MIRACULIS CLARAM 
NOBILIORl MOC LOCO 

DEPORTANDAM CURAVIT 
GULLIELMUS BIUMl 

HUIUB COENOBtl ABBAS 

ANNO DOM. MDCCLXXIII 

Lo Stile della graziosa pittura ci dispensa dal 
zìone che ci vorrebbe far ravvisare in essa un 
riore agli ultimi anni del secolo XV od ai prii 

4. 

Sul suolo sovra una modestissima tomba : 

IO ANTONIO HOMACINO 

IVLIVS CESAR FILIVS AC 

HYPPOLITA A S AMB° VXOR 

IN MORTVVM HONORIS 

ET PIETATIS ERGO 



364 l'antica badia di s. gelso in Milano. 

Essa fu sostituita ad altra che stava nella cappella di S. Ba- 
silide 9 e che ricordava le beneficenze di Giannantonio Omac- 
cino y segretario del Senato di Milano , morto nel 1583 e quivi 
sepolto. 



II. 
Sul muro laterale a sinistra fuori chiesa : 

5. 

TVRRIS RESTAVRATA 

SCALIS MARMOREIS ERECTIS 

CAMPANIS AVCTI8 ET ADDITI8 

AVREOS M M M 

IMPENSA 

MDCCLXXIX 

D. gvllielmo bivmi abbate 

ET CANONICIS 

I nostri lettori non s* innamorino di questo latino che rivaleggia 
quello deir«epigrafi Biraghiane poste non più che venti anni ad- 
dietro sovra la tomba di Ariberto nel nostro Duomo. 
« 

6 e 7. 

(Sulla stessa pietra). 
Hic reqviescet in pacc 

IVSTINVS QVIVIXIT IN 96 
CVLO AN PLM. L. deposi 
/VSSVB. D. e. IDVS. DECEm6 
TES SIMMACVM VCC 

B. M. 
HIC REQVIESCET IN pacC 
MARTIA QVI VIXIT IN SEC 

VLo Annos PLM. Lv. depo 

SITA SVB. D. XII. KAL. APRIL. 



l'antica badia di S. CELSO IN MILANO. 365 



Sono Giustino e Marzia. Il primo mori d' anni dieci, sei giorni 
innanzi alle idi (cioè addi sette dicembre), sotto il copadato di 
Simmaco ; dell* altra non rilevasi chiaramente Y anno , ma per 
essere ambedue le epigrafi sulla stessa pietra , eguali le di- 
citure ed il sistema grafico può ritenersi che siano contem- 
poranee. 

Molti Simmachi consoli sono ricordati dal Sirmondo nelle note 
ad Ennodio, e dal Gottofredo nella Prosopografia del codice teo' 
dosiano, ma fra essi sembra che il Simmaco della prima lapide 
sia il Quinto Aurelio Simmaco console di occidente che non ebbe 
collega, e tenne i fetsci nell* anno 485. Veggansi le opere di 
Alcinio-Àvito fra la ColleHanea del Sirmondo , ov* è una let- 
tera di Avito a questo Simmaco. Questo stesso consolato è 
poi segnato anche in un marmo presso il Reinesio. Clas. 20 , 
num. 368. 

Altro frammento presso a poco della stessa epoca , a quanto 

pare dalla forma dei caratteri , è il seguente che vi si legge 

vicino : 

8. 

in secvZo 

ORANOC iis 

/lmon... età 
vi ocTobris 

Alcuno volle rilevarvi V epoca dei CJonsoli romani, Flavio Mo- 
naxi e Plinto, vale a dire V anno dell* èra nostra 449. 

9. 
Altro frammento è il seguente anonimo che ricorda il Conso- 
lato di Teodosio : (Sec. V) 441 ? 

coNSVLC domino nostro 
iheohosio 
in /)ACED epositm 
kal lANO arii 

w ]5 A 



366 l' antica badia di s. gelso in Milano. 



10. 
Frammento pure anonimo. 

ann 

LXV. DPS 

DiBS XIII KaZ. .. eonsìdihus 
ASPERO ET ariohindo 

HIC POSIT 

vs Qvi vixU annos 

XVIII DEpOSii 
V 

ASPERi Et ariobindi eonaulibus 

HIC BEquieseit in pa 
CE CA 

11. 
Frammento vicino al precedente n. 9 (1). 

HIC REQViEseit in pa 
CE CALoumus qui 

VIXIT 

Il (Consolato di Aspero ad Ariobindo cade all' anno 434. 

12. 

B. M« 
Me REQVIESCIT IN P 
ace SECVNDINVS 

S QVI VIXIT IN 

Sfl^CVLO ANN • PL • M • 

DEP. SVB DS XIII 

kal lANVARIAS 

cons. pauLWi ivNiom 
in Dietione xiii 

La lettera S rimasta sola al cominciare della terza linea pò* 
trebbe far credere che Secondino, fosse un sacerdote. Il Consolato 

(1) Questo frammento era forse il principio delle lapide anteriormente 
segnata col num. 10. 



L ANTICA BADrA DI S. CELSO IN MILANO 

di Paolino jamore corrisponde all'anno 534 nel qual 
reva l' indizione XII fino al mese di settembre in 
la XIII. Essendo morto Secondino tredici giorni in 
lende di gennaro, cioè nel 18 dicembre, fu giustam 
nella lapide l'indizione XIII. 

13. 

La memoria che qui poniamo ò incisa in pietra 
nella stessa parete in cui sono le altre dal num. 
Venne pubblicata pel prìmo dall'Alciato nel suo Ai 
nell'Ambrosiana). Appartitene evidentemente ai primi ' 

ARCAH COMPARAVIT ET AVR 
OVALERIA VIRGINIA MEA QVIVIXtf 
.... ANN08 MECVM XXVII MENSIS UH SIC 
FATO DECESSIT 

Si sa che cirgince appetlavansi le donne ite ver, 
quindi VALERIA VIRGINIA MEA, corrispoode in sostai 
CONSORTE MIA. Puro Ì canonìci regolari di a. Celso 
per VALERIA il cognome, per virginia il nome ; ci 
questa lapide sepolcrale di una Virginia Valeria, 
alla epigrafe testé riferita il seguente marmo, test 
della grossolana loro credenza : 

ANTIQVISSIMVM 

VALERIAE FAMILIAE 

MONVMENTVM 

AB ALCIATO LAVDATVM 

AC PENE DEPEBDITVM 

RESTAVHATA ECCLESIAE 

FRONTE 

ABBA5 ET CANONICI 

LVCI RESTITVERVNT 

A. D. MDCCLXXIV. 



368 l'antica badia di s. gelso in Milano. 

14. . 

Altro frammento più recente dei precedenti , di poca entità e 
difficilmente interpretabile sembra riferirsi alla memoria di inno- 
minato chiaro giocane la cui madre portasse il nome di Nova, 

.... iv VENIS CLARVS 
.... NO VOGATO» 

cvm CenjTrice nova nomine 

MAGNIFICI PATRIS AN . . . . 
NAM FILIVS ALDI .... 

PRODOLOR HEv PLorarc 

TEMPORA TOTA VOLE^ 

Tali lapidi ed altri avanzi di romani lavori del secolo quinto, 
capitelli, fregi e figure del secolo decimo ricoverati in questa 
parte esterna del tempio erano stati rinvenuti negli ultimi lavori 
fattivi nel secolo attuale nel pavimento e nei muri del tempio. 
Il che è indicato dalla iscrizione seguente che venne infissa 
r anno 1854 nelT accennato muro laterale. 

15. 

PARIES HIC 

CELSIANAE • BASIL • DVM STARET 

INTERLECTIS • HVC • ILLVC 

RELIQVIIS • ARTIS • PRIMAEVAE 

AB • INIVRIA • VINDICATIS 

AD • PRISTINAM • FORMAM 

RESTITVTVS • A • MDGCCLIV. 

In questo spazio esterno a destra dall* entrare nella chiesa ven- 
nero poi nella stessa epoca del 1854 raccolti e collocati prege- 
voli capitelli di marmo, alcune finestre doppie ed altre belle opere 
di epoca rinascente tolte nell' anno 1836 in onta alle arti , al- 
l' attiguo Santuario di S. Maria e vi fu posta dappresso la se- 
guente iscrizione : 



l'antica badia di S. CELSO IN MILANO. 369 



16. 

AVANZI DELL ARTE BRAMANTESCA 
TOLTI ALLA CVPOLA DEL VICINO 
SANTVARIO pi N. S. 
QVI RACCOLTI 1836. 

Prossimi a questi frammenii vennero collocati due stemmi in 
marmo a bassorilievo del duca Galeazzo Maria Sforza portanti 
incise le sigle gz. m. 



111. 

Altre iscrizioni eh' erano nella parte demolita del tempio e 
delle quaji ò ignoto V esito. 

17. 
Sovra un avello : 

HERCULI CASTELLETTO SUMMAE SPEI ADOLESCENTI 

CAROLI V, CAES. AUG. MANUVICTRICE IN EXPEDITIONE 

BELLI GERMANICI OB CLARAS ANIMI 

VIRTUTES EQUESTRI MILITIAE ORDINIS INSIGNIBUS 

EXORNATO. FRANCISCUS ET ELISABETH FILlO 

PRAEDILECTO P. ANNO A PARTU VIRGINIS 

M.DLIII. XVI CALEN. lUN. 

È lo sfogo degli affetti di due infelici genitori , Francesco od 
Elisabetta Castelletti, che piangono nel loro figlio Ercole il fiore 
delle loro speranze da immatura morte reciso. 

« 
18. 

Nella cappella a capo della navata sinistra titolata nei mar- 
tiri Basilide, Cirino e Naborre ampliata e adornata da Cesare 
Marino di cui a pag. 358. 

ArcJi, Slor. Lomb. — Anno XV. 24 



370 l' antica badia di s. celso in Milano. 

-* ' ^~— "^ I l II MI I J^— Il , Il I 

AVCTO ORNATOQVE SACELLO 

CIBARIIS SACERDOTI DECRETIS 

CAESAR MARINVS 

PAT. GEN. 

CORPORA TRIVM MARTYRUM 

QVI SVB MAXIMILIANO CABS. 

SINGOLARI CONSTANTIA VITAM PERFVNDERVNT 

HOC IN LOCO SERVANDA COLENDAQVE 

CVRAVIT 
ANNO DOMINI MDCVIIL 

Neir anno 1809 queste spoglie vennero trasportate esse pure 
nell'attiguo santuario di santa Maria, ove riposano ora insieme 
con quelle di s. Celso nell'altare della crociera a sinistra di chi 
entra. A quell' altare Venne ad uso di mensa adattata l' arca 
storiata marmorea , di cui si è detto ; custodia già delle spoglie 
di s. Gelso, fino dall' età di Landolfo. 

19. 
Prossima a questa, era sulla tomba del Marino la seguente : 

CAESAR MARINUS PATRICIUS ORIGINE GENUSUSIS 
MEDIOLANENSIS NATIVITATE QUI BELLICA VIRTUTE EQUITUM 
PRAEFECTUS MORUM SVAVITATE OMNIBUS CARISSIMUS 
MORTIS MEMOR POSVIT MDCVIIL (•' 

20. 

Sovra tomba nella cappella seconda delle laterali che erano 
nella navata a destra: 

D • O M ■ 

ALFONSO GUEVARAE HISPANO • PAPIENSl LAUDENSIQUE 

PRAETURA • PERFUNCTO • UNIVERSI EXERCITUS CAROLI V. CAES 

IN ITALIA • AUDITORI • MEDIOLANI SUMMO FISCI 

ADVOCATO • A CONFILIIS SECRETIS • PHILIPPI REGIS 

niSPANIORUM • APUD INSUBRES • ALFONSUS FIL. PARENTI OPT. 

MERITO • P. NATUS ANNOS LXX • MORTEM OBIIT PRIDIE 

ID. APRIL • MDXXXIV , , ^ 

ri t t ^ 



«* 






L ANTICA BADIA DI S. CELSO IN MILANO. 



371 



21. 

Poniamo qui in seguito alle altre a corredo di storia 1* epi- 
grafe che nella ricognizione del 1872 venne rinvenuta neir avello 
^el martire impressa sovra lastra di piombo e che risale a pre- 
cedente ricognizione fattane Y anno 1521 dal già accennato Ab- 
bate di 8. Celso Pallavicino Visconte Vescovo eletto di Alessandria. 
Essa deve trovarsi ancora nella sua antica tomba presso gli 
avanzi del martire. 



F 



M • D • XXI 
f HOC • DIVI . CELSl • SACR • CORPUS • A SANCTO • AMBROSIO «ALMO 



HUIUS • URBIS • PRAESULE • UIC • OLIM • RECONDITUM • R • AC • 1LL« 
DNU8 • PALLAVICINUS • VICEC • ELECTUS • EPS • ALEXANDRINUS • 
HUIUSQUE • MONASTERI! • ABBAS • ADINVENIT • DETEXIT • QUE • UT • 
DE ILLO • CBRTIOR • FIDES • HABERETUR • HIC DEMUM • SOLEMNITER 
REPOSUIT • ANNO • DOMINI • D • M • XXI • DIE XXVIII • APRILIS • 

f CUM • ILLO • INVENTE • FUERUNT • ET • SL* RECLUSE • RELIQUIE» 
SCTOR . APLOR • PETRI • PAULI • HOMI • BARTHOLAMEI • NEC* NON» 
ET . BEATOR • MARTIR • XPOFORI «DESIDERII • SPEI • FIDEI • ET • CA- 
RITATIS • AGNETIS • ET • TEGLE • 8UNT • ET • ALIA • NOMINA • QUE • 
TTIS • VETUSTATE • CSUMPTIS • NON • BENE • DISCERNUNTUR • ADEST • 
ET VASCULUM • SANGUINIS • IBIDEM • REPERTUM • DE • QUO • DIVUS • 
AMBROSIUS • E • C • f 



• A — 

4 * 



U \ 



..'«'. 



'I 



^ - ' 



VARIETÀ 



L' ARCO DEI FABBRI 



ANTICA PUSTERLA DI MlLANO. 



L' erezione del nuovo quartiere di Porta Genova col relativa 
allargamento di via San Simone y e più recentemente la delibe- 




rata copertura del Naviglio, dal tronco detto di San Gerolamo al- 
l' Arco dei Fabbri, hanno alterato e stanno per scompigliare ancor 



l' arco dei fabbri. 373 



più la topografia delle adiacenze di questo Arco^ il quale é ormai 
r ultimo esempio che ci resta delle dodici pusterle, che, secondo 
il Fiamma, si interponevano alle sei porte della città (1). A tutela 
di questo avanzo dell* antico circuito di Milano iniziato poco dopo 
il 1171, e più tardi coinpletato nelle torri da Azzone Visconti, già 
si fece sentire in seno al Consiglio (Comunale la voce del senatore 
Tulio Massarani, e già hanno pronunciato voto favorevole alla 
conservazione tanto la Consulta Archeologica che la Commissione 
Conservatrice dei Monumenti. Non riescirà quindi inopportuno il 
riassumere le vicende di questa pusterla , ricavandole dalla rela- 
zione che, in unione all'avv, Emilio Seletti, ebbi a rassegnare alla 
Consulta Archeologica. 

La pusterla in questione dista dall* antica Porta Ticinese di 
metri 290 (corrispondenti alle braccia mil. 480, riportate dal 
Fiamma e dal Corio) e , secondo il tipo delle pusterle di quel- 
la epoca (2), aveva un solo passaggio sul quale s* innalzava diretta- 
mente la torre di difesa. Della sua forma primitiva rimangono 
solamente visibili le due arcate , delle quali quella verso il fos- 
sato ò più interessante di quella verso città , per la perfetta lavo- 
razione dei vari conci di pietre componenti V archivòlto e per 
le profilature della imposta. La larghezza dell' arcata verso città 
è di metri 5.25^ 1* altra è alquanto minore — metri 4.80 — 
essendo cosi ristretta dalla disposizione delle spalle alle quali si 
adattavano le imposte di chiusura. La lunghezza complessiva del 
passaggio ò di m. 12.50, e nel!' interno, deducendo Io spessore 
delle arcate , ò di m. 8.70 , misura la quale corrisponde assai 

(1) Riportiamo il disegno della vecchia topografìa delle adiacenze del- 
V arco , nella quale si può rilevare come Y asse della pusterla A non fosse 
normale alla direzione delle due tratte di mura» qnella D che oonduceva 
alla Porta Ticinese, e quella C che conduceva alla pusterla di S. Ambrogio. 

Le due linee tratteggiate indicano la direzione del prolungamento del 
nuovo Corso Genova, in accordo colla via S. Simone, G. 

(2) Ad eccezione della pusterla di S. Ambrogio, que habet dua$ portas, 

FlkUUK. 



374 ' VARIETÀ 

approssJTOativafiioiite alla larghezza inlerna del paesaggio cbe i 
di m. 9.40, dal che risulta chiaramente come la torre che si ia- 
naizava sulla pusterla fosse di pianta quasi quadrata. £ da av- 
vertire però che questa iai^hezza di m. 9.40 non risulta o^dt 
visibile, a cagione delle aggiunte che, per utilizzare le due io- 
senature laterali al passaggio, benché di eoli m. 2.10 circa, sì 



addossarono all' intemo dell' arco verso il 1744, per opera del- 
l' ing. don Giuseppe Giberto Castiglioni, come risulta dai disegni 
originali che posseggo , e dei quali qui riproduco in facsimUe 
quello FA ppro sentante la sezione del passaggio, interessante per 
alcune indicazioni che presenta ; infatti vi si può notare come i 
muri originari della Torre abbiano lo spessore di metri 1.80 
(br. mil. 3) sino all' altezza della serrogiia dell' arco , al di BOpra 
del quale piano lo spessore diminuisce a un braccio solo per 



L* ARCO DEI FABBRI. 375 



qaello a sinistra di chi muove verso V estemo della città, mentre 
il muro a destra continua collo spessore di m. 1.20 (br. mil. 2) 
sino a ra^inngere V altezza di m. 15 (br. mil. 25) , misure le 
quali danno qualche indizio riguardo alle condizioni delle opere 
di difesa a queir epoca. In quest' ultimo muro esiste una scaletta 
(vedi lettere C B) la quale ò assai probabilmente una disposi- 
zione originaria per dare accesso al locale che si trovava su- 
periormente al passeggio. Il disegno del Castiglioni qui riprodotto, 
indica altresì un' altra disposizione della quale non resta oggidì 
traccia alcuna; si tratta di una vòlta ribassata (arco i? 5), la 
quale occupava tutta la larghezza interna del locale, con una corda 
quindi di metri 9.30 e una saetta di soli m. 3.30, e formava 
una divisione nel vano del passaggio , sostenendo un pavimento, 
il cui piano corrispondeva ali* altezza dell* imposta degli archi 
(linea M iV). Questa costruzione , di cui oggidì non si potrebbe 
dire quale sia stata la origine , ma che certo fu una aggiunta 
alla esposizione primitiva della pusterla, venne demolita in oc- 
casione dei lavori dell* ing. Castiglioni, come risulta da una iscri- 
zione che accompa^a i disegni, e che riporto a titolo di curio- 
sità , benché non mi sia dato asserire se la. iscrizione sia stata 
realmente scolpita: 

PORTA MEDIOLANI ANTIQVA DICTA DE FABIJS 

DEFORME, AC SVBMISSO FORNICE DEMOLITO 

A GEORGIO MARAZANO MAGNIFICE RESTITVTA 

ANNO MDCCXXXXIV. 

Ma il restauro cosi magnificato consistette altresì nel restringere 
il passaggio con due muri longitudinali, distanti poco più della 
larghezza delle arcate , e sui quali si impostò poi una vòlta a 
botte, come risulta dal disegno riportato, nel quale le parti nere 
rappresentano i muri originari della pusterla, mentre le parti a 
tratii rappresentano le aggiunte fatte nel 1744, e che un odierno 
restauro, nel significato più esatto della parola, dovrà far sparirò. 

Riguardo alle vicende eh* ebbe a subire la denominazione di 
questa pusterla, ecco quanto, a cura particolare delPavv. Emilio 



376 VARIETÀ. 



SeletUy venne riferito nella succitata relazione alla Consulta Ar- 
cheologica : 

« Nel corso dei tempi le denominazioni date a questa Pusterìa 
furono varie. In antico fu detta dei Fabi, e per solo dovere di 
cronisti ricordiamo che tal nome fu propugnato dal Castiglioni (1) 
e dal Torre (2) , che pretesero ricordasse la venuta in Milano 
di Fabio eunctator, il vincitore d'Annibale, o il nome dei sacer- 
doti del tempio di Giove, costrutto, a dir loro, ove ò la Basilica 
frammentaria di S. Vincenzo in Prato; il CasUglionì ci afforma 
poi di aver letto il nome dei Fabi in un rogito del 29 novem- 
bre 1221 d' Ambrogio Prato, che tratta della vendita di 40 per- 
tiche di terreno, sito in Garegnano, parrocchia di San Vincenzo, 
fuori della Pusterìa ad Cassinas de Brugo quae dieuntur de Fabis, 
e possedute da un Gerardo Fasi. 

« Il nome dei Fabi , usato in antico, ma non accollò nel dato 
significato dagli altri scrittori di cose milanesi » fu adoperato in 
modo ufficiale nelle carte amministrative del Governo e del Co- 
mune, dal 1787 al 1814. 

« In una vendita fatta dalla città di Milano nel 7 giugno 1561 (3) 
a Battista da Magi , di un pezzo di strada , ò detto al ponte de 
faooreghi. — Il conte G. Porro col marchese Ermes Visconti, 
pubblicavano neXY Archivio Storico Lombardo (4) un ms. della 
Biblioteca Trivulzio : Progetto per la costruzione di una mura 
intorno a Milano, del 1521, e dove ò scritto: De S. Vineentio 
seguitando el burgo de Fàarega, facevano la dimanda se Favrega 
non fosse una corruzione della chiesa di S. Maria Favens aegris, 
oppure se il Favrega, cambiando il d in 6 volesse dire fabbrica 
o fabbriche (5), nome dato ancora all' Arco dei Fabbri, 

<1) Mediolanen$es antiquitates, etc.. — Med. 1625, pag. 207. 
(2) Il RitraUo di Milano. — Mil. 1674, pag. 113. 
<3) Carte in Arch. Municipale. 

(4) Anno 1877, pag. 293. 

(5) La parola /auregaria per fabbrica si trova in una descrizione fatta 
dal Vignati al principio del secolo XVI (Cod. Msi. Braidense) : « .... una 
« bellissima strada ne la quale fauregarie sono de grandissime ricchezze de 
« arcenterie et zoglie. » 



l' arco dei fabbri. 377 



« Questa Pusterla si trova iodicata col titolo di S. Catélina 
ndr opera citata ms. Trivulzio e parimenti di S, Gaiterina in varie 
carte, fra queste in una concessione a Bartolomeo Lucarno del 1588, 
nome che certamente le fu dato dal vicino Oratorio, ora distrutto, 
della Confraternita di S. Caterina, che sorgeva suU' angolo delle 
vie S. Pietro in Camminadella e S. Simone. 

« Più comuni sono le denominazioni di Arco delle Fabbriche 
e dei Fabbri. Non v' ha dubbio , che il nome di Fabbriche sia 
derivato dal Borgo detto delle Fabbriche, che si estendeva al di là 
della fossa, come si legge in una pergamena del 16 luglio 1173^ 
in altra del 25 ottobre 1312 , e in carte del secolo XV presso 
r Archivio di Stato; questo Borgo, forse fu uno di quelli che i 
dispersi. Milanesi presero ad abitare dopo la distruzione dell'Eno- 
barbo, sebbene Sire Raul, che dà notizia dei siti assegnati nel 1162 
dal vescovo Enrico di Liegi , non faccia cenno del Borgo delle 
Fabbriche. 

« L' odierno nome dei Fabbri (fabrorum) lo si trova pure usato 
nei secoli passati, ed é comune nel carteggio del 1559 e suc- 
cessivi anni per la costruzione del Ponte in pietra sulla fossa 
che scorre davanti alla Pusterla , e che in quel tempo appunto 
venne eretto (1) ; la denominazione dei Fabbri non può derivare 
altrimenti che dalla designazione di quel quartiere a dimora di 
fabbri, fossero dessi battitori in oro o in altri metalli, tenuti / 

lontani dal centro della città a motivo del loro mestiere. ' ' 'K*'\'^ ^ 

€ A questa Pusterla vi si annette la memoria di una scoltura, ^ . - , . 
che interessò gli archeologi, servi per secoli a un culto pagano, 
e fìi motiva di un interdetto dell' arcivescovo Carlo Borromeo. 

€ Al di sopra dell' arco verso la fossa stava infissa una mezza 
figura di giovine seminudo, colla testa turrita, avente scolpito a 
destra le lettere I R , e a sinistra H V F. 

€ Il Castiglioni e i suoi seguaci le interpretarono lussu o 
Imago Optimi Regia Hymenetis Veneris Filius, e pretesero, che 
queir alto rilievo in marmo fosse un simulacro d' Imeneo ; il 

(1) Carte in Arch. Municipale. 



' 1 . i 






378 VARIETÀ — l' arco dei fabbri. 



Lalioada (1) nella vece peasa y che qael giovine raffigarasee la 
città di Milano, sempre fiorente colle sue torri in capo, spiegando 
le sigle nel motto : liuxmtibus Optimatibus Regionis Hcee Urbs 
Faeiaf quasi fosse posta in memoria dei T aiuto ricevuto dalle 
città confederale nella ristaurazione di Milano. Non potendosi 
giudicare di una scoltura , che più non esiste, se spettante ad 
opera romana o di epoca posteriore , ci riservammo riferire le 
altrui opinioni. 

< Per molti anni questa immagine fu tenuta dal popolo Milanese^ 
come auspice alle nozze, e qui venivano gli sposi novelli ad of* 
frir doni, ad accendere ceri e lampade. Vuoisi che i fanciulli £sk^ 
cessero gazzarra all'apparire degli sposi e gridassero: AlV Imeneo t 
Ali* Imeneo !, e che da questa voce corrotta e male intesa ne 
derivasse V altra del dialetto milanese : Allaminé ! Allaminé ! , 
usata oggi ancora dai ragazzi nel deridere qualcuno. 

« Il cardinale Borromeo, che in simile pratica sentiva un atto 
pagano , proibì agli sposi di recarsi a quella statua , e se. tale 
divieta venne rispettato per qualche tempo, dopo un secolo co- 
minciò ad esser dimenticato , per cui il conte Niccolò Visconti ,. 
proprietario delle case , che erano state costrutte in quel Arco , 
fece rompere collo scalpello la mezza statua idolatrata e vi fece 
sostituire il monogramma di Gesù , che ancora si vede. » 

Ed ora, giacché le esigenze di viabilità della via San Simone 
non richiedono menomamente la demolizione di questo arco, è a 
sperare che, liberato dalle costruzioni che lo hanno quasi soffocato, 
resti come un interessante avanzo di queir antica cerchia che 
ricorda un periodo glorioso della storia cittadina. 

Luca Beltrami. 
(1) Descrizione di Milano, voi. Ili, pag. 277. 

<1 O'u^l^'VA^'^ 



- '— ; ^ p^v-t 



PER LA STORIA DEI FONDITORI DI CAMPANE 

IN LOMBARDIA. ^ 



La nostra Società ha intrapreso la pubblicazione delle Iscri- 
zioni Milanesi j raccolte da Vincenzo Forcella , e già è sotto 
stampa il volume primo. In questa raccolta si pubblicheranno 
altresì le leggende fuse sulle campane delle diverse chiese di 
Milano^ non senza qualche cenno intorno ai principali fonditori 
di campane emersi in Lombardia y da Ambrogio de* Calderari ai 
Busca del XV secolo y alla famiglia Bònavilla ^ sino ai viventi 
fratelli Barigozzi (1). 

Siamo lieti di qui comunicare un documento stato trovato di 
fresco nell'Archivio notarile di Milano (notaio Pietro Brenna y 
N. 6736), e che ci offre i patti stipulati dal Comune di Tre- 
vigHo, ai 12 febbraio 1481, a rogito Gio. Antonio Daiberti , 
notaio trevìgliese, con maestro Michele de* Garelli, di Francia , 
fabrieaior campanarum, per la rifusione della campana maggiore 
di quel borgo (2). Eccone i punti più interessanti : 

Inter ceCera quod dictas Magister Michael teneatur et debeat et 
astrictus obligatus sit suis proprìjs expensis, ressego et pericnlo cam- 
panam maiorem dìctt Comunis refìcere, et facere et fabricare ex et 
de bronzio diete campane, nnam aliam campanam que sit pulcra, bona 
et boni sonitus et ponderis pcnsium centum quinquaginta vel circa* 

(1) E. Sbi^etti, in Archivio Storico. Lombardo^ 1888, 1, pag. 239. — Il 
nome del Calderari é ricordato sulla campana del Comune di Milano » 
del 1352. 

(2) Il documento non è ricordato dal dott. Casati nella sua Storia di 
Treriglio. 



380 VARIETÀ. 



Et teneatur et debeat ipse Magister Michael restituere et dare et con- 
signare dictis Ck)nsulibas sais et dictis nominìbas dictam campanam 
per eum faciendam utsupra que sit pulcra, bona et boni sonitns et 
dicti pondcris , nec non totum bronzium quod superfiierit , qaod 
bronzium una cum ipsa campana sit tantum quantum sibi et in ma- 
nibus suis datum et consignatum fuerit per dictos domìnos Consnles 
suis et dictis nominibus, salvo uno callo quod feccrìt in zitando dictam 
campanam, si ipsa campana fuerit pulcra, bona , boni sonitus et dicti 
ponderis utsupra. Et facta dieta campana utsupra si ipsa campana 
non fuerit approbata et laudata per duos Magistros in arte fabricandi 
campanas expertos , per dictas partes eligendos , prò bona , pulcra et 
boni sonitus et dicti ponderis utsupra, eo casu dictus Mag/ Michael 
teneatur et debeat et astrictus et obligatus sit restituere dictis Consu- 
libus suis et dictis nominibus totum illud quod habuisset ab eis vel 
aliquo eorum vel ab aliqua alia persona de dicto comuni, occasione 
fabrìcationis diete campane. 

Et ulterius teneatur solvere dictis Consulibus, suis et dictis nomi- 
nibus utsupra, omnes expensas que per eos seu per dictum comune 
vel agentes prò eo facte Aiissent occasione reprobationis diete campane. 
Et ulterius teneatur et debeat restituere dictis Consulibus, suis et dictis 
nominibus utsupra, totum bronzium, staminum et aliud metallum quod 
eidem consignatum fuerit per dictos Consules suis et dictis nominibus, 
et hoc absque aliquo callo ; de qua consignatione et de quantitate stetur 
et stari debeat dicto et sacramento dictorum dominorum Joh. Berlendi, 
Francini de Bornis et Martini Magreti, absque alio onere probationis. 

Et quod antequam dictus Magister Michael se intromittat de fabri- 
catione seu refectione diete campane , debeat ipse Magister Michael 
dare et prestare idoneum fideiussorem vel idoneos fìdeiussores ha- 
bitantem seu habitantes in civitate Mediolani vel in burgo Caravazij 
qui se de et prò predictis omnibus et singulis per ipsum Magistrutn 
Michaelem fiendis, attendendis, solvendis, resti tuendis , observandis et 
executioni mandandis utsupra constituat seu constituant principalem 
debitorem seu principales debitores. 

Ed a garanzia del maestro Francesco si presentarono il no- 
bile Giovanni de' Borri e Gregorio de Cornate , abitanti ambedue 
in Milano. Ma ignoriamo se il lavoro della campana di Treviglio 
riuscisse poi a soddisfazione dei committenti. 



PER LA STORIA DEI FONDITORI DI CAMPANE. 381 

Postochò il discorso ó sulle campane , ci sia concesso 1* ag* 
giunta di due altri brevissimi appunti d' archivio. Agli 11 di- 
cembre 1469 si faceva il collaudo della campana della scuola 
di Santa Maria di Vaprio , fu&a da maestro Antonio de* Boschi. 
Ck)llaudava l'opera maestro Giovanni da Garbagnaie (1) , fondi- 
tore di bombarde al servizio degli Sforza, ed il cui nome ricorre 
spesso nei carteggi milanesi. 

Un maestro Stefano da S. Martino poi, fondeva, in collabo- 
razione col bombardiere Maestro Antonio, dimorante nella rocca 
di Arena , la campana del Comune di Baveno , sul Lago Mag- 
giore, e prima dell* anno 1479 (2). 

E. M. 



(1) Rogito 11 dicembre 1469, notaio Zunico, in Archivio Notarile di 
Milano. 

(2) Vedi una sua supplica, rimessa ai 15 marzo 1490 al Capitano di giu- 
stizia di Milano, in Archivio di Stato, Cart. dipi. 1490. — Attendeva an- 
cora, malgrado una sentenza del Podestà di Arona dell* anno 1479, L. 24, 
da M.ro Antonio cpro mercede de la fabricatione de la campana facta per 
esso M.ro Stephano et dicto M.»"o Antonio al Comune et homini de Baveno. » 



BIBLIOGRAFIA 



F. G A BOTTO , Giason del Maino e gli scandali universitari nel 
quattrocento. Studio. — Torino , « La Letteratura » , 1888. 
In-S gr., pag. XVIII-304. 

La figura di Giasone del Maino meritava senza dubbio di essere 
presa in più seria considerazione e studiata più attentamente e 
minutamente , che finora non si fosse fatto. L' importanza del 
tema non può infatti sfuggire a chi indaghi la storia del pensiero 
e della coltura italiana nel periodo del rinascimento, poiché, se 
da una parte il giureconsulto lombardo interessa la storia del 
diritto y come colui che chiude e riassume la vecchia scuola dei 
glossatori, forse preparando la nuova, d'altronde la sua vita, con- 
dotta quasi per intero neir insegnamento fra i trionfi più lusin- 
ghieri e le dispute più accanite, mostra quale fosse la condizione 
di un professore di leggi nella seconda metà del secolo XV. 

Allo studio di quest' uomo e dell* opera sua si ò accinto un 
giovane cultore delle discipline storiche ben noto per la sua grande 
e molteplice attività , il sig. Ferdinando Gabotto. Indicati nella 
Introduzione i lavori di quelli che lo precedettero nel trattare ex 
professo o per incidenza lo stesso argomento, egli cosi espone i 
criteri, che lo hanno guidato nel comporre il suo libro : « Il me- 
€ todo critico mi fu di gran giovamento nel procedere nelle ri- 
« cerche: ora raccogliendo le sparse fila e riunendole cercai dar 



BIBLIOGRAFIA. 383 



< vita e organismo omogenea ai vari elementr, pensando sempre 
«che la storta letteraria, come la storia politica e civile , se è 
« una iscienza importante basata su studi minuti, sulla consctenziosa 
« prova di qualunque affermazione, di qualunque idea ohe non sia 

< presentata come semplice congettura, ò però anche un* arte, e 

< quindi al vero deveei in essa accoppiare anche il bello, alla 
« sostanza la forma » (pagg. 5-6). Non ò questo il luogo :per di- 
scutere tale concetto, né per esaminare fino a qua) punto e in 
qual senso esso possa essere accettato: dobbiamo quindi soltanto 
limitarci a vedere come il G. lo abbia applicato. Evidentemente 
quando parla di bello, di forma, egli si riferisce alla costituzione 
organica del lavoro, non già alla lingua e allo stile, che nel suo 
libro, il G. stesso deve accorgersi di questo fatto, sono irascu- 
Tatissimi (1). Vediamo dunque se egli abbia saputo raccogliere 
in un organiamo omogeneo gli elementi risultati dalle ricerche. 

Ci si afiàccia a primo trattò un* osservazione. Chiunque abbia 
letto per intero e di seguito il volume avrà notato la grande fre- 
quenza di lunghe digressioni. Non v* ha dubbio che nei lavori sto- 
rici esse siano non di rado una necessità: é d*uopo infatti uscire 
talvolta dai lìmiti segnati strettamente dall* argomento o per ram- 
mentare al lettore le condizioni generali del tempo, di cui si parla, 
o per collocare sotto una luce conveniente un documento o per 
porre nettamente una questione o per presentare gli elementi ne- 
cessari a risolverla. E talune delle digressioni fatte dal G. cade- 
vano forse in acconcio , ma certo anche a queste non era no- 



ci) Per citare qualche esempio, rileveremo il lungo e ingarbugliato periodo 
« E scoperti inoltre.... in presbiterale » di pag. 188 ; la frase sintatticamente 
sconnessa : « Considerato sotto ogni aspetto, nel Maino ricomparisce sempre 
<luesto suo carattere > di pag. 271 ; V uso inelegante e scorretto del lo in 
frasi come la seguente « imbrattavano panche e pareti di motti osceni e di 
figure, che lo erano anche di più » (pag. 34). Di certe inesattezze ortografiche, 
come: scorazzò (pag. 137), careggiata (pag. 156), sifatto (pag. 189, 231), la- 
sciamo responsabile il compositore , il quale però protesterebbe vivamente, 
se gli attribuissimo anche Tuso costante di cappello per capello nella frase 
andar a capello (cfr. pagg. 5 n., 22, 140). 



384 BIBLIOGRAFIA. 



cessarla l' ampiezza che ha loro voluto dare. Citiamo qualche 
esempio. Il parlare della vita studentesca nel quattrocento, prima 
di condurre in questa Giasone , tornava opportuno, né noi biasimo • 
remmo TA. della lunga parentesi aperta sul principio del CSapit. IV 
(pagg. 33-8), qualora vi avesse esposti fatti od osservazioni nuovi 
o almeno avesse avuto occasione di riassumere qualche ampio 
lavoro: ma, via! che valeva forse la pena di interrompere cosi 
a lungo il filo del discorso per ripetere, facendo solo poche e non 
importanti aggiunte, quanto aveva detto il Coppi (1), tutto, fino 
alla citazione di un passo del Decameron, che non ò certo do- 
cumento autorevole per la storia de* costumi del secolo XV? 
Non era forse meglio accontentarsi di pochi periodi riassuntivi e 
di qualche citazione dei lavori posteriori a quello del Coppi o a lui 
sfuggiti (2)? Del pari non era meglio attenersi ad un sistema 
analogo, parlando di Filippo Decio, di Bartolomeo Boccini e delle 
dispute, che ebbero questi due fra loro o con altri (pagg. 121-6), 
quando non vi avesse avuto parte anche il Maino? 

Se non che a queste nostre osservazioni si potrebbe opporre 
la seconda parte del titolo del volume. Invero l* obbiezione non 
vale, poiché certo TA., nominando colà « gli scandali universitari 
nel quattrocento > non ha voluto che rammentare uno dei lati 

{\) Le Unicertità italiane nel medio eco, Firenze, 1880, 2* edizione, pa- 
gine 269 sgg. Di questo libro, utile quantunque fatto non bene, il Gabotto 
cita (cfr. pag. 21 , nota 4) la prima edizione uscita nella Ricista Europea, 
1878-79. 

(2) Il G. aggiunge al Coppi alcune notizie sulla vita dei professori (pa- 
gine 36-7), e parlando della loro immoralità, ricorda per primo Andrea Bar- 
bazza, che € si meritò d* esser dipinto, d* ordine del duca Borso d^Este, im- 
piccato per un piede sulla pubblica piazza di Ferrara. » Ora il Tiraboschi 
{St. d. leu. ital, voi. VI, P. II, lib. II, cap. IV, § 26), dal quale il G tolse 
la notizia, confessava di non sapere, perchè al Barbazza sia stato fatto quella 
sfregio : in realtà fu perchè aveva mancato alla promessa di venire a leggero 
nello studio di Ferrara, il che non ha nulla a che vedere colla moralità, 
(cfr. Campori, 1 pittori degli Estensi nel sec. XV, pag. 15; estr. dagli Atti 
e Mem della Dep, di st. patr. proo. Mod. e Parm, S. HI , volume IH » 
P. II, 1886). 



BIBLIOGRAFIA. 385 



più interessanti della vita del Maino, né' ha certo pensato a pro- 
mettere una storia delle lotte universitarie in quel secolo. Ma 
qualunque sia il valore dell' obbiezione , che abbiamo supposto , 
essa certo non infirma V osservazione generale, che veniamo ora 
facendo e che trova fondamento in ben altre digressioni^ per le 
quali r egida del titolo non può certo essere invocata. Giasone 
ebbe relazioni amichevoli con Rocco Corti, inimicizia invece con 
Francesco d* Orlando e con Franceschino di Daria della stessa 
famiglia: ma non per questo era necessario e nemmeno opportuno 
ritessere tutta la storia di questa (pagg. 171-3), quando non 
v'era nulla di nuovo da aggiungere a ciò che avevano detto lo 
Argelati , il Magenta ed altri. E superfluo ci sarebbe sembrato 
anche il narrare la vita del card. Gurcense, sol perché questi 
scrisse al Maino una lettera per incarico dell* imperatore (pa- 
gine 188-9). Ma queste digressioni non possono far meraviglia a 
chi sappia che il G. s' é creduto in dovere di risalire col suo 
racconto fino alle origini delle università di Pavia , di Bologna , 
di Padova, di Pisa (pagg. 28-9, 45 7, 89-91, 116-7), nelle quali 
Giasone fu discepolo o maestro; che anzi è andato più in su ed 
ha parlato anche della sehola di giurisprudenza milanese ricordata 
da Lotario I in un capitolare famoso deir825 (pag. 27). Qualche 
maggior legame coli' argomento principale hanno alcune altre di- 
gressioni , che mirano a lumeggiare i costumi del rinascimento ; 
ma in ricambio quanta banalità in que' periodi, che parlano dei ba- 
stardi, dell'educazione, dell'adulazione nel secolo XV (pagg. 22-3,. 
24-6, 81-83)! Pare proprio che il G. ignori gli studi che si son 
fatti in questi ultimi anni sul rinascimento , che altrimenti com 
poche parole e qualche citazione scelta giudiziosamente avrebbe 
detto assai più e assai meglio, che non abbia detto in quelle in- 
felicissime pagine (1). 

(1) A proposito dei bastardi e della moralità nel rinascimento poteva ben 
citare almeno il Burckhardt, Civiltà, li, 227 sgg. e il Canbllo, St, d. leti. 
it. nel sec, XVI, pag. 26. E parlando dell' educazione, invece che riferire 
di seconda mano qualche passo di autore antico, poteva ben rinviare, oltre 

Arch. Star, Lomb, — Aodo XV. 25 



386 BIBLIOGRAFIA. 



Il difetto che abbiamo fin qui notato riesce certo nocivo alla 
economia e al T euritmia del lavoro; pure non esclude che questo 
possa essere in generale bene architettato , alla stessa guisa 
che gli altari barocchi adossati alle pareti d*una chiesa medievale, 
pur turbando T armonia delle linee, non guastano T architettura. 



clie al Burckhardt, I, 277 sgg., al Voiot , Die Wiederbelebung des clas- 
sischen Alierthams^y Berlin, 1880-81, 11,461-7, non dimenticando neppure 
alcune buone pagine del Mancini, Vita di L. B, Alberti, Firenze, 1882, (pa- 
gine 237 sgg.). In generale poi al G. sarebbe stata utile la conoscenza del 
volumetto del Janitschbk, Die Gesellseìia/t der Renaissance in Italien und 
die Kunst, Stuttgart, 1879, più utile, che quella della traduzione francese da 
lui scoperta di un* opera finora ignorata, sebbene, a quanto pare, edita al- 
meno due volte, del Voigt, intitolata: La ciciltà del Rinascimento (pag. 81, 
n. 2)11 Strano invero che il fortunato scopritore (!!) di questo libro, certo 
importante, mostri di avere così poco famigliare la storia letteraria del ri- 
nascimento da trasformare costantemente in Matteo il nome del celebre 
umanista Maffeo Vegio da Lodi , di cui parla a lungo il Votar stesso 
nella Wiederbelebung*, II, 39-43, e quello di un non ignoto poeta veronese 
del secolo XV, Francesco Nursio Timideo, prima in Francesco Marsio e 
poi , più correttamente (!!) in Francesco Murzio (pag. 168 e cartellino di 
correzioni in fine ad alcuni esemplari del volume). — Questa recensione era 
già in tipografìa y quando il sig. Gabotto pubblicò, prima nella Letteratura 
e poi a parte, alcune Nuoce notizie e documenti su G. D. M., Torino, 1888. 
Quivi egli riconosce (pp. 13-4 n), V errore riguardante il Voigt, ma non può 
tuttavia invocare contro di noi V adagio « Peccato confessato » con quel che 
segue , perchè non ha avuto il coraggio di confessare il suo errore , ma ha 
tentato di gettarlo sulle spalle del compositore. Giudichi il lettore : 

Errata ' Corrige 

Intorno all' umanesimo ed ali* imi- 
tazione di cerimonie antiche, vedi 
principalmente Burckhardt, La eie, 

d. Rinasc. , Firenze, Sansoni, traduz 

Valbcsa, e VoioT, La eie. del Rin., I ... e Voigt , Die Viederbelebung 
di cui non potei vedere che la tra- (sic) des classischen Alterthums oder 
duzione francese fatta sulla prima j das erste lahrundert (sic) der (sic) 
edizione tedesca. humanismus, seconda edizione, Ber- 

lino, 1880-81. Del primo potei vedere 
anche la traduzione francese fatta 
suir ultima edizione tedesca. 






BIBLIOGRAFIA. 387 



Della mancanza di un concetto organico, di un disegno prestabilito 
comincia piuttosto a far dubitare un altro difetto: intendo le ri- 
petizioni. Si leggano ad esempio le pagine 30-2 e vi si troverà 
suppergiù ripetuta la nota 4 di pag. 28: eppure era facile evitare 
tale sconcio, ordinando meglio quelle pagine, servendosi cioè della 
digressione biografica sui maestri di Giasone per tentare di de- 
terminare r anno , in cui questi andò ali* università di Pavia e 
non confinando in nota quest'ultima questione certo non laterale : 
per tal via la digressione avrebbe cessato di essere tale e noi 
non avremmo avuto a muoverne rimprovero all' A. Più grave e 
più significativa è un'altra ripetizione. Il Panciroli ed altri, che 
lo seguirono , diedero a Giasone la taccia di plagiario , che più 
specialmente fondavano sull' opera intorno al titolo De actionibus 
delle Istituzioni di Giustiniano , che il Maino 9i sarebbe indebi- 
tamente appropriata, mentre spettava al suo maestro Alessandro 
Tartagni. Or bene questa accusa è dal Gabotto accennata e con- 
futata non meno che quattro volte. A pag. 48-9 infatti egli tocca 
specialmente del plagio del De actionibus e vi ritorna su a pa- 
gina 80 per aggiungere una buona osservazione contro di esso; 
ne riparla poi a pagg. 62-3, dove si occupa dell' accusa generale 
data al suo autore, ma, non contento ancora, riprende lo stesso 
argomento a pagg. 230-31 a proposito del giureconsulto Carlo 
Ruini. Ma il peggio si è che il nostro critico non é sempre 
coerente a so stesso, poiché mentre da una parte ammette 
(pag. 48) che Giasone rifondesse un' opera del Tartagni sul titolo 
De actionibus, altrove asserisce che in nessuna edizione del lavoro 
del Maino « si trova alcuna cosa che accenni ad una rifusione 
< di lavoro anteriore » (pag. 63). 

Potremmo rilevare molte altre simili ripetizioni, se non temes- 
simo di allungare soverchiamente questa nostra recensione (1). 



(I) Le ripetizioni nei particolari sono poi innumerevoli. La storiella rac- 
contata dal Panciroli, clie il padre lasciasse morendo a Giasone una mula, 
si legge per esempio a pagg. 72 e 175; quei certi versi di Virgilio, con i 
^luali il Maino si rivolgeva a Lodovico il Moro, potevano, ci sembra, essere 



388 BIBLIOGRAFIA. 



D* altronde già da quanto abbiamo detto sorge ragionevole il 
dubbio che il G. si sia posto a scrivere il suo libro senza avere 
un* idea esatta dell* ordinamento, che dovesse dargli , senza aver 
compiuto sui materiali raccolti quel lavoro di analisi, dì classifi- 
cazione, di distribuzione, che non é lecito trascurare, senza avere 
insomma concepito queir organismo omogeneo, che egli a ragione 
mostra di ritenere indispensabile ad un* opera storica. Nel suo 
caso speciale la trama generale era senza dubbio fornita dalla 
cronologia, ma su questa trama era d* uopo intessere dietro un 
altro concetto secondario i risultati delle ricerche , raggruppare 
quei fatti, che sfuggono all' ordinamento cronologico od acquistano 
valore solo quando siano riuniti insieme, ed allora il libro sarebbe 
riuscito organico ed omogeneo; cosi com* è, esso rassomiglia più 
ad una tavola cronologica costituita di notizie slegate e non 
sempre rigorosamente ordinata , che ad un* esposizione storica 
continuata. 

Della necessità di certi aggruppamenti il G. si é senza dubbio 
avveduto, ma se n*ò avveduto cammin facendo e se n*è rammentato 
solo tratto tratto : quindi non ha attuato il concetto con quelKu- 
niformità e con quel senso di opportunità, che non può avere se 
non chi abbia dinanzi alla mente il disegno netto di tutto il 
suo lavoro. Si leggano, ad esempio, le pagine che vanno dalla 
216 alla 234 e si vedrà che il nostro giudizio ò pienamente 
giustificato. Ivi il lettore si sentirà ricantare per ben due volte 
che Giasone fu fatto senator ducale di Milano da Luigi XII il 



citati una sola volta anzi che due (pagg. 42 , 194) ; certe frasi sull* amore^ 
di Lorenzo il Magnifico per la giurisprudenza non meritavano di essere ripe- 
tute alla distanza di poche linee (pagg. 131, 132). Cosi qualche citazione 
bastava farla una volta sola: cfr. pag. 47, n. 12 con pag. 50, n. 8. Ma tra 
le ripetizioni di questo genere la più curiosa è quella di pag. 62, n. 5; dove 
il G. indica alcuni autori , che parlarono di Claudio di Seyssel : da ultima 
cita Mémoires des homme» illuitres , T. XXIV, pag. 322 e segg. , ed ag- 
giunge subito dopo, come se si trattasse di un libro diverso: « Del Seyssel 
«e scrisse pure la vita il Nicbron, Mémoires de$ hommes illuitres, T. XXI NT,. 
« pap 322 e seg. » II 



BIBLIOGRAFIA. 389 



^1 Ottobre 1501 (pagg. 221 e 224) e imparerà a memoria che 
Ambrogio del Maino ottenne per mezzo del fratello Giasone la 
grazia dal re francese dopo il 10 gennaio 1504 (pagg. 220 , 
233 y 234); d* altra parte troverà che la storia delle pratiche 
fatte dair università padovana per avere di nuovo Giasone tra' suoi 
insegnanti procede lenta , stentata y a balzelloni per le troppo 
lunghe digressioni sui professori, che ivi insegnavano, e per 1* in- 
trusione delle notizie su certi consulti , dati dal Maino forse in 
<][uegli anni. 

Ma già abbastanza abbiamo detto dell' ordinamento generale 
tJel libro, troppo anzi ne avremmo detto, se il G. stesso non ci 
avesse invitato a trattare la questione colla dichiarazione da noi 
riferita in sul principio. Ora ci tarda di venire ad esaminare il 
iibro in alcuna delle sue parti. 

Ricco di note , fornito alla fine di un' appendice di do2umenii 
«sso si presenta a prima vista come lavoro di larga e soda eru« 
dizione, come copiosa raccolta di materiali nuovi e importanti. Se 
non che ad una lettura attenta e compiuta l' illusione sfuma in 
gran parte dinanzi : mancano in verità anche quei pregi che pò- 
trebberò benissimo esistere coi difetti generali già rilevati e com- 
pensarli anzi ad usura. Dei trentotto documenti, di cui V Appendice 
è costituita, ben diciotto erano già stati pubblicati in libri non certo 
difficilmente accessibili ; dei venti restanti ben pochi hanno real- 
mente importanza per la vita del Maino; un paio, più che questa, 
interessano la storia dell' Università di Pavia (1) , in ogni modo 
non tutti meritavano di essere integralmente pubblicati (2). Il 
metodo poi , con cui sono svolti certi argomenti o trattate certe 
questioni rivela nell' autore non solo grande inesperienza , ma 
deficienza di retto senso critico e, quel che é peggio, grande fretta 
nella composizione. 

(1) Vedi specialmente il IV e il IV.bis 

(2) A che per esempio stampare per intero V inconcludente biografia del 
Ohilini (Doc. XXXVII)f Bastava citarla secondo 1* opportunità , come ba- 
stava solo riassumere nel testo qualche altro dei documenti tratti dall* Ar- 
chivio di Milano o tutf al più riferirne il periodo importante. 



390 BIBLIOGRAFIA. 



Già in sul principio il lettore rimane sfavorevolmente impres- 
sionato dal disordine , che regna nel primo capitolo , quello che 
parla degli antenati di Giasone (1). CJomprendiamo benissimo ^ 
come fosse difficile, fors* anzi impossibile il determinare le rela- 
zioni di parentela fra i molti personaggi, in cui si imbatteva TA.^ 
ma non comprendiamo perchè egli si sia creduto in dovere di 
snocciolare tutia quella lunga litania di nomi, sui quali non poteva 
dare nessuna notizia. Eliminato l* inutile ingombro di que* nomi^ 
egli avrebbe potuto parlare con maggior ordine e chiarezza db 
Andreotto e Lancillotto del Maino, padre e zio di Giasone , per- 
sonaggi di notevole importanza storica (2). 

Se non che sorvoliamo su questo primo capitolo e veniamo al 
secondo, nel quale il G. dopo una lunga discussione stabilisce la 
nascita illegittima di Giasone a Pesaro nel 1435. « Ed era tempo,. 
« egli concbiude, che si ottenesse questo risultato , perchè omai 
€ le questioni intorno alla nascita sua stavano per diventare più 
« lunghe che il racconto di tutta la sua lunga vita » (pag. 24). 
In verità a noi pare che tali questioni non esistessero che nella 
mente del sig. G., poiché le attestazioni più autorevoli vanna 






(1) Fra ([uesti va probabilmente rammentato anche quel Mayno de* May- 
neri medico famoso , sul quale portarono luce le belle ricerche del profcs- 
sorc Rajna, Del €Dialogus Creatur ararmi, in Giorn. st. d, leti. ital. X, 

{%) Lettere deli* uno e dell* altro si trovano nei codici dell* Archivio Sfor> 
sesco conservati ora a Parigi (Bibl. Nazion. codd. 1583-96): cfr. Mazzatinti^ 
/ m$$. ital, delle Bibliot, di Francia, M$$. della Nazionale di Parigi, 
Roma, 1886-7, II, 312, 328-9, 336, ecc. Ciò fu avvertito nelle citate Nuoce 
Notisie e Documenti, p. 3, dal Gabotto stesso, il quale però inesattamente 
nota, che il libro del Mazzatinti usci dopò la pubblicazione del suo: 
questa avvenne , se non erro , nel dicembre del *87 , mentre io esaminai il 
II volume dei Manoscritti ital. delle Bibl. di Francia, nella seconda metà 
del luglio. In due lettere di Lancillotto a Gìo. di Cosimo de Medici ci im- 
battemmo facendo ricerche nelPArch. di Stato di Firenze (Mediceo av. Prìn- 
cip. F. IX, doc. 436, F. VI, doc. 451): sono datate l'una da Bologna, 15 mag- 
gio 1459, r altra da Milano , 5 febbraio 1460; la prima è sottoscritta Vester 
Lancelotus de Mayno miles ac comitis Galeai Gubernator. 



BIBLIOGRAFIA. 391 



perfettamente d' accordo ; poco importa, che qualche tardo pane- 
girista asserisca che Giasone nacque a Milano (1), meno poi che 
un più tardo compilatore di dizionario storico (2) sostenga la 
legittimità della nascita , quando il Panciroli , autorevolissimo , 
dice che egli nacque a Pesaro ed i contemporanei lo chiamano 
bensi mediolanensis riguardo alla famiglia, la quale solo per vi- 
cende politiche si trovava a Pesaro , ma non asseriscono mai 
che egli nascesse in Lombardia, quando tutti si accordano nel 
dirlo figlio di una concubina. 

Del pari il G. ci assume un po' V aria di chi combatte contro 
mulini a vento, quando si accosta a quella che egli chiama « spi- 
« nosa, e non solo spinosa, ma anche e più noiosa questione 
< della cronologia dei rapporti di Giason del Maino coli' Uni- 
€ versità padovana » (pag. 94). Non occorreva infatti aguzzare 
molto gli occhi per avvedersi che il sistema cronologico del Pan- 
ciroli non è in fondo che un'esposizione un po' grossolana di 
quello del Facciolati (3) e che la diversità di opinione del Fab- 
brucci si fonda probabilmente su di una confusione tra 1' anno 
comune e l'anno pisano (4): osservato ciò, non rimaneva che a 



(t) A quanto dice il G. (pag. 19 , n. 2) pare che ciò sia asserito dal solo 
PicmBLLi, Ateneo dei letterati milanesi, Milano, 1670, pag. 250; ma bisogna 
certo aggiungere anche il non più autorevole Ghilini : cfr. pag. 295. 

(2) MoRERr, Le grand dictionnaire historique, Parigi, 1759, VII, 92. 

(3) Il Panciroli infatti dice che Giasone insegnò a Padova tre anni , che 
vi si recò nel 1486 e lasciò quella città per Pisa nel 1489. Secondo il Fac- 
ciolati, il cui sistema è esposto con molte inesattezze dal G., fu invitato ad 
insegnare a Padova il 18 (non 28) giugno 1485 e ne partì il 12 nov. 1488^ 
(pridie id. noe, non prima del 12). Se si pensi che V anno scolastico co- 
mhìciava verso la fine di ottobre sì capirà che le due attestazioni coincidono 
quasi perfettamente. Il sistema del Facciolati ebbe ora un' ultima e defi- 
nitiva conferma dai documenti veneziani pubblicati dal sig. Bertanza nella 
Rio, stor. ital, V, 193-197 ; cfr. anche G adotto. Nuore notizie, ece„ pp. 5-6. 

(4) Secondo il G., il Fabbrucci avrebbe letto MCCCCLXXXVII dove stava 
scritto MCCCCLXXXVIII, ma a noi non pare probabile che si tratti d* un 
puro e semplice errore di lettura: più verosimile è che il Fabbrucci abbia 
creduto quella tal lettera datata secondo lo stile pisano, per il quale Tanna 



S92 ' BIBLIOGRAFIA. 



notare la solidità delle basi del sistema del Facciolati, che giu- 
stamente il G. {Lccetta. Si trattava quindi non già di affrontare 
una questione ancora aperta, ma di dimostrare che altri la aveva 
realmente già chiusa. 

È facile del resto scorgere che questo falso modo di concepire 
le questioni ha la sua base in una deficienza di retto criterio nel- 
r apprezzamento delle fonti , deficienza y di cui il G. ci dà una 
prova irrefragabile, quando cita come < una mirabile riproduzione 
« dei tempi e un' intuizione felice de' caratteri degli uomini prin- 
« cipali » dell' età di Massimiliano imperatore un romanzo di.... 
Petruccelli della Gattina ! (pag. 185). 

Dopo aver veduto il G. prendere a trattare con tanta solennità 
questioni o non mai esistite o già risolte, fa meraviglia la leg- 
gerezza colla quale egli sorvola su altri punti controversi della 
vita del suo autore e si appiglia risolutamente ad un' opinione , 
che potrà essere giusta, ma che non é dimostrata. Gli elementi 
dedotti dalla cronologia dell' insegnamento di Girolamo Torti » 



cominciava nove mesi e sette giorni prima, che non cominci per noi, ed un 
anno preciso prima che per i vecchi fiorentini; perciò egli avrebbe ridotto 
ti 1488 pisano al 1487 dì stile comune. Invece quella lettera è datata ap- 
punto secondo lo stile comune o, meglio, secondo il fiorentino, che si seguiva 
generalmente nei documenti dell* Università pisana. Ciò si può verificare anche 
in quelli ristampati dal Gabotto in appendice (doc. Vili, IX, X, confìrontati 
coi doc. V, XIII, ecc.), ad eccezione però che in imo (1*^I)> U quale è datato 
secondo lo stile pisano. Questa singolarità avrebbe dovuto notare il G. se 
non per altro per ìspiegare la stranezza di due lettere che, parlando della 
stessa questione, sono datate rispettivamente Pisis, 24 Marta i488 (doa X) 
e PUU, 26 Marta i490 (Doc. XI) e per giustificare il diverso metodo da 
lui tenuto nel ridurre queste date allo stile comune. Ma di simili consue- 
tudini cronologiche pare che il sìg. G., pur permettendosi di rimproverarne 
r ignoranza a chi non ha certo bisogno di impararle , non si intenda gran 
fatto, sicché sarà opportuno rinviarlo air introduzione al I voi. à^V Art de 
cerijler le* dates , la quale fra molte altre cose gli insegnerà che Taimo 
fiorentino cominciava il 25 marzo (due mesi e ventiquattro giorni dopo il 
comune) e non già il giorno di Pasqua, come egli ripetutamente asserisce 
<pag. 207 n., 278 n. 3). 



BIBLIOGRAFIA. 393 



Giacomo dal Pozzo e Catone Sacchi , cronologia vaga od incerta, 
non sono sufficienti a determinare neppure approssimativamente 
r anno in cui Giasone sia andato discepolo all' Università di Pavia 
(pag. 28) ; tanto meno poi il sapere che Giacomo dal Pozzo 
lasciò Pavia nel 1461 , e che Alessandro Tartagni , maestro di 
Giasone a Bologna, era in questa città nelP anno stesso , giusti- 
fica la data 1461, assegnata al passaggio del Maino in quest* ul- 
tima Università (1). Poteva e doveva il G. accontentarsi di la- 
sciare indecise le questioni , come saviamente ha fatto quando 
discusse se e dove Giasone abbia ascoltato le lezioni di Fran- 
cesco Accolti (pagg. 49-51). 

Con la stessa leggerezza, con la stessa inesattezza pare che il 
G. abbia fatto anche le sue ricerche e perfino letto le opere del 
suo autore. Non occorreva, infatti , se non c'inganniamo, che un 
po' di attenzione per legger bene la stampa dei DiarC del Sanudo 
e per non prendere un mazo (maggio) per marzo, né, data pure 
r esistenza dell' errore nel testo, occorreva poi sbracciarsi tanto a 
dimostrarla (pag. 236 n), poiché bastava por mente all'ordina- 
mento cronologico di quei meravigliosi volumi (2). Similmente se 
il G. avesse letto con attenzione almeno i Themaia ed i Sum* 
maria dei consulti del Maino , non gli sarebbe certo sfuggito 
quello, che porta nel secondo volume il n. CXLV(3), e che 
parla di certa questione riguardante un cardinale. Ivi non si fanno 

(i) È nostro dovere notare che a pag. 28 il G. dice che « Giasone si recò 
a Pavia cerso il 1454», e a pag. 45, che passò a Bologna « non si sa bene 
« in qual anno, ma assai probabilmente certo il 1461. » Però i cer$o ed il 
probabilmente scompaiono a pag. 49, dove si legge: * Abbiamo stabilito 
«che Gias. fu air Università di Pavia dal 1454 al 1461, nel qaal anno 
« passò a quella di Bologna. » Per noi, del resto, sono avventate anche le 
date approssimative. 

(2) La lettera, infatti, di cui il G. lesse male la data, è T ultimo dei do- 
cumenti raccolti sotto il maggio 1507, il che salta agli occhi a prima giunta, 
poiché in testa ad ogni pagina è indicato il mese di cui il diarista parla : 
Cfr. DiarU, VII, 93-4. 

(3) Ci serviamo della bellissima edizione di Milano, 1534, in quattro vo- 
lumi in folio. Il Gens. 145 è a ce. 15-17 del volume II. 



'i94 BIBLIOGRAFIA. 



nomi 9 é verOy ma non era poi tanto difficile sapere di chi si 
trattasse, specialmente dopo aver trovato, com' è infatti accaduto 
al G.^ neli* Archivio di Milano due consulti del Maino sulla stessa 
questione coi nomi delle persone esplicitamente espressi (1). A 
questa mancanza non crediamo inopportuno di rimediare , espo- 
nefìdo qui come siano andate le cose. 

Il 9 marzo 1489 , Innocenzo Vili elesse otto cardinali , ma 
solo di cinque pubblicò i nomi ; tenne in pectore gli altri tre , 
che erano Maffeo Gherardo , Federigo Sanse verino , figlio del 
conte di Caiazzo e vescovo di Malaga, Giovanni de* Medici, figlio 
del magnifico Lorenzo , il futuro Leone X. La bolla di elezione 
doveva rimanere segreta sino al giorno , in cui il Papa avesse 
creduto opportuno di dare a questi prelati le insegne cardinalizie ; 
solo nel caso che Innocenzo fosse morto prima della pubblicazione 
della bolla , essi avevano il diritto di assumerle senza l* auto- 
rizzazione papale. Per il Medici era stabilito che la pubblica- 
zione avvenisse tre anni dopo V elezione, cioè nel marzo del 1492. 
Air avvicinarsi di questo tempo, il Moro, cui premeva di prepa- 
rare aderenti al suo candidato per il futuro Conclave e che aveva 
avuto di nascosto un trasunto della bolla, cominciò a pensare come 
sarebbero andate le cose pel Sanseverino. Egli si poneva questa 
duplice questione : 

« An talis prelatus dicatur esse verus cardinalis, et habere ius 
« irrevocabile cardinalatus adeo quod sanctissimus papa non possit 
€ de iure revocare, vel predicta tollero aut immutare, non sub- 
« sistente alia insta et rationabili causa. Secundo dubitatur , si 
« contingat unum solum cardinalem de novo publicari (allusione 
«a Giovanni de* Medici), an etiam eius assumptio sit publicanda, 
€ attento quod verba diete bulle apostolico sunt in plurali numero 
« prolata. » 

(l) A pag. 154, il G. accenna alla « causa di deposizione » (!I) del cardi- 
nale Maleacense, intomo alla quale confessa di non aver trovato « se non 
« quanto dice il Maino stesso in due suoi consulti del 2 febbraio e 7 
« marzo 1492 » ; e in nota cita: Areh. di St. di Milano : Autogr. Gias. del 
Maino. Che cosa in quei consulti si dica, vattefa pesca. 



■- fi 









BIBLIOGRAFIA. 395 



Per aver soluzione di tali dubbi si rivolse al Maino, e questi 
emise un parere , probabilmente proprio quello che , soppressi i 
nomi, fu stampato fra* suoi Consulti, e che è forse il primo dei 
due conservati nell'Archivio di Milano. Quale fosse l'opinione 
del famoso giureconsulto nella questione, appare chiaro da questa 
sua lettera inedita, che non crediamo male di pubblicare (1). 

Ili .'ne et excell.™<5 princeps el domino domine singularissime. Per 
obedlre alli comandamenti de V. Ex. remando un altra copia de la 
consultatione, punctualmento corno la prima, qua ligata, per il presento 
cavalai'io , nella quale de novo recordo essere concluso con juridici 
fondamenti : Mons.»*^ Malleacense essere vero et irrevocabile Cardinale : 
et alla pnbblication sua non gli obstare la pluralità de le parole de la 
bolla, corno V. Ex. potrà far vedere per essa consultatione. Dapoi in 
questa bora ho receputo una littra ^e V. Ex. nella quale me rechode, 
se alla publicatione del fiolo del M.^o Lorenzo se omettesse la publi- 
oatione de Mons.<^e Malleacense , se esso monsignore per virtù de la 
bolla potesse pigliare lo habito del Cardinalato, senza che altramente 
gU fosse mandato el capello dal sumo pontifica Io humelmente re- 
spondo che questo passo io l'ho espressamente tochato in essa mia 
consultatione: nel XI, XII e XIII fundamenti (2). Recordo alla Ex. V. 
che ne la bolla questo puncto è specialmente tochato come quella 
potrà nel transumpto far vedere , dove sono queste parole formalle : 

< Ac volumus et de apostolica potestatis plenitudine concedimus 
€ quod tu in huiusmodi obitus nostri eventum et non ante , dieta pu- 
€ blicatione non facta, pileum rubeum et alia quecunque cardinalatus 

< insignia gestare licite valeas. > Pare che in queste parole la Sanctità 
del Papa prohibisca el pigliare lo habito del cardinale, se non quando 
succedesse el caso de la morte de esso pontifice : quelle parole < dieta 
publicatione non facta » pare che anche prohibìscano el medesimo 



(1) La pubblico di su una copia, che se ne conserva fra le carte del com- 
pianto marchese Giuseppe Campori. 

(2) Nei punti XI, XII, XIII del cìt. consulto 145 si tratta precisamente 
della questione intorno alla pubblicazione della bolla per Giovanni de* Medici ; 
è quindi probabilissimo che il Consulto mandato fosse quello che è a stampa. 
Considerata poi la data della lettera, è verosimile che esso sia tutt* uno con 
quello ms. del 2 febbraio. 






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396 DIBLIOfìRAFlA. 



nante che si fazi la publication sua. Vostra Ex. che he sapientissima 
gli faci bona consideratione ; io dirò humelmente el parer mio. Se 
Mons.*^ Malleacense toUe V habito senza voluntà o licentia de la San- 
tità del Papa, sarà cossa scandalosa et dubito che non sia pericolo 
do fargli perdere la rasone sua del Cardinalato, perchè non se dica 
che questa sia insta causa per la qual la Sanctità del Papa ci possa 
privare. A me non par che sia sapere mettere la rason sua in questo 
periculo. La sanctità del papa adesso non gli pò tore la rason del 
cardinalato, nò fargli innovatione alcuna, perchè non gli ha causa iusta 
alcuna ; se U se tol V habito con propria auctorità , se li darà questa 
ocasione per iusta causa di privatione , quantunque invero non fosse 
iusta. Me pare più secura via el procedere con rasone et far ogni 
sforzo con la Sanctità del Papa et con Mons."' R."^^ che detta publi- 
cationc per ogni modo se fazi con quella del figlolo del Msg,^^ Lo- 
renzo, come he insto e ragionevole, facendoli intendere che questo el 
volo la rasone. Quanto all'altro punto che la Ex. V. recercha : se 'l 
bastarla bavere il transumpto de la bolla per fundamento et defensìoxi 
de la rasone de Mons.»^* Malleacense, quando se facesse a Roma, por 
qualche mala disposition , novità alcuna , io dissi a V. Ex. essendoli 
che tal transompto saria de podio valore et de pocha fede, et così 
fo scritto de comission do V. Ex. a Mons.»*^ Reverendissimo. Adesso 
ricordo humelmente alla Ex. V. che il ditto transumpto non si pò far 
che sia autentico nante la publication del figlolo del M.<^ Lorenzo, 
perchè in essa bolla he prohibito expressamente et a Cardinali et ad 
esso Mons."-* Malleacense el propallare la ditta assumption del Cardi- 
nalato, né a bocha, né per scriptura, né per segno alcuno. SI che, 
oltra che '1 ditto transumpto saria de pocha effìcatia , corno s* è ditto 
de sopra, saria anche de qualche pericolo temptarlo de bavere nante 
sia fatta ditta publicatione et confidarse in tenere questa cossa secre- 
tissima io non lo reputo ben securo partito. Se la Ex. V. vele che io 
li dia liberamente el parere mio, io me credo che questo fatto neces- 
sariamente se habia ad resolvere in questo modo. Se alla proxima 
publicatione del fiolo del M.^*<> Lorenzo , sarà anche publicato esso 
Mons.^'e Mallacense et allora non gli sarà bisogno de altra provisione. 
E se pur acadesse che per malignità de li invidi essa .publicatione 
non se facesse, ma se lassasse de dreto, in questo caso saria poi pas- 
sato el tempo de tenere più secreta la assumptione del Cardinalato de 
Mons.»*^ Malleacense, comò dice la bolla, et in questo caso Mons.»* 



BIBLIOGRAFIA. 397 



R."io non haria più insta causa de denegare la bolla a V. Ex. Et 
quando in detto caso non mandasse la bolla alla Ex. V., gli farla 
grande iniustitia^ perchè anche la Santità del Papa in ditto caso non 
poterla con rasone interdire che detta bolla se mandasse. Si che a 
me pare che di presente non sia ben sicuro, nò anche molto a pro- 
posito el cerchar de bavere el ditto transumpto. Tutte queste cosse 
che per me sono recordate alla Ex. V. con sincerità et fidelità molta 
io le remetto alla suma sapientia de la V. Gel."® , alla quale humel- 
mente sempre me recomando. Papié, 14 februarii 1492. 

Ex.tie V. 

Servus Jason de Magno 
jurisutriusque doctor. 
(A tergo) : 

Excellentissimo Principi 
Ludovico Marie Sfortie Duci Barri 
domino sìngularissimo. 
In manibus propriis 
Viglevani 
Cito. 
Cito. 
Cito. 



Verso la fine del marzo 1492 Giovanni de' Medici faceva il 
suo ingresso in Roma e riceveva pubblicamente le insegne car- 
dinalizie. Il Sanse verino dovette attendere ancora e solo alla 
morte di Innocenzo Vili, avvenuta quattro mesi dopo, fu ricono- 
scinto come legittimo cardinale , e potè prender parte al Con- 
clave, da cui usci eletto Alessandro VI (1). 

L* episodio, di cui abbiamo qui tracciata la storia, non andava 
trascurato in un libro, come quello del sig. G. , ti quale non è 
invero troppo ricco di fatti nuovi : il materiale su cui fondare 



(I) Per notizie intomo air elezione di cardinali del 9 marzo 1489 ed a) 
Sanseverìno, efr. : Grbgorovius, Storia della città di Roma, VII, 337-8; 
Cipolla , Signorie , pag. 655-7 ; Cardei.la , Memorie Storielle de* Cardia 
nati della santa Romana Chiesa, Roma, 1793, III, 243. 



398 BIBLIOGRAFIA. 



la sua narrazione, TA. lo aveva nel consulto a stampa e nei due 
consulti manoscritti dell'Archivio Milanese, purché avesse saputo 
giovarsene. Ma nel volume, che veniamo esaminando, vi è una 
lacuna ben più grave , della quale non comprendiamo neppure 
come il G. non si sia accorto. Crediamo, infatti, di fargli meno 
torto coir asserire che nel suo libro manca del tutto una trattazione 
sul valore di Giasone giurista, che non gli faremmo, ammettendo 
che nella sua mente ne tengano luogo i pochi e superficiali pe- 
riodi, coi quali il volume si chiude e che non sarà male riferire : 

« L* umanesimo s* era aperto a poco a poco la via : dapprima 
4t Lorenzo Valla urta contro il vecchio metodo giuridico medioevale, 
« poi il Poliziano prepara il rinnovamento coi suoi studi del 
€ giure, ch'egli cura solamente come parte della civiltà romana; 
€ da ultimo la rivoluzione si compie. Giasone tiene in questo ri- 
« volgimento un posto cospicuo ; egli é fra i principali attori del 
€ medesimo , e in ciò sta tutta la sua grande importanza come 
«e giureconsulto. Non è V ultimo dei glossatori , e non è ancora 
«perfettamente il primo de' giureconsulti della nuova scuola: 

< questo posto spetta al suo discepolo e continuatore , spetta ad 
€ Andrea Alciati ; egli è il segnacolo della rivoluzione, egli ó la 

< transizione dei due periodi , delle due scuole ; principale fra gli 
« iniziatori , massimo fra i promotori , egli chiude gloriosamente 
€ la storia medioevale del diritto italiano e ne apre la storia 
« moderna, dove il giure, libero finalmente dalle pastoie, si afforza, 
€ si rinvigorisce, si rinnova sotto V afflato potente e irresistibile 
« dello spirito e della vita dell' umanesimo » (pagg. 271-2). 

Di queste entusiastiche parole si cerca invano una prova nelle 
pagine che precedono (pagg. 267-71), le quali, accennati alcuni 
giudizi di altri sul Maino, dicono inconcludenti banalità sulle re- 
lazioni dell* umanesimo colla giurisprudenza (1) e finiscono col 

(1) Piuttosto che riNVERNizzi, // Rinascimento, pag. 106-7, il quale dice 
a tale proposito poche cose, parlando del Valla, il O. doveva citare le belle 
e succose pagine del Voigt, Wiederbelebung^, II, 482-91, il quale determiiui 
chiaramente la posizione della scienza del diritto di fronte ali* umanesimo e 
assegna il loro vero posto agli studi degli umanisti sui giureconsulti romani. 



-f-ry-jT^rT ' 



BIBLIOGRAFIA. 399 



parlare della religiosità di Giasone (1). Nò prove convìncentr"si 
trovano nel corso del libro, che tali non possono essere con- 
siderati alcuni magri accenni al culto del Maino per la forma e 
alla sua erudizione classica, sparsi qua e là. 

Eppure al G., se ad altri mai, incombeva T obbligo di dimostrare 
le sue asserzioni, poichó contro di queste sta l'autorità, vera- 
mente formidabile, del Savigny. Infatti , secondo il grande storico 
del diritto, Giasone non fu che un abile e diligente compilatore 
e r ultimo fra i giureconsulti della vecchia scuola (pag. 267). 
La questione esce interamente dal campo dei nostri studi e sa- 
rebbe arroganza la nostra, se entrassimo a discuterla con pretesa 
di risolverla. Ci sia lecita tuttavia qualche osservazione. Alcuni 
pochi fatti che il G. cita possono provare nel Maino una qualche 
coltura classica, quantunque né molto profonda, nò molto soda, 
ma non lo dimostrano certo « umanista nell'animo » (pag. 113). 
Che egli parafrasasse in una prolusione il primo capo della Ca 
tilinaria (pag. 113), che facesse sfoggio di citazioni classiche e 
più di allusioni all'antica storia di Grecia e di Roma nell'ora- 
zione funebre per Girolamo Torti (pagg. 84-5) o in quella recitata 
dinanzi ad Alessandro VI (pagg. 162-3), che rifiutsisse di pubbli- 
care subito il discorso tenuto per le nozze di Bianca Sforza col- 
r Imperatore , per il desiderio di rivederlo (pag. 186-7) , sono 
fatti , che in pieno rinascimento , quando il culto per 1' antichità 
e perla bella forma era diffuso dovunque e si respirava quasi col- 
r aria , non possono far meraviglia , nò provare che Giasone sia 
stato un vero umanista. Ma qualunque fosse la sua coltura clas- 
sica (2) , non pare che egli pensasse mai ad applicarla ai suoi 

(1) Intorno a (questa il G. non fa che ripetere ciò che aveva detto alle 
pagine 114 e 213, con gran meraviglia del lettore, che si aspettava lo studio 
molto importante sulle tendenze religiose del Maino ivi promesso. 

(2) A pagg. 41-5, l'A. raccoglie i fatti che dovrebbero provare la coltura 
classica di Giasone, fatti, i quali sono spesso di una meschinità inverosimile. 
Le citazioni di autori antichi possono significar bene qualche cosa, ma sarà 
proprio un indizio di studi « minuti e Completi » di storia antica (pag. 43), 
il ricordo di certi fatti che od erano notissimi anche tra il popolo o dove- 
vano entrare nel patrimonio della coltura di qualunque persona leggermente 



400 BIBLIOGRAFIA. 



Studi giuridici , a rinnovare la scienza coli* esame immediato delle 
fonti 9 a infondere nella giurisprudenza lo spirito dell* antichità 
romana , a tentare insomma quella riforma che doveva mettere 
lo studio del diritto romano su di una nuova via e che fu pro- 
mossa dairAlciati (1). Dato pure che Giasone fosse un umanista, 
questa sua qualità non influì suH* altra di giureconsulto : anche 
in lui, come già in altri, che lo avevano preceduto nel coltivare 
insieme gli studi dell'antichità e la scienza del diritto, come in 
Mariano Soccini, Francesco Accolti, Catone Sacchi, e via dicendo, 
r umanista era , dice egregiamente il Voigt , parlando di questi , 
« ein anderer Mensch als der Jurist»(2). • 



intinta di istruzione? Quando sentiamo il G. notare, che Giasone ricorda la 
generosità di Fabrizio, la clemenza di Tito , la crudeltà di Domiziano , un 
responso dell* oracolo di Delfo agli Ateniesi, il cavallo dì Troia, la genero- 
sità di Artaserse, le gesta di Fabio Massimo, i prodigi che precedettero la. 
nascita di Alessandro Magno, di Virgilio, di Platone, le imprese di Scipione 
Emiliano ; che chiama i popoli del Belgio coi nomi usati da Cesare ; che sa 
essere stati spagnuoli gì" imperatori Traiano, Adriano e Teodosio, ed i papi 
Damaso, Giovanni XXI e Callisto III, e tutto ciò parlando di un uomo edu- 
cato in pieno secolo XV, dobbiamo domandarci se egli dica sul serio o se 
per avventura non ischerzi, come certo scherza quando nel Sommario dei 
Capitoli, riassume queste pagine con le parole : « Studi umanistici. — Si ricor- 
« dano perfino la clemenza di Tito e V oracolo di Delfo. » Ma già questi 
sommari nella loro sibillina teatralità sono spesso umoristici. Sentite qualche 
saggio tratto dai primi quattro : « La famiglia di Giasone. — L* Esiliato. — 
I mastini di Giovanni Maria Visconti. — La vendetta nella chiesa. — 
L* amante del Duca — I misteri della nascita. — Da Pesaro a Mi- 
lano — La gelosia di una Repubblica..... — Le prepotenze e gli amori 

degli scolari. — Un parere sulle fantesche — Una novella dì Gio. Boc- 
cacci. — 1 vizi dei professori. — Impiccato per un piede. — Sodoma e 
Gomorra», ecc., ecc. Non vi pare di leggere la Dicisione degli atti nel ma- 
nifesto di un dramma da arena? 

(1) A proposito di questo insigne giureconsulto, il G. poteva citare accanto 
al Mazzuchelli (pag. 241) le recenti pubblicazioni di documenti fatte da 
B. Podestà e da L. Gaddi neìVArehioio Giuridico, 111 , 347-55 , 480-88 ; 
IV, 199-208; XI, 84-92, e XXXVU, fase. IIMV. 

(2) Wiederbelebung ^ li, 484. L* Alciati loda Giasone per il suo stile mi- 
gliore dì quello dei giuristi suoi predecessori (p. 269), ma questo merito tutto 
superficiale non giustifica il giudizio del Gabotto, nemmeno in piccola parte. 



BIBLIOGRAFIA. 401 



I fatti , che abbiamo esposto, come saggio dei molti che siamo 
venuti notaado nella penosa lettura del volume, mostrano quale 
giudizio si debba a nostro avviso recaro su questo. Povero nel 
contenuto, sconnesso nel suo organismo, esso serba traccio non 
dubbie di una composizione frettolosa e abborracciata , condotta 
colla preoccupazione costante di ingrossarne la mole, e rivela 
neir autore grande scarsità di coltura, palliata sotto la lustra di 
citazioni antiquate o inopportune, e deficienza di retto senso cri- 
tico, unite ad una deplorevole presunzione. Giudizio severo questo, 
ma certo pienamente conforme a quella che a noi sembra la ve- 
rità, certo -più utile all' Autore, se vorrà approfittarne, delle lodi 
incondizionate di certa critica non sappiamo se ignorante o troppo 
accondiscendente. ' 

Firenze, marzo del '88. 

Vittorio Rossi. 



A. Mazzi. Sludi Dergomensi. — Bergamo , Pagnoncelli , 188.S , 
in-16, di pag. 329. 

Il signor A. Mazzi raccoglieva la sua attenzione sopra qualche 
punto speciale in molte monografie da lui pubblicate in varj 
tempi, e che hanno un'unità, il trattar tutte di cose bergama- 
sche. Mano mano che comparvero , noi ne abbiamo fatto men- 
zione , od ora le rivediamo per dar merito a lui di emonde , di 
aggiunte, di esplicazione. 

Questo giovane che , non fermo in salute e scarco di ambi- 
zioni , vive isolato in una piccola terra dell' industriosa provincia 
di Bergamo, e si procaccia i libri necessarj a suoi scopi specij^li ; 
ci destò interesse dal primo lavoro che diede fuori. 

Disegnava le strado militari antiche della sua provincia, deli- 
neando passo passo da Pons Aurelj , da Leucaris a Bergamo, la 
traccia loro tra gli anfratti delle valli e dei monti , per riuscire 

Arch. Stor. Lomh. — Anno XV. 26 



402 BIBLIOGRAFIA. 



ai paesi tedeschi o retici ; lavoro degno di stare fra gli odeporici 
del Bcrger, del Danville, del Mommsen, del Kiepert (1). 

Sono topografici gli studj suoi sul Perelassi , sulle Vicinie di 
Bergamo, sulla guerra di Bedriaco, e ne passo altri. 

Ora si è messo di proposito allo origini e alle costituzioni dei 
Comuni del medioevo , e di preferenza sui bergamaschi , valen- 
dosi e correggendo la collezione del Lupo , e portando docu- 
menti o nuovi o non bene intesi , e congetture sui tempi , sui 
luoghi, sulle persone, con acuta saviezza. 

Sulle origini del Consolato pondera il Pergamlnvs di Mosé di 
Brolo, e già al principio do) X secolo trova una libera cittadinanza, 
che ora relutta al vescovo , or lo seconda contro i feudatarj. 
Dalla convocazione accidentale dei cittadini , dalle elezioni di 
consoli temporanei si arriva agli stabili , crescenti di importanza 
a misura degli interessi del Comune , e dell' aggregarsi di varie 
famiglie e di Comuni della campagna. Mosò del Brolo, poeta di 
quel tempo, loda V accordo che regnava tra i cittadini : 

.... ligat stabili nodo pax aurea cives 

Pace manot punper, paci*=; quoque federe dive?^. 

Il Mazzi segue esaminando i primi atti dei consoli bergamaschi, 
cominciando dalle donazioni di terre, fatte nel 1117 al monastero 
di Astino , vi trova una certa indipendenza dalle pretensioni 
pontifìcio; afferma il territorio che spettava alla città, la difesa 
di questa, i suoi borghi, le vicinie, la diocesi, tutto determinando 
colla passione sua di topografo, non meno ecclesiastico che civile. 
Ne segue le vicende ; cerca ì borghi franchi del contado, dove 
merita attenzione la nota di pag. 1*JS e sul Congresso di Pontida. 

Poco a poco dal Consolato si escludono gli ufficiali vescovili ; 
re?ta fissato il modo dell' elezione dei Consoli , il loro numero 
i^ la durati. Il Mazzi ebb^ la pazienza di trovare la serie dei 
primi Condoli : fatica nella quale tanto persistette il W'ùstenfeld. 



(1) Ve ' isi anche Elijs, An cnquiris auto th$ ancients routes. ^^ Cam- 



DIULIOGRAFIA. 403 



Tutto ciò concerne specialmente Bergamo, ma le stesse condi- 
zioni ricorrono negli altri Comuni, massime lombardi; oltreché Tau- 

■ 

tore spesso coglie il destro per trattare b accennare di varj altri. 
Ci badiamo volentieri su questa operetta per risciacquarci la 
bocca da opuscoli, e anche libri di vcrudizione municipale, non solo 
mancanti di fermezza d' idee e di stile , ma ignoranti fin degli 
elementi della paleografia, della corografia, della cronologia; e 
questa Rivista ha il torto di avere inserito, lodato, incoraggiato 
l avori, che la critica ripudia, come non solo inutili ma nocevoli. 

C. 



Secondo registro della Curia Arcivescovile di Genova , trascritto 
da Luigi Bekktta e pubblicato da L. T. Belgrano. — Ge- 
nova, 1887, pag. 540, in-4. 

È il secondo volume di una pubblicazione diligentemente diretta 
dal sig. Belgrano, contenente le carte dell'arcivescovado di Ge- 
nova. Sono memorie, cartaio^, scriptiones , locationes , ed altri 
interessi dal 1175 al 1322; ma gli eruditi sanno quante volte 
possa trarsi lunde anche da carte pagensi. Questo non è luogo 
da ragionarne, ma sarebbe desiderabile che altrettanto si facesse 
del poco che rimane nella Curia milanese. 

Il Belgrano vi aggiunge un esatto indice cronologico , ed uno 
delle cose, delle persone, dei luoghi; dove appajono i Copsoli ; 
inoltre il glossario in cui sono segnate parole dialettali, come iopia, 
cnltellus, eribum, parata^ poiorium, reguardum, scapatus, tenuta, 
trexenda, ecc. C. 



Aristotile da Bologna. Documenti inediti e pubblicati a cura di 
Luca Bf.lthami. — Milano, 1887. 

L'Aristotele poco era citato come itìjgegnere idraulico, attribuen- 
dosi a torto al gran Leonardo i tanti lavori di canali, di navigli, 



404 BIBLIOGRAFIA. 



di ponti allora finiti ; il diligente Promis non avea trovato docu* 
menti che mostrassero Aristotele quale ingegnere militare (Mi- 
scellanea di Storia Italiana, IV, 585); ma ora il sig, BeUrami 
ne reca a dovizia. 

È pur troppo noto come una quantità di documenti , mezzo 
secolo fa, fossero sottratti al nostro^ Archivio, venduti poi al mar- 
chese di Beauregard e da questo alla Biblioteca di Parigi. 

A questi ricorse il sig. Beltrami , e potè crescere la messe 
che già avea raccolta dal nostro Archivio di Stato, e che aveano 
radunata il Canetta, il Ck>rio, il Motta, tanto che potè rintegrar 
ìa fama di questo cosi ingiustamente dimenticato, « il quale, allor- 
quando Leonardo era ancor fanciullo, trasportava e raddrizzava 
torri, rafforzava ponti, tracciava canali, costruiva conche e so- 
stegni d'ogni genere, riparava ròcche e castelli, o si provava 
altresì nelle concezioni architettoniche. »' 

Ma insomma questo opuscolo non è che un documento per la 
storia della vita e della attività del Fioravanti. E perchè non la 
darebbe il signor Beltrami ? al quale assocerebbe l' Aguzio di 
Cremona, i! Bertela da Nevate , il Della Valle , il Missaglia ed 
altri ingegneri, colpiti da quel tedium verum domesti^arumy che 
pare endemico nel nostro paese. Pazientissimo ed oculatissimo 
indagatore dell* antichità, artista egli stes.so in giovine età, il 
signor Luca Beltrami sarebbe attissimo a dar compita la mono- 
grafia deir Aristotele. 

E tali monografie son troppo necessarie, non tanto per emen- 
dare quanto per compiere le vite del Vasari , < scritte a brani 
apologelici , nei quali ogni punto luminoso richiede V artifizio di 
un' ombra. » C. 



Manuale della Provincia di Como, — Como, Ostinoli i, 1888. 

Credo sarà sola la tipografia Ostinelli di Como, che abbia per 
51 anno pubblicato il Manuale della sua provincia, che, oltre le 
notizie statistiche e officiali , ha V ornamento di composizioni , di 



BIBLIOGRAFIA. 405 



cui alcune sopravvissero alla curiosità annuale. Quest'anno, oltre 
una topografia della città innovata , ha la traduzione del poema 
Cumano , cioè della guerra decenne coi Milanesi , finita colla 
ruiaa della città (1127). Buona traduzione, opportuna prefazione, 
ma a chi non ò comasco sarebbe stato necessario indicarvi che 
sia V Isola, di cui tinto vi ò parlato e che tanto osteggiò Como; 
e ne fu ripagaia colla distruzione del 1160 (1). 

Di questo rozzo poema scrive il Cantù : « Sebbene incolto e 
€ ignorante , pure nel leggere il Cumano non si ò mai scompa- 

< guati da quel diletto, che reca il modo originale di chi scrive 
€ casi veduti, e che invano studiano imitare i lontani. E noi, usati 

< a pregiar sempre que' libri, che rivelano nell'autore candidezza 

< d' animo, cortese e generoso sentimento , abitudine di benevoli 
€ pensieri, non potemmo a meno di stimar anche fra la sua zo- 

< tich€zza questo poeta, che cantò la verità, cantò la patria, non. 
« come la ciurma slombata dei verseggiatori , buoni solo ad in- 

< farcire canore inezie , che dopo lette non ti lasciano se non il 
«dispiacere d'aver male il tuo tempo gettato» (2). 

Segue una viva storia, direi topografica, degli ultimi 60 o 70 
anni, con gran lodi al conte Gian Pietro Porro e ad altri; lodi 
di misura tanto più lodevole quanto è rara. 

Continui la ditta Ostinoli i fin a compiere il secolo. 

X. 

<•) M. r. DAKT ANNOS L. X QUE NOTANDOS 

ìnsula quando suit magna pestilentia ruiT. 
<^ue8la iscrizione si legge ancora nella chiesa delP Isola Coraacina. 

{'^) Come tu vedi me, vid'io pugnando 

Cadérmi a lato un mio fratello estinto; 
Vid' io sugli occhi folgorarmi un brando 
Ancor nel sangue di mio padre tinto; 
E suore e madre (oggetto miserando!) 
Fuggir col volto di terror dipinto; 
E in furor gavazzando, il reo nemico 
Arder e Como e Coloniola e Vico. 

Cantù, Algiso. 



406 



BIBLIOGRAFIA, 



Sac. Angelo Berenzl Sloria di Pontevico. — Cremona , Ma- 
' nini, 1888. 

Pontevico non ò paese che abbia storia propria più che Ro- 
becco, o Grumone, o Verola; ma essendo un passaggio deirOglio, 
confine un tempo tra Bresciano e Cremonese , tra Lombardo e 
Veneto, fu incontrato in tutte le vicende fra i due paesi. Dagli 
avvenimenti generali trasse dunque il signor Borenzi tutte le 
volte che Pontevico vien nominato, e cosi ne formò 557 pagine 
di racconti , che interessano gì' indigeni , se anche nulla aggiun- 
gono alla storia grande. 

Perché gli giovava, accetta le asserzioni del Biemmi e dell' 0- 
dorici, e il romanzo del l'Ardì zone. Tanto meno si ha da credere 
al romanzo del Lancetti (pag. 212). 

Certo non è esatto il dire che peri di veleno Barnabò Visconti 
(pag. 203) ; né bene si trasvolano il sottentrare degli Sforma ai 
Visconti e il perire di quelli. 

Qual uomo illustre egli ricorda Lorenzo Comino vescovo Lama- 
sanse, «titolo d'onore dato ad alcuni vescovi di Mantova, <la 
Limoges. » 

Questo è un fatto nuovo , e ai vescovi suffraganei si danno 
titoli in partibiis. Questo di Lamosense non lo trovo nei cata- 
loghi, e forse deve leggersi Ltibacense cioè di Neuporto, Lubiana. 

Benché affatto conciso nella storia moderna e contemporanea, 

saviamente l'A. accenna la trasformazione del castello, le vicende 

ecclesiastiche , gli uomini che o beneficarono o illustrarono la 

borgata, quali d. Carlo Angelini e i fratelli Filippo e Camillo 

Ugoni ; sempre con lodevole semplicità e grande amore del suo 

paese. 

X. 



BIBLIOGRAFIA. 407 



L « Itinerarium » del Petrarca. Nota del corrispondente Giacomo 
Lombroso. — In « Atti dell'Accademia dei Lincei », di Roma, 
voi. IV, fase. 8^ (1888), pag. 390-403. 

Uno scritto del Petrarca che fu molto trascurato dai suoi bio- 
grafi è V Itinerario Siriaco, di cui ora il Lumbroso ci offre una 
lezione critica, meravigliandosi a ragione che non ne faccia pure 
parola il Gaspary nel primo volume in gran parte petrarchesco 
della sua recente Storia della letteratura italiana. 

Diverso il giudizio di quest' operetta per parte degli scrittori , 
che il Lumbroso ci presenta Tun dopo l'altro, a cominciare dal 
Tiraboschi che la dice libro, che alla storia e alla geografia di 
que' tempi reca non poco lume, al Tobler che la trova una 
delusione ed al Koerting (1878) che ne parla meglio d'ogni altro. 

Entrare nel merito deW Itinerario non ò a noi concesso per la 
natura speciale deW Archivio. Altro è da rilevare, in linea storica 
lombarda, e lo facciamo colle parole medesime del Lumbroso : 

€ L' Itinerario fu quel che si chiama uno scritto d' occasione. 
Un nobile milanese affezionato e caro al Petrarca avendo riso- 
luto di fare con altri gentiluomini il viaggio di Terra Santa, o 
sperato fino all'ultimo di attrarre il Petrarca nella conjitiva, poi 
veduto che per molte ragioni e soprattutto per quella paura del 
mare bisognava rinunziare alla carezzata idea, mentre spuntava 
la primavera e preparavasi al viaggio , pregò V illustre uomo ed 
amico di stendergli un breve ragguaglio delle cose che dovea 
vedere. Il tratto fra Milano e Genova ove s' imbarcava gli era 
noto e famigliarissimo, ma Genova stessa affatto nuova. Del resto 
gli proponeva, forse andandogli a' versi, questo triplice programma, 
gli accennasse quanto avrebbe creduto utile all'anima, alla mente 
ed al cuore: sorgendo, come si vede qui, fin da ora, accanto al- 
l'ideale della vita cristiana (salus animae), quello della vita scien- 
tifica (notitia rerum) e della grandezza storica (memoria exem- 
plorum). Il Petrarca lieto di accompagnarlo almeno in ispirilo, 
prestossi con grazia a servire cosi di Baedeker anche in luoghi 



408 BIBLIOGRAFIA. 



da lui non mai veduti, ed aiutato lungo la costa d* Italia dalle 
proprie memorie, oltre Italia dai viaggi fatti sui libri e sugli 
atlanti, ed ovunque dalla molta sua erudizione sacra e profana, 
in tre giorni [iter tu iribus forte vix mensibus, hoc ego triduo 
eonsummaci] currente calamo, compi questa guida breve e con- 
cisa, questa Iciteruccia-ìdnerar ietto [literulds quae brevis itinerarii 
loco sinil, com'egli la chiama. » I pedanti ne hanno fatto in 
seguito un trattato con un titolo che non finisce più. [« Fran- 
cìsci Petrarchae v. e. Itinerarium in quo , quicquid per Euro- 
pam vel Asiam peregrinis Hierosolymitanis memorabile occurrit, 
diligentissime describitur. » Basilea, 1554]. 

Ma chi era questo nobile milanese a cui il Petrarca indirizzava 
il suo Itinerario? .,, diversi passi del libro ce lo appalesano. 
€ Aveva costui ingegno pronto ed aperto, viva curiosità, una certa 
coltura classica e pratica di Virgilio, quantunque fosse un uomo 
d* arme, e non un erudito: del resto di una religiosità medioevale, 
cristiano nelF anima, intento a meditare prima del viaggio e ru- 
minare r Evangelio. Era un uomo fatto, non vecchio, avea moglie 
e figW. Era notissimo ed accarezzato in Milano. » I manoscritti 
consultati dal Lumbroso ne danno anche il nome. La lettera del 
Petrarca ó indirizzata Egregio militi domino Johanni De Mandello, 
che non può essere altri che quel Giovanni da Mandello che fu 
capitano generale di Milano nel 1340, pretore di Piacenza nel 134G, 
governatore di Pavia nel 1351, eletto ai 2 settembre 1352 in 
capitano generale in Piemonte contro Savoia e Monferrato, 1354 
podestà di Bergamo e 8 dicembre 1359 luogotenente in Milano 
per Gian Galeazzo Visconti [Muoni, Famiglia Mandelli], 

Altre notizie biografiche il Lumbroso non aggiunge, ma fa voti 
affinchè nell'Archivio di Stato Milanese che ha dato un salva- 
condotto ducale per recarsi a S. Giovanni di Gallizia nel 1425 a 
favore del nobile RafPacllo di Mandello [Motta, G. G. Trivulzio 
in Terra Santa. — Arch. Stor. Lomb., 1886, pag. 866 e seg.] 
si scoprano notizie o salvacondotti della petrarchesca comitiva 
del secolo XIV. I quali voti pur troppo, per l'estrema sua po- 
vertà di carte viscontee, l'Archivio di Milano non potrà forse mai 
esaudire, osiamo assicurarlo. 



BIBLIOGRAFIA. 409 

Né il Lurabroso tralascia di esaminare i diversi passi del- 
Y Itinerario onde cavarne possibilmente dove e quando fu com- 
posto dal Petrarca. Risultato di tale analisi è che in Milano fu 
scritto Yliinerario e poco prima del 13G3. 

Il testo che si riproduce deir//merar/o è ricavato da tre ma- 
noscritti romani, due nella Vaticana ed uno nella Chigiana, il 
primo membranaceo del secolo XV (?), il secondo ed il terzo car- 
tacei del secolo XIV. Mentre scorretto, deforme e ripugnante ad 
uno studio coscienzioso era fin qui Y Itinerarium nelle edizioni pur 
scorrette e deformi che abbiamo delle opere latine del Petrarca. 

E. M. 



DoTT. Alfredo Saviotti. Pandolfo Collenuecio umanista Pesarese 
del secolo XV. Studi e ricerche. — Pisa, Tip. T. Nistri, 1888, 
^iu-8 gr., pag. 300. 

In questo libro, che é un estratto dagli Annali della R, Scuola 
Normale superiore di Pisa, TA. narra le vicende e studia le opere 
del celebre umanista Pesarese cui Giovanni Sforza, T antico ma- 
rito di Lucrezia Borgia, apprestò nel 1504 la morte. 

Una recensione di questo bel lavoro non si presta per Y Archivio 
Storico Lombardo, nò noi intendiamo ammànnirla. Ci limitiamo a 
dare rilievo a quei punti della vita del Collenuecio che hanno 
contatto colia storia milanese. E per la storia della famiglia 
Sforza occorrerà anzitutto avvertire che egli cantò le nozze di Co- 
stanzo Sforza con Camilla d'Aragona, nel 1475 [cfr. pag. 21 e seg.J 
e pianse la morte di Battista Sforza, la primogenita di Alessandro, 
sposa a Federico da Montefeltro [cfr. pag. 18]. 

Dopo essere stato ambasciatore a Roma per Costanzo Sforza 
ed a Bologna per Lorenzo de' Medici, vien creato podestà di 
Firenze , da Innocenzo Vili fatto cavaliere aurato e da Ercole I 
di Ferrara consigliere ducale. Nel 1491 ambiva ed otteneva la 
podesteria di Mantova [cfr. pag. 60, 243-44, 2G2.G5J. 



410 BIBLIOGRAFIA. 



Scrivendone Pandolfo ai 22 giugno 1491 a horeuzo il Magni- 
fico , afferma che quella podesteria era « la più libera e più 
fructuosa de Italia, e guadagnasi in uno anno 400 ducati: e chi 
se li porta bene o (ha per sua sorte) gratia col principe, se li ra- 
ferma due o tre anni. Hassi qualche difflcultà in obtenerla, perchè 
ella è cosa molto domandata e la piacevolezza de chi l' ha a con- 
cedere r ha promessa per molti anni a diversi homini. Nondimeno 
rompe quando li pare. » 

Ai primi anni della dimora del Collenuccio in Ferrara appar- 
tiene quella famosa polemica col Leoniceno che aveva sparlato di 
Plinio, accusandolo di avere per ignoranza confuso tra loro alcune 
piante [cfr. il cap. 4** pag. 62 e seg.], E ne venne la Defensio 
PUniana (1). 

La sua legazione all'Imperatore di Germania onde ottenere rin- 
vestitura imperiale per il duca di Modena si compi nel 1493. Era 
compagno al Collenuccio Francesco Ariosti, e la prima loro let- 
tera è datata da Bormio 15 novembre 1493 [cfr. pag. 80 e seg.l. 
Ma oltre allo scopo principale dell' ambasceria, pare avessero 
anche quello di seguire il corteo nuziale che dovea condurre 
Bianca Maria Sforza a Massimiliano I e di darne notizia partì- 
colareggiata. Ed alcuni brani riporta pure il Saviotti e li segna- 
liamo al Calvi per un'eventuale ristampa del suo recente lavoro 
intomo a Bianca Maria Sforza (Milano , Vallardi , 1888). Ai 
10 marzo 1494 si celebrarono le nozze regali e Pandolfo ne dà 
accurate novelle : parla della caccia , della messa , degli inter- 
venuti, del pranzo, con altre curiose notizie : « El Re giugo al di 
qualche poco a charte cum la Regina; e similmente la sera se 
ballò alla domestica.... La Regina a desinare tutto quel di tenne 
una brettina de brocato in testa sopra li capelli non troppo lunghi 
acconci in guisa d'homo, che parea un putto: qui è tenuta una 



(1) Questa polemica diede già il tema di un precedente opuscolo del Sa- 
VIOTTI [« Una polemica tra due umani$ti del secolo XV, Saggio di uno 
studio intorno alla cita e agli scritti di Pandolfo Collenuccio da Pesaro. » 
Salerno, Migliaccio, 1887, pag. 20, in-16]. 



BIBLIOGRAFIA. 411 



L' JL" elegantia e galantaria e cosi usano tutte le Todesche quando vo- 

rs { gliono parere più leggiadre. » Fu in questa occasione che il Col- 

ia i^ lenuccio pronunciò un panegirico latino airimperatore di cui, ben 

inteso, esaltava la virtù e la magnanimità [cfp, pag. 84 e sog.]. 

R M. 



a;-. Calvi Felice. Bianca Maria Sforza Visconti, regina dei romani, 

fli imperatrice germanica, e gli Ambastiatori di Lodovico il 

7 Moro (dia Corte Cesarea, secondo nuovi documenti. — Milano, 

Vallardi, 1888. 

■ 

€ . . . . i gusti mutati, serie esigenze ed una curiosità che può 

;. « anche parere esagerata, non solo di sviscerare ogni singolo fe- 

« nomeno, che oramai per lo studioso palpita della vita universale, 

< di conoscere i piccoli fatti, i quali convergendo ad uno scopo 
«unico, concorrono a determinare rivoluzioni grandissime; ma 
« altresì di esaminare coi propri occhi , se non altro , lo copie 

< fedeli dei principali documenti che sufTolcano le narrazioni degli 
€ istoriografi, consigliano gli odierni scrittori, i quali hanno rovi- 
ne stato negli archivi, a metterli in luce nelle loro opere di storia, 
« con lo stile esalante tuttavia quel certo profumo di vetustà au- 
« tentica, con la originale ortografia antiquata, parlando il meno 

< possibile in proprio nome » . 

Con cotesti criteri ed intendimenti del modernissimo storico, il 
eh. A., valendosi di nuovi documenti, illustra un episodio della 
sventata, titubante ed ambidestra politica di Lodovico il Moro, o 
precisamente illustra: le trattative che questi fece condurre per 
ottenere che la mano di sua nipote Bianca Maria fosse accettata 
da Massimiliano I di Germania; le difficoltà e ritardi frapposti 
dai grandi dell'impero, anche dopo la conclusione favorevole e lo 
sposalizio per procura, a che la sposa raggiungesse Y imperatore ; 
la posizione tentennante dell'augusta Bianca Maria ; le ambasciate 
e gli sforzi coronati da successo di Erasmo Brasca, al quale lo 



412 BiBLIOGRAFIA. 



Sforza aveva affidato la delicata missione di confortar di consigli 
la principessa e ottenere che tandem avvenisse la consunuUione 
del matrimonio. 

E successivamente nella seconda parte TA. illustra con nuovi 
documenti, tratti per la maggior parte dall'Archivio privato dei 
conti Taverna, le ulteriori mene, colle quali finalmente il Moro 
riusci ad ottener dal nipote il diploma di sovranità sullo stato di 
Milano. 

La narrazione austera, ma pur elegante, dello storico incastona 
i numerosi documenti inediti dai quali per io appunto esala, come 
egli erasi prefisso, un certo profumo di vetustà autentica. La ge- 
niale e bella figura di Bianca Maria Sforza appare in tutta la 
sua eleganza e venustà, nella fragranza della sua giovanile inno- 
cenza ed inesperienza capricciosetta. 

E, come ben osserva il eh. A., dalle vetuste carte riappare 
in piena luce la vera figura della gentile lombarda, che concorda 
perfettamente colla descrizione che ne aveva dettato il Lomazzo 
e colia effigie della galleria della Biblioteca Ambrosiana, effigie 
che, per la maestria dell'arte con cui era stata dipinta, a lungo 
fu creduta opera del Vinci. 

Anni sono il senatore Morelli (LermoliefP) nel suo celebre libro 
intorno alle opere dei maestri italiani nelle gallerie di Monaco, 
Dresda e Berlino, già aveva dimostratJ che il dipinto dell'Am- 
brosiana non dava 1* immagine di Beatrice d' Este moglie di Lo- 
dovico il Moro (1), né era opera di Leonardo, ma rappresentava 
il viso grazioso della nipote del Moro, Bianca Maria Sforza, ed 
era lavoro di Ambrogio De Predis, 

A questa conclusione egli era stato condotto non solo dalla 
circostanza che i lineamenti non corrispondevano a quelli notis- 
simi di Beatrice d'Este, ma dalla esistenza nella galleria di Venezia 
di un antico disegno di autore lombardo, contenente uno studio 



(l) Veggasi pure a questo proposito, lo scritto del Courajod: Conjectures 
à propos <V un buste en marbré de Béairlx cTEste au Musce da Loucre» 
nella « Gazette des Beaux Arts », ottobre 1877. 



BIBLIOGRAFIA. 413 



di putto da un disegno del Vinci, uno studio di ritratto di Massi- 
miliano di Germania ed altro di ritratto di giovane principessa , 
che nel profilo e nello proporzioni del capo, del collo, del busto 
corrispondeva al dipinto dell'Ambrosiana. E siccome poi il De Predis 
era Fautore del ritratto di Massimiliano della collezione Ambras 
di Vienna e lo stile del disogno concordava colla sua maniera , 
non gli era rimasto dubbio che il ritratto dell'Ambrosiana bello 
si , ma duro nel contorno e non di fare leonardesco , fosse del 
De Predis. 

Ora nei documenti inseriti nel libro del eh. Calvi ó ripetuta- 
mente fatto cenno di un pittore che Bianca Maria chiama el nostro 
Pinetore e che era nel suo seguito, e cosi maggiormente si con-- 
ferma che furono di un artista solo : il ritratto di Massimiliano 
della galleria Ambras, il disegno di Venezia ed il ritratto del- 
l'Ambrosiana. 

Giulio Carotti. 



La beneficenza ed i hcnefaUori della Congregazione di Carità di 
Milano, — Milano, Civelli, 1888. 

Un capitolo della storia di Milano sta scritto nella recente 
pubblicazione della Congregazione di Carità. 

Questo lavoro, inteso a dar larga notizia delle varie benefi- 
cenze amministrate da queir Istituzione e del loro modo di fun- 
zionamento, ed a commemorare i benefattori e render conto dei 
loro lasciti nell'ultimo decennio, fu però condotto con tanta dili- 
genza e serietà di intenzioni ed arricchito di studi e dati cotanto 
estesi, che è pur riescito opera assai importante ed utile per le 
discipline statistiche, per quelle filosofiche, economiche e sociali 
e per le discipline storiche. 

Mentre quindi la pubblicazione , risulta un coscienzioso rendi- 
conto ed un efficace incentivo alla beneficenza, ed appare anche 
uno specchio delle principali leggi eroi ulive di quel grande /e- 



414 BIBLIOGRAFIA. 



nomcno sociale che è la beneficenza, d'altro lato torna altresì 
utilissima per gli studi storici e particolarmente per lo studio 
della storia di Milano. 

Molto interessante ed informata a concetto storico è special- 
mente la parte che tratta dei Luoghi Pii Elemosinieri di Milano, 
oggi concentrati in un'unica e grande Opera Pia. 

Le origini di quei Luoghi Pii sono rintracciate sin nel secolo 
decimoprimo dell' E. V. e mano mano ne è studiato e concretato 
il carattere e l' organismo che variamente ebbero nel succedersi 
dei secoli^ successivamente trasformandosi e sempre storicamente 
riflettendo l'ambiente, il periodo di tempo che attraversavano. 

Ed a titolo di cronaca non giovano meno le molte notizie in- 
torno alle altre opere pie e beneficenze e quelle intorno a notevol 
numero di Testatori e Donatori, la qual ultima parte è assai 
desiderabile il veder compiuta e data alle stampe, come ne vìen 
f:Uta promessa in quest'importante pubblicazione. 

Giulio Ca rotti. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 

( Mar zo^ Giugno 1888), 



AdemoUo A. La beli' Adriana ed altre virtuose del suo tempo alla 
Corte di Mantova.— Città di Castello, S. Lapi, 1888, pag. 368, 
in-16. 

Agnelli Giuseppe. Precursori ed imitatori del Giorno di (liusoppe 
Parini. — Bologna, Zanichelli, 1888, in-16, pag. 102. 

Almanacco provinciale comense per il 1888. — Como, Ostinelli, in-l<>. 

Contiene : « Liber Cumanus ». Versione del prof. Angelo Scalabrini [pre- 
mette alla sua traduzione un cenno sul « Liber » deirAnonimo Cumano : « De 
Bello mediolanensium adversus Comenses ». La traduzione è posta senza testo 
a fronte]. — Como vecchia e nuova. Memorie intomo al conte Giaippictro Porro 
raccolte dal dott. Francesco Fossati. - Un medico vescovo, di P. Frico 
(dott. Federico Piadeni) [il medico vescovo e Paolo Giovio Io storiografo, 
e Frico Io studia dair opera : « De romanis piscilms » , unico libro scritto 
dal Giovio," in cui versa cognizioni mediche]. 

[Ambrogio (S.)|. Die Kirclienreclitlichen Anschauungen des heilg. 
An^bro^ius, Bischofs von Mailand, und seinor Zoit. — In Der Kn- 
iholih, febbraio, marzo o aprile, 1888. 

Ambrosius (S.), episcòpus modidanensìs. De oillciis: libri tres. Edidit 
sac. Joannos Taraiettius. Augusto* Taurinorum, ex oli. Salo*?iana, 
1888, pag. 2G3, in-16. 

Sele^ta ex rhristCanis seripioriòtis in usum scìwlarum, N. S. 



416 BIBLIOGRAFIA. 



Antona-Traversi C. Versi della adolescenza di Ugo Foscolo , ora 
per la prima volta pubblicati. — Rocanati, Tip. di Rinaldo Sìm- 
boli, 1888, pag. 70, in-8. 

Per nozze Tittoni-Antona Traversi. 
— Vedi Foscolo. 

Archivio storico dell'arte. — Roma, Pasqualucci, 1888, N. 3-5, 
marzo-maggio. 

N. 3: Venturi A. Gian Cristoforo Romano. Con ili. [continoa]. — Da^ 
rari S. Lo stemma di Andrea Mantegna. — C. /?. Un documento su Gio- 
vanni da Brescia (1257). 

N 4: Venturi. Gian Cristoforo Romano (cont). — Rossi A. Nuovi do- 
cumenti su Bramante. 

N. 5 : Venturi. Gian Cristoforo Romano [fine di questo importante lavoro 
sul celebre scultore alle Corti di Milano e di Mantova]. — Beltrami Luca, 
Un disegno inedito del Palazzo Marino in Milano di Galeazzo Alessi (con 
4 ìli ) — Luzio A. Ancora Leonardo da Vinci e Isabella d* Este [nuovi do- 
cumenti, con una lettera 29 aprile 1495 di Cecilia Bergamini- Visconti], ^ 
L. A. Giulio Campagnolo, fanciullo prodigio [alla Corte di Mantova nel 14973- 
— > Miscellanea : Acquisti del Museo Poldi-Pezzoli di Milano. 

Archivio storico per la città e comuni del Circondario di Lodi. 
Anno VII, dispense IV-VI. — Lodi, Tip. Quirico e Camagni, 1888 

Sommario: Continuazione della Storia Diocesana del sac. Giacomo An- 
tonio Porro [Geronimo Federici 63** Vescovo di Lodi]. — Riccardi Ales- 
Sandro. Le decime del vescovo di Lodi nei luoghi e territori di Mombriooe 
e Montemaio oltre Lambro nel basso Lodigiano, giusta un documento inedito 
del 7 agosto 1266 , dell' Archivio della Mensa Vescovile di Lodi. — Lo 
stesso. Una lettera inedita della Repubblica Ambrosiana al Generalissimo 
Conte Francesco Sforza, durante il secondo assedio della Fortezza e Borgo 
di San Colombano nell* ottobre 1447. — Serie cronologica dei podestà di 
Lodi provata con documenti dalla sua fondazione e sino al giorno d' oggi. 
[Cont. v. N. prec. — Dal 1622 al 1669J. — Agnelli Giocanni. Il beato 
Rainaldo e la famìglia Concoreggi in Lodi. — G. A. Quante messe si cele- 
bravano in Lodi neir anno 1788 [52414]. 

Armand A. Hermes Flavius de Bonis de Padouc, architectc et sculp- 
tour. — In Chroniquc des arts di Parigi, 22 ottobre, 1887. 

E medaglista alla corte di Mantova. [Cfr. in proposito l'articolo di Ura- 
l»t 'to Rossi nella Ricista italiana di numismatica, fase. I, 1888]. 




* -I 

'i 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 417 



Arneth (von). Maria Thcrcsia. [Separat-Abdruck aus Allgemeine Deal- 
acìce Biographie]. — Leipzig , Dunckor und Humblot , 1888 , pa- 
gine 85, ÌQ-8. 

Cfr. altresì: Wolf. Aus der Zeit der Kaiserin Maria Theresia (Wien , 
Hòlder, 1888, in-8) e Due de Broglie. Marie-Tliórèse impératrice, 1744- 
1746. Voi. I e II (Paris, C. Lóvy, 1888, pag. 454 e 419, in-8). 

Arte e Storia. Giornale diretto da Guido Carocci. — Firenze, 1888. 
Anno VII. 

N. 7 : Caffi Michele. I Begni da Nembro. — Ferroni ing. Elia. Appunti 
sulla Basilica di S. Giulia di Bonato. 
^-; N. 9: Frisoni Gustaoo. V Archivio storico dell* arte e gli scultori italiani 

A della rinascenza del dott. G. Bode [appunti a proposito di L. da Vinci]. 

. j N. 11: Daoid Buti Pecci. Il Duomo di Milano. — Melani A. A pro- 

posito di un affresco del Moretto a Brescia. — Lo stesso. Giuseppe Casa- 
nova (necrologia) — Notizie : Costo (Sondrio). Un dipinto da salvarsi [Un 
S. Bartolomeo attribuito a Paolo Veronese, esistente a Piantano, fazione 
del comune di Cosio, in una chiesa che sta per cadere in rovina]. 

N. 14: Fabriesy C. (de). Nuovi appunti per la biografia dello scultore 
Giov. Cristoforo Romano. — Melani A. Mantegna a Padova. 

Ascoli G. J. Il Codice irlandese dell' Ambrosiana, edito ed illustrato, 
voi. I , pag. 353-496, voi. II, pag. 1-48, in-8. — Torino, Ermanno 
Loescher, 1888 [Archivio glottologico italiano]. 

Badini Gonfalonieri Angelo. Il Conte di Carmagnola precursore di 
Cambronne. In La Letteratura, di Torino, N. 8, 1888. 

Nello stesso giornale (N. 10, 1888) e dell* A. med. : Obbietto del Fiesco 
impiccato in effigie [una lettera di L. il Moro al commissario di Pavia , 7 
luglio 1494, tolta dall* Archivio civico di Pavia]. 

Baer A. Die Beziehungen Venedigs zum Kaiserreiche in der staufi- 
schen Zeit. I. Venedig und Friedrich Barbarossa. — Innsbruck, 
1887, in-8. 

Principio di un lavoro più va«to. Per i trattati pubblicati dallo Stumpf si 
danno rettifiche a pag. 8-9. 

Barbieri (Luigi). Crema sacra. — Crema , Tip. G. Anselmi , 1888 , 
pag. 81, in-16. [Biblioteca storica cremasca, N. 3]. 

1. Attraverso i secoli. 2. Fra tiare e prelati. 3. Fra templi od arto. 4. Ap- 
pendice : Notizie intorno al Santuario di S. Maria della Croce presso Crema. 

Areh. Slor. Lomb. — Anno XV. 



L»: 



418 BIBLIOGRAFIA. 



Baye (baron de). Croix lombardes trouvées en Italie. — In Gazette 
Arehéologique, N. 1-2, 1888. 

Baye (I. baron de). Études archeologi ques. Epoque des invasions 
barbares. Industrie longobarde. — Paris, librairie Nilsson, 1888, 
in-4, pag. 144, con 16 tavole e 16 fìg. nel testo. 

Belgrano L. T. La presa di Genova per gli Sforzeschi nel 1464. — 
In Giornale Ligustico, anno XV, fase. III-IV, marzo-aprile, 1888. 
In appoggio air articolo edito dal Beltrami in quest* yirc/iwo. (Le bom- 
barde milanesi a Genova, IV, 1887). 

Beltrami arch. Luca. Aristotele da Bologna al servizio del duca di 
Milano MCCCCLVIII-MCCCCLXIV. Documenti inediti. — Milano, 
A. Colombo e A. Cardani Tip., 1888, pag. 38, in-8. 
Neir ottavo Centenario dell' Università di Bologna. — Cfr. la Bibliografia, 

Benvenuti Sforza F. Dizionario biografico cremasco. Fase. I-III. — 
Crema, C. Cazzamalli, 1888, in-8, pag. I-17(> [da Albanesi Cristo- 
foro a Guinzoni, famiglia]. 

Bergamo. Vedi Arte e Storia, Bergorat, Bollettino, Donisctti, Finsi, 
Massi, Munaron, Rossi, Tasso, Zerbini, 

Bergerat E. La nuit bergamasque, tragi-comédie en trois actcs. — 
Paris, Lemerre, in- 18, pag. 100. 

Bertani sac. Felice. S. Carlo, la bolla coenae, la giurisdizione eccle- 
siastica in Lombardia, ossia considerazioni storiche-critiche-cano- 
niche sopra documenti di stato austriaci, riguardanti conflitti fra 
Stato e Chiesa pubblicati da S. E. Stanislao Mancini. — Milano, 
Tip. Stefano Ghezzi, 1888, in-8, pag. XVI-360. 

Bertanza Enrico. Giasone del Maino e V Università di Padova. — 
In Rivista storica italiana, di Torino, fase. I, 1888, pag. 193-197. 

Bertolotti A. Curiosità storiche Mantovane. — Nel Mendico, di Man- 
tova, 1888. 
N. 7: Duello in Mantova alla presenza del march. Federico Gonzaga (1519). 
N. 9: Distruzione delle bestie feroci in Lombardia (I815\ 
N. 10: Un gran serpente nei dintorni di Curtatone (1525). 
N. 11: Duelli di Spagnoli in Mantova (1526). 
N. 12 : Un duello letterario tra un Veronese ed un Bresciano (1523). 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 419 



Bertolotti A. Varietà archivistiche e bibliografiche [dall' Archivio di 
Stato mantovano], — In Bibliofilo, di Bologna, N. 2-5, febbraio- 
maggio, 1888. 
N. 2-3 : Ricerca di un Plauto prezioso in Francia [per la Corte di Man- 
tova, nel 1504], — Vite stampate della Venerabile Osana Andreasi (1505-1507). 

— Un libro di veterinaria prezioso (1507). — Il marchese di Mantova si 
provvede della traduzione delle Metamorfosi e del Filocolo (1508). — 11 
ins. originale della Storia del Regno di Napoli di Pandolfo Collenuccio (1510). 

— Libri per la cappella musicale della Corte Mantovana (1511). 

N. 4 : Un bellissimo breviario regalato dal Duca di Ferrara a sua sorella 
marchesa di Mantova (1501). — Una vita di S. Cecilia (1505). — Necrologie 
di una cagnuola marchionale (1511-13). — Risposta del marchese dì Man- 
tova a Lodovico Ariosto (1512). 

N. 5: La marchesa di Mantova ricerca un libro ebraico (1512) — Apu- 
leio tradotto in italismo dal Boiardo (1512) — Il Carcere d'amore [I^ 
marchesa di Mantova ne fa richiesta nel 1514 da Milano ove si trovava 
nel luglio] — Un' operetta di Filostrato fatta tradurre dalla marchesa di 
Mantova (1515) — Un libro intorno all'origine dei Turchi (1521) — Una 
Bibbia istoriata (1521) — Ricerca di disegni, figuranti città (1523) — Un 
duello letterario in Mantova [nel 1523 — Curiosità anche edita nel Mendico, 
di Mantova, n. 12]. 

Bertolotti A. Prigioni e prigionieri in Mantova dal secolo XIII al 
XIX. — In Rioista delle discipline carcerarie ^ di Roma, N. 1-2, 1888. 

Blind Karl. Lùcken in Garibaldi *.s Denkwùrdigkeiten. — In Dos Ma- 
fjasin fùr die Literatur des In und Auslandes, di Dresda, N. 15, 
16 e 17, 1888. 
Agg. Kunx Isolde, Aus Garibaldi 's Memoiren, nella Gàrtenlaube, N. 2, 1888. 

Bocchi dottor Francesco. Delle vicende e della natura del Po. — 
Adria, Tip. Guarnieri, 1888. 

Boldoni Sigismondo. - Vedi Pélissier. 

Bollettino annuale dei doni ed acquisti (Biblioteca civica di Bergamo). 
Anno IX (1887). — Bergamo, Stab.-tip. Cattaneo, 1888, in-8 , 
pag. 46. 

Bollettino storico della Svizzera Italiana. Anno X, 1888. — Bellin- 
zona, C. Colombi. 
N. 3-4, marzo-aprile: di Liebenau dott. T. I Sax Signori e Conti di Mc- 
socco (continua). — In memoria del padre Gian Alfonso Oldelli (fine). — 



420 BIBLIOGRAFIA. 



Notizie intorno a frate Giovanni Fraschina, Arcivescovo di Corinto. — Cu- 
riosità di storia italiana tratte dagli Archivi Milanesi: Incendio nelle bot- 
teghe di eia Frisavi in Milano (1480) — Abbellimenti al muro di cinta 
dell'Ospedale maggiore di Milano (1486). — I documenti svizzeri del periodo 
Visconteo nell'Archivio di Stato di Milano (cont.). — Tarifife mediche nel 
secolo passato. — Le tipografìe del Canton Ticino dal 1800 al 1859 [let- 
tera PJ. — Gli Statuti di Brissago (1289-1335) con aggiunte posteriori fino 
al 1470. Con tav. fotolitogr. — Varietà: Un carbonaio di Minusìo morto a 
Milano. — Un Vanzini, mastro da muro in Milano nel 1480. — Il più an- 
tico prevosto di Biasca. — Scandali di frati a Locamo. — Cronaca e bi- 
bliografia. 

Borromeo (S. Carlo), Vedi Bertani, Stancovich, 

Brassier P. Pélcrinage à Rome, Assise, Lorette, Venise, Milan, etc. 
— Rennes, impr. Oberlhùr, 1888, pag. VIIM70, in-16, piccolo. 

Brescia. Vedi Arch. Storico dcWArte, Heiss, Rosa. 

Caffi M. Dallo carte del Monastero Madore [di Milano]. — In Bi- 
bliofilo, dì Bologna, N. 2-3, febbraio-marzo 1888. 

Un documento del 1332 « comprovante le irregolarità che allora avveni- 
vano nella disciplina monastica. > 

Caffi Michele. Necrologie Milanesi : Don Giovanni Leoni , Giuseppe 
Mongeri. — In Bibliofilo , N. 2-3, febbraio-marzo 1888. 

Caffi Michele. L* Arcadia in Roma. Nel Bibliofilo, di Bologna, N. 4, 
aprile 1888. 

Pubblica rinvilo dell'Arcadia al poeta lodigiano Francesco Lemene, percliè 
le invii certe promesse canzoni. 
— Vedi Arte e Storia. 

Cagnat R. Note sur une plaque de bronze dócouverte à Crémone. — 
In Réoue Archélogique, tome XI, gennaio-febbraio 1888. 

A proposito deir articolo Bemabei nelle « Notizie degli Scavi dei Lincei. 
[Cfr. : Arch, Storico Lombardo, 1887. pag. 883]. 

Calvi Felice. Società Storica Lombarda [Relazione sui lavori pubbli- 

caU negli anni 1886-1887]. — In Ballettino dell' Istituto Storico 

Italiano, N. 4, 1888, pag. 23-28. 

Cenni in tomo al N. 4 del suddetto Ballettino in « Conversazioni della 
Domenica >, «li Milano. N. 20. 13 maggio 1888. 



>S*Pf%V \ 



t 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 421 



Calvi Felice. Bianca Maria Sforza- Visconti , regina dei Romani , im- 
peratrice germanica, e gli ambasciatori di Lodovico il Moro alla 
Corte Cesarea, secondo nuovi documenti. — Milano, Antonio Val- 
lardi , editore, 1888, pag. 180, in-8, con ritratto in fotografia. 

Calvi sac. F. Nozioni generali di storia sulla Lomellina e su Mede : 
dialogo fra lui ed uno studente parrocchiano. — Mortara, Tipo- 
grafia Cortellezzi, 1888, in-16, pag. 90. 

Campagnes des Fran^ais en Italie, en Egypte, en Hollande, en Alle- 
magne, en Prusse, en Pologne, en Espagne, en Russie, en Saxc. 
Hìstoire complète des guerres de la Franco pendant la Revolu- 
tion et l'Empire, de 1792 à 1815. — Limoges, E. Ardant & C, 
1887, pag.» 239, in-8 gr. 
Aggiungi: Lea batailles célèbres de T armée frangaise (1796 à 1815), 

écrites à Sainte-Hélòne sous la dictóe de X empereur. Nou velie édition révuc 

— Limoges, Ardant, 1887, pag. 352, in fol. piccolo. 

Campori Gius, e Angelo Solerti. Luigi, Lucrezia e Leonora. d^Este : 
studi. — Torino, Ermanno Loescher, edit, 1888, in*8, pag. 211. 
Il romanzo degli amori di Leonora d' Este pel Tasso rovina sotto i colpi 
della critica del Solerti. 

Carignani Giuseppe. Le truppe napoletane durante la guerra dei 
trent'annì. — In Rassegna Nazionale ^ di Firenze, 16 marzo 1888. 
Con alcuni particolari per la Lombardia. 

Carmagnola. Vedi Badini^ConfaXonieri, 

Carnevali avv. Luigi. Una pagina della storia del diritto penale. 
La tortura a Mantova. Estratto dagli Atti della R, Accademia 
Virgiliana. — Mantova, Mondovi, 1888, pag. 13, in-8. 

Carta F. Un Codice sconosciuto dei libri De rcmedUs utriusquc 
fortunae, di Francesco Petrarca. — In Rivista delle Biblioteche, 
di Firenze, N. 3-4, marzo-aprile 1888. 
Codice della Braidense in Milano. 

Catalogo degli oggetti esposti nel Padiglione del Risorgimento Ita- 
liano. Parte II : Oggetti. — Milano, Fratelli Dumolard, 1888, in-8 
gr., pag. 333, con 19 ritratti. 
Con prefazione del colonnello E. Guastalla : < \\ Risorgimento Italiano 

alla Esposizione generale italiana in Torino. » 



1 



'-* BIBLIOGRAFIA. 



Cv^Uklo^ della ricca collezione di libri rari e preziosi appartenuti alla 
«obil Casa Bottigella di Pavia. Sette vendite per pubblica auzione 
nei giorni 12-19 maggio 1888» — Roma, Dario Giuseppe Rossi, 
1888, pag. 175, in- 16 [N. 35 dei Cataloghi Rossi]. 

Cattaneo Carlo. Opere edite ed inedite, raccolte da A. Bertani. Vo- 
lume V. [Economia politica , voi. II]. — Firenze , successori 
Lemonnier, 1888, in-16, pag. 395. 

Cavalcaselle G. B. e J. A. Crowe. Storia della pittura in Italia 
dal secolo II al secolo XVI. Volume IV [I pittori contempo- 
ranei ai Fiorentini ed ai Senesi del secolo XIV, e prima parte 
del secolo successivo nelle altre provincic d' Italia]. — Firenze , 
Le Monnier, 1888, in-8. 

Cfr. Il Cap. 8' « Pittori lombardi e piemontesi del secolo XIV e parte 
del successivo. » 

ChiappeUi avv. Luigi. Lo Studio bolognese nelle sue origini e nei 
suoi rapporti colla scienza pre-Irneriana. Ricerche. — Pistoia , 
fratelli Bracali, 1888, in-8 gr. 

Cfr. nella parte lì al cap. Il, pag. 130-143 Tesarne dei rapporti fra l'an- 
tico Studio di Pavia e quello di Bologna , esame importantissimo , e finora 
oggetto di scarsi studi speciali. 

[Como]. Ricordo pio di mons. Pietro Carsana, vescovo di Como, pre- 
lato domestico di S. Santità, assistente al soglio pontifìcio, conte 
romano, alla romana sede sommamente devoto, morto da santo 
a 31 dicembre 1887 neiretà di anni 73. — Como, Tip. Caval- 
ieri e Bazzi , 1888, pag. 51, in-4. 

Como e Valtellina. Vedi Almanacco, Frùhiingstage^ Legnazzi, Mayer, 
Motta, Pélissier, Periodico, Plinio, Relazione, Trevcs. 

Conforti E. Giason del Maino e gli scandali universitari nel quattro- 
cento. — In Conoersazioni della Domenica, N. 11, 11 marzo 1888. 

Rassegna favorevole del libro del Gabotto. 

Costantino (fra) da Valcamonica. I martiri francescani della più 
stretta osservanza, nati in Lombardia. — Brescia , Tip. Queri- 
^^ niana, 1888, in-8, pag. 20. 

Segue in appendice : « I pittori lombardi dell'Ordine de' Monaci riformati. » 






BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 423 



Cotronei Bruno. Il Rinaldo del Tasso ed il Postar Fido del Guarini. 

— In Giornale Storico della Letteratura Italiana, fase. 31-32 
(1888). 

Crema. Vedi Barbieri, Benvenuti, Viola, 

Cremona. Vedi Cagnat, Lucchini, Motta, Nooati, 

Davari Stefano. I palazzi dell* antico comune di Mantova e gli in- 
cendi da essi subiti. Estr. dagli Atti della R, Accademia Virgi^ 
Uana. — Mantova, Stab. tip.-Iit. Mondovi, 1888, in-8, pag. 23. 

De Donato Giannini (Pietro). Curiosità Manzoniane. Spigolature di 
Andrea Gabrieli. — In Rassegna Pugliese, dì Trani, N. 10, 1888. 
Rassegna, con alcuni appunti, del libro del Gabrieli. 

De Gubernatis (A.). Dictionnaire international des écrivains da jour. 
Première livraison : A-Bab ; Deuxième livraison : Bab-Bbc, gr. 8.^ 

— Florence, Louis Niccolai, 1888. 

Notizie nel Infascicelo per Adamoli Giulio, Alberfcario don Davide, Al- 
bini-Bisi Sofia, Albini-Crosta Maddalena, Albini Giuseppe, Allievi Antonio, 
Allocchio Stefano , Amati Amato , Ambiveri Luigi , Ambrosoli Solone , 
Andres Angelo , Anelli abate Luigi , AntonaTraversi Camillo , Archìnti 
Luigi, Ardigò Roberto, Amaboldi Alessandro, Arrighi Cletto, Ascoli Gra- 
ziadio. 

Nel 2° fascicolo per Bagatta Gerolamo , Baragiola Aristide , Baravalle 
Carlo, Barbiera Raffaello, Barbieri Luigi, Barbieri Ulisse, Barbini Carlo, 
Barelli Vincenzo, Bargoni Angelo, Basseggio Giorgio, Bassìni Edoardo, Bat- 
tezzati Natale. 

Del Cerro Emilio. Epistolario , compreso quello amoroso , di Ugo 
Foscolo e di Quirina Moconni-Magiotti , riprodotto dagli auto- 
grafi esistenti nella R. Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. 

— Firenze, Adriano Salani, editore, 1888, in-16, pag. VIII-350 
con ritratto. 

Demole Eugène. Monnaies inédites d* Italie figurces dans lo livre 
d'essai de la monnaie de Zuricli. Estr. de la Reoue belge de nu- 
mismatique, &nn6e 1888. — Bruxelles, Fr. Gobbacrts, 1888, pag. 25, 
in-8 gr. con 4 tavole. 

A pag, 9 monete di Maccagno ; a pag. 15 di Bozzolo ; a pag. 19 dì Pom- 
ponesco. 



424 BIBLIOGRAFIA. 



De Renaldis G. Memorie storiche dei tre ultimi secoli del patriar- 
cato d' Aquileja, pubblicate da G. Gropplero. — Udine, P. Gam- 
bierasi, 1888, pag. 605, in-8. 

Aggiungi : Degani Ernesto : « Le decime nell* antico principato della 
chiesa d*Aquileia ». — S. Vito, Polo e C, 1888, pag. 30, in-8. 

Donaver P. Uomini e libri. — Genova, Tip. Sordo-Muti, 1888, in-8. 
Cfr. : 6^ Foscoliana. 

[Donizetti]. Checchi Eugenio. 8 aprile 1848. Gaetano Donizetti — 
Gabi'ielli A. : Due lettere di Donizetti — Dott. Ricchetti : La ma- 
lattìa di Donizetti. — In FanfuUa della Domenica , N. 15 e 16, 
8 e 15 aprile 1888. 
4 lettere inedite del Donizetti degH anni 1835, 1839 e 1845. 

Drachmann A. B. Gudcrne has Vergil. Bidrag til belysning af Ae- 
neidens Komposition. — Kiòbenhavn, 1887, in-8. 

Del medesimo Autore : « Catuls Digtning belyst i forhold til den tidligere 
graeske og latinske litteratur [Ivi» 1887, 8*']. 

Druffel (Aug. von). Monumenta Tridentina. Bcitràgc zur Geschichte 
des Concils von Trient. Heft III. Januar-Februar 1546. — Mùn- 
chen , Akaderaie der Wissenschaften , 1887 , in-4 , da pag. 267 a 
pag. 400. 

[Duomo di Milano]. Zùr Geschichte des Mailànder Domes. — In 
Centralblatt der Bauoericaltung, di Berlino, N. 15 a, 16 (1888). 

[Duomo di Milano]. Milan Cathedral flying buttresses. — In Building 
Neics and Engineering Journal, N. 1734, marzo 30, 1888. 

Eugen Beauharnais und das Kònigreich Italien. — In Zeitschrift fùr 
Geschichte rmrf Poh^t/c dello Zwiedcneck-Stidenhorst, fase. 3 (1888). 

Fabriczy (de) C, Nouvoaux renscignoments sur Giovan Cristoforo 
Romano. — In ^Courrior de Vari, di Parigi, N. 15, 13 aprile 1888. 

— Vedi Arte e Storia. 

Favaro prof. Antonio. Bonaventura Cavalieri nello studio di Bologna. 
In Aiti e Memorie dclh li. Deputazione di Storia patria delle 
Romagne, III serie, fase. 1-2, 1888. 



BOLLETTINO DI BIDLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 425 



Feldzuge des Prinzen Eugen von Savoyen. Herausgegeben von der 
Abtheilung fur Kriegsgeschichte des k. k. Krìegs- Archi vs. Band 12 : 
Spanischer Successionskrieg. Feldzug 1710. Nach den Feld-Acten 
und anderen authentischen Quellen bearbeitet von Karl von Hip- 
ssich. — Band 13: Feldzug 1711. Bearbeitet von Friedrich Mùhl- 
werth-Gàrtner. — Wien, Gerold's Sohn, 1887, in-8 grande, pa- 
gine XVIII-63 1-467 e pag. IX-550-168. 

Fìlangeri. Un duello in Mantova al principiare del XIV secolo. — 
Nel giornale Cappa e spada, di Firenze, N. 4 (1888). 

Pinzi Giuseppe. Saggi danteschi. — Torino, Ermanno Loescher, 1888. 
Cfr. 5. Virgilio nella Comedia: 6. La favella di Beatrice secondo la vera 
interpretazione di Guiniforte delli Bargigi {Bar zizza). 

Fiorini. Opere pie della Lombardia. — In Rascegna di scienze sociali 
e politiche, di Firenze, 1® marzo 1888. 

Fligi^r. Ueber die alten Vòlker Ober-Italiens. — In Archio fur 
Anthropologie, voi. XVII, fase. 3 (1887). 
Aggiungi : Baule Marcelin, Essai de paleontologie stratigraphìque de 
Thomrae : III Alpes, — In Reoue d* anthropologie, di Parigi, N. 3, 15 mag- 
gio 1888 e seg. 

Foscolo Ugo. Lettere non più stampate di Ugo Foscolo. — Roma , 
Tip. eredi Vercellini, 1888, in-8, pag. 24. 
Edite da Domenico Bianchini per nozze Nunziante-Spinelli. Edizione di 
50 copie. — Sono 5 lettere degli anni 1814-1817, una a Carlo Porta, una a 
G. Pinoli, una a Giuseppe Bottelli, due a lord Kolland. 

[Foscolo]. Due lettere inedite a Carolina Russel. — Bologna, Zani- 
chelli, 1888, in-8, pag. 30. 
Pubblicate da G. Chiarini per nozze Cerruti-Cerboni. 

[Foscolo]. Antona-Tra versi C. Una lettera inedita di Ugo Foscolo , 
del 1799 [in Fanfulla della Domenica, N. 18, 29 aprile 1888]. — 
Altra inedita, del 1824 [in Conocrsazioni della Domenica, N. 15, 
8 aprile 1888], — Altra inedita , s. data [in Rioista Contempo- 
ranea, marzo 1888|. 

Foscolo. Vedi Antona^Traocrsi, Del Cerro, Donaoer, Lusignoli. 

FrahUngstage an den Lombardlschen Seen. Nella Beilage dcWAll- 
gemeine Zeitting, di Monaco, N. 108, 114 b, 129 e 135. 



426 BIBLIOGRAFIA. 



Oabòtto F. Nuovi documenti e notizie su Giason del Maino. * In La 
Letteratura, di Torino, N. 8, 9, 10, 15 aprile — 15 maggio 1888. 

Grambara conte Francesco. I promessi sposi. Dramma in 5 atti. 
Quarta edizione. — Milano, Carlo Barbini, 1888, pag. 95. 
Biblioteca ebdomadaria teatrale, fase. 61^. 

Gaspary Adolf. Die Italienischc Literatur in der Rcnaissancezeit. 
[Geschichte der Italienischcn Literatur Bd. II]. — Berlin, Oppen- 
heim, 1888, gr. 8, pag. VIII-704. 
Cfr. i capitoli V € Oli umanisti del secolo XV » , < Castiglione » , < Pietro 

Aretino », ecc. 

Gaudenzi A. Le vicende del mundio nei territori longobardi dell'Italia 
Meridionale. — In Archioio storico napoletano , anno XIII , fa- 
scicolo I (1888). 

Ghiron Isaia. Annali d' Italia in continuazione al Muratori e al Coppi. 
Tomo I: 17 marzo 1861-1863. — Milano, Ulrico Hoepli , 1888, 
pagine 400, in-16. 

Giasone del filaino. Vedi Bertansa, Conforti, Gabotto. 

Giesebrecht (Wilhelm von). Gcschichte der deutschen Kaiserzeit. 
Fùnfler Band. Zweite Abthcilung: Fricdrichs I Kàmpfe gegcn Ale- 
xander III, den Lomharden Band und Heinrich den Lòwen. — 
Leipzig. Duncker und Humblot, 1888, in-8 gr., da pag. 449 a 
pag. 979. 

GKomale di erudizione , diretto da Filippo Orlando. — Firenze , 
Bocca, 1888. 
N. 9-10, maggio 1888 : Giorgio Merula e le sue polemiche [risposte di 
A, Tessier e B, M.]. — Menechino [risposta di A. Tessler'}. — Bibliografia 
Giordaniana [aggiunta di C. A.]. 

Heiss (Alois). Les módailleurs de la Renaissance. 7.*^ fascicule : Ve- 
nise et les Venitiens du XV au XVII siòclc. — Paris , J. Roth- 
schild, 1887, gr. in fol., pag. 215, con 17 tav. 
Elencansi 6 medaglie di fra Antonio da Brescia di cui non si hanno 

particolari biografici. 

loppi dott. Vincenzo. Diario del campo tedesco nella guerra veneta 
dal 1512 al 1516 di un contemporaneo. Trascritto dall'Autografo 



BOLLETTINO Di BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 427 

^ In Archioio Veneto, fase. 69\ 1888. [Cent. v. t. XXXIV, 
pag. 133]. 

Si può aggiungere in nota: Ulmann H. Kaiser Maximilians I Absichten 
auf das Pabstthum in den Jahren 1507-1511 [Festschrift fùr Prof. Baum- 
stark in Greifswald]. — Stuttgart, Cotta, 1888, pag. 74, in-8. 

Kleinsohmidt. Silvio Pellico. — In Zcitschrift fùr Geschickte und 
Politik, dello Zwiedeneck-Sùdenhorst, fase. 3, 1888. 

Notiamo ancora due nuove traduzioni francesi delle Mie prigioni , V una 
di Francisque fieynard (ediz. illustrata, Parigi, Jouaust et Sigaux, pag. 325, 
in-16), e Taltra dell'abate Bourassé (Tours, Marne et fìls, pag. 240, in-8). 

Kraus. Antonio Rosmini, sein Leben und scine Schriften. — In Deut- 
sche Rundschau, aprile-giugno 1888. 
Cent, e fine. Cfr. Boll, bibliogr., 1888, pag. 182. 

Lackner (Wilh). De incursionibus a Gallis in Italiani factis. Quaestio 
historica. Pars I. Dissertatio inauguralis. — Konigsborg, Koch, 1887, 
pag. 26, in-4. 

Lanrière I. (de). Deux ipscriptions do 1515 à Zivido, près Marignan 
(Italie). — In Bulletin monumentai, gennaio-febbraio 1888. 

Le bienhetireux Baptisto Spagnuolì, de la congrógation des carmes 
de Mantoue. — In Analecta juris pontificii^ gennaio 1888. 

Leonardo da Vinci. — In Deutsche Bauaieitung, N. 30 (1888). 

[Leonardo da Vinci]. W. Lùbke's Lionardo's Abendmahl, gestochen 
von R. Stang. — In Beilagc deWAllgemeine Zeitung, di Monaco, 
N. 139 (1888). 

Leonardo da Vinci. Vedi Archioio storico dell* Arte, Arte e Storia, 
Mignaty, Rousseau. 

Legnazzi prof. E. N. In morte del conte Luigi Torelli, senatore del 
Regno, Presidente della Società di Solferino e S. Martino. Com- 
memorazione letta nella sala del Maseo Civico di Padova il giorno 
27 aprile 1888. — Padova, Stab.-tip. Veneto, 1888. 



Lodi. Vedi Arch, storico Lodigiano, Caffi, Bibpldi, 'Riccardi. 



I 



428 BIBLIOGRAFIA. 



Lucchini Luigi. Cenni storici sui più celebri musicisti cremonesi; 
illustrazione suir organo e organisti della cattedrale di Cremona. 

— Casalmaggiore, Tip. Carlo Contini, 1887, pag. 54, in-8. 

Lumbroso Giacomo. L' Itinerarium del Petrarca. Nota. — In Atti 
della R, Accademia dei Lincei, voi. IV, fase. 8, 22 aprile 1888. 
Cfr. la Bibliogrc^fia. 

Lusignoli (Alfredo). Il pessimismo nel Jacopo Ortis, — I.; Emporio 
pittoresco, di Milano, N. 1233 e seg. (1888). 

Luzio Alessandro. Pietro Aretino nei suoi primi anni a Venezia e la 
Corte dei Gonzaga. — Torino, E. Loescher, 1888, pag. 143, in-8. 

Per gli studi intomo ali* Aretino cfr. altresì: Fradeletto A, Pietro Are- 
tino, in Ateneo Veneto, N. 1-3. 1888; Battelli dott. Giuseppe, 1 natali e i 
genitori di Pietro Aretino, nella Facillay di Perugia, fase. II , 1888 e Graf 
A. Attraverso il cinquecento. — Torino, Loescher, 1888 (Un processo a P. 
Aretino). 

[Mantova]. Cataloghi delle biblioteche provinciali e comunali: Biblio. 
teca comunale di Mantova. — In Bollettino delle pubblicazioni 
italiane, di Firenze, N. 54, 31 marzo 1888. 

Mantova. Vedi Ademollo, Arch, stor, dell* arte , Armand , Arte e 
Storia, Bertolotti , Carnevali , Daeari , FaJbricMy , Filangieri , Lr, 
bicnhcureux , Lusio , Narducci, Neri, Renier, Ricci, Rivista, Sa- 
viotti, Virgilio. 

Manzoni A. Le poesie. Nuova edizione corretta su le migliori stampe, 
con la vita dell' autore e con note , a cura di Giovanni Mestica. 

— Firenze, G. Barbèra, 1888, in-24, pag. CXV-434 con ritratto. 
[Collezione diamante]. 

Recensione di Pio Ferrieri nella Perseceransa , N. 10265 , del 10 mag- 
gio 1888. 

Manzoni (A.). Promessi Sposi, aggiuntovi la vita dell'autore per cura 
di un sacerdote milanese. — Milano, G. Prina e C, 1888, pa- 
gine 492, in-16. 

Manzoni. Le Cinq Mai. DifTórentcs traductions fran^aises avec re- 
marques et trad. littéralc, par Jo.s. Mussini, — Reggio Emilia , 
Degani, 1888, pag. 42, in-16. 




BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 429 

Manzoni Alessandro ricordato al popolo e alla gioventù da Augusto 
Alfani. — Firenze, G. Barbèra, 1888. in-16 picc., pag. 96 IPic- 
cola Biblioteca del Popolo Italiano, N. 35], 

[Manzoni]. Una lettera inedita del Manzoni. — Nella Rioista Con- 
temporanea, di Firenze, N. 5, maggio 1888. 

Diretta da Milano, ai 20 novembre 1832, a Weimar, al cancelliere Federico 
di MùUer, che gli aveva annunciata la morte del Goethe. 

Manzoni. Vedi De Donato, Gambara, Padovan, Randall, Senigaglia, 
Torraca, Trombetti. 

Mario White (Jessie). Agostino Bertani e i suoi tempi, — Firenze, 
G. Barbèra, 1888, 2 voi., in-16, di pag. XXI-435 e 450, con ritr. 

Cenni bibliogi'afici di Jack La Bolina in Rioista Contemporanea, giu- 
gno 1888. 

Maulde R. (de). Les ducs d'Orleans en Lombardie avant Louis XII 
(1387-1483). — In Reoue d'histoire diplomatique , N. 2, 1888, 
[Cont.] 

Cfr. Boll. Bibliogr., 1888. pag. 174. 

Mayer I. G. (Pfarrer). Hinrichtung des doct. Johann Pianta , Hcrni 
von Razuns. — In Anseiger far Schweiserische Geschickto , di 
Berna, N. 2, 1888. 

Il Pianta venne giustiziato in Coirà il 31 marzo 1572. L*accusa principale 
era di aver ottenuto dal papa bolle speciali per rioccupare i benefici eccle- 
siastici posseduti dai Protestanti nei Grigioni, la prevostura di S.. Urbano 
di Teglio, goduta da un Guicciardi e le rendite dei soppressi Umiliati in 
Valtellina e nella contea di Chiavenna. — [Documenti dell* Archivio Va- 
ticano]. 

Mazzi A. Studi bergomensi. Bergamo, Tip. Pagnoncelli, 1888, pa- 
gine 329, in.l6. 

Sonmiario : Cap. I : La origine del Consolato ; 11 Pergaminus di Mosè 
del Brolo. — Cap. 11:1 primi atti dei Consoli ; I borghi cittadini ed il su- 
burbio. — Cap. IH : I borghi franchi del Contado nel secolo XII ; Le vi- 
cende del territorio cittadino fino al 1186. — Cap. IV : Esclusione degli uf- 
ficiali vescovili dal Consolato ; Modo di elezione dei Consoli , loro numero ; 
Serie dei Consoli fino al 1156; I Consoli di giustizia; La questione di Vol- 
pino e la battaglia delle (Irumore. 



r 



/ 



430 BIBLIOGRAFIA. 



Mazzoni Guido. Sonetti inediti di Vincenzo Monti. — In Nuova 
Antologia, 16 maggio 1888. 

Cfr. anche Scipioni G. S, Alcune lettere e poesie di Costanza Monti Per- 
ticari , in Giornale Storico della Letteratura Italiana , fase. 31-32 , 1888 
[6 lettere datate da Milano, degli anni 1823-1829]. 

Melani arch. Alfredo. Arte italiana : Raccolta di 150 tavolo di mo- 
delli dovuti ad artisti eminenti , quali : Giovanni Bellini , Andrea 
Mantegna, Giulio Romano, Giorgio Vasari , ecc., ecc., dispensa I. 
— Milano, U. Hoepli, 1888. 

Mignaty Margherita Albana. La vita e lo opere del Correggio. 
Prima edizione italiana per cura di Giorgina Saffi , con proemio 
di Angelo De Gubernatis. — Firenze, libr. H. F. Mùnster, edit. , 
1888, in-8. 

Cfr. i §§ 5 : « Il mondo elegante e la letteratura ; Lodovico Ariosto e 
Torquato Tasso », e 8* « Leonardo da Vinci e la Scienza dell* arte. » 

[Milano]. La beneficenza e i benefattori della Congregazione di Ca- 
rità di Milano. — Milano, Tip. Ditta Emilio Civelli , 1888, in-4 , 
pag. 222. 

Milano. Rapporti dell' ispettore prof. Pompeo Castelfranco. — In No- 
Uste degli Scaoi , febbraio 1888, pag. 128-129. 

Scavi fotti lungo il tracciato della grande via che condurrà in Piazza Ca- 
stello (Via Giulini, Cavenaghi , S. Prospero, Via Mangano, Via Spadari). 

[Milano]. I cartai milanesi nel secolo XV ed i loro Statuti. — In 
Giornale della Libreria, di Milano, N. 16, 15 aprile 1888. 

Riassunto di un articoletto analogo di E. Motta, nel Bibliofilo, di Bologna 
[Cfr.: Boll Bibliogr,, 1887, pag. 613J. 

[Milano]. Una libreria che scompare. Antonio Vallardi, — Ancora il ne- 
gozio Vallardi (1799). — In Giornale della Libferia, N. 16 e 20, 
15 aprile e 13 maggio 1888. 

[Milano]. Ein Brief ans Mailand. — In Cronik ftlr eeroielfàltigende 
Kunst, N. 3, 1888. 

[Milano]. Der Campo Santo in Mailand. — In Allgem. Eoang. La- 
therische Kirchenzeiiung , N. 20 (1888), 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 431 

Mistrangelo p. Alf. d. s. p. Il venerabile Glicerio Landriani delle 
scuole pie, patrìzio milanese. — Genova, Tip. della Gioventù, 1888, 
pag. 346. in-16. 

Mocavini Roberto. Argante e Tancredi : studio sul Tasso. — Città 
di Castello, S. Lapi, 1888, pag. VII-103, in-16. 

Modena Gustavo. Politica e arte : epistolario con biografìa, 1833-1861 
(Commissione editrice degli scritti di G. Mazzini). — Roma, per 
cura della Commissione edit. (Tirenzc, Barbèra], 1888, in-16, pa- 
gine CXXXVIIIJ.370. 

Mommsen Teodoro. Le Provincie Romane da Cesare a Dioclesiano, 
traduzione dal tedesco di Ettore de Ruggiero. Parte I. — Roma, 
Pasqualucci Loreto, edit., 1888, in-8 gr., pag. 370. 

Cfr. il § / confini settentrionali d* Italia. 

[Mongeri]. A ricordo del prof. cav. Giuseppe Mongeri, morto il 17 
gennaio 1888. — Milano, Tip. Lombardi, 1888, pag. 77, in-8, 
con ritratto. 

Brevi cenni nocrologici in Ateneo Veneto, fase. I-III, 1888, pag. 188. — 
Cfr. altresì air articolo Caffi. 

[Mongeri e Massarani]. Les Arts en Italie (les Grands Maltres de 
la renaissance). Iconografìe des chefsdVvuvre de la peinture , de 
la sculpture et de V archìtecture. Texte par M. M. le Marquis 
Baldassini, C. J. Cavalucci. G. Lafenestre , Q. Leoni , Paul Mantz, 
M. Maroni , Tulio Massarani , P. G. Molmenti , G. Mongeri , 
L. Mussini , C. Ricci , De Thómines de Lauzières, Charles Yriarte. 
— Paris, libr. Rothschild , 1888, in fol., pag. XII-180, con 45 
acque forti, 2 tavole in acciaio e 325 ili. nel testo. 

Morsolin abate Bernardo. Un umanista del secolo XIV pressoché 
sconosciuto. — In Atti del R. Istituto Veneto di Sciente e Lettere, 
tomo VI, serie VI, dispensa IV. — Venezia, 1888. 

Trattasi di Matteo d' Orgiano o d' Aureliano, del quale fin dal 1878 ebbe 
r Hortis a pubblicare una lettera a Pasquino de* Capelli , cancelliere di 
Gian Galeazzo Visconti. L' Orgiano, amico di Coluccio Salutati , era Vicen- 
tino e nato circa il 1330. Fu alla Corte degli Scaligeri. Caduto Antonio, 
nel 1387, il D* Orgiano, che gli era stato primo cancelliere, venne dal Vi- 
sconti relegato a Voghera. Liberato un anno dopo dal suo esiglio , lo ve- 



432 BIBLIOGRAFIA. 



diamo comporre versi inneggianti al Visconti. Passò dappoi ai servizio dì 
Alberto d* Este e nel 95 era a Vicenza. 

Lo troviamo, in ultimo, segretario presso il conte di Biandrate e pare 
morisse nel 1406, addolorato per la perdita di un figlio amatissimo. 

In appendice al suo lavoro il Morsolin produce due elegìe del d*Orgiano: 
r una ad Antonio Arisi, V altra a Pasquino de* Capelli per la sua liberazione 
dal bando di Voghera. 

Motta E. Cariosità di storia genovese del secolo XV, tratte dall' Ar- 
chivio di Stato di Milano. — In Giornale LiguéUco, fase. V-VI, 
maggio-giugno 1888. 

Bombardieri a Genova nel 1496. -* Nuovo convento di Francescani in 
Savona (1473). — Nobili Genovesi morti in Milano. — Un armaiolo nel 1461. 
— Accuse date al Capitano delle Galee Genovesi [Giuliano da Magnerà 
nel 1473]. 

Motta E. Numismatica ticinese ?... — In BuUetin de la Società Suiste 
do NumismaUque, di Basilea, fase. V-VI e seg., 1888. 

Motta E. Il tipografo Dionigi da Parrà vicino a Cremona (1471). — ' 
Como, Tip. Ostinelli, 1888, in-8 gr., pag. 9. 
Estr. dal Periodico della Società Storica Comense, voi. VI. 

Munaron sac. Giuseppe. Memorie storico-letterarie del venerabile 
f. Pietro MaJdura da Bergamo, dell'Ordine dei predicatori, au- 
tore della Tavola aurea delle opere di S. Tommaso D' Aquino , 
compilate per la fausta occasione del giubileo sacerdotale del 
S. Padre Leone XIII. — Venezia, Tip. Emiliana, 1888, in-8, pag. 84. 

Muntz Eugène. Les sources de rarchéologie chrctienne dans les Bi- 
bliothèques de Rome, de Florence et de Milan. — In Melanges 
d* Archeologie et d^ Histoire, della scuola francese di Roma, fasci- 
colo I-II, marzo 1888. 
Cfr. il cap. I: Le$ de$$ins de VAmbrosienne, pag. 82-92. 

Narducci E. Di un manoscritto di Rime del secolo XVI , recente- 
mente acquistato dalla Biblioteca Angelica. — In Atti della R. Ac- 
cadenUa dei Lincei, voi. IV, fase. VI, 18 marzo 1888. 
Il Narducci dà T analisi di questo ms. steso tra il 1578 e il 1582 e con- 
tenente Rime di circa 50 poeti. Tra i molti componimenti di T. Tasso , se 
ne trovano 5 a lui attribuiti, che invano si cercherebbero nelle raccolte a 
stampa delle sue rime. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 433 



Vi gono inoltre componimenti di Scipione e Giulio Cesare Gonzaga; di 
Giulio Cesare Albicante, milanese, monaco di M. Olivete ; di Francesco Pa* 
nigarola, pure milanese e dell* ordine dei Minori Osservanti. 

N[arduc<d] E[nrìoo]. Un sonetto di Torquato Tasso nove volte stam- 
pato e sfuggito ai raccoglitori delle sue Rime. » Nel Buonarroti, 
di Roma, serie III, voi IH, quaderno III (1888). 

Neri Achille. Niccolò e Francesco Piccinino a Sarzana. — In Gior' 
naie Ligustico, fase. V-VI, maggio-giugno 1888. 

Memoria già edita nel nostro Archioio (cfìr. 1887, pag. 494 e seg.). Perchè 
non accennarlo?... 

Neri AchiUe. Una famiglia di comici. — In Gazzetta Letteraria, di 
Torino, N. 12, 24 marzo 1888. 

La famiglia Romagnosi alle Corti di Mantova e di Francia (1612-1742). 

Neri A. Un mazzetto di curiosità. — In Giornale Ligustico, fasci- 
colo V-VI, maggio-giugno 1888. 

Con documenti pelle nozze di Ferrante Gonzaga con Vittoria D*Oria 
[cfr. pag. 205-208]. — A pag. 219 una lettera del Romagnosi ali* intimo 
suo Luigi Bramieri (Piacenza, 8 novembre 1790). 

Novati P, A proposito di un preteso autografo boccaccesco. — In 
Giornale Storico della Letteratura Italiana, fase. 31-32, 1888. 

Codice, venuto forse di Francia, dove era stato originariamente scritto, in 
Italia, rimasto un pezzo in Lombardia, posseduto forse prima da un Mon- 
delli , quindi da un membro della celebre famiglia Cremonese dei Dovara , 
un Corrado, che 1* aveva ricevuto forse da un Rinaldi. — Il Novati fornisce 
notizie pei Dovara. 



ti Delfino. Un commediografo popolare del quattocento [rAlione]. 
— In Conoersazioni della Domenica, di Milano, N. 19, 6 mag- 
gio 1888. 

Il Loescher annuncia essere in preparazione , per la Biblioteca di testi 
inediti e rari , diretta dal Rénier : « Le farse e le commedie carnasciale- 
sche di Giorgio Allione ; testo, commento e glossario a cura di C. Sal^ 
cioni, e studio critico a cura di B. Cotronei. » 

Padovan (Guglielmo). Deli' inno < La Pentecoste » , di Alessandro 
Manzoni. — Torino, B. Risso, 1888, pag. 52, in-8. 

AroK Stor. Lomb. — Anno XV. 28 



434 , BIBLIOGRAFIA. 



sac. Antonio. Nella solenne consacrazione della chiesa arci- 
pretale plebana de* $S. Maria Assunta e Cristoforo del castello 
di Viadana, compiuta il giorno 11 settembre 1887: memorie sto- 
rico-artistiche. — Viadana, Tip. Ciardelli, 1888, p. 14, in-16, con tav, 

Parini G. Vedi Agnelli e Tioaroni» 

Pais Hector. Corporis inscriptionum latinarum supplementa italica, 
Consilio et auctoritate academiae regiae lynceorum edita. — Fase. I : 
Àdditamenta ad voi. V Galliae Cisalpinae. [Memorie della classe 
di scienze morali, storiche e filologiche, voi, V]. — Roma, R. Ac- 
demia dei Lincei, 1888, in-4 fig. 

Pavia. Supplemento mensile illustrato del Secolo. [Delle < Cento Città 
d* Italia », serie II, disp. 16^]. — Milano^ Edoardo Sonzogno, 25 
aprile 1888, pag. 8, in fol. 

Pavia e Lomellina. Vedi Cahi, Catalogo, Schmits, Villani. 

Pélissi^r Leon G. Les amis d'Holstenius : III. Aléandro le Jeune. — 
In Mélanges (T archeologie et cChistoire (scuola francese di Roma), 
fase. IIMV, maggio 1888. 

Vedi a pag. 369-377, la Correspondance entre Aléandro et Boldoni (Si- 
gismondo). — Nove lettere dell* Aléandro ed una del Boldoni (Mantova , 1 
febbraio 1628). 

Pellet. Le théàtre révolutionnaire dans la République Cisalpine. — In 
Reoue poliUquc et littéraire (Revue bleue), di Parigi, tom. 41 , 
n. 16, 1888. 

Perìodioo della Società storica comense. Fase. 23-24. — Comp, Osti- 
nelli, 1888, maggio. 

Sommario: Inizio di una Bibliografìa comense [Cent. v. voi. V, fase. 4^. 
Lettere E. F. e G]. — Codice diplomatico della Rezìa [Contz. Carte dal 
1195 al 1205]. — Fossati dott. Francesco, Fabbrica di vetri a Como nel se- 
colo XV [1454]. — Motta Emilio. Il tipografo Dionigi da Parravicino a 
Cremona, 1471. — Necrologie [abate Serafino Balestra, conte Sebregondi, 
prof. Piedi. — Bibliografia. 

Porosa dott. M. Sulla breve dimora di Torquato Tasso in Borgo- 
Vercelli e su qualche particolare che vi si connette : memoria. — 
Venezia, Tip. già Cordella, 1888, pag. 13, in-16. 
Estr dal giornale La Scintilla, anno li, N 14, 15 e 16, 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 435 



Piohlmayr. Ein neagefundenes Fragment einer Virgilhandschrift. — 
In Blaiicr fùr das bayrische Gymnasialicesen XXIV, 2, 3 (1888). 

Platania Saverio. Le invasioni barbariche. Voi. I. — Roma, fratelli 
Bocca, 1883. 
Cfp. il libro 1 V : I barbari in Italia [Gli Ostrogoti, i Longobardi, i Franchi 
in Italia]. 

[Plinio]. Mayhoff Karl. Pliniana. Nelle Philologische Abbandlungen 
offerte al prof. Martino Herz in occasione del suo 70° compleanno. 
— Berlino, Hertz, 1888. 

Aggiungi : Arnold (C. Franklin). Studien zur Geschichte der Plinianischen 
Christenverfolgung. Kònigsberg, Hartung, 1887, pag. 57, in-8 gr. [Delle TheO' 
logizehe Skiixen und Studien aus Otipreussen, N. 5J e Detle/sen £>. Unter» 
suchungen zu den geographiscben Bùchem des PHnius (in Philologus, voi. 46» 
fase 4). 

Prècis de la campagne de 1859 en Italie, avec 8 croquis dans le 
texte. — Bruxelles , librairie militaire C. Muquardt , 1888 , pa- 
gine 313, in-8. 

Aggiungi: Picard L. Le^ns d'histoire et de géographie militaires, avec 
croquis de 1854 à 1887. Nouvelle édition revue et augmentée, 3 voi., in-8, et 
atlas, in-4 de 40 planches. Tome I: Guerre de Crimóe; guerre d*Italie; 
guerre de 1866, etc. — Angers, impr. Lachèse et Dolbeau, 1887, pag. 423, in-8. 

RsQna Pio. Ritorno al cosiddetto Dialoga» Creattirarum ed al suo 
autore [5° Mayno e il Contemptus Sublimiiatis], In Giornale 
storico della letteratura italiana, fase. 31-32 (1888). 
Cfr. Boil. Bibliog., 1888, pag. 181. 

Randall. Peccati letterari. — Firenze, succ. Le Monnier, 1888, in-16, 
pag. 94. 
§ 3. L* Adelchi. § 6. La prigionia di Silcio Pellico. 

Relazione d'una festa celebratasi in Cernobbio TU settembre 1672, 
riportata letteralmente da un manoscritto che si conserva in 
questo archivio parrocchiale [per cura del sac. Sebastiano Cas- 
serà]. — Ck)mo, Tip. Cavalieri e Bazzi, 1888, in-8, pag. 16. 

Renier (R.)- Isabella d'Este Gonzaga Marchioness of Mantua and 
her artistic and literary relations. — Nella rivista Italia, di Roma, 
N. 5 e 6 maggio e giugno 1888. 



436 BIBLIOGRAFIA. 



Renier Rodolfo. Poeti Sforzeschi in un codice di Roma recentemente 
segnalato. — In Rassegna Emiliana, di Modena, volume I, fasci- 
colo! (1888). 

L'intende il Codice Sessoriano 413 della V. E. di Roma fatto conoscere 
dallo Spinelli per il primo [Arch. sior. lomb., IV, 1887]. — L' Angelo da 
Firenze poi, col quale appare essere stato in relazione il Pistoia per un 
sonetto mandatogli VS marzo 1493 e che il Renier pubblica, non è certo il 
Poliziano come nota lo stesso Renier contro T ipotesi del Gian [Rio. stor. 
itat,, I, 1888, pag. 82], né tanto meno quel Angelo Michele, di cui si hanno 
rime nel medesimo Codice Sessoriano [La Letteratura, N. 10, 1888]. Trat- 
tasi semplicemente ed unicamente del noto Gio. Angelo de* Talenti amba- 
sciatore sforzesco, spesso adoperato dal Moro, e che noi troviamo nel 1475 
alla Corte di Savoia [Gingins La Sarra, Dépèches des ambassadeurs mi- 
lanais sur les campagnes de Charles-le-Hardi , I, pag. 17], nel 1491 a Fi- 
renze [Arch, st. lomb, , 1887, pag. S38] e nel 1495 presso T imperatore 
Massimiliano. [Caloi, Bianca Maria Sforza, pag. 119]. — Il nome suo ricorre 
di sovente nei documenti diplomatici dell* Archivio milanese. 

Riboldi mons. A. G. Elogio funebre di mons. Domenico Maria Gel- 
mini, vescovo di Lodi , detto nei solenni funerali celebrati nella 
cattedrale il 31 gennaio 1888. — Lodi, Tip. cattolica della Pace, 
1888, pag. 21, in-8, 

Ricasoli barone Bettino. Lettere e documenti, pubblicati per cura di 
Marcò Tabarrini e Aurelio Gotti. Volume III (dal 28 aprile al 7 
novembre 1859). — Firenze, succ. Le Monnicr, 1888, pag. XX VI- 
SI 8, in.8. 
Con lettere al Ricasoli di Luigi Torelli, Emilio Visconti Venosta, ecc. 

Riccardi (Alessandro). Le località e territori di S. Colombano al 
Lambro, Mombrione, Graffignana, Vimagano, Camatta, Chignolo 
Po, Santa Cristina, Bissone , Campo Rinaldo , Miradolo , Monte- 
leone, ecc., e loro vicinanze sopra e d' intorno ai colli di San 
(Colombano. — Studi e ricerche storiche , geografiche , ecc. C^n 
una carta geografica antico-moderna dei colli, ed una carta topo- 
grafica della fortezza e borgo bastionato di San Colombano, sul 
finire del secolo XIV. — Pavia, succ. Bizzoni, 1888, in-8, pag. 217. 

Ricci Corrado. I primordi dello studio di Bologna, 2^" edizione. — 
Bologna, Romagnoli Dall'Acqua edit., 1888, in-16, pag. 373. 
3.° Ercole Gonzaga allo studio di Bologna. — 1 i° Claudio Monteverdi alla 
Corte di Mantova. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 437 



Rieger. Ein franzòsisches Urteil ùber Oesterreichs Siege in Italien 1848 
und 1866. — In Organ der militàrwissenschaftlichen Vereine, 
XXXVI, 4. 

Rinaudo G. Recensione del Gerolamo Morone del Gioda. — In Ri" 
cista storica italiarni, fase. I, 1888, pag. 88-95. 

Rivista italiana di numismatica, diretta dal dott. Solone Àmbrosoli. 
Anno I, fase. 2, 1888. — Milano, Cogliati. 

Notiamo d' interesse lombardo : Rossi Umberto. I medaglisti del Rina- 
scimento alla Corte di Mantova: II. Pier Jacopo Alari^BonacoUi detto 
V Antico — AmbroBoli Solone. Di una monetina Trivulziana con S. Carpo- 
foro. — Gaeaxzi Giuseppe. A proposito delle monete di Giancarlo Visconti. — 
Commemorazione del prof. B. Biondelli (con ritratto). 

Robinson miss A. M. F. The Claim of the House of Orleans to 
Milan. Part. II. — In The english historical reoiew , di Londra , 
N. 10, aprile 1888. 

Fine. Cfip. Boll, bibliogr., 1888, pag. 181. 

Rochas A. (de). La campagne do la succession d'Espagne dans les 
Alpes (1707-1713). — In BulletUn de la société d'études des 
HauteS'Alpes, aprile 1888. 

Aggiungi: Parnell. The war of the succession in Spain during the reign 
of queen Anne, 1702-1711, based on origmal manuscripts and contemporary 
rccords. London, Bell and Sohns, 1888, pag. 346, in-8. 

Rosa Gabriel^. La valle di S. Martino. Notizie storico-statistiche. —^ 
Brescia, Tip. Pio Istituto Pavoni, 1888, pag. 44, in-8. 

Rosmini Antonio & die Inquisition. — In Deutscher Merkur, 19 Jahrg, 
N. 16, 17, 19 e 20 (1888). 

[Rosmini]. Lettere inedite. — Nel Rosmini, di Milano, fascicolo 16 

aprile 1888. 
9 lettere, dal 1832 al 1837. 

[Rosmini]. Lockart D. Gugl. Vita di Antonio Rosmini, prete Rovc- 
reiano. Trad. dall'inglese di L. Scrgianotto. — Torino, E. Loe- 
scher, 1888, pag. 711, in-8. 
— Vedi Kraus, 



4db BIBLIOGRAFIA. 

Rossi Vittorio. Poesìe storiche del secolo XV a proposito di nna 
recente pubbicazione [delle Rime del IHtloja]. — In ArefUoio Ve* 
Reto, fase 69 (1888). 
Ctr. altresì l'importante recensione dalle Rime del Piatoja a cura di Vit- 
torio Gian, nella RÌBÙta ttoriea italiana, di Torino, t, 1888, pag. 78-88. 

Né da omettersi, per 1* interesse storico sforzesco, l'articolo di F. Gabotto : 
■ La storia genovese nelle poesie del Pìstoja ■, nel Giornale Liguatieo , 
marzo-aprile 1888. — V. nel medesimo Giornale (fase. Ili, 1888) la re- 
censione del Piatoja di L. Frati. 

— Vedi Renier. 

Rosm Vittorio. Di un poeta maccheronico [Tifi Odasi] e di alcnne 
sue rime italiane. — In Giornale Storico della letteratura ita» 
Uana, fase. 31-32, 1888, 
Della famiglia Odasi, oriunda di Martinengo, aul Bergamasco, un ramo si 
trapiantò a Padova e da questo uscirono i due Odasi : Lodocico, il precettore 
e segretario di Guidobaldo da Montefeltro, duca d'Urbino e Tifi, il poeta 
macclieronico. — Il Ciao informa , colla scorta di taluni documenti , della 
famìglia Odasi ed espone i dubbi cba Tifi non sia di nascita padovano, ma 
bensì bergamasco, e che il nome suo non sia che un pseudonimo, un nome 
dì battaglia sotto il quale sarebbe nascosto un indivìduo della famiglia Odasi, 
del quale ignoriamo il nome di nascita. Esempio dì un fatto analogo il Co- 
smico, padovano e del nostro Tifi intimo. 

Rousseau J. Léonard de Vìnci. — In BuUetin de VAcadémie rt>- 
yate de Belgique, febbraio 1888. 

Sabaudia [ma^. E. Bertet], Ettore Asvodario o 1' assedio di Arona 
nel 1523. — Nel giornale 11 Prealpino, di ArQpa , M. 26, 29 
marzo 1888 e seg. 
Questo racconto storico venne procedentemente stampato in volume se- 
parato. [Arona, Tip. Brusa e Macchi, 1387. Cfr. Boll. Biòliogr., 1887, pag. 207]. 

Saviotti dott. Alfredo. Pandolfo ColJenaccio umanista Pesarese del 
sec. XV. Stadi e ricerche. — Pisa, Tip. T. Nistri, 1888, ìn-8 gr., 
pag. 300. 

- Vedi la Bibliografia. 

ardovelli Giovanni. La battaglia <lel Taro (1195). — MantovM , 

Stab.-tip. Aldo Manuzio, 1888, in-16, pag. 30. 
tunitz (H. J.>. Za Columbau's Klosterrcgcl und Bussbucli. — In 

Arehit filr Uatholìtche s Kircherrecht, N. Folgo, 53" voi., fase. 2. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 439 

Seiì%a^lia (Lionello). Relazioni di Goethe e Manzoni su documenti 
inediti o poco noti. Corrispondenza inedita di Manzoni col can- 
celliere Federico de MuUer. Studi. — In Rioista Contemporanea, 
di Firenze, fesc. 6, giugno 1888 [continua]. 

[Sforza]. Una lettera di Lodovico Sforza ad Antonio Vespucci. — 
Nello Zibaldone, di Firenze, N. 5, maggio 1888. 

Lettera del Moro da Milano, 13 maggio 1468, all' oratore Vespucci, per- 
chè venendo da Firenze , infestata dalla peste , prima d' entrare in Milano 
faccia la quarantena di tre giorni air abbazìa di Chiaravalle. 

Soldan P. Sagen und Geschichten der Langobarden. — Halle a S., 
Verlag der Buchhandlung des Waisenhauses, 1888, pag. XI-218, in-8. 

Solerti A. Alcuni frammenti della Gerusalemme Uberata, In II Pro- 
pugnatore, di Bologna, II serie, voi. I, fase. I, 1888. 

Solerti Angelo. Una versione dimenticata della leggenda sugli amori 
dì Torquato Tasso e Leonora d* Este. — In Rassegna Emiliana, 
di Modena, fase. II, giugno 1888. 

Stancovich can. Pietro. Biografìa degli uomini distinti dell' Istria , 
2* edizione con saggio df annotazioni. — Capodistria, Tip. Carlo 
Priora, 1888, in.4. 

App. 297-329 estesa biografia del conte Gian Rinaldo Carli. A pag. 110- 
137 e 160-174 biografìe dei due Verger io. — A pag. 139, ragionandosi della 
vita di Andrea Rapicio, vescovo triestino, si produce una lettera a lui di 
S. Carlo Borromeo, in data Milano, 5 maggio 1566. 

Strambio dott. G. Da Legnano a Mogliano Veneto. Un secolo di 
lotta contro la pellagra. Briccìole di storia sanitario-ammitiistrativa. 
[Cont. e fìne], — In Rendiconti, dell'Istituto Lombardo, voi. XXI, 
fase. VI-XII, 1888. 
Cfr. Boll Bibliogr., 1888, pag. 184. 

Tacconi Baldassare. La Danae: commedia (1496). — Bologna, so- 
cietà-tip. Azzoguidi, 1888, in-8, pag. 52. 

Pubblicata da Adolfo ed Alessandro Spinelli per nozze Mazzacorati-Gaetani 
Dell'Aquila d'Aragona. 

Commedia rappresentata V ultimo di gennaio 1496 in casa di Francesco 
da S. Severino, conte di Cajazzo, alla presenza di Lodovico il Moro. Questa 
Danae era sinora ignorata, e venne trascritta dallo Spinelli dal cod. Sesso- 



440 BIBLIOGRAFIA. 



nano 413 (Bibl. V. E. di Roma) di cui appunto egli diede per primo no- 
tìzia nel nostro Archioio [1887, IV, pag. 808 e seg.]. 

Lo Spinelli aggiunge nel suo opuscolo notizie ignorate intomo al Tacconi, 
con la promessa di uno studio più largo. 

[Tasso]. La Jérusalom délivrée. Avec étude sur la vie et l'octivre da 
Tasse. — Angers, impr. Burdìn e C, 1887, ìn-16. [Nouvelle Bi- 
bliothèque populaire]. Paris, libr. Gautier. 

[Tasso]. Canna prof. Giovanni. Correzioni Tassesche. — In La Lette- 
ratura, di Torino, N. 10 e 11, 1888. 

Tasso. Vedi Campori, Cotronei, Mignaty, MocaoirUy Nardueci, Perosa, 
Solerti, 

Tivaroni C. Storia critica del Rìsoi^mento italiano. L* Italia prima 

della Rivoluzione francese (1735-89). Torino, Roux & C. , 1888, 

pag. 552, in-8. 

Cfr. la parte II. Il Ducato di Afilano, Capitolo 1. 11 regime spagnuolo. — 

Capitolo II. Il regime austriaco di Maria Teresa. 1. Passaggi. — 2. Maria 

Teresa come trova i Lombardi. — 3. Il primo periodo. — 4. U Censimento. 

— 5. Il riordinamento comunale. — 6. Il perìodo di Francesco III di Mo- 
dena governatore e Carlo di Firmian, ministro. — 7. L^arciduca Ferdinando. 

— 8. Le Provincie — Capitolo III. Il regime austriaco di Giuseppe II. — 
Capitolo IV. L* emancipazione intellettuale. — Carli. — Pietro Verri. — 
Beccaria. — Il Caffè. E la Parte XI. I Precursori [Cap. 1. Il conte Giuseppe 
Corani. Cap. IV. Pariru]. 

Torraca Franoesco. Discussioni e ricerche letterarie. — Livorno , 
Vigo, 1888. 
Scrìtti già pubblicati in perìodici od in separati opuscoli. Notiamo : / Se- 
polcri di Ippolito" Pindemonte e Di alcune fonti de Promessi Sposi. 

Treves Vittorio. Architettura Comacina. — Torino, Tip. e lit. Camilla 
e Bertolero, 1888, in-8 gr., pag. 29, con ili. 

Trombetti Benedetto. Studio critico su A. Manzoni, Dante e Aleardi. 
— Roma, Tip. Mario Armanni, 1888. 

Ussing. Et Par Bemaerkninger om Vergils Stil. — In Oeersigi over 
dei k. Danske Videnskaòernes Selskabs forhandlinger , di Cope- 
naghen, N. 2, 1887. 
Osservazioni intomo allo stile di Virgilio. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 441 



Venosta Felice. Il Teatro Re [ìd Milano]. In Gaazetta musicale t dei 
Ricordi, N. 10, 4 marzo 1888. 

Venturi A. L*arte emiliana nel rinascimento : Il Francia. — In Ras- 
segna Emiliana, di Modena, fase. I (1888). 

[Verdi]. Pougin A. Verdi, sein Leben und seine Werke. Deutsch von 
Àdolph Scholze. — Leipzig, Reissner, in-8, pag. 289. 

Aggiungi : Valori (//. de). La Musique et le Document bumain , suìvi 
d*une étude sur Rossini et Verdi. — Chambery, impr. Chatelain (Paris, 01- 
lendorff) 1888, pag. 121, in-8 picc. 

Viaggi di Giovanni Ridolfì fiorentino (1480) da Milano a Genova. 
— Nello Zibaldone, di Firenze,' N. 3 e 4, 1888. 

Villari Pasquale. Nuove questioni intomo alla < Storia di G. Savo- 
narola e de' suoi tempi > a proposito d* uno scritto del prof. F. 
C. Pellegrini [nel Giorn, storico della letteratura italiana, voi. X, 
pag. 238-64]. — In Archioio storico italiano , di Firenze , di- 
spensa 2^, 1888. 

Cfr. il § III: Carlo Vili a Pavia, a pag. 200-201. 

Viola avv. LuigL Crema nella rivoluzione del 1848, conferenza tenuta 
in Crema nella sala di S. Domenico il 18 marzo 1888. — Crema, 
Tip. Economica di G. Anselmi, 1888, pag. 26, in-8. 

[Virgilio]. Cima Antonius. Analecta vergiliana et tulliana. — In Ri- 
vista di filologia e Sistruzione classica , di Torino , anno XVI , 
fase. 7-8, gennaio-febbraio 1888. 

Per gli studiosi di Virgilio annotiamo inoltre : Màhly F. Aporie virgiliane 
[in Zeitsehrift far die ceste rr eie hisehen Gymnasien, 38, 6] ; Pascal dottor 
Carlo. La questione dell' Egloga IV di Vergilio , riassunto storico (Torino , 
E. Loescber, 1888, pag. 20, in-8) ; Lo stesso, Asinio Pollione nei carmi di 
Virgilio (Napoli, Tip. della R. Università, 1888); Baehrens E, Emendationes 
Vergilianae [in « Neue Jahrbucher fùp Philologie und Pàdagogik », voi. 135- 
136, fase. 12]; Maurer. Zu Vergilius Aeneis [Ibidem voi. 137-138 fase. 2]; 
PliLSS Tlu Zu Aeneis (IX, 176-445) und Ilias (K) [Ibidem fase. 3]; Sabbadini R. 
La critica del testo del « de ofRcis » di Cicerone e delle poesie pseudo-ver- 
giliane. Secondo due nuovi codici [Catania, 64 pag., in-8] ; Ellis. Further 
Notes on the Ciris and other Poems of the Appendix Vergiliana [in « The 
American Journal of Pbilology », VIII-4]; Hertz M. De Virgilii Maronis 



442 BIBLIOGRAFIA. 



grammatici epitomarum codice Ambianensi disputatio (Breslau , 1888) o 
Sir Charles BowerC» Translation of Virgll, [in « The Edinbui^ Reviéw », 
N. 342, 1888]. 

Virgilio. Vedi Drachmann, Finsi, Pichlmayr, Uesing, 

Vita di S. Gerardo, nativo e protettore della città di Monza. — 
Monza, Tip. Corbetta, 1888, pag. 22, in-24. 

Vita milanese. — Milano, edit. dott. Francesco Vaìiardi, 1888, 
pag. 432, in-8. 

Non è che un estratto di diversi capitoli del noto Milano stampato nel 
1881 in occasione dell* esposizione nazionale. Ad ogni buona salvaguardia 
notiamo qui i 15 capitoli contenutivi: Bonfadlni R, Una passeggiata storica; 
De-Coitro G. Dialetto e letteratura popolare; Sacchi G, La vita intima; 
Bignami V. Club , società e ritrovi ; Fontana. F, La vita di strada ; Bar- 
hiefa R. Milano in campagna; Manfredi P, Milano legale; Petrocchi P, ha, 
letteratura a Milano ; Filippi F, Il teatro drammatico a Milano ; Saloera- 
glio F, Archivi e biblioteche; Ghiron I, e Schiapparelli G, Associazioni 
scientifiche ; *Prina B, V istruzione a Milano ; Raca&io P. Scuole popolari ; 
Morandi F. Tipi di donne illustri milanesi ; Baracalle C. Note funebri. 

Wòlfflin. Die Rettung Scipios am Tessin. — In Hermes , XXIII, 2. 

Zannoni Giovanni. I precursori di Merlin Cocai. — Città di Castello, 
1888, pag. 207, in-8. 

Zanzi Luigi. Il conte Gian Pietro Porro: commemorazione (29 gen- 
naio 1888). — Varese, Tip. Macchi e Drusa, 1888, in-8, pag. 30. 

Zerbini Elia. Sonetti politici vernacoli. — In Giornale storico della 
letteratura italiana, fase. 31-32 (1888). 

Alcuni sonetti in dialetto bergamasco , tolti dal codice LXVI , classe XI 
della Marciana, e che si riferiscono alla cattura di Lodovico il Moro e di 
suo fratello il cardinale Ascanio. 

Sonetti di interesse storico, tant^è vero che uno di essi fU di già pubblicato 
da C. Cantù, ed è quello che incomincia O cét, o oét, o oét o Lodocich. Ma 
per sfortuna egli non ebbe la mano felice, togliendolo da un ms. del mendace 
Zilioli [Scorsa d*un Lombardo, pag. 141 J, il quale falsamente T attribuisce a 
Lancino Curzio , e quindi da bergamasco che è il sonetto , lo fa diventare 
milanese, dandolo spropositato. 



B0L*LETT1N0 DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 443 



Zemin Gebhard. Feldmarschall Radetzkys Denkwurdigkeiten aus 
dem Lebeo. — In Westermann's illustrierte deutscke Monatshefte, 
maggio 1888. 

Zevi Filippo, capitano. La guerra in Italia dal 1742 al 1815: storia 
degli avvenimenti militari della penisola, compilata con nuovi do- 
cumenti e nuove ricerche. — Roma, Tip. Carlo Voghera, 1888, 
in.8, pag. XVI-527. 



Noia Bene. — D'ora in avanti il Bollettino BlbUogr<\fleo giugno-set^ 
tembre che si era soliti pubblicare nel fascicolo di settembre à^W Archieio , 
si darà assieme a quello di settembre-dicembre neir ultimo dell* anno in corso. 
E ciò a motivo delKassenza del compilatore da Milano nei mesi d'estate. 



APPUNTI E NOTIZIE 



U8EO Archeologico di Milano. — Acquisti e doni pervenuti 
[useo nel primo semestre del 1888, 

1. Lapide gallo-italica coli' iscrizione da destra a sinistra 

KOMONEOS VARSILEOS 

3Ìta in rozza pietra lunga m. 1, alta cent. 40, spessore 10 cent., 
muta nel febbraio del 1875 a S. Pietro di Stabio (Cantone 
to) insieme a parecchie fibule a doppio vermiglione; acquisto 
Museo, 

questa pietra ne parlano V. Poggi, < Di una nuova iscri- 
ì a lettere etrusche » nel « Bull, dell' Ist. di corrispondenza 
eolog. », 1875, pag. 201. — A. Fabrelti, < Terzo supple- 
to alla Raccolta delle antichissime iscrizioni italiche >, pag. 73, 
, e tav, 1, fig. 1. — P, Caslel/raneo, nel « BuUettino di Pa- 
ilogia Italiana >, anno 1879, pag. 13, anno 1886, pag. 236. 

2, Paracarro in serizzo ghiandone della misura di m. 1.36 
16x0,36; selci poligonali, alcune monete romano trovate fra 
te ; bocca di pietra ; piccolo capitello quadrilungo con ornato, 
erti nelle fondazioni della casa in angolo delle due vie Spa- 

e Torino (febbraio 1888) ; dono del proprietario Giuseppe 
.Ila. 



APPUNTI E NOTIZIE. 445 



3. Capitello di arenaria annerito , base di colonna , diversi 
frammenti di ornato in cotto e un cippo sepolcrale in granito 
alto m. 0.43, largo m. 0.385 e dello spessore di m. 0.24 in cat- 
tiva conservazione, per essere stato usato come materiale di 
costruzione in un muro della casa N. 7 in via Cavenaghi. — 
Dono di quella Società demolitrice. 

P CASSI 
FR.P.XXX 

Di questo cippo è riferito nelle < Notizie degli scavi di anti- 
chità », comunicate alla R. Accademia dei Lincei nel febbraio 1888 
a pag. 128. 

4. Embrice ; mezzo disco di colonna di cotto ; base di colonna 
in marmo bianco; due mezzi capitelli ionici, altri frammenti di co- 
lonne (epoca romana) e una piccola pietra frammentata colle lettere 



V « M ^ R 
FULCRO 

Dagli scavi della casa atterrata nel marzo 1888 in via Giù- 
lini, N. 4. 

5. Sei anfore diote; alcuni frammenti di capitelli in marmo 
bianco ; due grandi scici di via romana coi solchi caratteristici ; 
lastre di marmo avanzi di un pavimentum sectile. 

Sterrati neir aprile del 1888 , nel posto ove sorgevano le 
case in angolo delle vie S, Prospero e Broletto. Dono del- 
l' Impresa demolitrice Maroni , Noseda e Minorini sotto la dire- 
zione dell'ingegnere nob. De Strani. 

6. Una base e la parte inferiore di piccola statua di marmo 
bianco, alcuni pezzi di terra cotta con ornati provenuti dagli at- 
terramenti delle case in via S. Maria Segreta (aprile 1888), dono 
del capomastro Castelli. 



446 APPUNTI E NOTIZIE. 



7. Frammento di un cippo sepolcrale alto metri 0.40, 
largo 0.30, dello spessore di m. 0.13, coli' iscrizione : 

H E R ^E S 

IN FR P XXVI 

IN AGRVM 

dalle demolizioni in via Cavenaghi (maggio 1888) dono deir Im- 
presa Pellini e Mina. 

8. Frammento di specchio in bronzo con stella esagonale 
nel centro ed altri ornati alla periferia; lucernetta anepigrafe in 
terra rossa; moneta di medio bronzo di Tiberio. Dono del signor 
Celeste Verazzi, questi oggetti furono rinvenuti nel 1885 insieme 
a due anfore intatte col bollo PERENNA in lUna cava di ghiaia 
presso Vigentino e se ne parla nelle Notizie degli seaoi comu- 
nicate all'Accademia dei Lincei, anno 1886, pag. 112. 

9. Parecchi pezzi di marmi (porfido, serpentino, saccaroide), 
alcuni tasselli di mosaico e cocci di stoviglie rinvenuti anni sono 
dall'ispettore degli scavi prof. P. Castelfranco sotto la navata 
principale di S. Giovanni in Conca. 

10. Bassorilievo» in marmo bianco, che misura l'altezza di 
cent. 32 del secolo XIII, rappresenta il bacio di Giuda a Cristo, 
composto di sette figure, porta l' indicazione manoscritta Bassori' 
lievo appartenente alla demolita Cappella nella Rocchetta di Porta 
Romana, già nel Museo Settala, dono dell' arch. Luca Beltrami. 

11. Iscrizione scolpita su marmo bianco della larghezza di 
cent. 76 per Taltezza di cent. 47, che stava capoversa nel zoccolo 
della facciata di S. Maria Incoronata. — Dono di quella Fabbriceria, 

Dm BGnGDITI DG '2W) 

cnmoo ^ :^Go ^^^ gt 
l^Gi^GDam ;^uoi\am 
aaii OBUT i 1^ i m 
ccc 'Jtó iiXXX "^ 




APPUNTI E NOTIZIE. 44 



12. Tre colonnette con basi e capitelli di stile lombardo, pro- 
venienti dalla Chiesa di S. Nazaro alla Pietra Santa , atterrata 
neir aprile del 1888. — Dono dell' architetto cav. Luigi Broggi. 

13. Porta in legno ferrata e con chiave della prigione esi- 
stente nel Castello medioevale di Pandino. — Dono del proprie- 
tario marchese Emanuele D'Adda. 

14. Frammento di una lapide in marmo bianco dalle demo- 
lizioni in Via Cavenaghi (maggio 1888). — Dono dell' Impresa 
Pellini e Mina. 




15. Lapide in marmo bianco di m. 1.90 di lunghezza e un 
metro di altezza con contorno finamente scolpito, che ricorda la 
fondazione fatta da Tomaso Marino nel 1554 dell' oratorio di 
S. Giovanni Battista dei Genovesi in via Nirone, come ricorda 
r istituzione della Congregazione dei Genovesi detta di Gesù e 
Maria, e le disposizioni di elemosine e di dieci doti annue. Dalla 
fronte dell'Oratorio, ora soppresso, passò a Mombello (Comune 
di Inversago) nella villa del principe Giovanni Pio di Savoia, che 
ne fece dono al Museo: 

ABDBM CHRISTO RBOBMPTORI ET VIROINI A PVNDAMBNTIS BRBXIT 

ET DEDICA VIT 

VIR PCVS BT SBNATORIVS THOMAS MARINVS 

ANNO M.D.L.UU 

INSTITVIT VERDERANTIVM COLLEGI VM QVI PRECBS DBO PVNDANT 

CRVCIPIXVM. D. N. COMITTENTVR PER VRBBM VESPERE DIEI IO VIS PASCHALIS 

AC SACERDOTES DIVINA CELEDRARE 
ABGENVM PRBTEREA NON OBLITVS ET PRO MARITANDIS DECEM PVELLIS OMNI ANNO 

REDllITVM nONAVIT 



\ 



448 APPONTI E NOTIZIE. 



16. Marmo grigio lungo cent. 56, alto 29, che stava murato 
nel cortile della casa in via Mangano, N. 2 , e che in origine era 
posto nella base della Colonna detta di S. Barnaba, eretta nel 1577 
sul largo del Cordusio dai vicini abitanti , esortati all' opera dal- 
l'arcivescovo Borromeo per ricordo della peste, che menò strage 
in quei dintorni (Latuada, Descrizione di Milano, tom. V, pcig. 20). 
— Dono dell' impresa Maroni e C. 

CRVCIS SIGNVM 
^ A CAROLO • CARDI* 

ARCHIEPO • BENEDICTVM 
V. GAL» IVNII • M-D'LXXVII 
VICINIA PESTE AFFLICTA 

17. Piccola campana in bronzo del Comune di Milano, che 
serviva per il mercato nel palazzo del Broletto, già Carmagnola, 
ora Intendenza delle Finanze. — Deposito Erariale. 

In due linee: 

+ FV8A INSCRIPTO ($ÌC) AN MDXIX ETAZONE REGNA (Reina) VIC - JEF* 
REPVSA MDCCXXVn- VIC - CAROLO DE CAPITANEIS 

nel corpo: 
Stemma di Milano — S. Ambrogio — Sigillo dei fonditori Bonavilla. 

18. Lapide in marmo bianco della lunghezza di cent. 77 per 
cent. 62 di altezza, disotterrata alla barriera di Porta Ticinese, nel 
posto, in cui doveva sorgere un arco trionfale dorico a tre arcate, 
disegno dell'architetto Bargigli, decretato dal Governo Cisalpino 
in memoria della vittoria di Marengo , e che rimase allo stato 
di progetto. -— Deposito Municipale. 

DELLA PORTA GIÀ TICINESE 

ORA MARENGO 

QUESTA È LA PRIMA PIETRA POSTA 

DAI CITTADINI 

SOMMARIVA • VISCONTI • RUGA 

COMPONENTI IL COMIT. DI GOVERNO 

ASTANTI PER LA NAZ. FRANCESE 

PETIET MINISTRO STRAORD. 

MONCEY L. TENENTE GENERALE 

COMANDANTE LE TRUPPE FRANCESI 

NELLA CISALPINA 

AI XXVII PRATILE ANNO IX 

(16 giugno 1801) . 



APPUNTI E NOTIZIE. 449 



* 



Medagliere di Casa Savoia donato alla città di Milano. — 
Nel 1757 il Re Carlo Emanuele III pensò ad una raccolta metal- 
lica, che doveva presentare coli' immagine dei principi la storia 
di Casa Savoia da Beroldo il Sassone, primo conte di Savoia, in 
poi , Q commetteva i punzoni al celebre incisore Lorenzo Lavy ; 
questi ne aveva apparecchiati 77, quando la morte del Principe 
troncava V impresa, e solo all' operosità del ministro Luigi To- 
relli è dovuto se in questi ultimi anni la preziosa raccolta venne 
tolta dall' obblio della zecca, in cui giaceva, e se la fece compire 
coir incisione dei 14 punzoni mancanti , portando la collezione a 
91 medaglie , che raffigurano i 41 principi e le 50 principesse , 
che si contano da *Beroldo a Vittorio Emanuele II. Da ultimo la 
Giunta Comunale di Torino con deliberazione del 4 marzo 1885 
fece coniare le due medaglie di Re Umberto e della Regina Mar- 
gherita e con squisito pensiero volle mandare in dono un esem- 
plare del completo Medagliere al Municipio di Milano, accompa- 
gnandolo di una cortesissima lettera, che resterà documento 
affettuoso della città sorella : 

CITTÀ DI TORINO 
Gabinetto del Sindaco 

Torino, 16 maggio 1888. 

Questa Giunta Municipale, in seduta del 4 marzo 1885, deliberava 
di completare il Medagliere di Casa Savoia, esistente nel Museo civico, 
coir aggiunta dei conii relativi agli attuali regnanti, e di olTrire in dono 
un esemplare dell' intera collozione di medaglie al patriottico Municipio 
di Milano, che tante dimostrazioni d'affetto e di stima diede in pa- 
recchie occasioni alla Città di Torino. 

Ultimata in (juesti giorni la succennata storia metallica della gloriosa 
Dinastia sabauda, io mi faccio gradito dovere di offrirne un esemplare 
all'Amministrazione comunale, alla quale V. S. IH.^a presiede con 
tanto senno ed unanime plauso, valendomi all' uopo della cortese of- 
ferta di ricapito fattami dall' ing. comm. Riccio, egregio assessore di 
questo Municipio, il quale si reca in Milano questa sera stessa. 
Arch, Stor, Lomb. — Anno XV. 29 



450 APPUNTI E NOTIZIE. 



Nutro fiducia che codesto onorevole Municipio sarà per gradire il 
dono, quale attestato dei vincoli di viva simpatia e di fratellanza che uni- 
scono Torino alla nobile Milano, e rinnovo alla S. V. 111.°^ 1* espres- 
sione dei miei sentimenti di alta stima e di inalterabile devozione. 

Il Sindaco, M. Vou. 
m,"^^ signor Sindaco 

della Città di Milano. 



* 



Le collezioni dei MEOicr. — Delle ultime pubblicazioni del- 
l' operoso E. Muntz, sempre utili per bontà di documenti, seb- 
bene talvolta il lusso dell' edizione mascheri un tantin di super- 
ficialità nel testo (il che ó difetto di molte opere di storia d' arte 
di Francia), è rimarchevole quella delle Collections des Médieis 
au XV siede (Paris , libr. de l' Art , 1888, in-4 gr.) , che serve 
d' appendice ai suoi € Precursori del Rinascimento ». 

Sfogliando gì' inventari delle preziose raccolte medicee che il 
Muntz pubblica , con troppa parsimonia di note esplicative (1) , 
vi troviamo elencati oggetti di provenienza lombarda. Ad esem- 
pio : neir inventario di Piero , figlio di Cosimo de' Medici , del- 
l' anno 1456, ricorrono « una testa del Duca de Melano leghato 
in ariento » (argento) , che sarà quella di Francesco Sforza , e 
« guanti paia 4 da homo milanesi d' ariento et di seta » [pa- 
gine 17-19]. I guanti di Milano andavano distinti, sicché il Pistoja, 
passando in un suo sonetto [pag. 213, ediz. Cappelli-Ferrarì] in 
rassegna le diverse città d' Italia, lodava Milano per ì guanti [« né 
più squille ha Milano o guanti o zeti »]. 

Neil' inventario del 1463 [pag. 26] sono annotati « 2 oriuoli 
lombardi. » In altro del 1464 [pag. 39], tra i vasi, « una coppa 
di cristallo legata in ariento dorato et smaltato col coperchio 
coir arme del duca di Milano» e* stimata 300 fiorini. Per gli 

(1) Poiché non è vero, come egli avverte in nota a pag. 23, che T inter- 
pretazione dei termiar^cnici di quegF inventari sia facile e si possa trovare 
« dans le premier dictionnaire italien venu. » l 



APPUNTI E NOTIZIE. 451 



orologi in Lombardia nel quattrocento cfr. Renier , Gasparo Vi- 
sconti (in Arehioio Storico Lombardo, 1886, pag. 542 e se- 
guenti e 822). 

Neir inventario di Lorenzo il Magnifico, fatto alla di lui morte, 
nel 1492, citansi « uno quadro dipintovi la testa del duca Gha- 
leazo di mano di Piero del PoUaiuolo » , stimato fiorini 10 , e 
« uno colmo di braccia 2 Vj chon dua teste al naturale , cioè 
Francesco Sforza et Ghatamelata , di mano duno da Vinegia » , 
fiorini 10, e che il Courajod crede identificare coi ritratti conser* 
vati nel Museo d'Arte Industriale di Vienna [pag. 64], ipotesi 
messa in dubbio dal Fabriczy {Arch, storico dell'Arte , fasci- 
colo I, 1888]. 

Nel palazzo di Careggi [pag. 89] presentavasi alla vista « uno 
quadro dipintovi dentro una Lombardia »', longa braccia 4 V3 
largo br. 2, stimato 1 fiorino. 



¥ * 



Un medico Bergamasco a Napoli nel 1392, e dentisti Lom- 
bardi A Roma nel secoi^o scorso. — N. Barone ha ultimato 
rx^W Archivio Storico Napoletano la pubblicazione delle sue «Notizie 
raccolte dai Registri di cancelleria del re Ladislao di Durazzo. » 
Nel fase. IV, 1887, a pag. 739, ó ricordato per gli anni 1392-93 
un € Benedetto del fu Bono de Marinonis de Bergamo », profes- 
sore in medicina ed in fisica, in Napoli. 

Il Bertolotti ha pubblicato un suo nuovo lavoro : « Notizie e 
documenti sulla storia della farmacia e delT empirismo in Roma». 
[Estr. dal Monitore dei farmacisti. — Roma, Tip. Aldina, 1888]. 
Vi è registrata la concessione del 1779 ad Angelo Marja Fau- 
stini, dentista lombardo, per esercitare la sua professione sulle 
pubbliche piazze. Ed un anno dopo il Governatore di Roma ac- 
cordava licenza a Giovanni Crespo, milanese; di cavare e pulire 
denti « e di poter andare per la città gridando e dicendo le se- 
guenti parole: — Chi vuol cavarsi e pulire i denti — come an- 
cora della licenza di giuochi chiamati di destrezza e prestezza de 
mani. > [Cfr. pag. 22-23]. 



452 APPUNTI E NOTIZIE. 






Un poeta Cremonese cancelliere a Ragusa. — NeW Ateneo 
Veneto, fase. I-III, 1888, ò a leggersi un'interessante me- 
moria di Giacomo Boni , intorno ai Monumenti d* Architettura 
della Dalmazia, A pag. 109 é menzione del lavoro gotico più 
bello e più interessante in Dalmazia, il palazzo della piccola Re- 
pubblica di Ragusa , incominciato nel 1435 da messer Onofrio 
Giordani di La Cava, napolitano. Benché sia stato molto alterato 
posteriormente , contiene tuttavia gran parte del suo lavoro. La 
facciata era in origine fiancheggiata da torri basse, fra le quali 
nel pianterreno aprivasi una loggia di sei archi , sostenuta da 
colonne monoliti dell'isola di Curzola e capitelli scolpiti con un 
tocco artistico che non potrà essere mai esaltato abbastanza. 
E su uno di detti capitelli venne scolpito , per consiglio del no- 
bile cremonese Nicolao da Sazina, allora cancelliere di Ragusa, 
r effigie di Esculapio con una sua iscrizione in versi. Ci resta 
un ragguaglio di questo palazzo , fatto da un maestro di scuola 
di Ragusa, il quale vide i capitelli fra le mani dello scultore e 
che scriveva : 

« In prima (colonna) sculptus est Aesculapius artis medicinae 
« reparator, id persuadente singulari poeta et litterarum doctissimo 
« Nicolao de Sazina, nobili Cremonensi, viro procul dubio magni 
« ponderis , . et inter doctos dignis ejus meritis aprobato , qui ut 
« suae patriae dissentionibus paululum cederei, cancellariatus 
« Ragusij onus gerere et pati disposuit , ac nunc patitur. Hic 
« enim cum scivisset et suis litterarum studijs didicissot, Acscu- 
€ lapium ICpidauri , quod nunc Ragusium dicitur, oriundum fuisse 
« summo studio elaboravit , ut insculperetur illius simulacrum , 
« cui epitaphium metricum muro infixum edidit. » 






Ancora della famiglia Moroni. — Nel fascicolo precedente ab- 
biamo indicato all'attenzione il Girolamo Morone di Carlo Gioda, 
erroneamente stampato Giuda. 



APPUNTI E NOTIZIE. 453 



Ora nella Rivista Slorica Italiana del gennaio-marzo, troviamo 
una succosa biografia, che merita esser registrata fra quella degli 
illustri lombardi. 

Sono una curiosità le relazioni che i conclavisti mandavano 
fuori sui varj incidenti dei conclavi, raccolti per eleggere il 
nuovo papa. Or ora fu pubblicata quella del conclave dopo la 
morte del milanese Pio IV. 

Era grandissimo il favore poi cardinale Gio. Morone, tolto al- 
lora di carcere, e le solite relazioni ne parlano con sommo favore. 
Eran 50 cardinali , e V imperatore, i re di Spagna e di Francia 
erano troppo occupati in casa. Capipartito Carlo Borromeo e 
Alessandro Farnese. Carlo menava tutte le creature di Pio IV suo 
zio , ma non palesava la sua predilezione pel Morone. I voti 
crebbero per questo a segno , che tutti si mossero per andare 
a fargli T adorazione ; ma si convenne di diflFerirla al domani. 
Quell'intervallo mutò i consigli. 






Statuti di Milano. — La Raccolta degli Statuti Municipali 
italiani che si stampa da A. Todaro a Palermo , lascia troppo 
a desiderare per scelta di testi, revisione, confronti e note. La 
natura di questo giornale ci limita a ricordare Consuetudines et 
Statata Mediolani, E riproduzione delle Consuetudines del 1216, 
data nei Monumenta Hisiorice Patrice , tom. XVI , senza cono- 
scere la critica' che ne fece il Berlan nel 1866 e la nuova sua 
lezione. Poteano completarle gli Statuti del 1396 , confermati 
da Gian Galeazzo , e che si stamparono nel 1480-82. Invece 
il Todaro stampa quelli del 1502 , tante volte riprodotti e anno- 
tati. Cosi poco è dato sperarne. 



«• *■ 



Documenti SpaGxVuolt. — Nel fase. I, 1888, della Historische 
Zeitschri/t, dello Sybel di Berlino, Corrado Haebler. passa in 



454 APPUNTI E NOTIZIE. 



rcussegna gli ultimi lavori comparsi , pertinenti la storia della 
Spagna nel secolo XVII [« Neuere Arbeiten zur Geschichte Spa- 
niens im 17. Jahrhundert »] , periodo troppo importante per la 
nostra Lombardia per essere trascurato. L'Haebler esamina gl'im- 
portanti scritti inserti nella grandiosa Coleceion de documenios 
inéditos para la historia de Espana , composta di 86 e più vo- 
lumi (il V comparve nel 1842), e che indarno cerchiamo nelle 
biblioteche di Milano. La Coleceion consacra una abbondante rac- 
colta di documenti, costituenti una raccolta di più di 2000 pagine 
al duca di Ossuoa [I volumi 44-47]. 

Una poi delle preziosissime pubblicazioni per la storia della 
politica spagnuola, è la corrispondenza di Fernandez de Cordoba 
da Milano dell' anno 1629 e della Colleceion, voi. 54, 369-573 e 
voi. 55, 1-41 [« Correspondencia de D. Gonzalo Fernandez de Cor- 
doba con Felipe IV conde-duque de Olivares , duque de Saboya 
y otros personajes sobre la guerra promovida en el Monferrato »]. 
Aggiungi , e questo non poteva avvertire per il caso nostro 
r Haebler, che il voi. 39° della suddetta Coleceion, contiene i 
Documenios relativi a Pier Martire d'Angora. 






Lettera di Ugo Foscolo. — Giacché tanto si cerca oggi ogni 
minuzia del Foscolo, ne rechiamo questa lettera, tolta dal nostro 
Archivio di Stato : 

Milano, 6 settembre 1811. 

Al Signor Conte Consigliere di Stato, 
Direttore Generale della Pubblica Istruzione, 

L* onore compartitomi di rivedere nella parte delle lingue o dello 
stile le rappresentazioni proposte dalla Compagnia Reale , accresce 
l'ossequiosa riconoscenza ch'io da gran tempo professo a S. E. il 
S.r Ministrò dell'Interno, ed a lei, Signor Conte, che si è mostrato 
propenso sempre a beneficarmi. Tenterò dunque di soddisfare almeno 
in parte al mio debito, adempiendo, secondo il mio potere, alle supo- 



/ 



APPUNTI E NOTIZIE. 455 



riopi intenzioni ; però Ella mi avrà sempre pronto agli ordini che si 
degnerà d'ingiungermi sul lavoro a cai Ella mi ha creduto capace. 
Piacciale ad un tempo di credere ch'io vivrò perpetuamente memore 
dell* onore con che Ella ha saputo aggiungere pregio al benefìcio. 
Di Lei , Signor Conte 



Dcnotissimo Seroidore 
Ugo Foscolo. 



* 



R. Deputazione di storia patria per le Antiche Provincie 
E la Lombardia. — Nel mattino del 10 aprile la R. Deputazione 
si riunì neirArchivio di Stato in Milano per la prima Seduta ; 
presiedeva il comm. Carutti di Cantogno, letti i verbali delle 
Adunanze tenute a Genova nell'aprile del 1887, ed approvati i 
conti consuntivo e preventivo, il Segretario della Società Storica 
Lombarda presentava ^ in omaggio di questa Società ai Membri 
della R. Deputazione un volume del Calvi su Bianca Maria 
Sforxa'-Viseonii e gli Ambasciatori di Lodovico il Moro alla 
corte Cesarea, un disegno inedito del Castello del Valentino in 
Torino con illustrazione dell* architetto Luca Bel trami ed altri 
opuscoli storici. Il prof. Rossi di Ventimiglia disse di aver rac- 
colto e studiato documenti che accertano la pratica del rito am- 
brosiano nelle Diocesi della Liguria. 

In seguito fu nominato a Delegato supplente presso l' Istituto 
Storico Italiano in Roma il comm. Domenico Carutti e a Segre- 
tario della Commissione Lombarda 1' avv. Emilio Seletti ; vennero 
poi eletti a membro effettivo il cav. Filippo Vivanet prof, nella 
R. Università di Cagliari e a corrispondenti il teologo Pietro 
Canotti prefetto dell'Archivio Eusebiano di Vercelli, il cav. Isaia 
Ghiron prefetto della Braidense e la signora Luisa Saredo autrice 
della recente monografìa sulla Regina Anna di Savoia, 

Alle ore tre pomeridiano si tenne nell' aula del R. Istituto 
Lombardo una pubblica adunanza, alla quale intervenne il Sin- 
daco comm. G. Negri^ molti soci della Società Storica Lombarda 
e ragguardevoli personaggi in rappresentanza di parecchi Istituti 



h 



456 APPUNTI E NOTIZIE. 



scientifici Milanesi. Il comm. Cantù diede il benvenuto ai Col- 
leghiy ricordò le molte ed importanti pubblicazioni della R. Depu- 
tazione ne' suoi 55 anni di vita, disse dell'operato della Società 
Lombarda nell* interesse degli studi storici, ricordò la benemerita 
Società Palatina. 

Il Presidente Barone Carutti ebbe gentili parole per il nestore 
degli storici C. Cantù e per la Società Lombarda, segnò la storia 
della Deputazione Subalpina e il valido soccorso portato agli 
studi colle moltissime sue pubblicazioni, commemorò infine i soci 
perduti Banchi, Casanova, Gozzadini, Leonii, Remondini, Reumont. 

Il Segretario Barone Manno riferi intorno ai lavori preliminari 
per la stampa del secondo tomo degli indici cronologici murato- 
riani, a cui attende col collega prof. Cipolla, cosi dell' opera del 
prof. Ferrerò sulla carta topografica del Piemonte ai tempi della 
dominazione romana, indicò le prossime pubblicazioni nella Bi- 
hlioteea storica italiana, nella Miscellanea e nei Monumenta 
historiae patriae. 

Da ultimo il deputato Bollati lesse una relcizione sopra il conto 
sincrono delle entrate e delle spese risguardanti la spedizione di 
Amedeo VI in Oriente negli anni 1366 al 1368, e di quel codice 
se ne approvò la stampa. 

Questa festa degli studi storici veniva chiusa con un banchetto, 
a cui sedevano le Presidenze della R. Deputazione e della So* 
cietà Lombarda invitate dair illustre Cantù, che alla fine salutava 
i Colleghi coir augurio di rivedersi all' assemblea generale che 
si terrà in Torino nell' aprile 1889. 






Quarto Congresso storico italiano. — Nell'Adunanza del 
18 marzo p. p. della R. Deputazione di storia patria per le Pro- 
vincie della Toscana, dell'Umbria e delle Marche, residente in 
Firenze, fu deliberato : 1." Che il congresso si tenga nell' autunno 
del 1889 ; 2.* Che si nomini una Commissione con incarico, di 
fare le proposte opportune cosi rispetto al programma del Con- 



i 



APPUNTI E NOTIZIE. 457 



grosso^ come rispetto a una pubblic6tzione da farsi da quella 
Deputazione per omaggio al Congresso medesimo ; 3/ Che la 
Commissione si componga dei soci Villari, Del Lungo e Ridolfì ; 
e che il Segretario della Deputazione funzioni da Segretario della 
Commissione stessa ; 4.° Che le proposte che farà la Commissione 
siano dalla Presidenza della Deputazione comunicate per iscritto 
ai soci per averne il parere ; poi definitivamente discusse e ap- 
provate dal Consiglio direttivo. 






Concorsi a premii. — Tra i IG lavori presentati alTAccademìa 
dei Lincei per concorrere ai premi del Ministero per le Scienze 
storiche, 1887-88. notiamo, come d'argomento lombardo: Bu- 
STELLI Giuseppe, Sulla decollazione di Francesco Bussone conte 
di Carmagnola [stampato]; Colombo Elia, Gii Angioini, re 
Renato e duca Giovanni in Italia [manoscritto ; documenti del^ 
r Archivio di Milano^ ; Gian Andrea Antonio , Della Signoria 
di Francesco Sforza nella Marca, secondo le memorie e i do- 
cumenti dell'Archivio settempedano [stampato] ; Mantovani Gae- 
tano, H territorio sermidese e limitrofi [stampato] ; Paravicini 
Tito Vespasiano, L'Abazia di Chiaraoalle Milanese [ms.] ; Ano- 
nimo, Ricerche sulla storia civile del Comune di Cremona fino 
al 1334 [ms.]. 

(Atti della R. Accad. dei Lincei, fase. X, 20 maggio 1888, 
pag. 601). 






Necrologio. — È morto Carlo Kunz , fondatore e direttore 
onorario del Museo Civico di antichità di Trieste, agli 11 di feb- 
braio 1888 in Venezia. Fu numismatico di alto valore , e allo 
studio principalmente delle monete medievali dedicò molte sue 
dotte pubblicazioni. Citiamo per la storia lombarda : Jacopo Man- 
delti III, conte di Maccagno e le sue monete, nella Rivista della 



458 APPUNTI E NOTIZIE. 



Numismatica antica e moderna, di Asti, voi. I, 1864; Della 
Zecca di Cremxiy nella sua Miscellanea di Numismatica, Vene- 
zia, 1867 ; Il Museo Bottacin annesso alla civica Biblioteca e 
Musso di Padova ; parte III : Mantova e le zecche minori dei 
Gonzaga, in Periodico di Numismatica e sfragistica, di Firenze, 
fase. VI , anno I (1869) ; Delle monete ossidionali di Brescia , 
ne\Y Archcografo Triestino, N. Serie, voi. IV, 1876. — Il Kunz 
fu anche studioso di paletnologia e collaboratore del Ballettino 
di Parma. Una sua biografìa, accompagnata del ritratto, ò da 
consultarsi nella Rivista Italiana di Numismatica, di Milano, 
fase. I, 1888. 

Nella sua villa di Ombrìano , presso Crema , moriva ai 23 
aprile p. p. il conte Francesco Benvenuti Sforza. Attese egli 
con amore allo studio delle belle lettere e soprattutto della storia. 
Scrisse con spirito liberale la Storia di Crema [Milano, Bernar- 
doni, 1859-60]. 

Negli ultimi giorni , mentre lo affliggeva il malore che lenta- 
mente lo trasse alla tomba, egli dettava il suo Dizionario bio- 
grafico cremasco , del quale sono ora uscite le tre prime di- 
spense [Crema, Tip. Cazzamalli]. 

Merita una speciale ricordanza in questo Archivio, la imma- 
tura perdita di Leo Benvenuti , di Venezia, morto in Milano, ai 
3 marzo 1888. Diamo i titoli delle sue principali pubblicazioni: 

Catalogo dell'Archivio della Magni/Ica Comunità dEsie, 1880; 
n Museo Euganeo-Romano di Este, 1880; Bibliografia Ate- 
siina, 1881 ; Un autografo di Ugo Foscolo, 1881 ; Indicazione 
del Museo d'Este, 1882 ; Lord Byron a Este, 1884 ; Note biblio- 
grafiche, 1885; La Situla Benvenuti, 1886. 



FRANCESCO GALANTINO. 



Un nuovo lutto ebbe a provare la Società Storica Lombarda 
colla morte avvenuta al V maggio u. s., del conte Fran- 
cesco Galantino. 

Era nato in Soncino il 27 luglio 1824 dai coniugi Giovanni 
Vincenzo e contessa Antonia Camozzi , e la sua vita fu con as- 
sidua cura dedicata a servire ed illustrare la terra natale. Chia- 
mato nel 1863 a prender parte ai lavori del Consiglio del Co- 
mune e del Consiglio della Provincia , nominato a quella stessa 
epoca Sindaco di Soncino , egli declinava , per la sua natura 
modesta , quest' ultima carica , per dedicarsi interamente allo 
studio delle vicende del Comune. 

L* opera sua maggiore fu appunto la Storia di Soneino, pub- 
blicata in tre volumi negli anni 1869-70(1). Coli' aiuto di molti 
documenti relativi a Soncino, rinvenuti in pubblici e privati archivi, 
il conte Galantino potò condurre a termine un lavoro, tentato qualche 
tempo prima da Paolo Ceruti, il quale però, scarso di mezzi per 
completare la raccolta delle notizie storiche riguardanti Soncino, 
aveva dovuto limitarsi a scrivere le biografie de' più illustri Son- 
cinesi , che furono pubblicate solo dopo la sua morte. Come il 
Galantino stesso dichiara nella prefazione dell' opera , la sua 



(1) Milano» coi Tipi di Giuseppe Bernardoni. 



460 NECROLOGIO. 



Storia di Soncino , anziché essere divisa per materie , si svolge 
coli' ordine cronologico , secondo il metodo adottato dal Giulini 
nelle sue Memorie della eiità e campagna di Milano, seguendo 
altresì le orme del Giulini nel T introdurre nel testo citazioni e 
commenti di atti , non strettamente storici , ma piuttosto econo- 
mici , come le pergamene di antiche enfiteusi , di istituzioni pie, 
con particolar riguardo per quelle anteriori al XV secolo, per- 
chè di maggiore interesse. Il volume primo, partendo dalle origini 
di Soncino e sue vicende avanti il mille , abbraccia i periodi 
storici del Comune dell' Impero, e della signoria Viscontea, termi- 
nando col periodo Sforzesco; il secondo volume si diffonde sul 
periodo della dominazione spagnuola , eh' ebbe una particolare 
importanza per Soncino col succedersi dei marchesi Massimiliano I 
ed Ermete I Stampa (1535-1557), Massimiliano II Stampa (1557- 
1596) , Ermete II (1596-1621) , e Massimiliano III quinto mar- 
chese (1621-1658); e con questo volume si arriva alle ultime 
vicende di Soncino (1800-1866). Il terzo volume è costituito inte- 
ramente da documenti in parte inediti , dei quali il più antico 
risale al settembre del 920, ed è il diploma col quale Beren- 
gario I conferma ai Benedettini di S. Pietro e dell' Eremo di 
S. Zenone presso Soncino, le donazioni fatte ai loro predecessori 
da Matelda, vedova di Adaloardo, re de' Longobardi (1). 

Ciò che dà speciale valore a questo volume, si è che la mag- 
gior parte dei documenti inediti si riferisce ai secoli XII , XIII 
e XIV , e molti riguardano quelle questioni di confine e di acque 
che Soncino ebbe lungamente colle vicine terre di Orzinovi , Cre- 
mona, Brescia. Più tardi il conte Galantino pubblicava, a guisa 
di appendice a questa sua storia, / Conti del Forese e i Gouffier de 
Boysi (2), cui tenne dietro, a breve intervallo, un supplemento (3), 
nel quale presero posto molti altri documenti riguardanti la Si- 



(1) Il documento illustrato tre anni prima dal prof. VVaitz nel Giornale 
Storico di Gottinga^ non era stato ancora pubblicato in Italia. 

(2) Milano, Tip. Bernardoni , 1880. 

(3) Milano, Tip. Bernardoni , 1881. 



NECROLOGIO. 461 



gnoria feudale dei Gouffier in Lombardia, in parte comunicati al 
conte Galantine dal commendatore C. Cantù , il quale li aveva 
trascritti dai Registri conservati nell'Archivio di Stato, in parte 
dovuti alle ricerche fatte in Parigi dal visconte de Poli che pel 
suo parentado coi Gouffier potò esaminare accuratamente i pre- 
ziosi manoscritti del Cabinet des titres , nella Bibliotkèque Na- 
ilonale. 

Air opera delle Famiglie notabili Milanesi il compianto nostro 
collega pure collaborò, illustrando la famiglia Medici di Mari- 
gnano, colla quale il suo matrimonio lo aveva imparentato. 

Il dono che V ultimo marchese Stampa fece al Ck)murf© della 
Rocca Sforzesca , da Galeazzo Maria Sforza eretta a difesa di 
Soncino nel 1472, forni occasione al conte Galantine (1) di trac- 
ciare brevemente nel nostro Archivio Storico le vicende della 
Rocca , richiamando cosi V attenzione sopra questo interessante 
esemplare dell' architettura militare del XV secolo, che da molto 
tempo era lasciato nel più squallido abbandono ; al tempo stesso 
il conte Galantine , come membro della Commissione Conserva- 
trice dei Monumenti per la Provincia di Cremona , sollecitava 
dal Governo i provvedimenti necessari ad arrestare la rovina del- 
l' edificio. Fu appunto nel 1883 che, incaricato dal R. Ministero 
della Pubblica Istruzione di predisporre i rilievi e il progetto di 
restauro della Rocca Sforzesca di Soncino, ebbi la fortuna di en- 
trare in rapporti personali col compianto conte Galantine, il quale, 
non pago di avere sollecitato V intervento del Governo e di aver 
promosso lo studio del restauro, segui con interesse ed affetto i 
miei studi e le mie ricerche confortandomi del suo prezioso con- 
siglio ed aiutandomi nelle lunghe pratiche che precedettero l'inizio 
dei lavori di restauro. Allo stesso modo egli s' interessò viva- 
mente per le sorti di un altro edificio insigno di quel Comune , 
la chiesa di S. Maria delle Grazie , interessante costruzione del 
Rinascimento, sgraziatamente lasciata in cattive condizioni, e final- 

(1) L'iscrizione messa sull'ingresso Iella Rocca a memoria del marchese 
Stampa Soncino, fa dettata dal Galani ino. 



462 NECROLOGIO. 

mente in questi ultimi tempi sollecitava il restauro della vecchia 
el Comune. 

1883 pubblicava un cenno storico sull' Ospitale de' Nobili 
io Soncino (1). Fu a quest' epoca che il benemerito ed 
} nostro Collega , attivo Consigliere di Presidenza della 
Società fin dal 1879 , ebbe a provare per la morte del- 
> figlio un fiero colpo che lo indusse a vita ritirata, con- 
io solo r ufficio di Consigliere Comunale di Soncino , che 
i3 tenne continuamente sino allo scorso anno, e prendendo 
i lavori della Congregazione di Carità e di varie commis- 
municipali. 

insiglto Comunale di Soncino, radunatosi pochi giorni dopo 
te del compianto nostro Collega , accoglieva unanime la 
:a della Giunta di porre nel Palazzo del Comune una 
, a ricordare le molte benemerenze di cittadino ed i me- 
storico del conte Francesco Galanlino. 

L. B. 



ATTI DELLA SOCIETÀ 



Adunanza Generale del 13 maggio 1888, 



Presidenza del cav. P. Calvi, vicepresidente. 

Letto ed approvato il verbale dell* Adunanza del 26 febbraio , 
il Presidente riferisce intorno all'Assemblea tenuta in Milano il 
10 aprile dalla R. Deputazione di Storia Patria per le antiche 
Provincie e la Lombardia , e su quanto fece la rappresentanza 
della Società Lombarda per festeggiare gli onorevoli colleghi ; 
comunica , infine, una lettera di quel presidente Barone Garutti , 
colla quale , a nome della R. Deputazione , ringrazia vivamente 
per le cortesi accoglienze ricevute. 

La parola ò quindi data al prof. Adolfo Cinquini , cui legge 
una Memoria intorno alla Cronaca Vieecomitum Angleriae, cono- 
sciuta col titolo di Cronaca Danielis, la quale si riferisce in parte 
alle gesta di Federico Imperatore, ed ha un interesse speciale 
per le notizie topografiche di Milano del secolo XIII , il Confe- 
renziere dice dei manoscritti conservati nelle Biblioteche di Pa- 
rigi , di Torino , di Milano , e ritiene che quello della Nazionale 
di Parigi sia del XIV secolo , proveniente dalla Biblioteca Vi- 
scontea, e se non l'originale, la copia più antica; a questa per 
importanza di tempo fa seguire il Codice dell'Ambrosiana, donato 
dal conte Giulio Porro Lambertenghi , poi quello della Trivul- 



464 ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA. 



ziana e della Braidense, dimostra che questa cronaca non ò una, 
ma il complesso dì quattro distinte cronache, cosi reputa erroneo 
r attribuire queir opera ad un certo Daniele, mentre deduce dallo 
scritto, che ne sia autore un chierico anonimo, forse di S. Am- 
brogio ; dimostra V importanza della Cronaca ancora inedita, che 
presto curerà di pubblicare , sebbene ne abbiano usufruito il 
Fiamma, il Bosso, il Merula. 

Finita r interessante lettura , il Presidente invita i signori Re- 
visori del Consuntivo 1887 a riferire su quel Bilancio. 

Il comm, Labus procede alla lettura della Relazione , colla 
quale constata V ordine e V oculatezza , che presiedono alla ge- 
stione economica , dichiara inappuntabili e precise le esposizioni 
fatte nel Bilancio, ed invita i Colleghi ad approvarlo. 

Il Presidente apre la discussione , nessun .Socio prende la pa- 
rola , e messa ai voti la proposta dei Revisori , il Consuntivo è 
approvato all' unanimità. 

Per ultimo vengono eletti a nuovi Soci il deputato Giulio Ada- 
moli, di Varese; cav. Carlo Raffaele Barbiera, avv. Cesare Bozzi, 
rag. Paolo Cardani , Cristoforo Crespi , ing. Giovanni De Simoni , 
Luisa Ghiotti Casnedi, dott. Giuseppe Luini, di Milano; marchese 
Giuseppe Cavriani , avv. Carlo Finzi, principe Ferrante Gonzaga 
e prof. Enrico Paglia di Mantova. 

Esaurito cosi V Ordine del giorno, T Adunanza viene sciolta. 

Il Segretario : 
E. Selettl 



ELENCO 

dei Libri e Pahblicasioni giunte in dono alla Biblioteca sociale 

dopo il 15 Dicembre 1887. 



Adams Hhrbeut B. Ph. D. of the Hopkins University. The study of history 
in American colleges and Universities. — Washington, Gouvernement 
Printing Office, 1887 (d. delPA.V 

— — Bureau of education, N. 1, 1887. — Washington, Gouvernement Prin- 
ting Office, 1887 (d. dell' A.). 

Agnelli Giovanni. I tre dì della Merla. Illustrazione di costumi lodigiani, 

— Lodi , Quirico e Camagni , 1888 (d. deir A.). 

Amdiveri Luigi. Della Piacentinità di Cristoforo Colombo. — Piacenza 
Solari, 1888 (d. Prina). 

Antona Traversi Camillo. Lettere inedite di Giacomo Leopardi e di altri 
a* suoi parenti e a lui ; per cura di Emilio Costa , Clemente Benedet- 
tucci e C. Antona Traversi. — Città di Castello, S. Lapi , 1888 (dono 
deir A.). 

Arciiiv. fùr òsterreichische Geschichte herausgegeben von der zur Pflege 
vaterlundischer Geschichte aufgestelle commission der Kaiserlichen 
Akademie der Wissenschaften. — Voi. LXV-LXX. — Vien, Holz- 
hausen, 1883-1887 (d. Ascoli). 

Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la provincia di Torino 

— i primi quattro volumi ed il 1** fascicolo del quinto. — Roma, To- 
rino, Firenze, Bocca, 1887 (cambio della S.). 

Babr D.** August. Die Beziehungen Venedigs zum Kaiserreiche in der 
staufiscen zeit. — Innsbruck, Wagner, 1888. 

Areh. Star Lomb. — Anno XV 30 



466 ELENCO DEI LIBRI E PUBBLICAZIONI 



Balzani Ugo. Un* ambasciata inglese a Roma. Enrico VII ad Innocenzo VII! 
(anno 1487). — Roma» Società Rom. di St. Patria, 1879 (d. Prina). 

Bartolini Domenico. L'antico Cassino e il primitivo Monastero di S. Be- 
nedetto restituito alla luce dai suoi ruderi. Memoria. — Tip. di Mon- 
tecassino, mdccclxxx (d. Prina). 

Bblgioioso conte Emilio. Guida del Famedio nel Cimitero Monumentale di 
Milano, 2* edizione illustrata. — Milano, Galli, 1888 (d. dell' A.). 

Bbltrami arch. Luca. Per la storia della costruzione del Duomo di Milano. 
Disegni inediti del 1390. Estr. race, milanese. — Milano, Varisco, 1888 
(d. deirA.). 

Bbltrami Luca. Il reale Castello del Valentino innalzato dalla Duchessa 
Maria Cristina di Savoia, secondo un disegno inedito presentato dalla 
Società St. Lomb. alla R. Dep. di St. Patria, radunata per la prima 
volta in Milano il 10 aprile 1888. — Milano, Colombo e Cordani (dono 
dell' A.). 

— — Aristotele da Bologna al servizio del Duca di Milano, mcccclviii- 
MCCccLXiv. Documenti inediti. — Milano, Colombo e Cordani, mdccclxxxiv 
(d. delfA.). 

Bbnbdbttucci Clembntb. — V. Antona Traceni. 

Benvenuti Leo. Lord Byron a Este. — Bologna, Zanichelli, 1884 (d. dell' A.). 

Bbrchbt Guglielmo. Le antiche ambasciate Giapponesi in Italia. Saggio 
storico con documenti. — Venezia, Visentini, 1877 (d. Prina). 

Bernasconi sac. Baldassare. Settanta documenti relativi alla collegiata di 
San Fedele in Como. — Como, Cavalieri e Bazzi, 1887 (d. dell' A,). 

Bullbttino dell' Istituto Storico italiano, N. 4. — Roma, 1888. 

Bureau of etimology fourth annua! report to the secretary of the Smitho- 
nian Institution 1882-88, contents: Powel J. W. , Director: Report - 
Pilling James C: Bibliography of the Eskimo Language - Holmes W. H. 
The use of gold and other metals - Heushaw H. W. : Perforated Sto- 
nes from California - Thomas Cyrus : Work in Mound Exploratìon. Bi- 
bliography of the Siouan Language. — Washington (d. dell'Istituto 
Smithoniano). 

BuscAiNO Campo Alberto. Quistioni di fonologia discorse col prof. Policarpo 
Petrocchi; 2* edizione. — Trapani, Modica Romano, 1888 (d. dell' A.). 



GIUNTE IN DONO ALLA BIBLIOTECA SOCIALE. 467 



Cappi Michele. Pittori in Venezia nel secolo XIV. Estr. daXVAreh. Veneto, 
XXV.1-1888. — Venezia, Visentini, 1888 (d. dell'A.). 

Calvi Felice. Disinganno. Commedia in un atto. — Milano, Vallardi, 1887 
(d. dell'A.). 

— — Il poeta Giambattista Martelli e le battaglie fra classici e romantici. — 

Milano. Bortolotti, 1888 (d. dell'A.). 

— — Bianca Maria Sforza Visconti regina dei romani , imperatrice ger- 

manica e gli Ambasciatori di Lodovico il Moro alla corte Cesarea. — 
Secondo nuovi documenti. — Milano, Vallardi, 1888 (d. dell' A). 

Cantò Cesare. — Chiesa e Stato. Rapsodie. Estratto dalla Rioiita Unioerf 
Male. — Genova-Firenze, 1867 (d. dell' A.). 

-» — Dell' assassinio officiale. Nota letta al R. Istituto Lombardo nell' adu* 
nanza del 1"" febbraio 1883 (d. dell' A). 

— — I progressi della storia. Nota letta al R. Istituto Lombardo nell'adu- 

nanza del 15 marzo 1883 (d dell' A.). 

— > — Il Reale Istituto. - G. B. Venturi: Appunti letti al R. Istituto Lom- 
bardo neir adunanza del 26 marzo 1885 (d. dell' A.). 

— > — Ezelino da Romano. Storia di un Ghibellino. — Milano, Carrara, 1879 
(d. deU' A.). 

— » San Benedetto (articolo nella Roma Antologia) , cronaca art. se. lett. 

ed ind. » Roma, 29 agosto 1880 (d. dell* A). 

— — L* incivilimento dell' Africa - Conferenza. — Torino, Unione Tip. Edi- 

trice, 1887 (d. dell' A.). 

-* — Storia universale. — Decima edizione, interamente riveduta dall'autore 
e portata sino agli ultimi eventi, volumi I-VI e volumi della cronologia 
ed archeologia. — Unione Ed., Torino, 1884-1888 (d. dell'A.). 

Carrara prof. Francesco. Onoranze funebri rese al prof. Francesco Carrara, 
Senatore del Regno. — Lucca, xix gennaio mdccclxxxvii. — Lucca, 
Tip. Giusti, 1888 (d. del Comune di Lucca). 

Carutti barone Domenico. Il conte Umberto I e il re Ardoino, ricerche e 
documenti, nuovamente riveduti dall'autore. — Roma, Lincei, 1888 
(d. dell'A.) 

Gavazza G. Francesco Della statua di Gregorio XIII sopra la porta del 
palazzo pubblico in Bologna. Memoria. — Bologna, Società Tipografica 
Azzoguidi , 1888 (d. dell' A.). 



4t>9 ELENCO DEI LIDRI E rUBDLlCAZIONI 

Chiappelu avv. Luioi. Lo studio Bolognese nelle sue origini e nei suoi rap- 
porti colla Scienza pre-irneriana. Ricerche. — Pistoia, Bracali, 1^83 
(d. deU'A.\ 

Città di Torino. Biblioteca civica. Bollettino annuale, anno IV, 1887. — 
Torino, Eredi Botta, 1886 (d. del Municipio di Torino). 

ConaREOAZioNB di Carità di Milano. La benefìcenza ed i benefattori della 
Congregazione di Carità di Milano. — Milano, Civelli, 188S (dono della 
[i^tregazione. 

Emiuo. — V. Antona Traverti. 

TRO Giovanni. Milano nel Settecento, giusta le poesie e le caricature 
iltre t«stiraoDÌanze dei tempi. — Milano , Dumolard , 1887 (d. degli 

iRHO mons. Giuseppe. Una suora principessa, racconto storico-biogra- 
I nel secolo XVll — Milano, Tip. degli Artigianelli, 1886 (dono 
TA.). 

UDICB GiUBEPPE. Il Giudìzio e la condanna di Corradino. Osservazioni 
ìicbe e storiche, con note e documenti. — Napoli, Tip. della R. Uni- 
Bità, 1876 (d. Prina). 

cotiA dott. Carlo. Nuove osservazioni confermano che Crtstororo 
ombo studiò in Pavia, con appendice sul ricevimento di porzione 
e ceneri di Colombo donata alla Università Ticinese. ^ Pavia, Succ, 
zoni, 1880 (d. Pripa). 

IONE Generale italiana di Torino 1S84. Catalc^o degli oggetti esposti 
padiglione del Riiorgimenio italiano. Parte li - Ometti, con pre- 
one di E. Guastalla. — Milana, Dumolard, 188S (d. degli Editori). 

a Ermanno. — V. Afanno. 

rerum Austriacarum. Oesterreichische Geschischts-Quellen. Henms- 
eben von der hìstorìschen Commission der Kaìserlicben Afcademie 

Wisacnschaflen in "Wlen. — 7.weite Abtheilung. Diplomataria et 
1 XLIII & XLIV Band. — Die Geschichts bucher der wiedertaufer 
3esterreich. Ungam von 1526 bis 1795. — Uricfe und acten zur 
terreichisch Deutschen Geachichte im Zeitalter Kaiser Friderich 111 
Wien, Holzhausen, 1883-1885 (d. Ascoli). 

.. Documenti per servire alla Storia della Tipografia Veneziana. 
\ dall'ArcA, Veneto, XXlll. — Venezia, Visentin!, 188S (d. Prina). 



GIUNTE IN DONO ALLA BIBLIOTECA SOCIALE. 469 



FuLiN R. Marino Sanuto e la Spedizione di Carlo Vili in Italia. Estratto 
Cronaca Liceo M. Polo. — Venezia, Antonelli, 1880 (d. Prina). 

— — Pubblicazioni Storiche relative alla regione Veneta avvenute nel- 
l'anno 1879. — Venezia, Visentini, 1880 (d. Prina). 

Gabotto Ferdinando. Giason del Maino e gli scandali Universitari nel 
quattrocento. Studio. — Torino, La letteratura, 1888 (d. dell' A.). 

Galileo Galit-el Ristampa del Decreto di condanna di Galileo stata pro- 
nunciata dalla Suprema Congregazione del S. Uffìcio. Secondo il testo 
delle opere di Galileo Galilei, pubblicate in Padova nel secolo scorso 
nella stamperia del Seminario con revisione , approvazione e licenza 
de' superiori. — Roma, 1888. 

Ghirlanda Silva. In memoria del Dott. Cavalier Romolo Griffini. Cenni 
e discorsi. — Milano, Bemardoni, 1888 (d. del conte Ghirlanda Silva). 

GiANANDREA ANTONIO. Il palazzo del Comune di Jesi ; monografìa con disegni 
di Guido Landi. — Jesi, Rocchetti, 1887 (d. dell' A.). 

Giovio V — Vedi Società Storica Comense. 

Guastalla E. — V. Esposizione Gen. It. di Torino. 

Hbnshaw Henry W. Perforated Stones from California. Smithonian Insti- 
tulion Uureau of Ethnologys. — Washinghton, G. Print Office, 1887. 

Holmes William H. The use of Gold and other metals among the Ancient 
Inhabitants of Chìriqui, Isthmus of Darien. — Smithonian Institution 
Bureau of Ethnology. Washington, G. Printoffice, 1887. 

Kiriaki A. S. (de). Ricordi e memorie. Marzo 1848. Estratto àtùì' Ateneo 
Veneto, 1888, N. 1-2-3. — Venezia, Fontana, 1888 (d. dell'A). 

LócHis Carlo. Un patrizio bergamasco conte palatino e colonnello al ser- 
vizio di S. M. il Re Cristianissimo. — Bergamo, Pagnoncelli, 1888 
(d. dell' A.). 

— — Lettere inedite di Lodovico A. Muratori e del conte Francesco Brcm- 
bati, annotate. — Bergamo, Pagnoncelli, 1884 (d. Prina). 

Manno Antonio, Ferrerò Ermanno e Pietro Vayra. — Relazioni diplomatiche 
della Monarchia di Savoia dalla prima alla seconda restaurazione (1559- 
1814). Francia - Periodo III, voi. II (1715-1717) IV voi. della Biblio- 
teca St. pubblicata per cura della R. Dep. di Storia patria. — Torino, 
Bocca, MDCCCLXXXvin (d. della R. Dep. di St. patria). 



470 ELENCO DEI LIBRI E PUBBLICAZIONI 



Marchini I. Bozzetti storici , crìtici e biografici di letteratura greca e la- 
tina. Voi. I e II, 3* edizione rived. ed accr. — Torino, Canonica Bi- 
nelli, 1887 (d. dell* A.). 

Marchini Isidoro. Bozzetti storici , critici e biografici di letteratura greca, 
latina e italiana. Parte 2*, letteratura latina. — Torino, Tip. Collegio 
Artigianelli , 1882 (d. delP A.). 

MiNBRviNi Giulio. Scoperte Napoletane (ricavate da un manoscritto di Luigi 
Vanvitelli) e Scavi di Suessula. Estr. Areh. St.per le Proc, Nap. IV-3. 

— Napoli, Giannini (d. Prina). 

Ministero della Pubblica Istruzione. Indici e Cataloghi. IV i Codici palatini 
della R. Bibli. Naz. Centrale di Firenze, voi. I, fase. 7 — Roma, 1888. 

Indici e Cataloglii 1 Codici Ashburbhasniani della R. Bibl. Mediceo 

I.aurenziana di Firenze, voi. I, fase. 1. — Roma, 1887. 

(MoNGBRi G.) A ricordo del prof. cav. Giuseppe Mongeri morto il 17 Gen- 
naio 188?. (Discorsi, cenni necrologici ed elenco delle opere). — Milano, 
Lombardi 1888 (d. del Rev. cav. Michele Mongeri). 

Motta Emiuo. Documenti numismatici. — Estratti dal N. 12, anno VI, della 
Gai%etia Numismatica, — Como, Franchi , 1887 (d. dell' A.). 

— — Un medico distinto di Porlezza nel secolo XV. — Estratto dal pe» 

rìodico della Società Storica Comenge, voi. VI (d. dell' A.). 

— — Oculisti , dentisti e medici Ebrei nella 2* metà del secolo XV alla 

Coorte milanese. — Estratto dagli Annali Unire rsali, voi. 283, 1887. — 
Milano, Rechiedei, 1887 (d. dell' A.). 

— — Saggio di una bibliografia agricolo-forestale del Cantone Ticino. — 

Estratto àa\V Agricoltore Ticinese, 23-24 — Lugano, Veladini, 1887 

(d. dell' A.). 

.• 
Muntz Eugènb. Les coUectìons des Médicis aux XV siècle - Le musée, la 

Bibliotéque - le Mobilier. (Appendice aux précurseurs de la Renaissance) 

— Paris, libr. dell'Art. 1888 (d. del cons. Luca Beltrami). 

Parri Ettorb. Vittorio Amedeo II ed Eugenio di Savoia nelle guerre della 
successione spagnuola. Studio storico con documenti inediti. — Hoepli. 
Milano, 1888 (d. dell' A.). 

Pillino Jambs Constantinb. Bibliography of the Siouan Languages. — 
Smithonian Institution Bureau of Ethnology. — Wasbinghton, G. Prin- 
ting Office, 1887. 



GIUNTE IN DONO ALLA BIBLIOTECA SOCIALE. 471 » 

\ 



Pillino Jambs Constantine. Bibliography of the Eskimo Language. — 
Smithonian Institution Bureau of Ethnology. — Washinghton, G. Prin- 
ting Office, 1887. 

Pippi AvBRARDO. Mauri Achille. — Firenze, Cellini, 1885. Estr. Raz$egna 
Nax, VII (d. Prina). 

Prina Benedetto. Il Giocedì, numero unico pubblicato per V inaugurazione 
d* una lapide ad Achille Mauri e compilato da B. Prina a benefìcio del 
fondo Vecchiaia dòi Tipografi Milanesi. — Milano, Agnelli, 1885 (dono 
Prina). 

PusTBRLA Gedeone. I nobili di Capodistria e dell* Istria, con cenni storico 
biografici. Terza edizione — Capodistria, Priora, 1888 (d. dell' A.). 

Raccolta Milanese di Storia, Geografia ed Arte della Città e suo territorio 
storico, diretta dal prof. E. Pagani. — Milano, Ducati e Varisco, 1887 
e 1888 (d. del prof. Pagani). 

Rivista italiana di Numismatica , diretta dal dott. Solone Ambrosoli , Con- 
servatore del R. Gabinetto numismatico di Brera e da un consiglio di 
redazione. — Milano, Cogliati, 1888 (Cambio della S). 

Rossi Girolamo. Storia della Città di Ventimiglia. Edizione riveduta ed am- 
pliata. — Oneglia, Ghilini, 1888 (d. dell'A.). 

Rusconi. Il Mosaico antico della Cattedrale di Novara. Rilievi. — Novara, 
Tip. Commerciale, 1882 (d. Prina). 

Salvbraolio Filippo. Bibliografia della pellagra. — Milano, Civelli , 1887 
(d. deir A.). 

Sa VIOTTI dott. Alfredo. Pandolfo Collenuccio umanista pesarese del se- 
colo XV. Studi e ricerche. — Pisa, Nistri, 1888 (d. dell'A.). 

SouLMÈRO Pietro. Sommario de* affari d'Italia, divìsa in suoi domini, con 
r entrate, spese, forze, aderenze con altri prencipi. Edizione di 100 esem- 
plari. — Verona, Franchini , 1888 (d. dell' A.). 

Società Napoletana di Storia Patria. Cronicon siculum incerti authoris ab 
anno 340 ad annum 1396. — Napoli , presso la Società, Piazza Dante, 93. 
Mdccclxxxvii (d. della S. Nap. di St. Patria). 

Società Storica Comense. Opere scelte di Benedetto Giovio, edite per cura 
della Società Storica Comense. — Como, Ostinelli, 1887 (d. della So- 
cietà Comense). 






472 ELENCO DEI LIBRI E J'UBBLICAZIONI GIUNTE IN DONO, ECC. 



SoMMERFELOT GusTAV D/ Phil. Die Romfahrt Kaiser HeinrichsVIl (1310-1313) 
Teil. I mit Exkurs. Die beiden Speierez Reichs-sage der lahro 1309 
und 1310. — Kònigsberg i. Pr. Orafe & Unzer, 1888 (d dell' A.). 

Statuti di Pistoia. — Vedi Zdekauer, 

ToDAKo DELLA Galla ANTONIO. La raccolta degli Statuti municipali italiani 
e il suo denigratore Vito La Mantia. — Palermo, Tip. Vena, 1888 
(d. deir A.\ 

— — Analisi critica su le ristampo iniziate in Palermo col titolo Raccolta 

di' Statuti Municipali Italiani, pubbl. da Todaro e Pedone Laurei , ecc. 
Documenti per la Storia della pubbl. istruzione in Italia sulla fine del 
secolo XIX. — Roma, Loescher, 1888 (d. dell' A). 

Tononi arcip. G. Documenti inediti intomo alla scoperta di Velleia e gli 
illustratori delle sue antichità . Memoria. — Modena , Vincenzi e Ni- 
poti, 1881 (d. Prina). 

— — I templari nel Piacentino. — Estr. dalla Strenna Piacentina, 1885 

(d. Prina). 

Thomas Cyrus. Work in Mound Exploration of the Bureau of Ethnology 
Smithoniens Institution Bureau of Ethnology. — Washinghton, G. Prin- 
ting Office, 1887. 

Treves Vittorio. Architettura Coraacina. — Torino, Camilla e Bertolero, 1888 
(d. deirA.). 

Vayra Pietro. — V. Manno. 

Zdekauer Ludovicus. Statutum potestatis Comunis Pistorii, anni mcc- 
Lxxxxvi, nunc primum edidit Ludovicus Zdekauer. Pra3cedit de Sfea- 
tutis pistoriensibus stoculi XIII dissertatio. — Mediolani, apud Ulricum 
Hoepli, editorem bibliopokm rcgii palatii, mdccclxxxviii (dono del- 
l' Editore). 

Il Bibliotecario 
Dott. Giulio Carotti. 



TipograGa BorloioKi di Giuseppe Prato. Giovanni BrigoUp responsabile. 



LA REGGIA MANTOVANA 



SOTTO LA PRIMA DOMINAZIONE AUSTRIACA. 



La vastissima e stupenda residenza dei Prìncipi di Mantova , 
della quale abbiamo discorso altra volta in questo ArcMoio (1) , 
porge sempre ampia e interessante materia agli studi e alle me- 
ditazioni degli amatori della storia e dell* arte. Di varie sue mem- 
brature, come del Castello, dell' appartamento della Grotta della 
marchesana Isabella d* Este , dell* appartamento della Mostra, si 
potrebbero scrivere parziali monografie, tanto 1* argomento ò im- 
portante, e copiosi sono i materiali per lo studio. Lo stesso Mi* 
nistero della Pubblica Istruzione, che ora ò entrato in possesso 
di un si grande monumento, e ne ha assunto tutta la responsa- 
bilità, ha ordinato una diligente ricerca dei vari documenti, che 
ne illustrano la edificazione ; e già fin d' ora gliene furono in- 
viati più di 500, distinti e classificati topograficamente e crono- 
logicamente, in modo che ne emerga tutta la storia della Reggia 
nelle varie sue fasi. 

Ora intendiamo tenere parola di quella parte di Reggia, nella 
quale durante la prima dominazione austriaca , 1708-1797 , eb- 
bero luogo molte e gravi innovazioni ; e ci siamo indotti a questo 
studio e per i nuovi documenti , che qui possiamo pubblicare , e 
perchè tali innovazioni sono le ultime radicali, che si sieno ese- 

(1) Fascicolo del 30 Giugno 1879. 
Arch. Stor. Lomb, — Anno XV. 31 



474 LA REGGIA MANTOVANA 



guite, e che determinarono quindi lo stato della Reggia, quale 
ora si vede. 

Questa frazione di Reggia comprende V appartamento del Ple^ 
nipotenziario, oggi sede degli uffici di Prefettura, il palazzo Bo- 
naecolsi, ove trovasi V appartamento Guastalla e V Armeria, oggi 
abitazione del Prefetto della Provincia, V appartamento dell'^rci- 
duchessa , più tardi detto deW Imperatrice , il Refettorio e il 
Giardino pensile, V appartamento Verde detto anche degli Arazzi 
e deir Imperatore , e V appartamento per antonomasia chiamato 
ducale . 

Riattare e restaurare tutta la Reggia nella sua integrità era 
cosa troppo colossale; mancavano i mezzi e gli artisti e gli alti 
intendimenti ; chi avrebbe osato accingersi a rimettere a nuovo 
il Castello, Y appartamento di Troja, quelli del Paradiso, della 
Mostra, degli Stivali, la Cavallerizza, ì giardini, i cortili, le fon- 
tane, i teatri ? Ed, escluso il sentimento della storia e dell* arte, 
per r abitazione dei Principi , che da Vienna e da Milano veni- 
vano talvolta ad abitare a Mantova , quegli appartamenti , che 
avevano tanto patito nelle passate guerre , non erano punto ne- 
cessari ; si preferirono quindi quelli meno ammalorati, quelli posti 
in luogo più salubre , verso la piazza di S. Pietro , vicino alla 
Cattedrale, alla parte più popolata della città. In questo parziale 
rinnovamento avvennero certo delle manomissioni altamente de- 
plorabili ; si distrusse la cappella di Santa Croce, che ricordava 
tanta parte della storia mantovana ; si falcidiò V appartamento 
della Grotta , che fu per tanto tempo il vero tempio dell' arte ; 
altre trasformazioni erano state progettate , che per fortuna non 
furono eseguite; ma in complesso l'opera di ristauro non si può 
dire biasimevole. 

Nel 1708 , spento il ramo principale della famiglia Gonzaga , 
o avocato il dominio mantovano all' Impero , o più propriamente 
a Casa d'Austria , la Reggia dove insieme ai Principi abitavano 
più di 300 persone, a poco a poco rimase deserta, abitate solo 
poche stanze dal Principe Filippo Landgravio d'Assia Darmstadt 
luogotenente dell' Imperatore, e dal modesto suo seguito. Le guerre 



SOTTO LA PRIMA DOMINAZIONE AUSTRIACA. 475 



che si successero e combattute in parte sul Mantovano, le sorti 

* 

ancora incerte del Ducato non permisero , che si avesse cura 
della Reggia , la quale per ciò andava rapidamente decadendo ; 
solo verso il 1728 Francesco PuUicani , Presidente del Senato , 
inspirato da carità di patria e dall* amore per V arte, coir opera 
dell* architetto Doriciglio Moscatelli Battaglia, che conservava an- 
cora le belle tradizioni di Giulio Romano, del Bertani, del Viani, 
del Sebregondi , fece eseguire i lavori più importanti , che arre- 
stassero la rovina imminente della Reggia, come altrettanto aveva 
fatto per il palazzo del Te e per quello della Ragione. 

Ma dopo il 1748, terminata la guerra per la successione au- 
striaca, e confermato %nella pace di Aquisgrana il Mantovano 
nella Casa d* Austria , il mite e liberale governo d* una Donna 
savia consenti , che qualche attenzione si portasse anche alla 
cadente Residenza dei Gonzaga. Le belle tradizioni artistiche 
della scuola mantovana sopite , non spente , cominciarono a ri- 
svegliarsi ; già nel 1753 per opera di Giovanni Cadioli sorgeva 
una scuola di pittura ; nel 1767 per impulso della Nobiltà man- 
tovana, assecondanti Maria Teresa, il principe di Kaunitz e il 
conte di Firmian si fondava quell* Accademia di scienze e belle 
lettere, che doveva poi sorgere a tanta fama ; la Reggia, monu- 
mento grandioso d* arte e di storia era degnamente apprezzata 
e studiata; quindi era universalmente sentita la necessità di con- 
servarla, di difenderla, di ripararla. Nel 1772 poi, venuto a Mi- 
lano a reggere la Lombardia in nome dell* Imperatrice , il figlio 
arciduca Ferdinando , si trovò necessario di rendere ancora abi- 
tabile almeno una parte di questa Reggia , ove il principe colla 
sposa Beatrice d' Este e la sua Corte avrebbe preso stanza 
quando nel mese di maggio d* ogni anno sarebbe venuto a go- 
dervi la fiera, a dare banchetti, spettacoli teatrali, ricevimenti ai 
Principi circumvicini della valle del Po. 

Già erano stati chiamati a Mantova da Verona Paolo Pozzo 
professore d'architettura, e da Cremona Giuseppe Bottani pro- 
fessore di pittura ; emergevano già nell'Accademia Felice Campi, 
Andrea Mones e i fratelli Marconi , insigni artisti , ottimi stru- 



476 LA REGGIA MANTOVANA 

mentì pei lavori della Reggia; fu mandato qui sul luogo Luigi 
Piermariniy che ebbe la direzione suprema delle opere , sebbene 
per studi , per gusto , per cultura fosse a lui molto superiore il 
Pozzo ; e vennero chiamati da Milano TAlbertolli disegnatore , e 
da Como Stanislao Somazzi egregio stuccatore. 

Era sovraintendente e amministratore dei palazzi ducali Anton 
Maria Komenati , uomo intraprendente e infaticabile , che nello 
stesso tempo era anche impresario teatrale, e tenitore del banco 
pei giochi d' azzardo , ai quali passionatamente si abbandonava 
la nobiltà mantovana nella sala del Ridotto in Castello. Il Ro- 
menati per la natura del suo ufficio aveva una grande ingerenza 
nelle opere, che si progettavano ; egli era /in relazione col Pier- 
marini, col Pozzo, col Bottani; egli corrispondeva coi Membri 
del Maestrato^ ai quali spettava approvare le somme da impie« 
garsi nei lavori, ed era sentito benevolmente anche dallo stesso 
conte di Firmian. Egli segnalava i bisogni dei palazzi, suggeriva 
le opere da farsi, le modificazioni da introdursi, e presentava le 
perizie delle spese. 

Ecco una sua Relazione del 1773 diretta ai Membri del Mae- 
strato camerale ; la riproduciamo nella sua integrità , perchè in 
essa il Romenati ci dipinge come in uno specchio fedele lo stato 
in cui allora trovavasi la parte della Reggia, che è oggetto ora 
del nostro studio , dà ragguagli delle opere eseguite , accenna a 
quelle che ancora si debbono fare, e rassegna un preventivo 
delle somme, che vi si hanno a spendere; ò un amministratore, 
un maggiordomo, un architetto, un ragioniere, un factotum; alla 
Relazione aggiungeremo alcune postille per dare maggior chia- 
rezza alle cose, che ivi si contengono: 

111."^ et Eecr* Signori 

Per rassegnare alle SS. VV. 111.*"* et Ecc."* una chiara idea dello 
stato in cui nella circostanza delle correnti riparazioni trovasi questo 
R. D. Palazzo di Mantova appoggiato alla direzione del sottoscritto, 
giova col mezzo della presente Relazione di dettagliatamente sotto- 
porre quello cose che in virtù dei Superiori loro ordini si sono ese- 



SOTTO LA PRIMA DOMINAZIONE AUSTRIACA. 477 

gatte sin qua e quelle che restano tuttavia a fars^ indispensabilmente 
per rendere detto R. D. Palazzo fornito di tutti quei comodi, che sì 
converranno alle LL. A\. RR. e al loro Real seguito, ritenuto sempre 
in massima il principio inculcato da S. M. di ommettere il superfluo, 
e combinare colla conveniente decenza la possibile economia del 
R. Erario, per quanto però ha permesso il pessimo stato in cui si è 
trovata una sì vasta mole per il totale abbandono in cui da tanti anni 
si giaceva. 

Primieramente adunque si rassegna, che 1* appartamento di S. E. 
il signor conte Ministro Plenipotenziario e Vice-governatore de Fir- 
roian posto verso la piazza del Duomo è già ridotto al suo termine 
secondo si era disposto ; nella riduzione di questo molte e gravi dif- 
ficoltà sonosi riscontrate ; si è dovuto assicurare da* fondamenti col 
rinnovarne una gran parte , ripezzare 1* armatura , alzare vari solai 
per ridurre le camere tutte ad una altezza, rifare li selciati e porli 
tutti ad un livello , allargare e tirare a linea gli sfori degli usci con 
porre a cadauno il suo antiporto e rendere le finestre tutte orizzon- 
tali e d* una stessa grandezza con a cadauna telari , vetri , griglie al 
di fuori, bancale di marmo, voltino, ect. 

Li camerini retro sonosi riselciati , dipinti e riattati nei soffitti , fi- 
nestre, ect. e resi comodi alla famìglia di S. Ecc. predetta. La scala 
pure che conduce al granaio superiore si rese più facile di quello che 
era dapprima , e il granaio medesimo si è restaurato nel pavimento , 
armatura, muri e coperto per difendere le camere inferiori dal danno 
delle pioggie e straventi. Non si è per ultimo mancato di riflettere 
a ridurre in convenevole forma anche il piccolo giardino , che resta 
al secondo piano di detto appartamento. 

Gli otto camerini posti verso la sopraddetta piazza , che restano 
immediatamente dietro 1* appartamento Guastalla (1) sonosi restaurati 
nei pavimenti e finestre, e dipinti li muri, e come altri fossero bassi 
e altri alti , così si sono messi tutti ad una altezza , e con ciò sono 
rimasti a livello anche li piani superiori. 

A mezzo il corso dei suddetti camerini trovasi la cappellina , che 
resta così immediatamente retro la camera di udienza di S. A. R. 

(1) È r appartamento del palazzo BonaeeoUi che prospetta sulla piazza 
del pallone, oggi della Lega Lombarda, così detto perchè riattato per la 
penultima Duchessa Anna Isabella, che portò in dote ÌI ducato di Guastalla. 



478 LA REGGIA MANTOVANA 



r Arciduca; questa come che sia Tanica di cui usa S. A. R. si è ri- 
dotta decentemente ornata (1). 

Gli otto camerini superiori alli già descritti erano pure in preciso 
bisogno , che venissero ristauratì e tolti dalle inegualità dei piani o 
delle finestre , 1* una delle quali bassa , V altra alta , quale rotonda e 
quale quadra, producevano un effetto mostruosissimo nella facciata ; 
ora tolti da tali difetti potranno essere una comoda abitazione per la 
^smiiglia, massimamente avendo ingresso e regresso libero, senza dare 
nò ricevere disturbo da chi abiterà inferiormente. 

Riman pure quasi ormai accomodato anche 1* appartamento Gua- 
stalla, destinato per S. A. R. il Ser."® Arciduca, dove essendosi 
trovata l'armatura de' pavimenti carica di un eccessivo peso di mate- 
riali, e quindi in pericolo di non reggere più lungo tempo, si è pen- 
sato di ripiegarvi in modo di renderla solida e sicura. 

La sala cosi detta del Refettorio, attigua all'appartamento della 
R. Arciduchessa e corrispondente al giardino pensile (2), dopo d' avervi 
formato di nuovo il vólto con canne e gesso e rifatto conseguente- 
mente il tetto, di avere ristabiliti li muri, ristaurata la mostra della 
grotta, che in un capo già esisteva, e formatane un'altra simile di- 
rimpetto , si ò selciata a terrazzo con disegno , indi dipinta a bersò , 
per darle una forma corrispondente al suddetto giardino pensile, il 
quale è uno dei più singolari pezzi di questo R. D. Palazzo, si attesa 
l'altezza della siia situazione che la giusta simmetria del portico, che 
quadrangolarmente lo circonda sostenuto da colonne d'ordine dorico; 
tutto questo porticato si è redipinto sul vecch io disegno , che conve- 
niva fosse ritenuto (3). Accidentalmente poi nel mezzo di esso nella 
facciata rimpetto al Refettorio si è scoperta una antica e affatto di- 
roccata Grotta, che trovavasi turata, si è quindi creduto bene di for- 
marvi un Gabinetto, che servir possa di trattenimento alle LL. AA. RR. 
dopo il passeggio del suaccennato giardino, al di cui perfetto compi- 

(1) È la cappellina, che tuttora si vede dedicata a Maria Vergine Im- 
macolata. 

(2) È la sala, dove poi nel 1775 il pittore veronese Giorgio Anselmi di- 
pinse i sei fiumi del Mantovano, onde è chiamata anche Sala dei JlurrU, 

(3) Per eseguire tale porticato il duca Guglielmo , verso il 1580 » aveva 
fatto invitare il Palladio; questi, che non poteva venire, mandò in sua vece, 
un allievo, che accontentò il Duca. 



SOTTO LA PRIMA DOMINAZIONE AUSTRIACA. 479 



mento nuli' altro mancavi se non che di piantare dei fiori nel parterre, 
e collocarvi all'intorno in ordine alternativo 16 vasi e 16 statue di 
mediocre altezza in modo però che non tolgano 1* aspetto ali* ornato 
del portico. Per formare i quali vasi e statue si implora dalle SS/VV. 
IH."* ed Ecc.*"* r ordine approvativo (1). 

La Galleria vecchia , e le tre annesse anticamere , che formano il 
miglior pezzo di tutto V appartamento ducale, e il più usato dai Se- 
renissimi Principi nelle più luminose circostanze di pranzi pubblici , 
conversazioni e feste, erano in precisa necessità di essere riselciate (2). 

Il sottoscrìtto quindi avuto riflesso alla sublimità del luogo, ha creduto 
conveniente di formarvi un terrazzo con disegno , selciato di lunga 
durata, non producente polvere, e di spesa non maggiore d* un selciato a 
quadroni di cotto. Locchè venne approvato dalle SS. VV. 111."» ed Ecc."* . 

Le camere, che altra volta erano ad uso dello scaduto Magistrato, 
sonosi adattate ad uso di questa Segreteria di Vice-governo , con es- 
servisi fatti li selciati e plafoni e ridotti gli usci a linea, accomodate 
le finestre, e riattata la scala interna conducente ali* appartamento di 
S. E. de Firmian ed ai Segretari di Governo (3). 

Tutto questo si è eseguito in conformità sempre di venerati ordini 
dell* III.""» et Ecc.™** Magistrato camerale, e si è studiato di combinare la 
solidità e decenza colla economia possibile, essendosi posto in opera 
tutto che di vecchio si è trovato servibile in questi magazzini camerali. 

Sarebbervi da descriversi molte altre minute riparazioni già termi- 
natesi, e quelle massimamente che si sono fatte nello scorso au- 
tunno 1772 airoccasione delli preparativi per la venuta delle LL. AA. RR. 
come sarebbero le riduzioni degli alloggi delle Guardie Nobili e della 
Famiglia, delle rimesse, scuderie, dispense, controlleria, camere degli 
argenti, delle biancherie ed altro, ma tutto ciò si passa sotto silenzio, 
perchè la presente non abbia a riuscire prolissa più del dovere (4). 



(1) Il tempietto fu in fatti eseguito, e riuscì una graziosissima cosa; ma 
nel giardino non furono messi né i 16 vasi, né le 16 statue. 

(2) Qui si accenna alla Galleria degli Specchi, e alle tre Sale di Giuditta, 
del Labirinto e del Crogiuolo, 

(3) Sono quei locali, che incendiati per una bomba che vi scoppiò nel- 
r assedio del 1799, furono poi totalmente demoliti. 

(4) Dove erano queste Guardie Nobili, fu collocata nel 1852 la Corte spe- 
ciale di Giustizia di sciagurata memoria, ed ora vi sono gli alloggi delle 
Guardie di pubblica sicurezza. 



480 LA REGGU MANTOVANA 



Soltanto si sottopone, che tra le opere sin qui eseguite, e quelle 
che ora si passeranno a proporsi da eseguire , risulterà questo 
R. D. Palazzo fornito di tutti quei comodi , che si converranno alle 
LL. AA. RR. e al loro seguito; ed inoltre rimarravvi tutto l'appar- 
tamento ducale di riserva all'occasione che sopraggiunga qualche 
Principe estero. 

Sarebbesi pure oramai terminato anche V appartamento di S. A. R. 
r Arciduchessa, che resta attiguo all'appartamento Guastalla, se al- 
l' atto del disfacimento dei muri , che si sono trovati composti di 
canne, assi e malta, ed erano ricetto di mille noiosi insetti, non 
fosse qua comparso l'architetto Piermarini, il quale, d'ordine di 
S. A. R., prese la misura della camera da letto di detto apparta- 
mento, di alcune retro-camere da costituirsi nella cosi detta Cappel- 
Ima di Santa Croce, e di certa capuccina da ricavarsi nell'Armeria 
sopra l'appartamento Guastalla. Non essendosi poi mai veduta ve- 
runa superiore risoluzione su di ciò, il sottoscritto più volte fece al- 
l' Illustrissimo ed Eccellentissimo Magistrato presente la necessità 
di sollecitare l'esecuzione di tal opera per dar tempo ai muri di 
asciugarsi. 

Queista necessità la riconobbe eziandio Sua Ecc. il signor Conte 
Vice-governatore e Ministro Plenipotenziario de Firmian all' occasione 
d'essersi degnata di personalmente visitare questo R. D. Palazzo 
neir ultima sua felice dimora in questa città. E difatti non si tosto 
ebbe fatto ritomo a Milano, che interpellò detto Piermarini per le 
misure che da. lui dicevansi prese , ma questi rispose di aver già 
rassegnato il suo parere, e che non avendone mai veduto riscontro, 
aveva desistito dall' opera. Tale notizia fu da S. Ecc. predetta commu- 
nicata alle SS. VV. Ill.me ed Ecc.me con venerata Lettera de' 25 
Dicembre 1773, ed Elleno in vista di essa con loro venerato De- 
creto de' 27 stesso si compiacquero di ordinare al sottoscritto come 
edotto della mente di Piermarini di far formare il disegno del modo 
in cui credevasi conveniente di ridurre detto appartamento, e quello 
altresì d'elevazione della facciata, sì nel modo in cui trovasi al dì 
d'oggi, sì nella forma che si intenderebbe. di darle tanto verso la 
piazza, che verso il cortile del gioco del pallone, in esecuzione del 
quale superiore ordine e lettere si dà l'onore il sottoscritto di rasse- 
gnare quattro Piante con tre Elevazioni, ed una Distinta ossia spie- 
gazione delle opere da farsi a norma delle medesime, con appiedi di 



SOTTO LA PRIMA DOMINAZIONE AUSTRIACA. 481 

quella la perizia di quanto verranno ad importare dette opere, qua- 
lora a S. M. piacesse di farle esegaire (1). 

La prima pianta contiene lo stato presente d* una porzione del 
pianterreno. 

La seconda contiene lo stato presente d' una porzione del Piano 
superiore. 

La terza dimostra la forma che intenderebbesi di dare al piano 
terreno, ed è relativa alla Pianta prima. 

La quarta dimostra la forma che si intenderebbe di dare al piano 
superiore, ed è relativa alla seconda Pianta. 

Le elevazioni poi corrispondono rispettivamente alle Piante. 

Resteranno servite le SS. VV. Ill.rae et Ecc.me di osservare che 
la facciata verso il Duomo si propone di ritenerla nello stato pre- 
sente collo stabilirla soltanto, come mostra T Elevazione alla Lettera A, 
e non d'ornarla come era la superiore domanda, perchè qualora si 
fosse proposto dì formare una facciata moderna ed ornata, sarebbe 
stato necessario demolire tutti i camerini sì superiori, che inferiori, 
che sono costruiti sulla pura e mera estensione del portico, altri- 
menti le finestre sarebbero riescite più vaste di quello si convenisse 
alla ristrettezza dei camerini, ed In caso tale sarebbe stato piuttosto 
da proporsi il trasporto di detto porticato e camerini nell* interno del 
cortile , e mettere in aspetto X appartamento Guastalla immediata- 
mente verso la piazza; dippoi si sarebbero dovuti abbassare tutti li 
piani dell'appartamento stesso e di quello della R. Arciduchessa, po- 
nendoli a livello dell* appartamento ducale, ma una tale proposta 
avrebbe portato una spesa immensa ed un lunghissimo tempo per la 
sua esecuzione (2) ; quandoché con molto minor spesa si può rendere 
la Corte fornita di tutti quei comodi che sono necessari, e nel tempo 
stesso avere una facciata molto conveniente , ritenendo P ordine go- 
tico , che anziché toglierle le dona moltissimo ; cosicché la stessa ve- 



(1) Piante, Elevazioni, Distinta e Perizia, che non abbiamo potuto rin- 
venire, consunte forse nel!* incendio sopra ricordato. 

(2) In questo punto il Romenatì vedeva meglio dei suoi superiori e dello 
stesso Pozzo, il quale aveva già fatto il disegno della nuova facciata, con 
che si alterava del tutto Io stile del palazzo Bonaceolsi ; abbiamo ancora 
il disegno del Pozzo pubblicato da Carlo d'Arco , e che fortunatamente non 
fu eseguito. 



482 LA REGGIA MANTOVANA 



nendo fiancheggiata d'ambi i Iati dalli due appartamenti della R. Ar- 
ciduchessa, e di S. Ecc. de Firmian, forma un'apparenza di Castello 
con un regolare ordine di finestre, come mostra l'accennata eleva- 
zione alla Lettera A (1). Oltre di che se si fosse formato questo 
ornato sarebbe convenuto di formarne un altro simile nella facciata 
opposta, entro il cortile del Pallone, il quale forma piuttosto un* unione 
di varie strade, che un regolare cortile di un R. D. Palazzo (2). 

Nella quarta Pianta al N. XLV si propone la riduzione dell* appar- 
tamento di S. A. R. TArciduchessa , si stima bene di restringere le 
retro-camere, per ingrandirlo e formarne delle altre di servigio nella 
così detta Cappellina di Santa Croco , e riattare le superiori a comodo 
delle signore Cameriste. Questo è queir appartamento che abbisogna 
della più sollecita provvidenza per li motivi altre volte replicatamente 
fatti presenti alle SS. VV. Ill.me et Ecc.me. 

In detta quarta Pianta si progetta un piccolo appartamento nobile 
da farsi contro alla nuova Galleria; questo avrà superiormente le sue 
camere' di servigio, che si estenderanno fin sopra alla scala dei Duchi, 
e potranno servire invece della Capuccina, che erasi proposto di 
ricavare nell* Armeria dell* appartamento Guastalla , da essa pianta si 
ricava la necessità che vi è di far tal fabbrica , sì per rinforzare detta 
nuova Galleria, si per continuare la facciata dell* appartamento du- 
cale, che per ornare una parte del Cortile del Pallone, come dal- 
l' Elevazione alla Lettera E ; questo appartamento godendo d* una 
• felicissima situazione potrà servire d* alloggio per il Maggiordomo 
maggiore o per altro ragguardevole personaggio (3). 



(1) Anche qui il Romenati aveva tutte le ragioni; il palazzo BonaecoUi 
fiancheggiato a oriente dall* appartamento della Arciduchessa, a sera da 
quello del Plenipotenziario, presenta una linea grandiosa, che contermina 
regolarmente la piazza ; mentra 1* isolare il palazzo Bonaccolsi , come ta- 
luno anche ultimamente suggeriva, avrebbe rotto questa linea, e fatto sfregio 
alla storia, da cui non risulta che il palazzo Bonaccolsi fosse mai isolato. 

(2) L* incendio già sopra ricordato e la demolizione d* altri locali contigui 
hanno fatto di questo cortile irregolare una vasta e armonica piazza oggi 
ombreggiata da superbe e numerose piante. 

(3) Questo progetto non fu allora eseguito ; solo nel 1835 se ne esegui 
una parte, deformando le poche reliquie del mirabile appartamento della 
Grotta della marchesa Isabella d^Este. 



SOTTO LA PRIMA DOMINAZIONE AUSTRIACA, 483 



Qui non si può a meno di sottoporre, che la nominata Armeria 
essendo carica d* archibugi, picche, lancio , armature , e d' una immen- 
sità di vari altri inutili militari antichi attrezzi di ferro, rende un 
notabile peso alli solai delle sottoposte camere del R. Arciduca; 
quindi il sottoscritto sarebbe d'umile sentimento, che detta Armeria 
si trasportasse nel teatrino dell' appartamento di Castello, che ora è 
vuoto, ed è stato assegnato agli Artiglieri per riporvi i loro attrezzi 
militari ; e così rimarrebbero sollevate da un tanto peso le ca- 
mere del R. Arciduca, e si terrebbe agli Artiglieri la continua com- 
municazione in questo R. D. Palazzo. 

Quanto al nuovo ingresso per le carrozze, questo è stato già pro- 
posto da S. A. R. r Arciduca per togliere la passata incongruenza, 
che li RR. Principi abbiano a montare e smontare dalla carrozza 
allo scoperto, per cui Tanno 1772 convenne di formarvi ìnterinal- 
mente un così datto baite di legno. 

Esaminata poi la riparazione, di cui necessita il corridore, che dal 
Refettorio conduce alla tribuna del Duomo, si è riconosciuto che 
trovandosi in un pessimo stato tutta la travatura, assi e coperto, 
sarebbe occorsa la spesa di circa fiorini 2500 , e perciò sul riflesso 
di questa e della continua manutenzione per essere costrutto di le- 
gnami e del lungo giro che devesi fare per andare in Duomo, si 
crede più conveniente e di maggior economia insieme di proporro 
un nuovo passaggio di pietre ,e marmi sostenuto da tre Archi, che 
dal Refettorio conduca diametralmente alla detta tribuna, nel modo 
che dimostra la quarta Pianta. Questo nuovo passaggio produrrà vari 
vantaggi, si accorcierà di molto il cammino a detta tribuna, si evi- 
terà la spesa della manutenzione, sarà di lunghissima durata, si ri- 
quadrerà la piazza, e si darà un risalto non indifferente a tutta la 
facciata del R. D. Palazzo, e per ultimo si avrà una specie di pic- 
cola Galleria della larghezza di braccia 10 e più, da cui si dominerà 
tutta la piazza (1). 

Dair annessa distinta, le SS. VV. Ill.me et Ecc.me rileveranno 
tutte le altre operazioni che si propongono e la spesa che impor- 
teranno quale si ò calcolata in circa Fiorini 71,300, somma che il 
sottoscritto per non aggravare di troppo il R. Erario in una sola 

(1) Questo progetto del Romenati, che presenta tanti vantaggi, e che 
allora non fu eseguito , si potrebbe eseguire ancora al giorno d* oggi. 



484 LA REGGIA MANTOVANA 

volta, attese massimamente le spese fatte sin qui, sarebbe del sotto- 
messo parere che si ripartisse in tre anni, ed intanto principiare da 
ciò che abbisogna d* istantanea provvidenza , come sarebbe l* apparta- 
mento della R. Arciduchessa, ed indi negli anni successivi proseguire 
il rimanente fino alla totale riduzione del R. D. Palazzo. 

Scalcheria, 30 Dicembre, 1773. 
Anton Maria Romenati, Sopraintendente della Ducale Scalcheria. 

Questa Relazione del Romenati diede luogo a molte discus- 
sioni nel seno delia Presidenza del Maestrato, e varie furono 

« 

le lettere che si scambiarono col Vice-governo di Milano, dal 
quale ogni cosa dipendeva; parecchie delle proposte furono appro- 
vate, in altre si fecero delle modificazioni, talune furono respinte. 
Messo mano all' opera , dopo qualche tempo a Milano si de- 
siderava sapere a che punto erano giunti i lavori approvati ; e 
il Romenati, in risposta alla fattagli richiesta, scrisse quest'altra 
Relazione, pure assai interessante, ove rende conto di quanto 
fu eseguito dai diversi artisti, che erano stati chiamati ad ab- 
bellire la Reggia: 

In adempimento dei veneratissimi comandi di S. A. R. porta- 
timi con favorita sua dei 29 p. p. (1) a doverla minutamente relatare 
dello stato delle fabbriche e riparazioni ordinate dalla prelodata 
A. S. R. mi faccio a dirle che : • 

L* appartamento della R. Arciduchessa entro il corrente Aprile sarà 
totalmente ed in istato di potere senza tema abitare alla fine di 
maggio, come Ella dice, attesoché quanto sia alle muraglie sono 
d' alcuni anni state fatte , e lo ultime riparazioni che si fanno a questo 
appartamento consistono nei Parchetti intarsiati , operazione non poco 
tediosa. Questo appartamento privato per la R. Arciduchessa è riu- 
scito gaio e luminoso con tutti li suoi comodi e communicazioni, 
giusta le disposizioni di S. A. R. 

Il gabinetto che rimane tra la camera da letto e V altra camera 
verso la piazza, è riescito nel dipinto assai bene, di modo che lu- 

(1) La presente Relazione è senza data e senza indirizzo. 



SOTTO LA PRIMA DOMINAZIONE AUSTRIACA. 485 



siogasi possa incontrare la superiore approvazione della R. A. S. Questo 
è tutto dipinto al gusto di Raffaello, ed ottimamente ornato. 

La camera di ritirata di S. A. R. contigua ai camerini dell' appar- 
tamento Guastalla, è addobbata cogli arazzi di Fiandra provenuti da 
Vienna (1), e si sono incontrate, che le misure dei medesimi erano 
precise per quella. 

Le serande alle porte, grillie alle finestre, sono fatte a dovere. 

L'appartamento ducale, questo parimenti ò terminato, e le ope- 
razioni che si sono fatte a questo , consistono : neir alzamento e ri- 
quadro delle porte, si sono ripuliti ed accomodati li soffitti, fatti li 
fregi alle due anticamere, non che li suoi lambrici, e si sono tapez- 
zate tutte le tre stanze di damasco giallo, che esisteva in Galleria, 
giusta r ordine di S. A. R. 

Le stanze interne del detto appartamento, attese le nuove finestre 
che si sono fatte, e che corrispondono alla terrazza posta sopra la 
nuova fiera (2) hanno acquistato un lume assai grande, e per conse- 
guenza riescono assai allegre. Anco in queste stanze si sono ripuliti 
li soffitti dorati, che ne avevano bisogno. 

È riescita assai bene la camera ordinata da S. A. R. nel sito ove 
eravi la scaletta di legno contigua alla camera di Lustrino dipinto. 
In questa camera ritrovasi la sortita per andare sulla terrazza, come 
del pari nelF ultimo camerino , che conduce ali* appartamento di 
S. Ecc. il signor Principe Albani, si è parimenti fatta la communi- 
cazione nel passetto , che porta ali* appartamento alias Majer , per 
comodo delle signore Cameriste, che servissero a quell'apparta- 
mento (3). 

La vecchia Gralleria di questo appartamento ò totalmente terminata 
dallo stuccatore Sommazzi sul preciso disegno dell' Albertolli , ed ora 
si stanno dorando gli stucchi; e questa invero riesce assai bene. 



(1) Questi arazzi furono mandati da Vienna per ornare il palazzo reale 
di Milano; e siccome là non parvero opportuni, vennero destinati per il pa- 
lazzo di Mantova; erano 16 pezzi. 

(2) La nuova fiera era sulla piazzetta avanti alla basilica di santa Bar- 
bara, chiesa addetta alla Reggia. 

(3) È un appartamento di nessuna importanza, posto fra V appartamento 
del Paradiso e quello degli Stioali, e cosi detto perchè abitato dal Majer 
che fu il primo Amministratore del Palazzo. 



486 LA REGGIA MANTOVANA 



Sono Stati parimenti accomodati li vecchi stucchi, che esistevano nella 
vòlta, in quelle parti, che ne avevano bisogno. 

Il pittore Campi successivamente all'approvazione ha lodevolmente 
accomodate alcune lunette poste tra le soprafinestre della Galleria 
stessa logorate, cavandovi li fondi, e rimettendo le parti consunte. 
Alle tre Medaglie di mezzo rappresentanti la Notte, il Cielo e l'Au- 
rora, non ha che cavati li stessi fondi, senza por mano alle figure, 
in modo che resta riavivata totalmente (1). 

Il fondo d* oro del fregio , questo si è dovuto col sentimento del- 
l' Albertolli rimetterlo , perchè troppo avrebbe stonato colla vicina do- 
ratura dei nuovi stucchi. 

Questo pezzo unitamente al ristauro del suddetto appartamento du- 
cale, forma un quarto rispettabile, e sarà servibile per la venuta 
delle AA. RR. 

L' appartamento Verde , questo quanto sia all' opera dei muratori è 
totalmente terminato, tanto le camere verso il cortile, quanto la 
parte retro, che guarda la corticella alias di Santa Croce con la sua 
ringhiera. Questo appartamento non potrà in tale occasione essere 
servibile, atteso le muraglie fattesi di fresco. Sarà però disposto a 
vederne la sua vaghezza^ atteso l'adattamento degli arazzi di santa 
Barbara. A questo appartamento ò stato necessitato l' architetto Pozzo 
di sottoporne al R. D. Maestrato l' insussistenza dei vecchi plafoni, 
perchè ritrovati tutti fracidi, e questi con approvazione sono stati 
costrutti in solido modo, e con ornato, che corrisponde alla magni- 
ficenza degli arazzi, e comechè questi erano totalmente rovinati dal 
tempo e dal cattivo uso che ne facevano i Preti ^ stati da tempo 
anche pezzati e castronati in varie parti oltre ai tarli, si è fortunata- 
mente ritrovata una esperta ed intelligente ricamatrice, che li ha ri- 
dotti in istato del primiero suo essere, in modo tale che ha fatto 
r ammirazione universale del Paese , e segnatamente del direttore 
Bottani , che ne ha avuto T ordine dal R. D. Maestrato di accudirvi 
per r esatta e precisa esecuzione (2). 

(1) Sono quegli ammirabili dipinti di uno stupendo effetto prospettico, 
disegnati da A. M. Viani, e coloriti dai suoi allievi, tra il 1597, e 
il 1605. 

(2) Questi arazzi in numero di 9 e rappresentanti gli Atti degli Apo$toU, 
erano in origine posseduti dal Cardinale Ercole Gonzaga, che nel 1563 li 



SOTTO LA PRIMA DOMINAZIONE AUSTRIACA. 487 



Una delle tre camere di questo magnifico addobbo sarà alla venuta 
di S. À. R. completata nel modo che devono essere le altre duo, e 
lusingoroi anche in questa parte, che S. A. R. sarà soddisfatta. 

La fabbrica della fiera è ormai al suo termine.: questa si è pari- 
menti eseguita nel modo prescritto da S. A. R. coli' aggiunta della 
terrazza parimenti approvata; la stessa è riescita assai bene, e ne 
fa un ottimo ornato a quella piazzetta, e le terrazze ne formano un 
grazioso passeggio sortendo dall' appartamento , ove si dominerà la 
fiera, tenendosi le tende al disopra delle balaustrate. 

Gli pittori milanesi stanno ora dipingendo il plafone del teatro, e 
gli parapetti, secondo il disegno approvato dal signor Piermarini. 

Gli specchiari veneziani travagliano dietro la sala dei Cristalli (1), e 
questa sarà ridotta a tutta perfezione di specchi e trasparenti, che la 
renderà assai vaga, essendosene impegnato oltremodo V Intrapprendente. 

• 

A maggiore {lustrazione di questi Rapporti del Romenati tro- 
viamo molte fatture dei principali Artisti, che lavoravano nella 
Reggia ; e di queste pubblichiamo sommariamente alcune , che 
hanno un particolare interesse, specialmente quelle di Felice 
Campi , incaricato di dipingere quei fìnti arazzi , che tuttora pos- 
sediamo, e che dovevano accompagnare quelli che da Santa 
Barbara vennero ad ornare 1* appartamento Verde. 

MaeBtrato Camerale anUco, 
1780. 4 aprile. — Fattura di Stanislao Somazzi stuccatore. 

Dettaglio delle spese per le fatture di stucco nei bassamenti detti 
Lambrici da farsi neir appartamento Verde di questa R. D. Corte 

lasciò per testamento al nipote Duca Guglielmo, perchè ne ornasse la ba- 
silica di santa Barbara, che allora si costruiva. Nel 1777 il Capitolo di 
santa Barbara li cedette al Maestrato camerale, ricevendone in compenso 
tanta quantità di damasco rosso che bastasse per adobbare la chiesa, e li 
arazzi egregiamente rammendati dalla signora Maria Carré maritata Loren- 
Zini custode della Reggia, rimasero a ornare 1* appartamento Verde, finché 
nel 1866 ftirono portati a Vienna, donde non sono più ritornati. 

(1) La sala dei Cristalli era il gran palco dal quale i Principi assiste- 
vano agli spettacoli teatrali; fu consunta nell* incendio, che distrusse il 
teatro nel 1781. 



488 LA REGGIA MANTOVANA 

per I& decente collocftzione degli Arazzi fitti sotto la direzione e dì- 
segno del famoso Rafaello Sanzio. 

Segno il dettaglio delle fatture da farsi a 4 camere, in Lire di Mi- 
lano 13,000.10. 

— Fattura di Pietro Ceriola intagliatore. 

Gli intagli di legno , che occorreranno da fera! nell' appartamento 
Verde sni modelli dello staccatore Stanislao Somazzi ascenderanno a 
Br.* 1300, le quali sì calcolano per le sole manifatture a lire 8 il 
braccio, in tutto sono L. 10,400. 

— Fattura di Felice Campi pittore. 

Nota della spesa che occorrerà per gli pezzi d'arazzo finto ed altri 
pezzi minori, che abbisognano per ornamento delle stanze dell' appar- 
lamento Verde , e ciò è quello che s' aspetta al figurista. 

Nella prima anticamera : Due quadri istoriati dipinti a finto arazzo, 

che devono essere posti tra le finestre) la spesa sarà L, 1,320 

Cinque pezzi minori di arazzo finto » 1,300 
Nella seconda : Un pezzo grande istoriato dipìnto 

come sopra » 660 
Sei altri meno grandi > 1,230 
Nella terza ; Otto pezzi di finto arazzo » 1,408 
Due mezze lune con figure colorite » 528 
Nella quarta: Un pezzo grande dipinto come ì sud- 
detti » 660 
Dieci pezzi minori » 2,200 
Per li sette Pianeti, che devono dipingersi nel pla- 
fone di detta camera » 528 
Nella stanza cosi detta dei Segni (1). — Per l'acco- 
modamento della vùlta > 300 
Per l'accomodamento del fregio » 130 
Un pezzo grande sopra il camino > 440 
N. 7 sopraporte » 618 
Laterali N. 4 » 120 



L. 11,440 
[1) Più nota col nome di Sala dello Zodiaco. 



SOTTO LA PRIMA DOMINAZIONE AUSTRIACA. 489 



— Fattura di G. B. Marconi. 



Per gli ornati di pittura da farsi nei plafoni , fregi ed abbassamenti 
dell' appartamento Verde di questa R. D. Corte , per quello che ri- 
guarda alla dipintura d* ornato , vi occorreranno le seguenti spese : 

(Seguono i dettagli delle fatture, che omettiamo) Totale L. 10,330. 

% — Fattura di Giuseppe Passera Indoratore. 

Conto della quantità dell' oro e spese per porlo in opera occorrente 
per le cinque stanze dell* appartamento Verde, nel quale si debbono 
dorare tutte le cornici di stucco e di legno intagliate per il contorno 
degli Arazzi, porte e finestre. N. 55 migliaia d'oro a L. 160, com- 
prese le spese di porto L. 8,800 

Manifatture a porlo in opera, parte brunito e per 

la maggior parte a mordente » 5,500 

L. 14,300 



— Fattura di Giuseppe Scarmur tappezziere. 

Fatture da tappezziere da farsi neir appartamento Verde in porre 
in opera li 9 pezzi di arazzi di Santa Barbara, ed altri 8 pezzi 
che erano nelle Ritirate di S. A. R. ed il compimento per il rima- 
nente delle stanze, che sono cinque, quali saranno compite di finto 
arazzo dipinto su Tardisi già provveduti da questa R. D. Scalcheria, 
con la sottonotata somma si faranno le manifatture delle tendine per 
le indicato nove finestre di damasco verde, come pure le tendine per 
coprire le tre stanze maggiori degli Arazzi , quali si calcolano in tutto- 
comprese le bacchette ed anelli L. 3000. 

Queste sono le opere principali, che — architetto dirigente 
Paolo Pozzo e Amministratore Anton Maria Romenati — furono- 
eseguite nella Reggia Mantovana durante la prima dominazione 
austriaca; e ci parvero degne d'essere segnalate al pubblico, e 
porche di un merito incontestabile, e perchè tuttora si possono 
nella loro integrità riscontrare. 

Arch. Stor. Lomb. — Anno XV. 3*2 



490 LA REGGIA MANTOVANA, ECC. 



Le presenti notizie non saranno forse neppure inutili al R. Mi- 
nistero della pubblica Istruzione, che ora fa studiare da esimio 
Artista un progetto di ristauro di questa Reggia; e gli sarà di 
stimolo a proseguire nel nobile suo divisamento il vedere, come 
anche un Governo straniero si prendeva cura di tale monumento, 
e a conservarlo vi profondeva egregie somme, favorendo cosi 
anche lo sviluppo delle Belle Arti, che furono sempre la più 
splendida gloria del nostro Paese. 

G. B. Intra. 







LE ARTI MINORI ALLA CORTE DI MANTOVA 

NEI SECOLI XV, XVI E XVTI 



Ricerche storiche negli Archivi Mantovani. 



(Continuazione V. Fascicolo XVIII). 



Orefici in Ferrara. 

M."> Paolo de Renaldinis orefice, scriveva al Marchese, il 
1® aprile 1501, da Ferrara mostrandosi dolente di non aver 
potuto parlargli nella sua venuta in Mantova col nipote Spada- 
cini e offrirgli certi < lauori di eaoalli , che dovè riportarseli. » 
Se verrà a Ferrara si propone di insegnargli un secreto per for- 
tificar sempre più un bastione di Porta Predella , in Mantova. 

La marchesa Isabella ordinava (22 agosto 1501) a Girolamo 
Zilioli di procurarle una corona d* ambra nera con certe rosette 
d* oro smaltate. Se non la trovarà da Francesco Leardi la farà 
eseguire da mastro Michele orefice. 

Ebbe quanto desiderava e ne ordinò a detto mastro Michele 
spagnolo altre sette simili. E questi rivolgevasi alla Marchesa di 
Mantova (18 aprile 1502) per esser pagato « delle bottessele 
4* oro.... d' un paro de maiete doro smaltate facte di suo ordine. > 

Il Marchese di Mantova riceveva, il 13 luglio 1503, da Lucrezia 
Borgia la notizia seguente : 



\ 



492 LE ARTI MINORI 



Avendo dato € a Zuan Jacomo scuiptore et aurifice mantuauo 
lauorar oro per quaranta ducati et similmente un rubinio et un 
diamante > se ne parti per Mantova insalutato hospite per cui 
la prega per ricerche- 
li Marchese stesso, a di 19 luglio, rispondevate di aver ve- 
rificato ogni cosa, ma detto orefice avendo domicilio instabile, 
non aveva ancor potuto mettergli sopra le mani ; sperava di 
coglierlo e riferirle. 

La Marchesa, al 18 ottobre 1504, sollecita M/<* Ercole per le 
maniglie. E questi il 17 agosto 1501, spediva alla Marchesa di 
Mantova certe maniglie, che fin dal gennaio aveva cominciato a 
lavorarle ma « T opera tanto subtile et de gran manifactura > 
portava seco molto tempo. Nel maggio 1506 le mandava « il di- 
segno del ferro da collo per il noto. » 

La Marchesa fu contentissima delle maniglie e ne espresso 
all'orefice la sua soddisfazione, estensibile al figlio, che pure 
aveva aiutato il padre in tale lavoro. Intanto ordinava loro una 
dozzina di bottoni d' oro. 

Fin dal 2 aprile dello stesso anno era venuto in Mantova 
Alfonso, figlio di detto Ercole, da Ferrara, a bella posta per 
abboccarsi con la Marchesa. 

Al 20 maggio 1512 faceva avere all' orefice Ercole una < bal- 
lotta de compositione » di odori affinchè le facesse un coperchio 
d' oro ; ma nel marzo 1516 scriveva la Marchesa al Ziliolo con 
meraviglia di non averla ancora ricevuta. Questi avvertiva ch'era 
stato più volte dall' orefice Ercole ; ma indarno potè aver < la 
ballotta de odori » crede esser necessario farlo carcerare j)er 
costringerlo a finirla. L' ebbe al 16 agosto , e f u in compenso 
molto soddisfatta. 

E nel 1518 seguiva a scrivere che M.**** Ercole andava sempre 
per le lunghe per riguardo alle maniglie. Fece per la marchesa 
anche un libretto. 

Nel 1519 Alfonso figlio dello stesso forniva bottoni d' oro alla 
Marchesa di Mantova, di cui fu soddisfatta. 

Stando al Cittadella, che nota fra gli orefici in Ferrara Ercole 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 493 

Panizzato, questo sarebbe il cognome, come già avvertii nel 
secolo XV. 

Mandava la Marchesa a Girolamo Ziliolo una piastra d' ar- 
gento (151S) affinché facesse costruire dei candelieri dall* argentiere 
del Duca di Ferrara. Eseguiva I* ordine il Ziliolo, osservandole 
che essendo tale argentiere egli solo maestro capace del lavoro, 
Farebbe andato molto tempo prima di averli. 

La Marchesa Isabella nel 1529, a mezzo del Ziliolo, si provve- 
deva di due ampolle d* argento, di un calice e di patena. 

Alfonso d' Este da Ferrara scriveva , a di 8 novembre 1565 , 
al Duca mantovano che da due anni Francesco de Palazzi, ore- 
fice di Mantova, essendo debitore di M.^^ Annibale Borgognoni 
ingegnere del Duca di Ferrara polla somma di scudi 17 d' oro , 
capitato in Ferrara, fu fatto imprigionare dall* ingegnere per esser 
pagato. 

S* intromise lo scrivente e gli fece dar la libertà, ma vedendo 
che non pensa al suo dovere, incita il Duca a costringerlo. 



Orefici in Firenze. 

Con questa relazione ne iniziamo delle nuove, di cui non ab- 
biamo avuto esempio nel secolo XV. 

Prima di entrare nei documenti , trovati nell' archivio dei Gon- 
zaga, dobbiamo ricordare che in questo secolo il fiorentino Ben- 
venuto Cellini venne a Mantova. 

Nel 1528, come egli stesso narra, da Firenze, ove eravi grande 
peste, incitato dal padre, che in gioventù aveva passato bene 
parecchi anni in Mantova, verso questa città volse i suoi passi. 
Trovò lavoro presso Nicolò milanese, orefice del Marchese. Forse 
si trattava di Nicolò d'Asti, che abbiamo veduto veramente orefice 
marchionale; non risultando che Nicolò Possevino milanese, che 
pure era in Mantova, fosse a servizio speciale della Corte man- 
tovana. 

A mezzo della conoscenza di Giulio Romano ebbe dal Duca 



494 LE ARTI MINORI 



r ordine di far € il modello per tener la reliquia del sangue di 
Cristo 9 » che molto piacque. Fece il suggello del Cardinale Ercole 
Gonzaga sul quale intagliò l'Ascensione di M. V. coi dodici ape* 
stoli, e forse altri ancora per lui e pel Marchese. Ma, assalita 
da febbre quartana, dovette, dopo quattro mesi, abbandonar Man- 
tova, ove fu ben pagato. 

Si possono vedere i suggelli del Cellini, fatti in Mantova, nella 
splendida opera di Eugenio Plon Benoenuto Cellini y orfèore me- 
dailleur, setdpteur, ecc., riprodotti in bellissime incisioni, oltre 
di altri lavori attribuiti al Cellini e fatti pure per Mantova. 

Il Duca di Mantova, il 21 maggio 1564, spediva in Firenze 
Salamene Levitico ebreo^ gioielliere in Mantova, per comperar gioie, 
oro battuto, drappi d* oro, d'argento, seta, lana, per uso delia 
Corte di Mantova, avendo più volte esperimentata la sua € fedeltà 
e lealtà. » (R. Mandati, 1564, f. 116). 

Lorenzo Capogrosso diamantaro in Firenze nel febbraio 1585 
e aprile dell' anno seguente pregava il Duca di ^Cantova per esser 
pagato di sue fatiche. 

Michele Mazzafiri, orefice del Serenissimo Gran Duca di Toscana,, 
da Firenze, al 28 gennaio 1593, rivolgevasi alla Corte di Man- 
tova per mezzo di G. B. maestro di legname, che veniva in Man- 
tova a fare certi strumenti per S. A. domandando risoluzione 
intorno ai coni delle medaglie già fatte a S. A. Scrive nuova- 
mente al Duca, il 30 « per sapere la risoluzione intorno ai modelli 
in piombo di due medaglie con la testa di V. A. » 

Al 6 marzo e al 27 settembre attende sempre risposta « intorno 
ai due ponzoni : uno grande con la testa e 1' arme di V. A. S. con 
il tosone, accresciutovi l'arme d'Austria e il berrettone, secondo 
V. A. S. m' impose a bocca > ed altro minore di cui gli manda 
il modello in piombo per averne 1' approvazione. 

Ma ancora al 3 novembre ricordava le medaglie in piombo ed 
i rooersi in acciaio sul che pare non abbia avuto risposta. 

Questo Mazzafiri Michele di Battista , era fiorentino , nato verso 
il 1530 e morto nel 1597. Il signor Alfredo Armand nella sua 
opera Lea medailleurs italiens, fa conoscere le medaglie da lui fatte. 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 495 



Argentieri in Urbino. 

Benedetto Capilupo da Mantova scrìve alla Marchesa, il 7 
luglio 1516: 

Le signore Duchesse d' Urbino (si trovavano in Mantova) me dissero 
V altro giorno che erano necessitate far rompere et battere alcuni pezi 
di argento fra quali erano dui bacilli con dui bronzi da mano molto 
belli de desegno et fogia antiqua designati per Raphael, hanno del 
oblongo sono dorati et credo piaceranno all' E. V. dicendomi che quando 
V. E. hauesse modo de dargli dinari o tanti argenti da rompere che 
uoluntieri li gli dariano più presto che butare via tanto bella opera, 
hanno anche alcuni altri pezi e nasi ma questi non potei uedere per 
non esserli quello che haueua la chiave. Se V. E. uolesse contracam- 
biare qualchuno di questi argenti i poterà darmene auiso che uederò 
di hauerli et mandarli a V. E. a ciò che la si capisca quelli gli piacerà. 

E al 9 dello stesso annunziava aver dato la cura al Negro di 
farsi dare € detti argenti dalle duchesse per presentarli a V. E. » 

La Duchessa di Urbino fa conoscere al Marchese di Mantova 
il 9 luglio 1529 che ha ricevuto da Marcotti il coperchio della 
tazza di V. E. che diede a racconciar ali* artefice stesso, che 
l'aveva fatto, e con gran difficoltà riuscirà ad aggiustarlo e poi 
r indorerà. 

Orefici in Roma. 

Le relazioni della Corte di Mantova con Caradosso e il celebre 
Gio. Cristoforo romano mentre erano in Roma, già pubblicai in 
altro lavoro. 

Quest* ultimo nel dicembre 1505 proponeva alla Marchesa 
r acquisto di < una tavola di bronzo tutta lavorata d* argento a la 
damaschina » con figure antiche e lodava la compera del famoso 
Cupido. Nel 1510 era passato a Loreto. In quanto al Caradosso 
aggiugnerò quanto segue, accennato dal Plon nell* appendice al 
suo stupendo Benvenuto Cellini. 



496 LE ARTI MINORI 



Il principe Gonzaga in Roma, a di 3 settembre 1512 , scriveva 
a sua madre Isabella in Mantova: 

Thebaldeo me ha detto che Caradosso faria uolontieri a V. E. o a 
mi uno Lacoonte d* oro di tutto releuo con H figlioli e serpi come e 
qua di marmo fatto a martello et non gtetato. Io uoluntieri uederia 
una tal cosa a V. E. di man de così bon maestro per quanto mi è 
detto è istimato excellente et singolare in quella arte.... Quand' anche 
li piacessi ch^ el facesse detto Lacoonte in un tondo di mezo releuo 
per portar in un capello el lo fasa in excellentia perche el ni ha fatto 
una a Thebaldeo per portare nella beretta nel quale e uno Hercule 
che amaza Anteo bellissimo fatto tutto a martello la factura del quale 
e stato istimato da 35 in 40 ducati d* oro e V. E. acusi quel che la 
uole che si facci che el farò fare. 

E la madre cosi rispondeva : 

Isabella marchionissa eie. 
Ulj^o Frederieo Gongagce marcMoni etjllio nostro carissimo s.Hauemo 
inteso per la tua de iij. del presente che Caradosso uolontieri ni fiuria 
un Lacoonte in summa beleza et per il simile el desyderio tuo in zo 
al che respondendo dicemo che soriano contentissima et haueressimo 
molto caro hauere qualche opera de mano di tale artefice intendendo 
de la sufflcientia et excellentia di quello ne V arte sua ma perchè se 
rìtrouamo al presente hauere mal il modo di spendere et remunerare 
uno tanto homo per el danno hauemo receputo ne le possessione nostre 
mandate dal Po unde m*ò necessario prouedere ad altri bisogni più 
urgenti , transcorreremo per adesso questo nostro appetito differendolo 
al tempo più commodo ad satisfare a tale opera et operario excellente. 
Ne piace bene che tu sij desyderoso farmi cosa grata et maxime de- 
iectandoti de tale imprese uirtuose come sono queste.... 
Mantue XIIIJ sepL 1512. 

E pare che per contentarlo il Marchese padre gli scrivesse il 4 
novembre 1512 che avendo inteso il desiderio € di hauer qualche 
fornimenti d* oro da ornar berrette subito dessimo commissione a 
Federico Benali che mandasse a Milano a far fare a posta quatro 
donzene di botoni et uno de pontaletU smaltati et dui tondi con 
i* imprese dentro che uederai, le quali cose tutte ti mandarne 
in un scatoletto. » 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 497 



Nel 1522 Caradosso in Roma faceva un* impresa e nel 1524 
una medaglia pella Corte di Mantova. 

Uno Schiavolino Graciolo gioielliere trovandosi in Roma, il 23 
settembre 1510, riferiva al Marchese intorno ad affare, di cui 
era stato incaricato. Egli era veronese, e più tardi da Verona 
scriveva alla Corte di Mantova^ offrendo porfidi, alabastri ed 
altre pietre. 

Porto le relazioni della Marchesa di Mantova col celebre inta- 
gliatore di gomme, Nicolò d* Avanzi , veronese nella sezione di 
Roma, poiché egli visse e lavorò quasi sempre in questa città; 
benché abbia il dubbio che nel 1512 fosse in patria od in Venezia. 

La Marchesa, il 15 agosto di detto anno, lo pregava di venir 
in Mantova per ritoccar un intaglio in uno smeraldo; e già al 19 
aveva avuto risposta che non poteva venirvi ; cosi la Marchesa 
qualificandolo Nobilis anace noster carissime gli mandò lo sme- 
raldo stesso. Al 3 settembre gli scriveva cosi: 

Speciabilis amice noster carissime, 
Hauemo recevuto dal nepote nostro il nostro smeraldo ci qual ù 
tanto ben ridutto che a pena possemo credere cbel fosse mai fatto 
così bello, onde restamo tanto ben satisfacte quanto sia possibile. 

Gli manda sei ducati e gli offre la sua protezione. Il nipote 
per nome Matteo era pure suo allievo nell* intaglio delle gemme. 

La Marchesa, al 28 gennaio 1522, scriveva a M.*"*^ Cosmo me- 
dico, per secreto di composizione di uno stucco, atto a formare 
corniole, agate ed altre pietre preziose, simili alle vere. Pare che 
detto medico fosse nello stato ecclesiastico. 

Nel novembre 1525 Francesco Gonzaga da Roma: 

Ho fatto uedere a questi di il disegno de la Salerà che se haueria 
ad fare per V. S. per intentere il costo e il tempo che uì andana et 
ho adoperato il meggio di quello ho proposto M.** Julio pittore dice 
che non li uorrà manco de tre libre d' argento al quale costerà da 
circa 25 ducati et li andara piii che sei ducati de oro et de manifat- 
tura dimanda 30 ducati, pur credo se ritirarla alli 25 et non uol 
manco de dui mesi di termine a farla. 



498 LE ARTI MINORI 



Al 12 settembre partecipa che restò d' accordo coli* orefice che 
la saliera debba esser fatta per 20 ducati d* oro di manifattura. 

Nel finir di dicembre 1526 l* orefice sempre era attorno alla 
sah'era; e al l'^ marzo la spediva, e fu graditissima alla Corte 
tii Mantova. 

Forse si trattava di artefice lombardo, essendovene dei valen- 
tissimi in quel tempo a Roma. 

Il Cardinale di Ferrara in Roma (26 feb. 1569) e anche il 
Cardinale di Augusta raccomandavano al Duca di Mantova G. B. Ti- 
baldi gioielliere mantovano, che da Roma veniva in patria per lite. 

Bernardino Pia, agente mantovano in Roma, nel maggio aveva 
ordine di far intagliare una penna in argento. 

Dal carteggio ducale con Roma, dal 1587 al 1589, risulta 
che la Corte di Mantova si provvedeva nell' alma città di occhiali 
e di Agnu8 Dei, questi lavorati dall' orefice di Bologna. 

Da una nota del 28 agosto 1595 si viene a conoscere che 
M/ Paolo Faneti, orefice romano, aveva fatto 435 lune d'oro 
smaltate di bianco al prezzo di scudi tre il paio. 

Aveva di più legati in oro due vasi (R. Tesoreria, 1592-7). 



Orefici stranieri. 

Allo sfarzo della Corte mantovana non bastavano più i gioiel- 
lieri italiani ; e forse, anche per seguir la moda, ricorreva alla 
Francia ed alla Germania. 

Marcantonio di Galego da Lintz, il 30 giugno 1501 spediva 
alla Marchesa di Mantova < una corona di 74 ambre bianche 
senza li segnacoli le quali sono un poco più grandi che quelH 
portaua el signor Joanni mio patrono per corone ; li quali pel 
mio sono bellissimi.... Si riservava di mandar corde di liuto 
per non ritrouare cosa buona in Alemagna se non pure in No- 
rimberga. » 

E altra corona più piccola riceveva da Vienna, il 26 feb- 
braio 1506 da certo Brunori, che sembra padovano. 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 499 



Gaspare Magno da Lione spediva braccialetti a Federigo , pri- 

4 

mogenito del Marchese di Mantova. 

Il Duca di Mantova riceveva la seguente di Francia : 

/Z.'"*' Signore , 

La presente è solo per supllicar V. A. che mediante il rimborso 
delli sudi 3000 che deve il Re la si degni far consegnar il rubino ba- 
lascio di carati 120 di S. M. al sig. Jaques Quion presente latore.... 

Dall'abbatia du Jan alli 30 di novembre 1580. Di v. a. s. 

DcDotiss.^ seruitore 
Horaixo Rucellai, 

La Corte di Mantova, il 1** giugno 1581, scrìveva a MJ^ Fi- 
lippo Cardano fiammingo, orefice o gioielliere, che a giorni sa- 
rebbe stato pagato. 

Da Parigi Ascanio Andreas!, il 24 aprile 1582, scriveva al 
Duca di Mantova che in compagnia del signor Nuvolone , mastro 
di casa di S. Maestà, perlustrò le botteghe di molti orefici per 
trovar un bufetto d'argento, secondo l'ordine avuto; finalmente 
lo trovò, ed al 4 maggio avverte che più tardi sarà spedito. 
Pervenne infatti, ma eccone il giudizio. 

Il signor colonnello Andreasi hebbe carico di far fare a Parigi una 
credenzetta d'argento comoda per portar in uolta, la quale, essendo 
stata condotta si ò trouato che è stata cosi mal fatta e lauorata 
che TA. S. n'è restata malissimo soddisfatta, ne sa altro che farne 
salvo che farla riffondere caso che l' orefice che V ha fatta qual si 
chiama M.'-* Tomaso Echialla, al segno del pomo rosso, non la ripìgli. 

Antonio Cizzoli da Colmer, il 10 maggio 1582 , scriveva al Se- 
gretario ducale che ebbe dal signor Antonio Jaciperon dieci piatti 
e 12 tondi d' argento con una rosa di gioie, un paio di braccia- 
letti guarniti di rubini e perle che subito furon presentate a nome 
del Duca di Mantova alla Serenissima Signora Duchessa < la 
quale con lieta fronte ha riceuuto il dono rendendone a S. A. graitie 
infinite. > 

Martino Zobol , cittadino d'Augusta, da questa città scrive in 
tedesco, il 29 novembre 1584, al Duca di Mantova, notandogli 



500 LE ARTI MINORI 



che ha avuto commissione da Roberto Austerstorfer, agente du- 
cale, di provvedergli agate, corniole, topazii boemi, granate, tur- 
chesche, lapislazzoli, ed altre pietre preziose; ma gli rincresce 
di non averne ritrovate ; gli ricorda poi il prezioso giannette di 4 
anni, che riceverebbe con riconoscenza. 

Dario Castelletto da Nomi nel Tirolo, il 6 febbraio 1586, scrive 
al Duca di Mantova che essendogli giunto ad Inspruck il mo- 
dello del fiacco, desiderato da S. A. per portare medicamenti, 
glielo spedisce. Piacque ed ebbe ordine di farlo eseguire in argento. 

Curzio Pichena da Praga, il 18 novembre 1591, faceva avere 
al segrerario Ducale 12 diamanti, 9 topazii, sei granate, sei ama- 
tiste e quattro zaffiri, avuti dallo Zoppo, affinché il Duca decidesse 
come dovessero esser intagliati. Di granate si nota che vi ò 
molta penuria presso tutti i gioiellieri , spera di averne però due 
dozzine più grosse ; il Zoppo pretende un tallero per dozzina. 
Neir aprile 1592 notava che le gioie spedite sorpassano le 70 
dozzine; promette, occorrendo, mandar delle più belle pietre, 
che sieno in Boemia per far tavolini. 

Il Consiglio della città di Augusta, a di 13 luglio 1596, rac- 
comandava al Duca di Mantova Giacobina vedova di Hermanno 
Olixgen orefice, morto in Mantova, ove lasciò crediti. 

Jaques , orefice fiammingo , il 20 giugno 1594 da Anversa scrive 
al Duca di Mantova che obbedisce agli ordini verbali avuti prima 
di lasciar Mantova. Descrive prima il suo viaggio a Francoforte, 
Colonia e la dimora di due mesi a Liegi presso quel principe, 
fratello del Duca di Baviera. <c Ho faito mandaer de Francoforte 
a S. A. S. quattro quaderetine piccole de li 4 tempi dell* anno del 
minnaitdoere de Hoefaneghel molto raire » ma non ebbe risposta. 

In altra del 4 ottobre si sottoscriveva Jacques Roymans con- 
tento di aver ricevuto risposta. Notagli che suH* incarico datogli 
di comprar diamanti piccoli ad uso di bottoni per S. A. S., non 
convenire, essendo carissimi , costando due ducatoni ; così i bot- 
toni verrebbero a costar più di 100 scudi. Propone diamanti più 
grossi per formare un S. Giorgio di diamanti a cavallo con spada 
ed altri gioielli, degni di un principe. 



t' 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 501 



Egli al 24 luglio 1599 scriveva da Parigi al Duca, sperando 
di venir a Mantova a fargli vedere bei oggetti. 

Arrigo de Hontorst, argentiere fiammingo, da Genova il 6 
aprile 1595, scriveva al segretario del Duca di Mantova per indo- 
ratura di un bacile. 

Al 26 aprile si meravigliava di non aver avuto risposta, né 
il disegno dei candelieri che S. A. gli aveva ordinati, trovandosi 
egli a Genova per conto del bacile, lascia di salutare in Man- 
tova Marcantonio pittore, signor Herman orefice e altri amici. 

Al 30 stesso, sempre senza risposta, ha messo mano alla 
conchiglia di madreperla, che dovrà spedire in Mantova, pel quale 
lavoro ha dovuto pigliare un valente artefice in aiuto. 

Al 24 Giugno ha finito « la bacile e stagnara » che fra 14 
giorni spera di far avere in Casale, ed é certo che sarà soddi- 
sfatto. Ha già fatto i modelli in cera dei candelieri ed è pronto 
a gettarli in argento. 

Una nota, in data 28 agosto 1595, per un castone con rubino, 
altro con una orientale , un zaffiro triangolo, 65 smeraldi grandi, 
altri 25 zaffiri di diversa grandezza e 18 baiassi per un lavoro 
Hi perle sopra speroni, morso, e accomodatura di 59 diamanti 
o cosi firmata : 

€ Io Nicol ao Rogiers mi chiamo sattisfatto di soprascritti danari, > 

Nicolaes Rogiers orreficL 
(Regia Tesoreria, 1592-7), 

Porfirio Bosso da Praga, il 28 di ottobre 1595, spedisce al 
Duca pietre di Boemia lustrate per saggio, cioè 8 dozzine; alcune 
possono servire per far vasi, altre quadretti, ovvero facette di 
scrittoi. 

Abram Colorni da Stucarts, il 27 gennaio 1598, partecipa a 
S. A. S. che quel Principe < gli manderà certi belli vasi » fatti 
da un suo valente maestro. 



502 LE ARTI MINORI 



Orologieri diversi. 

Abbiamo veduto gli orologiai in Mantova, in questa sezione 
si vedrà ove ricorreva la Corte di Mantova, specialmente per 
gli orologi portatili. 

Da Venezia la Marchesa Isabella, nell'agosto 1506, si procu- 
rava un € horologio a sole. » 

Un Peregrino di Prisciano, orefice in Ferrara, faceva nel 1509 
un orologio pella Marchesa di Mantova , di cui fu contenta <c per 
la bellezza e bontà sua. » Ne ordinava altro < più portatile e 
più legiero. > 

Rimandava ella nel settembre 1511 in Ferrara un orologio 
per esser aggiustato dallo stesso orefice, essendosi spostata la 
calamita. Nel novembre dello stesso anno ordinava a Lorenzo di 
Pavia in Venezia di comprarle un « orologio da polvere. » Lo 
ricevette al primo dell' anno seguente e ne fu contenta. 

Del citato Peregrino de Prisciano, orefice, il Cittadella (No- 
tizie relative a Ferrara) dà un piccolo albero genealogico , V arte 
essendo stata in famiglia. 

In Reggio vi era la famiglia Sforzani, famosa per la fabbrica 
di orologi tascabili, celebre M.ro Cherubino, soprannominato Pa- 
rolaro, di cui fa parola Benvenuto Cellini. 

Cosi scriveva il Marchese di Mantova. 

Aìli fratelli de M,^^ Cherubino che fanno orololij in Reggio. 
Nobili etc. se quello orololio principiato per M.'^ Cherubino vostro 
^rateilo di qual li fu dato 10 ducati d' oro e in termine chel si puossi 
finire facendoli una cassa semplice senza quelli ornamenti dessignati per 
lulio romano hauerei piacer che me fosse mandato o per voi portato. 
Et quanto più presto tanto più ci sera grato et di satisfaction suprema. 
E quando esso orololio non sìj in termine da non potersi finire facendo 
di la cassa semplice senza li ornamenti predicti mi farestini cosa 
molto grata quando li ne fosse un altro che subito lo portastini qua 
che vi sarà ben pagato. Et pertanto anche questo orololio eh' è in quej 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 503 

manico d* occhiale che lì fu dato per conciar et per questo mando questo 
presente correrò a posta Man tua Vij september 1529. 

E al 9, Girolamo, uno dei fratelli, rispondeva che l'orologio 
non poteva esser finito prima di due mesi, anche facendogli la 
cassa semplice. 

Al 18 dava nuova promessa di portarlo in Mantova ; ma il 
Marchese al 1* ottobre spediva un corriere per aver V orologio. 

Al 15 novembre 1530 scrivevagli cosi : 

M."><> Hieronimo de Horloglii amico carissimo. Perchè ho donato al- 
l' Ill.n»« sig. Duca di Milano V horologlio che a Bologna hebbi da Mastro 
Cherubino nostro fratello ^ me ne bisogna un altro e lo uorrei adesso. 

Cherubino Sforzani era nel 1531 a Roma e di colà il 5 gen- 
naio prometteva al Duca di Mantova fra un mese di spedirgli 
un orologio. 

Al primo giugno nuovamente facevagli conoscere che l'amba- 
sciadore mantovano in Roma gli aveva ordinato un orologio si- 
mile a quello che i) Papa teneva in sua camera, il quale « so- 
nava 1* bore di sei in sei colla mostra delle minute, ma non li 
quarti come vorrebbe V. S. » domanda spiegazione. 

Neil' aprile 1540 M.'* Cherubino era rimpatriato in Reggio e 
prometteva di far al Duca di Mantova un orologio come quello 
di Villafranca. 

L' ambasciadore mantovano in Venezia, il 30 settembre 1531, 
spediva alla Corte di Mantova un orologio, fatto in Venezia. 
Altro spediva 1* 11 aprile, 1534, aggiustato da un frate, 
il quale pretendeva scudi 4 y, in pagamento. E Benedetto 
Agnelli, stesso ambasciadore, al 23 gennaio 1535 , assicura aver 
ordinato gli orologii e, finiti, li spedirà. 

E due orologii spediva il 17 febbraio 1536, stati aggiustati, 
pei quali pagò cinque lire e sette soldi di moneta mantovana, e 
al 4 febbraio 1539 scriveva gli orologii esser finiti ed il maestro 
pretendere scudi 16. 

A di 28 di Giugno 1539 da Augusta < Conrado Bego o Rego 
o Voegg maestro di Horologii » scriveva in tedesco al Marchese 



504 



le: arti minori 



di Mantova che gli fu rimesso ud orologio di V. E. da Fran- 
cesco Trombetta della Maestà del Re per esser aggiustato, il che 
fece e spera che ne sarà contento ; attende ordini per spedirlo, 
lolanto gli offra un buon orologiaio, come gli fu manifestalo 
rombelta , il quale verrebbe a portar detto orologio , e lo 
rebbe se su fRc lente. 

nenìco Bratto, piacentino, otteneva il 13 novembre 1556 
one per dieci anni dei dazi, purché venisse in Mantova 
srcìtar fra le altre arti quella di fabbricante di orologi 
ierreii, 1556-9. fol. 69). 

^lito Cardinale di Ferrara, da questa città, spedisce at Duca 
ntova due orologi, che sono dei migliori, che siansi potuti 
in Francia. 

io Landriano della Rovere, da Pesaro, il 6 d'aprile 1587 
a al Duca di Mantova un orologio accomodato, 
mbasciadore mantovano in Venezia, il 13 novembre 1593, 
conoscere alla Corte di Mantova che il primo orologiere, 
vendo voluto venir in Mantova, ha trattato con un altro, 
lo di colui che ha fatto gli orologi della piazza dt 
■co ; ma dopo molta indecisione, anch' egli ritìutossi di 
I. Ne cercherà altro se conveniente. 

20 dello stesso scriveva che gli orologiai di Venezia lavo- 
irologi piccoli e non vogliono guastarsi le mani nei grandi, 
essun vuole venire in Mantova. 

luca Vincenzo, a di 5 febbraio 1597, concedeva privilegio 
I anni nei suoi Stati ad Attilio Forchi, vicentino, il quale 
iva esposto < di hauer con longo studio et industriosa 
et molta spesa sua rilrouato un nuovo artifìcio de Ho- 
con ruote concave e non dentate quali suonano et mo- 
le bore et si mantengono con poca seruitù. > (R. Man- 
>96-97, fol. 35). 

Castel d'Ombras nelle Fiandre, il 13 febbraio 1599, il 
le Carlo scrive a suo cugino duca di Mantova, che se- 
il desiderio espressogli, avrebbe trovalo un buon maestro 
ogi , che si trova in Augusta , il quale verrebbe in Man- 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 505- 



tova, quando conoscesse le condizioni, le quali attende per trat- 
tare. Infatti questo orologiere veniva in Mantova, e pare che 
soddisfacesse da varie altre lettere in tal proposito ; ma non è 
nominato. E anche per V orologieria, dopo aver fiorito in Italia 
fini di scadere ; cosi , come vedesi , per i grandi orologii pub- 
blici la Corte di Mantova doveva cercare arteficii all' estero. 



SECOLO XVII. 
Orefici ed Orologieri in Mantova, 

Al 21 febbraio 1604 moriva nella via dell'Orso per febbri 
nell'età di anni 60, M/** Giulio Coito, orefice. 

Il Duca di Mantova, concede, 23 agosto 1604, da Casale un 
salvacondotto a David Cervi, ebreo, gioielliere in Mantova. 
Egli nel dicembre da Milano spediva gioielli , poi nel feb- 
braio 1605 ebbe litigi in Milano con Carlo Sovico , gioielliere 
milanese, per diamanti procurati alla Corte di Mantova. 

Carlo Emanuele Duca di Savoia, il 30 di marzo 1609, da 
Torino raccomandava al Principe di Mantova David de Cerni, 
gioielliere ebreo, da cui aveva preso varie cose, trattenendolo a 
lungo, con danno forse dei suoi affari. 

Altra consimile raccomandazione spedivagli il 3 luglio, no* 
tando che lo trattenne per cose di sua professione. 

Egli mori in Mantova, il 19 febbraio 1626 , di anni 84 (Necro- 
logio Mantovano). 

Paolo Croyer gioielliere tedesco, nel 1610, ottenne di ritornar 
in patria dopo aver servito la Corte di Mantova per 14 anni 
qual gioielliere. Lo vedremo fra gli orefici all' estero. 

Girolamo Coirò da Mantova scriveva al Cardinale Gonzaga ini 
Parigi, il 3 febbraio 1612: «0 poi finito la coIona de agata 
bellissimo per mettere lo Cristo.... la qual coIona si ò uota da 
r uno canto a lo altro per mettere de le reliquie con farle fare 

Arch. Stor. Lomb. — Anno XV. 33 



506 LE ARTI MINORI 



la base e chapitello de oro. » Lo prega iatanto ordinare il pa- 
gamento per la « coronade lapis et corniole fornita. » 

Era socio del Fiotto Altobello, ed offrono insieme allo stesso 
cardinale, il 18 febbraio, una cassetta di grandezza di sei palmi 
e larga quattro, tutta de cristallo d* argento con 24 colonne, e 
diversi vasi et reliquiari di cristallo e di diaspro orientale. 

Il Fiotto, a di 5 gennaio 1614, in Mantova, pregava il Duca di 
fargli pagare <Ja Vincenzo Bonino 25 scudi, dovutogli da 7 anni. 

Appolonio Comi, gioielliere in Mantova, nell'agosto 1617 do- 
mandava al Duca di esser pagato di scudi 60 per pendentini 
provveduti ; Gabriel Saracco altro collega , lapidario di S. A. fa- 
ceva ricordare (4 dicembre 1617) al Duca che sei mesi prima 
aveva spedito a mezzo di suo fratello dei cristalli, cioè una ba- 
cilletta con li boccali da altare, e certa quantità di lapislazzuli, 
il tutto trattenuto dal dazio, e perciò aspettava ordini. 

Egli, al 17 novembre 1618, domandava di esser pagato di 5000 
e più scudi. Taluno scrisse che la fan^iglia Saracco venisse in 
Mantova da Ferrara, ma forse provenne da quella di Milano, 
distinta per lavori di cristallo e di oreficeria, nelle quali arti 
furono famosi cinque fratelli, come nota il Cicognara. 

Cristoforo Pagliaro, orefice in Mantova, apparisce in una sua 
supplica al Duca del 1618. 

Federico Jorio horejice di Grosarm, nel 1624 carcerato, inven- 
tava un edifizio atto a riparare il territorio dì Ostiglia dal Fo 
nelle sue piene. 

Il Duca concede (25 novembre 1626) licenza di porto d* armi 
« al nostro seruitore Ambrogio Spica nostro gioielliere. > {R. Man- 
dati 1626-33 , foL 30). 

Carlo II, Duca di Mantova, a di 12 settembre 1650, oltre il 
porto d' arme, concedeva a Gaspare Taliani orefice e a suo figlio 
Francesco , V aggregazione fra i servitori di Corte , in premio 
della sua « molta esperienza e valore, mostrato dal detto Ta- 
liani nella sua professione per lo spazio di molti anni in questa 
nostra città » (Idem 1644-50, fot. 86). 

Lo stesso Duca, a di 2 marzo 1663, nominava suo famigliare 



'' . , T 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 507 



4i Pietro Caliarl nostro gioielliere », per servizi prestatigli, conce- 
dendogli nello stesso tempo il domandato passaporto {Idem 1657, 
foL 63). 

Ed il Caliari, a di 13 novembre 1675, otteneva conferma 

di gioielliere ducale dal successore Duca Ferdinando Carlo 

(Idem 1673-81, fol. 75). 

E, a di 28 gennaio 1668, era accordata la cittadinanza manto- 
vana a Volfango Wasser ex ala oenepontano , noster ah argento 
esearius. (R, Decreti 1660-8, fol. 298). Mi pare che si tratti 
di uno scalco o di un custode di vaselleria argentea, comunque 
lo lascio qui per migliori ricerche. 

Sebastiano Costa, gioielliere veneziano, otteneva dal Duca, 8 
giugno 1689 , il ben servito e il passaporto {R. Mandati 1688-93, 
fol 74). 

Un solo orologiere mi si presentò in Mantova , cioè « Zorgi 
Ardin, » il quale nell'ottobre 1603 domandava a Fabio Gonzaga di 
-esser pagato di scudi 25; cosi resta inutile farne una particolar 
sezione. Questo Giorgio Ardin era ancora vivo in Mantova nel 1623. 

Come si sarà appreso, l'elemento mantovano è molto raro, 
trattandosi per lo più di forestieri, che diventavano cittadini. 
Altri , come il Coirò cristallaro e il Fiotti , il primo residente in 
Milano, il secondo della Svizzera italiana, erano venuti pei loro 
affari in Mantova, non risiedendovi. 

Il grande assedio del 1629-30, portò seco gran danno alla 
Corte di Mantova ; e poi , estintosi con Vincenzo II nel 1627 il 
vecchio ramo dei Gonzaga, successo quello di Nivers e Rethel, 
vari di questi non furono più amatori delle arti belle, preferendo 
Je cantanti e le ballerine. 

Zecca in Mantova. 

Il Duca Vincenzo, a di 29 maggio 1601, concedeva il passa- 
porto ad Enrico Gotten, che doveva portarsi qual assaggiatore 
della zecca di Casale, dopo aver servito per sette anni a quella 
<ii Mantova (i?. Mandati 1598-1606 , fol. 153). 



508 LE ARTI MINORI 



Egli Stesso, al 23 ottobre 1602 , deputava Gio. Maria Strada, 
86tggiatore alla zecca di Mantova, e Alessandro Vani, nostro 
lapidario, per andar in cerca di miniere d'oro e d'argento, e 
d' altri metalli nei suoi Stati di Monferrato , e particolarmente nei 
luoghi di Ponzone e Silvano (/ofem foL 238). Lo Strada dal 
dicembre 1599 al settembre 1603, aveva avuto il privilegio di 
comprare oro e argento rotto e bruciato ad uso della zecca. 

Ed ora vedremo un primo autografo di valentissimo coniatore 
di medaglie e di monete. 

Serenissimo Signore, 

Il Rovida gioielliere mi dimandò dei conii della medaglia di 
V. A. S. della quale ora gliene mando doi piombi improntati ne 
quali usato quella miglior dilìgentia che per me o potuto , così 
V. A. S. mi ordino che io facessi diuersi rouersi o fatto V arme per 
esser il più difficile el più bello, ora intendo che V. A. S. gli è 
venuto in p^nsiere di uoler un altro rouerso cioè che da una parte 
sia la luna et il erosolo tutti adatati insieme, si che o pensato già 
che o il ponzone della testa di uolerc farne un* altra stampa in forma 
un poco più piccola con il sedette rouersìo che dimanda V. A. S. ma 
mi dia un poco di tempo in tanto se quella volo che io gli mandi 
questo che o finito me lo farà intendere. Spero che V, A. S. resterà 
semita et spero anco che a me darà qualche consolatione di questa 
longa faticha. L'arei portata io, ma la zeccha di Milano mi da oc- 
chupatione che non mi posso partire oltre che anche o da fornire il 
ritrato dell'Altezza di Savoia, che già e a bon termine et molte altro 
occupationi se cossi gli piacesse gli manderei da qualcuno e riueren- 
temente me T inchino pregandole da Nostro Signore soma felicità. 

Di Milano, il dì 3 luglio 1604, 

humiUssimo 



seruo 
Ga$par Molo. 



A Sua Altezza 

Serenissima il signor 

Duca di Mantoa 

Casale, 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 509 



Il Cancelliere del Duca di Mantova nel l'archiviare questa let- 
tera, scrivevale dietro questo prò memoria: 

« Far un ponzone grande per la testa — già fatto. 
Un altro, meno delle lettere che uan attorno, ma per la testa che 
sia come è. 

Un grande dell'arma già fatto. 

Un altro egualmente con S. Giorgio. 

Uno men grande delle lettere dintorno col erosolo. 

Un altro simile con la mezza luna. 

Accomodar V horologio. > 

Sembrerebbe che si dovesse scrivergli anche per aggiustar un 
orologio. 

Lelio Bellone , ambasciadore mantovano in Milano , scriveva 
alla Corte del suo signore a di 22 aprile 1606 che ha ricevuto 
N, 16 dobloni ossiano medaglioni « quale consegnara a M.'*^ Ga- 
sparo Molo e riceuerà quegli altri che dovrà avere da questo 
per spedirli a Mantova. > Pagherà al Molo 200 ducatoni per 
parte di S. A. S. Ha pagato al Rovida 500 scudi che gli si 
dovevano a conto del Manara gioielliere. 

Al 28 scriveva nuovamente che solo in quel di potè far la 
consegna al Molo essendo allora ritornato da Asti. Egli promise 
di dare le medaglie come fece e furono spedite a Mantova il 
primo maggio. 

Si conosce che il Duca Vincenzo I ripristinò in certo modo 
V impresa del crogiuolo, adottata da un suo predecessore dopo la 
battaglia del Faro, consistente in un crocinolo al fuoco pieno 
di verghe d' oro. Vincenzo I se ne servi per la collana dell' or- 
dine cavalleresco del Redentore, da lui istituito. 

La seguente del Molo ci proverà la continuazione della rela- 
zione sua con la Corte di Mantova, benché avesse lasciato la 
zecca di Milano. 

Serenissimo Signore, 

L' Altezza Vostra me ha fatto dire dal signor Vincenzo Giugni 
guardaroba del Gran Duca che io le mandi le stampe delle medaglie 



510 LE ARTI MINORI 



che io gli feci a Milano. Sappi V. A. io scrissi già un pezzo fa a 
Mantova al signor Presidente NerU, auisandolo come io mi ritrovano 
qui in Firenze con delle stampe in seruitio di questa zoccha et con 
libertà di poter seruire V. A. sì nelle medaglie come in altro, ne 
mai ho hauto risposta alchuna. O uoluto prima che mandarli le 
stampe auisar quella come io sono qui prontissimo alli suoi coman- 
damenti per farli delle medaglie et altro se gli piacerà ch^ io la sema 
et nararli come al Ser.™o di Savoia per non haver huomini pratichi 
in coniare le sue medaglie gli anno rotto le sue stampe, et ho co- 
missione ora de fame di nono , non uorei che accadesse un simil 
fatto a queste di V. A. però io mi esebischo prontissimo a semirla 
qui con quella prestezza che ila possibile nel medesimo modo che io 
faceuo a Milano, che qui ho tutte le comodità che mi occorre et le 
stampe sarano da me bene custodite, comandi adunque V. A. Sere- 
nissima quel che più gli agradisce che sarò prontissimo ad obidire, 
intanto gli prego di Nostro Signore ogni sua compita consolatione. 

Di Fiorenza, il dì 24 apAle 1610. 

Di V. A. S. 

humilissimo et Diootissinio senio 
Gasparo dal (sic) Molo 
intagliatore di stampe 
de medaglie. 

Si fermò poco a Firenze e da monete esposte dal Zanetti (Nuova 
raccolta delle monete di zecche d'Italia) risulterebbe che venne 
alle zecche di Guastalla e Mantova, coniando monete assai belle 
negli anni 1613-14, poi di nuovo a Firenze, donde nel 1625 si 
portò in Roma. 

Del Molo lo scoprii molti documenti inediti , che pubblicai in 
due pubblicazioni speciali, poi riassunsi con giunte negli Artisti 
Lombardi in Roma; ma fino ad ora mi erano rimaste scono- 
sciute le qui esposte lettere. 

Potei affermare che egli nacque in Como, dove suo padre era 
venuto da Broglio. Mori a Roma nel 1640, ed io ne pubblicai i 
testamenti e V inventario della sua bottega. 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 511 

Era zecchiere ia Mantova nel 1616, Carlo Torre, che poi associò 
un Borgatti. 

Gio. Ambrogio Spiga orefice da Milano, il 2 settembre 1619, 
prega il Duca di aver pazienza pel ponzone, cui manca ancora 
il ce niello ; lo porterà egli stesso a Mantova. 

Il Duca Ferdinando concede licenza (22 settembre 1621) a 
Guglielmo Drago genovese , assaggiatore nella zecca in Mantova , 
per 8 anni continui di ritornarsene in patria (R, Mandati 1618-26 
fol. 149). 

Il Duca della Mirandola, a di 19 gennaio 1629, scriveva a 
quello di Mantova : 

Ricorro a V. A. nell' occorrenze, con quella confidenza che mi presta 
la sua grande benignità. Per bisogno della mia zecca sono necessitato 
a provvedere d' un intagliatore ; e perchè mi prometto che dal Morene, 
che seme in cotesta zecca di V. A. io restarei benissimo seruito ogni 
uolta che ella si compiacesse che io potessi ualermi di lui, supplico 
perciò uinamente TA. V. a uolermi far gratia della persona sua, con- 
cedendogli che con V assistere al suo seruitio egli possa anco supplire 
a quanto qui occorrerà. Il che riuscirà a lui commodo e facilissima- 
mente per il poco che qui pure haurà che fare ; che ne dourà obbligo 
singolare all'A. V.... 

L* intagliatore desiderato dal Duca della Mirandola era il va- 
lente Gaspare Morone, erede di Gasparo Mola. Risulta da atto 
notarile dell' aprile 1633 che era ancora in Mantova, dopo Io 
trovai nel gennaio 1637 successore al Mola in Roma. Anche del 
Morone lombardo pubblicai importanti documenti. Mori in Roma^ 
nel 1669. 

Lo stesso Duca della Mirandola, il 25 ottobre 1629, scriveva 
al Segretario ducale : 

Quando intesi che il signor Duca Serenissimo haueua pensiero di 
ualersi in cotesta zecca dell' opera di Gio. Antonio Riuarolo fui pron- 
tissimo a seruire S. A. ma perchè costui è condannato da questa 
giustizia in pena della forca per delitto che lascia intaccata la mia 
riputazione prego V. S. IH.'"* a supplicar in mio nome S. A. di rimet- 
terlo nelle mie forze. 



512 LE ARTI MINORI 



Nel 1631 la zecca di Mantova era assunta da Marc* Antonio 
Ghiselli. 

A di 22 novembre 1657, il Duca di Mantova nominava suo 
zecchiere Giacomo Berti veneziano {R. Mandati 1657-1663, foL 27). 

Un privato, Abramo Provenzali, nel 1678 otteneva di far battere 
nella zecca di Mantova dei talleri « alla bontà di once nove di 
ferro per ogni libra d' argento di peso di zecca » obbligandosi di 
pagar c^l Duca 1500 doppie d* Italia. 

Di ciò abbiamo veduto già un esempio nel principio del 1500. 

Orefici in Venezia. 

Ercole Pedemonte , d* ordine di sua Altezza nel giugno 1600 , 
scrive air ambasciatore mantovano in Venezia di cercare presso 
i gioiellieri « diamanti per far tre gilii e rubini in forma di balle 
per r arme del Re di Francia e quella di casa Medici. » 

Jacomo Konig, gioielliere in Venezia, nel maggio 1601 an- 
nunzia aver portato da Roma belle cose, che presenterà nel ri- 
torno da un nuovo viaggio di Germania. Questo Konig sembrerebbe 
non esser altro che Jacomo Cyimich del secolo precedente, per 
■cattiva scrittura del casato tedesco. 

Da lettera del Segretario ducale , in data 30 maggio 1601 , 
air ambasciadore mantovano in Venezia, risulta che la Regina 
di Francia, volendo avere un filo di perle per scudi 2000, la 
Duchessa di Mantova se ne interessava peli' acquisto in Venezia. 

La Corte mantovana faceva eseguire dall' orefice Braganze in 
Venezia candelieri ed un' aquila d' argento (3 luglio 1601), 

Luca Tron, orefice da Venezia, nel 1602 spediva alla Corte di 
Mantova 3 dozzine di zaffiri e segui dopo a far altre consimili 
spedizioni. E anche questo Tron abbiamo veduto nel secolo pre- 
cedente. 

Giovanni Ruscher da Venezia, il "28 dicembre 1602, offriva 
alla Corte di Mantova la compera di gioie a mezzo del banchiere 
in Mantova Angelo Bonaventura Gullam, il quale non risulta se 
era anche gioielliere od orefice. 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 513 



Il Duca di Mantova sì dichiarava debitore (8 aprile 1603) di 
ducati veneti 14 m. a Carlo Elman di Venezia per gioie dategli 
(R. Mandati 1598-1605, fol. 268). Forse era figlio o parente del 
Guglielmo che abbiamo veduto scritto Helman. Egli nel gennaio 
e marzo 1604 spediva rubini e una rosa con brilli, riuscita be- 
nissimOy e poi un diamante grande in stella, legato in un anello. 

Nel settembre offriva perle e 84 dieunanti. 

Bernardo del Calice da Venezia, il 17 febbraio 1606, scrive al 
Duca di Mantova di aver pagato ducati 2348 al signor Vincislao 
Pors orefice alla Todesea per conto di lui. 

Gio. Giacomo Corte nel giugno 1607, scrive per rubini com- 
missionatili da S. A. 

Lucio Alpron ebreo, gioielliere in Venezia, nell'agosto 1607, 
offre al Duca una grossa perla. 

,Don Giovanni Medici da Venezia, il 24 febbraio 1618 racco- 
mandava a sua nipote Duchessa di Mantova, Borromeo Borromei, 
orefice che avendo venduto certe argenterie a Bastiano Benissone 
«che fa il lotto» in Mantova, non poteva avere il saldo, trat- 
tandosi di scudi 1800. 

Tommaso Canossa da Verona, il 14 maggio 1619, partecipava 
al Duca che aveva fatto avvertire tutti gli orefici e minacciati 
di scomunica tutti gli ebrei ; ma a nessuno furono presentati 
r Officio, le turchine e rubini smarriti da S. A. 

Michele Vignen da Venezia (21 maggio 1622) al Duca di Man- 
tova scrive che gli rincresce non aver più quelle opali mostratele 
in Venezia, perchè G. B. Cati possessore le ha cambiate con 
Daniele Niss fiammingo. E questi da Venezia scrive subito aver 
vendute le desiderate opali. 

Un Appolonio Rizzardini eia Venezia, il 10 aprile 1691 rin- 
grazia il Duca di Mantova di aver preso al servizio suo figlio 
Gio. Maria, dichiarandosi < fonditore ali* argento in questa pub- 
blica città. > 

Vedremo queste relazioni venete, oltre esser diminuite, esser 
superate da quelle con Milano. 



514 LE ARTI MINORJ 



Orefici Lombardi. 

Da Casale, a XJ di decembre 1600, il Duca Vincenzo ordinava 
il pagamento a Tommaso Rovida milanese suo gioielliere di du- 
catoni 1000 per tante gioie procurategli. L' avevamo veduto già 
nel secolo precedente. 

Altobello Fiotto, gioielliere della Svizzera italiana, era pure pa- 
gato, al 3 febbraio 1601 ; e nel giugno il Duca gli lasciava com- 
mendatizie pel gran Duca di Toscana, pel Cardinale di Montai to 
in Roma. Egli serviva anche il Duca di Mantova, qual agente 
per affari col Governo di Locamo, dal 1600 al 1601. 

Carlo Emanuele Duca di Savoia, da Torino, il 23 dicembre 1606, 
al Duca di Mantova gli annunzia aver ricevuto rAltobello gioiel- 
liere di S. A. con la lettera di raccomandazione, dichiarandosi 
prontissimo a favorirlo. 

Questo gioielliere nel 1609 era già a Venezia , all' osteria del 
Sole , donde scriveva al Duca di Mantova : 

«La mia casella di Christallo è fìiTita saluo^di mettere li 8 
lioni che la portano e le 24 colonne. )► Fra 15 giorni gliela avrebbe 
spedita. Aggiunge esser ammalato, ed i medici lo consigliano di 
rimpatriare. 

G. B. Guenzate, detto il RomaninOf già noto gioielliere da 
Milano, il 10 marzo 1601, spediva un harehetto di fiche di resta, 
augurando al Duca e suoi figliuolini ogni bene. 

A di 6 aprile 1606 scrive a Fabio Gonzaga, promettendogli di 
far eseguire « una bottoniera con rubini ed un centurino con pic- 
coli diamanti ed una collanetta, » dolente che per la gotta non 
possa più lavorare egli stesso, avendo dovuto lasciar affatto l'arte 
e il commercio. 

Il Duca Vincenzo, al 15 marzo 1604, dichiarava di aver rice- 
vuto da Gio. Paolo Rusca, detto il Mandrese, gioielliere milanese, 
« un fiore con diversi diamanti a facette ed altro di giacinti , due 
branchilli e una medaglia da portar al collo con santa Elena e 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 515 



una croce » al prezzo di 2 mila ducatoni da pagarsi in terreni 
nello stato monferrino (R. Mandati 1598-1601 , fol. 323). Egli 
nel 1612 aveva avuto 1* incarico di far una collana di diamanti 
per S. A. 

Ordinava il Duca nell' aprile 1605 il pagamento di ducati 500 
a Vincenzo Manara gioielliere in Milano e poi il compimento di 
2000 dovutigli a mezzo di G. B. Rovida. Questo terzo Rovida 
era ancora nel 1609 in relazione colla Corte di Mantova. Eliseo, 
Magoria, già conosciuto nello stesso anno (1605), domandava da 
Milano di esser pagato del residuo di ducatoni 1000, promettendo 
di finire i bottoni e la Fenice per Pasqua. 

Da Cremona (9 genn. 1612) si manifestava contento d* aver 
conosciuto che lo spedito diamante era piaciuto. 

Gio. Giacomo Corte da Milano , il 22 novembre 1606 , scrive 
che non gli furono pagati sulla tesoreria di Casale i promessi 
4100 ducatoni da Davide de Cervi a nome di S. A. 

Al 6 marzo 1608 scriveva da Milano, ove risiedeva aver con- 
segnato i 50 bottoni d* oro con perle al conte Girolamo Morone, 
intagliate e smaltate assai bene. 

Al 10 luglio 1609, supplica di esser pagato della prima rata 
delle lire 12,400, dovutegli per gioielli ed anche per altra rata 
di ducati 14,800. 

Egli in Milano nel luglio 1612 , rinnovava domanda di paga- 
mento, oltre scudi 2626 , dovutigli dagli eredi di Carlo Helman. 
Ma nel 1613 non era ancora pagato ed il Duca di Mantova era 
morto. 

Nel 1615 da Milano avverte che gli Helman d'Anversa l'hanno 
sollecitato per i loro crediti con la Corte di Mantova. Furono 
questi soddisfatti. Nel 4 novembre offre una cassetta d' argento, 
indorata con cristalli, gioiellata, che spera finita fra quattro mesi. 

Ricorda nel marzo 1617 esser un anno da che spedi 12 bot- 
toni con diamanti, senza che sia stato pagato ; e nel giugno re- 
plicava, notando che importavano ducatoni 3600. Seguono molte 
lettere fino al giugno 1619, in cui si domanda sempre lo stesso 
pagamento o di restituirgli i bottoni. 



516 LE ARTI MINORI 



Nel 1624, pagato, offre tre grandi smeraldi gregi , oltre 37 
altri pezzi. 

Sonvi relazioni nel 1609 tra la Corte mantovana e Marco Tullio 
Ponzone per gioiellerie* 

Francesco Runati, detto il Ziiiera, da Milano, il 17 dicembre 1609, 
alla Corte di Mantova fa conoscere aver « finite la collana et il 
centanno per S. A. et il calamare per il signor Cardinale, le 
spade et le due centure per il sig. Don Silvio et d. Vincenzo, 
il Baldachino grande et le porterò sono ancho elle finite. Le 
gioie del Ser.mo sig. Principe sono impronte , li reliquiari et 
una croce di Cristallo et ò anche finita » spedisce « la baciletta 
et bochallino doij et il campanille (sic) tutti di argento. > At- 
tende denaro. 

Michelangiolo Spiga, a di 27 luglio 1612, in Milano rilasciava 
ricevuta all' ambascìadore mantovano di oro per far una forni- 
tura alla Ginetta ed un gioiello al Duca con rubini , i quali 
pure ebbe, cioè due grandi e altri 38 per finimenti obbligan- 
dosi di dare i lavori finiti alla festa dell' Ascensione. I rubini 
polla Ginetta erano 280 tra grandi e piccoli avendone avuti, oltre 
dall' ambasciadore , da Gio. Paolo Rusca e dal signor Polonio 

con un cameo d' oro crocefisso per far una pace. » 

La Ginetta era una prediletta cavalla ducale. Lamentavasi 
che la massaria sui fini di Moncalvo per gioie fornite al Duca 
Vincenzo esser un magro compenso , cosi n' ebbe altra. Aveva 
provveduto pure la sella secondo disegno avuto e quattro pia- 
strelle d' oro con dentro rubini avuti dal fratello dello Spiga. 
Forse era parente di Ambrogio Spica veduto in Mantova. 
Gio. Domenico Borgaccio gioielliere milanese nel 1612, era pa- 
gato per 1440 perle provvedute al defunto Duca di Mantova. 

Gio. Ambrogio Saracho, da Milano, 11 maggio 1616, domanda 
di esser pagato di 5500 ducati dovutigli per lavori di argenterie 
e nota. 

« Il catino de Igiardra che V. A. mi diede a fare si lauora 
continuamente e riesce bello a tutta perfettione. » Risulta nel 
dicembre 1617 che aveva spedito a mezzo di suo fratello una 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 517 



baciletta eoa boccalini ad uso di altare e certa quantità di lapi- 
slazzuli y sequestrato il tutto al dazio , per cui si provvede dal 
Consigliere ducale ali* esenzione. Resta a sapersi se fratello di 
Gabriele che abbiamo in Mantova. 

Un Fra Gio. Battista Porchari, da Varese scriveva da Milano, 
al Duca di Mantova , nel marzo 1617 , che per una confessione 
avuta potò fargli restituire una buona somma carpitagli, la quale 
deve aver avuto dal « Mag.co Ambrogio Marliano gioielliere, an- 
« Uquo servitore di V. A. » domanderebbe in compenso una 
limosina pel suo convento. 

Gio. Pietro Barco da Milano , nelT ottobre 1617 , scriveva al 
Duca di Mantova che s^bbato passato erano state esposte sul- 
r altare maggiore della Chiesa di Santo Ambrogio < le tre lam- 
pade donate da V. A. S. E. e si ebbe le € benedizioni del pub- 
blico. » Il Barco dovrebbe essere mantovano. Gio. Pietro Lainate 
da Milano (1 dicembre 1621) offre al Duca pezzi di agata, di 
topazio e pietre preziose per far un reliquiario. G. B. Roscalio , 
gioielliere da Milano , il 24 maggio 1622 , si fa raccomandare 
alla Corte di Mantova per esser pagato di certe gioie. 

Un Gio. Antonio Lucino scriveva , il 18 novembre 1631 , da 
Como al Duca di Mantova : 

Nel ritorno dell'esercito Alemano di Mantua un offitìale di quella 
natione ha uenduto a certa persona da me conosciuta et alquanto di- 
scosto di qua un quadro con sopra un Christo in croce et doi angioli 
con li calici a lato il tutto di purissimo oro el detto Christo et angioli 
dicesi esser assai coperti d' intreciato, o come siano conci di finissimi 
diamanti di ualore di qualche decine di migUara de scudi. 

Segue a dire che , sospettando che tale oreficeria sia stata 
rubata nel palazzo ducale di Mantova , se intende rivendicarne , 
gli promette ogni opportuna istruzione. 

Vedremo nella sezione zecchieri nuove relazioni lombarde. 



518 LE ARTI MINORI 



Orefici in Genova. 

Vincenzo Manara, gioielliere lombardo, che già conosciamo, a 
di 6 maggio 1609, era pagato in Genova di ducati 1000 per lavori 
alla Corte di Mantova. 

Luigi Centurioni nel settembre 1615 da Genova spediva molti 
coralli, ramificati, desiderati al Duca di Mantova. 

Vedesi cosi la continuazione pei coralli, sempre procurati da 
Genova. 



SiGiLLARO IN Ferrara. 

Bernardino Chiario padovano intagliatore di sigilli da Ferrara, 
nel luglio 1620 si rivolge alla Corte di Mantova per ottenere 
conferma di certi salvacondotti, avuto dai duchi Vincenzo, Fran- 
cesco e Ferdinando Gonzaga, perdonandogli Tesiglio procuratogli 
da malevoli. 

Non è registrato da N. Petrucci nel suo libro Biografia degli 
Artisti Padovani. 

Io trovai in Roma un Antonio Chiari veneziano , gettatore di 
lettere nella tipografia delle lingue straniere nel 1615, e nel 1669 
un orefice per nome Lorenzo Chiari orefice veneto. (Vedi Artisti 
Veneti in Roma, ecc.). 



Orefici in Toscana. 

Un Don Mariano Gambacorta , che da Roma nel 1602 aveva 
(jfferto miniature al Duca nel marzo 1605 da San Vittore in 
Toscana gli offriva opere < fatte alla damaschina , la materia si 
< d' oro et argento » ricercategli indarno dagli ambasciadori di 
Francia e Spagna. 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 519 



Orefici in Roma. 

Vincenzo de Cochis, orefice al Pellegrino, in Roma, scrive al 
Cardinale di Mantova , 20 maggio 1611 , per essere pagato dì 
scudi 120 d'oro valore di tre anelli con diamanti forniti. Nel 1613 
e 1614 domandava di esser pagato di 5 lampade e di due sotto 
coppa pel cui lavoro aveva dovuto sborsare scudi 77,60 all' ar- 
gentiere Gironimo Cona. 

Altri orefici in Roma scrivevano in consimil modo fra cui Gio- 
vanni Zaccaria, che avevagli fatto due reliquiari. 

M.PO Pecorelli argentiere in Roma era creditore di scudi 242,34. 

Valerio Caronni gioielliere, forse lombardo , in Roma, oltre la 
domanda di pagamento, nota mancare dell'occorrente per lavorare 
le pietre preziose. 

Fo seguire altr^ prova della credulità del duca Vincenzo I 
sulla possibilità di aver oro a mezzo deli' Àlch^nia. BJgIi, spen- 
diosissimo avrebbe certamente avuto bisogno di trovar un mezzo 
per riparare alle esauste finanze del suo Stato. 

Ecco quanto gli si scriveva da Roma. 

Serenissimo Signore 

La fama che per il mondo e sparsa della generosità di V. A. S. 
et imparticolarc dimostrandosi tanto grata e benigna uerso li uirtuosi 
et anco il desiderio grande di darle qualche picciol segno della deuo- 
tione mia mi hanno fatto prendere ardire scriuerle queste quattro mal 
composte righe con esporli la qualità delle incluse mostre quali am- 
bedoi da me sono state fatte con gran facilita, brevissimo tempo., poca 
spesa ed senza adoprar vetri. Sappia dunque che il pezzetto di oro e 
una moltiplicatione fatta con argento tinto prima poi accompagnato 
con oro di scudo, cioè una parte di detto argento et cinque parte di 
oro di scudi fusi insieme, si è fatto il presente tocco et resta a tutti 
giuditiì di fuoco, eccetto l' argento, che non resta al acqua forte, ma 
è permanente a tutte fusioni, è cotesto secreto si fa in doi o tre boro, 
et in una settimana se ne puoi fare più di centomila scudi, et detto 
argento tinto si puole accompagnare con più e manco oro , come le 



520 LE ARTI MINORI 



pare ; circa V argento è accompagnato con doi parte di argento et une 
di rame bianco, quale uno resta alle fusioni et anco di questo se ne 
puoi fare grandissima quantità in un giorno pur senza ad oprar uè tri 
et dell' ingrediente dell' uno et V altro secreto se ne trova grandissima 
quantità, et sono meglio mercato in Lombardia perchè uengono da 
Venetia. 

Offre dunque i suoi segreti, obbligandosi di pagare mille scudi 
se essi non dessero un prodotto simile ai saggi presentati. Intanto 
gli dà il seguente suo indirizzo polla risposta. 

Africano Patio in Roma alla Ciambelle sopra l'arco in contro all'Ili."!» 
Cardinale Parauicino in una delle case del signor Alessandro Orsino. 

Di Roma li 19 di maggio 1601 di V, A, S. 

humilissimo seroitorc 
Africano Patio, 

Il Duca si rivolgeva al suo ambasciadore in Roma Lelio Ar- 
rìgoni, il quale conoscendo il pensare 4^1 suo signore rispondeva: 

Questi alchimisti hanno fatto certo lor prona in casa del signor 
Giulio Capilupi, che affermano esser riuscita assai bene et per quanto 
testifica esso M.' Giulio la molti plicatione di questa esperienza è stata 
in ragione di 50 Y^ guadagno securìssimo et che indarebbe a soffiare 
qualsiuoglia galanthomi fosse uera et che 1' utile non uacillasse. Hor il 
frate sicuramente se ne uerrà a Mantoua non essendo certo il Prin- 
cipale si uoglia transferire costa, et a sue spese farà la prona di 
questo suo secreto.... Il Cardinale Montalto è per comperar questo 
segreto quando la prona riesca, alla quale ora si attende. 

Come scorgesi Y Ambasciadore era più astuto del suo signore ; 
ma ben inteso il frate venne in Mantova regalato dal Duca ; poi 
il risultato delle esperienze si riducevano a lunghi tentativi, finché 
il Duca perdeva la pazienza , accettando altre proposte. 

Sempre incorreggibile benché fin dal 30 dicembre 1589 avesse 
avuto questo avviso da Roma dal suo Ambasciadore : 

Monsignor San Galletto dice che Sua Santità ha inteso che il Bra- 
gadino alchimista si uanta di hauere hauuto molte milia de scuti da 
V. A. perchè le ha insegnato a far V oro del che la Santità sua, che 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 521 



tiene essere uanità ha sentito disgusto che si uanta di haver gabbato 
l'A. V. et S. SM ha detto a San Gaietto che lo faccia sapere a V. A. 

Egli tenne in nessun conto l'avvertimento papale. Nel 1599 e 
seguente si lasciò persuadere della congelazione del mercurio per 
ridurlo in argento e di poter aver oro da miscugli metalliferi da 
un Matteo Neroni e da certo Fasciatelli in Roma, che gli avevano 
spediti campioni. Il Duca regalava scudi 400 d'oro in oro e una 
collana alla vedova di certo Pertica per aver un libro di secreti 
alchimistici del già suo marito. 

Orefici stranieri. 

Se scarse , come abbiamo veduto pei centri italiani , vedremo 
le relazioni artistiche della Corte Mantovana esser più abbondanti 
dei secoli scorsi coli' estero. 

Lodovico Srearz, arciero di S. M. C. da Praga, il 5 maggio 1600, 
ri voi gè vasi al Duca di Mantova per ricordargli che due anni 
prima, a mezzo del gioaro Cherspaum gli spedi alcune catenelle 
del valore di talleri 42 ; la qual somma mai ebbe. 

Anna Caterina, arciduchessa d'Austria, da Milz il 16 set* 
tembre 1600 scriveva alla cognata Duchessa dì Mantova : 

.... Le mando adunque.... dei disegni dclli puttìni o figurine che uorrei 
solo per le grandezze et no uorrei duodici pari delli più piccoli ; ma 
sempre due pari a un modo cioè che questi duodici pari fossero di 
sei diuersi atti.... uorrei poi dui pari de angelli, alti due palmi con 
candelieri in mano o sul ginocchio et dui madonne assai grandete 
r una con il bambino in braccio e S. Caterina auanti , 1' altra della 
medesma grandezza, ma d' altro efifetto come che meglio a V. A. piace 
de più, uorrei due bambini ignudi stanti in piedi con il pomo d* oro 
in mano et questa della grandezza delle madone et ancora quattro 
figure della medesma grandezza et de quella qualità o di quelli santi 
che a V. A. piacciono lei che infatta et che le puoi uedere. Sapera*^ 
bene quelle siano più belli. 

Giacomo Roymans orefice fiammingo, socio di Nicola Rogiers^ 
dimorante questo a Parigi ; nel gennaio 1601 pregava il Duca 

Arch. Star. Lomh. — Anno XV. 34 



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522 LE ARTI MINORI 



di Mantova pel pagamento di scudi 1607, ma solo nell* ottobre 
potè esser soddisfatto, ed allora egli domandava compenso. 

Nel 1608 si occupava della vendita di diamanti ducali. Ot- 
tenne di collocare sua figlia Clara Winman, a servigio della du- 
chessa, di cui nel settembre 1611 si condoleva della morte. Egli 
scrive sempre da Anversa. 

Tanto il Roymans quanto il Rogiers abbiamo già veduti nel 
secolo XVI. 

Il Rogiers spediva da Parigi (12 marzo 1604) al Duca di 
Mantova due figure di cera, notandogli che S. M. avrebbe desi- 
derato che fossero fatte in lapislazzuli e in diaspro o altra sorta 
di pietre preziose. 

Noto pure una sua lettera a Leonora duchessa di Mantova , 
il 18 maggio 1604, per una collana con diamanti e figurine di 
diaspro occidentale. Queste si desidera dal Re di Francia fatte 
in Mantova o meglio in Italia in lapislazzuli o in diaspro. 

Da Fontainebleau al 20 ottobre 1604 spediva al Duca un anello 
bizzarro e un paio di dorettini di diamanti ; nel 1605 gli fa avere 
una collana per la Duchessa ed altre galanterie, 
. Nel marzo 1613 da Parigi scriveva alla Corte mantovana pel 
pagamento di 300 scudi dovutigli da più anni dal defunto Duca 
Vincenzo. Nel 1618, pagato, si offriva per altri servigi. 

A di 13 settembre 1602, Paolo Croyer orefice in Augusta in 
casa di lohan Jpleger annunziava al Duca di Mantova di aver 
« finito dui teste d' argento » per mettervi la reliquie. 

Il Duca di Mantova nel 1610 aveva concesso a Paolo Croyer 
ex urbe Luce germanice, oriondo per assidua fedeltà di 14 anni 
qual gemmario e per altri offìzì di ritornar in patria con licenza 
di portar lo stemma dei Duchi di Mantova sormontato da Leo- 
pardo con due ale nere. (R. Decreti 1605-1612, fol. 216). 

Il Duca gli scriveva in Augusta il 2 marzo 1611, mandandogli 
<liaraanti da esser venduti per conto della Corte di Mantova , con- 
cedendogli il 10 Vo ^^ benefizio. L' incaricava di procurargli di 
quei piatti straordinari o per dir cosi € strauaganti che sono simili 
a questi altri che abbiamo qui Noi. » 



• ^- 



ALLA CORTE DI MANTOVA. 523 



Marco Zecchi da Augusta nel gennaio 1602 partecipa all' am- 
basciadore mantovano in Jngolstatt, che fece eseguire i due can- 
delieri, secondo il modello avuto e che l* orefice « li riusci bene. > 
Importavano col fodero 427 V^ fiorini. 

Vita del quondam Liberal Levi gioielliere, ebreo da Trento, 
nel luglio 1602 , fa sapere al Duca che il < gentiluomo dal Libro 
del Lapis > è pronto venir in Mantova purché gli siano assicu- 
rati 30 ducati mensili e le spese del viaggio. 

Egli da Praga, il 6 settembre 1604, scrìveva al Duca: 

Hauendo da loco sicuro come il sig. Dottor Giovanni Rigotto da Ro- 
veretto tiene intima amici tia con un personaggio del qual ne può dispo- 
nere. Quel personaggio ha un segreto nero reale per distruger V oro 
et ridurlo in olio et componerlo col mercurio in modo che l'uno et 
r altro stara al tocco a paragon di 24 carati , et esso Dottor afferma 
ciò auerlo uisto effettuare più volte perciò ne dà ragguaglio : 

E poi soggiunge : 

Io son quello che feci capitarli il libro del già Gap.** Ruscha qual 
libro so non tratta di cose soffistiche. 

Segue nel 1604 a dar notizie di segreti e nel gennaio 1605 
nota aver spedito un sommario latino, che trattava di far il Lapis 
Philosophorum di un professore tenuto per unico e poi altro libro 
che trattava dei segni della fronte e mani, lil il Duca manteneva 
seriamente carteggio con lui ; e fece eseguire esperimenti in Man- 
tova per aver oro da vili metalli. 

Che fosse V ebreo un imbroglione prova egli stesso, scrivendo 
il 24 Giugno 1621, da Praga al Duca di Mantova esser quello 
che nel novembre 1614 aveva intercettato un piego di lettere, 
scritte dal Duca di Savoja al suo agente Avancetti alla Corte 
Cesarea e che a mezzo del Sorina, agente mantovano in Vienna, 
glielo fece avere. E ricorda tutto ciò qual un servizio fatto pel 
Duca di Mantova. 

Si scriveva dalla Corte di Mantova nel novembre 1604 a Carlo 
Kohner per aver diamanti, lavorati alla fiamminga. 



524 LE ARTI MINORI 



Jodocco Otts fiammingo da Augusta y il 25 agosto 1606, scrive 
al Duca di Mantova come da tre mesi, mentre Ella trovavasi a 
Monaco, M.'^ Paolo gli domandò in nome di V. A. « il mio ru- 
bino bianco con il disegno di quel re Moro, che V. A. uide di- 
pinto in una delle mie pitture di Alberto Duro. » Lo spedi subito 
al prezzo ultimo ; pel rubino era di scudi 100 ; ma non ebbe 
r obbligazione né il prezzo che attende. Offre, piacendo, qualche- 
duna di sue pitture. 

Il 20 settembre il Duca gli fa avere ricevuta dei suddetti 
oggetti. 

Michele Peres, di Anversa, scrive al Duca, esser venuto in 
Mantova, (dicembre 1609), per fargli conoscere un segreto della 
moltiplicazione dell'argento vivo, dì 6 oncie farne 12. 

lacques Russel orefice, ^12 maggio 1613) da Parigi si dichia- 
rava soddisfatto del suo conto ed offrivasi al Cardinale Duca. 

Luca Reimer orefice, cittadino di Monaco, in Baviera, scrive 
al Duca di Mantova (13 aprile 1623) pregandolo di farlo pagare 
da Giorgio Hardino abitante i